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PUBBLICATO
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DAùll' ISPETTO~ATO DI SA~ITÀ ~llliTII~E
ANNO LII
FA..SC. I
1904
31 GENNAIO
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S O MMARIO
MIE.OaiE
Oal~ll'l.t.l.l .
Caccia. - L'ana&eaia per la via rachidea lombare con t'i<troelorato di tropaeocalna e la 8Qa ~pplioaslone Mila chirurgia di guerra . • . . . . • • . . . . • PtJg. 3 ~sc..lo. - Una serle di osservazioni psichiatriche in sogsrettl militari . . . . . . !l f lrelll e Ferrart-Lalll. - Di no ptocesso rapido per l'analisi chimica defl'acqua, del vino e delle uri- bat:>to sull'impiego ·Il rt>agenl1 tn tavolette compresse . • . 5! Bl't'I8T.t. DI GIOa!'l.t.l.l IT.t.l.l.t.l'll lED E 8 T E a l.
Rivista modica . . . . .
Pag. 58
Rivista di ne't'Ti!patologia .
Rivista chirurgica . . . . . . Rivista d 1 oculistlca . . . . . Rivista di terapeullca . . . . Rivista d' i«iene. . . . . . . Rivista blbliogr.~Oca . . . . . . . . . . Conrcreoze scfentiOcbe degli ospedali militari Concorso a l premio Riberl . . . . . . . Mlscellaoea . r • • • • • • • • • • • (V. l'/nd~ mU'i nlerno dtlla coptrlina).
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE ROXA -Palazzo deliiUnlmro della Guerra, VIa XX Settembre • ROMA
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I N DIC E DE LLA RIVISTA DI GIORXALI ITALI ANI E D ESTERI
RIVISTA MEDICA. Cutellanl. - l..a malat tia del sonno Payr. - Perslstenu della reazione di Widal dopo la lebùre tifoidea Guluettl. - Frequente mwcanza del bacillo del tiro In tirosi morti di peri tonite da perlorazione • FIIOIIer. - Un caso di meningìte acuta da otite terminato con la guarigione 81elnllur. - Diagnosi della pleurite dlaframmatlca ar primo stadio Margonllllr. - Su lla cura della tubercolosi polmonare
Pag.
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. Marandon de MOIIJII. - Contribu to allo studio del dist urbi intellettuali nella malaria Paq. G2 Crlallanl. - Su di una singolare alterazione mnemonica in un alcoolista alienato uxorlclda 6t l.evl-lluchlnl. - Sull'età di comparsa e sull' influenza delln eroditarletà nella patogcnosi (13 della demenza pr imitiva o precoce •
RI VISTA CHIRURGICA. Dupru. - Le fratture del metalarsi per cause indirette . Plaul. - l.a catalor6sl lodica nella cura dell.e adeniti tubercolari Mlnlol. - Un caso di epilessia partlale traumatica Ray11101d. - Male perforante e tabc: artropatie tabetiche .
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RIVISTA 01 OCUI.ISTICA. Pag. 67
Troabttta. - La neoveggenza nel suoi rappor ti con la nuovn teoria della visione Troabetta. - Il fenomeno pereettlvo dei neoveggentl. 8antutcl. - Contributo all'lstologia delle catar:~tte congenite.
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IIIVISTA DI TERAP&UTICA. Pag. 69
8alwatllre. - L' itUolo in terapia . Lu nr. - L' lodlsmo e l mezzi per evitarlo . Salvatore. - Il nitrato d'area nella cura della cirrosi epatica .
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RIVISTA D' IGIENE. Sudour. - Il morbillo nella guarnigione dì Castres nel 1901 Touloun. - l..a toberoolosl e 'le sue cause sociali Aualalr. - !dodinculool del baelllo tubercolare umano. - Attltudlne del bacillo di Koeh a traslormaral In saproflta . Pawone. - Sul valore del siero antiJifterlco oal punto di vista della profilassi
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RIVISTA OI BLIOGRAFICA. Laveran. - Prophylaxle du palodisme
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CONFERENZE SCIENTIFICKE DEGLI OSPEDALI MILITARI
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CONCORSO AL PREMIO RIBERI
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MISCELLAJ'\EA
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GIORNALE MEDICO DEl,
REGIO
ESERCITO
D.ALL ' ISPJ<~'L'TOH:lTO DI SANITÀ lliLJ'l'ARE
ANXO LII -
1904
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RO}IA TIPOGHAFIA ENRICO VOGHERA
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MEMORIE
ORIGINALI
Ospedale Militare principale di Alessandria -
Reparto chirurgico
L'ANALGESIA PER LA VIA RACHIDEA LOMBARE CON L' IDRO C LORATO DI TROP ACOCA IN A B LA SUA APPLICAZIONE
NELLA CIDRURGIA DI GUERRA
CONTRIBUTO STATISTICO-CLINICO CON QUARA 'NTATRE C,\ SI l)er Il dottor Filippo Caeeia , tenente medico
L'analgesia rachimidollare, essendosi oggi affermata. con numerose applicazioni in tutte 1e principali cliniche ed ospedali italiani ed esteri, non poteva a meno d 'interessare anche il corpo sanitario militare, che dalla geniale scoperta del clinico di Kiel potrebbe ritrarre vantaggi non indifferenti nella penuria di personale e di mezzi durante una campagna. A,·endo io avuto l'opportunità nell'ospedale militare di Alessandria (l) di applicare nn tale sistema anestetico in svariati interventi chirurgici, ho preso l'occasione per fare alcune considerazioni con riguardo speciale all'applicazione nella chirurgia. di guerra. Prima però credo utile far precedere nn rapido accenno storico sulla. scoperta. La puntura. lombare l'escogitò Quincke per riparare alla. compressione dei centri nervosi, dovuta ad idrvcefalo e l'esegui per il primo nel 1892. Egli ne descrisse la tecnica., proclamò la sua innocuità operativa, ne rilevò i vantaggi diagnostici e curativi, che più tardi molti altri confermarono (Mya, Albertin, Fauchier, Tuffi.er e Miliau, Koplich: Debove, Guillaume e Marie, ecc.). Le prime esperienze di anestesia midollare con la cocaina furono eseguite nel 1880 da L eonardo Cornig, chirurgo di New-York. Egli lt1 Sento Il dover& dl rendere pubblici e senl.itl r ingraziamenti al dlrettore rtl sanllà colonnello
IDedJw Ftrrcro dJ Cavallerleone ed al direttore dell'ospedale Bobbio cav. Eugenio per nermi perllltl!O di applicare la raellitropAcoealnluazloue nell'ospedale dJ Alessan1ria.
L'~'<ALGESIA PER LA VIA RACHJDEA
LOMBARE
tentò proYocare l'anestesia iniettando l'alcaloide 11elle vicinanze ddhl. colonna vertebrale, supponendo che esso, assorbito dalla corrente wnosa che circola fra le apofisi spinose delle vertebre ed il canale vertebrale, fosse poi portato nel plesso venoso spinale interno, per agiro quindi sulle radici dt'i nervi. Tale concezione, come ben a proposito dicE' lo ~chiassi, fu insufficiente, ed infatti le esperienze di Cornig rima.;ero nell'oblio. I veri precursori della rachi-cocainizzazione dehbono ritenersi U . Mosso di Genova, che aveva notati gli effetti della. cocaina sul midollo, ed Odier di Giuena, che ottenne anestesia completa dci JH>n·i dipendenti dalla sezione di midollo, bagnata con una soluzione fort.n di l:Ocaina. Sicard, e dopo di lui Cadol, mediante iniezione di col'ain~t nell'aracnoide lombare, ottennero nei cani anestesia variament<> e,.;t~sa, secondo il punto dell'iniezione. Dopo i precedenti studi, Bier, di Kiel, nel189H, per il primo n.pplil:ò tale sistema di anestesia nell'uomo, provandolo anche su se i':te.;;~o e sul suo assistente Hildebrand t. N el 18~1!) Tuffier, non conoscendo le esperienze riferite, iniettò la cocaina nello speco "ertcbrale in nn ammalato eli cancro del bacino. Egli istituì numero:;e esperienze e con la larga applicazioue della rachi-cocainizzazione nell'uomo, ne procmò la diffusione, rilevandone il vero valore. Adunque si è giunti a. questa geniale .;coperta, come a tante altre, gradatamente e con il concorso di parecchi uomini illustri. In Italia il primo ad applicarla fu lo Schiassi di Budrio (marzo l ~li H)), poi Cavazzani (Venezia), il prof. Durante ed il Postem pski (Roma), Nicoletti per il primo a ~apoli, ecc.; in Russia Zeidler c Hcldwitch; in Rumauia Gerota, Severeanu e Jonnesco; in Grecia Galvani e Kallionzis; in Spagna José Sprcafìco (Almeria) e Monzou (Saragozza.), eco. lo l'ho incominciata ad applicare nell'ospedale militare di Alessandria dal maggio di quest'anno nelle seguenti operazioni: 'Pornce: N. l R esezione di costola (l O") per cane Addome: » !l Ernie inguinali unilaterali. ,. i) bilat.erali » » Adeniti inguino-crurali • :3 Oryani yeni lu·t~rinm·i: 1> ~ Resezioni dell'epididim<'. ,. 8 Y aricocel i . » 3 Jdroceli . ,. l Ema.tocelP.
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CON L IDROCLORATO DI TROPACOCAlNA 1 ECC: .
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.dn r1 e ?·etto :
Fistole anali e perianali N. G Emorroidi (estirpazione) . • 4 .rh·ti infe·r iori: Sgorbiamento del f·~more e cauterizzazione con il Paquelin per carie. " l Amputazione di coscia fra il 3" medio e i13" superiore. • l :-;i ha un totale di 43 casi. Di questi in 27 l'analgesia è stata completa, in otto è stata incompleta ed in otto non ha corrisposto affatto, essendosi dovuto adoperare il cloroformio. Bisogna notare che, mentre le analgesie incomplete con qualche goccia di cloroformio diventavano subito perfette, nei casi negativi invece, cinque volte su otto, anche la cloroformizzazione è stata piuttosto difficoltosa. Il metodo praticato è stato il seguente: Preparazione della regione lombo-sacrale il giorno precedente all'operazione con lavanda sa.pona ta ed impacco al sublimato, che si rimuoveva solo nell'atto di far la puntura. Prima però di procedere a. qnesta, eseguivo una nuova disinfezione della parte: 1.0 con alcool; l!• con etere o benzintt; 3" con soluzione di sublimato. La po!lizione preferita è stata quella usata da Tuffier: l'operando si siede sul ta.,olo operatorio con le gambe penzoloni, esso appoggia le mani sulle • spalle di un infermiere, piegandosi un po' in avanti in modo da rendere il più che è possibile convessa posteriormente la porzione 1om· bare della colonna vertebrale, per ottenere cosi l'allargamento a ventaglio dei processi spinosi. L'infermiere cogl'indici fissa. le due creste iliache, essendo risaputo che la linea che unisce le due creste passa per lo più a livello dell'apofisi spinosa della quarta vertebra. Un centimetro a destra ed uno in basso della. detta. apofisi è il punto preferito da Tuffier per la puntura sotto-aracnoidea (4° spazio lombare). Acquistando pratica, non è neppur necessario far fissare le creste iliache, tanto più ch'è indiffe· rente far la puntura al di sotto della 3", 4n o 5~ lombare, poichè il cono midollare può arrivare tutt'al più al margine superiore della 2' vertebra lombare (1). =-'eguendo il consiglio di Tuffier, ho avuto sempre la precauzione di prevenire l'ammalato con queste parole: « badate, vi fo una piccola puntura; non sentirete che pochissimo, non· vi muovete • . Ho adoperato la. siringa di vetro con stantuffo completamente di vetro, gli aghi di platino, lunghi 10 centimetri, 11 decim. di diametro esterno e 8 decim. 111 Durante preferisce 1a posizione usata dal Quiocke, facendo coricare il paziente s ul llanco a dor.>o Re;so in a l'an ti; Schlassi lo ra coricare sul ventre.
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L'A~ALGESIA PER LA VIA RACRIDEA LO:\lBARE
di diametro interno, con estremità tagliata a becco abbastanza corto per impedire che porzione del liquido da iniettarsi possa fuoriuscire dal sacco sotto-aracnoideo. L a siringa e gli aghi furono sterilizzati con l'ebullizione in soluzione di carbonato di sodio al 2 p. 100 per 30'. Come liquido da iniettarsi ho adoperato la soluzione d ' idroclorato di tropacocaina Merck al 10 p. 100, che ho fatto bollire a bagno-maria in acqua due volte, la l " 30', la 2" 10'. Quando riusavo la medesima soluzione la facevo sempre ribollire per 10'. Approntato tutto, l'operatore con l'indice sinistro fissa il p unto dove deve penetrare l'ago, e con la destra impugna questo a 4 o 5 cm ùella punta e lo indirizza perpendicolarmente dall'indietro all'a\<tnti, od anche leggermente dal basso all'alto e dall'esterno all'interno, attraversando la pelle, il tessuto cellulare sottocutaneo, la massa must.:olo· aponevrotica ed il legamento giallo. Appena traversato questo, si avverte bene di essere penetrati nel canale racbidiano per la manca.ta resistenza., e subito si vede uscire il liquido cefalo-rachidiano, limpido come acqua, a gocce, il più delle volte frequenti, qualche volta a getto ritmico. Alle volte il liquido non esce : l" per falsa strada; 2° perchè non si è giunti nel sacco; 3o per otturamento del! 'ago. I n quest'ultimo caso parecchie vo!te mi è accaduto di poter fare ust.:ire il liquido aspirandolo con la siringa; se ciò non riesce, si verifica cou uno stiletto. Qualch e v olta viene sangue venoso, porchè l'ago è nel plesso venoso anteriore; in tali casi basta ritirare alquanto l'ago percltè si vegga venir fuori il liq nido cefalo·rachidiano. In qualche caso, con qualsiasi mezzo, non si giunge ad avere la uscita del li q uiclo, ed allora bisogua cambiare spazio (3° lombare o spazio lombosacrale) od anche far penetrare l'ago a sinistra in>c:ce che a destra dell'apofisi spinose. Per essere sicuri d'iniettare il liquido in cavità è buona precauzione aspettare sempre la uscita del liquido spinale. Io ho fatto sempre venir fuori una quantità di liquido spinale eguale a quella della soluzione di tropacocaina da iniettare. Int~;~.nto, essendo la siringa graduata a decimi di cm•, un assistente aspirava da :2 a 6 decimi di cm' di soluzioue di tropacocaina al 10 per cento secondo g li atti operativi da praticarsi, quindi, innestatala nell'ago, aspiravo lentamente tanto liquido spinale quanto ne era necessario per raggiungere
1 o 2 cmS, attenendomi cosi ai consigli di Guinarcl e dei suoi assistenti per alterare il meno possibile la differenza isotonica del liquido spinale; ed infine iniettavo tale liquido nel midollo spinale dolcemente e con precauzione. Appena fatta l'iniezione ritiravo l' ago e chiude~·o il piccolo foro con cotone sterilizzato fissato con collodion.
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CON L 7IDROCLORATO DI TROPACOOAINA, ECO.
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Fatta l'iniezione, Parrozzani consiglia di far rimanere l'infermo da 14 a 16 minuti seduto sul tavolo operatorio per far diminuire il vomito e la cefalea. Qualcuno per far propagare in alto l'anestesia consiglia. di porre l'ammalato in un piano fortemente inclinato ed il Fummi, per riuscire meglio allo scopo, ha adoperato la soluzione di
cocaina. in glicerina. L'analgesia comparisce piu o meno presto, secondo gl'individui e secondo le regioni. Nella regione anale ho potuto verificare che essa si produce rapidamente (3'-5') sempre, cosi pure nelle regioni glutee e nelle regioni posteriori delle coscia e parecchie volte ho riscontrato che è limitata solo a queste regioni. Nelle regioni inguinali l'analgesia comparisce più tardi, dopo lO' o lo'1 solo di rado dopo 20'; in un caso comparve dopo 35'. Ho verificato anch'io, in contraddizione di ciò ehe affermano molti chirnTghi, che normalmente l'analgesia non rimonta dai piedi verso il tronco in maniera metamerica. Ho constatato parecchie volte analgesia completa, oltre che nella regione anale, negli organi genitali e nelle regioni ingninali, mentre non esisteva che limitata negli arti inferiori.
In qualche caso l'anestesia ha rimontato fino alle regioni ascellari efl il livello di essa era piu alto posteriormente. La durata dell'analgesia è varia; in genere non oltrepassa un'ora, può r aggiungere le 2 ore e mezzo, e può perdurare solo mezz'ora. Il fatte> importante è questo che nei casi positivi (e costituiscono la maggioranza) si possono eseguire operazioni anche abbastanza lunghe (ernie bilaterali, resezioni circolari del retto a lla \Vhitehead, ccc.) senza destare Ù minimo dolore e con la completa coscienza dell'operando. A seconda delle regioni in cui dovevo operare, iniettavo da ~ a (j centigrammi di tropacocaina : per la regione anale e perianale, per il retto e le regioni posteriori superiori delle coscie bastano 2 centi· grammi; per gli organi genitali e per le regioni anteriori 4, 5 ed alle volte 6 centigrammi.
Per potersi dare una spiegazione della differenza degli effetti a.nal· gel;ic~, bisogna considerare i di versi nervi sensi ti vi ùelle singole regioni su cui cade l'intervento, in rappor to alloro punto di penetrazione nello speco vertebrale, poichè è risaputo che più essi saranno prossimi alla zona sulla quale si eseguisce l'iniezione, maggiore sarà l'analgesia. Infatti nelle regioni nelle quali gli stimoli sensi ti vi sono trasmessi al plesso sacro-coccigeo (nervi emon·oidari medii ed inferiori, cutaneofemorale, ischiatico, ecc.), l'analgesia è maggiore di quando essi sono trasmessi al plesso lombare: nervi crurale, otturatore, grande safeno, (questo entra nello speco tra la l' e 2n lombare), ecc.
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L 'A :-IALGESJA PER [,A VIA RACHIDEA LOMD,\RE
*** Prima di parlare dei leggieri incOn\enienti prodotti dalla h·opacocaina accenno brevemente a. qualche sua proprietit chimica. e tossicologica. La tropacocaina (benzoil-pseudo-tropeina o tropsina) non troYasi allo stato naturale; è un alcaloide ottenuto da una specie di coca che cresce nell'isola di J ava ( Giesel) e che è stata poi preparata per sintE-si (Liebermann). Nella tropacocaina, come nella cocaina e nelle eucaina si tron1 il benzoile o radicale dell'acido benzoico, cioè il gruppo (C o. c• il'). Questa circostanza indusse a ritenere che la funzi one analgesica di t ali farmaci fosse da ascriversi a questo radicali:' aromn.tivo e si giunse ad afferma.re una specie di legge, secoudo cui qualunque base accoppiata. al benzoile deve avere azione coca.inica. La tropacocaina è poco solubile nell'acqua, ma forma :;a li solubili, tra i q unii quello generalmente adoperato è il c loridrato (C" li' .V O C' l f • O H C L); ha azione antisettica. L'azione anestetica si ottiene. secondo dice il ilattistini, in tempo più breve della cocaina. (ciò non risulta dalle mie esperienze). La tossicità è due o tre volte minore di quella della cocaina. La morte twviene per paralisi del centro del respiro e se la doso ~ alta per paralisi cardiaca. (Chalbourne). Battistini afferma che la tropacocainR. SI consen·a. u lungo JDalterata nelle soluzioni. Orlandi, della clinica medi<'a di Pa.vin, inn<'e ha rilevat0 che tanto la soluzione di tropacocaina, quanto le sostanze conservate con ogni cura e già sperimentate efficaci ed innocue circa un anno prima, ave\'ano perduta la. proprietà anesteticn ed ac11 nista.ta. la tossica con effetti che sarebbero stati rela ti•amente gm~i. Es:;a conserva le sue proprieta ana)gesiche ancl1e fatta bollire ript>tnte Yolte a bagnomaria nell'acqua. Io l'ho trovata efficnce ed innocnn dopo ve ntiquattro giorni, avendola fatta bollire per sette \'Olte: la medesima soluzione fatta bollire altre due volte dopo altri dieci giorni prodn>;se in uno anestesia. molto Jie"'"e ed in un altro fu nE>gati,a: si <'bbo
n
però ipertermia ('3B0 ,Ì>) e cefalea intensa.
In generale ho potuto Yerificare che la medesima. solnzionl:' si pnè usare parecchie \'Olte fino a 20-30 giorni circa, prat icando la prima •olta. duo eboll izioni, della. durata la prima. di 30' e In :<C'conda di 10' e nei giorni succf'ssivi di operazioni di soli 10' ogni Yolta fino a lì-7 ,·olte.
00~ L 1DROCLORATO DI TROPAOOCAINA, ECC. 1
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L'analgesia con la tropococaina non si è ottenuta affatto in otto casi nei, quali perciò si è dovuto ricorrere al cloroformio. Salvo nei due casi detti, in cui la soluzione aveva bollito nove volte e rimontava a più di un mese, non saprei attribuire questi esiti negativi che o alla mancata azione del farmaco, ovvero al nervosismo ed alla suggestione degli individui, che, ignoranti o per lo meno non persuasi del sistema, non sanno scindere la sensazione tattile dalla dolorifica. In oma.ggio alla verità. debbo dichiarare però che in un individuo molto pusillanime, ho potuto eseguire senza alcuna sensazione dolorosa un'estirpazione di emorroidi con il ·Paq uelìn, ma io ritengo che nella regione anale e perianale, oltrecbè più rapida, l'analgesia sia anche più intensa. Bisogna tener calcolo anche del fatto che posteriormente gli ammalati non veggono nulla ed anteriormente, sebbene io abbia. sempre avuta la precauzione di mettere avanti agli occhi nua benda, l'ammalato trova sempre il momento opportuno per soddisfare la sua curiosità. Per assicurarmi della proprietà. analgesica della tropacocaina, cercavo eli riunire due o tre casi ogni volta cbe l'adoperavo, e tra questi per lo più comprendevo nn operando nella regione anale o per.iana.Je, dove l'analgesia non manca mai, se il farmaco è buono. Quindi posso affermare che, salvo nei due casi riferiti, la tropacocaina è stata semprP attiva.
*** Come altri che si sono occupati dell'argomento dividerò i fenomeni verifìcatisi in seguito all'iniezione sotto·aracnoidea in immediati e tardivi. Fenomeni immediati di q ualche i mportanza patologica, in seguito aJI'iniezione di tropacocaina non si sono mai incontrati. Due volte, appena fatta l'iniezione, si è verificata vertigine, pallore, polso piuttosto piccolo e frequente, mentre gii operandi erano ancora seduti sul tavolo operatorio. Questo lieve disturbo cessò subito appena posti gli ammalati i:n posizione orizzontale; la prima volta feci inalare all' individuo un paio di goccie di nitrito d'amile, nella seconda non feci nulla. Ritengo che, in questi oasi, la lieve li poti mia sia stata effetto della semplice puntura, uon potendo avere ancora agito la tropacocaina per la brevità del tempo trascorso dal momento dell'iniezione. Come fenomeni immediati ordinariamente sono stati notati i seguenti : formicolio agli arti inferiori, sensazione di pesantezza e come di averli perdutì; il polso ordinariamente dopo pochi minuti dall'inie-
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L'ANALGESIA PER LA VIA RACHIDEA LO:\IBARE
zio ne (o'-10') aumentava di frequenza per poi subito diminuire fino al disotto del normale in parecchi casi (56-60) e ritornare infine normale. Non si sono mai ve~ficati vomiti, abbattimento e sudore, qualche rara volta. pallore ~ lieve tremolìo. Due volte si è riscontrata incontinenza di feci pochi minuti dopo l'iniezione, ma è subito cessata. in modo da poter eseguire l'atto operativo senza che si ripetesse il fastidioso incon'"eniente. Fenomeni tardivi. La cefalalgia, ordinariamente frontale, parecchie volte anche occipitale è comparsa 5-10 ore dopo abbastanza freqnentemente, trentadue volte sn quarantatrè. Essa alle volte era ·piuttosto intensa, ma ad intervalli, il più delle volte lieve; la durata ha variato da mezz'ora a due giorni. Nei casi di l.!ef~-..Ialgia intensa ho trovato utile la somministrazione di cinquanta ceutigr. di fenacetina in una carta. L'i petormia si è verificata meno frequentemente, 17 volte su ·:W; essa però non produceva alcun fastidio, quando uon v'era associata cofalea; 1' ammalato ave\-a completo benessere e rimaneva sorpreso dell'alto grado segnato dal termometro, in qualche caso 3!1•,-5 e 4.0", ordinariamente però appena il8" 38",-D. Efi"'a compariva la sera del giorno di operazione, durava poche ore e solo di rado si ripeteva per due sere di seguito. )l vomito è comparso iu quattro soli casi, dalle 5 alle 10 ore dopo l'atto operativo ed al massimo si è ripetuto 3 o-! \Olte dopo qualche ingestione di liquido. La rachialgiasi è riscontrata due volte, una YO!t~t. lie,·e e di brPve durata, l'altra piuttosto intensa eJ è clurata tre ore. In un opara.to di ernia ed in uno di varicocele si è avuto riteuzione di urina per un giorno, e si è dovuto ricorrere al cateterismo. In una guardia di città di 35 anni, piuttosto pallido e deperito, in seguito all'iniezione di 2 centigrammi, è sopraYvennuto, un paio d'ore dopo l'atto operativo, tremore diffuso in tutto il corpo ma di Jie,,e intensi tà, che è durato circa tre ore. Mai si sono Yerifìcate convulsioni. Un opem.to ba avuto insonnia per quattro notti t:onsecntiYe all'atto operativo, nella quinta l1a dormito in seguito alla sommini:>trazione di 2 grammi di bromuro e poi non ha avuto più bisogno di nulla. In questo Cl\SO si t1·attava di un ammalato che veniva rachitropn.cocainizzA.to per Ju. secouda volta con 2 giorni d'inter>allo: salvo però quest/inconveniento non si è a'luto a lamentare altro, nepput:e la CJnasi abitualo cefalea. J lo rachi-tropacocainizzato a11Che un altro clue volte con intervallo di duo mesi circa e non ho riscontrato alcun iucoll\·eniente immediato nò tardi v.). Non ho notato alcun effetto postumo lontano della rachi-tropn,coC<-..inizzazioue.
CON L'IDROCLORA'fO DI TROP.A.COCA1:-IA 1 ECC.
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In seguito all'iniezione sotto aracnoidea sono r imaste intatte la sensibilità. tattile, muscolare e della pressione; la. sensibilità termica nella regione anale l'ho trovata sempre abolita, nelle altre regioni non sempre. Non ho trovato mai difficoltà nelle operazioni di ernia perchè si fosse verificata contrazione muscolare; lo sfintere anale si . trova sempre alquanto rilasciato. Adunque inconvenienti che potessero produrre una cert.a appreusione non si sono mai verificati hei miei rachi-tropacocainizzati . Avendo avuto però otto esiti negativi ed otto ristùtati incompleti con l'idroclorato di tropacocaina, se ne potrebbe dedurre che s~ è minore la tossicità di essa è anche minore l'azione analgesica. ~corriamo in proposito qualche statistica pubblicata sui risultati ottenuti adorerando la cocaina e la tropacocaina e così solo potremo fare il confronto. Bastianelli su 35 casi comunicati nel XV Congresso della Soeietà italiana di Chirurgia (Roma-1900) ebbe quattro casi d'insucc.;essi completi, sei incompleti e due fugaci, ossia il 30 p. 100 in cui non potè contare sul metodo. La soluzione usata fu q nella ù'i-lroclorato di cot:aina all'l p. 100 dose 1-2 grammi di soluzione. Lugli su settantacinque casi non ha otteunto anestesia in sei, tra 1 quali uno m cui .ha adoperato l'eucaina -x, in sei l'ha ottenuta incompleta. Il dottor Lugli ha avuto un morto, affetto da ernia crurale strozzata da tre giorni, forse cangrenata (l'operazione non fu eseguita) con condizioni generali gravi. Era nn uomo di GO anni, arteriosclerotioo ed enfisematico; e morì dopo quattro ore e mezzo dall' iniezione. :3oluzione d'idroolorato di cocaina alla Tnffier 2 p. 100 dose 1-2 centigr., ùi raro più. Parrozzani, nel reparto del prof. Postempski uell'ospedale di S. Giacomo a Roma, ha eseguito 133 anestesie; in otto 1'anastesia riuscì negativa, in 7, quantunque fosse co ~pleta , si dovette ricorrere alla cloro-narcosi, perchè spaventati dall'atto operativo, in 13 l'anestesiA. fu mediocre, in ~ 105 fu completa. Si ebbero di rado fenomeni gravi, ma non allarmanti, sebbene si siano operate anche persone atfette da lesioni cardiache. renali, bronchiali e polmonari (un polmonitico). Ha ripetuto fino a tre volte !'anestesia cocainica nel medesimo individuo. Soluzione : idr. di cocaina 2 p. 100 dose: per lo più 2 centigr. Ba.rdellini di Roma su 35 casi ha avuto 23 analgesie com plete, S mediocri, 4 negative. Fioretti, sn 25 casi, in 17 ebbe auestesia completa, in 5 non l'ebbe affatto, in 3 verificò fenomeni gravi; ha iniettato l centigrammo di idroclorato dì cocaina in soluzione al 2 p. 100.
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L'ANALGESIA PER LA VIA RACHIDEA LOMBARE
Cavazzani di Venezia su 61 casi, in 52 ottenne l' anestesia completa con la cocaina.. Postempski, su 219 in cui ha adoperato la. cocaina, ha avuto G esiti negativi e 2 casi d'anestesia. incompleta. Egli però da. parecchio tempo adopera la tropacocaina, ritenendosi più soddisfatto che con la cocaina, come anche l'usa Bastianelli ed in genere quasi tutti i chirurghi . degli ospedali di Roma. Tuffier ed i suoi alli~vi già fin dal190 t annoverarono 1300 racbicocainizzazioni senza alcun caso letale, soltanto in uno si verificarono fenomeni gravi di collasso. Scbwarz in 49 casi, adoperando la. cocaina, ebbe 5 casi nulli; verificò vomiti frequenti e che si prolungavano fino a. 5 giorni. Nélaton in 150 casi circa ebbe 20 anestesie eccellenti senza. inconvenienti, 80 buone, malgrado lievi inconvenienti, 45 medioe1·i, 5 negative. Legueu in 150 casi ebbe 4 anestesie incomplete, 100 perfette e le altre me· diocri. Non ha. riscontrato alcun grave accidente. Chaput in 51 ra· ohicocainizzazioni ebbe 35 anestesie complete, 11 mediocri e 5 negative; dopo nn mese non ha avuto più insucc'3ssi per il perfezionamento f<•rse della tecnica; mai accidenti gravi; si è attenuto alla tecnica Tuffier. Richard in 50 casi verificò in parecchi fenomeni gravi con la cocaina.. Kader in 65 casi non ha osservatò accidenti, ma. ha adoperato cocaina, eucaina. e tropa.cocaina, avendo con quest'ultima. anestesie fino a.l collo. Severeanu in 70 casi {iniettando da l a. 4 centigrammi di cocaina) ha riscontrato i soliti inconvenienti. Porak in 10
casi di anestesia ostetrica, non l'ha. ottenuta in quattro. Soluzione: idr. di cocaina da 0,01-0,15. Villar in una. prima. serie di 36 rachicocainizzati ha avuto due insuccessi per l'anestesia. "'tre morti nella. sera dell'operazione, perche ammalati gravissimi; in una seconda. serie di 40 non ha riscontrato alcun inconveniente. Monzon su 152 operati nella Clinica. della. facoltà medica di Sara· gozza ha riscontrato un caso di morte, ma in malato gravissimo e quindi non attribuibile, sef'.ondo egli afferma, alla cocainizzazione; negli altri ~asi ha riscontrato solo inconvenienti di leggiera. entità. Parecchi poi han trovato la. tropacocaina. poco attiva: Istituto chirurgico di Roma (relazione 22 dicembre 1900), Bier, eco. mentre altri: Postempski, Ba.stia.nelli, Sçhwarz, Kader, ecc. la preferiscono alla cocaina.. Certo perchè la tropacocaina. riesca allo scopo è nece~:~sario elevare o.lqua.nto le dosi da. iniettare. N ella. regione anale, nella parte inferiore del retto, nelle regioni glutee sono sufficienti 2 centigr.; per gli organi genitali ed ar ti inferiori 4 centigr. ; per la. regione anteriore e superiore della. coscia., per la regione inguina.le e per le pareti addominali sono necessari 5-6 centigr.
OON J}JDROOLORATO DI TROPAOOC..\INà, EOO.
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I vantaggi della tropacocaina sulla cocaina sono, secondo me, i seguenti : 1° F acile sterilizzazione, essendo resistente alla comune ebollizione, mentre la cocaina non deve oltrepassare gli 80°-84°; ciò che del resto si ottiene faeilmente cou la benzina, il cui grado dì ebollizione nou oltrepassa. la temperatura detta, purchè però essa sia fresca e la ebollizione lenta; 2° La tossici1;à minima delle dosi necessarie, essendo due o tre volte minore della cocaina con effìcacia eguale o quasi. Schwarz in 100 casi trattati con la dose di 4, 5, 6 centigr. non ha avuto a registrare che due volte nausee, due volte vomiti, una volta incontinenza di urina, tre volte rilasciamento dello sfintere anale ed una volta un po' di cianosi in uu paziente semi-adulto debolissimo. Anch' io su 43 casi non ho verificato inconvenienti d'importanza. Al contrario però di quanto afferma Parrozzani, io ho riscontrato elevazioni .di temperatura piuttosto frequentemente, 17 su 43; La possibilità della conservazione anche dopo ripetute ebollizioni (G·7) fino a circa un mese, mentre la cocaina si altera più facilmente e più presto.
Indicazioni e controindicazioni. Per noi medici militari, che trattiamo per lo più con giovani robusti, non possono esistere che controindicazioni per il genere clegli interventi e non per l'individuo. Infatti non si consiglia ai bambini al di sotto di 10 anni, agristerici, nevrastenici1 ai molto sensibili ed ai pusillanimi, che costituiscono certamente un'eccezione nel nostro elemento militare. Bazy non crede indicata la rachi-cocainizzazione nella litotris::;ia e nella divulsione anale, perchè gli sfinteri si rilasciano completamente. Non ho esperienza per la litotrissia; per la divulsione anale posso affermare ch'io sempre l'ho potuta bene eseguire nelle quattro qperazioni di emorroidi fatte con tal sistema ana.l gesico. Non si consiglia anche nelle operazioni intraperitoneali, s~ecialmente se lunghe e difficili pe! le na usee ed i vomiti e per la r igiltità muscolare delle pareti che soven te si verifica. Sull'a nestesia per inalazioni ha il vantaggio che si può adopera.re anche in persone affette da lesioni cardiache, r ena.li, polmonari e vasali (arteriosclerosi). Finora. conviene adoperarla solo per gl'interventi negli arti inferiosi, nella regione anale e perianale, nel retto, vagina, utero, testi-
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coli, prostata, vescica, rene ed in genere nella parte inferiore dell'addome. Inconvenienti e pericoli della rachicocainizzazione i?t gene1·ale e mezzi per evitm·li o rimediarvi. - Questisi possono riunire nelle seguenti tre categorie : l • Inconvenienti prodotti dal farmaco. Alcuni considerano la cocaina un curaro della sensibilità per la sua azione elettiva sulle terminazioni sensitive con integrità delle funzioni dei centri nervosi; altri invece la con~iderano un veleno generale come tutti gli altri anestetici, che produce analgesia con il medesimo meccanismo di questi. La soluzione cocainica iniettata dentro il sacco aracnoideo per la sua grande affinità. con l'elemento nervoso agisce direttamente e bagna prima i nervi della coda equina, facendone subito risentire gli effetti negli arti inferiori con il formicolio, ipoalgesia ed analgesia. Di poi per la diffusione del farmaco nel bulbo si possono avere, a seconda dell'individuo, della qualità del farmaco e della quantità iniettata: fatti car diaci, respiratori, vaso-motori, nausee, vomiti, cefalea, tremori, convulsioni e sincopi, alcune volte persino mortali. Si è registrato qualche fatto di paresi degli arti inferiori, che però è subito scomparsa in individui che hanno camminato poco dopo la iniezione. Sono stati attribuiti alla cocainizzazione parecchi casi di morte: 5 secondo Tuffier, G od 8 secondo Recl us. Il Tuffier afferma che sono stati tutti postoperatori, e dei cinque due sono riferiti senza dettaglio; per gli altri tre egli non si è potuto convincere che la morte sia stata cagionata dalla coca.inizza.zione del midollo. Il 'ruffier, per combattere l'intossicazione coca.inica, adopera la caffeina, la respirazione artificiale e le trazioni ritmiche della. lingua. Il dott. Cordero, della clinica del prof. Ceccarelli, dopo l'iniezione di cocaina nel midollo, fa inalare al paziente tre o quattro goccia di nitrito d'amile, che esercita un'azione va.sodila.tatrice antagonista al· l'azione vasocostrittrice della cocaina. Kader di Cracovia in caso di modificazione del polso amministra preferibilmente la digitale, eseguendo contemporaneamente iniezione di olio canforato. Lo Schiassi, per moderare i disturbi vasomotori ed aumentare il periodo dell'anestesia, adopera una. soluzione contenente per ogni cm• un centigr. d' idroclorato di cocaina, 2 mmgr. di cloridrato di morfina ed una goccia di trinitrina al 250°. Cava.zza.ni non ha. trovato efficace quest~ modificazione di Schiassi. Bier, partendo dal concetto che elevando la pressione intra.cra.nica si può evitare la produzione di disturbi cer ebrali, mercè un ostacolo
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OON L' IDBOCLORATO DI TROP.ACOC.AINA1 ECO.
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alla. diffusione del tossico nell'encefalo, applica una. fascia elastica stretta attorno al collo in modo da determinare una lieve cianosi, senza. provocare sensazioni troppo dispiacevoli. Con questo mezzo gli è sembrato che diminuiscono notevolmente gli accidenti ulteriori. 2° Inconvenienti prodotti dall'aumentata tensione del liquido cefalo-rachidiano. Si attribuisce ad essa l'ipertermia e la cefa.lalgia. per la. provocata reazione meningea. È provato che la iniezione sotto-aracnoidea di sola acqua sterile produce cef11.lea, ipArtermia. ed intorbidamento del liquido (Gninard). Ciò, egli dice, è dovuto all'introduzione di una sostanza. estranea nel liquido rachideo, che ne altera l'equilibrio molecolare. Per questa ragione consiglia di sciogliere la cocaina nello stesso liquido rachideo, essendo così alterata pochissimo la differenza isotonica., poichè il punto crioscopico della soluzione così preparata è poco dissimile dal liquido cefalo-rachidiano puro. Per non aumentare poi la tensione del liquido endo-rachideo, si consiglia di far uscire una quantità di questo, eguale alla soluzione introdotta. Io mi sono sempre scrupolosamente attenuto a queste regole, ma ho riscontrato 32 volte cefalea e 17 febbre. Parrozzani afferma che nei suoi operati, facendo rimanere l 'infermo seduto snl tavolo opera.torio per 14 o 16 minuti dal momento della iniezione, quasi mai si è verificato cefalea e vomito. Io ho applicato tale posizione in due casi, in uno per soli 5 minuti, poichè trattandosi di operazione nel retto, l'analgesia era già completa, ed in un altro per 12'. Nel e si è avuta cefalalgia non molto intensa per due g io rni; nel 2° ch'era già. stato rachitropacoca.inizzato un'altra volta, non si è avuta affatto cefalalgia, mentre la prima volta., essendo stato posto nell'abituale posizione coricato, si era avuta cefa.la.lgia intensa. Guinard, Ravaut ed Auburg consigliano la puntura sottoaracnoidea evacuativa per combattere la cefalea intensa ed ostinata. 3° Inconvenienti e pericoli prodotti dall'ago. Nell'introduzione dell'ago esistono difficoltà obhiettive e subbiettive; le prime sono date o da. deviazione della colonna vertebrale, o alle volte da. possibile fusione delle lamine ovvero da movimenti intempestivi dell'ammalato; le seconde dalla scarsa pratica del chirurgo, perchè per quanto la tecnica. sia molto semplice, richiede pure un certo tirocinio per poterla ben possedere. Al dottor Lugli è accaduto due o tre volte di poter affondare quanto avesse voluto l'ago, senza incontrare ostacolo e "senza fuoriuscita di liquido. In tali casi evidentemente l'ago penetra nel disco invertebrale opposto al punto in cui si fa la puntura, e se esso è molto lungo,
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L'ANALGESIA l'ER LA YIA RACHIDEA LOMBARE
può attraversarlo e pungere l'aort-a, la cava inferiore, l'iliaca primitiva o la ven~t omonima, a ~econda dello spazio nel quale si fa la puntura. Egli dice che dalla cute ai vasi in un adulto corrono tra gli 8 e gli 11 centimetri, di qui l'opportunità di non affonrlare l'ago oltre certi limiti. Alcune volte avviene di fare la puntura di qualche filamento della corla equina, ciò che ha per effetto poi di proClurre forti dolori nevralgici che si diffondono lungo l'arto inferiore corrispondente. Ciò però avviene di rado, e vi si può rimediare eseguendo la puntura nello spazio sacro-lombaro lungo la linea mediana, poichè in questo punto, come insegna l'anatomia, i filamenti nervosi si sono fatti molto rari e sono più discosti dalla linea mediana. Sicard ha proposto il metodo epidurale o sacro-coccigeo, stabilendone la tecnica. Chipault, che l'ha applicato, afferma che questo metodo n'o n offre i pericoli rli quello sotto-aracnoideo . .Però alla maggior parte dei chirurghi ha dato poco buoni risultati.
*** Per la cocam1zzazione è avvenuto come per tutti gli altri sistemi anestetici più in voga; vi sono i fautori convinti fino all'entusiasmo e gli oppositori recisi, con tutte le graduazioni int.ermedie. Tra i primi sono da annoverarsi: Tuffier, Poirier, Doleris, De Rouville, Kreiss, Rchwarz (.ilfiinchene1· medicintsclte Wochenschri{t, 1902, n. 4), Postem pski ecc. L egueu è partigiano della rachi-cocainizzazione per gli interventi dall'ombelico in giù, salvo per le laparotomie gravi. Kallionzis della facoltà medica di Atene crede esagerati i timori di Labord, Reclus e 'Viniwe.rter riguardo alla Bier. Egli non ha riscontrato alcun inconveniente su 100 casi operati dal prof. Galvani (di Atene) ed 11 suoi. Rpreafico è pA.rtigiano convinto dall'anestesia alla Bier con il metodo Tuffier; Monzon dice che la rachicocainizzazione dev'essere ammessa nella pratica chirurgica, come un perfezionamento dell'anestesia. Tra gli oppositori v'è Reclus, che ha rigettato tnle siscema anestetico per l'intensità della cefalea; Labord, Lejars e Bazy (1901) preferiscono nno a nuov'ordine l'anestesia con l'etere o col cloroformio. Mikulicz stima che non è abbastanza perfezionato, nè inoffensivo per passare nella pratica (XXX Congresso della Società tedesca di Chir., 10-13 .aprile 1901). Bier dice che nuora (1901) il processo è dannoso, ma che, progredendo nelle ricerche, si · arriverà a trovare nn mezzo esente da danni. Nélaton l'adopera nei membri inferiori e nella pelvi, solo quando l'intervento è semplice e ben regolato. L'analgesia midollare, anche allo stato attuale, non ha certo raggiunto ancora quel perfezionamento desiderabile per potersi affidare
('01' L' lDnoCLOHATO OI TROI'ACOCAIN'A, }~('C,
~icura.m ente al
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metodo. 'l'uttavia molto ;:i è progrctlito ])('l' evitttre i pericoli della mcbicol'ainizzazione. Il maggior appunto che vi si pnù fare. secondo me, è q nello dell'incertezza dell'effetto analgesico e Quando quest<~ san\. completamente scomparsa o per lo meno ridot.ta di molto, certo che si :;ari~ fatto un g ran passo dall;t chirnrgia in genere. e<l in SjJCcial modo dalla chirurgia di gnNra. DE'l rE'st.o a ciò si rimedia flcilmenle, perchè quando uon corrispoude la. cocainizzazionf' midollan1 si può fare impunemente la nart;o:..i doroformit·a. Io negli H •'a"i in cui ho do\·nto adoperare il dor of'urmio, non a\'endo corri;;posto l1\ rachitropacocainizzazione, n nn ho Yf'rifkato puut.o disturbi mag-qtori Lli quelli abituali dopo h~ l'loroformizzazionc. Q,uanclo la rachitropacocuinizzazione non ha corrispo:->to affatto, ar.che la cloronarco;;i in gt'Jter e è stato. più diiJicoltosa. del solitn, 5 volte su H. Nei casi iuvece eli analgesilt incompleta, fn snfricicnte rptalche goeeia di c lor oformio, perchè es~a divenhtss~ subito perfeLLtt. Es~a in genero prcsenLa mohi vantaggi :<ull'anestcsia generale, vantaggi poi dHI sono maggiormente riseutiti d<t chi f. isolato e <lifetta d i personniP, come appunto avviene nelle forma.~ioni sanitarie di guerra r che >let.:ond•' me, si possono rias"lnmere così : l" Ri..;parmio di personale medico c1di pel'iWil!lle inserviente. l nfatti uon c'è ùisogno del clorofonnizza.tore; c dopo l'opernzione 11on è nf'cessario un piantone 'fisso per l'assisLenza, comr> lo ò per il clorofonnizzato, che non ~i J.mò la~cinre certamente solo almeno per moltP ore. l noltre dopo la cloronarcosi non di rado capiln. t· ho è nece~saria l'assistenza del medico per parecchio tempo, incon\·eniente questo•l'importanza capitale in ch irurgia. di guerra. :.l" :::\Iuggiore tranquillità del chirurg(l durante e t1opo l'opl'razione, essf'ndo soppressi tutti gli allarmi della clor oformizzazione- l'itP richiedon:> tempo ed assistenza eli gran lungn. superiori. Tnoltre in molti casi è •;omoùo che l'ammalat o ~ia cosciente per fare e:::egnir o alcuni movimenti, colpi di t (l;:;se et:c. H0 J;o .~hock così frort uente nella 1.:hirurgia di g uernt liOU controiudica la m c hicocaiuizza ziont?, n o n cosi la. narcosi che ne aggrover t?bbe lo condizioni_ 4° Applico.zione più estesa sempre limitatamente alle r egioni dette che non l'anestesia generale, essendo stata adoperata impunemente in cardiaci, a.rteriosclervtici, nefritici, enfisematici ed anche polmoni tic i (Iedlicka e P arroJzzani). Si può afl'l3rmare che per i militari non esiste alcuna. contro-inòicazione. o• Trasporto dei feriti molto più rapido e comodo nelle zont? meno avanzate, perchè, essendo gli ammalati ben desti, quando Il\ le-
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L'AXA.LGESIA PETI J,A \'IA ll.ACHIDEA LC~IBARE
sione non è molto grave, si può permettere anche la deambulazione per brevi tratti e dopo q ualcheoril.. Questo costituisce un >an taggio non lieve per lo sgombero dei ferì ti. 6" Tirando le somme coll'analgesia si ottiene con maggior rapidità che non coll'anestesia generale, donde anche economia di tempo. 7" ! strumentario semplice con economia di spese per il modico prezzo della tropacocai na o cocaina in con front,o del cloroformio. L 'unica difficoltà potrebbe essere costituita dalla sterilizzazione del liquido; ma usando la t ropacocaina, che resiste anche alle alte temperature, viene faci litata anche la sterilizzazione, potendo eseguirla insieme con il materiale di medicazione od a11che con l'ebollizione nell'acqua comune a bagno-maria. La preparazione del liquido può essere fatta negli Ntabilimenti meno aYanzati, chiudendolo in fialett.e che si possono (secondo mie esperienze personali) conservare attive ed immuni fino ad un mese almeno. Così facendo anzi la soluzione si conserva piìl a l ungo, poichè una volta sterilizzata e chiusa in fialette non è necessario sottoporla ad ulteriori ebollizioni, che, come abbiamo visto, l'alterano quando sono molte. Volendo usare invece Ja ~ocai na, è consigliabile usare sempre soluzioni molto recenti, che sì possono prepa.rare estemporaneamente anche negli stabilimenti di prima l inea., facendo bollire la soluzione a ba.gno maria nella benzina, che quando è pura non oltrepassa gli 80°-8±0 • Dopo una prima ebollizione di mezz'ora, si aspetta un quar to d'ora e si ripete una seconda voltlt. La esperienza ha dimostrato che non è necE~ssaria una terza operazione (Koslovsky). Altra difficoltà minore, ma da tenersi in calcolo, è la conoscenza pratica perfet.ta della tecnica, la quale del resto è molto facile ad acquistarsi. Conclusioni. - Dalle osservazioni fatt.e sui miei racbitropacocaini zzati sono venuto alle seguenti conclusioni: l 0 L'analgesia sotto- aracnoidea lombare eseguita con l' idroclorato di tropacocaina è completamente innocua, anche alla dose di gr. 0,06, quando si usano le opportune precauzioni tecniche già ricordate. Due operati da un lato di er nia inguinale con l'anestesia cloroformica, operati nell'alt.ra parte con la rachitropacocainizzazione, hanno affermato che, in caso di aHri interventi, avrebbero preferito semprP la p u ntura sotto-aracnoidea alla cloronarcosi. V'ha inoltre da notare che uno operato già con i l cloroformio, essendo stato poi sottoposto ad altri i nterventi con l'analgesia tropacocainica con esito i ncompleto, in un terzo inter\ento ha preferito di nUO\O la tropacocainizzazione.
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CON L IDROOLORAT0 DI TROPACOCAINA 1 J,;cc.
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2' E,;:;a in genere si e;t~nde fino alla re;ion e ombelicale, quale he '"ul ta. anche fino alle regioni ascellari, però è più intensa e più duratura negli arti inferiori e specialmente nella. regione anale e ne retto. Si è potuto eseguire una resezione del retto e parecchie operazioni radicali di ernie inguinali bilaterali ~;enza alcun clolore. Quindi, ~onsiderato che ha. una tossici tà di parecchio inferiore alla cocaina, è da preferirsi ad essa, ottenendosi q nasi i medesimi effetti analgesici. a• La posizione dell'operando alla Trendelenburg (per 10') pt~r ottenere una. diffusione maggiore in alto dell'analgesia o a capo alto per ottenere analgesia più intensa in basso, non mi ha dato risultati favorevoli. In una resezione di costole (10•) non ostante la posizione di Trendelenburg, dovetti ricorrere al cloroformio . Facendo stare seduto l'ammalato snl tavolo operatorio per 5', si è v erificata cefalalgia, mentre prolungando tale posizione per l~' non è comparsa. ±0 La tecnica non è punto difficile, ma ric hiede una certa pratica. A me non è mai accaduto di non vedere la fuoriuscit:1 del liquido cefalo-rachidiano, però parecchie volte ho rlovuto cambiare spazio e lato (da destra a sinistra). Lo spazio preferì bile è l'ultimo lombare, o me,çrlio ancora il lombo- sacrale. 6° La fuoriuscita. di una quantità di liquido cefalo- rachidiano ugualP a quello da iniettarsi, la diluzio11e della soluzione concentrat a di tropacocaina con il liquido rachideo, secondo la teoria di Gninard e dei suoi assistenti, non evitano l'ipertermia e la cefalea. 6° La soluzione di tropacocaina è più attiva se nel momento dell"uo:o è portata a tt'mperatura piuttosto elevata (40°-45°). 7° La tropacocaina si può conservare attiva per un mese circa, anche se sottoposta a ripetute ebollizioni (Go 7 al massimo), perde però la sua proprietà analgesica ed aumenta la tossica., se si oltrepassano i li m! ti detti. s· L'analgesia del retto, della regione anale e perianale, delle regioni glntee e delle regioni posteriori superiori delle coscia è più facile ad ottenersi, più rapida, più duratura e più intensa. 9• La fiducia dell'operando nel sistema analgesico ba un'influenza indiscutibile per la riuscita di esso. 10• L'analgesia midollar~ per la chirurgia di guerra è una risorsa preziosa per l'economia del personale, di tempo e di spese, ed inoltre perchè più indicata. di qualsiasi anestesia genera.le, dovendo spesso intervenire in individui esalll"iti, depressi ed in preda a shock, anche gravissimi. Ale.~andl"ia,
novero bre 1903.
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Sr:u" Ali>. i l\). - b'r(ahru ii!J'" iiber· dit .4/edllll•&re Cocaiunol'alQtsic. ( IVotll. """· \Vor/~<'11<.-ltr , :ti i'ìOI'I•Ullor~). 1901. fl""""'"'"~ ' ·- Clliruryia upeorolol'ia ctrlla Racltide. ToJI. lnnoc~nzo Arlt•ro, llomn Il•>. r. (; P.nAnn, 1\ouT~>:n. -
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:;,·anco d u 15 m;;l ! 901. L'a•lr<loe.te cwo i <IIIJIIf t•·• r ,.,"'
Mo kUI.'C:I.. !l o~n. ScllMVA!ll, KA !IRII. - XXX Con~r. rf••lln Sue. l o le•··~ Ili Chlr .. ICIIIt l•> a lt.•rhuo tla l W· I J A(lr. 1901. Sui cto.(fr•renti metorll ct'rw eslrsia e delle loro mdo cr~ :wni. I'OilAk, - S11r r .wrtlyé•lc ltb~lctl'icula 111.1 mQytl~ drs iujeclioo~~ inl<'ll-radr l.lirwo,•~ dc '"""'"'· :;,•a ucr• cl u ~9 i a ll lll'r. ItEr.• u<. - /Je L'fl nrMh,•si.e rhi1·nrgicale au moyen dc! i•c}ecliM>3 i>r l>·n·rnclti etlicom t ti;• rMOt llf A•'ad··m\e '"' Mctloruoo, s•'ance tlu 19 mars. LA ilORIIR. - /JP$ dcw oers rlc< i?>}eclinus iutrt&-rnchrrlietl'll'.< tle co~ccune pma ''''lenir /'aJII••IIH·~•·· cl~i'''"'(/icole. - Acnd~mì~ dt" Méll••cine, stij'lnt~f, du ':l6 m ars. TUPfiY.n. - A fll'tlfll)l ar. t'O>W I(If&it par l e& iujerliOII& inl r (I-Yfl<'ill!ICtlln t.j d t• Cr>CIWtr. - :i\1', dc Cl~trur:,:w . :-t .H,4'C 3 (•t i 7 a\·ril. C:IIAP<' r. - l.'rcualo•·t it cocal•&ique 11ar ct!ie raehìctivme. - So~. olc t.:hlr .. s~.tnc11 rh o !\ 8\TII. t:ATIIBI.I:-t. - Jnjedwru txlra4•u·rdts Pl•r tMir sr•ct''''-·- S~tc . .te Hlrllo~H'. .;••'lflft' •!u ~r aHII. 1\&LATfJ~. Sr.IIWAIIT1., Roe:"""· IIECLUS. - L'an&lgesle cocaHIÌ'J<It PoJ•' vole r11cludicuur. - So· 1
rh• (;loir., 'l'JilCe t(U Il ITI:Ii. CA.RJU:It R el VAN\'I nToC. - (.'fJrlluiU(.diOfl. lum'JI'Ì,.t\ absettC! d'UU' Il!)élif. ,,,O.flftlhml pl"rJ(I).' I!/t.(.
tEchl! mr'd. t/11 J\'twd, 19 ~o' .).
C'OX J} IDROCJ.ORATO DI l'HOPACOCAINA, ECC.
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19<11. F. PAPPAL•>u>o - Sull" 1111eslesia rocninica md01·acl!idea . (Rit•irta 11entta di ~e1enze medirlie. fehhraio 1900 \'f:n N~un.. - S> .< ll'nnfslPsìa m id.,llare medlnnle iniezi one iulrat·nchidta di cocaina . (l ou.•·ual d• Chir ,.rgie. N. 41. nR Rou•"ILI.F!. - f.!•'elqttel f••il.! pcr~·11111els d'tmeglhesie mèaullaire clliru•·gìc•lle pa•· iuj••ctitm. $aUs-cu·achi>ll•idienne tomba•r~ de ro,wiue. T. fl•1Dil. - 1/empoiso•memenl ai(Jtl par la cocaine (Th. d e Paris.l PrECI!. - De.• injeclions •otu·m·nr.lloidimnt de cocatne en obslelriq••e. (Ga~elle des 1/upilau.r. pag. 8~;;, . I.KJAII~ Po•n •Rn. l.sr.IIKr', R•111Tr~:n. CIIAPOT . - L' atlfllgésio cowiniq11e pa•· voie •·acllidieuue. Soc. •l•• Chi r .. ~·1:111C" •In ~t moi) \Vu.-LTIIKR. ICn,us.~~~~~ llRc:r.r~. t1mNARI~. T uvr;-11-:n. - l,'fntalge.~;e cocai'nilpu p a r voie 1·achi· di~""'· - ~n~. l'te Chir, Sttl ncP rlu 29 ma1. I.A ihiiiDB, UAI. Lws. - .l!ecn?Ji$me dt l'analuesie ~ncainiq11e. - Soc. c1o fliol., s•'lnrP .-f u t JU in .
/,e liquitle crphal•>-rr~eltiditn rtprct l11 rachirtJCtlmisaliOrl. - Soc. tl l' nwl. , sè3nre "" 15 juin. lhulCA, I.IIAI'llT. GOINAilO, SEGOU11, R RC~U~. l a rtiCIIic•JCtlilliialiflll . - Soc. •le Ch ir ., Sl'anrll rlu 3 j111 llr r .\IACAJ;L. - ,lfécanisme de la 'IlOr l acr,ùlrulell• par l a coraine. - So•:. tlb Rio l, s,>:mre du 6 jnillet.
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A pr,lp•l$ de l'arlillahie chirrtraicnlP ·par ll& Vl!l• rachitlif.l!lle. lr&jeclinn$ Slllt.t· ar achnoidiflllles de r.ocn int. (/l~vu• de IJtir.. Vol. XXIV, paf!. 140;.
RICII>ItMIW.- Oss•'I' IJn=ioni ,lulln cnclli~tizZfl:itme .•pit~al•. suggel'ila ctn cosi vMulì 11Plla r:Tinica di Tu(/irr. 1BrMIIIIi ,l/ed 'and ~·~~·g. Jounwl.. IO ~enn:110). lxr.LI. - A >&f..<IPsin midotlar ' . - Socìeta l•ncisf~•w rh·~li ll<JlPrlali di Rom.• , l fo cnar1.o 4901.
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Ant.~lt•ia wcaiuica
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/,, moill fìca:ioni ~tr·uflm·ali rleU~ rttlule IIP•·•·n~e del midollo ·'lJÌIIal• ·n ello co'cairr1;,.
midolla re. (l'nliclifliw, srzi(lrt~ praticA, fa<r.. 321.
:azwne alln Bier. ( Policlinico. s~z. rm•tira, fa>r. 8). lrg i'IIGill~. - 1/i•·•..r.lte • pe•·imetllali utll<t c11caini::u~inne d el midollo spinnle. ( f>nt, ,rzironp pr;r lìcn. fa•c 8). r..,. •Z7.ANI. - Cunlrii!UIO all'amtlgPJiCl wcail•icfl cnn il metodi> dPillif r. (f>nl. ,~rz.proticn. fa<c.S). C•tP I'ò l. - An esl esi!l m id llll'lrt COttJiuica c11/11t i111e:ion~ &uli·a•·acll!lidea l ombare allr1 1/ier, Poi .. srz. pratica. fasr. 8). fl~~«:'I ATI. - Stttltt cor'lini:>zaziotJP dtl midnllr• •pirwlr. (l,a 1ll'ulica dPt medi co di ,\'fJ/>OIL. u. t~). (;n•u••·••r - Sull'anlnOiltiiAmo trn lfl rorairr" Pd il r.lomlin i<troco i fi ""'I'J>nrln alla corailliZ· Z'l~ion• del mi1lnll o .< pinalP. I R••r.wytitu re mt d•r" Ili Fo rli , an n. LXX II, ~erw VI. "<'!. VII , ~"'lr· 1b71. . ll "<!J«F.s e t fiUMI>NT.- /,n cocaini::n::in.•c cl tl mirlullo •ri•u•le. 1Pre.<3e " ' tdicale. " · 9(1-9 1). 11111.• '<Ili. - /,n cocaini::nzi o nt d f. l "'iliollo spi11alr colla p11!1111r'' toml•a•·c w me '"'":"di rwe>letia ((ia::et•o n1ediw di Torino. nn. ~3 e 21). l !)(•!. ro~,,•nnn. T"". - r;,.,,,.ihlll.iOn ci I'PI.a·te de la racl,i cocfl itltsfl lion dalls l es OPCI'••lion~ rllinwgir.ale.<. - l'tu~,,. de .\ltt .. rll H. h:n>I.(J\'SKl'. /Jr l!a rachi corainiuazionr nella r.ltirurgia di g11erra. (/.e r:uducr'r, n. 5) . .'i•COI.RT" V. - Rirercl1e sprr i menlaU rd isln-pnlnlop i r.lte 8rtlln ane.drsia midollar-. meditmle le i•11eziuni eli cowlrltl <Otlll l'aracnoide lombare. (Ann. d i med. nav a le, 1902, pag. 335J. .;CIII><'!. - lfna •ln•,si rrilica <Lr ltn r.ocaini::a:ione •Pi?"lle. - Socìeta med lco-chiru:rgica <Il fl do)(na. ~etlrl\a tldl l i m arzCJ 190!). Il li
L'·'"'·365,. - Sulla cocainizza zi one tl el midollo &f1i llnle alla l)ier. (Ga::::ella medica italill>>a, fla~.
·"'""''AII7. - t:eolo r.a•i di aualgesia miclollare pe•· inie:io"e di lropacocailla. (.lliinclte11r>· mP·
clir i,ri.•che Wocl&r ruch .. n. 4 ). P•>.'TRUP<J.:I. - r.ouritl•rnzinni •npra L' nnPIIf<itt cocninica cm1 le iniez ioni ·'IIÌIWli atta /l iti' lrollt da 2 19 ~a<i. l/lolt rl Plfa 1/. Accndmtin m •di ca di 1/oma, 1111110 XX \'Il i, fase. 11. t9H3 Il ·~ITZ. - /fljec•iort h&lrt~t·achidinme a'adrhu1line comme prrlimit•aire de llt coraini~IJt•on de ltt muelle. (Sem 111ed, fln g'. 308). J.,,t: SPRKA neo l .\ lmerin). - A ne~tesifl chintrplca pe1· cocainizznzione 1'l1Cirfdta. - X l V Co •o~r.
1111ernar.. <h m,.rl. Matlricl. ~3·30 apr. S. Ch.).
l.o•. A:<O Mo:o~11Jrc (S:\ral!Ot7.n). -
rachi-rowiui;zazi o"e. -
(),.,,.,,,zio•&i rlillicllr rarcoll~ m~~ e ope•·<tli r elalivamrnlr al/n XIV Go11:zr. lnterunz. tli mr •l Mldriò).
UXA SERIE DI OSS.ERYAZIO~l PSICHLATRICIIE IK SOGGETTI )IILITARI
l'··r Il doll. ~11eanio Jlele. c.1pit1no medico preHo l'v't'e.tale rnlllt:•rc 1!i Ronn
Una delle note psichicbe p1U importanti degli indi,·idui il cui stato mentale oscilla. in quella zona intermedia che è tra la sanitiL e la follia., ò la. loro inadattabilità alla. convi,enza sociale, in qualunque forma di aggregato umano es~a si esplicl1 i. La m!lncanza di uniformità col l'am bientC', mentre li melito in evidenza per il contrasto onde si distinguono dagli altri, li espone altresì ad attriti continui, e poscia a veri conflirti, i quali se da una parte sono i necessarii effetti ùel loro caratterf' antisociale, ,.;ono anche causa perchè questo bi acuisco. ancora di più. Tra gli a~gTegati sociali quello che esige maggiore uniformità, per l'iudirizzo unico secondo cui deyooo essere dirette, come in un fa,-,·io, tutte le sue forze, è l'esercito; uniformità che dalle pan·enze estc•me ,a, tino alla. adozione eli comuni ideali . .:Ua lo sforzo accomodativo per tflH'"'to adattamento nC\n è per tutti egualmente facile, e lo l) meno ancora pl"r quegl i individui appartenenti o a popoli iu cui non sono molto !mri<"he le tradizioni militari, <.;he non hanno a\'uto quindt il tempo e l'agio pér ti5snrsi per atavismo e stratificarsi nel carattere di t':-si, o ad altri in C"UÌ quelle tradizioni siano spente da lunghi secoli di pncifka vita borghr•,..l". N asce tla qucstn maggiore difficoltà di adattamento alla vi t.a nell'csen·i 1o. più che in qualunquealtroci,·ile consorzio, che individui ritenuti normali, e che probabilmente sf\rebbero rimasti tali nella. tranquillità della ,·it11. (·ittaùiHa, rivr>lono le loro deficienze e le loro anomalie mentali quando eulrallo a far parte di quel mecca,nismo complieato, nel cni ingrauaggio essi non trovano ad allogarsi convenientemente. Sicch~ la vita nell't?sercito, più che in qualunque altra convivenza, sotto q Ltesto punto d i \'ista ba l'importatlza di un energico reagente per mettere in mostra. le anom:tlie psicbiche, ed anche taluni sLati morbosi che passano dalla latenza alln. atti\'itit solo in seguito agli energici stimoli psichici, df'>tf'rminati dagli stridenti attriti tra l'individuo e l 'ambiente. ~ e\·idente :}Uindi che, per quanto si sia oculati nella scelta del soldato, nC\n si può essere in grado di rilevare se qualcosa rli anormale \'i è
tnlA SERIE DI O~SERVAZ IO~I I'S ICHIATRICHE IX SOGGETTI MII...IT.\Rl
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nella sua. personalità psichicu,, sino a che questa. non s1a sottoposta alla prova della. vita. di caserma, e specialmente al crogit~olo della. disciplina militare. È nella posizione nuova in cui l'individuo allora si trova, ed in cui de'"e dirigere e regolare la propria condotta at.tingendone Je norme unicamente dalle proprie energie mentali, cho si mettono in evidenza talune deficienze ed anomalie cbe restavano occultato dalla uniformità e. direi qnasi, dall'automatismo della vita borg hese in certe umili posizioni sociali. È solamente di fronte alle ;·esistenze insolite che la disciplina oppon e a caratteri viùlenti ed impulsivi, che nell'urto esplode, come una scarica elettrica, uno stato nevropatico Intente, :;otto forma di accesso epilettico o i sterico, o come una forma yaga di una n cvro-psicopatia i ndeterminata, che esplica e talora sintetizza le varieparvenze della rlegenerazione umana. L v. degenerazione, è questa la. <:ansa proteiforme da cui si diramano, come da. un umco ceppo, tutte le anomalie psichich e, che si risolvono poi o nelle vario entità cliniche della pazzia conclamata, o in quella cond iziono di equilibrio instabile tra. la sanità e la follia, che rappresenta quasi la zona eli ingranaggio tra le d ue, e che si risoh·e in 'lnest'ultima qu ando ad essn. :;i aggiungono <'anse determinanti. La ricerca del degenerato incombe adunque come còmpito precipuo del medico nell'esercito che v uoi e5sere all"altozza della propria posizione, vigile cu~tode della integrità fisica e morale di questa i~tituzione, la quale, t rasformandosi ed evoh·endosi coi tempi, ha ancora una missione da compiere, non più como istrumento cieco di strage e di r11.pina, ma come -mozzo cosciente di ordine e d i eqnilibrio sociale. E come criterio rivelatore della degenerazione abbiamo detto 1:were importanza somma la inadattabilità. dell"inclividuo all'ambiente militare; onde lo d ne coi'e si possono fondere o scambiare tra di loro, e si può dire che l'inadattabilt' ò un degenerato, o uno incompletamente evoluto, pe ro~.;chè in P ·so mancano o non hanno f orza sufficiente i poteri più ele · vati della monte. :\[ercè questi l'uumo n ormale si plasma nll'n.mbiente in cui s i trova a vivere, ora mettendo in opem la forza i11ibitric(' df.JI!l. volontà uhe agisce da freuo agli istinti più ba:-;si, rappresentanti ::;tndii di ~voluzione infenore; ora. chiamando in aiuto i poteri nssocio.tivi e comparativi, mediante i quali emette giuclizii dì critica. e di clism·imina.:r.ione; ora. obbedendo al senso morale più squisito, chl' fa consido · mre il proprio io come parte integrante del suo prossimo, onde risente in sè stesso i l malo fatto ad altri . .l\Ia quando, al contrario, ci troviamo r\i fronte ad indi viùui nei quali la forza per reprimere i p ropri i impulsi epoca, il potere di critica è fia cco, il senso morale è scarso, noi abbiamo riinanzi un organismo men tale deficiente, il quale si tro'\"'a a disagio
uNA SF.RTE DI OSSERVAZ !0:\ 1 J>!<ICHIATRI CHE
iu muzzo acl uomini mentalmente l)en eo:-tituiti, o non tnrderà a IH1.~cf're trn qne::ti e lui un senso di ripulsione prima, e dei nri conflitti in sPguito, i c ui fun e;;ti risultati purtroppo sono n oti. ~cl suo prege ,·o) ii's imo stnd io ;·ulla dPiinquenza e ...ul/a 1w:;zia df'i militari {~a poli, t i p. R. PP::ole. HIOiJJ il dott. Saporito, com(' tanti altri , e fra i nostri il capitano medico S ca rano (i ), sostiene chr· il mezzo piit ellicnce per tener lontaui dalre:-;ercito tali elementi perturbatori, sia q uello della Sùt'lta accurata tl.-lle ret:lute sotto il punto eli Yista psichico, o ltrech è ,;omatico, ed a tale s.::opo d.! preziosi !ing~erimenti . No;, pnr teneJHlo in gra.ndis:>imo c·onto le proposte del gio,·nne scicnziato, ma con;;iderando tl'a.ltm pn.rte le gn\\·i difli('oltit pn~ti chc per l'Mtua;r.ione tli <·SsP, c-ome g iustamf'nte fil. osserque .il capitano mf'd i<'O 'J'rombet ta {2), riteniam o c he il mezzo più Pffh.:ace per qnP.Stl\ 11<'<'es:>arin. selezione ~ia, conw ~tbbiamn gi:ì. detto, la proY:t di f:1t.to della in adattn.hi lità t•.ll'ambie n te H1 i l i t n re. :-tenon<.:l1è tale prova non de'e sorpn>udere brtlt.aho r nt.e collo sc·o ppio improv~i so cl'nua traged i:t di caserma, e neanche I'Oll1\ grave mancanza diseiplinan·, ma den• essPr~' costùuila. da quell:t serie, spesso non intC'rrotta, di tante piit o meno lievi infrazioni, di tantP re:;is t l' n~e oppo,;Le ai comun i r t?golnmenti, che sogliono precedere il n·:tto tnilitarf', f' che all'oct·hio e~perto c Yigile dei supt>ri.n·i ri,l:'l:mo il t ipu inadatlabile. Il y ua le, in q n a !che caso, potrebbe o,;scre pre\'<'11 t i \"a mcu i e sc.>gualnto ali t\ Joro <\tlenziono sia dalla feJina criminale, che è l'intlicaY-iunf' biogr·afìca piìt a t ten1l ihile che a eco m pagua il coscritto. sia dai llat i antropologi(·i auormnli c·he doncbbero es->ere esprl:'s:<ament.e indic·ati uPll'atto ll!:'ll'arrnoln mento. Cosi l'uHicia.le medico d,·l c·or po. messo suiJ'a,·vi~o, erlll p· p l ic:md,>. cm ne \ edremo in seguito, con larghezza cl i Yed 111.,. le di-; pn:-oizioni regolame nta ri vige nt i, troYerebbe sempre il modo eli mettere iu OJ Prtt q nella ocula.Ln, selezione. c b e sarebbe la. veri\ lent mora lo, cOm (l dice lo Scarano (H), moltu più difficile di q nellA. fisicn, e <'h<' perciò sarehbe fatta in un secontlo tempo, ùopo nw<'olti gli elementi sni quali es,st de>c a'l'ere il s no logico fo ncla.me nto.
*** T!'ra i moltil;simi casi di militari affidati n.l mio st,udio d~d l a helle\'0lenza. del signor direttore di 'luesto ospedale, perchè determina::si lo !'ìlato delle loro ftmzioni psichiche in rapporto alla idoneitÀ nl ser,·i;r.io (t ) /.e urvr,si ri~p;tt, t~ll'r~n·cilo t d alla gi ust•zia milila•·a. 1! 1 D t lilltJIIPtl<a f 1"1;:j,1 dei mi/ilari. (Gior. .lltil. liti R. li.<nriiO. <Ht~mhre 1~01). (3) ScA MANil -
f.. C.
IN SOGGE'l'Tl MIL!TAIH
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militare, credo non del tutto in u tile remlere 1li pubblica ragione le seguenti 00 osservazion i., ehe hanno più stretto rapporto eolla questione dianzi accennata . Dopo che la scienza psichiatrica, nelle sue relazioni colla medicina legale e l'antropologi a criminale, ha aperto così nuovi e vasti orizzonti nella determinazi011e della responsabili.tà, e quindi d ella imputabilità delle azioni umane, è doveroso da parte di noi medici milita ri esaminare se le norme che regolano l'arruolamento del nostro esercito rispondano alle esigenze nuove della scienza, e se i nostri regolamenti ci diano i me;r,zi atti ad eliminare quegli elemen ti, che, g iudicati alla nuoya stregua, possono considerarsi pericolosi, perchè mentalmente non ben costitui ti . L asciando per ora da u n htto la parte teorica., sulla quale potrebbe darsi che ritornassi altra volta., io vorrei dimostrare, coi casi che mi accingo ad esporre, che anche colle vigenti disposizioni r egolament.ari è pos!'libile raggiungere questo intento, qualora esse vengano applicate eon que,lla ampiezza di interpreU..zione che rende la lef!'ge tanto comprensi ~·a da accogliere. tutti i singoli casi, anche non espressamente specificat i, ma che dallo spirito di essa sono coutem plati. Fra questi casi si trovano «criminali nati, imbecilli morali, squilibrati in genere, e molta, se non tutta q ul']]a zona media che cont.icne il li e\' ito più atti v o dei perturbamenti e, in i specie, della delinquenza m ilibl.re ».Si trovano cioè quei vizii di mente che il Saporito enumera colle identiche parole, e che deplora siano ancora trascurati nei nostri elenchi d i infermità esimenti dal ser vizio militare. J-"a eliminazione clall'escrrito di t.ntta questa scoria, fatta pur attenendosi alle prescrizioni regolamentari. Yigenti, dimostra come ru11;he queste si prestino ad unn. u tile selezione, basata però su fatti che non lascino dubbio circa possibili inga.nni o sopraffazioni . U n fatto che p otrebbe sembrare st r ano e perfino contrndi ttorio a l eritrrio della adattabi l i ti~ alla v.ita militarC', t\ che il maggior nn mero di que;;ti soggetti provengono clai carabini~ri , dalle guardie di città e di finanza, da quella classe di militari, cioè, che volontariamente si sono impegnati a l servizio, per nua vocnzione che credevano d i a ' ero per la milizia. ~eno11chè la apparente con tradizione tra la libera scrlta della carriera delle armi, e la inadattabilità consecutiva. all'ambiente militare, è clovnta al facile scambio da parte de.ll'interessato tra un capriccio giovanile, ed una vera vocazion e, specie in chi non ba saputo ri!;olvere altrimenti il problema ec onomico della vita. Eù è dovnta altresì ad un carattere turbolento ed avventuroso, a cui gli istinti eccessi Yamente combattivi, e gli spiriti gner reschi di altri tempi, vere sopravvivenza
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UNA SERrE DI OSSI!:RVAZIONI PSICHIATRICHE
atMiche, f~mno velo alla mente, distogliendo]a da un avviamento plU alto e . più moderno. Nell'un caso e nell'altro la così detta vocazione alla vita militare non è che una manifestazione o di insufficienza di ponden~zione, o di predominio di sentimenti n on pit't in armonia col momento stvrico che attraversa l'umanitit. Le decisioni da me proposte furono costantemente accolte dal signor tenente colonnello medico cav. De Furia, ispirato anche egli ai più modemi concetti dell'antropologia e della psichiatria, e dai signori generali rassegnatari. Si abbia il signor colonnelJo De Furia qui, da me, le più sinceri:! azioni di grazia per il suo gentile assentimento alla pubblicazione ~li questi casi, e per i consigli dtli quali mi fu largo n ello stnrlio di essi. P er non dare a.! presente scritto un eccessivo sviluppo, do per esteso soltanto le relazioni dei crtsi che mi son o sembrati più importanti. Degli a ltri darò un semplice sommario in fine. Il numero d'ordine delle osservazioni eorrisponde all'ordine crol!Oiogieo. OtisER\"AZIO:\E
1". -
Degenerato cou illlpulsi s uici<li.
Il carabiniere a piedi P. R. veniva im·iato in osservazione in q uestv ospedale. in seguito ad un tentativo di suicidio, avvenuto n elle segnanti circostanze. Il Hl luglio 190~, per fut;ili moti vi, egli venne alle maui con un sno c.:ompagno, mentre erano a mensa. e ad un certo momento, sentendosi sopraffatto dal suo avversario, egli d iede di piglio ad un coltello da tnvola, senza punta, e con quello lo ferì alla fll.çcia, producendogli una lesione guaribile in cinque giorni. l\f~~so in camera di sicurezza, iu uno stato d'animo di massima sovraeccitaziono, t n tto ad un tratto il P. fu pre,;o nella n otte da.l pensiero del suicidio, e no11 avendo armi a sua di:;posizione, cercò di ineidersi nna v~na del braecio destro con nu pezzo di veLro, n on riuscendo però che a prodursi una leggiera ferita cutanea. Non insi:;te ulteriorme nte nel suo proponimento, essendogli quel triste pensiero passato come un lam po attraserso la menfe. I l giorno seguente, essendosi r ecato alla sua st11.zione i l comandante lct compagJJia, il P . venne da qne:;to interrogat.o, e, come il comandante stesso riferisc:e, egli era calmo, ed accolse senza proteste uè segni eli d i,;perazione l'ordine di recarsi nella prigione del capoluogo. Senonehè essendoglisi di nuovo in qnel momento riaffaccia.to alla mente 1l peusiero del suicidio, spiccò un salto, e si cacciò a e<tpo fitto giù d<\lla fiuestra dell'ufficio della stazioue, alta metri ..J.,:-->1), con uu moto eosi i mprovvisamente rRpido, ch e nè il capitano, u è i due graduati d1e erano p reser.ti poterono impedirlo. DLtrante h~ caduta il corpo si capoYolse. ed andò a battere il suolo con la :whiena, riportando una commozione spinale, giudicata guaribile in dieci g iorni.
I~ SOGGETTI MlLI'l'AlU
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Al suo ingresso allo· spedale il P. si mostrò ealmo, non preoccupato del suo stato, e raramente lamentandosi di qualche dolor e alla schiena, dovE>, del r esto, non si vedeva nessuna. traccia del trauma riportato. Interrogato sul motivo del suo atto disperato, egJi uice di nou ,.,aperne dare una spiegazione plausibile neanche a. sè stesso. Ritiene che il ferimento commesso in rissa non poteva essere punito che disciplinarmente, e non trova in quel fatto alcuua giustificazione al tenr.ativo d i por fine ai suoi giorni. Che la preoccupazione di portare disonore alla. sua famiglia l'abbia spinto a quell'eccesso, di c'ui subito dopo si pentì e si pente ancora, è un pretesto che egli stesso ha invocato dopo, pur di trovare una spiegazione per il suo atto insano. ·Egli dice di aver tentato il suicidio sotto un impulso prepotente, senza t:he un concetto chiaro, anche illogico se si vuole. ve lo avesse guidato. Durante la sua degenza si curò di una blononagia. contratta recentemente, e nello stesso tempo veniva sottoposto ad osservazione dal punto di vista psichico, allo scopo d ' indagare se il tentativo ùi ,-nicidio commesso fosse per avventura in relazione con vizio o difetto di mente, permanente o transitorio. Il P. è individuo di buona costituzione fisica, o non ha precedenti morbosi degni di nota. Non ebbe sifilide, non fu mol to dedito alle donne; qualche volta abusò del vino sino all'ubbriachez·,m, ma di solito è un moderato bevitore. Non ha labe ereditaria nevropatica dal lato paterno; ne La però una di grave importanza da parte della, madre. Questa, già molto ecuitabile per temperamento, e tanto proclive alla sentiment.a lità, da confinare con lo stato morboso, ebbe a soffrire gravi patemi d'an imo prima della nascita del figlio R ., e quando poi era. incinta di questo; ebbe a subire la morte dell'unica fig lia, per la qnale perdita essa caòde in uno sbtto d'auimo così profondamente doloroso da desiderare intensamente la morte. E questo desiderio le fece accarezzare pitl vol te l'idea del suicidio, ohe non mise però in esecuzione durante la gravidanza, perchè era decisa a farla 1inita c:on la vita nell'atto ùel parto. Erl infatti, giunto il momen to, essa non volle avvertirne persona a lcuna, e finchè le fu possibile, fece in modo da non avere assistenza di sorta. Poco dopo la nascita del bambino, il padre si allontanò dalla famiglia, allu quale non fece più ri~orno, e l'etlucazwne del piccolo H. rimase completamente affidata alla madre. Di questa intauto egli aveva ereditata la facile eccita bilità, e poiche mancava un·energica educazione che rafforr.asse in lui i poteri direttivi della me11te, forse già O'i.ginariamente fiacchi, ne avvenne che fiu dai primi anni il P. ebbe a spie~are una çondotta disordinata, e più tardi intollerante di qualunque freno. Il p r imo effetto della poca piegltevolezza del giovinetto a posporre il soddisfaciment.o dei propri istinti a lle esigenze della vita, fLl il nessun · profitto che egli trasse dagli studi, avendo a stento raggiunta la. prima classe tecnica. Dopo aver uercato in vano di risolvere altrimenti il problema economico, si decise ad arruolarsi n ei carabinieri. La estrema eccitabilità del P. lo rendeva. ::;in da bambino facile all'ira, che qualche volta degenerava in impeti d i vero furore. Una volta, litigando con un fratello, lo insegui col col tello alla. mano, e non
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U:\A SERIE DI OSSERVAZIONI PS ICHIATRICHE
M'Pllrlo potuto raggiungerlo, pre~o da un rep~ntino impulso suicida, YOlse Luma contro di se, producendosi una ferita nl petto di cui si Yede ancora la cicat rice. Ecc<.'ssivo sempre nelle manifestazioni del sentimento. era prodigo llel suo coi compagni, e daya. a. di vedere l'affetto che nutriva. sin..:ero per ta famiglia con modi esageratamPnte passionali. D'altra parte, non abituato a tronLre o'tR.coli alla proprta volontà, e ra prPSO da cnsi di eccitamento che lo trasformavano e lo tnerte•auo fuori di sÈ', quando n•JÙ\'a cont.rariato. Ciò durava poco. però, ~iacehè s,·aniti quei primi bollori. il P. pa~sa\-a all'eccesso oppo~ro, colmando di carezze •·h i prima avrebl,e volttto stritolare. E la estrema, eccitabilità del sistema ncr\'Oi<O. ~~ggravata rlall'assenz(l. di qualunque potere inibitore, lo rendeva impetuoso n ei modi in gnisa che egli agi>a n scatci, pigliando le più gravi clet·isioui senza riflettere, n.ll' impn)Y\iso, pe1·chè così yli dicera. la .~urt fesflt i11 q~t~~lmomenlo, egli rlice. rl'nle e ra da fanciullo, e tale si è con~crntto da giova11e. Lu, rapidith con la qnflle egli è solito tradnrrc in azione il !'lllO pen~iero, col mecC'nmsmo 4 uasi d i nn moYi mento riRe!<sO elementa.re, f·ho non è :-:ottnposto ad alcun potere di cont.rollo, e non rattennto da 11es,;nna rPsist.t·nza frPnatrioe, formo. uno dei tratti più e!n·atteri:::tiei del In. personal ita p-1ichica del P. Ed il doppio tentativo di snièidio dopo la non c<·cN;siYamente grave mancanzA. ccmmes;;a, è appunto una prova dPlln pnt·a ponderazione in seguito alla q n<1le egli agiscE'. Il pensi€'ro suicida sorto nella :ma mente sovraeccitata dalla ris:.;a, non fu contenti to tlal più elementn.re dei ragionamenti. che l'ior vale:o:sP mc~lio scontare una p... na disciplinare anzichè togli<'rsi )r. ,·itfl. alla qua le egli pure i.• afl',•zionato, c eli cui non ha alcmm ra~ionf' di C!>Sf'r<> di,:gnstatc. Un alt.ro fatto che eoncorre a formarP il caratt€'t'e fondA.mentale di qnP..:tO individuo è la ecces~iva :::entimentalità, un erct.i:-:mo p;;ichico, chP si rilent all'e,:tPrnO con la facile pro luzione dei t·oncumitanti somatiei delle emozioni, come il ros:;on'. il pallore. il riso, il pinnto <>d altri, o mot"<\l mente si aùdimosh·a col cambiamento di umore Rl piì1 piccolo M~t·enno di una notizia emozionante. Co:>i lo abbiamo Yisto ,·olta a , o l w. passare da.l pallore dello scoraggiamf'n t o al sorri::;o della speranzR. t\ seconda che gli si accennano, anche in modo fuglll'C, le varie !ln~sih ilità a <'ni posscmo dar lnogo le sue condizioni ot.tnali rispetto Hl <·odit·e penfll "' militare. In quanto ugli altl'i costir.uwti della mente del P . c'~ dtt uotnre c he le percezioni in lui sono prf'eise e rapide, e l.t memorin. non JH'C'· ,;cnLrt lnuune e rievoca facilmenle e C••n e~attezza g li avvenimenti pnssrtti. J,a. ideazione è piuttosto pove m . i n q nullt.O<·hè d illici l meute si e lPV<\ dai concetti concreti per assurgere alle idee ostmtte, sempre pero1ltnenrlo però uei limiti del normale, n!'> mai dando il m<:>nomo aceenuo al piLL in-;ignifi.cante deviamento Yerso un delirio qtml~iasi. Facili ,;ono lo assouiazioni ideative, e di tal forza è il loro polero rieYO<:il.· tore. nei momenti di soYaeccitazione, d<\ apportare nel campo della co~ci€'nza la riproduzione di scene e laoghi, qnasi una -çjsione interna che confina con la allucinazione. Così egli dice che quando gli si aft~lcria\":t improvvisamente altamente l'idea del suicidio, per una rnpida
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1:-\ S~GU~;'l'rt ~Jil,J'l'ARI
associa7.ione delle iJee della morte e del cimito:ro, gli pareva d i ve· dere dinanzi a sù tante croci impiantaLe nel suolo. L'attenzione del P . non è fissabile per lungo tt>mpo, a causa. ùella moltitudine di idee eh€' attra\ersano uell'unitù. di tE'm po i l cn. m po della sua cosc.;iemm. Le ·q uni i idee, succedendosi tumulttutriamente, non possono essere convenientemente vagliate: onde il potere di eritica è debole, e l'intelligenza, pur !I\'Cnùo un' appal'enza. di \' Ivacità, è superti<;iale, ed ha. l1U' impront,.a. quasi puerile. La condotta del P. non può che uniformarsi ai varì component i della sua personalità. p:;ichica, ritraendo specialmente llella pnerilitù o della superficialità della ~ua mente, ed è detenni nata i n speciale modo d<'l.lle due note predom.i uanti nel suo carntter e, la eccrs~i\'a eccitabilità da. una parte, e la mancanza di t1gni riil e!"siono dall' altra. Questi due fattori ehe fo rmano il suustmto dell<t mentalit·it di quest'J individuo, uniti alla fiaochezza. originaria della \Olont:\, al c!ebole potere di critica, etl n.l poco sviluppo dei poteri inibitori, fa.nno di lui un individuo sempre pronto a rea.gire sull'ambiente in modo ecce,;sivo. Fanno in una parola del P. un impulsivo. L'esame somatico fa rilevare in lui la completa int<>grità dPgli organi de]la vita vegetativa. Le ricNche fatte sulla sensibilità g enerale e sped.fiea . sulla motilità, sui rifiE'ssi cutanei, tendinei e pupillari non hanno dimostrato alcun t'aLto anormale, tranne una certa viva(·it.ù. ]lb quello che present~t d'interessa n te quest'esame, sono i cara tt.eri antropo logici degenerativi. 11 P . ha un viso imberbe e quasi femmineo, l1a i padiglioni delle oreuchie deformati, e qneUo che più importa , h,t tutt<' la metà sinistra del cranio come com!Jressa e deviata verso destra, onde si vedono le curve di questo lat o [JÌÙ rilevate. N ella faccio. poi la asimmetria è in senso con trari o, e 1'apofisi zigoma.tit:a si n istra è più sporgente, mentre il naso è t:ontorto dall'altro lato. Questa plagioPefalia e plagioprosopia costituì ·cono una nota degenerativa di primo ordine: ya, notato a.nche che l'individuo è mancino, ed è di una agilità quasi Fciroiesca, tanto che una volta si arrampic0 dttl primo al quiuto piano del suo casamento, passando da. un terrl'l.zzino a ll'altro. Il man~:inismo e l'estrema agilità sono anch'e~si caratteri degenerativi. Da tutto quello che ,;i È~ detto ci1·ca il carabiniere .P., dedotto sia dalla osservazions diretta., sia da informazioni assunte, si può conqhiudere che egli è un degenerato i m pulsi v o, con tenden~a al suicidio. E probabile che questa tendenza g li sio. venuta per diretta .eredità materna.; certo è però che l'atto inconsulto tentato già tre volte è l'effetto dell'eretismo psichico e dell'estrema eccitabilità del sistema nervoso da una parte, e dall'altra della fiacchezza dei poteri di critica e della volontà che doVl·ebbero agire quale resistenza inibitrice. Queste a.n.:>ma.lie sono quelle che spesso costit-uiscono i principali fattori degli impulsi suicidi od omicidi dei degenerati. Queste speciali condizioni mentali, mentre attenuano al massimo grado la. responsabilità del P. per il tentativo di suicidio commesso, mettono poi quest'individuo uoutinuamente u ella. possibilità di recar danno a sè o agli altri, anche ne lle contingenze ordinarie della vita, e molto più nell'ambiente militare, a lle esigenze della cui disciplina malamente si adatta un carattere impetuoso e squilibrato come il suo.
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UNA SERIE DI OSSERVAZIONI l'SJOHIATRICHE
Per tali ragioni si propone la eliminazione del P . dall'esercito, avvalendosi del disposto dell'articolo 19 dell'elenco, interpretando in senso lato la espressione di alienaz ton e mentale, nel senso cioè di un parziale difetto di alcuni costituenti della mente, e di nna disarmonica funzionalità dei componenti stessi, in modo da non dare sempre prodotti normali. O meglio ancora. si può invocare il disposto dell' articolo 18, che parla di insufficienza delle funzioni psichiche, quando facciano temere che il militare possa essere non sempre pienamente co· sciente dei propri atti, poichè l'impu lso può essere considerato come nn'idea che si converte in azione ancora prima di giungere sulla sogli~~. della coscienz!l.. OssERVAZION I~ 2". -
lmbecillitìt. intellettuale e morale.
Il soldato del 1° reggimento granatieri G. G . venne inviato in osservazione per ottusità di mente. Il padre del G. morì di malattia comune, la madre è viva e sana; un fratello pare che soffra di epilessia, mentre gli altri fratelli e le sorelle sono tutti sani. Ignorasi se vi sia stato alcoolismo o sifilide nei genitori. Il G. dice di , essere stato sempre sano e robusto sin da bambino, senonchè asserisce che dì tanto in tanto soffre di accessi convulsivi co11 perdita totale della coscienza, e di vert.igi:ni che durano da pochi minuti a circa un'ora, nel quale tempo egli compie degli atti strani di cui poi non si ricorda. Cosi egli racconta che quando era al suo paese, ed era preso da quelle vertigini, si dava ad inseguire le donne, spaventandole con alte grida: di ciò egli non serba affatto m~moria, e lo sa soltanto per averlo sentito raccontare da altri. La sua condotta prima di venire sotto le armi fu delle più disordinate, poichè molto frequentemente abbandonava la casa paterna, e si dava a vagare per i campi, nell'unico intento di sottrarsi al suo lavoro da. contadino, scegliendosi poi quale ricovero per la notte la prima stalla che gli capitasse sul cammino, e provvedendo al suo ali· mento con furti campestri. Di questi egli confessa di averne compiuti molti, sia. perchè spintovi dalla fame, e sia anche perchè incitatovi dai compagni, coi quali divideva il bottino di frutta e di pollame, esponendosi egli solo al pericolo di essere preso e processato, il che gli accadde quattro volte prima di venire sotto le armi, come risulta dal certificato penale. Entrato a far parte dell'esercito, il G. fin da. principio si mostrò del tutto refrattario a qualunque istruzione militare, tanto che, come
attesta il suo comandante di compagnia, dopo sei mesi di preparazione non si è potuto trarre da lui il menomo profitto; ed è 1)er tale ragione che egli viene sottoposto ad osservazione. Il G. è individuo di costituzione robusta, con perfetta integrità. e funzionalità degli organi della vita vegetati va. Quello che si rileva di anormale in lui all'esame somatico è la conformazione della testa. Il cranio, pur non avendo dimensioni totali molto diverse dalla norma.,
JS SOGGETT1 MILITARI
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non è sviluppat.o nelle armoniche proporzioni colla faccia, nè colle sue direrse parti tra di loro. La fronte è stretta, le bozze parietali sono ampie, mentre le sottostanti regioni temporali sono depresse e l'occipite è piatto specialmente in alto, in gutsa da risu!Lare una forma di cranio che presenta. il suo maggiore diametro tras~ersalmente. (.J,ueta brachicefalia esager ata fa pensare ad nn idrocefalo dell'infanzia di gmdo piuttosto notevole, dato lo s>ilnppo laterale della. s<;ntola crani<;a. idrocefalo che per non a ver apportato un grand6 aumollto nelle dimensioni totali della testa, molto probabilmente ùeve essersi sviluppato in un cervello originariamente microcefalico. Non mancano alt,ri caratteri antropologici degenerati vi tanto nel cranio che nella faccia. In q uollo, oltre ai già descritti, vi è una notevole depressione in corrispondenza della sutura coronale di destra, che produce un discreto grado di plagiocefalia: nella faccia si nvta la piccolezza di essa nspeLto al cranio, gli zigomi sporgenti, gli angoli lemuriani svilupp!l.ti, la volta patatina ogiva!e. Sul cuoio capelluto si riscontrano di \'erse cica.trici delle q n!l.li una, secondo il G., sarebbe il reliquato di una ferita ri portttta cadendo in preda alle convulsioni. Non vi sono cicatrici ll.lla. lingna. In quanto alla sensibilità generale e specifica, alla motilita, ai ritl eo~i cutanei, tendinei e pupillari, non si rilevano altri dati im portan ti dall'esame somatico; e solamente vi ha di notevole l'andatura impRcciata e goffa dell'individuo, e la fìsonomia caratterizzata dall"occhio sonza e~pres~ione, dai mnscol i della mimica. rilasciati , e da. tntt;o un assieme che rivela un predominio degli istinti animali sulla inte-lligenza. Ciò appare ancora di più quando si vede mangiare: in quell"a.t.to l'uomo perde quasi tutti i caratteri di gentilezztL acquisiti dalla specie, e pare che per un ritorno atavico, riviva in lui uu rappresentante di altri stadii evolutivi. Quando poi il G. viene sottoposto all un interrogatorio, si scorge a prima vista la povertà della sua mente, che ad un esame psiehico più accurato si rivela deficiente in tutti i suoi componenti. Le percezioni sono tarde, incomplete, spesso erronee quando esoono dalla. cerchia delle più comuni: egli non sa dire da quanto tempo tro\'asi all'ospedale; non sa differenziare la camera di segregazione nella quale trovasi dagli altri reparti : percepisce a stento e malamente i oonnotati differenziali tra gli ammalati e il personale di custodia.; non ncouosce bene i gradi degli ufficiali. L'attenzione è debole, e quando si obbliga l'individuo a contenere uu po' a. lungo nel ristretto campo della. sua coscienza lo stesso argomento del discorso, egJi s'impazienta, e ben presto d1vaga. La. memoria rievoc& con lentezza gli avvenimenti pa~sati, e spesso si nota. che essa non ha fissati i particolari più i m portanti dei fatti, o~ero questi hanno lasciata un'orma cosi lieve tanto nelle zone sen$-t)l'ia.Ji q na.nto nella sfera. intellet.tiva, che la riproduzione delle immagini riesce confusa e frammentaria. Vi sono poi delle lacune mnemoniche nettamente delineate, come l'oblio assoluto di quello che l'indi"iduo compie quando è preso dalla. vertigine, lacune che non si riesce neanche in parte a colmare, pur fornendogl i tutti i punt.i di ritrovo possi bi1i.
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UNA SERlE DI O:SI:>EHVAZIOXI PSICHIATRlOIU:
Il materiale psichico che l'individuo si form;:~. già st:arso ed incompleto con la ottusa percezione, m~damente elaborato dall'att.enzione, e poco ritenuto nei serbatoi della memoria, non può essere che. un elemento molto. im p~rfetto per la ideazione, la guale oltre alla povertà rlel contenuto, rno;;tra la scarsezza delle associazioHi, dal cui diverso modo di combinarsi sorgono i giudizii, la impossibilità di assurgere dal concreto <~ll'astratto. e la mancanza della n ozione esatta di ciò che è hPUf> e di CÌÒ che è male. . ~on minore aridità si ri::;contra nel cfl.mpo dei sentimPnti, chè anzi •JUÌYÌ ci t roviamo di fronte ad nna vera plaga d eser ta. Ad eccezione dP.lle forme pi~ basse di piacere o dolore I'ifcrontesi al sodd isfacimento o meno dei bisogni animali primitivi, non esistono per il G . altre mo· clalit~ì. di emozioni più evolute. L'affetto filiale, se pure è mai esistito, si è spento sotto la sferza punitrice della. madre: il sentimento n •li· gioso è troppo elevato :per poter essere raggiunto da un~-t mente che htl. così debole slancio, e di esso non esist~ che l'adernpimeuto banale dei n ti che non hanno per lui alcun significato; l'amici:r.ia 110n ha an1to nltru. espre::;sione per lui che l'inci tamento al furto, l'amore 11011 gli è noto neant:he nella sua forma puramente sessuale. E fra. tanta povertà di sentimenti, più meschino ancora è il se11so monde, il quale, oltre che della detjciem:a originaria di tutta la psid1e, risente anche della mancanza di ogni mezzo educative). Nato male e l!eggio ancora coltivato, il sen timento etico non ha pel <T. il fondame11lo logico della sua necessità, anzi egli non conosce ne:t11che il campo dove esercitarlo, m ancando a lui in gran parte la nozione del bene e del male. Ed è perciò che egli rnhR. quantlo ha fame, senza la menoma e;:;itazione, con lo stesso diritto col quale g li nccelli mangiano i fr utti c Je volpi predano le galline. Il sentimen to della disciplina, di acqu~ sizione forse più recente di quello morale, nella specie, non p uò essere mteso dal G. in nessun modo quando esso si trova in contrasto con gli istinti prepott>nt1 più bassi, donde la facil e inos>:er yamm di ordini per la cui esecuzione è necessario il potere direttivo ed i nibitore di quel sentimento. La. condotta del G. è la emu.uazione d irett.a di tutti questi f<lttori intellettivi ·ed emotivi, e la l"elazione che sn di essa fanno i suo1 superiori non ne è che la esatta riconferma. La personalità psichica che ris ulta dall'assieme d i tutti g li elementi m~ntali del G., è così bassa e così poco e\·olnta, che non si può esitare a riconoscere in lui u n'imbecille intellettmtlo e monde. Nel tempo che fn in osservazione non ebbe u.lcnroo degli accessi di cunvulsioni e n emmeno di ver t.ig ini di cui egh fece menzione, e perciò non si è in g rado di ~tffermare la e!:!istenzft di an' epilessia, c he del resto è m olto probabile, dato il tipo eminentemente degenerl\to, e di cui egli descrive abbastanza esattamente i due sintomi principali, lo insorgere istantaneo e l'amnesia che la segue. Ma anche quando n on si voglia insistere sull'esistenza del male comiziale, si giudica che l'ottusità eli mente che si è d imostrata nel G-. è a tal grado da rendere necessario che egli sia eliminato ò.all'esercito.
lX SOGGE'l'TI MlLITAlll
o~sER\'AZIO~.E 8'. -
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Carattct·e (lJ)iiCttico COil })I'Oha1Ji1i llCCt:'SSi
di IJrere durata. Il carabiniere a piedi H. C. fu inviato in osselTazione in seguito a, di•ersi fatti dettagliatamente esposti in un rapporto del sig. comandante la sua compaguia. allo scopo di constatare ;;e, t!atoa la stranezza di quei fa.tti, i l detto militare sia o no in gr;tdo di C•Jnt.inuare il ::;no servizio. Il B . non ha prece1leuti ereditarii. All'età di due o tre nnui dice di a\er sofferto di convulsioni, dumnte le qual i emetteva suhinma daJla bocca, restando in seguito come morto per un po' di trmpo. As,.,eri,:;c.:e anclte che intorno ai dieci anni avcY~t accessi di sonnambulismo, e elle parlava spesso nel sonno, il qnale ultimo fatto dnra tuttora. Abusò discretamente di vino, 110n di liquori . Circa le sue condizioni Mtuali elice di stAre abitnalmente bene: 111 1t che di tan{;o in tanto, e specia.lment,e in seguito ltll' intensa. emozione che desta in lui il pensiero della fam ig lia, egl i cn(le in prerl<~ ad attacchi nervosi, consistenti in uno ;;pasmo Ì:;tantanPo di tntte lr meml•m, prima tonico e poi clonic:o, acl:ompa~nato da un (Jffu~cam cnto e r1nakhe volta da perdita totale ùella cosl:ieuza, della durata di quall:hl' mi11ut0. L'esame psichico fa rile>are in lui uua mentalità normale, datt~ la sua condizione sociale e la sua educazione, eù ahbastanza eqnilibmttt nelle circostanze ordinarie. Però egli stC'sso confes:;a che facilme nte cede agli impulsi collerici quando creùe che qualche :;no diritto venga manomesso, e per tale ragione fn per txe volte pnuiLo dnntme i l s1w servizio m ilitare. Anche le ultime manc<Lnze, in segllit.o alle (J mdi e~li fn inviato in Osliervazione, non furono c he In. çppsegqenzfll della irl\scibilità del suo carattere, e della sua impnlsi vi tà, che. paralizzaudn quasi i poteri inibitori, lo fecero prima reagire con vie di f<ttto ad uno scherzo innocente di un suo compagno, e poi gli fecero abbattere l'uscio della prigione, credendo egli di aver diritto ad un'ora eli passeggio. L'e~ame somatico, pnr non mostrando alcun di:;~urbo funziomtlc iu atto riferibile al sistema nervoso, fa rilevare note antropologi<:he degenerative molteplici ed importanti. Esse sono : plagiocefalia de~u·a ed acrocefalia; orecchi scssili e ad ansa, zigomi sporgenti, fronte bassa: rima pa.lpebrale tagliata obliquamente. G li accessi convulsivi sofferti dal B. nell'infanzia, il sonuambulismu e il sonniloquio, la eccessiva e~,;citabilità e l'impulsivita clel carattere, il numero e l'importanza delle note somatiohe degenerative sono tanti fatti che oltre a rivelare nna natura profondamente nevropatica accennano con grandissima probabilità all'esistenza in atto della epilessia, di cui sa1·ebbero una esplicita manifestazione il suo carattere impulsivo ed eccessivamente collerico, e gli attacchi nervosi attuali che egli deStrive con molta esattezza, pur volendo che non si dia ad essi al cuna importanza, poichè egli intenderebbe di continuare nella carriera rlelle armi. 3-
Giorualt medi~o.
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Ul\A SERIE DI OS~ERV A7.J0l\I PSIOHIATRIC'HE
Per quanto si è detto si ritiene che il B . non sia idoneo a conti-
nuare il servizio militare nè nell 'arma dei RR. CC., nè in qualunque altro corpo, e che sia quindi da eliminare dall'esercito, costituendo la sua impulsività e la facilità in lui di cedere all'ira un pericolo permanente per l'ambiente militare, e d'a.ltra. parte per essere molto probabile che, dato il fondo degenerativo del suo carattE>re, questo non si adatterà mai alle esigenze della disciplina. OssERYAzroNF. !Y. -
Fnmosi epHettica.
La guardia di finanza D. L . A. fu inviato in osservazione in quest'ospedale, perchè il giorno precedente aveva dati segni di alienazione mentale. Uscito tranquillamente di caserma, dopo aver fatto il suo ser\izio, si recò verso la stazione ferroviaria, dove alle ore 10 cominciò ad a t tirare l'attenzione dei passanti per atti e parole strane, tanto che uno ne avvertì il comandante la brigata di Piazza Termini. Questi, recatosi dove era il D. L., lo trovò in preda a viva agitazione, perchè diceva di essere fatto segno alla persecuzione di tutti, e perciò voleva andare a Napoli e poi a Messina a vedere sno padre, che è morto da molto tempo. Portato in caserma, rimase in preda al delirio, tenendo un contegno riserbato, taciturno, diffidente, ed accennaudo nei soliloqui i \ a gente che lo minaceiava. Uno zio paterno ed un figlio di questo sono pazzi: il padre mori di malattia cerebrale in sette giorni. Egli soffrì di febbri probabilmente malariche. Fin da bambino dice di essersi accorto di avere di tanto in tanto delle vertigini istantanee, per le quali è obligato a tenersi per non cadere. Nelle informazioni date dal sig. comandante del corpo è detto che «in qualche momento egli resta silenzioso e con lo sguardo fis:;o in un punto qualsiasi-.. Una volta, a casa di sua zia, cadde improvvisamente a terra incosciente, ed un7altra volta gli accadde lo stesso essendo di cucina alla. brigata San Pancrazio, trovandosi poi, senza sapere come, nel letto. Non vi sono altre notizie anamnestiche degne di menzione. L'individuo è astemio. Dell'accesso di follia del l 6 novembre egli non ricorda nulla. Ecco come racconta gli avvenimenti:« Io ero da quattro giorni alla brigata eli San Paolo, ed il 16 montai regolarmente di servizio dalle 4 a mezzodì, dopo andai a mangiare, e poi a letto. Fin qui permangono i miei ricordi; poi vedo come in nn sogr10 che mi misero in pr~ gione, e poi mi trovo qui all'ospedale dove mi dicono che sono da parecchi giorni » . L'ufficiale medico che l'ebbe in cura, ed i compagni del reparto concordemente affermano che il D. L. per circa 20 giorni si mostrò completamente fuori di sè: accennava a idee di persecuzione intercalate a minaccie, prima pit\ vivaci, poi mano mano pit\ sbiadite e confuse. In questa fase apparve anche qualche idea delirante di grandezza, ma vaga, scialba, come una semplice affermativa, non colorita da alcuna manifestazione emozionale (Io sono Dio).
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SOGGETTI MILITARI
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Dopo una. ventina di giorni il riordintt.mento psichico era completo, e l'infermo era ritornato nella sua primitiva personalità, pur restando
con una certa espressione di storditezza nella fìsonomia che gli dà uu'aria strana di trasognato. L'esa.me psicbico fa rilevare che la menta1ità del D. L., pur essendo ad un livello inferiore alla media, attualmente non presenta anomalia, traune la. lacuna mnemonica dianzi ~ccenn ata. L'esame somatico del sistema nervoso non mette in evidenza alcun disturbo funzionale, tranne una. notevole diminuzione del rifles<so faringeo. Si riscontrano però in lui le seguenti note antropologiche degenerative: dolicocefalia molto esagerata; fronte stretta; oreccllie ad anstt.: angoli lemuriani e zigomi molto sviluppati. In seguito alle notizie anamnestiche, e specialmente per essere il D. L. caduto due volte in stato d' incosuienza, con consecutiva amnesia, e per essere stato spesso sorpreso collo sguardo fisso in un punto, si ritiene essere egli affetto da epilessia. L'accesso delirante quivi constatato è in dipendenza della stessa nevrosi, e rappresenta. un equivalente psichico protratto di e'!sa, una vera e propria frenosi epilettica. Si giudica perciò il D. L. permanentemente inabile al servizio militare. OssERVAZIONE
11". - Degenerazione psichiea.
L 'allievo carabiniere S. A. fu inviato in osservazione in questo ospedale perchè, a causa delle mancanze disciplinari commesse, e per il modo di comportarsi verso i propri superiori, aveva dato luogo a sospettare di disturbi psichici. II padre, nato da amori illegittimi, ha abusato di vino, e vive in aperto concubinato con un'amante. L'unico fratello è stato un delinquente precocissimo, ed attualmente è già al diciassettesimo processo per violenza contro persone, a soli 18 anni di età. Egli fu rinchiuso in una ca.sa di correzione dall'età di 8 anni sino ai 12; in seguito rimase sotto la. sorveglianza paterna, che a suo dire fu eccessivamente severa. Non abusò di vino, e pare che non conosca donna.. Non è possibile sapere da lui i precedenti della sua vita, che egli vuole occultaTe, data la facilità colla quale mentisce, ed il fl\tto stesso dell'essere stato in una casa di correzione è stato da lui ammesso solo qua.nùo gli si è citata la testimonianza di uno a cui egli l'aveva confì.da.to. Del resto di tanto in tanto si riesce a strappargli qualche mezza confessione di violenza commessa sia. prima di venire sotto le armi, sia. da allievo carabiniere. Le sue mancanze, punite o no Jisciplinarmente, hanno tutte la stessa impronta di reazione ad un creduto torto, reazione violenta, certe volte addirittura ferina. Di ciò ha dato prova stando nel riparto, contro il personale di custodia, qud.ndo questo non lo assecondava nelle sue pretese ingiuste e contrarie a l regolamento. Questa sconoscenza di ogni freno al suo desiderio forma un altro lato caratteristico della sua natura, ed è pc1· questo che egli tende ad
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t;~.\ SERIE Dl OSS ERVA.ZIO~l
PS!CHIATRI C IIE
abbattere qualunque resistenza ai :>uoi capricci, spesso ricorrendu alla violeu:r.a contro la persona. Egli stesso confessa di essere violento, facile all'ira, amante della. vend etta, che ritiene un diritto sacrosanto di ciascuno. Dice di essere sempre stato affatto iosocie>ole, non ha mai avuto nè amici, nt- compagni, e nemmeno il sentimento dell'amore, anche nella form a pitt bassa di ist\nt.o sessuale, lo ha mai· r.Lvvicinato ad un altro essere della sua specie. Il riflesso d i questo senti mento di ri pulsione da parte dell' a m bient e sociale è da lui interpretato come una manifestazione <•sti le dell'a mbie n te stesso. P er i ge nitori dice di sent ire atfetto, e specialmente per la madre; ma quando gli si espongono le condizioni misere eli qne.5ta donna abbandonata Ùg.l marito, e di cui l'altro figlio è quasi sempre in C<Lr· cere, egli non fa apparire sul suo volto nessuna com mozione, e per tutta risposta si stringe nelle spalle. Di carattere chiuso, taciturno, niente comunicati~o, spesso uova entro di sè silenziosamente un pensiero di odio o eli vendetta, ulJe ingigantendo sempre più sotto l'attenzione continuamente rivolta sopra di esso, asi'mme la forza <li un 'ossessione nel campo ideatiYo, ed il grado di impulso irresistibile nel campo voliti,·o; e come scariea df:llht eccessiva tensione accumulata, esplode in atti di ira cieca. Co>:i un giorno, dopo essere rimasto n. lungo silenzioso ed accigliato, come del resto è q uasi sempre, tutto ad un tratto scaglia con violenza nn 1Jicchiere contro al muro, facendolo in mille pezzi, e poco mancando d te non ferisse un compagno. Interrogato snlla causa del fatto, rispose di essere irritato per ht sua deten zione, e che sentiva il bisogno di s(oga1wi con qualche atto violento. Dalla esposizione anche sommaria del carattere morale dell'alli evo carabiniere S. si può rilevare come questi sia un indi vitluo nei cui organismo psichi co esistono due gravi di t'etti: la scarsezza cioè del ,.;e n so otiuo-sociale e la debolezza dei potet·i iuibitori. P er tali deficienze, che molto probabilmente hanno una origine degenerativfl. ereditaria, egli può essere definito psichicamente nn imbecille morale e sociale, ed un impulsivo, o, in modo più comprensivo, nn degenerato psichico. Si ritiene, come tale, inadattabile alle esigenze del servizio e della. disciplina nell'arma dei reali carabinieri non solo, ma anche in qua.lnnque altro corpo del regio esercito. o~~ERVAZIONE
12". -
Delir·io alcoolico acuto.
La guardia di finanza L. R. entrava in stato di alienazione mentale .il giorno 31 dicembre u. s. E individuo di buona costituzione fisica, senza. precedenti morbosi. Il padre abusò di vino, la madre soffre spesso di cefalea; un pro-zio mori in carcere, un cugino è pa:~~zo.
IN SOGGETTI MILITARI
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Egli dice di essere stato abitualmente temperante n el bere. Non ebbe sifilide. Ora che le sue facoltà ment.ali sono ritornate nelle condizioni normali. egli è in grado di raccontare come insorse il suo disturbo psichico, e in modo abbastanza particolareggiato, poche cose essendo rimaste da lui dimenticate. ::\ei g iorni ~O e 21 dello scorso dicembre (\gli ebbe nna intens~:~. cefalea frontale, della quale soffre di tanto in tanto, con aiflusso d i sangue alla testa, e fu perciò esentato da nn turno di servizio. Non essendo ancora del tutto scom parso il senso di pesantezza a.l capo, sopraggiunsero le feste del Natale, durante le quali egh si abbandonò a forti stravizi, bevendo una quantità d i vino insolita per lui, perdendo il sonno per tre notti consecutive, tra iJ servizio e l' orgia, e rest1mclo q nà:;i sempr e in locali chiusi e for temente riscal dati. X un si e\Jbe però in qu esto t empo una vera ubbriachezzil., o almPnn UnO StatO di intossicazione alcoolica tale da richiamare J'attenzione dei snpetiori del L.; nè gl i eccessi alcoolici. si protrao;~ero ol1re il giorno 2!i, chè anzi egli ùice aver bevuta ùa nllora minore quantità della solita razione di vino. I •l isturbi ~ent<1li apparvero il giorno ~7, sot.to forma di delirio conf11-;0, attnn·erso i.l quale si manifestavano aHeruatiTamt>nte idee d i grnn·lt>zza e di per~ecnzione, le une e le altre traenti origino cla falsi apprPzzamen ti dell'ambiente e dei fatti ovvii che si svolge\~ano intonw a lui. Così, essendo egli d i servizio ad una por ta de lla città., e 1 do,enrlo sorvegliare l"introdnzione del bestiame, ne contfwa nutoma· tic:imente i capi, come per lunga abitndinl! del suo n!licio. senza che tal e atto mentale avesse var•:at.a la soglia della :o:ua eoscienza. e poi si meraviglia\a di sapere il numero delle be,;tie, i nterpr~t f\ nrlo fJ Ucsto fatt t• com e una divinazione sovrumana, e da ciò passando subito n.lla cou•·lusione elle egli fosse lo Spirito Santo. _<\vendo negata. una cunce~.~ir.ne insignì fìcante ad alcuni boari, per un eccessi ,-o e :m bi t nneo zel n nell'adempimento del proprio ùovere, ben presto è pre-go dall'idea che questi gli volevano un gran male, e se ne guarda. con tutta cantela, qnanrn uque nè una parola n è nn atto loro giustificasse tale Limore. Di n ·ntato suggestionablle sino al punto da ubbi,lire pussivamente a tu trt' lt! ingiuuzioni che i suoi compagni gli faceva110 per scherzo, roo..,tra la rnancauza del senso critico pii1 elemèntare, n•canòo;.;i alht Hanc.a d'Ital ia a riscuot er €' 100,000 lire sull'assicur azione di un suo cnll,..ga. A questo punto sor~ero gli errori sensoriali, solto forma di alb1t·inazioni visi ve Yngbe, a contenuto non determinato, ma come fantn-.magorie che valevauo ad nccrescere la confusione della :mH. mente. 11 ;_H dicembre entrò nell'ospedale essendo in una fase di agitazionf' maniaca, con l ogorrea ecl icle01-rea su di un foudo sentimentale improntato alla più chiassosa al legrezza. L'agitazione rot.niaca contiuuò nei giorni su ccessivi, e specialmente la notte; ma, essendo l'inf~:-rmo diventato lurido, cl amoroso e qualche volta anche aggre<:sivo, fu Ìn\'iato il g iorno 6 gennaio a l ma11icomio. (~ui Yi rimase sino al giorno 4 febbraio, quando fu dùnesso guarito, per ritornare in questo ospedale, dove da allvra si è mostrato sempr e menta lmente riordi nato.
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U~A SERIE DI OSSERVAZIONI PSIC'HJ..\TRICHE
Fatti somatici di rilievo non si sono osservati nè durante la fase delirante nè posteriormente. Dai fatti che hanno preceduti i disturdi psichici del L. e dal modo di SYolg<.'rsi di essi si è di avviso che questa guardia di finanza sia. stato affetto da un delirio alcoolico acuto, giudizio diagnostico condi viso anche dal signor direttore del manicomio di Roma. L'essersi svolto Lale delirio specialmente dopo qualche giorno dacchè gli eccessi alcoolici avevano avuto luogo, preceduto ed accompagnato da iperemia cerebj·ale, l'essere durato così lungo tempo, e l'aver a>;sunta una fisonomia diversa e più grave di quella ch e dà la comune intossicazione, dimostra nel L. una estrema suscettibilita a questo veleno nervoso, ed uua intolleranza di esso che è propria dei tipi originariamente fiacchi nella loro co::.tit.uzione cerebrale. Tale fiacchezza si adclimostra anche nell'esame psidùco dell'inclividu0, che rivela uua men.talita povera per ideazioue e debole per volontà. B molto probabile ehe i disturbi psichici, avutisi in sE-guito all'ultimo eccesso alcoolico, si ripetano per l'a.vvenire in circosbtnze idt>llticlte, od anche per cause congestionanti meno intense tli quelle d ell'ultima volta, data la. teudeuza dell'inclivi,luo a tali iperemie cerebndi. cho si maaifestano con cefa.lea ed afflusso di s~tngne al capo. Per tale ra,gione :::i è di parere essere il L . non idoneo al ser\'izio militare, e.:;senclo stato affet.t.o dn. una forma di alienazione mentalt> J,.., quale, quaJitunqne attualmente guarita, può riprodursi abbastanza f:1 cilmente. Q,_-;ERVAZIO~B
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EtJ ni m lonti epilettici.
La guarJia di città Z. G. venÌV<l> inviato in osscn-azione in questo ospedale il gioruo ~G gennaio, perchè, essendo di piantone, ave~a esplosi due colpi d i pistola senza estrarre l'arma dal fodero, e senza ehe egli sapesse ginsWicare quell'atto. Venuto all'ospedale poche ore dopo in condizion i somatiche e psichiche normali, ed invitato a raccontare come si erano svolti i f~ttti, lo Z. disse che mentre era di piantone, fu preso tutto ad un trarto da olmnbila.zione della vista, da vertigine, e d<t mut agitazione iu. tuttA> la persona che lo face\'a dimonare e contrarsi nelle membra, e che prob<~bi lm ente era stata la causa dell'esplosione, avendo Pgli per caso messa la mano nel foclero della pistola e tirato il grilletto in quei movimenti automatici ed incoercibili. Disse ..d i rieorclare coufusamente della venuta del controllo, al f]Uale ricordava di aver eletto che av~va ~parato, ma poi non rammentava altro particolare siuo a l sno arn vo In caserma. Durante la sua degenza nel reparto si mostrò sempre in condizioni psicbiche abbastanza bene equilibrate, fu tranqnillo e socievole, tenne un contegno corretto, ed una condotla irreprensibile. Xou diede mai a cliveder~ n:aa grande preoccupazione del :;uo stato, nè dell'o:;sen-azione di cui si sapeva fatto og~etto; soltanéo espres:;e parecchie Y•Jlt•• il de:;iderio che non lo si facesse espt>llere dal corpo. Intcrrogatv n.
J:; SOGGETTI MILITARI
più riprese, e presentando a lui sotto diversi aspetti lo scopo della inchiesta, egli non modificò mai la sua prima nalTazione, nè mai vi aggiunse o vi tolse particolare alcu!lo. Dal personale di custodia e dai compagni degenti nello stesso riparto è stato riferito che egl i di tanto in tanto è preso come da uoa certa. agitazione motrice negli arti superiori, che l'obbliga. a portare rip&tntamente le mani al naso e alla bocca, come per toglierne !Jnalche cosa. che lo molesti, e che ciò gli accade qualche volta anche mentre si diverte con loro, ondo è costretto a interrompere i giuochi o i discorsi. Qualche altra ':olta le contrazioni spasmodiche si han110 nel volto, in modo da dare r.d esso l'espressione dol riso sardoni co, mentre che le spalle sono sollevate con scosse ritmiche e ripelute tre o quattro volte. Dicono anche i suoi compagni che spesso parltL in sogno durante la not.te. Nei precedenti eroditarii dello Z. vi è rli importante che il pndrc è beoue; la madre è di cn.rn.ttere molto eccit<tbile e soffre d i cefalea; una. zia è couvulsionarin; entrambi i genitori furono condannati per furti. Egli non soffri malat.tie di importanza; non ebbe sifi lide nò allra malattia venerea ; abusò di alcoolici tanto sotto forma di viuo chE> di liqnori , e due volte fu condannato per ubbriacho?.za. Dice d i Hon arer avuto mai convulsioni nel senso volgare della parola, ma il sintlaco llel suo paese, da. informazioni assunte, asserisce che c dall'età eli anni ~O soffrì di attacchi nevrastenici ed epileltici, commettendo sovente stranezze, specie quando veniva angustiato da qualche contrartetà. o' l era alterato dal vino a cui era d ~dito • · Queste informazioni ~ono in parte modificate ùa quelle fornite dal Commissn.rio di P. :--{_ rli Ale~sa.ndi·ia, il quale dice cche egli n on diede mai S<'gni di ne\Ta· ~tenia o epiles~io.; risulta però che egli sente eccessimmento gli effetti del viuo, manif~stando qualche tendenza. alle <'Onntlsinni •· Oltre <t queste due afl'ermazioni che, quantunque apparentemente discorri i circa la. epilessia, concordano però sostanzialmente fra. di lorv circa lo stato anormale dol sistema nervoso dello Z., esistono qn<>llo tlell'individuo, il qua.le asserisce che dì tanto in tanto è preso come da uua. .~nwnùt cbo lo obbliga a dimenare le braccia e !e gambe, cotnc gli av ,~etme uppunto l11. sera del 21.) gennaio, e che, <JUantuul!ne qne~ti atti si e no porfotta.mente coscienti, sfuggono a.ssoln tamf'n te al domi 11 iu 1lella. sna volontù.. Inoltt·e ogli d ice che, ttd intervalli piuttosto lunghi, è sorpreso da nno scint illio como di tante stelle che g li passano da"'anLi agli occhi, e che a questo disturbo spesso segue cefalea frou· tale c vertigine. All'csalllo soma.tico lo Z. pteseuta come caratteri antropologici degenerati vi: plagiocefalia. si n istra, orecchio sinistro ad ansa ed i m pia n~ato aù un livello pitt basso; zigomi sporgenti, angoli Jemuriani molto svilu ppat.i. La sensibilità. cutanea tattile è poco squisita, e così pure la termica; in quanto alla dolorifica poi si banno delle zono molto ipoestetiche, quasi o.nalgPsiche sulla parte superiore del tronco e sugli ani so peri ori, mentre in tal uni punti del!"addome si ha notevole ipernlgesia.. I riflessi cutanei sono normali, tranne il piantare che è tor-
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(.;:\A ~ERlE ni
O)':SF.RY.\7.11):\I PSI(")(lATRH' III':
pi<lo. il r i tlc,.;so faringeo è auch·e!'>!'O al:"[u&n to tardo; i t t>ndinei son normali. gli iridci sono torpidi. Si banno tremori fìbrillari nellf' tnani. Il •·ampo YisiYo è alquanto ristretto. na tntto quanto preceùe appare abbastanza chiaramente t·he la ~n:\r.lia di cirt.i. %. è ati'~&to da disturbi ner>osi nel cn.mpo delllt motilità e della sen,;ibilità: c che mentre i primi si Yerifiea.no nccessioHnlnwntc, gli altri per:sistono anche nei periodi intervallari, come dimostrano le alterazioni della pen;eziou~ tatti le, termi1·a e specialmente dolorifil·:\. E->i;;te r.ertamente in lui nn fondo nevropatico ori~inario, sia per le note familiari, s ia per le stigmate arttropologiche di c ui lo. pii1 notevole è la a:-;immetria cranic<~. .-\ qne:>to fondo degenPmtivo !>i ò aggiunta un'altra causa di alterazione uen·osa, l'abuso olell'alcool, che ha contribnito a mettere in evidenr.A. i disturbi c>he, s'-'nzn. cl i e3:>v, for.~e sarebbero rimasti solam<'nte lrttcnLi. J...' ngiLo.zu,ne motoria che insorge e co;;sa a ll'improvviso, accompagn,t~n. cl a n no st.ato snb-cosuiento o crepus<·o ! A.r~, e q naie h e voi t a ~egnitn. da amne,ia. como fLt la sera del :w gennaio, <>d il clistm·bo <1olla. vi.;t~ sr,tco f'orma di scotomi scintillrmti, a.ecompn.gnn,ti e :wguiti da wrti~ine o et•f.dea, hanno senz<t rlnbbi.o il Vtl.lor~ di nltao.;('hi abort i\·i e <li eqnintlenti epilettici. Quantunque qnesti non siano mai statt pro">cnzittti da persona tec.:nica, pure dal modo p reciso col quale sono do•<;critti dall'infermo e dagli a.st11.nti si pnò atl'ermare in b:1se ad essi l' c.,isten;.o;a clclla ne\r osi anche senza o.;he sia mni stato C'Pnstarato l'al'•'t•sso cla..;sico. l'er tale ragione si ritiene che la gnardia di città Z. i:ia dn eliminn.re dal Cl)rpo a cui appartiene. Osslm>AZIO~r:
14. -
Epil f'~'i a ('.On
t'IJniral('nli p~ i <' hi e i.
TJ'incli \·iduo (·he e oggetto di qne~tn {):''<Cl'\IIZione t'n da. lllf' stndit\tO clifrso, qualt> perito psichiatro. iusielfle al prof. di ni'\TO(Mtologia <kll,\ R. U nivPrsità di H,oma G . .Mi11gazr.ini in un prth'(''"n pl:'na l1~ davanti al trilmnn.le militare di R o ma, rer insnlmnlillaillOll(l e Yil' eli f<tttn Clllltro> snpcriori ufliciali, e fu :ts..:;nlto per ,-izio di mente. Il solcbto F. l3. è figlio di mtu1re cpilcttit·a, eri !Jn n\'IHO nn frat .. JI,, so11"1•rente di eon,ulsioni. che pare siano st.nt;t la <'1ttt41\. immcdintlt d.,f la. smt morte. Da bambino soffrì anch'1•gli eli l'011\'nl~ioni ton1ç!to, CIJ il p e1·dita di cos~·.ien zn. e bava al la hoc,·.a. Ure::winLo negli anui, le convu lsioni c\'ssll.rono qmtsi del t,nt t.o>, m:-t furono sl)-;1 itnitt> da ver tigini e da nsseur.e psichi(' Ire. Egli dict• e !te 1Li tanto in t.anto veùe girare gli oggc>tti intorno a .-i·, scntC\ marwarsi il tl'lTPHO :::otto i piodi, e se non si n.ppoggia n. quakhe O!:!;~et-to, caciP. In quc-;t,o stato, chC' dura pochi secondi, gli si ohnnbiln. h I"Osvil'llil.\1 e :.:e compie qnalcho atto, dopo non se no ricorda. )l'el processo ponalt' che gli fn intentato per insnhonlinazione e rifitlto di ohhl' lienr.~, con 'ie eli fatto contro nn ntlit·i:\1(•, e che fini c0lla suA. a;;;;olu;.o;ione, fu assodato che <'gl i a\PV!I. commC'->si q nei reati iu -.tato di cquin1.lenti JNichiri ~pilettir·i . in piena -in rCI:oC'Ì<'Ililll cl.apP
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SOOG ETTI lllJ,ITARI
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prima., e !':onsecuti vamente i n stato di coseienza crepuscolare: condi7.ioui patologiche che si protrassero per quattro giorni, lascianclo nella sua memoria una lacuna completa. Fu dimostra.to anche nello stesso processo, e si rileva dal racconto della vita del F., e dalle pu nizioni da lui . riportate, che egli presenta t u tte le note del carattere epilettico, e specialmente la impu lsività, l' incostanza, e l'irascibilità, per la quale ultima egli spesso passa iu unu stato di furore morboso che gli oscura la coscienza, sino al punto ùa uou poter più rievocare nella sua memoria. l'a.ccadnto. L'esame somatico, oltre a far rile,are parec0hio note antropologiche degenerative, mette i n evidenza una analg esia, estesa a quasi tntto il corpo. Per quanto si è dett.o, lli ritiene che il soldato F . è affetto cla epil e~sia sotto forma d i pieeolo male, assenze psiehiche e vertigini. e nella forma a nche di equivaleuti psichici. estJliCR.utisi di preferewr.a S•lLto l'aspetto di accessi di f111·ore incos<.:Iente, e quindi si gindiPa permanentemente i11abile al servi7.ÌO militare. 0 .4 SERv \ZW~F:
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f. et'l'hl'ao;;tcnia <'il impulsiritìt.
La guardia di finanza G . V. veniva itwiata in osservazione in quest,o ospedale, i l giorno 2 febbraio, percbè la sera del ~ò gennaio, trova.ndosi eli servizio, prese nPl<:orpodi guardia il suo moschetto c([ un paeeotlicartucce a pallottola, ed uscito fuori, caricò rarma. e spn.rò in aria senza alunu a p parente motivo. I superiori ed i compagni presenti accorsero e lo disarmarono, mentre egli si trovava in nno stato d i estrema Rgitazio ne che finì poscia 0011 pianto diròtto. Il giorno segnente ripresp tranquillamente il suo senizio e lo conLinuò in cond izioni normali siuo a qua ndo fu inviato in osservttzione. Interrogato sull' accaduto, egli mo ·tra ùi ricorclare con suilicieute precisione tutti i particohui del fatto : }>erù appare alquanto oscuro nella sua memoria il momento che seguì immediatamente lo sparo del mrJscbetto, quando cioè la fase di agitazione si trovava nel punto sno più c ulminante. Egli dice, che da lfUanùo era ritornato dalla licenza. -:ioe da circa un mese, era triste per aver lasciata la f1lmiglia, e cht> ta !P. tristezza era re,;a ancora più grave dal 11 011 aver potuto R.vvicinarsi ai suoi, e:,;sendo rimasta dE'lnsa la sua speranza di andare ad Avellino ::apn!uogo della snf. provincia, od al meno a Napoli . Dice che nelle n•>tci precedenti aveva dorm ito poco, ~na pt>r nigione di servizio, e sia Ferchè le sue idee tristi g li avevauo to1to i l sonno. Andato a montare di ,;ervizio dopo una lunga passeggiata, ed a\endo sempre la mente iu g .. mbra dal pensiero della lontananza. dai suoi, e daHa ricerca a ffannosa d i un mezzo per an·icinarsi a loro, g li bal enò l' idea che, commettendo una mancanza, sarebbe stato cambiato dopo la pnn i1.ione, e forse avrebbe potuto così raggiun~ere il suo scopo. Gli pan·e nppor tuno che la ma.ncanza da commettere fosse quella di sparare u n colpo di fucile in ~tria, e senz:~. ulteriore riflessioni" tradusse in att-o il s 110 pensiero. '\
1";\A SI::RH; DI O~SEHVAZIONI PSI CHIATRH "Hb: t>e non chè, avendo i suoi compagni interpretato l'atto da lui compiuto come un accesso di disperazione, ed essendosi tutti messi a confortarlo, egli dice di essersi commosso sino alle lagrime, comprendendo solamente allora l'importanza della. mancanza commessa. Durante la sua degenza a ll'ospedale la guardia G. si è mostrato sempre tranquillo, ha tenuta con1lotta irreprensibile, e tutte le volte che ò stato interrogato intorno al fatto che ha. moti\·ata la sua osserVItzione ha sempre insistito sulla. causale addotta, cioè di aver Pgli voluto con quell'atto richiamare sopra di sè l'attenzione dei suoi :.uporiori, e riuscire cosi a. ragginngere il sno intento. .'unmetto però la insipienza dell'atto sh,;so, capisce che non pu· teva es~ere quello il mezzo per cui pote\a an·icinarsi all<~ .sua famiglia, o dt>plora vin\lneute d'averlo commes:\o, tanto pil1 se gli si at;cenua che quello potrebbe esser causa della sua espulsione dal corpo. Invitato a riferire il procedimento logico del suo pensiero nel momento di decidersi a sparare il moschetto, egli non s:t dire altro se 11011 <·he, sortogli como un lampo l'idea nella mente, si trovò d'averla attuata prim<~ ancora che ue avesse potuto vagliare i l pro e il t;Ontnt. Anche ht memoria dei primi istanti cl1 e seguirono lo :;paro e in lui molto confusa e frammentaria, e non ritorna limpida e continua ~e non dal momento in cui i compagni ed il commesso dnziario presero a eon iortarlo. Dell'agitazione in preda a cui fu troYato d1d Cl~popo,w egli non parla se non per averlo sentito du·e, e 1\jljJ!tl'e l\Ùba;;;taaza chiaro che quel breYe las:<o di tempo costituisco nei suoi ricordi nua lacuna, o per lo m~no uno stato di coscienza crcpuseo!are. ~ella anamnesi fd.migliare dell' indi,iJno si tro,·a. che la naulre fn sempre debole, malaticcia, tendente a c d~~or corp.) alle omhr•' "· cvme di<'e lt~ informazione del sindaco,« erctistica »uomo di.:e ilr.tppurto del medico ò.el comuue. Nulla d'import.ante si ha nei prec~denti perso1.nh del U., sia riguardo a malattie del sistema nervoso in genere, sia rispetto nd altri apparati organici: uè risnlta che egli fosse. dedito agli alcoolic·i, l"lltne purò fu a~sodato che h~ fiera del 25 gennato non a \·eva ben1to \·iuo. LH. 111ontalit.à di questo individuo, esaminata. sistematit·nmcnte. si riv.ala esatta. e pronta nelle percezioni comnni, ed intr-gra. n <'lla IliOmoria., ma fia.cc~L nell'attenzione. bassa nell'ideazione, spccia)m(>nte rispetto a concetti che si elevano al q nanto da i p i Ìt volgnri, fac•ilm•·nte sucrg(>stiouabile in quanto a ,·olontà, e molto prodive nllo emozi• ·nt. b.: i nsomma una mente charestaal disotto della tn edia per quasi tutti i suoi elemr-n ti costitutivi. ma più per lR. fìacchezz~t del poter~ \'nlitil·o e di crit.ica, e per la facilo sua esauribilità, spc~; i al tH ente •tnnndo si trOYt'l. sotto il dominio di uno stato passionale. L'ei:ame somatico mette in evidenza uuo stato quAsi eretistic<• ll·l sno sistonH\ nervoso, addimostrato in spet;ial modo colla ipPrseusiJ,j . lità :d dolore e colla vincibl. di tutti i riflessi. Da tut.to quanto si è detto, data una costituzione psic!tit·a in cui appare chiR.ra la debolezza dei fattori più eYoluti della. mente. è facile !'apire come ·in essa gli impulsi inferiori, sorti dall'incos<:iente e ùal sulJccscente, pigliano facilmente il sopra\'vento e come assurgono alla im-
l:-1 SOUGET Ll ~IILITAIU
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portanza di idee o di azioni coatte, :mlle quali i poteri inibitori non banno alcun dominio. Tale stato d i cere b•:astenia, in parte con genito, raggiunse la sera. del 25 gennaio una intensità i11solita per le condizioni emotive in cui il G. si trov11.va, sino allo offuscamento d ella coscienza ed alla par ziale amnesia. QLteste uond izioni mentali accessiooali sono incompatibili col servizio militare, nel quale è iudispensabiie che l'individuo non perda mai il m ezzo di controllo e di repressione dei suoi atti, e sia sempre in g-rado di apprezzare il valore e le conseguenze di essi. Si propone perciò che la gnarùia G. sia eliminato dal cor po. ÙSSERV AZIONE
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lstet'iSIIIO.
La guardia d i città R. A . veniva invin.to d ' urgenza in que:;to o,;pe· dale il giorno 14 a prile ultimo scorso, perchè era stato pre:;o da. con ;ulsioni e da un morbo•;o f urore, durante il qua1e aveva espressi proponim enti suicidi. L'nfficiale medico di guardia uhe lo r jcevett.e lo di~.:hiarò in stato di esal tamento maniaco, con agitazione motrice uosì violenta, d<1. rendere necessari i mezzi coe rcitivi. Dopo qualche ora egli si era alq uanto calmato, pur restando però in nn intenso stato passionale ed in una grave confu::;ione mentale, in modo da n on essere in g rado d i rispondere se non p er monosillabi, e forse non essendo in relazione cosciente coll'ambiente. Il giorno seguente, all'ora della visita, percepiva il luogo in cui si tro~·a,-a. ma non sapeva come ci fosse venuto; era torvo, sospettoso, ostile ver,:o chi lo avvicinava, e di tan to in tanto diceva che era meglio farla, finita colla vita. Rimase in q ueste cond izion i quel giorno e l'a.lLro, avendo sempre la mente concentrata sulla rievucazione del fat to c he a,-eya. dn.to luogo a quella esplosione di fu rore, come si poteva intend ere dalle espressioni di collera o d i dolore che eli tan to in tanto egli prolferiva, e che erano come sprazzi d i luce, attraverso i quali si poteva scor· gere i l fon do tenebroso d ell 'ani mo. Mano mano che l'agitazioue interna si andava. ::a lmando, l'amuit' nte nuo,·o cominciò ad in teressare il R., il quale pan·e fìnalnlPnLe cTistolLO da que llo che a\·eva format o come l' uniuo pnnto di attrazione di tutte le suo facoltà. mentali, di venne più espansivo: meno ostile, e quella c n p<~ tristezza e q ue l sentimento di taediwn vitae scomparvero fìnalmeu te daUa. sua :fìsonomia e dai suoi disJorsi. Kei giorni seguenti il suo umore si anrlò sempre più rischiarando sin o a d iventare gaio, il suo contegno divenne d el tntto corretto, rispettoso verso i superiori, amichevole verso i compagni, e tutta la sua mente ritornò nel perfetto eq uili brio dei suoi poteri costitutivi, che paiono sufficientemente evolnti. Spesso però fra gli altri prevale il sentim ento. il cui tono rapidamente si eleva al menomo stimolo, e specialmente d i fronte alle contrarietà di qua lche suo desiderio che il R. vuoi soddisfatto a qualunqne costo, colla petulanza di un capriccio infant ile. Allora l'ira esplode in lui con parole ed atti minacciosi contro chi l'ha p rovocata, mentre
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l' in!.e nso arrossimento del volto ed i l tre mi to in t nt.ta la pe rson a, mo:;;t.mno come il suo s istema nen·oso pe rifer ico p igli pane a quel tumulto de lla me nte. D n quanto risulta dal rappor to del l" i<~pettore comandan te, l 'accesso com·nlstvo ed il consecuti \"0 morboso furor e del l.J: aprile furon o provocati d a l cambiamento J i b riga ta, ordinato quel g iorno ist es:;o come >:empliue pro'i· ved ime nto amministrativo, ma c he il R. inte r pre tò come un tor to l' he gli s i faceva ad ist igazione del s uo ma resciallo: e quest.a falsa i nt0r pretazione d i un così sem plice e \ ento di serviz io valse a r id nrlo n dio stato dianzi ùescri tto. H.is n lt a a ltr e>: i llal rn,ppor to m e d esi m o cl1e egli è eli carattere ecc ita bilissimo, e c he da q ualPhe t.e m po si cr~;>d e pe rsPgn it.ato da un suo su periore sol percltè qn esti l o ha unrt \ Olt:t punito, forsP a torto. D a informazion i assun te per conto dPl s uo coman 11ant e d i rOr JIO e di IJh.-.,.;t n. dire zi on e si t> ve nuto a sa pere c he il padre del H. è indi\-itluo molro irascibile, la m ad re e tre fr..~.t e lli sono eonvnbionari. E gli a!'1sc·r is1;e d i a~Pr sotf"er to d iven'e a lt re volte d i 1U:cessi s im ili a q uello de lla st-r<~ de l 1-1: a prile, se mpre in S<!g-ui éoaeontrar ietHiìoWcr te. H.is ult a anc bech e 7 o 8 anni or sono, Pssetldo stat o g in:<t <tmPtHe l'i 111 prove rato da suo pndre, t •'ntò di s nù:idarsi, i ngere ndo una fo rt e <losf' di laudnno. Anch~ il 14 apr ile e!-1prosse proponintPn t i sni<·idi e ~cris,;e a s uo f ratt>.llo una. lett.era uclla (1uale accennava a que"te id(·e, <:he fors€1 i ntcnlle Ya di attua re coi tl'Ocisui dì snblimato Gorro!:iivo elle gl i fnrono t.rovA.ti indos:>o. T;esa me SOlllat.ico met t,e in ri lie vo nna Ùimi nuzÌ Ollt' molto note\ o]e 1lt>.l senso Jolori fico, la scom parsa dt-1 ri H e s~o faringt'O. i l restr ing-inwnro ~le ! campo visivo, ]a facile estturib.ilit à del tono vas\:O I ~tnl so( to f orma d i .!Prmop;mfì smo, e dd tono musel.\nre t: he s i rivela col tre more nei mo mett ti d i eccitamento e mot i ,o. !•a i ÌJre•·edenti e redi tari i e persona l i. <htl modo eonw ;;i :;;yo\:;e l"acC•'""'I del giorno l ± a pr i le e segltl-'n t.i, da i fn.tt i p;;ic hici e som~~tÌ<' i rac•·ol t i dura nte l'osscrnl z iono, r isu lta ch iar a mente c he la ~nardia di città 1:. A . e i ncl i\·id uo profoncbmeutc ne -;T•JjHLtico. i n 1;ni s i posso11o Ùe><tttre episodicn.rnonte delle en11di z ion i mentali mor bose . provocat e cbtg-li stati ptlsswna li, con i mpu lsi ,;niuiù i. L a resi .~ tau z a de!!" jnd i\·idno a~ li ecl' it.a.mcn t i e mozionali è così fiacca, e la reazione ad essi è cosi v tolt-llta cla produrre un gra,·e pl'r tur hament<• nell a. coscieuu~, s ino a lla ccs.:azion e com piPta d i q uesta, con con,.;,•e u ~i n \ Rmnesia dd 1)erioclo ùi t.eml~<J ~-orriHpo ndente. Mul to pruiJahil nwnte i di;:;t.nr bi Yasomotori della t·ircnlazione c ·~rebral e rappreseuta110 lP cond izioni fis i o- pa tol ogi ~.; h e d i qnP:<t,i d isor d ini, il c ui fo uda.meu to ::;i deYe rieonnseerC' in una ne \Tosi, i n t e ressa n te i n m odo eg-nnl mente g ra \·e i centri. <'creLral i e q uelli del simpat.i<:l' - E poichè g li accessi sClllO !:iPtnpre rll'Lerm i uati dal le emozioJ.:i , :;0 n o precc•lut.i e seguiti d~t una l imitaz ion e molto r istrC'tta nel l·a m po dalla coscienza, c hP n el punto culm iwlllt-e va sino all'abnlizione com plct<t di e.::sa ; poie bè essi presl>nt.ano in q uesto periodo de i 1110\Ìment i t·onvu lsi\·i disord inati, a lternati da g rida, Ù<1. pin.nto e da pose pnssi oua li, uo:;i da ùar loro l'appare nza di un morho:<O furore ; si de,-e ri tenere uhe la llC \TOsi da cui e a fl'etta la gnar lia di <·ittà R . è l'isteri ~mo nella s ua fnr m a più gra \'e, i n q ue Il a cioè d i istPro-e pile!:isia :;;n fond0 ere ti i tari0
degenerativo. I disturbi funzionali som;~t ici ehe si son rilevati, confl!rm<~no ancora. pii1 q ne:>to cvncetto diagnostico. . In analogia a quanto è rlisposto dalrarticolo :W dell'Elenco delle in· fermità es im er~ti dal se r vi~io m ilitare, si giudica i l R. non id<Jneo al ,;"rrizio. (b~Em·Azi oxE
:n·· - Dr~e nt' l'nz ione ps ich ica.
n ;;oldato de l ·l:'' reggimt·al,o Ctl.\'ctlleria F . E . veniva rico\·erato Ili questo ospedalf' il giorno 1!1 lllttrzo u. s. per u na fPrita da arllla da fuoco t;he pr~"sentava il foro di c n l rata ad un dit.o trasverso di sopra al capezzolo della mammelht sinistra, ed i l foro di uscita al punro m3dio Jel margine posteriore dolln. rrgione deltoidea, avf.'ndo il proièttile percorso la parete anteriore del torace e del cavo as<:ellan:, girando intorno all'omero. L' iuf".:lrmo nou p resentò fin d,d primo gionto alcuD siowmr, rife ribile a ferita. deliP. eost.ole nè degli organi intemi, e le dne solu;,.ioni di conLinuo della pelle cicatrizzarono in brevissimo tempo, restando solo come conseguenza di lesione di qualehe n tmo de l nervo cin:onf\e:;;;o. la ipotrofi1~ del tlcltoide e la parosi di esso; reliquat i morbosi che colle adatte cure and;1.rono sempre migliorando, ed attual mente .sono quasi del tutto scomparsi. La fer ita toracica fu prodoUa tt scopo suicida, e~ in seguito ai ii_ttti co~1 riferiti (1al soìdato F. Egli trovavasi a R oma ù1 liceuza percl1è avo\·a fatto pervenire al comando del suo IPggimento informazioni inesatLe c irca una leggera mal11.ttia del padre : l' lllganno era st~tt.o svelato dall'arma dei H.R GC. ed ep;li era stato richiam.tto al cor po. Prima di partire anelò a prender commiato .-la nna g1ovinetta, colla quale è in re1a7.iouo d'amore, e con es~•~ ;;i intrattenne in l ungo col1oq nio, che si aggirò sempre sullo eontrariC"ta che il loro amore t.rovA.n~ nella f ,,migli<t di lei, per la di versità. della loro condizione sociale. E ra il loro animo rattristato dalla certezza c he mai sarebbero stati. e5<1.ud it;i i voti del cuore, a ~i~~ la gio•ane aveva espresRo nella sua d isperazione il proponimeuLo di suicidar si, quando sopraggiunsero due fratelli di e:;sa, i qu~tli inveirono conti-o il F . in m olo da provocare una conteRa1 c he non arrivò alle vie di fatto solo per l' interposizione eli altri, e menarono \'tt1. la sorella minacciandola, ed afl'ermando ancora più en ergicameute l'he il matrimonio non si sarebbe mai fatto. I n quel momento sors(;l nel :V'. l'idea s uic ida, e d'un tratto dominò siffattamente la sua cosc1enza. che nessun'altra idea. t rovò piì1 posto nel campo di essa, uessnn altru sentiment<J si fece pitl vivo ìn lni che valesse a trattenere il corso dell' idea fatale. Chiuso in questo p;:oponimento, che oramai fo rmava il punto di mira verso cui con,·ergeva tutta la sua m ente, egli EtnJu, quasi in uno stato d i automatismo ambulatorio, o come egli stcs:;o dit;;e, quasi in , uno stato sonnambolico, a comprare una rivoltella; si recò al cimitero, e vi compl l'atto insano. Immediatamente dopo il suo ingresso all'ospedale, il 1! si mostrò t-aciturno, accigliato, e fu inteso dire di essere spiacente che il ::;uo 1
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4.G
U:\.\ SERIE 01 OSSERVAZIONI rSICHIATRICHE
tentativo fvsse rimasto vano, e che se ne M·esse avuto il destro lo avrebbe rinnovato. Non valsero a distoglierlo dai suoi tristi pensieri la madre ed i fratelli che vennero subito a vederlo, ma il suo animo si rasserenò tutto ad un tratto quando la fl\miglia della sua amante gli fece sapere che non sarebbe stata più ostile a.l suo amore. Da allora il conteguo del F. divenne normale, e così si mantenne per tutto il periodo della. osservazione e della cura. I precedenti di questo soldato non banno nulla d' importante n€> dal lato famigliare n è d !\l quello personale. Egli non soffrì mai di accessi convulsivi; non eccedè mai uel vino, di cui è piuttosto intollerante. L'esame somatico non fa rilevare alcun fatto degno di menzione; e l'esame psichico, per quanto accurato, non mostra in lui alcuna notevole deficienza. o disquilibrio nella percezione, nella memoria, nella. ideazione, nella. volontà, e neanche nei sentimenti, in condizioni normali. Senonchè il tentativo di suicidio in seguito al fatto accennato ùti. a divedere come la condotta di questo individuo pos~a essere deviata dagli stati Amozionali sino al punto da. pervertire l'istinto piir profondamente radicato in ogni essere vivente, quale è quello della propria conservazione. A tale eccesso contr ibuirono certamente, oltre che la contesa coi fratelli dell'amante, anche altri fattori parimenti di natura emotiva; il sentimento della. mancanza commessa per carpire la licenza, il distacco dalla famiglia, il contrasto che incontrava il suo amore, e più di tutti il proponimento suicida. espresso dall'amante, che forse valse ad orientare nello stesso senso la. sua mente, colla forza di una potente suggestione. Tutte queste cause però non valgono a spiegare !"eccesso del F., se non si ammette in lui. una grave deficenza della capacità di resistenza agli stati passionali, che è propria degli organismi mentali Jìn.ccamente costituiti, nei quali i poteri superiori della mente non valgono in circostanze critiche ad opporre una valida resistenza alle passioni irrompenti, ed essi restano da yueste travolti, spesso nel senso loro .additato da una idea suggestiva che in quel momt-nto domina. il campo della loro coscienza, e che li può spingere tah·olta all'omicidio o al suicidio. Sono questi i degenerati psichici in cui taluni sti~oli, e specialmente gli emotivi, quasi si moltiplicassero nei rispettivi eentri cerebrali per condizioni statiche o dinamiche speciali. provocano stati di co~cienza crepuscolare, o re~tringimento del campo di essa, in guisa che nessun'altra idea. ne può >areare la. soglia se non quella ossessi>a del mo~ento, e determinano impulsi violentissimi, talvolta anche protratti, che rappresentano (direi quasi come valvola di sicurezza) la scarica necessaria della energia accumulata t.utta in un senso. Queste condizioni psichi che, se rendono l'individuo poco adattabile all'ambiente sociale comune, lo fanno pericoloso nell'ambiente speciale dell'esercito, dove le esigenze della rigorosa disciplina, e lo adempimento di doveri talora gravosi, possono destare più facilmente questi violenti stati passionali. • Ri 1·itiene perciò opportuno, neil' interesse dell'esercito, che il F. ne >enga eliminato, per il disquilibrio facile a. prodursi nella funzionalità dei costituenti dPlla sua mente, che talora lo rende non pieuamente cosciente dei propri atti.
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IN SOGGF:TTl MILITARI
Oss ERVAZI ONE
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23(\- Inadattahilità al ~er\1zi o militare in uno p~iCOJ)ati co late n te.
La guardia di città O. A. entrava in os~ervazione in que:'to ospedale il giorno ~3 marzo u. s. in seguito al fatto così esposto nel rapporto del signor ispettore comandante. Il O. faceva parte della squadra travestita fin dal suo primo ingresso nel corpo, ma non compiendo·vi troppo bene le sue funzioni, ebbe ordine di restituire la tessera. di travestimen to e di indossare la divisa il giorno 20 marzo. Questa disposizione, streUamente regolamentare, ma. che privava il O. di un vantaggio a c ui, come egli stesso dice, tntti tengono molto, ed egli tiene ancora di pii1, gli dispiacque tanto, che nel giorno stesso si assentò dalla. caserma, e scrisse una. lettera al brigadiere, colla quale diceva eli non intendere più di far parte del corpo. Però il successivo giorno 23, sia perchè si sapesse ricercato per essere arrestato, sia perchè fossero venute meno le sue risor;;e, si pre3entò al commissariato di Oampitelli, ma. teJJendo nn contegno strano, e declamando delle poesie. Per tale contegno e per es:~ersi mostrato agitato durante l'intet-rog-awr io, il medico del corpo, chiamato a. visitarlo, credette opportuno il suo invio all'ospedale. Qaivi, durante il lungo periodo di osservazione, si poterono notare i seguenti fatti. Il O. si contenne in modo sempre piuttosto altezzoso coi suoi superiori, ed assumendo quasi una certa. aria di superiorità ,·erso i compagni, dai quali, e specialmente da quelli facenti parte del suo stesso corpo, si tenue sempre a distanza. Impiegò le lunghe ore di ozio leggendo e commentando le poesie di Dante e Petrarca., eLe egli tiene riunite in un solo volume, che non lascia mai, e c he JJOrtò seco quando abbandonò la caserma. Qualche volta espresse i suoi pensier i fil osofici in scritti che si fece premura di presentA.re ai medici del reparto, e nei quali esponeva confusamente teorie lette chi ~a dove, e che mostrava di non aver capito se non nella parte piu snperfìciale. Circa la mancanza commessa egli sostenne i n principio di essere nel diritto di abbandonare il corpo, malgrado la ferma contratta, quando i suoi superiori non si erano com portati bene con lui. E che non si fossero comportati bene egli cercava di dimostrare con •ma lunga enumerazione di servigi resi straordinariamente, e in compenso dei q n ali, egli diceva, gli veni \a fatto l'affronto di obbligarlo ad indossare la. divisa che abomina. Fini in ultimo col confessare che IR. sua mancanza fu dovuta all'avversione per la di -visa la. quale, oltre che imporgli obblighi maggiori, mette\a in evidenza il vero essere ~UQ. che egli crede inferiore ai suoi meriti. n o. è figlio di genitori morti entrambi di tubercolosi ; l'unico fratello morì pure di questa malattia, la sorella, prcclive alle idee mistiche, si fece suora. Egli, rimasto orfano in età tenerissima, e quasi in balia di se stesso, fu denunciato per furto semplice :.!l'età
U:\"A SERH: DI OSSIWVAZIO:-IJ PSHHlATint:HE
di l(J anni. Rinchiuso, ad istanza del suo tutore, in un istituto di correzione per 4 anni, vi ebbe l'istruzione elementare, e vi imparò il mestiere di falegname, ed un po' di musica. Ritornato al suo paese, visse delle poche risorse della sna famiglia, p i ù che del prùdotto del suo lavoro, che egli credeva troppo umile per sè. Quando ebbe dato fondo al pic(;olo patrimonio, si arruolò nell'Arma dei l:tH,. cantbinieri; ma, aYenrlovi tenuto cattiva condotta, non potè ottenere la raffennu , e allora, per campare l a vita, si arruolò nel le guardie di città. Da bambino so{ti:ì di una malattia nervosa, per la quale dice di essere rimasto colle membra contratte per circa un m ese. Attualmente si present,a in ottime condi~ioni di salute, che del resto dice di av<'r sempre goduto, ed all'esame solllatico non mostra altri fatti degni di menzione se non una notevole ipoalgesia in alcune zo11e cutanee, e l'a.bolizione del riflesso f'tl,ringeo. Dai documenti avuti in esame, dall'osservazione nelle condizioni p;;ichidle del C. e dall'esame della cans<:t che produsse la mn.ncanza del 23 marzo, si può concludere che iu questo indivi1lno vi è UJHb stridente disarmonia tra le sue facoltà psichiche e le e~igenze della vita militare, ed una incapacità in lui dello sforzo aucomotlativo per lo at!attamento e la uniformazione della propria condotta a tutta q nel LL serie di fa.t.ti. se non di pensieri, che costit.uiscono la disciplina lllilitare. Il C. incapace di adattamento all'ambiente militare, facilm ente entra in conflitto con esso, ad ogni menomo attrito tra~ le esigeuze <lel servizio e le propr ie tendenze, non trovando i u sè alcuna J.·esistem:a messavi dall'educazione o dalla propria natura, e so~ arrendendosi, recalcitrante, a.lle sanzioni penali dP.lla d i sei p l in a, non Mscnrln la sna mente pervenuta a quella evol uzione, che f~1 riconoscere (·Ome condizione indispensabile della vit~t sociale la legge, ed avendo il suo carattere troppa forza di reazione. Jl C. inoltre è uno psicopatico allo stato latente, in cui già il pl'rtnrbamento delle funzioui mentali accenna a mani f~starsi col bi pertro1ia doll<~ propria personalità psichica, in ·quanto {'gli si crede capace di darsi a studii snperiori alla sua cultura ed alla sua intelligenza, e <ii dettare massime intorno a questioni morali delle quali non può int.endere l'alto significato . . Date adunque queste condizioni p;;ichiche, nelle qua.li bisogna riconoscere un fondo Isterico o per lo me no degenerativo ereditario, ed un dif'ett,o di educazione ormai irrimediabile, e ritenendo il C, individuo assolutamente inadattabile alle esigenze del serYizio del corpo a cui appart.iene, si crede utile, nell'interesse di q nesto, di proporne illiceuziomento. Osslm.vAZro~E 27". -
Deficienza inl ellotti m o morale.
La guardia di città L. :b'. veniva inviato in osservazione il giorno 12 giugno u. s. percha aveva compiuto un òoppio tentativo di suicidio, che, a, parere dei suoi superiori sarebbe stato simulato. Il L . e figlio di padre sano, ma la madre soti're di cefalee r icorrenti con molta frequenza ed intensità, ed è di car attere eccitabile a
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quanto riferisce il figlio. Una sorella ha a.bbandounto il marito e si alla prostitu2ione. Egli non ha precedenti morbosi importanti, tranne <teCPssi di cef<llea in tutto simili a quelli che soffre la madre. L'esame somatico del L. fa rilevare la perfetta iutegt·i ta dei diversi organi ed apparecchi ; però nel la funziona lità de l sistema nenoso si nota la esagerazione delle varie ~ensibilità, e più ancora dei riflessi cutanei, teudinei, e vaso-motori . E degna di nota a proposito di questi ultimi la facilità colla quale l' individuo arrossisco od impallirlisc:e al menomo eccitamento morale, il qual fa,t.to, mentre d imostra iu lui una facile emozi..onabilità, dà a diverlero altre ··ì come qnesta sia. superficiale e mutevole. E come il rossore ed il pallore, anche g li altri concontitanti ~omatici delle emozioni si alternano nella espressione mimica della faccia e di tutto il corpo del L . con una rapidita di successione che ha del femmineo, !tnzi del puerile. Quello che predomina perù aùitnalmente sulla sua fisonomia è la espres>·ione rli uua tranqu illit~t, e si direbbe quasi di un godimento interno, che coutrnsta stranamente colle condizioni attuali dell'indi vidno e con i suoi funesti tentatJ vi.. Con tale facile e superficiale emozionabilitil. si trovano perfettaml'nte in armonia tutti gli altri componenti delle facoltà. meu:.al i clel L., e nn dalla. prima visita f u agevole conoscere in lui un carattere fri,olo e leggiero, ed ~na avventatezza e snperfwialitù. di giudizio non corri,;poudente alla sua età ed al suo ufficio. Egli ha sempre parlato del doppio rentativo di suicitlio come di cosa di podtissima importn.nza, mostrando d i non _saperne valutare le conseguenze relativamente alla sua pol:iizione. ]!; da notare anulte che ad un ceno punto del suo raccouto egli disse chiaramente ritenere probabile che non morisseget tandosi in acqua dall'alto, avendo g;à fatto molte volte nn simile esercizio per divertimento in mare; egli gi nstificava cos1 il sospetto dei suni sn periori che il tentativo fosse simuhtto. 1[a avesse egli avuto o no l' inten;.\ioue di uccidersi, la avventatezza del suo c-arattere ed il poco discernimento del suo intelletto si rivelano <tncora rueglio nell'altro te n t a.ti YO di anrelenamento fatto con sublimato, n on trovando questo f'<ltto nna plausibi le spiegazione nè in una volut~t parvenza eli suicidio, potendo riuscire il 'Veleno veramente fatale, nè nella imptJrtanza della cansa che avrebbe determinato il suicidio stesso, se questo fos:;o stato \cmnH'nte voi uto. Nei successivi interrogatori si ebbe agio di ossenarc che, tra le moltEiplici deficienze, spicca sopratutto nella mentalità del L. la povertà della ideazione, il debole potere as!>ociaLivo, la grave insufficienza del potere critico, onde i suoi discorsi risultano una accozzaglia di idee puerili, destituite di qualunque serietù. I sentimenti f,uniliari sono deboli, i patriottici quasi inesistenti, e così pure i religios i, non avendo l'individuo altra idea del culto divino, all'infuori di quelle che si riferiscono solamente alJa esteriorità dci riti. Il i'!entimento disciplinare poi è molto scarso n el L., anzi si può dire che esso ò totalmen te sostituito dal timore della pena clte sancisce cias('un articolo del regolamento. Il senso morale è in lui così poco evoluto, che ditlìcilmente egli si forma un concetto chinro di ciò che è onesto o disonesto e tale deficienza si mostra altresì colla facilita con cui ricorre alla menz0gna . ~ data
' - Giornale medico.
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UNA SERIE DI OSSERVAZIONI PSICHIATRICHE
mentre nella sua famig lia se ne ha l'indice nella vita sregolata della sorella. Da. quanto si è detto risulta che la guardia di città L. è un deficiente intellettivo e morale; e mentre questo difetto attenua di molto
la mancanza commessa col tentativo di suicidio o colla simulazione di esso, rende però l'individuo assolu.tamente inadatto al servizio nel corpo al quale !~ppartiene, data la delicatezz~• delle mansioni che talvolta. è chiamato a compiere uua guardia di città, e per le quali occorrono ·poteri mentali solidi ed armonicamente equilibrati, più che in un semplièe militare di truppa. OssERvAzxo:s"E 28'
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Imbecille morale.
Il soldato C. A. del 73° reggimento fanteria, avendo dato a sospettare snlla integrità delle sue facoltà mentali, fu sottoposto ad osservazione. Dall'anamnesi familiare risulta che un fratello del C. mori di accesso convulsivo all'età di G anni, che un altro fratello pare abbia sofferto di meningite e che un bambino di questi soffre già di convulsioni. Egli ebbe convulsioni nell'infanzia; contrasse poi la. infezione malarica e soffrì di catarro gastrico per abuso di vino. Fin dall'adolescenza si è mostrato un precoce delinquente. A 11 anni fu condannato per furto; a 16 per oltraggi alla forza pubblica e veniva nuovamente imputato di furto; a. 20 Ù1 condannato 2 volte per furto. Nel gennaio scorso fu sottoposto ad ammonizione e carcerato per contravvenzione ad essa. Pare che in carcere abbia avuto accessi convulsivi. Quest'individuo per ben 4 volte attentò alla propria vita; due volte gittandosi nel Tevere, una precipitandosi dall'alto; ed una quarta volta ferendosi al petto. Durante il periodo di osservazione si ebbe a constatare che il C. è un individuo di caratterl3 estremamente irascibile ed impulsivo. Bastava la più piccola contradizione a.i suoi desideri, per vederlo cadere in preda ad un accesso furioso di collera, dura.nte il quale le minacce si alternavano alle bèstemmie, mentre una viva agitazione motrice, il tremore delle membra, l'anossimento della faccia e degli occhi gli davano l'aspetto di un forsennato. Pare che una volta sia stato preso da un vero accesso convulsivo, come lo dèscrivono i presenti, ma che per la breve durata non fu potuto costatare da nessun ufficiale medico; fu constatato però dal caporiparto lo stato d'animo dell'infermo, più del solito anormale, qualche ora dopo, essendosi egli chiuso in un mutismo dispettoso ed accigliato, dal quale u::civa solamente per emettere grida di lamento od altre frasi indistinte che sembravano del tutto deliranti. Il giorno seguente l'individuo ritornava perfettamente nel suo stato abituale ed era di umore gaio, che si palesava rumorosamente con canti e con schiamazzo. Le facoltà intellettive del C. non mostrano gravi deficienze ; le percezioni sono pronte, la memoria è perfetta e non interrotta da nes-
IN SOGGETTI MILITARI
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suna lacuna., l'attenzione è sostenuta. e continua, l'ideazione, quantunque non si elevi al disopra dei concetti più volgari, è anch'essa normale. I difetti che appaiQno nella mentalità del C. sono la debolezza della volontà, che non ries.ce a frenar6 i suoi moti impulsivi, e la mancanza quasi assoluta del senso morale, la cui grave deficienza si è manifestata in lui fin dagli albori della sua vita. Somaticamente si rileva d'importante, oltre a parecchie note degenerative, un tremore fibrillare alla lingua ed alle mani, e tremore vibratorio negl'arti, l'abolizione del riflesso faringeo e della sensibilità dolorifica. Da quanto si e detto si giudica il C. un imbecille morale e delinquente nato, e come tale si ritiene inabile al servizio militare a mente dell'art. 19 dell'elenco. Qm sotto do il sommario delle altre osservazioni, di cui-per brevità, ho rlovuto omettere le relazioni: Os~ERVAZIONE 3n.
- Carabiniere T. A. Delirio alcoolico acuto in indi>iduo con t.endenza alle iperemie encefaliche. Riformato. OssERVAZIONE 4". - Catabiniere C. A. nevrastenia cerebrale su fondo frenastenico. Licenza. di convalescenza di un anno. 0&.'lER.\.AZIONE 5~. - Inscritto di leva C. C. Imbecillismo ebefrenico. Riformato. OssERVAZIONE 6a. - Inscritto di leva R. U. I sterismo e nevrastenia su fondo degenerativo ereditario. Riformato. OssERVAZIONE 7' . - Guardia di Finanza B. G. Imbecillismo intellettivo e morale. Riformato. OssERVAZIONE 103 • - Carabiniere B. G. Postumi di nevrastenia. Cambiamento di corpo. OssERVAZIONE 16'. Brig. carabinieri B. F. Supposta. claustrofobia. I doneo. OssERVAZIONE 17n. - Guardia. di Città S. U. Franosi sensoria. su fondo epilettico. Riformato. OssERVAZIONE 18n. Inscritto di leva P. G. Malinconia attonita. Riformato. OssERVAZIONE 19•. - Guardia. di Finanza B. D. Ottusità..-di mente. Riformato. OssERVAZIO:-ì'E 22'. - Sold. 3• regg. genio R. R. Paranoia. Riformato. OssERVAZIONE 24". - Allievo carabiniere R. R. Equivalente psichico epilettico. Riformato. Osstm..,~AZIONE 25\ Guardia di Città. D'A. L. Isterismo ed epilessia. Riformato. OssERVAZIOSE 26'. - Coscritto 15 regg. fanteria R. E. Isterismo con impulsi suicidi. Riformato. Oss ERVAZIO~E 29". Guardia di Finanza B. D. Psicosi epilettica. Riformato. OssERVAZIONE 30•." - Carabiniere V. G. Isterismo con impulsi suicidi. Riformato.
SCUOLA D'APPLICAZIONE D [ SAKrP.Ì. ) ! rLITAR.b: G.\BI:- rnro
n'rGIEXF. OlRE1"rO DA l , MAGG!OII I:: >1EOIC0 1·:~10 :'11\iWGI.t. .~ TI
DI U~ PROCESSO RAPIDO PEH L':\.\ AUSI CHDII CA OELL' AC(J t; A, DEL \'L ~O 1:: DELLE lJ HI ~ E BASATO SULL' IMPIEGO DI REAGENTI IN TAVOLETTE COMPRESSE
Per 1 tenPuti 1110 111'1 .:. T ire n: o 1·'. • ·eo•rtll'i-l.elli
Abbiamo intraprese queste ricerche per incarico del nostro direttore maggiore medico E. :Mangian ti, intenùendo egli che venissero controllati, nell'interesse dell'igiene militare, i proce!:'si rapidi di analisi dell'a.CtjUa mediante i reagenti in tavolette compresse, caldeggiati, specialmente nello scorso anno, dai signori Pigne t et Hue {l ). Durante queste ricerche trovammo opportuno estenderci anc·he allo esame del viuo e delle urine. Tale premess<t1 e lo stesso ti tolo di questo rendiconto, de\·ono far comprendere che eli massima l'applicazione delle analisi con le tavo leno compresse si orienta soltanto verso quelle circostanze d'urgenza nelle quali n on si tro>a a portata di mano la q; Cassetta regolamentare da campo per l'analisi dell"acqua e del vino,, ovvero un reagentario consimil e non è a disposizione dogli llfficiali sanitari nelle piccole cil·coscriz ioni. Oltre a ciò si intende pure che ogni discnssioue sulla priorità. dl'l ln, analisi batteriologica i n confronto dell a chimica od alt.riment.i, qui è ~ assolutamente fnori causn.. Ci siamo serviti dei prodotti compressi della casa Uurroughs W elicome e C. di L ondra, impiegando soloids di recente febbrica.zione, e .;otoids che nello scorso anno il nostro DireM.ore aveva fatto Yenire e custodire nel laboratorio allo scopo d i controllare anche la possibilità della loro alterazione col tempo. Inoltre abbiamo eseguito ciascun saggio in confron to dei metodi più raccomandati dai >ari autori.
DI UX PROCESSO RAPIDO, ECO.
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Diciamo subito che i soloidi di vecchia data li trovammo conservati perfettamente, e che anche da essi ottenemmo reazioni pronte, sensibili, come (1a. quelli di recente fabbricazione. Soltanto i soloidi di polvere di zinco non conservano la forma di compresse e si riducono presto in polvere. Inconveniente davvero lieve, dato lo scopo cui debbono servire. Abbiamo credu to opportuno di far costruire una cassettina di centimetri 22 X 0 X 17 e quindi facile ad essere trasportata, che contiene pochi strumenti, e reat~ivi che occorrono per questi e!'\n.mi. In essa si trova : a) Un matraccio Erlenmeyer ùella cn.pacitìt di cc. 100 tamto a 10, 20, 30, 40 cc. b ) Un c ilindro graùuato della capacità di GO cc. CJ Due tubi da saggio, un imbuto di vetto, un agitatore. cl ) Alcoolometro di Gay-L ussac. Un termometro. e) Tubo di stagno vergine della lunghezza di mm. 1: e del calibro di mm. 3. ( ; D:te tappi di gomma forati e un tarpo pure di gommA. ma non forato. g) Una lampA.dina ad alcool con supporti mobili, e reticella metallica. h) Carta da filtro. i ) Acido ossalico d ne tubetti di com pn'sse. j) Cromato potassico - id. id. l ) Ferrocianuro potassico - id. id. m) J oduro di potassio ed amido - nn flacone, id. n ) Solfato acido di soda ill. id. o ) Sapone id. id. p) Nitrato d'argento - dne tubetti, id. q) Permanganato di potassio - quattro: id. r) Poi vere di zinco - due. id. s) Cloruro di bario - id. id. t) Acido citrico - id. id. u ) Componenti del Fehling - quattro, id. v ) Reattivo del Nessler dodici fì.alet.te in Yetro gial lo. z ) Ammoniaca liquida id. id .
*** E.;ponia.mo la tecnica. d elle ricerche, senza apprezzamenti sul valore igienico dei sìngoli risultati, per no11 uscire dai limiti im post.i n. q nesta nota.
DI UN PROCESSO RAl'IDO
Esame dt>ll'acqua. RICER CA DEI ~!TRITI. :llessi nel matraccio 100 cc. dell'acqua da esaminare, vi si scioglie una compressa. di acido ossalico (g r. O.tj) e poscia. nn soloide di ioduro potassico ed amido. In presenza. di nitriti si avrà. una colorazione bleu tanto più intensa e rapida a comparire quanto maggiore è la loro quantità (reazione di 'J'romsdorff). ' Potremo, ottenuta positiva questa reazione, dichiarare impotabi le l'acqua ed omettere le ulteriori ricerche interpretando i nitriti quale un indice di materie organiche in via di trasformazione (1). Al contrario, in assenza di nitriti, l'acqua dopo l'aggiunta dei soloidi reagenti si mantiene incolora e quindi è d'uopo passare agli ulteri ori esami e prima di tutto alla ricerca. dei nitrati (2). R rcEROA DEI NITBATI. Si può praticare sulla stes::.a acqua su ~.:ui si è ten tata, con esi to negat.ivo, la reazione d ei nitriti, trasformando appunto i nitrati in 11itriti per azione dell'idrogeno na.'lccnte, mediante l'aggiunta di un soloide di polvere di" zinco (gr. 0.13), ed osservando se compare il colore bleu della reazione di Tromsdorff. Anche nel caso che questa sola reazione sia positiva, sarà. buona cosa giudicare impota.bile l'acqua, poichè essi ci stanuo ad indicare una contaminazione dell'acqua, alle volte tanto grave, da far si che nelle A.cqne contenent i nitrati o nitriti possano isolarsi microrganismi uccidenti rapidamente le cavie ~3) . Rr c~:ROA DELL'AMMO~rACA.- Si impiega il reattivo del N essler , l·onsen·ato in fialette d i vetro giallo chiuse alla. lampada.. Aper ta la fiala si la~ciano cadere 3-4 goccia del reattivo in 100 cc. d'acqua. da esaminare. In presenza d'ammoniaca si avrà. una colorazione rosso-giallastra che può essere tardiva per minime traocie di ammoniaca (4). H .YRERCA DEr cLonu ru. Nel solito matraccio si mettono 100 cc. d 'acqua in esame, e v i si scioglie una compressa di cromato giallo tl i potassio (gr. 0.00()5) che sen·e da indicatore (metodo di Mohr). Yi si (t) A. CHE\'AI.IKR KT R. 0A UORIIION T . - Dictionncrire des alltraliOIIS ti {a/rl{lca liOIII. (il lion é opporluno accontentarsi di trovare negativa la reazio ne dei nl• rlti. potcl.é ù ammes>o
che ••i siano 10 natura delle .~ostanze, da ascriversi alla categoria del rcrmPntr, che per In loro ;.:rando llifTus•one arrivano racllmente nelle >~eque, e sono capaci dì ridurre l nitriti SI rla ranccllarno ogni opedllca rl'aziooc <E o. Scuun.- Sul aigt~ìficalo d ei 11ilrili 11ell"acqua polablle. (II!Jgienlacha lllwdsclta~<. n. !-1, lehbraio 19011. (3 1 PIGNI!T F.T Hl!t:. - L . c. (4) Que<la reazione :11 verre bbe meglio pre,·ia prwpitaziooe del sali terrosi, che per ragioni ;h rajnd.ta si il ornessa.
PER L'ANALISI CHDUCA DELL'ACQt:A, KCO.
aggiungono poi tanti soloidi di nitrato d'argento, fino ad avere la colorazione rossa permanente, dovuta al formarsi non più cloruro d'argento, ma cromato d'argento. Il calcolo del Cl 1'\0ntenuto nell'acqua è facile ricordando che ogni soloide di nitrato 'd'argento corrisponde a 10 mmgr. di cloro. RICERCA DELLE SOSTANZE ORGANICHE. A 100 CC. d'acqua si aggiunge un soloide di solfato acido di soda, e si fa bollire per pochi minuti, aggiungendo poscia tanti soloidi di permanganato potassico, quanti sono necesari per ottenere una colorazione rosea persistente 15 minuti all'ebullizione. · Riccome ogni compressa di permanganato potassico corrisponde a mmgr. 0.1 di ossigeno, cosi è facile calcolare la quantità di sostanze organiche contenute in un litro d'acqua. l oROTIYETRTA. Il matraccio che ha servito per tutti gli esami è pure ta.rato a 10, 20, 30, 40 cc. perchè possa servire come boccetta idrotimetrica. La tecnica non differisce dalla solita dei saggi idrotimetrici, soltanto che invece ,di immettere goccia a. goccia la soluzione irlroalcoolica di sapone si aggiungono i soloidi di sapone, ognuno dei quali corrisponde a t> mmgr. di carbonato di calcio, cioè a mezzo grado idrotimetrico francese. Ricl!RCA m ALCUNI :m ·:'T .~L LI. A 100 cc. d'acqua in es1~me si aggiunge un soloiJe di cromn.to pota:Ssico. In presenza di piombo si ana formazione di un precipitato. Per gli altri metalli si tratta l'acqua in esame (100 cc.) con un soloide di ferrocianuro potassico (gr 0.065) acidi.ficando in precedenza con una delle solite compresse acide. Si avra dopo 5 minuti una colorazione rossa pel rame (ferrocianuro di rame), bleu pel ferro (ferricianuro potassico) e un leggiero precipitato pel zinco.
Esame del vino. Ci sill.mo limitati alle ricerche più importanti e cioè alla determinazione del grado alcoolico, delle sostanze coloranti artificiali ed alla gessatura. Esponiamo fra i di versi metodi provati, solo quelli che ci hanno dati i migliori risultati. DETERMINAZIONE D.EL ORAIJO ALOOOLICO. L'aggiunta alla casettina di un distillatore Salleron sarebbe stata molto opportuna, ma. pur sempre assai ingombrante, e perciò, tenendo di mira che per lo scopo cui essa è
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DI UN PROCESSO RAPIDO
adibita non occorrono risultati della massima precisione, ma solo approssimativi, ne abbiamo improvvisato nno mediante il matraccio, il cilindro tarato e il tubo di piombo che fan])O parte del corredo. La fìgt1ra n. l rappresenta l'apparecchio improvYisato il cui impi~go è tlel tutto uguale a quello di uno dei soliti distillatori Salleron (l). Da molte proye di controllo ei risulta che col1Jostro apparecchio improvvisato si ottengono delle differenze mintme, di ' 1, 0 - ' / , 0 di grado e quindi tra-scura bili. Si abbia presente> di aggiungere al rino un po' di ossido di magnesio, se chi opera può dispome, per fis!:are gli acidi Yolatili e decomporre gli
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eteri, altrimenti, oltre avere alterata la densità del distillato, lo si otterrà torbido. Non avendo ossido di magnesio basterà. aggiungere al distillato qualche goccia di ammoniaca. RIOEROA DELLE MA'l'ERJ)1; COLORA~'TI ARTIFICIALI. Quando ad Un vino allungato col decuplo" di acqua si istilla, dibattendo, una leggie1·issima soluzione di potassa caustica o di ammoniaca, la materia colora.nte naturale del vino Yira al color verde bottiglia più o meno intenso, e quella estranea passa., a seconda della. sua natura, al v.ioJetto, all 'azzon•o o al rossastro (2). Questa l'eazione è sufficiente nella maggior pa.rte dei casi per formulare nn giusto giudizio. ( t ) Come refrigerante nbbiamo us~to una • gavett<l • piena d'acqun, come l'oggetto che In campagna l'ufficiale medico l•uo prov,·edere li per h. Altri potra ~o<tiluirla con un grosso bicchiere, un catino ece, t>cc. (il 111a11uok etti mtdicamertli e delle aollatl~! accmorle tU uso nelat~·uizfo sa11ilario nt•lilare. - \'o· ghera edll., 1895.
PE!l L'ANALISJ OHE\ti C'A Olè i.T,' A CQt:,l , F.CC. D!i:TE IU.Cl:-.' AZt0 .:\1:: DELLA GF.S"A1't: IIA. -Si mettono nel ma t raccio 100 cc. del vino da esaminare, v i s i aggiunge un :-:oloide d i dor nrodi ba rio (g r . 0. ~8) e si porta all'ebullizione. :-:le il liquido da raffreddamento e fi ltrazione "i intorbida 1movam1?nte per l'agg i u nta d i un'altra compres.~a di cloruro di bario, v uol dire che nel >ino in esame la p roporzione dei solfati è su periore al2 p. JOOO tollerata dai nostri regoht.menti "aui ta.rì (1).
E~ame
fll'll"ut'iua.
RicERCA m:r.r)A L fln.lll\A. - Il prof. Mya, nel sno lAvoro sulle malattie del rene, consiglia, pn..-lando dell'esame dell'urina, a l medico pra.tico di fo m irsi .d i carti ne d i acido citr ico e di ferrocianuro potassico per pot P re facilmente portare nel por tafogli, in tasca, ecc. il materiale nec<'S:<::tr io pPr ricen:11.re l'albn mì.na ne ll'urina. Che cosa di più comodo di queste piccole compresse? Hu,stn. aggiungere aìl'nrina, nel tnbo da saggio, nn soloide di acido citrico ed uno dt f('lToeian uro potas::;ico per avere, in presenza di albnmina1 nn int.orbidamento più o meno man ifest.o. RtcEllCA D l':LLO z ucnn:rw . • ·aggio del Pelding. - Per preparare il reatti\O si sciolgono, riscaldando, in 2-4 cc. d'acqua un soloide di ;;o!fato d i rame ed uno d i tar trato alcalino. Qnesto liquido si addiziona a parti ngua li, o doppie d i urina, se con m inor quant.ità si ottenesse uu prf'o.::i pi tato e ,-i fa bollire. In presenza eli zucchero si a vrà la formazione di ossidulo di rame (rosso). .Per il do.cmggio del gluco;;io r icordare uhe i l Fehling così prt> parato è ridotto rla g r. 0.005 di zucchero d'n nt.
*** Conclndendo ri petiamo quanto abbiamo detto p iù sopr a : che l'roe q t H·-; ti reagenti eom pr essi (f;oloidi) si conser\n.no a l ungo, e corrispondono JWJltn bene per le ricerche qnaJ i tat i,~e che possono occorrere al meili<·o pratico, cui occorrono mezzi semplici e rapidi dì. analisi.' Facciamo voto chP il loro uso anche da noi si d iffonda p res;;n quei c.-,] leghi che, p ur non disponendo d i labora.tod. anche t;>mhrionali, ~i t rovano uella necessi tà di emettere gindizì igienit·i. F irenze, 15 ot tobre 1 tl03. Il ) flf?olnn1cnto .1 ago.<to f890 .
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIV1S11A MEDICA A. CASTELLANI.- La malattia 4el sonno. - (La Clinica medica, ollobre 1!)03)
Conosciuta dai mtssionaei da oltre un secolo, limitata per lun ~o tempo ai bacini del Congo, del Senegal e del Niger, r ecentemente penetra~ nei ter ritori attornianti i grandi lal-(hi equatoriali e nell' Uganda, che ne fu quasi spopolata, la malattia del sonno viene descr·ilta poco esattamente nei trattati di medicina tropicale. In tale malallia si posMno distinguer·e tre periodi. Nel primo i sintomi sono poco nelli, limitati a lieve abbattimento, a disgusto nel lavor o, a facile spossatezza; lo stato gene1'11le si mantiene soddisfacente ed un pr·of(lno mai più crellerellbe d'aver· davanti un malato. Un smtomo che sruglli a molti os~ervatori si la presenza, anche in questo pel'iodo, di febbre a tipo inl ermillent.e o fortemente rP.millenle. 11 seeoudo periodo, dal sintomo più cur11tLeristico, puossi chiamare periodo del lremolio. Questo si ossarva quasi sempre nella lingua, spesso nelle mani e talvolta infine si generalizza u tutto l'individuo. ì~ in questo periodo che la fisouomia del mAlato prende un'espressione speci&le e car11lterislica di stupore. Si ha rapido deperimento or~nnico, mat•cato dimagramento, la pelle si copre di eruzioni prurigioose, i capelli divent11no secchi, dud, con tendenza al color r ossa::;tro. Si nolR in tulli ·i cn~i, fin dal primo periodiJ, aumento cii volume della milza; pal'lln~nti havvi ipertrona di molti g ruppi glandolari superficiali. Devesi però osst>r' are che anche in so~;.:-etti normali tu le ipertrolìa splenica e lin fatica r inviensi con somma facilita i n quei paesi, lutti fun estali dalla malat·ia. Il sangue nulla presenta di particolare dal punto di vista del l~:~sso globulare od emog-lobtnico; si osset·va un rerlo grado di eosinofilia dovuto pr·obabilmente ai numerosi elminti alberl-{ati da quasi lutti gli indigeni. Durante lutto il secondo periodo, che per lo più dura da tre a sei mesi, la febbre raramente manca; abitt.a l m ~nte presenta un tipo intermillenle o remittente. Il polso é frequente ed i•·reg-ola t·e. Nel terzo per·iodo, che dur1:1 d11 due a quatlt·o settimane. cade la febbre e la ll'rnpe•·atura spesso é al di sotto del normale. I malati sembrano scheletl'i, spesso i!operti di piaghe larghe e pt·orond<?. Non han n o più la forza di muov ersi e r esluno distesi in uno stato semisoporoso. La morte viene col coma o con del le convulsioni generalizzate. La malatlta dut·a, in tullo, da sei a d1eci mesi e termina sempt·e in modo letalt>. A nato mia palolooica. - Le lesioui microscopiche sono molto limitate. Os-. ser·vansi talvolta iniezioni generalizzate dei vasi m eningei, lieve ispessimento della piamadt•c, e talvolta aumento della quantità del liquido cer ebro-spinale.
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RIVISTA MEDIOA
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lstologicamente, nel cervello e nel midollo, osser·vasi un'infiltrazione generale peri vascolare, costituita da leucociti mononucleari. Simile infiltrazione osQervasi in alt r i or·gani e specialmente nel cuore. L'esame islologico dei nervi per iferici non mostr·a niente di anormale. E•iologia. - Veuuer·o emes:>e per tale argomento le ipotesi le più disparate. Alcuni ne fanno un'intossicazione alimentAre (Carré, Zimann, Calmelle) par11gonabile sotto certi punti di vrsla alla pellagra. Altri la riten :z-ono una forma di anchiloslomia (Fer gusson). Manson la ritenne prodotta dalla filaria persians, mentr·e una Commissione portoghese l'attribui ad un diplostreptococco che definì col nome di ipnococco, avente del t•esto caratteri tali da f'al'lo considerare rome unR semplice varietà di streptococco. L'autore, praticando una puntura lombar·e, raccogli endo il liquido cerebro!:lpinale, ed esaminandolo al micro::scopio, su trenlnquattro ammalali della mulattia del l"Onno, in ventidue riscontrò un elemento n,~-rellato che in segui to riconobbe essere un tripanosoma. Ritiene che il numero d9r casi posi ti vi a vrehbe potuto es~er più consider·evole se avt'sse potuto rrpelere la punzione lonrbat·e. I n un caso tro vò. parimenti, il lr·ipanosoma nel san~oe. Per ottenere dei buoni risultati consiglia, dopo praticata la puntura lombare, di lasciar scolar·e la prima por·zione di liquido mi!'!la a sangue, e di racco ~odieroe poscia almeno dieci centi metri cubici che centrifuga durunte quindici minuti. Prende qu111dt il sedimento biancastro del fondo della provetta, nel fJua: ~ facil mente si scoprono i tripanosorni. Per contr·oprovA, avendo l'rmto re, esaminalo, con lo stesso sist9ma, il liquido ,.efal o-racllidiano di dodici indigeni colpili da malattie diverse, n~ ebbe costantemente esito negativo. A differenza di altri tripanosomi, quello del l'autore avrebbe il tn ic:ronucleo vicinissimo all'estremità po~ lé riore; rl pat•assita, in confr·onto a gli altri, sarebbe molto breoe, pet· di più la locomoz ione si farebbe sempre con l'estremilb. posteriore in avanti Anche per il tr·ipanosoma bisogna ammettere t-si"'lAno insetti quali agenti di sua propagazione. Tale rn setto, t·iscontrato in gran num ero dall'autore nell'Uganda, sarebbe una sotlo ~pecie della mosca. tsé-tsé, la glossina palpalis. Bruce e Nablirro, corrlrnuando ~li studi iniziALi dall'autore nell' U ganda, confermarono la presenza di un Lripanosoma nella malattia del sonno; irr quaranta c11si su quaranta il liquido cefal o- r~tchidiano, esaminalo da essi, conteneva i par·assili specifici, mentre nessun lri panoso ma venne risconl t'alo 111 quinu.ici esperimP.nti di controllo. Par imenti, i due autori, nel lor o r·appor·Lo, si associano al parere del Castellani, esser· c:oè la malattia del sonno una rorma Ji trip!\nosomiasi e la glotJsina palpalis l'a~enle di trasporto. G. B.
W . PAYR . - Per11t.tenza della re a:rtloDe dl Wldal dopo la febbre tifoidea. - ( Wiener l.:.lin. Wot:kenschrif t, giugno 1903). L'Hutore ritien e che nella siero-diagnosi del Widal, vi possa esse1·e una sorgente di errore. s tantP- la persislenza del potere agglulinan~e del sangue per mesi ed anni dopo !<Uperala la malattia. Data tale presenza ben si compr"'nde a quali l!ravi errori pos:;a, ad esempio, condurr e la siero-diagnosi nel
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RIVISTA MED ICA
con•o di un'afTt}zione febbri le qualunque. L'autor e, nelle sue ricet·che, ebbe a con «latal'e come l'ag~:l ulinazione sia un fallo erco:zionale dopo qual~be m e!"e, ~u () ca-,, di veccht g uat•tlt d'infezione lifoide, non ottenne che in t re casi r·eazione postliva t'd uno di e!'!'i era guarito dalla sua febbr e ti foidea da qualchP OJ('«e. T Ale proporzione sarebbe invero minima; altri autori portano c1fr e mollo ptt't Plevate, ma le l oro osservazionj si r iferiscono a casi guariti solta11to da qualche settimana. Si c·onstatò sempr e come non vi sta alcuna relazione fra l'intensità della ma latlit~ e la pet'sislenza della reazione. Rtassumendo. dal punto di vista pratico, la causa d'errore incriminata, dopo q•t11lche mese dalla sutl't}r la infezione, puossi considerare quo!'i come trascur·abile. G. D.
P. GutzZETTt. - Frequente mancanza del baolllo del tifo ID tlfo•l morti dl perltonlte da perforazione. - (La Clinica moderna ital iana, oLtohn: 1!lO:J '. Stt dieci tifm<~ tnot·ti dt perforllzione intesti nale con peritoniL•', dut·nntc! la !"eronda. o tet·za sel limana di malaLtin, l'autor e vidl' mancttr c d bActl lv d'l!: berlh in ;:.1•Ue casi, noi diversi viscert, nei ganglii, nel !'On~ue, nel midollo dt>llP ossa , nellu milz11. I nvece, in numerm: i altl'i casi di tifo!'i morti per nllre complir·azioni all'inf,tori dello perforaztone, riscontrò sempre ti ba.·tllo sp.·cifko IIC:,.!Ii Ol'~a.ni 111 pat·olo. St potrebbe suppot·re, per spiP!Znt'e l'assenza del bar-ilio di Ebt>rth rw i CAsi pr•·rPdeuti, c he tale agPnle pal<l,!!f'no non fos!'e P"ranl·o penetra to nella corI'CII I<' san~u igna ; é que!'-18 tpotesi che non puul"~i né alfet·ml!t'C ne 11egnrt>. ln' l~Cc è più pr obabile che i l bacillo sia scompat·!'o nel rnotnento ùt>lla morte, tnnto più che t Cttl"i 111 esame t•rano lulli dt m••dttl g ra vitu. St puo supporrt> che il bacillo d'Ebet•Lit sin !'<COnrpar!'O pet· evol uzwnP mrtur·tde <il•lla malalttu; eù infa.l~t nei cn~i in cui non veun~ ri scontrato IIUIIIC8\8no od <'t'Allo molto l eg~ere le de:::enen1zinui del mioearùw. del feiurlo, dei reui, ciò che fil ~upptH're fo.'l><e l'tnfezione J.. ;:~t:ra ; oli VIÙ llltllli~!IVOI10 l esioni qualt uket·uztOtll lot·in t::ee, l•·sioni poltnonari, ecc. Jn.,llt·e, ciò che lta ~ronde i mpnt·· tHII7.11, per l u scompar;:.a del bactllo, la m:lza era diventflla normale o qua;:.i. Al rontt·urio, net cnsi in cui rrsconlros"i il hacil!t) ùi Eb:::rth, la mill.a et•a nurot·n ttunefallA. gli or p:ani er·a.no clt>g-euerutt, e~islevano delle ulc.-razioni lnrin :.!OE'. IJn tali conclusioni puosRi Ll'Urt'e la con~eg11enza pt•atica che nei casi di perl'nt·aziotw Wlca, il chtro t'l.W non d,;ve pet•iLt~r:< i nell'inl... t•venira opet•atot·iotneniP. gtnct·llé !"elle volle su dieci l'infezione li fica è scom pArsa, e l e lesioni degene· G. B. t'Hlt , .C' degli or gani o sono Rcomparse o sono tnollo legger e. Ft<:CHER. -Un oa•o dl meologlte a outa da ot1te terml::J.a.to oon la gaarlg lone. - (Ccntralblalt .fur die medicm i.~clt en \VisSensch(IJlen, n. W , l!)o:)). Uu pa.dente <li Hl anni fu arcollo in clinica con fenomeni man•fe~Lt di meninl!tle; con la puntura ai lombi si ollen·re un liqu:do, r icco di afbumtna, nel '(Uale si trovavano in g ran numero leucociti polinucleati, ma ne~sun mict·or-
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J>!bnisrnn. Nell'nrecchio sini.:;Lr o, secrezione purulenla; rr~embrnna del lirnpa110 arrossala, per forazione nel qufiJ rante anteriore infer·ior e. ~el decorso dei R Ut:cel':>in lre ~iorni sempr.e crescente mig lior amento; al •tuarlo gior·no si svilupp•'• rrna pol monite eruposa tipice del lobo infer iore sinisLm. che, dopo altr'i (fualtro grorni, ter minò per cr isi. Indi si ciJbe r egolare convalescenza. L'esame d··lla ,.ecrezio ne del na!:"O c dell'orecchio dett~ numer ose colonie di swphyl ocot:cus arbu.~. l'autore è di avvi>:o che siasi \t'tl tlalo di lll' ca>;o indubbio di meningile ologena guarila. C. s.
R.,.. STet:o-:tTZr;R. - Diagnosi della pleurite dlaframmatioa al primo stadio. _. ( W fener k l i n. Woclw nschrU', HJ03, n. HiJ. ' L'aulor·P, sr occupa dei srntomi ci mici, che possono es:;ere OSRerva t i nel primo stadio ddlt1 pl~;~urite diaframmaticfl . D ei ~i rwoli sintomi o::ono minutame11te pi'esi aJ esame: primiet'IHnenLe il dol o r e. Ouesto Ira sede nt!lla r eg1one inl'~l'io r·e del l ·>r ace e si Jiffo nde ~ in o all'osso S!:lCI'O c s pec•alml'nle nella r eg-i o n~~ cnrri sponùPnte d~èlla ><palla. Nol evoli sor• o due punli Ji pt"ession ~ : il co;;:i d ello /;(mlOn dia p!tr ay malitfue (:\lu::;sy} nel luogo in cui la linea par·aslenrale pr·olung ata incr ocia un'altra linea pro"enienle dalla decimA costa v Pr;;o lo ster no, t-d d punto di (JI'E's:::ione sul nervo l'rentco al collo (sui'H f',·Je d"incr ocìamHnlo del Jellp necvo con lo sr.aleno anteriore), c hA a ppartiene ai siutomi più comuni. Secondariamente i J rslurbi fun zionali del dial'rommu: la pr~coce ruauirestàzione del diaframma fì s~ato 111 allo. oltr e i seg ni di sospr e:>a o diminurla escur·sione del diafr amma nella r espira%JOne; m alcu ne circostanz.., man l festasì anche l o ;;:Jato infìammatot·io del diairamm>~ informa di singhiozzo. I n terzo luogo osservasì il fenomeno spa ~ m o dieo, cioè il • I'tflesso n:~pit·atorio uddominal<~ " (R . Schmidl), un rillesso r espiratorio, che sot'~e nella i<>uirnzione nella parte più elevata del r etLo addominale do'lla par·te affetta, d•pc~ nd ent~ manifesl.arnenle dal diaframma. C. S.
J. ~ At<GONJNE!l. - 81111& oura della tuberooloal polmonare. - (1'/ter ap. .\lonac..~h ., febbraio 1903). I nvece delle capsule, pill ~ le e tinture di creosoto, che spes-so sono Jl"CO ben tollerate, M. raccomanda un nuovo pr•epa,·ato, In pneuminu, che.fu oltenula da Speier, fa cendo agire la form11 ldeiJo sul ct'eosoto. La pneumina (una mesc!lllln7.a di co mposti meli lenici, dt!i renolt provenie11li dal catrame di legno d i faggro, come guajacolo. cresolo, rnetilcresolo, <Jiio di xi.eno) i• una polvere giallo-bianca . di odot•e debolmente aromatico, quasi iusipiJa; e;;sa non abbisogna di corr•genti. Non e;.sendo Yelt)nosa, puo ess.e r·e som· mtnistr ate sicuramen te- a dosi r·ipetute; si prescri\·e economicamente e comodamente, quale f!Oivere, in iscalola e se ne fa pr ender e pi ù vol te al giorno a ùo~i dt uo'inlier·a punto di coltello. All'opposto del cr·eosoto puro e dei numePosi prepar uli di ct•eo::soto, la pneurnino é l oller·ula bene dal tubo digerente. L'az1one corri spo nde a quella del creosoto : accanto ai non rari insucces~i, si os!>ervano tuttavia assai frequentemente considerevoli buoni risulla ti, i •1uali si manifestano con la diminuzione d.;i fenorneui t;alarrali, aumento di ro1·za e del peso del cor po e col miglior·amento dello staLo generale. · C. S.
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA MARANDON o& MoNrveL. -Contributo allo atudlo del cllaturbl Intellettuali
nella malaria. - (fleotte de Médecine, n. i e 9; 1903). l di~turbi intellettuali nella malar ia, sopratutlo cronica, non sono perfetinfatti il numero dei ma larici che delirano, maltamente conosciuti. Piccolo grado il numero immenso dei eolpili, e la percentuale del 2 p. 100 flssal!:l dal Pormanich è da rilenPr si esa~erata. Nei casi però in cui si osservano disturbi psichici, IJUesti sono di una grande varietà e non offrono alc.un cnrllltere speciale, perché il miasma palustre, secondo il maggior numero degli autot'i, non offre che l'occasione al manifestarsi di psicopalie negli individui che per eredita o malattie anter·iori presentano una debolezza cerebral e. A questo concetto viene in appog,ç;rio il fallo indiscutibile che l e psicosi malariche sono più frequenti nelle donne che negli nomini, perché quelle sono più so~ g ette ad all'azioni del sistema nervoso o per lo meno ad uno stato dt ner vosismo. L'A. espone 16 casi, d~:~ i quali risulta che i di~turbi i ntellettuHli della malaria r·ecente non pr·esentano alcun carattere speciale che permetta di riconoscere col solo esame mental e l'elemento malarico: essi inflitti rivestono tutte le forme classiche dell'alienazione mentale: mania, lipemanìa stupore, demenza. Queste psicosi presentano la loro dut•ata abitua le, e decorrono normalmente verso la I{Uarigione o la cronicità. Eio!li non crede che esista una vc t·a e propria roma malarica. ma eh~ l'impaludismo non sia altr·o che un agente provocatore di disturbi intellettuali nei predisposti. Su H inre1•mi infatti egli r·invenne l'esi!'tenza di uua predisposizione neuropatica eredit.Aria od acquisita, negli altri malati non potè stabilire, per manc~:~nza di notizie esatte, un'anamnesi prec1sa. N ella malaria cronica i disturbi intellettuali sono ancora più rari. L'A. ne ossC'rvò solo 9 casi. L 'importanza patogenetica dell 'infezione palustre e pero in e>:1 si più m arcata, dappoichè questa, per le l esioni cht. pr ov0ca nel tessuto cerebrale, può cuusat·e la foiliA io individui immuni da qualsiasi predisposizione, ed allora i disturbi psichici sono sempre incurabili , mentre il pronoGR! x. stico nei casi di ma~aria t·ecente è meno sfavor·evole.
e
Su di una alngolare altera'Zlone mnemonloa In un alcoolista &llenato uzorlolda. - (Rioista sperimentale di freniatria, vol. XXI X, fa~c. 11 1).
CRISTIANI. -
Si tr·atla di un individuo il !juale, in preda ad un delirio alcoolico allucina· torio di persecuzione e d'inredella coniugale, lutto d'un tratto e senza alculla causa apparente, uccise la moglie. Subito dopo c per quindici gior ni di seguito egli ricordò il delitto, rirerendone tutte le particolarità anche al giudice istrul · torP, e ad un suo zio in una letter a, mellendolo per·ò in relazione di una interpretazione delirante di ratti in perle veri ed in parte dovuti ad allucinazioni.
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGU.
Dopo quindici giorni egli entra in un secondo stato, non r icorda più niente dell'accaduto. e non ~a come e pe•·ché si trova in prigione. Senonchè quivi la privazione dell'alcool lo faceva cadere in un nuovo delirio a lcoolico, e duranle questo egli ricordò e ~onfessò di nuovo il delitto con tutte le circostanze. Dichiarato irresponsabile, mentre si facevano le pratiche per inviarlo in un manicomio, si suicidò. L'A. trova nelfa letteratura un fatto analogo r ipor tato dal Bonhoeffer, da parte d i un incendiario,. che commise il suo delitto durante l'intossicazione alcoolica. Que!:'ti però non r ico•·dava niente subito dopo, ma riebbe la memoria precisa del fatto in un secondo acces!:'O di delirium tremens, memoria che rimase po i anche dopo, nello stato not•male. Questi fatti di a mnesia entero-retrograda, se rari nell'alcoolismo, sono abbastanza frequenti negli accessi psichici dell'epiles<;;ia ed anche dell'isterismo, potendosi ave1·e una doppia personalità: una normale, nella ryuale sono dimenticali i fatti compiuti durante il delirio, ed una patologica, nella quale si rievocano e si ridestano i fatti delittuosi, come 10 ho dimostrato in due m iei sludii (ved i E piléssia psichica dP.I doll. Ascanio Mele, Giornale M edìro del R. esercito 1902; e un raro caso di totale amnesia isterica con perdita deli a primitiva personalità, dei do ~Lo ri A. Mele ed E. Palini, Annali di Neorologia 1.90-2}.
A . M.
L Evr-BrANcHINI.- Sull'età 41 compara. e sull'lDfluenza della ereditarietà
nella patogenest della demenza prtmltlva o preooce. - (Rioista sperimentale di .freniatria, vol. XXXIX, fa se. III). La demenza precoce é una malattia mentale che si può avere facilmente nell'esercito, a causa dell'età in cui tulvolta ·appa re; perciò stimo non del tutto inutile per i medici militari riportare i dati piu importanti deùotti da questo sLudio stalistico· clinico fa~Lo dall'A, nel mpnicomio di Ferrara, e sui casi clinici pubblicati. L~t demenza pl'ecoce, o meglio, come vuole l'A., demenza primitiva, si di· vide schema ticamente in tre forme, la ebefrenica, nella quale predomiDa il grave decadimento psichico, spesso avverantesi intorno alla. puberta, che da all'individuo un contegno puerile, assurdo, spesso intercalato da episodii di eccitamento o di depressione, o da una fase allucinAtoria ; la forma catatonica, in cui ai fatti mentali si unisce una posa s tereotipata della pel'sona, con una tal quale llessibilità cerea dei mu~coli; e la forma paranoica, nella quale sul fondo demenziale appare l'accenno di un delirio sistematico, ma molto sbiadito · ed instabile. La de menza primitiva si può avara tanto nella puber tà e ~iovinezza, quanto nella vir·ililà. L'A. l'ha trovata nel 53 p. fOO dei -::Rsi prima del venticinquesimo anno, e nel 47 p. fOO dopo. Nella prima età assume '{Uasi specificamllnle la Corma ebefrenica (6~ p. cento) e la catatonica; nella virilità la forma paranoic~ (82,5 p. 100). Questa psicopatia rappresenta il :!8 p. 100 di · tutte quelle curate nel manicomio, e gli uomini vi vanno soggetti in egual numero che le donne. La forma e befrenica colpisce massimamente il !Eesso femminile, la forma paranoica il maschile, la catatonica quasi in egual numero i maschi e le femmine.
lU VISTA CJllfWRGI C.\
Le• rtH'IIIe J'IÙ rru•luenli :>ono la ebefnmicll e la Plll'Snoita: In calntoni..:ll e molto piu l'ara. ~~·l :J9 p. 100 c:i IJa l'e!·ed•lArluUi ascendente: nell' Il p. 100 si ha l't!r edilari· l;l sitìlitica, Lulll'1'<'0iarc, akoolica. L.li dementa primimiti"a ;;:i Ila nella lllfH!>ima parte dei ca--i (!H p. 11•11) i11 1111.1 IIH'IIlnlllu pt!rl't!tlam~llle e\'oluta, c . ;::er-oudn la ;::tati-<llc8 doli'.\ nel 60 1• IIKI "' "''llnppa "Ppra unn inte li!!t"lza med1a; nel :?l-. ~ p. 100 $11 d1 uno lntellt~~·"za «cor,..a, nel (il) p 1110 !Ili di Ullu intelli~enza !IUparlot·c. .\. :\1.
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RIVISTA CHIRURGICA Ot 1'11•11.. Le fratture del meta.ta.n1 p er oauae indirette - (lleoue m•;di· cale de l<L Sttt.~se romnnde, n. 7, I!JO:'). Fino 111la sro('Ct'LA dei r oif:ri X divPr !le spl!cie rli fro llure e di lu-<>.nzio11i dcllt• picl'nle Ol'!ln delle c~l rernilil e1·ano mo!to mal conosci ute, pt•t·cilù E'~<!':O non po,.. !l<>no con ullri mezzi e;;:s-e1· dia;.:nO!=:liral e in modo cet'lo. Lo stud1o drl co!- i· letto Jlll'rl (ore,: clt>i Francesi o Fug.~gesciucul.~t der Solclnten di'i T ede'-Chl ero pc1·~·••· tnollo ino.:omplrln. Con l'aiuto della ntdio;.::rutìa K aufrnunn studiò l<~ l•'!>loni dt>l lttr'-O, l' l'nnt<l l't' un bel CASO di froL•ura di l1'6 Ol'-sa del metnlar!'o, in <'ui i sintomi li,;ic1 erano ill>-lllliCu'ltll a !1labil11·e una diaA"nosi preci;:a, como suul semp1·c u,·venil·e. L'acf'idente :>i pmduc~ du1'a nle le ma rcio> su lencnn llll'!!Uille, "'Opr alullo f(llllllriO l'individuo rorla dei pt>si .. L'infermo pt'0\'8 allora un vivo doiOI'C loc·a· liuuto dupprima ol focoluio di frattu1·a, mu che si 6>'leudc rapidamente a lullo il piede specie alla facc1a dorsale. L a lesione colpi!-wc Mfwatnllo il :l', 3' e >" tnetnla1'1'o che pul'';! parreblw, a pl'ima I'Ì<;IH, dovrss"l'll C"l'ere 1 meno \'Uhlè· r abili, tlulo le l'OndizJOui di stulica del piede. E-""a ;oj pr11duce l ull·· k vullt> che >-1 ve!'ilìcA la fls"szionf' mediata od immecllala d'unA <'~lremttil dei tut> t ata•·-• c·on azione vinleuta sull'altra est1·t>milà. Oive1·se t'!>!'CIIdo lo J'OSIZioni del f'll'de nelle 'JUUII si ha ;.tn'rr;a gArazione dei m ovi menti normAli d~ll'orgunfl, :>i (J ...,.,.I·vonn frollure JH'r nr rachement quando la flessione è ft>rzalo, e lhtllurc· 1•··1· d;!>lnr;:;ionc, quando è forLala la supinazione. L e primo,-.; lll'ùdncono p111 f1·•·· quentemenl t! nd salto o quanrlo la punta del piede uallo ,·iolcnlt>rnt·nle C'lnlt'o un oslorolo durante la m1u·cia: la seconda nel batlC1'•' o c·adeudo dH c!lvallo ~·o l piode impi;.diulo nella ~tall'tl . LA·pr·o~•wsi d••IIR malattia è favot·e\'ole: lo g-unt••gionc, $CII Z8 ('tH•llllll i, "i nllione onch~:~ ((llando manca o;:.rni tr•atlameu to cun1th·o. Cìn1:o... H. Pr~ANI. - La oataforeal todloa.. nella oura delle ade niti tubercolari. (l ;ll)rnalt· i nle r na;;ionale delf~ !!CiP.n:.;e mcd i t• /i e, uovcmbr't' l !)IJ3). l.'nutot·o usò la ca lafor.~si iodica. g-ià Adoperala da :\lunk l' Bcer per la cura riJ un'a len ile lalet·o-r-cnicalc sin istra nella '(USI e erano in teres!laLi i gangli ~ot lomac:t'~llari, sollocc1p1lali, pa1·otiJei e cer \'icali, fino alla fossa sopraclaveo1·e, cnn "ut·ccs~i,•a formazione di ascessi e di sèn i lic:tolosi.
JtiVIS'l'A CHIROR<HCA
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Nessun dubbio poL·~va cadere sulla natu1•a lubet·colare di tali adeniti ; scon· estensione del pl'oces;;o, por la r esidua cicaLrice deform ~>, per la possibile Jiffusione del processo tube1·cola1·e, pensi) di adoperare la catafor esi iodica. All'uopo impiegò comuni elelli'Odi di car bone rlel diametro di t1·e centimelt·i. Ment1·e un batuffolo di ovatta idr ofila, imbevuto rli tinln ra iodo-iodurala veniva applicalo sulle ghiandole tumefalte, su di esso situa va il pol o posi li vo della cor · r ente galvanka, ed il catode veni va posto alla nuca . Ri!';ull6 che coll'anocle . quale. polo atti v o, è più notevole l' ussor bimento dell' iod io; inoltre l 'an ode è megli o tollerato e non si determinano fatti· irritati vi degl i stra li !'uper ficiali della cute, come suole inve<'e liC<'adere con l'appl icaziooe del catode. L a durata dell'applicaziohe su ciaMhedu11A gianduia tumefalla fu da 10 a 1f> m in uti, pr oporzionando la durata dell' nzione all' im po1·tanzl} dell' ipertr ofìa ~lando lare. Ri1warclo all'intensità si oscillo i ntomo alle 15 rnillinmpèl·es. L 'introduzione dell'10rlio, per re~ola frenerale, è tanto maggiore per quanto J'appl i cazione è pi(t lunl!a e p iù iute11!'a. N el caso in parola, tenuti pr eMnti i processi suesposli, tAle cura veune eEpl etala l utti i giorni. influenzando due o tre ghiaiiLlole pe1· >=edulA. Dopo tre n la sedu tP, ritenendo aver saturate d1 iodio tulle le gl•iandol e col· pile da processo tubet·colare, si c~ssò la cura. I ntanto i !\611i fìstoiosi et·a11o scomparsi e le ghiandole 1·idolle talune &LI un terzo del loro volume pl'im1Li vo eri altre alla grandezza di un pisello; l'e1<tetica e1·a rw tevolrruente migliorata e scongiurAta In necessi ta di un auo oper ativo per sè stesso ~onave . La riduzione delle ghiandole continuo anche tlopn cessata la c ura, ciò che rlevesi allt•ibuir e all'iodio immagazzinalo, che ha continuato ad agire su i tessuti 1pe1·plastici neoformati, produce11done sempre piu la distn1zione con l'alti\'SI'e l'ossiJazione organica in /oco. Cosi la ca taforesi iodica vert'ebbe u prentlet• posto fra l'e!'tirpazione e le iniezioni inler stiziali nella cura delle adenit1 tubercolari. G. B. ~igliala l'enucleazione pe1' la ~ral)de
E. MINICI. - Un ou o di eplle111a parslale traumatto a lian a di Medicina e Chir urgia, mar zo l!)03) .
(Gazzella Sici-
Trattasi di un caso di frattura della base c1·anica destra. in un soldato, per caduta da ca vallo, con ·:;rr11.ve commozione cerebrale etl ir1·adiazione ossea su di !lOa parte della scatola cr·anica, precisamente contrappo!<ta a quellt1 in cui a~iva la violenza tJ•aumatizzante. In tal caso, dopo scoinparsi gli effetti della commozione, tre mesi e mezzo dopo il soffe1·to trauma, manifestavansi tutti i sintomi dell'epilessia Jaksoniana senza che la zona r olandica fosse stata m enomamente compromessa. T a l fatto andrebbe d'accordo con precedenti osservazioni di altri autori, che dimostrarono come simile forma convulsiva possa inso!"f!ere, talora come effetto m olto tardivo, di traumi con sede in altre I'egioni cerebrali all' infuori della "Zona Rolandica. Ne l caso in esame, manca va qualsiasi precedente er edilario, e qualsiasi lillgno di degenerazion e somatica e psichica che potess:er o far suppor re una qualsiasi predisposizione all'affezione in parola. La clinica dimostr a come l'epil essia Jacksoniana non possa esser e una successione m orbosa della commozione cer ebrale, talché non puossi conce$ - Giornale metlico .
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RIVISTA CRIRUROICA
pire che la disintegrazione operata dalla commozione indebolisca il potere inibitore dei centri corticali superiori al punto da far insorgere l'ictus epilettico; sicchè l'autore conclude col ritener·e che gli accessi convulsivi in parola debbano ritener·si come effetto dl un'unica cAusa, cioè dal trauma presofferto (frattura temporo- s fenoida le dest1•a). G. B. RA YMONO. - lllale perforante e tabe: artropatie tabetlohe. - (Jou. r nal de Jt/.édecine et de Chirurgie, dicembre 190:3). Il male perforante è così f1·equentemente in relazione con la tabe, che quando il medico ne constata l'esistenza, deve subito ricercare i segni di quest'ultima malattia. Un uomo si recò a consultare il professo1·e Raymond per un callo che egli curava da molto tempo senza mai paterne g uarit·e. Raynauù constatò che si trattava di un male perforante, vale a dire di un'ulcerazione penetrante profondamente, suppurante, infetta e circondata da una zona anestesica ben nella. Si sa c he questa lesione si riscontra negli arteriosclerotici (tal volta nei diabetici), ma 95 volle s u 100 nei tabelici. Nel caso in d1SCOI'SO si trattava appunto di un tabetico, percllè il malato, dopo ave r presentato quella prima manifestazione, era stato colto, due anni dopo, da dolori ne~li arti inferio ri, poscia da dolori in cin ~u ra e da incontinenza d'orina. Non presentava ancora incoordinazione motrice, ma si notava pure la perdita dei rilleo:si e, da parte de~li occhi, il se~no di Argyll- Robertson, ma non diplopia. A ciò si ag~iun gevano disturbi della sensibilità, aneste~ia della trachea, del testicolo, una, zona anestesica in corrispondenza del seno, fe[lomeno molto frequente nei tahetici; sintomi tutti che non lasciavano alcun dubbio sulla dia,gnosi. Per altra pal"le questo malato ha avuto la sifilide a trenranoà, ed i primi fenom eni sono compars i tre anni dopo. Questo malato inoltre di tanto io tanto viene colto da una specie di impotenza della mano o del piede, che non dura che 24 o 48 ore. Infine, il piede s inistr0 presenta una deformazione particolare prodotta da un a umento considerevole di volume, defor·mazione che si è prodotta rapidamente e che costituisce ciò che venne chiamALO il piede torto tabe tico. È una localizzazione molto frequente dell'artropatia della tabe, non abbastanza conosciuta dai medici. Raymond c1ta a questo proposrto il fatto seguente mollo istruttivo. Egli fu clriamato recentemente a vis itare un malato di 3~ anni, che presentava a tleslra l'anca e Lutla la parte superiore della cosria notevolmente ingrossate. Questa alterazione era sopraggiunta bruscamente e non er·a consociata ati alcun dolor·e. Il medico cur·anle aveva chiamato un chirurgo, il qua le temendo un'alfozione maligna, aveva proposto la disarticolazione dell'anca. L'esame completo però del malato f11ceva rilevare l'assenza del r·iflesso rotuleo ed i disturbi oculari della tabe. Sottoposto ud un massaggio moderato ed all'elettricita, il malato ottenne un lcggiero miglioramento, ma qualche tempo dopo, anche l'anca s inistra fu invasa dalla malaltia, nelle identiche condizioni. Un esame radiografico fece constatare eh& il margine coliloitleo era completamente scomparso. Si trattava quindi di un caso nello di artropntia tabelica. Devesi aggiungere che il malato, quantunque negasse la sifilide anteriure, aveva presentato recentemente una sr(ìJide palmare psoriasiforme.
B.
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La neoveggensa nel auol rapporti oon la nuova teoria della vialone. - (Clinica mode-rna, anno IX, n. 42).
E. TRo:\tBETTA, capitano medico, libero docente di of'talmolo,!!'ia. -
Ques to nuovo lavoro del Trombetta , che é un complemento del precedente, tratta l'interessante questione della neove~genza sotto il punto di vis ta fisiolo~ico, mettendo in diretto rapporto tutte le sue fasi success ive coi fenomeni della visione, secondo la nuova teoria che, della visione s tessa , ha for mulato I'Angelucci. Particolar mente inte ressante è la spiegazione che da l'A. di quel curioso fenome no, il quale viene sempre osservato nei neoveggenti nei primi periodi della loro educazione vis iva, e che consiste in una specie di orrore del nuooo, in una ripugnanza a servirsi dell'or gano della vista, in una violenta ribellione alle sensazioni visive: egli, cioè, sostiene che la causa di questo singolar e abbagliamento, il quale si prolunga per parecchie sedute successive, risiede nella assoluta mancanza di quella specie di ginnastica educativa, a cui è stato gradatamente sottoposto lo strato visivo dei veggenti, e per la quale, la discesa del pigmento fra i coni e i bastoncelli rapp resenta un vigile e rapido mezzo di protezione co1:tro la violenza della luce. L'A. trova modo, in questo suo lavoJ'O, di fare un esame critico di tutte le principa li teorie sulla visione, per venire a concluder e che la teoria deii'An,celucci è quella che più s i approssima al vero, perché con essa si ha la logica spiegazio ne di un gran numero di fatti - fra cui •[uelli della neoveggenza - che, con le altre teorie, r imangono ins')luti. A. R. E. TRO ~f BETTA, capitano medico, libero docente di ortalmologia. - Il fenomeno peroettlvo nel neoveggentl. - (Clinica moderna, anno VIU, n. 48). L'A. premette che la lunga serie di osservazioni e di ricerche, che ebbe la rara opportunita di fare sui neoveggen ti, gli diede due ordini di ris ultati distinti: i primi. che appartengono quasi esclus i va mente all'oftalmologia, furono gia resi noli in parecchie pubblicazioni precedenti: i secondi, che si riferiscono in special modo alla psicologia, formano oggetto di un lavoro più complesso ed es teso, d i cui fanno anche parte alcuni studi sulla psicogenesi nei sordomuti e nei ciechi. Ed a ggiunge che, siccome il presente suo articolo si occupa di un punto solo del vasto argomento, così è da considerarsi semplicemente quale un frammento, in cui sono inevitabili e spiegabili le lacune. Mentr·e attendiamo dall'A. il libro che egli promette di scrivere, e in cui rara una sintesi d i tutte le sue r icerche che egli ba compiute non soltanto nel campo dell'ottica fisiologica, ma altresi in quello più vasto della psicologia, ci limiteremo a dire poche parole di questo saggio, che ci fa bene sperare dell'opera completa. Dopo aver messa in rilievo la differenza fr a sensazione,
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R!VISTA DI OCULISTIOA
perce:<ionc ed appercezione, egli sostiene, in base ai suoi studi s ull'attenzione, che que~ta, contrariamente a quanto si crede generalmente, non é la stessa cosa dell'appercezione e della volontà, ma un ft~tlo psichico del lutto diverso. Secowio l'A. l'attenzione sarebbe, nelle sue prime fasi, un fenomeno puramente motore, essendo risultato dalle sne esperienze che la tensione mu~co· !are precede e non segue l'insorgere della facoltà allentiva: in altre parole la tensione di alcuni muscoli - in special moùo dei retti interni - rappre senta , in principio, sia nel neoveggente che nel bambino normale, la condi· zione sine qua non pe1·chè insorga l'appe rcezione, e costituisce allora tutto il fenomeno alte•1livo; mentt•e più tardi, per opera dell'educazione, la coscienza a cui più non occorre la guida dei muscoli, interviene direttamente nella per(:ezione, dando una vera impronta psichica ud un fenomeno che era primitivamente motore. Dimostr ala la grande influenza cbe ese1·cita l'attenzione sullo ~viluppo delle facolta volitive e quindi sulla personalità dell'uomo futuro, facendo ril.,.vat•e come, talvol ta, con la esalta corrP.zione di un vizio dioi.LPieo in un fanciullo, si giunga a risolvere, nello stesso tempo, un problema diottrico e un problema psichico, l'A. riassume il metodo di educazione da lui proposto nei casi di neoveggenza, metodo che già diede in llalia e all'estero ottimi risultati, e finisce col concludere che, data l'innegabile egemonìa del senso rappresentativo <iella vista sugli altri sensi, per cui si può dire che tutte le immagini sensazionali si ri!iolvano in immagini visive, l'educazione me lodica dell'oi·g-auo della vista è quella da cui si devono attendere i migliol'i risultati per lo sviluppo dell'altenzione. cosciente. A. R. S. SANTUCCI, capitano medico. - Contributo all' btologt& delle cataratte oongentte. - (Annali d'oitalmologia, Anno XXXII) . Se lo spazio ce lo consènlisse, vorremo fare una più es tesa rerensiouu di questo lavoro del Santucci, che, per il numero e l'importanza delle teo1·ie e delle discu!;'sioni che ancora s'impegnano sull'ar~omento dell'istologia della cataratta congenita, acquista nn ~rende valore, n on solo come contributo alla casuislica, ma come vera c propr ia dimostrazione di dati di fallo, che, ad alcune di tali teorie prestano l'a ppog~io di prove positive. Riservandoci di ritornare sull'argomento, ci restringiamo od accennare qui alle alterazioni i1'LOiogiche riscontr ate e descritte dall'A. nel suo caso, le quali sembrano rappresentare tre fasi differenti di sviluppo della cataraUa congenita, e che, in ordine cronologico, sarebbero le seguenti : 1• inizio delle alterazioni lenlicolari con consecuU va formazione di grauuli alla periferia; 2• alterazioni sempre più gravi, caratterizzale dalla fusione dei granuli in masse omogenee, o ad accumuli, o a lacune concentriche alle fibre della leale; 3' fase ed ultima: compat sa dei cristalli di colesterina in corrispondenza dei sollevamenti descritti lungo i raggi della stella, e più ancora verso il punto di riunione di essi. Il lavoro e corredato da tre diagrammi del C. V. e da quattro ft gur·e, che riproducono con esatlezza le più interessanti particolarità riscontrate dall'A. nella cataratta congenita da lui cosi diligentemente studiata. E. T.
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RIVISTA DI rrERAPEUTICA D. S.\LVATORE, lenente medico. - L' lttlolo In terapia. Con prefazione del prof. Gioffredi. - Torino, Stabilimento Fr·atelli Pozzo, 1!303. L'A. r iferisce, in 14 capitoli, qua~i tutto ciò che si conosce in terapia sull'uso dell' iltiolo; di questo farmaco prezioso, che, come scrive giustamente il pror. Gioffredi nella pr·efazione, avendo r esistito per molli armi a tutte le cr·itiche, mostra di pos!<edere una base ver·amente scientifica. Dopo aver dati alcuni cenni sui caratteri fisici e chimici di questa sostanza sui s uo i derivati, sulla sua azione fisiologica, l'A., con forma chrara e conci~a, ne espone le indicazioni lerapeutiche nelle varie malnllie, meltPndo sollo gli occhi del medico pratico una serie di formolc e di ronsigli, la cui utilità 6 iud iscutibile, sopralutto per· quei sanitari che vivono lontani dai grandi centri scie n ti nei. Co me principale contributo personale, l'A. riferisce mnlti casi di ùistor·sione e di contus ione da lui curati con pennellature di g licerola to di ittiolo associate al\' immobilizzazion e della parte lesa, o ~i quali egli constatò la ra pida sconrpar~a rlel dolore e la non meno rapida guarigione. Senza melter·e punto in duLbiCl gli esiti favorevoli accennali dall'A., non s i può però fare a me no di peu!i!are che, nei suoi ca!';i, deve pure aver agito efficaceme nte l' immobilizza· zio ne, e che all' ìttiolo spetti piuttosto una benefica influenza analgesica: in ogni modo, le s ue osservazioni sono molto interessanti, e v'è da an ~urarsi che que~l'azione de!l'ittiolo nei traumatismi acceunati, s ia sperimentata s u va:::l8 !:cala, sopratutto dai medici militari, ai qua li n0n manca pur troppo il mulel'iale opportuno. L 'opus colo del dott. Salvatore ha il met·i to di far conoscere molte co;:e in poche pa~ine; ma il lode vole desiderio dr es!'ot·e conciso ha fallo si - e que s to è rl solo appunto che gli s i può r ivolger e - che egli a bbia appena accennalo all'uso dell' iltiolo in oculisli<'a , dova pure esso r e nde f!randi sez•vil!i, nelle rorrne intestinali e nelle febbri infettive, in cui ormai la s ua efficacta è abbastanza riconosciuta . E. T . LESst:n. ~rh rift,
L'lodlsmo e l mezzi per e vitarlo. 1:2 nov. '1903).
(Deutsc:he med- Wochrn.-
l n una conferenza tenuta alla Società di medicina interna di Berlino, il Lesc;er, c on la competenza che tutti gli r iconoscono, batte in breccia la teoria ~o~tl•n uLa da molli, della formaz:one d'rodo libero nell'or ganis mo, che sarebbe causa dell' iorìis mo. Egli sostiene che l'ioduro di pota ssio, privo dì iodati, crrf'ola nel sangue e penetra tìn nei f;(lobuli rossi, senza che, per la decompo~i zione di esso, si produ ct~no delle cornbioaz1oni iodo-albuminose. Neppure l'iodofo rm io s ubisce modifìcazioni intraorganiche. Secondo lui i fen omeni d'ioJismo ;:i verifi~ano quando i preparati alcalini d'iodio ir rompono repentinamente nell'or~an i s mo Di ciò egli ebbe una prova evidente, somministrando iodipina per via ora le e per via sottoculanea; osservò infatti che quando l'assorbimento
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RIVISTA D' I GIENE
era lento, come si verificava colle iniezioni sottocutanee, non si a ,·eva mai iodismo, mentre questo compariva allorché l'iodopina era ingerita. Praticamente, per evitare l'assimilazione rapida dell'ioduro egli lo propina a dosi frazionate ed in veicoli mucillagginosi o adopera dei succedanei di e!'SO e a preferenza gli albuminali, g~acchè i gr·assi iodati, mentre da alcuni non vengono digeriti e quindi si eliminano colle feci, da altri vengono assimilali troppo rapidamente. La somministrazione frazionata, oltre che impedire le manifestazioni d i ioùismo, riesce efficacissima, perché mantiene i tessuti malati più a lungo sotto l'azione del medicamento, e per ché, abituando lentamente l'organismo ai pre· parati iodici, permette l'uso di dosi mollo elevate. GRrx.
Il nitrato d'urea nella oura della olrro•l epatloa. - Torino, Stabilimento Fratelli Pozzo, 1003.
D ott. DoMRIIICO SALVATORE. -
Dopo aver esposto le var·ie opinioni degli autori sull'azione diuretica dell'urea, da aknni comhatluta, da altr·i ammes!'a, il clotl. Salvatore, che è fra questi ultimi, riferisce un caso molto interessante eli cir·rosi epatica, nel qua le il nitrato d'ur·ea avrebbe dota la g uarigione. Pure ammettendo con lui l'azione diuretica di questa sostanza, che, nel suo caso, fu l'unico farmaco che riusci a lenir·e le Sl)lferenze dell'infermo; pur 1·i~enendo possibile la gual'igione di una cirr·osi iniziale d~>l fegato, siamo ùi avvi;;o che, prima di ritener guarilo un cit•rotico, s i debba attendere che sia decorso un lungo periodo di tempo dal termine della cura. Questa nostra opinione personule non inlirma punto l' imporlanlB osservazione dell'A. , il quale, tanto in ques to qu~nto nel precedente lavoro, dimostra di essere non solo un medico studioso e colto, ma un coscienzioso sperirnen latore. E. T.
RIVISTA D'IGIENE SuoouR. - Ilanorblllo nella guarnigione dl Ca•tre• nel 1802. - (.4. r ch. de M éd. et de Pha r m . milit., 1903, n. 7) L'A. ha osservato una piccola epidemia di morbillo, la quale, iniziatasi ne l ,!lennaio, ha durato fino al giugno 1902. 1 casi furono complessivamente 51 e si s viluppat·ono nei due regg imenli di arti~dieria del presidio. Trattandosi di una guarni,!;ione piccola, l'A. ha polttlo fare alcune osserva1.ioni non prive d i interesf;e, specialmente riguardo all'etiologia della epidemia. È nolo che la magg ior parte degli autori, e specialmente i più valenti pediatri, quali Gt•anchcr, Seveslr'e ecc., ritengono che il virus mot·billoso, qualunque esso sia, debba essere consideralo come un parassita obblig ato, nel senso che esso pet·derebbe rapidamente nell'ambiente le sue proprietà patogene e diverrebbe addirittura s ter·ile in un breve spazio di tempo, non eccedente uno a due giorni, e talora appena di qualche ora. In altre parole, il morbillo sarebbe il tipo più perfello delle malattie contagiose, e non si Sf'ilnpperebbe mai senza conwgio. Questa
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ipott.>si per ò soff1·e delle eccezioni, una delle quali è appunto quella rife1·i ta dall'autor e. l nfalli egli potè assicurarsi che nella popolazione civile non esisteva il m orbillo al m omento i n cui esso appar ve nelle caserme: dunque il contagio elirAtto doveva escludersi. Allor a l'autor e r icer cando bene negli antecedenti, trovò che nell'apr ile 1901 alc:uni casi di mor billo si erano verifìcati : questi casi, r estati iso lati, si erano osser vati in alcune camerate speciali, ed i primi casi del 191)2 si svilupparono appunto in due delle camer·ate ove 10 m esi circa innan1.i si er ano avuti dei casi di m orbillo. Diveniva dunque r azionale l'ammetter e che sr tr attasse di unA r eviviscenza dei germi rimasti inalti vi per q t: asi un anno, e che a un dato momento l'it~cqui starono tutta la loro atlivita solto l' i nfluenza di condizioni fa voz>evoli. Questo fatlo é di not.evole impor tanza, e sar ebbe opportuno e inler ess!"ante eh~ ratti ànaloghi, purché inrtiscutibili. v enissero pubblicati, per poter stabilire defi nitivamente che anche il virus del mor billo non é parassita obbligato, ma t: capace di resistere anche a lungo nell'ambien te. Nè la t)Ut!Stione. dal lato pratico, è di poco inlerPs:..:e, poiché su di e;.sa .debbono basarsi le misure pro· fiiRlticbe da adottare. In fatti, se si ll'atlasse di un vero para,.sila obbligato, le disinfezioni dell'ambiente dov(' è vissuto un morbil loso sarebbet·o quast surernue, e basterebbe l'isOlAmento, finO 8 dopo lrasCOI'SO i( per iodo d' incubazion(', di ~ulli c o loro che convisser o col malato. I nvece ove si stabilis!<e con cerlt' zzn che rl vir us vive a lunfro nell'ambiente, le di!<infezioni non sarebber o mai ab· l;astanza da ra ccomandar e Tale questione, accennata dal l'autol'<', e di g-f'a nde interesse per· l' igiene mi11Lar e, e merita di venire approfondila con cura. Lo l" tudio del l' innrbazione non ha fornito all'autor e cisti nuovi: secondo l e ~ue osser vazioni es!:'a varra r,·a un minimo d i sette e un ma"simo di !]Uallor dìci giorni, e Ilella massima parte dei ca!"i sta fra undici e quattordici l'ior·ni. Anche p e r ciò c he si riferisce all' immunita nat11rale o acquisita l 'autore con· ferma falli ~Ziil noti, come la disposizione maggiore acl ammalare che presentano l e r eclute in con fronto degli anziani, e il ft~tlo che un altacco di mor bil lo non Ùà s em pr·e J' immuni la Contr·o attacchi SUCCC!<Sivi. Dopo aver pur l1.1to dei r apporti fra il morbillo ed altre malattie, l'su Lor e si occupa in pl'lrticolar modo di due di questo ultime, la scarl attina e la difler·ite. Oellu pr : ma dLce di non aver mai osservato forme miste. mn alcuni casi in cui. dcpo la guar·igione d~l morbillo, durante la convalescenza, ~i s viluppò la sctlr lallina. S i ebber o CO!>l distintamente l e due eruzioni e non eruzioni miste. indecise n e i l n r•o caratLeri. I n questi ammalati Lrat!ava!<i probsbil:nentf'òi contap-io ospiU\lier o, essendo impossibile nei piccoli O>lpedali, con locali imtdatli, e iu lempo di epidemia, isolare convenientemente le var ie categorie di malati. Quanto alla difterite, l'autore ha os:>er·vato cin(jue casi in cui il m orbillo fu complica lo da eu gina difterica. T ale propor zioue è piuttosto elevala, e fa maggior· in~ press i one a noi , che per fortuna possiamo dire che nel nostro eser cito la difter ite è rruasi sconosciuta. I n tutti questi casi la difter ite diede luogo a sintomi estremamente ~ravi, e in uno si ebbe l'esito letale. Ciò non fa mer·avig"liA per chè anche nei bambini i casi misti, di morbillo e difterite, sono sem pt•e molto gravi. L'autore ha cul'alo questi malati col !<ier o anticli flerico ad alle dosi, e con ottimi r is ultati: avverte· però c he bisogna iniettar e parecchie migliaia di unità immunizzanti nelle 24 or·e, anziché 1000 o 2(100 unità al gi0rno, e ,la ragione di ci6 è facil e a comprender e. Quanto all'esame batteriologico delle false
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membrane, l'autore ritiene che non se ne ùebba attendere l'e~ito prima di iniettar e il sier o, per ché l'esame batteriologico <c richiede molto tempo ''; ma ciò non è assolutamente, perchè noi ~appiamo che bastano 12 ore per aver e il risultato. Perciò é da ritenere che con venga d'ordindt'io attendere il r i sultato dell'esame, al contrario di ciò che consiglia l'A., g-iacchò 12 01'e di ritardo non possono recar e g ran danno al malato. Finalmente l'autore ha applicalo la sieropr ofilassi negli altri suoi m orbillosi, iniettando 1000 un ità, ed i risul tati sono stati ottimi, g iacché neanche un caso ùi rltftcrite si è os:;ervato nei malati cosi trattati, ben ché avessero dovuto soggior nar e a fianco dei difteri ci senza alcun isolamento t·eale. E siccome le iniezi<Jni p reventive non producono danno alcuno, così in ca~i analoghi é vivamente da raccomandare la sier opt·ofilossi contro l a difle.rite. G. B.l\'1. B . Dott. T oUI..OUSE. - La tuberooloal e le aue oauae aoolaU. l'i di cembre .l U03).
(Le .lourn.al,
Durante la d i-<cussione del bilancio del la guer ra il Parlam ento francese si
è nuovamente pt·eoccupalo di que><ta rnai<~Uia, sociale per le sue caulòe e per le sue conseguenze. L'autor e esami na la (JIIC~lionc sotto que!'.LO punto di vista, tacendo d~l le l'ine~sion i del più g rande i11teresse. E~li vorrebbe dimo!>tl'ar e due fatti. l n primo luogo, che la contagiostlà della tubercolnsi è tale che. pur giustifìcando e richicde!1do delle •·c~o le di igiene generale, non autorizza atfat.to delle misum eccezio11ali contro i tubeJ·colosi. In secondo luogo, cl•e la causa prinçip9le di questa malattia è l'eccesso di l a,·or o, sia esso dovuto oll'esercizio pr ofrJssionalc male ot•gani zzuto, ad esePcilazioni mi!ilat'i superiori al le fot·ze dei giovani coscritti, oppure ad un irrazionale sviluppo delle pratiche spo.rtive ft·a gli oziosi. Le co11dizioni favorevoli allo S\'i luppo della tubercolosi si possono ri assum ere in una formola, cruda ma ver a: è una malnttia della miseria. l r icchi vi caùono, per avet•e l:IC'Juisito, a causa di f'C•:essi o Ji un J'c•gime vizioso, l a miset·ia fìsiologica, questa compagna abituftle, sebbene non sempre fe,le!e, della mis(·ria sociale. La tubercolosi e la malattia dc!i po,·er·i. Secondo una statii'tica del dott"r Brouardel, in Pul'igi, !a tnortalila pel' lubct·colosi nl'li divet·si fJLHlt'tiet•i è sempr e in t'Dppor to iuvet•so della Rf.dOlt>zza degli ahi lanli . Mentre i Campi El isi dànno una mot•talitu di 10,8 su 10.000 abitanti, il quat·ticr e di Plaisauce at·riva alht p r oporzio ne di 101- su 10,000. Ma noi possLldiamo una statistica ancor a pi ù dimostrativa, giacché ci fa conoscere, i n cet·Lo qual mollo, ta violenza graduale ùella tubercolosi: •' quel! il di GebltarJ, l'iprodolla dal dottot' Hommn nella suR esalta monogr afia. Gebhard che è dit•ettor e ùello stabilimento ansc<tlico del le 8i'Sicura7.ioni conll'o l 'in vaJ:rl ilà e la vecchiezza. ha di viso gli abitanti ùella città di Amburgo secondo le tas><e clte pagano S111le l ot·o t'ffndite,:ed ecco q11anto liti poLulo esattamente stabilit·e in questo muth Su 10,000 inùivividui, la tube t•colosi ne u~cide: 10,7 fea que[li pt·ovvi sli di una rendita st:perior e ai 3500 marchi (L. l.25). 20,1 fra quelli la cui r endi ta è Ja 2000 a :3:)00 mat·chi. 2G,'t l't'a cnloro cl1e hanno un :·cddito d~t t20U 11 20 IO mllrchi. :~~.:i fra quelli aventi una r endita da !11;0 a 12011 ulat•chi. Cosicchò la progressione dei decessi va di pari pnsso colla diminuzione del
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redJito. Più la miseria ~i accentua, e più la tubercolosi fa st1·age, fino a quadruplicare le s ue vittime. La mis eria produce il debilitamento organico in diverse maniere. Il povero man~ia male, respira un'aria viziata, e lavora tr oppo. Chi più lavora, avrebbe bisogno di maggiore nutrimento e di respirare meglio ; invece, generalmente, succede L'opposto. L'aria corrotta delle case dei poveri è certamflnle una causa di deteriol'amenlo delle più imp0rtaoti. E noi s1.1ppiamo come sono alloggia li i diser edali della fortuna. N elle grandi città, anche le c lassi che goJooo di una cer ta a~ia tezza di morano in locali relativamente ang us ti. Fig111•iamoci poi i miserabili ! Il doltor Jacques Bertillon ha trova to che su 1000 abitanti della città di Par if:i, 149 vivono in al'llbienti insalubri, e 363 in locali insufficienti. Ne i g randi opifici l'aria è viziata dalle polveri dei materiali impiegati; le professioni ebe s i esercitano in ambienti polverosi sono quelle più esposte a cause morbifìche, non escluse qudle che si esercitano fu o1·i dell'ambito cittadino, come i mugnai. L 'alcoolismo cronico, che, seconrlo l'espressione del do tt. Landouzy << fa il letto alla tubercolo~ i " contribuisce s ingolat•mente ad indebolire la r esiste uza indiYiduale. Secondo una importante statistica inf!lese tuni gli esel'cenli mes tieri, in cui pe1· necessità o per viziosa abitudine, s i fa maggiormente cons umo di bevande alcooliche, sono decimati dalla tubercolosi. Ma la co1·ruzione dell'aria e l'alcool non sono che cause seconda1·ie. Il fa ttore principa le, secondo l'opir1ìo ne della generalità dei medici, é l'eccesso di ftl tica, specie nelle grandi citta, dove si deve lavorare in f1·ella e furia, o per aume ntare il r eddito indus triale, o pe r co1·ri~pondere a lle e~igenze dei consuma tori. La dimostrazione più tipica di que>~lo concetto sarebbe forni la secondo l'A., dalla milizia. I soldati sono ~iovani, scelti fra i più r obusti e resistenti, e non t:o::<pe lli di tu bercolosi. Sono accasermati in locali, che malgrado le l01·o impe rfezioni igieniche, henno una cubatura supel'iore a <Juella di cui godono m o lti,sime fami ~li e nelle loro m'ldeste abitazioni. I dormitori ~ono piu va!"ti e piit oereati delle camere dove vivono, prima della coscrizione, i contadini e, più di tutti, i giov~:~ni operai delle città. l soltlati pa«sano una g-ran parte dell a lor o vita militare all'aper to, in campugna. Sono obbl1gati a condur re una vita r egola r·e. vien loro a ssicuralo il riposo notturno, e uon vegliano che a turno, e C<>n intervalli abbastanza protratti. La nutrizio01e é maggicwmenle so!>tanziosa ch e qudlla dt>i eontadini. Orbene , l'esercito rrancese, il quale 1'app1·esenta una selezio ne di individui , ~itua ti nelle condizioni generali più igi0niche. da un con tingente di Luber colo"i quaLlro volte mt~ggiore della popolazione civile. N e allrimen ti succede nelle allre nazioni. In Iogbi llé rra dovo la selezione è ancor a più severa e dove il regime dci soldati é migliore, i militari vanno so~gelli a lla tube t·colosi t1·e volte di p itl ùi rruanto succeda nella popolazione, e~sendo il numero dei decessi, per tnle infe zione, di 35 nei militari, e di 13 nella popolazione in gene1'e su 10,000. \ .i sono poi degli altri falli speciali anche più convincenti. Eccone uno, per t-1-'empio, rrferilo dal dottor Robin. Or son pochi anni, il Co1•po dei pompi eri dr:lla città d i Parigi fu decimato dalla tube rcolosi. L' ispetto1·e capo di sanità m ilitare Colin venne incaricalo di fare un' inchiesta, e poté stabilire, n tale
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proposito, che i com ponenti il detto Corpo erano stati, per un tem po non breve, A8SOI!~t-llati ad un eccesso di fattca, proYocalo dal cambiamento di tuttt gli attrezzi e l ~ macchine da incendio, senza che, d'altra par te, tale lavoro eo;;orbitante los"e stato compensato da un aumento nell'alimentazione. Hesa infAtti più abbondante e ptù igteuica l'alimentazione ed esonerali dal st!rvizio gl'individui più cagiouevoti, la mor bnsita pet· tubercolosi c-es!<6 quasi dd tullo. Un'altra pr ova si ha nella ditrer enza di re"Ì"tenza fra l'uom o e lA donna alta lubet•colosi. N el periodo dulia ~rand~ allivita sociule, l'uomo, me~lio nutriti! delle donna, ma più oppre:-:so dal laYoro, è molto più spesso attaccalo dal ~erme della tubercolosi. r\oi vediamo inoltre che, nei l!iovani, la tubercolosi si manifesta naaggioruwnle in quei periodi in cui gli e~e1·cizi fisi ci sono gi•' colti vati. E ciò non devA l"Opr euJet•e, dnl momento cl te si sa come la ftHir a mUl"COIAre sia dannosa Ai p1·edispMLi nlla tuber col osi. Il massimo vip-or e ottenuto pet· mezzo dt'l le prAtiche !Opot·tive, non preser va coloro, che ne fanno una prof.•ssioue, da que!'lta tnAiallta: n nzi essi vi danno un grA n con lmgt:'nle, Lantochò ::li antichi non uvevano torto di dir e: v Cattivo s0ldato come un alleta •· Fo 1~1.t1 m uscolare e r e;.rsl t·Jtza alle 111alotlie non camminano di pa1·i pa!'I~O, onzi in certe cir costa11ze ~i CltoiOIIO. Se poi si vogliono troval'e tielltl prove t! i un altl'O or li ne, ba~;~ ta ci tare le or~inali 0!-'l"er vazioni del dottor Alberto fiobin, i-! qualù ha COilfill8lOlO c he la predt~posi;:ione alla tube1·rolosi è dovnt.a ad un vita o t·~auira più attiva, e le lwlle C>'JH•rienze di Cal'lo Richet ed llericourt, i quali hanno dimostralo che .! ~urco mu!"colar e o il mi ~lio re antidoto delta tubercoiMi. Da qual unque l ato uno ~i volgo, i: sem pr e la fatica, e spcciolmento ls fatica m u~;~colarc, che appar e come la causa pr'incipnle dt>ll<l luber coloii't. Senza voler e, pel momento, studia1·e i n molo detlnglilllo i l'imedi di que~to IIAftCilo sociale, l'autore ri tiene per fermo che il per·icolo pr int·tpale e: l'ecCP!<!';O di fultca. Occorre provvedere i n questo senso, se ~;~i vuolo sertam cnle pPr·vollH'e a ci r co!"cr iver e i ca~1 di tubet•colosi, a quelli, in cet·lo qnal modo, ilh.:,·iHn. tautlt (•'redtlarrol il, debol ezza congenita, ecc.).
E. At:si. Alf{. - M:odlfloazlont del bacillo tubercolare umano. - AU11udlne d el baolllo dJ Koob & traaformaralln aaproftt&. -
(:\ rchire.~ "" mò/ef•ille
art'érimen lale et cl'anatomie pat hologirJ ttC - I u:.:lio 1!)(l:l)
L"nutor e, l.ll' r oltener e delle collul'e omngenee, sem inò i l bocillo .ti K och su hr·odn dì b no t1 pota te, con ag~?iunta di salmor rno. di peptoll<', di zuccher o e di glicei'i nu, l'Ili af<ilando il brodo una n due volte ul j!ÌOI'tto, vide, VCli'><O ti ven· tesimo gronto, ~ vilupparsi un in lorbid amenlo conlonenlo i l bacil lo nllo !';[/I l o dì collu t·a omo:-:cneu. Il bncillo ro~i ollenuto , può eo;;:::er coltivato t n d i ll'~;~t·enli tnezzt solirli e l ir(uitli; è un mict·obo mobtle, più lunco e lal'g"O del bacillo di K oclt ot•dtllllt'io. Le sue reazioni sono par ticolarm eute inleres>'ottti ; c•oloroto con il l iquido di liel, ed in segui lo con I"Acido nitr·iro, si scolora; <~i colot·a in vere fa ctlmente col violetto Ji g-enziana o cnl bleu dt tuélih•ne, e st può Sl'l{uirne la lra!'fOJ•maztone i n ~aprofìta constatundo che nello ~les!:'O p repo1•ato Lt·ovansi dei miCI'obt che si colol'ano col Ziel eJ altl'i eire si colon'lno con i bleu. I noculati
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a~li animali, o solto la pelle o nella trachea, tali bacilli hanno perduta ogni 1·irulenza; non si osservano punto lesioni tubercolari, ma una grande cachessia che può condurre alla morte e ch e dimostra come tali priucipii contengano ancora dei principii tossici. L'inocula ziooe delle tossine di tal bacillo non d1ede mai a divedere un'azione pirelogena per gli animali tube1·colosi. .r Tali falli dimostrano come ta l bacillo saproflta sia differente dalrordinario bacillo di Koch, talché si può domanda re se il bacillo di Koch non sia un semplice saprofita. Infatti il bacillo di Kocb rimane sempre la cau!'a incontestabile della tubercolosi umana, ma si può domandarsi se esso non sia per caso un bacillo omogeneo trasformato, diven tato virulento in talune condizioni ed adattato a d una vita parassita1•ia, ciò che, for se, contribuirebbe a rischiarare ,la genesi della tubercolosi umana. G. B.
Sul valore del •lero antldlfterloo dal punto eU vl•ta della profllaut. - (Relazione al Congresso internazionale di i~iene e dcrnog1·afìu, Bruxelles, 1903).
PAVONE. -
Questa r elazione del dottor Angelo Pavone, ispettore sanitario al Milns lero dell' interno (direzione generale della sanità pubhlics) è veramente un lavoro completo, perfello, trattato da maestro, tanto dal punto di vista scientifico, IJUanto da quello prstico; esso sarà una utilissima ~uida, non solo per il medicO condolto e per il me.jico pratico, ma pure per il medico mililal'e, i quali non hanno molLo tempo disponibile, né delle biblioteche da consu:tare sull'argomento; mentre il dottor Pavone ha compendiato iu quella relazione Lutto quanto si poteva dire dal lato puramente scientifico, quanto da quello pralico. Non essendo possibile in una re<·ensione di fare una disamina dolio varie I'JUistioni trattate dall'auto l'e, accenniamo bt'eveme nte ai capitoli della memo r ia scientifica. Essa i> divisa in 5 capitoli: nel primo tratta, Del oalore pro;llattieo del siero antidifterico dal punto di oi.~la puramente scienttjico : nel secondo, Le quislioni pratiche che si connettono coll'uso del siero antid(flerico, e da cui dipendono in gran parte il successo e la d({Jitsione delle inie.;;ioni preoentioe; nel ter1.o, Le d({ficollà di LLna proji.las.si erjtcace della difterite coi soli me.ui ordinari, che consigliano e g•nsti(icano le iniezioni preoentioe. Nel quarto, Le obie~io11 i che sono state .(alte alla sieroprojiln.~s i della t}ijterite, con speciale riguardo agli af'cidenti post-si(' roterapici. Nel 'luinto, Le statistiche della sieropro.fllassi della difter ite in Ilalia e all'estero, e le conclusioni che se ne 71o.ssono trarre circa la ejjlcac~ia e la necessità rU ?Ueslo m ezzo preventivo e circa la opporlt~nità di render lo obbligatorio in ctreostan.ze cleler minate. Solo su quest'ultimo punto dissentiamo dall'e!!reg io autore ; egli invoca J' intervento dello stato per r endere obbligat.oria pe r le)!ge la sieroprofi)S!'<Si della difterite; noi invece amanti della libertà individuale, vediamo con dispiacere qualsiasi allentato ad essa; t.anto più che di vaccinazione in vacc 1naz1one potr emmo un giorno arrivare a sottoporre i cittadini aJ uoa inoculazione al mese per sieri diver si. Che si consig li dal medico la sieroprofìlassi nelle famit;lie colpite da un caso di difterite, siamo pe1·fettamente di accOI'do e vorremmo che ciascun medico fosse be ne edotto dell'ar·gomento e non trascu r·ass e mai tale consiglio; ma dal consiglio all'obblig-atorietà la distam:a é enorme.
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RIVISTA BIDLIOGRA}'I CA
V or r emmo piuttosto vedere lo Stato maggior m ente inter essato nelle quistioni igien iche e ciò si potrebbe o ttenere coo la istituzione di cattedre ambulanti d' l giene, allo stesso modo come funzionano quelle di ag ricollur a e pii.! con la pa•·ola e con l'insegnamento dei precetti igienici, anzichè coi ~ieri, noi ve·
d1·emo debellate molle malattie contagiose.
G. D. R.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA A . LAV ERAN. -
Prophyla:z:le 4u palu41•me -
( EneycloJ1édic rles aide-rné·
moire, Paris, Mas::<on e C. 1• 1 90~).
l n questo manualello chP. l 'illus LJ·e scopritOI'e dei par·assiti rnalarici ha r ecen temente pubblicato. sono :raccolte in forma facile e piana tutt~ le le)!gi re· cen ti sulla profìl a!'\si della mal11ria. l n una prima porte l'autore r iferisce in morlo succinto ed elementare tutte le r ecrnti scoperte sul modo di tr·asmis!Sione della malaria, sull' impoPtanza <ll'IJP za11znr·e del gener e Ano{1hele8, sulla vita, lo sviluppo e i caratlel'i di questi culiciùi, P comhalle vittoriosam ente le obbiezioni che sono state falle alla teoria ano f"elica. Nella seconda par te, che e la pii.! importan te, l'autore passa in rasse~na i varii me<:zi di profila ssi contro la malaria. In un primo capitolo si occupa del la disli'U7.ione delle zanzare (sop,we~sione del le at'quc stagnan ti, cultura in. tensiva, distruzione delle larve col petr olio, con altre sostanze>, per mezzo di pe>sci o dj la1·ve d'insetti. dist ruzione degli i nsetti alali), in un secondo trntla della pr·otezìorre mecc!lnitft i11dì '"iduale e cnllettivfl, in un terzo capitolo parla e~lP~amente dell'azio ne pr eventiva della chinina. Finalmente dimostra che tutti i pi'o;:r·es~;j economici ed i gieni ci delle popolazioni (buone abitazioni, cullul'e del suolo rf'mllner ali 1' 6, buona alimcnt~zio n e, ACque potabili di buona CfUS)i tà , iglt'ne individuAle ecc.) sono nl tr <'llanli fattori che r endono meno gr avi le epidemie di mala•·ia in una data r el-{ione. Tu tte le q\lestiolli sopraccennate VF·ngono trattate dall' auto1·e con quella tonq•l'lenza che gli é propria in tale orgornento. pur m11ntenendosi nella prima pa r te l"igido con servatore p.-r· ciò che si r·iferisce alla par assitologia, tanto da r itene1·e nuche oggi come dimo,.tr·o to che il parassita della malaria ;;ia unico e che solo possa dar luogo a r eci p1•oche ~rAsfol'mazi oni. Ma in tutto i l r esto e~l i é di urta accura tezza e di una moder·ni ta veramente pr eziose, ali~ quali si accoppia una geniale lfll•gilezza di vedute. Talché gli è dato concluder e che <• scr.ondo le ci Pcostanze, ~Secollllo le condizioni p1wlicolari alle localita e agli individui che !Si t ra tta di pr nte.zl!er e, rruesle o quelle fru l e misure pr olìlattrche soprA rir ordate t:~cquisteranno ma:.rgior e o minore impot'lanza )). Ed è con vero compiacrm ento che noi abbiamo letto ripetulam eot e nel lib r o elogi incondizi onati prodigati òalrautor e alla recente legislazione italiar.a !'<ull'ai·gomen to . la ')Uo le i· da lui arlditala ad esempio per l e altr·e nazioni. G. B. IM . B.
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CONFER.ENlE SCIENTinCHE DEGLI OSPEDAli MILITARI SOMMARIO DEGLI ARGOMENTI TRATrATI
(DAI PROC ESSI VERBALI PERVEXUTI ALL'ISPETTORATO DJ SANITA MILITAHI': DAL 13 DJOEMDRE 1903 AL 20 GENNAIO 1904).
ALESSANDRIA (novembre).- Memorie /et/e: tenenti) medico CACCIA FruPPO: L 'analfresia per la via r acldrlea lombar·e coll' idr oclorato di tropPcocaina e la sua applicAzione nella chirur·g ia di P'Uer·r·a. lo. (dicembre). - M emorie lette: farma cista militare RoBERTr dott. GrusEPPE : Sulle acque dei quartieri del presidio di Pavia. Tenente medico CAS'rELLANI RoMEo: Studio sul le modifleazioni da apportarsi agli zaini per r enderli r otabili, quale contc·ibulo all'ttlleggerimento del carico del soldato. AN CO)l" A (novembre). - Memorie lclte: lenente medico DELLA CrorPA AN(;ELo: l stogenesi dei tumori primari del rene (continuazione) . lo. (dicembre) . - Comunicazioni: sottotenentc medico ConcrA GIOVANNI: Sopr a un caso di ritenzione com pleta di or·ina per ipc rtr·ofla prostatica insuperabiltl dal catetere, operato di cistotomia soprapubica. BR ESCI A (dicembr·e). - Memor ie lette: sotl.otenenLe medico CAS:-.Ico SevERINo: Sui m ezzi di diagnosi precoce della tu bet•colosi. CA T AN ZAR O (novembr·e). - Comunicazioni: sottolenente m edi co di com plemento MARESCALCo ANTONI'': Sopra un caso di malattia del Friedreich. CH l ETI (novembre). - Comunicazioni: capitano medico JoRro Lurar: Su un caso di avvelenamento per sublimlito corrosivo. Tenente colonnello medico CASALrNr RICC.-\RDo: Presentazione di un ammalato flr distorsi one al piedP.. lo (dictlmbr e). - Comunica•ioni: capitano m edico JoRto Lurar: Pre~ent11zione di uo ammalalo di ne~ralgia scialica sinistra. T enente colonnello meclico CASALINf RICCARDO: Su un caso di ipotrofia muscolare degli arti inferi ori da pr·obabile paralisi infantile. FI RENZE (dicembre) - Comunicaziont: sotlolenente medico BIONDI PIF.TRo: A proposito di un caso di fr·attura trasversale diretta della rotula destra. GENOVA (dicembre). - Comunicazioni: so\tolenente medico RAFFO FRANcESco: Sui disturbi broncopolmonali che complicano il decorso della nefrile cronica. LIVORNO (dicembre), - Memorie lette: tenente medico SAMPERt GAETANO: Sulla congiuntivite dei militari delle armi a cavallo. :MESSINA (novembr e).- Memorie lette: PUGLISI SANTE: Sopra un tumore primitivo del fegato.
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CONCOR SO AL PR EMIO RlBERI
MILANO (novembre). - Comunicazioni: soltotenenli medici CALZA CARLO e lNGOGl.IA ANTONINo: Presentazione òi due idiota da considerarsi come non esistenti in fami gl ia a termine di leg-ge. PALERMO (novembre). - Memorie lette: tenente m edico CiAUR.I RosoLINo Su un caso di chiluria traumP.tica. PIACENZA tnuvembre). Memorie lette: l enente m edico BARILE CEsARE: Perizia psichiatrica per tentaloomicidio e suicidio. RAVENN A (dicembre). - Comunica..ioni: sottotenente medico BERTI~' Pw: Sopra un caso di diabete iusipido SALERNO (dicembre). - Com unicazioni: sottenente m edico: MASTURZO CA· Mit.Lo: Su di un caso di ileotifo seguito da noma. VERO~A (novembre). Memorie lette: tenente medio::o VALERIO GwsEPPE: La topografia delle funzioni cerebrali secondo le moderne ricerche, consi dera ta nel riguardo della sua imporLanza nella pratica medico-chirurgica. P ervennero inoltre all'ispettorato di sanilà le seguenti m emorie: PAOLJNI ADOLFo, tenente medico: Piede torto accidentale consecutivo a dis torsione
tibio-tarsea. AMBNTA ANTONINO, lenente medico: (Ospedale militare di Kalepa, I sola di Candia): Un caso g rave di sifilide secondaria guarilo colle iniezioni endoveno>;e di sublimato. SANTA·MARIA ALBERTO, tenente medico: L e alterazioni dell'udito negli operai degli arsenali. Pa::RASSI ANTONIO , capi tano medico: I diti planlari retralli e gli arruolame11ti nelle. scuole mililor i. C1GLJUTT! GausEPPE, capiLa no m edico: Di due nuo vi sistemi pel trasporto dei feriti, specitl in montagna.
CONCORSO AL PREMIO RIBERI (Estratto dal proce~so verbale della sedu!a clell'Ispettorato eli Sanità militare, del25 gennaio 1904).
Aggludloazlone del ·premio eU lire SOOO. -
La Commissione si è riunita stamani in seduta privata, per deliberare sulle memol'ie presentate al conCOl'SO scaduto il :Jt luglio 1803 sul tema : Studio delle clisposizioni pili opportune per il rapido trasporto dal campo di batta-
glia ai luoohi di cura, e sui meni pe r ottenef'lo, tenendo conto delie diverse condi:&ioni del terreno sul quale può soolgersi la giornata, pubblicato nel Giornale Militare, parte 2", del 1902, n. i 2. Le memor ie pervenute in tempo utile furono le seguenti, enumerate secondo l 'ot•dine di arrivo, con le rispettive epigr afi : t o Caoe hominem unius libri; 2° Vila.m impendere oero ; 3° Bis dat qui cito dat; 4° Viribus unitis; 5o Per aspera ad astra. m embri della Commissione, ciascuno dei quali aveva preceJentemente esaminato Je cinque memorie, hanno unanimemente espresso il giudizio : 1° che la memorin n. 5, quantunq ue il tema sia bene abbozzalo nelle sue l inee g enerali ~ conformalo ai principii che debbono oggicli re golAr e l 'ordina-
CO:I\CORSO AL PRI~~IIO RIBERI
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mento del ser v1z10 sanitario in guerra, sott{) il riguardo del pront o sgombro dei feriti dal campo di balt&Frlia e del loro trasporto ai luoghi di cura, è assolutamente mancante del necessa1·io sviluppo; 2" che ancbe incomvle ta. beochè piu diffusamente trattata della precedente, é la memm·ia n. t , per cui essa pure non corr1 spo nde allo C{)nd1zioni dPI C{)nC{)rSO; a• che la memoria n. 4 i>, in C{)mplesso, un lavoro ben concepito, o r ganico nel suo insieme e in cui la mag~?ior parte deli(li argomenti che hanno relazione col tema, t rovano un't~dc j?uata soluzio ne ; ma che, ollre al non prendr re in conside1·azione tutti i fattori che concorrono allo scopo importantissimO dt-l pronto trclsporlo dei ferili dal campo di battaglia al luogo di cura, gn111ge a conclusioni e propo~te, parte incomplete c pa:·te ad esso non cor risponJenti. L'autore ho annesso alla memoria i modelli al ve1·o di tre barelle, do lui dPtte da mnntogna, duo in tub1 di acciaio ett UOA in legno, abbastl'!nza solide, pratiche ed ingegno!le, nelle quali i rlifetLi rileva ti dallu Commissione po~sono esset•e fadlrnente C'imo!<si; nonché il modello di un ct:m·etto-bicicl ella pOI'ltlbarelle truspo1•tabile o zuino, che anche i n guerra, e in casi speciali pu6 l!•ovare ulil~ impiego; 4° che la memoria n. 3 è speciulmenle notevole per la co pia dell'erudizioM ~piegata, e per· il modo vt.wamenle magi~trale con cui venj?ono trattati certi ergomenli; ma alla quale ~ono da far~i gli ste.3si addebiti cl1e alla prccetlcnte, di evHe l'autore om e~~o taluui punti di molta impo1·tanza. per lo svolç.dmento del remo, e òi proposte dì rcd1rali innovazioni nell'ordinamenlO del nostro ser· vrzio sanitario i n 1-!Uerl·a, che, effettuale. non darebbero ~>uffìcienle assicurazione che cl'SO potes!le e~auri cmemenle corrispondere al suo scopo; 5° che la memoria n. 2 è indubbiamente da ritenersi la migliore di tutte, perchc il tema vi è svolto con ~-tiusla propor zione in Ot:!ni sua parte, e sotto lutti ; suoi va l'i aspetti; le pl:'eme '!!e sono desunte da dal1, ee non assoluti, a3sai B(•pr ossimalivi al fatto r eale e appogg iale su confr onti t>ene stabiliti cog li ordinamenti sanitari degli altri eserciti ; e le conclusioni e le proposte che ne se!!uono sono rigor osamente logiche, pratiche e attuabili, senza bisogno di apportare m odiflcazioni di rilievo all'attuale nostro ordinamento. Oltre di che, la mem oria dà prova dell'estes issima coltura dell'autore, della sua competenza chi rurg ica e di ~er·i studi antecedentemente falli sull'arg-omento. I n C{)n rormilù di tali conclusioni, i membri della Commissione hanno unanimamente giudicato meritevole del premio la memor·ia n. 2: • Vita m impendere rero » e di distinguer·e con menzione onorevole la memoria n. 3: • Bts dal qtti tito dat » e la memoria u.' 4: « Viribus unitis ~ . Pr·eso nota di tale verb&le, la Commissione ha, seduta slonle, bruciale le ~cllede suggellate n. 1 e n. 5, ed aperte le altr·e, ha constatato che aulOI'I t.lella 1aemoria giudicata degno dlel premio e1·ano i magl?iori medici Bar.zzt dottor GIUSEPPE, addetw al Comando del Cor po di Stato Maggiore, e BERNARDO dotto1· LI:IGI. addetto all'ospedale militare principale di Roma; e delle memo1'Ìtl me1·1· tavoli della menzione ono1·evole: il capitano medico OSTINO dott. GIOVANNI, proressore alla Scuoltt d'appli cazione di sanita m11itare, autore della memoria n. :l ; 1! magg1ore medico BoNOMO dott. LoRENZO, professore alla suddetta scuola, o lh to pror. dott. FILIPPO, medico capo nella R. Marina, autori della memoria n. 4.
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MISCELLANEA Corso d'igiene e pa'tologla esotica all' Università di Napoli. -
Il 15 corrente si è
inau~uralo questo cm·so, cl•e nel nO!"lt·o paese (~car!:'O è vero di colonie propr1e,
ma amitto - o beneficato secondo il modo di vedet·e - piu di ogni altr o Sta to dalla emig razione) riem pie una vet•a lacuna. Ne l corpo insegnante vediamo bl'illure tra g li altl'i i nomi degli egt·eg i colleghi della marina pr ofessori Rho e Pasquale. Il Minis.t~ro della ~uerra, esse ndo s tati m essi a disposizione del corpo sanit.HrJO dell'esercito due posti per questo corso, vi ha comaudat.o i tenenti medici dott. Andr ea Basili e dott. Giust•ppe Valerio. la cura dai denti e della bocca nell'esercito bavarese. - Il Minis tero della ~uena havarese ha ordinato con una circolar·e uno piu allenta s orvegliauza dello stato della bocca e dei denti nei s oldati. Ogni anno. dOJ..!O l'arrivo delle r eclute, a cura del personale sa n itario devono farsi de~li avvertimenti alla truppa s ull'ig iene della bocca. Ogni seea i soldati devono praticare lo sciacquamento della bocca e la pulitura dei denti con spazzolino. l n ogni gua;oni~i one il medico dirige nte il servizio deve :assicurar si la cooperazione di un d entista per le eventuali operazioni. Quando l'esercizio dell~:t dentis tica ~ assunto personalmente da un medico miJitAr e, deve essergli assegnato a questo scoro un adatto locale nello spedale militare ùella g uarnig ione. Un carme latino di maestrcvole fattura abbiamo ricevuto da F irenze, dedicalo alla signorina Lucia Franciosini, fig lia del far·macis la capo di quello spedale e nipote del nostro compi1:1nlo generale Ba roflìo, in or,casione del suo malrimonio col te nente medico d ott. Emilio Fiorentini. Questi a rmoniosi distici, nei quali, ancor· più che la pura e classica lalinilà, a mmiriamo la squisitezza della poesia, sono dovuti al no<;tro collega, capitano medico Nocelli. Sempre lie ti quando vediamo una qualche prova che medicina e lelter·atura non sono tra loro sempr e nemiche, mondia mo le n ostr e congratulazioni non solo ag li sposi. ma a nche a chi con si bel metro li accompag nò all'allare.
Il D iret.t.ore
Dott. GIOVANNI RANDONE, colonnello medico ispettore. I l Redat.t.ore
D.r RIDOLFO LlVI, maggiore medico. noma, IYOI - TlJl. E. Voghera.
G IOVANI'il ScOLARI, Ge•·eute.
'
.
GIORNALE MEDICO DEL REG I O
ESERCI T O
Direzione e Amministrazione: presso l'Ispettorato di Sanità Militare VIa Venti Settembre (Paiano del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale Medico del R.o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1" gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia Eritrea Per l' Estero. . . . . . . Un fascicolo separato costa.
L. 12,u 15,)) 1,25
L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' im· porto dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero le memorie sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. n prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. l manoscritli non si restituiscono.
" PRO PATRIA ,, CODRO - SAMPIERO - NINA DI DANTE - I SffiARITI DRAMMI STORICI OB I,
DOTTOR
sA L v A T o RE GuIDA' COLONNELLO MEDICO tN RIPOSO
Prezzo L. 4. Si vende a beneficio della Casa militar e Umberto I in Turate per l 'f6teranl e
lnvalldl delle guerre nazionali.
(Presso l 'autore: Roma, via Firenze 15 e presso la Casa Editrice ltallana, via XX Settembre, n. 121).
PUBBLICATO
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DJUsh' ISPETTORATO DI SANITà ~IhlTAQÈ ' \~ l
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ANNO LII
FASC. I I
1904
29 FEBBRAIO
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SOMMARIO
o a u n• " 1.1 . Pa.-le. - Amaurosi tnmltMia per deton•zloni di armi r1a ruoco • . . . . . • Png. 81 t • U• eluta-lllrla. - Paralisi del fleeiaiP e r1e!l'acnstico rle!ttro per siOilde ~econ.larl& "" le'l~. - ltmatoma JH>rirenale In un siOi il ko, PCC. • • • • • • • • • • 9~ ta lllrlL - Le allermionl r1eii'Oflfann r1ell'ur1ilo negli operai degli ar:!ennil • 109 • tWI .T.t DI CòiiO .lW.U , t ITAI.I.\!11 lED IE8T JEaa. Rl•lsta mec11ca • • • • • • • Paq. H 6 Rivi~la Ili nenopatnlogia . • • . . . . . . , ~ {'!i Rivista ehlrnrglc.• . . . • • . . . . . . . . . IU ltivislA di oto-rlno-laringoialrla . . . . . . . • 1 ~0 Rh·lsta r11 oculislica • . . . . • . . . . . . . 131 Rh'l•ta r1i anatomia e Oslologi& normale e l••tolop:iea • 1:18 R1Ylsta di malattie ven•ree e !Iella pelle • un Rh1sta di terapeotlca f46 Rhl>la d' llfl•ne. . • 149 Rivista bibllosr~Oca . • t :i7 M JEM oai E
s..
lll&eellaoea . . . .
•
l V. I'(IIII!Cf n • /1 ' "''"""" d•lln Cllllll'lmn).
DIREZIONB ED A MMINISTRAZIONE
BOXA -Palazzo dellllnt.tero della Ooerra. Via XX St-ttembl't' . ROMA
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I. N D I C E DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI E D ESTERI
RIVISTA MEDICA. Marchettl 1 Stefanelll. - Sulla sieroreadone tubercolare . Chauffard. - Trattamento delle emottisi nei tuber colosi . SCitandtlbauer. -Cura dei catarri Intestinali col tanoigeno Charltonow. - Nuovo metodo di r.ura del colera asiatico T rer. - Sulla terapia della t ubercolosi . Delt art. - l.a pericardite t 11lca. Strusburger. - l.a quantità dei batteri Intestinali dopo l'u,;o degli antisettici Sclullldt. - Sulla diagnb$i della tubercolosi polmonare Oleulafoy. - [:.a. nefrite tossica appendicolare. Albuminuria appendicolare Rernault. - Tosslne piretogene nelle febbri malnriche fntrona. - Nuovo metodo di ricerca dell'albumina nelle orine .
Pag. 116
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RIVISTA DI NEVROPATOLOG IA. Ceni. - Nuove r icPrche sullo sviluppo degli aspergilli in rapporto colla diffusione della Pag. U! pellagra . Plgltlnl. - Lesioni nervose e P'ltogeoPsi delle amiotrolle di origine ar t icolare ~3 1'13 Zeri. - Sui rapporti della pressione intracranlca o sul fenomeni della compressione bulbare Ceni. - Autocitotosslne pd anU-autocltotosslne sp<!cinche dPgli epilettici I ii RIVISTA CHIRURGICA. Cazln. - Il t.rattamento chirurgico delle perforazioni intestinali nella febbre tifoidea lllkullcz. - Osser••azibni cliniche e risultati 9Perallvi rispetto al cancro intestinale Haba: - Il metodo dì Dlor ' Rtdtlla. - Alcune considerazioni sul risultat i dell'esame batteriologico del llquldo erniario nelle em1e strozzate . Folet. - Suture tendineo-muscolarl (Teno·mio·ralle) Le Roy du Barrea. - Lombrlcl ed app~ndicite :·
128 1!8
U9
RIVISTA m OTO·RINO-l.., RINGOIATRIA. Gavello, - Sulla suppurazione dei seni nasali e loro cu ra chirurgica Pag. 130 Hatllauer . - Il valore della serle cont inua del toni dlllezold per il qut~sito della simulazione 131 RIVfSTA 01 OCOU STICA. Pag. 131 Corslnl. - l mierorganismi delle congiuntivi Li 131 Wldmark. - 11 ~iclerofono • t3t Papolanl. - Cura delle granulazioni molli delia congiuntiva coll'ermofenll 133 Posey. - Ceclta monoculare passeggt>ra Prloux. - Dacrloadenite acuta consecutiva alla sommlnislrazione di deboli dosi di ioduro 133 di potassio • U4 Panaa. - Ambliopia od amaurosi da scarica oletlrica • Colomb. - l.e iofeliool gravi della cornea e la perforar;ione precoce della membrana del 134 Descernet 135 Dlllllcher l. - Cura del catar ro primaverile . 135 lluet. - Del benzoato di lltlna nella cura delle macchie corneali . (:16 Slntuocl. - Contributo allo st udio di colohomi congeniti della lente 136 Leplat. - Strabismo convergente di origine t raumatica 137 s..toa. - Le malattie oculari nel paeai caldi • 137 Ruffel . - Il protargolo. Suo uso durante un bl•nolo a l Cllarle&teo Hellanstalt a S&uttgart. 138 KOJII. - Traumatlsmo del.l 'occblo e cheratoco.no.
(Per la conlinuauone cùW indice tlea.ui la pagitta aa della copertina}.
M E M OR I E
OR I G I N AL I
AMAUROSI TI\ANSITOI\IA (i . '\ "·"''
PER DETONAZ IONI DI ARMl DA FUOCO/ ..- ·~· ~) ~·· Per il dottor Pa• c al e
& lb e r& e,
capitano medico
l'
Il caso che sto pbr espone mi sembra, per la sua. estrema rarità, meritevole di esser riferito, sebbene io non abbia potuto completarne lo studio per aver perduto di vista il soggetto dopo le prime osservazlOnL Il bersagliere de Blasio, dell'H o reggimento, al campo di S. Severino (Marche), nel luglio dell'anno scorso, due volte intervenne al poligono di tiro e per ben due volte, durante l'esercitazione a fuoco, fu colto repentinamente da ama.urosi transitoria. Egli fra le file a' tiri collettivi, durante gli spari a tiro rapido, resta a un tratto ciec'l in ambo gli occhi e non riacquista tutta intera la funzionalità dell'apparato ottico se non sono trascorse dieci o dodic1 ore almeno. Non penso che egli esageri o, peggio, che non riferisca il vero. I segni obbiettivi che presenta stùl'istante sono di tale materiale evidenza che non lasciano verun dubbio sulla veridicità di quanto egli asserisce. Le palpebre spalancate, lo sguardo fisso nel vuoto, avido dì visione, di luce, l'immobilità de' globi oculari e: più di tutto, l'iridoplegia che toglie i moti fotometrici della pupilla, moderatamente midriatica, sono fatti che colpiscono subito l'osservatore anche ad un esame superficialissimo. Il paziente in queste condizioni t.rovasi nell' assoluta impossibilità di guidarsi non distinguendo il chiaro dall' oscuro ed ha bisogno di essere accompagnato. È degno per altro della massima considerazione il fatto che, quando il de Blasio resta colpito da. questa transitoria amaurosi, i globi oculari offrono alla palpazione una tensione certamente superiore alla 6 -
Gior1aale medico.
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AMAUROSI TRANSITORIA
nOi'male, tensiene che persiste senza apprezzabili mutam-enti ad amaur osi fugata. . L'esame ottalmoscopico venne eseguito tutte e due le volte allo spedale civico di S. Severino (Marche) a poca distanza di tempo dall'a-vvenuto infortunio, ospedale civile che funzionava anche da infer-
meria. da campo. L'osservatore constatava anzitutto un' ipermetropia. di quattro diottrie e poscia, riconcentrando ogni sua attenzione sul fondo oc1dare, che nschiatava a meraviglia per la limpidezza cristallina de' mezzi refrangentì ·e per la modesta midriasi, giungeva a rileva.re note patologiche le quali, collo svanire della cecità, si dileguavanò senza lasciar tracce meritevoli di speciale menzione. Sulla retina in ambo i iati, durante l' accesso a.maurotico, scorgevansi due intorbidamenti grigiastri, di dimensioni e sede assai diversi l'uno dall'altro, i quali non nascondevano il decorso di vasi retinici. Ùno di essi era vasto ed esteso, risiedeva nel segmento infero-esterno del fondo oculare e sperdevasi gradatamente, insensibilmente sulla retina lungo una linea dentellata, di cui le dentellature erano a punte ineguali molto ravvicinate fra loro, alcune più lunghe ed acuminate, altre più brevi, ora acute, ora smusse o tondeggianti. L'altro intorbidamento rimaneva nell' aia maculare., era meno intenso, di gran l unga più circ.oscritto, di figura arciforme: sperdevasi pari mente n eHe parti sane limitrofe della retina senza limiti ben marcati. Nulla ne' precedenti morbosi: normali gli occhi in tutto il resto.
Non è nnovo il easo in cui un occhio, colpito da trauma, sia J·imasto cieco all'istante. È nozione ovvia di clinica che un corpo contundente nel colpire il bulbo oculare, può alterarne o abolirne a un t ·r atto la funzione anche quanùo, invece di interessarlo direttamente, abbia agito sulle ossa che lo custodiscono e lo difendono dalle vivlenze esterne. E ciò nou ostante che non si riesca a constatare sulla sua superficie una lesione di continuo o una nota appena percettibile di contusione. I colpi di pietra, di bastone, quelli di piccoli proiettili a termine di corsa, i colpi di pallottole di neve con la massima frequenza, capitando sul bulbo, sul ciglio orbitario, sulla scatola cranica, determinano un'amaurosi repentina o svolgentesi gradatamente come complicanza in corso di cnn. L'esame obbiettivo, cogli odierni mezzi d'indagini, c:i rende esattamente conto dell'alterazione anatomo-patologioa che ha dato luogo all'abbassamento visivo o alla cecità.
PER DE'l'ON.A.ZIONI DI .A.R;Ml DA FUOCO
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Un yasto ipoema, l' iridodialisi, l'arrovesciamento dell'iride, la del cristallino, la eatara.tta traumatica, l'emorragia del vitreo, la rottura della retina., della coroide sono lesioni che più frequentemente a cagione di traumi offronsi all'osservazione. Altre volte poi nulla si verifica sull'istante ed i~ paziente, lì per lì, non avverte disturbi visivi di sorta alcuna. : ma col tempo, gradatamente, massime in quei casi ne' quali vennero contuse anche le ossa della scatola cranica, la papilla, il nervo ottico, la retina divengono sedi di morbi che, lentamente svolgendosi, compiono il loro decorso col metter capo alla cecità. Frattanto era accaduto qualche volta che un occhio, colpito direttamente o indir~ttamente da un trauma, era rimasto cieco sull'istante senza che l'esame obbiettivo, esterno ed endoculare, avesse potuto far rilevare una lesione qualsiasi delle membrane, de' mezzi refrangenti, de' vasi del bulbo. Il Berlin (l) in seguito a molteplici osservazioni di questo genere ebbe a convincers1 che, anche in circostanze simiglianti, esiste una alterazione rilevabilissima. la quale, anzichl) interessare la costituzione organica de' varii tessuti bulbari, distoglie solamente la coesione degli elementi ultimi della retina. Questa. al terazione, del tutto scompagnata da soluzioni di continuo, versamenti, essudazioni, emorragie, è temporanea, non tende a progredire o a complicarsi e, di natura b enigna, finisce spontaneamente <:olia completa ·restittttio ad integrum dello schermo rt}tinico. Ne consegue che, colla perfetta funzionalità di questo, riede in tutta la sua integrità la forza visiva. La..col3sione degli elementi, rimasta disturbata soltanto nella membrana senziente del bulbo, fu da lui ritenuta una commozione dellct ·retina. Egli ne descrisse il quadro nosologico in tutti i suoi p.i,ù minuti particolari ed oggi gli ottalmologi sono tutti d'accordo n ell'ammettere la commozione retinica come entità morbosa che sussegue a violenze esterne le quali esplicano la loro azione sul globo oculare o sugli annessi di questo. lussa.zion~
••• Dalle poche note cliniche raccolte risulta evidente che la lesione, nella quale incorre il de Blasio tutte le volte che si trova fra le armi a fuoco esplodenti, non è che una commozione della retina. .Ma, per avventura, non mi sarei trovato innanzi ad una manifestazione d'isterismo maschile?. Non mi pare. L'amaurosi isterica è (l ) Hus. -
.Hanuale à'ottalmo$copia.
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una forma rara; più d'ordinario ci occorre osservare l'ambliopia: comunque, ambliopia o amaurosi, il reperto ottalmoscopico è negativo perchè il disturbo di conducibilità nervea non si associa ad apprezzabili alterazioni endoculari. L'ambliopia isterica, anche suscettibilissima di completa guarigione, nella maggioranza de' casi dura a lungo, talvolta per anni, e si verifica in soggetti notoriamente affetti da isterismo. Nel de Blasio, robusto contadino, non v'era un sintomo qualsiasi della proteiforme nevrosi, mentre erano evidentissime le note patologiche dell'interno del bulbo. E le chiazze torbide, localizzate nella retina, evanescenti per virtù propria in uno spazio di tempo breve e pressochè circoscritto, ci autorizzano senz'altro a ritenere cbe le strepitose detonazioni d'armi da fuoco erano capaci d'indurre in lui un disturbo nella coesione degli elementi retinici. In tutti i casi studiati pertanto il trauma. ha. colpito l'occhio o il capo. Nel de Blasio invece nessuna violenza apparente: soltanto le ondulazioni aeree, che si sprigionano dalle detonazioni in massa di centinaia di fucili a brevissima distanza, parrebbero quelle capaci di agire in lui come corpi che, messi in moto, cozzano con ostacoli i ncontrandoli. Il caso è originale, raro se non singolare: è avvenuto altre volte ma in tempo di guerra quando, durante accaniti combattimenti, il fragore delle armi a fuoco era ininterrotto ed assordante. Infatti, rovistando nei comuni libri di traumatologia bellica (l) si trovano registrati casi di combattenti che, nel tumulto di un clamoroso conflitto, rimasero ciechi all'istante senza essere stati minimamente tocchi da proiettile di sorta, ma solo collocati a piccola distanza dalle -bocche da fuoco in esplosione. La spiegazione più plausibile che ne venne data fu quella di considerare le multiple, veloci ed intense ondulazioni dell'aria, originatesi dagli spari, come corpi in movimento i quali, nell'investire l'organismo umano, sieno capaci, per la loro straordinaria velocità e forza di propagazione, di agire contundendo. E se l'organo della vista ne viene facilmente a soffrire ciò, senza dubbio, è dovuto al fatto che l'apparato vi::~ivo è molto superficiale e di una struttura anatomica eminentemente sensibile alle violenze. E questa idea ebbe appunto il Pirogoff del fenomeno (2). Egli e tutti quelli che ebbero occasione di constatarlo considerarono questa specie di trauma come vento di palla, nella ferma convinzione che la violenza dell'aria e null'altro fosse stata la cagione precipua di alte(t ) PRRTTI, (~) PRBTTI. -
Traumatoloqi a e servizio &allitari o in guer1·a. Op. cil
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razioni funzionali di organi specifici e talvolta di tutto intero il Slstema nervoso. Se non che questo modo di vedere, che sembrerebbe pii1 confacente al vero, venne infirmato e parecchi, piuttosto che ricorrere alla azione contundente dell'aria atmosferica, credettero meglio supporre che gli individui, nel calore della pugna, fossero stati effettivamente colpiti dal proiettile, ma non ne avvertirono il trauma pel motivo che, all'atto del ferimento, essi trovavansi in preda ad uno stato d'animo, ad un orgasmo che toglieva loro la serenità della coscienza. :Ma ulteriori e più frequenti osservazioni, fatte durante la guerra franco-germanica, posero fuori ogni dubbio il fatto che gli organi della vista, dell'udito, al pari del sistema nervoso, sensibilissimi, possono venire pre·cariamente compromessi se investiti dalle espansioni aeree, violentemente sorte e messe in moto da detonazioni fragorose. Invero io non saprei perchè si ,è potuto dubitare dell'azione meccanica dell'aria atmosferica quando esistono tanti fenomeni di metereologia e tantisE<imi fatti fisici sperimentali che la dimostrano ad evidenza. Gli squilibri atmosferici, il turbine, i cicloni, gli aeremoti sono dotati di una potenzialità sorprendente, prodigiosa: i f~nomeni titanici a cui ~ànno luogo spesse volte toccano il fantastico. Indipendentemente poi dei grandiosi fenomeni di meteorologia è sperimentalmente dimostrato che le onde aeree, messe in oscillazioni da corpi sonori, percorrono lo spazio, colpiscono gli ostacoli che incontrano sul cammino e sn di essi si rifrangono, si :flettono, si riflettono, percuotono inducendo talvolta sensibili vibrazioni sui corpi che ne sono suscettibili. Il fremito di vetri ad ogni sbatacchiare di porte lontane, il tremito di muri, di vetrate prossime ad un cannone esploso sono certamente dovuti all'urto delle onde aeree che, dal punto di origine espandendosi circolarmente intorno, sono a un tratto fermate da quegli osta.coli. E per passare dal campo della fisica in quello della. clinica, è ovvio, il caso di constatare rotture della membrana del timpano, emorragia dal condotto uditivo esterno in individui che ebbero a trovarsi a poca djstanza da scoppi di granate, da spari di cannone, come notissimA sono tante altre lesioni dell'apparato uditivo cagionate da intensi e repent ini rumori o da rumori alti e continui. In tutte le circostanze su mentovate niuno ha mai dubitato che il fattore unico di tante conseguenze non sia stato altro che l'azione meccanica violentissima dell'aria atmosferica, variamente agitata. Gli autori di chirurgia bellica notarono però che per verificarsi una lesione dell'apparato visivo era condizione indispensabile che l'indi·
AMAUROSI TR:ANSITORIA .
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viduo si fosse trovato a ·breve distanza dalla genesi del rumore scuotente. E. si capisce, perchè risulta dalle esperienze di fisica che l'intensità. delle onde aeree decresce in ragione inversa del quadrato delle distanze : le onde coll'allontanarsi dal corpo in vibrazioni, di vengono più ampie, più concentricamente lontane fra loro e quindi a termine di corsa sono sprovviste della forza di generare un urto più o meno violento. Gli stessi scrittori di chirurgia da campo non c'indicarono altre condizioni, !!è ci significarono le lesioni che ebbero a r i.soontrare in occhi colti da repentina, ma precaria cecita per azione degli spari. E, vera· mente-, non si può addebitare a colpa l'incuria dell'osservazione: essi non. vivevano in un ambiente cal mo, tranquillo per procedere con tutta serenità. di mente alla ricerca d'una cagione. Indubbiamente però, oltre alla vicinanza, vi deve essere qualche altra. circostanza che predispone un occhio a contrarre l'amaurosi transitorìa pel solo fatto di trovarsi fra violente detonazioni. Se così non fosse non si saprebbe spiegare la rarità con la quale si offre all'osservazione una lesione simigliante quando nelle esercitazioni a fuoco de' fucilieri e degli artiglieri, ogni anno, le fragorose detonazioni, come ne' conflitti accaniti e sanguinosi, si succedono continue, numerose, ma inani mentre influenzano centinaia e centinaia d'uomini anche a breve distanza. Questa nuova condizione è costituita nel nostro ca&o dall' ipertensione d el bulbo la. quale rende il globo oculare meno suscettibile a sopportare l'urto dell'aria. D'ordinario le ondulazioni aeree che i nvestono il globo ocular et per la cedevolezza delle formazioni anatomiche che Jo costituiscono, non vengono gran fatto ad influenzare lo schermo ret!nico. Ma se la cedevolezza viene sostituita da una durezza, più o meno pronunziata, il guscio bulbare si troverà nelle condizioni di tutti quei corpi rigidi che propa• gano il suono con maggiore v elocità ed intensità. dell'aria. L'occhio adunque, per effetto della cresciuta tensione, trovasi in una condizione fisica favorevolissima alla più intensa e veloce propagazione delle ondo di vibrazioni. 11 trauma, costituito dall'aria, viene tra.smésso rapidamente e con violenza dalla superficie del bulbo alla retina attraverso il contenuto bulbare, r eso miglior conduttore delle ondulazioni atmosferich e dalla mancata cedevolezza normale. Gli altri tessnti del nostro organit:nno, anche scossi dalle ondulazioni d 'aria, non hanno modo, per la loro struttura anatomica, di estrinsecare e far manifesto uno squilibt·io' de' loro elementi. Gli urti dell'aria in moto, anche trasmessi, non trovano ne' tessuti sottoposti u n'organizza,.. zio ne sensibilissima, come q nella della retina o della mero bra. n a del timpano, capace di reagire con un'alterazione funzionale. Ed infatt i se le
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violenze aeree, pel tramite de' tessuti, si dirigono sul delicato e sensibile sistema nerveo, si ha allora. subito occasione di constatare disturbi preearii che procedono dall'alterata coesione degli elemepti nervei per opera esclusi va. delle forti detonazioni. Il de Blasio è ipermetrope in ambo gli occhi che sono duretti alla palpazione; egli è adunque un candidato al glaucoma di cui gli accessi classici non ancora banno avuto agio di pronunziarsi. Per l'accresciuta tensione quei bulbi costituiscono de' corpi rigidi, suscettibili di trasmettere con maggiore intensità e velocità le vibrp.zÌOI\i eruananti da' corpi rumorosi. Parrebbe quindi, dal caso in parola, che se ulteriori indagini ed accurate osservazioni cliniche non vengano a meglio chiarire l'argomento, i ca:;i d'amaurosi transitoria, verifìcatisi in conflitti ove si successer0 fragorose e continue detonazioni, siano stati di individui predisposti al glaucoma, i quali subirono una commozione della retina che li rendeva temporaneamente ciechi perchècolpiti agli occhi dalla violenza impressa alle ondulazioni atmosferiche dall'intenso fragore degli spari delle armi da. fuoco.
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SCUOLA D'APPLICAZION E DI SANITÀ MILITA RE AlllDULATORIO DI OTO·RINO·LARJNGOLOGIA
PARALISI ·DEL FACCIALE E DELL'AC USTICO DESTRO P ER SIFILIDE SECONDARIA
Per il Pror. G. ••Uno, capitano medico ed Il Dott. a.. 8aa&a•illarla, tenente medico
Il sergente A. A. del distretto di Trapani, della classe del 1878, nulla rammenta delle malattie della sua prima infanzia ed afferma di non aver precedenti morbosi ereditarii. L' anno scorso si ammalò di influenza, malattia che, curata all'ospedale militare di Firenze, decorse senza complicazioni auricolari.. Nei primi giorni del con-ente anno si contagiò di sifilide: che l'obbligò ad una degenza di beu 40 giorni nell'ospedale anzidetto, durante i quali fu sottoposto, alla cura specifica. u~cì dall'ospedale in ottime condizioni tanto che, fino a due giorni prima. di essere inviato al nostro ambulatorio, non ebbe a lamentarsi di alcun disturbp. L'attuale malattia si iniziò senza causa alcuna, e d'un tratto, con dolore, vertigini, rumori soggettivi e diminuzione della facoltà uditiva all'orecchio destro. Tali disturbi si accentuarono sempre più, specie l'ipoacusia, durante i due ~iorni seguenti, dopo dei quali, nel mattino, mirandosi allo specchio si accorse di un certo mutamento nella sua fìsonomia, di non poter chiudere completamente le palpebre di destra e che, nello stesso tempo, era difficoltata la mimica del volto e l'atteggiamento al riso. All'esame obbiettivo l'A. presentava le caratteristiche della emiparalisi facciale destra superiore ed inferiore. All'esame del gusto si rilevava ritardo nella percezione a destra, normale questa a sinistra (cloruro di sodio, zucchero, solfato di chinino, ecc.). Velo pa.latino normalmente mobile, ugola non deviata. EsJL"\It~ DELL'ORECCHIO MEDIO. - Membrana timpanica normale; negativa l'ascoltazione col cateterismo.
PARALISI DEL FACCIALE E DELL' AOUSTICO DESTRO, ECO.
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All'esame funzionale, voce afona. percepita. a 30 cm. (sasso, fumo) , non percepito l'orologio per contatto. Weber lateralizzato a sinistra, Rìnne negativo, percezione osteotimpanica alla prova di Schwabach accorciata. in confronto alla norma. Senso statico e dinamico normale. Nistagmo rotatorio, provocato coll'abduzione ed adduzione, in ambo gli occhi. Nulla di anormale alla rinoscopia anteriore e posteriore, nulla alla la.ringoscopia . Pleiade ganglionare inguinale, epìtrocleare e laterocervicale. La sindrome clinica paralisi facciale e sordità. improvvisa si può spiegare per mezzo di lesioni periferiche, per mezzo di lesioni dei due nervi nel loro tragitto comune, per mezzo di lesioni centrali. Lasciando da parte le paralisi d'origine centrale, il faccial e può essere compromesso nella sua funzione, benchè raramente, per via riflessa, nell'herpes zoster auricolaris (Politzer, Tomka), nei tamponi di cerume (Boke, Czaig) e nella otite esterna (Treitel). Lo è più frequentemente nelle otiti medie acute o suppurative croniche con carie, colesteatoma. Se il processo otitico si localizza alla .p arete la.birintica della cassa, esso può diffondersi al nervo facciale, decorrente nell'acquedotto di Falloppio, o attraverso quell'hiatus costante, che mette in comunicazione il canale falloppiano con la cassa. nel punto in cui l'acquedotto sta per fare il suo secondo gomito, cioè al di sopra della finestra ovale (H yrtl), o lungo i rami anastomotici tra i vasi che accompagnano il facciale e quelli della parete labi.rìntica della cas.sa (Gollé). Ad un processo flogistico di tal genere sono attribuite da Roche, Gellé, Lannois, quasi tutte le paralisi facciali a frigore. Senza sottoscrivere alla opinione di Roche, che ci pare molto esagerata, è certo che vi ~ono delle paralisi facciali la cui origine non si può riferire che ad una. diffusione di flogosi dal rinofaringe alla parete interna della cassa. Dette paralisi si manifestano, oltre che coi segni di abolita funzionalità motoria dei muscoli innervati dal facciale, con dolori all'orecchio, ipoacusia, vertigini, udito doloroso (per paralisi dello sta.pedio e conseguente iperfunzione dell'antagonista tensore del timpano), paracusie e sono precedute da malattie del faringe, del naso e della gola e da contrazione clonica della parte più tardi colpita. Un caso classico di questo genere venne osservato da uno di noi nel 1898 nella Clinica otorinolaringologica di Torino. D. Felicita di anni 32, negoziante in granaglie, e quindi molto esposta pel suo mestiere alle intemperie. Senza alcun precedente morboso degno· di nota, una sera dell'inverno 1897-98 è colpita ad un
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tratto da dolori vivi a.U'orecchio destro, rumori a tonalità grave, diminuzione di udito, vertigini e . da parali.,i facciale completa. All'esame obbiettivo la membrana si presenta alquanto opacata, ma non arrossata. All'esame funzionale: voce afona percepita solo in immediata vicinanza e se si adoperano parole con prevalenza di sibilanti: orologio forte, percepito solo per contatto; D. V. lateralizzato a destra; Rinne6", percezione osteotimpanica prolungata alla prova di Schwabach; non si hanno sensazioni rinascenti alla prova di Corra.di. Il campo uditivo preso col metodo Gradenigo era il seguente: Do do do' do• do' do" do' ; ' / ,oo
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I n altri termini si trattava di un'otite media catarrale con partecipazione dell'orecchio interno, quale si osser va nei processi flogistici della parete labirintica della cassa. Si tentò una cura antisifìlitica, il cateterismo, ma non si ottennero r isultati acustici soddisfacenti: la. paralisi facciale migliorò, ma non fu porta.t~ a guarigione nemmeno con la cura. elettrica. La diagnosi nei casi di paralisi del facciale da. malattia dell'orecchio medio è basata sulle alterazioni della cassa all'esame obbiettivo e sui risultati dell'esame funzionale. La associazione della paralisi del facciale a q nella dell'acustico può esser data da nn trauma: nelle fratture della base del cranio il punto di predilezione della fessura sarebbe, secondo Zaufal, la regione dell'hiatus del canale del facciale, secondo Busch, la regione del canale • uditivo interno e del labirinto. Sono pure descritte tali associazioni di paralisi del VII ed VIII paio nei tumori della base del cranio: fìbrosarcomi delle meningi, psammomi della dura madre, angiomi cavernosi penetranti nel condotto uditivo interno e neoformazioni sifìlitiche. all'interno di questo, comprimono i due nervi. In questi due ultimi casi - delle fratture della base del cranio e di tumori penetranti nel condotto uditivo interno -la fenomenologia dal lato dell'orecchio è quella della neurite dell'acustico. Il Gradenigo assegna alla neurite dell'acustico i seguenti sintomi differenziali dalla otite interna : l • Diminuzione di percezione, uniforme per tutti i diapason della scala tonale. 2" Esauribilità dell'acustico. 3" Ipereccitn.bilità alla corrente galvanica con pochi .M. A. negli stadii irritativi del nervo, assenza di reazione negli stadii paraliticL
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Oltre la presen-za nel caso nostro dei due primi sintomi (il terzo non fu potuto ricercare), esiste pure un altro fenomeno importantissimo: il nistagmo rotatorio nell'abduzione ed adduzione estrema dei globi oculari. E qui ci dobbiamo arrestare alquanto per far rilevare l'importanza. clinica del fenomeno. Dopo la geniale pubblicazione del capit11.no medico prof. Trombetta sulla pa.togenesi del nistagmo, che poneva in sodo i rapporti esistenti tra oculomotricità e nervo vestibolare, Ostino e Trombetta istituirono delle esperienze sui cani per definire le modalità di questi rapporti: ecco le conclusioni : l" Il nistagmo è fenomemo irritativo e non paralitico, poichè si manifesta dopo instillazioni nel canale semicircola.re membranoso di irritanti anche leggeri, come H, O2 , e sparisce totalmente ed immediatamente dopo la distruzione dei canali semicircolari. 2° Per provocare il nistagmo occorre l'eccitazione ampollare: e basta un'eccitazione unilaterale per produrre il nistagmo bilaterale. 3° L'irritazid'ne del canale orizzontale dà luogo a nistagmo orizzontale, quella del canale posteriore a nistagmo verticale, quella del sagitta.le, dopo eccitati i due primi, aumenta i movimenti precedenti, i quali finiscono per assumere una forma mista. Se, previa una trapa.nazione del cranio, si eccita, con un pennello faradico, il nervo acustico, alla sua entrata nel condotto uditivo, si provoca un nistagmo rotatorio violentissimo. L!!> portata di questi esperimenti è grandissima sotto l'aspetto clinico, poichè es:>endo estremamente raro che un process~ distruttivo invada contemporaneamente tut te le ampolle dei canali semicircola.ri, ne viene legittima l'illazione che il nistagmo semplice, orizzontale, o verticale, od obbliquo è sintomo di lesione labirintica, il nistagmo misto, o rotatorio è sintomo di un'affezione del nervo acustico, o più propriamente del nervo vestibolare. E ]'esperienza clinica ha esaurientemente confermate le vedute teoriche. In circa 50 malati di orecchio, quasi tutti di otite media acnta, abbiamo riscontrato il nistagmo provocato o spontaneo, ma quasi sempre, data la posizione più esposta del canale semicircolare orizzontale, a direzione orizzontale. E qui crediamo di aprire una parentesi. Come uno di noi ha recentemente dimostrato, la causa per cui il nistagmo è di raro registrato nelle storie cliniche degli otitici, risiede nel fatto che vien tenuto conto solo del nistagmo spontaneo. Ma oltre questa forma, che potremmo dire classica e più gra.,.·e, ve ne hanno due altre di grado più leggero, quelle, cioè, che si provocano con la con-
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v~rgenza. dello sguardo e con l'estrema. abduzione: quest'ultima. rap-
presenta. il primo grado dell'irritazione delle ampolle dei canali semicircolari. Nel decorso d'un'otite media acutissima. noi abbiamo osservata talora. la forma. più spiccata di nistagmo convertirsi, nel periodo di decremento o di avviamento alla. guarigione del morbo, nelle forme meno gravi. Secondo questi dati, la. sede della lesione doveva dunque essere il condotto uditivo interno. Quale ne era la natura? Due spiegazioni s'affacciano alla nostra mente: la sifilide ed il freddo, e forse tutte e due insieme. Noi sappiamo che le paralisi facciali sifìlitiche si manifestano prefex·ibilmente nel periodo secondario della sifilide e che, per frequenza, superano tutte le paralisi di altri nervi (Fournier, Dieulafoy). Dice il Panegrossi nella sua completa monografia sulla diplegia facciale periferica. (l): « Nel caso di Fournier l'infermo non era ancora guarito dell'ulcera, il malato di Moniusko aveva solo da due mesi contratta la sifilide, quelli di Mixon e Dieulafoy da soli 3 mesi, negli infermi di Commau-
deur e di Romberg la paralisi della faccia. ha coesistito con la roseola ; più o meno presto, ma. sempre insieme al corteo degli altri sintomi socondarii, si è manifestata la diplegia nei casi di Boix, Ziemmsen, Leubuscher, Pelvet, Brieger, Sudnik; ed accanto a tante forme precoci, tre volte (nei casi Bell, O' Conor, Pye-Smith) si fa menzione di manifestazioni terziarie in altre parti del corpo durante lo sviluppo della parai isi facciale. • L'alterazione anatomica poteva. essere una neurite o perineurite (Gross e Lancerea.ux, 1\Iarianelli), una periostite del condotto uditivo interno. Quantunque le periostiti e le esostosi siano manifestazioni terziarie della sifilide, non esitiamo a mettere in campo questa. ipotesi, ben sapendo quanto precocemente essa si possa svolgere. Uno di noi ricorda una periostite del .mascellare inferiore, sviluppatasi in un ufllpiale, dopo t re mel.'li soli dall'infezione, e coesistente con la rosf\ola primitiva. Ed ora due parole sul decorso e sulla cura. In base all'anamnesi ed al reperto obbiettivo avendo diagnosticata la. paralisi di natura sifilitica, intraprendemmo subito la cura iodicomercuriale. La paralisi facciale andò man mano migliorando, ed alla. 40" iniezione era completamente guarita. Interessanti a. seguirsi sono i miglioramenti nella funzione acustica: li esporremo in quadri riassuntivi. ( l) PAHilGROSSI.- Sulla dipl~gia (accialeperi(erko.. (Rivista aperlmentale di (renialrìa, l t03, pag. 114/.
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PER SIFI LIDE SECONDARIA
Campi udtthl raceoltt prima, durante e dopo la cura {ridotti a 100). Oia~ason
Do-l Do
Prirn'l della cura
All'inizio 11ella. cura
Dur.onte la cura
Durante la cura
Durante 1:. cura
Duran te la o:ura
Al termine della cura
8-3-'03
13- 3- '03
S0-3 - '03
t- 4-'03
{t - 4 - '03
18 - ' . '03
25- 4 - 'OJ
60
66 71 62 77 71 66
68 70
100 91 100 100 84 82 88 78
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100 96 88 100 95 100 100 100
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Tabella dell'esaur ibilità dell'acustlro prima, du rante e dopo la cura. Dala
Diapa.~on
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'03 '03 '03 '03 '03 8 - 4 - '03 11 - 4 - '03 18 - 4 - '03 25 - 4 - '03
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38 - 13 - 17 - 20 35 - 23 - 27 - 25 - l 'i 35 - 24 ~ 40 - ~5 - 50 ~o - 55 - 63 - ss 40 - 45 - 43 - 42 - 42 45 - 40 - 65 - 60 - 65 65 - ~8 - 62 - 62 - 62 l 05 - 100 - l 00 - 95 ss - 88 - go - ~o
P rima della cura Durante la cura Idem Idem Idem Idem Idem Idem Al termine della cura
8 - 3 13 - 3 17 - 3 21 - 3 31 - 3 -
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Tabella Indicante la percezione della voce a tona prima, durante e IIO(JO la cu ra. Data
8 - 3 - '03 17 - 3 -
·os
21 - 3 - '03 23 - 3 - '03 31 - 3 - '03 8-4 - '03 11 - 4 - '03 18 - 4 - '03 25 - 4- ·o3
Parole usate (ScAla OstiM) e distanze cui furono rercqJi te
Oueruazioni
Sasso a 30 centim. - Terra a 30 centim. » a 50 - Fumo a 33 )) - Terra a 80 a 70 a 70 » -Fumo a 4 metri. l) 4 >> ad l metro '/2 l) » 4 • ad l 4 » » » a S m. circae fumo oltre i 5 metri Saaso, terra e fumo oltre gli 8 metri.
Prima della cura Durante la cura Idem Idem Idem Idem Idem Idem Al terwine della cura
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PARALISI DEL FA-CCIALE E DELL'ACUSTICO DESTRO, ECC.
Tabella Indicante la percezione dell'orologio, per 'Yla area ed O&teotilllp&llka, prima, durante e dopo la cura. Data
8 - 3 - '03 17 -
s - '03
21 - 3 - '03 2:3 - 3 - '03 Sl - 3 - '03 8 - 4 - '03 11 - 4 - '03 18 - 4 - •os 25 - 4 - '03
l
Distanze cui é percepito H
A contatto l metro Idem 25 cm. 90 cm. Idem Idem Idem 40 cm. 100 ow. 60 cm. 100 cm. 100 cm. 100 cm:
Ht
Hm
Noo percepito
Non percepito
Idem
Idem
Durante la c\H'a.
Percepito
Percepito
Idem
Idem Idem Idem
.I dem Idem ldem
Idem Idem Idem
Idem
Idem
Idem
Idem
Idem
Idem
Idem
ldem
U tennìot 1\tlla cara
Ouervazioni
l
Prima della cura
Da detti quadri si rileva: 1° Che l'esauribilità dell'acustico scomparve appena dopo una quindicina di iniezioni, pur lasciando traccie del fenomeno anche dopo terminata la cura. Ciò ci spiega anche la irregolarità e gli sbalzi nei campi uditivi. 2• La. percezione della voce afona è andata migliorando gradatamente e lentamente da principio, più rapidamente di poi. E lo stesso fatto si ripete per la percezione aerotimpanica dell'orologio. 3• La percezione osteotimpanica dell'orologio ricomparve dopo poche iniezioni.
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OSPEDALE MILITARE DI NAPOLI O ABINB'ITO D'ISTOLOOIA DIRE1TO DA L TBN . COLONN. MEDICO LUIGI CAPORASO
EMATOMA PERIRENA LE IN UN SIFILITICO CONTRIB UTO C LI ~ It:O EO ANATOMO PATOLOG ICO
Per il Dott. "llre de a e vaeq u a , sottotenente medico d i complemento
L'ematoma perirenale, non raro in seguito a lesioni traumatiche del rene, diventa. addirittura eccezionale nei comuni processi morbosi di quest'organo, specie nella sifilide. La presente pubblicazione verte appunto su di un caso di ematoma perirenale in un sifilitico, r icoverato in questo ospedale e deceduto su] fiuire dello scorso anno. Il caso nuovo, o per lo meno r arissimo, giacchè per quanto abbia riscontrato nei trattati di Anatomia patologica, Patologia speciale medica e chirurgica e nelle riviste scientifiche, non ne ho trovati altri di simil genere, è di una straordinaria importanza sia per la rarità della. lesione anatomica, sia. perchè dimostra. come la sifilide, ·questa infezione così proteiforme, è causa di processi strani che riescono di sorpresa. al clinico ed al notomista patologo. Inoltre ci convince sempre più, che i tumori addominali rappresentano il capitolo più difficile della. clinica, irto di difficoltà. diagnostiche circa la sede e la natura.. Dirò brevemente la storia clinica seguita dal reperto anatomico e istologico, ed in ultimo farò q ualche considerazione.
*
"' * S·roRIA CLlNICA. - F urore Oronzio, guarùia di città, di anni 37, da Napoli, celibe, venne ricoverato in questo ospedale il 19 novembre l !)02 nel l o reparto venerei. Nessun precedente morboso ereditario, nè familiare. Egli dice di aver goduto sempre ottima salute fino al 1898, epoca in cui si contagiò di sifilide della. quale guarì, almeno apparentemente, in seguito
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EMATOMA PERffiENA.L E IN UN SIFILITICO
alla cura mercuriale. D'allora, fino a pochi giorni prima. che entrasse nell'ospedale, non aveva avuto sofferenza di sorta. da parte di alcun organo. Non !Vlcennà.va. a. dolori lombari sofferti precedentemente, a disturbi da. parte dell'addome, ad ematuria, in breve a. nessun fatto che facesse sospettare appena una possibile alterazione dei reni. Narrava di aver sempre abitato case asciutte, di non avere mai abusato di vino o di liquori, di essersi nutrito sempre bene. ma di aver dovuto esporsi ad influenze reumatizzanti, a. causa del suo mestiere, senza però riportarne danno alcuno. L' attuale malattia era. cominciata pochi giorni prima ohe entrasse a.ll'ospPdale, con cefalea, dolori ost.'3ocopi, più intensi nello ore della notte, massime in corrispondenza. della spalla. sinistra. e della mano destra.. EsAMm GENERALE. - Sviluppo scheletrico normale, nutrizione bene conservata, pannicolo adiposo molto abbondante. Si nota una considerevole adenopatia biinguina.le, laterocervioale ed epitrocleare, formata da glandole piccole, spostabili, indolenti di consistenza duroelastica. Le ossa. degli arti, massime le tibie, sono dolenti alla pressione. Trattandosi evidentemente di sifilide, l'infermo fu sottoposto alle iniezioni di sublimato ed alla cura iodica. Ciò non ostante i dolori continuarono, e nell'ottavo giorno della sua degenza. all'ospedale, gli compa.n ·e una paresi del facciale di destra. Inoltre fu notato un lieve versamento nell'articolazione del ginocchio sinistro, ed una tumefazione della mano destra. Il l u decembre fu colto da. dolore puntorio nella regione sottoscapolare di destra, febbre e sudori profusi. L'esame del torace fece notare nel lobo inferiore del polmone destro un aumento del fremito toraco vocale alla palpazione, ottusità alla percussione ed all'ascoltazione rantoli crepitanti. Si t rattava insomma di una polmo'nite sopraggiunta, per la quale l' infermo passò nel l 0 reparto Medicina., dove dopo q ua.lche giorno, presentò edorni agli arti inferiori e alle mani, versamento nelle articolazioni del ginocchio, più cospicuo a sinistra, mentre i fatti pulmonari si mostravano pressochè immutati. All'esame delle urine si riscontrarono tre grammi di albumina per mille, molti cilindri ialini e granulosi. I fatti andarono sempre più aggravandosi, gli edemi si generalizzarono, tanto da assumere la. forma di anasarca, ed il Furore, colto da coma, il giorno 23 gennaio, cessò di vivere. Il cadavere fu trasportato al tavolo anatomico con diagnosi di sifilide costituzionale, prdmonite crupale, ne(rite parencl1irnale acuta, consecltlica au·alfezione pulnumare, uremia cati,Sa finale della morte.
EMATOMA PERmENALE L'( UN SIFILITIOO
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AuTOPSIA. 24 ORE DOPO LA lLORTE. - Cadavere di individuo dell'apparente età di anni 40, con rigidità cadaverica conservata, anasarca generale e macchie di ipostasi cadaveriche alle regioni posteriori del
tronco. Cavità cranica. - Si nota la dura madre lucente, liscia, un po' più tesa del normale ed nn po' più vascolarizzata. 11 cervello edematoso, alle sezioni non presento altro d' importa.nte. Torace.- Le cavità pleuriche contengono un versamento sieroso, più abbondante a destra. Le lamine sierose sia parietali che viscerali sono liscie, lucenti e prive di aderenze tra di loro. Asportato il cuore, si nota una considerevole ipertrofia concentrica del ventricolo sinistro. I lembi delle valvQle mitraliche sono un po' opacati ed alquanto ispessiti, specialmente al loro margine libero ed all'attacco dei. muscoli papillari. Anche le valvole aortiche sono opaca.te ed ispessite, specialmente nel loro impianto sulla parete; però sono sufficienti. Intorno all'orifizio delle coronarie, si trovano delle zone di endoarterite, nel periodo di infiltrazione. Null'altro di particolare. Nell'aorta toracica si notano le stesse chiazze di endoarterite. All' esame dei pulmoni, si riscontra nel lobo inferiore destro un notevole aumento di consistenza, ed al taglio il parenchima di colorito rosso-scuro, uniforme, privo d'aria. Non si notano alterazioni nel resto del pulmone destro nè sinistro. Addome. -Aperta la cavità addominale, fuoriesce alquanto liquido sieroso, limpido. Non si notano alterazioni topografiche degli organi. Il fegato si presenta di forma, consistenza e colorito normale. La cistifellea. è quasi piena. di bile fluida. La. milza alquanto ingrandita, di colorito rosso scuro, di consistenza aumentata. Rene destro. - Il rene <'lestro è alquanto ingrandito, di consistenza poco diminuita: la superficie è liscia, la capsula distaccabile facilmente. Al taglio la sostanza corticale si presenta di colorito giallo rossastro, mentre i coni midollari sono di colorito rosso con evidente striatura. Rene sinistro. - Nella loggia rena.le sinistra si nota la presenza di un grosso tumore, poco aderente agli organi vicini (intestino tenue, colon discendente), tanto da poter essere asportato senza molta dif-
ficoltà. (~uesto
·
tumore occupa la medesima. sede topografica del rene in condizioni normali, ed in-egolarmente ne riproduce la forma (fig. l "): ha il volume di una grossa testa di feto, pesa circa mille grammi, è di consistenza duro-elastica, di colorito rosso vinoso, intramezzato da strie nettamente giallastre: Ha un diametro verticale, più lungo di 19 cm.; uno antero posteriore di cm. 10 '/3 , ed uno trasversale di 16 cm. I 1 - Giornale mtdìco.
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EMATOMA PERIRENALE IN UN SIFILITICO
suoi rapporti sono su per giù i medesimi del rene di sinistra. in condizioni ordinarie, perciò faccio a meno di ripeterli. Spaccato 'il tumore nel suo asse più lungo, nota.si che esso è formato allo esterno da. una grossa capsula (fig. l" a) dello spessore di
Fig. I . Tumore spaccato per metà. a) capsula del tumore con; b) suo strato interno; c) suo Atrato esterno; d) strato medio; e) cavità già piena di coaguli sangui~oi; f) capsula. propria del reno ispé$sita; .q) strato di sangue organizzato e strat16cato intorno alla cApsula propria; l n) chiazza emorragica con: l) zona esterna; n ) zona interna; m) vasi dell'ilo.
un cm. in alcuni punti, in altri di due a. due e mezzo, costituita da adipe, per la. maggior parte, e tappezzata esternamente ed internamente da una capsula di connettivo fibroso (fig. l" b, c). Tale capsula è riempita
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EMATOMA PEBIRESALE DI UN SIFILITICO
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do. coaguli cruorici, in mezzo ai quali il rene appare come infisso. I coagnli sono come addensati sia nella parte interna della detta capsula, sia alla superficie esterna del rene, cui aderiscono. A misura che si va. verso il centro di questa cotenna sanguigna, i coaguli sono meno consistenti e si staccano più facilmente. Il rene è più piccolo del normale, di consistenza aumentata. Sulla. superficie di esso in corrispondenza del mezzo del margine convesso, si nota una ca.vità (fig. 2") liberamente aperta nella sacca perirenale. Alla sezione del rene, condotta longitudinalmente dalla convessità all'ilo, in modo da. comprendere anche la. cavità sanguigna sopra.detta, e:~so apparisce di colorito nniformemente giallo-grigiastro, senza distinzione tra. sostanza corticale e midollare. La cavità (fig. 2•) come si può anche osservare nei preparati ad occhio nudo, tolto il detritus sanguigno sotto l'acqua corrente, ha. una. forma.
.. ,,.
Fig. II. Cavità sanguigna che si trova sulla superficie del rene.
di nn rettangolo irregolare, il cui lato estremo nou esiste, giacchè esso corrisponde all'apertura. Le pareti sono fatte evidentemente dalla. sostanza del rene: si presentano tutte erqse e si distinguono per il loro colorito bruno nerastro. Alta circa. un cm. e mezzo e larga circa. cinque mm., si approfonda fin quasi la zona limitante delle piramidi che ne delimita. il fondo, mentre ai lati è circondata dalla sostq,nza corticale. Facendo altri tagli del rene nel medesimo senso, si nota ad ogni sezione, in corrispondenza presso a poco della medesima. regione dove era sita la. suddescritta. cavità, una chiazza. (fig. P l-n) che spicca per il s.uo colorito rosso brunastro sul restò del parenchima, estendentesi in altezza dalla. metà delle piramidi sino alla capsula, con la quale si confonde; larga circa. tre cm., e di forma. molto irregolare. In questa. chiazza bisogna distinguere due zone: una centrale (fig. l" n) di colorito bruno nerastro, fatta di sostanza friabile che si distacca. facilmente; ed una periferica più sbiadita, compatta e di consistenza. solida, che si distingue dal resto della. sostanza. r ena.le, ma con
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EMATOMA PERJRENALE IN UN SIFILlTICO
limiti poco netti. In altri punti delle diverse sezioni, si vedono altre chiazze, diciamolo subito, emorragiche, alcune delle quali però, raggiungono la capsula. propria del rene fondendosi con essa, mentre altre non vi arrivano, ed hanno l'aspetto di tan te piccole isole, di forma varia. La. capsula renale si presenta ispessita. notevolmente nella maggior parte della sezione, mentre in qualche punto non si riconosce, come in corrispondenza. della superficie esterna delle chiazze testè descritte. Di più, su tutta. la superficie della metà inferiore del rene, essa. fa. corpo con un tessuto di colore brunastro, di consistenza elastica, di spessore vario, ma. che aumenta a misura che ci avviciniamo al polo inferiore. I grossi vasi del rene sono pervii, però ad occhio nudo si notano dei noduli di endoarterite, massime all'ilo. L'aorta addominale presenta. gli stessi noduli, nel periodo d' infiltramento in quantità enorme, come anche l'arteria renale sinistra.. Nulla di particolare nell'apparecchio gastro enterico. Diagno8i anatomica. - Lieve endocardite cronica. Endoaortite ed arteriosclerosi diffusa. Polmonite crupale nel periodo di epatizzazione tra la rossa e la grigia. Idrotorace bilaterale. Nefrite prevalentemente parenchimale a destra. Ematoma perirenale a sinistra. Es.um mcnoscoprco. - Il tumore svuotato dai coaguli sanguigni, pezzetti del focolaio pulmonitico e del rene destro, sono stati fìssa.t1 nel liquido di Zenker per 36 ore, la\ati in acqua corrente per due giorni e passati in alcool a 70° iodato. Furono fatte, con inclusione in paraffina ed al m icrotomo, sezioni della capsula del tumore e sezioni del rene sinistro racchiuso in essa; di queste ultime, alcune comprendevano la cavità sanguigna descritta precedentemente, circondata dalla sostanza corticale e midollare, altre le chiazze emolTagiche, altre la sostanza midollare coll'ilo, altre infine la sostanza corticale e la capsula circondata di coaguli sanguigni. I tagli sono stati variamente colorati, ma i migliori risultati si ottennero dalla. doppia colorazione di ema.llume od eosina. Inoltre mi son servito dei metodi di W eigert, per la colorazione della fibrina e delle fì bre elastiche, in alcuni tagli del rene sinistro e della capsula del tumore. Colle diverse sostanze coloranti, alcuni punti delle sozioni si sono colorati intensamente ed uniformemente. Sono appunto, come vedremo in seguito, le chiazze emorragiche. EsA~LE I!>TOIAlGICO DEL FOCOLAIO PULYONITrco. - All'esame istologico del pulmone, risultarono tutte le note della. polmonite crupale nel periodo tra l'epatizzazione rossa e grigia.; gli alveoli riempiti di et>su-
EMATOMA PERIRENALE IN UN SIFILlTlOO
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dato, costituito da epitelio desquamato, corpuscoli di pus, filamenti di fibrina che risaltano colla colorazione alla Weigert. Ho creduto opportuno accennare semplicemente alla. suddetta. lesioue, senza descriverla. con minuti particolari, sia. per amore di brevità, sia perchè nel caso attuale essa. non ha rapporto diretto con quella. che è oggetto di questo lavoro. EsAME ISTOLOGICO DEL RENE DESTRO. Il rene destro presenta tutte le note della. nefrite parenchimatosu acuta; di poco rilievo sono le alterazioni dei glomeruli, che presentano lieve sfaldamento con degenerazione grassa e va.cuolare dell' epitelio della capsula di Bowman e scarso essudato; mentre rilevanti sono le alterazioni dei tubuli contorti : gli epiteli presentano le note degenerative dal rigonfiamento torbido alla necrosi. Diversi tubuh sono ripieni di cilindri ialini. I canalini collettori sono appena alterati: alcuni presentano lieve sfaldamento epiteliale con degenerazione grassa. Vi è inoltre iperplasia del connettivo interstiziale ed arteriosclerosi dei vasi non molto avanzata, il che dinota anche un processo di nefrite cronica interstiziale, dipendente dalle lesioni vasali, sfuggita all'esame grossolano del rene. Per le stesse ragioni dette innanzi, mi limito ad accennare alle alterazioni trovate in questo rene e faccio a meno di riprodurle in figure, tanto più perchè le stesse saranno descritte nell'altro rene dove si trovano in uno stadio più avanzato. ' E sAKE IBTOLOGICO DEL TUMORE. - Sezione del rene sinistro comprendente la cavità emorragica e la sostanza corticale. Ad occhio nudo, le pareti di questa cavità risaltano sul resto del preparato, perchè colorate in rosso intensamente: si presentano anfrattuose, erose, di diversa. spessezza ed in qualche punto interrotte: fatto dovuto alle manipolazioni subite dal taglio. . l o mgran . d"1mento (Retc . h ert obl'l. . - --3) Sl. osserva ch e ciascuna A p1cco oc. 3 parete ha due zone una internll> che guarda la cavità, ed una esterna che si continua col parenchima del rene: la strato interno è colorato più diffusamente in rosflo, e consta di una massa omogenea, fatta da detritus, sostanza necrotica, in cui però risaltano moltissimi elementi piccoli intensamente colorati coll'eosina, ed altri elementi più scarsi, tinti dai colori nucleari, che spiccano sul resto del tessuto: Lo strato periferico è costituito da fasci connettivali più o meno stipati. Questo connettivo è ricco di elementi cellulari, alcuni piccoli e rotondeggianti in minima parte; altri, in maggior numero, fusati e si continua alla periferia colla sostanza renale; formando una specie di capsula al focolaio emorragico che circoscrive.
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ElU.TOYA PERffiENALE I N UN SlFILl TICO
.. f or t e mgran . d.1mento (Re1c . h ert obb. 8 ) l o stud.10 d e Il e vane A. pm oc. 3 parti, innanzi descritte, mette in evidenza maggiori particolari. K ella. zona interna, oltre al detritu.~, si vede chiaramente che quegl i ele menti colorati in rosso non sono che corpuscoli rossi del sangue pii1 o meno deform i e spezzettati, per le alterazioni che subiscono le ema.sie allorchè fuoriescono dalle pareti vasali; in mezzo ad e.;si troviamo d egli elementi nucleari rotondi e piccoli, colorati coll'emallume, elem enti che divengono fusati, a misura. che ci avviciniamo alla zona. esterna. Corpuscoli rossi, sostanza necrotica ed elementi nucleari, ammassati t ra loro, senza a lcun tessuto di sostegno, nella. parte più vicina. alla. cavità, sono sostenuti da una trama di fibrina. nella. periferia, che poi a mano a. mano è sostituita da. connettivo negli strati più esterni. Qui i fasci connettivaJi sono disposti parallelamente tra. loro ed alle pareti della. cavità, che sembrano abbracciare. Fittamentl'l stipati fra. loro in alcuni punti, come nel tessuto fibroso, in altri sono laschi come nel connettivo lamellare. Questo connett ivo, ricco, come ho detto innanzi, di elementi cellulari, la maggior parte allungati, nelle zone più periferiche, che confinano colla sostanza renale, racchiude sezioni di canalicoli urinari, di glomeruli e vasi, con profonde alterazioni, rimastivi sequestrati. Da quan to ho esposto, appare chiaro che la zona. esterna della parete della cavità, non è altro che il risultato di nn processo infiammatorio rea.tti vo di forma. organizzante, dovuto alla presenza del sangue in quel punto; mentre la zona interna. rap presenta. il focolaio emorragico antico, con tutte le fasi dei r elativi processi necrotici e reattivi. La. sostanza corticale del rene, che circonda tale cavità, fa notare i glomeruli profondamente alterati: quelli più vicini al focolaio emorragico sono atrofici ed infiltrati di corpuscoli rossi ed elementi nucleari; molti presentauo la capsula. ispessita e formata da. tessuto connettivo fibroso, e l'epitelio sfaldato; nella maggior parte si notano delle piccole masse omogenee colorate coll'eosina, povere di nuclei, che ci indicano la degenerazione ialina d ei vp.si glomerulari. I canalicoli contorti fanno vedere nettamente la loro parete, ma gli epiteli dove più dove meno sono profondamente alterati: in alcuni tubnli sono scomparse addirittura. le forme cellulari e vengono sostituite da una piccola. massa granulosa.; in altri sono staccate ed ammassate nel lume, in altri conservano tuttora il nucleo: in breve si notano tutte le fasi degenerative, dal rigonfiamento torbido alla. neerosi. Il connettivo interstiziale notevolmen te aumentato, massime vicino alla zona. emorragica, dove assume l'aspetto fibroso, come ho detto
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E~L\.TOliA. PERJRENALl!: IN U::S SIFJLIT ICO
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innanzi, presenta in alcuni punti degli accumuli di elementi migratori, infiltramenti pa.rvicellulari, intensamente tinti dai colori nucleari; in altri dei piccoli stravasi emorragici. Le altera.zioni più cospicue ed importanti si trovano nei vasi san~ guigni. Essi qui sono di piccolo calibro, corrispondono alle. arterie raggiate ed alle arteriole afferenti glomerulari. Nella maggior parte di esse, predomina le degenerazione ialina delle pareti e l' endoarterite, e sono avvolte da fasci di connettivo fibroso a mo' di mantello e da infìltramenti parvicellulari notevoli. In alcuni l'intima è così ispessita, da occludere interamente o quasi il lume del vaso (Endoarterite obliterante). Inoltre tutte e tre le tuniche appariscono sotto un aspetto omogeneo a piccolo ingrandimento, fìnamente granuloso a forte ingrandimento e contenenti pochi nuclei - degenerazione ialina. EsAliE DELLE SEZIONI COliPRENDENTI LA SOSTANZA MIDOLLARE E L'ILO.
- Le alterazioni della. sostanza midollare si possono così riassumere in breve: iperplasia dello stroma connettivale; desquamazione, degenerazione grassa, necrosi degli epitelii delle anse di Henle e dei tubuli di Bellini, alcuni dei quali si presentano atrofici, altri dilatati con accumulo di cellule epiteliali nel lume, alcune distrutte, altre deformate e degenerate; notevole rep lezione dei vasi capillari. I vasi lobari anche qui sono profondamente alterati, presentando le note dell'endoarterite, della trombosi e della degenerazione ialina. I trombi in molte arterie anche dell'ilo, ne occludono perfettamente il lume, in altre aderiscono ad un punto della parete, lasciandole pervie. Presentano poi tutti gli stadi della così detta organizzazione del trombo. In alcuni tagli si trova qualche arteria interlobare vicina a.Il' ilo, la quale si è scontinua.ta nel segmento. che è in rapporto colla sostanza corticale delle colonne del Bertin, mentre nelresto è circondata dal connettivo lasso dell'ilo. Essa sembra aprirsi proprio in quel punto, per lasciar f~oriuscire il sangue che si presenta. in coaguli in parte organizzati e stratificati. Intorno a tali coaguli si nota una capsula, fatta da fasci. di connettivo lamellare più o meno stipati, la quale non è altro se non che l'avventizia del vaso sollevata e distesa dal sangue. Le pareti del vase, che ad un esame grossolano sembrano poco alterate, osservate a forte ingrandimento Reichert :~b:, presentano tutte le note dell'endoarterite e della degenerazione ialina. Ci troviamo in sostanza di fronte ad un piccolo aneurisma, analogo agli aneurismi miliari delle arterie cerebrali, che rompendosi, sono causa di emorragie, come vedremo in seguito.
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EMATOMA PERIRENALH: lN' UN SIFILITICO
La genesi bisogna ricercarla appunto nell'endoarterite. Ho voluto descrivere brevemente tale lesione, perchè, sebbene fequente in altri organi, è abbast~nza rara nel rene. SEZIO~"' OOMPRENDF.NTI LE ORIAZZE EMORRAGICHE. - Le due zone di differente colorito, che si vedono ad occhio nudo sul pezzo, in corrispondenza delle chiazze emorragiche innanzi descritte (fig. l" l n) sono anche manifeste nelle sezioni sia ad occhio nudo, sia all'esame microscoplCo. La zona centrale, a piccolo ingrandimento, apparisce fortemente colorata in rosso coll'eosina e consta di ammassi di corpuscoli rossi del sangue e detriti: nelle zone periferiche a questa si notano delle strie concentriche ed ondulate che circoscrivono il focolaio emorragico, in cui non si -vede alcun elemento renale. Nell'altra zona si distingue ancora la sostanza del rene, ma caduta in necrosi, infiltrata di sangue, elementi nucleari e fibrina, che in alcuni punti sostituisce il tessuto renale, come risultò nei tagli colorati secondo il metodo di W eigert per la ricerca della fibrina. Qua e là spicca qualche glomerulo in degenerazione ialina ·con dei considerevoli infiltramenti; parvicellulari intorno e delle sezioni tra..sversali di arterie che presentano tutti i caratteri della degenerazione ialina e dell'endoarterite. In altri tagli di questa zona si trova un'arteria occupante la parte centrale, la cui parete è interamente scoutinuata nella periferia che guarda il focolaio emorragico, e la rottura ha dato luogo ad u.no stravaso, .che ha liberamente occupato il tessuto renale. Difatti sia nel lume vasale, sia in un campo vicino, discretamente esteso, si trova ancora del sangue i.n parte ancora rappresentato dai corpuscoli, ed in parte dai coaguli, messi in evidenza dalla colorazione alla W eigert. A.nche qui, senza alcun dubbio, si sarà verificata la formazione di un aneurisma miliare, come nell' al tra arteria ; però l'avve.ntizia. in seguito si è rotta., dando luogo ad una emorragia lenta, ma co.ntinna, come si può arguire dalle stratificazioni dei coaguli. Il tessuto rena.le infarcito in queste regioni, contenenti le chiazze
emorragiche, si estende dalla. zona. limitante dei coni midollari, sino alla capsula propria che non si distingue bene; è nettamente limitato in basso da una zona. di connettivo fibroso, mentre lateralmente è circondato dalla sostanza corticale, che presenta su per giu le alterazioni descritte in principio. La capsula propria del rene, .nei punti che corrispondono a.lle chiazze emorragiche, è appena riconoscibile o manca. addirittura, mentre nelle altre parti è notevolmente ispessita, con i.nfiltrazioni pa.r-
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EMATOMA PERIRE N ALE IN UN SIFILITIOO
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vi cellulari; ed alla superficie esterna è coperta da coaguli sanguigni, i quali a misura che si avvicinano al rene, si presentano già penetrati da tessuto connettivo neoformato. E sAME DELLA CAPSULA ADIPOSA. - Dei tre strati che costituiscono la capsula, l'esterno risulta di fasci di connettivo lamellare, infìltrati di corpuscoli rossi del sangue, elementi parvicellulari, e vasellini di nuova formazione: questo strato costituisce la-capsula più esterna, che avvolge il tumore. Il medio, molto spesso, è composto, come ho detto anche prima, da. lobuli di grasso, intercalati da fasci di tessuto connettivo. Lo strato interno, più importante fa distinguere due zone: una esterna o parietale molto più spessa, composta da fasci di connettivo disposti a strati, in cui si notano dei vasi con alterazioni delle pareti (endoa.rterite, degenerazione ialina) e con trombosi, ed una enorme quantità di vasellini neoformati: l'altra interna rispetto al rene, fatta. da coaguli sanguigni aderenti e continui tra loro, ma già intercalati da tessuto neoformato a misura che ci avviciniamo verso la. zona. parietale; anche qui si vedono numerosi vasellini di nuova formazione. In tutti 1e tre gli strati della capsula adiposa, si notano dei vasi più grossi, corrispondenti ai vasi capsulari propri, con le stesse alterazioni trovate in quelli del rene: eudoarterite, trombosi, degenerazione ialina.
•** Le cospicue alterazioni dei vasi riscontrate nelle varie regioni del rene, l'iperplasia del connettivo interstiziale, l'atrofia e la degenerazione ialina dei glomeruli, inducono ad ammettere un processo di arteriosclerosi renale, la cui causa è da ricercarsi nella sifilide. L'endoarterite obliterante infatti e gl'infìltramenti perivasali, detti da. taluni focolai gommosi di granulazionE:', sono sufficienti per ammettere senza dubbio la natura sifìlitica. Le alterazioni degli epiteli dei tubuli contorti e del Bellini, in parte dipendono dalla nefrite interstiziale che .accompagna l'arteriosclerosi renale, in parte dalla compressione esercitata dal sangue sul rene. Dunque si tratta di un rene arteriosclerotico, che presenta dei focolai emorragici, con formazione di un ematoma tra. la capsula propria e quella adiposa. La causa di tali emorragie è da riporsi a carico delle lesioni dei vasi, le cui pareti, per i processi degenerativi già descritti, diventate
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l';MATOMA PERlRE:s"ALE IN UN SU'ILITICO
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p1u fragili, sottoposte ad una maggiore pressione dovuta sia alla. diminuziÒne del letto vasale nel rene per l'endoarterite, sia a ll'ipertrofia del ventricolo sinistro, sono andate soggette a rotture, previa formazione di aneurismi miliari in alcune. Il sangue fuoruscito ha distrutto la sostanza renale più vicina al focolaio emorragico ed ba infiltrato i tessuti intorno. Nei p:mti in cui maggiore è stata la pressione, ed il focolaio si è trovato più vicino alla capsula renale, questa è stata rotta ed il sangue fuoriuscito si è raccolto al disotto della capsula adiposa, stratificandosi e destando neoformazione connettivale intorno alla capsula propria. Nt>i punti in cui minore è stata la pressione, il sangue è appena arrivato sotto la capsula, senza. romperla, infarcendo il tessuto renale; in altri poi è rimasto circoscritto dal pa.rencbima stesso del rene. Il tessuto connettivale, che in alcuni punti circoscrive tali focolai, non è che il prodotto di un processo d'infiammazione reattiva di natura organizzante. È superfluo discutere l'infarto embolico o trombolico: basta solamente osservare nei preparati e nelle figure le arterié rotte, per convincersi che qui si tratta di una vera apoplessia renale. La. sorgente di tali emorragie è duplice: P i vasi della sostanza corticale del rene; essi corrispondono alle arterie iuterlobulari, che derivano dall'arcata arteriosa soprapiramidale e che sono terminali; 2• i vasi della capsula adiposa. Anche questi, senza alcun dubbio, hanno partecipato alla formazione dell'ematoma. Infatti noi troviamo, specialmente nello strato fibroso che tappezza internamente la. capsula, le stesse lesioni vasali trovate nei vasi del rene. Quei fàsci di connettivo disposti a strati, infiltrati di corpuscoli rossi del sangue alterati, di leucociti e ricchi di vasellini giovani, intorno ai quali si notano delle piccole emorragie; va.sellini che abbondano anche negli strati più periferici, ci fanno pensare che ivi si sia verificato un processo analogo alla pachimeningite va.scolosa emorragica, in cui, in seguito a depositi di essudati fìbrinosi, si hanno delle proliferazioni che conducono alla. formazione di depositi membranacei delicati e vascola.rizzati, nei quali avvengono nuove emorragie più o meno abbondanti. Inoitre, che il sangue proviene contemporaneamente dai vasi della. capsula adiposa e da quelli del rene, ce lo dimostra il modo come avviene la così detta organizzazione dei coaguli. Questa procede infatti dalla capsula adiposa e dal rene centripetamente verso il centro della sacca. sanguigna.
EMATOMA PERIRE~ALE IN U.:-1 SIFILITIOO
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** Dopo l'esame anatomico é microscopico dei vari organi possiamo cosi riassumere il caso: Ci troviamo dinanzi ad un individuo con sifilide costituzionale pregressa, i cui veleni hanno esercitato la loro influenza. deleteria sull'apparecchio cardiovascolare, e mas!?ima.mente sui vasi r enali specie di sinistra, determinando una lieve endocardite cronica, !l.rteriosclerosi diffusa. e nefrite interstiziale cronica, con sclerosi renale. In ·seguito & tali lesioni si è determin.ato una notevole ipertrofia del v entricolo sinistro. I vasi del rene di sinistra e della capsula adiposa dello stesso lato, più intensamente colpiti, sottoposti a maggiore pressione per la ipertenzione arteriosa, sono andati soggetti a formazione di picco] i aneurismi e quindi a rotture, che hanno dato luogo ad emorragie lente ma continue sia nel parenchimia. rena.le, sia. al di fuori e producendo l'ematoma.. In seguito all'infermo si sono ria.cutizzate le manifestazioni sifiliticbe, e ricoveratosi nell'ospedale, fu colto accidentalmente da polmonite cru pale. Evidentemente il rene destro era il solo che funzionasse ancora, essendo in esso le lesioni croniche, somiglianti a quelle del sinistro, appena iniziate. Fu l'infezione pueumonica che aggravò le condizioni dei reni, aggiungendo una nefrite parenchimatosa, che rese insufficente ben presto anche il rene des~ro, rendendo possibile l' intossicazione uremica, che fu poi la causa immediata della morte dell'infermo. Il caso sarebbe comune, ma diventa import'll.ntissimo per la forma anatomica. riscontrata nel rene sinistro~ rara, se non nuova addirittura. E ciò che maggiormente meraviglia si è che una forma così vistosa, potè esistere per così lungo tempo, senza richiamare l'attenzione, ciò che prova. ancora una volta che la funzione compensatrice di un solo rene può per lungo tempo ristabilire l'equilibrio nell'ufficio fisiologico delle escrezioni e segrezioni organiche. Ma ammesso pure che il tumore, chiamiamolo così in senso semiologico, fosse stato notato in vita, se ne sarebbe Jllai fatta la. diagnosi? La diagnosi di sede sì, ma non mai, forse, quella di natura. Quale elemento si aveva per pensare a.d un ematoma.? Muta la. storia. clinica, o quasi. Non traumatismi, non ematuria, nessun dolore lombare, nessun disturbo da parte di alcun organo del-
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EMATOMA PEROU:N..U.E IN UN SJ.FILITIOO
P addome. Una puntura. esplorativa., attesa la forte coagulazione del sangue avrebbe dato con ogni probabilità esito negativo. La sifilide, l'unico elemento che troviamo nella storia, ci avrebbe fatto escludere subito una gomma, che non raggiunge mai quella grandezza nel rene. Ed allora, su tre processi morbosi si sarebbe raggir ata la diaguosi: il sarcoma del rene, il grosso rene policistico, l'idronefrosi. Ad ogni modo questo caso acquisisce alla scienza un fatto nuovo od almeno raro, in quanto che noi sapevamo che la sifilide del rene, oltre all'albuminuria nel periodo secondario, può dare l'arteriosclerosi, la gomma, la. degenerazione amiloide, ma non delle emorragie cosi notevoli, da produrre un ematoma intornl? al rene, quale si è visto in questo caso. Di più in avvenire, quando gli alri criteri diagnostici in un caso come il presente non autorizzassero alcuna diagnosi determinata, si dovrebbe mettere in discussione anche la possibilità di un ematoma perirenale. Certo la diagnosi sarà probabile e non mai sicura: solo la radiografia, quando sarà. giunta alla perfezione, potrà decidere con certezza.. Sento il dovere, prima di finire, di porgere i più sentiti ringraziamenti al Direttore di quest'ospedale, l' illustre colonnello Caporaso per i consigli di cui mi fu largo in questo mio modesto lavoro e per i mezzi posti a mia disposizione.
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SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANITÀ MI LITARE GABINE TTO DI OTO·RINO·LARINOOIATRIA DIRETTO DAL PROF. OSTINO, CAPITANO llldEOlCO
LE ALTERAZIONI DELL' ORGANO DELL'UDITO NEGLI OPERAI DEGLI ARSENALI
Memoria letta 111 VII Congresso oto-rlno·laringologico in Roma nell'ottobre {003 dal dott. Albe.rle ••••a-Ilaria, tenen te medico, assistente
Ho visitato 60 operai dell' ~rsenale di costruzione di artiglieria. di Napoli, per ricercare e studiare i disturbi auricolari professionali. Gli operai, i quali gentilmente si sono prestati alle mie ricerche, compiono il lavoro quotidiano in vasti ambienti, ove i rumori sono continui e c~stanti, sicchè anche quelli1 che esercitano un mestiere tranquillo, sono, per le speciali condizioni di ambiente, sottoposti di . continuo ai rumori. Ecco perchè ho portato la mia. attenzione non solo sui calderai, fabbri e battimazza., ma anche sui falegnami e fucinatori. Il mio studio su ciascun operaio consta di un esame otoscopico, rinoscopico anteriore e posteriore e laringoscopico, cui fa. seguito l'esame funzionale dell'organo uditivo. Per quest'ultimo ho proceduto alle prove con l'orologio per via aerea., e per via osteotimpanica, alla rioorca. del limite superiore uditivo col fischietto Galton- Edelmann-Bezold, alle prove di Rinne, Weber, Schwabach col dia pason Do (64 vibrazioni doppie a secondo). Ho completato poi l'esame funzionale col campo uditivo alla. Gradenigo, mentre non ho trascurato la. determinazione della distanza. cui è percepita. la. voce afona, servendomi della scala. Ostino. Ho eseguito le dette indagini sempre nel medesimo locale, perfetta· mente lontano dai rumori dell'Arsenale, e lungo poco più di 5 metri. Mi è perciò ruscito impossibile procedere all'esame con la voce di conversazione alle distanze normali, o presso che tali, !imitandomi solamente a prender nota. di quei soggetti che percepivano tale voce solo nei 6 metri.
110
LE ALTERAZIONI DELL'ORGA.'ìO DELL'UDITO
Su i GO operai visitati 10 presentavano tamponi di cerume, postumi di otite purulenta. con perforazioni, postumi di otite catarrale, ecc. Non riporto in questo lavoro i 10 casi citati per non infìrma.re il risultato delle mie osservazioni. Ho limitato quindi il mio studio sugli operai senza. precedenti interessanti la. specialità, operai che asseriscono di aver sempre avuto buono l'udito e di non aver mai sofferto al naso, alle orecchie ed alla gola. Nella grande tavola annessa. sono esposti i risultati dei vari esami compiuti. Qui sotto riassumo intanto lo stato della. membrana secondo l'anzianità di servizio. Tabella Indicante lo stato della membrana secondo gli annl di servizio. MEMBRANA NORMALE
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È presente la. retrazione timpanica nel 60 "/.degli operai che fanno il loro servizio da. uno a dieci anm i nell'82.35 "'o in quelli che lavorano da un periodo di tempo che corre fra gli 11 ed i 20 anni i nell' 86.95 Y. in quelli che lavorano dai 21 ai 30 anni; nell'SO Y. in quelli che lavorano da oltre 30 anni. Ora la causa della retrazione timpanica., retrazione che possiamo dire quasi costante, non credo possa ricercarsi esclusivamente nelle alterazioni faringee da inalazioni di polveri o da sbalzi di temperatura. (battimazza., fucinatori ), poichè queste alterazioni sono state riscontrate solo noi 22 °/ 0 • La. retrazione timpanica, presente nell'82 / . dei casi fa risultare evidentissima la. grande differenza. che vi è fra la.
111
NEGLI OPERAI DEGLI ARSENALI
enorme percentuale di membrane retratte e la scarsa di alterazioni della faringe, differenza che non può far pensare alla relazione unica fra lesioni faringee ed alterazioni auricolari. In parecchi casi adunque la retrazione è primaria. Là. spiegazione di questa r etrazione primaria potrebbe trovarsi, a parer mio, nella. contrazione del tensore del timpano, contrazione che avviene a. brevissimi intervalli, dovendo il tensore assumere una posizione di difesa contro i rumori che colpiscono la membrana. I brevissimi periodi d'intervallo fra un rumore e l'altro dànno una certa continuità a questo stato di difesa, tanto da risultarne una contrattura permanente e quindi retrazione timpanica e possibilmente anche formazione di aderenze. 2° Dallo studio dei 50 esami funzionali risulta chiaramente che le note più frequenti sono quelle caratteristiche della otite media com plicata ad otite interna. Esaminiamo partitamente i vari risultati degli esami funzionali. Tabella indicante la percezloae della TOCe arona (Scala Ostino). .:!
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a) La voce afona è malamente percepita in quasi tutti gli esaminati, sia nei giovani operai, che nei vecchi. Uno sguardo alla tabella. precedente mostra chiaramente ciò. Gli oper ai che hanno fino a 10 anni di servizio sentvno tutti la voce afona fra i 2 metri ed i 5 di distanza, ripetendo benissimo e senza esitare le varie parole della scala Ostino. Aumentando l e ore di lavoro la distanza per la percezione della voce afona decresce. Difatti in quelli che hanno fra gli 11 ed i 20 anni di servizio troviamo nell'11.76 / 0 la voce afona percepita in immediata vicinanza, nel 70.50 "/,. da pochi
112
LE ALTERAZIONI DELL'ORGANO DELL'UDITO
centimetri ad l metro e 50 di distanza. Fra i 21 ed i 30 anni di lavoro abbiamo percezione in immediata vicinanza nel 4.34 °/. e nel 60.86 /. per le distanze fra pochi centimetri ed l m. e 50. b) La voce di conversazione, invece, viene percepita meglio. Difatti solamente da 6 individui sui 50, nel 12 'Yo cioè, era. udita a distanze inferiori ai 5 metri. c) L'orologio (sua normale distanza di percezione == 100 centimetri) per via. aerea. era malissimo percepito, siccome rilevasi dall'annessa tabella. Tabella lndJcante la percezione de.ll'orologlo per l'la a erea. Non
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113
NEGLl OPERAI DEGLI ARSENALI
La tabella precedente espone il risultato -della percezione osteotimpanica che fu positiva. alle tempia. nel 90 "/o', alla. mastoide nel1'82 /o' à) La. prova del Weber dà i seguenti risultati: Pron del Weber. ANNI DI SERVIZIO
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V) D . V. laterizzato all'ot'ecchio peggiore nel 14 / 0 • P r o,·a di Schwabach A..'\Nl DI SER VIZIO
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LE ALTERAZIONI DELL'ORGANO DELL'UDITO
medi sono relativamente ben percepiti. Questo mod9 di comportarsi dell'organo uditivo pei vari diapason è, può dirsi, costante. . Non un solo dei campi uditivi è perfettamente normale, o presso che tale. In qualcuno si ha percezione normale pei toni medi, mentre gli acuti ed i bassi si allontanano molto dalla norma. Non così accade pel limite superiore uditivo, ricercato col fischietto di Galton-Edelmann-Bezold, il quale è ben percepito, dàndo un risultato negativo solo nel 6 ~o·
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h) I disturbi del senso statico e dinamico labirintico non sono in vero molto frequenti. Una sola vola ho trovato lievi disturbi statici e dinamici, tre volte soli disturbi- dinamici. In due, sui quattro precedenti ho riscontrato nistagmo orizzontale provocato. 3• I vari disturbi finora esposti, che potrebbero quasi costituire una entità morbosa a sè, si riscontrano sempre più accentuati a misura che aumentano gli anni di servizio. La prova di ciò si deduce dal fatto che in operai vecchi, con pochi anni di servizio, si rilevano alterazioni meno gravi di quelle che si notano in giovani cen maggior numero di anni di lavoro. Anche il reperto timpanico, come ho già esposto innanzi segue, con i vari si n tomi funzionai i, lo stesso andamento. Fra i vari dati funzionali basterebbe il solo esame con la voce afona. per dimostrare come i sintomi esposti si aggravano con l'aumentare degli anni di lavoro. Le prime manifestazioni che compariscono negli operai esposti a rumori sono costi tu i ti dalla cat ti va percezione dell'orologio e della. voce afona; ciò si constata infatti in individui con pochi anni"di lavoro e che ancora nessuna alterazione presentano sulla membrana timpanioa.
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NEGLI OPERH DEGLI ARSENALI
115
Tali disturbi uditivi erano sempre sconosciuti agli operai esaminati, i quali, anzi, ne facevano le più ampie meraviglie. Col comparire poi della retrazioue timpanica i vari fenomeni vanno man mano aumentando fino a riscontrarsi poi una diminuzione di udito molto marcata. Non mi risulta che l'età abbia una azione speciale suf comportarsi delle varie lesioni; anzi, come ho di già accennato, in operai vecchi le alterazioni sono lievi quando gli anni di lavoro sono scarsi, mentre i giovani che lavorarono per un discreto numero di an.ni presentano alterazioni gravi. Dirò pure che il presentar si e il comportarsi delle varie alterazioni, così come ho esposto innanzi, non assume nei vecchi alcun aspetto differente da quello che si riscontra nei giovani. Conclusioni.
1• Gli operai adibiti ai lavori' rumorosi vanno soggetti ad alterazioni dell'organo dell'udito, caratterizzate da quasi costante retrazione timpanica, con sindro~e funzionale caratteristica della otite media complicata ad otite interna. 2• La retrazione timpanica è talora primaria, ciò che si desume dalla poca frequenza delle alterazioni faringee. 3• La gravità delle varie alterazioni è in ragione diretta del numero degli anni di servizio; gli anni di età non hanno alcuna influenza sullo sviluppo delle varie alterazioni.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVlS'rA MEDICA MARCHE TTI
e STEFANI?LLI. - Sulla aleroreasione tubercolare. - (Rio crit.
di clin. med., Hl03, n. 42). Nel 18!)8 l'Ar loing rendeva nolo un s uo particolare pr ocesso col quale otteneva cullllre omog.. nee di bacillo tubercolare, e con esse dimost!'ava l& pos!<ibilila di eseguire la sierodiagnosi della tubet•colo!'<i negli individui affetti da tale malattia. Dopo di allora lo stesso autore insieme col Courmont, e molli altri, francesi, tedeschi ed anche italiani si occuparono dell'argo mtlnto; ma mentre alcuni si lodavano del nuovo mezzo diagnostico, altri invece negavano ad esso ogni valot•e. Da tale discordanza gli AA. sono stati indotti ad occupat•si dell'argomenl.(} e portano un contributo numet·oso di osservazioni, e!'eguite con ~rande e scrupolosa esattezza, !>pecialmente per ciò nhe riguarda la dittf(nosi della tubercolosi, stabilita sia coll'e:<ame dell'espettoralo nei casi di lesioni polmonali, s;a coll'autoJJsia ne• casi seguiti da morte. E gmstRmente gli AA. o~servano che per· l!iudicare del valore di un tal m etodo, è n"cessario anzitutto essere perfettamente sicuri della diaiZnosi, ed esduder·e quP.i casi in cui non si possiede l'asl=iOiula certezza. Riflettendo a ciò potr Pbbero spiegarsi molle delle contraddizioni che si riscontrano nelle r icerche d egli autori pr-ecedenti. DeS~critta la tecnica usata, ~li AA. avver·tono di avere e:;oeguilo miscugli di · siero e cultura variabili da 1: 5 - 1:10 - 1: t5 fino a 1:20. Mettendo i miscugli alla stufa a 37°, li osservavano dopo 2, 4, 6 ..... 24 ore, e seguendo le indicazioni fornite dalla g ra nrle maggioranza degli autori, consideravano come positive le prove che riuscivano chiaramente tali entro le prime sei ore. Una prima serie di ricerche compr·ende gli individui sicuramente tubercolosi, nei quali l'esistenza di una lesione tubercolare fu potuta mettere in evidenza o col reperto del bacillo di Koch o ul tavolo anatomico. Questa serie· comprende 45 casi di tubercnlosi polmonRie, due di tubercolosi addominaltl ed uno di meningite tubercolare. Una seconda ::.erie comp1•ende 7 casi nei quall esistevano i segni fisici della tubercolosi, ma in cui manco la conferma del reperto batteriologico od anatomo-patologico. In una terza serie sono compresi a cas1 di luvus. In una qua1·ta sono classificati 5 casi in cu1 fu potuta escludere la tubercolosi al tavolo anatomico. Finalmente nella quinta serie vengono compresi dieci casi in cui tutto faceva escludere la tube rcolosi, ma nei quali mancò la di mostrazione a ssoluta a l tavolo anatomico. Le osservazioni rlegli A A. si riassumono come appresso : 1° nei casi gravi di tut·ercolo3i polmonale o addominale si ebbe il 43 p. l~ di cas i positivi ; 2o nei casi lievi 1'88 p. 100;
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3G nei casi della seconda serie la reazione fu positiva una volta su 4 flelle forme gravi, due volte su 3 nelle forme lievi; 4° nei casi di lupus la prova fu nega ti va; 5° nei casi certamente non tubercolosi fu sempre negativa entro le prime sei or e; 6° nei casi in cui clinicamente non si tratLa va di tubercolosi la prova fu negativa nelle prime sei ore nove volle s u dieci; 7• in gent>rale la prova riusciva prima e a diluizioni ma~giori nei ca si lievi e <'On buone condi?.ioni generali; So in un caso in cui la reaz1one era positiva, el'sa andò diminuendo col1'a~$(ra varsi delle condizioni ~e nera li e scompar ve coli" insor gere d1 una locaJizzaz1one lube1·colare a decorso acuto (menin~ilt-); 9- olt1·e le prime sei ore spesso gli AA. ot~nnero ris ultati posi ti vi anche in casi certamente non luber·colar1. Queste conclusioni, che a bbiamo riassunte, sono molto impor·tonti. Esse infatti dimostrano che la prova di Arloing-Courmont costituisce un utile s ussidio diaf.{llO!'liCO specialm ente nelle forme lie vi e iniziali. Si deve però solo tener conto dei risultati delle pri me sei ore. In ogni caso il suo valore deve -esset·o ~iudicalo con prudenza, e n on in modo as~oluto, e mellendola sempre in r e lazione con tutti gli altri dati fornili dal paziente. . Quanto al valore progn()slico, gli AA. non sono dispoati ad a ccor·riarglielo, poteudosi a ver casi g rav1 e gr·avissimi con sier or eazione positiva. G. B. M. B.
Trattamento delle emottlst nei tuberoolo•L M édecine et de Chir urgie, ottobr e 1903).
C HAUFPARO . -
(Journal de
In molli tubercolosi l'emottisi é un sintomo iniziale ed ~tnche premonitor io. S i può anzi 11ire che, in una certa misura, è un accid~>nte benefico perchè 1·ichiama l'attenzione sullo stato latente della malattia. Ma più comunemente, l'emottisi sopra$!"g1unge in un soggetto giil conosciuto come tubercoloso, e talora etosa resta unica, e talora essa si r ipete ed assume allo1'a un pronostico $!"ra ve. Influe, l'emottisi può present.arsi nell'ultimo pel'iodo della tubercolosi, ed è .allora un accidente gravissimo, sovente letale, dovuto allo stato aneur1smalico <iei va si della cavità. In queste condi1.ioni cosi differenti, la prognosi varia quindi essenzialmente tanto piu che fa d'uopo tener conto della quanlita del ~angue emesso. L'emottisi d'altronde presenta un'evoluzione differente secl)ndo la causa produttrice. In cer·ti casi, essa é rea lmente d'ori~ine traumatica e può svolgersi m olto semplicemente. Ma le stesse e mottisi ll·aumatiche devono es~ere considerate come sospette, perché può accadere che iltraumatis mo polmonare apra la via ad una inoculazione tuber·colare. A queste tJmotlisi possono accosta1·si quelle che si producono ~otto l'influenza di un medicamento che ha azione congesttva, come il fo>r ro, gli ioduri o la medicazione solforosa, come pure il creosoto ad alta dose; ma queste ultime e mottisi non si osservauo che nei ca::;i di tubercolosi latente. per modo che alcuni hanno proposto di usare gli ioduri come mezzo di diagnosi per rieoooscere l'esistenza ,li piccoli focolai di tubercolosi a cagione dei fenomeni
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di congel" tione che essi provocano. Ma s e s i prendono in esame le e mottisi, s i può dire che dal punto di vista della loro e vo luzione e sse s o11v ta nto m e no g ra vi quanto piil s i O!'servano in un' npoca più precoce de lla malattia; le ultime al co ntr·ario, non g uarrscono, perchè esse sono c a usa te da lla r ott ura tii piccoli ane urismi, me ntre le prime so no dovute ad e fli m .. r e fl ,J l;<~ioni I n pr esenza di un'emottisi, è necessario in primo luogo istituire con,Jizioni favor•e voli al ma lato , rassic ur·arlo, tnmquillizzare n un l'IO lo il malato , ma anche i par·P-nti; s i deve m e ttere l'organo mala to in r iposn e q umdi esiger e il silenzio a ssolutn del malato; do vra tOl'<l"ir·e il m P-no possibile , ciò c he s i o uerra s omministr~;~ndngli due o tre centig r·ammi di oppio ogni o ra. Fé. d'uopo in seguito ricercar·e l'<e l'emottisi s ia RO tto la dipende nza di una caus a occasionale che s i possa sopprime r e. I n ogni CMO de vesi e volar·e di m e ttere il malato in un'atmosfera molto calda, essendo nere ssal'io che eg li re~pil'i un'aria fresca e non confinala . i!: utile l'ascoltare il malal•>, perc hè s i pol'<sono rilevare localizzazioni che non si ritro ve ranno piil tardi ; ma l'esame de ve essere f>tltO con le più grandi precauzioni. Pe r a g ire s ull'e mottis i, se essa é poco abbonda nte, si può utilizzare la de rivazione sang uig-na mediante i pediluvii cald i e sena rHzzati ; ma s e e Rsa è cons iderevole, s i può r icorrPre alla le~alut•a dei quattro arti alla loro radice. Si pos'>ono pure ulilizzare gli irr itanti, com e le ve ntose secche s ul pe tto, i senapis mi, ecc., ma s i d~vono asso lutamente proscrtvere i vescicanti e le punte di fuoco. Infine s i può ricorrere ai medicamenti vaso- costrittori s usce ttibili dt produrre la co ntrazione delle ar·teriuzze. Il più attivo é l'ergotina per iniP.zioni. I n q uel'< ti ultimi lempi s i è ricors() all'adrenalina, di azione vaso -cos trittrice potente; una a d ue iniezionr di un mezzo milligrammo CòD la soluzrone al milles imo. · Nelle e mottis i a ripetizione, Chauffard dice d'ave r ottenuto buoni effetti dall'uso dell'hamamelis c he 81-!isce sulla fibra muscolare. Me ntre l'er~..tma di segala non può essere usata per lungo t~mpo, pe rchè determina into lleranza, si possono somministrare senza inconve menb 20 a ::10 goccie di tintura di bamamelis per la durala di 15 20 giorni ed a nc he p•ù. Quando l'emorra~ia é gr·ave, si può applicare anche una vescica di ghiaccio sulla r e,-.tione sos pe tta. Poscia si prescr•vono astringenti come il tan11ino o mPglio l'acido gallico alla dose di centig rammi 7o ad 1 g rammo nelle ventiquattro ore . Quando l'e morragia diviene mmacciante, si può ancot•a rico rrere ali~ iniezioni di gelatina sterilizzata all'autoclave per la durata di 20 a 30 minuti. l n fine si può dare anc he il cloruro di calcio alla dose di tr·e a cinque g rammi nella giornata. B.
Cura del oatarrt inteatluall ool tannigeno. - (Centralblattjilr die meiicini-~chen W issenscha(ten., n. 43, 1903).
H. SCHANDELBAUER. -
Sch. ha aimos trato che il tan11igeno spie)Za in molte pe rso ne un'azione energica assai pronta ed efficace, specialme nte nelle t>nleriti subacute e c roniche deg U adulli, come pure n elle diverse StJecie di malattie intestinali dei lattanti. special mente nella pericolosissima drarrea estiva.
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Il grande vanta~gio di questo medicamento consistP in ciò, che esso non ir rita la mucosa dello stomaco e non menoma l'appellilo dt>i malati che ne fanno uso. Agli adulti si sommiuistr·ano, al principio dr>lla malattia, t~h:une gra ndi dosi di mPZZO go·ammo l"U118 (ai (IHICiUlli una dose minor·e), diminuendO le dosi nel decorso ulteriore. In ,_enel'ale ~ utile di continuare a somministrare piccole dosi del l'lmedio, anche dnpo la guarigione. Con la medicazione del tan nil!eno, per lo più, scnmpaiono tutti i fenomeni morbosi intestinali in 3-5 giorni. Sollanlo ner casi gravi occorrono circa 10 giorni. C S. CHARlTONOw L. - •uovo metodo dl oura del ooler& &llatloo.- (Centralblatt jilr Ballerioloyie, ecc., XXXI V vol., n. ·4·5, 10 uove1ubre Hl!J3). L'autore melle da parte com;:>letamenle gl r antiemetici e gli antidia1·roici, perchè f)Uesti fanno rimanere nel corpo i germi del col•·r·a, e p~-'rciò a~i.::cono sinistra~enle. Invece dt>ll'alcool, .IPgli ecPillwti e di altr·i medicamenti, !.'autore raccomanòa una soi•Jzione chiara, legger·rneute violetti\ di p• r·mangarrato di potassio, come un attivo rimedio o~sidante, dal rp1ale l'o.::sigeuo c he s i separa, allo stato nascente, rende innocui i germi del cole ra. Dì 7 casi di colera grave, curati in tal modo, guarirono 6. C. S. H. FREV. - Sull& ter&pla 4ell& tuberoolo•l Aerzle, 1903, n. 3).
(Corresp. BL. f. Schweizer
Frey raccomanda sotto il nome di Kalagua, un e!'tratto che si olliene dal theabroma Kalagua, pianta origiuaria della Colombia Sebbe1w il r1rned1o non sia spec1tlco contro la tubercolosi, pure supera rli mollo gli altri metodi di cura e p roJ uce conRiderevoli miglioramenti nei casi pur trOJJPO rr·equenli, nei quali non possono essere impiagati altri rimedi. Si osserva r·apidn t~umento dell'llp petilo, a umenlo di peso, di forza, scomparsa dei sudori nottu r ni, sonno più tranquillo, diminuzione della losse; l'escreato dapprindpio nume11ta, m11 in se,:ruito diminuisce di molto. Anche obbiettivamente lo stato del polmone migliora chiaramente e indubbiamente. C. S. DELSART. -L& perlo&r4lte tlftO&. -
(Jou rnal de Médecine et de Chirurgie, di-
cembre 1903). La pericardite è una complicazione molto rara della r.. bbre tifoidea. La sua evoluzione varia secondo le differ·enti forme anatomiche dPII'alfezione. Il decorso e la durata della febbre tifoidea non sembr·ano modificate nei casi in cui essa è complicata da pericardite siero-fìbrinosa. Il rumore di sfregamento caratteristico una , volta percepito diminuisce in seguito e va scompa rendo per modo che non è più avvertito nel momento della defervescenza ; talvolta però lo sfregarnenlo persiste du rante il periodo di convalescenza od anche dopo la gtJarigiont-, per non scomparire che più ta rdi. I casi di perica rdite siero-tlbrinosa éhe hanno cagionato la morte, piuttosto rari, sono conseguenza della miocardite concomitante La complicazione pe· ricardica passa allora in seconda linea ed il malato pr esenta il quadro abituale della miocardite tifosa con polso piccolo, irregolare, iolermitlente, inde·
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bolimento dei toni cardiaci, cianosi, al@'idità e sincope, e pare che la coesistenza de!la pericardite non apporti alcun "ggravamenlo. Quanto alla morte improvvisa, che viene talvolta a d arrestare bruscamente l'evoluzione di nna pericardite titica a forma siero·tibrinosa, questo accidente é più dovuto secondo Dieulafoy al fatto della febbre tifoidea stessa, che a quello della lesione del pericardio. L'ev0luzione della perica1•dite purulenta é più in· sidiosa, essendo i segni di questa infezione mascherati da quelli della miocar· dite concomitAnte o della febbre tifoidea stessa. Il ver samento purulento si forma rapidamente e l'es ito fatale sopraggiungò sei o sette giorni dopo l'inizio della pericardite in mezzo al collasso algido. B.
La qu&ntltà del batterllnteltln&ll dopo l 'uso deg ll antl· aettlol. - (Zeitschri/l f. klinische Mecliz.in, B. 46, 1903).
STR.ASSBURGBR. -
Nell'uomo normale la somminis trazione degli anlisellici intestinali non ha dalo all'autore alcuna diminuzione del nu!Dero dei germi delle vie digerenti ; al contrario egli potè notare, in pa1·ecchi casi, un aumento del numero di essi. In una cagna operata d'ano artificiale, egli notò che il calomelano alla dose di 20 centi~r. al giorno ha causato sempre l'aumento dei batteri; il nartolo JJ determinò dapprima una diminuzione e quindi un aumento numerico di microbi, il quale eoincise con il manifestarsi della diarrea. Il tannacolo invece produsse costantemente la diminuzione dei microrganismi, e tale risultato favorevole l'ottenne mollo marcato diminuendo la razione a limentare. Secondo l'A. la ma g~iot· par·te degli antisettici ledono la parete inteslinRie e quindi permettono l'aumento dei germi diminuendo i potel'i difens il•i dei te;;suti. E .di perciò, pur ritenendo che il mezzo migliore per ottenere l'antisepsi intestinale consiste nel diminuire il vitto, e nel comporlo di alimenti di facile e rapido assorbimento, che non formino sostanze utilizzabili dai microrganismi, sostiene, che qualora tali m edicamenti si vogliano somministrare, essi debbono veni1· concessi nella sola quantità necessaria ad impregnare fili ali· menti, onde render questi non utilizzabili dai batteri. GRl X . ScH~HDT. - Balla 4J.ag no•l 4ella taberoolo ll pol monare. -
(Deut. med. Wo-
chens, 1° ott. 190:~) . L'A.. messi io rilievo gli aiuti che ci for niscono la siero-diagnosi di Arl0ing e Courmont e la tubercolina di Ko :h nella diagnosi della tubercolo«i polmonare incipiente, richiama l'attenzione su alcune cause d'errore facili a rinvc nirsi nella pratica e che possono c.ondurre a far una diagnosi sbagliata, come egli stesso ebbe campo di cons tatare . La più frequente causa è dala dalla diminuzione delta sonorità e del murmure vescicolare in ~orrispondenza degli apici polmonari, che non devono sernprP. ritene1·si causale dalla cattiva conformazione consecutiva alla tube!'· colosi dej:di apici, bensì talora eia una inegolare configurazione delle scapole, data o dall'elevamento congenito di esse, o da una leggera scoliosi, o da uua atrofia di alcuni gruppi muscolari. Anche le leggere emottisi non depongono in modo certo per l'infezione tubet•colare, giaccl1è esse si hanno anche, e non di rado, come effetto di br·on· chieltasie di diftlcde riconoscimento. In questi casi nessun sintomo richiama
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l'attenzione del medico nè dell'infermo, eppure di tratto in trallo l'ammalato allo svegliarsi presenta qualche leggera emolLisi a ccompagnata da lievi colpi di tosse. Accade ancora di sentire, alla fine .delle prime inspirazioni profonde, che l'indi vi<tuo fa dopo il riposo, dei falsi r antoli e dei falsi sf1·e~amenti, che non debbono confonde•·si con quelli veri tipici dell'affezione polmonare specifica, giacchè essi si ritrovano anche nell'uomo normale e sop•·atutto nei tabetici.
Gmx. L& netrtte to• •lo& &ppendloolare. Albuminuria appeD4too(Semaine Médicale, n. 42, 1903).
D1EULA FOY. -
l are. -
A conferma dei terribili E'ffelli che le lossine appendicolari el"ercitano sull' o1·ganismo, l'illustre professore dell' HOtel Dieu espone i rilievi da lui fatti di alterazioni fu:-:zionali del rene. EiZ'Ii osservò che è rara l'esistenza di una appendicite intensa senza albuminul'la. Questa complicanut morbosa pa!l~Ò finora inos!'<ervala perchè non s i rileva con alcun sintomo marcato : l'albumi· nuria 111fatti è genel'almente limitata (0,25-1 gr.) e solo nei casi molto ~n·avi s i possono rinvenire nell'urina cilindri {lranulo!li. Dal punto di vista clinico, i r-iutomi della nPfrile a ppendicolare non somigliano nè alla nef1'ile a friyore, né a quella sea,.latlinosa o alla si11Jide precoce. Gli edemi al viso e cl alle palpebre, l'edema polmonare. i versamenti nelle sierose, l'anasarea mancano nella nefrile appendicolare, o, per lo meno, non furono ancora osservati. All'autopsia i reni non sembrano colpili, l'esame islolo{lico invece fa vedere alteraz1oni manifeste degli elementi nobili dell'organo. L'albuminuria da sola non è sufficiente ad a ggravare il pronos tico dell'appendicite, ma, come l'epatite tossica appendicol~re e la gastrite della stes~a natura, è indice della intossicazione generale dell'organismo. GRJX. J. REYNAULT. - To••lne ptretogeDe neUe f•bbrl mal&rlohe. - ' (Reotte de m édecine, sell{'mbre 1903). !\1entre è perfettamente nola la palogenesi della malaria, ancllra si discute sulla causa immedrata dell'accesso febbrile. Secondo Laveran, la febbre risulterebbe da una 1rritttzione cerebro-spinale, pr odotta direttamente dalla presenza di ematozoarii nei capillari di lalune zone del sistema nervoso. L'auto1·e tende a rigettare tale teoria ed è fautore dell' alll·a che ammette una to!'lsina pirctogena secrela dal parassita Tale teoria, p1ù conforme all'a(tuale mollo di veriere, è confer matn dn u11 gran numero di osservazioni cliniche. È nel momento della divi~ione de ll'emalozoario per la r·ipr•oduzione che scoppia l' acc... P.SO; ora la ri produ1.10ne di qualsiasi essere s' accompt~gna con la secrezione di prodotu tossici. L'anemia da infezione malarica, é troppo intensa per polerla spiegare con l'azione diretta d~ll'ernotoz0ario, bisogna ammellere l'azione di una citotoxina emolit•ca s ecreta dal parass1ta. Le pollnecriti, le aortili che si presentano nell' infez1one malarica non trovano s ufficiente spiegazione nell'azione irritante esercitata dal solo protozoario. A~giungasi che il chinino ò inattivo du1'ante l'accesso ; ora esso a )o(isce sul parass!ta ; ciò vuol dire che l' acce!"sO é prodotto da una sostanza sulla quale il chinino e inallivo, ad esempio una lossina.
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RIVISTA DI ~""EVROPATOLOGIA
Da tali nozioni derivano delle conclusioni terapeutiche d' allrondc giustificate dall'esperienza: non dare il chinino d•Jr ante l'acr.esso, ma ben si una sostanza capace di attenuare la tossina; per esempio il liquore di Gram. Gli e!<perimenli non confermarono finora tale teoria pato~enica, ma è probabile che bisognerebbe •mpie~are delle quant11A di $.iero troppo grandi per ollenere una •·eazto ne febbrile su~Ii animali da e"pe•·imenLo. Tultav•a tale ipotesi pato~enel1~a che da •·a~ione di lutti i fenomeni O!'Servati, sp1egando falli rimasti oscuri, deve con:>idera rsi come sufficientemente slabililli. G. B. M. INTRONA -- Nuovo metodo 41 rloero& 4ell'&lbamlu& nelle orllle. - (Ga.:.:etta dt'[jli os,,edali, settembre 1093).
A!lgiungendo a cinque o sei centimetri cubici di orina da e!'aminar c, un centimetr o cubico di for molo del commercio, l'oriua, se contiene dell'albumina diventa opaiPscente. Se allora si riscalda si ottiene un· precipitato. Pèr determinare in peso il tasso dell'albumina, si ag~iunge a cento centimt>Lri cubici di albumina, venti centimetri cubici di fot·molo, poscia si riscalda a bagnomat•ia durante una mezz'ora. In seguito si p1·ocede come nei metodi ordinari. Pe•· la misurazione con la provetta graduata dell'Esback si rimpiazza il r eattivo picrico con un'equivalente quantità di fùrmolo, poscia si pone la proveLia per qualche istante a bagno-maria. l risultuti ottenuti per esattezza e precisione sono identici a quelli ottenuti col cla!!si ~o reaUivo citro-p1crico. Tal metodo riesce inoltre molto più sensibile dell'ordinario metodo dell'ebollizior~e con aggiunta di acido a cetico. G. B.
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA Nuove rloerohe aullo avlluppo 4 eglt u pergllll In rapporto ooll& 4Ufudone 4 ell& peU&gr&.- (Rioista sperimentale eli (reniatria. vol. XXI X, fa"-C. l e Il).
CENI. -
ConlinuMdo i !<uoi studi sulla pellagra, dei quali parecchi furono gia riassunti in rtuesto jliornale, l'A. volle ricercare i parassiti patogeni negli ambienti antlftienici, ccme aveva fallo nel 1901, e anche all'aria libera nelle zone pellagrose, nl'lll'anno successivo. Servendosi come mezzi di coltura della polenta e del liquido di Raulin, egli trovò che nel 1902 il parassita che si sviluppò in modo preponderante fu il penicillum glaucum, mentre nel 1901 erano stati i due a sper~illi, fumigatus e jlaoescens. L'A. volle mettere in rapporto questa diversi Là nello sviluppo dei parassiti palofteni pellagrosi colla diffusione della malattia, e trovò che nell'anno in cui aveva a vuto il predominio il penicillum qlattcum, il numero dei pazzi pellagrosi entrati nel manicomio di R eggio Emilia dalle provincie di Regg•o e di
RIVISTA DI Nli!VROPATOLOGU.
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Modena era inft1riore a quello avuto nell'anno in cui avevano predominato le forme asperg1llari. Di ratti nel 190 1 i pazzi pellagros1 furono 82, me•1t1·e nell902 furono 37 Non essendovi ancora una stat1sLica di lutti i pellagt·osi nella provincia di Reggio, l'A. non poti- coufrontare ti numero di • tue~li nei du,.. anni; lo fece bensl nella provincia di Mod..na, do ve questa stali'illca é rttccolla, e trovò che n el 190 1 i pellagro:<i furono 256, e nel 1902 furono 229. E~sendo ancora scars i i dat1 per poter vi basare solld11mente una teoria, l'A. si propone di conlinuat·e questi studi. A. M. PIGHtNI. - L ..lonl nervose e patogenesl delle amlotrofle dl origine arttoolare. - (Rioista sperimentale dt j reniatria, vol. XX VIII e XX IX, fascicoli l e l 1). Dopo avere passata in rasl'>egua la vastissima letleralut·a sull'argomE'n lo, l'A. r1porta i risultati dei suoi esperimenti e delle sue invest1~~nion i islolopiche, e conclude coll'ammettere la geniale teot·ia intuita da Brown Se'(uar·d, ed Ili ustt·ata da altri. Le a miott·ofie cha seguono precocemente alle aflezioni articolAri sono di ori~tine riflessa vasomotoria. Lo stimolo, partito dalle lfJ r•minazioni dei nervi sensitivi den'a r ticolazione, va ai gangli spinali, do. ques ti Hi ce11Lri tr·ollci vo.somotori del midollo, poi ai gangli stmpalici, e finalmente ai ner vi vasomotori. Lungo questo tragiLLo nervoso si tr ovano altel'azioni che sono dovute a de~tenerazione retro~trada.
In fine l'alrofla muscola re nei casi acuti dipende con molta vero <~i migl ianza dal1'1schemia prodotta da uno spasmo vasale lun~rttmenle protratto. Nei casi cronici ess a è in relazione coi dtversi disturbi nutritivi causati dalle alleraZIODt materiali dei va!'i. A. M. Zeru. - Sul rapporti della preul.one tntraor&nloa e sai fenomeni della oompruldone bulbare. - (Riotsta sperimentale di jreniatria, vol. X XI X, fase. l e Il). L'aumeot{) della pressione intra•:ranica, dovuto all'afflusso del sangue artet·ioso 11d ogni sistole cardiaca, secondo la teoria più a11tica di Ma~endiP, Ricbet eJ altri, sarebbe compensato dal passaggio del liquido cofalo-rachidtano del cranio nel cavo ver tebrale. Il Mo~so invece sostiene che quello che r e· gola lo stato della pressione intracranica é il maggiore o minore deflus!>O di sangue venoso dal cranio. 'L'A. con esperienze proprie d1mostra che l'una e l'allr·a teoria sono nel vero, e che quindi l'equilibrio della pressione è mantenuto tanto del passaggio del liquido cefalo-rachidiano, quanto dal deOusso venoso. L'A. passa in seguito a spiegare alcuni degli effetti della aumentata pressione inlracranica, che sono le alterazioni del circolo e del respiro, le t·eazioni dolorosll, gli accessi convulsivi ed i fenomeni pupillari; ed espone le due teorie, secondo le quali essi dipenderebbero da ·cornpressione del bulbo o della corteccia cerebrale. • l o segu1to alle propr ie esperienze egli é in grado di affermare che gli eff'elli della compressione del solo midollo allungato si manifestano sul circolo, piit spesso sotto la forma di rallentamento delle pulsazioni cardiache, e sul respiro coll'arre~lo della funzione. Però anche la comp1·essione localizzata di alcuni punti della corteccia dà luogo a forme inibitorie del respil·o.
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RIVISTA CHIRURGICA
La compressione esercitata solamente sul bulbo non diede ma i luogo a convulsioni, il che indurrebbe a negar e in qltt:st.a par te dell'ence falo i centr i convulsivi. A. M. Degli altri fenomeni non sr occupa in questo lavoro.
Autooitoto..tne ed antl-autooltoto•dne •peol&ohe degU epUettlol. - (Rioista sperimentale difreniatria, vol. XXIX, fase. I e Il).
CENI. -
Fa cendo seguito ad altri suoi lavori su argomenti analoghi, l'A. in questa nota preventiva annuncia che da numerose esperienze è trallo alla conclusione che nel sangue degli epilettici circola una citotossioa di fo r mazione endo~ena per metabolismo propr io di questi or·ganismi. Qu~>.sta citotossina, come tutle le altre, con!'ta di due elementi, una fissa ne• fagociti, ed é l'alessioa; l'a ltra che circola nel siero ed è la sostanza sensibrlizzalr ice o anticor po. Il siero di sangue degli epilettici iniettato in conigli o cttpre, dà luogo alla formazione nel sangue di questi animali della .sostanza sensibil•zzatrice, onde, iniettato q uesto sierO IIPgl ie pileltici pr OdUCe fenomeni di intOSSiCatnent.O, perché facilita !"azione della a lessi na, sensibilizzando l'elemento s pecifico nervoso dell'epilessia. Ma nel siero deg li epilettici esiste anche un'a11ti-autocitotoss ina, alla cui presenza l'A. è indotto a credere dal fatto che mescolando il sie ro dt>gli anima li su accennati col siero degli epilettici, il siero degli animali perde io gr-an parte e sue qualità tossiche, come avv1ene quando s i inietta all'epilettico il suo proprio siel'o. Questo principio antitossico non é solubile nel plasma vivente, ma si t rova nel sangue allo stato latente, incor por ato negli èlementi cellulari del sangue stesso, rlai quali non si libera che io seguito ad un processo fagoliti co . A. M.
RIVISTA CHIRURGICA M. CAZIN . -
n trattamento ohlrurgtoo delle perforazlonllnte•ttn&Jl nella febbre tlfoldea. - (Semaine mèdicale, n. 1 del190-i).
Vent'anni fa il pratico, ridotto alle sole risorse mediche, non sapeva oppor s i all'evoluzione fatale della peritonite diffusa da perforazione dell'intestino nel corso della febbre tifoidea, mentre al giorno d'oggi !i'ono assai numerosi i ca~i di guari;done ottenuti mercé l'intervento chirurgico. Si può asserir·e che il tra t. tamento medrco in simili casi deve or mai ceder·e il posto a quello operatot•io. Fu il Leyden che per primo preconizzò il tr·attamento chirur gico nella perforazione tifosa dell'intestino, dapprima seguito da pochi e con scar so successo, più lardi più arditamen te, e cC>o migliori ed iucoraggianti r is ultati L'autore cita le principali pubblicazioni sull'argomento dell'ultimo triennio e, pur r·iconoscenflO che pr.. babilmente molti insuccessi sar anno rimasti inediti, r iunisce una statistica totale di 358 casi operati, in cui figurano 25 1 mor ti (70,11 p. 100) e 107 guari(lioni (29,88 p. 100) Eliminando le osset•vazioni dubbie, riduce le guarigioni al 27,63 p. 100, e crede di poter concludere che, anche te-
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nendo con lo degli insucressi non pub blicati, la proporzione sor pas8a cert.amente il 25 p. 100, poiché nella s tAtis tica sono. compresi dei casi o perati in extremis.
Le obbiezioni priocrpali fatte all'mlervenlo chirurgico r iguardano la difficoltà della diagnos i e i pel'icoli de ll'o pe razione, la inutilita di questa di fronte alla molliplicilé delle perforazioni. Quan LO alla prima, è certo che la difflcollé Lalora é g rande nella diagnosi ed é CA u M di esit.uzione nel medreo, di tit.Ardo nell'operazione. L'autore né impor tAnza a ll'insor ge re brusco di un d<Jiore localizzato, alla parte inferio re d.-ll'adtlome in vicinanza della linea media na o poco a dP,;lra, specie se vi si a~tgi u ngo la drfe!'a mul<colare; spesso poi compare sing hiozzo, vomrlo, faccia sconvolta, meteor ismo, pol ~'o piccolo, frequente, inPg unle, ipoter m1a od rper te r·mia. Con lutto ciò si é tal voi ta inter \\enuti senza trova r trAccia di per fo ra zio ne. m t> ntre più s pesso i s intomi sono a ttenuati e non fanno so~pe llare la pe l'forazione csrste ntP.. Si è r rcor so anche alla r icerca della ipe l'le ucocitosi, co me per l'appendicite, ma s i é constatalo in genere che e~ sn a ppar1~ non costa n· te me nte ed in modo le nto, ed è l'espressione della pel'ilonite diiTusa gré in a tto p iù c he della perforal iOne int...s trnale. Nt>i co!'i dubbi l'autore co ns i::lio di operare. pe l'che ritiene meno per1colosa u na la pa rotomia esplorati va dr un"allesH iner te. P e r ciò c he ri ~uarda i danni dell'inter vento, sta il fa tto che quando, per l'as!:'enza di per·forozione, la lapa r olo mia ò t·imas ta e,;ploratrva, s i 1' a vuta ~'<C m pt'6 ~ua ri f!"rOnE', e che s i sono pr·uticate due ed anche tr e oper azionr s uccNI<~ ive su malati rrPl cor~o di f~blm' tifoidea. con succes!'o. Quanto alla molteplicilli frerp rl'nte delle per for azioni inle«tinuli, l'autore ris ponde che, secondo le s lati-<ticiH', t.ale molleplicitil s i avvera in un nume ro a~sai r rstrello di casi, o por anc he in tale evenienza s r sono oll~ nute e~ual m ente g uarig•oni. Adu nqlJe l'intervento chirurgico s'impone nelle perfo ra ziOni inl4!slina li ti fiche, t.anlo più che nei cas i non opernti la mor lahté é presso a poco d" l 100 p. 100, ll'!l llandosi in ma~si ma parte di peritonite dtffusa . Se poi s i debba operare immCdralamente dopo fatta la dia ~nosi della perforazione, o aspettare che il mala to si s ia u n po' riavu to dallo shock che a ccompagna spe"SU i pr emi sE>gnr di perforazione, é qu• stione risolta nel pl'imo s':ln:;o, perché il malnto, nell'atte"&, rrsenle dal difl'u udersi dell'rnfezione magg ior danno in confronto del problematico beneficio che si può s per are dagli stimolanti che si im piegano per r ialzare le fo rze . ·Cit·ca la tecnica de\l'allo oper ativo, si è ricor so a ll'anes tes iA locale, ma la maggioranza dei chirurghi usano il clor oformio o l'etPr e, di cui bastano poch6 gocce pet' pr odur·r e il so nno e minime qua nlita per manlenerlo per lutto l'intervento . La sede dell'incisione può essere mediana, o lutera le nella foss a iliaca des tra. Nella t'icerca della perforazione occorre una es plorazrone metodica , partendo dal cieco, per seguire poi la pa r te terminale de ll'eleo. La perfor11zione va chiu sa con punti a lla L..mbert con seta , senza recenlare i bordi, e pas!lando i llli a d una certa d1s lam.a da questi in vis ta della fria9ii•Lé dello tun iche intestinali : d ue s trati di sutura bastano P, occorrendo, si può fa re s ulla p~r r..ra· ziooe u n ionodtO di epiploon. In caso di ulce razioni m ultrple io un Se jlmento intes tinale, m~glio della re ..ezione, conve rra circondare l'ansa ma la ta di com· p r es 5>e di garza, per isolarla dalla g ra nde cavitA pe1•itoneole . Dopo la sutura l'aulore consiglia u n generoso lavaggio di soluzione sa lina calda nel cavo addomina le, e poscia un largo ed efficace drenaggio. ur.
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RIVISTA CHffiURGICA
Oa1ervasloD1 oll:rlohe e rllult&tl operativi rllpetto al oanoro lnte•Unale. - (Beilrage ~ ur klinischen Chiru.rg,e, 37o volume, 1903).
MIKULICZ.
Mrkulicz accenna alla traltazione fatta sull'ar·gomento importante del cancro intestinale tla Kònig, da Bramano, da Korta ed ultimamente da De Bovis nella Reoue de chirurr~ie ed asserisce che in questo campo della patolo~ia e della medicina opt>rativa sono stati fatti sinora pochi proStrassi, poiché lo studio delle ma nife~lazion i cliniche del cancro non è stato bene indirizzato e la tecnica operativa non si é fmcora avvrcinata alla per fezi one. L' Autore ebbe 11d ossenare nel corso di unrlici anni nella clinica di Br eslavi~t 106 tumori intestinali, cosi ripartiti rispetto allt~ nt~lura ed alla loc~li?; zazior• t~:
Sar·comi del tenue, tre. Sarromi del gr·osso intestino, due. Endoteliomi del colon trasverso, uno. Ctmcri del tenuP, cinrrue. Cancr·i dell' intestino grosso, specia lmente della flessura sigmoidle, del cieco e della fl essura splenica, novanlacinque. Il se~so maschile fu dal cancro di gran lunga più colpito del fe mminile. Gli ann1 preferili val'iarono dai 40 ai 70. Sulla base delle proprre osservazioni cliniche, Mikulicz propone di distingue•·e tre periodi nel decorso dei carcinomi: 1' per iodo di lateuza; 2° periodo d~i siu tomi iniziali, dei sintomi cioè che richiamano per la prima volta l'attenzione del paziente alla sofferenza. Sollo questo punto di vi!'la il chirur f:rO tedesco distingue due gruppi: al primo ~ruppo ascrive i casi senza drsordmi caraueristici della viabilità intestinale e con fenomeni di diarrea o di slipsi oppure di alternath·e di stipsi e di dia•·rea e vi colloca più della melé. dei casi caduti sotto la sua osservazione: al secondo g ruppo riporta i ca si, in cui la sintomatologia si e~plica essenzialmente sotto forma di sleuosi cron•ca. 3° per1odo dei sintomi clinicamente lll mo~trabili : questi consrstono in vomiti fccaloidi, in defecazione accompagnala da pus e sanf!UC, in slt~n O!'i acuta o cronica, in meta ·tosi ghrandola•·i nella palpazione del tum11re. Sl•gni differ enziali tra il sa•·coma Pd il cancro intestinale non esil'tono secondo Mikuticz. L'a ccr·esci m~<nlo rapido e l'eventuale mancanza della stenosi, notati nel sarcoma da alcuni ed ap pr ezzali come caratteri di ltlle neoplasia, sono stati riscontrati dal clinico di Bresla via anche in alcune forme di rancro enterico. Dal punto eli vista operativo devesi, secoudo Mikulicz, badal'e, se i tumori rives tono la fenomenologia di ileo acuto o di ileo cronico. Il pa7.iente di cancro, decorrente a forma acuta, è pochissimo ido neo a sopportare alli operativi g ravi, e per·ò è precetto chirurgico di limitar 5i in questi casi ol minimo uecess11rio, cioè ad una enterostomia. Soltonto in crrcostanze eccezionali, in cui il neoplasma si adatti all'esportazioue e la r esis tenza organica ciel malato dia allìdamenlo, si proceaerè in secondo tempo alla resezioue. Il paziente di carcinoma , svolgentesi con sintomi cronici, può essere allo a re8isLere ud ooeraz.ioni anche gravi, se le melastasi ghiandola1'i non sono molto estese e la cachessia non è progredita: in queste condizioni il chirur~o si deve decidere o per la semplice enterostornia o per la entero-anastomosi od infine per la resczione in una o in due sedute. ~ preferibile la resezione 111
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due sedute, poichè la prima for ma di resezione, da una murtalità elevala, dovuta a collasso od a peritonite, la quale può ess!'lre colleflata ad una infezione veriflcatasi durante l'alto operativo o ad una infezione prodotlasi da sintesi intestinale in ~ufficien te. Mikulicz, enumPrali alcuni più impor tanti metodi di resezione intestinale, ra cen no del proprio procedimento, adottato da varii anni ed avente lo scopo di p r evenire l'infezione del peritoneo. Ltberuto da tutte le aderenze per l'estensione necessar ia il nPoplasma cc•lle ~hiandole li n fatiche e col pezzo corrispondente di mesenterio, egli estrae dalla cavità addominale la sezione dell'intestino senza forte tensio ne; indi chiude la ferita del ventre in modo da lasciare adito sufficiente alla fuori-uscita dell'~:~nsa intes tinale. Nel punto di contatto del peritoneo parietale coll'ansa intestinale applica una sede di suture e copre la linea di snlut•a con pa3ta ::~pec1 Aie . Sta· bilito cosi l'isolamento dell'intestino canceroso dal cavo del ventre, M1kulicz, regolandosi dalle forze del soggetto, procedeva all'estirp~:tZJOne del tumore, dodici, ventiquattro, quarant'otto ore dopo e trasfor mava poi l'ano contro natura, risultante dalla r esezione, in una fistola stercor·acea, che da ultimo chiudeva COn SULUI'Ii .
Infine il chirurgo di Breslavia menziona i t·isultati operativi, ottenuti negli oper·ati di cancro. Nei 3 1 pazienti, in cui il tumore si rivelò con fen omeni di ileo acuto, egli potè praticare su 14 la enterostomia : g li eff~tti dell'ileo s i mitigarnno assai dopo l' allo operativo, ma l'esito tardivo post-operalorio fu in lutti i malati infelice. Degli altri 69 affetti da ca rciuoma, esegu\ in 37 la r Psezione, in 17 la colostomia ed in la la entero- anastomosi. Dei 37 sottoposlt alla resetione 21 guarirono completamente; dei 17 colostomizzati, IO sopravvissero al l'allo operativo dai nove ai dodici mesi; e dei 15, su cui fu attuata l'entero-Anastomosi, 6 ~opravvissero dai sei mesi ad un anno. FuNAIOLI. HABS.
-n metodo eU Bter. -
(Klin. ther. Wochen., n. 30, 1903).
L'A . ha sperimentato il metodo curativo alla Bier, mediante la stasi venosa, in 300 casi. dei quali circa 200 di tubercolosi localizzata . 1 r isultati ollenuti furono negativi nP.II'artrile deformAnte. nnlevoli nell"at·lrite blenorragica ed in quella di natura reumatica, brillanti n ~ Ile forme tubercolari. Questo metodo invece é contt·oindicato nella si fil ide e nei tumori maligni. L'Habs, fondandosi sulla sua larjl'a esperienza clin ica, consiglia llPi casi di tubercolosi localizzata l'applicazione della fuscia alla Bier due volte al giorno nella prima settimana di cure, facendo df'lle sedute di 4-5 ore CJa;:.cuna, in seguito si diminuisce gradatamente la durAta del trattamento. In questi casi é utile associare a ques ta pratica le iniezioni di 10doformio. Nell'al"trite blenorragica, fino a quando non sia pa!=:sato il sintomo dolore, che è il primo a dileguarsi, si lerré applic>~ta la fascia 8-10 ore al giorno. Quando l'eccessiva dolorabili Là si è dileguAta, è opprwluno Bl[giunget·e a tale cura l'iperemia altiva provocata con l'aria calda per ottener e un più factle e celere riassorbimento. Nei ct~si di rigidttè arlicolat·e in se~uito a traumattsmi, oltre che il massaggio e la ginnastica, riesce utile l"iperemia da stasi per un'or a al giorno.
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O~orni tre giorni poi gli ammalali dP.vono essere sottoposti ad uta bagno d'acqua calda. Quancto il callo oRseo é i nsufficiente o lento a fo1·mar si, si ottiene un nole· vole risultato aj)plicando il metodo di Bier per 2 ore al f{iorno. GRtx.
Aloune oon.lderutonl .ul multati dell' ••ame ltatterlologloo del Uquldo erDlarlo nelle ernie •trouate. - (La riforma medtca,
A. RoOELLA. -
novembre 19U3). In cinque casi di ernia strozzata, l'su tore ebbe 1-1 constatare com e il liquido erniario fos!'e bacte•·iolo,gicamenle ster•le, sia in col ture aer obie come in colture auae•·obie. Come spie~are tali ri sultati, ben sapendC'si che le pareti intestinali, in tali casi, !c'i presumono permeHblli ai bActeri> ? La magg•or parte degli autori a tal uopo invoca il poter e baclericida del liquido erniario. L'autore constatò in oitro come tal potere e"'isla in alruni CAlli e manchi in alt•·i. E gli rilit>ne che la spiegazione del fallo della sterili la o dell'infezione del lirplid o ernia•·io si ~> piegh i con le •·ecenti ricerche del Kohlbrugge. Questo aulot·e ha dimosll'alo che sacrificando un animale nel per iodo della d1geslione si trova i l digiuno sterile quando l e in gesta son penetrati\ nell'ileo ; I'JIIando l e ingestu sono nel digiuno é l'ileo che é sterile; l"e le inge~ la occupano tutto l'intestino, e<>so n on é sterile in alcun punto, sicché la dove so n vi le ingesla l é sonvi pure i bacterii. Serondo l'autore, nell'opHazione dell'erniA, si dovrebbe fare una puntura esplor atrice cieli' i ntestino tenue, in vista di un e~ome btH'teriologico: cosi si potr e!">be vedPre se le ricerche del Kohlbrugge si r ealizzano anche nell' uom o. Tale punto secondo l'autore avrebbe una grande importanza scienti lìce e pratica. G. B. H. FoLET. - Suture ten41Deo·mu.oolarl (Teno·mlo-rafle). -
(L'Eclìo médical
du Nord, dicembre 190:!). Trattasi dell'Impianto dei tendini tagliati nella ma <~sa carno "a del muscolo. Tale t>ul ura vPnne improvvi..:ata di necee."ilà tlall'autortl in un ferilo che aveva lutlt i tentlmi flessori dell'avambraccio sezionati verso il punto ove essi sortouo rlalle loro lìhro muscolari. Era as«olutamente impossibile, per lo sta to dei monconi strappttLi e lacerati con numerosi lembi aponevrotici e linguette fibrose, riappa1are e ricucire el"atlameo te cillscun lembo fibroso al suo ca!':O congenere perif11rico. Allora , l'Autor e, traversando con catgut ciascheduno dei capi inferiom ·i (talora due ella volla, acl esempio, i tendini tle~sori superficiale e pt•orondo di uno ste!'!';O dito) lo fissò ad un fascio mul"colare Mpesso, talvolta, pe1· mag· gior solid ilù, •·addoppiato, di uno dei 'le m l>i di aponPvrosi o dei tendini fluttuanti, infossanc.Jo, in certo morto, il capo del tendine nella carne rossa, senza t>apcr e a qual p1·eciso muscolo appartPnesse il fascio caruoso rti ciascheduna sutura. poic;he er a impossibile fare que~la esatta determinazione. Pl'atico così una mezz11 doaina di suture tendinen-muscolari, quilhli con qualche punto di sutura riuni la ferita cutanea, ponendo la mano in fl essione ad angolo r elto sull'avambraccio, con l e dtta flesse, cos~ mantenenùola per uno quindicina èi giorni. L tt r iunione cutanea avvenne per pr·ima intenzione. D •po tre mesi il ferito m oveva abbastanza bene le dita; i movimenti mancav11no bensl di energia e
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di AmpiPzza ma erano netli«~imi e ~i ri pet.evano a volonlit, mentre l& sen!'i· bililo esist1•va intatta alla faceta palmare dei tre pr·imi dili, vale a dire nzlla zoua irmer·vata del rnPdtano. Dopo un anno l'energia muscolare <'ra completamente ritornata allo stato nnrmale, soltanto non poteva muover le dita che simultaneamente, mentre i movimenta di uo singolo dito erano quasi impossiIJili specaalmf'nte tenendo le altre dita dislcse. Col tempo e con un'adatta g innasticA, mi~liorò notevolmt>nte anclte tale sta lo di cos:e, sicché, dupo rlue anni dall'avvenuto grave traumatismo, lt~ funzaonalilà della porl~ poteva!>i con~iuerare come compietamenle ristabilita. Tale processo. da applicarsi, naturalmente, soltanto in caso di assoluta nece!<silil, dimosta·erebbe sempre più la cis medicatri:x nature, validamente aiutata da uno sevt- r a anli!<epsi, o meglio ancora da unA rigoros<t asepsa elle non alte ri ulleriormen te i tessuta anteriorm,..nta maltrattati dal trauma. G. B.
Le RoY o~s BARE\ES. ollobre 190:1).
Lombrlol e d appendlolte. - (Ga.aette des H"pitaux,
L'autot'P, professor e alla scuola di medicina di Hanoi nell' lodo-Cina, fa ri· levare come, conLrtH·iamenle all'opinione di molti autor i che ritengono i lornbrici intestinali cau~a non infrequente di appendicite, e!{li l'abbia trovato nell 'l ndo·CIOa ben raramente. In quei paesi l'elmintiasi è rrequenlis;.ima; su mille cadaveri sezionati, l'autore trovò dei lombt·ici in oltre la metà dei casi, in molti di questi essi sortivano p•·rfino dalla bocca e dalle nat•icì der cadaveri, mentre nello studio della patologia indigena, framezzo a disturbi dil'!estivi ed intestinali i più diversi e banarr i, smtomi di appPndacate acuta o cronica egli non riscontrò che molto rArArnf'nte. Iu un cosi J.!I'Bn numet•o di autopsae egli oon riscontrò che du<' volte dçlle lesioni che si polef'sero rrfcr ire ad 11ppendicil.e cronica (ad!!rente dell'appendice, neorormAzioni dtverse) ed in dieci casi la presenza da lombrid nella <'8 vità a ppendiculare; in sei casi il verme era incuneato per la sua estremita ceralica. ed in quattro casi per la caudale. Estet'iormente non esis teva alcuna reazione peritoneale; l'appendice appariva soltt<nto p iù rigida e piu rt>!ol'Oiat·mente cilrudrica, ed 111 tocco dava una sensazione speciale derivante dal c01·po dell'e lminto c he in detti casi era ancor vivo. I n tutti i casi, trttnne uno, la mucosa appendicolare era sano e soltanto all'esAme micr oscopico s i r ìlev&rooo delle alterf)zioni superficiali, che nulla avevano a fare con quelle dell'appendicate. Ne l cadavere in cui r iscontraronsi lesioni appendicolar i, queste erano dovuLe al colera e simili lesioni erano comum a l utlo il rimanente tubo diger ente. All'autore viene anche il sospetto che, nei dieci casi in parola, i lombrici s ieno penetrati nell'appendice post-morlem, tanto più che oltre ad esser vivi in selle casi, mai riempavano completamente la cavità appendicolare di cui non occupavano che la metà circa mentre il rimanente del lume era normale e nou ristr·e tlo. Conclude col ritenere estremamente rara l'appendjcile da lombrici, visto che n elt' lrrdo -Cina la lombricosi é rrequentissima e l'appendicite una rarit.ò. G. B.
e - Giornale me4ko.
\
il.30
QIVISTA DI OTO-~INO-hllQINGOIATQHl -GAVELLO . -
Sulla anppurazlone del•enl naaalt e loro oura ohtrurgtoa. -
(Alli del sesto conxresso di larmgologia, otologm e r inologia 190->).
L 'autore, ass1stente alla Clinica olol"inolaringologiea di T orino, ha seguito ventidue casi di suppurazione dei ~eni nusali, cioè 15 sinusiti mascellari, 3 sinu~iti mosceiiJri tld .etmoida li, i pansinusite, 1 sinusile frontale ed etmoidale ed uua frontale, etmoidale e !>[enoidale. lrnp•1rtanti souo l e deduzioni operatorie tratte dal Gavello in base alle osservazioni sui ndicate. Per il seno mascellare il metodo della perforazione dall 'al Vt'Oio è indicslo nei casi di sinusiti ac.ute o subac ute con empiema ed anche nei casi Cl'onir.i in cui dalla SCl:tr ><ila delle secr ez1oni e dalla mitezza dei sintomi soggettivi SI può &rJ.:Uii'e non esistere gravi alterazioni della mucosa (ipt>rplusia, deg~ne razione mixomatosa). Qu11ndo l'esito non fosse favorevole, tale i11lerve11to avrebbe, se non altro, fatto conoscere la vera condizione del seuo senza compr omettere l'ulteriore intervento. Il metodo ope1·atorio di Caldwel-Luc é veramente il metodo radicale ed ideale di cura delle sinusiti mascellal'i per la facilità dell'atto operativo, per la nessuna molest1a che t·eca1a cura consecutiva, per la brevità di questa in confro nto del vecchio metodo dì apertura semplice dalla fossa canina. Il metodo di C:1.1ldwei- Luc non ditf.. risce dall'antico che per l'aggiunta dell'apertura della parete uasal~, la quale deve snstituit·e quella boccale che viene chiusa al termiue dell'operazione. L'esecuzione dell'aper-tura della paretr nasale é la più laboriol'a e per r enderla più facil e Gavello i de6 una pinza osteotoma, simile al rachiot•>mo Trolani, di cui una branca é portata alla parete interna del seno, l'allrll sulla parete e><teruA della fossa nAsale. L 'Aulor•e non condivide l'opinione di Luc che convenga demolire una gran pa1·te del il~ parete del seno per rend ere più ampia la vra di comunicazione e pPr impetlir·e l'ult.. riore c hiusura. La sede più conveniente dell'apertura è nel rn" alo inferiore e più anteriormente possibile. Non é da consi ~ilar•si la turbinAlomi~.~ durante l'operazio ne: essa va fatta i n una seduta prec..denle se il turbinato è mol to ipertroflco nella mucosa o· a scheletro sviluppato: o va preso nellA ~t.!-;sa presa della pinza se é piccolo e sottile. Per rJ118ntn r!guar·da la cura posloperativa, vuole l'autore che non si debba Jasc1are la zaff,) nella cavita del seuo pi ù di 4 o 5 giol·ni per impedire la putrefAzinne del secr etn: lo zaff,, non va r innovato, ma si deve lavare con soluzio ni l ...ggermPnte anlisettiche e spolvera re con iorloformio. Per le si11usiti frontali l'alto operAtivo si e<;egui nei seguenti t em pi: apertura o~el seno duliA l"Ua par ete est,..rna, ral'Chiamento accurato della cavita, ind1 ampliamento di'l <·an~de nasofronlale e drenag~io attra ver so a questo. CIIÌUS•Jra detla ft!l'lla cnlane J· per ino:;LeA. BISOg'118 e-;p l m·a r<~ accu,·atamente il seno e f•icer ca J'e J'e<;islenza poss1bi le di sfondati che sfug!_\'ono alla prima ispe· zione e nei quali pu6 manlt•nersi la c.a usa di recidi ve se non raschio ti a dovel'e.
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In un caso di sinu~ite frontale bilatAra.le si segui il metodo di Diint, cioè demolizione della parete anLHinre dei due seni e del loro setto divisorio, ma il risultato cosmetico fu deplnr·evole. ;-;,.Ile sinusili frontali prudenza vuole di rinunciare ai lavacri per non correl'e il pericolo di spingPr·e il pus in altr e ca vila. Quando ciò s ia necessario di fare per indicazio ni !O:peciali, si a ttenda che la fer·ita cutanea s ia cicatrizza ta e si eseguisce il l11vacro con poch issima forza ed a varie r·iprese. La suppurazi(Jne e tmoidale unica è rara e quando esl'a esiste s i può curare per la via nasale con la demolizione del turbinato m t>dio e l'apertura delle cellole etmoidali con raschiamento e medicazione di es$e. Qtr~mdo è lf'gata a lesioni degli &Itri l'eni, è oeces~ario rivolg-ersi, pl'ima o c~Jntemporaneamen le, alla cura di essi. G. O. HA SSLAUER.- Il valore della aerle oontin,ua del toni dl Bezold per U que-
alto della almulaslone. - tDeulsche mililiiriir•tl Zeitschr., agosto 190:!) . Tre soldati , sospettati come simulatori od esag-eratori di sordità, presenta· vano all'e!':arne colla serie continua dei toni di Bezold. mancanza di percezione di quel tratto di campo uditivo, che da Bezold è inJ1cato come indispensabile per la percezione della parola. Il parere sulla reale presenza dell'infermità e stato avvalorato anche dal fatto che e~ami praticati in tempi diversi a dis tanza <li ore e giorni diedero sempr·e gli stessi ris ultati. L'A. fa r·ilevar-e che il contegno del sordo di ventAta tale in poco tempo rallsomrglia di mollo a quello del s imulatore: egli non ha anco1·a imparalo a lejZgere dalle labbra dell' interlocutore. epperciò ba l'aria dello stupido, fl,;ga t,~i O(;chi a terra e s i dimostra estraneo a quanto succede intorno a lui. Fu cau!';a della sordità in due casi l'alite media catarrale, ma la sordita si aggravò rapidamente in seguito alle eser citazioni di tiro ; nel terzo un colpo sull'occipite. G. O.
CoRSINr. -
l mlororg&Dltml deUe ooDglDDUvU1. ;_ (A rchi.oio d'o(talmo-
logia, vol. X, Palermo).
Dalle sue ricerche, condotte con molto rigorismo, l'A. tr·ac le seguen li eoocla!'ioni: 1° L'e~a m e microscopico dell" secrezione cong iunlivale e ulili~sirno e, in qualche caso, assolutamente indispensabile per IR diagnosi certa della formR di con~iun t1vite. A tale scopo, siccome il ri<>ultato di CJUesl'esame è LRivolta incerto, bisog11a completarlo p··r mezzo dell'esame delle culture fatte colla secrezione congiunti vale ,;u ter·reni diversi; 2• La r icerca batte riologica dà un risullato sicuro pe1· la classificazione della forma morbosa. Molte COJ1giu11tiviti che macrogcopicamente hanno lotto
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RIVISTA DI OOULISTICA
l'a!>pPlto ~Iinico per essere attribuite ad una .data forma, s tudiate col criterio bAtteriol ogico, rappresentano forme attenuale di congiunti vilì dovute ad altri agenti patogeni, che; in condizioni di virulenza maggior e, dànno l uogo ad essudati di natura pit'l g t'ave; 3• L'esa me rnicr l,scopico non è ugualmente fa cile per· tutte le congiuo tivili. Se esso è facile per· le congiuntiviti catat'r ali, per· le forme diplo- bacillari e stalilococciche o str·eplocucciclie, è invece assa i difficile nelle for me da pneumococchi e da bacilli pseudo-difterici. E. T. 'WJD M ARK. -
D •lderofono.
L'A. descrive uno s trumento costr ui lo dal suo aiuto di Clinica Martin Jans· son e deslinato a svelare la pre!'lenza dei frammenti di ferro nel cor po- sopra tutto nell'occliio - a cur dà i l nnme di sideJ"ofono. E sso è mollo in{<!egnoso. e co nsrste in due cilindri di ferro di cui i l più piccolo é collocalo ad anP'olo r etto sul più f!l'ande, il quale è cir·condato da un fil o di r ame di gros!!'eu.a media ed è in r apporto con un elemento di pila secca di H el le!!'en, munito di un interr u llore. I l cilindro più piccolo è, alla sua volta, cirrondato da un fi lo d ~ ram e che m ette a capo all'imbuto di un telefono ordinari o. Quando la corrente della pila secca é chiusa e l'interruttore agisce, il cilindr o grosso è caltunitalo e agisce sul cilindro piccolo, il quale pr oduce, pel' indut:ione nel filo c he lo circond11, due correnti in sene;o in verso ; e siccome per l a coslruzioue d..IJ'appar·ecchio , una di que~ te correnti é più for·te dell'altra, 1.1i produce uu suono lel!'gier o nel tel efono. Ora, se si avvicina una schegg ia di fer r·o all'umt delle e;ot1·emità dell'apparecchio, la corronltl aumenta in u n senso, e il suono del telefono é più forte. Widmark ha sperim en tAto con questo strumento in 7 casi dello Clrnica di Slocolma, con un r·isultRto positivo in cinque.
E. T . PAPOLAN!. -
fenll. -
Cura delle granulazioni molli della oongluntlva ooll'ermo(Presse m édicale, 2, 1903).
Furon gi~ segnalate da alcuni autot•i le proprietà antivegetative e battericide di que;>lo nuovo prod0tlo ter·apeutico conosciuto sotto il nome di e rmo.fen i/: o m er·cur o- f8nol-disulfonato di sodio, ìl quale é un composto organo- metAllico contenente il 30 p. 100 di mercurio e che si presenta sotto l'aspetto di un& polvere b ranca, amorfa, s0l ubil issima nell'ac()ua: non coagula il siero né l& sostanze albuminoidi; é spr·ovv1:sto d i qual siasi azione irritante; la sua tussicità è debolissima. Quesrauti"ellico tu adoperalo per la pr ima vo lta in oculislica sotto for madi col l irio all'l p. 30, nelle oftalmia pur ulente d••i neonati , dal B érard di Lione; ora il Papolani, i n una memoria presenl>~la all'ultimo Congresso annuale della Facoltà fr~:~n cese di m edi ··ina di Beyrouth (maggio 19021ha reso noli i r isul tatida lui ottenuti colla del ta sostanza nella cura delle g r anu lazioni molli della congiunti va. Il suo metodo consiste a fare, in primo tempo, il massag~io della superficie p>tl pebra tc per mezzo di un tampone anti;;otlico secco, che si fa pas~re parecchie volte, e col quale si ottiene che la super·ficie g r anulosa si faccia sa nguinttnle et.! uguale. Finilo il massaggio, si passa un batuffolo di cotone imbevuto di una soluzione di ermcJfenilal 15 p. 100.
RIVISTA DI OOULISTlCA
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Su 1,500 granulosi, che l'A. curò in questo modo, 703 furono osservati durante la cura e se ne constatò la guarigione, ~enza alcuna recidiva. In questi -cas i si dimostrò sufficiente un periodo medio di cura di venti giorni per ottenere la cicatt:izzazione e la guari~ione, anche quando e rano rimaste infruttuose <tutte le a ltr·e cure. Secondo l'A., l'ermofenil ha il vantaggio, sul nitrato d'argento, di non essere caustico e di venire meglio tollerato dnll'infermo; oltrechè non disturba l'occhio, sopprime le secrezioni morbose e fa ces;;are la lagrimazione. L'ermoftlnil é poi altrettanto antisettico quanto il sublimAto; colla differenza che, messo in cont.atlo colla pelle, colle mucose e colle soluzioni di continuo, non le irrita, e non produce il minimo accidente d'intossicazione: esso favorisce piuttosto la cicatrizzazione, senza dar luogo, come il sublimato, ad un ritardo di riparazione cicatriziHie. Finalmente, sempre secondo l'A., In cura delle congiuntiviti granulose coll.'er·mofenil sarebbe superiore a quella coll'olio di vaseliua iodata, da cui si rlistingue per un'azione antisettica più energica. E. T. ~ dopo
PosE v. -
Oeoltà monooulare pu•eggera. -
(Jortrnal of the american me-
dical Associatt:on, 5, 1903).
A meno che non si tratti dell'aftleYolimento momentaneo rlella vista proda fatica del muscolo ciliare, oppure di cecita parziale che act!ompAgna l'emicrania, o ancora della diminuzione periodica della vista, che è prodromo frequentissimo del glaucoma, una pet·dita passe~gera del potere visivo limi-tata ad un occhio è abbastanza rara. L'A. riferisce la s toria di parecchi malati e suppone che questo stato sia prodollo da disturbi di nutrizione vascotare -dell'occhio, o d'origine nervosa, o dipendenti <la endoarterite, facendo notare che uno spasmo dell'artel'ia è mollo pl'obabilmente la causa immediata della malattia. La cecità é, in generale passeggera, ma fu1·ono pubblical.i due casi in cui la vista fu perduta definitivamente, senza alcuna alterazione patologica, ·oftalmoscopica o microscopica. L'A. r accomanda di evitare il ritorno dello spasmo curaAdo l'artf!r•io-sclerosi e le altre cause che possono a veri o prodotlo; e di ricort·ere al nitrito d'amila ed al massaggio nel momento della crisi. E. T . .do~to
.PRroux. - Daorloadelllte aoa.ta ooa•eoutlva alla •oiD.IDlJlt•trazlone dt deboll dod dlloduro 41 potu•lo. - (Cliniqcce ophtalmologique, n. 12). L'osservazione dell'A. è tanto più importante inquantoché la clacrioadenite acuta costituisee per sé stessa un'affezione molto r ara, e le condizioni eziologiche speciali in cui essa fu constatata e finora non SE-gnalate, danno a questo fallo un'importanza pArticolare. Si tratta di un individuo di 36 anni, abitualmente sano, di temperamento un po' artritico, ma seoz'allri precedenti morbosi, il quale, dopo avere pr·eso, per otto g1ol'ni consecutivi, 60 centigrammi di iodu1·o di potassio a ciascuno dei due pasti principali, presentò, il decimo g iorno, l-1lLi i sintomi classici della dacrioadenite acuta: febbre leggiera, tumefazione della parte esterna ct...lla palpebra superiure, rossore e gonfiore più pronunziati a livello della glandola lagrimule, chemosi della congi•mtiva nell'angolo esterno, movimenti dell'occhio 'dolorosi, sensibilità vivissima alla
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RIVISTA DI OCIJLISTIOA
pressione in vicinanza della r·egione orbitaria, fotofobia 1nlen!"a. Alla palpazione. si sente un tumore mal Jelimitato e duro; e, sli rundo fortemente la palpebra in alto e in fuori, si vede comparire la porzione palpebr Aie Jella ghiandola lagrimate !!Oofla e un po' più rossa che nelle condizio:1i normali. Or'A, la soppr essione immediata del ioriur·o di pota~sio, l'enza aver avuto ricorso a uessun'altr·a cura, determinò. il t:iorno stesso, una notevoli!'sima rlimtlluzione della turnefuzione e del dolore; e, nelle 2~ ore, la risoluzione completa di questa dacr ioadenite acuta, che pareva avere una rapida tendenza verso l& soppurazione. In lutti i casi di quest'affezione allo stato acuto, riferiti fino ad oggi, e che sono eccezionali, si trattava della localizzazione di uno stato infettivo !{eoeral& ~ulla glandola lagr·imale; morbillo, blenorr11gra, influenza, or·ecchioni, lebbr e tifoidea, sifilide. Il solo caso del Lapersonne e dell'8lschoig, in cui il freddo poteva esser e invocato all'infuori dr ogni altra causa eziolog-ica apprezzsbile. faceva eccezione alla regola; ma finora non s'era mai vista una tale infiammazione sopravvenire come conseguenza immediata dell'assorbimento dr ioduro di potassio, sopr·atulto in dose CO('<Ì poco elevata. La qual cosa dà sufficiente ragione dell'interesse destato dal caso osservato dall'autore. E. T. PANAS. -
AmbUopla ed amauro•t da •oarloa elettrloa.- (A rchioes d'oph-
talmologìe, numeri 10- 11, 1903).
Il Panas spiega i var·ii disturbi dovuti alle scariche elettriche col grado di intensità delle scariche stesse e col nervosismo più o meno accentuato degli individui dinanzi al contr·accolpo, che è 1:a~eote principale delle lesioni ollicoretiniche. Come cura, rac,:o1naoda il riposo degli occhi, prima io una stanza buia, più tardi l'uso di vetri affumicati; e:, per combattere l'anestesia retinica persistente o progre&siva, consiglia la stricnina, i pr·eparati di bromur·o, l'idroterapia e la suggestione. A questo trattamento curativo si può aggiungere l'uso delle docce oculari sull'occhio aperto, che diedero otLimi risultati, più che altro nei casi di fotofobr& eleLirica : tali docce si fanno per mezzo di una soluzione contenente bromuro di potassio e dionioa. E. T.
Le lnfezlonl gravi della oornea e la perforazione preoooe della membrana del De•oemet. - (Archioes d' ophtalmologie, n. 3, 4 e 5, 1903).
CoLOMII. -
In questo suo lavoro, l'A. pone la questione seguente: " Pu6 avvenire, nelle cheratiti a ipopion e, in specie, nelle ulcere gravi & forma serpigmosa, la perforazione pr·ecoce della membrana del Descemet; quando, cioé, gli strati medi e immediatamente sottoposti all'ulcera si trovano ancora integri o senza soluzione di continuo? » L'A. pl'Opende, col Verdese. per l'offermaliva, ma, secondo il suo avviso, la perforazione precoce non dipende punto dalla presenza di un a genle micro· bico qualsiasi, poiché la si lrova tanto nelle ukere s er piginose tipiche da pneumococchi quanto nelle ulcer e tipiche da pneumococchi e streplococchi. La pe1·forazione avviene dalla cornea verso la came ra anteriore, o viceversa 1 Per l'A.- contrariamente all'opinione del Fuchs e deii'Eischnig - essa
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ba luof!o da fuori in dentro, e il principale agente ne é l'ascesso poster iore, che comunica col focolaio supPrfic1a le mediante un piccolo canale. Le conclusioni dell'A. sono le seguenti: 1' La perfo1·a7.ione precoce e l'infiltl"azione profonda dello cornea la quale aon é che uno stadio intermedio dello ste::.so processo, son ft·equenti nelle cheratiti infettive. J 2" La [Jerforazione ha luogo da fuori in dentro, dal la COI'nea verso la camera anteriore, e l'asces~o profondo ne è l'agente principale. 3' Lo stato glaucomatoso non sembra avere che poca inOue111.a sul processo. E. T.
Cura 4el oatarro primaverile. meri 10-12 1903).
DEMICHER r . -
(Arclti o. d'OJ•hlalm., nu-
Nella forma ù'iperplasia rericorneale, l'A. consiglia le frizioni di CAlomelano sulla congiuntiva e l'uso di una pomata al precq>llato bianco ed alla cocaina con l'estratto di capsule surrenali come coadiuvante. !Sella fonna tarsea o pa· pillomatosa, questa cu,·a non dà alcun risultato soddisfacente e deve esc:.el'e sostituita col raschiamento e colr elelLrolisi. Come cura generale, che pure ha grande importanza, il dollor Sendral l'i tiene che l'arsenico può essere utile in tulli i suo1 vari p1·eparali; ed ag~iunge, poi. un'osservazione circa la palogenesi di que~ta forma morbo:>a. che me1·ita di richiamare l'attenzione dei pratici. Egli sostiene, cioè, che un gran numero di catarri primaverili altro non sono che alteJ•azionì congiunti vali di origine lagrimale, in velet•ate e p1·odoHe eta un'eccessiva t~lcalini tà delle la!!rime; tanto é vero che s e sparisce l'obliterazione delle vie lagrimali, la quale è cau!<a di tale alcalinità, la malattia volge rapidamente a guarigione. C. T. MAZET . -
Del beuoato 41 Utlna nella oura delle m&oolde oomeaU. -
(Recueil d'ophlalmulogie, n. 6, 1903).
La maggi•1r parte. degli autori che si occupt~ rono dello studio istolo~ico ed analoroo-patologico delle varie opacita corneali, segnalarono in quPs te lesioni la presenza frE:quenle di sali calcari che, con altre alterazioni, intaccano la tra· sparenza normale della cornea. Ta li d.-posili calcari si vedono, d1 preferer,za. in tutte le forme di opacita consecutive alle varie ulcere traumatiche o inliam· matorie, ed alle us tioni della cornea stessa; benché, però. non l:òia raro l'in contrarle in altre affezioni, pure corneali, che non pt·esentarouo mai il minimo processo ulcerativo. Le cicatrici corneali medesime possono subire più tardi delle metsmorfosi ed offrire alterazioni regressive del tessuto leucomatoso, sott,o forma di punti cretacei btanchi, dovuti preci:òamenle a depositi calcari. Nella map;gior porte de i r..asi, essendo questi deposiLi costituiti da fosfato e da ~:ar·bonato di r alce, vi ha interesse a favOI'irne la dissoluzione per provocare il rischiaramen lo delle macchie e migliorar e, in con~g-uenzu, il potere visivo. Lasciando da parte gli acidi come troppo trritar.ti, l'A. si set•vì d'una soluzione di benzoato di lilina di O gr. 25 a 1 gr . per 10 gr·. di 'acqua distillata, di cui instillò alcune goccia nell'occhio, due o tre volte al giorno.
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RIVISTA DI OOULISTICA
Risulta da queste esperienze che non soltanto il benzoato di litina é un buon dissolvente degli urati, ma altres ì dei fosfati e carbonali di cale~. Esso é, adunque, indicato - nella soluzione acquosa menzionata or ora - in Lutle le opacit.A della cornea che presentano delle incrostazioni calcari, o quando vi sia sospetto c he alla loro superficie esista del fo~falo o del .carbonato di cake. Questa soluzione non e di applicazione dolorosa nè ha a lcun effetto nocivo sulla cornea; per la qual cosa, pu6 esser e instillata senza 11 minimo inconveniente. Inoltre, siccome questa cura é molto lunga ed esige ins lillazioni frequenti, cosi è utile il sapere che il suo impiego pu6 essere affidalo ai malati stessi o a persone di loro fiducia senza che si abbiano a temere complicazioni successive. L'A. aggiunge che queste me licazione potrà essere anche indicata nella cheratite che è in dipendenza della golla ; essendo noto che gl'intorbidarnenli corneali i quali si verificano talvolta nel coJ•so di questa 'malattia, contengono E. T. o on di rado dei depositi di urati. S. SANTUccr, capilano medico assis tente onot•ario alla clinica oculistica di
T orino. - Contributo &Ilo atu41o 41 ooloboml oongenltl della. lente. - (Annali d'ottalmologia, Anno XXXII). Il dottor Santucci che, in questa e in allre pubblicazioni, dà prova della !"ua alli vi là scientifica e della sua abilità nelle ricerche istologiche, porta un notevole contt•ibuto alla cosi detta teor·ia della ~onula, la quale fu sostenuta in special modo dal\'Ottinge n e del Becker per spiegar e la genesi del coloboma della ler.te. Una bibliografia completa, un buon esame critico delle varie teorie e una d~scrizione chiar a ed esatta dei varii preparati, alcuni dei quali son pure ripro· dot.ti in figure abbas tanza dimostrative, sono le doti più spiccate e Jode "oli di quesll\ pubblicazione, la cui importanza è anche aumentata dal fatto ch e l'embriologia e l' istologia non hanno detto ancora l'ultima parola su ti' origine di quest'Interessante anomalia dell'occhio; e che perci6 ogni nuovo caso illustrato cor1 diligenza, rappresenta un prezio · o fascio <.li luce per le rice1·che ulteriori. LEPLAT.- Ska.bl•mo oonv~rgente di origine traumatloa.. - (Clinique ophtal·
mologique, n. 1, 2 e 3 del 1903). Si tratta, in questo caso iuteressantissimo, della comparsa -io seguito ad una s~mplice contusione del bulbo oculare sinistro per palla di neve - de i lr'e sintomi segue11li: miosi, miopia, strabismo con oergenie. Ora, la miosi di origine traumatica, risultante da uno spasmo llello sti nter e irideo, é un fatto noto e tutt'altro che raro ; e lo stesso dicasi della miopio, risultante da uno spasmo dell'accomodazione, dopo un trauma ocular e, la quale presenta la particolarità di spat·ire, sotto l'azione dell'att·opina, per dar luogo o all'emmetropia, come nel caso in parola, o all'ipermetropia. Ma lo strabismo conver~otente, quale contrazione traumatica del r ett.o interno, s'incontra assai più di rado; poi, l'interesse principa le di ques t'osservazione r isiede nel fatto che lo strabismo trovavasi associato a gli altri due sintomi predetti: alla miosi, cioe, ed alla miopia. Il me toio cur ativo a cui ricorse l'A. per vincere i tre spasmi concomitanti, in specie quello del r etto interno, è veramente nuovo ed originale.
RIVISTA DI OCULISTICA
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Partendo dal prin<:ipio che per provocare il rilassamento d'uno spasmo del nell'impiego s uccessivo di lenti convesse dì numero decresce nte, egli agl - per la stessa r11gione - sul muscolo retto interno contratturato per mexzo di prismi a bas e temporale di 14°, 12°, IO", 8°, ecc., fino a 2° ed ottenne un felicis simo risultato. l); bene il notare che il soggetto (una ragazzina) non aveva mai manifestato la più piccola s timmata isterica. E. T. mus~olo ciliare il miglior m ezzo consis te
' JuAN SANTOS. - Le m&lattle ooulari Del p&ed oaldl. (Congresso FERNANnEZ medico internazionale di Madrid - aprile 1903). Una lunga pratica oftalmologica all' isùla di Cuba, ha permesso all'A. di fare le seguenti osservazioni:
Alle palpebre si nota frequentemente l'orzaiuolo e il calazio: la fila ria di Medina può r isiedere nella congiuntiva, "nella CtJmo!ra anler·iore e nel vitreo. La congiuntivite purulents ble norrag ica presenta poca g ravità, forse perchè il gonococco non è sempre associato agli altri micror~anismi che lo rendono più virulento. Il tracoma è raro, e non fu mai osservato n ei negl'i. Molte opacità corneali sono dovute al vaiuolo o son consecutive ad ustioni prodolle dall'euphor&ia antiquorum; con cui si fanno delle s iepi. Le i riti so n quas i tutte sifililiche, talvolta reumatiche e rarame nte malariche , osservando che, in genere, le affezioni sifilitiche sono benigne . In quanto ai disturbi della vista che si vollero attribuir e al tabacco, ess i sono dovuti esclusivamente all'alcool. Ha notato emorragie r etiniche causate dalla malaria; ma l' ischemia della papilla e le atrofie incurabili determinate dalla sommioistraziooe del chinino si sono fatte assai rare dacché non si supera più la dose di 3 g rammi pexvolta. La febbre gialla è ogg i scomparsll; ma nota che essa si complicava con lesioni oculari esterne cons istenti in congestione e poi in infiammazione flemmonosa, e in lesioni interne prodotte da ll'ul'emia. La mio pia. è rara, l' ipermetropia frequente e la presbiopia precoce. E. T. RuFFEL. - n protargolo. Suo uso durante an bleanto al Oharlotten Hetlansta.U a Stuttgart. - (Clin.ique ophtalmologique, n. 12, 1902). Dopo che il Ruffel es perimentò per due anni consecutivi il protargolo sopra circa 800 casi, si cr ede autorizzalo a venire alla seguente conclus ione principale: Il protargolo si è mostrato l'agente senza confronto più attico in tutte le a.ffe.zioni congiunticali complicate da un catarro abbondante. Nella dacriocis tite, s pecialme nte, il semplice messaggio del canale la(\'rimale dopo l'instillazioue di soluzioni di protargolo dal 18 a l 20 p. 100, gli diede sempre i miglior·i ris ultati. Nei casi leggeri di blenorx-ea dei neonati, l'A. lo pr e feri'Sce di g1·an lunga al nitrato d'argento, la cui azione è mollo più polen te e che egli riser va per le infezioni più gravi. In linea generale, il Ruffel riconosce nel protargolo il vantag gio di essere molto meno irritante, di agire più profondamente e in modo più durevole del nitrato d'argento. L'azione del protargolo è, secondo lui, più persistente, mentr·e
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RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA
non è meno batLericida né meno astringente. senza essere, tuttavia caustica o e!'carot1ca. Egli attribuisce, d el re!'to, a quest'ultima proprielA 11 fatto che, il protargulo tende sempre più a sostituire, nella profilassi, il nitrato d'a1·gento.
E T. KOPPF. -
TraumaU.mo dell"ooohlo e oheratooollo. -
tSoeietà di medicina
legalé jran~.• 7 lu~lio 1903). Si lrAll& òi un caso interec;sanlissimo r elativo allo sviluppo di un cheralocono m"noculare sopravvenuto in seguito ad un traumat1smo dell'occhio des tt·o, riconosc1uto primitivamente ipermetrope. Un giovane di 21 anni, visitato per la pt•ima volta dal Ko pff nel 1!195, aveva riportato nel 1894 un violento pugno s ull'occhio destro, cbe pr odus!<e larg he ecchimosi palpebrali e sotto-cong iunti vali : qualch'} mese dopo, quest'occhio, che era - come si é dello - ipe1•metrope, presentava un leggier o grado di miopi&. Nel 1898, il giova ne si rip1•e;;en16 all'A. dicendo che la sua v1sta continuava a diminuire, e fu allora che il Kopff notò che il cher atocono centrale era giè ben manifesto, con tutti i sintomi oflalmoscopici, cheratoscopici, ambliopici ed ottometl'ici. Nel g ennaio del 1902, il giova ne fu sottoposto ad un nuovo esame, r eso necessario da una diminuzione più accentuata dell'acutezza visiva, in cui s i potè cons tatare, ad occhio nudo, l'ectasia della cornea note volmente aume ntata.
E. T.
RlVISTA DI A~ATO)IIA E FISIOLOGfA NOR~IALE E PATOLOGICA L'alo&le•oenza del 8&Dgue •eoondo le Duove vedute e t Duovl metodl dl rtoeroa. - (A rehicio per le Bcienze medtclte, XX VII, n 3, 1903).
CecONI. -
Nu merol<e ricerche sperimentali d imostra rono che le manife~lazioni vitali dei pr·otopiAsmi animali e vegetali sono legate all'alcalel'l<'enza dell'a mbiente. I l san~u e r eAgisce alcalino ai comuni ind1r.atori ; ma i metodi d'inclaginP fino ad or a atlo pc>rAti sono incerti; infatti le r ice1·che fa lle coi dive1·si indicator·i, hanno dato ris ultati diversissimi, e ciò perché invece dell'alcolescenza del sangue si delet•mir,a l'alcali che é unito a radicali acidi e quello combinato con le proteine. Per dosare l'alcalescenza del sangue l'A. propone il metodo dello forza elettromotrice, che, per la sua precisione, è U:!alo por preparare ~~~ soluzioni tito late. L'olcalcsrenza del sangue costituisce uno dei mezzi di difesa dell'or~anismo; Behring e Fodor avevano osservato che s i poteva aume ntare la resistenza degli animali all'infezione carbonchior:sa iniettando de~di alcali nelle vene; altri s tudiosi conferma1·ono queste esperienze, e Arloing, Thomas, Roux e Nocard vennero alla s tessa conclusiOne dopo aver constatato che la viruleuza dtJI bacillo carbonchioso aumentavt~ quando l'ammsle d'esperimento aveva t•icevuto in precedenza dell'acido lalli.;o nelle vene. Non è ancora ben stabilito se al-
RIVISTA DI A NATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGIOA.
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l'aumento dell'azione battericida del sangue contribuisca di r~>ttamente l'alcali, o se invece la presenza di esso serva solo all'estrinsecar si delle proprielii battericide propt·ie del sangue. Qualunque sia il modo d'agire dell'alcali conten uto nel sangue, è certo che esso è necessario per la prote~ione e la vita delle varie individualità cellulari che costituiscono l'organis mo, e elle qumdi i metodi d i ricerca di esso sono della più grande imp01•tanza. GRa. Clroa ll processo d'atrofia del tessuto adiposo sotto-oatau.eo u.eldimagrameu.to. - (Lo Sperimentale, n. 10, 190:3).
A. P ASIN I. -
ti: oggidi ammesso dalla maggior parte degli anatomo-patologi eh ~ le cellulP. adipose provengono rlalle o-rdinarie cellule del tessuto connettivo. Tholdt ha stabilita una grande distinzione fra il vero tessuto g r-assoso e le cellule gras~ose che si possono trovare un po' dappertutto: in falli il primo possiPde un'organizzazione completa ben distinta ed egli stesso è un tessuto ben difl'erenziato. Gli e lementi del te~ sulo adiposo, descritti da Tl•oldt sotto il nome di .fetlkeimlager-n, o campi germinativi di g r·asso corrispondono agli elementi dei lobuli g rassosi di aHri autori. Tali elementi, nel loro complesso sviluppo, costituiscono i piccoli accumuli adiposi disposti nel tessuto soltocutaneo. Da pr·incipio sono dei lobuli grigiorossa s tri formali da cellule rotondEi a prolO!Jlasma refrangeoLe; poste in condizioni favo revoli tali cellule formano ed immagazzinano del g rasso che nel protoplasma a ppare sotto fo!'ma di piccole ):{Occioline refrangenti che aumentano di numero e si fondono in ~occie più voluminose e finalmente una gra nde goccia !Zrassosa unica c be riempie quasi tutta la cellula; la piccola po rzione del protoplasma che non è invasa, rimane eccentrica, con un nodo appiattilo contro la membrana cellulare che si è formata a spese della parte superficiale della cellula. Nel dimagramento, scorgesi da principio come le cellule adipose sieno diminuite di volume: il loro nodo é ridiventato ovoide od allungato e fa una vera sporgenza nel lume della cellula adiposa. Ciaschedun nodo ha acquistato un re•icolo cromatico ben distinto con punti nodali più g rossi e formanti dei uucleoli. Il protoplasma cellulare comincia ad invadere l' interno della cellula attorno alla goccia di grasso~ ha un aspetto uniforme e tingesi in modo omogeneo con i colori acidi, la gocciolina adiposa è diminuita di un terzo circa di volume. Il tessuto congiuntivo posto fra le cellule adipose, invece d'esser formato, come per lo innanzi, di fibre sottili e poco appariscenti, a umenta di volume ed appar e nettamente ramifi cato. l piccoli va:;i diventano più evidenti e pieni di una g rande quautità di emazie senza che si scorgano dei leucociti; vi è dunque iperemia attiva e non stasi semplice. l o un periodo più avanzato, le cellule grassose sono ridotte di un quinto del loro volume imziale, rotonde tJ leggermente ovoidi; solta nto è più dilfuso il reticolo cromatico ed arrotolato su sè stesso, fo rmando delle gr·osse masse, rorlemE'nle color·ate dai colori busici; il protoplasma é diventato omogeneo e ro rma un ristr·etto cerchio attorno a l nocto; da allimo attorno .alla cellula havvi uoa m e m brana anista, fina, ma mollo netta. Allora sembra che il tessuto C0nn ett.ivo soltocutaneo sia formato di cellule epitelioidi disseminate nelle maglie
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RIVISTA DI 1tlALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
di una rete cosparsa di capillari. Tale processo corrisponde nelle linee generali a quello chiamato da Poljakoff, atrofia sierosa. Dato che istologicamente non venne mai dalo di sorprendere il passaggio di goccioline g rassose delle cellule intet•stiziali nel sangue, e d i questo nelle cellule adipose, si tende oggidi ad ammetter., che tale passaggio si compie per l'intermezzo d1 un doppio processo chimico di decomposizione e di ricomposizione dei g rassi; essi ~>i troverebber<• allo stato di grassi neuLri nel sangue e nei tessuti. G. B.
RIVISTADI MALATTIE VENEREE E DELLA P'ELLE G. PoussoN. - Oomplloazloni della blenorragia. muohUe. tetica. - (Gazette des fiOpitau:e, n. 116-118, anno 1903).
Rivista sin-
Generalita. - Nel decorso od in seguito a blenorragia, infezione specifica ordinariamente lor.aliz:oata e temporanea, possono venire molte complicazioni: le une, locali, per propa:zazione; il loro prognostico é grave perché tendono a fare dell'infermo un malato cronico delle vie urinat'ie; le altre generali, per passa.!igio dei microbi o de lle tossine nella circolazione san~uigna. E.nologia generale. - Le cause predisponenti possono esser occasionate: 1' dall'individuo stesso (debolezza, artritismo, scrofola, ecc.) o 2<> dal gonococco (aumento di virulenza). Fra le cause occasionati sono da notarsi gli strapazzi, i disordini dietetici, gli er·rori terapeutici, i traumi. Le cause determinanti sono molto note, ed attualmente é impossibile di dire, in presenza della mag· gior partt1 delle complicazioni della blenor1·ugia, se esse soo dovute Al gonococco, alle sue tossine, agli agenti d' infez1one secondaria. Desc,.i:oione clr:nica. - I.Co~tPLICA.ZIONl LOCALI PER Pl\OPAGAZIONR. -1' Complica;ioni acute. Quando la blenorragia é ancora local1zzata all'uretra anteriore, essa può dar luogo: a} alla balanite, che può complicarsi con la linjangite, con l'adenite, con la flebite dor.~a/e della verga; b) con la follicolite, risiedente a live llo della fos sa navicolare, che di solito finisce con la for mazione di uno o due piccoli ascessi ai lati del ft·enulo, a scessi chP- possono rendersi fistolosi. Ulteriormente si riconosce la follicolite dall'e">istenza di piccoli nodi induriti luogo la parete dell'ut·etra ; c) la periuretrite, dovuta alla pro)Jagazione dell'infezione al corpo spugnoso, più raramente a i corpi cavet•nosi, si manifesta con erezioni dolorose e tumefazione della verga; termina ordinariamente per risoluzione, lalvolLa finisce con la suppurazione o con la sclerosi . • ~ Complicazioni ben piu importanti si manifestano quando è colpita dal processo l'uretra posteriore e con essa i differenti organi che si continuano con la mucosa dell'uretra posteriore quali le vescicole seminali, 11 canale deferente ed il testicolo, lb proslata. L'uretrite posteriore essendo la condizione sine qua non di tali complicazioni s i possono distinguerne i sintomi in fun.:oionali : abbondanza della secrezione, frequenza delle miozioni, tenesmo uret1·o- vescicale, leggere ematurie
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specie terminali, polluzioni frequenti; ed in sintomi fisici : esame delle urine col m etodo dei due bicchieri (l'uriua del secondo bicchie re è to rbida sar;gui..: nolenta nei casi di uretr·ite poste rior~>), ed esplor·azione del canale con una eande letta olivare, dopo lavatura dell'nretra anteriore. Orchi-epididimile. - Molto frequente, uon si sviluppa che verso la terza o quarta settimana della blenor ragia. Eccezionalmente può a pparir e lrf)ppo pre!"lO ((1uarto g iorno), o troppo lardi, dei mes i dopo la guarigione della blenorragia. Annuncia ta da sintomi locali: dolore e gonfiore del canale dr-ferente; parziale o totale, ed allora, frr~q uente mente estesa al cordone (funicolite) ; sensazione di pesautezza del testicolo, e generali: febbre, malessere, imbar·azzo gastrico. Sintomi fun;ionali e generali: Dolore vivissimo, pnntorio, esAsperato dai movimenti, n el camminare, nella staz1one er etta, nell'esplora.zione del testicolo, che s i irr·adia ai tronchi nervosi vicini ; .febbre che oscilla da 38' ,5 a .w•, che dura quattro o cinque gior ni; distu rbi gastro- intestinali neroo.si (debolezza, ceralea); renali, albuminuria, ecc. Sintomi fisici : l ndurimento dell'epiclidimo, che comincia dalla pArte inferiore, poi s i estende al cor po ed alla les ta, e dà in 2~ o 36 or e, all'organo, la Corma di un cimiero di c<Uco greco che copre il testicolo; indurimeuto frequente del canale .deferente, tume fazione del testicolo, spanrlimenlo sier·oso della vagina le; tal volta inHammaziono d ello s tesso scroto che diventa ros~>o, caldo, doloroso. Eoolu:oione. Termine. - Dopo un periodo eli accrescimento eire dura da tre a s ei giorni, ed uno stato sta:oionarro che dura una setlimana circa, l'orchite entra in risoluzione. Essa può pur colpir~ J'aii!'O t...!'ticolo (orchite rluppia seguita nove volle su dieci da sterilità) Eccezionalment.e essa si complil'a con la suppura:oione del testicolo, con peritonile localizzata o generalizzata; essa sembra favorit'e l'ulteriore sviluppo della tubercolosi genitale. L'epididimite venne attr ibuita a metastasi, ad un'azione ritlessa, ecc. ; in realtà essa dipende da un'infezione ascendente che parte dall'uretra posteriore. Prostatite acuta: ex) leggera, pesantezza rettale, leggieri dolori alla defecazion e ed all'emissione dell'orina. ~) m edia, vivi dolori perineali, irr adiantis i a gli or~ani vicini; distur bi della minzione (ritenzione d'or·ina, tenesmo urelro-vescicale) ; r) g raoe, stes~i segni funzi ona li ma più accentuati ; s intomi generJ~Ii più marcati, prostata dura, Lesa, dolorosa. Tali disturbi terminano con la formazione di una collezione purulonta che s i apre nell'uretra (risoluzione frt-quente e relativament" favorevole), nel retto, nel per ineo, ecc. Finisce abitualmente con la guaril{ione, ma questa può esser lenta (fistole). Spermatocisti acuta: dolori perineali, eiaculazioni sanguino lente, ere zioni dolorose; alla palpazione rettale, le vescicole seminati sono tumefulle, sensibili, Cou;perite : generalmente unilatet·ale; si manifesta con un tumore intlam· mato J•io che si sviluppa al perineo, dietro il retto; prima Lesa, esso si rommol· lisce e s i apre nel perineo, nell'uretra, nel retto. La eislite acuta, molto frequente, é caratterizzata dai segni funzionali di ogni cis tite: dolor i, frequenza del mttto, piuria. Vivissuni, i dolori risi<'dono all' ipogastrio e si irradiano nelle regioni vicine; essi s i esagerano dopo ciascheduna minzione ; la frequetua può giun p:ere fino a 50, 60 ed anche 100 minziooi al giorno; queste sono imperiose, irresistibili; le urine sonc torbide,
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op~-tche, muco-purulente,
sanguinanti; si decompongono rapidamente. l segni generali sono variabili. l segni fisici (tocco reUale, palpazione ipogaslrica, esplorazione vescicale) indicano la sensib1lità della vescica. Abitualmente la cistite finiscs- con l'attenuarsi, ed in capo ad un tempo variabile finisce con la guarigione. E ~is te una forma subacula d'emblée che passa racilmente allo stato cronico, sopratutto qut~ndo esiste una lesione cronica del canale (res tringimento, proslatite). Complicazioni croniche. -Ciascheduna delle complicazioni precedenti può passare allo stato cronico : a1 l'uretdte da acuta, jpUÒ diventar cr·onica (blenor·rea, ~occia militare) . Tale trasformazione si compie quando si sono calmati i fenomeni infìammatorii e che lo scolo é divenuto più fluido. l sintomi var·iano secondoché le lesioni sono localizzat" all'uretra anteriore o all'uretra posteriore. Ai segni funziOnali e fisici dinanzi ricordati, bisogna aggiunge re, date dalla lunga durata della malattia, la nevrastenia e la tendenza alla melancolia. All'uretrite cronica son legati i r esiringimen.ti che cominciano lungo tempo dopo la blenorra~ia, caratterizzati da disturbi multipli della miozione, da disturbi generali (tardivi), e da s egni fisici speciali. Tali restringimenli di natura essenzialmente croniea, progressiva, espongono ad una serie di complicazioni (infiltrazioue, ritenzione d i urina, a scessi urinosi, ecc.); b) la prostratite cronica accompagna l'uretrile posteriore; si accompagna con do lori perineali, con disturbi multipli della minzione e dell'eiaculazione (proBlatorrea). Al tocco retLale la ghiandola é grossa, dolorosa, seminata di nodosità; c) la cistite cronica, chiamala anche catarro della vescica, é talvolta pri mitiva, talvolta consecut1va ad una cistite acuta o subacuta. l sintomi funzionali: dolot·e, frequenza, sono poco marcati; i sintomi generali mancano per lun~o tempo e ciò che sopr.atutto domina il campo, sono le moditicazioni delle orine (torbide, purulente, abbondanti). Il decor so è essenzialmente cronico; d) la pielonefrite; é il più svvente cronica d'emblee, ed i sintomi di subita acui là ohe essa presenta non sono che episodii passeggeri o terminali sopra vvenuti nel c01·so della sua lenta evoluzione. Essa riveste d ue forme : pielone(r ice sen.:a dislenoione e pielonefrite eon distensione (pionejrost). Il. CoMPL.ICA ZIO NI GENERA.l.l. - Reumatismo blenorragico. Può colpire: a) le articola:rioni; b) le sinoviali tendinee e le borse sierose. Eziologicamente più comune nell'uomo che nella donna. Reumatismo articolare. Colpisce di preferenza talune giunture (ginocchio, articolaz1one tibio·tarsea, articolazione sterno·clavicolare, dita, ditoue del piede); rimane mono od oligo- articolare, non si generalizza punto, rimane relativamente fissa, tende verso l'anchilosi. Forme: a) l'idrar l rosi, frequente, localizzata al ginocchio; pr·incipio insi dioso, art1colazione distesa da notevole quantità di liquido, decorso mat•catamente cronico, con alle volle delle recrudescenze acute ; b) l'artralgica: caratterizzata da dolori at•ticolat•i persistenti, r ibelli a qualsiasi traltamenlo curativo ; c) l'artrite subacula, assomiglia nel s uo decor·so al vero reumatismo, ma s e ne disting ue per cer·ti s iutomi generali: oc) puu to dolot•i; ~) nessuna modificazion e delle ol'ine e del sangue; x) integritli delle grandi si erose; d) l'artrite acuta, çreceduta sovente da dolori at·licolari, caratterizzata da
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sintomi locali quali: lumefazio :1e di una giuntur·a, dovuta ad infì ltr·azione del tessuto cellulare ed a rigonfìamPnto delle estremita ossee; dolori vivi, eievaziooe della temperatura locale; rosso re dei Legumenti, e da s in~omi gPnerali (rebb1•e, sltJ.lo gaslrico, maleS!ser e) spesso taoto a ccentuati quanto o.,l reumatismo vero. Tal forma può terminare con la risoluzione o con la distruzione; piu sovente , e ssa diven ta plas tica anchilosante; delle briglie periarticolari si s viluppano e limitano i movimenti della giuntura che si anchilosa pr og ressivamente. Altr·e volLe, dopo una o più ricadute, il reumaliémo passa allo stato cronico e poco a poco prende il tipo del r eumatis mo noJoso derorma nte; e) a rtr1te suppurata; rara, mono·articolare , molto grave. Reumahsmo ea:trarticolare, a) sinooiale, accompag na l'artrite; b) delle borse sier03e; ig roma retro-calca neo, prerotuleo; c) periosteo; d) muscolare. Concludendo il r eumatismo blenorragico è il tipo dei pseudo-reumatis mi infe ttivi. Complicazioni oascolart'. -a) L'endocardite viene sovente a complicare il reumatismo blenorra gico. Essa colpisce sopratulto l'orificio aortico; sovente beni g na, può rivestire carattere ulcer·o·vegelaote e dete r·minare la morte. Tale forma è a bbastanza frequente nella s etticemia puerpero-blenorragica; b) La pericardite,la mioc;~.rdite, la f lebite vennero talvolta segnalate. Complic~ioni renali. La nefrite è quasi costante nelle blenorragie gravi o complicale. Ordioat·iamente leggera, transitor ia, può essere accompagnala da anasarca, da disturbi uranici, e rivestir e una certa gravezza. Complicazioni neroose. Si po::;sono di videre in a) neorosi (nevrast.enia); b) accidenti cerebro-meningei (deliri i fugaci, meningiti, rammollrmenlo cerebr·ale) ; c) accidenti m idollari (meningo·mieliti ac•1te e sopratulto croniéhe); d) neorit i, sensor iali (ottica), sensitive, nevralgie, sciatiche, intercostali, ecc., sensitivomotorie. Complic~ioni cutanee. - a) Ertlem.i varii che appaiono sopratutto nel pe· riodo acuto; b) porpora, frequente nei casi gravi. Diagnosi. La diagnosi di tutte queste comptie~~zioni è facile quando s i co· nasce l'esistenza di una blenorragia anteriore. Occorrerà perciò di passare in rivista il diagnostico differenziale delle principali complicazioni; ur etrite po· st.erior e, orchlte, cistite acuta e cronica, reumatismo blenor ragico. Necessario il pensar sempre alla blenorra~ia in tutli i casi dubbii. Progno.~tico. - Nell'uomo l'orchite doppia è causa frequente di slerililà; ~orchite semplice predispone alla tubercolosi geperale. La blenorrag ia cronica r ende tr·iste l'es istenza dei malati, esponendoli ad una serie di gr avi complicazioni. Cur a generale. Preoentioa, curando la loct~lizzazi one iniziale della ble· norrea, evitando ~li errori di r eg ime e terapeutiei, sintomatica. Val'l.-rà a seconda de lle diverse complicazioni. Nel reumatis mo si terranno presenti le dif· ficoltil c urative che esso presenta, poiché intervenendo di buon'ora (mobilizzaztonl:'! , massaggio) per impedil'e lo sviluppo dell'anchilosi, si cor·re JJericolo di ris veg liare fenome ni inliarnrnatorii, mentre aspetta ndo gli essudnti flbro p!as tic i s i organizzano immobilizzando sempre più l'a rticolazione malat.a. Alla cura c lassica del reumatismo blenorra gico si a ggiunget•à l'el ettrizzt~zione. G. B.
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DoU. VITO SERIO, sottotenente medico. - Bulrorlglne della aUlU4e, r icerche storiche - (Giornale italiano delle malattie veneree e della pelle, t fJ03, fa· scicolo Il). In un erudito lavoro, di cui il citalo giornale ci dà un sunto, che noi a nostra volta riassumiamo, raulore esamina con acume critico di storico e di medico, la questione dell'origine della sifilide. Escluse tutte le teorie che darebbero alla sifilide una or igine or-ientale, greco-romana, o del primo medio-eoo, come pure quelle dell'origine afr icana ed ebraica, e dell'origine amer,cana, non resta che l'origine gallo-napoletana, contemporanea alla calata di Carlo V III (1 195). L'autore però modi fica alquanto, basandosi su ar~omenli della moderna microbiogia, l'opinione del Fracasloro, che cioè la sifilide sia comparsa allora e:z-a&r~tplo; ammette invece che il virus sifilillco, rimasto attenuato ed innocuo per molti paesa, abbia acquaslalo appunfo allora, per circostanze speciali, propl'ielà virulentissirne, che ne aumentarono la gravità clinica e la facilità di propagazione. La frenetica scostumalezza delle soldatesche di Carlo VIII fu poi queila che dette al morbo, in lutto Il r~gno di Napoli prima; e poi in Francia, al ritorno delle truppe, una ve1·a forma epi~emica. * FoLLY, medico militare. - Trattamento della olattte blenorragica, a forma emoJTagloa. - (Journal de Médecine et de Chirurgie, ottobre 1903). La cistite del collo é una complicazione frequente della blenorragia. l suoi siotf)mi sono abbastanza conosciuti perché sia necessario descriverli; ma uno di essi merita richiamare la nostra attenzione, vogliamo par lare dell'emor-
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ra~ia.
In alcuni individui affetti da cistite si osserva abbastanza frequentemente l'emissione di qualr:.he ~-toccia di sangue alla fine della rninzione. Il sangue, ordinariamente, scompare dopo pochi gior ni, senza trattamento speciale; ma talvolta questo sintomo acquista un:importanza capitale e predomina su lulli gli altri; la cistite diventa emorragica. Lo spossamento cagionato dai dolori al per·ioeo, il tenesmo, i dolori vescicali che si esacer bano colla minziooe, la sensazione di pesantezza estremamente molesta, le voglie incessanti di orinar e, che non concedono riposo al malato, sono ancora agg ravati per il tatto dell'emorragia, cbe apporta rapidamente uno stato di anemia profonda. Il malato diviene eminentemente vulnerabile alle diverde malattie intet'correnli, e, se è affetto da una malattia latente, la tubercolosi, per esempio, questa può ricevere una spinta in conseguenza dello !'ltato di inferiorità dello organismo e risvegliarsi bruscamente in una maniera particolarmente lel'ribile. É quindi necessario agire r apidamenle sulla vescica per evitare complicazioni più gravi. Fa d'uopo arrestare le emorragie cbe mettono in per icolo la vita del malato, e calmare, d'altra pa1te, le sue sofferenze e diminuire la pollachiuria, che molesta i suoi ::~onni. Gli emostatici, secondo Carnot, si possono dividere in 4 categorie: emostatici vaso-costa·itlori locali, vaso-costrittori speciali, coagulanti locali e coagll· lanti generali.
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Il tipo del primo ge nere è l'adrenalina; ma fino ad ora non si sono ottenuti risultati abbas tanza comprovanti pe r farne un rimedw d'a pplicazione g eJh:: ral~>; di più, essa non ha alcuna propriel.à analg esica. Il tipo della seconda categoria è l'ergotina che ha azione effica ee s oltanto sull'uter o e non calma i dolori. La gelatina è l'emostatico della terza s erie , ma é diffi(~ile di averla allo stato di purezza. Quanto a gli emostatici coag ulanti generali. ai quali appartiene il cloruro di calcio, es><i sono troppo infeJe li e troppo poco conosciuti per essere uli!Jzmli in una maniera generale. S econdo Folly, i diversi s intomi, e morragia, tencsmo, dolori, pollachiuria ecc. possono ess ere eff.cacemente comballuli con un metodo semplice, il quale g-li avre bbe dalo ottimi risulto li. Queslo metodo cons iste ne l portare direttame nte nella vescica ma lata. un'iniezinne emosta tica e calmante. L'agente emostatico é ra.ntipirina, clte ag isce lo('almente come coa!l'UIIlnLe e come vaso-costrlllOJ'e; l'a g ente calmante é il laudnno d1 Sydenhllm. Eg li fa sr:io gliere 20 g rammi di antipirina in un litro d'a rqua bollila e vi a gg iun ge 5 o 10 grammi di laudano. l\iE'diante una s onda di Nélaton ed una s iringa da idroc·ele accuratamente !ite riliz zate, dopo aver fallo urinare il malato, eg-li iniella c on dolcezza un mezzo litro di delLa soluzione alla temperatura ambiente nella vescica; ripete le iniezioni d ue volLe al giorno, od anche più, se occorr e. Raccomanda infine di s pingere l'ultima iniezione lentis simamente e di non iniettar oe quella volla che una mezza s iringa, afftnchè il liquido possa essere tollerato dali!\ vescica, e rimanere per qualche ~empo, per modo da agire più efficacemente. B. A. S ERRA. - Valore terapeutloo della Iodlplna nella oura. dell a a18Ude t&rdlva. -(Giornale intern(uionale delle st:ìen~e med iche, novembre 1003)
La iodipinA è una combinazione chimica dell'iod io co n l'olio di sesamo. È composto s tabilissimo che per sapore ed odore ha identici caratteri dello stesso olio di sesamo. Tale preparato viene assor bilo come tale e si òeposita nell'organismo, quindi viene deco mposto dall'azione del sangue alcalino e dei s ucchi is tologici alcalini dando luogo allo sviluppo di iodio. La sua eliminazione dall' organis mo, specialmente se usato per via ipodermica, si effeltua molto lentamente, t.alché lro vansi tracr.ie di iodio nelle urine tino 73 giorni dop() l'introduzione del prepat·ato nell'economia. Ciò mentre dimostra la sua lenta distribuzione nell'organismo, l11scia supporre un effetto di lunga durala. Nei casi di sifilide tardiva, curati dall'autore, usò una soluzione di iodipina a l 2,5 pe r cento, praticando iniezioni g iornaliere di dieci centimetri cubici, quindi di 2 grammi e mezzo di sale, sotloculanee, alla re!lioue glutea ed al dorso. li numero medio delle iniezioni praticate fu di venti. - In un caso nel quale, per intolleranza dell'infe t•mo, dovette usare la via gastrica, adoperò una so!uzione di iodipina al 10 °/o, somministrandone dieci grammi al giorno pel' dodici giorni, emulsionandola con latte caldo. Tanto le iniezioni come le !'lr .nminislrazioni del rimedio per via gastr ica, venne ro perfettamente loller _.e, e noLossi costantemente, a cura ultimata, m i· tO -
Giontalt medico.
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RIV1STA DI TEllAPEUTWA
gliorAmenlo delle condizioni g"nerali, aumentato vigore, al'pello florido e di persoua sana. Con raumf'nlato pe!'o, notò aumento dei globuli ro~si e del tasto emoglobinico. L'autor e viene pertAnto alle seguenti conclusioni : 1° Che la ìo.!ipina pu<'l esse re :Sommini:=;trllla tan to per via interna che per· ini<•zioni, no n produt:endo es!'a ripugnanza di sorta nel primo modo, nè arr ecando ue~!'!un di~turho Jh'r la via ipodermicn. 2' Che può 6""ere adoperata in quei ca:=;ì in cui si adopera l'ioduro ed in special moJo in q1rel1J in cui <Jnesto non può eSo<l'r·e tollerato. 3° Che non pro luce iod i ~ mo anche se usata a forti dosi. 4° Cile l"eliminHGione dt>ll'iodio per le ol'ine si ell'rttun lentAmente. 5' ChA t!;,.. r·c·.rta un'azione molto attiva uella sililide t erziaria. Le forme ossee però tar·.lauo più delle sollocutanee a r isentirne i benefici effetti.
G. B.
RIVIST'A DI rrERAPEUrriOA W. K uRT et 1\l r::NnEr.. - Dell'azione ipnotloa. del veronale. Medieinische Wuclr~:nschri {t, n. 3,., 1903).
(Deutselte
Il V6J'Ci tlHIC p!·e!'!ent8f<Ì sotto formfl di SOStl1nZa inco]ora, facihnente solubile i'acrl l' cristallizzu7.ieut~, cou tm :sapor·a ' "~;.:ennPule amaro (l). Gli autori •·!<landendo le l oro ricerche ~u ò8 maiHli, l'u"arono alla do~e da 0,50 a due grammi, e lo trovarono sempre bene ect·etlo ai muleti ed efficace anche sommi11is.tr·ato dopo l'uso inefficace d'altri sopor·iferi. E~sr l'esperrmenl11rono tanto in malattie nervose funzionali, quanto nelle psicosi. El:'sr pertanto l'usRr·ono: 1° Ndle 111alatLte nervose funzionali: isterismo, nevrastenia, i pocondria, tic, asma nervoso. 2° Nl:'lle malattie or ganiche del sistema nervoso: apoplessie cerebrale, arterioseler·osi diffu~a del cervello, sifilide cerebr·ale, tabe, scler osi rnu!Liple, paralisi a:zitante, nevr·algie del trigemino, emicranta. In 1'-eJZuito a tali esperimenti, gli aulot·i veng-ono alle se:zuenti conclusioni: Il veronale é un buon soporifero specialmente negli stati depr essivi; in quelli di eccitamento non !:'ernpre agisce efficacemente, e quando agisce lo fa piuttosto come calmante. Tale azione sedativa si prolunga abitualmente tloo all'indomani. Non é punto entinevraltzico. Il sonno comincia quAsi sempre dopo un quarto d'ora od une mezz'ora, ed è tranquillo, pittcevole, uguale al sonno fisiologico, senza pericolo che l'ammalalo vr si abitui. · I n alcuni ca-<i di melant:olia tipica con forte depressio ne, nei quali numerosi alll'i ipnotici avevano dati r rsultati m o lto pArziali, il veronale alla dose di un g rammo, pr·o,•oc.ò uu sonno tranquillo della durala llalle sei alle dieci ore. n ell'a~q ua, di
(l) Scoperto dn Fiscl1rr e Meringe (> un composto derivato dall'urca con Dieli lmalonllurea.
RIVISTA DI TERAPROTICA.
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Usalo in modo continua tivo, si mostrò prima avente azione ipnotica, poscia qual sedativo. Cosl in un malato ùi paralisi agitante affetto da insonnia ribelle a qualsiasi tratlamento curatrvo, diede nelle pr·ime !'ellimane un sonno tranqurllo ùella media durata d1 sei or e, più lardi mentre il periodo di sonno si riduceva a tre ore, passò però sempr'e tr·anquille le nolli. Ug-ualmente efficace venne ris contr·ato neg\i epilettici. Nella cura contro il m or·finismo, si può utrlmente sostituire alla morfina. Spro vvisto d'azione secondaria sgradevole, la temperatura, la cir·colazione, ~a res prrazione. il peso del cor·po, l'appetito, r~ùn fur·ono, in alcun caso, sfavorevolmente influenzate. L'uriua non pr·esent6 mai n é ~lbum ina, nè zucchero. Nun venner o constarate nè uaus1~e, uè politlipsia, né er·uzron. In Laluno dei se;.santolto malati si manifestarono senso di s tanchezza, cefaleu pesantezza di capo, vertigini, ma ciò in seguito soltanto a somministr·azione di dosi elevate. Per·tanto onde evittH·e la li azioni secondarie, sara preferibile oltener·si alla somministrazione di dos i nwdie vale a dire da 0,50 ad un gt·ammo. Con tali dosi {Zeneralmente si ottiene il desider·ato ellello. G. B. A. z~:Rt . -- La lodoohtnlna e 11 auo valore terapeutloo nell'Infezione ma·
lartoa. -
(tif'Chioio di Farmacologia, ftJSC. V l , l !:103).
Nella cura della malar·ia si tende, oltre che ad ottenere la dislr·uzione dei par a!'srti e quindi la cessaziorHl della febbre, a nche a riparat·e i danni dell'infezione palustre e sopratutlo l'une mia e la splenomt.'galia. Se la chinina sod risfa in m odo merav,glio10o al primo còmpito, essa mostr11si insuffìci6Llte .a raggiungere gli altri ;.copi impor·tantissimi, onde si spiegano i numer·osi ten tativi fotti con altre ~ostanze per combattet•e i postumi dell'aflezione L' A. fece un accurat.o studio fttrmaroiiJgic<J di un preparato composto di iodio e chinina, l'idroclorato di iodoclrinina, eire sperimeutò iu 17 casi. Dell'interessante lavoro dello Zer·i, mi par utile riportare le conclusioni, che hanno un valore pr·atico uon tr·ascurabile. L'azione dell' idroclorato di i<>dochinina non é inferiore a quella def!li altri preparati di chinina quaulo alla cessazione della fr.bbr·e e alla scompar sa dei parassiti. Fu efRcace e pronLo per via ga:.tr·ica anche in casi gravi di estivoautunnale. Dato precocem..nte jmpedisce la <·.omparsa dei gameli ma non ne determina la scomparsa, come ac~.:a-le cou gli altt•i sali di chinino, ostacola la formazione del tumore splenico. Anche somministrato generosa mente non impedisce le recidive. La normale cos liluzione del sanque si ripristina rapi~ damenle durante la cura. che non è mai complicala da iodismo, a nche se si danno dosi generose ·del medicamento, il quale è tollerato abbastanza bene. GRlX.
RocQuEs. - Introduzione oataforetloa dell' lon-•allollloo nelle artloolazlonl oolpite da artrl~e. - (A rchio. d'éleetriciM medieale, 15 n o v. 1903). L'A. sottopose 7 ammalali d'artrile alla cataforesi !>alicilica consigliata dal pror. Bei·gonié . I risullali furono sempre soddisfacenti e talora brillanti; così ollenue una guarigione rapida in tre casi molLo gl'avi nei quali le articolazioni erano colpile pro fondamente da reumatismo blenorragico o da reumatismo
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infettivo. Pare che la par te soltornessa alla cataforesi guarisca piu celermente -di quella sottoposta all'elettri~.zazio n e. l vantaggi di questa cura sonoduraturi. Ecco come procede il Bergooié nella clinica eleltroler•a pir.a da lui dir elta, a ser:oncla che l'artrite ha col oito le estremità od un'altra re!'( ione del corpo. Quando è affdla da reumatismo la mano od il piede, e g li imrnerl!e la parte mRiata in una soluzione calda di salicilato ni soda el 3 p. 100, nella quale è collocalo ad una cer ta di!>Lanza dalla regione colpita l'elettrode negativo, menlr& il positi vo è po;:rgiato nella parla malata. Quando invece l'infezione reumatica è localizzata nella continuità di un membro, il catode imbevuto nella Holuzione salicilica é applicat0 nel punto molato, e l'anode s u una parte sana ma piuttosto distante. L'intensi là della corrente vien graduata fra i limiti estremi di 15-\0 minuti secondo la sensibilit& del sog~etto e secondo l'estensione della par·te malata; rapplicazione dura in mtldia fra i 45 e i 60 minuti, e la si fa ogni due giorni od anche, in casi g ravi, ogui gi0rno. GRIX.
G. W r N T P.RNITz. - Clroal'allmentazlone per mezzo eU gra..l •ommlnl•tratl per inieslonl•ottooutanee. - (Zeitsehriftjur f(linrsr:he med.izin, n. 25-::!& i U03). È nolo come recentemente alcuni clinici consiglias!"ero !"uso per via ipoderruica di soslanz~ grasse, ad esempio di olio di fegato di merluzzo, nella tuber colosi, nei gravi s cadimanti della nutl"izione , ed in genere nelle malatlie esaurienti. L'autore volle provare sperimentalmente rulilltà di tal metodo curalivo, traendone le conclus ioni seguenti : l grassi itllrodolli nell'organis mo per via sottoculanea in ultima analisi, finiscono per essere el1"ettivarnente riassorbiti ed utilizzati negli s~mbii nutri· tizii, ma tale assorbimento si compie in un modo molLo lento. Col'ì, praticando un'iniezione di cinqu ecen~o grammi di olio, il riassor bimento non supera punto un ~rummo al gior no (due o tre gl'aromi nei casi più favorevoli) e nei pt·imi otto giorni la quar.tità di gr·asso che viene assorbita, è di molto inferior e. Ocrorrono dunque due mesi perché scompaia completamente u n depositosottocutaneo di grasso di cinquecento grt~rnmi. Donde risulta che un organismo affamato od in istato t! i denutr izione, potrà d& tali iniezioni, al maximurn, da venti a venticinque calorie per gior·no, e che per conseguenza i gr·os$i non possono fare razionalmente par te dei mezzi d~ alimentazione per via sottocutanea. G. B.
Un nuovo dluretloo « L'Agurina ». - (Giornale internazionaledelle scienze m edtche, dicembre 1903).
A. Nuccr. -
Lo studio praticato dall'autore è sperimentale e clinico, e riesce a dimostrar·e in modo veramente elficace come il nuovo preparato non sia da comprendersi fr a le tante mistificazioni che l'icmpiono la q narta pagina dei giornali,. ma riesca un buon diure tico, pari e talvolla superiore alla Oiuretina L'Agurina chimicamente rappresenta un sale doppio di leobromina sodata e di acetato di sodio; agisce sul sistema circolatorio modificando la frequenza
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<lei cuore, ed aumentando la pri>ssione g ener·ale e la circolazione r e01ale s otto forma di iper emia r enate. Secondo !'aulnr e, essa agirebbe come diuretico, per doppio meccanismo, accitando l'epitelio r•enale in primo tempo ed ~ume nlando seconclariamenle la pre!'\sione sanguigna . Viene toller·ata benissimo anche a .dosi ele vale ed anche proluo j!andone l'uso per mollo l~>mpo . Mentre la sua dose minima può esser fissala in m ezzo frt'ammo per i ragazzi ed un grammo per gli adulti, s i può arrivare in questi, senza inconven ie nti, fino alla dose gi ornt~ l iera di cinque grammi. Quale causa del!" aumentata diuresi, oltre l'eccitamento dell'epitelio rens le , deves i alle[lare anche l'eccitam_enlo, da parte di essa, de i f:(an gli s timolalori del -cuore e della fi bra muscolar e, donde la magg iore enerJia sulle fis tole csròiache e l'eleva mento della pressione. Da ciò l'aumento della massa tolt~ le g iornaliera dell'ur·ina con relativo au· m e nto di sali minerali ed ur ea. L"Ag urina dimoslr·ossi il miglio re pei diuretici ne lle csrùiopa tie, però ad ~pilelio renale integro, e la :sue t::fficacia fu eli g ran l un ~a più fa vo revole -quando ad essa si accom pa~nò o si fece pr·ecedere l' uso della d igitale. Mentre diede buoni ris ultati n elle nefrili irtlf>r s tizia li, l'autore ritiene non n e dar·ebbe di ug uali ne lle paranchima tose, data la s ua azione eleltiva s ull"e· p itelio del rene. Ha il va ntag gio, s ulla diuretina, di produrre r aramente effetti s econdarii, né mai, impiegata a dosi tera piche, manifestò alcuna azione dannosi! s ul rene. Non ha alcun pulere c umulativo, e mentre la s ua azione si e!:!plics dopo un giorno dalla somminis trazio ne, esst~ cessa dopo 48 ore dall'ultima dose somrninis tr·ata. G. B.
RIVISTA D'IGIENE MARcaoux, S ALIM BP.NI, SrMOND. - La febbre gialla. - (Annales d e l' lnst itut Pasteur, n. 11, 1903). l tre ba tteriologi dell'I s tituto Pas tenr co~titui rono la missione francese in· vista ne l Bras ile ne l 1901 a s tud iare la fe bbr e ~ialla. Quando gli autor·i iniziarono le loro l'icerch e e rano nole grà le O!';servazionr di Red, Ca rroll e Agramanta, i quali avevano trovato che il virus della febbre gialla esis teva nel san~ue c imolante e veniva inie ttato in altri individui per mezzo di una zanzara, la Stegomy a .fast:iata. Le ricer·che preliminari is tituite per ritrovar·e nel ~angue dell' uomo am· malato e nel cor po della zanzara il microbo specifico riuscirono vane, come 4 el pE~ri inani furono i tentativi di riprodurre l'infezione nei più diversi anima li di lll bnralO!'io, com prese le scimmie. E ssi per ciò intra pr esero le inda gim dird tamente ne ll'uo mo e d osservarono che il virus della febbr e g ialla cir·cola n ~l s angue tino al terzo gior•no della malattia ; al quarto il s ang ue dell'amari!· lico non contiene più vir·us, quantun•1ue la fe bbre s i mante ng a eleva ta. In seguito indagarono 1• s e la stegomga é in natu ra l' unico agente di tras mis <'io ne;
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2• quali condizioni favor iscono l'apparizione, la mollipl i~azione e la scompars& di questa speciale zanzar a; :i0 qunli conclizioni sono nec.e;:sarte perché essa possa infetla!'si e trasmettere la malattia ; 4" da ultimo, con quali mezzi l'uomo può difender !<i dalle zanzare infette, Dalle osser·vaztoni ed e!<perienze fatte, essi si convinsero: che la febbt·e g ialla non si tr'asmetle in natura nè col con tatto dir·etlo col malato, ni> con quello d ... ! le sue oeiezioni e ùei suoi oggetti, ma ben;>i solameute con 111 puntura della stegom!Ja fasciata. Essi infatti o~servaro no che. li virus d~posto in una scalfltlut·a della pelle, non rrproduce la malattia, mentre inoculato sotto ente dà una infezion e tipica. Il f!erme della m alattia non si ritrovt~, cogli altuah mezz: tli rir.erca, nel san,gue dei malati nè nel corpo della zanzara, esso traversa la bugia F dd filtro Chamberland. La vitalità dt que:<to germe iuvisibile é scAt'Silj il sier o di san~IJ e virulento, conservato all'arta alla tem perHtura tli 2i•-3o•; o inattivo dopo solo 48 ore; r·i scaldalo per 5' a 5f)0 dtventa in ofl't~llsivo. Il siero dei convalescenti ha potere immuntzzante e curativo. La stegomya .fasciata, per poter· trasmellere l'infezione dev~ succhiar·e 11 :san,zue del l'amarillrco nei primi tre gior ni della malattia, e pl}n~ere t 2 gior·ni tlnpo l' m g estione del sangue vir ulento. La puntura di questa zanzara è tanto più dannosa quanto maggiore é il tem po trascor so dall'infezione di essa. La profilas':!i della febbre gialla poggia i nter amente sulle misure da prendere per impedire alla stegomya fasciata di punJlere l 'uomo ammalalo e CJUPJio s&no; ed a questo proposito non biso:;na dimenticare che il per·iodo d'incubazione di questa malattia può estendersi fino a 13 gior11i. La stegomya punge soltanto durante la notte. GR!x.
L'analisi quantltatlva nella 4lagnosl batteriologica dell& aoque. - (Lo Sperimentale, anno L V II, fase. 4).
G. Q. RUATA. -
Ft·a i metodi aJottati per frazionare l'acqua chu deve esser·e sottopo;:ta ad analisi batteriologica hanno la pr eferenza, perché più esalti, quelli per drluzion e, e di questi quello di Miquet offre le rni ~dio ri garanzie di precisione. Non essendo per ò oeppur esso esente da difetti, che ne renJooo difficile e lunga la pratica, l'A. ha introuotte alcune moditìcazioni che mettono il detto metodo alla portata anche dei più modesti labor Atori. E g li impiega 9 diluzioni. d tstmte con l e prime 9 lettere del l'alfabeto, e che da quella ad 1: 10 giungono a quella di 1:1 00 000. Per ottenere tali diluzioni si di~ttribuiscono por· mezzo di una pipetta di 10 cc, 9 cc. d'acqua sterili zzata in 5 tubi (a. b. d. r. i .), 8 cc. in tre tubi (c. e. h.) e 19 cc. in un altro (JJ). Ciò fatto, per la diluzione t: IO si ver·~a, per mezzo di pipetla dt1 1 cc., 1 cc. di acqua da e!ìaminare nel tubo a; dopo una accurata agitazione, per· distribuire omogeneamente il liquido, si versH, con altra pipelta, 1 cc. di questa prima diluzione nel tubo b, e così di c:eguilo per i tubi d . f. i. Per la diluzione 1:500 ~i versano, con pipella apposita, nel tubo e, 2 cc. della diluzione 1:100, per quella ad 1:0000 si ver sano analogamente 2 cc. della diluzione 1: 1000 nel tubo e, e per quella ad 1: 50.000 si ver sano nel tubo h 2 cc. della diluzione 1:10.000; intlne si ottiene la c.J.iluzroue 1:20.000 vet·sando nel tubo g. 1 cc. di quella ad 1: 10.000. Con queste ricerche l' A ha messo in evidenza un fatto della più grande importanza nell'apprezzamento diagnostico dell'acqua. Nell'analisi batloriolo-
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gica di essa, il numero delle colonie soiluppate.si é f1iù COII!(ìlelo nelle piastr e che hanno ricecuta la dil u,;ione maggiore. Dalle lttlJel l~ ripol·Lale si l1~1lmo delle cifre eloqueotis$:ime. U n campion.~ d'ar,qua non polHhile elle alla diluz10ne di 1: 10 pareva contenesse pt>r CC. 640 germi, ne COilL~Il O VI:l invece alla uilu~i006 di 1: 100.000 oltre 42 milioni. Si intt~nde come questi risultati rendano malfìdi i l imiti el i polabi lità fissali dai diversi autori, e Gome nell'esam e batter i0l ogico dell'acq11a non Jm;ognali· mitarsi alle dil uzioni 1:10-1 :100, come abitualmente si prat1ca G111X.
H. DuPONT. - Allmentazlone degli europei e clel lavoratorllndlgent nel p&eal o&ldl. - (Rttpporto pre;;cul ato all'X 1° congre::;so d'1gieue e demografia. A r chines méù icales IJelyes, seLL. l 003). L ' A. si manifesta con trario all' idea che l'alimentazione tll'i pae!;i caldi dt>bba esser e e~clusivamente vegut&r l&na. E!.! li ùimosl r a c he l' inlluenza d•·l r .... gi me vegetale esclusivo si fa presto sentire tanto nell'Eut·op•~o clte ab1la lP. rt•~ion i equ atoriali, quttnlo nell'indif!eno che tolto dall'ozio abituale. viene uStl lO pei dive1·si lavori più o mt.lnO fa~i cos i. L ' u1:0 e l'al tro cadono presl cl i11 uno stato di debole1.za profonda e divengono assai sem;ibili alle diverse mtlueuze nocive frequenti in quell e reg1oni. Senza escludere gli alimenti d'origine v~>gelale, sono da t·itenr r si indispensabili anche quelli di ori~ine animale, quali la carne, il latte, l e uova. In genere bisogna scegliere un nutrimento misto adatto al clima e al gr nPI'e di lavor o, cercando alimenti di facile digestione e ricot•dando a propMito dei grassi e delle sostanze idrocarbooate, che i primi debbono eRset·e quasi soltratti dall'alimentazione, e che le seconde debbono esser e i mp iegate tanto meno le. quanto più il genere di vita è sedenlat•io. Tsuzucx1 e Mrv ASAxr. -- Sopra un terreno nutrltlzlo per lo avtloppo del
vtbrlonl colerlol e sua importanza n ella cllag noal batterlologloa del oolera. - (Arcltto f. SchWì-1- und Troflen- li!Jy i ene, luglio I:JO;J). Gli AA., in sPguito a precedenti C$:perimenli fnlli da uno di l or o sopr·a un peptone prepar·alo da CHrl Rhode di Yokohama come mezzo di ar·riccllimt'nto pel' l e culture dei vi brioni del coler a, hanno voluto f~r·e uno studio compara· livo cogli altri due peptoni in uso, il peptone Gehe di Or·esda. e il peptone W i lle di Rolslock. I risultati di questi studi fu rono che i vi br ion i di di versa ori 7ine for mano nel peptone Rhode sempre la pellicola superficiale la quale G ore dopo l'msemenzamento già comincia a mostrarsi, senza in torbida mento fwte del l1quido; che i vibrioni del colera Ìll si t!'lbiosi con altri vibrioni formator i di pelli<:ola eotr o lo spazio di 3-4 ~<ior·ni n on v engono sopr·affalli ùa questi; che il peptone Rhode è per l'arricchimento dei vibrioni del colera il m iglior e dei mezzi fino ad ora conosciuti; che quest o metodo d'arricchimento ha una grande i mportanza nella diagi10si batteriologica del colera. P er l'impiego pratico di quflsl o peptone tanto per le feci come per le acque sospetle, serve la comune so luzione di peptone (IO p. 100 di peptone Rhode, 5 p. 100 di sal da cucina e 3,5 centimetr i di soluzione n ot·mnle sodica per 100 c e oLimelri cubici). te.
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TovAMA C. -Sopra un batterlo patogeno pel topi 41 oasa. f. Bakter., vol. XXXIII, n. 4}.
(Centralbl.
L'A. nel cadavere di un topo di casa trovò un grosso micrococco il quale, oltr e ad essere patogeno pei topi domestici, è anche patogeno pei ratti e per altri topi. Questo contributo alla patologia dei ratti sembra all'A. possa avere import anza di fronte alla' parte che spetta ai ratti nella diffusione della pes te. te.
Oss ervazioni morfologtohe e blologlohe su dl un oaso di rabbia uma:.Da. -(Rio. d'igiene e sanità pubblica, 16 agosto 1903).
BEIITARELLI E VoLPINO. -
È la prima osser·vazione sistematica e completa dei corpi di Negri faLla sull'uomo. Il ref~r·to di tali corpi fu po~·itivo solo pel como di Ammone ove erano numerosi, par le cellule di Purkinje dd cervelletto, dove erano in num ero mediocre, e per le circonvoluzioni cerehra li ove e1·ano in numero esig-uo; mancarono in tutte le altre regioni ed anche la dove erano manifeste, come nei gangli spinali, gravissime lesioni d~ll'elemen to nervoso. Ciò iudurrebbe a dubitare della natura parassitaria di questi corpi, a meno che non si riesca a dimostrat•e un'azione tossica la rrua le agisca a distanza. Gli A A.. fecero anche esperienze sull' infettivilà della saliva , facendo iooculazioni nei conigli colla saliva del paziente, poi colle ghiandole sal!vari, sottolinguali, sotto ma!:'cellari, parotidee raccolte al momento dell'autopsia. Le inoculazioni praticate su 2U conigli non produssero la robbia. Invece le capsule s urrenali e il pancre&.s la tras misero. te. KuN ST J. J. -
Bulle varie forme di malaria o••ervate nell'India Olan· dese. - (Centralblatt fiir Behteriologie, Parasitenkunde und Injectionskranklleiten, n. 8·9, 2\ dicembre ·1903).
In 77 casi le diverse forme di malaria si raggruppano nel modo seguente: terzana H ,6 o(., tropicale 48 "fo, quartana 3,~ 0 / . , infezioni miste (terzana p. tropicAle} 4 '/,. 1) Per la terzana si trattò spesso di decidere, più con l'aiuto delle curve che con quello dell'esame del sangue, se si trattava di forma doppia o semplice, perchè i pa1·assiti, in molti casi erano scar sissimi. Grandi difficolts s'mcontrarono pure per determinat•e, se si trattò di nuove malattie o d i recidive. Soltanto in IO casi di terzana si potetle determinare che si trattò di nuvve malattie. Su fi~ ca si di terzana, solamente 6 volte la curva fu irregolare e ci6 dimostra, che anche la maggior par·te delle recidive hanno un decorso febbrile eguale alle malattie nuove. Nelle nuove infezioni non furono mai trovate c urve irregola1·i. 2) Della quartana si osservano 6 cAsi; e 3) della forma tropicale 13 casi, di malattie primitive, che non furo no influenzate dalla chinina. In 9 casi della f(lrmA tropicale s i ebbe il tipo terzanario con accessi febbrili di 4-8 ore, in 4 non fu possibile determinare il lipo. ll tipo quotidiano s'incontrò nel 20 per cento di lutti i casi, ma in nessuno di essi si trattò d'infe~ione primaria. Tuttavia il r elatore non crede, che queste febbri quotidiane tropicali possano essere soltanto un effetto della chinina o della degenerazione dei parassiti. Si distinguono perciò nr lla forma tropicale una terzana, una quotidiana e un
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tipo irregolare. Relativamente ai parassiti malarici è da OS!;ervare che la scissione di qualli della terzana coincideva col principio dell'accesso febbrile m'3ntr e le forme di scissione dei parassiti della quarLana furono pure trovati neg li intervalli febbrili. Anche nella terzana, i parassiti si trovarono imme diatamente prima dell'acce~so e un paio di giorni dopo, ma nella quartana, anche dopo settimane e mesi, nel sa ngue periferico, senza elle perciò esis tess e la febbre. In un caso si trovarono parassiti adulti della quarlana uel sang ue perife rico, dopochè pet• cinque giorni di selluito era stato somministrato il chinino nella dose di gr. 1,5 al gior·no. Che il parassito della quartana contmui a trovarsi nel sangue periferico per lungo tempo, lo dimostrano pure le r·icerche di R. Koch, il quale in Ambarawa, s u 69 fanciulli infetti di malaria, trovò 28 volLe i parassiti della quartana, 22 volte quelli della h'opicale e soltanto 17 volle i parassiti della terzana. Poiché la quartaoa é mollo rara nelle Indie Olandes i, potrebbe for;oe dipendere il l'is ullato diverso ottenuto da Koch non g ia dall'osservazione che anche io Ambarawa la quartana fosse molto frequente, ma dal t'aLlo che il parassita della C{Uat•lana resta per lu11go tempo nel sangue. I parassiti della tropicale furono trovati come li desct•isse R. Koch. Il loro ciclo di sviluppo fu di circa 48 or·e. Il r elatore non potette confermare un ciclo di sviluppo di 24 or e. P er l'azione della chinina bisogna disting uer·e i casi recenti rlalle r ecidive. Talora ne lla terzana doppia basta una dose d'un grammo e mezzo per troncare non solo l'imminente accesso, ma' anche il secondo. Non ne consegue pure che in questa specie di febbre si debba sempre amminis tt•are la chinina, 4-i:> ore pt•ima dell'acces:oo. Essa agisce pure egualmeute bene. SA ~ara sommini· strata dopo l'accesso, e questo periodo di tempo s i può praticamente pii.! facilmente determinare, che il principio dell'uccesso. Altrimenti avviene ne lla forma tropicale. l n questa deve essere somministrata la chinina, quando si scorgono i grossi anelli, perciò ne segue, che nella tro picale il tempo esalto per la somminis traziooe del chinino pu6 s oltanto essere determinato con l'aiuto del miet·o· scopio. Amministrata la chinina, possono tanto nella ler·zana, come pure neLla tropicale scomparire i parassiti del san~ue periferico, due ore dopo. Ma con ci6 il malato non è ancora guarito. Se egli non sarà convenientemente ed ulteriormente curato con la chinina, le recidive si manifesteranno nell"S0-90 pe r cento di tutti i casi. In appresso il r elatore si scaglia energ icamente contro l'opinione di a lcuni pratici, i quali dicono che le ricerche del sang ue nei malarici sono un trastullo scientifico. Da ultimo parla s ull'influenza del clima nei malarici e dimos tra del tutto inefficace l'azione del clima elevato contrariamente alle affermazioni di Kohlbrullgcs, poichè non è dimostrato che i malati CUI'ati alla stazione montuosa di Tosari fossero r ealmente malarici. .In base a 37 malati bene esaminati prima della loro partenza per la stazione montuosa di Ti.imahi e dopo il loro ritorno e nei quali la diagnosi a malaria~ fu confermata dall"esame del sangue, egli conchiude: nel maggior numero dei malarici il clima di mnnta.gna influisce s ulla guari~ione, pro babilmente perché migliora lo stato generale dei pazienti. Per tale ragione la malattia si vince più facilmeule io montagna che in pianura. Ma se la benefica influenza del clima di montagna non è coadiuvali) dalla cura, non si ottiene la f!:Uarigione. Da ciò segue che anche nei clima di montagna dev1-1 essere attuata una cura radicale dei malarici con la chinina. C. S.
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RIVISTA· D'IGIENE
La d1•senterl& epldemJoa.. -
(Annales de l'in...titut
PasLeur, luglio 1903). Gli AA. fanno una rivista dei diver!ili agenti eziologici a varie riprese studiati come provocatori della dissenteria epidemica, descrivono un'epidemia oso:er·vata, .a Vincennes nella quale furono r iscontrati bacilli analoghi a quelli descritti da Shig,., KrusP, 1'1•-•xner, PCuhl e Chantemesse e vengono alla conclusione che l'antico concetto unitttl'io della dis!"enter1a non può più arnmettersi; chA HCC'lnlo ad una di~sAnteria cla amebe ltt ql1ale non si può più me~ tere in dubbio, si d ... ve ammettere una dissenteria, più comune anzi della prima, e bene individu~:~lizzata per la sua caus11 bacillare, per la sua evoluzione cl inica, pei suoi ca1'8tter1 epirlllmiologici, la quale solo regna nelle nostre regioni temperAte. Le condizioni della sua eziologia non sono ancor·a ben note. Si sa che una volta sviluppata, la malattia è fa •:ilmente trasmissi bile in modo dir etto o indiretto, alle volle conta~iosiss 1ma n ell'am biente r urale e nelle tJ•uppe i n campagna. Non si sa però come nascano i casi iniziali e come avvengano quelli che non hAuuo alcun carattere di contagiosita. Non si può disconoscere però l'importanza dell'acqua potabile come Rgente di trasmissione. te.
Applloa.ztone del metodo blologloo alla rloeroa e &Ila dla.gno•ldelle farine delle legumlnoN. - (ltioista d'igiene e sanità pubblica,
BERTARELLr. -
16 af"OSlO 1903}.
Le ricer che dell'A. ebbero lo scopo di determinare se le albumine delle leguminose determinavano, introdotte n ell'or ganismo animal e, la formazione di anticorpi specifici in modo da dare un precipitato caratteristico nelle mi scele di uno di questi deter minati composti e del suo immunsie1·o, e veder·e se fosse possibile applkare nella pr atica il m etodo biologico per differenziare le varie specie di farine delle leguminose, e specialmente la veccia. F urono usati pel trattamento degli animali, le albumosi di pisello, lenticchia, fava . fagiolo e veccia e si ottennero dai conigli !>ieri precipitanti specifici per i rispetti vi i nfusi. La specifici tè non è però assoluta quali lati va mente ma lo é quantit.ativamente. E da osservar·si che non è molto facile otlenere questi mezzi precipitanti specifici pei' la grande sensibililA che most1·ano alcune volte gli animali per cui cadono presto in marasma e muoi.:>no. lnoltl'e questi sieri sono di difficile conse,·vazione e perdono assai pr esto la loro sensibilità. Tali sono gli inconvenienti principali di questa p1·ova biologica, la quale del rt~sLn corrisponde bene non soltanto per l a dta~otnosi qualilati va di unu data farina, ma anche per la sua determinazione quanlllativa. Non sembra che questo metodo riesca per la diagnosi d~i funghi. te. G~IIGLIONE. -
Sul potere 4l•lnfetta.nte dl aloune verniolda parete. - (Giornale della reale Società italiana d'igiene, agosto 1903).
L'A., dopo aver passato in r ivista i principali l avori sull'argomento, i quali però lasciano alcuni dubbi in proposito, espone i l piano delle sue ricerche l e quali hanno avuto luogo tanto su vernici distese su piastre di legno o di ferro, quanto su vernici distese sulle pareti delle stanze.
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Le verorcr prese in esame furono le seguenti: Zonca e C. - VenP.zia; Ricimper - Cassanello; Broc~h i - Genova; Marinetli - Milano. l germi usali furono quelli della peste, ùel colera, del tifo, il bacleriu m coli, e lo stafìlococco pio{leno aureo. Le conclusioni emergenti da queste ricerche furono le seguenti : 1° Certe vernici da pareti spie~ano un'azione battericida sui germi patog-eni che loro vengono 8 contatto, per i prOd'>lli ga>:osi che !<i svolj:{ono dt~g li olii che e ntrano nella loro coro posizione: 2• f{Uesft<zione. intensa subito dopo la Iom a pplicaz ione, va ma n mano attenuandosi p rogressi vame11te fino a scompari r·e dopo 3-6 mesi. e ciò in opposizione a quanto ha ris contrato lo Jacobitz; 3• prescindendo da questa 11zione disinfettante chimica, la rapidità dt>ll'essiccame nlo sopra una supPr fìcie liscia, imper•meabile, fa si che queste ver nici s iena por:o a tte a conservare in vita i germi; 4• rumidità delle par·ete e dell'ambie nte attenua il potere disinfettante; questo non sembra e!>sere iofluPnzato dalla luce; 5• in pratica però è da l'icercarsi più la solidità, l'inall'3rabilrtà di tutti i caratteri fi s ici delle vernici che non la loro azione Jisinfettante, che é un carattere tra osi torio. È da notarsi poi che queste vernici si prestano mollo bene e res istono ai vari ag"en ti dis infettanti quali l'actdo fenico, l'acid.:. soll'orico, la formald eide ecc. Con questi mezzi si ha una raptda e completa disi nfezione. te.
Ilote 1nlle zansare della Oo1&a d'Avorio. - (Cenlralblatt .fi.ir B akter iologie, Parasitenllunde uncl lnjelctionskrankheilen, XXXI V Bd,
DYÉ . -
n. 8-9,. 21 d icembr e 1903). Da Blanchard e Dyé fnr·ono trovate le seguenti specie di zanzare nella Col" te d'A vorio, nel decorso dell'a nno 1902, in cui la colonia fu visitata dalla febbre gialla. i. Specie di culex in Assinia fra aprile e luglio, una femmina di pyretojorus costalis, un'altra di stégomya calopus. 2. In Grand Basssam dal febbraio al g'iugno 2 femmine di pyrctojorus, 14 femmine di stegomya calopus e 1 femminA. di mansonia unijormis. 3. In Buschwald: 10 stegomia, 9 mansarda e 1 fem m ina di taeniorhyn-
chu& perturbans. Il py retoforu!l è in Africa assai frequente e fu trovato pure nelle contrade cir costan ti, e gualmente la ster;omya, le due altr e specie sono r are in Africa e s' incontr ano nelle Indie e nell'America. La frequenza della siegomya nella Cosla d'Avorio é in rapporto con la frequenza e con la g ravii.A delle epidemie di febbre gialla di questa r egione e lt1 stegomya deve essere ritenuta come la trasme ttitrice dei germi ddla malattia non ancora conosciuti NAl 18!JfJ, per esempio, su 40 europei presenti ammalarono 33 di fe bbre g ialla e 29 morirono. Nel 1902 :si ebbero 15 malati e 13 morti. In seguito ai provvedimen ti presi pe:- la di!!truzione delle zanzare l'ultima epidemia fu tosto frenata. É la primn volta che nelle r.olonie fran cesi s i é intrapresa, duran te l'epidemia di febbre gialla, un' energica lotta contro le zanzare, lotta, che sembra condotta assai molleme11te, se si paragona con le norme degli ameri<'ani in Cuba. L e zanzare che trasmettono la febbr·e ~ialla abbandono nella colonia e l'appresentano un pericolo permanente. anche per le colonie vicine, se non si metteranno in campo energiche misure contro una tale epidemia C. S.
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RIVISTA D'IGIENE
O••ervazlonl•ulla pro8la••l4ella malaria ool ohlnlno. cllio. Fùr Sch i.ff~-u. T ropen·H!Jglene, jul. 190:3).
BEYER. -
(A r-
Dopo aver consta talo che nelle colonie inglesi della costa occidentale dell'Africa si applica con eccellenti risultati contro la malaria il m etodo profllatlico i gienico basato sulla distruzione delle zanzlire e sulla soppressione dei luoghi ove vivono le lar·ve di esse, il BeyPr r iferisce sulla profilassi chinica fatta nel le colonie tedesche. l metodi adoperati sono quelli di K och, r.oosi st~nle nella r l'golare sommin istrazione ad ogni person a ogni ottavo e nono giorno dr l gramm? di chinino, e quello di P leho, il quale dà ogni cinque giorni 50 centrgrammi dello stesso medi camento. Dalle numerose osservazioni dell'autor e risulta che il m~todo di Plehn è insufficiente e non protegge nem meno contro l'ematuria, m entre qu~l lo di K och ri sponde abbas.tanza bene allo scopo, sebbene dia nei deboli e nelle donne degli effetti secondarii incresciosi, Grux. che obbligano a diminuire la dose del m edicamento.
G. Bouf\CART. - Bloerohe •ulla per.t•tenza del baolllo della 4lfterlte nel oonvale•oentl 41 tale malattia e •ua pre..oza nel •oggetti •ani a oontdto oal 4ltterlol. - (Recue mensuelle des malaclies de l'en /ance, seltem-:bJ•e 1903). La n ozi on ~ della persi st enza del bacillo difterico nei convalescenti di tal malattia, e la possi bile sua presenza in soggetti sani, ha una capitale importanza dal punto di vista dell'ezioiOI!ia e della profilassi della difterite. Cessa l'accordo fra gli autori quando trattasi di fìssar•e la frequenza delle difteriti latenti e la durata della pe1•si stenza del bacillo nei convalescenti. Rilr en ~ l'autore che tale disaccordo sia do vuto al fatto che talune ricer ch e vennero falLe pr ima, altre dopo l' impiel!o del siero, o ad una iusuffic ienle disti nzi one del bacillo difterico e del pseudo -difter i co. L e ricer che dell'autore, praticate con somma CUI' & su trenta casi di di fterite, osser·vati giornalmente, con l'esame drr .-.tto dell e colture ed occorrendo con inoculazioni su .:avie, completate dall"esame batteriologico di persone sane che frequentavano il padrglione dei difter ici , hAnno dati i risultati seguenti : 1° Il bacillo di L òfll er pu6 esister e soltanto eccezionalmente nel la gola di p ersone sane che non abbiano antecedentemente avuta la difterrle. Nei bambini che vivono a lato dei difter·i ci, si riscontra nella pr opor?-ione del 1~ "/o circa; nell'adulto, nelle sl e<>se condizioni, tr enta casi furon o negativi; 2° Nei soggetti colpili da difteJ•ite e curali col siero antidifterico, il bacillo di L olller· scom pare con l e fal se m embrane n el 65 •t. dei casi ; per si ste qualche grorno dopo l'entr·ala in convalescenza nel 20 •;•. Non vi è persistenza prolungata che nel 15 °/o dei casi. Secondo qualche autore, tal e persistenza prolungata può esser e di più mesi; 3' Quando si esaminano gior·oalmente g ola e naso di uno stesso s o g getto, talvolta si constala che il bacillo che per sis e dopo la caduta delle fal se m em br·ane prende dP.lle forme atipich e (polimorfl smo, form e ramificate ed in mas5a). Ta li forme atipiche sono generalmente mollo meno virulente delle forme tipiche. G. B.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA Dott. F. L11. ToRRE, Prof. pareggiato di ostetricia e ginecolo~ia e cliniche relative. - Ourrloulum vltae. - Un volume, con68 fi gure nel testo, Roma (Sociela editrice Dan te Alighie ri. Prezz.o L. 10). L'autore, che fece già parte del Corpo sanitario militare da lui lasciato, per ;olontarill dimissione, col grado di capitano nell'anno 18rt~. nell'intento di polere più liberamente . dedicarsi alla ostetricia e ginecologia, a cui s ..ntivasi particolar·mente attratto anche per s tudi antecedenti, ha co mpendiato solto questo titolo, in un elegante volume, la sua produzione scientifica e i risul ta ti della sua pratica operosità nelle due specialità sopraccennate, durante 20 anni di studi e di insegnamento. E la ragione del libro è da lui chiaramente accennala nella pt·efazione, perciò che esso deve s ervire a correòare la domanda di prender pat•te al concorso per la cattedra di oste tricia e di ginecologia e cliniche relative, in conformita di quanto prescrive il nuovo regolamento universitario del ·13 a prile 1902. Il volume è ripartito in tre parti. La pt•ima si rifet•isce alla vita scientifica dell'A., dalla quale si ap prende che dopo passati 6 anni a P:ui~i alle scuole 5evere ed intelligenti de i più reputati oste trici, quali Pajot, Tarnie r, Budin, Apostoli ecc. e di illustri chirurghi corne P éa n, T erri llon, Lucas-Championnére, Pozzi ect:. visitando anche nel frattempo lP. altre principali Cliniche d'Eur·opa, venne a Roma, ove nel 1880 fondò un Istituto Ostetrico Ginecologico, che manklooe da allora e sempre a s ue !>pese, ~ nel quale ~ei letti sono r i!'e r vati a povere d9nne ioci11te o affe lle òa malattie degli or~ani gemtali. In questo l i' liluto il La T ot•re da 12 anni fa un corso equipollente di clinica ostetr·ica e ~me colo,srica i d i cui allievi giunsero nel 190 1 -~02 a H7; e ciò autorizzato dalla libera docenza in ostetricia e relativa cltnica, ottenuta per tito li nell'anno 189ù, e da quella in ginecologia acquis tata pure per titoli nel 1898. Segue l'enumerazione delle pubblicazioni dell'autore in numero di 83, delle quali parecchie si rifet•iscono ad argomenti di medicina generale e di igiene, e tra ques te merita di essere accennttla una memor ia sulla a limentazione del soldato in pace letla, nel 1889, alla Società Francese di Igiene. Inoltre il La Torre ha pubblicato, coi tipi dei fratelli Bocca di Torino, un trattato <li ostetricia ad uso dei medici e degli studenti, di cui, esaurita la prima edizione, é or a in preparazione la seconda. Nella 2• par te del libro l'A. compendia i principali suoi lavori originali di Ostetricia e di g inecologia, laluni dei quali veramente notevoli per genialrta. di Vedute ed acutezza di operazioni, per valot·e scientifico e per deduzioni di pra - . ijche conclusioni. Tali sono da ritenersi quelle: Sullo soiluppo df!l feto nelle donne a bacino oiziato, in cui è trattata l'importante q uestione del parto prematuro, artificiale la di cui soluzione in
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RIVISTA .BlBLIOGRAli'IOA
s enso 1avorevote trova un buon a ppoggio sopra numero;;i dali statis tici raccolti con tutla diligenza ed esallt>zza n elle Cliniche e nella Maternità di Parig i. Sulle condizioni che faoo riscono od intralciano lo soilu.ppo del .feto, in cui l'A. tllmoo:tra la par-te capitale che v'ha il padre con un lusso di argomentazioni veramente <H"i~d nali. S ulla cura dei .fibromi uterini per mezzo della éleitricilà, secondo il metoclo dell' Apostoli. Sulle infe• ioni pu.erperali, con un sufficiente numero di proprie os sservazioni in fa vore del raschiamento preventivo d ell'utero, quando manifestatis i i primi segni dell'infezioue non sono s ufficienti a rico ndurre l'asep~i le irrigazioni vaginali ed uretrali. S ul m iylior m etodo eli sutura dell·acldome per evitare le ernie e g li s ventramenli ; ra pporto p l'esentato al Cong r esso ùi Genova del 1897, sopra il quale argomento era r elalor e l'A. Il La To rre, pure ammettendo il taglio sulla linea mediana del We lls, fi nila l'operaziOne, incide rapooeuros i in modo da inte ressare 1 nu11·gini dei re tti, che !:'ulura da soli a llo scopo di evitare in s e co11do tem po una d i4 e nsione dell'a poneurosi ed il s uccessivo s ventrameulo. Ed al ri gut~rJo ri po1·ta una ser ie dì espP-rimenli falli s u cani ch e var•·e bbero a confermare i vantaggi di lale metodo di sutura. So ora una nuooa classijlccuione dei oizi del bacino, present.Rla al Cong resso di Mosca, dirella a conseg-uire una maggiore conformità nella terminolog ia o s tell"ica, accettala, fl'a g li a ltri dal Charles di Lie~i. Sulla chirurgia conser oa tioa nelle su(lp u ra~ion i peloiche, memoria molto accurata nella quale l'A. dopo un dili~ente s tudio della lesi s olto il rig uat·do de ll'eziologia, della patologia e J ella clinica , combatte l'inte rvento ch i rur~ico e sopralullo la chirurg ia demolitric e ad og ni cos to, non a ppena falla diagnos i d i una infìamma1.io oe dell'utero ed annessi, p l'ima ch e s i sia manifestata la soppurazione o la fl ogosi sia passala allo stato cronico.
Sulle indica:.ioni dell'islereciomia per jibroni e l'elettrolisi nella cura di essi; due memorie cort•eda t.e di lavole illus trative di preparati microscopici che s tarebbero a provare che la degenerazione sarcomatosa dei fibromi é rariss ima nonosta nte la grande frequenza, per c ui l' A. delimita con indicazioni molto r eslriltive i casi che richiedono l'ist.ereclo mia nella cu•·a dei fibromi dell'utero facendo larga parte ad aiU·i metoJi tra cui primo l'elettricità. Sulle malattie dell'utero nelle oergini, sulla posizione a gambe pendenti nel parto, au.i criteri per /.a r•estaura: ione ael perineo, sulla cura della fistola rJescicoMginale collo sdoppiamento. Sulla eura dell'eclampsa puerperale ed altre molte o pubblicate nei gi~r nali della s peciali la o in se parate monografia o presentate aj numerosi Coogre~si cui il La T orre ba p1·eso parte, o alle varie società ed accademie scientifiche. Nell' ultima pa r te del libro del La Torre sor.o compendiali quasi in un quadro sinottico i principali risultati dei suoi lavori e dei s uoi studi che a di lui parere banno potuto concor.r ere nel movimflnto scientifico-ostetrico-genecologico di questi ullimi anni. Questa parte è cerlamente la più interessante~ p o i c hè e ssa ci permette di giudicare facilmente dell'opera del La T orre, che l ' iHus t.re prof. Budin in un cenno di questo libro Calto nel giornale L'OI;stétrique d e l 5 sette mbre N. 1903, pag. 169, non esila a proclama re un des accouclteur9 les p l us
j ustement réputés de l'Europe.
MISCELLANEA
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E noi non possiamo che unirei a un giuùizio così lusinghiero per un antico nos:tro colle~a. al quale auguriamo una pronta realizznzio11e dello scopo eia lui con tanta tenacità di propo"ito eù eflicacia di mezzi perseguita, cioè la concessione della domandala cattedra. G R. E. TROM BETTA , capitano medico. - Gli eunaoht e l 'eaaaohlamo. - (Torino,190~, un rascicolo di pag. 42). Il nostro ej:n•egio collega commenta in que"to brillante ed erudilo opuscolo, i suoi ricordi personali di un vial'(gio in Egitto, compiuto poco piu di un anno fa, prendeuclo occasione da una comunicazione fRlla su questo >'oggetto si congresso medico del Cail·o dal dottor· A ba le Pal'cià. Con dati anatomici e fisiolo;::-ici, e con ~:~ru<.iiti ricordi st or ici e l ellerari, dimostra che é falso il supporre che l'eunuco 11ia sernpt•e c0mp!Ptamente mancan l e del senso genetico. e che nou sia mai stato altr·o, nei ~mecei ùell'anlichila e nei moderni Hnrem, che un rip:itlo e in()per oso cul"tO l e . Non tutti gli eunuchi souo fatti t11li da bambini; anzi da~li abbietti operatori è preferita l'adolest:enza, se non l 'epoca della puber·l.à. E d el r esto la pulJer ta psico-sessuale. come ben dimo,.tra l'autor e, precede t<empr·e l a puberta fi sica o perift:r·i ca. Ag~iunga~i eire, tolti f!il Of'I1;Ani t:l"lern i, r estano ancora altri or gan i (vescicheLLe ~em i uali, pr nslata, ple>';;:i ner,·osr, ecc.) i ()UAli pf't'melL<HlO in certi casi qualche sirnult~cro di er•ezione e d'eiaculazrone. Di g:uil'achè in mol trssiuu eunuchi, insieme al ;;:t> uso geneti..:o sopravvive anche lu possrbilltà di dar~l i un qualche sfogo carnale. Questi faLli, che l'autore ha cosl bene m es!'i in r·ilievo, aumen tano l'odro<;ilà dell"eunuchi>'mo, mentre ne dirnostr·ano la inulllitu anche per r i;;petlo all'unico scopo pel fJUSie la iniqua pratica tutt'oggi sopravvive. •
MISCE LLANE A La conferenza Internazionale della Croce Rossa per la revrswne della convenzioo.e di Ginevra, indetta dal Consiglio Federale Svizzero per il settembre del · l'anno corrente, è stata rimandata in seguito allo scoppio della guerra russograpponese.
Uno studio 1a1 nrvlzle eallftarlo dell'esercito IWiaae è stato pubblicato nel fa scicolo di ft:bbr aio degli Arcltioes de médecine et t•harmac:~.e militair es. È un lavoro molto dettagliato e completo, che ria;;sume il nostr·o or·dinamento, tanto d i pace che di guerra, il :servizi o sanitario degli osptldali e dei corpi e del reclu\.amenlo. È dovuto al dott. Anlony, medico principale di t• classe e profe ssore al Val de ·Grllce.
Il Royal Armr Me.d.lcal College. - QuRnto prima s'incominceranno i lavori di costruzione dei nuovi edrflci costituenti il Royal A rmy M t d tcal College per
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MISCELLANEA
insediarvi la scuola d'applicazione di Sanita Militare, la quale finora è stata a Netley. Gli edifici sor geranno in una delle piu belle locali là di Londra, poco discos ti dal Tami!<'i e dalla Tste Gsllery, e si ~pere che saranno completati nello spazio di 18 mesi. E1>si saranno costituili da un padiglione per i laboratori, da quartieri per la mensa e gli alloggi per gli u.fficiali e dall'abitazione del Comandante. Annesso a questo College é il nuovo Ospedale presidiario di Londra, che se1·virà, come s'intende, a fornire materiali per gli studi clinici. È inulile dir e che i laboratori saranno rJccamE>nle arredati sicché gl' l nglesi sperano che anche i medici militari delle altre nazioni avranno da apprendt r e I]Ualche C0\;8 dal loro servizio medico-m1litare. Il Comitato internazionale della Crooe Rossa di Ginevra ha pubblicato una seconda edizione del rendicontc• della conferenza internazionale lenutasi a Ginevra nel· l'ottobre ·t 863 per studiare i mezzi di provvedere all'insulTicienza del servizio sauitario negli eserciti in campagna. L'antico resocon to era da tempo completamente esaurito. Il Comitato internazionale ha ben fatto a curare una seconda ristampa di questo documento, che ha per la Croce Hossa un' importanza sto1·ica capitale, poichè la .Conf~ renza dell'ottobre 1S63 p1•omossa dal generale DufOUI' e dal dott. Dunant, fu come il preludio della Convenzione di Ginevra. Associazione scientifica del medici militari francesi. - L'eccellente gio1·nale Caducee si è fallo promotore di una buona 1d..a, la costituzione di una associa· zione scienlilìca dei medici militari francesi, il cui scopo sarebbe lo studio in comune della medicina, chirurgia ed i~iene in tullo ciò che può interessare lo stato sanitario dell'esercito, il servizio medico e il benesseee del soldato. La sede dell'associazione sarebbe natur·almente Parig i. 7° Congresso internazionale di Idr ologia, Climatologia, Geologia e Fislooterapla. Questo Cong resso avra luogo a Venezia il 20 settembre 1905, e ciò secondo de liberazione del precedente Congresso di Grenoble. Il Comitato ordinatore è presieduto dal prof. senatore De Giovanni. Le comunicazioni vanno indirizzate al Segretario Generale dott. Fausto Oretfice, Venezia, S. Stefano, 2803.
Il Diret.t.ore
Dott. GIOVANNI RANDONE, colonnello medico ispettore. Il Reda t.t.ore
D.r RIDOLFO Lrvr, maggiore medico.
Roma, 190~- Tlp. E. Voghera.
GIOVANNI ScoLARI, Gerente
RIVISTA 01 ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA.
c-111. - L'ale&lescenza del sangue secondo le nuove vedute e i nuovi metodi di ricerca. Paq. 138 halnl. -Circa il processo d'atroOa del tessuto adiposo sotto-<:utaoco nel dimagramento. 139 RIVISTA DI MAL-'TTIE VENEREE E DII:LU PELL&.
Ptuuon. - ('.omplicatlonl della blenorragia maschile . Serio. - Sull'origine rlella siOIIde • rellr. - Trattamento della cistite blenorragica, a forma emorragica Serra. - Valore terapeulieo della lodlpioa nella cura della siOiide tardiva
Paq. UO 144 tU 145
RIVISTA DI TERAPKUTICA. tlurt et Man-el. - Dell'azione ipnotica del vero11ale • Pag. 146 Zeri. - La lodocbinina e il sao valore lerapeulico nell'infezione maiarica 147 lloc.tl..•. - Introduzione cataforetica dell'ioo-salioilico nelle artieoluloni oolpite da artrite. h7 Wlntarnitz. - Circa l'alimentazione per me%zo <.li grassi somministrati per ini~ioni sotto148 cutanee . llaccl. -Un nuovo dlorellao • L'Agorina • • 148 RIVISTA O'IGIEI'\E. flaa. 149 llardlou•, SaiiMtlll, Sltnoed. - La fehbre Jlialla Iuta. - L'analisi quantltativa nella diagnosi l>atteriologica dette acque 156 llllpNt. - Alimeotazione degli europei e dei lavoratori ipdlgent nei paesi caldi t 51 T~auckl e Mlyetalll. - Sopra uo terreno nutrlti%10 per 1o sviluppo ckli vlbriool coferlcl e soa importanza nella diagnosi batteriologica del colera 151 TOJ&ma. - Sopra on batteno patogeno pei topi rli casa . . 15i Jtrtartlll e Volpino. - Os~ervazioni mortologlche e biologiche su di ua caso di rabbia umana . CMnl1. - Sulle varie rorme di malaria ossennte nell'India Olandese Valll•rd e Dopter. - La dissenteria epidemica lertartlli. ~ Applicazione dei metodo biologico alla ricerca e alla diagnosi del li! rarloe delle tU Jeguminose. . l;lllglione. - Sul potere disinfettante Iii alcune verniei da parete. ~~ 0,6. - Note sulle r:anzare della Costa cl' Avorio . 155 leyer. - OSSt!nazioni sulla proOiassi della malaria col chinino .. 1:16 llollt'oart. - Rl.::erche su!In persistenza del baci l io della ditterite nei coovaJescentl di ta~ malattia e 80~ presenu. nel soggetti sani a contatto coi dHtericl 156
RIVISTA fi.IOLIOGR~ FICA. Trembelta. - Gli eunuclti e l'euouchlsmo
flaq. 157 159
MISCEI.L~NEA
Pag. i~
La Torr.. - C•meulum vltae.
GIORNALE MEDICO .•
DEL
REGIO ESERCITO
Direzione e AIRmlaletrulone : 11reuo l' lspetterate ·di Sallltà llllltare Via ~eatl Settembre (Paiano del Ministero delta guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAIENTO. Il Giornale Meclico del R .o Esercito si pubblica l'ultimo giorno ai cia!ICUn mese in fascicoli di 5 fo~li di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre~ t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è ; Per l' Italia e la Colonia Erilrea . Per l' Estero. . . . . . . Un fascicolo separatO costa.
L. t2, o l)
t5,t,tl6
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" PRO PATRIA , CODRO- SAMPIERO- NINA DI DANTE- I SIBARITI DB.AIUII STORICI DII t.
DoTTOR
SALVATORE GUIDA,
CoLONNBLLO MEDICO IN RIPOSO
Prezzo L. t'f.
St -.ende a beneficio dtdla Casa Dlllltare Un1berto 'l In Turate per l veterani e Invalidi delle guern~ nazionali. (P reno l'autore ; Roma, via Firenze 15 e presso la Cna Editr1()8 Italiana, -.ia XX Settembre, n. ·121).
.. -::.. - '\ PUBBLICATO
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•:
D.Ahh' ISPETTO~IITO 01 SANITà ftllhiTil~E ~~ .::. ..J' / .. •' .
c·;-·./ ~-
ANNO LII
FASC. III
1904
31 ~fARZO
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SOMMARIO BEJIOBI E
OBIGI ~ AI, I .
Trolul. - 1'\oovl es perimenti snlla chirur~~;ia gastrica . . . . . . . . . . . . Pag. 161 Amenti. - Ull caso grave di slllllde secondaria guarito colle Iniezioni endovenose d1 subllmato . . . . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . . . . • 179 1'1r1111. - 1 diU piRnlllri retratll o ~tll arruolam.•ntì nello scuole mllilari . . . • 48:1 Iuta. - Note ed appunti sulla orgenl7.7.a7.lone sanitaria civile e militare rtel Giappone : • H5 BIVI8T.~
DI GIOBl'tAI. I ITAI. IA JU
ED E8TltlBI.
Rivista mOliiM . . . • • • • · • • · • Rivista chirurgica . . . . . . . · . • · lllvista di oto-rino- larlngomtria . . . . . flhl!ta dt oculls tlca . . . . . . . . . . rti•lsta dì ter1peuL1ca . . . . . . . . . Rivista di tecnica e servtzlo medico militare. Ili vista d' igl~no. . . · · . · . · · · Conferenze. sclentiOche degli ospedali militari . . . . . . . . . t.ll1fellanea • • . . • · · · · · · • · · · · · · · · · • ( V. l ' /n.dfce nell' interno d tila coptrtina).
l'Ili/. 100
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE
ROMA • Palazzo del Mlolstel'O deDa Gurrs, Via XX Settemb~ - ROlJA
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INDICE DELLA R I VISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MF.OICA. ""11anlc. - la secrezlùne sudorale nell~ tubercolosi polmonare Pag. 1!19 Crépln. - iclemi nevro·artritici !01 flodocanachi. - l.e itterizie croniche ;emplici . • 203 Gargano e Nestl. - Su di alcuni recenti metodi di ricerca dei hacillo di 1\och nei liquidi •·oagulabili Matllleu c Ron. - Valore semiolog1co dello stato della lingua nelle malattie del tubo digerente . flodhaln. - Jl\ota sulla prcsenz..1 dèl hacillo d' Ebrrlh nel saugue de\ tifosi . Curlonl. - Consi<lerazion• lisio-patologiche sui hagni a •apore nella nefrite . D'Amato. - Osservazioni cliniche ed anntomo-patologiche sulla gastro·succorrea continua e sulla tetania gastrica . RIVISTA CHIRURGICA. Pasteau. - Delle cìstitì rihelle . Momburg. - La cura del tumore del piCile coll' i(loremia da stasi arlinc.almente provocata Rapp. - !'\uovo metodo di sterilizzazione dei c:•tgut . Oelagénlère. - Iniezioni lntr~rticolar\ di va~ellna sterile nelle artriti secche . Esmonet. - Contributo allo studio del testicolo in alcune infezioni. - Orchi te sperimentale
Pag. '.!09 ~•o
'.!Il '.!H \li!
RIVIST.-\ ni OTO·RINO-LARINGOIATRIA. fluganl. - Conlrìbulo sperimentale al!'anatomia patologica della st.cnosi nasale ~uganl. - L' ipersalivazione negh stenotici nasali
Pag. •m 113
RIVISTA DI OCUI.ISTICA. Pelloquln. - La nevrite rctrobulbarc inrettl"a Pag. '.!l 4 Santuccl. - Contributo alla casuisllca delle lussazloni traumatiche della glandola lagrimate. ':tU Santuccl. - Qualche modificazion-e al nuovo processo <li Priestlcy·Smith per la preparazione '.!16 e conservazione degli cmibulbi . RIVISTA DI TERAPKUTICA. Hoè. - Il Thiocolo Breuss. - L'aspirina nei dolori cancerosi Slg,l - Sull'azione tcrapeutica della reumatlna.
Pag. '.!18 !Ili
~·9
1\IVISn IJI n;CNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE.
Gaudler. - Nozioni sulla organizzazione generale d~l sen•izio di sanita in campagna nell'esercito giapponese . J>ag. ~tO Salnt·Paul. - Il portazainl a ruote. '!:11 ~3{ Awery. - Un nuovo carro-barella galoppante detto • Rapid Transit Ambulance •• RIVISTA D'IGIENE. Valllard e Dopter. - La dissenteria epidemica Pag. ~n Tlrelll e Ferrari Lelll - Ricerche batteriologiche sul pulviscolo delle feste da ballo . 13! Poatempactd. - La campagna antimnlarica compiuta dalla Croce Rossa italiana nell'agro '.!34 romano nel 1903 . Volpino. - Sulla diagnosi istologica della rabbia. '.!34 '.!35 · flornlker. - Malaria sulle n al' i Manglutl. - Studio statistico sul rendimenLo della carne di bue bollila nelle alimentazioni collettive !36 CO;"iJlERF..NZE SCIENTIFICUE OEGl.l OSPEDALI MILITARI.
Pag. !36
MISCELLANEA.
Pag. U8
M E M OR I E
OR I G INALI
NUOVI ESPEI\UIENTI StiLLA Cllll\Ul\GIA GASTRICA ( ''''') Riassunto della conferenza scientifica tem1t.~ nel novembro 1903 ali" ospedale militare df çf1ietì dal dott. Pioil'o Troiani, tenente mectrco
r\ . ~\ \.
Gastrostomia. La gastrostomia, operazione indicata nei ristringimenti cicatriziali dell'esofago, che del resto raramente non sono curabili con la dilatazione graduale o con l'esofagotomia interna, è spec.ialmente richiesta nei restringimenti di natura cancerigna, giunti al punto da impedire assolutamente l'alimentazione per via orale. Aggiungerò a queste le indicazioni traumatiche: una ferita d'arma da fuoco dell'esofago, quando alla sutura dovesse succedere una grave stenosi, oppure quando non possono riunirsi per la perdita di sostanza i due monconi, può richiedere in 2° o in 1· te m po la gastrostomia. Ideata da Egeberg, praticata per primo dal Sédillot, fu poi eseguita da vari chirurgi con processi diversi, sia per l'incisione cutanea, sia per il modo di costituire la fistola e renùerla continente. Ho studiato prima più volte sul cadavere e poi ho ripetuto su due grossi cani un nuovo metodo Ji gastrostomia per avere una fistola continente e che consiste nel dare ad essa nn tragitto obliquo e nel fornirlo di due anelli muscolari, che funzionino da sfinteri. Dopo un lungo studio sulla topografia dello stomaco fatto in moltissimi cadaveri di tutte le età, ho dovuto riconoscere che tanto l'opitùone del Sédillot, il qnale ritiene, che lo stomaco nello stato di vacuità è sempre completamente coperto dal fegato, dal colon e dalla milza, quanto quella del La.bbè, secondo il quale esiste sempre una piccola porzione di essa a contatto con la parete addominale e direttamente accessibile in un piccolo triangolo, 11011 sono assolutamente esatte. Ma in ogni modo ne11a massima parte dei casi il triangolo desento dal Labbè è il punto di ritrovo più. importante nell'operazione della gastrostomia. Il - Giornale medtco.
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Nell'uomo si segna l'aia scoperta dello stomaco, tirando una linea trasversale, che riunisce il margine inferiore delle none coste ; un'altra, che dalla punta del cuore vada, circoscrivendo il margine epatico, al punto dove la linea di Labbè incontra la xifo-ombelica e la terza che limiti l'arcata costale sinistra (Fig. l").
Fig. 1•.
Prima di descrivere l'operazione è n ecessario ricordare che nella porzione soprombelicale della parete addominale il -muscolo retto anteriore dell'addome con il suo margine esterno dista dalla. linea mediana circa sei centimetr-i, ed interseca nella sua metà la base del triangolo descritto, la quale è in media di dodici centimetri. Nel tratto dove si deve operare i muscoli obliqui, in genere, specialmente il grande, sono costituiti dalle loro aponeurosi, ma in individui giovani, robusti presentano anche dei fasci muscolari. Più profondamente si tro· vano i fasci del muscolo traverso, che si dirigono quasi orizzontalmente in avanti verso il margine esterno della guaina del muscolo retto. OPERAZIONE. 1° tempo. Lapa1·atornia latel'ale. -La linea d'incisione dalla metà della base del triangolo descritto va in alto all'esterno dell'apofisi ensiforme, cioè nell'angolo xifo-costale senza raggiungerlo ma si estende per 6-7 cm. Incisi la cute ed il tessuto sotto-cutanaeo, si divarica il labbro sinistro della ferita, scollando il sotto-cutaneo dall'aponeurosi fino a 2 cm. circa dal margine costale. Si tagliano pa.· rallelamente all'arcata costale il grande, il piccolo obliquo ed il tra-
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sverso, oppure le fibre del trasverso si dissociano in senso trasversale. Infine si apre il peritoneo, che si fissa circolarmente ai muscoli trasverso e piccolo obliquo. 2° tempo. Ricerca dello stomaco e fissazione alla parete. - Ricercato lo stomaco, riconoscibile per la sua. forma liscia, per lo spessore delle pareti, per il suo colorito grigiastro, per il decorso dell'arteria gastroepiploica. lungo la grande curvatura, alla quale si attacca il grande omento, si tira fuori un diverticolo gastrico lontano dalla grande curvatura e piuttosto vicino al cardias, anzi che al piloro. A.l triplice strato costituito dal peritoneo, dal muscolo trasverso e dal piccolo obliquo suturo lo stomaco con punti ad ansa oppure con sutura continua all'Apolito. Restringo in basso e in a lto l'apertura praticata sulla parete addominale. Cosi ho costituito il primo anello muscolare intorno al diverticolo gastrico (fig. 2a a). a
b
c
Fig. 2•.
3° ternpo. Formazione del tragitto obliquo e del secondo anello muscolare. - Spostato a destra il labbro destro della ferita cutanea, incido longitudinalmente nella parte mediana il foglietto anter iore della guaina del muscolo retto e ne divarico in senso longitudinale le fibre. Quindi scollo il foglietto posteriore fino ad aprire la guaina sul margine esterno del muscolo. Attraverso quest'apertura fo passar~ il diverticolo gastrico, che, passando diP.tro il fascio esterno delle fibre del muscolo, viene ad uscire nel punto, dove sono state divaricate dal fascio interno. Con sutura a punti staccati o Ct•ntinua si fissa la parete gastrica al muscolo retto ed al foglietto anteriore della sua guaina. e facendo in modo, che il tragitto del diverticolo sia obliquo dall'interno al-
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l'esterno, dal basso in alto e da. sinistra a destra. Restringo in basso il ùivaricamento prodotto sul muscolo retto (fig. 2 3 b). Infine, cominciando dal basso, si fa la sutura della cute preferibimente a punti staccati. Giunti in corrispondenza. del fondo del divert.icolo, si pratica su questo un'apertura di 5-6 mm. e si sutura la mucosa alla. pelle. Si termina in alto la sutura cutanea (fig. 2" c). Volendo si può fare l'apertura dello stomaco e la. fissazione della mucosa a lla cute in 2• tempo. J due cani da me operati con questo metodo furono per qualche giorno nutriti attraverso la fbtola, la quale provvista di un tragitto obliquo e di due anelli muscolari si manteune sempre continente. I cani poi si nutrirono spontaneamente. Sondata la fistola ogni cinque o sei giorni si trovò sempre pervia ed il suo tragitto sempre obliquo. Cltiu.~ll'm delta (itJtola. -· Quando si opera per restringimento fibrol:io insormoutabile del cardias e che siasi poi riuscito o si possa riuscire a dilatare per via retrograda non è necessario dare alla fistola un tragitto obliquo, poicl1è Jopo alcuni giorni di dilatazione graduale progressiva si richiude la fistola e si nn tre l'infermo per via orA.! e. Ma se esiste un resLringimento di natura cancerignA., (;he può ancora. far sperare in qualche mese di vita.; oppure so v'è un restringimento insormontabile df'lla porzione mediastinica dell'esofa~o, oppure il restr ingimento è accompagnato da fenomeni infiammatori pcriesofagei, che controindicano la dilatazione, è proferibile praticare la. gastrostomia, come ho descritto. Ma potrebbe poi verificarsi il caso, che <·on pazienti od abili manovro il restringimento fibroso lasci passare una sottile minugia, O\vero cho siano cessati i fenomeni in fiammatori periesofagei e che possa quindi farsi la dilatazione e che venga cosi a ristnbilir:~i la Yia. per l'alimentazione orale. In questi casi è indicata. la chiusura della fistola. Quosto è stato un c,)mpito sempre difficile, poichè più plastiche consecutive spesso riuscirono senza risultato. A tale scopo si riferisC'ono i tentativi di Dil'ffenbach e di ~fi,ldeldorpf, che crue nt.nno dapprima regolar mente i margini della fistola e poi, preso un lembo di pelle dai tostmti circostanti, ve la suturano. 1\[a il tentativo migliore (j quello del Billroth d i distaccare lo stomaco dalle pareti addominali con istrumenti e con le dita, di escidere i margini della fi~tola e suturarh. lo ho chiuso la fistola nei due cani, che ho operato. Ho cominciato con un'incisione elitti0a ad isolare il tragitto della fistola ed a. recenta.rne i margini, che ho riuniti, affondando la mucosa e suturando al disopra la muscolare. Seguitando ad isolare il diverticolo gastrico
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dai vari strati delle pareti addominali, ho fìuìto con aprire il peritoneo circolarmente. Allora hp fatto un altro piano di sutura sieromuscolare, affondando nella cavita gastrica il diverticolo. Morto il primo cane dopo 17 giorni dalla chiusura della fistola per ferita di arma da fuoco, si tro\-ò lo stomaco libero da aderenze. La mucosa sporgeva in cavità a guisa di grosso mammellone. Nel secondo cane lo stomaco aveva contratto limitate aderenze con il peritoneo parietale.
Gastro- ente1·ostomia. Praticata la prima volta nel carcinoma del piloro trova ora le sue indicazioni nei r estringimenti fibrosi del piloro, nelle ulceri della piccola curvatura dello stomaco, del piloro, e del duodeno, nelle dispepsie ribelli a cure mediche, nel morbo dì Reichmann e nelle gastrectasie. !la anche delle indicazioni traumatiche: l" Nelle estese ferite d'arma da fuoco del piloro e del duocleuo. nelle quali la sutura determina nn punto stenotico, ovvero un ìnginocchiamento tali da essere causa di difficile vuotamento dello stomaco, credo che si debba praticare immediatamente la gastro-enterostomia.. 2° Così pure nelle lesioni del primo tratto del digiuno, quando si ritenga che la resezioue ed il consecutivo affrontamento tanto terminale, qna.J!tO latero-laterale sarà eccessivamente laborioso per la brevità del moncone centrale del digiuno, credo sia consigliabile fare la sutura della estesa ferita, e siccome ne risulta una stenosi od un inginocchiamento (a. seconda che la sutura sì fara secondo l'asse o secondo il diametro del lume intestinale) tali da impedire il passaggio del contenuto gastrico, si deve fare la gastro-~nterostomia . Tanto nelle lesioni del duodeno, quanto in quelle del digiuno ·e necessario chiudere il piloro. 3° Un colpo strisciante può produrre una larga ferita del piloro e dello stomaco ; allora chiusa la ferita pilorica, si anastemiz?.:a alla ferita gastrica regolarizzata (se è in adatta posizione) un'ansa del digiuno. 4" Un proiettile può ledere p. es. il digiuno prima a 30 cm. poi a ti0-70 cm. dalla sua origine ed infine attraversando il mesocolon trasverso può interessare il duodeno o il piloro. In questo caso si può consigliare di chiudere la ferita pilorica o duodenale e di fare la rese?.ione del digiuno, o la sutura delle sue due ferite. Ma se per la estensione della. lesione pilorica o duodenale seguisse alla sutura una. steuosi grave, si possono affrontare le due ferite del digiuno (digiunodigi.unostomia.) e in ultimo pr aticare la gastro-enterostomia.
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*** Nei cinque anni che sono stato assistente alla Scuola. di Sanità militare di Firenze, ho avuto modo di apprendere dal prof. Bonomo le varie operazioni sul tubo digerente ed ho potuto fare uno studio particolare sui vari metodi di gastro-enterostomia. Il metodo primitivo del Wolfter consiste nell'innestare la prima porzione del digiuno in vicinanza dell'antro pilorico ed in modo che il capo eflerente dell'ansa sia a sinistra (Fig. 3"). Ma siccome i cibi, seguendo la direzione dei movimenti perist.altie;i dello stomaco, imboccavano di preferenza il capo afferente, dilatandolo, mentre il periferico VElniva. compresso, '\Volfler ideò un 2° metodo (Fig. 4") che cor.siste nel prendere un'ansa dell'intestino distante 50 centro. dalla plica duodeno-digiunale e affrontarla alla. faccia Fig. a•. anteriore dello stomaco in modo che il capo centrale sia a sinistra ed il periferico a destra, di guisa che la progressione degli alimenti nell'intestino segua la stessa direzione che nello stomaco. :Ma. siccome i due capi dell' intestino, fissati per troppo breve tratto sullo sto- · maco, si disponevano come due canne di fucile, ostacolando il passaggio del contenuto gastrico nel digiuno, Billroth e Bonomo fissarono più estesamente l' ansa intestinale e sullo stomaco. 'l'utti i difetti dei meFig. ~·. todi di Wolft.er ed i vantaggi delle modi~cazioni di Billxoth ho potuto osservare tutte le volte che li ho ripetuti.
*** Gastro-e11te1·ostomia poste1·iore.- L'addebito principale fatto alla gastro-enterostomia anteriore era la possibilità (specialmente quando la. anastomosi cadeva sulla prima porzione del digiuno) di una compressione reciproca del color trasverso e dell'ansa del digiuno anastomizzata., rendendo cosi difficile la circolazione del contenuto intestinale. La gastro-enterostomia posteriore fu praticat.a la prima volta dal Courvoisier, ma si deve a Von Hacker il merito di aver stabilito per
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la. gastro-enterostomia posteriore una tecnica operatoria abbastanza facile. (Fig. 511) . Con questa operazione si ha il vantaggio di evitare la compressione del colon trasverso, poichè passa al :davanti dell'ansa anastomizzata. Inoltre il nuovo piloro, quando lo sto· maco si riempie e la sua parete posteriore diventa inferiore, viene a trovarsi nelle migliori condizioni per favorire il vuotamento del contenuto gastrico. Ho ripetuto sui cani la g11stro-enterostomia posteriore. Ma qui conviene notare che i rapporti d~l l'omento, dello stomaco e del colon trasverso nel cane sono d iversi che nell'uomo. Nell'uomo (Fig. 6" .l) l'epiplon gastro-colico lega lo stomaco al colon trasverso. Nel cane invece stomaco e colon restano comFig. 5•. pletamente indipendenti. n foglietto anteriore del grande epiploon disceso dalla. grande curvatura gastrica nella cavità del bacino, risalendo in alto si porta A B direttamente verso la colonna vertebrale, lasciando al di dietro il pancreas ed il duodeno. Quindi dalla colonna vertebra.le discende in basso e va a formare il colon trasverso (Fig. 6• B). Il duodeno, che nel cane è fornito di un lungo mesentere, entro il quale è compreso il pancreas, dapprima descrive una curva in alto verso l'ilo del fegato. poi si porta in basso verso la fossa. Fig . .G•. iliaca e quindi risale ed attraversa il mesccolon t.rasverso: arrivato in vicinanza della. porzione pilorica dello stomaco vicino alla radice del mesentere, al quale si attacca per mezzo di un legamento, torna i n basso e si continua col digiuno. Il duodeno del cane solo sulla. linea mediana è senza mesentere ed è situato al difuori del peritoneo. Ho ripetuto sui cani la gastro-enterostomia posteriore, che chiamerò transmecolica e transepiploica.. Sollevato l'omento, ho praticato sul mesocolon trasverso parallelamente ai vasi un'aper tura, poi ho lacsrato il foglietto posteriore del grande omento e così ho raggiunto la parete posteriore dello stomaco, un diverticolo del quale ho fissato alla breccia fatta sul mesocolon. Ma a causa della brevità del mesocolon per fissare il digiuno allo stomacco bisogna operare in profondità e la operazione riesce laboriosa. Di due cani operati con tale metodo uno è morto d'infezione. La comunicazione in entrambi si è stabilita in l' tempo, sezionando la mucosa con filo di seta.
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Ho perciò preferito fare la gastro-enterostomia posteriore a.ntecolica transepiploica; varietà di gastro~enterostomi a non ancora stata eseguita da alcuno.
Gastro-enterostomia posteriore aniecolica transepiploica. Visti gli inconvenienti del processo del Courvoisier e le difficoltà. operatorie del proces~o di Von Hacker, noncbè gli addebiti fatti A.lla gastro-enterostomia anteriore, ho tante volte sperimentato sui cani un metodo di gastro-enterostomia posteriore che ho chiamato antecolica transepi plòica. Descrizione dei varì tempi dell'operazione.
l" tempo. -- Si pratica la laparatomia sulla linea xifo-ombelicale. 2° tempo. - Si estrae il grande omento con tra zioni regolari e leggere, quindi mettendo (nell'uomo) in tensione il suo foglietto posteriore, che si attacca al colon, si distende anche il mesocolon e si va alla ricerca dell'angolo duodeno-digiunale a sinistra della colonna >ertebrale. Questa manovra bene spesso non r iesce nel cane; allora o conviene svolgere l'intestino tenue, oppure bisogna giovarsi del consiglio di Nothna.gel, che consiste nel far cadere sopra un'ansa intestinale un cristallino di cloruro di sodio, che provoca delle j contrazioni in senso f!,ntiperistaltico, o, secondo Bonomo, (ma non costantemente) spennellando sull'in testino una soluzione satura di cloruro di sodio. Trattamento clel g1·ande omento nei vart metodi di ga.st?·o-enterostomia. - Nella gastro-enterostomia anteriore alcuni fanno passare l'ansa intestinale attraverso una fessura longitudinale fatta sulla linea mediana-dell'omento vicin~.- allo stomaco. Ciò che sarebbe una necessità qualora l'epiploon fosse fisso in basso per aderenze, ho praticato alcune volte con buon esito, evitando così il maltrattamento dell'omeuto, le piccole lacerazioni. la sua esposizione all'aria con consecutivo inevitabile raffreddamento ed al terazioni del peritoneo dovute al contatto con pezze ruvide e talora troppo calde. Altri lo dividono completamente in senso longit udinale. L' Ha.rtmann lo fa passare t utto a destra. (Fig. 7a). Alcune volte ho seguito il consiglio delFig. 7 •. l' Ha.rtmann, in. altri casi ho preferit<?, a,nche percha è più facile, far passare tutto lo omento a sinistra a guisa di grembiule. Il Bonomo solleva l'omento sulla linea mediana a gmsa di cortina e lo fissa alla curvatura gastrica con due punti
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(Fig. 8"). Questo metodo ho seguito quasi sempre nella gastro-enter ostomia anteriore e nell'uomo avrebbe il vantaggio, pur mantenendone l'indipendenza motoria, come giustamente osserva il Bonomo) di tenere sollevato il colon trasverso. Ma ciò non si può ottenere nel cane poichè l'omento non si attacca a l colon. Non rare volte, sia per far presto, sia per dimenticanza non ho fissato l'omento allo stomaco, ma l'ho las.c iato a gu.isa di cortina mobile, la quale potrebbe comprimere il colon, solo quando l'omento fosse eccessivamente pesante per accumolo di grasso. Perciò, anche se l' epiplon si lascia libero, non proFig. s•. duce compressione sul colon. È vero che, se l'animale muore o si sacrifica nei primi. tre o quattro giorni dopo l'operazione, si t rova l'omento infìltrato e con chiazze emorragiche, i quali fatti n<:>n si osservano se si sacrifica l'animale dopo 12-ln giorni; anzi si ritrova l'omento liscio, trasparente e sottile. Doyen ricaccia l'epiplon nella retrocavità, ma non è indifferente conservare o no~ l'omento nella sua posizione fisiologi ca. Quale sia. la funzione dell'epiplon gastro-colico non è ancora ben nota. Per alcuni serve a clifendere 1' intestino dall'azione del freddo, regolando la dispersione del calore. Per altri servirebbe alla. produzione del grasso, che poi verrebbe assorbito dalle radici omentali della vena porta. Per Sa.ppey servirebbe a dilatare lo stomaco e per altri infine alla nutrizione dello stomaco e del colon trasverso. Secondo Donomo l'omento disteso a guisa di doppio ventaglio, che dal piccolo bacino va allo stomaco ed a.l colon, serve a mantenere, senza escludere le altre sue funzioni, l'indipendenza motoria dei due visceri. Il Rossi, esportando completamente l'omento, non ha verificato disturbi trofici nè dello stomaco, nè del colon. Nel cane il colon che è affatto indipendente dall'omento no-p può ri!:!entire alcun danno dalla sua asportazione. Ho tolto tutto Pepiploon a due cani e non ho notato altro che una retrazione dello stomaco in alto sotto il diaframma. Dunque Fomento, t enuto spiegato e teso dal peso del pacchetto intestinale, distende a sua. volta la grande curvatura gastrica ed impedisce, che lo stomaco, dilatandosi, sollevi troppo il diafr&mma. Ebbene questa funzione non viene abolita sia che si sospenda a cortina allo stoma<Jo, sia che si disponga a cortina mobile, o a grembiule laterale destro o sinistro, sia che si perfori o si divida longitndinalmente, e tanto meno poi quando, come I).ella gastroenteros1;omia posteriore antecolica. tmnsepiploica si lascia l'omento nella sua posizione fisiologica,
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e si fa passare l'ansa digiunale attraverso un'apertura del suo foglietto posteriore. Così non avviene operando alla maniera di Doyen. a• tempo. Fissazione del digiuno allo stomaco. -Nessuno oggi segue più il c0nsiglio di Lii.cke e Lauenstein di fissare sullo stomaco la prima ansa di tenue, che si p resenta e che potrebbe anche essere molto vicina al cieco, r endendo così impossibile una nutrizione sufficiente. L'ansa del digiuno a 25-30 centimetri dall'origine (40-50 centimetri nell' uomo) viene portata sulla superficie posteriore dello stomaco precedentemente fatto passare attraverso l'a.pertura praticata sulla porzione co·lica dell'omento. Si deve fare in modo che il capo centrale del digiuno risponda in alto e a sinistra ed il capo periferico a destra ed in basso. Dare all'ansa q ttest'obliquità è necessario ed indispensabile. Infatti, quando il ventricolo si riempie di alimenti, è la porzione inferiore sinistra della grande curvatura, che specialmente si dilata e si abbassa, ed allora, se l'anastomosi fosse stata fatta in direzione orizzontale, il capo afferente a stomaco pieno si verrebbe a trovare pii1 basso dell'efferente ed il contenuto gastrico si verserebbe di preferenza nel capo centrale. L 'ansa intestinale, distesa nella direzione già detta, si comincia a fissare sulla parete posteriore dello stomaco 2 centimetri circa al disopra della. grande curvatura mediante un primo piano di sutura di Apolito comprendente sierosa e muscolare ed estesa 7 centimetri nel cane, 9 centimetri nell'uomo. Per maggiore sicurezza si fa un secondo
piano di sutura siero-sierosa distante dal primo 2 millimetri circa. 4° tempo. Ape1·tm·a dello stomaco e dell'intestino. -·- In tutti i casi, ma specialmente nelle ulceri prepiloriche il centro della nuova apertura pilorica deve, secondo me, corrispondere al punto opposto aJ cardias. Ma, si comprende, che, se si tratta. di carcinoma del piloro, che ha infi.Jtrato anche l'antro prepilorico, bisogna allonta narsi quanto più è possibile dal tessuto patologico. Hartmann in un caso ha fatto l'anastomosi quasi in vicinanza del cardias (Fig. 9~). Apertw·a in 1" tempo. - L'apertura del digiuno si fa da tutti, eccetto Kocher, secondo 1' asse intestinale, quello dello stomaco dalla maggioranza viene praticata nello stesso senso. Prima di fare l 'incisione del digiuno questo si vuota, e si pongono o non ai due estremi della porzione suturata due enterostati del Gussenbauer. Sullo Fig. 9•. stomaco se ne possono applicare due curvi. F atta l'apertura si asciugano con garza i margini dolla mucosa sezionata. L'apertura in. l • tempo si può fare con il bisturi o con le forbici a distanza di 3 millimetri circa dalla linea di sutur a. Ma siccome la mucosa specialmente dello stomaco dà luogo ad un'emorragia non trascurabile,
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Wolfler, anche per impedire, oltre l'emorrag ia, il risaldarsi dei labbri della ferita, sutura. la mucosa dello stomaco a quella intestinale. Ma allora l'operazione richiede troppo tempo. I o ho preferito fare col bisturi la sezione della sierosa e della muscolare, e col termo·cauterio della mucosa. S pessissimo ho seguito il metodo Bonomo, che consiste nello incidere con il bist uri sierosa a muscolare, e nello stri;:;ciare cci termo · cauter io sulla mucosa per frenare l'emorragia. Quindi con un ago Jan · ceolato si fa passare un robusto filo di seta attraverso la mucosa nello stomaco, penetrando nell'angolo sinistro dell'incisione ed uscendo dall'angolo opposto. Con una pinza del Pean si riuniscono i due capi del filo nell'estremo ùestro dell'incisione. Si fa lo stesso sull'intestino. Si esegue quindi il primo piano di sutura anteriore, ma prima di stirare il filo degli ultimi 2-;3 punti, si prendono i due capi di ciascuna ansa una dopo l'altra, e, mentre l'assistente sostiene le parti suturate, l'operatore con movimenti di sega seziona la mucòsa. Immediatamente dopo si stira il filo e si dà l'ultimo punto di su tura alla L embert. Così la comunicazione si è fatta immediata, ma la sezione della mucosa è avvenuta al coperto, senza il pericolo di infettare il peritoneo. Piùspesso ho usato nei vari metodidigastro-enterostomiacomemezzo di aper tura in l" tempo della cavità gastrica ed intestinale l'applicazione di due lunghi e molto sottili klemmer di Kocher. Dopo avere incise e scollate alquanto dalla mucosa la sierosa e la muscolare sollevo con due pinze agli angoli della ferita gastrica la mucosa e al disotto delle pinze a pplico il klemmer. Asporto la mucosa, che sporge dal Klemmer, mediante il termo-cauterio, il quale ricopre e chiude con escar e le boccucce vasali, e disinfetta la superficie di sezione. Lo stesso si fa sulla. mucosa intestinale, avendo l'avvertenza che i manici del Klemmer siano ver;;o l'angolo destro delle due ferite. _Fatto il primo piano di sutura anteriore prima di tirare i l filo degli ultimi punti si tolgono i Klemmer e si stira il filo e così dato l' ultimo punto alla Lembert si ottiene l'immediata comunicazione senza alcun pericolo d'infettare il peritoneo. Al primo piano di sutura anteriore compren· dente sierosa e muscolare se ne può far seguire un secondo siero-sieroso.
**"' Di tutte le gastro-enterostomia posteriori antecoliche transepiploiche con apertura in primo tempo mediante i due K lemmer, riporterò la storia di un solo caso. Cagna. seter nera del peso di circa 15 chilogr., previa anestesia di sei centigr. di morfina vien~ operata il 4 marzo 1901 di gastroen-
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terostomia. posteriore antecolica transtlpiploica, stabilendo la comunicazione immediata con l'uso dei Klemmer. D opo altre cinque operazioni sull'intestino è morta il 6 aprile per deperimento progre-ssivo. Atdopsia. - Il peritoneo parietale è liscio e lucente e non vi sono tracce di aderenze nè dell'omento alle pareti, nè dei visceri fra loro. L'ansa del digiuno forma un'ampia curva sulla parete posteriore dello stomaco. Asportati il tenne e lo stomaco si aprono i due visceri dalle parti opposte alla sutura e si trova il neopiloro di forma elittica con il maggior diametro di circa. 2 <'ent.imetri e mezzo. Si distingue bene il limite ove la mucosa gastrica si unisce a quella intestinale, facendo sporgenza verso il lume del digiuno. Il r ene sinistro è iperemico ed ipertrofico. Il rene destro completamente distrutto presenta il pa.ren-
chima., ed è rappresentato da una cavità occupata da un parassita lungo G2 centimetri. B un esemplare femmina di Eustrongilus gigas. Dentro la capsula non si trova nè pus, nè sangue; le sue pareti sono lubrificate da una piccola quantità di liquido e presenta d elle chiazze dove il parassita ha applicato la bocca per succhiare il sangue. Il nematode ha un bel colore rosso vivacissimo dovuto ad un' emolinfa di color rosso, che colora anche le pareti del sacco muscolo-cutaneo. L'emolinfa è un liquido speciale (Aducco) proprio del verme e non già, come si sarebbe potuto sospettare, identico al siero di sang ue del cane, in cui il nematode viveva. L' Eustrongilus gigas è fra i vermi rotondi il più grande, fu detto dal R edi Lumln'icus 1·enalis ed in genere è parassita del rene dei cani, più di rado del cavallo, del bue, e rarissimamente dell'uomo. Ho creduto di riportare questo caso per la possibilità che ha l'uomo di essere infettato dal cane. · La. morte della cagna si deve all'anemia ed al deperimento progressivo causati dal parassita. Prepamto microscopico della nnova apertlt?'a pilorica. - Il pezzo indurito in alcool viene incluso in paraffina, le sezioni vengono colorate per fare spiccare il t essu to connettivo. N ella linea di riunione ùella parete gastrica con l'intestinale si trova un tessuto connettivo, il quale è abbondante tra le due sierose, va quasi scomparendo tra le due muscolari e torna ad apparire tra le due mucose. A causa d ello scollamento della muscolare della mucosa si ha tra queste, specialmente sullo stomaco, molto tessuto connettivo. Si riconoscono normali i diversi strati: mucosa, rnu.çcolari.,· ntucosae, sottomucosa, strato delle fibre circolari e strato delle fibre longitudinali della muscolare ed infine il peritoueo. La mucosa è normale, ma in corrispondenza della linea di
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unione gli otricoli glandolari sono scarsi ed in qualche punto mancano, come pure la muscolaris mt~cosae, la quale però si prolunga verso la linea di unione più ch·e la mucosa. Lo strato muscolare, che manca nella linea di affrontamento,· ricompare poi gradatamente e dopo breve tratto assume uno sviluppo maggiore ed è più compatto che nel resto della muscolare. Metodi pe1· stabilù·e la cornunicazione in 2° tempo. - Per garantirsi dei pericoli delle sepsi derivanti dall'apertura del lume intestinale,
Fig. IO'.
i chirurgi hanno ideato num~rosi processi per stabilire le tomunica.zioni in 2° lempo e che sono estesamente descritte dall' Hartmann. Al primo gruppo appartengono i metodi, coi quali s:i ottiene la comunicazione in 2• tempo mediante la legatura con seta o con laccio elastico.
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Ho ripetuto l'uso del laccio elastico in moltissime operazioni tanto di gastro-enterostomia anteriori e posteriori quanto nelle digiuno- digiunostomie (Fig. 10• e Fig. n •). La sezione dello stomaco per azione del laccio elastico avviene con ritardo rispetto a. quella dell' intestino, è quindi bene far precedere al passaggio dell'anello elastico un'incisione siero-IIK1scolare della parete gastrica, fatto con il coltello del
Fig. Il•.
Paquelin. Non si può consigliare l' uso del laccio elastico nell'anastomosi latera-laterale dell'ultima porzione del tenue poiohè per accumolo dì gas e di liquidi, facilmente ne seguono stiramenti e Jacerazioni dei punti di sutura.
NUOVI ESPERI1\[EN1'I SULLA OHIRURGlA GASTRICA
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Al secondo gruppo di metodi, coi quali si ottiene la comunicazione in secondo tempo per mezzo di agenti fisici, chimici e meccanièi appartengono quelli di Kuie, Bastianelli, Souligoux, Chaput, Boari, Pau!, Postnikoff e Martini. Concludendo rispetto al modo di stabilire la comunicazione tra stomaco e intestino, dirò, che ai chirurgi, i quati non sono molto esercitati nelle suture intestinali, possa consigliarsi l' uso del laccio elastico, da preferirsi a tutti gli altri metodi di apertura in 2° tempo. Ma. da chi è in grado di eseguire suture esatte, fra le quali da scegliersi è la sutura di Apolito, (!Ome quella che meglio garantisce dall'infezione del peritoneo, deve adottarsi l'apertma in tu tempo o con il bisturì o con il termo-cauterio, oppure sezionando la mucosa con il filo di seta, o meglio sezionando la mucosa con il termo-cauterio, . previa. applicazione sulla mucosa stessa dell'intestino e dello stomaco di due lunghi e sottilissimi Klemmer. Jloclo d·i evita?·e il riflusso della bile nello stomaco. - Wolfter avendo osservato il riflusso della bile nello stomaco, consigliò di fissare l'ansa da anastomizzare per una certa estensione ed in tal guisa che la peristalsi intestinale corrisponda a quella dello stomaco. Inoltre restringe il capo afferente con punti sieromuscvlari. Kocher (Fig. 12") fa la gastro-enterostomia anteriore inginocchianclo ad angolo acuto l'ansa del digiuno in modo che il capo afferente, sia a sinistra e quasi completamente coperto dal capo efferente, che risponde a destra.. Apre lo stomaco con un'incisione curvilinea in Fig. 12•. alto e l'intestino con uu' incisione curvilinea in basso, così costituisce una specie di valvola, che impedirebbe tanto la caduta della bile nello stomaco, q uanto la caduta degli alimenti nel capo afferente. Ho ripetuto il metoùo di Kocher su due grossi cani, ma sacrificati gli animali dopo 30-40 giorni, non ho ritrovato traccia della valvola che aveva fatto. Quindi penso che il metodo di Kocher oltre che non toglie l'inconvenienti lamentati, ha anche tutti i pericoli della gastroenterostomia nella. quale l' ansa del digiuno viene fissata per troppo breve tratto allo stomaco. Gast1·o-enterostomia con ente'l'o-anastomosi complementm·e. - I chirurgi hanno escogitato numerosi metodi per evitare il riflusso della bile nello stomaco. Lauenstein ebba la prima idea di anastamizzare all'ansa afferente un'altra ansa qualsiasi del digiuno. .Jaboulày fatta la gastro-enterostomia anteriore col 1" metodo di Wolfter vi aggiun-
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~UOVI li:S.PERDIE~Tl
SULLA CHIRURGIA GASTRICA
geva la digiuno-digiunostomia. Chaput vi aggiunse la legatura dell'ansS: afferente con una striscia di g<trza. Ho ripetuto una volta il metodo J aboulay-Chaput (Fig. 13") e con buon risultato. Entero-anastomosi con doppio impianto clell'intestino 8ltll' intestino e dell'infestino .sullo .<~tomaco.- R oux h a descritto un metodo che chiama gastro-enterostomia posteriore per impianto. l\Ia gia il Wolfl.er (Fig. 14•) e anche Vogt e Maydl avevano descritto un processo simile, per cui il capo efferente ''iene impiantato sulla parete anteriore dello :;ton1aco ed il capo afferente d irettamente o per ana:-;tomosi laterale (dopo essere stato chiuso all'e:::tremo) sul capo efferente ad una certa distanza dallo
li"ig.
I:s•.
Fig. 14•.
Fig. 16'.
stomaco. Ho ripetu to più volte il rnetodlJ Roux (Fig. 15") ma oltre che l'operazione ò troppo lunga, la nuova. apertura pilorica è troppo stretta. Bonomo ha modifi cato il processo de l Houx, facendo l' innesto laterale anzichè terminale (Fig. 1G0 ) e facendo la gastro-enterostomia anteriore come consigliò \Volfler. Secondo Beaunis la penetrazione della bile dello stomaco arrestal'ebbe completamente la digestione negli alhuminoirli. D A.stre hi1 invPce
dimostrato che, introducendo nello stomaco del cane 50-300 gr. di bile di bue, non si verifica nessun disturbo in q nalsiasi periodo clella dige:;tione. Carle e Fantino hanno visto che il rigurgito della bile nello stomaco può persistere anche per parecchi mesi, ma ciò non inceppa la guarigione, nè impedisce agli operati di sentirsi bene e di presentare un miglioramento rapido e progressivo, senza sintomi di dispepsia anche quando è copioso il rigurgito biliare. .A.Jl'evacua2iione rapida dello stoma.::o si ac~ompagua una diminuzione progressiva della sua ca,pacità, il neopiloro diventa sempre più continente, il che proverebbe lo sviluppo di un nuovo sfintere, che restituisce allo stomaco la. sua funzione normale. Parallelamente a tale modificazione diminuisce e cessa il rignrgito clelia bile.
SUOVI ESI'ERIME::-ITJ SULLA CHIRORr;IA t;A.STRIC.\
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TRATTAYEl\TO POST-OPERATOHIO. Anzitut to bisogna eYitare il collasso, facile a verifìca~·si in indiv idui m ?lto deperiti, come sono quelli che presenta110 stenosi pilorica, specialmente se eli n a tura callcerigna, o ch e sono affetti da molto tempo cla dispC>psio ribelli. Del r esto l'operazione stessa predispone al collasso, poichè le trazioni sullo stomaco a m ezzo dello splancnico e del vago si river berano sul cenLro d ' inn ervazione cardio-polmonare. Sono perciò ntili dopo l'operazione le iniezioni di etere, di caffeina e di siero artificiale. Se non vi sono i vomiti dipendenti dal_cloroformio, n on si deve lasciare il malato a dieta assollJlta. Nel p rimo giorno si possono fare :2-H clisteri nntrit.ivi. Nel qua.rto, terzo e talora anche n el secondo si può dare per bocca q ualehe liq ltore, del vino vecchio e cl el hr oclo; e nei giorni suecessi vi l atte e zabaioni. :!)opo 10-12 giorni :Si cominciano a dare le carni Jtlagre: lo esame chimico del contenmo gastrico e l'o::Htmo microscopico delle feci riveleranno i l potere digerente dello st.omaco c clell' intestino. Si sono verificati casi di d iarree incoercibili specialmente nei cancerosi cacbetti ci e ciò si devo attri bai re alla perdut <t funzionalità dello stomaco e d ell' intestino. In quesLi casi più cho all'alimentazion e con brodo, latte, uova, che pas,;~\no an che come vengono presir si ùeve ricorrere alle iniezioni i poderm i che ripetute d i soluzione fisiologica di cloruro di sodio. RISU LT.\TI DRLLA GASTRO 1,::\TE JW:;TOMIA :
Ri8l6ltati immediati. - TJa mortalitit è d im inuitM. per la :perfezionata t.ecnica. Dim.i:lUirà ancora la mortalità, che si dc\o all' intenonto tardivo, q uando il deperimento è grave, avendosi omai .:;empre più fiducia nel ris ultato dell'operazione. P.i.m,ltati lontani. -:Nel le stenosi fibrose del piloro, nelle dispepsie ribelli a cure medich e, e n elht gastrecta:Sia i risnltati sono· sorprendenti. Si h a ritorno immedin.t n delle funzion i digestive, scoml'arsa clei dolori e dei vomiti. Nel morbo rli Reichmann diminuisce l' ipersecrezione gastrica: perchè cessn. la causa i rritanto datn, dal ristagao. N ella ga->trecta:;ia lo stomaco g radatamente si riduce o cessano Je fermentazioni a normali de l contenuto gastrico per l a facili ti~. con cui si vuota. Il nuovo piloro n ella gran maggioranza dei casi di>enta dopo un cer to tempo più o meno lungo, continente, come si può dimostrare con P .:nsufflazione dello stomaco. Per a.lcnni (1\Iintz, Carie e l!,antino) ciò devesi a.d. un' ipertrofìa della t unica muscolare, come anch'io ho potuto osservare nei preparati microscopici <'he ho fatto, ma per Harmn.nn e Terrier non vi è ipertrofìa.
l:t - Giomalt "'edico
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NUOVI ESPF.RIME:STI SUI,LA ORIRURGIA (lASTRICA
Conelusiont\. La gastro-enterostomia, se è operazione palliativa nei tumori maligni del piloro, è in genere operazione radicale in tutte le altre affezioni dello stomaco. La scelta del metodo operativo deve variare a seconda delle indicazioni dell'operazione: se si fa per carcinoma pilorico si ricorra alla gastro-enterostomia anteriore col 2° metodo di Wolfler modificato. Nelle altre affezioni gastriche, quando il malato non è molto deperito, e quando bisogna preoccuparsi d ei risultati lontani, credo che la gastroenterostomia posteriore sia preferibile; ma alla gastro-enterostomia posteriore transmesocolica, deve preferirsi quella posteriore antecolica. transepiploica da me descritta, con apertura immediata della cavità per mezzo del termocauterio, previa applicazione di due klemmer sulla mucosa, i quali permettendo di eseguire il piano di sutura anteriore evitano il pericolo dell'infezione del peritoneo.
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Ospeda le militare di Ka le pa ( Isola di Candia)
UN CASO GRAVE DI SIFILIDE SECONDARIA GUARITO COLLE INIEZIONI ENDOVENOSE DI SUBLIMATO
Per il dott. .t.atonino .t.me nta, tenente medico
Le iniezioni endovenose di sublimato introdotte in terapia, con geniale ardimento sin dal 1802 dal Baccelli, sono state usate in questi nltimi anni con tali ottimi risultati che il prof. Tommasoli le consiglia come metodo obbligatorio aborlit:o della sifilide : pure, eiccome si seguitano ad enumerare inconvenienti e pericoli delle dette iniezioni, non sarà. del tutto inutile riferire la seguente storia clinica per dimostrare la. efficacia di detto metodo. STomA CLINICA. - M. G., calzolaio di anni 45, è individuo di mediocre costituzione organica, di temperamento linfatico. Ha moglie e quattro figli in buone condizioni dis alute. Pare che all'età di 18 anni sia stato affetto da tifo, per cui gli caddero i capelli. A 22 anni si contagiò di blenorragia, di cui guarì dopo un mese circa. A 33 anni t:~i contagiò ancora di blenorragia, della quale non si è ancora guarito essendogli rimasta la goccetta. Soffri, in quel tempo, per circa due mesi di febbre e dolori articolari, che molto probabi!mente devono attribuirsi all'infezione blenorragica. In seguito al contagio impuro del 31 maggio 1902, nei primi del luglio seguente notò sul prepuzio un indurimento con relativa ulcera, che all'ambulatorio celtico di Catania fu diagnosticata di natura sifilitica . L'ulcera fu medicata giornalmente con calomelano, e si ebbe in seguito praticate ben 22 iniezioni di sublimato. Ciò non osta.nte verso la fine di settembre cominciò ad essere affetto da cefalea., dolori nptturni alle ossa in modo da impedirgli il sonno; eh be congiuntivite e forse irite sifilitica. .
m; CASO GRAVE lH SIFILIDE SECONDARIA
180 l~icorso di
nuovo al dispensario celtico di Catania, vi ebbe praticate altre otto iuiezioni d i sublimato e due di calomelano e contemporaneamente prese per via gastrica dell'ioduro, in seguito a che migliorò notevolmente. Venuto a Canea nei primi di febbraio 1903, incominciò a soffrire di dolori osteocopi notturni, inappetenza, capogiri febbre serotina, stitichezza, abbassamento della voce, e manifestazioni cutanee alla faccia. ed agli arti. Allorchè io fui chiamato al letto dell'infermo, questi era in uno stato da muover pietà. La lingt<a fortemente patinata, il polso piccolo, frequente; bocca arida, denti fuligginosi; temperatura 38.5 che aumentava la sera. Addome teso, quasi contratto : occhiaie livide, incavate, ipotrona muscolare, panr,icolo adiposo scarsissimo. Piedi freddi: l'epidermide dei piedi si sfaldava, come fosse macerata. L'infermo era nervoso, quasi intollerante, irascibile colla sua famiglia. Sulla cute della fronte, in corrispondenza d ei sopraccigli si notavano delle pustolette disposte a cerchio, circondate da un alone rossastro pieno di liquido siero purulento, che scoppiavano lasciando scopei-to il derma sottostante e confluivano formando delle zone ulcerose larghe quanto una moneta di rame da dieci centesimi. Se ne notava un'altra sulla guancia sinistra, che aveva tutti i caratteri del lupns sifilitico. Dalla narice sinistra usci va fuori del pus fetido misto a sangue ed a detrimenti di crosto. A l braccio sinistro si notavano dne piaghe grandi quanto una moneta d' argento da cinque lire, ricoperte da crosta spessa, lamellosa, di colorito brunastro, prodoLta dall'accumularsi e dall'essiccarsi del secreto purulento delle pustole sottostanti. Altre due croste di pÌtl piccole dimensioni si notavano all'avambraccio omonimo. Alla gamba sin istra se ne notavano una alla faccia esterna ed in alto ed un'altra verso il suo 3° interno. Al braccio destro esistevano tre piccole croste ed un' altra all' avaro braccio. Un'altra grande piaga coperta da crosta notavasi all'a.nca destra. Inutile aggiungere che esiste\a adenopatia ingninale, ascellare e cervicale. Pensai prima a purgare l'infermo, che era affetto da stipsi ostinata, e samministrai poscia degli antisettici intestinali, in seguito a che la febbre scomparve, le funzioni intestinali si rego1arizzarono, e l'infermo, assicurato che la sua malattia era guaribile, incominciò
GUARITO COLLE I~li!:ZIONl ENDOVE::-<OSE DI SUBLIMATO
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a camminare ed a. venire all'ambulatorio di Kalepa, dove ad intervalli di cinque giorni una dall'altra si ebbe praticate quattro iniezioni endomuscolari di calomelano da cinque centigrammi, e migliorò ta.nto che le efflorescenze della fronte e della faccia cominciarono a regredire e cessarono i dolori notturni ed i capogiri. Essendosi però manifestata la stomatite, cessai temporaneamente le dette iniezioni e lasciai in riposo completo l'infermo per una ventina di giorni. Siccome però in seguito le pustole della facc ia non erano del tutto guarite e le piaghe degli arti rimanevano invariate, pensai di introdurre il sublimato per la via endovenosa, e profittando quindi dell'M venoso della piega delle braccia, che fortunatamente non erano invase dal sifiloderma., praticai a giorni alterni ben sette iniezioni di soluzione di sublimato all'l p. 100 senza notare alcun grave inconveniente da parte dell'infermo, tranne un po' di vomito dopo la prima iniezione. Solo sul punto dell' iniezione notai in seguito una piccola escara che guarì spontaneamente, senza bisogno di alcunamedicatura. L'infermo non ebbe mai febbre. Durante la cura delle iniezioni consigliai ]a massi.ma nettezza della bocca, e l'uso abbondante di collutori al clorato potassico. Come per incanto durante essa cura le pustolette della faccia e della fronte si riassorbirono completamente, lasciando però al loro centro una piccola cicatrice avvallata ed irregolare. Le piaghe delle braccia e degli arti inferiori si seccarono e le croste caddero rapidamente lasciando anch'esse una larga cicatrice avvallata. Rimase solo una piaga alla coscia sinistra che andò lentamente riassorbendosi dopo circa. un altro mese di cura, durante il quale l'infermo fece uso internamente di una soluzione di biioduro d i mercurio iodurata (formula del De Amicis). L'efficacia delle iniezioni endovenose è stata in questo caso evidentissima, giacchè, mentre le iniezioni intramuscolari di calomelano non avevano fatto che regredire appena le pustole superficiali della fronte e della faccia (sifiloderma pustoloso superficiale) e non avevano portato nessuna modificazione nè allo stato generale dell'infermo, nè all'ectima sifilitico (sifiloderma pust.oloso profondo) delle estremità, furono le iniezioni endovenose che in pochissimo tempo fecero riassorbire le infiltrazioni e cadere le croste, in modo che al loro posto rimase un'ulcera profonda, che guarì quindi con formazione di cicatrice. L'infermo non sòffrì più di cefalea, vertigini, dolori notturni alle ossa, e se ne avvantaggiò anche la nutrizione generale. La innocuità delle iniezioni endovenose ed i loro ottimi risultati incoraggiano adu,nque ad adoperarle non solo nei ca:Ji di sifilidi gravi,
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U~ CASO GRAVE
DI SIFILIDE SECONDARIA, ECC.
ribelli, che non guariscono cogli altri metodi, e contro le quali erano state usate cla.l Baccelli, ma ancora nei casi di sifilide primaria e secGndaria come metodo di elezione, in primo tempo ed energicamente (sino a due centigradi per iniezione secondo Tommasoli) senza timore di emboli, avvelenamenti o gravi necrosi locali. Esse devono essere seguite, si intende, da altre cure specifiche secondo i metodi conosciuti, ed a altri farmaci corroboranti; potremo co<>ì essere fi~uciosi di combattere e vincere in tutte le sue proteiformi manifestazioni la ten-ibile lne che infesta l' individuo e la società. Canea, dicembre 1908.
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I DITI PLANTARI RETRATTI E GLI ARRUOLAMENTI NELLE SCUOLE MILI'l'ARI
Per il dott. A.ateaio Per. .•i , capitano medico.
Per iniziativa :lei comandante il Collegio militare di Roma, fu recentemente compiuta una speciale ricerca allo scopo di conoscere se, nei vari Istituti militari del regno, vi fossero arruolati pel servizio di carriera, giovani aventi diti plantari retratti. Si ebbe così modo di sapere che presso l'Accademia militare diTorino, nella. recente ammissione del novembre Hl03, c furono accettati u. 5 a.lli~vi con uno o due diti a martello in un solo piede •· I nteressante è il referto del capitano medico, addetto alla Scuola militare di Modena. Egli scrive: c nella visita medica, che viene passata. da apposita commissione, gli aspiranti allievi, i quali presentano semplici diti a. martello ai piedi, vengono sempre dichiarati idonei al servizio militare. Per tale imperfezione, dal 1885 ad oggi, non è mai sta to pronunziato alcun giudizio di inabilità. Nel 1899 un allievo, il quale allegava. disturbi in conseguenza di diti a. martello in entrambi i piedi, venne inviato in osservazione presso l'ospedale militare di Bologna, ove fu riconosciuto idoneo Rl servizio militare nella. qualità di allievo :.. Risulta poi che presso il Collegio militare di Napoli il difetto in esame, nelle visite mediche di arruolamento, non si è mai constatato o preso in considerazione. Un identico fatto erasi verificato presso il Collegio militare di Roma fino al giorno in cui un allievo, affetto da retrazione dei secondi diti plantari, richiamò l'attenzione del medico, essendo di quando in quando accusate sofferenze, dipendenti da processi flogistici recidivanti, che colpivano la borsa sierosa formatasi sulla faccia dorsale della prima articolazione interfa.langea. Per l'accennata borsite a ripetizione, motivante l'uso di una calzatura speciale, all'atto dell'arruolr.mento, fu emesso un giudizio di inabilità al servizio militare, giudi?.io confermato in successive visite di appello. In seguito, per altro caso consimile, la questione fu attentamente considerata sotto ogni rapporto e per facilitare la soluzione del que-
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I DITI PLA:qTARI RE'I'RATTI E C:T.I ARROOI~AMEJ\TI Nlèi~LF: SCUOLE MlLlTARI
sito studiato si procedette alle mentovate indagini. Dalle medesime emergerebbe che in ma.ssima. i diti plantari retratti, specialmente se unilaterali, non impediscono l'arruolamento volontario nelle scuole militari. Ne consegue che la deformitiL anzidetta si potrebbe radiare dal no vero delle i m perfez ioni, che limitano sensibilmente l' a.ttitudine a l servizio militare. Ma così non è per tutti quei casi in cui siano insorte, o insorgano borsiti a ripetizione, come complicanza connessa ai diti a martello, ovvero q ua.ndo coesistano altre ben manifeste alterazioni anatomo-patologiche nello scheletro della volta piantare. Allora s'impone l'eliminazione assoluta per fatti morbosi complessi, fra i quali il dito retratto rappresenterebbe un sostrato anatomico ovvero una semplice coincidenza. Mediante la radiografia, presa di profilo, si possono riprodurre di-
stintamente le deformaz;ioni scheletriche proprie del dito a martello, le quali consistono particolarmente nei modificati rapporti della superficie articolare della prima colla seconda falange digitale. Però sulla patogenesi dell'imperfezione va rilevata l'a ttnale sin~ golare divergenza di opinioni. Intanto io fui sorpreso per l'osservazione, in pochi anni, di tre casi rassomiglianti tra loro come gocce d'acqua, essendo i secondi diti plantari retratti in modo perfettamente simmetrico; e ciò che riesce più signifìcativo, in d ne casi la deformità è accoppiata ad u n lieve grado di balbuzie e nel terzo, durante l'età in~ fantile, si verificarono indubbie manifestazioni di malattie funzionali del sistema nervoso. Tali dati di fatto valsero a convincermi che pure il dito a martello, a prescindere dalle dolorose complicazioni locali, può costituire un indizio sufficiente per l11. segnalazione di organismi più o meno difettosi. Bisogna, in conclusione, riconoscere la verità del principio, secondo cui meglio si evitano gli erronei giudizi, qualora siano vagliate at~ tentamente, in ogni caso, anche le minime imperft>zioni. Cosi un accu~ rato studio sulle singole varietà dei diti plantari retratti e delle alterazioni patologiche concomitanti serve per precisare le eventuali indi~ cazioni ad una proporzionata cura chirurgica correttiva, la quale, se cruenta, sarà riservata pei casi in cni realmente non se ne possa fare a meno. Roma, gennaio 190-t
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NOTE ED APPUNTI St.:LLA
ORGA NI ZZ A Z IO NE SAN ITAR.IA CIVILE E ~HLITARE DEL GIAPPONE Per Il <1ottor 8 e b •• ti a a o a u 1 a, lonPnle rnerltco, gia addetto al Corpo di sl'e(l rzio" e it·di:tno In Ciua
Ora chel'allenzione del mo ndo civile é port.nta ver so l'Estremo Oriente, per· seguir e le fasi del duello russo- g iapponese, vi è un riweglto di curiosità e di interesse pel mi!:'terioso paese del snl e levante. che in poco più di trent'anni ha :::apulo , dallo stnto di semi- barbarie in cui si lro ,·avn, assorgere al rango di potenza militare di pr irn'online, tanto che ora osn sfidare il formidabil e co· losso del nord. · l progr essi fatti dal Giappone, oltre che nello sviluppo delle sue forze militari e navali, in tutte le manifestazioni della sua rrdestata altività, le riforme ampie e sapienti di tutti i suoi or·dinam.. nti, l'adoziOne intelligente degti ul timi por tati della nostra civiltà. sono cet·to ammirevoli, tanto più che qu~>sta nuova civiltà n on è solo una ver nice esler·na, ma é da vvt>ro - a quanto si ha ragione dr creder·e - una l t·asformazione raùi c!lle e pi'Oft>nda. È notevole in modo par·ttcolare l'incremento e lo sviluppo che lo Stato dà a tutte l e istit uzioni scientifiche ed umanitari,., occupanèo:::i attivamente, senza badare a spese e sacl'iflzi, dt>i problemi che si rifel'iscono al la pubblica salute. In un viaggio fatto cola l'anno scorso mi prop0si di studillre da vicino l'organizzazione sanitaria civile e mtliuH·e. e quindi .presi alcune note ed appunti , che o ra mi pare non del tutto inopportuno tra:::crivere. Premetto che non ho alcuna pret ensione di drre cose nuoYe o colmarP- dei vuoti, t.anto più che, come tutti ~li altri pu t·bli ci servizi, nnche quelli sani tari i sono interamente mo•lellat i su quelli delle nazioni civili nccitlentali. PART E
l. -
Sen lzt sanitar i chiJI.
Eserei:io dell'arte salutare. - U no rlei primi alti .t el nuovo Governo pr ogr es· sisla inau~uratosi in Giappnne dopo la rivoluziOne del 1808, fu qullllo di r egolare e disciplinare l'eser cizio della prof,.ssione medtca, rimasta fin allora nelle mani di empirici ignoranti e sup~>r;;liziosi e dei ciarlatani. Scuole di m edicina. - F urono i~tituite quindi scuole di medicina ad i mitazione delle europ~>e e :::pecialmente di queiJ,. di Germania, da cui segnalamente si prese g ran par te del perl"onule iusPgnanle. Ed ancor o~gi si risente in questo ramo di studi l'influPnza degli autor i tedeschi, e la classica lingua di Goethe i, piu o meno familiare a tullt i medici che si ri spettano. Gli studenti che hanno
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NOTE ED APP UNTI S ULLA ORGANIZZAZIONE S ANITARIA
frequentato per 4 anni queste scuole di medicina, supe randone tuLli gli esami sper.iali, devono poi soste nere una prova finale pratica, che è un vero e!>ame di stato molto rigoroso (l), e cosi ottengono dal Ministero dell'interno il diplom« di libe ro esercizio. Il Min•s tero si rise1•va di esimere dagli esami chi abbia cont'eguita la laura in una Unive•·s ité. o scuola medica alJ'estero. Presso le tre Università Imperiali (Teikoku Dag iokù) di Tokio, Kioto e Fukuoka esistono facollé. eli medicina: vi è inoltt·e una scuola medica con collegio ad Osaka, tenuta a s pese della !Jrovincia. Tutte queste facoltà sono mollo fiorenti ed affollate: attualmente vi insegnano quas i tutti professori giapponesi, alcuni di g ran rinomanza, come p. es. il celebre Kitasalo, insegnante bacteriologia a Tokio. Es istono numerosi periodici sia di medicina ~<enerica che delle varie sp~::cia lilà, qualcuno s1ampato in tedesco, ove vengono pubblicati importeoti lavori scientifici, s pecialmente nella partè bacler iologica. Cliniche di Tokio. - Ebbi agio di visitare le Cli:1iche universitarie (Dagioku Bioin) di Tokio, che sono fornile di un completo arredamento perfettamente moderno per ciò ehe riguarda la cura degli ammalati, laborator i, gabinetti e scuole. Il sistema di costruzione lascia alq~anto a des iderare secondo le nostre idee di ingegneria sanitaria. Anzitutto le varie sezioni, invece di essere a padigl·ioni isolati, comunicano per mP.zzo di molli corridoi e gallerie, in modo da rendersi molto difficile una efficace separ·azione. Inoltre il materiale di costruzione é, secondo le abitudini giapponesi, quasi esclusivamente il legno, con pavimenti ricoperti di stuoie, il che se·nza dubbio é un grave ostacolo alla disinfettabililé. dei locali. · È ammirevole però l'estrt-ma pulizia, addirittura meticolosa, che é, come tutti sanno, virtù innata nei giappones i, e quindi l'occ hio almeno resta appagato dal ved~re tutto lindo e lustr·alo. l pavimenti poi sono preservati dall'in· sudiciamento, mercé il sistema tradizionale di deporre sandali e scarpe alle porte delle camere. Ogni reparto ha inoltte un sufficiente corr edo di <.<andali, che s ono usati es clus ivamente dagli individui ivi addetti e dalle persone, che vi càpitano anche casualmente e per pochi minuti. Per g li individui calzati all'europea, sono tollerate delle spec.iali soprascarpe di tela o feltro. È. forse un'esajlerazione, ma di quelle che non possono por·tare altro che bene, ed è certo preferibile a ci6 che avviene purtroppo nelle nost!'e cliniche, ove si ve· dono centinaia di studenti penetrare nelle sale di med icina. e, peggio ancora, di chirurgia e di ostetricia, portando aderente alle scarpe e quindi disseminando la polvere o il fango delle strade o (quel che è ancora più infetto) dei teatri anaLomici! Allro fatto da me osservato alle Cliniche di Tokio fu una certa promiscuità fra gli individui affetli da malattie comuni e malati contagiosi, come pure una insufficiente delimitazione tra i reparti degli uomini e quelli delle donne. Infine mi t'embr6 eccessivo l'ag~lomeramento nelle sale. dei malati, parenti ed amici che gli a ssistevano e del personale d'ospedale addirittura innumere(t ) Si divide in due se~ioni: a l Fisica. chimica, anatomia e Osiologìe.; Il) Clinica medica c chirurgia, farmacologia, oculìatlca, ostetricia e pratica. - (Regolamento approvRIIl ron rlecreto del Oagioknn, anno l6" del Melgi, n. 3~ e 35). S-econdo le statistiche dep:II ultimi t O anni le medie generali dei candidati approvati rra t• e '!" scrut.iuio oscillarono fra i 9,07 e l 3S,87 p. t OO.
CIVILE E MILITARE DEL GIAPPONE
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vole: persino nelle sale d'operazione ebbi l'impre:;sione di un soverchio affollamento di per sone e;otrunee. Del resto questo è un inconveniente comune a tutti gli ospedali, anche militari, in Giappone, e vi può essere ovviato in parte dal cullo quasi religioso per la nettezztJ e l'ordine. Notai numerose infer·miere 8l"Sai attive e intellig~nli ed abbastanza istruite nella parte loro: gli infer·mieri mi parvero piLtlosto rozzi. Altri ospedali cioili. - Oltre l'ospedale clinico, esistono a Tokio allri 6 ospedali civili; cioè: il policlinico di Yerak u (che !'erve esclusivamente per fornire materiale per gli esami di Stato degli allievi medici) un ospedale per malattie infettive (a Kumangome), un O!==pedale tr·aumatico ad Humega, uno per malattie interne a Su rum Dai, quello della Croce Ros!'a (J i c ui parlerò appresso) ed uno annesso al Ricovero di mendicita. Inoltre 2 manicomi, ·1 ricovero per i ciechi ed i sordo-muli, t per i lebbrosi, oltre varie case di SMlute di minore importanza, sa oatorii, ecc. In tutto l'impero, secondo le ultime stRtistiche ufficiali, vi sono 624 ospedali, di cui 3 JZOvernativi, 156 dipendenti da pubbliche amministrazioni, e 465 da as· sociazio ni di beneficenza o da privati Questi ospedali per·ò non sono eg ualmente ripar titi : cosi, mentre nella prefettura di Tokio se ne contano /0, in quella di Hokk a ido 53, ecc., in quella di Gumma non ne esi3te a lcuno. Vi sono però dovunque ambulatori e ca se di 8alute private, il cui numero ha dovuto per·s ino esser e limitato da apposita legge. Numuo dei professionisti in medieina ed affini. - Il numero dei medici, compresi i de ntisti, è di 42,377 (circa 1 per 1000 a bitanti), pel'ò una metà circa sono ancora dei vecchi esercenti autorizza ti dietro speciali es ami all'esercizio della professione limitatamente al proprio distretto. Vi sono 3086 farmacisti e 35,375 levelrici. Anche l'esercizio dell'odontoiatria, zooiatri.a, farmacia, ostetricia minore, è disciplinato da appo~iti regolamenti, scuole ed e sami come da noi, e quindi c!'edo inutile insistervi. Dire:zione uenerale di sanità pubblica. - Presso il Ministero dell'interno vi é una Direzione generale di sanita pubblica, delta Ufficio centrale sanilariO, che compr ende 3 di visioni (o k nà). t • UJ.flcio di igiene (per la sorveglianza su le acque potabili, fo~nature, nettezza urbana e fluvialE', infortuni s ul lavoro, prostituzione, sanatot'ii, stabilimenti termali, bag ni, vendite di sostanze alimentar i o nocive, spaccio di medicinali, ecc.). 2° Ufficio delle epiderr.ie (per la sor vt>glia nza sulle vaccinazioni, labora tori scientifici, istituti sierot.erapici, is pezioni sanitarie, ecc.). a- Ufj!cio del personale. Vi sono 3 laboratori d'i!liene: uno a Tokio, 1 a Yokohama e uno ad Osaka , 2 Istituti oaecinoyeni (a Tokio ed Osaka) ed un istituto sieroterapico a Tokio diretto dal celebr e prof. Kitasato. In questi ultimi tempi que~ti istituti si sono r eei molto utili, rifornendo di ottimi sieri e vaccini le truppe dei vari contingenti esteri in Cina, fra cui il nostr o. Esistono due stazioni sanitarie marittime isolule pel' disinfezioni, quarantene, ecc.; una che vidi io s tesso, a Tsùscima, presso cui vi è una fer·mata obbligatoria per le navi provenienti dal continente asiatico, ed un'a ltra presso Yokohama.
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NOTE ED APPU~<TI SULL A ORGANIZZAZIONE SANITARIA
Il servizio di visita sanitaria sui bastimenti in ar rivo nei porti mi parve, a qua nto potei asservare de visu, piuttosto s upe rficiale, malgrado il grande ap pat•ato di per sonale gallonato che saliva a bordo. M or bosità e mortalità.- Dalle statistiche pubblicate dall'Ufficio centrale appare, che le condizioni della p ubblica salute sono da diversi anni in continuo progresso. Jl serv!zio della vaccinazione fatto molto largamente e scr upolc!'arnente {in media 7 milioni di vaccinazioni e rivaccin~:~zi on i all'anno, e talora s i è giun ti fino a più. di 15 milioni), riesce ora a tenere in limiti !'istrelli l' infe~ione vaiolosa, cl1e prima faceva s trage. La malaria é quasi del tullo sconosciuta, malgrado la jO!'rande estensione delle risaie e gli innumerevoli sciami di zanzm·e. Fa eccezione solo l'isola di Formos9 , ove è endemica ed anche con forme g ravi. Ancl1e il ber iberi é p·iultosto raro. La tubercolosi è in vece frequente: nelle s ta tistiche giapponesi però non è compresa fra le malattie infetti ve. Quella polmonare figura tra le malattìe del sistema respirator•io: della tuber colosi chit•ur gil'a non è fatto alcun cenno; però, da quanto potei acce1·tarmi neg li ospedali, anche questa forma dev'essere molto diffusa. La lebbra è endemica in varie provincie del nord; nelle statistiche più recenti figurano tuttora 23,fì60 casi. La sifilide è t·elativamente rara: nelle donne sottoposte a visita medica d urante g li ullimi 10 ~:~ n1d si é avu ta una m edia del 3.5 pet· cento circa di infetLe. La Mortalità totale media negli ultimi 10 anni fu del 19.90 per mille. Nel mAdesi mo periodo di tempo la· natalità media fu del 28. i4 per mille . L'accrescimento a nnuo medio della popolazione fu del 8.8i per mille. Educ~ione fisica. Molto curata é l'tgiene nelle !:'cuole, e si da molta importanza all'educazione fìsict1 dei bambini di ambo i sessi; facendo fare loro molta ~innaslica ed eser cizi a ll'aria Aperta, ed evitando pill che sia possibile di tenerli rinchiusi ed immobilizzali nelle scuo le.. A n che gli adolescenti e gli adulti si esercitano spesso nella ginnas tica, nuot.o, lotta, sche1·ma, liro all'arco, football, lawn-tennis ecc., acquistando una a ~il ità e rohustez:za tale che compensa vantaggiosamente la notevole deficenza di s tatura. Chi é s tato in Cina du rante l'occupazione internazionale del P ecili, ed ha potuto vedere alla prova i soldati dei vari contigenti, ha dovuto riconoscere nei gia ppon esi ottime qualità fisiche, per quanto concerne specialmente l'agilità e la resistenza alle fatich e. Nette;~a pubblica e prioata. - L·.nso abitua le dei bag ni giornalieri concorre g randemente, oltre che alla nettezza iudividltale, alla igiene pubblica, con la profilassi di tante malattie infettive, mentre anche la nettezza pubblica è mol~o cUJ·ata, sia ne i grandi centt•i che nei più piccoli vil laggi. Nelle città pr incipali vi sono appositi policemen o vigili sa nilarii. A cq ue potabili. - La provvista delle acque potabili si fa in gene rale dalle numerose e<i ottime sor genti sparse dovunq ue. Per pat·ecchie città :si sono costruiti, e s i vanno tuttora costruendo, a cquedotti con tutte le r egole dell'ar te. Ne e sistono a Yoko bama, Hakodate, Soya, Osaka, Hiroscima. Kobe, Tokio. Visitai i n uovi serbatoi ancora in costruzione a Nagasaki, che utilizzano le acque del fiume Nakagima, e i:'aranno, una volta completati, un'opera proprio colossale di id raulica e di ingegneria sanitaria.
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CONCLUSIONE SULLA ORGAN IZZAZIONE SANITARIA CIVILE.- Concludendo, per quanto concerne l'igiene pubblica, il Giappone è proprio giunto a livello delle nazioui più progredite, anzi in qualclie parte poll·ebbe g"ià insl'gnar e piuttosto che apprendere. E ciò il risulta to - bisogna r.onvenir ne - di una snpieute legislaziont> sanitaria inspi1·ata a Cl'itcri scienlilìci all'allo moderni, la cui attuazione é resa agev(Jle dallo zelo dei funzionari!, dalla buona volontà dei cilladini, e !';opratutlo, dal profondo rispetto, che si ha da tutte le cla~si sociali per l~ ~c1enza e per le autorità cof:'tituite.
e
PARTR f! . -
Ser TIZi saultarflmllitari.
serv1zn saoitarii dell'Esercito, come quelli del la Ma1·ina, fUI·ono riorganizzati nel 1R86, c.!opo l'adesione del Giappone allu Convenzione di G1nev1·a. Corpo sanitario. - l medwi rlell\•::<tH'Cito ::>ono inve:::lili dal ~~·adn etfcttivo di nlficiale. a cominciare d!J sottot~nentH fino a lenente gener Al e. Lu denominazione dei v(u•i gpoJ i e la "'ilRuente: medico d i 3•, d1 :2• ~ di t• cln,se, medico principale di 2* e di t•, medieo i:::pc ttore, medico ispettore ~enera l e, mPd1co ispettore ~en er·ale in capo. L 'uniform e é come quella degli ufliciali d~ fanteria. con la dlfT,•renzn ch e le bande olei pll11laloni e la sopr-afascia del berl'elto ;;ono di color vel'ùe anzic.lté ginllo: sulle cor1trospalline portano r icamato un caduceo 10 arj!ento. An c:he la t1·uppa di sa nila ha le bande e sopratfascte ver di e un caouceo I'icnmA to in filo biam:o sulle contro;;palline. Il reclutamento dPgli ullìciali !:'i fa in seguito a c•Jncot·:;;o per titoli fra i laureati iu medicina. l p1'escelli v eugono, p1•ima della nomina definitiva, invit1li a compiet"e presso un re~g imenlo uu cOI'SO d'istruzione militare elementare, della dur·ata d1 quattro mesi. Aceademin medico·mililnre. Reccnleme1:te i> ;;tata istituita in Tokio un'AccademiA medico- militare, che é una vara scuola d'applicazione e perr...zionamento per gli ufficiali medici inft>I'iori. Ogni anno in sellembi'e s i apre un corsu, che dur·a fino al marzo seguente, a c ui prendono parte 50 uffìcial i medici tra capitani e suballe1'11i presi dni corpi e dagli ospedali. I l cor so è teorico- prRlir.o, e ver sa !'.ulle se~ueuti mA.terie: Clinica - B r omatologia - lgien~ · Bact~'rtologia - Ch i,.urgia di !Jilerra- TraSfiOrlO dei .fer ili. Vi sono addetti ur1 ma;I!.!iOr geue1·ale medico come dir etlo1·e, cinque ufficiali superiori e selle capitani come insegnanti . Potei visitar e questa scuola co u uno special e permesso del Mmisl r o della guerra g iapponese, e ne 1·iportai un'ottima impressione, specialmente per l"iudlrizzo lutto pr atico dei VI\ l'li iu>~eg-namenti: riten go che debba esser e m ollo utile per• l'istruzione tecni(;A degli ufficiali medici. La scuola P. forniLa di un ri cco museo d"igiene militare, con m odelli di caserme, o<:peùali, ba1·acche, vestiari dei var ii eserciti, campioni di viveri di riservtt, mezzi di traspor to di malati e feriti, ecc. Fra i m ezzi speciali di lr·asporlo in uso nell"eser ci to !'iapponese , oltre alle solite barelle, ecc ., notai un modello di oinrikislr:a ( vetluri na giappone>.e a due ruote, tirala da un coolie) adattala in modo che il feriLo vi possa stare seduto o r!or·icalo a volontà: v e ne sono ad 1 eJ a .:2 posti e sono molto p!'atiche. Vi è anche una specie di sedia di paglia mollo le~gera da pol"tare sul dorso, legata a guisa di zaino, la quale è in uso ptlr le t1·uppe destinaLe ad ope1·ar e in montagna.
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!\OTE ED APPUNTI SULLA. ORO ANIZZAZ l ONE SAN IT ARIA
Vi sono otli101 gabinetti e leboralorii per le va r ie esercitazioni pratiche, compreso uno per la radio~relia, e d una discreta biblioteca medica. Inoltre i gabinetti, la biblioleca ed il teatro anatomico dell' O!ipeolale della Croce Rossa di Tokio sono anche a disposizio11e degli allievi della scuola. che vi s i recano, per farvi alcune delle loro esercitazioni. La scuola ha un giornale propr io (Gun !ti kakko ghio fu) in cui si pubblicano i lavori originali t>se~uili dai pl'ofessori ed allievi R ecentem~>nle sono stati fatti deflli studi• molto accurati s ulle malattie enuem1che dell'isola di F a r · mo!'a, !'pecialmeute sulla malaria. Ospedali militari. - Vi è un ospedale militare principale per ogni diviSione territoriale, in ~ullo 12, ~<tiacché la Divisione della Guardia e q uella d i Tokio hanno un solo ospedale fra tutte e due : vi sono poi 26 fra osperlali s uccurtoa li eri infermerie di pr•esidio: inoltre un ospedale !>peciale nell' isola di Formosa. La mo~gior parte di questi ospedali sono arretlali coi sistemi più moderni: g li altr i vanno tras for1nandosi anch'essi ~radotamente. Visitai quello di Tok io, che è situato jj; una bella po~>izione (a Kog imaci) in mezzo a giardini, poco !ungi dal celebre tempio di Yasaku dedicato ai militari caduti in guer·ra. Il tipo di costruzione dell'ospedale non é èei migliori ; in falLi i locali no n sono in g ran par te che vecchie case giaJlponesi più o 111eno adsltate al loro uso alluale e conp;iunte da lunghe p;alle rie. A oche qui, come negli ospeda li civili, le pareti sono di legno e carta, e s i vedono a mmalali ed infermieri s ccoccolati per LPrra s ulle stuoie a ll'usanza giapponese invece di serdr i dei letti o s,:rabelli. Vr sono due modelli di letti, a lcun i in ferro cnu rete melellica, altri un po' primitivi a cavallelli ed a ssicelle di legno. La dislrtbuz ione dei malati uei vari r epar ti secondo il gent>r e della malattia è analoga alla nostra, salvo che non esistono r·eparti speciali pet· individui in os!!ervazione: a questo pr oposito dirò che sono molto rari ne ll'esercito giapponese i casi di malattie s imulate, essgerate o procurAte. La sala per le g1·andi operazioni e il locale per d1sinfezioni costituiscono due padi~lloni staccati costr uili in mattoni e con p11vimeuti in ceme1tto. Le loll·ine !'<ono falle col sistema dei bottini amovibili, alquanto modificato. l bagni souo col sistema ,:ria pponese delle tinozze di legno. La puliz1a e l'ordine sono molto éurati. L'ospedale può contenere 500 malati, ma in tempi o rdinari (come all'e poca della mia visita) ve ne é solo la meta cir ca. Vi sono adde tti un medico principale di 1" classe (tenente colonnt>llo) di rettor e, 5 medici principali di 2• classe (maggiori) e 1 i ufficiali inferiori, di cui alcuni comanda li dai corpi dd pre~ idio, 5 farmacisti, 140 infermieri, oltr e numeros i allievi infermieri della Croce Rossa e par·ecchi inse1•vio nli non militari. Non vi sono infermtere. Concludouùo, chi voglia paragonare questo ospedale militare di Tokio con quellì di a ltre cupitali, per esempio Roma e Pal'illi, deve riconoscere che esso rimane abbastanza al di!!olto, e ciò tenendo anche conto del fatto, che a T okio non mancano dei belli e sontuosi edifizi costruiti di sana pianta in stile europe o per minister i, banche, Pcc. Seroi:;io sanitario p resso i corpi. - Il personale sanitario addetto ai corpi ò più numeroso che da noi: ogni reggimento di fante ria ha in tempo di pace
Cl VILE E MILITARE DEL GIAPPOXE
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1 medico principale di 2• (maggiore), 2 medici di 1• (capitani) e 4 subalterni; in tempo di m obi lilazione: 1 maggiore, 3 capitani e 6 suballerni. Inoltre 3 ser/?I:Dti aiutanti di sanità, 12 infet•mieri e 48 portaferiti (del treno), 6 coppie cofani di sanità (2 per battaglione) e 4:> ta5che di sanità (la per battaglione); non e~istono zaini di sanitil. Il pacchetto da medicazione individuale (di cui pote i avere dei campioni) consiste in un triangolo di mussola ripiegato su se stesso, ed in mE'zzo a cui sono ·incluse 3 compresse di mussola al s ublimato, il tutto fissato con uno sp1llo di sicurezza. Non vi é involucro esterno. Il pacchetto è di forma quadrilatera, schiacciata, e misura mm. 85 X 85 X 10. Le ar mi a cavallo non variano, come organico, dal tempo di pace a quello di guerra. I reggimenti di ce valleria (formali su 3 squa<h·oni) hartno 3 medici . e 3 infermieri, cosi pure i gruppi di batterie .d'artiglieria, i battaglioni del genio e quelli del treno. Seroi.zio in guerra. - In tempo di guerra ogni divisione ha 2 compagnie di infermieri e 6 ospedali da campo da 200 letti. O~ni ospedale da campo ha 6 medici, 1 farmacista, e il mater iale distribuito in 8 coppie di casse e colli, in modo da potersi suddividere in due ospedali da 100 letti. Ad ogni divisione 1noltre sono a ssegnati 20 distaccamenti di soccorso e 2 colonntl tra:>porti della Croce Rossa, di cui parleremo più avanti. Sulle grandi vie di comunicnzione si formano posti di tappa, ospeqali di r1serva eventuali e depositi di materiale sanitario. Non posso estendermi sui particolari del servizio in guerra, essendomi stelo impossibile procurarmi dei regolamenti tradotti in qualche lingua europea, ed avendo avuto poco tempo per procurar mi informazioni ''erbali particolareg~~;iate ed ordi nate. Maga~~ino centrale sanitario. -Vis itai il magazzino centrale sa nitar·io di Tokio, che e un ~r·an deposito di rifornimanlo di materiale sanitario. - Vidi la i nuovi modelli di cofani di sanità a scomparti interni di alluminio ed alcuni tipi d1 filtri da campo in esperimento: sono ingegnosi, ma sembrano poco sotidi. - E anche allo studio un tipo di gerla di vimini, per trasportare oggetti da medicatura, rivestita di tela impermeabile: questa gerla, pe1· la sua leg-gerezza, e molto comoda pe1' le truppe m montagna, sebbene la sua solidità lasci naturalmente alquanto a desiderare. Infine osser vai un modello di stufa locomobile da disinfezioni, di cui attualmente è assegnala una per ogni direzione di sanità di divisione mobilitata. Tutto il materiale sanitario, come mi parve, è ancora in continua trasformazione, per la tendenza che hanno i giapponesi in og11i cosa, e segnalamente per quanto riguarda l'eser·cito, di ass1mi!ax·si sempt·e le ultime innovazioni adottate all' Estero. - In Cina, per esem pio, ove sono a contatto i c0ntingenli di tutto le grandi Potenze, gli ufficiali medici giapponesi sono qnasi sempre in giro per visitare i vari ospedali da campo, infet•mer·ie ecc., osservando e studiando tutto, fino ai particolari, che a noi seoJbran<jl i più insignificanti. Seroi:i sanitari nella spedizione del 1900-901 in Cina. - Nella 1• spedì_ zione del 1900 la v• divisione giapponese, oltre al personale sanitario addetto alle truppe, aveva al sejluilo 2 os pedali da campo ed una colonna tr·asporli per malati e ferili con una sezione tre no.
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:SOTE ED APPUNTI SlJLLA OR G A:\IZZAZIONE S,\NITARIA
Tulti i set•vizi erano d1relli da un tenente colonnello capo-ufllcio di saniiA detla divi sione, gli ospedali da m&J!giori ; un altro maggiore era addetto alla colonua trasporti. Il co1·po sanitario giapponese fu quello rhe ebbe più da lavorat-e in principiO della sped1zione, a causa d.-l gran numero di fel'ili avuto dalle loro truppe n ei primi combtHtimenti co1 bo:rers. St:rri~ i .~anita ri (iella J;Ja rina. Il servizio sanitario della marina milit are e d1simpe:znato na uno speciale co1·po di ufficiali, la cui ~el'arch1 a c den nminAzione sono affatto simili Alle nostr e. Il grado massimo pe1·6 è quello (li ispettore gene1·ale (Yice ammira)!l iol. Vi ~ouo ~ ospedali di mAt'ina (>~ lmubu, Saseho, Kut•e e Yokohama). A KuJUrO vi è una scuola di meuic111a naval ~ 11naloga a quella di T okio Pl'l' l'e!<Prcitn. CONCL USIONI:: :::Ut SERVIZI S ANITARI! MILITAR!. C flnCJudendO , dirò che i l>er vizi sauituri m ilitar·i sono organizzAti ed impiAntali ~e nza risparmi o d1 spese e :::.rcn••do le idee più m ode1·ne, ma attualmeute non bastano a ::'opperiro r0111 plct1Hnente ai b•»ogni Jell' l~se•·cil{) e dt:llla :'vlArina Vi •ì pet•ò un' •stil uzimw, •·he ne cnstiluisce come Il complemen to necosS!l ri O, e r.he quiudi vR studialo pal'ticola•·mentc come una appendice ai ser vizi sanrtarii mililm·i, voglio dire la Croce Hossa. PARTE 111.
- Or;;auizzazione sanitaria della. Croce nossa.
l rn.portan;a e caratteristica della Croce R ossa Giat•ponese.- La Croce Rosf-a del Giappone i• una delle più fioren ti tra le :;ocietà sor .-lle, O\'endo preso in b1·cv•,.;sinao tempo un i nc1·emento e sviluppo a-.solutamcnle 5er.zo preceden ti in quaiSI8 SÌ 11A1.ione ci vile. I nfatti , fonclata da poco p1ù da 25 anni, conta OI'O me~tlio che 700.000 socii, cio•· (cou-.iderando che la popolaz10ne dell' 1mpero è di .i5 mi !toni) p1ù di uno per O!.!ni CH ab1tanti! Lo cagione ni que>"lo fenomeno si deve ricer ca1·e anzitutto in un elevato sentimento di patr iottismo e di affeUo per l'eser cito. l n ratti il mollo deliA soci eta è : « DeiJilo rersiJ lu patria e .~occor;;o ai soldati • . \'i e qui da notnre un ratto caralteri..:lico e singola1•e, che fa distinguere questa astituzione g •apponese da quelle di tulle le altre nAzioni. l l pl'lnc•pio, che forma la base su cui è fondata l'istituzione intPI'IIAzionale 1lclla Croce Hossa, cioc quel principio frale t•no d1 ca•·itò e d• amor e po1· l'uom o che scdl're. chllln11ue es~o sia - anche un nemico - pei giapponesi passa in seconùu linea. In un lib1·o scr·itto r ecentemente da un colto giopponc!'e, il prof. Nagao Ari ga, ho Li'OvfllO infulli. a proposi to della Croce Rossa, un ragionamento, che tender ebbe a d11nosll'llre, Ct•me l'uman•tà pei r~ri ti in guerra senza distinzione di nazionalità sio pP.i giapponesi nutl'allro che un cor ollario del prialClpio di palriotli!'mo. E;:sc• dice o un dipresso cosi: « Anzitutto, per f'ssel'e sicuri che i n ostri lel'ili siano ben curali dai nPm1c i quando cnpitino uelle l01·o mani, l'unico mezzo é di ben cu1·ore da parte nostra r1uelli dei lor o caduti in nosll·o potere. « Secondariamente tutti gli Stati fìrmatarii della Convenzione di Ginevra a vendo pr·cso impegno d'onor e di occupa•·si del soccor so dei feriti sia amici che
CJVIJ,E E ~llLITARE DEL t~ IAPJ'ONE
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nemici, la soci"! là. della Croce RossA, il cui dovere è di v enire in au!'i !io ai servizi sa niLari dello Stato, fa quello che lo Stato ordina, senza tliscut(•re ''· In al.tt•i termini i 1-!iapponesi dk.ono : la questio11c se l'opera della società del la Croce Ros~a sia umanitaria o no, in realtà OPO esis te, poJCiu~ 1-!Ssa non Ila la libertà della scelta. Ho voluto riprH'lare que,;to ra gio namento abbastaiiZtl singolare, r •·ima perché rispecchia interamen te l'opinione pubblica del la 11uzione, e poi per·chè spi•~g-a, oome in un paese, che finnra è stato e si manlic ne I'isol utamenle estt·oneo, anzi ostile, ai principi del cris tiantl~imo, Abbia potuto svilupparsi con unu vitalità coQi prodigiosa un'associazione di soccot•so di cn ratler e co8i altamente umanitario e earitatevol e. Origine e proare.~si della societa :lella Croce Uossrt. - Giù nel 1867 e 1873 alle Esposizioni Univer sali di Par igi e Vienna, gl'inviati giappone" i a\·evuno potuto osser vare <le oisu l'opet·a e i pr ogr e8si della snciet.à della Croce Rossn dtli vari pae8i. Nel 1877, durante la sanguinosa in:;;urrezione d i K agò-scima, il conte Sano e il visconte Ogiu, con la coopt>razio ne e con>'11.d i del baroue.SieboldL arldetto alltt Legazione Austriacn di T ok1o, l'oudarono un'nssoctazione di berwfìc,..nza (Hakufl i>'eill). al lo scnpo di soccn t·rer e le vi tt1me della g uerra c ivile. Ln società olle11ne !iubito il patrociuio del M1ka lo e molte pffet•le. sicché polé m ètt er·si LP.n presln a 1•opera, inv1andn, alla d ipendenLa dt•i medici mililAr·i, un numer ns(J pPl'· sonale voloutario, che si distinse pel' ~ra n zelo n<>l cut•at·e i fl!rl ti non solo del le truppe imperial1, tna anche degli in~ort1 . Terminata l'insurrezi>Jne, la Sociel.il fu ot•p:anizza la ,;npra una hasc stabi le, e fìnal111ente, dopo varie trasformawll!i. aveudo il Giappone nel 1H8G aderito alla Convenzione di Ginevra. la So~·i etù Pbbé nuovi stawli e il titolo attuale (:-irppon Seki Giugt - Croce Ros>"a del Ginj>pon•·), e inli nt' fu ri conosciuta uf· fici11lmente dal Comit>~to int,•rJIBZinlt81e il 2 ~elle mbr·e 1H87. 1 Al principio del 11'88 con tAvtl 2~00 soci. allll lì ne ddl'auno p1ù t.li IO,OOll. Dopo 1> ouni, aveva g ià 36,000 rn t>mbr·i e d 1111 reddito anr1110 di 118.000 yen ( l). N el· l'anno 189 i, rruan do scoppiò la g uerra eon la Cina, il numero dt•i sod et•a salito a 160,000; dopo la guerr a 'IU<''!lU r ifra si er a ti'lplicAl a. Nel 1 ~!)8 i soci er ano s;o mila, col r eddito annuo di l ,El80,622 y en ; lld oggi ']Uesti nurnc.ri sono g ià di gran l ung» oll t·ept~ssati. Qut'Slfl rapida for•luna della Ct·oce Ros<ca é anzitutto do vuta all'allo patrocinio d...lr I mperatore (:j d'altra pB r le alla p1·opngnnda att1 va ed incessflnle. In 1111 Impero ove da tempi immemorabili st !;UCcede sem pre la m edesima dit.a!'lia. il cancello di pt~lria t) idenlitìcato con la persona tlt·l Sovrano e dei Sllllli antenati, e pt•rciò i soldati non souo ~;oni< iderali come cosa d r.llo Stato, "Y~a come appartenenti dlt'ettnmente a!l" lmper alot•c (2) : CJUindi il po rtare lot·o aff...tlr•, il r·ecare loro soccorso è cO ttiC uno i<quisJlO allo di omaggio a l Sovrano. Il Mikado poi da parte sua non mnnca mai di dimm;Lr·ar e il suo intrJressamento per la Società, a c ui, f1·a gli altt·i doni, feM un'clarg izroue di !00,0111) yen per una volta tamo ed hfl poi inoltre CO'Ilituito una r endita annua di altre 10,000 y en . .\1e:ui Ili propaganda della Societù. - Questi mezzi sono svarJaLi ed efficaci, e meritano qualche cenno speciale : ( t l Il yen =
L. :1,60 circa. (2) Il Mlkado nei s uoi decreti chiama ufficialmente i solda ti: le mie bt·flccia t le mie gam be. t3 - Gion1ale medico.
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NOTE ED APPU~TI SULJ,A ORGANIZZAZlO~E SANITARIA
o) JmiJblicità (avvisi, r elazioni, pubblicazioni periodiche, ec~.); b) ingeren:ea yooernatil'a falla dai prefelli delle province, che sono m embri ed agenti locali delhi Soci eta; c) decora:eio11i ed insegne conferile a lulti i membri dell'Associazione con gr an l'Oi ennità (1 ); d) fr·sle date in occasione delle assemblee gener ali delle var ie sezioni locali con intervento dei prmcipi delh1 Casa Imperiale e talora persino dei Sovrani ; e) proie:eioni r Pclame che illustrano con dise;::ni e foto~rafle l'origine, lo !!copo, la neceso;ità dell'opera della Croce Rossa (2). Ospedale della Cr oce Rossa. - A Tokio, ove é la seùe centrale tlells Societt~, vi è anche il graudioso o«peJale, unico slabilinteoto di questo gener e che t'sista 11ell' Estrl"mo Oriente. Es!".o fu fondato nel 1880 per opera precipua del generale medico Ilascill10to , con el ar giz10n 1 dei Sovrani e sus!".idio governativo, ed ha per obb1ettivo priuci pal o l'istruzione p1·atica t!ei medici e del personale femminile di assistenza della Croce Hos!"-8 (sip:nor e ed infermiere). l malati poveri sono curali !Jratis : gli abbienti sono tenuti a pagameuto. L'ospedale del la Croce Ros!'\a è divenuto subito molto popolare in Tokio e fuori, per la ,:rran riu omall7.R come chit' urgo del dott. ll a!".cimolo e per l'abili lù dei suoi cooòiutor i. E il m1glior e ùi quanti ho visitato al Giappone. e fa veramente onot·e sia al principio filantropico che lo iuspirò, sia alla scienza m edit:a, che ne suggerì lutti i parti colari della costruzione e degli impianti. f.: situato in uno posizione r idenlissima e salubre ad ovest della ciLta, nel ~obùot·go di Azabu, circondato .Ja parchi e gi11rdmi : si compone di un ,:rrao fabbr icato centrale monumentsle, ove ~ono allOJ.!Iltl la direzione, gli u ffici, ~aiP di ricevimE'nl o. bibhotec11., museo e farmacia e di numerosi padiglioni ~tacca ti.
Nella sola d'onore dell' o1>pedale si vedono i ritratti n frl'8ndezza naturale delle LL. AA. RR. il Conte di Torino e il Duca de~h Abruzzi, donati all' istit uto a ri cor do Jella lor o augusta visita. Dal fabbr icnlo c<'n t1·ale !'i dipartono o ra ggi in tutti i sensi t9 padi glioni, di cui 9 per le mnloltie ordinarie, 6 per l e traumatiche e 4 per le infetti ve. l pasl"a~~i COIHll'ti mollo ampii, che r iuni!".cono alc-uni dei padi4rliom fra loro, posl'ono e>;ser·p farilrn<'nle utilizzati ~ ada ttati, iu caso d1 necess1tò, per ricoYer o di ferili e maiAli, che non trovasser o posto nP.I Ie snle. (Il oJ ue,tr deeorn~loul sono ricercato<sime a rrclrrenza di orooello olate da 8ltrc sociNo private, perche porlnrsi In qual•ia<l circo,l•nza m cui si portiuo le olrcorn1i(lnl flcllo StaiO, montrc quelle do'llu ali re ~ocictil unn JJo•s'lno porlnr~i rhe nelle sole riunioni private. Ora, slr.como l ~:lnPIJOnesi sono :unantiSsiml cl~llt• llccum7.1" "'· c racìlo immaginare che per molli bastì qur,lo scmpllre motl,·o per decidersi ad lnso·riv~rsl nr lln ::iociet;ì. (!l) llnrprt'~!·niMitJ: i rltrulll dui So\'rani, elci forulatori il ella Sociela ; emblemi clelia Soele1.\: rpisoltl òPIIe tmerrc, in ~ul so vedono da una parte ferili nbb.11Hlonnll 11 sr stPs<i o dall'altra l m~• llci e lnr~rmlrri rhp npprestnuo roccorsi: l' lllliJrralrice c lr ali re si11nrJr~ Ilei Comitato chr prcr11n.no hr111lo o meolic:lllo ferili: navi e trr ni o> perla h, ecc. Uno <lcgh apostoli ilella ~OCICta.ll haronr Jsc1guro, 1s11ettore ~:en erale mcolico, fu l'inventore oli qursto mrzzo tll prop3~anda, e costrUJ oiR ~ 11 primo aPPI· rccriHo, col o1u:1ltJ c~ll >t·~so. aiutato dalla moglio, diede le prinw lottrnee• In provincia. Il ~j<tema Pbbe moiL1 l'ORli, c vorue tuttora praticato con s nerrsso nn ne1 fllU r~mot i vlhags.tl N••lle SJ>Iegnzioni orali elle accQmpa~;nano le rappr~senta1.ioni, si ìn<hte molto nel far comprendere al pubblico. cho la C. R. mal~ rado 11 suo emblema, non Ila niente rla l'ed~r~ con la rrliRione Ctl>tlana, e quindi nou con· lle11o In sé alcuna Idea, cho possa urtare il sentimento rehgioso del popolo. i>OI~ono
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ClTILE B: MILITARE DEL GIAPPONE
Vi sono pure dei padiglioni speciali per alloggio delle allieve infermiet•e, con dormilol'ii, s cuole, sale di lellura, ecc. In tutto, fra ammalati amme;.si gratis e a pa:::amento, vi sono 160 letti, ~uasi sempre al completo. Vi è anche un dispensario aperto al pubblico per consultazioni gratuite, con varie sezioni dirette da valenti specialisti. Il ricco museo anatomo-patolog-ico contie ne inler es!<anti preparati di lesioni traumatiche da guerra, e serve (come g ià dissi) per studio degl1 allievi dell'ac~".ademia medico- militare. La biblioteca è be n fornita specialmente di trattati tedeschi. Oltre che .per la preparazione del personale di soccorso, l'ospedale é utilissimo per lo studio di tutte le questioni tec niche dei servizi della Cr-.<·e Ros!!a. In tempo di guerra poi funziona come ospedale milibare di t'iserva della Divis1one di Tokio. Seroi~i della Croee Rossa in guerra. - Secondo il Rt>gola m ento sul servizio in guerr.a, la Società deve provveder·e ai seguenti se•·vizii: Distac c amenti di socco rso -Colonne d i tra spo rti - Evacuazione di malati e re,·i ti pet· via di mare- S tazi oni di tap pa - Depositi di ma teriale sau i Lari o. t• Di s t accamenti di soccorso. - Servono per venire in s ussidio ai ~ervizi s anitarii dell' eser <'ito, e sono a sse,:rnati in ra~ioiHl di 20 per og ni divisione m obilitttta. Ciascun distaccamento é formato da 2 m edici, t farmaci· sta, l infermiere (o infermiera) in capo, 10 infermie r•i (o infermiet·e), 1 contabile e 2 coolies - ed ò equipag-giat'l in modo da provveder·e a 100 ferili o . malati. 2' C olonne d i tra s p o r to . - Servono pel' l'evacuazione dei ferili o malati per via di terra. Ogni divisione ha 2 di queste colonne formale come ~e11ue: 1 medico, 2 infermie ri, l contabile, 1 pot·taferiLo caposquadra, 60 porlaferiti e 2 coolies. 3° Evacuazione per via di mare. - In tempo di guerl'a la So· cietà deve altrezzar·e 4 pit•oscafi pel sel'vizio di sgombero di fel'ili e malati. Questi pil'oscafi sono di d ue categorie , A e B, rispettivamente per 200 e 100 malati. 11 peTsonale rei piroscafi lettera A è il Regouente: l delegato della Societa, un m ecl1co capo, 3 m Pdici, l farmacista, l segr etario, 2 aiutanti di furmacia, 6 in f~I·miet•i capi!>quadl'a, 36 infermieri, 1 mec canico. Per la ca tegoria B il pet·so•tale è ridollo in proporzione. A spe~e dtllla Sociei.A sono stat1 già costruiti espref;samente due piroscafi ed afftd,..li a lla Compagnia di navigazione Nippon Yu3en Iù.ti.~cia , la quale se ne 11-erve per conto suo in tempo di pa cP., pagando il nolegg1o, mentre, alla prima richiesta della Croce Rossa, deve consegnarli a ttrezzati e p 1·onti a funzionare pel tl'asporto dei feri li. l due plrO!'cafi sono pHfetlamen le uguali, e si chiamano uno Hak uai-Mar u e l'altro Kosai·Maru (l), s tazzano 2774 tonnellate ciascuno, ed hanno una velocita di a miglia e m ezza all'o•·a. C1ascuno é attrezzato pe r servire a 208 mal11ti o reri ti, di cui 3G in -t• classl', 12 in :1• e 1M in 3•, riù 6 nel ri pai'LO contagiosi. (l) 1\akuai -
beneficJnza instancallile. KosM - amore senza limiti. 1llaru -
nn1•e.
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NOTE .ED APPUNTI S ULLA ORGANIZZ AZIONE SANITARIA
Oltre alle cabine per i malati e pel personale addetto, per gli ufficii ecc., vi sono: uoa camera du opera zione, camer·e da medicazione, camera refrigerante, farmacia, apparecchio per la fabbri cazione del ghidccio, distillatore, locale per disinfezioni, camera m ortuaria. Queste navi ospedali costitu isco~o una delle specialità della Croce Roasa del Giappone. l n falli il servizio di sgombero in guerra, dala la coufigurazione d el paese, si fa in massima parte per via di mare. L'autorilll militare requisisce, è ver·o, tulte le navi delle varie società di navigazione pel trasporto di truppe e materiale da guerra, e quindi può adibir-ne alcune per quello dei feriti; ma è certo prefer•ibile aver·e al momento opportuno dei ba!=:timenti costruili espres~amente allo scopo con tulle le comod ità e regole igieniche. 4° Stazioni tli tappa e r·ifor·nimento. -Sono stabilite, pr•evio ac cordo con l'autorità militare competente, n ei porti di sbarco e stazioni ferJ•o viarie, ove transituno o si formano le truppe in viaggio. ;,o D e p'os iti di materiale sanilar·io. - Ve ne sono di due specie: permanenti e temporanei. I primi sono stabiliti alla seJe centrale di Tokio e in quelle dalle varie sezion i IOC'-Sli, e servono a conservare i materiali di pt•opr·ietà della Croce Rossa e a racco~< liere quelli eire ven~ouo offerti man mano, per poi versarli, al br!=:ogno, ai depnsili temporan ei. Quest'ultimi sono impiantali nel numero e nelle lòcalità che si crede piu oppol'tuno. Ad ognuno di essi sono assel-{nati: 1 delE-gat o della Sociela , 1 far•macista, 1 contabile, 1. meccanico, 4 coolies. Preparazione del personale di a.~!{isienza ji n. d11l tempo di pace: '1° Comitato delle signore.- N el 18ì7 fu fondato dalla princi pE-ssa ArisugAwa un comitato di gentildonne, che si mi!"C!'O v olenter ose all'opera per fAre un cor so teot·ico·pr·atieo per infer•mier·e, i l quale vennE>. impartilo da valenti m edici mil rlari con j!t'an ser·ielà e cosciE-nza. In se~uilo si son tenuti di tanto in tanto al tr i corsi per le nuove si ~nore i scritte, le quali allualmeote al'ri vaoo al numer·o di cir·ca mille, di n se fra un comitato centrale e quelli delle provincie. Ol tre l 'rstnrzione propr·ia, queste signor·e ~i occupa11o Ji incoraggiare la professione di infel'miera: è questo un compi lo delicato e d1fficile, in Giappone. In fatti, m entre in tutti i paesi civtli vi sono quasi sempr·e le suore dei vari ordini ospedal iPri per dirigere le i nfermiere, a eui servono di esempio e m odello, in GiR[lpone ciò non avvieni\ sia per·ché vi sono> pochissime suore. sia perché non è ner fini della Società della Croce Rossa nè del governo di ser· vn·sene (e ciò per ra gioni ovvie). D'altra parte bisogna tener· presente, che, secondo' costumi del paese, è inconcepibile che una donna avvicini e curi un uomo al di fuori dello pr opria fami glia, tanto più pot un soldato, serna perdere la sua r ipulazion e. Er•a ne<'essar·io qu111di far compr ender e al pubblico, che, e~s end o l a carità pei soldaLi feriti un sentimento Ji un cuo t·e veramente patriottico, nulla (: più onorevole pel sesso femminile elle il veder p artecipare l e douoe a questo !':en limento. 11 m odo migl1orc di realizzare quest'ideale fu quello dell'esempio ùato dalle signot·e della pii1 al La arisloct·azia sia di natali sia di cen:;o, sia di posizione sociale, col far·sr esse stesse infermi er·e volonta ri ~. E rn tutte le occasioni di g-uet·re o calamità pubbliche ecc. il Comitato delle signor·t~ ba sempre pr estata la sua opera gentile sia di per·sona sia con ·g enero se elar·gizioni. 2' I u f ermi e re. - L'istruzione per l e infet·miere è impartita nell' ospedale di Tokio da appositi istruttori ~da alcune signore del Comitato. Le allieve
CIVILE E MILIT ARE DEL GIAPPONE
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si obbligano per· un periCJdo di 15 anni a r·is1•on<iere a qualsiasi eventuale chiamata da parte della Società, de,.ono avere speciali r equisi ti flsiei e morali. essere presentate da persone r·ispeltabili, e sostPnere un esam e ui ammissione di cultura gen er ale. Il corso dura 3 anni; vi sono esami lri mestrali eri uno finale di diploma, col quale l'allieva è nominata infermi era di ri serva a congedala, ovver·o può e~sere adibila come inr.wmiera permanente presso l'ospedale. l regolamenti degli studi e della disci plina sono sever·i s>:imi, e CJUÌndr il servizio procede con grande esallezza e senza inco nvenien~i, come si ~ potuto ronstatare durante la guerra del 1894 e la spedizione del l 900-!llll. In ' luesla ullrma occasione alcuni feriti e malati dei conlin~enti francese ed austriaco sono stati ricoverati all'ospedale òella Croce rossa di Hiròscima, ed al ritorno erano addirittura entusiasti per lo zelo ed abnegazi one spiegati a loro riguardo dalle signore e dalle infermier e. 3' Infermieri.- Gli allievi infermieri veugono istruiti presso gli ospedali militari e infermerie di cor po. Debbono rispontler·e a speciali r equisiti fisici e morali, e fare un cor so d1 IO mesi, prima t.li esser nominati inferm1eri; ~i obblig-ano a servire per 10 anni a disposizione della Società come iufermrel'i rli riserva, e sono, quando richiamati, soggetti alla disciplina militare. 4• P o r t afe riti. - A òifl'erenza degl'in rermieri, i por-ta ferili sono r eclutati solo in tempo di ~uerra e sottoposti allor·a ad un corso acceler·ato d' istruzione. In tempo di pace non vi sono che i soli capisquadr-a, i quali r icevono una regolar e istruzione sul trasporto dei feriti. 5' M e d ici. - Oltre i pochi m ed ici che ranno servizio permanente allo ospedale di Tokio, vi sono i medici di riserva, reclutati fin dal tempo di pace e chiamali di t anto in tanto a pren der pratica del servizio. Alcuni sono reclutati direttamente tr·a i pror..ssioni!'ti, altri sono scelti in pr<cedenza fra gli studenti dell'univet sità di T ok •o, incora!{gial i ed aiutali in lutti i modi dali~:~ Socielà nei loro studi: i più m eritevoli vengono persino in'!iati all'f!stero a perrezi(lnar·si in qualche specialità. G• Farm acisti.- l farmacisti sono pr·esi i n parte da quelli diplomati, in parte dagli assistenti di fa!'macia. Si i medici che i farmacisti assumono l'obbligo di rimanere a disposizione della Croce r ossa per 15 anni, devono ~:~vere una speciale attitudine fisica pel servizio in campagna, e sono assimilati al rango d1 ufficiali: gli assistenti ùi farmacia a sotturflciali. Esercitazioni del personale. - Tutto il personale della Croce Rossa viene adJe~tralo ampiamente durante le manovre, m obil.rtando i vari serv1zi di tappe, lra~porti, ambulanze ecc., che hanno sempre perfettamente funzionalo. Inoltre si fanno spesso esperimenti di mobilitazione completa di una o piu sezioni locali della Società. Cinque ann i fa il Mikado or dino una manovra speciale della Divisione òella Gua!'dia, col solo obbiettivo di vedere l'impianto e Cunzionamento dei servizi della Croce Rossa. La Croce Rossa e la guerra del 1894. - Durante la guerra del 9i con la Cina, la Croce R o~sa or ganizzò quattJ•o spedizioni : 2 in Corett, 1 in Cina e 1 F'ormosa, oltre ad assicurare lo sgombero dei malati e feriti su navi noleggiate, il servizio di tappa nei porti e stazioni ferroviarie, nonché il servizio in 10 ospedali territoriali :ii riser·va. Spese in tutto la somma di 425.000 yen. Ai veri servizi pre!'ero parte 7 òelegati della società, 227 medici, 23 farmacisti, 705 infermiere, 585 infermieri, oltre al basso per·sonole. Durante la guerra
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NOTE ED APPUNTI SULLA OB.GAXIZZAZlONE SANl'1'ARIA 1 ECC.
morirono 2 medici, 4 infermiere e 19 infermieri, chi per ferile chi per malattie incontrate in servizio. Oltre i soldati nazionali, furono curati 149 malati e 1335 fe rili cinesi. È tanto più degna di lode la gene1·osa condolla del Giappone io questa occasione, perché spiegata a favore di un nemico semibarbaro, che non offeiva alcuna garanzia di r eciprocila; in falli i ferili giapponesi non solo no n ricevevano alcuna curll, se capitavano in mano a i ciuesi, ma venivano anzi fa lli mor ir·e tra le piu atroci torture. Spedi~ione in Cina del 1900- 901. - Nella t'ecente campagna delle trup pe internazionali in Cina, la Croee Rossa fornl i suoi d ue piroscafi Hakuai -Maru e [(osai Maru, che fecero complessivamente H viaggi, trasportando 3 162 fra malati e feriti (di cui 66 frances i e 2 austriaci); esegui il trasp'lrto di altri H89 malati s u navi dello stato. inviò distaccamenti di soccorso a Taku, Tientsin, Tungciao, Scianhaikuan, stabili un se1·vizio di tappa a Uginu, un osj)edale di riserva con un cor po speciale di infermiere ad Hiroscima, e prestò ser vizio pre~so l'ospedale di marina di Saseho. l noltr·e fot•nì il personale di assistenza a~li ospedali di marina francese, inglese e tedesco a Yokolrama. La spesa totale fu di 360,000 yen. La Croce Rossa t: le pubblù:he calamità. - In moltissime occasioni di pubbliche calamità la Croce Rossa g iapponese s i é giil resa benemerila per la sua opera pronta ecl e fficHce (inondazioni, incendii, epidemie ecc.). La Croce Rossa e i seroizi di ol'dine puublico.- In oc~asione di straordinarie riunioni di gente, specialmente nelle g randi città, per feste, esposizioni, riviste, funerali ecc. la Croce Rossa , di concerto con l'a utorità di polizia, s i incarica di stabilire dei posti di primi soccorsi pei casi d'infortunio. L a Croce Rossa all' Espo.sizion.e di O~aka del 1903. - All'Esposizione d i Osaka del 1903, ollre aù una . speciale mostra dell'oper·a della Croce Rossa , vidi sparse in vari punli, sia nel rednto dell' Esposizione, s ia nell'immensa citta, varie baracche e posti di medicazione for·nili di tutto l'occorrente, sia come personale elle come materiale, in vista di qualche possibile incidente, dala l'enorme agglomerazione di popolo. Tulle queste circostanze non solo forn iscono alla societa l'occasione di esercilaJ'e la sua miss ione umanitaria, ma ne favoriscono grandemente la volgarizr.azione e lo sviluppo. Nel porre termine a queste mie n ot~. sento il dovere di esprime1·e la mia gratitudine anzitutto al sig. Comanrlanle le Regie Truppe in Cina cav. Ameglio, per avermi cQncessa l'autorizzazione del mio v;ag~io al Giappone, a S. E. il conte Melegari Ministro d'Ila lia a Tokio ed al suo gentilissimo segretario <~a valier Gasco per avermi ottenuto dalle aulorila giapponesi i permessi di vi!'i-· t.are i locali militari e fornite notizie ed informazioni ; all'ispettore medico generale Barone Semba per aver facilitalo le mie ricerche , accogliendomi cl)r· dialmente, e mettendo a mia disposizione un capitano medico addello al Minislet·o, il dottor Tamura, che mi fu gentile guida ed interprete nelle mie visite. Caserta, genna io-febbraio 190~.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI E~ ESTERI
RIVlS'rA MEDICA V. E. BoNIC. -
La aeoresione audorale nella tuberooloal polmonare. -
(These de Paris, 1903). Le funzioni sudorali sono profondamente turbate nella tubercolosi polmonare ; nel primo per·iudo, ed 10 la luni casi avanti l'apparizione dei primi siutomi to rncici, t>i constate un'tpereect·ezione suolot·ale dello più uette. Tale secrezione non é sempre continua, s i fa per cl'is! più o meno lunghe, seKuite da remi s~ioni Ji dur ata ugualmente variabile. Mano mano che la malattia pr·oJlredisca. i sudori si mostrnno pitl fl'CfJuenli e d ogni crisi htl una dut•ala sempre più lun,.:ta, tlncltè all'ultimo pet·iodo i sudori diventano quasi permanenti. T ullavia e~istono casi nei quali ben presto scomparvero ed allri in cui non si p•·csenlarono mai ad onta di esteso distruzioni pulmonari. Come l'iporse crezione sudorale si pr oduce per crisi dura nte la nolle, es,;a st produce per crisi anche durante il g iorno. È la notte che 1 sudori .:~ono più frequenti; altri notano copioso sudore al mattino; il momento di apparizione é pe1·6 quasi lìs~o per lo stesso malato. Tale momento, secondo l'autot•e, av1·ebbe un certo rapporto con quello della minzione. Cosi avvantaggiando o ritardando l'ol'a nello quale il malato orina l'ultima volla alla sera, è frequente che st rrtar di o ~i anticipi l'ora nella quale cominciano i sudori. Talvolta fucendo urinare parecchie volle il malato durante la notte, i sudori mancarono del Lutto. Dur ante il giorno i tubercolosi hanno ver e cl'isi di s udore, specialmente durante il lavoro e du rante uno sforzo qualsiasi; allo stato di riposo sudano mollo meno. La febbre accompagna spesso i sudori. Ma essa può auche mancare; i tisici possono avere della febbre senza sudori e dei sudori senza accessi di febbre. Sede del sudor~, rla principio e dopo per lungo ll'atlo di tempo, ù la parto supe1•iore del corpo. € sopratullo davanti al petto ed alla regione dorsale che si osserva. Soveoti volle r isiede pure alla fronte, a livello della tempia, attorno al collo. Si può put·o osservare agli arti superiori, sopratutlo alle mani ed alle Jit.a. Quando l'infermilé pr·ogredisce, i s udo ri da parziali diventauo generali, cominciando però ~e mpre dal petto e predominando sovente oel lato più colpito. essendo cosi iu rappor to con la lor.alizzazione morbo!ia. Cosi pure la quantita del sudore é pr oporzionale all'estensione della lesione ed alla r apidi!& di evoluzione delle le-sioni tubet·colari (sudori colliquativt degli antichi). Rispetto ai cat·atte ri fisici, secondo l'autore, il sudore dei lisici é un liquido incoloro, chiaro, con speciale odore acre, di reazione acida, di sapore -zuccherato, contenente del g1·asso, dell'acido urico, dell'albumina. Finora non si riscontrò in esso il bacillo di Koch.
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RIVISTA :r .tEDIOA
Oggidì è ' ben stabili to la tossici la del sudor e dei tubercolosi. Essi espellono d all'or·ganismo dei veleni, dei prodotti tossLci ché contengono della tubercolina in notevole quantità. É importante il f!.iltO che tali sudori non si accomp~:~gnano quasi mai con eruzioni su<lor ali; esantemi, miliare, suda mina; non sono Se!(uili da prurito, sono in comples«o, come drcevano gli antichi, passivi. Le cause deter ruinanti tale ipersecr ezione sudor·ale sono complel"se, e si pOSSOnO dividere in due ~ruppi: le prime SOI!Q qrAelie Che pi'OVQ1~80•) J'eccitttbilità delle ghiandole sudorifere, le seconde quelle eire danno quesreccitaorlilà e spiegano per·chè i tubercolosi lranno ten·lenza a sudare. Fra le prime bisogna cittn·e tutle le cause che provocano la socPezione sudorale nell'uomo sano: fatica muscolare, temperatura elevata dell'ambiente, ingestione di bevande cal de, em ozioni, m edici11ali sudoriferi, indigestione, imba· razzo gastrico, ecc. Ma le cause predi;::ponenti più important.i sono dovute alla stessa malattia, tali l'elevazioni del calore interno. la l ol"se, i disturbi gastro-intestinali, la di spnea, le alterazioni renali ed epatiche, le emottrsi, i vomiti, che agendo in un soggetto predisposto, deLt>r·minano l'ipersecm-ezione sudoral e. Le cause delP.rminanti di f(uesta ipersecrezwn e sono ancora assai discusse. si incr1min6 la diminuzione della evaporizzazione poi monale, la diminuzione del campo dell'emat osi , la genN·ale d"Jbolezztt del malato. L'uutor·e r e!<pinl-'(enrlo tutte queste ipotesi, ritiene qual causa deter·minante lo ;:tesso bacillo d1 K och e le sue tossine, sicché la tendenza a sudare dei tuber·colosi sarehbe dovuta all'aziOne de11e lossine e c auso dei sudori sarebbe l'intossicazione. Sudori. febbre, dimagrimento, di!' turbi dig-estivi , sono il risullato dell' rnfezion e dell'organismo, dtdl' avvelenamento dello stesso. Tale modo di vedere spiegher·ebbe onche i sudori dei mAlati di tubercolosi m enin!"ea, pel'itoueale, rent~le etc., Sl'nza inter essamento dei polmoni. Assumendo tale teoria, i baci lli di Koch impregnando l'intera ecouorniH, alterflndo i dr'versi par·enchimi, devierebber·o e pPI'ver·tiPebbero la disassimilazione, aumentando le sostanze oociYe or·dinariam ente prodotte e producendooe delle nuove. Accumulandol"i le tossi ne nell' or~~:~nismo, i sudot·i sono per esso uno dei suoi m odi di reagire. Ciò concorderebbe pienamente col modo di comportarsi della quantità di sudor·e nei var1 !<Lad• della rnalattra. Come agiscono l e tos5<ine per provocare il surior·e? l sudori sono essi il r isultato dell'azione dei veleni sull'or·ganismo intero oppure àvvi azione elettiva delle tossi ne sull'apparecchio sudorif~ro 1 Finora tali questioni non vennero ri soHe. L'ipotesi che unisce i surlori ed un'rntoss1cazrone, permette di spit>gare la relazione degli stessi con i diversi sintomi dd la tubercolosi. Febbr e e sudori, es· sendo dovuti alla stessa causa, coesistono abitualmente. QuAndo i febbrrful!hi arrestano la febbre, non si oppongono sempr e ai sudori; inver!'amente i r1medi anlisudoriferi sopprrmono lah·olta i sudori, ma non hanno azione alcuna soppressiva sulla febbre. L'ipersecrezio n~ sudor·ale influisce uguA lmente sul polso eh., è larg-o, di Jebolt: tensione e sovenLi dicroto. L e emottisi favoriscono pR· rimenti l'ipersecr·ezione so.udorale. Parimenti la dil"pnea pr·esenta intimi lef!ami col sudor e, ed una dispnea supplementare, compensatr ice. in qualche modo, d ella funzione sudorale, appare 11uando si arrestano 1 sudori. Al contz·ario diar·1•ea e sudori sono spesso associati negli stadi avanzati dPIIa malattia; tal uni autori pet•flno definirono la diarrea dei tubercolosi per un vero suclore intestinale.
RIVISTA MEDICA
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Importantissimi i rapporti fra sudori e funzione r en ale nei tubercolosi. Il rene, naturalmente elimina quanto più può di ~ossine, sicché, finc hé egli funziona, i sudori sono poco accentuati. Da ultimo i sudori sarebbero meno pt•ofusi nei tuber colosi avanzati in etil, e più copiosi nei tubercolosi a rlri tic i , alcoolici e !>i fili Li ci. Moderan do la febbre per l'evaporazione che produce e sopratullo elimi nando u nt. cet·La quantità di kll!sine, riper sect•ezione sudorale rie;:;ce 111 parte favore vole al malato; ma da altra part~ pr ovoca insonnia e spossa i malati. Perciò biso::rna curarla ; ma curat·la non vorra dire soppt·imerl a. Dovrassi lottare sopratullo con tro l'intossicazione CHUSa dei sudori. Per ciò ~i fnvorit·à l'azione r·enole so m minislr·ando latte, tisane, diur etici diversi o si s orveg'l1er à il regolat•e funzionamento dell'intestino, applicando un trattamento cu•·ativo analogo a quello dell'ur emia. Cosi diminuendo l'inlos~icazione i sudori ;:;comparit·anno da per ~e ;:;tessi. I nvece il cornbatlel'li senz'altro con gli ot•dinar i anidr·otici (att•otìoa, acido canforìco, agarico ecc.) vuoi dir·e espone il malato a bru tte eventualità.. G. 13.
Edemi neVTo-artrlttoi. ·- (Journal de M cdecine et Chirurgie, dicembre 1903)
GéRARD CRI::Pl:-1. -
Esiste una ser ie di edemi com decorso clinico molto variabile>, che sono stati ritenuti dipendenti sia dal reu m~:~tismo, sia dall'artr itism<•. sia rl a uno stato oervoso particolare. L'autore ritiene che gli accennati edemi abbiano tuù1 una analoga origine c che sì O$Servi no sem pre nei soggelli sia nev:ropatici, sia ertritici. Edema pseudo-jlemmonoso. - Que!>l'edema assume i cara tteri e i l deco1•so di un vero flemmone e, senza un dil igenle esam e diagnostico, si può esset·e esposti a r icorrere al bìstori per dar esito ~d una raccolta purul enla clte non esiste. l! malato ti febbricitante; presenta, loculizzata agli arti od anche ad altre parli dd cor po, una tumefaziontl arrossata, tesa, lucente, calda e soventi dolol'Osa; si riscontra inoltre un edema più o meno pr ofondo; la compressione digitale lascia l'impr essione caratteristica dell't>dema, ma non si percepisce la fJutluaziune. Quest'edema SOJit•t~g[.{iun ge il più sovente bruscamente solto l'influenza del freddo e della fatica, ma talvolta ~enza causa appr ezzabile. Spesso è difficile la diagnosi differenziale col flemmone ; ma l a febbre é meno intensa, non vi ha fluttuazione e la risoluzione ;:;i verifica sempre di per ~e stessa ed iro una manier a comple ta. Edema bianco f uaaee. - È cal'atler•izzato da un'in lì l trazione sierosa del les· ~ uto cellulare. Ma non si r iscontt·a né rossor e, nè elevazione della t emperatura; mancano i fenomeui intìa mmato!'ii. E' un edema bianco che rassomiglia a quello dei cardiaci o degli albumunurici, e, siccome non ha luogo d'elezione, viene sovenli preso pP-r la prima manifestazione di una l esione cardiac11. o ren<tle fino allora il{norata. Si osserva, infatti, un po' dappertutto, ne~li arti, sulla faccia, sulle palpebre, sugli organi. geni tali. Oggi si pt•esenta su di u n membro, l"indomani scompare per localizza rsi alla facc1a; è un edema ambulatorio. Finché si localizza nel tessuto cellulare sottocutaneo, la prognosi é benigna, ma la possibilità di estendersi alle mucose ra riservata la pr ognosi di questa ,.,arielà d'edema.
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È eccezionale che quest'edema sia persistente; talvolta però si è veduto dunu·e; in una slessa localizzazione, per vari mesi. l::dema resistente doloroso.- Lesné ne dà la seguente descrizione: Talvolta generalizzato a lutto il corpo, altre volte, limitato a una regione molto cir.:oscritta tlella faccia o di un m embro, s1 localizza so venti sop1'a un solo membro che diventa uniformemente LumP.fatto. Il più soventi preceduto da dolori articolari, può manifestarsi isolatamente senza concomitan za di poliartrile dolorosa. L'infiltrazione sierosa è s ubitanea come nella flemmt~zia. La pelle è liscia, tesa, il più spes::;o pallida e scolorikl, talvolta al contrario legf!el·mente tmla in t•osso. L'edema é molto r~sistente, duro, tal volla più sodo che nella phlegmatia a lba dolens; l'analogia è ancora complPtata dai vivi dolori spontanei, per cui questo edema è so venti esso s te!'.SO un edema bianco doloroso. Nodosita e.f./lmere. - Quesle nodosità sono così descritte. Si lt·ovano solto la pelle e ad es><a aderenti, degli indurimenti appiaLlili o sfe1·ici, be11 limitati, del volume di un pisello, di una nocciuola che sono dov u ti all'infllll'azio11e ed all'iperplasia circoscritta degli elementi con11etllvi. Queste nodos1tà sono in numero variHbil~ e possono trovarsi molto lontano tlalle g iunture; no n compaiono alla semplice vista, ma fil d'uopo l'icercerle con la palpazion~; esse danno alla mano la stessa sensazione d elle sporgenze de ll'eritema nodoso. Non dilftJriscono da questo che per il lor·o minot· vo lume e pe1· la mancanza di arrossimento. Il loro luogo d'e!ez1one è ta testa, sopratulto
alla fronte ed all'occipile. La lorv evoluzione essenzialmente effimera è molto rapida. Pseudo-lipoma artritico. - Questa forma localizzata occupa sopralullo lo spazio soUoclavicolare, ma può riscontrarsi in tutte le regioni. parP.te addominale, arti inferiori ecc. Lo p!'eudo-lipoma é un tumore d'aspetto lipomatoso che compare senza maniftJs lazioni do'IOI'Ose ed in certi casi può cagionare d.ell'rmpedimento nei movime nti. La sua evoluzione molto variabile è ordinariamente mollo lenta. E'derna acuto detto essenziale. - Quest'edema. venne confuso da alcuni con l'orticaria gigante. Le estremita sono il più spesso affette, specialmente in vicinanza delle arlièolazioni; ma il tronco ed il viso ne sono risp&rmiaLi. l limiti di questi edemi sono indedsi; la colorazione normale della pe.!le non è modificata; talvolta però essa è un po più pallida e un pò più rosea. Tal volta esistono tensione e prurito. Le mucose possono essere inte 1·essale: le labbra, il velo del palato, il fa· ringe, il laringe, la mucosa dello stomaco e quello dell'intestino. Cìli edemi compaiono brul':'camenle e scompaiono in poche ore, iu alcuni giorni al più; recidivano mollo spesso. Lo stato gen erale non è abitualmenle interessato. L'edema occupa quals iasi regione ; di pre ferenza, però, sono colpile le ref.doni abitualmente scoperte. La sua forma varia moltissimo, un pisello. una nocciuola, uo palmo di mano, un piatto anche. Ora vi ha s immetria tra le p lacche edematose, ora, al contrario, vi ha asimmetria. La sua evoluzio ne è molto rapida. Pseudo elefantiasi neuropntica. - Questa variela molto t•ara è stata descritta sopratutto da Follel. A prima vista, questi edemi rasso mi~liano moltissimo all'eleraoliasi cronica. Le parti affette ra~giun gono un vQJume eno1•me; il membro è deformato,
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voluminoso; si r iscontrano cer cini sporgt~nti limitati da sCJlchi. La coloruione della pelle é normale. È un edema duro, s ul quale, il più sovenLi, è impol;sibie determinare col dalo un'impronta. La pressione é talvolta dolor osa, ma molto frequentemen te è indolente. Or.linar iamente questi edemi rag-;:;iungono quel volume a g radi a gradi, e regreda~cono pure con grande lentezza. B. RooocANACIII. - Le ltterl:ale orolllohe aempllol. - (Journnl de Medeeine et de Chir u r gie, dicemba·e 1903). Fra le divt>rse itterizie che po'<sooo essere prodolte da un'alter azione epatica, vi ila una foa·ma essenzialmente cronica, sovenli conru~a con l'illerizia di ori~:ine calcolo~a o con la cirrosi baliare e che sembra d'altronde in certi casi non esser e cile il preludio di quest'ultima. Le itterizie cr·oniche semplici sono l"Oggelte alle stesSI' condizioni eziologiche delle flllre affezioni delle vie biliari e vi si r·itt·ova in geocr·ale l'er editù ballar e (coliche epaticht>, lievi seg-ni eli colemi a. ecc.). Il loro inizio dal11 quasi ~empre èa molli anni, talvolta anche dalla oasciba. E~se sono car·atterizzale clinicamente, or·a dall'itterizia franca, ora da una semplice s ubillerizia, ma sempre con ambibizionl' delle congiuntive. L'itterizia va soggetta a frer1uenli r ecrudescenze. A quesl'iLlerizia possono as~ociarsi delle melanodermie localizzate o generalizzale (itterizia nera), del xanlelasma, dei nei arter·iosi o capillari. Le l)rme sono gPneralmente coluriche nei casi di itterizia franca, (.' acoluriche nei casi di subittPr izia. Si r·al"contra allo ra la presenza di una urobiliouria notevole. Le orine sono ordmariamenle in quantità oormalt', talvolta diminuite, talvolla aumentale. v, ha sempre una colemi?t accentuata, contenendo il s1ero della materia colorante. L"e$plorazione del fegato e della milza dà risultati variabili: ora i due organi si conservano normali (forma pura), ora solo la milza i'! ipertrolica (forma splenomegalir.a), ora, inversamente, solo il fegato é ipertrolico (forma epatomegalica), o r a intiuo ambedue gli o1·gani sono contemporaneamenta aumenlollti eli volume (forma epato·splenomegalica). La consistenza del fegato resta abitualmente normal&, non vi ha in generale chA lieve o nessuna defoa·maz.aone dell'addome. La milza, al contrario, è di coneis tenza più soda, e cagiona una leggiera deformazione della regione splen1ca. A questi sintomi ~e ne aggiungonono altri rHerihili a diversi or gani (dispepsia, iperpeptica, flusso bilioso, ematemesi, disturbi nevrastenici, emorragie ecc). Ma il più caratteristico ed il più inlere~sante di questa forma di itterizit.t é costituilo dalla sua evoluzione. lnfalL1 l'itterizia cronica semplice é un'atftlzione di lunghissima durala, che ha pochissima lenJenza a modificarsi spontaneamente. Senza dubbio il malato presenta talvolta esacerbazioni parossistiche durante le quali la temperatura si eleva alqu~tn to, l'itterizia ed i sintomi che essa trae seco di ventano più accentuati, i pigmenti biliari si riscontrano nelle or iot', ma abitualmente queste esacer baz.ioni sono di breve durala e ben tosto tutto ritorna a llo alato primitivo. tranne che, talvolta, la pigmenlazione del malato rimane un po' più pronunciata che anterio•·mente.
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I n alcuni rari casi si osservano r emissioni spontanee di lunga durata. Altre volte si ottiene un notevole miglioramento di lutti i sintomi sotto !"influenza del trattamento. Ma nei rnalati cl1e non po:=<sono curArsi, che trascurano !"igiene, la malattia può fare progrt>ssi tal volta molto rapidi; l'iper-tr·ofìa del fegato e della milza aumenta, l'iller1zia diviene più accentuata, l'astenia arr iva a tal gr·ado da obbli~arli a ce~sare il loro lavor o. Del r·es to non si deve dimentkare elle questi malati sono sotto la minaccia di una c ir r osi biliare c che errori dr regimt-! e dt igiene per lungo tempo pro· lun;.rati possono condurli a fJuest'alfe?.ione. I nfine, l'evol uzione dell'itteri zia cronica semplice può associarsi od accid..nli varii, sia malattie i ntercorrenti, sia complrcazioni elle hanno !l loro punto d1 partenza nella malattia del fegato (in p11rlicolar e la pleurite biliAre) Per spiPg ar·e queste itterizie fa d'uopo invocare J'e;;istenza di un'angio-colite lieve producente secondariamente una colemia pet·mane.ute, un'i pertensione della porta moderata che dà ra;.rio n~ della splenoroegalia. I l trattamento ri chiede anzi tutto un r eg-ime sever·o c he eviter à la pr oduzione di nuove infezioni gastro-mtestmali: sarà il regime antidispeplico sostuito di tanto rn tanto dal re~1roe latteo nel momento dell e crisi. L'uso dei pUI·ganti è egualm~ nte indicato, trenta a qua r anta centigrammi di calomelano o~ni otto o died giorni; anclte i salicilali e gli enteroclismi riescir'anno utili. L 'opoterapia epatica, il massag-gio diretto del fegato sa r anno anche in cer ti casi indicati. D. GARGANO e NESTI.- Su di alounl reoentl metodi di rtoeroa del bacUlo dl Kooh nel llquldl ooagulablll. - ( R'v . crit. di Clinica Medica, 1903, n. 31). R..centf'meute è stato descritto un nuovo metodo per· la ricer ca dei bacilli di Koch contenuti in ~car·sa quanti tè nE'i liquidi coagulabili. Questo metodo che fu chiamalo inoscopia, si basa sulla propri età che lta la coagulazione fìbrinosa di trascinare lulle le particelle so!O:pese nel liquido, compresi i micr organismi. Ottenuto il coagulo si trascura il liquido, !'<l o1sciogl1e il coa~ulo senza alterare i germi, si r enrrifuga e si esamina tl SP.dimento cog li ordinarii metodi di colorazione. Quanto a.l modo di sciogliere il con~ulo, il Jousset usava un succo gastr'JCO art1fi ciale re!'<O antisellico coll'a{lgiunta eli fluoruro di sodio. mPntJ·e Besançon, Gdfun e Ph1llbert usavano uua solu1.ione allungala di soda cau!'<tica. Con questo metodo lo Joussel avevA ottenuto risultati straordinariamente fa vor·evoli; infatti A"eva su 23 pleuriti trovato sempre il bacillo e su '12 ver sam P.nti peritoueali di natura dubbra l o aveva trovato in otlo. Anche B esançon. Griffon e Pltiltbert ebbero risultati ottimi, r·i uscendo persino a trovare il bacillo di Knch IJel sangue di un uomo aff.,.llo da tubercolosi polrnonale localizzata. Nelle due comunicazioni sopra citate erA per ò dallo che iilon si doveva spin.. g ere troppo la decolOI'aztone con acidi, e ciò poteva ft:Jr s111pporre che non si trattasse di bacilli tuber·cnlari. l n fatti gli AA . mettendo dei bacilli di K och in sangue f' in es>'udali plcurici , e racPndone poi l'esame inoscopicn videro che i bacil li resistevano benissimo alla azione degli acidi , e venivano colorali perfettamente, c1ò che dimos tra c he i mezzi adoperati per disciogliere il coagulo non influiscono sulla color·abilità dei bacilli. Restava però il dubbio che fosse vera l'ipotest avanzato dallo Jousset, che cioè s1a l'ambiente speciale in cui i bacilli
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vivono, quello che li rende a lungo andare meno r e"islenli alla olecolor azione COJlli acidi. Ma a vendo lrovuto un essudato mollo r icc·o di bacilli di K flcl1 gli AA. videro che i bacilli re~1slevano benissimo alla dec'•>lorazione co:tli acuii come nei preparati di sputi. Stabilito cio ~li AA . hanno esaminato i loro I'S>~udll ti racco~hendone 100-2ù0cc., lasciandolr coa~ulare , e llltr antloli attraver so ~arza bollila. La\'HlO il coa!{ulo con acqua slillul o, venivo m t>sso in un cal1ce con 50-I UO cc. d1 ~ucco ,:to~lr1co ar lilic1ale, cosi composto. IZr. 2 Pepsina in scaglie ,. 3 Fluocuro !=<oolico llcla i2• Baumt'• l ance 10 Glicerina pura j Acqua stili. . . . cc. 1000 Avvenuto lo di,::eslione n 37•, !<i cent1·i fugnva e si colorava cnl Zìehl. Pel san (lue gli AA., pcslavono il coagulo in un mor·taio i n ~ìe me a ic.ll·ato sod1co e dopo aver rutto bollire, ce n lr·ifu~tava n o e coloravano. Con questo metodo gl1 AA. nei l irrnidi !>ier osi unu !'OI vollu su IO r 1nscirono a meller·e in eviUenza i lmcilli di Kcwh, ma nPgli nitrì rn!'i ciii non fu mai po><sibJie, quAntunque iu m0l1i la nntura tuber('olur e fo!'.se probabile per allri doti. e in uno cel'la per• le inor ui&7.10ni nt"lle ca''Ìt!. l'el ~angue di 12 lubcrcololid, ( IO br orH:oAiveoliti, l lubt>rcoln..,i renoll', ·J lubercoiO!''I mllìar t>) Il bacillo Ji K och non fu mai polulo dimo!>Lr·l.lr'C. Dunque, !!'Ìul';tamente concludono gli AA., le !Operanzc che avevano fallo conc-epire le comunicazioni dt>gli A ulo1·i francef\i sono complelamcnte fallnd, e noi pel' oru dovr emo conlPutarri der melr1di antichi. G. B. M. B .•
r. Roux - Valore • e mlolog loo dello •tato della Ungna n elle malattie del tubo digerente. - (Ga:.elle de11 hriJntaur, 11. IOi, 11:'>. :18,
MATIIIEU
HJ():l). Gli autori anlirhi attribuivano un'im portanza cousidere\'olt' allo !>Ialo dE'Ila linjlua nelle malallie del luho digerente, i mpol'lanzA lauto ma1!giol'<' quAulo pi(r erano scarsi e deflcienlr i mezzi d'inda~ine che e!'si avevano a l01·o dtf"posizione. Pre!"SO i moderni invece lP cond •zioni della lirlfliiA nrllt~ malattie dello stomaco e dell'i nlestino !"Ono Apprezzale in modo divel'<'O e fin lr'al';curate d11 tal uni. Bouver el e Robin ritengono che la lingua, pulita e r os!'a nE'Ila clispepAio rperslenica, cioé nell' iper cloridia, l'i ricopr e d'una pAtina pi u o meno $11Psf'o ed estesa nella dispepsia ipostenica, e diventa saburrele nelle f'ermflnlazioni gastriche. Hayem e Lion non arcordano Alcuna. importanza allo !=<lo lo della lingufJ, infatti non si curano di rilevarn e rruasi mai le condizioni; Rieg(') opina che lo ~lalo della lin,rcua non r·i~pecchia in modo alcuno lo stato dello mucMa l!aslr!ca; Boas ammeltce ~unlmenle che non esi!'le alcun parallelism o fra le mala\lie dello stomaco e lo stato della lingua. Henoch, L cube, Ewald !'ono dello stesso parere. Flcischer, pur riconoscendo una r·elazione fra le mnlatlie gastr iche e le condizioni della pst>udo-mu cosa Jinguale, dichiara che queste relaziom sono ancoro mal determinale.
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Gli AA., che fanno parte della clinica delle malattie dell'apparecchio digerente, son dell'opinione anche essi che l'esame della lingua non aiuta in a lcun modo a diagnosticare le alterazioni del chimismo gastrico o le lesioni analomo-ratologiche delle vie digl'renti. A conferma della loro opinione espongono i casi nei quali si •·inviene al massimo grado lo stato saburrale della lingua. Nell'inaniziooe e nell'alimentazione in.sufficiente lo s tato ~aburrale è manifesto. eppu1·c il pratico in generale in tali condizioni restdnge ancora la r azione alimentare, mentre sarebbe s ufficiente r·iportare l'alimentazione al normale per \'edere la lingua ri pulirs i celermente e riaCfJlli~tare il suo aspetto fisiologico. Lo !!ilt~to sabur r ale della ling ua é in reAltà dovuto alla proliferazione inten si va del rivt'stimento epiteliale delle pa fJille filiformi ed alla eccessiva lunghezza di esse, senza che lo ~lato gaslr·ico elilercili alcuna azione generatrice. Che se ta lora le due mala ttie coesistono non sono in legame di ca usalità s e non altr ettanto quanto le inlos8icazioni e le auloinlossi,...azioni lo s<>no con le de1·miti della pelle, le quali, è no lo, ri ~en tono pure nel loro svolgersi l'inftuenza calmante od irritante di certi cibi e bevande. Molte cause locali pos:>ono influenzare il proc(~sso di dermile linguale e snaturarne il s ignificato In questo ~enso agi!:'cono la secchezza della bocca, l'as!:'enza della saliva, la mancanza dei movimenti della ling ua che si ha nello stato lifoide, la r espirazione a boc~a aperta ecc. Ora queste condizioni s i verificano in modo speciale nelle gravi polmoniti e nelle affezioni re nali. Inoltre si sa che n ella scaJ•Iatlina la ling ua è sede di una eruzinne desquamativa ana loga alla eruzione cutan ea. In lutti questi casi i disturbi gask o- enle rici non hanno alcun signifì cato palogenelico. Ri ~:~ssumen do, i dut~ autori ritengono che la lingua, in certi casi mq rbosi, dà de lle inò1cazioni analoghe a quelle delle cornun1 dermalili, solo che essa ha una sensibilità maggior·e a ca usa della ricca innervazione e dell'abbondante vuscolarizzazione di cui è dotala. GRIX.
RooHAIN.- !fota aulla preaenza del baclllo d'Eberth nel ..ng ue del tlfoal. (13ull. cle l'Acad . royale de m éd. de Bclgique, 190J, n. 5). La reazione a gglutinante nei tifosi in q ualche ca!';o p uò mancare e tal0r a è tardiva. Era pe1·ciò necessario trovat·e un altro mezzo diagnostico in r1ue~ ti
casi d i s 1eroreazione ritarrlata, ed oggi la questione della presenza del bacillo •1el t1fo nel sangue dei tifosi sembra risolla, specialmente per merito di Schottmùller e d! Courmont. Il pr1rno p 1·eleva di solito 20 cc. di sangue e li semina in tanti lub! di agar (2-3 cc. per tu bo). facendo poi le piastre, ciò che gli permette di contare le colonie. Cosi facendo egli ha trovato quasi sempre il bacillo, dal secondo g1orno fìno alla fìne della terza settimana. Su 12\ a mmalati esam•nali , in tre ~olta nto il ris ultato fu negativo. Invece il risultato diviene spt}sso negativo nel periodo amfibolo. Lo Schottmiille t• per~16 ri tiene che l'esame del sangue, fallo a ll'inizio della mala ttia, è un mezzo ottimo di diagnosi, e che il s uo valore è superiore a quello delle reazione di Vida l. Inoltre egli ritiene clte il .numcro dei ge1·mi al momento dell'acme ~ia in ragione diretta colla gr avita del p ronostico, e elle, fJuando dt.>gli esami ripeluli dimos teioo cbe i germi vanno diminuendo, la febbre sta per cessare, mentr·c> quando aumentano, s i deve temere un aggravamento.
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Courmont basandosi sul fotto che il sangue dei tifosi è ballet·icida pel bacillo del tifo, pen!<Ò di diluire pochi cc. di san~ue i n molle) brodo, ed ottenne r isultati sempre positivi, cosicché ritieno che il bacillo di Ebet·th esista sem.pre nel sangue dei tifosi, a partire dal quinto ~dorn o, almeno nelle forme ordinarie, il Cour·mont non avendo avuto occasione di e!'f!minare forme lievi abor·tive. II bacillo per siste in cir colo fino alla fine del":l' settenario, nelle fot•me prolun~ale anche più a lun~o. Anch'egli perciò t'ttiene che l'esame del sangue s'impone per la diagnosi precoce quando la r eazione del Vidal è negativa. 11 Rodhain ha avuto l'occasione di osservare sette cosi di ti fo ed ha ricercato in essi il bacillo nei sangue circolante. Su sette cast ha costata to il bacillo in cinque. I n due forme pr olungate tr ovò il baciJlo t•isoettivamenle al 3!1• e al 32° giorno di malattia. Il primo malato gu~ri, il secondo mor·i. I n una rorma a ricaduta il bacillo che esisteva nel sangue al Sèslo {.!iorno, riappar ve al 3:3•, cioè dopo la r einfezione. In un C!ISO il bacillo fu trovato el ()o giorno poi al 18•, cioè 48 or e prima dell'apiressia comp!E>La. Il numer o dei bacilli er a in diminuzione, C'i<'> che concorda colle idee di Schottmi"tl ler. In due casi si ebbe esito negativo (t5• e 17• giorno), forse per la poca quant1ta di Stlngue e lo scarso numer o dei bacilli, l'autot·e non annettendo g rande importanza al potere batte1·icida del siero, giacché ha vi sto il bacillo svil uppar si nei m ezzi contenenti ',,:; e '/, di sangue altrdtanto bene '!UAnlo nei br·odi cl1e ne contenevano solo 'i 1••. 11 sangue di tulli i malati presentava la sier or eazione di \Vidal. 1 bacilli ott\'nuti dai malati erano m eno a~glu tinabili dai sieri specifici ci1e non il bactllo conservato in laborat..r·io cosa ,.:1iA costatata da Cour·monL. L e ricerche dell'autor e dunque confermano quelle di Schottmiiller e di Courmont, e l'esamA del sangue solto questo punto da vista diviene prr•ciò da un'im· portaoza capi tale pet' la diagnosi ogni volta che manca la sieroreazione. Quanto al processo da impiegar e, l'tiUtore ritiene che convenga seminare 10 cc. di >'angue ripartendolo io dier i tu bi di brodo, anziché 3,5 cc. in un solo matraccio contenente 500 cc. di brodo, come pr·atica Cout•mont. G. B. M. U.
F. CuRI ONI. - Condderazlonl ftalo ·patologlohe Bui bagni a vapore nella nefrlte. - (A rchices généra/es cl e médectne, novemb1·e 1903) . L'autore esaminando i l sangue di molti nefrilici prima e dopo ti bag no, riscontrò come, dopo il bagno, i l eucoci ti rossero diminuili della m eta c talvolta anche p1ù. L a maggior diminuziOne scot·gevasi nf'i polinucleari, mentr e m olti leuca· citi presentavano un proloplasma un po' tumefatto con un nodo imperfetta· mente colorato con la soluzaone tt·iacida di Ehrlich. In pari tempo i ~l obuli r ossi non presentuvano nulla di anormale. Oopo qualche ora, il nume1•o dei l eucociti poco per volla aumentava di nuovo, di modo che all'indomani la formula emalologica aveva completamente r aggiunta la crfa·a nor mal è. Sperim ental ment e il Vint·ent aveva ril evato un fatto simile nelle cavie sol· toposte ati alte temperature. Secondo rautor e tal fallo sar ebbe dovuto ad una ver·a leucotisi e non ad un momentaneo soggiorno dei leucocili nel fegato e nella milza o ad un fenomeno vaso- motor io. Parimenti trovò costan temente nell'or·ina, dopo il bagno,
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un aumento di acido ur ico. Ora è dimostrato c!te i leucocili essendo sopratutto formali da nucleina, questa per successivi sùoppiamenti, prorluce dell'acido sol forico e dell'acido ur ico, lalchè l'aumento dell'acido urico dopo il bagno a vap01·e, sarebbe la conseguenza della leucocitosi cousl.al6La all'esame dt>l sangue. D'altronde i r ecenti studi sulla patologia della nefrite, dovuti a Maragliano ed alla sua scuola, dimostrar ono che quasi tulli i fenomeni distr ofici e tossici della nefrite sono dovuti alla presenza di spec1ali sostanze tossiche di origine protoplasmatica. Da tali preme;;se, l'autore conclude che il ba)!no 6 vapore, che fa parte dei pt·ocessi Lerapeutici del la nefrite, in l uogo di far del bene é nocivo, soppl'imendo ef!li, fJUantunrtue temporaneamente, una polente sor gente di difesa or ganica. Inoltr·e agendo l 'acido urico qual e vaso - coscriltOI·e alla pe1·if'eria e quale vaso- dilatatore negli or gani iutemi, tale pt·oprietà favot·isce naturalmente la couge!':tione dei visceri e per conseguenza ~nelle dei t'eHi che esigono una buona ed alliva cir colazione oer l ottare e per el iminare lulle le tossinc. S'aggiung a chtl l'acido u1·ico é irritante, e percio agisce sf~:~vorevol men te sul r ene; infatti tul1.1 gli autori consigl iano l'esclusione dal regime dei uefl.'ilici dPIIe ca t·ui nere p~r la grande quantità di !>ostanze estratt1ve c he esse contengono. Conclurlendo, i bagni a vapore po;.sono beusi es!'et'e utili per ché la diafo· resi elimiua una certa quantità ùi to8si ue, ma d'altra pa1·Le la diaforesi ispe,sisce il sau.!.!:ue, c la viseosilà del sangue r ende pii1 facile r intossicazione, poiché, non soltanto si compie male la circolazione, mn l'assenza ui fluidità della massA san'~uip:ua, a um•·nla con s ider e volme nte il lavo r o del cuo re che di già. lrovasi abbuslanza stanco e<l intossicato. G. B.
Osservazioni ollniohe ed anatomo-patologiohe sulla gastrosuooorrea oontlnua e sulla tetani& gas tl'ioa. - (Reoue de llfédccine, n. 8·9, 1903).
D'AMATO. -
L'A. uellt~ clinica del Cardnr ùlli, ha osservato due casi di ~aslrosucco r ren, in uno dei quali non si rii P. vò che una l eggera insu!Ticenza m otrice dello sto· maco e n!'ll'altro steoosi pilorica e f[aslrectosia, con morte per tetania, e che a lui diedero occasione di s tudiare Alcune questioni l'iguardanti la pato;::e n ~si di questa malattiA. Clinicnmenle e~! i constatò cl 1u nel s~?.w nrlo malato si ebbe un inizio acuto feb b1·il l', raro nella g'l:l!'Lt·osuccorl'ea, ed in entrambi un lungo pel'iodo di ipet•cloridritl !'em plice p1•im11 che si a v esse gastrosuccorrea. Da quest.a ultima osservazi one, che i• conformo alle ricel'che di altri 6ulori, il D'Amato i.• indotto a creder·e cl•e IR ga!'trosuccOI't'e6 più che una malattia a se r·oppresenti una fa se di un l un go p t•ocesso m ot•h0so, J.Hwciò per l ' A . studia1·e la palogenesi della gnslt·osuccorrea P-qui vale ad indagare come una. semplice ipei·clol ith·ia !'i trasformi in rzastrosuccorrea conLtnua. Discute quindi se la malattia in discor so !5ia da riten er si elfetLo di un dislui'I)O motore dello stomaco o di una ipereccilabilità dell'appat·ato sec1·etore gastrico e conclude che, essendo l e due teorie insufficienti 6 spiega1·e tulli i fenomeni, cooveng!l, per la buona intel'pre · tazione ùe• sintomi, lornare al conccllo di Reichmahn, il quale ammetteva come cau se tanto il dist urbo motore quanto l'ipereccitabilità dell'!.!pparecchio secre-
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tivo. Fondandosi sui dali dellA fisiologia e :>ulle sue os~t>rvm~ ion i onatomopatologiche il D'Amato ritiene che la etwsa di questa iper occitahilitu ~io da mettersi a cadeo tlel sistema uervoso intra eri estra-gastr ico, piu che dell'ap· pare~chio ghiandolare. Riguar do poi al problema se la gaslr'osuccorr en sia o no una gAstrite, egli, in basE.- alle r 1cPr chc i-.tologiche falle, c1·ede che la gAstrite !<ia dovuta all'irritazione clelln muco«a p1·odot1a dall'eccesso di acido clor idico e dalla slasi alimentare, e che quindi sia l'PITetto e non la cau!;'a della g11slro!"uccorrea. GRIX.
RIVISTA CHIRURGICA M. PAST&H'-- Delle olttltt ribelle. - (Ga:oelte des l!r)pitauor, novembre 190.1). Col nomo di ci-.til~ r1bclle 10i desi~neno l-! ciR tili l a cui cvolu?.i :)lle non v!en mndilicala dn adatto o ben condo tto trattamento cu1·ativo. Le par ole cil<ltle c1·rnicn e cil"tite r •belle no11 sono identiche. ln fntti t11June cisl1ti sono r ibt>lli tl'embh:e, ed il tipo ne é fornito dulia ci!'lllP tubt•r r.olar e; d'altra pn rtr, ll118 cil"lilo c1·onico di cui la cura non VfHIIIO ben condotta, o nou \'t>nne prnlun~ata !'ufllclentt•mente, può esser e suscettibile di frua r iglone p1ù . n meno r ap1c111 e fAcile e pe1· con!'e~uenzn non l• U !ta ci..:tit<' r ihl'lle. Fra le ci «tati ribel h ve ne sono che rt!sisl ono ad og-ni curn ed anche a.t in· ter,·Pnti c hirurl.{iCi; cs;:;e meritano il nome di ci:1lili re/rllltar ie. L'anatomia pntoiC\,:rica clilno!>tra che, nei ca!'i in cui la cic;tite non è r lbPIJe d em<le. la per --i«lcnza dei s•nlomi puti essl)r donata ad una trasfo•·mazione anatom ica delln porete vest·icnle sotto l' influe112a di una ci~lile CI'Ouica inter•llziale totale alla f)Uale &i r•os5ono ulter iormente aggi un ~ere delle v<.'r e de(!t•nPra?.ioni neoplas•che. SnllantC\ d"lll' l e!>ioni vnscolo -nei'\'OSe sembt·ano CBJ'aci di spiegure i dolor i per ;;istenli di tnlune ci.. tili r cfralturie. Dallo ~tudi o della fl«iologia normale e patologica della vescica, si posl"ono trat•r e le n'.!cessarie nozioni per l ~t cura fìsio!o~ica pr evenll\'a dello cislili ribelli Confermata la cistite r ibelle, la cura che clovr assi instiluit•e dipende e!'l5enzialmeute dallo :'!talo delle lesioni. Trattandosi di ctstite oerrw:osa si do vrà a·icoa-rer tosto, nell'uomo, nl taglio ipogash·ico per p1·aticare la toilette e la cauter izzazione della vescica, seguito dall'applicazione di un lungo dreneggio (o per l'urel!·a o per l'apertura i pogastrica) e da un ll·ottamento l opico pr olunp-alo e sistematico. N ei casi di ci11lite le~tcoplasica il ta~li o i pogastrico e la distruzione p rofonda delle lesioni, in ~euernlo, cond uce a guarigione; un'ulterior e cura l oca le in tal i ca!<i devesi pr aticare com e nei pr ecedenti. N ei casi nei quali la cistite coesiste con un vero tumore oescicale, J'abla:done del neoplasmn può e~!'e t• !'eguita tlalla scomparsa dei fl!nOmt>ni di cistite. l~ -
Glorrullr llltdlco.
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Rl VISTA CliiHUltù !CA
?"t'i c11si di c:islite locale più o meno ::reue,·alizzata a tutli gli :;lr ati , si è ridotti a praticar e una cut•a puramente sintomatica. Per combatlet·e efficacemente il dolor e non havvi elle u11 mezzo, cioè quello di sopprim et•e fisiol ogiCllmenle lo. vescica praticandone d dt•enag~io. Delle due vie, la peri ncale e l ' ipoguslr ica, dovrassi pr e<;;ceglìere quella i m. posta dalle c irco;;tanze. Per la via ipog11strica si pot•·tl rcntler si m eglio conto dello stato della vescica ed agir meglio sulla ('fll'ete. Nei casi di cistlle refrattaria, la fi :>tolizzaziono definiti vtt ed il com pleto dr enaggio della v~..sci..:a, as~ociAli all'uso dei narcotici, potr anno, essi soltanto permettere ai 111ulali d1 gode1·e di una relativa calma e di prolunga•·e la loro penosa esistenza. G. B.
La cura del tumore del piede ooll'tperemta da ataal artUlolalmente provocata. - (Deut.~. mil. iir.:tl. Zcitsch., 1904-, p. 28).
l\IOMBURG. -
L 'autore è partito dal eoncello che l'ipet·emia da stasi ha un'azione n eoformaliva per l'osso, un'<~zione riassorbenle e cal mante. Ecco come pr·o~ede. A l di t<opr a d<'l tumor e, sulla gtunba, appl ica rlue o tre giri di una larga fascia di ·flanella o di cambric e su di questa due o trr giri ai una fascia di gomma, i=;lr elli tanto elle basti pet· impedii'C il circolo venoso. Un inJice per la giusta tensione della fascia di gomma è dato dal polso dell'ar teria tibiale posteri ore o della pedidia, che non deve scomparire. A poco a poco compare la co!Ot'a· zione bluastr a e l'edema del piede. La benda di ~ornma può essere lasciata sul posto da 2 a 3 or e, m a il giot•no di entrata all'o~peJale è bene non oltrepassare l'ora. Il d&corr.:o fu sempre identico. ì'\ei primi giorni, sia dUJ·ar:le l'applicazione della fa,.cia sia dopo, comparvet•o dolori sui mett~ tarsi mt"diHni mnmalati, ma aJ4• o 5' giorno essi erano lllollo diminUili e l'edema era quasi completamente scompa1·so. Era pt·escrilto il r iposo a letto salvo pPr l'andala alla latrina; il permesso di stare in piedi ru accor dato solo quando i pazienti non accusavano più dolor e nel marc1st'e nè alla pr es!'ionc sui punti malati I n questo pel'iodo di convalescenza i malati non portavano le r-car pe d'ospedale, ma ltl sca r pe a lacduoli per ch•\ la suola più solida dava maggior appo?rgio al piede ecl i metatarsi erano sottoposti a minor· forza. Dopo 2 o 3 f!ÌOrni che i pazienti s'al?.a \'ano, erano assoggettati alle seguenti prova: marcia sulla punta dei piedi, m»rcia di parata, Stdlo da una sedia, ap· poggio del co r po sul piede m!:llulo. Se f!Ueste prove non davano origine a dolor i, il paziente ero di•nesso dalro~pedale. Con que!'tn mr loJo fu1·ono curali 38 mil1l al'l, dei quali 1G con t'r·attura dei metata1·si rdunosltala colla radic,grafi~:~) e 2:2 con tumori SPtnplici. La durato media fu di g·iot·JJi 11,8 cwè J.} ::riorni per i tumnri ,;p,mplici e IG,H giot·lli per i tumor! con fratlu1·a. Non si ebbe alcuna re~idiva. Cogli altt•i meto.!i di cura la durata media nell'ospedale di Spandau fu di 2G,9 giorn i: e questa ci fr n cot·risponde alla media J'iporlata dai r esoconti statistici del Mini sleJ'O d...:lla guet'rl:l pr ussiano per gli anni 1898-!nOI. L'aulot•e crede ~hc solo l ~ f01·me più leggiere dei tu111ori del piede debbano ~r-sere curate alle infermerie r!ei corpi. Sono sintomi di grave af1ezione dei me-
HIVI~'fA CHIRURGIC A
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tatar·•i: il violento Jolor·e nella marr.ia, la spiccata sensibilil8 alln pr essione, il rort~ e lema, i l"eStni del ver·samento sangoigoo, la crepitazione, la mobilità aboorrne. Momburg indica quAle sintomo di frattura dèl metatarso il se~uente: se si appo~~ia rl piede a terra in morlo eh~ tutte le dita srano a comatto colla terl'a stesc;a e se sr preme sul capitello del m etatarso, r[u anJo esiste fr attur·a. Il !hlt> corr ispondente sr sollt!va dt~l sul)lo. Il metodo dell'iperemia da stesi si può applica re anc!:~> neiiP infenllt'rrc di cor po, t'Ssendt) semplice e privo di pericolr. G. O. M. R. RAPP. - Na.ovo metodo 4l•terlllzzazlone del oatgut. schrifl, n . :!i, 1!1():1).
(llpol/t. Zcil-
Il pt•ùcesso ideato dall'autor·e é in pa ri lt>mpo un p roc"s~o d r prepHt·nzione
e Jr cnn l r ollo. Il catg ut bruto vir n s;:::r·os.,ato 11ell'etere, poscia arrotolato i<ll cil indri di vAtt·o in n~ le Ji vetro chiuse da Ull tappo l;ltl l'8 V6 1':'ll lO da due IUIJL di vetro. Tubi o tappo venner o pt·eceden tPmenle sl et·ilizzali c la fiala •1unsi r·iempila di ucqua fenicata u l 3 per cento. Dopo 2~ or e si fa ;;colar e dal r ecipieute I'AC<Jna feuicata e, senza lilr l"Orlire t crlwdri dallo stel"f<O, si lavano con Acqua sterilizza tA in modo da Ln:dicre q uni· ~is~r tr·accia di fenolo. L'ultrmu acqua di lavRg;zio viene da ultimo sostituito da un brodo nutritivo, pr..p.. t·at.o con pr>ploue eJ PStra tlo di c11r ne. Il l utto vicn collocalo nollu stura dA cotlurR. S~ prO )UCCf<i UnO l"Vi)UpJ.>O microbir~O, SÌ r icominCiO ti prece,lenle lrl\ll!lmenlO eh~> !'erve lo!eneralmente soltanto in pochi cal"i. In se).(UIIO sr verifìca !\e non sviluppasi alcun micr·obo anaer obio fttc,•ndo pn~ sare una corrtm te tl'idrOio!eno n~l mezzo nutr·itrvo e ;:: i ~illando J,• fiale contrnenti 1 cihndri di ca t~ut. N on deve~' pmdurrc 11kuna coltura, altr·imenti hisoguer·a. come nel ca:-~o precedeute, sottoporre ti pt·odollo ad unll nuova mRCPrll:t.rone n~ll'ac'JUR fE>nicata. Il pr odollo delirllli\'orncnlP. ;::tf't•ili7.zato è la\·ato con acqua sterile, quin li cnn ijlc<Jul o;csoluto, da ulluno r.Oil"C' fvato nell'etere ;::utur ato d r glwet•rna ster ile con l'nq!'iunta d i 0,5 p. t OO di fenolo. L'autore v el'iflcn la bout.a del metodo prepu rando del calgut preveutiva~nente infettato con :<por·e del tetano. G. 13. 6 questi pr>sti
H llet.AGr';:-~u:: nr. . - lnlezlonllntrartloolarl dl vanllaa •terlle nelle artrltl •eoohe - (.lortrn . tic nuùl. de Paris, selLemltr·r• t()O:l). L'autor e imma$rin6 di iniettare, in un'articolazione dE'Ila spalla colpitA da or· trite seccA, dr• Ila vaselinn ;::terile. e ciò per r ender·e ai movm 1enli la lot·o !\ciollezza e ptlr d1minui r e i dolor i. l rss ulta~i ottenuti me,hu nte questo e modiante altri ten tativi ulter iori, rn casi di tal genere, si mantennero eccellenti dopo oltre qualLr o mesi. Per l'applicazione del suo metodo egli adopera u n ago di 5 a 6 ct>n timetri d1lun~heua ed una sir'ing-a or·,linaria da iniezioni rpo lel'lntche. lmpor·tanti«-.imo
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RIVISTA OlllltURGIOA
è l'a-,sicur ar e l'asepsi dell'i niezione, perc1ò la necessità di un'accur ata sterilizzazione dell'ago e della ~iringa. L'autore dà la pr·eferenza alle siringhe di Luer di due centimetri di capaci tà, munite di l ungo ago, simili a quelle aduperale per la rachicocainizzazi-.~ne; !=:irin g-a, ago e vaselina saranno ster ilizzati all'autoclave. Per· la spalla, puuto di reper·e sarà l'acromion, col br accio in abduzione. Basta allora sff'ond&J'e l'ago soltanto per un centimetro od un centimetro e mezzo al di !"Otto dell'acromion n ell'articolazione. Si lascia allora scolare dall'allo qualche :;roccia di sinovia, quindi sicuri di esser penetrati nell'articolazione, si spinge dolcemente l'inieziOne; quind1 si cltiude con collodion la piccola apertur a praticata dal l'ago. Se il malato è uddor menlalo si farauno eseguire alla spalla tulli i movimenti fisiologici; quindi si lasciera abbandonala a sé stessa. Per le Aitl·e articolazioni, sludiatine i rappor·ti Hnalomici, onde penetrare l'a · cilmenle nelle sles!"e, si pr ocerler à in modo analogo. L' mnucuità dell'iniezione è assoluta. I n ne:;sun momento i malati provar0no il menomo dolore, mentr·e invece essi risentirono tosto un sensibile rni!ll ioramento, potendo eseguir e dei movimenti lino allora impo~sibili. ~probabil e r h t; la cessazionl3 del dol ore, non più ri compar·so in seguito, sia dovuta alla sopr·essione dogli sfregamenti articolari per· allontanamento delle supPrfic ie artico lari stesse. I n quanto al ritorno della funzionalita aJ·licolare questa é dovuta alla cessa1.ione ·del tlo lor·e che nell"artr ile set.:ca è la causa principale dell'impotenza funzi onale. Aggiurl)!asi d1e nelle ar'lic0lazioni ammalate di artrite SeC'ca così trattate, oltre al ripristinar:;i funzionale sen1.11 dolo1·e di ~ol"ta , osser·vossi, dopo qualche m ese dall'intervento, scompat•sa dell"ipolrofìa muscolar·e della parle, f11tto do vulo ce J'· tamPnLe, in gran part~ 1-11 ripristinato eser·cizio, ma, secondo l'autore, anche al faltn che la vaselina oltre ad un'azione m eccanicA avrebbe una benefica influenza sull'aff'aione stessa, vale a dire snlla vilalitil della car·tilag ine e sulla sua riparazione. G. B. Es~ONF.T.- Contributo allo •tudlo del teB~loolo ln aloune lnfe zlonl. -
Or-
ohite sperimentale. - ( The.~e de Pari.ç, '190:!). N ~ll a prima p<H' le dt!l ~uo studio l'A. enurnerti le malat tie infettive dell'uom o che, pur colpendo parli diversi!"sime dell"organismo, fanno risentire la loro inJluenza mo r·bosa llnche sui testicoli. Melle i n evidenza !'\Opr atullo una l ocAlizzazione Lestir olar·e cile ordinar·iamente poco studiata, malgrarlo l a sua fr·equenza gt·andissima, cioè l'orchil e od orchio epididimite dn vaiolo, che puo de cor t•er e con o senza versamento nellu vagina le. E.! !li osservò questa complicanza nei 9/ 10 dei casi studiati, e r•ile vò che la l e!'iinne fondamentale del testico lo in qu e~ta al1"eziooe ~ co~litui la da infiltrAzione dirl"u ~C"a o nodular·e del tessutL1 connetti v o con emorra g te e l ef'ioni dei condotti seminiferi. L' o1·chrte da vaiolo non termina mai cou la suppurazione, ma talora r on l'alrotìa dell'o r g-ano. N el l'erisi pela, nel morbillo, nella scarlallioa e nella difter·ite le glandulc seminirere non souo allacrate clte raramente, mai poi sono colpite in cer te altre infe.:ioni (bronco-polmonite, gastro-enler·ite, meningite cerebro- spinale. tubercolosi-acuta ecc.). . L'Esmonet provocò sperimentalmente orchi li col bacillo della tubercolosi, con quello d~l tifo addominale, e con lo s treplococco.
e
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BlVlSTA DI OTO·RINO-LARIXGOIATRIA
Il bacillo d i Eberlh causo delle orchi li emorragiche che a ve vano termine con la uecrosi totale della ghiandola. Lo slreptococco diedq risultati incerti. Il bacillo di Koch, inoculato nell'arteria sperma tica, diede s']mpre l'infezione local~ che solo in SPI{uilo s i Jteneralizzava. Infatti egli potè constatare che ra~po r tazrone precoce dell'organo luber·coloso impediva il diffondersi del processo specifico. Questa constatazion e sper·imenlale è interessante per le applicuzioni alla patol•,lo!ia umana · Gnrx.
~IVISTA DI OTO~QI~O-ùA~I~GOIAT~IA Contributo aperlmentale all'anatomia patologloa della ateuoal naaall. - (Are/l. !tal. di Otol., r in. e laring., vol. X v, fase. 2).
L. RuoANI -
L'A. con tale lavo ro com pleta un s uo precPdente s tudio sperimentato Rullo fisio -patologia della r espirazione nasale (1), giacchè nel pre~ente conlr il>ulo riporta le autopsie dei diversi cani, i quali servirono per le ~ue ricerche. Dalle ricerche anatomo-rslolo~-tiche del can e occluso da ambedue le narici, riscontrò: incrpiente a la~sia dentario, palato ogivole, arcale dentarie !\Ciriacciate la teralroente, muso mollo allun jlato; mucosa faringea ed esofagea, larin!lea, trachea le "bronchiale assai iperemiche; enlìsema polmonarP sostanziale bilttlerale; cuore fortemente dilatato, o llpese !lpecialmente del ventrrcolo destt•o ; fe~a lo e milza li~vemente ingranditi di colore rosso- !lcuro e friabili a l tatto; nefrile inler~li ziale cronica. Le alle razioni del cane occluso da una sola na rice sono pr·essnch•' identiche a quelle detranimale precedente. Nulla a ca neo dell'animale d1 controllo. L'A. dopo a vere detto che i reper ti anatomo -is tologici dei cani sulur·ati, conf~rmano vienamen Le la diagnosi emessa durante la v1ta degli anima lr, si riporta alle con.:lusroni esposte nel precedente lavoro, per· avere untt esalta spieg-azione dei reperti ora ottenuti - e ci o~ egli pooe tali alterazioni a Ila di· pendenza della forma di asfissia leg~iera e lenta che si provoca in tali animali , n ei quali , cau~a lo ostruzione parziale o totale delle narici, la r•e;;;pir·azioou huccale non sosliluisc~ che in parlo la mancante r aspiroziona nasale.
t·:. T.
L . 1\ u oANJ,- L'lperaaUv&Sione negU atenotlol nuaU (Contributo !~peri menta! ..). - (Ga.uetta degli osp. e ddle clin. , o . 1, anno HlO~). L'A. incidendo nel cane, a tutto s pes sore, la nar ice destra lungo la piego na!'o-racciole, raschiando g enerosamente la mucosa nasale e provocando in tal modo r adesione delle pareti rlella na rice stessa, ottenne, dopo pochi ~do rni , Il) L. RUGAII I. - Conlrlbulo lptrimenlau oll<l /ld~rpaloklgia ddla rupira:lonc Ml<llt. (Arcll. /tal d"Otol. Rircol. t l .arlnq., vol. Xlii. fase. 3" e 4°).
RIVISTA D r OCULISTICA
un'a bbondonte secrezione salivare, la quale durante i diverc;i m esi di vitg dell'animale, mai presenta periodi di sensi bi l~ diminuzione. L'A. ha eseguito la le studio non tanto per ripro(!uri'e sperimentalmente tale ipers ecrezione sHiivai'e, occludendo le narici, quan to per dare rilievo a i danni che possono in tali casi manil'estarsi in un or gunismo. per l'a bbondante emiss ione eli saliva. Tale ipersalivazione trova la sua causa in una dupl1ce azione, nell'azione cioè dci ril1essi i q uali insorgono per l'irrilazlone portata sulla mucosa o~;~ sale dalle bl'igl1e cicatriziali e dugli ammassi di g ranulazioni, ivi s viluppates i, in seguito all'alto operativo desérillo - e nell'irritazione dei rami ner vosi terminali del tl"i gemino, dis tri buiti nella mucosa del naso, causa le g randi a nas tomosi che tale nervo contrae con il nervo facclele.dal quale ori g ioa la corda del timpano. L 't\. $piega poi il cattivo s viluppo dell'animale con di versi fatti: a) causa la molta sa liva nel cavo orale, la ling ua rimane come adesa al palato e quinòi il cil)o no n pot1·A subire nella bocca il pt•imo processo digestivo; b) irritazione ùel pneum o~astrico, per via di retta, tlall'accurnulo di saliva rivers.:ala ne llo stomaco, e per via riflessa, causa l'anastomosi di un suo rarnuscolo ne r voso col ne r vo facciale; c) maggiore concentrazione della massa sang ui1<na; d) diminuzione di LuLle le secrezioni ed escrezivoi dell'economia animale. L' A infine ri porta tali distur·b i a lla clinica io lutti i ca si di ipersalivazione, dovuti a les ioni nasali, metlendoli, per· la loro gravezza, in dit•etlo rapporto col grado mafo!!! i ore o minore di ptiAlisrno. E. T.
RIVISTA DI OCULIS'riCA PELLOQUIN. -
La nevrlte retrobulbare infettiva. -
(Journal d e Médeeir~e
et de Chirurgie, otto bre 1903).
Non é rara la comparsa, dopo cer·te malattie infettive, di distu roi oculari più o meno g ravi, più o meno du revoli, e l'origine dei quali può passar e inavvertita. Secondo Pari naud, si lr·atta di oevriti relrobu lbal'i infettive, che presentano un'evoluzione particolare. Si possono des.:cl'ivere due forme di nevrite re l.robulbare infettiva: una forma sPnza lesioni o flalmoscopiche ed una forma con alterazioni nel fondo dell' oc· chio. !via i segni subielli vi e funzionali sono irlentici. Nel cor!>O o s ul lìnire di un'influenza senza caratteri particolari, soventi nell'assenza di una m alattia g-enerale, dopo un semplice raffreddamento, un malato è collo improvvisamente da un disturbo della vista. Preceduto da vaghi dolori or>bilari, da cefalea, il disturbo visivo aumenta rapidamente ed i n pochi g iorni resta al malato appena la sensazione visiva. D'ordio.irio solamente un occhio é le~o. All'esame si riscontra che la pupilla del lato m alato é miòria lica, che il riflesso luminoso é torpido od abolilo quando l'amaurosi é cOm!Jletf\. All'oflalmoscopio, il fondo dell'occ:hio a ppare normale, senza alterazione nervosa o vascolare .
HlVl:STA DI OCULI:'TICA
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l dolori orbitari diminuiscono e scompaiono in pochi giorni. Poscia, spont&· neamente o solto l'influenza della cura, l'acutezza visiva aumenta Jll'Ogrcssi vamente, ed in due o tre settimane la visla pu(l ralomare allo stato nor·male od esser e appena diminuila. Con JZli sLessr segni funzaonali, l'i trovano altro volte flelle lesioni nel fondo delrocchlo. Più o meno acc,•ntuale, queste l<>sioni vljnno dal !'emplice intorbidameolo papillarc fino all'emoa·ragu1 relinica. La napilla, appAnnalA, ha perduto la sua. trasparenza profonda; i contorni souo poco nPIIi, tnal d"limilati. Lt' arterie l'ono piccole, le vene dtlaLat.c e flessuollo. L'iulìltrazione papa!laa·e, più o meno pronuncrala, pu6 estendersi alla r etina. Es!=:a rimane talvolta localizzata ad una parte del disco. Questu for:na di nevrile con lMione del fondo d••ll'occhio ha un'evoluzione d'or dinario più lento. L'acutezza visiva aumenta gradatam e11te, ma 11011 a·aggiunge sempt•o la 110rmale. Durante questo tempo, la slasi vascolar·e e l'eclt-ma scompaiono por essere sostituiti da un imbiancamento 11tr olìco della pttpilla. Nei ct1si gravi, compare l ' atrofia, e l'amau•·o;;a può es~e1·e complela e per·sisten te. Oev~:~~i notar·e che mollo spe!<SO, nelle for·me attenual•', un S<olo occhio ò leso: l'al tJ'O r estA immune. Ma quando la nev1·ite interessa i due occhi, non li colpasre Rimullaneomeute. Quest'> carattere é un !'ef{nu impol'lanle. Tutte le malattie infetti ve pl)s!'ono determmm·e la nevrite r etrobulbare. Pare che la pol'ta d'mgl'es!'o dell'infezione, tranne i casi di i ulìnmmazaone periorbitaria localizzata (osce!:tso, lt>nonite, ecc.) sia òato il più spes;:.o dalle rosc:e nasali e dalle lor o dipendenze (seni). Quest'idea ò couvalidala dall'anatomie, che dimostra che il ner,·o oll•co è in slJ•dlo r11pporto con le fosse nasala e con i seni. La ruJ·a deve aver di mira l'eliminazione dei principii lo!=:sici.ll r egime latteo, il calomelano a do!=:e purgativa rispondono a 'fUest'indacazaone. Si potrà pure ricor r ere alle emissioni !'ungt.igne locali (san~uisughP) quando i dolori sicno mollo intensi e che esilll a urut congestione pronunciata della faccia, l!d al salicalalo di soda quando si po!lsa accagionare il l'eumatismo. B.
SANTuccJ. - Contributo alla oa•ulstioa delle lu..a:a:toDl traumatiche della clandola lagrim&le. - ( Annali tii ottalmolo{Jia, anno XXXII, IH03).
Il caso studiato dall'A. é l'ottavo th quelli finora pubblicati di questa rara affezione morbo!'&, e si rift'ri sce Ad una r agazza di 1!> anni, la quale, selle anni or sono, mentre· andava a raccogliere le ~na, fu col pita accidentalmente da un ramo d'albei'O oll'occhio drs tro. L 'ammalata, al suo ingre'lsu in Clinico, presenta va, in I'Juest'occhio, un lieve 11rado di ptosi: la p!llpebra Aveva la cute normale; però, ve1·so la !':IlA pat·le ester na, presentava una lumel'azione del volume di una nocciola, di for ma oblunga, dur a, non mollo mobile, ben delimitaLa, legger mente ber noccoluta. Spingendo il tumore ver!IO l'OJ•bita, non era possibile ridurlo totalmente, e, appena cessala la pres!':ionc, rip1•endova la posiz.ionc primitiva. Non si notava alcun ingor go dei gangli vicioiOJ'I; non !<i ri· scontrava alcun disturbo inerente al bulb<·; nPssun sintomo di secchezza delt'ot·chio de$tro e ùtJIIa narice corrispondente. L'ammalala domandava l' inte1·· vento clair u r gico soltanto per la cosmes1.
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RIVISTA DI OOULISTIOA
Falla diagnosi di g landola lag rimale ectopica pe1' antica lussazione traumatica, si procedette all'alto o perativo (esporlazione) che ebbe un esito felicissimo, e ssenJo scomparso anche il lieYe grado di ptos i. L'esame microscopico fece rilevare ali" A. due ft~ tli imp·ortanti: 1' Un'infiltrazione linfocitica dei lo bi glandolari , forse avvenuta per l'insor!!"enza di un pr oces!'o irritativo, in seg uito allo s poslamenlo subìlo da lungo te mpo dalla glandola rimas ta fuor i della s ua sede naturale, dis turbata nella sua fun zione; o for se a nche per manovre esterne ed inconsulte. es.,guite per tenlarne la risoluz1one. 2• Un' iperplasia del connettivo inters lizia lc, e, in qualche punto, l'atro fia appena incipiente dell'acino. Rigua rdo alle cause de terminanti Ja lussazione de lla glandola, l'A. crede pote rle · rife1·ire a due fa ttori principali: al: un complesso di condizioni analo· miche - le quali pos!'ono variare nei diversi cas i - tendenti a iudebùlire la sa lda connessione della gla ndola alla sua fossetla nn atomica: b): la caus a determinante r appr esentata da un trauma diretto alla r~~i one della glandola s tess a, o meg lio alla sua porzione palpebrale, la quale trascina 1~0 11 sé la porzione or bilaria, che non può essere direttame nte colpila perché prote lla dall'an ela ossea. P er quel che si riferisce al trattamento, l'A. crede che alla riduzio ne seguita dalla sulur'a a strati (Graefe, Bis lis, Villar d) :::ia da pr eferirs i l'es tirpazione ; in primo luogo, per i buoni r isultati olleouli; in secondo luogo, pe r le impo t·tanli con r:Iusioni del Te r•son, il quale d1mos trò che l'estirpazione della glandola lagrimate uon arreca g rave dis turbo all'occhio. essendo la s ua fun · zione compe nsa lo dalle altre glandole palpebrali e dalle glandole la~ri ma l i accessorie òisseminate sulla cong iuntiva. E. T. SANTuccr. - Qualche modlfloazlone al nuovo proceno c'Il Prlutley8mlth per la preparazione e oouervaslone 4egllemlbulbl. -(Annali d i ottalmologia, anno XXXII , '1903). L' A., pur riconoscendo che il processo del Priestley-Smith è il migliore di quanti f11rono raccomandati, propone alcune rooùificazioni che hanno lo scopo di eliminare certi inconvenienti, i quali con sister ebbero specialmente: nella difficoltà di fissare la lente c i d istacchi r elinici ; nella quasi impossibilità di eli m in are le bolle d'aria ; e nell'nlterazione dt> i ra pporti fra i tessuti pl'orlolla dalla pressione che s i eser ci ta s ullo s liletto di vetro per fissare l'emibulbo. Il metodo, secondo l'A., dovr·ebbe essere eseguito nel seguente mo do : 1° Il bulbo, a ppena e nuclealo, de ve essere imme rso in formalina al 5 ·;. alla temperatura di 3U'-35°, sen:w occupar1'i di farne un'accurata ripulitura ; e vi de ve essere manten•Jto, pr~sso a. poco a fJ Uesta stessa tem peratura, dalle 12 alle 2i ore ; o espo nendo il pezzo al sole o metlendolo vicino a una stufa, o, meglio ancora, !asciandolo nel termostato. 2• Dopo le 24 ore , mediante una piccola forbice curva. s i pulisce co n molta a ccuratezza il bulbo di lulli i le mbeLLi di tessuto che non deve esser e conser· valo, e si passa in soluzione di forma lina al IO •; ., anche freJ da, e vi s i lascia altre 48 ore ricambiando qualche volla il liquido. In fJ uesta soluzione il bulbo può resta1·e indefìnitame nte; e l'A. ha potuto a ccertare che la permanenza pro~ tratLa innuisce molto s ulla buona riuscita della preparazione, s pecialmente
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quando si voglia esser e sicuri che la leute o un distacco l'Clinico rim angano bene a posto. 3• Durante que!'ta prolungata permanenza del bulbo in formalina, si cerca ogni tanto di ripulirlo di qualche picccolo brandello di tes!'Ulo che si sfalda ; la quale r i pulitura è necessario sia sempre fatta prima del congelamento del bulbo. 4• Quando i l bulbo .! ben ripulito, !;i asciuga accuratamente. e si unge di ~a«elino, e poi si avvolge in un pezzo di guttaperga lami nare sottile, !=palmata anch'P.ssa di vat>elina. Così preparato, si pone nella parte centrale di un recipiente bucato nel rondo, ripiena di miscela frigor i fera di ghiaccio e !'Oie, in cui deve rimanerl' non m eno di due o tre ore. 5" Dopo il con~elamento, si libera il bulbo d~ll'involucro di g-uttaper ca, si ripuh sce della vaselina. e con ampi movimenti a sega di uno lama sottile e tagliente, !li seziona nella direzione che si vuole: in genere, secondo un piano che passi pel centro della cornea e del nervo otlico. G• l due emibul bi s'immer·gouo subito in un r ecipiente contenente formalina al 10 ·;., dovo ò bene rimangono per due o tre giorni. 7• La manovra della definitiva chiusur a dell'emibulbo, per evitore assolutamente qualsiasi bolla d'aria, è la seguente: l reci pienti, ùopo cssN·e !'1l11 Li ben lavati, si riempiono quasi flno all'orlo di rormalioa al 10 "fo: vi s'immerge alloro l'emibulbo con la supor flcitl tli laglio verso il fondo del vaso: dopo ciò. si melle il tappo, al foro centr ale del quale si è prima applictlta una piccola pi pelta. Il tappo si compl'ime fino al collo del recrpicnte ; e allora si vedr·à subito, a traverso la punta della pipetta, sfu ggi r e l'eccesso del lifJuido n tulte le bolle d'aria.. Accertato che non v'ì> pni alcuna boli&, si to~l ie la pipP.tta, e ol suo posto s'introduce una bacchettioa di vetro provvista, od una estremrtà, di una punta di spillo ; e la si affonda fin o a che lo spillo sle"l!IO tocchi appena la scler·a. I n tal mopo l'emibul bo, senza subn·e nessun avvallamento per eccessiva pressione, sera mantenuto aderente al fondo !!enza spostarsi 111 teralmente. Crò fatto, " i asciuga esternam ente il recipiente con ogni CUI'R, P. con la punta sottile di uno stiletto si stende, nelle commessure fl'a tappo e r eci prente e rra tappo e bacchetta di fi ssazione, un leg~iero strato di bitume ner·o di giu.lea, o di altra sostanza che chiuda er meticameole qualsiasi fessura. Gli emibulbi cosi preparati si conservao o indefinilamente, riman ~o no i nalterati nel colore o nella forma ; si prestano benissimo per le drmostrazioni microscop:clre, per le fotogralle delle sezioni d ì taglio ; e possono, ogni volta che si voglia, essere estr·attì e sottoposti alla ser·ie degli alcool i, per poi includerli e sezronarli al micr0Lomo. Il metodo del Santucci. eire già fu applicato in parecchi laboratori con ottimo succe~>so, ci sembrn realmente una felice modificazione di quello del Pr·iesUey· Smith; anzi, più che una. m odificazione, un vero e p1·oprio m etodo originale, poiché esso elimina r1uasi complet.amenle tutti gl'inconvenienti che, con gli altrr metodi. si ve rifica:-~o nelle preparazioni, e l ac;sicur a la chiarezza e In precisione delle dimostrazioni ìslologiche e aoatomo- patolo~iche del bulbo ocular e. E. T.
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l. No~:. -
11 Thlooolo. - ( -1 rchic>es générales de Medecin e, ollobre 190:l).
Quc!'lO d~>ri ''ato del guaiacolo, eh imicamenle risponti e ad un orto;alfonLLojaco/alo di pota.~.~a, a"solutamente inodoro. di sapore leggerm~nte amaro, non di"J.:Ttldevole ; non provoca, rome il guaiacolo ed il creosoto, n è nausee ne vo miti, né !:apOI'e pe1·mancnte di;.gradevole in bocca A dopE'l'8l O 11d alte dosi (C. Sc h\\'arz), nelle cur a della tubercolosi polmonarr , si Vt'rifkaro no Aumento d'appelrlo e delle fo r ze, mi~lioramonto dell(} stato ~e nerale, dinlinuzione del numer o e dell'intensità degli acce!'si di toss e, scnmPili'S8 rlei sudori nottur ni e tal vol ta anche della fehbr·e. L'esp~ Uomz i ont' divt>nlu più fucile e meno abbondante; gli sputi pul·ult>nti vcn~o no sc>stilull i da :;;puti siel'o-i uucosi; eù infine quanJo le IPsioni tubel'colrll'i non sono tr-oppo 11vvanzatc, si constula, un mi ~li ot•am e nto dei segni l ocali che si manifds t a pr ima con la diminuzione. po1 co11 la scompar.~a dei rantoli e della ottul"iltl. De Renzi e Boeri somminil\tl·ano tal r imedio in ca p~ut e di gr. 0,50, nl•lln proporzione di due ad otto per gi orno, h modo da doro una dose totale g io rnalierA da uno a quattro ~raromi. Rilen~ono !'ia utile non sorpa.!<sar e 1.111 dose awndo aMit oll<·nuti i risultati migliori C<)n doc;i da uno a due grammi. Il mrdicamento sarebbe meglio accetto ai mAiali solln f·>rma di s:clr o ppo. Sop1·avvcnendo diarréa l o si unirà ad un po' di lanni1!8l'O o nd altro as tringente r h e fa1·à scompar .re ben tosto tale complicazione. Gli auto ri m parola riconohbPro nel thiocolo un'azione benetlca non soltanto sulla tubercolosi polmonare, ma anche sulla bronco- alveolite Cl'onica non tuberco lare. Schwir cr oll!•nno risultati di tan to miglior i per quauto era per più lun ~o t<• m po con tiuuata la cura. Pre!'o e!li!:<lendo un'emottisi, questa non aErgravò punto. La (ebbre venne l"OVPnte l'idnlta d'altezza e tal'altra scomparvP. del lutto. Ugual mente !o S~hwire1· r espertmentò nella cura di casi di tube1·colosi chirur·g ica e precisamente in casi di sceofola e di tubercolosi ossea, in pl~ut•1ti e pl•t·itonili luhercolart. l o tutti queslf casi, non soltanto miglior ò l o stato gene· raln ma si vide una benefica atione favorevole sull'atrezione locale. Vid ~ diminuir e di volumP. i ~angl i linfatici, scomparit·e il secr·eto nasale c riH ':!!>Orbirsi gl i ascessi ft•cddi, Il Mal'amuldt constatò che il rimedio in parol a, n dose te1·apeuti ca, non ~oltnnto ò ben toller•ato e non provoca alcuna irritazione del tubo diges tivo, mn che Rerve spesso a combattere la dia1·rea e l e fe r m entazioni intestinali ano r mali. l mpie~ato m etodiramenl 1 dall'au tor e in lrenlotto cas1 di enterite acu\11 e cronica, dopo due e rar amente dopo lr~ giorni, vide dimiuuire 1l numero delle evn ~uaztoni, as!'ieme ai dolor l i ntestinali che le nccompagnavano. P r obahtlmt>nle ll'allasi di un'efello anestetizzatre del ~uaicolo nel tiocolo I noltre il t 1ocolo possedorebbe sul tannino il g r ande vantaggio che somministrato ancnra
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per qualche tempo dopo la cessazione della d iarrea n•Jn pr oduce mai stitichezza ciò che é della massima importanza nelle diarJ'c>e croniche. Per la sua azione antisettica, disinfèllante ed astringente e pel fatto (·he si può continuarne la sommioislrazione pe1• molto tempo, il Kaplansky lo trovò utih~simo nella cura della cistite tubercolare, come pure nella cura delle bronchiti acute e nell'influenza. Rispetto alla dose cui dovrassi somministrare, eia l le r elazioni dei varii esperimentatori risulta che questa potra variare da 1 a 6 g t•ammi per g iOJ'no; Incgho è comincia1·e con 1 gram m o in m odo da &pprezzm·e la tollernnza del m o h1l o. Quest.a dose quotidiano dov J'à esser frazionala in ca psule da ~r. 0.50 r adauna. Data la sua granrle solubd1tà è preferibile prescriverlo sotto fo rma di !>circppo at·omalizzalo contenente un g rammo di tiocolo per cucchiaio da tavola. Venne parimenti somministrato per iniezioni i podermiche ullt~ do!;e di un grammo e mezzo fino a tre g rammi al giorno, m soluzione uell"acqua, nr>ll'ul io o nella glicerina. L o Schwarz pe1· iniezioni intra polmonat•i consiglia la seg11P11Le formula: Thioco lo gr. L Olio oJ ac(jua s ter·ilizzala :;r. IU. G. B. BREus;; - L 'aspirina uel dolori o a.aoero1l. - IAllf;em . Wien. med. Zeituny, n. li , i 90 3).
Dopo la ronslatazione del marcuto potere analgesico esercitato dall'aspirina oelle nevralgie, il Breuss a.loper ò questo pt'eparato, con t•isultato soddisfacente, contro i dolori del cancro inoperabile. Egli somministr ò l'aspit•ina in dosi di un grammo, due o tre volte al giorno, e ossei"vò che quasi sempre l'azione anal~te:<ica er·a talmente marca ta da r ender i nulile l'uso di 11ar·cotici . Nei casi in cu1 le soffe1'enze non erano del tutto calmate dall'uso dell'aspirina egli per lun/(O tempo continuò con buon r-i sultato a coaJiuvar·e !"Azione d i l"(uesto p1·eparato con una sola iniezione di moJ•Iìnu al giorno. In un caso di rancro mope· rabile dell'utero eg li da un anno riesce sempre a calmare i dolori col sol o uso d1 quPst o or·odotto. Si può in questo muoio risparmiare l'uso comune della morfina che, o l tre che per· i suoi effelli dt!lelel'li, r 1esce meno pratica pe1·ché ri chiede l'intervento del m edico volta a vol ta, con non piccolo disagio dell"infcrmo. GRJX.
StGEL, J.
- BaU'azloue terapeutloa della reumat!na. - (Ccnl,.alblatt .fiir Bakleriologi.e, Paras tlenkun le und l fl:(eUionskrankheilen, X X X l V Bd., n. ~/9, IH dicembre 1903).
L' A . sperimenlò la reumalina iu circa · 40 r asi di r eumatis mo Al'licolare acuto e cronico. La reumatina, salicilat" di salicilchinina, è diffici lmente solubile nell'acqua, cristallizza in bianchi ag hi, ed é p1'e!'\a volentieri rlai pazienti, perchè iaodora ed msipida. La dose giornaliera, secondo l"età e la gravità del male, è di 2-6 g r ammi, in generale ne sono somm inistrati giornalmente ~rammi Dopo 1-2 ore dalla somministrazione può la r eumatina essere svelato dal cloruro di ferro nelle orine qua!e acido salicilurico. Sembra che abbia un:azione specifica nel reumati sm0 articolare acuto, poi ché la temperatura, l>pecialmente nei casi di gr·avità media, si abbassa , il dolore delle articolazioni maiale assai pr esto scompar e, le tumefazioni t•etroredo no.
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RIVISTA DI 'l'EC.XlCA E SERV.I ZIO MEDIOO MILITARE
La reumalina trova In sua speciale inJ ic11zione per combattere le complicazioni del reumatis mo articolare e per accorciar" la dut·a ta della malattia. La somministrazione del r1medio è indicata in tutti i ca1<i di l'eumatismo a rticolare, parlicolarmenle in quelli che sono manifestamente complicati con alteraziòni propagate ul cuore ed ai 1·eni. Le somm~ni slrazioni del rimedio devono essere sospese, se dopo più giorni di cura non si abbassa 111 temperalur~, e non diminuis cono i dolori articolari e le tumefazioni. È pure indicato in tulli i cas1 di reumallstno artico lare acuto, nei quali sono male o punto tollerati altri prepar11ti, infine nei casi d i reumatismo muscolare e a rticola re con decorso s ubacuto e cronico, in cui occorre pt~rciò di cambiare r imedJ. C. S.
RIVISTA DI TECNICA E SERVIliO MEDICOMILITARE lfozlonl aulla org&nlzzazlone generale del urvizlo dl •anlt& In campagna nell'esercito giapponese. - (L' Er:ho Mt:dical du Nord, n. 9, 28 fevl'ier HJO ~) .
H . G .\UDJEa. -
L'A., il quale è professore aggregato alla facoltà di Lilla, e medico della ci dà u na esalta esposizione del ser vizio sanitario in guer ra dell'esercito gi ~:~p ponese; siamo sicuri di fa1· cosa grata ai lellOI'Ì del giornale, rip<'rtandoltt nelle s ue linee principali. i\. PRIMA LINEA . ~ l. Seroi.:io medico sulla linea del combattimento. Il pet·sonale medico dei cor pi di truppa delle diiTerenti a r mi comprende: Fanteria: 2 ch i r·ur~hi capi (uno dei due può esser e tenente colonnello o mt~~gio r·e , l'altro è capitano) ; 4 chirurghi luogotenenti; ·3 capi infermieri ; 12 infermier i; -18 por ta l'eri li di r iserva (soldati òel reggimento che hanno ricevuto un'is truzione speciale). Battaglione di caoatlc r ia : (co1•rispondente a l noslro reg~im en lo) 1 chirurgo capo (maggiore o capiwno) 1 chiru1·go luogotenente; l capo infermiere ; 1 infermiere. Battaglione d'artiglieria: (g ruppo d i 3 batteri~) 1 chirurgo capo (magg iore o CRpita no) 2 chirurghi luogotenenti ; 1 capo infermiere; 6 infermieri. Battaglioni d èl yenio: 1 cl11rurgo ca po (maggiore o capitano) 1 chi1·urgo luo~ote ne nle; 1 cnpo infermiere; 2 infermiel'i. Battaglione del treno: l chirur·go capo (maggiol'e o capitano) 2 chirurg hi luogotenenti; 3 capi infermieri. Secondo il r egolamento in vigor e, il ser·vizio sanitario presso il r eggimento comprende: t• il se1•vizio s ulla linea del combattimento ; 2° il servizio nei posti di soccorso (o di medicazione). 1° Servizio sanitario s ulla linea del combattimento. - Il pe1·sonal e medico reggimenlale si dev~ trovar e sulla lioea .del combattimento per ~occor re re i f'el'ili, e traspurtarli. Appena impiantalo il posto'di t~edic11 zione , d detto personale s i divide: una melà rimane al posto di medicazione, lenendo a p(H'ris~:>rva ,
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lata di mano i cavalli da salma, cari.:bi di materiale sanitario: l'altra metà continua a funzionarP fra le file dei combattenti . Ogni medico ha, come aiuto, un infermiere. Snll11 linea del fuoro, viene utilizzato il paccllello nulivid Jale rla medicazione. QuEl!>lO parchello è com posto d1 due piccoli batnlfoli di mU'"'Ola al ~ubl imato. un pezzo d• CArla impermeabile, un tri angolo. cd uno !>pillo di !!Ìc••rezza. Da qualche tempo a quMla parte, uno dei hatutfuli di mu!>!'<Oia è 5-lalo sostituito do un saccheltino r ip•eno di cener o> di par.rlia, "lato propnslr> da Ki· kuki. Se la ferila non geme !>Bngue, o altri umori, i !'acchelli VPIIf!'OilO applicali asciutti; in caso conlra1•io, vengono, ove sia pos;;•blle. inumiditi in una leggerA t<oluzione di sublimato. Questo !>acche!to ò molto aS!>OI'bente, e può essere lbsciato in po!'lto due o tre gior ni È soffice, l~>;.!t!e1·o, e non produce alcuna !'<Ofl'erenza al ft>rito. O~ni battAglione f> provvisto di due panieri e eli 'JUaltro barelle. Cill!'<Cun panie•·e (l) contiPne dei medicinAli nella parte superiore, e nel piano inferiore vi é il materiale chirurgiro. l due panieri sono somel!ginti da un ravAIIo, e co~i pure l e bo•·elle. l battaglioni di ravaller ia e del ~enio non hunno pon1el'i, nè barelle. Se il mnl<' riAie, che o~ ni infermiere ha in consPgna, non é suflìc•ente, SI rivolgono ai corpi di lr·uppa più vicini. pe•· rifornirsi. l medici dei r eggimenti debbouo essere lutti provvisti di una bu~la cllirurgi('a. O~ni cApo-infe•·miere (o medicatore) porto una bor!"a metlico-cliir u•·g-ica. Ciascun infermiere o solturf!ciale infermier e porta uno zAino da medicat.ione. l capi infe1·mirri e gl'inft'!r rniet·• rlipendono dai Comondtmli di Corpo o di com• &J:tnio, ma per ciò che concer·ne Il se••vizJO sanitario, •·icl'vono gli ordini dAi chirurghi. Se il numero de![li infermieri nei reg~Xinwuti eli fantel'ia, durante •l combattimento, non ù sufficiente, s'im piegano i portafer iti rfi r l!'t•r·va. Ve ne •ouo ~ per comp&Jlnia, OS!<IA 1G per battaglione, 48 per re;!.(!lmento. A ppar lencnno a lla risPrva, e non sono neulrahzza\i. Orùmariamenle, ;.tenno al loro 1MIO nf! lle file dei combattenti; entrando in funzione, depm•itano li loro zaino ed Il loro fu cjle sul cnrreggio, mettono un brAcciale di color r os!'<o al br·occio de~t•·o, e prendono le barelle some7gial•· dai ca,·alli. 2• Seroi;;io n el posto di soccor.~o. - L'abbietti v o ùi quesli posti di !'<OCcolso rbggimentuli i• di soccor-••ere i ferili sull'l linea ciel combattimento, di praticar <', in caso di e<;trema necessita, le operazi oni più urgenti, in tltte!Oa chP. la compagnia dei porlafel'ili cominci Il suo còmpilo. Que-;ti posti, JH"Ossimi ai combattenti, !'egnalali ùfl una bAndiera di neutralità, 111 un luOIZO non pre~o di mira dal fuoco e facilmente flrcessibde ai feriti, sonzH Ol'tacola•·c i movimc11t1 delle truppe. sono impiantali d'ordine del comandante del reggimeuto, ed in caso d'urgenza, d'oi'Clinc dPI chi••ut·go più elevato in g •·ado. Il motot•ialo neces~arìo ò fot·nito dal le truppe di fanteria, elle ù'lbbono pensar e anche alla olimontazione del personole e dei terili. Se la distanza fra il po;;;to di soccorso e la linea del fuoco ò eccessiva, !>i impianto un posto el i socco1·so intermedio, al quali:) :>i r iunisce poi qudlo prima •mpianlnto, non appena Ilo potuto !>~ùmbrat·o i ferili. Dal momento che lo Cl) Questi panieri sono di canna o di \lrnini, ricoperti di cuoio, c d1vi5l io comparllm~nli. Sono lrg~erl, e molto r~istpnlf. l reciptentl. bidoni, bllclnelle da me<liraz•one sono in carla-lacca. l manici degli istrumentl sono In le~rno lt~tl!~ro e duro, vfmtclato " lacca, oppure lo melallo. t.'ovalla e la mwsola sono al subhm,to.
;u,.,
RIVISTA DI 'l' E C::-II C,, li: SERVIZIO ) I EDICO MILITARE
comllmmiu dei por taferili entra in funzione, il posto di soccor,;o <.leve t>s~ere tolto. I l Corpo sanitario. Compagnia di porta.ferili e Sla•ioni di medicazione. Tr·utla"i di una or~ra nizzazi tJIH:l specmle, che nou trova termini dr confr'OIItu s uflicienti rolle ambulanze divi!<ionall fnlll cesi, o colle nostr e Sezioni di sanilé, mu che Ira, colle medesime, par ecchi punti di contatto. I l Corpo :=:anitariu si compone di due compagnie di portaf(}r iti, e di un nucleo di medici e di farmaci sti. t • Compagnirl di por·tarer iti. Questa com pa~nia ha il mandato di stabilire le stuzioni !li med icazione, di tr asporlttr·e i feriti (l) dalla linea del fuoco al a stazion<>, di ricevere i fe r iti, di meclit:arli e di inviarl i, io seguito, all'ospedale da ca m po: Vi sono due compagnie ogni Divisione, portanti il nome della d rvi;;io nc, alla quale sono addetti. Il per :;;onale di una compagnra di porlafer i li si compone di: l comandante di compagnia (capitano o tenente) montato; l sollufficiale; 2 capi-plotone , snltufficiRli eli prima clusse; 6 capi di sezione, sotlufficiAI i di secouua classe; 145 porlaf,.J'ili (l tr·ombetliet·e, t sarto, 1 calzolaio) (O~ni compag nia di porlaferili si divide in 2 plotoni, crascun plotone rn 2 St>zioni). La rompagnia di portafel"ilr agisce su due scaglioni, uno dnl la linea del fuoco al la s tazione di med ic~z io ne, l'llllro da questa ~lezione aii"Ospedal~ . Se In ùisttwza è un po' lunga, s i C<!Stituiscono dt·i punti dr fe r mala, e di r·icambro dei por·lafel'iti. l lJOrlaferili ùepongono lo zaino alla stazione di medicazione, conservando la sciabola ed i bidoni. Vi sono lre porlafet•iti, collo z11ino da medicazione, pel serYJzio di una biH••IIa. l porlsf"eriti, in mancorna di per·sooale med•co, P""!-iOI o prodigar·e i tJrimi soccor·si ai feriti, ma non decano mai toe-
care una rerit<t colle loro dita. Tanto i sutlutJìciAir, come i soldati semplici, addetti a que;:;l o speciale set·vizio, sono r·eciutati daliA n ser·va di funter·ia, e Rcel ti fra quelli che appresel'O le nozioni sui modi rii ap(Jr·e~La re le pr·ime cur e, e di Lr·a:srortare i fet·itr_ (.)uRndo pussrbile, a queste compagnie di portaferili, vrene ~;~ssegnalo un sotturlidAle dell"eser·crto ~er·manente (2). 2° :\ 'ucleo .wnilar w . - li personal~ e il ~<"gu c nle : l capi ta no montato (comandante del l.nJllajZiione por lul"t' r ili, 2 cn iiiJifi ~JIÌI'); 2 solluflìciali di t • o di 2• cln~se (l ;:;,•gr etar•io, l capo dei cucrnìer·•); l c:hir·urgo ma11giore, medico capo (montol o): 1 chìrtrt·l!o caprlaii<J (rnon lalt•) i 6 chirurg hi luol{olenenli (monlrlli); ·t ft~ rmtH·r ~la - uffìcial e d r prim~ dasse; 3 fa rmacr~tì-uflicìali <.li S<:!Condn o di terzA cla,se ; IO Cllpi i11fermier·i; 26 infer·miel'i sollufficialt; 1 commissar•io-ufficiale; 1 :=:c.u:r·clario rli pr·irna cla'<se, :::oLtui'ricrale ; l sollu fr iciale del treno (montat0) ; :1 soldHl! del treno, fra i q ualr urt mani:=:calco (montnlo); :lr) coorl ullori con :JG eHvall i !la 1<al mo (p1~ 1· ilmater·iule rw~dico-cltirur·gico'; i 'çofani, ecc.). li corpu cusi co~ trlu rlo ò m cl"SO Rollo gli o rdini del comandante di di vi~ione o d~travunguar·Jia. Il :=:!· rvi zro Mnilar·io dipende dal medico - capo d··lla drvi~io oe. A ll"allo della rnobi1 1lazione, il medico -capo della divisione ed il comandante
e
!Il l ~cnppnncsi, assudalli a porl..m• elci carichi sulle spalle, ricscouo i mi~tliori porlnfcnli cltr $i f'OIIO'if' :mu.
t1) Il ~ra n~~ irccouven ieutr el i CJHP.•Ia Qrgan izzazionr ~il falalo >lunlismo fra g li ufficiali -!cl corpo clt·i llOr la-fo•rili ed ' mr.lici. Que<lO rllur islltu7.10ni S(\o's5o roz1.ano fra •li loro. r, durnnl e l'ullima :.:uc.-r1. quo•lo an l~!Jilii iSII IO >lil'cle ori" c11e ad inr i<lerlli spiacevolissimi. Ciò malgrado siiTa l!a o rganiz· zaziuue h t n•si..;tito, finora, alla critica.
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R!YI STA Dl'l'JW~ICA E SE I!VTZIO M EDICO mLl'l'ARIO:
dtll bnttagliona dei portu-l'dl"ill ,-i mt•llnuo d"a<;..:or do pe•· mell'"'I"U <>ul piPolt' di "'uerra questa formAzione.
Sta;ione di medicalura.- Situata vicino alla linea del comblltliml'nlo, pOli· ~ibihuente pro"sima Ad un cor:"O di acctua, in
una ma;~seria o in fabbricalo piuttosto ampio, "t'guaiola dalla bandiera di neutralità e tla qur>lla nazional<', .turante d g•orno, e lungo la notl.- ùo una t.mternn r o!"sa, In staziona .ti medicazione ha l ' incarico di 1'iceve1·e i fel"iti provenienti clsl combnltimento. lvi, es!>i ricevono le cure più urge•1ti,e sono quindi in\"iati all"t~spt'dale da r·au1p0. L'impianto della stazione d1 med1cnzione hn "empre ca raller~> di pr ovv1::-or·i eta; 11 tal.- !'tobili m ento de,·e se~uir·P il movunento delle truppe. Pùl sun funzionamento, SI di vidtl in 3 sezioni (ngni sezione Ira un 11egno di tlilfarPult• colore): Il) ~ervizio de;.di enlrall e degli usci li (lurchinn); b) oper11ziont (bianco); c) medicazioni (rosso'· l fari ti sono me.licall a seconda dellA loro ~r·a vita, e non SPCOndo l'ordinr col :tualc snno arrivAli. La sezione a) compl'l'nole lll l uflìc• ale medico, 1 cnpo infel'miere, l:ld l o 2 infea·rniet•i. LH seziond b) (opPraziorll u1·;.:enti e uw dicozioni consecutive) compnmde il medico capo, 2 o :l ul'licillli med1ci llS"ISll'llll, qua lc he cupn·inl'ar·mier o. NPIIa f"et.ione c) il pea·sonnle è com po..;lo d 1 ·1 ufllciul•l medico . di f!ualc.he cnpo-inl'ùr·miero e di infer mieri. Vi si e ~eguisco no le rnedicnzionl, e !'i cnmp1luno Il' tabc lline diHgnoslJcho di'i ferili (bianclic pe1· i ca::-i gl'nvi, ro:s~o per quelli meno Sl.'t'r) Il malel'iale medi co -chirur~it'o oc•·onente é contenutn in 't porneri da campagna, 8 ponicri di l'i:>o·t·vn. !l!i barelle e 2 tende. Il contenuto ùPi panieri deve !l'l'vara pe1· una settimana. Ciascun m,.,di ~.:o lul un•l bu!'la chrrur gaca. O~n i ~:ruppo di :J porta-feriti ha u11 zaino do IOCthcazione. Tulla gli o;tgettl necessnri per allestire una tenolu sono portati dallo slcs!'n ca,·allo, in guisa che 01-\'lll pioIone da portu-fel'iti po--sa dispo1•r e di una teuda completa i n caso di divi!'ione del 1e. arto Qualora l'inlt>nsilà d"l r.11mh9tlimenlo fo;;.;;e tale c he i po1·La·ft>1'Ìli Vt'nassPr o a JOIIncart>, il comandante della cump11~11iu pOI'tA-fl.'r lti ne mfor111a !<ubalo il mt•llco ~po della tlivr!'ione, Allo sc·opo di aw1·c~ dei rinforza (Cr·oce r oo;<:u, !'oChllll volcllllarl). Co<:ì pul'l' qualora "'' dovc>!"se rilevare una delieicnzR di ma lP· r1a1e !'anitflrio . al metlico dh•ro;;ionale s1 ri,·ol~P, pm• Il nece-<'-'Hrio r ifo1·nimento all'o~;pcdale da campo pi ù vicino. Tu tto ctue<:le opt•a·aziOIII !'OliO c·onlrullate dnl •er\"rzio di intendenza. Qu11ndo le tru ppe romhallenli a'"onzuno. il cor'nancln nll' dt•lla compaunia pot·lu-f,•r itr l e St·gue al paìl pr r>slo possibile, la<~t'181ldo una parlcl del suo pc•r ,;onaiP alla custodix Jei fez·ili , fino al momento in cui snpragJIIun~e un o~podal e dA (·ampo. In <' 11>\0 eli ritirata , fii lraspor·lare ud ogni cn!'lo i r,~J'i~i, impiegando nel t1·n«porlo tn tto il suo pcr·sonale. Se la stnt.in nc el i mndit'nzionc code in poter e dPinem ico, rierrlru nel cAso pr ev 1slo dallu Convenzione tli Ginevra. llopo la ballAgl·a, i ('OI'LH-I'e..:ti Ji::;ponibrli aiuta no Il cllf'dicnre l r~n li, C COnCO!'rrlliO al !<CI'VIZitl di S:,.(()ll1bero. SECONDA LINI·:A - Ili. o~pcdali da campo. - Ogn i divi'lÌOIIc' ha n~pe· dali da campo; i l per!<unalo ò compo..:L•l come appr e,..so: l c!LII'Urgo lllAf{)!io r·c, rapo; l c hi1•urgo-cnpitono; \ cl!irun:lli-l ur1gntenenli; l I'HI'IlJar·&<"IA et i ;:r>conda cla~ie; l C01um iR«ario .!..(l'inlt'ndenza di prima o se~;onda chi>'!'IC: H cnpi rnf~ r· maerl (mf'•licnlon); :H infcrmiel'i; :JS coudullori; :!1 uomiui per s.·rvizi ve ra (1).
u.-
o
(ll Il rh•rur11o maggiorr, 11 chorurgo rariL111u, uno off•i rhirur,:hi luo;::otrnenli. f'uOkinlr rarmad<la, un•1 del s~çelari, IJU>tftro ilei ra1>i lurcrmieri, tle•ono apvarl~nerc >tll'e;crcllo JWrm>tnenle.
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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO Ml;;DICO l\UL11'ARE
Gli ospedali aa campo ricevono i l'errl i inviati dall11 s tazi o nt~ di m edicazione, o prooenien.ti rhrettamen te dal f.:Ombattimenlo, e li sgomber·ano. Sostitui scono le stazioni dr med icazione in guisa da permettere alla com· pa~nia porta-feriti di seg1.1ire i mo\·imenLi delle truppe. So lto il punto di vista medico. l'ospedale da campo continua o completa l& cura incominciata nella stazione di medicazio ne. Gli ospedali da campo si mobilitano colla loro divisio ne, e ne porU!no il nome. Generalmente g li ospedali por'lanli i numéri 1, 2 e 3 l'ODO in pr ima linea; quelli c he portano i numeri 4, 5 e G, rimangtlno in seconda linea. Lo stato maggiore rc ~ola i m ovimenti degli ospedali; il ser vizio teenico vien comandato dul m edico in capo, _l'amministraziOne dipende dall'intendenza di tli vi;:;ionP. Il m ater·iale med r co -clr irur~i co com p1'end,.. : .\. panieri di medic:ina e chirurgia; 8 panieri di l'iser·va; 4 tende, •·i pot·lite sOIH'H 10 ca valli de salma. Ogni ufficiale medico possiede una busltl c:hirurg ica, che viene distribuila gratuitamente ai suballerni. L'ospedale da cam po d•~ ve esset•e pronto a rice vere 200 ammalllli. Mentre si impianta, deve pensa1·e subito ai mezzi d i ~~ombcro. Perchò l'o!>peda.le du campo f!OS!>a godere della 11 ec~::ssaria mobilita, è necessario che il medico- capo si tenga, di continuo, in r elazio ne col cap<) d! servizio sanitario di ta ppa, onde potere, ad ogni spostamento notevole dell'ese•·. cito operante, cedere i propri ammalali al pe1·sonole della ri ~erva, e qui11r!i raggi u1• g>er e la propria Divi;;ione. C:. Tto:RZA LINEA.- A mbulan~e alla base o sulle linee di comun.ica•ion.i. S croi.oio d i tat•Jla - Questo romo di ser vizio e stabili to, dal regolamento sul serviz to sanitario in ~-tuerra g iapponese, nel modo seguente: '1° Seroi:JtO alla testa eli tappa . - A Ila Lesta di tap,)a ò.i g u ..rra esiste u no stato maggio t'e med ico, cosi cornposto : ·t chirurgo col g r ado ùi Lenente co lonnello o maggiore ; 1 c hirurgo, capitano o l uogotenente ; 1 form11cista; 1 so tluffìciale. Jl meùico-ca po é il consig lier·e sa nitat·io del comando di tAppa. Esso rie ,·e n;,sicuraPc il r·i fo rnimenlo del mRleriale sanitario agli s tabilim~11li avanzati ; può istilui t·e de~-tli ospedali di tappa; presi ede a; lr sgomberi, provvedendo il personale ed i mezzi per eseguirli. A tale uopo, si Ltl'ne in r elazione colle sodeta fen oviarie, di navigazione ecc. ~o a) S er oiaio nelle s ta:ioni di tappa. - A quec;;te slaziont, normalm ente, non vi è addetto personale medico, ma, in caso tli bi sogno. l'ufficiale, che l e comanda, ri chiede un mP-dico mili tar·e o civile. Ci6 che può necessitare ai ma lati, viHne pl'o vvisto sul posto. b) S eroizio n<>yli ospedali di lat'fla. Gli ospedali di tappa accolgono i maiali di pnsHlt;gio, o flUClli dei r eggimenti che ~oggioma no, i ferili provt>.nie11ti da lla linea del fuoco, e quelli che non potrebbero sopportare un lungo tra spcwto . P et• apri r e l' ospedale, l'ufftci ale della stazione di tappa de\·e pren der a f!li accor·di col medico -capo delle tapp''• onde provvede•·e pel servizio medico, g iovan do~i del per sonale delle Societil di assi stenza. Il per sonale m edi co è r ecluta to nelle fil e della riserva (1). Concor•r•ono a questo servizio anclte dei medici dell'eset·cito perman enlr, e lulli sottoposti al m e(l ) ti numero del medici della riserva e piullosto swrso nel6iapponc ; di (fui una ~; rando difficoltà ad assicurare i servizi aus iliari c qoolli dello rctrol'ic.
RIVIST .\ DI T~X.:\1\A E SJ::.Il\"lZlO liiWICO MILITAI!~;
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dico-capo delle tappll. H uuno, per compilo, quel l•> di &>"<;it-urAI'l' il scr\·11.10 ne.:.::i o::pedali di tappa, di coopenwc. ove occorra. al serv1zi•1 di pri11ta linea, e di partecipar e alle operat.ioni <11 >'!;Ombcr•>. Sono addelli Ad O!!Ili o-,pcdule ùi tnppa: l chir urt:"o-capo, 1naa-giot't', montato ; 2 chirurgh i, cAtll taru ; ~ clu••ur::l11, luo~o tenenh; rurtìcialu fttrnHH'I-,[A ; l~ l'llpi-lnfenniel'i; IO info•r•merl ('-Olluftlciali). Il mater ia!o def!h o..:po•clt~ li CoiiiSI"le in due pa1ue•·i di medicina e cllir ul'!:ia, in ,.e.,llario pe1· ammalttli, ,, nei v1veri. In caso di hi~o~ no. l'ospt•dsl•' SI r tfo rmsce al Depo.~ilo .~an.ila riu di riN!!rca. QuC'slo depos•to cleve a,·ere in rna~atzino 11 malel'iale e gli o~gelli nec:··;;,..ut·i pet• l'lf•ll'nire una ù ivis1one in rampa~na. s1a pt!r le ambulanze r!';!~llnrn lAII , com•; pt> r glt o..:ppdul i di toppa, l!li Cll'pcdali unmobilizzali, e pet· i sei'VI<'-1 di tra--porto. Questo dt:>posito "i do•vo st~thd i rè nel punto p1i1 avan~:alo ( to>~la d1 tappa ù i ~u ert•a), possibi ltnPnle viciuo alla l't>l't'n'·ia o ad un porto. Il dl'po,.ilo ~ dit•etlo da un lur m nci~ la. Il carica m ento t·.~golum e n t M~ di I'Juesto depo<;ito com pr,onde : l'l [)<w ieri da campagna (medicinu ,. clll t'uq.:ia) 20 pani e1·i di r i:<en ·s ; oJgg-elli divo.Jt'"i pct· am malati, utemsi il da arc~ m pA. rn r nlo. Tt·aspor to tle11li ammalai t . - È a;:sicur ato mediunl e il servizio dei L1•asporli o degli ;.gombet•i. Con11ta di: l r apo, mal!~iorc o capitnno; 2 ut'liciail tn(•olici (capitani o luogotl'nent•); l r·npu inl'••t·miere; 2 infe!'lnl c ri; l :<uj.:r etu r io. PO!'Sibil· mente, i m rdici vengono lt'fllli dn quell i dell'eserci to permo11entP. (,.luc!'lti me· 11ici per6 non possono, not·nutlnH' nte, e>~!'>'re aùdPtli 11i tren~-o'"!'cola li o alle navi o~pedalt. - e non hanno dR provvedere ai set·vizi di >"gombt•ro, l'anuo provvisor ia· mente servizio negl i ospedali di tappA. Il sef'vizio di tral'porto ila, tw r ol1biellivo, lo s~o rnhc ro di lutlt i feriti. L o •!!ombero si esrl(ubce o l\ullc h81'ellt•, o sopt·a cavnlh da sAlma, n <:opra p1ccole \'etlure a due r uo te (delle <tui fore!'tirr i flùii~Se-poussc; e dai !!i&pponesi chiamale: jiur tslm, o più comune111en te ritscio), oppure. ma b'ln dirado, in carrozze. Il lt·aspor to in ferro,iu, n :-ulle mtv•. è analogo u '(ucllo e,-••gui to dalle altre nazioni, mn molto piu comn.lo •· perfezionato. Lungo le l1110e percor :l'c dai convo!!;ll dei fer i l i, il t•e;,.:nlamen tn ~iopponese ~laiHiisce c he siano all e>~titi dt>i dPpO!>i li di spedat1 , e dette Infermerie speciali per cnmbiat·o le l'llPdicntu r o. l t serviz10 dei lt·nsporti non ha materiale sanitario prnpl·to ; quAndo ne occorre, t medici lo a crpu ::~lano !'lui poglo, e l o l'ichicdono al do•p•1sito piu vicino. D. QUArtTA l.! N BA. - Ospedali di ri~e ro" (nelL' interno del pae.~e) erl o~pedali ausiliari. -Questi o~ peda li sono allestiti, d'o1·ùin e do l M illl'<tro della guor·ra, o den tro o f11ol'i delle! città. dell' •rnper o, in quartie1·i milital'i , i n locali d'uso KCnerale, com e scuol e ecc. Rico\'er »no ~li ammalati sgombrati d11l r:ampo di bot· taglia, noncllù quel li dei I'C'gg-imenlt di r iserva, o della guat•nigione. Per ogni ospedale cii 120 lotti, vi sono: ·4 ufficiali m edici; di cui uno colon· nello, o t enente col onuello; da l a 4 f11rmaci sli; da 3 a 5 capi in fer miP.ri; da 30 a 411 infermirri. Per ogni ft·aziono di 40 lelli, o piu, viene aggi unto 1 ufficiale med1co, un cupo mfel·miert!, da 10 a l :J i nl'el·mieri. Il servizio di sanità tel'rilOrtale c-. incaricalo di o r t-:anizzare Pd impiantare questi ospedali; e nello stesso tempo di provveder e al trasporto degli ammal ali dalla slazioue o dul porto ptit vicino all'ospedale. Ul - G•ornale medico.
RIVTST,\ DI TF.C.NlC.\ E ~EnVIZTO MEDICO MILI T ARE
O~n1 !.!'iot•no, il m edico-capo comunira al comandan te delle stazioni di tappa il numero dei IPlll cli~ponibile . l n quP!"ti ospedali vi sono delle scuo le d' infe1·micri e di porta feriti, di rette cla un u flinle m Pdico, dove in una quind1cinll di giorni, e in un m od<l del lutto pratico, ~i insegnano le' co•e piu nece~snrie pt'l disimpe~no del loro incarico sul campo di batlaglia. Or!Jarti;,;a~ione e .~eroi.:io degli stati m.ag!fiori sanitari.- Il chirurgo in capo delle ~rmatc nddt}llo al gran quartiere ~enerale. E' capo del servizio sanilario delle> armate. Dip"lldP. dal comando n le genera lP do!lle tappe, e si mantiene in costante rt>lm:ionP t·ol l\linistro dPIIa ,:werra Og-ni armalo ha un chi ru1·~o-capo d'armata col grado di generale o c olonnello. Es~o di r ige e vi~tla il ~e rvizio sanitario dell'ar·mota. Assisto al r app<'rlo generale. A capo del ;::ervizio snnilar io di cia«cuna divisione vi é un m edicocapo, rolonnello o t cnPnlP- colonnello. Que:;li bre' i renui bo«tano per dimostrare che l'esercito giapponese non è , pet· nulla inferior(', agli Psercil i europei, per C IÒ che r iguarda il se1·vizio sani tario in cam p11gna. Anzi, su I'(U8!'.tO punto, esistono, nel re~olamento, delle dic:posizioni a~<:111 lodi'\'Oli, che potrebbero essere prese a modello da al tt·e nazioni. E che tali di" I'Mizinni siano real mente efficaci, lo dimostrò luminosamente la campn f(na cino- ginpponese, del tR!)I . (L' ultima g uerra chinese non ofTerse molto m11trriale di ~tudio a que;:;to ri ~uardo, perché r.~istevano al seguito delle truppre ~iappone~i, ;:;olLonto le fnl'mazioni snnitarie r t>ggimenlali; mentre l e ambulanze erano internazio nali, P ~li oc:pednli del territor1o funzionar ono come i n tempo di pace, rutta Pcr.r-zione dello navi-ospedale). T aylot• che, nel 1 8\l·~. essemlo i11 mis81one, Rlucliò cio ''icino il F<OJ•vizio sanilAJ"io giopponec:e, non ri~pa1•mia ~li elogt sulla sua organizznzione e sul suo fun z1onornento, che, rl'allora in poi, fu ancor n mi~diot•o to e semplificato. (Decret<l del 1901 intorn o al fu nzionamento dei !>.ervizi di pr imo linea).. Lt• sta1.ioni d1 rnedicuzion(' e l'fino, o~nora, l'celle con la massima cur a; i f,•t·iti ri cc·Yuli, medica ti, fnseial•, con1o SI opPrS!"~e i n un buon oc:pedale in tempo di l•~tce. Ta~·ln;· Yide !l ft•rili trasportati alla ~lezione di mE>clicazioue. ed, in c·apo a dieci minuti, quC>ill uomini erano l'loti mi'rlicAli. c c:gombera ti sopra un u~peda le dn campo, alla distanza di 41)0 metri cil"ca. " "l'ullo ~i eseguiva con calma, o la r egolurll!l del se1·vizio era tale cio Jo;:;riar e lA convizione che cial'<runo sapeva bene ciò che dnvpva fu re, ed ~·•·n nll'n lte7.za del compilo stalogli S<;"Pgnnlo: i rismltati ottenuti fanno l-'!'.Li moni;~llzu c(t)l m oclo con r ui si impar•lisce al per~o nale l"istr•uzione la p1ù completa ~ minu:r.ro~a in lutti i d,..llAgli rlell'arlt> nost1-a • . E nnn m eno dc~no di encomio fu d valore elci mcùici e de~li i1ferrn ieri, i quali, durnnle l'attacco di \Vei-ll ai- \\"ci, diecle.ro provo, sotto una g rnndine inCf'!'1<>8nle d1 prni~tllli , tli una calma e un l'an!!UI' frr>cltlo m "rilvigliosi. • Fu un atto rli er orsmo che non pot1'i1 mai cli menticare. o dl'l I'(IISle l'c•!"ercito :,ciapponec:e puù esser P sup... rbo. gu1cche fu compiuto colla semplicità di un atto ordinario e d1 un dovere romune (Taylnt) "· A I'(Ueslo pt•egcvol e >'Ludio del dollOJ· Gaudie1· ag-gtu n g.~remo, per conto no <~tro, poche altre bre,·i notizil' sul soJrvizio c:anitario ~-risppa nese, in l" m po di pace. Il ser vizio sauilario è molto cur alo nell'c!'-Cr ('il () ~iappom•se; d l'(ualc fa tto serve a dat·e pr ova, non solo di un sentimento umanitar io ammu·evole. m a
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RIVISTA D! TIW:SICA 1.: S~RVJZlO ME DlGO MILI TA RE
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eziandio. dell'alto onore in cui t! Ol!gi tenu to nel Giappone il prog1·esso !'\Ci e n. lifico, e delrambizione (>1 volle osleululal cile spinl!e il paese a con vincere sé sl~~so e gli slf'snier·i del l'alto ~ ~·ad o della propria civiltà. Il l'eclutamento degli ufliciali medici e t'atto ft·a i laureati dP.I Ie U niversila, iquali abbiano frequen talo mùt ppo;;ita l'Cuoia di m edic: na mi litar e. Il più alto grado della gerar ch ia med1c'l é pareggl&lo, a ten~>nte genersl d. lo o~ni capoluogo di d1vn•ione è stHbihto un ospedale militare con J2 medici. La maggior pal'le di quesli s1abdi ment1 snno costruiti e dotati ,.econ.lo i più recen ti dettati d ella scienza. Il personale dei cor pi di lr·u ppa é lo stesso già descrillo, parlulldo dell'eseJ'CIIO lut.bdttRLo. Colla costanza che e prnpria del lo1·o popolo, i metlici milita1·i giapponesi sef!nono con v igile al lenzio n~:~ i progr e.:si l'Cit'nl ili ci e pr sl1ci J'Hg!!iunli uegl i allr1 eserciti. Do che dura l 'occupazione militare internazionale del Pelchili, gruppi di 1ne.!i ci mililal'l g ia ppnne ~i, appO~'Ilamente inviali dal l or o Goveruo, SJ re.:ano a vis1tare O~"pt!da li e inrermr ri e degli Altri con tingenti, tutto esam inanrlo minularn ente, di lutto volendusi dore I'Rgione . L'istituzione dPIIa Croc:e r l1l'"'8 . i n (lOf:fl issinti 8 1tni, h ~:~ rafrgiunto uno sviluppo meraviglioso; conta o ra oltr·e 700,000 s<>sncitlli, ha ospedali nelle principali ci W) , ·~he in tempo di paee ;.P.rvrmo agli amma lAti indigenti non milit~rt) , concorre a lullt:. le opere dr a-:siMenza pubbliea, è pt>t·fellamente or gar1 izzala per i l caso ,Ji guerra, ppssedendo trem-o!<peda le, int'n•zneric, ospedal i da campo ed anche, due p11·oscafì pert'eLlamentP. altt·ezzati IH'r il lrasptwlo dei f.;,rit1 e de!.!li ammalali. Du1'11nle la ca mpagna del HlOO-!JOI il SPrvizio pr·estalo dal la Croce r ossa ru •1i :rrandi&siulo aiuto al Governo !.!Ìa ppo11rse. A CApo della benefica i sliluzione ~b. ti principe K omat--u, cugino d!> ll'uupe rnlor ,\ e mare..,ci,.Jio. Impor-tanzA mollo m 1nore , ed Ot'l!~'~ ' "~zo..:rono OS!>Ili fliÙ ~tupc1-felta ha i l ser vizio velel'inari o, com piuto da poch i sanilllri r ipartiti l'l'a i corpi delle ar mi a ~'Brallo. Il g r·aJo più elev(I LO d · lla g<' t·a1·ch ia vderin al'itt é ptt r eggialo a quello rlt tna~~io l'e. Br.
G. SAJNT·PAur...- Il portazalni a ruote. 1!'102. - , 1 rm ée el M arine ~ f<'i>brAIO 1!10 l. cales du Cenlrr, n . :! l , 1° n.IV\!Illbrt>. l !'lU:l).
(To«raìne m1:dical e, o ttobre A nnale:J m,:,f ico-r:hinir gi-
Le pr oposte che toccA no d11·ettumente l' 1giene mi l ilare, e quelle, in special JM.!o, che r rguar dano lo zaino dt>l S•Jidnt11, hnnno sempre un l alo inlet·e;;snnte·, aociJe quaodn rossono, a prima viRlA, ~e m iH'at·t~ pncn mrno che inAttuabili. E tale panebbe, infatti, qu••lla <·ile !<Otlnpnniarno o~gi al g111dizio dei colleghi, se, dopo ùi aver'lfl dil igentem ente cnnsid ernla, 110n ne scaturisse qualrhe utrl e consider azione sotto il pun to di vi ~la i g-ienico mi htar·e. Ne é autor e il dotL Suirtl·Paul, medico maggiore di 2" clasl'e nel 66° reg · gimenlo fanle1·ia a T o u1·s. Il p1·incipio ovvio da r.u i Pgli è pa t·tito, è quello di al :eggerire, per qiHlnto i• po~ ... ibi le, i sol dati meno r obul'<ti e poco r e;,rstenli alle faliche dal p~so dello zaino. K el~ch hA enunc ialo, r ipelutamenle, il pr in· cipio che la stanchezza è la cAu"a pt·incipale della per·di ta degi i uomini di un cor po ùi fanteria in mar cio. E fl'a le cau:o;e Jella stanchezza, lo pt·ima rra Lu lle e il po rto dello zaino. Lo zaino, ùice il pr·of. M os"o, è una lima che consuma le forze del soldato. Duranl~ la :.rverra dd 1870, i T edeschi riu!'\cirono qualche volla a portare gli uomini al fuoco senza zaino (Froe!'Ch willer), ciò che costituì un inconle:<labile vantaggio sui lor o avver sat·i.
RIVISTA Dl TEGXlCA E SERVIZIO MEDICO lULITARE
L'autore ha fallo a se stesso la domanda se, nel nostro $eco!o, in cu i la locomozione per mezzo di mAcchinP. rotabili i' tanto diffusa, e renda tanti segnalati servigi. non si potrebbe !'Ostituire, durante 'las!'i di tempo piu o meno lunf{hi, il p ot·to dello zaino. alla trazione dello zaino stesso. Il r.wtar:ci no in marcia in luogo di portare il proprio zaino, lo t•·ainerf'bbe; o, per meglio .lire, due fantaccini polrebbero, marciantlo, li r-are dietro di loro un piccolo traino, ridotto alla ma~giore semplicità, sul quale potrebbero trnvare posto degli zaini. L'autore, pr·ima ancora tli rlare la de'crizioue dell'apparecchio che e~li avrehbe ideato, e che or or·a descriveremo, comincia dal muoversi le naturali obbiezioni, che molti di noi ft~rebbero al suo coraggioso concetto, e cioè: che, in prim:> luogo, lo spettacolo di una colonna che si lira dietro g li zaini, invere di portar·!"eli sulle spalle, potrebbe suscitar·e l'ilarità del pubblico; secondariamente, che quando i soldati camminano in terreni sprovvisti di strade (e ciò capila ><pesso) dovrebbero cadcar~i sugli omeri anche i pezzi della carri4ola, aumentando il peso dello zaino ; in terzo luogo, che per pote••e disporre gli zaini sui carrelli, orC'orrereube o modificare gli -zAini, o, r-er lo meno, cambiare la disposizione de~li oggetti che s: portano llil'es lerno dello zaino; quarto, finalm'ente, che, in (Juesta guh;a, le colonne dovranno rallentare la marcia, ed i soldati dovranno perdere del tempo per montare e smontare l'apparecchio, e via dicendo. Il dollor Saint-Pau! dice che alla prima abbiezione non vi .è ril:'posta ade· g usta ; quando si tratta di recare qualche sollievo al soldato, il ridicolo non può entrare in gioco; anche le biciclette e ,gli automobili da principio facevano ridere, ed ora sono divenuti pr·essoché in~ispensabili; e un soldato moderno farebbe certamente t•iJere un antico guerriero J;"omano. Quanto al mAggior peso che il f11nlaccino dovrebbe portare caricandosi rlèi pezzi della carriuola smoutata. l'autor·p sof!giunge che il soldato trovere bbe $;empre un gran co!Tlpenso nel potere fare le marcie, sulle strade, senza zaino. Inoltre .i pezzi dei carrelli, nei giorni in cui i militar·r non devono eseguire marcie sulle strade ruolabili polr·ebber·o esset·e carirati sulle carrette da batta~lione. Le altre obbiezion i, secondo l'autore, non hanno che un valore se condario, e ra ppr·e!::<e1Jlano, secondo lui, degli inconvenienti facilmente rimediabili. Cio p l'emesso, pAssiamo ·alla descr·izione dell'apparecchio. L'autore lo ideò, col concor11•1 del tenente Mat•tial de Roffi f!nac, del 66° fanteria, e del costruttore Blot, fabbricante di biciclette in Via della Scellerie, n. 1-l, a Tours. · · Il carrello è de~tinato a pqrlare degli zaini del modello attualmente in uso nell'esercito francese, ma potrebbe servire. modificato, o no, pel' trasportar~ anche altri consimili oggetti, come sacchi di cuoio, valigie, borse, ecc. P otrebbe altresì venire adoperalo pet• Ll'ainare qualche spedato, e per adattarvi sopra la barella carica di un f.:rito. L'apparecchiO consta: 1° Di un telaio a rorma di doppio T, costruito con tubi melallici ·di 28 m m. di diametro; la branca mediana, cLre é l'anter·o·posl~ · r iore, è lunga 61 centimetri; le due branche trasver~al i, ad angolo retto sulla precedente, al! H quale si uniscono nella loro metà, ha uno: l'anteriore 40 centi· m elri, e la posteriore 74 centimetJ'i di lunghezza; la prima incrocia la branca mediana alla distauza di 16 centimetri dalla par·te anteriore d1 quest'ultima, e la seconda a 61 centimetri, vale a di re nella sua estremità posteriore ;
RIVISTA DI TEC:\ICA E SERVTZTO ME DICO MTLITARE
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2' Di duA ruote lateral•, del d1ametro ,•i -'t2 centimetri ; esse sono montnle sopra una forchetta, con una gorbia destint1la ad entrare nell~ estremità della branca trasversale po!'lleriore del tblaio (quella della ruota di òet>lra, s sinistra, quella della r uota di smistr•o, a destra) dove venne flssato un mezzo di chiu!ura, con una chia \'P. inglese a mano; 3· Di una ruota anteriore, del diametro ùi 42 centimetri montata sopra una forchetta mob1lc a dolce sfregamento, con 12 centimeh·i di pe rnio, destinata ad essere fissata nella parte aute1·iore della branca mediana del tela10 per mezzo di un maoiwllo, che si stri11ge con l'a•utò d• una piccola chiave ingle~e. Una volta montata, quPsta carr111ola a tre ruote. rassomiglia ad un triciclo, a cui manchi tutta l'srmaturà super·iore, cioè quella che ~erve per sostenere il CIClista. Le r·uote sono analof.{lte a quelle delle biciclette. Lo zaino-rotabile può essere tirato o spinto, oppu1·c venire c01~dotto a 11oano come una bicicletta. Il suo peso totale è di 8 chilogrammi e 300 grammi. Allo scopo di ridune il peso del telaio. P. di r~nderlo. nello stesso tem po, più resistente, utilizzando a tale scopo una 11ar te de l carico del solànto, l'auto re fa di~l)(>rr·e, su ognuna delle IH'unche ll·usver·sali del telaio, quattro foderi di baionetta, fe r mandoli con piccoli s upporti ad U. di pochi~~;~imo ~pesl'iore. Per montare l'appar,.cchio, basta fts~are le t1·e ruote al telaio, e uisporre sugli otto foderi ù1 baionetta. cht:l si corrispondono due a due, quattro sciabole baionetlr del modello regolamentare, mun1te del loro foder o. L'apparecchio, costru1lo per quattro zaini, può portar nc anche sei. Peso. - Da quanto si o dello teslé, risulta che: In murcia, sopra sei solùMti, due potranno essere liberali dallo zaino, e 'JU&ttro dello zaino c clelia sciabola baionetta . In quella vece, quando si dovrà marciare fuori dalle sl!·ade, il sovraccarico determinalo dal porto dei diversi pezzi dell'apparecchio, che sommano tn lutto a chilo~. &,390, viene diviso, fra i sei uomini, nel moJo seguente: a) il tela10 (un uomo) kg. 1,2i0; b) la r uota anterior e (un uomo) kg. 2,a80; e) la ruota laterale destra o sinistra (un uomo) kg· 2,270; d) la ruota latt•rale Sllllslra o destra (un uomo) kg. 2,2i0. Occorre inoltre munire ciascuno dei quattro uominr, che portano un peZ7.o :elt'appare•:chio, di una o due cinghie lun~he 30 o 40 centimetri, per flt~sare Il pezzo dell' apparecc hio alli) zaino. Finalmente bisognerà dare in consegnA ad uno o due, dei !'>ei uomini (a quelli, per· es., che non hanno da portare alcun pPzzo del carrello) delle cmghie o delle fun icelle per assicurare 11 ct~ rico s ulla carriuola, e per lrascinarla. A prima vista il sovracca1·ico dei soldati sembi'Brebbe eccessivo, tanto più eh~ lo zaino avrAbbe b1sogno dr esser e allegger ilo, e non di esse1·e più 1>esanle ma, a tale r·ig uardo, l'autore fa considerare; a) Su tulle le st1·ade carrozzubili i soldati sarebbero libern.ti dal peso dello zaino, ed occorrendo anche del ruci le e delle sciabole baionelle. pe1·ché il car rP.llo può portare un peso anche super iore a quello rappresentato da sei zaini ; b) In molte gue1·re, d per parecch1e truppe, si è visto che e ben maggiore il tempo che si marcia sulle strade, che nell'aper ta campagna ; e) Non saré un problema impossibile da risolvere, quello di caricare i pezzi dei csrrelli sopra il correggio, qoando le colonne lasciano le ~trade maestre-, per inoiL1·arsi nei et1mpi;
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RIVISTA D l Tf:l:\lCA E SERVIZI O M IWICO lll Ll'rAitR
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d) Non '"•IliO rAri i ·~a-"i in cui la truppa de,·e ln!'dar e l•> zaino, per e~-;ere piu lih-'rA i11 dnl" oper :tliOni, ed i n fJUf'«le cil•coc;tanzP, o con m ezz1 n 'f(OiaJnPntMi, o con np1eghi, !'i r io·we a t1·a<:portt~rP ~li zAIIll fino ai !'.Ili di fe rmata: CO'<ICChè' Il portnJ'6 anche i r•·zzi dei <·arJ·PIIi non puo ro~:;llluire un iup;omb•·o mollo ma~gir,..e; · e) Ch... 1ntine, non è lli'CP5<>:ario di<:ll'ibui•·e tnnti cal'r "lll 'Jnanli 1w po<:«ono abbi~o~na re per lull1 1 c:nJdAli rii una compA~n JA , ma !'.oltnnln un r1•rto numero. e cioè 'JIIant l balll&IIO pe:· alle,·iare In f111ica agli indi,•1duJ p1il riPI1':>1i. .\1odo d i montare e <~montar·e l'Opf1ll<'erch io; th~pfJ~i;tone dP:Jii ;ain i. - li carrello. coc;li'UJlo per quAttr o zaini, può P"rlaJ•ne anche <:ei L ll I'<'!'J!'.lenza del· l' oppll!"ecc:hio è ~IHI» pl'IJ\'8la fino a 180 d11logrammi. Caricalo di qualtrn zain 1, può ancor n !'O"ICJieJ·e il pP!'O di un uomo. Il cArrl'llo SI monlll. con lnlla farilita. in un minuto c.li tempo A llrelt.anlo l Pm pn ocr"r1·e pPI' to~lierne gli zaini. e per ~monta1·ln; opel'uzion~> che puo e<:!~Cr fnlla flllf'llfl mAr·ci~lndo. Pet· cAt·icut•o la c·n rriu t)la di quRlli'O zaini. !'e ne m ettono due pe1· il l u11go e due po1· il lorg-o, 111 moùn cne venqnnn a enmbo ciar!;i per mezzo delle IMo lerì(he !<upe rlit:i pinne. quelle CIOè che pO!!Ainno cont1·o d dol'!lO del f'aulaceino A •JUel'll i '111atlr n zaini. !':!' ne può a~!.! iun ~e t't.l un rttunto, ed anche un !le!' lo, pul·chi· si ALbin l'avvrl'l;•nzR di assicu rarli b ~ne con rtuAiciJ,, funicella, in ~u i ;>a dii f'11rmn r e Il ;} tln icn illlbAll a!!!!iO: lu tti ~li O!!~elti iii!!Omhi'Hnli, CIOè l bidnrtÌ, lP, ~avette, J,rli !'lr urnenll da za p!'alnr e f'cc. l'imon~onn nll'e-:terno, e quindi non rit>sct•no .li alcun impedimento. nl'> di alcun danno A11'6i1Uihbrio. Porto dell'apparecchio smontato. -- L' a pparecchio smontato, vit>n(' divi so in quattro par li, m entre pare che po!>.:>u .:crv1re pet· ~i·i individui. Ne viene, pet· COJI'~"IHI&n ze <'he 11 pP<;n de1 diVPI'!'Ì pt>ZLi non l'lAri! soppo1·tato l'<Oilllnlo da •tnallro unmllli, ma pol1·é es~et·e divi <o pc>r lurnn, f1·n Si'i per sone. c16 gem· phtl ·herdbh,. non pocn la ry•Je,llone. l noltr·e i pelli del c11rr·rll•> vengono appliC<lli alla ptu •te pn ..Leriore dello zaino in mo Jo da non r ecar e, in ma•·cia, alcun thslur ho ull'ul'mo che de,·e porlal'li. Parnfango, freno. - Il ra•'rello non é s l alo foi'Oito di speciali m ezzi per i mpeù1r e cl1e "i si allacchi. soverchiamenlt>, il fll 11~n o l11 polvere, c non fu neppur e provvil'lle di freno. T11li accec;sori "PmbrHVIIIIO i nutili all'auto re, il qua le suppo<:l' ch j i l'loldati, una vc1l1A hberali dal io 1:aino, e SCI•llli 11e1 loro movimenti, polranuo a ~evohnenle t·e~ol are lA m11rria del carrPIIo a !WCnndn dellt1 pendenza c.lelle ~lt'tHie. pnr tandnlo 11 brarcia, all'oecorr enw, nei pA~'"i d•rfìclli. A llll n.(lam enlo delle colonne. - L ' autore IHI Slllbtlil o qualche dalo t eorico cit·ca la wo z~:to r lunglwzza. che dovr ebbe avere l ~< cn],)l1118 in ma•·ci a, quando rosse pr·ovv1HA di un cei'LO nume•·o di CAI'rino 1e·pot'lazain,). Dtt tl ca t-relli, clll'<runo Aventi 7• cenlim ~>lri di lar~hezzA del telaio, condotti di fronte, dt•VHIILi o di diclrn delle file, e cat·ichi eli ciodici zaini, hanno 61 c,enlimelr·t .li lunghezza deltel~:~ io; si amme!lt'. dall'su tor~, un allun ~am~>n lo di un metro ogni tre fil e, vale u dire ogn i dodici uomini, o ..sin ven ti metri cir ca per una com palo'nin fh duecentocinquanta uomini, duecPntocinquanla metri per uo r e{lgim enln di t1·emila uomini, e mille metri per una divisione di fanle1·ia di dodiri m da uommi. Da cit\ l'auhll'e deduce c he l'adozione 1Ji quattro o c inque cArr1ole-port.azaini per compagnia, non cauc:er ebbe altro che un l rascurobilt' allungamPnlo della colonna, mentt·e por ter ebbe un gran \'snlaggio ai soldati meno r obu..l i, essentlo
RIVISTA DI T EC'XlC'A ~; ~ERVJZIO ~l EU ICO MILITAI{ E
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pos~ibi le hberarne unu LI'enLina, ;;ia pu re unehe per· turno, degl i za ini: mentre d'altra parte ben pochi S<~ rebbe J'O quelii che ve J•rebbP.I'O ~opral·ar·icali di un peso maggioriO', percltè non saJ·Pbbe nrppu r diflìriie di r i11oh ·er 0la qucstiunP nel senso di rar trainare i pP.zzi J el rarr PIIo »l !':t!~uito d ell» coloun11 !<ui carri r egolu menlari, l'dcendoli por·tare, solo eccezionulmPuLe, ~ ulle ;;pt~ l lc in ci r co"<tanzP. speciali. Pre:;;o. -Quanto al pr ezzo, l 'outor e, pe r· or·o, non ::si pronun7.i!J, non avendo ancrm,r adottato un t ipo defini tivo; rgli, in o~ni rn oolo, ;;tu cor rlinuando in propo!<iln gli !'Ludi e le e!'per·ienzc , ondP !'•'r'ftl zionAr •> 1'11ppar Pr:chio, per r errderlo sempre prù pr atico, viù utile, e p1u lc;.:g-er o, nnn preoccupando<>i lt·oppo della spe!'a, che, fle" lu i, cosli t u!sce una que><lione di ordin e all'aLlo ~econ ctar·io. Infatti !"autor e . con la collaborazio ne .lei luogotenente i\larlial ~~~ Roffig-nac, ha già costru ilo un sec0ndo mo.i<•llo d i can ello-por•tazuiui , più perl'ezionato deiralli'O, più stabi le, e più fi'H"i le da <:ondu r·r e per l e s:lrade, nel quale v enne aboli to il si~te ma ùi far reggPre gli z1111ri dalle sciabole buiuru~lle (C'iò cht• r·uppresenlava, secondo 1101, 1111 ;;et'IO iru·o 11venicnte) I'ilgl-{iun~f'n ùu lo "<Copo in un morlo mollo più ~emplice e prit ir r;::-el! uo~o . Da l momento the la C'( Ue,;tione della riduzione del peso dello zaino (o della sua abolizione) é ben t.mtano dAll'esser e risolta, noi focciarno pluuso all'idea enunciata, ed. in parte. g ià praticamente attuala, dnl dolt. Sarnt-Ponl; e ci augurramo che i suoi esper imenti corri~pondano adeguatamente olle sper·anzc da lui concepile, in modo da la!'i<:iar·gli il vanlo di avH l'aLlo un grnn pa;;so ver so la soluzione di un problemA i gienico e sLratr·gico dt~llu più gTunJo im portAn za.
!Jr.
DoLl. L!':ONARD AvER V . - Un nuovo oarro-barella galoppante detto . B.apld Tranait Ambulaooe •. - (Jon,.nal Q( lite A .s.~. o{ J1il. Snryeons. fcbhraro 1!)0~).
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Il dott. Avery, chirurgo-tenente nollu Imperia! Suffo lk Y eon1anry. ho. inventa to un carro-barella eire può l'!:'!>~' J'e trainato da quRisial'i ca,'allo montello . E!<SO quindi può seguire lo mo!':SC dC'IIa cavalleria su ogni specie di terreno e sostituisce i porta-fer·ili delle at·m• a ca vallo. Il carro è a due r uote: il corpo ti costitui to da untA piAttaforma fis!'ala ad una sala a gomi to con lun ghe molle tra t•uole di ~6 pc,llici Q•testa pialla fo rma é a 2 pi edi e 3 pollici dal suol o ed ò costruita in rnotl o d n poll'l' t r a,::portar e una ordinaria bAr ella r egolamentar e (iPglese). La porte anli· r·iore c ro~tituna da due corti manir.hi, i quali sono uniti al corpo mediante un g1uoco di molle di!':posto in guisa da impedire i movimenti lalci'8li che ;;i pr orl 1Lrrebber o colle andatur e del cavallo. l manichi si pr olungano di t anto all'i nnanzi da r aggiun;e1·e i quurHeri della sella o ve essi son tenuti a posto mediante una correggin, un pettorBle e nna cing hia. Il cor po é pr otetto da un coper tone di tela da vele .. E;;;so pesa circa 90 chilogrammi, è lungo 12 piedi. La carreggiata e di -i pied i ed 1 pollice. A questa ambulanza sono annessi anche oggetti da medicatura, bottiglie per acqua, ecc. Riesce facile al conducente, dopo uver lo m esso sulla bar ella , sollevar·e il paziente dal suolo e adagiarlo sulla piattaforma. Quest'ambulanza è stata adoperala con buo.ni risultati nello esercitazioni della !mperial Yeomanry di Sull'o lk, Sussex, Surt·ey e Mid,llessex.
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RIVIS'rA D'IGIENE V AI LLA RD e Oopn:R. luglio 1903).
La dlsaenterla epldemloa. -
(Annali Pa:Jteur,
È un lavoro interes!'ante n •~l quale ;;ono discu:;;si tutti i pr·oblemi eziologici relativi all11 dis!<enterill epidemica. Gli A A . ammettono che allo stato presente delle nostre conoscienze vi sra tendenza a smembr·are la malattia in specie di stinte e particola r mente in dut>. una apparlenente piuttosto ai paesi caldi dove è endemica, con car·atleri clulici ben netti s prodotta cou tutta probabilità dalle amebe descritte dal Liisch nel 1875, un'altra cl1e comincia ora ad esser·e iden· liticata pei suoi car·alleri rlinici, che appartiene piu specialmente alle ref!ioni tcmper·ate e che sembra dovuta a s pecittli bacilli. Gli AA. pa!<sano in r i vista le ricer che di Chantem esse e Widal, Kruse e Pasquale. Celti e F10na, e ~=;pecia lmente quelli di Shiga confermali da molli autori, studiano un'epidemia di!<;:eoterica a vvenuta a Vrncennes nel 1902 e che colpì 130 indi vidui, trattano del ger me i solato i n tale circostanza, della sua morfolo~ia , dei suoi caratteri colturali, dei fenomeni d'agglutinazione specifica, delle inocul azioni !'<perimeutah . delle lesioni patolo)'!iche macru e microscopicee, della t ossina dissenterica e dell'immunizzazione degl i animali, e vengono a quPste conclusioni : 1• Nelle feci ;:.anguinolente della disst>nlet•ia epidemica i o F 1·ancia si tr ova un bacr llo assol utamente identico a quello di Shiga; 2• Coll' inoculazione soUocutanea del bacillo o della tossin11 si determinsn9 in cet•te specie an imali i sinto mi e sopralulto le lesioni car aller rstiche della dissenteria epidemica; 3" Il bacillo scoper·Lo e dc!<crillo nel 1888 da C han temesse e Widal, dilft!r enziato più larcli da Ship;a, deve consiciPr ar si come lo causa spHcifìca della tlis· senteria epidemica dei pnesi lemper·ati , e di una di ss·~nteria della stessa n atura esistente anche nei pae:;i caldi. È ammissibile fot·;:e c he altri bacilli, come anche Cf'r'li allri in fusori, quali il balanlidi11m coli, possano e~'~e re cau;:a ~i all'~zioni t!isser.teric.he affini. le.
Rloerohe baUertologlohe •ul pulvlaoolo delle (Annali tli .f'reniat ria e :~cien;e n.f/mi, volume X III ,
TIRELLr E F'EHRARJ i.f:LL!. -
feate da ballo. anno 1903).
Allo scopo di por tare un contributo ;:.ulla questione dell'ubiquità dei germi vi r ulenti, e specinlm<>nte della tuber colosi , gli autori hanno rivolto le lo r o r icerche sul pulviscolo del le sale da ballo, cercan do di studiare a) il contenuto numet·ico i n micror ganism i rispetto alle condizioni edilizie del locale, al suo affollamento, alla temper·atura. all'umidità ecc. b) l e oscillazioni che tale quan· titativo pol evu subir e nei vari m ome!!ti della festa G alle varie altezze a cui veniva aspirata l'aria: c) le drverse specie di germi, patogeni o no; d ) la presenza ài germi palog-eni nella polvere dei pavimenti, tappeti, tende ecc. Per
RIVISTA D' I G1E:\E
r·accogliere il pulviscolo u ~at•ono il filtro Miquel contenente come materiale filtrante solubile ddlo zucchero di canna; per ollenere i p;Prmi da P>:pcrimentarsi sugli animali, adoperarono l'appar ecchio Strauss e Wurtz. l locali ~celti prt• le esperienze furon o divPr~i, dagli ambiPrlli ben tenuti, puliti, frequentali da pubblico drslinl o, Ono alle osterie prù ll'ride. Le conclul'iona paù importanti di que<:lo lavor-o sono l"impO"!>ibilalù di poter a~~eEfnarp una cdr·a m edia al qnantitstivo di' gl'rmi per· l'enor·mf' influenza che esercila l'ambiente sul loro contenuto, l'inferior•tà numericn degli afomicPti la costanza di una curvu r Pj:{olar·c nella quiJnlilli. dei j:!'ermi c he va da un minimo al prinripio della fe<:ta, per· nccrescer·e rnan mano che prosc•guf' la fP~La. per poi diminuire di nuovo '"er~o la fine, In nessu,,a influenza dei f<~llo t•i m <'le:·rolol.!ici. e del frel')uente inaiTiamento, la ci fra più elevata coli" anmuntaee d••llA altezza 0'1'-\flrvata nei lenl ri. In quanto alle t•irr•rche qualiloli\"e, !'\i rt!'contrarono nel pulviscolo n!'pirolo prima e dopo le feF<te parecrhie specie rli rocclti. con costanzo qua!'i a5«oluta Jello sta(ì)ococco pioj:teno aureo ed albo, ~ol o in due casi per ò virulenli, pnrl"r·chie specie di !>arcine, par~'r.chi e ~pl'cie di bacilli dei quali uno solo pato~eno <l virulento, il 'bac:illo dell'edema maligno, 11 1111 leplotltrix, due streptotr1cee, alcune !>pecie di blastomiceti ed ifomicAli Nel pulviscolo sollt3 vato dai divani, tappeti ecc., si i!<Olarono pure m olte "'P ~ric- di zermi saprofiti , e, rra i pnlogeni, il piogeno au1·eo una :<ol vnlla vir·ulento, il diplococco 1anceoloto non vi1·ulcnto, il bacilln dell"erlema maligno virulr nto. In genere le c•rre ottenute i11 quP.;;te ricerchi! sono alQuanto mi11ori di q~telle uttemite da altri autori, for~e perché nel caso attuale si rM·col st> ~o lo il pul''i~colo piu fine c lte può vcnit•e aspirato. Povero anche per numero e per importanza •' stato il r•epcrto di ger mi patogeni, ed i11teressante il fallo di non essersi mai ri!'cnntralo il bacillo della tubercolosi. Gli autori concludono domandnudosi se non sia il caso di attenuar e alquanto le 1dee che ~i erano formale per l'addietro sutrimporlanza c he può a1·ere il pul· *colo in tali ambicnli IJUale p ropa~ntor·e di germi patogl"ni. te. La oampagh& antimalarica compiuta dalla Croce Boua ltallana nell'a gro romano n el 1903 . - Ra pporto rl~lr lspt:tlor e meJicu proft!!NOre PosTE\IPSCt<l. - (Roma. tipogrAfia cooperativa soc1ale, l 90i).
La campagna antimalarica ebb~ p1•incipio nel luglio c. durò fino a tulto no,.emb1·e con un contributo totale di L . 4t0i~. C11me nell'sono precedPnte, le staztMi sani Lario furono sei, ossia : Santa Maria di Galer a, Castel di Guido, CerRuo. Pratico dt Ma1·o. Torr'' N uova. Marcigiian11, oltr·e ad un servizio sanilArio !'peciale pe1· In Leuutn di Lungheaa e adiac»nze. Il pl•r·sonal e assunto in •ervizio si compose Ji 10 med ici assistenti di t • e 2" c lasse o 32 infermiel'i. Ad ogni !"tazioue !l.&nitarif\ fu assegnato un carro-ambulanza. ur11:1 ca n ella a duo ruote e due Q t1·e cavalli, uno dei quali adallo pel" selln. Fu pr~>scritto si medici di eseguir e il maglo(ior numero possibile di prepal'uti di snn:;rue a secco. Questi vennero esaminali in massi ma parte nel gabi netto microg1·anco del comune di Roma. La popolazione ~labile delle dette zone ascPse com!'lessivamente a 1 80 ~ iodi,·idui; la mobile a 12,098 <:on oscillazioni fino a un m inimo di 1585. La percentuale dei malarici fu di 24,7 circa per la popolazione sta!>ile, E: del 9 circu per quella mobile. l ca"-i di malaria primitivi furono mollo inferior·t d: quelli l'CCidivi. Per la cura dei malariri si usarono i labloidi di bisolrolo di chinina dello
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RIVf'-TA D' I GIR:-iE
Stato, le iniezioni ipodP.J'miche di bicloruro di chinina c la mistura antimalarica Baccelli . La p l'Ofìlassi colla ch i nina fu l'labi lila su due g ruppi di individui: individui p1·esumibilmente imrnlJni di q u al~iA !> i i nfezione malal'ica; iodivirlui che senza avere accesf;i febbri l i in atto avevano sofler to le febbri an teriormente dentro l'anno »Il' inizio deliA pl'Oiì ltlS"i. l pr·i mi pr·~se ro . ~econùo l'età, uno o due tabloi tli O?!ni giorno pe1· tu tto i l t empo dt>lla loro pe1·manenza nPII'ag r o r omano; i secondi fecer o una cut·a inten!:'r,·n. prendendo per una settimana due {Zrammi di bisolfato o m eno , secondo l'c•tò, }1er continuarH poi la profìlas~i come {Zii individui del primo gruppo. L a prn fìla~~i fu appl icata a 78.-~3 per sone in lulto : fra gli indi vidui del prim o gruppo (~0:33) si ebber·o due soli casi di malaria e fra quelli <:el seconào (~8:20) ~e ne ebbero 200 Il r elatore termina il S UO ra prorlo facendo Ull confronto fr·a i rii"U!lali ottenuti nelle 4 campagne co111piute dell a Cl'oce rossa, e dulia diminuzione s uccessivli dei casi pt·1mitivi i qufll i nel1 900 furono nel r a pporto del 1i "/., nel 1901 in q uello del 16 "/ •• nel Hl02 i 11 quello dPI 7 °/o, nel J!l03 in quel lv del 2 •t •. conclude facendo emPr ger e l'util1tà indi5<cul tbile dt'lla pr ofilassi chinimca nel mip lioramento succes:;ivo delle zone malariclte. Il rappor to è seg uito d~:~ ll ~ e;;posizio ne di alcune ricerche falle dal dottore M tH·iani nnll' i;;;titulo d' 1gil-lnP della R. Univ ~>rs ilà di Roma, le quali conferman o l'espet·ienza cli ntcs r elati va all'a!:'sor bi mento e all'efficacia dei labloidi di bisolfato di chi ni na clello Stato. l e. Vot.PJNO. - Snlla dlaguo•l t.tologloa della Rabbi&. .~ an i là pit bbl i ca, l o l{e11unio IHO~)
(U ic11>la d' ig iene e
Si è parlato s'p,..ssP volle fii una diagnosi istologica della r abbia; cosi Babi··s pel primo tt·allò dei co;:i detti n otluli rabici, Golg i diede valor·e ad un complesso di alteJ•azioni dell'asse ceJ·ebro- ;:pinAie dl:'gli animal i rabbi osi che caralter·1zzò col nom!l di encP,(alo-mielite pr:,.tm,·himatosa , V an Gehuchten e N elis tro varo no lesioni impor lanti dei g angli spinali e specit~lmente nel ganglio ple;;;:iforme e noJo;;o d<~l net· vo \'Ago. Ul ltm arnente i l N egri trovò nelle cellule ner,·ose dei cor pi specialt i fJU Ali hanno il va utag~io , pe1· la diagnosi, di e!'>sere di fllcile osser vazione, di non ri cl11eJere, pel' essf'r visti, una tecnicA ~peciale complic~:~ta, lil ro eno nel maggio1· Hurnei'O dei casi, di con ~en•ars r per lungo tem po anche nel tesl"uto tn v1a di p utrefa:lione e tenuto in glicerina. L'A. ha vululo veder e se in un cer·to numel'o di ani mali inviati all' I stitu to antirabbico di T o r i no come so.-pelti di rabbia, in quelli riscontrati a ffetti dalla malattia colla pt'ova biologica, si r·il"conlrassero cos tuntemenle i COI'pi di N egri, e se quest.o reperto fosse co~ tautemen te negativo in quegli animali che non risultAno rabbiosi colla pr·ovH suddetta ; ha voluto inoltre pr eci sare i metodi più comodi e piu rapidi per· vpnire ad una pronta diag nosi , e descriver e alcu ne particolarità di questi cor pi tanto interessanti . Eg li raccolse in lutto 37 casi, nella maj:{gior parte cani, un ga tto ed un maiale, ed ~;sa minò per ogni cc r,·ello porzioni del COL'no d' Ammone, del cervPIJetto, e qualche pezzelto c.Ji circonvoluzioni cet·ebrali. Alc uni dei pezzi ar partenenti a questi animali erano in via di putrefazione. L a r icerca dei c01·pi di N Pgri f•1 RPm pre po!<iti va per lutti quei casi nei quali la diagnosi di rabbia fu pure accertala f'On la pr o va biolog ica ; al contrario
RIVISTA D'IGIEXE
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riusci ne.aativa (Juaodo lo fu la pro,·a hiolozica. Sebbene occorra, per aver e una prova as~oluta della »peclflt·lta d•·i cot·pi di :"'t>!!ri. fare dt'J!Ii P!'omi anche su animali infetti da pmcf''-'~i di natura diversa e spec1almPnle mLcres!>anti il •istem11 nervoso, pur nonolim,.nn que'<lfl e;:ame può r1tenersi gu~ dola lo di valore pratico nella di~:~ gnosi della rabbia. In quanto ai metoo1 di r cerea, l' e"ame a f1'e»co spappolan.!o un poeo di tes<:uto 111 un11 gl)cria di ~ .. lut.lone dilullll'Sima di ac1dn acetico può C"Mro molte ,·olle ;:ullicienlP. I n ca;:o ne!!11L1vo non l'l rlehl•ouo LJ·olo'-cia•·e le ricerche iò'ucre"·ive. E cos1 ;:i può, pe1· un e"<11me rapi,ln, tìs:<are per u11 pnio d'ore un piccoh<·lmfl pe1.zo di tos<~uto 111 a •~"I•J o'>mico all' l 0 /o, la q:~ re per meu'ora in acqua, mduriro~ per 'JUaldll• ora n.. trakool, p1·aticar a .sezioni col ru snio a mano libel'tl, rol e"amlnare in j:lice rinn ; Oppure SI pO~!'<OOO far e delle dilacerllZIO!lt di pwcohssitni fl'lunmo·nli di Lc•suli, tenuli pe1· -~8 or e a macerRre nell'alcool al l ér i.O. 11 mt-Lo.!o di Mann ò eccell~>nl(•, ma l'iullo"IO !un l!'o. Si può ll"t• r e anche con vantaggio il metodo di llomanowski che si u«a pPr la colorazione dt•i pa•·assili malat·tci. l .' A . Ila fallo inoltre do11e •·icer c lte sulla re!'<i>;len·ta di que~ti cor pi all'acido acetico 6 Alla pota;:~a CllU~liCI:I, liUIJA po;:<;ibi!e pl'e!:('nza iu e~"Ì di M<;liJII:l8 fo~fo. rate, "ulla loro !Strnltut·n intima. Le r icer che dell'uttitnR spede ><ono perù tali da rendere tuttora dubb1i ;:e que!'ti co•·pi di Negri debbano ascriversi fra parasi'tli pr otowi, e piu spPcialmente fra gli spo1·ozoi. le. Hofl)IJKER E - •&l&rl& aulle nav i . - (Cen.iral/,/ari jlir Brtklerioloyie. Parallitenktutde und b~fekliun.~Jkran1•heiten, X X X l V, n. 8-9, 21 dtcembt•e I!IO:l). Quale complemento ai faLli determinati da Krumpholz P"'r le ma1·ina mililnre austriacu, l'auto•·e ra coriO!'Cf'r e le sue •·icerch" r eluli\'e alla prnfilas~i mala1'1c8 •ui baltl'lli A vapore mercantili. che può e"ser e rlitf,.ren te pel maggiOI'e contatto che hanno gli ultimi con lA terra. Le inf,•7.ioni m rade aperte :-:ono qui ecceziona!J, poirhr• a distanzA mag-giore d1 un clulomelJ'O e mezzo dAlla lPrr a egli non trovò mai an.ophe/e:1. La maggior par l~ delleinfez1oni "i si tnllnifestano se la navt>, pe!" sbarca•·e c car1care le m ercanzie. è in intima r elazione con la terra. Due volle os!'crvo parecchi ca8i di malar1a, i qnali rimasero limitati ad un sol lato della nave, u\'e le anoph.eles e1·ano state lr.asporlale o bordo coi carichi delle mPt•canzie e del cfll'bone. È pur e di par ere che sulle navi m Pr· canlili ~i trovino le condizioni favorevol i per la incubnzio11e e r iproduzione delle anopllele.~. Ad esempio egli LJ•ovò, fra le larghe fosrlie di una pitmta acquatico, chtl a cenlinnin erono comprale dai marinai in ll ongkong, allo scopo dr rivenrler le o quale ornAmento delle pAreti ne~li ambienti della nave, frequentemente anopiJeles e nell'acqua dei vnsi . contenenti quer;Le piante, uova di anophe!es. Fra i mal'inai non mancano mai Dalmati ed lslriani, che hanno gameti nel sangue, donde la fa cilità tli una diffusione della malaria sulle rl!'pelli vo navi. Per la profilassi malarica, l'autore distingue le naYi, che riman~ono lunf{amente in regioni infette da malol'ie, da 'luelle eh(' vi r estano solo temporaneamente. Pet' queste consigliR, quale baso, la protìla~si con chinma (ogni :. l!iorni un grammo di chininA, incominciando al quinto giorno dopo l'arrivo in un porto malarico e smelltln,ln dieci gi<•rni dopo la partenza da es!IO) ri servando la protezione me~ca111ca delle zaozare solamente per i dor mitoi; pet• le prime
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI WILITARl
invece ritiene la profilassi con chir:ina inalluabile e r·accomanda piuttosto, che tultr ,:!li ombienti della nave sieno provveduti di metzi di difesa contro le punlul'& delle 7.anzare e che tali norme sieno tenute presenti nella costruzione di nllre novi simili. I n queste navi i mal'ioari devono essere pr ovvrsti di mascher·e e di guanti pea iavori notlt.ir ni e deve limil8rii la lor o permanenza in terra allo slrello necessar·io. C. S.
Sta41o atatlatloo sal reDcllmeDto della carDe 41 bue boWta Delle allmeDtasionl collettive. - (Congr esso inter nazionale d'igiene e de-
;\lANGIANTI. -
mof!rafla di Bruxelle::~, 1903). L'i\. la a colmato una lacuna nel capi tolo sull' alimentazione delle colletlività, cercando a proposito della carne di manzo bollita del nostro soldato: 1° la pet•dila di peso subita dalla carne in blocco òurante la suA riduzione an porziOni Ind ividuali; 2° il valor e medio in p r incipi nutritivi d1questa por zione individuale b ol lita. Dallo r icer•clw pazienti por tale sopr a un to tale di G,6I8 chilogr ammi e !JGO ga·amrni di carne (compr esa la così delta gitmta), risul tò che su 200 grammi di carne di bue, cioè la qnaotità minima data al soldato in j:tueruigione si ha 11na perdita del 5\1. 127 p. 100, vale a dir·e che r esta il 40,873 p. 100 di carne cotta, o5sia grommi 81,H6 di r azione eflHlliva (compresa lo ,:tiuota). Risultò inoltre circa al valore medio in princi pi nutritivi, di f1uesl8 porzione indi viduale bollils, che sopra un peso totale della r·azione dr grammi 81.772, si ebbero p(.'r la car ne propriamente della: grammi 45.192 d'acqua, 5.733 di grasso, 23,53i di sos tanzt~ azotate, 0,795 di ceueri; per la giunta: grammi 4,291 d'acqua, 0,480 di grtlssi, 1 ,66~ di sostanze azotate. O,lli7 di ceneri. te.
CONFERENlE ~CJENTIFICHE DEGLI O~PEDAU MILITARI SOIIARIO DEGLI AROOIEfiTI TRATrATI
(DA.I I'ROC E:SSI VERDALI PERVENUTI ALL'lS PI'!'l'1'0RATO Dt SANITÀ MILITARE DAL 21 GENNAIO AL 17 MARZO) . ALI•:SSAN DRIA (gennaio).- Comunicazioni: tenente medico R1cca SERAF'rNo: Su due casa di emoglobinur·ia in so~getti malarici. BRESCl A (llennaio). - Comunica: ioni: sotto tenente medico di complemento RANZOLI Gutoo: Su di un c,a:oo di paralisi pr•ogressiva. lo. (rebbraio). - Comunicazioni: tenente medico BoLTIERt RoaEsTo : Su di un esso da frattura della r otula.
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CO~FERRI\7.E SCIEXTIFICRE DEI:LI OSPEDALI MlLlTAIU
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CASERTA (gennaio e febbraio). - .'11emorie lette: l enente metlico RuTA SEn.-STJANO: Appunti sull' or ganizzazione san ilaria militare tlell' imper·o giapponese. CHI ET l (gennaio). - r.onsullo cl inico collegiale ~u di un caso di di!<tor;.ion e del prede. lo. (febbraio) - Con!>ullo clinico colh'~1 ale su un caso di neurite a;.rli ar ti infi>r·ior·i. GENOVA (~enrwio). - Memorie lelle: sottotenenle medico VITIELr.o GwSF.PPE: Azione del sier o di animali trattati con ini~zioni iodo-iodur·ate !'UI bacillo lu· bercolare e ~uoi prodolli. lu. (rt>bbraio). - Memorie ldle: capitano medico OooERA L uJGr: Un caso di epiles~ia J ack~on iana determinalo da in(iltrazione sitllitica sulla zona 1110trice dellu corteccia. T enente medicc> ANZÀ SALVATORE: Un ca!'O di epldi· dimite tubercolar'll con cistite. FIRENZE (~ennaio). - Memor ie lette: l"Oitotenentc medico di complemento CAREGA ALt-:SSANORO: Ricer•che sulle sostanze attive del Bactel'ium Coli o delle sue culture. lll. (f(>bbr sio). - Memorie lette : sollotenente mE'dico di complemento CJA NNI Aur:t;STo: Rtcerche sperim entali sul potere ematogeno dci nuo vi preparati or!<enicali, specialmente del cacodilato e del metilar·si nato di sodio. LIVORNO (;.tennaio). - Memorie letce: capitano medico SANTono GIUSEPPE: Un r aso d1 polincur1Le. l o. (febbrai o). - Comun.ica.:ioni: mo~giore medico i\1Auoen1 FRANC~:sco: Pr·~· senlazione di un ca!'lo ai frattura Ll'as versale diretta della I'Olula io se;..!Uito a caduta. MESSINA (dicembre).- Memorie lette: sotlotenente medico di complemento MARCHELLO SAL.VATORE: Contr1buto sper i mentale sulla tossicita del l'irro di ~an~ue e delle orine dei le!Jbrnsi. lo. (~enna10) - .\lemorie lette: sottolenente medico ù1 cornplt1m ento ScJON"II ORESTe: Sulla sinechiotornia anler·ior e MI LA :--lO (Febbraio) - Comuntca.:ioni: lenente colonnello medico MA:-<GrANTr Ez10: Relazione sulla visita al quarliel'e M ontebello, ordinata in seguito alla c(•mpo rsa di due casi di meningite cer ebru-spinale. PADOVA (dicembre). - Memo1·ie lette: sollolenente medico di complemento Ar..nERTJ ANGeLo: Sulle nevrosi traumatiche in rapporto al diRaslro di Beano. lo. (gennaio). - Memor ie leue: sollotenente medico di complemento MALATESTA RAMUE:RTo: Sulle allerazioni dei vasi cereb1·ali negli npoplPttic i. PALERMO (d1cembr·e). Comun.ica:ioni : ma~giore m edico CARINO TomfAso: Pre~entazione Ji un cAso di frattur·a 11lla A"amba sinistr·a. lo. ll.\'ennaio) . - Memo rie lelce: maggior·e medico CARINO T oMMASo: Contr·i· buto allo studio clinico ed al metodo curativo delle cisti da echinoc0cco. PARMA Utennaio). - Memorie lette: Lenente medico MoNTANARI ATTILlO: Consider•azi oni sull'epidemia di febbri di origine intestinale avutasi nella guarnijlione di Psrma durante l'estate 1903. In. (rebbraio). - Memorie lette: M lloteneole medico di complemento SJMON ITALO: Delle più importanti ricer·che in torno alla fisiologia ed alla patologia dell'intestino. PIACENZA. (febbraio). - Comunicazioni: tenente colonnello medico PARrsr FELice: Presentazione di un militare affetto da paraplegia, e da cifosi v erlebrale, conseguenze di ìesione traumatica al dor so da caduta da cavallo.
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MISCELLANEA
HA V ENNA (febbraio). - 1vfemorie lette: sottolenente medico di complemento NrCOLAIS ALESSio: R icerche sperimental i intorno alla tubercolosi da iogeslionE<. SALERNO (gennaio). - Memorie lette: !'Ollo tenente medico di complement0 MASl"URZo CAMILLo: Sull"orgonolerapia. l o. (f,·bhl'aio) M emorie lette: tenente medico CIMINO FRANCEsco: Appunti di tet·apia chir'urgiea. Pervennero inol lr·e all"i spetloralo di !'anitfl le seguenti memor·ie: CELLI VINCF:NZO, farmaci~ta m ilita re: Sulle adul lel'azioni del pane e delle paste colla farina rli maiz l.>ianco. DE CESARE ZA.CCAR!A, magg iore medico: Pel'izia psichiatrica su di un soldato accu8alo di diserzione e di alienazione di oggetti militari. NACCIARONE AMLETo, tenente medico: Nota anatomica su di un lipuma delle m eningt cer ebl'ali.
MISCELLANEA Pareggiamento di gradi nella marina militare. - Con H. D. del 26 corrente marzo, i ~rad1 di talu11e categor·ie d1 uffìc1ali della R . marina, e tra quel:'ti anche quell i del co1·po !'anilario. sono !'l:lU poreg::riali anche per la denominazione, a quPI Ii del l' eser ci to. Così, il m edico i><p~Uore A~sume il g rado di m~f!gior gener ale m edico; 11 med ic:o direltor <J, di colonnello; il medico capo di 1•c1asse di lenente colouuello: il medico copo di 2• classe, di maggio1·e ; il medico di 1" classe, di capitano; e il medir:o di 2" cl ul'<SE', di tenente.
Il XV Congresso medico internazionale avrà luogo in Lisbona dal JG al26 aprile 191J6. Per or a nienl"al lr'o sappiamo se non che il Comitato organizzatore ha preso tutte le dt!'pO~izioni per impedi1·e cl1e abbianG a ripeter si gli inconvenienti verifìcatisi nel precedente congl't'SSO di Madr·id. Sala da operazioni ambulante. - l .e!Xgittmo nello Reoue du Cere/e ntililaire che alla stazione N llwlawlf di Pielrobur:;ro è frià pronto un vagone clllrurgi co cos truito ;.;ollo la clu·ezione del dott. Kr·yi,··. Esso i• cosll·uiro allo scopo di permeLLer·e di orw rar·e rruei l"er rti che non M r ebbero lrasportabili avanti un'oper·azJon e. Quc~Lo vogone contiene una snla da bagno, una da operazi one, una camera per (]Ualtro lelli·l>Rr PIIe. una camera per i m edici e un gabinetto da toi lette. Cei'Lamente quesro vug-one r endt!l'a buoni servizii nei lung hissimi viaggi altraverso la SliJena. Medici militari di sesso femminile. - Abbiam o :;:ia annunziato in uno dei passtili num eri lu pr·omozion~ a lenente m ..dico (medico tl!'Si~Leni H di 1•) nel pet·sonale della. Croce Ros;.a Ital iana, del!~ clotlOI'6S!'8 !'ignorina M on leSstH'Ì. E.d é nolo a tnlli ehe nelle l'ecenli g1wrt·e molle m E-ù ichesse hanno ~egu ilo gli eset·citi per l' inle1·a cam pag11a. Ma no n a lulli è nolo che nella prima metà
Ml"'-CELLA :\ EA
del secolo scorso uno donna per·cor·se tutta la carriera nwdico-1nilitar·e nel re~t>rcito inJ:dt·~e. arrrvondo al ~rado supr·emo tli ispt>tlore j:!eneralc degli ospedali. Questa donna é il ololl. James Barry, morto, o mo rta d1t> d •r si vog:lia, n el lu2lio 18fi5. Vecotita, allevata e educata come un mMchio per un cApr iccio dr•i gen1tt"ri, che non !'8pPvano con"olarsi oll•lla morte di un lllll!'ch•o, fr ateiJ,, !!t>1nPI1o eh lei, contin uò poi, da a dulto, n m11r1tenrrsi volonta1·ia mente nelle ('Ot'venze macoclnlt. Studiò m ed1cina a E 1tmbu1·~o: poi enlr ù al ser v1zio mil •lnr P, l'-e rvendo in pa1·ecclti reR~imenli, tanto in l nghiltei'J·a che fuori .r Europa, r cl1slln~uend osi llllme n te da per wnir·e t1i piu alli j:{radi. La s trona storia òi ()\lesta donna-uomo t\ riferita con ma~gilll'i dell11gli che non compo rla que!"to nuslro a1·ticolo. in una me:nor1A dd doll Sah'atico &slense pub bl icato nel n. l d•·lln R ici.sta men.~ile rli Ps1chiatria (oren"-e e antropologia criminale, al qua le rimandtomo il letlor·e, e c he cnllltene andt~ il ritratto dcii'Ot'iRinalo d olto1·r. Riduzioni ferroviarie alle famiglie del militari ammalati. - A quanto ll·ugiautu ne l 20 fcltbrain, il m iniste r o frunce;;;e dr i lavort puhhliei avrebbe intavolato tr·allative colle società f'e rrovtai'Ì<' per nllen.-re In r·iduzinne del i5 p. 100 a favore dei ~enito1·i elle si rec·t~no t1 visitare i loro flgh mililari ~ra vemf' nle ammalali. Que~ta umanitar·ia propo!'lO non dovr<'bhe in,·nn lra re !'er1e dinicollit. ~i>~c·chP, pPt' pi'C\'Cnire abu;;;t, la r iduzione dovr1·!Jbe f'S sere !'Oilanlo arcordaln a ()nei f!Cnitor i chf' hanno t'ICcvuto per via utndale la comunicazione del g rove !'latu dei loro fll'li. PrO!J re.~ mdtlicnl de l
Il corpo sanitario milita r e degli Stati Uniti, f> an eh·cs!'o come 'luello dell' l nchi!ter rA 111 ro r·.:o di trH"formazione. Un pr.lgt>tlO {> ~Ialo già presenta to al Ctmgre'"s'' d i Wa.:;hinglon per· ampliare l'orgamco, E' t·orrt>I!~I'1'C le con.,Pguenze dell'ultima le~!!t', lo qunle, diminuendo la proporzrone dei !!rA•li superior i, aveva P~'l!!!iorato la ra r r·1e1·a, in guisa che nell'anno J<ror>:o nou ..i riuscì a reclu tare il num··ro suffident•• tli tenen t i m.·,ficl per riem pirP le vacnnze. E anch•: propo"ld la !'ouulazio ne nelln Cap.lat."' federa le clt uno .;pedale militare m odello, ti CJUale dovrù nuche sel'\'ir e per la Stuolo di !'anilù mllttar·e.
Casa di convalescenza per gli ufficiali. - Co m'è nolo, il R e Edoard(l VI ! ha .tona to alla 1107.10110 un ~n l11zzo 11d O!'bor nP.. nell' l >~u la di \\'ight, do se1·vire per• casu di couvalescPnza pe1· ~li ufTic iali. QueHo> Slflhilimonlo \'l' rrù operlo il G aprii<'. - Il locale é pGr o ra per 38 utlìciali celib1, e pt•r 5 a m mogliati. Le m ogli d i ' tlle!<ti hanno a llol'gio e vitto 1wllo l'-labilirncnto mn no n i ti~li. La 1't>lla no n com pletamente g ratnilu, beusi a pt•e z-w mollo r idotto, 2 !'CI'I· lini e 1/ 1 al gior no, anc·ltt' per lo m ogli. In dipendenza d i questo s ta bilimf'nlo si aprira conte m pontneamcnto in Londra un piccolo ol'lpedalc, destinalo esclusiva me ule a g li u!lic1Hii di te l'ra tl d1 mare. Anche in •tueslo In r l'lla l'io r naliera sarà modlciS"IfllO, come ad Osbf)rne .
c
l e cucine militari. - Nell' ese1•cito nor\'egese ~i so11o falli molli mil!lio r·amenti nf'll'or·ganizzt~zione delle cucine. L a prepar nzionc dd vitto, iuvec... dr e"sercl affidala a soldati qualunque, com andali per tu r no gior•naliet·o a for· da eu·
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MISCELLAXEA
<"inieri, è ;.tela arfiJ11ta a soldati cuochi di me•tie1·e, che ven~ono permanentem~nle addetti a quel servizio. Il vautaggio portato da questo cambiamento 6 stato grondrs;.imo. Il rancio è ben condizionalo, e i cuoc:'hi fanno a ~ara p<'l' ottenere, cogli ~tr·~ i m Pzzi pecuniarr, gli effelli m igliori e prù ,-al'iali. l locali dei cantinieri sono meno frequ entatr, ma in compenso non si ''e lA più getlbl o ai cani il contenuto delle gamel•c. c he è tutto J'eligrosamenle consum-tto. Collegio convitto per gli ortani dei sanitari Italiani . - Il dott. Domenico Po1·ro, JUedit-r• coudotlo a Mira bello (Pavi><) , morto Il 1° marto, ho la~cialo alla bencflcn i~:~tit•nione un lef!alo di lrre ;l(ltl{). Concorso al premio Umberto l - E aperto un con c:or!';o a rtuesto pt'emio, isti· tuito d~:~ l Con:,iglio proviuciale di Bologna, per onorare la mt>mOI'ia del defunto Hr', e cile ora !<i con ferisce per la primll volla. Il pr dmio è di lire 3500, ed è deslinnto alla miglior·e opera od invenzione ortopedica. Ln domanda di concor so dovrà esser e r ivolta alla presiden1.a dell' I stituto Rizzoli in Bologna, la quale invierà pu1·e il r .:lativo rep;olamcnlo a chi unque 11e faccia t•ichiesla. Il conccr so si chiude il 3 1 dicembre !VO't. Concorso al premio Galligo . - Sarà confe1·ito un pc·em io oli L. 500 all'autor e di un lavoro ><u uu ar·gomeul o di sifilogJ·afia c di mai11Ltiecler bambini. l lavori de· vorw e><l"er e inedilr ed anonimi, t>d 11ccompagnali da una !';Chcùa contenente nn mollo. I l corwor•so si chiude il 3 1 mar zo 1!)0:). Per ulleriorì informazioni drriger·:>i all'Accademia modico fisica fior entina , via degli Alfani, 3:1. Necrologio. - Rcgistt·iamo con doiOI'l' la perdita del dollor ANGF.Lo CLAPS, teru>nto medico, avvPnut.a il :!8 febbraio in MaSS!i Lubrense. Il dottor Claps, dopo aver fatto, appena enll'al o nel corpo, la campagna ùel 18!16 i11 Afrka, fu anche all'isola di Creta, come medico di quel drstaccamenlo, dal l!lOH al 190Z. Le b~lle qualità del suo animo gentile, la sua s.pice<tla abrlità profe s•onale, specialmente come chi1·urgo operatore, gli acquistar ono rn quelrisola le universali !C'impatie, tanto dai cretesi, st cristiani che mu.ssulmanl, quanto dalle r.olonie di altr·e nuzioni i vi resi lenti, e contribuirono certamC'nte a render· più cat·o in quell'rsola il nome italiano. Era nato aJ Avigliano (Potenza) il 30 lugl ro 1 ~67. Aveva sostenuto nel di · cembt·o ~co rso cou es;lo brillante gli e'lami per la promo1.ione a capitano; lflll lu fo·bbr e molarica, che aveva contratto a Candia, aveva f{iA L1·oppo minato il suo t)rgAnismo. Forse lo sfot•zo f!itlO per lA pt·eparazione acc1•ler6 la cnt»!';Lrore (er·u fAblmciLan te quando si pr esentò agli esamr), e la moete lo ha !'~1ggiunlo, m~nlre e~li spernva di tJ•ova•·e l'ultima salvezza nelle miti aure Mila penisola sorr enlina.
Il Dtret.tore
Dott. GIOVANNI RANDONE, colonnello medico ispett ore. I l Red.att.ere
D.• RIDOLFO LtVI, maggioro medico. Roma, tOOI- Tlp. E. \•oghera.
GIOVUIIU ScOLARI, (it~totlt.
GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Amministrazione : presso l' Ispettorato di Sanità MIJJtare VIa Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI .lBBONAMENTO. Il Giorn.ale Meclico del R .o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascull'· mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è : Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l' Estero. . . . . . . Un fascicolo sepat'ato costa.
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L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovato · per l'anno successivo. I signori abbl)f)ati militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anchea rate mensili). Le spese per gli estratti e q·uelle per le tavole litografiche, fotografiche,. ecc., che accompag nassero le memorie sono a carico degli autorì. Gli esLralti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esem~· plari o di un numero minor e. I manoscritti non si restituiscono.
" PRO PATRIA , CODRO- SAl'fPIERO- NINA DI DANTE- I SIBARITI DR.AlDII STORICI DBL
DoTTOR
s .\LVATORE GUIDA,
COLONNELLO MEDICO IN RIPOSO
Prezzo L. t'f.
Si -.ende a beneficio della Casa ltlllltare Umberto I in Turate per J veterani e · lnTalldl delle guerre nazionali. (Preaeo l'autore ; Roma, via Firenze 15 e presso la Casa Editrice italiana, via XX Settembre, n. 121).
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PUBBUCATO
DlUsll' ISPETTORATO 01 SAniTÀ fflllliTARE
SUPPLEMENTO
ANNO LII
al Fase. 111
1904
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ESTRATTO DEllE DISPOSIZIONI RIOU .. ROANTI IL
Servizio Sani tar io CONTF.NUT.It NEL
GIORNALE MILITARE UFFICIALE DELL'ANNO 1903 APPENDICE
al GWRN ALE 'JWIHCO DEL R. E SEROITO
DIREZIONE E D AMMINTSTRAZIONE ROMA - Palazzo del Ministero dolla Gaerra, Vla XX Settembrt>- ROlrA
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Supplement6 a.l fase . III del Gim·nale Jiedico del R.0 Ese1·cito
ESTRATTO DELLEDISPOSIZIONI
SERVIZIO SANITARIO CQ!';Tin' UTF. 1\EL
GIORNALE MILITARE UFFICIALE DELL!ANNO 19Q3 . '
. APPENDICE AL
C! On.VA L E .l/EDICO IJHL Il. ESEilC/1'0
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ENRICO VOGHERA TIPOGRAFO DELLE LL. M.\f, IL RE El LA REGI NA
Roma, t904
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(01·31561
ESTR ATT O delle disposizioni 1•iguardanti il servizio sanitar·io contemtle nel Giornale Militare Ufficiale dell'anno W03
Atto N. 53. - RECLUTAM ENTO. - Modl8onlonl &11& iatruzlone complementare al regolamento aal reolutamento. - 12 febbraio.
Sono approvate le seg uenti varianti alla istruzione complementare al re golamento sul reclutamento (31 dicembre 1901). 'l Al§ 175 e sostituito il seguente: " § 175. Le r eclute condannate per essersi procurate infermità od imperfezioni allo scopo di esimersi dal servizio militard, le quali, giusta l'art. 166 della !egge, furono ar ruolate perché risultarono abili ad un servizio milrta re qualunque, non potranno per· la malattia od imper fezione da esse procacciatasi, essere pr·oposte a rassegna speciale, senza riferirne prima al c0mandante della divisione, il quale. se del caso, potra, prima di autorizzAr la, !"entire -direttamente in J.>roposiLo il parere dell'ispetto rtsto di saoilà mililare.
Quando da una qualsiasi autor ita militare venga espresso, mediante rappor to, sospetto di simulazione a riguar·d'l di militarr sottoposti a rassegna, se ne deve rrferire al Ministero, inviando gli alli relativi. , 2. Al comma d) del§ 183 è sostituito il seguente: • d) ove poi la prima rassegna abbia avuto luogo in seguito ad OS!"ervazione all'ospedale militare e con drchiarazione del di r etLore di sanita del corpo d'armata, il comandante della divisione, prima di pronunziar si, si rivolgera direttamente all' ispellor·ato di s11 nita per averne il pa rere. • :1. A i§ 1.86 é sostituito il seguen te: • !:i 186. Nei casi dubbi o di dissenso tra i due uffic:iali medici ed in lutti gli allri casi in cui lo creda necessario, l'ufficiale rassegnatore può o mandare in osservazione in un ospedale la recluta proposta per la ras!'egua, oppure promuovere dal comandante del cor p'l d'armata le disposizioni perché sia visitata presso l'o~pedale mililarEl principale che ha sede nella stessa città del comando del corpo d'armata, con l'intervento del direttore di sanità militare, il quale ne rilascia la r ela tiva dichiarazione medica, o'·vero anche pr oporr·e al comandante della divisione che sia interpellato direttamente l'ispettorato di sanità militare, circa l'opportunita di far sottoporre la r ecluta al giudizio dell' is pellorato medesimo. • 4. Al § 202 è sostituito il seguente: « ~ 202. Qualora i riformati o dichiarati rivedibìli in rassegna speciale non possano essere subito rinvia ti Alle case loro perchè ammalati, si deve fare
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eg ualmunte la variazione ùi congedamento, ma i congedali Sl)tlO in pari tempo passati, a senso del § 124 del regolamento di amministrazione. tra gli uomini fuori forza ed amministrati come tali sino a quando si possa farne il licenziamento, passando li con apposita variazione dal prospetto della forza sul foglio dimoslrnlivo mod. ~27. Si J eve riferire al Ministero nel caso in cui venisse notificata l'a!':se~na zione alla 3" categoria pronunciata dal consiglio di leva di una recluta riformata o mandata rivedibile in rasseg na speciale, pe r l'anoollamento dell'as'!e· gnaziontl alla 3" c.at~>~oria . l> 5. Al 3• comma del § 220 è sostituito il seguente: • Ove s i venga a ricono~cere che un giovane passato .in 1" categoria sia ummogìial•) o vedovo con pr ole, il comandante del corpo provvede d'rettamente per l'tlnnullamento oel passag-gio . • 6. A l 2" com ma del § 247 e .~o~litu ito il seguente: " Nel caso però che il pr uposlo surrogato presenti un certificato del !"indaco del s uo comune, da cui r isulti. eh ~ per le sue CO•Hiizio ni finanziarie e~~:li 110n si trova in ~rado di sopperu·e alle s pese di un lungo viagg io per recarsi alla !>ede del corpo cui appartiene il fratello surrogante, l'autorità cui sia s tato pr·esentato il dello certificato, presi gli opportuni accordi col comdndo del corpo del s urrogante, può provvedere a che le prat1che di surro.!lazione siano com· piule innanzi al cons iglio d'amminis tr·azione del corpo più vicino al luogo di r esidenza del pro posto surrogato. • 7. Al 2 • comma del~ 255 e sostituito il seguente: " Se poi il surt·o~alo, pur e<~sendo riconosciuto idoneo al servizio mil1tare in generP., non avesse la s talur·a e l'altitudine s peciale per l'arma alla quale è ascritto il fratello, la surrogaz1one, a mente del § 281 del regolamento, sarà a utorizzata dal comandante de l corpo d'armata in altro corpo ed in altra arma. • 8. A ll'ultimo comma del § 352 e sostituito il seguente: c Il se r·gente allievo uffi.:1ale, cessando da tale sua qualit.A. può ottenere di continuare in ser vi;do col ~uo grado, passanJ o alla ferma di 3 anni. E ove ne faccia domanda, e non vi s i oppongano esi~enze di !"erv1zio e di disciplina, il comandante del corpo d'armata potra anche concedergli, in tale occasione, il trasferimento in altro corpo della stessa arma e specia lità. • 9. A l 2" e 3• comma del § 409 sono sostituiti i seguenti : • L'ammiss io ne a tale es pe•·•mento s arit concel"sa dal comandante del corpo d'armala, in qualunque epoca dell'anno, su domanda dell' mter·essato. • Se l'as pirante des idera compie re l'esfJerimento in un ospedale che sia fuori del territorio del corpo d'armala in cu1 egli ri!': iede, ne farà domanda al comandante del corpo d'armata da cui l'os pedale militare dipende, presentan· dola al comandante del dis trello militare di residenzt~. » 10. Al § 4 72. e sostituito il seguente: cc § 472. Coloro che siano s tati condanna ti per esser si procurate infe rmità od imperfezioni allo scopo di t~simersi dal s ervizio mil1tare e che a senso del· l'articolo 167 della legge furo no, do po s contata la pena, arruolali perché risultarono aòili ad un servizio militare qualunque, oon poss ono essert~ propo· sti a rassegna per la malattia od imperrezione da essi procacciatas i s enza ri· ferit·ne pr·ima al comandaole della divis ione il quale, se del Ca~'>o, pntrà. prima di autot•izzarla, sentil·e direuamenle in proposito il parere dell'is pettorato di sanità militare.
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• Quando da una qualsiasi autor ità militare venga espresso, mediante rapporto, so;;pelto di simulazione a riguardo di militari proposti a rassegna, se ne deve riferire al Ministero, inviando a tal uopo gli atti relativi. • 11. A l § 4~3 è sostituito il seguente : " § 483. Nei casi dubbi o di dissenso fra i due ufficiali, ed in tutti gli altri casi in cui lo creda necest>ario, l'ufflc:iale rassegnatore può, o mandare in osser vazione presso un ospedale militare il proposto per la rassegna, oppure promuovere dal comandante d~l cor po d'armata le disposizioni perchè detto militare sia visitato presso l'ospe 1ale militare principale che ha sede nella stessa città del cflmando del cor po d'armata, con l'interve nto del direttore di sanità militare, il quale r ilascerà la relativa dichiarazione medica, ovver o anche p roporre al comandante della divisione che sia interpellato di rettamente l'is pettorato di sa nità militare, circa l'opportunita di far sottoporre il militare al giudizio dell'ispettorato medesimo. • 12. Al § 537: alle pa1'ole. « informandone direttamente il comandante del corpo d'armaLa e il Ministero 11, sostituire : « in formandone immediatamente l'autorità che concesse la raffe rma ed il Ministero • . 13. Al 3• comma del § 6 21 è sostituito il seguente: • P r ovvede a questi trasferi menti il comandante del corpo a cui appartiene il militare, su proposta del direttore dello stabilimento d'artiglieria dal qu.ale dipende la compagnia operai. Le proposte debbono essere corredate dai seguenti docu menti : » H. A l 2" comma del § 7 44, alle prime (larole: c< Tra scOI'Si 8 giorni , , soatitui re: • Trascor si 4 giorn 1 "· Il Minist ro - 0TTOLENG HI. Atto N. 55 . - DISPOSIZION I VARIE. - B . Decreto D . 637, oolquale •l aumentano l membri 4•1 oolllS!gllo •nperlore 4l • &Dltà e 4el ooulgll provtnolaU 4l•&Dltà. - ::!8 dicembre 1902. VITTORIO EMANUELE lll, ecc. Ecc, RE n' ITALIA. Veduto l'articolo 6 della legge 26 giugno 1902, n. 272, col quale è stata data facoltà a l Gover no di modificare la costituzione organica del consiglio superiore di sanità e dei consi~li provinciali di sanità; Udito il Consiglio dei Ministri ; S ulla proposta del Nostro Ministro segretario di Stato per gli affari dell' I nterno ; Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1. Nella costituzione del consiglio superiore di sanità, ai membri indicati nell'articolo 4 della legge 22 dicembre 1886, o. 5849 (serie 3•), sono aggiunti i seguenti altri: tre dottori in medicin'a e chir urgia, competenti parlicolar ment.e nell'igiene pubblica; due persone esperte nelle scienze agrarie; due veterinari ; il colonnello capo dell'ufficio d'ispezione veterinaria del R. esercito.
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Ar t 2. Nella costituzione del consiglio provinciale di sanità, a i membri indicati ne ll'articolo 8 della legge 2:! dicembt•e 1888, n. 58 W (serie 3"), sono a g g iunti, quttlunque s ia la popolazione della prov incia, i seguenti altri: un dottore in medicina e chirurgia ; t.n veterinario ; una persona esper ta nelle scienze a grar ie ; il vet~rinario pro vincia le, dove esbte ; l'ufti<:lale medico in alti vità di serv1zio di più alto grado res idente nel capoluogo della provincia. Per la prov1 ncia di Ho ma e per le al tre che abbiano almeno un milione di abitanti, i veter inari aggiunti s ono due. Ordini11mo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato , sia inserto nella Raccolta urficiale delle leggi e dei decreti de l Regno d'Italia, mandando a cltiunr1ue ~petti di osser va r lo e di farlo osservare. Dato a Roma, a ddi 28 dicembre 1902. VITTOR IO EMANUELE. G. ZANA RDELLI. GIOLITT I.
Atto N. 72. - S ERVIZI O SANITAR IO. - Visite medioo 8•oalt di uf:8.olalt medlol adlndivldul4lpendeutl da autorità olvill . - 4 marzo . All' A tto 150 del 1902, dopo la lettera f) , deln. 1 aggiungere: « g) per cons ta tare se e siste o no indica zione alla cura balneo- ter male, idropinica o marina »
Al o. 6, secondo ~poverso, dopo la l ett~ra f) aggiungere : « e di L. 5 per le vis ite indicate dalla lettera g), rifle llenti li funzionari contemplati dai nn. II e l V, § 3, lette ra A delle « Norme per il servizio ba lneotermale, idropinico e mar ino • · Il M inistro - 0TTOLENGiil. AUo N. 81. - SERVIZIO SANIT ARIO.- Caserme alle quall è auegnato DD carrello reggi ·barella per 11 tra•porto 4eglltnferml agll •tabUlmeutl mUltarl. - 6 mar:to. A parziale modificazione dello s pecchio annesso all'Alto 82 del 1902, oel qu"le sono indicate le caserme a cui è assegnato in dotazione un carre llo reggi- bar.,lla per il tra!lporto degli infermi agli s tabilimenti sanitari, il Ministero determina che il carrello reggi-barella, che avrebbe do vuto essere a sse· gnato al la ra s erma S. Vitale in Ravenna, rimanga invece alla ~ecle del 2° fant~:~ria in Ce~ena. Il Ministro - 0TTOL ENGHI. Atto N. U9 - AMM I;-.! ISTRAZ!ONI<: E CONT ABlLIT.;\ - Boooette 41 brodo concentrato e cu•e per •oatoleUe 41 oarne lu oon•erv a e per boccette 41 brodo oouoeutrato. - 3 g iufZnO. In sostituzione degli attuali fiaschetti di brodo concentrato t'ono state alles tile dallo s tttbilimenlo mtlitare di Casaralta delle boccette tli brodo concen trato, che dovranno essere a~gtun te alla calegol'ia VIJ del modello per gl'inventari
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materiale dei servizi amministrativi col numel'o, denominazione e p1•ezzi seguenti: N. 81. - Boccette di brodo concentrato . . . . . . . N. - L. 0,80 Per l'imballaggio, il trasporto e la conservazione delle scatolette di carne in conserva e delle boccette di brodo concentrato fabbricate nello stab•limento stesso sono adoUa\i due tipi di casse cha dovranno essere aggiunti alla cal~ gor ia VI del modello predetto con la seguente denominazione e prezzi : N. 2"27. -Casse per scatole di carne in conser va modello 1903 N. - L. 0,60 N. 228. -Casse per boccette di b:-ndo concentrato. . . . . N. - L. 0,30 Il Ministro - 0TToLE~Gm. d~l
Atlo ~- 179. -
RECLUTAMENTO. - B DeOl'eto D. SUO portaote mo4l8oaslolll al resolameoto aul reolutameoto 4el B . ••eroho. - 10 maggio. VITTOR IO E MANU ELE 111 , ECC. ecc. 1\E n' ITALIA.
Visto il regola mento ap!Jro,•ato col R. Decreto del 2 lu~lio 1890, n. 69~2 (ser itl 3") per l'esecuzione del lesto unico delle leggi s ul reclutamento del R. esercito ~ successivamente modificato coi Regi Decre ti del 26 fl'bbraio 1891 n 71, 2 1 giugno 1891, n . 330, 16 agosto 1891, 11. 503, 8 giugno 1893, n. 277, 25 febbr aio 189i n. 6 1, 13 Jtiugno 1895 n. 381 e 9 l••[.tliO 1896, n. 2!14; Riconosciuta l'opportunilil di modificare alcune tlisposozioni del citato regolamento r elative nlle surrogazioni posteriori all'arruolamento ed agli ufficiali in conged~> dimissionati o considerali tali; Sentito il parere del Consiglio di Stato; Sulla proposta del Nostro M mistro seg•·eta•·io di Stato per gli affari della guer ra; Abbiamo decr·etato e decretiamo: Art. 1. Nel capo VII del regolamento pe1· l'ese ..:uzione del testo unico delle leggi sul reclutamento del R. esercito, ~;~pp•·ovAto con R. Decreto 2 luglio 1890 n. 6952, ai ~s 276 e 281 sono sostituiti ed agg•unti i segue nti: § 276. Gli allievi ufficiali di complemento, gli e.llif.vi sergenti, i volontari di un anno, i sottufflciali di tutte le a r mi ed i militari del personale di go verno degli stabilimenti militari di pena po!i<sono essere ammessi a farsi surrogare presso i corpi rispettivi, avvertendo che nel caso in cui il frt~tello pr·oposto sur rogato non intenda o 110n possa, per diretto dei voluti requisiti, assumer e a sua volla la si.es!'!a qualitl.\ di allievo ufficiale, di allievo s ergente o di volontar io di un anno, deve il surrogato medesimo essere incorpo1·ato cou la ferma ordinaria di tre anni, od anche con quella spettante per fatto di leva al surrogante se questi abbia gia t::oncorso alla leva. Il giovane ammesso come surrogato di un fratello che riveste il gr ado di sottufflciale, o sia incorpo••ato nel personale di governo degli stabilimenti mili\ari di pena, c.i~ve ultimare sotto le a rmi la ferma a cui é vincolato il fr atello sur rogante, e, ad ogni modo, non deve rimanere in ser vizio Fer un tempo superiore a quello s tabilito per i militari ascritti alla fenna ordinaria di tre anni. Il pr oposto !'!Urrogato, che intenda t~ssumere la qualità di volontario di un anno, anche ritardatar io, giA r ivesti!.u dal fratello, deve assoggettarsi a tutte
8 le condizioni e formalità prescritte per l'arruolamento volontario di un anno, sa l "IO il pagamento della ta ssa, potendo all'uopo valere quella gia ve1·sata dal surroganlc . Il s urro~aLo che abbia assunta la rtualit.a di volontario di un anno, deve, in omaggio al. principio stabilito dall"at•ticolo 11!) della leg ge, rimanere in ser vizio per un anno intiero, anche nel caso in cui il fratello surro ~ante abbià già prestato una parte del servizio che spetLavagli. ~ 27(}bis. l milìt.ari ammessi al ritardo del ~ervizio a senso degJ.i articoli 120 e 12Qbis -della legge pos~;o no fat•si surrflgare anche da fr atelli i quali. trovandosi nelle c0ndizioni di cui net cita ti articoli inten !ano a loro v olla fruire del benf' lieio del r i tardo del servizio. In •Juesli •:asi il ;;utTOg8to di fratello può essere ammesso a r itardare la la prestazione del «ervizi o si n•• al ~W anno di oropt·ia etil , quai•Inr1ue sia l 'e tà del surmgantP. ::Ì 2 i6lc'l'. QualorA J"aspira nt~ alia f'ltrrogRI.iOIIe ('01\ Un ft•atello militare in corporatO in una compag nia di s11nitù o di ~ u c:si~ le nza non posse;rp:a i l'equisi li voluti per pr estare 0 11 utile servizio in tali t·eparli !<pecial i, l'ospiranle m edesin1o dovra effettua l'e la ,.url'Ognzio ne in un · r .-g-;!imcnto •li fanteria. A t.RI uopo i ril"pettivi din, l tori dt o..,peda le miltw t•e o tl i commissariato do vranno·rii'Mirnr. al t·omandan te del corpo d'ar·mato, il quale slflbi li t•a il co rpo in cui tale c:ut·ro!!azione deve a ver· luogo. · ~ 28 1. Qmtl"l'A il !'>ut•rn:;rA to no n AV e"~e !a ~ta tura o l'atti tuline !"pr'ciale pel corpo Al rp10 le é ll!'Cri tto il fra tello, ma fos!'e riC•>IIOsci ul 0 idoneo ùl !'ervizio militare in gener·c, non sarà per•r iò t·i lìutalo, ma la s urt·o~A zione vert•à auto· rizzata dnl cornandn11l.e del cor po d'armata in un cor po di altra arma o specialilù f'LHnziato nel t erri lot•itl delln ste:<so corpo ol"at·mata. A tale ett··· lln il comandante del c.or po pr es"o c ui il pr·oposlo surrogato fu visitato ne rif«ririt al p1•oprio comandante di cnr;::o d'armata, comunìca nrlogli la dichiar·azione dell'ufficiale rne.lico d1e pt·oc~deUe alla v isita. nellA qual e dovrà pure essere i ndicata l"at·ma o !>pecialilù per cui il p:iovane pt·e-,enta maggio re altitudine. . N el cac:o in cui nel territorio del cor po .d'ar·mata non fMse slan7.tato alcun c01·po dell'arma per cui il proposto sur ro~ato avrebbe mag gtore Altitudine tì~ica, la surr·ogazione deve e~"peri mentarsi in u11 cO!'po che abbia sede n el cor·po d'armala ptù v1cino, e a tu l uopo i coma11danti di r or pn d' armal& inte,·essati dovranno pl'ender·e opportuni accordi. N ella scelta del cor po, nel quale nei cesi onde tt·attasi, deve nuovamente cspet•iment<~r~i la smrogazione. i comandAnti di corpo d'arm~1la ter1•anno presente cile l'ammes;;o surrogato non deve mai essel'e de:::Liuato a prestar·e servtzio in un corpo che sia stanziato nella stessa città in c ui esso surrogato abbia l'abituale sua r esidenza. Ar.t. 2. Nel capo XXVI al § 852 é aggiunto il seguente capoverso: Quelli di essi che uon abbiano pr estato alcun servizio come ufficiali, quaiOI'8 chtedano le dimissioni o siano consJdet·ati come dimi!.sionati riprenderanno la posizio ne di militari di truppa precedente alla •nomina ad ufficiale. l ~ià riformati, che fos · sero stati nominati soltoten&nti di milizia territoriale, saranno iP-scritti sui .ruoli
9 -di miJizia terr·itoriale col grado che preceden-temente avessero rivestito o come semplici soldati, Ordiniamo che il presente decreto, munilo.del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando .a chiunque spelli di osservarlo o di farlo osserva re. Dalo a Roma, addl 10 maggio 1903.
VIT r OR IO EMA::-!UELE. 0TTOLENGfll.
Atlo N. 184. - SERVIZIO SANITARIO. - llodl8oaztone agll speoobl dl oarloamento degU 01pedall da oampo. - 18 giuf!IIO. f>,. r i11formare ad un criterio unico le di~posizioni relati ve all'acquisto all'atto della rnobililazione degli O~t~etli di g-nmma compresi nella dotaziona degli ospedali da campo da 100 e da 200 letti, :; i appo rteranno le seguenti val'iazioni ai relat1vi specchi di caricamento eclizione luglio 1903, n. 16 e 17: Specchio n. 16 - pag. 7, alla rlicilura: « 11. l palla di ~o m ma doppia per insufflazion e collo n. 4:3 >) si .~oslituisca : « 11. 2 palle di I!Otnma doppia per in;;ufflazione colli n. 42-43 » . 7, dopo la coee: u zolfanelli di leg no "• s1 aggiunga: « N. 1. tubo di g-omma foglia segata uera da gr. 30 collo n. ~2 D. " 62, alla d1citu ra: «la palla doppia di gomma è comune col termocauterio ~ si arJ!liunga: « (M) "· 62, alla dicitura: « l tubo di gomma fog-lia segata nera da gr. ::10 •, .~i ag,qiunga: u (Ml •> . Specchio n. ti - pag. 7, alia dicitura: ~ 11. 1 palla di gomma doppia pet• insumazione collo n. 8i », si sostituisca <• n . 2 palle di gomma doppia per insultlazione colli n. 8~-8i » . 7, dopo la voce: • zolfanelli di legno •, si aggiunga: « N. l tubo di gomma foglia seftata nera da gr. 30 collo n 8:! ». 68, alla dicitu ra: « la palla di gomma è comune col le 1·mocauterio » si aggiunga: • (M) ». 68, alla dicitura. a 1 tubo di gomma foglia !"egata nera du gr. 30 •> si aggiunua: e: (M) >>. Epperò le amministrazioni, alle quali sono in cartco ospedali da campo da 100 e 200 letti, toglieranrÌ<;> dai colli 42 e 83 il tubo e la palla doppia di gomma, di cui fossero provvisti, i quali oggetti saranno, ai sensi del § 480, comma 2o del r egolamento d'amministrazione, presi in carico separatamente, .salvo H scaricar! i ed utilizzarli, se possibile; nei servizi interni, tenendo presente il disposto del § 46 1 del regolamento succitato. Si avvertont• poi le amministrazioni predette che gli apparecchi modellati in cat·tone, i quali sono contenuti nei colli 44 dello specchio di cAricamento n. 16 e in quelli 86 e 87 dello specchio n. 17, dovendo essere aboliti 8 misura che si rendono inservibili, no'n saranno provveduti se mancanti, né sostituiti se guas ti. Il Ministro - OTTOLENGIH.
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Alto N. 18e.- UFFICIALI IN CONGEDO.- B. Decreto ob.e •tabW.oelarett& 4a oonùpon4erd 4agU ufaolalllD OODSe40 4e1 B. eHroUo e 4ellaB. mari.D& rlooveraU negU o•pe4&U m.Wtari. - 5 aprile. VITTORIO EMANUELE III, ECC., ECC., RE o' ITALIA. Visto il R. Decreto 7 dicembre 1873, col quale viene determinata la retta da· corrispondersi dagli ufficiali ricoverati negli ospedali militari ; Sulla proposta del Nostro Ministro segretario d.i Stato per gli affari della. guerra; Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue: Art. i. La retta giornaliera da corrispondersi dagli ufficiali in congedo del R. esercito e della marina pensionati è stabilita in ragione della pensione di cui l'ufficiale è provvisto, nella misura presct•itta, secondo i vari stipendi, dall"art 3. del R. Decreto 7 dicembre 1873 per il ricovero degli impiegati civili. Art. 2. In nessun caso la retta potra essere minore di quella fissata per gli ufficiali. subalterni in attività di servizio (lire 2,60). Art. 3. Il presente decreto avrà effetto dal 1° aprile 1903. Il predetto Nostro Ministro è incaricato della esecuzione del presente decretoche sarà presentato alla Corte dei conti per la registrazione. Dato a Roma, addì 29 giugno 1902. VITTORIO EMANUELE. 0TTOLENGJJI.
Atto N. 101.
AMMINISTRAZIONE E CONTABILITÀ -
OontabWti..
per 11 •ervbdo 4el ob.lolno 41 Stato. - 21 maggio. VITTORIO EMA)lUI!:LE III, BCC. ECC. RE o' ITALIA.
Viste le leggi 23 dicembre 19ù0, n. 505, e 2 novembre 1901, n. 460, modi-· fl cata coll'altra 22 giugno 1902, n. 224; Veduti i regolamenti. per l'esecuzione delle leggi stesse, appr·ovati con Nostri Decreti del:! marzo 1901, n. 82, 30 marzo 1902, n 111, e 16 novembre 1902, n. 516; Sulla proposta dei Nostri Ministri, Segretari di Stato per le finanze e perla guerra, d'accordo con quello del Tesoro; Sentito il Consiglio di Stato ; Abbiamo decretato e decretiamo: Sono approvate le istruzioni di contabilità per il servizio del chinino; viste,. d'ordine Nostro, dai Ministri delle finanze e della guerra. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia insertonella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandandoa chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 21 maggio 1903. VITTORIO EMANUELE. CARCANO. 0TTOLENGHl.
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ISTRUZIONI.
Disposizioni generali. § 1. Per qua nto riflette gli acquisti del solfato di chinina, la lavorazione, 11 condizionamento e la . sommini.~trazione dei sali di chinina per conto dello Stato, la Farmacia centrale militare è in rapporto diretto col Ministero delle tlnanze (Direzione gen erale delle privative); da questo riceve le commissioni e verso di questo il consiglio d'amministrazione risponde e re nde i conti della sua g estione. Per tuUo ciò che ha r it"erimen lo col personale organico o colla disciplina dello stabilimento, anche se si tratta del laboratorio speciale del chinino di Stato, la Farmacia continua ad essere soggetta alla esclusiva azione del Ministe ro della ,;z-uerra. § 2. La contabilità della gestione del chinino per conto delle finanze è dalla farmacia centrale tenuta separatamente dalle altre, ed é soggetta alle ispezioni che venissero ordinate dal Ministero delle finanze (Dire zione generale delle privative). Essa é tuttavia soggetta all' ispezione dell'autorità militare al pari di tutte le altre contabilità della Farmacia. § 3. La contabilità del chinino si divide io due parti : contabili tè pel denaro ; contabilità pel materiale. Per la ten uta e condotta di essa, salvo in quanto sia dive!'samente d isposto {jalle presenti istruzioni, sat·anno osservate le stesse nor me cbe sono stabilite per altre contabilità in genere dello s tabilimento. ~ 4. Indipenden temente dalla contabilità, la Farmacia r:.entrale fornir à pure al Minis tero delle finanze lutti quei dali, che, in ordine alla gestione di che si tratta, hl vengano richies ti, sia in for ma periodica, sia in forma e ventuale.
Gestione del denaro. ~ 5. La contabilità in danaro rende conto dolle spese fatte per conto del . btlancio del Ministero delle finanze s ui capitoli che verranno all'uopo indicati dal Minis tero stesso. Per· ognuno di tali capitoli devono essere presentate distinte contabililli. Queste contabilità comprendono, secondo l'imputazione che verrà stabilita dal Minis ter o delle finanze, le spese occorse: a) per l'acquisto degli ingredienti abbisognevoli alla lr~tsformazio ne dei llali di chinino in tavolette (acido solforico, lattosio, alcool, ecc.); b) pel funzionamento delle macchine e dell'es(<iccatoio (O:l ner gia elettrica, gaz, carbone vegetale, ecc.); c) per la manutenzione del macchinario ; d) pel personale ; e) per l'illuminazione e il riscaldamento; f) per gli imballaggi e per provvis ta di articoli destinati ad usi vari del \abora torio; g) per eventua li spese tii trasporto che non siano pagate direttamente dall'Amministrazione delle finanze; h) per stampati, cancelleria e spese varie d'ufficio.
12 ~ 6. Per far fronte alle spese suddette sono dal Ministero delle finanze corrisposte, s u richiesta della Farmacia centrale, anticipazioni in conformitil degli art1coli 318 e 369 del regolamento per contabilità la geuerale dell'l Stato. Le richieste di anticipazioni debbono essere compilate distinte per capitolo e sono dalla Farmacia tras messe direttamente al Ministero delle finanze (Direzione r-renerale delle privative) ; il quale riconosciutane l'esattezza, provvede per il rilascio dei mandati di anticipazioni colle modalita indicate nell'art. 218 delle Norme generali pt•ovvisorie sul servizio del tesoro (1), cioè colla formula ; con quietanza del consig lio o delia persona all'uopo delegata e sulla presenta· zione del hbretlo di riscossione. Nella compilazione della richiesta si avrà cura che i fondi s iano preventivati in stretta relazione colle spese che si debbono fare; e per modo che, alla fi ne della gestione annuale, il rendiconto non venga mai a chiudersi in debito per eccedenza di fondi. § 7. La gestione del cl a naro presso la farmacia centrale é tenuta e se ne rende conto coi seguenti appositi separati registri e documenti; a) Memoriale di ca!isa mod. 239; b) G1ornale di cassa mod. 2\0; c) Foglio stipendio mod. 257; d) Foglio paghe degli operai mod 657 A; e) Registro protocollo dei contratti stipulati mod. 36~; j) Registro di couto corrente delle spese relative ai contr a tti mod. 3i7 A~ g) Rendiconto delle anticipazioni mod. 655. Sul memoriale e sul g1or oale di cassa sono trascritte le operazioni di cassa di volta in volta eh~ hanno luogo. in b&se ai documenti che le giustificano,. segnali con un numero d'ordine progressivo trimestrale; e alla fine di ogni trimestre vengono chiusi per stabilire la rimanenza di cassa. Il r egi!'lro protocollo dei contratti mod. 36i é istituito per segnarvi, con un numero d'ordine progr essivo, tutti t contratti che vengono stipulati per conto delle finanze. Sul r egistro di conto corr~nte delle spes e relative ai contratti mod. 37i A, si dimostrano le somme anticipale da ciascun provveditore per spese r elative a contratti (s pese di stampa, tasse di registro carta bollata, ecc.). L'iscrizione dei contratti a repertorio sarà fatta sul repertorio co m une alutti gli altri contratti della Farmacia. § 8. Per la gestione del danaro per conto delle finanze, la farmacia terr& una caesa corre nte apposita. Nessuna operazione di conto corrente potrà farsi per conlo di questa gestione speciale: tutti i pagamenti a questa relativi, dovranno essere effettuati con materiale mov1mento di danaro. § 9. Alla fine di ogni trimestre il Consiglio d'amministrazione della Farmacia centr ale compila e trasmette al Ministero delle Hnanze un distinto rendiconto delle anticipazioni, mod. 655, per ciascuno dei capitoli su cui le vennero somministrati i fondi onde provvedere alle spese indicste al § 5, per dimostrare le anticipazioni ricevute e l'impiego delle medesime unendovi LulU i titoli giustificativi (fogli-paga, fogli stipendi, fatture, quietanze, ecc.).
(l) Ora arUcolo l&t delle Wruzioni gtMrali pei seroì:lo del tuoro, In ..lgore dal t• luglio 19()3..
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13 Le anticipazioni devono essere in~critte sul rendiconto per ordine di mese e conteggiate nella loro integrità nel trimes~•·e nel quale vengono emessi i mandati; le spese vi vengono descritte specifìcatamente. Il credito o debito risultante dal rendiconto sa•·à ripor~alo sul •·endiconto del trimestre successi vo fino al termine dell'eser·cizio; e verrà poi disposto i l saldo solo per la rimanenza finale, che emergerà dall'ultimo rendiconto. Le eccedenze sulle anlicipazioni, che e ventualmente l'isultasscro alia scadenza d'ogni esercizio f1nanziario, saranno ver sate in tesor eria non più tardi del 30 giugno, e le r elative quietanze verranno unite al rendiconto moJ. 655 dell'ultimo trimestre .
Gestione delle materie. ~ 10. Pe di mostrare la gestione relativa all'acquisto e alla t1·asformazione della materia prima, all'esito dei prorlutli e al carico degli attrezzi, è dalla farmacit~ centrale tenuta apposit.o conlllbdità in materif', colla quale si rende conto: a) del solfato di chinina, e degli ingredienti acquis tati per la trasforma· zione, che si introducono in mag>izzi•IO e c he da questo ~i passano al laboratorio per la t•·asformazio ne ofricinale in bisol fato o idrocloralo; b) del bisolrato e dell'•droclorato che dal laboratorio :>i conse~n a al ma· gazzino e da questo s: spedisce alla Manifattura dei tabacchi in Roma, pre;>arato in tavolette e con l1zionato in tu betti e scatoleLte ; c) dei tubetti, delle scalol~Lte e degli altri articoJj inerenti a l prodollo che si ricevono dai forni to ri o che riai mR~azzino ~· s pediscono alla Manifattu ra suddetta come involucri dei sali di chi nino ; d) delle mac :hi11e, degli attr ezzi e degli utensili che si acquistano per conto delle fin anze . § 11. Di tutte le sos tanze e malel'iali è re!=<pon~abi le e rende conto il Consiglio d'amministrazione . Per gli effetti dell'articolo :!25 del r egolamento per la contabilita gene rale dello Stato, lo scarico delle materie perdute od avariate per c11usa di fo1·za maggiore o di naturale deperimento è dato d~ l Ministero delle finanze in base a verbali all'uopo redalti dal Consiglio d'a, nmini;;trazione. ~ 12 P e r la contabilità delltl materie sono ten ul1 i r·egislri e compilati i docume nti in appreS"O indicati : a ) Registro conto giudiziale mod. 2:l7; b) Gwrnale dei movimenti avve nuti nei materiali m od. 236 (con relative ' richies te di scarico) ; c) Nota delle somministrazioni falle alla Manifa ttura tabacchi mod. 768 A; d) Nota dimostrali va dei composti officinalì mod. 78 1; e) Nota dei materiali da imballa g~io spediti mod. 768 B; f ) P rospetto valutativo delle variazioni avvenute nel materiale mod. 251; g) Processi ve•·bali d'esame mod. 367 e 369; h) Richieste di pagamento mod. 370; Ed inoltre i seguenti r egistri interni: 1) Registro degli obblighi degli appaltatori mod. 365 ; l) Registr o delle t•obe presentate dagli appaltatori mod. 366; m ) Reg istro dei buoni mod. 274; n) Quaderno degli attrezzi in consegna mod. 330;
i4 o) Registro delle r ichie!!le di .spedizione mod. 44~; fi) Reg-istr•> riepilogativo dei medicinali, degli oggetti di consumo e da
imballaggio mod. 675; q) Hegistro delle preparazioni officinali mod. 766; r) Registr·o riassuntivo dei medicinali e sostanze accessorie e materiali d' imballa~gio mod. 770; s) Registro del combustibile mod. 775; t) Registro dei buoni preparazioni ofticinali mod. i71. primi sei alli e documenti costituiscono la contabilità di Stato e fanno capo al Ministero delle finanze, con i processi verbali di esame e le richieste di pap-amento; gli altri, com e semplici alli sussidiari per i movimenti interni di mal!azzino, r imangono cooser·vati presso la Far·macia centrale.
Scopo del singoli documenti ccntablli. ~ 13. Il registr·o contO·,Iliudiziale mod. 237 rappresenta la reale esistenza Jelle mate1•ie e dei materiali al primo giorno dell'anno finanziario, gli aumenti e le diminuzioni avvenuti in ciascun semestre, il carico risultante al primo giorno dell'anno successivo. Il giornale dei movimenli avvenuti nel materiale mod. 236 serve a dimostrarti partitament,.., serne-'ltr·e per Sf'mestre. le var iazioni avvenute. È destinalo a corredare il r·ogi stro conto-giudiziale, sul quale se ne riportano le r isullanze. Colla nota delle somministrazioni falle alla Manifattura tabacchi di Roma, m od. 768 A, é giustificata la diminuzione delle sostanze che si spediscono ad essu Manifattura. La rrotu dimostrativa dei c:omposti offìcinali, m od. 781, !lerve a rendere ragione delle materie impiegate nella trasformazione del ~olfalo di chinino e dei composti ottenuti. l pr·oce!'lsi ver·bali, moù. 367 e 369, dimol3tNlno il risullato del collaudo eseguito alle materie presentate dai fornitori. L e l'ichieste di pagamento, mod. 370, alle quali vengono annesse le note delle provviste, fatte compilare dai fornitori, ed i pr·ocessi verbali ora accennAti, servono a promuovere dal Ministero delle finanze il pagamento delle provviste a f11 vore dei fornitori medesimi. Le note dei materiali da imballa~gio spediti, mod. 768 B, servono a giu' stiflcare lo scar1co di essi materiali come spediti alla Manifallura tabacchi di Roma.
Scopo del registri Interni del magazzino. § 14. Il r egistro degli obblìg-hi e conti de~Siì appaltatori mod. 365, dimostr a pa1·titamente gli obblijlhi assunti dai fornitori e serve a precisare le date della conse~na delle sosLanze che essi debbono provvedere, non che la clala e la quantità di quelle che presentano parzialmente ed a compimento del contratto. Il r egistro delle sostanze presentate dagli appaltatori mod. 366 serve per l' iscrizione delle sosLanze presentate dai fornitori in conto dei loro contratti . ma rhe non possono essere immediatamente esaminate.
Dal re~istro dei buoni mod. 274 il capo labora torio stacc:a i buoni per provvedersi di quanto gli può occorrere, meno i meòicinali èd accessori, per le preparazioni oftlcinali. Il quaderno degli attr ezzi in consegna , mod. 330, é tenuto dal capo laboratorio per dimostrar vi i macchinari, gli s trumenti, i mobili, ecc., che ha in consegna, e dei quali deve rispondere verso il Consiglio d'amministrazione. Il registro delle richiestA di spedizione, mod. 4H, serve per staccarvi le richieste per le robe che debbono essere spedile dalla Farmacia centrale a tar iffa militare. Il registro r iepilogativo dei m edicinali, degli oggetti di consumo e da imba1la:.rgio, mod. 6i5. rR~gmppa i var i movimen ti avvenuti in tali r obe, desu~n doli dal registro mod. 770. li r egistro delle preparazioni offlcinali, mori. i66, serve a tener cont.o delle sostanze che s'impiegano nelle preparazioni ofRcinAli e dei compo>ti che ne QerivRno. È allegalo per copia al conto delle sostanze impiegate nelle tra~formazioni.
Il registro riassun tivo dei medicinAli e sostanze aècessorie. mod. 770, dimostra i movimenti avvenuti nei medicinali e nelle sostanze accessorie. I l regis tro dei combustibili, m od. 7i5, servi) a riconoscere, in qualunque circostanza, il car ico dei combustibili esistenti in m agazzino ~d a rappresentare l' impiego fatto delle quan tità consumate. Il !'eg1stro dei buoni per le preparazioni officinali, mod. iii, é tenuto in due ~pa rati fascicoli: uno per prelevar·e dal magazzino il l':-Olfato di chinina da trasfor mar :3i e gli accessori; l'altro per versare in magazzino il bisolfato ~d idroclora t.o ottenuto. § 15. La tras missione al Ministero delle finanze dei conti delle materie è fatta come se)Zue : a) a l termine di ciascun semestre entro un mese: i f,!iornali dei movimenti avvenuti nel materiale nel semestre scaduto mo(!. 236, cor redali dei do~umenti 11iustiflcativi (r ichieste di carico e scat•ico m od. 235 A e B e documenti anessivi); b) nella prima qumdicina di agosto: il regis tro conto- giudiziale dell'anno precedente. Il Ministro della guerra il Ministro delle jlna.n:e 0TT OLENOfll. CARCANO. Atto N. :ne. - SERVIZIO SAN ITARIO. - Bloovero Del'll ospedall m tUtarl deglt utaolùl lD oougedo del B . e•erolto • della B . Jllartua. - 15 luglio. L'ammissione negli ospedali militari e stabilimenti balneari, cons~ntita dal R egolamento sul seroi:.io sanitario, degli ufficiali in congedo del R. esercito ~ della
R. marina provvisti di peosione vitalizi~t s· intende subordinata, specialmente per quanto l'iguarda gli ospedali militar i, alla esistenza di posti disponibilj, oltre a quelli necessari per le persone indicate, in via pr incipale, nel regolamento medesimo. Sono esclusi da tale c(lncessione : gli a ffetti da ma lattie mentali dchitlùenti speciale sorveglianza; gli affetti da malattie contagiose diffusibili, richiedenti rigoroso isolamento;
16 ~li affetti da malattie croniche, che, a giudizio del direU01·e, ooo possao<> ritrarre specillle giovamento dal soggiorno nell'ospedale . l direttori degli stabilimenti sono personalmente responsabili della scrupolo:,a ed esatta osservanza di queste co ndizioni. Per la pratica esecuzione della concessione, sia per riguardo agli uftìciab del r egio esercito, !'E ia per quelli della rer<ia m arina, si da nno le seguenti norme par·licolat·i: 1. Gli ufficiali che desiderano di essere ricoverati negli ospedali m ilitari,. potranno prel'-entar::<i direttame nte, esibendo per· il loro riconoscimento il libretto di pens ione. Per l'ammissinu ~ negli stabilimenti balneo- ter·mali dovr& seguirsi la procedura prescritta dalle vigenti norme per il servizio balneo-termale militare. 2. l r·icove rati sono soggetti alle !>lesse disposizioui r·egolamenlari degli ufficiali in servizio allivo. 3. La retta giornaliera da pagt~rsi saNi. stabilita in ragione della pensione,. di cui l'uffic:iole é provvisto, ai sensi del R. Decreto 5 aprile 1903 (Atto 189) & lettera b ~ 2692 del regdlamento d'amministrazione, e cioè:
Ospedali
Stabi l imeotl balneari
Con pensione di oltre -:-000 lire L. 8,00 L. 10,00 )) 5,00 )) 6,00 Idem da lire 4000 o piu • .),00 Idem da lir·e 2800 o più ~ 3,f.>O 3,00 Idem inferiore a lire 2800 u .2,50 4. Il pagamento delle somme dovute ~>Ile amministrazioni degli o~pedali dovra ass~re ratto en tro il mese nel quale gli ufficiali escono dai luoghi di cura. Quando però la permanenza in questi s i protraesse per due o piu mesi, la retta di ricovero sarà pagata mese per mese. 5. Qualora s' incontrassero difficoltà per il r·imbor·so delle somme da ripetersi dagli ufficiali ricoverati o dai loro er·edi, le amrninistrazi'lni degli ospedali ne riferiranno al Ministero (D1re3ione generale seroui amminist ratioi~ il quale deciderti, caso per caso, sul da fars i. Gli A tti 65 del 1893 e 19i> del 1899 sono abrogati. l)
Il Ministro -
0TTOLENGtu.
Allo N. 243. -SERVIZIO T ERR ITOR IA LE - Cartegpo relalivo a questlontdl massima o dl speolale Importanza rlfiettenti l servlzl41saalti. e dl oommtas&rlato mUltare. - 9 agosto. Affinchè i coma ndi di corpo d'armala e di divi3iooe pqssano avere per fetta conoscenza dell'andamento dei var·i servizi di sanità e di commissariato militar·e, è necessario che sieno traltate per via gerarchica tutte le pr·oposte o le cose di massima che rivestano carallere di speciale importanza, escluse quelle che rig uardano unicamente la resa dei conti e la contabi11tà. l comandi superiori daranno corso alle pratiche colla milggiore sollecitudine~ dopo averne presa conoscenza ed espresso, se del caso, il loro parere a l riguar·do. In tal sens·o saranno modificati, nella p rossima ristampa, i numeri 96 e 10~ del regolamento pel ser·vizio territor iale. Il Ministro- 0TTOLENGIU.
17 Allo N . 266 - SERV IZIO SAN I TARIO. - Vt•Ue medloo flaoall dlufflol&ll me4iol ad lndlvtclut cllpenclentl da au.torltà olvW. - 2 ~ agO!; lO. All'Alto 150 del 1902, nella leltera a) del n. 1, clopo la par ola: carcerarie ;. aggiunger e : e per passaggio al ramo sedentari•>, per le sole guat·die di fi -
nanza. ll M inistro- OTTOLE:-IGH!. Atto N. 311. - SERVIZIO SANITA RIO. -
-
Boooette eli brodo ooooentrato.
215 ottobre.
In relazione Hl l'Atto 159 del corrente anno, col quale é staLo determinalo di sostituire alle fiaschette di latta le boccette di vetro per la conservazione del brodo concentrato, i corpi è le amministrazioni che hanno in cat·ico od incooseg na le sotto notate 11nità s anitarie di mobilitazione vi apporlet•anno le seguenti var ianti: Cofano di sanità modello 1874 (N. 2).
Cassettino dei meolici nali diviso in due par li. La boccetta col brodo sarà allogata a destra, lateralmen ~e all'as tuccio dello sparadrappo, in quei cofani nei quali l'ossido di magnesio é conservalo nella parte super iore; od a sinistra. dietN jJ cotone negli altri cofani. Cofani di sanità A. M. modificati. Cofanetti di sanità .
. La boccetta può essere allogata nel posto occu pato dalla fiaschetta. Riparti della sezione di sanità da montagna.
Le 5 boccette col brodo passano dal cofano n. 6 nel cof8no n. 3. Le boccette saranno conlenutP. in adfltlo cassellino di legno, il quale insieme alle boecelle sarà for nito dall'ospedale militare di J:oma su richiesta del corpo che h& in carico ciascu n riparto e mediante semplice passaggio d i carico. Carro di sanità.
Le 17 bocce tte col brodo possono es::,ere allogate nel posto occupato da lle· fiaschette nel compartimento l. Carretta di sanità.
Le 17 boccette col brodo s tanno nel posto delle fiasehelle nella sottocass& posterior e lettera E, tra~porlaodo le 10 scatolette di carne nello scompartimer.to lettera D. Ospedaletto da campo modello 1893.
Le 20 boccett~ col brodo trovano posto nel collo 24 riparto B g iA occupato dalle fiaschette. Ospedaletto da campo modello 1897.
Le 20 fiaschetl.e col br odo contenute nel compartimento mediano del collt> 37 saranno sostituite da 17 boccette tenute a posto coi due s trofinacci esistenti nel collo stesso.
Allo scopo di evitare possibili r otture di questi n.1ovl recipienti di vetr o pel brodo le amministrazioni interessate li conserveranno nella stessa speciale .carta d'imballaggio colla •1uale li distribuisce lo stabilimento dì Casaralta. Tali varianti saranno se!'nate negli specchi di car icamento delle corrispon·denti untlà sanitarie. Il Ministro - 0 TTOLENOH t. Alto N. -3:13. - SERVIZIO SANIT ARIO.- bh'ulone per la i giene dei miUt&rl del B . e•erolto. - 25 novembre. E' stata pubblicata una nuova edizione della lstru:&ione per l'igiene dei militar i del Regio esercito, rhe sostituisce quella in data 8 marzo 189J. l comandi, corpi, direzioni ed uffici militari acquistet•anno della istruzione predella il numero di esemplaf'i che r iterrunno per essi necessa rio. Le richieste della nuova pubblicazione, tanto per uso d'ufficio, quanto per conto degli utJìciali che desider·assero f11r ne acqui8lù a proprie !>pe~e. saeanno fatte con le norme stabilite dall'Atto 183 del 18!)6 modificato dall'Atto 99 Jel 1901. Il prezzo di ciascun esemplare è di centesimi 35. Il Ministro - E. PEDOTTI.
Allo N. 327. -SERVIZIO SANITARIO. - Elenoo ge nerale e tariffa del medioinall e delle .o•tanse aooe ..orie. - 1' dicembre. Per !t~ variaziùni portate dai contralti d'appalto nel prezzo delle sostanze medicinali ed accessorie d'uso per il servizio sanitario e per l'aggiunta Ji altre «-iconosciule necessarie, e occorso r istampare l'elenco generale e tariffa dei medicinali e delle sostanze accessorie. Questo nuovo elenco, la cui pubhlicazione si annunzia col presente Atto, cominceré ad es~·ere in vigor·e il t• gennaio p. v. A datare da tai<J giorno, saranno 'luindi abrogali l'elenco generale e tariffa -pre~entemente in vi!lore e gli Atti relativi '183 del 1892, 15!1, del 189~, 225 del 1900, 233 del 1901 ~ 301 del 190:!, ferme restando le s eguenti disposizioni: a) l medicinuli soppressi, che le direzioni d'ospedale abbiano in carico, -si potranno usare fino a consumazione, salvo a darsene sca r ico secondo le norme viS!'enli, quando siano avariati o in nessun modo ulilizzabili ; b) Considerato cbe nei casi di preparazioni fatte in g rande si possono -otleoere prodotti superiori a quelli minimi notati per le preparazioni comprese nel Manuale dei medicamenti in vigore, si prescrive che le quantità effettivamente ottenute in simili casi siano prese integralmente in carico; c) Le direzioni d'ospedale potranno acquistare sul luogo, ed anche a fa1· p r eparare dalla rispettiva farmacia, medicinali non compresi nell'elenco gene<l'ale. Ma l'acquis to di detli medicinali dovrà essere fatto nella quantità stret-tamente abbisognevole alle indicazioni cliniche del momento, e per uso esclusivo dei malali ricoverati negli ospedali militar i, e le preparazioni essere coordinate .ai mezzi di cui dispone la farmacia e senza pregiudizio a l regolare andamento del servizio dellà sle~sa. In ogni caso le relative ordinazioni non verranno ·soddisfatte ove non siano munite del vis to del direttore e del relativo bollo .di ufficio ;
d) L'alcool, l'olio d'olive e generi consimili ad uso della farmacia, no~
si potranno richiedere alla farmacia centrale militare, se non nel caso che noll' si trovino sul luogo della qualità prescritta e a prezzi convenienti; e) TuUe le sostanze da acquistarsi sul luogo dovranno avere i caratteriindicati dal manuale dei medicamenti in vigore; f) L'esenzione a favore dei corpi dell'aumento del 25 per cento sul prezz~ di tariffa prescritta dal§ 26~7 del re!Zolamento d'amministrazione si estenderà anche alle sostanze accessorie, alla nartalina risublimata ed all'essenza di trementina commerciale prelevate per usi diversi da quello di infermeria. La farmacia centrale eseguirà, a datare dal 1• gennaio · 1904, i movimenti di carico e scarico prescritti dal § 483 del regolamento d'amministrazione e contabilità dei corpi 10 ~i ugno 1898, nonché l'aggiunta sul registro mod. 237 dei medicinali stati introdotti nell' e lenco tariffa suddetto. Il predetto elenco generale sarà acquistato dai comandi ed uffici militariin due copie per ciascuno, sulle proprie spese di cancelleria. Le direzioni d'ospedale militare ne acquisteranno il numero di copie strettamente necessario per le occorrenze del loro servizio. Le richieste dovranno essere fatte a senso dell'Atto 183 del 1896, modificatcr da quello 99 del 19()1. Il prezzo di ogni esemplare é di centesimi 35. Il MinistT'o - E. PEDOTTI. Atl.o N. 332. -SERVIZIO SANITARIO. -
p•e•tcUarla 41 Jleeglo Oalabrla. -
Soppre•atoue cleU'lDfermeria. 8 dicembre.
A datare dal t• del prossimo gennaio l'infermer1a presidiaria di Reggio Calabria è soppressa. Il Ministr·o - E. PEDOTTI. CIRCOLARE
N. le. -
autorità otvlll. -
Vtalte medloo-boalt acl tucllvlclul cUpeuclentt eia. generale). - 25 febbt•aio.
(Segr~tariato
Ad evitare possibili disparità nella interpretazione dell'Atto 231 del 1902, per quanto si riferisce alla esecuzione delle visite contemplale dalla lettera .f) per at:certare malattie dei maestri elementari che chiedono il conferimentodi indennita per motioi di salute, questo Ministero prescrive che tali visite siano sempre eseguite da un medico solo, come è consentilo dall'art. 68 del Regolamento approvato con R. Decreto 25 aprile 1897 n. 160 s ul Monte Pensioni, salvo i casi nei quali venga tassativamente richiesta la visita collegiale dall'autorità interessata. Il Ministro - 0TTOLENGHt. 32. - Stabtltmeutl balneari e tdropiDlot- (Segretaria~ generale). - 5 marzo.
CIRCOLARE N.
Nella imminenza della stagione balneo-termale questo Ministero richiama l'attenzione di tutte le autorità dipendenti perché le relative operazioni venganoeseguite allenandosi strettamente alle Norme per il serotzio balneo-termale,. idropinico e marino pubblicate in data 20 gennaio 1901.
20 D_ i massima, le domande per cambio di muta, c:he devono essere !llotivate da ragioni di servizio o da comprovati motivi di famiglia, :iovranno essere inoltrate non più Lar•di del 25 maggio direttamente all'ispettorato di sanità militare. I comandi, corpi ert uffici, che abbiano alla l oro dipendenza ufficiali ammessi ai bal!ni per lesioni od infermita dichiarate dipendenti da cause di ser· vizio, trasmetter anno direttamente d'ufficio ai diretlor·i degli stabilimenti copia dell'atto del ibel'ativo cnl quale la lesio ne od infermità venne riconosciuta dipendonte da causa di ~ervizio. Gli uomini di tr:uppa sotto le armi ammessi alla cura balneo-termale n on potranno esserue di spensali per motivi di servizio. Qualora qualche militar·e pr·opostQ a tale cura, prima della sua ammissione sia inviato in rongetlo. dovril, dnl rispettivo comandante di cor•po, durante il periodo della muta balneare a cui fu a ~se~nato, venir richiamato dal congedo appositamente per compiere la cura. Nel ca;;:o di rinunzia. il comandante del cor·po tra~mette ra la lettera di r inunw1 direttamente al direttore dello stabilimento cui il militare era destinato, affinché il di r ettor·e mede!':imo possa pr ov• vedere perché in sua vece sià ammes;:o alla cura altro militare. Tali l ettere di r·inunzia poi saranno dai dil'ellori degli 8lal::ilimenti balneari tr·asmesse cogli altri Jocumenli all"i~pelloralo di sanità. A par ziale modificazione dello specchio a pa~. 21 dtllle citate Norme, i vari per·iodi di tempo nei quali ven~ono fissate le mute dei bagni, sono i seguenti:
t• muta
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Casciana.
jl 1ug.h 5 lug ll!llug 2 og. l 6 ~g. 120 ag'. I:H u~r. l 7 set.
scbia.
Recoaro
Salsomeggiore .
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20 g!u. !llug.l' 31ug. ) 0 ag. , 5 3g'. r24 ag.
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A modificazione poi del secondo capoverso del § 21 delle Norme citate, le visite agli imptegati civili negli ospedali militari ed infermerie di presidio saranno fatte al')che da capitani medici. Il M ini8tro -
8erv1slo •&Dttarlo. ministrativi). - 3 luglio.
CIRCOLARE N. 101. -
0TTOLENORI.
(Direzione generale servizi am-
Dall'esame delle dimostrazioni del materiale pel se1'VIZIO sanitario (modello 398--A. e 398-B) questo :vtinistero ha avuto occasione di rilevare che talvolla non v'ha esalta correlazione tra la consistenza del materiale stesso nei. magazzini e le scritture del carico, Il Ministero pertanto deve rivolgere vive raccomandazioni a tutlt i consiFtl~ d'amministrazione, che hanno in carico materiale pel servizio sanitario di mobilitazione o territoriale, perché alla chiusura annuale dei conti del materia le, nd procedere. alla ricognizione generale, di cui al § 336 del regolamento d'amministrazione, pongano la massima attenzione nell'accer tare lo stato in cui sitrova il materiale e l'esatta correlazione della effettiva consistenza nei magazzini colle scritture del carico. Nelle dimostrazioni sovradette s i avra poi cura di ftJr ri!'ultare i materialiche sono esuberanti allt:l dotazioni, indicando se sono o no destinati a ser vizi !>peciali, i materiali mancanti e le ragioni delle mancanze, i materiali che sono tenuti a di~posizione del MinistHo, citando il relativo d tspaccto mini'!teriAie. Il Ministro- 0TTOLENG HI ••
N. 113. - Am'llllulone alle oare otne•lteraplohe. r iat.o generale). - 22 luglto.
CIRCOLARE
(Se~reta
A favore dei militari e più specialmente di quelli del pre::sidio di Napoli od apparlenenli a corpi stanziati nelle provincie meridionali, che avessero bisogne; di cure cinesitera piche è stata :?lipulata, pt·evio parere dell'ispettorato di sanit.& militare, una convenzione con l'is tituto ortopedico di Napoli per la du•·at.e dj. un anno a datare dal1° giugno 1903. Sono ammessi alle cure cinesiterapiche del detto istituto: a) i militari del R. esercito di qualsiasi grado ed arma in etretlivita dii servizio presso corpi, comandi, uffici, ecc.; iJ) gl'impiega ti civili in eff'ettivité di servizio dipendenti dal Ministero della g uerra. La retta individuale pei militari di truppa è di L. 0,80 per ogni seduta d~ cinesiterapia e di L. 0,60 in più per sedute di altre serie. Gli ufficiali dell'esercito e gl'impiegati civili dipendenti daE Minister o dellaguerra pagheranno la retta di L. 1,25 per ogni seduta di cinesiterapia se trallasi di ufficiali di grado inferiore a quello di maggiore o di impiegati ad essi e•[Uiparati, é di lire l in più per sedute di altre serie. P er gli ufficiali ed impiegati dal grado di maggiore in su la retribuzione sarà eli L. 2 per ogni seduta di cinesilerapia e di lire 1 in più pe r sedu t~ di altre serie. Gli ufficiali ed impiegati ci vili, per fruire della tariffa ridoue, esibiranno alla direzione dell:istitut.o il proprio librelt.o ferroviario ed in mancanza di questo
23
uoa lettera di riconoscimento rilasciata dall'amminislt'azione militare presso la quale prestano set'vizio. Per gli uomini di tr uppa ro~pedale militare J i Napoli, 111la fìoe di ciascun trimestre paghe rà alramministrazione de ll'is tituto rammontare tlella retta dovuta per tutti quelli curati entr·o il tr imestre conteggiandone la spesa a carico della propria massa ospedale. Pel pagamento della retribuzione dovuta dagli urtìciali ej impiegati (qualora essi non prereri ssero di pagRrla dire ttamente) l'amminisll·azione dell'istìtuto tras mettera al corpo od ufficio dal quale dipendono, la nota dell'ammontaro dovuto in baie al numero delle sedute dì cura sperimentata, ed i comandi di corpo ed urtlcio ne cureranno ìl pagamento mediante ritenuta sullo stipendio , analogamente a quanto praticasi pe r la r etta della cura negli stabilimenti militari. Per le proposte di ammissione alle cure gli ufficiali medici si atte rranno alle norme tecniche al riguardo emanale dall'ispettorato di sanità mili1are. I l Minr:stro - ÙTTOL.F.NGHr. N. 172. - Ammlaalone alle oure olnealteraplohe. generale servizi amminis trativi). - 15 ottobre.
C IRCOLARE
(Oìr ezwne
A favore dei militari stanziati nel presidio di Torino e viciniori é stata s tipulata, previo parere dell'Is pettorato di sanità militare. una convenzione colr is tituto flsicott>rapico di Torino per la durata di un anno a datare dal 15 novembre 1.903. Sono ammessi alle cure cinesiterapiche del detto istituto : a) i militari del R. esercito di qualsia~i grado ed arma in effettività di servizio presso corpi, comandi, uffici ecc.; b) gli operai borghesi appartenenti alle amministrazioni di !ltabiiimeoti militari; c) gl'impiegati civili in effetti vita di servizio dipendenti dal Ministero della guerra. La relta indiv.i duale pei militari di truppa e per gli operai borghes i é di L. 0,80 per ogni seduta di cinesiterapia e L. 0,60 in più per ogni seduta di altre serie. Gli ufficiali dell't'\sercilo e gl'impiegali civili dipendenti dal Minister·o della guerra, pagheranno la rata di L. 1,25 per ogni seduta di cura in qualunque ser-ie per urficiali di grado inferiore a quello di m11ggiore o dì impiegati ad esso equiparato e di L. 2 ,00 per g li ufficiali e gli impiegali dal grado di maggiore in s u. Se nella cura sarà applicata più di una serie, la tariffa sarà aumentata Ili L. 0,80 per ogni seduta in più trattanrlos i di ufticiali di gr·ado inferiore a quello di maggioi'e o di impiegati ad esso equipar·ali e di L. 1,00 per g li ufficiali ed impie gali dal grado di maggiore in su. Gli ufficiali medici avranno la cura gratuita nell'istituto. Alle famiglie degli ufficiali ed impiegati sarà accordato lo sconto del 50 •/o :mila tariffa ordinaria fino al grado inferiore a quello di maggiore od equiparalo al grado e del 30 •;. dal ~rado dì maggiOI'6 in su. Gli ufficiali e gl'impiegali civili, per fruire. della tariffa ridotta, esibiranno alla direzione dell' i~titulo il pr·oprio librelto ferroviario ed in mancanza di que-
24 st.o una lettera di riconoscimento rilasciata dalla amministrazione militare presso la quale prestano servizio, e la stessa lettera occorrerà per gli operai borghesi. Per gli uomini di truppa, l'ospedale militare di Torino alla fine di ciascun trimestre pa~herà all'amministrazione dell'istituto l'ammontare della retta dovuta per tutti quelli curali entro il trimestre, conteggiandone la spesa a carico della propria massa ospedale. Pel paf.(amento della retribuzione dovuta dagli ufficiali, da~l' impiegati civili e dagli operai borg hesi (fJualora e!:'si non preferissero di pagarla diretta· mente) l'amminis trazione dt!ll' istituto trasmetterà al corpo od urticio dal quale dipendono, la nota dell'ammontare in base al numero delle sedute di cura sperimentata, ed i comandi di corpo e gli uffici ne cureranno il pagamento mediante ritenuta sullo stipendio, analogamente a quanto si pr atica per la retta delle cure negli stabilimenti militari. Per le proposte di ammissione alla cura, g li urticiali medici si atterranno alle norme tecniche a l riguardo emanate dall' l~>pettorato di sanità militare. Si al'ver te in ultimo che anche ~li is tituti cioesilerapici di Roma e di Napoli hanno aderito ad apl)licare a favor·e degli operai borghesi ne~li stabilim~uti militari la tariffa risp~llivamente stabilita pei militari di truppa. ll Ministro - 0TTOLENGHI. CIRCOLARE N. 178 . -
Ooncono al premio Blberl per gli uftlol&ll me4lol del B . eaerolto e della B . marina ao&dente ll 31 mars o 190&. - (Segretaria!.<> generale) - 2 ~ ottobre. PROGRAMMA..
Sarà aggiudicato un premio di L. 1000 alla migliore delle memorie redatte da urtìciali medici del R. esercito e della R. marina sul tema seguente :
La fatica nella oita militare : resisten.;a organica, suoi coe(Tfcienti: eccesso di fatica (surmenage) e sue conseguense: il ~arico del soldato italiano; come poterlo alleggerire e meglio distribuire, senza prioarlo degli oggetti necessari. 1. Nessuna memoria, per quanto pr egevole, potrà conseguire il premio se l'autore non avt·à soddisfatto tl tutte le esigenze del programma. 2. Le memorie non premiate potranno, o ve ne siano giudicate degne, conse· guire una menzione onorevole. 3. Esse dovranno essere inedite e scritte io lingua italiana, con caratteri chiaramente leggibili. 4. Potranno concorrere gli ufficiali medici del R. e~ercito e della R. mari na io servizio attivo permanente, in aspettativa, in posizione di ser vizio ausiliario, gli ufficiali medici di ri-serva provenienti dal servizio a ttivo, e tutli gli ufficiali medici non p1ù inscritti nei ruoli, purché provenienti dal servizio a ttivo. Ne sono però eccettuati i membri Jell'ispettorat.o di sanità militare, che costituiscono la commissione aggiudicatrice del premio. 5. Ciascuna memoria dovrà essere contrassegnata da un'epigrafe, la qualA ver rà ripetuta sopra un'aonessavi scheda suggellata, contenente il cognome, il nome, il gr·ado ed il luogo di r esidenza dell'autore. 6 Sarà evitata qualunque espressione che possa far conoscere l'autore, allrimenti questi perderà ogni diritto al conferimento del premio.
25 7. Verranno soltanto aperte le schede della memoria premiata e delle giudicale meritevoli di menzione onorevole; le altre schede saranno abbr uciat_, senza es~ere aperte. 8. L'estremo limite di tempo stabilito per la consegna delle memorie all'ufficio dell'ispettorato di sanit.è militare é il 31 marzo t005; quelle che pervenissero in tempo posteriore sarebbero considerale come non ricevute. 9. La pubblicazione nel Giornale medico del R. esercito e negli Annali di medicina navale dell'epigrafe delle memorie presentAte al concorso, ser virè di ricevuta ai loro autori. 10. I manoscrilti delle memorie presentate al concorso apparterranno di d1rilto all'ispeUot•ato di sanità militare, con piena facolté. ad esso di pubblicare , per mezzo della stampa, quello della memoria premiata. L'autore però della memoria pr umiata é alLr·es i libero di dare, collo s tesso mezzo, pubblicità al proprio lavol'o, anche emendato o modificato, purché in questo caso faccia si che, da una prefazione o dal testo del libro, si possano conoscer e tutti gli emendamenti e le mod1flcazioni introdottevi pos teriormente all'aggiudicazione del premio. Roma, 23 ottobre t90a.
L'Ispettore capo di sanità militare LANOOLFI.
Jl Ministro -
Orro L ENGIII.
DECIBIONI DI :MASSIMA. 16.
OompeD•l qU aftlolall medlol per 'V'latte medloo-bo&ll a rlohlelt& 41 autorttà olvtll. - A parzrale modrflcazione di qua:!to venne d1chiarato colla decillio ne di mas sima n . l ~ del 1902, questo Ministero, in se~uito a nuove comunicazioni del Ministero delle finanze, avverte: 1• che delle indennità dovute ad ufficiali medici, i quali debbano muoversi da lla loro residenza per compiere visite medit:o- fìscali a richiesta de lle autorità civili, la sola quota rappresentante il rimborso del trasporto personale 1njerrooia e aui piroscafi e l'indennità chilometrica pei percorsi sulle oie ordinarie é e~ente dalla r1tenuta per tassa ùi ricchezza mobile, mentre vi debbono essere soggette tanto l'indennità di trasferta quanto l'indennità IJaaaalio; ~o che nei casi sopraindicati, quando i comiJensi do vuti agli ufficiali medici vengano soddisftttti colle stesse somme depositate dogli in Leres~atl pr·es,so le autorità civili che hanno richies ta la vis1ta, tali compensi non po~sono andar sog~otetli alla r1tenuta diretta per tassa di ricchezza mobile, ma bensi a lla tassazion e pei ruoli. Quando cosi avvenga, i corpi, assunte le necessario informazioni presso le predette autorità, dovranno corr ispondere a gli urflciali medici i co mpensi al lordo, chiedendone poi rimborso, pure al lordo, alle amministrazioni interessate. (Dio. A~segnt).
. INDI CE
;\no N. 53. - ModiOcazioni all'istruzione complementnrc al regolamento sui reclutamento. l'ag, 55. - R. Decreto N. 537, col q un le si aumentano i m~ m br; del consiglio su periore di sanitil e dei con~igli provinciali di sanita. . . . . . . . . . • "· - Visite meollco- llsrali di ufficiali mc•lici ad in th•idui dìpendenll da autorità dviii. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . St . - Caserme alle t1uall e a~segnato un carrello rcgl!i·barclla pPr il traspor to degli infermi agir stabilimenti militari. . . . . . . . . . . . . . . t59. - Boccette rll bro<lo conr.<>rrtrato c ca:;so per scatoletlc rli carne in conserra e per hoccette di brorto •:oncentra to . . . . . . . . . . . . . . . . t79. - K. Decreto N. !topo-tante modillcazioni :ol regolam~nto sul reclulamrnto del R. esercito . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . t84. - ModiOcazlontl agli specrhi rli carlc.1mento rto~ li OsjJCdali da campo . . . . t89. - Il. llecreto O'!le ~tat.ili~r·(l la retta da rorrl<poru.ler>i dagli unlcìali in congedo Ilei R. e<ercito e tlella n. marina ricovurati negli ospcrtafl militari . . • iOI . - C(onta iJilita JlCr al ~ervizio del chinino di Stato. . . . . . . . . . • . j J6. - rlrcovero negl r o~PA•Iali mili tari d~glr ufficiali in con:;e(IO Ilei R. eserdto e della R. marina . . . . . . . . . . . . . . . . ·. . . . . . . !~3 . - Carteggio relativo a questioni oli massima o di speeialc irnportauza rillettenli i servi1.i di sanita e di c••mm;ssariaiiJ militare . . • . . . . . . • . i55. - Vi~;te medico-llsrali di ulll~iali medici ad individui dipendenti da autorita CÌ\'ili . . . . . . . , . . , . . . . 3H. - Boccette di brorfo ~OIIcentrnto . . • . . . . 3!3. - lslru7.lone rer la igien~ dei militari del n .,scrcrto . . . . . . . 3!7. - Elenco genomle e tariffa dri rnArticinali d rfclle sostame accessorie . 331. - Surpresslone dell 'infermeria presodlaria di flfggio Catahria . . UHC. N. j6, Vislle mcdcco-Oscali ad lncllvlduì rlipcndeoli da autorita civili. 3!. - Stnbllimenti balneari e ir1rvpinlci . . tOI. - Ser vizio :S.lnilarlo . . . . . . . . t 13. - Ammissione alle cure cine~iterapiclrc t 7t. - Ammissione alle cure cinesiteral•iclre t18. - Concor.<o al premio rliberl per gli ufficiali medici rlcl R. co.r·citu u olclla R. marina sca•1ente Il Jt marzo t905 . . . . . . - . . . . . . . . . .Oi:CblONI m JIASSiloiA. - Compensi a~tli unlciali mellicl per vl.;ito mcrtico-llscall a richiesta di ~utorità civili. . . . . . . . . . • . . . . . . . . .
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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Amministrazione : presso l' Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale .\l edico del R .o Esercito si pubblìca l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fo gli di s tampa. L'abbonamt>nlo è sem pre a nnuo e decorre da l '1° gennaio. Il pr ezzo dell'abbonamento è: Per l' Italia e la Colonia E ritr ea Per l' Estero. . . . . . . Un fascicolo separato costa.
L . 12,u 15 , 1 ,2G
L' abbonamt>nlo non disdello prima del 1• dicembre s'intende r innovato per l'auno l:'uccessivo. I signori abbo11a li militari in effeUività di ser vizio possono pa gare l' importo dell'abbonamt>nto per mezzo dei rispellivi comandan ti di corpo (anche· a l'ate mensili). Le spese per g li eslt'ntti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc ., che a ccompa~nassero Id memor ie sono a carico degli autor i. Gli estraili costano L. S per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazionedi fop;lio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia c he si tratti di 100 esem· pla ri o di un numero minore. I manoscr itti non si r esllluiscono.
" PRO FA TRIA , CODRO - SAMP IERO - NI NA DI DANTE - I SIBARITI DRAMMI STORICI DBL
Donon S.\ r. YATORE G UID A , CoLONNRu..o MEDico I N n1Poso
Prezzo L. t; .
Si 'Vende a beneficio dt'lla Casa militare Umberto I in Turato por l ,·eteranl e bna llcll delle !:'llf>t•r e nazionali. (Presso l'autore; Roma, via Firenze 15 P. presso la Casa Editrice italiana, ~ia XX Set~mbre, n. 121).
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Il. fS
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PUBBLICATO
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DAùh' ISPETTO~~TO DI SANITÀ ~lùiTA~li
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ANNO LII
FASC. IV
1904
30 APRILE
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SOMMARIO
lll F. H O a l li! O R. l G l 1W .l l , 1 .
Paollnl. - Piede torto acdtlenL~IP. r.on<Pcuth•o a distorsione llhlo-larse.~. . . • . Png. i41 Claurl. - Un ca~o di chlluria tra umatica . • . . , . . . . . . . . . . , • 256 C.Ili. - Il pane l' le paste alimentari rli rrumonto soOstical/1 ron rarlna Ili mal$ bianco. • ttl~ llacclarone. - Un caso raro di lipoma delle meningi cerebrali . . . . . . . • 'bl7 RI~I8T.l DI GIOR:WU.I IT"-1,1.\IWI ·~· li:8TIER.I.
Rivista medica . . · . . . . . . . · · · . . · · . . . . . . . 'Rivl•ta di nenopatnlogia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rivista chirurgica . . . . . . . . • . . . . . Rivista di oto-rino-larlri~O iatria . . . . . . . . Rh1st:t d1 oculi.<tica . . . . . . . . . . . . . . .Rivi,l:t tli anatomia ~ tl~iologia normale e patolo~:•c" R1vista di malattie ''enerec e (Jell:~ t•elle . . . . . Rivista di terapeutlca . . . . . . . . . Rivista di tecnica e ~en•lzlo medico militar~. Ri '''"·" d 'igiene. . . . . • . . . !ill,cellanea . . . • . . . . . .
PO?. ~
(V, l'Indice tull' i11ler11Q tldla coperlmn).
DIRBZTONE ED AMMINISTRAZIONE
.ROMA • Palazzo del Mlnirtero della Goerra, Via XX Settembre • ROliA
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RIVISrA ~EOH.:A. NoMoeurt. - Degli streptococchi Intestinali; loro storia, lesioni, b&cterlologìa e patogenia . Za pblrlldll. - Lo sfrej!amento sottoscapnlarc . . . . . • . . . . Camus. - Studio patogeneùco delle emoglobinurie . . . . . . . • Donatts. - Sul valore diagnostico e •erdlleUtlco della puntura lombare alla Quincl.:e . Mathllu e Roua. - l lavaggi alimentari . . • . . . . . • . . f.bsteln. - Su di uu reperto di protozoi in un taSO di disseuterla acuta. Grunow. - Un caso di mal&ttla dell'intestino da protozoi (coccidii ~J • Sturallerg. - Sulla causa delle manHestazioni menlnJrllllorm• r.ell' ile·llifo 81e louaow. - Un caso rti malaria, con decorso simulante l'epilessia . . Schlayer. - Sulla diagr•osl dell'a~çes~o dsl fegato uclla di•~cnt.erla. 111\'ISTA DI NEVROPATOLOGIA. Htltz. - l nervi del cuore noi tabelle! . . . . . . . . . . . Hoppe. - l ' uso del dormiolo negli epilettici. - Contributo alla cura dello stato epilettico Cl arke. - La cura della sc1atica . . . . . . . . . • . . Mollfltrl. - Le psicosi epatiche . . . . . • . • Guicoiardl. - Sopra l'uso terapeutico rtella paraganglina VaiìSale
Pag. !93
•
!95 t96
-mi ~i
RIVISTA CHIRUIIGIC,,. Ehzet. - la diagnosi di sede rtei calcoli biliari . . . . . Pag. '198 Menard. - Varìeta anatom•che dell'appen•tlce ciecale e loro iunuenu s~lla 'patqiog~· del: l'appendici te . . . · . . . . . • 'l99 Gral. - Salla prognosi della frattura rtella base cranica . 3Ui Woodjatt. - «.:ura della flmosi congenita. . . . . 3UI Waber - Sulle fratture dei metatarsi In se~roito a mnrce. . . . . . . . 30t Ponguet. - L'accettazione degli rrnlosi nell'esercito - tonsoguenze militari e ebirurgich~. 30) RIVISTA nt OTO-RINO-LARINGOIATRIA. Putnt t. - Comullcazioni delle vegetazioni adenolrli . . . . • . . • cn..uae e Ma hu . - Della puntura lomb<~rc: nelle com11hcnr.ionl e11docraniche delle otiti Cagnola. - utotoxla per 1oduro di potass1o .
Pag. 306 •
30$
306
RIVISTA 01 OCUt.ISTICA. Yvert. - Oel valore dell'adrenalina nella terapia ortulmologica. . . . . . • Pag. 307 Patera. - Sulle malatti• traumatiche dt lla cornea leroslon•. cheratite discoidea ed ulcera della cCJrnea) e sui loro ra1•porU coo l'erpete della cornea . 3t 0 RIVISTA DI Al'lATOMtA E FISIOLOGIA f\OR~U LE E PATOLOGICA. Lang . - Sulla resistenza del corpu~coli rossi del sangue verso le solu1ionl ipoisotoniche di cloruro sod1co, nel can;lnowa dello s tomaco . . . . . . . . . . PQg . 311 Uper. - La rormazione t1ella linfa . 3tl RIVISTA DI NALA TTIE VEN~;RtE E OEl. LA PELLE. Noè. - Cura generale e locale della sifilide terziari~ mooial)lo la lodipina Wellamowltsch. - Sulla terapia della 11goa fa •osa . . . . . HI VISTA 01 TKR.~PKUTICA.
Pag. 3ti 3l 3
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Schltfer. - Sulla dlsinfc?.lone lntestinal~ Goo~. - Studio sperimentale sul lillo
Pag. 313 314
ntVISTA Ul TECNICA E SERVI7.10 MEDICO MILITARE. Boegebold. - La cura delle ferite in guerra . Frebnd. - Malattie speciali degli ufficiali .
Pag. 314 3t 5
RIVISTA O'IGIEf\E. 11 nslco dei Giapponesi . . . . . . . . . . . . . . . Pqg. 3t5 Tsu~eukl. - Usscrvar.loni c ricerche epidemiologiche durante l'epidemia di colera uel nord clelia Cina rlurante l'anno 190!, e mi;ure llro!llatticlle con speciali! riguardo alla vaccinazione anucoler•ca . . . . . . . . . . . . . . . 316 "'rgenroth. - Ricerche sulla dissenter1a in Cina e specialmente sulle specie bf,ltericiHl ~he St8 ri~contransi nella dissen teria chinese e su llà loro applicazione . . . . . . MISCELLAtiEA
Pag. 3 U
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OSPEDALE MIL ITARE PRl~CIPALE DELLA DIVISIO~E DI ROMA l
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PIEDE TORTO ACCIDENTALE CON~EUUTIVO
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A DISTORSIONE 'rlBIO-TAHSEA
Per li dott. A.dolro Paolìai, ten~nte medico
Fra. le molteplici couseguen~e e complica.n:le della. rlistorsione tibiotarsea. il piede torto è certamente una delle più rare e di patogenesi più oscura. Io nei quattro anni da che sono assistente nel Reparto 0hu·urgia. nell'ospedale militare di Roma ne ho ossen·ati solo tre casi; colleghi militari e borghesi, a venti una lunga pratica professionale, ai quali li ho mostrati, mi hanno d ichiarato di non averne mai visti altri, e nessuno degli autori ne tratta nè nel capitolo delle distorsioni tibioastraga.liche, nè in quello del piede torto acquisito. - Perciò ho creduto utile riferire e illustrare i tre casi osservati. P OssERVAZIO:SE. - Il soldato Noce Domenico il :U maggio 1!101, cadendo da. cavallo, riportò una distorilione tibioastragalica. sinistra, per la quale fu ricoverato e curato all'ospedale militare di Milano, uscendone il 13 agosto migliorato per essere inviato in licenza eli convalescenza. Durante questa notò che il piede sinistro cominciava ad assumere una posizione viziosa, onde, prese11t atosi al termine della licenza al distretto, fu sot.toposto a rassegna di rimando e proposto ad una cura balneoterma.le, che egli esperì nel giugno 1902 ad Ischia, senza ritrarne giovamento. In seguito ad ordine ministeriale nel luglio 1902 fu inviato per gl'incombenti medicolegali uell'ospedale militare di Roma, dove si notò quanto appresso: L'individuo non aveva precedenti morbosi degni di nota, nè ereditarii, nè personali. S.i lagnava di un dolore al collo del piede sinistro e hmgo la faccia. esterna della. gamba e di difficoltà. nella deambulazione. Il piede sinistro era fortemente abdotto ed in estensione per modo c he il suo margine esterno era sollevato, la punta abbassata e il tallone t& -
Glorncsle medico.
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innalzato, la pianta guardava all'infuori e il dorso all'interno e un po' in avanti. La testa dell'astragalo faceva rilievo al davanti dell'estremo tibiale. La prima falange del grosso dito trovavasi in estensione permanente ed il tendine del lungo estensore dell'alluce faceva sporgenza sul dorso del piede. I tendini dei peronieri erano tesi dietro al malleolo esterno, il tendine del tibiale anteriore appariva disteso, quello di Achille retratto, formante alla faccia posteriore d eli' articolazione tibiotarsea una corda tesa ben apprezzabile. La pelle al disopra della sporgenza del calcagno presentava due o tre piegature trasversali. La curva della volta piantare era un po' più incavata di quella del piede sano e il diametro trasverso della pianta più corto di mezzo centimetro che a destra, il piede raccorciato. Non esisteva tumefazione del dorso e del collo del piede. La. pa.lpazione suscitava. dolore in corrispondenza dell' interlinea articolare e lungo il lato esterno della gamba nn po' all' indietro del perone. Non si rileva.vano alterazioni tendinee o ossee, solo l'astragalo e lo scafoide apparivano un po' ingrossati, ma indolenti. I muscoli del polpaccio erano tesi, apparentemente raccorciati, duri al tatto e offrivano una maggiore resistenza elastica i i ventri dei due gemelli erano posti in evidenza., nè in e-ssi si notavano tremori fibrilla.ri. Il veutre in vece del tibiale anteriore era molle al tatto e pre· sentava una consistenza elastica. diminuita.. I movimenti attivi del piede non erano possibili, così pure quelli dell'alluce, quelli delle altre quattro dita limitati. I movimenti passivi del piede erano anch'essi impossibili, per quanta forza si impiegasse non si riusciva a rimuoverlo dalla sua posizione difettosa., anzi tale manovra provocava dolore all'in· fermo e aumentava lo stato di tensione dei muscoli del polpaccio. Imovimenti della gamba e della coscia sinistra erano t.utti possibili. Nella stazione eretta il Noce toccava. il terreno col solo lato interno del piede e nel camminare fletteva prima la coscia sul bacino, descrivendo coll'arto inferiore di sinistra un arco di cerchio, e quindi poggiava al suolo successivamente la punta e il lato interno del piede. Esisteva. una diminuzione, non molto notevole però, della sensibilità tattile, dolorifica e termica sulla fa.ccia anteroesterna della gamba Sl· nistra e sul dorso del piede. Il riflesso piantare e quello rotuleo di sinistra erano esagerati. Mancavano disturbi trofici, la periferia delle due gambe nelle varie sezioni era uguale. L'esame dell'eccitabilità. elettrica con la. corrente faradica. faceva. rilevare diminuzione di essa da parte del nervo peroniero e del muscolo tibiale anteriore, e un po' anche dell'estensore comune lungo delle dita a sinistra.. Però se si eccitavano tali muscoli con forti correnti, allora
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si vedeva il piede tornare a stare ad angolo retto sulla gamba, sempre però in abduzione, e insistendo anche questa spariva., il piede ripren· deva la. posizione normale e si aveva. rilasciamento dei muscoli del polpaccio. Allora scompariva. la. sporgenza. dell'astragalo ed era possibile imprimere al piede movimenti passivi in tutti i sensi. Però dopo pochi minuti, lasciato a sè Btesso, il piede tornava 11. riprendere la. po~izione difettosa di prima e i muscoli del polpaccio ridivenivano duri e tesi. L'esame con la corrente galvanica faceva rilevare anch'essa diminuzione dell'eccitabilità elettrica del nervo peroniero, e dei muscoli tibiale anteriore e lungo estensore comune delle dita. Gli altri nervi e muscoli dell'arto inferiore sinistro reagivano normalmente alle due specie di corrente. L'esame generale dell' indiv1duo non fece rilevare alterazioni a ca· rico del resto del sistema nervoso, dell'apparato linfatico ghiandolare e degli organi interni. 2• OssF.RVAZIONE. - Il soldato Dall'Agata Federigo il 18 dicembre 1902, mentre nella cavallerizza coperta del quartiere eseguiva le esercitazioni al galoppo senza redini e senza staffe, cadde a terra. bat- • tendo violentemente 'sul lato esterno de[ piede sinistro, per modo che questo si ruotò all'interno. Fu portato all'infermeria, e, riconosciuto affetto da distorsione tibioastragalica sinistra, gli vennero applicati dPgl' impacchi caldi sulla parte e tenuto immobile a letto. Cinque-sei giorni dopo il trauma cominciò a notare che il piede sinistro deviava ver30 l'intern0. Contemporaneamente avvertiva dolore e formicolio lungo il lato esterno della. gamba siuist;ra, mentre la tumefazione del collo del piede andava. diminuendo. Il 4 gennaio 190;) fu inviato all'ospedale militare di Roma, dove si riscontrò: tumefazione in toto del collo e dorso dEJl piede sinistro, questo addotto, esé<.~so e rotato ·all'interno. La palpazione in corrispondenza del collo del piede e lungo il lato esterno della gamba suscitava dolore. I muscoli del polpaccio erano in stato di contrattura senza che in essi si notassero tremori fibrillari. I movimenti attivi del piede erano impossibili, ma si riusciva, impiegando un certo sforzo, a ricondurlo nella posizione normale e ad imprimergli movimenti passivi. L'infermo però ne risentiva dolore. La deambulazione era distul'ba.ta, la periferia delle due gambe uguale nelle varie sezioni. Fu curato dapprima, dopo aver ricondotto il piede nella posizione normale, con l'applicazione d i un apparecchio gessato, che però si dovè rimuovere dopo pochi giorni, perchè non tollerato dal· l'infermo, e avendolo il piede curvato riprendendo la sua posizione viziosa. Fu allora iniziata una. cura di massaggio ed -applicazioni elettriche dapprima galvaniche poi faradiche, senza però alcun risultato,
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chè anzi i fatti peggiorarono. La deviazione e la. rotazione del piede all'interno aumentarono, ci voleva. uno sforzo piuttosto gmnde, lento e continuato per ricondurlo alla posizione normale, ma allora. insorgevano in tutti i muscoli della. gamba contrazioni fìbrillari rapidissime, il piede tendeva con forza a riprendere la posizione viziosa e non era. più possibile imprimergli movimenti passivi. Però l'infermo ora non accusava. più dolore lungo la. faccia esterna. della. gamba. nè spontaneamente nè alla pressione, persisteva invece quello al collo del piede, e la. perifena della. gamba era nelle varie sezioni aumentata di mezzo centimetro. Fu sottoposto il Dall'Agata a cura kinesiterapica per circa. un mese, ma senza risultato, e quindi nel giugno fu inviato ai fanghi d'Ischia. In quest'epoca. potei esaminare accuratamente l'infermo, rilevando quanto a p presso : Individuo di debole costituzione fisica, senza precedenti morbosi degni di nota. Il piede sinistro era in estensione, fortemente addotto e rotato all'interno per modo che il tallone era. sollevato, la punta abbassata e diretta, iuvece che in avanti, all'interno, la pianta guardava all'interno e all'indietro, il dorso in avanti e in fuori, il margine interno del piede era sollevato e incurvato, tanto che la pelle in corrispondenza di esso sì mostrava pieghettata. La curva de1la volta piantare era leggermente aumentata, il piede ra<.;corciato e il malleolo esterno molto sporgente. n tendine del tibiale anteriore era. raccorciato: teso, incurrato con concavità all'interno e all'indietro e faceva. rilievo sotto la. cute; raccorciato e teso era. pure il tendine di Achille, dietro a.l quale la pelle formi\ va. delle p}i<.;be. Non esisteva tumefazione del collo e del dorso del piede. La pa.lpazione suscitava dolore solo in corrispondenza della. linea. articolar e, Dla non faceva rilevare alterazioni delle ossa del piede e della gamba, come fu conf<'rmato dalla radiografia. I muscoli del polpaccio e il tibiale anteriore erano tesi, apparentemente aumentati di volume, duri al tatto e di una maggiore resistenza elastica, tantocbè i ventri dei gemelli facevano risalto sotto la cute; i muscoli invece della faccia. esterna clelia. gamba erano molii al tatto, cedevoli. L'applicazione della. fascia. d' Esmark non modificava. tale stato di cose. I movimenti atti vi del piede non erano possibili, quelli delle dita limitati, solo l'estensione dell'alluce era completa. Così impossibili erano i movimenti passivi del piede ; però impiegando un forte sforzo si riusciva. a. ricondnrre il piede nella posizione normale, suscitando i fenomeni già. descritti. I movimenti della gamba e della coscia sinistra erano tutti possibili. Nalla stazione eretta l'infermo toccava il suolo col margine esterno del piede malato, e per ca.mmmare fletteva prima la. co~cia descrivendo coll'arto un arco
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di cerchio e quindi poggiava il piede a terra toccandola successivamente colla punta e col margine esterno di esso. Esisteva una diminuzione della sensibilità tattile, dolorifica e termica. sulla. faccia. a.nteroesterna della gamba sinistra. e sul dorso del piede. Il riBasso piantare e quello rotuleo di sinistra. erano leggermente esagerati. La periferia. dt>lle due 'gambe nelle varie sezioni era. uguale. Alla pianta e sul margine esterno del piede si notava una ipersecrezione di su•lore; la. pelle di esso era. di un colorito leggermente cianotico. L'esame elettrico faceva rilevare diminuzione dell'eccitabilità.· faradica. dei nervi titbia.le, peroniero, crurale e sciatico di sinistra, specie del secondo. Notevolmente diminuita. era. quella dei muscoli del lato esterno della gamba, di poco quella. del tibiale anteriore e dei muscoli del polpaccio. Con l'applicazione di forti correnti sul nervo pet·oniero si riuscivi!. a ricondurre il piede nella posizione normale. L'eccitabilità galvanica. dei nervi peroniero, tibiale, crurale, sciati co specie del primo era. anch'essa. diminuita e così pure quella dei muscoli del polpaccio e de> l tibia.le anteriore; sui muscoli peron ieri e sull'estensore comune lungo delle dita si osservava. lentezza delle contrazioni e inversione polare. All'esame del sistema ner'\oso generale si notava solo abolizione dt'l riflesso faringeo. Non si riscontravano alterazioni apprezzabili degli organi interni. ~emmeno i fanghi giovarono al po\ero Dall'Agata e perciò fu proposto a rassegna di rimando. All'epoca in cui egli abbandonò l' ospedale (novembre 19031 le sue condizioni erano peggiorate: non era più possibile nemmeno con grandi sforzi ricondurre il piede nella posizione normale, i disturbi della sensibilità a.l lato esterno della gambo. e sul dordo del piede !'!t esano accentuati e si notavano in Ieggiero grado anche sulla pianta. e reg10ne malleola.re esterna, nonchè sulln. faccia mterna e posteriore rlellA. gamba, ecce~tuato il triangolo popliteo inferiore. Esisteva. ipotrofì.a delle masse muscolari specie dei peronieri e dell'estensore comune lungo delle dita., da parte dei quali più completa era la reazione elettrica degenerativa. Era però cessata la ipersecre~·ione di sudore e il dolore al collo del piede si risvegliava solo nei cambiamenti atmosferici, irradiandosi lungo la gamba. w OsSERVAZIONe. -Il soldato del 3° reggimento artiglieria aa fortezza., Tammaro Alessio, il 20 aprile 1903, mentre nel poligono d i San Lorenzo trainava un pezzo, scivolò dentro una buca del terreno col piede sinistro per modo che questo si ruotò verso l'interno. Malgrado
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il dolore risentito continuò nell'esercitazione, e sebbene il medico del corpo lo consigliasse di stare a riposo, egli essendo allievo caporale, per non perdere il corso, nei g iorni successivi proseguì nel servizio, recandosi solo qualche volta. all'infermeria ad eseguire le cure prescrittegli. Però dopo pochi giorni cominciò a risentire formicolio lungo il lato esterno della gamba. sinistra. e al settimo giorno si accorse che il piede cominciava a. deviare dalla. posizione normale. I ntanto il !) maggio contrasse ulceri dure al prepuzio e per esse il l'i dello stesso mese fu inviato all'ospedale militare d t Roma, reparto Venerei, dove gli fu ~pplicato per l'a.ffezione al piede sinistro un apparecchio amidato. Il HO maggio fn trasferito al reparto Chirurgia, dove l'esame del Tammaro fece rilevare quanto appresso: Individuo di buona costituzione fisica senza altri precedenti morbof'i all'infuori di quelli esposti. ri piede sinistro era leggermente addotto e in estensione, raccorciato di mezzo centimE-tro con la curva della volta piantare più pronunciata, il margine interno incavato, il tendine di Achille accorciato, ma l!On dur o e teso. Esisteva tumefazione del col lo, del dorso del piede e delle regioni malleolari. Il pedidio e i tendini dei peronieri dietro al ma.lleolo esterno apparivano ingrossati e risaltavano netta.mente sotto la ente. La pa.lpazione riusciva dolente in corrispondenza di essi (che apparivano di consistenza molle elastica), sul dorso e sul collo del piede, lungo il lato esterno della gamba, ma non faceva rilevare a lterazioni a carico delle ossa del piede e della gamba.. I muscoli della. facnia anteroesterna di questa erano di consistenza. normale, ma cedevoli, offrivano cioè minore reliistenza. elastica. I movi menti delle dita del piede, specie quello di estensione, erano assai limita ti, l'i n fermo non poteva. flettere il piede sulla gamba., n è abdurlo o ruotarlo all'esterno; solo sforzandosi riusciva. ad addurlo e estenderlo maggiormente. I movimenti passivi di esso erano tutti possibili, st>nza. incontrare resistenza alcuna, e suscitavano lieve dolore nell'articolazione tibiotarsea. Era fl\cile ricondurre il piede nella. posizione normale, ma, abbandonato a sè stesso, riprendeva subito quella di prima. Sollevando la gamba sinistra dal piano del letto e scuotendola, il piede oscillava in tutti i sensi liberamente. L'infermo, stando in piedi, poggiava a. terra. solo la metà esterna della pianta del piede sinistro, e per camminare fletteva prima. un po' accentuatamente la coscia di tal lato, toccando il suolo successivamente colla punta. e col margine esterno Jel piede che veniva strisciato. La. flessione attiva della gamba sulla coscia era completa. La sensibilità tattile, dolorifica e termica erano leggermente diminuite sul lato esterno della gamba. e al dorso del piede.
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Il riflesso piantare e rotuleo a. sinistra erano alquanto diminuiti. La. periferia delle due gambe era uguale nelle varie sezioni; si notava una ipersecrezioue di sudore alla pianta del piede sinistro e la pelle di questo era più fredda al tatto. L'esame elettrico fece rilevare a sinistra diminuzione della. eccitabilità. per le due specie di corrente del nervo peroniero e dei muscoli del lato anteroesterno della gamba, specie dei peronieri. Quella del nervo tibiale e degli altri muscoli motori del piede era pressochè normale. Sulla lamina interna del prepuzio si notavano due noduli della grandezza e forma di una lenticchia, di consistenza dura. cartilaginea. Si palpavano gangli ingorgati alle regioni inguinal:i, epitrocleari e laterocervicali. L'eosame del sistema nervoso generale e degli organi interni non faceva rilevare nulla di anormale. Fu curato il Tammaro con massaggio, applicazioni elettriche, sottoponendolo nel tempo stesso ad una cura antisifìlitica, data la natura delle ulceri prepuziali. I risult.ati furono ottimi, perohè alla fine di giugno il Tammaro non presentava più tumefazione di sorta al collo e al dorso del piede, che era tornato nella posizione normale; compieva. bene tutti i movimenti di esso e delle dita.. Fu perciò il 3 luglio dimesso con proposta. a. licenza di conval13scenza di mesi due, ma al termine di questa dovè rientrare all' ospedale, essendosi il male riaffa.cciato e più grave di prima. Il piede sinistro aveva di nuovo ripresa la posizione varoequina, sempre però di grado molto leggiera, esisteva una modica tumefazione al collo e al dorso del piede; la pa.lpazione in corrispondenza di esso e lungo il lato esterno della gamba non risvegliava però più alcun dolore e nemmeno spontaneamente l' infermo avvertiva fastidio di sorta. La consistenza e la resistenza elastica di tutti i muscoli della gamba sinistra era ora diminuita, essendo divenuti molli e cedevoli al tatto; i movimenti attivi delle dita del piede e di questo sulla gamba erano tutti aboliti; quolli passivi invece possibili e si aveva sempre oscillazione del piede in tutti i sensi, scuotendo la gamba sollevata dal letto. L'andatura era tornata difettosa come prima, adesso anzi l'infermo strascinava il piede pe1· tE'rra. La. sensibilità. tattile, dolorifica e termica era quasi del tutto abolita sulla faccia anteroestern11. della gamba e su tutta la superficie del piede, attutita. sulla faccia interna. e posteriore della gamba, eccettochè in corrispondenza del triangolo popliteo inferiore, dove era invece conservata.. Era riappa.raa la ipersecrezione di sudore alla pianta; la periferia delle due gambe si manteneva sempre uguale nelle varie sezioni. L'esame elettrico dimostrò a l:linistra diminuzione dell' eccitabilità. per le due specie di corrente dei nervi peroniero, tibiale, crurale e sciatico e dei
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muscoli tutti motori del piede, notevole specie per quelli del lato anteroesterno della gamba. Non si notavano manifestazioni sifìlitiche, eccetto P ingorgo dei gangli soprannominati; i noduli duri al prepuzio erano quasi ctel tutto scomparsi. Fu di nuovo nondimeno risottoposto il Tammaro a cura antisifilitica energica, furono riapplicati il massaggio e la corrente faradica, ma senza risultato; solo la ipersecrezione di sudore scompar v.,, gli altri sintomi rimasero stazionarii, qualcuno peggiorò. Nell'ottobre partì per i fanghi di Ischia. CoNSIDERAzxo;o;x. - Quel che subito colpisce nei tre infermi da me studiati è la posizione difettosa del piede sinistro, il quale è in modo permanente deviato dalla direzione normale. Tale deviazione permanente del piede sulh. gamba costituisce quella deformità nota col nome di piede torto. Essa avviene in quattro direzioni principali: adduzione (piede varo), abduzione (piede valgo), estensione (piede equino), flessione (piede talo), onde quattro specie di piede torto, ciascuna delle quali ha due varietà: cosi il varo ha l'equinovaro e il talovaro; il valgo ha l'equinovalgo e il talovalgo, ecc. Nei nostri infermi il piede è deviato: all'esterno ed all'indietro (in abduzione ed in estensione) nel Noce, onde il suo e un piede equinovalgo; nel Dall'Agata e ~nel Tammaro, in grado maggiore nel primo che nel secondo, all'interno ed all'indietro (in adduzione ed est.ensione) onde il loro è un piede va.roequino. Il piede torto può d i pendere da cause svariatissime, ed è stato innanzi tutto diviso in congenito ed acquisito od accidentale. '1-'rattandosi nei nostri pazienti di piede torto accidentale, mi occuperò di q nesto. E sso può tener dietro a lllalattie: a) della p elle e del tesstdo sottocutaneo: scottature, piaghe, flemmone del polpaccio (piede torto cicatriziale) ; b) delle ossa: fratture mal consolidate specie del perone, osteiti, rachitismo (p. tor to osteopatico); c) dell' a1:ticolazion e tibiotar.~ea: osteoartriti croniche, l ussa.zioni mal ridotte (p. torto artropatico); d) dei tendini: t.endosinoviti plastiche, recisione dei tendini (p. torto tendogeno); e) dei rmt.Scoli: mi osi te, atrofia dei muscoli della. gamba. (p. torto miopatico) ; f) dei nerci: malattie o lesioni degli organi nervosi centrali o dello scia.tico (p. torto nevrogeno). In quale di queste categorie rientra il piede torto dei nostri tre infermi? Non certo nelle prime due, essendosi constatata in essi perfetta integrità della pe lle, del sottocutaneo e delle ossa. Non è il caso di pensare ad un piede torto artropatico, mancando nei nostri malati
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qualunque segno di osteoa.rtrite, nè essendovi stata lussazione tibioastra.galica. È vero che pel Dall'Agata e pel Noce qualche collega., a.l primo vede rli, pensò appunto ad una lussazione mal ridotta. ; ma. contro tale ipotesi sta. l'anamnesi e il fatto che nel Noce mercè l'applicazione di forti correnti faradiche sul tibiale anteriore e sull'estensore comune lungo delle dita., e nel Dall'Agata in seguito a trazione all'infuori esercitata su essa colla mano, il piede riprendeva la posizione normale, per tornare però subito a. deviare appena lasciato a. sè stesso. L'assenza di alterazioni dei tendini ci fa senz'a.ltro escludere il piede t. tendogeno. Solo nel Tammaro, al principio della malattia, si riscontrò una tendosinovite dei peronieri, ma essa guarì e nella recidiva del male si ebbe di nuovo posizione viziosa del piede senza che vi fosse più malattia dei tendini. Circa al piede torto miopatico di nessuna. delle infermità che ne sono causa si rilevarono sintomi nei nostri tre pazienti: non di una lesione t1·aum~ttica dei muscoli, non dell'atrofia di questi (nel Dall'Agata essa si iniziò solo negli ultimi mesi), non di una miosite, ch e, come si sa, può produrre posizioni viziate in qualunque parte del corpo (per es. il torcicollo). Non ci resta quindi · da prendere in esame c he il piede torto nevrogeno, il quale si divide in spastico e paralitico. t• L o spastico o spasmodico è assai r aro ed è dovuto a contrazione di nn muscolo o di un gruppo di muscoli, che può essere diretta. o antagonista.. La. diretta si ha nelle: a.) malattie cerebrali: meningiti o emorragia cerebrale, ecc.; b) malattie ~<pinali: meningite spinale. morbo di P ott, paralisi spinale spa.stica., ecc.; c) malattie o leRioni dei nervi dell'arto inferiore: irritazioni varie patologiche, compressione di uno o più rami nervosi, nevrite al suo inizio; d) malattie dell'articolazione tibiotarsea o delle ossa della gamba: contusioni, fratture, flogosi articolari nelle quali hanno luogo contra.~ ture riflesse, che si spiegano coll'irritazione dei nervi sensiti vi; e) nevrosi: isterismo. L 'antagonista è una contrazione secondaria, perchè vuole come fatto primo fondamentale la paralisi di un muscolo o di un gruppo di muscoli il più delle volte atrofica; allora il muscolo antagonista, non più controbila.ncia.to nella propria azione, si raccorcia più del dovere~ entra in contrazione. Questo accade per es. nella paralisi infantile o polio· mielite anteriore.. P erò il vero piede torto spasmodico è quello che dipende da contrattura diretta di un gruppo di muscoli; quello che è conseguenza. di una. contrazione antagonist a rientra invece nella varietà che segue.
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2° Il piede tm·to paralitico è più frequente ed è dovuto a paralisi di alcuni o di ttitti i muscoli della gamba. Nel primo caso si ha. il piede paralitico parziale e deviazione di esso dalla posizione normale, onde le varie deformità. sopra esposte; nel secondo si ha il piede paralitico totale, nel quale la deviazione può mancare o se avviene è di grado leggiero. La causa di essa. nel piede torto paralitico parziale è secondo Delpech la contrattura dei mnscoli antagonisti, della quale abbiamo già parlato; secondo altri invece (Volkmann e Huette) la teoria antagonista da solo non basta a spiegare l'origine delle deformità. paralitiche del piede, perchè spesso nelle paralisi parziali la contrazione dei muscoli rimasti illesi manca, pnr avendosi la deviazione e di più alle volte queRta accade verso il gruppo muscolare paralizzato. Quindi essa. sarebbe dovuta.: negli ammalati .costretti a letto al peso del piede, e in quelli che hanno camminato al peso del corpo, che farebbe deviare il piede all'infuori, mentre n el l • caso devierebbe all'interno. Nella paralisi di tutti i muscoli della gamba la deviazione del piede, quando c'è, è dovuta: a) al peso del piede, b) oppure al f~>.tto, come vuole l'Hernig, che qu'ando tutti i muscoli di una sezione di un arto sono paralizzati lo sono proporzionalmente alla loro forza normale, perchè in ogni sezione di arto ci sono dei muscoli superiori di volume e quindi di forza ai loro antagonisti, che tirano perciò, senza entrare in contrazione, il piede dal loro lato p. es. nella gamba gli estensor i e gli adduttori sono più validi dei flessori; secondo altri invece la paralisi non colpisce in modo eguale tutti i muscoli, per modo che alcuni sarebbero, diciamo così, più paralizzati, altri meno. Comunque s1a il piede paralitico sia parziale che totale è dovuto a: 1° malattie cerebrali: meningiti, encefalite, ecc.; 2° malattie spinali: poliomielite anteriore, ecc.; 3° malattie o lesioni ciolenti dello .sciatico e dei ~twi rauti; nevri te, ferite ed altri traumi; 4 o iste?~mo. Vediamo ·a quale delle due specie di piede torto appartiene la deformità dei nostri infermi. N(\1 Noce e nel Dall' Agata. il fatto che più colpisce dopo quello della deviazione del piede è che i muscoli del polpaccio sono duri al tatto, tesi, di una maggiore resistenza elastica, cioè contratti; si sarebbe quindi tentati ad ammettere che il loro sia un piede torto spastico da contrattura diretta. Ma non è cosi: nel Noce invero se da una parte i muscoli del polpaccio e i peronieri sono contratti, dall'altra. il muscolo tibiale anteriore è molle cedevole, di più la sua eccitabilità. alla corrente faradica e galvanica è molto diminuita, in una parola esso è paralizzato; di_più il tendine dell'esten-
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sore lungo dell'alluce fa sporgenza sul dorso del piede e la. prima falange del dito grosso è in estensione permanente; in una parola siamC> di fronte al quadro completo della paralisi isolata del fiibiale anteriore. In questa, come si sa, l'infermo dapprima può ancora :flettere il piede. ma in. abduzione sotto l'azione dell'estensore lungo comune delle dita. (flessore e abduttore) malgrado gli sforzi in senso contrario all'estensore dell'alluce (:flessore e adduttore) ed ecco perchè la prima falange del dito grosso viene a trovarsi in estensione permanente e ·il tendine del muscolo fa sporgenza sul dorso del piede. Esso col tempo si ipertrofizza ed a pocC> a poco avviene anche la contrattura di peronieri, del solco, dei gemelli (estensori), per modo che il piede si immobilizza e si stabilisce la deformità del p. equinovalgo. È quel che è avvenuto appunto nel Noce, il quale narra. che parecchi mesi dopo il trauma, mentre si trovava in licenza. cominciò a notare deviazione del piede malato, che poi non potè più. muovere. Il sno quindi è un piede torto no::1 spa.stico, ma paraliticor e paralitico parziale, e la deviazione è dovuta a contrazione dei muscoli antagonisti del tibiale anteriore. Anche nel Dall'Agata se da una parte i muscoli del polpaccio e il tibiale anteriore sono contratti, dall'altra i peronieri e l'estensore lungo comune delle dita sono molli al tatto, cedevoli, ipotrofìci, la loro eccitabilità alla corrente faradica è dimi nuita., colla galvanica si notano contrazioni lente e inversione polare, in una. parola essi sono paralizzati. Perciò quello del Dall'Agata è anch'esso an piede torto paralitico parziale, ma non oserei affermare con egual sicurezza come pel Noce che la contrazione del tibiale an· teriore e dei muscoli del polpaccio .;ia stat"l. fin da principio di natura. antagonista.. Essa è insorta sei giorni dopo il trauma contemporaneamente alla paralisi; mentre per solito nei piedi torti paralitici parziali la contrattura. antagonista insorge tardi·, si. ha nei casi inveterati, come appunto avviene nella. paralisi infantile. Quindi bisogna ammettere che nel Dall'Agata. la contrazione dei muscoli del polpaccio, al principio almeno, sia stata di origine riflessa cioè dovuta a l grave trauma articolare e poi abbia persistito forse come sintomo del medesimo processo morboso causa della paralisi degli altri mu~coli, di venendo in ult~mo antagonista. Nel Tammaro il quadro è più semplice e netto. Nel primo perjodo della sua malattia egli non poteva nè abdurre, nè flettere il piede sinistro sulla gamba., ma. soltanto addurlC> e estenderlo; quindi c'era paralisi di mnscoli del lato esterno della gamba, più accentuata da parte dei perionieri; nel secondo periodo i movimenti del piede e delle dita di esso erano impossibili; perciò c'era ora. paralisi completa di tutti i muscoli della gamba, onde il suC> è un piede torto paralitico che parziale dapprima. divenne poi totale.
PIEDE TORTO ACCIDENTALE
La. deviazione d!i esso, non essendo mai in.5orta contrattura. di nessun gruppo muscolare, deve attribuirsi al fatto che i muscoli del polpaccio e il til1iale anteriore furono interessati pii1 tardi dal processo e quindi, essendo meno paralizzati di quelli del lato anteroesterno della gamba, trassero il piede dal loro lato.
Accertato che in tutti e tre i nostri infermi si tratta di piede torto neurogeno paralitico bisogna ricercare a quale malattia. o lesione nervosa esso è dovuta. Non certo a malattia. cerebrale o spinale, perchè l'esuma nervoso generale in ciascuno dei tre infermi non ha fatto rilevare alterazioni d! sorta, non ad isteris mo, per.;hè in nessuno si sono riscontrate stimmate isteriche e di pii1 la malattia non si è m~:~.nife stata. di un tratto, ma le varie alterazioni morbose sono appll.rse poco alla volta aggravandosi man mano; infine oltre alle alterazioni della motilità si ebbero quelle della sensibilità e le secretorie, che insieme alle prime costituiscono un quadro morboso preciso e netto di origine <>rganica. Per le stessP ragioni non è il caso di parlare di manifestazioni locali di una nevrosi traumatica (nevrosi traumatica localizzata.). Quindi non rimane che pensare ad una pualisi periferica, ad un'alterazione cioè del nervo sciatico o dei suoi rami. Le alterazioni dei nervi che portano come conseguenza disturbi motori, sensitivi e secretorii sono: i traumi e la nevrite. I primi per dare in modo duraturo gli effetti suddetti debbono produrre una interruzione nella continuità del nervo, e i disturbi allora insorgono di un tratto, divenendo in breve completo il quadro della malattia e tipiche le alterazioni della eccitabilitit. elettrica.. N ei nostri infermi invece il decorso del male è stato progressivo e i disturbi della eccitabilità elettrica solo quantitativi. Inoltre in ·essi non ~i è avuto nessuno dei traumi, che sogliono produrre un'interruzione di continuità nei nervi, come i colpi d'arma da fuoco, le ferite da taglio, la frattura del perone, la lussazione del ginocchio, la. compressione della gamba da apparecchio, e di più la locaìità colpita è lontana dal decorso dei tronchi nervosi. Perciò non rimane che la. nevrite. Questa. segue frequentemente ai traumi e inoltre può essere r·eum&.tica, tossica (alcoolismo, saturnismo) e infflttiva (sifilide, tubercolosi ecc.). Il trà.uma. agisce producendo dapprima una distruzione parziale della sostanza nervosa cui segue degenerazione secondaria. e proliferazione sostituente consecutiva, processo che dal punto primitivamente colpito si diffonde in linea ascendente. Veramente tale processo più che al trauma sarebbe dovuto all 'attecchimento dei germi sul nervo, che esso favorisce. Sono le lesioni dei filamenti nervosi terminali anche lievi (es.: puntura di un dito della. mano) quelle piì1 esposte alla c.omplicanza della nevrite, sebbene il Dn-
CONSECUTIVO A DISTORSIONE TIBIO•TARSEA
253
rante dica che, perchè la nevrite traumatica si produca, è necessario che gli stimoli siano intensi e venga largamente scontinua.to il perinervio, e cita perciò lo schiaccia.mento, lo strappamento, come i due fattori etiologici principali della nevrite, soggiungendo che la compressione, lo sgusciamento e lo stiramento moderato dei nervi non sono stimoli sufficienti, nella maggioranza dei casi, ad eccitare la nevrite. Ora a me pare che i nostri tre casi provino il contrario, perchè in essi, in sAguito alla. distoraione ùel collo del piede, non può essersi prodotto altro che lo stiramento dei rami terminali del peroniero e forse del tibiale, oui poi si è aggiunta la compressiot;w degli st"ravasi san· guigni nei tessuti molli onde la nevrite. Gli autori non annoverano la distorsione tibiotMsea fra le cause della nevrite traumatica d egli arti inferiori; ma nessun altro fattore potrebbe invocarsi nei nostri infermi come causa di essa. Solo nel Tammaro fu pensato un momento alla. sifilide, ma, a prescindere dalla considerazione che essa raramente all' inizio dà. tali manifestt~.zioni, l' esito negativo della cura. fatta dal soggetto dopo la recidiva del male, e il fatto che le ulceri al prepuzio
comparvero in lui quando già la deviazione tlel piede era avvenuta, mi fanno escludere tale causa. Circa ai sintomi della nevrite, quando il nervo leso è misto, come nei nostri casi, essi consistono in disturbi: a) della motilitù: conkatture (solo all'inizio) paresi e paralisi; b) della seru~iuilitlt: parestesie, dolore spontaueo e alla pressione lungo il nervo, ipoestesia,, ipoalgesia, analgesia, anestesia, ecc.; c) 1;asomotorii: edemi, colorito rosso della cute; d) >~ecretorii: ipersecrezione di sudore; e) della eccitabilità elettrica: reazione degenerativa. Però non tutti que.:~ti sintomi si riscontrano in ogni caso di nevrite e sempre in ngual grado, in quanto il processo può colpire solo alcuni rami di uno st.esso nervo (nevrite d issociata) e dei rami colpiti interessar~ solo il perinervio e il connetti vo interstiziale (n. interstiziale), oppure le :fibre nervose (nevrite parenchimatosa) e di esse soltanto ·una parte. N e consegue che dei vari i muscoli di penden ti da un nervo alcuni restano paralizzati, altri no, che i disturbi della sensibilità. possono es3ere di lieve grado e quelli secretorii e vasomotorii mancara o essere transitori i. Infatti dei museo! i del lato anteroesterno della gamba, innervati tutti da uno stesso nervo, nel Noce solo il tibiale anteriore era paralizzato e nel Dall'Agata soltanto i peronieri e l'estensore comune lungo delle dita, mentre il tibiale anteriore era contratto. In entrambi i disturbi della sensibilità si accentuarono tardi e quelli Sdcretorii e vasomotorii mancarono o furono passeggieri. Nel Tammaro al principio, pur avendosi paralisi di tutti i muscoli del Jato
25!
•
PtKDE TORTO ACCIDENTALE
a.nteroAsterno della. gamba., essa. e ra. più accentuata. da parte dei peronieri, e anche in lui i disturbi della sensibilità furono di poca. entità e i va.simotorii mancarono. Quanto al dolore spontaneo e a quell9 a.lla. pressione lungo il nervo, all'atrofia muscolare e alla reazione elettrica degenerativa, ritenuti dagli autori sintomi caratteristici della. nevrite, potendo questa decorrere acutamente e lentamente, nelle forme croniche, i primi sonC? di grado leggiero, i secondi compaiono tardi e quindi mancano o sono incompleti all'esordire del male, come è seguito nei nostri infermi. Nel Noce infatti e nel Tammaro mancò l'atrofia. muscolare e l~ alterazioni dell'eccitabilità elettrica furono solo quantitative, nel Dall'Agata l'atrofia muscolare e la reazione degenerativa comparvero in ultimo ma in modo parziale e solo in corrispondenza dei peronieri e dell'estensore comune delle dita; in tutti e tre i disturbi snbbietti vi furono lievi e transitori i. Quindi la loro fu una nevrite a decorso lento e su tale diagnosi non mi pare possa oramai <:adere più dubbio. Rimane a stabilire qual~ furono i rami nervosi affetti; a tal uopo basta rammentare che i muscoli del lato a.nteroesterno della gamba e il pedidio sono innerva.ti dallo scia.tico-poplite(J esterno o peroniero coi suoi due rami superficiale e profondo, quelli del polpaccio e della pianta del piede dallo sciatico-popliteo interno o tibia.le. La cute poi della faccia a.nteroesterna della gamba. e del dorso del piede è provveduta dai nervi cutanei sura.li esterno e medio (rami del peroniero), quella del margine esterno del piede, della pianta di esso, ael calcagno e regione malleolare esterna. dal tibiale, quella della faccia interna della gamba dal cutaneo surale interno (ramo del grande safeno che nasce dal crurale) e infine quella della faccia posteriore dal cutaneo surale tibia.le in bt\Sso e dal femorocutaueo posteriore (ramo del plesso sciatico) nel triangolo popliteo inferiore. Quindi nel Noce, essendovi paralisi del muscolo tibiale anteriore e ipoalgesia del lato aute1·oesterno della gamba e del dorso del piede, il nervo colpito fu lo scia.tico popliteo esterno e più specialmente il suo ra..mo profondo. Anche nel Dall'Agata. al principio fu colpito il peroniero nel suo ramo superficiale i infatti erano paralizzati i muscoli peronieri e l'estensore comune lungo delle dita. e si riscontrava ipoa.lgesie. della.to a.nteroesterno della gamba. e del dorso del piede i ma in seguito il processo invase anche il nervo tibia.le, come ce lo indicano la sopravvenuta ipoalgesia della pianta. e lato esterno del piede e la paresi dei muscoli del polpaccio e del tibiale anteriore, la. cui eccitabilità. elettrica per le due specie di corrente era diminuita. Nel Tammaro la prima volta. la nevrite interessò il peroniero nei suoi due rami, essendosi avuta paralisi dei muscoli della.to
CONSKOUTIVO A DISTORSIONE TIDIO·TARSEA
255
esterno della gamba cui si limitò anche l' ipoalgesia. La seconda volta invece il processo invase i nervi tibiale, sciatico e crurale mercè le anastomosi che questo contrae coi rami cutanei del peroniero; infatti si ebbe paralisi di tutti i muscoli della gamba, alterazioni della sensibilità della pianta, lei margine esterno del piede, della faccia interna e posteriore della gamba escluso il triangolo popliteo inferiore e diminuzione della eccitabilità elettrica dei nervi tibiale, sciatico fl crurale. 'l'ali i casi da mù studiati, not~voli non solo per essere il piede torto nna rara conseguenza delle distorsioni tibiotargee, ma anche per il processo morboso che ne è stata la causa. Infatti la nevrite, sebbene gli autori classici lo tacciano, è una complicanza non infrequente delle distorsioni t.ibiotarsee. Io ne ho raccolti altri quattro casi, nei quali no11 esisteva deformità del piede, ma solo si notava no disturbi incompleti della motilità, sensibilità ed eccitabilità. elettrica, trattandosi eli forme iniziali di nevriti a decorso lento. Essi sono tanto più notevoli in quanto localmente non esistevano che leggieri relifjuati del traumatismo sofferto, e solo l'esame nervoso completo della parte e del soggetto valse a spiegare i disturbi subbiettivi e funzionali accusati dagl' infermi. Si comprende quindi quanto sia irnpodante 1.ale esame nelle lesioni traumatiche degli arti, perchè è esso che rivelandoci una. nevrite incipientè, una nevrosi traumatica localizzata, o un isterismo, ci fa e\·itare errori diagnostici spesso dannosi.
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a
256
UN CASO DI CHILURIA TRAUMATICA
Per Il dott. aoselleo C:iaur i, tenente medico
La patologia della chiluria è ancora avvolta nel mistero. Nei migliori trattati classici se ne trova appena qualche cenno, e la sua stori11. è sparsa a frammenti qua e là in varie monografia. L'etiologia è nota. per una serie di casi, mentre la patogenesi è ancora oscura. Le OS!'ervazioni di questa stranissima affezione, fatte in Europa, sono rare, se n on eccezionali, e sono rimaste quasi oggetto di curiosità. Il caso che io adesso riferirò, terzo in Italia, del quale debbo là concessione alla cortesia del sig. maggiore medico cav. Natoli, che sento qui il dovere di ringraziare, merita quindi la pena che venga illustrato, sovratutto per una importante pa-rticolarità etiologica. OssERVAZIOXE. Si tratta del giovane Spatla:nzani Mario, di Lazzaro, di anni 21, da Modena, sergente nel reggimento cavalleggieri di Lucca (16°) entrato all'ospedale militare d~ Palermo, 2° riparte medicina, il 17 luglio 1903. Nulla d i notevole nel gentilizio ascendente e collaterale. All'età. di quattro anni, nell'istituto Panzeri di Milano, subì l'osteoclasia. per ginocèhio valgo sinistro. Verso i quindici anni sofferse una p leurite destra, della quale guarì dopo un mese circa. A diciannove anni, essendo già sotto le armi, fu degente nell'ospedale militare di Napoli per nevrite del circonflesso destro, consecutiva ad una caduta da cavallo e della quale guarì col massaggio dopo venti giorni_ Venne ricoverato per la prima volta nell'ospedale militare di Palermo il 15 ottobre 1901 immediatamente dopo di aver ricevuto un calcio di cavallo al ventre. Si osservò lieve tumefazione e vasta ecch.imosi della larghezza della palma di una mano a.ll'ipor.ondrio destro; la palpazione e le escursioni toraciche respiratorie riescivano dolorosissime; stato generale buono; l'urina. era nettamente sanguinolenta con presenza di coaguli filiformi. Gli venne ordinato il riposo asso-
UN CASO DI OHJLURIA TRAUMATICA
257
luto a letto ed applicata sul ventre la vescica di ghiaccio a permanenza. L ' ematuria si mantenne intensa ancora per quattro giorni, fìnchè l'urina. andò via via chiarificandosi sino a divenir limpida il venti dell'istesso mese. Dopo nove giorni di degenza veniva dimesso, non conservando per circa un mese se non un po' d' indolenzimento al fianco destro, esacerbantesi negli atti profondi del respiro. Così stavan le cose quando nn mese circa dopo il trauma, con viva sorpresa, si accorse che,'senza alcun disturbo nell'atto della minzione, urinava torbido, comE> del latte, talora con getto continuo, talora in-
terrotto e ripreso dopo l'emissione di qualche coagulo fibrinoso dell'aspetto di gelatina. In questo stato con emissioni di urina lattea alternate ad urina normale, durò per circa dieci giorni senza risentirne, a quanto egli afferma, alcun nocumento, tanto che poteva montare a cavallo e soddisfare completamente a tutte le esigenze del servizio. D'allora non s'è verificato alcun disordine nella sfera urinaria. Il 2 di luglio di quest'anno, tutte le sue funzioni organiche compiendosi in mo:lo perfettamente regolare, si accorse, :al ~Uattino, che l'urina avea. nuovamente assunto la colorazione lattea, come prima non preceduta, nè accompagnata, nè seguita da alcun disordine subbiettivo. Tale colorazione dell'urina, più o meno intensa, forse più accentuata dopo i pasti, si è mantenuta in tutte le minzioni (in media quattro al giorno). Rare volte l'urina è stat-a limpida, con trasparenza normale, e ciò prevalentemente la mattina a digiuno. L'emisitione dell'urina si è compiuta senza. dolori o sforzi, sempre tranne che nella. mattina del14 dell'istessQ mese, In quella. mattina., avvertendo imperioso il bisogno di urinare, sentì di non potere mingere malgrado tutti . gli sforzi; però, dopo l'emissione di un coagulo fib1·inoso, l'urinazione si compì bene ma sempre colorata in bianco. Il giorno appresso (15) una minzione si compì a va..rie riprese dopo un certo sforzo, il getto urinario essendo preceduto d!all'emissione di coaguli biancastri di forma irregolare; l'istesso giorno le altre minzioni si fecero con urina limpida. Mai ha notato alcun aumento o diminuzione della quantità giornaliera dell'urina. (da litro l '!. - 2 al giorno). Mai ha avuto pollachiuria. Ha avuto sete regolare, appetito buono, digestioni fisiologiche. Mai si è sentito, durante questo tempo, male in nessun organo. Dic~ che circa un mese addietro, prima del suo ingresso all'ospedale pt!sava. kg. 65 con tutti i vestiti. ! 7 - Giomal~ m~o
258
UN CASO DI CHILURIA TRAUMATICA
Non fuma: beve poco vino; non ha sofferto mai malattie veneree o sifilitiche; non è mai andato fuori d'Italia. Stato attuale (18luglio 1903). - Peso kg. 57,200. Temperatura normale: polso 76, respiro 28. L'aspetto generale dell'ammalato è soddisfacente; costituzione buona; sistema. osseo regolare; sistema muscolare lodevole; pannicolo adiposo discreto; colorito della pelle e delle mucose visibili roseo. Nulla di notevole all'esame metodico della testa., del collo, del torace, dell'addome, degli arti; solo le ghiandole linfa.tiche inguinali e cervicali sono lievemente tumefatte. Non si riscontra. nulla di notevole all'esame metodico dei reni, sia con la percussione che con la palpazione semplice o bima.nua.le, sia con il procedimento del Glènard. La palpa.zione accurata. lungo il tragitto degli ureteri non fa nscontrare alcun fatto anormale. Nulla di importante fa rilevare il cateterismo vescica.le e l' esplorazione rettale per quanto riguarda le vescichette seminali, la vescica, la. prosta.ta. Nessun disturbo subbiettivo. Raccolta, l'urina. delle 24 ore ho proceduto, mercè l'aiuto intelligente del sig. Eletto, farmacista militare, all'analisi qua.litativa ed alla determinazione dei vari costituenti urina.ri. Ecco i risultati dell'esame: Volume cc. l. 700. Colore bianco-sporco. Aspetto latteo, persistente malgrado l'aggiunta. di cloroformio, solfaro di carbonio, alcali, chiarificantesi, ma non completamente, con il doppio del volume di etere. Alla superficie del liquido, anche dopo trascorse parecchie ore dall'emissione, non si vedono galleggiare gocciole di grasso. Deposito nullo, anche dopo prolungata sedimentazione; l'urina si presenta sempre con aspetto latteo, unifonne, senza. alcun accenno a strati speciali; ciò, oltre che ad occhio nudo, si è potuto costatare all'esame microscopico, prelevando l'urina dei di ver$i strati. Consistenza poco tluida.. Odore come di latte in incipiente putrefazione. Peso specifico a. 15° C. 1021. Reazione spiccatamente acida.. L'acidità urinaria. determinata. volumetricamente in a.cido solforico, corrisponde a gr. 2,352 p. 1000.
+
==
259
UN CASO 01 CHI LURIA TRAUMATICA
gr. 46,94 p. 1000 Estratto secco ,. Sostanze minerali (residuo fisso) 8,52 ,. Sostanze organiche 38,42 • Solfo totale • 2,06 • Solfati • 0,84 • Eteri sol fori ci • 0,10 ,.,. Solfo organico • 1,12 Cloro • 3,69 • Cloruri • 6,13 Fosfati 1,26 Calcio 0,11 .Magnesio 0,20 • 22,6!) Ut·ea. » . Acido uric:o. 0,41 Albumina (calcolata con il metodo Berze6,51) lius ed Esbach) • 5,44 Grassi • Glucosio assente ~
.. .. ..
..
.. .. ~
.. ..
.. ..
L'esame microscopico è stato fRtto sia. a. fresco che con preparati colorati previa. fissazione. All'esame a. fresco ci ha colpito l'enorme q ua.ntità. di li n foci ti, i quali costituivano la. quasi totalità. degli elementi cellulari. Vi erano scarsissime emazie. ~el liquido nuotavano una grande quantità di globnlini minutissimi, addirittura puntiformi, non presentanti i soliti fenomeni refrattivi propri dei globuli di grasso. Questi globulini si tingevano in nero con l'acido osmico e scomparivan"o completamente trattando la. goccia. con etere. Tali risultati si sono ottenuti sia. prelevando delle gocce negli strat.i superiori, che negli strati di mezzo ed inferiori dell'urina.. Estata. negativa la ricerca della filaria e dei suoi embrioni ed i qualsiasi distoma; è stata invece abbondante la presenza di batteri e bacilli volgari. Ho proceduto quindi alla crioscopia urinaria con l'apparecchio di Beckman. Ho avuto un A corrispondente a - 0,07, una. diuresi molecolare totale uguale a. 2894, una diuresi delle molecole elaborate uguale a l
1026 ed un rapporto , eguale a 0,27. 6
L'esame del sangue ha fornito i seguenti risultati. Globali rossi 5.560.000; globuli bianchi 1.933; rapporto eritro-lauco_ citario 3,50: 10.000; contenuto emoglobinico 58; valore globulare 0.52; re. sistenza delle emazie (determinata con il metodo Hamburger), 0.44.
2GO
UN CASO DI CHILURIA. TRAUMATICA
Il sangue, fornito da !!Da puntura del polpastrello, presenta spiccatissima e precoce tendenza a coagulare. Nei preparati microscopici ·a fresco i globuli ros~>i si presE>nta.no tutti a riccio di ca.sta.gna (potere necrobiotico accentuato?), nun aventi alcuna. tendenza a. disporsi a pile di monete. Si nota una. enorme scarsezza. di leucociti. All'esame dei preparati fissati e colorati (bleu di metilene, eosina e bleu di metilene, liquido triacido di EhrJich) non si vedono che scarsissimi leucociti; qualcuno che se ne incontra è polinucleare. Non si osserva alcuna cellula eosinofila. Le emazie non presentano nulla. di anormale. L'ammalato fu messo a dieta specia.le costituita da latte, carne, uova, pastine, pane, vino, caffè. Si è cominciato a somministrare grammo uno di acido gallico in quattro dosi, quotidianamente. L'individuo non avverte alcuna sofferenza; è euforico, gode eccellente appetito, ha ottime digestioni, la forza muscolare non diminuisce per nulla, la nutrizione comincia. a migliorare progressivamente. Ciò non ostante le urine hanno sempre gli stessi caratteri. L'analisi qualitativa dell'urina è stata fatta quasi ogni giorno e così l'esame microscopico di essa; si sono ricercati sempre gli stessi elementi patologici (albumina, grassi) i quali si sono sempre dimo:;tra.ti presenti or più o meno i il reperto microscopico è stato sempre uniforme al primo per quanto riguarda l'esistenza dei vari elementi morfologici rinvenuti. Però è da far notare che non sempre il contenuto linfocitario è stato intenso in maniera · costante: poichè mi è capitato di esaminare in certi giorni delle urine in cui i linfociti, con l'Oc. 2 - Obb. G di ReicQ.ert, si sono presentati nella quantità con cui si sogliano presentare al contaglobuli Thoma-~eiss le emazie di un sangue n ormale ; e mi è capitato ancora di vedere dei campioni con numero assai esiguo di linfociti. ·rali fatti si sono avuti malgrado l'infermo fosse sottoposto all'identico quotidiano regime alimentare, e malgrado conservasse sempre le stesse abitudini nella veglia e nel sonno.
In qualche urina, ma rarissimamente, accanto alle minutissime goccioline di grasso, ho potuto osservare dei globuli grassi più grandi, presentanti i ft-nomeni di rifrangenza caratteristici. Il 10 agosto ho sottoposto ad esame un coagulo formatosi aJ di fuori della vescica nel recipiente dell'urina. Il coagulo pesava gr. 4:7 ed aveva colore bianchiccio, aspetto gelatinoso, in modo quasi del tutto simile a latte coagulato. L'analisi chimica ha. fatto rilevare: acqua gr. 4:3,20; estratto secco gr. 3,50; residuo fisso gr. 0,69; albuminòidi gr. 0,21; fibrina. gr. 2,13; grassi gr. 0,70.
261
UN CASO DI CHILURJA TRAUMATI CA
All'esame microscopico il coagulo si è mostrato costituito da una sostanza orÌwgenea, granulosa, imprigionante qualche linfocito e rare emazie; è stata assente qualsiasi forma parassitaria. Questi coaguli si sono formati con discreta frequenza sempre fuori della vescica ed hanno offerto gli stessi caratteri e la stessa com posizione. È stata predominante la fibrina, la quale, liberata da tutte le sostanze estrattive, si è presentata insolubile nell'acqua., si è gonfiata nelle soluzioni diluite di acidi o di sali neutri. Intanto è da notare che l'ammalato à andato aumentando gradatamente di peso. Il 18 agosto pesava chilogrammi 62. In questo giorno si fa una seconda determinazione dei vari principi urina.ri, la crioscopia urinaria, l'esame del sangue .. Ecco i rì:mltati dell'esame dell'urina delle 24 ore: Volume cc. 1800. Colore bianco-sporco. Aspetto latteo. Al fondo del recipiente si riscontra un grosso coagulo avente i caratteri organolettici dianzi citati. Consistenza poco fiuida. Odore fetido per pres-enza di idrogeno solforato (constatato con le carte reattive all'acetato di piombo). Peso specifico a+ 15" C = 1020. Reazione acida ; l'acidità, calcolata m acido solforico, equivale a gr. 2,15 p. 1000. Estratto secco Sostanze minerali Sostanze organiche. Solfo totale Solfo preformato. Eteri solforici. Solfo organico Cloro. Cloruri . Fosfati . Calcio Magnesio Urea.. Acido urico Albumina. . Grassi Glucosio
gr. 41,9B p. 1000 :!> :!> 7,68 » 34,25 • :. 1,99 » 0,12 ,. » 0,12 • 1,11 » • 3,41 » J> 5,20 .,. 1,35 • .,. 0,12 • .,. .,. 0,19 • 21,43 :t> .,. 0,39 "'.,. » 4,93 .,. 4,27 .,. assente ~
,.
~
2U2
UN CASO DJ CHILURIA TRAUMATICA
L'esame microscopico ha. dato risultati analoghi a quelli ottenuti nell'esame precedente. I risultati della crioscopia urina.ria sono stati i seguenti: l = : - 0,87; diuresi molecolare totale, 2526; diuresi delle molecole elabo~
rate, 880; T
=
0,28.
L'esame del sangue ba fornito questi risultati: emazie 6, 700,1)()() ; leucociti 3700; rapporto eritro leucocitario 6,62: 10,000; contenuto emoglobinico 57; valore globulare 0,43 ; resistenza globulare 0,46. I preparati di sangue a. fresco si sono presentati con l' istesso aspetto delle varie volte in cui si ripeterono i saggi; fenomeno predominante e atato l'esiguo numero degli elementi bianchi. Nei preparati colorati con i soliti metodi si e notata la presenza di emazie normali, qualche forma giganto-cellulare (reperto che non bo mai avuto occasione di constatare nelle altre osservazioni). Fatto notevole in questo esame fu ancora il reperto della. facile alterabilità. peri·ed endo-globulare delle emazie. La. formula. leucocitaria. si è mostrata. cosi costituita: predominio dei polinucleari, rari mononucleari, rare forme di passaggio, rarissime Mastzellen. L'esame del sangue è stato sempre negativo per quanto concerne l'esistenza. di parassiti del genere filaria e distoma. Durante la permanenza dell'ammalato all'ospedale ho potuto fare questa constatazione importante corrispondente ad un fatto quasi costante: l'urina, ~messa nelle prime ore del matt ino a digiuno, si presentava quasi sempre più chiara (raramente di trasparenza ed aspetto normale) di quella del pomeriggio, dopo i pasti. Ho voluto quindi procedere alla detErminazione del residuo fisso, dell'urea, dell'albumina e dei grassi dell'urina a digiuno e dopo i pasti. Per urina a digiuno ho considerato quella. emessa la mattina., prima delle ore 7, avendo avuto cura. d'invitare l'ammalato a vuotal!e l~ vescica pria di mettersi a letto, la sera antecedente. P er urina dopo i pl\sti ho considerato q nella emessa. dalle ore 12 alle 21. L'ammalato era tenuto ad un regime costante (il suo abituale regime), costituito d ai seguenti pasti: l' ore 7: pane gr. 60, caffè gr. 60, zucchero gr. 18, latte gr. 20,) ; 2° ore 10 '/ ,: pane gr. 125, carne gr. 200, uova n. 2, latte gr. 600, vino gr. 150, frutta gr. 200; 3° ore 16 '/ ,: pane gr. 125, carne gr. 200, uova n. 2, latte gr. 600, vino gr. 100, frutta gr. 200.
263
UN CASO DI CHILURIA TRAUMATICA
Le determinazioni vennero fatte per dieci giorni consecutivi dal 6 al lo settembre. Riporto in una tabella sinottica i risultati ottenuti, riferiti a mille di urina. A digiuno. 6
l
7
l
8
l
9
l
tO
l
l!
U
l
l 13
15
14
Residuo fisso
7,042 7,701
6,995
6,830 7,044
7,815
6,599
6,008
5,010
7,o:n
Urea
20,17 20,17
18,91
1'7,65
19,04
20,30
1'7,'78
16,52 16,44
18,03
Albomina .
1,ll0
2,00
s,oo
2,~0
1,50
3,50
3,00
2,50
s,oo
1,50
Grassi .
1,92
1,98
2,2'7
1,83
1 ,89
.3,44
2,90
2,10
2,24
l 8'7
U
13
Dop() l pasti. 6
l
8
l
9
7,833 7,402 7 ,997
l
IO
7,931
l
H
l
l
14
l
15
Re1idoo fls10
7,921
8,403 7,428
7,901
7,849
7,902
Urea
25,22 2!>,84 24,08 22,59 24,21
25,22
22,82
21,43 21,56
28,96
Albumina.
5,50
5.00
4,50
5,00
5,50
5,50
4,50
5,50
5,00
6,00
Orusi.
3,79
9,80
3.52
8,'72
4,27
4,40
3,09
.J.,0'7
4,12
5,13
Il 29 settembre, alle ore 11, venne eseguita. la cistoscopia con il metodo di Nitze; in questa. ricerca mi fa di valido aiuto l'amico dott. Tebaldo Cimino, specialista di malattie urinarie a. Palermo. L'esame si compì con tutte le cautele antisettiche prima, durante e dopo la operazione. Si ebbero condizioni d'illuminazione endo-vescicali eccellenti. Non si è riscontrato nulla di anormale nella volta, nelle pareti, nel fondo della vescica: orifizi uretero-vescicali normali, presentanti la caratteristica configurazione di fessure lineari con margini tm poco tumidi. Il fenomeno più importante dell'osservazione consistette nel fatto che dall'orifizio uretero-vescicale destro, con l' intet·mittenza di pochi secondi, si inalzava come una rmvola circoscritta che poi scompariva: una imagine simile in tutto a quella che può dare un cratere vulcanico in attività. In questa occasione ho potuto fare un ordine di esperienze, i cni risultati credo utile riferire. L'ammalato alla vigilia dell'operazione,
264
UN CA!'O Dl CRILORIA. TRAOMATlCA
-venne tenuto a digiuno assoluto e gli vennero somministrati gr. 35 di olio di ricini, mediante i quali ebbe parecchie scariche diarroic he; il digiuno venne continuato nel giorno dell'operazione; due giorni seguenti a questa l ' infermo pres~ solo litri due di latte al giorno. Le determinazioni eseguite in questi giorni diedero i seguenti ri-
sultati: 28 setteu1bre. Peso kg. 62: si somministra l'olio di ricini; digiuno. 2.9 getfe1abre. (A. vanti l'operazione; digiuno assoluto da. 26 ore; riposo assoluto a letto). Ore antimeridiane: urina lattescente con gr. 2 di albumina, gr. 2,80 di grassi, caratteri mi0roscopici come negl i esami antecedenti; ore pomeridiane (dopo l'operazione, digiuno a.ssoluto da 32 ore) ; urina molto torbida, bianco-rossiccia, contenente s angue ~l'ammalato ba avvertito bruciore intenso nell'atto dell'urinazione e la fine di questa è stata segnata dall'emissione di una goccia di sangue puro) ; gr. 4,50 di albumina e gr. 4,40 di grassi. 30 settembJ·e. (Consecutivo all'operazione; dieta iattea assoluta., rip oso assoluto a letto). Ore antimeridiane: urina lattescente con gr. 2 di albumina e gr. 3 di grassi, e con presenza d'emoglobina; ore pomeridiane: urina fortemente lattea con gr. 4 d'albumina e gr. 3,97 di gra-ssi e con tracce d'emoglobina. lo ottobre. {Dieta esclusivamente lattea, riposo assoluto a letto). Ore ant~meridiane: urina torbida, lievemente lattesceute, con gr. 2,50 d'albumina e gr. 1,90 di grassi; ore pomeridiane: gr. 4 d'albumina., gr. 3,90 di grassi. Peso kg. [>9,500. Il 2 ottobre venne prescritta la dieta primitiva e si ordinarono delle pillole contenenti ergotina, ferro, arsenico. L' 8 ottobre, persistendo la. chiluria, il peso del corpo avendo :raggiunto i kg. 61, non presenta.ndo altro fenomeno che la chiluria, l'ammalato viene dimesso dall'ospedale con licenza di convalescenza. di giorni novanta.
Riassumendo: si tratta di un giovane con eredità negati va., n.ella cui anamnesi remota esiste una. pleurite ed una malformazione scheletrica. Sulla natura di queste affezioni sofferte non possiamo dire quanto siano intervenute la tubercolosi ed il rachitismo, non esistendo attualmente alcun fenomeno che possa accennare a queste malattie. Nella sua storia esistono due fatti di capitale importanza: egli non è mai stato fuori d'Italia; egli è stato colpito da un calcio di cavallo all' ipocondrio destro, e questo trauma fu seguito da ematuria abbondante che durò sei giorni e presentò le note dell'ematuria renale. Poi tutto rientrò alla norma, quando dopo un mese circa dall'accidente
UN CASO DI C:EIILURIA TRAUMATICA
265
ebbe per la durata di dieci giorni un primo attacco di urinazione lattescente. Quindi tutto rientrò di nuovo alla norma senza che la salute ne venisse per nulla scapitata, quando venti mesi dopo questa prima crisi, ricomparvero, senza che tuttora siano cessati, i disordini urinari. Questi disordini sono éonsistiti essenzialmente nell'emissione di urina, nella quant.ità normale, ma con l'aggiunta di qualche costL di patologico, costituito da albumina, grassi e da linfociti numerosissimi. Sono stati sempre assenti i cilindri urinari e tutti gli altri elementi epiteliali che genera lmente accennano a lesioni dell'apparato uropoietico e di escrezione. Tutta la. fenomonologia clinica è rappresentata quindi da questa urina morbosa che ha caratteri particolari. Essa, di fatti, ha presentato tutta una gamma di toni, dalla soluzione di latte molto stemperato al colore di latte vero e proprio. Col riposo la tinta si è mantenuta uniforme, nè si è avuta la solita suddivisione in istra.ti come avviene nella piuria. Il grasso si è mostrato finissimamente emulsionato e non raccolto alla superficie dell'urina in grandi gocce, come avviene in certe lipurie da svariate affezioni d'indole generale o locale. Nell'urina, sia dentro la vescica, che, più comunemente, fuori di essa si sono formati dei coaguli gelatinosi, che oltre ad accennare ad un vero processo attivo fibrinoplastico, presentavano una costituzione chimica speciale. In che rapporto stavano i varii costituenti di questa urina patologica. i> Uno sguardo alle varie analisi fatte ci dimostra: l 0 che la densità urina.ria è normale; 2• che la quantità dell'urina emessa giornalmente si mantiene in limiti regolari; 3• che la reazione è acida; 4° che l'estratto secco è aumentato e che questo aumento è fatto a benefizio delle materie organiche, le sostanze minerali presentandosi lievemente diminuite. Quello che aumenta il tasso delle sostanze organiche è costituito dall'albumina e dai grassi, i quali su per giù stanno nell'urina in quantità quasi equivalen te. E questa equivalenza si mantiene non solo nell' urina giornaliera totale ma ancora in quella esaminata prima e dopo i pasti, in quella escreta nel digiuno assoluto e con la dieta lattea esclusiva, in quella. emessa dopo il riposo notturno e dopo il moto cui si sottoponeva l'ammalato durante la. giornata, stando in ospedale. Dalla serie delle esperienze compiute in dieci giorni, tenendo l'infermo a dieta mista, costante, risulta. che il rapporto tra le due sostanze sta come 2.35 : 2.24 nell'urina a digiuno, e come 5.20 : 3.98 nell'urina dopo i pasti. L'alimentazione quindi pare abbia prodotto in questo caso un
'
266
'
UN CASO DI CRJ.LURIA TRAUMATICA
certo dislivello a spese dei grassi, non solo, ma elevando ancora il contenuto di entrambi i principi morbosi. Il residuo fisso urinario si è mo!)trato sia. nelle determinazioni delle urin& dalle 24 ore che in quelle seriali, parziali, un po' diminuito. Questa diminuzione ha interessato più fortemente il solfo preformato, poi i fosfati, i cloruri, il calcio e il magnesio. Questo residuo non ha subito grandi oscillazioni nelle urine a digiuno ed in quelle dopo i pasti; esso si è mantenuto ad un livello quasi costante. Il comportamento dell' urea è stato normale e così quello dell'a.ciclo urico. Eliminando quindi dal calcolo l'albumina ed i grassi, quello che rimane è una urina normale, o quasi, se si tien conto della lieve diminuzione dei sali. Questa diminuzione si è dimostrata infatti sensibile nelle due prove crioscopiche: si è avuto in entrambe un abbassamento del ~, una diuresi molecolare totale e delle molecole elaborate diminuite. n reperto chimico e, sino ad un certo limite, quéllo crioscopico, ci direbbero che la permeabilità renale è intaccata per quanto riguarda. l'eliminazione dei sali. Vediamo se è possibile, ad esclusione di un processo infiammatorio cronico rena.le di cui in questo caso non esiste alcun tratto all'infuori della presenza dell'albumina, riferire la costituzione chimica di questa urina. a qualche liquido fisiologico o patologico noto. Due liquidi orgt~-nici, che entrano nella costituzione della. economia umana, si . avvicinano in quasi tutti i punti alla. composizione dell'urina del nostro infermo: la. linfa. ed il chilo. Secondo Schmidt, Odenius e Lang, 1000 parti di siero contengono: Acqua Materie solide. Fibrina Albuminoidi Grassi. Materie est.ra.ttive ed organiche diverse Sali
Schmldt.
O~P.nius e Lang.
958.61
32.02 1.23
943.38 56.42 1.60 21.17 24.85
1.78 7.36
1.58 7.22
Secondo Krause, poi, 1000 parti di linfa conterrebbero di glucosio: gr. 1.63 nel cane, gr. 4.4:2 nel cavallo, gr. 0.98 nella vacca. Il chilo avrebbe, invece, questa . costituzione su 1000 parti: acqua. 90-96,8; fibrina 0.495-0.301; albumina, 3.46; grassi, 0.118-1.00; materie estrattive, 0.526; sali solubili, O.74.
UN CASO DI CHILURIA TRAUMATICA
267
In quale proporzione stanno i due principali costituenti morbosi, P a.l bnmina. ed i grassi, ne Il' urina. del nostro malato? Evidentemente è difficile, posto il quesito in tali termini, dare una soluzione possibile. Se il liquido che noi ripetutamente abbiamo esaminato non risultasse della miscela. di due liquidi, si potrebbe per esempio dire che è linfa o chilo; ma nella loro composizione millesimale, nell'urina., le due sostanze stanno in proporzioni ttffatto differenti, nè si può dire che esistano, se si tien conto solo di q aesto fatto, delle presunzioni in favore dell'una. o dell'altro. Abbiamo piuttosto altri argomenti per vincere l' ostacolo. Nella. linfa normale si hanno dei leucociti simili a quelli del sangue; ma vi prevalgono i linfociti, forme più piccole e giovani, mentre i più grandi ed adulti predominano nel sangue. La quantità complessiva dei linfociti per ogni millimetro cubico varia con i diversi animali e nello stesso animale secondo le circostanze ; però essa non sembra molto lontana. da quello dei leucociti del sangue. · Nel nostro caso, un fatto che ci ha colpito in tutte le osservazioni, è stata. la enorme ricchezza di linfociti contenuti nell'urina, molto più forte che nel sangue normale. La grande linfocituria osservata. nel nostro caso corrisponde, mi si permetta l'espressione, a quanto si potrebbe ottenere spremendo delle ghiandole linfaticbe in nn liquido qualsiasi. Con tale ricchezza. linfocita.ria si dovrebbe riscontrare un contenuto millesimale d' albumina. e di grassi molto più elevato; si dovrebbe quasi essere di fronte a.d una. linfa molto densa.. In tutti i modi la prepondera.nte linfocitnria. è già una prima presunzione a. favore della linfa. Un argomento che mi sembra veramente decisivo a favore di quest' ultima ipotesi viene dato dall'analisi qua.ntitativa di un coagulo. Secondo lo stesso Schmidt 1000 parti di coagulo di linfa. conterrebbero: acqua., 907,32; fibrina., 48,66; albuminoidi, grassi, sali e materie organiche diverse, 34,36. Il coagulo della. nostra. urina., rappr esentando, si può dire, la linfa. od il chilo allo stato di purezza., ci ha offerto cifre analoghe. Con il calcolo, poi, siamo arrivati a questa curiosa. conclusione, che non mi sembra. si discosti molto dal vero, che, cioè, il nostro malato in media. eliminava. giornalmente una quantità di linfa oscillante tra i cc. 250-280. Tale perdita. non esigua. di sostanze organiche dovea. portare un certo contraccolpo nella crasi sanguigna.. Si conoacono gli effetti che produce il sa.lasso ripetuto nel sangue. Yierordt e poi Hayem, Bizzozzero, Golgi hanno visto che il numero
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UN CAS O DI CHIL.URIA 'l'RAUliATlCA
delle emazie diminuisce progressivamente nei successivi salassi, e che la morte avviene quando la quantità. relativa di esse discende sotto un certo limite, variabile nei varii individui. Se il salasso non viene spinto fino alla morte dell'animale, si ha versamento di linfa nel sangue, e quindi idremia, oligocitemia e leucocitosi. Io non so quanto si conosce finora sulle perdite linfatiche, veri salassi bianchi. Certo nEll mio caso Lo potuto asS'i.stere a questi fenomeni. Accanto ad un aumento delle emazie è andata di pari passo una diminuzione sensibile dei leucociti; i globuli rossi hanno dimostrato un aumento del potere necrobiotico assieme ad una diminuzione del valore globulare. Si tratterebbe, secondo me, di una formola ematica iperglobulialeucopnea, nuova e degna di considerazione. La malattia del nostro individuo deve quindi rientrare nel capitolo della cosidetta chiluria. Ma qui si affaccia naturalmente una questione di dizione: il termine chiluria si addice al nostro caso o non piuttosto, a rigor di t er mini, quello di !infuria o di linfocituria '? La questione, mi sembra., non pregiu:iica. per nulla. il fatto clinico; essa è già stata fatta altre volte per oasi che clinicamente somigliano al nostro, sia capitati nei paesi caldi, dove l'affezione è endemica, sia in Europa dove la malattia talvolta è insorta spontaneamente senza alcuna causa apprezzabile. Enot..oGrA. E SINTOMATOLOGU. - Però bisogna distinguere i casi nostras da quelli esotici, non tanto per la questione clinic~~t quanto per quella ètiologica. Nella cosidetta chiluria dei Tropici (!infuria tropicale, ematuria parassitaria, ematuria endemica dei paesi caldi, ematuria·intermittente, ematuria chilosa) si tratta di una speciale affezione endemica. di certi paesi caldi (Brasile, Stati meridionali dell'America del Nord, Congo, Indie, Capo di Buona Speranza, Egitto, Isole di Maurizio e della Riunione, ecc.) e la malattia non è che un epifenomeno di un'infezione generale, ematica, da parassiti animali, vari secondo i differenti paesi (Davaine). Così, sembra che nella chiluria dei paesi settentrionali e meridionali dell!Africa il parassita pa.togeno appartenga alla famiglia dei distomi, mentre in quella della Guadelu pa. e del Brasile sia uno strongylo. N el maggior numero dei casi, però, è la. filaria sanguinis hominis (Lewis-Bancroft) quella che deve incriminarsi come causa dell' affezione.
CN CASO DI CRILORIA TRAUMATICA
269
Di questo nematode la varietà veramente patogena. nel senso della chiluria è quella noctm·na, poichè le a!tre (f. diurna, f. Nielly, f. perstana) produrrebbero altre molteplici affezioni linfatiche localizzate o addirittura costituzionali (Kielly, Silva Araujo, Manson, Firket). È poi curioso il modo di svolgersi del ciclo della fila.riosi. econdo Bancroft e Manson la cule.c nwsquito femina, verso le otto di sera, succhia da uomini infetti il sangue contenente gli embrioni di filaria; buona parte di questi vi~ne digerita., mentre il resto sopravvive, perde la cuticola, si sviluppa, dà. origine alla filaria adulta, la quale dopo 150-160 ore, già. morta la zanzara ospite, cade nell'acqua: è con questa, usata dagli indigeni come bevanda, che la filaria adulta passa per i chiliferi nei gangli e vasi Enfatici, suo terreno di elezione; è nel sistema linfatico che questa filaria madre inizia il nuovo ciclo che fi. nisce con la produzione degli embrioni. Gli embrioni di filaria, d nrante il giorno, stanno nei linfa ti ci profondi, forse nei grandi linfatici toraco-addominali (Manson); verso le sei o sette di sera, puntualmente, con military like pttnctuality (Cobbold), cominciano ad emigrare nei va.'li sottocutanei, dove si accumulano a. migliaia ~ erso la. mezzanotte e donde si diradano via via. che s'avvicina il giorno. Secondo il territorio linfatico prescelto dalla filaria, secondo la quantità delle uova che essa depone, gli effetti clinici ed a.natomo-patologici variano: si hanno cosi manifestazioni elefantiasiche ed elefanioidi. , La chiluria viene dal Ma.nson compresa tra le malattie elefantoidi, accanto alla cosidetta febbre eìefantoide, all'ascite chilosa., a.l linfocele, allinfoscroto, alle varici linfatiche va.sali e delle ghiandole inguinali, ed in questa famiglia morbosa. occuperebbe in ordine di frequ~nza. il terzo posto dopo l'ascite chilosa ed illinfocele. La. chiluria. tropicale è malattia essenzialmente accessionale, ed in ciò sta in intimo rapporto con il ciclo vitale del parassita.. L'accesso di chiluria. coglie talvolta l'individuo all'improvviso, senza. prodromi, senza che nulla faccia. sospet.ta.rfl la presenza dei disturbi del sistema 1infatico che si ordiscono subdolamente. Talvolta invece precedono l'attacco, dei dolori lombari più o meno intensi, talvolta senso di malessere e dolori vaghi. Quindi, spesso associata ad iscuria, l'ammalato emette delle orine più o meno lattescenti in modo uniforme, che col riposo non si dividono negli strati caratteristici delle urine pnrulente. Le nrinazioni si compiono spesso con grande difficoltà., a getti. a. varie riprese per la. formazione di coaguli fibrinosi nella. vescica. Questi
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UN CASO Dl OHlLURlA TRAUMATICA
coaguli, dell'aspetto di una gelatina. bianco-sporca, possono anco formarsi fuori della vescica ed allora, come avviene per il cruor('.1 i coaguli assumono la forma del recipiente. Il colorito biancastro dell'urina può assumere diverse intensità, dalla tinta opalina. fino a quella del latte denso. Ma spesso l'urina ha tinta rossiccia o addirittura ematica, per presenza abbondante di sangue. Anzi in molti casi capita appunto che la malattia si inizia con abbondanti ematurie, che si ripetono per mesi od anni, ad intervalli varii, senza ledere la salute o dare altro disturbo, o, invece, accompagnandosi a lombalgia, stanchezza, anemia.. In molti casi l'urina da ematica diviene chilosa, ed allora non è raro vedere l'urina dividersi in tre strati, di cui l'inferiore è costituito da sangue, il mediano da urina. pura, ed il superiore dalla parte chilosa o grassa.
In tutti i casi l'ematuria filariosica è l'equivalente clinico della chiluria.; e che debba esistere una stretta parentela tra le due sindromi, viene dimostrato dall'associarsi nello stesso individuo dell'una e dell'altra e dal succedersi di questa a quella. La chiluria dei paesi caldi è compatibile con una lunga vita. I bambini e i giovani che ne vengono colpiti messi in condizioni opportune, emigrando negli altipiani o nei paesi temperati, guariscono od arrivano sino alla pii1 tarda età. Silva Lima. ha. visto morire ad 80 anni una donna filariosica, senza avere mai avuto edema. od accidenti uremici, benchè essa da 50 anni fosse affetta da chiluria. In tutte le osservazioni di chiluria tropicale è quindi noto l'agente, causale della malattia. Eguale interpretazione, nel senso etiologico, hanno ricevuto i casi di chiluria osservati in Europa da. Guès (187!l), St. :Mackenzie (1881), Ferrand (1882), Grimm (1888), Collett (1890). Nei casi osservati da questi autori si trattava in genere di individui originarii di paesi infetti; in essi il reperto della filaria. o nel sangue o nell'urina chilosa fu costant.e. Più difficili a comprendersi sono i casi osservati tra noi, in Europa da Boese, Oehme (1875), Litten, Ralfe, Eggel (1878), Brieger, Harbersohn, Venturini, Ponfick (1880), Concato, Gua.reschi, Ca.ttani, Bizzozzero, Ollivier (1881), Siegmund, Havelberg (1&:$4), Grimm (1885), Kisch (188G), Royba.cb, Francotte, Huber, Roberts (1887). Le osservazioni che sono a mia conoscenza ascendono quindi a 17 circa. nello svolgersi di quest'ultimo trentennio. È certo poi che in Italia non esistevauo, prim·a. del mio, altri ca-si all' infq.ori di q nello di Concato e di Ca.ttani.
IJN CASO DI CRILIJRIA TRAUMATICA
271
L'etiologia in tutte queste osservazioni illumina poco sull' insor· genza della malattia. In quella. del Kisch nei precedenti attacchi di chilnria si ebbe occasione di constatare la presenza della filaria, che non si riscontrò poi nè a Londra nè a Marienbad dove l'infermo andò in cura. Quello del Kisch è un caso in cui forse la filaria, se non intervenne nell'ultimo accesso, preparò e mantenne i due precedenti accessi. Uno dei due casi del Venturiui si assoc iò ad intensa. ba.tteriuria, che non sappiamo quanta importanza etiologica abbia avuto. La malaria è stata rinvenuta in due casi (Litten, Habershon), un vizio valvolare è stato riscontrato in un caso (Rossba.ch), nn vizio cardiaco scompensato in un individuo dedito agli eccessi venerei ed alcoolici (Catta.ni), la gravidanza in un altro caso (Concato, Guareschi), un tumore linfatico con aderenze vescicali in un altro (Havelberg), infine la cifoscoliosi e la corea cronica in un'altra osservazione (Brieger). Fino ad ora, per quanto io sappia, non è stato descritto alcun caso in cui un trauma acquisti la più alta importanza nella patogenesi della chiluria. A dimostrare la verità di quanto asserisco basterà tener presente la filiazione dei fe nomeni nel caso del sergente Spallanza.ni. In conseguenza. di un trauma della regione ipocondriaca. egli ha un'e· maturia imponente che dura alcuni giorni; dopo pochi giorni della cessazione dell'ematuria, si ha il primo accesso di cbiluria che dura una settimana circa; poi tregua prolungata per mesi e mesi, ed infine ricomparsa della chiluria.. Il trauma destò un processo linfatico, costituzionale, latente che non aspettava se non quella stimolazione per manifestarsi, o non creò invece in tutti i punti la lesione? E v identemente, la prima ipotesi non poteva essere sostenuta. se non fino a quando la cistoscopia non ci rivelò l'unilateralità dell'escrezione chiluricA. e quindi l'unilateralità della lesione. Ma di che genere di lesioni può trattarsi nel caso nostro? Cercheremo di risolvere il quesito più in là; per ora, mi sembra, si sia acquistato un elemento etiologico importantissimo nella storia della chiluria, quello cioè che un trauma pnò incriminarsi come una vera causa efficiente di questa affezione. Clinicamente il nostro caso somiglia. a. quelli dianzi citati, salvo che in qualche punto. Esistono solo prodromi in pochi casi: si sono avuti fenomeni astemm, agi~azione notturna, sudori profusi, stiramenti agli arti inferiori, allo scroto ed all'addome nell'osservaz.ione di Siegmund, dolori
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U.:-1 CASO DI OHILURIA. TRAUMATICA
violenti e prolungati che poi cessavano al comparire della chiluria nel caso di Havelberg. Nella sindrome urinaria tutti i casi, compreso il nostro, si somigliano i la quantità dell'urina è regolare i l'aspetto ed il colore sono quelli del latte più o meno allungato; la coagulazione è frequente sia. spontaneamente, certamente per la presenza di una sostanza fì.brinogena (8iegmund), sia provocata dall'aggiunta di siero sanguigno (Brieger); il peso specifico oscilla nei limiti normali; la reazione è acida, tranne che in nn'urina esaminata dal Guareschi; in tutti i casi è costante il reperto dell'albumina e dei grassi. L e proporzioni di queste due sostanze variano secondo i vari autori i così si va da minime quantità di albumina (Rossbach) e di grassi (Siegmund) alle cifre massime rispettivamente di gr. 5, 15 e 5,92 p. l 000 (Concato, Guarescbi), di gr. 6,50 e 61 44 p.lOOO {caso mio), ed a quelle veramente straordinarie di gr. 100 p. 1000 di grasso (Rossbacb). L'urea oscilla in limiti normali, e così pure l'acido urico, tranne che nell'osservazione di Huber, nella quale, durante la chiluria, si notava un aumento di queste due sostanze. I sali non si sono mostrati modificati in tutti i casi tranne che nel mio, dove si è avuta particolarmente riduzione di solfo preformato ed in quello di Ollivier in cui erano diminuite in massa tutte le sostanze minerali. Altri principi anormali riscontrati sono: il peptone (Litten), la lecitina e la colesterina (Brieger, Concato e Guareschi), la stearina e la palmitina {Concl).to e Guareschi), l'idrogeno solforato nell'urina appena. emessa (caso mio). In tutte le osservazioni è stata costante l'assenza di qualsiasi specie d i zucchero. L'esame microscopico non ha fatto rilevare elementi morfologici da nefrite i in quasi tutti i casi è fatto cenno della presenza di globnlini di grasso minutissimi, t.alvolta dotati di movimento browniano (Bizzozzero, Ollivier) dei globuli rossi più o meno scarsi, di elementi linfatici. In nessuno dei casi, però, la somma di questi ultimi elementi raggiunge l'altezza che nel nostro caso. Il sangue non ha mostrato alcuna. alterazione; solo nel caso di Ollivier si è avuto lieve leucocitosi cui sta in contrapposto l 'intensa leucopnea del mio caso. È poi curioso il modo di comportarsi della chiluria. Così alcuni autori han visto le urine addirittura lattee o lattescenti nelle ore della notte o nelle prime ore del mattino, mentre si presentavano chiare durante il giorno (Brieger, Siegmund, Huber); altri hanno osservato la chiluria da mezzogiorno alle otto di sera (Boese), o dopo mezzogiorno
UN CASO DI CIDLURTA 'l'RAUMATICA
273
essendo chiara eli notte (Kisch) ; altri han visto d i venire traspare n ti le urine quando l'ammalato si alzava ùal letto o c~tmm.inava (Huber), o quando stava in posizione orizzontale (Eggel). N el mio caso il decubito, la marcia., le varie ore del giorno uon avevano alcuna influenza sull'aspetto o sulla tra!<parenza urinaria. Rimarrebbe a dimostrare la natura della particola.re periodicità sia notturna. che diurna del fenomeno chiluria. Nella. chiluria tropicale l'evoluzione ciclica del J1n.rassita può sino ad un certo punto spiegarla; ma in assenza dei parassiti, non credo che ii decubito possa. essere un argomento positivo; poichè Siegmund non ha potuto avere la chilnria, di giorno, nel suo ammalato addormentandolo col cloralio. È ingegnosa a tal proposito l'idea enunciata dall'Ewald; secondo questo autore il fenomeno è paragonabile a ciò che avviene in certi pneumotoraci; fiuchè la pressione è considerevole nell'interno dei chiliferi, essa mantiene chiuse le vie di comumr>azione tra i linfatici e gli organi urinari; si com prenderebbe così perchè non vi ha cbilaria durante il giorno, se i chiliferi sono pieni di liquido, mentre che alla fine del periodo digestivo, la tensione endo-vascolare diminuendo, i margini della fistola eventuale si aprono. Per verificare il valore di questa asserzione bisognerebbe alimentare i malati esclusivamente di notte, ciò che non mi sembra sia stato fatto. D'altro canto questa teoria presuppone due fatti: di essi, l'uno, quello della presupposta fistola uro-linfatica, deve essere dimostra.to dalla autopsia, se già non è giustiziata da questa considerazione ; non ci si può render conto cioè della via che deve seguire il chilo per arri vare alla vescica; perchè, in mancanza di comunicazione diretta tra Enfatici vescicali ed intestinali che marciano in senso inverso, si è obbligati acl ammettere una corrente retrograda del chilo. L'altro fatto è che non in tutti i casi la chiluria è notturna, in altri è costantemente diurna o non ha alcuna regola fissa. Escludendo dal regime alimentare i grassi, Brieger ottenne urine limpide. Hùber avendo somministrato al suo malato gr. ~50 di olio di fegato di merluzzo, ottenne un aumento di grassi, dell'albumina e anche della quantità dell'urina. Concato, partendo dal concetto che la materia grassa contenuta nell'urina fosse formata. in eccesso nell'organismo, prescrisse l'astensione dai feculenti eù una dieta esclusivamente animale; migliorò lo st.ato generale, ma non si ebbe alcuna modificazione nella cbiluria. Grimm al suo malato somministrò varie specie di grassi; trovò che i grassi dell'urina conispondevano a quelli del chilo. Rosbach 18 - G1omale medlcc.
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UN CASO DI CHILURIA 'fRAUMATIOA
invece notò che i grassi degli alimenti diminuivano la quantità. dei grassi dell'urina, mentre gli idrati di carbonio li quadruplicavano. Io ho visto prevalere questo fenomeno dell'aumento dell'albumina e dei grassi dopo l'alimentazione mista. Più curioso e inesplicabile è il fatto osservato da Habersohn; la chiluria scomparve completamente al sovraggiungere della glucosuria. e della poliuria. Quali conclusioni si possono trarre da fatti tanto discordi? A spiegare tali discrepanze non mi pare che debba essere estranea la. questione della natura. ed estensione delle alterazioni uro-linfatiche, come pure la. considerazione di altri fattori che talvolta, perchè sembrano poco importanti, sfuggono all'apprezzamento. Certamente, se dovesse trattarsi di comunicazioni dirette tra chiliferi e vie urinarie la. questione non troverebbe ostacolo ad essere intesa, e dovrebbe arrecar meraviglia se, come nel caso di Grimm, si dovesse invece avere diminuzione dei grassi. In una serie di malattie generali e varie che si associano a cachessia o dipendenti da. certe intossica.zioni (tisi pulmona.re, suppurazioni prolungate, piemia, avvelenamento per piombo, ossido di carbonio e trementina., febbre gialla, ferite gravi deHe ossa) si può avere lipuria.. Il passaggio del grasso nell'urina. dipende in simili casi dalla proporzione eccessiva delle materie grasse nel sangue. Rassmann ha. provocato sperimentalmente l'escrezione di urine grasse inietta.ndo olio emulsionato nel sangue o nella. cavità. perìtoneale degli animali. Tutti questi fatti si intendono bene ammettendo la lipemia.: ma sino a quando non viene dimostrato che nel sangue dei chilurici esista. una. vera. e propria. lipemia, sino a che non si pensi che nella lipuria speciale dei chilurici non avvenga qualche cosa di analogo a quello che capita nella cosidetta glucosuria alimentare od in altre forme di diabete, la questione rimarrà insoluta. Che possa esistere qualche affinità tra la lipuria. chilurica. costituzionale ed il diabete giucosurico, e che quindi possa esservi margine per considerare anche la chiluria come un'affezione del ricambio, verrebbe dimostrato dalla sostituzione che è avvenuta. della glucosuria e poliuria alla chiluria nell'osservazione di Habersohn. In tutti i casi l'emissione dell'urina chilosa. non si associa a d olori o ad altri disturbi, tranne quando vi ha produzione di coaguli dentro la vescica.; allora. possono capitare dolori e fenomeni di ritenzione o l'urina.zione, come nella. nostra osservazione, può compiersi a getto interrotto. La chiluria ordinariamente non s'associa a.d altri disordini all'infuori di quelli urina.rì. Nella malata di Concato si ebbe dimagramento,
UN C ASO DI CHlLURIA TRAUMATICA
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perdita delle forze e diminuzione della secrezione lattea; nel malato di Brieger esistevano polidipsia., polifagia, stiramenti dolorosi ai lati del torace. La. malattia, come si vede, e unicamente del tutto simile alla chiluria tropicale e non se ne differenzia che per l'etiologia; come la. tropicale anch'essa e compatibile con la longevità. ANATOMIA PATOLOGICA. Le poche autopsie note di chiluria non hanno fatto rilevare alcuna alterazione speciale. La prima autopsia e stata fatta dal Ponfick nel 1880. All'esame cadaverico del sangue non si rinvennero filarie. Le lesioni principali furono le seguenti: distensione di tutti i linfatici addominali mediante una materia sanguinolenta, rosso-bleu; gangli corrispondenti della stessa tinta ed offrenti l'aspetto del tessuto splenico; canale toracico rigido ed avente le dimensioni di un dito; i reni non presentavano che i vestigi di una infiammazione emorragica. Un'altra. autopsia è stata fatta dall' Havelberg. Si tratta di un giovane tedesco abitante nel BrasilA; dopo prolungati, violenti dolori addominali, provò sollievo subitaneo in seguito a. sensazione di crepitio interno ed alla comparsa dell'urina. chilosa.. Dall'uretra dilatata avvenne un prolasso vescicale; rid ucendo il prolasso, Havelberg pote far p enetrare un catetere nell'uretere sinist;ro; l' urina così raccolta era completamente normale. L'autopsia che non potè estendersi ai reni, mostrò nel ventre un g rosso tumore comunicante da una parte con la vescica e dali 'altra con i linfatici ed i chiliferi. Il tumore e la vescica presentavano numerose logge piene di chilo. Un'ultima autopsia che m'e stato dato di raccogliere è quella eseguita da \V. Roberts (citato nell'Enciclopedia d' Eulenburg). Si trattava di un caso di chiluria non parassitaria. Non esisteva dilatazione dei linfatici e del dotto toracico; i reni e la. vescica erano normali; l'unico reperto patologico consistette in una tubercolosi pulmona·re ed intestinale. Come si vede, quindi, le autopsie sono scarse e prive di dati per stabilire sicuramente la. pa.togenesi della chil uria..
PATOGENESI. - Difatti il punto più oscuro di questa affezione sta nella patogenesi. · La scoperta della fìliaria nel sangue e nelle urine negli affetti da chi~ lnria tropicale pareva avesse dovuto condurre alla soluzione del problema.. Bilharz, Griesinger, Manson, e molti altri autori che si sono interessati di malattie esotiche hanno ammesso ohe la ohiluria. deve
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U:\ CASO DI CHILUHlA TRAC:UATICA
essere posta in relazione con la presenza dei parassiti nel sangue. Questi parassiti, accumulandosi nei Enfatici, loro hal,itat naturale, ind!Jrrebbero delle altera.zioni varie, dalla semplice irritazione delle pareLi vasali fino alla rottura. di queste. Sarebbe il meccanismo delJa trombosi n.pplicato alla. patogenesi della cbiluria. Per Native\ il fatto fondamentale della cbiluria è l'intossicazione parassitaria, fìlarica.. Egli accetta l'opinione di Azema, secondo la quale il clima caldo, illanguidendo le principali funzioni, di~tnrba. l'amatosi e conduce invece alla p!et;or,l. linfatica. Ma questa <liatesi linfatica non solo vuole il concorso del clima, ma ancora e sovrattutto q nello della filaria. Si tratterebbe secondo lui di vere embolie parassitarie; l'accumolo rlegli embrioni ùi filaria nei linfa.tici spiegherebbe la formazione di dilatazioni linft\ticbe renali la cui rottura coincid erebbe con l' inualzamen~o della pressione iu quest'organo. Ma F'ox, G uès ed altri hanno fatto osservare che non in tutti i casi di chiluria endemica è da incriminare la filaria. Del resto nei casi dogli autori da me citati non è da. parlare di presenza di fil~tria. Siegmund è arrivato perfino a sostenere che la presenza di questo parassita nella chih.uia tropicale è accidentale; per lui questo venne non ha valore etiologico se non nei malati in cui cagiona l'elefantia..i emorragica o q nalche manifestazione analoga. Non è da porre nemmeno in discussione l'idea di Ollivier che fa intervenire la questione della razza nella patogenesi. Un secondo ordine di teorie ripone l'essenza della chiluria. in particolari anomalie del meta.bolismG del grasso. Cosi Con~a.to ha suppo~to che si tratti di un mutamento del ricambio materiale, d 'indole iutera.me1\fe contraria a quella che conduce alla. polisa.rcia; in questa tutto tende a trasformlmÙ in grasso, che si immagazzina uei suoi depositi naturali, sicchè fìnisC'e per divenire Yera malattia.; nella chi luria. il grasso, per effetto forse della t>ua com posizione, nor. si consuma nè si fissa nel corpo, e dal sangue passa nell'urina e forse pure in altri liquidi. Rassmann ammette che il passaggio del gra:;so nell'urina dipellde dalla proporzione ec.:cessiva che ve n'è nel sangue. Ad avvalorare la sua opinione egli trae in appoggio le sub esperien.-.e, che ho dianzi citate, che non mi sembra poi realizzino le condizioni nelle quali si verifica la chiluria. Hernard, Eggel, Littré e Robin, Primavera ammettono che si tratti di una. quantità abnorme di grasso nel sangue, prodotta da difettosa combustione ed assimilazione.
Ul\ CASO DI CHILURIA TRAUMATICA
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Virchow crede che è sempre nel sangue che bisogna cercare il punto di partenza delle escrezioni chilose, perchè il trasporto del grasso non può avvenire senza il suo int<>rmediario, salvo che nell'ascite chilosa, in cui si osservano de lle rotture vaseolari producenti una linforragia diretta. La grande difHcoltà sta infatti nel sapere come il grasso può pervenire nella urina, se non si ammette che ciò avviene per l'intermediario del sangue. Rossbach, considerando che le proporzioni relative ùei grassi e dell'albumina '.!Ontenute nell'urina non concordano per nulla con quella di questi due corpi nel sangue, conclude che non si tratta di una semplice trasudazione ma di una vera e J.H'Opria escrezione dei reni. Guès ravvicina la chiluria al diabete zuccherino ed alla albuminuria e vi trova molti punti comuni. La glucosuria e la chiluria presentano uu aumento delle cifre dell'urea, l'albuminuria e la chiluria s'iniziano con l'ematuria. Per lui, la chiluria proviene da un eccesso o modificazione del grasso, come sembra venir dimostrato dall'utilità, in questa malattia, della somministrazione dei grassi. Tutto questo nneleo di teo1·ie seducentissime, ammettenti u n disordine braditrofico del ricambio, anzi un vero e proprio diabete lipurico, ha i n cnnforto l'assenza di le:.ioni renali constatata nelle poche autopsie, l'assenza di qualsiasi specie di zucchero nell' urina, (il quale ultimo fatto escluderebbe pE:'r lo meno il passaggio diretto della linfa o del ('h ilo nell'urina). l'aumento del grasso urinario con l'uso dei grassi come alimento, analogamente a quanto avviene nel diabete zuccherino. Perfino la stessa i n termittenza della chiluria mostrerebbe dei punti di somiglianza con il diabete iutermittente, benigno. hla. come avvenga tale disordine, come si mantenga, come si assocì all' albuminuria, come, fatto strano per nn diabetP, debba associarsi all'eliminazione di elementi figurati del sangue e della linfa, talvolta in quantità colossale, non viene spiegato da queste teorie. Un terzo gruppo di teorie farebbe consistere la chilnria in un dison.liue linfatico d'indole meccanica lungo l'apparato urinu.rio. Siegmund, adottando l' ipotesi sostenuta nel 1861 da V an Dyke Carter a proposito dei fatti in cui la chiluria si complica a varici li n fatiche e ad elefantiasi, d ice che bisogna escludere il rene, poichè nelle forme g ravi tropicali si trovano nella vescica delle concrezioni d'albumina, di fibrina e di sangue, dense e voluminose che richiedono sforzi e sofferenze per essere eliminate. Ora, secondo lui, è i m possibile che il sangue, così ricco di sostanze albuminoidi attraversi il rene senza lacerare od ostruire i glomeruli ed i canalicoli e senza produrre degenerazione di questi organi.
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UN CASO DI OHILORIA TRAUMATICA
Escluso il rene, non resta, secondo lo stesso autore, che ammettere un incontro fortuito, una mescolanza puramente meccanica delle due correnti dell'urina e della linfa su di un punto delle vie urinarie compreso tra il bacinetto e l'uretere. L'osservazione di Ha.velberg, da noi riferita, verrebbe in appoggio di questo modo di vedere. Anche Ewald e Grimm pensano in modo analogo. Dice il Grimm che se 1l chilo dovesse versarsi nel bacinetto o nell'uretere, la sua coagulazione in questi organi dovrebbe dar luogo a coliche nefri tiche. Tali ipotesi possono essere le vere; ma io mi permetto d'osservare che non sappiamo se per il chilo o per la linfa eliminata dai reni possa avvenire, per quanto riguarda la loro coagulazione, quanto succede per il sangue a. contatto delle pareti vasali sane. Se non mi sembrasse un po' azzardata l'ipotesi, io vorrei dire che esistono differenti condizioni ambientali, sovra.tutto per riguardo ai germi ed !igli enzimi, tra il rene e l'uretere, che rappresentano degli organi di passaggio, e la. vescica ch'è un organo dove l'urina si sofferma per ore ed ore, e dove abitualmonte si formano i coaguli nella chiluria. Le Roy de Mèricourt, impressionato dal fatto che la chil uri a tropicale è sovratutto una emato-chiluria e che viene preceduta spesso dall'ematuria o che in questa spesso si trasforma, ha ammesso che queste trasformazioni avvengono per alterazioni dei globuli rossi, i quali si decompongono, lasciano sfuggire il loro grasso sotto forma di granulazioni e si risolvono in un detrito granulo:.o. Questa idea, più di tutte, mi sembra, abuia bisogno ùi molti fatti in appoggio; secondo essa a certe lipurie considerevoli e prolungate d ovrebbe c:orrispondere una profonda anemia, ciò che non è stato constatato. Gubler ammette delle ectasie linfatiche, delle vere varici linfaticbe sviluppatesi ed aperte nelle vie nrinarie, per analogia a quanto avviene delle altre linforree e chilorree. D'altro canto Heschl ha dimostrato anatomicamente la comparsa di linfa.ngiomì nei reni. Come si vede, quindi. tre gruppi di teorie sono state messe in campo per spiegare la patogenesi così oscura della chiluria ; secondo il primo gruppo la chiluria è una affezione parassitn.ria; secondo l'altro gruppo, essa è una vera.f e propria malattia. del ricambio materiale; secondo l'ultimo gruppo, a fondamento di essa starebbero delle lesioni materiali linfatiche delle vie urinarie. La manc.anza di serie autopsie è la cagione di tanta divergenza di opinioni, o, forse ancora, io ritengo,
UN OASO DI CHit.UR!A TRAUMATICA
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che non tutti i casi di chiluria debbono somigliarsi e che a base di ognuno di essi debbono stare alterazioni varie. Difatti, in due autopsie, che dicono positivamente qualche cosa, si riscontra una forte stasilinfatica con nefrite emorragica in un caso, (il quale processo infiammatorio non si può dire che parte abbia preso nella storia di quel caso di chilnria. o non sia invece stato un vero accidente terminale), ed un turnor~ linfatico corounicante con la. vescica ed i linfatici nell'altro. Ecco quindi due necroscopie di due casi, nei quali pur si ebbe la stessa sindrome clinica, ma con lesioni materiali differenti. Ciò induce ad ammettere che con ogni probabilità le ragioni patogenetiche della chiluria debbano essere molteplici e che non si debba ricondun·e la patogenesi di questa malattia ad una causa univoca. Quale idea possiamo formarci sulla patogenesi del nostro caso? Abbiamo visto in esso quale comportamento non abbia avuto la eh iluria.; come questa si sia modicamente accentuata dopo i pasti ed in genere nelle ore del pomeriggio, senza che sul contenuto dell'albumina e del grasso urinario abbiano esercitato influenza il digiuno, la. dieta lattea esclusiva, il regime misto, il riposo, i movimenti . L'eliminazione della linfa e precipuamente dei linfociti ha seguito un andamento costante malgrado i mutamenti apportati alla dieta ·ad alla statice. dell'individuo. Questi fenomeni -indurrebbero a ritenere poco ammissibile un fatto costituzionale, diatesico, ed invece accettabile l'ipotesi che questa eliminazione linfurica. si compia per un fatto localizzato e circoscritto che risente poco o nulra delle variazioni del regime. Del resto per volere ammettere un' affezione d' indole generale, avremmo dovuto riscontrare alterazioni corrispondenti nel sangue. In questo non mi è stato dato di rinvenire la lipemia che dovrebbe essere obbligatoria, se si dovesse immaginare la chiluria come un vero e proprio diabete chilurico. Le precipue n,ltere.zioni ematiche sono consistite in una iperglobulia·leucopnea, che mi pare stia solo a rappresentare rispettivamente un fatto reattivo da una. parte ed un fenomeno di deficienza dall' altra in corrispondenza di una perdita quotidiana, diuturna ed eccessiva. di linfa. Certamente, quello che, dopo tutto, resta incomprensibile è l' assenza di ogni specie di zucchero. Quale sorte lo zucchero subisce, ammesso che si tratti di una escrezione linfatica.? Esso è in tanta infinitesimale quantità che non viene svelato dai comuni mezzi di indagini chimiche, o si presenta sotto nuova forma, o si modifica attraverso i mezzi urinari? Sono tanti quesiti a· cui io non saprei come rispondere . .
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UN CASO DI CHILURIA TRAUMATIC A
Intanto, mi pare, che nella. mia. osservazione debbano essere post i in seria considerazione due fatti: il trauma. <:on l'ematuria. e la. chiluria. consecutiva, ed i risultati della cistoscopia. Mi pare che sarebbe nn
\'Olere moltiplicare inutilmente le ipotesi se si volesse ricercare altro rappo1·to causale d' importanza maggiore di quello che è nel nostro caso, anche se noi non avessimo a,·uto il conforto della. cistoscopia. L'associazione di questi due fatti ci parla· in favore di una lesione localizzata e circo!lcritta. e molto p robabilmente limitata &.l rene d estro. E cco come, secondo me, dovrebbe venir ricostrutta. la filiazione dei fenomeni: 11.pplicazione di un trauma (calcio di cavallo) a ll' ipocondrio destro, producente direttamente o per contraccolpo una contusione remdc, manifestatasi clinicamente con dolore ed ematuria con caratt.eri renali ; riparazione apparente e costituzione al sito della lacerazion e reua.kl di uu processo auatomo-paiologico linfatico (varici Jinfaticbe1 neoprocl uzione di vasi o di lacune linfatiche, linfangioma?). Si traHerebbe q uindi, secondo me, di un fenomeno consecutivo ad una contusione renale. J\[i sembra, quindi, che d'or~:~. innanzi, parlandosi di com plicanze delle contusioni renali, accanto alle infezioni, all'idronefrosi trauma· tica. (c01nplicazioni C0118ecutit-e), alla nefrite traumatica medica (l{.a.yer), ai c!\lcoli, alle cisti (Gargam), ai tumori (R oberts, Dickinson, Ebstein), al r ene mobile (complicazioni tardit·e), bisogna porre anche la cbiluria. D rAo:\ost. - La diagnosi della chiluria non offre d i.fficolta in q ua.nto si tratta di determinarne il carattere generico ; la difficoltà consiste nel determina.rne il carattere specifico, poichò si intravede, che le cause efficienti debbano essere molteplici. PnoONOSI. La prognosi, da quanto si conosce, è sempre riservata, nonostante la malattia possa scomparire spont!meamente e possa in altri casi essere compatibile con la salute più perfetta. N el nostro caso è riservata. CuRA. - Non conosciamo una cura specifica della chiluria. Nei paesi tropicali, infetti da filaria, converrà. prendere delle misure profilattiche sociali ed individuali che debbono avere di mira. l' acqua
come il più importante tramite d'infezione.
B da tentare quindi l' emig1:azione dai luoghi infetti quando la malattia si è svii n ppata. Tntti i vari metodi curat ivi finora tentati (ton ici, astringenti) sono empirici. Un'ultima questione che s'affaccia a proposito del mio caso~ vedere, se date le presupposte lesioni unilaterali, sia da. tentare un intervento chirurgico economico o addirittura demolitivo sul rene affetto.
UX CASll OI CJIILURIA TRA UMATICA
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A me pare c·be, fino a qnando la chìluri a del mio malato, si manterrà. associata ad uno stato generale soddisfacente, a Cùndizìoni ematiche buone, sia inuti le tenta.re un atto operativo qualsiasi. CoNor,usro :-n OE~~:RALI. - L e conclusioni che possono trarsi da questo mio lavoro, che r appresenta inol tre nna rivi sta sin tetica della chiluria, possono riassnm€' rsi ne lle !'ieguen ti : l"' La chiluria può dipendere da cause molteplici, e qnindi vi sono da distinguere clifferen~i tipi principali: a ) 1tn tipo endemico, tropicale, precipualltenfe (i/a.riusico, ch e molto probabilmente è in rap por to eli causa eù effetto col ciclo evolutivo della filaria di sangue W ucherer-L ewis (cltilnria tropicale) ; b) t tn tipo non (ila1·io.~ico, nel q nalo finora. l e autops ie non hanno dimostrato nulla di specifico che possa spiep;arne l'esistenza (chiluria nost1·a.ç); c ) nn tipo .~intouwtico di le.~io ne renate chiJo-zwgica, della quale costituisce una Yera com plìcanza (chilurùt t1·rwmatica). 2° L 'essenza di quest'ultimo tipo, nuovo nella scienza, 'p er quant.o è a mia conoscenza, ,-ient~ stabili to da considerazioni etiologiche e cliniche del pitt alto valore. 3° L'esistenza della chilnr ia traumatica deve con molta probabilità consi&tere in lesioni materiali di natura ]infatica (varici linfatiche, linfangioma?) nel rene previamente contuso; 4" La prognosi eli q uesta complicanza è quindi riservata, ed il suo avvenire probabi lmente riservato a liA. chirurgia.
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I T. M.o.CK BNZU! . -
Co.~CATO. -
COL LET. -
The L tln rei, 1930.
282 OSPEDALE M I LITARE P RINCI P A L E DI ROMA LABORATORIO CHDJICO
IL PANE ELE P.\STE AWIE~TARI DI FRmiENTO SOFISTICATE CON FAR INA D I MA I S BIANCO l'iota di v . C: e li i, farmacista m ilitare di i • classe, perito chimico igienista
Una sofisticazione praticata su larga scala e da qualche tempo sul pane e sulle paste alimentari di frumento consiste nell'aggiunta di una certa quantità di mais bianco o granone di America.. - E per quanto tale frode sia. divenuta ormai la più comune e si sia generalizzata fra gli industriali più di quanto si creda, non è poi così facile constatarne con prontezza l'esistenza. J sofi sticatori si sentono sicuri e salvaguardati di fronte alla legge: essi traggono profitto dalla proprietà, che hanno in generale i granuli di amido di deformarsi e disfarsi sotto l'azion'l:l del calore, e nella confezione delle paste trattano prima ·Ia farina di mais con acqua bollente, e seguono poi le norme comuni di fabbricazione. Per il pane hanno a loro favore il calore del forno necessario per la cottura. Si trovano così nel mercato delle paste di qualunque forma1 ottime nei caratteri esterni, ed altresì del pane bellissimo, che contengono delle forti proporzioni di farina di mais, e che sono vendute impunemente sotto il nome di prodotti di puro frumento. Questo fatto ci autorizza a dubitare che gli attuali metodi d'indagine sill.nO in><ufficienti ad assodare l'esistenza di una tale aggiunta nel pane e nelle paste, e le autorità non possono avere prove bastevoli per impedire che il pLtbblico venga frodato su tali generi alimentari di primn necessità. Ed invero, con la sola analisi chimica finora non si può dare un giudizio definitivo, sia. perchè troppo grandi sono le oscillazioni entro cui variano i dati dei singoli elementi, sia perchè non si può fare affidam ento sulle molteplici reazioni cromatiche riportate dai vari autori; chè se riescono ben definite e nette qua.ndo ci tr.1viamo in presenza del solo mais, non si può dare loro più :alcun valore se q uesto si trova mescolato con a ltre farine. Non ci resta quindi, come mezzo più sicuro, che l'esame microscopico. Però il perito- igienista. si trova, in questo caso, di fronte ad un
IL P.I.NE E LE P.I.STE ALIMENTARI DI FRU~IF.KTO, ECO.
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insieme di granuli di amido di frumento ben conservati e di granuli di amido di mais, che hanno perdute le loro caratteristiche morfologiche; egli quindi può p.msa.re più ad una parziale alterazione della farina. di frumento che non all'aggiunta di farina di altro cereale. E se ancora. esistono degli elementi poco danneggiati, o punto sfuggiti per caso o perchè più resistenti all'azione disfacente del calore, questi si trovano ridotti a tali minime proporzioni, che non sempre riesce facile ad averli sotto il campo microscopico, anche con molti e ripetuti preparati. Nè si pu~ ricorrere all'aiuto dell'osservazione con luce polarizzata, perchè i granuli rigonfia.ti perdono le loro proprietà ottiche (1). Ho dovuto, per ragioni d1 servizio, occuparmi di tale questione, e mi è sembrato di far cosa utile segnalando all'attenzione dei colleghi le mie osservazioni circa. la. tecnica da seguire per separare nel pane e nelle paste gli elementi del mais ed avere, con l'aiuto del microscopio, un mezzo d'indagine certo per poter dare prontamente e con sicurezza un giudizio circa il rifiuto o l'accettazione di partite di paste alimentari destinate al vit~o della truppa. Nella farina. di mais si riscontrano due tipi di granuli di amido,
differenti fra loro per forma, grandezza e comportamento ai vari agenti fisico-chimici; e questa diversità dipende da. che essi provengono o dall'endosperma corneo periferico o dall'endosperma farinoso centrale (2). 1
GRANULI DELL'EN DOSPERl!A CORl<F-0.
GRANULI OJ::LL END0Sl'io:Rll'A FA RL'iOSO.
Sono poliedrici, esagonali, pressochè isodiametrici ; di grossezza. quasi uniforme, riuniti fra loro in modo compatto; mostrano un ilo centrale puntiforme o crociato. Per piccoli movimenti, impressi a.lla vite micrometrica del micro~copio, ricordano la figura dei ciottoli si licei, ad angoli più o meno acuti e faccettati. I processi di macinazione non riescono .. disgregarli completamente. Sotto l'azione del calore (105• C.) non perdono affatto le loro forme caratteristiche: l'ilo puntiforme si vede molto dilatato e le branche dell'ilo crociato raggiungono la periferia. Uhiusi in una pezzuola e manipolati sotto un getto di acqua non si disgregano.
Sono di forma tondeggia.ntee di grandezza diversa; molto raramente si mostrano aggregati e spesso sono senza ilo. Per piccoli movimenti impressi alla vite micrometrica del microscopio fanno vedere i loro contorni di as petto rugoso. Esistono nella farina sempre in uno stato di disgregazione completA. All'azione del calore <s' insaldano e si disfanno.
Manipolati sotto un filo d'acqua paRsano attraverso la pezzuola, come quelli di frumento.
(ll TscmRCH - Archio der Pharm. 1883 e 84. Se LAVO - Oel/a IO/IIticazione del pane e delle po1le a/ime!Ilari con ( prodolll del mal$ tnaneo· - Rlv. d' i~ieue e snnita pubblica - Anno VII, aprile i896.
(tl E. M.cs - Le• subslanut alimt>~lail·es éludièu aa micr~lcor. PAYKN - Ann. IC. nal, 1838. WIESNER - Die Hohstoffe du P{lanzenreichu. T:~cHIRCH Loco e~tato.
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JL PANE E LE PASTE ALIMENTARI DI FRUl1ENTO
Accertata l'esisteùza nella cariosside del mais dei due tipi di granuli di amido, pensai di rivolgere speciale attenzione a q negli elementi, di cui l'azione del calore non riusciva a modificare profondamente i caratteri distintivi; e fu quindi necessario escogitare il modo Fig. l.
Fig l!.
Pasta con 1"1 •; . di fariLa di mnis (Dopo · ~ito della lavaturn del glutine).
Pasta come nella Fig. I osservat.a dire ttamente.
Fig. Ili.
Fig. IV.
~·arina di
frumento con l" l •;. di farina di mais (Deposito della lavlltura del glutine!.
Pnno detto Napoletano cneposito della li· sciviatura dolla mollica).
p1U acconcio per isolarli meccanicamente: era però impossibile nel mio caso di servirmi del mezzo della setacciatura, come si fa per separare le crusche dalle farine.
SOFISTICATE CON FARINA Dl .MAlS B!A)ICO
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In base alle suesposte proprietà dei due tipi di granuli d'amido del mais, era logico presupporre che nell'estrazione del glutine per mezzo di una pezzuola, oltre a tutti gli elementi della crusca ed,alle kacce di amido di frumento, dovessero rimanere impigliati in esso anche tutti gli aggregati di corpuscoli di amido appartenenti all'endosperma corneo periferico del mai~. Lavando quindi a mano libera il glutine gia separato, l'acqua di lavaggio dovea depositare i detti elementi e fornire dei reperti sicuri per la. diagnosi . Le osservazioni microscopiche diedero pienan1ente ragione a tale ipotesi, ed una soluzione più facile e pratica del problema non ci potevano pel momento ripromettere. Le ricerche sono state fatte e pit\ volte ripetute su pane e su paste del commer.1io; su mescolanze di farin e e su paste preparate espressamente, trattando prima la farina di mais con acqua a 80° C. e quindi aggiungendo la farina di frumento a freùòo. Per accertarsi della sensibilità del metodo, la sofì:;ticazione è stata ridotta appena all'l v/ 0 • In tutti questi casi ho sempre avuto risultati non dubbi, con un campo microscopico pieno in massima parte dei caratteristici granuli poliedrici, isolati ed agru ppati. Le figure annesse serviranno ad illustrare meglio quanto ho esposto. T E ONICA DA SEGUIRE . Paste. - Se ne pesano grammi 25, si mettono in un bicchiere e si ricuoprono di acqua. Appena rammollite com· pletamente (circa. 6 ore) s'involgono in una pezzuola e se ne estrae il glutine. Questo si raccoglie sul palmo della. mano & si seguita a lava.re sotto un sottilissimo e lento getto di acqua, che si fa scolar~ in un bicchiere conico. Anche la pP.zznola si lava nella parte interna, aiutandosi con una spatola per riunire tutto nel mede:>imo bicchiere. Si decanta l'acqua prima che sia divenuta limpida. ed il deposito si osserva al microscopio. Pane. - Si ' prende un pane intiero e si sminuzza, cercando di raccogliere, se ve ne sono, i grumi di farina malamente impastata. Questi si uniscono con grammi 100 di mollica e s'impastano in un mortaio con 50 cm. di acqua. Se ne forma una pallottola, che, dopo averla rimaueggiata alquanto, si lascia a sè per qualche ora. Indi si chiude in una pezzuola e si mani pola cautamente sotto un getto d'acqua fino a che quella spremuta scoli quasi limpida.
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IL PANE E LE PASTE ALIMENTARI DI FRUMENTO, ECO.
A questo punto si apre la. pezzuola., si riunisce il residuo con una. spatola e si maneggia. di nuovo sotto l'acqua. Quando si crede che tutto l'amido insa.ldato sia esaurito e sotto le dita non si sente più nulla di soffice, si fa. cadere il residuo in un bicchiere conico. Il deposito si lava due o tre volte per decantazione, senza aspettare che l'acqua si chiarifichi, e si porta al microscopio. È mvlto vantaggioso, per avere dei preparati nitidi e belli, stt.ndere il deposito sopra carta. da. filtro piegata. a vari doppi e raccogliere con uno specillo quei granelli, che emergono e che si mostrano angolosi e duri.
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OSPEDA LE ~llLlTAR E PIHNCIPALE 01 MILANO
UN CASO RAI\0 DI LIPO~IA DELLE ~lEN I NGI CEREBRAIJI Nota anatomo-patologica pel dott. Amle to ~aeeiaroae, tent nte mN iico
D. A., caporale del 77• reggimento fanter ia, viene ricoverato nel l" reparto medicina· il 14 maggio 1903 per polmonite. Le notizie di lui, attinte da i medici di quel reggimento, attestano che e i non ebbe mai disturbi subbietti vi ed obbietti vi tali da. far pensare a.d una affezione dell'encefalo. Solo si potè sapere ch'era di intelligenza non svegliata. Il giorno seguente all'entrata (15 maggio) ai segni della polmonite si aggiungono: pupille miotiche, addome depresso, sensorio offuscato. La. temperatura si stabilisce senza remissione sui 400, e l'amma lato muore il 17, mantenendo nel frattempo sintomi prevalenti di meningtsmo. A.lla necroscopia riscontrai : Cadavere dell'età. apparente di anni 22. Costituzione organica valida, apparato scheletrico bene s\·iluppato. Nessun segno particolare. Macchie cadaveriche marcate; la rigidità è quasi scomparsa. Notansi soffusioni ematiniche all'addome e alle coscia. CAviTA CRANICA. - La dura madre, iperemica ed edematosa, collabisce sulla regione fronto-parietale di sinistra. Negli spazii subdurali v'è discreta. copia di liquido r osso cupo; nel seno longitudinale superiore notasi un coagulo sanguigno 'grigiastro. Non è possibite distaccare tutta la gran falce dalla scissura interemisferica perchè, i n corrispondenza del seno retto, si avverte una qualche aderenza che si tira dietro l'encefa lo: è uopo recidere all' intorno in tale punto. Sulla. zona pararolandica. sinistra e su lla. parte alta. delle circonvoluzioni frontale e parieta.le ascendente dello stesso lato, v'è un modico strava.so sanguigno sottomeningeo. La pia. meninge è opa.cata e torbida e lascia trasparire depositi d'essudato plastico, come una massa gelatinosa bianco giallastra che avvolge i vasi nei solchi della superficie esterna. del cervello. Anche
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UN CASO RA'RO DI LlPOMA
nelle cisterne aracnoidee v'è abbondanza di liquido sieroso torbido. Cervello iperemico ed edematoso. Alla base si nota null'altro che essudato come alla volta. Sulla dura madre del seno retto, e sull'aracnoide che ad essa aderisce in tal punto, è impiantato un tumore di colorito giallo vivo, peùuncolato largamente per la lunghezza. di rom. 4, di consistenza. molle alla. periferia, ma resistente al centro, il quale, con forma conglobata e colle dimensioni di una noce, s'avanza tra cervelletto e cervallo e sotto il cer<:ine del corpo calloso, comprimendo l'estremità anteriore del lobo centrale e delle ali del verme superiore del cervelletto in ba~so, i corpi bigemini in alto e la.tera.lmeu te i proce.~.'fu.~ cerebelli ad cerebrum: le parti con esso a contatto si mostrano pallide e depresse. Quindi invia verso l'alto due sottili append ici neoplastiche, le <)_uali attraverso la scissura trasversale, nella duplicatura della pia madre costituente la tela coroidea mediana o superiore, seguendo i margini laterali di questa, si prolungano fino nei ventricoli laterali per 6 mm. Nella cella media di questi poi, e fra le due lamine della t ela coroidea, tra il talamo ottico e la fimbria, là dove s'incontrano le aperture del corno inferiore col posteriore di entrambi i ventricoli, si osservano due lobi neoplastici dello stesso aspetto, della grandezza di un fagiuolo, ricoperti da numerose anse vasali sottilissime e dall'intima pia. Il liquido endo•entrico]are è aumentato e torbido. CAVITA TORACICA.- Nulla di noteYole oltre la pulmonite crupale sinistra in terzo stadio. CAVIT.\ ADDOlii~ALE. Normale.
•** L'esame batterioscopico del liquido contenuto negli spazii aracnoidali col metodo di Weigert dimostrò il pneumocòcco, che si rinvenne anche nel tessuto polmonare. L'esame speciale della neoplasia mostrò nel centro un'.area. biancastra dura, con aspetto di deg~:merazione calcarea, dovuto n cretincazione di quella zona che aveva subito la degenerazione grassa. L'esame istologico dimostra un tessuto fatto di lobuli delimitati da setti di connettivo fibroso, provenienti da una. sottile capsula involgente tutto il tumore. Intorno ai lobi endoventricolari poi si o~:~serva la intima pia e un sottile strato epiteliale, rappresentante della zona più bassa della superficie interna delle vescicole cerebrali embrionarie, entroflessa dalla tela coroidea e qui rimasta allo stato rudimentale. Nei setti connettivali si rinvengono numerosi capillari e vene formate da un semplice
DELLE .ILENlNGI CEREBRALI
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strato d'endotelio con tunica. fibrosa. di connettivo semplice; discreto numero di arteriole accompagnano le propaggini connettivali. Tra. i fasci di connettivo limitanti i lobuli vi sono qua. e là. degli spa.zii rivestiti da un semplice strato d'endotelio e che va.n considerati quali lacune linfa.tiche. Nel connet tivo stesso si rivengono fibre nervose con guaina. mielinica. Nei lobuli limitati dalla. rete connettivale si rinven· gono numerosissime cellule grassose (col Sudan e acido osmico) molto più grande di quelli che soglionsi rinvenire nel connettivo sottocutaneo. Detti elementi costituiscono la sostanza essenziale della. neopla.sia. Non potenùosi in questo caso seguire l'idea. del Virchow che considerava. i lipomi quali una. semplice ipertrofia di tessuto vivente (tumori istioidi), t.a.le produzione neopla.stica, sviluppa.ta.si da tessuto del foglietto medio del blastoderma, per la sua localizzazione, io credo debba essersi originata per la proliferazione delle cellule connettivali semplici infìltrate di grasso. L'assoluta. mancanza di disturbi e di qualunque sintomatologia. cerebrale pel caso in esame fa certamente ammettere che il neoplasma era. d'antichissima. data nel soggetto in esame. Ciò è discorde da quanto la prati~a. ci ha insegnato, da.ppoichè il lipoma suole svilupparsi, di regola., verso i 30 anni. Il lento corso evolutivo poi, tuttocbè produzione essenzialmente cellulare, lo si deve attribuire a.l fatto che ciascun elemento cellulare, dopo avere assoluto il suo ciclo evolutivo specifico (cioè divenuta. cellula di grasso), perde, per questo stesso fatto, l'attività formativa.. Difatti per proliferare, detti elementi dovrebbero poter transitoriamente perdere il grasso, per poi riassumerlo, espletata la detta. funzione. Invece sono gli elementi connettivali abnormi i quali man mano van proliferando e divenendo successivamente cellule di grasso. I lipomi dello encefalo sono riguardati dai tratta.tisti quali estremamente ra.ri e, da. quanto ho rinvenuto nella. più ampia consultazione della lflttera.tura. scientifica, dovrei dire che tale caratteristica. topografica. e moltiplicitè. non è pera.nco registrata.. Pel medico milits.re questo caso, già importante pel volume della neoplasia in relazione all'organo in cui si sviluppò, è degno di molta riflessione. Evidentemente questo giovane, a nessuna delle tre visite attraverso le quali si opera. la selezione dei soldati, accusò alcun disturbo, e neanche durante le fatic!:te militari ebbe a. dimostrare sofferenze in p:>ssibile nesso con il detto tumore, che pur da lunga pezza. doveva. andare modificando, sebbene gradualmente, l'idraulica. e la. funzione encefalica.
t9 - Giorno" ml4i,o.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA Degli streptooooohl 1Dtest1Dalt ; loro storta, lesloDJ, baotertologta e patogenta. - (La Pre::;se médicale, 2f> settembre e 3 ot-
P. NosecouRT. tobre 1H03).
Man mano che vennero approfondite le ri::erche sulle infezioni gastro-intestinali, sempre più ri sultò quanto sia comple!>sa la loro eziologia, e come, fino ai cl l d'oggi, !!ia piccolo il numero delle infezioni ver amente specifiche per il germe, per i sintomi e per le lesioni (febbre tifoide, colera, disenteria). A tali entilà m orbose. l'autor·e ne a:.r~iun ~e una nuova, vale a dire l'enterite da streptococchi. Fin dal1 892, numerosi autori hanno descr i lli degli !!lreplococchi nel contenuto intestinale nel corso di enteriti ; fra di essi Booker che descrisse un'ente· r·ite slreptococcica, ma che riveste delle forme cliniche moli.<> diverse. Si può i nfatti disting uere fin da principio un'enterite slreptococcica dell'edullo con un decor so fulminante, il colera nostras ; una forma ~ettico·pioemica ed una forma tifoide che eVf>lve come una febbre tifoide atipica. N el bambino, il B ooker descrisse un caturro dispeptico benigno ; una forma ~rave con feci verdastre ; t!d una forma >iellicamica •!on passaggio di germi nel san:rue. Dal punto di vista anatomo·patologiC'O, non è pato:rnomonica alcuna lesione. Trovansi tumefatti i follicoli chiusi e le placche del Peyer come in tutte le entertti e lo diagnosi non puossi praticare che per la presenza òi streptococchi nel muco e talvolta nella mucosa intestinale. UguatmP nt~ dal punto di vista cl inico, pur presentando i n certi casi, tali enteriti, una flsonomia molto caratteristica, non sembra se ne possa afl"e t' mare la nalut'a microbica se non con l'esame bacteriol ogico. Gli streptocurchi descritti dai differen ti autori presentano una granrle va· r ieté. di forme e di coltura; Gescherish isolò lo streptocoecus enteritis, e Thiercelicr r enterococco, microbi che sono molto analoghi soUo tutti i punti di vista. D'altronde lo strepiO:!Occo 1': un sapt·oflta dell' intestino che si riscontra allo stato normale tanto nell'adulto come nel bambino, nè sr>nvi caraltet'i di· ~tintivi fra gli streptococchi isolati dagli intestini nor mali e patologici. Inoltre gli streptococchi intPstinali non presentano alcun carattere che permetta di fat•n e un gruppo a parte; a tal punto elle un bacter iologo, in presenza di una coltura di stt·eptococchi di cui ignor·i la provenienza, non può, per il solo studio del ~erme, al~·ermare la sua origine inleslinale. Per aprezzare l'importanza dello streptococco nelle enteriti non bisogna accontentat'Si di rilevarn e la pr·esenza, ma bisojlna inoltre tener conto della nozione di quantità e delle associazioni microbiche. Dal punto di vista patogenetico, tali streptococchi possono giungere per infezione ectogena; latte contaminai.<>, deglutizione d1 mucosilé. nel cor so d1 un'affezione bronchiale o faringea; o pbr via endogena: proliferazione di strept ococchi in si tu dovute ad una dispepsia gastro-intestinale. G. B.
RCVISTA MEDICA
Lo atcel'&meDto aottoaoapolare. - (Jou rnal de Mèdecine et de Chirurgie, ottobre 1903).
ZAPHIR I ADES. -
Lo sfregamento sottoscapolare costituisce un fenomerao molti.) frequente e che si può considerare prellsochò fisiologico, perctaé un terzo dei soggetti e!>aminati a caso ne sono affèlti (Bassompierre). Ma esso può essere di origine palolo~tica. Zaphiriades é di avviso che gli sfregamenti sottoscapolari sieno il phi spesso dovuti ad una borsa sierosa formatasi nello spazio sottoscapolare. 1 casi dovuti ad un' esostosi o ad una atrofia muscolare f&vorenli lo s fregamento della scapola s ulle coste sono infinitamente piu rari. Ecco come si presenta questo sintomo. 1 maiali accusano in una maniera costante un doloa·e talvolta spontaneo, ma il piu sovente provoca to dai movimenti del braccio comunicali alla spalla. l dolori risiedono in tutta la fos!'a s •tloscapolare, talvolta si irradiano fin o in corrispondenza della eia vicola. N a il punto massimo é la par te infer iore del margine spinale della scApola a ffetta o fra le due spalle. Le funzioni della spa.lla sonc molto penose, e notevolmente indebolite. l mala ti non possono dedicar si ad alcun lavoro. Lo sfregamento sottoscapolare è molto variabile; ora é ruvido, ora é a scosse, me dolce od intenso e sonoro. Lo sfregamento, come il dolo re, aumenta prog ressivamente. Ordinariamente comincia da un lato per propaszars i poi a ll'ttltro lato. E: quasi sempre monolaterale quando é provocato da anc hilosi scapolo-omerale. In certi m1.1lati gli scricchiolii sono più ac~nluat• durante le crisi di r eumatismo, in altri al con· trario la confriçazione non è perccpibile durante i calori e nell'Astate s opratutto. Lo s fregamenlo solloscapolare non é grave che per le lesioni che lo pr o· ducono, per l'impedrmento funzion~tle, e per la resiste nza ai diversi lralla•oenli. Una conseguenza lontana di questa affezione è l'ato nia dei muscoli ed in seC"uilo nmpolenza com pleta clegli arti superiori. Per conseguenza può succedere che l'unica risorsa per· que!lli malAti sia di cambiare il mestiere. Se gli rncoovenienti prodotti da questa affezione fossero gravi, si polr!!bbe ricorrere all'immobilizzazione con un apparecchio per un certo tempo od anc he ad un intervento chirur~<ico. B. CAMUS.- 8tu4lo patol'enettoo delle emogloblDarle. - (TIIèse de Par is, 1003).
L'autor e distingue tre varietà di emoglobinuria : quella globulare, quella mu11colare. e l'urinaria. L'emoglobinuria globulare é causata dalla distruzione dei globul i rossi nel Mngue circolante pet• l'azione eli un a gente nocivo. Il passaggio pel fll tr·o renaie piu che ulle motlillcazioui di pressione, a ll'a1ione dire~ta od indir etta sul cuore, sul fegato, sui reni ecc. é dCivuto a lla ten!lione osmotica dell'('moglobina libera nel sangue. I sint.omi di questa varietà d'emoglobinuria sono, oltre l'eliminazione della emoglobina, la manifes tazione di fenomeni di infezione o d i intossicazione, la tinta rossa del s ier o s anguigno, la diminuzione del numero delle emazie. Nell'emoglobinur ia muscolare è il muscolo che lascia s fu~gire l'emoglobina propria , la quale traversa il rene con una facilita maggiore di quella proveniente dalle emazie. Questa forma morbosa, che l'autore fa derivare dalla fatica
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RIVISTA KEDICA
muscolare e dall'intenso lremoré per freùdo, è IJUella chiamala comunemente a fr igore. Essa si manifesta quasi improvvisamente e colpisce a prefer·enza l'uomo di media eta. Si inizia con un intenso brivido di freddo, pallore della faccia e cianosi delle estremit.a. dolori muscolari ed in ispecie lombar.i. I dolori perdurano anche dopo la scomparsa degli altri disturbi. L'urina conti3M s ubito emoglobina e sempre dell'albumina; il siero sanguigno, durante la crisi, presenta anch'esso talora emoglobina. La progno5i di questa varieta morbosa é fausta. Il numero dei globuli rossi nel sangue circolante rimane invariato. La terza varietà é data dalla distruzione delle em~:~zie. Le nefr!ti e le emorragie delle vie urinarie superior·i possono causare emoglobinuria se l'urina c globulicida; questa manifestazione patologica si ha anche quando viene aumentata l'osmonocivit.a dell'urina, quando cioè l'urina })a un potere di concentrozione minore di I]Uello del siel'o sanguigno. GRrx. DoNATTS. - Sul valore 4lagnoatloo e terapeutloo 4ella puntura lombare' alla Qntnoke . :..... ( Wiener med. Woch., 5 dicembre 1903). L'A, che ebbe occasione di praticare 98 volte la puntura lombare, rAccomanda di lasciar l'infdrmo in Assoluto riposo a letto per due giorni dopo l'operazione, e di calmare la cefalea consecutiva con la fenacetina, l'antipirina o con 2 centigr. di dionina. Al contrario di quanto osservarono la maggior parte rte~Ji operatori, egli non ebbe mai a constatare elevazioni termiche. Il Oonalts fece la puntura lombare giornalmente con vantaggio nei casi di meningite acuta, ottenendo non .solo il miglioramento dei sintomi locali e generali, ma la g uarigione; nelle menin~iti tubercolari invece non osservò alcun vantaggio sul decorso dell'tlfl'ezione. . Effetti càlmaoti manifesti oltenne sempre nella meningite cerebro-spinale. Dove però i risultati furono realmente br1llanli è nei dolori folgoranti degli atassici, sopratutto nelle crisi gastr·iche, in cui ~li infermi, sollevati dagli spas imi, chiedono di nuovo la puntura all'appressarsi dei nuovi accessi. Favorevolissimo es ilo l'Orli pure la puntura in t2 casi di epilessia g rave: gli in fermi mi~liorarono nelle condizioni generali, t> gli accessi scomparvero fra gli t 1 e i ·22 ~iorni . In un caso di tor·cicollo spasmodico, che durava da 6 mesi e che tormentava l'infermo con scosse violente anche durante la notte, si ebbe la scomparsa delle scosse dopo la prima puntura e la guarigione completa in capo a poco tempo. GRIX. Roux. mero 148, 1903).
MA.THIEu e
I lavaggi &Umentarl. -
(Gazette des Hopitaua:, nu-
Per lungo tempo si ritenne che i lavaggi alimentnri fossero capaci di sostituire quasi completamente l'alimentazione orale. Da ricer•che fisiologiche infat\i rh.oultava che una gran quantit.a dell'albumina e degli idrati di carbonio introdotti per clistere vengono asdot'biti nell'intestino, che i pepLoni immessi pel retto aumentano l'escrezione di urea, e che le sostanze amilacee scompaiono interamente dall'intestino, mentre i grassi vengono emessi quasi in totalità. ·
RIVISTA MEDICA
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Ma le esperienze cliniche non hanno confermato le indagini fisiologiche, e gli ammalati sottoposti ad una esclusiva alimentazione retlale perdono il peso quasi come quelli sottomessi a l'inanizione completa, ma che però possono bere a lor BR"iO. A conferma di questa affermazione gli AA. fanno rilevare che nell'assoluto digiuno la perdita di peso, che é considerevole nei primi giorni (6\)()-1000 gr. e più ogni 24. ore) d.iminuisce in modo manifesto in seguito (300- 400 gr); allo ste!'SO modo il dimagrimento degli infermi nutriti pel r etto oscilla io generale rra ;J00-400 g r . per giomo. Che se in questi ultimi manca la rapida o marcata diminuzione di peso iniziale, ciò è da attriuuir si al fatto che essi da mollo tempo vivooo in uno stato di inanizione relativa, durante la quale i tessuti vivono io parsimonia. È noto però che i lavagF!i alimentari hanno aumentalo il !Jeso di ammalati affetti da ulcera gastrica cou stenosi pilor ica e consecutiva gastrectasia. Questo risultato è dovuto all'acqua contenuta nel clister e, la quale viene as· sorbita avidamente dall'organismo depauperato di liquidi dai vomiti incessanti e dall'ipersecrezione gastrica. Il dimagramento rapido caus11to da tale disidratazioue, è compensato dai liquidi del clistere. Le ricerc he di Fleischer sui cani confermano queste vedute. l clisteri nutritivi, secondo IZli AA. rie~cono quindi utili sopratulto per imperlire la disidratazione dell'organis mi\ ad a la! uopo essi adoperano nella clinica delle malattie dell'apparecchio digerente, tre o quattro clisteri al gio1·no di 250 g r . ciascuno di acqua l e~germente salala. alla quale, meglio che del peptone, aggiungono uno o due uova. GRrx.
Su eU un reperto di protos ol lD DD o&so 41 cUasenterta &ollt&. - (Arch. (. e:xperim. Pat!tol. u. Pharmakol., Bd. 46, H. 5 e 6).
EosTEIN. -
In UTl caso di dis~enteria manif~statosi in una ragazza di 26 anni di età vennero costantemente trovate nelle reci delle amebe le quali ricordavano mollo da vicino dal Ialo morlorologico le forme descrilte da Quincke e da Roos. Che queste amebe fossero realmente la causa della dissenteria nel caso sopra menzionato, si può presumere con grande probabilita, ma non SI può stabilire con sicurezza. In O{'tni caso però si potè determinare con sicurezza che col cr escere dei s intomi Jella malattia. i protozoi aumentarono, mentre collo scomparire delle manifestazioni dissenteriche a poc.o a poco scomparvero completame•:le dalle reci. G. B. M. B. GRuNow. -
Un o&ao dl m&latUa 4ell'lnteatlllO 4& protosol (ooooì4U1). -
(i{reh. f. experim. Pathol. u. Pha r maliOl. Bd. 45, li. 3 e 4).
T rallavasi di un operaio dell'eta di circa 6t anni, ii quale era im mune da altre malattie ; esso veniva. collo in rorma per iodaca da diarrea non mollo intensa, limitandosi es!!a a 2-4 scariche al giorno, e io poca quanlilil. Noo vi si ebbe mai a notare la presenza di murio o di sangue. Dal 17 dicembre 1899 al 5 marzo 1900, ']Uando avvenne la morte per encefaloma lacia ed edema cerebrale, vennero regolarmente trovati nelle feci, a mezzo dell'esame microscopico, dei corpi rotondeggianti. Trattavasi certamente di forme parassitarie, le
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RIVISTA KRDIOA
quali si trovavano no:1 solamente nelle materie fecali, ma anche nella mucosa intestinale, e sebbene la loro forma fosse alquanto variabile, pur tuttavia erano sempr e identiche per ciò che riguarda la loro natura parassitaria. Con ~rande probabilità la forma divei'Sa presentata dai parassiti stava a r appresentare ·soltanto degli stadii diversi di sviluppo dei parassiti medesimi. Secondo l'Autor e, colla massima probabilità. traltavasi del Coceidium bigeminum. Quantunque il potere patogeno di e!.iSO non sia ancora s tRLO dimostrato con certezza, pure é molto verosimile che la loro invasione del tubo iTtlestinale produca alterazioni anatomo -palologiche dd la mucosa intestinale, e · specialmente delle G. B. M. B. lt!sioni dei villi. STURSBERG. - 8ulla oaua 4elle maDlfeai azloul m aulnglilforml nell'Ueo · ilfo. - (Deut. Zeitschr. .f. Neroen heilk., Bol. 19, H. 5 u. 6). In un caso òi tifo addominale con andamento normale, mentre l'infermo era già divenuto apirettico, comparvero improvvisamente crampi e nuove elevazioni termiche, e si manifestò il quadro clinico di una g rave ma lattia cerebrale analoga a una meningite, con esito letale dopo 12 ~iorni. All'autopsia fece di· fetto un reperto macroscopico il quale fosse in grado di dare la spiegazione dei fenomeni manifestatisi io vita: ma nelresame microscopico risultò una trombosi delle vene della pia madre corr ispondentemente all'emisfero destro, la quale s i estendeva fino alla scissura di Silvio e in par te e ra in via di orllanizzazione. Le ricerche batteriologiche furono oe~ative. L'Autore é inclint~lo ad ammetlere che le manifes tazioni cerebrali del meningismo .nel tifo dipendano da influenze los~iche. G. B. M. B.
UD OUO di malaria, OOD 4eoono almulaDW l'epUeul&. (Dieiskaia Medi:ina, 1903, n. 4).
BIELOU SOW. -
L'Autore descrive il caso di un ragazzo dell'età di 12 anni, nel quale insieme ari apatia, sonnolenza, ce falea, sensazione di stanchezza e innalzamenti di temperatura non rilevanti, manifestantisi la sera (3i• 8 - 38•) si presentavano anche degli a ccessi convulsivi ai muscoli degli erti, come pure a quelli d ella faccia, i quali andarono aumentando di rrequ~oza e di intensità. Gli a ccessi convulsivi duravano 2 a 3 minuti ed erano accompagnati da respiro stertoroso, schiuma alla bocca e perdita di conoscenza. Si somministrarono i prepara ti bromici, ma non se ne ot.tenne a!l:un effe tto; in seguito essendo s tato praticato l'esame del sangue, ed essendos i rinvenuti i par·assili della malaria, ve nne iniziata la cura specifica del chinino e si ottenne la guarigione. G. B. M. B.
Sulla cll&gnoal 4ell'aaoe•ao del fegato nella 41uenter1A. (MV.nchener med. Wochenschrijt, 1903) . . .
ScHLA YER. -
In seguito a numerose ricerche s ul sangue, continuate per lungo tempo nell'ospedale da campo in Tieotsin (Asia Orie ntale) l'autore notò che nell'ascesso dissenterico del fegato avviene reg?larmente un forte aumento dei corpuscoli bianchi del sangue, che é. da tener presente per· la diagnosi differenziale fra il tifo e la m11laria . Anche nell' infiammazione acuta del fegato la numerazione dei leucocili rese possibile di seguire i processi del fegato, prin-
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RIVISTA DI :SEvROP.ATOLOGIA
cipalmenle per ciò che riguarda il progresso del pus e la lenrlenza alla for mazione di ascessi, avvalorata sempre t uttavia dalla contemporanea osservazione degli allri segni clinici. Soltanto il carattere acuto pro,~rressivo dei processi piemici produce la iperleucocitosi. Nei casi operabili la numerazione dei leucociti rende possibile decidere, se nuovi a scessi ancora si formarono oppur e esrstevano già. Un gran numero d'interessanti stol'ie cliniche illustra t.ah alli!r·mazioni.
c. s.
RIVlSTA DI NEVROPATOLOGIA G. HerTz. -
l nervi del ouore nel t&betlot. -
( These de Paris, 1003).
Le tlbre mieliniche del plesso cardiaco sono alterale nella maggior parte dei casi nei tabetici. Le loro alterazioni, che consistono essenzialmente in una ra rdfazione che colpisce conlemporaneamPnle i ~trandi ed i piccoli grani di mielina, sono in costante t'apporlo con le IPsioni delle radici posterior•i del r·igonfiamenlo cer-\'icale, in rapporto incostante con le lesioni dei pneumogaslrici che raramente sono molto accentuate. ~et casi di tabe complicata ad sortite, le lesioni di'l plesso car.liaco non sono più pronunciate di quello che ordinariamente si ri~contra nei casi di tabe ordinaria. Quindi l'sortite non può essere considerata come un dislucbo tt·ofico oonsecutivo alla malattia del sistema ner·voso. L'esser le aorti{i latenti nei Labetici, si spiega con le alterazioni del plesso cardiAco e delle radici cervicali posterior i. È infatti per tali radici che passano le fibre destinate alla ~ensibililà cardiàca. l soli tabetici chi! sofl't•ono della loro sortite son quelli la di cui af'ft'zione midollare é poco avanzttla, o le di cui radici poster·iori cervicali sono rimoste relalivameute intatte, malg rado l'anzianità della tabe. Le alterazioni dei pneumogaslrici si manirestano con dei disturbi laringei, e, qua ndo esse sono mollo pronunciale; con una tachicardia che non dura che qualche mese, e con un pronunciatissimo rallentamento della respirazione. G. B.
J. HoPPE. - L'uao del dormtolo neglt eptletttot. - Contributo alla oura dello atato e plletttoo. - (Centralblalt fur die medicin.i.~chen Wissenschaflen, n. 4, 100oi). L'autore raccoman<ia nello s tato epilettico il dormiolo, specialmente per eliminare i danni, che l'uso del cloralio porta con sè. Il rimedio fu sperimentato oei pazienti con tlatus epilepticus, che sembravano affetti dtt malattie organiche cerebrali, i quali inoltre erano in cura da sì lungo tempo, che in essi si
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BIVISTA DI NEVROP.A.TOLOGIA
conosceva esattissimamente il decorso dello status epilepticus con e senza intervento medico. 11 casi furono curati nel modo sopraindicalo ed i risultati furono in lutti buoni, almeno cosi buoni come nel tra ttamento coll'idrato di amile. Furono somministrati per l'ar.o 2 ·3 cucchiai da tavola di una soluzione 10: 150 diluiti in '/, - 1/ , di litro di acqua tiepida. C. S. J. M. CLARI.:E. -
La oura della aolatloa. - (Lancet, 1903).
Per la cura della sciatica grave l'autl)re raccomanda a ssoluto riposo dell'arto, che si ottiene fasciando le articolazioni dell'anca e del ginocchio, e fissandole con una stecea, in modo da impedire ogni movimento della gam ba. Le fasce con l'apparecchio devono essere rinnovate per la prima volla dopo tre giorni; in appresso una volta ogni cinque o sei giorni; sono eseguiti s olamente dolci movimenti passivi. Se il dolore cessa dopo due o tre settimane, la stecca é tenuta in sede soltanto durante la notte. Dopo un'altra setti mana essa è tolta .e l'arto solamente è tenuto fascialo. Il malato levandosi per la prima volta, deve s tat·e in piedi o camminare, ma non sedersi. L'autore afferma di avere ottenuto con tale metodo di cura, già. preconizzato da Weir Mitchell, ottimi risultati anche in quei casi di sciatic'l che difficilmente guariscono. Quando s'incomincia a togliere la s tecca di giorno, s' intraprende la cura del massaggio. C. S . MoNGERr. -
Le patooal epaUohe. -
(Tip. Mat•ino Bellinzaghi, Milano 1!:103}.
Dopo una rapida sintesi di tutto ciò che si e detto delle varie funzioni del fe· gato, l'A. si sofferma alquanto sul potere di neutralizzazione per opera della glandola epatica dei di,·ersi veleni che circolano nell'organismo, di origine esogena o endogena, e mette questa funzione alla dipendenza della cellula glandolare, seguendo in ciò le idee del Ro~er. Già dai tempi antichissimi erano conosciuti i disturbi nervosi e mentali rifertbili alle allerate funzion i del fegAto, e l'umore bilioso, l'atrabile, l'ipocondt•iasi deli antichi, erano la espr essione della stretta relazione da essi ammessa tra la sec1•ezione biliare, che era l'unica funzione ben uola del fegato da una parte, ed il cervello ed i nervi periferici dall'altra. Il primo a parlare di follia epatica fn Klippel, il quale classificò le affezioni mentali in tre ~-'(ruppi, comprendendo nel pl'imo quelle nelle quali i disturbi epatici hanno un'azione molla dubbta, nel secondo quelle in cui le lesioni del fe.g ato corroborano le azioni di altri tossici, e nel terzo quelle che dipendono direttamente da alterazioni di questa glandola. Egli anzi va ancora più in là, e dice che la causa diretta del delirio degli alcoolisti non è dovuta all'elcool. ma alla <:ellula epatica che, lesa dall'alcool, non può più impedire le autointossicazioni, cosi come avviene anche nell'avvelenamento da fosforo o da clurof.,rmio. Queste idee, mollo discusse in principio, sono poi s tate sostenute validamente da Vigouroux, fra gli altri ; e l'A. avendo avuta occas ione di osser vare un caso di follia epatica nell'ospedale armeno di Yadi Culè, lo ripor ta a sostel!no di questa teoria. Un giardinie1·e di Monastir, lrenlacinquenne, bevitore di mastica(una specie di aj)eritivo molto alcoolizzato. e molto in uso in Oriente), fu preso improvvisa-
RIVISTA DI NEVROPATOLOOIA
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mente da delirio e allucinazioni. Egli aveva tinta terres, congiuntive sub- itteriche, alito fetido, fegato a umentato di volume, stitichezza o scar iche alvlne quasi incolor i e fetidis!>ime, ipoazoturia ed urobilina nelle urine. Una purga di calomelano appor ta un notevole miglioramento. e fra le allre cose si ha che la prova della gli~osuria alimentare, stata prima positiva, r iesce ora negativa. Ritornato allo stato nor male per poco tempo. ricade nuovamente in fase di depressione con allucinazioni uditive, e coincide con questa fase la prova positiva della glicosuria alimentare . Sottopos to per circa tre mesi ad una cura adeguata, i disturbi mentali diminuiscono e poi scompaiono definiti· vamente e simullaneamente a quelli epatici. In questo ammalato si sono avut'l nei due accessi successivi, enlr11mbe le forme che l'A. asseg na alla follia epatica, quella maniaca, cioé, e quella malinconica. Anche la patogenesi di questa psicosi. s econlio l'A. ed altri, come, per e~cmpio, il Ducamp, sar·ebbe duplice. o la tos siemia per mancata epurazione epatica, o l'azione sui centri nervosi della bile riassorbita. L'A. mette in relazione diretta le forme cliniche della follia epatica colla cAusa patogenetica, ed ammeUe propriamente che le forme maniache s ono dovute a so~tanze tos siche analoghe agli alcaloidi vegetali, entrate nella circolazione a cuusa della insuffic:ienza funzionale del fegato (insufficenza sa·nguigoa), e che le for me depr~ssive de vono P.Ssere date dal riassorhimento lento e progressi vo delln bile dal sangue (ins ufficienza biliare). Queste due forme si possono unire tra di loro quando le alterazioni prodotte nella glandola epatica dalla imperfetta secrezione biliare valgono a disturbare anche le funzioni epuratrici del fegato . A questa ultima alterata funzione epatica l'A. accenna di sfug)lita come causa anche frequente della nevr astenia, dell'eclamps ia, della corea. In ullimo dà le norme terapt~utiche per queste s peciali ps icosi epatiche, ed assegna il primo posto al lavnggio del!" organismo mercé il salasso e l' i1Jodermoclisi; consi~lia poi il calomelano, i disinfettanti intestinali ed una dieta con nmiente. A. M. GurcctARDI. -
Sopra l 'uao terapeutloo della paragangllna Vuaale. - (Rioillta spel'imentale difreniatria, vol. XXIX, rase. l e I l).
Per incarico avuto dallo stesso prof. Vassale, l'A. ba esperimentato sopra 25 ammalati di mente dell'Is tituto ps ichiatrico di Reggio Emilia, l'estratto della sostanza midollare della capsula surrenale, al quale il suo scopritore diede il nome di paraganglina, riconosciuta più efficac.e nei suoi effetti miostenizzanti sulle fibre muscolari liscie, della adrenalina che vien ricavata da tutta la JZlandola surrenale. Le principali conclusioni alle quali viene l'A., dopo aver usato l'estratto alla dose di 30 a 6(J gocce pro die, aum'lntando j:(radatamente, sono le seguenti: L'azione miosteniuante della pareganglina sullo stomaco e sull'intestino, è indubbia, pronto, efficace, e rappresenta la qualità terapeut ica sovrana del rimedio. Da essa proprretà quindi nasce la indicazione sicura dell'estr•atlo pt>r le gastroectasie atoniche. Anche l'asten ia generale è, nel più dei casi; beneficamente influenzata dalla paragaoglina, e quasi sempre si é avuto aumento della energia organica, e del senso di benessere totale.
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RIVISTA ORIRURGIOA
• P robabilmente è attivato dal t:imedio il ,.ieambio materiale, e l'A. mette alla dipendenze di questa azione i buoni efletti che si sono avuti nella epilessia senile da arterio-sclerosi. l sintomi morbosi di alcune pSÌCOSi O nevrosi Semplici Si HVVantaggtarono presto, quando dipendevano da atonia io!enerale, e meglio ancora dR inerzia gastro-intestinale. Si ebbero quindi notevoli migliorame nti nelle sindromi ipoeondriaehè, neoraslèniche, tipemaniachf., ecc.; e guarirono sollecitamente !'tali organico-psichici depressivi in rapporto a mala ttié esaurienti. A. :\1.
RIVISTA CHIRURGICA H. EHZET.- L& dlaga.o11 di .ecle clel oalooll blllarl.- (Semaine médieale, ~. 1, 19031.
La diagnosi di sede esatta dei calcoli biliari presenta le piu grandi difficoltà, e malgrado il tentativo prematuro di Kehr, non sarà possibile stabilire delle regole, generali finché la nostt·a conoscenza s ulla fot•mazione , evoluzione e com· plicazioni dei calcoli biliari non saranno piu complete, e l'osservazione clinica, controllata dall'autop!>ia o dall'operazione, non disporrà di espet•ienza più lunga e di materiale più abbondante e bene studiato. Pel momento è necessario contentarsi di diagnosticare la sede precisa dei calcoli biliari in qualcuna delle molteplici possibilità che 11ffre la colelitiasi. L'A. si occupa dei casi in cui le feci htmno per regola generale, una color11zione biliare più o meno pronunciata, e che nell'intervallo delle crisi non presentano iltel'izia o solo un iltero leggero, suscettibile però di notevolil esacerbazioni. Cosi limitato il campo, egli prende a ccnsiderare i fattori essenziali della diagnosi, cioè la~bbre, l'itterizia, il dolore, l'esame del sangue. La febbre è manifestazione dell'infezione provocata dai germi ospiti abituali Mila vescichetta e canali biliari, i quali per la stasi creata dalla colelitiasi prendono il :sop1·avvento e si diffondono nell'alhero biliare. E specialmente il coledoco, la parte più vicina all'intestino, che contiene maggior numero di microrganismi, ed è quindi evidente che ~li attacchi infeUivi &aranno Lento più frequenti quanto più la sede dei calcoli si troverà vicine all'ampolla di Valer. Nella cistifellea i calcoli producono pure febbre, sia per r isveglio di una infezione antica che per una nuova infezione, ma l'accesso febbrile riveste una forma diversa: se il calcolo s ta nel coledoco è generai m ente rapido, elevato (40"-41 ) ma passeggero, se slll oella vescichette o la febbre è meno intensa (39" o meno) o si prolunga per più giorni. L'A. ne trae quindi la conclu~ione: nei calcolosi ehe hanno .feci eolo,.ate, le crisi febbrili eleoate, rapide e .frequenti (ìebbre epatica intermittente di Char· col), indicano che la sede dei ealeoli si detJe cerca,.e nella po,.~ione inferiore dell'a/be,.o biliare.
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L' iltero secondo r A., non e che rarissima mente l'eff~lto immediato della ·ostruzione delle vie biliari per· calcolt, ma. per regola generale, della angio'!Oiile inflltliva acuta o cronica, che r·ende impermeabili, rimontando in ult.o. una parte delle ramificazioni biliari; angiocolite che si ~o>vil uppa per la slal'i della bile e che quanto piu interesserà le picco!~ diramazroni ta nto piu facilmente sarà causa d'itterizia, ciò che si ver ifica in caso di ostruzione incompleta del culedoco, mentre se i calcoli s tanno nella vescicheua o od canale cistico, l'infezione non si diffo nder·à da questi punti per l'azione d'arresto dello scolo delltt bile, norma le nell'epatico e nel coledoco. Conviene però fa re eccezione per un angiocolile cronica su cui si innesti un ollacco d'infezione partente dalla vescichetta o dal dotto cistico. In complesso si può dire che, di nor ma, delle e,.is& numerose d' ittero suceessioe e rapide, indicheranno a priori che oi è inctmeamento di calcoli nel coledoco. Quanto al dolo,.e, molle osservazioni hanno mostr'ato all'A. che i do t'ori molto violenti indicano che la sede dei calcoli è nella cistifdlea , mentre i fe· nomeni morbosi suddetti, crisi febbrili e iltero a ripetizione, so no generalmente acco~pagnati da sofferenze lievi. Per ciò che riguarda l'esame del sangue, vi è un caso in cui forni rà risultato certo, quando cioè il n•Jmero dei leucocili si mantiene ele valo anche nell' intervallo fra gli attacchi, perché ci permellt~ di affer·mare che la sede del focolaio purulento, causa della leucocitasi costante, é la vescichetta biliar e; infatti l'ipotes i di un angiocolite ascendente suppurata, originanlesi dal coledoco, non sarebbe com patibile colla colorazione delle feci. R i~pilogttndo quindi, l'A. esprime lA seguente conclusione finale: in un calcoloso cbe pr esenta crisi febbrili con illArizia di grado variabile e dolor'i pn1 o meno scarsi, si ammetterà che il coledoco e la sede dei calcoli, se lo esame ripetuto del san ~ue non rivela lencocitosi costante, le feci essendo co U. R. lorate.
p_. u L M ENAR D. - Varietà anatomiche dell'appendice olecale e loro tDJlueuza •alla patologia. dau·appeudlolte - (Vigot frères, Paris, 1902). ~ uno studio inteso a dimostrare corne la variabili la dtli sinlomi, del quadro clinico nell' appe;;dicite rispondano a differenti Lipi anatomici dell'appendicite ileo cieca le: per cui la conoscenza di questi permetler·a al pratico di fare la diagnosi e di differenziarla da affezioni floJ:tistiche di a ltri or·gani colle quali si può confondere (salpingiLe, as cesso lombare, psoile, ecc.). Accennato alla parte generale rlell'anatomia dehl' appendice, l'A. ricorda le varie sue forme (rettilinea, sinuosa, a cr·ochet, a s emicer chio, a v, a corno da caccia, a cavaturaccioli) e la sua direzione e situazione. A questo ultimo r ig uardo nola come non vi sia una posizione normale di essa: più comunemente sta nella metà interna della foss a rliaca in vicinanza dello strett.o superiore, e vi é mantenuta per una piega per iloneale che forma una specie di mesenterio. Questo é il tipo discendente, che da il quadro clas!-!ico dell'appendicite, ma ve ne sono altri meno frequenti e tuttavia non rari, cioè il lipo discendente interno in cui l'appendice incrocia lo psoas,. s i insinua uel piccolo bacino e si wett~ in rapporto col retto, vescica, tromba, canale deferente, ecc. ; il tipo late ,.ale este,.no dove é coricata s ulla fascia che copre il muscolo iliaco; illipo ascendente anteriore nel quale é applicata contro il cieco ed in rapporto col g rande
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retto addominale; il tipo retrocieeale posteriore che comprende tre varietà, la ba11sa in cui l'appendice é in contatto del cieco e riposa s ullo psoas, talor a ~xlraperi toneal meote al di là del punto di riflessione del fogliet to viscerale nel parietale, la media dove sta indietro del colon ascendenfe e s'avvicina alla co- · Jonna vertebrale, la alla nella quale atrett.a r a pporti col rene e col fe~ato. L'A viene quindi alle deriuzioni patologiche ed espone la diagnosi differenziale di ciascuna varietà di posizioue dell'appendice, nonché la tecnica operator'ia più adatta a ciascun caso. Nel tipo ascendente la diagnosi é facile d'ordinaJ'iO, ed i sintomi salienti sono noti. -sia i locali che i generali. · Nel discendente interno il còmpito é più delicato: pei rapporti vari che può avere l"appeodice non é difficile che assuma volta a volla la tlsonomia clinica di nn a nnessite, di cistite, di ascesso para vescica le, ecc., o !l addirittura si complichi co~ queste afft.>zioni: in tali casi la diagnosi si basa sulla scr upolosa r icerca e constatazione dei sintomi più salienti dell'uno o dell'altro processo, del modo di insorp:ere e di decorrere, e tahra non si riesce a formularla se vi è contemporaneité di più affezioni (ad es. appendicite e salpingite). • Il tipo laterale ester no dà una sinlomatologia che non differisce molto dalla forma classica; il dolore ha il fuo massimo un po' più in basso ed a destra del punto di Mc. Burney, e cosi pure l'impastamento. Nt~l tipo as(!endenre anteriore la diagnosi s'impone perché l'appendice, situata sopra il cieco e dietro il ri"Llo, è più nettamente percepibile e la difesa muscolare é più apprezzabile. La var ieta bassa del tipo retrociecale poò dat'e la psoile, 1alora per la formazione di un ascesso peritonitic(J circoscritto periappendicolare che diffonde la fl ogosi sia per le vie linfatiche o venose che per contiguità (cellulare sottoperitoneale, fascia iliaca. muscolo!, tal' altra per la. for mazione di un ascesso extraperiloneale (nel caso che l'appendice sia sprovvista di meso) che permetterà la diffusione del processo allo psoas tanto per contiguité che per C0ntinuita. In quest'ultimo caso p~oite ed appendicite marcier·anuo di pari passo, mo>nlre nel primo i se~ni della miosite compariranno lardivamenle. La variata media dello s1esso tipo evolve d'ordinar io subdolamente e dà luogo ad ascessi lornbar·i la cui or·igine può restare oscura; nella vari eta alta la diagnosi diffArenziale va fatta colle coliche epatiche e nefritiche (apiret\iche), colle flogosi delle vie biliari (-sede elevata del dolore, scoloramento delle feci. tint.a subilterica), col rene mobile (st.ato neurastenico, disluJ•bi nrinari, apiressia), raccolte purulente periren.ali (dia~nosi di impor' tanza solo etiologica, perché anche gli asces~'<i appendicolari si formano uella regione renalel, ascesl!i sottoepalici, intr aepatici e subfrenici, che spesso sono pur'e di origine appendicitica (la J'adioscopia fa vedere dislivello tra il Ialo destro e sinistro della volta diaframmatica, immobilità del lato destro del diaframma, soppressione del cui di s acco, costo-diaframmatico). · Quanto all'intervento chirurgico l'A. adotta la formula di Lejars: ogni ap· pendicile deve essere operata; la sola data dell'operazione potra variare a se· conda dei casi, l'estirpazione dell'appendice è preferibile a fr·eddo anche quanno indicazioni d' urgenza obblighino ad intervenire a caldo. Le incisioni che il chirurgo dovra praticare saranno diverse a seconda delle val'ieté anatomiche suddescriUe. Nel tipo discendente, taglio classico del Max S chiiller·-Roux; nel discendente interno. in cui il pus si raccoglie nel piccolo
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bacino, nel <'Ul di sa c ~o olel Oou ~las, colpotomia (donna, o incisione prerettale (uomo) come negli asce3si della pros tata ; nel late rale esterno, taglio classico spostato più a destra; nell'ascendente anteriore, incisione pararetlale; nel retrociecale, varielil bassa, incisione laterale per il processo a posteriori di Chapul e Poirier, oppurd a d un dito trasverso io dentro della spina ilia ca anlet•iore superior·e, mentre nelle variet.A media e alta le modalità d'intervento saranno come quo~lle delle raccolte lombari, per inefritiche, epa tiche, subfreniche. ecc. U. R. GRAF. -
lalla procnosl della trattur& della baH oraul oa. -
(Centralblatt
filr Chirurgie, n. .}7,1903).
Il materiale casuistico di questa lesione fu tolto dalla clinica di Kòoig nell'ospedale della Carità a Berlirro , e comprende IZli anni dal 1896 al1002. <iraf. elaborò questo materiale con ricerche statistiche che avevano per obietlo la frequrmza dei ùiversr effelti clinrci delle fratture della base non solo nel periodo osservato nell'ospedale ma a nche in tempi Sllccessivi e dopo anche p iù anni dell'avve nutà lesione. Il numer o delle fratture basali che si é potuto osservar·e ascende 1t 90 (contro 83 fratture d ella convessilà); tr a i 90 fratturati ora detti si trovarono 77 uomini e 13 donne e la causa prù frequente fu la caduta da g ra ndi e medioc ri altezze. Per conseguenza immediata della lesione morirono il to giorno 21, tra il 2° e :~· giorno 4 ; dal 6• s ino a l t9• giorno a: fra questi tre le causa secondaria ru la meningile, la quale del resto fu rara. Il più freque nte sintomo concomitante della lesione é l'emorragia dall'aree~ cbio, dal na'!o e dalla bocca ; e precisamente l'emor ragia s i manifestò da un orecchio 6~ volle, da tutte o due le orecchie 13 volle, dal naso e dalla bocca 13 volle. All'incontro l'uscita del liquido cerebrospinale dalle orecchie fu consta· tata soltanto sei volle, ed una volta dalla bocca e dal naso. Le emorragre sottocoogiuntivali e palpebrali si constatarono in 65 casi e in due s i os~ervò l'esonalmo per emorragia r e:trobulbare. Tra la paralisi dei nervi cerebrali la più freque ntemente osservata fu quella ftel faciale (io 2i casi). La cau~ diretta della paralisi pare sia da allribuirsi .a stravaso il cui successivo riassorbimento permelle poi che si r istabilisca la funzione del nervo. P er ò da ulleriori Psami a periodo inoltrato si constata rono in tre casi paralisi faciali pe~!"<i steoti ed incurabili. lo quanto ai sintomi generali per parte del cer·vello si notò in 74 casi come sintomo iniziale la completa perdita di coscienza, che io 28 casj fu di bre \'e durata, ed in 40 durò per più or o, tra questi ultimi casi, 21 terminarono colla morte. Altri fenomeni notevoli furono rallentamento del polso (16 casi) a fa sia e parafasia (3 casi) convulsioni (3 casi). In quanto al reper to clinico risultato da 48 .esami successivi s i nolat'l)no i se~uenti ratti morbosi: i disturbi più frequenti sono rappresentati da cefalalgie delle quali si lag11avano 3i malati. In 16 casi queste cefalalgie erano quasi continue per cui essi infermi era no resi inelti a qualsiasi lavoro; 27 malati sof· frivano anche di ricorrenti vertigini, sussurr i alle orecchie e perdita di memoria; quest'ulllmo fallo e rll accompagnato anche da indebolimento d'intelligenza e due di questi ultimi casi finirono colla demenza. In molti infermi fu constatato ancora un cambiamento di car atter e conlradislinto per lo piu da
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eccitabilità ed anche da depressione. R i~uardo alla funzione dell'udito furon o praticati speciali esami alla Clinica otojatrica dalla Charilé. Come ris ultato di questi esami si è notato che sopra 39 infermi esaminati, soltanto dorlici diedero a constatare normali condizioni dell'or ecchio. l n quattro individui si r ilevò catarro cronico dell'orecchio medio e in venti individui più o meno spi ~c11la sor~it.a. C. P. WooD.JATT. -
Cura della Amoal congenita. -
(Lancet, 15 agosto 1903).
Nella tìmosi con ~enita la strozza tura é causata da un anello du•·o di membrana mucosa proprto alla parte interno. La pelle del prepuzio non é mai sovrabbondanti>, essa è molto elastica e non é mai la causa della flmosi. Non si ~:~rl'iva a concepire perché così spesso si sia eseguita la circoncisione. Lo scopo del c ltirurgo é quello ùi convertire un organo deforme in organo normale; a11che dal punto di vis ta J ella cosmesi non vi ha alcuna ragione di mutilar e il pene. Il W oodjatt opera :tel seguente moJo: a fferra il pene per il poll.ice e l'indic e s iuistro, retrae il prepuzio quanlu pti.t è po~ si bile e con un paio di fo rbici a guzza e taglienti ta!'lia la s tl·ozzatura prima dalla parlt~ destra e poi dalla sinistra. Non è necessario incidere la mucosa molto indietro, ma però de,•e essere ta· gliata egual mente dalle due parti. Allora si r etrae il prepuzio e si separa la mucosa del glande, e si sutura in modo da c onvertire in linea tras versale 1'10cisione long-itudinale, ciò che si ottienP- riunendo la parte superiore di ogni incisione colla sua parte inferio1·e allo stesso modo come s i opera nei semplici restringimenti dal pilor o. Non é necessaria ulcuna cura consecutiva: i lìli di sutura si tolgono òopo una settimana. G. O. WEDER . -
Sulle fratture del metatanl lu •egll!to a maroe. - ( Reoue mé-
dicale d e la Sut~se r omand e, n. 2, 1901).
Dallo studio dell'autore credo opportuno s tralciare alcune considerazioni ed alcuni insegname nti interessanti. Il Weber che, come medico di piazza, ebbtoccasione di o~servare numerosi casi di fratture dt\i mc:~t.ata•·si, c.i ds un quadro completo di ques t.a afl~zione che, constatata una voltA, può essere in seguito f>:tci lmente riconosciuta tonto essa è cartttter1stica. Talora pe1·ò, quando la frattura é incompleta, non solo l'esame fisico ma anche quello radiog rafico , fatto in primo tem po, può lascia!"e dubbiosi sulla dtagnos i. l n questo caso, a llorch,> il primo schiagramma manca di nettezza, e nUle altendet·e quRtLro ::euimane cir ca prima di fare la seconda radiografia , la quale allora, faceodo rilevar e la esisteuz:a di un callo più o meno esuberante, permetterà un giudizio diagno stico pr eciso. In questa lesione i cinque metatarsi sono colpili in grado ineg uale: il secondo è quello l~so più di frequente, poi il terzo e da ultimo il quarto. I metatarsi estremi non sono mai fratturati. Il punto di elezione della rrattura si trova nel terzo anteriore del meta tarso. Il W eber, dopo un'accurata disamina sulla pat.ogeoesi del piede forzato, attribuisce un'importanza preponderanle al carico del soldato, e ritiene che la frattura dei metatarsi debba ritenersi una frattura per tors ione. Le frattu{.e dei piedi che !0-Ì ri portano nel saltare sono analoghe a quelle per torsione, ma non devono confondersi con esse.
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Da ppoiché le osser vazioni corwordr dei medici militar i stabilisl!ono chu la frattura dei metatar~i s i os!'ier"va sovratullo durante il primo aooiJ ùi servizio del soldoto di fantel'ia, l'A. nù deduce che l'allenamento i> suscettibile di p.-odurre un adattamento aell'or)lanismo all'eccesso di carico. Il pronostico delle feso.~ure e delle fratture dei metalarsi è quasi sem pre favorevole: tali lesioni guariscono anche in manccu!za dr qual!siasi cura, talora ancbe continuando a prestar s ervrzio. La m obil1uazioue esage rata dei frammenti nelle nostre frattur·e, se non é capace di da re delle JHleudo-srlrosi, produce spesso calli di volume rilevante. Si può ritenere guarito l'mdividuo affetto da frattura dei met11tars i quando. in capo a 3-4 selllmaue, ejlli non ttvverte piu dolo re dalla par·te l~sa. Sotto l'espeLlo merlico-legale militare il nostro e g 1·eg1o colle_ga r itiene che ques ttt infermtt.ù ùebb,a d'ora io avauti e!'.sere annoverata fr·a i tr·aumatis mi dipendenti da Stlrvizio; la diagnos i di essa deve essere perù folta in modo incontestabile. Percio il Weber raccomanda ai colleghi dall'esercito di esominare attenlamente ì svldat1 che son·rono d'affezio ni ai !Jied•; e prima d1 tutto consiglia di •1sservare il cuore che non di rado è sede di lesioni consecutive u reumatismo. In mancan1.a di altre affezioni cha spieghino i dnlol'i ai piedi si indaghi se l'infermo sofl're di blenorl·agia, giacchò l'ortrit~ blenol'ragica s i localizza di frequente in queste estremita. Ottimo espediente t! quello di fai' cttmminarc il paziente a piedi nudi : se s i tratta di piede piatto, oll1'e i dati 11natomici, ci a •u· tano a s tabilire la diag nosi i sintomi subrelli vi, i viv1 dolori che si risentono durante il commino, che scompa iono stando cor1cati. Se si t> in pr11senzn di frattura d1 meU\tar;si si osservera qu11si costantemente un gonfiore sul dor~o del piede e specialmente al livello di uno o più metatars i. GR!X. L 'aooett&sloDe degli erDiod Dell'eaeroUo - ooaaegueace mUUarl • oblrargtohe. - (Archic. de m~d. - Centralblatt .fiir Chir. Il. 4, 190i).
PoNGU&T.
Per una determinazione JCol·ernativa in vigore dal 31 gennaio 1902 nell'eset·· cito francese gli individui affflltl da un'ernia contenibile con un cinto ven~o no d1chiarati abili al servizio o come tali incorporati nelle file ddl'esercito. L'autore crede che tale determinazione sia s tata presa in g•·azia clei progressi falli nella cura delle ernie. Nell'esercito francese furono in (juesti ultimi quattro anni operate 680 Prnie all'anno con un :, % di insucce$s-i. L'autore chiar•sce le condizroni uelle ,,uali sono da prAlicarsi le operazioni radicali dell'ernie. Egli sostiene nou solo n<•cessaria la condiscendenza del !IOI· Jato a farsi operare ma vuole anche che l'indiv1duo stesso chieda di1·ettamenle l'operazione, essendo questo l'unico m ezw per prernunir:;i da qualsias i pretesa dell'individuo per indennizzi a carico dt!l governo nel caso d'ins uccesso o di esito s favorevole . Sempre a parere del Pong uel, pE'l' ogni Corpo d'armala cleve essere des ignalo un grande ospedale in cui i medici militari 11ll'uopo istruiti in questa spec ialità possano operare ed io cui possano essere traslocati dalle piccole g uarnifliOni i militari da operarsi. In casi speciali il cl:irurgo militar e, provveduto di opportuno armamento, deve dal luogo centra le recars i alle piccole g uarnil{ioni e colà operare.
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RIVISTA DJ OTO-RINO·LARI.NGOU.TRU.
All'ospedale centrale deve essere adibilo un per.5onale chirurgico s ufficie nte e bene i~lruito. Con tale disposizione si avré. un doppio vantaggio, cioè da una parte sarà mantemJto 1n servizio un maggior numero di combattenti e dall'altra si verrà a formare nell'esercito un corpo di buoni chirurghi. Nell'ospedale militare di Tours !)res~o il quale è addetto l'autore, dietro queste no rme, furono curale radicalmente nel passato anno 47 ernie e nell'anno precedente 32. Le 47 ernie er·ano inguinali, di cui 12 congenite. Gli individui che ne erano affeUi deliberarono di farsi operare io causa dei dolori che nonostante l'applicazione del cinto li travagliavano d urante le esercitazioni militar·i Specialm<~nte gli uomini di cavalleria s i lame ntavano di tali dolori. Tutti g li indivi j ui di tale arma affetti da ernie si fecero operare, eccettuati 2:> i !(USI i prestarono servizio col cinto. Nei 47 "Operati si cons tatarono cinque epiploceli la cui r esezione a causa di forli aderenze fu alquanto difÌ'icile. Altre complicazioni osservate furono tre cisti del cordone spermatico, lipomi molteplici nel sacco ~ rniario e due ectopie del testicolo. l n quanto alla tecnica operatoria è da not.arsi che fu sempre lotalmenle incisa la parete anteriore del car11:tle ing uinale e quindi fu applicata la s utura in forma di U secondo Broca con seta bollita .in liquidi antisellici. Coll'impiego del catgut per· le ~uture profonàe si ebbero qualche volla suppurazioui le quali non si verificarono mai coll'uso della seta. In 4 casi prima della sutura colla selft furono applicate tre s uture con filo d'a1·gento obliquamente decorI'enti agli anelli in~uinali interno ed esterno e ciò con ollimo risultato. Gli esiti delle 47 operazioni furono i se.'{uenti: sette volle avvennero s u ppurazioni pe1· causa di fili infetti; in uno di que sti casi si a,:lg,iunse il fle mmone della parete del canale. I.e recidive, fra i cas i degli ultimi due anni, fur o no. due ; tre individui opera li soffrirono di quando in quando di cronica flogos~ del cordone. _T re s i lamentarono di dolori dur-anle le e5ercilazioni militari. C . P.
~IVISTA DI OTQ..~INO. IJA~I~GOIAT~IA Oomplloulonl 4eUe v egetazioni a.4enol41. - (Journ a l de Mèdecine et de Chirurgie, dicembre 1903).
AMÉDEB PuGNAT. -
L'Autore ha fallo oggetto di accurato studio gli a ccidenti, specialmente lontani, che possono attribuirs i alle vegetazioni adenoidi e li r iunisce in quattro categorie: distur bi infettivi, distur bi digestivi, d:isturbi oculari e disturbi nervos i. I pr imi sono spiegati dal ratto che le vegetazioni adenoidi sono un mezzo eccellente di cultura per i baUerii. Gli individui affetti da vegetazioni a denoidi sono in modo speciale predisposti alla difterite. È quindi indicato, guar ita la difterite , di praticare l'ablazione delle vegetazioni per evitare un nuovo a ttacco dell'infezione. Le risipole a ripetizione, che sono state segnalate come consecutive alle adenoiditi, si spiegano nella medesima maniera.
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l disturbi digastivi sono meno conosciuti. NeJ fanciullo si osservano piu so· venti la dispepsia col suo corteo sintomatico abituale, costipa zione, dilatazione dallo stomaco ed anche del cieco. Taivolla, come in un caso pubblicato da Brelon, si hanno vomiti incoercibili, che resistono a tutte le cure, fino al giorno in cui non si ricorre all'esportazione delle vegetazioni. Nell'adulto s i riscontrano ora dispepsie, ora vere gastriche settiche: questi disturbi non sono provocati dirAttameute dalle vegetazioni adenoidi, ma indire ttamente dal catarro naso-faringeo che mantengono. Il catarro agirebbe con le sue secrezioni muco-purulente che disceudendo nella fa~·inge, sono deglutite e pene trano nello s tomar_o, ove esse produrrebbero i loro effetti. l disturbi oculari sono meno conosciuti. ma la loro rdlazione coi tumori S!lenoidi pare certa; benchè sia difficile s piegare l'azione di questi ultimi s ulle congiuntiviti che costituiscono le les ioni che si osservano abitualmente in simile circostanza. I': certo però che si è veduto queste congiuntiviti, restie a tutte le cure, scomparire non appena furono asportati i tumori. l disturbi ner vosi ·non sono rari nei sogg-etti affelli da vegetazioni adenoiùi. L'incontinenza notturna si osserva s pesso: s econdo aJcuni , essa é considerata come un fenomeno semplicemente concomitante, senza relazione causale con la vegetazioni adenoirli ; secondo altri, essa sarebbe in ra pporto coll'ipertrofìa della terza tonsilla : quest'ultima opinione si appoggerebbe sul fatto che l'enuresi scompare dopo l'asportazione delle vegetazioni per t•icompa t'ire di nuovo in cas!• di recidiva di queste ullime. A cagione della s tenosi nasale, l'accumulo di acido carbonico nel sangue provocherebbe una paresi dello sfintere vescicale e l'evacuazione del contenuto della vescica. Anche la balbuzie si riscontra talvolta negli affetti da vegetazioni B. adenoidi e scompare in alcuni ca;:i in seguito all'ablazione di esse. CR~VASSE e MAHU. -
Della punt ar&lombare nelle oompUoazlonl en4ooraalohe delle otltl. - (Reoue hebdom. de la,.yn.g. otol. et 1'hin.., 24 ottobre 1903).
Diamo le conclusioni d i questo interessante studio. 1. La puntura lombare, quando s i proceda all'esame deliA colorazione, del contenuto batterico e della citologia del liquido cefalo-ra chideo, è un buon mezzo di diagnosi delle complicazioni e ndocraniche delle otiti. Fatta senza aspirazione e nella posi~ione orizzontale del soggetto, essa è quasi sempre inoffensiva. 2. Si deve te ner conto tanto dei risultati pos itivi che dei negativi ,seguendo il decorso clinico dell'affezione ed avendo cura di pt•ecisar·e lo stadio nel corso del quale sarà stata fatta la puntura . Non bisogna mai perdere di vista l'influenza di certe malattie generali sulla costituzione del liquido cefalorachideo. 3. Nell'immensa maggioranza dei'casi un Jjquido torbido, od anche chiaro, cbe contenga dopo la centrifugazione o dei bacteri o dei leucocili polinucleati o tutt'e due i reperti, svela l'esistenza d'una meningite bacterica. Un liquido chiaro e 'leggermente torbido, contenente abbondanti linfociti indica in generale una meningite tubercolare, diagnosi che è assicurata se si trovano i bacilli di Koch. La linfocitosi si osserva anche in altri processi meningei cronici e nella fase di regressione delle mening iti acute e s pecialmente delle meningiti cer ebro spinali. 20 -
Giornale medieo.
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4. Nelle suppurazioni eslradurali e sottodurali, il liquido cefalorachideo conserva la sua composizione normale finché il sacco aracnoideo resta indenne da ogni irt·itazione. 5. La puntura lombare, nelle meningili circoscritte, non ha dato finora indicazioni abbastanza precise perché se ne debba tener conto nella diagnosi. 6. Negli ascessi encefalici, nella trombotlebite del seuo laterale e nelle me· ningiti sierose non batteriche il liquido é chiaro, normale, !c~pesso aumentato in 'luantilà e sotto pressione elevata, più !c~pecialmente nelle due ultime complicazioni. · 7. Il liquido conserva la s ua composizione normale nellabirintismo e nel meningismo. 8 Dopo lesioni traumatiche del labirinto o della base del cranio con sintomi dal Jato dell'orecchio, si trova mollo spesso il liquido cefalorachideo con globuli rossi. 9. I dati dell'esame del liquido non devono mai arrestare l'intervento chirurgico, che essi rendono al contrario più preci~o, e perciò più efficace. 10. Finora il valore terapeutico della puntura lombare s'é mostrato molto precario, tuttavia, in considerazione dei risultati ottenuti nella medicina generale ed in alcune meningiti otitiche, si è in diritto di combinarla con l'intervento chirurgico nei casi di meningiti di qualsiasi natura, purché clinicamente non disperale. ' · 11. La puntura lombare ha avuto il' gran merito di dimostrare la curabili là di certe meningiti. 12. L'esame del liquido cefaloràchideo, allo stato attuale delle nostre conoscenze, sopratutto per l'applicazione della citodiagnosi, cosl.ituisce un grandissimo progresso per la diagnosi delle complicazioni endocraniche delle oliti, ed in quest'ordine d'idee, si deve generalizzar ne l'impiego. G. O. A. CAGNOLA. - Ototold& per locluro 4l potualo. - (A rchioio italiano di Olologia, 4• fascicolo 1903). ·
Sono molto frequenti le sordità consecutive all'uso di vari medicamenti come la chinina, l'acido salicilico, l'alcool, il tabacco ecc., ma l'A. ha osservato un caso tipico di sordità dovuta ad una delle sostanze meno incriminate: l'ioduro di potassio. N. N. di anni 41, per arrestare il crescente sviluppo fisico, dietro consiglio di un profano, si sottopose alla cura di ioduro potassico. Dopo qualche giorno dall'inizio della cura cominciò ad avvertire un senso di pienezza nell'orecchio s inistro, accompagnato da sordità e rumori. Sospesa la cura, rumori e sordità r ecedono prontamente; ma il paziente, fisso nella s ua idea, riprende poco dopo la cura iodica. \1:-a nuovo attacco di sordità unilaterale, con cefalea, rumori, vertigini, non si fece attendere e venne a confermare la diagnosi di ototo;cia iodica. I fatti morbos i osservati sono dovuti sia ad uno stato iperemico della capsula labirintica, sia ad un versamento s ieroso nella cassa timpanica, osservato obiettivamente. La unilateralità della lesione contribuisce ad escludere che i fatti fossero 'dovuti ad una semplice occlusione tubaria, da catarro iodico naso-faringeo. · M.
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RIVIS11A DI OCULISTICA DoU. A. YvsRT. - Del valore 4ell'a4renaUna nella terapia ottallllologtoa. - (Recueil d'ophtalmologie, n. 8, 1903). Crediamo opportuno di dare ai nostri lettori un largo riassunto di questa inLP.ressante comunicazione fatta dal dott. Yvert alla Société des Sciences mé· dicales de la cote- d'Or nella seduta del a luglio dello scorso anno, perché senza abbandonarci a soverchi entusiasmi -come fece, per esempio il dottor Rey d1 Bordeau x, il quale considera l'adrenalina una vera panacea per lutle le affezioni oculari -dobbiamo pur riconoscere che essa ha r·eso e rende grandissimi servigi in un gran numero di forme morbose, e che la sua inlrodu· zione nella pratica oculistica può chiamarsi un reale progresso, di cui ogni giorno sì accertano i benefici effetti. A. Applica.zioni .!1siologi.che. - Anzitutto dai risulhsti ottenuti sperimentalmente nell'occhio normale è sorto un uso dell'adrenalina che interessa mollissimo il pubblico profano e, in modo speciale le donne ; perchè questa sostanza te'fide a djvenlare ogni giorno più un agente cosmetico ed estetico di prim'ordine. Infatti, inslillata, i n un'occhio normale, alla dose di una goccia d'una soluzione al millesimo, l'adrenalina produce, dopo qualche secondo - tutt'al più dopo un minuto primo - una bianchezza tutta speciale del globo oculare, della congiuntiva, dei seni della stessa e delle palpebre ; e l'effetto massimo, cbe si ol.tiene in due minuti circa. dura poi un'ora o due. In tali condizioni l'organo della vista assume uno splP.ndore caratteristico, un'espressione di languore associata ad una profondita di sguardo, che non può fare a meno di colpire l'allenzrone e che non è priva di aUrallive; tanto è vero che le persone le q udli frequentano la ~rande società e le attrici più rinomate ricorrono senza scrupoli a questo nuovo mezzo di cosmesi, a cui si prepara, sotto questo rap· porto un brillante avvenire. Si dovrebbe perciò, a maggior rAgione, raccomandare l'uso alle persone altem!)ate, le cui congiuntive bulbart si congestionano facilmente, e a quei f{iovani, le cui palpebre si gonfhmo e si iniettano dopo quakhe ora pttS!Jata in ambienti molto illuminati e in atmosfera molto ris<'.aldata e confinata; tanto più che l'adrenalina non altera per nulla l'epitelio corneale, non produce nè miosi nè midriasi e non modifica punto l'accomodazione. B. Applicazioni terapeutiche. - I suoi effetti sono qui veramente sorprendenti, riuscendo spesso a troncare in modo rapido e definitivo un'affezione morbosa oculare. La sua prima proprietà importantissima; e su cui rich1amiamo l'attenzione dei colleghi, è quella di accentuare notevolmente, di aumentare in proporzwni considerevoli, l'effetto di lutti ~li alcaloidi a cui essa viene associata; per cui l'anestesia cocainica diviene mollo più intensa ; la midriasi prodotta dall'atropina è più rapida e più accentuata ; la miosi, senza confronto più accentuala, sia essa provocata dall'eserina o dalla pilocarpina. Ma v' ha di più: nei casi
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RIVISTA DI OCULISTICA
di iperemia del g lobo oculare, il quale presenta allora, come é noto, una magg iore resistenza all'azione dei colliri, l'adrenalina favorisce potentemente la loro attività e ne aumenta gli effetti in modo sorprendente. In .queste condi.zioni di iperemia, si tratta mollo probabilmente di un aument'l di tensione anormale ne' mezzi endoculari, che non permette più la produzione dell'osmosi come nello s tato fisiologico, n è la penetrazione dell' alcaloide nelle cam ere anteriore e posteri o t'e; e, s i può dire, le emissioni sanguigne JocaJi rendono, in tali cit•costanze, i migliori servlgi, bastando talvolta l'applicazione di d ue o tre sanguis ughe a lla tempia per fare scomparire quasi istantaneamente codesta difficoltà di assorbimento e per fare insorgere, invece, la midria.si o la miosi, che si era tentata invano di produrre. Oggi si deve affe r· mare che, solto questo punto di vista, l'adrenalina possiede il g randissimo vantaggio di sopprimere quegli agenti antiflogistici, sempre noiosi e spiacevoli, e di ~ostituirsi ad essi in modo più rapido e non m~:~no sicuro. Pc1ssiamo ora in rivi-;ta ciascuna delle atfezioni del globo oculare, i.n cui l'adrenalina si mostra magg iormente e fficace, segnando un progres:;o sensibile sugli altri metodi terapeutici che venivano applicali prima della scoperta di questo nuovo prodotto. Congiuntioiti catarrali acute. - Si può dire, senza tema di errare, che la soluzione di adrenalina al millesimo agisce sempre in modo favorevole nella maggior parte delle infiammazioni della congiuntiva, di natura catarrale, siano esse specialmente localizzate nella porzione bulbare o palpebrale: due o tre instillazioni al giorno, fra le palpebre, di una goccia per oolta di tale soluzione, determinano indubbiamente una g uarigione assai. più rapida ed una scomparsa più accentuata dei fenomeni infiammatori, c!Je non le producàno le instillazioni dei soliti colliri . .Ma vi sono alcune forme morbose della congiunliva, io cui l'azione dell'a· drenalina é ancora più apprezzabile e più precisaì e in cui pare agisca quasi come un rimedio specifico, di particolare potenza elettiva: ques te forme sono essenzialmente le seguenti: Congiztniioite reumatica. - La quale é una congiuntivite con caratteri speciali, che si verifica negli individui affetti da reumatismo, come localizzazione primitiva della diatesi·, o come manifestazione 8econdaria. Congestione oculare di natura artritica. - l'i: questa una congestione dij(usa e generaliuata del globo oculare di natura artritica, con perfetta inlegr•ilà del potere visivo, su cui il dottor Moissonnier di Tours richiamò l'attenzione degli oculisti nel Congresso de l1902 della Società francese di oftalmologia. Il malato prova un senso di peso e di bruciore associato a lagrimazione e a fotofobia: il decorso é bre ve- in ~renerale di 8 a 15 giorni;- non é a ccompagnato da veri dolori, ma piuUosto da molestia; la malaLUa insorge nei due sessi dopo i 40 anni , e in individui a temperamento artritico. Qui non si tratta nè d'una congiuntivite né d'un irite, benché i caratteri possano trarre in in· ganno, sopra tutto l'iniezione ciliare che farebbe supporr e un' irite acuta; e neppure d'una sclerite o di un'episclerite, il cui decorso è ben diverso. Secondo il Moissonnier si traLlerebbe di una semplice iperemia selerale, costituente una forma morbosa a sé, come, per esempio, l'iperemia relinica; secondo l'Yvert, sarebbe invece il primo grado della congiuntivite reumatica con congestione dell'irida. Ma qualunque sia veramente l'essenza di quest'affezione, quel che è certo si è che l'adrenalina (all'l p. iOQO) alla dose di due o tre gocce nelle
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24 ore, dà risultati veramente meravigliosi, e merita la preferenza su tulti gli altri medici r~ali che prima si applicavano in tali casi . Catarro primaoerile. -Anche in questa forma, cosi ribelle ad ogni medicazione e costantemente recidivante nei mesi caldi, l'adrenalina agisce con grandissima efficacia; tantoché oggirli molli oculisti la considerano come un vero e propr io specifico. Scler-iti e epist:leriti. - Secondo l' Yvert, nelle forme di sclerile e di episclerile, specialmenle di origine r·eumatica, l'adrenalina non teme confronti con altre soslenz:e già adoperate per combatterle, e cita tre casi molLo interessanti della sua clientela pri vala c he non lasciano più alcun dubbio al r iguar do. !riti graoi. - L'azione favorevole dell'adrenalina non lSi limita alle rnrmbrane esterne del globo oculare, ma si flStende altresì alle parti più pr·ofonrle dell'occhio. Nei casi di irile grave si ottengono ottimi r isultati dall'uso del seguente collirio misto: Solfato neutro d'atropina . . . . . . . 0,0~ centigrammi Cloridrato di cocaina. . . . . . . . . 0,20 id. Cioridrato di adrenalina all'i p. 1000 . 2-5 g rammi Acqua distillala st.erilizzata . . • . . . . 8-5 id. Una goccia nell'occhio ogni tre ore. Trattando.si di irite con sinechie pos teriori é raccomandabile l'a:;giunla, al suddetto collirio, di 10 cenligr. di dionina. Glaucoma. - Lasciundo eia parte il glaucoma acuto, in cui non si po~~:<ono sperare buoni risultati che dall' iridectomia, in lutti gli altri casi, quando l'operazione no'n è indicata o quando il malato vi si rifiuta, !"associazione dell'adrenalina a i miolici può talvolla rendere perfino inutile l'inte!"Venlo operRlivo Ecco il collir io consig liato dall'Yver·t: Cloridrato di pilocarpioa. . . 0,10 centigrammi Cloridrato di adrenalina all' 1 p. 1000 ana 5 grammi Acqua st.erilizzala. . . . . . Una goccia ogni due ore flno alla cessazione dell'acces<so. Allro collirio anliglaucomatoso da r·accomandarJi é il se~uente: Cloridrato d'adrenalina all't p. 1000. . 1 grammo (XX gocce) Cloridrato di pilocarpina. . 0,10 centigrammi Salicilato d'eserina . . . . . . . 0,02 id. Acqra ster ilizza ta . . . . . . . 10 grammi Da due a olto instillazioni a! giorno. Anche nell'irido-coroidite croniCI;!, nelle retiniti emorragiche, nelle trombosi reliniche e nelle emorr agie del vitreo si avrebbero avuti buoni risultati dall'adrenalina, ma cr·ediamo sia necessa ria una più larga esperienza e un maggior numero di fatti positivi prima di pr·onunciarsi in moclo defloilivo sulla sua efficacia. Ammettia mo in vece che l'uso dell'adrenalina sia in d icatissimo nelle opera:;ioni sulla congiuntioa (pterigio, calazio, au!oplaslica, ecc.) e nell'estra.;ione dei eorpi estranei dalla cornea, nou soltanto perché il dolore sar à più tollerabile, ma per ché non vi sara quasi emorragia. I n tali casi, I'YverL dé. la prefer enza al seguente collirio: Cloridrato di cocaina . . . . . . . 0,10 centigr. Clor idrato di adrenalina a ll'l. p. 1000 . 0,50 id. (X gocce) Acqua sterilizzata . . . . . . . . 10 grammi. Una goccia ogni due minuti, per dieci minuti.
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C. Applieazioni diaynostiche. - Un' ultima applicazione dell'adrenalina, essenzialmente pratica, e spesso molto importante non solo in clinica, ma a nche nell'eserc.izio giornaliero, consiste nell'utilizzare questa sostanza per stabilire alcune diagnosi altrettanto complicate quanto difficili: si vuole alludere a quelle iniezioni pericheratiche di color fecda di vino, e a proposito delle quali è talvolta assolutamente impossibile di affermare se sono la conseguenza della vascolarizzezione anormale della congiuntiva, o, al contrario, di questa vascolarizzezione combinata alla congestione e allo sviluppo patologico dei vasi situati più profondamente. Ore, in questo caso, la difficoltà sparisce immediatamente, non appena si instilla nell'occhi(\ una o due gocce di adrenalina (in soluzione dell'l p. 1000); poiché questa, sopprimendo d'un tratto e in una primissima fase, la congestione superficiale della congiuntiva, permette di ren· dersi conto l:!e i tessuti sottoposti prendono perle all'infiammazione pericheraticlt oppure ne sono es tranei; il quale fatto é di capitale importanza per la cure. E. T. A
Bulle m&l~ttle traumatlohe della oornea (eroaloa.i, oheratlte 4lsooldea ed ul oera della ooraea) e s al loro rapporti ooa l'erpete del la oornea. - (Von Grae(e's Areh.f. Ophthalm., 1893).
PET ERS. -
Secondo le osservazioni dell'autore, nelle erosioni corneali, tanto nelle lesioni primarie quanto nelle recidive, ma sopratutto dopo la guarigione di una recidiva, i disturbi della sensibilità costituiscono la regola. L'abrasione dello s trato epiteliale non supera il grado minimo della forma.zione di una vescica in detto strato, dovuta ad un edema, che, durante la malattia, può raa-giunger" pure in forma di strie ~li strati profondi della superficie posteriore della cornea. Quest'edema deve es sere di origine ne1•vose, come per analogia avviene nelle malattie erpetiche e nei processi nervosi, spiegandone con ciò la lunga persislenza e quindi le recidi ve osliuate e di lunga durata, che si osservano nelle erosioni corneali. La cheratite discoidea solamente pel grado s i differenzia dalle eros ioni corneali, poicbè l'edema invade gli epiteli e per conseguenza entra in campo manifestamente l' intorbidamen~o dell' umore acqueo. Il disco opacato, solamente per eccezione, è da ritenersi quale espressione di un' infezione o di u.n accesso; per lo più si tratta di una parte del tessuto cornealt gravemente leso nella sua nutrizione per alterazione nervosa. Nell'uleus serpens si manifesta una grande serie di fenomeni, i quali dimostrano che le alterazioni dei tessuti riscontrate nelle erosioni cor neali e nella cheratite discoidea s'incontrano pure nell'ulcera serpiginosa ed esercitano un'im!)ortante influenza sulla diffusione dell'infezione nella superficie e nella profondita. Fra le malattie erpetiche da un lato e le erosioni, la cheratite discoidea e l'uleus serpens dall'altra, non esiste alcuna differenza sostanziale. Solamente é da notare, che nell'ultimo i nervi periferici sono lesi da un trauma, mentre nell'herpes, secondo la sua essenza, t~siste per base un'irritazione non ancora del tutto conosciuta, la quale può modificare in allo grado l'apparecchio nervoso periferico ed i tes suti da esso innervati. C. S.
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RIVISTA DI ANATOMIAE fiSIOlOGIA ~ORMALE E PATOLOGICA Bulla redatensa• del oorpu•ooll roul del •augue ver•o le •olusloD! lpol•otonlohe 4l cloruro • odloo, nel o&roluoma 4•llo •tomaoo. (Zeitschr. f. klin. Med, Bd. 47, S. 153).
LANG. -
L'autore per le sue ricerche s i é servito dei due metodi proposti da Janewski. Nel primo di questi metodi il s ang ue sul quale si debbono eseguire le ricerche viene diluito una volla con soluzione fisiologica di cloruro sodico; in una seconda prova viene diluito con una soluzione di cloruro sodico al 0,4 per cento, in una terza con una soluzione al 0,3 per cento, e dopo averlo messo in un apparecchio contaglobuli, si osserva quante cellule si sono disciolte nella soluzione meno concentrala. Nel secondo metodo, più facile e rapido ad eseguirsi, il sangue vient'l mescolato con una quantità cento volle magp;iore di una soluzione di cloruro sodico al 0,\ pet• cento, e quindi viene a gp;iunla tan ta soluzione al 0,2 per cento, finché diviene completamente trasparente. L'autore descrive esattamente ambedue i processi, e ricorda tutte le cautele da usarsi e i possibili errori di metodo. In questo egli ha eseguilo ricel'che in 31 ammalati di carcinoma, e per conlrollo, io 20 ammalali di altre malattie di stomaco. In q u~ste ultime la resistenza variò dR una concentrazione salina di 0,3666 a quella di 0,3i28 per cento, e in media cot•rispose a 0,3470; negli ammalati di carcinoma gastrico (17 casi) essa variò da 0,3428 a 0,2909, e in media fu di 0,3125 per cento; in IO casi di carcinoma dell'esofago fu in media di 0,3303 per cento. L'autore viene poi a concludere che l' innalzamento della res istenza trovato nel carcinoma dello stomaco nel 95 per cento dei casi non può farsi dipendere da una insufficienza secretrice o motoria, o dalle ulcerazioni della mucosa, ma trH.e la sua or igine da prodotti tossici, la cui esistenza viene anche dimo~trata da altri sintomi ~rovati nel carcinoma dello stomaco. Egli suppone che le tossine prodotte dallo neoformazione possiedano un potere emolitico, la qual cosa viene dimostrata dall'anemia che non tarda a manifestarsi, e che l' innalzamento della resistenza dei· corpuscoli rossi stia a dimostrare una reazione contt•o l'azione delle sostanze emolitiche. G. B. M. 13. LÉPER. - La formastoue della llnfa. - (La Presse Médicale, settembre 1903). La formazione della linfa compiesi nell'inliruità dei tessuti , nelle fessure e negli spazii del tessuto connettivo di s'ostegno, dove bagnansi le cellule nobili. ~ un prodotto complesso, alla cui formazione concorrono delle forze meccaniche, fisiche e vitali. l fenomeni di diffusione e di osmosi hanno una capitale importanza; la filtrazione della linfa del capillare arterioso nella fessura liofatica si compie grazie alla pressione arteriosa ed alla diluziona del sangue, e varia nello s tesso senso.
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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
Ugualmente importante è la permeabilila dell'endotelio capillare e siccome ques ta pe rmeabilit.à varia secondo gli organi, ugualmente varia la composizione. Da ultimo bisogna tener conto dell'attivita vitale della cellula nobile che, immerl'a nella fessura linfatica, vi versa i prodotti della sua secrezione. Per tal modo puossi consider are l'apparecchio linfatico come una vera ghia n. dola, comprendente un'infinità di piccoli sistemi glandulari con una parte fil· tra n te, il capillare sanguig no; una parte secernente, la cellula mobile; un ca· naie escret01·e, la fessura ed il capillare lìnfatico. La linfa è il prodotto di eliminazione di ciaschedun tessuto: prima tappa: e l'orina il prodotto di eliminazione di cias chedun tessuto: seconda tappa di eli· mi nazione dei rifiuti; ciò che spiega la sinergia funzionale di queste due secre· zioni, constatata allo stato normale e patologico. G. B.
RIVISTA DI MALATTIE VENEREE EDELLA PELLE I. Not . -
plDa.. -
Cura generale eloo&le della. •lflltde terzlarla mediante la lodl· (A rehives génér afes de M ed ecine, gennaio 1 90~).
Fino ngli ultimi anni, la sifilide terziaria nun aveva che un sol medicamento eroico: l'ioduro di potassio, che disgraziatamente associa a preziose qualità terapeutiche tutti gli inconvenienti dell' iodismo. L'iodipina, scoperta da Winlernitz nel 1897, è un composto di iodio ed olio tli sesamo, pt·eparata in due concentrazioni (IO per 100 e 25 per "100). L'ioduro di potassio contiene 76,5 per cento di iodio; 3 grammi di iodipina al 25 per 100, cot'rispondono dunque ad 1 grammo di iodut·o di potassio. L' iodipina p resen· tasi quale preparato spesso e vischioso, di colot· carico, che esposto !lila luce ucquisla un colore più scuro, senza perder nulla delle sue qualità. Secondo Winlernitz non vi~ne ass orbila dallo stomaco, ma bensì dall'in· tes lino, nè arriva tosto nel torrente circolatorio, ma si deposita invece in gran parte un pò dapertutlo, ma specialme nte nel fegato e nel midollo delle ossa. Passa lentamente nelle urine in modo da trovarne lraccie nelle stesse anche dopo parecchi giorni òa una sola somministrazione. Cosi l"ot•ganismo è sottoposto all'azione dell'iodio in modo più uniforme e persistente senzt~ gli inconvenienti che può dare l'impiego dell' ioduro. S i può somministrare per via gastrica in capsule o diluito in un qualsiasi r ecipienti:', o per via r ettale, ma la miglior via é l'ipodermica. Si daril in ra gione di 10 grammi per giorno durante 30 o 40 giorni conse· c utivi; sar à utile praticare due iniezioni al di nella regione glutea. Dovendosi praticare in,ezioni così voluminose sarà utile l'impiego di una speciale s iringa ·a s tantuffo d'amianto provvista di una Nite di pressione, che si possa bollire completamente. Si adopreranno aghi di platino iridato luoghi da 6 a 7 centimetri e di un diametro abbas tanza grande. Tali iniezioni non cagionano 11ò impastamento nè dolore e non sono accom· pag nAte da ve runa s pecie rli reazione.
RIVISTA DI TEBAPEUTWA
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Mentre l'ioduro di potassio, in iellato localmente, diede sPmpt·e luop;o a fenomeni dolor osi violentissimi, talché malgrado la loro provata utilit.il, tali iniezioni Joveltero esser abhandonate, l'iodipina, esente da tali inconvenienti, oflre tutti i vanlaf:~i dell'iodur.> purche ven~a sommintstrata per via ipodermica. Cost, mentre nei casi or dinari e di tolleranza dell' ioduro, questo rimedio ~omministrato per bocca deve rappresentare l'arma 11bituale di combattimento contro la ~itllide, \'iodtpina vel'rà u!'ata nei casi di intolleranza, venendo coc::i a colmare tale lacuna con un r imedio di valor e per lo meno uguale. In ispecie l'iodipina é suscettibile di far sparire, molto più rapidAmente dell'ioduro, le manifestazioni cutanee tet·ziat·ie. G. n.
w. F. WELIAMOWITS CH. - 8alla terapia della tlsaa ravosa. - (CentraliJintt /rir die medicintschen Wissenschajten, n. 48, 28 novembre 1003). Un proce!'J:>O di cura proposto da Demido ff, il quale rend e possibile di /ZUIJ· rirtl completamente e durevolmente la tigna favosa in breve tempo (2-:l set · limana) senza estir•parc i pel i, consiste nel bagnare giornalmente, per una o due volte, con batuffoli di ovatta tutte le parti malate, con una soluzione acquosa di formalina al 5-10 per cento, involgendo successivamente il capo con una fasciatura ovatta la. Prima d'incominciar e 111 cura, devono esser rasi i capelli, ed il cuoio c11pelluto deve esser e liberato dalle croste. L e pennellature, che cagionano solamente bruciore e r ossore, sono continuale almeno per 10 giorni e continuate tutt'al più per 3 settimane. L'autore conferma, per· proprte o!lpe• rienze, l 'erflcacitt e la sicurezza del metodo. C S.
RIVISTA DI ':rERAPEUTICA ScuXFRR. -
Balla dl•lafesloAe late•tlDale. - ( W iener med. Presst>, 19113).
Nelle prigioni si munifestano spesso affezioni intestinali in quei r eclu!!'i, che dapprima soffrono per l'uso di alimenti i nsoliti, specialmente per la forma di essi e i n app1•esso per tuber·colosi. Finalmente anche le cosiddette diarree estive sono prù numerOi"O e più gravi negli stabilimenti, che fra la popolazione liber·a. N elle deiezioni !'i trova allora uno straordinat'JO aumeulo del baeterium eoli.. In tutte que<~te malattie intestinal i ~i o v6 moltissimo all'autore l ' ictioalbina, che si decompone nel canale intestinale. Questo rimedio fu adopet·ato in 150 dei CASi summenzionati e per lo più, tre volte al gior no, in dosi di 11,'1 - f:: grammi con osliP. Per l'azione del farmaco dapprima diminuirono rapidamente le deiezioni intestinali, cessarono le flatulenze e si mitigar·ono i dol ori, regio· nati dall'aumentala peristalsi intestinale. Anche in quei casi di tubet·colosi Intestinale, primar·ia o secondaria, nei quali la terapia va incontt·o a grandi difficoltà, l'ictioalbina, pP.r la !'!Ua azione disinfettante, riesce ancor·u r elativamente utile. Oltre la detta azione disinfettante, il rimedio possiede anche l'unica proprietà di drminuire i trasudati intt>stinali. I n un gran numero di casi, l'uM prolungato dell'ictioalbina aumentO notevolmente l'appetito. ,
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Speciahnente in quegli stabilimenti nei q uali il medico non può fare assegna· mento pei suoi pazitmli nè sull'aria libera, nè sulle cure alimenttlri, J'iclioalbina può render e utili ser vigi. C. S. CL. A. Gooo. - 8tudlo aperlmentale aul UUo. - ( The A.merie. journ. of the med. seienc:ea, 1903). ·
Il litio viene eliminato per mezzo della saliva, dell'uri na, ·nonché dello stomaco ed intestino; pe1· lo più o1·dinariamente con l'urina, ma qualche volta anche per mezzo dello stomaco ed intestino, sper.ialmente allorquando la nausea, il vomito e la diarrea sono particolarmente forti. La eliminazione incomincia già 10 minuti dopo la iniezione sott.ocutanea del litio, e continua per lungo tempo, e in un caso esisteva ancora 23 giorni dopo l'ultima inoculazione di litio. Somministrato a g randi dosi per via interna, o pe1• iniezione sottocutanea, produce sempre intensa gastro- euterite e con ciò si spiega la sua eliminazione per lo s tomaco e l' intes lino. I sali di liti o non hanno a lcun'azione diuretica ; essi rendono l'urina alcalina ed agiscono adunque come gh all1'i alcalini. Soluzio·ni diluile dci sali di lìtio non sciolgono né i sali urici, nè gli urati. C. S.
RIVISTA DI TECNICA E SERVIliO MEDICO MILITARE La oura delle ferlte ba guerra. - (Deulsehe militii,.iil"ztl. Zeitschr., Heft 3, 1 90~).
BoEGEDOLO. -
Il Boefrehold ha già proposto per le ferile del tronco un modello di medi· calura ell'empiaslro di caucciù, di cui fu estesa relazione nel n. X, 1903, del nostro Giornale. Ora egli ha studiato di nuoYo l'argomento nell'intento di re ndere sempre più agevole e sicura la medicatura asettica sul campo di battaglia. E gli crede che il pacchetto di medicazione, portato, come lo è attualmente, io una falda del cappolto o del mantello rimanga esposto, specie durante le pioggia, alla penetrazione dei batteri, contro la quale offre una insufficiente prote zione la tela imper meabile, che lo involge. Perciò propone di conservarlo in un astuccio di alluminio o di lamiera nichelata, il quale è int1·odotto in un serbatoio, con coper chio a molla, pr aticato nella perle inferiore del calcio del fucile, simile a quello che serve a contenere le cartucce in alcuni fucili da caccia. L'astuccio potr ebbe essere diviso in due scompartimenti, in uno dei quali starebbe l'attuale pacchetto senza tela impermeabile, oltre a dud medicature ad empiastro (per i fori d'entrata e di uscita di una ferita del tronco); nell'altro troverebbe posto uno spolverino di legno contenente una polve1·e antiseUica da applicat•si sulle ferite recenti e cl)mposta di: Xerof<.>rmio 10,0. P olv. gommos. Acido borico ana l ,00.
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Questa polvere forma una solida crosl<t atta a protèggere la ferita contro le infezioni esterne, nel caso che la medicatura s ubisca sposta menti. Gli es perimen\i di Noguera nella guerra ispano-americana hanno dimostrato che lo Xeroformio costituisce un eccellente mezzo di essicamenlo delle ferite. L'A. nelle sue ricerche sulla virulenza del mttteriale di medicazione, conservato per un anno e mezzo in un s erbatoio del suo fucile da caccia, ha constatato ch'esso si mantiene sufficientemente ste rile. P. L. FREuNo. -
•tattle •peolall 4esU ullclall. -
(Der Milifararzt, 1903) .
Fra le malattie dirette si riferiscono le se guenti: 1° La « puntura al ginocchio n cagionata da calzoni da equitazio ne non adaUi, da ginocchiere troppo strette (infiammazione del tendine del grande estensore della coscia alla sua inserzione al ginocchio); 2• cc Glandole dei cavalieri » (tumefazione dolorosa delle glandole crurali dopo faticose cavalcate); 3• e: Ossa !dei cavalieri • analoghe alle ossa degli esercizi nei wuscoli della ::spalla delh1 fanteria), costituile da ot·ganizzazione ed ossiflcazione di sangue uscito dai vasi, e non riassorbito ; 4• Malattie dei vasi~ alle estremità inferiori (varici e varieoceli della fanteria, emorroidi dei cavalieri); 5° Incipiente gastroptosi, che comunemente é indicata col nome complessivo di cr catarro di stomaco ))' cagionata probabilmente da progressive sco~se ginnastiche contro la trave tedesca mas simamente a stomaco pieno. Fra le malattie indirette sarebbe forse· da annoverarsi la malaria, e fra le malattie reumatiche, quelle dell'apparecchio res piratorio (ipertrofia de i tessuti adenoidi nella cavità naso-faringea, ecc.). Quali cause occasionati sono da considerarsi, fatta astrazione naturalmente dalltt disposizione, i danni delle lunghe marcie e sopratutto il fumo delle sigarette. C. S.
RIVISTA D'IGIENE n a.too del stappoa..t. - (Brit. Med. Journal, 12 marz.o 100<i). Come e noto i Giapponesi sono un popolo di piccola statu1·a: essi però so no capaci di atti di forza e di resistenza notevoli e come lo hanno dimostralo recenLemente sono _pieni di coraggio e di ardire. l Giapponesi sLessi fanno dipendere la loro forza fisica dalla dieta semplice e frugale e da un sistema di ginnastica chiamalo j iu-jitsu che implica cognizioni di anatomia e dall'uso interno ed esterno dell'acqu~t. È un fallo che la sanità pubblictt nel Giappone é mollo migliore che in Cina, benché i Giapponesi siano molto più piccoli dei Cinesi. Nel 1899 fu riunita una Commissione per· isludiare se colla dieta carnea o con altri mezzi si potesse aumentare la statura della razza: la conclusione fù che, veddndo che i Giapponesi compivano azioni di fot·za e di resistenza superiori a quelle· dei popoli di più alta statura, ques ta non era cosa da preoc· cupare. l Giapponesi ritengouo che l'uso generoso ed intelligeule dell'acqua sia un'arma infallibile contro le malattie. Quelli che fanno gli esercizi de l
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jiu-jit.w bevono circa un gallone d'acqua al giorno. Molle sorgenti hanno vir tti medicinali, ma ciò che interessa di più alla generalità è che l'acqua sia pul'8. Colla copio!'a in gestione dell'acqua gl'intestini e i reni sono stimolati, ed è noteYIJie il fatto che nel Giappone il r eumatismo é qu11si del tutto ignoto: ciò dipende probabilmente dall'at>senza della carne dall'alimentaxiooe e dal geuer O!'O uso dell'arqua. I ba~ni sono usati anche dalle classi sociali piu povere: l'acqua occorrente si riscalda ad una temperatu1·a che non potr ebbe esser Cacii mente sopportata da un eur opeo, mediante una stufa situata solto il baguo. Que!'ti bagn1 caldi~simi sono presi per pulire e stimola1·e la pelle, ma si usano anche i bngni rreddi per rinvigorir!&: di frequent~ ad un bagno caldissimo si fa !'eguire il rC\tolarsi nella neve. La dielo dei Giapponesi é mollo frugale: il riso costituisce la base delle loro alimentazione. Le tr uppe giappooel"i hanno fatto delle marce record r.on un'alimentazione costituila solo da poco riso. Cn contadino lavor a un'intera giornata per un piallo di pomidoro, di cocomeri, d'insalata, la quale si mangia colla contro l'insonnia. Il latte sca1·seggia poiché noo veli& pena di mantener e uM mucca al solo scopo di pr ocura1·sene, una volta cho la car ne non è mangiata. Il tò si beve appena fallo e senza latte, la birra si beve, mB ndtl molto: cos'1 dicasi dei liquori. Le sigarette si fumano poco: ad esse sono pr efer ite le pipP, le quali )Jer ò contengono pochissimo tebacco. l Giapponesi apprez1.ano !'Opra o~ni cosa l'aria pura: nolle e giorno essi tenllono le fìne;~tre ape1·l e. sicchè le stanze sono ampiamente ventilate ed ess1 non temono nè le correnti d'aria, né l'umidità. Gli esercizi metodici di respirazione coslituit>cono una par te importante della loro t'tlucazione fisica: essi ritengono che cosi il cuore ed i po!moni si rinvigoriscono. Con una salute cosi perfetta e con un equilibr io menl.ale cosl spiccato non ,. mera\'illlia se 1 Giapponesi han potuto in soli trent'anni raggiungere un grarlo cosi elevato di civiltà, per raggiun~ere il quale oltre nazioni hannC\ impil'l!8~0 rlPi secoli. G. G.
Oaaenaslont e rloerohe epldem!ologlohe durante l ' epidemia dl ooler& nel nord della Olua durante l'a nno 1802, e mtaure proa.lattlohe, oon apeol&le riguardo &lla vaool.Jlaslone antloolertoa.. - (A rchio f. Schi.JJ's- und Tropen-Hygiene, febbraio 190~).
TsuzuKt. -
Qur~to m emoria é inter essante per alcune ricerche sui veicoli dell'epidemia coleri ca, per il m etodo con cui é trattal.a la diagnosi batteriologica e per le conclusioni relntive alla profilassi. L'A., mog!lim·e medico nell'eser ci to giapponesE', insiem e al capitano medico dott. Salo fu inviato in Cina nel giugno 1902 pe1· studiar e l'epidemia colerica svoltasi durante la pe1·manenza delle truppe internazionali, e tentar e una prcr filassi a beneficio delle truppe giapponesi, nelle quali erans1 già presentati dei casi. Egli comincio a studiare l'epid~mia in generale considerandone il decorso a seconda dei mesi dell'anno, poi riunl con dati statistici la mor bosilà e la mortalità complessiva nella città di T1entsi n e nel circondario giapponese di questa citta, !:ebbene le cifre !:>Jeno per lo popolazione cinese poco attendi· bili, perchè manca in Cina una vera slati!=<tica ufficiale. l n quanto alle distribuzionf:' dell'epidemia sui giapponesi si ebbero per la popolazione civile, com· prenciendo l e città di Taku, TienLsin, Schanghai, Ruan, Peking, Pasting, su 1700
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abitanti 42 ammalati e 26 morti, per la popolazione militare su 1638 soldati, 9 ammalati e ' morti. Fra le colonie europee ed americane si ebbero pure in numero più <Y meno grande ammalati e morti. L'A. passa io rivista il metoJo da lui seguito per la diagnosi batteJ·iologica del colera dalle feci. L'andamento delle ricerche fu il seguente : fo Os!l'ervazione macroscopica delle feci poss ibilmente fresche; 2° Os~ervazione microscopica dei preparati colorali sui coprioggelti; 3° Allestimento delle colture d.irette su agar delle feci (le colture a piatto in gelatina non erano possibili in causa del caldo) ; 4° Arricchimento dei vibrioni del colera nelle feci colla soluzione di peplone R. di Tsuzuki; 5° Alles timento delle culture indirelle a piatto in agar.dalla pellicola formaIssi sulla soluzione di pept.one suddetta; 6° Determinazione delle colonie di colera nelle colture a piatto dirette per mezzo della prova dell'agglutinazione in citra; 7• Seminagioni successive delle colonie sospette e conseguimento in col· tura pur a dei vibriODI provvisoriamente determinati; 8' Determinazioni delle colture a piatto indirette e c0nseguimento delle colture pure come s opra; 9' Determinazione definitiva dei vibl'ioni determinati provvisoriamente coi seguenti proce5si: a) Esame delle proprietà morfologiche e biologiche; b) Esame della patogeoicità verso le cavie coll'iniezione inlraperitonenle
(l'esito doveva essere positivo); c) Esame della patogenicità verso i piccioni colle iniez10ni inlramuscolari (l'esito doveva essere negativo); d) Esame dell& reazione ag~luti11ativa col siet•o anticolet•ico (l'esito do· ve va essere positivo); e) Esame del fenomeno di P feiffer col siero aoti.colerico (l'esito doveva essere positivo). In quanto all'esame dell'acqua, le ricerche furono fs.tte col metodo di Koch, met~do che consiste, come si sa, nell'agevolare lo sviluppo del vibrione per mezzo della soluz.ione di peptone. L'autore dà molla importanza all'acqua del fiume P eiho come veicolo dell'infezione, giacché questo ha una grande impor~nza per gli abitanti del nord della Cine. La maggior fpat•te degli abitanti prendono l'!lcqua dal fiume e la bevono dopo averla soltanto chiarificata coll'allume. Si trovano anche delle sor·genli, ma queste pure hanno un'acqua poco buona, ad eccezione di alcune sorgenti prol"onde che furono utilizzate dai Giapponesi. Le ricerche balleriolo~iche eseguite sulle acque del Peiho e sull'acqua potabile in genere mostrarono la presenza del vibrione colerigeno. Una volta riesci anche di trovare il vibrione nell'acqua di fonte di una casa posta sulle rive del fiume dove ai erano avuti 3 casi di colera. Più tardi nel mese di luglio si ripeterono gU esami batteriologici delle acque di fiume, di fonte, e di quelle potabili, ma senza risultato positivo. Ricerche interes:;anti furono fatte anche sulla questione se il germe del colera possa eventualmente essere trasportato per mezzo delle mosche, tanto più che in Cina sono uno dei tormenti maggiori per la loro quantità. Si prepararono delle scatole di Petri contenenti nel fondo una massa vischiosa e si sterilizzarono, poi si misero in una casa cinese del quartiere giapponese a Tiéntsin nel quale da poco vi era stato un ammalato di colera.
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Due di queste furono messe scoperte in una camera ed al~re due in una cucina. Allorquando le scatole furono ripiene di insetti si cuoprirono e si portarono. in laborator io; qui vi vennero riempit.e di soluzione di peptone e messe in termostato. In quest{) m•>do si potè in una delle scatole che erano rimaste nella camera dimostrare la presenza dei vibrioni sia nell'acqua in collur a, sia nel corpo delle mosche. Altre ricerche molto interessanti su questo argomeno dimostrarono che il trasporto dei vibrioni del colera può aver luogo a nche molto bene in natura per mezzo delle mosche. 1n qua nto alla profilassi, l'autore osserva che non era possibile r icorrere a mis ure speciali, energiche per parte delle autorit8 cinesi, indolenti in genere in meter>ia d'i~iene. Ciascuna coloma, ciascun r eparto di tr uppe doveva fare la profilassi per conto proprio. Le truppe giapponesi, come le altre truppe, si trovarono in cattive ~~ondizioni dura n!.e l'epidemia per le seguenti ragioni: 1• perché dovevano direttamente o indirettamente provvederl!i dell' acqua infetta del Peiho; 2• perché dovevano acquis tare i mezzi nutritivi dal Cinesi; 3• perché erano senza difesa contro le mosche ; 4• perché era no in un paese dove era impossibile una assoluta astensione da ogni commercio coi Cinesi. Rimaneva quindi come mezzo protlleLLico la immunizzazione artificiale. L'A. praticò le vaccinazioni su 1247 Giapponesi e 2a1 Cine!!i. l risultati di '{Uesto trattamento, prolilattico p1·aticato col m et.odo di Kolle, sono espressi nei seguenti ~pecchietti : 1• Nei coloni giapponesi: Inoculati
621 Individui. . 2 ammalarono . 1 morirono. . . per cento degli ammalali 0,32 0,16 per cento dei morti. 2• nei soldati giapponesi : inoculati
non Inoculati
912 5 2
O,M 0,22 non looculatl
Individui. . . 485 1153 ammalarono O 1 morirono. . O O per cento degli ammalali O 0,09 per cent{) dei morti. . . O O Sebbene i dati non sieno molto copiosi, l'A. conchiude col dire che la vac· cinazione anticolerica non si deve mai trascurare, che essa é importante neUe epidemie in paesi non civilizzati per difendere coloni e soldati sia io g uerra che in pace, e che non porta mai con sè alcun pericolo. te. MonaENROTH. - Bloerobe sulla 4lu enterla In Olaa, e8peolalmente salle speole batterlolle obe rlsoontran•l nella Clb•enterla obbae.. • •alla loro appUoa:dolle. - (A reh. r. SchijJ's- und Tropen-Hygiene, gennaio 190!). Hisulta da queste ricerche che dalle reci dei dissenterici furono isolati delle specie di bacilli molto vicini a quelli di Shiga e Kruse. ln 80 cas i fu provata l'a~gluUnazione col siero di ammalati e di convalescenti di dissenteria, con esito positivo nell'Si p. 100 dei casi, alla diluzione al cinquantesimo; il siero dei sani invece agi solo in casi eccezionali. L'A ammette che 11i tra tti di un gru ppo di batleri i quali, come avviene pel liro e i bacilli paralitici, possono considerarsi come bacilli paradissenterici. te.
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MISC ELLANEA Al•entl nel corpo· a..ltarlo •llllare francese. - Il ministro della guerra, gene· rale Andrè ha presentato al Parlamento un progellC\ per l'aumento di due mé· deeins inspecteurs générau:r: (tenenti generali). Cosi il quadro del corpo sanitario sarebbe di: 3 medici ispetlori generali (lenenti generalt) : tt medici ispettori (maggiori genet•ali); 45 medici principali di t• classe (colonnelli); 6() medici principali di l!• classe (tenenti colonnelli); :14() medici maggiori di 1• classe (maggiori); 510 medici maggiori di 2" classe (capitani) ; 406 medici aiutanti maggiori di 1• classe (lenenti) ; 100 m edici aiul.llnti ma ggiori di 2• classe (sottotenenti). Cinquanta di questi ultimi sono allievi rlella scuole d'applicazione. La diminuzione degli studenti di medicina, nelle Università tedesche, si è accentuata ancor più nell'attuale semestre scolastico. Men tre nel semestre d'inverno 18!14-95 il totale degli ins~riUi era di 7796, ora ~soltanto di 6072. In nove anni una diminuzione del 22 per cento, della quale cr ediamo però che nessuno sara per allarll1arsi. Il corpo sanitario dell'esercito a•erlcano. - Davanti al Congresso di Washington travasi ora in esame il nuovo pt·ogetto pet• l'aumento del corpo sanitario. Ollr e al surgeon- general, col rango di generale di brigala, vi saranno 16 colonnelli, 2~ tenenti colonnelli, t 10 maggior i e 300 fra capitani e tenenti. In questo progetlo é pure previsto un cor po di ufficiali medici sussidiar ii (Rueroe Medical Co rps), corrispondenti press' a poco ai nostri ufficiali di complemento. L' iave•tore Hl larl• goscoplt , Manuel Garcia, é entralo il 1'i marzo u. s. nel suo centesimo anno di vita. Nacque a Madrid, ma la sua famjglia si stabili a Napoli ess endo egli ancor fanciullo. Fu tlapprima canLantt>, poi si fissò a Parigi come professore di canto a l Conservatorio ; e tanto a Par igi come a Londra ebbe ad allievi molti dei piu celebri cantanti. Per l'esercizio del suo inse~namenlo egli intraprese studii abbas tanza profondi sulla fisiologia della voce. Ma lo angùsliava spesso il pensiero di non potere arr ivar•e a vedere i movimenti delle glottide nell' alto della fonazione. Passeggiando un giorno del 185i sotto il Palais Royal, vide in una vetrina due specchietti da dentista, che gli Ruggerirono immediatamente il principio del laringoscopio. Sebbene il suo apparecchio fosse ben lontano dalla pet·fezione, pure egli ha il merito incontrastabile di essere stato il pr imo ad osse rvare con sicurezza su sé stesso e s u altri le corde vocali e i loro movimenti. Non rarA però meraviglia il sapere •:he la sua memoria, pr esentata nel 1855 alla Società reale di Londra, col titolo Osseroa~ionijisiologiclle sulla ooce umana, non ebbe successo alcuno, e per parecchi anni a ncora, tino cioù alle osservazioni di Czel'mak, il laringoscopio fu considerato come un giocattolo dalla maggior pa rt.e degli scienziati.
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MISCELLANEA
Il sistema metrico in Inghilterra. - Un progetto di legge è stato presentato alla Camera dei Comuni, per l'adozione del s istema metrico decimale. Non sapp1amo se questo si!! tema sarà adottato per tutti i ~;eneri di misure; ma cer· tamente lo sarà pe•· le mi!;ure medicinali. E mentre questa rirorma porterà si pratici in~lesi una jlrande semplificazione nel r icettare, sarà anche un benefizio per i med1ci di tutti i paesi, i quali. leggendo i trattati ed i lavori scientifici inglesi, inciampano sempre nello sco~lio delle once, e dei grani, scoglio che qualclw volLa, in paesi a popolazione cosmopolita, é stato anche causa di ~rrori letali, rcr la identità dell'abbreviazione del grammo e del g,.ano. Dentisti nell'esercito Inglese. - A datare dal 1° aprile otto denlisli hanno assunto servizio nell'~sercito inglese. Essi hanno rispettivamente per t·esidenza Alder· shot, Dcvonporl, Cork, Edinburgo, Portsmouth, Dublino, Colchester e \Vool· wich. Ec;si sono ohbligati a curare esclusivamente i militarJ, e ricevono uno stipendio di :365 lire annue, beu inteso, sterline. J~ '• ~
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vnoCongresso internazionale di otologia. - Si riunit·à a Bord'eattx dal 1' al 4 a~;o· sto p. v. Le lingue ufficiali sono il francese, l'inglese, il tedesco e l'italiano. Sarà or~anizzata durante il congresso un'espos izione di strumenti, pr eparazior:i e disegni anatomici e patologicL Tassa d'ammissione 25 fr. Inviare le adesioni al dott. Lermoyez, Rue de la Boetie, n. 20 bis, a Parigt, e la tassa al dott. Lannois a Lione, Rue Emi le Zola, n. 1i. Le rerrovie rrancesi accordano un ribMSO del 50 "/,. X Congresso Internazionale di ottall'llologia. - Questo congresso av1·à luogo a Luce•·na d~tl 13 al 17 settembre. Tassa d'inscriziooe franchi 25. Segretario del Comitato, Prof. Mellinger, Basilea.
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Congreuo internazionale dei medici militari. - In occasione dell'esposizione di S•. Louit~, e solto gli auspici i de!l'Association Q{ Milila,.y Su,.geons o( the Uniled Slates, avrà luogo pet• la prima volta una riunione inlet•nazionale di medici mi· lilari. La data del congresso 6 fissata dal IO al15 ottobre 190t Ne riparleremo. Congreuo Internazionale per la tubercolosi. - Il Congresso internazionale per la tubercolosi, il quale doveva aver luogo a Parigi nell'ottobre di quest'anno, a causa del Congresso che avt•à luogo quest'anno a S. Louis, è stato rimandato al 2- 7 ottobre 1905. Il Congresso sara presieduto dal pror. BrouarJel, e presidente del Comitato Italiano fu nominato il pror. Guido Baccelli. La segreteria del Comitato Italiano ha sede presso la Clinica medica di Genova. A Londra, il 23 marzo, mori il dott. Henr!J Caulev, deputy onorario del Re, io età di 70 anni. Era fuori del servizio attivo fino dal 1886; ma dopo il suo ritiro fu per molti anni professore a Nelley. Rientrò volontariamente in servizio, nell'ultima guerra del Transvaal. Necrologio. -
sur~eon generai e chirurgo
Il Direttore
Dott. GxovA.NNI RANDONE, colonnello medico ispettore. I l Red.a t.t.ore
D.• RIDOLFO Ltvi, maggiore medico. Roma, ~~~- Tlp. E. Voghera.
GIO'fA!fXI ScOLAIII, Gtrtflll.
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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e Ammlnlstrazìone : presso l'Ispettorato di Sanità Militare VIa Venti Settembre (Paiano del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI .!BBONAHN'l'O. Il Giornale Meclico del R.• Esercito s i pubblica l'ultimo giorno di ciascu!l' mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre a nnuo e decorre dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è : Pe r l' Italia e la Colonia Eritr ea . Pe r l' Estero. . . . . . . Un fàscicolo sepa t·ato costa.
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L' a bbona mf'nto non di!;<dello prima del t • dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. 1 signori abbona ti militari in effettività di ser vizio possono pagare l' importo déll'a bbonam('nto per mezzo dei rispettt vi comandanti di corpo (anche a rate mensili). • Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompa~otnassero l~ memor ie sono a car1co degli autori. Gli estratti CO!'lano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagiue), o fraz ione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che s i tra tti di 100 esem· plari o di un numero minore. l manoscritti non si r estituiscono. ,_ ...
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" PRO PATRIA , CODRO - RAMPIERO - NINA DI DANTE - I SIDARITI DRAMMI STORICI DRL
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sA T. T A T oR E Go l D A' COLONNELLO MEDICO IN RIPOSO
Prezzo L. Iii.
Si vende a beneficio d~lla Cnsa militare Umberto J in Turate Jler l veterani e Invalidi delle gncrre nazionali.
(Preeao l'autor e: Romo, via Firenze 15 e presso la Casa Editrice itallan•, Yia
XX Settembre, n. 121).
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ANNO LII
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1904
31 M AGCHO
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SOMMARIO
HF..ORIIE OKIGIII-"1.1 ,
llandena. - l.a IJUe~tlone <ielle ernie rta servizio nei milita ri . . . . . . . . . Png. 3!1 Ottlno. - Le lesioni •lell'orgar•o dol'' nrlito pcrdotonaz. delle armi e delle bocche da fnoco , 343 Carino. - Oue casi di clstr di tchiroucoo·rv . . . . . . • . . . . • . . • 339 .IYI8T~ DI GIORI'IU.I IT~I.I ."U lEO F.8TF..I. Rivista mecllca . . . . . . . . . . 1\ivlsta di nevropatologia . . . . . .
Pa{}. 364 • 37i • 374
Rivista chirurgica . . . . . . . . .
Rlvis t., di oto-rlno-larlngoralna . . . Rivista dr oculistiea . . . . . . . . Rrvlsta di I'Qnlatlle venrrce ~ •ltlla peiiC'! 1\ivlsta 111 ternpeutien . . . . . . . nlvbta d' Igiene . • . . . . . . . . Rlvl~ta blbllosrallca . . . . . . . . . . Conreren~o screounehe llegH ospcdnll militari tatlscellaoea . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . • . Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e nel Po.~rsonale F'armaceutlco ( 11• fln41ct ttdl' inter·no ti ella coperUna).
• :178 38i • 3>5 3~6
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• 397 3U8 •' .
• 3119
DIREZ IONE EO A MMIN!STRAZIONE
BOMA • Paluzo del Ministero della Gaerra, VIa XX Settembre • ROMA
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I · NDI CE D ELLA RI VIS'rA DI GIORXALI I'r ..:\.LIANI E D E STERI RIVISTA MEOICA.
SlorzL - Sulla cura preventiva del tetano con l'a nll tO:<<ina . • . • ChtlnltM - Il "alore pr~ognost•co e diagnostico della febbre nell'~ppendìcite Ou lnckt e ore... - l.o~ llzzaziom rare dell"edema acuto circo.cntto . . Pio e l onnaii!OW. - l disturbi mldollarì dell"arter ro-sclero>l
Pag. 361
369 S711
371
RI VISTA DI l'iE \"ROPATOLOGIA.
Vlgt a&rou . - Lo Sl•to mentale in rapporto ai tumori cerebrali . . Plghl• l. - Il llljuldO cdalo-rachldi&IIO n~lla patolugia e t•r~pta moJ~roa Ptll. - Lo ~taro menta le del p.~:rentl di tiC .
Pog. 3it •
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37l
RI\"ISTA CHIRUIIGICA.
Patt i e Cualllo•. - Della cura chlru rgoca delle n•frill . . . Pag. :111 Oelon e Ltrloht . - Cancro dello ~tornaco >imulaute l'ulcera ;;astr1ca li~ &;uib6. - Sulle fra<ture tie lh• ca "!.t. colllotde . . . . . . . . 3i$ :r,, Guln - Il trattaou. nto cturnrl(lco 11e11e 1•erforaziool lloiCstonali nella fellbre ti roide . . f,'i Gottlgnlu . - Alcuni ca" di can•·ro l'd nn ca:<o <ti rmo•dcroma •ura11 ~oi r&glfl 11->entgen. lltmoattnt. - Al•iJunli ~ratrsUci sui militar• dell"esercito rumeno ovcrah d'erma . . . 3ii RIVISTA nt OTO-RI~O-LARI~GOI!TRIA.
Moun e lrln~tl. - lllsultato delle inie7.ioni di raranlna raue sotto la muro~a llltull:r.ria In 70 mal·•ll ~IT~lli dn coriua atrunca ozenato,;a tiolca - Brotokaert. - l.e IIIIP.IIOili eli paraRina 31111ilc~te al tratbnr•nto dell'ot.ena. - Lake. - l..a rrra~rone <lei turblnalo lu1orlure colit lnicz•onl di pam Oiua nella cura 11ella nnlte atrollca. - CaztnCIIYI - l.e nuor.loni protctlche rll l>aranlna In otorin<>larlugologia. - Mald..tnt Hurd e Ward Holdem. - Un caso <11 l10lczlorw 111 paralllna entro il uaso segultu lmmlldtalamentc da ccella rcr cmiJoilsmo olr•ll'artPria centrale della retina . . . . . . . . Pag. 318 Galino. - Le ma lallle tlclrorecchlo negli eserc1tl ita01ano, rrancc$e. tcùc.-;co cd austro-un· 11•rico 3i9 R!\"I STA 01 OCU I.JSTICA. Ambliopia e~ anopsra migl1orala rla 1/:iO a 1/3, llPr Dl!ZZO del masSlggill
Darler. llumachewllach. - Sulle ossrllcazioul e concrPzioru calc;.n nel l'uccluo • . IUVIST A DI M.\ LATTIE VE~ f.llt:K E DELLA PELLE. Allterlnl. - Ulcera vcnrrc,, ex tr.•·llemtdle . • Giorgi. - Rrc~rcile ematologicloe n~lla iJieuorra::ia
.
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1
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Pag. !1St 331
.
Pag. 38S
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RIVISTA VI H:R \ PlUTIC.~ .
L11116 o Rlthll. - Mo,.tlfleazionr della IO!S1clta di taluui \'Ciem con ra~giunta dr sootanzo Pag. 186 .u1u11111 uoo to.~rche . . . • . • . • lS6 - Sulla li'r:\l•ld t~tanu:a anlilo;;ica. . . 3Si biUrlltll. - Sulln ~ohlmbrna (:'IIICl'dJ •1uale ane.:.rclieu . ~ Plrkntr - ~stwrimen u con un nuo•o dern·ato d~lla clunina 8t~rlnJ
RI\"IST.t O' IGIE~E.
Ll1a1tr" ~ lpltz. - Coolnbuto allo studio, a'la cl.ossrllcazioue e alla nomenrJatura delle Po g. 3SS ~llezronl conosciute sotto 11 nome dr actmomoco.i. . . . • 3~'9 Llngard - Un trlp• no<ema ~igau te scoperto nel <angue del boçlni li!~ Dltwdan ... - Av•deoamento con onsalata •11 patate . . . . . . • . . . 391 Gordon - Sull"lmrorego del ro,so ne11tro (Rothhergert pel tliiTeren&lamento dt>S~Ii streptococchl 3~1 FSikllntkl. - Sull!l nora mlcrohlra termollla der cana le ntlestruale dell"uomo . . . Campoa-Kuguener. - Il m~lodo spertm~otale nello studio delia costltu~lone dell'uo111o ; e 391 ~"~ a t•l•l•e<•tioni a l reclutamento . . • . . . . . . . . . 391 Tlrelll e Ferrari Lelll. - Ricerche hatt.·rlologicltc ,oulle ma.;chcre carnevalesche . . . 3!11 KIJ"' · - 1.:1 ba llertologia olei jJaraliro. . . . . . . . . . . : Mangianti. - Sturloo batlerioiogicu sugli a brtr hlJq;he>i d'occasione, e sugli eiMti mllitan . . . . . . . . . . . " 'ati da runetter~l In rlrcolazrooe . Bougert - COntributo alla trlolo)(ia del bacillo del eariKincluo e alla sua dnnoslraxionu n~l ça(la vere del grossi an1ma h . . . . . . . . . Karnen. - Nuovo contrib uto alla locahz;zazione d ell' hrnu1•n7a nelle tonsi lle. Fltln ~ Mervr_n Gordon. - Snll~ orilliliA di un bla <tomieete ro~eo Klohtntr. - Cllnlrlbuto alla coltura del bacrllo de ll" lulluenz.1 . IUVISTA AIBLIOGIIAFICA.
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Boccludo. - Eletlrieilà meilica . . . . . . . Muzlo. - r.c malnltle aer /"' e>i cAltli, loro proOIIJ.>SI erl 1gien"e . Celso - Ucll.1 medici na, lbri ou o. • . . . . .
Poo. ;~~
CO:"\FEI\ENZE SCIE:qiFICIIK DEG LI OSPEDALI ~IILITA III . MISCJI:LI.ANEA \IO VI liENTI AVVENUTI l'\!L CORPO SA ~ITARI() E NEL PERSONAI.E F.-11\~IACEUTICO
Pag. 3~i
3911
l'no. 32.8
p,,,. J!-9
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MEMORIE ORIGINALI
LA QUESTIONE DELLEERNIED! SERVIZIO NEl ~IILI1'~ 1U Per Il doli. .-le.-aaai ••••••e. colonnello medico (t )
Prima. della legge sugli infortuni del lavoro, la questioue dello ernie tra"Omatiche, o meglio dei rapporti fra traumi ed ernie, non presentava. <~he il solo interesse scientifico, ed il suo lato giuridico non era. val11tato che nei riguardi della medicina legale militare. .Ma dopo che tra i principi fondamentali della moderna legislazione sociale, venne posto in prima linea il diritto comune, di \"edero salvaguardata dalle leggi l'integrità personale, al pari dell1\ vita, l'argomento delle ernie traumatiche, di venuto per così dire di attua.litìt., è stato in questi ultimi tempi ogget-to di studi e di accurate osservazioni. Basti infatti accennare alle pubblicazioni del Aocin, Graser, Schmidt, Haegler, Sultan, Kaufmanu, Kocher, Thiem, ecc., ed in Italia del Borri, del Giova.na.rdi ed altri; ed alle discussioni che ne seguirono nelle società. e nei congressi di chintrgia. Ora di un tale materiale scientifico può efficacemt~nte giovarsi il medico militare, per i suoi pareri circa la dipendenza da motivi di servizio delle ernie, che nei soldati diventano causa. di inabilità e quindi d i riforma.. · Scopo pertanto di questo lavoro, è di esporre ai lettori del giornale lo stato attuale della questione, in ba<;e alle idee oggidì prevalenti e tenuto conto delle sanzioni legislative dei vari Stati, nonchè delle norme in generale seguite dRgli uffici di assicurazione contro gli infortuni ::~ul lavoro. I.
Le ernie, che nei soldati possono essere provocate da fn.tti di servizio, sono le ernie così dette traumatiche, manifesta.ntesi cioè dietro un trauma. o diretto od indiretto : il primo consistente nell'azione di (IJ L'autore tiene a dichiarare, che gli appreuamenti cou~uti iD questo studio elrca la qu~sUooe delle ernie da servizio, aono del tutto personali. !l -
Gfontal• mtdlco.
3:32
LA QUESTIONE DELLE ER:\IE
nn corpo acuminato o contundente, che dividendo, o lerlendo in altro 1nodo i tessuti, è causa dell'ernia.' o per la. fuori uscita dei visceri attra'\"erso ali&. soluzione di continuo delle pareti addominali, o per la sostituzione di nu tessuto di cicatrice, atto a diminuire la resistenza dei loro st.rati muscolari ; il secondo nell'aumento della pressione addominale, per effetto della quale i visceri vengono spinti verso i punti di minore resistenza. dell'addome, che sono appunto le ordinarie YÌe dt uscita delle ernie. Lasciando da parte le ernie dovute a trauma diretto, sopra delle quali, dichiarato il trauma dipendente da servizio, non può sorgere contc~ ta.zione, il presente studio si riferisce alle ernie cosi dette di forza o da s(o1·zo, causate da trauma indiretto, di cui il rappresentante principale, e pilt comune, è l'eruia inguinale.
...
** Il concetto c.:he, sino a poco tempo fa, ha prevalso, circa la cosi detta ernia di forza, & che essa debba prodursi per l'unico fatto di un violento sforzo, che, accrescendo bruscamente la pressione interna &.ddominale, crei di un tratto il tragitto e il sacco erni~rio, entro il quale venga ad intromettersi immediatamente il viscere. Si dovrebbe trattare, insomma, di uno sforzo cosi potente e subitaneo, per cui la pressione addominale si ele~i di tanto, che i visceri giungano a sfiancare, a. dilatare, o anche a lacerare gli anelli inguillali ed il canale omonimo, riescendo a superare il coefficiente di coesione e di resistenza dei tessuti, strettamente aderenti, nello stato normale, al funicolo spermatico, per aprirsi una via già da tempo obliterata. Ma. questa possibilità è negata dalla maggioranza degli ana.tomici e dei chirurghi, taluni dei quali aggiungono ancora, che vi si opporrebbe anche q_ uella di una. improvvisa distensione delle membrane che avvolgono ~ fissano gli intestini, cioè il mesenterio e il peritoneo. Invece va. sempre più accentuandosi la tendenza ad f'scludere, che un vero e proprio momento causale sia capace, da solo, a produrre l'emig~.·azione dell'intestino att1·a.verso vie non predisposte, ed entro un involucro peritonea.le non antecedentemente preparato; a non ammettere cioè la fm·mazione di tma. t1e1·a ernia t1·amnatica da s(o1·zo, quale prima 1-i intendeva, nella perfetta integrità. e nello stato di normale chiusura dogli orifizi e del canale inguinale, senza il concorso di una particolare conformazione delle parLi, di una anomalia di struttura, in una parola (l?lla predisposizione all'e;·nia.
DA SERVIZIO XEI MILITARI
323
Accettato tale principio, o almeno ritenendo il caso opposto quale una eccezione estremamente rara. e quasi nou scientificamente ammissibile, ne consegne che l'antico concetto dell'ernia da sforzo, che attribuisce al solo fatto della violenza. la spinta e la. fuori uscita dei visceri addominali dagli orifizi e dai canali naturali, debba modificarsi nel senso, che anche per queste ernie, che sopravvengono nei militari improvvisamente, ùura.nte un fa~to ben determinato di servizio, dal quale sia richiesto uno sforzo proporzionato a produrle, occorra la predisposi zio ne. Se cosi non fosse, l'ernia dovrebbe presentarsi in quasi tutti gli individui che si espongono alla stessa causa, compiendo l'eguale servizio. Pare quindi del tutto logica la. distinzione ir!l. ernia e predisposizione all'ernia. Rino u. che i visceri uou hanno abbandonato la cavità addominale, riempiendo il sacco erniario e soffermandovisi oltre la dttra.ta dello sforzo, non si può parlare di ernia. La sola esistenza del sacco non basta a costituire tale entità, tanto che nelle autopsie riesce di trovare sacchi ben formati, per i quali si può con certezza arguire dai caratteri che si rilevano, che essi non sono mai stati visitati dall'intestino. E non solo in questo caso, ma. qualunque sia la forma. di predi::~posizione, sino a che questa si mantiene tale, non resta. intaccata. l"integrità. personale dell'individuo, e quindi non insorge il danno per la menomatll idoneità a.l lavoro, e per i pericoli che l'ernia trae seco.
II. Secondo il Kocher (l) st devono di~tinguere due stati differenti di predisposizione all'ernia: 1• la. presenza del sacco erniario vuoto per la permanenza. del condotto Pfl'·it,onflO vaginaiA ; 2• una maggiore cedevolezza., un rilassamento del canale in tutta la Btl.a lunghezza, unitamente ad una insenatura del peritoneo pariatale verso l'anello ingtlinale interno, anormalmente dilatato. . Nella prima forma di predisposizione la strada ~li' ernia sarebbe gtà o.perta, e non occon·erebbe che la spinta addominale, per far discendere il viscere nel sacco ·e costitutrla cosi in tutta. la. sua essenza. Se tale fosse il fatto ordinario, o almeno della maggior parte dei casi , resterebbe eliminata una delle questio~i più controverse per a.mme~ tere la. improvvisa formazione dell'ernia traumatica, appunto a causa. della. negata possibilità della. repentina formazione dal sacco erniario. \Il feber fltrnlt'II-DilpOIIIWr!. (Corrupondmz-BlaU (. Sehwei~ Aerslt, o. tt, Juoi t898).
324
LA QUESTIOXE DELLE ERNIE
~{a tale semplicissimo meccanismo, se vale per le ernie della prima infanzia, non può più accettarsi dopo gli anni della puber tà, e quindi invocare per norma nelle ernie degli adulti, come prima era opinione comune. La chiusura del condotto peritoneo vaginale avviene per lo più nei primi mesi dopo il parto, ed incomincia verso la metà. della sua porzione funicolare, estendendosi poi in alto e in basso. Ma a.ncho quando ciò non succede, se ne ha già un inizio in restringimenti e in ripiegature spnrgenti verso l' interno del condotto, le quali costituiscono delle c hiusure e degli a l.ti gradi di stenosi, che impediscono il formarsi e il progredire dell'ernia.
Secondo Camper, nei neonati il canale vng inale sat·ebbe pervio nella propor· zione d i 56 : 70. Zuckerkandl ( l ) sino all'età. di ·.1 mesi fissa, secondo le l>lHI ricerche, tale pro· por:t-ioue a l 34 p. 100 dei casi, ma in sei soltanto l'apertura sarebbe s tata tale, da permettere l'introduzione dell'apice del dito, poichò nei rimanenti era ridotta alle dimensioni di una lente. Ramonède (2), s u 215 giovani ed adulti, avrebbe riscontrato l32 volte il cou· dotto interamente aperto, ma io :26 l'apertura rudimentale. Anche i risultati delle ricerche di Socin (fl) confermerebbero che, ordinaria· mente, l'ampiezza della ~omunicazione del canale perit.oneo vag inale non permette ch e l'introduzione di uno specillo Graser (.J) fisserebbe al 30 p. 100 la proporzione della pref01·mnzione del sacco P.rninrio, in relazione nlla incompleta chius ura del condott-o peritoneo-va.ginale. È po i un fatto universalmente riconosciuto, che, neg li individui affetti da. idrocele congenito e q uindi comuni<'ante, perchè la raccolta liquida scompaia, occorre che il pazien te rimanga per un po' di tempo in posizione orizzontale, e nnche si pratichino delle manoVl'e s ul tumore. Alle voi te poi l'idrocele non si può constatare che alla sera, do po che il soldato e stato in pjedi d uran te tuttn la g iorn11ta.
Per le modifìcazioni che il condotto peritoneo-vaginale subisce dopo i primi mesi di vita, è quindi logico ammettere, che esso non possa più avere una parte princip~tle, e neppure molto importante nelle ernie acquisite, per le quali è necessaria la formazione del sacco. Se a lla erniotomia si sono riscontrat e ernie che, quantunque non ~;ongenite, ne erano mancanti1 e l'intest ino si trovava. nella st essa cavità del testicolo e con lui· a contatto, q uesti casi sono rarissimi. Il sacco erniario non sembra debba essere congenito, perchè ragionevolmente è d1\ a.mmettersi, uhe non possa formarsi che quando entra in azione la pressione addominale, iu seguito agli sforzi del piangere, del tossire (l ) ZocKERKANDL. - Uebtr Sc/leldcvorl al z d el Baucla{tllea. (Archi v (. kl i11is. Clur11rgie, Btl. 30, 187oJ. (':!) RAKONHos. - Lt canal pèrilonèo·vaginal. Tlul~e rle Paris 1883. (3) SocaN. - Korruponaeru-Bialt {. Scllweize,. Aer.zle, Jahrgang n. 18, t 887. , (.\) GRASRR. - Oie Bruchanlagtn und Erkrankungen ir1 ihrer Beaeulung (. die llilila raie>llllau· pl ifhktil. Naturrorscher und Aerztcversammlung. Mfrnchen, Sept. 1899.
DA SERVIZIO NEI MILITARI
325
e perciò dopo i primi giorni di vita. Se poi il sacco si mantiene in condizioni da potere accogliere l'intestino per la formazione dell'ernia, ciò è dovuto, con Lntta probabilità, al fatto, che il viscere ernioso liberamente può entrare ed uscire dall'addome, opponendosi così alla chiusura o al restringimento del condotto peritoneo-vaginale e quindi del sacco stesso; e in questo caso, non si tratterebbe certo di ernia fattasi per la p rima volta. Con ciò non si vuol negare, che la permanenza del condotto peritonico-vaginale non possa essere in v oca t a per le ernie acquisite. Oltrechè, come già si è accennato, vi sono casi bene accertati di ernie traumatiche senza sacco, conviene ricordare, che l'aponeurosi trasversa, che il testicolo trascina seco .nella sua discesa e che deve poi formare hi vaginale eomune, costituisce la così detta fascia in(undihuli(01'me, che restringe a guisa d' i.mbuto l' anello inguinale, su cui si di!:!tende il peritoneo lassamente aderendovi. J!'; quindi possibile che, in seguito a ripetuti sforzi di maggiore intensità dell'ordinaria, per effetto dei. quali si aumenta la pressione addominale contro l'imboccatura del condotto, questo si possa allargare in modo, che il viscere penetri in un sa.cco preformato, non mai visitato dall'intestino o a lui da molti anni precluso; oppure che il peritoneo venga spinto gradatamente lungo il funicolo spermatico, e si formi cosi un nnovo sacco, col concorso anche della trazione dall'esterno, per opùa d,i adipoce li (Cloquet) o di aderenze. Pertanto, se g li atti della questione della permanenza del condotto peritooeo-vaginale nella formazione delle ernie acquisite non si possono ancora dire chiusi, non è men vero che l'opinione, che per ogni ernia acquisita si.a necessaria la preformazione del sacco, per la permanenza del condotto peritoneo-vaginale, oggidì non è più ammessa. Tale opinione trova un valido appoggio nelle St!ttistiche, possibili oggidi, delle opera,.;ioni per la cura radica!" delle ernie : Bittner (l) dal rendiconto dell'ospedale dei fanciulli in Praga, ha potuto rile,·are, che su 38 casi di ernie operate sino ai 10 imni, solo per 8 s i potè dimostrare la dipendenza. dell'ernia du.l processo vaginale. F1·anck (2) trovò su 81 opera,.;ioni di cura radicale di ernie in individui adulti solo 18 casi, 28.6 p. 100 in cui poteva dimostrarsi la. preformazioue del sacco, per la permanenza del condotto peritoneo·vaginale. Dalle tabelle di Beresowski, desunte dalla eli n i ca di Kocher, il Graser (3) ne potè consbta.re, su 12-oL casi di operazione per la cura radicale delle ernie, 43 volte l'origine congenita, ma vi sono compresi molti fanciulli al d i sotto dell'e ta di i> noni, per cui la statis tico. non avrebbe grande valore. ( Il 8(TTN8R. -
lngninall~nlien In Kindesaller.
(A•·chiv (. klìn. Chirurgie. Bel. 49, t8931.
(~) FnucK. - Die radicale Behandlu11g der 1/emiell. ( \Viener kllnische ll'ochenschri(r, 1895). (3) GRA! Ril. - L. c.
3.W
LA Qt:ESTIOXE DELLE ER:SIE
Ili. La 2" forma eli predisposizione all'ernia consiste, come ~na si è accennato, nella diminuita resistenza delle fascie e dei muscoli componenti le pareti del canale inguinale, tanto superfic iali che profondi, unitamente ad uno sfiancamento d el peritoneo parietale verso l'anello inguinale interno, anche esso dilatato. Siffa.tta predisposizioue è per lo più congenita, ma può anche farsi acquisita, per cause inerenti alle occupazioni abituali dell'individuo. Da.te le accennate condizioni anatomiche, ecco come il K ocher (l) spiega la successiva formazione dell'ernia. Sotto sforzi ripetuti che aumentano la pressione addominale, o per un urto potente per il quale i visceri sono violentemente spostati e spinti in basso, il canale inguinale cede e si dilata, ed il peri toneo, teso a guisa di ponte sulla sua imboccatura (anello inguinale interno) e più o meno lassamente aderente alle parti circostanti, s'intromette, scivol<~. in esso, costituendo così l'inizio del sacco, sotto forma di una 8porgenza conica al di sopra del legamento del Poparzio, a base piuttosto larga, senz'altro rivestimento poichè il sottile strato dell'apo11eurosi trasversa, colle sue fibbre di rinforzo, ha eeduto portandosi verso la parte mediana, insieme coi vasi e pigastrici, la quale negli sforzi del tossire, e per l'introduzione in essa del visct>re addominale, comunica. al dito l'urto caratteristico della così detta punta d'ernia. La punta d'ernia non ba una interpretazione tmiforme, poichè taluni intendono per es~a l'iniziale estroflessione del peritoneo attravers o l'anello inguin11.lc interno. che darà poi origine al sacco, ed altri invece il S!\Cco g ià formato nell'interno d el canale inguinale, ma non occupato ancora stabilmente da l viscere, il quale, ces sata l'azione dell11. pressione addominale, rientra nell'addome. Ma s ia nell'un caso che nell'altro non si tratta ancora di ernia essenzialmente costituita, occorre ndo perciò che il viscere rimanga nel SA.cco, anche col cessare della causa che ve lo ha s pinto. Conseguentemente, la punto. di ernia per se non intacca ancora l'integrità pe rsonale, e quindi non diminuisce l'idoneità al lavoro. l\Io. d'altra parte, come si dimostren\ in seguito, la punta d'ernia pnò essere conseguenza di s fot-zi ripetuti e operan ti sempre nella stess a direzione, eseg uiti pe;: un ser•1izio comandato. Ora, non essendo ammissibile che nei sold11ti si possa fare questione di malattie profe:>sionali, come per gl.i operai e per tutti g li addet ti alle industrie, n e verrebbe di conseguenza, cl1e, essendo nel nostro ese1·cito la punta d'ernia motivo d i inabilità al ser vizio, accertato il fatto di servi zi o che (l) KOCliBR. -
L. c.
DA SERVIZIO :NEI MILITARI
l'ha provocata, essa dovrebbe avere la stessa portata medico-legale dell'ernia completamente formata. La questione si presenta abbastanza complicata; ma potrebbe ri:mJ versi nel seu~o cbe, se la punta d'ernia dà diritto all'esonerazione dal servizio, non 1)0!-!Sa dar luogo a nessun altro provvedimento medico-legale, perchè non è ancora. da riteners t quale una vera ernia. Non è qui fuor di luogo, riportare le disposizioni relative alle ern ie che v!gono nei principali eserciti europei. I n Francia, l'ernia inguinrde semplice (punta d'ernia, buhoncele) 6 compatibile con il servizio armato, e soltanto pt·ovoca l'esenzione e la riforma qunndo l'ernia è doppia, o voluminosa e difficile a ridu rsi e a mn.ntenersi 1-iùotta, o si unisco a èctopia testicolare. In Germania, la dispos i;done all'ernia, quando è palese par ]a dilatazione dell'anello inguinale es teruo, o per la sporgenza convessa ed allungata cl1e formano, negli sforzi della tosse, le pareti addominali lungo i l canale inguinale, non esc.lndo l'abilità al servizio armato. L'ernia semplice (punta d'ernia, buboncele) trattenibi le c.on un cinto, non esclude l'arruolamento al servizio senza armi, ma per gli anziani, e per i militari che hanno diritto ad un impiego, toglie l'abilità al servizio in campag ua.. L'ernia completamente formata e 6ià fuori d ell'anello es terno, contenibile con un cinto, è motivo di innbiJitt:l al servi1.io sia n~:~ll'esercito permanente che uclla riserva, ma non nella Lands turm. L'ernia voluminosa non contenibile con un ciuto rende inabile al servizio anche nella Landsturm, e priva anche i militari anziani, nonchè gli aventi diritto a•l impiego, dell'abiliti\ tanto al servizio di campagna che di guarnigione.. In Aus tria, la distens ione dell'inguine e la dilatazione del cannhl sincl1à il viscere non vi è penetrato, non toglie negli uomini robusti l'idoneità al servizio armato in guerra. L'ernia costituita, di qualunque dime nsione e d u rata, è cau:;>~ tli pet·manento inabilità al s ervizio in guerra. In Svizzera, tutte le ernie 1~ddominali sono, nell'anuolarnento, motivo d'ina loilità. L'ernia inguinale deve ammettersi tos to che, por erretto della j)Yessione addominale, si percepisce nel canale. Le ernie che sopravvengono dm·ante il s ervizio sono soltanto motivo di inabilit<\, quando con un bend1tggio non sor:o completamente e permn,nontemente contenibili.
Iniziata l'estroflessione del peritoneo attraverso l'anello inguina,le i11terno, la parete anteriore del canale, formo.ta dall' aponem-osi del grande obliquo, va progressivamente perdendo di resistenza, come lo dimostra il graduale eli varicamento dei pilastri per lo smagliamento delle fibre intercolumoari, che li riuniscono posteriormente. Anche le fibre dei muscoli piccolo obliquo e trasverso si rallentano, si al" lontanano e concorrono a. diminuire gli ostacoli contro il progressivo avanzamen to della. estroflessione, sinchè, in un ultimo e più violento sforzo, o in seguito ad un urto più risentito, l'intestino penetra ù1 un tratto nel sacco e, distendendolo, lo riempie, risul tanrlo allora l"ernia costituita in tutti i suoi componenti .
328
LA QUESTIOXE DELLE ERN IE
Con c1o non è da escludere la possibilità della formazione improvvisa anche del sacco erniario, quantunque sia un fatto rarissimo e quasi eccezionale. Galin (l), contrariamente agli esperimenti fatti dal Dusch, e in Italia dal Giovanardi, sarebbe riuscito a produrre, meùiante un colpo ottuso sull'addome in direzione del canale inguinale, ernie inguinali interne ed esterne. Borschaupt, Aroff, Wioblewski (2) preteudonu che Cérti coscritti in Russia riescano a procurarsi ernie, accompagnate da stravaso sanguigno e da segni di flogosi, e quindi coi caratteri di una ernia formatasi improvvisamente, dilatando a tutta forza gli anelli e il canale inguinale con l'istrumento che serve ad allargare le dita dei guanti. Nè ma.ncano nella letteratura casi beni accertati di ernie traumatiche nello stretto senso della parola, formatesi improvvisamente sia per il sacco che per il contenuto, in seguito ad un trauma indiretto, che abbia agìto ìn uno dei modi sovra accennati. Lo stesso Borri, che uegli antecedenti scritti aveva ribadito il suo fermo convincimento ~;ulla q nasi impossibilità delle vere e proprie ernie traumatiche, nella ùispensa numero 58 del giornale sugli infortuni del lavoro (3), ne riporta un0 molto caratteristico, occorso a un bracciante nel sollevare un grave peso. R itenuto pertanto come un fatto rarissimo e quasi eccezionale la formazione repentina del saceo erniario, ma ammessa invece la sua g"t"aduale costituzione, per un succedersi di conati ripetuti ed operanti St>mpre nello stesso senso, la condizione giudicata indispensabile, perchè un'ernia possa essere dichiarata dipendente da un fatto ben dete rminato ai servizio, dovrà soltanto rifel·irsi alla improvvisa discesa nel :;acco clel viscere erniario. In base ai fatti e alle considerazioni sopra esposte, si possono dedurre le seguenti conclusioni : l o Ad eccezione delle ernie dovute a trauma diretto, cioò per St•luzione di ~Ontinuo delle pareti addominali, OCCOrre ]Jer le a ltre la predisposizione, cob.sistente o nélla permanenza del condvtto per:itoneovnginale, o nella diminuita resistenza degli elementi costituenti il canale inguinale. Nulla si oppone, a che questa seconda forma di predisposizione possa essere anche a cquisita. 2° Quantunque non si possa negare la possibilità della improv(t) GALIN. - Ueber llrìiche clfr L eisleugegeud l1iinsfl. 1md traumat. L·,·.•prmtg. ( Jrchiv (. kli·••sc/te Chirurgie, Bd. 60). (!) In Zur lleurtheillmg der accidmtelt-traumatis~het~ lltnliw von pror. D. HA 60LSR. (Archiu f. lilitl. Chirtn·gie, 8<1. 6G, 1902). (3) Ronn1 - b·mia- complicazioni - ìn{orltmio. (RiviJia di Diritto, gim·isprudtnza ecc. $"gli in(M·Iuui del laoor o, oHOI>re, novembre, dicemh:re t903.
DA :>ER VIZIO NEI !I! Ll TAR l
32!.1
visa formazione del sacco erniario, tutta-via la si deve ritenere quale un fatto rarissimo; il sacco o preesiste o si forma gradatamente. ~· La condizione che un'ernia, per essere considerata. dipendente da motivi di servixio, debba. manifestarsi per la prima. volta nell'istante in cui agisce la causa. violenta, o tutf al pill quando essa. si esplica eutro limiti di tempo re lati vamen te bre,i, si può soltanto riferire alla discesa del viscere nel sacco erniario. Questi principi sono oggidì ammessi in chirurgia. forense pe1· le questioni delle ernie da. infortunio. Infatti, la giurisprudenza dell'ufficio imperiale germanico cosi si esprime: non 1) la predi~po~<izione a direntare emioso, ma .~ibbene il fattu della manifeHtazione di un'ernia, (cioè, la fuol·u.,·cita dell'intestino attracer.~o all'orifizio del sacco erniario) clte costitni.~ce la condizione 1Wce.~Hm·ia, a clte, giusta .;, concetti fonclamentnti della legge sugli infol'tnn i clPl lavoro, .~i po.ysa concedere nn' indennizzo alta, pm·te intere.~.~ata.. Anche in A ustria vi~>ne r iconosciuta come emia che dà. diritto all'indennizzo, quella prodoftrrsi .~ullavnro, in seguito a colpi, Ul·li o caduta, o per sforzi ecee.~si1•i nell' e.o~ecuzione del lat·oro sie8.~0. Eù in :-;vizzera è amm<'sso il diritto al rif1\Cimonto dei danni prodotti da. un'ernia nel seguente modo : la compa1·.~a eli un'ernia alidomina/e de1:e allora e.">~l're couxiderata quale un inforftwio del lavoro, quando ...:i può riferire ad tu! erento xttcces.~o 'in w1 te111po determinato, to11to per u11a ?:io/enza che a[!isat potentemente, come per 11110 sforzo che t•ca (uo1·i dell'ordinario del /acoro ahitualr. Quindi: sia che si formi r ernia. per la discesa del viscere nel ~acco già. esistente, ma sino allora. vuoto, per effetto di una pr'essione retroatti va; o che i l sacco si sia fatto le n ta.meute sot.to l'azione di sforzi ripetuti 1 durante uno rlei quali più violento ed intenso, il viscere lo abbia riempito; o infine se, anche già preesistondo l'ernia, • rtuesta, per una delle cause anzidette, sia 'improvvisamente aumentata ùi volume, in modo da peggiorare le condizioni dell'individuo e rie· scire causa di mA-ggiore debilitamento e inabilità al lavoro: in tutti q uesti casi non vi può essore dubbio, ch e resti compromessa o aggravata. la integrità del corpo e delle sne funzioni, per cui, pote ndosi stabi lire la sopraY\·euif'n7.a dell'ernia immediatamente succossiva ad un fatto dimost1:abile, deve entrare in campo la questione del rifacim"'nto dei danni che- ne deri vano. Riescono al riguardo assai interessanti le statistiche relative alla proporzione dolle ernie allegate dipendenti da infortuni sul lavoro, e quelle realmente ri conosciute tali e per le quali si è fatto luogo ad nn indennizzo.
330 .
LA QUESTIONF: DkLLE ER:Sffi
L 'Ufficio Reale di assicurazioni in Prussia, nell895, su 400 ernie allegate da inforf;unio (1), ne ha riconosciute tali 32 8 p. 100. Berger (2), sopra l 1),000 osservazioni p ersonali di ernie, h a t rovato che nel 30 p. 100 constatate in ~ndividui al di sopra di 15 anni, l'ernia erasi formata im provvisamente, per cui doveva comprendersi tra. le ernie di forza. Socin ( 3), avrebbe riscontrato lo stesso fatto della formazion e improvvisa dell'ernia sopra 1/ 3 d i 200 casi. Haegler (4) ha ricavfl.to dalla clinica di Basilea. dei tre anni 189!1 e 1990-901, che su ~34 erniosi, in 5U (~6,3 p. 101)) si trattava con t utta certezza, di ernia acciden tale sul lavoro, prodotta!:>i la maggior parte delle volte. nel solleva;re gravi pesi. La statistica tedesca degli infortuni sul lavoro p er l'anno 18H7, su 15,950 casi di rifacimenti di danni ne riporta 26G (11GG / o) per ernia (6). La socieLà, consorziale dei lavoratori tedeschi nel 1801, su 1H,9l~ d isgrazie accidentali, ne ha avute 64~ (3.22) dovute ad emie (6). Dalla statistica del Sul tan (7) della clinica d i Gottinga si rileva che in 10 anni, sopra :3000 casi di infortuni, 25 si r iferiscono ad ernie delle tl uali, 3 furono giuùicate r i portate veratùente sul lM•oro e quindi aventi diritto a risarcimento di danni. Dallo spoglio fatto negli archivi dell' ispettorato di sanità. militare, ho trovato che, dall'anno lH\)4 a tutto aprile 1!104, di 79~1 ernie allega te dipendenti da motivi di servizio e sopra le quali l ' ispettorato doveva dare il suo parere, sole 15 vennero riconosciute tali, per quattro delle quali si trattava ancora di trauma diretto, che aveva intaccato la continuità delle pareti addominali, riducendosi così a 11 il numero delle ernie per causa ind iretta o da sforzo, ammesse al beneficio del passaggio n ei veterani o della sostitnt.iva g ratificazione d i un anno di
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RSS~'gno .
IV. È cla con8i(leral·8i fjUale 'ltn'ernia elle d(t diritto al 1·i.~arcimento dei danni t'ernia •recente, che segue immediatamente wn in(o1·tunio 11ul lar raro, 1·iconoscùtto tale; oppure che ..,i jor111a dietro ad tt11o sforzo ma{](l) SULT~N.- Miinch. m edizin. IVochCiucllri{l, n. 5, HI03. (\!) OBE~GKIL - 1/es ullals de l'txamen ae dix mille obserualioru de llert•~. (3) SOCIN. - L. '!. (4) H A BCLRR. -
l .. C.
(5) lb ~:GLBn. (6) ld. - Id.
L. c.
{ 7) SU LTAN. -
L. C.
Parìs, t896.
OA SERVIZIO NEI MILI'r ARI
giore clell'o1·dinario, elie{juito clumnte il laroro .~te.~-·o. ed accompaynata, nei clz~ eMi, cla forti clolM·i. In questa formo la sono stati compendiate dal E:ocher le cor,dizion i essenziali, perchè un'ernia possa costituire motivo d i indennizzo, chP egli ha d esunte dallo stud io di 200 pareri legali emessi al rig uardo in German ia, in A ustria e in f·hizzera (1). Oramai va sempre più accentuandosi u na generale tendenza ad accettarla, per cui p uò semb.-a.re anche logico, di conformare a d es:sa i pareri r elati vi alle ernie da servizio nei militari, tanto più che per questi si ha il vantaggio di una più faci le eliminazione delle incertezze e delle cause di errori. [n base, quindi, ai prinoipì. suaccennati, i criteri da adottar:;i per la ùeterminazione delle emie allt>gate d i pendenti da moti vi di senizio, si possono ridurre ai seguenti : l " È nece.~m1·io, prima di tutto che l'ernia ..~;,formi p e1: la prima rolta, e non p er sttcce8siva manifestazione eli ernia antica. L'escludere la preesistenza. dell'ernia nei soldati pare che dovreùbe essere facile, specialmente 11el nostro esercito, in cui l'ernia costituisce motivo di assoluta inabilità al servizio; per cui, q nalor a. riescisse sempre possibile riconoscerne la predisposizione, non venendo questa con· statata nell'arruolamento, vi sarebbe gia un criterio assai attendibde per negare la preesistenza dell'ernia. Ma oltre alla mancanza di qual siasi indizio, anche approssimativo, della pervieb'l. del condotto peritoneo-vag inale, a m eno che non vi sia la com plicazione d i cri ptorchisroo, anch e nella seconda forma d i predisposizione non vi sono ùei caratteri assoluti per ammetterla o n egarla. J ,a dilatazione, infatti, dell'anello inguinale esterno non proverebbe gran cosa. Anzi il Meck el a vrebbe rilevato, ùalle sue numerose esperienze, che non si può trarre alcuna conclusione dalle condizioni òell'anello mguinale esterno a q uelle dell'anello interno, trovanùosi essi talora in perfet.ta opposizione ; tanto che in cer ti casi l'anello ~:>sterno è così t1i latato, da permettere l' i ntroduzione persi a0 di d ue dita, ment.re l'interno è stret.tisl'imo; e in altri vi sarebbe gia la protrusione del
peritoneo attraverso all'anello inguinale interno, e l'esterno inta.nto non dà accesso ne ppure all'apice del dito. Ad indicare p3rÒ una. anomt\lio. nella s~m~tunt delle p11.reti !\ddominali sta la conformazione trilobata del ventre, e, più di t utto, la tumefazione ovalare, che si manifestR. n ell'espirazion e forz1tt.!l. lungo la piegatura dell'inguine, e che scompare subito dopo; questo sogno è anzi caratteristico d i una minore resistenza <lella parete anteriore del canale inguinale, che è un fattore predisponente all'erniA.. (l) K OCH 8R. -
L. c.
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LA QUESTIO~E DELLE EB.NIE
Secondo il Kaufmann (l) starebbero poi in favore =li un: ernia vecchia la prova della preesistenza dell'ernia in altri tempi, anche limitata alla sola circostanza, che l'individuo ha portato il bendaggio; le ùimensioni dell'ernia oltre quelle di un limone; la sua irreducibilità, a meno che non si tratti di un incarceramento recente; le condizioni del canale inguinale dilatato, corto, a percorso quasi diritto, ed una apertura erniaria piuttosto ampia e a margini arrotondati. L'ernia, già discesa nello scroto, non può essere, secondo l'opinione dei più, di data recente. Meglio però che ogni prova diretta, vale ad escludere la preesistenza dell'ernia quella indiretta, desunta dai sintomi che debbono accompagnare un'ernia formatasi }'er la prima volta. l n secondo lnogo, è necessario che resti determinato il fatto di sercizio cui ha seguito la compm·sa dell'ernia, il quale abbia avuto virtualmente in sé il potere di produn·e un tale efl'etto. Il primo còmpito spetta au·autorità militare; il secondo al m edico, a. l quale è riservata la parte principale nel giudizio, se il fatto stesso sia stato capace di produrre la repentina fuori uscita del viscere dall'addome e la sua discesa nel sacco ernario. E perciò il medico rlovrà valutare, con molto discernimento, tutte le circostanze in cui il fatto si è svolto, richiedendo, all'occorrenza, le necessarie informazioni, per ricos trnirlo nella sua integrità, da. trarne poi il giudizio, se esso sia stato capace di produrre l' effetto che gli si attribuisce. Come si è accennato in principio eli questo lavoro, la causa efficiente delle ernie dovute a trauma indiretto risiede nelPa.umento repentino della pressione addominale, per effetto della quale i visceri vengono spinti verso i punti di minore resistenza dell' addome, che sono appunto le vie nrdinarie di uscita del le ernie. Questo aumento della pressione à.ddominale si produce, nella ma-g gior parte dei casi, per una sinergica ed energica contrazione dei muscoli del toFace e dell'addome, durante la quale il tronco è mantenuto per qualche istante immobile, mentre il diaframma rimane abba!<sato e rigido, perchè viene sospesa l 'e~pirazione; cosiccbè rido· cenciosi di Yohune la cavità addominale, i visceri, impossibilitati a spostarsi in alLo, sono naturalmente compressi e spinti in basso e in avanti. Inolt.re, la pressione adùominale può venire repentinamente aumentata da una causa, che spinga con violenza i visceri addominali nella anzidetta direzione, come pot.rebbe essere iw urto, una caduta sull'ad(l) KAUFM.\NN. -
/landb11ch der Un(allverltlzu"llen, Stuttgart, 1897.
OA S J,;RVJZ IO :SF.I MILITARI
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dome contro u n corpo resisten te, o un brusco e molto energ ico movimento del corpo eseguito in condizioni sfavorevoli. In base a questa doppia eziologia dell'aumento della pressione addominale, K ocb.er (1), e con esso i chirurghi e specialmente i periti che si sono occupati dell'argomento, hanno stabilito due categorie di accidenti sul lavoro, atti a dar luogo alla for mazione delle ernie: a) gli infortuni p1·opriamente detti, come !"azione diretta di una violenza all'inguine o nei dintorni del ventre (calci, colp.i, urti); oppure il scivolare o il cadere nel sollevare, spingere o gettare oggetti di difficile maneggio e pesanti; b) gli sforzi e.mge1'ati oltre l'm·dina?·io, richie8ti da lat"o1·i g1·avi ma abituali ed esegt~iti ù~ condizioni sfa.,;orei•oli, o ai qttali gli indiridtti non xono abituati, oppure non p1·oporziona.fi all'età e alla ralidità Zm·o. Waibel (2), nel suo t rattato Not·me per l'app1·ezza11te1llO de!Jii in(m·tuni, riporta i seguenti esempi d i sforzi eccessivi, tolti dalle decisioni pronunciate dall'uilìcio d i assicurazio ne del Regno in Prussia, in fatto di e rnie. Sollev::\le da. un carro e portare un sacc<> di cemento del peso di 120 li bbre, in un muratore Sollevare un sacco di biada del peso di 151) lib1·e, in un cocchiere. Gettare nel fomo un blocco di 145 li bbre di acciaio, in un fabbro. Spingere un carro carico di pietre, in un muratore.
Questi momenti eziologici sono evidentemente riferibili anche a1 fatti e alle circostanze di servizio, che nei militari possono essere seguiti dall a. comparsa d i un'ernia. E prima di tutto, sono da ritenersi tali. le con tusioni nei dintorni rlella regione i ngainala per caleio d.i cavallo i o per urto di un corpo doro e resistente, argani, manovelle, arcione della sella i o per caduta. In tutti questi casi, oltre al violento sposta1nento dei visceri, deve pure concorrere, nell'aumento improvviso della pressione addomina le, la naturale reazione dei muscoli all' azione contundente e quindi la loro ener· gica contrazione. Di più, la violenza del trauma può anche essere facile causa di lesioni dei tessuti, lacerazioni, smagliamenti, ecc. che concor· rono a diminuire la resistenza e quindi a rendere più sentiti gli effetti dell'aumentata pressione addominale. Il sollevare e lo smuovere dei pesi rappresenta un'altra circostanza di servizio assai frequente nella vita milit are, per esempio nelle manovre di forza dei cannonieri: nel carico e scarico dei sacchi di hiada, grano, ecc., e nel gettarli con forza da terra sui carri, ecc. Per lo più poi si unisce agli sforzi richiesti da tali atti una pos1z10ne mco(t) Kocaan. -
L. c.
(j) W AtBIL. -
uil(aden {ur Un(allqulach.tell, Wic~baden, t90i.
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LA QUESTIO~E DELLE ERNIE
moda del corpo e delle gambe devaricate, assai adatta a favorire una minore resistenza nella compagine dei tessuti a ttigui alle vie ingninali. I salti, :;in. in lunghezza che in altezza, come gli esercizi del volteggio, possono provocare la repentina fuori uscita dei visceri addominali e quindi la formazione dell'ernia, ta nto per la violenta spinta in ba'Sso subita dalle intestina, quanto per l'energica contrazione muscolare, che ha. lo scopo di mantenere in equilibrio il corpo. Nè forse vi è estranea l 'azione delle fibre dei muscoli piccolo obliquo e tra.sverso sopra i~ funicolo t:perm~tico, che esse talune volte attorniano in tutti i sensi, per effetto della quale il cordone subisce un energico movimento di trazione in alto e si raccorcia, concorrendo così a sfiancare il canale inguinale e gli anelli. Le marci e, in sè stesse, sembra non possano essere considerate quale causa delle ernie, ma nelle marcie in montagna, e nella corsa, il peso dello zaino mant1ene curvo il dor;;o, ed i visceri addominali, scivolando sulla parete posteriore dell'adclome, disposta a piano indinato, vengono a premere costant,emente verso la sua parete anteriore, ove si trovano le ape1ture naturali di uscita delle ernie. Se poi nelle marcie succede una cadnta, entra in campo anche l'a?.ione muscolare, per tenere diritto il corpo. Ma uno degli esercizi militari in cui riese~ più evidente !"effetto della pressi~me addominale, sia per la graduale formazione del sacco sotto l 'azion e di conati ripetuti ed agenti sempre nello stesso senso, quanto per la repentina fuori uscita dell'intestino, è quella del suonare la t rom ba. Si tratta infatti di una energica contrazioue dei muscoli del torace e dell'addome, per spingere in una espirazione forzata., consecutiva per lo più ad una ampia in,:;pirazione, attra.ver;;o la ristrettissirna apertnra. del bocchino, una coLonna d'aria sotto una data ten sione, che, per la. uniformità della nota, deve mantenersi tale per qualche istantE'!. Il torace quindi e l 'addome, più ancora che nei casi precP.denti, rimangono nel frattempo immobi lmente rigidi, ed i visceri addominali, già potentemente compressi, subiscono poi un vero urto contro le pareti anteriori dell'addome, ogni qual volta il suono viene interrotto e poi immediatamente ripreso. Mediante un tale meccanismo, si comprende come la predisposizione all'ernia, dipendente da uno sfiaucamento dei tessuti della. regione inguinale, possa anche essere acquisita, ed arriYare sino alla punta di ernia.
DA RF:RVIziò NEI mi.lTARi Da uno s poglio fatto in un decennio, 18!J4-190S, delle decisioni deÌI'lspéttorato circa la dipendenza da cau.-:a d i servizio di undici ernie allegate come tali, borilevato che la loro eziologia ò così ripartita: Nel sollevare uu p<>~o . . N. R Per calcio di cavallo ~ 2 Nel saltare a cavallo » 1 P et· caduta . . » l Durante la corsa. . _ » 1 Per sforzi fatti onde trattenere cavalli itl fuga. » 2 Nel suonare la tromb(l. . . . . . . . . . ,. l l"ra i traumi capaci d i provocare la comparsa di un'ernia vi è pur quello mppresentato dall'azione di un corpo allungato ed accuminato, che, introducendosi violentemente nel canale inguinale, lo dilata e lo sfìanca in modo, che l'ernia vi segue immediatamente. Nella letteratura sono ripartiti parecchi di tali cnsi, i quali confermano anche la possibilitli. della formazione improvvisa del sacco ernario. Fra di essi è notevole quello citato dall' Haegler, di un meèico dell'età. di 48 anni mn vegeto e robusto, il quale cadde da un albero battendo della regione inguinale destra contro un'asta impiantata nel terreno; ritornato in sè dopo due ore e mezzo egli riconobbe la presem:a di un tumore, delle dimensioni di un uovo di piccione, che ha potuto da sé fare rientrare nell'addome. TI tumore era evidentemente costituito da un'ernia, che si riprodusse ancora varie volte, lasciando In dilata:done del c1mnle inguinale di destra, il quale invece a sinistra era. normale.
3° L'ernia deve e.qseJ·!ti {01·mata di 1·ecente, improvvismnente1 sotto frrrti dolori. - Le due prime condizioni, richieste per l'ernia da sforzo, sono già state sufficientemente svolte pitt sopra. Quanto al dolore, le disposizioni riguardanti gli infortuni sul lavoro,. vigenti in Germania e in Svizzera, prescrivono che debba essere di tale intensità, da obbliga.re il paziente a. sospendere il lavoro e invocare tosto la visita del medico. U na decisione del Bundesge1'icht svizzero, in data 26 novemb1·e 189v, stabilisce che la mancanzA. del dolore, e la circostanza del ritardo, sino al 4• giorno dal fatto, della chiamata del medico, stanno contro l'improvvisa formazione dell'ernia.
Il dolore è dovuto alla improvvisa e rapida distensione, che subisce il sarco erniario riempito la prima volta dall'intestino, e poscia dalla pressione a cui !'.intestino è sottoposto, in causa della elasticità che il sacco tuttora possiede nelle ernie recenti. Esso può anche essere in relazione con lacerazioni dei tessuti o con la contusione dell'ernia e del sacco. Il dolore deve essere più int~nso in corrispondenza della porta erniaria, e insorgere tanto spontaneament.e che alla pressione. È poi da distinguere dai dolori, che lnngo il canale iuguinale si irradiano in altre
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J,A QUESTIONE DELLE ERNIE
direzioni, e che possono rappresentare solo nevralgie, per stiramento dei rami del nervo ileo-inguina.le, dovuto aìla contrazione muscolare. Il Marechau però cita un caso in cui il dolore è apparso soltanto alla esplorazione della parte. N è mancano autori, che negano al. dolore un valore assoluto per l'ernia traumatica, poichè esso è un segno subbiettivo, soggetto a variazioni a seconda della diversa sensibilità individuale. Pertanto, pur ritenendo che il dolore debba costituire un sin torna costante dell'ernia da sforzo, pare che non si debba escludere assolutamente la possibilità di questa, quando il dolore manca o non ha i caratteri sopra descritti. Secondo il concetto che prima prevaleva. circa l'emia da sforzo, al dolore dovrebbero unirsi fenomeni di incarceramento, di strozza.mento e infiammatori, dai quali il dolore dipenderebbe.
Ma l'incarceramento, ossia la difficoltà di riduzione dell'ernia, non dipende da intasamento per materie fecali o per eccessivo riempimento del sacco, ma dalla ristrettezza del collo e dalla sua elasticità, che, ap· pena cessa l'azione della pressione addominale, si manifesta e comprime il viscere ernioso, impedendone il rientramento. Data quindi la rarità della prima forma di predisposizione all'ernia, e la formazioue successiva del sacco con una apertura imbutifoT"me, si deve ammettere l'opinione del Kocher, che i sintomi di intasamento manchino o sieno assai leggieri. Anche lo strozzamento nelle ernie recenti non può costituire che un fatto rarissimo, poichè, mancano le condizioni necessarie a che si produca; nello stesso modo che i segni di flogosi, a meno che non v i sia unita contusione, o altra lesione delle parti molli o del sacco e dell'intestino, non sembra debbano essere una frequente complicazione delle ernie che ci occupano. 4" L'ernia cla s{o1·zo ·1·ecente, fm·n~ata:;i improuvi.~amente, cleve at:ere certi caratteri 1·ilewbili all'esame obbiettivo. Tra quest-i avrebbe molto valore lo stravaso sanguigno, poichè starebbe ad indicare una làcerazione affatto recente di tessuti; ma è da considerare, che il semplice sforzo muscolare difficilmente potn't. arrivare a. strappare i tessuti. Il volnme che 1mò raggiungere un'ernia da sforzo, formatasi per la prima volta, non deve oltrepassare, secondo il Kaufmann, quello di una prugn<L, o al più di un piccolo arancio, e l'ernia deve mantenersi allo stato di ernia interstiziale o di buboncele. Secondo Graves (l ) l'ernia non dovrebbe ridursi colla semplice posizione orizzontale, ma solo per mezzo di manovre; ma Kocher n on U) GnJ.vss.- L. e.
DA SERVIZIO NEI MILITARI
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ammette come assoluto tale carattere, tanto più nella predisposizioue acquisita all'ernia, dipendente dall'insenatura graduale del peritonao nell'anello inquina.le. o• Farebbero e8cludere l'ernia cla s{IJI'ZO la complicanza dell' e•l'11itL doppia, concordando la massima parte degli autori nel negare la pbssibilità., che le cause dell'ernia sopramenzionate agiscano con pari intensità, contemporaneamente dai due lati ; e, secondo Kaufmann, tt~ ricinanza dell'ernia al te~Sticolo contemtto nel canale ingu.inale. L'esistenza. della predisposizione all'ernia dal lato non ernioso, non sarebbe un criterio serio per escludere ch e si tratti di ernia traumatica.. Branderberg (l} a tale riguardo avrebbe trovato su 3180 lavoratori italiani, che la disposizione all'ernia è più frequente nei due lati, che da un lato solo, nella proporzione di 2.58 a l. Parrebbe adunque che la stessa proporzione dovesse conservarsi anche per l'ernia. Ma oltre che non sembra praticamente ammissibile, che una medesima causa possa agire nello stesso senso e con uguale intensità n ei dne lati, vi sono autori che sostengono, che sia sempre una sola la, porzione d'intestino, quella che, sott.o gli sforzi della pressione addominale, viene spinta contro l'apertura. erniaria.. Da q nanto si è sino a qui espùsto, si può concludere, che non vi sarebbero segni o sintomi veramente caratteristici dell'ernia da sforzo, da farla ammettere incondizionatamente. Come dice Graves, il giudizio deve basarsi sul loro compless~, nnitamente a un giusto apprezzamento d el fatto che vi ha potuto dar luogo ; ma non è da negare, ch e si possono presentare al perito 110n pochi casi dubbi, per i quali il suo parere n on può essere che quello della probabilità..
*** La questione delle ernie di servizio nei militari rotrebbe oggidì avere uua soluzione, che, eliminando i _pericoli d.i ogni errorl3 di giudizio, garantirebbe assai m eglio i loro diritti alla reintegrazione dei danni derivanti dalla diminuita vaJidità personale, quando questa sia stata compromessa durante la permanenza sotto le armi. Voglio accennare alla cura radicale dell' ernia, che, accettata incondizionatamente da tutti i chirurghi, trova nelle statistiche, che vanno di giorno in giorno sempre più ingrossando, la più ampia conferma dagli indiscutibili risultati onde è seguita, sia per la vita dell'individuo quanto per l'esito finale. (l ) Dott. BRANOI !<IB&nG. - Hernle rmd Un(all. (CorrespolldtiiZ·Biall(tlr Scllwel zer tltn:lt, o. 3, 18991: ~ -
Giornale medico.
LA QUI;STIONE DELLE ERNIE
Coley (l) su 1000 operazioni di ernie da lui raccolte ha trovato una mortalità apjlena del 0.48 p. 100: Kocher (2) in 111 operazioni il 0.0 p. LOO; R ot ter (B) in G7, 0.3 p. 100 ; Galeazzi. in 1400, (0.0 p. 100) (4) ; Hilgenreich {5) in 472, O 23 p. 100. Ma la statistica per così dire piLt colossale è quella. del Port, (6), chE> eomprende 23519 operazioni per cura radicale di ernie !'ia inguinali, c he crurali e ventrali, con la mortalità complessiva del O.H p. 100. •rale 1w r-cento di mortalità. diventa anche minore, se si dividono le operazioni in due periodi , il primo sino all'a nno 1894, con una mortalità di 1.7 p. 100 su 708! operazioni, il secondo dal 18!:35 ad oggi. col 0.5 p. 100. ll numero maggiore di morti è dato dalle ernie ventrali coll'1.8 p. 100; nelle eniie ingninali la proporzione dei morti è dell'l.9 p. 100 sino a.l lBS-!, e tlel 0.7 p. 100 in segttito. Le cause di morte sono per 13H casi ripartite· nel modo seguente: Proce~si settici (infezione della ferita \:43 volte= 30.9 p. 100, fra cui: Peritonite 22 volte Risi pola 4 » Tetano ~ ,. Intossicazione (cloroformio ecl etere, sublimato, iodoformio) : 11 volte= 7.9 p. 100. Complicazioni addominali (disturbi di circolo, diarrea e \Omiti~ perforazioni tardive) 11 Yolte = 7.9 p. 100 Emorragie. Embolie .. Shock . Malattie intercorrenti.
8 volte == 5.8 p. 100 8 volte = 9.7 p. 100
2 volte = 1.9 p. 100 10 volte = 6.8 p. 10{)
La mortalità si. è verificat;l, d'ordinario, negli individui di età a vanzata. Qnanto alla durata dell'esito dell'operazione, ossia alla recidiva dell'ernia, sono pure state riunite numerose statistiche, il cui valore sarebbe soltanto da ritenersi assoluto, qu~ndo tutti gli operati potes· sero essere riveduti dal medico in tempo utile. A tale riguardo, se(l ) Annalel o( Suroerg, J uni, 1903. (i) Ceutral blalt (. Chirurgie, n. 19. 1~97. (31 Miincht7le1. medizinic!ie Wochenschri(l, n. 5, 1899. (4) GforMie dell'Accademia Medica d a Torino, 1899. l morti sarebbero s tati veramente due mil ver malattie intercorrenti indipendenti da complieanzo dell'operazione. (51 \1enammlung Det&l$cfler Aalur(oruher und Aer·::le i r1 1\cirl•bad, t 91Ji. (6) Zur Prog11oAt der R1•di cal·operalion der llernit ll.- V. dott. OTTo PoRT. (Deut1che Zalfcllri( ( ur C:l1irurgie, Dd . iO, Helt 5, GJ.
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D A SERVIZIO NF.l MILITARI
condo Bully e Coley (1), il maggiore numero di recid ive si verifich erebbe nel 1° e 2° anno dopo l'operazione, che andrebbero progressi\>a.men te d im in uendo n egli an ni succeasi vi da r icllll'SÌ a :/ ,. I m etodi operativi più accreditati per la cura radicale dell'ernia sono quello d i Ba~sin.i e quello d i Koch et:, perchè corrispondono meglio di t u tti a lla cond izione più im portante per la r inscita dell'operazione, ch e è l'abolizione del sacco. Secon do Matnnowi ttsch (2) i due metodi .si corrisponderebbero per numero d i risultati durevoli, avendo egli raccolto in tutta la letteratura per il m etodo Bassini 20G2 operazioni c:on 71 == 3.G p. 100 di recidive; e per il mt>t.odo d i K ocher 52:-1 operazioni con 19 == 3.8 p. 100. Il c hirurgo americano Coley (:~ ) h a sino a l maggio 1903, operato ('o] m&todo Bassin i 917 emie con 1 0 recidive, circa l p. 100. ·Galeazzi ripor ta per 14<JO operazioni a lla Bassin i il 5 .71 p. 100 di recidive. La statistica del P ot t g iungerebbe però a l'i sul t ati al q nan to m eno favorevo li, segnando per il metodo K ocher il H2.5 p. 100 di riaultati duraLuri, per quello Bassini originale il DO.l p. 100 e com plessivamen te, cioè colle modificazioni introdottevi dagli alt ri chirurgh!, n·m.s p. 190.
*** U n notevolissimo contributo, in prova dei risultati d ella cura rad ic~tl e .dell'er nia, è dato dalla stati stica delle operazioni pratica te nei nostri ospedali militari dal l t<!!13 al 1904:, favori tami dall' egregio collega colonnello medico F avre, che io qui riporto compend iandola : Operazioni di ernie i nguinali · . 'J) " crurali . " ,. addomi nali .
N. 3314 'J) 51
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P er la. morta lità consecutiva a ll'operazione mi li mito a ci tare quella degli ultimi quat tro anni, 1!)00-D01-D02-U03, non avendo potuto ricavare, dalle relazioni sanitarie dei vari ospedali militari, l'indicazione esatta delle cause di morte degli a nni p recedenti. Pertanto, su 1964 opera zioni di cura radicale d i ernia eseguite nel detto periodo di tem po si sono av ut i 6 morti, equiYalenti al 0.3 p. 100. ( Il In Mil•tchn. medi;. !Voeltensehrl(l, n. 5, 1903. (i ) In PORT. Zur l'rognose der Radlcal aperalion der Hel'nitn l. e.
<=Il Co~BY. - r.. e.
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LA QUESTIONE DELLE i;R:<H:
Questa proporzione viene ancora a scemare di valore dall'esame delle cause di morte, che si ripartiscono nel seguente modo : Per esiti di ernia strozzata. ,. processo settico " intossi~azione cloroformica emorragia. )) peritonite ))
N.2
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Quindi le morti consecutive alla operazione, fatta puramente allo scopo della. cura radicale dell'ernia, si riducono a 4, ossia al 0.22 sul numero degli operati. Quanto alle recidive non si possono stabilire proporzioni sufficientemente corrispondenti al vero, perchè nei soldati non è possibile il controllo degli operati, sino a. che sia. cessata ogni probabilità di recidiva, in causa della breve durata. della. ferma, delle numerose emigrazioni successive al congedo, e della trascuranza della maggior parte dei divenuti inabili n el presentarsi alle rassegne seme!.'trali di rimando. Forse una statistica al riguardo sara attuabile in occasione del richiamo d,i parecchie classi dal congedo. Citerò soltanto i casi' di recidiva operati nei nostri ospedali militari dal 1898 ad oggi in numero di 3~, dai quali però non è lecito trarre alcuna conclusione, perchè molte delle nuove operazioni sono state eseguite per recidive di ernie operate prima. dell'arruolamento. Credo però di non restare al di sotto del vero, asserendo che, quàndo l'operazione è eseguita .~otto la 1·igo1·osa guarentigia delL' asepsi e da chi1·urghi esperti, la proporzione delle recidive non debbn oltrepassare il 2-3 p. 100; ciò che non può recare meraviglia, quando si pensi ai soggetti giovani sani e robusti quali sono i nostri operati. Egualmente interessante sarebbe stabilire l'epoca della recidiva, cioè il tt:mpo trascorso dalla prima. operazione. Da. alcune notizie fornitemi dall'egregio collega tenente medico dottor Caccia rilevo, che, sopra 131 ernie operate nell'ospedale militare di Alessandria, in 5 si trattava di recidi ve delle quali: 2 SI verificarono dopo 4-5 anni dn.ll'opera.zione; ,. l Sl verificò dopo 7 anni , ,. » quattro mesi l ,. » » quindici giorni l
È da. sperare che, anche per una tale statistica, si possano avere in seguito dati sufficienti.
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DA SF.RVIZIO l'El MI LITAR I
3-J.l
*** Anche negli eserciti stranieri la cura radicale dell'ernia va di giorno in giorno sempre più imponendosi. Nell'esercito francese, negli nltimi quattro anni, sj sono operate 680 ernie all'an no con f) p. 100 di insuccessi (1). Il medico militare austriaco Nagy v. Rothkreuz (2), sopra 691 operazioni di cura radicale di ernie eseguite dal1800 al 1899 riporta una mortalità del 0.4 p. 100, col 54.1 per 100 di esiti d i immediata. abilità al servizio, e il 37.2 di temporaneamente esentati. Di questi ultimi la metà ripresero p i Ìl tardi il servizio, cosicchè gli operati rimasti idonei raggiunsero il 72 p. 100. Nell'esercito tedesco, sino a poco tempo fa, le operazioni per cura radicale di ernia furono in numero molto esiguo. Da l R endiconto sanitm·io deU'esercito prrt.~.~iano (3 ), compresi i d ue corpi d'armata. Sassone e il corpo d 'armata del W iirtemberg, si rileva che, dal 1' aprile 1892 al 13 marzo 1900 si praticarono solo 13 operazioni, delle quali 4 per ernie della linea alba e 9 per e rnie inguinali, t utte con esito di idoneità al servizio. Ma nel decorso anno 1903 il loro numero andò sensibilme nte aumentando, anche per part.e dei nostri colleghi della Germania. I medici militari italiani tengono i l prilllo posto per il numero di operazio11i di cura radicale di ernie eseguite fino ad oggi, po ichè hanno raggiunto, nei quattro ultimi anni, la atessa proporzionale rlei colleghi dell'esercito francese, quantunque questo abbia una fon:a media an nuale più che doppia di quella dell'esercito ita liano, e colla circostnn7.a che, venendo\·i a rruolati gli erniosi, rlebba natu!'l\lmente prenlere il. materiale delle ope t·azioni. f: con part icolare.soddisfùione che lo scriven te constata il fatto, al quale ha la cosc ienza d i avere in parte contribuito, per essore strtto tra i primi che, s in dal febbraio 189fl, ha p~ati cato, nel l'ospe,lnle militare di RM·enna, la cura radicale delle ernie.
L'operazione radicale per la cura dell'ernia va dunque percorrendo il sno giro trionfale anche negli ~serciti, ai quali r estituisce ogni anno un non t.l·ascurabile contingente di individui, ritornati, per merito suo, abili al servizio di gLlerra. Oramai la mortalità consecutiva, e ad essa attribuibile, è ridotta ad una frazione cen tesimale, che v'è tutta . probabil ità abbia a scompa1·ire, col perfezionamento dei mezzi di anestesia ( l) Giornal e medico del R. Bsercifo. aprile f904. 1t• Wlmer medizildsche IVochttl!chrl(l, n. 7 e s, t903. (3) Sanilrilr-Bericht iiber dre 1\iinlglicll Prt1mischt .lrmee, Oerliu, 190~.
iJ,l~
LA QOESTIO:-\E DELLE ERXIE DA S~~R\"IZIO :>El MILI'l'Alll
sia. locale cho generale, sulla quale via si è ora bene avviati. Nè so ne possono m~>ttere in dubbio i risultati, assolu&amente indiscuti bi l i, ai quali si deve aggiungere il merito di ridonare alla società uomini nel completo stato di integrità. personale e quindi di validità al lavoro. Perciò la curA. radicale dell'ernia non si risolve solo in nn vantag~io tlell'esercito, ma eziandio dell'individuo, anzi a preferenza Ili questi, poichè oltre della riacquista.ta idoneità fi sica, vi è la considerazione, che la logge degli infortuni sul lavoro rende ora molto caute le società e gli imprenditori ad assumere oper.\i e lavora.tQri, i qu!i.li non. diano le maggiori garanzie contro la. possibilità 1i malattie causa di risarcimento di danni. Se, quindi, iuvet:e del non lauto provverlimento della concessione di un anno di assegno nei casi di ernie incontrate per motivi tli servizio, in sosti tnzione del male accolto passaggio Mi vetera.n i per parte di giovani ùa 20-2G anni, venissero tutte le ernie dei solrlati giuùicat'e ud uuA. stessa sLrogua, e si prnponesse a coloro che, per qualunque causa, ne sono atfetti, di sottoporsi alla ·o perazione per lt~ cnra mdicale, colla riservt\ di estendere a loro vantaggio tntte !e ùisposizioni del regolamento sulle pensioni, in caso di non riescita e di aggravamento delle condizioni preceden.ti, si provvederebbe assai meglio al loro interesse personA-le, e si compierebbe una opera umanitaria. e di bonificazione sociale. Nè lo sta.tù verrebbe a risentirne un danuo sensibile dalle rareeccezioni di insuccesso dell'operazione, la quale, colle ~aranzie che si potranno adottare per eliminarne tutt.i i pericoli, sa.ra da ritenersi perfettamente innocna per la vita. dell'operato. L ·esercito riceve dalla società l'individuo nella sua piena i n t.egri tà. personale, e se questi viene a perderla a motivo del servizio c.he de"ç"e prestnre, non si può certo negargli il diritto al risR.rcimento degli emergenti danni. )[a quando il soldato possa essere ridaw alla sot:iotà nello stato di validità. fisica. in cui è stato preso, la proposta che gli nrrebbo fn.tta di assoggeLtar:;i all'oper~tzione di cura radicn.le, o di riunnzil\re a ogni diritto che potesse provenirgli da un'ernia per qualsiR.si causa incontrata, non deve sembrare 'qaella gmncle offesa alla liber Lll. individuale, che talnno potrebbe ritenere. Roma, nprile HJO L
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SCUOLA D'APPLIC A ZIONE DI SAN I T.\ MILITARE
L~~ LESIONI DKLI/ 01\G ANO()ELI/UDITO l'E R llETO~AZIO~E DELL E ,UDII E DELL E ROCCHE 11.\ FUOr ;o
Pe r il dott. G i oyanni o , &ino, cupilano merlico, li bero ducenta In olo rin o -lariu~,, t.>giu
Al capitolo delle malattie professionali del soldato appart.engono le sordità e le lesioni dell'orecchio provocate dalla detonazione delle armi e bocche a fuoco, che, conosciute Jìu dal secolo di Ambrogio Pano, solo in questi ultimi tempi furono accumtamente studiate n ella loro sinLomatologia, patogenesi e profìlaiisi. Ambrogio Pareo (1), come effetti della detonazione, descri,;se esc lusivamente le lesioni dell'oreccliio medio« Ainsi qu'on voit sonvt?nt le~ cannoniers perdre l'oftye tirans le grosse;; pieces pour la grande agìtation de l'air, qui rompt la dite 111embrane (clel timpano) et renvers les dits osselets du lieu nat ure!; de façon qui l'air emplauté aux ressort.s, anfractuositez ou peÙts lahyrin ths contenus en la ~avitù matitoide {nommè d'aucun Tabom.:in) le mal<tde oH un bruit ou tintamnrre nux oreilles ... • Tri.iltscb, Hard, Toynbee, èd pari di Pareo, non ricouo,;cono altre lesioni da detonazione che la r ottura t im panica, ma contrariamente a . Pareo, la dicono relativamente rara. E più rara ancora la si ri~co ntra nelle guerre posteriori quando ai (;annoni ad avancarica furono sostittliti q uelli caricimtisi per la culatta. Seri veva Cb imani, m ed ico militare au:;triaco: c A ll'.epoca in cui si usava.uo i cannoni ad avancari ca, uno doì serventi do"Veva stare v icino alla bocca dell' arma, a duo pas&i indietro, per eseguire una manovra speciale, ed era questo servente, eh~ collocato al centro della detonazione, era colpito da lesioni auricolan. Oggidi, coi cannoni a retrocarica, al momento della detonazione tutti gli uomini si rit.irano dieci passi in adcliet.ro salvo il punta.tore.
LE LESIONI DELL'ORGA:\0 DELL't:DlTO
Queste son le ragioni per oui si son fatte più rare le lesioni dell'orecchio da detonazione •. Chimani in dieci anni di servizio all'ospedale di \'ienna non ebbe ad osservare che due casi di rottura timpanica per detonazione di fucili caricati a palla e nessuna per detona.zione di uocche a fu0\!0. Nella relazione. sulla guerra franco-tedesca sono riportati tre soli casi di rottura timpanica. da scoppio d'obice in vicinanza.: due altri sono cosi imperfettamente riferiti che non si potrebbero razionalme nte comprendere in questa. categoria. l n un resoconto del riparto otologico dell'ospedale militare di Dresda. ~:osi :;i Psprime il Schalle (<l): c Io sono stato sei anni nell'artiglieria da fortozza e da campagna, ho assistito a molti tiri ; dopo La campagna. del 1870, quale COtporiparto della sta?.ione otologica di Dresda, ho dovut.o giuùicare mol te lesioni da causa di servizio e quindi andte quelle da detonazione, ma non posso sostenere quanto afferma 'l'roltsch circa la frequenza delle rotture timpaniche da d etonazione. Ritengo invece c he le detonazioni forti e continuate, alle quali son o esposti i sottufficiali r gli ntnciali che servono a lungo, offendono l'udito ma :solo perchè le v iolente commozioni che pervengono al labirinto vi provocano dei disturbi che si rlocumentano nella lenta e progressiva diminuzione d'udito •· Nel l s;1 il Boucheron (3 ), richiamando l'attenzione sui disturbi uditivi senza lesione apparente d elle membrane esterne e ch e si Yerifìcano sui soldati nelle esercitazioni a fuoco, riferiva il loro meccanismo di p roduzione alla. otopie.~i. In altri termini, se la. tromba è ostrnita, l'aria compre::;sa dalla detonazione preme sulla me~brana. timpa.nica., eh~ o si rompe o, resistendo, s'affonda. trascinando gli ossicini e la staffa ve>i·:~o il labirinto. Con q uesto :1rumento eli pressione n el liquido labirinticc•, ~l i :lCI'J.Ueclotti, che funzionano q nali val.o;role fisiologiche di sicurt'Z7.t~, non bastando allo scappamento instantaneo della qtumtità. ><nffiui~'n t<' di li q nido, le term inazioni del nervo cocleare e vestibola.1·e rellLal lO co mpres;;e, onde !:lordità p iù o meno durevole, rumori soggettivi vertigini. Vorrlos al congresso etologico internazionale d i FirenM (l H\ l;>) espvse i risaltuti delle sne osservazioni sui feriti clell'attentat.o dinamitardo di Barcellona. Egli non riston trò aknnn. rottura timpanica e spiega tpw~t'nssenza col fatto che i pazienti :-i trova>ano in luogo <·hiuso ed intenti n sentire un'interessante pezzo rl'opera, per cui le onde> son or<: potevano penetrare nell'orecchio medio per tuba.m e controbilonciare lfl onde che colpivano la membrana per la -çia del condotto. 1 sogg~'~tt i p i il \·iei ni all'e-;plosione presentarono sulle pareti del condotto
PER DETONAZIONE DELLE A.Rlll E DELLE BOCCHE DA }'UOCO
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uditivo esterno e sulla membrana. un'iniezione vasale come se queste parti fossero state coverte da un impiastro senapato e l'iperemia doveva este11dersi all'orecchio medio ed interno, giudicando dai rumori soggettivi da cui i pazienti erano a·r rlitti. I suddetti sintomi durarono 4-5 giorni e poi scomparvero senza lasciar traccia. Man mano che aumentava la distanza dell'esplosione, diminuivano i fatti i peremici ed in una seconda categoria di pazienti non si rilevava più che retrazione ti m panica di alto gr<~.do con fischi e vertigini; la malattia era bilaterale e guariva in 2-3 settimane. Gli spettatori dei posti più elevati del gran teatro ebbero solo sintomi labirintici ·probabilmente emormgici - poichè gli antiflogistici e rivulsivi rima sero senza effetto. Infine la forma più lieve era data da individui elle perdettero il senso d'orientazione: volevano uscire dal posto pericoloso ma. non sape>ano dove fossero e dove andassero. Forse qui si trattava d'un pro~.:esso dei canal i semicircolari o del centro cerebrale d'ideazione, processo semplicemente iperemico, poichè dopo pochi giorni scompariva ogni sintomo. Interessantissime, per il tema che ho i m preso a trattare, sono le r icerche faUe da R. Miiller (4) sugli orecchi di artiglieri prima e dopo esercitazioni di tiro con cannoni di 12 cm. caricati con kg. 1,4 di polvere senza fumo e con pezzi di nichelacciaio di 15 cm. caricati con 4 kg. di polvere pure senza fumo. Su 102 orecchie esaminate, in 44 casi notavasi dopo il tiro nn arrossamento diffuso, talora molto intenso, della porzione prcfontla del c·ondot~o e della periferia della membrana i n modo che era difficile riconoscere i limiti tra condotto e membrana; talora l'arrossamento interessava solo la membrana che, invece del colore biancomadreperlacoo, s'offri va allo sguardo d'una tinta rosea ; a ltre volte i vasi malleolari si potevano seguire fin sul condotto con molte curve e dicotomizzazioni. In sette 1:asi v'erano emorragie piccolissime endomi.ringee ed in uno di questi si notava una suggellazione rossobleu, più g1·oss~ d'una lent.icchia, situata al di sotto dell' umbo, che sollevava a semisf'era il ~ivestimento cutaneo · della membrana. In quest.'ultimo caso, prima del tiro, si era riscontrata una forte retrazione della membrana senza diminuzione d'udito: l'udito e1·a integ1·o anche dopo il tiro. Non furono registrate lacerazioni della membrana. Le orecchie segnate prima del tiro come normali erano, quasi senza. eccezione, tali anche dopo il tiro: in tre casi solamente si potè vedere una finé iniezione perimalleolare. Le suddescritte alterazioni abbietti ve rilevate dopo il tiro riguardavano orecchie a reperto anormale prima del tiro e pitl specialmente orecchie con re trazioni ti m paniche e con un certo grado d' iperemia nel condotto uditivo esterno e con iniezione dei vasi malleolari.
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LE LESIONJ DELL'ORGANO DELL'liDlTO
La causa dell'aumentato afflusso sanguigno sarebbe, secondo Miiller, dovuta. all'irritazione della membrana. tim panica. e della. parte protonda del condotto, ad un'azione insomma. simile a quella del massaggio pneumatico (Ostmann). I disturbi acustici osserva.ti dal :\Hiller si possono cosi riassumer<': durata di percezione osteotimpanica accorciata in tutti meno 11; indipendentemente dal reperto obbiettivo: diminuzione di percezione, a. grado variabile, per la voce afona.. Disturbi soggettivi come fischi, vertigini e cefalee, non furono accusati: solo 4 affermavano di aver la testa rintronata. Aggiungo però subito che in Germania è prescri7.ione regolamentare che gli artiglieri prima dello sparo si turino con ovatta i condotti nditivi, con che vengono scemati gli effetti della detonazione. }~ difatt i negli artiglieri russi, ove non vige alcuna prescri7.ione al riguardo, il Yassiliew (ii) ha riscontrato più frequenti e più gravi alterazioni e specialmente emorragie endomiringee, mai però Jacerazioni della membrana. Su 2000 osservazioni, 1~4D volte .i toni acuti erano meglio percepiti dei gravi, ()05 volte questi meglio degli acuti.
*** La cau.va più frequente delle rotture timpaniche in generalo è quellA. della condensazione rapida dell'aria. nel condotto sia por uno schiaffo, sia, come avviene nello sport del nuoto, nel salto 11. capofitto o sni piedi perpendicolarmente al pelo d'acqua. Interviene forse nella detonazione )o ste:>so meccanismo d'azione:> r. .a. membmna timpantca, malgrado la sua est:ema. sottigliezza, possiede una resistenza. considereYole. L o Schmidekam, sperimentando sul cadavere, ha trovato che per ottenere la roLtura della me m bran a Ocl'orre una pressione di 1,75 atmosfere, eguale cioè a. l ,t:~ cm . (l.i mercurio; le rotture cosi ottenute risiedevano nel quadrante anterosuperiore e decorrevano parallelamente al ma.uico del martello. li Luzzati tn), misurando col manometro la pressione <1.doperata, otten11e la r ot.Lnra. timpanica cou pressioni diverse: in u casi con un aumento di :.l atmosfere, in uno appena oltrepassata un'atmosfera; in nn solo caso ebbe già. Ja lacerazione con un aumento di 0,75 Mmosfere ma si trattava. di un Ct\davere a. tromba d'Eustachio molto ristretta dal corrispondente Jato, per cui l'aria non poteva liberamente fluire nella ft~oringe. Questo espf'rienze snl éadavere hanno perì.l il peccato originale di non corrispondere alle condtzioni fisiologiche del viventi', nel quale la mc>mbrn.ua ricca di vasi e ripiena di sangue reagisce, sel:Ondo le esperienze di Corra.di, più effic11.cemente ai traumatismi.
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PER DETONAZ IO~E DELLE AltMI E DELLI>: BOCCHE DA FL.OC'l)
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Nè può essere trascurata l'azione che sulla membrana può esercitare la funzione a.ccomodat.ri ce dei muscoli endoti m pa.n ici, essend o provato dall'esperienza che le rot.tn re e g li altri disturbi uditi" i a,._ vengono più f1·equ entemen te quando la detonazione giLmge inaspettata all'orecchio che non quando il soggetto ne è in attesa. Hanno invece t,utto il valore d i esperimenti sul vivente le os~eHa zioni cliniche sugli operai che lavorano nei cassoni ad aria. compre:osa, ad esempio, nella costrur.ione dei ponti. Il :\[agnns (7), stlldiando 100 individui cba lavoravano sotto una pressione di 2 '1. atmosfere, trovò che la massima. parte di essi risen tiva dei dolori: un ragazzo però che aveva distrutt.a la membra n<\ per un processo flogistico antecedente non presentò q nos tu fenomeno. La sordità era frequente e talora permanente; nn orologio sentito ~~ 20-25 passi l o era solo più a 1-1 '/ , dopo la pernumenza in aria compressa. In nessun caso trovò lacerazioni ti m paniche : solo una Yolta notò arrossamento sulla apofisi esterna. del martello e nel terzo interno del condotto udi ti v o. Lo studio clinico delle a lterazioni dell'organo dell'udito proveniPuti da aumento di pressione fu recentemente ripreso da Alt (8 ), Mayer t9J• SchTotter, Baratoux (10), Lester e Gomez (11). Secondo Ferd. Alt, WiJlbelm Mayer, H.ermann vou Schrut.ter l'organo dell'udito si comporta molto diversame11te uei varii individui di fronte alle oscillazioni di pressione atmosferica. Ogni aumento o .diminuzione di pressione dà origine a fenomeni piì.t o meno violenti: senso di pressiOne all'orecchio, senso di peso, d i ottusità, sibili, fischi, rumori di bassa tonalità con o senza alterazione dell"udito. Obbietti vamente talora non si ba alcun reperto anormale, ora si ha una con::;iilerevole iniezione del plesso malleolare o diffuso arrossamento della membrana o a lterazioni del triangolo luminoso. Be la pre>1sione esterna non è Losto compensata - il che può avvenire per una stenosi t nbaria. o per un a11mento t roppo rapido di pressione o per incapacità ad esegu ir~ la prova di Valsa.! va- ne risultano gravi fenomeu.i di compressione: t·etrazione ti m panica e della catena degli ossici n i, ecchimosi, rottura. della membrana, iperemia con essudazioni ed emorragie nella cassa e nel labirinto. Il Saget attribuisce tutti i d isturbi sui ndicati alla congestione degli organi in seguito a ri pulsioue del sangue verso gli organi profondi e conseguente maggior affinss0 di sangue alla periferia nella com pressione. Bezold dà un'altra spiegazione: nel momento della compressione la t r omba è chiusa: ad un dato momento l'aria com pre::;sa nelle cavità pneu-
LE LESIOI\1 DELL'OR GANO DELL'UDITO
matiche d ell'orecchio medio sfugge dalla t romba eu>tacbia na. in un movimento di deglutizione; a questo punto la finest,ra. rotonda s'incurva verso la cassa e le pareti vasali resta.no istantaneamente decompresse onde le emon-a.gie la.birinticbe. P. Bert. e Leroy di Mer icourt ammettono che sotto l'influenza. d el-
l"aumento di pressio nei gas dell'aria si dissolvono nel sangue. Quando an·iene la. decompressione, i gas non restano più disciolti in t otalità ed una. parte di essi, sopra.tutto l'azoto, passa allo stato a.eriforme, liberandosi dal sangue, sotto forma di bolle, fini da principio, poi più grosse, le quali produrredbero delle embolie gassose nelle estremità de Ile piccole arteriole. Comunq ne sia, intervengano l'una o l"altra. delle cause suaccennate o le ultime due contemporaneamen te come vorrebbe il Baratoux, è certo che i palombari che lavorano in cassoni ad aria. compressa vanno soggetti a. rotture timpaniche, ad emorragie endotimpaniche, ad emorragie labirintiche. Alt, Mayer e vou Schrotter, con rapidi aÙmenti e diminuzioni 1l i pressione, otten nero an che sperimentalmente sui cani e sulle cavie ripienezza dei vasi sanguigni del modiolus, stra,.1\;;i peri vascolari, emorragie nelle scale cocleari e nei canali sernicircolari . Infine Lester e Gom~z (11) notarono all'esame funzionale dei palombari durante la permanenza nei cassoni ad aria compres:.-;a: dimitlll?.ione di percezione per via aerea e per via. osteotimpanica. specialmente per i toni acuti, diminuzione consideravo! issi ma. d i percezione per l'orologio tela. 20 a l ) : certe Yocali come p, g, c, L. a, b non furono affatto pcn·cpite a. voce afona: il limite inferiore dell"udito non è affatto mutato. Quanto a.l reperto obbietti,o, constatarono che una. compressione di mezza. atmosfera basta per dare una retrazione timpanica, tma di dne atmosfere provoca spiccati disturbi soggettivi con congestione del plesso malleolare e della membrana flaccida. . ' i rist:ontra.no adunque nei palombari ed operai che lavorano uell"aria compressa gli stessi disturbi e le stesse lesioni che si OS!Icrvauo llf' i soldati durante le esercita:>:ioui di tiro. ì\[a. se g li efJ'et ti sono identici, non è identico il meccanismo di produ:>:ione. Il Nimier (12, 13, H ) fece eseguire dell e esperienze che qui trascrivo. 11 mez~o impiegato per r iconoscere la dire:>:ione dell'ouda acren, fu un tnbo ùi vetro ordinario cla lampada, aperto ai due estremi f' che nel suo mezzo portava. un ind iPe mobile costituito da peli ag~l utinati fra loro con un po' di colla. « Dm·ante il tiro di una batteria da. 1:3H mm. con caric·he di polvere di kg. 3,:>±0, questo tubo è ..;tnto collocMo da\anti al primo servente eli sinistra a m. 1.::>0 dalla.
PER DETONAZIO NE DELLE AR:t.H E DELLE BOCOHE DA FUOCO
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bocca e diretto perpendicolarmente al pezzo. Dopo il col po s1 troYÒ che l'indice (, stato attirato verso l'arma. Durante il t iro di una batteria. di 120 mm. con carica di kg. 1.570, il tubo fu disposto parallelamente al pezzo ed anche q nesta volta l 'indice si spostò verso la bo·cca del cannone. » IL dott. Landriau, ripetendo le esperienze collo stesso t~1bo di vetro e coll'indice di cotone perve1me a conclusioni affatto opposte. « Io ho introdotto un leggiero tampone di o vatta nel mezzo del tubo di vetro, • che a 50 cm. prima, poi ad un metro dal pezzo, è stato, successivamente,collocato sul suolo, fissato al cinturino dei cannonieri ed infine allogato su due bastoni forcuti. Questo tubo ricevette inoltre una direzione parallela, obbliq ua o perpendicolare al pezzo. Il risultato è stato invariabile : l'ovatta, invece di essere aspirata, è stata sempre proiettata in media alla distanza di l m. dal pezzo. :. Queste esperienze, apparentemente contradditorie, si spiegano facilmente quando si tenga presente la forma della corrente gazosa quale ci venne fotograficamente riprodotta dal Mauh (15). L'immagine del proiettile in marcia si scorge nella fotografia, come una c'alotta. d'ariacompressa. al davanti della. palla.: questo fenomeno si osserva. solo quando la velocità del proiettile sorpassa i 340 m. al minuto secondo e col crescere della velocità l'onda cefalica si avvicina sempre più al proiettile. Se il proiettile è animato dalla massima velocit à, il 0anale che lascia dietro di sè pare riempito di nuvolette regolari e simmetriche simili a perle infilate su una corda t esa lungo la traiettoria.. In altra. termini il modo di progressione del proiettile nell'aria n chiama alla mente quello di un piroscafo nell'acqua o quello di un battello sottomarino; sono onde di condensazione o di ra.refazione che si succedono e che alternativamente vanno a colpire l'orecchio. Negli esperimenti del Nimier o del Landriau il pez~o di cotone od indice venne attirato verso la bocca dell'arma o proiettato in direzione contraria secondochè era stato col pito dall'onda di condensazione o di rarefazione. Quanto sopra per q uanto riguarda la modalità dell'onda che viene a. colpire l'orecchio: ma la compressione o decompressione che viene a. colpire la m.embrana. timpanica nelle detonazioni S<trà di tal grado da rom perla o provocare deUe vere ecchimosi ? D mio assìstente, tenente medico Santamaria, fu da me incaricato di misurare con un manometro la pressione d'aria atmosferica che si h a nello sparo del cannone all'altezza degli orecchi del servente : or bene, essa è risultata così minima da non essere registrata dal manometro.
LE LP.SIO!"l DELL'ORGANO DELL'UDITO
È quindi fuori dubbio che nella patogenesi dei disturbi auricolari da deton~t:r.ione de•e fìgur~re l'altro coefficier;tte: il suono o, per meglio dire, la vibrazioue sonora. Il rumore de lla detonazione, nota Nimier, e un rumore complesso, c he risulta di quattro suoni distinti: lo le vibrazioni della canna dell'arma provocate dal passaggio del proiettil E', \"Ìbrazioni pre,alentemente longitudinali che danno un suono di a ltezza varia s~condo la lunghezza. della canna ed il suo diametro, E> di timbro diverso secondo la sostanza di cui l'arma è composta; 2° le vibrazioni risultanti dalla trasmissione ùel mov1mento alle parti acces:-lorie ed agli oggetti vicini al pezzo (affusti metallici); 3" quelle, da cui è animato il proiettile stesso al momento della sua nsci tn. dalla canna o ve è stato confricato; ·1'' infine le onde sonore determinate dal proiettile in marcia e dai gaz per la dellagrazione della poi vere. Quando spara un cannone in vicinanza di case, non solo trema la casa e si sente tremare il su~lo, ma si rompono anche i vetri; c iò di mostra che le vibrazioni possono produrre fenomeni di rottura. Sulln. membrana timpanica queste vibrazioni in parte si rifl~ttono, in parte si propagano attra\erso la cassa al labirinto .. ~e la cassa è ripiena cl'aria, la ,·elocità delle onde vibratorie è molto limitata (circa 333 m. al secondo) e la. forza vim è smorzata dallo scappamento dell·aria attra\erso la tromba d'Eustachio: ma se la membrana è retratta epperciò gli spazii pneumatici della cassa molto ristretti, e la tromba è c hiusa. o fortemente stenosata, l'onda nel sistema rigido dE>lla ctttena degli ossicini e nel ma:1siccio labìrintico acquista una maggior ,e)ocità e come avviene in un recipiente pieno d'acqua di cui si percuota le pareti, le onde vibratorie passano dall' una a.ll'altra. parete delle rampe cocleari od è questa successione di onde ripercuotentisi e riftettentisi nel liquido, nel quale nuotano le terminazioni del nervo acustico, che finiscono per provocare in quest'ultime le piccole ecorra.gie, causa dE>lla sordità.
*** L'anatomia patologica, accanto ai reperti banali d'una otite media catarrale cronica con retrazione ed eventuali lacera.zioni timpaniche, ci donebbe dimostrare le lesioni dell'orecchio interno. Ma pur troppo, per quel flhe rignat·da l'orecchio interno, si limita alla osservazit>ne di 'l 'oynbee, che, in un indit"iduo diventato =-ordo in seguito a un colpo di tuono, trovò l'atrofia del labirinto me mbran oso e delle fibrille ner\ Ose della chiocciola.
PER DF.1'0NAX!O:->E DELLE ARMI E DEI.L.E BOOO!E DA l''U(>ro
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Tutto però ci porta a credere: che, come sono egru~oli i di:;turbi funzionali, le lesioni anatomiche labirintiche nelle sorùita da detonazione siano identiche a. quelle delle otiti interne riscontrate nei calderai, negli scalpellini, mugnai, macchinisti e fochisti e negli operai in genere che lavorano in ambienti rumorosi. Ora. alla sezione eli un orecchio di un calderaio, Habermann avrebbe riscontrato c Ja completa scomparsa dell'apparecchio terminale nervoso e delle fibre nelTOse della lamina spirale, la. diminuzione delle cellole ganglionari del canale di Rosonthal nella. por?.ione terminale del giro basale, mentre nella parte restante della chiocciola esisteva solo un'atrofia., una parziale scomparsa dei nervi della lamina spirale ed era conservato l'organo del Corti •·
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Sono cauxe p1·erli.~ponenti la speciale vulnerabilità del la.'birinto per infe:,:ioni sifiliti che in corso, la sottigliez:ta della membrana per precedenti processi su ppurativi guariti, la stenosi tu baria e consecutiva retrazione timpanica. Secondo Eysell, entrerebbe in linea di conto anche l'ampiezza degli spa:r.i pneumatici dell'orecchio medio. In tali c ircostanze di predisposizione possono avvenire, per detonazioni di grado leggerissimo delle rottur~ timpaniche e lo dimostrano i casi di \Vagenhai.iser e Kobel in cui ebbe luogo per lo scoppio d'una fan1 greca davanti all'orecchio e quello di Kubel in cui la causa fu lo scoppio d'una vesci~ piena d'aria. A maggior ragione lo sparo d'una pistola o d'un fncile può pro>ocare disturbi. Valgano i segnanti esempi: Caso riferito da Toynbee. \V. I,. 2-8 auni. Sei giorni pri.ua, mentre si trovava. a ca.~cia, il fucile gli scoppiò fra le mani. Comparve subito dopo sordità sinistra, seguita dopo quattro giorni da secrezione abbondante. L' esa.me obbiettivo fa. rilevare una ·rottura del quadrante postero-inferioreo. Lo ~coppio non produsse alcun effetto dannoso sull'orecchio destro, la cni membrana era perforata. Parebbe dunque, e lo sostiene Nimier, che le perforazioni timpaniche non costituiscono una causa. predisponente alle lesioni auricolari da detonazione. Invece le membrane timpaniche c icatr iziali da pregresse suppura.zioni croniche sono spesso causa per cui leggiere detona1.ioni ad es. eli fucile o di revolver provocano sordittì.. Esempi tipici sono i due seguenti, tratti dalla mia pratica. 1° NN, ufficiale d'artiglieria, anni 45. Ebbe nell'infanzia otorrea. bilaterale ed, una ventina d 'anni fa., la. sifilide. P.uecchi anni or sono, essendogli scoppiata in mano la canna d'un fucile, cominciò ad avvertire diminuzione d' udito: da. qualche giorno accusa vertigine. All'e-
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same otoscopico si trovano membrane timpaniche biancastre con chiazze calcificate; all'esame funzionale si notano più spiccati i sintomi d i otite interna che di malattia dell'orecchio medio. 2• B, capitano di fanteria. A 25 anni ebbe scolo purulento ad ambo le orecchie, esito del quale fu una leggiera diminuzione d'udito. Cinque anni fa, n egli .esercizi di tiro al bersaglio colla pistola, essendogli passato presso l'orecchio sinistro il proiettile del revolver d'un vicino, fu colto da vertigini, tinnitus aurium e deliquio: fenomeni che scomparvero tosto lasciando come reliqu~~.to una notevole ipoacusia. A ll'esame ot.oscopico membrane timpanicbe opacate, leggermente retratte; l'esame funzionale ci fornisce i segni d'una malattia dell'orecchio medio con propagazione all'ore0rhio interno. · Altre volte sono lesioni sifilitiche in atto che favoriscono lo svolgersi di sordità labiriutiche, (1uantunq ue l'orecchio medio si trovi in condizioni normali. F, ufficiale di fanteria, anni 41. Non ha precedenti otopatici. Tre anni fa, trovandosi nel periodo secondario della sifilide, durante una esercitazione d i tiro col fucile sotto una tettoia, sentì ad u6. tratto di esser diventato sordo dall'orecchio destro. L'udito non migliorò in seguito: all' esame· otoscopico la membrana timpanica e normale; la faringe ed il naso non. presentano alterazioni rilevanti; l'esame funzionale ci svela un'otite interna tipica. Un'altro caso consimile fu da me osservato in un tenente di fanteria. Ma la causa predisponente che più frequentemente si riscontra è la ref;razione timpanica da stenosi tubaria. A questo · proposito potrei larga messe raccogliere dai registri dell'ambulatorio della scuola, se n on me ne dispensassero le g ià accennate ricerche di Muller. Voglio solamente richiamare l'attenzione sul fatto, già messo in evidenza da Boucheron, che ostruzioni momentanee della. tromba son legate all'esistenza intermittente di rumori soggettivi. Queste crisi di ostruzione tubaria compaiono sopratntto nell'inverno al mattino allo svegliarsi e scompaiono appena l'individuo è in piedi, ricompaiono durante la toilette in camera frerlda o durante il g iorno se il soggetto resta fermo eoi piedi umidi o esposto ad un vento forte, o se passa da una cn.mera fredda ad una calda o viceversa. Se una detonazione avviene durante una di queste ostruzioni momentanee, il fenomeno della compressione la.berintica si effettua con intensità ed il nervo acustico compresso può 8ubire uria lesione più o meno profonda. All'esame del soggetto si possono tro'9are le trombe libere, l'ostruzione tubaria non avendo durato che un minuto ed essendo passata inavvertita dal paziente.
I'ER DJ::TO~AZIONE DELLE ARMI E DELLE BOC('HE DA FVOI;O
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Ciò spiega perchè nello stesso tempo numerose detonazioni non producono alcun effetto mentre un determinatu giorno, e come per caso una detonazione simile alle altre determina un disturbo. piit o meno marcato dell'udito. I o esamina.i nn capitano di artiglieria, il cui udito non venne per nulla. offeso da numerose detonazioni di bocche a fuoco mentre fu danneggiato dalla scarica d'un fucile.
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** Il Luzzati ha molto dettagliatamente tracciato, t.!esumendolo da. osservazioni su sò stesso, i .~intomi soggettiri e funzionali della sordit.ù. da detonazione. c Appena dopo il primo sparo risentii nnn gmndo confusione ed un rumore come di pioggia cho cadesse : e diventa-i sordo. Quand'ebbi finiti i miei colpi, mi pareva di aver e il cn.po !Wvolto nella bambagia, la mia voce la percepiva lontana e velata~. Notò inoltro abolizione della percezione osteotimpauica dell'orologio, rumori soggettivi continui di pioggia cadente intercalati da toni Q111sicali a. timbro metallico. Dopo quattro giorni l'udito era diventato normale, solo persistendo qualche rumore che scomptwve piit tn.rdi. La. vertigine com pare di rado nella. fenomenologia. immediata degli effetti della del oua.zione: non mi consta che sia stato osservato un altro fenomeno d'ec<:ita:1.ione labirintica, il nistagmo. L'effetto delb ipereccitazione sonora improv,·isa non sempre si localizza all'organo uditivo, ma per eccitazione diretta dei nuclei cerebrali dell'acustico e propagazione di azione ai nervi trigemino, fil.Cciale, pneumogastrico, può provocare effetti a. distanza. como: contrazioni dei muscoli mimici della. faccia, salivazione, sen'la.ziono dolorosa nei denti, sincope, nausee, cefalee, dolori lancinanti del faringe. Brunner racconta. che una maestra di 36 anni in sflguito ad nn colpo di fu<.:ile spa.ratole in vicinanza dell'orecchio sinistro, fn prei'a. ad un tratto da dolori ai dne orecchi, vertigini, rumori soggt>ltivi e completa sordità ed in seguito da insonnia, eccitazione e doloro eli capo. Questi fenomeni scomparvero solo dopo parecchie settimn.ne. :Uonnafont riferisce la. storia d'un sottufficiale, nel quale lo scoppio d'una. bomba provoc1) emorragia. dai due orecchi con suppurnziooe consecutiva, sordità completa, paralisi totale dell'olfatto e del gusto, ambliopia, afasia, movim enti del capo all'indietro, paresi dell'estremità. superiore ed inferiore sinistra e disturbi psichici. Ostmenn (lG) ha osservato il seguente caso. Un soldato che aveva. sofferto di grave commozione dell'acustico per sparo di fucile in immediata vicinanza. dell'orecchio, fu due mesi dopo mandato al ber;;aglio. Al primo colpo ebbe rumori soggettivi violenti, scintillio davanti gli :!'3 -
G1ornalc medico.
LE LE ' IOKI OELI}ORGA NO DELL'UDITO
Ol·chi e leggiera. vertigine; al secondo col po cadde a terra prr vertigine d'alto grado e q uesta. durò parecchi mesi. Ma questi sono casi eccezionali che si verificano in ùipendf'nza di uno stato neuropat.ico :_ isterismo, nenrastenia (>te. Invece la sintomawlo~ia comnn•· soggettiYa si riduce a due segni essenzialmente: rlirninuzione d' udito e rnmori soggetti,i, pitt, nei rari casi di rot tura. ~illlpttni cn, lo scolo sangu igno da1l'orecc hio. I rumori sop;getti,·i scom t•aiono to~to: l'udito migl iora ma solo parzialmeutE-1 non lWemlo quasi ntai luog o la r cstitutio ad integrum. Il 1'('/)<'I'IO fun zionnle ed obbiettiro YPria a srcomln che la lesione nnricolare s'l' svolta in un orecchio preccdcutcmen te sano o malato. Se la tletonaziolle ha colpito l'orecchio di un soggetto solo temporn.neaiJicnte prt.>di,.:pusto a. simili lrsioni o per sifilide auricolare in •·orso o per una. r,strn;.ionc tub:wia passeggiera, noi avremo tutf i i sintomi d'una laùirint.itr : membmna limpanic<t norma.le per colore e c uJTat.nra, mol,i le allo sp<>cnlum di ~iegle ; nessun rumore anormale {lll' n~co ltazione llhll'on•l.!chio : naso e faringe S<'llza alterazioni di rilic YO; diminuzione co:<picu!l. 1li udito per la yoce afona. con marcata maggior !lordità per ]~,. sibill\nti, diminuzione in>ece leggier:1 per la \ OCe orùinnriR. di con\'ersnziono : orologio uou percepito per contatto, Schwabach at·1·or cinto. Hìnno positi >o, diminuita percezione pPr i toni acuti mentre è ben cou>-en·ata quella pei gnwi . Questa forma nosologica, sN·onùo la mia e~p<'rion7.a . non è molto frequente e si ri scontra di preferenza nei Yecchi ufHciali e sottufJiciali d·artiglieria, che hanno preso parto a numerose I.' SI'rcitnzioni e scuole di tiro. Più frequento in>ece è Ja seconda forma, nella quale all'otite inturna li piea si associa una o ti te media catarrale cronica con retrazione orl i reliquati di un'otite media pnrulonta. La membrana pre:>entasi allora opacatn con sporgenza dell'apofì!!i o:.terna del martello, tensione dei legamenti timpano-ma.lleolari, col wan ico del martello apparentemente act:orciato, scomparso. dal triangolo luminoso oppure con chiazze tendinee, calcari, briglie, aderenze, ecc. Nelm~oso o nella faringe nasale si notano la riuite ipertrofica, le \e~<'t.o.zioni aclonoidi, la faringite granulosa, ecc. All'esnme funzionale diminuzione uniforme di percezione per i varii fonemi tanto della voce afona che dolla vocr di conversazione: orologio percepito o non per contatto a SC'ronda della prevalenza. o non delle lesioni dell'orecc hio medio &U quelle dell'orecchio interno; diapason vertice indeterminato, Rinne per lo più negativo, variabile il risultato della pro·m di Schwabach. Il reperto obbietti>o delle membrane subito dopo il tiro è stato descritto antecedentflmente a proposito delle esperienze eli 2\Iiiller per cui rimando ad esso il lettore.
I'En OBTO:\,\ZIO:\'E DELt.E AR~II E DELJ,E DOCCHE DA FCOCO
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** L a p1·ogno.~i Mlle otiti interne tipiche è assolnLamenLe infausta quoad auditum: qualche miglioramento può conseguirsi nella forma mista con adatta cura. Base delh~ profilassi dev'essere il reclutamento accurato spocialmente degli iuscri t.ti destinati all'arma d 'artiglieria, dttlla quale dovrebbero essere esclusi tutti i soggetti che avessero precedentE-mento sofferto di suppurazi on i dell'orecchio mellio como pure quelli <'ho pre~entasssero i sPgni manifest:.i di un'otite medit\ catarrale cronica con re trazione, tanto più se questa i_, soste n nt~ Ja. vegcl azioni adenoidi del rinofal'inge, rinite i pertrofica, ecc. Ed in quosto. csclmsione bisognerebbe f•ssere più rigorol:li verso gl i aspira11ti alliPvi HArgcnti d'art.iglierin. e verso g li aspiranti all'nccade111ia militare, si<· come quelli che dovranno percorrt'rc la loro carriera tra i rumori nssorclan ti dei cannoni (17, 18, l Q). E risaputo difatti e le compro\ano le osse1·vazioni di Boucherou, Miiller, Vassiliew e mie che lo lesion i ln,birintiche da detonazioue si riseontrano in casi isolati presso i militari di le,'a., mentre souo frequenti nei sottuflicin.li eù ufficiali d i carriera. Xon è che i primi non ~adano soggetti a d i ·turbi ed a consecutiva diminuzione d'udito, ma siccome per i comuni bisogni della -vita è suflì~.~iente un udito di ;).8 m. di -voce afona e la nat ura ce ne ha largito dai 20-25 m., cosi passa ina,,ertita un'ipoaeu ..ia che non raggiunge il limite d ei iJ·H m., tanto più che è gencmlmente ben conservato l'udito per la Yoce di ('onversazione. Invece nei sottuOiciali ed ufficiali di carriera le diminuzioni d' udito consecutive tld ogni esercitazione di tiro si sommano fìnchò anche la \OCe di conversazione non è più sufficientemente percepita per i bisogni ordina.rii. I n Ger mania è da qualche anno tassativamente prescritta, per tutti gli i nscritti una acc urata visita all'organo dell' udito e delle eventuali alterazioni viene fatta. menziono nel libretto personale. Senza entrare in merito al valore protilattico di tale esame per le suppnrazioni auricolari prodott(' da.i bagni: qui mi limito ed esprimere il parere che detta visita. s' impone come assolntamen~,e necessaria 11el reclutamento degli allievi dell'accademia militare, degli allievi sergenti di artiglieria e, per altre ragioni che qui non è il caso di discutere, dei ferrovieri del genio. L a sorrlità da detonazione deve essere considerata come dipendente da causa di servizio: è quindi nell'interesse non solo dell' individuo,
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ma anche dello S~ato, lo scartare quegli individui che presentano una predisposizione a tale infermità. Dato che soggetti temporaneamente o permanentemente predisposti debbano prendere parte ai tiri d'artiglieria, quali sono le misure preventive da consigliarsi? Gli AA. unanimamente prescrivono di far rivolgere la bocca aperta. al pezzo che spara, e ciò al doppio scopo di ripartire l'urto fra le due orecchie e mantenere in equilibrio di pressione l'aria della cassa. timpanica. e l'aria esterna. Coll'anzidetto metodo si raggiunge il primo scopo, non così il secondo. La tromba d'Eustachio non è permanentemente beante e si apre solo nei movimenti di deglutizione, ed è perciò, con questi ed, in caso di stenosi tubaria, colla prova di Valsalva o colla doccia di Politzer, che si potrà compensare la sfuggita d'aria che ha luogo nel momento che per la. detonazione avviene la spinta della membrana verso la cassa. In Germania è di prec;crizione 17uso del tampone di cotone da. introdursi nei condotti uditivi. Desgenettes consigliò a Napoleone I di far tappare gli orecchi degli artiglieri con cera molle. Rosenbach raccomanda un piccolo batuffolo di ovatta arrotolata su sè stessa, indotta ùi vasellina nella porzione piìl profonda e disposta a ciuffo nella parte che rimane all'esterno in modo che, spiegato, ricopra parzialmente anche la conca. Janckau, per gli operai che lavorano tra i rumori , propose dei tamponi di gomma vulcu.nizzata ricoperti di garza; questi tamponi potrebbero essere legati al collo per mezzo di fili. Tutti questi mezzi, se servono ad attutire il rumore delle detona.zioni, impediscono però di sentire chiaramente i comandi. Il Ferrand (20) immaginò una specie di orecchiali da appendersi ai padiglioni e costituiti da pagliette di ferro o di piombo intrecciate a tel3. fina. Essi opporrebbero l'ostacolo voluto all'onda aerea che apporta le vibrazioni acute intense, e mentre proteggerebbero la membrana da.i rumori forti, essendo dotate di un buon potere conduttore, favorirebbero la. p ercezione dei toni gravi. Non seguirò il Ferrand nelle considerazioni fisiche che darebbero la ragione della. sua scoperta: riferirò soltanto i risultati ottenuti al campo di tiro di Chambarran (Isère) nel giugno 1890: l • Il servente al pezzo di 2~0 m m. con carica di 6 kg. di polvere e 100 kg. di proiettili, pezzo' dei più rumorosi e dolorosi tanto per Parecchio che per la commozione cerebrale, ha domandato di pot.ersi sempre servire dell'orecchiale durante le esercitazioni. 2• I telefonisti del campo al punto di sparo, non armato dell'orecchiale, non intendevano le informazioni date dai loro colleghi, che
PER DETONAZIONE DELLE AR&II K DELLE .BOCCHE DA Jo'UOCO
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dovevano trasmettere dal bersaglio i risultati dei tiri. Muniti dell'orecchia.le, erano soddisfatti di essere un po' più isolati, e, sentendo attenuate le forti sonorità., percepivano più distintamente la parola loro trasmessa per mezzo dell'apparecchio elettrico. Non mi risulta che siansi fatti altri esperimenti in questo campo, nè che i detti orecchiali siano stati adottati in qualche esercito.
*"'* Variano le d irettive della. c1wa a. seconda che si tratti di rottura timpa.p.ica, di otite interna tipica, di utite interna. complicata od otite media catarrale cronica con retrazione. Quando durante un'esercitazione d i tiro ci si presenta un soldato con scolo sanguigno' e con disturbi che possano far sospettare l'es istenza d'una perforazione traumatica della. membrana, prima regola. è quella di tamponare il condotto, astenendoci da qualsiasi lavatura, anche q ua.ndo i coaguli c'impediscano un'esatta diagnosi. Quasi sempre la lavatura, ancorcbè con sostanze antisettiche, provoca una suppura.zione dell'orecchio mediQ, di cui conosciamo tutta la gravità. Cito la seguente osservazione personale. Di L. D. tenente di fant~ria.. Tre anni or sono, avendogli un soldato per errore sparato il fucile in vicinanza dell"orecchio sinistro, risenti come uno schianto e rumori acuti, non vertigini, che compa.r•ero alla. prima laYatura. fatta. dal medico. Cinque o sei giorni dopo la lavatura. insorsero dolori vivissimi ed otorrea che al presente è cessata.. L"r1dito è discreto dall"oreccbio offeso, ma la membrana timpa.nica presenta una calc ificazione nel quadrante anterosuperiore ed una perforazione ovalare nell'a.ntero-inferiore. Pochi risultati possiamo attenderci dalla cur"a delle otiti interne tipiche i il ioduro pota.ssico preso internamente e le applicazioni di tintura di iodio sulle apofisi ma.stoidee non hanno mai soddisfatto che al precetto « ut aliquid fieri videatur •; le iniezioni di pilocarpina, pericolose sempre per le fr equenti idiosincrasie, pare sortano buon effetto solo nei soggetti sifilitici. Coesistendo un'otite media catarrale cronica. con retrazione, la aerazione d~lla cassa colla doccia d'aria di Politzer e col cat~terismo indurrà quasi sempre un miglioram.ento della. funzione acustica.
LE LES IONI DI>LL'ORGA~O DELL'UDITO, E CC.
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·.
DUE CASI DI CISTI DI ECHLNOCOCCO Nota dioica 1!~1 dott Tomm••• Carino. rnas:gior e m edico
Nei nostri ospedali non è frequente, ma piuttosto rara, l 'osservar:ione di cisti di eehinococ.::o; e occorre anche ben di rado cbe quelli i quali ne sono riconoscit1ti affetti, accettino di essere sottoposti ad un atto operativo,; essi, d'ordinario, preferiscono di essere riformati. Io ho avuto l'opportunita di osservare in quest'o::pedale, n ello spa~i o di pochi mesi, tre casi di cisti di echinococco, dne dol fegato ed un o tra i muscoli dellp, regione lombare destra. Di questi infermi due furono da me operati, il terzo rifiutò ogni intervento chirurgiCo. Selvatici Bernardo, appuntato nel reggimento cavalleggeri di Lucca (16°) della classe 1880, entrato in quest 'ospedale il giorno 12 ottobre del Hl021 racconta. che il padre morì di polmonite ed una. sorella in seguito a lunga malattia, della q na.le non sa indicare la natura.. ), f. ferma di aver goduto sempre florida salute prima di venire sotto le armi, di non aver mai sofferto malattie veneree, nè sifilide, e di aver piuttosto abusato di bevande alcooliche. Non ha tenuto in casa n è cani, nè gatti; ha mangiato a preferenza., carne di maiale e verdura. cruda e ha sempre bevuto acqua pura di fonte. Le sue sofferenze datano dal mese di marzo dell\:lfJ2, epoca nella quale cominciò ad avvertire tensione all'epigastrio, specie dopo di aver mangi ato, con sensazione vaga di dolorabilità, debolezza g enerale, facile stanchezza nel lavorare e, di quando in quaudo, l eggiero dolore alla spalla destra ed epistassi. Nel successivo mese di magg io ebbe ripetute volte dolori intestinali e diarref!. con emissione di sangue, per cui fu prima ricoverato nell'infermena del Corpo per circa otto giorni e poscia in quest' ospedale. Qui fu riconosciuto affetto da cisti di echinococco del fegato e curato della cisti col metodo Baccelli ; migliorato nelle condizion~ generali, venne mandato in patria in lunga licenza di convalescenza. Nei primi giorni di licenza stette relativamente bene in salute, in seguito ritornarono le sofferenze di prima, ebbe di bel nuovo diarrea con emissione di sangue, ad intervalli, epistassi. Ritornato da licenza., no~
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sentendosi in grado di riprendere il servizio, entrò nuovamente in q ucst' ospedale. È individuo di buona costituzione fisica, di temperamento misto, con pelle e muccose visibili di colorito roseo, con discreto pannicolo adiposo sottocutaneo, con muscoli bene sviluppati e t onici e di lodev olo sviluppo scheletrico. Non presenta nulla di anormale negli &.pparecchi respiratorio, gland olare, uro-genitale e negli organi dei sensi. La punta del cuore batte al q uarto spazio intercostale sinistro allo interno del capezzolo, l'aia cardiaca e scoperta e un po' pitl larga del normale, i toni sono netti in. tutti i focolai, il polso pieno. L'infermo accusa tensione all'epigastrio, anoressia, ha, di quando in quando, diarrea e ad intervalli e pistassi. Il torace e p ressochè conico, alquanto sformato, poiche la metà. sinistra. è prominente e un po' dilatata dal q uinto spazio intercostale fino all'arco lungo la linea paramammillare, senza appianamento degli spazi intercostali, nei quali non si percepisce :flutt uazione. La circonferenza del torace presa in corrispon denza della settima costola è di centimetri !)0, di cui 4G appartengono alla metà. sinistra. L'epigastrio è prominente, specie verso sinistra, la pelle in t utto l'addome è di colorito normale, non aderente, non edematosa, e nou presenta reticolo venoso sottocutaneo. La linea xifo·ombelicale, convessa nei due t erzi superiori, concava nel resto, misura cent. 20, l' ombelico·pubica. normale, misura con t. 17. La palpazione alla metà sinistra dell' epigastrio è alquanto dolorosa e fa rilevare u n'intumescenza leggermente convessa, a superficie liscia, d i consistenza duro-elastica, sulla qua.le non si percepisce ne :ftut.tuazione, nè fremito idatideo. Questa intume scenza si continua in alto sotto l'arcata costale senza interruzione, è mobile negli atti respiratori, dà suono ottuso alla percussione e l' ottusità si continua con q nella del f egato, la cui area è ingrandita ma n on sformata, si confonde in alto con l'areA, del cuore e sporge dall'arco costale lungo la parasternale sinistra e la linea mediana otto centimetri e quattro centimetri nella parasternale e mammillare destra. Il margine <lei fegato è mobile, indolente, tagliente a d estra, arrotond o,to, liscio e regolare a sinistra. A circa quattro centimetri dall' appendice ensiforme si nota un piccolo tumore della grandezza. di una castagna, facilm ente compressibile. La milza è normaJe. Nulla di patol ogico si rilova nel resto dell'addome. Normali sono anche le urine. Negli arti inferiori non vi sono edemi. Stabilita in modo diretto la diagnosi di cisti di echinococco del f egato, e visto che le iniezioni parassiticide non avevano dato alcun risultato, proposi all'infermo, che accettò, la laparotomia.
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Disinfettato il campo operatorio con gli ordinari processi, feci la incisione lungo la linea alba, a ciò indotto dal piccolo tumore esistente su questa linea, e col proponimento di eseguire il processo Lindemann Landau. Fatta l'incisione, trovai che quel tumoretto era costituito da un piccolo lipoma, e che la cisti, anzichè superficiale, era nello spessore del lobo sinistro, e con la mano introdotta nel cavo adtlominale constatai che essa era pil1 sviluppata posteriormente ed in alto. In questa emergenza zaffai La ferita con garza asettica e la coprii con alcuni strati di cotone ster ilizzato e con una fascia di flanella. Dopo otto giorni, nel qual tempo l'infermo non ebbe neppure un decimo di elevazione termica oltre la normale, rimossi la medicatura e trovate le aderenze formate e ben solide, vuotai completamente la cisti con l'aspiratore del Dieulafoy, e poscia v'iniettai due centigrammi di sublimato sciolti in cento grammi di acqua. La ferita lapa.rotomica si andava gi.à rapidamente cicatrizzando, quando l'infermo cominciò a presentare nelle ore pomerid iane un leggero movimento febbrile e una lieve tinta snbitterica della congiuntiva bulbare. Feci allora una puntura esplorativa sulla picccola ala, ed estrassi una siringa di Pravaz piena di pus di colorito lievemente verdastro. Sellza perdita di tempo, preparai di bel nuovo l'infermo per una seconda laparotomia. Feci questa volta la incisione lungo l'arcata costale sinistra per l'estensione di dieci centimetri, messo a nudo il fegato, zatrai e coprii nella maniera consueta la ferita e dopo sei giorni, formatesi le aderenze, aprii largamente la cisti di echinococco col termo-cauterio per evitare l'emorragia, essendo di circa due centimetri lo spessore della sostanza epatica al disopra della cisti. Dopo circa. tre mesi dalla seconda laparotomia, l'appuntato Selvatici usciva da quest'ospedale guarito e in florido stato di nutrizione generale, e veniva inviato in patria in lunga licenza di convalescenza. Il secondo caso di cisti di echinococco merita di essere ricordato per la sede e per il numero delle cisti figlie. Marino Salvatore, carabiniere a piedi, della classe 1878, entrava in quest'ospedale il 1° febbraio del decorso anno per tumore nella regione lombare destra. Egli racconta di non aver precedenti morbosi ereditari e di aver goduto sempre florida salute pr ima di venire sotto le armi. Non ha tenuto in casa nè cane, nè gatti, si è ciba~o prevalentemente di verdura, e, di quando in quando, di carne di maiale e di bue, ed ha. bevu to acqua di buona qualità. Venuto sotto le armi nel 1889 soffrì per t re giorni di t'ebbre da raffreddore e nel 1902 febbre infetti va di breve
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durata, per la quale fn in cura nella infermeria presidiaria di Siracusa e fruì di giorni 40 di licenza di convalescenza. Ritornato da licenza e ripreso servir.io, dopo alcuni giorni cominciò ad avvertire, senza causa apprezzabile, dolore forte e continuo al fianco destro accompagnato da febbre che rimetteva con profusi sudori. Questa febbre da medici borghesi che ebbero a visitarlo, fu ritenuta. di natura malarica, ed ebbe perciò un' altra licenza. Non ostante il cambiamento di clima ed il chinino preso, la febbre continuò sempre per tutta la. durata della licenza, onde egli sul fìnire di essa ricoverò in questo ospedale. In tutto questo periodo di malattia non ebbe ma i ematuria, nè disturbi nell'm·inazione; l'urina non Ù1 mai torbida nè puzzolente. È individuo di originaria robusta costituzione fisica, di t emperamento misto, con pelle e muccose visibili di colorito pallido, con ecarso pannicolo adiposo sottocutaneo e con masse muscolari flac cide. No11 presenta nulla di patologico negli apparecchi gastro-intestinale, cardio-vascolare, respiratorio ed uro-genitale; ha. sani il fegato e la milza. L e urine sono normali. L'infermo ha febbre. Nella regione loml,are destra si riscontra una t umefazione diffusa, di consistenza molle, dolente alquanto alla pressione, con pelle sovrastante integra e di colorito normale. Questa tumefazione raggiunge indietro la paravertebrale: in avant i il prolungamento dell'ascellare anteriore, in alto si confonde con l'aia epatica, in bas~o arriva a toccare quasi la. cresta iliacà. In questo caso non era possibile una diagnosi diretta, la diagnosi differenziale s'imponeva. Esclusi la perinefrite primitiva e secondaria, mancando il dato etiologico ordinario; l' infermo in precedenza non aveva riportato traumi nella regione lombare, nè aveva sofferto malattie renali ; inoltre poteva camminare, stendere, flettere e addurre la coscia destra senza risentire molestia. Esclusi l' ascesso congestizio per il modo come si .era iniziata la. malattia, per la rapidità con la quale si era formR.ta e circoscritta nella regione anzidetta la raccolta puruleuta. e per l'assenza completa di sintomi di affezione ossea, sia vertebrale, sia costale. Ammisi pertanto una raccolta purnlenta incistata tra i muscoli della regione lombare. Disinfettata la regione lombare, praticai un' incisione infuori del quadrato dei lombi, dove la raccolta era pitl prominente, dall'alto in basso e dall'interno all' esterno. Dall' incisione fatta uscirono grande quantità di pus, un pezzo di parete cistica, spessa circa quattro millimetri, di colorito lavagna, facilmente friabile e numerose cisti figlie di varia grandezza, alcune grandi quanto una piccola arancia, altre
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come noci, a ltre come avellane. ~ella successiva medicaiura estrassi completamente la parete cistiua e con essa vennero fuori altre cisti. Le cisti figlie estratte furono in tutto cinquanta. Il vasto cavo ascessoide poco a poco si andò restringenùo, e l' infermo dopo circa. quattro mesi di cura uscì dttll'ospedale guarito con proposta di licenza di convalescenza. Il primo dei due casi che ho avuto il piacf'\re di portare a conoscenza dei colleghi ci apprende che le iniezioni di sostanze p~rassiticide nella cura delle cisti d i echinococco del feg.a to non sono ttffa.tto innocue e non da n rio quella guarigione che i fan tori di esse s' i m pro· mettono, e che invece è da preferir:;i la lap~trotomia con l'incisione della. cisti o col processo Volkmann o col processo L indemann-La 1Jdnu.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA "Sulla oura preventiva del tetano oon l'antl.to••ina. - (Rivista sintetica del dott. Ct.Auoto SFORZA) Nell'eset·cito italiano, dal 18ì6 al t 901, si ebbero 4i militari di truppa, morti per tetano. ripartiti nel modo seguente : Anni
casi
Anni
1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 188·1
5
2
1885 188li 1887 1888 1889 1890 1891 1892 1893
A ripor·ta•·e 1
25
.d ripot·tare
Riporto l 2
4
3
3 4
casi
25
Anni
Ripor to
2 3
1894 1895
2
1896
o
18\17 1898 1899 1900 1901
3
casi
:39 2 2 2
o o o
l
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39
Totale
4'7
Tale cifra, mes,_a in rapporto col totale delle rorze medie del ventiseennio, dte é di !1303737, dà una media di mr,rtalilà per mille di O,OORSG. Se poi si pr endesset·o io es ame soltanto le cifre degli ultimi anni, si avrebbe uua media anc he mollu minore. Nell'esercito g erma nico, dal 1" aprile 1892 al 30 settembre 1900, morirono 21 militari di truppa pet' tetano, ed in med ia 0,00i65 per mille, sopra una forza media di 4508!)38. Nei due e!:er citi le pet·dile per let.ano sono evidentemente minime . Eppure quando, ad e!"empio, un militare, riporta una fr·attura esposta, in cui uno dei fr•ammenli ossei s'inquina col terriccio e pochi giorni dopo si sviluppa in lui un tetano gr·ave che lo conduce a morte, sorge P.enosamenle il dubbio se con un intervento immediato ed attivo non si sarebb~ potuto scongiurare l'esito infausto. S e le cause del tetano foss ero sempre così evidenti come nel caso sopraindicato, sarebbe facile un inter·veoto allivo con iniezioni preventive di antitossina specifica, riconosciuta per tale uso efficacissima da Lutti; ma le lesioni che pl'9ducono il tetano sono diversissime e talora neppure rilevabili, nonostan te ~e più accurate t•icerche.
RIVISTA MEDICA
Sii&
Fra le cause p1•incipali sono da annoverare le lesioni traumatiche di ogni specie dalle più gravi e complicate alle più leggere ed i nsis.tniticanli, le qual i ultime talor·a passano inavvertite ai malati ed ai medici ; le iniezioni sottocutanee con gelatina emostatica, con chinina, con morfina, ecc.; le vaccinazioni antivaiolose, le lesioni nel puerper io, le puntur e di inselli; le rrr itazioni cutanee ai piedi con succe!lsive formazioni di prccole vesciche, ~ nella sciPnza é l'egistrato parlino un caso 01 tet.ano in un gia•·òinier·e per semplice lacerazione di gengive attorno a dente cariato, prodotta da un nelladenli ("), come pure un caso di tetano prodotto da una beccata di pavone !~ulla fronte di una paziente. essendo rimasta la punl.a del becco conficcata nell'o"so ( '•). Di fronte a sl comple~sc e vnl'iotissime cause sar·ebbe a<>solutamPul• impossibile di usare per o~ni c11so d1 lE'La no iniezioni pr eventive, anzr tale pratica sar ebbe adrlirillura ingi ustificata, perché nelle numet·osi!lsi rne le:-;ioni e ferile di og-ni specie, o comun i, o prodotte da armi da taglro e da fuoco, l'infnione tetaniCil non si manifo!'-ta che rari:-;simamente. Esistono può olcune les1oni e fo1·ite cosidette l etan igene, nello fJJBii l a cur·a preventiva é d'immenso valore per C'Onsenso unanime di lutti Condizione indispen!'-abilt' per la r·iuscita è l'intervento ternpeulico i m mediato, perchè r apidissimo i• I'O!>-sorbimento del velerto tetanico e la sua consecutiva azione sulle cellule del sistemt1 rHJt•voso cPntrale. Secondo V. Behring (l) la toxiua tetanica, ioiettal.a soll0 la eu le, penetro io grsnd1ssima parte nei vasi linfalici, quindi nel sanl!ue e do questo nelle Cl'llule gHnglionari M n!'-itive; in piccf"lu parte è assorbita nelle terminazioni nervose, e da qus~le risale nel crlindro a~sile. Sulla cura preventivo del tet.ano riporterò le pt•incipali Ol':~ervazioni deglt autor i. Kita~ato (2) osservò : 1° elle la quantità di !'iero antitetanico necessario p!' l' ottenere la guar 1p:10nP del tetano é relativamente molto g-rande; 2" elle questa quantità é tanto m•not•e, quanto più presl.) dopo l 'infeztond incomincia il trattamento; 3• che quant1tà ancorn notevolmente minori bdstano pet• il trattamento preventivo. Tizzoni e Catlani (3) consi~:diarono ai medici di adopera1·e l'antilos"tina alla prima manifestazione ùei sintomi del tetano. o più efficaccmentP fJuale mezzo preventivo in quei ca~i, nei quali, per circostanze specinli m cui avvenne lo ferita, si poteva temere l'ullerio1·e sviluppo del tetano. Rou x e Vaillard (4) i n un loro lavoro sulla curfl :lei tetano a ve vano conchiuso, fino dal 1893, che ~at·ebbe utilissimo, specialmente in guerra, d'iniettare l'antitossina tetanica nelle le!>-ioni traumatiche sospette a solo scopo preventivo. In tali casi, ~eMndo Csl"i, il •·imetlio é efficacissimo e non ne occorrono che piccole dosi per ottenere l'intento. L o stes!'-o prof. Vaillard (5) in un successivo lavor o sullo p•·oflla~si del Le· leno, conchiuse che tale malattia, sviluppalasi nell'uomo e ne~li animali ~ol to forma acuta, non guari sce col siero, mentre queslo impiegalo nelle for me cr oniche e quale mezzo preventivo ha un'azione efficace: (") Dott. 8AJIDISC tt Woelltn~rhri(l, 1898).
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Eln Pali 11011 \V11nrùtarrkramp( aw stUtner f"rsaclle. (Btrllnt r klmi~Chr
i 'l ScttùTzll. - l ' tber tlnen Fati V11n 1\op(ldmuu mil stllerur Atliotogl.: (ln~Ulut r. JnfcktlonsKrankh., Oerlln 1903).
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RIVISTA MEDICA
t o nei traumatismi che lascino sospettare la possibilità dell'insorgenza del tetuno; 2• negli animali domestici da sottoport•e ad operazioni (castrazione, taglio di coda, oper9zioni sui piedi). Nelle regioni tropicali ove il tetano é mollo comune, nei paesi nordici ove il CO p. 100 di neonati muoiono di tetano e nella chit·urgia di guerra il siero pui> gio,·are assai . Bazy (6) impressionalo dolorosamente perché in un solo anno si erano ma. n ifes lati nel suo riparto di cllirut·gia all'ospedale di Bicl:tre quattro ca;;i di tetano, prese la determinazione di fare inoculaz10ni prevenli\'e di sierq antitelanif'n a tulli i fet•iti. Esegui a tale scopo 23 inocu luzioni preventive e non osservò più alcun caso d i tetano. Il prof B. Silva (7) conchiude il suo articolo sulla terapia del tetano coi seguenti precetti: Dis infel lare la ferila, fare iniezioni preventive e curative di siero antitossiPo, procurare la tranquillità e il riposo dell'ammalalo col soltrarlo ad ogni eccilazioue esterna, inte1·ven1re coll'acido fenico e con la paraldeide, nutrire il paziente con la sonda e coi clis teri. Il prnf. Tizzoni (8) uopo a ve!' l'i portato alcune sto t' ie cliniche, nelle quali è dituoslrata ad evide nza l'erfìcacia dell'anlilo!?sintt quale rimedio preventivo contro il te la11o conchiude: che l'antitossina non da luogo mai a fenomeni che ricor dino quell i del quadt·o clinico del tetano; che questi fenomeni, quando s i ver ifichino, dipendono, anziché dall'antitossina, dall'intosstcazione tetsnica che la s tessa lesione ha provocato; che il s ie t'O adoperalo, dopo l'avvenutA infezione, neo solo è capace, nella J o~e indicata, di prevenire lo sviluppo del tetano, ma ancora di comballere ef'Jicacemente quella inlosstcaziune tetanica che, al momento della cura, potesse trovarsi allo stato latente. E se cosi non fosse, continua l'illus tre scienziato, se non si a vesee per primo l'assoluta certezza che dall'antitossina uon può derivare nessun inconveniente grave, diffìcilmente poll·ebbe essP.re accolla con entusiasmo la proposta di usarla a scopo pt•eservativo, e Ili sua applicazione, anche do po riC'Onosciuti i r eali vt~ntaggi che at•reca nella pratica, difficilmente potrebbe 1!6neralizzarsi. Egli raccomandt~ il trattamento preventivo nelle vaste lesioni, che interessano largamente i tessuti (fratture complicate da fuoriuscita dei ft·ammenli, es tr;se soluzioni di continuo a car11llere gangl'enoso. gravi fel'ite da arma òa fuoco, ecc.). I n questi casi appunto, m 1·agione dell'estensione, della quali là del tert•eno di coltura, delle diffìcolla che si p1•esentano per ottenere una disinfezione completa, si hanno condizioni favorevoli allo s viluppo del bacillo del Le· !ano, non solo, ma anche alla produzioue di una quantità ma g~iore di tossina. Il medico, egli conchiude, riuscirà facilmente a trionfare di molti casi, che Onora ebbero esito infausto, se non mancherà di fare uell'avvenire, come è R UO imprescindibile dovere, quanto la scienza oggi consiglia a riguardo dell'uso preservati vo del siero antitetamco. Pitha (9) dopo aver- descritto 9 casi di tetano puerperale osservati nella c linica o~lelt'ica di Pawlik nell'anno 1897-98, fa conoscere che dopo l'uso delle
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iniezioni preventive Ji siet·o specifico in Lulle le partot·iPnlt, cl1e dovevano e!"ser e ~otl•>post~ ad operazioni, non si manifesto pui alcun CU!'O dt tetano. A nche K raus (10] encomia razione tiPlle iuio>ziont di ~ie rn antitetanico nel tetano puerperalt>, •Jmlle mpzzo preventivo. Per Courrnonl e Doyon (Il) il siero antileiAnico, come meao preventh·o ,., r imedio SltVI'lliiO. l cavt~lh che. serondo Nocat·J, pagano un cctSi forte tributo al tetano, possono l'S"•~re salvati nella proporzione del iCI p. Il)(). E!'!'t consigliano d"iuieltare 10-:!0 cc. di !'tero allivi,simo con ~-:l giorni d'intervallo, od una dò>;·· eli ste~o dt Attivita me.lia, ognt ~iot·no, pel' rinqu~ giol'lli di Hl).(Utlo a di r•,comiuctar e con un ctclo d' iniPziont. dottO unn sellitnuua, !'e il focolaio tnfetlivo per~<tste. RochHrd (l~) hu compJ,...ta fidur·tu nell' inieziouo> !==ollocutanea di ~iet·o anlttetnntco, o sc·opo pt·evPnlivo, clte ha dato sempre buoni ri:-;ullHlt. ll"t'ltold (1:1). 111Cdico cupo di tnt ospedale dn camp0 in Cinn, cur·ò •rualll·o malati di letono, dei q unir tre mori l'lino_ ed uno guflri. Aven,Jo poi o>~servato che in Cma P nc;:;ai f1·ecpwnt<~ Il tetano in tullfl le fet·itt• A'isni inquinute con terra, praticò in ('!';88 iuie;doni ><oltoculanee pt·evenlivo con ~O te. di untitos· sina lolttuica, e dopo tale prr>cuuziCJne, non osser v<'• più alcun Ct~><o di tetano. Letoux ( U ) ammette t'e«il'ltenza di un r imedio che pt·eviene il l<'lnno (i l "'ier o ontilelanico) il cJtt8 h~ protP~ge lo t··~l lut e ner,·o"e non ancot·n colpile. L'azio ne pr·eveuliva del !'liero anl1Lclaoico é amme:-;c:a t-rrnot'al mt•t ilO (101' 1 casi, IICJ quali nr>n ~~ Ancora compar·so olcun smlo111o di tetano; es"a ò tneno generalmente ammec:;~a e pt·ovnltt per· ·i CtHt in ··ui g ù esislouu sintomi tP.tl'lntci. Juillar.l (15) ha fallo 400 111ie2.ioni antiletaniclte a scopo pr eventivo, e nou ha mai o«ser vato IQ sviluppo del lel8no. Picol (15) fa notare che !"azione pre,·euti,·a del si•'ro può el'tenoler;;i fino a 10 ~1orni; !==icco m·~ però tl tetano puù a,·ere un'iucub»zione p1ù lungu, cosi conviene fare più inie.doni preventt,·e. Reveròin (1:•) fa notar·e che la do\'e pre\'cnli\'a del ~'tero non è ancol'a determinata. Marx (IG r·acromanda come r e!!ola p-ener ale, di adopet·at·e l'tllltttoc;<dna anlttetanica a scopo profi l~:~tlico in tultP. le ferite inquinate con terra, bostanùo per otleuPr e un cll'èllo sicur o 10-20 unita immunizzami. Moellei'S (17) raccomaud~:~ uon ~olo di usat·e l'anttlO!'sina quale meno preventivo dopo op,.1·azioui per· r.•t·ite inquinate, m11 anche dopo lo sviluppo del tetA no, sper ando clte l'antito.::;<ina, iniettata in quaulilé con::udet·evol e, po;;sa unirsi al veleno f{iA osi~tenle nel cor po ed impedir e che r-aggiunga In do!'e letale. Doscos t1 Dnrthi·lcmy (IX) osservarono che iniettato pt·evetltivnmente, cioò 2\ ore prima della lossina, il sier o, qualun•rue sia la via d'intr·oduztone, produce un'immunità aRsolula olia dose d i ·J; tOOOO del peso del coni!lliO; mentre per vin endovenosa lo stesso risultato si può ollc·nerc con una dose dieci volte minore. Iniettato immedtatarnente o ore dopo la tos11ina il siero alla dose di 1/10000 del peso dell'animale, impedisce od atteuua consider evolment e l'evoluzione del tetano. l r isul tati migliori si ottengono con le iniezioni intr·avenose od intracer ebr all. V alias ( l !)) è con-.into che la sier otet·apia preventiva possegga un'azione certa e, se essa rosse applicala sistematicamente in tutti i ferili, il tetano scomparirebbe dalla patologia umana, come il vaiuolo dopo il vaccino. Sventuratamente questo è un ideale im possibile a r aggiun 0ersi, essendo il tetano
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RIVISTA llEDIOA
troppo raro per chè si possa accettare una tale pratica. Ciò però non toglie che il tratt.Hmento pre ventivo non sia fvrmalmente indicato qua ndo si é in presenza di una ferita !-.Ospetta, vale a dire di una ferita contusa, anfrattuol!a, imbrattata di ter ra e di rlelriti eterogenei. L' astensioue in tal caso è un errore e tutti gli sforzi devono tende re a far riconosce re, il più presto possibile, le ferite letanigene. A tetano s viluppato bisogna confessare che noi siamo ancora disarmati. Tuttavia la sieroterapia anche in tal caso costituisce la risorsa piu prezio;::a . Lucas-Charnpionni ére (19) riferisce che avendo avuto in cura una donna con tetano puerperalP, malg rado tultf: le precauzioni adottate, si ebbero alt1·i due casi mortali di tetano nella stessa sala. F ece allora iniezioni preventive di s iero in tulli gli ope rati e nei suoi ass istenti c he presentavano ferite alle mani e l'infezione scompa1·ve. Da quel tempo egli adottò il trattame nto pre veutivo in' tutti i casi sospetti ed i l te tano non S I manifestò più nelle s ue sale, mentre contemporaneamente se ne ebbero casi nei riparti vicini. Egli é convinto del•'etlicacia del me todo pre ventivo. Bazy, (19) in s eg uito ai buoni risultati otte nuti, ordinò ai suoi assistenti di fare irnmediutamente un'iniezio ne di siero antitetanico in tutti i ricoverati co n ferite di stracia. Guinard (19) nelle fe rite sos pelle fa s empre iniezioni preveoti ve di s ie ro anliteta nico. Da nove anni in cui e gli impieg11 queste iniezioni , non os s e rvò ma1 cas i di tetano, se non in un infermo. il quale precisamente no n e ra stato so tto~osto a questo trattamento. Reyner (l$l) trova troppo recisa l 'aff~rmazione di Vallas sul valore p1·e-· ventivo delle iniezioni di siero. Tali iniezioni non ha uno rag io ne di essere, se non !':Ono pratic11lA il più presto possibile dopo l'acr irlenle. Villar, (l!)) come tutti i Ghirurgi, pratica l'iniezione pr eventiva sotlocutanea . Schwar tz (19) dice che le iniezioni preventive di s iero non producono i ris ultati che darebbero s e fossero apphcal':l in condizioni idea li. Nondim"no afferma c he devono essere fatte sis tematicamente in tutte le ferile sospette. Ciò egli praticò con ottim1 risultati nel riparto d i Coehin, che una volla era u n ''ero focolaio di tetano. D ~l resto !.ali iniezioni sono del tutto innocue. Su 300 casi non ebbe a lamentare alcun inconveniente. Egli é pa rtig iano dell'iniezione preventiva in tutLi i feriti sospetti di tetano. R iboul, (t9) io og ni ferita sos pella d'infezione telanica, pr·atica u11'iniezio ne ~OtlOCUtanea di 10 CC. di SierO, pel' rii]OOVare l'iniezione in 5° gioruata e due o ll'e volte in se guito. Negli ammalali che do po il 1897 lrallò con la terapia preventiva e con l'accurata disinfezione della paz·te lesa, non oss er vò più tetano. In due ammalati, nei quali non potè fare l'iniezione ebbe tetano mortale. E conchiude: la sier o terapia antitetanica pre ventiva col me lodo s ottocutaneo deve ess ere sistematicamente impiAgala in tulti i feriti che pt•esentano ferite sospette. Egli non osservò a ccidenti generali o locali note voli consecutivi a queste iniezioni. E questo metodo, a suo parere, è il migliore, il più semplice e il più s icuro per evitare il tetano. Calmelle, (20) dopo esser si a ssicurato che si può conferire alle cavie l'immunita contro il tetano, facendo assorbire a questi animali, aUra verso una pic· cola ferila cutanea, una debole quantità di siero antitetanico, impiegato s oprat-
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tutto allo stato secco e linomente polvet•izzalo, pensò di utilizzare i l siero disseccalo pe•· il trattamento pr eventivo del tetano. Egli consiglia di applicare questo stesso metodo a scopo profilattico e cura tivo nell' uomo. Il siero anti tetanico secco ~;i conse1•va atli vo indefinitamente.
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D valore proguoatloo e diagnoatloo della febbre nell'appendtolte. - (Semaine M édieale, n. :,, 1904).
CHEINISSE. -
Da qualche tempo va diminuenùo il numet·n ùei fautori dell'intervento im· mediato i n tutli i casi di appendicite ,. la t erapia di questa affez.10n~ é ogl'i più r iservata, più ndalla allo parttcolarilil di ciascun caso e di ciascuna fase della malattia. A oche lt1 iperleucocitosi che ero credula s!ntomo pato~nomonico, é rilenut.a ora d'impor·tanzl:l meno assoluta. Recentemente invece, specie in Germania, ha acquistato un gt•an valore lo studio minuto e sistematico ùc lla cur va termica. L'opinione che l'appendicite potesse decorrere senza dar luogo ad eleva menti termici rilevanti è st.atR combattuta validamente con numero;:i dati statistici; Rotler riduce a 11 p. 100 la proporzione dell e a ppetldicili apireltiche e Roslovlzev a ;},5 p. 100. Queste percentuali devono, alla !or volla, esser abbassate ancora quando si tenga conto che la febbt·e nell'appendicite può sfuggire al medico dell'ospedale perchò si manifesta nei primi giot·n l ùella malattia e spesso per un pel'iodo brevissimo (1~2 giorni). In tutti i casi essa é di breve durata e di media intensita (39°-39•, 5). ~~ -
GiorMie medico.
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RIVISTA MEDICA
Che se la $:emplice consllllazione dello stato febb••ile o apirettico del paziente nou da ch e insegnamenti insufficienti e talora errati, sull'evoluzione dt l l'appen òicile, non é piLI lo stes,;;o qutmdo si lien conto dell'intensità e della dur ata dell'tperlermia e sovralutto dell'andamento dell'l temperatura. Quando si tr atta ùi unA appendit,ile cu·coscritla, l'elevazione termica che persiste ed aumenta oltr e il quinto giOI'IlCI deve esser considerata come un segno H l'O vorevol e, denotante la fo1·mazio11e di un ascesso. La dur ata della febbre è m eno importante sul pronostico. H erzog" su 30 casi mortali vide la morte avvenire nei pri111i L1·e gto1•ni. L 'i11tensità della febb1·e cos tituisce invece un indice i mportanli,:;si mo, giacc hé la g ravità della diAg11osi pt•ocede quasi parallelamente c0n l'intensita d•] lla febbre; nei ca!<i sottoposti a cut·a m edica in cui la lemperutura si manten ne o l di solto dei 39• la mol'lAlit!J fu d~ll· 11 ,:'> p. 100, quando l a febb rP sor pa.;;;:.ò i 40°, f!li es1Li iufliusli fu r ono nrlla proporzione del 36,3 p. 100. Nei ct~si clt iru•·g ici di mor·talita vari11, a s••conda della altezza della febbr e, dal 35 a l 7() p. 100. Nell'appendt<:ite la t em peratura deve es:o:;er misu1•ata nel relto, giacche ri:=:;ulta da nurnerose espPnenze che i11 questa malattia la chffer enza r1·a la temperatura ascel lo1'e e l'et tale nou è limitata come nelle al tre malattie febbrili a 0,2-0,5, ma pu<) ragg i ungere 1',5. GRIX.
Locallzz&zloni rar• dell'edema aouto olrooscrltto. (Deulsthe medie. W ochenstltrrft, grnnaio 1!l0l).
H . Q ur:>~cKE, A. GRoss. -
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L'edemA Acuto circosrrilto, descritto per la prima volLa da Quincke, può pr esentare a;;peLii e l ocal izzazioni varie. Può r·isiedt~re a livello dell& pelle e delle mucose; come può ug ualmente loct~lizza rsi all1·ove, mentre all'csnme dil'Otto •·isconll-nnsi sintom i inusitati. Alla cule, l'edema prese11ta un espello var iabile, secondo cbe esso s'accoml'ag na ad un'ipm·emia più o meno intensa e secondo l a maggiore o minore partecipazione che vi pr ende il tessuto cellulare sottocutaneo. Gli autori r-ipor tano quattro casi nei quali l'edema era più prorondo, ed il periostio r le guaine tendi nee partecipavano all'infìltrazione anfrio-uevritica. L 'edPma acuto localizzato a livello delle mucose può pt•eseutar e un quadro piu pericolo~o. specialmente l'edema at:uto della la r inge: tr attasi, ben s'intende, di cJcmi sopraggiunti bruseamente, senza J'eaz1onc, senza fenomeni i nfiammalorii, senza febbr e, all'infuori d i qual siasi affezione renale, gli autori neri · portano dtJe casi, in uno dei quali fu necessa1·io pr·alicare la tt·acheotomia. T al volta non é solamente colpita la m uco~a del laringe, l'edema può risied<'J'e più profo ndamente ed estender si fi no all'albe•·o br onchiale. · I n uno dei casi studiati dagl i autori l'edema del faringe e del laringe coin cideva con ftli10meni netti di euema polmona•·e, con dispnea intensa, r antoli fini numeJ'()Si in ambo i polmoni, espettor azione r osea e spumosa. A ll'indomani ~i manifesto un edema delle labbra clte non dur ò clte qualche or a. Il malato aveva ~ià pl'esenlatl a più ripr ese deg li edemi circosc1·itti super ficiali. All1·i au· tori hanno t•iferiti dei casi analoRhi. L'edema circoscritto può risiedere in diversi p1:nti del tubo digerente. T al· volla lo si r iscontra alla lingua ed in differenti punti del velo pendulo. G li autori ne citano due casi. l n un ter zo trattava si di un uomo che pr esentava loli localizzazioni alla lingua ed al v elopendulo e elle in pari tempo venoe collo
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da dolori gastrici e dn vom it1 alim entar! e siet·osi, se~ uiti da dalor• nella ro""a Iliaca sinistra con prorusn diarrea. Tali sintomi, durar ono appena una giornata, poscia scom pa•·vero. Gli autol'i ritengono tali 1\i ntomi gastro-entPrici dovuti all'edema cir coscritto an;,?io-ne vritico. Concludonu ùomnndandosi se tal fenomeno non abbia in pat olo,::ia un' importanza mollo piit 6"l e'lu di quellu che comunPmenle si c•·ede e !le 11011 sia il caso di allrihuire ad es"o tsl uni d•>lori muscolari, taluoe nPvrals;:1e e for s'nnco la cefalea e talune manire,tazioni iste1·iche. G. B. Prc P BoN:-<AMour~ . - I dlaturbl mldollarl dell'arterto-aolero•l. - (/?erme de M edecine, n. l, 191J)).
L'nr(erio-scler osl, nel mentre colpisce l'in«ieme del ;::i!'ltema vnscolare, può presenlar·e drlle local izza;-;ionr pii1 mul'calll su CPrti Ol'fUilli. Sono ben noti i ùistur·bi ccr t>hrali eh(• essa provoca, inv('CP poco cono~ciUL" sono le l t>s1oni e l i disturbi midolla l'i. ~l enli'e for·mo OJ:l[Pllo di ns>'er-vaz1oni accur at•• In verli gino dt>gli ateromatosi, gli attH<,chi apoplcUif'ormi, il ri so e il pia nto spasmc•tlicn di CfuCsli inferrni, le aiLPI'o7.ioni mid1•llAri d'o!'ilo(ine va!lule ru1·ono !llUtliALe solo òtt Demnnge (I S!H-8:,), Pell·en (HìOU), llir~d1 (1903). Gli A. A., che ebbero occn<>10ue !11 !'tud1ar bt•ue l'argonum to, r ìl'tH'iscono I l casi mollo interes;~anti. Il tipo clinico più abitualmente co~litu i to dai di,.lurbi mi.lollari prodotti Jal· l'artt>t'iO·!'clero«i f!o r11pp1·esentato da ciò che può chiamarl'i la par e>'i spR~'mo dicA dei VPt·chi att>r OmHto«i, chf' é r aralterizzall\ in m otlo essenziAil• da una paresi ~po!>modica che m ~or·ge insidio,:ameu le e progr edisce con l t>utezza, senza accen tuazioni e l'enza di.,turbi dello sensibili ta. I l quadro g1-ner·a le t' il ilf'gue·ttf': l'mfel'lllO si lamenta ÙAporincipto di uua dPbolezv1 aj!li arti infel'iori che ta lora è cosi marcata da farl o ca.lere al !oluolo senza per de1·e lA coscien zA ; l'andntura a prccoli passi som1 ~lia a quella descr itta da Char cot n ••gli emiph·~ici. Ma t'incesso non é !'Oio caratterizzalo dall'accorciamento dei pa"si, ma an· cora da un elemento l'pasmodico piu o meno evidente : l'iufermo l1•asciua i piedi sullo terra a !'l eult> c con fati ca, in segu1to non può camminar e !'e nou soJTelto, e da ultimo é conflnato a ld to. C111J'andatUI'8 parl'liCO·SpusliCR s'accompagna tut la lo sind r·ome !>pa!lmodica abituale: ipertonia muscolare, contrattura, esagerazione ùei riflessi rolulei, trepidazione 6fli:ettoide e clono della rotula. La p11iche r•aramente è intPgr·a; si osset·va diminuzione dell'intelligenza, disar tr ia, pianto e r isu spusrnoJico. L'e~ame fi'Ornatiro fa t•ilevure segni evidenti di ater omasia ; rallentamento del secondo tono alla l•nse, aumento dell'ottusità preaorlica, radiale dura, arco sen1l e pericheratico ecc. lnflne si Ila cachessia pro~ressiva, paraplegia con contratture, demenza; il piit spesso complicanze bronco- polm0nari con esito letale. GRJx.
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RIVISTA DI NEVROPA'l'OLOGIA VtGounoux. - Lo atato menta le l n rapporto al tnmorl oe rebraU. Journal of Mental Patlwlogy, vol. IV, n. 4- 5).
( T!te-
Dopo di aver d1mostrato sulla scorlH dei casi di osservazione propt•ia e dt quella di moltissimi al ~ri autori, che non vi sono sintomi psichici caralter i!ltici nè per In natUI·a dei diversi tumori, nè per la sede di essi, l ' A. stabilisce i fntti seguenti. L' olmubdazione dell'intelligenza ed il torpo1·e mentale, quando non sono. dovuti alt' intensil.à del dolot·e, ::;ono effetti della compressi one cerebrale, d o vuta ~Ila grandezza del tumore stesso, o alla ipe1·tensione del liquido c~rebro spinale. Sintomi analoghi si osservano nell'uremia, e sono mitigati dalla puntura lomba1·e o dalla tr apanazione. La demenza può essere prodotta ùa parecchie cause: il subst1·ato analomicv di essa pu(l essel'e costituito o dalla scomparsa di molte fibre associati ve. la quale può essere dovuta alla compre<>sione, alla meningile diffusa prodotta dalla in·itazione, alla meninglle tossica o infelliva, ovve1·o alla ence f~:~ lite cron1ca. Questa demenza può es!'<ere la base di la l ~e idee sistemat1zzate di persecuzione o di vaghe idee suicide. di eccitamenti e di depressioni psichiche, ovvero di quei cambinmenti di carattere che sogliono trovat•si in tutti i casi d~ lesioni c~t·eot·ali ci1·coscritte. Gli acce~si allucinatorii acuti accompagnali da lebbl'e sono dovuti a complicAzioni autotossicile o autoinftlllivtl, e ·sono accidentali e lransitot•ii. Finalmente, quando s1!hanno vet·e psicosi, che coesistono coi tumori cerebrHii, si ha tutta la ragione di credere ad un& semplice coincidenza.
A. M. PtGI!INJ. -
derna. -
Il liquido o efalo-raohldlano nella patologia e terapla mo(Rioista Sf1erimenla/e di frenialria, vol. XXIX, fase. l e Il).
L'estrazione del liquido cefalo-rachidi~:~no colla puntura alla QuincJ;:e può servire R scopo terapeutico e diagnostico. Praticata nel primo i ntento ser ve come palliativo pet• molti sintomi di aumentata pressione endoc1·anica, e può avere un ve1·o e l'tetto curativo nel le meningili batteriche non lube1·co!os~, nelle così dette meuingiti sie1·ose. C1rca l' azione terapeutica delle inie1.ioni sottoal·acnoidee, oltre alla smestesia pet· cocaina, la cui fortun a vu ora declinando, si s011 tentate le iniezioni di siero antitetanico, e di liquido fisiologico nella meningite cerebro·spiual e. Estratto ~ scopo diagnostico, il liquido cet'alo- racluJiano può fornire dali preziosi per mezzo dei suoi caralleri fisici, chimici, baltel'iolog-ir:i e cilolo!Xici. La den!'ilà e la pressioDA fit10r a non possono dare c r itel'i dllferenziali di valot·e, ma tra i caratteri fisici é pr eziosa la tensione osmolica, perchè mentre essa allo stato normale è uguale a fl,ì2 o 0,78, nelle meningtli scende a 0,56 ed anche meno. Anche il coloramento del liquido può essere una mdicazione
RIVISTA DI NEYROPATOLOGIA
373
r:rezio<:A, ~pecialmente per emorragie, nel qual caso può !'ervir·e di carattere differenziale da un rammolli mento annunciantesi coll'illo apoplettico. T ra i caratteri chimici ha valore !'Oitanlo la pre!'enza dell'11lbumina, e !Opecialmenle della siero·albumina, che denota sempre un proce!'SO m enin jlilico in nllo. I micror!lanismi trovati nel lif1uido refalo·r·nchidiano, ollre al bllciiio di Koch, furono quelli di Eberlh, il pneumocorco, il piocianico, lo ~lntllococco, lo !'treptococco, il tPlra~ono, cd il meninjlococco nella me nin~ile cerebro-!\pinAie epi· demica. :--lelle gravi malattie del sistemtt nt'rvoso, come la l'<clerosi a placche, la labf>, l A malattia di Fr·ieo.lreich, l'eplles;::ia, la par·alisi progre;::<>ivu, fu cer·· calo invano un microrwltliSmo specifico nel h•Juido cel'»lo- raclridiano. L'e<;ame citol'>~ico d1 fJuesto di••dc i mag~iori risultati, dAndo luogo Alla rosi detta citodiagnosi. Como é noto, rwl lirJuido normale non ~i tro\"Ano leucocili polinucleati, e solo I"(Ualche raris;::imo •nononucleato. Ora nei proce;::~i infettivi acuti del sistema 11ervo"O o tlei suoi onnes;::i si trova costantemente una po· Jinucleosi, mentre nella rorma subacuta della meningite tuber coln•·e, e nelle for me tossiche cr·onicJI(l, come nella tabP e nella paralisi generale, Ri ha sempre una linfocitosi. A.lla stl•eg-ua di questo criter io " i è potuto accertar P- che tnlune mal attie mentali, come l a manìa, la malinconia, la par anoia acuta, che dalalnni er ano ritenute ni nalurn i nfettive, non sono tali: non è Ancora definita la questione, secondo que;::tn crilt-l·io, della frPnosi !"ensoPia e del delit•io acuto. A. M.
Lo stato mentale del pa:r.tentl dl tlo. fren.ialria, vol. XX l X, fa;;c. l e Il).
PELI. -
(Rici.~ta .~perimenla'e di
L ' A. fa una estc!<a rl\·i-<t.a critica della comunicazione di Mei ~e e FPindel !i'ull'ar:::omento annunciato, davanti al Cùngre:sso de~li Alienisti F •·ance~i di Limol-!e"· ~ ei pazienti di tic oltre alla mAnifl'slazione motrice a tulti nola, si ha uno stal~ mentAle particolare. rhe è nece""ar io conoscere special mente pt>r chi si occ upa di p<>tchiatria me1 llco-legr~le e quindi anche pel m~>tiico militare. l pazii'Oti di tic appartengono alla g-rande famizlia dei degenerALI, i I(U81i oltre ai sintomi motori. prt>senLIHIO anomalie p5ichiche nel carallet'l'l t'Rlremamente variabile, e !<peciallllente nella volonta lA lJUale è debole ed instabile. È appunto f(Ue!'ta debolezza di volont!i che da al carattere l e nole Mila leggerezza, della ver satilità, della mancanza di pet·f'ever·anza, di'Ilo in;::or·gt>r·e di 8ubiti eapr icci, della impaziPnza, d1>lla irascibilità, clelia poca Rlltlii7.10nr. l !'entimenli in questi individui !i'ono ecce";;t vi e volubili, appunto per• lo mant'a nza o la debnlezza della forza vol itiva, che n egli uomini nOI'tmdi li r·att1erw ir! giu!'.ti limiti e dA loro un indiri7.zo logico a costante. Nel compo i deativo questi psicopatici mancano di er1uilibr·io e di ponrleru7.ione, e facilmente attec-chiscono in es~i le idee .fisse, come l e diver se (oiJie, 0 l'amo re esageralo dt:ll'ordiflf', l'onomatomania, l' aritmomrmia, e por·fìno veri del id. L11 condiziono e~se nz•a le che spiega e determina ~tuesli falli é In permAnenza dei centri cerebr ali supcri o,·i di questi indivi rlui in u no stato infAntile, in(anli/ismo psiehico, n el quale appunto il difetto maggiore o 'llll'lln della volontli. A. L\f.
~·
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RIVISTA CHIRURGICA M. PATEL e P . C.\VAILLON . -
Della cura ohlrut'gtoa d•lle net'rltl.- (:t nn. des mal. cles. org. urin., dicembre 191J:l).
Il concetto di curare !'istemalicamente, cllirurgicamenle le nefri li mediche nel l 88G, nelle nefl'iLi acute o subacute gravi e prolungate, p1·oponeva l'incisione ·o la puntura della cApsula fibro;oa allo scopo ùi decon~es llona!'e il r ene, mentre ultimamente I'EJebols propose la decorlicazione del rene. Dala l'importanza della terapia medica, nella quale il r·ef!ime lalleo é piuttosto un l!·atlamento igienico della glandule r er.ale che un metodo ver o di cur a. J'inteJ·venlo chil'urgico é legittimato nei c11si di nefrite da rene eclopico, nei qu11li il solo fatto di fissare il rene in buona pos1zione toglie qualsiasi disturbo !'ecr etorio e circolatorio. L'intervento chirurg-i co pure giustificato dall'ufficio della Ca!JSUia renat e nel funzionamento dell'organo. Cosi. secondo alcuni, solto l'innuenza d P.IIa congestione, ti rene si IJ·over•ebbe r•istretto nella sua capsula ineslensibile, fallo che, compl'omellendo la vitali là degli elementi analnmici, disturber ebbe ed abolit•ebbe a lungo andare 1~:~ funzioni secretorie. mentre secon·lo altri la caps ula agisce i>'olando la circolazione r enate delle vicine eù io parlicolat·e da quella della sua capsula adiposa. Il rene sclero lico morirebbe d'anemia, mentre tolta la capsula es~o conlraò delle ader enze vascolari con gli o r gani vicmi, formandosi nuovi vasi che irriganc> glomet•uli e tubuli contorti. In l utti i modi la capsulectomia sart~bbe sempre un'ope1·azione razionale che agirebbe in due tempi : nel primo pe•·melle la decongrstione del ren e e ridona agli elementi renalt miglior·i condizioni di vila; nel secondo aflsicura al rene uu regime circola tori<' n ovello, permettendo una guarigtoue definitiva. Secondo lo Jaboula y gli interventi chirul'gici sul rene agirel::bero modificando le condizioni d'innervazione vaso-motrice del r ene in seguito agli slir amenli esercitati sulle fibr·e simpatiche dur·anle l11li interventi. Fr·a le obbiezioni falle all'mlet·venlo chi t·urgico son vi: il timore dell'uremia, la g ravità dell'intervento ed i pericoli dell'anestesia negli al burniourtci, la bilateralita delle lesioni; tale ullimo m otivo non può rappresenlare un'assoluta controindicazione, fJuando, nella statistica ùeli'Edeqols, vedesi come in 14 in· t ervenli, su di ambo i reni, nel mal di Bright, noo s'ebbe mai a verificare alcun accidente. Le indicazioni operatot•ie differiscono secondo che si tratta di una neff'ile acula o d'una nefrite croni ca. Nella nefrite acuta si interviene soltanto quando la perstslenza degli edemi e della dispnea prova cl~e rl rene non e divenlRLo permeabile e quaudo si comprende che sotto l'influenza del stmguisugio e di adatto regime il r ene non arriverà a ricuperare la sua permeabililà. Per le nef1•iti croniche si può procrastinare e le principali indicazioni verr anno rorntl e dall'esistenza detl· albuminuria, o dalla nerral,:zia, o dalla persist enza della classica sindrome urinar ia. In tuili i casi non s'i nlerverro ~ di data mollo r ccenle. Haz•rison
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RIVISTA CHffiUHOIOA
che dopo ri sultati inutili g li or dinari m f'zzi cur·ali v1. Bi!=:op;na tutta via operare sollecitamenle. p rimo cho g li c lcmonli sccr·ctori s iano colpiti da lesioni irreparabili. Concludendo le indicazioni operator ie possono e::-ser cosi ria ssun te: 1• ~eft·opexia nell'nlburninuria dei r eni ectopi ci ; 2• Puntura od incis:one del In cap!;ula nelle nel'rili acute, con g r osso r ene congestivo; a· Capsulcctornia n elle nefrili CI'On iche; 4° N efredomia soltanto nei casi in cui i l r t'nP. ?' compldamente inutile. I'Ìsultati ottenuti sono i nd i"culihili. Dopo r intervento ce::<,:ano i dolori, scompare o diminuisce l'albumina, s'a rrestano le ernal lll' ie, e da pii1 nnni pel'· sistono nurne!'Osi casi di gua1·igione. G. B. DE L ORE
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e LERICI-lE. -
Canoro dello atomaco almulant& l'ulcera. gaatrloa.
(Reoue de C!tiruroie, n. l , HJ(It
Gli aulol'i r•ipor tnno l'i nlPI'Il"'SallliS>'irno caso di nn i,livicluo cbe per IO anni so ffr ì di dolori ;:rastri ci e di di><tur·hi slomaca lì ùnvul.i ad un ca ncro ~enza ga ng li e senza alcuna g11neralizzazinne. La diugnosi di pPriga!'ll·it~ ulcero;;a era cnn · fermata dall'anamn e~ i, dall'esa 111e dinico, dalla con!'ll.llAzioni oper tllnrie. L'infermo era sta to in falli soltnpo:::to a d1·.'ersi aLti o;1erativi, ma la r imozione delle ader·enze e più tardi la ~a;.tr·o- entero -an nslomo" i non avevano dalo che ri ~ultali effi meri , per· cui si dovette r icorrere alla t•esezione rli grn n parle deiiQ 1'lomnco. Fu allora che I'C>same istologico rivelò l'esistenza di un cuncr-o che era decorso per anni senza diiTonder ;;i e scqza r•rovO\'B I'e cachesl"ia. Pa r1·ebhe qui 11di cho certi cancl'i dello stomaco abbiano una P.voluzionc i n ce1·Lo ru odo l>eni!!na, ~.:on diffusio ne lenta e limitata, e che per el"l"i dehba· valere la disl in:t.lOn•· che si fa tra i cancr·i cutanei ed i cancr i delle mucose. P1·aticamenle fJUt'Sli tumo1·i . 111eno maligni dagli altri, ~ono da ritenl'r·si su<>ccltibi li di un inle1·venlo r eal m ente cur ati vo. La diagno"i differenziale fra ' tursle for·me di perigaslrile ulc··rn"a e tAli tipi di neo plasmi é mollo Hrdua. GRJ x. GuJBÉ. - Sulle trattare della oavltà ootllolde. n. 1, 100 }).
(Revue de Chirar{Jie,
L'A . studia le frattu r e del coti le pr opriamente dellt', cioe qu•!lle i n coi la testA del fc•m orE•, comprimendo violentemente la ca vitò coli loidea, la sfl)ndfl o
la fa scoppia l'C. L e l esioni di q uesto gener-e r eg1str·at e sono poclle ; nella let· teralura non so ne contano più di 40 casi, nessuno dei quali apparti~~ ne ad autor e italiano. Secondo il pro f. Guib('! questo traurnatismo è.piu frequente c he non s i creda, e se molte volte é sfu ggito devesi al fallo c he n•)n fu praticata la esplorazi one r eltale cita è la sola che permette di far la rliagnosi esatta . 11 meccanismo di produzione di queste fratture da attri buirsi ad una cRduta o ad un col po ~ul g ran trocnntere, a cad uta sui piedi, ad un colpo sulla spalla. N el primo e nell'ultimo caso la frattura è uni laterale, nel secondo può esser bilater·al e. Sotlo l 'aspetto anatomo-palologico queste fr atture possono divid er si in fratture della se"la cavillt coLiloitle ed in frattu1·e complicate a fratture del bacino,
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RTVJSTA CltiRURGlCA
statH) e!'-se it-radtalc dalla cavitA co tilotde oppur e indipendenti, 8irnultanee o successi ve. l smtomi funzionali che si osst:rvano in questi infer mi possono r idursi a due: dolor e ed i mpol~n ztt funzionale. l dolori pilt o meno vi vi sono localizzati nel fondo ciel l'articolazione co xo -femoral e, e sono pa·ovocalt od esacea·bali dalla pt•essione sul g r an tr oc:antere, dalla per cussione sul tallone. da •lgni tOO\•imcnto dt'll'arlo leso, e talora fin dalla r espirazione e dalla tosse. L 'impolt!uza funzionale ò assoluta; v'è impossibilita di sollt- vat·e il La lione dal letto. Più importanti e caratteristici sono i swlomi fistci d~i qualt r trordo solo i principali : appiullameuto della a·egione trocanterica, accorciatnellto della di stanza che separa la spina il taCfl a nter10r~ !>Uper iot·e dal gran tt·ocaJttere, frequeute rot~:~zione in fuori dt:ll'arlo, ac.:orciamento varto del m embt·o malatn. 1 movim(•nli dell'arlicoltlzione dell'anca sono limitati e Jolor m:i ; l'adduzione e la t·oto7.i one iu dentt·o !'Ono impossibili, talora si ha crt>ptta zione. Net movi ment i impres"• al membro i l trocantet•e non gira su !"C stesso com t) uelle fratlut•e de l colle> non incasl mle ma descr i ve un at'cc• di ccr chto q ua ~>i ug ualè a quello de: Ialo oppOl'lo. Infine la palpazione cleliA fossa iliaco cort·ispondenle e del piccolo bnt·ino lascia ri conoscer e l'esi:-l enza di una mal'<Sil ossea promi:1e11 te nella ca vili\ pelvica. QuAndo in un ferilo si sosp~>tta la l'rallui'a dell'acetabolo non roi deve mai omellet·e l'esploJ·azione r Ptlal e, la quale svelera un dolore fisso a h ,·ello del fondo del cotile, che è sufficiente a far con stcur ezza la diAgnosi di f'rallura dt quella r l':;:tonP: con tale manovra esplorativa si può anche r icono«ce1·e sulla fucciA inte J•na dell'acetabolo un corpo duro, l'por~en le sov t·a tullo 'JUUndo si !'pinge il membro contro il bacino. (Jue-.ta specie di fJ•allure per infol'samenln Lerminano in ~enerale con la mor te, la flUOie é etni ::-tolu sopratuUo dalle le;.ioni p-ra vi del bacino e Jei vi -.ceri addomÌn<tli con~ecu live al ! reumatismo: dei 'IO cast conol'ciutt :H lei·minarouo infttlli con la morte. L a diagnù•:a eh frallura del cotile pet· infns!'8mento è dtffìcile. S1 hanno due or dini di I'H><i: ft•allu r a semplice seuza spo!"lamrnto e frallura ron p(;'netruzinue deliA te~ta 11el bacinu. N el primo caso la diaznosi oscilla frA ronlusiont' dell'anca n frollut•u cl~>l coLiltl; n el secondo fra lu~l'azwne dell'anca e fi'alltll'l'l del collo del l'emol'e. l.'c.,plora.tione r·ellale saril semp1·e il meZ7.o più adallo 11 rì~l' lria rare lo dt1,1gnMi, qunuùo non si po~sa lrart'P pro(ìllo daliA t·adiogr·afìa. Lo c ura 'a t· ta serou lo i cnsi: nel111 f'rattur·a semplice, !len7.a spOi'tumeuto d t ft·ammenti o con in:-ignificRnle in fo~!'a menlo, bis•1gnA r•ico rre r·~ al ma s""g~io fld Alla Iunbi lizzazione pr ecoce: quundo invece :>i ha spostomonto, lul"~llzione p el vir.a clellu 1esL11 ciel l't!mot·e é necessario l'i,lurre dapp1·i ma 19 ft·atlura ed in ~eg u ito im n10bilizzare l'arto. Gnu:.
l1 trattamento oblrorglco delle perforazioni lnte1tlnalt nella febbre tlfolde. - (Semaine m~dieale, n. 1, 19UH.
GAZIN . -
L'outot·e dolio ~<lutlio cliligente della vasta btblio~rafltt, rAccoglie ;J5~ ral'i di interv culo operativo in tifosi alletti da per forazione inll'l'linnlc. Que.. to statistica globale rornpr end•• 251 morti cioè il 70.11 p. JOU df'gli OIH't·ali, .. t07 guarigioni: elim inando pt-I'Ò le O"Servazioni dubbie ed inc!lmplelc, l e cifr·e s1 r·idw·ono a 22~ vert' perfo razioni tifotdi trotta le chirur!:!icamente con ll.i5 mor•li, ùs:::ia il 7:2,:l(i p. Jf)Q, e 63 ~uat·t~ioni.
.RIVIS'r.A. CHffiURGICA
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L a mortalità nei casi in cui manc11 l 'oper·a del cliii'Urgo é del 100 p. 100. Davanti a questi risul tati non può metter s1 in dubhio la legittimità dell'intervento <Jperativo nelle perforAzioni tiroidi d elriutestino. L e opinioni sono divise sull'epoca rlcll'intervento; mentre alcuni riteng-ono convenga oper ar e immediatamente dop{) SI'CrrlatA la diagnosi, allr·i opinano si debba allenderll l ~ scomparsa dello !"I 10ck primitivo che accompagna mollo spesso la perforazione; perc1ò è ancora contr overso se si debha fa t' uso della anestesia locale o di quella gener·ale. Anche sulla sede dell'incisione da farsi i chirurghi !"ono discor di: gli uni prefer isco no l'incisione madiano, come quella che facilita le manov1·e sull'intestino e l'evacuazione dei l1quidi per·itoneoli, g li allr i praticano quella lalerale nella fossa il iaca d estra, la quale pe r·melte di avvicina l'si alla sedP prefel'ila delle perfor azioni lifìche, che o r dinariamente si trovano sulla por zione ter minale dell'ileo. F ra le 219 storie cliniche nelle rrnali ò inùicnto il pr·ocesso opert~livo seguito si nota d:e 123 volle fu fatta l a lapar atomia latPral e e $16 qudln med iana. L a I'icer ca delle perforazioni dev'essere melodica ed è consigliabile p&rtire dal cieco pet' osservare in ~eguilo l'ullimo tratto dell'ileo, ove si l'iscontr·a pr·evalc ntem.enle i l punto perfol'ato. Deve prefo•J'irsi la sutura alla Lembert, con fili di seta, cercando di applicare i punti ad una certa distanza dai marl'ini dell'ulcerazione. Due ordin1 di sutur·a a punti staccati assicurano r1uas1 sempre una perfetta occlusione, nel •·aso poi in cui la friabilità dell'intestiuo é CO!;Ì m&I'Cflta da r endere impossi l,ile u na sutura utile Legueu r icorre ad un lembo epiploico per t•icoprir e la perfo· razione. · GRIX.
Alcuni oasi dt cancro ed un oaso di rinosoleroma ouratt ool raggt Boentgen . - (Centralhintt f'ii r die m eclicin 1seiJen WiSMnsclwften, Il. 4, 190i),
-GOTTtCNms. -
Dopoc he Gocht nel 1897 cominciò a curore il cancro coi r·aggi Roentgen, il numero ùei casi trattati con buon esito é sal ilo a cir•ca 100. l buoni etl'etli per·o si ottenn(>ro solamente n•>gli Ppitel iomi dèl viso; il cancro della mHm· mella fu solamente di rado migliorHlo. L'autore ne r ifet•isre quattro ca!;i. 1:ur ali nella clini ca cl1inu·gica di B1·e;:IHvia c presentati da Fittig alla società di Sl e:;ia pe1· la coltura pat1·ia e considemli come guar ili L'auto re desci·ive pur e un caso di r ino'-'cler oma, eire G11Ltslein fH'esenlo• alla !'ncieta, come guarilo.
c. s. - A.ppuntl atatlatlol •ul muttarl dell'eserolto rumeno operati d 'ernia. - (Zentralblatl .fiir Chir., n. 2 HJOi).
DE~tOSTF.NE.
La pt·esenza ùi un'ernia non co;;tiluis,·e attualmente motivo di riforma nell'esercito rumeno, ma invece le r erlule vengouo !)Oltoposte alla cura r a dicale. I n 'lueslo m odo si ottiene il vantag~io non solo cii manlenel'e nelle fìle del· l'esercito soldati abili al ser vizio ma anch~ quello di ridonar e più tar·di a lla societa, cittadini fisicam ente rapnci ed attivi . Nel corso di 11 ann i in ~razia di questa d isposizione regolamentar e ru r ono abilitali al se1·vizio 1642 soldoli operati d'ernia.
B.t.ulta.to delle ioinioni di paraftlna fatte sotto la muooaa pttuttarta in 70 malati affetti da oorlsu. atro8oa ozenatoaa tlploa. - (Heoue h ebd. de lar y ng., IO ottobre l!l03). 2. BROI·:cKAI~RT . - Le lnlezlonl dl paraffina appltoate al .trattamento dell"ozena. - (Conr1rh1 bei!Je d'otol ., ecc., 7 giu~no 1903, ed Annalc:s des mal. 1le l'oreille, 1!103, n. 7). 3. LA""· - La rlfaz.lone del turbinato inferiore colle lnlezlonl dt paraf8na nella. oura della rlnlte atroflua . - (Lancet, 17 j:!eunaio 1!)0:1). }. CAZ"NIWVE. - Le lntezlonl protetlohe 41 paraffina in otorbaolarlngologia.. l. MouHE c BRJNDEJ•. -
-
(Annrt/e.~ dcs malatlies de Coretlle, 1903, p. 516).
Un oaao dl iniezione di paraf8na entro ll nato aegulta lmmedla.tameote da oeoltì. per embollamo 4ell"ar· terta centrale della retina. - (.\feclicat Recor<l, I l lu,l(liO 1!)03).
5. M A JDMENT Huno o WAI\D H oLOE \1. -
Il pl'inciplO sul qual~ riposa la CIII'O delrozena merliauiP le iniezioni solloé il s••guente. L'atrofia dei lul'binali nell'ozenP non è pri-
muco~·· di purartina
mill\'8. ma !<.-conolaria alla formazione delle croste: se dunque ;.i rifù li turbinato e si pt>rrnette coc:l n !la corrente d'p;:opirazione ùi spazzare la mucosa ùRIIe CI'O"'te olle•·remo la >~<'Ompal·sa del fetore, che è il ~intorno più grave dell''lzena. La letter·atura al r•gua1·do è ormai riccbis~ima. Ria"sum1amone 1 falli p111 impo1·Lanli. Si usA a !ICopo pi'OtPtico la paraffina fusibile a 45-50° C.; Ekstein e M oUI' t' inwce J'ICOrrono a paraffina che fonde a 60• e clw ~i rende liquida al momento dell'u.,;o m••Uendola a bagnoma1•ia nell' ac'lutt e 1{)()0 • Furono adope1·ate varie forme di sil·in~he u cir·colazione .t'acqua, a manicotto termoforo, a ri»cnld~:~ mento elettrico, od anche una siringa semplice ricurva. M oure e Brindel i n una pr1ma seduta r·i costituiscouo la sola par·te postc1·ior·e dei tut•binali inferiori ; un me;:oe dopo ese~uono la stessa operozione per· In testA dei turbinati. Pe1· lo più basla l'operazione sui, turbinati inferiori, ma allor ché anch·~ il m t'dio sia molto atrofico, imitando la nalul'a che ct·ea talora nel r1A so de~li ost.acoli pcr·rnanent1 elle re!<lring-ono sinp;olarmente la fossa nasale, gli autori crenno colla pnrallina degli sper oni o•·tifìciHli iniettando l:!Otto lu mucost' del !'letto alcuni eme. di questa sostanza. La mucosa nasale é cocainizzata: l'ago della siringa punge la mucosa in un punto dr! terminalo senza affondarsi troppo. il pistone della si1·inga va spinto adAgio. t l paziente deve r.on correre anch'esso all'operazione colla completa Immobilità: ogni movimento por ta cnn sè i l ritiro dcll'a!<O e SÌ(:come non é possibile p1ù introdurlo nello stesso l'oro, bisognarli attendere 5-ti setti mane per la nuo va seùula. Al momento ùell"operaz.ione si ha un l ep;~ero scoio di ~angue che cessa coll'aequo ossig enala o col cloruro di adrenalina 1:1000.
IUVISTA. DI OTO-RINO-LARlSOOIATRJA
37:1
Nei due o tre ~i o rni succe;.sivi all'l>pt! t'azioue i malati si !~:~~nan o di nevt•alg-ie che scompaiono tos; Lo. Frequente invece é la tlebite d~'ll a vena facciale ri "contt·nta 5 volt rl sui 70 ml:llati di Moure e Brindai: il dolor e dnlla f1 ebate Jur·a 4- 8 gi0rni ed<· calmalo dagli impacchi; come r eliq uato r·esla un cor·Jone inJut·tto non dolot•oso alla f.ll'esJ::aone che non fa alcuna Sf.Jot·gellza sulla pE.<Ile. In un caso di llur·d e Holden l'iniezion"' ru immediatamente seguita da ceci tà pe1· embolismo ùell'ar·ter ia centrale della t•ctina. In alcuni co!'i si videt•o framm enti di paraffina mi gt·nr·e solto i t egumenli della fa ccia. Il BrtJekae'rt assi.:ut·a che usando paraflìna sol ubile a 45• C non si ha più formazione di trombi nei vasi vicini. l r1su ltali ullenuli da Mout•e si pos-<ono dire ir~corag-~ 1.anti . Su l :l:l l'osse nnsali operate si ebbet·o guar1ti 76 cioè 62 p. ! Ol), migliora ti 33 cioè 2u p. t ()(t, nessun r isultato in 14 cioè 11 p. 100. Questi ri sultati si mantengono do oltre 7 mesi, per cui si può sper·are sar·anno defin itivi. Contr oindicazioni (I!'SOiutò sono l'ozena dci bambin i e quelle mucose i n r ui ratr·ofia e di grl:lÙO COSÌ alto Cht:l non otfcc la mmima elustacila alla introd uzion e della paraffina. G. o·. de nl~tri e,
Le malattie dell'oreoohlo negli eaerolti italiano, francese, tedesco ed austro-ungarico. - KeiHzione del doll. pr or. o~ fiNO capitano m edico. (fnternationales Centml&latt fii r Oh renh eill~nnrle, Bd . II. f~;~sc . 8)
E una relaz1one !'\Omma ria, cile il capi luno medico Ostino ·ha pubblirRto, nel Giornale internazionale per le malattie delle orecchie, su l]u e;; tt~ malattie, awg-li escr•citi italiano, f,·an cese, ledes<'o ed au$Lro-un ~n ric0, nella qual e esse ~ono considerale S()tlo i vari aspetti delle rifOJ'me cui hanno dalo luogo; della frequer1Za nei vari mesi e nelle diverse llrmi; della mortalità cl1e ne é conseguita; della loro riparti ziu ne geografica. N ell'!•sei'Cito italiano, dal '1 806 al 19UO, le l'ifc)r•m e per malattie di or ecchi hanno variato da un minimo di O.'t ad un massimo di 0.0 p. 1000 sopt•a la forza m edia annu11le; in Francia pe::r i quattro anni dal 18!)7 al 1000 da 0.93 a 1.1 p. 1000; in Austria nel pet·ioJo 1895 190l ùa 3.2 a 5.3 p. '1000; in Germania dal 1873-18!)7 da 1. 25 a 1.85 p. 1000. · L 'esert:i!o austriaco pot·tanto Ira avuto il maggior numero di per dite per malattie delle or ecchie, éoll'avverlenza però, che vi sono compt·ese la sor dit& monolater ale e l e perforazioni secche della membl'ana del timpano, ciò che non é per gli altri eserciti. E a pr oposi to della abil ita al ser vizio rni litat•e degli affetti da perforaz ione secca del limpano, l'Ostino dice che dura tuttor a viva la questione tra gli oto· iatri militari, e cita al ri guardo le opinioni di Eichbaum, Schwartze, Scholze, Villaret, le quali per ò concor dano tutte in ciò che di massima, la !)erfura zione della membrana del timpano, quando non é molto estesa e non accompagnata da secrezione purulen t~, non toglie l'irloneita al servizio, ma può esser e causa del r iaccendersi di una flogosi acuta già spenta. Il dipartimento m edico-militare del Ministero della guerra auslro-ungnrico, nell'anno 1896, ordinò un'inchiesta sul le malattie dell'or·ecchio nell'eser ci to, dalla qual e é risultato, che su 32 1 soldati affetti da perforazione della membrana del
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timpono, 23 soli dovetter o essere ricoverati ntgli ospedAli per recidiva della malattia, mentre 298 continuarono. senza interruzione, Il lor o servizio, '{uaotunque in 22 di essi si sia potuto poi constatar", nell'ollobrtl dello stesso a nn o, l'otitP. nwdia purulenla. Queste cifre concordano con •tuel!e di Scholu, che nd la stazione per le malattie delle or ecchie in Mainz, ha constatato solo il 20,7 p. 100 di recid1ve Ji suppurazioni dell'o•·eccltio mediO, e il 2:2./ p. 100 nella Sta:l.ione di Mlihlhausea. La mor btdllà per malallie delle orecchie, sopra 1000 individui di forza m eù•a annuale per l'esercito italiano, ha variato, dal 189~> al 1!KH, da un mini mo di 5 Il p. 10110 nell'anno '1897 a un massimo di il .05 p. 1000 nel189!l; in Francia dal 1897 al 1!)00 da 2 9 p. 1000 a 3.!! p. 1000; in Austria, nell'istesso periodo d1 tempo che per l'e;;et·cito italiano, da 13.7 p. HHJO a U .6 p. 1000; in Ger mania dal 1 8~:l al 1901 dall' ll.:W p. 1000 al '1 2.6 p. HlOO, m entre J~t l 1873 al J $~2 la m orbiditti !-)i era n•anlenuta al di sotto del ; p. IOOI.l. Quanto al!u nosolog-ia delle divesse form e morbose, l'Ostino osserva che non vi ~~ dill'~renza tra la :statistica ilal1ana e la f,•ances••, venendo esse classifi cnlfl quali otiti nella prima, e maladies de l'or eille nello seconda. Nelle tavol e nosolo ~iche invece della statistica tedesca, le malattie oell'o•·ecchio l'!<l e•·no, trn cui ven:;tnuo incl use le per·fo•·aziolll della membr a nn, ~ono d i~tm le dn quelll• clell'orecr h1u m ••dio cd inleruo, inclusavi la :::o rdit~. Pe1·tan lo in Germania, dal ·t81H al 18X!J, l1anno pPedominalo le pr•ime nella propot•zione del 7U p. 10ll sulle seconJt>. L'O" lmann spiega Qttcsto folto appunto per- ciò, clu· !;;Ono comprese lt'll le otit1 esterne anrhe 1., pet·forazioni dello m r mbrana dd timpano e quind1 le suppurazioni della CS\'ità. che vfi'r amente non do v r r bbero rarue porte. Ed infatti Lale dd'ferenza scompar·e per ~li anni ~uccPss ivi, f!Uandn i mediri militur·i led...:::clti ebber·o cognizirmi di otoiatria piu rsHll e, CMÌ che ora lt> JH'Oporzioni tralt> mal.. tlie dcllt> di verse pal'li dcll'01·ecchio r isultano pres«o o pcwo uniformi nei d1versi e:::er cili . lnfalti, ser.ondo i calcoli del Wa~smuurl, del Chauvel c• dei i'Ostmo stesso, le mnlalli•• do•ll'on•cchio e«ter no s1 a~nrir·e•·ebbet·u pre;:;:::o 11 poco su l 1:! p. 100 ; qurlle dcll'or·ecch io tnedio sull' RO p. 100 e dell'orecchro inler·no del 5 p. 100<1. La morbid1:ù rw r· a !lezioni delle ore.·chie non :::arehbe eguale per· cit'lscu n me~e. uei diversi e~er·c1ti. In Italia essa ra~g-iun qe Il massrmo ola m11rzo Rd apt·ill! col l'arrivo delle r eclute. Subisce una secondo ele,•azione in f!Cnuaio, ··luflnùo 1-!i un ~o no le r eclute delle &rmi a cava llo e pr·edominano l'inlìuenza cd il morbillo. L o st··S!'O fatto si verifica per· l'eser cito auP.ti'O·UI1J!81'iro nel mese di ollohre, ep.,C'a dell'incorpor Rzione delle r eclute. l mesi di agostn e settembre danno la minore morbidilà nei due e!'lrrciti. K<'ll'armt~lll pru!lsiana, invece, secon do Villar·pl il mag-gior numer·o di malattie dn~li ot·ecelli clnll'11nno 187R al 1 8~18 è occor >:o nel me!'le di lugl io, ed egli ne da lfl colpa af(li esorci1.i di nuoto dellt~ trnppa, specialmenlo nocivi quando es1ste la perforazione S~ecc!l della memhrana, e alle rletonazion1 ùei fu cili e delle artiglierie durante le manovre e l e esercitazioni e<;tiw. • Scl1olze per ò conlrastd tale opmione, os:::ervando che se i bagni aves:::et• o l'influenza altrrlnrita~li da Villaret, l'Aumentala propor zione di malattie delle nrrcc·hie si dO\'f'Pbbe anche mantener·e nei me~ i di :.riuc uo e ngo"lo. Eg-li rnvPce crclle, elle P.pie~hino un ma ~gio1·e •'fl'<'tto sulle olili Il' influenze r elllmalicho rhe non i bagni, le delonazroni e l'msprrazione della polvere delle str·ade. Per l'eser cito fraocesr, non conosc endosi la forza medra menP.ile, non si
RIVISTA DI OTO-RL.-;o-LARl::\GOJ.\Tf! fA
possono dete1·minore le proporzioni delle malattie delle orecchie nei vari mec:r, ma però prendendo per base la forza modia annuale, si ~innj:rt' alla conclusione, che la maggior e morbidila si osserva da gennaio a marzo, e lo minore in seUembre e ottobre. Quanto alla morbidilil ripartita per armi, l'Ostino nola che la più alta crfra nell'eser cito italiano é ro~rgiunlo dallo fante1·ia coll'll-12 p. tollO della fo1·za m ('dia: sej:ruono l'arligliel'ra. la cavalleria, il ~enio e Io truppa di snnrlà. In Francia, secondo Nimier , nel periodo 11<81-18?16 le malattie ch·lle or ccr.hu• sono slale in proporzioni presso che eguali nell~ varre armi, ad ecce;-.ione der reRgimenli stazionanti in Africa ; ma la fanteria hu avuti) per lJUC~le mnlattie un maggior numero di perdtte, per con:.redo, dei cacciaLOJ'I, clt•lla cavllll.. •·ia e dell'arti glieria. N ell'esercito aust1·o-unga••ico la maggi()re pe•·centuale (17.3 p. 10011) di mal~t ltie aur icolari ,., stata fJuella dei reggimenti di fanlt>ria della Bosnia·E•·z..govina ; poi viene l'arli,cdterin cla fortezza (15.2 p. 1000) o infìne ~eguono, quo><i in eguali pr oporzioni, lu fnnteria, il gen!o, la tr uppn di ~anita, i fel'l'ovieri e i LeJegrafìs ti. L e cifr o del la morlalilu non ><i prestano a molle con!'iderazioni, poichò deb· bono esset·e r ealmente più <e di quelle che or dina r iumentt> ~i eliano, wncndo la ma~gior parte\ dci caRi di morte, per complicazioni endocr·aniche delle otiti, calcolati nella r ubrica della piemia, del l~ m enin~ili o degli a"cossi cerebro li. Nell'es"'rcito ilalrano la rnorlolrLà òoll'anno 18!l!i al 1900 ua va t•iato do 0.0 1 p. 1000 di forla media annunle A O02 p. 1000; nell'e~e rci lo austriaco Ja o.nl p. 1000 a O.Oi p. '1000, per 1'1stec;so periodo di lrmpo; nE'l f•·tmce~e, Jll'i lJIIaltro soni 1897-1!)00, da 0.00~ a 0.00 9p. 11)()t); nel prus~iano, JR73-1 8!llì, da 0.035 a 0.1} 5 p. 1000. Orenkhan é l!iunto alla conclusione, dall'esome del r entliconlo dl'l l'iparlo delle malattie delle orecchie dell'ospedale di guar·ni!ùme in Bcrliuo, che la mor·· talitli per maluttie dt>lle orecchie nei soldati avr ebbe aument.ato comple!'SÌ\'11mente colla maggior e frequenza detrinter·venlo chi1•uq~ico nella suppurazi ona della ma:<toide. l nfalli, secondo la statistica ufficiale tedesca mentre dttll'anrto 1 ~9i al I R9G !<opra 89G6 malati di orecchi si ebbero 12 clecc~sr per complicazioni endocr aniciH•, cioi~ ti 0.26 p. 1000, dalla slulislica di \VaR'imund ril'lulll'r ebhe che su 3H malati si ebbero 6 morti cioè 1.7 p. 1000. Quefi:i per ò 0S>'(' I'V8 che il fallO è in relazi011e al mOdO COn CUi e StatO COtn• pilat.a la slulislica u fficiale, poicltè n0n vi furon o ~ompt·e!'e l e mo•·ti dovute a meningile e a pioemia d'or i::ine olilica, insorte nelle infezioni di lifo, dr ~Cill'· lattine, di tubercolosi, ma invece esse furono consider atA como dovuto t1 queste ultime mala!Ue. L 'Ostino poi osserva con molta oppor tunità, cl1e l'alli vi là opct•ati vo dei u10· di ci militari nelle complicazioni del le otiti si é in que!'li ultimi anni notevolmente aumentata. Le tr apnnazioni dell'apofisi mastoidea fur ono dal l !l!>fl al Ul02 nell'e,.:ercilo it.aliauo in numero di IO:!; nel francese dal IR97 al1900 clt 200 ; uell'ausli'O-ungarico dal 1897 al 1901 di 222, con la mortali là appPna del 4.\l p. 100; nel ledesco dal 1892 al 11:197 di 115, con la morll'll ilà del 9.5 p. 100. ~ota ancora l'Ostino che i riparti oloiatri deali ospedali militari offi'Ono poco mater iale per l'exenler alio caoi l!Jmpani, poiché, tranne i sotluffìciali, soldati preferiscono all'operazione di venire congedali.
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SchL'Ize ha constatato che dà nno un maggiore contingente alle malattie delle -orecchie i soldati che prima dell'arruolamento lavoravano all'~perto, q uali i m ur·atori, i braccianti, i contadini. Chauvel poi ha potuto s tabilire che le maggiori pr·oporzioni di tali malati, uella guarnigione di Parigi, vengono date dai sap eurs- pompier s e dai soldati del treno che si trovano sempre in libertà. Cir·ca la I'ipartizione W'O!lr'aflca Jelle malattie delle or ecchie le s ta tistiche nwdico -militari hanno for nito a D' Ag ua nno. Manciol i, Nimier e Ostma nn il ma· teriale pP.r un tale stud1o in Ita lia, F rancia e Germania. D'AguRnno, dall'esame dei ris ulta ti della leva delle classi dal 185-i dal 1863, ha trovato che le circo,.cr izioni Al pine e di qua si tulto l'spennino ligure, Massa compr esa, tengono il primo posto nelle rifòr·m e per diminuzione dell'udito e per sordità, mentre le pro vincie costiere lo hanno per le otiti secr·e tive. C~tusa della gr ande frcqueuza della sor·dità n egli abitanti degli a peunini, sono, secondo Ostino i venti freduo umidi e l'incostanza del clima ; e del pre\'alente numer·o ùi olorree, fca quelli che a bitano te rive del mar·e, è l'esagerato uso dei bagni. Nimie r per la F•·ancia è ~iunlo alle seguenti co 11clusioni. La media delle riformi\, e, r ispettivamente' del passag~io nella riserva ausiliaria fu per gli anni dal 18Si al 18\JO .del f>.5 p. 1000 circa. È irmegabile l'influenza del clima di roar·e sulle malattie delle o•·ecchie, rneutre non r isulterebbe così spiccatt< l'azione del clima di montagna. Inoltre Nimier avrebbe tJ·ovalo un parlicolar e significato prr le malattie delle or ecchie, nella di versità di t·azza. I n Prussia, scr ive Ostm ann, ad eccezione del 5° corpo (P osen e b«ssa Slesia) lutti gli altri ;;tanno, per freq uenza delle malattie delle o recchie, al di sotlo della media dei cor·pi che si trovano nelle pt•ovincie occidentali della Monarchia, rn Vestlalia e nelle provincie del Reno, mc ntt•e nelle (ruppe dello Schleswig· Holstoin e di P omerania la cifra dei malat1 ragj:riunge quasi la delta media, sorpassa ndola nell'alla e media Slesia. Dalla statis tica medico-militar·e aus triaca si rileva, che il maggior numero di malati di orecchi è dato dal 12' corpo in Hermannstadt, ed il minimo dal !)• corpo in Boemia . G. R.
RIVIS1.,A DI OCULISTICA Doll. A. DARIER. - Ambliopia ex &.nopsla migliorata 4& 1! 50 a 1/ 3 , per mezzo del massaggio. - (Société ophtalmo/rJ{Jique de Paris; seduta del 3 novembre 190:3). Checchò ne dicano a lcuni autori, l'ambliopia ex non usu non pu6 esset•e negata, se la si comprende nel set•so di un'am/.Jliopia per inattioità. clell'org ano cisioo, come appunto si vel'ifica nella ma~gior· parte degli strabismi non aller·nanti, in cui l'occhio devinlonon p rende quasi più parte alla visione. S' inlende però, che quest'occhio pu6 essere ambliopico per· les ioni del fondo, o dei m Azzi diottrici inter ui o della cornea , poiché l'es pressione di ambliopia congenita non
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deve esser e usata che con m olla r•iserva: nel mag$riOI' numero dei ca~i, si tratta di un vizio di re frazione - i perrnPtroprco e sopra tutto aslìg mafic.o - elle colpisce entrambi gli occhi, ma che o, i n gener·Rle, più accentuato nell'occhio str·abico. Tutti i clinici hanno accertalo il fallo, che l'occhio strabico, 'luando sia rrcon · dollo in posizrone normale, ricupera una certa 'l'tantil.à di poter e visivo, la 'fUale, con gli ese rcizi ster eoscopici e con una cor•rez10ne esalta !'fURnlo più é possibile dell'ametropia, può perfino lrasf,Jrmarsi in una visione utilizzabile per la fusione bi noc ulare dt>lle immogini. Quc»lo scopo si otli en<~ La11lo pir'r fAcilmente quanto piu l'individuo J!ÌOvane, quanto meno nccenl uata e l'ampl iopia, quanto più f!lcilmente è correg_gibiln il vi1.io di r t>frRzione. Per coslrin:zere l'occhio ambliopico al lavoro non è neppure necessaria la operazione; poiché la nuova educazione dell'or gano visivo si fa altrettanto bene con l'escludere l'occhro abitual mente itopiegnto ( vetro smet·i~liat.o, all'Opinazione). Il dottore Domec fu il primo eire dimostrò la [.{l'onde eflicacin ùPI ma l>sa ~g io nella cura rli questa specie di ambl iopie negli strabici; e, dopo lui, l'O. pubblicò parecc hi casi in c ui il miglioramento ottenuto con tal metodo di cura era ben manif~sto; notando che nei casi in cui Il ma!>sAg ~io deYe produrre un ris ultato apprezzabile, i l mig lioramento della fn coltà vtsh·n Iii ottiene in meno di oenti minuti dopo In prima Sùdula; e in ci(l - d ice il Darier - conl>iste precisamente la pietra di par agone di rtuer casi i quali si Avvieranno poi ad un rApido e progr essivo miglior·omenlo. Eg-l i vide spc~so nolla pr·ima sed uta di prova, l'acutezza visiva salire da 1/20 a 1/6 ; e aggiunge che, in tali condizioni. sarà sempre possibile pt·omellere un esito fa vor evole, special mente se il massaggio sar·à con tinuato cou pe1·severanza. Il malato che il Dat·iur pr·psentò alla Soci età oflalmo logica, aveva l'età di 211 anni, ed era stato rifiutato alla v1 srta dr arr uolamento per chò ricon osciuto all'e llo da un IPucoma cor·nealt~ del l'occhio sini!<tro che abohva quasi del tutto la fuuzione visiva. Questo giovn ne r·icor·;;e i n seguito al Da r ret·, al qualfl r ifer·i cha di quell'occhio non si era m ai servito, poit:hè - a r1uanto gli aveva detto 111 mad re - era stato colpiLo, verso i !)-Il mesr di vita, da un asces"O della cornea, che aveva l asciato una mllcchia mollo visrbrle, e uno l:'lrabi~ m o abbastanza accentuato verso i 12 anni di età. All'esame a luce focale, l'O. osservo sulla c0rnen la pre!lenza d i un nefelio cosi loggero che, da sè solo, non poteva spi egar e un disturbo cosi gr·ave ; ma spingendo l'esame nelle par·ti più profonde, nolò sulla ct•islalloide anteriore, uno stralerello di pigmflnlo uveal e, che era una Lt•accia evidente di antica rrite; pero la pupilla era libera e m olto dilatata. Il fondo dell'occhio pr ef!entavasi normale i n t utta la sua estensio ne ; soltanto IR papilla appat•iva un po' piu rosea che in condizioni or dinar ie, come spe;;sissimo s1 osserva nella così detta ambliopia congenrta. Misurata l'acutezza visiva, si rilevò che a stento l'individuo r·iu scivb a contare le dita a 1 metro di distanza e a leggere indisliulamen te la pr ;ma lettera della scala di Snel len, con la parte piu ester·na del campo visivo. Senza nulla promettere al malato e senza neppur·e concepire g randi speranze, il Dar rer tentò •ma sedu1a di massaggio in tre tempi, di due minuti ciascuno ; orbene, in meno d'un "{uarto d'or•a e con grande sorpr esa ùel medico e del paziente, quest'ultimo potè leggere fino alla quarta linea della scala Snellen.
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ma f:sa~gi furono ripetuti ogni ~d orno ; e dopo qu.allr o sedute, il ~iovane si presentò a Val-de-grùcP, dove il dottore Cha va.s~e co ' '"tatò che l'at:ufe~:-a risioa dell'occhio sinistro era uyuale a 1/5 e giudicò l' individuo i doneo al set·vizio milita r e. Furono pralicttltl poi altre 12 seduLe di massaggio, dopo le quali l'O. ebbe la soddisfazione d1 presentare il suo cliente alla Socicl.A onalmologica cou un visus tra 1/3 e 1; 2. L'O. si domandò se tale ambl1opia potesse t·i f~J'Irs i a i sterismo ; ma non i· disposto Ad ammettere questa supposizione, perché non vi era neppure un sintomo di della nevr·o!'li; e a colol'o i qu~tli obbiellasser o che il t•apido miglioramento ottE-nuto può es!'e1·e il risultato di una su~gestione, l'O. ri sponde che egli non aveva punto pensato di r aggiungere un coQ1 buon r1sullal o, e nulla aveva su!Xgerito al paziente. È molto dillicile - dice il Dal'ier - spiegare questa azione qunsi unmediata del massaggio su certe ambliopie; ma riferendosi ad una precedente sua comunicazioni', crede Ji poter arnmetter·e che il mussafrgio agisca: 1° Ptw un'azione meccanica sulla zo11ula e sul cri stallino. 2• Per· un'aziontl tonica sul muscol o ciliare e sull'ac:comotlazione. ·~o Per un'a:t.inne trofìca (circolatoria, SE'cr etiva e escl'etiva) sui tcs~ uli e sui liquidi oculari, sulla cornea, sulle ghiandole ciliari, sulla coriocapillarl', Rulla r etina, ecc. E il Darier ci ta ancora allri casi di ambliopia ex non tuu dipenclent e da cau!'e div<'r sf' , 111 cui il massag-gio diede in. vari!lbilm cnte t•isnltuti mar·avi~l i osi; fra i quali il cnso d'uno strabico di Hl anui con V = 1: 8 non suscettibile di mi!llior amenln con lenti, il quale clopo nove sedute di mas«ag-gio pr·esentava V = 2;:J. A coloro che non !'Ono molto familiari zzali co11 la tecnica del cosi d etto ma.~saflgio-pre.<~-~ione con la mano, l'O. •·accomanda, nei essi anzidetti, l 'uso ciel vibratore del M aklakow o di quello del Piesberger , che sono strumenti scmplicis<>imi e di fsctle mane;.!g-io. Raccomanduuno Yivamente ai colleghi di sperimentare, i u Lutti i casi checadranno sotto la IOI'O os~et·vazione, il metodo ter apeulico di Dom ec- Dar ier, i cui effetti non pu-osono non destare la più ~rande m eravi glia pe1· la loro ra· pid1l.A e pel' la lor o impoi'lanzl\ ; e promettiamo, del cauto nostr o, di r itornare sull'a r~omenlo uon appena saremo in gr ado di pr esentare r isultati di alc une no~tre o•servozioni per :;;onali. E . T.
K. RuMsCUEWtTscu . - Sulle 011lfloazionl e oonorezlonl o aloart nell'ooohlo. - (Cenl r alblatt filr dìe medicinisch en Wi.~se~schojlen, n. 48, 28 no v 1903). Sulla !'COt'lo di l :1 osservazioni personali c dei dali r·accolli nella lettera· tura le concr ezioni di (·alce, !'econdo R., Ri trova110 principalmente nei Lessuti ciCtlll'iziali d(•lla eorn ea per stafllomi ; nella sclerotiCil fut·ono, sino aò o t·a. r·isconti·ate in un s0lo caso, come pUJ·e nell'il'ide per atr·otia di essa. Chu nella lente avvengano r.oncrezioni calcari, è noto da lun~o tempo, in essa può aver luogo pure un'os!'\illcazione, a condizione per·ò che la capsula po~:>a es;:ere con~umata o laccratH. N el vitreo le concr ezioni calcar i e l'ossificazione so11u state osser vate più volle, come pure nei pr ocessi ciliart. S'incontrano ancora nella r etina e nello spazio intervaginale del nervo otLico. Piu frequenlemenk' si .·ot·ma il lessolo osseo uella cor oidea. P e•· l o sviluppo dell'ollalmiu sirnpatiCd spiegano le ossificazio11i oculari un'importan te azione. C. S.
RIVISTA DI MALA'ITIE VENEREE EDELLA PELLE G. ALLeGRI:-!!.- Uloera venerea extra-genitale -(Rioista Veneta rli scien~ t> med iche, f~bbraio 1904).
L'aulore e bbe ad osservare un vero e proprio caso di ulcera venerea all' indice della mano destra di ~na proslituta a ffetta da simile infei·mità alla pal'e te posteriOt'd della vagina. Ritiene que::~to fallo molto più frequente di quanlo comunemente s i creda e d0vuto sopratulto alla poca proprietà ed alla t!"ascut·atezza di qual s ia~i regole di pulizia da parte di tnli inferme. Opinn parimenti che spesso sitl'atte ulceri vengano confus e con affezioni d'all1·o genere e da ciò la grande rar ità di ta li manift)stazioni secondo taluni autol'i. Pet·c iò il me dico dinnanzi AdulterAzioni manifeslates i in una qualsiasi re~Zion e (faccia, torace, arti) dovrà s empre pensare ad uu'ulcera vene1·en semplice extragt>nitale dala da infezione secondaria per mezzo 9elle mani gi~i infette , meotl'e la diag nosi e!>alta si appoggierà sopr atutto sulla o~se t·vazion e de lle nbre elasti~he e dei bacilli di Ducr ey nella zona sottosta ote al pus , ed infine nell'inoculazione . Oggidì che la biologia del bacillo Ducrejaoo, Jl:r&Zie ai lavori di Colombi111, Res pig hi ecc., é ben nota, la diag nosi balteriolug ica può essare falt n con ogni s1curezza . G. U. GIORGI. -
Btoerohe em.atologtohe nella blenorragia. -(La clinica mediL•a
italiana n. ~. 1903). ~ ello s luòio minuto di 20 casi di blenor ra g ia, nei quali egli mi!<e tl raffronto il pus della secr ezione uretrale col san g ue, egli osservò che la diminuzione del
tasso e moRlohinico é in r elazione con l'estensione, gruvità e durala del pi'O· cesso blenorragico; tale dimiuuzione, s'accentua nella seconda !"'eltimana di malallia, e nelle complicanze. Rispetto alla pa1'lC c01·puscolare del s sngue, egli vide che i globuli t'O!ISi diminuiscono di numero specie nella seco nda setlima ua di malattia; la ipog lobu!ia è più manifesta nelle u rett•iti poste rio ri e quando 1-:1 1 v er ificano complicanze. l globuli bi~:mchi non aumentano di numero quundo l'infezione è localizzata al!'uretra anteriore; crescono in vece nella urelrite po sterio re e nel!'epididimile. La !eucocitosi è manifesta nel periodo acuto del processo blenorragico. L'autore studiò e.ncora il modo di comportarsi delle diverse specie di le ucoeili (mononucleari, poltnucleari, basofili ed eosinotlli) rileva ndo che l'andamento è carolter istico e costante per ognuno di es"i nelle diverse fo rme e nei divers i perioJi dell' infezione urelrale blenorragica. Ques te indagini confermano l'ipotesi di Ehrlich sull'origine de~l i eosinç tlli. G~ux. ~ -
Gtornale mtctlco.
'
RIVISTA DI rrERAPEU1,ICA E. LRSNt. e RrcneT. - •o4Uloastolli della to••lottà 41 talunt veleDt con l' agglunta 41 •o•tanse 10lnbW non toniche. - (À rei!. internai. de phar mru-..Hl!Jnamw, di.:embre J91H). Gli autori ci mostran o, m ediante preci <>c esperienze di labor·ator io, com e l'aggiunte di sostaoze apparentemente md i tl ~ renti sia suscettibile di modificare, in notevole morlo, ratlivit8 dt>i veleni. Co!Oi l'ingestione di d oruro di sodio dimmuisce l a l ossicilà del b1•omuro e dell'wduro ùi potassio, e per· con~eguenza i l loro potere ter·aptoutico. co~i. da l un~o tempo, viene raccomandata empiricamente la dieta lattea ai m alati che pr·endono dell'iodu:·o; la dreta clorurata prodotta da t.ale aliminenLazione potr ebbe spie!l'are benis!'irno la m aggior e tolleranza dell a cure. Te!e attenuALA tossiclt8 si produce anche i n seguito ad i niezioni inlraven o!'e e uon è speciale l'<nl tento del cloruro di sodio, ma anche dell'urea, del gli cosio, del saccarosio, del lattosio. Tuttavia, tali cor pi sono m eno effiCilci del clorul'O di l!ICJdio. Il cloruro di sodio, oltrechè sull'ioduro di potassio, agisce su altre sostanze tQc;siche, quali 11 cloridr a to di ammoniaca e le cocaina ; specialmente per la cocaine, mo<.lificas• ancl1e il modo di agi•·e dell' animole sotloposto all'esperi mento, 1•d iniettata la cocaina in ~ol uzion e clorurala, dopo alcune convulsioni, si vitle pr odursi un periodo di notevole calma. Concludendo, il cl oruro di sodio è generalmente capace <.l'abbasii'al'e la l ossicilà dei veleni. Per ò, 111 alcuni casi, esso si c')mporta quale sensibilizzator c dell'or ganismo. Co~•. gli autori Lrovorc-no, che esso diminuisce la lossicilà dell'orina in l oto r del suo esl l'lltlo acfJuoso, mentre 11umcnta quella dell'estt·atlo alcoolico. Sembra, dicono pii autori, che si lralli di un fenomeno di saturazione cellulare; la cellula, imbrbrta di soluzione di cloruro di sodio, assorbir ebbe, meno facilmente, le sostanze tossiche. G. B.
Balla terapia tet&llloa anUto••loa. - tCcntralblait fil r 11akleriologie Para.~1tenkunde un d lnf eklioMk rankheitr'n, Bd. XX X I V, N. ·i-5,
BEHRING. -
19 novemt•re 1903). La toxina telanica, i niettata solto la cute, penetra in grandissima perl e nei vasi !infelici, quindi nel sangue, e da questo nelle cellule gangliouari sensilivo; in piccola parte è assorb1la dalle l erminazioni nc rvo1<e o da queste ri sale nel cilindro assile. Dalla sua quantità, dalla lunghezzn del territorro da percorrere. dai possibili ostacoli in questo decor so, dipende la meta da raggiun~ere e la gran dezza dell'azione. Sembra che nelle cellule sensitive toss1che l'azione pri ncipale si ~pi eghi sul citoplasma , e non sul nucleo di esse. Le toxina l clanica non invat.ie solamente i ganglimotori, ma anche i sensilivi e i c;impatici e provoca per ciò, pur e in questi , composti anl itossinici. P er un simi le
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proce..;so anche nei gruppi eli cellule non nervose depongo no soltanto alcune osservazi oni nei cani; le rice1·che nei mammiferi non dànno risullali concludenti. L'autor e em ise pel primo l'opinione che la neut•·alizzAzione fra il v el eno del t etano e l'antitoxina avveng a per combinazione chimica. Eg li anche ades~'>O sostiene - contro Buchner - che l'azione dell'antiloxina p1·unlattica e CUl' 8lÌV8 avviene no n g-ià per influenza delle cellule vi ve del COr po, Sibbene urncam~ nle e solamente per azione ttntitossica degli elementi toss1ci. Dapprima il B. spiegò questo pr oce!ISO med1ante la nouLr alizzazione acida con alcali, ma orH lo spiega mercé la trasfol'mazione fermentati va dello proteina. Quindi deve a~i 1·e fra il cor·po antitossico e i l corpo tos!'lico pure un corpo di unione, il ~ond r~tto re, il quale for se è da l'i cercart~ nel cilind ro assile. Esso e~ i ste abbondantemente nel s iero di sang ue, del tutto fresco, ui ca vallo immunizzato contro il tetano, ma sc0m pare p1·es.to nella consP.rvazio ne lti lunga durala. Sa ranno falle u lteriori comunicazioni su questo condutlort>. Per lo l'Capo pratico conisponde bene il !Ol tl t'O prepa•·ato in Marl.Jurgo dalla Dilla D1·. Siebert e Ziegenbein, che si co nserva bene sopratutto allo stati) secco. Sono pure da r·o ccomanda1·e l e iniezioni pareuchirnatose sulla sede della lesio ne e nel decor so di ner·vi. La m ortalità per tetano calcolata, secondo nose ed altri, a circa 88 p. tOO è !liè disce::;a con la cura specifica del sier o a 40·1-5 p. 100. Sensibili errori possono veri tica•·si consideran do che la !Sieroterapia no n di· pendtl !>Ol11mente dal sollocito intervento curativo e dal nume1·o delle unità anlilosi!iclle adoperate, ma anche dalla maligniLA dell'infeZIOne. C. S.
Bulla yob.imbln& (8plegel) qu&l.e aneatetloo. - (Wiener !•linise/te WochenschrUl, I!)QJ).
Sr G RBELL. . -
Con l'impiego locale di una soluzione di yohimbina all'l p. 100 si ottiene un'i ndubbia i poestesia smo a ll'anestesia dellu mucosa delle vie l'espiratorie s uper·io ri. Quf':::l"anestesia é sufficiente pPr eseguire O!Jer·aai oni, che non si estendono m oll o in profond1là. L'ane:-le" ia non è c·ongiuntn ad anosmia, piuttosto a mor!ernlu iperemia, senza però a l tre complicazioni della cavità nasale. Fo r•ti ernor1·agie od emorra gie conl!ecntive non si manifestano. Il rimedio all" so luzione indicata é innocuo. C. s.
F. P r RKNER. -
E•perlmentl OOD tlD DUOVO derivato 4ella ohini.Da - (Med.
neto.s, 1~03). Il nuovo prdparato di chinina c l a salochinina ; esso è utile, perc hè può esser e usato anche in quei casi, nei quali ltt chinina non è tollerata dal canale diger ente, dall'apparecchio uditivo, ecc. La sua Azione é almeno eguale a quella della chiniua; inoltr e possiede al gran vantaggio di essere del tutto insipida, di modo che la polve1·e puro, senz'os lie, può esset·e posta sulla lingua e deglutita con un sorso d'acqua. L ' t\. basandosi sulle sue ricerche, potette determinare Lutti questi vantaggi dtllla salochinina; basta r ono ad esempio sei polver i di nove decimi di ~r·ammo ciascuna (quatta·o in un giorno) in un caso di ter·zana, per impedirne l'accesso. In altri casi agi qu&le buono antisettico e rimP.dio anodino; merita pur e menzione la sua azione diuretica. C. s.
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RIVISTA D'IGIENE Contributo &llo atudlo, all& olaaa14oaslone e alla nomenolat;ura 4eUe aA'edonl ooooaoluw •otto U nome 41 aotlnomlooaJ. - (Centralbl. f. Bakter., vol. XXX V, n. 3 e 4, dic. 1903 e geno. 100~).
L!GNri::nes E SP!TZ. -
Gli AA. cercano dimoslr·ore che le lesioni cosi dette aclinomicol iche possono essi' re proJolle da mtct·organismi di rH versa specie, e che l'unictlà della malattta un tempo om'Tlessa e basata specialmente sulla pres~nza nei prodotti patologici di grani con masse più o meno reggiate, più lardi sulla mas~a cl'ntrale dei momenti dicotomizzati che furùno coltivati e cltlssillcati da!{li uni fra le Cladoth r j:r dagli altri fra le St reptochri:c, non ha più ragione di esistel'e. Da un esame Cl'itico sul l'i mporlauza che deve accor·tlarsi solto il punto di vista dello classificazione dell'actinomicosi, da una parte all'esistenza delle masse elevate, dall'altra all'esistenza di lìlamenti dicotomizzati, gl i AA . con• cludono che la possibilità di formure clave e filamenti ramificati ll ppttt·tiene al protoplasma di molte specie rnicr·obiche radicalmente differenti; che fra queste due proprietà non vi sono rapportt costanti e che pet· questi soli motivi non si ha il dtrtlto di comprendere i n una sola famtl'tlia dei microrgttnismi dive1·8i, come uon sarebbe giusto fa1·e per tutti i ~ermi che prendono il Gram o per· tutlt i bacilli cl•e J.lrOducono filamenti. Conser vando l'antico nome è facil~ rica· dere nelle c·onfusioni gia troppo consacr·ate dall'uso, ~ perctò propongono di indicar·d semplicemente la forma ra:;giata ed a clava dei parassiti, !'enza pregiudtearne la nalul'a, adot tando la parola actinq/ìlosi, la quale, per t'SSere quali· tlcata, sarà uccompugnala dal nome del ger me specilico, come ad es. acliuofftosi da Streplotl!riz actinom'tces, actiuotìtost d R bacillo di Koch, da bactllo di \\'ultf ed l sr al:l, ecc. In quanto a quelle lesioni nelle qullli delle streptotricec po~~ono forma1·e delle l e~ioni assolutamente comparabili alle actinotltosi, ma nelle quali non vi !'Ono formazioni a cla ve, esse si possono designare col nome di Slrepcocricosi specificandole 1wch'esst~ con speciali designazioni circa alla qualità del germe. Per meglio ftssa1·e queste idee, gli A A. fanno un ria ssunto dei car atteri m orfologici, col turali e biologici di tre aclinofiti distinU che sono stati rtsconlrati nel bue, e cioil: l' Actin.omyces uoris che corr ispond o alla Streptotltrix acl t· nomyces di Hossi·Uoria, i Discom!Jces boois, di Har z e Rivolta, la Streptothri:c lsl'a~li o di Spii~, l'A etino bacillo di Lignieres e Spitz. Questi tre ger mi danno nel bue la metlesimn, identica lesione, ma studiati baLtel'iologicamenLe hanno carat· ter i ben disttnli. Tt·oppo l un$!'0 sa1·ebbe passar e i n rivi&ta i Càr atler i distintivi di queste tre specif', sia pure anch~ semplicemente dei pr incipali: si può però ricor. dare, tenendo calcolo solo dd ptù importanti, che alla pt·ima specie appartiene l'accinomyces boois ltpico dludialo dagli autor i, germe facilmente collivabtle nt!i comuni mezzi, morfologicomeule sempr e dtslinguibile pei lunghi tllameuti uon arltcolati, inlrecctali, nettamente dicotomizz&ti, assa i diffuso in natura come nel suolo, nell'acqua, nei l etamai. nelle polvert, sperimentalmente affatto innocuo per gli animali , lalchè vi é un contrsslo singolart> fr a la gravità delle lesioni di
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acti nofltosi e l'innocuiLà assoluta delle inoculazioni sperimentali; alla seconda a ppartiene un ger me assai polimor fo, che nel le coltur e su agar o in bt•oùo di due a ci nque giorni si presenta sotto forma di bastoncini più o meno lunghi, con e~lremit.a qualche volta ingro!':sate, spesso assomiglianti ai bacilli della difterite, che si lascia facilmente staccure dalla superficie dell'agar in cui è coltivato, con trariamente a quanto avviene nella prima specie, che l'inoculazione sperimentale, negativa nei comuni animali dA esperienze, è sem pre positiva nel bue e nel montone ; che alla terza specie apparteng-ono bacill i piccoli non più grRndi ùi quelli del colera dei polli, spesso uniti a diplobacilli, rrualche vol ta, nelle coltur e in br odo con sier o, aventi l'aspetto streptoba(;illare, facilmente coltivabili, caratteristici per la loro azione tossica, giacché l'inoculazione per via endovenosa produce io quHi tutti gli animali dei ~ra vi distur bi, e spesso la morte. Gli AA . concludono r 1lenendo dunque chtl l'aclinomicosi, considerala come entità mor bosa unica, non può piu essere ammessa giacché un n umero piil ~rande di germi, i f!uali non han no alle volle alcuna parentela fra loro, possono produrre lesioni simil i e pr esentar visi anche con dei caratte1·i comuni. È necessar io quindi f&re dt>i gruppi basali ~ui caratteri morfologici, coltura li e palo geni dei paras•iti che rlete1·minano le lesioni classiche lino ad ora comprese soll·) il nome di actinomicosi e p.~eudo -aclinomico3i. Occorre in questo studio aver di mira le Streptolr icee, le quali hanno bisogno di esse1•e meglio studiate con metodi comparativi e SIStematici. Del resto le conoscem.P. attual i su questa famigl1a sono ancora m olto imperftltte, ed anche le classificazioni attua11 non po~sono considerarsi che come tran~ilol"i e. te.
Un trtpanosom& gigante •ooperto nel aangue del bovbU. (f':entral&l. f. Bakter, 30 no v. 1!J03).
LINGA RO. -
L 'A., professore di batteri ologia in I ndia, ha scoperto n el !':an~ue dei bovini un tripano!'Oma gigantE~, il quale ha la lunghezza di ci1•ca l i- corpuscoli I'O~si, ha unn parte gt·ossa, dilatala nella (jualo è chiaram ente v1sibile un nucl eo, ha un lungo llagello ed una membrana ondularite. Questo triponosoma è inoculabile ai r~:~tti, e da questi può rein ocuiM•si ai buoi. Sembra che vi sieno tre foi"rne distinte di questo tripanol"OIIIR gi,~ro n te, le quali possono es;;ere o tre spt!de, o tt·e pe1·iodi diversi di una stessa specie. te. Prof. DIEUDO ~ N~~- militiirar~ll.
Avvelenamento ooo tnaalata dl patate. Zeilsch., n. :3, 190i).
(Deulsclte
Nel 2• battaglione del 4• r·eggimento fanteria bava1·ese 1!>0-180 uomiui. circa due ore dopo il primo pasto, cRddPrO ammalati cou vomiti e forre diarrea. La malattia ~''iniziò con cefalea. vertigini, accasciamento, a cui sef!uirono· vom1Li violenti ed enteralgia, associati a collasso più o meno profouclo ~d a crampi parzial i di breve durata n egli ar ti i nfer·iOI'i, specie ai polpacci. Molli érano in uno stato tale di debolezza e di apatia che non potevano star rilli né ri~ponllere alle domande; uno aveva délil"io. Alcuni fo r o oo colti da b1·i vidi; la cute era pallida, mai'elzata, fredda, il polso debole e alquanto celere (f-l8·!l2), la te1nper atu ra normale. Le pupille r~a_givano poco alla luce. Dopo sette ore i ~>intomi cominciar ono a diminuire gradualmeute e verso sera i più erauo
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gum·ili, ma conservavano tuttavia un certo grado di esaurimento generale. Il giorno seguente i malati accusavano ancora stanchezza, ma nella mag!liOI' parte di essi ricomparve l'appetito. La cura con"'istetle nelle lavande gastriche e nella !'Omtnlnistrazione di calomelano, cognac, latte e caffè calJo. In cinque o sei dei malati più gravi, dopo un transitorio migliOramento, ricomparve•·o i crompi agli arti inferio1·i. nl)nchè allo stomaco, all'intestino e all'addome. La cau!'a di questa forma morbosa fu attribuila all'insalaw di patate. chC', colla carne eli bue e colla pasta, era stata distribuita il mollino ai soldatr. Lu patate fresche sbucciate e cotte nel giorno antecedente erano slate conservale in due ~randi ceste, la noltc e il mallino sPszuente, nel •·iposli~lio della baracca cucina con una temperatura ester na mollo eievata (agosto). Le ricerche eseguite nella stazione balleriolo~=rica dell'ospedale militare di \\'iir·zburg e!'clusero la presenza di veleni metallici nell'olio, u!"ali per il condimen to, nonchl3 il sospetto di avvelenamento da solanina, poiché non ne esistevano che due cent1g rammi per kg. di patate. Dagl'inne"li rl'insalata fatti su gelatina e ~tgar, dopo 2~ or e, si svilupparono. accanto a colonie isolate di b. subtiJi!;, altr e nume1·ose di p1·oteuc; vulgaris. che producevo no un odore intenso di putrefazione. l topi sottoposti ad iniezioni i podet•rniche eh residui d'ac•Jua di lavaggio delle patate rimasero sani ; '1uell i alimentali con la ~tcs~a in!-<alata mor·i•·ono dopo 2i ore: le cuttu1·e ottenute dal l'nngue della rnilz~t e del fegato diedero pure sviluppo o coloni~ di piccoli cocrhi e di proteus vulj:riHis . Colle culture pure di quesLo proteo fu in~l1luita unA serie di r icerche, conl'istenti nell'inne!;tO su patate sterilizzate, nella conservazione di queste per 12 ore a varie temperature (18•-20•; 37•; 10°- 12" C.\ e nella loro somministrazione pet• bocca a topi albini, ratti, cavie e coni~di. l soli topi albini !'occombellero 2~ o 48 ore dopC' ave•· ingerito le patate tenute a Lt>mpernturP cii 18'-200 C. e di 37• C.; quelli nutriti con patate conservato 11 temp. di 10' -12° C. , anche per 3 giorni. non sofl(>rsero alcun danno. Cosi i !"Oli topi albini si mostrarono sensibrli alle sostanze lo~siche fot·malesr nelle patate stesse !'ollo l'azione del proteus vul~aris, il quale s i mostrò attivo fino a temperature eli 18° C. e non al disotto di queste. La morte lù cPrlamenle prodotta da intc)!;"'icazione e non da infezione perchè i prolei rinvenuti ne~li o rgani e nell'intPstino erano poco nume1·osi. Nei topi nutriti SI& coll'insalata clistr·ibuita ai s old.al1 sia eolie patate sottoposte all'mnesto delle cu ltu•·e pure p1·cdommarono le alterazioni ftogisltrhe intestinali. Le iniezioni soltocutanee falle agli animali d'e!Oper imenlo con acqua di lavag~-tio dello potate inft~lte non diedero alcun ris ultato. Colle ricerche chimrche non fu possibile isolat·e alcuna lossina speciale. La carn(' di bue innes tata con colture pure di '1uesto pt·oteo e dala in pas to Ai topi produsse i medesimi effetti che le patate e cioè la lo••o mor te dopo 21-~8 Ol'e coi s intomi di un ~rave catari'O intestinale. Nulla di ce1·to fu potuto sla~ilire sul modo rl'infezione delle patate: la ipole!'i più probabile è però che s ia stata prodotta dalle mani dei soldati, i quali sbucciarono le pala te colle e le tagliarono in pezzi; i risultati posit1vi del-! li esperimenti falli medionle slrofìnamento nel ravo detle mani di culture fre11che di proli'O in brodo confermarono pienamente que~ ta ipole$i. Forse il proteo si t•·ovavo anche nelle ceste, in cui le patate furono conservate. Lo sviluppo del proteo ru certamente fa vorilo dall'alta temperatura et>terna, dall'accumulo
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delle patate nelle ceste, e dal fatto che es~endo fresche contenevano molta acqua e più facilmente erano Asposle alla decompns izione. L'A . nella letteratura medica non ha rintracciato casi di avvelenamento da patate mediante i l proteus vul garis, pet·ò nota che m olto verMimilmente non furouo avvertiti o descr itti pee la .lor·o poca entità . Tuttavia ~"Ono mP.nzionati par ecchi casi di avvelenamento d u carne infetta mediante il pt•oteus. P . L.
M. H. GoRDON. - lull'lmplego del ro..o aeatro (Kothberger) peldUferenzlameato degll•treptooooohl. - (Cent,.alul. f. Ral•ter, 30 11ov. H103). Il m ezzo nutritivo per differ enziare i divet•si ~tl'€'plococclli ò il comune brodo al quale sono aggi11nti 2 eme. di una sqluzione acquosa al2 p. 100 di rosso neutro. l n coltura anaerobia a 37' C. in 48 ot·e il risultato é ottenuto. Si v ede cioé eh ~. mentt·~ lo Streptococcus IJ reois (Lingell<heim) dPliA sali va not·male t·ea gisce posi· tivamente, lauto lo 8lrepfococc,,s lony us dellu salrva normale come anc he l o StrepcococcrUJ JI!Jogen es del pus o del sang ue in casi di setticemio, dann•• u n risultato negativo. t<;.
Sulla Bora mlorobloa termo8la del canale lnte•tlaale dell'uomo. - (.4 nnali Pasleu,., u1arzo 1903).
F sutLtNSKt. -
L o stud io fu fallo sulle feci dei lattanti e dPgli arlulti. Oltr·e ai comuni bott..:t•i che si sviluppano alla temperatura intestinale abrtuale, si osser•vo tutta una ser·ic dì g ermi termofili, non solamente facoltativi, ma anche obbligati. I germi l erm ofili compaiono nel canale int<·:;tif1nle dell'uomo nel medesimo tempo io c ui compaiouo i batte-ri or·dinari, vale a dire nelle prime ore della vita extraulerina. La flor a termolìla delle feci dei lattanti non sembrtl aver·e quella costanza ed unifor·mìlà che sono co!'i caratteristiche clelia flora normal e ordinaria del canale iuteslinale del fan ciu l lo; ioollre può variare secondo le condizioni locali , climatiche, e fors'anche secondo altre circostanze del gener e. È m otto pt·obabile che i germi termo fili del canale intel<tinale non abbiano pat·te ìmpOI'tanle nei processi c himici che ci si compi0no·. mn che sieno semplici germi di passagg io; la loro costante presenza può spiegarsi colla lor o J:!fAnde dill'usiooe nella natura e colla loro grande resistetlzA. È da t•itenerRi che i germi termoflli r.on siAno allro ch e varietà. di germi or·dìnar i non temortili . te.
11 metodo •perimentale nello •tadlo della oo• tltuztoae dell'uomo ; e •ae applioa zlonl al reolatameato. - (Parigi, A. Ma-
C.U.fPOs - H u GUEN EY. -
l oine, editore, 1!)04, un fascicolo di pag. 50). N ella comples!>a questione della idoneità fisica al servtzro militare, si i> sempre tenuto m ollo più conto dei dati anatomici, e antt·opometr·ici che non dei fisiologici. L 'aut0re propone di utilizzare come criter io pet· la idonei\.8 anc he la dinamometr ia. Egli ha prima sperimentato sopra parecchi soldati le . "arie attitudini a diver si esercizi ginnastici, come la l otta, l e corsa, la trazio ne della cor da; ed ha trovato che la graduazione per ordine di robustezza dei so~ getti esaminati, ottenuta con questi eser·cizi, conisponde abbastanza esattamente a quella che si ottiene graduandoli secondo il risultato dell'esame dinamometl'ico {pr essione della mano).
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E~ominando poi la dinamometria in rapporto colla statura, col peso, e col per·imetro toracico, ha trovato che la for za muscolare, nella ma~gior parte dei cliSi, va di pari passo o con lutti e tre i dali o con l'uno o con l'altr o; ma vi Rono altre~ì delle numerose discordanze, le quali provano che l'organismo umano non può esser paragonato a una macchina, la cui funzione corrisponde e!'allarnente alla forma e alla dimensione delle sue singole parti. L. TmELLt E F~:RRARt LELLI. -
Bloerohe batterlologtohe •ulle muohere o&raev&l ..ohe. - ( Riforma medica, aono XX, n. 3). Studiando dal lato balleriologico l e maschere da hallo da nolo, le fJUali, come
e noto, p11ssano di viso in viso e specialmente di persone che meno usano la lot·o pulizia per sonale, gli autori constatarono una notevole propoi'Zione dj g-ermi della luber·colosi. Su ·i2 maschere stuùiate si nol ò in 8 la presenza del hacillo tub~:~rcola re virulento, e si r iscontrò la vir·uleflza anche dopo quattro me«i dt•l lor o acqui!>lo. Questo risc llato porta nt>cessariamente alla conclusione che nella lo tta Attuale contrn la tuber·colosi non devesi dimenticare questo m ezzo i rnpol'lan te eli dill'nsione della malattia e la necessita che una provvida dispo!'izioue r·enda obbligatoria la disinfezione di questi oggetti cosi lemibili. te.
H. KevsEn.- LA batteriologia del paratlto. - (Centralbl. f. Ba1der., 30 n o· vembre 1903). Si intende col nome di parali(o una malattia inf~tlivn acuta similt• al tifo, la quale i> dovuta ad un agenLe simile a qul'llo del tifo che sla fra il 13. colt commune dr l~!tchet·ich ed il genuino B. typhi abdominali8 eli Eber·th-Gatlky. Il ,:rra.n numl'ro di batteri paratifìci dcscri lli secondo le ricerche di Scho ttrnuller, Bmns e K nys<'r, Brion, Zupnik ed allri !:i può rmnir e in due gt•uppi. gruppo rlel l iro A e del tifo B. l caratteri I!Omuni ai due tipi sono: ba~toncini corti con movimen to vrvace, granulazioni polari facilm ente color abili cot comuni colori d'anilina nei batteri che !ltnnnu entro i leo;~;uli animali (pu~. l essuto della mrlza, !'augue) tempera· tura colturale ottima a 37•. Le colonie superfìcittli in gelatina non hanno solcalur e. sono I'Olonde, quasi incolore (tipo A) oppur e bianca11tre, !<pN;!'e, l ucenti, qualche \ Oiln ir·ide~centi (tipo B). Nelle collure in ~e lalrua pt>r rntl!~!'ione dal mnl el'ialt nr orho~o manca quel t•a pido ~viluppo che ~i o~!'l'rvn nel bar i Ilo tifi co e nel cnlibacillo. L'agar· con I'OS!IO neulro si l'a r·apidamente fluo rt~<1('enle e finalmente ~ i ~colol'isce. Nel brodo non si forma indolo. l due tipi danno la reazione cromatica <iella proteina dopo dul'l gi or·ni cnmr~ ti batterio del tiru add ominale e in opposizione al b. coli. Nelle pinstt·e col te1·reno di Orie~al sk i· Conr odi :<i l-\vil uppar•o colouie di color bleu . Il ltllLe non è coagulalo: diver!'i zuccheri sono invere fer menlati (dc~ll'osio o mollOSIOl. Nrl brodo col 2 p. 100 di lallosio. privo di zucchero muscolure, si osserva urm formazione diga,_ f;Olo nel lipo B. I n l ulli i terreni nulrilivi il tipo B <~t ~viluppu ;>iù rapidameute del ti 1)0 A. Gli u lteriori sPgni driTt' renziali fra i due tipi '~Ono clw ~ulla pa tt~l.a il ti po B produce una p11tinA ~r·igio·hrunastra, spessa, i l tipo A r rmane quasi i nvisibile: che il sier o laccamuffato rl f!uale è reso ar rJo 111 tutti e duo i tipi, ritoma dopo due settimane alcalino neltip0 B ; che il latte
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si r ischiar a com pletamente in due settimane .col tipo B , non si modifica sensibi l mente col t i po A. Ci r ca alla patogenir.i tà di questo paratifo ed ai p1·odotli solubili, come in rappo1·to ai potet•i emolitici ed alle agglut inine, l e rice1·che han no variato molto a seconda degli autori. In genere per ò sì è visto che i sieri degli ammalali di p~:~raliro aj:rglut inano tutti i batteri par·atifìci del loro tipo e ad un rappor to mollo l ar go (per fino all' 1 per 40,000). I n lutti i casi di par atifo manca la r eazio ne di \\' ida! ver so i bacilli del t ifo. I l titolo della r eazione agg-lutrnaliva è in rel azione col co rri~pondeute bacillo paratifìco col r1uttle .~ molto allo. I n questo m0do si può fare la diagnosi fra paralifo e tifo, come fr a tipo e tipo di bacillo par ati fico. Nella diagnosi diller enziale bisogna anche tener calcolo di certi baller·i tossici dPile car ni che hanno parentela coi col ibacilli. An che qui ser vono a distinguerli l e r icer chH sui numer i l imi ti corrispondenti al 1ilolo agglutinativo dei sier·i. Se i rmrs'òimi del l 1lolo dell'aggl utinaziOne per diverl!i tipi talleri ci sono vicini, allor·a si deve pensare alla pl'obabilità di un11 infezione mis ta; similmente quando nei casi di Lifo clinicamt'ul e diagnosti cal o la I'ea7.ione agglutinante del par atifo e del tifo manca per l ungo tempo. Pe,- mezzo di queste r icer·chtl si potè in un caso fare la dia~nosi di infezione da b11Ueri lifìci e par atifìci. Dtli l ato igienico i l pai'Atifo deve eo:;,.ere con siddrato come il tifo adtlominale.
te. Bta.dlo batteriologico sugU abiti borghesi d ' ocoulone, e sugli effetti mllltarl usati da rimettersi in olroolazlone. - tCongres!'-O
MANGI ANTI. -
inter-ntJZionale d'igiene e demogralia di Bruxelle!<, IOO:i). TAnto nP.lla vita ci vil e che militar·e vi li'onn ci r cn!'tanze elle conducono alla cir cola zione di abiti ll!'\llli. L'autore ha fallo ricerche sul con tenuto balLel'iolo~ico dei meJe;;irni per r-ispondet•e ad una fJu estiorre che dal lato pratico può avere unA somma importanza. Dopo trattamento di :17 animali (r ani e topi) colle polver i e"lralle d11gli abit1 civili pr ovenienti "ia dai r iv{'nd1tori, sia dal Mor1le d i pietu, !<Ì vider o 27 di que!'-ti soccom bere alla v1rulenza cii Alr.uni germi patnr.reni. Cogli efl'etti mililar i "i trattarono (lx Ammali (cani e conigla), e di que!<ti "oli quattro rnorir rHlO nei m esi succe!'c;ivi, ma l'er Clluse estr•a nee. QUt~sli r·isultali, mt~nl.re ci I'B""i cul'ano s ulla inocuit~'l del('li effetti militari usati, ci Olfl!'lrano invece il per·icolo eire può e!"ist"'rtl uel l r'<l iTico, !'-enza pre<'lliiZIOne alcuna, dui vcr~el ri abi li uell ambiente borQ'Irese. le.
Contributo alla. biologia del baolllo del carbonchio e alla •aa dlmoatrazlone nel cadavere dei grossi &DimaU. - (Centrali;/ f Bak/e r ., :~o uovembre 190:J).
Bot;GERT. -
L e conclusioni di fJuesLo lavoro interessan te per l'epidemiologia r elativa al car bonchi o sono lf' seguenti : 'l' La dimosLr azione mot·fologicn del baci llo del car bonchio coi p1•eparali a strif'lcio in mol 'i cusi nou dà sullìcienle garanzia per una esatta diugnosi d~l Cllr bonchio.
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RIVISTA D'IGIENE
2° L'incubazione del materiale sospetto a sc0po diagnostico spesso non serve in causa dell'azione antagonistica di batteri secondari nel l uogo della punturs. 3' Il metodo miglior·e e più sicuro per la diagnosi batteriologica del carbonchio consiste nella ricer ca sulle piastre. 4• l bacilli carbonch t(ISi possono mantener·si in vita nel sangue secco in media per 36-50 giorni, nel sangue putrido secco o nel succo dei tessuti per più breve tempo, ma sempre per 8-20 giorni. Per conseguenza il mezzo migliore di conservazione del materiale carbonchioso é quello di !asciarlo seccare anclte in uno spesso strato, g-iacché in questo modo l::i conserva un gran numero dei bacilli del carbonchio. 5° N egli stagni col decomporsi dei cadaveri carbonchiosi, i bacilli muoiono per azione degli ag•mLi della putrefazione, cosicchè manca una formazion e di spot•e. 0° La formazione di spor e é considerevolmente impedila dall'azioue di una temperatura sotto 12' C. o dalle condizioni Ji anaerobicila, mentre l'essiccamento non ha alcuna azione danno!'a sulla medesima. 7° Il bacillo del carbonchio può in una soluzione di sangue fortemente diluila in acqua di!llillata sviluppar·si e formare spore. 8• L a resistenza proporzionatamente lunga del bacillo del carbonchio allo stato secco e il poco bisogno di sostanze nutritive per lo sviluppo favoriscono la st.azionariela del car·bonchio. le. KAMEN.- liuovo ooutrlbuto alla IooaUzzazlone dell'lnfluensa nelle ton-
•llle. - (Centralbl. J. Bal•ler., 30 novembre 1903). L'A. nell'•~samina re al Lavolo anatomico un morto per ascesso cel'ebrale ciel quale potè ùimostrat·e l'ori~ine streplococcica, riscontrò anche la presenza di un gros!'o ascesso nella tonsilla ~inistr·a e di piccoli ascessi nella des~ra, che riconobbe all'esame microscopico e colturale prodotti dal bacillo dell'influer.za. Egli non ritiene che queste due lesioni abbiano alcuna dipendenza fra loro oltreché pel reper to batteriologico anche pel fallo che l'ascesso cerebrale era racchiuso da una membrana piogena, il che dimostra l'anllca data della lesione, mentre la facile color abilita dei nuclei tanto delle cellule di pus qu1wto delle cellule epiteliali e dei bacilli dell'influenza, dimostrano la dala recente dell'a!· fazione tonsillare. Q1.1esto caso è interessante perché, insieme a due altri che l'A. stesso descr isse nello sleo:so giornale di battel'iologia, dimostra la possibilita di una primitiva loc'llizzaziono dc i bacilli dell'influenza nelle tonsille. te.
Sulla origine di un bla•tomloete ro•eo. - Ceniralbl. f. Bakler., 30 novembr·o H)Q;l).
KtEtN e Me:RVYN GoRDON. -
Gli AA. facendo delle colture nei comuni mezzi nnll'itivi (gelatina, agar·, brodo, siero di ~angue) eon delle spore di Puccinia Suaoeolens, la quale si sviluppa sulle foglie del cardo pr·oducendo dei cumuli di spor·e di color giallobruno, ottennero delle forme assimilabili ai saccar·omiceti o agli oidii, e pre· cisamt>.nle al blastomicete r·oseo, senza formazione alcuna di ascospore, di ife o di micelii. Concludono ritenendo possibile che allre determinale specie di blastomiceti possano derivare da spor·e ùi ifomiceti. te.
RIVISTA. BiBLIOGRAFICA
Contributo alla ooltura del bacUlo dell'lnfiuenza. tralbl.f. Bal..-ter, 18 d1cembr e ·1903. Vol. XXX V, n. 3).
F1C1JTNER. -
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L 'A. dopo aver passato in ra~segntl i diver :.i m etodi collu1'ali pel bncillo dell'influenza, espone i r isullali del le sue rice t·chB basate sull'i111piego dello sputo come materiale nutri tivo i n :soHiluzione al sangue. l risultati del le sue ricet·che sono i seguenti: 1" L o sputo fr esco, scaldato per lungo tempo a 60·65° si pun unpiep-arc per la collut·a del bacillo dell'influenza cosi come si impiega il sanjlue. L e sostanze attive sono p!'obabilmeute quei cot·pi albuminosi elle trovansi nelle cellule. ~· Con un lungo nscaldamenlo a 60·65• si l'ieBce fr·equ~ntemenle a rendere lo S(:Ulo slPril e. Si a!!unJla poi alla ste:;sa temperatura con una quonlita 2 o 3 volte maggiot·e di bt·odo o dì soluzione ~alina e di qut•!'LO liqu1d0 se ne aggiunge circa 1 centimetro cubico ad un tubo di agar com une, e in questo modo si otLiene un mezzo nutritiv o nel quale i l baci llo si sv1luppa molto rigogliosamente. Però r auivtta di questa sospensione di sputo successivamente si alleoua. 3° Le colture per inflssione in questo agar cu11 !:'puto sì conser vano fino a 4 settimane; debbono poi e~sere trasportate di nuovo in un terreno simile. I l tl·asporto su oga1·-sangue non t•iesce. Jo Tutte le diverse razze ùel bacillo dell'influenza !'i mo~Lrano mollo va· riabili sull'agar -sputo, giacehè la lungl•ezza e lo spessor e dei bastoucini si modificano entro ampi Jnn1ti, vi ha teudenza alla formazione di fìla111 cnti e te. spesso compaiono forme n10Sln10se.
RIVISrrA BIBLIOGRAFICA A. D. BoccrARDO. - Blettrloltà medloa. - Un vol. di png. xt-201, ril egato i n tela. - Ulrico HoHpl i, editor e. M ilano, J!:Ot L . 2,50. L'Autore ha riunito ed e~posto in modo facil e l u tto ciò che é strettamente necessari o per una esalta cono~cenza della costt·uzione dl'gl1 sppai·ecchì elt:!ltrici a scopo medico, del loro modo di funz.ionamunlo, delle indicazioni e delle modaltLà di ApplicAzione delle svat·iate for me di elettricità . Il manuale é diviso in tanti capitoli quante sono le form P. di ener::ia elettrica che ven~Zono u;:ate in medicina; ogni capitolo si occupa prìmieramenle della descrizione dell'apparecchio che al la produzione di tale forma di energia è più appropriato, descrive quindi le s vat·iate modalita di applicazione dì tale forma di elettricita, e quindi ne espone l'azione flsiolo(!ica e le indicazi oni lerapeuliche. Nel te;:to, ha inser·ilo un indice nosogr aftco ed eleUt•oterapeutico nel quale il medico ritr ova l e i ndicazioni elettroterapeutiche piu oppot·tune per gli stati morbosi cui la cura elettrica può e~sere utile. Tratta quindi degli apparecchi radio~r·afici, dando norme preziose per l'us•> di questi sia per la r adioscopia che per la radiografia.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
A Ila l'adioterapia (cura mediante i r1:1g~i X) ed alla fototerapia (cura metlian te le raJiazioni delle lampade ad ar co, dovuta a Finseu) dedica pure un IJJ·eve capitolo. Tenendo in dovuto conto l'importanza che ha preso oggidi la pneumoterapia, tratta pu!'e della produzione elettrica dell'ozono, del modo di produrlo e dei metodi per determinarne la quantita. Chiude il manuale con un capiwlo dedicato ella elettrodiagnostica, sotto la <:ui guida il medico può esel!uire un minuzioso esame. Il libro é corredato di nove tavole e di 54 fig ur e. Dott. CARLO Muz1o. - Le malattie del p&esl oaldlloro profllusl ed lglene con un'appenòice : La vita nel Brasile. - Un vol. di pag. xt-~60 con 15i incisio ni e 11 tav.- Ult·ico Hoepl i, editore, Milano, 190i . L. i,50. Il dott. Cado Muzio, meclico della mt~rina m ilitare, gili nolo pel suo manuale
Il medico pratico, ha s volto ora mol l o felicemente lt> sua opel'OStlà sopl'B un altro at·~omen to: le malattie dei paesi caldi. Il manuale, preceduto da una breve dissertazione sui climi e sull'adattamento ad essi, é diviso in 'i parli. LR p1·ima òi e:<se tratta delle malattie esotiche generali, la seconda delle malnllie localizzate. L a terza de lle lesioni e n1alatlie prodotte nell'uomo da animali e J•11T'IlS!"iti òei paesi calòi; belve f••J'Oci, serpenti, aracniòi, insetti, verm i , ecc. La quHrta delle intossicazioni: armi avvelenate, intossicazioni alimentari, e da 1•iante ,·elenose. La rruinta delle malattie comuni a lulLi i climi, o cosmopolite, ma che nei climi caldi presentano andamenti, compl icazioni e concomitanze speciali. La sesta dell'insolazione e del col po .ii calore. La settima infine del· l'igiene nei paesi caldi. Ma l~ rudo il vasto piano d,.Jropera, l'aulol'e é r iusr:ito a far~ un libro assai com pl eto ed utile. L'opera é ben corredata di fì g u1·e e di carte geografi che. A uLo Con~EI.IO CEt.so.- Della medlolna, llbrt otto. - V olgarizz!imento del Dott. ANGIOLO DEL LUNGO, pubbl icato col testo Ialino per cura del figlio Ismono. Un volume di pp. XL- :>16. Firenze 1 90~, G C. Sansoni. EJitore. Il Dottore An ~dolo Del Lungo (nato a Fauglia, in fJUel di Pisa n el ·t l<Oi , tnorto nel 1 88~), medico dotto e stimAto, rruanto modesto, fu uno di que i pochi (e il IOI'O numero va sempre più assotti::diandosi) per i rruali letteratura e mediellla non sono necessariamente nemiche, e che credono anzi chb l e ore di oz10 dedicate allo cultura letterat'lfl e storica ~1ovino anche alla medicina, se ~i vuole ehe rrue sta abbia ver·am ente azione social e e ed ucatrice. E il Del Lungo occup6 nppun to g li ozi dei suoi ultim i anni in que... ta trsdu· zi, ne di Celso, nella quale fu sno s tudio precipuo di attener si più c he tosse pos.,ibile alla l ettera dell'twt·eo l esto, e d i corrisponde1·e con purezza e semJ•Iicita l o!>.cnna alla purezzA e semplicita rli stile del Cicerone dell~ mediciua. Precede il trattato un bel prot>mio 5 LOriCO su Celso e la medicina dei ro1nani; <lirnodoché rruesto hht·o sara !ello e appl't'lzzt~ to non solo come lavoro letlet'81'i v, mu co me contributo alla sto ria della medici na. Dobbiamo esser g rati alla carita filia le dell' illùslrc~ l !>idor o Del Lun ~o pel' avet•e salvato dalt'oblto la l unga fa tica paterna. R L.
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CONfERENlE ~CIENTIHCHE DEGLI O~PEDAU MILITARI SOUARIO DEGLI ARGOIENTI TRA'l'IATI
(DAI PROCESSI Vl.è!I.BALI PERVEX UTI ALL'lsPJl:TTOH.ATO DI ~A XITÀ MILITAR I!: DAL 18 MARZO AL 14 ~IAt:GIO) .
BAR l (febbrai o). - Memorie lette : maA"g ioro medico MtNICI EuGI':I'HO: Con· tr-ibuto alla chirurgia dd polmonP. P neumoLomia.- l o. lo.: Contributo alla cu ra degli aneurismi traumatici. BOLOGNA (apl'ile). -Memorie lette: ~ollotenen te merlit!o di complemento FI;MAROLA GIOACCHINO: A proposito di un caso di albuminuria la miliare. CAGLIARI· (marzo).- Memorie lette : rarma cis ta militare PAuNIKLLO dott. ALFREDO: F rumento, rar·in e e pnste alimentari. N ote illustrativo ed analisi di alc uni pr odotti. CA TA N ZA RO (rebbrai(l) - Memorie lette: sottotenente medico di complemen to PISANI DoMENICO: Su un caso di aneurisma dell'arteria basilar e. CHI IETI (mai'ZO). - Comunicazioni: knenle colonnello m edico CASALINI RIC· CARDo : Su di un caso di co xal~ia. MESSINA (rebbraio). - Memorre lette: ~ollotenen te m edico di complemento SciONTI ORESTE: Su di un caso cl inico di mutismo isterico. NO VARA ( febbraio). - Memorie lette: tenente med1co SARTI VrTTORlo : Della pe rito nite tubercolare nell'adulto. lo (marzo) - Memorie lette: sotto lenente medico di com plemento GIROLA DAVIDE: Dell'epatite !=<uppurativa d'o1·igine venosa o portale n ei climi temper ati, coll'esposizione di un caso osservato nel ri parto medil:o. PADOVA (febbraio) - Comunica.:ioni: capitano medico CA LORE GIO VANNI : Presentazione d1 un caso di fr attura al g-omito, e di uno di frattura alla ga mba. - Memor ie lette: sotlot•·nenl e medico PASSARELLI FERRUCCio: Sulla. di a J?nosi pr·ecoce della leucomiel ile posteriore cr onica. PALEHMO (febbraio). - Mem or ie leue·: sollotenente medi co CooJGL.IoNE MENEL .. . o: L a permeabililà r enale in rapporto al potere crioscopico delle or ine. lo. (ma rzo). - Comun.ica:zioni: tenente colonnello medico B ER NARDO L UIGI: Pr... sePltazione di un caso di lebbra in un inscri llo della l eva di mare del c i r condario d1 Trapani. PIACENZA (marzo). - Memorie lette: t enente medico SmEcl GIUSEPPE: Su un caso di mutismo i,;terico. RA VENNA (febbraio). - Comunica.:ioni: capitano medico SoTzs A NDREA: Su eli un caso di tetano. , lo (marzo). - Memor ie lette: solto tenente medico di complemento NzcoLAIS A LESsro: continuazione e fine della lettura: Sulla tuber colosi da in gestione. Ricerche anatomo- patologicbe sperimentali.
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MISCELLANEA
SALERNO (aprile). - Memo rie lette: maszgiore medico T ALL., Rrco BONIFACIO: L aparotomia per appendicite. Caso clinico. Io. (id) . .'vfemor ie lette: sottolenente medico di complemento CH!VANO AMEDEo: Sulla diatesi urica. UDJ~E (febbraio). - Comuniclwoni: maggior e medico MICIIIELl LciGl: Su un caso di setlicemia sussegutta a frattura dir·etta esposta della rotula destra VENEZIA (marzo). - Memor ie lette: soLlotenente medico di complemento MAsoTTr Preno : Della pericislile lacrimate. VERO!'J A (febbraio). - Memor·ie lette: ~otto tenente medico di complemento CA.Mrs MARIO, Contributo alla fisiologia del vago. Pervennero inoltre all'ispettorato di sanità le seguenti memorie : lenente medico MARIOTTI- Bru:cHr Grov. BATTISTA: La malaria nel la p:uarnigione di Roma nel biennio 1902- 1003. Capitano m edico PEP.EGO VITTORIO : I mportanza dello studio della odontoiatr ia per parte dei m edici militar i. Capitano medico SANTUCCr STEFANO: Circa la opporlunita della escissione della gianduia lacrimale lus,.,ata per trauma.
MISCELLANEA Cencono internazlonde militare. - Il Governo spagnuolo, sotto l'alto patr·onato di S. M. il Re Don Alfonso XII I , ha stabil ito un concor so per lo s volgi mento di temi militari, ed ancl1e gli urficiali italiani sono stati invitati a prendervi par te. Dal progr·amma dei temi togliamo i seguenti, che interessano il m edico militare : Servi zio di sanità mililar·e in pace eJ in g uHra . tema precedente applicato al SP.rvizio farmaceutico militare. 7• 8• Mi>;sione della Croce llossa - Rifor me che esige la sua organizza· zione - Prer ogative e pr ivileg-i che si debbono conceder e al personale di tele i~tituzione, per far ne un corpo di car atter e politico-militare in ciascuno Slalo. 1 lavori dovtanno essere di non meno di 100 pag i ne, scr itti a macchina o stampati. T ermine utile per la pr e="entazione: 30 ottobre 1 90~. Nel l'avviso che abbiamo ri ce vuto non é detto in che con siste il premio. Per ulteriori i nformazioni r ivolg-er si al signor D. Francisco De F ranci sco y ·Diaz, capitano di cavalleria, Mini;,tero della g uerra, Madrid.
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i1
XV Congresso internazionale di Medicina (Lisbona, aprile 1906). -Abbiamo ricevut.o i l primo numero del Bollettino del X V Cong resso Internazionale di Meclicina, che avrà luogo a Lisbona dal 19 t1l 26 aprile HJ06. Questo numero contiene il regolam ento del Con~resso, l'or~anizzazione delle sezioni e quella dei Comitati nazionali dei differenti paesi . - Da notare nel regolamento, l'articolo 2 che per mette l'amissione al Congresso ai soli m edici ed agli scienziati pre~en tati dai Comitati nazionali o portoghese. - La quota é di 25 franchi.
MOVIMENTI A VVEN liTI NEJ, CORPO SA YIT. E N F. L P EHS . FAR~IAOl;:t!TlCO
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lavori del Con gr~sso sollo drstf'ibuiti in 17 sezioni : l• Anatomia (anatomia descrittiva e com pat·al tl, antropolo~ia,. embriologia, isl ol ogia. - 2" Fisiologia. - 3• Patologia general a, balleriologia e anatomia patolol!i ca. - 4" Terapeutica e fat•macolt•gia - 5" M edici na. - 6• Pediatria. ;• N eurologia, psichiatria e antropologia er·i minale. - 8" Dermatologia e sifìliJlrttfìa. - 9" Chirur~Zia. - IO" MPd icina e cltirut',llia delle vie uri nal'ie. 11• Oftalmologia. - 12• Lar·ingolo:;ria, rin ologia, otologia e stomatolol!ia. 13" Ostetrica e ginecologia. W l ~i e ne ed ep1demiologia. - 15• M t!dicina militar e. - 1G" l\ledicina legale.- 1ì • MeJicma coloniale e navale. Il Comitato esecutivo del Con gre~so si pr opone di far stampare p r ima della riunione lutti i RAP P ORTI U FFICIALI; per ei6 é neres~ario che simro rim e!'>si al Segrelarinto generale p1·ima del 30 selteml, ,.e 1905. L e comunicazioni l tbere debbono es8er e t•imesse pr ima del 31 dt('embre 1905, se gli autori vogliono che le conclusioni 8iono stampate pdma dell'apcr·tura del Congresso. La lingua urtìciale è la francese. Il pre>;i denle del Comitato d'org-anizzazione è il dotto1·e M . da Costa Alemiio, il segr·eta!'iO gener ale il do ttor·e Mig ut>l Bom bal'da ; tutte le a.Jesioni d ebbono essere indi1·izzate a quest'ult1mo. (llospilal de Rilliafolles, Lisbona).
Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico Col presente fascicolo inviamo in dono ai nostri abbonati l'An n uario spe· ciale del cor po sanitario, contenente lo stato del per i!onale al 15 aprile 190<i. Per assecondare un desi der·io espressoci da diver si abbonati, e per facilitare la tenuta dell'annuariello, pubblicher emo d'ora in avanti o;zni mese un·estratto delle di sposizioni contenute nel Bollettino ufficiale delle nomine. Intanto diamo <jui sotto C(Uei mutamenti elle sono giil intervenuti dopo la c hiusura dell' A nnuario. Con questa occasione preghiamo Lutti quei lettori cl1e r iscontrassero qualche inesattezza, sia pur piccola, n ell'!l nnuario, di farcela conoscere, per Lenerne conto ueii'Annuarb) succesi!ivo. (Dispense IS e 19 de l B oii4Uino u(/ìcial• d<'ll • nomin•) .
Uftlol&ll lo •ervlzlo &tUvo permanente. DeteT'mina.aione M inisleT'iale 5 mago io t 90l. Giooanni Car·lo, C81Jilano medico, ospedale Firenze. sferito 3 genio. SAMORY ca v. Poslumio, id. 3 genio. I d. ospedale militare Firenze. DADBENE Filippo, tenente medico 2 alpini. Id. id. Chieti. SANGUJNETI cav.
T r a·
400
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SAN!T. E NF.:L PERS. FARMACEUTIOO
F ANTOLI Giulio, id. 21 artiglieria campagna. - Ospedal e militare Piacenza. D'ALOIA Giooanni, id. reggimento lancier i di AosLa. - I d. tO a r tiglieria cam· pagna.
Determinazione Ministeriale 12 maggio 1904. SIGILLO cav. Letterio, capitano medico, 3 artiglieria cosLa. -Trasferito ospe· dale militare M essina. De C!!:SARE Eduardo, id. ospedale militare Messina. - Id. 3 artiglieria costa. PASSERA Ercole, tenente medico 3 alpini. - Id. osp~dale militare Torino. De ANGELJS Gaetano, id. ospedale militare Torino. - !d. 3 alpini.
Farmaolatl mllltarL R. Decreto 21 aprile 190t. M JRANI Celso, far macista di 3' classe ospedale militare Torino. quale dimesso volontariamente dall'impiego.
Co nsiderato
Uftlolall lll ponslone 41 servizio auslllarlo.
R. Decreto 8 febbraio 190t l seguenti ufiìciali medici sono collocali a •·iposo per anzianità di servizio dal t• mag,çrio 190i, inscritLi nella risc,·va e nominaLi cavalieri nell'Ordine dei Ss. Maur izi:> e Lazzaro. 0IZZARRI cav. Roclolfo, maggiore mE>dieo, distretto Milano. - PECETTo cav. Gio· oanni, id. id. T ormo. - ARCANGELI cav. Alfonso, id. id. Ancona.- ZoP· PELLAHJ cav. Pompeo, id. id. Reggio Emilia. - TERZAGO cav. Giuseppe, id. id. Ale3s&ndria. - MARTINAZZI cav. Lod ooico, id. id. Mantova. - CM•· DRINI cav. Cesare, id. id. Pavia. - LoSJTO cav. l' ilo, id· id. Rari. - SPJ· NELLJ cav. Giuseppe, iJ. id. F oggia. - ARTOM cav. A~bramo, id. id. T orino. - PJ~DRAZZJ cav. A{(redo, id. id Brescia. - PeRONJ cav. Felice, id. id. Brescia. - CATALDI cav. Luigi, id. id. Frosinone. - MARCO-GIUSEPPE cav. Achille, id. id. Potenza. - DE RoBERTO cav. Gaetano, id. id. Salerno. MAzZE! cav. Giovanni, id. id. Pistoia. BARRECCHIA cav. Nicola, id. id. Avellino. - T uRcr> cav. Domenico, id. id. Frosinone. - BJSTARELLI cav. Angelo, id. id. Arezzo. - FJMIANI ~~av. Antonio, capitano medico id. Sa· lerno. - RJNA.LDI cav. lv!ichele, id. id. Venezia.
R. Decreto 27 marzo 1904. ASTEGIANO cav. Gio. Battista, colonnello medico distretto Padova. -Collocato a r ipo»o per anzianita di servizio dal 16 aprile 190i, inscr itto nella ri serva e nominato ufficiale dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzsro.
Il Direttore
Dott. GIOVANNI RANDONE, colonnello medico isp ettore. I l Redattore
D.• RlDOLFO LIVI, maggiore medico. Roma, t !IO~- TI p. E. Voghera.
GJOYAI'fl'll SCOLARI, Gerenlt
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L. 12," n
til,1,25
' . .1hboname uto non digdetlo pr ima del 1• dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. l signori abbonati milila1·i in effettività di servizio posl!ono pagare l' importo dell'abbonampnto per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le s pese per g li estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., che accompagnassero l~ memorie sono a car1co degli autori. Gli et~tratti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagiue), o frazione di raglio, e per cento esemplari. Il prezzo è eguale sia che si traUi di 100 escm· plari o di un numero minore. l manoscritti non si restituiscono.
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(Preaao l'Autore: Romn, Yia Firenze 15 e presso la Casa Editrice it.allana, Yia XX Settembre, n. 121).
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SUPP L EMENTO AL N. 5 del Gior nale Medico del Regio E.~ercito . -
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(ANNO Lll)
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QUADRO D'ANZIANITA DEL
COHVO SANITARIO MILIT.~RE E DEl
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INDICE
Spiegazione del segni indicanti le decorazioni, ecc. . . • . . . .
. Pag.
6
Tabella organica degli umciall del corpo sanitario militare . . . . Tabella graduale e numerica N. 57 degli u01ciall del corpo sanitario
8
Tabella graduale e numerica di formuione N. 39 delle direzioni di ospedali militari principali e compagnie di sanità . . . . . . . • . . . . . . . . .
9
Specchio di riparto organico degli umciali medici, contabili e farmacisti, ecc., per gli ospedali principali, ecc. (15 ottobre t898) . . • • . • . . . . . . . .
IO
Prospetlo numerico di tutti gli nmciall medici elfetti,·amente esistenti al t 5 aprile 1904
n
U!ftc1ali medici dell' Eaerclto permanente • . . . . . . . .
Il
Ulllciali medici di complemento in ~ervl:zio attivo temPoraneo .
33
Farmacisti militari. • . . . . . • . . . . .
37
Umciall medici nella posizione di servizio ausiliario
lt
Ulllclali medici di riserva . .
U
Ulftciall generali e colonnelli medici tolti dal ruoli del R. Esercito, conservando l'onore dell'uniforme .
50
fl i parto degli umclali medici e dei farmacisti militari fra 1 diversi comandi, corpi ed
umcl .te! regio esercito . • . . . . . . . . . . . . • . . . . . .
Indice alfabetico . . . . . . . . .
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SPIEGAZIONE DF.I SEGNI INDICANTI LE DECORA ZIONI, ECC.
MM Medaglìa Mauriziana. GU Grande Utnciale dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. GU Grande urnclale della Corona d'Italia. C Commendatore dell'Ordine dei Ss. Maurizio e I...uzaro. C Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia. U Urficlale dell'Ordine dei Ss. Malll'izio e 1-~zzaro. U Urficiale dell'Ordine della Corona d'Italia. Cavalìere !lell'Ordlne del Ss. Maurizio e Lazzaro. O Cavaliere dell'Ordine Militare dJ Savoia. Cavaliere dell'Ordine rlella Cor ona rl'l talia. O Medaglia d'argento al valor militare. _.. 6 Medaglia d'argento al vnlor civile. ~ Medaglia d'argento dorato pei benemeriti della salute pubblira ~ Medaglia d'argento pel benemeriU della salute pubblica. @" llledaglia eli hronzo pei benemeriti della salute pubblica. O Medaglia di bronzo al valor militare. O ~edaglla dJ bronzo al valor dvile. ~ MedagUa commemorativa di Crimea. ~ Medaglia commemorativa per le campagne dell 'Indipendenza d'Italia('). ~ Meda glia commemorativa per le campagne d'Africa ('). ~ Medag lia commemorativa per le campagne della Cina. ffi Croce d 'oro con corona per anzianità di servizio. Croce d 'oro per anzlanitil di servizio. >fc Croce d'argento per anzianità di servizio. + ·Aiutante maggiore In t•. Id . Id. In!". Aspett. ram. Aspettativa per moUvl di ramil!lia. Aspett. in(er. Aspettativa per 1nrerm1tà. Com. Comando. com. comandato. R. A. Rlsen ·a d'anzian ità.
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(') l nomeri A•pon . d'1cano le campagne. ~ enu. 10
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Taltella orpalca degli afftolali del corpo 111ltarlo •llllare ( Talnllt l e Xl del Gooroale molitare 1899 • .H lo .Y. I l )
3. Maggiori generali meolìcl,
•sColonnelli mediri, ~ Tenenti colonnelli medici,
71 Maggiori medici,
!80 Capitani medici, (Il
!86 Tenenti e sottotenentl medici, (il 683 TOTALR.
moli~1_1 numero dei capitani medici puo eaaere va riato In relazione al numero dei collegi !t) In parte Potranno essere sostltoiti da u111ciall medici Ili complemento.
8
Tabella gradua.le e nu111erica N. 6i degli ufllolall del oorpa u nitario mUltare (Allo 44 del l904).
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Comando del corpo di stato maggiore Legione allievi carabinieri reali . Reggimenti di fanteria di linea . Reggimenti bersaglieri Reggimenti alpini . Compagnie di disciplin<< stabilimenti militari di pena. Reggimenti di cavalleria Reggimenti d'artiglieria da campagna Re~gimento d'artiglieria a cavallo. Rcg~imento d'artiglieria da montagna e brigata d'art gllerla da montagna del V~ueto . . . . . . . Reggimenti d'ar til)lieria dll costa e da fortezu e brigata d'artigliena da costa della Sardegna. . . . Reggimenti del genio. Brigata ferrovieri rlel genio . Ispettorato di sanità mtlitarc. Direzioni di sanità militare Direzioni di ospedali militari IJrincipali, infermerie di presidio e speciali c compagnie di sanita . . . . Scuola di gnerra Scuola d 'applicazione d'artiglieria e genio Accademia militare Scuola militare . Scuola d'applicazione di sanilit militare Collegi militari . Scuola centrale di tiro di fanteria. Scuola di c.walleria
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(l) Pvssono essere sostituiti da ufficiali medici di complemento. (~) Per esigenze di servizio possono esservi adibiti ufftciali medici eiTettì ' l t o lti tlai reggimeoti di fanteria rli linea e bersaglieri. 1Yote. - Non sono compresi nella (Jreaante tabella gli ufficiali che sono portati nel quadro organico d&l R. corpo dì truppe coloniali. Variandosi il numero dei collegi militari, verrà 1•ariato in proporziono il numero dei capitani medici addetti al collegi stessi.
9
'Tabella gradtUJit e numeri ca dt (orma :lone :'i. 39 ddlt dlrtzlonl di tt!IMall militari prlacl,all t ...,..,.,. • 1 IUII• (17 dirtnioni di ospedali militari principali e l~ eompa11nle •Il sani! al (Allo 44 d~l 1904). t7
65
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Oirettorl (tenenti colonnelli medici!. Maggiori medici. capitani medici. Te nenti e sottotenenti medtct. Tenenti colonnellt o maggiori cont~l,llt Capitani contabili. Tenenll o sottoiA!nen ll contal11li.
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Farmacisti rapi e fa rmaci•ti u rnciali di scr ittura. A~slstentl locali .
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Sottufflciall. Caporali maggior• o ca porall di contabrltta. Caporali maggiori aiutanti di sanita. Caporali maggiori portaferrh. Caporali aiutanti di san~·· Capor ali infermieri. Caporali por tarer ilt. Solda ti aiutanti di •aorta Soldati Infermieri. :'oldatl portareri ll.
~ TOTAL E T RrPPA.
fl'ole. - l graduati di tr u ppa volontar i ,Jr un anno sono con;iderat i in sopraonumero al quadro dei gradu.'ti s tabilito dalla pr esente tabella. La fon a degli uomini di truppa delle compagnie oli sanita (lUò e;sere modiOc:~la per dl~poalzlone rni nist~rlale, secondo !e c1igen~e di ser vizio.
SPECCHIO di riparto orga~tiw dt gli ufliciall mtdiei, ufficiali COillabUI, {ormaeilll, u(~doll di 1erltlura, td auuù111l l ocoli per gli Olptd ali militari pnllclpoll, olptdall su"ur1ali t pn- lt l~tftrmtrie pruidlarie.
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.Vote. - Ndle inrermerie presitliarie prive di rarmacisti militari, o>e lo richieda l'impor· lan'a del servizio rarmaceulico, si destineranno aiutanti di sanità muniti di dipl oma ·di rarmacista. Dei IO tenenti dell '.ospe<lale militate di Torino, 5, per turno, saranno eom:tnd:.tl dal direi· t~re di sanità a prestare servizio nelle inrermerie presidiarie tlì E~illes, Fenestrelle, Nonce· l ms1o, Bardonecchia l' Cesana Torinese, non comprese In questo specchio. Dei 3 tenenti dell 'ospedale militare di Novara, t, per turno. sarà comandato dal dlret· tore di sanita a prestare servizio nella iorerroeria presidiaria di Bard, nou c~ropresa in questo speeehio; e dall'ospedale Ili Savigliano gli umciali medici per le l nrermerie presi· diarie di Vinadio e Colle dì Tenda. Il servizio medico nell'inrermeria presidiaria di Venaria Reale sarà disimpegnato dal capitano medico del 5• reggimento artiglieria. riella compilulone del presente Specchio ru tenuto conto della assegnazione che si può rare ai rt>ggimenti di ranteria 'di linea di urllciah medici di complemento in luogo di ufficiali erretlivl, per sopperir e al maggiori hisogni degli ospedali militari.
\ PROSPETTO numerloo di tutti eli utflolall mldlcl tHittlflmlnlt tllttentl
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UFFICIALI MEDICI 0~114 l COGNOME E NOME ,. nBSTIN~~IONE l VARIAZIONI DURANTE L'ANNO ~~--------- POSIZIONB ~----------------
liiAGGIORI GENERALI !IIEDICl dal n. 1 al n. a 14 gennaio 1800 ! 3. 7.39 Lantloln Ft!Urico, Il •c<?
*· ffi . . . . .
. lspet t. capo
Il aprile IIOS ~7. G.u Chiaiso Alfo•WI, t; • C o§o, ~ "• ffi
. . . . . . ISJ>ettore . 21 eeltembrl IIIOS 8. 4.U De Renzi Gitueppt, U • C <f,, ~ " , ffi. . . l.<petrore
+
COLONNELLI MEDICI dal n. 1 al n. w 27 ottobre 1817 15.1~.,3 Randone Glo. Francesco,
U• C
+ .t. ~ "·el . Ispettore
Il maggio 1818 3. 3.4~ Al varo Gitueppe, • C ~ ;9, '>( "• el.
. . . . Olrett. sanità
Xli corpo d'arm. !8. 10.63 Pinto Antonio, e U+ d>, ~ ". el . . . . . . Oiret t. scuola appl. san. m il. 4 giugno 1899 15. 1.45 lmbriaco Pietro, • U o§o , o?. . . . . . . . . Dirett. sanita VIli corpo d'arm. (hbero docente nel R. Istituto superiore di Firenze).
e
!0. l .$5 lando lo C0$1 a n t hl o, U o§o, {o . . . . • • -Dirett. sanità
X corpo d'arm. 1!. 8.43 Lombardo Jtlichele, • U ®. X .., Id. Id. Xl id. 2li gennaio 1100 7. 3.43 Favre Giovarmi, • U ~ Segr. ispett. >anltà mil.
+ m. . . . .
+,
.., m . . . . . .
tS,guel COLOSNELLI l T INENTI COt.~SNILLI . BOIC l dal n. 8 al n. •• 1O giugno 1100
+,
! 7. 3.44 Cervasio Salvai., • \' o§o. . . • • • • • . IJirett. san. 111 corpo d';~rm . ao gennaio l to l U .IU4 Bianchi Ltopoldo, • +. ~
!•,
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IX cor~ d'a rm. U Mltemllre 1101 'l6. 3.46 .\lo rossi Giuv111111l, • y Oirett. sanlta V corro d 'arm. .. 110110 180! 6. 6.53 Ferrero di Ca vallerleuue Luigi, • U Q) ''-H ,
+.
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. Dirett. saoita l corpo d 'arm.
Il aprile IIOS t i . 3.48 Sforza Claudio. • U o§o. l>he!t. samta VI corpo d'arm. 10.10.51 Selumhala Gumppt, .o§o, o§o. • • . • • . . . Id. Id . VII Id . l luglio 1101 7.11.49 Gozzauo FranetltO, • Q> ", + . . . . . . Direu . sanlb l\' corpo d'arm 21 Mttan*• 1103 !t.!O30 Morino Dommlto, Dirett. san il;~ Il corpo d'3rm.
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TENENTI COLONl'ELLI MEOICI dal n. t al n. 7 l tiiOIIIIWI 1117 18. 3.49 De Furia Ellor e, •
+.+ Di rett. osp. Roma
tt. UOCaporuoLuipi•• U+.+- Id. id. riapoll • ...,... 1111 t 5. 8.46 Pabis Roberto, •
+, + . Direti. osp. Verona
lt miWIO liti !3.10.46 Caradonna Anlonirao, •
+. + . . . . . . . nirett. osp. u ••••• ~~re 1111
t 6. l 49 Yas.sa Gltutppt,
Padova
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l IMI'IO 1111
+,+ .Oirett. osp. Alessandria Ut.46Casal inl Rlccardo, +.
31. 8.51 Bobbio Eugmio,
Q>" •. o§o .
• • . . • Id. id. Chieti
(Stgut) Tt:XEIITI COLOSXIILLI MEIJICI
dal n 8 al n. 18 4 ....... ... . 19. ut Su se a l'ilo, .§o .
+. 14. 7.49 Ra•·a Ernnlo, +. .§o
. lJtrett. OSfl. Ilari . ltl. id. Firenze SI. 8.46 Persichettl carlo,+.+ . Id. id . Ancona U ..nn1lo 1100 Oirett. osp. 19. 4.49 Susca Domenico.
+. + .
Ca~crta
Il Nru 1100 J8.11.47 Tt>m110 Luigi, .§o. . . l)irett. osp. Caglmri 1O tlugno liDO ti. 1.47 Stllo Pietro, .§o . . • Dirett. osp. Catan.-ro 21 lllttlllllrl 1100 IU0.43 Guarnleri Pietro,+.+ . Oirett. osp.
+.
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4. 3.!10 Barletta 1\'icoiO, .§o. . Id. Id. Messina' IO ...nllo 1101 t8.tt.5t ea~azzocc:~ Giu~eppe, Oirett. osp. Brescia Il llllrzl 1101 U. 7.~1 Oussone·Chiattone Anlo· 11io, .§o . . . • . [Jirett. osp.
+. . .. ...
+
+.
Livorno
I l lllt. .lllrl 110 l Oirett. osp. to. t.51 nossi Augurio ,
+. +
\'enezla Il ...... 1111 . IO. 5.49 Crema Gio. Dalila., o§o, .§o. Direlt. o~p. Savigliano l l tt.lilrl 1101 tll. ti.St Pas<1ualo Ferdi nando. • + ~ .§o • . . . . • lJlrett. osp. Salerno
.
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t . 4.41 Silve:~trl Franenco, ~ •, .§o • . . • • Vice dlrett. se. appl. aan. mil. (prof. titolare) Il .,rtll 1101 15. 1!.49 Rosanigo Al.trlo, .§o . Dire t t.. osp. Ruenna 17.10.51 Nevlanl Pio,+• .§o . • .ld.ld. Bologna 13. 1.51 Selicornl C a r l o , • 111 •-, . Id. Id. Perugia • 1111111 1101 S8. U!O Griggi Nontù Amedeo, o§o, Oiretl osp.
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t6.1t.48 Siromllo Natale, t9.1!U9 Laera Mi~h.tle,
+. ~ .id. Torino
+et. ~ . ul. llilano
13.10.51 D'Aje llo Ra(faele, o§o, ~ . Id. Caserta 4. 6.53 Minlci B11genlo, Id. Bari 8 elugno 18117 t7. 7.&8 Corte Silvio, o§o, ~ . . • ,.c. guerra ~. 4.51 l'esadori Egidio, ~ osp. succ.
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. Mantova
3. 4.51 Fregni Arttaldo, ~. osp. Torino 7. 7.53 Bonavoglia Luigi, • ~ 111. Roma · l dlc1111brt 1817 5. 1.5t Tempesta Luigi, ~ osp. Chieti 9.1t.53 Gamctti Silvio, ®• .§- , il!. Novara
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!4.12.54 Saviano Raffaele, + ®.~. inf. presid.
Gaeta H.l 0.54 Valliet>Jiì An~nio, -§o, ~ . OSJl. PadO\'a 1. 9.53 O'M1gelantonio E Il e,
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19. 11.49 Destino Salvutore, o§-• .§- . Id. Lh·orno 30.10.50 l.icari l'incen.zo, +. ~. id. Torino 13. ~.51 Orlandi Giovanni, o§-, +. id. Verona 15. 3.53 De Cc sa r e Zttccaria, >§o, ® " ", ~- . . . . . id. :"apoli 9. 3.~0e Falco Andrea , -§o,~. 1d. l'\apoli. 9.1!.54 Giuliani FranctiCo,~, ~.Id. succ. Par·
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ma 11.11.50 ~larr~~no Giacomo, + t, Cll " '" " " , .... , o-p. Sa\'iglia· no U. 3.53 Natoli Fran.u aco, ~. .§- . fil. Palermo 'l5. 1.53 Bile Glovamti, id. Napoli !5. 8.49 l'l'rfetti Franuaco. -§o. ~. in f. presidiar. Yontelcone t8. 9.51 f>uglisl Jl!ichelangelo, ~ . . • . . . . . o:;p. Firenze
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9 gennaio 1118 :10. !.55 GiuiTrecli Alfredo, ~ os p. Piacenza
+. . Pa•quolt, +. .o<p. Caserta 3 marzo 1818
31· 5.5i Te~ta
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( ~ff)llt) lfAGGIORI liSOI~I
flal n. li$ al n. e• l 8 maggio 1881
H . :!.:;:; ('.ervi;:;ni Gìuvatmi, .g., .§-. o<p. noma 24 novembre 18U ~1. 9.5:; fòrieco Giuseppe, rijo, o§o.
i. 8.~3 Vi~edomini ,l/alleo,
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5 marzo 1899 13. ~.~:; Tallarico /Joru{ncio. o§>, .i} OSI'· Snlrrno ~- 7.51 Vi;.:orfllt Achille, o§o.
• . hl. Al~ssnn tlrl:\
9 aprile 1198 19. ~.49 lnzila ri Glusrppt , oi}o • O$p. llttrl 4 giu; no 1881 !i. 9 31 \ 'i t a Gatlano.~. ~}. . . OiJl. Palermo 18. l.M Cavicchia Fruucesco, o§o, .§- • • . . • • • . ul. Perugta 25 giugno 1899 I l. 3.33 l'lceni Giulio, o§>, ® " ", u•r•. Milano 21 dloembre 1899 1!. ~.55 llreni Gi turppe, o§o, Com. corpo Sl<< lo mal(g. l l marzo 1900 !. l .55Car ino Tommosi~t o , ®. o~r l'alermo ~l. ~.:il Ard ui no Forltmulo. ?, ~} t\1. Bo logna l O giugno l ti OO 30. 1.53 Sralda ra G i tu e p p e, ® " ", osr•. Mess.nll 13. 7.56 Livl Ridol(o, ® " ", tSit~tL san. mll. 29 settembre 1900 U. 8.~~ Gnmltino (;a etano, o§o, O~fl. Verona
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20 gennaro 1101 ò. i.3l Ct-d rola Giuseppe,+.+ . osp. C.'serta 8. 9.M :.!alavasi Enr~eo,
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.id. Piaeeoz.a
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2 1 marzo 1111 4.10.~7 Buonomo Lor~11zo, o§o.
• se. ;~ppl. san. nul.
lpror. lìlolarr) lllllero docente nella n. Um•·cr:~illl dt noma) 23 ..uem~re 190 l ~9. 1.~1 Sozzi Felice,+.
17. 3.5~ C.ubone JJru110,
+ . . . OSI>. Brescia +. +. .ltl. Venezia
l otteltre 1802
\!. t'U3 Garallelli Luigi.+. 6.l 0.M Giorgio Cuore,+.
+· .o<p. Milano
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!0. 8.53 Gemelli Cuare,
+, + . . Inf. presidiar. Aquila
2
18
tlal n ea nl n. ' ' 18 •prlle 1903 16. 4.57 0~!!11 lihcrtl Gtnnaro. o§o, ~. • • • • • . . . osp Genova 15. 1.~3 Ah ha le Dontllo, o§o• .§.. . rd. G ~nova 13.H.56'Pr~s~nrro
Ptrsq"ale, ~ .
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. . . . . i. l Bolol"nn 18. 8.53 MarliPIIo (;nelann.+. ~. itl. ~;qroli 8 luglio 1908 ~0. 5.56 llirriut i Fr1111~rsco. ® ". ~ . . . . • . . . io'. t•r r;id.
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29 settembre 1808 !9. 1.58 T~sti f't·llnusco, •§o. ® ",
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1.:.3 P o l l~ t i u :• /)ollterucnllln·
n io liasile,o§o, ®" " • ~ inf. pres1tliar. foggia ~- 1.5i Falons Dornc11iro. o§o. ® " · ~ . . . . • . . . . 1•1 io!. Tr~vi<o
dal n. • al u. •• 24 muzo 1117 10. 4.53 Buron•o GIIH•orwi.+. ~ l l!CIIil' 7 ottobre 1887 13. 6.:;5 Ginuola A lllo11lo, <§-. ~ . ! l art. ca mp. 6. 8.3G nos'v Ortslr, • <§-. ®.~-se. c:~,·. 14. 8.56 (;audoln r..mo, <?• ® ". osp. Aneon., (rosn. OSI'· Roma). 2i. t. 53 StcrTrnord li l l t, ~. ® "• o.<p. ~l ila no ~5. 8.55 Hll Vh:rlus /laf(•relr. h:ÌO, ® », >d Bologna 8. 7.5:i Pettina n .i d ri a" o, ® ""• •} . . . . dir. san.
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111 roq1o d'ar. 13. 6.51 l.ht ~uluui-fòiamma r<>m Or-
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. . . . dir. san. 1:>. corpo rt'ar.
15. ~.55 Ile Guiii'/IP'· ® "· o} . a cc.1d. mi l. l a. i .56 Mn!')!Clla EdmOrlclO, o§o, ~}li Cnn l.
(Segue) CAPITAI'I IIRI>JCI dal n. •• al n. •e 2-~. 4.56 Moschini
7 ottobre 1887 B 71 r i c o , o§o ,
® .., ~ . . . . . . o>p. Roma !4. lS.!S5 TrovnnPIIi Edoardo . o§o,
® ,. ...... ~. . . . . tsp. san. mi t. 16. 3.57 lanr.a Emmutluello, o§o , ® ... ~ . . . . . . osp. l'òa110li 14. 7.55 :'iardllni Antonio,o§o, ® .., ~-
. . . . . . . . id. Piarr nza
H. 4.56 O<'llia Emilio,-§>, ®",~ se. militare 11. !.56 Vi)(liarrli l. ui{JIIOllfiZÌOPao
terlo, >{!o,® ",~ • . • in f. pres. Pin erolo ~6.1 1. 55 Pap:liuzzi Giacillto, ~ . O~J•. Savigliano 17.1!.55 Cu rti-PPtanla N i c o 111,
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o§o, ~ • . • • • . • 'l art. ror t. 16.!0.53 Cnrt>dtla Federico, <§>, ® ",. ~ . . . . . . . o< p. Prrn~ia 13. 7.56 Arpa rmorio. o§o, ~} . • co llt>g. mi t. N3JIOii
t i. 7.5i Ga lli l;iov. Domenico, o§o
'* , . . . . . . .osp. Boma ~
t~. 3.57 Pcrassi
?tio,
Giovauni A 711 o-
'*(lil'· •cro .tforeutr . . . .id. n.Firenztl Uni, llr~-
nt' lkt
>ita di Tori no) 80 dicembre 1887 3. 9.54 llnguini llomoloo o§o. ~ • osp. Boma
8 aprile 1888 4. 10.56 Golmr tli Arturo. o§o, ~ • 3 art. ca m(l. 17. 3.M Tursiui Giov. Fr1wce$CO, U o§o, 6 6. ® " " " · ~ inf. prvsid. Civit.Hocdun
'*'· . . . . . . . . Mp.
i:!. i .56 Del Vcechi o Rlly{)iero, ~
P;tl~rrno
3. S. 57 Trombelta 8d.nclo, o§o. ~- se. appl. san.
molitare ()lrof. titolare) (libe ro docente Mila 1\. Universit.'l eli Torl uo)
!I.U.!S6 Ruini C<unillo, o§o.? • • U :1 rl. t!. 1.57 Pronotto lìenedetlo Sr.lpì-
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zio, ® ®. ~- . t art. rort. H . 3.57 Tommasina .~/lirio. o§o, ~ o,; p. Tori nIl o
•
l l ottobre 1888
'*'· .
16. 8.57 Fara!li Celealino, ~ 19 art. ca m p. 16. 3.59 Bernucci (; i o v a n n ì, c§-, ®"", ~ . . . . . . 6 alp. 14. 8.56 Carta Manliglia Filippo, o§o, ~ • • . • • • • osp. Torino 14. 5.56 A tloatti Benedetto, o§o, ~ o se. c~m. tiro rant
3. 7.55 Cipriano Lui gi, o§o, cf,,~.~~ art. cnmp. ~2. 3.57 A ba te Al{07UO, <§>. ~ • • o,;p. Salerno '!-S. 1:!.57 Sanguinati G i o v a 11 n i Carlo, .§->, ~- . • o • id. Firenze 16. :!.56 Hinnldi Scipiotte, d> , ~ in r. rreslrl. Novi l.igure 14. 6.56 Romano Prm1cesco, <§>, ~ osp. :ialerno
'*'·
19
(Sf(}llt) C APITAM 118DICI
tlal n. .te al n. e.a
Il ottobre 1888
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:!6. ;;,:;s () t• li<• Pianr J.ulgl, ® ", ~· . . . . oli r. sa uila l V corpo d'a r.
14 aprile 1888 19. i.~; Ausiello P nsq owl r , ~. ® , ..... ~ - . . . . . l art. cosla 4.10.5:i Cmcuoli .VItOIII,o§o. ® '""' , ~- . . . . lnf. presirl. Lecco 13. 1.58 Sa n<lr•lti B >l l'i c o, ® " ...... ~. . • . I l arL. ca m p. 3. t!.:i6 :'iO<I:o ri Pietro, ~ osp. l'a\lol'a
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Il maggio 1111 :!3. 1.56 Cutri Ferdinando, o§o. ~ .in f. vrt•sid. Te rni ~1 .10.56 ~loncll i Br11rsto . .§o,®, ~ oli r. san.
ti. 8.59 Fcrnaudo>z Timol eo,
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Vi corpo d'ar.
~ OSJl. Ancona
4 novembre l 888 U. 6.5:; C.1pohianco Do m. Ali IOn i" , ® ....., O>P. Catan-
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+.... zaro 7. :;,58 Rul!r.rori Glustppr, +. .§o .
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9. 1.56 Samory P os lowl i o. ~·, ® ...... o?. . . ' 3 id. ~6. 4.58 ::'iri~:nano
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® ''""', ~. . . . . , osp. Napoli 7. 1~. 53 Leon:mli IJmrdrllo,+. ®. ~
. . . . . . . . ll•~:. all.cnrab.
! 6. 6.33 Schirru G11glifl rno, + ·.§o. osp. Cagliari
15.11.37 :'iocelli Oomt nlw.+. ®. ~Dir. oauota \'Ili corpo ar m. u . 3.57 Se\'Prico Giw tppt, 4 a rt. caro p.
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SO marzo 188 0
6. 3.5-1 Si!(illo l.ellerio,o§o.® '"''.~3 art. camp. 5. 3.55 De Si m o n o Ze(erino,
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® ....., .§< • • • • • oop. CascrLa U. 7.:ii ~arrocco Achili~.+.® " " ...... ~. . . . . • . se. app l. san. nul. (pror. Ulola.re) 3. s.;;s Lucciola Gio.Giacomo, 03JI. Bari (liberù •focente of lla R. Univer· sila di Pndo•aJ 1O aprile 1880 18. 4.5G Pelli VIncenzo, o§o, ®. ~. osp. Ravenna SI m~t~~~lo 1880 li. IO.Si Co rma gi Giomppe, ® ....., .§o . . • . . • in r. presid. Catania 8. 3.58Vittadini Camillo,+. ®,...., ~ . . . . . . ~3 art. ca m p. 30.1! .58 Fu lioni Ar.Uodalo,+. ® " " ~- . • . . . . . . osp. Bologna 2 novembre 1880 !O. 3.57 VìrgallltaMarlo,+.®""· ~· . . • . . . . . 13 art. camp.
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dal n. 8<1 al n. e 1 2 nOYIIIIbrt 1890 5. 9.57 Maggo;i 1'ommaso, o§-, ® '""', .§o . . . . . . 7 ari. ca m(>. :!3.1:!.58 FnttoriGiouannl. +.® " " •
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+· . . . . . . . .1d. Alessand.
7. 1.57 Gal.'la Art/OIIio, o§o, ® ...N,
+ . . . . . . . .
tO art. cn mp. i . !.58 Oolla Valle F-ranctrto, .§o OSfJ. Ilo ma (com. min. guerra 1 Il aprili 1181 5. 3.58 Oe (,ucn COIIallliiiO, ® ", .§o . . . . . . 90 !aut. 18. 5.57 Conenna nto,.o§o. ~. ® • .§-. 6 ar t. a m p. 30. 9.57 U'Amato Cormelo, .t, ® ,....,, .§o. . , . . . ( \! irl. Id. 15. 1.57 Leuriui Fro11c., ® ,...... inl. rresìd.
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Siena
i5. 3.59 Pìmpinelli l'l d r o, ®
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lloRJa 15 giugno 1i e l H. 1.56 Palermo-PJU'ra Stauillau, ® " .., in r. pre>~d. Trapani 23 agosto 189 l 17. 5.57 Mc<lu~otno Fraucesco, o§o . ® ", .§o . . . . . . o• l'· L il orno 17 dloembre 189 l 30. 8.56 Mele A~ta11lo, ® ", o§o. o>r•. Ilo ma 4.10.56 Cucola ri11tttl ;o,~-®" ..,
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.§-. • . • . . • • . i• l. Ilari IS marzo 1892 2i.l'i.58 Pa..<cale Al~rto,+, ® .....
+· ....... .l i ranl. +.
30. t 1.60 Sa 11 Lo r o r;11ueppe, ® '"", .§o, • • . . • O:iJl. l-IVOrnO \!i. 1.59 Glani Pietro, MICC. Parma l :t giugno 1892 ~- US,Marche~ Glo.IJallisla, ®", .§-• • . . . . . o-;r• \'~uez1a 31.10.56 Grotti C« rio, o§o. iJ, ®" ", .§-. . . • • . • . • 17 art. catiiJl. 7. 4.:1~ Po•ona Ghu ..o§o ®o O,®" se. appl. art. O fleJJIO Il dloembre 1892 t 9.t 1.56 Dcllorl AllOelo, oj!o, <!>", .§o 1111. IJtll:!. SaS· sarl t O. 3.59 Oarlelta.Snlrralore, +, ®", id id.Girl(enll 31. 5.55 SUcco Anlonlo,o§o,® "· .§-. 6~ fan t. ! . 8.58ll e n n c Il a A•·car!gtlo, ,go, ® ....., o§o • • • • • • 4 genio 5. t.61l Monno Pnmctuo,-§o. ®". osp. Torino
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17 dicembre 1892 13. t 59 Ciaccio A••drta, ~ . . . osp lloma
2!
(Segue) CAPITA:'il »ED!Cl
rlal n. •• al n. 11•~
a aprile 1183 7.12.57 Gaallanorrlwcuco,® " " , ~- • . . . . . . . osp. Verona 2~. 9.:m Gasolc /Ialo, ® ...... ~ . ! bers. ~6.10.~9 O!!!!Ìano Groçan11i, ® " " · ~-
. • . . . . . . osp. Verona
17 luglio 1898 14. &.:18 tnrelisc r.i11uppe, ®. >? . o< p. Catanz.
Piett·o, ® " " ,..,. ", >?. • . . . . In r. presìtl .
~S. tt.60Scllizzi
·
Jl~rj!amO
7. 11.39Cecchrttnnl nom tu ico, ® " " . ..... >? . . . . 18 a rt. eamp. 8 marzo 1894
9. 3.5i Caroti Fra~rccscB, ® , .... ,~- In r. preslol. C:opua 16. 11 58 TrPii<an h'uoe••io, ® . . ~O art. cam(l. S. 9.~9 Ta,azw ui Ct&ar r, ~ ~. @ " " " " " ''"" ", ~- lnr. presìoliar. Jvr~a
7. 11.59Calruari liio. 1/trlli st", $, Q.) U M C, t • H t Ht ..§- • • 5 alp. (ehm. osp. T orino) 18 dicembre 1194
:l 6.60 Salinarì S11lvtrtore, ® '"",
+· . . . . . . . .
OSI•· Breocìa 27. 6 59 Cusmano b'ou·ico , o§- O, ®., .. , ..... ~ . . . . 47ranL t!. 1.58 Sda• o Luiol, ® "· ~ . 1 alp. 21. 9.59 Oarra \'illorio, ® '"''· ,tlir. sani la V corpo d'arm.
2. 3.60 ne: Rosa ,1/ichele, ® ", ~ . li•ne. Firen1.e 19) 7 marzo 1895 ~l. 7.:19 Gorgo Ach& llt, ® '"". . osp. Sa vigila· no ~9. 1~.59 toni l'lt•oillo, o§o, ® '"" . Il a rt. co.<tJ\ 1 6. 10.57 Nuhìlal n&qtlale, ® '"". >? 46 rant. 17. 6.57 fJo•·cia S11loatore, ® ....., o?. . . . . . . . . osp. :\apnli ~G. 3.60 Pt>re~:o l'lllorio, ® ,....., . 9 art. ca mp. t :t. 9.59 AI:Jèlh l'&llorio, ® • -. . cn••all. Ales· .•:ond rta (141 U. 4.61 Solis Ao1drea, ® " . ost•. 1\a•·~nm• 4 luglio 1815 5. i.dS Sullio llllì{/1110, ®, ®. o~p. Genova t :i. 4.58 Cusaui :ll11rtiuo, ® '"" . dir. san. l r.orpo d'arm. ~l. ~.G I C'lironc /o'11bri:lo . SO (ani. (com. ow. Napoli! 18 gennaio 1886
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~G. 8.~9 orc:~"m• /:JuurdQ, ® " ",
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IO. ~.5i CP.v:1schl Calt<ILo. • ~4. 11.59 To mha Gitwppe, ~ ~~- i .:Ji Oe F'tlip(li< Adittlore 1!. 7.56 Tucc1 FrliJlpo. o§o. 8. 9.:i7 J~zO GIOVIIIIIIÌ, • 7. 8 60 Zlt.o~ttl (;iuup}Je . IO. 6.60 1\os.i Alfredo . .
. O'P· !d~S<IIl!l . hl. nr.:sr.Ja . 8 art. eamp. . M fant. • 5 l.er:>. , l~ la n l. . '2 art. camp. . u<r. l>urugla
(,Stgue) CAPIT ANI liEOICI
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17. 9.59 no~sl Cu11re, ®" "· o? . 13 nrt. ca m p. !1.1~.00 CPino Achille,® '""' . . 91 fan t. 2. 5.60 Ot•lmlnio Or11zio, ® ,...., . t irl. U dicembre 1898 i. IO. :m r.ormdi Allgrlo,®, ® "". l'Il\'. GuiLie(l9) 7. 5.~9 :ie~troni Alllnnlo. ®"· ? W rant. 9. 3.60 C:<lWIIP•-a A l (o 111 O, T• ® """ . . . . . . . 6 ~rrs. l giugno 1887 10. 5.60 Loschi Pietro, ® .. . . • OSJI. ~u cc. Udmo i. 9.59 Piergiannl Hncerr;o • . S.1•oia e:tv.(3J 1~. 8.60 OngaroGhutppe, ®"",o}. 1.1nr. Montehello (8) 18. 7.~9 Cugi Llcur go • . • 67 rant. t . 7.59 Romto Fr1111ctsc•• . :a 1~. IO. IU9Gianninl AI{<JIIIO .81 hl. :!0. 8.36 llithPrl Carlo • . . 5 genio l. 7.58 Magnolia Ferdiucmao. . 89 fan t. ~1.1~.61 Ros•iniTomm"'''· ~. ® ... o;p. Geno•a ~•1. 4.6i Ostino Giovrumi, ®"" . se. appl. .'!311. mil.
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lrror. tflolnrel (lihero ilo·e nte nella R. Unil•er-;ll:i di Torino) :1. 8.6! Cerone Fmncta., ~. ® "· 83 rant. 27 ottobre 1897 5.10.61 Llrl Prlon1 lìnr•(l!llcll, ®"N izza cav. (I l t 6. 9.61 .llar>.orchi Fabio • • . . o-;p Mossirw 5. 8.61 Spina Vincenzo, ® .. . . 44 runt. (<'<•m. osp. no mal 9 dicembre 189 7 3.60 l..oscnlzo VIto . . . . U art. r110111. ~i. G.GI Fanchiotti Euoeulo . . rava ll. llorna (iO l 3. :1.60 Castello f'rrmcnco • . 7 al p. ~. 5.60 llonlnl Girutppe. • . ~ (An t.
t3. 6.59 Galasso A"lo11io, ~ ..... . 4 Iii. 6. 9.60 Vi tu Ilo Gl111tppt, ® " • . 61 id. t. 4.60 Sh'Uazzi l'lllorio, ® ,...., . 53 id. 6. 3.61 Mombello Brnnl•l. <P ..... 36 id. 1:!. 3.60 ~loro Tilo, ® ·~-. . . . o< (l. Piacenza
,,
(Sff}llt) C APITA!II IIBDICI
dal n. te5 al n. ••• 9 dicembre 1197
Q. 3.61 Gah·agno T~1muto, ® ••. e~wall. l.ucca ~ (161 5. 6.63 Marras ll<t/Tuele, ® " . . art. mont 2. 9.61 1'\ietldu Arllonio, 0 '' . . 1 bers. B gennaio 1898
tO.Ii.59 Ro>si Gaetano,® ' '"" . . c." ·all. Vicen· za (U ) 9. i.:i9 IJcl Bello Antonio • • • !!9 fant.
19 maoglo 1881 !3. 6.00 Palumho Giweppe • • . lnl. presid. c~ sale ti. 6.61 Ourcino Tobia, ~ o, ® 11 ""· ~. • . . . • . 35 lant. tG. j.59 PizzocaroCiemenlf.~ , ® "49 id. 23. 3.58 Pto rir.l Fiort~• :o. 0" "· ~ osp. l\o vara !i. 9.00 1\osl<igno Gllutppe, ® ,._,. 3 al p. 8. 9.61 Gerbaldl Giocannl, ® ". !17 fan t. 19. !S.Gi! C.annas Nicolò, ® " "· ~. osp. ~l ila no 6.10.61 Vasi lico Giuseppe,® " " " hl. Venez•a
" ......, *· ..... l O agosto 1898
~6.11.0~ D'Amico lliagi o, ® •• .
. 73 lant. ' '· 3.61 ~JPianwo Gi•ueppe, ® . . 3S itl. 25. 1.63 Pace Luigi,~ o.®" 11 "
...,. ". ~ . • . • . • R. truppe Co· loniali 1.11.6! Gris tina Ca~lrm:t, ® ".OSJ>. l'.tlermn 15. I.G!! ))e Pri>co L uigt . . . . ca,•nll. Foggia ( ti ) 4. 4.00 llriJWOIIC Ferdiwmdo, (1). 5 art. cam11. 6. 9.61 ~·ahlclla Pietr11 . • • . M fan t. 24 nowembre 1898
o.
30. 6.6~ l.tllanli .ncoltto. ® . 3! lant 30.10.6! Verdura Luifli, 0" ".~. li'JI. Ca;!liari 6. 1.61 Cara 1-'mllu~cQ. ® , ..... U rant. 5 marzo 1889
3. I.G3 \India Giu. sep J>t . t§- 0. ® ' '"" . . . . . . . 8 hers. 4 giugno 1898 U O 01 Cnrt•ola o\'iwltl, O.
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'"", ~ · . • . . . . c:n•nll. Um· lterto 1 (;!3) !3.11.61 l.ucianti.III'ÌIIÌII,Qi, ® '",.r.9 lanl. 19. I.G I ~·LhCO Bm ili iJ . . . . . rtir. sanila X corpo <l'arm. 311. 6.61 \'e.>l"toian o /Jum., ® .,.., . c:n·all. l.ooli (1 3)
17. 9.GI Lvn~ari llntlrol(o~, ® ""' . 3 hcr~. ~6. l~.liì litall:\7.1.:\ r.iuseppe. ®" ''· iG lan t. ~G. 1 :~>!1 CtiOCu l.utyt. ® '''" . . 88 io l. 1 6.11 .6~ Guaiti i C11rlo. O ,® ,.,.,. 'il hl. 19. 4.61 Slmum Gilmppf. ® " . . G ttl. 4. :;.:rJ llt,·c:.rin r.io~all >ll . . . i alp. 30.10.63 r••a Teodoro, 3l ..... l llf. <.~Ili la Il rorpo d':mn. G. l 2.6ii'Nrou~ Andrtn. ® .,.., "· ...!:... • . . • • • GO rant. l ~.t~.GHI~~~~•·::nl lo l.ro>'(ll ~o. ol}o O . ® ...... . . . . . . . 8~ hl.
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(Segue) CAPITANI .IIEIIICI dal n. ••• al n. 18$
4 g iugno 1811 ... ... . arpel/.. in(.
~.1!.61 Vijno Luigi , O, ®
25 giugno 1889
'11.111.60 Santoro Giuseppe,+ 0, ® ...... . . . . . . . 87 rant. 19.U .59 Crisi)O Ubalcln, ® ,,.... . . 4l ltl.
+..
18. 3.6t T revisani Gaelono, l g ran. 21 dicembre 1889 18. 1.64 Cigliulti (ilu!eppe . . . 4 al p. 16. !.60 Bemncasa l'incen::o, ® " 8 (Rnt. ~- 8.6! Bonomo fl'icolino, ® " . 82 id. 19.11.60 Cottarava Enrico, O. ®'..... . cavali. Cas erta (17) 18. 1.6! Marini Pio .63 rant. (com . osp. Romal ! 1. 6.61 Nardi n i Gi ulio, O.® '·'"". 33 rant. U 0.63 CablhlJe Felice, ® ...... . 34 id. l l marzo 1900 10.1!.63 Recchione bllore, ®. . . o~fl. Ancona 9. !.63 Santucci Stefano . lr.nc. Milano(7) (~om. osp. Torino) 18.10.6! Passarella ligo, ® ..... . 'l gran. i7. l.63 Maisto P1uquale. o. ® "· osr. Napoli ~5. 5.63 Llcarl Vir•cenzo, ® ''-" . cavali. Mon-
+
r, rra to (13)
l O giugno 1900 tt. 9.6i Paltrinlr.ri Umbe·r to, O ,
® u~u . .
.
H. 5.61 Di Giacomo Luigi,
. 6.) ranl.
Cl , . . cavali. Saluz·
® .....
1.0 (l!)
(rom. osp. Padova)
!8. 5. 6! Cheleschi Camillo,® ·~. H rant. 29 settembre l 900 9. 9 ..6:! Arzano Frau cuco, ® ' 040• OSJl. Piacrn7.a 19.l 'l.61 Bast ianclli Umberto, ® " · t art. camp . 8. 1.63 Paschetto f'erdin <Jndo , ® '""', ~ """"' . . . . osp. Ancona (Cina) 7. i.61 Santo li l/m ilio, ® ...... . lane. Aosta (6) 16.i'l.61 llenali Alfonso, ® , ..., . lO bers. 8. 61 FedericJ Pietro.® . . . l'iem. ll~ale cav. ( ~) :t3. 3. 63 Gallo Nlcolrmgeto, ® , ..... OSfl . Caserta 2tl gennaio 190 l H. l 0.61 Ouccescht Modello,® ,...,18 rant. 18. tl.63 OdciPra Luigi, ® ,._.. . . 15 id. t5. i.M Ma.nr l /,uig ì, ~O ®, ® ••
w.
,..... . . . . . . . . osr. Fi renz~ 2 1 ma rz o 190 l ~9. 9.62 !leale l 'incenzo, ® ''"" . ~7' funl. 6 giugno 190 l '!3 4 .63 D'F,Iia Al{omo, ® ... . . i fant. li. 8.61 Marsanirh Artt<ro, o§> O, ® . . . . . . . . . . . . 9litl. !0. 8.63 Vinci Angelo, ® ,..,. . . ~8 i<l 23 settembr e l 90 l
O. ® ' ' "
'!0. 1'!.6~ Cost.a (,/l<into,
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. l'i IJers .
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CSepu~l CAPIT A:<I MBUI•I
dal n. ••• al n. Il~
23 Mtltmllre l i D l s. i.63 lln~lfiO·I.er:~. Gabr .. ® ..... 69 fan L. 13. 1 63 Allohelll Albtrl o, ®'..... 9 id. 1. 1.63 Re8tlvo P:~.nlalone G.ppe, ® ..... . . • . 19 id. l. 9.6$ C.11t:uu Carlo • . . . . 16 Id. 31. 1.6! Como la Giwllo, ® •-. . osp. :Sovara Il dicembre 1901 ~6. 3G1C0hndhbùptii.Qt.®''-"".!t fant. i.IO.G$ llha AIIIOIIÌO. ® '""'' . . 50 ul. tò.U.6Hòr:ulo Paolo, ® ,...,. . . ~\ 1d. 2 giugno 1902 1.1.11.6~ Oorill /I0$11T10, ® '""" . . !3 fan t. 31. 1.6; Alla Ulllbttlo, ® ,..., . 1lir. sanit;1 VII o:orpo rl'arm. • (com. o<p. Roma ) 31. 8.6~ Po•ltnwlll Filolllfnn . • . o,p.AIPS:<.1nd. 18. i.63 Chiui G1••lnuo. ® '"" . . 68 la n t. l ottobre 1802 33. 1 6' Rrillo Fra>~cesco. ® • • 66 fnnL. 8. 0.63 Nota Celio, ® ,...., • ~6 id. 13.11.6:1 Fortunato Carlo. . 58 Id. 7. ~.6\ Srarauo l.liigi, o§>. . l.;pc tt. san. mli. IO. 8.63 \'1snl!l Pnnl o. ® ,,... . ~ fant. 8.11.63 ~lart111rlll Giusrpp(, ® ' '"" G~nova cav. (4 )
1com. o~p. To rino) 8. 4.63 I'Mtor~llo l.ìborio. 1J> ...... :tG rant. s. 1.61l.A C.•v:l l(lnn:io. ® ....... 74 id. 3:1. 1.63 l.•ca,tro Gnu~ppe. O . . 9 hers. 6. 6 63 c:at1111 Alpwolo, ® ..... . ~5 rant. :i. ,,61 GIUITri<la /.IJigi, ® ''-" . 48 itl. 7. i.61 7.orzoh r.wva1111i Enrico l.111ql, ® ,,.. . . . . ca•·all. PL1-
cenz.a (18) 6. 5.63 Pl7tnmlo Oguib. Paolo,
® ........,
. - . . . .13 rant.
3. 9.6J Maq:otl:l CtMI't, ® '""" . i9 i•l 21 dlce mb,. 1802 li. 3 61 p,,,mo Eligio,® .,_., • . 31 fant. 18 gennaio l 90S 39. u.65 ~lnrianl b'nnco . . . Il faut. 18 aprile UOS 13. 3.61 l!~ fllo rtti lle!liami,o, Ql 57 rant. 19. 1 ~.66 t:amloonl Fr cuco,®,..,,. 4 brrs. 1 7.1~.61 l'l'll••rn10 Andrea.® ''"". 85 !aut. ~~. :1.67 ~-a,.lo Gaetauu, ® '"" . . 7 tJer;;. ~~. r..66 t.o Bianco l>~•ioi. ® '""' . 5 raut . ~R. l .66 llonomi Goeln,v. ® ,...., . lane. Vittorio
f:ruanucle Il (10)
2:>. aGa .l llliwllo Emilio . ® .,.., . Il bers. ~.
9.6:; l.n
8 luglio 18D3 fi rnttcna Pasquale,
® '"'' . . . . . .
51 rant..
f~.lllGil.:~ 1::..;r1a .Salvai.. ® ,...,.~G id.
7. 9 67 ""<.:~1111 />t'orulo, ® · - . iO Id. 29 ull•mbr e 1903 11.10 r,:; \"•·r•lulnA /JMfam. ®'~ii fanl. 16. !Uì:l P;111 tano Arturo. ® ,...,. . IO ul.
(Sf/111<') CAPITA~ ! Il TE~t:r<TI li EI•IGI
dal o . • , . al n. a8a 29 l tttembre 1903 19 l ò7 Vardcu B/lfio, ® ,...., . . lane. l'io vara 15)
21 d iCIIIbra 1103 H.li.65 Trovanelli Luigi, Q) '"" • 7! /nnt. :1:1, &.63 Tortora Giova11nl, Q) ...... 3 hl. 7. 3 66 Castellano Fedele, ® , ..... 9~ irl. 3 aprile 1904 $.11.63 Stelano t:mberto, Q) ,....., • •·a• . Catania (:H) j, t 66 Bono Giovanni.
® ' '"" . 78 /an t. 18.10.67 llrunello Augusto, Q) ..... 61 td. iO. li 66 C101ino Pratlctsco, Q) ''"" i~ r l.
TEl'\E~TI m:111r:1
,!al n. l al n. ae 18 febbraro 1891 j3, 7.;;s Glu:Hini C,lso . . . . . llfJ)Pil. i ti{. 4 lugli4 1885 t8 11.65 lr n olino Snlvntot·P, ® ' '"" fl&pell. in(. 10. 4.66 llarri B:io, ,5, ® ' '""· . osp. Ftrenzc 8 11ttembre 1898 U. i.6:l t;rlllo l:.'ll ort. ® · - . . l art. /ort. ~0. 1.67 Tonlrtli Pitlro, ® ''"" . osv. Firo~nze 5. 1.66 R.~<rli A••drea, ® ..... . . ici. Ro rna tO. 4.67 Corlu Hdoardo, ® ''"" .hl. Boma 18. 1.67 Tln zzl Pitlro, ® '""" . . lrl. Lrvorno :!1.10.68 TolltJl Arturo, C,, ® ,..., . ili. Boma fcflm. min. gurrra) 9. 6.67 Damiano J\'icola, ® "'·H . eo rccl . m il.
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r.ael.a
!!. t .68 To; io muuppt, ® ''"" . o, p Torino 11. 1.69St•:tl(•se Glorpio, ® ,..•, C .... "'· ... • • , • • rd, NallOii 15. i .6 7 ltarmiBm&llo Paolo,®'.... ul succ. Mnn· t ova Alli/io, ® , ..,. . . 0'1'· Genova 16. ! .69 Larna Tomm(uO, Q)''"" ~ ' " " '. . . • . . . • 1d. Milano 3. ! .68 Parroni Hurico. ® ' '""". ! art. camr. :!8. 7.69 St>hastianelll (iillugwttppe, ® ...... . . . . corpo invalidi e veterani . 6 alp . !'!. t 6i CoHa EmUlo, ® .... . lnr. presiol. 8. 8.68 Cantarora Nicola, O Ca~t rOI'IIIA ri 1.10.6i TPm)>esl.liCo.ll::o, O ® ,...,.o•p. l.a<~rta 18.10.67 OahtJene Folippo, ® ''""" '! a lp. 13. 3 69 Oernucci Rotlol (o.Q> . . 6 ltl. :!i. ; .iO Andrt'iol Al{rtdo, Q) . • o, )l, Li l'Orli O 3.11 .68 i:'ie~;ro Hrnt.Jio, ® ''"" · . l alp. 3. 8.68 llu~;;uli Luigi. ® ''"" . . Se. <lJJI'I. <an. mil. ti ll 69 Procacci Arturo,® ' '"" .o•qt. Li•·orno
~3. 1:1.70 Sanna
(Sfgut) TENB~TI lii!DICI
dal n . • , al n. , . a uttembre 1118 !9. 9.69 Ga!:l>!ia Mal"io, ® ,...., . . t art. rort. t 6.1't.6i Santini Federico, ® ,,... . f rccl. mil. Peschiera ti. 6.69 FerrO·l.uzzWauim.. ® .,... osp Ancona 4.10.68 Soggiu Auto11lo, ® , ..,. . a•petl. in(. n .tt.G7 Coola Cat·lo, ® ,.... . . . 5 art. ! 5.10.69 Rollieri Hoberl o, ® , ,.., . osp. Drescla 5 gennl1o 1119
ts. 8.70 lla~~arottl Gllueppe, ® ,,...
c .- ."' . . . . . . cavali. Roma (~))
30.10.69 Mircla Salvatore,® ..... "~H arl. camp. \t9. 6.69 V111ci Francr4cO, ® ...... l id. costa 6.12.69 Ronp;a rlnct11:o, ® . ..... o,:p. Salerno 20.10.70 Garau Pietro, ® ,...., . . R. l ruppe Co· loniali t. 6.70 Romano Enrico, ® ' '"" . o>p. l'\O\'ara :15. 1.71 Jarono france~eo, O, ® ,..,, " . . • . . . 4 al11. 4. 8.6~ AIIIIÌllO UellilltiiÌIIII . . . Osp. Palermo l. 7.7! nuta Sehnslluno, <!>. '",'"id. C:tserta t . 8.69 Troiani 11ietro, . id. tltioti 18. 4.70 Pavia Caloman . hl . v.-rona j i .11.69 Valerio Gwst}l/Jt. . i!l. \'Mona 'tt. t.7t Ca~tellani Romtto. . 11.1. Ale!'Sanolna ~- 4.70 Ma~lioli A11lonw . . t n lp. 1.t 1.70 ~i raglia h'uslacluo . ~~ art. cam p. t.t0.69 Annaratonc Carlo, ® . . R. truppe CO· loniali 18.10.70 Mc>sc rotti lt••n•·~nuti Giusrppe~
=· "'· .•,.
7.10.70 Fr:. nchi Luryi . • ii. 5.H Jlivalta llo//'afle . :m. 5.71 Cnstoldi Ellor·e. ® !il. 1.7t 011\ari l'iti1'0, (!). ti. 7 .70 Ajroldi L11i[1i • • 1.70 Ile Sa rio /;'ugeuio. 27.11.69 co-~u Albt,.lo . .
3 ~rt. camp. 2 id. CO~IA . osp. Ravenna , io1. Milano . R. truppe Co· loniali
. 9 art. camp. • O' l'· 1'\apoli . iìl. Ca~hari Cronr. le)!. rara h. C.1l!hari) ti. 7.70 )Jemmo mot'llltlli • • . o~p. Roma 13 maggio 1900 . 13 art. c.1mp. H. 8.69 Dc )l<tria il'~ecu/o . 19. 8 69 Palmiori llr•lfllelf. • . • O•l'· Cat;m7.aro l t. 7.68 r.arneri /J!II'Io/OIIIfO, ® , .... io l. Tori n <l 9. 5.6i! Ile S•rph:miJ (iills•J)pe. . m•all. Monrrrrnto (13) (Cina) U. 4.69 Mnzarcarn Pietro,~ ·~... 89 rant. 9. 4.69 Marrom• Slt (auo, ® ...... l~ art. t:~llll'· 't~. 3 69 Fantoll fiwho . • . . il 1d. id. 2~. 10.69 GiatJUIO!a ~ulvlllv•·e . O>J'. Ca<erla • ul. P.1termo 2!. ~.i l Lionll liirolnmo . • 111. Firenze 13. 4.70 PIJ!IIa lc lll H h tJ/111 15. t. il R•w 1. ulg1, (!). • . Il! art. camp. tt. 8 .73 Fioreutuu Gm•hu • O<J1. Me:<5ina . Se. appl. san ti. 7.i'l Rouutt (iullt /JJ)t. militare ~9
dal n. 11 al n. tltt 13· maggio 1100 7.10 i OTosti f)omml co . . • . o.<p. l'i:ipoli ! .Il it C~I'Jlrllo l'lo . . . . . id. lloma 19. i.iO Imperiali Gltllio, <C ..., .... 3 uri . fon. :I.S.tt.a Boeconì Allllao. . • O~Jl. lloma l~. lt.i4 Marengo
Lort n:o . . . 3 a iJ•. 3. 8 7~ Pa<i~ra lircote • 3 1~. :tO. 8.70 }lanrmi Anotlanl oulo . . 19 art. camr•. ~- 4.70 Gillone Ca•·lo . 4 alt•. t!. 8.73 Oosco Pietro . . . . . 7 itl. U. 5.7:! S;•tta-Pulctto Sat~atore . o~r- sure. C· duoe. . se. r:~valleria 30. i .iO Grixonl Glot•aulll . . 0~11. llolugua tt. 1.71 Ot•murt:u t:ort~ello . id . rA'~'""' 1.U.69 Vlrj:tlli /.ttigl . . . . id. Novara ti.tt.a Vocntu ro Ge11iaie . • Id. Catanza ro 10. ~.71 }lnechia Er11trlo, ®. IL'' " '" ltl. lloma t. 9.7! Mario ttl-nlanchi m o. IJal· 11$1a . . . . . . . . hl. lloma 18 luglio 1901 t. 8.71 Fnlcr tti l.ulu• . . o;p. lloma t6. ti. iO Gerulll Amtre11 . . 3 genio !t. l~.a Slrcci Giuseppe . . 3 art. rort. :!3. 4. 71 O' AIOI:I (jiOVIUUII . lauc. Aos ta IGJ 19, 5.71 1\o melli f 'rmlcuco . o<p, Veroro:\ 16. '.70 Caccia Filippo. . . . 3 a rt. rort.
t;;. ~.;6 Rcs·m liugellio Mari~
16. 1.71 Pompoui i>'nrlco . . . osp. Ancona !t. 5.71 Cad~o1rlu Al b er t o,®. IL? "' " '
• • •
19. ! .ii Ttlrchio Ernt$10 . :!3. 6.71 ~le•'!hoen GsuupJie ~.IO. io C.:Crza Framerco. t 6.t 0.7t Tempest.n Prancuco 1.71 Rcmardi Luig i • 13. 7.71 Samperi Gaetano.
~-
• Id. Ca~llarl tC ma) . 5 gemo
. art. moot. . carcere m il. Napoli . t Alp. . osp. t:ag liari
. cavali. Lucca (~6)
\!6. 3.71 Buratti Aristide u. 9.a Tecre Pa~qttate :!6. 4. 73 T~relli Bilo . .
. osp. Perugia . id. t'ìapoii . iJ. succ.
Parma 9. 9 .7i Sarto l'lllorlo. . 4 al p. 16 1:1. a Senni llurntli Uyo . 15 an . camJJ. ~8. 9. T rum Bllore . • • art. cav. U . t .74 Pierucci Goffredo. . 7 art. ca m p. !6. 8.7i Gianneili Aleuandro, (i) • 14 iiJ. Id. :tl.tt.7t Angelozzl Luigi . . osp. Pouova tO. 1.74 Tentoni Ratr<,elt. . cavali. Um· IJerto l (t3) 18.11.73 Gilardoni B11rico. • atptll. (am. ~4. t . H l'oleotra Girutppt, ® . . R. t ruppe C~· Ioniali 10. 3.72 Balloano E11ea Arturo. . osp. Torino t 7. 3.73 Funaioli Gaelano. . t J art. camp. H. 4 73 Massa rl Glu1eppe. • • 3 id. cost.n 7. H .13 Amali Glultppe . . . osp. Venezia U. t .?t Mauaglia G•ovannl . • i d. Messina 9. 9 71 3iolloari Ilario . . • id. Ales$3Dd.
a
(~egue) TI!SEXTI liKIIICI
30
dal n. ••o al n.
••.a
24 agosto 1901
9. H.H Penut•lla .Ilario • 19.12 7'! llo rruso Pi•lro . ~. 1.7':1 T r ulll Gubri•le . 3. 4 71 r.otumha Ctltlrf . 16. 8 a Oarba ro .neo/"
IO V I R1~hl Albtrlo •
. O"fl· Dari . l art. costa
. o>Jl. Ban • 4 art. . Oif\. Savigliano . lane. Milano
c;> 23 nttembre l t O l ~
5.71 Mona Pìtlro
• .
1 vrnto
~3.1t ili 11~1'7.0111
l't>t'f ll;o l art. camp. l . 6.73 ~Jihtl'llo G•u'ttiPt 9 hers. 15. U.i3 Ctpraruh .llm·t() :1 alti. !!G. 8.73 Otl<l1 Ut1do11r . . . o<p. Toriuo 'tg, l.i3 Paoliui Adolfo . u.l. Roma ~:l. 5.73 Ca<aplnta f.ior•mrlti. . itl. Palermo 1!. ! .il :'iapc>l otani .lfe/cltiotTf . . lane. Vrtlori o Emaunele Il (IO) 11.10.73 T riulr.i Giruiulo . . 7 a lfl. 19.10.71 Auza .Sr1lvutore . . o~p. Genova 13. G. 7l Sa ho li if·o lh'l•alt o . se..1pJ!I. san. mil. Il. r. 7'o Srrtoll Al{"nso . . o•J•. 1\apoli 15. 5 75 Zucra ri Fnl.••·aco . . se. ap(JI. san. mi l. 15. 5.73 A menta Antonirw . 6 fant.
(Caudoa) iG. 3.74 Oc :'iapoli Ft>'dinando • . :;,1\0ia r.a\'. (31 li. li! 74 Zaccnrtlr Giuuppt • O<JI. Ca::liari 8. 3 i3 Sal va l ore Dome11icu • . IJ. Bari • 111. Geno,·a ':I.IO.i3 .\ud"io Ptt lro 3. 3.74 Groppo /Jo rwl tullonio • uspttl. {a m. 3. 7 a \'uiJIC ~/o:;wl . • \! j:enio l. 6,7:; l.anuUina Pramo • • ravall \'i-
cenza (!41 9. 8.74 Cn,·elll Sa11to . • 30. 6.74 Rtre• Sera{ì110 . • !8. ! .i l ca.tagnonè flltlro
. aspdl. (a"'· . tt art. calllJl. . OSJl. S3vi-
t:llano U . ?.il l.OilliJ8TIIO Ltonlda . t. 1.74 Gutzardl L wgi
!!, 4 73 Vllll~ Pitlt·o
•
\1.11.74 llandlzzone Glovmwi IJ. 4.71 ZunlJ)ell~ lìlu$eppe .
11:;. 3.7:! Slmeo111 Ate&$lllldro t. 4.7~ l nranl<' Carlo . ~l. 5 i3 I'NIIlUltl CtRIII't l i. !~. H U' Ei in .~11/onto jl, 3. 73 Ca lendoli
Snverìo
31 7.73 S•IJlrano Edll!tt'dli t . 9.74 Ca~ll;:llola Orluudo. 6. 6.i3 Malti~ .llacht lt ~l.tu.73 c,, raro Nfrol11 . ~4 . 8.7:1 Rufo
I IIIUIIZO
• M peti. ili{.
ca,·afl. Piacenza ( 1:!) 3 art. costa l alp.
. n. truflpe Co· loniah • lrg. ali. ca r. . OSI'· i'i3flOii
. Id. Ca~erla . cav" ll. Fol!;gia Ili) . n. t r UI'Jle Colon >ali
. osp. 1\aJ'Oil • id. Tormo . id. Salerno . l! art. rort. . o~p. r'io,·ara
(Sfllllt) TII:~EI<TI liRiliCI
dal n. ••~ al n. • • • ao gennaio 1102 8. 8.74 Ghidoli lf11rico . • • • lane. :'\l)var.l (5)
27 marzo 19 02 15.10. 71 UJlolinl r;iuS~IIJJf . 01 1•. Oolo~ua iO. 8. iO lluda f'rauctsw . . lanr,. Monlellcllo (81
25 agotto 1902 i9. 5.75 03)'011 Edmondo . • • . hng. fcrrov. 1(~ 010
l settembre Il O2
!0. l!.l6 Ferrari-l.ellt Frm•ctsco . ~c. appl. san. !. 5.74 Vernn.Jo El/ore . . 10.10.76 Oemonte $ilcio . . 13 i. iG ~acc1arone A mieto .
m11 . 1<1. ul • fl$1•· T or IliO . rnvnll. l.o.t •
li:i) l i.ll.a For~stl Alberln • '1. 6 74 FerreLtl Arrigo . \!. 7.73 l'~rraiJiiiO Ot11avio
. 16 art. rnmr
• ~ 1•1. 111. . C:l\nii.Cascr!J
(171 . Il . trii l'l'e Coloulall (dilpos. mlnl!l . tdtr• ) 8. ! i5 G~bri Gi11$tppt • 6 al p. ~4 9.73 tìlitrardl Giou. Jlallirla . o,p, Ore<rla 7. 11 i :t C.•l'ia lbi A nioni(, . • . . 51 fnnt. H . i.i3 Armand-l'~on Gtouamai. 6 ari. mmp. l . t . i l Ile All(!fli< Gatlano . Oil' Tor111o 9. ! 73 C•auri /losolino • . id. Pal~rmo t . 6 77 Con~il!lin Plttcldo • 94 rant 7. 4.74 Rosta11no Ca1·lo • art monl. 'V. 6.73 Calienrlo Errico . Il. truppe Co· lonlali U ll 73 Piroli Amedeo. .In r. prc.1 Terni 7. 7.7n C.~.<a)(rand i Glauro. . 0~ 1•-Ca 1anz.1 ro l U l.74 Perro:11 Gi ovanni . c.wull. Sa· luuu (1~1 t8. 5.74 l'erTari Pietro. . r.cuova ca,,. !i. 9.7·l .\Jartog lio Ferdinando .
(4)
U. IO.73 Margara Qrore
. i alp.
!l \! 74 Cfr•·ellera Donalo 3 Il i4 Passamonti Gatln rao 4. J 76 ~lolisani Alfredo . .
. 3 art. co~ta . 17 ul. c.•mp. . :'\tzla rav. fi l . o<p. PNugia . se. appl. san. mil . o~p. llo llll(ua . 3 art. rort. • 2 Riti . os p. Palermo . Il. !ruppe Colomnll . o, p, Genova
3. 6 .75 ~lru;sa Goffredo • • 1.10.7' Santa-Maria Alberto
!.1!.73 Frigieri Giovarmi 19. 1~ 73 Ceratogli Tullio .
fl. J.n lludoi M'auri:io . 3. I.H Pia~za Beniamino t3.!1.74 Stella Vitltenzo .
~- 5. i! lla~naghi Guido . · .
u .'u.i4 Crescuuone Roraria.
. Id. Pal~rmo
15. 6.73 .Monaco Cotlanllno.
• 111. s_, vagliano
30. 7.73 D'Amore Franct~to. !1.11.74 Uilotta l'illCtiiZO, :19.ll.i4 Cotugno Pietro
. 3 art. co<ta . o;p. Me.,lna . "'· lllll'l. san mi l.
31
t Sti/IUJ TI>:<SNl l II EOICI
dal n. ••~ al n . •:aa l settembre 1902 8. 1 0.7~ tardo GillltP(Jt
• • • • a!pett. (am.
~:;. 9.i:! llnnritwlli Annibale.
. • 5 a lp. l l giugno l 90S
'i. 8.73 5an tomauro Rt•fl!litr n. . osp. Caserb 12 ottobre l 90S
16. 8 ili Ca>arini Arturo . 9. l( 73 Bracco Giacomo . i6.12.75 zamro An/(JII ÌIIO
. o-p. Fla•·enna . 7 a lp. . l gran. 6.11.761larile Cesare . • . osp. Piacen7.a Crom . se. nrrl. san. mi l.) 10. 11.7~ Frisoni Paolo. . osp. llomn 18. 8 i6 )lell!les Gtdd o. . ~ gran. 17.11.71 Foce Edgardo. • 17 rant. ~6. ~.i6 Tam Gugli~lmo . 3 al p. (com. se. appl. san. mil.) 17.10 i \ Veneziale .~l(redo • 3 hers. 13.10.i5 Sem Giacomo. • ca•·all. Umherto l C!J) :!3. t. i i Sra lia Rosario . 8 bers. !com. se. arr l. san. mil.) ~. ~ .i;; Grassi Giuuppe . . • . 46 /an t. (com. se. :IJlPI. san. mll.) 18 1~.;~ SAgnolti Auu•tdo . . • 90 la n t. IU!.76 •1rlla Ciop)Ja A•tgelo . . brlg. art. mont. •lei Veneto 4. 87j ~ontanari Al/ilio . H fant. IU. 8.74 Colatanni f'edel'ico . . \!3 ltl. ~7. 7.7~ Teclrtc GiUUJIJ!t . . • 41 id. ~i. ~ 76 Palnrtmo /)IJmenico. . 8! id. 3U. IO. 7:> Dellachn Gius~ppe • 63 lrl. H . 3 76 Rarile Felice . . SO id. iU0.73 Ptrna Amedeo . . . osp. Roma 16. ~.H Ac.·ar<li .l/11rlo. • . 3 rant. :U 12 ili Cotronei Tomma1o . . brlp:. art. costa clelia Sar<legna l O aprllt 110•
3. 6.77 Zam SilvifJ. . . • . . R. t ruppe Coloniali
llFFICIALI llEOICI l~ ASPETTATIVA' I.A CUI :\:\'ZI.\NITA E SOSPKS.\ Data
Ili anzi:111ita TE~ENfi
1lal n. t al n. • ~G. IO 7:1 Fcrgola Enrico Glttl•o • t901 lu~lio 16 !1. 1~ 72 C1nalini Giultppe . . . 1901 luglio l6
33
UFFICIALI MEDICI DI COMPLEMENTO IN SERV IZI O ATTIVOTE.\1POHA~E(I
SOTTOTE:»KiliTI m:u11 :1
•fai n. t al n. 41 27 luglio 1903
:111 u :i O::ur,h D omtrtiCO . ~ '· ~ 7'\ C1arcia
\ .,,,,n :.o . .
.Il~ hnt. .!111 ili
! l. 8 ih l~1le.<tra /JtUIIO . ! 1 l.i7 t:astelnon Lodonw.
• 1 ~:nn
'i J.il! CosL1ntini Glu!tpp~. Ili l l.iG Serio \"ilo ,\ 'i colu
. ~ lanl. . hrl$:. tla ru,la 1lo•ll;• S;tnlcgua . !!5 lauL.
• G~·fU)\:\ Ctl\', l~ l
r.. ll.ii l.enzi A•·m~tudo . 19. V.ii Scolo Piltppnnen 1. 1~.ii ~l:t z z~UI Lo,·eto . 2. (o.ifi f•Jta riiiCtn ~O
'!t. tO.iti ln;.ru;,rlìa Antonino
. nrr. cav. . 8 lwr<.
. a ~ l;u1t.
19. 1!.;,; •h l~1llo f.armme 1~. i.i~ l'ap:tle Rutmow/11
• 311 Ili. • tf hl. . ì ~ruL . r;l\ ali. 1-'ov;.:1.1
:!. l.i6 Uor>arelll Gwv.mu l .
. ca \.di. /;a,.·r·
t,, ~.iu f'tltjtpi}IIO .StiVII) .
( Il)
'.J. 3.i1 P.1ol1111 Dommico. ~. 1. ;;) t.a~ana AUitHIUlH
31!. 1~.il! Pvrru Pirlro . . ~ l. :l.i!l :)c1 nlluì Fttlerico. ~i. 8.ii 1'1C11ne Rarl olom<>o • '21<. 3.111 Allwrti ,hgtlo 13. :! ii lklo:ru Gino • . .
la Ili) . :l ~,~,,.
. 8 id . . 4~ flllll. . IO 1•1. • \5 Id. . 14 ìol.
. ravall. S.olnz· /0 ( 1~1
1~. ;.;Il lanmzzollo Cl•rmtiiJ
'!i. t i~ Tam uurrmo
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l fi. 8.il! Stmon /Ialo. . . 9. 11.i6 Conte Antonio. • t :i. 3 i7 \'lllrllo Giuseppe.
1;;. 6.il! Grullo Antonio . 13. G.i!l }la,entt Pietro IO. i. ii l'aparconc Eme1l11 •
. 13 art. camp. • IO (,In!. .4.1 101. • ~6 Ili.
. 15 111. . ,;; td. . ~6 itl.
. Sn''018 ca,.. (3)
. ! l In nt. 9. 8.77 Uartolelti Carlo . . :!G. t. i7 Mastrogiovanni D Olili/O . !U art. cam(l. .13 rant. 1. 3. ili Mnlatesta Ramberto :s. 4. ii :\larc.scalco Antonio. . . 9~ lrl. 17. 4.78 Ott Ollorino Pa• qualc . 18 ltl. . 3 hers. l i. 4. 76 Giudice Anlonl110 t4. lt.77 Carega Alusandro • 33 lant . . ~!l ld. l7. 4. 79 Marlini Jdol(o. . cavali. UmUl. 3.ii Lolli Riccard4. . berto l (i3) . ~7 rant. t~. 8. 77 Veccbione Adolfo. jl!S. 3.77 Arlas Paolo. . 48 ld.
3
31
( S~g u e)
UP F •CI ALI IH:OICI 101 COli PLEm;N fO 1:> SEJI\'1710 -
rtal n. .at al n. 80
27 luglio 1903 Il lant. G ;s )l:"ln rzo Crou illo • 58 io1. L l4 76 Vizio>li llifi{I Ìù . • l 111. ~f,. li.7!\ \'ason Cnrlo . . 19 Ari. '"ll'llp. ~- 3.i8 A ~ohl i (;iusr}lpe ~0.11 78 )lon ~,,. ., Arltu·o .H) ht . i•1 . Hl f.110t t . t.i7 Joppolo Alll<ot1Ìt10 .12 \ol. ~S. 3.77 II'F.Iia Guc.<rpJII' • . ~i 111. l O. ~ j'(i C:1,ali Pteh·o . . t2 . O,;;; Ui Cri,tiua G,OVtUUI.i . 2> lol . 14. 11.76 t; i;:lio r:nn·ad!l . 2i id . hl. 7.10.ii\ ll101toli / 0crln• . . . 7 hl·rs. t4. g j8 ;\'osottl Tnnw~o . 2 4.1i ;\:wcltri r;iusPppe. . 9 id n. X .i~o Botta Flhbfl'/n . òt1 r.• ul. . 2! ar t. rn mp H . l ~.71i l'r(olo•la Gwva n tJÌ. 2t ft.ii l h tCi-1 \ UICt'tl ZO. . . 3 11!. fort. 6. 4 .iG Fiori v /.tii{JI . 91 f:tl1l. '2~ id. 17. l! 76 C<>•hth. ue .1/"tlflllo. ltl.l~, ;7 C1n 11ni Auyuslu • . . 3 gt•nio . 3 ari. co-;la 19. l ii <.:nloleroulll f'rn ttCfSCO . c:nall. r ...l l ù · 5. fo 76 TOIIl.li t;i!IS<'PPB ~0.
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:;. 2.78 lllrcio F:tlqre . Y. S.iS Cllva tu rll P id r 11 o!:i. 6 iG ;"l)<' o'rii!O A 111lrcu. 18 1'o.i9 llall•l F r nu cr<cn . 28.1 ~.76 l:~mpool·•nico F <l!Uf!l
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l lwr:o:. 8 fau l. u i•l. 5 IH' r s. . 83 la n l. . 41 •d .
. la n•·. FirC<nze \9) . 21 rnnt. . i4 id. . 1 :11'1. lort.
. 51\ la n t. . 28 io l . . 81 Hl. 5 !!''nio . :• alp. . 7 h~r'. • 5(1 (.11\ l
. ~ l id. • Gf> i• l.
. 3 ari. camp • c:n·a ll. Moli· · f,·rrMcl (13) . ari. m ont. . a ra ut . . la11r. Ao; tn fG! . 1 ~ lant. . H 111. . 3 irl. .I l Hl. . 5 alp. . 5i hnl. . 2 h,· r~ .
9 :l.i6 llc ttnll t'et,<o • • l7.11 i6 C:u1•auo A 11mlto. Il. 6.76 ~lvcrh i /Jo m eo<!Cù G.I O i i Bncr.._'"tl):illll ,1/,,,.,. 23. l ii Pet rncd 1/ìrcl!l·d•l t. 1 i5 Ahloc nn11le Cal'lo. .IH ra nt. 19 n iO L ombar do Gio. llalli.<la ~!l iol.
~O TT OH: S E ~TI
\.)tQIIt) C:HaCaALI )aEIII~ a ali COIIPLEII KNTO IX SERIIZao • SOTTOTE!>I!:<Ta
rtal n. 81 al n. u~ 27 luglio 1803 19. .ifi Ro<~l \"in cm:u . . ~! f;llll. 17. !>.io Ara1azt.olle Liborio . ij Iii. 4. 9 ;r. l'ano f'ilippo . • 9 IICI"S• ~i. l.i~ 7.11lclli F n l erico . l t ad • 6 1 (ltlll. 3. 6.77 llcrt111 1 Pio . . :n 2. ii .llanfrt· E•·ne.ro . r :" :all. Pinreuta (18) :;. tl.i5 Fo•rrari A11lunio ,lft~na . :;1 fan l. ':!~. :; .i~ ~··rrn Bllricn . . ~ art. t'llllp. 13 ~ i8 lla ga Oswl.;lo . . i lol hl . ;t; lnut. tu. 3.77 Ro>J•eUn A nttdtO . ~t. ~ii :'\lt"uhh .flf'UlO . t!. h;; Rn~>!e~ lluf(•ult . !l l~ ;r. ll ·~ln•lln /Janqio . 9. 3 79 r:arura Atl•!IJO. .
. f,9 l•l. . ~:1 aol. , 4 ~cuao . ! an. roh l.> . l\11.1a r,11 . (l ) . &! Mul. . :t:i ul. . tll ari. rn11111.
i5 7.ii Sllvc<lri f'urin 25 ti ii. M·•a11holn Pusq•wlr. 17 !t.iG lllilll'lilarra Gaspm ·e Il ! i9 l'n<sarolll FerTucno l~ 3 76 [;111rnnannl Gi •Uf71t•e , :!!1 lu11t. 11. l ii 1~11<-alt•rra G••tlauu. , l art. r3mp. ,3, i ;; lòntt:ul.naro l.a llra,ra Oumtn•co . . . . , lall<'. VillllfiO Em:a nut'le Il ( In) l . 4 ;i Font.~na Acl•ill• . . r~• ralll. t 3 9 il! 11.1117.0 11 Gtudo . . Pu·m. llr·Aie rn ''· (~l DomtlllCO 5! an l . tO. 1\ i6 l'::••nti !Jomeniro. . 87 1<1.
r.
~M 11 i~ An~,ni-caliherli
tt. l i8 (;In lioni A111lrn . -:!O.IO.i8 F1anchi Pellegl"i110 13.111.;7 f.'ol!lon Gìrolm11C' . t~ t ;n lhrlirc /.uiyl . . c:!. 3 io :-iemerarll n,m!eruco ~J. ll.i6 ) la)lna.;hi Ctulo
. U art. r:11np.
. ra.:oll. Lut't'a
(HiJ . 1 arl. ro., la . 6~ l:ant. 5:-t 1•1. . l~wc. ~u\'ilra o
Pl i:i 11.76 Coche lli ,\"icola
. t'al a li. C•t.1·
L H i i :.lflre;;rn A tlltmio. ~~ 4.7i Va~<allo Gi•u•ppe
. l~l la nt.
i;, i.i:i To•lt•,o:ato 1/omolo 19 l l.i i 5oraro A chille. . ~. 4.78 (iaacalonP Beneddlo. " .101 11\ ltornr.i .lfm·co • 31. u.i!l Camis tlfario . . 9. l.78 fu~co en ncu·o . 11. il.17 Ferroni liil-'"tJlP'· i6. 9.77 Vas;nlll Giouan11i 3. t .i6 Pan11.zera f;iuuppe. 16 11.73 Spa)!~aari Ditllma . 19 7 77 Armandi Armando . "l 1!.77 ~ln ntanarr Fraa~eesco
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j, tOIIt) l'fFICIAI.I li>.I>ICI 111 COlii'LUI E., TO IS <~11\'17 1 0 • ~I)T111TE ~ h ~ TI
•lal n. t.t & 31 n. •tte 2 7 luglio l i03 7 l ~ ;r, \lola /.rugi . . • . . ti faut . lfo. ll iK )ontarr llrccnrdo . . . . ~ Il. t~ fi ';K Crt ..otfulh t'""''"'"i. . . 3t Ili. :!fi. i.ii CQIIlt'tMII r.ro. J: 11tuta . 9 1 Ili. . ~l art. camp. t~ ~_;r, .\lud110:110 \ u•~t'tt:.H. . 1 !!enio 3. 8 7!1 lktlll r;ull'flmlmllr<l l . 9~ fil n t . ~J. 5.';ù l';a;.:and I~JIUt:.au . ;!i, 4 ifi Ftllllt·• ~,,,,·nlut·e. . b:i rtl. . ~ a r t. C1 111JL l (l 7G Cnrc1a r;rv•·nnm . . l:! i•l. ilf. :Jl. 3 ;~ \llltlll~lll -"11'•'1'1<) IO. '!.i:; FIUti 1/tn·w . tJ itl. it1. 1~. 1 1 ifo r<UuiJ }',-ullrf•CO. • IS Hl. Hl. ~ 111.:; 1\urt.•·• /lotl•rl(o • . 36 fan t. i. G. io :\tut•~"""'' /lohfilo Gio· . i~ 111. vouui . . . i a lp . 16. i.il; FI IIJII'I .~ILI'fllu • • . ~ ar t. lort. il. 1!.7fi JliiUol"rn .i ll fiiii Ìfl. . Il Hl. caoup. i!. t.75 Farmt\ .."'ulr,uiOI"r. . J l rant. ~1. H.ifi J'l:ovc tla l {1/CI'II~U . 17 3 1'1. camp . 3. fo, 11; l'Ili':l , l llfi)I/ÌIIQ . ;;u lauL. 4. fo i1 \J"ÌIIÌ l'ltfl'tl , . 3S hl. '2 1:!.76 nucl'l Br, irn . , ~ 1<1. 30 4 78t:u~ ll'l Aulomo ~. t:!.iG n,•rlfH'l'l) Antonio l i. 4 7~ ilt'JIIIII•IIII' /·'riiiiCfSCU tii. i.i i 7.uhl.llll l'iryiuao . . 7. 7 ;~ R:lJII':lnla ft~IUr'}fiJt.
. 7~i Id. . ~l..rt. •·amp
. 73 faut. . ii 11'1.
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1896
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UFFlCit\Ll l;ENERALI E COLON~ELLI ~IEDICI io/li dai r uoli del R. Esercito, eonseroando /"onore del/" unUorme
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51
RIP .A.RTO DEG LI UFFICIAU ~IEOIC I E DEr F.\R~H C l STl ~HLITARI FRA l DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI DEL REGIO ESERCITO
ISPETTORATO DI SANITÀ MILITARE.
M. G. ~1. l.andotn Fede~·lco (Jgflelto re •:1po;. W. G. M. Chlaiso .AI{onf o (i~pdtort) . ... G. l i. IJe Remr.i Ghmppe (Id ). Col. M. Randone Giflo. FranctiCO. (Id.). Col. M Favre G.ovanni (segrelllrlo). C. P. l. Ponzi Erarnto (l:iflClt.ore). M. M. Grlero Giunppt (addello). M. M. Uvi Ridol(o. (icl.l. M. Tro,•nnclli Hdoar do Ciel.). C. M. Scarano L u i gi . (ili.). F'. C. Coccone ,f/ agqiorino (ltl.) (perito ehhnieo
c.
lgieni~tl).
DIREZIONE DELLA $ CUOLA D'AI'PLICAZIONE DI SANITA ' MILITARE.
Col. M. Pinto At&lonio (cllrottore). T. C. M. S il ve~trl Fr anctiCO (vico rllreuorc). (prores~ore titolare). M. M. Uuonomo Lore1azo. (proressore titolare) lllb. doc. nella R. l'nlverslla di lloma). M. M. Testl Fr1mcerco (1d.) (hhero docente nella R. Un1ver~i ta di Modena). C. M. TromheUa .Bdtnondo (id.) (lib. doc. nella Il. Univcrslta tli Torino). C. )1. M3rrocco Achille (ld.l. C. M. Ostino Glova11ni (Id.) (lihcro docente nella Il, Univer<illl c.li Torino). +. T. M. Rugaui Lui!J• (as~lstente ordi nario). T. M. R&uuli Gìtueppe (id.). T. M. Sabelliro ~·rbauo (Id.). T. M. Zuccari Federico (id.). T. M. Ferrari-Lei! i Fr a11Ct$CO (hl.). T. M. Santa Maria .A lberto ti d.).
T. M. Cotugno Pieb·o (id.). T. M. Vomndo Ettore (itl. ). COliANDA'rl
T. li. B1rile Cuare (osp. Piacenza) (:tSSistente Slrao rdin~ rio).
AllllREVIUIO:"I. - M. G. ~t .• mag:;por generale med ico - Col. M., colonnrllo medico T. C. M., tenente colonnello medico - M. M., maggiore medico - C. M., ca(lit.ano med ico T. M., l<lncnle PlCdico- s. T. M., svttotcnente medico- S. T. M. C.• sottotnnontc mrclico di oeo m. i'ernento - C. F. I., chimico rarmaclsln ispettore-C. f'. O., chim ico farmacista dl rellorr - F. c , annaclsta Cnjlo. - F., farmadsta. - 4, Aiutante maggiore in t•. - - ,Aiutante mnggiore iu ~-
(Se{lll-t) RIPAR TO PECI,.! UFP! Cl.H.I l!EDICI, ECC .
r. )1. Tam G•Qlielmo (3° alp.) (a$sistente straor- ~ dina rlo).
T. .\1. Scalia Rosario l8" bersagl.) (i d.). T . .\1. Grassi (iitueppe (46° rant.) (Id.).
MINISTERO DELLA GUERRA.
Segretariato generale. Divisio11e 1tato ntaggiore. COMANDATI
~:. M. Della Valle France&co (osp. di Roma). T - M. Tobia Arturo (osp. di Roma).
COMANDO DEL CORPO 01 STATO MAGGIORE. M. M. Brezz i Giustppe.
COMANDO DELLA SCUOLA DI GUERRA.
M. M. Corte Silvio. COMANDO DELLA SCUOLA D'APPLICAZIONE D'ARTIGLIERIA E GENIO. C. M. Farina Giuseppe.
COMIANDO DELL 'ACCADEMIA MILITARE.
t:. M. Re Giuseppe. COMANDO DELLA SCUOLA MILITARE. 1:. M. Sellia Emilìo.
COMANDO DELLA SCUOLA CENTRALE DI TIRO DI FANTERIA. 1:. M. A lloalti lJe11edetto. COMANDO DELLA SCUOLA DI CAVALLERIA.
r.. M. Rosso Oreste. T. M. Be,;so Bugenio Mario.
COMlNDO DEGLI STABILIMENTI MILITARI DI PENA. 1• /l ec luam•io ( Peschiera). T. M. Sa nUni FeàerlGo . .e• Reclt48orio (Gaeta).
T. .\1. Damiano Nicola. Cm· cer e milita re (Napoli).
T. M. Cerza Fra nceiCo. COMANDO DEL CORPO INVALIDI E VETERANI. T. )J. Sebastianelli Gianghutppe.
COLLEGI MIUTARI
C. M. Arpa Vittorio (Napoli). C. ~1 . l'lmplnell i Ptttro (Roma).
1Segt16 ) RIPAHTO OI!GL I UPPICIALI llf: lliCI, ECC.
LEGIONE ALLIEVI CARABINIERI.
C. M. Leonardi Btlll"'itlto. T. )1. Simeoni Aleutm dro. LEGIONE CARABINIERI CAGL IARI CO:II ANOATO
T. ~. Cossu Alberto (ospeda le Cagliari). REGGIMENTI 01 FANTE RIA.
1 gt·mwlieri. C. li. Trevlsaoi GatltUt o. T. M. ZaOlro Anlonitto. S. T. M. C. Balrstrn Duilio. .1! gran atieri. C. Y. Pa ,~arella llqo.
T. M. M~ndc~ <iuldo .
S. T. M. C. Di Lallo Grouamu. 1 (allleria.
C. M. Oelminio Orazio. S. T 11. C. Vason f.orlo. 2 (anltr ta.
C. M. Oonini Giulfppe.
S. T. M. C. Cugusl A"l011i0. 3 f•utlel'i a. C. M. Torto ra Gioca n"'· T. li. Aecnrdi Mario. S. T. M. C. Bettlnl Ctho. 4 {anlerlo .
C. li. Galasso Jfnlottlo-. · S. T. M. C. Biondi Pieh·o. () {anlerra.
C. .\1. Lo [li:mco Luigi. S. T. M. C. Cosuurlln l Gillstppe. 6 (anlt ria .
C. M. Simoni Giuseppe. T. M. Ament.'l Anluuw u (Cantlla). S. T. M. C. ~'iliPIIOne Silvio 7 fa n teria .
C. li. D'Ella A l(OIUO. S. T. M. C. Giacalo"e ll~ltdello. 8 fanteria.
c. M. uenincasa Vltteetu o. S. T. 111. C. Di Cio Uitgo. 9 (aulerra.
C. M. A ll ohelll A lbet·to. S. T. )l G. Rehizzl 1/o/Jerlr•.
( i(}Ut ) RIPARTO DIIGLI UPFICIALI lii!OICI, ECC.
I O fanter ia .
C. )1. Pantano A1·turo. S. T. li C. Seralln l Federi co. Il f anter ia.
C. )f. Ma rinnl B11rico. S. T. li. C. Masturzo Cmnillo. S. T. M. C. Caivano Amedeo. 12 {a nlt rill,
C. li. lzzo Giovanni. S. T. li. C. D'Ella GitlltJlJle. 13 fanter i a.
C. li. Pizzocolo Ognibene. S. T• .Y. C. '\falatesta !lamberto. 14 falllt ritr. C. M. Maggotta Bclrnortdo. :>. T. ~. C. Albertl Angelo. t 5 f artltria,
C. M. Oddera Luigi. S. T. M. C. Vltlello Giu.•eppt. S. T. M. C. RllfTO PranCt$CO. 16 fartlerla .
C. ~1. Ca llanì Carlo. S. T. M. C. Panizze.r a Giuuppe. t7 fanteria.
C. M. Pasca le Alberto. T. M. Foce h'dgardo. ~. T. li. C. ll ola Luigi. 18 (nnlt ria.
r.. M. Oncr.e•~hl Morl eAin. ~- T.
lJ. C. Oli Ollorino. 1!1 fanltrin .
r:. \ l. Rpsfivo Pantnlnne f;iu uppe. S T. )l C. lppolll Anloninll . 2 0 fartleri a, C. li. Vis al ll Paolo.
S. T. :\1. C. Lombardo Gioo. Ba llista. 2 1 {arùt rl(l .
C. M. Gualdl Carlo. S. T. li . C. Dartoleltl C(l l'IO. 22 {a11teria.
C. ~ . Gimell l Eugmio. S. T, M. C. Not11rl Jliccardo. 23 [ a ll l t l"ia .
C. li. Doria Ro1ario. T. M. Colalnnn t Fedtrico. ::;. T. li. C. 1\llcell / gna :io. 2 4 fanteria.
c. )1. IJ rado P(lo lo. S. T. M. C. 01 Cr isUna GioVOittli.
s. T. :\1. c. CodlgUone Mt lt t ltao.
(:o;tgllt) RIPARTO oeGIJ UFFI!:IAI. I lii! IIICI. ECC. 2!> (anlt ri11.
C. Y. C1tini AlzlìMlfl . S. T. M. C. Lenzi Armando 26 (atllcraa .
c. ~1. ~otn Celio. S. T. li. C. Masenti Piet ro. !!7 (antt ria.
C li fierbaltll Giovmmi. S T. \1. C. Giglio Giorwnni. 28 (antt ria.
C. ~1. Vlnrl A•tgelo. S. T. ~1. C. Accnnl1 Girmppe. 20 (anter/11. C. M. OPI llello Antonio. S. T. li C. Galmanini Giuatppe . 31J (a1aterla.
C. M. Momhell o Brntllo. S. T. M. C. logo;:Jia AlltOIIin o.
ar fauttr/1,, C. ~1. Paslno Eligio. S. T. M. C. Flaveua Yi11ewzo. 32 fanter/11.
C. M. Littardi IHcolao. S. T. :11. C. Crisalulli Gio, ann i 33 fanteria. C. l i . Nardlni Giulio. S. T. M. C. Carega AlemutcJ ro. 3 ·1 (autuin. C• .\1. Cablbho Fetict. S. T. ll. C. Tota ~·m·en;o .
35 (a•aJeria .
C. li. Buccino Tobia. S. T. li. C. Jmpellizu-rl Ga1p11re . 36 fanteria .
C. ~1 . Pas torello Liborio. S. T. .11. C. Nurzia Rodol(o. 37 fanteria.
C. .\1. Reale Hncmzo. S. T. M. C. Spampinalo Stbtulicmo. 38 (allltria.
C. li. Melam po Giuseppe. S. T. M. C. Buecl E11rico. 39 (anterlfl.
C. :11. Ville t la Emanuele. S. T. M. C. llaresca Anlor•lo. -IO fanteria.
C. li. i'ìegronl AniOftio. ~- T. li. C. Tamburrioo VIncenzo. · T. li. C. Colucci Aug"ato.
(.Segue) RIPARTO O>C LI ~PPICIALI .I KIIICI, ECC. 41 (lllllfl' lll.
C. :11. Crispo l'bnldo. T. lt. Te<l<le GitUtp p e. S. T. li. C. Concorrt1 fitlul1o. S. T. li. C. Capodon1co F11 u1lo. •l ? (all / tria.
C. M. t;ara Prru1cesco. S. T. M. t;. l'orru Pietro. S. T. M. C. Pabls liulctu.
s. T M. C. CA Ltinl Guido. 43 (ant priu .
C. M. Vali,. Angelo.
S. T. M. C. Simon /Ialo. ·Il (anltrla .
C. M. Spina l'lnut~o:o (com. OSil· Roma). T. ~1. Montanari Alllllo. S. T. li. C. Ca,·atortt Pitlro. 4J (onlerw . C. l i. Cantello Jlfar i •m o. S. T. M. C. l'icono Darlotomtll, 48 (alilt rin.
C. M. No bi la Pasq1111 lt. T. M Grn.- si Gitu eppe. (com. se. ;1ppl. san. mil ). S. T. M. \· Coote AnloiiiO. 41 J aultria . C. M. tusmano E11rieo
S. T. M. C. Vecchione A Jol(o !'. T. li. C. C~sali Pt elrfl. 411 (a••l•n<•·
C. M. GiuiTrlrla L11lgi S. T. M. C. A rias fJu olo. •l O ( rllll crin . C. M. Pi7.zocaro Cleme111c. S. T ~1. C. Rome! .lfar co.
50 (tmltrla C. ~1. Ri,·a AnlOilill S. T. M. C. ~lain t l'lt l ro.
5 t (twlerla.
c. M. La Gmllert~ r •a<I(IHilt. T. M. Ca(liillhl Alllulllll. S. T. ~1 . C. Ferran A11lonio Ilaria. M' ( lwteritl.
c. M. Rorn eo Fra••cc1cO. S. T. M. C. An zani-C.:i ll l,rrtì 0 0ni P11ÌCO. 59 ftnlled ". C. M. Sguazzi l'illof"HI. S. T. M. C. Sor3cì Aclillle. :; l
'""'"'1(1
C. ~\ . lle F1h1•1•i$ Ad i utort
S. T. M. C. f u>Cu Genna•·o.
CStQUt) RIPARTO ll8GLI OPPICIALI lllllllt:l, 8CC.
57
65 (11111trtn.
c. M. Faldrllo. Pitcro.
-:. T. M. C. S<Jmcraro Oomtnìc... 66 (anltria.
C. M. Moro Tito. S. T. W. C. Pa•~ri Gir.Utp}'r. 67 (anltri•t . C M. De Giorgi llt~tla111ìno. S. T. \1 , C. BoeCU>IRI 1/uuru 68 (a11trrin.
C. M. •·orlunato Cnrlo. S. T. ~J. C. Vixtoli 811JflùJ. 59 {nnltrJII. C. M. l.urtanl Lariuln. • S. T. M. C 'larltlli .! Jol(o. GO (onlrrin . C. 61. Pl'lrone A11drm. S. T M. C. llollll J."lllbtrlo. 0 1 (autrri11 , C. N Vltu llo r:tultPP'· S. T. M. c. nerthtl Pio.
62 fmtlt•rta ,
C. M. Stlceo A11lonlo. S. T. M. C. Ahhtn:ullt• Dtrlo.
63 {nnl~•a
C. M. llo.rlnl Pin rrom n•p. llornm. T. M. Ocll:tcho Giuft11pt.
S. T. ~l . C. Vn"tallo Giulrppr. 111 {aulrrln .
C. M. Rrunello Augudo . S. T. " · C C.llnlnada El'clll~.
s:; (aalerin. C. M l'allrinieri l .'mberto. S. T. "· C. ••oulan'l Arhil/1. 5 T. M C. lladlrc Lulg1
06 fa nltritt.
r.. M. llrtVIO fi'I'IIIICIICO. ~. T. N. C.
Vita li Luigt. 6'1 {l) tll~rta.
C. M. CUlli L icurgo. S. T. ~. C: Grullo A11louio. fili {tmlrrln.
C. M. Cluni (iatlnuo. S T. W. C. Coll'Ili Ai(Oiò. 69 {1111lerl".
C. Al. R•JIQ!Io I.Prn G·•brillt-. S. T. M. (!. Ntt•olal• Altlllll. 70 {1UIIn"lll.
1:.. M. Slgi!IOI 6't•tJrUIO. S. T. Il. C. Ferroni fìtu.ltJ'P'·
•
(Stgtte) Ili PARTO OKGLI UFFICIALI II IHJICI, l CC. 71 (anterlfl. f.. ~1. Chel~s~hi Camillo. S. T. )(. C. Spaggiari Dlalm•t. 7 2 fartl,ria.
C. li. Tro,•anelli Luiyl. S. T. ~1. C. Marligoone Roberto. 7 9 fanteria.
C. )l. 0' A mi co IJioglo. S. T. t\1 . C. Zuhianl VlryiniiJ. 74 {a11l eria.
C. 11. La C 1\'a Ignazio. S. T. )J. C. Cantu Guido. 7 5 {anleria.
C. )1. Comino Frtl liCUCO. S. T. l!. C. Ardizzone /,tlrori..r. i 6 (auleri a.
C. ~ . Giana1.za GluuppP. $. r. ~1. C. Re pe ti O A mttlto. 77 fanter·ia.
C. )1. Verdoliva Ber1iamir10. S. T. ~1. C. Rapl:~.-uda Glurtppe. 7 8 {anteri<J.
C. ~1. Bono GIO!Janrtl. S. T. M. C. Giraldi Enea. i9 {anleria
C. ;\l. )largo tta C«are. s. T. .\1. c. Bertoeco An lonto. '
SO fanteria .
C. M. Cairone Pttlrrizlo (co m. osp. Napoll). T. ~1. Bartle Felice. S. r. ~1. C. Masottl Pierin o. st {llllltritt .
•
C. )1. Giannini Al{o ll3o . S. T. M. C. Nobilt Ghmppt. $. T. 11. C. D Gtorglo GtrOIII IIIO. 82 '{allltria.
C. li. Booomo N icolìno. T. M. Paladino Dommlco . S. T. 11. C. Ro!ei l'irtcen:o. 89 fanteria.
c. )1. Cerone Fra•1cesco. S. T. M. C. Selonti Orutt. S. T. M. c. Marchello Sat vator·e. 84 (artltrta. t; . .\1. Cane:;allo Lor·enzo.
S. T. )1. C. Puglisi Sante. 85 {rmterlc&.
C )l. Pellerino .~11drta . S. T. :\1. C. Ftllppl SatvaiJlrt.
. l
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(Stqtte) RlrARTO DEGLI UFFICIA LI .II EDICI, ECC.
8G f anteria.
C. ~ la C&Min Sal vatore. S. T. ~- C. Girol3 Davlclt. 87 (onltrlta. C ~- Santoro Giaueppt. S. T. li. C. Ugentl Domeraico. 88 (anuria.
C. li. Cuoco Luigi.
S. 'r. M. C. .Yembola Pa1qMie. 8 9 (tlllleria .
C. .M • .\lagnelfa Ferdinando. T. M. llazzncarn Paetro. S. T. li. C. Surdl Domenico. 90 (anttsria.
C. ~~- De luca Corlanlirlo. T. li. SaRnotti A t1guato. S. T. M. C. Ciaccla Vincen:u. 9 1 fanteria .
C. li. Ceino A cA IIIe. S. T. li. C. Conte<ldu Gio. 8at1Wa . D2 fanteria.
C. li. Marsa nich Arhtro. S. T. M. C. Pagano Ignazi o. 93 fanteri a.
C. M. S. T. li. C. Rogges Raffaele. 91 (allttri(J. C. li. Castellano Fedele.
T. M Consip:lìo Placido. S. T. M. C. Marescalco Antonio. S. T. li. C. Florlo Luigi.
REGGIMENTI DI BERSAGLIERI. l 11erJaqlitr l .
C. M. !'iieddn Antonio. S. T. .\1. C. Perrone A lberto. 2 ber1aglierl.
C. M. Casole l lato. :>. T . M. C. Petrucci Riccardo. 3 beraaglitri.
C. M. Longarl Rodol(o. 1'. M. Vene7.lale A lfred o. S. T. M. C. Paòli n t Domenico. S. T. M. C. Giudice A n tonino. 4 btr&aglierl .
C. M. Cambonl Franu~eo. S. T. l i. C. Vassalll Giovanni . 5 berlaglitri.
C. li. Tnccl Filippo. ' T. )1. C. Fumarola Gioacclllno.
.. 60
(.Segue) RIPAR1'0 IIRGLI UPPICI ALI liWICI, E~ C.
6 bersoolieri. C. M. Coteles~n Alfonso. S. 1'. M. C. Armandi Armando. 7 ber~aglieri.
C. M. Fazio Gaetano. S. T. ~1. C. Nosou i Tommaso. S. T . ~1. C. Vismara Rinaldo. 8 1/er~aolieri.
C. ~1 . Mad1a Giuuppr. T. M. Scalla 1/osaran (tom se. appl. san. m•l.). S. T. M. C. M~zzetti J.or elo. S. T. M. C. Lngana A•IIOtl lno. 9 benogUr·l'i.
C. ~1 . l.ic:u tro Giuseppe. T. M. Mlli ll'llo Gi1ueppe. S. T. M. C. Naecart Gi useppe. S. T. l i. C. Pino Filippo. JO btr &ll()lieri.
C. M nen:.u Alfonso. S. T. M. C. Camis ,tfarln . H bersnolieri. C. li. llilitello Bmilio.
S. T. li. C. Ca.sa;sa /.11111i. t2 be•·•uolieri.
c. w. co~tn (,lumlo. S. T. M. C. Zinclli Federico.
REGGIMENTI ALPINI. t alpiui .
C. M. Scl:n•o J.uigi. T. M. Maglloll A 11IOII ÌO. T. M. llandiunne Giova111ti. T. M. TempPs ta Franresco. T. M. 2 alpilti.
C. M. neccaria Giovanni. T. M On hhen11 Filippo. T. M. llPclei Jllam·i:io. T. M. Marzara Cuart.
S. T. l i. C. Magno f'rclllctsco.
3 alpini. C. M. Ro;t.:umo Giuuppe. T. li. Pas.~era Ercole. 'r. M. \! arengo J.ore11zo. T. M. Tam Gugllt lmo (t·om. se. arJll. srut m il.). S. T ~1. C. WOl'callghe .Aiessartdro 4 11lpini. C. M Cigliutll Gi tlftppt. T. li. l:tcono Pranu~eo T. M. Gillonc Cari''· T. M S 1rto I'Uiorio. S. T. )1. C. Z~ ntan i Arturo.
.
\
(Stpu~) RIPAIITO DEGLI UPFICI4 1.1 !II:OICI, ICC.
5 alpini.
C. li. Caltgarl Glo. IJallista (com. osp. Ttmno ). T. M. ìXegro b'rue11o. T. .Y. Cipmndl ,l/orl o T. )1. llancmelfl An nibale. T. 11. S. T. 11. C. lloech i Domenico. 6 alpitli.
C. li. ll~rnucc1 Giovanili. T• .Y. llenJUCd 1/odol(o. T. ~. Costn BmUio.
r. 11. Gahrl Glull'ppe.
S. T. M. C. Lol Giulio. 7 alpini.
C. li. Ca$1PIIo F'runce~eo. T. li. llo$CO Pitlro. T. li. Triulzi Giactnlo. T. li. Bracco Glocomo
S. T. 11. C. Fil lppl A11relio. REGGIM ENTI DI CAVALLERIA. Ni:Ztl (1).
C. .\1. n~t Priore Gari baldi. T. li. Mohsanl Al(rtdo
·. T. li. C. S•h e.,trl F11rio. Pltmo11lt Real e (2 ). C l i. Ferler lci l 'i dro. ~. T. 11. C. Ranzolf G1ddo. St•voia (9). C. li. Piergianni H nctn:o. T. .\1. De ~a[loli Ferdi11a ndo. •. T. .M. C. Pnparcone Emtsl o.
Genova ('1).
C. 11. l lartinelli Giuseppe (fom. o-1•. Torino). T. li Ferrari PUtr o. :::. T. .\1. C. Cas le inovl Lodovico. :vovar·a 15 ). C. li. \':ml eu b'{flio . T. li. Ghidoli b'nrl co. S. T. li. C. Ma gnap;lu Carlo. A Oila (6) . C. li . San toll Emilio. T. .\1. D'Aiola Giooa 1111i. S. T. li. C. l'locerln o And1·ea. Milano ( 7).
C. li. Santucci Sle(a no (com. osp. Torino) T. li. Righi Alberto. S. T. :Il C. .Montanari Fra'llcesco. Jlonlebello (8 ).
C. li. Ongaro Gluaeppt. S. T. ~1. Bada Fra?~Ct.ICO. s. T. M Todescal o Homo/o,
c.
"'
(Stgllt) IIIPART O OEGLI llPI'ICIALI .IIEDICI, ECC
G!
Fireu :e (O l
C. M. Do Rosa Michelf. S. T. ~ . C. Carbone Af10sliuo.
l'illol·io Emcmutlt Il (10 ).
c. M. nonoml Gne/<1110. T. M. NniJOIItnnl ~ltlcldorre. S. T M. C. Gulladauro Lll Brnsca Domen i co. F oggin ( tt).
C. M De Prisco Luigi. T. M. D'El ia .A nfont n.
S. T. ~1 ' C. Papale Ra niero Snlu;;o ( f!'J.
C. M. Ut G•ncomo Luigi. (eom. osp. Padov:JJ. r. M. Perroni Gìovmwt. S. T. M. C. Oe logu Gino Jlon(trrolo ( 13).
C. li. L1cari l"i11cn1::o. T. M. De Stcphanls GiiW~tP/It (Cina). T. M. C. Onr balo Augeto.
s.
Aleua11drin (t 1).
C. li. Abelli l"illorio.
S. T. ~. C. Perrone f "ra nrtJCo Ettore. Lodi (15) .
C. M. V espasiauo Dome11 ico.
T. ~l. Nacclarone .4111/tlo. S. T. ~ . C. Tonelll Flam111i o. Lucca ( tG ).
C. M. Galvngno Teon(••I•J. T. M. Samport Gaela uo.
S. T. M. C. Franchi l'ellt!Jriu o. Ca$et"la (17).
C. M. Coltnfnvn Blirico. T. M. Pern\hino Ottavio.
S. T. M. C. Oorsar~lli Gforanni. l'iactu:a ( 18).
C. ~1. Zorzoll Giovanni Bm·ico Lu igi. T. M. Guzr.ardl J~uigi.
S. T. ~1. C. M:mfre Eruuto. Gu ltlt (t!Il. C. M. Corradi .A11gelo. T. M. /lou1a (!'OJ.
C. li. F:wchlotti Eugmio. T. M. ~fa,sarOIII GiiW'Jip t.
S. T. M. C. Moroselli r.uolam n. Pnclova (~11. C. M. S. T. M. C. Tornei Giustppe.
tStQUt) RIPARTO D8CLI U, PICIA LI IIIWICI, t:CC.
Calrmia (22).
C. M. Stefano Umberto. s. T. .V. C. Clchettl J\'icola.
Umbtt·to l (MJ.
c:. M. C~ppola Nicot(t. T. Al. Teotoni llatrael e. T. .V. Seoa Giaco"ao. S. T. li. C. Lolli llicrardo.
ne eri za ( 24). C. M. Il ossi Gttttcmo. T. M. lanu:tiDI Priollo. S. T. ~ . C. J.leratooo~r Leopold11.
IIEQCIMEMTI ARTIGLIERIA DA ClMPAIINA. 1 artiglieria dtt ca mgaona.
C. M. Uasllanelll l,'mberlo. T. .V. Uarsotti Vlnun;o. S. T. .v Calc.tterra Gaetano.
c.
2 artigliel'ia dii cnmpagna. C. .M. Zibelll Gioueppt. T. )1. l'arroni Enrico. S. T. .M. C. CorctA GloiJannl. 3 artlglie•·la da campagna.
C. Al . GelmeLli Arturo. T. M. Messerotu-Benvenuli Giultppt. S T. li. C. Mau serVI(ZÌ Gino. 4 'artiglieria do eu mJJagnn. C. M. Severlco Gi UitPIJe. T. li. Columba Ce~a•·e. s. T. Y. c. ue no~sl Luigi N11rla. 5 artiglieria da campa(/1111. C. M. llrignone Ft rdirnnido. T. li. Coda Corio. ~. T. ~1 . c. Civ1Ulfli Guglielmo. 6 m·tiylltrla dii camp(lglla.
C. Y. Conenoa VIto. T. \1. Armand- Ugoo G1011anni. 7 artiglieria da campagna.
C. M. ~laggesi Tom1naso. T. Al. Pierucc i Goffredo. S. T. M. C. .Yagl 01va ldo. s artiglieria da campagna.
C. M. Tomba Glu.,ppe. T. ~1. Ferretti Arrigo. S. T. M. C. Serra H11r&CO. 9 artiglieria d o camp11glla .
C. M. Perego Hllor lo. T. ~. Ajroldi Luiga. s. T. M. C. Z1to rwcenzo.
63
~l
( 't!illt) IIIPARTO DEGLI OPFICIALI »EOICI, ECC.
IO urli()lotria 11<• c••mpay>v•. 1;, ~l
r.a.•ta A d/011111,
;; T ld . t;. Monaco Arlwro. 11 arh!)l•tnu d11 cnmpa:~na.
c.. \l S.1 1Hir··lll Et~nco. f. \l , RICCI 'tr'tl{i!IO,
s. r. li. c F<~rn13 Salt·••tor~. 1:' nrl>fllttrla d tl cnmpay11a.
C:. }l Il' \malo C•~rmtlo. r. li. \l,orrone Slt(omo S T. li. t:. Anlonelll Saceno. 1.1 rrrllolinia da campngna.
1;. ,\ 1. \'•r,:~lhta olfarlo. T. )1, IW \lana ,Yorolu. S. T. M. t;, l:llluiuollo Carme/n. 14 111'1igloeria da carnp(ii)I!O.
C . .\1. lhtini Cllntilln. T. )1. lì i.1nnr•lll Alts3atldt·o. S. T. M. C Uhill tnl Alltlrta. t !i m·lìglit•·ia da campagna.
r:. ) l
Ro'~' Cunr t.
T. )1. S•'llui·Ru ratti V(Jo. S. T. M. C. Finti .1/arw. 16 m·llolit rla do campngna.
C. li . PallOri G IOVaii>IÌ. T. \1 Fore'll Albedo. S. T. :.t. C. Gambetta .V11n ;w. 17 arlof)lttria da cam}lllg>lll.
t:. ld. Grolti C11rlo.
r. M. l'"''aniOIIli r.llflatiO. S T M. C t'U.:a A nlot~mo. 18 111 loglotria doo co mpag11a.
1:. ) l r:e··c hNI:IIli Ofl mt >ucn )J. B•z" ,....11 .. :-. T. )1. C. Tu011t FranctJcfl
r.
IO 111'/!f)litl'iil da Cfii!I]Ngna.
C )1. Faralli l.'tl•~tinll.
T. )l. .\lnn"111 Anfl''""'""iQ.
S. 1'..\l . C. MO~ll Giomppe. f!O artiglit'ria da ca mp!lf)llll.
r: M. Tr~·•·i~"" IIuo•,ln. ='· T. )1. C. I'A><arclll F~rruccùJ, f! l ur·ti!Jlin·ia da carnpog11a.
C. M. loianflln A11kmio. r. ~1. Fauto ll Giulio. ~
T. li. C. llo rtujlno l'lnctll :o. !!!! arllgh~r>a dn wmpagna .
t:. M. Cipmno /.uigi . T )l )JicPin Salonture. ~. 1'. )l. c. rro kta Goot·a,ni.
(Seg1U) IIIPAIITO DIIO LI UPF1CI 4LI MIDICI, I CC. 23 artlglitrla d ti campagna .
C. M. Vitta.dlnl Camillo. T. M. Funaioli GatJano . S. T. M. C. Repullooe Fra1~euco. 24 artlglitria da campagna.
C. li. LMCalzo rìlo. T. M. Mìraglia Br~tachio. S. T. M. C. Mastroglovun ni Renato.
REIIIIIMEIITI AllTI&LIEJtiA DA COSTA. 1 a r tfglleria da co1la.
C. Y. Ausiello Pa~qunle. T. M. VInci Fra~e1oo. T. M. Dorruso Pietro. S. T. M. C. Foglia Gerolamo. 2 artiglieria da co1ta.
C. M. Loni rlrglllo. T. M. Franebt Lvigi. S. T. M. c. Tarurl Adolfo. 9 artiglieria da costa.
C. N. Sil(illo Ltllerio. T. M. ML$S&ri Giunppe. T. li. Viola Pietro . T. M. Cervellera Donato. T. M. D'Amore Franctrco. S T. ~1. C. C:ll•teronlo F'ra11ctsco. IRIIIATA ARTIGLIERIA DA COlTA Dt:LU IARDEIIIIA. T. M. Cotroo~i Tommaso.
S T. M. C. Serio Vito. IIEIIIIIMEIITI ARTIGLIERIA DA FORTUZl. 1 arllgllerfa da (orteua.
C. M. Pronotto Btntdello Su/pino. T. li. GriIlo l!flore. T M. Gaggia ;f/ario. S. T. M. C. Badino Lvigi. 2 arllgllerla da (orle::a.
C. U. Curti-Petarda Nicola. T. ». Cararo .Vico/a. S. T. Y. C. Rrizzolara Antonio. 3 artiglieria da fOrtezza.
C. M. Virdia 7'ommcuo. f. M. Imperiali Giulio. T. M. Sireci Giu~pe. T. M. Cerarogli 7\41/io. T. M. Caccia Filippo. S. T. !il. C. Duca Vincm:o.
5
(.St!/<it) RIPARTO OKGLI ~FFICIALI III!IJICI K DEl PAft iU C I I TI IIILITARI , I!CC.
66
REGGIMENTO ARTIGliERIA A CAVALLO. f.. M.
T. ~1. Truffi Ello•·e. S. T. M. C. Sr oto Fdtpponer•.
REGGIMENTO ARTIGLIERIA OA IIION TAGNA . C. M. M• rra> Raffaele. 1'. M. Mc,,meo Guueppe.
T. M. llnotagno Ca ..tu. S. T. M c. lltcrto h~tore.
BRIGATA ARTIGLIERIA OA MONTAGNA DEL VENETO.
T. ~1. della Ctnpru AII!Jtlo.
REGGIMENTI GENIO. t !JfiiiU. (;. M. Buront.o Gtu~auni. T. ~l Moua P teh·o. .\1. C. nom Gio. Ballista.
'· ·r
2 QtiiiO.
C. ~1. llu~:gen Gn.utppt. T . ~1. \'OIJie .1/ll::illl.
::.. T. ~1. G. t·~ vta llaffottlt. 3 gr11 ìo.
t: \l. :-antttr~ Pusluuuo . T. ~1. tòc rullt Alld•·,a. :0.. T. )1. C. Cw1111 AUf}tiSIO. 4 (}tiiiO.
1:. M M••nnella A'""'Orlo. ~- T. M. C. loli• lrelta lli•c3 io. 6 !JPIIIO.
1;
~1.
llklu·rt C111·lo.
'f. ~1 . Torchio limt~lo. .:i. T. M. C. l'rostillli~IJU AniO>IÌIIO. Ol'i(ltlf•l {en·rwieri. 1'. M flayon lictmm111o.
DIREZIONI TERRITORIALI DI SANITÀ MILITARE ED OSPEOA LI MILITARI. 111111./II!NG 111 ~A:'iiTA
01::1. l CC..RPO D'ARIIAli
C•1! li. Ferro•ro d1 C1'"allerleone Luigi (diretlo rcJ.
4: ~1. Lu-am Martwo.
(Stgut ) RIPARTO OI!GU UrPICIALI IODICI & 081 rAIIIU CIST I IIILITARI, BCC.
01ptclal e prineipall di Tormo. T. C. li. Griggl-)(ontil Amtdto (direttore}. ~. M. Slrombo ,\'alale. -.. :\1. Pregni Arnaldo. li. li. Llearl Vincenzo. C. ~1. Tommaslna Mar io. C. M. Carta Yantiglia Filino. C. .li. Morino Praft«ICO T. M. Teslo Gluuppa. T. .li. Garneri Bartolomeo - . T. M. Balllano Enea Arturo. T. li. Odd1 Oddone. T. M. Qulll!llola Orl ando. T. li. Ool Monte Silvio. T. W. De An~elis Gaetano. P. C. Gayta Demetrio.
+·
P. l.aurlnl Carlo. F. Mlranl Ct/10.
P Rorlinello O•·ute. ComandnU
C. M. Cnlel(arl (ìio. Dafli1ta (5 alpini). C. M. Snntucd Stt(<IIIO (ca v. ~lllnno (7). C. M. Marllnelll Giureppe (c.1V. Genova) (4). l n(ermcrllt preddiari(l di Pinerolo.
C. ~1. Vig li!Hill L ui{JI lguazlo Paterìo. . Ospedalf prlnciptJle di .\'ovara.
T. C. li. Gunrnlerl Pi etro (dir,.ttore). M. li. Camcul ~mv lo. C. .M. Fiorim FlorHzo +. C. l i. Co;nola Gluh o. f . .\1. \'•rgill L u igi - . T. M. Romano B11ruo. r • .li. Roro l'ineeuzo. F. C. Alb6ranl Bmitio. F. Rolla Franeueo. ln(trmtria pruidiar/<1 cl'l cr.a.
C..\1. Tavazza.ni Cuflrt. I!IREZIO:II Ili SAlUTA' DBL U CORPO D'ARIIATA
Col. .\1. Morino Domtulco (direttore). C. M. Poa Teodoro. 01ptclalt ]Jr luclpale di A lt llandria. T. C. )1. Bobbio Hugt~~io (rlirettore). M..\1 . Cnrratu Ct tt .Uno. M. M. Vlgorclll Aclli/1~. C. M. Gassi Frcmceseo.
C. )1. PetUnt•lli Pitometto, +. T. li . Ca•lolloni /lomeo - . T. ~1. Mo llnnrl .Ilario. F. C. Abhall Antonio.
F. Forcherio L11igl. P. Ferraro Annibale.
/11(ermerla prtlicliaria di C<ualt. C. li. P4llumbo Giu&tppe. ln(trmtrla p re1idiaria di No11i Ligure.
C )1. Rlnaldi Sclpione.
5.
67
6S
(Segue) RIPART O DEGLI UFFICIA LI MEDICI E DEl FARMACISTI JIILITARI, ECC.
ltt{ermn-ia prtsidiaria di Pavia. M. ~- Ricciuti Francuco. F. Ilo berti Giu$tJlpe. Ospedale principale di SavigUano. T. C. M. Crema Gio. BaiiCs!a. (direttore). M. M. Maccagno Giacomo. M. M. \'(valda Carlo. c. M. Paglìnni Giacinto, +. C. ~1. Gurgo Ac!Uilt. T. M. ITarbaro Nicolo. T. M. Castagnooe Pitlt-o -. T . M. Monaco Codontino. F. Ru~si Carlo. F. Mìcrhini Anloniu. 1
OIIIEZION~ Ili SANITA • DI! l, Ili CORPO 1> ARMATA
Cul. M Cer1·asìo Salvatore (tlìretlore). C. M. Pellinarì Adriano. O&pt.dale principale di Mil11110. T. C. M. Mangìanll B;io (direllOrl'). M. )1. Lacra Michele. M.•11. Piceuì Giulio. M. )1. Garabtllì Luigi. C M. Sti'ITtnorn Bllore. C. )1. Cl\onns Nicolò +. T. ~1. Lanza Tomma1o. T. M. Castoldi Bllore -. F. C. Bolio Giorgio. F. Corchia Primo. F. Co molli Cornelio. Olptdal t principale di Brucia.
T . C. )!. (;:lvazzocca Giultppt (o:lìrottorc). M. M. Roni Felice. C. M. Salioari Salual ort. C. M. Ccvaschi Catullo +T. M. BoiUeri Roberto -. T. }f. Gherardi Glo. Batli1la. F. Mantice Giounnni. F. Rensl PltJro.
/n(enneria preddiaria di Bergamo. C. M. Schi17.f Pietro. OIIIEZIO~B DI SANITA
1
DEL IV CORPO D'ARJIATA .
Col. M. Gozzano Pranceaco (direttore). C. M. !Ielle Piano Luigi . 01pedale p1·incipale d i Genouà.
T. C. i\1 . .ll.a ssa Giuuppe (direttore). M. Al. n egli Uherh Gennaro. M. M. Abbate DOTtnlo. C. &1. Sulllotll E/Ilio. C. M. Ro-sini Tommcu o. T. M. Sanna Alltlio. T. M. An1.n Snlt•alort -.
(Slgu t) RIPARTO DI GLI llPPICIALI II&DICI 8 DEl FARMACISTI IIILIT ARI, ECC .
69
T. li. Andi;io Pielro. T. M. Wagnaghl Guado. F. C. llelllaul Arturo.
F. Gerbino nttono. F. Toderinl Teodoro. Ospedale 1n'Ì11Ci1Jale ai Pìactn::a.
T. C. M. Parisi Feti.ce (dl rrttorol. M. M. Giuffredl Alfreda. M. N. Malavasi Bnrico. C. M. Nardonl Anlo11i0. C. M. Arzan o Frall cuco. T. Y. Barile ~1are (com. se. appl. snn. mil ) F. C. Bonola Huge11ÌO. F. Ferrari Clauaio. Infermeria Jn-tddiaria di Cremona. M. li. Verri Luigi. F. Rodlni Loren:o. O~peaate ~t&cwr•ole di Parma. M. M. Giuliani Fra11ctiCO (llireUor~). C. ~1. Gianl Plelro. T. M. Tlrelli Ello -. F. Giuffredi Gluffreclo.
F. Perotta Gtoslaoo. Ollll!!liOSE Jll SANITA ' ORL V CORPO D'ARMATA .
Col. li. !olorossi GiolJan~~ì (direttore). C. M. Oar ra l'ittorlo. Osptda l e principale di Verona. T. C ~1. Pabìs Roberlo (direttore). M. li. Orlandì Gioua rllli . M. M. Cambino Gaetano. C. M. Gagliano FranctiCu . <:. M. Ollgiaoo Giouar111 1, T. M. Pavia Callman. T. M. Valer io Giuljtj>pe - . T. M. ll omoili Fruracesco. F. C. Amoroso l'inctn: u. f'. Uel Piero Gio. BallitlcJ. F. Martioi Gwuanni. P. Ce.>ari c(l1·1o.
+.
Olfltdale t uccurlalt di Manlooa.
li. Y. Pe;adori llgidio (dlrettort). •:. M. Viale Angelo. T. M. Marini EmUw Paolo -. 4>. Ootdriol Pedtle. 01Jltdale JI1'Ìilclpale d t Pad olJa. T. C. W. G·tradonna A11lonilw (direttore).
N M. Valt icelli Anto nio. M. M. Vlcedomini Malito. <:. ~. Nodar ì Plelro, +. C Y. Calore GiolJan n i. T. M. Aogelcui L rdgi - .
T. }1. F. C. Fabris Rlcwrdo f . Alberti Egidio. Co ma11dato.
•: ~. 01 Gìacoml' Luigi (cav. Saluzzo) (H ).
,
iO
(Segue) RIPARTO DI GLI UFPICU LI .ICIDICI l DSJ r.t.RIIACISTI IIILITARI, ECC.
Osftdaù succursal e di lJd,nt. M. M. Michieli Luigi (direttore). C. M. Losch i Pietro. T. Y. Satta Puletto S alvatore. F. Bertoldi Antenore. Ospedale principale di r enezla. T. C. M. Rossi Augusto (direttor~). M. M. Carbone BruftO, C. M. Marchese liio. Batta. c. M. Vasllicò Ciiuseppe +. T. M. Amati Git~.~eppe, -. F. )Jarini Pid•·o. F. Centa Attilio. ln{ermeri(l preddiaria di. Treviso. )l. ~1. F.1 bris Dome11ico. DIRP.7.10NE 0 1 S ANITA' DBL VI CORPO D'ARIIAT.~ .
Col. M. Slorza Claudio (direttore). t:. M. Monelli Ernesto.
Ospedale principale di Bologna. T. C. M. :-;e,.iaui Pio (direttore). M. M. Barb:ttelli Ettore. M. ~l. Arduino Fortunato. Y M. Pressacc > Pasq11alt. C. ~1. De Vigil ii> Raffaele. C. M. Fulloni Adeodato, +. T. M. Frigieri Giovanni - . T. M. Ugollui r.iuseppe. T. M. Grixoni Ciiova11ni. F. C. CarneluUi Federico. F. Coscera i\'icomede. F. Nlcolai Angel o. F. \":tccaro Ft·a,.cesco. Ospedal~
pri11cipalc di Rave>u1a.
T. C. M. Roìanigo Alberto (direttore). M. M. Orrtl Salvatore. C. M. Petti l'incenzo, +
C. M. Sotis And>·ea. T. M. Ri valta R11{faele -. T..\1. Casarini Al'luro. F. C. Francesco n i Giacomo. F. Gasp.1ri Pio. OIR &ZIO.~fo: 01 S,\liiTA' DEL VII CORPO D'ARIIATA.
Col. M. Sci umbata Gioueppe (dlrcllore). C. )1. tl lva f" ml•erlo (com. osp. Roma).
Ospedale priucipo le di Anc011a. T. C. :\1. Persichetli Carlo !direttore). M. M. D' Angd :ulto_nio Ettore. M. M. Gio r;.:io f.rs11r e, C. M. r.anrtoln Giacomo (com. osp. Roma).
c. ~1. F~rnanrlez 'flmoteo.
C. ~. Rccchione Ettore +. C. ~1. Paschrlto Ferdi11ando (Cina). T. )f Fo>rro-l.uzzi .llassindlluu o. T. M. Pomponl Enrico -. F. C. La Br1tOnoln Ra{fncl e. F. Guerri~ri ll!l((otk
l
l l
(Segue) RIPARTO DI!GLI OPriCI.I.LI UDICI li DBI PAUACISTI MILITARI, ECC . Olptdale principale di Chidi.
T. C. IL Casalinl ll~cardo (direttore). 11. Il. Tempesta Luigi. C. Il. lorio Luigi. C. M D'Elion-e Al(rtd4, + T. M. Trolani Pldro - . T. M.
F. Natale Luigt. •F. Falchi Emilio. ln(erll•eria pruidiCII'ia ài Aquila. li. M. Gemelli Ct1are. F. Tedeschi FraractiCO. ln(er'fflffia prtJidiaria di Foggia,
.1.1. li. Polistioa DomtnieanJonio BtUilt. OIRBZIOSB DI SANITA' D8Lt.'VUI CORPO D'ARMATA. ~ol. M. lmbrìaco Pietro (direttore).
<:. M. Nocelll Domenico. 0Jptdalt principale di Firem;e. T. C. M. R11vil Brnuto (direttore). M. M. M. M. Puglisl Michtlangtlo. M. M. Citaooa Nicola. C. .\1. Sangometl Giovanni Corio. C. li. Perassl Giov. Anlonlo. C. M. lllaori Lwigl +.
T. M. ~rrl Jhio. T. M. Tonleltl Pitlro - . T. M. Pignatelli Filippo. F. C. Fraocloslnl Guido. F. lllaonajonl Giovanni. F. Nonis Ra(fatle .
.F. Segni Mawrizlo. Ospedale pri11clpale ài Llvorna.
T. C. M. Bussone-ChlatLone Afllonio (direttore). M. M. Destino Salvatore. M. M. Jldaugerl France~eo. C. W. Medugno Francuco. -<:. M. Saotoro Giuuppe T. :V. Boul Pietro, - . T. M. Aodremi Alfrt4o.
+.
T. :Il Procacci Arturo. P. Cervellin Antonio. F. Conti Carlo. ln(ermeria prt ddiaria di Siena. ~. M. Leurlni Prancllco. OIREZIO~E DI S ANITA' llKL IX CORPO D'ARMATA .
{;ol. 111. Bianchi Ltopoldo (direttore).
<:. Y. Cberuhlni·Giammaroni Orlando. Orped4u principale di Roma.
T. C. M De Farla Bctore (clirettore). M. Il. Bima lfaurido. Jl. Il. Bonavoglla Lwiql.
il
(Stgllt) RIPARTO UEGU UFFICIALI llliDICI B DII P"Rli,.CI5TI li l LIT ARI, BCC .
B
~. li. Crr vi,:tni r;locanni. Il. \1. Gerunrlo Giuliano. G. M. )lo~chlnl Enrico, +.
C. li. Ga lli Glov. Dorntnico. C. ~1. Rnl(ninl Romolo. C. M. Bella Valle France1co (com. Min. guerra). C. M. Mclu AHu nio. C. ~1. Cracclo Andrea. T. ltl. ll.~SIIi Andrea. T. ~1. f:orbi Edoardo. T. M. Tobia Arturo (com. min. guerra). T . li. llemmo Giovarmi. T. .Il. Cappe llo Pio, -. T. M. Bocconi Attilio. T. :Il. ~racchia Ernnto. T. li. Mariolli-Branchi Glo. lJalla. T. M. Fnlc~tti J..ulgl. T. M. l'aolini Adnl(o. T. ~. l'erna A mtdw. T. }1. Prlsuni Paolo. P. C. llompiani Almarutro (perito chimico igie· Olsl:t).
F. :\larlnl Francuco.
F. Celll l'incer•zo (perito chimico igienisw). f'. Nonls (;erolamu.
r. Cerrutl Romol ...
P. Pallarlini .1/tmo. COmandali
C. ltl. GRndollt Gracomo (O!p. Ancona). c. )1. Sr•lnn l'trtce/l::o 144 rant ). C. )1. Marini Pio (63 rant.). C. ~1. ll lva Umbtrlo (dir. san. VII corpo a!m.). /ll{trmtrla wesidiaria di Civitavecchia. 1:. ~1. T urslnl Giull. Ft·anct&co. Olptdalt princi pale di Cagliari. T. C. M. Tempo Luigi (direttore). 11. )1. Falconi Galli no. c. M. Schirru Guglielmo. C. ~1. Mari ni Erne1to. t:. M. Verdura Luigi +. T. M. Uemurt.ns Cor11tllo. T. .111. Cossu Alberto (com.' log. cara h. Cagliari). T. )1. Cndeddu Alberto (Cina). T. M. Ucrnnrlli /.v.igi. T. ~. Z1ccardl (ji ureppe -. F. C. Pii(QZZO Fdiu. F. Enr:co Francuco (Cina). r. Pagnlcllo Alfredo.
lu(ermtria 1lrtfid.i11rla di Sauarl. C. M. Octtori A nqelo. 01pedale pritJCipalt di Perugia. T. C. ~1. Selirorn• Carlo (direttore). )1. M. Cav•cchia Frllnce~eo. C. )1. Carl'dtla f"tdtrico, C. M. Rossi Al(rtdo. T. ~l Buralli Aristide. T. )1 . Massa Goffredo -. F. C. Sola (;iuuppt. F. )lu~zloll Antonio.
+.
.:·. (Stgue) IIJPARTO DI!GLI llPPtetALI IIBOtet 8 DBI P ARIIAetSTI IIILITARI, Bee.
In fermeria prui414rfa di Terni. C. M. Cutri Ferd flta1Jdo. T. li. Piroli .d >nedeo. OII~ZIOIIB DI SANITA' DEL ! CORPO D' AIIIIATA ,
Col. M. laodolo Cortantino (di rettore). C. ~1. Fusco Emilio. O&pedale principale di Napoli.
T. C. M. Caporaso Luigi (di rettore). ltl. M. Baldanza Andrea. M. M. De Cesare Zatcana. li. li. De Falco Andrta.
lil. li. Bile Giovanni. li. li. llartiello Gattono. C. lt Lama Bmanuello. C. M. M.aisto Paaquak +. C. li. Sirignano Pellct. C. li. Boccia Saloatore. T. li. De Sarlo Eugmio. T. .Il. Tosti Domenico, -. T. li. Tecce Parquale. T. M. Sertoll Alfonso. T. M. infante Carlo. T. M. Scalese Giorgio. T. li. ::.aprano /Moardo. F. C. Bolognini Carlo. F. Bifolco A"relio. F. Piraino Ste(ano. F. Giordano rincenzo. Comandalo
C. M. Caìrone Pllbrizlo (80 rant.). Ospedale prindpale di Caurta. T. c. ~1. Susca Domenico (direttore). M. M. 0' .~jello Raffaele.
li. M. Testa PtUqullle. li. M. Ced rola Giuseppe. C. M. Oe Simone Zefirilto, +.
C. M. Gallo Nitoltmgelo. T. li. Giaqulnta Saloalore. T. M. Tetnpesta Corlanzo, -. T. li. Ruta Sebadklt1o. T. M. Pennettl Cesare. T. M. Santomaoro Ruggiuo. F. C. Russo Enrico. P. Lutraoo Giacomo. F. Polo L orenzo. I nfermeria preddiarla di Gaeta. li. :11. Saviano Rafl'atle. F. Parlsi Ytn cmzo. bt(ermeria. pruidlarla di Capua.
C. li. Cardi Francesco. 01J1edale principale di Salerno (In Cnva dei Tirreni). T. C. li. Pasquale Ferdinando (direttore). M. M. Tallarico Bon ifacio. C. M. Abate Alfomo, C. li. Romano Francesco.
+
7~
74
(Segue) RIPARTO DBGLI UFFICIALI IIIKDICI Ili DEl F.lft iiACIS TI IIILIT.UI, KCC.
T. M. Rooga. l"incen:o. T . M. Mania Michele. P. C. Pellizzori CorlolaPIO.
F. Amaturo Anto,.lo. DIRE7.10NII DI SA IIfT A' DSLL' Xl COIIPO D'AfillAT A.
Col. M. Lombardo .1/ichtlc ( dirett.ore). C. M. Olptdale principale di Bari. T. C. ~1. Sus~a Vito (direttore). M. a.l. Mln1cl h'llfltllio. M. M. lru:itari GiuatPPt. C. M. Lucciola Gio. (;iacomo (Ubero doc. nella R. Unlversita di Padova). C. ~1. Cocola VinctiiiO, + . T. M. :;ah·atore Dommico. T. M. Jlenneua Mario. T. M. Trulll Gabriele.
P. C. Aleneghollo G•ovanni . F. Ghcrardinf Naloo. lll(trmeria prtlieliaria eli /,ecce.
C. M. Crlscuoli Ni cola. Ospedale pri11cipalt di Cata11zaro. T . C. M. Stilo Pietro (11irett.ore). M. M. MenniU Mlcl1ele.
C. M. Jnrelise GlutrPJJt +. C. M. Capobianco Domenico A"tonlo. T. M. Palmleri Ratra.re - . T. M. Vocaturo Gtniale. T. M. Casas:rand l Glo uco. F'. C Pompelani Carlo. F. Ferrara Glu1tppe. lll(t•·meria presidial'ill di Monltl t one. M. M. l'errenl Francuco.
ln(tNMria pruidiaria di Castrovillari.
T. M. Cantarora Nicol a. Pllle1fOIU! DI SA IIITA' DEL Xli CORPO D'ARIIATA
Col. l\1, Alvaro Gi1utppt (direttore). C. M. Furnò Giacomo. 01pedal e principale eli Palermo.
1'. C. M. Bernardo Luigi (dir ettore). N . M. Natoll lò"rancuco. M. M. VIta Gaelano. M. M. Cnrmo Tommaslno.
C. M. Ocl Vecchio Ruggier o +. C. M. Gri.~tlna Coda n :e. T. M. Annino llt11iamino. T. M. Ca.'laplnta Giovanni -. T. N. Piazza Beniamino. T. ld. Ciauri R0101ìno. T. M. Cresclmono Ro1ario. T. M. LfonU Girolamo.
F. C. O P Paoll A 111011111 0 . F. CPI'PI l 'go. F. Eletto Al{ou•o. f'.
(Segue) AIPAhTO. DEGLI UPFICIALI IIKDICI E UEI FARIIACIST l .IIILIT ARI, BCC. Infermeria PI'Uidi a ria di Trrtpani.
C. Y. Palermo Patera SLanislao. Infermeria pruidiaria di Girgenli.
C. l\1. Barletta Salval ort. Of1/edal e princip.ale di Messina.
T. C. 111. Barletta /Vicolo (direttore). M. M. Scaldara Gituepp e. Y. M. Rizzo Michelangr l o.
C. l\1. DeCO$llre Edua 1·do. C. .\1. )larzocchi Fabio +. T. li. Fiorentini Emilio. T. l!. Mazzaglia Gi ovamtoi, -. T. M. Bilotta l'incmzo. F. Migliardi Domeuico. F. Lojacono Pasqual e. Infer meria presidi (lria di Sit·acura.
c. M. Delog\! GoelatiO.
l'll(ermeria fiTUidia ria di C:ataltio.
C. M. Cormagi Gitmppe. FARMACIA CENTR'ALE MILITARE. C. F. D. Antolino Bernardo (dìrotlore). F. C. Orero Giovanni. ~·. C. Lovadina Marco. F. C. Rovere (iillse)lpe. F. Baroni Bdoal'do lperrto chimico il!ienista) . F. Castellln l Giuseppe. F. Guidi Gi o. Balta. F . Marenco Vittorio. F. Marlinottl Carlo. P. Cornelio Luigi . F. Corradi llemo ldirp. min. {iuauze). REGI CORPI DI TRUPPE COLONIALI. C. M. Mozr.etli Bliu o. C M. Pace L"igi. T. M. Garau Pietro. T. M. Annaratone Ca1·lo. T. M. Olivari Pietro. T. M. Pole:;tra Gi•uepp~. T. M. Znmpelta Giuseppe. T. M. Calendoli Saverto. T. l\1. Martol(lio Ferdinan do (disp. min. tslerl ). T. 111. Calle n do Brrico. T. M. Stella l'i n cen zo. T. M. zara Silvio. F. Snui Filippo. F. Mirolli llomeo (di1p mi1~. e.ltl'iJ. PRESIDIO DI CANDIA. T. M. Amenta An i 01lino (6 fan!.). REGIE TRUPPE IN CINA. C. M. Paschetto Ferdinando (OSJ>. Ancona). T. M. De Stephan is Giuseppe (cav. Monferrato) , H3}. T. ~1. Cadeddu .Alberto (osp. Cagliari). F. l!:n~ico Fra nctiCO (osp. Cagliari ).
l
73
'
• l
INDICE ALFABETICO :\. Abate Alfonso Abate R•tratle Abbate DoiUJIIl .\bbati An1011i 0 Abbenante Carlo Abtlli l'illorio Mcard1 Glustppt Attardi .1/aJ·ill Adelasio Federico Agosti Gi«S'IIJ!t Agostioi L11lgi Aj roldi Lu•gl Alberani Bmllio Albo!l'!i Angtlo Al berti Bgf4io -~ lessandri Car/11 .\les.iandri Cnrlo .\lloalli Btntdtlto .\il.loa Giustppe Allobelll Alberto Alvaro Gitueppe .\ mali Gitueppe Amati l"inctnzo Amaturo Anlo1tio .\menta An toniltO Amldei Alfredo Ammendala Patlro .\moroso Vincen;o Anchbi Tomm11s11 \odreioi A lfrtdo Angelmi Anttil>ald Angelozzi /.ui!]l Aonaratone Carlo Annino Btniamitta Ansani Ciii berti Domtnico Anti!Jino Bernardo ADIOD';tli Saoerio Ant~ui Ranie1·i
Anzil Saloalore Aprosio Roberto Arcangeli Alfonso Arca.ri Bernardo Ardiuooe Llborio Ardnho Fortunato .\rena ANtonio
Arena-~Jacelli
Gne-
/a n o Aria< Piloto
19 A rmanrt·l'~on Gio· 4JI vanni 18 Armandi Arma11do 37 Armand1 Cor·/o 34 Arpa Vittorio
Bartolott1 C111"lll 50 BaruiTnldl Laliurio 38 lla ~ottl \'inct~~to ll.'\Sili A lltlrta 31 Oastianrlll Umbtrlo :Il Batolo Luigi 46 &tta~:lia $a/valore 19 Ba~ vu BJmott.to
33 BoccMsini .Vario 43 Bllccella t;i~rgio
3'
30 noc~hia E11rico :li Doccia Saloatore
H
~ Bocconi Allflio
4~
2t
!9 u Roggio-Lern Gabritle t6 ~6 Boglione .l/ichele t& 31 lloldrlnl Fedele 38 ~!Arri B11raco ;;o Beccaria Glovll7111i \Il Bollo Giorg'o 37 1 31 Artom Ab,·amo ~l BedPI .lfauri:io 31 Rolognin1 Cari n 37 3JIArznno F rancesco i j nelll Pntqrwlt 47 Rollieri 1/ullerlo ~8 A:l AStl'giano Glo. ll11l· Bellin b'mi/la t9 Oompiani Akmutdro 37 34 lista 4t flelllazzi Arlr~r() 38 flonanno Pao lo U 47 A~lengo f'ronces co 49 Bellinzona Eugtnio n Bonavoglia Luigi 16 i8 Atzeni Giuttppe U B!·l lrnme \'w ctrazo 45 nongioanoi .~rulrto 47 38!Audlsio Pietro ~o Uenati Alfonso t5 Doni Gio. Battista 36 33[Ausiello Pasquale '!fl nen eclelll r.ludo 46 nonito Giurue 4S 40 Benincasa rtncen:o ~ Bono Giovo11n i t7 41 R~nnali Carlo 48 Bonomi Gatlano t6 47~ Oel'j!onzl ~~nre 46 Bonomo JYicollno t3 l!l Rerettn Pkt m ~8 fiorella Salvao 43 18 Remarrli L11i11i !9 Borl!hesi Gotlano $4 i!(i Racc.1r1Jili Ullarlo ~3 llcrnar•lo Ltugi t;; Rorgi Giovanni 44 131!ladaloni Gitueppe ~5 Oernuccl Giovarmi 1 9~Borgia Simone 47 !9!Badino Luig' 34 nernucci llodolfo !7 Ilor li netro Orette 4G46 llalncco Corrado 17 Bertlni l'ifJ 37 Oorruso Plelrt> 30 38 Raldant~~ Alld'ta tG, IIPrlocco A11lt1nio 36 orsnrf'lli Gioummi 33 30 Baldassarre. Geremia 41 ncrtola Pietro 44 Boschetti Eu'le11!0 ~4 33 nenoldl Atlltnor e 3~ Roseo P1e1•·o '19 ~8 Onlestrn Duilio 48 Balestra Sltftmo 47 Besso Bu(lelllo Ma l'io \19 Rovlo Luigi 48 1 37 8alluhene Ce&(! re 46 ~~~~ Tull{fl \i Uozoli Giovan ni \5 4~ Rlllllano Enea Arturo 29 Bellini Ct b n 31~Roui Pehce 17 \17 Oandr7Z.one Giot:anni 30 B1Amonte Achille H IBozzi Pattro 'l1 46 llnbara Gi11ctlmo ·18 R~:~nrhi Gino H Rozzola Buomio 38 !9 Barbaro .rteolo 30 manchi Lt()potdo u Brncco Giacomo 3i 't8 Barbtltelli Ettore 16 Bianco Paolo 48 Brero Giovanr•i 37 ~8 Barhato Angtlo 31 mrano Pietro 4a Brescla-)llorm Luigi 47 Barchiesi Enrico 46 Birulro AureUo 38 Oreui Giuuppe 17 35 llargonl Al/ilio 4! lllle Giova11nl Hl Rria Pasquale 47 37 Barrle Cuu re 3! Bilotta Vinunzo 31 Brigalti Giuseppe 48 3G Barile Felite 3! Rima ,1/aurl:lo 16 Flri(lnooe Ferdit~~~ndo U 46 Barletta Nicolò 15 Biondi Dome nl.:o 46 Brlnrticci Giuteppe 46 30 Ba rletta Salvatore i l Biondi Pietro 34 Brini Tommaso 46 4! Oaroechlno Cario 50 Bisblrol P!t lro 41 Rrlvio ProiiCtsco i6 4t Barone Donalo 44 Bi ~callti Luiui 48 nrlzzolarn At~tonio 36 45 Baroni Edoardo 38 Bisceglie Luigi 481Rroglio Enrico 44 s:; Barrecchia Nicola Il Bistarelll Angtlo 4t1Rrugnatelll lìugmlo 49 17 Bartali Gi flrg i o 48 Bizzarri Rod.ol(o 41 Bnlnelli Roberto 4 4& Oorlalini Bmillo 41 Oobbio Bugt11i0 14 Brunello Augaulo U
B
(Segue) 11\DICt: ALFABETICO
i&
•c. polli Gtureppe 47 Cecchini .tla&nmo 46:Cotetti Nf«<to 36 46 Capi~ l bi Antonio 31 Cedrola CiiUJq>pe f7IColomlatti Luigi 4i 36,Capobianco Dom. A11- f:elno Acltille t3 Colucci A ul)"do 34 41 Ionio iO Crlll riuc~>uo 3!1 Columba Ctrore ~O :14 Cnporaso Luigi 11 Centa Alhlio 39 Cornola Gtulw ;t;; 39 C•lorordi Gttulio 31 C:IJ>OUI A•tlo>ti>to 4i C~ppl Ugo 31 cappello l'lo t9 Ceratogli Tu.llio 31 Condorelli Morao :n 48 Capuano Emilio 4~ C.erclgnani Giwtppe 47 Condorelli Maril) 4S 46 Caputl Cilooonrai 47 Cerone Franct"o !3 Cooenn. l'Ilo 1 ~·31 l i C~ra Franctrco ! l C~MjWI Nicolo 451Con~l(dio Placide lluratU Arirli4e i9 Carabba Raffaele 41 •:~rrelli l.ulgi 45 ,Console Gitueppe 46 1 JJu rchi F ult:lo 47 Cararlonna Antqnino ti Cerru tl Romolo 33 40,Conte Anl011fo Buronzo Giovanni t8~Cnradonna Prancesco u)cor va~io Salvator e t4 Con loddu Glu. B11l· Rusrrmi Carmel o 48 Cnrnm>ttl Achille 4a cervellera Donato 31 lilla 36 Busson~hlattone An· Cara'Jso Anloulo 501C••r velli n Anlo>tio 38 Conii Carl o 10 101110 t 5 Caras'O Giocara.. i 43 CPr••igm Ginvanui 17 Coppola .\'1cola jl Carhcne AgQatiun 31 C.~ru Francuco 29 Coradeschì Scipiorot 43 Carhone Bruno 17 Cesari Carlo 40 Corbl E<Wardo Ji t;.'ll\ll f'r<ancerco n Cc••aschi Catullo i~ Corchia Giooanni 36 Cu·donl' Franctaco 46 Cheleschi Camillo \tl C·nchia Primo 39 19 Chel'rher Sonle Carcdda Ptderltù 45 Cordo~a L tuoi 1:; -t~hibbr Ptlict 'i~ r.arcga Aleuo11dro 33 Cheru lllnl Bdoar<W U Cormagl Giu•epp e '!11 1 Cacace Pra11ctsco 45 C~rrno 'fommarino 17 Cherubioi-Giarnma•t:orneho ~uigi 3!1 Co~.crhione Pranc~~co \! Ca rioni /.ton ardo 43 roni Orl;mdo 18 CQrnclli Conadìo 39 r:accia Filippo i!harlollo Gio. Ballista 46 Chetoni Luigi 46 CtJrona A ugauto u caccose Do menico 4H CJrnelu lll Federico 37,Chlal<o Al(on•o 13 Corr&rll A11gdo ~3 C.~dtldll u Albtrlo i9 Carotenuto Domenico 45 Chialchla Andrea 3i Corradi Re mo 10 1 Ca faro ,\'icola 30 Garratù ~lealino t & Chla(lpori Parquole 49 Corte Silvi o t6 C~!l~teso Gi<~cor>~o 461Carri~r Al(onro 40 Chiara<l>a G~tlano 46 Coscera ,\'acomPdt 3S Cnlrone F<~bri:lo t!1Cnrta-Mantiglla F i- f:lunri Nieola 43 Cosco Artgtlo 4i 1 ~~ Cossn Ali/erto :18 C.ni l'ano A medeo 341 llppo I!'IChicco Al[on~o C~lcnterra G11tlano 35 C;tsn~randi Glauco 34 Chieffi ,1/lch#l~ 47 C. osta Hmilio !7 1 Cnlllt•rini Ferdlna11dn!lf>Casall P~tro 341Chlnl Gaetar10 '6 costa Quiulo 'i3 33'Co~tanllni Giu"J'Pt 3l C:dd~ronio f'rattctuo H jc,sallul Rìcwrdo t4 Claccia rmcmzo 1 t t Costelll Pdro~tw :;o r.n ldo /grl'r;io .;s• ::tsaplnta Gio11on11i 30 Ciaccio A11drt 1r 4i Colelleua A l(o1uo !3 C~lrgarl Gw. Ballilt:a-arlnl Arl"ro 3i Cracerl Giuuppe 48 Cotron~i Totniii<UO 3t t la tt 1C:~Sa<sa /.uìgi 361C•aldeA Pietro 46 Cottafava B nrfco !3 Calcndoll s.. rerlo 30 Casorati Enea 47 Ciamplnl ~rare 31 Colterchlo A leuio 16 C1thcndo Hrricn 31 Cassese Luca 4:01Ctanni Auouslo 31,C:otugno Pitlro 31 Clllore Giovanni •.nlt:tstagnono Pietro 30 Claml Rosolino Call'lerl Giulio 43 Ca~tellani R~meo SS t:icchclli A11nibale 16 Couguct Alberto 18 1 35 CougMl f'rlippo 4:i (;amboni Fran~esco ~ti 1 :utcllano Fedele ~i Giclrcttl ll'icnla ~n Col'elll Sonlo 30 ~amerino 1\'icola 4Y,Caslrlllnl Gauuppe 38 t:ill liutll Giuseppe 16 C:arnetli Sìl11i0 16 r:.o<lello F rancesco t l f.imaduomo .1\'lcnlo 48 Cozl Gotlallo :kò C:!\telnovì l.ndooico 33 t;lmìno Francuco !7 Crema Gio. Ballista ts Caminada Erc11le 1 l::lmi~ Marro 3s castlghola Orlando 30 CID ti Fl'fiiiCUco 48 Cre1cimone Rorarìo 31 Campetti Enrico 501t:utoldl Bifore 'lS Cinque /111(f11tle 49 Crespi Ctlare u Csmplli Gilurype ' t.:Bta.di Luigi 41 !ciocchi Gflltmao 47 Cricchi E11orarUI n Camporlonìco F ttiUIO 34 C~taludoli f:OI'IO 411'\:tllrAnrli Mnrio 30 Crisafulli (;looanni 36 1 Car.aliol Gia;$tppe 31 C~telli Ciwvanni 4t ,Ciprrano l.utot t9 f.rlscnoli 1\'ico/a ~· t';arHirinl Cerare 41 Ca tini Alpwolo t GCot.anna Ptrdinando u 1crispo Uboldo 33 1 t;anrgallo r.or enzo 2~ c attanì carlo ' oiC'tanna ,,·troia ti ,Croce Situino 47 Cau~ia no Giovonui 4~ C!lttinr Guidi) 36 t:oltolinl Siloìo H Croci Plt lro U Canua$ Nicolo t4 C<~tucci Paolo 481Grvll~lll Guglùlmo 36 Cugi L uurgo '!1 Cantafora 1\lcota ~7 Cavatorll Pietro Jtt:occaa Luigi 36 48 Cugu,l A nlomo il Cant.arano CoalaRIIno 4:ò\Cavauocca Gioueppe 15 .Coccone .llaggiorirtO 38 Cuoco Luigi C.,ntella ,l/ariano tl Cavicchia FranctiC<' 17,Cocola \'incenzo ! l Curli·Petarda A'fcolo lP Cantu Anlonw 48 •:,,·ij:lloli Amedto 50 Coda Carlo ~,Cu$anl Morlln o fl f,,ntu Prancuco 48\ù«arolll Camillo H.lco. ligllone Menelno 31 Cusmano Enrico t:antu Gui:lo 34 t:~cchcttanl Domtnicolajanni Federico 3t jcusmono Giacomo 1 .Cnoccl Slllnnlo 4i co 'H Clllamusso Flaviano 4i .c utri Ftt·dlnMido Drun(\ ltP Curlls Sal·
11atore JJuccl Bm·ico Ducclno Gabrielt Hucciuo Tobìa l:lulla f'rancerco Buongiorno S<rlv11 tore nuonomo Adal btrl o lluonomo Lore11:o
C
(Sfgue) INDICI! ALf'ADIITIC" 1Uel Priore GarU>aldi i3 ' 1Fiavttta H rtctrt:o Jll De Luca Cot•anUIIo !t Florfo Luigi 34 Del Vecchio Pruqtwlt 48 t'loris Antonio 48 Del Vecchio Huggero t9 Foa Teodoro Dabbene Filippo '1/1 Oe Maria Nicolo '!8 Fahfaol Gem111ro 46 Foca Attlt.lllmo D'addabbo Oron;o 48 Demonte SI/cio 31 Fabrl5 Domenito 18 Foce Bdgardo Daaa.sso Pier L11l11i !8 OemurtaJ Cornello '!9 Pabris Rlcta rdo 38 Foglia Gerolamo D'Ajello Ratraelc 16 De Napoli Ferdinando 30 Falcetti L11lgi '!9 Folro Antonio Daloelll Luigi \3 Oe l'\lcolab Plrlro 48 Falchi Emilio 39 Fongoli Lutgl 47 D' Al tssandrt) Ra i· Denti PrortreiCO 4Gl falconl Gavl11 0 17 Fontana Achl/11 35 mondo 48 Oent18omp111nl Snttlt 471Falf-Onl Grtgorlo 47 1ForchPrln Luigi 39 D'Aiola Glova11nl ~~ Ue Paoli Au lonlo 37 P:tlrlella Pieh·o t\ fores ti Alberto 31 1 Dal Pono Domenico 1611le Pr~co L11IQI ~1 Pa ldolla Plell·n 48 Form iginl Demetrio 47 o· Amalo Carmelo :U Dc Rr nxl Ghutppe 13 Pnmilfari Glovatml 4G Fornelli /Jtn edtlto 47 Damraof Hnce?l :n 48 De RobtrUs Ruberto 48 t'anchloltl /llrgtnlo ~3 P orno Attgtlo 4~ Damiano t\'irola t7 De Roberto Gattono 41 Fantasia Salvatore 15 1 Forli Giuseppe 43 D'Amico BitJ(}IO U De Rosa Pranct~eo 45 Faotolt Gitdio :!8 Forli Pirro D'Amore Francesco 31 De Rosa .Vichfll' H Faralli ~ltdlno 19 Fortunato Cal'lo D'Angelantonro BI· De Rossi Luigi .Varin 36 Farrna Glu1tPJ)t :!l Fraguglm Paolo /ore 16 De !':trio lìtt(ltnto ~ Farina Salvalo1·e 35 France.s(bl S•·nr:..ni D'AnlOnto Rvtraele .17 De Simone Luigi 45jFa rronl E11rlco !7 l'mcen:o '!! Da.rra l'lllorlo :U Oe Simono /.ulgl 48 Pascia GlulepJlt H Fran cesconl !i(ocomo 37 o· Ascola Geauele 4810c Slmone 7.e[eriuo !!01Fattori Giovatmi 21 Franchi Luigi iS D'A versa Girutppe 451Ue Stephanl s Giu · Favi~ llatratli 36 franchi Pellegrin o 35 DeAmbrosys Bmidio 49, ltppt iS FaVT~ Glouannl 13 t'raochmo Eugenio 50 D'Ambrosia Auge/o 48 Oestino .Snluol<-re 16 Fazio r.a,tano ~6 Francro•lnl Guido 37 OP Angeli~ Gattorro li Dettori Angelo " Fer•hlo r;tuuppt H Fr.tncOne l'luceu:o H De Angelfs l.anaro H O'IWorre Alfredo ~l· Ferlele .Yicol11 48 Pranzoul Pietro ~6 Decaroll b'mrtlo 44 De Vi~lliis l!a(f11elt 18 f'edericr Pitlro i 5 Fregnr Arnoldo IG Ue Cecco Guruppe 40 Oi Cio m tgo 34 Pergola lìul'lro 3! Presa Arutodtmo a Oe Cesare Eduardo i i lri Cristina (]locanul 3\ Fernandoz 'Nmolto ! O F'rcsln Ago&lltto 17 De Ces:lro Zaccnrin t G DI llomenlco J\'icolo 43 f'errablno Ollavlo 31 Frigierl Giovarmi 31 ~8 01 Giacomo J.ui(}r iS Ferrant e Ornglo 47 Fri)!oll /,eottardo ~:! De Dormi< Ceaidlo Oe Focendls Gw1tp· 'Di Giorgiu Gtrolnmo 35 FPrrara Glt~ltppe 39 Frl<onl Paolo 32 pt ~i Oi Glu<epp•• P1tr Cn· Ferraresi Snlvnlore H f'utto ·•l Adeodalo ~O Oe Falco Alldt·ta 16 m ilio 48.Ferrari Aulonlo JlaFurn:~rol.t (;toacchinn 3.! Oe Feo Luigi iS Ili La.llo C.rrmine 33l rla 35 Fuoaioh r.aelouo t9 Oe Fllippls Adlulore ~Di t.orento GrustrlJie .\8 f'l'rrari Claudio 38 Furno r;wcomo il De Frnn ce<eo ~rllll· eli ltartioo Auge/o H f't'rrarll.elll France· FU$CO Emilio :!1 etiCO H Di Martin•! Carla 46 ~eo 31 Fusro (]cmwro 35 De Furia Jlttore u Di Martin o NluriiJ .16 1 l'orrori Plel•·o 31 De Giorgi Beniamino !6 Oì Paolo l.lli(JI 46 Ferrarln Otnedello 47 Degl i Ubcrll t;ennaro 18 O'lppolito alvotort 46 Ferraro Annibale 38 Del Bello An/01110 !J Ili Rcnzo Antonio n Perrero di Cnvnller· l Del Gru•hce Gaetano 4'! Ui Santo Pitlrfl 46 leonr l.ulga 14,Gabrl Giultppe 31 D' E lia Al(o111n !3 01 Venera Gaetano 45 Ferrettr .-irrloo 31 Gaeta Anlonro ~~ D'Ella Anlo11lo 30 Domenlcl Sabotino 43 f'erreltl Grai'PPt ~i Gal!gia Jlarro !8 D'Elia ClttupJ e 34 Dominedò (]lutrppe 4~ Ferro Florindo 49 Gaghano f'ran cuco :t~ Dellachn Giuseppe 3! Don in l Glulfppe ~3 1 Perro-Luni ,t/animi· Gagliarrli Ettore 48 d"lln CiotlPn Angelo 3! Doria llo1arlo ifi , lrano ~8 Galnott• Gluuppe 45 Della Vullo Dnrlolo·. [)otti Fran"3CO .\8 Ferroni Gwuppe 35 Galanti 1-'cmsto 47 mto ~8 Duca l'incerl:O 3' Filii>Pi .lllrfliO 36 Gala"'-"0 Antonio 23 Della Valle F'rn11cuco ti Ourcuclli .1/odu/o :!l Filippl Salout11re 36 G~lasso Co1lantlno 46 Delle Pinne Luigi ~ l'ilippon~ il rw 33 Galt>tli Hllorlo EmaDeii'Oiio Glo. Balli· Frmiaol A nlo111o 4i 1111tl~ sta 15 Piozi GitutJlpt li Galli Gio. Domtllico 19 Oelmrnlo Oro:lo ~ Finzi .llurao 3G Gallia l'tllorio 4i Oelogu Gnt1a11o 23 Eletto Al(oiiSO \0 Fiorentini Emrtlo ~8 Gallo .\icotangtlo i3 Delogu Gino 33~ Eiia GiovaM i 50 Fioréntlno /,ulgi " Gnlmnninf Giriii'J!Jle 35 Oelplano Giu•eppe 45 Emiliani l'lucenzo 4i Fiorini f'ior en:o j!' Gnlvagno TtOIItslo i4 Del Piero Glo. Dali. 40 Enrico Frllncesco \tJ Fissore 1-'rtmcesco 43 GamiJNta .\'unaio 36-
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Gam ltiiiU Gatla lu> unnololll Giacomo G., nrlotro Ctra1·e GMaltella Luigi {j3rnu />ai lr·o (;arnera Bt•r tolo mto Garrone GIUt tppe GaS<"A Ettore Ga-ol~ /llllo Ga•[lari l'lo aìasia F'ra11 c· &e<J ()atti An{}tlll GaLli F er d iunndo Gllvasci f'ir lro f.a)'l3 Demt ldo Gd anetta Arl11r0 Gelmini P•elro Gelormlni /llàol(o Clomelll Cuare Go•ueral1 Fr'llucuco (òcrhiuo l'lllorio Gorhnidl t;inva1111i Gerulli Ar~drnr
liiGivo~ re Gio. IJallisl<l 41\luzatara Giuu p pt 18 lòottardi Luigi 43 lolli Bm·~eo 47 Gous no f'rm" e;co 14 lo ppolu A"tnni o t7 r.rarto />oolo i 6 lo rio Luigi ':!~ l~ ramoll T nmmasn 4lll~rio .Yicl)lu !8 Gra<sa Anlonilll) ~8 lrar1 Alfrrdo n Grassi Gw seppe 3tlluaa FUippo l i G ras~o Biondi LuiJ• 4711zzo Gioe"''"' f ! lraS3o Gi.ut p pt 4!1 :19'1òra7.iam CMio 19 ~l tòrieco GiutrJlpe li U lf.rij!gi Montu Amedeo 15 14 Grilli Al(rtd o H ll.a C~.caa St~ lvalurt
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~~ f.rallo Ellore
l i Losi to 1•1•• H 46 t.ovftdlna Marco 38 34 Lozzl l'inu n : o 46 il Lueciula Gio. Glocn mo ;!fl 46 LUCIIIII Laolnio ! .1 41 Luciano Bmonurlr Ul t.udovasa Romto 1 :H l.upotto Fi4rer~:.o l.utrarlo Giaco mo l.una ttl l'lllurlo
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, l.a Ca\ A /glla:lo !6 31 r.rillo Falìppo u iLaera Narhel• h i ll~.·ca~no IJitiCOIII O 19 f.rlrtl0 Oo:~alanlon io JUII.agana At'.'OIIiiiO 33,Macr.nntl IJioa·mmi 16 nri<antl Gaooal••• o 46 La Grotwna Posq.le ~6 Macchia Br·m110 H 1t;rispini Cri~JliiiO 481Lai Lufgi &l MatlJ schl Gio. llall· 17,r. rislìna Castrer~:e 'l\ Landoln Ft deriw t:1 li1ta 50 45 Grixo11i Giot•utlll.i ~9 l.anza Emanurllo I 'J Madia Gh•lt p]it ~~ :s9 Grollo Alll•mio 3lll.anza 7'<111WIII!11 ~7 .\l<t iTui /,ltigl 4~ 'ti Grolli Co l'lv \!l Lardo GiuUI'Pf 3! Mug~esa Tu111n10111 ~l ! 9 Guaitoli r:- snre U La Rolon<la llufforle 37 ,l ln(;j;tollt3 EJmondu IS G~rundo Giuli1111n 17 Guaicll C11rlo !l l.a Scola Fraurf~ro 40 Mai!J.;iO Albtricu 46 GtacroNii GICJ /laltn :JI Gual.ll T1lo 46 L.at~rLa Glovanui 46 Ma)li Otvllldu 33 Ghornrdi Gill$eppe 47 r:uarini Cttrtnine 15,1.atterl f'r rdi •lanao 4i &lagli o (iiUJt/J}lO 4i ulaorardaul )\'olldn 40 Guarino J,uiy i .\1 !.auri oi Ca l'lo 39 .\Jajllioll AniOIIIU i8 Cih~ttl J.ul~• t 5 Guarn~erì l'itlro 45 Laueri A uouslo ~6 )lagnaghl Qrr/o n (;hltioli b'r~rico 3 1 tìuerrieri Roffnele 40ILeo:cia Palqtwlt 47 MAgnaj!hi Guido 31 t:hllhni And r t •• J:i Guerrlrro Francuco 43 Leozl Armnudo 33 lla!(nCUa Ferdwa ndo !3 l;hlrolll f 'tlitt 4:i Gultla S11lcolore 5/liLoo AnlofiiO 16 Magna Anlvnio H lòl~calone /Jtnt dlllo J l Guldarelli Cioc11 nni 18 Leonard• Bttardfllo io • \lagno FrmtctiCI) 36 Glanan a r;IUat ppt Guidi DQtllftlico 4111.!'ooe Balda u o r r 46 Mn11n B'"i llo 48 Ginni P•t lru ~l Guidi Gio. Balti. to 3' Lepori l'il/orlo 17 .\lauri Ff l lCt 16 Ganunelh A ltu onrlro ~9 Guiololtl Tullw 46 t eurìni f'ronceaco '!l \l alda Luigi U Gianni F r afl'taco 49 Gurg•>Achille H Le va 8onojulo U Maani P~elro 36 Gì:onnina Alfonso i 3 Gurrieri Ra {fatlt 43 LI hroa!l Luigi H Mal~to Po~quale '!3 Gmnnoai fl'~ll cetrn 4!1 GusLmelli C11rmt ln 4S l.lu rl Hr~cen:o t6 ll~latrst.a Felltnco ~~ Gmnola Anlonio 18 Guttadauro La Bralucarl rmcen;o !-~ Mslntesta Romlu• l o S3 Giaquinta Salvatore ~8 sca DmntnJco 3;; t.i;;aslro Girueppe ! ù MniB va•l Bnrfco li 1 Giardino Lula' 45 Guz>.ardi Lui11i 30 Licciardello Mario 17 Male!\llni Luigi 47 Glgllare llf Ranlero H l.lonll Girolamo '!8 l lnllatti emnnuele 16 Gl~:lio Cur'f'I2Jo 31 r.ittardi JWcolao !l .llallnconico Lodo v i co 16 Giglio Gioacch, no 44 l.ivi Ridol(o 17 .11:\lleso 111nce.•: o 50 Gilardonl Bnrico ~~ l.tl lllanco l.ulpl !r.lllnnclnclll Armlbale 3! Gllion~ C~~rlo ~9 lacoli Zr((tr·o 4S 1.0 1 t;iulfo 30 Mancini Alll)elttnlon !!9 Glmolll b'uoento ~a laC<Jno Froncesco ~8 t ojacono PniiJ<Wie 39 llanesralchi /.udov. 41 t;lordano Git1lio 50 landoio Cosla111i1111 13 t.njacono flutr·u 4~ ~tanlrò Er11u/o 35 lìlordano l'it1cmzo IO lnndolo Luigi 41 l.olii lllccordu 331Mangianti E : io 15 Giorgim ,l/alleo 30 lanigro Al(uuso 41 t.omhnrdo Automa 41 llnuuAjoui Giot,ntrnl 38 1 Giorgio C~snre li l1onini Po1quate 461t.ombarc1o r;;n. /lui· • lllln~crvigl Gino 34 Glrnltli b'uea :•o lnnnlzlOilO Cnr melo 3;1 lula 3\ll lanllcu Giouttnnl 38 fòlra ldl ~tiro ·" lor••olino Salvator e '!i l.umlmnlo Lt olllda 30 ~.rea cri FrorlCtsco 46 U1r01t1 1Ja11ld t JG Imi riaco />aelro 13 l.o mt>.1rflo :lllclrelc 13 .\l .rche llo Salrrrlrwe ~6 GirO! Bmanutle 4~ Imparalo 1/tari an.. 43 l.ongari Rodul(o il Ma rchese (;to l/al · Giudacc A11lonlnn 33 hnpelliuer• Grupa re 3l l.oogo Jlicht l t 47l lioln il GiuiTrN11 Al( rfdo 16 lmper inl1 (;iullo !!9 l.oni l'argi/ir> U llarclaelll Tt mislorlr U C.auiTredi Glu(freao 38 Infa nte Carlo 3111.orr•lo Girllt Jiflt 46 GluiTridn Lula• ~6 ln!., nlone Rncco •~ l.o llu, ; o C<~mllln 4!1 ll~rcone te( .wo '!8 Gmllani f·r nncuco 16 ln!elise GiuSI'fiP' ! l I.O-CIIIzo l'alo 39 i l ~~rrnco nuor w Giu~tini Ctl<o ~i iu~ogha Anlu11ìr1o 33 l.o, chi Pidro :!'.) 23~1areugu Lore11 : u
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(Segue) INDICI Hf••\OiiTICO
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Mare~ca Antonìo 35 Melampo Giu$tppe ~& Morpurgo !iiatQ»W U jOnoratt L or enz o 4i llarescalco Antonio 33 Mole Awmio 21 Yorsel~tto fiitueppe 48,1 0rlandi Giovann.i 16 Margara Celare 31 Mele Gtovmnu 47 )lorzone Fraucesco 50 Orolluo Felice 45 Margaria Giovanni 41 Melidoro Gìustp]Je 45 Moscati Tommaso 4~ Orru Ratr11ele àlargotta C~anre !& Membola Pa&quate :!5 Moschini li11rico 19:0stlno Ginvanni Marlani l!nrico !6 Memmo (iiovatllli ~8 .llosci Francesco 43IOterl Eaoardo 44 Marini Bmllio Paolo !i .\l~natti Allilio 47 ~rosei P omp"n 44 Ott Ottorino 33 Marini Erne1to ! 3 Mendes Guido 3~ Mosso .tnyelo 46fUtloleu:.: hl IJavide 44 Marioi Ferra11le 38!Mendini Giuseppe 42 }I01.1.ctti 81iseo :!3 Madnl Pklro 38'Meneghell!l f;iovatmi 3i Muodula Giuseppe 45 'j51~1cnnella Arcaugeto 'li Musìzzano Luigi 43 Marini Pi!J Marini Tito 45 Mennhi .lliGhele t G ~luzzio l i Autonio 4ll Marino ·romnuuo 46 Merlo l.ucinuo 46 Pahi> Umilio 43 Marinone Giovamti 4li Messerotlf·llllllVenutì Pal •is Guido 9~ Mariottl-Bianchi Gio. j GiusepJ•e !8 Pa hìs Roberto 14 Balla. ~9 Mcssineo Gìustppe 29 Pace Luigi ~> .M1rono Git<SI'J!Pt (9 Mezzadri Giuseppe 43 :Xaccari r.iuseppe 3\ Pacinottì Gitueppe &6 Marotta Filandi"O 4~ Micch ìni A11tomo 39 Nacc•aro11~ Amleto 31,1'agani Ghueppe 46 1 Marmpese Gi acomo 46 ltliceln Salvatore 18 Napolitanl hlelthiorre 30 Pal{ann l gua:.io 36 1 1 Marras Ra/Taele '4 Mìcell lgnazi •• 34l'ia[tOiilano ~/tclielanPagliuzzl Giacinto 19 Alarri Ezio ~7\tichieli Ltti(li 16 gelo H l'agnì~llo .At(reao 40 Marrocco Achille '!O Migl mrdi Domen i co 38 Nardìnl GihliO '!5 Paladino Domenico 33 Marsanich Arl111·o '!j Miglior Luigi 50 Nardoul Antonio 19,r•alagano L.lltOi 46 Marsllio E11rico 45: ~1igneco Ft·uncesco 481i'iascimbeni AlessanPa lazzolo l'ficolu 47 Marliello Gattono 18 Milano Frl&ncesco .n dro 4! l>nlermo-Patcra SlaMartig none Roberto 36 Militello Umilio '!6 :Xastrl GiiiSti'J'e 481 11lslao il Martinazzi J.odovico 41JM111tello Giuset>Pc 30 Natale Luigi 31! Palladini Ma•·io 40 Martinelli Giuseppe !6 Minici Eugenio 16'Natoli Francesco 161Palmieri Gl!llepPe 48 Martin! Adolfo 33 Miraglia Anlollino 461Ncgro Ertml~ '!.7 Palmicrl Ru(faele i:8 1 Martini Antoni a 46IMiraglìa Eustachio t8 1Negroni .Autonlo 'jJ Paltrìnieri Umbtrlo !5 1 Martini Glot~anni 40 Mirani Cel&o 40 ,:-ielli Gitueppe 41 Palumbo Giutetlfle !4 Alarlioi Gio. Ballista 49 Mirolll Romeo 40 :'ie,·iani Pio 15:Panara Panfilo 43 Martìnotti Carlo 391 Mistrett.~ Biagio 35,~icolai .Auyelo 39 Pandolll Ga etano 45 Martire AtliOIIiO 46 ~loccaflghe Alen.,n· ~lcolaìs Ales.do 35 Paniclti Lortn :o 48 Yartoglìo f'erdi11ando 311 dro 34 .~icoletti Vincen:o 44 Panizzera Giult]Jf)t 35 1 Marzano Francerco •7 Mocchi Dommico 34 .';ieddu Antonio 'j4 Panni l.11iOI 45 .}larzari t;iovanni 49 ~lodugno Vincm:o 36,Nicri Nicolao 46 Pantano Arturo t6 Marzocchi Pabio t3 Mola L11igi 36 \igr i Sergio 45 Paolinl Adolfo 30 ~lasenti Pietro 33'Molìnari 11/ario !9 Nobili Giu,tppe 34 1Paolini Dommico 33 1 M:uettl Pio 47Molinaro Salvatore 47 Nocelli Domenico !0 Pat)als Raimon~o 33 Masotti Pierino 35 l\lollsanl Alfredo 3t 1Nocerino Anaua J41Pnparcone B•ntJIO 33 Massa Giuuppe 141Momhello Bmesto 231Nodari Pietro !O Papr•alardo Salvatore 46 Massa Goffredo 31 ~ton~ Pietro 30 Nonis Gerolamo 39 Paris Andrea 50 1 Massalongo Roberto 461Monar o Arh•ro 34 Nonìs Ra/fatle 39 Pari9i f'ellce 15 1 .Massarl Glultppe !91Monaco Coltantino 31 1Noselli 7 o>Mso J&!Parisi l"it~ce11zo 39 .Massarotti Gi1•seppe 18 1donelli Brnesto !OINota Celio !6 Parlati Paolo 4t Mastroglovannl Do11Mon1s Placido 47 Notari Riccardo 36 Parmigiani Fraucuco 49 nato 33 ~lontalto l'iucen;o 48 Novellì P itlro 47 Pasca Ccunillo 50 Masturzo Comillo 34 Montanari Attilio 3!11\uhila Pasqua!• ti Pascale Alberto il àlatarazzo Gaetano 47 Monlllnarl f'ra11cesco 35 Nurzia Rodot{o 36 Pascali Silvio 48
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Maugerì Francesco Uaurl Luigi ?tlazzacara Pietro Mazzaglia Giovanni Mazzarella Basilw Mauarone .Al fonso Mazzei Giov anni
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t8;Montechiari Giu~f]Jpe 48 Mon Li Roberto 43 ~81 Morino Domtllico U Oddera Luigì !9 Morlno France~eo ~t . Qildi Oddone 47 Moro T•lo t310 rrredi Pietro 1 48 Moroni Pì1-ro 44 Oggiano Giovanili 1 41 Moroselti Ge>·olomo 36 Oliva f'ratlce&co .lolau~tti Loreto 331Morosini .llfarco H Olìvari Pietro 1 Modogno Francesco '!l Morossi fìiovanni t40ngaro Gitueppe
O
~::~~~~t~~:;~~nando:! l'asino Eligio !6 Pasquale Ferdina11do 15 ! 5 Pasqoale f·erdinan(IO 45 30 Pasqualigo Pellegrino&& 45 Pasqualucrl tonazi o .~s 1! Passamonti Gaeta no 31 47 Passanante 1Jom1mlco 48 28 Passarella lfqo ~5 23 Pas ·arelll Ftrrtttcio 3
8~
(Segue) INOICR ALFABETICO
Passera Ercole Pastore Vincenzo Pastorello Giu~eppe Pastorello LfOOrUJ Patella Pran. Paolo
291Piraccini Luigi 45 Rapisardi GitUfPIJt 36 Rostagno Giuseppe '!448 Piraino Giusepp e .ul Rava Brne1to ! 5 Rotta fi'iUbtrlo 34 50 Piraino Ste(allo Gio· Ravlgnani Giu1eppe 47 Rovati F'ran. Cesare 44 ~6 ua1u•i 39 Re Giuseppe 18 Rovere Gl1ueppe 38 44 Pirolt Amedeo 31 Reale l'incmzo 25 RutTa Luigi n Patella Giovanni 48 Pisano Glò. Balliila M Reblni Roberto 34 Rufo Vincen.:;o 30 Pa via Calima11 \!8 Pispoli Raffaello 48 Recchione Ettore · ~ Ruga ni Luigi Pecetto Giovanili 4t Plttaluga Bnr(co 66 Reggiani ErnelfO .\ 6 Ruggcri Giuseppe Pedrazzi Alfredo H Pizzillo Nicolò 47 Rensl Pietro 39 Ruini Camillo Pc Il egri n i·Trieste Pizzocaro Clemente 24 Renzi Alfredo .u~numi Edoardo Gi11lio 44 Pizzocolo Ogr1ibme \!6 Repetto Amedeo 35 Russi Carlo Pellerino .Auàrea !6 Pizzorno Giacomo 44 Repollonc Fn 11cesco 3~ Russo B11rico 37 PPIIizzari Coriolano 37 Plaisa.nL Gittl•ppe 50 Resta!lnO Gii<StJJfie 48 Ruta Sebastiano !S. Pelosini 1".-anceiCO H Polestra GiP<sep1>e ~9 ncscl Prancf!3co 46 Pennella Mario 30 Polidoro Gitueppe 48 Resti vo-Panta lone Pennetti Cesare so Polini Giovanni 48 Giuswe 26 Penta Parquale 47 Polish'Oa Domr.tlican· Ricci Sern(ino 30 Pepe Achille 50 Ionio Basile 18 Rlcciardi Ettore 43 Sabbadini ANkcldo .\8 Peraloner L eopoldo 35 Polo Lore11zo 39 Riccio 81/ot·e 34 SaiJelllco llrbano 30 Perassi Giovanni Ali· 18 Saccarello Angelo l'ompeiani Carlo 3~ lllcciutl f.'raucesco touio 513 Saeerdoli Cado 47 19 Pomponi 6m·ico 3~ llichcri Cado Perego l'ill<wio ~ Ponzi Er·aS'Ino 37 Ricolti France.~co 47 Sacra Errico ~9 Perfetti Prmlccsco t r. Porlez1.a Lui!Ji 45 Righi Alberto 30 Saggini Bvarirlo !!6 li 5agginl France~co Pcrna .Arntdto 3:! l'orru Pietro 33 lligllìni Pio h"llo>·e 43 Peroni Felice U Poui Gflfiii"O ~s Rmaldi Giovanni 48 :>agnoLti Augusto Pero tta G'llslavo 39 Prauzataro Carmine ~O Rinaldi Afirlule &! Salinari Salvarore Pcrozzi Gaeta no 48 Press:.cco Pasquale. t 8 Rlnaldi IYicodemo 46 Salvatore Domrnico 3•) Perri Rn ffo et e 48 PreslifilippoAnl•mino3~ Rinal<li ScipiOt•e l9 Salvettl /Lato 46 Perrone Alberto 3~ Prettl Cat·lo 50 Riva At~lonto !il6 Samory Pollumio Perronc Fronce;co Procacci Arturo !1 Ril•a (Jmberto SIG Samperl Gartano Etto>·e 518 Sanga Giu&eppe 36 Pror~ t a Giova1111i 34 Rivalta Raf{atle Pcrrone Git.,eppe :!8 Sangirardi Aleuan· 47 PronaLI CUtu·e 45 11izii Luigi Perroni Giova11nf dro 31 Pronotto IJmedello llizzo .f ticllelangelo 17 44 Persir.he tli C11rlo 15 Sulpizio 1~ Rizzutl Giuseppe i8 S;mguineti Emanuele 48 Pcsadori Egidi o 38 Sangui ne ti taovant~i 16 Pul;!lisi :!fichelangelo t6 Roberli Giuseppe PetrccQ Michele 49 Cm·tu 19 42 Pugliesi Sar11o 34 Rocchi Cowtuto Petrella A ntonio 46 Roeco Almntldl·o 48 Sandretli E•1rico ~O Petri/il RaJTael• 4i ~anna Atlili o ~7 H Ro:lelln l/ go Pctrone Anàrea 24 Roclini Jlfic/iele 38 Santa Maria Alberto 31 Pctrucci Rlcca>·do 3$ Rogges 1/Ciffaele 35 Santanera Giovanni 43 Petti Vincmzo 20 Quaranta L11cia>10 44 Rolla Fruncesco 39 San lini Fedenco !8 Pettlnari Adriano 18 Quarella Gio. Ballista 46 Romano Git<leppe U Santoll Emilio :!3 Pcltinelli f'ilomeuo ~e; Querfnghi francesco 47 nomano Enrico 28 Santomau ro R11gg~ro 3'~ Piacquaòio Raffarle 47 Quirico Giovanni '!l 43 nomano Francesco t 9 Santoro Gi•ueppe Piazr.a l lt11iami110 31 nome! :lfarco 35 San toro Gwseppe 25 Picardl A11louio Romelli P,·mccf!3co :!9 Santuccl Stefan o '!5 Plcchlni Luigi Borneo Fra>&cf!3co 23 Sap)la Domenico 50 Picci n ino Giuuppe 47 Roncalli P>·anct$CO 47 Sarra Raffurle 49 Piccione Jrico ln 46 Sarto riflo>·io t9 H nacch i Gio. lJa ltisla 46 Roncolla Cesare Piceni Giulio 5()•Ronga \"iucen zo 28 Stttta-Puletto Saluat i Radaelli Pedcle Picone narto lomto ~3 Ilali ice Lui gi 35 Ronzani Giacomo 45 ton t!} Picrgiannì l"i11ce>~zo ~3 narro PraiiCtiCO 3.\ nosanlgo Alberto t 5 Salti Nicola 4:i l'ieri Gio. Balti1ta 50 11agninl Rom olo 19 Rosinl Pieh·o 47 Saviano Raffaele 16 Pierucci Goffredo Rossi Alfredo M :)caldara Giuseppe 17 29 Rairnondl Carni Ilo Pignntari Su/valore 16 n Rossi A11gu$1o Gi ov. t5 Scalcsc Giorgio :ti Pignntclli Filippo '!8 Rainerl Gaelnno 41 Rossi Ce4a>'e ta Scalia Rosario 33 Pigozzo Pf lict 3i Rainoue Ercole 46 Rosst fraetan~ ~ Scarano Luigi ~ò Pimpinolll Pieh·o 2t nauda.cio h"r11u 1o a Ro~si l'ir~ce>~.:;o 35 Schirru Gtcglklmo !O Pini Fltippo 35 Bandone Giovanni 13 flosslni Tommaso i3 Seh i7.ZI Pietro 3~ Plnlo AIIIOnio 13 !lanier i Franc~sco 47 nosso Ore.<le 18 Sclalpa .Yun~io '!l Piovano Adolfo 15 llanzoli Guido 35 Rostagno Citl'lo 31 Sciamanna Gi rmppe l~
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Scionta Orule 3\:Stllo P~tlro Il Tortora Giocatual !i \'a~nrll·• Auto1110 48 Scimcml Brasmo 46 Storr~•la Frnnrfltfl 47 fo~li U ome111.:o !'J Var~ohmuu a N nllto ti Sciumt>ata Giuaeppe 14 Stotll Atn<t~ndrll '~ r ota HnctnM 33 \'lroll F"•IIJOpo :10 Sciavo Luigi '!! 'lorcln .11/Jerto 4H frauaa Al(oruo 46 Vl•lcll<a l allol rll>b'maScummegna Antonio .s s trano AntiHIIIIII '~ rmvrr.;i l.fopoldo u '""'" !1 ScolO f'ilippùneri 33 Slrin~atl Prnuce~co 4f• Tra vo•lmi Tn mmtuo 45 Vij.:li.1.,1i f'alf t'Ìtl 19 SebahtlanollaCia!lgiu- ~tura f't•mtcf~CIJ 47 l'rl'''lsan Bugeuio ·H Va~or.•lla A chille 17 aeppo '!i :)ulllottl H/iliO 'H Trevi<anl (;oela ud t~ Vijuo /,tuaa !5 >r;uu .1/ouri.:io 39t:'iurdi Oo111enaco 31 rriulzi Giaciuto 30 Vmri Atlql'lo '!5 Scaa Giacomo 3fiSusrn Dom ~n.,·o l ~ Tr11i.1na P'itlrll :!S \'1ura Fru11ruro 2~ Sa•licornl Cm·to 13 5 usca l'ilo 1 ~ rr~mhc tta li tmondo 1 ~ \'mia /1 artr o :111 Semcraro Oomtni<:o 3~ S1117.i f 'ihll/'0 ' " l'rol\·aru:lh Rdtoardn 1~ Vlr.Ja~ Tummtuo ~3 Somtlhci (lllar·io 431 Trov;uwlli Luagf !i o \'ar~allal~ .lltww :!0 Sl'nm-nuraltl t"(lo u rrutn I!llor r :19 v.qoh ' ·"''" ~9 ~rrrul Emlll"'"' 451 Trulli Gabrid• 3Aa \"u,:atao 1Jnricr1 45 SeraRnl f'ttltrico 3:!1 Tucrì Filippn ~"! Va•1ll1 l'au/11 ~6 Sl'rio riln 3"1 Talurl Arl-•l(o J:, fulano Gaelattfl 41 Vi-c.mll 1;wvar~ni 47 SPrra Enrico 35 Tallariro /tnru(oarao ti fnrn D O>IIfJiirtl 4t \'a-utora 1111111/olo 3i ~krrnno Costmali1111 ~6 Tana f;ll flhtlmu 3! Tur-onaGh.Frall••·•··o n• Vat.1 CiM in11o li 1 u Scrt ola Al{tiii.<O 3t1 l'amllurrl1111 l'inctn:o3'1 Vata / 11etro \'it.111 /,ul~t ~··>~Oif'~;to b'nrico IR l'nppr.riu l Cf&ll>"r li 3~ "• ~l,• llo t;,,.'f,.JI/'f' Se''l:ra f'rospe•·o 4;; T;u·w·chi Atl11t(u U 33 3:; \'llla•llni j!l\ Sevcrlco r.uasf'Ppe ! il Ta,•aualll Cr.<arr !t ll~enli Uumt11 arn 4;. \'atullo liw•rp)lt Sforza ClaudiiJ 14 TPrre l 'nlrtutrle ~-· l'~l•cngo t.o··~u:o '!3 31 Va,·al•ll! c..,.,,, li S~ohhn FrMr u~:eu li,T61I•I•• Giiiii'J'J" :t:t l'j!nlun (ÌitHtf•l•t u; \ • 17.1n h /tt riQII' ~gua n a l rllorao '!3 Tl'olo•,rlai ~·r11nr~crn 3!1 l'rtulcr (;iatUJif't 3\ 1; \"o,·atu ro r;.,..,te '!9 Sacollo /.~lledo ::!OI f•·mjot•·L~ Colla~r:o ::!7 r t an l:lrmmt• H Stllllr:lnll GIOCiliiiiÌ 48 rempe<ln FrnlltflrO '!'J Volano t:llrllll llt Sahe~trl f'rarrusco D To•lllf"'''" 1.111111 16 ,~ Volpi' No::w o :IO ::;at> ~tri Furro 3:;.Tcanpo l.tliO• 1:; 1 Somconi Alfl<•m•lro :111 T~ntonl Raff•~o•l' ~!l Varo•arn frnn o.ru ~91 !'HIIUII /lolu 3J Trr%aj:ln r;ill>fJ•Jir ~~~\'aria la Pit l rn " 3~ Samoni Cutf~ppe :!1 Trrz~ ~~~ ''"•'' l'W H \ 'alrrio r;;,,,.,,pe ~~ Z.oOiroa A"'"""'" ~ore•·• (;tU•tiiJif 't'J Tt's\o t;ill$tp)•e :!i \'alle A"O"'" t.l Zamh••lh !llt•lr·n 4:1 Sirh:n:uan Fel ice ~~~~ l'P-la All(lf /0 46 Vallicella Auloniu l ti Z~IOjiPltl il /(oli> ol 4i Sorombo 1\'ntnle 16 To'~' flii~Q"""' tr. V:uoa1,7.i A•IIIJIIIO H 7.:a au·ani Al'l "rtt 3fo ~11111rr11 Pitlro Il To•,ti Franrrsro IN Vaudelll r;tovmmi &7 7.nrll'hi /Jtt11IP 41 :->o~t~an tlntonlo ~~ Ttnll r;ill!'llllllt 47 Varllcu Efìsio ii 7.anuttl f.'l'nrro 47 Sul• (; i !lM}tpt 3i Tiro·l ll h'l111 't'J \'a<olico tJiu<t ppe il Zanulllua p ,·u1111 :w Sulunene A clulle 16 Toloaa AriiLrO :li \'a~on Cal'lll l' Zara Sal t'Ili :H Sor>rano f.<l•,ardo 3411Toderant Tf od 11r11 \ti \'a>Salla (;iovarwi 3'o /.alla r;{Qt'f/111 '~ Soraca Achille 35 ro1IP".1 ln llomnlo 3:0 , ...,,allo Giu•tJIPt' 3:'. Zllwtll r;.,,.,·n•t 'i! Soa 11111111 Gia11eppe 43 roller GwltJipt ' l i Valalaru 8rt.111fl 4~ /.acc-ar•h GIII•'71Pt 311 Soruno 'rtlt•t•lore ~:. l'tlmaa r;,u ~fPI" 31 \'errhi Alfonso 4~ Zanr lh Ft .ltncto 3~ Solai Auda·«, !! fomloa (;austppf l!f \'N·t·hionP A lot(to 31 71n~tal~< AllilltllltO Il Spa>r~iarl Owlma 331Tomma1ina .Vnrao l~ V~o·chio Cim 47 ,7.alo \'utcm;11 36 4fi Sp:11npanalO.S.ba.!lill· jTomm:o<llll llrmoaio 4i V~neziale A '(rtd11 :rt Zorr4}13 Gu,.eJI/it ull 3fi Tùnoll f~·macesr11 Jtl \'cnllll a-!lu, ""''ani izoppPIIan f'ompto 41 Spo•conlll l;u~lano 4!1 Tonr lli f'l•"'"'"" ~,; f'ttlt·o U Zortnli li i u ,.,. 11111 Spana Vincenzo '!3 Tondl n filo. ll11lli1'o 46 \"erando /more 311 h'ttr·ir" /.uiyi :;pm•l ai r.iuseppe 41 Toni Rn(fnrtc U Vcnl ola"a lleniamit~o 16 Zuhlaul ll<giuln SIMirrinl C11rlo 46 TnniMll /lul•·o ~7 \'errlura /.uigi 2417.uct•aa·a Prd• raco SlPf:mo Umberto ~i Tonnnrclll !;ra,<Nll \'t•rtluri Hrnr.<lo 47 l7.ucrarl'l li Auyft u Sten~nonl Ettore 18 A wwao 1~ \'erri /,uiyi tr. 7.urculll /ln~tl Stella Francesco 45 Torcloio Hraust o ~~ \'i'rlova Agodino 4i /.uolota, l'uorru:o Stella l'rnct11;o 31 Torra F.m tll•t 41! VP>flasiano Donwairo fl /.um1•rlla r;w<<'Pt•e Sticco Anl<rnao !IITorlarolu AIIIOIIIo 1S \'hlr A ngelo ~3 Zurlclll Frtlllfrlcu
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GIORNA.LE MEDICO DEL
REGIO
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ESERCITO
Direzione e Amministrazione: presso l' Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della gurrra>
CONDIZIONI DI .UJBONAliENTO. Il Giornale •'-ledico del R.• Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli d1 sLarnpa . L'abbonamento é l:iernpre aunuo e decorre dal 1• gennaio. Il prezzo dell'obbonarnento é: Per l'Italia e ltt Culonia Eritrea . Per l' Estero. . . . . . . Un fascicolo separ·ato costa.
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" PRO PATRIA , CODRO - SAMPIERO - NINA DI DANTE - I SIBARITI DRAMMI STORICI DEL
DoTTOR
S,\ I, V ATORE flUIDA,
CotONJSRt.LO ~tRDtCO tN RIPOSO
Prezzo L. 4.
SI -.ende a beneficio dt!lla Casa n•llltare Umberto l in Turate per l retera.uf e hlTalldl delle g ue rre nazionali. ~- · (Pre110 l'autore: Roma, via Firenze 15 e presso la Casa Editrice italiana, -.ia XX Settembre, n. 121).
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P UBBMCATO
DIUd.t' ISPETTORATO DI SANITÀ MllliTARE
ANNO LII
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1904
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SOMiVTAHIO HF.'tiORIP.
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Fawre - Of\Pr.•zloni chlrur~:iche PS~jltlii P nP~Ii ~l:tlulimPnti •"nilnr i milltori riPI '""""· PtriJ ~01 SoarrnJ - Il m~<tlro noihtare ppr l'i·lru,iouA P l'o-durrt1.ÌI>O" d~l solol:tln . . • . Mlnlcl - C.onlrthuto od lrt chlrur~ia de< Jl<olmool . . . • . • . . . . . 410 • lnlcl. - Contrihu to nll• rhiruri(Hl tlpgli ane•m•mi . . . . . . • . • . . . 1.~9 Santuccl - Clrra la OJlportunita rlt'lla e•cis.,Jone della glaudol:. lngrlmale h<SMia por tranmn . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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hU' IIiiT.4 DI (,;IOR~ •l. l ITAI.I \~1 l ·: D • : <it'I'F.RI
IUvlsta nWIIC3 . . llivlsta chlrur~tlra . . lllviKHI tl : oculi~tira . ltiv[,ta rl' htiPn~. . lllvl~ta blhllogrnllca . Mlsrelh1nea . . . . . . . . . . . . . . . • . . Movlmcutl r.v•·onuti nrl Corpll S:todtario ~ nel P•·r~on;llo F.<rmarrnliL'O (V. l' l ndìce nell' w tento dtlla coptrluw)
f>ag. 471 4 7:i 4H
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DIR EZION E ED AMMINISTRA Z IONE llO~IA · Palu:r.7.o dr! Ministero della Guerra, Via XX Settembre • ROMA
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INDICE DELLA l{.lVlSTA DI GIORNALI l'fALIANJ ED aSTERJ
AIVISrA MEOIL:A.
Calderai. - Un ea~o stngolar~ di eo1em& cronico delli!. ru,ano Phlllpp. - !'nll"eiiOiogia del reumali~mo articolare acuto . Cllllert e Leareboullet - L'origine d•gesllva del reumatismo arUcola re acuto
Alg.lll 171
m
RIVISTA CHIRUfiGtf:,.
Mlntz - Orenagglo del sacro perieardico Momburg. - J.a lus<ar.ione del nervo ulnare.
PII, 173
m
RIVISTA 01 OCULJSTiCA.
Karl Gronman. - Mr.ceanismo dell'.•ecomodazione nell'uomo Mu Buch. - llello moschP volnntl . RIVISTA O' iGIEI\E.
Abita - lA recrutiPscenza del vaiuolo in Italia . Schittenhohn e SchrDtar. - Formatoone di ~a< e r~plruione dei batteri Mine. - La malarin all'isvla di For mosa e la sua proOia.ssi nelle truppe
P oi(/. 475
115
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RIVISTA RIDI..IOGRAPICA.
Calderai. - La terapia Osica e il rischio professionale Pugll11i. - Manuale dell'Infermiere VISt:EI.LANEA \IOVUIENTI AVVE:\UTI NEL CORPO SANITARIO E ~KL PERSOi\AU FAR)IACKUTiCIJ
l'ag. 41i
M E M O RI E
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OR ·I G I N ALI
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OPERAZIONI CHIRURGICHE
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ESEI; UIT E ~ EG U ST.-\ B ILDI E~T l SA ~IT A Rl ~ll LI T .\HI IlEI. H E(;~o
J{~lnzione <lei
rlul!. (,;i o vaaal Fa v r e, r olonnell" m••li•'O
Nella presente statis tic~~ non vennero compresi negli specchi, molte operazioni. le quali pure richiedendo perfetta conoscenza anatomica delle parti e molta abilità tecnica, non hanno tuttavia avuto importanza speciale por gra,ità de11a. malattia, o per entità dell'atto opera· tivo o per le conseguenze immediate o remote che ne derivarono.
Lesioni tt·anmaticbe (SP..:ccmo .J.). Anche nell'anno decorso furon o abbastanza riJe,anti i cn.si di trnnma.tismo nei vari corpi d'armata, con nn leggero aumento sugli anni precedenti; e ciò è forse dovuto alla maggiore intensità d'istruzione preparatoria delle reclute, resa necessaria dal minore periodo di ferma sotto le armi. Le svariate istruzioni di ginnastica, equitazione, ciclismo, manegggio delle armi, conduzione dei carri che s'impartiscono ai soldati nei primi mesi di servizio, mentre giovano a renclRrne più forte, resistente ed armonico il ]orQ sviluppo organico, più pronte ed agili le movenza della ?ersona, sono d'altra parte cagione di traumatismi che si ripetono sempre ln maggior numero nei periodi di maggior attività fisica; e di preferenza. nei militari delle armi a cavallo. I traumatismi curati negli ospedali militari durante l'anno 1903, hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 4800; e nella rapida rassegna. che mi propongo ùi fare dei casi più importanti, accennerò soltanto a quelli ch'ebbero <'onseguenze gravi, o diedero luogo ad atti operati vi meri te voli di qualche considerazione. Nel I corpo d'armata il soldato 'Ventura Anacleto del reggimento ~:alleria Caserta (17•), decedeva il 12 ago:~to 1H03 per ferita da ta.10 alla gola -ed avvelenamento a scopo suicida. ~6 - Giornale m-edico.
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OPimAZlON l CI!IRGRGICHI~
11 brigadiere dei reali carabinieri Mancinelli Oreste decedeYa il 23 febbraio per commozione cerebrale in seguito a precipitazione dal· l'alto a scopo suicida . Il soldato Baggiani della l • compagnia sussistenza, per caduta ac· .cidenLale dall'alto, riportava rottura della vescica, e decedeva per pe· ritonite acuta. · Il soldato dell'l:>G 0 fanteria De Franco Giuseppe d ecedeva il 30 aprile 1903, per frrtttura della colonna ver tebrale da caduta accidentale dall'alto. Il furiere Giambartolomeo Giuseppe, del reggimento cavalleria Caser ta nel maggio 1003 decede\a per ferita al torace penetrante in cavità e perforante. il cuore, a scopo suicida. Il soldato del 5 " reggimento genio Cleri co Eugenio, nel gennaio 19()3, moriva per commozione ed emorragia cerebrale consecutiva a frattura trasversa del corpo dello sfenoide, perchè get.tato a terra e calpestato dal ca vallo imbizzarritosi al fischio del tram. In seguito a frattura del cranio con commozione cer ebrale riportata dal soldato Santini \"italiano dell'8° lancieri Montebello per caduta da. cavallo, il (· ~pitauo medico Carta dottor Filippo, pratica\·a la, t rapanazione del cranio nella regione temporale sinistra con lo scalpello e il craniotomo del :\Ionteno vesi. Si riscontrò ematoma esteso di tutta la regione da emorragia della meniugea. Rimosso l'ematoma, legava il r amo anteriore della meningea media. La ferita operatoria guari\a per prima, e l' infermo usci va un mese dopo dall'ospedale perfettamente gmu·ito. Lo stesso operatore, nel soldato Ma zzola Giuseppe tlel 26° fanteria. eseguiva la disarticolazione falango falangìca del poli ice e dell'indice della mano sinistra per ferite con attrizione ed asportazione delle falangi. Guarito. Nel soldato :Jlia B ernardo del 25° fanteria eseguiva l'amputazione della gamba destra al terzo inferiore, per ferita lacera con attrizione com pl eta di tutti i tessuti del piede, in seguito ad accidenti' tramYiario. Guarito. Al soldato Gallinati Egidio del ()0 artiglieria, per ferita bimalleolare della gamba dest1·a complicata ad osteite suppuratiYa tibio astragalica, esegni va l'artrotomia tibio-astragalica con duo incisioni lineari esterna ed interna, e l'asportazione del mali eolo esterno ch'ora staccato completamente e dislocato. I / inferm o guariva con movimenti arti colari liberi . Il capitano medico .Morino, per cataratta traumatica con lacerazione della cornea ed iride O. D., esegni>a. nel soldato Giuseppe Pericali cìel l reggimento bersaglieri, l'estrazione della cat,aratta col taglio linC'are Q
l'SEGUITI!: :\IW I.-1 ST.\BILDI 8 XTI S.Al\lTARl MILlTAni DlèL REti l\ 0
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esterno semplice senza ir.idectomia, e l'infermo gnari\a rimanendoglì il \isus eguale ad ' ~ mediante leùti di 10 diottrie. In conseguenza di cataratta traumatica con lussazione del Cl·istallìno consecutÌ\a a spaccatura della comea per nrto 'iolento ùi u na scheggia di p ietra, lo stesso operatore eseguiva il 10 settembre nel soldato Isidori Antonio del :2" reggimento genio, un taglio lineare e::;terno alla cornea senza iridectomia, asport~Lndo colla. cnrette Ja maggior parte della sostanza tlel cristallino, praticando poscia la la>atnra de lla en· mera anteriore. Il 20 ottobr e esegniva. la divi sione dei residni capsulari. L'infermo guariYa. consen·anùo Y~ eli visns. Il corpo d'a nnata. - Un sergente rlel 71., fanteria si snieida'a con un colpo d'arma da fnoco alla testa e Yen iva trasportato cacla r ere all' infermeri a presidiaria d i Casale. Il tenente Caccia eseguiYa d'urgenza la laparotomin. mediana Hel caporale Ferrna. dell'li artig lierin, col taglio xifo-ombelicale con aggi nn t.a di un' incisione trasyersale Yerso l'i pocoudrio sini:::tro, per tra.uma da calcio di caYallo all'epigastrio. E\~actlata la raccolta ematica abbondantissima, si frenò l'emorrngia. che proveni·ra dall ' arteria me. eraica superiore, quindi si r esecarono 12 c·entimetri cl' intestino tenne con successiva applicazione dei bottoni di :Murphy, per lesione intestinale e COJ!-tusione piuttosto estesa. E sisteva versamento di fec i nel ca>o addominale. Durante e dopo l' operazione furono eseguite ipodermoclisi e ripetute iniezioni eecitanti ; ma, non ostante le cure pratic·ate, d opo 20 ore si verificò im provvisamen te il docesso per collasso. L o stesso tenente, in un caso di frattura della clavicola sinistra, riportata dal soldato )J azzarella del 1• reggimento artiglieria fra i due t erzi interni ed il terzo esterno con aceavallamen to e s postamento dei fl.·ammen t i, procedeYa alla ridttzione cruenta con resezione dei frammenti e sutura metallica. ottene ndone un callo ben formato. III COIJ!O d' armata. - Il t enente medic0 Lanza riuniva nel soldato Guerzoli del 30'' fante ria con sutura metallica l' olecrano al cubito, Cùlll pletamen te distacca to per ft::ri ta da taglio alla faccia posteriore del gomito. Il capitano Calcgari, per frattura comminutiva della 4~ e o• >ertebra d O!·sale con lussazione clelia prima sulla seconda e conseguente paraplegia, esegui\a nel soldato Destro del reggimento Genova cava.lleria, l'escissione degli archi delle due Yertebre fratturate, l'apertura dello speco, l'esplorazione del midollo, che presentava interruzione quasi completa. La ferita operatoria guarì, ma la paraplegia presistette. Il capitano Aprosio. per frattura dell'ulna destra al 3° med io, non consolidata per interpo!>izione di fibre muscolari, prati(·ava nel :::oldato Fedeli dello stesso reggimento la resezione dei monconi con sutura ossea.
•.IM
OPEHAZI0:\1 CITIJWR(;ICHE
l V corpo d'eti'IIWta. - Il soldato Bartoluso Yittorio dt>ll' 83• fanteria si suicidava precipitandosi da una. altezza di 13 met ri rimanendo sull'istante cadavere. Il capitano Frigoli praticava nel soldato Boffito la disarticolazione del pollice della mano sinistra per ferita lacero contwa con attrizione completa dei tessuti. Esegui 't'a pure una sequestrotomia per necrosi della branca sinistra. della mandibola, consecutiva a ferita d'arma da fuoco. Guarigione. r COI'}JO d'armala. - n maggiore medico Orlandi, per ferite lacere d11. esplosione di capsula di cotone fulminante, eseguiva 11el soldato Riva dc>l 0° geuio, Ja disarticolazione fa.langea del pollice e del medio della mano si n istra, e dell'indice della mano destra. Guarito. Il capitano Di Giacomo, nel fnriere musicante Arturo Olati del u · r~~nteria, gra,1emente feri to nello scontro di Beano con schiacciamento dolla gamba destra, praticava. l'amputazione della coscio. al W' superiOl·e, re.; a necessaria da gangreua umida sviluppatasi alla. ~amba leStLi mt\, l'infermo moriva in segùito per tossicoemìa. Il caporale musicante Filiberti Antonio del 14° ftmteria decedeva pure per le ferite riportate in eletto scontro ferroyinrio. 11 maggiore medico Yicedomini per gra\'Ìssima ferita lacera del polpaccio della gamba destra, riportata dal soldato Brunetta., (]i Nizza cavalleril\1estesa dal poplite al an inferiore dell'arto con rottura del -rentre del bicipite surale e con distacco completo del tendine interno di que.;to muscolo ùn..l condilo interno del femore, previa a.ccura.tft. disinfezioue della vasta ferita, eseguiva la sutura del ventre muscolare e del tendine interno del bicipite aJ periostio del condilo interno del fem ore, ottenendo la guarigione della ferita per pri mn.. Vi corpo d'armata. - ll soldato Vui Luigi clel l3° artiglieria. Jet'edeva noi dicembre per commozione viscerale da trauma. Il maggiore medico Bona,oglia eseguiva la laparotomia. nel ,orreglia.nte Lasagni dell'Istituto di correzione paterna per due ferite infertegli con coltello da calzolaio, all' ipocondrio destro l'una, ed al sinistro l'altra. La prima penetrava in cn,vità, od int.eressava il lobo destro del fegato con lesione della cistifellea, dei vasi epatici e del duodeno nl suo 1\ttacco al piloro. Non ostante le pronte cure praticate, l' infermo moriva lG ore dopo. Lo st.esso operatore praticava. al soldato Cavuzza del ~n reggimento genio, ]1\ disarticolazione omero scapolare per frattura comminuta. dell' omero sinistro. 11 mnggiore mE>dico Barbatelli, in un caso di vasta. ferita lacerocoutu~a. al dito medio della mano sinistra con perdita della. pelle al
ESEOCITE l\E(·LI STABll.nH; NTI SA:SIT ARf MILITARI JJ~;L REGNO
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dorso del dito leso per un'estensione di circa 5 centimetri, mediante innesto epidermico con la pelle dell'avambraccio, ne otteneYa la pronta guarigione con ottimo risultato. VII corpo d'armata.- Il solùato ::\Iaitinelli Adriano delll'"0 artiglieria decedeva il 'iO giugno per frattura del cranio riportata cadendo da cavallo. IX corpo d'armata. - Il maggiore iuedico B ima esegui\·a nel sol dato )!angienga del l o genio l'amputazione della gamba sinistra per frattura esposta comminuta delle ossa del piede sinistro, lussazione esposta dell'estremo inferiore della tibia e frattura del W inferiore del perone. Guarigione. Lo stesso operatore, in SPgnito a feri ta d'arma da fuoeo alla regioue poplitea destra, riportata dal soldato !liega del li3° fanteria, essendo rimasto i m pigliato nella cicatrice il nervo popliteo esterno con ri snltanza di paralisi del piede ed ipoalgesia della faccia cuta nea. esterna della gamba e del dorso del piede, prA.ticava un' incisione lungo il mnrgine esterno del bicipite e procedendo alla ricerca de l nervo, lo liber~wa, attenendone guarig ione per prima con ripristino della funzion-alità. X corpo d'm·mata. - Il capitano medico Boccia esE>gniYa una resezione costale uel soldato H.uga del deposito della colonia Eritrea per fe rita ùa punta e taglio a l torace destro, penetrante in ca\·ità con emutotorace susseguito da empiema. Guarito. Il tenente medico Cimin,o, per ferita di punta e taglio, ri portata in rissa penetrante nella ca>ita addominale con fuori u;;cita ciel grande epiploon operava di laparotomia certo Sonatore, rico>erato d'urgenza nello speùa.le di Salerno, preYia sutura. ed esportazione del grande epiploon, attenendone la guarigione per prima. Lo stesso operatore esegui>a nell'ospedale di Salemo la laparotomia in certo Spartuzzi per ferita da punta e taglio penetrante odia cavità addominale con fu011u;:cita dei visceri. Guarigione per prima. Xl l corpo d'aNnata. - Un carabiniere della sezione d i Palermo decedeva. nell'aprile ID03 per ferita d'arma da fuoco penetrante nel torare, infertasi a scopo suicida. Un soldato del l(;• cavalleria mori va nel gennaio, in segni to a peritonite diffusa per gt·a--;·issime contusioni all'addome da calcio di ca>allo. II soldato del 22° artiglieria Sanerò moriva nel giugno per commoz~one e compressioue cerebrale in seguito a lesioni gra\'i da calcio di mulo. Il maresciallo del RR. carabinieri Bassini Luigi decedeva nel luglio per ferita d'arma da fuoco penetrante nel torace con lesione delle Yertebre dorsali: iufertagli da . un sno dipendente a scopo omicida.
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OPER.UI0;\1 CliiRCRGICliE
Come rilevasi dallo specchio A e dai brevi cenni fattine, su 4890 traumi in militari ric:>verati negli ospedali militari e civili o nelle infermerie presidiarie, si ebbero lo decessi, dei quali cin que per sui-
cidio, 4 per cause fort.uite o per lesioni infe1-te a scopo omicida, G per cat1o>e di servizio; colla proporzione per questi nltimi di circa l'uno per mille sul totale dei traumatismi verifìcatisi nei 12 corpi d'armata. Su 2134 traumi per distorsioni, lussazioni e fratture, avvenute la massima parte per éause di servizio, pochissimi furono quelli resi inabili al servizio o che abbiano motivato un provvedimento medico-legale, e tale favorevole risultato è dovuto ·in non poca par te alle estese conoscenze traumatologiche dei m edici militari, i quali durante il corso d ella scuola d'applicazione di sanità militare hanno modo di completare gli studi fatti in materia nei corsi universitari . .r\clenopatie, t umori benigni e maligni. -
(SPECCHIO B).
A 311 sommano le operazioni per adenopa.tie crurali, inguinali, ascellari, sotto mascellari e cervicali che sullo specchio B trovansi riunite in nn sol grnppo. Il maggior contingente, per ragioni già esposte altre volte ed ovvie a comprendersi, è dato dalle adeniti inguinali. Non si sono avute per queste operazioni complicazioni di sot·ta. . Le operazioni_per tumori benigni, quantunque in numero rilevante, non hanno presentato alcun inconveniente e credo superfluo parlarne. I tumori maligni richiesero di~ersi atti operativi, cui n.ccennerò brevemente. Torino. - Operatore Carta Mantiglia, disarticolazione metacarpo falangea dell'indice dell1L ma.no sinistra per osteosarcoma. Guarito. Enncleazione di un sarcoma intermnscolare al lato interno della coscia ;:inistra. Gun.rigione per prima. A!e.~sanclria. - Tenente Caccia, enucleazione di un'angioma caYern o;;o nella regione posteriore del collo. Guarito per prima. Tenente Castellani, asportazione di un piccolo sarcoma al prolabio inferiore destro. Jlila1w. -Capitano medico Aprosio1 estirpazione di un epnli.de sarcoma,tosa. Guarito. E:;tirpazione di un fìbrosarcoma nella loggia parotidea destra. Guarigione per prima. Venezia. - Il capitano medico Vasi licò estirpava nel soldato \iseo dell' 0° fanteria un epitelioma della guancia sinistra con esito di guangwne per prima.
EtlEC:l.ilTF: XEC;L r STAD!LlM E::\1'1 SA::\lTAfll 2\liLI TAR I DEf, JIF.0::\0
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Il maggiore medico cl' Ajello esegui \'a un' amputazione della gamba destra nl terzo superiore per osteosarcoma al calcagno. Guarito. Ca8el'itt. -
Cute, tessuto teudinco e uen ·oso (SPr::crmo C). Parecchie furono le operazioni d i tenorrafia, ne\'l'orrafia ed innesti epidermici; ne segnala i alcune discorrendo delle lesioni violente o qui ripor terò sol tanto : Una tcnorrafia per ferita d:t punta e da taglio con recisione dei tendini dell'anulare e del mignolo eseguita dal tenente medico De Ba.rlo, con esito di guar igione per prima e perff'tta reintegrazione della funziona l iti~ d elle citta. • Una tenorrafia. eseguita con l>ieuo successo dal tenente medico Messerotti-Denvenuti per recisione dei flessori del mignolo destro ed una tenoplastica. col processo Czern y, eseguita Jal capitano medico Aprosio per reeisione di vecchia Jata. dei tendini flessori del eli Lo medio df' Ila mano destra, con ripristino della funzionali t iL.
Sist('ma. circolatorio (SPEccnro C). Furono eseguite dal ca pitano medico Carta, due operazioni ùi nt.rici all'arto inferiore sinistro, ed nna al destro con recisiono d elle ,·cne ectnsiche alla gamba. ed alla coscia, con esi to d i guarigione per pnma. Il capitano medico Aprosio eseguiva l'estirpazione di nodi ,·nricosi alla regione suralo destra. Il tenente medico Caccia praticava la resezione della sa.f'ena i nterna per varici estese alla coscia ed alla gamba. I maggiori medici Baltlanza e Barbatelli, per \'M'ici estese all'arto inferiore sinistro asportavano le vene ectasiche con identico risnltato di guarigione per prima. In corso di altre operazioni, come si dirà a suo tempo, vennero pure eseguite dal capitn.no Carta due legatnre della giugulare destra nei soldati Bisognini del Ì)\) 0 fanteria e Gincoletto del 4° alpini.
Malattie (\('lle ossa. :Men tre si fanno sempre più nwi i casi di tubercolo ·i polmonarc, si debbono ancora registt·a.re in numero abbastanza ragguardevole le malattie t ubercolari delle OSS<1.. che danno poi luogo ad atti operativi
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OPERAZIONI ClliRURGI CHE
pitt o meno gravi. E non deve sorprendere che così avvenga, poichè mentre la t ubercolosi polmonare fin dall'inizio offre al clinico segni apprezzabili che ne fanno rilevare l'esistenza e danno il sospetto di probabile sviluppo, rendendo possibile ai medici militari il còmpito di scoprire le traccie palesi o latent.i ed eliminare quindi per tempo gli individui che· ne sono affetti, la t ubercolosi ossea invece, il più delle volte, compie il suo lavoro in modo lento e subdolo in indtvidni che hanno la ingannevole apparenza di florida salute, ed un trauma leggero n 'è talvolta la causa determinante, quando interessa pa.rticola.J·meute le articolazioni del piede. In questa relazione non è possibile rendere conto di tutti gli atti operativi pro,ocati da tale malattia, perciò non farò cenno alèuno dei raschiamenti e delle rese2'ioni parziali di ossa, delle amputazioni o disarticolazioni d1 falangi delle dita delle mani o dei piedi o di altre operazioni dt min or conto, !imitandomi solo a ricordare quelle più interessanti per la gravità dell'operazione stessa o per le sue conseguenze. Ale.ssand1·ia. - Il tenente medico Caccia eseguiva l'amputazione della coscia destra al 3" inferiore per osteosinovite tubercolare del ginocchio destro. · Genova. - Capitano medico Frigoli eseguiva la resezione sottoperiostea dei capi articolari del gomito dilstro per osteite tubercolare. Guarito. Lo stesso operatore eseguiva un'amputazione della gamba sinistra al 3° superiore per a.rtrocace del piede. G uarito. Piace11za. - Il maggiore medico Giuffredi eseguiva una resezione del calcagno per osteite tubercolare. Guarito. J>m·11W. - Capitano medico Gian i, disarticolazione del l 0 metatarso destro per ostei te tubercolare. Guarito. Ravenna. - Capitano medico Sotis, asportava un grosso sequestro del mascellare superiore d a necrosi. Guarito. Fi·renze. - Il maggiore medico Puglisi eseguiva la disarticolazione dell'alluce, clel l" metatarso sinistro, e la. resezione parziale del perone per osteite t ubercolare. Guarito. Il maggiore medico Puglisi eseguiva la resezione del 4° e 5" metacar po della mano destra per osteoperiostite t ubercolare. Guarito. Roma. - Il maggiore medico· Cervigui eseguiva nel soldato R~cci un'amputazione clella coscia destra al 3° medio per osteite fungosa dei condili del femore. Guarito. Il detto maggiore eseguiva pure un'amputazione della coscia destra al 3" inferior~ nel soldato :Mele per gonosino,·ite tubercolare destro. Guarit,o .
ESEGuiTE ;\'E!•LI STABILIMESTI S.\X!TARI MIT,IT .\111 DEL RE(;SO
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Perugia. - Il ma,ggiore medico Ca•icchia esegui \9. l'aro putazioue della coscia destra nel soldato Pasquarelli per artrosino,ite fungosa del ginocchio destro. Guarito. Nel soldato Poli ti esegu i ,-a l'amputazione della coscia sini~tra per artrosinovite granulo-fungo:<a. G uarito. R oma. - Il capitano medico Tursini nel soldato 'l'arsitano e·egui,·a la disarticola?.ione del mignol o e corrispondente metacar peo per osteoperiostito t ube1·cclare ciel 6° metacarpeo della mano sinistra. Salerno. - 1'enPnte medico Cimi11o, esegui'a nel soldato Hiammaria l'amputazione della gamba al B0 medio per podartrocace destro. GuArito. 1Ja1·i. - Il maggiore medi<:o Uinici asporta•a il 2", iJ' e 4" metatarseo ciel piede si ni~tro sinistro per osteite tubercolare. Guarito.
'r01·ace. ~tante il preclominio delle malattie dell'apparecc·bio respiratorio nei paesi settentrionali, le resezioni costali per empiema, anche nel decorso nnno furono eseguite per la massima parte negli speciali dell'alta Italia, e specialmente in quelli di Alessandria e di 'J'orino. In complesso furono 19 le operazioni eseguite nella 1·e~ione torncica, sulle quali riferirò sommari1\mente, intratteuendomi soltanto sulle più interessanti. Torino. - Capitano medico Carta, eseguiva nel ~olci!Lto \"oltng~io la pleurotomia costale con resezione dell'S" e 9" costa per e m piema destro. Per sinfisi c·ardiaca consecuti•a a pericardite essudatiYa t> gia operato due volte di paracentesi del pericardio, con anasarca, aritmia cardiaca, grave stato minaccioso, est-guiva in certo Di,ozzo la. cardiolisi mediante r esezione della -!" e iJ" costa per sei centimetri, tra le linee sternale e mammillare sinistra. La funzione cardiaca si è t·egolarizznta, gli edemi scomparvero, l' infermo migliorava compatibilmente al suo stato di salute molto precario per affeziono p lenrica t ubercolare. P er empicma destro nel soldato Migliorati eseguiva la. pleurotumia r etr ocostale previa r esezione deli'S" costa sulla linet'l. scapolare. C+ual'ito. Il capitano medico Vigliardi nel furi ere maggiore Roveri eseguiva per piotorace sinistro, la pleurotomia con re,sezione sottoperiostca di nn tratto della ·7• costa lungo 10 cm. Guarito. Il capitano medico 'l'ommasin11. nel soldato :llastrovito esegni\a la pleurotomia retr0costale destta. con r esezione di 5 centimetri Jell'W costa per esito di pleurite purnlenta metapneumonica saccata. L'infermo dccede,a 14 giorni dopo per gangrena polmonare.
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!JI'EJUZJ0:-/1 CHIRI.:I~C:XCHE
.Jlps.~andria. 'l'eneute medico Caccia. Xel soldato Fornai, per rarie deJla. 10" costola destra, ne resecava 4 centimetri. Guarigione per prima. X el soldato Zanicato reseca\a S centimetri llella D" e 10• costola per cario. G narigione per prima. X el ~oldato Hacci, per fistola·. toracica. nella linea. scapolare ùa pre· gresso empiema pleurico, esegni>a la toracoplastica. con il metodo E,;t liinùer con rel'ezione di parecchi centrimetri della 7•, 8" u• e 10" costola, raschiamento del ca\·o con asportazione parziale eli pleura parietale. Gnarito. Nel sflldato Di Chiara per fistola toracica nella regione sottoscapnln,re sinistm da empiema pleurico, eseguiva In toraco-plastica cou l'C'Sezione drolla 6", 7" e sa costola (metodo Estl~inder modificato da Schede). Guarigione. Nel soldato Cavalli, resezione di quasi tutto il manubrio e di una piccola porzione del corpo dello sterno. Guarigione. I l soldato Passamonti dell'83° fanteria operato di toracotomia. dal capitano medico Frigoli, decede\a per aggrnsamento della malattia. Le R.ltre operazioni di resezione costale per empiema eseguite n('gli o:; pellali di A n cona, Perugia, Firenze e Napoli, eùbero tutte esito di guarigione e non presentarono complicanze di sorta. U !Soldato Fngo operato di pleurotomia intercostale nell'ospedale militare di Chieti per pleurite purulenta sinistra, decedeYa sei mesi dopo per tubercdnsi polmonare. Bw·i. - li maggiore medico ::Uinici in nn soldato dei H.. equipaggi per <.;a\erne P YOmica da gangrena polmonare a destra, il 27 ottobre Hllli3 escguiYa la pneumotomia, pre•ia resezione di 12 centrimetri deln-;• e n~ costola. L'infermo dopo varie crisi pericolose, sul finir e di decembre presentnsa un buon andamento di cicatrizzazione, e nel marzo ultimo veune dimesso dall'ospedale. L'interessante storia sarà pubb1icata nel fiiumale medico del H. e.•ercito. Dell'opemr.ione sulle vertebre dor;;ali P-seguita dal capitano medico Calcgari Yenne già fatto cenno discorrendo delle lesioni violente. U<line. - [) capitano medico Di Giacomo esegui la lami!lectomia d,·llt\ W Yertebra lomùa.re ottenendoue miglioro.meuto.
Ca·an io, faccia e gol a tSPECC'HJo JJ). Xon farò cenno particolare che dello più importanti operazioni cnmprese in ttne..,to specch io, citando solo sommariamente le altre di minor rilie,·o, l~ quali in massima pane non vennero comprese uep·
ESEGUI TE :'ìl::GT~I S1'ABI LI~IF.:\Tl SA:s'l'rMU MILI1'AI(I DEL UEG~O
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pnre nello specchio, quantunque dimostrino in chi le ha eseguite nna speciale abilità tecnica. Fra queste trovansi alcuni raschiamenti di granulazioni per otite esterna, scbiacciamento di granulazioni congiuntivali cou le pinze di Kuapp, asportazione di vegetazioni per rinite, faringite cronica, ed altre operazioni di maggior o minore rilievo. l'orino. - Delt.> trapanazione del cranio per frattura, eseguita dal capitano medico Carta fn gia riferito parlando delle lesioni violente. A te.~.~arulria. Il tenente medico Caccia, per necrosi del parietale sinistro da pregressa osteomiel ite snbacuta, eseguiva nel soldato Forti una craniectom ia, praticando nuo spor tello di circa 3 centimetri di diametro, suturando poi completamente le parti molli. Guarigione per prima. Torino. - Come v edesi dal re lati vo Rpecchio i n questo spedale furono eseguite 12 operazioni di trapanazione mastoidea per otite media purulenta. S i ebbe nn decesso nel soldato Bisognini, affetto da mastoidite suppurativo. destra e trombosi del seno sigmoideo da otite media acuta. Dal capitano medico Carta veni\a pra.ticatl\ l'a~ttrotomia ed apertura del seno sigmoideo, l'asportazione di nn trombe parietl\le e la legattua della giugulare interna. L ' infermo moriva quattro giorni dopo, ed all'autopsia ;:i riscontravano : gnmulazioni di aspetto fungoso nella ca::;sa del ti m p~tno e nel! 'antro; t rombosi pn.rietale di tutto i l seno
trasverso destro sino aJ torcolare; trombosi del seno longitudinale. Il seno trasverso di sinistra conteneva anch'esso nn coagulo noo. aderente; attoruo al golfo del la giugulare esisteva un asce:;so i n comunicazione colla parete esterna d el seno sigmoideo. Per t1·ombosi settica del seno sigmoideo destro, con,:;ecuti va ad otite media purulenta, lo stesso operatore proceÙe\'a pure nel soldato Giacolatto all'apertura del seno c0n legatura della giugulare interna, con esito d i guarigione. Le opernzioni di tntpanazione dell'apofisi mastoide eseguite negli alt ri spedali ebbero tutte esito fnvorevole e non presentarono complicanze meritevoli eli speciale ricordo, se si eccettui l'operato dal tenente medico Satta, il quale dopo due giorni presentò sintomi minacciosi di disfagia e d i soffocazione con rileYan te t.nmet'A.7.ione e senso di pasto· sità nella regione carotidea sinistra. Si pmticò d'urgenza un ampio e p r ofondo sbrigliamento ed i sintomi di compressione cessarono immediatamente. L'infermo usciva gnarito dopo 40 giorni. Dal maggiore medico Camer.ti furono eseguite due enucleazioni bnlbari: l'una nel soldato Caidello per flemmone profondo dell'occhio
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OPERAZIO:!il CHIRURGICHE
destro, l'altra nel soldato Clemente Berardi per ferita pure all'occhio destro. Il capitano medico Aprosio procedeva pure all'enucleazione del
bulbo oculare nel soldato La Sula, per grave ferita penetrante nel bulbo oculare sinistro. Il maggiore medico De Falco eseguiva l'e.xenteratio b1dbi per panoftalmi te, ed il capitano medico Lucciola esegui va la stessa operazione per aggravamento d' irite sifi.litica all'occhio destro. Le .J: operazioni di cataratta. ebbero esito buono e nulla ho da notare circa le altre operazioni segnate nello specchio D. A Genova il capitano medico Frigoli nel soldato Di Mario estirpan il lobo sinistro i pertrofìco della tiroide. Guarito.
Malattie dell'addome (SPEcCHro E). Data l'importanza delle operazioni d'ernia, in rapporto specialmente al servizio militare, si è creduto opportuno, come nei resoconti precedenti, comprenderle in uno specchio ·a parte di cui riferirò in appresso. Le operazioni comprese in questo specchio, motivate in massima parte da appendicite, hanno un'importanza speciale, sia per la gravità della operazione, che richiede un'abilità operatoria non comune, sia per le questioni che si collegano circa la convenienza ed il momento propizio di praticarle, tanto in caso di ferite, che per malattie appendicolari o di peritonite tubercolare. Non è però qui il luogo di entrare in queste difficili discussioni, e sar ebbe anche troppa pretesa da parte mia. Colla maggior precisione e prontezza nel diagnostico delle malattie appendicolari e colla persuasione penetrata nella maggioranza dei colleghi che un opportuno intervento operatorio presenti maggiori probabilità di successo che non la semplice cura aspettante, aumentarono anche - per <luanto in numero limitato - le operazioni relative. Nello specchio corrispondente sono state comprese, come di regola, anche le laparotomie laterali per ascessi iliaci d'origine appendicolare. Riferirò snlle operazioni più importanti, enumerando brevemente le altre. 1'01·ino. - Capitano medico Carta, eseguiva la la parotomia nel soldato Caleffi per appendicite suppurata con vasto ascesso della regione ileocecale ecl i pogastrica, e condiz.ioni generali gravissime. Operato il 15 ottobre, trovavasi al 31 dicembre in via di convalescenza. Laparotomia laterale nel soldato Ronchetti per ascesso alla fossa iliaca cousecnti vo ad adenite della regione inguino-crurale destra. Guarito.
E bEf:t; JTE );J::GLI l>TADlLIME:ST! SA::-JlTA RI MlL lTARl DEL. Rg(;!'/O
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Nel soldato Campanella. per appendicite suppurata con esito di guarigione. Nel soldato Cipolloni anche per appendicite suppurata eon ascesso pericecale e retrocolico verso la fossa lombare- guarito. Kel soldato Maspero per appendicite suppurata con vasto asce~so causato da ulcerazione del fondo cieco delrnppendice: asportazione dell'appendice. Guarito. Nel soldato Volanrlré, per appendicite accuta cou raccolta pur ulPnta nel re~.:osso ileo·cecale, anse agglutinate, appendice ulcerata, ingrossata che viene resecata. L' infermo decedeva in seguito per collasso. Nel soldato Mainedi per accesso della fossa, iliaca destra estoso alla reg ione perirenale, apertura della fossa iliaca, contrapertnra lombare. Guarito. Nel soldato Viasco finalmente eseguiva una laparotomia laterale per ascesso della fossa iliaca sinistra. Guarito. Operava poi di laparotomia per peritonite tuber.;o]are i i;(J ldati l\1uscettini e Cresciani con notevole miglioramento e senza riproèluziono di essudato. Il capitano medico Tommasina esegui-ça in un sottoteneute della scuola d'applicazione una hlparotomia per appendicite suppurata con esito di guarigione. •Y ouu·a. - l soldati Carnevale e Borronis operati di laparotomia per appendicite dal maggiore medico Cametti ebbero esito di guarigione. Ale~J.~andria. - Le due laparotomie per peritonite tubercolare eseguite dal tenente medico Caccia ebbero esito buono senza. accenno a riproduzione del liquido. :Sella laparotomia laterale per appendicite cronica vehne asportata l'appendice vermiforme resecando grossa porzione d i omento aderente. L ' infermo guarì per prima con S('Omparsa comple ta dci distur bi intestinali. Della laparotomia per trauma si è già riferito nl relativo capitolo . .llilano. - Capitano medico Calega'r i eseguì nno. laparotomia per peritonite tubercolare con miglioramento nelle condizioni generali, e senza riprocluzioue di liquido. Il capitano med ico A prosio esegui va due oneot omie lom bari per a scesso paranefritico con esito di guarigione. l~adova. - Maggiore medico Vicedomini. L aparotomia laterale per per appendicite con peri toni te suppurata; guarigione dopo due mesi. Ucline. - Capitano medico Di Gi11.como, laparotomiA. mediana per peritonite tubercolare con buon esito. IJologna. - Maggiore medico Barbatelli, incisione profonda sul margine ester no del muscolo quadrato dei lombi a destra, per ascesso retrocol ico destro. G nari to.
OPERAZIO~r Cll llH;RG ICJLE
La laparotomia per ferita all'addome e:<eguit.a dal maggiore medico Bonavoglia venne già citata nelle lesioni violente. Pireuze. - Il maggiore medico Puglisi esegui,·a due la})arotomie laterali per ascesso iliaco con esito di guarigione. Maggiore medico Baldanza esegui va. pu<e una laparotomia laterale per vasto ascesso da peritiflite nel soldato Porto del 53° fanteria con esito di gua.rig ione. Romn. - Maggiore medico Cen·igni. L a.parotomia laterale per ascesso iliaco destro nel soldl\to Guainasco. Guarito. Le due laparotomie per feri te eseguite dal teuente medico Cimino vennero già de seri t te. Messina. - )[aggiore me,Jico Hizzo. Il soldato Monti operato di laparotomia l' 11 settembre per c isti ematica endoperitoneale che cagionava &ll' iHfermo grandi sofi'erenze, dopo un periodo di miglioramen~o che lasciasa sperare in un esito di guarigione, fu colpito da pleurite doppia, che lo trasse a mor te il 13 ottobre successivo. Pale1·uw. - Il maggiore medico Carino, per cisti d'echinococco al fegato operava di lnparotomia il soldato Selvatici con esito di guarigione per prima.· (V. Gi01·nale m edico del Regio Esercito, 1!)0-±, fase. (>') .
Ernie. Nel l 90~ si eseguirono 59:2 operazioni d'ernia, e ~ u i>76 ernie inguiuali si ebbero 7 recidi ve e 31 doppie, cosicchè il totale delle ernie ingui n ali operate raggiunge la cifra di 607, delle quali 255 a sinistra, 3-!3 a destra, confermando l'osservazione già fatta negli anni precedenti, che le ernie ing uinali a destra sono di gran lunga più frequenti che dall'altro lato. Se poi si noti che mediante tale operazioM, grazie alla rigorosa asepsi ed all'abilità te(;nica acquistata dalla massima parLe dei medici mili tari, si ebbe in quasi tutti i casi un esito di guarigione per prima, non c'è (;he da rallegrarci del felice risultato, che liberando i pazienti da un'imperfezione molesta eU umilia nte, li mantiene idonei n el servizio militare non solo, ma li rende anche piìt resistenti alle fatiche cui debbono poi sottostare nella vita c iYile per provvedere al loro sostentamento. Identica osservazione de,·esi fare per le operazioni di \aricocele ed idrocele, che sono pure di molto aumentate, come si può rile\tll'e dal r elativo specchio. :Xelle ernie inguinali operate si osservarono le solite varietà di ernie epiploiclte, libere od aclerenti, acquisite o congenite, a solo contenuto epiploico, con lipomi presierosi, ecc. cisti del cordone, ectopia del testicolo, e }JÌÌl di frequenti cirsocele per cni si v re.sentò necessaria l'escisioue delle \·ene N;tnsiche del cordone.
ESEGlilTE ~ 1':0 1, 1 STAD!LlliEXTI SA Nll'.\IH ~l I LITA RI DEL RE(; NO
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Fra. le ernie operate pochi sono i casi mcriteYoli di not.a speciale , e sarò quindi molto brew su q uesto argomento, per quanto sia di grandissima importanza nella chirurgia militare. Il metodo adott,ato un iversalmente dai medici militari nelle operazioni di ernia ingninale, è q uello classico del Bassin i, che ha dati così splend j, li risultati. Fra gli operati si ebbe un decesso nel soldato detenuto A ug usto di 'l'ommaso, opera-to dal capit,ano medico 'l'roYanelli Luigi, di ernia clopl)Ìa. Quando gili l)areva. la gnarigione assicurata, sopravvennero g ravi sin tomi d i tifli te c b e lo trassero a morte. T'e1·ona. -- P er ernia strozzata, riusciti vani i mezzi ordinari d i riduzione, previa narcosi cloroformica, il tenente colonnello med ico Pabis praticò l'atto operativo cruento incidendo le pa.rti molli ed il sacco ernioso contenente liquiLlo sieroso ed una rilevante porzione tli intestino oongesto, ridotto il quale si continuò l'atto operativo col metodo del Bassini, ottenendone la guarigione per prima. Il maggiore meJico Cervigni, per un'ernia cpiploica di:;cretament(' voluminosa trilobata, che si era fatta strada attraverso una smagliatnra dell'aponevrosi nella linea al ba, procedeva allo sbrigliamento de tla ]Jarte erniata e relativa ridnzione, suturando poscia a strati. Guarito. Il tenente medico Paolini, in un caso d'ernia epiploica della linea alba strozzata, r ecideva la porzione strozzata, e pratica•a la riduzione suturando poscia l a parete addominale a strati. Guarito. Il soldato Marncci operato il 12 febbraio d'ernia inguinale sinistra nell'ospedale militare di Cagliari, veniva poco dopo colpito da sca rlattina e decedeva il G marzo. Nell'ospedale della :Maddalena furono dagli ufficiali medici della marina eseguite 3 operazioni d'ernia inguinale con esito di g uarigione per prima. Credo opportuno n0tare che nell'ospedale di Alessandria. il tenente medico Caccia, in moltissimi casi d i operazione d'emia o d i altre operazioni all'addome, nell'apparecchio tuo-genitale, ed agli ar ti infer iori, ricorse con buon risultato all'analgesia rnchiomidollare, ser•endosi tlell'idroclorato di tropacocaiua, sul cni uso, vantaggi e svantaggi egli trattò in modo esauriente nella memoria inser ta nel Giornale medico del R. e.~ercito, genna-io HlO±.
Aptmreccbio m·ogenitale (SJ?ECOJHO G) . Le operazioni eseguite in questa regione si riferiscono in massima parte a varicoceli, imperfezioni ta lvolta dolorose e Sl:lmpre umiJirmti , che nnitarnente alte ernie atHiggono spesso i giovani cagionando loro
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OPEI{AZlO~l CHIRl:RGJCHE
un disturbo morale più grave ancora del materiale. Non dove quindi ;,orp1·endere che le operazioni dirette ad eliminare queste noie deJia vita aumentino ogni anno, tant.o più ch'è diffusa la credenza, confer· mata d'altra parte anche dal fatto, che si possa grazie all'asepsi chirurgica ricorrere impunemente agli atti operativi necessar i per potersane liberare. Intanto dagli specchi F e G si rileva che per ernia, idrocele varicocele, ben 1033 militari ricor.sero volont.ariamente all'aiuto chirurgico per liberarsi da tali imperfezioni e rimanere nelle file dell'esercito piuttosto che invocare la riforma, cui le medesime potevano nella pluralità. dei casi dare loro c.liritto. Delle altre operazioni segnate nel quaùro G meritano di essere ricordate: un ascesso urinoso con flemmone gangrenoso al perineo, operato nell'ospedale di Torino dal capitano medico Tommasina con spaccature multiple, ignipuntura e successiva medicazione con drenaggio. Ciò nonostante l' infermo decedeva tre giorni dopo. Il capitano medico Tavazzani, nel furiere Lattanzi del 70° fanteria, affetto da ascesso urinoso per antica fistola e restringimento ure· trale, praticava un'incisione estesa dalla radice dello scroto all'ano nel rafe mediano, profonda fino all'uretra; detersione e lavaggio della cavità ascessuale, zaffamento con garza iodoformica, catetere in per· manenza. Il paziente però si spegneva più tardi per peritonite settica. Firenze. - Il maggiore medico Puglisi eseguiva d'urgenza nella guardia di finanza. Filippetti la puntura ipogastrica della vescica, ed in seguito l'ureérotomia interna per re.3tringimento cicatriziale delia uretra con ritenzione dell'urina. ~Iediante la snct:essi va dilatazione progressiva, l'infermo usciva guarito, potendo da se stesso introdurre liberamente in vescica uua sonda elastica n. 20, filiera Charrière. Palermu. - Il maggiore medico Carino, per corpo estn\neo nella Ul'etra, procedeva nel carabiniere Leg all'uretroton~ia eséerna con esito di completa guarigione dopo 3 mesi di cura.
Itegione anale (SrECoHro H ). Circa le operazioni comprese in questo specchio ricorderò solo che
il capitano medico Carta nell'ospedale di Torino, in un caso di pro· lasso dell'intestino retto, per una lunghezza di 10 cm. circa ricorreva al restringimento dell'ano col metodo di Thiersch mediante ansa me· tallica in permanenza nel corpo dello stintere. Un mese dopo l'operazione, la riduzione dell'intestino si manteneva ancora completa e l'individuo potè riprendere le sue occupazioni.
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N. 2006
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IL lVlEDICO MILfl'ARE PER L'I STRUZIOXE E L'EDUCAZIONE DEL SOLDATO
P~r 11 doli.
l .ui&'i 8ea..aae, c..•t•ittno me•llco
Da tempo si va esprimendo il bisogno, ciH.) gli scienziati e gli stnodiosi non se ne rimangano tri ncero.ti nelle astrazioni dei loro studii, ma che scendano e partecipino in modo concreto alla vita sociale, non solo colle cariche, ma pitl col pensiero, per contribuire a illuminare lo spirito pubblico e prender parte a tutte le discussioni e agitazioni, che interessano la sociehi, ciascuno in quella questione, che è più affine agli studii proprii. E si è parlato di propaganda operost~. della scienza e di funzione politica, che in tal modo verrebbero ad avere la scienza e gli studiosi, funzione alta e serena di educazione civile. La filosofia e la medicina sembrano par ticolarmente destinate a cogliere più copiosi allori in quest o arringo, cosi promettente e della me· dicina si è già avuto prova, che si presta molto agevolmente e compet entemente a. lumeggin.re ed avviare, a. soluzione, non poche delle \itali quistioni, che agitano il pensiero della moderna società, tanto che fu detto, che quasi tutta la sociologia. moderna posa. sulla medicina politica, come sulla sua base naturale. Raggi riuscitissimi di questo nuovo intervento. scientifico sono. ad esempio, i c Fatt i e commenti • dello Spencer, c La riforma. d ell"educazione »del MOSi>O e recentemente c Il mondo attuale, scritti politici • del Lombroso. In altri termini lo scienziato e lo studioso non de\ono dimenticare il mondo, che li circonda., ma debbono rendere la scienza praticamente efficace e per ottener questo, non hanno che a Jascia.re per poco la. cattedra e il gabinetto di studio, per mescolarsi al mondo, che fen·e e si agita intorno a. loro e applicare più direttamente la. opera propria al pubblico vantaggio, sicuri di fare opera altamente utile e meritoria. Altrettanto, a parer nostro, possono fare i medici militari, rispetto a molteplici questioni riflettenti l'istituzione esercito; ad esempio una.
IL ~11-:DICO ld. IL11'ARE PE R L ' l :STRtiZIONE E L'l!:DUCA ZIOXE DEl, SOLDATO
435
di queste quistioni, importante quant'altra mai, è quella dell'educazione, 'oltrechè dell' istruzione delle reclute, la quale a. sua volta si conf<.nde con quella, cosi detta del militarismo, ùi not. minore interesse pe! nostro Paese. Ebbene a questaqui:>tione non piccolo contributo sono al caso di portare la medicina e i medici militari, sol che considerino, che la loro opera curati va. vi eu dopo ed è come subordinata. all'azione seletti,·a del contingente di leva, ditalchè più qut>sta. è illuminata ed eA1cace e più l'altra. se ne giova e diventa agevole. P erciò un consiglio ben dato non sarà. meno mf:lritevole di una. cura ben fatta e tale il nostro Riberi ,·oleva., che fosse il medico militare, quando gli ricorrlava, che egli nell'esercito è depositario d'uno dei più grandi interessi ùelltt società e d P Ilo Stato . .
I. Già, questo de li 'educazione della. gioventlt, è per sè stesso il pi tl ponderoso problema pubblico flei nostri tempi, perchè è risaputo che ·da un buon sistema di educazione nazionale dipende in gran parte lo av,enire di un popolo. 1\Ia purtroppo presso dì uoi non lo si è saputo ancora risolvere e resta. sballottato tra la famiglia, cho si rilascia, la scuola, che non funziona e la chiesa, che politicbeggia. E cosi tutti sentiamo, ch'esso ri mane un pauroso punto interrogati>o, al quale trepidi aspettiamo una risposta. Per l'e'>ercito, poi, il bisogno di educare il soldat~, olt.rechè istrnirlo, s i va rendendo sempre più argomento degno del massimo stud io e di costante e vigile interessamento. Da una parte abbiamo il compito, tutto speciale pcl nostro esercito e non ancora esaurito, che Garibaldi compendiò cosi bene in quesLe parole: Uno sii di fede e di armi, o popolo, uno sarai di patria e di leggi. Dall'altra parte avanzano e s' impongono, e sarebbe da ciechi disconoscerne l'importanza, talune manifestazioni sociali, che inquinano, in misura crescente, le reclute delle nuove classi di leva, como a dire il deplorato aumento della delinquenza, sopratutto fra. i minorenni e l'aumento impressionante delle malatt,ie mentali. Questi fatti si traducono in tdtrettanti coefficienti di r esi~tenza. eù inadattabilità alla convivenza colle ttiva ed alla disciplina. ~Otl questi i motivi dei maggiori doveri e dal1e maggiori responsabilità, che ora incombono nella q uestione dell' istru?;ione e dell'edu~azione delle reclute ed è in questo campo e fra questi bisogni, che il medico militare può dar braccio forte all' istruttore, elevando nel contempo l'importanza e la malleveria. del suo ministero.
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IL MEDICO MJLIT.ARE
A titolo di sotldisfn.zione bisogna, intanto, riconoscere, che i preposti al governo delle nostre cose militari non si sono disinteressati alla soluzione di un si importante problema. Se presso di noi non esistesse, malanguratamente, come la congiura del silenzio per tutto quanto si opera di bello e di buono pel perfezionamento delle istituzioni militari, sarebbe a tutti noto, fuori e dentro l'esercito, il monito che, qualche anno fa, venne da un'alta parola, di non essere, cioè, corrivi a propon-e, senz'altro, pel trasferimento alle compagnie di disciplina le reclute, che avessero tenuto cattiva condotta prima di venire sotto "le ' armi, dovendosi r iservare questo severo provvedimento, solamente quando la !Jermanenza di individui corrotti, nelle file dei reggimenti, avesse potuto riuscire realmente di gra't"e danno alla disciplina. In ogni altro caso bisognava prima sperimentare l' influenza del sano e corretto ambiente m ilitare, sot;toponendo tali indi· vidui., di cattivi. precedenti, ad u na rigorosa, ma equa disciplina, sorreggendoli e guidandoli con paterni consigli ed ammaestramenti e dedicando una speciale cura al loro miglioramento, e sorvegliandoli nel contempo, por evitare ai compagni il danno del cattivo esempio. E sarebbe pure conosciuto un altro documento importantissimo, del quale si onorerebbe qualunque scuola e qualunque cattedra e qualsiasi istituzione, perchè segna come un'éra. nuova per le istituzioni militari. Facendo larga parte ai postulati della. psicologi!l., figliuola vigorosa della medicina, il documento, che ora esporremo, mentre si inspira e conserva intatta la solennità del!e buone tradizioni dello spirito militare, assorbe e mette a profitto, per i bisogni dell' istruzio ne cù educazione delle reclute, i risultati del rinnovamento degli s~ndi i contemporanei e quanto c'è di buono e di pratico nelle nuove conoscenze e nelle nuove vedute della scienza, in relazione ùei nuovi tempi e delle nuove finalità. 'l'ale è la circolare del decorso anno di S. E . il comanda n te i l X corpo d'armat.a, ora Minif'tro della gnarra, circa l' iRtruzione e l'educazione delle reclute, circolare più tardi ripetuta a tutto l'esercito, in occasione della venuta a lle armi delle reclute della nuova classe ùi leva. La circolare in parola varrebbe il merito di r iportarln. per intiero, se ciò non portasse tr oppo per le lunghe e non allontanasse dal carattere e dallo scopo del presen te studio. Ora che si parla tanto, e certo non con significato ortodosso, di cose militari e si lancia l'anatema all'educazione di caserma, siam convinti, che riuscirebbe argomento di conforto e di sana propaganda il vedere, quale enorme cammino ha fatto nel nostro esercito il sistema d'istruzione ed educazion e del soldato, inteso a formare non soltanto forti soldati, ma anche vir-
P~ll l.'l::ìTHl'ZIO~E E
L'EDUCAZIO':\E DEL SIILDATO
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tuosi cittadini e come, sotto m olti riguardi, tal si,otema. s'è lasciato indietro le indecisioni e le incertezze della famiglia, della chiosa e della sct1ola medesima.. Omai sotto questo punto di vista arriverebbe in ritardo lo stesso Be-bel, qualora ripetesse a uoi l'augurio, che ebbe ad e8prjmere per l'esercito del suo paese, che da stntmento di cOHI[U Ìsta di fronte allo straniero e d i difesa Ùèl preùom inio di classe, avesse a mutarsi i n una istituzione democratica per lu difesa dell' indipendenza dello Stato e della liberti~ ed eguaglianza de i citt.adini. L nsiugandoci, pertanto, noi medici militari, d i aver modo di renderei utili a l paro di ~tltri ministri della scienza, a noi maestri, anche per ciò che ritlecte istruzione ed educazione del solùato, e misuhiarci al p n bblico, e far éonosccre e apprezzare la nostra eultura, e contribuire al perfe?.ionamento e m~tntenimento delle istituziohi militari, pdssiamo a considerare la port.ata della suddetta circolare, per stabilire quel che c'è da ag;giungt>re o modificare nel compito dell' istruttore e d i noi medesimi, per eJìetto degli accennati coeflicienti sociali d' incompatibilità morale e d'inadattabilità al servizio.
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IL Accanto alle prescrizioni di carattere militare, l'accennata circolare fa larga parte a tutti quei consigli e raccomandazioni che possono assicurare il benessere del soldato ed il raggiungimento dello scopo d i farne nomini consci del loro doYere di soldato e d i cittadin o. Agli ufficiali raccomanda di tener sempre presente il compito importantissimo della parte educati va e la necessità che es!; i mettano a prova tutte le loro energie fisicbt' , mentali e morali, lavorando e studiando, ad un tempo, per temprare g li animi e gl'intelletti; di fare in modo che le prime impressioui delle reclute, giungendo a r eggimento, sieno tali da rialzarne g li spiriti, tla vincere la loro momentanea tristezza pel distacco dalla famiglia e dal paese nativo ; d'interessarsi e vigilare incessantemente per tutto quauto ha tratto col benessere della truppa, nutrimento, alloggiamenti, provvidenze igieniche, l'abbigliamento stesso e la razionale g raduazione delle ft1.tiche; di eYitare ogni durezza di modi, di t ratto, d i parole ed ogni parvenza, d'ingiustizia, di meno retti 0 precipitosi giudizi, di debolezza e di poca serenità d'animo per parte del superiorè; di astenersi, finchè possibile, dal punire, quando non si tratti di manifesto mal volere e di p rocedere cauti e molto gradualmente nelle punizioni, facendo larga parte alle semplici ammonizioni ed a.i non .aspri rimproveri, considerando che giova meglio spronare ed incorag-
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IL :\IEOI CO liiLITARF.
giare con gli encomi. suscitando l'emulazione al ben fare tra i volenterosi ed i buoni, auzichè reprimere con soverchia rigidezza i pochi pigri o tardi al ben fare, che più spesso son tali per semplice scarsezza. o d i mente, o di spirito; infine di occuparsi con amore, per fare scemare il danno e !Il. vergogna del triste privilegio, che ha l'Italia, del primato dell'analfabetismo. Ora l'importanza e la bontà di queste raccomandazioni !in perano di molto e vanno molto più lontano del significato letterale della parola. Il concetto nuovo e preponderante, che le informa, si è che nel modo istesso,
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che il medico adatta la medicina alla malattia ed al malato, cosi l' istruttore e l'educatore debbono adattare l'istruzione e l'educa?.ione all'individuo, anzitutto esaminandolo e studiandolo senza criteri rituali e aprioristici. Ciò ci ri"chiama alla mente quei tali risultati positivi, ai quali accenuammo di sopra, della medicina scioltasi dalle pastoie, che la mantenevano come a-.-vinta al letto dell'infermo ed alla farmacia e diventata successivamente igiene, sociologia, psicologia educativa, fomentando e aliml'ntando una larga schi!:ra di studiosi, da Clli già è sorta tutta una. geniale letteratura, R.lla quale c"è largamente da attingere da quanti orn. si occupano d'istruzione ed educazione. Ed è gran merito a>er additato ed imposto all'e~ercito il concetto dell'importanza e preponderanza dell'educazione. ac·canto all'istruzione e aver indicata la \Ìa da seguire con criterii affatto scientifici e moderni.. Dice lo Spencer, precisamente nE'l suo libro c Fatti e commenti~, che immensi danni pos!<ono derivare dalla cultura intellettuale, quando ad e"sa si dia il predominio sulla cultura morale. E nello stesso senso un nostro eminente uomo politico osservava, che non basta migliorare l' istrnzione, che si applica al bene ed al male: l'educazione soltanto può dare direzione al pensiero e t~.ll'opera, essa che trasforma., edifica, distrugg-e. ErR. cosa già nota, che nel nostro est>rcito, grazie al la provata e riconosciuta competenza e sollecitudine dei nostri ufficiali ed anche alla i n nata svegl iatezza e duttilità d i mente del! a gioventù italiana, ii compito dell'istruzione era il più agevole. .A.desso, completato ed integrR.to, questo compito, dal concetto nuovo dell'importanza e modalità dell'educazione, darà diritto di non potersi disconoscere all'esercito la. importanza di vero fattore sociale di educazione ci vile, ciò che a sua volta varrà a consolidare, in quelli che· ne fan parte, quel morale rispetto alla società e rispetto a sÈI stessi, che, come diceva il )[arselli, è nn grande e poderoso problema di ·p sicologia sociale.
PER L'ISTRl!ZIO~E E L"EDt;C.A:t:IO'!'E DEL SOLDATO
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III. Continuando l'ef;ame della circola.re suùdetta, son degne di considerazione queste altre raccomandazioni, che riguardano il medico militare più da vicino e sono veri brani di psicologia applicata. Essa dice : Perchè l'azione educatrice del superiore dia buon frutto ed accaparrando l'ani mo ed il cuore dei giovani soldati, li faccia presto piegare volenterosi e convinti alla suprema necessità della disciplina, è mestieri acqnistare subito su di loro sicuro assoluto ascendente e fa d'uopo imparare presto a conosçerJi, studiandone l'indole, il carattere, le t"endenze, il grado d' intelligenza. Non facile bisogna questo stud io psicologico, ma pur grandemente ut.i1e. per accertarne e conoscerne l'attitudine morale, così come è necessaria la visita medica a constatare l'idoneità fisica al servizio militare. Ed è bisogna cui debbono attendere, come alla loro più alta missione, gli uffic iali e segnatamente i comandanti di compagnia, che dal frutto di questo. studio trar~·auno norma per guidare i graduati di truppa, che delle reclute sono in pitt dirotto contatto. Dnoni mezzi per riuscire: tener conto del paese d'origine delle reclute e del mestiere, arte o professione da essi esercitati, interrogarle sui loro p recedenti di vita, sulla loro famiglia (le sne contliziolli, la composizione sua e le principali vicende), le senole frequentate, i compagni da loro lasciati. La conoscenza rlell'ambiente, n el quale un giovane è cresciuto, fornisce già. da solo preziosi elementi per inùovinarue l"animo. La circolare continua: Nella grandissima diversità di tipi e d'individui, costituenti la massa dei gioYani, che ogni nuova leva versa nelle file dei corpi e che a noi spetta di uniformizzare, e quasi di ridurre ad un comune d enom inatore, perchè riescano e]omenti/omogenei, plasmanùoli e modellandoli nell'unico tipo del soldato disciplinato, pulito, istrutto, pronto ad ogni sacr.ifìzio, conscio dell'idea del dovere e dell'onore, non mancano pur quelli che si dimostrano più o meno refra.tta.rii all'opera nostra. benefica. Sono quasi sempre coloro, che prima dell'età della leva si sono macchiati di colpe o r eati, per cui già sedettero sul banco degli accusati· e conobbero la trist,e vita del carcere. Sopra costoro i m porta rivolgere le maggiori cure e, ben esrtminando e valutando i documenti che li coucoruono (fedine penali), giova usare uno speciale regime educativo, sia per compiere su di loro la necessaria opera di risanamento morale, sia ad impedire ch'essi esercitino sugli altri la funesta azione dei mali esempii_- Nè per costoro dovrà. sempre repu-
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I L MEDICO MIL11'A.HE
tarsi sufHcien te l 'opem dei comandanti d i compagnia, ma talora occorrer:\ pur quella diretta dei <:omanclanti di corpo, così per procurare maggi<Jri informazioni sni precedenti di t11,1i individui e delle loro famiglie, come per far intervenire, se del caso, l'azione dei ca pitan i mediti di reggimento. Quest'ul t.imo i ntervento sarà specialmente u tile in q nelle cin:ostanze, for t nnatamen te non fr equ enti, nelle quali si tratti di Ìlldi vid ui, che per la natura delle col pe o reati, anteriormente comm essi, diano ragione a dubitare, che appartengano, come p recoci delinquenti, e speuie se recidivi, a quelle categorie di nevropatici, che la scienza annovera· fra i degenerati. L'esame psico-somatico, 01.1i il m edico può procedere, fornirà preziose i ndicazioni per quei provvedimenti, che la ma~gi ore o m inore g ravità del caso fosse per suggerire.
IV. E cosi, come abbiamo già detto, la circolare m inisteriale, ch e qui finisce, ci porta in piena psicologia educativa. Essa mentre segna, con queste u ltime raccomandazion i, la missione nuova e i nuovi aoveri, che nell 'esercito incombono all'istruttore e al medico, richia ma nel cont.empo l'attenzione precisamente sul com.pito, che p resdnta le m aggiori diHìcoltà. Ora non basta p iù, che il comandante di un reparto d i milizia. sia. u n provetto conoscitore d i arte e d i leggi m ilitari e che il medico mil itare sia soltanto nn buon curatore di malati. Altro da essi richiedono gli scopi moderni, altamente civili e sociali della. società militare, per cni occorre che istr uttori e medici si trasformino e si completino ed abbiano larga cultura, mente sveglia e dutti le, cuore ben fatto ed educato, e che si sorreggano l'un l 'altro, se vogliono raggiu ngere lo seopo ed ottenere che i loro giudizi riescano, come si deve, sempre ponderati ed illumi11ati. S i avvera cosi la p rofez i::~. del Settembrini, che senza abnegazione, sem~a nn g rande animo, senza poesia non si è m aestro ed educatore degli uomini. Ora tutto ciò è cer tamente bello e uobile e u n tale elevamento della propria missione non può n on essere moti vo di lusinga e di lodevole ambizione. Però occorre p repa.razione volenterosa e stud io costante, sen za tli che le difficoltà non saranno v inte e lo scopo non sarà raggi unto. Come opportunamente è detto nella circolare m inisteria.le, la conoscenza dell'individuo, la conoscenzfl. della recluta richiede la conoscenza -dell'ambiente nel quale essa è cresciuta : sicchè g ua rdiamoci dattorno e stutliamolo questo ambiente, donde ci viene il g iovan e soldato.
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I vecchi del m estiere riconoscono e ripetono, che la reduta di oggi non è più quella di veur.i anni fa; gli p;;ichiatri richiamano l'attenzione sull'aumento spaventoso delle malattie nervo;:;e e mentali; gli studiosi di sociologia additano l'aumento creseeute della del in q n enza e di 4uesta sopratutto quellt\ dei minorenni. Ed altri f!i.ttori ~i potrebbero aggiungere a quesLi, ora accennati, che li sentiFWlO nn po' tutti e che son capaci, anch'essi, d'inJiuonzare la personalitù indi,iduale e colletti va del conti ugeu te di lo va, l'a.uima collettiva dei più, come s i esprime la circolare mi n isteria le. E questi altri fattori sono le nuo,·e idee, le nuove passioni, i nuox·i Lisogni, le stesse nnove ent'rgie, che non sempre è agevole di asset.:onJare, sviluppare e annon izzare colln, liberta e colla giustizia; sono le speciali conù i zio n i mora l i, religiose e politiche, cbe costiLuiscouo Ìn caratteristica particolare dell'et<i. nostra. Se abbiamo menzionato in m odo speciale l'aumento della deliuq n enza nei minor.•nni ed il crescere dello malattie mentali, si è perchè, pel medico, son questi i maggiori elementi di resistenza e d'inaùnttabilità, ch'egli deve studiare, perehè è più partieolarmeute per queste rag ioni, che è cresciuto e creseert.. il numero di quelli, che per dirla coll' Haeckel, difettano della plasticità accomodati va delle enr:rgie indiYiduali a favore della collettività e quindi riescono inadttttabili alla convi\enza militare e pericolosi per sè e per gli altri. La scienza ci appren(le, cl1e esiste una legge di soli<larietà tra le funzioni organiche e le p;;ichit.:he, solidarietà costante e, <t nasi d iremmo, :;istematicamente obbligatoria, nel senso che il difetto dell'nn ordine di funzioni si tra.duce in con.~eguente difetto dell'altro. Inoltre funzioni organiche e funzioni p~ichiche sono largn.mente intl uenzate dall'eredità e come lo st.es;-;o H arckel fa. notare, è generalmente ammesso, nel campo naturalistico, che i fenomeni eli adattamento stanno in opposizione con quelli 1lell'Bredità. Ora, in fatto di eredità, bisogna intendersi. Sinora il medico ha soluto, ordinariamente, indagare l'eredità morbosa familiare, quale sostrato indispensabile ad essere scandagliato, per addivenire alla cono· scenza. etiologica e patogenetica delle infermità. Invece a causa delle m odifìca,zi6ni sostanzi ali, che l'età presente e le sue contingenze hanno apportato all'ambiente sociale, alla famiglia, al sistema educativo, al modo di sentire la religione ed i vincoli di rispetto e eli autorità, insomma a tntta la. personalità morale del gio,·ane, non è lecito più di guardare soltanto all'ered ità morbosa, allorquando si ha di fronte tal uno di quei refrattarii, di cui parla la circolare ministeriale, di quegli inconsci resistenti alla convivenza e disciplina militare. Ben più importante, in questi casi, è lo studio di 11Uella specie di e redità., che potremmo chiamara eredità sociale, percbè doYuta alle in-
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tluenze dinanzi accennate e tale, che l'individuo si presenta a noiT quasi come accusatore e test imone di sè stesso, sicchè l'osscn-atore intelligente ha modo di scovrire il cle(icit o l'avanzo della gest ione, ch'egli ha fatto .de lle sue attività e la prova, c~e la sua. personalità indh·idnale ha fMto della personalità sociale. A preferenza di tutti è il medico militare, che deve non trascurarla q aesta indagine, avvezzandosi, invece, a praticarla abitualmente, accn.nto all'esame 'fisico del soggetto. .Solo iu questo modo potrà essere sicuro di poter rispondere alle speciali n ecessità, ed interessi, e responsabilità insite alla vit a militare, gi~tcch è non gli mancherà di ra~giun gere la conoscenza dell'adattabilità alla convivenza, ch'è principio elementare della psicologia collettiva. Come aYanti abbiamo accennato, di questa eredità sociale sono, pel medico, coefficienti importantissimi ed espressione di cau~a ed e>ffetto insieme, l'atU11e11to della deliuq ueuza e q nello delle malattie mentali: indugiamoci alqu1v1to a considerare e precisare la portata Ji questi fattori.
v. . Por ciò che riflette l'andamento della delinquenza, l'autorità giudiziaria, noi suoi resoconti annuali, è concorde a far notare, che purtroppo essa, in Italia, presenta, nientemeuo, che un aumento del uO p. 100 e che Ìll un anno più di 300 mila individui enlrano ne lle careni (nPl 1!)01 furono l3HG,41-:I:) e che sopratutto sono in aumento i delitti coutro i buoni costumi e la pubblica autorità ed i primi, in nn quindicennio, si sono più che radJoppiRti. In questa spaventosa. fioritura della deliuquenza è di particolare importanza, per h~ famiglia militare, l'aumento de lla delinquenza nei miuor<'nni, siccome quelli che pii1 tardi vengono sotto le armi e costitn iscono, quindi, la preoccnpazio11e maggiore per sè e por gli altri. I dati, che seguono, sono tolti ùalla recente pubblicazione della dire~ione generale di statistica. · Qui ,~i l'on. senatore Beltra.ui-Scalia, ,·era competenza iÌ1 materia, nell'esaminare il numero delle istanze di ricovero per correzione paterna, negli anni 18!)!)-1!)01, secondo i risnltati rn.ccolti dal Ministero di giustizia, osserva che il numero delle domand e aumenta. sensibilmente ogni anno. La proporzione dei minorenni, che hanno precedenti giudiziari, oscilla, poi maschi, dal lo al 18 p. ] 00 e di essi il maggior numero si era reso colpevo]~ di reati comuni; una metà. circa dei condannati non aveva oltrepassato i 14 anni e non pochi
I'ER L'lSTllUZIO:-iE E T}EDUCAZ10:-iE DET, SOLDATO
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avevano avuto anche due o piì1 condanne. Anche per qn{'s~i delinquenti minorenni rimane confermato il carattere precipuo della delinquenza italiana, che è a base d'impulsività passionale, ~~on:.::ichè di perversità calcolala. Htabilendo un confronto fra i minorenni condannl\ti per reati comuni nel triennio lf;70·Kl e quelli del triennio 189!)-1901, nonchè fra i minorenni ozio:!i e vagabondi, degli stessi periodi di tempo, emerge l:aumento allarmante della. delinquem:a dei minorenni, insieme all'aumento, benchè in proporzioni molto minori, degli oziosi e vagabondi. L'on. Boltrani-Scalia osserva ancora, cl1e resta confermato <'Ome dall'll al :.>.:l p. J 00 dei minorenni ricoverati por correzione paterna, sono veri e propri delinquenti e che tntti gli altri non sono, che oziosi e vagabondi. Dai rtl.pporLi, che accompagnano le domande di assegnttzione, vie11 messa in eviden?.a tntta la gravità delle condizioni di fn.miglia, in cui vivevano detl;i minorenni, cl1e si dovevano as~<'gnare ad un riformatorio e i pravi e sei vaggi istinti di una notevole parte di essi. Egli, infine, esprime la convinzione, che iluumero delle domande aumenta, p(·rchè i vincoli di famiglia si vanno allentando e pervhè i minorenni snbiscono pi1't facilmente l'influenza dell'ambiente e si ribellano a qualunque sentimento di autorità., eli ubbidienza., di rispetto. Quanto all'1mmento delle malattie ment9.li basti cliro, che in uno clegli ultimi congressi freniatrici, tenutosi in ItH.lia, fu riconusciuto,che pre;;so di noi il numero dei soli paz?.Ì riçoverati, rla.l 1R74: al lHVB, ò quasi triplicato ed il carico delle provincie pel mantenimento doi pt'zzi poveri è salito da -l a 1:> milioni di lire e si calcola, che tra un ventennio si raggiungerà la cifra di 60 m~la. ricoverati e la spesa di :lO milioni per le proYincie. · • Or è egli mai possibile immaginare, che il contingente di leva, nato e cresciuto nelle orR. Jet te condizioni ùi aumcn to con ti nuo della delinquenza. e doli e malati i e nervose e mentali e sotto la preRsiono di tante altre cause, egualmenté influenzanti la sua personalità fisica e morale, possa. arrivare alle armi,immune da ogni lue, se11za alcuna impronta. di quella, che abbiamo detto eredità sociale e ch e lo si possa trattare cogli stessi metodi e colle stesse vedute di altri tempi, sem~a nulla a.ggiurtgere e nulla innovare, come se tanti anni e tante col:le uon fosse1·o sopravvenute, quasi a cambiar tli netto la faccia del mondo o dd nostro vi vere socio. le? E che dire di quell'altra. sorgente di cause inficianti la. validitit. fìKica. e morale. cho è la. lotta aspra per la vita, per la quale di sovonto vediamo il giovane, già a venti anni, precocemente logoro, perchè precocemente ad ossa iniziato?
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IL MlWICO ~UT,JTAHE
Il De )[u!'lsset ci ha lasciato, nelle sue confessioni, una desCl·izione scnltoria e sorprendentemente bella e vera dell'influeuza. dell'ambiente ~ociale sulle nuO\'e generazioni, là dove parla della gioventù dell'epoca delle guerre dell'impero, gio\'entù concepita tra due battaglie, mentre i mari Li ed i fratelli· erano in Germania, nata. da. madri inquiete, vonuta a l mondo pallida, ardente, nervosa, ed ucata nei collegi al rullo dei tamburi, migliaia. di fanciulli guardantisi l'un l'altro con occhio oscur o, provanti i loro po\·eri muscoli, mentre i loro padri di quando in C)ttando comparivnno insanguinati, li sollevavano sui loro petti gallonati d'oro, poi li ]K>i;:wano a terra e risa livano a cavallo. Appresso egli nota, che non vi furono ta.nte notti insonni come allora e tante macl.ri desolate sporgentisi dai bastioni delle città. e tanto cupo silenzio intorno a. coloro, che parlaYano di morte e pure mai ci fu tanta gioia, ta.nta vitft, tante fanfare bellicose in tutti i cuori e mai ci furono soli tanto puri! .\d e~so, se il De ?Yiusset fosse vivo, non vedrebbe incombere sul mondo altro, che la febbre con tutti i suoi tormenti e tutti i suoi deliri, e la gioventù nascere e crescere in una costante sovraeccitazione n er\Osn, c•o•• ben poca gioia, ben poca. vita e senza fan fare e senza. soli ! \I. T ~rnnndo alla rlelinq uenza e
alle malattie mentali, non senza. r agione abbiamo detto, che sono espressione di causa. ed effetto insieme, rispetto alla nuova. individualità della giovent it presente. Ed è ovvio J·eucler:<Plle ragione, sol che si pensi, come il giovane, che domani s11.rà recluta, a ~olte è attore, a volt~ semplice comparsa, a volte effetto a\lùiritt ura nella ridda febbrile dci vari coefficienti, che formano l'ambiente sOèiale, rispetto ai quali difficilmente sarà dato di poter precisare, caso por caso, so la precocità nel delinq uere sia da im putare all'ambiente, piit che al decn.dimento fisico od alla infermità. della mento, o che l'un fatto preceda o segua l' altro ' e ne sia ca. n sa, piuttosto che effetto. Lasciando al sociologo tale studio e tali apprezzame nti, quello, che e fu ori tliscussione, si è, che rendesi singolarmente difficile il co mpito dell'educatore por quegl'individui, che vengono alle armi, averido anormalme nte e pitL intensamente sentito l'influenza dell'ambiente sociale, n el quale sono cresciuti, cosa che si rileva con maggior frequenza in quelli, che provengono dalle grn.ndi città. Ed è pur certo, che è compito del medico militare, nella massa delle reclute, sape"t" discernere questi indi,·idui, i cui istinti individuali, come dic·e lo ~pencer, non si trovano m armonia colle leggi della società e della convivenza. e rendersi conto
PER t..'ISTR(.;ZI0:--1~: E L ' EU{;l'AZIO:\E U EL l:iOT,IJATO
del pericolo, che, la presenza degl'inadatti costi tui:;ce per la collettività <lei buoni e badare alle responsabilità, che ne consf'.guuno per l'autorità militare, tutrice obbligatoria della salute e della integrità fì:; it;a e mora.le del soldato. Ed è pur compito suo sa,pcr additare agl'istru ttori e4 RÌ comandanti di corpo ciò, che per tnli individui, come per tutti, c'è da innovare nel sistema d 'istruzione ed educazione del soldato. F ortunatamente la circolare ministeriale, che in gran parte abbiamo riferita, ci sospinge tutti-, comandan ti di cor po, istruttori e meJici, sull a buona via, con illuminato intui to precursore e felice divinazione di risultati positivi. E il modo e il mezzo sta nello studio completo dell'individuo, da farsi e pro:::eguirsi non con cri terì restrittivi, consuetudinari e aprioristic i, sibbene con intenzioni larghe, e ispirate, e son-ette da criteri modernamente scientific i e sopratntto con amorevole interessamento, badando ad estendere l'indagine psicologica alla famiglia dell'individuo, all'ambiente nel quale è stato edut,ato e cresciuto, ai snoi prec~d enti, alla prova che h a fatto nella società, al bilancio delle proprie azioni, facendo in tal modo oggetto di esame cosi il corpo, come l'animo e il cuore. t:tià pochi anni fa le modifìcazioni, che furono appor tate all'elenco delle infermità, costituenti mot1vi di riforma dal servizio militare e alle norme per interpretar! e, altro non furono, in sostanza, che l'affermazione del bisogno, che la scienza ci addita, di non fermare lo studio e l'esame d ell'individuo al suo fisico soltanto, ma d'integrarlo con quello della sua personalità mentale, morale e affetti va. Anzi considerando eh e lo studio cade sopra nn elemento scelto con ri pet uti e;;ami, qnal'è il soldato, (ciò che importa, che è lecito argnire sieno stati eliminati i non valori fisici più appariscenti), l'esame della personalità intima del soldato, già stato arruolato, dovrà prevalere sull'esame della personalità fisica. È d etto antico, che l' uomo opera come sente e non come pensa e lo S pencer dà a questa. verità forma di assioma scientifico, dic101ndo, che le azioni umane sono determinate dai sentimenti. Sarà quindi sommamente importante e proficuo lo studio della sentimentalità del soldato, delle sne tendenze, dei suoi bisogni affettivi. E notisi, che a ciò farA ci guida la stessA. snien7.a sociologicA., la. quale ci avverte, che se la delinquenza italiana aumenta, ed aumen ta sopratutto fra i minorenni, essa però va trasformandosi e tende ad abbandonare le forme più violente ed è a base· d'impulsività passionale e non di perversità calcolata.. àostanza trattasi della nota esuberanza d'individualismo, che s'incontra nel carattere italiano, donde la difficoltà di conseguire sempre l 'equilibrio tra. la personalità individuale e quella collettiva;
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lL MEDICO ltliLlTARE
le nostre cure, quindi, dovmnno essere rivolte al sentimento, perche, come raccomandava un valen te educatore, certi sentimenti nobili, puri, disinteressati, quando riempiono il cuore, ne scacciano e ne soffocano tutte le altre passioni. l'er fortnna nel nostro esercito la disciplina, che è quella in. cui si condensano i benefici effetti dell'educazione associata all'istruzione, ha tradtzion i più che lusinghiere. Yalga come prova la differenza noteYolissima, da tutti riconosci uta, tra quello che è il soldato istrntto e q nello che è la recluta, quando viene alle armi. Come pure è ·u n fatto notato e promettentissimo, per ciò che rig uarda l'ufficialità, che ha in mano Pistruzione e .l'educazione del soldato, che in Italia è sconosciuto il milita.rilsmo, nel senso di esaltazione e predominio dell' elemento militare e mai in una quistione nazionale sola l'esercito ha prevalso od abbia fatto sentire la sua influenza.. Infine se dalla bontà degli effetti è lecito arguire della bontà delle cause, la prova esauriente di q nanto valga e possa la disciplina militare, come efficace mezzo d i educazione e correzione sociale, l'abbiamo data in uno studio di medicina legale militare, pubblicato pochi anni fa, esponendo le cifre della recidiva, nel delinquere, dei militari, rispetto alla popolazione civile. Mentre nei condannat i per reati commessi prima di venire sotto le armi la recid iva fig ura cou un minimo di 32,60 p. 100 ed un massimo di 46,07, per le condanne, invece, ripor tate durante il servizio militare, la stessa recidiva va appena dal 9,80 al 14,8.'::1 p. 100. Orn, q uesto è vero merito, merito incontestabile e sommamenttlusinghiero, eh e si accrescerà di nuove ed immancabili vi t tori e, qna11do -comandant-i di corpo, istruttori e medici, con sinergia d'intenti e sa.gace spirito di perseveranza, eleveranno come a sistema la prati ca della disciplina m v vi v&ta ed i ntegrata dai dettami della moderna sociologia, così 00me dalla suprema autorità dell'esercito ci viene raccomandato. A questo lavoro, come abbiamo detto, può e deve largam e1~te contri buire il medico militare, lusingato di avere innanzi a sè un compito ancora più nobile, ancora più vasto e più bello, quello della tutela morale del soldato, accanto all'altro della tutela fisica. E come è confortante il vedere, che scienziati e studiosi, disertando la cattedra e passando sulle astrazioni delle loro investigazioni, scendono nella società, e si mescolano alla medesima, e vi portano il eontributo pratico delle loro idee, per la soluzione delle d iverse questioni, che vi si agitano, così il medico militare deve mostrarsi conscio di quanto può assorgere la su!t importMtza, per le nuove feconde iniziati~E! dell.a scienza med ica, indirizza-te a profitto della difesa e del decoro delle istituzioni militari.
PER L'ISTRUZIONE E L'EDt;CAZlO~E DEL SOLDATO
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\II. Convinciamoci che le leggi di natura sono uni(;he ed nmc1 sono pure i rimedii, e come Pevoluzioue è legge fondamentale della biologia, così dev'esserlo pure delle istituzioni sociali e delle norme, che le reggono e perciò anche delle istituzioni militari e della disciplina. Ora tutto il mondo si muo\e ed anzi ~i muove troppo; nuo\e idee, nuove passioni, nuove forze ci sospingono e ci travolgono; a momenti il medico, nella società nostra, an·à d inanzi a sè meno corpi ammalati e più anime inferme. Ciò perchè, (e questo è fatto storico del tutto carat.teristico), al progresso delle idee umanitarie ed altruistiche non vediamo associata alcuna rinunzia, sibbene avanza, di conserva, la affermazi one esigente dei diritti della individualità. Sicchè, come dice 11 Max. Nordau, il bisog_no di un ideale lo si trova in ogui mente umana e come fìnamente seri v eva un'anima di poeta, nell'interno di ogni individuo, anche il più semplice, si troverà u n bisogno ed un segreto, un seg reto che niuno conoscerà giammai abbastanzfl. e quando milioni di giri ancora avrà fatto la terra intorno al sole e finchè lE> squisite gioie dello spirito e le alte vampe della passione ali menteranno e consumeranno l'anirna umana, quel segreto nostro sarà ~~ncora vivo e forte, per quanto oscuro e inviolabile. Questo segreto, che riassume in sè quello, che abbiamo di speciale 'e di personale nel carattere, nel sentire, nei desideri, nei bisogni, è parte preponderante della nostra individualità morale, è ragione e possesso della nostra personalità sociale e fa d'uopo non comprimerlo, non disconoscerlo nemmeno nel giovane soldato, ma studiarlo e coltivarlo, per indirizzare precisamente là gli sforzi della nostra educazione, l'amorevolezza delle nostre correzion i, fidenti e sicuri che la conquista .del morale del soldato ci servira come fulcro solidissimo nell'espletamento della. funzione civile della milizia, in tempo di pace e più ci servirà come preziosa risorsa nell'ora della prova, in guerra. Orma.i nel giusto equilibrio tra i doveri e i bisogni, tra i diritti dell'anima e quelli del còrpo, tra la voce dell'intellet~o e quella del cuore, tra le ragioni dell' individuo e della collettivita bisogna ricercare la salute comune e la medicina delle malattie della società, di cui pertanto potra dirsi, come dell'oceano, che le tempeste, che lo agitano, gl'impediscono anche di corrompersi. E l'equilibrio e la guarigione, per le malattie sociali, ce lo faranno raggiungere l'evoluzione consciente e illuminata; l'evoluzione che è
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IL MEDICO MIT"lTARE PER L' IS'l'Rt:ZIO~E E L'EDUCAZIO~E DEL SOLDATO
verità anche per .le istituzioni militari, nel tempo stesso che la distruzione non sarà mai forza e mai veri tà, pere h è non è rPaltà; evoluzione, che pel medico militare significa assorbimento e completa-
mento di quanto di nuovo e di buono ci sanno otirire le successive incarnazioni della scienza medica a servizio della società. . Il nostro soldato è semplice, è duttile, in ogni plaga del mondo l'italiano riesce esempio invifliato di adattabilità e versatilità, meritando piena,mente l'elogio del 1'aine, che la gente italica ba. un'estrema 'finezza e una grande prontezza. d'intelletto. Studiamolo, quindi, il soldato nella su_a interezza, con vigile interessamento ed illuminato in· telletto d'amore e lo avremo guarito del triste e pauroso contagio, onde tentano inq uinarlo le estrinsecazioni negati ve d ella nostra ci vi! tà, quali l'aumento della delinquenza ed il crescere delle malattie della meme.
YIII. Ciò non sia fuor di luogo averlo ricordato a conforto e tranquil· lità di quanti lavorano per l'esercito, e lo amano, e lo vorrebbero prospero e rispettato, e sempre migliore e valga come motto d'ordine di future speranze nell'ora trepida presente, in cni ancora una volta il tempio di Giano ha spalancato le sue porte e per rimbalzo tutto il mondo affila e fa l'inventario delle sue armi. Roma, giugno 1904.
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CONTRIUUTO ALLA CIIIRrRGIA DEl POL~lO ~I
Caverne cangrenose del polmone destro. Pneumotomia, preceduta.da resezione di due coste (8' e 9'), e seguita da mobilitazione toracica (3• a 7') alla Subbotln. Guarigione. 1• STORIA CLINICA. - L'allievo torpediniere Pasquale Cn.m pauale, dell'età di 2fl anni c irca, d i costituzione organica. originariamente robusta, temperamento linfatico, e senza notevoli prece<.leuti morbosi, nè ereditarii, nè personali, il l o aprile del decorso anno 190H amma.lava, per la prima volta, di ascesso gengivale superiore a destra, da carie del corrispondente a· molare, e ricoverava perciò, il giorno 4 dello stesso mese, all'ospedale militare marittimo della Spezia. L'indicata •olgare afl"ezione, complicata. evidentem~nte ad osteo-periostite del processo ~~ol veolare, richiese successi va.mente \ari piccoli sussidii chirurgici, e ciò non pertanto guarì solo due mesi circa dopo il suo inizio, in conseguenza di opportuno raschia.mento operato. Però quasi contemporaneamente, il paziente, a metà maggio, cominciò a soffrire dolor vivo puntorio al costato destro, con tosse e febbre; fu diagnosticata pleurite, ed indi a poco empiema. destro, del quale veniva operato il 28 susseguente giugno, con la pl&tuotomia intercosta.le. Questa. diede esito a poca. quantità di pus; il cavo a.scessoide, trattato con lava.tw·e e drenaggio a permanenza, in breve si venne restringendo; la fistola. operatoria finì col chiudersi, a fine del luglio. seguente. Già. in questo periodo avevasi avuto tre volte « lo svuotamento spontaneo, per via. bronchiale, di ascessi polmonari piuttosto vasti, a giudicare dalla. quantità di pus emessa. (l) • , il quale era. fetido, giusta ne assicura l'infermo. Dopo la 3'' vomica, cicatrizzata solidamente la. fE>,ri.ta operatoria, s'iniziò un progressivo miglioramento dello stato generale; talchè il paziente, addì l O agosto, potè essere U) Da un estrallo delle nole semlologothe, ravor•teci dall"ospedale militare di Spezia. 19. - Giornale medko.
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CON'I'RIDUTO ALLA CHI RUB(:IA DEI J"OLllONI
dimesso dall'ospedale della Spezia, ed avviato in licenza al natio Ruvo di Puglia. Non erano trascorsi 50 giorni di permanenza in famiglia, che il Campanale, sempre tossicoloso e secemente espettorato purulento di catti\O odore, ricominciò ad aYere febbre alta, nuovo dolore al costato destro, pertinace tosse, violenta, e con più copioso espettorato: aggra\andosi poi in guisa. allarmante, anche a parere dei suoi medici curanti, fu fatto ricoverare in quest'opedale militare di Bari il 12 u. s. ottobre. Esaminandolo allora, fu dato rilevare quanto segue: l • uomo assai sofferente, dall'aspetto cachettico, tinta oligoemica, estremamente denutrito~ 2° febbre continuo-remittente, senza brividi, con sudori, talvolta notturni; 3" tosse continua, specie la notte, al punto da rendersi causa d'insonnia; 4" l'espettorato copioso, era siero-purulento, nummulnre, fetido; 5• talvolta, specialmente di notte, l'espettorazione si fA.ceva in forma di voruica, così copiosa veeUlente, che una parte della sn.nie era deglutita; 6" da ciò, diarrea, frequente e molesta, anche per la presenza di tumori emorroidarii all'ano; 7" torace destro pochissimo mobile, con sub-ottusità nella regione postero-inferio1·e, risonanza polmonare altn e quasi timpanica nelle regioni laterale e sottomammaria, e sparsi segni di sfrega.mento pleurale; se nelle più elevate regioni. dello stesso lato toracico, risonanza di percussione anormalmente profonda, e respirazione indetermi!lata, con pochi rantoli; n• nella regione scapolare inferiore, e più tra. questa, la rachide e la cicatrice retratta pleuro-cutanea, con la percussione avevasi, a volte, ottusità. assoluta, a volte, il fenomeno di pentola fessa, risonanza timpanica. e soffio anforico; spesso pure, in questa sede, si avevano insieme aggruppati e ben manifesti i classici fenomeni cavitart, con rantoli a. gross'.'! bolle, raggruppati e consonanti, talora metallici. Tali essendo le condizioni . fisiche del paziente, beu a ragione il collega dottor Inzitari lo fece trasferire dal suo reparto medico, nella. sezione chirurgica; dove noi, ripetendo l'esame, non solo potemmo darci esatto conto delle particolarità semiologiche predescritte, quanto IJUre avemmo ad accertare l'assenza dei bacilli di Koch n ello espetto-rato e dell'albumina nelle urine. Infine, nei giorni appresso, incalzando •la febbre (V. specchio annesso), e lo stato generale fn.cendosi sempre più grave, il nostro paziente ebbe una pericolosa crisi, nella notte del :17 ot.tobre, per l'aprirsi di stra.bocchevole vomica putrida; cui seguirono sudori, collasso e forte remissione della febbre. Contemporaneamente si presentarono rantoli e dolore puntorio alla base del costato sinistro, causa maggiore di sofferenze e di dispnea. Fu pertanto for:r.a rimanere in
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CONTRillUT O ALLA CHJRGRGIA Dl!:l POLMON I
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Spèechlo Indicante l'andamento febbrile nelle nrle fasi della malattia di Campanale I•asqunle.
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CONTRIBUTO ALLA CHIRURGIA DEI J'OL:\IONI
vigile aspettativa, curare con le comuni risorse mediche ed analettiche, e rimandare nn efficace intervento a tempo migliore, se l'infermo, come poi avvenne, si sarebbe sollevato vantaggiosamente dal gravissimo stato di vero collasso. 2° DrAG:-<osr. - Come scorgesi dalle cose dette, era completo l'insieme dei sintomi cavitarii; l'infermo, prima e dopo la crisi del giorno 17, ~spettorava nelle 24 ore, tre a sei sputacchiere di pus, tenue e fetidissimo; la febbre, sebbene rimessa a moderate elevazioni, continuava. a tipo setticemico; il deperimento del paziente, già strema.bo da sei mesi e mezzo di malattia, ed il stto indebolimento rendeva.nsi sempre più gravi, per la. inedia., la diarrea e l'insonnia. Certo nel caso attuale, noi scorgevamo delle caverne formatesi nel polmone destro, a seguito del processo settico alveolo-dentario; ma dove era la sede precisa di esse, o, meglio della raccolta, fonte della setticemia. e delle vomiche? Ed anzitmto, potevasì forse trattare di empi'}ma incistato, apertosi nei bronchi? Sebbene la sicura precedenza dell'elllpiema facesse a ciò p~nsare, io esclusi tosto una tale possibilità: 1• percbè l'empiema, operato a Spezia, aveva avuto sollecita guarigione, e quindi ritenni dovesse essere stato, a. sua volta, prodotto, per infezione viciniore, da un prossimo focolajo di pneumonite settica; 2° perchè la cicatrice pleuro-tegumentaria si presentava ben consolidata e saldamente ad~rente, mentre un'empiema di quella virulenza avrebbe, per essa, facilmente potuto farsi strada verso l'esterno; s· infine, perchè con l'esplorazionel a gro&so cannulato, non si era riusciti a penetrare nel cavo settico, e l'esame fisico mostrava estese aderenze plenrali. La raccolta, dunque, non era empiematica, anzi doveva essere assai più profonda d i quello che i fenomeni st.etoscopici rappresentavano; non tanto, però, da potersi ritenere di natura. bronchiettasica.. Infatti: l" le vomiche non erano facili, nè regolarmente ricorrenti e periodiche; e 2° i segni stetoscopici dimostravano, come esse evidentemente attingessero ad una sede troppo bassa ed eccentrica, postero-inferiore, dove grossi bronchi non vi giungono. Per queste stesse ragioni di precis&. sede, esclusi del pari potersi trattare di empierna interlobare incistato, vuotantesi all'esterno per una fistola pleuro-bronchia.le; chè anzi ritenni le cavità. settiche dovessero essere molteplici, malamente fra loro comunicanti, e per tramite assai tortuoso coi grandi bronchi, causa del loro svuota:rsi in modo imperfetto, incompleto e tardivo. ln base, dunque, a. tali considerazieni, ai risultati dell'~same fisico e dell'esplorazione operata, ed altresì ai commemorativi raccolti, l'evoluzione anteriore del morbo, e lo stato attua.le dell11. malattia, furono concepiti nei seguenti termini diagnostici, intierameute condivisi da
CONTRlBGTO ALI,A CHIRUR(H.\ DEI POLMO~I
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tutti i colleghi, che nei varii consulti ebbero con me ad esammare l'infermo: l o Osteite settica, da carie dentaria, al mascellare superiore destro, ~ conseguente infezione putrida del polmone destro per inalazione (l ) ; 2° Bronco-polmonite settica, con pleurite diffusamente adesiva, ma parzialmente suppurata, nelle pertinenze della. zona corticale dei lobuli polmonali invasi; 3° Empiema. saccato, operato e tosto guarito. Lo stesso non avveniva, però, del focolajo ca.ngrenoso polmonale, che, per essere dall'empiema separato e chiusor subiva la. decomposizione del proprio secreto ed essudato, cagionando facile flogosi secondaria, in altri lobuli, necessariamente pure cang1·enosa. Da ciò : · 4° Lenta diffusione del processo putrido nei lobuli posteriori del lobo polmonale inferiore destro, e formazione di altra caverna neerotica. 5° Aggravamento per nuovo focolajo cangrenoso, in lobuli più aLti e più centrali, e formazione, da ultimo, di nuova grande caverna nella. regione scapolare destra, apertasi per vomica in quest'ospedale. 6" Stato attuale: Vomiche e grave setticemia per molteplici caverne polmonali nei lobi inferiore e medio, con ostruzione adesiva del cavo pleurale, a destra; dubbii d'incipiente ripetizione di processo alla base del polmone sinistro. 3" ATl'I OPERATIVI. - Dato tuttociò s'imponeva il seguente piano di condotta chirurgica : l" asportazione di due coste, in corrispondenza della cicatrice pleuro-tegumentaria e della più declive cavità settica; apertura di questa e di quant'altre fosse possibile aggredire col termocauterio del Paquelin, e zaffo iodoformico; 2° subordinatamente al reperto operatorio ed alle forze del paziente, mobilizzazione toracica. Tali atti operativi vennero eseguiti in tre tempi successivi, secondo appunto lo consentirono le condizioni del paziente; il quale, se venne poi lentamente migliorando, fu sempre in pessime condizioni di resistenza organica, nè potè evidentemente, giovarsi della cloro-narcosi. Devesi anzi notare, che, dopo il primo intervento, l'infermo cadde in così allarmante stato di sfinimento, da lasciare molto temere una catastrofe. Pr.inw atto opera.tivo, 27 ottobre. - Inciso un gran lembo semilunare, dalla linea ascellare anteriore alla margine-scapolare interna pro(l) Forma piuttosto rara, pili ram di quella prorlotLa da penetrazione di corpi estranei. specialmente sostan1.e alimentari, nel polmone; lo ne vlrtl pero un'altro raso a Messina. seguito da morte, In sa lliornata. La causa più rrequente della cangrena polmooare é la polmonite. che nella statistica lll Tunter Rgur. 55 volte sopra 77 operati; altre cause sono i corpi estranei voluminosi. le bronehietta.sl~ putride, J"emboll6mn. i traumi e le malattie puleto· toraciche non nlutabill con alr.uoa percentuale. ma p1ù rretlUontl della 1nrez10ne per inalazione.
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CO:\ TRIBUTO ALLA CH IRURGIA DEI POLMONI
lungata, e scollato per l'altezza di 8 cm., resecai la 8A e 9' costa per oltre 12 cm. Incisa quindi, la plenra parietale fortemente ispessita, fu facile distaccarla col dito, indietro, per quella limitata estensione in cui aveva avuto sede l'empiema, senza però rinvenirvi h·a~ce di pus, nè altre deposizioni patologiche incistate. Esplorando quindi il polmone, si rinvenne, poco innanzi ed all'esterno della zona precennata, già sede dell'empiema, una prima caverna necrotica, della forma e volume di uovo1 collabita su sè stessa, e coperta, all'esterno, per millimetri 6 di spessore, da tessuto corticale, non indurito ma atelectasico, e perciò inelastico e non crepitante. Squarciata, pel suo lungo, tale caverna, ed esplorato ulteriormente il viscere, si rinvenne, indietro, piì1 profondamente ed in sopra della stessa, una seconda cavità necrotica, separata in basso dall'altra per una tramezza di tessuto poimonale poco alterato, spessa un centimetro. Detta escavazione, come la prima, avente sede nel lobo inferiore, rimaneva ubicata tra la linea. ascellare m~dia e l'angolo scapolare verticale, presentando il volnm·e di un grosso limone : squarciata a sua volta col termocauterio, si diede esito ad nn abbondante effiu vi o di sanie fetidissima, con scarsi cenci necrotir.i. Ciò fatto, non credetti di procedere ad altre esplorazioni ; e perciò, regolarizzata l' ampia breccia, con larghe applicazioni del Paquelin, onde asporre le cavità sinuose sull'esterna ampia breccia declive, e togliere ogni spazio morto, e ristretto il taglio esterno con alcuni punti di sutura, zaffai fortemente con garza iodoformica ed apposi conveniente bendaggio. L'andamento postoperativo fu favorevole. in quanto alla località ; lieve emorragia post-operat.oria, diminuita ia tosse e l' espettorato, meno fetido, ma. per qualche giorno tinto di sangue. Fu però grave l'esaurimento del paziente, nei primi giorni; mentre in appresso, pure essendo ritornato l 'appetito ed il sonno, diminuita la copia e fetore dell'espettorato, e cessata la diarrea, persistevano con la febbre, le vomiche, più rare, brevi e poco spossanti. Questa persistanza di fenomeni era dovuta ad una grande caverna, che, in occasiona. della seconda medicatura, in 4" giornata, con l'avvenuta caduta delle escare più profonde e più alte, scopersi nel recesso anteriore della. ampia breccia viscerale: eravi qnivi, un ostio dùro-elastico, che non permetteva il passaggio del dito mignolo, ma per il quale, mercè .sonde molli-elastioJhe, si esplorava una soprastante cavità, grossa più di un pugno, ubicata cosi da corrispondere a tutta la regione sottospinosa, però dilargata in basso e dietro l'angolo scapolare, in guisa da formare sacca di ritenzione a poche cucchiaiate del li q nido che vi si inietta.va. .Messovi un drenaggio tubulare, non vi fu tollerato, talchè dovè togliersi l'indomani; cercai, perciò, nelle medicature consecutive, fatte ogni
CONTRI'OUTO ALLA CH IRUR GIA DEI POUlOXI
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due o tre giorni, dilatare l'ostio, con le dita e con ]o zaffo ben impegnato, riuscendo dal 4 novembre in poi ln giorni dopo l'operazione) a stabilire un permanente d renaggio tnbolare delrultima })iù alta caverna. Visto poi che le condizioni generali (V, specchio termografico) e locali seguivano un miglioramento sempre pitt promettente, rinunciai di squarciare anche questa caverna alta, col cauterio, e ciò anche in consi1let-azione della sua postura centrale; L~mpia sua comunicazione con un grande bronco era dimostrata all·e,idenza da un caratteristico soffio anforico, presto metamorfosatosi nel suono, che si ricaverebbe sofHando nella. canna da vetraio. Circa alle medicature, noterò solo che, a modificare le p iaghe ulcerose, ed effil.!acemente attivare il processo di granulazione, giovarono sopratutto le spenuellature con soluzione di cloruro di zinco, al dieci p. 100. Secondo intervento, 14 dicembre. - Migliorati ancora più lo stato generale e le forze del paziente, era d uopo procedere allA. esecuzione deil'altro còmpito chirnrgico, la mobilizzazioue del torace. In v{'ro, notando la lentezza con cui la gra.ude caverna scapola.re si yenivA. riducendo, e l'enorme massa di tessuto di 11eoformazione, che rigoglioso andava riempiendo lo spazio normalmente occupato dalla ba.se pulmonale, da una parte; considerato, tlall"altra, che il diaframma erasi gitl. .enoi,nemente sollevato in alto tol fegato, mentre il torace si ora quanto possibile abbassato, restringendo al massimo gli spazi inten.:ostali ; era ovvio pensare, che, per l'immobilità 1lel co:stato, l'atresia della caYerna si sarebbe ora. arrestata, mentre nuove dilatazioni, bronchiettasiche, avrebbero dovuto stabi lirsi. per razione traente, sui bronchi esercitata. dal tessuto di cicatrice, estesamente fra poco organizzato fra. i bronchi ed il cost;\tO. ~on volendo poi praticare il completo di sossameuto toracico, viste anche le gravi condizioni del paziente, a. cui necessitava risparmiare un cosi largo t rauma.tismo, decisi di operare alla. Subbotin, recidendo le coste anteriormente, ed indietro, cosi da. potere abba.ssa.ro la parete laterale del petto sul destro polmone. Ciò feci il14 dicembre, resecando da 2 a 4 cm. di osso, nella linea pa.pillare verticale per cinque coste soprastanti alle due prima asportate. Terzo intervento) 30 dicembre. - Ciò ripetei, per una eguale estensione, nella. linea margine-scapola.re interna, suturando per piani, come la volta. innanzi, ed ottenendo quasi completa la riunione per prima delle due ferite operatorie. In seguito a tutto ciò, le condizioni generali e locali del paziente volsero a. stabile r estaurazione, e la fistola bronchiale si chiuse a fine di gennaio; ma. la cicatrizzazione esterna dell'ombelico operatorio non fu completa che a fine del corrente marzo.
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CONTRIBUTO ALLA CHIRURGIA DEI POLMONI
CoxsiDER~zro::>I. Reso conto, così delle vicende e speciali cure richieste da una malattia, la quale, insorta a seguito d'inapprezzata carie d'un dente, intristi poi talmente, da tenere il paziente in gravi sofferenze per nove .mesi, più volte esponendolo ali'estremo pericolo, ci giova ora trarre argomento per talune considerazioni valevoli a. farne apprezzare la singolarità del caso, ed accreditare un atto chirurgico, che fu sal vezza per l'interessante infermo. La pnenmotomia, sussidiata, a seconda. dei casi, dalla resezione e mobilizzazione costali, non ostante studi notevoli, clinici e sperimentali, se ba conquistato il posto che merita nella scienza, non vanta corrispondenti trionfi nella pratica medica. Ippocrate ne fece cenno nelle sue opere (1), ma fu come una visione geniale di quel maestro, non accreditata eli poi, anzi dimenticata totalmente. Bisogna arrivare al secolo xvm per avere notizia di qualche caso di banale taglio agli organi del respiro: cosi Barry, secondo Gorwall e Lyell, apriva un ascesso polmonare nel 174:3; e lo stesso fece Beli, secondo Gottlieb e Rochelt. In seguito, fu solo nella seconda metà dello scorso secolo che simili operazioni vennero eseguite sul polmone da. Rochelt, 1\fosler, Geppen, Gorwall, Angel e da Williams, ma trattavasi di ascessi o di cisti da ecchinococco. Però dopo che Laennec ebbe insegnato che la cangrena polmonale è più spesso circoscritta che non diffusa (62 sopra 68 casi), è naturale che contro essa pure si sia volto l'ardimento dei chirurgi; e fu in base a tale concetto che S . C. Smith, forse pel primo, ebbe a trattare col taglio un caso di cangrena polmonale del lobo medio, con esito in morte, 33 giorni dopo l'intervento. Oggigiorno la pneumotomia, come la pneumorafi.a, ed a differenza. della pneumectomia, ha già fatto il suo ingresso nella chirurgia sana e veramente giovevole, tantochè il Durante concettosamente prescrive~ doversi preferire la toraco-pneumotomia. alla puntura ed alla aspirazione, che più di quella espongono atla sepsi della pleura, pure dando successi inferiori ed insicm·i. Forgue e Reclus, non pertanto, rilevano che c rimane tuttavia da stabilire come il parenchima poimonale tolleri questa cura, e l'entità. dei risultati finali, stantechè troppe morti restano inedite »; e quindi soggiungono che, non po· tenclosi perciò, sulle cifre fondare un apprezzamento motivato, teoricamente il precetto d'intervenire con la. pneumotomia. non è conte• stabile, mentre praticamente c vi sono molte oscurità. diagnostiche e molti ostacoli operatorii ».Un caso quindi c bene studiato nella sua dia· gnosi, bene particolareggiato nella sua tecnica operativa, seguito a distanza sufficiente, è più decisivo del cumulo d'osservazioni sommarie, (Il IPPOCRATE, Opere, E<li7.. l.tTTRi:. Pari~ti t855 Voi Il, pag. 6f;,it,89 e 96.
CO!<TfiiBt:To) ALL,\ CHIRt:Rf:IA D~:I PULMO:-;I
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tronche, di diagnosi indecise, che ci forniscono le raccolte straniere ... Oud· io >olli redigere la. presente osservazione appunto eon rinten,limento di sodrlisfare ad un bi ·ogno cosi euuneiato dai due tminent i profe ·sori francesi. Poche parole infine, in ordine ai risultati fìna1i della toracopnE'ttmotomia. Secondo H.icherolle, la pnenmotomia. avrebbe ùato il (ìi) p. cento di guarigioni n egl i ascessi, laddo"e in casi di cangr ena circoscritta dei polmoni «ammesso un precoce intervento • si sarebbe dimost rata solamen te superiore alle cure mecliche; in questo giudizio conconla lo Zielevitch, la cui statistica si l~mita a 10 osservazioni; mn secondo Truc il bilancio della pneumotomia, per lo stesso titolo d'indicazioni, la c•a.ng rPnA., crmh~rAbhA (l morti, 3 guarigioni compiAte, 2 gnnrigioui avviate e 2 miglioramenti, sopra 13 interventi. Qne~;ti dati poggiano in verità sopra un ben magro numero di osservazioni, difettose per precisione e dettagli di diagnosi; e sia perciò, sia percha, come ripe ~o con F orgue e Reclus, troppe morti restano inedite, le percentuali precitate hanno un valore molto relati,o. Giova qui pure ricordare gli 8 opera ti di Lenbartz, per cancrena polmonale circoscritta, con 4 esiti felici · e 4 morti (V. Manuale di Ebstein-Scku:albe, Yol. I , pa.g. 430). N el caso a ttuale, poi, il risultato dell'operazione bisogna. apprezzarlo altresì. in relazione allo stato moho gra.-ç-e del paziente, ammalato da 5 mesi e mezzo, e minacciato da ripetizione di processo nel lato sano; nonchè pure per le favorevoli condizioni, di completa guarigione conseguita, tuttora. confermata, e per essersi trattato di c&\·erne polmona.li mult iple. Secondo Tuffier e Konig i focolai cancrenosi multipli non potrebbero essere operati {1\fa.nuale precitato, pag. oH)), ed i casi felicemente operati e bene riferiti coneernono sempre, eh 'io sappia, la cancrena. circoscritta. L o stato del Campanale, nel marzo di quest'anno, 5 mesi dopo l'inter\ento, era il seguente: l 0 nutrizione generale ricomposta e dileguati i eegni dell'oligoemia: 2° completamente cessati, e da molto tempo, la. tosse e l'espettorato; 3'' da poco completatasi la cicatrizzazione della piaga nel sito più decli'e; 4• torace destro fortemente depresso, cosi da misurare, nella sua emicirconferenza papillare, centimetri 4 in meno del sinistro; 5° diaframma. fortemente sollevato in alto, talchè l 'ottusiti\ epatica segna., col suo limite superiore, una linea. trasversale corrispondente 3 ~entimetri sotto dell~~o pa.lilla. mammaria.; 6° al disopra di questo limite, risonanza polmona.le, alta e mur- ' mure nscicolare dappertutto percepibile.
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CO~TRlBI:TO ALLA CHIRCR GIA DEl
POLMONI
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CONTI\J8LITO ALL\ CUIRLIRGIA UEGLI A N EU I\IS~II ~ora rtcl rtott. •~u~enio Mini e i , 'ula!(giorc mediro
Aneurisma del tratto preunteriano dell'arteria femorale superficiale ; estirpazione ; guarigione per prima. 16 BREVE STORIA. - Pisapia Francesco, brigalliere dei RH.. carabi- . nieri, dell'et.à. di 32 anni con 12 di sen ·izio, è individuo di valida costituzione, di temperamenti) sanguigno, pi11gne, d i abito apoplettico, ed esente da precedenti morbosi ereditarii. Cont.rasse infezione sifili ticn. 8 anni fa, curata e guarita all'ospedale di .:\Iurina in Castellamrnare di Stabia; 3 anni or ~:ono riportò lieve COJltusioue per calcio <li mulo, alla p arte interna del 3• inferiore della co;;cia sinistra, dove appunto il 30 novembre u. s., si accorse di una tnmefazi'one pulsante, del >Olume d ' un p ugno circa, ch'egli attribuì ad n11o sforzo per cammino, fatto i l giorno prececlente, in ser>izio di perlustrazione. Al suo ingres">O in quest 'ospedale, nella regione p reindicata, presentava uu tumore esteso come una grossa mano, ricoperto da cute integra, situato sul corso dell'arteria femorale, depressibile, manifestamen te pulsa11te. Con l'ascoltazion e si percepiva nn dolce rumore di sotlio d iastolico sul tumore stesso : eh~ con la pressione digitale, alla p iega ing ui nale, si abbassava, mentre scompariva in esso ogni pul::>azione. Il cuore presentava t oni deboli e profondi, n onchè un dolce e bre\·e soffio diastolico, col massimo d'intensità n el focolaio d'ascoltazione (iella mitra!e; il polso della pedidia sinistra ritardava, e scompariva affatto sotto la compressione ciigi tale all'inguine; la gamba sinistra era sede di forte edema, anche nelle ore d e l mattino; le urine non pre:;entavano albumina. 2• RrLIEvt f'ATOLOorcr. - Bi scorgeva subito trattarsi d' un aneurisma vero, sacciforme, della femorale superficiale; il qu~le si p resentava interessante per l'origine, per l'evoluzione rapida e per la sede del tumore. a) Circa alle cause, oltre i precedenti di sifilide, la costituzione artritica, e l'uso forse smodato delle bevande alcooliche, era evidente, nell' infermo, l 'artero-sclerosi, di cui era pur prova ed effetto l' incipiente vizio endocardico.
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C'O~TRIBUTO
AI,LA CKIRUHGIA DEULI ANEl'RISMl
Però, se tale complesso di condizi0ni discrasiche e dia.tesiicbe pot eva costi t n ire un insieme d'efficienze per la produzione dell'aneurisma, elevandosi a dignità ben più alta di cause disponenti; non sa.prebbesi,
d'altra parte, negare che il leggero trauma pregresso, non avesse operato da causa determinante (1). Desso, sebbene insignificante e non testimoniato, a suo tempo, da infiltrati e neppure dalla menoma colorazione ecchimotica, ha potuto, invero, produrre, s,ul tratto terminale dell'arteria~ già poco resistente, l'alterazione ch'ebbe poi lentamente a determinare l'insorgere del tumore sanguigno. Ma mentre il trauma precesse di 3 anni al chiaro manifestarsi del tumore, è dnopo ritenere che l'aneurisma dati da epoca molto più recente, non potendosi concepire altrimenti, che il paziente, dedito a faticose marcia ed intelligente, non av.esse avvertito la presenza d i un tr:.more, che colle vigorose pulsazioni, doveva, anche se piccolo, richiamare l'atteJJ.zione del soggetto_ · b) Formatosi, in data più o meno recente, non precisabile, l'aneurisma ha da ultimo subito certamente un •rapido considerevole incremento, provocato da distensione forzata del sacco, nella vigorosa marcia di perlustrazione. Comunque sia di ciò, fatto sicuro è questo, che in breve il tumore assunse proporzioni davvero notevoli, inducer~do dolori ed edema nell'o.rto; allora, peF ragioni di topografia anatomica, il tumore, mentre si presentava a noi poco rilevato e visibile nella regione interna del 3" inferiore della coscia, aveva, però pure invaso, come infiltrandosi, la corrispon.Llente parte posteriore, profonda e retro-
femorale rl.ella coscia, nouohè l'angolo superiore della losanga poplitea. c) Ma sopratutto interessante è il caso attuale per la sede, ossia il punto d'origine dell'aneurisma; il quale, se prevale con eccessiva frequenza al poplite, nell'arteria femorale superficiale ha sede il più spesso all'inguine, e solo raramente trae origine più bassa, o subito sopra del canale Hunteriano, in causa d·ella maggiore profondità dell'arteria e dei pitl validi mezzi d i protezione. Infatti secondo Crisp, la femorale esterna sarebbe attaccata 66 volte sopra f>51 ca!;IÌ, di aneurisma (2), 137 dei quali erano poplitei; ma. dei 66 aneurismi femorali esterni, 45 spettano al tratto inguinale, mentre degli altri 31, con sede in tutto il rimanente dell'arteria, non risulta quanti precisamente fossero derivati dal tratto prehunteriano. È, dunque, interessante notare il caso che si riferisce, nel quale, il tumore sanguigno, come vedremo, aveva sede precisamente sull'ultimo tra.tto dell'arteria. (Ili l caso <ti OnKTON dimostra la raciiitil con cui traumi non gravi ~~:e nerano l'anPurlsma <lei ~~:rossi vas i (RRF.TON • .~neuri•ma consecutivo 11. calcio di r.11valllo • (Giontalt Medico dtl Il. eurciln 1891. pag. U 09). (i l Secondo PORTA in,·ree, l"aneurlsrna femorale sarebbe più frequenle; 180 volte su 600 eMI.
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CO:\TRIDliTO ALLA OUIRURGIA DEl;LI ANEt:IUS~tl
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aodAsvrSTJ(',\ l(JI.lTARF. NOSTRA:\ A . - Non priVO d'interesse è purl> il prosente caso, vil.ltl:\ la singolare rarità. di osservazioni consimili nei nostri ospedali. Per q nanto ne risulta dai resot.:onti chirurgici e dalle statistiche sanitarie annuali, che•concernono il nostro e:;ercito, ho troYato relazione solo dei ò casi, che seguono, di aneurisma. popiiteo. a) c Il primo caso di aneurisma popliteo, guarito in Italia (socondo in Europa) con la fasciatura elastica del Ma.gg. Med. 1!'. n rossi. (Oiorn. di med. mil. 187!) pag. 810) • · b) «Aneurisma. popliteo guarito col metodo Va.nzetti, del Dott. Rossi F. G. ((horn. di 'med. mil. 18~2; pag. 66il) ». c) c Aneurisma popliteo da ateromasia, guarito con la compressione digitale, dell'attuR.le Ci-eu . Med. Cav. De-Ronzi (Oiorn. di 111ecl. mil. 1884, pn.~. 7!'lG): individuo a 65 anni, con note d'avanzr~ta senilità) •· d) « Legatura. della femorale al sito di Hunter, per anenrisml\ spontaueo della. poplitea destra del Magg.1\Ied. Cav. Naloli (Giorn. mecl. H. E~>er. 1!100)•. . e) c Legatura della femorale all'apice del triangolo di Scarpa. per aneurisma. spontaneo della. poplitea destra. del Dott. Pimpinellì (Giorn. med. R. EHer.1~)()1); il tumore grosso come un uovo di pollo, all'uscita del paziente, guarito, dall'ospedale di Brescia, era. ridotta. al volume d'un uovo di piccione ) •. Diverso, ma per molti rispetti interessante fu il caso di allacciatura della. femorale, al suo terzo medio, nel dicembre 1~0U felicemente operato da.l Col. Med. !spett. Ca. v. Ra.ndone. Ttrattavasi di ferita arterioi!a con vasto ematoma simulante un tlemmone della. coscia, e l'operazione brillante fn coronata. da pieno successo (l ). Illimitato numero delleripoda.te relazioni di cura operativa. contrasta. r.on quello ben più rilevante degli aneurismi accolti negli ospedali ed infermerie presiùiarie del Regno: !)4 ricoverati in 25 anni, dal187G al 1901. Di q nesti 941 tutti militari di truppa, ~4 aneurismatici furono raccolti negli ospedali della Divisione di Napoli, 14 in quello di Roma, e 7 in questo di Bari: vi furono 8 morti, mentre degli altri Rt> non e possibile dalle statistiche rilevare come ne usci,ssero·guariti e quo.nti fossero i riformati. 4° CoNSIDltllAZIONr TERAPEUTIOHE. -Per quanto fossero chiare le condizioni dell'infermo e del suo tumore sotto il punt.o di vista diagnostico, e precisa., impellente l'indicazione di guarir questo con un efficace atto chirurgico, i• imbarazzo nostro non poteva. essere lieve nel prescegliere il metodo curativo sicuro più conveniente a.l caso in esame. E senza. tener conto dei tanti metodi incmenti, ormai banditi dall'n(l) V. la rdladone del Oott. EUG. FAIICHIOTTINI, nel Gior. Ytd. del R. Utrcllo. 189i, pag. 69ò.
OONTRffiOTO ALLA OHmt.arGIA DECLJ ANEURISMI
nanime consenso dei trattatisti, io non v0lli provare, neppure a titolo di bene predisporre il circolo collaterale, Ìa compressione digitale della femorale, di cui il metodo Vauzetti è certamente il tipo più eHìcace e<l innocuo, altrettanto che per l10i classico; poichè, ritenuta l'esistenza, molto diffusa, dell'artero-sc lerosi, considerai che ogni maltrattamento di quell'arteria poteva costituirsi causa determinante per l'insorgere avvenire d 1 un nuovo aneurisma; anzi ritenni essere necessario, operando, di scartare la narcosi generale (vizio cardiaco) e l'emostasi preventiva col laccio d' Esmarch. Lasciati per tal modv da parte i metodi incruenti, la scelta non poteva cadere che sopra quelli di Anelio e di Antillo; ma quale preferire tra questi due? Syme, Bardeleben, Poindot, Ohampionnière, Lister, Brun e R.eclus, predilessero, la legatura, la quale, secondo Reclus « loin d 'etre une des opérations les plus meurt.rières de la chirurgie :. sarebbe la più efficace e benigna. Però se questa con clusione è invalidata dalla statistica di Delbet, che in base alle cifr~ dichiara la legatura operazione incerta e criminosa, questa è certamente pure di semplice, facile e rapida esecuzione (l ). Se poi teniamo conto degli addebiti fatti alla legatura, ci sarà facile riconoscere i casi in cui dessa devesi rigettare: la cangrena dell'arto (2 ), tanto più facile per quanto il soggetto è più a,vanzato nell'età, <> l'artet:o-sclerosi più diffusa; la cangrena stessa, l'emorragia secondaria e la ripetizionE." di processo in altra sede, o la recidi va, per le stesse condizioni sfavorevoli, o perchè vi precessero reiterati tentativi di cura con i cosi detti metodi di dolcezza; la suppurazione del sacco (3), l'embolismo tardivo, le nevralgie ed i disturbi trofici consecutivamente provocati dal duro tumore residuale (4). }"ler ragioni adunque, di patologia e di clinica esperienza, la legatura non può ritenersi il metodo di scelta per la cura degli aneurismi, che se piccoli ed assai periferici, facilissimamente possono estirparsi, -se voluminosi, non conviene esporli alle molteplici tristi complicazioni secondarie e tardive, cui espongono il tumore ed i suoi grossi grumi sanguigni, abbandonati, in sede, ad una involuzione spesso dolorosa o fa.tale. E quando l>Oi si ricordi lo studio grande che sommi chirurghi (.A.nelio, Hunter, Scarpa), posero per stabilire la sede in cui doveva precisamente collocarsi la legatura; quando si pensi come Tillaux, (l) v. a pnp;. 3~7 Vol. t• del Trafii!IO di lerapeuliea ehil'UTgica dì r'ORGOE e nRcLUS. . Edì1.. \'allardi, traduzione del pror. PAsCALR. ('t)~ volte sopra l56 operati di aneurisma popliteo, secondo la statistica di NoRRtS mòdillcnt~ da U11oc •. (3) V. ìl caso di (;AUCIIOIS citato da TRRLH.
(4) Causa la retrulone sulle nderenze, sui ,-asi e nervi vicinìori (OBLD&T e P&YRU).
CONTR11lt:1'0 ALLA CHIRURGIA DEGLI ANEt'RISMI
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con buone ragioni, avesse dimostrat0 che l'aneurisma femorale, qualunque sia la sua. sede, esiga la legatura della iliaca esterna, a preferenza di quella. della crurale (l ) ; quando, più ancora, si rifletta al caso, molto significante, di 'rrèlat (2), il quale, in uu uomo di Gl anno, estirpava con pieno successo un grosso aneurisma del poplite destro, ment.re, invece, alla legatura all'Aneli o, operata 3 mesi dopo, per al ero più piccolo aneurisma del poplite sinistro, nello stesso paziente, vide seguire cangrena del piede e morte; quando, dico, tuttociò si consideri, non si può che essere decisi fautori dell'estirpazione, ritenendola il metodo di scelta per la cura degli aneurismi. Già Kohler, ricordato da Bardeleben, e Sonnenbnrg (3) operarono felicemente l 'estirpazione; e Delbet, W. Cauchois, e Trèlat, ne sono entusiasti partigiani. Lo stesso Tillaux (4) per aneurismi non troppo voluminosi, E. Forgue e P. Reclus essi pure (5) per quelli a circolazione collaterale od a sacco minacciato di rotturt~., insegnano doversi dare la preferenza al metodo di Antillo, cui finiscono per riconosce1~e i~ pregio di essere radicale e d' impedire la recidiva. L 'aneurisma ch'è oggetto della presente osservazione offriva delle particolarità degne di considerazione, nella ricerca del più indicato metodo curativo. Dissi già che lo stato di diffusa artero-sclerosi imponeva di operare senza narcosi generale e senza emostasi preventiva, e .ciò doveva influire nella scelta d'un metodo facile, sollecito e libero da incidenti emorragici, perciò decidersi per la legatura, da collocarsi al 3• medio, secondo i precitati autori del trattato di tera.peutica (l. c. p.l33), od all'apice del triangolo di Scarpa, secondo quest'illustre italiano, o sull' iliaca esterna, secondo Tillaux, od infine immediatamente sopra il sacco, secondo Anelio e la generalità dei chirurghi, attualmente partigiani di tale metodo. Senonchè il tumore era voluminoso assai, per non dover temere la sua suppurazione (6) e l'embolismo tardivi; l'edema della gamba, dimostrando forte com pressione della vena femorale, indicava altr esì preparate le vie collaterali, ed ampie cosi da renderne facile la recidiva; l 'artero-sclerosi stessa, se veramente così diffusa, come da noi si presumeva, poteva pur costituirsi cagione di caduta prematura del laccio, e quindi d'emorragia secondaria. Lo stesso persistente edema alla gamba, più che semplice compressione poteva denunziare atresia e salda.mento organico della vena femorale, come ne aro( t) TILL•DX, Trattato di atlalornia iopografìca, 11• edizione italiana !Iella Casa Vallartli, pag. ~ l089. (~) Cl mica chirurgica, Voi. l., pag. 46~.
(3) V. riassunto nel Glorn. medrco del R. B1er. del 1886, pag. tOS8. (4) Ttu .Aox. Chirurgia clinica Vol. Il., pag. ~i6. (5) V. Il caso di ucuots. (6) V. il CaSO di C AUCHOIS.
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CO:\TRIBUTO ALLA 01-URI:RGIA DEGLI A~EURISlfl
moni va.no i casi di Kohler Sonnerburg (l) ed altri; saldamento che solo con l'estirpazione potevasi tents.r~>.di togliere. E così fatte ragioni hanno ribadito in noi il convincimento di dover operare col processo di Antillo. u0 OPERAZIONE E REPERTO. - Senza narcosi generale e senza laccio emostatico, previa un'accurata preparazione reclamata. dall'usuale metodo asettico e qualche iniezione di cocaina, si procedè all'operazione, segnando un taglio di 21 cm. nella direttrice dell'arteria, dall'interna tuberosità femorale in alto. Divisi gli strati tegumentarii e l'aponevrosi, si scoperse anzitutto il nervo safeno-interno, che abbandonava i vasi parecchi centimetri al disopra del tratto Hunteriano; interessato allora buona parte del canale omonimo e del tendine degli adduttori, molto assottigliato e disteso dal tumore, si procedè all'isolamento dell'arteria, pria sopra e poi sotto di questo, collocandovi in entrambi i siti doppia legatura. S'intraprese, quindi, l'isolamento del sacco, cercando, ma invano, di salvare la vena. femorale, già ostruita, adesa ed impigliata nelle pareti del sacco stesso; poi, procedendosi innanzi con moltà difficoltà, fu d'uopo, ricordandosi del consiglio di Delbet, di aprire il sacco, svilotarlo dei suoi grumi, e, collocatovi dentro un dito come guida, continuare nello scollamento. Tale espediente gio>Ò molto a facilitarne la dissezione, pure non bastando a prevenire la lesione di grosse vene collaterali, ed emorragia inquietante, nel momento d'estirpazione del polo popliteo dell'aneurisma. Questo fu l' unico incidente spiacevole dell'operazione, il q ua.le richiese il collocamento di due profonde anse di fili-pressura ed una pinza, abbandonata per due giorni nel corno inferiore della ferita. Oltre le particolarità predette del reperto operatorio, si può pure notare, che dal s~cco, grosso come una. testa di feto a 7 mesi partivano numerosi vasi di calibro significante e perciò dovutisi debitamente legare, comecchè si scorgessero, fra le dita, dur~ e fragili; che il sacco .stesso, a pare'ti discretamente spesse, aveva contenuto liquido, e grossi gmmi cruorici e fìbrinosi, facilmente distaccabili col dito e tosto >notati;. che a sè d'intorno, il vasto interno, come la parte più bassa degli adduttori, erano distesi ed aderenti al sacco. 6° ANDAMB:XTO Pos·r-OPERATIYO. - Apiressia ed asepsi perfetta ; nGssuna alterazione nel colorito, termogenesi ed integrità della gamba; scomparsa in questa dell'edema, cicatrizzazione perfetta della ferita, senza suppurazione, ecco in breve il felice andamento consecutivo ad :1n'operazione radicalmente curativa. (t) SoNNSnnURG, estirpazione <li un aneurisma ptY/)Weo, Reren;;ione nel Giorn. mt cl. dd R . Esercito e della R. Alarina, t8S6 pag. t588.
465 CLI N I CA OCU LISTICA DELLA R . UNIVE RSITÀ DI TORINO DIRETTA 0\L PROF. cmnt. C. a iE'I'IIIOIID
CIRCA LA OPPOlUUN JTÀ
DELLA ESCISSIONE DELLA GLANDOLA LAGRIMALE LUSSA T A
PER
TRAUMA (•!
Per il dott. 8teran• 8 a • &u eei , capil;nlo mrt11co. assistt>nte ouorario
In principio di questo secondo anno scolastico, che ho avuto l'onore di passare nella clinica dell'illustre prof. R eymond, pel quale sento viva riconoscenza, mi si è presentata l' opportunità di o..;servare un altro caso della rara lussazione traum atica della glandnla l a~imale. In quE.\sta osservazione che segue cronologicamente l'altra analoga pubblicata dal chiarissimo dott. Purtscher (l ) di Klagenfurt nel dicembre 19031 cercherò di o.vva.loraro lo conclusioni già espresso in altro
lavoro, poichè non sono del tutto conformi a quelle espresse dal prefato autore. Questo secondo caso è molto differente dall'altro già osser vato in questa stessa clinica e da me (2) pubblicato negli annali di oftalmologia del 1903. Il giovane D. P . di anni 21, di professione terrazziere si presentava in quest'ospedale il 17 novembre n. s. per una ferita all'occhio destro. Nulla presentava d'importante nel gentilizio, che ci potesse interessare. Raccontava che il gior no prima cadendo accidentalmente nello scendere una scala, andò a battere con l'O. D. cont ro uno spigolo di un muro. All·esame obbiettivo presentava una ferita lacero-contosa nella parte esterna della palpebra superiore de~tra, poco al disotto del bordo orbit!ile corrispondente. La ferita era. trasversale, irregolare nei bordi, lunga circa l cm. e mezzo ed interessava tutto lo spessore della palpebra.. I n mezzo alle labbra della ferita sporgeva per metà la ghiandula lagrimale di aspetto roseo, della grandezza e forma di un piccolo fagiuolo. Asportai tutta (') La presente no l'l o) rìprodotla nel Cmlral blat (ii.r praklische -~ t•gellheilkrmde, t 904. Malhert. 31) -
Gi ornale medico.
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CIRCA LA OPI'ORTO~ITÀ DELLA ESCISj::IONE
la parte erniata della ghiandula, suturai profondamente la fascia tarsoorbitale lacerata e richiusi la. ferita superficialmente con sutura continua. Ne seguì la guarigione per prima, senza alcun inconveniente residua.le. Il fondo dell'occhio era normale. Con questa osservazione clinica, con i due casi ultimamente pubblicati dal dott. Purtscher e con altri ricercati nella letteratura, pare che il numero di essi arrivi ora alla quindicina. Non in tutti però è stata estirpata la ghiandula lagrimale lussata. ~e noi li raggruppiamo a seconda che essa è stata o no conservata. per poter giudicare delle successive alterazioni riscontrate noi osserviamo q nanto segue. La. ghiandula lngrima.le lussata fu conservata dal Graefe (13) e dal Panas (4} che la riscontrarono in due bambini ed ottennero guarigione per prima, senza alcun inconveniente consecutivo. Il Bistis (5) in caso analogo presso una bambina, conservò anche la ghiandula, però molto tempo dopo la guarigione, ebbe a notare una leggiera sporgenza. nella regione esterna del sopracciglio sinistro corrispondente alla lesione, come se la ghiandula non fosso ritornata nella sua primitiva sede. Lo stesso fece il Mittendorf (G) anche in un bambino, però con buon risultato definitivo. Il Villard (7) in un ragazzo di 8 anni conservò pUl'e la glandula., ma non gli fu possibile riporla perfettamente in sito, nella sua fossetta naturale. Non residuò tumefazione della regione, ma dopo la guarigione si percepiva una lieve durezza profondamente nel sito della ferita. Anche il Purtscher (l) nei due casi da lui pubblicati dei quali uno in un bambino di 2 anni, l'altro in persona di un giovane di 23 anni, ripose in sito la gianduia lussata.; e nel primo caso, ottenne la guarigione per prima, però il risultato finale fu sotto ogni riguardo soddisfacente, nel 2• caso la guarigione avvenne normalmente senza inconvenienti di sorta. Questo 2• caso di Purtscher è molto importante in primo luogo perchè sarebbe il 3° caso raro (gli altri due sono stati osservati dal Coppez (13) e da noi (2)) di lussazione traumatica della glandula in un giovane, mentre tutti gli alt.ri sono stati osservati in pambini : in secondo luogo perchè conferma il fatto che la lussazione in parola. può avvenire solo (come già altri os:servatori e noi avevamo constatato) quando la. .caduta o l'accidente causale sia cosi strano, che il trauma vada a colpire direttamente la regione della glandula, ne laceri i tessuti sopra.stanti, e la costringa a sloggiare dalla sua sede naturale. Il Kuropatwinsky (8) che osservò un altro dei casi in parola. in un bambino di 10 anni, ripose in sito la glandola ed ottenne guarigione perfetta, senza alcun inconveniente consecutivo.
DELLA QLAXDOLA LAGRlMALE L USSATA PER TRAL\IA
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Altri autori invece sono stati del parere di estirpare la gianduia lagrimale lussata.. Così infatti fecero il Goldzieher (9) e l'Haltenhoif (10) <:he osservarono questa lesione in bambini di circa 2 anni: essi ottennero la guarigione per prima senza aver constatato il minimo inconveniente consecutivo. L'Ahlstrom (11) eseguì anche l'estirpazione in un bambino di 12 anni, il quale 10 anni prima aveva riportata la lussazione trau· matica della gianduia. vi era ptosi notevote, tanto che la palpebra -copriva per metà la pupilla. La palpebra era inspessita, ed al di sotto .(Iella cute si' sentiva un corpo ovalare come una. piccola. mandorla, lobulata., ben delimitata che non rientrava nell 'orbita con la pressione. La gianduia lussata fu enucleata, la ptosi si corresse solo in parte, la palpebra ritornò normale e non si ebbe alcun inconveniente consecutivo. nell'occhio corrispondente. All'esame istologico l' A trovò un processo infiammatorio intersG.iziale cronico con iperplasia molto mar- . ca.ta del tessuto connettivo, il quale rappresentava più della. metà della .massa. glandulare. Hilbert (12) asportò anche la glandola lussata iu un bambino di l -anno e mezzo, e non ebbe a notare alcun disturbo consecutivo nell'occhio. Il Coppez (13) pare sia il solo che abbia avuto opportunità di constatare un caso di lussazione traumatica della gianduia lagrimale senza. lacerazione delle parti molli, in una giovane di 24 anni. Ne esegui l'estirpazione solo dopo un mese dall'accidente con consecutiva guarigione per primam. All'esame istologico constatò che gli acini avevano perduto un po' della. loro regolarità e che il tessuto connettivo della gl!!ndula tendeva all'iperplasia. Pare però che l'ammalata avvertisse anche maggiore sec-chezza. nell'occhio nel quale era stata estirpata la glandola, in confronto dell'altro. Nel l" caso da me osservato in questa clinica in persona. di una .giovane donna di 19 anni, la quale 7 .anni prima aveva riportato lussazione traumatica della gla.ndula lagrimale destra, si praticò l'estirpazione seguita. da guarigione per prima, senza. il minimo inconveniente consecutivo. All'esame istologico riscontrai numerosi centri d'infiltrazione linfocitica, iperplasia del connettivo interstiziale ed in qualche punto incipiente atrofia dell'acino. Lo stesso trattamento operatorio, almeno per la porzione erniata., subì l'altro nostro ammalato. In quest,o secondo caso non si eseguì l'esame istologico del pezzo di gla.ndula estirpata., poichè, essendo la lesione troppo recente, certo non poteva essersi iniziato alcun processo di alterazione anatomica..
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CIRCA LA OPPORTUXITA DELLA ESCISSIOXE
Da quanto sopra, risulta. che non tutti sono d'accordo sulla opportunità della. estirpazione della ghiandula. lagrimale, nei casi di lussa:r.ione traumatica della. stessa.. Però nel complesso parmi che il maggior numero dei migliori risultati siano stati ottenuti nei casi dei quali la gianduia fu estirpata. Ma. oltre che per questa. ragione, io credo che si diventi partigiani della escissione se si fanno le seguenti considerazioni. Bisogna ricordare che è abbastanza difficile ottenere la. perfetta. riposizione della. ghiandola nella sua. fossetta anatomica, e q n indi vi è la possibilità di alterare la cosmesi dell'ammalato. Inoltre si sa che tutte le glandule e quindi anche la lagrimale~ sono dispostissime ad alterazioni istologiche ~n seguito a traumatismi o a spostamento subìtu, come ebbe a constatare nel suo caso il Coppez, il quale riscontrò già. avanzate alterazioni istologiche solo un mese dopo dal trauma. In fine i d ne casi del Bistis e del Villa.rd, nei quali si percepì va un nodulo duro al posto della ghiandula conservata, ci fanno pensare che quasi sicurt~-mente in quei casi la gianduia rimasta ectopica fosse passata in atrofia e q n indi la conservazione inutile. Da alcuno si obbietta che la. estirpazione della gianduia lagrimale possa diminuire la lubnficazione del bulbo, per la sua. mancata funzione. Però oggi la maggior parte dei fisiologi ritiene che alla lubrificazione dell' occhio sia. destinata la secrezìone della congiuntiva e delle glandule congiuntivali , e che allo stato normale la secrezione della glandola lagrimate sia presso a poco nulla. Questa secrezione pare si ottenga o quando alcuni stimoli esteriori eccitano per via reflessa la i perat ti vi t& funzionale della glanJ.ula, come sarebbero l'azione dell'aria o di altro gas sulla. congiuntiva delicata, la presenza di corpi estranei, ecc.; ovvero per l'azione di stimoli portat-.i sulla mucosa nasale, o infine per circostanze speciali, come le emozioni morali vive, i dolori fisici, gli sforzi muscolari, alcune forme di oftalmia, ecc. A questo proposito piacel:J?.i ricordare l'importante osservazione del Villard e Chatinières (14). Un individuo al quale era. stata praticata. l'estirpaziane della ghiandula lagrimale in O. D. non aveva mai avvertito il benchè minimo disturbo consecutivo. Un giorno scrivendo a. suo figlio, emozionatosi, pianse e fu sorpreso dal notare che le lagrime colavano abbondantemente in O. S., e molto scarsamente in O. D. nel quale era. stata estirpata la. gianduia.. Ma a maggior conferma. delle opportunità. della estirpazione della ghiandola. lagrimale lussata, ed a riprova che la. sua. estirpazione non provoca il minimo inconveniente consecutivo, credo opportuno ricor-
DELLA GLANDOLA LAGRIMALE l.USSATA PEH TRAUMA
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dare qualcuna delle più importanti osservazioni cliniche che avvaloravano la nostra tesi. Il Bernard (15) sin da molti anni or sono in nn giardiniere che da dieci anni soffriva in O. S. di lagri mazione intensa, costante ed incomoda, dopo aver esperiti tutti i mezzi dell'arte, esegui l'estixpazione della ghiandula lagrimale. L'ammalato si liber0 completamente del gra•e disturbo, mèntre l'O. S. rimase sempre ugualmente umettato come l'altro, e non ebbe mai a risentire il minimo inconvenieut,e di secchezza. Il Cristowich (16) in un giovane studente affetto da lagrimazione incoercibile di ignota causa, dopo aver tentato tutte le cure, estirpò le ghiandule lacrimaii. E questa operazione non solo non recò il minimo inconveniente consecutivo, ma non bastò neanche a liberare completamente l'ammalato del suo disturbo, essendo affetto dallo stesso processo anche le ghiandule lagrimali accessorie. Debierre (17) riferisce tre casi abbastanza rari di ipertrofia della gbiaudula lagrimale, ed in tutti e tre i casi non ebbe a riscontrare il minimo inconveniente consecutivo circa la secrezione lagrimale, dopo l'estirpazione della gianduia. Solo tutti e tre gli ammalati avevano osservato che nel piangere emettevano mi n or quantità di lagrime dalla parte dell'occhio operato. Il Truc (18) in un caso di oftalmia granulosa antica. con ectropion ed alterazione delle vie lagrimali, -con lagrima.ziune incoercibile, praticò l'estirpazione della ghia.ndula lagrima.le, senza il m.i nimo inconveniente consecutivo, anzi con notevole miglioramento dell'occhio ammalato. Lo stesso autore in un caso di congiuntivite catarrale cronica con alterazioni multiple delle vie lagrimali, ectropiou e lagrima.zione incoercibile, estirpr) in ambedue gli occhi la ghìandula lagrimale, però a destra solo in parte, a sinistra in totalità. S uhito dopo l'operazione, scomparve la lagrimazione, le condizioni generali degli occhi migliorarono, nè questi ebbero mai ad avvertire la minima sensazione di .seuchezza. Lo çhibret (20) in 28 casi di estirpazione della ghiandola lagrimale non ebbe mai a constatare come fenomeno consecutivo la benchè minima secchezza dell'occhio. Eguali constatazioni sono state fatte dal Terson (Toulouse) dal Rochon-I?ouvigneaud e da moltissimi altri ·aptori. E mentre mi è stato facile rintracciare moltissime altre osservazioni analoghe, che per brevità tralascio, essendo tutte consone nei risultati, non mi è riuscito trovare nella letteratura casi nei quali siano stati constatati disturbi ben netti di secchezza dell'occhio consecutivi ad ·estirpazione della ghiandula.
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CIRCA LA OPPORTUNIT.Ì. DELLA ESCISSIONE, ECC.
A tutto questo bisogna aggiungere il fatto anatomico che la congiuntiva palpebrale ed il suo cul di sacco sono tappezzati da molteplici glandule, quali le ghiandole tu.bulari di Henle, le ghiandole acinotnbulari di Krause, le ghiandole acido-tarsali eli Giaccio. La funzione di queste ghiandule è oggi ben nota, tanto che alcune sono state dette ghiandule conginntivali lagrimali acce:ssorie. La secrezione di queste ghiandule serve a lubrificare l'occhio, e la funzione di esse supplisce completamente quella della ghiandula lagrimale, quando essa non funzioni per una ragione qualsiasi. Quindi Popporsi alla escissione della ghiandula lagrimale lussata. per timorl3 che il bulbo non rimanga lubrificat.o, non mi sembra che sia giustificato. Finalmente a tutto questo bisogna aggiungere che non solo la integrità istologica della ghiandula lussata è menomata. dall'a.zione del trauma, come lo dimostrano alcuni dei casi da noi citati; ma che è oggi dimostrato come qualsiasi organo trapiantato o spostato, sia per le alterazioni della normale innervazione, sia per le alterazioni di nutrizione, o può presentare importanti e svariate alterazioni istologiche, ovvero cade facilmente in atrofia. LETTERATURA. (l) PURTSCHKR. - Traumatlsrher J'ur(all der Th•·tinendniu, (Ctnlmlblall (ur prakli&Ghe Angtn· heilktmde, die~•mrtre f903). (2) S ANTUCct. - Contributo c• Ila casui11tea delle ltusazioni lraumalielle della gianduia lagrim ale(Atmali di o{talltlologìa, f903). (3) V, GRAKPIC. - Arch. {iir opllthalm., 1886. T. Xli. (4) PANAS. - Leçons sur les tJ/ftclions de l'appareil lagl'i1nalc. Paris , 1877. (5) 1. OISTts. - A"nalts ct'octtlitlique, anno 1895, T. CXIV. • {6i YtTTKNOORP - Tra11saelìons o( lhe Amer. IJphlhal. Socìely. 37 Jahres-Congress :"'ew London Com1, f901. (7) H. V n. L• 110. - llevue gmerale d'ophllwlm., f 903. (8) 1\uROPATWIISSKY.- Bin (ali von complieilter Tllràntlllirusen-luxali on. Postep. Okulìstyczny, f 903. (9 ) GOLOZIEIIKR - Ptsltr. medie. clllrl~r. Presse, 1 896 (IO) H•LTBNIIOFP . - Annales d'octllistig••e, mal 1895, T. CX III. (li ) G. AHLSTno• . - Ceulralbltlll (ur praktische A ll{}t,.heitl;,.cten, 1898. (U) Hu.osnT. - Bin (all von lraumaliSGht tt Prolaps dtn 'l'rà11endrii·l t. (1\Jinileht Mollats!Jl<i itwfiir AngenheìlkuTidt, 1900). 113) COPPR7.. - Archivts d'oplalmologie, 1903. (14) VILLAIIO et CIIATINIIiRKS. - Ree. d'ophlalmologit, f89:!. (15) BKIINARD. - Ant~al. d'oeulutique, 1843. (f 6) CHR>STowrcn. - Ree. d"ophlhalm., 1889. (l i) OsnrERRB. - Rtvue gènéralt d'opMhlllm., t886. (18) Tnuc. - ,lfontpellier .~lédical, 1891. (19! TRUC. - Mvnlptllitr Jltdieal, 1891. (!0) CuiBIIBT. - Revue d"ophtllalmologit, 489~.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIAN,I ED ESTERI
RIVlS'rA MEDICA Un oa•o dagolare eU edema oroDloo della maao. - (Clinica moderna, n. 19, anno X).
CALDERAI. -
È la stor ia clinica assai inteJ·es!>ante di un cavatore di marmo, certo M. E. che, sdrucciolando s ul terreno, e1•asi prodotto delle c~coriazi oni alla mano destra, le quali, passate a suppurazione con formazione d i pustole-vesciche, giunsero a guarigione mediante opportuna cut·a ch irurgica , praticata dall'autore nel suo lslltuto per g li infortuni sul lavoro di St ra vezza, tanto che l'M. poté due mes i dopo partire per il servizio militare. Ma appena trascorso un eguAle periodo di tempo l' ì\1. tornò a casa riferentlo che, du r ante il viag~io, venne Assalito da f01·ti dolori alla mano ferila, per cui ru fatto discendere dal treno A Salerno e ricoverato nel viciuo ospedale militare, dal quale, dopo due mesi di deg~> nza, durante la quale gli avrebbero pra ticsle incisioni e punture esplorativ(', l'u inviato in licen7.a di convolc;:cenza. Rientrato nell'Is tituto del Cal.Je,·a i. questi ha riscontrato nel M. i fatti seguenti: edema notevole della mano destra sino nl di sopra della sua at·ticolazione; tremore della mano e del braccio anche se questo è appoggiato; cute della mano e delle dita di color e pol'laceo e mace rata lungo la s upel'lìcie in· terdigitale per copioso sudore fetido, che si rnsnlione anche quaodo la mano rimane per parAcchie ore sfasciata, e cosi abbondunte che quando questa è penzolone il sudo1·e cola s ul pavime11to. Non si osserva alcun altra allerazione, ad eccezione di una cicatrice a livello dell'articolazione m c lacar po-falange del medio. L'esame elettrico ho dimostrato; ipersensibilila alle correnti fal'adi ca e galvanica lungo il decorso del mediano con diminuzione della r esistenza; nt>s~un fatto sul cubitale e r adia le a lla sede di elezione; ipoeccitabilità del mediano e dell'ulnar e al terzo inferiore dell'avambraccio: t•eazione degener ativa per l'inler osseo dorsale dell'anulare. In base a tali risultati l'A. escludf'ndo un fttllo centrale, ha fallo diagnosi di neurite periferi~a de:ll'uluar e, del mediano e in pa1·te del radiale, e par·e che l'esito della CUJ'a con>Sistente nel massaggio e nel ba~no elettrico, negli strìcnici ecc., gli abbia dato ragione, poiché l' M. da vari mes i ha ripreso le sue occupazioni. G. R .
C. P RILIPP.- Sull'etiologia del reumatbmo arttoolare aouto. - (Deutsches A rch. j'ìlr klin.. Med., 1903). L'autore ha eseguito, in 21 casi tipici di reuma tis mo a r ticolare acuto, in parte s emplici ricerche ba tteriologiche del sangue, in parte r icerche batteriologiche associate con inoculazioni negli auimali. In 6 casi fu inoltr e esaminato l'essudato articolar e, finalmente in due pazienti con reumatismo articolare cronico furono eseguite ricerche sul sangue. Tallto l'e~ame microscopico,
.J.i2
RIVISTA llEDI OA
quanto le inda~ini con col ture di san~ue, di liquido ar·ticolare e di essudati deposti sulle v&lvole del cuor e detter o r·isullato del tutto n<'gativo, nonosttlnte che le colture fosser o stato eseguite nei più variati mez1.i nutr i tivi con pr·ocessi aer obici ed anaer·obici. Anche le inoculazioni di sangue e di liquido articolare 111 scrmmie, cavie, coni~-rli e cani fur ono neg-ative, all'incontro i vi telli sembrano senc::ibili ad uno specifìcc, cirus del revmatismo articolare acuto. I n base alle sue ricer·clle e a tutte le già esi;ilenti osservazioni cliniche l'aulo!'e (\ dr par·er e che il reumatism o 11r lkolare acuto sia un m orbus sui genP.r is di natura tuttora ignota. l batterr, specialmente streptococchi, ripetutamenle trovati n el sangue e n e~li es'iurlali ar·ticolari da altri autori, sarebber o, secondo il Philipp, da attribuirsi ad mfezioni miste o più pr·obabilmenle a processi seplici.
c. s. GrLHERT e LocnwouLLET. - L'origine digestiva del reumatismo artic olare a cuto . - (Presse .1\ tédieale, n. ~•• 1904). La natura infettiva òel reumatismo articolare acuto è or·mai accolta ovunqut>, è per ò ancora incerta la porta d' ingresso del germe infelLivo, essendosi solo corrslatato rt'plicatamenle che tale malattia succede spesso ad una infla m mozione tonsillare. Gli auiOI'i, nel corso dei lor o !'tudi sulle infezioni biliari e sulle determinazioni articolari che accompagnano frequentemente le angiocoli ti acute o croniche, ebbero cumpo di constatare r eplicatamenlfl che !]uaudo non po~sono esser·e invocate come via d'ingre<>so del reumatismo l e amigdale, quc!'la si può trovare nell' rnteslino e negli annessi. Essi confor tano le loro indagina con r·icP.r che etioiogache, cliniche, anatomiche, batleriolo~iche. In m oltissimi ammalali di reumatismo essi riscontrarono nell'anamne!>Lico qualche strezrone delle vie biliari o quella forma dr pleurite destr a che, in studi precedenti a ve vano chiamata biliar e. Clinicamente poi è nota la frequenza dell'illero colurico nel cor~o del t·eumalismo, e quando quello manca uella sua forma ti pie8 esistono sintomi rivelotOI'i di una compar tecipazione epatica. Onde i due osservator i affermano di non a,·er mar avuto in esame un malato di r eumAtismo articolar·e acuto nel quale non abbiano potuto metter in luce r esistenza auterior·e di colemia famtf.!liare o di lJUalche altra atf~zione delle vie biliari, o per lo meno, tt·acce d ell'e!>islenza di una diatesi dr aulo·infezione. Auche le ricer·che batteriologiche fatte i n questi ultimi onni confortano, malgrado le loro pr ofonde drvergenze, le vedute degli autori, giacché i diversi germi r·i~=tcontrati nel reumati~;:mo hanno l utti sede nel tubo intestinaiA e sov ratullo nelle vie biliar i, da dove facil mente possono penetrar::e in ci rcolo e p r ovocar·e le alter 11zioni articolari o viscerali dell'afl'~zione r eumatica. Il fallo che il r eumatismo articolare, pur essendo una malatLia infettiva, non è conta~iosa, fa sospettare che i l ~e rme n on si tr ovi al l'infuor i dell'uomo, m a nel suo interno e quindi avvalora le nuove vedute patogenel iche, le quali lragp;ono conforto anche dalle notizie ter apeut iche. Il salicilato di soda, che è ritenuto a ragione medica~nentn specifico di questa m alattia, eser ci ta un'azion e specialmente beneRca nelle vre biliari, esso for se •(uindi agisce distruggendo la sorgente di infezione r esidente nei condotti biliar·i. Gatx:.
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RIVISTA CHIRURGICA Dott. M!NTZ.- Drenaggio delsaoco perloardtco.-(Zentralblatl j iir Chirurgi e
23 gennaio i 90i). Miol z rifer isce come in un caso di pet·icardile suppurata r icorse allA r ese· zione della quinta carlilagiue costale sinistra, aflìne di praticare l'incisione del pericardio e di tentare la e vacuazione del pus. Non potendo l'apertura toracica eseguila r i spondere allo scopo ùi ottenere un com pleto deflusso dello essudato, fece la per icartl iotomia, in un punto Fiù ba!;;so, seguendo il pt•occdtmento operativo indicato da Larrej e ritenuto 9ncot·a Ol!gi mollo ardito e pericoloso per i possibili effetti dtmnosi sul muscolo diafragma. I ncisi i tessuti cutanei lungo il maPI!ine inferiore della settima cartilagine costale sinis tra per la lunghezza di sette centimetri a cominciare dall'appemlice ensiforme, Mintz distaccava. lo strato muscolare dalla superficie posl et·iore della settima cartil~:~gine; in•i i denudato il tratto car tilagineo corrispondente ai due e><tremi dell'incisione cutaneo, lo resecava in questo punto e spostato in alto il lembo cutaneo-cartilagineo, legava il fascio vasale, continuazione dei vasi mammar i e decorrente sopra un tessuto cedevole. Premendo in basso il diafragma compaiono nella ferita, non molto profonda, l'angolo p!eul'ico anteriore-inferiore traspareute e più ver,;o la linea mediana il sacco per icardico, più C(Jm(.>aLto che si può fadlmente aprire e svuo·tare del tutto. Le p:uarigioni degli affetti da pet•icarùite suppurata, operati col metodo Lai'rPy dal dott. Mintz, starebber o a dimostrare che il pr·ocesso Larrey, e~e~uito in modo sopratutto da non ledere il peritoneo e la pleura, non pr esenta troppi peT. rtcoli per la funzione del muscolo dinfragma.
La luuazione del Darvo ulnare. - (Cenlralblatt .fiì.r die meclicinischen Wis.qenschaften. n. 40, odicembre 190:!).
Mo)IBURG. -
Il relator e, su 116 soldati, a tal uopo esaminati, trovò 23 volte, cioè nel 20 p. 100 dei casi, la lussazione del nervo ulnare. A quP-sta lussazione sono ascritti solamente i casi , i n cui, nella flessione del braccio, il nervo sdr ucciola sulla sommità dell'epicondilo verso la parLa esterna di esso. Basandosi sulle sue osse:ovazioni e su quelle di altri, raccolte nellalelleratura, il relatore giunge alle seguenti conclusioni : L a lussazione d<!l ner no ulnare é frequente. Se essa finor a e stata r ai·amente os~ervata, ciò dipende dalla rara manifestazione di un' infiammazione del nervo. Esistono due sr-ecie di lussazioni del nervo ulnare, la congenita, che è molto frequente, e la genuina traumatica,. che é molto rar a. Fra le due trovansi le sublussazioni, nelle quali spesso, per un'energica contrazione del tr i· eipite, sopravviene una Iussazione. La terapia é richiesta dall'infiammazione del nervo. La lussazione in sè e per sé è pri va d'importanza, non appena incomincia l'infiammazione del nervo, di viene la terapia necessar ia. C. S.
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RIVISrrA DI OCULIS'"f iCA llleoe&nlamo 4ell'&Ooomo4azl one nell'uomo. - (British m edical association, 26 settembre 1\103).
KARt. GROSSMAN. -
L' O. ebbe la rara opportunità di osservare un uomo di 36 anni affello da aniridta totale (senza fol0fobit~), e da due ca taratte polari piccoliss ime, ante-
rioee e posLeriore. Essendo facilmente soggelle ad esame la periferia e le facce del cristallino,. l'O. poté osservare i fa lli seguenti: 1. Durante l'accomodazione, la supet·fìcie s ferica anteriore del cristallin0' ùiveula un lenlicono (Cramer, Tscherning ): 2. L'instillazione di ese rina deler·mina uo tre molio del cris tallino, che ~:~r provoca facilmente al più piccolo movimento (Hess.); :l. I pr·ocessi ciliari s i f11nno vis_ibili ; 4. La circonferenza del cri ~lallino a livello dell'equatore rimane circolare, ma diminuisce notevolmente (Coccius}; 5. Lo s pessore del cristallino aumenta; 6. Il c ristallino s'avvicina alla cornea; '· La pupillu e l'iride si spostano, col cristallino, in avanti e in basso; 8. La faccia posteriore del cristallino di viene pure un lenticono. È da notarsi c he lutti questi falli sono per la prima volta dimostrati con rosservazione diretta. E. T . • MAx BucH - Delle mo•ohe volantl.- (Finska loekaresaell.~kapets ha ndlingar, XLV, 6, p. 501; e Reoae {Jén érale d'o{lhtalm., lO 1903).
L'A. cita anzitutto le desct•iziuni èei diver s i autori e finisce col concludere che nessuna si può dire peoprtamente esatta; ragione per· cui egli r ife risce quello che vede egli stesso, p1•emellendo che é emmetrope da un occhio e mi0pe di 4 diottrie dall'allro. Quando si guat'da, ad occhi s emichiusi, una superficie unifor memente chiara - per e sempio il c ielo o le nubi illuminale ~ si ved ono entopticamente alcuni oggetti di forma limitata, situati con grande pt·obabilità nel vitreo. S i tratta essenzialmente , di un tessuto sollile come un velo composto di 8-12 tubi cilindrici, sui quali, perpendicolarmente alle fibr e, vi sono delle sE>rie di corpicciuoli sferici, ognuno dei quali corrisponde a ciascun tubo e ne riempie tutta la larg hezza. Siccome questi veli si r innovano ogni ~dorno per dissociarsi costantemente, cosi é da ammeLlersi che siano in rappor·to con la funzione fisiologica del vitreo. Negli occhi minpi essi son più visibili che nEgli occhi emmetr opi; ed è dubbio ancora se abbiano un significato patolog ico, benchè ciò non sia impossibile. L'A. fa cenno della importanza che la conoscenza delle mosche volanti assume nei nevrastenici, e aggiunge come i disturbi vasomotori cbe spesso accompag nano la nevraslenia, l'emicrania e la miopia possano aumentarla, senza tuttavia pronunciar :3i io modo definitivo su tale questione. E. T.
!7~
RIVISTA D'IGIENE L& reorude1oenza del va.luolo 1D Italia. - (Gazzella del Popolo di Torino, 9 maggio 190't).
ArmA. -
In questo articolo il prof. Abba n.ota il conlinuo e rapido mi~lioramento avuto neìla morbol'ità e mor talilà vaiuolos11 dal 1R88 al 1000 (.ta li07 mor ti per un milione nel 1888 a 10 nel 1900 e 7 nel 18H9). Ma nei l.f'e a nni s ucces!'ivi il miglioramento non ha progredi to. Si sono avuti nel 1901, 1 6,08~ casi con una mortalità di 104 per un milione d'Abitanti - nel 1!102, 11,500 casi con u na mort.atita di 73 per un milic ne ; nelW03 19,651 cas1. - La mortalil.à non é ancoH'a conosciuta. Questo peggioramento 1\wtore lo attribuisce alla di minuita so n eglianza sulle vaccinazioni, alla soppressione dell'Istituto vaccinogenu dello Stato, che ha avuto per conseguenza un peggiof'ameuto del prodotto, e una diminuzionenel numero delle vaccinazioni. ScnrTTENHELM e ScH ROTER.- Formazione 41 ga• e re1plrasione dei batte.cl.
- (Centralbl. f. Bakter., 30 nov. 1903). Gli AA. con un dispositivo speciale, usando come mezzo nutritivo il lifJuido di Uschinski ed esper imentando col colibacillo, dimostrarono che rela tivamente alla eliminazione di azoto come prodotto di r icambio gRzoso, (sul quale argomento non esistono che le pubblicazioni di Gt•ernbert e di Hugo unencq e Doyon, dalle quali s i rileva che pel tifo e pel coliba cillo lo sviluppo di a zoto libero der i va dalle soluzioni di peptone contenenti nilrati) é da ritenersi che s i può avere azoto libero anche dai compos ti or ganici senza che siano dimostrabili in essi nè nitrati, nè nitriti prodotti di pa~saggio. te. N. MrNE. -
La malaria a ll'llola dt Formo•& • l a s u a profllurd nell& (Archio. Sch{lfs. cmd Tropen.. Hygìene, gennaio '1 904).
truppe. -
La malaria é endemica all'isola eli Formosa e gli .indigeni s i ammalano quasi senza eccezione. Dall'e!JOC8 dell'occupazione, le truppe g iapponesi pagarono sempre un largo tributo all'infezione, e solo coll'applicazione delle r ecenti misure profilattiche ei ebbe un notevole mig lioramento. Gli esperimenti di profilassi si indir izzarono specialmP.nte alla difesa degli individui dalle punture delle zanzare, sia coi mezzi meccanici che con quelli chimici basandosi specialmente sui metodi e sulle regole indicate dagli spet•imentatori italiani. Con que~ti mezzi la morbositA de lle truppe nei due ultimi anni (l901-1902) fu ridotta alla metA e la mortalità al terzo. Furono riscontrate nell'isola tre specie di Anofeli : l'AiWpheles aconilus Uonilz, var iatA jormosana, l'anopheles oagus. var ietà formosana e l'anopheles plumiger , varietà Jesoensis. L'alta temperatura media dell'isola e le poche oscillazioni della medesima durante l'anno spiegano una grande influenza sull~ sviluppo degli anofeli. te.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA Cav. dott CARLO CALDERAI.- La tera pia A•loa e l1 rlsohlo prote• •l'onale. (Seravezza, tipografia Antonio Boldrini, 1 90~) . È il rendiconto clinico che l' Autore, direttore dell'l slituto me1lico per gli i11fortuni su l lavoro in · Seravezza, da lui fondato, ha pubblicato sopra i risul~ati oltenu'u, mediante tale validissimo sus sidio terapeulico nei postumi eli trllumi ed Altre malattie der lavoranti di quelle cave marmil'e re, durante i 3 anni 1!)00· 1902 da che l'Istituto funziona . Come mollo oppO!'tunamfmte l' A. osserva nella preft~.zione. gual'ita chirur·/!Ìcamente una dis tors ione, una lussazione , una frattura l'operAio vie ne abbandon Alo a sè, senza le c ure au!'liliarie, che val~rono a ristabilire la funzione dell'arto o della parte lesa. L'operaio va perciò incontro a ·quelle alterazioni deg li organi del mo vimento, muscoli ed ar·ticolazioni, con~eguenza degli esiti del trauma ma sopratutto ddla lunga inerzia, per le qu~tli diventa be n presto inabile al lavoro, sfiduciato di sè e un uomo perduto oer· la famiglia e per la -societa, costr·etto all'elemosina e alla be neficenza pubblica. Sr cornpr·ende quindi, di quale impo1·tanza sia il compito rli attenuare, anche -solto tale r iguardo, le con!;'eguenze alle quali vanno sof!getli gli operai sul lavoro, mediante apposite leg~i ~ociali: e intanto la benemer·enza di quei generosi, che con elevato s pirito di filantropia vi dedicano l'oper·a loro, come appunto fa il dott. Calderai. Il metodo curativo seguito dal Calderai nel sno Istituto, consis te es~enzial mente nella ter·apia fisica, o kinesi o meccano terapia, applirata con pochi ma adatli appar·ecchi di movimento attivo e passivo degli ar·ti e del tronco, e col <:oncorso, all'occorrenza, dPlla elettroterapia. l cast così trattati sommano a circa 200, tra i quali so no da annoverarsi gli ~si li dr contusioni, distor·sioni, fratture, ustioni ~rappr'e!>entali da rigidità articoler·i, anchilosi fibr·o~e, alr·otle muscolar·i e contrattur e e retrazioni secondarie, lutti con ri ~ullato di ~uari gio ne o di mig'lioramento assai ~ensibile, ad eccezione delle anchilosi ossee. in cui la cura rimase !!en~a effdto. Ed egualmente soddisfacenti furono i r isultati neg li estli òi arll'ile reumatica, f'lelle mialgie fAcili a colpire gli oper·ai c he lavor~tno all'aperto, nel torcicollo re umatico, ed in altre malattie indipendenti da traumi: quali distu rbi circolator·i periferici consecutivi a febbri infetrive o a fatti lrombotrci, dispepsie ed atonie gas tro intestinali, cosi fref!uenti negli operai! acldelti alle indu~trie da farle rtlenere quali malattie professionali, postumi di malattie dell'apparecchio res piratorio, paralisi di origin'l reumatica. e perfino nevrosi. Come vede si adunque, il campo in cui il dott: Calderai ha potuto svolgere la sua attività professionale a favore degli operai delle cave marmifere di Seravezza è -stelo abba;;lanza ampio, e quantunque, come egli dice, non molto lieto tuttavia .assai soddisfacente, per essere riuscito a ridonare la capacità al lavoro a molti dis~raziali, per i quali sarebbe rimasto insuffi ciente l'indennizzo loro concesso. E l'opera sua veramente co mmendevole è stata riconosciuta dallo stesso. ~x-Ministro per l'agricoltura, l' industria ed il commercio, Guido Baccelli, nella nobile letlel'a con cui l' illustre cliuico a ccetta la dedica del rendiconto del Calderai. G, R.
MI SCELLA~H: A
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DotL GJOV,\NN I P uGLJESI, medico pr imario delrO~pedl'lle Maggior·e di Lodi.•anuale 4ell' Infermiere. - (Lodi, 100i: T i p. Wilmont. - Un vol. dr pag. 168, L. 2). È un manualetto che rag;:iung~ mollo be ne, a nostro parer·e, lo scopo che si é proposto l'Autor e. Il libro é fallo per gli infermie ri soltanto; quindi non si occupa afl'atto dPI traspor.to deglt ammalali e ferili, né dei soccors i ag li a sfiUici, ecc.; è escluso, insomma, lutto ciò che avviene fuori dello spedale o della ca mera di un malato. E ques to è un bene, perchè trattandosi di un manuale per uso di gt:>nle semplice e incolla, non conviene m ellerle in mano un volume di lr vppa m ole, che spaventerebbe il lettore prima di aprirlo. L'Autore ha fatto aoche mollo bene a dt>dicare pochissime pagine alle nozioni preliminari eli anatomia, di fisiologia e di patologiA. Sono male1·ie tr·oppo as truse, che la m ente di un infermiere non può mai a r r ivare a possodero melodicamente ; e val meglio lasci11r e che egli ne assimili via via colla pratica della profeAsione quanto gli é ver am ente utile. Del re!=:LO, nessuna delle incombenze che spellano all' infer·mie rc ò s tata omessa . Il sommario dPlle ma terre lo dice . Dopo a lcun e ger~eral ità s ui do veri degli infermieri, e poche nozioni di anatomia e d i medicina , l' A. parla dell'assrstenza del malato in g e ne1·e; della vi~ila del malato (tem pt:r•alura , sputi, orine, ecc.); dell"alimentazione del malato; dell'applicazione dei r·imedi; delle piccole oper·azioni dei riparti di m edicina (m i~natte, ealasso, iniezion i ipoder michP, toracentesi, ecc., ecc.); dt-lle cure fì sicl1e (idrolerapra , ma!>saggio, elettr-icità, ecc.); dell'assistenza speciale nelle var·ie malattie ; dei soccor·si d'urgenza che possono occorrere negli ospedaii (svPnimenti, asma, convul!>ioni, emorragia, ecc.). Poi, in una seconda par·te: • l'l nfermie re in chirurgia "• espone prima qualche nozione generale di chirurgia, poi il materiale clur urgico, il ser vizio nelle &aie chirurgrche, l'assistenza nelle operazioni (sala di o,)erazionc, s ler·ihzzazione de~o!li strume nti, ecc, ecc.); le fasciature e ·gli a pparecchi; l'assis tenza gmecologica e ostetr ica ; l'as~istenza in oculistica; fìuai mente, il servizio neci·oscopico e il SC\'ViziQ nei g a binetti. Come si vede, il quadro é com pleto. Lo stile é piano e chiarissimo, la tl'rminologia popolare; là dove occorre, il testo é ornato di fi gure . l n conclusione, è un libretto mollo ben fatto, e m ollo utrle, e che tutti gli infermieri di ospedule dovrebbero possedere.
MISCELLANEA Collegio convitto per gli orfani del sanitari italiani In Perugia. - Da l rendiconto finanztario pe•· l'esercizio 1903 r ileviamo che lo stato economico di questa benefica is tituzione va sempre prosperando. li capitale cr ebbe durttnle l'anno da L. 107,015.53 a L. 142,032.38. Soo o r icovereti nello stabilime nto 89 orfani e 1i convittori. Locali apeclall per convalescenti e malati legglerl. - Con circola re del31 ma rzo 100\ il Mrnistr o della fòtuer ra Cran!!e se, ha dato le istruzioni opportune, per
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MISCELLANEA
stabilire in ciascuna caserma (allo scopo di contribuire alla diminuzione deiJ'agfrlomerame nto) , dei locali ~peciali dove possano trattenersi du1·ante il giorno i convalescenti, e i cosi detti malades à la chambre, corrispondenti press'u poco ai nostri ammalati io r r:poso. Il suicidio per autosezlone llnguale. - Ogni razza ha le sue speciali preferenze a riguardo del modo di mandarsi all'altro mondo da sè. I popoli di razza gialla hanno una tendenza slrPordintu·ia al suicidio; però rifuggono dai lraumalismi gravi e dis truttivi che tanto piacciono in Eu ropa: armi da fuow, precipitazione dall'alto, ecc. Da uno studio interessantis·simo del dott. Talbot {A nnales rl'hygiène et de médeeine coloniale, n° 2, 190-i) apprendiamo che tra gli Anna mili 1'80 per cento circa dei suicir!i avvengono per sommersione, il 10 per cento per s~rangolazione. Viene terzo per frequenza (5 a 6 per cento) il suicidio per aulosezione linguale. È ce1·tamente il mezzo meno sicuro; e la propot•zioue d.i coloro che sopravvivono e mollo forte. Ma mentre per anne· gal'si è necessaria l'acqua, per· impiccarsi la corda, il :suicidio, diremo cosi, glossolomico può essere praticato in qualunque luogo e circostanza, anche dai prigionieri colle mani incatenate. Il s uicida sporp:e più in avanti che può la lingua in mezzo alle du(\ arcate dentarie. Alcuni r iescono all'intento colla semplice contrazione dei massoteri e dei temporali, ma per lo più, se le mani sono libere, si dà un colpo secco dal bosso in alto sul m ento ; se le mani sono legate si ottiene lo stesso effetto con una violenta ginocchiata. La morte, q!Jando l'individuo non é prontamente soccorso, avviene per lo più per emorrag1a, ma può avvenire anche , .;e il taglio non fu completo, e l'emor·ragia m oderata, per asfissi~t dJ edema della lingua. . Un'Istituzione umanitaria. - L'inesauribile m iliardario Carne~ie ha islHuito a Pittsburg (Stati Uniti) una cassa di soccol'SO con 5 milio ni di dollari di capitale destinata a venire in aiuto negli Stati Uniti e nel Canatlà alle persona ferite menlt·e o peravano il sal vutaggio di a ltre persone, ovvero ad aiutare le famiglie delle persone morte compiendo alti filantropici. (Rivista d'igiene e sanità pubblica). Progressi della temperanza nell' esercito Inglese. - Alla ri unione annuale della RO!Jal Army Temperance Association, il 10 maggio u. s. il presidente lord Roberls constatò che in tutto l'esercito vi erano 46,i19 total abslainers (astemi .a ssoluti) dei quali 2-i- mila nell' India. Comprendendo anche gli honorary members dell'associazione, l'esercito ha in totale 57,301 ascritti alla lega di temperanza, cioé circa un quarto del suo totale. Medico militare e romanziere. - Il celebre autore dei Misteri eli Parigi, dei Sette peccati mortali e dell'Ebreo er rante, Os;dio e nipote di medici, fu medico a sua volla, prima di esser romanziere . Dapprima chirurgo maggiore al 103• di linea, passò poi alla marina e pr·ese par te alla batla~lia di Navarino ( 1828). Mortog!i il padre nel 1829 e ven uto in possesso degli averi paterni, si r itirò dl\1 s er vizio (a soli 25 anni) dedicandosi alla letteralura. Morì nel 1857 ad Annecy in Savoia .
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Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico tDitpeoae 20, 21, 22 e 23 del BoU•IIino ufliciat. d•U• "'""i"•l·
Uttlolalt ln •ervldo attivo permanente.
R. DecrelO 12 maygio 190~. VmETTA Emanuele, capitano medico 39 fanteria. - RPllilicato il nome come appr essù; VsoETTA Vittorio Emanrtele. JERVOLINO Saloatore, tenente medico in a,.pettativa per infermità tesnporar'is non provenienti dal servizio per la durata di sei mesi a Na poli (R. Decr·eto 8 novembre 1903). - L 'aspettativa di cui contro é pt•orogata per il periodo di un anno. Determin.a.ione Min.isl!!,.iale 26 maggio 190,. NACCtARONE A mleto, tenente medico r eggimento cava ll e~geri di Lodi. - Trasfer ito ospedale militare Napoli. R. Decreto 8 maggio 1!>0~. Me~mo Giooanni, lenente medico ospedale militare Roma. -
R evocato e con«ideralo come non avvenuto il R. Decs·eto 25 febbraio 190i, cnl quale il ~o pranolato ufficiale medico ces~ava, a decorrere dal 1° aprile 190l. dall"essere a disposizione del Mi nistero degli affari es~eri.
Farmaol•tl mlUtarl. R. Decreto 12 m aggio 190t REGARD Piet,.o, farmacista civi le. - Nominato farmaci sta militas·e di 3" classe e desti nato farmacia centrale militare.
UtBot&ll ba po8l:&lone 41 Hrvlslo aulllarlo. R. Dècreto 22 maggio 190t VE~TURA·BuoNvrcrNJ ca v. Pietro, capitano medico disl!'etlo Livorno.- Ps·omo$SO maggiore m edico.
Uf'8otall di rl•erva. Millisteriale 19 maggio 1004.
Determin.a~iolle
F ALDELL., P ietro, tenente m edi co distr etto Caserta. -
Trasferito distretto
Ca8ale.
R. Decreto 22 maggio t 904. Ma~tgio••e medico pr omosso lenente colonnello medico:
FRESA cav. Aristodemo, distretto Como. Tenenti medici pr omossi capitani medici: · CAPUTI Giooann.i, di!:ltr etlo Napoli.- CoLAMusso F laoiano, id. ~ola. - MATA~AZZO Gaetano, id. Caserta. - FINZI Giuseppe, id. Casale. - RosJNI Piet ..o, sd. Arezzo. - RooELLA Ugo, id Genova. - Cosco A ngP.lo, id. Cosenza. Vs&CARDI Giooanni, id. Lecco. - FoRTI Pirro, i d. Livorno. - CoNDORELLI.
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MOVntENTl AVVE~UTI NEL CORPO SA~IT. E NEL PERS. FAR~IAOEUTICO
.\1/rtrio, dislr. Siracul'a.- BIANCHI Gino, in. Ravenna.- VERTORA Aaosiino, id . Milano.- TINTI Giooanni. id. B olop:nA. - FONGOLJ Luigi, ili. Spoleto.F oRMJGINI Demetrio, id. Milano - RoNcALLI Franr.esco, id. Bergamo. BRIA Pasquale, id. Cosenza. -MARZANO F rancesco, id. Napoli. - CoLoMIATTI Luigi, id. Torino. - FRESIA Agostino, id. Savona. - BoRGIA Simone, id. Cal'erta.- PizziLLO Nicolò, id. Palermo. ~ RICOTTI Francesco, id. Chieti. - FERRETTI Giuseppe, id. VojZhera. - EMILIANI Vincenso, id. Ascoli Piceno. - P ENTA Pasquale, id. Napoli. - LuzzATTI Vittor io, id. Lucca. - ToMMASINI Remigio, id. Milano. -NovELLI Pietro, id. Pistol8. Sollolenente medico promos!!'O lenente medico: CAMERINO Nicola, distretto Napoli. OliOBIFIOEl'iZE. Ordine della Corona d"It&Ua.
Concesse per la ricorrenza della Festa nazionale 1904. R. Decreto 2 giugno 190i. IN CONSIDERAZIONB DI SPECIALI RENEMERENZE.
Oaoaliere. OSTINO Giooanni, capitano medico, ~cuoia applicazione di sanitil militare. DJ GIACOMo Ltti(Ji, id. id., <'ava.llegger i di Saluzzo (12), (comandato o:-pedale militare Padova). I N CONSIDERAZIONE DI MILITAR.! BENEMERENZE A FAVORE DI UFFICIALI IN CONGEDO. VJTA Pietro, lenente colonnello medico nella riserva, distretto Caltanissetta. NtGRI Sergio, capitano medico, id. id. Foggia.
OrcllJle 4el Bs. lllaurlzio e Lassaro.
R. Dec,.eto l} giuan.o 1 90~. )N CONSU>ERAZIONE DI SPECIALI BENE~IERENZE .
Caoaliere. BuQNOMO cav. Lorenso, maggiore medico, scuola applicazione sanità militare. Tf\OMOETTA cav. Erimondo, capitano, id. id. id. DELLA V ALt.E cav. F rancesco, id. ospedale Roma (comandalo Ministero guerre).
•orti. FtMIANI cav. Antonio, capitano medico nella riserva, distretto Salerno. -Morto a Mercato Sanseverioo (Salerno), il 6 m~ggio 1904. CASORATI r."rtea, lenente medico nella riservo, distretto Fert•ara. -Id. ad Ar genta (Ferrara), il 21 gennaio 190-i. FRANCONE VinceMo, maggiore m edico nella riserva, distretto Reggio Calabl"ie. ~ Id. a Maropati (Reggio Calabria), il 24 ma~gio 100~. Il Diret.t.ore
Dott. GIOVANNI RANDONE, colonnello medico ispettore. Il Redat.t.Ore
D.• RmOLFO Lrvt, maggiore medico. Roma, t91»- TI p. E. Voghera.
GIOVANNI ScOLARI, Gtrttlt•.
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GIORNALE MEDICO DEL
REGIO ESERCITO
Direzione e Amministrazione : presso l' Ispettorat o di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDUIONI DI ABBONAMENTO. Il Giornale .\1et:lico del R. o Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli ùi stampa . L'~:~bbonamento e ~empre annuo e decorre dal 1" gennaio. Il prezzo dell'abbonamento é: Per l' Italia e la Colonia Eritrea Per l' Estero. . . . . . . Un fascicolo separato costa.
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" PRO PATRIA , CODRO - SAM.PIERO- NINA DI DANTE - I SIBARITI DRAMMI STORICI DBL
DoTTOR
SA I, V AT OR E GUIDA,
Cot.o~~~I,LO MEDICO IN nrroso
Prezzo L. "'4. Sì vende a beneficio ~t~lla Cnsa·1n!Utaro Umberto J in Tnrate per l ,·eterani e
lnYalldi delle guerre nazionali. (Presso l'autore: Roma, via Firenze 15 e presso la Casa Editrice italiana, via XX Settembre, n. 121).
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Pl:BB LICA'l'O
DAull' ISPETTORATO DI SANITÀ (tflltiTARE
ANNO LII
FA se. Yn
1904
3 1 L rc.;r.ro
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SOM~'IARIO .JIIIr.-&RI•: OKIGII'I~I. I . Pereaa. - l."odontoi.•tri.t nel!., [lr.•lic:~ nulit.•re . . . . . . . • . . . . . Castellani. - Z;oino roLohll~.- Contributo .dio >tu•lio >ullo ,oiiPIIg~rlmento del c.1rk o
. , ..,,Il.• trupp:. " piedi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Mariottl-l ianchl. - l.a mal..ro:o nell.o gu~ r11ì:.rion~ <.li Rom:. ntl hi~nnio 190~- 1903 .
•
•
18R :;o~
IU\'18T.t. DI GIOR:'l.U .I IT.t.I.Ultl f:D f:~Tf:RI.
Rivista medita . . . • . . . Hivi<ta di nevropatl!logia . . • . . . . .
Pag. ~~~
• ..1.1
lllvista chirurgica . . . . . . . . . . . Rivista di oto-rino- laringo•ntria . . . . . Rivista d1 oculistlca . . . . . . . . . .
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5ifi
533 r.JG 539
Rivista di terapeuticn . . . • . . . . . Rivista di tecnica c servizlu medico militare. . . . . . . . . .
• 543
Conferenze selentinche degli osJ)Od.1li mtlilari . . . . . . . . . a.aovìrne11ti aHenuti nel Corpo Sanltar•o e nel Ptlrsonale Farmaceutiro
5:l8
Ri~ista d' igiene.
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. . . . • . . . . . . . . . . .
( Y. l'lndlet nell' ì11Urno dtlla coptrUna).
OTREZTONE ED A MMINTSTRAZTONE
&OU - Palauo del Mlnistuo della G11ena, Via XX Seltembr~ - ROMA
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lNDICE Dl!]LLA RlVISTA DI GIOf{~ALI ITALIANI ED ESTERI
RIVIStA MIWit:A. Abrikossoll. - S ulle IJrimisslmc a lterazion i nella lisi polmouarc miziale Pag. Oppi. - .\ppcndicite e vcrmi\intostinali Trautmann. - Contributo airinfezlone vaìuulosa. Raecke. - Relazione statistica sulla P.tiologia e sintomatolo:;1a ridia paralisi progrcss~<a . . Fablan. - Uo ca~o di anemia perniciosa. Lecher. - Diagnosi precoce della ncrrito intcrsti~iale Deucher. - Sulla nutrizione rcttalc Belloli - DclriusuOlcienza aortica d'origine traumatica • Delherm. - Cura con l'el~ltrìclta della ~t i p~i abituale c della colite muco-rn·! miJral,acea . Costa. - La contagiositit dell'iUero Saquer. - Il cuore dei tubercolosi. Sllles. - Diagnosi clinica dei parassiti intestiuali. 8raga1nolo. - Contributo cli nico alla pneumonite epidemica Fraenkel. - Sulle allcrazioni del midollo delle ossa "ertebrali nell'infezione tiroide . Verger. - Ciassillcaùunc delle ne\'rl)l::;ie facciali socondo l'efficacia lltllle iniezioni dì co··•iua • loco dolenti • . f'ernet. - Utilità dell'apjllicazionc di comr•rcs~e idrole•·apichc sul J•ctto
516 516 51 i 517 518 518 jl9 51~
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RIVISTA Di !'ìEVI\OPATOI.OGIA. Windscheid. - l.e rclaliooi d&ll'arterio-sclerosi coo le malattie del eer,·cJio. Fare. - lmportan7..1 morbos~ liella simulazione . lllt) er . - S1lllldc Il demenza paralitica.
PI•!J. 5)5
515 5i 6
RI VISTA CHIRURGICA. Heidenhajn. - ta trapanazìone cranica eseguita sotto la. anestesia locale KUster c Uiars. - ta positi<.ne nel tratLamfnto post-operalii'O della perìtonitc settica Vergelr. - Frattura rlcì metatarsi per urto dìrPttO Lejars. - Flogosi cronica rlcl ~:rasso so1to1>atellare . Satklndaon. - Sterilizzazione del catgut Elsusir. - Contributo allo sludto del tetantJ traumatico Rode. - Contributo alla causui,:⁣t delle cmorra~:ìe iarin:we . Fruler c s,uter. - li trattamen to chirurgico doli:~ paraliSi facciale Kanig. - Usserv,zioni aforistiche sopra il decorso cd il trJttaJOento tlelle ferite comuni d ·arma da fuoco del polmouc .
Png. 5!6 5~i
5:18 5!9 r.~
1\30 531
53 t
Sl!
RIVISTA J)J OTO-Ril'\0-L~ IU~GOI.\TRIA. Paf]. 53'l lrindel. - Complicazioni degli a~cessì tonsillari. 331 WegMr. - Sul r"pporto rra r otite medi:~ acuta c il reumatismo .rtìc(Ji~rc acuto 531 MUIIer. - Sull:~ cura secca nel la otiti medio acute purulento . Schulu. - Contributo alla conoscenza della memn)(lto otogena in baso alle osscn·uioni 531 cliniche delle malattie dell"orccrhio noll'uuivers1ta rli Halle Al11ander. - 1 rapporti dell'ozcna colla tuhercolosi polmonarc e considerazioni sulla diaGll gnosi dell'ozena . sJs Wittlnaaok. - La nP.urlte acustica tossica e la compartecipazione dci relativi gangli1.
RIVISTA 01 OCUI.ISTICA. Mablllon. - Utilila della determinazione dei campi ••isivi colorali per la diagnosi e la pro· gnosi di certi di~turhi nervosi consecutivi ai traumalisruì . Seh•idt-Rimpltr. - Sulle opera1.ioui negli occhi colla mastnctc se... - Utigmatismo della comea o coroitlit~ centrale dei miopi . llalldrf. - Delle malattie oculari simulate, l•rovocat<>, mantenute od aggravate. (Per la COlllillUCIZ'or~t IUII' ind.ice vedaJi l a pagina 3• /Uila coptrlit~a).
Pofi. 536 537 531
5li
MEM O RIE
ORIGINALI
L' ODONTOIATRIA ~ ELLA PRATICA MILITARE Per Il 11011. 'l'ltlerie P e r e ce, capitano medleo
Il giorno 27 marzo 1900 f u aperto un gabinetto odontojatrico presso la. Scuola di applicazione di sanità militare in Firenze, allo scopo di procurare il materiale necessario per un breve corso di odontojatria agli allievi della Scuola stessa. Sebbene i mezzi fossero scarsi e l'aro biente infelice per la. sua ristr ettezza. ed ubicazione, tuttavia fino da.l principio si ebbe a notare una considerevole affiuenza di ammalati, che andarono mano mano aumentando, gr&zie alla buona. accoglienza fatta al deLLo gabinetto ùai colleghi dei divArsi reggimenti. Il numero degli individu i avuti in cura durante l'anno scolastico7 ascese a 614 con un complessivo di 3000 visite circa, essendosi fatta per la maggior parte una cura conservativa dei denti, ciò di cui va dato molta lode al tenente medico Tonietti dott. Pietro, allora mio assistente. Le mala.ttie che richiesero il nostro intervento, come può dedursi da.l registro conservato presso la Scuola, furono : La ca.rie ne' suoi diversi gradi; L a polpi te acuta e cron ica; L a periodontite acuta, la. cronica circoscr itta e la espul$iva; I polìpi del periostio alveolo dentario ; I tumori della polpa. dentaria; L e odontalgie; · Gli ascessi dentari; Le cisti dentarie purnlente; Le fistole denta.rie aprentesi nella cavità boccale; Le anomalie di direzione dei denti nocive alle parti molli della b occa; 3l - Giornale m•diro.
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L'ODONTOIATRIA NELLA PRATICA MILITARE
Le ectopie che disturbavano la funzione della masticazione; Le scheggiature da carie o da causa traumatica ; Le fratture dei denti e degli alveoli; Le lussazioui; La disuscita dei denti tardivi ; L'accumulo di tartaro; Le gengiviti; malattie, che oltre alle numerosissime medicazioni, richiesero 276 avulsioni, 101 otturazioni provvisorie, 113 otturazioni definitive, 27 ablazioni di tartaro, 9 li mature per regolarizza.re denti e radici, 3 spaccature di fistole, 10 incisioni di ascessi, 11 sbrigliamenti di gengive e 7 raddrizzamenti di denti. Giudicando dal numero delle malattie dentarie nel presidio di Firenze, quanto siano frequenti le stesse malattie nel nostro esercito, ed
Fig. t•.
avendo esperimentato quanto sia facile la loro cura anche presso le infermerie dei corpi, quando vi siano i mezzi adatti, mi accinsi alla costruzione di una cassetta odontojatrica, che riunisse iu poco spazio tutto quello che è indispensabile alla cura. conservativa. e demolitiva. dei denti. Questa cassetta, come può vedersi dall'unita figura (fig. l") è a coperchio e ribalta e misura le seguenti dimensioni: Lunghezza Larghezza . Altezza. .
metri 0.330 .,. 0.230 • 0.195
Pesa Circa chilogrammi 8 ed è divisa in tre scompartimenti (fig. 2') .
L 10DONTOlA.TRIA. !S'ELLA PRATICA. MILITARE
Il primo, che sta al disopra è costituito da una. bacinella. di zinco lunga mt>.tri 0.310, larga. metri 0.210, alta metri 0.040, per la sterilizzazione degli strumenti e contiene : Un asciugamani ; Compresse diverse per la. pulitura. degli strumenti; Spazzola. antisettica. ; Spazzolino da denti ; Pelle scamosciata per la. spremi tura. dell'amalgama; Lastra di vetro per l'impasto del cemento; Macchinetta. a. spirito ;
Siringa per soffiar via la. polvere e prosciugare le cavità cariose dei denti ; Due tubetti, uno con cloridrato di cocaina e l'altro con cloridrato di morfina ; Cera. vergine per ricoprire temporaneamente le otturazioni; Una. siringa di Pra.va.tz per iniezioni anestetizzanti; Un pennellino di vaio; Lapis mitigato di nitrato d'argento in astuccio; Scatola con guttaperca. in cannelli per le otturazioni provvisorie; Astuccio con anelli elastici per raddrizzare i denti.
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L'OOO~TOIA'I'RIA NE!.-LA I'RATl CA ~ULITARE
Il secondo che sta sotto al primo, il quale gli serve di coperchio, è lungo e largo come questo ed alto metri 0.050. Contiene tutti gli strumenti per la cura demolitiva dei denti, strumenti disposti su due strati divisi e fissati da tre trapnntini con nastri, ciò che permette m breve spazio di accogliere un gran numero di oggetti. Questi sono: Una chiave del Garangeot con uncini; Una tanaglia per· incisivi, cuspidati e bicuspidati superiori (numero 7 del catalogo della ditta Ash e Sons di Londra) ; Due tanaglie per grossi molari superiori destri e sinistri (n. 17 e 18); Una tanaglia per molari superiori decidui (n. 3~); Una tanaglia per incisivi, cuspidati e biscupidati inferiori (n. 13); Una tanaglia per grossi molari inferiori (n. 32); Una tanaglia per molari inferiori decidui (n. 40); Due tanaglie per radici superiori (n. 29 e 44) ; Una tanaglia per radici inf«}riori (n. 4.5) ;· Due tanaglie per divisione di radici superiori ed inferiori (numen 55 e 56) ; Due leve Thomson, una destra e l'altra sinistra per l'avulsione delle radici ed eventualmente dei terzi .molari (n. 2 e 3) ; .Due tanaglie per i denti della sapienza o terzi molari superiori ed inferiori (n. 19 e 20). Il terzo, coperto dal seconò.o, lungo e largo come questo, è alto metri 0.085 e suddiviso a sua volta in 14 parti. Di queste, 10 contengono altret.tanti barattoli con medicinali per la cura conservativa dei denti, vale a dire: .Acido fenico puro ; Gocce anestesiche ; Olio di garofani; . Soluzione alcoolica di resina; Tintura di jodio; Cloruro di zinco in soluzione; Cloridrato di morfina in soluzione; Cloridrato di cocaina in soluzione; Cloroformio ; Iodoformio. L' 11" serve per la cassettina del cemento, la boccetta del mercurio ~ quella dell'amalgama. La 12' contiene il cotone in falde e framezzo a questo gli oggetti di cristallo facili a. romper3i, vale a dire : Uno specchietto boccale; Un beccuccio contagocce;
L 10DON1'01ATRU. NELLA PRAT ICA MILITARE
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Un tubetto per l'applicazione delle migna.tte alle gengive; Una siringa per la. disinfezione delle cavità cariose (fig. l()U del catalogo sopracitato). La 13" serve per il mortaino con pestello e la capsula di porcellana, assicurati in posto da coperchio fisso. La 14" contiene in basso in apposita cassettino. con sovrapposta flanella, strumenti per esca-çazione, ot.turazione, brunitura, limatura., ecc., ecc., vale a dire: Tre lime da radici; Quattro escavatori (n. 1~5, 126, 127, 128) ; Cinque frese a mano (n. 6, 9, 53, M, 7:2) ; Tre strumenti per otturazioni plastiche (n. 4, 4, 3). Al di sopra di questi, in una cassettina chiusa, stanno gli str nmenti più facili a gua!ltarsi, che sono : Due bistori; Una pinza del Perry per medicazione (pag. 1Gl:5 del catalogo) ; Una spatola doppia per otturazioni (n. 7); Quatto specilli (n. l, 2 1 3, 4); Tre strumenti per ablazione del tartaro (n. 3, 11, l); Dne cannule per la siringa da disinfezione; Seta ed aghi per sutura. Al di sopra di queste cassettine trovasi una certa. quantità di cotone idrofilo, che sempre occorre nella pratica. odontoja.trica. Tale casRetta; che io ho chiamato modello Perego e che costa com plessivamente L. 230, potrebbe a mio avviso essere adottata in tutti gli ospedali ed infermerie presidiarie militari, a bordo delle R. navi, ed anche dalle infermerie di quei corpi che e"entualmente dovessero rifornirsi di strumenti per la cura dei denti, giacchè con essa si possono curare tutte le malattie dei medesimi, sia che si vogliano conservare, sia che si debbano demolire. Si potrà cosi in seguito anche dai medici militari, meglio curare quella branca importantissima ~ella chirurgia, che riguarda le malattie dentarie, con grande vantaggio dei soldati costretti spesso a soffrire spasimi ai denti per il solo m0tivo che non possono trovare chi li guarisca. Si conserveranno molti denti che ora si sacrificano con danno dei singoli pazienti, ai q nali viene procurata una senilità. precoce; e nei casi di interventi operativi si eviteranno certi guai dovut i più che alla imperizia degli operatori, alla imperfezione degli strumenti odontojatrici dei quali attualmente sono provvisti. A chiunque consideri il numero grandissimo di malattie dentarie nei vari presidii, appare subito la necessità che almeno in ogni ospe-
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L'ODO:STOlATRIA XELLA PRATICA MILITARE
dale militare vi sia un ufficiale medico capace di ben curare le malattie dei denti. Ne consegue che come si istituiscono per gli ufficiali medici corsi di perfezionamento presso le cliniche generali e speciali, si potrebbe assegnare anche un posto di assistente onorario presso qnalche università dove si insegna la. odontojatria.. Non posso passare sotto silenzio che negli E-serciti stranieri la odontoja.tria è tenuta nel dovuto conto. Due capitani medici del corpo sanitario austriaco sono addetti quali assistenti onorari al gabinetto del prof. Guido Schiff a Vienna. Il giornale militare tedesco Detttsche militariiztliche Zeitscltri(t pubblica frequentemente interessanti articoli di questa s pecialit.à. Essa viene pure insegnata nella scuola di V al de Graee a Parigi, ed annessa alla camera di operazione nell'ospedale di Netley in Inghilterra, si trova un gabinetto per la chirurgia dentaria. Il Gio1·nale di corrispondenza pei dentisti, in una rubrica avente a. titolo c Miscellanea.:. riporta dalla Vossiche Zeitung che l'esercito prussiauo nella campagna del 1870 assunse in servizio come dentisti di campo molti specialisti di questa branca della chirurgia, ed ultimamente per la spedizione in China inviò come facente parte del corpo sanitario il dentista Guglielmo Fippold di l~ostock, il quale, secondo una relazione del generale medico Kvosta., riportata nel giornaie politico la Tribuna, nel lazzaretto di Tien-Tsin fu quello che ebbe maggior lavoro. Ed è questo spiegabilissimo, giacchè se in tempo di pace il soldato, non essendo come in tempo di guerra continuamente esposto a cause reumatizzan ti, va meno soggetto a malattie del sistema dentario, ha pure il comodo, purchè lo voglia, di ricorrere in ogni bisogno a provetti dentisti borghesi, ciò che non può fare in campagna o quando naviga ndo a bordo delle R. navi, trovasi lontano dalla terra ferma. Allora. se non trova come in China chi sappia opportunamente rimediare alle sue sofferenze, bisogna che si rassegni al proprio dolore o che si affidi a gente poco pratica e fornita di mezzi inadatti. Ma l'importanza della. odontojatria, s pecialmente nelle comunità, va. considerata anche dal lato igienico. Nella bocca trovano le condizioni più favorevoli per il loro sviluppo i bacteri patogeni, avendo il loro terreno di coltura negli essudati dei margini gengivali determinati da. accnmulo di tartaro, nelle cavità cariose dei denti ripiene di sostanze putride, nei detriti alimentari in via di decomposizione, negli epiteli staccati delle mucose. È così che il bacillo della difterite venne rinvenuto nelle secrezioni boccali di individui apparentemente sani e che i pneumococchi furono trovati in bocche poco pulite. Nessuno poi ignora. che il mu-
L'ODONTOIATRIA :NELLA PRATICA MILITARE
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ghetto è sempre faV()rito dalla mancanza d'igiene della bocca, e che i comuni piogeni sono sempre pronti a formare ascessolini per ogni carie e conseguente periodontite trascurata. Eppure di questi nemici insidiosi, che pare stiano ad attendere soltanto che l'organismo si indebolisca per aggredirlo ed annientarlo, nessuno si cura. Si spendono grosse somme per mandare i soldati a respirare aria pura al mare, nei luoghi dove sorgono i depositi di convalescenza; si sterilizza il latte per uccidere i germi patogeni che eventualmente potesse contenere, e nella bocca si fanno invece sistematicamente delle vere colture, senza che alcuno vi ponga mente. Ora. che una compatta falange di scienziati tende a combattere quel terribile flagello che è la tubercolosi, non sarebbe il caso che si cominciasse a stndiarla nn poco da una delle sue principali vie d'ingresso nell'organismo umano, vale a dire dalla bocca, donde con tanta . facilità si diffonde per la via dei linfatici ai gangli sottomascellari e della regione carotidea? Ma entrando in questo campo troppo mi dilungherei, sebbene mi sarebbe facile trovar messe per dimostrare l'importanza dello studio della odontojatria per parte dei medici in genere e sopratutto dei medici milit.a.ri. Nel nostro esercito al riguardo già si è fatto qualche cnsa coll'introd urne l'insegnamento nei programmi della scuola d'applicazione di sanità militare, e col dotare la medesima di un gabinetto odontojatrico sorto per iniziativa delPallora direttore colonnello medico Astegiano comm. Giovanni, che trovò valido appoggio nell'Ispettorato di sanità militare. Ma perchè il frutto di questo insegnamento sia ancor maggiore in avvenire, occorre che si favorisca lo studio della odontojatria, e che tutti gli ufficiali superiori, che per la loro posizione hanno in sottordine medici militari esigano che questi si mettano in condizione da non dover rifiutare l'opera loro ai soldati che si presentano con malattie dentarie. Si eviterà cosi il triste spettacolo di vedere sballottato dall'infermeria del corpo all'ospedale e viceversa un povero soldato che spasima per il mal di denti, e che all'ultimo è costretto a rivolgersi al primo empirico della. specialità. con poco prestigio dell'arte nostra e del corpo al quale apparteniamo.
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ZA IN O
R O T AB ILE
CONTRIBUTO ALLO STUDIO SULLO
ALLEGGERIMENTO DEL CARICO DELLA TRUPPA A PIEDI <•1 Per il dott. aome o Vaete llanl ,
tenen~
medico
(Conferenza letta alla Oire1.ione rtcll'ospedale mìlitare di Alessandria ed agli umclali del presidio con presentazione di tre modelli).
Secondo le vigenti disposizioni il militare di truppa. a. piedi porta. sulla. sua. persona. tutti gli oggetti di equipaggiamento personale assegnatigli, i quali consistono, oltre al vestiario, in oggetti di arredo, viveri di riserva, armamento e munizioni. Dalle lezioni del Maestrelli (l ) si hanno a.l riguardo le seguenti cifre, relative al carico del soldato ita.lia.no: La fanteria di linea ha. un carico individuale (compreso il vestiario) di chilogrammi 26,516 in tempo di pace; chilogrammi 26,615 in guerra, dei quali 5-5 '/, sono indossati, 8-10 sospesi al corpo, 11'/ ,-12 1/ , nello zaino. I bersaglieri portano in tempo di pace chilogrammi 28,300 di ~a rico ; chilogrammi 28,247 in mobilitazione; di essi chilogrammi 4 '/,-5 sono tenuti indosso, 8-10 '/, appesi, 13-14 '/, entro lo zaino. Gli alpini hanno un carico di chilogrammi 33,288 in tempo di pace, chilogrammi 31,894 dnmnte la. guerra, di cui 6 indossati, 10 '/~ appesi, 15 'j.-16 '!~ nello zaino. (•) Abbiamo gia liato larga notizia, In precedenti fascicoli, degli studi fatti In ~·rnncla dal dottor S. Paul sul morto dl facilitare al soldato il trasporto rlello zaino mediante un app~recchlo a ruote. Ora il doU. ('.astl'llnnl cl manda questo lavoro, frutto dei suoi studf ed esprrimenti, dei quali egli aveva gia dal.' comunicazione ai colleghi dello spedale militare di Alessanolrla lino d:1llo scorso novembre (V. Fascicolo di gennaio, pag. 77). E noi (por ricordando che la lllrezione non assume alcuna paternlla per le opinioni espre.~se dai collaboratori).gh accordiamo OS{IItallla ben volentieri. persuasi che In una questione Ili eosi capitale importanza, qual' è queiiR del carico del , oldato, qualunque studio fatto seriamente, anche se non approdi a i mmediato succa.iso, va couslderato como utlle. (.Y. d. D).
CO~TRI.BUTO ALLO STU DIO, I~CC.
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Oltracciò il soldato può essere sopraccaricato sul piede di guerra della lanterna da campo (chilogr. l ) oppure di un sacco a. corda. per pane (chilogrammi 1,140) oppure di un bidone di latta con correggia. (<'hilogrammi 1,240). Il caporale zappatore ha il segaccio ed i succhielli assortiti pel peso di chilogrammi 3,270; i soldati zappatori i loro arnesi con guaina del peso medio di chilogrammi 4. Secondo Thurnwa.ld (2) un soldato non deve portare un carico superiore ad un terzo del proprio peso, se si vuole che conservi la libertà dei suoi movimenti per le marci e ed il combattimento; molte reclute non pesano più di 55-60 chilogrammi; quindi il carico della. fanteria. non dovrebbe sor passare i 20 chilogrammi. La pratica però, giusta osservazioni di Laveran (3) ha dimostrato che il carico individuale può ·arrivare in media a 25 chilogrammi, compreso il vestiario, ma non superare di norma tale cifra. In _ogni modo è notorio, che la forza consumata per portare un carico pesante va a scapito della. resistenza alla marcia, ed anche a. detrimento dell'attività psichica, poichè quando si è spesa meccanicamente tutta la propria energia, la mente rimane stanca, la percezione e l'ideazione s'intorpidiscono, la. Yolontà è scossa. Il Baills (4) ha calcolato che un uomo di 64 chilogrammi di peso,. che cammina per otto ore con dieci minuti all'ora di riposo, percorrendo 4 chilometri negli altri cinquanta minuti come nelle ordinarie marcie della nostra fanteria, fa un lavoro di 512 mila chilogrammetri se non ha nulla indosso, 768 mila se ba nn carico di 32 chilogl'ammi. Da ciò si desume, che un chilogrammo di peso portato indosso nelle circostanze suesposte richiede in un 'ora unlavorodi mille chilogrammetri pari a 250 chilogrammetri per chilometro; o, in altri termini, si deduce che il carico del soldato gli costa per ogni chilometro di marcia. tap.to lavoro quanto ne occorrerebbe per sollevare un identico peso 250 volte da terra. all'altezza di un metro. D'altra parte varie altre consider11.ziani rendono interessante il problema di alleggerire l'attuale carico del soldato, volendosi pur trovare il modo di diminuire il carreggio, ·di aumentare le dotazioni di cartuccie, di viveri di ri:;erva, ecc.
In conseguenza parecchi stud'i si son fatti e continuano circa il modo di alleggerire il peso che la truppa deve portare, convergendo specialmente su questi due scopi: l 0 di sostituire agli attuali oggetti di vestiario ed equipaggiamen.to altri più leggeri (utensili di alluminio, scarpe. di riposo, ecc.) o più piccoli come si è fatto già per .la gavetta, ottenendo una diminuzione di peso assoluta ;
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CONTRIBUTO ALT"O STUDIO
'),• di procurare un alleggerimento relativo mediante un' equa distribuzione e appensione razionale, il meno possibile molesta. degli oggetti costituenti il carico. Meritano di essere ricordati a tale riguardo gli studì e proposte del capitano medico, ora maggiore in posizione ausiliaria, dottor Giovanni Mazzei, tendenti ad abolire vari oggetti ritenuti superflui o non assolutamente necessari, ad impiccolir lo zaino privato dell'armatura solida e a poggiar questo anzichè sulle spalle sull'incavatura lombare, come la regione più vicina al centro di gravità del corpo umano. Nella . sua monografia (o) il dottor Mazzei, dopo aver osservato che. « lo zR.ino gravita solo sulle spalle e sul petto, molto all' infuori della perpendicolare asse del corpo, che passa pel centro di gravità e per di più molto al disopra di questo» enumera i distur~i funzionali prodotti dallo zaino con le seguenti testuali parole : «Lo zaino, portato come attualmente, gravita sulla clavicola stirando i legamenti sternoclavicolari; costringe e paralizza in parte i muscoli pettorali; ostacola grandemente le inspirazioni profonde (rese tanto necessarie, quando si è affaticati, dal grande aumento dell'attività circolatoria del sangue) perchè, pei fatti qui sopra accennati, si ha non lieve impedimento alla libera espansione della gabbia toracica e perchè quel peso, situato tutto sulle spalle fa sì che queste non possano sollevarsi come con viene, perchè riesca possibile una }Jrofonda i nspirazione. c La respirazione, coll'attuale arredamento, viene anche impacciata dalla stringitura del cinturino, che occorre serrare soverchia.mente perchè sostenga la giberna e la sciabola-baionetta. e si mantenga orizzontale: questa soverchia stringitura, oltre a ÌD;l.paccia.re non poco la. respirazione impedendo l'espansione adclominale, ostacola. anche la circolazione superficiale delle pareti addominali (causando varici agli arti inferiori ed ai cordoni sperma.tici) e predispone alle ernie. Debbo anche notare che la troppo ampia. superficie dello zaino attuale, mantenuta a. contatto di corrispondente superficie cutanea. la. riscalda. troppo e ne ostacola. la. libera. traspirazione: ricorderò qui che la. pelle, per le sue funzioni fisiologiche, è stata definita. il nostro terzo polmone ». I risultati pratici di tutti gli studi di tal genere si rilevano dalle varie forme di zaini e sacchi valigie con cartucciere ecc., in uso presso i principali eserciti. Prima del 1866 lo zaino si portava molto in alto, poìchè il suo bordo inferiore trova.va.si all' altezza. delle spalle. Fu modificato dai Prussia.ni alla. guerra. di Boemia, unendolo al cinturino anteriore dove erano due cartucciere oltre la eciabola e adattando la. forma. dello zaino
SULLO ALLEGGERlì\IE!\TO DEL OARICO DELLA TRUPPA A PIEDI
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alle spalle. A questo sistema somiglia molto il nostro, come quello che ha. subito meno modificazioni di tutti dal momento che è stato adottato : sono parimenti applicati sul dorso con contrappeso anteriore lo zaino francese, il germanico e l'austro-ungarico. Invece lo zaino inglese appare più comodo, diviso com'è nel sacco-valigia di pelle contenente gli oggetti più indispen.s abili, fissato a livello dei reni giusta la citata proposta del dott. Mazzei, e nel pacco rettangolare col cappotto coperto di tela impermeabile appeso dietro le spalle senza poggiare sul sacco vallgia. La massima ripartizione d el carico del soldato si è fatta in Russia, dove dal 1881 si è sostituito lo zaino con due grosse tasche di tela impermeabile pendente sui fianchi, il mantello a tracolla avvolto nel telo da tenda, due cart.ucciere, b01·accia, ecc.; ma anche questo sistema non è esente da difetti, · tra cui quello di un peso eccessivo attaccato al cinturone. Il nostro zaino pesa vuoto 2300 grammi e quando è pieno rappresenta poco meno della metà del carico totale compreso il vestiario, come può desumersi dalle cifre sopra indicate; è utile aggiungere quanto è stato osservato da molti, che lo zaino di un militare di buona condizione civile suol essere durante le manovre e le campagne più ricolmo e più pesante per biancheria di ricambio di proprietà. personale in confronto a quello di un soldato di m•mo elevata condizione sociale e che sarebbe quindi d'ordinario più. in grado di sostenere grossi pesi cui è allenato sin da. prima dell'arruolamento per le fatiche del mestiere. Per contro il timore di un carico ecces§ivo fa privare taluno di certi oggetti di ricambio, specialmente di biancheria e calzature, che potrebbero tornargli utilissimi nelle contingenze di una campagna prolungata. Ciò posto e risultando da una parte che una diminuzione assoluta sensibile del carico non è facile effettuarsi senza privare il soldato dello stretto necessario, dall'altra che i vari espedienti escogitati per una. distribuzione e appensione razionale degli oggetti addosso al soldato non sono scevri da. difetti e relativi inconvenienti, si è da taluno pensato di poter addivenire al modo più radicale di alleggerire il carico della. truppa a piedi liberandola completamente dallo zaino allo stesso modo che questo non grava sul dorso dei militari a cavallo; secondo tale proposta gli zaini o i corrispondenti fardelli sarebbero trasportati sulle carrette da. battaglione al seguito delle truppe; e come modificazione della stessa proposta. si è anche cercato di dividere il carico del soldato in una parte (sa.c de comba.t o sturmsa.ck) che il soldato deve aver sempre seco (viveri, cartuccie, picozza.) ed u n'altra (oggetti
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
di ricambio) facilmente separabile dalla prima per trasportarsi ·in vettura o lasciarsi cadere a terra; senonchè, oltre ai vari difetti d'indole economica imputati a questo sistema., provato in Germania nelle manovre del 1893, la necessità. che il soldato abbia con sè mobilitandosi tutto quanto può occorrergli da un nn momento all'altro e che ha carattere indubbiamente personale, non permette che si trasportino su carri gli oggetti attualmente contenuti negli zaini, ciò che d'altronde aumenterebbe il ca.rreggio in modo imbarazzante. Dato adunque che ogni militare debba avere presso di sè il suo equipaggiamento individuale completo e interessando che questo carico gli produca meno fastidio possibile, non può a meno di rilevarsi qual vantaggio arrechi in tal senso un mezzo che permetta alla fanteria in genere di procedere nelle sue marce senza il peso (sia pur tolto temporaneamente) dello zaino in spalla. Da ciò l'idea dello zaino rotabile. validamente propugnata da nn anno e mezzo addietro dal dottor G. Saint-Paul, medico maggiore di 2a classe dell'esercito francese. Difatti partendo dal concetto espresso dal Kelsch che la stanchezza è la causa principale delle perdite di un corpo di fanteria in marcia, armonizzante con la definizione del Mosso che lo zaino è una lima che corrode la forza del soldato e basandosi sul fatto che in Europa la truppa utilizza continuamente ·le strade rotabili, il Saint-Pau} (*) pubblicò l'ottobre 1902 nella « Touraine médicale » (G) la proposta c di munire ogni soldato di un mezzo ape parecchio semplice, solido e leggiero, consistente in verghe meta.l« liebe a forma d'angolo di cui il lato lungo potrebbe adattarsi ad « un asse (sala) provvisto di ruotine ; questi mezzi apparecchi artico« lati gli uni con gli altri, in modo da. completarsi formerebbero un ..- telaio fisso montato su un paio o due di piccole ruote, sul quale si « poserebbero due zaini sovrapposti "'· Però, particolari di fatto inerenti alla costruzione di un simile apparechio per due zaini, alle modalità di articolazione, al peso delle singole parti, ecc. mancano nel succitato articolo, nè l'autore si è più occupato nelle pubblicazioni successi ve d eli 'apparecchio stesso, ideandone in vece altri ada.t ti per un numero maggiore di zaini, che ha. fatto realmente costruire e sperimentare per suo conto, coadiuvato dal luogotenente Martial de Roffignac, affidandone l'esecuzione al m eccanico signor Blot di Tours. Il primo di tali carrelli (roule-sac n. l ) costruito per quattro o sei zaini trova.si ampiamente illustrato nella Rivista c Armée et Marine li> (7) (") Ho il dovflre di ringrali~re l'egregio signor dottore G. Saint· Pau! di avermi gentilmente Inviato, appena rlchie$legli, le sue pubbblica·d oni sul ronle-~ac f'JUI c1tate.
SULLO ALLEGGERIMENTO DEL CARICO DELLA TRUPPA A PI EDI
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e negli c Annales médico-chirurgicales du Centre • (antica c Touraine médicale ») (8) del febbraio 1903 e consiste in una specie di triciclo con telaio in forma di doppio T orizzontale, rafforzato da quattro sciabole-baionette col loro fodero; pesa chilogrammi 8,380 e si scompone prontamente in quattro parti, cioè, nel telaio e nelle tre ruote che fuori delle vie rotabili si portano appese agli zaini di quattro uomini tra i sei ai quali il carrello può servire. Il soldato che porta. il telaio ha un sopraccarico di chilogramma 1,270; quello che ha la ruota anteriore chilogrammi 2,580; ciascuno dei due che hanno la ruote laterali chilogrammi 2,270; ciò oltre coregge d'attacco, di tiraggio, ecc.; però un sistema. metodico di appensione delle parti smontate allo zaino non è stato finora dall'autore studiato. S uccessivamente il 1° novembre u. s. il prefato dottor Saint-Paul nell'articolo di fondo dei succitati « Annales médico-ehirurgicales du Centre » (9) ha descritto un nuovo carrello per zaini (roule-sac n. 2) : questo può servire per 6-8 zaini, non si completa con sciabole-baionette; è più leggero del precedente, pesando :,olo chilogrammi 7,750 divisibili fra sette persone; si compone e si smonta r apidamente. c Il telaio di questo secondo can·ello è a semplice T: gli zaini sono attaccati due a. due n~lla loro parte superiore per alcune piccole coregge accavallate a ciascuna delle branche del T: così due zaini sono appesi alla branca mediana, due alla metà destra della branca trasversalet due alla parte sinistra di questa: sopra i sei zaini se ne possono collocare altri due •· L'invenzione del signor Saint Paul deve riconoscersi realmente in· gegnosa, umanitaria, utile all'esercito, rispondente allo scopo attuale enunciato dall'autore, di liberare dello zaino sulle vie rotabili una. trentina di uomini per ogni compagnia mediante alcuni carrelli (4 od anche 2 più grandi), le cui parti smontate sarebbero nelle località non rotabili portate sugli zaini. Tale obbiettivo così limitato per ora vorrebbe estendersi in seguito a nuovi studi e modifìca.zioni fino a generalizzare il metodo per un intero reparto di truppa, dapprima particolarmente per le vie d i manovra nell' interno della nazione, poi in campagne attraverso altri paesi provvisti di strade rotabili. Però a me sembra che detto sistema, in certo modo collettivo e tendente a riunire in un sol carrello nn numero ognor crescente di zaini (per diminuire l'allungamento delle colonne si' è pensato di poterne mettere più d i dodici insieme), vada incontro all'inconveniente di non lasciare a pronta disposizione di ciascuno il proprio zaino, e richieda un perfetto accordo ·anzi un ordine prestabilito per i componenti la squadra cui e affidato ogni carrello, per la destinazione a. portare le
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COKTRIBUTO ALLO STC'DIO
singole parti smontate che sono di peso ineguale e di numero diverso da quello degli utenti. Inoltre, avvenendo dei guasti ad una qualunque delle parti del carrello, si rendono inservibili tutte le altre, nel · qual caso sono piu soldati che devono rinunciare ~'l beneficio di scaricarsi dello zaino; nè è facile allora stabilire dove si debbono lasciare gli oggetti divenuti inutili che pur valgono un discreto prezzo (essendo di materiale da biciclette) o dove rifornirsi di q uelle avariate, sostituendole o aggiustandole. È ben vero che il Saint-Pa.ul propone in via generale tutte le volte che i roule-sacs non sono util1zzabili, di abbandonarli o di rinviarli nelle retrovie caricandoli su vetture regolamentari o di requisizione. Infine se alcuni dei componenti una squadra, per malattia o per altro motivo devono lasciare i compagni durante la marcia, riesce spesso
incomodo togliere i relativi zaini dal mezz:o agli altri e scomponendo il ca.rrello sovraccaricare ta.luno di un pezzo in più. Per tali considerazioni ritengo meno attuabile la generalizzazione del sistema rotabile Saint-Pau!, anche non volendo tener conto del costo dell'apparecchio che deve essere alquanto elevato, che l'assegnazione molto vantaggiosa di qualche carrello ad ogni compagnia. P.er casi eventuali di diminuita resistenza. di qualche militare in marcia.. Ciò posto, perchè non ricorrere senz'a.ltro ad un apparecchio rotabile realmente individuale, semplice, leggiero, poco costoso, applicabile in pochi istanti direttamente a ciascuno zaino e smontabile in qualsiasi momento che convenga prendere lo zaino in spalla? L'autore sullodato ha completamente trascurato l'idea. « de pourvoir un sac sur deux de roulettes • forse perchè avendo fatto i suoi esperimenti con ruote da biciclette, ha trovato troppo pesante ed incomodo caricare un sol uomo di ambedue le ruote nelle località non ruotabili e nessun altro, per quanto io abbia. letto, si è mai occupato di questo. Lo zaino, come è noto, l1a un solido scheletro di legno che può anche rendersi più forte sostituendo alle tavolette di legno dolce altre di legno duro o rivestendole internamente con una lamina di latta. o acciaio in corrispondenza. degli spigoli inferiori. Ciò posto non è dif-
ficile attaccarvi le ruotine occorrenti per farlo scorrere lungo le. via, ruotine amovibili coi loro sostegni. Per dare una forma concreta ed un'attuazione pratica a tale concetto, ho fatto costruire un apparecchio a. due piccole ruote, su cui lo zaino è agevolmente trainato, tirato o sospinto; tali ruote possono con facilità e presto esser fissate allo zaino o distaccate da chiunque, per modo che le ruotine medesime in adatte condizioni di viabilità sor-
SULLO ALLEGGERIMENTO DF; L CARICO DELLA TROPI'A A PIEDI
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r~gga.no Jo zaino a sufficiente altezza. dal suolo facendolo sconere
nella. direzione voluta oppure si smontino e si appendano sulla copertina dello stesso zaino ai lati della gavetta quando lo zaino debba. portarsi in ispalla. Ho anche tentato di ridurre il numero delle ruote ad una. sola, con lunga. forcella rigidamente fissata nel mezzo della tavoletta inferiore dello zaino, ma l'equilibrio troppo in!ltabile in cui viene a trovarsi così lo zaino r ende preferibile l'apparecchio a due ruote. Di tale apparecchio a due ruote ho ideato vari modelli, dei quali
Fig. t •.
tre ne ho fatto costruire, alquanto di versi uno dall'altro, pel materiale di cui son formati e pel modo di fissazione delle ruote allo zaino. Il primo modello (fig. l e fig. 4 .d.) consta di: l o due regoli di legno stabilmente e solidamente inchiodati alle due estremita della tavoletta inferiore dello zaino; per aumentare la solidità dell'attacco vi sono due lastrine di lamiera ad L avvitate ai fianchetti e alla parte sporgente dei regoli. Questi sporgono circa quattro centimetri all'esterno dei fì.anchetti ed hanno nel mezzo della parte sporgente un foro pel quale passano comodamente le viti di attacco delle forcelle ;
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CO~TRIBUTO
ALLO STUDIO
2° due rnotìne di legno di 18 centimetri di diametro cerchiate di ferro coi relativi supporti o forcelle aventi all'estremità superiore una robusta vite di fissazione dei sostegni stessi allo zaino; questa vite s'introduce nel foro di ciascuno dei due regoli inchiodati allo zaino e vi si ferma nella direzione voluta mediante madrevite a galletto. Applicate le ruote, lo zaino di questo modello n. l può farsi scorrere in due modi e cioè : a) diritto, perfettamente verticale e quindi completamente appoggiato sulle ruote, sollevato più di trenta centimetri da terra., diretto col suo lato lungo dall'indietro all'avanti e con le ruote disposte nella~ stessa direzione, la posteriore ben fissa ossia con la vite d'innesto fortemente stretta sul regolo, l'anteriore un po' mobile per poter seguire. chi conduce lo zaino in qualunque direzione egli voglia, schivando gli ostacoli o sterzando, come suol dirsi, ove occorra; il soldato non ha che da sospingere lo zaino accanto a sè, alla sua destra o sinistra secondo il caso, tenendo con l!i. mano corrispondente, i bastoni del telo da tenda ovvero le bretelle e la coreggia che sopravanza della gavetta; b) un poco inclinato dall'ìndietro in avanti con le ruote fissate rigidamente o a vite stretta nella. direzione dei fianchi dello ~zaino: una.parte del peso, direttamente proporzionale all'inclinazione data, è sorretta dal soldato il quale traina lo zaiuo dietro di sè tenendolo con UlJa mano per le bretelle riunite attraverso l'estremità. della coreggia.. della gavetta chiusa ad ansa mediante un piccolo spago o meglio ancora fissandolo per la sua faccia grande anteriore alla cassa del fucile,_ ciò che si fa in un istante attorcigliando attorno all'impugnatura. del fucile le due bretelle dello zaino che si fermano ai ~rispettivi ganci. Il fucile può continuare a. portarsi a bracciarm e la mano sinistra resta. completamente libera; c) inclinato dall'avanti indietro, sospinto avanti dal soldato che lo tiene come nel caso precedente per le bretelle cui fa contrasto la core.ggia della gavetta. Negli esperimenti pratici eseguiti con questo modello si è riconosciuto che il primo modo di procedere è più adatto per le vie in discesa ed a piano regolare; il secondo riesce più comodo ad a t tra versare anche terreni ineguali, il terzo è specialmente consigliabile in salita. In fondo il secondo e il terzo modo di condur lo zaino somiglian':>molto tra loro e si può passare dall'uno all'altro senza cambiare la direzione delle ruote: sono caratterizzati dalla posizione inclinata dello zaino, che è la preferibile per tale modello n. l e ad esso esclusiva.
SUf..LO ALLEGGERUI ENTO DEL OARICO D~~LLA TRUPI'A A PIEDI
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Un secondo modello che ho fatto !.'Ostruire (fig. 2 e fig. 4 B ) consiste in: l " Una lastrina di ferro avvitata quasi nel mezzo della tavoletta inferiore dello zaiuu, circa 6 ceu tliuetri più v ici n~' al fianchetto siuistro che al destro; sotto alla lastrina è saldato un piccolo perno cilindrico di ferro pieno, per cui nell'insieme questa parte che resta fissa allo zaino ha. in sezione verticale la forma di un T ; 2° Una forcella doppia di ghisa a forma. di lambda, cui sono attaccate due ruotine di legno forte a ragg1 relativamente sottili, cer-
Fig. 'l'.
chiate di ferro di 22 centimetri di diametro; la forcella. termina in alto in una. canna vuota. che ha lateralmente una vite; per innestar la forcella allo zaino s'introduce il perno cilindrico nella. canna vuota e vi si f~rma stringendo la vite. Lo zaino con tal sistema ruota diritto per fianco sospinto dal soldato con la. mano sinistra che afferra i bastoni della tenda lasciati sporgere posteriormente quanto occorre all'uopo. L'apparecchio vien .fissato più vicino ad un fianchetto, e non proprio nel mezzo della tavoletta inferiore, perchè la ruota anteriore venga a n - Ci!W1>alt mtdlco.
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CO.XTRIDOTO A !-LO ST OOIO
sorpassare un po' in a vanti lo zaino imped~ndo cosi che s1 rovesci in discesa. Negli esperimenti instituiti con questo modello s1 e osservato che occorre un po' d'esercizio 'prima che il soldato sappia condurre automaticamente, senza pensare\, questo piccolo veicolo; ma. dopo tre o quattro volte che lo usa, impara a guidarlo perfetttamente ed anzi trova il modo di appoggiarvisi alquanto marciando, lasciandosi in certo modo sorreggere. Un terzo modello (fig. B e fig. 4 C) tutto in metallo, è pure co-
struito in modo da far ruotare lo zaino ma.ntenuto diritto per fianco alla sinistra di ogni soldato; ma a differenza del modello n. 2 ba la ruota anteriore più grande della posteriore e dirigibile mediante un'asticina a manubrio che at.traveTSO lo zaino \a a sporgere sopra il telo da tenda. , ' Le ruote sono di la miera. d'acciaio; l'anteriore ha un diametro di 29 centimetri, la posteriore di 25; han ciascuna la propria forcella separata che in maniera semplicissima e cioè con un solo movimento ~ircolare si a ttacca o si distacca in pochi secondi nella tavoletta in-
SULLO ALLEGG I·:RIM~:XTO Dl-:1. CA RICO DIO:LLA TRUl'I'A A T'lEDI
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feriore dello zaino, la. ruota. posteriore prbsso il fianchetto d estro e l'anteriore presso il sin istro. Una bacchetta. d'ottone si congiunge alla forcella antbriore e le p uò imprimere movimenti di rotazione attorno all'asse verticale: tale bacchettf~ attraversa internamente lo zaino ad iacente al fianchetto sinistro, fuoriesce dalla tavoletta superiore e sporge sopra il telo da tenda dove termina con un' asticina trasversale che funziona da manubrio : tutti i pezzi, compre:>a la bacchetta-manubrio, che serve a condurre la zaino volgendo la ruota anteriore nella direzione A
n
c
Fig. 4".
voluta per tenere in equilibrio il piccolo biciclo, sono prontamente amovibili, sebbene sia preferibile lasciar la bacchetta stessa al suo posto in modo permanente. E ssa non disturba neppure la disposizione degli oggetti contenuti nello zaino, trovandosi vicinissima alla tavoletta del fianchetto ed in corrispondenza del fondo dello scompartimento per cartuccia. Il modo di far procedere questo apparecchio a manubrio somiglia molto alla maniera di condurre a. mano una bicicletta, dovendo gi-
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CON1'RJBOTO ALLO STUDIO
rarsi la ruota n:nteriore verso il lato che tenderebbe a cadere; per ciò anche questo terzo modello richiede quasi come il secondo un certo esercizio per essere condotto celermente e con disinvoltura; ma dopo poche volte se ne acquista la pratica da chiunque. Per tutti i tre modelli che ho fatto costruire è previsto il caso di dover trasportare le ruote coi loro sostegni distaccati dalle rispettive inserzioni rotabili; per tale scopo si sono cucite sulla copertina due o quattro cingbiette per appendervi le forcelle. Tuttavia i modelli n. 2 e 3 possono addossarsi in spalla lasciando le ruote al loro posto rotabile senza che impediscano il maneggio delle armi sia in marcia che nelle varie posizioni di tiro come si è visto nelle prove pratiche privatamente istit uite. Ora che credo di aver dimostrato che lo zaino rotabile individuale può facilmente costruirsi, sembraJ?i necessario discutere se esso possa realmente riuscire u tile in via gonerale nell'intento di alleggerire tl carico del soldato. Giova a tal uopo mettere a confronto i suoi essen: ziali elementi di vantaggio e di danno sul modo attuale di portar lo zaino sul dorso: vale a dire da nn lato la grande diminuzione di lavoro che si ottiene facendo rnotar lo zaino tntte le volte che la viabilità lo consente e dall'altro il sovracarico delle ruote ed anness1, quando lo zaino deve portarsi in spalla. P er tale raffronto valgano i seguenti dati: Il peso delle ruote e sostegni nel modello n. l è di chilogramma 1,180 negli altri due ascende approssimativamente a un chilogramma e mezzo ma è susc~ttibile di diminuzione, specialmente nel modello n. 2 che attualmente è il più pesante per le sue robustissime ruote in legno forte sostituibili in altre pure forti, ma più leggere di lamiera d' acciaio. In ogni modo il maggior peso di questi due modelli è componsato dal fatto che finchè lo zaino ruota esso è completamente soste nuto dalle ruote, mentre nel primo apparecchio una parte del peso proporzionale alla inclinazione che si dà allo zaino è sopportato clfl.l soldato. Ciò posto si consideri pure che il sopraccarico sia di un chilogramma e mezzo; lo zaino affardellato pesa sempre più di undici chilogrammi e non di rado oltrepassa i quindici; perciò, anche senza. calcolare i chilogrammetri di lavoro che si spendono nel portare lo zaino in un modo o nell'altro si può ammettere che basterebbe poter ogni undici chilometri utilizzare per un chilometro e mezzo di strada. il mezzo r otabile, cioè nn chilometro su sette, per esser compensati di aver portato in spalla le ruote in tutto il resto della ma.rcia; ma la. proporzione è molto diversa, più in favore della rotabilità delle vie percorse. Il già citato dottor Saint Paul riporta difa tt1 il seguente
SULLO ALLEt:GEilUIENTO DEL CARICO Dr:LLA TRUI'I'A A 1'1 ~0 1
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calcolo: nelle grandi manovre francesi del 1902 che furono assai penose, una compagnia presa a caso percorse dalla partP.nza dal q nartiere al suo ritorno in quartiere 260 chilometri, dei quali 140 su strada. rotabile, cioè più del 50 p. 100; ed è anche eli qualche valore la. considerazione che per lo zaino ruotabile individuale sono da considerarsi come rotabili anche le vie di campagna. ed i sentieri non compresi nel suddetto calcolo. D'altronde per quanto i paragoni presentino sempre un lato poro bello, non posso fare a meno di osservare che l'inventore del roule-sac sullodn.to ha tJ·o•ato questo vantaggioso anche quando dava (roule-sac n. l ) un sopraccarico medio di più di 2 chilogrammi e masr:.imo di chilogrammi 2,580 al portatore della ruota anteriore; per cui a. maggior ragione deve riconoscer:li utile nel senso dell'alleggerimento il mezzo rotabi le individuale che non pesa più ùi un chilogramma. e mezzo .ed è applicabile su maggior numero di vie. Per !"allungamento che può de1·ivare a un reparto di truppa marciante dalla presenza di zaini rotabili tra le file, se pel modello n. l tenuto inclinato diet1·o la persona tale aumento di lunghezza della colonna marciante è innegabile (non per altro considerevole) non esiste invece affatto per gli altri due modelli che ruotano diritti al fianco {{i ogni soldato. occupando uno spazio pressochè eguale alla lunghezza dello zaino (modello n. 2 con sviluppo di centimetri 40) o alla lunghezza. del passo (modello n. 3 con sviluppo di centimetri 72) e quindi inferiore a. quello che deve intercedere tra una fila e !"altra.. Ma anche pel primo modello, oltre le ragioni di compenso tra la maggior velocità della marcia col sistema rotabile e l'allungamento della. colonna marciante citate dall'egregio dott. Saint-Pau!, pnò considerarsi il fatto che ad inclinazione minima, q naie occorre per le strade, l'allungamento è di circa. 30 centimetri per zaino pa.ri a metri 18,75 per ogni compagnia di 250 uomini marcianti per quattro ossia 75 metri per battaglione di mille uomini, 2:25 metri per un reggimento di tremila. Dove occorre inclinar di più detto npparecchio, cioè su terreni ineguali, campestri o a ciottoli, di solito l'andatura è meno veloce e meno metodica ovvero havvi il modo di procedere a linee spiegate o ad ord.ine sparso, su cui cessa l'azione allungatrice degli apparecchi rotabili. Circa la. spesa che importerebbe l'adozione degli apparecchi ruotazaini individuali, ritengo che data la su~• mitezza e riconosciuta la utilità del provvedimento, essa non sia tale da preoccupare. Mi sono appunto occupato di adattare le parti rotabili allo zaino attualmente in uso nel nostro esercito a.nzichè escogitare impianti di sistemi completamente nuovi, percbè son convinto che solo i miglioramenti conseguibili con poca spesa, utilizzando :l matPriale buono già esi:,tente,
CO~TRIBUTO ALLO STUDIO
dànno speranza rli applicazione pratica. Effettivamente le aggiunte che occorrono per render rotabile lo zaino cioè ruote, forcelle, regoli, perni, viti, bacchette e manodopera, per quanto mi è risultato dai modelli fatti costruire importano una spesa oscillante da una. lira e mezza a due lire e mezza, che è ben poca cosa. di fronte al costo dello zaino (dalle 12 alle H lire) e diminuirebbe ancora per l'esecuzione di un numero considerevoli'. Potrà il costo delle singole parti diventare alquanto pitt elevato se si vuole adoperare un materiale più fino e leggiero, se si applico. alle ruotine uu cerc!:Jietto di gomma o di cuoio per dominare l'attrito e il rumore, se si muniscono di sfere d'anciaio e cuscinetti i perni delle ruote per aumentarne la scorrevolezza, ecc.; ma essendo perfezionamenti questi che arrecano ulteriori vantaggi in riscontro alla. maggiore spe~a che richiedono non possono influire sfaYorevolmente sulla praticitÀ. del sistema. T,a solidità degli apparecchi è stata provata negli esperimenti fatti più che suffìci~nte. Il modello n. l può reggere approssimativamente 30 chilogrammi, il n. 2 circa. 37, il n. 3 circa 132 per lungo tempo, scorrendo sonza difficoltà.. Essendo gli apparecchi stes~i molto semplici, specialmente i modelli n. l e 2 è meno facile che si guastino affidati a qualunque soldato; del reato appena la. truppa avrà potuto apprezzare tutto il sollievo che le può derivare da simili congegni, metterà molta cura nel conservarli in perfetto stato di funzionalità. Per accennare anche ad una possibile obbie:r.ione di minore importanza, tal uno si preoccupa del sollevamento della pol~re provocato dalle ruoti ne sulle vie maestre nella stagione esti va: m a esistendo già. tale inconveniente durante le marcie in grado piuttosto notevole, non potrà essere accresciuto di molto dal passaggio delle ruot ine, che sono relati>a.mente piccole e sottili,.han poca. velocità e superficie rotante liscia; per contro, portando il soldato minor peso indosso, poggerà. il piede a terra con minor forza e lo trascinerà meno, per cui il lamentato polverio tenderà a diminuire. Lo zaino per se stesso e pel suo contenuto non pnò risentire gran danno Jalla polvere stradale essendo sollevn.to circa 40 centimetri dal suolo; al massimo richiederà una :>pazzolatura più accurata all'arrivo. D'R.ltronrle quR.ndo si trovino vie molto polverose anche sui lati che si sogliano porcorrere al « passo di strada • si rinuncia· a fruire degli apparecchi rotabili e se si prevede ciò in una marcia di presidio si lasciano le ruotine in quartiere, r estando solo at.ta.ccati allo zaino i piccoli pezzi fissi. Un'altra cin:ostanza che può ostR.colare il funzionamento doli e ruote è la presenza nella via. da percorrere di sassi o di fango spesso e duro che renda il suolo molto irregolare; ma anche taio condizione, che è altresì sf<worevole alle marcie in genere, non suol verificarsi
SlJLLO AI. LEGQF.fl DI E:-ITO DEL CAniCO DELI,A TIWI'I'.A A PIEDI
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per vaste estensioni. D el resto il sistema rotabile individuale non ha bisogno, per esser dichiarato u t ile, di essere mes:;o in opera in tutti i casi nè per l'intero percorso di qualsiasi marcia. Prima. di terminare esprimo ron piacere una parola di elogio al meccanico Rnlti Gio-Battista, solf1ato dPila 2n compagnia di sanità, che nei momenti in cui era libero dal sprvizio volonterosamente ~i è prestato ad ad eseguire i moùelli n. ~ e 6. dimo!;trando non comune abili tà professionale ed iniziativa. Concludendo credo opportuno insistere nella segue nte d ichiarazione: La modifira?.ione, eh~ me apportata alla zaino e sopra descritta. in tre modelli diversi, vale solo come a pplicazione pratic,a, ma forse grezza., del concetto, che sia ntile e possibile rendere roto.bile lo r.aino mediante poehe aggiun te direttamente ad esso attaccate e che non impediscono di portar quando si voglia lo zaino in spalla. Pur ammattendo che g li apparecchi da me f}ttti costruire n on pit\Cciano per forma, peso e per altre q ua.lità intrinseche a ciascuno di esse ne lla c011fezioue o nel funzionamento, ad ogni modo ho la. profonda convinzione c be il trasporto del c~~ri <:o del soldato con mezzi rotabili individuali abbia a recare granrle soll ievo alle truppe a piedi. Ignoro se ragioni speciali d'indole strategica abbiano si11orR. im pedito d i adottare sistemi basati su questo principio, che non è neppure accennato nei trattati d'igiene militare pitl noti; e q ualora non vi sieno simili coutroindicationi, non saprei immaginarne altre da contrapporre agli evidenti vanta.ggi che esso offre.
HIBLIOGK-\FIA. Lezioni d "iqlene lilogrn{alt ~,.Citra dtl doli. G. On[lgio- Lera. Piren1.e 1~9. /,e ehargemtnl du (ant1u<w . (Str•flltur·~ oeslerrt ìch . milil . Z ell&chr . oct. ~~~!.anni. In Arc/1. d e mt.l. milil., 1893. t. XXII(>. 187, ci lato nel 'frolli d"lllf!Jiéue millla irt> parA. {.averau, 1891l, pa~:. 4n) (3) A. LAVI'.RAN· - Tmiti d.'llygiduf. milllairt; t!I9G, P..ris . p~g. 433. (4) lJa lL. Cousns. - Calcoli (alli dal C<tf}llano di (regala Oni lll. ( Ar ch. de m t•d. !lUlil., 1889. jlag. 3it, rh•orlatl d:1l l.nvr r4n nel llhro citato, pa).:. 4:12. (:i) G. !ttA7.1.Bt. - Sl"di epro/>041t lnlortto alt"un·tdamanto fii gllerrtJ del 10/dalo di (anlel"lt&. Pistoia, 1887. (6) TollrniM n~tdleale, oclohre l !lO~ . .\rtico lo del Dutl. S••~·r· PAUL sul roulc-sac riprodotto dal In Ffan re mllillllre <lei 93 novvmiJrft t 90j (7j .dn,•alt$ 111 ialtn·chtruroicalu d" Co'ntrr. t rciJhr.rin 1903 , e A rmtòe et marine, 8 reblmlio t 9tl3. R014le-aae, arllcolo ilei IIOit. SAINT- PA UI.. (8) A1U1alu mèditO·clllrllrOìtnltl d11 Ct tllre, t uovembro l!l03, pag. 16{.
(Il Mu•TRELLI. l ~) TuunNWALil. -
OSPEDA LE MILITARE DI R O MA
LA :MALARIA NELLA GUARNIGIONE DI ROMA NEL BIENKIO Hl02-1H03
Per Il llollor G . • · !Uarioui - BianC'Jol , tenen te mcrllco
Nel corso degli ultimi anni ho potuto seguire con grande accuratezza la malaria della guarnigione di Roma, specialmnnte percbè dal DirettorE"~ dell'ospedale venne isti t uito, durante tutta la stagione epi-demica ( l ), un riparto autonomo de:-tinato ai malarici, o ne venne a me affidata la direzione. Negli altri mesi i malarici caddero ugualmente sotto la mia osservazione per l'interesse che io prendevo alla. cosa, e perchè, essendo incaricato del servizio di laboratorio, dovevo fra le altre ricerche. eseguire anche quelle sul sangue dci mnla.rici. Per questi motivi io potei farmi un concetto esatto dell'argomento; e con vera riconoscenza. ringrazio il Direttore dell 'ospedale per a\ermi dato modo tii studiare cosi minutamente la malaria della guarnigione. Questa ha subito certamente, negli ultimi anni delle profonde e r eali modificazioni. Il numero dei casi di nnova infezione, quello dei recidivi, il loro rapporto reciproco sono mutati talmente, che non mi è parso inutile nferirne, tanto più che unt\ serio di provvedimenti adottati contro lo febbri inalariche dalle autorit.it. superiori deve essere stata la causa precipua, se non unica., di queste modificazioni . Alle antoriia stesse :::petta dunque il mer ito di tale iniziativa, per la quale mi onoro di aver comba.ttLtto colle mie povere forze fin dal l!>Ol , quando, in una mia relazione a S. E. il ministro della gt1erra. (2), proponevo tutta una. serie di prov>edimenti contro la. malaria, provvedi menti che ,·ennero poi in gran parte attuati. (Il N~l l!ln) dal l' lu~tho al 31 ottnhr~. nel l!lOJ <IA I l' lughu nl 30 nO''c.'ml•rt'. li Su li~ r.,mpa~na antirualanca n~u· ~j!rù Gro,•cla nu. <ìoorn . m cd . dr l tlei'CIIO, I!IIU
n.
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l.A MALAnU. N~:LLA OUARXIGJONE DI RmiA 1'\EJ, DIE:-iNIO 1!302-1!)0:3
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Tutti i malarici della guarnigione furono curati all'ospedale, essendo stato vietato in modo assoluto di trattenerli alle infermerie reggimentali. Di ognuno lo studio fu completo, sia dal lato clinico, sia da quello, dirò cosi, epidemiologico (fonti d'infezione, ecc.), sia infine coll'esame del Rangue. I dati quindi che •errò esponendo rappresentano la realtà, essendomi messo al sicuro, per quanto è possibile, da ogni causa di errore. I. -
Ln morbos ità per malaria nella, guarnigione di Roma.
Che la malaria abbia dato sempre nel presidio di Roma una mor,. bosità. molto consi•lerovole, può desumersi dal numero dei ricoverati all'ospedale per tale malattia. Dal 18\:>B, epoca in cui cominciò a farsi sistematicamente l'esl\.me del sangue a controllo ùei dati clinici, e nella quàle perciò le cifre cominciano ~d acquistare nn valore di reale attendibi lità, il numero dei malarici ricoYera.ti al l'ospedale viene rappreJJentato come appres>;o: SPECCHI O
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Nei primi quattro anni, dal 18DR al l!JOl, la malaria ci dà una media di curati di 64G ogni anno, con oscillazioni varil3 in più od in meno : negli ultimi due tm ni invece si ha un abbassamento brusco, il quale riduce il numero dei ricoverati a meno della metà della media del q uadriennio precedente. Del resto anche il 1901 accenna. ad una diminuzione, che è specialmente sensibile fra i non militari, e ciò troverà. la sùa. spiegazione più tardi, quando si parlerà dei casi di nuo~a infezione, essendo la diminuzione a enrico esclusivamente dei casi nuovi. (t ) la eategorla • non mllllari • comprende le guanlie di ci!la e g11arolie d t llo3ota.
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LA MALARfA l'ELLA GUARNIGtONG 01 ROMA
Intanto però resta fin d'ora provato che complessivamente la ma· laria dava una morbosità molto elevata :fino al 1902; in quest' anno si ebbe una diminuzione grandissima che si accentuò nell'anno testè decorso. Potrebbe supporsi che la diminuzione fosse in rapporto con una naturale attenuazioue delle epidemie: rua in questa supposizione non siamo confortati da nessun fatto concreto. È da notare prima di tuttoche dal 1880 in poi i ricoverati all'ospedale si mantennero sempre su per giù nelle cifre del quadriennio 1898·1001, o furono ad es~e su· periori; sarebbe strano perciò che una così forte diminuzione avesse coinciso proprio coll'adozione di speciali provvedimenti contro la malaria. Ma vi è un dato di fatto cbe osta all'idea che si possa trattare di attenuazione spontanea, e lo de bbo alla squisita cortesia del signor colonnello medico Ferrero di Ca vallerleone. Eg li, il quale compiva degli esperimenti di profilassi nelle varie zone della cinta fortificata, e perciò faceva accuratamente censire i malarici della popolazione circostante, trovò che nel 1!)02 in alcune zone intorno a Roma la.- · malaria fu gravis;.;ima, sia clinicamente, sia per numero di colpiti, sino a raggiungere in alcune località il 70 e l'SO p. 100 degli abitanti. Parlare dunque d i attenuazione spontanea non mi pare sia il caso, o almeno questo deve ritenersi un fat.tore ·s econdario, limitato a certe zone. ·Cosi, per esempio, ricorderò che nella Vali.e dell'Ani eu e la malaria fu molto scarsa nel 1902, e ciò devosi attribuire, credo, al lavoro di bonifica eseguitovi per opera e per consiglio del prof. Celli nell'anno precedente. :ID naturale che in quella località anche i militari siano stati meno colpiti dalla mala1·ia. Del resto la gl·avità e diffusione delle epidemie di malaria in un dato anno viene da noi medici militari molto facilmente desunta da un al tro fatto che non manca di importanza. Quando, nel marzo, viene chiamata alle armi una nuova classe di leva, i giovani coscritti provenienti dai luoghi malarici e che hanno sofferto della malattia nella stagione epidemica precedente, portano a noi l'infezione in latenza : i disagi dei lunghi viaggi ai quali non sono avvezzi, il cambiamen to brusco di clima, le 1n·ime fatiche militari, sono tante cause per c ui l'infezione si manifesta di nuovo con acce::;si febbrili, e può dirsi ch e una gran parte degli infetti entra. all'ospedale. Ciò costituisce la magg ior par te dei malarici che noi curiamo nel trimestre marzo-maggio, e dal numero di essi possiamo farci un concetto abbastanza esatto della diffusione dell'epidemia nella stagione precedente. Ora da quanto ho potuto osservare, mi è stato possibile convincermi che anche il1902 fu un'annata di malaria molto diffusa, almeno
NJ':f, l11F.X~IO 1902-1003
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in alcune località.. Si comprende, del resto, che vi po:>~;~tno e:-:sere stnti luoghi con m~~.laria molto grave ed altri con malaria mite, poichè ogni località ha una. storia propria a questo r iguardo, e non sarebbe possibile generalizzare.
II. -- I,a malaria di nuora mauif'c:-;tuziouo.
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Chi s i limitasse, per giudicare della diffusione di una epidemia di malaria, a ll'esame delle cifre totali esprimenti la morbositit complessiva, come sono segnate nello Specchio l, farebbe cosa incompleta ed inesatta. l nfatti serve a questo scopo molto di pilt la precisr~ detel"minazione del numm·o dei casi nuovi, esprimenti la malaria contratta nell'anno. Confrontando allora Je cifre o:;servate nel sessennio 1R08-l!IOB, e riporto.te nello Specchio li, vedinmo che a. cominciare dal 1\l()l si ebbe una enorme diminuzioHe, che da 2()-J: nel l!lOO, porta lo cifre a D.J: nel HlOl, per scendere ancora di più in seguito. SrEccHro IL MAI. AMICI
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. Cosi, mentre nelle cifre complessive dello Specchio l la diminnztone notevole comincia nel HJ02, qui invece è spostata di un anno, e, cominoia dal 1901· ciò dimostra che il numero dei Citsi recidivi non b' l ~u 1 variazioni notevoli nel 1!)01, mentre vi dovettero efisere cau~e che mfluirono sulla malaria di nuova. infezione. ~ L'andamento per mesi dei casi nuovi nell'ultimo triennio fu pere~ta~~~t~ quello che si os'ierv~~o di consueto. Come sempre, l'epidemi~ s 1 1z1_ava. col luglio, essendo trascura.bili i pochi casi anteriori, 81 e poo dJre si esaurisse col finire dell'ottobre. Degno di nota è solo
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LA MALARIA NELLA GUARNIGIONE DI ROMA
il fatto che nel1902 l'epidemia ebbe il massimo in agosto, mentre nel 1903 il massimo si verificò un po' in ritardo, cioè nel settembre. Tenendo presente la durata del periodo di incubazione, della quale ho avuto occasione di trattare in altra pubblicazione (1), e ricercando scrupolosamente quale fosse il se-rvizio prestato dagli infermi prima dello scoppiare del primo accesso febbrile, ci fu possibile in molti casi accertare qual fosse il luogo dove essi avevano contratta l'infezione. Senza dare cifre minuziose ricorderò soltanto che le fonti d'infezione per la nostra guarnigione sono : . I. I forti di Homa, dove nel 1902 presero la malaria 22 soldati e 35 nel 1903. II. Bracciano, ove si infettarono 9 persone nel 1902 e 3 soltanto nel 1003. III. Nettuno, che non diede nessun caso nel Hl02 e ne diede 6 nel 1903. IV. Infine, località varie dell'Agro R-omano; in questi casi trattavasi di soldati che vi si recavano per speciali servizi, o di carabinieri e guarùie di finanza costrette a vivervi a permanenza per l'ufficio a cui erano adibite. In città non venne mai contratta l'infezione, ciò che dimostra che le caserme di H.oma sono immuni dalla malaria. Vi sono però due eccezioni, rappresentate dall'ospedale militare e dalla caserma Cavour. Il ptimo, come è noto, sorge sul Celio, in una zona della città assolntamente periferica, a contatto della campagna. A causa di tale po· sizione gli anofeli, senza esservi abbondanti, vi sono stati da me più volte costatati e catturati. Orbene, durante il mese di settembre del 1902 due soldati che vi erano ricoverati da lungo tempo per lesioni traumatiche, e provenivano da regioni assolutamente immuni dalla malaria, .ammalarono di terzana primaverile, che fu naturalmente subito troncata col chinino. L a caserma Cavour, di nuova costruzione, è situata in prossimità del Tevere, presso la piazza d'armi; in e">sa non ho fatto la ricerca degli anofeli, ma nel Hl03 uno e forse due soldati vi contrassero l'infezibne, pure terzanaria, e che pure guarì rapidamente. Come sopra ho detto, il numero dei casi nuovi è diminuito enormemente a cominciare dal 1001. Ho escluso che ciò sia dipeso da una attenuazione spontanea delle epidemie animali. Quali dunque ne furono le ca n se? Per rispondere adeguatamente alla domanda, è opportuno considerare alcnni provvedimenti che furono presi a. datare dal 19lH, e che brevemente ricorderò. E prima di tut.to è necessario distinguere (l) Il periodo rH incubal.ionc •lell'lnrezione malaric.~. - Alli della Sociela per gli 611ldi della ma· Lanu, vol. V. 1904.
l\F.L BIE~~HO 1002-1903
50!)
i casi a seconda. che si verificarono nei militari e nelle guardie di finanza. Escludiamo perciò per un momento coloro che appartenevano a corpi varii, non di presidio in Roma, e si trovanmo qui di passaggio, in licenza, ecc., e che perciò o non contra:;sero la malaria in Roma, o sfuggivano ad ogni provvedimento, e le guardie di città. che danno sempre un numero esiguo di casi e per le quali non furono presi speciali provvedimenti, prestando esse quasi sempre ser~izio entro la. città. La distinzione in queste due categorie di individui è resa necessaria a causa dei provvedimenti per ciascuna adottati. Per i reggimenti di sta.nza a Roma è merito specialmente del colonnello medico Ferraro di Cavallerleone l'aver proposto ed attivato provvedimenti profìla.ttici per le truppe che presidiano i forti. Tali misure già iniziate nell8!)9 e 000 a. titolo di esperimento e in pochi forti, vennero estese nel 1001 a tutti i forti più esposti all'infezione: in alcuni fu usata la protezione meccanica, in altri la profiln,ssi chimica a mezzo del chinino. In questo modo vennero sottratti all'infezione un gran numero di soldt'l.ti; ma non si poteva pretendere di ottenere una diminuzione maggiore fra i militari, perchè restavano tutti gli altri fomiti d'infezione, dei quali sopra ho fatto cenno: cosi r estava Bracciano, Nettuno, e tutti i luoghi ove le truppe si trovavano per breve tempo : restavano pure i carabinieri pei quali nessun provvedimento era stato preso. Comunque, la cifr.1 dei colpiti, da 183, quale fu nel 1000, scese a soli 82 nel 1901, si ebbe eioè una diminuzione di oltre la metit dei casi (vedi Specchio li/). Quando si pensi che la maggiore sorgente di infezione è sempre stata rappresentata dai forti di Roma, conviene dire che i risultati ottenuti furono davvero soddisfacenti.
"'---"'
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SPECCHIO III. GU.\RIJIIt
AliNO
J\IILITARI
di Fln;l nz.t
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1900
183
56
1!101
82
5
190:2
67
12
1905
72
8
Col rendere sempre t>iù scrupolose le misure profìlattiche adottate, i risultati si fecero sempre migliori. La. protezione meccanica venne
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LA MALARIA XEI.LA GUARKWlOKE 01 ROMA
f.l:>tesa nlle case di tutti i guardaforti, al presidio di Terracina ed altro•e e neogli altri luoghi m.alnrici vennero praticate le chinizzazioni periodiche. Così la morbosità. nei militari scende a 67 nel l OO:l, e sarebbe diminuita ancora nel Hl03 se non vi fosse stata una causa alla. quale 6 bene accennare. Si è visto che nel 190:3 i casi di malaria. contratti ai forti furono 35, in confronto di ~2 nel 1!)02. .A spiegare quest'aumento, è necessario ricordare che la batteria :\omentana è sempre risultati\. una delle meno infette di .R.oma. In ba;;e a tale conf<iderazione forse, vi fu alloggiato nel l\J03 un numero rilevllnte di soldati della brigata fenoviel'i del genio, fatti VC'niro da T orino per speciali ragioni di servizio, e in vista della relativa sttlubrità del luogo, non fu prescritta ad essi alcuna !>).lecittle m iHura pro filattica . .à.vveune che, me n tre i pochi:>simi solda ti di presidio ordinario n ve vano dato ogni n.nuo pochissimi o nessun caso ùi mahu·ia, nel190:~ fra i numerosi nuovi abitanti si ebbero ben 11 casi, che non s i sarebbero ossen-nti in circostanze ordinarie. Detratti q uesti l l c<~si, che debbono consìdenusi assolutamente eventuali, la cifra di quelli rontratti ai forti scende a 2-!, cioè presso n poco come nel 1!'102, e quella totale dci casi nuovi giunge a 61, cioè ancora meno del 1002. Per le guardie di finanza i risultati sono ancora più confortanLi. La cifra di Hti che rappresenta i colpiti del 1000 è simile, !la.lvo le ine,·it:tbili oscilll\zioni <Hmualì: a quella degli ultimi anni. Ora dn. 36 ca<li nel l!lllO scendiamo d'un tratto a 5 soltanto nel 1!)01, e da allora le cifre si mantengono bassi:::sime. Ciò coincide precisamente coll'adozione della protezione mf'ccanica individuale e colletti~a per le guardie di fiuanza, la quale. bisogna dirlo ad onore di chi la applicò e tli tutti coloro che la sorvegliarono: fu attuata razionalmente e dagli stessi agenti Heguita. con grande zelo. L e cifre parlano· chiaro: e se si consideri che fra coloro ch e sono segnati nello Specchio II I vi ò qualche gu11rdia che contrasse la malaria fuori del presidio, è da convenire che la protezione meccanica ha fatto quasi sparire l'infezione dalle guardie di fìua.nza che fanno servizio in Roma. l n complesso, tntti i provvedimenti adottati hanno ben corris posto: sarebbe opportuno completare l'opera, estendendo le chiuizznzioni a scopo preventivo anche ai fort( meno malarici, ai presidi temporanei di Nettuno e di Bracciano, e specialmente ai carabinieri, pei quali ultimi non sarà facile attuare la protezione meccanica indi viduale. 1\[a intanto i risultati sono già tali che ormai la malaria nel presidio di 1-toma è ridotta appena a un terzo ed anche meno, di quello che era in passato.
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III. - La malaria red di nth'. ~ bene subito avvertire che i casi recidi ,·i che noi o-;serviamo sono solo in parte contratti nel presidio. Essi rappresentano in parte la. malaria contratta al pncsP d'origine nell'anno epitlemico antc<'edenLe, la quale si manifesta poi con recidive a bre,-i o a lunghi intervalli. Qnindi una parte non i n d i ffereo Le dei reciti i vi son forni ti dalle reclute, chiamate alle armi pn.r~e in dicembre parte in marzo. A <:ompletn.re il numero si aggiungono poi coloro che, curati n ell'ospedale dui·ante le prime manifestazioni della nHthtLLia, r cciclivano a difitan~-:a maggiore o minore. Ciò sp i eg:~ benissimo come nel lDOI, me11tre si ha uua diminuzione già co,.;ì forte dei casi nuovi, in...-cce i recid ivi non diminniro no affatto, rest.ando ;mzi al disopra della mPdia dr ! qnm1rienuio IR!I>-i-IUOl.
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111a col Hl02 i casi ùi infezioni recidive subiscono una diminuzione spiccatissima, r id ucendosi alla metà, e nel l OOo scendono appena ad un terzo. L e cifre dellflOl rappresentano dunque un n.nno normale, non modificato da nessun prevvedimento contro lo recidiYe, mentre nel 1902 si i ntrodussero, come si vedrà. in seguito, elementi nuovi capaci di modi ficare raoda.mento della. malaria recidi vale. È perciò sul HlOl che noi dovremo ba.sor ci per confrontare le cifre dell1 ultimo biennio. Per fare ta.le confronto, esaminia mo particolarmente le cifre dei recidivi nei singoli mesi del trit-nnio 1001-1903 confrontandole fra lor o:
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LA MALARIA NEL LA GUAn~IGIO.NE DI RO).IA
SPECCHIO
v. -~--=
l 9 o2
l 9ol
ME5l Cifl"1l mens11i
Gennaio Febbraio
31 23
Marzo Aprile Maggio . Giugno. Luglio . Agosto . Settembre . Ottobre. Novembre . Dicembre .
24 27
27 31 53 85 57 41 25 20 4-t-4
Medie
27 .17
Cifre
Medie
mrnsili
18 19 31 22 25
180 3
l 22. 83
46 .83
8
10 10 229
18
l 15.33 \
M6die
13 8 5
15 '21 14
2"3
20 26 18
Cifre mensili
8 16 23 6 8
12.137 l l
l 13.17
165
Dallo Specchio V risulta che nel 1901 le cifre, che si manteng~no presso a poco costanti dal gennaio al giugno, subiscono un fortissimo aumento in luglio, crescono ancora in agosto, raggiungendo il triplo della media mensile del primo semestre, e si mantengono elevatissime anche nei mesi di settembre ed ottobre, per tornare alla media dei primi sei mesi in novembre e dicembre. L'andamento dei recidivi nel 1902 è invece completamente diverso: le cifre si mantengono stazionarie, anzi diminuiscono ancÒra notevolmente negli ultimi tre mesi, mentre quelle del primo semestre non diversificano gran che da quelle del 1901.. A meglio illust1·are questo fenomeno, che è per noi interes· santissimo, perchè ci dà la prova del buon esito dei provvedimenti adottati, è opportuno confrontare le medie mensiii del primo e secondo semestre Hl02 con quelle dei periodi corrispondenti del 1901. Risulta allora che mentre nel periodo interepidemìco la media mensile fu di 27 nel 1~01 e di 23 nel 1902, con una differenza molto lieve fra le due annate, nel periodo epidemico invece la media mensile fu r ispettivamente di 47 e di 15 casi. Si ha quindi un'ir.versione com-
:'\1\1. BIEX::-<10
1D02-1U0i.l
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pleta dei rapporti fra i due periodi n olJe due annate: Del 1!101 il numero dei recidivi si duplicae si triplica nei mesi del periodo epidemico, nel 1 ~102 n ello stesso periodo la mediA. mensile diminuisce notevolmente in confron to rlei mesi prel·edenti. Il fatto non può ricevere la sua esplicazione da q uanlo si osserva ordinariamente, anzi è eontrario a. ciò che 1101 sappiamo sull' epidemiologia della. malaria, giacchè il forte aumento dei r ecidivi nel periodo epidemico è ammesso d<\ tutti, e forma. la base per spiegare !"insorgere e il continuare della. nuova epidemia. Oc,;orre ricercarne le cause in nuovi fttttori che nel 1902 esercitarono la loro influenza. nel produrre una. si con:~i rl ere vol e diminuzione. Un ordine d ell'Ispettorato di sanitit militare prescriveva che dai primi di giuguo 1!'102 venisse iniziato un trattamento sistematico eli tlltti coloro che n ella precedente stagione epidemica avessero a vuto febbri malarich e. La statistica. di questi individui venno fatta in base a. tutti i critorii che era possibile usare, non eccettuato l'esame del sangue cht) fu eseguito per tutti da me o sotto la mia sorvE-glianza (1). Il trattamento doveva durare due mesi a due mesi e mez;-;o, e consister e: a ) per le te1·z am• in un grammo di chinino alla settimaua (cloridrato) in una sola volta; b) per le quartane, e.•tiro-aulunnali, ed incerte, due grammi di chinino alla. settimana. in due giorni successivi. L e quartane vennero t rattate allo stesso modo delle esti \·o-autunnali
a cagione della loro pertinacia n elle recidive. I risultati di questo t rattamen to fttrono ottimi; gli individui furono tut t i bonificati ttd t>ccezione di pochissimi che recidi ~·aro no malgrado la cura. Con un'anamnesi accurata di og11i recidi,o che entrava all'o~pedale veniva determinato se era stato sottoposto alla cura p eriodica, e :;e q uesta era stata com pl e ta e regolare: in tal g nisa ci fu possibile stabilire che su 400 indiYidui circa, i quali avevano avuto accessi mal>~.ri c i nel periodo dal luglio 1901 all'inizio del trattamento, solo 10 rec idivarono e furono perciò ricoverati all'ospe\lale (2), e di essi, tre avevano seguito in-egolarmente o incompleta.mente la cura per circo:'tanze svariate, e i rimanenti sette l'avevano compiuta. con regolarità pel"fe tta, o q nasi perfetta. ( l) Velle•·e •l mio 1.1voro: S"lla malaria lit lla gua•·nigione di Homo tk1l !Jttnwlo al lt•glio 11102 t '"' rapporli dtlla malat•ia ruidlvfllt collo I CO/J1IÌO tl t lta nuova t}Jidtmia . (lti(ormo mtdico, 111118, " · 12) l'l Non ho leno lo conto di pochi casi in cui s• ehb~ •tualrh~ acce:sso febbrile net primi tempi tlel
tratL-.meoto periodico, e ehe ('Ol non rN:Idivnrono allrlmenti. Essi non ebbe•·o oe.onchc luso;:oo dl essere •o•bti au·ospedale, e trascor.o tntto Il pf riodo !"('IIIPmico sen1~ altri acce~sl •cc•dl,•ali, /urono ccnsitlrrall ;ma riti. 33 - (;lornole medico.
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LA MALARIA NELLA GUARNIGIONlò; DI ROMA
È ben vero che non tutti i 400 individui debbono considerarsi come malarici all'inizio del trattamento, dovendosi ritenere che molti fossero stati già bonificati o spontaneamente o per cure precedenti; ma in ogni modo resta sempre il fatto che degli individui cosi trattati recidivò una percentuale bassissima. Ma nel periodo dal luglio al dicembre e poi successivamente nel primo semestre del Hl03 non ricoverarono all'ospedale sotanto quei 10 individui recidivati malgrado il trattamento. In complesso nel secondo semestre 1!"102 ricoverarono 92 recidivi, dai quali detratti i 10 sopra. notati, restano 82 individui. Essi appartengono a. varie categorie: alcuni E'!rano soldati sfuggiti alla bonifica per varie ragioni, altri erano richiamati di classi anteriori che vennero per breve tempo alle armi in settembre, e che al momento della bonifica si trovavano alle loro case; molti appartenevano a guardie di città, di finanza e a carabinieri, nei quali non ftl f11tto alcun trattamento periodico. Finalmente un piccolo numero di tali recidivi è rappresentato da. coloro che, curati all'ospedale per un'infezione nuova, recidivarono poi a breve scadennza. Quanto ai casi nuovi, essi vennero da me sottoposti ad un razionale trattamento curatiYo (1), dopo averne fatta la diagnosi esatta per mezzo di un esame clinico completo e dell'esame del sangue. Dal lato clinico l'esame della curva termica fu quello che mi guidò principalmente, ed è inutile avvertire che spessissimo mi servii delle temperature prese ogni tre ore. Usciti dall'ospedale, i malarici tornavano al proprio reggimento, ove erano sottoposti ad un trattamento periodico identico a. q11ello da me sopra. accennato. In ta.l modo furono pochissimi coloro che recidi~arono. l\Ia di ciò dovrò occuparmi in seguito. Intanto mi preme far notare che coi provvedimenti riferiti si ottenne una. fortissima diminuzione dei recidivi nei reggimenti di stanza in Roma, e ciò spiega il compor tamento del tutto diverso della malaria. recidivale del secondo semestre 1902 in confronto del 1901. Tutte queste cause di bonifica. che son venuto esponendo portano i loro frutti anche nel primo semestre del 1903. Ci<'• è tanto naturale che non ho bisogno di insistervi, e la prova si ha confrontando il primo semestre 190;3 col periodo corrispondente del 1902. Lo specchio V ~ in proposito molto dimostrativo. Da. una. media mensile di 23 ca.si nel1902, si scende a. meno di 13 nel 1903, e da una cifra complessiva di 137, n.ppena a 76. E nel periodo epidemico 1903 la. diminuzione si mantiene presso a. poco costante. I nuovi venuti sono di nuovo sottoposti a bonifica. nel giugno e luglio, i casi nuovi sono prima curati clinicanente all'ospedale (l) Vodere In po-oposito l.o mia memoria sopr• citata: Sulla campagrta anllmalarito.
:SEL DIEN!'\10 1902-1903
Glo
e poi sottoposti a cura periodica al reggimento: cosicchè da. una media. mensile di 15 recidi v i nel secondo semestre HJ02 si scende a 13 nel 1903_ E non è vana. presunzione il ritenere che continuando uella. Yia. intrapresa1 otterremo ancora. note,-oli diminuzioni. Un ostacolo sensibile fino ad ora venne rappresentato, come sopra ho detto, dai carabinieri, guardie di città e di finanza. P er essi la bonifica. preepidemica, e la cura. periodica all'uscire dall'ospeda.le non fu potuta sinora attuare; i r.arabinieri non hanno mai nelle stazioni dell'agro un ufficiale medico che faccia le somministrazioni settima· nali o bisettimanali di chinino, e non e facile ammettere, almeno per ora, che gli stessi individui si sottopongano di loro volontà a prendere il chinino n forti dosi, coi disturbi, lievi d'altronde, che ne conseguono. Del resto ritengo che il chinino a forti dosi debba essere dato dal medico, il quale può sorvegliare gli effetti in caso di grave intolleranza. Le gnarùie di città e di finanza poi sfoggono del tutto al nostro controllo, appena uscite dall'ospedale. . Per tutti questi individui, quantunque io sia. convinto della superiorità del metodo discontinuo quale mezzo di bonifica (non parlo di valore profilattico), pur tuttavia, in mancanza di meglio, riterrei necessario che dalle superiori autorita venisse prescritto uno speciale trattamento, da eseguirsi dai locali brigadieri o marescialli ai loro dipendenti usciti dai luoghi di cura. con diagnosi di malaria. Si potrebbe ricorrere alle piccole dosi giornaliere di 20 cgr: al giorno, continuate per due o tre mesi, e con ciò son persuaso che si bonificherebbe buona parte dei ma larici senza disturbo, oltreche il tratta.mento avrebbe valore profila.ttico nel senso che, siccome di solito questi individui tornano al luogo ove hanno contratto la malattia, cosi si verrebbero anche ad impedire le reinfezioni, (Contin"a).
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA ABRII<OssoFF AL. - Bulle pdmilalme alterazioni Della tlsl polmoo&l"e lol:r.iale. - (Centrali.Jlatt filr Bak1er iologce, Par isitenkunde ur1d /n.felrtionskrankheiten, n. 10-11 , 20 gennaio 190i). I. L'a utore trovò su 453 autopsie, in 101 caso, alterazioni negli apici polmonari e nella pleura, che rassomigliavano agli stadi iniziali di un processo tubet•coloso; tuttavia soltanto s· di essi erano veramente tuber colosi. Questi tutti presentavano caratteri bronco·polmonitici; senza dubbio il pr oc·sso aveva avuto origine nella parete del piccolo bronco e l:iede nella sua continuazione col dutto alveolare; il fucolaio primario penetrò nel lume del piccolo bronco e infettò quindi puN gli a lveoli vicini. La partecipazione dei vasi e seconda· ria. L'autore palette inoltre dimostrar e, con ricerche su animali, che esattamente gli stessi focolai broncopneumonici possono t·iscontrarsi nel tessuto poi· mona J•e, anche nell'infezione ematogena. Il. Nelle sue ricerche sul rapporto di un'antica affezione delle glandole bronchiali con una recen te a ffezione polmonare l'A. non potetle mai osservttre il passaggio a ttra vet·so le pareti va8ali; all'incontro egli trovò, su Il casi 3 .volte, che i bacilli tubercolosi penetrar ono dalle glandole broncbi11li nelle lacune !infatiche perivascolari della solto mucosa bt·c•nchtale. Un'invasione di bacilli tubet•colosi nel lume bronchiale senza precedente lesione dello strato epiteliale é perciò del lutto spiegabile. C. S.
Appendlolte e ver cinischen Wissenscho(1en, n. 10, 19(14).
W. 0PPE. -
.- (Centralblatt.fiir die medi-
Nell'etiologia dell'appe nd1cile spiegan0 indubbiamente una consider evole azione le concrezioni intestinali e i batteri. Ma anche un terzo P-lemento etiologico, cioé i ver mi intestinali, vengono qui in campo, come fu gia dimostrato in Fra ncia e recentemente in Germania da A. Schiller. Tre sono le specie di vermi intestinali, i quali possono penetrar·e nell'a ppendice, cioé: l'ascaris lum· I.Jricoides, l' oxyurus oer micularis e il iriehocepha/us dispar. Tulle e l!'e le specie di vermi, ma più particolarmente le due ultime sono slatt>, uon di rado h·ovate nell'appendice vermi forme e sono perciò in grado. coi loro movimenti, o penetrando nella mucosa intestinale, di produrre un'itT1taz10ne più o meno grande ed eventualmente di aprire una porta d'ingresso pei b11tten Se in casi di appendicite trovansi i suddetti vermi in testinali nell'intestino cieco, si può naturalmente addebitare ad essi la causa della malattia, quando possono eliminarsi tutte le altre specie di elementi etiologici, come ad esempio le alte· raz10ni lubercolose od actinomicotìche delle pareti .intestinali, come pure IR presenza di concrezioni.
R!VISTA MEDICA
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L'A. osservò 61 appendici ve rmiformì r ilsecate, nelle quali non meno di 6 volle trovò vermi, e sempre esclusi\'amente ossiuri. Egli é di opinione, che questi indubbiamente a ubiano dapprima prodotto un catarro locale dalla mucosa dell'appendice vermiforme, sul cui fondo si siano potute fo rmare in appresso concr ezioni calcolose con le loro complicale malallfe. Consegue da ciò che in avven ire, meglio c he fino ad ora, bisognerà occuparsi della cura profìlattica dei vermi intestinali. Quando esiste un'appendicite e si l1'ovar1o nel contenuto in testi naie lombdchi od ossi uri, bisogna cercar semprA, se non esislon o contr'oindicazioni, di espellerli. Se invece si tratta del tr icocephatus dispar, d quale, come é noto, non è suscettibile di cur a, poco é pure da spera1·e nell'inleJ'vento operativo. Da ultimo conchiude inoltre l'A. che, contrar iamente a quello che si è creduto sinora, gli ossiuri emettono le loro uovA tntra vilam nell'intestino. C. S.
Contributo &ll'lnfeslone v&luolos& - (Centralblattjur Bak· teriologie, Parasiten'ktJ.nde und ln.feklionskrnnloheiten, n. 1Q- 11, 20 gennaio 190i).
TRAUTMANN G. -
L'A. descrive il decorso della malnllia di vaiuolo in un medico, il quale si era infe ttato nell'ospedale St. Louis in Parigi. Il per iodo d'incubazione fu di 12 giorni. I n principio s i ebbe ~sclusivamen te lo stadio papuloso. L'esantema durò in totalP. solamente 6 ~dorni. N onostante chd n0n si fosse ra~?~iun to lo stadio suppurativo, tipico, tuttavia le curve termometriche decorsero in modo cat'alteristico, cioè dopo la prima cadu ta della febbre si ebbe una seconda elevazione dellu temperatura, la quale, con la cessazione e la guarigione delle papule, tornò nuovamente al nor male. Lo stadio papuloso adunque ra~)!iun se (do po il 5° gior no) con nuovi aumenti di temperatura lo stadio vesr.icoloso e suppurativo, che no n é mai saltato, come per es. avviene nella vajoloide, in cui manca il secondo periodo f~bbr1le, cioè l'ele vazione della temperatura dello stadio suppuralivo. L'A. mette in r ilievo il decol'so mite della malattia, la quale, sebbene determinata dA un oirus assai attivo, fu allenuata dall'efficacia della r ivaccinazione, avvenuta 11 anui primt~. Lo stesso mite decor1>o si olliene del res to con l'impiego dell11 luce rossa (Fiusen), in cui manca pure lo stadio s uppuralivo con le sue trisLi successioni (cicatrict). C. S. R A E C KE. - Relazione stattstlo& sall& ettologl& e slntomatologl& della p&• ralist progressiva. - (Centralblalt fu r d ie medicinisclten Wissett.~clla.flen 11. 47, 21 novP.mbr·e 1903).
Dal novembre 189i all'apr ile 1902 entrarono nella clinica psicopatica di Tub inga 136 par alitici (115 uomirJi e 21 donna), corrispondenti al 5,2 p. 100 di tutti gli e n tra ti. La sifilide era cer ta in 57, :l p. 100, probabile in 20, 9 p. '100, ignota in 10, negata i n 11,8 p. 100; l'alcoolismo in 25,8 p. 100; i traumi s i notarono 5 volte , c a u8e psichiche6 volte. Si trattò di 37 arlefìci,di 26 ufficiali, impiegali, medici; di 3 1 negozianti, di 22 opet•ai, di 11 albergatori e camer ieri, di 5 contadini e dt 4 dom estiche.
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RIVISTA )(E DIOA
La mAggior parte de~li uomini erano fra i 31 e i 4-0 anni di elà ( 11) l'l nel succes!>ivo decennio (:391. Il i5 per cento di tutte le malattie 11vvenne fra il 300 e f>O• anno di età. Anomal•e di reazione delle pupille (immob1lité, iner zie) ~i manifl'starono in 102 casa. i n 98 casi si ebbero riflet-si rotulei patolo~ei ci (fil volte aumentati, 37 volte diminuiti od aboliti). Alter azioni del nervo ottico P-i riscontrarono l'l 2!l,l p. 100 dei casi; il sintomo di Rombet•g si osservò W volte. Nel 79 p. 100 ~i ebbero disturbi articolari, nel13,6 p. 100 afasia transitoria, ecc.
c. s. tJa oaao eli auemla perulololl&. - (Cenlralblaltfiir di.e mcdicini· schen Wissensch(tfien, 11. 47, 21 novembre 1903)
FARIAN. -
Il caso ò interessante per i fenomeni .luraturi osservati do parte del sistema nJ>rvoso (pnrnlis• di ambedue 1 lati dei muscoli sopra spino!ti, solto t<~pinosi e deltoide• ed anomalie di sensibilità Ilei medesimi) e per il r apido in!i<perato miglio•·amento che si ottenne con la somministrazione i nterna di midol lo crudo di ossa di bue. I l fer..-o e l'arseuico non ebbero alcuna efficacia C. S. LECIIJ-;R. - Dlagao1l preoooe della nefrltelnteratlzlale. l H03 e A nnales ora. géniw-urinaires, Il. 3 del 1!)0 H.
(Lyo11. mddical ,
L'A. si eleva contro la er ronea credeuza di molli pratici i quali tuttor11 ommPllono albuminur ia e nefrite come termini equi val ~ntl , e non sanno concepire la po~sibllità delLa n efrite senza albummuria. Co.si avviene cllt' quando toi presenta loro un so~gello di una certa eta (40·50 anni), apparentemente ~ano , che accusa senso di oppressiOne eli r~spii·o per piccoh sforzi e deholezza generale, p1·at•r ano, so~ peltando una aff~z•one r enaiE', l 'esame delle urine, spesso affidandone il compilo ad un fttrmacista; se non v'è albumina escludono senza alls·o l'ipntesi di nefr1le, eh~ spesso scartano pure quando l'albumioa è poca . per·chc\ la rlten!l'ono trascurabile e pr iva d1 vt~lore diaf{nostico. Dond e nascono errori eli diagnosi, potendosi confonder'd la nefrite inter·stiziale con l' arterio scler osi, con l'enfisema, coll"asma, colla mioeat·dite con i per tro fia, c oll'aorme, neurastenia ecc • e c onseguentemente anche erro1·i terapt~utici che possono essere disastrosi. Occoa·re non dirnt~nticare che la nefrile inter s tiziale, talvolta pel' più anni, non dt\ che un albummur ia minima, spesso intermittente, od anche nulla assolutamente, e che l'albumina, quando esiste, non è sempre constatata se obbedendo od una consuetudine ormai invalsa ma sba1lliata, si esamiueuo solo le uriue emesse il mattino. E bene Mper riconoscere la malAttia pet• mezzo degli altri suoi jrrantli sintomi, all'infuori dell'albuminuria. che non ne e un segno incli.~pe~~:.~ab ile: un cuore grosso con rumore di galoppo ed accentuazione del 2" tono aortico, un polso duro, rapido, regolare (ipertensione arteriose), poliuria e pollachiuria, spesso notturne, urine pallide a densita spesso abbassala, debolezza ~enerAie, tali sono i smtom~ che possono far ft~re la diagnosi di nefr itc inter st.-ziaiE', anche se manca t~ lbuminuria. Vi sono poi molti bl'igblici che per lungo tempo, presentano solo i pe•·trofia cardiaca, rumor di galoppo, Ipertensione arteriosa c d ~spn ea .
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RIVISTA :MEDlOA
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Quanto alla cura, il malato deve essere sottomesso ad un trattamento igte· nico ed alimentare. Si interdirà lutto ciò che può affaticare il cuore ed il rene (sfor.zi, marcia, corse faticose ecc.), ed in 'JUblche caso non si esiterà a consigliare il cambio di proft:!ssione. Si farà rinunciare all'uso della carne, del vino e di ogni bevanda alcoolica; il latte, le uova, i legumi, la paste alimentar i, i frutti faranno in massima parte le spese del r egime dietelico. U. R. DEUCilER.- Bulla nanlzlone rettale. -
(Centralblatl fìi r die medicinischen Wissenschajten, n. 47, 21 novembre 1903).
L'autore r itiene pet· i mi~diori clisteri nutritivi quelli di uova con cloruro di sodio e specialmente le !<Oiuzioni di zucchero con oppio. Se l'alimentazione per l'intestino retto deve durare solamente alcuni giorni, allora può cs!."ere fatta con le sole soluzioni di zucchero; in ma!<sima basta l' inif'ttare ogni gior no un clistere con tre uova su 250 ~rammi di acqua e due clisteri di 50 grammi di zucchero su 500 ~rammi di ac(jua. Nei cas i piit fdvorevoli sono assorbiti per più tempo soltAnto 1/, di queste mescolanze. In genet·ale le indicazioni per la nutr 1zione r eUale devono essere limitate, anzichè estese, poiché con Late sistema non è possibile di compensare i bisogni del corpo in calorie. La nutrizione pel retto trova la sua miflliore indicazione nelle ulcere gasl!·iche recenti e negli avvelenamenti con sostllnze caustiche . po1chè in tali casi si tratta principalmente di so!<p... ndere per qualche te mpo la funzione dello stomaco. Egualmente indicata è dopo grandi operazioni sullo s tomaco e sugl'intestini, come pure nella cura della per1tiflite. Nei vomiti incoerc1bili per graviclanza, ister ismo, ur emia e malattie cerebrali possono, secondo i Cli!<i speciali, essere indicati i clisteri nutritivi, o soltanto quelli di acqua salata. Questi ultimi bastano quasi sempre nei casi di carcinoma inoperabile, specialmente dell'esofago e dello stomaco, poiché tali pazienti si lamentano sempre pet• la sete e non per la fame, per cui avviene ancora, che appunto in tali casi il clistere nutriti vo per l'intestino non é punto adatto I clisteri sala ti convengono pure in certe forme di collas~o del cuot·e, in alcune forme di diarrea, nelle quali non é indicata la nutrizione per la bocca; finalme nte anche nel catarro acuto dello stomaco e nella waggior parte delle forme di a tonia dello stomaco. C. S.
G. BELLOTT.- Dell'ID.aufilolenzaaortloa d'origine traumatica.- (Thè1e de Lyon, 1894). L'autore, passati in rivista numerosi lavori che trattano di tale argomento, dello studio di questi e da osservazioni r;.ropr ie trae le seguenti conclul:'ioni: 1° Un colpo brusco ed intenso, dato sulla gabbio toracica, é capace di creare d'emblée un'insufficienza aortica. Tale insufficienza riconosce per causa occasionale e !'lufficiente il tr·aumatismo del torace e specialmente della ragionA pr ecordillle; ma un gran numero di casi, bisogna tener conto del passato putologico del malato: reumatismo articolare acuto, malattie infettive, tabe; 2' Il meccanismo della lesione consiste in un brusco au mento della pressione sanguigna, sopportata dalle valvule sigmoidee aortiche, durante la diastole
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RIVISTA :MEDICA
ventricolare. La rottura o lacerazione s i porta su una o più valvule. La valvul~t posteriore é quella che più frequentemente vi"3n lesa. 3' l s intomi della lesione son fJuelli dell'insufficienza aortica, con la caratteristica che il soffio diastolico, apparso brusr:amente, é mollo intenso. si propaga !ungi dal s uo luogo di formazione e riveste generalmente un timbro pigolante e musicale dovuto alla 'ibrazione, al pas~dggio del flu ido s ulla valvula lacerata, ma che ancora conserva una tensione sufficiente; 4° Il dolore lacerante, la dispnea, spesso la sincope sono dei sintomi immediatamente posl-lraumatici . .l seg ni dali dall'esame del cuore possono, in tal modo, essere immediati, ma talvolta non.appaiono che dopo un certo lasso di tempo. Devesi s upporre che, in ta l caso, la contusione toracica ha prodotto un'endocardite lrdumalica c he venne più tardi seguita da insuflìcienza valvulare; 5• Il pl'O g-nostico è g rave ed é in rapporto col g rado di compensazione del m1oca1'dio; é 10 stato del muscolo ca1•dia co che domina la situazione. Esso é più grave quanào la lacerazione occupa un ~,~ delle valvule sormoot!lle dall'i mbocc~ttura delle arterie coronarie. Tult11via, quantunrrue rare, sono possibili le lunghe sovravvivenze ed anche la guarig iCJne; 6° TJ•attandosi d'insuftìcicnza aortica proveniente da accid<lnle del lavoro, la miss ione del medico dovrà ri volgersi sopratullo alla ricerca degli antecedenti patologici, onde vedere quanto è dovuto agli stessi, e quanto al trauma soflerto. G. B.
Cura con l'elettl'lotti. della •ttpst abituale e della ooUte muoo-membranaoea - (Ga;;elte tle!? flòpdau:r:, febbraio HlO~).
L. Dr.:J,JJEnM. -
0):!gidi si ammette l'esistenza di due specie di stitichezza, una atonica, rara ed una s pasmodica, molto frequente. Nella prima varietà è precello classico l'impiego dell'ele Ltricitil, che producende delle ene rgiche contrazioni dei muscoli addominali, eseJ•cita un ene rgico mas!':a~gio delle anse intestmali, mentre neHa seconda, le correnti elettriche non possono far a ltro che esage1·a1·e lo spa~mo dell'intestino e quindi peg-~iorare le coodizi.oni dell'infermo. In tali casi ser vono molto meglio, dei metodi curati\'i blandi, che si pr opongono di calmare il sis tema ne rvoso genera le e di a,·ere un'azione seda tiva sopra il ganglio nervoso dell'in testino e s ul plesso solare. Nella stitichezz~t abitua le primitiva grave, nei malati che non hanno più scarichE' spontanee, l'autore consiglia l'uso di una co rrente g alvano-faradica con debolissime i'llllnsità faratiiche (leg-giero ma ssag~io della pa1·ete), alle intensità galva niche (f>O, 80, 100 milliamperes) senza contrazione né della parete né dell'intestino. In alcuni cas i s i può utilizzare soltanto la corren te galvanica. Nella colite muco-mAmbrana cea, nella quale lo spasmo ha una g1·ande importanz>~ , l'nutore consiglia la gal vano-faradizzazione o la galvanizzazione senza scosse a 60, 80,150 milliamperes. In 29 suoi malati di tal g-enere, curati con questo metodo, ebbe vantaggio notevole in casi, mentre soli 5 furono gli insuccessi. Spesso è difficile scopr ir e la vera causa eziologica, mentre ogni giorno piu si afferma· il concetta che s titichezza e colite non sono soltanto un sintom<~,
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RfVISTA :t.fli:DICA
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ma una sindrome che dimostra la reazione dell' inte<>lino per cause difl'erentissime che agiscono per l'mter·mediario del gr·an simpatico aJdominale e del plesso solare che diventa doloroso in un gr'andrssimo numero di malati in corr isoondenza del cavo epigastr-ico, e, come indica l'autore. pr ecisamente a uno o due diti trasversi dall'ombelico. l nevrastenici, sopratutto i cerebr·o spinali, presentano >='pessissimo un certo ~rado di slitichezza che talvolta occorr~ combAttere. In tali casi leg~Zieri, ~~ ottennero deg-li ottimi ri~ulla~i col ba~no elettrico s tatico, accompagnato da !'Offi e da scintille alla fossa iliaca. L e atl'eziooi gastr·iclre, epatiche, ren ali, possono parimenti indurre un certo :zrado di stitichezza, ed anche in tali malati, spesso t•ppropriate applicazioni t<lellr iche, diedero ottimi risultati. Tr·attandosi di stiptici o di colitici, contemporaneament~ malati di emorr oidi o di r agadi anali, all'or·dinario trattamento el eUrico dovrassi aggiungere l"elt't~ri7.7.a7.ione intrarellal e che all'autor•e diede sempre ottimi risul tati.
G. B. S . CosTA. - La contagiosità dell'lttero.- - (H.eoue de M ddedne, rebbraio 1 90~).
L 'autore avendo stuJiata un'epidemia d'itter o veritlcatasi, con numerosi cAsi, in uo reparto di tr·uppe alpine fran cesi, manovranti nell' estale·autunuo Hlt:O nelle Alpi meritlime, passa in rassegna le numerOSI\ epidemie di tal gener e d'infc rmila verifìcatesi negl i ultimi tempi in r eperti di tr·uppe ed in agglomeramenti di popolazione civile, studiando ne !>op ra~ullo l'eziologia. Per l'antoJ·e tratlasi di un contagio, nPl quale non hanno alcuna impm·tanza l'ot·ig ine idrica .e m eno che m eno le emanazioni del suolo, mentre una capitale ne avr·ebbe il tubo digerente e le vie aeree. andando così d' accordo col Meinert che in un'epidemia di tal gener e, verifìcatasi recentemente in Dresda vide l'itlero coincidere coo il catarr o delle vie re!<piratoriP. Eccezionalmente l'infezione potr·ebbe compiersi per la superficie cutanea , come fu visto dal Ki'rrmann in alcuni oper·ai sottoposti alla vaccinazione. Dallo studio dell'epitlemia riferita dall'autor e. ri sulterebbe invece in modo quasi certo che essa l imitassi ad una zona m ollo ristretta, che si propagò da m alato a sano, ciò che assolutamente richiede o contatto o vicinanza. Cosi tratterebb~si di una maniera di conta~io simile a fJUella che osservasi per gli orecchioni e per la rosolia, e per analogia ~i sar·ebbe tratti ad atlriburr e una gra•1de importanza per la contaminazionE', ai prodotti della secrezione boccale. Fase del contagio sarebbe la preitterica e r ittero no n sar·ebbe più contagioso dopo la colorazione della pelle. Con !ali indrcazioni si puo tracciarne la profilassi. G. B.
J. SEQUF.R. - D onore del tubercolosi. -
(TIH'!le de Paris, 1903).
Contrariamente all'opinione generale, l'autore su 210 autopsie di tubercolosi, tr ovò che 8l volle soltanto il cuore ere più o meno atrofico, 71 di pe~o normale e 115 ipertrolrco. Il cuore piccolo riscontrasi nei tubercolosi ~iovani che soccombono con delle lesioni ulcerosd croniche che hanno determinato la cachessia.
RIVISTA MEDICA
L 'enterite lubercolart:l esercita un'azione indiscutibile sull'atrofia del cuore: e ciò spiej~;asi col ra tto che la persistente diarrea, quasi incoer cibile, porta un pro~t't:lSsivo dimagr·amento, una pronunciata cachessia e per conseguenza la atrofia di tutli ~l i orga ci. L ' iptwtrofla del muscol o cardiaco accompagna le lubercolo~i fibr·ose ed é conseguenza dell'enfisema, della sclerosi polmonare, della siofisi pleurica che aumentano la pl'essi one nell'arteria p o lmonare. Il cuor e inoltre si ipertroflzza quando Jn tubercolosi polmonare è complicala da lesioni renali. L'autore ra notare come la dilatazione del cuore destro sia frequente nei tubercolosi. Es~a non manifestasi sempre con segni funzionali importanti e rteve esser ricercata con un'atLeuta percussione ed ascoltazione. Il cuore destro ~i dilata sopratutlo nelle tubercolosi fibrose con enfisema e lesioni pleuriche. La pressioue arteri osa è sempre abbassata nel tubercoloso. L ' ipotensione è un fenomeno precoce, molto importa n te per la diagnosi di un princip io di tubercolosi polmonare. La tensione artet•iosa si abbassa semp t·e più, man man~ che pr ogred i!ìce la malattia. Da u ltimo la tachicardia e l'instabilità del polso, sono dei fenomeni qua$i costauti nel decorso della tubercolosi polmonal'~. G. B.
S·m .&s.- Diagnosi ollntoa del paraaaltilnteatinaU.- (Centralblait.fiir Bakterialogie, Parasttenl.:unde und lnfektionskrankheilen. XXXIV, IOOi). P~ r la diagnosi esalta é indispen~&bile la ricerca mtcr oscopica. La diagnosi può spesso esser e dedot ta coi soli sinLomi clinici, specialmente nei casi gra vi e di mediocr e gravità. L e indagini del sangue sono molto importanti, l'eosinofilia deve sempre de· stare il sospetto sull'esi stenza di parassi ti animali. Alla determin azione dell"eosinotìlia deve sempre tener dietro l'esame delle feci. La ricerca delle feci ad occhio nudo neg-li adulti troppo poco ese~uita, ac')uista grande irnfJOrtanza dopo la somministrazione del calomelano, o Ji un vet·mifugo in piccola dose. N ei casi sospetti di trichina l'esame delle feci deve essere eseguito i n una scatola di vett•o a supez•fìcie pillna su fondo oscuro. N ell'anchilostom a le feci sono di co lore rosso-bruno. In quosl 'infezione la diagnosi può farsi avvolgendo una piccola parte di feci con carla sugAnte, la quale dopo alcune ore si ~~oloJ·a vivamP.nte in rosso-bruno. In ogni malato d'ospedale devon esser e eseguiti gli esami microscopici delle feci e dellt:l urme C. S.
Contributo ollnioo a lla pneumoalte epldemJoa. oiJla Veneta di scienze m ed iclte, febbraio HJO't).
G. BRAG Af;NoLo. -
(Ri-
L'autore, nolo per altr·e pubblicazioni sullo stesso argomento, ebbe recentemente a studiare una piccola epidemia di pneumonite fibrinosa acuta, i n tutto dodici casi, svoltasi in un piccolo a~glomeramento montano di appena ~50 abitanti. Col M ara gliano egli ritiene che aria, acqua e suolo abbiano ben poca parte nella diffusione dei germi patogeni della poeumonitt', mentre i pneumococchi necessari per lo sviluppo tli una pneumonile, non sono perciò sufficienli, richiedendost a tale scopo il concor so necessario di condizioni pr edisponenti.
RIVISTA YEDIOA
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Nell'epidemia in parola lo scoppio non fu i mprovviso ma graduale, e la formn costantemente Jobare, fibrinosa, acuta. I vari casi ebbero ~uLli decorso nor male e non lamentò che un decesso in un infermo precedentemente maJato di tubercolo!li ossea. Usò costantemente, quale rimedio, quasi unico, la digitale somministrataad alle dosi senza r iscontrar mai alcun segno di i ntolleranza. Impiegò Il ba, gno a 300 soltanto in alcuni casi, e nei pr imi giorni quando la dig1tale nou aveva spiegata ancora la sua azione. :\ell'uuico dece:il'O ri sultò verissimo il detto ni Maragliano, soccombere quei pneumonilici eh~ entro le quaranloll'or e con l 'uso della dil(llale ad alta dose non risentono l'azione rallenla trice della stes~a sul polso. Nei g r avi inceppamenti del circolo da edema polmonare, con tur~ore del viso, cianosi, stato di narcosi, di~>pnea intensa, la sottrazione di 400-600 c ..ntimetri cubici di sangue, ol t l'e a scat•icare il polmone, aJI ,.~~e•·e nrlo il la vor·o del cuor e e facilitando la respirazione, ser vi poten temente a r·•alli vare le funzioni cardiaca e cut.onea apt•endo altre por te ell't>liminaz10ne del le l ol'sine.
G. B. Fn o~ ENK&L. -
Salle altera-zioni del midollo delle o••• vertebraU nell'lnte· :&ione tltolde. - ( M iltfteilun~JP n aas de n Gren;aeiJieten der M ed. und Chir., Bd. Xl, Hefl 1).
Dopo che Quincke comunicò d'aver trovato il bacillo d'Eberth nel mid11ll0 r 1cer c6 sislcmaticameote questo germe nel le vertebre dei cadaveri d• tifosi. Sapendo che la spondilite tifosa si lo<·alizza con predilezione nel punto di pa !>SaJt~io fra colonua lombar·e e dorsale, ej:!l! fece r icer che micro!'copiche sulle due uitime ver tebl'e dtJrsflli e suiJ., due prime lombar i di 13 ind•v•dui tifosi. Colonie dt b~ c•llo ~el tif<> furono pur e osservate becteriolog1camente in 10 infermi mnrti nei più di ver si periodi dell'infezione eberL1sna; anz• in un CA!'O in cui nel cor~o del tifo si sviluppò un asces!<o renale, sr r itr ovarono nel midollo os~eo con numerosi bac:Jii specifici anche ~tatilococchi, ed i n un alu•o ca;:o nel fJUaiA la morte fu dovuta ad una polnvmite inte1·corrente, si riscontrarono pure diplococchi lanceolati. Queste r·icerclte ci indicano chiaramente 'fUale è l'ori.l'ine delle complicazioni ossee del tifo addominale, e quale importanza abbia 1! midollo Ollseo nell1.1 malattie infettive. Il r eperto di bacilli di Eberth nel midollo osseo delle vertebre può as!<umere, secondo F t•acnkel, un valore diagnostico decisivo quando la ricer·ca nel sangue in vita fu negallvo. Gnrx. O!l~eo delle costole e dello sterno di 9 individui morti di tifo. l'A
Oludfloazlone delle 11.evralgle taoolall aeoondo l 'etfloaola 4elleloledonl eU oooalna • looo dolenti •>.- (Recue de M ddecine, 11. l , 190H.
VeRGER. -
L' A .. scguP.ndo l'e'lempio del pror. Pitres, ha adoperato le iniezioni Al 2 p. 100 di clol'iJr·ato di cocaina per determinare nelle nevral~ie lA sede dt-He eccitazioni algesiogene. ti: noto che quesle iniezioni perm ettono di soppr•imere funzionalmente le flbbre nervose sensitive situate nelle lor·o zona d'azione. Fatte sotto cute, esse annichilano temporaneamen te le estremilà nervose in una
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RlVIS'IA llEDlCA
zona ristretta che diventa aneslesica. Praticate in vicinanza immedi~tla o nella guaina di un tronco nervoso, esse producono un effetto equivalente alla sezione temporanea dl!lle sue fibre centripete ed apportano l'anestesia nella zona innervata da questo tronco e dalle sue ramificazioni. l niella la nella rechide la coca ina provoca l'anestesia delle parti. ba:sse dell'addome e degli ar ti inferiori. ·Ora. essendo ammesso che il parossismo nevr algico è la risposta fisiologica dei centri all'eccilttzione prodotta su un punto qualunque dei conduttori centripeti e trasmessa per via centripeta a questi centri, l'iniezione di cocaina fatta sia nel punto di partenza delle eccitazioni algesio,l!ene, sia sul tr agilto del nervo fra questo punto di partenza ed i centri, avrà per effetto di tagltar e la via all'eccitazione e quindi di sopprimere temporaneamente la nevralgia. F ondandosi s u questo metodo Verger fa due gruppi di nevralgia facciale: 1° Quello in cui l'iniezione di cocaina loco (i'Jlenli sopprime momentaneamente le cris i nevalgiche, donde si può ar·guire che la ct~.usa é po.~la al livello -delle ter minaziooi nervose e che quindi la malattia é di origine periferica; 2' Quelle in cui l'iniezione non modi lì ca l'apparire delle crisi. l n questi casi la causa é situata più in alto; essa è funicolare o centrale. Perché questo sem plice mezzo diagnostico abbia valore, l'iniezione di cocaina deve esser fatta fra due parossismi, ed impedire l'apparizione, dappoiché l'iniezione fatta durante il parossismo non lo impedisce e lo lascia decorr er e normalmente. Sel'vendosi di questi dati l'A. studiò dettaglia tamente 13 casi di nevralgia nei quali i mezzi di indagine più delicati banno confermalo l'esattezza e l' impor·tanza diagnostica di sede delle iniezioni di ,;acaina loco dolenti. GRilC.
Utilità dell'appltoaztone 41 compreso ldroteraplohe 11111 petto. (Semaine M édicale, n. 51, 2:.l dicembre 1903).
FERNET. -
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Le applicazioni locali fredde su una parte limitata ciel petto, per mezzo di compresse idrotera piche, costituiscono un trattamento semplice, comodo ed efficace di certe congestioni polmonari e di certi disturbi cardaaci che tino acl ora, a torto, non penetrò nella pratica usuale. L'A. , che da oltre quindici anni si ser·ve con vantaggio di un mez:w c ura tivo cosi serr.plice, ritor na o~gi ~ul l'argomento per rifer•ire sulle inrlicazioni, l'uso e l'interpretazione fisiologica. Le congestioni polmonari recidi vanti, apparentemente passive, legate spe!>so ari iposlal'i, si osservano sopratutto nelle malattie infeLlive febbrili (febbre lifoide, polmoniti dei vecchi, dei deboli, degli alcoolisti e nelle br onco- polmoniti dei bambini). L'A. fa uso di tali com presse nella febbre tifoide, fra un ba~no genel'ale e l'altro, sia quando il grado di temperatura non richiede dei bagni frequenti, sia quando, nei casi gravi, i disturbi polmonari si r ipetono con eccessiva ed allarmante fl'equenza. Nell' influenza la compressa idroterapica ha un'efficacia per lo. meno equivalente a quella delle ventose, dei senapismi, dei vescicatorii e, per di piu, si può applicare quante volle s i vuole. Nelle bronco- polmoniti e nelle polmoniti franche riesce utilissima al par i che nell'edema polmonare ac uto, nelle emottis i e nella tachicardia, s ia questa dipendente o meno da lesioni organiche di cuore. L'applicazione della compa·essa deve a vere in un punto la durata di non dltre un minuto per· riuscire e fficace, dappoiché una du rata maggiore rende
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
la par t.e meno sensibile alla salutare brusca impressione di freùdo. Qualora sia necessario prolungare l'azione del freddo, si dovr8 cambiare il luogo dell'applicazione, e rinnovarla, a seconda dei casi, ogni duP ore ed ogni ora. Gli etfelli benigni di questo trattamento sono tanto prù rilevanti quanto più. la pelle é calda. Non esistono controindicazioni. La compressa idroterapica agisce eccrtando direttamente le estremità periferiche dei nervi sensitivi ed indir·ell11m~nte il pneumogastrico ed rl gran simpatico. GArx.
RIVISTA DI NEVROPA'rOLOGIA WrNoScHEro. - Le relat.tont dell'arterto-•oleTost oon l e malattie del cervello. - (Cent,.alblatt fiir die medicinischen Wissenschajlen, n. 47, 2 1 novembre 1903). L'autore innica i fa ttof'i eliologici dell'arterio- sclerosi, e fr·a elisi cila principalmente le gravi fatiche corporee quale causa dell'alterazione vasale; ad esse appartiene pur·e l'abuso dello sport. Talora le arterie cerebrali sono ror·temente sclerosate, mentre le periferiche sono molli e vicever'8a. Il compl es~o dei sintomi della sclerosi gi esplica con facile stanchezza cerebrale e spossa· tazza ; manca la capacita di produrre cose nuove ; inollre !>i manHestano cefal ea, vertigini, Jabilitfl di memoria. La pressione di r.apo è per lo più continua, ha S<'Ùe nella fronte, ed è aumentala con l'inclinazione del corpo, con ({li sforzi della pressione del ventre, con straordinarie fatiche co r poree. Anche spesso si manifest!l intolleranza contro l'alcool. I mutamenti della pressione sanguigna hanno gran par·te nella esplicazione di questi sintomi. Di tempo in tempo sopravvengono in modo quasi acuto e improvviso i fenomAni dp\l'arterio-~clero!li, !!e mtu1ca l'ordinario potere regolatore, per parti~olari cause:· spavento agitazione, psichica, trauma. Specialment~ per· lraumr del crnnio non di rado si manifestano i mprovvisam~r.te i fenomeni dell'art.erio-sclero!:'i del: cervello, poiché i mutamenri circolatori, i distur bi dei centri vaso-motori improvvi3amenle insor gono nell'arterio-sclerosi, gia da lungo tempo esistenLC', l& quale nei lavoralvri non di rado esiste in eta relativamente giovane
c. s. lmportanoz& morbo8& della 1lmulazlone. n. 3, J90i).
F ERE. -
(Reoue de Métlecine,.
La simulazione delle ma:allie nervose é estremamentefr•equente; la sua stor·ia· é int1mamente legata a quell11 dell'imitazione. Le convulsioni i!>IE>r·iche ed ~pi· letliche vengono sovenli !lirnulate per scopi diversi ed anche senza ragione alcuna. Lo stesso si può dir·e dei sintomi mentali. Gli alienali stes!'i, o qualunque varietà appartengano, sono capaci di simulare qualsiasi vnrreta di pazzia. La simulazione della follia parrebbe t~nzi es<>er propr1a dei de~eucrati, e Lasògue notò che la maggior parte dei simulotor~
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RIVISTA OHIRURGICA
p r esenti! vano qualche tara intellettuale. Que><le lare sono così frequenti che Pelmaon nega quasi la simulazione, che egli ritiene rara, m entre 'Wtlle considera la simulazione di un disturbo mentale come costituente una circostanza attenuante in !'a vore dell'accusato. La simulazione di una sindrome mentale è generalmente ritenuta come una stimmate degenerativa. Si potrebbe anzi dire che esso è più frequente nella ·Categoria più numerosa di deg-enerati, negli imbecilli. Se la si mulazione può caratterizzare una tar a anteriore, può impegnare l'avvt::nire anche all'infuori del campo psichiatrico. Una funzione organica può esser tu r bata dall'interruzione del suo rt> golare eset•cizio, sia essa volontaria o no. La fame non soddisfa tta può causare l'anoressia. La p1·ivazione volontaria degli alimenti può produrre lo stesso effetto. L'autore espone infatti un interessante caso di una signorina neuropatica che pe1· dimagrir·e cominciò dapprima a ridurre l'alim~ntazione fino a che fu presa da tale avversione pei cibi che non r1usciva a tollèrare che un bicchiere d'acqua zuccherata al giorno. Il Feré guarì l'ammalata con le inalazioni d'osSÌJleno, che sopprimevano la ripugnanza per gli alimenti e permettevano l'ingestione di essi. Anche i d1sturbi viscerali, come quelli motori e mentali, sono dunque influenzati patologicamente dall'imitazione e dalla simulazi one. GRtx. L. MEYER.- 8Ullt4e e 4flmenz& pa.r&lltlo&. - (Centralblatt filr die mediein,schen Wissensehaf ten, 11. 47, ~ L novembre 1903). L '8ulore riassume una prelezione di Krafft-Ebing sul rapporto fra la sifilide e le paralisi. La l Psi del viennese psichiatro é confer·mata dai risultati statistici di M endel, St r umpell, Oppenheim ed altri sulla nullità delle inoculaZIOni di s1filide nei p1.1ralitici e su altri fatti, cioè: che in Danimarea le m edie .fra la sifilide maschile e femminile e le paral1si maschili e femminili sono le stesse ; che iu Islanda la siHiide e la paralisi sono ignote, che le paralisi infamili derivano sempre da sifilide e1•editaria, o da. sifilide contratta dalla nutrice. Sono !JOi descritti due casi di paralisi infantile, per allattamento, verificali si io due ragazzi, rispettivamente di 1il e 16 anni. Nel primo il padre era sifilitico ed in appresso divenne paralitico, il ragazzo stesso probabilmente aveva e re.titalo da esso la sitilide, nel secondo cas o s i lraltò evident.emenle di sof'ilide ereditaria. C. S.
RIVISTA CHIRURGICA La tra.panulone or&Dic& eaagult& sotto l& auesteata locale. - (Centralblaltfitr Chirurgie, n. 9, anno 1 00~).
Pror. HEIOENHAIN. -
Heidenhain fa l'elogio della soluzione cocaino-adrenalica di Braun, considerata come mezzo di anestesia locale nella trapanazione del cr anio. Se si inietta un centimetro cubico di una soluzione di cocaina al '/1 od al l'l p. 100 coll'aggiunta di una o due gocce di una soluzione al O, l p. 100 di adren11·
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lina per ogni centimetro cubico della s oluzione cocaioica, la pelle, il tess uto cella glllea ca pitis si rendono completamente insens ibili per l'el'tensione di una moneta da cinljue marchi n.-llo s pazio di una mezz'ortl; e lalt~ anes tesia rimane per ore, all'opposto della anes tesia da infilt•·azione di Schleich, la cui azione scompare a bbastanza pres to; se poi si mielta la soluzione Braun so lto la galea e so pra l'os.so, la galea e l'osso :;ottos tanle colla d ura mAdre cranica perdono com pletamente la lor o sens ibilità.. L'autore l1a eseg uilo , negli ultimi mes i dell'anno 1903, due trapanazioni, impiegando da 8-10 centimetrt cubici di una soluzione cocainica al'/, p. 100 cnll'agg iunta di una soluzione adrenalica secondo le propor zioni ind1cate da Braun. l n1t:ll6 il liquido anestetizzante lungo la linea di taglio tra la g alea e l'osso ed aspettò da una mezz'oro fino a tre f!uarti d'ol'a prima di intraprende re rotto -operativo. In una ammalala ~iovan e, alfella da piceolo seques tro sifil itico all'osso pari••lale destro, l'autore praticò un taglio lung o 12 centimetri circa, distaccò il perioslio , as po r·tò l'osso e raschiò la dura madre !!e11za pro vocar~ il m1n 1mo dolor·e. L'ammalata esternò soltanto il desiderio ch"' le fosse sorretta la tes ta per poter resis tere ai colpi di scalpello. Nel secondo infermo, colpilo da sarcoma t•ecidi,·ante alla re~ion e motoria, l'autore el.'egui, sotto l'anestes ia locale, il 27 a gos to 1900, l'esportAzione di un ~arcomtl u for·ma cistica dalla zona motorìa ed il ma lato fu presentato g uar-ito al Co!lp;rcsso chirurgico rlell'anno 1901. Avendo il paziente, nel mag g io dell'anno t 002, avuti alcuni attacchi di vertig ine e di convulsioni che avvalol'avano d so~!Jelto di una recid1va, Heidenha in procedette, sotto l'azione de ll'anestesia locale alla Braun , ad un secondo allo operativo, utilizzando il lembo osseo- cutalleo formalo uella prima operazione e riscontrò solto l'osso un tumor·e solido del pes o di 83 grammi, che olluntanò. La ria pertura del cranio s i effettuò mo lto bene, ma ne residuò una emiplegia s pastica i ncompleta. Pero il paziente s i liberò dalle verlil{ini, dalle convulsioni e potè t•iattendere alle sue occupaz:ir>ni ordiuarie. Sulla base di ques te ravorevoli prov~ clinicl1e, l'autor·e crede, che si possono e~eguire sul cr anio, sotto l'anestesia lot.:ale, atti operativi in la1·ga scala, avendo la precauzione di non sorpassare per ogni operazione la dt>se massima di 0,05 di cocaina ed iniziure il taglio delle parti molli una buona mezz'ora dopo l'inieFuNAIOLI. zione del liqu1do anestetico. ~ulare sotto-cutaneo e
La poalslone nel trat t amento po•t- operatlvo 4ella perltootte ••W c&. - 33• Congresso della Società te,Jesca di chirur·gia. - (Se-
K CsTER E U :J A<RS . -
moine médical"', 190l, n. 2l).
È un argomento a ssai interessante, e finora trascurato, quello del miglior decubito da darsi agli operati Ji per1to'nite s e ttica. Abbenché considerazioni di indole semplicemente meccanica non bastino a risolvere la questione, é tul· la viA dimostrato d11 prove speriment&li fatte dal Lejar s che: nelltt posizione oriz· z.ontale sul dorso non può Lutto il liquido peritoneale s colare attraverso il ò rP.nagJ.,rio, anche se pos to nel cavo di Douglac;. Invece se mano mano si eEe va il tr·onco verso la verticale, il liquido ristag nante diminuisce gradatAmente. Queste prove s ono state fatte sul r..adavere; sul vivo natur11lmente, oltre della decilvità e della gravità, bisogna tene r conto, a proposito del drenag~io ad-
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RIVISTA CHIRURGIOA
dominale, anche di altri elementi dinamici, e specialmente della replezion1} int.ermittente dei visceri intrapebrici, della peristalsi intestinale, della contrazione delle pareti e dei movimenti respiratori, i quali fattori hanno g ran parte nella espulsione dei liquidi. Ciò posto, meri'a di essere rilevato come George R. Fowler e Russai S. Fowlel" (Bt·ooklyo} yaotino straordinari risulta.ti appunto dalla posizione elevata della te~ta e del tronco; su 98 peri toni ti settiche appendicolari, cosi traltate dopo la operazione, banno ottenuto 65 guarigioni! Naturalmente la posizione alta dell'operato non è che il complemento dell'atto operativo, il quale dai chirurghi suddetti viene cosi compiuto: taglio laparotomico cot·to, evacuazione del focolaio originario e dei !iiecondari (pelvici, soLLoepalici,interintestinah), asportazione dell'appendice, lavaggio con una soluzione a parti eguali di bicarbonato di sodtl (satura) e di acqua os sigenata, poi con t~cqua salata a 43", che si continua ad iniettare fino al termine della sutur•a, dreneggio all'angolo inferiore della ferita con lungo tubo di vetro perforato, ci1·r.ondato di garza: non fanno mai l'eviscerazione. La posizione alta dell'infermo può oltener·si sia alzando i piedi del letto con sgabelli, sia con sistemi speciali di elevazione, e non deve mai essere inferiore ai 33-35 centimetri. lo quel?lo modo le condizioni meccaniche del drenaggio sono assicurate e i liquidi settici si raccolgono nel baci no. dove la sierosa é molto meno permeabile, meno assorbente, che nel resto della cavità periloneale, la quale ha invece nella zona solto diafr·ammalica il maximum di permeabilita. Anche il Bode (Francoforte sul Meno) usa la posizione alta del malalo per facilitare lo scolo del pus dall'allo al basso, attraverso il dr·euaggio, ed olliene successi: e~li però opera la perilonile settica diffusa praticando la eviscerazione totale ed il lava~gio delle anse intestinali, per segmenti successivi. Non c vero rhe la !JOSizione elevata del tronco pr·ovochi e prolunghi il vomito, perchè i dottori Fowler· hanno vi~to proprio il cont~rio; cosi pure non è dimostrato che possa favorire la flebile degli arti inferiori, come sostiene Sonnenbur·g, cosicché, dice il Lejars, è un metodo da raccomandarsi per ogni la· parolomizzato, anche se non v'é peritonite generalizzala. Il Kuster nelle ste:>se cirr.ostanze ricorre invece al decubito sul ventre: egli ha riportato l'impressione <!he con questa posizione si otlenga un rapido mi· gliorftmento, per la facilità con cui si effettua il drenaggiO della cavità perito· neale in preda a sepsi. Su 6 casi di peritonite nei quali ha applicato il suo principio ha avuto due morti però per affezioni dipendenti dalla peritonile me· desima. Le incisioni laparotomiche devonu e,;sere piccole onde evitare prolassi viscer·ali, e l'A. stesso avverte che la giacitura non é sempre ben tollerata. 1!051:1 che si comprende facilmente: raccomanda all'uopo di sostenere çonvenieulemente l'infermo, coricato sul ventre, mediante cuscmi avendo occhio di non ostacolare la respirazione. U. R. l. VERGKLV. -Frattura del metataral per urto diretto. - (Proyrès nu:dical,
l90i, n. 19).
Le fratture dei metatat·si r imangono ~pesso non òiagnosticate se nou si ricorre alla radio,g-ralia: esse sono tutt'altro che rare, t i metatarsi fratturali meno s ove nte sono 111• ed il 5°. L'A. riporta 4 osset•vazioni personali ed insis te sulla dirlko ltà della dia!fn(•Si differenziale colla periostile metatarsira, e viene alle seguenlr conclus ioni:
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t. Le f1·atture dei metalarsi per urlo diretto si accompagnano 'spesso coll'artrite delle articolazioni del piede, 11 più. lardi sono s e gua le da piede piallo doloroso, cause di lungo mdi~ponibalita dei malati. 2. Non è e!!alto il dire rhe queste fratture siano guarite dopo un ripo~'O di 20 giol'ni; il callo si sarà for"(\ formato, ma i mala:i non 8Aranno in grauo di riprendere le loro occupazioni che due me><i almeno dalla data della lesione. U. R.
F. LEJARS. - Flogo•l oronlo& del gru•o •ottop&tell&re. - (Semaille mt!clicale, 190i , n. v). Ognuno sa quanto sia t.nlora rliflicile la diagnosi delle affezioni del ginocchio, il quale può essPr sede di rei'Le lesioni non bene definite, di o rigine discutibile, di decorso s ll'ano, che mettono il pratico nell'imbarazzo. · Fra queste, che il Lej~:~rs chiama " petites all'eclions douloureu!'('~ • del ginocchio {corpi s l ranie1·i, s lnovali villoi'e, i'ublu"~azione dei me ruschi ecc.), vn collocala una forma morbos a singola re, già S(·gnalala do lJofTA, cho inleros~>a il cuscinetto adiposo che s ta solto la punta della ro tula e la piego dellA sinoviale che gli si f'illetle sopl'a. E un infiammazione c ronica, che per lo più. sembra di o1·igine traumatica, e dapprincipio si manifesta solo con un !Pg~e ro versamenlo articolare; ma lu sua caraller i!'>lica ò il rlolo re continuo, ribelle ai va r i lrallarnr•nli, compresa la immobilizzazionE>, dolo i'C che spcs:>o subisce esacerbazioni improvvise, brusche e simulanti i fenom Pni di stro:uamento propri dei corpi estranei o delle lussazioni meniscoidali. All'esame obiettivo ci6 che colpisce è il rilievo, la bozza che forma a ciascun IAlo del legamento rotuleo il grasso iperlrofìço e la dop· pia curvaturK che ln'luadra i bordi del legamento; del r esto, all'infuori di qualche scricclliolio, il ~-tmocchio sembra normale. Cb e !<ia questo gra«so solloroluleo la causa dell'affezione lo di mostra il fallo che all'esAme es~o si presenta compallo, sodo, l ramezzato da tratti fibrosi, di colore giallo rossaslro, talora infiltralo di sangue; e lo confer ma il criter1o ler'apeutico, poichè l& sus estirpazaone è l' unico m ezzo che assicuri la guarigione. I mportante nella diagnosi è di non scambiare la suddescrilla forma mor-boso con una tube1·colosi, oltrechè colle allre affezioni s:(ià ricordate, lenendo presente il carattere del dolore continuo e sopratutto degli allocchi bruschi a r ipetizione. La escisione dd pacchetto adiposo malato si pratica agevolmente rnecliante U. R. incisione unilaterale o bilalel'alecosteggiaule il legamento palellare. Doll. SALKINDSON.- BterUluazlone del catgut. - (Zent,·alblatl fur Chirurgie, 23 gennaio 190~) . L'A. ricorda il metodo Bloch, r elativo alla sterilizzazione del calgul, per cui il catgul gr·e:,rgio, avvolto sopra un rocchetto di vetro, è tPnulo o tto giorni in una soluzione composta d! un grammo di jodo puro, 90 f.l'ramma di joduro polaMsico, 100 gl'amrni di acqua disl1llala. Sostiene che un tal sistema di disinfezione e di conser vazione anche di questo materiale di sutura, per quauLG abbia dei pregi, ha il massimo difello di nuocerne alla solidità. 34 - Giornale mtdleo.
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Ad eliminare sopratutto questo io~onveniente, l'A. ha escogitato ed applicato un altro me todo di sterilizzazione e conservazione; egli fa us o di un g1·ammo di tintura jodica, di 15 grammi di spirito di v ino (500), di 3 grammi di una soluzione a ll' 'l p. 100 di jodo puro in spirito di vino e la scia in tal liquido per una ~eltim!lna il catgul greggio disposto !'ìapra i rocchetti. Trascor si setle ~iorni, il catgut sic uramente asettico, può adopra rsi e s i può, dopo l'uso, r icollocare nella identica soluzione. Il ca tgut, tra ttato in c0siffatto modo, non solo è sterile, ma non si rigonfia tr·oppo, è fle l'< s ibile, s i IHscia a nnodare, non stimola eccessivamente i tessuti, non si riassor·be li'Oppo r·apida mente nelle f~rile a mantiene q ueste sue pro prie tà anche se tenuto oltre un a nno nella , soluzione sopra ricordata. L'A. ha fatto uso del catgut, da lui stesso preparato, nella cura radicale delle e rnie libere e strozzate, nelle suture dei tendini e dei ner vi ed ha avuto agio di r ile vare la facilità e la sicurezza di sterilizzazione di questo im portante eleme nto di sutur·a. · F. A. ELSASSER. - Contributo &llo atu4lo del tetauo traumatloo. - (Centralblatt fu r Chir., ael. 46). Dalla clinica di Kocher· l'autore potè raccogliere 2i casi di tetano traumatico osservati uel pe riodo di te m po 1877-19(12 e sui m edesimi egli ci comunica interessanti considerazioni. Tutto il ma teriale desunto dalle s torie cliniche, il quale è ben ordinato e assai istruttivo, ve nne studiato sotto og ni punto di vista. Nei 2i casi ne troviamo 19 apparte nenti a maschi e 5 a femmine e le età dei pazienti diff~ri scono poco fra loro. Tutti gli ammalati apparteneva no alla classe dei cor.taoli ni la qual circostanza ci induce alla conferma che s ulla genesi della malattia abbia avu to grande influenza l'infezione delle ferite per mezzo di terra di giardino , es creme nti d'animali, · s c heg-gie di legno, ecc. I n quasi la metà dei casi la le~iooe ris iede va al capo; dopo di ques ta regione, le parti p1ù f1·equen · tement~ colpite erano le mani. I n quanto al tem po d' incubazione r isulterebbe che nella m e ta ci rca d ~i cas i la compa r <;a dei primi fenomeni s i sarebbe osser vata al s econdo g iorno, e in poco m e no di un te rzo nella prima se ttimana. Pare che i cas i i quali hau no avuto una maggior d ur·ata di incubazione abbiano offer to uua prognosi molto migliore. In lutti si osservò la r·igidita delle mandibole ; meno costa uli furono altri s intom i, quali, andando per ordine dec res ceul(>, la rigidità dei musco li della nuca, di fJutd li del tro uco, di quelli del ve ntre delle es tr•emitil infel'lo ri la febb1·e, Il r is o sardonico, la r igidrta delle es trem ità superior i, difficullà di deglutizione e la paralis i della faccia; questo ul timo s intoma fu osservato ne l 16 p. 100 di tutti i cas i. Selle decorsero s enza febb!'e, 17 con febbre, tra i pazie nti c he presentarono febbt•e eleva ta 5/ , m or irono. I n to tale guariro no 10 e morit•ono H = 58,a p. 100 Di molLo interesse è la ter·a pia usata nei casi suddetti. Anzitullo ha una grande importanza, nelle ferite in re tte primariame nte uoa completa disinfezione, èon tintura di j'>dio, con acido fenico, a ll'occorre nza anche col te r mocaut'e1·io; e ques ti rne z.zi, in c erte circostanze, rurono decis ivi per il decor so della malattia. Anche durante queste sono indicate delle misure anti~ettiche. Subito dopo la comparsa dell!l malattia, la prima indicazione a cui devesi soddisfare è lo isolamento del pazie nte in una slanr.a tranquilla e l'allontaname nto di qualu nque stimolo esterno. Con questa sola precauzione si sono guariti due malati senza
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altro trauamento. Nella relazione trovia mo fatta pa rola del siero antitetanico, di narcotici, delle iniezioni feni~he secondo Baccelli, come pure delle lavature interne per ipoder moclisi e per trafusione venosa di acqua salata. Le iniezioni di siero usate in 13 casi ora per via ipoder mica, ora per iniezioni lombari (nel sacco della duramadr e) sembra abbiano conseguito buoni effetti nei casi le~· geri e di mediocre gra vità. Sei pazienti guar irono con questo trattame nto; é da notarsi per ò che unita mente a questo tratklmen to si praticarono anche altr e cure, per cui il risultato non é del tutto concludente in favore esclusivo del::<iero. Benché il siero antiletanico non presenti azione cosi sicura come quella de l siero aotidifierico, pure l'autore noll esita a raccomandar ne ra pplicazione senza indugio in ogni caso. I n quanto all'uso dei narcotici i quali diventano necessari in quasi Lutti i casi, i più appt·opriati sarebbero il cloralio (2,0) e la morfiflà (a 0,02) In casi gravi, e a seconda delle cit·costanze, prolungato per qualche ora può lor nar utile il cloroformio. Il m etodo di Baccelli con iniezioni feniche (og-ni 2 ore a 1,0 di una soluzione al 3 p. 100) fu tentato cinque volte A sembra aver dato buoni effetti. Guarirono con questo metodo 3 casi. È da assegnarsi inoltre molta imporlanza alla copiosa immissione d'acqua nell'orgtlnismo sia soUofor ma di Hbbondaoti bevande (the) sia con introduzione di acqua salata per via endo venosa oppure per ipodermoclisi, a lla dose di un litro al giorno. C. P. RooE. - Contributo aUa ouubtlca delle emorragie larlngee. blati filr rhir ., n. 5, 1901).
(Cenlral·
L'a utore fa notare anzitutto la rarila r t!lativamente grande delle lesioni della lar·inge; ra r issime poi sono le lesioni endolaringee la cui causll ordinar ia sono i corpi estranei e le operazioni. Fa' r ile vare che una emorragia endolaringea può riusci r fatale per con!'egueme soffocazione e dis~anguamento. l n un caso riferito dall'autore in cui era s tato estirpato un tumore tubercolare, l'emorragia constatata col lariugoscopio proveniva da una arte riola alla base dell'epiglottide. lo capo a tre ore si riuscì a fatica a dominare l'emor ragia coll'adrenalina è colla galvanocaustica e col ghiaccio. A p roposito dt questo caso egli fa rilevare che la faccia larin~ea dell'epiglottide é la più r icca di vasi sanguigni e che verificandosi emorragia non ,, opportuna la legatura della carotide e nemmeno la tracheotomia, poiché in quanto all'allacciatura della cat·otide non è po'lsihile r1conoscere quale delle due carotidi sia da le:;rars i, e la tracheotomia é pure da ritì utars i perché col sussegue nte lamponamento non si può esercitare una efficace compressione.
C. P.
n trattamento ohirursloo della parallst. faoolale (Centralblatt fil r Chirurgie, n. 5, 100-i}.
FRAZIER e SPILLER. -
La cu ra chirurgica tlella paralisi fa e.ciale, quando si s uppone sia avvenuta una completa soluzione di continuo del nervo, deve farsi sollecitamente più che sia possibile, poiché non si può sperat·e u n esito felice dell'operazione quando i muscoli sono l('ié completamente atrofizzali. Frezier ebbe ad o:.<ser vare che in un caso di ferila di rivolver a l mea lo uditivo esterno, cinque mesi dopo si era stabilita una completa paraplegia cer-
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RIVISTA CRffiURGIOA
lamentA prodotta da lesione del facciale nel suo decorso per entr o la r occa petrosa. Egli con un taglio lungo il margine anteriore dello sterno-c.leido-mastoideo mise allo scoperto il norvo ipoglosso, di vi se questo nervo per due centimetri dopo il suo passul-!gio alla carotidt} est~>rna, rovesciò in alto il moncone centrai~ di esso ner'vo e lo unì col moncone perrferico del facciale previamenle recrso Alla sua uscita dal foro stilo-mnstoideo. Frazier· pr·efe l'i la sutura ilei ner·vo ipoglosso e quella più rrequenlemenle usata del nervo accessorio e ciò per le seguenti ragioni: I movimenti associati che si compiono dopo l'unione del facciale coll'ac~essorio, vale a dire i movimenti della spalla che si accompagnano a quelli della faccia sono incomodi e Clisordinati. Ma vi ha di prù, il centro corticale per i movimenti della lingua sta più vicino al centro corticale del fac-cia le che non lo sia al centro dell'acc~sso rio. Il centro Jinguale adunque potrebbe abituarsi più facilmente alla sua nuova funzione, oppure gli impulsi motori che raggiungotJO il centr o facciale potrebbero più facilmente essere tr·asmèssi al centro ipoglosso. La completa recisione del nervo che l'i vuoi utilrzzar<:l è da pre ferirsr alla sua par:r.iale se:done, giacché il tr·asporto del centro ipoglosso al centr·o facciale può effettuarsi piu facilmente. Un altr·o chirurgo, lo Spillar, dal punto di vista nevrologico. r accomanda pur e la neuroannstomos i anche nella paraplegia per· causa reumalica se nes.3un miglior·ameolo si è verificato dopo sei mesi e la r accomfmda ancora nelle parHiisi f~>cciali dipendenti da aff,·zione dell"or·ecchio medio. La neur·oanastomosi può pralicarsi con vantaggio anche in altre regioni del corpo. Cosi Spiller potè ristabilire parzialmente! a funzione del libiale anteriore in una paralisi in fantile anastomizzando i nervi che animano quel muscolo col nervo muscolo cutaneo. C. P. KòNrG. - O••ervaztont aforbtlohe •opra 11 decorso ed 11 trattamento deU• ferlte oomllDI d'arma d& tuooo del polmone. - (Centralbialt filr Cltir., n. 47). Dopo aver comunicalo un caso a"sai istruttivo, l'autore si propone di fare accettare il principio di d11re una mag~iore estensione alla cura chirurgica attiva delle ferite d'arma da fuoco ciel polmone seguite da notevole strava so emati<'o. Egli perciò compendi~ nei seguenti aforismi le norme di un congruotrattamento di tali ferite: 1' L'indicazione di una operazione chirurgica ci si presenler·à b en d i rado ed in via affatto eccezionale subito dopo avvenuta una grave lesione del polmone a meno che ooo vi sia il sospetto di una emorragia delle pa1·eti toraciche per es. per le!>lone della mammar·ia; 2° Se al secondo o terzo giorno dopo il ferimento, i fenomeni propri della lesione (dispnea, txrande frequenza di polso, elevazione di temperatura) aum entano cl'intensità; bisogna procedere all' aper lur·a della pleura mediante la toracntomia ; 3' L'aumento della febbre con di!lìcoltata respirazione reclama anche uel perio,Po consecutivo, l'operazione. In quel'-tO caso tratlasi prù spesso di una infezione pneumococcica che ha il punto di partenza dai bronchi; 4° 06Ve3i ritenere pure opportuna la lorRcolomia se anche fo!ravi fenomeno non la reclttmano, ma che sia indicata dalla presenza di emotorace al secondo o ter·zo giorllo do po avvenuta la lesione
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L'operazione praticata in queste <.'ircostanze prevlene i l processo infettivo cheavrebbe il suo punto di pat·tenza dal polmone; l'operazione però deve essere fatta con r igorosissima asepsi e ciò per prevenire che l'emotorace si cambi in empieme; 5' Se 11 lavor o d'a ..sorbimento si protrae per qualche mese, si può affrettare la scompar3a del liquido mediante la punzione. Se tale operazi one ru trattata senza r isultato, sarà da consigliarsi la loracotomia. C. P. ·
~IVISTA DI OTO-~INO-ùllQINGOIATQHl BatNOBL. -
Oom.plloazlonl4egll uoeaal to...W.arl .- (Reoue heb. de lar!Jng.
otol. et de rhinologie, 29 agosto 1903).
L'ascesso tonsillare non é sempr e così benigno come cr edono alcuni pratici, ma la sua evoluzione s'accompagna talora a complicazioni gravi, talora mortali, sempre evitabili. Queste complicazioni sono dovute: 1° all'infezione generale: ittero, pseudor eumatismo infettivo come nel caso di Velllon, seguito de morte. Due casi di endocar dite ulcerosa seguiti da morte sono descr itti l 'uno da Fnlnkel, l'altro da Fur bringer; il pr1mo decorse con sin tomi car diopolmonari, l'altro coll'aspetto di un tifo; tu l t'e due furono constatati solo all'autopsia. Scltmiegelow e Rode riferirono due cas1 di setti coplemia dalla stessa cau~a. Tre malati, di cu1 uno di Escat, mor1rono di conseguenze di ascess1 peri o intr atonsillari coi sintomi del collasso; 2• all'mfezione locale. I n un malato di Hubbard una dirterite faringo-laringea s'innestò su una mucosa infiammata da un ascesso periLonsillare: la tracbeotornia non bastò a salvare il paziente Brindel osservò come conseguenza di un ascesso peritonsillare la par alisi unilaterale del velo pendulo e paralisi dei muscoli del collo e della nuca, Esca t la paralisi dell' epi glottide con caduta di questa sulla larinFte onde dispnea e m or·te per sollocazione. In certi pazienti non operati si rormano dei seni fistolosi che passano allo stato cr onico e talora in queste tasche si svil uppano dei calcoli; 3' all'ostacolo meccanico delle tonsille e par ti circonvicine molLo ingros· sale: onde d1spnea, che in un caso di Pasleur impose un'operazione dall'esterno. I n un ca!:ìo di L yon l'asfissia si pr odusse al momento dell' apel'lura dell'ascesso per· penetr azione del pu~ nelle vie ae1·ee; 4' alla propagazione del pus agli organi vicini e specialmente Ai va~i s.anguigni La muscolatura e l'aponeur·osi deila farinl'e non oppongono talora cl1e una barri era ben fragile allli pcnelrazione dei gerrni sellici; d'altr a par te i linfalici che dall'amigdale e dalla mucosa faringea vanno ai ganglii car otidei Cormano una via sempre aperta per la loro disseminazione. Di 2:2 osser vazioni raccolte dt~II'A. di complicazioni vascolari di ascessi tonsillari, sedici si riferiscono all'apertura del la carotide, una alla formazione di un aneu1·isrna cinque alla produzione di una flebile delle vene del collo. Reid ed Hanot de: scrissero ciascuno un caso di diffusione del pus al mediastino.
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Da quan to sopra emerge l'indicazione di aprire il piu pr esto possibile gli ascessi lonsillari anc he qua ndo non vi fosse qualche goccia di pu$. Mou•·e e Brindai pr-,fe•·iscono a l bisturi il Lermo-cauterio ed il galvano-dlu· lario. L'apl"licezione d el galvano·cauterio nell'apertura delle suppuraziooi nmigdal~e è rapida, non mag!liormente dolorosa che quella del bisturi ; a ssicura l'emostasi, é ~>e mpr·e a ntisettica e di piu ha il merito dt lasctare un tragitto aperto d'onde il pus scola liberamente all'esterno. Se l'ascesso peritonsillare fos:;e esterno fio da principio e non fa cesse prominenza nell'istmo faringeo ed avesse tendenza ad esteriorizzar si. noi dovre mmo r icorrer e all'apertura col bisturi. dall'esterno, avanzando per s trati e servendoci della sonda più che del bisturi. Si avrebbe cosi ma~gior probabilità di r isparmiare i vasi ed i nbrvi, che un interveulo alla cieca per via boccale rischierebbe di sezionare. G. O.
Bui rapporto fTa l'otite media aouta e Il reumaU.mo artloolare aouto. - (Centralblatt fur die medicinischen Wissenscha(ten, nu-
W AGNER. -
mero 4, tOOi). L'A. rifòrisce s u 4 casi di J•eumati!:'mo artacolare a c uto, che si mani festarono quale complicazione di oti te media acuta. In base a tali osser va zioni l'A. conchiude che l'otate media acuta non deve essere ritenuta, come si é rauo sino ad o•·a . quale fenomeno parziale, ma quale causa di un cosidetto reuma· tismo articolare. C. S. R. M ùLLER. - Bulla oura •eooa Delle otltl medie aoute puruleDte. - (Derttsehe militiiriir~ll. Zeitschrift, 1903).
L 'A. espone i buoni risultati ollenuli cCJl trattamento secco delle otiti medi~ acute pur·ulente. Nel decorso di tre anni la necessità di un'operazione (apertu ra dell'antr-omas toideo) occorse solamente 22 volte su 301 malato (c1rca 7 p. 100 dtH ca!li), vale a dire una volta !'U 14 a 15 malati, mentre Bezold nella c ura con inaezioni, docce d'ar·ia ecc., dovette eselluire tale operazione una volta su ogni 4 o 5 malati. La durala della cura a;ociutta in un tl'ienuio raggiunse in media. per ogni molato, ~torni 25.8. C. S. Scnm.ZI':. - Contributo alla oono•oenza della menlDglte oto•eDa ID baae
alle o ..ervasloDl oltnlohe delle malattie 4ell'oreoobto Dell'aDlveraltÀ dl Halle - (Cenl ralblalt .fut· Bakleriolo(fie, ParasitenlcuTide 'und lnfektion.~l.:ranl•ltetten,
n. t0-11, 20 gennaio 1904).
Qneslo lavor o è bo;.ato sullo studio di 31 caso di ~cnuina meningile otogcna per· la sintomatologia e l'a. giunge, dopo la e nurnel'azio ne di tutti i sinl(Jmi, alla conclu"ione, che non si hanno segni ca rlilleristici per diagnoslicar A con sicur azza la esistenza di una meoingite. Il quadro clinico ·conduce spesso ad e rrori ed a conclusioni iallaci e per conse~uenza s provvedimenti terapeutici funesti, oppur e a ll'abbandono di ogni intervento operallvo. Pertanto la puntura lombare ha segnato un reale pro· ga·esso per la diagnosi. Il contenuto batterico del liquido o t tenuto con la p un.-
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t11ra lomba,.e è di straor·dinaria impor tans a per la diagnosi della meninnite purulenta. Per l'osservazione dei batteri deve essere preso in esame il prepar·ato fresco e non il pror.esso di colture, perché il liquido cer ebr•o-spinale possiede manifestamente proprietà, che ritar'dano od impeJiscono lo sviluppo etei batteri. Per mettere in evidenza i ge r mi conten uti nel liquido cerebro-spinale, bisogna fare agire sui preparati la soluzione a lcoolica di b leu di metilene, almeno per' 40 minuti. Io 9 dei 3l cas i di m eningite o togena purulent11 fu esaminato batteriolog i· camente il liquido ottenuto con la punturu lombAre e si trovarono in U casi solamente diplococchi, in 3 casi streptucocchi e diplococchi. C. S. I rapporti dell'ozeaa oolla tuberoolosl polmoaare e ooD•l· der&Z.loal•ull& dlapo•ldell'ozen&.- (A re/ilo. fu r Laryng., vol. 14°, p. 1).
ALEX A NDER. -
Su 200 tisici l'A. ha riscontrato solo un caso tipico di ozena, 6 casi di ozena guarita, 9 casi di conside revole atrofia senza ozena, 5 casi di c onsidere vole atrofia senza causa dimostrabile ed 11 casi provocato da marasma e disturbi di nutrizione. Per contr o in 50 ozenato;;i del Policlinico di Ft·tinkel trovò 22 volte tisi polmonare , 7 sospetti di tisi, 4 con altre malattie polmona ri, 17 erano sani. Ne risulta quindi una predispos izione degli ozenatosi alla tubercolosi polmonare, predisposizione forse dovLOta alla mancante azione fillratrice del naso ozenatoso per i ger mi pato~eni, alla deficienza di riscaldame nto e d'mumidi· mento dell'a t•ia e fors'an che al buon terreno di cultura che offre per i germi dell'aria il secreto ozena toso . L'A. ha inoltre trovato nel secreto nasale sette volle bacilli re~is lenli allli acidi, molto simili ai bacilli tubercolari. Nelrozena laringea un r epet·to simile potrebbe portare ad una falsa diagnosi di tuber colosi. G. O.
- L& Deurlte aou•tlor. tossloa e la oomparteolpaslone del relr.tlvt g&DgW. - (Zeitsch. fìl r 0/!T•enfleilkunde, vol. 46. fase. 11.
W tT T MAACK. .
La neurite acustica tossica può essere dovuta a: a) veleni ectogeni, dei quali i più frequenti sono l'alcool, !11 nicotina, il chinino e l'acido salicilico. Sono state pure descritte neurili a custiche da arsenico, fosfot•o, piombo, mercurio, nitrato d'argento, cloroformio, ossido di carbonio, olio di chenopodio, anilina, ioduro di potassio, stramonio, felce masch io, pomo granato, dinitrobenzol; b) lossine nelle mt~ laltie infetti ve: morbillo, sca rlattina, diflel'ite, influenza, reumatismo articolare, tifo addominale, tifo (l,.;untematico, febbre r icorrente, peste bubbonica, osteomielile, s itllide e tuber colosi. L' A. rì po1·ta la· sezione e l'esame is tologico di un tubercoloso, nel q uale si riscontrò una ueurite del ramo codeat•e dell'acustico con partecipazione del gangi io spir ale; c) autointossicazione n el diabete. nella gott~, nell'Uter o, nella cachessia carcioomatosa e nella nefrite. La diagnosi di neurite acustica tossica si basa sui seguenti sintomi: 1° la esistenza di inlossicazioni ; 2' il decor so progressivo della malattia e la bilateralilA dell'a ffezione;
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RIVISTA DI OCOLISTICA
3° il reperto ot.oscopico nP.gativo ed il risultato dell'esame funzion ale; 4• la presenza di rumori soggettivi intensi e continui per tutta la dur ata della malattia od almeno al suo inizio; 5° la totale mancanza di accessi di vertigini rifer ibili ai canali semicirc olari o la comparsa di essi in un per iodo tard•vo (propagazione al ramo vestibolare od al labirinto) ; 6° la contempor!lnea neurite di altri rami nervosi (neurite perifet·ica, poline ut•ite, neur ite ottica). La. prognosi dipende dalla gravita dell'intossicazione, della maggiore o mi· nore acuzie, dallo stato generale, dai disturbi generali o locali cit·cola.torii. La terapia deve essere d1re tta a combattere la intossicazione e quindi potranno essere utili negli avvelenameuti a cuti le lavatur e di stomaco, nelle intossicazioni i diuretici, i diafoc·etici, la siet•oteJ·apia, ecc. G. O.
RIVISrrA DI OCULISrl'ICA M ABILLON.- Utllltà della determ.lnasl one del oampl vt.hrl colorati per la
dlagno•l e la progno• l dl oertl cU•tnrbl nervo•l ooa.eouttvt al traumatiJtml - ( Re~:ueil cl'ophlalmolo(Jie, 1, 1904). Le conclusioni di questo lavoro del Mabillon, il quale si occupò già dello 'Stesso a r gomento in altre interessanti puoblicazioni, sono le seguenti : 1° E' inesatlo l'affermare che l'esame funzionale dell'apparecchio vi!!ivo e in particolar moòo la misura dei campi visivi colorali non offrano aleuoa util illi per la diagnosi Jei disturbi nervosi post-lraumatici, e specialmente nelle forme i~lero-neurasteniche: tali oss ervazioni costituiscono invece un criterio di val0re grtwdissimo. L'es perienza dimostra, infalli, che il restringimento regolare del campo visivo, accompegnato da inversione dei campi visivi colorati s'incontra frequentemente nell'isterismo e quasi semp r e nell' istero-lraumatismo, il quale n on è, del resto, che una forma <l' isterismo provocata da un trauma. La pe rdita della nozione dei colori ha luogo g eneralmente secondo un ordine regolare quasi s empre identico; e cioè: violetto, verde, azz.urro, g iallo e, pet• u ltimo, il rosso; tantoché si può dire che la persiste uza del l'Oss o sug li altri colori è il ca ratlere culminante di questa discromatopsia. Nello stato normale dopo il campo vi'<ivo per il bianco, il più esteso é quello dell'azzurro: nell'is te ris mo e nell'is tero- ln\Umatis mo, si verifica precis amente l'oppo~to, poiché è la visione del rosso che è l'ultima a scompai'ÌI'e n ella pe1·d•ta successiva della nozione dei colori. All'A . interessa il far •·ile va re come egli non pretenda punto di affermare che le anomalie de l c-,ampo visivo debbano necessa r iameute lltcontrars i in tutti i casi di nevros i traumatica, e che esse possano servire esclusivamente alla diag nosi di qucsl'afl'ezione: egli dice, per ò, che quando in un individuo rimasto vittima di un traumatis mo si trova un restringimento concent1·ico regolare del campo visivo con inversione dei campi visivi colorati, associalo ad altri di-
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slurbi nervosi più o meno acceutuati, si può affermare che si tratta di un vero e propr io islero-traumatismo. Questa varietà di nevro~i traumal1ca é grave, specialmente quando Yi s'agg-iungono dei disturbi ne urast('nici molto pronun<:iati; è ribelle ad ogni cura, ed ha una prognosi assai riservata. 2• Il restringimento concentrico dei campi visivi colorati non pu(} .essere simulato, e ogni tentativo di frode sar ebbe facilmente svelato. 3° Un processo verbale di perizia meJica r elativa a una ne vrosi traumatica devE\ essere considerato incompleto, se non contiene particolar i precisi sull'esame funzionale dell'apparecchio visivo {refrazione stalica, acutezza v1siva, r1flesso luminoso e accomodalivo, slato dei mezzi trasparenti, campo v1sivo). 4' L'esame del campo visivo non é un'operazione di secondaria impodanza; esso deve essere circondato, nella sua. esecuzione, da pt'ecauzioni speciali, senza le quali perde ogni cr edito e ogni garanzia di esattezza; mentre se viene condotto con dilig-enza e precisione, può avere un valore e un s1gnitìcato che nessuno saprebbe negllrgli. E. T.
H. ScHMIDT-RIMPLER. - 811Ue operazioni negli ooohl oolla magnete. (Centralblalt filr die m-:dicinisehen bre 1903)
Wissen.~cltaften,
n. 4ì, 21 novem-
In due anni il R. ha osservato 38 casi di schegge di ferro negli occhi. In tuili i casi adoperò sempre per !"estrazione la magnete grande di Haab. Solamente in 3 casi es!<a non corrispose. In 4 casi non fu possibile riscontrare la via d'ingresso, 19 volte si trovo sulla cornea, 15 volle sulla scler otica, ::1 volte si trovarono fori nell'iride. La sede del ferro fu ·10 volle nella par te anteriore dell'occhio, compresa la lente, 28 volle nella posteriore; 31 volte il pezzatto di ferro non fu visibile. La estrazione attraverso la perforazione della ferita ~vvenne 6 volte, una nuova incisione della sclerotica fu eseguita 3 volte, la camer·a anteriore fu aperta 3 volte mediante incisione corneale periferica con la lancetta, senza iridectomia, in tutti g li altri casi fu escisa la porzione dell'il'ide, corrispondente alla parte prominente, · provocata dall'a zione della magnete sul cor·po estraneo, prima che fosse mtrapresa la estrazione di esso con la magnete stessa. Fra i 35 pazienti, nei quali riu,.:cll'eslrazione, 17 conservarono un'utile funzione visiva, in 9 dovette essere rn appresso estirpato il bulbo, mentr e neg!i 11ltl'i la vista oscillò fra un certo grado di perceziOne della luce e il riconoscimento del numero delle dita. C. S. Aatlgmatlamo della ooroea e ooroldlte oentrale del mtopl. (Centralblatt filr die medicinischen Wis~enschaften, n. 47, 21 novembi'e 1903).
A. SENN. -
S. ammetle per la miopia, in base al materiale statistico delle proprie osservazioni, un r appm·to etiologico fra l'astigmatismo della cornea eù una coroidi te centrale. Egli ·desig-na quale astigma~ismo anormale l'irregolat·e e quello regolare superiore ad 1,25 D. Un tale astigmatismo anormale egli trovò in 205 occhi miopici, con coroidtte centrale in 78,'l p. 100 dei casi, di fronte a 21,9 p. 100 con astigmatismo corneale più o meno fisiologico. In tutti gli occhi osser·vati durante \ ~
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lo stesso tempo con miopia di sette e più diottr ie senza coroidite si ottenne una percentuale del tutto inversa: !96 occhi presentarono, nella media di 27,6 p. 100 cornee astigmatiche e in quella di 72,~ p. 100 normali. Logic.imente conclude perciò l'A., a scopo terapeutico-pratico, di correggere esattissima::nenle l'astigmatismo nella miopia. A tale scopo egli fa conoscere che 22 casi di miopia con cor oidite centrale, complicati con asli ~matismo della cornea, dopo la loro combinata cor rezione, dimostrarono, durante un periodo di osservazione di circa tre anni, un aumento medio della funzione visiva ·li 0,05. C. S.
Delle malattie ooularl almul&te, provooate, m&Dteaute o4 aggrava te . - (Journal méd. de Bru·xelles, n. 1, 1904).
BAUDRY. -
Le malattie oculari simulate, provocate, mantenute od aggravate sono numerose: formano oggetto del pt·esenle studio solo quelle simulate in occasione di un traumatismo vero o supposto dell'occhio. L'A. osservò due soli casi nei quali era stata provocata e mantenuta una coo~iunli vile consecutiva alla penelrazione di piccoli corpi e!< tra nei, celere· mente asportati. Si trattava di due operai che, durante la malallia, percepivano da due società d'assicurazione, una somma superiore a quella che costituiva la hro mercede giornaliera. Nei detenuti, nei deportati e nei soldati la congiuntivite é facilmente pro· vocata con sostanze chimiche, con corpi estranei; le sostanze più usate allo scopo sono: la sabbia fine, la polvere ed il succo di tabacco, il s ucco d'euforbia e di limone, il sal marino, la calce, il solfato di rame, il nitrato di ar gento. Il quadro clinico di tali congiuntivtti provocate può variare da una semplice iperemia ad una vera e propria congiuntivite traumatica con le!'lioni infiammatorie e de!Squama~ive g ravi. Quando si sospetta l'uso di tali mezzi fr·audolenti, occorre fare un esame minuzioso di tutta la congiuntiva, sopratutto dei cui di sacco, e praticare l'essme microscopico e batteriologico della secrezione per ricercare i corpi estranei e le tracce delle sostanze introdotte e quindi applicare una fasciatura occlusiva irremovibile. Capita più. di frequente che individui affetti da cherato-congiuntivite gramtlo~a o da a ltra les ione delle membrane esterne dell'occhio tenliuo di metter sul conto di un lraumatis mo accidentale la malallia che essi hanno da molto tempo, ed in questo caso d medico deve ricordare che il trauma non é capace di produrre se non una debole r ecrudescenza dello stato patologico anteriore. · Allo stesso modo molti operai s ifìlilici, diabetici, albuminuriri, ccc., fanno dipendere dal più le~gero trauma dell'occhio le emorragie spontapee, o le infiammazioni profonde di qu~sl'organo (irido-eoroidite e retino-coroidite) da cui furono spontaneamente colpiti. Anche in questi casi l'A. ricorda che le contusioni non fanno che predisporre l'organo all'inflammazione, e che quindi il traumat•smo non deve ritenersi se non una causa occasionale coadiuvante, la f'(Uale ha reso più facile la manifestazione patologica. Le emoeragie della camera anteriore, della retina, della coroide e del vitreo devono ritenersi di natura traumatica solo per esclusione, cioè f!U&ndo, accertato il traumatisrno, si sono eliminate le affezioni generali (malattie del sistema
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cardio-polmonare, distur bi della mestruazione, dismenorrea, meno pausa, cloroenem•a, golle, r eumatismo, diabete, tllbuminurie, ecc.) e quelle locali (glau· coma, iri.:lo-coroidile, miopitt grave, ecc.). Le catereUe traumatiche non possono essere confuse de un osservatore allento con quelle dieestiche o sintornatiche di corio-retinit.e, di scolla mento retinico, di glaucoma, di tumore. e meno ancora con la cateratte con/lenite. Uno scollamento delle retina deve rilenbrsi di origine esclusivameute treu· metice quando s'accom'J)agna con focolai apoplettici, con emorragie del corpo vitreo e retiniche, con tracce evidenti di contusione delle membrane esterne, e l'occhio in esame non presenta i segni dt una miopia di allo grado o di un neoplasme coroideo. Siccome certi t•·aumatismi causano diplopia, ambliopie, amauro!:!i, cosi è facile trovare individui che hanno interesse a simularle, pe1·ci6 il perito con opportuni mezz.i diagnostici deve tentare di risolvere i quesiti: se tali elt~ra· z.ioni funzionali esistono realmente; essendovi ambliopia di qual grado esse è; se l'imoerfeziono è d'origine traumatica: se l'indebolimento più o meno marcato della visione r estera staziona1·io, ovvero por te t·à alla g uarigione od ella cecità assoluta. GRtx.
RIVISTA DI rrERAPEU1,ICA Astone flalolopoa del rag&1 del radio e loro appUoastone terapeutloa. - (Deutsche medi.;inische Wochenschrijt, gennaio HlOi).
W. ScHOLTZ. -
L'autore praticò delle ricerche comparative sugii effetti fisiologici dt.l radio e dei reggi Ròntgen. l raggi del radio ~mila pt>lle degli animali e dell'uomo avrebbero g li stessi effetti di qudli dei reggi X. lnfluenz.ando le cute per la durate di 20 a ~O mi11uti con 1 due agenti, ~i ottiene in a mbedue i ces• vive intlemmazione delle pelle, produzione di bolle ed escoriazioni, bentosto seguita da ulcerazioni approfondentisi fino al tessuto cellulare sottocuteneo. lstologicamente le lesioni sono identiche, sopralulto r appresentate da una vacuolizzezione della cellule, che termina con la !'U8 completa distruzione. Soltanto, mentr e con i raggi Rontgeo, le ulceraziooi cutanee visibili non si maniresteno che dopo 14 giorni, con i raggi del radium dopo venti ore soltanto hassi un'eritema intenso, fatto questo che, secondo l'autore, permett.. rebbe di dosare l 'a~en te terapeutico. Numerosi sperimentatori dimostrarono come i r aFrgi del redium abbiano il poter e di uccidere comple tamente i bacterii, sieno es~i sapr o1ìli o potogeoi. L'autore volle deter minare in ']Ual misura il potere battericida del radio cresce o diminui~ca con la distanze che lo separa da una piastra d'agar coperta di coltu r e microbi che. E~ii riueci con tal mnzo ed uccidere i bacilli del Ufo dopo tre ore di irradiazioni del radium ed una distanza di due m •llimelri dall'agar seminato. Alla dtstanza di sei millimetri accorsero dieci ore.
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RIVISTA DI TER,lPEUTIOA
Potè parirnenli uc cider e batteri contenuti in un mezzo liquido. Tale infl uenza balLer·icida, aggiunge l'autore, distingue i raggi del radio dai ra ggi Ròntgen. è tuttavia inferiore a quella della luce elettrica concentrata, Propr·ietA capitale dei ra ggi del radio sarebbe la loro a zione nella pr orondilA dei tessuti, ciò che darebbe loro un notevoltl valore lerapeutico. Con esperienze sl.ll coniglio, il potere di penetra!'e profondamente i tessuti può e sser dimostrato non soltanto per i r aggi fis iologici del radium, ma pure per i raggi bacter icidi, suscettibili di uccidere i bacilli tifìci dopo aver a ttravet"sato lo s pessore di un orecchio di coniglio. L'autore termina indicando la azione particolare dei raggi r adiali sul sistema nervoso de lla cavia e r icordando la loro efficacia nel lupus e nei carcinomi c utanei nell'uomo. G. B. A. P.-.S JNI. - Prtml rl•ultatt ottenuti OOD la fototerapia mediante l'aroo ID ferro, In alounl oul dllnpu. - (Annali di Elettricità Medica e Terapia jisica, genna io 1!JOi ). I pr incipi fondamentali sui quali poggia la fototerapia sono essenzialmente: l'azione vitale e vi viflcante della luce s ugli organismi superiori ed i suoi etfelli distruttivi sui batteri. L'azione della luce è uguale sia essa proveniente da luce naturale od artificiale. Dello s pettro, la parte capace di produrre r eazione infiammatoria è quella più r icca in raggi chimici, a- cor'ta lunghezza d'onda ed in r adiazioni non visibili ultraviolette. L'appar·ecchio primitivo di Finsen, padre ed autore della fototerapia, onde ottenere tali raggi, venne s uccessivamente modirìcato e completato da pat·ecchi autori e ciò con l'agg iunta agli elettr odi di sostanze che aumentassero la produzione in raggi ultravioletti (Slrebel, Righi) ed ultimamente con un apparecchio avente ambo glr elettr odi in ferr o (Bang). Quest'ultimo apparecchio è in esperimentO' appena da un a nno nelle cliniche estere, e l'autore pubblica i primi r isultati ottenuti i:-: ltalra con lo stesso. Curò in tal modo otto malati, dei quali sei aftetti da lupus volgare, uno da lupus eritematoso ed un altr·o da acue t•osacea . Ottenne guarigione completa in qu~:~llro casi di lupus volga r·e, mentre negli altri due la guar igione non fu completa s ta nte l'inte r rotta cur·a; la cura fotolerapica fallì invece completHmenle nel caso di lupus eritematoso ad onta delle numerose sedute (45), mentre ottimo risultal.o ottenne nel caso di acne rosacea, e ciò in un tempo abbas tanza breve (25 sedut(") e oon una cura non molto energica (7-8 amp. per la durata di 10' a 1:':>'). Concludendo l'auto re avrebbe riscontrato che l'apparecchio del BaiJg avrebbe i segue nli vanlag~i: l. Una maggior richiesta in raggi attinici in conrronto def(li elettrodi in carbone; 2. La proprietà degli elettrodi in fer ro di emanare raggi freddi ciò che per mette di avvicinare, alla distanza di 2, :l centimetri, il campo operativo all'ar co voi laico; 3. La poca intensità di corr ente (5, 10 amp.J ed il breve tempo (5, 10 minuti primi) necessari per ogn i singola seduta. Nelle s uo esperienze cliniche e con s tudi spet·imenta li, l'Autore ebbe inoltre a r ilevare come l'azione cura tiva d•~ll'~:~pparecchio ad elettrodi di ferro fos;~e potentemente coadiuva ta dall' ischemizzazione della parte, ischemizzazione che egli
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o~tenn e sempre e
perfetta impieg-ando la Cllmpressione, oppure una soluzione di adrenalina al D' 1 p. 1000 nei cnsi nei quali non er a possibile esercitare una compressione meccanica efficace. P tu·imenti utile coeflìceu Ce a tal mczz<> cnr·ativo vien dato dalla depidermizzazione della cute, cha essendo dotata di l{ranJe potere di assorbimento verso i r aggi chimici, se depidermizz~;~ta pt!rmette la for•mazione eli un pro<"esso infiammatorio moderato ed uniforme con penet,.a zione della luce nel te!"suto. Ado però costantemente cor·t'enti poco intense, di 8 a IO amperes, e le sedute dur·ar·ono, secondo i casi, 10, 1.-,, :W minuti. G. B.
E. UN GER . - Impiego dell'aoqua o..lgenata nelle medloazlonl. rapie der Gegen wart, gt' nnaio 1 00 ~) .
(T/te-
L'acqua ossigenata viene mollo usatfl, p:;a da parecrhio tempo, qual e deodorante, meno invece qu~;~le disinfettante, causa la tro ppo facile !"Ua decomposizione e la frequente presenza di a cidi (cloridrico e solforico) pr ovenienli dalla ste!<sa fabbr·icazione. L'autore praticò le s ue espefienze con !'Oluzioni di acq ua ossigenata all'uno al tre ed al dred p. 100. Tali pr epBI'azioni sono sçrovvif'te di qualsiasi lO>:!Sidta, nè provocano, nei soggetti a cute sensibtle, alcuna forma rli eczema. Eg li usò l'acqua ossigenata preparata dal Mcrck corrtenente il 30 p. 100 in peso di &CI'JUD. . Adoprò le solu:zioni di 1.81 ac1ua all'un p. 100 ed al tre p. 100 pe!' impacchi umidi, nelle linfangioili s upP.rfìcia li, nei paterecci, nell'erisipela, mostrandosi efRcaci al pari del sublimato, senza alterare menomamente la pelle, mentre fur ono superiori all'alcool perchè non d issecceno punto la cute. L'acqua ossig-enata essendo inoltre inodora, è specialmente indicata nelle medicazioni al viso. Con tal rimedio, le ulcerazioni s upertlciali e profonde perdono totalmente ed in modo sorprendente il loro cattivo odore, e ciò nello spazio di ve ntiquattro ore. Parimenti é indicat.a ne i casi di tumori ulceratì. La secrezione delle piaghe superficiali di minuisce note volmente in capo a due o tre gior ni, assumendo le piaghe stesse un aspett.o secco e r•endendosi dete r~e ; i loro bordi, mal limitati, sono sostituiti da str·iscie bianche di cpider·mide sana che sviluppans i specialme nte al principio della cura. · Nelle fistole tubercolari delle par·ti molli, zaffando le stesse con g-arza imbevuta di acqua ossigenata al dieci p. 100, avvertesi prima una s uppul"azione più intensa, sep:ulta da eliminazione di lembi necrotici e da sollecita formazione di granulazioni. In pari tempo la sol uzion~ ha Yn effetto e mos tatico; piccole emorr·a~i e di capillari si arr·estano tos to. Però l'autore non giunse mai ad ottenere una completa cutizzazione con l'uso della sola acqua ossigenata; ciò ver iflcossi polverizzando le ferile con vioformio. Parimenti delle medicazioni con garza vioformizzata producono una completa cicatrizzazione. Secondo l'aulol'e l'azione dell'acqua ossige nata si espliche1·ebbe quale balte,•icida sui bacteri anaerobi. . Concludendo l'a cqua ossigenata sarebbe superiore ad altri antise ttici perché e un deodorante r apidamente attivo e perchè priva di qualsiasi tossicità. Sa r ebt>e spe cialmenLe indicata nei flemmoni diffusi e nei processi ulcerosi a secrezione fetida. G. B.
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RIVISTA. DI TB:RA.PEUTI CA
F . ZB!GAN . - La oura del reumatlamo oon l"u•o e.terno 41 preparati ••· Jlolllol. - (Cent ralblatl f ilr die medicinische1l W issensclta(ten, o. 47, 21 novembr·e 1903). Z. riferisc.e sulle ricerche intraprese coi preparati salicilici, il mesolaoo, il glicosale ed il rP-umasale adoperati per uso ester no ; tuUi e tre corrispose ro bene. Il me~otan o, sotto forma di liqurdo chiaro giallastro, può essere me· scolato, per suo uso con parli eg uali di olio di oliva ; l'odore un poco ingrato é fac ilmente corretto con alcune gocce di olio di lavanda. Co!l 15-20 g rammi di quel'to miscuJrliO oleoso sono pennellate le parti maiale e quindi avvolte con ovnlta non digr·ussala. Dopo poco tem po s i manifesta l'azione anodina de l t·Jmedio, nell'uso con· secuti vo s i fa palef"e un considere vole miglio rame nto e il più delle volte com· pleta ~uat·igione. Nell'ul'ina si r iscontra fm·te r eazione di acido salicilico. Anche il cer·otlo pr eparato col rne~otano si mostrò molto atttvo nei reumatismi uf'eb· lm li ; pure qui l'i trovò aciu,) salicilico nell'urina. Il rtlicm>nle é una polver·e bianca, inodora, la fluale s i u!!a in soluzione al· coolica al l!O p. 100 con l'aggiunta di glicerina. L'urina mostra chiara reazione di ac ino !'alicilico. L'azione non fu del lutto cosi ra pida, come nel mesotano, ma l"el'lito fu egua lmente buono. Lo stesso vale per il terzo rimedio, il r·eumasa!e. Usanclolo per frizioni allu dose di 5-10 gr ammi per due, tre vol1.6 a l flÌo r·no, l(iil dopo poco tempo si manifesta chiar amente l'azione del rimedio, pur e con for ti Rudori. A nche coa l'uso di que!!LO r imedio si r iscontra acido salicilico nell'ur ina. C. S.
n me•otano, quale &DUreum&tloo ••terno. - (Cen!ralblalt fiir die medicint.~ch en W issenscha(ten, n. 47, 21 novembre 1!)1)3).
K . LJEPE LT. -
In bAse a numel'ol'e l'icerche L. ha deter minala la favorevole azione generale del mec:otano. Specialmente in cosi recenti, i risultati !'Ono ottimi; nei casi gr·a,•i r accomanda, oltre l'uso esterno del mel'Olano, anche inlernamPnle J'a~opi rina . P ure il cerotto di mesotano agisce come un buon rimedio anodino. C. S.
Jon . KROPJL. - Sul me.otano. - (Centralblalt fii. r die m edicinischen W is· senschajten, n. 4i, 21 novembre 190:J). Il r·elolore conferma il favo r•t:vole giudizio di par ecchi autori s ul me,.otano, quale nntireumatico. Oltre c he nel r·eumalismo il K ha sperimentato il rimedio pur·e in una c:er1e d1 allr e malattie. In cinque ca!'i di risipola non si nolò olcun'azione, probabilme nle, per·chò la quantità del rim~dio solicilico assorbilo fu troppo piccola; è notevole che a nche in questa malntlia non s i mAnifestò alcuna r eazione locale. Mollo efJicnce è Rlato invece il mesotano ne ll' iper·itlrosi.l s udor·i nollurni dei lisici scomparvero dopo frizioni di 8·10 gocce di mesota no, mescolato con parti eguali di oho eli oliva; egualmente buoni t·isultati s i ollennero nei forli s udor i fetidi t!ei piedi. Anche contro il prurito cutaneo s i mostrò il mesotano attivis· simo. Finalmente raccomanda K. con tro diver se dermatosi l'unguento di me· soiano al 20-30 p. 100, in cui il mesotano è opportunamente mescolat.o con l'ossido di zinco. C. S.
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RIVI~TA DI TECNICAE ~ERVILIO MEDICOMILITARE Kote dl guerra ; bolhttlno medloo dt Ull medtoo tr&llO&Ie al 1egulto dell'armata ruua. - (A rchiocs générales de nu.idecine, nn. 9- 11,
MARCoN. -
mar zo 1 90~). L'autore, medico fr ancese al se~u ito dt>ll'arrnata ruS!'B, in questi due articol i pa1·1a rapidamenlt:: rlrll'orJ:taniz?.al ione del serviz1o sAmtario pres~o l'esercito russo in campa~tna. Mentre, nt~ lle linee generAli, molti dali e notizie sono Alla conoscenza di tutti, sonvi numerosi parlicoiRri poco noti o sconosriuti affatto, contrasti stridenti fra le vari e or ganizzazioni Sttniturie, poco adatto reclutamento del personale m edico di riserva, elle meritano di es!'ere fnlti conoscere. Il s-;roi~i'l sanitario dell'armata compr ende i medici militari, gli aiulnnti met~ ici (feldscheer l, gli infer mieri e le suore di carità. Oltre ai medici de1 reg ~i menti in att1vilà di servizio sonvi i medici militari di r iserva. Questi vengono reclutati in modo veramente strano. I n Russia flli stu· denti di medicma non pr estano alcun !<er vizio militar e, ma conseguita la laur ea vengono considerali rrutJli m!dici militari in riserva per la durata di sedici anni, partenrlo dal gio1·no del loro ultimo esame. Cosi, qualunque m edico civile r usso, laureato da meno di sedici anni può es!"er chiamalo da un m omento all'altro in un qual unque re~giruento. 01 più trascorso il periodo di ~edici anni ge il meJico in pArola non fa una domanda specialo per cessa1'e da qualsiasi servizio militare. può essere ancora chiama to in servizio, in tempo di guerr a quale medico oolontario in riser oa. Co5ì il Ministero della guerra si assicUI'a la cooperazione di tutti i medici validi del paese, ma fa pa1•tire di rettamente pel campo Ji battaglia dei medici che non hanno prestato un sol giorno di se1vizio militare e che non hanno la menoma idea del la vita del campo. Parimenti i futuri medici militari in attività, sort1t1 dall'Accademia imperi ale medico- mdital'e, fìno all'suno scorso non ave· vano alcuna specinle prepa1·azione militare. SolLanto da un &nno gli studenti del primo corso, prima di passare al secondo sono obbligati a vivere due mesi al campo, imparando così un po' della vita del soldato. La Croce Rossa r ussa é una società. privata, ri conosciuta dallo Stato fino dal 1876 e che dispone di somme eno1·mi for nite dai soci e m ediante doni. Dur ante la campogna del 1877-78 spese 43 milioni di franchi, senza contare la enor me quantità. di doni ricevuti in uatura ed il g1·atuito usufrutto di locali ecc. li suo valore pratico è che essa agisce costantemtmle in tempo di pace. I n quasi tutte le grandi citta possiede degli ospedali da 50, 150 e talora 200 letti, dove alla popolazione operaia vengono fornite medicine, consulti e met.lica zioni gratuite. Nelle frequenti car estie, epidemie, incencli, in qualunque disRrazia nazionale, la Cr oce Rossa invia ambulanze complete con m edici, suor e laiche, infermieri, provviste, medicinali, letti, ecc.
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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO K IL.ITARE
Data per·tanto tale attività in tempo di pace, la mobilitazione della. Croce Hos5a in tempo di ~oruerra. é relativamente facile. Al pl'imo mano, dopo tre settimau~:~ dall'inizio delle ostilità. la Croce liOS"a aveva spedrto in Manciuria. il pE>rsonal!i ed il materiale di ventisei liiZZAretti contenenti 5050 letti. Cia!>cun lauarello pos<~iede 5 medici, 15 suor e di car·ità e 30 iufer·mieri. Ta.lune -ambulanze possiedono un mobilio veramente di lusso, con apparecchi a vapore pel' cucina, vasellami di luo;so, ecc. Con la ricchezza di quest'istituzione privata, centras ta e stride la povert~ di mezzi do•l:!'li ospedali militari pi'Opriameote detti. L' autore pr·evede che anche I'JUC!>tn volta succederà quanto occorse nella guer ra del ISii -78: mentre alla Croce Ro'lsa si nuotava nell'abbondanza e nel lusso, negli ospedali militar·i mancavano pane e biancherie. L'appello alla carità pubblica fallo da qualche medico militare, per gli ospedali militari, fu completamente vano. Più ciH· stridtmte, odioso è il paragone fra il modo col qtrale vengono trauati i medici militari i n confrouto degli addetli alla Croce Rossa. Il medico della Croce Ro~sa, di ~rado inferiore, r iceve 1J:'>0 fr anchi al mese e 2000 franchi di en tr·ala in campagna, men tre il pover o medico di r·iserva, strappato allo famiglia, alla sudata clientela, cbe spesso ·ha raggiunto il qua ran tesimo anno, balzato in Manciur••a, in un paese privo di risorse e dove tutto è carissimo, deve occontentar·Ri appena del quarto di tal somma. Davvero egli paga ben caro il vantaggio dell'esenzione dal servizio in tempo di pace. Dato tale s tato di cose, e per· il dualismo esistentn fl'a Cr·oce Rossa ed amministrazione mrlitare, il celebre chir ur go Veliaminelfdi Pietroburgn p revede si ripeter·anno gli error•r dell'uaima guerra turco- russa, vale a dir·e: t• Dannosa coucor·renza fra r amministrazione militare e Croce Rossa, dovuta alle ine~uali cure prestate agli ammalati negli ospedali milita ri in confronto di fJUelli della Croce Rossa; 2" T1·oppa tendenza a creare degli osped~tli pr ivati senza che si sappia se essi sono o meno necessari. Cosi nella guerr·a del 18i7- 78 parecchi ospedali rima«ero vuoti, mentre a ltri r igurgilavano di malati e feriti; a· Sover clria te ndenza della Croce Rossa a portarSI nelle prime fl le. l posti di m<'dicazione e le sezioni di sanità devono esser riservati e!lclusivamente ai medici milrtar·i ; la presenza di civili sul campo di batta~lia, dal punto di vista strategico, non è deside1·abrle. La Cr oce Rossa deve cogliere i suoi allori s ulle r etr o vie. 4o Commovente ·e de~no d'ammirazione è l'imw enso sacriflzio di denaro generosamente dalo dal paese in questo principio di compAgna, ma tale sa critizio non potrà continuare che in pr·oporziooe sempre più limitata. Se la guerra attuale, come lutto fa pre vede1•e, clur er•à a lungo, il danar o mancher·à proprio a lla fine, propr io nel mo mento io cui il soccorso med ico è più indispensabile. Queste le considerazioni di uno spirito gra ve e sperjmentato che nel campo sa nital'io verle presso a poco gli stessi difetti e le stesse lacune finora veriflcatesi in quello lattico e strategico. G. B.
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RIVIS1-,A D'IGIENE L. CauvEILHIER. - Sul v.a lore terapèutloo d•lle lnles lonl 41 alero nèll& difterite 1eoondo la dose e le vie dl penett·azlone. -;- (Ann . Pasleur , 25 gen n. 190-i, o. l). L' A. in seguito ad esperienze numerose eseguite sulle cavie, dimostt·a: 1• che ne l corso della difterite come del tetano, vì è un periodo in cui l'antitossina non ha alcun valore, qualunque sia il modo con cui s' impi e~a; 2° che non é indifferente, ma utile e necessat•io l'iniettare subito una dose grande di siet·o; 3o che s i deve ripe tere questa iniezione almeno nei cas i di difterite i!l'&ve; 4o che le iniezioni intracerebrali permettono d'inlervenit·e quasi sempre un certo tempo dopo che le iniezioni soltocutanei:l avevano cessato di essere efficaci; 5° che la via veno~a é nella difler·ile, come nella pesle, il punto di scelta per l'introduzione Jell'antitossi na; sembra cioè che in tal modo s i p0s!:'a avere un massimo di ell'etlo utile e si possa avere cosi una preziosa risor sa te. terapeutica.
P. ScHMIDT. -Sul colpo dl 1ole e sulla profilassi contro l raggl oalorlflot. - (Centralblatt (ùrrlie m~dicinischen Wi.ssenscltajten, n. 11 , 100'~) . L'autore ha esaminato. con apparecchi termo-elettrici collegali ad un galvanometro, la tras missiOne del calore attraverso diver si tessuti animali. La copertura del cranio io tutta la s ua spes!:'ezza. la dura madre, le osss, i muscoli, le fasce e la cute riunite, eccettuato un sottile strato del cuoio capelluto, sono per meabili tanto ai raggi calorifici, quanto a quelli luminosi. l muscoli sono in particolar moldO diatermi, mentr·e la r=ost.anza cerebrale è mollo meno permeubile al calore che i r estanti tessuti, specialmente quando questi sono attraversati da un fascio di ragg i prima che essi giungano al cervello. Perciò, per il for te assorbimento' è eser citata un'azione diretta sulla corteccia cerebrale. Che i muscoli siano tanto facilmente attra versabili dal calore, è pure dimostrato dal fatto, che per difesa dei centri vitali nella midolla allungata non basta la spessa muscolatura del collo, ma é ·necessaria una difesa speciale. Il sangue, secondo il s uo diverso contenuto di emoglobina, é diver r=amente penetrabile; un sangue anemico a g rado mollo elevato è proporzionatamente molto più diatermico, che un altro con minor grado di anemia. Gl'individui fortemente &nemici sono perciò particola rmente disposti al colpo di sole. Secondo le esperienze dell'autore non é verosimile, che i r aggi ultravioletti ca~ionino il colpo di sole, poiché ques ti poco e soltanto lentamente penetrano in profondità. E mollo più probabile, che i r&P."gi calorifici chieri, penetranti nelle parti profonde, dei quali è r icchissimo il sole tropicale, ne sia no la causa ; ~on ciò si spiega pur e, perché i sintomi del colpo di so.le, in opposizione a qu~:~lli del colpo di calor e, possano manifestarsi gia dopo breve azione. La dialermicita della ..:u.te bianca r·aggiunge all'incirca il doppio di quella nera. Questa assorbe più calore della bianca. Cosi pure un sottile strato di capelli 35 -
Giornale medico.
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RIVISTA D'IGIENE
neri è attraversato da minor quantità di calore cl•e un analogo di capelli biondi. Delle coperture del capo, che si usano nei tropici, l'elmo tropicale supera di gran lunga tutte le altr e, poiché mentre piccolissimo é il suo potere diaLermico, l'as.:;orbimento del calore e perciò la propria diffusione dei raggi è pure minima. Prossimi all'elmo sono i berretti azzurri foderati, però sono poco ventilabili. I berretti bianchi non foderati, che sono portali nei tropici frequentemente dalla marina mercantili.>, difendono poco dai raggi solari. Delle stoffe che si usano nei tropici, il tr-aliccio e il kaki, sono poco diatermi, ma anche poco adatti per la scarsa loro permeabilità all'a1·ia; ottime sono invece le stoffe di flanella. Per decidere a quale delle stoffe tropicali sia da dare la preferenza in pratica per ci6 che riguarda l'igiene, bisogna intraprender e una grande serie di rice1·cbe parallele avendo speciale riguardo alle diverse condizioni della loro spbssezza. C. S. Eo. ed E T. S BR.GENT. - Bagglo di o&mp~ utlmalarloa seoon4o 11 meto4o 4l Kooh. - (Ann. Pasteur, 25 rebb. 1904, n. 2).
Io. lo. -
Campagna antlmalarloa lD Algeria. -
(Id. Id).
In queste due memorie gli AA. riassumono i risultati di due campagne antimalariche, una intrapresa in un cantone della Loira infericore coll'uso esclusivo del metodo di Koch, l'altra compiutasi in Algeria per conto della compagnia delle strade ferrate dell'Est, basata specialmente sulla difesa meccanica dalle punture delle ~anzare, sulla distruzione delle larve. Le conclusioni del primo lavoro sono che la .Profllassi della malaria basata esclusivamente sul metodo di Koch non ha dato buoni risultati. Le cr itiche che si possono fare a questo metodo sono le seguenti: 1' la diagnosi microscopica della malaria latente non è possibile in rruelle popolazioni le quali, come nel caso attuale, sono più o meno abbondantemente chininizzate; 2° Nei contadini, i quali rappresentano la classe di persone più specialmente attaccate dalla malaria, é impossibile somministrare le dosi di chinino prescritte dal Koch, per il disturbo che loro arrecano e per la incapacità al lavoro che ne segue; 3' il trattamento col chinino comincialo primtJ. del periodo epidemico non impedisce in molli casi la recidiva. Il principio teorico della disinfezione del sangue dei malar1ci e logico e, quaìora fosse applicabile, permellere!:>be di arrestare il risvegliar·si annuo delle epidemie palustri; disgraziatamente in pratica non è sempre applicabile. La cura chinica degli antichi malarici deve quindi ritenersi come uno degli elementi della profilassi della malaria, ma non può costituirne la base, ad esclusione di altri metodi. Le conclusioni del secondo lavoi'O sotto tutte un osanna alla profilassi basata sulla lotta contro le zanzare. Gli AA. descrivono minuziosarnente tutte le località palustri ricche di larve di anofeli sit.u ate lungo la strada ferrata dell' Est-AlgE-rino, specialmente in pl'OSsimità delle stazioni ferroviarie, e passano in r·ivista le diverse misure prese per la dis truzione delle larve di anofele e la difesa meccanica delle abitazioni, s enza trascmare resame del sangue d~lle persone abitanti nelle !:'laziooi ferroviarie, l'tpecialmente dei bambini. l ri~ultati furono assai buoni ; la morbosilà per malaria nell'anno delle esper ienze (1U03) fu assai minore di quella dell'anno precedente.
RIVISTA D'IGIENE
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C'>me vedesi, con questi lavori si t·itorna alla solita questione di preferenza per ùn melodo piuttosto che per un altro. Che il metodo di Koch abbia i suoi mconvenient.i, siumo perfettamente d'accorcio ; ma che la protezione meccanica e la djstruzione delle larve di zanzare :;;ieno sempre applicabili, non possiamo neppure ammetter e, tanto piu se, come ben dicono gli AA .• il nostro compito profilallico sia rivollo spPcialmenle alla classe dei contadini, i quali se da un lato sono ri belli, pel FtenPre delle loro occupazioni all'uso continuato de l chinino, non lo sono meno alla prij:tio nia fot·zata loro inflitta dalle abitazioni pro· lette. Non ci stancheremo mai di ri pelerlo. La profilassi antimalarica deve far tesoro delle nuove conqutste della scienze, e per ciò, tener calcolo di tutti i mezzi suggeriti i quali tutti possono essere s;tiovevoli. Ma la loro a pplicazione non deve rappresentare il ri sultato di un metodo o di una scuole, deve essere ragionata e basala sulle ci rcos tanze speciali e diverse che vengono indicate da uno studio coscienzioso dell'ambiente melarico. te. VoLPINO. - Balla ba atrattara del oorpt di Negri nella r&bbta. - ( Rio. d'Igiene e Sanità pubul., to aprile HJ04). L'A. colorando le sezioni di cervello rabico con una miscela di bleu di me· lilene ed eosina per mezzo di un procPsso speciale, vide che mentre tutto il coroo di Negri si colora in rosso coll'eosina, si diff~t·enziano nell'interno speciali corpuscoli colorati in a1.zurro , i quali sono di fot•ma varia, talora a bastoncini dritti, talora a semplici punticini, talora ad anelli. Data la mancanza dei cara~leri princ1 palt dt>gli sporozoi a pplicabilt ai corpi di N egri e r estrema piccolezza degli elementi capaci di lras tnellere J"infezione rabica, come r isulta da r ecenti esperienze, non sembra fuori di luogo il suppot•re che questi corpicciuoli r appresentino i veri agenti eziologici dell'infezione edj cor pi d i Negt·i abbiano il signifiCMto di involuct·i secondariamente formatisi nelle cellule nervose per la specifica aztone dei parassiti in esse contenuti. te. . .todo faolle per ooDoaoerell valore della aod& oaaattoa oommerolalè. - (Rio. d'it]iene e sanitri pubblica, 16 magg io 1904).
BARONI. -
Il dott. Bor mans con un accurato sturlio sperimentale dimostrò l'utilità pratica dell'impiego nei !'ervizi di disinfezione, delle soluzioni di soda usando la soda Bax.tei', che contiene più del iO p. 100 di idrato sodico. Il valore e la pi'alicita dj questo mezzo di disinfezio ne ne rendono l'uso- molto consigliabite, e perciò acquista anche un'importanza non comune il nuovo metodo proposto dal farmacista milttare cav. Baroni per svela re il titolo della soda commerciale in idrato sodico, sapenrlosi che le migliori !'Ode contengono dal 60 al 90 e più per cento di id1·ato sodico, il quaiA è- impuro di carbonalo, ciOt·uro, solfato e contiene quantità variabili di acqua ÌjZrOl"-COpica, mentre in quantità minori possono anche tro· varsi sulfili, solfuri e alluminati di sodio. Le s ode impiegate dal Bormans contenevano più del 70 °/. di idrato sodico; ma la provenienza del prodotto non basta ad assicurare che esso sia sempre attivo, giacchè la composizione viene ttlterata per l'azione d .. ll'»r ia, rruando, non essendo ben chiusa in recipienti a chiusura ermetica, e ssa assorbe, oltre l' umidita, l' anid ride Clirbonica per trasformarsi gradatameute in carbonalo.
5.1-8
RIVISTA D'JOIENE
P er svelat·e ia quanlita di idrato sodico con tenuta in u na soda commerciBie, l' A. propone il seguente metodo: Si sciol gono 50 grammt di soda in acqua disti llata (]Uanto basti per ottenere 1000 eme. di l iquido. In un matraccio della capnctlà di cir ca 300 eme. si m ism•ano 20 eme. della !!Oluzione ori~inal e, alla fJuale si a~gi ungono 20 goccie di soluzione neutra di tornasolP, f> goccie di wluzione alcoolica di fenolftaleina e 20 eme. di soluzione normale di clorur o di ba rio; !ii agita e si scalda. Per m ezzo di una bur etta graduala in decimi di eme. si fa codere nella miscela tanto acido cl ol'idrico nol'male quanto occorre a far scomput·it•e la tinta t•osea della fenolrtalcinu. Il numet•o del cen timetri cu bici della sol uzione norm ale di acido clor idr ico im piegato molliplicato per 4 dar a la IJUBntitil di idrato sodico contenuto in 100 parti del campione. Così operando se la soda contiene del cot·bonato, questo vient' scomposto dal clorut·o di b ari o con produzione di car bonato da bario che JWecipila e cloruro di sodio. Il coloramento <Iella fenolftaleina é do vuto quindi esdu ..ivamente all'alcali libero o IJU811do es~o sia saturato dall'acido cloridl'ico la tinta r ossa scom pal'e. L'A. dù anche delle norme per determinar e all'occorrenza il carbonato ed i l ~olfato che si possono trovare nella soda in esame, il che può avere i mpot·· Lenza per completare il collaudo di questo prezi oso mezzo disinf~llanle. l<t.
\\'EtHd ER . -
L'aaperg tllo del Toke l&a
(Centralbl. f. B akter, vol. XXXV,
r. :!, 30 nov. 1!)03). Col nome di T okelau ò conosciuta una specie di derma tosi del cuoio capel · lulo (tinea imbr i cata) che !li os;;erva nelle isole Samoa, Fidji ed in alta·e vicine. Come ag:enLe di questa lricoflzia l'A. ha tt•ovato un asper~illo a caa·atteri ben distinti c he egli classifica solto i! nome Ji A spergillus Tokt!lau . le. ENDO. - Sopra un metodo dl rloero& del baolllo tUloo. Bakter ., vol. X XX V, N. 5, no,·. 1903).
(CentraltJl. /'.
Il tet•r eno nutritivo r accomandato dall' A . contiene : 1000 cmc. ·òi agat· da coltur a neutralizzato, 10 grammi di ii!Ollosio chimicamente puro, 5 em e. di soluzione alcoolica di fucsina. 25 eme. di ~ol uzione di so!flto di soda al 10 per cento t () eme. di soluzione di soda al 10 per cento. Es"o si pr epat·a nel seguen lP. modo , a 500 grammi di carne trita, i litro di acqua , 10 gr. di peptooe, 5 g r . di sale e 30 gr. di agar, il tutto ben cotto, filtrato. neutralizzato, si a~giungooo ancora IO eme. di una soluzione di soda al IO per cento per alcalinizzare. P oi si llf!· giunp;ono i l lattosio e la soluzion ~ ùi fttcsina colla quale il terreno si fa r osso; in fine si ai!giunge la soluzione di soltlto di soda colla quale il terl'eno successivamente si scolora. Si stet·ilizzano le provette ripiene di questo terreno all'ali· tocla ve per 30 mmuli. È da osservar si che il laltosio sia chim icamente puro, che la soluzione di solfìto di soda sia tenuta ben chiusa e che sia fresca, che la soluzione di fuc· sina sia prima (ìltrata, che il terreno nulrilizio sia conservato all'oscuro. Per l'uso si scioglie l'agar cosl preparato e si versa in scatole di Petri s ter ilizzate, dove solidifica. Il materiale (le feci) si stende con un bastoncino di vetro ptegalo nella suB e~trematà aJ angolo r <'lto; le scatole di Petri si mellono alla stufa e 3;•. Già
RIVISTA D' IGIE:\E
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dopo 15 or e le colonie del colibarillo hanno il centm r otEso, dopo 24 or·e sono iuLier·amente rosse; le colonie sono rotonde e con spor genze ai marg-ini. Le colonie di lifo rimangono ir1vece scolorate, con mar!lini sottili. Uopo 2i ore le colonie di colibacillo si fanno di color ro~~o piu scuro, con rifl essi verdaslri alla superficie come si osserva nei cr·istalli di fuc~ina. Le colonie ui Liro t' iman· gnrro sempre scolorale, sono ~e neralmente piu g r andi fìno a divenire il doppio di quelle del colibacillo. te.
Bulla to..tna lntraoellulare dl alounl mlororg&· nlsmt.- (Cenl r albl.j'. LJal.:ler., vol. XXXV, f. 4, 16 genn. 1904).
MAcFAYDEN e R owLANO. -
Gli AA. hanno studiato, come fecero> pel tiro, l'azione palOf!'enfl delle lossine rolracellulari dello streptococco piog-ene, dello ~tafìlococco piogene aureo, del bacillus enletilidis di Gi.irtner , del bacillo della tuber colosi e del bacillo dif· ter ico. Su questi due ultimi si rrservano di far·e ulterrori ~>sperimenti. Per gli altr·i lranno esperimentalo le dosi neces~arie per produrre la morte, a seconda della via d'inoculazione, negli animali da esperimento. Il metodo con cui si po:::sono eslrnrre (juesli prodotti tossici consiste nell'es· ~ogg-eUare i micror~anismi ad u11 freddo intenso, nel tlisgregor li meccanìcamente, nel l'are un estratto ac(juoso della moteria disg-regata e nel centrifu gare per li· berarla dalle pa1·Licelle sospese. te. SELTER. -Sopra un batterlo delruomo slmlle a quello della morva.
(Cent ralbl. f. Balcler., vol. XXXV, r. 5. 18 frlbbr. I!W~).
L 'A. isolò dal pus di un !iS(·esso hnguale in un uom0 di eia avanzala. un bacillo con caratteri morfologici e coltur ali mollo simili a quelli del bacillo della morva, non pato~eno però per i topi, pet· l e cavre, pei coni gli. Fra i batteri morfologicamente simili a quelli della morva sono da ricor darsi anche il bacillus net:rophorus di Flftgge, il b. necroseo::~ di Salomonsen, la Streptotltri;r: ~uniculi di Schmol'i, la Slr. necrophor.;. c i Kitt, i quali lutti hanno la proprietà, come quello descritt.o, di formar·e lunghi filamenti non ramificati e di non colorarsi col Gram. te. Sr~oN.- Btoerohe •ul;veleno 4egll streptooooohl. - (Centralbl. f. Balcter.,
vol. XXXV, f. 4, 16 geno. 'HlO~) . Le conclusioni di questo lavoro sono 1~:~ s~>guenli : t• negli str epl ococchi sono Jimostr·abili dei veleni inlracdlulart, la cui azione per·ò é relalivamenle debole e incostante ; 2• la tossicità degli streptococchi non é sempre in proporzione della lol'o virulenza; 3 gli slr eptococchi separ·ano una tossina la cui azione é manifestamente pii.t forte del veleno intracellulare; 4' la separazione della tossina ,., indipendente dal contenuto di veleno inli'S· cellulare ; ~· Gli slreptococchi non for·mano permanen temente tossine come gli agenti della difterite e del tetano. L e condizioni per la produzione delle tossioe sono date specialmente quando lo sviluppo di questi germi è fino ad un certo punto ostacolato dalle sostanze anlibaltel'iche dell'ot•ganismo;
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6° la tossina e rèmolisina deg li str eptococchi sono due corpi diversi, i quali manifeslamente non si producono solto le medesime c• mdizioni. È molto verosimile cbe gh str eptococchi solo allora formino emollsine quando n on form rno pi ù alcuna tossina, vale a dire quando hanno s uperato la resist~nza dell'organi-smo ad arrestarne lo sviluppo. te. TrRABoscur. - I nr.ttl , l toplelloro parualtl outaael nel loro rapporti oolla pro~agasione tella peste bubbonica.- (A rchioes de parasitofogi"', V I li , N. 2, 19041. L'A. Ila trattato da zoologo competente ed nccur·ato un ar~omento di ~rende imporla nza per l'epidemiolo~ia della peste; ho voluto cioè, facendo 8eguito ad un voto gia el"presso dal Dtre ttore della Sanità pubblica del regno, ispirando<Ji al prano di r·icer·ciH' concretalo nelle sue linee generali dal prof. Gosio, e valendosi del concorso dei direttori dei musei zoologici, nei m edic i provinciali e der.dl ul'llciali sanitari, s tudiare la distribuzione geogranca nelle diver~e regioni d'Italia e nelle grandi città, sopratutlo in quelle marittime, dei ralli e dei topi. descf'ivet•ne le ~"pecie, e studia re anche gli ecloparasstti di questi rosicanli, pulci, p{>diculi, aca ridi, i quali, sopratullo le pulci, sono stalt incr·iminati di es!>ere veicoli di tras missione del bacillo pestoso da topo a topo e eia l topo all'uomo. Il lavor·o comprende una esauriente rivi!>La critica e 1'\torica sulla questione dei topi e delle pulci com e propagatori della peste bubbonica, la enume razio ne e descrizione dei ralli, dei topi e delle arvicole diffus i in llalra, la e numerazio ne e la descrizione delle pulci, dei pediculi e degli acari pa rassiti dei ratli, dei topi e delle arvicole. Nella euumerazione e descrizione dei topi e dei loro parassiti, ~ono comprese t 2 specie di topi, 31 di pulci, 4 di peJiculi, 23 di acari ; fra le pulci sono descr itte dall'auto re tre specie nuove Ollr·e al valore dal lato zooloEZico, il nuovo la,·oro del Tirabo<~cbi che io parte riassum e, ma per gran parte com pleta alcuni suoi lavo ri precedenti s ull' a r gomento. ha molla importanza per l'epiJemiologo, il •tuale volendosi occupa r e dell'ar~tomento cosi discusso o~gisdorno sull'l parte che gli animali hanno nella propagazione di cer·te eptùemie, tro va qui per la peste ben tracciato u n capitolo di zoologia medica, co l quale può orizzontarsi per le rice1•che che egli vo~lia fare in lluesto ntoressant ecampo delle ma la ttie epidemiche. te.
KRONI!CKER. - n mal di moatagna. 2. dicembre 190:!).
(Comptes ren. de l'Acad. d1:s se.,
Il gove r·no federa le svizzero, prima di concedere a d una socielA, il permesso di COfllruire una ferrovia fino alla cima della Jungfr•au (-iGSO m . s. m .) incaricò l'illus tre fi siologo di Berna di r ifE:>-rire se una ferrovia esercitala in tali alttludini pCltesse riuscir di pregiudizio agli impiegali, agli operai ed ai viaggiator·i. Ciò equivaleva nl cbieder·e uno studio com pleto s u que lla malattia che comunemente è cono!'ciuta col nome di mal di montagna, affine di determinare le condizioni che la fanno nascere o che ne attenuano i sintomi. Su tale- c;r~omenlo esistevano, precedentemente, soltanto i lavori di Paolo Bert s u gli effelli della pressione barometrica e le osser·vazioni f11 Lte dallo (.;hauveau sui cangiamenti della circolazione nel t>aogue, studtati m ediante lo
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stlgmografo in un'nscensione alla cima del monte Bianco (e noi aggiungeremo i lavori del nostro Mosso). L'autore, institueodo delle nuove esperienze, si aggregò quali collabor·atori parecchi allievi e diversi fisiologi. Da principio, per studtare l'innuenza pur·a e semplice dell'altiludme, prese sei per,.one di eta e se""O ditferenli, alle quali fece risparmiare qualsiasi sforzo muscolare facendole portare da Zermatt (1600 m. s. m.) tino al pianoro del Breithorn (3750 m s. m ) A questa altitudine osservò in tutti, labbra marcata mente cianotiche, diminuzione dell'appetito, ripulsion~ pel vino, penoso qual sia !ti sforzo muscolare. a nche legger·menle protrotlo. Dal punto di vista dell'esalazione dell'acido carl.>onico durante il riposo, e!'sa fu la stessa tanto a Bt•ienz, o poche centinaia di metri s ul mare, come s ul Korner~rat (3300 m.); ma nelle ascens ioni di montagne, questa si elevo molto al di sopra della propor·zione not·male; essa superava il 9, ll, e talora ra~ giungeva fino il 12 p. 100. In una faticosa salita su lla Scheideck notò un'eliminazione particolare di azoto per le orine; tale e liminazione, invece di farsi per intero sollo forma di urea, era rappresentata per meLa del suo valore da sostanze allosuriche. Tali fenomeni si videro invece sempre ridotti al minìmum n11i soggetti allenali alle passeggiate in alta montagna. Il Kronecker conclude che gli etrelli del mal di montagna sono dovuli all'azione meccanica della diminuita pressione almosfet·ica, mentre la diminuzione della proporzione di ossigeni) puo e~ser spinta mollo avanti senza che l'animale ne soffra sensibilmente se la pressione rimane normale. Cosl dei conigli faLli respirare mediante un tubo trachealc comunicante con un gasometro pieno d'aria, diventavano rapidamente asfittici appena l'ar·ia che respiravano aveva una pressione da 20 a 30 millimetri al di sotto dell'aria ambiente. Per l'autore, il meccanismo degli accidenti è dovuto al ristagno del sangue nel polmone; la pressione del sangue essendo debolissima nei vasi di quest'organo, un debole cangiamento nella pressione dell'ar ia inspirata, può pr odurre delle perturbazioni considerevoli nel corso del sangue ; i so!Terenti del mel di montagna sarebbero in uno stato analogo a quello dei malati di insufficienza mitralica. Infatti tali infermi soffl·ono il mal di montagna a piccolissime altitudini. Tali disturbi possono esser attenuali e ridotti al minimum in due modi, il primo, puramen te meccanico, consistente nell'esercizio forzato e nel graduale adattamento; il secondo, che agisce sul !'islema nervoso, provocando delle contrazioni r iflesse mediant.e eccitazioni periferiche della pelle. G. 13.
Contributo n.ll'origlne 4ell& tuberoolo•l lnte•tln&le. (Centralblalt fil r Bal>terioloyie, Parasitenkunde und ll~ft:lctions1cran1•heiten, n. 10-1 t, 20 gennaio 190i).
NEBE:LTiiAU. -
L'autore fece esperimenti sull'azione clei bacilli tubercol.l si nell'intestino LeiJUe di grossi animali (cani, pecore, vitelli), introd ucendo capsule gelatinose contenen~i bacilli tubercolosi nell'intestino tenue di animali laparotomizzati e dimostrò che i detti germi produssero un'irritazione nella mucosa intestinale di cani e pecore in piccolo grado, nei vitelli in alto grado, che pole'\le giungere alla secrezione catarrale purulenta, e, nei vitelli, pure al grado di essudazione fibrinoso. Però, anche dopo lunga permanenza dei bacilli nel tratto intestinale prescelto, per es. dopo 4-8 giorni, non fu possibile riscontrare ad
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occhio nudo ulcerazioni tubercolose, tanto nei cani, quanto nelle pecore , sebbe ne anche dopo 2-4 giorn i si riscontrassero, nel tralto intestinale, bacilli lu· bet•colosi virulenti. Mediante reiterate laporotomie ed autopsie fu dimostralo che i bacilli tubet·colosi, anche in grandi animali (pecore, cani), pil!!sono indubbtnmente attraversare la mucosa intestinale e produrre lo svtluppo di ulterior i processi tubercolosi, certamente di ben diverso grado. Nel cane i bacilli penetrati nei tessuti (forse per la resistenza della parete intestinale) sono, relativamente pres to , attenuati o dislrl'lli. Minor e resistenza olTre loro la parete intes tinale delle pecore e dei vitelli: ma in questi ultimi tullavia la poca suscettibili là dei tessuti impediscf:\ l'infezione. Per ciò che s i t•iferisce alla questione dell'infezioue dell'intestino umano, i l'aulore, 11el grande materiale del policlinico di Halle, vide un solo caso, il ']Uale all'a utop!<ia mos trò una tubercolosi limitata all'intestino. l 1346 casi di auto psie di ftuiciulli tubercoll)si pubblicati da Biedert n el 188i, aumentali dall'A. ~.:on la letteratura e con osservazioni proprie sino a 2338 casi, dellero per ris ultato 717 tubPrcolosi intestinali (= 30,6 p. 100) e 25l tubercolosi delie glandole mesenteriche (= ·10,8 p. 100). Su 26 autopsie eseguite dall'autore una sol volta fu riscontrata tubercolosi intestinale primaria. · . L'Il. vi unisce tuttavia allri quattro casi, nei quali nell'intes tino non ~i troVI'Irono ulceri, ma si osservò una malatlia del. peritoneo o delle glandole mesenleriche da infezione intestinale, in totale adunque 19,2 p. 100 dei <'.asi da lu i osservati; in 3i,6 p. 10!:> l'infezione ebbe origine dall'apparecchio respiratorio, in 40,1 p. 100 dall'apparecchio intestinale. respiratorio. In base alle proprie ri· cerche ed alle s tatistiche di altri autori, il relalore è di avvi!>O che l'infezione tubercolosa può avere origine dall'intes tino e nell'etA iufant1le non rli rado ciò avviene. In appre~so diviene la mucosa 1nle~tinale impermeabile ai bacilli . Cercò poi l'a. di decidere clinicamente se la tubercolosi intes tinale possa ess ere prodotta dal materiale della lisi perlacea dei bovini, mettendo in t'ap porto i ris ulta ti delle 26 autopsie nei fanciulli con la sorgente dell'infezione. La tubercolos i fu sempre L1·asmes sa eia uomo ad uomo. Allo s tato presente però non può escluders i che in pratica la tubercolosi possa es!'ere trasmessa all'uomo da animAli tubercolosi. C. S.
Contributo alla cono.oeua della rabbia apertment&le negU uoo.lU. - (Ceniralul. f. Bakier ., vol. XXXV, f. G, 19 marzo 100i).
V. Li}TE. -
Seubene limitate, le esperienze sul proposito dimostrarono che anche gli u ccelli rapaci sono sensibili alla rabbia. l polli ed i piccioni sono meno seusibili; di questi ultimi pochi r elativamente ammala1·ono, la malaltia ebbe un Juugo de corso, alcuni anzi guarirono. Questa circostanza dimostra che il virus della •·abbia n~lla loLLo coll'organismo ~t nimale può allenarsi nella sua virulenza come alcuni folli sembrano dimostrare. te. W. NEUFin.o.- Dell'lmm.uulzzuloue oontro la tuberooloal.
(Deut&che
med. Wocltenschrijt, s etlet~bre 1903). L'autore intrapres e da qualche anno, nel laboratorio di Koch, delle r icerche aventi per iscopo l'Immunizzazione di tal uni animali contro la tubercolosi, ed i r1s ultati ottenuti collimano sostanzialmente con quelli ottenutt da Behrmg e pubblicati nel 1902 .
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Gli animali sottoposti ad esperimento furono l'asino, la capra ed i bovini, ed il principio dell'immunizzazione riposa sulla non identità, ammesl<a da Koch, della tubercolosi bovina e della tubercolosi umana. Il metodo generale consiste da prima n~ll' iniettat'e a f!li ani 1nali delle colture morte di bacilli tubercolari, poscia, a dosi semp r e crescenti, prima delle eolture viv~nti di lub~rcolosi umana, pÒscia altre di tubercolosi bovina. In molti casi l'auto:-e comincia ad iniettare fin eia principio delle col ture viventi di tubercolosi uman&. · Co n tale metodo si g iungerebbe a vaccinare rapidAmente gli animali contro una dose più volte mortale di tubet•colosi bovina Iniettando dosi crescenti di bacilli tubercolari v iYcnti si accorf!e che havvi uo limite c he non puossi oltrepassare, traltisi di tubercolosi bovina oppure umana. Tali a cuti accidenti non si mostrano che n~gli animai: trattati con bacilli tubercolar i. In un animale nuovo d'esperimento, l'iniezione di una dose ti"Oppo forte di bacilli tubercolari umani, non provoca punto un'intossicazione acuta, ma una intossicazione cronica ~he uccide l'animale 1n capo a divet•se ~ettimane. L'autore ne trae la consèguenza che nei due casi nou trallas i verosimilmente dello stesso veleno. · Di piu, nella capra, delle iniezioni troppo spesso ripetu te di bacillo tubercolare umano, danno un'immunilil nulla ed in ~mfficiente. Al contrario l'autore cita più casi nei quali una :wla iniezione di una piccola quantità di bacillo ~uberco lare umano da in qualche giorno l'immunita contt·o una dose piu volle mortale di tubercolosi bovina. Tali risultati generali l'autore appog~ia a numerose espf;rienze; da ultimo aggiunge essere impossibile l'immunizzare la cavia, animale sensibile in sommo. grado tanto alla tubercolosi umana come alla bovina. G. B.
Pa•ngglo del vtru• ra.bloo attraveno l 1lltrl. de l'Inst. Pasteur, d icembre 190 ~).
M. REM LI~GER. -
(A n n .
Numerosi lavori, fra i quali importantissimi quelli di Pau! Bert e del No card asserivano essere il virus rabico trattenuto dai filtri. L'autore, al contrario, djmostra come tal fatto sia vero per i filtri di porcellana e di caolino, ma che i filtri candele Berkefeld, costituile con spoglie di infusorii, sono perfettamente permeabili. Se in trecento g rammi di acqua viene emulsionato flnamente un cervello di coniglio morto di rabbia e se si inocula il filtrato aila do.se da un mezzo ad un centimetro cubico sotto la dura madre di un certo numero di conigli, ved~si almeno il 30 p. 100 degli animali contrarre la rabbia. Questa è inoculabile in serie. Trattasi dunque del virus che altra versò il filtro e non della tossina. Essa non differisce dalla rabbia sperim entale classica che pen· un notevole prolungamento del periodo d'incubazione, prolung amento in rappcwto col pie· colo numero di micro rpanis mi inoculati sotto la dura madre. D'altra par te l'immunizzazione del coniglio contro la rabbia può tlsser olLenuta con l'aiuto di iniezioni sottocutanee a do~i crescenti di virus r abico fil trato. Si ha pertanto una nuova pr ova del pass aggio del virus attraverso la candela, poiché dei
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conigli inoculati con dosi eguali di virus filtraLo sterilizzato con l'etere (in motlo da uccidere il virus, rispettando la tossina) non posseggono immunità di sorta. Se s:i centrifug a il virus rabico filtrato e si inocula comparativamente a due gr•uppi di conigli, la parte superficiale e la profonda del liquido, si r iscontra che la centrifugazione ha un'azione evidente sulla precipitazione del vir us ra· bico, quantunque meno intensa. Da tali dati, l'autor e conclude che l'agente patogeno della rabbia non é né uri lievito nò un protozoario, come venne asserilo recentemente, nè un con· tagio oioo fluido (Beij erinck), nè un bacillo che sfuggirebbe all'investigazione causa delle reazioni speciali con date materie coloranti, ma un'organismo ullramicroscopico molto vicino agli agenti patogeni della peripneumonite, della febbre aftosa, della peste bovina, della febbre gialla, ecc. Co,.,ì, secondo l'autore, il quadro delle malattie da microbo invisibile, sembra allargarsi ogni giorno più. E' pertanto interessante, rispetto alla rabbia, il f.-w rilevare come tale ipotesi G. B. fosse intuita dal PasleUI' fi n dal 1881. A. Sum.LE. - Rlaultat1 lontani delle prlnolpall operasionl •ulle 'rie blllarl. - (Thèse de fa ris, 1904).
Il valore di un intervento chirurgico non p uos si realmente stabilire che con l'esatta conoscenza delle sue lontane conse~uenze; il succe!';SO opera~orio è nullo se non é s eguito dal successo terape ulico. L'autore volle portanto studiar·e gli es ili e le lontane conseguenze delle operazioni chirurgiche delle vie bili&ri, ritraendo, dai numerosi casi presi in , esame, le seguenti concl usioni: La colecistolomia, come operazione di eccezione, da· degli eccellenti risultati lontani, talvolta però é seguita da fi stole e crea delle aderenze s:pesso dolorose. La colecistectornia deve essere prefer ita nella litiasi a freddo. La coleci>:'to- enlerostomia dà pure dei buoni ris ultati lontani, come pure le operazioni s ul coledoco. Numerosi esempi giustilicanu tali conclusioni. rr B. G. STUPARrc. - Laoerazlone dell'lnteatlno tenue per engerata azione latantanea del mu•ooll a44omlnaU. - (Rivista oeneta di sr:ien.:e meeliche, gennaio l 304). L'autore espone un caso rariss imo di lacerazione dell'intestino tenue occor so in un operaio, di costituzione alletica, nel mentre coa uno sforzo muscolar e grandissimo, cercava di sollevare un carrello carico di pietre per riporlo su :li una ferrovia adibita a trasporto di materiale. Egli dovette sospendere il lavoro per un intenso dolore alla re~ione epigostrica, associato a senso di profondo malessere ed a g rave ambascia, accompagnati da nausea e vomito ed in seguito da tutti i sintomi rilevanti una peritonile da perforazione. Laparolomizzato, venne riscontrato uno squarcio del tenue, su l lato opposto all'inserzione mesenteriale, lungo cir ca mezzo centimetro, non sormontato dalla mucosa. La peritonite in atto, provoco la morte dopo venti ore dal s ubito traumatismo.
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All'aulops ia vennero riscontrati nello s tomaco due enot•mi boli alimenlat·i, intatti, solidi, duri, e nel cieco eri in gra n pat·le del colon ascende nte, numerose masse fecali consistenti, addossate specialrnen le alla val vola ileo-cecale, ostacolanti indubbiamente lo sfo~o del te nue, che in tal caso presenlavasi ricolmo di liquido. Nel caso in parola, date tali condizioni dell' in tes tino, il repentino innalzars i della pressione inlt·addominale, durante lo s forzo muscolare ener·gico, provocò la lacerazione in parola, la per·itooite e la consecutiva morte dell'individuo. G. B.
4el baomo 4ella ta.berooloal' bovina e4 umana per le aotmmle.- (Centrrtlolatt .fti r R rrJrter iolooie, Parasilenl.:uncle und In.fek.tionskrank heiten, n. 10-1 t, 20 g ennaio l tlOi).
MACFAYDE:-.r.- Sali& virulenza
L'autore inslitui ricer che per determinare se la luberco !osi umana e que lla animale siano diverse, nella loro infeziosita, per le scimmie. Furono principalmente eseguile t'icerche alimcntar·i per prova re la l'icettivil.8 de l ca nale a limentai'e. Pet· tali ricerche furono adoperate scimmie di anni 1- 1 '/ 1 , le quali erano state saggiate pe r la tubercolo:;i, inoltre furono falle esper·ienze ~i riscontro con animali della stessa età e della medesima pt•oveoienza. Non furono usate colture, ma parti di tessuti tubercolosi di bue e sputi tubercolosi dell'uomo. La introduzione di pezzi di tess uto tubercoloso nel peritoneo o sotto cute produss e negli animali, regolarmente, tubercolosi generale. Nelle ricerche alimentari si determinò, che le giovani scimmie sono egual· mente sensibili tanto per la tubercnlosi umana, come pe r la tubercolosi bovina. Una difTer enza tuttavia si noto, io 'luanto che nell'alimentazione con spuli tubercolos i dell'uomo si formarono sempre ulce r·e intes tinali, che non si 0'3servarono mai nell'alimentazione con prodotli di bovi tube!·colosi. Ma poiché in 'JUesti ullimi casi si ebbe mala ttia delle glandole mesenteriche, del fegato, della milza ecc., cosi ne deriva, che bacilli tubercolosi virulenti possono perfot'8t'e la parete intestinale, senza cagionare in essa alte razione di sorta. C. S. B OstNG K. E. -
Oontrlbato al mo4o 41 4Ufualone 4ell& cllfterlte. - Deut-
sche mei. Wochenschr(ft, 1903). Una suora infermiera dell'ospedale dei bambini in Brema si ammalò con dolori di gola e raucedioe, ma coutiouò il suo servizio. Cinque giorni dopo si maniftJstarono in un piccolo infermo de l suo ri parto, che era malato di otorrea susseguila.ad ipertosse, fenomeni di stenosi laringea, i quali, nonostante la cura col sier o. lo condus sero a morte. Nell'escreato delle ftluci si tr ovarono bacillì difterici. Rispettivamente dopo altri 6 e t l giorni si ammalarono nella stessa sala altri due fanciulli per difterite, confermata dall'esame batteriologico. lnt.anto erano stati isolati dall'escreato delle fauci poco arros::~ate della suora bacilli, i quali per la loro forma e pel risultato della loro iooculazione negli animali, si ravvisarono per germi della difterite. L'autore raccomanda d'intrapr endere s ubito indagini ba tteriologiche nel personale sanitar io di assistenza , anche pel solo sos petto di difter ite e quando si sviluppnno epidemie di sala, la c ui origine é oscura. C. S.
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0 0 :\'FERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI JIHLITA.Rl
Rloerohe sul oontagto del valaolo. - (Z eitscl!r. f. !(/in. Med., Bd. 46, S. 1).
DoMOROWS KI -
· L' Autore durante una e pidemia di vaiuC\lo• ha raccolto il sang ue e il contenuto delle pustole dei suoi ammalati in diversi periodi d ella malattia, vi ha eseguilo delle ricerche microscopiche e li ha seminati sui terreni nulrilizi. Finché il conte nuto delle pus tole era del tutto c h!aro, ~i r invenivano in es so abbondanti punti tlni, sc11ri, r otondi o leggermente allungati , dei quali la maggior parte possedeva un orlo so llile, c hiaro. Al secondo g iorno si trovavano ne ll'ess ndnlo oltre ai corpicciuoli suddetti , altre rormazioni più grandi di due o tre volte, mobi li, traspar enti, di forma e contorni indis tinti. Quando il contenuto dt:lle pus tole è divenl.(lto purulento, contiene un numero molto mino re dei corpicciu.oli tlni , e per contrario un numero notevole di corpicciuoli a contorno netto, trasparenti, g iallognoli, circonda ti da un orlo netto, bianca s tro. P er lo più lali cor picciuoli s i trovano riuniti insiem~ due a due, come s i osserva nei fermenti in via di ri prodtnione, in modo che una deUe due cellule è più gros sa dell'altra. L'Autore ha trovato ugualmente tali forme anche dal materia le c he raccoglieva dalle seminag io ni falle per strisciamento sull'agar quantunque s ui terreni di cultura non fosse macroscopica mente vis ibile alcuno sviluppo. E s iccome le for me sopra desct·itte si trovano di r egola, cosi l'Autore le ritiene j:rli egenli specifici del vaiuolo, e cr·ede che s i debbano considerare identici alle forme descritte da Pfeitfe1· e da Guarnieri, cioè al Cytoryctes variolae ; e g li per ò é d'opinione che tali forme s icura mente n on sono da cla;:~ifl carsi fra gli sporozoi, e neanche in gen ere fra i protozoi, ma p iuttos to s i debbono cons iderat·e come blastomiceti. G.B.M.B.
CONfER~NlE ~CIENTIHCHE DEGU ~~PEDALI MILITARI SOIU.RJO DEGLI ARGOIENTI TRA'l'l'ATI
(D.u PROCESSI VE RBALI PERVE :-IUTI ALL'ISPETTORATO DI SA~lTÀ MILIT ARE DAL 15 MA GGI O AL 22 LUG LIO) .
ALESSA NDRIA (aprile). - .Memorie lette : te nente medico F UNAIOLI GAETANO: Sull' Epilessia GOnsideratn allo s tato di nevrosi e di frenos i e nei s uoi rappor-ti colla medicina lo~ale. ANCONA (ma ggio). - Consulti clinici. BARI (aprile). - Memorie lette : sottolene nte medico di complemento MEMBOLA PASQUALE: Sull'Ematur ia n ai neo plas mi renali. lo. (giugno). - Memorie lette: m»ggio re medico INZICARI GIUSEPPE: Stud io s ulla terapia delle pleuriti essuda live.
CONFEHENZE SCI E:\T l~'I CHE DEGLI OSPEDALI MIMTARI
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BQLOGN A (J<iugno). - Comunicazioni: tenente medico GRrxo~I GIOVANNI: Su un caso frravissimò di risipola faciale, guarila col sier·o dell' l sltlulo Pasteur di Par·igi. BRESCIA (aprile!. - Mem"Jrie lette: capitano rneù ico SALINARI S ..\LVATORE: Su di un caso di actinornicosi. l o. (giugno). - Comunicazioni: capitano medico CE V ASCHI CATULLo: Sui rumor·i subiettivi dell'or·ecchto . CATANZARO (aprile).- Memorie lette: sollolenente medico di complemento F LORIO L uiGI: Sopra un caso di stenosi funzionale del piloro in un neonato. CH IETI (moggio). _:Consulti clinici. lo. (!Iiu~no). - Con sulti cfinic1. Fl RENZE: (aprile). - Memorie lellé : sottolenente medico di complemento : FARAGGtANA Dr. FRANCESCO: Sulla Ler·apia della sifilide. GENOVA (apr•ile). -Memorie lette: soltotenente medi0o AnotzzONE LwoRIO: Sulla funzion e digerente degli anirnali in cui v enga artificialmente spostato lo sbocco ùel dotto di Wi!'sung. LIVORNO (aprile).- Memol'ie lette : l enente medico ANDRElNI AI.FREDO: Sui pat·ass1Li del globulo t'osso nell'uomo e negli all1'i vertebrati. ill. (maggio). - Memorie lette: tenente medico ANUREINI ALFREDO: Seguito della memOI'ia precedente. MESSI N A (aprile). - Comunica6ioni: soltolenenle medico di complemento JoPPOLO ANTONIO: Su di un caso qi frattura della tibia, trattato con sutura m etallica. · !o. (maggio). - Presentazione di ammalali in ossr:roa.;ion.e. PALERMO (maggio) . - Presentazione di ammalati in osseroa.:ione. PARì\IA (apcile). - Comunica~wni: capitano medico GIAN l PIETr-co: Su un caso di frattura del parietale destro, con fuol'iuscita di sostanza cerebrale. PI ACENZA (apr·ile). - Comunicazioni : soltotenente medico M AlNI PIETRO: Su di u11 caso di u!ceri venereo con ·bubboni, complicato da gravi manifestazioui, ed associato a probabile infezione sifìlilica ereditaria. lo. (maggio). - Met,wrte lette: sollotenente medico DE Ross1 LUIGI: Relazione !>U tre casi di poliOt·rornenite. lo. (giugno). - Memorie ielle : sottotenenle medico di complemento PAsCEHl GIUSEPPE: Aneurisma c•rsoideo arter·o-venoso dell'arteria oftalmica destra con esoftalmia pulsatile consecutiva. RAVENNA (giugno). - Com unicv.zioni: maggior medico 0RRÙ RAFFAEL&: Su di un caso di ileotifo anomalo. SALERNO (giugno). - Comunicaiioni: capitano medico A DATE ALFONso: Su di un caso di itter o gra ve. UDINE (maggio). - Consulto clinico. VKRONA (aprile). - .\1emor ie lette: tenente medico GABHI GIUSEPPE : Storia clinica di un caso di pseudoleucemia :spleno- linfalica. lo. (maggio). - Memorie lette: sottotenente medico di complemento CAMIS MARIO: Pseudo estesie di origine acustica. Pèrvennero inoltre all'ispettorato di sanita le seguenti memorie: tenente colonnello medico BERNARDo LuiGI : Un caso di lepre nell'ospedale militare di Palermo, con un cenno sulla diffusione della lepra in Sicilia; tenente medico GRilt:0:-. 1GrovANNI : La sieroterapia antistreptococcica nell'er isipela.
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Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico Il maggior generale medico Comm. Federico landolft, ispettore capo di Sanità militare, con decreto dell' 8 luglio corrente è stato collocato in posizione di . servizio ausiliario, avendo raggiunto il limite massimo di età prescritto dalla legge. Il generale Landolfì. chiude la sua. carriera medico-militare con 42 anni di mai interrotto servizio. Il riguardo che dobbiamo alla sua. modestia, grande quanto il suo merito, non ci consente di dire come vorremmo delle benemerenze che il generale Landolfì si è guadagnate in questo lungo lavoro. Accetti egli col nostro riverente saluto anche il saluto, il plauso e il &rato animo dell'intero corpo sanitario, in un coll'augurio di un riposo lungo e felice. 1Dispeos~
24, 25, 26, 27, 2S e 29 del BoUelli"o uflicial• ddUo "omi,.o).
11fflolall iD aervlzlo attivo permanente. R. Decr-eto 2 giugno 190~. GrLARDONI Ettore, tenente medico in aspettativa pe1· motivi di famiglia per la durata di sei mesi a Massa Carrara (R. Decreto 3 dicembre 1903). - L'a·spettativa di cui contro è prorogata per un per iodo di sei mesi dal 3 giugno 190-i. Determi.ncuione Ministeriale 16 giugno 1904. CuTnt cav. Ferdinando, capitano medico, infer meria presidiaria Terni. - Trasferito 10 artig lieria campagnt\. GAETA cav. Anton io, id. 10 artiglieria campagna. - Id. 57 fanteria. NuBILA Pasqnale, id. 46 fanlGria. - Id. 1 t id. BocciA Saloatore, id. ospedale militare Napoli. - Id. ospedale militare Caserta. CAIRONE Fabt·i~io, id. 80 fanteria (comandato ospedale militare Napoli). - Id. id. Napoli. Tuccr cav. Filippo, id. 5 bersagliel'Ì. - Id. infer·meria presidiaria Terni. DuccESCIII Modesto, id. 18 fa nteria. - Id. 80 fanteria. FoRTUNATO Carlo, iù. 58 id. - Id. 46 id. MARIANr Enrico, id. 11 id. - Id. '18 id. DE GroRGI Beniamino, id. 57 id. - Id. 93 id.
R. Decreto 12 giugno 190~. RicciUTI cav. Francesco, maggiot·e medico, infermeria prcsidiaria Pavia. Collocato in aspettativa pe r infermila tempor~:~rie no·n provenienti dal servizio, per la durala di un anno. R . Decreto 3 luglio 1904. LANDOLFI cav. Feclerìco, maggiore generale medico, ispettore capo di ·sanità militare. - Nominato gt•and'urtlziale nell'Ordine della Corona d'Italia per speciali benemerenze.
MOVIMENTI AVVE:SOTI N~;r.. CORPO SA.NIT. E NEL PERS. FARMACEt.:TICO
559
R. Decreto 16 giugno 190t Ascanio, capitano m edico, ospt>dale militare Roma. - Collocalo in posizione ausiliaria, a sua domanda, dlll 1• luglio 19tH. R. Decreto 2:1 f!ùtr;no 1 90~. VERDOLIVA Beniamino, capitano medico 77 fanteria. - Collocato in aspetta-
MELE cav.
tiva per infermità tcmporarie non provenienti dal ~ervizio per la durata di un anno. R. Decreto 3 lu!Jlio 1 90~. AMENTA Antonino, tenente medico 6 fanteria (Ct·eta). - Nom i nato cavaliere nell'Or di ne della Corona d'Italia, per speciali benem('renze Delermina:zione Ministeriale ì luglio 1904. ABBATE cav. Donato, maggiore medico ospedale mil tlare Genova. - Trasferito infermeria presidiar ia Pavia. VIRG ....LLITA Ma rio, capitano medico 13 at·tiglier ia campag-na.- Id. ospedale militare Roma. C us.\fANO cav. Enrico, id. 47 fanterill. - Id. 13 at·tiglieria campagna. ZrBETTI Giuseppe, id. 2 artigl. campagna. Id. rej:tgimento at·tt ~l. a cavallo. MARZOCCHI Fabio, id. ospedale militare Messiua. - Id. 20 fanlet·ia. MARI NI Pio, id. 63 fanter ia. - Id. r eggime·tlo cavallef!geri di Padova. VJSALLI Paolo, id. 20 id. - Id. ospedal e m tl itare Messina. TRUFFI Ettore, tenente medico ref:(gimento arllgl. a cavallo.- Id. id. id. Milano. F uNAIOLI Gaetano, id. 23 artiglieria campagna. - Id. itl. id. F i renze. ARMANO UooN Giooanni, id. 6 id. id. - Iò. reggim ento at•tiglieria a cavallo. MANCINELLr Annibale, id. 5 alpini. - Id. ospedale militare Livorno. BARIILE Felice, 80 fanteria. - I d. reggimento cavallegger i di Padova. BARILE Cesare, id. ospedale militare Piacen za (comandato scuola applicazione sanitA militare. - TAM Guglielmo, id. 3 alpini, (id. id. id.). - SCALIA Ro· sa rio, id. 8 bersaglieri (id. id. id.). - GRASSI Giuseppe, id. 4G fant.el'ia (id. id. id.). - Cessano di esser e comandati come sopra. l seguenti capitani medici assistenti onorar·i alle cliniche univet·sitat•ie, della università per ci11scuno inJicata, continueranno a r imanere comanòlati presso l'ospedale militttre per ciascuno indicato fino all'apertura del· l'anno scolastico '190~-1:}05. CALEGARI cav. Gio. Battista, 5 alp ini (clinica chirurgica dell'università di Torino e comandAlo al locale ospedale militare). PEREGo Vittorio, 9 arti glieria campagne (id. id. id. PaYia e comandato alla locale infermeria presidiaria). D1 GIACO~to Luigi, re!-'{gimenlo cavallcgg..ri di Saluzzo (id. id. id. Padova e comandato al locale ospedale militare!. R!YA Umberto, direzione sanità VII cor po d'armata (id. id. id. R oma e comandiato el locale ospedale militare. MARTINELLI Giuseppe, r eggimento Genova cavalle1·ia (id. oculislica, id. T orino id. id. id. id.).
R. Decrew 2G maggio 1!l04. Rosso cav. Oreste, capitano medico scuola cavalleria. - CONENNA cav. Vito, id. 6 artiglieria cam pagna. - CollocaLi in posizione ausiliaria, a loro domanda, dal1° luglio 10<!t.
560
:\lOVD!E:-i'rl AVVE:-IUTI :-IEL CORPO SA~!T. E NEL PERS. F.ARYAOEUTIOO
R . Decreto 26 giugno t 90t I !:'eguenti ufficiali medici sono promossi al g rado superiore con la destinazione pe:- ciascuno indicata : Capitano medico promosso maj!giore m er!ico: GANDOLFI cav. Giacomo, ospedale m ilitare Ancona {comandato ospedale Roma). - Destinato ospedale militare Roma. Tenen ti medici promossi capitani medici: MARIU E;io, ospedale militare Firenze. - Destinato 3 fanteria. G~tt r..r..o Ettore. Jo a rtiglieria fortezza. - Id. reggimento ca valleggeri di Roma. TONJETT! Piel,.o, ospedale militare Firenze. - Id. :15 fanteria. BASJU Andrea, id. id. Roma. - Id. 47 id. Cona• Edoardo, id. id. Homo. - Id. 58 id.
R. Decreto 8 luglio 1904. ANDRElNI A((redo, tenente m edico o~}Jedale miiitare Livorno. -Collocato in a~:~pe tlaliva per motivi di famiglia pe r la durata di otto m esi.
Determinazione .'11intsleriale 21 luglio !904. VALLE
Angelo, capitano medico 43 fanteria. -Trasferito G artig lieria cam -
pagna. F .,NCJHOTTJ l:"ugenio, id. reggimento cavall~ggeri di Roma. - Id. scuola cavaller·ia. BucciNO cav. Tobia, id. 35 fanteria. - Id. 5 bersaglieri. ToRTORA Giooanni, id. :J id. - ~ d. 77 fanteria . CACCI.\ Filippo, lenente medico :J artiglieria fo~tezza. - Id. osp~>dale militare Roma. CoNSIGLIO Placido, id. 91 fanteria. - Id. 3 artiglieria fortezza. ZAFFIRO Antonino, id. Jo g ranatieri. - Id. 43 fanteria.
Farmaol•tt mllltarl.
R. Decreto 12 giugno 190k GASPARI Pto, farmacisltt di 2• class•·, ospedale militare Ravenna. - Collocalo in aspettativa per moliYi di famiglia.
Uftlolall dl r1..rva.
R. Decreto 2:J giugno 1904. MAZZEI nob. Giooartrti, mll~giore medico distretto Pistoia. g nome come appresso; MAZZEJ nobile Patrizio d i Pis toia Giooanni.
Rettificato il co-
11 Dtret.t.ore
Dott. Grov.ANNI RANDONE, magg. generale medico ispettore. Il Reciat.t.ore
D.• RIDOLFO LIVI, maggiore medico. Roma. 1001- Tfp. E Voghera.
Grov"~'~• ScoLARI, fiumlt.
GfORNALE ~1EDICO DE L
REGIO ESERCIT O
Direzione e Amministrazione : presso l' Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Paiano del Ministero drlla guerra
t:ONDIZlOM DI .UJBONAJI.},~'l'tJ . Il Giornale .\lecl'co del R .0 l::SI11"Cito l'i pubblico l'ultirno j:(iorll•> di ciascu 11 mese in fa scicoli dt 5 IOf.dr dr ~tarnpa. L't~bbonamt>nto è t'em pr·e annuo e Jécorre dal l " geurwio. Il prezzo dell'abbonamen to é:
Pu l' Italia e 111 Colonia Eritrea
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L' a bbonamPnto non di!:'detto prima ùel 1' dicembre s'intende rinnovato per l'anno succes~ivo. l signori a bbona ti milrtari in effelli,·itil di ser vizio pos!!ono pagare l' impor to dell'a bbonemt-nto per mezzo dei ris petttvi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le ta\'ole lilogreflche, fotogretlche, ecc., che accompaguassero l~ memorie sono a carrco de{:!li autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di s tam pa (16 pa gine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo é eg uale sia che si tratti di 100 esem· plari o dr un numero minore. l manos~rillr non si restrtuiscono.
" PRO PATRIA , CODRO - SA~IPIERO - NINA DI DANTE - I SIBARIT! DRAlDII STORICI Dl!L
DoTTOR SA LV ATORE OUID.A, CotON:SELLO )fF.Dtco r:s Rrroso Prezzo L. 4.
St ~ ende a benetlcio della Casa m111tare Umberto l In Turate per l l'etl!ranl e lnalldl delle guerre nazlonaJJ. (Preuo l'autore: Roma, via Flren1e 15 e preseo la Casa Editrice italiana, via XX Seltembre, n. 121).
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lli\"LSTA l.ll n:R.~PWTICA. Schaltz. - Az1onc fbioiQ~:ic o dei r~Jr:ri del rad1o e loN arplic.ozione ter.•pe!.tiG.l. l'ug. 539 'asini. - Primi mull:oti oltrnuti con l:o lotolenopu medi onte l':trcl in !erro. In alcuni casi 11o lupus · Slo) Unger. - lmple:w llell'ar.IJua o,;.;igen.ota nelle medic.ozi... m 541 ;r!eltln. - La cur;o Ilei rrum.11i•mo ron l'u!O •sterno •11 IJI'Pfl or oti s.oli• iltri . iii'! Llepelt. - Il mesot:ono. IJU:ole antirennutico esternp. 5111 Kropll. - '5ul me;;o~ono • sa
lliVI5TA lll TEC~ICA E SER\'I7.1U MEDICO MILITARE. Mare~ n. ru.H:o
~ote ;li J;nerr.o: tooll•tlino m~·llrn d! Un meJi,·o fr:onre<P a l ;eguitr, dell'arm:ot,o 1'·11. ;.; 3
111\"!:S r A n' lGIE;>;E. Cruveilhler. - Sul •·alore ler:o peulico d~lle Iniezioni rli ~i•ro nel! orlilterit• .i e~on·1o h olo;~ e le •·ie di penetroozlone Prg. 54~ Seltmldt - Sul colpo d1 sole e 3Ulla prolll.ossi eontrro l r.oggi c:oiOrllir i . 5~ Ed. r.-t Et. Strgent. - Saggio di camp:ogn:o :ontlm:olarica se,ondo il metoolò <h 1\odt. Id. Id. - Campagna :onLimal:or it:l in A l~:eria. 546 Volpino. - Sulla fina struttur:o rtei corpi rti ~egri nell.o rabl>l3 5~7 Baroni - Metodo l:oeile per conoscere il •·nlo re della soli;• c ouslic;o eomm~rcble !117 Wehmer - L'a..;pergil!o Il~ l T ok~ l.ou 5'8 Endo. - Sopr:o un m..todu ol i ricerca del lwcillo tilko 5'11 Macfarden e Rowlaml. - Sullo tossim• intl':lcellul:or~ oi n!cuni mtcror:;an i~m1 519 Selter. - Sopra un b"tlerio dell'uomo sim1le a r1ue llo dell.o mor' a 54? .Simon. - llicerche. sul vell·no ~~~~~li streptococchl 549 'TI•aboscltl. - l r.tltl, ì topi e i loro p:ora~slti cutanei nei loro raprorti colla prol' o:;:ozione 5:;11 11•ll:o peste hnbl>onìca !l~O Kronecker. - Il mal di mont:o)ln:o. ~M Nebelthau. - Contributo sull 'orl~ lne dell~ tubP.rcolosi on restiu:lle ~!'i~ Liile. - Controbuto alla cooo$renr.a della rabbia ~periment~l~ negli uco·elli. Neuleld. - Ocll'ommunizzazione contro l;o tuhercoio>i !'i;j1 ·Rtmllnglr. - l':os;:ogglo del virus r:oblco :ollr:tverso l ll ltrl 553 Stbille - HisnllaLi lont;onl del!~ fltinci[lalo u;•er:ozoonl sulle • le hili.ori • 5:\l .Stuparlc. - l.:oCI!t:07.ione dell'Intestino lentiP f\ft es;oger:ol! :o7.1Qne istHnlane:o lk l DIU!-cOii :1·l·••aninali . SJ4 Maclarden. - :;ulln \'iru!ent.a del h,ocillo tleli;l tuloercolosi bo• in~ ~" uman' per le sc1n.nne ~5 Bllsl"g - Contrilouto al modo di diffusione dell.o dille• il~ 555 Domllrowaki. - Ricerche ~ul cont:ogio del •:~iuolu ~!6 CO~FERENZE SCIE~TIFICHE
OKGLI OSPEtHI.I Mll.lHill
MOV'nlE~TI AVV'E~ LiTl "' EL CORPO SA:\lHRIO E :'iEL I'ERSOC'\ALE HllM.4CEUTICO
Pao.
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Pog. M8
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PUBBLICA1.'0
DAhh' ISPETTORATO DI SANITÀ r«IuiTA~E
~· .,.·}
ANNO LII
FASC. VIII
1904
31 A GOSTO
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::.j sn 1 SOMMARI O
MF.)IORI E ORIGIJW~I. I . Trtmlletta. - $ ull3 11etPrmin.•7.iMt> dPII P a rnetropiP n eii'P!emlo. • . . • . • Marlottl- liiiiCili. - l.a mal~ r•·• nell.1 gu.mul!rOn!! di Rom,, n•l 111ennro 190! · 1903 . Ciani. - US>ervatloni •opr·a alcun" al tPr.t7iOoi della seosi iJilita . . . . . . . Rl't'UI'r.t. BI GIOR:W .t.l.l IT&I, I..t.~l Ea ·~ HTF.RI . Ri\'i$la me<lica . . . . . . . Hlvi>ta tJi nevro pato log•3 . . . Rlvilta chirurgica . • . . . Jtì\'i$13 dt oto·rino-larintwra rrì:~
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Paq. r.t ;
ll'lvi:sta rtr ocolistica . . . . . Rivista dì terapeotlca . . Rh'L<ta d' igiene . . . .
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tiiJ r.J t 632 r.:i ~~
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Miscellanea . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . • . W.ovirneuti av,•enuti nel r..orpo S;wil:ltlo " ru•l p,•rsonale Farmaec ntlro ( V. 1'111dl ce n•IL' C11tertw detla COJJertin(l),
DIREZIONE ED A MMIN ISTRAZIO:t"E JlOllA • Pali.Zl:o del l\litùstero delJa Guerra, Via XX Settembre. ROliA
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GlK
• s:19
l
I N DIC E DELLA. R IVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA. Mono•. - Gli orecchioni . n.uu. - Sulla tubercolosi perìtoneale . Abel. - Sulla tubercolosi delle erole . ltwlaohn. - Sulla t ubercolosi del sacco erniar io larjoa e Cour1110nt. - Ricerelle radioscoplche sulle v~riazionì ~l forma del hmite degli essuJ:ttl pleurici .
Pag. 617 619
619
610
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. 8ttddart. - Sintomi motori nella mania e nella melaoconia . 8tarr. - L' epllessi~ è u n;o ne•rosi 1 Verg ar. - Sagl{lo di classUicazione di alcune nevralgie facciali con lnleslonl di cocaina • In loco dolente • .
PCif. 6U 83 61~
RIVISTA CHIRURGICA. Planen. - EITettl Immediati c lontani della splenectomia Pog. 61:1 Owena. - Delle fr:otture delle •·erlebr e. 6t5 Bablnakl e Bolt nau. - Dell'incontinenza d'orina guarita con la pul]lura lombar e 6!6 Holllll&lln. - Ematoma d.o lacerazione dell'arteria epigastrica lnforioro sinistra in seguito a un 5alto . 6~6 Yulllet. - Sopra la permt abllllA del condotto deferente ricucito dopo la salone o la re· sezione . 6!7 ta cura delle fratture dell'estremi la inferiore del femore secondo il melodo di Bu· D~HHIUBII 6!1 Nauller. - Risult.olì della cura asettica delle ferite . 6t$ Notùtl. - Studio sperimentate sulla medicatoo.o ~ntisettic::o 6ill Le F'ur. - l pros~otlcl giovani 6i9
RIVISTA 01 OTO·RINO-L.\RINGOIATRIA. lablnlkl. - La puntuJn lombare nelle malatlìe dell'o recchio . Mou11lrr. - 1 distur bi ' 'oca ll o riOessi dovuti all'lpertrona dell'ogol~
Pag.
631 631
RI VISTA 0 1 OCUI.ISTICA. Tarr lov e Meran. - La diat~oosi del tumori o~bitarli . Pag. 633 Llfargua. - Della cataratta l r.oumatle>t per contusione direttlt del globo oc:olmre, senz:o lesione dello membra ne esterne 633
RIVISTA DI T&RAPEUTICA. Duplan. - Dell' ancstesina Bambarg. - SJonoformlo, qunlc equivalen te del iodoformlo Owarlaoh - Trlgemlno, nruolgesico e sedativo
Pag.
63' 633 636
l lt ln. - Un nuovo germe putogeno per gli animali. - B:ocillus c.unll . Balardl. - l.:t • Strcptothrix lingualis • (Sin. Vlbrio, Spirosoma lingua le) nella bor.e:• dei s:ml o dei difterici Mezlncasou. - Soprn uno spirlllo del pus . llln tl o Blhrana. - l'.ontributo ali:• conosccnz" dei sarcosporidi e del loro enzim·•
Pog.
636
WISCELLA!'\EA
Paq.
638
NOVIWENTl AV\'El'\UTI ML CORPO S.\.'\ITARIO E !'\EL PERSO~Al.E FARllACEUTICO
Pog.
639
RIVISTA D'IGIENE.
637 63i 6311
MElVl O RI E
O RI G I N ALI
SC[OL\ O'APPLIC.\ZIO~E DI SA~IT.\ MILIT.\RE A~\OUI.ATORIO o· OI.:ULISTICA
SULLA DETERMINAZIONE DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO PM Il tlott • :tl..ond• Tronobc ua, c:oJlil:ono medico, li bero doccnto di ollalmologia
I molti casi di vizi di refrazione che, per cortesia degli ufficiali medici i q ua.li prestano servizio ai r eggimenti, fuTono diretti, a. scopo di studio e d'insegnamento, all'ambulatorio oculistico di questa scnola in circa quattro anni da che esso venne istituito, mi offrono l'opportunità di fare alcune considerazioni pratiche sui metodi che, a mio avviso, son dà preferirai nella determinazione subbiettiva ed obbiettiva delle a metropie; e su certe particolarità dei Yar1 esami non ben note o non esattamente interpretate, da cui, tuttavia, dipende in gran parte la precisione dei risu1tati. Dichiaro subito- e questo è un punto che mi preme sia ben chiarito - che le presenti note di diottrica oculare, a cui spero di far seguirt> fra poco una breve esposizione delle norme più importr.nti per la. correzione delle ametropie, sono specialmente rivolte ai giovani ufficiali medici che fanno, come si suol dire, le loro prime armi nell'esercito; giacchè ho troppa stima e troppa deferenza ver:~o i colleghi più provetti di me per aver la pretesa di credere che essi abbiano bisogno dei miei consigli e delle mie raccomandazioni. l' METODI PI!:R J,A DETERMINAZIONE SUBBI~TTJVA. -Dice giustamente il Parent che si dovrebbe dare sempre la precedenza ai metodi ohbiettivi, poichè con questi non si oscilla fra continue incertezze, nè si dipende dalle risposte così spesso contradditorie dell'il_ldividuo in esame, che fanno perdere un tempo prezioso e ci lasciano poi titubanti nell'atto di formulare la diagnosi e il giudizio; tnttavia, a noi medici milita.ri, pei quali la questione dell'acutezza. visiva ha., in certi casi, maggiore importanza cbe la determinazione del grado di ametropia., conviene 36 - lilor/lau mtdico.
562
SULLA DETERlii:\"Af.lO:\"E DELLE AME'l'IWPIE NELL'ESERCITO
meglio iniziare l'esame coi metodi subbiettivi che, come è noto, si riducono essenzialmente al metodo del Donders e agli attometri, poichè la cinescopia, di cui ebbi ad occuparmi in altra pubblicazione (1), non è ancora entrata nella pratica comup.e. a) Metodo del Donde1•.ç. - La prima considerazione pratica ~i riferisce alle scale murali. Come è noto, le tavole dello 8nellen, del de \Vecker, del Monoyer, del Baroffio, ecc. non corrispondono esattamente al principio scientifico dell'acutezza visiva per un complesso di ragioni di cui mi limiterò ad accennare le due più importanti (2). In primo luogo, le lettere dell'alfabeto non hanno tutte lo stesso grado di leggibilità nè una stessa superficie; e già il Green (3) aveva fatto notare che le lettere C e I hanno, per la. loro forma un'area eccezionalmente ristretta, mentre che la M, ad esempio, si trova in condizioni opposte; oltrechè la. Be la. O sono talvolta. difficilmente riconosciute a motivo della mol-
teplicità dei loro elementi orizzontali. In secondo luogo, colle lettere dell'alfabeto - e ciò vale per tutt.e - non si ha soltanto una misura lineare, ma ben anche una misura di superficie che varia quasi per ogni lettera; per la qual cosa si dovrebbe, a rigor di termine, misurare l'acutezza visiva non già. per mezzo della grandezza lineare dell'oggetto piit piccolo che ancora viene distinto, ma per mezzo della superficie occupata dall'oggetto stesso, precisamente come nella determinazione dell'acutezza cromatica colle scale del de \Vecker e Massselon. Ora, siccome queste superfici stanno in rapporto fra loro come r quadrati delle loro dimensioni omologhe, così avviene che le serie tipografiche di una scala murale qualsiasi, i cui caratteri hanno un'altezza due o tre volte maggiore di quelli che rappresentano l'unità dell'acutezza visiva fisiologica, bbero propnamente . 1. l l. l b . v l . esprtmere . non 2 e :::: 3 ; ens1 = 4 e
==
l
V=9· Per eliminare tali inconvenienti io preferisco servirmi dell'ottotipo del Landolt (4), che ha la forma di un cerchio di spessore uguale a 9uello delle lettere dello Snellen, e interrotto in un punto qualunque (l) TROliiBETT... - La cirwcopia del dottor l/oli/t. ((;iQ,'ftale medico del R. tsrrcilo, anno 1903, pn· gina St. (i) La questione t.anto discussa dell'unità di misura dell'acutezza ' 'isiva, verrà trattata a fondo nel prossimo Congresso oftaimologico iqternazlonale di Lucerna. Sara quindi il caso di ritornare su que· st'argomeoto dopo Il Congrc~so, per trarne quelle conclusioni che maggiormente interessino l'esercito. (3) GnRRN. - Dtl caracteres d'epreuvt, Pari~. 1873. (4) LANOOI.T. Tablea" d'oplo·lypea JlOUI" la délerminallo•< de l'acuile vi111elle. (Soc. franraìst d'ophtatm., 1889, pag. 157), In questa comuniraz.lono l'nutore enuncio il principio su eu i pni tardi fondò la costruzione del suo nuovo ottotipo.
563
SULLA DETERMINAZIONE DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO l
della sua circonferenza, per modo che la. la.cana bianca. corrisponda ad un angolo visivo di l' per l'unità. dell'acutezza. visiva. Quest'ottotipo, nnico per forma, varia naturalmente nelle sue dimensioni, a. cui corrispondono -alla distanza di 5 metri -quindici gradazioni d~ acutezza. visiva. espre~se in decimi come nella scala del Monoyer, e portanti ciascuna l'indicazione della distanza a cui devono essere distinti da un occhio normale, come risulta dalla tabella seguente: Vlsu.s
Distanza
V iSU3
Distanza
0.1 0.16
m. f>O
0 .7
m. 7.14
» 33.33
0.~
» 6.25
0.2
» 26
o.~
0.3 0.4 0.6
» 16.67
» 12.0
1 1.25
» 6.05 , 5
» 10
1.5
O.G
» 8.33
1.75
» 4
» 8.33 , 2.86. ,. 2.5
2
Dandosi il caso, non infrequente nelle nostre osservazioni ·medico-
1
legali militari, che l'acutezza visiva sia inferiore a ~, si invita l'individuo in esame ad avvicinarsi all'ottotipo, fino a che non riesca a percepire la parte bianca (intenuzione) dell'ottotipo più grande; e allora si avranno le seguenti frazioni per le varie d~stanze: '
l.
Visus
Distanza
0.1 0.09 0.08 0.07 0.86
per 6 m. » 4.5 » »
4
»
3.6 )) » 3 » »
Vi~us
Distanza
0.05 0 .04 0.03 0.02 0.(11
per 2.5 m. ))
» 2 1.6 »
»
ù.6 .,.
»
,. l
»
I vantaggi di quest'ottotipo, già messi m rilievo dall'Ermolli (1), sono principalmente i seguenti : (l) l!:llliOI.LJ -Concetto (ondammlale e vantaggi del nuovo ollolipo del p•·or. Landoll. (Annali di
Oflalmot()ult~, anno t900, pag. 310).
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SULLA DETER~UNAZIONE DELLi!: AMh'TROPIE NELL'ESERCITO
l o Risponde più esattamente al principio dell'acutezza V1s1va, rappresentando una vera e propria unità, che è condizione essenziale per qualsiasi misura. 2° È alla portata di tutti gl'individui a qualunque nazione essi appartengano. s• Sostituisce vantaggiosamente gli uncini dello Snellen per gli analfabeti. 4° Non richiede, da. parte dell'esaminando, che un semplice movimento della mano per indicare da quale parte si trovi la lacuna bianca.. 5° Un segno solo serve per ciascun grado di acutezza visiva, non occorrendo, infatti, che girare l'ottotipo per mutare d'un tratto la direzione della lacuna. 6° Permette di calcolare le acutezze visive superiori all'unità (fino a V = 2) ; delle quali in Francia si tiene gran conto, costituendo esse una qualità preziosa per il soldato, e .ull elemento di gran valore nella scelta di taluni militari specialisti. · Ai vantaggi ora. detti ne aggiungo, per mia propria esperienza, ancora un altro, che interessa direttamente i medici legali militari= quello, cioè, che coll'ottotipo del Landolt si p~ò eseguirl:l benissimo la prova del Wick in tutti quei casi di ambliopia in cui si sospetti una.. frode. Di . questa prova. molto ingegnosa ma poco nota. in Italia, con la quale ottenni, in un gran numero di ~asi, risultati veramente sorprendenti, dirò due parole di passata tanto per invogliare i colleghi a metterla. in pratica. Il Wick (l) aveva osservato che un moschettiere, situato dinanzi alla. scala murale dello Snellen per gli analfabeti, mostrava la più grande incertezza, dichiarando, infine, di riconoscere gli uncini più grossi soltanto indomnandoli. Invitatolo allora a indovina.rli, egli notò che l'individuo li indicava semp1·e in modo erroneo; la qual cosa. lo convinse che si trattava. di simulazione, poiclÌè se realmente li avesse riconosciuti soltanto a caso, avrebbe dovuto - secondo il calcolo delle probabilità. - dare almeno dieci indicazioni esatte su 25-30 risposte. A vendo ritentata. la prova in molti altri c11.si con risultato positivo, il Wick finì col persuadersi che, impiegando questo metodo, si riusciva sempre a determinare rapidamente e direttamente il potere visivo del simulatore o dell'esageratore; e, a tale scopo, egli fece preparare un certo numero di cartoncini quadrati di 10 centrimetri di lato, su ciascuno dei quali era incollato, proprio nel centro, un ottotipo a uncino simile alla lettera E di varia grandezza, ossia corrispondente alle distanze (l) Zeitschrl(l (ilr Augenheilkullde. Ban<i VI, october 1901. Il eH 4°.
SULLA DETERMINAZIONE DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO
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-di 50, 30, 20, 10 e 5 metri. Il metodismo d'esame è dei più semplici, e si offre con tali apparenze d'ingenuità al simulatore, che questi non {)Oncepisce il minimo s.:>spetto che lo s1 voglia trarre in inganno: ne giudichi il lettore. All'individuo sospetto che allega, per esempio, V ==
:o
vien pre-
sentato: in nn primo tempo, il quadrato contenente l'uncino che corrisponde alla. distanza. di 30 metri; ed è naturale che, qualunque sia la posizione dell' uncino ste~so, l'osservando dirà esattamente in qual senso siano rivolte le punte. In un secondo tempo e alla medesima distanza., gli si presenta il quadrato che con.tiene l'uncino corrispondente a 20 metri: se l'individuo dice di non riconoscere pitl il segno secondo le sne varie posizioni; gli si lascia indovinare da che parte sian rivolte le punte (sopra, sotto, di lato); e se dà indicazioni errate per 25-30 volte di seguito, si pnò es.<~ere sicuri che egli ha 1·iconosciuto e8attamente l'ttncino nelle diver·.çe posizioni; poichè è soltanto vedendolo distintamente che egli è in grado di dare, ad ogni risposta, un'indicazione errata. In un terzo tempo, gli si presenta l'uncino immediatamente più piccolo del precedente; e se, ripetendo la prova, le sue indicazioni errate e successive raggiungono di nuovo le cifre di 25-30, non v'ha dnbbio che, anche qnesta volta, egli ha visto benissimo il segno. Procedendo in tal modo e per gradi fino agli uncini più piccoli, si rin· scirà a determinare con grande eMttezza., e indipendentemente dalla
volontà Jell'indi viduo, il grado della sua acutezza. visi va; giacohèa.vvi ene che, quando egli realmente non riconosce più gli uncini, le sue indicazioni si fanno di q na.ndo in quando esatte, per la ragione che non vedendo, ma indovinando, è impossibile che su 25-30 volte non dia almeno 10 indicazioni casualmente precise. Se si suppone quindi che quest'ultimo risultato si sia ottenuto con gli uncini corrispondenti alla distanza di 10 metri, si potrà concludere che l'individuo non ha, come 5 ( l ) . ·sostltuen . d o, come 10 . proa l) ega.va, T ~ -- 5 ( l ) , b ens1. T' -- lO 30 6 2 pongo, agli uncini dello Snellen o del de 'Vecker le varie gradazioni degli ottotipi del Landolt, l'esperimento del Wick rie.sce anche più rapido -essendo molto semplificata la :figura di prova; col va.ntaggio di poter determinare obbietticamente e con un'approsimazione gra.ndisaima l'acu1 tezza. visiva. ridotta a { e il che in medicina legale militare ;; 12 2 ·di non lieve importanza. Nella determinazione simultanea del visus e delle ametropie col metodo del Donders, a. scopo medico-legale militare, credo. opportuno
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SULLA DF::TERMINAZIONE DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO
di insistere su due raccomandazioni tendenti a far evitare la possibilità di due errori : l • È sempre indispensabile il procedere all'esame isolato di ciascun occhio, per la ragione semplicissima. che - salvo lievi differenze - il visus binoculare non rappresenta che il visu"l dell'occhio il quale trova.si in migliori condizioni. Mi si dirà che quest'errore è troppo grossolano per essere comune, e che ogni raccomandazione al riguardo è da ritener.~i superflua; ma io rispondo che ho buone ragioni per sostenere il contrario 1 e, fra i tanti esempi che potrei citare, mi limiterò a q nello fornitomi da. un recente processo per infortunio sul lavoro, in cui ebbi l'incarico dalla Soèietà. delle ferrovie di procedere ad una contro-perizia, e ne] quale le più serie cont~stazioni si aggirarono precisamente sul risultato della prima determinazione dell'acutezza visiva. Dato il genere della lesione riportata dall'operaio (macchinista) ~~:U'occhio destro, alcuni periti dichiararono di essere costretti a sol· levare i più gravi dubbi sull'esattezza della misurazione del visus, che, per la sua leggiera riduzione, non corrispondeva punto alla gravità. della lesione stessa; e a concludere, perciò, che molto probabilmente era stata misurata non già l'acutezza visiva di ciascun occhio, ma bensì l'acutezza visiva binoculare. Non è qui il luogo di descrivere - nè io sarei autorizzato a farlo - tutte le fasi del lungo processo che diede luogo a varie sentenze di Tribunali, di Corti d'appello e, credo perfino, della Corte di cassazione, mettendo in moto una folla di periti e di giudici con enorme sciupio di tempo e di danaro: basterà. fermare l'attenzione sul fatto, essenziale per il sostegno della mia tesi, che, cioè, il sospetto di un errore commesso nel primo esame circa la determinazione del visus - sospetto che, del resto, veniva quasi legittimato dal modo con cui erano sta.ti registrati i ristùtati dell'esame stesso - non potè essere posto del tutto da. parte, e contribuì moltissimo a. prolungare e a complicare la causa. 2• Bisogna guardarsi dal concludere in ogni caso che un individuo è emmetrope per il solo fatto che legge correntemente tutte le serie tipografiche delle scale murali; si pensi, invece, che potrebbe essere benissimo un ipermetrope che si rende emmetrope con uno sforzo accomoda.tivo; il quale caso è assai più frequente di quanto si suppone.
A 20 anni si ha. un potere accomoda.tivo pari a. 10-11 diottrie ; e, con una tale riserva, si comprende quanto riesca facile a un ipermetrope il correggere la sua ametropia per la visione a distanza, adattandosi, cioè pei raggi paralleli coll'aument.are la curvatura. della sua lente cristallina, che equivale ad accrescere il suo potere diottrico. Mi si può obbiettare che questa considerazione non ha, per noi medici mili-
SULI·A OETF;RMINAZIONE DELLE t\METHOI'H; XELL'ES J.:RCITO
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tari, alcun valore pratico, non essendo prescritto, nell'esercito, nè la determinazione esatta del grado di H nè la sua corrflzione; ma io rispondo che, lasciando per ora impregiudicata la questione della correzione, di cui mi occuperò in uu articolo successivo, è tutt'altro che mntile il fare la. diagnosi differenziale fra. E e II corretta. mediante uno sforzo d'accomodazione; poichè se quest'ultima, allorchè non riduce il visus ai limiti prescritti dall'articolo 44 dell'Elenco, non è motivo di inabilità a. l servizio, costituisce tuttavia un difetto in certi casi non trascurabile, che può dar luogo a vari inconvenienti durante il servizio stesso, e che perciò non deve passàre inosservato al perito militare, il quale farà bene a prenderne nota. In quei casi, R.dunque, in cni la, lettura. rapida. e precisa delle scale. murali c'indnrrebbe a dichiarare senz'a.ltro che l'individuo è emmetrope, e a risparmiarci, per conseguenza, ogni osservazione coi mezzi oòbiettivi, non dovremo mai accontentarci di un semplice esame medico legale, ma procedere ad un vero e proprio esame clinico, ripetendo la prova del Don(lers e ft~condo rileggere all'osservato le serie tipografiche dopo averlo munito di lenti l /J: allora, se egli è emmetrope, la visione gli si farà confusa, perchè coll'interposizione di qt;.elle lenti lo avremo reso miope di l D, ossia. avremo portato il suo remoto dall'infinito a l m.: se, invece, è un ipermetro~che accomoda., la sua visione rimtirrà. distinta. come prima o si farà anche più distinta, perchè le lenti -+- l D non hanno fatto altro che sostituirsi ad una parte di sforzo del muscolo ciliare. In quest'ultimo caso sarà. bene procedere alla determinazione del grado di lf m (ipermetropia manifesta.) che, come è noto, sarà. dato dalla lente cortvessa. più forte con cui l'acutezza visiva si mantiene distinta., e controlla.rd poi il risultato per mezzo dell'esame obbiettivo. Ricordo di passaggio che se si volesse determinare il grado di il t (ipermetropia. totfl.le), la. quale è la. somma della. manifesta. e della. latente (/1 t == H nl lf l), si dovrebbe ricorrere a. ripetute instilla.zioni di atropina, con cui si riuscirà. a mettere in evidenza. fll, che è com pletameute mascherata dalla contrazione permanente del muscolo ciliare. E a proposito di questa contrazione permanente, che negli i permetropi è un fatto comunissimo, io non mi stancherò mai dal raccomandare di non fidarsi punto di quegli es!l.mi subbiettivi - e talvolta anche obbiettivi - praticati in individui giovani, da cui risulta una Jf di l - 2 D, che si è subito disposti a. correggere con lenti negative di valore corrispondente. Una. miopia molto leggiera, soprattutto nei ragazzi, ma anche nei giovani tra i 20 e i 22 anni, è sempre sospetta, e non ci si deve mai affrettare a. correggerla sotto pena. di incorrare
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SuJ,LA DETERMINAZIONE Dl•:LL,E .A.MET..ROI'IE N11:LL,'ESERCIT0
in un gravissimo errore. Infatti, si tratta nella maggior parte dei casi di uno spasmo del muscolo ciliare dovuto a ca.use diverse, ma specialmente a lavori minuti fatti a brevissima distanza; e non soltanto nel· l'occhio emmetrope (donde la miopia scolare), ma bene spesso anche
in quello ipermetrope, per modo che dal difetto di refrangenza si passa ·addirittura all'eccesso, a spese di uno sforzo permanente d'accomodazione, il quale può passare inosservato in un esame superficiale. Casi di questo genere -ossia di ipermetropi a cui si eranp consigliate deboli lenti negative perchè ritenuti miopi - ne osservai moltissimi nel mio ambulatorio, massime in fanciulli dai 7 ai 12 anni (figli di ufficiali e di impiegati) e in qualche militare di truppa addetto a lavori di scrittura. negli uffici. Ricordo, fra .i tanti, un miope apparente dj 2 D, il quale si lagnava da qualche settimana di dolori sopraorbitali e di offuscamento della vista, che egli attribuiva alle lenti concave di 2 JJ, di cni faceva uso da parecchi mesi e che, mentre in principio gli si confacevano benissimo, gli sembravano poi divenute insufficienti a correggere la sua ametropia. L'individuo aveva perfettamente ragione a modo suo: infatti, coll'esame del Donders, accertai una miopia binoculare correggibile con lenti - 3 D ( lr := l); ma sospettando che potesse trattarsi di M da spasmo, feci ripetute instilh•ioni di una soluzione di atropina e procedetti ad un accurato esame obbiettivo, il quale mi rivelò niente meno che una H:= 4 D in O O. Ciò che era avvenuto in questo caso si spiega facilmente: l'individuo, effettivamente ipermetrope di 4 D, ave~~\ sopra.corretto, in un J.>rimo tempo, la sua a!Jl.etropia con uno sforzo accomodativo pari a 6 D, rendendosi per conseguenza. miope di 2 D: applicate le lentì negative di ugual valore, si era ottenuto un mjglioramento altrettanto immediato quanto effimero; poichè, aumentando lo spasmo per lo stimolo stesso provocato S'lll'appareccbio d'accomodazione dalle lenti negative, queste eran divenute ben presto insufficienti: cosir.:chè, mentrE> si poteva credere trattarsi di Jlf .=: 3 D, ossia di un eccesso di refrazione statica, ci si trovava realmente dinanzi ad nn ecc~sso di refrazione dinamica, va!e a dire ad una Jf := 4 .D sopracon·etta con uno ·sforzo d'accomodazione pari a 7 D. E, come già ho detto più sopra, di casi consimili ue osservai un gran numero: e tutti li trattai, senza eccezione, con ripetute instillazioni di atropina, a cui feci seguire, quand'era vinto lo spasmo, l'applicazione di opportune lenti positive. E poichè ho parlato delle instillazioni di atropina a scopo curativo, credo opportuno di fare qui due osservazioni a proposito della paralisi del muscolo ciliare provocata a scopo medico legale militare per deter-
SUI..LA DF.'l'ErtMINAZivNE DELLE AMETROPIE NEJ,T.'ESEROITO
fJG!I
minare il grado di M (articolo 46 dell'Elenco). La. prima osservazione ·si riferisce all'indicazione dell'uso dell'atropina, che io vorrei ristretto a quei casi, che dànno ragione di supporre che si tratti di spasmo ciliare; e in cui - sia a scopo clinico che medico-legale - occorre accertare qua.le influenza. eserciti l'accomodazione sul vizio di refrazione sta.tica e di q ua.nto riesca ad accrescerlo; giacchè anche lasciando da parte l'eventualità abbastanza rara d'nn glaucoma. gio\·anile, non bisogna dimenticare che l'instillazione di atropina porta con sè dei disturbi non indifferenti (aumento di tensione endoculare, impossibilità di adattarsi alle varie distanze, abba,gliamento) che conviE'ne evitare ogni qualvolto. non vi sia necessità assoluta. La seconda osservazione è relativa al tempo che impiega. l'n.tropin~t ad agire sul muscolo ciliare. Ordinariamente, instillato quest'alcaloide, uon si aspetta che la midriasi (10-15 minuti) per procedere alla determinazione subbiettiva od obbiettiva clel vizio di refrazione, senza pensare che l'azione dell'atropina sullo sfìntere della pupilla precede di molto quella che essa esercita. sul muscolo ciliare, in cui il mo.ssimo effetto - ossia la paralisi to~ale dell'accomodazione - non si com pit> che circa due ore dopo J'instillazione. Si dovrà quindi evitarE' di eseguire la determinazione dell'ametropia prima cho sia trascorso tale periodo di tempo, perchè se il potere accomodati,·o non è completamente abolito, i risnlta.ti dell'esame medico-legale non potranno esser<' che errati. b) Ottowetri. - Nei nostri:ospedali militari si fa quasi esclusivaml'nt.e uso dell'ottometro del Badai t:ecchin modello; e •i si ricorre per controllare i risultati ottenuti coll'esame del Donders, che ba sempre la precedenza. Orbene, le qnas1 immancabili contraddizioni che si rilevano fra. i risultati delle due pro\'e, e che son messe a carico ora della mala. .fede dell'esaminando, ora dell'influenza accomoda.tiva, sono in massima parte dovute a un errore diottrico, il quale è tntt'altro che tra!>cm·A.bile. L'ottometro vecchio modello del Badai è basato snl principio segnalato dal Gerold (1), che qnando il punto nodale dell'occhio coincide col fuoco d'unR lente positiva, l'ingrandimento dell'immagine è costante, qualunque sia Ja distanza dell'oggetto dalla lente e la distanza. della visione distinta dell'osservatore; il qual principio fn dimostrato falso dal Verdet. Ma. sia. vero o falso questo principio tale questione non c'interessa qui direttamente - è fuori dubbi·o che, data la coincidenza del fuoco posteriore della lente posi ti va ottometrica col punto nodale dell'occhio in esame, la determinazione delle ametropie fatta ooll"ottometro deve differire da quella fatta col metodo 111 llooo GuoLu -
O!t ophlalmulogifche Phi1yk. Wieo, l8i0.
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SULLA DI!:T8RM1NAZIONE DELLE AMETROPI!:: NELL'ESERCITO
del Donders, essendo differente il punto di partenza delle due misure. Infatti, col metodo del Donders, la distanza del pun to remoto dell'occhio in esame si computa partendo dalla lente correttiva, la qua.le è collocata al fuoco principale anteriore dell'occhio stesso (15 millimetri: distanza ordinaria de l porta-lenti -e degli occhiali); mentre l 'ottometro del Badai vecchio modello ci fa rilevare, con la sua graduazione, la distanza dell'immagine della scala ottoti piea ridotta. dal fuoco principale posteriore della lente dell'apparecchio (16 D== 0,0625 di d istanza focale), il quale fuoco coincide col p unto nodale dell'occhio e diviene perciò il punto di partenza di tale distanza (r). La conseguenza di questa d iversità di rapporti diottrici è adunque la seguente: il grado del vizio di refrazione miopica apparirà più debole coll'ottometro del Badal che col metodo del Donders, m entre l'opposto si verificherà per il vizio di refrazione ipermetropica. Mi spiego con un esempio. Supponiamo che coll'ottometro del Badal vecchio mode.llo si sia. determinata una Jf == 5 D (1· == 20 centimetri) ; col metodo del Donders, la lente correttiva collocata a 1,5 centimetri dal punto principale - o ·~pice della cornea - si troverà a 18,5 centimetri dal remoto (reale) e non a 20 centimetri come nella prova coll'ottometro; perciò dovrà avere un potere refrang.,nte maggiore ( O,l~
5 ). e la :li risultera evidente-
m ente superiore a-lle G D.
Nel caso di H , se questa all'ottometro era. di 5 D (r :=: 20 cen timetri), col metodo del Donders apparirà certamente inferiore, perchè la len te correttiva collocata a 1,5 centimetri dal punto principale, si troverà a. :H,5 centimetri dal remoto (virtuale), e dovrà. avere un potere refran-
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gente minore ( ~,o} A.mmetto che si tratta. di piccole differenze; ma siccome in diottrica nulla si deve trascurare, neppure i valori minimi, specialmente quando ci si prefigge lo scopo di fare una. esatta correzione delle ametropie, cosi io consiglio, allorchè si voglia procedere ad esami comparativi col metodo del Donders e coll'ottometro del Badal vecchio modello, di situare l'occhio in esame a 13-15 millimetri dall'oculare dell'apparecchio, ottenendosi iu tal modo, e con grande approssimazione, la coincidenza del fuoco posterio1·e della lente ottometrica col fuoco anteriore dell'occhio, ossia la stessa condizione diottrica in cui si eseguisce la prova. del Donders (l ). (l) Tale precauzione non ù necessaria se si fa uso dell"ottomttro del Ba<lal n•ollo modello, perché con I!Sso si ottleue la coincidenza del rooco posteriore rtelln lente otto metrica col ruoco principale ant eriore dell' ocebio in e3ame.
SULLA DETERlllNAZIONK DELLE A~lETBOPIE NELL'ESERCITO
5'i l
Se poi non si avesse a disposizione l'ettometro del Badai e si volessero, tuttavia, variare le prove di controllo con altri esami ottometrici, proporrei di ricorrere al mio oftalmo-ottometro, che ogni osservatore potrà facilmente improvvisare purchè possegga un oftalmoscopio a refrazione, preferibilmente quello del Loring (l) ; oppure di servirsi semplicemente d'un disco ritagliato da un cartoncino nero llel cni centro sian praticati due forellini della grandezza di due comuni fori di spillo, disposti l'uno accanto all'altro ad una distanza reciproca di millimetri 2-2,5. Posto l'osservando in un locale scuro alla distanza di 5 metri dalla fiamma d'una candela e facendo reggere da lui stesso
il piccolo disco dimmzi all'occhio in esame, lo si invita a guardare la fiamma attraverso i due forellini che devono t.rovarsi proprio al centro del campo pupillare. Se è emmetrope, o ipermètrope che accomoda, vedrà una. fiamma sola; se è miope, ne vedrà du_e: nel primo caso, basta applicare la lente D dinanzi al disco, e in intimo contatto con questo, per decidere se si tratti di E o di H: infatti, se l'occhio è emmetrope vedrà immediatamente due fiamme, perchè con la lente l D lo si è reso miope di l D; se è ipermetrope, continue:ra a vedere una fiamma sola. Volendo determinare il grado di H, si faranno passare successivamente dinanzi al disco le lenti positive di valore diottrioo sempre più fort.e, fino a che si giungerà a quella che p~oduce la visione doppia della fiamma: a questo punto ci fermiamo, perchè si è sopracorretta l'ametropia di circa l D (ossia lo si è reso miope di l D); e, sottratto quest'ultimo valore. dalla lente produttrice della diplopia monoculare, avremo il grado di Hm dell'occhio in esame. Se l'occhio ipermetrope non è in grado di accomodare (H molto elevata, paresi o paralisi del muscolo ciliare), la prova col disco è anche più semplice, poichè, accertata la diplopia monoculare senza l' apposizione di alcuna lente e visto che essa persiste coll'apposizione di lenti negative, la diagnosi di H non è dubbia, e il suo grado sarà dato da quella lente positiva con cui l'occhio avrà la visione di una fiamma unica, essendo chiaro che esso è posto, allora, nelle condizioni di E. Trattandosi di Jf, si procede precisamente nello stesso modo: ossia, accertata in un primo tempo la visione doppia della. fiamma, si pongono, dinanzi al disco, delle lenti negative suocessivam~nte più forti, fermandosi alla prima che farà cessare la diplopia monoculare, e il cui valore corrisponderà al grado di M dell'occhio in esame.
+l
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(l ) TaoKBBTTA . -
L'u~ie11za ai Scheirur e ~ aue appllca~i<mi pralùlu. (A r chioio d'o(talmo-
logla, anno NOO, fase. 3-4).
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SULLA DETERMINAZIONJ;; DELLB AMETROPIE NELL'ESERCITO
Questa prova, basata sull'esperienza di Scheiner che spiegai diffusamente in una precedente pubplioazione (1), venne eseguita da me e dai miei assistenti parecchie centinaia di volte, sia nei casi di ametropia presenta.tisi al mio ambulatorio, che negli ~sercizi giornalieri di oftalmologia a cui prendono parte gli allievi ufficiali medici durante il corso di medicina legale militare; e posso affermare che i suoi risultati non furono punto inferiori a quelli che si ottengono con gli altri metodi ottometrici, sui quali essa ha poi il vantaggio di per· mettere una misurazione rapidissima con una semplicità. di procedimento che è alla portata dell'intelligenze di tutti gl'individui in esame, massime dei bambini e degli analfabeti, a cui non si richiede, come con gli altri metodi, l'interpretazione di segni speciali, ma la sola vi· sione - unica o doppia - della fiamma d'una canàela; oltrechè l'esame in un 1ocale scuro e alla distanza di 5 metri rende assai più debole l'influenza dell'accomodazione dura.nte la ricerca del remoto (2). 2° METODI PER ):.A DETERMINAZIONE OBBIETTIVA. - In linea generale, tutti i m.etodi son buoni purchè l'osservatore li sappia eseguire con quella sicurezza che si acquista con la lunga pratica: tuttavia, parlando in particolare della diagnosi dei vizi di refrazione a. scopo medico-legale nell'esercito, ove essa ha delle esigenze speciali, fra. cui essenzialissima quella della rapidità degli esami non disgiunta dalla: maggiore ,precisione possibile, bisogna convenire che è di gran lunga preferibile l'atte· nersi a un metodo unico, che chiamerò di éiezione, dal 4 uale si possall.O attendere risultati sicuri e concordi nelle varie visite successi ve di controllo; e sia di esecuzione relativamente facile anche per coloro che non sono specialisti. Considerando i metodi obbiettivi da questo punto di vista e procedendo per esclusione, non è difficile il riconoscere quale sia quello che riunisca in sè i requisiti principali per cui si abbia il diritto di chiamarlo metodo di elezione nella pratica medico-legale militare. Dell'oftalmoscoptornett·o di Loiseau e Varlomont, che ebbe un fugace periodo di fortuna, non è neppure il caso di discorrere, perchè, malgrado le utili modificazioni apportatevi dal Baccarani, rimane pur sempre uno strumento di maneggio difficile e infido nei risultati. Lo stesso deve dirsi del rnetodo dello Schmidt-Rimple-r, che richiede l'uso dello speciale oftalmoseopio dell'autore, e alcuni accessori ch.e ne complicano l'applicazione, senza dare ms.ggiori garanzie di precisione d-ell'oftalmoscoptometro. (l) Tno11onu. - Loc. cit. i Questa prova riesco an eh o meglio raceodo uso del porta-le n ti doppio, e ln~lstrando nel semi· disco più vicino all'occhio Il carwnclno circolal'e. nell'altro la tonte cor~etUva.
SULl-A D"ETERlUNA.ZIONE D'ELLE AMETROPIE NE LL'ESERCITO
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Uangioscopia retinica e la determinazione delle ametropie per mezzo del punto remoto e del punto prossimo, sono metodi non disprezzabili e abbastanza rapidi, ma. molto incerti nei loro risultati, giacchè d ipendono da un complesso di fattori variabili, e si basano essenzialmente sulla. massima nitidezza dell'immagine retinica. a diverse distanze; la quale percezione è fra. le più difficili e controverse. L'esame ad immagine diritta coll'oftalmoscopio a refrazione è indubbiamente fra. i migliori, e da considerarsi come il metodo clinico per eccellenza, ma io non oserei raccomandarlo nell'esercizio medico ·legale militare per le sue non lievi difficoltà di applicazione, le quali non si vincono che con una lunghissima pratica. In primo luogo, è così poco facile l'eliminare l'influenza dell'accomodazione nell'occhio osservatore (quella dell'occhio in esame si può abolire coll'atropina), che vengono perfino co~sigliati esercizi preventivi, i quali avrebbero . lo scopo di facilitare il rilassamento dell'accomodazione stessa. In secondo luogo, la distanza. della. lente correttiva del disco di R ekoss dall'occhio osservatore e da. quello osservato - lente che dà il grado del vizio di refra.zione - non è punto trascurabile come parrebbe risultare dal calcolo, e come effettivamente dovrebbe verificarsi per l'esattezza dei risultat i: è chiaro, infatti, che non potendo l'osservatore venire in contatto d iretto con l'occhio dell'osservato, ma dovendosi tenere a qualche centimetro da questo, le reciproche distanze della retina. dell'occhio .osservatore e di quella dell'occhio in esame dalla lente acquistano un valore tanto più notevole quanto più è elevato il vizio di refrazione; poicb è allora. le distanze dei due remoti delle r etine corrispondenti (remoti che devono essere fuochi coniugati per rapporto alla. lente correttiva) sono, in tali condizioni di esame, piccolissime. In terzo luogo - ed è questo un inconveniente non meno comune che inavvertito - se il foro di traguardo dell' ofta.lmoscopio è troppo stretto, agisce precisamente come il foro d'una. camera scura.; donde la. necessaria conaeguenza che l'osservatore potrà vedere distintamente il fondo dell'occhio con diver.se lenti correttive, e anche senza l'aiuto di queste; e commettere quindi errori grossolani nella. misurazione dell'ametropia. Messi da parte, per le ragioni ora dette, i metodi classici di esame a immagine rovesciata. e a. immagine diritta, non rimane più in campo che la schiascopia la quale ha, si può dire, altrettanti vantaggi quanti sono gl'inconvenienti degli altri metodi, e che, per tale ragione, merita di essere accolta in medicina legale militare come il vero metodo di elezione. Con essa, infatti, mentre è poata assolutamente fuori causa l'influenza. dell'accomodazione nell'occhio osservatore, è resa debolissima o quasi nulla., quella. dell'occhio osservato; con essa. non è più neces-
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SULLA DETERMINAZIONE DEuLE AMETROPIE NELL'ESERCI TO
sario basare la diagnosi sull'instabilità d'una immagine retinica più o meno distinta; con essa, infine, massima rapidità d1 esame, grande semplicità di mezzi, & - checchè ne dicano alcuni autori a cui i metodi più facili sembrano forse troppo poco scientifici - scrupolosa esattezza di risultati. Farò soltanto poche considerazioni sul metodismo di esame, non già colla pretesa di dir cose nuove, conoscendo abbastanza l' abilità con cui la prova schiascopica viene eseguita nei nostri ospedali militari, ma allo scopo di mettere in rilievo alcune minuzie della su~
applicazione pratica. che, trascurate, potrebbero dar luogo a inconvenienti non sempre leggieri, come, del resto, avviene in tutto il campo dell'ottica fisiologica. Primieramente fa d'uopo intenderei bene sulla scelta del metodo schiascopico da adottarsi in medicina legale militare, senza di che tutto è incertezza e confusione. È noto che i metodi schiascopici son due : il primo basato sulla neutralizzazione dell'ombra, o, in altre parole, sulla ricerca del punto neutro del ParentBardelli (corrispondente a 1' dell'occhio in esame); il secondo, basato sull'osservazione dell.a direzione dell'ombra falcata che apparisce concentricamente al margine dellBt pupilla, quando s'imprimono movimenti allo specchietto riflettore. Ora - e il Patella lo dimostrò esaurientemente in una sua pregevole pubblicazione (l) - considerata la difficoltà dell~~o ricerca. del punto neutro a motivo della zona di cattiva osservazione, che è lo scoglio di tutti i principianti, e nella quale si oscilla e si dubib, precisamente come quando, nell'angioscopia. retinica, si va. in traccia dellA. massim&. nitidezza dell'immagine, al metodo di neutra.lizzazione deve essere preferito dai medici militari il metodo d'inversione dell'ombra, in cui le incertezze sono eccezionali, e eh~ è senza confronto più rapido del primo. Fissata ·la scelta su ques.,t' ultimo metodo, che è, del resto, il più diffuso negli ospedali militari d'I talia e di Francia, mi si permetta di far notare che si commette quasi sempre una piccola inesattezza nello stabilire la distanza fra. osserv11.tore e osservato. Questa distanza, si dice, deve essere di l metro preciso, costituendo essa la. condizione essenziale non solo della diagnosi differenziale fra E e J[ (2), (apposizione della lente l D dinanzi all'occhio in esame), ma altresì della determinazione del grado di H, che è dato da quella lente positiva che inverte il cammino dell'ombra e che, perciò, ha reso miope di. l D 1' occhio osservato; e questo ragionamento è giustissimo; ma a
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!Il PSTBI.LA. - Sulla sclliascopia. (A•mali dl medlcl>la uavalt. anno 111, rascicolo 111). (t) La .'f/ < t D non sarà mal oggetto di dia~tnosl differenziale mo tico-legale, essendo trascurabile In pratica.
SULLA DETKRMlì'\AZIO)>H~ D~~LLE A~IE'l'ROl'll·: XELL'ESièRClTO
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qnale dei due metodi schiascopicì si riferisce? Qui, di solito si commette un errore i piccolo quanto si vuole, ma pur sempre errore: infatti adottando, come si suol fare, la distanza precisa di l metro nello eseguire il metodo schiascopico d'inversione, si dimentica che tale distanza è invece la base de] metodo di neutralizzazione i donde una maggiore difficoltà. di esame e una certa titubanza nella misurazione delle ametropie. Mi spiego. Nella JJ!I = l D (naturale o prodotta artificialmente a scopo diagnostico, come ho detto or ora), 1'osserva.tore rolloca.to esattamente a l metro di distanza dalPocchio in esame, non ha, nè può avere, aJcun:.1r percezione di ombra falcata corrispondente ai movimenti impressi allo specchio, perchè egli viene a trovarsi precisamente al pwnto nettt1·o di osservazione (l) ; e se si sposta al di qua o al di là di tal punto senza una norma fissa, cade nella. zona di cattiva osservazione; con l'aggravante che se si avvicina alquanto all'occhio osservato ( l metro ), continua a vedere f'ombn diretta (immagine virtuale, specchio piano), trovandosi sul cammino dei raggi convergenti che ancora non si sono incontrati, e che s' incontrano a l metro preciso (r dell'occhio miope di l D ). Per osservare adunque il cammino dell'ombra e le sne variazioni, vale a dire per applicare esattamente il metodo schiascopico d'inversione, in cui hA. così gran parte l'accertamento di ,li = l D , occorrerà. situarsi alla distanza di metri 1,20 dall'occhio in esame, giacchè allora, siccome il fuoco anteriore dell'occhio osservatore non · coincide pii1 col remoto dell'occhio Ol'servato, si sarà caduti al di là del punto neutro, e si sarà perciò in grado di vedere ùistinta.rllente le alternative di luce e di ombra falcata che avvengono sull'in~magiue 1·eale dell'occhio miope di. l D, la quale si forma precisamente a l metro di distanza dall'occhio in esame, ossia al suo remoto. a) Determinazione dell' ipe1·met1·opia e della miop1:a per mezzo della -~chiascopia. - Qualora si voglia determinare il grado di H, è appena necessario il ricordare che questo sarà dato da quella lente positiva che rende inversa. l'ombra diretta (2), sottraendo però l lì dalla lente stessa; poichè se l'ombra - trovandosi l'osservatore a m. 1,20 di tlistanza -
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(Il ~: ~uc.,to il punto che il de Falco chiama l'esagem;ione dPl subbielliuismo e che, secondo lui .. non si di~tin~uerebbe dalla zonA <li cattiva o~servar.ione. In un lavoro esclusivamente pratico com' é: il presente sarebbe Cuor i po~to ogni discussione sulla formazione dell'umbra, che Il un argomento ll" e impoJsihile - ancora tanto controverso; ma vi ritornerò In on·.. ura occasione, sembrao,fomi interessante il Care ono studio critico delle v;arie teorie (Leroy, Parent-Bardelli. de Fal~o. G:1gn11're. Woi!T) per cercare rti discernere da qunJ parte si trovino la verità e l'errore, o 31mcno por conoscere l• ragione per cui si versarono e si versano fiumi d'inchiostro sopra una questione che é cosi semplice in apparenza. (:!) Dico una voltn per tutte che io suppongo la schl:tseopla eseguita per mezzo dello $pt ccllio piano: chi è solito n eseguirla collo specchio cone;~vo, si ricordi che i risultati sono opposti.
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:-.OLLA DETI::RlU:-IAZIO~E DELLR AME'rR.OPH; N ELL'ES~:ROITO
ha cambiato di direzione, vuoi dire che l'occhio è stato reso miope almeno di l J), precisamente come avviene nella. diagnosi differenzia.!& fra. E e H.
Per quanto riguarda. la M, io consiglio di fare due esami schia.scopici successivi : il primo, per decidere se il grado dell'ametropia. è, oppur no, compatibile col servizio militare ; il secondo, per determ ina.re con esattezza. il grA.do a scopo correttivo. a ) Si colloca. dinanzi all'occhio in esame la lente - 6 n: se l'om· bra si fq. diretta, .li è := oppure 6 D, ma non raggiunge certamente le 7 f) (limite d'inabilità, secondo l'articolo 46 dell'Elenco). Se l'ombra continua ad essere inversa, non v'ha. dubbio che .M > G /J ; o, più precisa.mellte: M :=: oppure 7 D; quindi l'individuo è inabile (1). b) Si fauno passare successivamente dinanzi all'occhio dell'esamiUR.uclo le lenti nega~ive della scatola, cominciando naturalmente dalle più deboli e fermandosi a quella che rende diretta l'ombra inversa ; la quale lente esprimerà senz'altro, il grado di JI, ~>alvo un errore così piccolo che in pratica si può trascurare ; giacchè il cambiamento di direzione dell'ombra significa. che l'occhio è stato reso emmetrope o, tuWa.l più, leggermente miope (Jf < lJJ). E qui alcuni periti commettono un errore che, dal lato medico-legale è tutt'altro che indifferente: aggiungono, cioè, l ]) alla lente conca,·a che ha cambiato la direzione dell'ombra., persuasi di ottenere in tale modo il grado preciso di .lf. Ma da qual concetto si parte per fare tale aggiunta.? Evidentemente dal concetto sbagliato che fonrle in uno :>olo i due metodi schiascopici: quello di neutra.lizzazione e quello di inversione dell'ombra.. Ecco nn esempio pratico. S i su p ponga. che colla. lente - fi f) si sia avuta, i n un occhio miope, h~ neutralizzazione dell'ombra alla distanza. fissata di l m. preciso: è chiaro che. in tal caso, l'aggiunta di l D a. Ila. le n te suddetta è perfettamente giustificata, poichè se l'occhio munitQ della lente - G ]) ha il suo remoto a. l m., o.,e coincide col fuoco anteriore dell'occhio osservatore, ':"uol dire che quest'ultimo ha. ancora dinanzi a sè un occhio miope di 1 /), proprio come ~:~e si trattasse di un occhio emmetro}Je r eso al·tificinlmentc miope con la. lente 1 D : la M san\ dunque di 7 .fJ e non di (i l J. Ma se, con la stessa lente - G n, l'osservatore collocato tt. m. 1,20 cl i d istu.nza dall'osservato, ha visto che l'ombra da inversa si è (a.tta diretta, non ha più ragione alcuna di aggiungere l n, poichè la com parsa
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(l) l..a lente - 7 D, che alcuni c<•nsigliano in qu.esto caso. da un ruult.o to erroneo: Infatti se ,. •ero che, non ottenend03i con CS!SII il ca mbiamento di direzione dell'ombra, .v o > 7 D, non é sempre •·r ro chr. ac l'ombra s1 ra diretko, 111 sia < 7 D, potendo essere invec.: = 7 D; quondl si ~arcbbr .oncora n••l limiti dell'inabiliti (ahneno 7 diottrie: a.rt. 46 deii'Hitneo).
SULLA D~:'rhRM J N .\ZIO:\'~: OELLE ,DIEOROPlE :SELL' ESERClTO
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ùell"ombra. diretta che cosa in;liea se non la trasformazione ù i un' imm&gino reale in un'immagine virtuale'? E P immagine virtuale non vuoi forse dire che Pocchio in esame è stato r eso emmetrope, o, se non esattamente emmetrope, cosi leggermente miope (il! <l ])) da non t.enerne alcun conto nella pratica? In questo caso, adunque, la .M sarà. di 6 D e non di 7 D. b) Determinaziune dell'astigmati:~mo. - L'incertezza in cui las~ia i periti l'articolo 45 dell' El~nco, la mancanza di ogni prescrizione circa la precisa determinazione del grado dell'astigmatismo e circa la. sua. correzione; e sopratutto la deficienza di buoni mezzi oh· biettivi per la sua misurazione, hanno per risultato una continua in· filtrazione - mi si passi la parola - di astigmatici nell'esercito, ai quali naturalmente viene poi corretto - e neppure sempre - il solo vizio di refrazione sferica con grave nocumento non meno dell'individuo, che del servizio; oltrechè parecchi di codesti astigmatici in cui, senza la. parziale correzione sferica, si accerterebbe una diminuzione di acutezza visiva inferiore ai limiti dell'idoneità, avrebbero tutto il diritto di essere giudicati inabili al servizio militare. Per convincersi che io non parlo a. caso, ma sul fondamento di dati positivi, basterà gettare uno sguardo sulle cifre seguenti desunte dai registri del mio ambulatorio nel solo periodo di sette mesi (dal 1• novembre 1903 al 1° giugno 1904) ed esclusivamente relative ai militari di truppa e agli allievi ufficiali medici di questa scuola. Ammalati. - N. 124, di cui 89 per vizi di refrazione sferica, fra. i quali n. 18 casi di astigmatismo non rilevato in precedenti esami. Perce11tuale dei vizi di refrazione in rapporto al numero totale degli ammalati: 71,774 p. 100. Id. degli astigmatici in rapporto agli individui affetti da vizi di refrazione: 20,10G p. 100. Id. degli astigmatici in rapporto al numero totale degli ammalati : 14,516 p. 100. Le varietà dell'astigmatismo accertate sono le seguent.i:
37 -
Giornale medleo.
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SULT.A DETERMINAZIO:SE DELLE AMETROPIE NELL't~SI::ROITO
Numero d'ordine del re~Hstro
175 182 191 000
205 206
212 222 238 2GO 2GS 2G! 270 281 284 288 290 2VS
V I ZIO 01 REFRAZ!OiSE
Asm. composto in 00. Asm. composto in 00. Anisometropia (Asm. c. in OS. M in OD). Anisometropia (M in OS. Asm. c. in OD). Ash. semplice in 00. Anisometropia (Asm. c. in OD. Ash. c. in OS). Asm. composto in 00. Anisometropia (M in OD. Asm. sempl. in OS ). Asm. composto in 00. Asm. semplice in 00. Anisometropia (Ash. s. in OD. I l in OS). àsm. semplice in 00. Asm. ·composto in 00. Anisometropia (Ash. c. in OS. M. in OD). Asm. semplice in 00. Asm. composto in 00. Ash. composto in 00. Anisometropia ( Il in OS. Ash. c. in OD).
Ho detto che la ragione principale per cui l'astigmatismo passa cosi sovente inosservato ai periti risiede nella. deficienza. dei mezzi speciali d' indagine, che, nei nostri ospedali militari si riducono q ua.si esclusivamente ai subbiettivi (quadrante orario, quadrante a ventaglio) e - per quel che riguarda. i mezzi obbiettivi - a.l chera.toscopio del Placido e a.ll'astigmorr..etro di de \Vecker e :M:a.sselon. P ossono tali mezzi garantirci una buona determinazione dell'astigmatismo, sia pure al solo scopo medico-legale? Nessuno oserebbe affermarlo; anzi, per essere sinceri, bisognerebbe confessare che tanto l' astigmometro di de Weoker e Masselon quanto - e più - il cheratoscopio di Placido sembran fatti piuttosto per indurci in errore che per guidarci a una. diagnosi. precisa, salvo - ben inteso - nei casi di astigma.tisn'lo irregola.re in cui essi dànno realmente risultati positivi. Ma siccome su tale questione mi intrattenni a. lungo in una precedente pubblicazione (1), cosi è perfettamente inutile che io ripeta qui ciò che dissi (t) TnOIIBKTTA. ~prllc, 1898).
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La determinazione ddl' asligmalirmo. (Giornale mtdieo dd R. turcilo•,
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allora., benchè - purtroppo - quelle mie parole siano rimaste mascolta.te. Riguardo all'esame subbiettivo coi quadranti orari o a ventaglio, bisogna. notare che essi ci dà.nno i l solo valore subbiettivo dell'astigmatismo e non l'obbiettivo, che è cosa ben diversa: oltrecbè, quando tutte le linee o tutti i gruppi di linee son visti ugualmente confusi, invece di pensare alla possibilità. di un astigmatismo composto o misto, i periti militari hanno, in generale, la tendenza ad ammettere che si tratti piuttosto di un vizio di refrazione sferica; e siccome l'articolo 45 dell' El€1WO rict.iede da essi ben poco (diminuzione del visus), così non ritengono q nasi mai necessario di passare all'applicazione delle len ti concave o convesse, che farebbero apparir più nero uno dei diametri. del quadrante orario, nè a quella successiva delle lenti cilindriche perpendicolari alla linea nera, che, facendo vedere più distinto l'insieme delle linee raggiate, confermerebbero la diagnosi di astigmatismo composto o misto. Ben sovente, adunque, la sola prova subbiettiva e quella del disco oheratoscopico bastano al perito per ammettere o escludere l'astigmatismo, con quanta sicurezza di risultati è facile l'immaginare; ammesso, ordinariamente non si pratica più alcLm esame e si formula, senz'altro, il giudizio medico-legale in base alla diminuzione di visus xisultante; escluso, si procede all'esame schiascopico coll'idea preconcetta di trovare un vizio di refrazione miopica o ipermetropica; e allora è naturale che la schiascopia, la quale - secondo il Chibret - è uno dei metodi più precisi di determinazione dell'astigmatismo, di .gran lunga superiore a quello fondato sull'esame a immagine diritta, non corrisponda affatto allo scopo; perchè, di solito, non si esplora che un solo meridiano -quasi sempre l'orizzontale- limitando a. questo la determinazione della ametropia, e non supponendo che l'altro me· ridiano principale possa essere più o meno refrangente di quello -esplorato. In questi casi, la forma di As. che ha maggior probabilità di passare inosservata è la miopica. composta, ed ecco come. Un individuo ha, per esempiO, V== ~ in 00 : la visione delle linee del quadrante orario è
1
confusa. in tutte le direzioni; il disco cheratoscopico non dà risultati .positivi: con l'applicazione di lenti- 5 D, V==
à·
La d iagnosi medico-legale (non clinica, si badi bene) di J.lf sembra cosi sicura, che la prova schiascopica non è più, si può dire, che una formalità e già se ne prevede il risultato. Infatti, avendo la rapida espio-
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razione collo specchio oftalmoscopico dimostrata la presenza di un'ombra inversa, e accertato che la lente - 5 la rende diretta nel meridiano orizzontale, si ritiene trattarsi di M== 5 D e si prescrivono le lenti correttive di ugua.l valore. Fin qui le cose procedono abbastanza liscie; ma i guai vengono più tardi; quando, cioè, l'individuo si accorge che gli occhiali prescritti non gli si confanno, che la vista gli si offusca ad intervalli, e va lagnandosi di vertigini e di dolori sopraorbitali. Se, messi in sospetto da tali sintomi si procedesse ad un nuovo esame ripetendo la prova schia.scopica in entrambi i meridiani p1·i.ncipali, ecco quali ne sarebbero molto probabilmente i risultati: Meridiano orizzontale: ili== 5 D, • verticale: M 7 D.
==
Quindi: 5 D di M generale, più 2 D dilli nel meridiano verticale r
ossia: Jll5D+Asm2D. Le quali due diottrie, che rappresentano la differenza di refrazione fra i due meridiani principali, esprimono precisamente il grado di Asm. composto, che era sfuggito al primo esame. Intanto si rifletta. che se quest'individuo, a cui s'era corretto il solo vizio miopico generale e non l'As., venne, dopo la prima visita, dichiarato idoneo al servizio militare, avrà, dopo la seconda, tutto il diritto di esserne prosciolto giacchè in realtà egli è affetto da un As. di tale natura: e gradoda ridurre l'acutezza visiva alle condizioni specificate dall'articolo 44
1
dell'Elenco ( V= ~ in 00). Quest'inconveniente che si veri-fica pure, benchè in minon proporzioni, nelle altre forme di As., non deve punto sorprenderei nè deve esser messo tutto a carico dei periti, percbè - parliamoci chiaro si richiede forse da e!Jsi una diagnosi clinica completa dell' As. con tutte le garanzie di cui viene circondata, per esempio, quella della M? Niente affatto: per l'As., come per la H, non si richiede che una diagnosi medico-legale pura e semplice, simile in tutto a quella dell'ambliopia in genere, e, per di più, incompleta, non prendendosi in considerazione che l'influenza esercitata da.ll' As. sull'acutezza visiva e trascurando in modo assoluto l'opportunità - che in certi casi diviene necessità- di una buona correzione cieli' As. in quegli inscritti i quali sono dichiarati idonei al servizio; in altre parole: si tien conto esclusivamente dell'ambliflpia astigmatica e non dell' astz"gmatismo, quindi è naturale che, a pretese così limitate, debba corrispondere un esame oculare limitatissimo, più medico-legale che clinico, anzi, come ho detto or
'SULLA OETI!:R:U:IXAZIONE DELLE AMETROPI E NELL 1i'..:SI1:R01TO
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Qra, medico-legale soltanto, senza. pensare che oramai il metodo clinico diligente e completo s'impone in tutte le branche della medicina legale militare, essendo l'unico ohe oi possa dare l'affidamento sicuro che la nostra. diagnosi poggia. veramente sopra. nna. b&Se scientifica. e non soltanto su criteri sempre incerti e bene spesso addirittura. illusori. l\Ia veniamo al lato pratico della questione. Pur lasciando come è ora, l'articolo 45 dell'Elenco, è possibile evitare gl'inconvenienti accennati e rivelare in ogni caso la presenza. dell'.As. che si nasconde così frequentemente sotto le parvenza di un semplice vizio di refrazione sferica.~ È possibilissimo, purchè siano soddisfa.tte le due condizioni seguenti, che ritengo indispensabili : l " Provvedere tutti gli ospedali militari di un apparecchio col quale sia. resa facile, rapida e sicura. la determinazione dell'As. 2° Ricercare l'eventuale esistenza di un As. in tutti gli inscritti e soldati affetti da vizi di refrazione sferica. La. prima condizione non potrebbe essere meglio soddisfatta che dotando i gabinetti d'osservazione dell'oftalmometro (ora più esattamente detto astigmometro) di Java.l e Schiotz, col quale in pochi minuti si misurano i raggi di curvatura dei due meridiani principali della. cornea., e se ne accerta l'uguaglianza. o la differenza; il che equivale naturalmente a riconoscere l'assenza. o l'esistenza. dell' As. corneale in modo non dubbio, anzi con precisione matematica. Tale proposta, che io feci fin da.l18~8 e che dimostrai necessaria, fu pure sostenuta dal maggiore medico della R. marina dottor Giovanni Patella, il quale, più fortunato di me, ebbe il piacere di vederla. adottata, con incalcolabile vantaggio del servizio d'osservazione e con un giusto sentimento di soddisfazione da parte di tutti i nostri colleghi della R. marina.. E giacchè ho accennato al Patella, aggiungerò come la sua c· Istrurtione pratica per servirsi dell'astigmometro di Javal e Schiotz • (l) scritta con quell'elegante chiarezza. che è una. delle qualità più spiccate dell'egregio autore, metterebbe subito in grado i medici dell'esercito di far funzionare l'apparecchio senza difficoltà e senza. incertezze, e di notarne rapidamente e sicuramente i risultati: i quali sono cosi esatti da rendere inutile ogni altro esame obbiettivo, qualora - ben s'intende - esso· si prefigga il solo scopo medico-legale. Infatti- osserva giustamente il Petella - « nessun altro metodo obbiettivo od apparecchio, fra i tanti che vengono usati dagli oculisti, per la deter minazione dell' As. ~ornea.le col relativo grado e direzione, corrisponde meglio al cle.~ideratttm <ii conseguire la massima precisione col minimo impiego di tempo •· (li AnNali di mtdicfiH• 11aDale. Anno VIli, vol. l, rasc. 1-11, geonalo-rebbralo 1903.
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SULLA DETER~lN.I.ZIO~E DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO
E di più non potrei nè saprei aggiungere per dimostrare tutta la. utilità e tutta. l'importanza. della mia proposta, che è particolarmente rivolta ai direttori degli ospedali militari, a cui deve stare a cuore di risolvere nel miglior modo e nel più breve tempo possibile l 'ingombrante questione della diagnosi medico-legale dell'As., che spesso complica ed intralcia il ponderoso servizio d'osservazione (l ). Riguardo alla seconda delle condizioni accennate dianzi, credo che non parrà strana nè esagerata quando si rifletta alquanto sulle cifre contenute nella tabella riassuntiva che compilai in base ai dati desunti dai registri del mio ambulatorio, e si studino le statistiche del Nordenson, dello Schiotz e del Martin. :M:i restringerò a dare un·rapido cenno dei risultati ottenuti da quest'ultimo autore, il quale sottopose ad esame 2000 occhi miopi e 1000 occhi emmetropi o ipermetropi. Soltanto un decimo degli occhi esamiuati non presentava As. cor-neale misurabile. Nel 29 p. 100 circa dei casi, l'As. corneale è inferiore a Ù0 1 00. L'As. più frequente è di 0 11, 50. Gli As. corneali di 0°, 50- l D (compresa) deformano quasi la metà degli occhi (48, 4 p. 100). Gli As. corneali di l D - 2,50 D rappresentano circa un quinto dei casi: quelli superiori a 2,50 D, un venticinquesimo. Gli As. corneali superiori a 5 D son molto rari. Gli As. corneali superiori a 1 D sono molto più frequenti nei miopi; e tale frequenza. è dimostrata. non soltanto dalla statistica. del Martin, ma. a.ltresi da. quelle di tutti gli oftalmologi che si occuparono di questo argomento (2). Nè si creda che la diminuzione di acutezza. visiva sia sempre proporzionale al grado dell'.A.s., e che quindi gli As. deboli non abbiano alcuna importanza medico-legale: avviene, anzi, molto frequentemente che ad As. elevati conisponda un visus quasi normale e che As. leggieri siano associati ad ambliopia; il quale fatto è spiegato dal Martin coll'influenza delle contrazioni parziali correttrici che, se son forti, non lasciano sussistere che un'ambliopia leggerissima; se deboli, dànno luogo a. un'ambliopia. molto accentuata; benchè io creda che ben maggiore importanza. nella. genesi dell'ambliopia. abbia. il fatto dell'insorgenza.. (IJ Per l'acquisto dell'astigmometro di Javal e Schiòtz oerolTO rifolgersl al signor KageoaAr, meec:lolco deii'Unlverallà di Utrecht. Il pr>ezzo è di lire lt. 18l pagablli In oro, oltre le spese dì spedllione e di dol!nna. A richiesta del rr.edlci, l'appueccbio viene ,controllato dal pror. Snellen. L'astlgmometro di questa acuola é :~ppunto un modello Kagen:~ar di perretta costru&lone e di etattezzt\ m~~teroatl~
( {- eli diottria di approulmazlone). (t} Y.t.uuc. -
Myople, htJPtropie fl tuli(lttlolimt, Parla, 189!1.
SULLA DETERMINAZIONE DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO
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più o meno precoce dell'As., a. cui è legato intimamente lo sviluppo dell'ambliopia. ex non U.Sit. Checchè ne sia, è messa fuori dubbio la. necessità assoluta. di accertare sempre l'esistenza dell'As., il quale, come ho fatto rilevare, si a.ssocia spessissimo ai vizi di refra.zione sferica, e che, anohe nella sua forma più semplice e ne' suoi gradi più leggeri, può da.rci pienamente ragione di quelle diminuzioni di acutezza. visiva che persistono, il più delle volte, alla correzione con lenti concave o con· vesse, e rimarrebbero inesplicabili e trascurate senza l'aiuto dell'oftalmometro. Frattanto, e in attesa che il prezioso strumento di Javal e Schiotz sia. divenuto di pratica comune nei nostri ospedali e venga. elevato alla dignità. di mezzo obbiettivo di elezione nella. diagnosi dell'As., mi sia permesso ancora una volta. d'insistere sulla raccomandazione di non fare mai affidamento sul solo esame subbiettivo nè sugl'incerti mezzi obbiettivi rappresentati dal cheratoscopio di Placido e dall' astigmometro di de Wecker e Masselon; ma. di eseguire, in ogni caso, la prova schiascopica che è - lo ripeto - fra le migliori e può dare buoni risultati, quando si tengano presenti le norme che qui riassumo in poche parole. Anzitutto non è mai buon consiglio quello di far precedere l'atro· pinazione alla schia.scopia, a. meno che non si tratti di li molto elevata o di .M spasmodica, poichè, colla direzione data allo sguardo, si ottiene quasi sempre il rilassa.mento del muscolo ciliare; e, d'altra parte - come dice benissimo il Chibret e come io e i miei assistenti potemmo accertare in nn gran numero di casi - è facilissimo, durante l'esame schiascopico, sorvegliare il giuoco dell'accomodazione osservando le contrazioni sinergiche della pupilla. Provocando la midria.si, si corre il rischio di mettere allo scoperto l'As. periferico che, in condizioni normali, è nascosto dal diaframma irideo e non influisce sui risultati dell'esame: Sulzer, infatti, analizzando la dissimmetria della cornea. (l), ·giunge alle seguenti conclusioni: a) Le parti periferiche della cornea senza As. centrale presentano As. inverso. b) Le parti periferiche della cornea con As. centrale inverso, sono più astigmatiche (nello stesso senso) che le parti centrali. c) Le parti periferiche della cornea con A s. centrale diretto, meùio o debole, sono più astigmatiche (nello stesso senso) che le parti centrali. E queste osservazioni del Sulzer che furono per me oggetto di studio fin da quando mi trovavo alla Clinica oculistioa di ToCIJ Àreh. d'ophlalm., t89HIS.
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SULLA DETERMINAZIOXE DELLE AMETROPIE NELL'ESEB.CITO
rino (l ) e che riconobbi esattissime, credo saranno sufficienti a mettere in guardia gli atropinatori ostinati contro le possibili sorprese della. midria.si nella determinazione dell'As. (2). Dallo stesso ordine dei fatti segnalati dal Sulzer d ipende pure la così detta rotazione dell'ombra, finora molto trascurata, e sulla quale Ugo Wolffha richiamato recentemente l'attenzione degli oftalmologi (3) prendendo, anzi, occasione da questo fenomeno per esporre una sua ingegnosa teoria sulla formazione dell'ombra e per descr ivere un suo apparecchio (schiascopoftalmometro elettrico) che darebbe risultati molto precisi, e su cui ritornerò in altra occasione. Questa rotazione, che com p lica grandemente l'esame ed è causa frequentissima di errori grossolani, può essere resa, secondo me, quasi nulla, anche senza ricorrere al filo di carbone della lampada elettrica del Wolff, quando si faccia uso d'un inten~o campo luminoso lineare (disco con fessura li· neare incastra·to in un tubo di metallo annerito da adattarsi alla sorgente di luce) mobile in tutte le direzioni del meridiano, e tale, per conseguenza, da produrre - secondo il principio del Wolff stesso un vero limite d'ombra in linea retta, con eliminazione di ogni giuoco di penombra. Relativamente all'esplorazione corneale collo specchio oftalmosco.pico per osservare i movimenti dell'ombra, sarà superfluo, dopo quanto ho detto dianzi, l'insistere sulla necessità di esplorare in tutti i casi entrambi i meridiani principali della cornea i senza di che l'esame sarebbe, come ben si comprende, incompleto e non permetterebbe di trarne alcuna conclusione, nè clinica nè medico-legale. Circa i numerosi strumenti consigliati per eseguire la schiascopia., di cui molti sono ottimi, come quelli del Surea.u e dell'Antonelli; dirò francamente che il perito militare deve saperne fare a meno; sia perchè si tratta di una manovra troppo semplice per richiedere l'uso di apparecchi complicati, sia perchè l'ufficiale medico è quasi sempre costretto, per le esigenze del suo servizio, a. semplificare per q nanter è possibile ogni metodo di esame, purchè non ne venga compromessa la precisione. Un ordinario specchietto oftalmoscopico (il quale può tutt'al più essere sostituito dallo schiascopio dello Sgrosso) e una cassetta di lenti, che si trovano in tutti i nost.ri gabinetti d'osservazione bastano ad assicurare pienamente la buona riuscita della prova, i oni risultati credo opportuno di riassumere qui sotto per norma dei principianti. (t) T ROIIDIITTA. - I.OC. Cii. ('l) Quando la rnlosi, come òpes~o succerle nelle persone avanlato in eta, rende impossibile l"esame
sclliascopico, si poLranno instillare nlcune f!OCce di un collirio alla cocaina (5 °/ 0 ). (3) Zell"hr. (ur A ugtnhtill>, marzo t!JO!, vol. 7.
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SULJ,A DETEIUIINAY.lONE DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO
585
As. miopico semplice.
Ombra diretta leggiera in un meridiano: se, applicando una lente + l D l'ombra si fa. inversa, è accertato che il meridiano è emmetrope. Ombra. inversa nell'altro meridiano (.Jf > l D). La lente concava più debole che xende l'ombra diretta esprime il grado dell'Asm. As. ip e1"met1·opico semplice.
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Ombra diretta in entrambi i mexidiani princi pali. La lente D inverte il movimento dell'ombra nel meridiano emmetrope rendendolo miope di 1 D, mentre lascia persistere l'ombra nell'altro meridiano (F/). La len te convessa più forte, che produce ombra inversa, esprime il grado di Ash., sottrattane però l D . ik
miopico compo.~to.
Ombra inver.~a in entrambi i meridiani. Si m1sura il grado di 111 ·e di As. con l'applicazione successiva d i due lenti sferico-concave che cambino rispettivamente la direzione 'd ell'ombra nei due meridiani principali. La differenza di grado fra le due lenti esprime il grado d i A.sm. com posto.
. A.~. ipermetropico composto. Ombra dù·etta in entrambi i meridiani. Si misura H e As. con l'applicazione successiva di d ue lenti sferico-convesse -che producano l'inversione dell'ombra rispettivamente nei due meridiani principali, sottraendo da esse l D . La differenza di g rado fra le due lenti esprime il valore di Ash. composto. A.~.
miRto.
Ombra. di1'etta in un meridiano e in~:ersa nell'altro. Applicando suc~essivamente le lenti sferiche (convesse e conca ve), ci si ferma a quel!~ che cambiano rispettivamente il movimento dell'ombra nei singoli meridiani, sottraendo l D dalla lente sferico-convessa. La somma del valore della lente concava e di quello della convessa esprime il grado di As. misto.
586
SULLA DCTmRmNAZlONE DELLE AMETROPIE NELL'ESERCITO
Se si seguono le norme indicate, si può esser sicuri che la prova schiascopica permetterà di riconoscere con certezza la specie, e, con grande approssimazione, il grado dell' As. i osservando però che nè l'una nè l'altro costituiscono la parte essenziale della diagnosi medico-legale dell'As. quale è ora richiesta, pure essendo gli elementi indispensabili della. diagnosi clinica. Se adunque - e ciò sia detto per concludere l'articolo 45 dell' Elenco, accennando quasi per semplice formalità. alla natura e al grado dell' As. finisce poi col pretendere niente altro che l'accertamento di questa ametropia e della risultante diminuzione di acutezza visiva, mi si permetta di ripetere ancora una volta che l'oftalmometro è senza confronto il mezzo di diagnosi più semplice, più ra~ p id o e più corrispondente allo scopo medico-legale militare i poichè se esso non ci fornisce alcun dato circa. la varietà, o natura che dir si voglia, dell'As., ci dà però con grande esattezza la differenza di refrazioue fra i due meridiani principali, che è precisamente uno dei due fatti (l'altro è la diminuzione del visus) che c'interessa di accertare. A un prossimo articolo le norme pratiche per la correzione delle ametropie nell'esercito. Firenze, giugno 1~0·.1.
58T
OSPEDALE MILITARE DI ROMA
LA MALARIA NELLA GUARNIGIONE DI ROMA NEL BIENNIO Hl02-1903
Per il dottor G. B. •arloUI-Bianehl, tenente med ico
(Conlinuazlone e {lne Y. (a.eicolo N. 7).
IV. - Note epidemiologiche e cliniche sulle nrie specie d'infezione ossenate nel biennio. È opportuno qui ricordare quanto ho già precedentemente avver-tito, che cioè la diagnosi venne fatta sempre per mezzo di tutti i cri-teri clinici e dell'esame del sangue. - Questo fu, quando era neces-· sario, ripetuto anche molte volte, e si comprende che spesso casi negativi al primo esame divennero positivi in seguito. I casi in cui onon si ebbe mai esito positivo dall'esame del sangue, o non si potè clinica.mente fare la diagnosi di specie, ho dovuto segnarli come c incerti :.. Per lo più trattavasi di infermi già chìnizzati prima dell'ingresso all'ospedale, e questi avevano tutti i caratteri obbiettivi e anamnestici della malaria; ma non avevano più febbre o questa era divenuta talmente irregolare da non potersi riconoscere in essa un tipo ben definito. Detto ciò, riferisco nello Specchio VI l'andamento per mesi delle· varie specie d'infezione, nel 1902 e 1903.
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È da avvertire che lo Specchio VI è costituito in base alla data di ingresso all'ospedale; quindi, non ha valore per stabilire, a.d esempio,l'inizio dell'epidemia di estivo-autunnali. I nfatti, mentre da esso risulta che i primi casi del secondo semestre entrarono all'ospedale in .agosto, invece l'epidemia di estive cominciò in entrambe le annate in luglio, e precisamente verso la metà. I primi casi si osservarono in carabinieri, i quali, abitando in piena. campagna romana., non hanno ufficiali medici, e preferiscono, per ragioni d'interesse, di farsi curare, finchè è possibile, in caserma dai medici locali. Comunque, è però un fatto che il grosso dei casi cominciò a manifestarsi dall'agosto in poi. Le cifre complessive dimostrano il grande predominio delle terza.ne ·s ulle altre forme: è bene a.ccenna.ta., specialmente nel1903, l'epidemia primaverile di esse, la. quale si osserva nei mesi di aprile, maggio e .giugno. Le qua.rta.ne hanno un decorso saltuario, sporadico, restando però sempre vero che appartengono specialmente agli ultimi mesi della .stagione epidemica. Le estivo-autunnali hanno seguito nel biennio lo
NEL BIE::'<.:-110 1902-1903
stesso andamento, già da me rilevato pel 1902. Esse vanno dal luglio al febbraio o marzo, poi scompaiono fino alla nuova. epidemia. Nella stagione epidemica 1903 furono però più numerose che nel1902, mentre il numero totale dei mala.rici fn minore. Trattando llelle estivo-autunnali è opportuno accennare ai semilunari, i quali in genere furono molto scarsi, ciò che è in relazione colle cure cliniche molto rigorose eseguite nei casi nuovi alloro inizio, ed in parte colla cura periodica. consecutiva. In complesso però i semi· lunari aumentarono di numero nel secondo semestre del 1903 in confronto del corrispondente periodo del 1902, e ciò sta. in accordo sia col numero maggiore delle estive osservatesi nel 1903, sia colla loro maggiore gravità, della quale terrò parola in appresso. Quanto alle infezioni a tipo incerto, esse furono purtroppo molto numerose, ma ciò, come ho detto, dipende in gran parte dalle somministra.zioni inopportune di chinino fatte prima dell'invio dei malati all'ospedale, ed è, credo, inevitabile, pel timore, naturale in ogni medico, che gli infermi si aggravino. Dal lato clinico le osservazioni non furono molto abbondanti. Delle terzane si osservarono molte forme tipiche, e molte doppie. In tre o quattro casi si osservarono accessi prolungati, derivandone la. subentranza. fra gli accessi; furono casi piuttosto gravi, in cui la temperatura. dava l'idea. di una. subcoutinua, di una perniciosa del tipo: ma. n~suno raggiunse quella imponenza sintomatologica che suole osservan:;i nelle vere subcontinue, quelle cioè date dai parassiti estivo-autunnali. Le qua.rtane rappresentano, come di consueto, le forme più tipiche. Per lo più uniche, talora erano doppie e in un paio di casi triple. In uno anzi vi fu un momento di accenno a continuità nella curva. febbrile, forse per il prolungarsi di due accessi quotidiani. In questo ca.so il quadro generale era abbastanza grave, essendovi cefalea intensa, vomito, diarrea, la. quale però era in rapporto piuttosto col chinino, per una speciale intolleranza. presentata. dall'infermo. · Oaservazioni abbastanza. intere~s:anti potei fare sulle estivo-autunnali, specialmente su quei oasi primitivi che ricoverarono prestissimo dopo l'inizio della malattia, talora il giorno stesso. Premetto che nel biennio non ho potuto mai constatare un caso di vera quotidiana estiva., cosicchè le mie osservazioni vertono solo sulla terza.na maligna o bidua. esti vo-a.u tunnale. Quando si osservarono accessi quotidiani, ciò di pese sempre da. alterazioni della curva termica, o spontanee (recidive) oprodotte artificialmente (chinino), mentre o prima o poi si ebbero t~empre accessi caratteristici di bidua. o di terzana.
-590
LA MALARIA NELLA GUARNIGIONE DI ROMA
Fra i casi che potei studiare ve ne sono alcuni che contribuiscono .a risolvere un punto non ancora. completamente rischiarato sulla n&· t ura del classico accesso di bidua.. È noto che fì.n dall'epoca del Torti si parlava di due accessi di terzana subentranti, e ciò è stato affatto recentemente rimesso in onore dall'Ascoli, il quale ne ha. dato una illustrazione dimostrativa e convincente. Tuttavia manca finora. una casistica numerosa di accessi terzanari ben netti all'inizio della malattia, appunto perchè le estivo-autunnali si iniziano spesso con alcuni giorni di subcontinuità nel decorso febbrile. Ciò, nat uralmente, è passibile di eccezioni: io posseggo esempi indiscutibili di casi primitivi che si sono iniziati altrimenti, ed è appunto da alcune di tali eccezioni che può trarsi la convinzione che la terzana maligna è una vera. terzana, in cui l'accesso di bidua è costituito da due accessi subentranti. Casi di questo genere in cui l'infezione estivo-o.utunna.lo si estrinseca con un ciclo febbrile di vera terzana sono stati descritti da Marchiafava e Bignami (un ca.so), e recentemente dallo Zampilloni (l) il quale ne riferisce cinque esempi molto dimostrativi, dei quali tre di nuova infezione: di questi ultimi anzi uno pervenne sotto la sua osservazione due giorni dopo il primo accesso. . La tabelle termografiche seguenti portano un nuovo contributo in proposito. CAso I. - L. B. Salvatore, entrato all'ospedale il 24 settembre. Riferisce che il primo accesso si ebbe il giorno 23. Prima di a.ll~ra -era stato sempre bene e proveniva da luogo non mala.rico. L'accesso d el 23 settembre si inizia alle 16 e rimette del tutto alle 24. La mattina del 24 è completamente apiretico, e si mantiene tale fino all'una ant. d el 25. Da allora. le temperature sono segnate nella tabella, e d è manifesto che trattasi di vera terzana ad accessi molto lunghi (24 ore -ed oltre), ma sempre terzana.. I singoli accessi sono nettamente distinti fra loro. Dal 28 si somministra il chinino fino all'apiressia. Vi sono, per quanto rari, dei casi che si mantengono con decor so di vera t erzana per lungo tempo. Il seguente esempio è molto dimo·strativo. CASO II. - P. Giuseppe, entrato all'ospedale il 9 settembre, 4 giorni dopo il primo accesso. Anche egli era stato fino allora assolutamente (l ) ZAliPILLOKI. - Ln lerzana 1emplice eslivo-autu11nale. -Policlinico, Sez. Pratica, 1903, p. 96 t . Avevo gia scr•tto Il pre.~cut6 l:n ·oro quando ebbi dallo stesso Autore noUzla eli una sua ulteriore -corounie~~zìone : • L'infC7.ione terzanarìa maligna (Gazz. meà. di Roma, Aono XXIX, N . ~~) •.la qua le mi era ~ruggita. In tlSsa sono riferiti nuovi ar!(omentl clinici e parassitologici in appoggio alla toorfa <Iella unicita delle febbri estivo-autunaali.
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immune da. malaria. Entrato all'ospedale, ebbe accessi cosi nettamente tt>rzanarii che rimasi a lungo indeciso se, oltre i parassiti estivi da me constatati, non albergn.sse anche quelli di terzana. :Moltiplicati gli esami non si trovarono mai altri parassiti che quelli di estiva, talchè alla. fine inten-enni col c hinino. Sono ben sette accesssi di terzana nettissimi, che si prolungn.no per 15 giorni. E•liva primitìva.
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CAso ili. -Un esempio anche piu bello vien dato dalla. t abella III. Un soldato, B. Giuseppe, v ien colto alle 12 del 22 agosto per la prima volta dalla febbre. Ricovera. subito all'ospedale, dove si osservano prima due accessi terzanari ben determinati, e poi si ha la successiva trasformazione in due classici accessi di bidua. In seguito si interviene <:ol chinino. CAso IV. - Anche nel caso seguente si osserva., sebbene meno e\·i<lente, tale trasformazione. 1\L Pietro, sempre immune da. malaria., vien colto 1'11 settembre da un primo accesso. Il 13 sera ricovera all'ospedale, dove si osservano prima due accessi di terzann.., e poi due accessi di bidua.. Un ultimo accesso è rudimentale, pel chinino somministrato. Anzi il primo, più che un accesso di bidua, sarebbe da considerare come di terzana prolungato.
502
LA MALARIA NELLA GUARNIGIONE DI ROl\A
Dalle tabelle riportate, e specialmente dalle ultime due, appares manifesto che l'accesso di bidua è secondat·io, cioè viene rappresentato da una. trasformazione della cnrva tipica, e precisamente dal raddoppiamento e Ht,bentranza dell'accesso originario. Questo è rappresentato da una vera terzana, ad accessi pi.ù o meno lunghi, ma sempre terze.na nel vero significa t0 della parola., con un giorno d i integrità perfetta, B. G ll' I~ I'I'H -
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almeno per CIO che riguarda la febbre. Si comprende facilmente, per q uanto sappiamo sui parassiti estivi. che se è già così facile veder le terza.ne benigne iniziarsi come doppie, sia facilissimo veder l e estive iniziarsi come subcontinue: ma la vera essenza di questo tipo d i febbre resta sempre quella di terzana., come si può vedere i n alcuni casi. Anzi in alcuni può perfino segnirsi il successivo passaggio da terzana. in bidua, come nei due ultimi casi da me riportati. Quanto al r eparto para.ssita.rio, esso è identico in tutto ai casi di bidua. Le perniciose osservate nei bien11io furono piuttosto scarse ; pochissime nel 1902, furono più numerose nel 1903; tutte ap partenevano alle subcontinue, nessuna alle ~omitate. Nel1903 furono piuttosto gravi, e con decorso di snbcontinua. tifoide. In complesso nel1903 le estivoautunnali oltrecbè più numerose rivestirono i caratteri di una mag-
SEL DIEN~IO 1902-1003
503
giore gravità. Tutte però guarirono bene. In un caso si ebbe ad osservare, oltre tutti i fenomeni tifosi, anche un certo grado di disartria, che dilegllÒ rapidamente sotto l'azione del chinino. Ricorderò da ultimo un esempio di settana., in un'estivo-autunnale primi ti va. venuta a noi parecchi giorni dopo l'inizio della. malattia. In esso si osservarono 4 accessi a. 7-8 giorni di intervallo, troncati poi col rimedio speèifico. Una parola resterebbe a. dire delle infezioni doppie.' Esse si limitarono a. due casi soltanto, in cui i parassiti estivo-autunnali erano uniti ai terza.nari; clinicamente in uno di essi prevaleva la terza.na., il cui ciclo febbrile ' era talora. oscurato da prolungamenti e interferenze fra. gli accessi; nell'altro prevaleva invece la estiva, che diede ùue classici accessi di bidua, dopo i lt ua.li si intervenne colla. terapia opportuna. V. -
Osservazioni m icroscopiche.
L'esame del sangue venne fatto sempre con preparati colorati, e solo in alcuni casi a fi·esco, sempre però come complemento all'esame colorato. I metodi usati furono due: in tutti i casi, come mezzo diagnostico mi servii del bleu di metilene bora.cico, in molti, i quali presentavano qualche particolarità interessante, del metodo Roma.nowski. In questo modo lo studio dei parassiti venne fatto con facilità. Dalle osservazioni raccolte non emergono certo fatti nuovi. Ormai lo stndio dei parassiti è stato fatto con tanta. accurat ezza, che non è possibile trovar cose nuove di qualche importanza. Dirò solo che in due casi, fra. tutti quelli esaminati, riscontrai in circolo parassiti estivi adnlti, cioè pieni anzichè anulari, e con blocchetto di pigmento centrale. Non potei cogliere però alcun parassita in fase avanzata di scissione. Ciò torna a. confermarmi sempre più nell'idea che la. presenza di forme adulte in circolo è un fatto molto raro, al contrario di quanto vitme ammesso da vari autori. Un altro punto a. cui voglio accennare è il reperto, rela.tivam~nte frequente, di forme anulari in cui il blocchetto di cromatina non ha. la posizione del castone, ma sta in mezzo allo spazio incoloro, completamente isolato dall'anello protoplasmatico. Questo reperto avvalora il concetto che delle varie parti hanno espresso Bignami e Bastianelli, secondo il quale l'anello rappresenta il protoplasma, lo spazio incoloro il succo nucleare e la cromatina il nucleolo. Quanto alle semilune ho da osservare che mentre alcuni persistono a. ritenerle sempre endoglobulari, .finchè giungono allo stomaco della. 38 - Gior11ou mtdico.
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LA JIIALARIA NELI,A GUARNIGIONI~ DI ROMA
zanzara, per me non lo sono più quando hanno raggiunto lo stadio di perfetta maturità.. Allora sono libere nel plasma, e coi preparati colorati non è possibile vedere alcuna traccia di globulo. Per ciò che riguarda il mezzo in cui vi ve il parassita, cioè il sangue, non accennerò neanche alla. formula emoleucocitaria. e al com portamento delle diverse specie di globuli bianchi, essendo cose ormai troppo note. Invece ritengo opportuno fermarmi su di un punto non troppo studiato finora, e che riguarda. i globuli rossi. A chiunque abbia un po' di pratica nell'esame della malaria coi metodi colorati, e specialmente col bleu di metilene soltanto, sarà. oc· corso molte volte di notare la presenza. di speciali globuli rossi dei quali alcuni dimostrano una spiccata affinità per i colori basici, e si colorano in bluastro più o meno intenso col bleu di metilene, altri contengono nel loro interno una quantità più o meno grande di piccoli granuli intensamente colorati in bleu. Di solito i granuli si osserva.no in globuli che presentano pure una colorazione bluastra diffusa. I globuli che presentano tali particolarità. possono essere di grandezza normale; d'ordinario sono macrociti e talora microciti. Del resto non pre· sentano alterazioni di forma. La conoscenza di tali globuli uella malaria data ormai da. parecchio tempo, essendo essi stati descritti per la prima volta dal Marchiafa.va. e Oelli nel 1883; ma sull'importanza di questo reperto non si sono ancora potuti stabilire criterì positivi. Nel maggio 1898 A. Plehn comunicava alla Sor.ietà. di medicina di Berlino i risultati di alcune sue ricerche, dalle quali credeva di poter concludere che i granuli colorabili dei quali ho fatto parola rap· presentassero i parassiti allo stato latènte. Altri autori invece hanno ritenuto che l'affinità diffusa pei colori basici, e quella localizzata ai granuli, sia nn fenomeno degenerativo, che hanno anche osservato in altre forme morbose con anemia. più o meno pronunziata, ed hanno chiamato degenerazione metacromatica. o policromatofìla.. Altri infine hanno creduto che tali globuli rappresentassero forme giovani, incompletamente sviluppate, nelle quali i granuli starebbero a rappresentare i residui del nucleo in via di scomparire, e di questa opinione furono l\farchiafava e Calli quando per la prima volta li de· scrissero. Naturalmente la questione esce così dal campo della malaria per invadere quello delle anemie in generale. Che la ipotesi del Plehn non avesse alcun valore reale viene appunto dimostrato dal fatto che ~globuli rossi, diremo così, basofili (ba·
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sofilia diffusa o a forma di granuli) si osservano in molte anemie (clorosi, anemie gravi postinfettive, anemia perniciOsa, anemie da profuse e ripetute perdite di sangue, da saturnismo, ecc.). Delle altre due ipotesi, quale è la vera? Non esito a dichiararmi per la seconda. Nel 1898 Zenoni (l ) pubblicava una pregevole memoria. sugli eritroblasti nel sangue circolante in condizioni normali e patologiche, e veniva. a concluRioni importanti, delle quali riferisco le seguenti: c 2°..... Il comparire dei gigantoblasti in circolo accenna ad uno stato funzionale primitivo e rigenerativo del midollo delle ossa; a• Policromatofilia, ditJcromatofilia, e metacromasia si possono considerare come gradi di versi di uno stesso processo degenerativo globulare, che comprende una forma cromatica di necrobiosi o degenerazione in vita del nucleo dngli eritroblasti mediante croma.tolisi :.. E a. persuadersi che ciò sia realmente, basta dare uno sguardo alle figure riportate dall'autore, dove si segue esattamente la trasformazione degli eritroblasti in globuli rossi adulti, i quali si differenziano dai sani per la loro diversa colorabilità (2). I globuli di cui parlavo sono dnnque globuli rossi giovani, i quali sono usciti dal midollo osseo. e penetrati in circolo anzi tempo; essi rappresentano globuli imperfetti, incompletamente formati, chiamati alla circolazione generale dallo speciale bisogno del momento. Sono insomma analoghi ai globuli rossi che il Poggi h& descritto nelle anemie. Si spiegano cosi, oltre la basofilia., anche le variazioni di grandezza., che d'ordinario consistono in un aumento di volume. Intesa. cosi la. cosa, essa trova.si perfettamente in accordo ~on quanto sa.ppia.mo sulla. fisiopatologia del sangue nella mala.ria. Si sn. quale enorme emolisi può prodursi fin dai primissimi accessi, ed è facilmente ammissibile che dal midollo osseo vengano chiamate in circolo, in tutta. fretta. dapprima. tutte le riserve di cui può disporre, e in seguito a.ncho globuli di costituzione incompleta; e più tardi soltanto, quando l'anemia si fa intensa, compaiono i globuli rossi nucleati, i quali non si osservano nei primi tempi dell'infezione. Quali criteri din.gnostici possiamo trarre dalla comparsa di tali globuli in circolo? Io ho cercato di studiare il loro comportamento nei vari periodi dell'infezione, ed esporrò brevemente le ~ie osservazioni. (l) ZstcoNr. - Delle alltra:ionl cltgenera"ve tlegli tr;troblafli ne/t" an emia p erniclo1a, uc. ( l'ollcll fllco. s,;. M t tl. , 18~8) (!J L.1 questione é tr-•tt.1ta nrnpi:unente nel recente tratlato tli B~sANCOM o LAuoì:: Traile cl"hemalologie. p .g. !ti e scg:t (Paris, St~inheil, é<liteur, 19<1'); anche gli AA. inclln1no ad nm mettere rhe si tratti efTettiV,\mente di rorme giov.1ni, ipeclalmente in base alle ricerchr di Sabr:ues sul saturnbmo.
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LA MALARIA ~ELLA GUARl."iiGIONE DI ROMA
I globuli metacromatici possono comparire in circolo subito dopo il primo accesso febbrile. Ciò è raro senza dubbio, ma ne posseggo esempi indiscutibili. Un ragazzo di Grosseto, certo Bon. Cesare, dopo il primo accesso di estiva, manifestatosi in forma subcontinua. per alcuni giorni, aveva in circolo globuli basofili non molto numerosi; ed altri casi potrei ricordare. Il loro numero cresce col progredire della infezione, più presto nelle estive che nelle terzane, più in queste che nelle quartane, ciò che coincide con quanto sappiamo sul potere anemizzante ·di ciascuna specie pa.rassita.ria.. Più tardi, quando l'infezione è già vecchia, e quindi specialmente nei vecchi recidivi, compaiono i globuli rossi a granulazioni basofile. Questi vedonsi a preferenza nei vecchi recidivi estivo-autunnali, profondamente anemici, cachettici, e talora si accoppiano a presenza di globuli rossi nucleati. Tutte queste forme durano in circolo lunghissimo tempo. Nel giugno 1901 avendo compiuto una statistica a base di esami di sangue nella popolazione di una zona della maremma toscana presso Giuncarico, potei costatare che esse si trovavano con frequenza in molti di coloro che a\evano sofferto di malaria nella stagione epidemica precedente, e lo stesso fatto potei costatare nel 1902 nei · militari. Stabilito ciò e tenuto conto del fatto ehe i globuli metacroma.tic i non sono specifici della malaria, ma si trovano in tutte le forme di anemia di una certa entità, si comprende che un valore diagnostico assoluto non possono averlo. Tuttavia quando ·ci si trovi in paese malarico, dinanzi ad una febbre che dura da .breve tempo, nella quale la diagnosi stia in dubbio tra la malaria ed altre infezioni, ritengo che un indizio possa essere fornito anche dai globuli sopra ricordati. Un valore più grande sarei invece disposto ad accordare loro per la diagnosi di malaria latente. Quando urr indi viduo sia del tutto guarito di un'infezione malarica, è ovvio che più o meno rapidamente debba riacquistare le note cliniche ed ematologiche di una perfetta salute, a meno che non fotlse giunto al grado di cachessia conclamata. Il midollo osseo non è più stimolato a compensare le perdite che il sangue subisce, ed i globuli metacromatici scompaiono del tutto dal torrente circolatorio. Ma se l'infezione permane allo stato latente, è vano pensare ad una pe1·fetta restittttio. I parassiti, ridotti negli organi interni, vivono, sebbene sonnecchiando, si nutriscono, consumano emoglobina., e in conseguenza globuli rossi. Basta allora questo consumo limitato perchè il midollo, già compromesso, debba produrre più delle sue forze, ed i globuli immaturi vengono continuamente liberati ed immessi nel torrente circolatorio. E se le cose stanno così veramente, non è improbabile che i globuli metacromatici rappreaentino in circolo come la spia della malaria latente.
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A. stabilir CIO non vi sarebbe che nn mezzo : in tutti i malarici vecchi, nei q ua.li si trovano i globuli rossi basofili in circolo, far la puntura della milza, e ricercare accuratamente i parassiti. A me non è possibile eseguire tali ricerche, per ragioni del tutto speciali; non sa· rebbe però difficile eseguirle negli ospedali ci vili. Non credo certo di aver esaurito tale argomento : mi basta di avervi soltanto accennato, giacchè esso potrebbe assurgere a grande importanza, specialmente ove si rifletta che la questione della malaria latente è tuttora irta di difficoltà insormontabili, mentre sarebbe così importante delucidarla per la profilassi dei sani. Il trovare globuli rossi metacromatici nel sangue circolante sarebbe indizio che l 'individuo non è gua· rito, e ciò consiglierebbe senz'altro di sottoporlo alla bonifica.
VI. -
La cura della malaria.
Ormai tutti gli autori che hanno recentemente scritto. sulla malaria sono concordi nell'ammettere i seguenti du~ capisaldi nella. cura. della malattia.: 1• Necessità di una cura. clinica opportuna, specialmente riguardo alle dosi e al momento della somministrazione del chinino. 2° Necessità di una cura "periodica consecutiva allo scopo di impedire le recidive e di guarire radicalmente gl'infermi. Su questi due canoni deve basarsi la cura di ogni malarico; ed oggi ~::he noi conosciamo il momento di minor resistenza dei parassiti al chinino, e la concentrazione necessaria del rimedio per ottenere lo scopo, sarebbe una colpa agire intempestivamente e a dosi insufficienti. La cura. della malaria può oggi esser resa schematica, a.lmeuo per i casi intermittenti. Su questo argomento mi sono già int.rattenuto in altro lavoro; tuttavia dall'esperienza clinica del bienno ritengo opportuno trarre i dati più importanti in appoggio di quanto allora dicevo. Terzana. - Da molti vieu consigliato di somministrare il chinino 5-6 ore prima dell'accesso, e di continuare la somministrazione per alcuni giorni successivi, ogni giorno. Ciò è senza dubbio superfluo, e fa consumare per ogni caso 4-5 grammi di chinino invece di uno. Deve ritenersi ormai come provato che un grammo di cloridrato di chinina per os, purchè dato al momento opportuno, tronca sicuramente la serie degli accessi: questo momento corrisponde a 6 ore circa prima dello accesso aspettato. Se la somministrazione si fa troppo tardi, cioè soltanto 3-4 prima dell'accesso, o troppo presto, cosa facile ad avvenire
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LA MALARIA NELLA GUARNIGIONE DI ROMA
nelle forme anticipanti o posticipanti, questo d 'ordinario si ripP.te, ma. non è accompagnato da presenza di parassiti nel sangue, ovvero essi assumono quelle forme bene studiate, che sono state chiamate -.: da chinino,. . Rappresenta dunq ue con probabilità un accesso sterile, e, ciò che sommamente interessa, è l'ultimo, anche senza altre somministrazioni del rimedio. D i ciò posseggo numerosissime prove, che mi hanno convinto che un grammo di chinino (cloridrato o bicloridrato) somministrato 6 ore prima dell'accesso basta ai bisogni della cura· clinica, interrompe cioè gli accessi, e l' infermo può riprendere le sue occupazioni, salvo ad iniziare la cura periodica. Oltre il 90 °/ 0 dei casi di terzana da me osservati sono stati curati in tal modo, sia che si trattasse d i recidivi o di casi nuovi, e sempre con lo stesso buon esito. I due ti p i di estinzione degli accessi, ai quali ho sopra accennato, sono riportati nelle tabelle V e VI, nelle quali l'ora segnata C As. ASTO>'IO- Te,-;aHa rt cict.
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sul culmine delle curve rappresenta l'inizio dell'accesso, e il culmine la temperatura massima raggiunta dall' accesso medesimo (l ). Per la terzana doppia bisognerà regolarsi allo stesso modo, somministrando il chinino prima di ciascuno dei due accessi. Se però si (Il Ciò valga anche pel tracciato VIl i.
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vogliono troncare ambedue con una. sola somministra.zioue, si darà gr. 1,60 di chinino, possibilmente prima. dell'accesso più forte, come risulta. dalla. 'l'a.bella. VII. Anche nella terzana. doppia si può avere un ~cesso dopo la. somministra.zione del chinino. Per via. ipodeqnica si deve procedere presso a. poco nello stesso moào. Non cosi per via. endovenosa.: nelle vene bastano appena. 40 egr. di cloridrato di chinina per raggi1mgere lo scopo (l), purchè l'iniezione venga fatta 4-5 ore prima dell'accesso: se si fa più tardi, l'accesso viene ugualmente, e talora la serie degli accessi prosegue indisturbata. La cura è stata dunque inefficace (Vedi tabella VIII). Da ciò risulta che per le iaiezioni endovenose occorre meno della metà. del chinino necessario per bocca, purchè dato al momento opportuno. E data la. estrema facilità delle iniezioni endovenose, non v'è chi non veda di quanta utilità tornerebbe estenderne l'uso. Nella. terzan a potrebbero trovare un impiego molto opportuno, perchè le piccole dosi non danno alcun disturbo, ad eccezione di un leggiero senso di ambascia al pxecordio, che gli i nfermi descrivono come una sensazione di fiamma. Quartana. - Le qua.rtane furono da me trattate in generale come Je terzane. Spesso per<> elevai la dose di chinino a. gr. 1,50, che somministravo G ore prima dell'accesso. Un a. sola somministrazione fu sempre sufficiente. Nelle qua.rta.ne doppie e triple davo un grammo di chinino due o tre volte, prima dei rispettivi accessi. Per iniezione endovenosa mi parve che la dos& di 42 egr. fosse i nsufficiente, ma. non ebbi l'opportunità di completare le esperienze per mancanza. di c&sistica. Estivo-autunnale. -Le febbri appartenenti a questo tipo si possono dividere in due g ruppi: subcontinne e intermittenti. La. cura delle p rime non sopporta regole fisse; urge somministrare il chinino, e a. dosi elevate, e possibilmente si darà nei momenti in cui la febbre diminuisce. Per le forme intermittenti si può ancora schematizzare, se~ pre però sorvegliando l'infermo, per non avere sorprese spiacevoli. L e mie terzane maligne furono curate nel seguente modo; 2 grammi di chi nino alla fine dell'accesso, e 5 -6 grammi distribuiti nei t re o quattro gior ni successivi. In tal modo la serie degli accessi vien troncata con sicur ezza. Io ne posseggo esempi numerosi, dei quali ne riporterò uno solta.nto (Vedi t abella VIII). ( t) Per lo Iniezioni endoYenose mi sono sen·ito della for mo la del GRglio:
Cloridrato di chinina . • . . . . • . . . . . . . • . gr. 3 Uretano . . . . . . . • . . . . . . . . . . • . • l ,:;o Aoqua atlllnt.a e sterilluat:• . . • . . . . • . . . . • • S S• ottengono clru 7 cc, do ~luzione, della quale t cc. et•ntìene 4t egr. •Il chinino.
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LA :\!ALARlA ~ELLA GUARNIGION E DI ROMA
L e iniezioni endovenose debbono esser fatte a dose maggiore che nelle terzane, un poco più tardi che per bocca. Ho provato la dose di 84 egr. e l'ho trovata efficace purchè si ripeta nei giorni successivi, analogamente che per bocca. In un caso spinsi la dose gr. 1,26 in una. sola volta: ebbi un grave collasso e il giorno successivo una li.wissima emoglobinuria, ma la febbre, che fino allora era stata. ribelle ad ogni cura, cessò per incanto e non si ripetè altrimenti, almeno fìnchè l'ammalato rimase all'ospedale. Ciò dimostra che, come per la terzana, anche per l'estivo-autunnale si può giungere a troncare la febbre con una .sola somministrazione di chinino, a patto però T ORT. G AKTA!<O -
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di elevare notevolmente la dose. lY[a, a meno che non avessi a che fare con una perniciosa, non mi sentirei di ripetere la prova. Cura ]Je1·iodica.- Completata la cura clinica, gli infermi venivano sottoposti alla cura periodica, la quale, iniziata all'ospedale, era continuata ai r eggimenti. E ssa. consisteva nella somministrazione d i l
g1:ammo di cloridrato ogni settimo giorno nelle t erzane, e l grammo ogni sesto e s~ttimo giorno nelle altre forme. Ho già detto qni e d altrove le ragioni di tale t rattamento. Ora mi piace sollianto di far rilevare che degli individui così curati (cura clinica all'ospedale, cura. periodica al reggimento) ben pochi recidivarono. È opportuno però a questo proposito esaminare le cause di tali reçidive.
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Io mi occuperò soltanto dei casi che furono curati nel riparto ma.1a.rici durante lA. stagione epidemica. 1902, perohè di essi ho potuto co-
noscere l'esito fino a. tutta la stagione epidemica 1903; mentre di quelli .<;urati dal luglio al novembre 1903 non posso dare rnformazioni esatte, potendo ancora molti recidivare nella primavera e nell'estate di que~t'anno.
Dal luglio all'ottobre 1902 furono curati 78 casi di terzana, 11 di .qnartana, 24 di estiva e 44 di infezione incerta; un totale dunque di 157 casi di malaria. Da questi bisogna togliere 33 casi che non potei seguire perchè appartenenti ai due reggimenti (63° e 64°) che nel settembre cambiarono di guarnigione. Restano così 124 casi di malaria. Di essi recidivarono 16, i quali possono dividersi come appresso: Fece regolarmente la cura periodica . Fecero irregolarmente la cura Non fecero eura. alcuna dopo usciti dall'ospedale Totale
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I 13 casi che non fecero cura periodica sono rappresentati : per 5 -casi da carabinieri, guardie di finanza e di città che non si sono finora potuti trattare in alcun modo dopo la loro uscita dall'ospedale; per 7 casi da individui che vennero inviati in licenza, anzichè al reggimento, e alle loro case trascurarono completamente le istruzioni loro impartite. Un altro caso sfuggì alla bonifica per cause ignote. In conclusione, fra coloro che fecero regolarmente la cura periodica. al reggimento, uno solo recidi vò; questa è la prova più con vincente che facendo bene la cura clinica e poi sottoponendo gli infermi a una cura periodica completa e regolare, si riesce a guarire radicalmente ls. malaria quasi nel 100 p. 100 dei casi. Certo non tutti i casi sono uguali. Vi sono quelli di nuova infezione che guariscono prima e più facilmente dei recidivi; vi è il gruppo delle recidive ordinarie il quale rappresenta un serio ostacolo per la bonifica dell'uomo. Ma non bisogna disperare. Pazientando e ripetendo le cure cliniche dopo le recidive si riesce quasi con certezza a:llo scopo. È però sempre opportuno ricot·dare che i casi nuovi rappresentano la massima probabilità di guarigione radicale a pii1 buon mercato. Ciò ha. un grande interesse, oltrechè curati vo, anche profilattico; infatti, è guarendo radicalmente i casi nuovi che noi faremo l'interesse dei sani. Perciò la bonifica dell'uomo mala.rico deve farsi scrupolosamente durante il periodo epidemico, e quest'opera è facilitata dal fatto che il medico curante viene più facilmente chiamato allora che non al tempo dei rari accessi recidivali, e soprattutto è più ascoltato, perchè gl'in-
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LA MALARIA NELLa nU.IlRNIGION~; DI ROMA
fermi non sono ancora stati presi da quel fatalismo, tanto comune nelle zone ma.la.riohe. La bonifica dunque eseguita nel periodo epidemico è più effic:ace e più facile, e solo in via provvisoria si dovrebbe ricorrere per ora alla cura preepidemica, irta sempre di difficoltà. Seguendo questo concetto, in pochi anni e con poca spesa si potrebbero redimere vastissime zone. La somministrazione del chinino non diede luogo nel biennio a distlllrbi di nessun genere, fatta eccezione di tre casi, dei quali dirò due parole in appresso. L e chinizzazioni procedettero senza inconvenienti, tranne quei pochi disturbi che tutti conoscono, come il ronzio alle orecchie e talora un lieve t remito generalizzato. Si è visto che ho usato largamente la somministrazione per os, e me ne sono trovato benissimo. Il chinino venne sempre assorbito rapidamente e bene. Tutt~via ciò è passibile di rare ec<:!ezioni. Così nel biennio ho osservato tre casi in cui il chinino dato per bocca non era assorbito affatto; mancava il ronzio e gli altri fenomeni di chinismo, e mancava l'effetto utile sulla uurva. termica. Si potev·a supporre che gli infermi avessero una malattia delle vie digerenti cho ne ostacolasse l'assorbimento i ma le prove da me fatte (salolo, joduro, pasto di prova, ecc.) e la assoluta mancanza di disturbi subbiettivi e obbiettivi da parte dello stomaco e dell' inte!ltiuo, mi fecero abbandonare tale ipotesi. Non potei ricercare l'alcaloide nelle urine, ma il fatto che le iniezioni sottocuta.uee, a cui ricorsi, troncarono subito gli accessi e diedero le manifestazioni subbiettive della chinina. in circolo, dimostra che effettivamente il chinino dato per bocca non passava nel torrente circolatorio e perciò neanche nell'orina. Tali casi dunque, restarono per me del tutto inesplicabili. Furono due terzane, una recidiva e una nuova, ed un' estivo-autu.nna.le recidiva. Dei tre casi di disturbi prodotti dal chinino ho già acc('nnato ad uno, nel quale le dosi di un grammo ed anche meno erano seguite da intensa (liarrea, mista a poco sangue. In esso ricorsi alle dosi giornaliere di 25 egr. e i disturbi non si verificarono altrimenti. G li altri due furono un caso di emoglobinuria, ed uno di porpora. Il primo era un vecchio recidivo, entrato all'ospedale in febbraio, e che presentava i noti e classici fenomeni di emoglobinuria ad ogni somministra.zione di chinino. Non presentò del resto alcuna particolarità degna di. nota. Il secondo fn più intere~sante. Esso entrò la sera del13 luglio con una eruzione discretamente abbondante costituita da chiazze di porpora emorragica sulla cute del tronco e degli arti e sulla mucosa. orale.
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A.ve va contratto Ja malaria in Germania pareccbi auni prima e da al-
lora le febbri non l'avevano più abbandonato. Il giorno prima di entrare all'ospedale aveva avuto forte epistassi, ed alla prima visita aveva. temp. 37",2 e mi accusò dolori reumatici diffusi agli arti inferiori e· cefalea. La milza si palpava sotto l'arco costale ed era piuttosto dura. Riferiva di aver preso del chinino due giorni innanzi. La diagnosi non era delle più facili: mi venne il sospetto che si trattasse eli una forma reumatica, ma la sera era sfebbrato, e il giorno· seguente ebbe un lieve accesso intermittente. L'esame del sangue aveva dato intanto reperto di terzana doppia, cosicchè, inc!!>lzando gli accessi, e diventando più forti, somministrai l grammo di chinino il giorno 18. La febbre si riaccese all'ora prevista, e si accompagnò a comparsa di numerosA AC~himosi sottomn~osA alle gengive e alla lingua, delle quali alcune, rompendosi, diedero luogo a emissione di molto sangue. Sulla cute non si ripetè l'eruzione. Da allora il chinino venne dato altre due volte. La somministrazione di lo egr. fatta il P agosto provocò un violento accesso febbrile, senza parassiti in circolo e senza petecchie; quella di 25 egr. fatta il 20 agosto diede di nuovo emorragie cutanee e della mucosa orale. Dopo di allora il chinino non venne più somministrato, e l'infermo, rimessosi un po' in forze mercè una cura ricostituente, venne inviato in un luogo salubre dell'Alta Italia a godere il beneficio del clima nativo. VII. - Conclusioni. Dall'esame di quanto son venuto esponendo risulta la conferma di alcuni principii che oggi possono considerarsi assiomatici, e che bisogna tener bene presenti nella lotta che si combatte contro la malaria. Un primo fatto eh~ riceve conferma dalle mie osservazioni è la relativa facilitèt con cui si guarisce la malm·ia di nuova infezione, purchè il chinino venga dato alle dosi e al momento opportuno. A questo scopo è. necessario, dopo troncati gli accessi, sottoporre i malati a una lunga cura periodica; con questa la malaria guarisce con certe~·za, ciò ~he non a:vviene sempre nelle forme recidive. Donde la conclusion~ che una cur.a ben fatta net periodo epidemico 1't:esce alla b01zi(ica umanar molto meglio che il t1·attamento preepidemico dei recidim, e merita di veni1·e considerata come uno dei più validi mezzi di profila.<Jsi collettiva. In via provvisoria, e finchè tutti i medici delle località malariche· non si siano persuasi della verità. di quanto ho detto, si può, anzi si dere fm·e la bonifica dei recidivi nel periodo preepidemico. Essa è difficile, e non sempre dà. risultati completi, ma produrrà in ogni mod() un grandissimo vantaggio.
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LA MALARIA NELLA GUAR~IGIONE DI ROMA NF.L :BIE~NIO
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La profilassi in régioni non bonificate può farsi con varii mezzi: la protezione meccanica nelle guardie di finanza è riuscita egregiamente, tanto da ridurre quasi a. zero i casi di malaria. La profilassi col chinino può farsi in due m_odi: a piccole dos-i giornalie1·e ha dato ottimi risultati; a do.<;i forti settimanali occorre sia fatta con due grammi la settimana,· con un g rammo la t~ettimana. si è dimostrata. insufficiente. A queste conclusioni che riguardano la profilassi individuale e sodale, altre se ne aggiungono. Dal lato epidemiologico è evidente la grandissima diminuzione dei .casi di malaria reciditJi e di nuova infezione in dipendenza diretta dei pro-,;vedimenti adottati. Dal lato curativo si' conferma sempre più che nella quasi totalità dei casi la somministmzione del chinino per bocca ~ stttficiente allo scopo; ·ho dimostrato pure che dosi molto rninori sono sztfficienti per via endovenosa, e nella f.e1·zana primaverile c1•edo che tale ifÌStema possa entrare largamente nella pratica, !imitandolo per le estivo-autunnali alle sole forme perniciose. Infine credo che un elemento, per quanto vago, di diagnosi della. malaria latente possa essere fornito da speciali globuli rossi i quali presentano fatti di metacroma.sia diffusa o parzi11-le. Tutti questi elementi entrano a far parte della profilassi della malaria o direttamente o indirettamente: la scelta dei mezzi di p?·o(itas8i non è passibile di 1·egole assolute, ma deve farsi caso per crr,so. Nè da uno solo è da spararsi la vittoria finale; anzi soltatJto dall'in~tieme -d:i tutti i mezzi che oggi po.q8ediamo, pot1·emo ott~nere la bonifica di intiere regioni; il primo posto spetta, ritengo, alla disinfezione dei ma.la.rici col chinino; ma non bisogna dimenticare cbe tutte queste pratiche non sono definitive, e che si impone sempre la necesilità. di una. bene intesa bonifica idraulico-agricola delle regioni malsane, la quale rappresenta verameute il desideratum a cui debbono tendere le forze comuni. Roma, gennaio 19(H.
N,8,- Era ~t là In cor~o d ì stampa questo lavoro. quando dal doli, RiiiPt, ma:t,:tiore mrllir.o di t• clas.<e n•tl 'eserclto fran•·e.-e. ri cevo una hreve nola sul l&. Incubazione della mabria da lui pullblicata ne l &il· leUn n•idicnl d• L' .~lgàie di cui credo OIJ)Iortuno t ener parola, !.'argomento è mo lto in!Rressante, e• l era stato IJOr.Q pr1ma da mA ~volto In un mio lavo ro pubblicato nel vol. V de!tli Atll •Iella ~ocieta per gli ~tu<li della malaria, Il Riloet ha pro~r!luto hl modo Identico nl mi •l, col evutentemrnte la nostre rìr.ercho erauo condolte nel me!lPslmo tempo. ,\nell'egli ha potol<> os•crvare de• C."\Si in cu i la permanenza io luof.(o rualari c•l ora • tat:o 111 poche ure o rll uu !tiorno. e in 1111 modo il calcolo •lei neriOflo di incubnzione diveniva facili$$im". Con m111 grande compiacuncuto hl\ vi~to che le ci fre date rlal Rollet curris[lon•fono )l erfcLtamente Alle mil', Infatti egli conclude cloe • nella maggioranza rlei r.asila durata del l'lncubazlono ha osci llato fra un mini mo !li 6 !!IOrui e un m:.ssimo cuc non ha mai oltrepassa to 20 a !3 giorni •. e appoggia lllll ci fre su 3t oss~rva7.lOnL In linPa ll•·nerale. ripeto. tali cifre coinridono perfettamente coll e mie: tuttavia d:~lla descritione rle! casi del n.llel non e llOssihi le rlirB a quale specill di Iniezione appurtenessem, quantuoquo sir~ evu1Nit0 chfl In molli casi si ll"altava di esLJvo-autunnall. l.' incnha7.1one v:tria per cia.'lruua delle tre soocie, eomP io bo dimo~trato. Infatti per le estivo-antuon:tU essa fu n~l m iei cru~i di 6-t3 giorni. per b ~n~na <11 · 0·21, p~r la qua r tana in !lue cast fu di j() e :11 giorni. Questa 1ivers.~ durala !lei periòd o <li incubazione " dunque un argomento di piti in favore della pluralita delle specie par:tSs•tarl~.
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OSSERVAZIO~I SOPR.\ ALCeXE .\LTERAZIO~I DELLA SENSIBILIT.\ Per il dott. Pie tre l:iaai, capitano medico
Nel maggio del 1902 veniva. mandato in osservazione per epilessia neJllospeda.le militare di Parma., l'inscritto Bian... Lamberto di Colorno. Dall'anamnesi risultava. che nell' infanzia soffri di paralisi dell'arto superiore sinistro ed inferiore destro, per cui per ID:Olti anni fu impossibilitato a. cammi.na.re e che, a. quindici anni, ebbe convulsioni epilettiche che intercedevano con l unghe p&use (quattro-cinque in un anno).
Fu ricoverato perciò nel manicomio di Colorno. Nulla si può sapere de' suoi precedenti ereditari; è robusto, con nutrizione buona, presenta. asimmetria facciale e plagiocefalia sinistra; nessuna. stimma.ta somatico-degenerativa rilevante. L'intelligenza è proporzionata. alla sua. condizione di contadino: normale lo sviluppo e la nutrizione degli arti, eccezion fatta di lieve grado di ipotrofia della mano destra, specie a carico dei lombricali ed in,terossei. La funzionalità. è deficiente a destra, come la forza, il che lo dimostra distintamente il dinamometro: non si osservano nè tremori nè paralisi. I movimenti mimici si eseguono meno bene nella metà. destra. della faccia., per cui si ha predominio del facciale di sinistra. La. reazione delle pupille è uguale in ambo gli occhi e la. loro ampiezza è normale, come normale è la percezione dei colori. I riflessi tendinei sono meno accentuati a. destra, cosi dicasi dei cutanei e del cremasterico. La sensibilità. ta. ttile, termica., dolorifica., elettrica è completamente abolita nella. metà destra. del corpo e la dema.rca.ziono è segnata da una linea netta., che dalla metà. del capo passa. per la metà del torace e dell'addome; avendosi così una di visione del corpo in due parti distinte; sensibile la sinistra insensibile la. dest.ra. Questo caso notevole per l'estensione e profondità delle le~ioni della sensibilità. mi indu~se a.d osservare come questa si comporti nei vari individui, sia. mandati in osservazione, sia in cura. come epilettici o sospetti come tali; nonchè in altri che, non presentando alterazione alcuna. accusassero disturbi di indole puramente subbiettiva e che perciò -vengono spesso ritenuti, se non come simula.tori, almeno come esa.geratori di malattie. Come mezzi d'indagine fnrouo scartati quelli che per la. complicazione loro, potessero dar luogo a. qualche dubbio, potessero generare so,
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OSSERVAZIONI SOPRA ALCU~E ALTERAZIONI
i>petto o diffidenza e non fossero proporzionati al grado di intelligenza -degli esaminandi. Si adoperarono q nindi per l'esame della sensibilità tattile e dolori-fica. i comuni spilli; per la termica. provette riempite le une di ghiac-cio, di acqua calda le altre; per la elettrica il comune apparecchio a slitta del Du Bois-Reymond _: questo per altro non fu usato che rarament~ e solo in q nei casi in cui si potesse aver .fidanza sul soggetto e da questi ne fosse ben compresa l'azione. Per i circoli tattili in luogo dell'estesiometro del Weber, servì assai bene un comune compasso di spessore graduato tenendo conto per ogni osservato, della distanza in cui le due punte sono percepite nell'uomo normale nelle diverse sessioni del corpo. Le ricerche incomi'nciate nel maggio del 1902 si protrassero sino .all'ottobre del 1B03, furono praticate da o.>servatori distinti ed in modo che nessuno conoscesse prima i risultati dell'altro, confrontate in seguito ·e controllate con individui degenti nell'ospedale per malattie comuni. Nella enumerazione dei casi, ad eccezione che per la Epilessia ed I stero epilessia,_vengono omessi i relativi diagnostici sotto cui furono dimessi dall'ospedale. I difetti della intelligenza., i disturbi del linguaggio e le altre al terazioni sia. a carico delle psiche che del sistema nervoso centrale e periferico saranno riportati ogni qualvolta. si trovino nell'individuo preso 1n esame. l. Alf. Guido, nato da. padre alcoolista, soffre di epilessia che intercede ad intervalli variabili di tempo. Ha cranio a tipo brachicefalo con leggiero grado di plagio-cefalia sinistra e a simmetria .facciale. La sensibilità tatti! e è normale; la dolorifica assai diminuita negli arti inferiori; la termica è deb9le oltrechè nelle estremità inferiori anche nelle superiori. ~anca il riflesso faringeo e congiuntivale. 2. Be1·t. Giuseppe, è epilettico da circa cinque anni. Non presenta note degenerative spiccate al cranio ed alla faccia. Per la sensibilità nou si riscontrano che circoli ta.ttili più ampii dell'ordinario. 3. Gangen. D., epilettico per ereditarietà. Ha asimmetria facciale e manifesto difetto eli localizzazione (della punta dello spillo) nell' a-.,rambraccio destro e nella pa1·te corrispondente dell'addome.
I riflessi tendinei sono esagerati: il congiuntivale è abolito. 4. Caf. Fet·rno, è sonnambulo. Ha il cranio scafocefalo e la fa ccia asimmetrica tendente al prognatismo. Per rispetto alla sensibilità sì rileva: difetto di localizzare a sinistra, sensibilità dolorifica diminuita negli arti di ~;inistra e segnata da una zona che da 2 centimetri sotto
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l'arcata crurale arriva a 10 centimetri sopra i malleoli. La termica è più accentuata a destra. Il riflesso addominale è esagerato, il faringeo manca. 5. Leo... soffre di accessi epilettici non preceduti da aura. Come note degenerative si nota: capo a forma oxicefala, notevole asimmetria facciale con prognatismo, padiglione ampio, distaccato, con autelice assai sviluppa.ta, trago rudimenta.rio, scoliosi destra. Non si osservano alterazioni di sensibilità. I riflessi rotulei sono esa.gerati, manca il faringeo. 6. Aren ... figlio di ignoti è enuretico; da dieci anni circa soffre di accessi cot1 vulsivi i quali si iniziano con contrazioni tonico-cloniche nell'arto superiore destro e senso di speciale debolezza nell'inferiore dello stesso lato. Dopo un anno dall'inizio di tali accessi il paziente avvertì una progressiva diminuzione dell'acutezza visiva ed indebo-
limento della memoria. L'esame somatico fit. rilevare capo tendente alla trococefalia e qufLsi mancante della bozza occipitale. La sensibilità. dolorifica è assai diminuita sulla metà destra del corpo: il riflesso cremast.erico è abolito a destra. 7. JV[ar. Dante, ha il pa.dre demente : soffre di accessi epilettici che a volta a volta sono sostituiti da· assenze. Presenta capo con plagio<:efalia destra e bozza occipitale mancante. La sensibilità dolorifica f, diminuita massime a destra; la termica è deficiente più al torace ed alle gambe. Manca" il rifle!;SO rotuleo, il faringeo ed il conginntivale. 8. Fe1'1·. Riccardo, è epilettico e l'accesso convulsivo irrompe improvvisamente senza prodromi. Presenta notevole asimmetria facciale. La sensibilità tattile è ottusa; la termica, la dolorifica ed elettrica sono completamente abolite per una zona circolare che dalla metà inferiore delle coscia si estende sino al di sotto dei malleoli. D. Gal... epilettico con accessi convulsivi tipici. All'esame somatico _ si rileva asimmetria facciale. La sensibilità tattile, termica e dolot·ifìca si mostrano diminuite in forma saltuaria su tutta la superficie del corpo, dimodochè vicino ad una zona sensibile ve ne è un'altra insensibile. 10. Qua. Giuseppe, epilettico: ha uu leggiero tremore della testa e degli arti superiori ed offre ,p1agio-cefalia destra ed asimmetria facciale. In esso la sensibilità tattile e dolorifica sono diminuite nell'e· mi torace anteriore destro in confronto della metà corrispondente; sono normali . pel' tutto il resto del corpo. I riflessi, sì tendiuei che cutanei, sono molto vicaci ed energici. 11. i1Ia1·. Vico., è epilettico con accessi che si manifestano come un semplice stato di subcoscienza e son o preceduti da un'aura s:ensitiva che dura un minuto ed anche pochi secondi. Come anomalie sche-
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letriche si osserva : plagio-cefalia destra, orecchie ad ansa : lobulo sessi le. La sensibilità specifica è normale: manca il riflesso addominal& e faringeo. 12. Gio;;. Giu.w~ppe, cominciò a soffrire di epilessia nell' ultimo annod el suo servizio sotto le anni, dopo le fatiche del campo. Non presenta.. anomalie scheletriche. Le sensibilità ta.ttile, dolorifica ed elettrica sono n otevolmente diminuite nell'emitorace anteriore di d~stra, dalla clavicola ad una linea che passa a. li vello dell'ombelico e dall'ascellare<>nteriore alla parasternale destra. 13. iJiag. Git., epilettico con plagio·cefalia sinistra, fronte bassa orecchie ad ansa con elice molto sviluppata, lobulo rudimentario. In rapporto alla sensibilità. si rileva come i circoli tattili siano più ampii che d'ordinario. I riflessi sono normali. 14. C01·. Egidio, epilettico con nessuna traccia di anomalie scheletriche. La sensi bilità specifica è normale: i riflessi cutanei sono assai vivaci: tardi i tendinei, assente il faringeo. 15. Lr~o. Salvatore, epilettico, p resenta asimmetria facciale con fronte bassa e lobulo auricolare sessile. La sensibilità. tattile, dolorifica ed elettrica sono diminuite sulle superficie flessoria degli arti. 16. Pontie. Lztigi, epilettico con il capo voluminoso e tendente alla oxicefa.lia. La sensibilità ta.ttile, termica e dolorifica è integra a sinistra; a destra la tattile e la dolorifica è notevolmente diminuita. I riflessi rotulei sono aboliti d'ambo i lati: l'addcminale manca a destra.: sono presenti il faringeo ed il congiuntivale. 17. Ztw. En1esto, istero-epilettico presenta spiccato il fenomeno della staso basofobia. Dall'esame tJ.ella. sensi bilità sì rilevano due zone iperestesiche: la prima si estende, anteriormente, dagli archi costali sino alle g inocchia; la seconda, posteriormente, dall'apofisi della 7" ver· t ebra cervicale, obliquamente, sino al cavo ascellare ed, in basso, sino alla piega glutea. Il riflesso cremasterico e l'add0mina.le sono esagerati; il congiunti vale ed il rotuleo normale : assente il faringeo. Non si desta il clono del piede. 18. Liu. Giovan'lli, istero-epilettico con capo a tipo brachicefalo distinto, plagio-cefalia destra; asimmetria facciale e torace più. sviluppato a sil).istra. L a sensibilità specifica è normale; i rifl essi tendinei sono poco accentua. ti: normali l'addominale ed il cremasterico; mancanti il con giunti vale ed il faringeo. 19. Mar. Paolo, nevrastenico: non è s.:>ggetto a. convulsioni o t icspeciali. Ha cranio a tipo brachicefalo con oxicefalia frontale; plagio cefalia sinistra, asimmetria facciale-leggiero prognatisroo (l). Le varie (l) Lo sviluppo deUa faccia é maggior~ di ljUcllo dul cranio. Il t orace è asìmmetrìoo.
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sensibilità. specifiche sono tarde con circoli tattili ampi. Sono aboliti il riflesso del ginocchio, l'addominale, il cremasterio ed il faringeo : il conginn ti vale è normale. 20. De. G., non offre nulla di notevole nell'anamnesi. Durante il servizio militare ricoverò all'ospedale per otite esterna in seguito alla quale cominciò a soffrire di dolori alle estremità inferiori i quali si aggravarono ancora a tal punto che il paziente tenne il letto per circa clne mesi, non potendosi reggere in piedi. Quando potè alzarsi dal letto per le prime volte presentò caratteristico il fenomeno della. a~<tasia ahasia. L'esame delle sensibilità non ha dato che un aumento della medesima alla. parte interna delle coscie e delle gambe. l riflessi sono normali: manca il faringeo. 21. D'ad. GùtHeppe, istero-epilettico con cranio ultra brachicefalo; plagio cofalia ed asimmetria facciale. Ha. la sensibilità, tattile, termica, dolorifica più accentuata a. sinistra, dove si nota una zona iperestesica alla parte superiore interna rlella coscia. I riflessi tendinei sono esagerati: l'addominale è debole; il crcmasterico manca. 22. Nan., è affetto dn. enuresi notturna; è individuo robusto e ben nutrito, con leggiera ipertrofia della tiroide. Presenta. i circoli tattili allontanati assai. Nel complesso esiste un certo grado di mancinismo sensi ti v o. Il riflesso rotuleo è ssagerato; il cremasterico è abolito: manca il clono del piede. 23. Salo. Antonio, anamnesi negativa. Ha plagio-cefa.lia destra, orecchio ad ansa con lobulo sessile e progna.tismo. Notasi tremore agli arti superiori IJ.Uando è messo nella posizione d'attenti e le mani eseguiscono movimenti di preusione e compiono l'atto di contar monete. 'l'utte le sensibilità sono normali: mancano i riflessi cremasterico cd addominale. 24. ltfaN. f)omeuico, ba. cranio dolicocefalo - asimmetria. facciale sviluppo esagerato del mascellare inferiore ed impianto dei denti irregolare. L circoli ta.ttili sono am pii: la sensibilità. termica e dolorifica sono normali. Hi notano i fenomeni del Romberg e di Cha.rcot. Vi è m ancinismo sensitivo; manca il riflesso cremasterico ed il faringeo, l'addominale è tardo: il rotuleo è esagerato, 25. llfe1·. Antonio, idiota con palese disordine meccanico nella loquela: notasi un leggiero grado di plagio-cefalia sinistra: asimmetria. facciale, prognatismo, dentatura irregolare. La sensibilità tattile e dolorifica è diminuita nella emisezione anteriore del torace, come pure sulle superfici flessorie degli arti superiori. Dei riflessi solo il rotuleo è esagerato. 26. Clt. Edom·do, sonnambulo, ba il cranio regolarmente conformato, - sensibilità specifica normale - esagerati i riflessi, specialmente i cutanei. 3!1 -
Gior11ale mtdico.
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OSS ERVAZIONI SOPRA ALCUNE ALTERAZIONI
28. Sen. Orazio, individuo con fa.tu,i ta.., S1JÌ1·itzts. L'esame della sensibilità produce in esso un'agitazione psichica tale da provocare logorrea. Si osservano movimenti fibrillari estesi dei fasci muscolari con disturbi vaso-motori. Non localizza bene a sinistra, dove i circoli tattili sono più ampi del normale. Non si ha alcuna alterazione nella sensibilità termica. Tutti i riflessi sono esagerati. 28. Dor. Bonito, soffre di cefalalgie, ronzii all'orecchio sinistro, dolori limitati alla parte interna dell'arto inferiore, in corrispondenza delle articolazioni. Si nota plagio-cefalia sinistra ed arcate orbitarie marcate - leggiera ipertrofia delle tiroide. La sensibilità tattile, termica e do· lorifica sono aumentate all'epigastrio. Manca il riflesso faringeo e congiuntivale. 29. Lib. Ore.ste, mostra plagio-cefa.lia ed asimmetria facciale sinistra - dentatura irregolare; leggiera ipertrofia della tiroide- scoliosi .sinistra- bacino ampio- gambe esili. La sensibilità tattile, termica e dolorifica sono diminuite, specialmente a sinistra- i riflessi rotulei sono esagerati -il faringeo ed il congiuntivale assenti : normale il cremasterico e l'addominale. 30. Ma.r. Romua.ldo, fu colto improvvisamente da delirio acuto di persecuzione. L'esame somatico e psichico non rileva nulla di anormale. Circoli tattili più ampi dell'ordinario. 31. Capan. Pubblio, con faccia asimmetrica., orecchio assai sviluppato ad ansa e lobulo sessile. - .Manca in esso il riflesso faringflo. Nulla a carico della sensibilità. 32. Ras. Augtt.sto, soffre di debolezza agli arti inferiori, accoro pagnat.a da senso di formicolio - anamnesi negativa. Per rispetto alla sensibilità si rileva notevole ampliamento dei circoli t~ttili, in special modo al torace. Nessun carattere somatico degenerativo di qualche rilievo. 33. Giov. AnRelmo, ricoverato per tentato suicidio. Ha scarso sviluppo degli organi genitali esterni ed aspetto femmineo, caratt,eristico nel volto e nella persona. La sen~;~ibilità specifica è assai esagerata al torace ed all'addome, in confronto di quella degli arti e della faccia. I riflessi cutanei sono esagerati - normali i tendei. 1fon si rilevano zone isterogene. Dal numero delle osservazioni fatte, molte delle quali furono omesse per brevità, e dal loro esame riesce facile constatare che è più specialmente nella epilessia e stati prossimiori dove si incontra una maggiore e grave alterazione della sensibilità, nelle sue varie manifestazioni, e che questo dato costituisce un ausiliare prezioso in quei casi, dove non sia possibile presenziare agli accessi o facciano difet.to altri sintomi.
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Dei ehsLurbi della sensibilità negli epilettici se ne ebbe già ampia conferma per studi fatti in Italia, specialmente dalla scuola del Tamburini, nè qui è da tener parola della loro importanza in rapporto alla responsabilità giuridica; merita solo di considerarli dal punto di vista della medicina militare per poter, eliminare per tempo, uomini sotto ogni rispetto pericolosi e per mettere in rapporto i loro atti nei vari momenti della vita speciale del soldato. Se i disturbi poi della sensibilità possono anche da soli costi tuire una guida sicura in molti casi, quando ci è dato controllarli coll'esame, non lo sono quando si estrinsecano in modo puramente subbìettivo, cosi da renderei dubbiosi e perplessi nel nostro giudizio. Così nou è del tut.to improbabile che certe forme di enuresi, di ambliopie, di disturbi gastrici, frequenti nelle giovani reclute, debbano a.scriversi a disordini sensitivi di inùole dinamica. E qui non posso esimermi, specialmente per quello che spetta ai disturbo dello stomaco, dal citare un lavoro recentissimo del M. Mangelsdorf nel qua.le fa notare che un numero grande di ammalati di emic1·ania soffrono di una atonia gastrica, più o meno pronunciata, con dilatazione acuta considerevole dello stomaco, durante l'acces!lo. Tale gastrectasia si farebbe in modo uniforme ed in tutti i sensi e non tarderebbe a scomparire, dopochè il parossismo è finito, per riprorlursi in occasione di una prossima crisi. Il Mangelsdorf ha esplorato lo stomaco in un gran numero di ammalati in ogni sorta di crisi nervose, ma non ha potuto trovare la gastrectasia acuta che durante gli accessi epilettici, che avrebbero la analogia la più assoluta con l'emicrania. Un sintomo che si ripete abbastanza frequentemente e che venne dato di os;;ervare con una cerca costanza nei casi riportati, è un senso di debolezza, di dolorabihtà agli arti inferiori, con sede preferita all'articolazione del ginocchio ; per cui gli ammalati stentano a camminare, a reggersi in piedi e non è raro che si produca una stasiofobia, od un astasia abasia. Non potrebbe questa sintomatologia esser legata ad alterazioni fini dei corpuscoli del Golgi disseminati nel tendine del qua.dricipite estensore, i quali trasmetterebbero impressioni che si riflettono con un disturbo dinamogenico del cen~ro statico? L'epilettico, dice il Lombroso, sembra come formato delle due metà di due personalità diverse incollate l'una sull'altra. L e anomalie quindi che si trovano nella sfera sensitiva, possono, sino ad un certo punto, !1piegare le ·pa.togenesi dell'epilessia. Nell'epilettico noi avremmo che il neurone sensitivo, prendendo la parola neurone nel sen~>O di unità morfologica distinta, e senza entrare in merito delle possibilità di una rete continua, è alterato ori-
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ginariamente od in via secondaria; si deve quindi avere una asimmetria funzionale nel sistema nervoso che è appunto la ca.ratteristica. dei fenomeni epilettici. Le esperienze del D'Abundo ammetterebbero precisamente che la. condizione anormale anatomica potrebbe esser costituita da microscopiche aree corticali sottratte all'evoluzione ed alle funzionalità da cause patologiche svariate, rimanendo dei piccoli punti non funzionanti, mascherati dall'esuberante e rigoglioso accrescimento corticale e che in complesso starebbero a rappresentare l' a.ttitudin~ convulsiva organica, che cause morbose molteplici e quelle tossiche in special modo: a guisa di lente d'ingrandimento, metterebbero in evidenza. Il Brown-Sequard ha· dimostrato sperimentalmente che i centril sensoriali hanno un potere di inibizione maggiore che non i centri motori e sappiamo inoltre che uno stimolo, agendo anche molto lnngie dalle circonvoluzioni centrali, può irradiarsi fino ad esse e determinare fenomeni convulsivi. Riunendo questi dati, potremmo facilmen~ supporre come avvenga la scarica nervosa nella epilessia. Un'eccitazione, prodotta con frequenza da intossicazione, si trasmette per la.
via sensitiva, costituita. anormalmente, alla corteccia cerebrale, dovel'instabilità delle cellule nervose, dicono il Bianchi ed il Coluc<'i, ed· il difetto di inibizione di alcuni centri, sono causa ed effetto di disquilibrio funzionale di una diversa. orientazione delle dinamogenesi, dell'accresciuta. eccitabilità di alcuni centri di ordine inferiore quind~ delle produzione delia scarica. Date ad es. quelle condizioni in un'area della corteccia, si comprende da una parte la più facile reazione dei: gangli della base e del midollo spinale e dall'altra parte si comprende come questi effetti debbano essere risentiti su altre aree e manifestarsi quindi a. seconda dei casi come una convulsione motrice, come un'allucinazione e come qualsiasi forma d'irritazione. La mancata inibizione quindi, le instabilità. che possono ripetere la loro origine dalle· anomalie delle vie e dei cent.ri sensori, sarebbero la causa dei fenomeni epilettici. Che la causa che promuove l'accesso sia per lo più in dipendenza. di in:tossicazioni in genere e da an·to-intossicazioui in specie, lo si & potuto assodare in molti casi e valga per tutti quello d el Zue. ... dove le convulsioni, che avevano taciuto per anni, comparvero solo dopo. fatiche, per ces3a.re poi col riposo e ricomparire in seguito a strapazzi; ne è raro l'osservare l'insorgenza di accessi dopo malattie infettive. Si aggiunga che il numero dei riooverati per epilessia e stati prossimiori segna. negli ospedali militari la massima curva nell'estate, in epoca dei campi, delle manovre o subito dopo di esse, quando appunto il soldato è chiamato ad esplicare la sua attività massima, si affatica.
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maggiormente e l'organismo resta inquinato dai prodotti di regressione ehe agiscono nei predisposti ereditariamente, specialmente sul sistema nervoso. La qual cosa si connette colla maggiore affluenza nei manieomi in detta stagione, epoca appunto in cui nelle campagne fervono i lavori più gravosi e pesanti. Un corollario che emana di per sè dai casi presi in esame e che ha troppa strett.a attinenza in particolare colla medicina legale militare -è quello della simulazione. Quale significato si deve dare a tale parola? La simulazione come era intesa in tempi non lontani, cioè quale manifestazione se, come emanazione di persona psichicamente normale, deve essere cancellata, ma solo intesa e considerata quale esponente, quale equi valente psichico di degenerazione. L'animale che vive libero, quando è catturato e posto in un nuovo ~mbiente per essere adibito ai servizi dell'uomo, dapprincipio si ribella, è diffidente, sospettoso, pone in opera tutti i suoi mezzi di difesa per sottrarsi al nuovo genere di vita e non è che dopo una lunga, paziente e costante educazione, che consiste nel far sviluppare in lui nuovi istinti di contrasto, che vengono a poco a poco modificate le tendenze, le abitudini e lo si rende così obbediente e mansueto. Tra i mezzi di difesa usati, quando si avvede che la forza non vale, primo à quello della simulazione e sempre la vediamo ripetere ogni volta cho i nostri mezzi educativi hanno avuto poca ragione sui loro istinti primitivi; così qu~lli che per atavismo sono ribelli ad ogni servitù ritornano tristi e minacciosi alla prima occasione; per essi, come per molti uou1ini, la. educazione non sarebbe gtata che una simulazione continuata. Happortando questi fatti \ll'uomo e nel caso nostro al soldato, viene facile il confrontare che è appunto in dati Distretti dove la si· mnlazione è più frequente, prendendo la parola nel senso di mezzo di difesa. per sottrarsi ad un nuovo genere di vita, ad abitudini diverse. Tal genere di simulazione è legata a quei paesi lontani dai -centri popolosi, mancanti di mezzi di comunicazione, dove il soffio della vita, data dalla civiltà, non ha fatto peranco scomparire le tenebre della superstizione e dove in tuttociò che è nuovo, si vede un attentato alle loro abitudini primitive. Non la troviamo invece tra la gente colta, istruita e più evoluta, nella quale, per vero, riuscirebbe più facile, coll'escogitare mezzi che potrebbero trarre in inganno gli osservatori più esperti. Questi fa.tti sarebbero in evidente contrasto colle vedute dell' Jngegnieros il quale nel suo Libro sulla Simulazione de/,lct Pazzia, trattando, nella parte Generale della S imulazione, di stati patologici per eludere il servizio militare, ammette che c alcuni in-
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dividui che sono arrivati a comprendere il cm·attere inutile e pernicioso
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della {Jltel·ra tra le nazioni civili, si preoccttpano seriamente (li eludere il servizio delle m·mi che fa a pugni colle loro più intim. e concinzioni •· Orbene queste ragioni scientifiche e morali che sono il frqtto della e>oluzione e della. educazione difettano appunto nei simulatori che si riscontrano nell'esercito, nei quali questo mezzo mostra. un ritorno, un richiamo al mimetismo, col quale la natura. protegge e difende gli impari ed i meno adatti alla lotta. per la. vita. Il simulare è una proprietà. atavica., quindi la. si osserva nei degenerati, delinquenti ed epilettici, dove l'educazione può ben poco, per non dir nulla.. Che se a stabilire il nesso tra queste forme non bastassero fatti somatico-degenera.tivi e psichici, lo comproverebbero le alterazioni della sensibilità. dimostrate dal Lombroso specialmente per delinquenti. Tali alterazioni hanno la più alta espli01tzione e conferma nell'anestesia psichica del delinquente nato, in cui la. mancanza di sentire e percepire tanto lo differenzia dall'uomo normale da potersi solo spiegar cosi delitti ed azioni che commuovono e stupiscono. La simulazione pertanto la si trova frequente nelle carceri, nei collegi tra i soldati, dappertutto dove un nuovo metodo di vita. accoglie elementi i più disparati e mette in evi1lenza il carattere che è la emanazione ed una. conseguenza. del sentire psichico. Aggiungasi che è appunto quella l'età. in cui il sistema n ervoso raggiunge la sua. completa. sistema.tizzazione e permette di constatare in molti la mancanza. di parallelismo della funzione che deriva. da peculiarità anatomiche e fisiologiche ereditate dalla. nascita od in qualche modo acquisite, che affettano in modo speciale o ohe sono più ma.nife:;te nei centri più elevati. • L'idea. di simulare una malattia non può germogliare che in un individuo psicbicamente anormale e J offroy cita. a questo proposito un motto spiritoso di Lasségue « bisogna. essere alienato per essere simula.tore • ed è appunto 11egli epilettici ed isterici che lo troviamo costantemente, dove i disturbi della. sensibilità non fanno mai difetto. Ma. oltre a. questi simulatori, per così dire nati, e che sono i più pericolosi, ve ne hanno altri che potrebbero chiamarsi d'obUtu:line. Il loro ambiente e appunto la. qaserma., il collegio, mentrechè liberi conducono una. vita. abbastanza tranquilla. e laboriosa; essi costituiscono quid meclium tra i primi e quelli d'occasione ; i qnali ultimi il medico militare trova. sempre in caso di marcia o fatica un po' gravosa, e ne può aver facile ragione colla persuasione ed autorevolezza. Studia.ndoli un po' d'avvicino osserviamo che volenterosi dapprima, entusiasti anzi della nuova vita, nella quale si son messi dopo averne altre tentato, al primo intoppo come i cavalli i'estii s'impuntano, nè
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vi ha modo a farne pn.l bene; accusano malanni, danno peso a piccoli disturbi, dovuti ad alterazioni dinamiche nella funzione nervosa, stancano colla. loro insistenza, passano dalla infermeria agli ospedali, da questi in licenza. con danno della disciplina e del servizio. Coll'esame si trovano talora precedenti ereditarii assai gravi,' qualche stimmata degenerativa, ma più di tutto ne colpisce il carattere; si lamentano dei superiori e dei compagni, si credono perseguitati e non rifuggono di correre all'anonimo per colpire a casaccio; intolleranti d'ogni osservazione accumulano punizioni a punizioni, finchè .finiscono in carcere od essere assegnati a qualche compagnia di disci plina se non li salva qualche provvida rassegna motivata dal solito catarro gastrico con l'immancabile oligoemia. La sensibiliUL qui dimostra lacune frequenti che confermano la disarmonia delle varie funzioni psichiche, sono essi i candidati a,lle malattie mentali o nervose che insorgono alla causa la più leggera e specialmente per auto-intossicazioni. Costituiscono la grande classe degli ebefrenici con tutte le sue varietà; forma morbosa che deve r1chiamare specialmente la nostra attenzione. Lo eliminarli prontamente, sarebbe certo il miglior partito; ma in tale provvedimento alcuni vedrebbero un facile mezzo, un incentivo ad esagerare sofferenze più o meno sentite, per esimersi dal servizio militare. E qui non mi nascondo che sia necessario nn occhio vigile attento per la giusta misura. di selezione, ma non riuscirà per altro tanto difficile con i me.z zi di indagine e di osservazione che la psichiatria mette oggigiorno a nostra disposizione; tanto più che tra noi s'accresce sempre il numero di quelli che attendono a tale specialità con vero intelletto d'amore. A lcuni e tra. questi il Buonalumi, vorrebbero trovare nella satnraz-ione cl'osJJeda!-e un mezzo efficace per sconfessare ed indurre R.l!a resa, questi pretesi simula-tori; ma questo oltre al non approdare a nulla, sortisce a mio p ltrere un effetto opposto. Basti perciò il vedere riacutizzarsi di u.n tratto le sofferenze tra gli ammalati di un riparto non appena q ua.lcuno è proposto per licenza, e così tra le reclute aumentare i sordastri, i claudicanti e così via per una rassegna dove sia stato dichiarato inabile o rivedibile un loro compaesano; el'lngegnieros stesso asserisce che« sa quanto sia frequen te la tendenza morbida alla simulazione chi abbia diretto per qualche tempo una clinica di neuropatologia, la quale simulazione a volte si presenta francamente subcosciente o automatica in diversi gruppi di neuropati :. È quindi come nn contagio che allaga. e si diffonde e che l'isolamento può affievolire. Non si deve quindi attendere all'aumento dell'arsenale degli espedienti
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OSSERVAZI0:\1 SOPRA ALCUNE ALTERAZIONI DELf,A SENSffiJLI'l'A
per scuoprire la. simulazione, ma bensì si deve studiare ·ed analiz...:are chi sia il simulatore. Nello esame di questi casi, a mio giudizio, sarebbe c>onvenient.e tenere un po' più conto della ereditarietà delle stimmate somatico-degenerative e deUe notizie raccolte e non mostrare una diffidenza soverchia nei particolari che ci vengono forniti dalle varie fonti; è nostro dovere vagliarli, confrontarli per avvicinarsi quanto sia piìt possibil e al vero; si deve pensare che a l presente la concorrenza vitale si fa tanto g rande da render e più facile la. dissimulazione di certi mali che potrebbero colla rivelazione loro compromettere una posizione avvenire. E se tra essi ve ne sarà qualcuno che si andrà vantando, di aver carpita la nostra buona fede colla simulazione, non avremmo certo da dolersene, anzi "arrà a confermarci sempre più nella persuasione trattar si di un parancide o deficiente che nessun vantaggio avrebbe portato al servizio e che nessun conto se ne poteva trarre nel momen t.o in cui la patria esigeva i più alti e nobili sacrifìzi. Non bisogna però credere che tra le forme soprad escritte vi sia una netta demarcazione, come non bisogna pensare che siano tanto frequenti i casi che necessitano provvedimento così radical~. D evesi procedere in t utto per gradi, separatamente distinguerli e si vedrà che non v i ha poi quel pessimismo che da alcuni vien segnalato. Di nna gnm parte si può av·er ragione con un trattamento adatto e con una conveniente educazione: l'eserci to non deve solo preparare gli uomini per la guerra ma deve altresì mirare a r enderli utili e probi cittadini, q uale compito non spetta direttamente al medico militare cui incombe invece quello di una severa e giusta scelta e deve ne' suoi esami tener presente che la sensibilità è la base di tutti i fenomeni psicologici e che vi ha parallelismo tra il senso morale ed i sensi fisici. Parma, 6 aprile 190·t
BIBLIOGRAFIA. I.OYDRO~O. /,'u ~ m o delinqntnlt. M. MANGEL>UORP - /Jert. Ji.lin IVoc/le!OSC/1., 2 1\ov. 1903. O'AovNDO - Atrofie c.ercbr. $perim. ( Amtali di J\'~11cOl., l ,Oi). BIANCIII E COLUCCI. - Ec/a!!IJ1$la t<l /Jpilt.llla. (Trai. di l'olol t 'l't!"ilfl . .l! ed.). OnuwN SR(.IUAMO. - Ricerche mlle Eplleuie. llo;;ton. 185i. In. - DoJirfne relative alle principati <t'JiOIIi dei emiri 11ti'I'OJi. INGEGNtr.no~. La •imui<Jzìone della pa:zia. 190!. Ouo~ALUMt. - Afedicilr a L eua le Mililm·e. IIONCo~· ··'l. - netltt B,Jift.~.lia Roou t:~ os fun~AC. 1'rafle de P.<ychialrit.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVlS'rA MEDICA .A. MoNoo. -
OH oreoohloDi. Rioista Sintetica. -
(Gazetle cles 1/0pilau.r,
marzo HJ04). IJeji,nizione. -
Gli orecchioni sono una ma!allia generale, iol'eltiva, speci -
fic~. conlagioga, che ~i l ocalizza con predilezione sulle ghiandole salivali e può
interessar e, in via secondaria, aiLI'e ghiandole dell'economia: testicoli, ghian -dole lacr1mali, tiroide, pr ostata, mammelle, ovaje, ecc. Co lpi~cesopi'aluttoibt~m bini, m eno gli adulti ed i vecchi. Sintomatologia generale. - l. IN CU OAZIONE moHo.lunf{a,abilualmente da ve n l i .a veu tidue giorni, ma che può variare Ja ollo a ventb::ei giorni. Il periodo di inrubazione def:li OJ'ecchioni dura dunque in media tr e settimane; P. dunque più lun ~o eh quello di qualsiasi rebbr·e 81'utli va. Alla ti ne d1 tal periodo si possuno osservAre dei prodromi vaghi: generali: febbre, male:.sere, anoressia, vc•miti; e locali: angina, otalgia Questi prodromi sono incostan ti e per·ci6 !"enza grande valor e d•agnostico. Il. T UMEFAZIONE OEI.LA PAROTIOE. - A. Caratter i Jìsici. Serle. - Il gonfroJ·e occupa csatLamen te la regione preauricolare, che <·orri sponJe alla l oggia par oUdea, ,·aie a dire allo spazio analogo che separa l'apofisi mastoidea dalla bt'anca montante del mascella r e. Dalla r egione parolidea, il gonfiore che interessa talvolta il derma e l'epidermide, s'estende alle pa1·ti vicine . .4.spetw. - Da prima la tumeft1zioue par·ulidea pre~enlasi appiattita; più tardi essa diventa più pr ominente, diventa saliente con il punto ~ulm i nante risiedente nella porzione delle t'<'gioni pat'otidea e masselerina che corrif'ponde al lobulo dell'orecchio. La pelle con«erva. quasi sempr (', l'abituale colorito, segno questo capitale e che permette di escludere tosto la risipela. . Bi.lateralitd. - Gli or ecchioni sono sempre bilater·ali. Dimensioni. -Mollo variabili. Se ne possono disti n,guere tre gradi: l'Nella forma più l el!giera illumot·e è poco sviluppato: é una legg-era gonfiezza molle -che appena del'orma la fìsonomia. 2• ln un grado pii.t avanzato esso è pii.t sa· liedc. avvicinandosi per rorma e tensione ad una vera flussione, ma rim11n e ancora Clr"Coscr itto alle regioni sUindicate. 3• lo un terzo grado la tu meft~zione é m olt<> più ronsiderevole; essa ~i estende al di là delle t·egioni ~arotidea e sottornal-lcellar e, guadagna i lati del collo e ragfti un ~e anche la parte superi ore del petto. La tlsonomia è completamente deformata mentre la par te inferiore del viso ed il collo ;;ono enormemente allargati. Que!';t' ultimo caso i• mol to raro. Palpaziof!.e. - Al tocco il lumo!'e da una sensazione di r esistenza un po' -ela~tica, o molle e pastosa, senza che il dito lasci traccia d'impressione. LA ,palpa:zione là quasi sempre doloro~a.
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B. Sintomi .fun~ionali. - Esiste quasi sempre dolor·e localt>, con tre punti d'elezione: t• a livello dell'articolazione tem ooro -mascellare; 2• al di sotto dell'apofisi mastoide; 3• a livello della ~hiandola sollomascellare. Questo dolot•e può c•Jmplir.ar.,i con un vero trisma riflesso; esso è sempre meno vivo nel bambino eh·· nell'adulto C. Evoluzione. - Gli or ecchioni da prima non colpi;.cono eire una par olidC', dopo in capo a ventiquattro o 'JUBrantotlo ore, vien colpito anche il Ialo opposto. L a tumefazione aumenta durante 5 o 6 ~ioi'Di, poscia, dopo un br eve per iodo stazionario, diminuisce rapidamente. La r isoluzione si fa generalmente senza crisi. Jll. T UMEPAZIONR DELLA GIIJANDOLA SOTTOMASCELLARE. - Sep-ue a!Jitualmen te la tumefazione parotidea. ma può esister sola in tempi d'epidemia. IV. T UMEPAZIONE D.,LLA SUBL!NGUALE. - A ccompagna u gualmeu le gli orecchioni parotidei, ma può e~istere sola. Sintomi bucco-faringei. - Sono spesso ridolLi al minimum. Tuttavia osservur-i talvolta ongina e stomalile, mentre é discusso lo sta to della secr ezione sali vale che secondo alcuni è normale, !-!econdo altt·i diminuita e secondo allri ancora, aumentala. Si11tomi oenerali. - Var iabili; vascolari, febbr e che non dura da ventiquattro a quarantotto or·e; rliyestioi, Anoressia, vomiti; neroosi, malessere insonnia, a~il.8'zione notturna, delirio, convulsioni, ecc. Tali sintomi !'OD(I spesso poco marcati. Eoolu;ione aenerale. Lncaliz::a:ioni ezlra-salioali. Complica.;ioni. - l. E.-oLOZIONE G~:NERALE. - Gli orecchioni durano ai.Jitualmente da ollo a dieci giorni; tale durata può essere allungata da ricadute Nella Etr ande maggioranza dei casi, le ~hiandole r itornano allor o volume normale senza lascrare nè gonlior e. n è indurimenlo, nè flegmassia !!OUocuUinea o ganglionare. La suppurazione e eccezionale. Il. LocALIZZAZIONI EXTR A- SALI VAI\1. - A. Genitali. - Eccezionale nel bambino, l'orchite s'osset'''a sopr alulto nei giovani e negli adulti ; è gener alm ente consecutiva all'ingorgo delle ghiandole salivari, ma può pr ecedere, cd in tempo di epidemia, costitui re anche la sola m anifestazione dell'inrezione urliena. Si manifesta fra il sesto e l'ottavo giorno con una brusca recrudescenza della febbre e con dei si ntomi generali che talvolta assumono una g rande gra vità (fenomeni di collasso, sintomi meningitici o tiflci). Nel pet•iodo di stato, l 'orchite é cara tterizzata da un vivo dolore, da tumeft~zione del testicolo, l'epididimo ed il cor•done r·estano abitualmente intatti , e da un versam en to più o meno abbondante nell'interno della vaginale. Cosi costi tuila, l' or chitc evolve piit o meno rapidamente ver so la ri soluzione che si produce verso l'otta vo gior·no ; essa non ò quasi mai complicata da suppurazrone né da i ndurimenlo, ma in un certo numero di casi finisce coo l'att•ofìa del testicolo. Se semplice, quest'atr ofia non deter mina alcun disturbo fisiologico; doppia è per conseguenza l ' impotenza virile. Taluno fece r ilevare qualche caso di prostatite da orecchioni. B. E.ctra-aenilali. - 1° I n qualche caso riscontrassi tumefuzione del cor·po tiroide. 2• Qualche autor e riscontrò tumefazione della gh iandola IAcrimale. 3' Quale complicazione eccezionale si riscontrò la pancreatile acuLa. Ili. CoMPLICANZE. - Loeali. - Venne di ~ia notata l a suppurtuione dell& parolide; rarisl'imemenle avvertesi la gangrena; frequenti i nvece l e adenopatie ceroieali che perdurano a luogo.
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2" R eBpiratorie. - La flussione può interessare il laringe, i bro nchi, i polmont, donde po!tsibile edema della IJlOttide, che può rendere n ec('ssaria la tracheotomia, edema polmonare, ecc. 3• Circolatorie. - Vennero descritte delle endo- por·tcardili da parotite; in qualche caso vennero osservati segni d' insufjicien~a del miocardio, ed in altri un vero reumatismo talvolta artralgico, tal' a ltra idrttrlrolico che eccezionalment.e flnl con la suppurazione. Tale pseudo-re umatismo inf~ttivo ass:omiglia al reumatis mo scarlallino!"O. 4• R<'nali. - Rari!l!'lime, non si associano che alle forme g ravi. Tt•atlasi m 1.811 casi di una nefr ite acuLR diffusa che si manifes ta con albummuria ed anassarca, ercozionAimenle con emaLuria; abitualmente guarisce. 5° Oif!estioi . - L' tm barazzo gaslro- inte<stinale è costante al princi!JiO Gli allrt accidenti dtgestivi (coliche, crisi di diarrea, congest•oni del ft>galo e de lla milza) sono ra r·e rd ellimere. 6• 1\'eroo.~e. - Osservansi soltnnto nelle fot'me g r'avi: delirio vio lento con allucinaziOni ; a.(flsia, mono ed emiplegie ; paralisi tar·tlivP di or·igine verosim ilmtmte n e vritica ; compltea~ioni degli organ i dei sensi : ocular i (clleralilt, lrJti, ed ema ddla t·etiua); auditivi; olite e-;terna e media, sordità labir·inLJca i ocurt~bile.
7o Cutanee e sottocutanee. - Erilema polimorfo, nodoso, papuloso, scarlaltiniforme; eùerni localizza~i multipli. Ta li flu ssioni debbo nsi collegar·e co11 le parotidt'e e ~es ticolari. Prognostteo. - Generalmente molto benig no, specialmente nei bambini. Ne~di adulti son da L11mere le complicazioni testiC'olari e le loro conseguenze. In taluno epidemie gli or ecchioni assumono una gravitA estremo, me son fatti ecc~:uonali. Ri~ogna ricor. lar~>i inoltre che gli o recchioni non reciJivano puulo: un primo attacco conferisee l'immuni tè. G. B.
C. - Bulla tuberoolo.l perltoneale. - (Centralbtatt f ur Bakter iotogie, Parastienkun•le und lnfektwnskrankheiten, vol. XXXIV, 11. 2~25, 190i ).
THO ENF.S
Dopo due anni di osser vazio ni, l'autore r i•:onobbe c he 10 su 2 l malati opera Li da K ilmmell (croè nel 48 p. 100) e 15 su 25 pazienti operati da Braun (nel60 p. 100) erano del lutto guor iti dalla tubercolosi perilonfl'ale e concbiude in opposizione a Bo r chgrevink, partigiano della cut'll conservativa, che anche in avvenire in tulli quei casi nei quali con la prolungata cura interna non si o~tien e alcun beneficio od un insignificante mi~lioremento, co nviene ricorr·e re all'operazione, primo che la prostrazione delle fo rze la r enda int~ttuabile. C. S. ABEL.- Bulla taberoololli delle ernie. -
(Centralblatt fii r Ba7cterioloaie , Parasitenkunde und ln.fel-•lionskranheiten, vol. XXXIV, n. 2i-25, 190i). In un uomo di 22 anni, senza precedenti ereditari, si riscontrò un'ernia ingui ·
nal~ obliqua destra s trozzata. All'operazione non s i rinvenne strozzamt>nto, ma
u n sacco erniar io molto s pesso e !!viluppato, che conteneva soltanto liquido tor · rido e giallognolo. Il per itoneo, le anse intestinali e l'amento erano fittamente coperti da piccoli noduli grigi. Dalla cavità del ventre uscirono ~re quarli di litro di liquido.' Ma
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poiché si riformò tosto ascite, 4 settimane dopo fu pure operata a sinistra una e r nia congenita con uscita di un litro e mezzo o due litri eh liquido. Fu asportalo il corrispondente testicolo. C. S.
Bulla taberooloal 4elaaooo erniario - (Centralblatt filr Bakterwlogie, Parasitenlcunde ttnd Jn.feldionskrankheiten, vol. XXXI V, nume!'i 24-~f>, 1 90~).
·LEWISOHN. -
L'autore riporta 4 casi di tubercolosi del sacco emiario, i primi tre dei quali furono sottoposti ad operazione. T utti era no complicati da perilonile tuberco· !osa. Questa dopo l'operazione dell'ernia guarl. Si trattò di due ragazzi di S anni e di un terzo di H an ni. Un qua rto paziente di 63 anui con tubercolosi del -sacco erniario, e tubercolosi peritoneale, non fu operato per altre g ravi ma· lattie. · C. S. CounMoNr.- Bloerohe radiosooplohe salle varlaslcnal 4l form& delllmlte degU euadaU plearlol. - (Lyon médical, n. 14, aprile 1904).
BARJON e
Gli AA., completando gli studi fluoroscopici sulle pleuriti fatti da Bergonie e Carriere, hanno ottenuto dei risuHali interessanti e de~omi di essere cooo·sciuti. Le var·iaz•oni di forma della linea opaca nel corso di un versamento pleurico presentano secondo Bergonié e Carrière tre aspetti diversi: convesso, concavo ed orizzontale. Barjon e Cour mont invece videro che normalmente la linea é obliqua in basso ed in den tro; che se talora questo limite non si vede cosi netto e preciso come io casi di poeumotorace o di polmonite lobare anche ciò é dovuto a dif~lli di tecnica radioscopica che non lasciano meLtere in evi· ùcnzfl IR delicata linea di demarcazione resa spesso di difficile osse1·vaziooe dai movimenti de l m~:tlato, e da quelli del cuore e del polmone. La mi.glior po· s izione du da1·e all' infermo durante l'esame è quella in piedi o a s edere. Allorl\ si otlt: rran no utili ragguagli ~mila quanti la del versamento, desunti d all'altezza delliqu1do, dalla sua forma e dal grado di deviazione del mediastino; sull~ sua mobilità ; ~ ulle variazioni di esso; e sul ristabilirsi più o meno completo era· pido delle funzioni polmonari Fondandosi sulle raàiogea/ìe falle gli AA. dividono nel modo seguente i versamenti pleurid : 1' versamenti leggeri (200-400 cc.) quelli in cui il liquido sta mollo al di solto delrilo del polmone, e la linea del versamento è orizzon· tale o leggermente concotva; 2• versamenti che giungo[!o quasi all'ilo (500-800 cc.) -con livello orizzontale all'interno ed obliquo in alto ed in fuori; 3° ver samenti ·che oltrepassano l'ilo {1000·2000 cc.) con superficie obliqua dall'alto in basso e dall'infuori all'indent!·o; 4° versamento abbondantissimo (2000·4000 cc.) con livello obliquo interno quasi vei'licale. Spess':> l'le si esamina l'infermo subito dopo la loracentes i non s i rlleva alcuna modificazione sul livello del liquido, perchè l'elasticità polmonare non viene ricuperata immediatamente; la differenza invece appare marcata dopo qualche ora o meg lio il giorno ~uccessivo. Con la radioscopia SI riconos,~ono .Je più lievi modiflcazioni, per cui r iesce agevole segui rt~ le diverse fasi del .riassorbìmeuto dell'essudato. Gn1x.
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RIVISTA DI NEVROPA'fOLOGIA W. H. STODDART. - Blntoml motori ne lla manta e nella melanooDl&. - · (The Lancet, marzo 190i). GiA da vari anni l'A. ha richiamato l'attP.nzione sull'esi stenza di paralisi e· rli rigidità nella melanconia. La ri).!idilà t> più fa cile a ri conoscersi, anzi nei casi legger i di mehmconia la paralisi può soltanto esl'ere ~upposla stante la lentezza dt!i movimenti del pazieute e ltt sua inabilita ad occupar si a qualsiasi cosa. Come conclusi11ne delle p r opr·ie osservazioni l' A. asserisce che la rigiditA e p1ù marcata nei muscoli del tronco e del collo e cho nelle estremitÀ va sce•nando man mano elle si proce·le Vf;Wl'O la perif..-ria. Così l'anca è più rigida del {rinocchio e questo lo é più del piede. Per questa c.peciale distribuzione egli propone il nome di r igidi tè prossima/e, m oppOSizione alla rigidità perije,.ica elle si osserva nej:{li emiple:;tici e che colpisce a mo' d'esempio l e dita e il polso più gr avemente del gomito e della spalla. Nel praticare osset·vazioni di tal ~enere bisogna non tener· conto della resistenza o dell'aiuto che il sogg etto può o ffrire al movimento, ed è inoltre da tener presente che la rigidità di una articolazione scompare, come avviene nella paralisi agitante, dopo 3 o 4 movimenti passivi, cosicché è impossibile di farne una dimostrazione in cla!"!"e. U gual mente la paralisi sarà ricercata là dove é più intensa, cinti nelle grandi articolazioni prossimali. I nvitando il paziente a sollevare verticalmente le bracciu sarà facile ~onslalarla alle spalle, e nei casi gravi il paziente non potrà alzare le braccia oltre il livello della spalla. ::)iccome lu r igidità affetta più i fl etlori che gli estensori e gli addullOI'i più che gli abdullori, la pos1zione generille del melanconico é di tless 1oue e adduzione, pur restando in piedi perché la rigidita delle anche rende incomoda la posi zione seduta. Se coe~i ste una certa agitazione questa si manifesta con movirneuti delle a1·ticolazioni distali cioé, dit.e, polso e collo del piede. Ciò non toglie che in casi le~~eri , nei quali il paziente può liberam ente sede:·si, non sia i·OSsibtle osservare un movimento a dondolo del tt·onco che é compiuto nelle ar ticolazioni delle anche. I movimenti dei maniaci mostrano invece tutto al contrario, compiendosi a prefe1·enza nelle grandi articolazioni prossimali. Nel dar la mano ad es. il man i aco alza e scuote tutto l'url o superiore, il melanconico invece muove appena il polso. I n cor1•elazione con quest e osset•vazioni nel campo patologico, ne tr·ovi11mo al tre nel campo fisiologi co. Se si adagia il braccio di un individuo normale in un a posizione indiffer ente sopr a la tavoletta dell'automatoscopio e poi si presenta uno stimolo spiacevoli', quale ad es. l'odore dtlll'assafetida, Rl vede che l'istrumento registra una lieve
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adduzioue. Se invece lo stimolo è piacevole, odore di rosa ad ~s. si constata una lieve abduzione. Non è pet•altro a credere che la distinzione sia cosi netta. Esistono C!>Si di manta e generalmente sono assai gravi, nei quali si osserva no movimenti delle &rticolazioni prossimali e distali. Pt·estando attenzione s i vedra tuttavia che in quelle sono più notevoli che in queste e non sarà difficile g iudicarli p~r veri casi d~ mania. Dalle surriferite osservazioni l'A. deduce unA possibile spiegazione del fenomeni morbosi, fondata sulla ipotesi del dott. H u~hlin!Zs Jackson che, cioé, i lenti movimenti prossimali delle grandi articolaziorti siano rappresentati in gr andi cellule, eJ i rapidi movimenti periferici delle piccole articolazioni lo siano in piccule cellule (della corteccia). Ora, come la geometria insegna, un cor po di piccolo volume ha, r elativamente, una s uperficie maggiore di quella rli un corpo di grO>iSO volume e ciò dicns i delle cellule nervose delle quali le grandi (rappresentanti nella cor teccia, i movimeuti prossimali) hanno relativamente una superlìcie minore delle piccole (rappre,;entanti i movimenti perHerici). Passando all'applicazione pratica di questo principio si vedra che se , per nisturbi nutritivi, si prorluca den tro la cellula una sostanza irritante, le cellule ~randi stenteranno a liberarsene più che le piccole, e per conseguenza si a vra la produzione di movimenti prossimali. Ugualmente, se la sostanza formantesi nel corpo cellulare sarà di natura ·paralizzante, il risultato sarà debolezza o paralisi dei movimenti prossimali. Lo s tesso ragiOna_m ento vale anche se la depressione é dovuta alla scarsezza di elementi nutritivi nel plasma pericellulare, giacché le grosse cellule s tenteranno più delle piccole ad assorbi rne una quantità sufficiente, sem pre a -cagione della differenza relativa di superficie, e pePciò si avrà debolezza o paralisi dei movimenti prossimali. Se invece pens iamo che una s ostan za irritante si contenga nel plasma pericellulare le piccole cellule ne a~sorbiranno di più e venendo irritate daranno luogo ad esagerazione dei movimenti periferici. Ed Pgualmente se la sostanza é paralizzante ne risentiranno maggiore e.ffetlo le cellule piccole e perciò si avra paralis i dei movimenti perife rici. Ricordando che di queste condizioni la prima (maggiore attività dei movimenti pt·osl'imali) si presenta negli stati maniaci; . la seconda (minore attività dei movimenti pro~>simall) si presenta nella m!tlinconi~:~, specie nelle hrme stuporo~e; ìa terza (maggiore attività per iferica) si presenta nei cat<i di melar:conia agitala e talvolta anche nella mania quasi sovra pposta alla tipica alli vita prossimale; la quarta (minore attivi la periferica) si incontra- seppure- molLo rarame nte, salvo c he non coesistano malattie dell'ence falo, l'A. viene alle segue nti conclusioni: 1° Nella mania vi è la formazione di un prodotto irritante dentro i neuroni cot·tieali (e tale ipotesi trova conferma nella frequenza delle allucinazioni nei maniaci ). 2° Nella melanconia vi è la formazione di un prodotto paralizzante dentro i neur-oni corticali. 3° Nella me la ncon:a agitata si htt la .coesistenza di un prodotto para· lizzaute dentro i neuroni corticali e di un prodotto Irritante nel plas ma per1· {'ellulare.
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4o In pochi calli di mania vi è la coesistenza di un prodotto ir·r·itante dentro te cellule e di un prodollo i r ritante nel plasma circ0stante. Se sr t ratt1 dr una nf'oformt~zione di citot.o:::siue o di deficientf' eliminazioue di sostanze noa•mttlmente presenti nell'organismo è rl1fficlle 11 dir e, é luttavrA da tener pt•esente che nella melanc.mia é già un'antica osservazione i l fallo che tutte le cellule hanno tendenze alla deficiente eliminazioue dei loro proolotli metabolici. Accellando come dimostr ato che la ma.linconia sia uua forma speciale d1 paralisi, é facile intendere come insorgano molti dei pilr comun: delir·i de1 rnelanconici. l nfaUi questi pazienti non si rendono conto della paralisi che li alll•gg!', !>olo compr endono di esser divenuti inabrli a fare cose che primA er·ono lor·o far1lr, e cominciano· ad indagare Ja qual m otivo l'iuabilità è stata prodotta. Se l'uttrllmiscono ad una malattia non v'è delir io e lratLasr di malincouia semplice, ll1K l'e il paziente è spir·itunlista, poti'& arrivar e alla conclusione di es,.er'B dannt~lo per qualcl1e dolillo v1~ramente commesso o imms:-rinato (per un senq•lh.:e pr ocesso di par amne!'ill), o di aver perduto la suu primitiva anima, ecc. In alta·i casi la ddbolezza nttir·a l'attenzione del paziente sopi·a un punto dHler ruinato, ed in L11l casi) uno al trrbuiré la debolezza de lle gambe ari es!lel' quef< te ~Ji vetro; un altro sllt•ibuirà la costipazione alla P"rmanente o.~truzione eli un trat to di intestin o, e così via. Se il pazrente è di natura !"OspellO!Ia pot rà attrrbuir e i disturbi da lui risentiti alla p~rsecuzione di alh•i, specralmente se coesistono allucinazioni o tllu~ioni, e st avranno essi di demenza paranoide (da non con fondea·e con la paranoia vere). Ugualmente possiamo pen!'lare che i delir i del maniaco derivino dal fallo ch€tiVvertendo egh una mnggiore attività, sia portato a credel'e dr essea·e potente non solo ll'licamente ma anche intellettualmente. socialmente, ecc. L. F.
L 'eplle•ala è 1U1& nevrosi? mental Disea.-;e, mar·zo 190i).
A. SrARR. -
(T/te Journal
or neroou., and
L'idea che l'eprlessia ~ia da ritenersi un'affezione organica non é nuova; m olti ueuropstologi da tempo a·accolgo no osservazioni J.>er rlimostrare quHsla ,·errtò. Or·a l'A. porta allA soluzione del problema un note,·olissimo contributo {li 2000 osservllzioni per·Honalr. E g li in lJUt'Slo stuJio comincia a neA"t~ re l'esi~leuza di una delimitazione nella fra l'epilessia jAcksoniaLJll e quello wiupalrca. Questa, che Come l'allr•a é senwr e preceJula da un'aur11, 110 difli.wisre per· l~t ~ener·al iz.,.azione dolle convulsioni e per la per·Jita della cosciem:a. Mo il primo ftln omeno non può costituir e una differenz!l es,.enziale, poiché pare legato alla FITavitA e t•apidità di ditl'usione dell'irl'itazione ence falica ed allo shock consecu tivo, rl la perdita di coscienza si può os~er·vare anche uell'epile,osia jacksoniana quando e~sa è mollo g r ave ed e!"lesa. Poiché dunque rt•a qu~sle due forme d'epilessia si possono seguir·e tuHi i gradi in t ermt~rtl, ed è fuor di dubbio che quella jacksoniana é d'origine organica, ra~ionevole ammoLlt>re che sia lo stesso di rruella idiopatica. Lo studio delle 2000 osservazioni dello Star r conferma ed avvalora qu••!'tn ipote..i. Egli si persuase che l'epilessia idiopatica può esser man1fcstazio11e di
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lesioni organiche dipendenti Ja cattiva confor·mazione dell'encefalo, infatti vide 132 epilettici con seg-ni evidenti di malformazione cranica, e su 400 individui· che presentavano anomalie encefaliche ne ritrovò 156 soffereoti di epilessia. I n 700 casi eg li cons tatò un'eredità morbosa: epilessia (136 casi); alcoolismo· (120 casi); affezioni nervose orjlaniche (118 casi); reumatis mo (108 casi); Lubercolo~ i (76 casi) ; associazioni morbose (143 casi).
I traumati!:'mi del cranio sono s pesso s eguiti da e pilessia come Io dimtlstra la statistica della guerr·a Franco-Prussiana, e SOllO le emorragie, le distruzioni di tessuti. le -ciratrici cause più fref)uenli di epilessia. L'epilessia consecutiva ad un'insolazione ~~ certo di natura organica, e ss endo dovuta arl emorrag ie capillari, e del parr quella òei vecchi che proviene da endoa•·terite e da ateromasia cerebrale, come quella post-infellivt~ attr·ibuibile a :sclerosi da prodotti tossici. · Non é ancora be n determinato il valore patogenico della dentizione. della sifilide, della menopausa, dello strapazzo, della paura, ecc. sulla produzione dell'epilessia, perciò su questo punto non si può asserire nulla di preciso. Dal lavoro dello Starr ris ulta evidente che l'attacco epilettico non é cha un sin lo ma il qriale si manifesta in cervelli in cui il rneccanisrno d' inibizione normale è turbato da una lesione organica. GRIX. G. VER.GER. - Bagglo di ol&ISlfloazlone dl alcune nevralgie faoo1all con lnlezlonl di oooalna (< tn looo dolente ». - (Reoue de médecine, g ennAiofAbbraio l!JU~).
Da Trouss eau in poi tutti gli autori dividono le ne vralgie facciali in beni ~ ne e g:·avi, mentre anatomicamente disting uonsi le n evralgie da causa periferica· e da caus~ cenlrale, essendo le nevralg ie gravi, ribelli ordinariamente dipendenti da causa centrale. l n pratica la clat:sificazione di tali nevr·al~tie é spesso di!Iicilissima e c iò· indipendentemente dai dali clinici sull'intensila e sulla durata. L'autore pe rtanto, volle applicard alle nevralg ie facciali il processo indicato da Pill'es per le ne vralg ie in generale, che consiste in un'iniezione di cocaina al 2 p. 10:> in /oco dolente. Le nevral~ic che calmans i con Lal processo sono dipendenti da causa lerminale, quelle che non si calmano punto sono di origine ce nll'ale ; sonveue da ultimo di quelle che con tale iniezione scompaiono completamente; queste costituiscono allora una I0[10algia facciale sine materia d'ordine is terico o nevr•as tenico. L'autor e basandosi s u ventilre os~ervazioni ne lle quali pra ticò tali iniezio ni e riasl!umendo i caratteri soggellivi del dolore, le cause di provocazion e delle crisi parossisticha ed i sintomi obbiellivi, giunge a d i;;olare due lipi distinti di nevralgie di origine pcr1fcrica o di orig ine centrale. Dal lato curativo conc lude che n ei casi di orig ino perif~rica cosi ricono~ciuti, bisog na accontentarsi di interventi loca li, mentre in cas i di or·ig ine cen: Lrale sarà da prererirsi una cura medica, sopra tutto la oppiacea progressi vamente intensiva. La chirurg ia del trigemino , s pesso pericolosa e danoosa ,. rappt·e!>enteré. l'ultima risorsa delle nevralg ie a ssolulamente ribelli. G. B.
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RIVISTA CHIRURGICA PtANF.SE. -
Efl'ettllmmecUatl e lont&Dl della •pleneotomta - ( ~ocietà ita-
liana di palolovia, :!• riunione, ottc.ùre 1003). Fra le numero:<issime ricerche sperimentali praticate sulle cavie spleneclo· mizzatu, s pigoliamo i t•isullati piit importanti per le applicazioni alla patologia umana. La splenertomia in nessun periodo di tempo iutl.uce modificaz.ioui noi numero, nella formo, uel volume, uell'elasticita, nella consistenza, nell'isolonia e nella reazione ct·omaUca degli et·il rociti; nel uumero e nella fot·ma delle piastrine i nella r icchezza d<.'ll'emoglobina i appor la però sensibilissime modifìca· zion i nel numero e nel percenlo delle varie specie di le ucociti. Dopo la spleuectomia il numero dei leucnciti aumeuta sensibilm..nle e g i'IHhllam1:nte dal 1° nl ~· mese, diminuisce in s eg1Jito, per r itornare not·male verso il 6• mese. Dopo la splenectomia la r e;;istenza delle cavie contro l'invasione blastomiceli..:o di m inuisce poco, ma sensibilmente contro le iu fezion i comuni. Nell'un caso come nell'a ltro la resi;;tenza diminui:;ce in rag io ne diretta del tempo trast·orso dall'operazione. La s plenectomia non h~t influenza alcuna, nè favorevole né sfavore,·ole, sulla r apidii.S della formazione del callo delle fratture a settiche, e sulla solt,Jita di esso, quando siasi rormato. l-la però influenza manafesta sul modo ùi msorger e e di decor rere e sulla àurata d1 ciascuno dei periodi ne• quali può Psser diviso tutto il lavoro di r iparazione della frattura e ch" conduce a lla col!lituzione del callo definitivo. L'A. osservò che nelle cavie la splenectomia de i due genitori conduce una dimiuuzione ùel peso c della lunghezza del corpo dei neouali, la quale diventa ~empre più accentuaw di generazione in generazione. La spleneclomia del solo maschio ha un'influenza lie vissima, quella della sola femm ina non ne esercita 11lcuna. L'appetito sessua le aumenta notevolmente nelle ca vte splenectomizzate. Pare pe1·6 r he per l'asportazio ne di ques to organo la virilità del masrhio c la fecondità della fem111ina s i esaut•iscono prima. Gatx. ;\l. 0\\'I!:NS. 1()03).
Delle trattare delle vertebre. - ( A n nals oJ Sur{Jer y , dicembre
L'auto re passata in r ivista la letteratura esistente s ull'a rl!omento ed i fatti l<perimcntali t·isconlrati s ugli animali e sul cadavere, ue ded uce una serie di conclusioni s ul modo di cut·are tali traumalismi. E del parere che se i sintomi clinici indicano una lesione grave della midolla, un inte r vento immediato rapJiresenti lu sola speranza di sal vezzo. L'estensione non sarebbe indicatn che nei casi nei quali i disturbi spinali sono nulli o poco marcati, quali paresi parziale A disturbi sensilivi circoscritti. 40 -
Glornalt llledlco.
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RIVISTA OHIRURGICA
Nella luss azione cervicale senza frattura , la semplice riduzione ha dali spesso ris ulLali sod.iisfacen ti; la s utura degli archi cer vicali con filo d 'argento, permette di evitare la ricaduta. La grande mortalita che r.onsegue ai traumatismi della midolla cervicale sembra giustifir.are l'intervento chirurgico; tuttavia puussi ritenere che l'ane stesia può riuscire funesta quando è elevata la sede d_e lla lesione, e quando esistono dei distur bi circolatori accentuati. La laminectomia é super·iore alla semplice riduzione, non a vendo quest'ultima alcun effetto sui frammenti isolati f! potendo anche provocar e la morte. De vesi d'a ltronde l"ispetlare il periostio perchè mantengasi per l'avvenire la regolarità del canale. Il valor e dei risultati è legato a lla precocità dell'intervento, all'asportazione dei frammenti che minacciano l'integi'Ìtà del midollo, alla riduzione all'aper to eù al mantenimento della stessa, quando la cosa fu possibile, co n sutur e di fili d'argento; da ultimo alla consecutiva immobilizzazione per un tempo sufficiente. G. B. BAB!NSKI e BorSSEAU.- Dell'tnoontlnensa d'orina cuartta COD la puntura
lombare. - (Acles cle la Société mhJicale des 1-lòpitau:c, aprile 190i).
Gli autori narrano di quattro casi d'incontinenza d'orina, dei quali uno di incontinenza essenziale notturna, il secondo d'incontinenza per par·a!isi dello sfintere vescicale e gli altri due affetti da paraplegia spasmodica d~tanle do quasi due anni con incontinenza notturna e d iurna, curali con la puntura lombare e guariti tutti compleLamente. Il liquido estratto fu in media di quindici centimetl'i cubici e le punture lombari praticate, furono due in au~ casi cd una soltanto negli altri due. Senza poter·si spiegare il modo di agire, in simili cas i, della rachicentesi sull'incontinenza, ~li autori sono del pare re che data specialmente l'a ssoluta innocuità del processo, questo possa costituire un eccellente mezzo di cura di un'affezione tanto disgustosa, e che in ogni modo siano del massimo iuteresst> ulteriori ricer·cbe in ques to s enso. G. B. Ematoma da lacerazione dell'arteria eplgutrtoa infe riore slDlstratnsegultoaunsalto.-(Denlscltemilili.ir. L:citsch., Hefl 2, 1904).
HoFFMANN. -
Un soLtufficiale, a vendo eseguilo un salto in modo da gravitare co l peso del co rpo s ul tallone sinistro, avvertì alla regione ing uinale dello stesso lato un dolore s ubitaneo, il quale dopo alcuni minuti fu seguito da lla compar sa di una piccola tume fazi one. L'anamnesi escludeva qualsiasi malattia venerea. Il tumore esteso dalla metà dell'arcata di Poupart fino al contorno ester no dell'anello inguinale inferiore, di forma ovale, della grandezza di . u n uo·.'o di gallina, duro. non molto mobile, a cute non aderente e integra, cloleute alla palpazione, durante la tosse e gli s forzi espiratorii non aumentava di volume ni! urtava contro il dito esplorato re, introdotto nell'anello inguinale esterno. La temperatura del corpo era nor·male, l'alvo regolare con e miss ioni frequenti di g as. Dopo due g iorni la temperatura mattutina era salita a 37•0 e il tumore, in cui s'era manifestata la flutt~azione, fu inciso e svuotato del s uo contenuto
RIVISTA CHIBURGIOA
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consistente in pus fluido. Dalla parete iofedo•·e del cavo a sccssualt> eme rgeva per circa 5 mm. il cal'o centrale dell'arteria epif(aslrica, quello periferico e1·a visib1le a livello della pa•·ete opposta; ambedue, coutenenti coa guli bittnchirci, furono allacciati. Il focolaio suppurativo non guari che dopo t1·e mesi e mezzo. L'origine di un ema toma d a un t r auma indi r etto, s c l'ive l'A., ò s ingola r e e molto rara. La d•agnosi d1 en)aloma fu s t.sbilita ab inilio perchc~, dali i sintomi s uddescrilli, e ra ovvio C'iCiuder·e l'ernitt Jnguinale, i vari tumori e il bubbone 8uppurato ; ma, nel terzo giomo, la cc•mparsa della llultuazJnue e l'elovazioue termica, non dipendt.m te da altra causa a pprezzabile o!Je la suppura zione, do,e vano indurre n el sospetto di un ascesso. Degno di 11nlt~ c'! Il fenomeno della suppurazione complola dt>ll'emntoma, avv .. nuta in un co"i b r eve periodo di t e m po. P . L. DolL Vut.LJEr, lc hero rlocenle di c hii'Urf(ia in L osanna. -Sopra la. permea·
bUltà del ooDdotto deferente rtouolto dopo la an.toae o la r...sloDe . - (Zentral!Jiat t fti r Chirurrtie, n. 2. anno 190-i-). L'a utor·e fa menzione de~li s ludi fatti da Parlavecchio, Ila Scaduto, da Roux a propos i L{) della ve rmeabll•tù del cauale deferente dopo la resezione ed a!'lserisce che la I'isoluzione di rotaie questione, importante ~op•·atullo dol punto di vi'< l.a pratico , uou !:li é nnor·a ollenuta. F.gli hn riprese ed ampliate le e s perienze r elaltvc a que8to &I'gomcn lo, valendosi specialmente di cani, 11 c ui condotto !<pt:r matico ha par eti discretamente spesse e rassomiglianti a quelle del condo tto sper ma tico umano . Ha fallo uso, nei suo1 e .• per •menti, di tìl di ~eta e di a ghi da !'Utura finis simi ed ha avuto l'accol'lezza di inte1·essare, nella sutura del d olio ùefer enle, inci«o o resPcato, s o ltanto la tonaca mu!'colare, s e nza entrare in cavilli. U ccisi gli animali di prova dopo sei mes1 dal giorno dell'o perazione e tol t i i funicl')li dc·l !le me, fpce e saminare al micr oscopiO i pezzi d i que11ti funicoli dAl pro!'e!=:«ore di anAL•>mia all'Univer!'ilà di Los11r1nA do ttor Ro ud, il rtuate po tè rii"''R re oll•·,., allo ro1nple1a ('l'l'nwabililu, anc he la Sll'Ullura epiteli8le normale nei punti corr•:->po11oiP11li alla sez.1011e. Il d o llor Vulllet aggiunge, che il dottor Moh l'len, a ssistente nella clinico chi· rurgica di Losau na, a vendo tagliato e r·icucilo con sutura ambedue i canali ~permAtici di due -giovani ceni, trovò spe1·m a tozoi vivi nel liqutdo secrelo d al testicolo. L'autore conclude dice11do c h e, do po i suoi esperimenti, s i può oggicJl con~icleral'e s icura la pern•eabclità del condotto defer ente, ~ottoposto a s inte~ i chirurg tca. FUNAIOLI.
La our& 4tlle frattllJ'e dell'e1tremltà Inferiore del femore aeooD4o 11 metodo dl 8ARu~;N H EUER.- (Zenlralblaltfii.r Chiru rgie, n . 11 , anno 190~). L'autore a ccenna ai buoni r i!lultati, da lui ottenuti col metodo dell'eslensione nella terapia delle frallure s opra-condiliche Jell'omero: incora ggiato da tali r isult!lli, ap.,Jica da var1 anni gli s tessi priocipii di· terapra chir u r gica alle fratture della coscia. spcctalmente a quelle dell'est•·e milil mfer iore del femore.
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RIVISTA CRtRURGIOA
Si intrattiene a questo proposito a parlare della forma ordinaria di spostamento del focolaio di frattura nelle lesioni sopra-condiliche femorali: il frammento superiore, soggetto principalmente all'influenza (dei muscoli adduttori. s i sposta verso il lato interno della coscia ed un poco anche all'innanzi ; il frammento inferiore, subendo l'azione della potente musculatura del polpaccio, devia all'indietro e ruota all'esterno. Quindi i due frammenti si accavallano l'uno sopra l'altro e l'accor ciamento dell'arto offeso è la risultante dello spostamento del pezzo osseo inferiore e della r eazione muscolare del braccio osseo superiore. L'autor·e dice che già Kooig in Germania aveva insistito sull9. grande difficoltà di riduzione e di contenzione di queste lesioni ossee e che, guidato dalle proprie osservazioni, Ko nig era venuto alla conclusione che nelle fratture dell'es tremità inferiore del femore era impossibile di ottenere una guarigio ne libera da dift!tti, una guar igione cioè senza accorciamento. Bardenheuer ottiene nella cura delle fratture ~"Opra -condiliche femorali per lo più guarigioni complete, ispirandosi ai segtJenti criteri' : A) uso dell'apparecchio es teusivo per 5-6 sellirnane in media. B) Uso di pesi di un valore non inferiore ai 20-25 kg. negli uomini muscolosi, di 15-20 kg. nelle donne ed un po· meno nei ragazzi. Tale uso è assolutamente necessario secondo l'auto1·e per oppo.rsi in modo completo all'accorciamento dell'arto e costituisce tutto il segreto del nuovo trattamento curativo. C) Applicaziond di una stecca posteriore e di stecche laterali per evitare gli spostamenti all'indietro e nel senso della lateralità. Riguardo al r esultato funzionale, l'autore r icorda che in vari soggetti giovani, fratturati alla coscia, a cui potè applicare il tnelodo di cura esposto, notò dopo 5 settimHne di cura un callo compatto ed in tutti ebbe guarigione perfetla senza accorciamento dopo 10 settimane, dimodochè essi furono dimess1 dallo spedale in condizione da essere idonei a qualunque lavoro. FUNAIOLI.
BbultaU della oura asetttoa delle ferite. - (Centralblatt .fur Baktcriologie, Parasilenkunde und ln.fekcion skranlcheiten, yol. XXX I V, n. 24·2=>, 190~).
NEuDER. -
Neuber dichiara che il trattamento asettico delle ferile non deve cons iderarsi come un frutto della batteriologia applicata al sangue da Koc h . Egli dimostra sulla guida dei suoi numerosi propri lavori, come la tecnica delle operazioni asettiche già, prima di quel tempo, fosse fondala s ulle ricerche cliniche. Riferisce i buoni risultati, che egli raggiuns e tino dal 1884 s u 85 casi con processo da lui usato, e r iporta pure una nuova serie recente di 85 casi, nei quali per la perfezionata tecnica i r isullati sono anche migliori. C . S. sperimentale sull& medloatur& antlsettloa. - <Centralblatt fur Bakteriulogie, Parasitenlrunde und I.nfektionskrankheiten, vol. XXXI V, n. 24-25, 190}).
NoBTZEL. -Studio
Nell'ospeda le municipale di Francoforte sul Meno, nelle numerose operazioni eseguite sulle ossa, si fa uso per medicatura di una spugna imbevuta di liquido antisettico. Sopra di essa si applicano i rimanenti muteriali da medi-
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RIVISTA CHIRURGICA
cazione con la relativa f~tsciatura. Il processo è fondalo sul fatlo che una medicalura umida agisce meglio a ssorbendo col suo drenaggio capillare, che una mecticatura a sciutta. Le ricerchP. di Noetzel su tale proposito hanno dimostrato che tanto una medicatura asciutta, quanto una umida sono in grado di assorbire i bacilli carbonchiosi virulenti posti sopra una ferita muscolare di un coniglio, di modo che l'animale non si ammala. La medica tura umida però !!piega un'azione capillare maggiore, perché i bacilli assorbiti dalla fer ila salgono sino a~rli strati supremi della medicatura, mentre nell'asciutta rimangono negli strati inferiori. Nei materiali bagnali col sublimato, tanto i bacilli carbonchiosi, quanto i batteri penetrati nelle ferite dalle parti vicine della cute rimangono sterili.
c. s. LE FuR. -
l prost&Uol lfloV&DL -
(Progrès médical, 7 maggio 1904).
O~gi giorno si tende nuovamente ad acéeLtare l'opinione di Mercier ed a considerare H prostatismo, cioé il complesso sintomatico che si osserva nella ipertrofia della prostata, come conseg'uenza dello· s tato locale della prostata stessa, contrariamente alle idee del Civiale che riteneva trattar~i di affezione diffusa a tutto l'apparecchio urinario, con localizzazione preferita nella vescica, causa di impotenza vescicale primitiva. l successi recenti delle prostateclomie totali hanno dimostrato che la soppressione dell'oslacolo fa scomparire tutti i disturbi, perfino delle ritenzioni complete antiche. Il prostalismo risulta da lesioni prostatiche ancora poco note e non s i ris contra ordinariamente prima dei 60 anni, é una malattia dei-jvecchi: tuttavia lalvolta si manifesta in persone di 50, 40 anni, ed anche meno. É a questi ultimi malati che si dà il nome di proslatici giooani. Come spiegare quest'apparizione precoce degli accidenti del prostatismo 7 L'A. sostiene che l'ipertrotla della prostata non è che lo stadio finale a cui giunge la prostatite cronica decorrente ver·so il mattimum delle sue lesioni, le quali dapprima intraglandolari, divengono poi periglandolari ed ioterstiziali: l'età non intervie ne che co me fattor·e il I{Uale permette alle alterazioni della gian· dola di prodursi, svii upparsi e stabilirsi in modo definitivo e spesso incurabile: il per iodo di lalenza che precede l'evoluzione del prostalismo é assai variabile, é relativamente corto nei pro>otatici giovani, mentre, come si é detto, dura più a lun go nella massima pa1·te dei casi. Questa opinione della natura infiammatoria dell'iper·trofla prostalica non 6 nuova, essendo stata ~Zià sostenuta da altri (Griffiths, Eraud, ecc.), ma ha incontrato l'abbiezione che in molli prostalici manca completamente negli ante· cedenti la blenor-ragia. L'A. però crede che non si debba restdngere i! concetto patogenico suespresso col far derivare la ipet•trofia prostalica unicame nte dalla prostatite blenorragica, ritiene invece che essa possa succedere a qualsiasi flogosi della ghiandola. Ora noi sappiamo che, oltre le posl-bleoorragicbe, esistono certamente delle prostalili, dovute ad una affezione generale, a una malattia infettiva o intestinale, specie la enterocolite muco-membranosa ; in tutti questi casi si tratta di prostaliti da infezione, settiche. Ma l'A. va piu !ung i ed ammette che l'rpertrofia possa seguire a disturbi di secrezione (ipo o ipersecreziono glandolare) o escr ezione prostatica (ritenzione), indipendenti da elemeati infettivi, c he egli chiama prostaliti asettiche o di ordine ftsiolo-
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RIVISTA CHIRURGICA
(lico : sono asettiche perchè il liquiJo prostatico non contiene germi ; sono oli
ordine fisiologico perchè succedono quasi sempre ad abusi sessuali od anche talora ad esagerata continenza. Ed in appoggio di tali s ue vedute cita la po~ :>Jbilità delle s uppurazioni ed ut·etriti asettiche. Queste prostalili pos~ono e"sere primitivamente o secondariamente asetlictle a seconda che non inte,•vennero o)ppur si nel decorso dell'affezione germi infettivi, che poi nel SAcondo ca!:'o ad un dalo momento scom j)arvero. L'esponente clinico deliA prostatiti a settiche è la proslatorrea a settica, mentre nelle infetti ve è settica : tale pro;;tatorrea esprime lo stato di irritazione ed infiammazione del la glandola, in ispede dell'epitelio, percu\ è facile comprendere come la flogosi da questo si diffonda Al connettivo ecl 11llo s lroma g landolar·e, d'onde l'ipe••lrofla a !:'cadenza più o meru• lun~a per effetto della sistematinazione delle lesioni della pro,.tata. L'A. é anzi d'avviso che sono sopratuLto le prostatiti croniche asettiche c he provocano l'i· per trofia tolttle, in massa, mcntr·e le infettive dànno piuttosto l'ipertrofia parZiale, segmentaria. Cio posto, s i capisce comA i prostatici giovani s iano quelli elle hanno percor so rapidamente le varie fasi della prostalite cronica che portano all'ipertrofla, decorso affl·ettato dagli err·ot·i di igiene e di regime (eccessi di coito, di tavola, ecc.); si può ritene r·e, che ogni malato di prostatite cronica s ia un J.n·ostatico g iovane in potenza, bastando una causa accider.tale per i!IOanifeslat·s i del proslatismo. L' A. ripocta le osservazion i personali, (' richiama l'attenzioné sui rapporti del sistema nervoso coll'affezione prostatica, tanto che alcune volte i pr ostatici giovani sono scambiati per neut·astenici chf:l non vuotano bene la loro ve~cica: certo molti di essi sono neurastanici, ma in ~enere la nAurastenia é secondaria all'affezione locale, la quale é causa della r itenzione vescicale, tanto è vero che basta c urare e guaril'e la prostalite per vedere sparire ogni residuo d' urina in vescica. Esistono poi anche dei riflessi fra pro!>lata ed organi vicini (testicolo, ano e retto) , che hanno influenza sulla funzione della vescica,sape ndosi per esempio l'aziond inibitrice che esercitA sulla minzione il massaggio, un traumatismo della prostata, od una s ua congestione, come p ure ogni lesione anale o r etlale; tale deve essere il meccanismo del la rit&nzione in giovani prostatici che non hanno la prostata Ftrossa, un fenomeno cioè di inibizione per un fatto cong-estizio delln glandola. Non conviene intlne dimenticare gli s tretti rapporti che passano fra inte!'-tino e prostata, poiché il trattamento dell' affezione intes tinale, specie dell'entero-colite, migliora talvolta i sintomi del prostatismo. Importante è la cura per·ché il pl'ostatismo nei giovani, quando è ne l s110 primo periodo, può e ssere arrestato nella s ua evoluzione, od almeno s i può far .:essare per lungo tempo ogni sintomo morboso. Dato la teor 1a patogenica esposta, il vero trattamento é il preventivo, quello cioé delle lesioni gla ndolat·i della prostatite cronica, che a lungo andare por·tano al prostalismu: é quindi indispensabile ricorrere s is tematicamente alle alte dilatazioni dell'ure lra con o senza instil!azioni, al massaggio della prostala, in tutti i casi di uretrite posteriore, poichè si pll6 essere certi che vi é prostatite ; non basta ave r ottenuto la sterilizzazione dell'uretra coi lavaggi, questi non sono che il tratta· mento preparatorio alle alt1·e cure ora accennate, e si debbono sospeoclere quando é scomparso ogni germe. Potra tuttavia usarsi il lavaggio associalo allA dilatazione cogli s trumenli di Kollmann e di Franck. Le alte dilatazioni
RIVISTA DI OTO-RlNO-LARIXGOIATltiA
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uretrali pos sono aLLenarsi sia rolle Beniquè (fino al 60 ed anche al di là) as sociandovi subito dopo un'ìns tillazioae, ~ia colla dilatazione elettt•olitica dì Oesno~. si può usare a nche il massagg io sulle Beniqué della prostata merliaote la pa!pazione reUale. Ottenuta la guarigione. è necessario sorve~liare il pros tatico giovane perché è mollo soggetto a con~estioni della prostata: si dovrà assicurare l'evacuazil)ne glandolare, raccomandare coito moderato ed, occorrendo> qualche massaggio od eletbrizzazionc. Sarà solo q uaudo l'esame is tologico e bacte riologico del succo prostatico o Jelle urine raccolte dopo il massag~io della prostata, mostrerà che la secrezione è ritornata alla sua composizione normale, che si potrà considerare la cura fìn ita ed il malato g uarilo. U. R.
L& puntura lombare nelle malattie dell'oreoohlo. l 'A.cadémie d e M éd., 23 dicembre 1903).
BABlNS Kt. -
(C. U. de
Ques ta operazione semplice ed iooffensiva fu dal Babinskt più volte usata contro dive t·si sintomi molesti delle atTez1oni auriculal'i. Dei tre sintomi essenziali: la vertigine, il ronzio e la sm·dità, il primo ricava indubbiamente mag~ìori vantaggi dalla racl!"ioceotesi. Su 32 ammalati affelli da vertigine ouriculare, 21 ricavarono un vantaggi() evidente e uotevole ùall"aUo oper ativo. In alcuni nei qua li la vertigine era antica H s i era mos tr·ata ribelle a qualunque trattamento, bastò una sola puntura per produrre la guarigione. Il r onzio ò più ribelle alla cura ; su 3-i casi solo 20 g uarirono o migliora-r-ono. Questo risu !Lato è molto soddisfacente pe•·chè si sa quanto sia scarsa l'elli cacia Jegli altri mezzi curali vi. La rachiocentes i riesce utile solo nella settima parte dei casi di sor dità, tal orA però il risu!Lato è sorprendente come si verificò in due casi esposti dall'autore. . In base a ques ti ris ultati il Bobinski ritiene che quest'ope1·azione deve tentarsi in tutti i malati d'affezioni auricolari che non ticavarono vantaggio dalla cura locale. · GRJX. :\l ouNrER. - l 41aturbt vooall e rlfle••i dovuti all'lpertrofla 4ell'ugola. -
(Reoue hebd. de laryng. otol. et de r hin, li novembre 1003).
l disturbi vocali dovuti all'ipertrotla dell' UfZOia sono puramente meccanici per l'ostacolo al funzionamento del velo palatino, i dis tu1·bi rifles~i sono dovuti all'irritazione del pneumogaslrico. Un' ugola grossa e larga alla sua base, imp~dendo i t•apidi movimenti del velo, provoca una rapida fatica nell' emissione delle note acute nei cantanti ~
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RIVISTA DI OCULISTICA
questi inollre si lagn!lno di una sensazione di bruciore e di irritazione specialmele alla faccia posteriore del velo_ Un ugola normale come grandezza ma mollo lunga dà quasi esclusivamente una tosse secca al contatto della base della lingua e dell'epiglottide. Lo stesso avvienE\ quando un papilloma si sviluppa all'estremità dell' ugola prolun#;!and() fJuesL'ultima in proporzioni talora considerevoli_ L'ugola lunga può anche provocare accessi di soffocazione ad intervalli molto irregolari durante il sonnoL'ugola normale come grandezza, ma ricurva alla punta in modo da toccare colla sua eslremila permanentemente uuo dei pilastr i posteriori, dà luo::ro a nausee frequenti, a vomiti insorgenti senza causa appt·ezzabile, durante unA conversazione od il pasto. La cut·a di queste differenti forme d'iportrofla dev'essere puramente chirurgica. Umca controindicazione l'albuminut•ia, che può essere causa di ederna dell'ugola e dci pilastr·i. L'A. preconizza gli strumenti taglienti per i papillomi dell'ugola o per lH sezione del terzo inferiore di quest'organo_ Le forbici lasciano dopo l'ope razione un gemizio sanguigno mollo spiacevole. L'ansa calda a tìlo d'acciaio d un processo eccellente e rapido. Mounier insiste sul fatto che l'ugola non ha alcuna funzione nel canto •· nella deglutizione e non ha mai notalo alcun disturbo fisiologico dopo la sua sPzione. G. O.
RIVlSTA DI OCULISrriCA F. TERRrov, V. MoRAN.- L& 4tagDosl4el tumorl orbltarU. - (Reoae de Chir urgie, novembre 1 90:~). La diagnosi di tumore orbitario si ba;oa sopratutlo sullo spostamento o !"ILi dis turbi di motilità del g lobo oculare che appaiono sppena il contenuto e r bilario subisce una qualsiM1i modificazione. Un'esoflalmia unilaterale, sopra.tulln se il suo sviluppo è lento e prO!-!"res sivo, deve far penMre all'e~istenza di un tumore orhitario. Soltanto delle lesioni infiammatorie croniche sviluppale si a spese del <~ontenuto ot•bitario potranno essere una causa d'errore di diagno;:i. Le le.~ioni st!ililiche dell'orbita, che, di natura molto varia, sono in gene rai<' doloro!ie, 'almeno alla pressione sulla re~ione malata, e cedono ad una curo specifica applicalt~ metodicamente e per lungo tempoLa tubercolosi ossea d ell'orbita ha un'evoluzione rapida, e l'esame del pus caseoso, che non tarda a scolare, et! occorrendo, la sua inoculazione sulle cavie, permetteranno una diagnosi precisa. L'actinomicosi orbitaria è una ra rità che si può dia~nosticare sollanlo c o n l'esamB microscopico del pus. Talune sin u.~ili a decot·so cr onico possono produrr·e t'SOftalmo e disturbi di motllil& det globo oculare per progr~ssiva spinta della parete sinusianl\ nella cavità dell'orbita; la confu~ione con un neoplasma ~ rbitale è allora faci l.•.
RIVISTA Dl OOULJSTIOA
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Eliminate le l esioni infiammator ie e le sinusiune, resta a detpr·minare la natura del tumore. Taluoi tumori ciR(ÌCI !'Ono racilmonte diagnosticabili jZr azie alla loro flut-tuazione ed alla puntura espl01·atrice con la s1ringa del Pravatz; altrettanto dicasi èei tumori vascolar i c-he si r iconoscono al loro carattere pulsatile ed alla loro riducibililit. Non bisoj:{na tuttavia dimuntic~~re che tnluni ~arcomi po!>sono 6$s~re uguAlmente nnimt~ ti dt~ mov1menti pulsatili, l tumori del neroo ottico dànno luogo ad una esortalmia oslilt>, non riducibile, accompagnata rap1dis"imamente da una notevole diminuzione della vi~<ta. l aarcomi delf<o pareti ossee dell'orbita acquistano rapidamente un volume considerevole, non accompagnati da alcun dolor e, e recidivano costantementE' dopo l'ablazionP. T aluni tumori eli ori gine siuusi11n& o nasale (osteomi. fibromi, epiteliomi) invadono sçcondariamente l'orbita, dando luogo a tutti i sinto111i di uu tumo,.e orbitario. 11 punto di par·t.enza è sptl8So dirticile ad esser precisato. Da uUimo sonvi dei tumori che si sviluppano all'infuori dall'imbuto muscolare, a epcse del periostico o del lessuto !:lbroeo dell'orbita. che hanno unii evoluzione lenta, che nou si accompagna a dolori nè si fo ri~entire !'lullo stato generale, mentr e non r ecidivano dopo la loro asportazioue. T&li tumor·i, ai quali si diedero nomi differenti : fibromi, flbro-sar·comi, fìbro- mixomi, sono isLologicamente costituili d11 le!'~uto cellu to-fibroso e difl'eriscono clinicamentr dal sarcoma vero e dai tumori malig-ni. SLabilita la «ha~nosi del tumor·e or·bitllrio, i, j:!eneralmenle facile, basandosi sullo spostamento lateral e del globo e sul ~rado dell'esortalmia, di riconoscer e· la sede ed il volume del tumor P, diagnosi che ha una grande importanza dal punto di vi~tll delle ind1cazioni operatorie. · G. B.
DeUa oataratta traumaUoa per ooahudoao dirotta del1lobo ooularo, aoasa ledoae dello membrane eatorao. - (TP:<I d1 laurea).
L 4 f'ARGU8. -
Si può prodUI'I'I! una c ataratta per contusione del bulbo oculare senza soluzione di continuo di'Ila t apsula 1 È (juesta l'interel:'"&nte que!lllione formulata e discussa dall'A. nella ~ua tesi sostenuta recentemente dinanzi alla Facoltà medica di Bordeaux. Gli au tori non sono d'accordo sul modo di produzione, ma riconosrono nnanimemente ehe i fatti esistono. Grima, uoo degli autori cile appr·ofondi mag~ior roentc la 'JIIE.'Slionl', si espr ime nel modo seguente : " Per spie:;rare l' opar ilà lenti colare, è necesl:'aria un'ipotesi: si suppone, cioù, c-he lo !>~:otimenlo subito dal cr·1stallino basti per mutare le conrlizioni di nutrizione rlel la lente e per intorbidnrne la trasparenza, m a è abbost.onzu «lrano che la maggior parte deg'li autori si accontenti di accettm·e ~;enzo discussione la teoria dolio !'.Cotimento molecolare. e vi r icorrano come ad una ver1lù ecqui~ita dalla scienza. Eppure, non v'ha dubbio ; non si tratta ch e di un'i pott'si sorta dalla neces!'.itù di spi c~are la formazione della cataratta in quei ca!;i in cui il cristallino non era spostato e con!<ervava la suo cap!>ula npparentemeute intat ta. l o cr edo che si siano accettati ll·oppo legf,!ermenle i casi di s1m1l genere •. Tuttavia, malgrado le aOermazioni del Grima, i casi di tal genere non sono punlo rari. Forster, Schi rmer, Schliisser , Berlin, Stein no citar ono molti, o il
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RIVISTA DI TERAPEUTWA
prof. Galezow.ski, unilamenle al dottor Yvert, pubblicò parecchiA osservazioni di lraumatismi a distanza sul cristallino ; ma egli ammette che la cataratta traumatica non possa svilupparsi senza che abbia preceduto una soluzione di continuo della capsula. D'all1·a parte, bisogna pur confessare che l'A. non ha tenuto conto nel suo lavoro degli s tudi interessanti e sperimentali di Carlo Hess (Congresso di Heidelberg, 1888), il quale, per mezzo di una ~rossa bottiglia di Leyda, riprodusse la cataratta, dovuta alla folgore, negli occhi del gatto e ùel coniglio : nt3 bisogna dimenticare che un nostro compatriota, il dottor Maurigi, propose la malurazione artificiale della cataratta mediante l'eletll·icità. Sarebbe stato opportuno che questi autori ci avessero fatto sapere se cons tatarono lesioni della cristalloide nel corso delle loro esperienze. Riassumendo, il doltor Lafa•·gue si ferma alle seguenti conclusioni : Le cataratte traumatiche per contusione del bulbo oculare possono essere altribuite : • 1° A un' imbioizione della sostanza propria del cristallino per parte de ll' umor ac!]ueo; imbibizione che si produce in seguito arl una rottura dellacapsula per traumatismo. E questi sono i casi più frequenti. 2• Ad un'alterazione più o meno rapida della nutrizione della sostanza propria del cris tallino che produce l' opacamento. Sia quest'alte razione prodotta dallo scotimento molecolurP, da disturbi circolatori o ner·vosi, oppure d& iperemia del trallo uveale, è posto fuori dubbio che non soltanto è compromessa la nutrizione del cristallino, ma altresì quella di tutti i mezz.i trasparenti : J'umor a cqueo e il cor po vitreo. E. T.
RIVISTA DI l"ERAPEU'riOA L. DuPLAN. - Dell'ane•&uina. -
(Le Progrès Médical, febbraio 191H).
L'anestesina e l'ete re etilico dell'acido paramido benzoico; è un corpo sintetico simile all'ortoformio, sul quale ha il vantaggio d'es~er !Jiù potente e meno tossic0. Parirnen ti l'anestesina è meno tossica della cocaina; occorsero 15 gramm~ d"anestesina, per via orale, per ottenere la morte di un cane di 20 chilogrammi. La s oluzione acquosa di cloridrato d'anestesina è anestetica. alla dose di 0,25 p. 100. Buoni risultati, con tal rimedio, s i ottennero in rioo-laringologia; parimenti, grazie all'innocui la del prodollo, si polé utilizzare la s ua azione calmante ali" interno, ad esempio nei casi di gastralgia o di ulcera rotonda dello stomaco. In tali casi vennero adoperate delle compresse di 0,20 a 0,30 cen· tigrammi, somminisl1'ale prima dei pasti. In laringologia vengono raccomandate le polverizzazioni con la soluzione seguente: Aneslesina . . . grammi 3 Alcool assoluto " 45 l) Acqua distillala
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RIVISTA DI TERAPEUTICA
Parimenti usasi l'anc!>lcsina in polvere peJ' cospargerne pia~he ed 'Jlcerazioni dolorose quale succedaneo dell'ortorormio e della cocaina, 10 tulli i casi nei quali occorra un'azione anestetica tlebole e prolungala. Oltimi risullali ottennero delle iniezioni sottocutanee di anestesinli, p•·aticate col metodo dello Schleich attorno a lla regione da ope•·are impiegando la seguente miscela: C!oridrato d'anestesinli . grammi 0,:!5 Cloruro di sodio. . , )) 0,15 Cloridrato J i morfina . " 0,15 Acqua distillala . . . » 100. L'anestesina mostrossi parimenti efficace sotto forma di pomata tanti) per calmar•e il prurito come nelle affezioni dolorose della pelle e nelle scollature. L'autore imp1eg6 la seguente ror mola : Ossido d1 zinco grammi 15 Amido d1 riso. 1f• • Acido salicilico 1 l) Anestesina . 5 Vaselina . ll 50 Glicerina inglese. 10 Trattandosi eli ulcerazioni di qualsiasi natura, specialmente se varicosr, l'aulor~ r itr asse nntevole vantaggio da lozioni falle con soluzione di cloJ'idr•ato d'anestes ina al mezzo per cento con acqua distillala. Uguali risultati favorevoli diede l'anestesina in polvere sparsa sulle mu· cose nelle s lomatili e sulle emorroidi esulcerate. Nelle malattie vescicali, cistiti, tenesmo, l'autore raccomanda le inieziom uretro-vescicah con la seguente soluzione oleosa : Guaiacolo cr islallizzato g rammi 6 Aneslesina . . . . . . . 3 • 0,35 Acido benzoico . . . . Olio di mando!'le dolci sterilizzato » 60 Da ultimo l'autore aggiungendo, pella cura della sifilide con le iniezioni rpodermiche, l'aneslesina al calomela no, rese queste assolutamente indolenti: Calomelano lavato all'alcool . grammi 10 Aneslesina . ,, 10 Vaselina liquida sterilizzata . u 100 Una sir inga di un centimetro cubico ogni otto gior ni. Uguali risultati ottenne con l'aggiunla, nelle s tesse propo!'Ziooi, dell'anestesina al salicilato di mercurio, praticando, di tal soluzione, un'iniezione ogni lr'e o quattro giorni. G. B. ))
G. B.nt Bt::RG. - llanotormlo, qnale equivalente 4ello4otormto. - (Centralblat. l .{fir die medicinischen Wi.~senscha(ten, n. 50, dicembre 1903).
Il sanofo rmio é una 'polver A bianca, del lutto priva di odore e di sapore, che non s i decompone alla luce e non é venefica. Essa fonde a 110°. La ~ua azione deriva dal conte nuto di acido salicilico e iodo, del quale ultimo contiene il 62,7 p. 100. Quando il s~noform io é posto in conlatlo coi tessuti vi vi, lo
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RIVISTA D'IGIENE
iodo e l'acido salicilico divengono liberi; ambedue agiscono notoria mente allo stato nascente quali antibatterici. Le ricerche eseguite con colture di st.afilococchi, di carbonchio e di alll'i germi dimostrarono, che il sanoformio, come pUI·e il iodoformio, non agiscono come battericidi, ma come ostacolanti lo s viluppo dei germi. li sanoformio può porciò essere adoperalo quasi in lutti quei casi, n ei quali finora fu usal.o il jodoformio od uno dei suoi surrogati. Può esser e impiegal.o in polvere o su garza ed è s uperiore ai preparati analog hi di jodoformio, perehè può essere sterilizzal.o ogni volta prima del suo uso. !l nuovo rimedio fu spe· rimentato dal B. s u 200 dmme n ella clinica di Strassmann e dette buoni l"isultatL C. S . OvERt.ACH.- Trtgemlno, ualgesloo e ae4&tlvo.- (Centralblattfur die medi·
cinischen Wissenschaften, n. 51, 19 dicembre 1903). Il trigemino si ottiene facendo agire il butil,cloralio ld1·ato sul piramido ne; forma lunghi aghi bianchi, fonde a 85°, si scioglie beni\ nell'acfjua, ba particolare, delicato odor e aromatico e dolce sapor e. Il rimedio riunisce l'azione di a mbedue i suoi componenti: possiede, M me il bulilcloralìo, la proprietà di ca l· mare o sedare del tutto i dolori e specialmente nella sfera diretta dei n ervi cerebi·ali; agisce pure in generale come il pirtAmidone, quale analgesico, senza limitazione ad uno speciale campo nervoso. È inta1·essante che il r imedio non ha alcun'azione sul cuore; po1chè , mentre il pil·amidone aumenta la pressione del sangue, il butilcloralio la diminui:::ce, e cosi nel trigemino le due azioni si -equilib1·ano ed elidono. Dall'apparecchio diger ente il r imedio è ben l.ollerato. Il s uo uso è particolarmente indica to nei più diversi dolori di capo; di efficacia pronta e sicura nei violenti dolori dent~tri. La dose è di 05, a 1,2 g r., ordina· r•ameute bastano una o due closì di 0,6 g r. C. S.
RIVISTA D'IGIENE K LEIN. - Un nuovo germe patogeno per gll &atma.ll. -
Baolllaa o&rnls . (Centralùl. /. Bak'er., 16 gennaio 1 90~. Vol. XXXV, n. 4).
Questo germe è un anaer obio obbligato altamente vit•ulento, il quale è stato coltivato da un infuso putrefatto di carne di bue, e !'li sviluppa soltanto in condizioni strettamente anae robiche. L'A. descrive le dive1·se proprietà morfologiche e biologiche, specialmente quelle palogene. Gli animali da esperimento cavie e topi, muoiono in 10 ore circa, quandv si inoculi il materiale molto pl'ofondamente nel tessuto sottoc utaneo. L'essudato di un animale mor to come la coltura sono virulentissimi, e basta una goccia di coltura in brodo pel' condurTe all'esito le tale. L 'inoculazione endoperitoneale agisce piu lentamente. Le lesioni che osservansi alla necroscopia delle ca vie morte per iniezione sottocutanea sono le seguenti: il tessuto sollocutaneo nei dintorni del pu nto
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dell'iniezione, al ventre, al torace ed anche al collo é in filtrato di un essudato liquido, siero-sanguinolento, il quale ad occhio nudo sembra limpido, al micro. sc·opio contiene abbondanti bacilli, svelti, mobili, senza formazione di filamenti. Giè dopo alcune ore dalla mor·te delranimale si vedono contenere spore. Il tessuto sottocutaneo non contiene gas e l'essudato non ha alcuno odor e cattivo. Le sierose presentano in alcuni casi delle emorragie e contengono qualche volla un &<sudato siero·l'anguioolento. La milza generalmente non é ingrossate: in alcuni cas i perç è alquanto in~?randila, e presenta degli infarti ; cosi dicesi del regalo. In que::sti infarti trovansi i bacilli, mai a tllameoti; essi trovansi anche nel sangue del cuore, dal quale si possono facilmente coltivare. Questo go>rme ~ i distingue dagli altri patogeoi, quali il bacillo dell'edema maligno e del carbonchio sintomatico e il bactllus (enteritidis) aporouenes. La vi rulenza di questo bacillo, lo distingue dal germe non patogeno di Sanfelice descritto come anaerobio I (bacillu! car nicola) ed isolato anch'esso dall'infuso te. di carne putrefatta. BA tARDI. -
L& • ltreptotbrtx Uagu&ll• '' (Bla. Vlbrto, Bplro•oma Uaguale~
Dell& booo&del .aal e del 4lfterto1. - (Centralbl. JU. r Ba/;ter. 30 novem· bre 1!J03. Vol. XXX V, n. 2).
Le conclusioni di questo studio sono che allorquando l'i fa la diagnosi bal· ter iologica del bacillo difterico per mezzo dei metodi di colo razione doi g ranuli. s i trovano ~ranuli nnn solo in alcuni cocchi, nel b. subtiliB, nei bacilli di Hoffmann e nei bacilli della xeeosi, ma anche con facililit nel cibr io lingualis trovato rla W eibel nella patina dci donti. Rispetto alla forma data del batterio come alla grossezza e alla regolare possibilità di colorazione dei granuli, non & possibile distin,truere il oibrio lingualis dal bacillo di Liirller per mezzo della colorazione semplice o del met11do di Neisser; è necessario enche l'impiego del melodo di Bronstein col qualt~ in •1uesto germe i granuli nor1 si color ano. Il Eterme in parola non appartiene al gruppo dei vibrioni, ma a quello delle s treploteicee. Queste r icerche possono avere una certa importanza a proposito della dia· gnosi batteriologica della dirteeite. Stando cosi le cose, sembrerebbe prerer·ib•le a lla comune colorazione dei granuli polari col metodo di Neisser sostiluirequella di Bronstein cona islenle nt>l colorare per mezzo minuto colla seguonto sol uzione: violetto di Dahlia 1, alcool a 9Qo 10, acido acetico 50, acqua distillala 90, poi per un tem po più o meno lungo colorare con vesuvina nl 2 per cento. Secondo Casegrandi e però preferibile procedere colle semine a piatto in agar , giacche dopo 12 ore a 37• si hanno colonie tondeggianti, fortemente granulose, di colorito giallastro, a bordi ramosi,caralleristiche delle strepotricee. te. M n iNCASCU. -
Sopra 'DD O •ptrUlo del pu•. -
(Cen.tralbl. f Bakter,, 30 n ov.,
1003. Vol. XXX V, n. 2.
In un caso di pielite calcolosa, operata e che diede esito a una grande quan· lita di pus denso e di cattivo odore, l'A. trovò dei germi spiraliformi a 2-9 ineur vature, colle estremita appuntite, lunghi da 3,60 ad 8 IL. raramente da 10 a 12 IJ.· Accanto a queste form~ che si r iscontrarono in numero di 2 o 3 in
G38 ogni campo visivo, trovò anche degli spirilli intracellulari, però il più delle volte soltanto come for me frammentarie, ad 1 o 2 incurvature, ricordanti il vibrione del colera. Questi spirilli 'si coloravano debolmente coi mezzi comuu i d i color azione, si coloravano pet•ò bene colla fucsina carbollc.a, e non pr e ndevano il Gram. Colla colOt'azione di Romanowsky si dis tinf{ueva nettamente un cor po protoplasmatico colorato in bleu e a lcuni cor pi cromatici colorati in violetto. Le rice r·che colturali r imasero però senza effetto, giacché non fu poss ibile ottenere colture in nessun modo. Anche le inoculazioni introperiloneali nei topi r imasero senza effetto. te. RrEVEL e B!!:H R ENS. - Contributo alla oonosoenza del saroo•porl41 • del loro enzima. - (Cttn tralbl.f Bak ter, 30 uvv. 1903. Vol. XXXV, n. 2). Gli AA. fecero degli studi sopt·a alcuni sarcospoddi del Lama (Anchenia), e vennero ad a lcune conclus ioni abba s ta nza importanti ~irca a ll'azione palogena di questi protozoi. l sarcosporidi del Lama contengono sostanze velenose ch-1 raramente però agiscono con violenza, determinanti fenomeni par a litici del s istema nervoso centr ale. Queste sostanze per le lqro proprietà chimiche e fisiologiche non sono toss ine, ma appartengono piuttosto a gli enzimi. Un'immunizzazione dei conigli é a l contrario possibile. te.
. MISCELLANEA Congresso Internazionale di ocullstlca a Lucerna. - Come abbiamo gi8 annunz ia~o ques to congresso avrà luogo dal 13 al17. Il programma dei lavori che ci viene comunicato è molto impor·tante. Notramo cou piacere che tra i professor i stati invitati a t·if<>rir'e sui temi stabiliti dal comitato, travasi il nos tro cdiAboralore ~apit11no medico TROMBETT,\, il quale riferirà sulla Importanza medico-legale delle lesioni traumatiche dell'occhio. Onorifico Invito ad un collega. - I l maggiore medico cav. LtVI è stato personalmente invitato alla riunione annuale Jell'Associa.:ione inglese per taoan;amento d elle scienze, che si tiene quest'anno a Cambridge dal 17 al 2-i agosto, per prender pal'te alla discussione su un progetto d' inc hiesta antropometrie<~ da farsi s ulla popolazione inglese, avente pet• scopo di determinare, mediaute ro~servazi one di un numero g randissimo d'individui, falLA d'or dine e a spese dello Stato, qual' é lo stato fisico della popolazione attuale, e se veramente la ratza inglese è in corso di degeneraziMte come da taluni si vuole . Ci congratuliamo coll'egregio collega per l'onor ifico invito dovuto alla su11 speciale competenza. Nello stesso ' tempo ammiriamo il l"enso pr atico degli Inglesi, i <:Juali hanno pet• i pr·imi capito che se il Governo spende somme e norm i per osservatorii astronomici, meteorologici e geologici, per lo studio teorico di pianLe e di animali, può dedicat•e anche ufficialmente qualche cura all'osservazione scientifica dell'a nimale più intere$sa nte della creazione. G. R.
G3U
Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (Dispenso 30, Jl , ~12, 33. 3-1 e 35 del BoU•Ilino u{/ìciaZ. dell• nomin•).
Ufftolall ln aervlslo attivo permanente.
R. Decreto 25 luylio 1!l0i. <:HJAISO cav. A ifonso, maggiore generale medico ispettore di sanita militaro. Nominato jspeltòre capo di sanità militare. RANDONE cav. Gior. Francesco, colonnello m edico ispettor·e di sn.nilà militare. - P romos.;;o maggio r·e generale medico continuando nella car i.ca sopraindicata. ALVAI'O cav. Giuseppe, colonnello m edico direltor•e sanità militare X II cot·po armata. - Esoner·ato da tale car·ica e nominato ispettore di sanità militar e. R. Decreto 18 luglio 190\. MoLJSAI'It A lfredo, tenente medico reggi men to Nizza cavalleria . -Collocato in aspettativa per inret'milà lempor ar ie non provenienti dal servizio per la durata di un anno. Determina:;ione Mìnist~riale 28 luglio 190oi. Vincen ;o, capitano medico 4+ fanteria . - Comandato ospedale m ilitar e Genova. CttELESCHl Camillo, id. 71 id. - Comaudalo fJUale d irettore del servizio sanitar io a Creta. B-'RILE Cesa re, tenente medico ospedale militare Piacenza. - Trasferito ospedale milrtare Fir enze. R. Decreto 8 luglio 1 90 ~. PINTO ca v. J\nlonio, colonnello medico dil'eltore scuola applicazione sanità militare. - Collocato in posizione ausiliaria, a sua domanda, dal 1• agosto '190}.
SPINA
U.. Decreto 2S luylio 1904. LOMFIAROO cav. Michele, colonnello medico di rettor e ~ari ità m.ilital'e X l corpo armata. - Esorrerato dalla sopraindicata carica e nominato dit•ellore di sanité militare X II col'po a rmata. SFORZA cav. Cla udio, id. id. id. VJ id. - I J ., id. e nominato direllor e scuola applicazione sanità mililar·e. Tenenti colonnelli medici promossi colonnelli m edici con la dt:)stinazione per ciascuno indicata : De F URIA cav. Ettore, direttore ORpedale militare Ro m a. - Nominato direttore sanità X l corpo armata. CAPORASO cav. Luigi, id. id. Napoli. - Id. id. V I ici. Delermina~ione Mini.~leriale 11 agosto 1004. Buo NOMO Nicolino, capitano medico 82 fanteria . - Trasreri 1.o direzione sanità milita re X l corpo armata.
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MOVIMENTI A VVENUTl NEL CORPO SAN!T. E NEL PERS. FARMACEUTICO
R. Decreto 18 luglio 190i. CoRTE cav. Siloio, me~giore medico scuola guerra. ausiliaria, per ragtone di età, dal Jo agosto 1 00 ~.
Collocalo in posizione-
R. Decreto 25 lLLglio t90t P .\BIS cav. Roberto, tt!n•!Ole colonnello medico direttore ospeJale militare Ve1'0118. - Co llocato in posizione austli8ria, Pl'r ragione di età, con decorrenza pet· ~tli assegni dal 16 agosto 190t
R. Decreto 4 agosto 190-i. CovELLI Santo, Lenente meJico in aspettativa per motivi di fami~tl ia a Cotronei (CatanLaro) (R. Decreto 16 agosto 1903). ·- Ammesso a datar e dal Hi agosto 190t a concorrere per occupare i due terzi Jegli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo g1·ado e corpo, come gli ufficiali contemplati dall'art. ' t l della legge :.!5 magj:!io 1852. Richiamato in servizio e destinalo reggimento lancier1 Ji Fil'enze.
R. Decreto 14 agosto 1!KH. FE:RGOLA Enr ico Giulio, tenente medico in aspettativa
per motivi di famiglifl pe r In durata di due anni 8 Carcarana (Repubblica Argentiua), (f\egl Oeet'eti 25 lugli•> 1902 c 13 luglio ;903).- L'aspe ttativa di cui sopra è prorogata pel' un pe1•iodo di un altro anno, a dature dal 16 agosto 190-i. F&rmaot.tl milltarl.
R. Decreto 16 giuano 190i, su proposta del Ministero delle Finan ;e. CAs n::LLJNI Giuseppe, farmacista di 2• classe, f8rm11cia cenl!·ale militare. Nominal•> cavaliere nell'Ordine della Corona d·ltalia. R
Decreto 13 mar•o 190 ~. su propost:J. del Ministero dell'l n terno.
;\IARnNOTT! Carlo, rarmacisLa di 3• classe, rarmacia ct>ntrale militare {a disposizione Ministero finanze). - NominHto cavaliere neii'Ordin•1 della Corona d" llttlia. UnlolaU ID posizione 41 servizio auaiUarto.
R. Decreto 26 giugno 190~. Dante, maggio1·e medico distretto Btwgamo - CATt::LLl cav. Giooanni, iJ . id. Lucca - B!SBINI cav. Pietro. id. id. Modena. -Collocati a riposo per auzi8nit.à di servizio d~l to luglio 190i, inscr•tti nella riservn e. nominati cavalieri nell"Ordinc dei Ss. Maurizio e Lazzaro.
ZANCHI cav.
Defunti.
CJPII,\NOI Mario, teuente medico!) alpini.- Morto a 1\•l ilano il 2U luglio 190i. tl Dtrett.ore
Dott. GrovANNI RANDONE, magg. generale medico ispettore. Il Redat.t.ore
D.• Rmou'O LIVJ Roma, IliO\- Tip. E. Voghera.
1aggiore medico. GJOVI.IINI ScOLARI, litrr~tlt.
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REGIO ESERCITO
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CONDIZIONI DI .~BBON ..HlhN'J.'(,. Il Giornale :'1-Ieclico ciel R.o Esercito si pubblica l'ultimo giorno d i ciascun me;;e in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento é sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. Il prezzo ddl'abbonameoto è:
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L. 12," tG, D 1.,20
L'abbonamento non disdello prima del 1• dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. l signori abbonati militari in effettività di servizio possono pagare l' impor to dell'abbonamMto per mezz.o dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche~ fotografiche, ecc., che accompagnassero ld memorie sono a car1co degli autori. Gli estratti costano L. 8 per ogni foglio di 8tampa (16 pagine), o fraz.ione di fo~Jio, e per certi o esemplari. Il prezzo è eguale sia che si traLti di 100 esem· plari o di uu numer•l minore. l manost;rilti non si r estituiscono.
" PRO PATRIA , CODRO - SAMPI;ERO - NINA DI DANTE - I SIBARITI DR.Alt'DII STORICI DIII.
DoTTOR
S AI.V ATORE OU ID A,
CoLONNRI.LO MEDICO IN RIPoso
Prezzo L.~ .
Si ~ende a beneficio della Cnsa militare Umberto l in Tnrnte pea· l reteranf e lnnlldl tlelle gnmTe unzlonn11. . (Preuo l'autore: Roma, via Firenze 15 e presso la Ca sa .Editrice ilaUnDJ, v1n XX Settembre, o. 121 ).
PUBBLICATO
DJUth' ISPETTORATO DI SIINITÀ ftllhlTARE
FASC. IX
ANNO LII
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SOMMARIO
liiEIIOaiF.
O B IGI!W~I. I .
Sallnarl. - Contributo clinico ~rerimentnle alln stu<lio rlelf'actinomitosi uman:t . Bernardo. - Un caso di lepr" nell'osperlale militare a1l Palermo, ecc. . . . . Randont. -
l'fi(J . 61 1
• 657
• 66,
Note ed :lppuuti eli chirurgia c di servi1.i0 sanitario <ti p:nerra, ecc. KI'I'I8T~
DI GIOR!W .U , I
IT~I.U.!WI
F.D J,~.. .TF:RI.
J>au. 67~
Rivista medica . . . • . • . Rivista di nevropatologia . . . . . . . . Rivista chirurgica . . . . . . . . . . . . . . llivista di oto-rino-larirli(Oiat.ria . . . . . . . . Ilivista di oculistica . . . . . . . ·. . . . • . Rivista rlì anatomia e fisiologia normale o patologicn 'Rivista di terapeullca . . Rivistn di medicina legalr. • . . . . . . . . . Rivista d'igiene . . . . . . . . • . . . . . . Miscellanea . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . • . Movim~ntl avvenuti nel Corpo Sanitario e nel P~rsonale Farmaceutico ( V. 1'/udict nell' itllet·no della copet·lina).
• 680 ' •
69'A 697 iliO • 710 ili • 714 715 • 7111 • 719
D IREZIONE ED AMMINISTRAZIONE
.BOXA • Palazzo del Ministero della Guerra, VIa XX SettembN • ROMA -·-~·.
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INDICE DELLA RIVISTA. DI GIORNALI ITALIANI E D EST~RI
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RI \'ISrA liEOI(~~. Hammersehml-1. - Rapporto oh·lle tonsilhu ron •lire malattoe . . • . . . Pag. 671 Grilnenwald Th. - Sull uso delrautu:a tubercolina 111 l\od1 pc.- la d1a{IOOJi della t ubereo· lu11 ltOilnnnare . . . . . . . . . . . • • • • . 673 Morpbow. - C•mttihuto ,olio .• tudio •Ielle nerriU malariclo. • . • . 67l Aufrlcllt. - SUlla patogene>i d~lla tubero:olo>ì polmonare • . . • • 61, Bert. - E,ploru&lono d~ll'mtc~tino tP11ue e clifTerenzl~zton~ pratica delle sue albe 6i3 ToU'lll. - t:u111 nbuto spel'imeot..le allo stud1o della leucotenpla • 6i4 Wegener. - :'ulla tuhercolos1 primana mt~atinale . . . . • . 6i6 llelaaer e Halbtratucner. - RelaliOne tlella cura cou la luce secondo Ort\èf 6i1 8ar1hofner. - Sulla tubercolOSI ahmooLare. . . . . . • · 6i1 Qebeuer. - Un cttso 111 tul•ercolosf polmonare prodollo da traumaU>l!lo 6ig Wa1ntr. - Cur.t !lell'ulrcra l!aStrtca . . . . . . . fi8 Sllberateln - La genc.l tJclla tubercolo;l polmunare traumatte• . 6i9
RIVISTA DI NEVROI'ATOLOGIA. lngeonleras. - t a slmulnlun\1 rtella p:tt.zia in rappor tv alla crimloologJ,,, la med1cina le~alù ù la clinica (l~1cluatnca . . . . . . . . . . . , Anglolella. - Orli<> cnmma h la nei pazzi . . . . Durel. - Manircstazoom uat11 tla tumori della zoua roland1ca Rl VISTA CIIIRUHGICA. Mllea e Carr. - Un c:uo tli cmatorachidc lraumalicù ltthr. - l.'ujmlo•col:ougio·eutcrOSLOJOia . . Bler e Dtinll&. - Sull'nncstU>~ia rlel midollo spin• le Bruna. - Cur;~ rlrl cancro con i r:~f(lll llnntgen . Yolpeaoo. - IJella cura delle rr11tturo dell'olecrano l homun. - Uperazlono della IJI'O.itat;~ lper troflca
RIVISTA J)l OT0-111!'\0-LARINGOIATR IA. Crull, Poli. Oattno e Aralan. - Sull" IP>iooi drll'orerchlo mrdio dJl \'CS~tazionl il<h•noidl. Ruganl. - Soliti distrtiJuzJooe dtl tessulo ela.stko nella mucosa nualc e delle r-avlla ae· cc,o;orle .
Pt~fl.
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fing. 69J ~93
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696 696
Pao. 697 691
RIVISTA 01 OCUI.ISTICA. Truo. - liJiarla. distacco retmico Il responsabilita dello St;otll . . • . • . Pog. m1 De Mleaa. - CoqJI estranei liberi nPIIa camPra anterwre. . . . . . . 70J Da Mlcu - Ln progoosi di alcune malattie generali dedotta da certe loro maniflllitllziool ~04 VCIII:tri . • • . . . · · · · • · · · • · • • Antonelll. - Rapl'orto sopr~ un l3voro tlcl dott. Bouchart, intitolato: • OIJaCità dell.o come.• ;o;; ,. rui<iriR>I tuee~istrnt.e. t1ovu1r all'uso l.lell'adrwalina • . . • . . . . ;m Selenkowakr e Woluehowlkr. - F.spenenze relath·e all' iufe&1one t•ntlogcna dell'occhiO . ;1)8 lettremleua. - ll.utgi X in L•rapìa oculare . . . • . . . . • . . Galllowakl. - llclle coogluntl•lli catarrali 'eget<.nti e tracomatosc e tlella loro cura eon 7o9 la cutmdna (ci.1nuro neutro di rame) . RIVISTA DI ANATOYI.\ E FISIOLOGIA NORMALE E I'ATOLOGICA. Olenard. - ll•·r•ettil'a corrloponden~ dci lobi del fegato c tocaliuaz1oni loban epatiche . IUVISTA DI TERAPI:UTIC,,. Neum1nn. - ta t•odolllllnn nell'.1nchilostomi~i . . . . . . Polldoro. - t:o~t.r1hu to chnlco·s(.l~riment.alo alla Lcr~pcuttra dclld mal.\fi., MIJir. - lnll1C.o7.IOnl ed uso della dbpe(Jhn.t . . . . . . Strack. - Suii'R7.1one tfrat•~otira del blsmutosio . . . . . fuchi. - Risultati clinici snll'u•o del oeo-arsycodllo. Trombetta. -
RIVISTo\ DI MEOJCI~A LEGALE. l.a nevrnstcnla nell'esercito e nelle scuoto .
RIVISTA I)' IGIE!'\E. Moullll e Memmo. - Note e oss•n·azioni stllln malaria nr.lla colonia Krllrca Munch. - tnwortunUI della h11tterluna nrlla 111fTU~ionA dol 11ro • Rouaaeloi· Bhaud. - La rPbbre ~i:tlla In Grand-Ba;sam nel t90i . MISCEl.LA~EA
MOVI)IF.I'ìTI AVVE:'\UTI l'iEL CORPO S.,:XITARIO E 1\'EI.. PERSO:XAI.E PAII~IACEUTICO
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CONTRIBrTO CLINICO SPE&HIEN'I'ALE ALLO HT UOIO
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Conrcrenza sclenliilcn lelln Il 7 ma;:gi.> 190~ d~ l dott. ••h·a&ere 8alinar l, calli l. medico
L'avere avuto negli scorsi mesl m cura. un individuo affetto da actinomicosi mi ha offerto l'opportunità. di studiare da vicino un'affezione a me non t'amilia.ro e di portare un modesto contributo alla conoscenza. ed alla volgarizzazione di essa. Il caso merita di essere riferito, perchè riproduce fedelmente una delle sindromi cliniche piit comuni di questa. ma.la.ttiK, la quale, nelle sue pur rare manifestazioni, suole nascondersi assai bene sotto mentite spoglie, essendo ordinariamente confusa con malattie di gran lunga più frequent i e note. Il paziente, Giacomino Rocco, sergente capo-tamburo nel 74t fanteria, veniva ricoverato l'otto dello scorso agosto in questo ospedale con diagnosi di periostite dentaria. Giovane a tipo bruno, con armonico sviluppo scheletrico muscolare, con tutti i segni della salute, egli non presentava. precedenti morbosi ereditarii o personali degni di nota, nè con un minuto interrogatorio e c-on un accurato esame fi sico si riusciva a rinvenire in lui traccia a lcuna di pregressa infezione luetica. 1 Le sue sofferenze datavano da citea 20 giorni e si erano iniziate con dolori all'ultimo molare superiore destro, già invaso da carie. Estirpato il dente, il dolore si calmò; ma insorse ben presto nel tratto gengivale coiTispondente una piccola. tumefazione, la. quale spontaneamente si apri, dando esito a. scarso secreto siero-purulento e lasc iando sul posto una. soluzione di continuo restia a cicatrizzare e sec:er nente del pus tenue, assai fetido, che impartiva all'alito un odore .41 - Glontolt mtd~o.
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CONTRIBUTO OLOII('O SPERIMENTALE
disgustoso. Quasi contemporaneamente comparve nella. regwne sottomascellare dello stesso lato un ingorgo duro e dolente alla pressione, il quale andò gradatamente crescendo e determinando, oltre a lievi disturbi nella masticazione e nella. deglutizione, un sensibile movimento febbrile. L'esame praticato al suo ingresso all'ospedale fece constatare un'ulcera.zione della mucosa boccale, che dal bordo alveolare del dente avulso estendevasi a mo' di freccia per circa quattro centimetri in alto ed .in dentro. Il suo fondo era ricoperto da una spessa patina grigiastra, ed i bordi si presentavano di colorito bianco-giallastro, infiltrati, con vasto scollamento in tutte le direzioni. Specillando, si avvertiva il tratto osseo sottostante cariato e si scivolava per esso nella fovea dentaria pa.rimenti scabra ed irregolare. Nella regione sottomascellare destra poi, al davanti del terzo superiore dello sternocleidomastoideo, quasi a ridosso della mandibola., riscontrava.si una tnmefa.· zione del volume di una grossa. noce, a cute di colorito normale, dura, dolente, non !imitabile, nè spostabile, circondata da. tessuti infiltrati e di consistenza lignea. Feci diagnosi di carie del mascellare·, iutèrpretando la manifestazione al collo quale un ingorgo glandola.re da irritazione; ma confesso che quell'ulcera di aspetto così strano e quella intumescenza. ricordante coi suoi caratteri, più che un processo flogistico, una produzione neoplastica, mi lasciarono perplesso e mi fecero intravedere dal primo istante che non mi trovavo d~nanzi ad uno dei soliti casi di osteo-periostite di origine dentaria. · Sbrigliai intanto ~argamente il seno fistoloso intrabocca.le, raschiai col cucchiaio di Volkmann il tessuto poltaceo ed il tratto osseo cariato, recentai con generosità i bordi ed ordinai dei collutori a.ntisettici, non intervenendo sulla tumefazione cervicale che con semplici
topici risolventi. Nonostante questo trattamento abbastanza energico e le consecutive applicazioni di sostanze caustiche ed eccitanti, la perdita di sostanza del palato duro non tendeva a modificarsi e tanto meno a riparare ; i bordi mantenevansi tuttora torpidi e di aspetto sa.rcomatoso; gemeva sempre del liquido puriforme; la. tumefazione cervicale, anzichò ridursi, andava. lentamente ingrossando e si accentuava sempre pi.ù l' infìltrato, che già. invadeva. le vicine regioni parotidea e sottomentoniera. Convinto che il fomite della. mala.ttia risiedesse nell'osso cariato, non cessai di sondare la superficie ulcera.ta; e, dopo qualche giorno, mi accorsi della presenza. di un sequestro. Lo estrassi con la pinza., previo nuovo sbriglia.mento, e ca.ustica.i profondamente il r~cesso col termoca.uterio, confidando in un prossimo av-
ALLO STUDIO DELL'AOTJYOMICOSI UMA:\A
viament;) alla guarigione. Ma fu vana speranza i chè non pa!lsÒ molto tempo e lo specillo tornò. a farmi percepire un nuovo tratto osseo scoperto e scabro, e la soluzione di continuo riprese il solito aspetto. Cnmutciavo a di >~perare d el trattamento in corso ed a pensare sul serio 11Ò un intervento più radicale, quando, ai primi di settembre, asportando col cucchiA.io il tessuto fungoso esuberante, rinvenni in esso piccoli ammassi di sostanza come se,o, che, schiacciati, presentavano nel loro seno numerosi granuli giallo-grigiastri, di varia grandezz•~ e consistenza. Fu quella per me una rivelazione, giacchè subito mi balenò a lla mente l' idea che si tratta,se rli actinomicosi; e la manifestai tt.i colleghi presenti, esprimendo loro eziandio il convincimento che l'anziòescritta tumefazione cervicale altro non fosse che una manife~tazione secondaria della malattia in dipendenza di contiguità con quella boccale. 8iccome intanto ta.le tumefazione andava sempre più acc~> ntuandosi e già presentava segni evidenti di fluidificnzione pro· fouèla, riserba.ndomi di controllat·e in seguito con ricerche microsco· piche e batteriologiche la intraveduta diagn osi, mi accinsi ad incidere il focolaio cervicale ; ciò che feci procedendo a. strati, e, vinto il primo baluardo aponevrotico della regione, vidi venir fuori iu copia della sostanza semiliquida, di colorito giallo-rossastro e contenente anche es~a. una miriade di granuli sopra accennati . Non vi era più dubbio. Sondai la vasta e profonda. soluzione ed, a.t· traverso il lasso connettivo, vidi scavarsi dei veri tunnel; laonde non esitai, per quanto la prudenza potè consigliarmi, di mettere allo scoperto con ulteriori sbriglia.meuti i reconditi meandri e di asportare col bistori, colle forbici e col cucchiaio la massima parte dei tessuti infiltrati. hla il mio intervento non trovava mai termine; più progredivo in superficie ecl in profondità, più nuove masse molli e di aspetto granuloso si offrivano al dito esploratore. Mi a.ccùrsi con sorpresa che il processo si estendeva da una parte al di sotto e nello spessore dei fasci dello sterno-cleidomastoideo e dall'altra verso la regione mediana del collo nelle adiacenze del tubo laringo-faringeo. L'ostinarsi a. volere asportare tutte le parti magagnate costituiva. un serio pericolo per la vit.a in una regione così ricca di vasi, pronti nel contempo aia a dare unn. emorragia infrenabile, come a trasportare colla corrente sanguigna i germi malefici m organi più delicati i inoltre delle grandi devastazioni sarèbbero riuscite un attentato alla. estetica del paziente. Comprendevo d'altra. parte che un intervento incompleto non avrebbe menato allo scopo e che desso includeva un altro pericolo parimenti grave, quello, cioè, della diffusione del morbo al mediastino posteriore e quindi alla cavità toracica per un verso, alla cassa del timpano, alla
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COXTRillUTO CLINICO SPERIMENTAJ,E
cavità dell'orbita ed alla base del cranio per l'altro. Tra i due mali scelsi il minore: Dopo avere nel miglior modo sgombrato il campo infetto, sovratutto dal lato mediano, vi applicai dell'acqua ossigenata e drenai accuratamente le insenature e i fondi ciechi. In verità, così operando, io avevo già. fatto affidamento su di un potente ausiliario della cur11. cruenta, vo' dire sull' ioduro pota.ssico, che, come è noto, gode in questi casi la fiducia di tutti i pratici e da alcuni è ritenuto persino un vero specifico. Ma prima di iniziarne la sommiuistra.zione volli aspettare il responso dell'esame microscopico; e quando mi assicurai che questo era positivo, cominciai a prescrivere il farmaco suddetto, elevandone di giorno in giorno sensibilmente le dosi sino ad otto grammi. Le cose parevano procedere bene; in qualche settimana la piaga. orale andò modificandosi, restringendosi e cicatrizzandosi; lo stato generale migliorò a vista d'ccchio; anche la soluzione di continuo al collo mostrò tendenza. a chiudersi. Credevo così realizzata la vittoria; e già cominciavo a gridare osanna al farmaco più ·c.he al bistori; ma l'illusione durò poco. Intorno al primo focolaio cervicale insorse una nuova zona d'infiltramento, che approfondivasi negli strati sottoposti; altre isole di rammollimento e di fluidificazione riversavano allo estarno çlella piccola apertura nuovo materiale puriforme colla identica congerie di granuli actiriomicotici; lo specillo rinveniva nuovi seni fistolosi in tutte le direzioni. La situazione presentavasi assai critica. Mentre, infatti, riconoscevo la necessità. di un nuovo intervento assai più risoluto e più spinto del primo, ·Vlddevo per altro il fascio nerveo vascolare del collo sepolto, per così dire, nel tessuto neoformato e sentivo sotto il dito pulsare la carot1de. Non volli peccare d'audacia, ma neanche rimanere del tutto indifferente. Un bel giorno, disposto favorevolmente l'ammalato e cocainizzata la regione, procedendo a strati, allargai ~ensibilmente la. breccia, asportai in gran parte del suo spessore un certo tratto dello sterno-cleido-mastoideo e mi diressi, scavando, da un lato sin quasi alla mastoide e dall'altro sino al tubo-laringo faringeo. Avevo con ciò raggiunto l'intento? Purtroppo ne dubitavo, essendo il processo oltremodo serpiginoso e non potendo realizzare più vaste demolizioni. L'andamento suct.:essivo della piaga. confermò il mio dubbio; essa si trascinaYa avanti imm11tata, indifferente ai pit'l poteiJti caustici chimici, indifferente persino al termocauterio. L' ioduro pareva non spiegasse più alcuna efficacia.. Unici elementi di conforto e di speranza erano il persistere delle condizioni generali soddisfacenti e la. tendenza. sempre più spiccata del processo a limitarsi. Spinto dalla necessità /
ALLO STUDIO Dl~LL'ACTINOMICOSI UMA~A
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deHe cose, feci un ultimo tentativo demolitore, assalendo questa vol ta più in superficie che in profondità; ed alla somministrs..zione dell'ioduro per via interna aggiunsi le iniezioni iodo-iodurate alla Durante, Era l' iodismo, nel senso stretto della parola, che io cercavo conseguire e che non ancora at"evo potuto ottenere nel Giacomino, stante la. grande tolleranza sua ai preparati iodici. Da quel momento invero un'aura di vita parve animare la morta gora; quei tessuti, sino allora insensibili a qualsiasi stimolo, cominciarono lentamente a modificarsi: si andò detergendo la piaga, l' in·durimento circostante gradatamente si ridusse; e cosi, come Dio volle, il 27 dello scorso marzo, il paziente veniva dimesso perfettamente guarito. Lunga e monotona odissea di patimenti, il cui penoso ricordo si attenua al pensiero di aver strap· pato agli artigli di un nemico spesso fatale una giovane esist.enza e di averla tratta a salvamento senza che della pregressa iattura residuasse alcun postumo debilitantd! Anche la inevitabile cicatrice è risultata meno vistosa e deformante di quello che si sarebbe creduto 11. prima vista, perchè essa. è quasi interamente nascosta nella piega del collo, della quale segue il decorso, e può venire addirittura mascherata da quel provvidenziale onore del mento, ohe per fortuna nel Giacomino è abb.o ndante ed ispido.
*** V entisei anni or eono, prima cioè che Israel annunziasse al mondo scientifico la esistenza nell'uomo di una malattia identica a quella che pochi anni avanti Rivolta e Perroncito avevano riconosciuta nei bov·ini e cui Bollinger ed Harz avevano dato il nome di actinomicosi, sarebbe stato impossibile stabilire nel caso nostro una precisa diagnosi. Oggidì invece che fatti consimili sono d'ogni parte ric,ordati ed illustrati e che snll'actinomicosi molte memorie si sono scritte, molti studi si sono compiuti e persino un trattato magistrale è stato redatto, la malattia non può passare inosservata ; ed il diagnosticarla non devesi più ascrivere al merito del caso, bensì all'esatta conoscenza dei sintomi di essa ed alla scrupolosa indagine di questi sintomi. Sovra tutto ()CC()rre aver sempre presente alla mente la possibilità d'imbattersi in tal genere d'infezione, la quale, per quanto sia rara nell'uomo, non è però cosi rara come si crede, o, per dir meglio, come si è creduto sinora. Il preconcetto inveterato della rarità di essa ha distolto i pratici dal ricercarla; e ciò naturalmente ha contribuito a farla sembrare più rara.. Quanti errori di diagnosi sono derivati da siffatto inconsulto procedere! Si contano a dozzine i casi d'individui che si sono trasci-
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CO:o;TBIBUTO CLl:oiiCO SPE;lllMEI'\TALE
nati per degli ~>nni con )esioni misconosciute e che, solo quando souo capitati sotto gli occhi di un clinico coscienzio:;o, hanno potuto sapere la natura della malattia ed essere sottoposti ad un C<'ngruo tratt.ameuto. Bisogna adunque che il clinico in tutte le infiammazioni a decorso cronico ed a patogenesi dubbia ponga sempre in discussione la pos· sibilità. che esse siano sostenute dall'actinomycesj la qual cosa gli servirà. di sprone a ricercarne i sintomi caratteristici. D'altronde, lo stabilire una precoce diagnosi di acti~omicosi non costituisce un semplice appagamento dell'amor proprio, ma. rappresenta un reale vantaggio per l'infermo, perchè, senza fare perdere un tempo prezioso in sperimentare trattamenti curativi inutili o dannosi, permette la pronta. applica;done di quei mezzi, che suli pu~:;ouo t~.rrtll:iLtU'I:l il male nel suo fatale progre.;;so. Il sintomo per così dire patognomonico, quello appunto che ha rivelata a noi la malattia, è rappresentato dai granuli act.inomicotici. Questi sono così caratteristici, che basta la loro presenza a far stabilire la diagnosi senza ricorrere neppure al controllo dello esame microscopico. Poncet di Lione va. più oltre; egli, colla sua scuola., ritiene che per affer mare la malattia non occorre attendere la com parsa ùei granuli, ma che basta il complesso dei sintomi obbiettivi con cui questa si esplica.; e cioè: l'nspetto ibrido, ad un tempo neoplastico ed infiammatorio, della lesione; l'impastamento diffuso, d'ordinario doloroso, di es~ai l'evoluzione sua torpida, capricciosto, con cicatrizzazione di antiche fistole iu vicinanza immediata di focolai· recenti od in via di estensione; l'assenza di qualsiasi ingorgo glandolare. ~ono famosi in proposito gli aforismi della scuola di Lione: l ) Qualsiasi flemmone di apparenza dentaria dev'essere ritenuto di natura a.ctinomicotica, sovratntto se esso è antico e se, all' infnori della evoluzione del dente del giudizio, si accompagna ad nn trisma precoce e persistente. 2) Una inlhmmazione fistolosa paraddominale d'origine intestinale con masse indurite, profonde, più o meno estese e simulanti per certi caratteri un neoplasma, sveglierà. egualmente l'idea di actino· mi cosi. 3) P eri neo fistoloso, indurito1 con integrità. dell'apparecchio urinario e punto di partenza. anale o retta.!e, fara pensare all 'acti nomtcosl. Evidentemente vi è della esagerazione in tutto questo. Nonostante che il Poncet torni ogni anno alla carica. e che anche nel mllfzo ultimo, in seno all'accademia. di medicina, si sia sforzato di dimostrare
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ALLO STOD10 OELL'ACTI~OMICOSI UMANA
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che al letto dell'ammalato si deve fare la diagnosi di actinomicosi come si fa quella di sifilide o di tubercolosi, tuttavia. nessun medico pratico si troverà in grado di mettere a profitto con disinvoltura i suoi pr ecetti. Nulla è assiomatico in medicina e nessuua scienza meuo di questa si presta ad es~e re volgarizzata aforisticamente. Non sempre, infatti, la sindrome in parola è così spiccata, n è sempre essa si presenta nelh sua interezza; senza dire che la si può riscon trare più o meno facilmente ri prodotta in altre flogosi croniche assai più comuni dell' actinomicosi e che perciò richiamano più volentieri l'attenzione del curante. Per più di un mese io ho creduto trattarsi nel mio caso di osteo-periostite dentaria. Tutto invitava ad ammetterlo: la. preesistenza. del dente guasto ed avulso, l'insorgenza. dell'ascesso gengivale e persino la. necrosi ed il piccolo sequestro osseo. Chi potrebbe in coscienza ri'm provera.rmi di non a vere più per tempo fatto diagnosi di actinomicosi? Anche con un epulide, con un sa.rcoma. e specialmente con un epitelioma dell'angolo della mascella, quando queste neoplasie degenerano, si rammolliscono e, subendo in fèzioni secondarie, si ulcerano, lo scambio è facilissimo. Su questo ha. insistito ultimamente Le Dentu, presentando il :22 marzo alla predetta accademia. di medicina un caso clinico del genere, nel quale, nonostante l'apparente sindrome actino· micotica, dimostrò trattarsi di un neoplasma infetto e non di altro: ed a P oncet che gli faceva osservare come talora., benchè raramente, focolai antichi actinomicotici possono subire la degenerazione neopla· stica, nel qual caso il fungo raggiato scompare là dove prima lo si era. rinvenuto, Le Dentu rispondeva che gli actinomyces non erano esistiti neanche al principio dell'affezione. Ma è sovratut to colle lesioni tubercolari e colle sifilitiche che la distinzione riesce oltremodo difficile. È vano talora ricercare nelle prime i bacilli di Koch ; è vano a ltre volte dimanda.re, nelle seconde, all 'anamnesi ed allo esam e obbiettivo i sintomi rivelatori di un' infezione celtica; gli uni come gli altri sono assenti. In ambo i casi poi le glandole linfatiche prossimiori iperplastiche possono palpa.rsi e non palparsi ; e non va esclusa la possibilità che anche focolai actinomicotici eliano ingrossament i glandolari. Nè il trattamento di prova. col iodnro potassico può ve11ire iu soccorso, che, se con esso un miglioramento si ottiene o a.ddiirittura la scomparsa degli accidenti, il dnb· bio persiste tra la sifilide e l'actinomicosi, e tutto al più può escludersi la. tubercolosi. · Occorre adunque per la diagnosi cercare sempre i granuli, cercarli con pazienza e con perseveranza. Non è possibile che in un processo,
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OONTRI.BUTO OLINlCO SPERIMENTAU;
che ha un andamento così cronico, una durata così lunga, un succe· dersi continuo di focolai, in cÙi si possono seguire le varie tappe ana.tomo-patologichF.l, non riesca in un qualsiasi periodo del mor bo, in un qualsiasi punto della lesione, rinvenire i granuli incriminati. Ma basta la semplice cons~atazione di questi per far la diagnosi della malt~.ttia? In verità, quando essi si sono visti altra volta e, sovratutto, quando, come nel caso nostro, sono numerosi e si presentan o come grani di sabbia di varia grandezza, di color giallo-grigiastro o giallo-zolfo, disseminati in una. poltiglia muciforme o puriforme, si puq avere il dritto di fare senz'altro la diagnosi. Ma talora i granuli sono scarsi, altra volta presentansi difformati, in altri casi per l'antichità della lesione non è facile riconoscerE, essendo essi i nnicobia.ti nel derma: quasi sempre poi da chi li vede la prima volta possono essere scambiati con i prodotti di disgregazione di una massa caseosa. di origine tubercola,re. È prudenza quindi far seguire in ogni caso alla indagine clinica l'esame microscopico. È questo che deve dire volta per volta l'ultima parola. Lo stesso Poncet, anni or sono, al Berger che gli rimproverava di far la 'd iagnosi di actinomicosi senza il controllo dello esame microscopico, rispondeva: « Tengo a dichiarare che in tutti i casi da noi osservati a Lione l'esame microscopico è stato sempre fatto • . Nelle varie fasi del processo morboso mi sono procurati i granuli da sottoporre a detto esame, ricava.ndoli sia dal secreto che dalle masse fungose opportunamente dilacerate. Ciascun grano veniva schiacciato delicata,mente tra covl"ioggetto e porta.oggetto per non alterare in modo sensibile la struttura complessiva del parassita; e veniva sottoposto senz'altro al microscopio, osservando prima a debole, poi a forte ingrandimento. Mi è sempre così riuscito di rilevare nella sua interezza la morfologia ùel parassita; ho, cioè, sempre veduto un reticolo centrale fittissimo ed inestricabile di filamenti rettilinei e flessuosi, i quali emergevano in forma di raggi o di rosetta, verilo la periferia. e che nel loro insieme rappresentavano come un feltro, tra le cui maglie scorgevansi disseminate innumerevoli granulazioni rotonde più o meno piccole, più o meno rifrangenti. La forma raggiata . alla periferia, quella che in sostanza ha fatto meritare al parassita il nome di a.ctinomyces (da o:%Ttc:=raggio e !L'Jxl]; :=fungo), l'ho riscontrata in tutti i preparati a fresco, mentre ben raramente mi è riuscito vedere i caratteristici ·rigonfiamenti a clava od a pera; e le poche volte che li ho visti essi non erano cosi bene sviluppati ed appariscenti come si ammirano in molti esemplari riportati nei libri.
ALLO STUDIO DF:LL'At:TINOMICOSI UMANA
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Allo scopo intanto di poter rilevare più precisi dettagli circa la struttura ed il significato delle varie parti del parassita mercè prepa- . ra.ti colorati, sono pure ricorso ad essi su larga scala. Però neanche con speciali mezzi di colorazione mi è riuscito possibile riscontrare le clave caratteristiche; e, per giunta, nei preparati con essi ottenuti non ho trovata conser vata nel suo complesso la strutttua del parassita, bt>usì ho sempre notato un insieme 'di gran quantita di filamenti variamente lunghi e variamente disposti con numerose forme di ba.;;toncini e di cocchi. Queste ultime, a. parer roio1 non vanno interpretate quali vere produzioni batteriche, bensì come il prodotto del disfacimento spontaneo o provocato dei filamenti !indetti; e quindi alla. loro interpretazione non devesi ascrivere grande importanza morfologica. Ciò che occorre interpretare bene, invece, è il sigHificato di quei rigonfiamenti a clava, con cui, come abbiamo detto, si terminano assai spesso i filamenti periferici. E la ragione è evidente. Per molti anni questi rigonfiamenti sono stati ritenuti, e da alcuni si ritengono tuttora, una parte integrante del parassita; che anzi il Ma.cé nel suo trattato di batteriologiA. dice senz'altro che c per stabilire la diagnosi di actinomicosi è necessario constatare la presenza delle clave e che i soli filamenti non bastano potendo essi tro...-arsi assai bene nelle pseudoactinomicosi :t. Tuttavia negli ultimi anni sono stati riferiti numerosi casi di actinomicosi umana, sotto ogni riguardo debitamente confermati, in cui i granuli micotici non presentavano clave. Perciò queste banno perduta ogni importanza e si è andato sempre più radicanrlo il convincimento che realmente altro non siano che l'effetto della metamorfosi gelatinosa o mucosa della guaina dei filamenti periferici, la. quale, al dir di Bostrom, coll'età si condensa e dà luogo ad un rigonfiamento; che anzi lo stpsso O!lsorvatorA a.<>sicnra. essere riuscito col suo metodo di colorazione a scorgere in a.ìcune clave il filo centntle. Si potrebbe anche all'uopo invocare l'ingegnosa interpretazione data dal Benda. alla formazione delle clave. Secondo questo osservatore, l'apparenza di clava sarebbe data dalla inclusione delle estremità dei filamenti nei leucociti, come avrebbero dimostrato dei preparati visti con adatti mezzi Ji colorazione ed a forte ingrandimento. In qualunque modo intanto le s'interpretino, le clave rappresenterebbero in ultima analisi segni della degenerazione e della caducità. del parassita, ciò che collima coll'osservazione da. tutti segnalata. che, cioè, esse assumono parcamGnte i colori di anilina. E che sia. cosi, lo prova ezia.ndio il fatto seguente che io ho potuto constatare procura.ndomi, mercè la cortesia. del direttore del locale macello, un tipico esemplare di actino-
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CONTRIDOTO CLINICO SI'ERl:MgNTALE
micosi bovina ed eseguendo su di esso numerosi preparati microscopici • a fresco è colorati. Ebbene, mi è '$empre occorso vedere che le clave, mentre presentavansi distintissime ed a contorni assai netti nei preparati a fresco, apparivano invece indistinte e talora persino non si
vedevano affatto in quelli colorati, e ciò perchè in questi esse pren· devano poco i colori. Partendo inoltrò da siffatta speciale interpretazione, io cred·o anche poter Rpiegare perchè gli elementi in parola, mentre si trovano sempre in modo cosi tipico nelle manifestazioni actinomicot iche dei bovini, mancano o sono appena accennate in quelle dell'uomo. È noto, infatti, che, laddove nel bue l' actiuomyce::; ha una spiccata tendenza alla formazione di veri tumori, che vengono dall'osso ed in questo gradatamente si svolg ono, invadendo ~on lento lavorio formativo la sostanza organica ed assumendo talora proporzioni enormi, nell' uomo, invece, il paras3ita prediligge i tessuti molli, speeialmente il connettivo, che necrotizza e liquefa, d estando una flogosi sub-a.cnta o cronica, la quale d'ordinario, per il sovrapporsi di nuove infezioni, conduce a infiltrazioni su ppurative più o meno vaste. Questa. diversità di decorso e di manifestazioni morbose già fa pensare 9d una vita più rigogliosa e nel contempo ad un pii1 pronto esaurimento del parassita nell'uomo, mentre che nei bovini esso avrebbe un decorso più lento e quindi l' opportunità di passare per tutte te fasi del st10 sviluppo e d ' invecchiare. .A. questo contribuirebbò anche senza dubbio il fatto, che gia Baumgarten aveva rilevato: essere, cioè, gli animai i men o dell'uomo attaccabili dai cocchi della suppurazione e quindi meno di questo soggetti alle infezioni miste. Comunque, a me premeva dimostrare una cosa, e cioè, che il non rinvenire collo esame microscopico le clave in parola non costituisce un criterio sufficiente per negare l'esistenza nell'uomo dell'actinomicosi e che, invece, è la forma raggiata dei filamenti periferici ciò che rappresenta la vera. caratteristica del parassita. Del resto lo stesso Macé, che fa delle clave, come abbiamo visto, un criterio assoluto di diagnosi differenziale, ammet.t e che formazioni analoghe si osservano talora anche presso altre specie di microorganismi, come il bacillo della tubercolosi e quello della difterite · . Da quanto intanto u.bbiamo eletto si arguisce facilmente come, ad onta dei molti studi fatti in questi ultimi tempi sullà. morfologia del\'actinomyces, non si è ancora v enuti ad un perfetto accordo, e cioè, non si è potuto ancora definire se i vari aspetti, sotto cui il germe morbos.:> si presenta all'osservazione, siano dovuti a pleiomorfismo di esso, ovvero a diversità di specie, capaci di dMe manifestazioni mor-
ALLO STODJO DELL'AOl'l:\ OMlCO::;I li~IANA
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bose rassomiglianti. Que.;;ta ultima opinione pare sia oggidì abbracciata dalla. maggioranza, e ciò in seguito alla prova delle culture, le qual i banno richiesto, per lo s,·iluppo dei >ari germi, differenti terreni ed hanno dato luogo a colonie con note morfologiche ben distinte. Disgrazibtamente però ai >ari tipi batteriologici riscontrati non corri· spondono con esattezza tipi clinici ben determinati, per cui in uu focolaio morboso può trovarsi indifferentemente l'una o l'altra >arietà; ciò che toglie a tah ricerche ogni importanza pratica. Senza dire che, neanche per quel che riguarda le culture, i pareri dei varii sporimenta.tori sono concordi; e dalle referenze che essi danno dei tentativi fatti nelle varie circostanze e dei risultati ottenuti, si ricava. l'impres· sione che molto ancora resta a provare in proposito, perchè si venga a d e lle conclusioni posi ti ve, se no n e;a.urienti. Purt roppo den11e tenobre persist.ono nel dominio dei fatti biologici, misteri tuttora impenetrabili dfl l mondo infinitamente piccolo e meraviglioso, dinanzi ai quali però, e debito confessarlo, l'uomo non si arresta, ma con t~ forz i tetani ci cerca penetra.rli, moltiplicando e perfezionando i mezzi di riproduzione, nonchè renden•lo sempre più potenti gli strumenti di ricerca. e d' indagine. Ho proceduto 1\nch'io nel caso che ho riferito a prove culturali, al che m i ba spinto non la pretesa di por tare un efficace contributo al dib1\ttito suaccennato, bensì il desiderio di stabilire se si trattasse in detto caso di una infezione actimomicotica pura e semplice, ovvero di una. infezioLe mista.; nozione questa, come di leggeri si comprende, preziosa. per poter pronunziare un coscienzioso pronostiGo. Ed ceco quanto bo potuto constatare. Innesti in brodo, in agar, in gelatina. hanno sempre dato luogo ad un rigoglioso svi luppo di stafilococ<·us aureus, e ciò praticando le culture fin dal giorno, in cui fu incisa la tumefazione cervicale. L a convi>enza di questo microrganismo così facile a. s vilupparsi nei comuni terreni di cultura e cosi pronto ad assumervi una vegetazione esuberante, mi ba reso oltremodo malagE-vole ottenére in cultura pura l'actinomyces, che da quello rimaneva sempre soffocato, non ost1tnte che, per riuscire nell'intento, io sia ricor::~o ai principali espedienti messi in pratica e consigliati dai precedenti osservatori. Certamente, moltiplicando le prove e scegliendo terreni nutritivi più adatti, sarei riuscito allo scopo; ma io non disponevo nè di temposufficiente, nè di mezzi opportuni ; e d'altra parte lo scopo da me prefissomi era. stato mggiunto: quello. cioè, di constatare l'esistenza di nna. infezione mista a base di actinomyces e di stafìlococcus aureus; e di ciò mi tenni pago.
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toNTRIDUTO CLINICO SPERIME~TALE
Non volli però trascurare la. prova delle inoculazioni in animali; e mi servii all'uopo del materiale preso direttamente dal focolaio morboso e lo innestai nelle cavie, che ri!;ultano oltremodo recettive. Detto materiale raccolto asettica.mente veniva stemperato con del brodo sterile e quindi, in copia., depositato, mercè apposita siringa, in sa.ccocce scavate nel connettivo sottocutaneo ed ermeticamente chiuse con punti di sutura. Non crerlei opportuno avvalermi della via peritonea.le, uè della sanguigna, percbè, non avendo a mia disposizione culture pure di act ino myces e dovendomi avvalere di materiale, in cui questo microorganismo era in simbiosi collo stafilococco, prevedevo che quest'ultimo, virulentissimo per tali Yie, avrebbe per proprio conto ucciso in poco tempo l'animale. Delle cinque cavie adunque inoculate sotto cute, due non risentirono alcun nocumento ed, all'infuori di nn nodulo reattivo in sito, che si andò gradatamente dissipando, non presentarono altra nota obbiet;tiva. Le altre tre si mantennero nei primi giorni in buone condizioni; ma a capo di un mese circa cominciarono a presf)nta.re in tutto l'ambito addominale dei nodicini più o meno superficiali, dapprima mobili e disseminati, quindi più confluenti e fissi, che si andarono man mano ingrossando. Gli animali incominciarono in conseguenza a rifiutare il cibo ed a. dimagrire, ed uno morì dopo 115 giorni in preda a. vera cachessia, mentre gli altri due, anche essi sensibilmente deperiti, vennero uccisi l'uno in 128\ l'altro in 142s. giornata: All'autopsia in tutte e tr& fu trovato presso a poco lo stesso rep~rto: numerosi tumoretti disseminati in tutta. la spessezza. della parete addominale e persino tra le anse del tenue che rimanevano qua e là agglomerate e varia-mente contorte. Questi tumoretti erano costit.uiti da una specie di capsula a contenuto puriforme più o meno denso, in mezzo a cui distinguevasi benissimo ad occhio nudo un gran numero di granuli actinomicotici. Nessnnn interessamento del sistema glandolare, nessun accenno a generalizzazion~ di processo; perciò è da. ritenere che il progressivo deperire degli animali da esperimento fosse dovuto od all'azione lenta. delle tossine elaborate dai microorganismi, od all'ostacolo meccanico provoca.to dall'impaccamento delle anse a causa delle aderenze. L'esame microscopico del contenuto delle produzioni morbose suddettt>, nvncbè le prove culturali riconfermarono la contemporanea. presenza dell'actimomyces e dello sta.fìlococc-o : ed a questa simbiosi era dovut.a senza dubbio la precoce e diffusa snppurazione dei focolai. Inoltre non furono negli esami microscopici riscontrat,e clave, bensì in genere filamenti assai corti, nonchè predominio degli elementi cocciformi. Tale constatazione insieme all'altra che. cioè, i preparati si colora,vano uniformemente e piuttosto intensamente col Gram, esclude senza.
ALLO STUDIO Dr;T,L'ACTI.'i'OMIGOSI Ul!ANA
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altro il dubbio messo avanti dal Bostrom che i tumori per tal via. ottenuti, anzichè l'espressione di nuovi focolai actinomicotici siano da ritenersi come il prodotto di un processo reattivo svoltosi intorno al materiale d' inoculazione meccanicamente disseminato nelle hlree del connettivo.
Come il nostro paziente ha contratta. l'infezione? È oggidì generalmente ammesso che il contagio abbia. luogo a preferenza per mezzo delle graminacee. Numerose e pazienti osservazioni, infatti, hanno sovente dimostrato nel centro dei focolai actinomicotici, tanto nell'uomo che negli animali, la presenza di reste di orzo o di frumento, di chicchi di tt~.li piante ed anche di scheggie di g randi vegetali e persino di legno lavorato. Esperienze inoltre eseguite al propo:~ito hanno dato una conferma alle osservazioni cliniche, riuscendo opportunamente a coltivare il germe su piante e frutta diverse e ad ottenere anco culture pure dalla terra, ove si erano fatte crescere le piante così innestate, o, viceversa, dalle · piante semplicemente cresciute in teneni, o ve si erano in precedenza introdotti frammenti di patate invase da actinomyces. I vegetali adunque agirebbero nel contempo da sorgente d'infezione e da veicolo di questa; e quando si consideri che il Giacomino eraJ;~i recato per la morte della. madre in licenza al suo paese (piccola. borgata agricola. della. Basilicata) proprio nella stagione della. maturazione e del raccolto del frumento, è facile intuire il modo, con cui egli abbia. potuto contrarre la malattia. N'è. prova il fatto che questa si è manifestata. e dichiarata appunto nell'agosto, vale a dire poco dopo il suo ritorno dalla licenza; in q nell'agosto che, come risulta dalle statistiche, è il mese più fertile di ammalati di actinomicosi. Nè la porta d'entrata. dell'infezione è stata in lui di versa da quella. che ordinariamente si cita dagli osservatori; perchè egli, al pari della maggioranza delle vittime del morbo, presentava un dente cariato, condizione questa ritenuta giustamente da tutti favorevolissima all' attechimento dell' actinomyces, sia perchè facilita il soffermarsi nella scontinuità del dente e negli spazi interdentarì di corpi estranei e di residui alimentari insieme ai germi morbosi, cvme anche perchè la presenza di sifiatti prodotti in vita. il paziente a ricorrere a. stecchì di legna, a. steli ed a. pagliuzze per liberarsene. Il dente cariato, oltre ad essere stato il punto di richiamo e la. porta di entrata dell'infezione, ha rappresentato anche nel caso nostro il primo focolaio di essa. Quel sedicente ascesso gengivale non era. in
CO~TRIBUTO CL!mCO SPERU{ENTAL.E
sostanza che una manifestazione actinomicotica; ed il processo non si limitò soltanto alle parti molli, ma invase anche (cosa rara. nell'uomo) l'osso s0ttostante in forma di osteo, periostite actinomi~;ociml.. Qual nesso poi esistesse tra questo focolaio intraboccale e quello ,cervicale è difficile ben definire. Per il breve tempo trascorso tra il determinarsi dell'uno e l'appaTire dell'altro, non si può ammettere un lento e subdolo processo di continuità, che abbia dato luogo allo insorgere di cronici focolai suc-cessivi juxta-positi; tanto più che nessun fat!:.o lo ha rivelato. neppure lo stabilirsi di quei cordoni duri, che restan'l a indicare la via se~uit.a dal morbo. Bisogna, invece, ammettere un proces;;o di contiguità, ciò -che è facile comprendere per poco che si consideri quanto aecade nel punto, in cui \ma colonia actinomicotica prende radici. Il pA.rassita, invero, suscita intorno a sè l'accorrere di numerosissimi fagot.:iti, i quali, come nettamente è risultato dallo esame di preparati colorati, inglobano con facilità framment.i di esso, sia sotto forma di filamenti semplici o ramificati che di bastoncini e di cocchi. Il più delle volte quest.i frammenti restano digeriti ·dai leucociti, che sopravvivono così alla lotta e rientrano in circolo; in altri casi è il frammento che si sviluppa ed il leucocita si disfa o nel sito stesso, in cui è avv~>nuta l'inclusione del corpo estraneo, od a distanza ; di qui l'insorgere di numerose colonie secondarie o per continuità o per contiguità, senza. che siano menomamente affetti i vasi ed i gangli linfatici, percbè, a. quanto pare, il fagocita subisce una ipertrofìa, un ingrossamento tale da non essergli più 'possibile il ritorno in circolazione. Nel ca~o nostro intanto' coll'actinomyces è avvenuto anche nel nuovo focolaio il trasporto dello stafìlococco; e tutto fa ritenere che questa simbiosi mentre ha ostacolato, come si è detto, nei terreni culturali lo sviluppo dello actinomyces, ne ha favorito nell'organismo la vegetazione mercè la prese~za di prodotti solubili det piogene. Cosi, e non altrimenti, possiamo spiegare in primo tempo l'andamento subacuto del processo. Nel tessuto di granulazione composto di elementi • epitelioidi, di leucociti e di vasi sanguigni (che tale è appunto il prodotto dell'actinomyces), i processi essudati vi hanno prevalso sulla neoformazione connettivale, portando rapidamente alla necrosi ed al rammollimento, donde la formazione di cavità. e di tragitti, i facili scollamenti ed il fatale progredire del morbo in profondità. ed in superfi cie. Solo in secondo tempo, probB~bilmente per l'attenuarsi della virulenza dello stafilococco, il processo ba assunto il suo abituale andamento cronico; ed alle precoci ed estese fusioni purulente è succeduta la formazione lenta ed invadente di un tessuto sclerotico. Grave errore sa-
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rebbe st11.to pertanto il mio, se a ves<>i creduto in questo momento estinto il germe morboso e mi fossi affrettato ad ottenere la cicatt·izzazione del residuale tragiLto. [l nemico sarebbe rimasto imprigionato nella rocco., ma. non d ebellato del tutto; e dopo nn tempo più o meno lungo avrebbe potuto tornare all'ass<\lto. E 1 in>ero, mentre persisteva l'induri mento nei dintorni dei focolai, ed in mezzo alle gittate connettivali ri-;contra\'ansi ancora qua e là. ad occhio uu•lo piccole ca\'iti~ ripiene tli detriti gra'Jsi e mucosi contenen ti i granuli purasllitarii , il microscopio svelava nelle S(>zioni is tolo~iche da me ricavate da alcune lame lle di tes~mto d'inlìltrazione, incluse iu pa.ralliua, germogli più o meno rigogliosi tlel parA.s-;ita, pronti a ravvivare la specie. Occorrevano adunque gli ult.imi attacchi da pane del chirurgo e le supreme risorse di energia e di resistenza da parte dell'organismo perohè la vittoria fo~so compl.,ta e percht3 rimane:;se bandita per sempre la possibi lità di uno. recidivtt.; la quale pnrt;roppo si vede siuistrumeuto eompa.rire in molte delle storie c liniche riportate dai vari autori e sovratutto in quelle che, per la facile guarigione dei primi attacchi, avrebbero potuto essere citate come esempio brillante dell'e fH éacia di questo o quell'altro speciale metotlo di cura.
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UN CASO DI LEBBRA OSSERVATO NELL'OSPEDALE MILITARE DI PALERMO CON UN CENNO
SULLA DIFFUSIONE DELLA LEBBRA I N SICILIA
Per il dott. Lulal •ernarde, tenente colonnello medico
N egli ospedali militari 'd ell'Italia continentale generalmente non si osservano casi di lebbra: se ne vedono in vece alcuni negli stabilimenti sanitari delle isole e perciò credo conveniente riferire quello da me osservato e presentato ai colleghi del presidio di Palermo. Alga Salvatore, marinaio, nativo di Trapani, della classe 1881, non ha. precedenti morbosi degni di nota. Nella. sua famiglia, a. quanto egli ricorda od ha saputo, non vi è stato mai caso alcuno di lebbra. Egli non può assicurare di non avere avuto rapporti con persone da questa infette, ma può essere stato possibile, poichè, nella provincia di Trapani e nei paesi da lui visitati all'estero ve ne sono dei focolai. Egli godè sempre buona salute e non soffrì mai malattie d'importanza, eccetto Je febbri malariche. A quanto narra, quattro anni or sono, appena tornato da Sfax, dove aveva preso parte alla pesca. delle spugne, cominciò ad avvertire alla cute · degli arti inferiori e del torace un eritema accompagnato dalle eruzioni di bollicine contenenti siero limpido e circondate da. un sottile alone r osso. La detta eruzione gli era molesta per l'intenso prurito che l' accompagnava. Contemporaneamente si manifestarono nelle dette r egioni anche delle chiazze rossastre di diversa grandezza, nel cui campo si formarono poi dei ~oduli e delle prot~beranze d~ di~ersa forma. ~ dimensione, varianti dalla. grandezza d1 una lent10chta. a quella d1 un cece 0 di una mandorla. Queste alterazioni, al dire dell'Alga, dopo sei mesi si. modificarono : le infiltrazioni scomparvero a poco a. poco ed alloro posto rimasero sulla. pelle delle macchie giallastre, che persistono anche U -
Giornale mtdico.
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UN CASO DI LEBBRA
adesso, e sulle quali la cute è sottile ed atrofica. L'Alga godè un discreto benessere per un anno; ma dopo questo tempo cominciarono a manifestarsi alla faccia ed alla superficie estensoria delle gambe, larghe chiazze ro~>se e confluenti ed in esse si formavano dei noduli di varia grossezza che aumentavano di volume e si allungavano in Yario senso ed in parecchi punti confluivano fra loro. Contemporaneamente compari\ano dei noduli negli epididimi. Le braccia erano rimaste immuni; però, da 5 mesi, anche queste sono state colpite nel lato estensorio dalle medesime alterazioni. Da un certo tempo, non facile a de· terminare, l'Alga cominciò a mutare il tono della sua voce. A.ttualll1ente l'Alga si presenta. in condizioni di deperimento generale : ha muscoli sottili e poco vigorosi: il colore della pelle e delle mucose visibili è mo~to pallido: nell'assieme il nostro soggetto è di costituzione debole e, quantunque conti solo 23 anni, il suo aspetto ne dimostra circa 35. Ha sensazione di stanchezza generale, ha molto appetito e non gli è sufficiente l'intera razione d'ospedale. La faccia dell'Alga. fa impressione a prima vista. In corrispondenza delle. sopracciglia si notano le maggiori tuberosità : esse sono allungate, confluenti fra loro e disposte quasi parallelamente alle arcate orbitarie. I peli delle sopracciglia sono quasi tutti scomparsi. Il naso, le guance, il mento sono disseminati di piccoli noduli e ve ne sono anche sulla cute del padiglione dell'orecchio, però nei lobuli confluiscono e costituiscono delle tuberosità in modo che questi hanno acquistato un volume doppio del normale. Nell'assioma i noduli e le tuberosità della faccia hanno una consistenza duro-elastica, e colla vetropressione si può vedere chiaramente l'infiltrazione giallastra prodotta dall'accumulo degli elementi parvicellulari. In generale l'epidermide del viso è sottile, liscia e tende a p.rendere l'aspetto untuoso sopra i noduli e sulle tt:berosità, che, per l'infiltrazione parvi-cellulare, hanno un colorito giallo-ful vo-leonato, da éui derivò il nome di leontiasi alla malattia. La mucosa del naso in generale è sparsa anche essa da noduli ed in più di un punto presenta delle ulcerazioni, dallo quali spesso geme sangue in abbondanza e perciò l'Alga va soggetto a frequenti epistassi. Aprendo la bocca si osserva una vasta infiltrazione molle che dal centro del palato duro si estende sull'ugula, sui pilastri, sulla base della lingua: in parecchi tratti vi sono piccole ulcerazioni. La faringe anche essa presenta un arrossamento con dei noduli leprosi.
OSSERVATO NELL'OSPEDALE MILITARI:: DI PU.ERMO
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La mucosa del laringe e delle corde vocali è arrossata ed ispessita, il che dà ragione della. speciale voce dell'Alga che tende al falsetto. In generale sulle mucose non vi sono vistosi lepromi come sulla pelle, ma vi si notano le caratteristich~ infil trazioni piatte diffuse. La pelle dello scroto fa vedere un"infiltrazione rotondeggiante piatta, del diametro di circa 3 centimetri .
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Gli epididimi presentauo un notevole ispessimento, che decresce gradatamente e si assottiglia lungo il deferente. Agli arti superiori, sul lato estensoria, specia.lmen te sugli an tibracci, si riscontrano delle chiazze rosso-scure, ed in corrispondenza. di esse sia. alla pa.lpazione che colla dia.scopìa si nota l'infiltrazione del derma.
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UN CASO DI LEBBRA
Al quarto inferiore ·degli a.ntibr~~:cci, lato estensorio1 si osservano delle tuberosità significanti. Sulla cute degli arti inferiori in qua e là si notano lepromi della grossezza di un cece. Alla faccia anteriore della tibia, nella metà. inferiore della gamba, la pelle è tutta infiltrata e per un largo tratto comincia a screpolarsi
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Flg 1".
e tende a.ll'uloerazione - e due ulcere rotondeggianti, (vedi fig. 2"), del diametro di circa 3 centimetri, si notano in corrispondenza dei malleoli interni. La pel1e degli arti inferiori è ispessita considerevolmente in modo che tutt'e due le estremità. sembrano ingrossate e tendono ad avere l'aspetto elefantiaco.
OSSERVATO NELL'OSPEDALE ~IJ.IT.I.R~ DI PALERMO
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Il liquido raccolto alla superficie delle ulcere, esaminato al micro· sc<q>io, non dimostra i bacilli dell'Hansen ma i comuni piogeni e saprofiti. Sulla pelle del dorso e del petto vi sono le macchie ipercromiche lasciate dalla involuzione delle prime infiltrazioni leprose. Le glandole linfa.tiche del collo, degl'inguini, delle ascelle sono ingorgate e di consistenza molle, il che prova l' iniziale invasione desistema linfatico. La milza è pure ingrossata leggermente, ma non si può decidere se ciò. dipenda dalla. malaria pregressa o dalla lepra. Nell'Alga non vi sono gravi alterazioni del sistema nervoso, il che prova che le alterazioni prodott:e dal b. dell'Hansen nel tessuto nervoso periferico sono appena iniziate. Nei punti occupati ~ai noduli vi è ipoestesia: sui lepromi vi è anestesia. La pelle del viso presenta di· minuzione della sensibilità termica. Non si osservano sintomi di alterazioni del polmone, dello stomaco, dell'intestino e del fegato. Essendo l'Alga ricoverato in osservazione, non si poterono prendere dei pezzi di lepromi e farne l'esame istiologico, il quale, del resto, noi nostro caso non avrebbe avuto importanza. Nel caso presente si tratta evidentemente di lebbra maculo-tubercolosa: in alcun i punti allo stadio nodttlare, in altri degenet·ativo ed in pochi tratti d i cute allo stadio ulcerafù;o. Il decorso non è difforme dei soliti casi di lebbra: è invece anormale il m0do d'iniziarsi della malattia il cui primo sintomo fu una eruzione eritematosa con prurito, accompagnlj.to dalla comparsa di bollicine contenenti siflro limpido e circondate da un sottile alone rosso. Nelle storie cliniche della lebbra questa forma d t principiare la malattia non è nota, mentre ordinariamente questa si manifesta con chiazze rOSBO-scure e contemporanea o successiva formazione di noduli leprosi, i quali possono avere una involuz~one dando lnogo alla formazione di macchie ipercromiche, ovvero progredire fino alla costituzione di tt~berosità più o meno grandi o di volttmÌliOSi lep1·omi. Profittando di questo caso non è fuor di luogo il dare un breve cenno sulla diffusione della lebbra in SiC'ilia : prima però di fare ciò, debbo dire che i focolai di lebbra in Italia, come negli altri paesi, sono diminuiti gradatamente a misura che le condizioni igienich.e sono migliorate: alcuni si sono estinti del tutto là dove furono adottati efficaci provvedimenti o mancarono i contatti con i paesi infetti. È pur vero ancora che anche per circostanze diverse, per immigrazione
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UN CASO DI LEDDRA
od anche per commercio con paesi infetti, in villaggi o città dove si erano precedentemente estinti Jei focolai lebbrosi, di nuovo si ml\nifestarono dei casi di lebbra. Se noi dovessimo prestar fede alla carta della diffusione della lebbra annessa all'opera del Babes (l ) noi dovremmo ritenere che questa malattia fosse molto estesa in Italia. Secondo la detta carta in Liguria e sulle coste dell' Adriatico sarebbe in ragione di l : 50,000 abitanti e n el resto della penisola (ad eccezione del Piemonte, di parte del Lombardo-Veneto e della Calabria ch e sarebbero immuni) ve ne dovrebbero essere dei casi. P erò secondo informazioni no3tre, questi dati sarebbero esagerati e non corrisponderebbero alla realtà, ed in alcune regioni citate come infette, la lebbra è rara ed in alcuni punti è già da un gran pezzo scomparsa P.el tutto. In Sicilia i casi di lebbra si verificano con una certa. frequenzs, poichè nei paesi infetti le condizioni igieniche non sono troppo favorevoli e vi è contatto frequente con popolazioni in cui la detta malattia è più diffusa, quali sono quelle della Grecia, Algeria, Tunisia, Tripolitania e dell'Egitto. Che il contatto con paesi infetti sia una delle cause della lebbra lo dimostra il fatto che le provincie che guardano la Grecia sono le più colpite. Secondo il Babes, in Sicilia vi dovrebbero· essere dei casi di lebbra in ragione di l: 10,000; e sopra una popolazione di 3,500,000 vi dovrebbero essere 350 casi . Ciò non è vero. Infatti da uno studio geograficoclinico-statistico del dott. Ca.llari (La lebb1·a in Sicilia) si ha. che dal 1867 al 1897 furono numerati 191 casi di lebbra. Nel 1898 fu fatta una severa inchiesta e, mediante un questio· nario inviato per mezzo del medico provinciale dott. Giardina agli ufficiali sanitari dell' isola, nel decennio 88·98 furono censiti 70 casi, 43 viventi e 27 morti. Secondo il Callari, nell'isola vi sarebbero stati dei focolai di lebbra antichi e nuovi (cib dall'ultimo decennio). Sia dei primi che dei secondi vi sarebbero dei focol~i attivi e spenti come segue: a) FocoLai antichi 8penti.
Provincia di Palermo: Carini, Montelepre, Valledolmo, Polizzi, Vallelunga, Petralia, Cefalù, Ustica. ::. di TrapJ.ni: Trapani, Favignava, Castellammare, Pantelleria, Salaparuta. (I l VICTOR BABBS. - Die Lepra. Wlcn, 1901, A HòhiPr.
OSSERVATO NELL'OSPEDALE )tlLITARE DI PALERMO
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Provincia. di Girgenti: Girgenti, Naro. :. di Caltanissetta: :Mazzarino. :. di Siracusa: Augusta, Solarino, Noto, Modica, Buccheri, Chiaramonte. -. di Catania: Cibali (villaggio di Catani11.). .. di Messina: Messina, Tortorici, Mitto, Lipari. b) -
Focolai antichi attivi.
Provincia di Palermo: Palermo. :. di Trapani: M:on te S. Giuliano. :. di Girgen ti : Sciacca. :. di Siracusa: Floridia-Avola-Pachino-Spaccaforno. c) F(lcolai nuovi .~penti.
Provincia di Siracusa: Monterosso Almo. :. di Catania: Randazzo. :. di Messina: Mandanici. d) Focolai mwm attivi.
Provincia di Palermo: Termini Imerese. :. di Trapani: Partanna e Marsala. , di Siracusa.: Pozzallo. » di Catania: Motta. S. Anastasia, Acireale, Catenanuova, Calatabiano, Vizzini. » di ~lessina: Graniti, Nizza Sicula, Montagnareale, Santo Stefano Camastra. Dal lavoro del Calla.ri si rileva. che dei 70 casi dr lebbra censiti, 36 furono notati nella. provincia. di Siracusa, 11 in quella. di Catania., 9 in quella. di Trapani, G nella provincia di Messina e 4 per ciascuna in quelle di Girgenti e Palermo. La provincia di Caltanissetta sarebbe ora immune, ma nel passato ne presentava qualche focolaio. Dalle notizie surriferite appare che, come negli altri paesi, anche in Sicilia. la lebbra. diminuì a. misura che migliorarono le condizioni igieniche. Sarà però difficile farla scomparire a causa del commercio e dei contatti fra i diversi focolai dell'isola e fra questi e quelli della Grecia ed Africa in cui la. lebbra è molto piit diffusa che fra noi. È da. augurarsi che in avvenire una legge provveda. a.d impedire la propagazione di questa grave malattia..
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NOTE ED APPUNTI DI CJIIR.URGIA 8 DI
SERVIZIO SANITARIO DI GUERRA DESUNTf DALLA GUERRA LWSSO-GlAl'PO~ESE
Per il dott. G. •••deae, generale medico
La guerra del Transwal benché trascinatasi per circa tre anni, e combal· tuta, quasi esclu!'<ivamente, colle moderne armi da fuoco port11lili , S I é svolta piuttosto per mez2o di episodi che di vere fazioni campali, tanto sollo il riguardo delle truppe impegna(evi, che della ta llir.a imposta ai due partit1 dalle condizioni dal terreno. Perciò i corollari che si credette dì poterne dedurre circa l'azione dei piccoli proiettili incamiciati, e, conseguentemente, sulla prùporzione dei caduti, sul rapporto numer·ico dei morti ai feriti e sulla qualila e gravilti delle ferite non sono da ritenersi assoluti, e cort•ispoodenti, in lutto, al fallo reale che potrà verificarsi in una grande guerra. Non può quindi che riescire di speciale interesse pel medico mihtare il conoscere i risultati che, sotto il riguardo chirurgico e del funzionameuto del s ervizio sanitario io campagna, puo fornire la colossale lotta che si sta svolgendo tra la Russia ed il Giappone, in localit.é. che permettono il mAggiot•e concentramento di truppe e il loro completo spiegamento, armate ~scl usivll mente di fucili di piccolo calibt•o a ripetizione, e sostenute da una proporzione d'artiglierie quale mai si è verificata in nessun'altra campagna (1). Ma poiché incomplete, ed anche non uniformi, sono Id noLizie sinora giunte dal teatro della guerra, resta prematura ogni deduzione, tanto più che gli ultimi combattimenti attorno a Liao-jang si sono svolti con tanto accanimento di assalti e vigorìa di resistenza, e quindi sarebbero stati così micidiali, da togliere in gran parte il valore ai fatti rilevati nei combattimenti anlecetienti. Ad ogni modo, non riescirà discaro ai lettori del giornale di conoscerli, tanto più che, sotto certi riguarcli, collimerebbero coi risultati della guerra del Sud-Af1•ica, e delle altre in cui si esperimentarono le armi portatili di piccolo !l) Il fucile giappone~ è di 6,5 mm.; del peso di IO (fr.; con una vtloeità iniliale di 7i5 metri. lo stess6 qualllà presso n poco del fueile italiano. l Russi invece hanno un fucile dol calibro di 7,6i m m., del peso di H gr., veloci Iii lmzlale 6!0 metri. Entrambi l fucili hanno i proiettili Incamiciati, e sono a magazzino centrale, ~on G cariche.
NOTE ED APPUNTI DI CHIRURGIA, ECC.
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calibro, nonché colle vedute teoriche sui loro effetti, desunte dalle loro qualità bali~<trche (O. Le ostilità campali furono inizia le dalla 1" armata giapponese, sbarcata, solto la protezione d~lle arltJ<Iierie, in Corea, coll'avanzata nel giorno26 aprile ~;ul Jalu: alla quale i Russi opposer'O validiss ima re;.;istenza dalle posizioni fortificate sulla riva Nord del fiume. che venne dai Giapponesi ~uadalo il primo maJZgio. con l'abbandono dalla parte dei Russ i delle loro posizioni. Le perdite dAi Russi in ques to primo fatto d'armi detto di Turentch.en s a· rebbern !'<lRte le sPguenli, valutando la ftlrza di una divisione, a 14,000 uomin i : morti 4.4 p. 100, feriti il 17 p. 100 dei combattenti; perdite complessive 21,4 p. 100. Ma a;.;;.;ai magaiori sarebbt'ro riesci te le perdite dei s ingoli corpi; inFatti 1'11• reggimf'nto tiratori della Siberia avreb be avuto il 75 p. iOO di ufficiali s ubalterni morti o feriti, 9 comandanti di compagnia rimasti sul tf'rreno, ed il 43,5 p. tOO di perdite totali s ull'intera forza del reggimento. Il 12° re!lgimento deg li ~lessi tiratori della Siberia avrebbe lasciato sul terreno il 45 p. 100 dei ;:;uoi uomini; la compagnia mitragliatrici il 65 p. 100. Conseguentemente, anche lR c•roporzione dei m orti ai feriti sarebbP. stata mag$riore cioè di 1 : 2, ciò che fsrPbbe ronchiudf're che il fucile del calibro di 6,5 non sarebbe poi l'at·ma umanitaria che s;i prevedeva. Le perdite dei Giapponesi nel fallo d'arme di Turentehen non sono bene precisate; tuttavia, essendo e!'si ~l i a s~alitori non protetti da opere di difesa·, Fi può logicamente arguire, che non devono essere state minori di quelle dei Russi (2). Il 2• combattimento, notevole per quantità di tr·uppe impegnale, e !i'talo 1uello di Kin-kou del 25 e 26 mnggio. La seconda armata giapponese aveva avuto l'incarico di tof{liere le comunicazioni dei Russi con PorLo-Artur per via di l~->rra, mAntre la flotta doveva P-seg uirne l'imbottip:liameot.o. Il combAttimento si iniziò A 2000 metri e i Giapponesi, sotto la protezione di un ben nutrito fuoco di ar'li~li eria, superando le mine e i ripnri articolali posti dai Russi, avanzAndosi di 100 in 100 metri, riuscirono a scacciare ques ti dAlla posizione fortifi cala di .Vanshan, non senza essere prima venutj a combAttimento corpo a corpo con le baionette, ciò che non l'li era più visto dopo la lluerra dd 1870 Le perrlite dei Giapponesi sarebbero state di 756 morti, tr·a cui 51 ufficiali e 3560 feriti, dei quali 100 ufficiali, per cui avendo pt•eso parte al combattimento tre divi;.;ioni, le perdite com plessrve arriverebber·o al 10 p. 100, e la proporzione dei mnrti ai f~rili varierf'bbe da l : 4,.i3 a 1 : 2.6 presso a poco nella stessa proporzione dei Prussiani a Weissernburg e W iirth. Anche in questo combattimento talune unità giapponesi vennero interamente distrutte. l Russi a vrebbero prrduto invec.:e circa 2000 uomini , cos·r che. calcolando a 14,000 uomini la forza di una divisione, ed essendovene due impegnale, la m edia sarebbe stata del 7 p. tOO. !l) Per la compllazìone <li queste n<>le erlappunli, mi sono servito dei dntì rieara\1 da arli~oli com· parsi 10 vari giornali, sia mllilarr cne delle speci tlilà medico-militar!, e specialmente dalle JelLere del mlld lco Ili marina te.1esco rlott. Matthlolius pubbhcate nel lJeutscht MlliltiraullicM Zeillchrl(t. (::11 Secondo i giornali russi lP. loro perdite nella battaglia del t• maggio sarebbero state minori di quelle sopra riportate; ma, c~me o>6er va uno scrittore della Rev~ du Cercle mililaire, ciò può &~ sere clipeso dall'av~<r preso per base del calcoli degli efTettl vl troppo elevati per i corpi di truppa, & troppo deboli p~r la ma5sa delle truppe che hanno pres? parte ai combaltlmentl.
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NOTE ED APPUNTI DI CHIRURGIA
Il giorno 17 giugno vi fu presso Theliage un altro combaltimento di due divisioni e mezza dei Russi, che venivano dal Nord in so~tegno di Porlo-Arthur, mentre il giorno antecedente eravi pure stelo un combaUimeoto di artiglieria a Wafangthien, ed in entrambi i Russi avrebbero avuto la peggio. La' proporzione dei morti ai ferili si sarebbe limitata a 1 : 4,4. Dagli insufficienti dali sopra riportati, non si possono ricavare delle conclus-ioni se non del tutlo attendibili, neppure molto approssimative; resta però confermato il principio, che il calcolo delle perdite di una campagna, non deve esser fallo in base a semplici combattimenti tra corpi di truppe, ma per grandi unii&, e neppur per combattimenti isolati, ciò che, d'altra parte, era ~ià stato confermato dalle guerre antecedenti. • Astraendo dalle enormi perdite dei due reggimenti di fanteria siberia ne, che avevano contrastalo il 1° maggio ai Giapponesi il passag~io del J alu, lA proporz.ione complessiva dei feriti da parte loro è sl11ta del 21 p. 100 sul numero dei combattenti. Le perdite nei combattimenti di Kink{)U e di Nanshan vennero limitate al 10 p. 100 dalla parte dei Giapponesi e del 7 p. 100 circa dei Rul>si, donde traendo la media, si giungeu·ebbe alle solite proporztoni d.e l H> p.100 circa. Ma conv~ene osset•vare che un tale per cento, appunto perché troppo compiAssivo, non é criterio suffici11nte per poter ridurre a norme fisse la quantità di materiale e di personale di soccorso, di cura e di trasporto da asseguarsi alle varie unità combattenti, in ragione della loro forzt1 effettiva; alcune volte es:i'a sarà esuberante al bisogno, altre del tutto inadegnata. Bisogna sempre preYedere il caso peggiore, e quindi avere a disposizione mezzi di trasporto, materiale, personale, oltre quello addetto ai corpi e alle unità sanatarie, per poterlo inviare prontamente e nella quantità necessaria, dove vi è il biso~no. Un'altra conclusione che è lecito fin d'ora trarre dttlla guerra attuale, è la parte importante che nei combattimenti ha avuto rartiglieria, donde la tendenza di aumentarla in tutti gli eserciti, in proporzione dell'effettivo della rantl'ria. Conseguentemente il numero delle fertle prodotte da gross1 proiettili ••!tplodenli, cosi diverse da quelle delle armi portalili, e quindi di fera le g ravi, rara in avvenire sensibalmente vt~riare il calcolo sinora accettato di ferili gravi e di leggeri, di trasporta bili e non trasporl.abili e dlllla quantità e quali la de t meni di trasporto occorrenti. E il progreseivo aumento delle ferite da grossi proiettili era già s telo conl'tntato nella guerra del Transwal, nella ()Uale la lot•o proporzione, che nella ~.:ll(;'rra franco-tedesca del 1870- 71 era statA di 10 s u 90 ferite di fucile, si è ·cl ~vata da 21 a 70 dalla parte dei Boeri e da 27 a 73 dalla parte de~li l nE{ lesi. È poi l'isultalo che, nonoetaote l'ampi3zza di tiro e la forza di penett·azione d~lle moderne armi da fuoco por tatili, si sono avuti dei combattimenti anche a ptccole distanze, come s i sarehbe ril~vato dai caratteri delle ferite; e che a ozi 11011 5i ROOO evita~i i comba~limenti corpo a corpo ad arma bianca; fatti questi, che ~oncorclerebbero coll'opinione, che il piccolo proieLLile moderno non impethrebbe l'uvanzarsi del partito aggredente. Forse vi avrà concorso lo slancio e la tenacita con cui i Giapponesi pt·ocedt'vano all'assalto, poco curandosi delle perdite pur di r iescire nello scopo, tanto dae nella battaglia di Nanshan si poterono riscontrare tre o quattro ferile in •"' ~ol o uomo.
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Si è confermalo che la forza di penetrazione dei piccoli proiettili incamiciali ~ tale, che un solo pr·oiellile può attraversare da parte a pa rte due o più uomini.
Quanto alla natura e gra vità delle fs r ile , sarebbe risultuto, come gia nella guerra del Transwal, che la prognosi ne è decisa mente favorevole. Le fer ite della coscia, immediatamente medicate, g'lariva no in pochi giorni. Nella g ior·nar.a del to maggio ~i viJero !esioni penetranti del torace dar solo emorragta solto s forzi di lostoe, durante le prime 2i ore, e i colp1ti, dopo tre sellimane, ritornare tra le fila. Riguardo a ll'organizzazione e a l funzionamento del servi:lio w nilario, oltre all'opera del persona lP e delle unitA sanit.arie addette alle truppe (1), i Giapponesi hanno, ~u larga scaht, applicato il priuci pio del p1·onto allontanamento dei fe r ili e malati dalla linea delle oper·azioni, ciò che loro é stato possibile d1 fare mcditmte navi-Lraspor·Lo e col concorso delle navi-ospedale, favor ili dal mare che li divideva da lla madre pa tria. Si calcola che. in media, ogni nave-Lr·asporto sgombrasse da 300 a 400 ferili per volLa, e talune avl;lvano già fallo, dal prin · cipio delle ostililé alla metà ùel mese di giugno, ben 5 viaggi. Per il ricovero dei fe rili e dei malati, si n dal pl'incipio della guerra i Giapponesi avevano disposto che fossero prima utilizzati g li ospedali di marina piu prossimi, e dopo g li ospedali di r iserva. lnollre er11no stati allestili allr·i ospedali, tra cui, ln prima linea il grarule ospt>dale stabil~ della Società ~iapponese della Croce Rossa in Tokio. Né si dimenticarono i pril!ionieri russi, pet· i quali venne a ssegnala la città di Matsuuama, ne!J"isola d1 Sltikoka, dove la Croce Rossa aveva anche per essi impiantato un ospedale. Infine vennero pure messi a disposizione dd f~riti gli ospedali di marina t'.ldesco ed inglese in Jokoama. I feriti non traspOl'labili Yeui vano curati nei luoghi più vicini ai posti di com· battimento . Ma cont.emporant-amente si era dei Giappoensi prov visto, che la cura volontaria potesse largamente estendere la sua azioue a vantaggio dei fer iti, specie per mezzo della ricca e pole nte SocielA della Croce Rossa , presieduta dal Principe Kani n, la quale, alla fine dell'anno 1003, oltre agli ed1tlzi ed alle altre pro. pl"ielà immobili, aveva raccolto, per contributo dei soci, la somma di 7,311,500 jes t2). • All'opera della Croce Rossa si uni quella della Unione delle Dame di assis tenza volontaria ai mt~lali, che ha anch'essa t·aggiunto nel Giappone un notevolissimo sviluppo. l11line è da menzionare , c he dal GCJverno giapponese venne pure am piam enle pt•ovv1sto a gli invalidi, lt~n to dell'esercito che della flotte, nonché al sostegno delle loro famiglie.
••• La g uerra attuale russo-giap pones e va aocbe distinta per comballimenti navali, che per la rapid1tA e l'im fJortanza dei risultati ottenuti hanno empito di s tupor e e di commozione il moudo. (l) Vedi, sotlo q ue5to riguardo. la Memoria del tenente medico doU. Ruta, pubbllc.lta nel ructcolo di muto del Glornol• Altdleo del R. E•erello. (i l Vedi P'r m~ggoori detlagll la sopracltata M~moria del dott.. Rota.
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NOTE ED APPUNTI DI CHIRURGIA
Non occor re risalire a 'molti anni addietro, per l'ilev~:~re la enorme diff.-renza, sia nella' offesa che nella difesa, fra le navi da gtwrra di una volla e le aLluali,. e quale influenza queste ultime abbiano sulla durala dt>i cottlbattiment,, sulla proporzione delle perdite e sulla natura a gravità delle rerite. Prima della corazzatura delle navi e àel loro armamento con le poteuti artiglierie di medio e grosso calibro, le battaglie navali si svolgevano a brevl:<><ima dislanza, e vi aveva par te notevole il fuoco di fucilerta, per lermtnare coll'arrembagio, durante il quale, specialmente, un terzo od 11nche la mela dell'equipaggio delle navi andava morto o ferito (1) Ma oggidì le cose sono beu diver·se. Ai vecchi cannoni !'.Ono soslttuiti cannoni a car·ica rapida, il cui calibt·.o va da 19 a 30,!> centimetri, col peso del proteltUe da 100 a 400 e piu kg. ed uua velocità inizi11le da 900 11 1000 mett·i, che da 3000 a 18,000 metri può sviluppare una forza di ~00 mkg. A cotesto immane potere distruttivo va contrapposta la resistenza della corazzatura delle navi e quella delle grosse artiglierie, per la quale st dovl'ebbe arguire, che l'eqUipaggio così protetto debba esser·e meno esposto ai colpi, J& riescirne minor·e la proporzione delle perdite; e realme nte ciò a vv1eue per gli uomini che non !o'tanno sopra coperta. Ma se un pt·oiettile scoppia suliH tolda della nave, tra masse di uomini concetrate in uno spazio limitato, 1~ :<lrtl!o{J noo possono essere che terribili. Il comandante del TalbGt, una nave in~le:s~ ancor ala a Chemulpo, che era salito a bordo del Warjag poco prima che atfund11ssa, narra che la coperta della nave et·a, per così dire, semmata di una tempesta di pezzi di ferro e di membra umane, poiché la massima parte det fertti era mutilata. Ad aumentare ~li etfeUi dei proiettili, si aggiungono le emanazioni deleterie dei gaz che si svolgono d.all'accensiooe del loro Asplostvo, e le scottature vasus. sime a cui è esposto il personale di macchina per lo scoppio delle caldaie. Supernuo poi l'accennare, che le perdite raggiungono la proporziona massima, quando la nave affonda in condiztooi di non potere effettuat-e il salvataggio. L'azione dei proiettili d' a r ti!"lierta è diversa, secondo che essi colpiscono eome proiettile !Jieno, o si frantumano in is~;heggie ptù o meno numerose, a margini acuminati e taglienti, la cui forza viva varia a seconda della veluc1là loro comunicata e de,:tli ostacoli che incontrano nel loro movimento, batteudo contro le sporgenze della nave; nel quale caso st aggiunge l'azioue Je1 frammenti di ferro o di legno che ne venlo!ono staccati, i quali per la velocità luro impressa dall'urto fanno da proiettili indiretti. Si comprende quindi come i loro effetti siano ben diversi da quelli dei proiettilt di ful!ile, tanto da non poterne trarre alauna induzione circa il numero e la qualità delle Jesioo1 ~he ne conseguono. Le ferile pertanto che si osservano in una battaglia navale sono la maggior parte ferite contuse, accompagnate ad estesi squt~rciame"ti delle parti molli. a stritolamento delle ossa e ad esportazioni di parli del corpo e di intere membra. Il) Per citare alcune cifre, nella famosa hatta~tlia di TrafaJgar, Ja nave Ta!l••.x del suoi 70!1 uomini •Il equipaggio ue perdett.e 300; l'Intrepido, 306; J'Aigedral ebbe t 'iO morti e 180 feriti; il Redoulablt, 300 morii e 1tt ferili sopra 6\0 uomini. Nella battaglia di Abouckir le perdite delle navi inglesi ascesero a l!068 uor:niol.
E DI SERVIZIO SANITARIO DI GURRRA
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La gravità mas s•ma di f!Ue~le ferite é quindi evidente, e ben diversa si presenLH rop··•·a ch•rlir~tca a bordo, da qu P.lta di terra, perché, lasciato da parte ogni prnwiPJO di cur11 conSP.I'' ati va, si dovra per lo più ricorrere all'intervento demolttot'B N~l contballimento di Chemulpo . col quaiA s i sono aperte le ostililé il 9 feb· braio, il Warjag, incro cialor~ corazzato rus so. e il Kronjez, una vecchia cannoniera, s i sono trov11ti contro i due incrociatori g tapponesi Azama e Chiyoda. Il Warjag, di 6500 tonn., aveva uu equipaggio di 5&0 uomini, la velocità di 237 m~ .• cnn artil'otlieri.., no n m~tggi ori del diamell'•> d• 15 cm. La sua corazzatura A coperta era f,rmata di ··orazze di i 5/ i0 rnm. di forza, e nel comparlimento d .. l coruand" de llo s pt>s><o•·e d1 125 rnm. L'equi paggio dd K orje; 11rr•va va a solo 1-;9 uo mini, ·con d ue cannoni di 20 cm. ed uno di 15, ma n(ln a lir·o ra pido. • L' Azama invece è un incrociatore di 9900 ton n. con 77.> 6 uomini a bordo ed una velo··ità di 22 s m , armato di cannoni da 20, 15, 12 cm. a liro rapido. La sua t:O razzAtura 11 linea di acqua é formata da pias tr·e tipo Harvt>y , di 180 mm. di s pes~ore . e le artig lrerie sono protette da pias tre di 150 mm. Il Chiyoda rag1dunge solo le 2500 tono , con 2~0 uomini dr equipaggio, 19m~. di velocità e cannoni a liro raprdo da 12 · e da 15. Ha la corazzatura a fiore d'acqua di 11 5 mm. di s pessor e. Era facrle prevedf:l re che, di fronte ad una simile inferiorité, i Russi dovevano soccombere. La baLiagha, combattuta ad una distanza di 5\00 e 4800 metri, non durò più di 50 mmuti, c oé dalle 11,50 a mezzog io rno e 40. Il [{orje: tornò a riva ve r so le or~ 12,20 e fu fatto S>t l t~~re in aria dal s uo equip11 g~io . Invece il Warjag aveva riportate gr·avi avarie. e i suoi cannoni specialmente quelli non prote tti di sopra-coperta, erano ridotti pet• la massima parte inservibili. Le fiamme, comunicate dall 'es pl c.~ione delle g ranate, l'avevano investito sino all'albero maes tro, finché per una g rande r otln prodottagli da :.ma torpediniera ne lla parete di prua, s i sommergeva, do po che i feriti e l'equipaggio e1·ansi salvati sulle navi neutre . · Le prime nolizi~ dovano 41 morti e 61 fet·iti. Il comandante però del Talbot dice di averne contati 178; ed un altro ufficiale assicura, che oltre i 50 morti cons tatati pt·tma dell'affondamento della na ve, 11ltri parecchi erano già stati gettati in mare dlli Russi, e che non tulli i ft> riti polet·ono essere salvati. De1 61 feriti al 21i f... bbraio n e erano già morti 9 Se ne trovò uno. tra questi c olpito da una e splosione di gr·anate, con 160 ferile, e parecchi con 7 ed 8 ferile. Gli altri combattimenti seguiti nel1<1 acque di Porto·Arthur·, tra le s quadre giapponesi e la flotta russa dal 14 febbraio al IO marzo, non hanno avuto molti fe rili e morti. Si è osservato n el personale di macchina la predominanza delle estese s collature quale causa delle morti. Nell'assalto del 22 marzo, al quale parteciparono da parte dei Rus~ i 5 navi da battaglia, ' incrociatori e 10 torpediniere, e dei Giapponesi 18 navt e 8 lancia torpedini, le perdite dei Russi si sarebbero ridolte a 5 morti e 10 feriti. Ed egualmente l'assalto del 27 mafrgio, in cui dai Giapponesi vennero arfonduli 4 grossi tras porti per chiudere l'entrata di P orto-Arthur, non drede luogo a perdite rilevanti. L'unica battaglia quindi da cui si potrebbe trarre una proporzione. dei feriti sarebbe q}lella di Chemulpo, nella quale le perdite furono abbastanza consi-
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NvTE ED APPUNTI DI OHIRURGIA
derevoli ; anche accettando le cifre meno alte, esse sarebbero salite al 18 per· cento, occorse quasi tutte nell'equipaggio alle posizioni sopra coperta. Ma un'altra e assai maggiore fonte di perdite per mare tanto per i Rus!!i quanto per i Giapponesi sono state le esplosioni delle mine subacquee per le quali nell'assalto del 7 ed 8 aprile i Russi perdettero, per affondamento, la loro nave ammiraglia Petropawlowsk con quasi tutto l'equipaggio, e i Giapponesi, oltre la perdita di un lancia torpedini e di una cannoniera, subirono il15 mag'· gio il grave disastro della Hatsusa, la grande corazzata calata a fond() nello spazio di mezz'ora, coi due terzi del suo equi(.la~gio, e la sommet'sione dell' incrociatore Yoshino, avvenuto in qualche minuto, per collisione coll'altro incr·ociatore 1\"assaeya con la perdita di tre quarti degli uomini, perché su 300 di cui s i componevu l'equipaggio, soltanto 90 poterono essere tratti a salvamento dalle altre navi. Circa il primo soccorso e la cura dei feriti si sa che a qunlli del Warjay sono stati prestati dalle navi neutrali, che si trovavano nelle vicinanze del combattimento, e :;ulle quali furono trasportati i feriti chè erano in co11dizioni meno gravi; gli allri alrondarono colla nave. l Giapponesi avevano pe1· par·te loro allestito navi ospedali e navi trasporto s ulle quali i loro fer·iti facilmente venner·o rimpatriati. Parte dei feriti Russi, raccolti dalle navi neutrali, o dall'ospedale di combattimento Cesareoiteh furono temporaneamente ricoverati in uno spedale della Croce Rossa, impiantata avanti Chemulpo nella maggior vicinanza del luogo di combattimE>nto, e poscia evacuaLi in un alLro ospedale pure stabilito dalla Croc:e Rossa nel territorio Giapponese; altri dalle navi neutre furono tr·asporlati nell'ospedale neutro di Hongkong. Da quanto si è e"poslo, è lecita la conclusione che in una balta~lia navale il funzionamento del servizio sanitario di prima linea, il più importante non solo per il decorso consecutivo delle ferile, ma per t'immediato pericolo della vita del ferilo, non può procedere come quello dell'armata di terra. Consider·ando la sorte cosi tra~icamente rapida del WarJag e del l{orjez, bisogna ammettere che il primo scaglione -la prima unità- corrispondente al posto di medicazione reggimentale sia inattuabile sopra una nave destinata a prendere parte alli va al combattimento, poichè anche a straendo dalla po;:.sibilità della s ua sommer sione, la difficoltà di sottrare il posto alle offese nemiche è assai maggiore che in una battaglia di terra, colla agar~tvante dell'immobilità a cui é il posto obbligato. E allora come fun1.ionerà e sopra tutto come potrà esplicarsi l'opera del medico t A Chemulpo i feriti del Warj2(! poterono esser.e trasbordati sulle navi neutrali. che si trovavano in quelle acque, abbastanza rapidamente prima che il destino della oa ve fosse compito, ciò che a vvenne mezz'ora dopo il suo ritorno alla spiaggia: e la battaglia non era duraLa che 50 minuti. È quindi del tutto logtco il provvedimento di affidare il primo soccorso dei fe riti a na,·i appos itamente destinate a lale scopo, i cosi detti OSf•edali di combattimento quale il Cesareoitch ~ quindi pr ovviste di tulli i mezzi n ecessat·i, che nella tregua o alla fine del combattimento raccolgano a bordo delle navi combattenti i ferili, e dopo averli convenientemente curali li sgombrino poi negli ospedali. Ma, certo, in qualunque modo si provvederà, l'opet•a del medico a bordo non sarà meno dWlcile, grave, per icolosa di quella del suo collega di Lerra.
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E DI S ERVIZIO S AXITARIO DI GlTERRA
••• Quale appendice a queste note, é del caso f~trvi seguit•e un rapido cenno sullo stato samlario delle truppe russe in Manciuria sino al fine di g iugno u. s., desunto da una memoria comparsa nel Deutsche Militariir.;tliche Zeilsehrijt, fascicolo 9° del corrente anno. Le condizioni sanitarie delle truppe in Maociuria si mantennero abbastanza favorevoli sino all'epoca in cui cominciarono le pioggia di estatA, 13-26 giug no, poiché la media dei mala ti ricoverati all'ospedale su '1000 uomiui fu ufficiali 71.36 tr uppa 39..~3; dei quali feriti ·t9.iH
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La proporzione delle mala ttie infettive ragg iunse appena il 2.19 per mille con pr·edominanza della dissente ria, 0 .96 mille. S opr6vvenule le pioggia, la morbidilà aumentò, ma non in modo mollo sensibile. uffìciali 8:l.8i46.46 truppa; dei quali fel'iti ,.
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La propot·zione delle malattie infellive sali all'8.5 p. 1000 se mpre con predominio della dissente1•ia. l! tifo sia addominale che esantemico non raggiunse il 0 .20 p. 1000. Se le cose stanno r ealmente.in questi let•mini, non si può a me no che r cslarne meravigliati attese, specialmente le condizioni locali del clima e gli strapazzi a cut si sottopos ero le truppe. L'autore dell'articolo ne attribuisce il merito principale alle disposizioni del genet·ale comandante Kuropatkin, per le cure che eg li ha della salute delle truppe e la ottima organizzazione del servizio sani lario che ha ado ttato in Manciuria. Roma, agosto 100~.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA -G.
HAMMERSCHMIDT. Rapporto delle tor..Ulltl OOD &lir• malattie (Deutsche militariirztl. Zeitschrift, dee. 1903).
L'organismo nostro possiede ne lle tonsille e negli ammaflsi glandnla ri costituenti assieme il co»i detto anello di Waldeyer, un potente mezzo d o dife:<a contro le infezioni. La m&ncata altivita di tali organi ed il loro a mrua lar !'i aprono la via ai germi palogeni. Gli accumuli rli microrflanismi nelle co-ipte tonsillari, e la poca resistenza degli epitelii che le ricoprono, facilitano t'mvasione microbica. Le perfr igerazioni, per loro conto, facilitando li raiJeul!Hnenlo -delle circolazioni sanguig-aa e linfalica, favor iscono lo sviluppo dei ger mi. Da tali premesse chiaramente ris ulta come sieno aumentate in questi ultimi anni le malattie che riconoscono quale porta d'ingresso una lonsollite. Fra ·queste viene in prima linea la dirterile, che rappresenta in fon to una ton><illile con Fenelrazione nel cil·colo dello specifico bacillo di LMfler. Seguono: 1• Dei casi di neft•ite la di cui sola spie~azione è dala dall' amuae H•,r fl il trasporto nei reni di germi patogeni e delle loro .tossine attraver so la breccia ·lonsillaJ•e; 2• Tilliti presentanti la stessa eziologia; 3° Catarri della larinf!e, della trachea, dei bronchi, ed un caso di pneu·monite crupale, riconoscenti la stessa causa; 4• Complicazioni fr!l te più frerruenli delle tonsilliti, sono i catar-ri ••asali e della t:-omba d' Eustachio e le otili purulenLe secche e sier ose. L'autore cita anche il caso di un soldato morto di meniogite purulenta da tonsrllite pe r pro· pagazìone del processo dell'orecchio medio alla fossa cerebrale me.tia; i>• Importantissimo è il rapporto fra tonsillile e r·cumatjsmo a r ticolarr>. La poliarlrite acuta, nella grandis~ima maggioranza dei casi, riconosce qual porta d'entrata la tonsille e !"anello linfatico di Waldeyer altera li, che ullo !>lesso sano rappresentano il più valido mezzo di protezione contro simile infez•oue. L'autore non ritiene lo streptococco solo agente patogeno della lonsillite e del reumatismo, trovaudosi ne lle orine di poliartritici e nel loro sangue, piogeni ·e stafilococchi di ogni genere. Ritiene mollo appropriata la deno mrnazione -di poliartrile anginosa dala dal Quincke alle ferme riconoscenti simile ezio log•a; 6• Complicazione frequente di angine tons illari é la piP.urile propa gata per 4e vie laringee e bronchia li ; 7° Taluni ascessi della colonna vertebrale, quelli dell'articolazione temporo-mascellare, lo foruncolosi generale, la trombosi delle arterie, "talora i pro-cessi piemici e setlicoemic! possono r iconoscere la loro pr ima origine da una .tonsillite e daila diminuita r esistenza dell'anello linfatico fa ringeo;
RIVISTA Mlo:DICA
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So Le nevrili del nervo frontale superiore, le paralisi palaline eJ il riLar do e J'irretzolariiA ùell'alli viiA car d•aca ; !)o Le parotili. L 'autore in 2~ casi su 25 rli parotite trovò infiammazione delle tonsille e del faringe ben distinta dagli or dinar ii disturbi di masticazione propr ii di tale malallia; mentre fa osservare che come souvi parotili complicate ad or ch1te, spes;:;o, quantunque in m inot· misura, trovansi delle semplici angine complicate ad or chi li ; 10" L 'infcz•one scar lattinosa, molto piil frefJuenle nell'infanzia •ruaudo le tonsille sono piu sviluppate, ~li spazii linfatici più ampii e relativamente sottile il rivestimento epiteliale, è molto probabile lro,·i la sua por La d'in~tresso nelle t onsille che per le suogposle condiz•oni anatomiche oll"rono in Lale età una barr ier a cosi poco •·esistente. BERNuccr. GRiiNENWALD Tu. - Sull'liSO dell'antica tuberooUna 41 Kooh per la 41a-
polmonare. - (C('ntralblatt .fr~r Bat.:ter iolo{lie, Parasitenlmmle un d /n.fel.:tionsk.rankhet te n, vol. X X X l V, Il. :H- 25, t 904).
I'DOSl della ta.beroolosl
Staudo oi r isultati finorA ottenuti da alcuni osservatol'i eri in hasc al le ricerche, che furono falle nella clinica m edica di Tubinga con l e inoculazioni della tuber colina a l:ICOpo diagnostico, per lo più nei ricoverati nei sanatori (da l 1° aprile 1902 ol 1!103). !'>tutore conchiude cile lu tubercolim1 i noculata a SCOtlO dia~nostico (secoudo la prescrizione di Koch : l mg., 5 m g., 10 mg. in date cit•cosLanze rapetuta pii1 volte) non corrisponde in tutti i casi, ma é un mezzo d' tndagine per la diagnosi difl'erenzia!e, adatto, innocuo e straor dmat•iumente potente per i casi incipi-3uti e per i dubbi. Fut·ono inoculati l i malati polmonari; di essi r eagirono positivamente 7G,1 p. tUO, in modo rlubbio o negativamente 23,tl p. 100. Tubercolosi detet·minate clinicamente lurono 103 ; di esse reagir ono in modo posttivo 85,4 p. 100, 111 modo dubbio 6,8 p 100, negativamente 7,8
p. 100. Di R bronchitici t·eag•rono po!;tlivamente 2, nega_livamente U. L'autore si propone Ji stutlia t•e quei casi, nei qual i, ::oebbene sia dimo<~trato l'esistenza del la tuber colol"i degli apici polmonari, pure non r eag1gcono alla tnbercolioa. S FORZA .
G. MoRPIIOW. -Contributo allo sta.41o delle oefrltl malarlohe - (Tftc>se de L!Jon, HlO~) .
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I l r ene ò ft•cquonlemenle compromesso nella malat·ia. L'origine della nefritc malarica è molLo complessa. L e condizioni atmosferiche, le stagioni, le r egioni, eserciLano un' i nfluenza poco pt•ecisa. Lu pr odispot:izione individuale è data dall'età poco avanzata, da un r eno indebolito da un'infezione antecedente, da un avvelenamento cr onico più o meno accentuato per u so di bevande alcooliclao. Ma la condizione eziologica più impot·lanle ò dota dalla presenza n ell'organismo dell'ematozoat·io del Laveran Mal!!rado le discusl:!iont cui diede luogo, la palogonel'i ne ò ancot·tt molt'> oscur a. Nell'insieme ì~ il meccanismo della n efl'ile infettiva, con ciò di part•colare, che bisognà tener conto, dal punto di vista della posstbile loro A:t.ton•• sul r ene, della distruzione de• globuli t·ossi dovuta all'agente malarico, dell'auto43 -
Giornale mtd&c~>.
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RIVISTA Ji.EDICA.
intossicazione per ~li accessi febbrili e per i distUI·bi di nutrizione, tutte cause che esercitano un'influenza nociva sopra un rene in modo speciale vulnerabile, dato lo s tato di congestione 'intensa in cui si trova. Le lesioni così provocate fanno òella nefrite malarica acuta una nef1·ite diffu::;a che mao mttuo colpisc~:: i glomeruli, gli epilelii ed il t.e::~suto con~otiuntivo;
della oefrite malarica cronica, una nefrite interstiziale con sclerosi diffusa, con alterazioni glomerulari concomitanti varie e lesioni vascolari. La sintomatologia è identica a quella della nefrite arleriosR con le sue complicanze, ma con edemi più marcati, con pressione arteriosa meno alta, pronunciata astenia, feuomeoi carJio-vascolari variabilissimi. Bisogna insistere s ulle : 1° modijiea:~ioni della seere,;ione urinaria (oliguria, pollachiuria, poliuria, ematurie frequenli ; 2° sull'albumifluria che ù di quantit.a vat•iabile (0,50 a 5 grani), spesso inter millente, costituila sopratulto dalla s~rinuria che é benigna, e dall'albumosuria che é di f11vorevole proguostico; 3° sulle idropisie che cominciano con l'edema della faccia e dei malleoli e possono, in un grado più avanzato provocare edema della glottide, idt·otorace, edema polmonart!, ascite. Il prollnostico é ordinariamente favorevole. La nefrite malarica ben curata guarisce spesso rapidamente. Quando l'attacco é più grave dell'ordinario, o ppure che lR complicazione renate passò inO!';l'ervata, e per con<;eguenza non venne conveniente mente curata, può t·isultarne e!';ito letale. Tale esito è dato dai progressi dell'idr opisia, dagli accidenti uremici o do complicazioni fleg ma:siche. Quale cura: il chinino come a ,gente medicamentoso profilallico; e quali mezzi curati vt igienici, il t·iposo assoluto a letto, prolungato tanto quanto sembre·rà necessario, il regime latteo a ssoluto o mitigato, e la triade: di uretici, purgativi e diaforetici; contro l'uremia dichiarata, il salassa se~ulto da iniezìoni di siero artificial~, le inalazioni di ossigeno, l'applicazione di sanguisu~he a livello della regione lombare. BERNuccl.
Sulla patogen"l della tuberoolosl polmonare. - (Deuiscltes Arehir f. klin. Med., LXXXV, 3 5).
AUFRECHT. -
Lo studio patogeneti~o della tubercolosi polmonare in questi ultimi anni è stato alquanto trascurato. Fino ad oggi si riteneva come assodalo che la tubercolosi polmonare si contraesse con l'inalar polveri ricche di bacilli tubercolari, e che il processo specifico si iniziasse nelle ultime ramificazioni bronchiali. Ora pare invece, per le l'icerche dell'Aufrechl, che i fatti si svo[g,mo diversamente. L'e same istolo~ico del polmone destro di un individuo morto di pleurite e morragica fece rilevare, per lu prima volla, all'uutore che l'arteria efferente di uno de i due focolai tubercolari era ostruita da un tromba e presentava un notevol e jspessimento della sua parete, mentt·e che il campo di irrigazione di queslo vaso, colpilo da nl:!crobiosi, erli trasforma~o in una massa amol'fa di cons istenza caseosa. Avendo osservato le st~sse alterazioni 11ei vasi vicini ai tubercoli caseiflcati, egli ne deduce che le lesioni della tubercolosi polmooaPe, anziché aver principio nelle ramificazioni t.ermioali dei bronchi, consistono in
RIVlSTA MEDICA
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una pr·ohferazione de~li elemt-nLi cellulari d-i va"i sanguigni, aven ti per l'isultalo un infArto e la nPcrobiosi consecutiva della r eg-ione irrigata da quel vaso. Egli rrprodusse sperimentalmente l esioni ktentiche a quella della tubercolo~i uma1111, iniettando nelle ver.e del conrglio il baL:illo della tubercolosi bovina in c~tllfl rA pura. La del!enerazr o1re ca,.ensa non dovr.. bbe th111que esser consider·ata come ri~ullan te unicamente dall'azione dei bacilli di Knck sui tessu ti sani, ma bensi com.. la com;eguenza di drsturbi nutritivi prove111enti da una lesione vsscolare primitiv11; i hacilli che traversano le pareti va~ttli e penetrauo nei focolai necroiHOlrci vr trovano delle condizioni eminentemente favorevcJii al loro sviluppo. Le le"1011i tuber·colari dit1use, la pneumonile desquamativa o caseiforme, non sar·ebbero del pari se non la conseguenza di una reazione infiammator ia in vicinanza dei tubercoli raseosr primitivi. Queste reazi oni i nfia mmatorie esi· stono irr lOI'IlO a ciascun tuber colo, e la pneumonite desquamaloria non si distingue •:he per la grande estensrone delle lesicni. L e polve1·i che si riteneva faci lrtas>~ero l'ap~rtura del tuber·colo, non sarebber o, secondo i'Auf1·echt, che cau!'e favort>ggratrici dell'ir.fhtmmazione dei br onchioli e degli alveoli circon danti il tuber Golo, senzn aver azio11e di1·etta nell'etiologia di esso. L'Aufrech t stabilisce ancoi'a unu differenza fonclamentale fru illuberrolo crudo ed il tuber colo caseoso, il quale non è da r itenersi, secondo lui, 11na semplice Lrasformazrone necrob10lica del primo, ma bensl un processo di necrobiosi dovuta all'obliterazione dei vasi. Infatti esso si rinviene sopratutto negli or gani con arterie terminali, come il polmone. i r eni, la milza, mentre i tuber coli crudi si formano di preferenza n~gli organi ricchi di anastomosi sanguigne. Hil{er tando l 'ipotesi dell'infezione per inalazione l'Aufrecht ricel'ca la porta d'ìngre~so del bacillo tubercolare e r·itiene, in buse alle numerose esperienze faUe dal suo allievo GorJeler , che le tonsr lle debbono considerarsi come l'organo pri ncipale dell'rnfezione tubercolare. GRIXONI. A. BF.I\T. - Ellplorulone dell' lnte.Uno tenue • 41fterenslaslone pratloa. de lle .aue &ue. - (L!Jon 1\1{:rl., febbraio 190-i). l differ enti se~menti dell'inteslino tenue si r assomigliano molto fra di loro. Spel>so si ignora, quando nel corso di una IAparotomia si incnnlr a un'ansa del tenue, se quest'ansa é vicina all'angolo d uodeno-digiunale od al ci eco. Tale problema può esser risolto nel m r)dO st>guente. L e valvule conni venti dell'intestino tenue vanno decrescendo di volum<l e di numero dalla sua origine fino alla sua terminazionP. I n vicinanza de'l cieco esse sono nulle od insignificanti, ed in ogni caso meno sviluppate che in virinan:z:a del duodeno. Ora tali valvule possono essere per cepite palpando esternamentA l'intestino. Se si pr ende fra l e dita della mano srn1sLra un'ansa intestinale e che vi si passi sopra, lisciandola. il pollice e l'indice della mano destra, si Avvertono nettamente i rilievi formati dalle valvule ; si può quindi, esplorando più r egioni intestinali e paragonandole, vedere se le va\vule sono più o meno lontane o vicine all'origine dell'intestino tenue. Trovan dosi dinnanzi ad un in tesrioo grandemente meteorico, la constatazione di tal segno r iesce d iffici lis~ rma; allora può riuscire di veder e per trasparenza l'inserzione delle valvule e di giudi care cosl della loro frequenza e per conseguenza dellt• topografia approssimativa dell'intestino .
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Rl'VISTA :MEDICA
Occorre far notare 1noltre che mancando il grosso intestino di valvule conniventi, la percezione di tali valvule p~rmellerà di affermare che non si ha da fare con lo stesso e .si a ggiungerà ai segni, d'altronde numer osi, che lo dif'l"erenziaoo dal tenue. BEH.NUCCI.
H . TouzET. - Contributo aperlment&le allo atu4lo della leuooterapl&. ( Thè$e de Lyon, 190-t). Coma è nolo, i leucociti hanno una gr·ande importanza nella difesa dell'organismo contro gli agenti infettivi. Taluni fra di essi, i macrofagi, s'attaccano ai microbi per distruggerli. I:JOilre, i leucociti seg1·egano una sostanza capace di attenuare l'azione nociva delle diffe1·enti tossine. Tali falli condussero all'idea della leucoterapia di cui il principio è il seI.!Uente : aumentare la resistenza dei soggetti elevando il lasso de lla loro leucocitosi con l' iniezioue d i sostanze capaci di produrre la molliplicazione dei globuli bianchi. Venne tentato. qualche esperimento clinico di leucoterapia , lJella difterite dal Waldstein, nello febbri puerperali dalli'Hofbauer, ma con risullati molto var ia· bili e poco dimostrali vi. L'autore praticò una serie di esperimenti in proposito, adoperando la nucleina quale sostanze leucocilogena, nella proporzione di gr. 0,00:> per centimetro cu· bico, iniettandone un terzo od un quarto di centimetro cubico sotto la pelle della cavia ed un centimetro sotto quella del lepre. Tali iniezioni determinarono sempre una leucocitosi polinucleare. l r isultati ottenuti negli animali iniettati sia con lossine, sia con collm·e microbiche, e poscia solto posti alla leucoterapia !"arebbero i seguenti: Nell'infezione statìlococcica, r isultali poco appròzzabili. Nell'infezione streptococcica, notevole attenuazione dell'infezione. Nell'intossicazione difterica gli animali sopravvissero costantemente e verosimilmente s'ebbe completa guarigione. Nell'intossicazione tetanica s"ebbe ritardo nell'apparizione dei fenomeni tetanici ed attenuazione di tali fenomeni, con sopravvivenza più o meno Juoga degli animali da esperimento e con uo caso di guari~rione. Con tul.to ci6 l'autore conclude cbe, pur avendo ottenuto dei risultati forLu· nati, i successi sono ben lungi dall'essere costanti. La leucoterapia richiede ul· teriori studt e ricerche; ma bisogna sperru·e di arrivare a perfezionare tal me· lodo curativo che, partendo da un principio scientificamente giu~to, può r endere BERNUCCI. dei gr~tndi servizi nella lotta contro le malattie infettive. - Sulla tubet'Oolo•i primari& lntestlDale. (Cen.iralbl.alt .fiir Bakteriologie, Parasitenlo:unde unrllnfektionslcranl,heiten, vol. XX Xl V, n. 2i-25, 190i).
WAGENER O.
L'autors ha esaminalo attentamente i risultati di 76 -autopsie di fanciulli da 1-15 anni nell'istituto pa tologico di Kiel per determinare la frequenza della tuLe1·colosi pr imaria Intestinale nel senso di Koch. Sulle 76 autopsie si rinvennero ~8 casi di tube1·colosi primaria intestinale. In 15 si trovarono nei fa· colai bacilli tubercolosi, in 13 mancò tale reperto a causa dell"avaozala calci· ficazione. Nei 76 cadaveri di fanciulli 13 volte si trovo la tubercolosi primaria
RIVISTA MEDICA
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delle glandole intestinali e mese nter·iche con presenza di bacilli = 17 p. 100 e senza bactlli 3 volte. Adunque in totale 21,1 p. 100. Da queste ricerche è confermata l'affermazione di Hellet• cioè c he la tubercolosi intestinale primaria é relativamente frequentt . SFoRzA. ~EISSER A. e HALDERSTAEDTER. -
Relasloal •alla oura ooala laoe ••ooa4o
Dreyer. - (Centralblatlfùr B akleriotor1ie, Parasilen.kun.de und ln.fektionsk rankl!eiten, vol. XXXIV, n. 2i--25, 1 90 ~) .
La forza di penetrazione dei singoli colot•i dello s pettro s i es plica in modo del tutto opposto alla loro azione battericiJa e flo,:nstica. Oreyer ha mescolato a soluziom conte ne nti infusori o batteri o tessuti anrmali eritrosina sen· sibilizzata e non ha ottenuto alcun ri!'ultato positivo, mt>ntre i raggi dal verde al raociato che penetrano profondamente, s piegaro11o azione eminentemente battericida . Tale ris ulta to non é da ascrive rsi né alla fluor·escenza e all' assorbimeoto di determinati raggi, nè a lla formaz rone di :;,ostanze tossiche . In· vece della luce elettrica ricca di ra 11~i ultra violetti e della lente di quarz0, pu6 adoperarsi qual unque altra sorgente luminosa e di lenti riducendo il tempo di azione sulla cute preparata a 1 /~ s mo a 1/3 di quello finora usato. Halberstaed ter ha ri petuto nella clinica dermatologica di Breslavia le osservazioni di Dreyer, che Neisser ha ri portato in parte solto forma dr tavole. In fu sori (Nass ula), che nella soluzione di eritrosin~:~ (1 : 4000) all'oscuro rima· sero immutati in vita, esposti alla luce mor·irono in pochi secondi. Lingue di rana , cute d i cavia e di uomo tra t late prima con soluzroni di er itrosma (t p. 100 - 1 p. 1000), eosina ( 1 /~ p. 100) cianina, mos tt·a rono già dopo poco tempo di esposizione alla luce, 11otevoli alterazio ni dei tessuti, dilatazione vasale, trom· bo si, infìltrszione, ed m mollo più granJe profondità ed es tensione che per es. la cute normalr. Ques t'azione profo nda é stata utilizzata con ottimi risultati senza notevoli alterazionr degli str·ali su pediciali, lan lo nel lupus e nei cancri cutanei, quaulo nei processi tubercolosi pr•ofondi (scrofuloderma, glandole !infatich e tubercolose, s pina ventosa). SF'ORZA. L 'ermalina e la fluorescina non is piegarono alcun'azione.
8all& taberoolo•l alimeat&re. - (Centralblatt .filr Bakle · rfologie, Parasitenku11d e und !n.fek tionskrankheden , vol. XXXIV, n. 2i-:!5, i904)
GANGHOFNER. -
Stimolato dalla stre(Jitosa pubblicazione di Helle r· (Kiel} sulla freq uenza della tubercolosi primaria intestinale, l'auto re ha riunito ;.ollo forma statis tica il materiale delle autopsre de ll'ospedale da lui diretto. Sulla guida di Hellar prese ad esame l'auto r·e s olame nte i morti per malattie infettive acute. Su 972 morti per dirt.,rite. morbillo, scadatlina e vaiuolo si trovarono 252 tubercolosi =· 25,9 p. 100; tou queste 252 sezioni, solamente 4 volte si riscontro tubercolosi limitata all'intestino o alle g landole mesentt>riche. Nella seconda pat·te del suo la voro l'autor e riportò interessantissimi dali s tatistici, r·elativamente alla frequenza della tubercolo:>i bovina, specialmente della tubercolosi iote,;tinale, paragonata con la mortalitli della tubercolos i umana m Boemia (analogamentP al noto lavoro di Biedert su.tale argomento io Allgnu).
G78
RIVISTA MEDICA
L a mortalità per tuber colosi nell'uomo, ragguagliata a 10.000 abitanti, oscillò fra 17,6 e 58,3 con una mf)dia di 35. D'allra parte nei Ire anni corri.:ponden ti furono macellati 16 1 08! vacche, delle quah ~!HO si trovarono malate eli tubercolo~>i perlacea il,5 p. 100. di queste 200 erano affette da tubercolo~i intestinale = 2,2 p. 100 di tolle le vacche tuber coiO!<C = 0,1!! p. JOO di tutte le vacche macellate. L 'aulord m r lle quin.Ji a riscontro nelle due serie la rre•1uenza clt·lla tuber colosi umana da un Ialo, con quella della tuber colosi bovina dall'altro htn. m una curva per i raflronti negli 85 di st r elli boemi. « E' indubbiamt>nle damoslralo, che la mortalità per tubercolosi nell' uomo non decorre in alcun moclo parallelamente alla frequenza della tubercolosi bovina e che non è po~sc bile dimostrare an alcun modo la dipendenza della prima dnlla !:teconda. Ripetute volte a cifr·e bas~;~ i~sime di tubercolosi bovina, corri!!pondevano elevate medce di tuber·colosi dell'uomo e viceversa. o Relatavameote alla tubercolosi intestinale é da notare che su 85 di t'llrPUi ru r·iscontrata in 30, mentre in 55 non fu potuta dimostrare. " Si ebbe inollr e un decisi vo pr•edominio di tubercolosi intestinale nei di~tretti con minor" mor·talità di tubercolo::.i umana», donde deriva che un'influenza d~lla frequenza della luber colo!li iutestinale sulla mortalità della popolazione per Luberco l nsi non h& fondamento. L'autore conchiude che né le sue osservazil)ni analomo-palolo~i che , né i rilievi statistici sul rapporto fra la tu bercolo!li dei bo vi e dell'uomo dimostrano che l'uso di alimenlo cooltinente bacilli di lisi pel'lacea abbia un'elevata im. portanza per la etiologia della tubercolosi dell'uomo, anche nell'eta infantile. S FORZA.
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Un o&.o 41 tuberoololll polmo~aJLH pro4otto 4& tr&UIIl&tlllmo. - (Centralblatt fur Bakteriologie, Parasilenkunde unti lt~:fi!ktions· krankheiten, v ol. XXXIV, n. :H-25, 190~).
G EOAUBR E. -
I n un uomo, prima ritenuto sano, si manifestarono in li'e~ui to ad una contu sione del petto no n m ollo grave, dappr im11 dolori continui in corrispondenza della lesione, in appresso l!opravvenner o escreati ematiri conteneuli bacilli specifici senza lesioni polmorcari obbietlivamente dimostrabili. - L'autore riti ene che assai probabilmente i bacilli tubercolosi, penetrati dall'e!<Lorno, abhiano attecchito nel polmone per Je condizioni favorevoli pr eparatevi dalla lesione traumatica. SFORZA. \VAGNER . -
0111'& 4ell'aloera gutrtoa. -
(Munehener m ed. Wochen , nu-
mero 1·2, 190 ~).
L'A. 6 partigiano del trauamento di Lenhartz che nell'ulcera gastrica raccomanda una dieta r icca di sostanze albuminoidi, dappoichè si convinse che il r egime latteo rigor oso, generalménte consiglialo, no n solo non produce gli straordinari risul tati che gli vengono attribuita, rna invece indebolisce l'ammalato e ritarda la cicatrizzazione dell'ulcera. Wagner applica da cinque anna questo metodo di cura, ed anche in casi di ematemesi somministra una dit'l.8 albuminoide concen t ruta, allo scopo di saturare l'acido clor1dricu in eccesso e di comballere l'anemia.
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Nei 60 casi che egli ebbe in cura adottò il seguente tratlllmento: riposo assoluto a letto; dnl pr imo giorno dell'ematemesi <ià uova cr ude sbattule nel vino, aumentandone quotidianamen te il numer o fino a raggiungere, in capo ad una settimana. otto uova Al di. Somministt•a inoltre del latte ghiacciato a cucchiai , portando ~radata mente la dose iniziale di :WO gr . al giorno fino a 1000. Dal settimo giorno concede 35 gr. d1 carn e crudtt che poco a poco spinge fino a 70 p;r. Dopo due settimane aggiunge semolini o ri so in hr odo e, verso il ;J()o giorno di malaLtia, l'infet·mo si nutre co:1 alimentazione mista, dalla quale vengono esclusi i legumi che pr ovocher ebbero abbondanti fermùn laziooi e mel eori smo. Qualora lo st€ Lo dell'inrermo lo esiga, il \\'agner, dopo la pri ma settimana, somministra per via or ale pt·epar ati ar.;en icali e marziali. In segui to a questa cura i dolori scompaiono rapidamente, lo stato generale mi j:tl lora presto e l'anemia scompare in breve Le recidtve sono rare, l'A. su 60 malati ne contò solo 7. La g11arigione definitiva si ebbe in 58 casi. GRtXONI. StLBE:RSTEIN.- La geuea.l ctella tubet-ooloal polmonare traumatica. -
(Di'-
sert. inaug. Leip:;ig, 1903). L 'autor e esc.l ude Jalla concezione della luber·colosi Lraumalica quelle foi·me deUe pr ofessionali e provocate dalla inspirazione continua di frammenti aguzzi di vetro, di pietra. ec:c... e non ammelte che queste due forme: t• I nfezione tubercolare d'una piaga del polmone in individui che erano stati in perfetta salute; 2• Manifestazione o a~!lravamento e decor so pr ogressivo, dopo un trauma, di unii lubet•colosi pre~sistente, fosse essa !alonte o manifesta. Queste forme !>ono mollo rAN', inl'atli ~li osservatori tedeschi non hanno potu to avere c he una statistica di 3L· ca!'i. N el la g oorra franco-prussiana su MB casi da ferite polmonari osservate in soldati lP..leschi sol o 17 volte si svil uppò luber colosi nell'or gano l eso, e su 340 soldati r iformati per tubercolosi polmonar·e si ebbero solamente 8 casi nei quali com e 1.1gente pr ovocator·e si poteva invocare un trauma. Fra 33G tubercololici accuratamenle studiati dal Silber stein, solo tre v ol te si ebbe in precedenza un lraumalismo, e dei tre ammalati 2 morirono ed t g uari. Dal suo studio l'A.', trae le conclusioni seguenti : t o Un traurnal ismo del torace può dar origine ad una tubercolosi polmo· nar e auche in individui fin allor·a perfettament e sani. I casi pet'Ò sono scarsi e fu necessario sempre un trauma violentissimo; 2° I n un tubercolotico un traumatismo può accelerare il decor so della malaLtia ; 3° L 'andamento della tubercolosi tr aumatica non differisce da quello delle forme banali. GRIXONI .
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA GIUSEPPE INGEGNIEROS. -La ldmul&zlone della paszia ID rapporto alla orl-
mlnoloal&, la medicina legale e l& ollntoa pdohlatrloa. - (Bocca, Torino, t9<J~).
Ho creduw utile pei lettori del Giornale Medico del R. esercito di dare un ampio riassunto di quest'opera, s pecialmente nella parte che ri1<uarda la me· dicina lel!ale, come quella che può interessare in sommo grado il medico mili· tare per la diag nosi della simulazione della pazzia, dia~<nosi che se da una parte é spesso molto dirf1cile, dall'altra diventa ogni gior no più necessaria per il numero sempre cre11cente . dei casi di pazzia ver·a o simulata. Tutto quello r.he vi é di praticamente interessante in questo vulume di 438 pagine é staw riassunto nel modo seguente, per quanto più chiaramente e sinteticamente mi è s tato possibile. La simulazione é un mezzo fraudolento di lotta per la vita. La lotta per la vila e il granrle fàllòl'é della evòluzione biològica, le cui tre granùi forze principali sono la ereditci, forza pass iva, la oaria;ione, forza attiva, e la sele;ione, rorza di perfezionamento. Dove è vita ci A lotta , e questa 11i svolge in due modi principali, l'uno a ba11e di violenza, l'altro a base di frode, e di questa le for me fonda mentali sono la men;ogna, l'imita;ione e la simula;ione. Quest'ultima forma della fr ode può essere incosciente ed involontaria, come é nel mondo vegetale, e cosciente e volontaria, come è in molli animali. ma non in tutti, per mezzo del mimec.ismo, cl1e si può disting<lle re in on.ocromia ed omotipia. Nella specie umana i mezzi pr·imilivi di lotla sono prevalentemente violt>nti; ma si aLlenuano lungo l'evoluzione verso la civillà, nel quale stato va progressivanente predomina ndo la lotta a tipo fraudolento, onde la trasformazione della criminalita che dalla forma t>anguinaria passa in quella a base di a stuzia e di inganno, a misura che la cerebralità, che è il distintivo dell'uomo, si va sostituendo alla reazione istintiva propria del bruw. Come conseguenza di ques to principio !!-i ba che la simulazione, quale mezzo di lotta criminoso, ~ più frequente nello staw di civiltà della !>pecie umana. E non solo nel delitto, ma anche nello adattamento alla vila sociale, così come •1uesla oggi si svolge, la simulazione ~ m ezzo di lotta necessario ai più, e per la g ran moltitudine ano nima il saper vivere implica in gran parte il saper simulare. La simulazione di s tati pa tologici ba la sua ragioue di essere pel senLimento di pietà che s i va sempre più evolvendo nella s pecie umana, a misura che l'individualismo va cedendo il posto al coJlettivismo, e l'uomo s i sente sempre più parte integrante dell'aggregalo di cui egli è un membr o, e di cui partecipa ai dolori come di una parte di sè stesso. A misura che la lotta per la vita s i attenua per il progressivo svolgersi dei sentimenti altruistici di pie tà, noli da ll'aumeuto della solidarieta sociale, i quali ne ll'ordine sociologico si traducono nell'associazione per la lotta e nelle istituzioni protettive dei deboli, la
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simulazione di stati patologici presenta una maggiore utilità e tende, per conseguenza, a ~eneralizzarsi. Studiando la simulazione in tutto il mondo organico, essa appare perfino nel regno vt-getale, dove si pu6 ~rovere come fenomeno casuale, sprovvisto ll'ognì funzione seleltiva, ma pu6 anche in que;;ta parte degli esseri organizzati e!!ercitare una funzione utile alla difesa della specie, e come tale trasmet· te rsi per eredita. Nel mondo animale essa diventa cosciente·e poi volontaria. sempre come mezzo dì lotta per la vita. Ne l mondo superorganico o S<'ciale la simulazione 1>egue una progressione crescente, mentre la violenza, che è un mezzo di lotta meno evoluto, va sempre decrescendo. Intanto le forme degli a,g-gregati umani sì perfezionano, la solidarietà attenua sempre più la lotta indiviJuele pe1· l'esistenzu, ed anche la simulazione come mezzo fraudolento di lotta deve tendere a sparire, a misura che l'uomo sì avvicina ad uno stato dì ci viltà ideale.
••• La simulazione della pazzia non è che un caso speciale della simulazione di stati patologici, e le condizioni in cui si svolge la lotta per la vita nell'ambiente l:!Ociale pC1s2ono renderla utile quale frn·ma di migliore adaltamt>nto alle condizioni della lolla stessa, sia avvantagg iandone in modo dìrello il simulatore, !'ia in modo indiretto col diminuire le resistenze che nella lolla gli vengono op· poste dall'ambien~ lo cui vive. Non è raro che ve ri pazzi simulino la pazzia, sempre per uno scopo utilitario, e più frequentemente simulano crisi della loro malattia vet•a, o vi aggiungono sintomi deliranti o allucinatorii che non hanno. I deliranti parziali o ~i · s temalizzati (paranoici) sono quelli che tnt>tlono maggiore astuzia in questa simulaziOne, come quelli che tra i folli conset'vano la maggiore quantità di raziocinio. Ma la pazzia pu6 essere anche dil:Ssimulata, e ciò sia allo scopo del ricupero della propria libertà da parte dell'alienato, sia anche per sruggire alla sorveglianza di cui egli si vede ratto oggetto, e poter r aggiungere così uno scopo additatogli dalle sue idee deliranti, e che spesso è una vendetta sanguir,osa o 11 suicidio. Anche nella dissimulazione riescono meglio i paranoici. La causa più fr~quente per In simulazione della pazzia é la irresponsabilìta di un atto delittuoso che questa conferisce al criminale, poiché tutti i codici delle nazioni civili sono oramai d'accordo che il delinquente pazzo manca della libera volonta di commettere il delitto, e che quindi non è responsabile dì esso. La simulazione in questo caso è un mezzo di lotta contro l'ambiente giuridico dell'aggregato sociale in cui vive il delinquente. l molli autori che si sono occupati della simulazione deìla pazzia nei delin-quenti riportano cifre statistiche estremamente discordanti tra di loro, e dall'affermazione di non aver trovato nessun simulalore si va sino a quella opposta che riporta una percentuale abbastanza elevata. La discordanza è più apparente che reale e dipende da due cause princìpalmeute: t• la eterogeneità delle condizioni in cui furono raccolti i dati statistici pubblicati su questo fenomeno; 2• la differenza dei criteri con cui i diversi autori considerarono la .alienazione mentale e la !>Ìmulazione di essa. È nolo quanto sia vasta quella zona intermedia tra la sanita mentale e la follia, e quanto sia difficile talora .assegnare un dato individuo 111l'una o all'altra categoria. Ora il delinquente è
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sempre un anom alo psichicn, in un mndo o nell'altro a seconda del diverso m odo di delinquere che ~li è pr1•prìo. S,..noncbé le '" Il'"' anomalie, j;tiUdicate alla slt·egua dei criter i del tempo, possono non con ferirgl i l'1 rrespon!'abdit8 1e2ale, ed allora egli simula quelle forme cliniche di pazzia ch e tale ìrresponl'llbilila concedono. La migliore classifica zione dei delinquenti secondo la scuola pn!>itivista è quella che li dispone in or dine decr escente clelle loro anCimalie psico·fisiche, mettendo in primo luogo i crim'inali nati, poi i crimi ·•ali pazzi, e l'ucce~l'iva mente i passionali e gli occasionali. Queste quattro r..rmA della dt>linquenza si possono scindere in due gruppi, asse~nando al primo i crimiual1 nati e pazzi, nei quali predominano nella deter minazione riel delitto i fattori enrtogeni, biologici. proprii della costituzione fisio-psi chica dei rlelinquen li ; ed Ili secondo i criminali passionali e d 'o~casione, i quali delinquono sotto lo s~imolo ùi fattori esogeni, mesologici,propl'ii dell'ambiente in cui vivono. Fra il primo g-ruppo ed il secondo stanno i del inquenti abituali, che essendo in ori gi ne dPi passio· n ali od occasionali, si avvicinano i n se~u ito al pr imo ~ruppo per adaiLamento alla criminalita che assimila a sè la per sonalità psichica, m odilicandone e pervertenJone i caratteri orijlinarii. Rh•petto alla simulazio11e si h3 coma r egola gt>neral e che lA possib1lità di simulare la pazzia per eludere la r epr esl3ione de! l'ambiente giuridico penale è indipendente dalle anormalità proprie dei delinquenti. M a quanto ma~f'l'ìore è in questi la degenerazione Lento meno e~si !!ono disposti ad usare della $imul azione della pazzia come mezzo di difeM nella lotta contro la sociPtà, perocché i mezzi di lotta a cui essi ricorrono più f!lcdmente sono i vinlenti, per quel r itorno atavico che è l'essenza della loro degt' n~rllzione. La !'>imulazione della pazzia nei delinquenti è atiunque in ra 7il)ne inversa dal grado di degenerazion e psichica del delinquente stesso
••• L e forme clinic'.he della pazzia più fre quentem ente simulale sono gli stati: maniaci, i depressivi, i deliranti, i paranoici, gli epi!<Odii-p!i!icopatici e l e con fusioni demenziali. Queste forme sono preferite dai delinquenti per ché sono quelle che nel concetto più comune e volgare conferiscono la irr esponsabilllà penale, mentre le altre anormalit8 psichiche, nella opinione pubblica e nei cri teri stabiliti dalla l egge, la10ciano tutta la responsabilità dei proprii A t ti a c h1 ne soffr·e. Si simulano quindi le forme clinico-giuridiche della pazzia , ma queste f• rme simulate non rispon dono mai ad una unità nosologica ben definita, e spesso i sintomi son o contraddittorii tra di loro. Così un falso alluci nato dorme profondamente ; un falso megalomane sistematizzato non d1sprezza alcune monete, un fal so amnesico protesta se si altera la ver sione dei falli che dice di aver dimenticato. Avviene talvolta che uno che fu veramente pazzo simuli la forma dt>lla sua paz.zia; oppure può accadere che un pazzo simulato lo diventi per davver o, il che si spiega colla tendenza di ogni fenomeno r 1petuto a farsi automatico ( • illusione da r·ipetrzione "• per la quale talora il bu~iardo fi nisce col credere alle proprie bugie) coll'autosuggestione del contenuto p!<ichico delle cose simulale, e colla correlazione che passa tra le forme di espressione m1mica del
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vi~o e lo s lato menta le che si determina per effetto dell'alle~giamento che s i dà al viso s·esso. Nella scella della forma di pazzia che si vuole simulare concorrono diversi fallori, l'eredità, gli antecedenti patologici, la razza, l'età, il SE'sso , l'istruzione, l'erluC"azione, la professione, l'ambiente sociale, lo stato civile, il carattere individuale, il volgarizzamento delle forme ~imulate, l'imitazione, la sull'gestione, ed in generale tutte quelle cause che tendono al raggi ung imento dello scopo, u~a nrlo il minimo sforzo, secondo la nota le~ge dell'evoluzione nel senso della re~ii!tf'nza minima. Abbiano già vi!'to che tra i delinquenti quelli che piti facilmente ricorrono alla sim ulazione della pazzia, come mezzo per s fuggire alle conse guenze penali dPI loro dehtto, !'Ono color •l nei quali il delitto s tes;:o fu l'eiTetto più delle con dizioni mesologiche o fattori estf'rni. che delle condizioni fisico organiche individuali. Infatti nella statistica dell' Ingegnieros l" S:l per cento di delinquenti che !limuiArono la pAzziA aoparlengono al primo g ru ppo, e solo il 16,6 per cento al secondo; e questi ultimi anche mancavano di vera tendenza alla simulazione, e spe~so a girono soltanto in seguito a s uggestioni altrui .
••• Il delillo può essere la r·i~ul lanle della pazzia dell'individuo, e solo io questo caso questi può Mser chiamalo J.Jazzo delinquente, cosi per esempio un pers~ g uitato che uccide il pres unto perseculot·e; ma un pazzo che com melle un delitto che non è in relazione col s uo delir•io sarà riten uto come un delinquenta comune. salvo quella diminu1.iooe di responsabilità dov uta alla deficie nza clei mezzi direllivi della mente . Il delitto dei pazzi suole presentare caratteri speciali che permettono una relat1va pre!lunzione diagnostica sullo stato mentale dell'a gente, ma noo havvi nessun se~tno diffe renziale, di un valore assoluto che di mos tri ohbiettivamente la s1mulazione. La mancanza di co~cienza dell'alto compiuto non é comune a tutti i J>azzi, ma solamente a quelli che agisl·or.o in un accesso di furore mani11co, iu uno stato confusionale di natura epilettica o altra, mentre llllvo!ta il del1nquente s emplicemente passionale agisce in uno stato incosciente. come un mf'rito che in una cri ~i di ~elosia uccide la moglie. La incoscienza affermata in quelle forme di pazzia nelle quali essa suole mancare, come nella paranoia, è un c riter io per giudicare la pazzia simulata. Il delitto può essere l'effe tto di una osse~~ione o di una impulsione, e questi s ta ti possono essere s imulati, ma nei pazzi l'ossessione è delirante o allucinatoria, ciò che non si ha nei simulatori della pazzia e cosi pure la impulsività morbosa. Non é esclu~a però la possibililii. che nei degenerati che simulano la pazzia esistono ossessioni semplici, o impulsioni dovute alla deficienza dei mezzi inibilorii. Si dir e che i mo venti ùel delitto possono servire da criterio per giudicare se esso fu compiuto in stato el i mente normale o meno; ora la constatazione di moventi falsi, a ssurdi, illogici fa presumere la pazzia del delinquente, ma il non constatarli non esclude la pazzia. E d'altra parte la mancanza o la piccolezza dei motivi non provano che J"individu'> sia un delinquente pazzo, poiché questi caratteri sono pure comuni nei delinquenti nati ; come i moventi normali, loF(ici, utilitaril possono determìuere il delitto anche nei pezzi, al pari che nei normali.
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Per .ciò che riguarda la persona a dan no della quale si compie il delitto si può aver e la presunzione che questo é eff't~tlo da vera pazzia quando la .. il· lima é una persona cara , oppure presa a caso, o quando le vittime sono rnoll~ e senza necessitA. La premeditazione o non del delitto non ha un g ran valore differenziale pPr la ci1agnosi della pttzzia o della simulazione, perché il pazzo può benissimo premeditare il suo delitto a nche quando questo e in strella relaz ione col suo delirio. come il paranoico che studid a lungo il modo di liberarsi del prel'Unlo persecutore. La differenza tra il pazzo e il simult~tore s t.a nella confessiono dt>lla p1·emeditazione, che il primo fa piena e dettagliata, mentre l'altro la nega recisamenle. Il pazzo, sulvo rarissime eccezioni, compie sempre il suo dclitt.o dtt solo; l'esistenza di complici nel delitto può fa r presumere la s imulazione della pazzia. Il modo inadeguato messo in opera per delinquere, pe r esempio il volere uccider e con un coltello rla t.. vola non ttrtllato, o l'incrudelimento inutile sulla vittima sono crite1·ii di pazzia: il simulatore al contrario sce~lie bene i s uo i mezzi e non eccede in util mente nel compimento del delitto. Cosi pure l'a ntro· pofagia, la necrofllomania, gli oltraggi al cadavere sono proprii dei delinquenti pazzi. LR condotta ten uta dal delinq uente subito dopo il delitto è diver~a io molli pazzi da ((uella dei criminali comuni e dei simulatori. La indifft~reuza, il sen so di soddisfazione talvolta nei primi, conlt'asta colla preoccupazione continue~ rle~li &Itri. Però la stes~a indifferenza. e le nessuna commozrone alla pre!:enza <Ie lle proprie vittime si trova anche nei delinquenti nati. In questi, per le loro vanità di delinquenti, si ha che rttccon tano con tutt1 i particolari le loro opera crimino~a. come fanno talvo lta i paZ7.i , mt>nlre i simulatori rifuggono dal parlaroe. Ci sono a nche esempi di pazzi che dopo il loro delitto si preoccupano dr CO:!e di nessuna impor tanza, o funoo delle richieste puer ilr, cosi un omicida !c'i preoccupava del suo panciotto. ed un fratricida domandava 110 mazzo di car te per fare un solitario; mentre l'atlivita mentale del !c'imulator·e è lulla concentrala ad eludt>re l'azione della giustizia. Nella puzzia epilettica, nelle cri~i maniache e nel delirio alcoolico a cuto ~i può aver e c he dopo il delitto l'autore di es~o cade in un profondo sonno, efft~llo dell'esaurimt:nto consecutivo ad uo'rpe ralli vità cerebrale prolungata, la cu1 ultima espr·essione é l'allo delittuosi), ma niente di s imile si ha mai nel simulatore. Nè c' mfrequente che <lopo Il sonno l'epilettico, il maniaco, l'rsterico, l'ulcoolista drmc nlichr il suo delitto, amnesia che può essere imitata dal simula tore, ma che diffìcilme nte pu6 t>S!iél'e riprodotta nella sua vera flsonomia clinica. F inalmente il pazzo può fn r !<6/ZUire all'omicidio il suicidio, ma anche 11 delinquente passl~male r icor re n questo mezzo estremo di libera zione, e più spesso del pazzo stesso. CircA il modo di couteners i posleriosmente si ha che il simulalore mo s tra un impe,::no sempre crescente per convincere della sua pazzia, meltendola in mostra quanto più può, mentre il pazzo ragionante si affretta a dichiarare che non è pazzo, e dissimula il suo delirio piuttos to che meUerlo in e videnza. Il delitlfl dei pazzi ha spesso r elazione colla forma clinica della pazzia, mentre il simulatore difficilmente sa stabilire questo rapporto tra il suo dehtto ~ la forma che imita. Il maoiaco delmque in piena incoscienza, senztt motivo e senza l'iguardo alla scelta della persona o delle cose. Anche i malmco nici nei loro r aptus sono impulsivi e spesso incoscienti ; e cosi pure nei dt!lirii
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tossici acuti, come per alcool, e negli episudii di delirium tremens oell'alcoohsmo cronico, mentre questo nello stato 11bituale pr oduce la imbecillità morale con tutte le sue conse~otuenze di furti, peculati, falsi , atti osceni ed altri. Nell'isterismo domina sovrana la frode in tolte le sue forme ; lutti i delitti che possono essere frullo della menzogna, dell'inganno Sftno proprii de::rli i sl et·ici, ma di solito non passano la piccola delinquenza. l paranoici, dopo gli epilettici sono i maggiori delinquenti, e specialmente i perseguitati, pei quali !"omicidio dtvent.a uno dife!'a contro il presunto per secutot·e, come l'uxot•icidio una giusl& vendetta per il celtt•ante d'infedeltà coniugale; e cosl pure appare giusliflcato il falso all'occhio del quer ulomane, il delitto politico al paranoico ri formatore, l 'oscenità all'erotomane. La pazzia epilellica ed il cat•allere epilettico si" possonCJ accompa~nare a lulle le forme di delitto, ma le piu frequenti sono le forme impulsive, irre!'\istibtli, incosc•enli, spes!'o se:::uite da un sonno profondo e da amnesia. l dt>litti d e~odi imbecilli sono determinati rla disturbi alfellivi, o no violenti desidel"i Or J!'an;ci o ses!luali, ovver o dalla maligna su~gcstione di Altri delinquenti. Nel primo periodo della paralisi pro~ressiva si può avet•e un cam biamento in male deliA condotta dell"infermo; sono rari per·ò i deliUi di sangue, e piìt frequent• i furti, le fr·odi e i reali contt·o i costumi. In conclusione si può dire che per m euo del Remplice studio dei Cllratteri del delitto é po!'l!libile scoprir e la ~ imulazi one dello pazzia; ma que~to possibilità non è certezza.
.•. Dopo lo studio crtminologico del caso so!.<pelto, si procede allo studio psichiatrico. Per ché que!'lo ~ia completo occor r e un quadruplice esam e, no~olo gtco, soml\tico, dei dati psicologici sintetici e di quelli analitici. Innanzi tutto, essendo i srmulatori di solito delinl')uenti passtonali o d"occasione, prt!!'entano uno tora er editaria meno grave dei pazzi, e co!'ì pure i pt·ecedenli morbo!li di quelli non hanno n essun rapporto colle malattie mentali o net·vose, mentre in 11uesti si può trovare facilmente qualcosa di anormale, o molto prima del delitto. o almeno una trasformazione del cara ttere c dell'umore poco prima tlt e<oso. Net pazzi qualche volta si può rintracciare la causa, eccessi alcoolici, patemi d'animo, ecc., o l o stadio prodromico o d'incubazione della pazzia prima del delitto, mentre nel simulalore essi\ è sempre senza causa, è improvvisa, e seg-ue ~empre il dei1Lto, mostrando fln da IJrincipio il completo I')Uadro clinico, invece di passare per le varie fasi della forma nosologica. Questa poi ~>pesso procede in modo ano1·male nel simulatore, cosi si può vedet•e nn falso maniaco che lutto d'un tratto passa a simulare una malinconia, ovvero un demente che diventa un buon ra g-ionalore quando ha interesse o. t·agionat·e. l pozzi dclinqu~nli presentano un numero di sti mmate m orfologiche di degeneraziolle maggiore dci simulatori. I n (!uauto alle funzioni organiche si ha che molle di esse si comportano in modo diverso nei veri pazzi e nei simulatori. Il polso il più delle volte è frequente nei maniaci ed é lento nei malmconici ; la r espirazione è superficiale e ansiosa nei maniaci, l enta e profonda nei malinconici ; il rifiuto del cibo può durare n el vero pazzo mollo più a lungo dei due o tre giorni, che è il tempo massimo in cui il simulatore può fingere la silofob1o; il delirio seulo vero si suole accompagnare a febbre, e nel primo periodo della pazzia é costant~ la diminuzione del pe!>O rlel corpo; gli stati di.
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agitazione si soglia no accoropagna1·e ad aumento della tossicità delle uriue, e .quelli di depressione a diminuzione; il sonno nei veri agitali suoi mancare per più n 0Lli, e senza che l'infe rmo mostri segni di stanchezza, né si giova d":..di ipnotici o sedativi. l riflessi nei simulatori spesso non preseutsmo qu~ IJ,. auomalie che sono proprie della forma che si imita, cosi un falso is terko a vrà il rillesso farin geo, che manca invece nel vero isterismo. Anche le alte raziOI•Ì della sens1bilità generale e s pecifica non saranno conformi a quelle delh:1 pazzia che s i s imula, così un felso maniaco s imula ipoestesia, un f11iso i.. teric:o aHà integ ro il campo vis ivo e la percezione dei diversi colori, ed un fal ~• l ag1tato udrà e terra conto di qualche parola che lo intt>res~a L'ag itazione del pazzo è continua, e pe r quanto intensa, non lo stanca. mentre il simulatore rdsta esaurilo dai suoi s forzi, e di tanto in tanto deve inte1·rompere -col riposo. L'atteggiamento, il modo di camminare, la fisooomia e più d1 tutlo l'espressione dello sguardo sono caratte ristiche delle diverse forme di pazzia . e diffi-cilmente po~suno essere imitate. Cosi pure i disturbi della parola, quali le disartrie, le disfrasie , l'ecolalia, la monofras ia e la sordità verb,.Je La logorrea dei finti maniaci si ha solamente davanti alle persone che si vuole in~annor e, e la risposta pe r quanto strana, ma che mostra avere l'iudividuo capitù ltt domandu, svela il falso demente. Molto importante è lo studio de~l i scritti nei quali si possono trovAre le alterazioni proprie della scrittura di talune malattie mP.ntali, come la paralisi progressiva, e vi s i possono I'invenire anche molli errori caratteris tici , quali 1e trasposizioni sillabiche, ce1·1i ag1·ammati~mi, una speciale punlPggit~t,,ra, la segna tura di certe paro lt>, l'uso delle leltei e maiuscole e cosi via di<:~> n do; ma specialmente la incoerenza del contenuto, incoerenza che talc1ra non sa ha nei diSCOI'sÌ. LR condotta del pazzo vero è ben diver sa da quella del simulatore : questi si preoccupa della s ua parte e non s i lascia s fuggire occasione per mellere in evidenza la sua pazzia. mentre il pazzo ve1·o non si cura di dimostrare che lo il; e neppure di far risultare che il delitto fu una conseguenza della sua pazzia. 11 s imulatore presceglie i fenome ni più disordinati della pazzia e li esagera, -spesso rappresentando un delirio indeterminato che non ha r iscontro in nessuna entità clinica descritta. Talvolta si vuole imitare il modo strano di ves tire dei pazzi, il quale è anch'esso proprio delle diver se forme morbose, e ii simulatol·e inesperto sbaglia nella scelta della !'lua Imitazione; è poi degno di nota il fatto che chi non é alienato difficilmente ha la mancanza assoluta di pudore del vero pazzo. L'adattamento della condotta del simulatore al tinto delirio non pu6 essere mtti cosi completo come nel pazz0; gli atteggiamenti allucinatorii e i dialoghi tra l'allucinato e le s ue visioni difficalmente possono essere ri prorlotti in modo da ingannare un esperto; l'isolamento che il vero pozzo cerca, poiché la pazzia è l'isolatore dell'anima, stanca ben prAsto il simulalore, come 4o stanca, lo esauris ce e lo induce a capitolare più o meno presto la parte faticosa che egli deve continuamenle sostenere. Oltre ai disturbi dell'attenzione che abbiamo accennati precedentemeute, i simulatori possono mostrare disturbi della memoria; ma in essi questi hanno il carattere comune che la loro comparsa è repentina, non preceduta dn prodromi, come se il delitto commesso losse causa dell'amnesia; oppure questa riguarda ~Hù i fatti antichi e meno i recenti, contrariamente alla legge delle malattie della memoria.
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Circa i distur bi della id..>~zione si ha che nella concezione del simulatore può trovar !!i a lterata la capacr tà di t:<>mparare, come nei verr pazzi; però nei simulatorl appare evtdt:lnt~ l'rulenzio ne di rispoudere delle incongruenzei e i l oro giudizr inlc nzionalmenle fu rsi :<i condannano per la lo r·o !'11El!'S8 esa~erazione e repentiruta, e mHi sono cusi bt:lue collegatr da quella falsa logica delirante propria dei pazzt ragionantr. :-le iiA ~rera all't.! Urva i stmulalori non sempre mostrano le emozioni proprie della pttzzia che simulano, e non si ba iu essi la scomparsa degli affetti famigliari eh,. é tanto rre•tueute nei pazzi. La volontà del simulaloor tl é -.empre in azion~ per ngil•e da freno alle manifestazioui delle condolla eh·· .. r·tlirwriameute rimanj::ono fuori del Cl\mpo della coscrer1Zf1; cosi u11 rnsulto, che provocher·.. bbe una aggre<~:;ione da f'l(ll'ttl tli un vero p .. r seguitato, ò lulleruto da uno tinto, pPrchr.. lu sua prudenza gli ra frenare le re11zroui nat•JI'nli J.H:lr oon cornprom~Ltere l'e;;ito della simu la1.ione .
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Oltr·e ai crilel'i scieutilici llesuuli dai carAtteri del delitto l'l dallo manifestazioni p!'licologiclle d,.JJa fot•ruu dr pazzia, si p11~so no metter e in opera altri mozzi per scoprtre la l'.llnulazrone, i •tuali ultimi pet·o n0n avt·anno l'eflicocra dei prim1. T r·a i mezzi di astuzia sp•·l"SO rit:l!'Ce quello di dire in presenza del presunto simulalore che rnanc11 il tale o tal altro sintomo della pazzia che SI finge di crede t· v~:ra , e ra \'llmenle si v.-drà apparrre quel sintomo qualche giorno dopo. Ad uu fulso amnestico si t•rcorderanno i par·tico lari del t•eato cambrando ed aggravarr do le cil'costauze, e spe!'so si vedrà questi pr otestat•e, rimellentlo le co,;;e al loro posto. Qualche volla iesce di fat' simulare un sintomo contrad1ttorio alla forma d1 p11zzia Imitata, su;.("gor·errdolo aurlmenle al simulator e; come pur e si ollient> talora eire que::.l• sm•·lta la !Sua cturmeria sotto una minacda che si prepara a r ealizzar e. I m ..zz, coer citivi non sono dignitosi per la scienza, e po!'sono essere danno!'i, perch/> !!Ollo di essi urr vero pazzo può dissimul8J'e la sua folli11. Quelli più usati 111 allrt temp1 furono le duccie fr~tlde, l'elettricita, i dtgiuni. la camicia di forza, il rinchiuder e l'i11divtduo sospPllO fr'8 gli agr tali, ed altri. Ej:!ualmente da condauu11 r e è l'uso dei uarcotict, oppio, etere, o rloroformio. Il Lombr oso llllrotlu!!"e e vauta l'uso del pletismogrflfo per rn t>zzo di cui sludra l e moo~itlcazioni t11~lla curva sfìgmografica che SI ollen~ono su~~orendo ai delinqueuti emoziuui gradevoli o s~rad evoli, per es~mtJiO, ammirandone il valore, gillstrtlcandonfl il tlehllo, o vicever·sfl pa•·landogli della gravità di esso e della pena che m erita. L' l n~otegnicros non é entusiasta di !fue;;to m ezzo perché non sempre nei detinqueul i non pazzi si riproduce la r eazione emotive, data la insensibilità psichica •ti molti d1 essi, mentre nd pazzi del inquenti spesso si pr oduce t{uesta l'eazione euroliva. Dopo tutto quello che s• é dello si veJe che la serenza dispone di molti mezzi per scoprire la simulazion~; però, malgrado tutto, é ancor a possibile che in qualche caso essa sfugga all'occhio più e5perto •
••• Il mezzo protllaltico contr o il moHiplicar si dei casi di simulazione della pazzia consrsle nel rendere la pazzia stessa una cir r ostanza a g~rava nte a ntiché attenuante della sever ità dei mezzi difensivi di cui si serve la societa contro i
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delinquenti. Né ciò sembrerà illogico quando si consideri il delitto alla stregua dei cri~er·i della scuola positivista, secondo cui esso é il risultato fatale delle condizioni biologiche e mesologiche del delinquente. Quanto più quelle predo· minano su queste, cioè quanto più Jl criminale agisce solto la for za di impulsr propri anziché di quelli che gli vengono dall'ambiente, tanto più é temibile; ed il criterio della temibilita, me!' so a base dell'azione difensiva sociale invece di quello della responsabilità fonda ta sul metafisica libero arbitrio, é quello che deve guidare nella lotta contro i delinqnenti. Ora il delinquente che simula la pazzia non fa che voler passare per delinquente pazzo, mentr e il più delle volte non è che un passionale od un occAsionate; e poiché il delinquente pazzo é più temibile del passionale e dell'occasionale, il simulatore avr ebbe tulto da perdere dall'uso della sua frode, perché passerebbe in un'altra categor ia di delinquenti pei quali i mezzi difensivi della societa dovrebbero essere più ener gici. Tale è la profilassi g iuridica della simulazione della pazzia proposta dall' lngegnierO!>. A. MELE. ANGJOLELL A . - Della orimlnalltà nel paz t.l. - (Il Manicomio, a uno X IX, n. 3).
La pazzia e la delinquenza sono due forme· di decadenza della psiche, in massima par·t~ congenite; ed uno dei principali problemi che si propone l'antropologia criminale consiste nel r ilevare i rapporti che passano tra questi due stati mor·bosi, sotto fot·ma di affinità e di difler·enza. L' A. ha raccolto a questo scopo le storie di 115 pazzi delinquenti che entJ·arono nel manicomio di Nocera Inferiore in dieci anni, sopca un totale di 287G ricoverati, cioè una media. di 3,99 p. 100. Egli fa una prima distinzione tra quelli che commisero il delitto dur ante il corso e sotto l'influenza della ma· la llitt mentale, e quelli che han dat.i ~:~egni di psicopa tia du rante l'espiazione della condanna: 68 della prima categoria, 47 della seconda. Dei pt·imi sono più importanti i tre gruppi costiturti dai pazzi mor ali, dai parAnoici e dagli opilellici. Se i pazzi mor ali sono relativamente pochi (13) è per ché la massima parte di questi degenet•ati si trovano nelle carceri anz1ché nei ma r,icomi, poiclrè la pazzia morale pura, cioè la mancanza del sen~o mor·ale, colla integrità o quasi delle altre facoltA mentali, non dà quasi mai luogo allo internamento in un asilo, se non si complica a stati accessuali od inter·correnti più evidentemen te morbosi, come sarebbero i fenomljni di eccitamento o di dept·essione, gli stati allucioatot·i, confusionali ed allri. l paranoici spesso diventano delinquenti, ed in questo caso vi é rapporto diretto tra delir·io e delitto, in quanto che l'abbietto del crimine è precisamente l'individuo che era obbietto rlel delirio, cioè la moglie nei delir·anli r!i gelosia, il cr eduto per secutore nei perseguitati, il suppo!:lto r ivale negli erotomani, o magari colui che si trova a passare per la strada nel momento in cui l'allucinalo sente una voce che l'insulta. La paranora, secondo il concetto prevalente, è costituila più da una anomalia del sentimento che della ideazione, e consiste specialmente nella ipertroiia del pl'Oprio io. Spesso essa si accompagna alla pazzia moraie, colla quale lta co· mune l'origine degenerativa, e da questo connubio nasce più f11cilmente il ùelinque:~te, il quale non solamente manca di sentimenti affettivi, sociali ~d anr·uistici, ma ha tendenze attive a far male, e per i suoi sentimenti ostili • ve1·so gli altri gode nell'arrecar loro dolore, trovando io ciò un sollievo alle sue sofl'erenze, ed uno sfogo alla sua vendetta. Il pat•anoico semplice, al con·
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trario, meno de~enerato, è anche m eno pericoloso ; ed egli, chiuso nel suo io orgo~lioso ed offeso, si limita ad isolarsi dalla societ.a, ed a rompere qualunque rapporto col rimanente degli uomini. Maggiori punti di contatto colla pazzia morale ha la epilessia, e quindi essa e causa di un maggior numero di delitti; difatti tra i fi8 delinquenti pazzi, 33 sono epilettici. A proposito di questi poi vi è da fare una osservazione ancora più importante, ed A che ben 21 di essi sono epilettici psichici e comprendono tutti quei ricovei·ati affetli rla rtuesta variata di E~pilessia, mentre che i rimanenti ·12 epilettici delìnrtuenti convulsionuri rappresentano un piccolo numero r ispetto al urandìssimo dei ricoverati per mal caduco. L'epilessia psichica è senza dubbio la forma più g rave, perche lede specialmente la pei·sonalita etica, il lato morale, il carattere dell'individuo; e mentre la forma convulsiva porta a lungo andare alla demenza, l'epilettico psichico degrada nel pazzo morale violento, impulsivo ed antisociale. L'A. fa un gruppo a parte eli coloro in cui gli acce~si psico- epilettici son<> provocati dagli s timoli diversi della vita militare, e riporta due casi, entrambi in soggetti condannati per insubordinazione, ed uno dei quali é solamente impuls ivo e violento, mentre l'alti'O ha delle fasi confusionali allucinatorie. Egli ricorda la dannosa influenza che ha l'ambiente militare sui nevi"opatici, tendenti ai distm·bi dell'attività nel"vosa e mentale, accordando così le proprie idee a quelle espresse da altri che si sono occupati di questo lato della med(cina legale militare, come lo Scarano e il Saporito (vedi anche ur. recentissimo s tudio pubblicato nel numero di gennaio di questo s tesso giornale: Una serie dt o.~se,.oa.~ion i psichiatriche in SOfJg'!tti militari, dove sono compresi parecchi casi di epilessia psichica che ha dato luogo a gravi mancanze disciplinari o 11 veri reali). E a proposito della epilessio l' A. entra a questo punto in una questione molto più difficile ed anche controversa, se cioè le azioni criminose commesse da,::li epilettici negli stadi intervallari si debbano considerare come dipendenti dalla s tessa epilessia. Egli si mette risolutamente nel campo di quelli che affermano cio, ed inve ro il concetto moderno di questa mlllallia si presta perfettamente ali~ interpretazione dei fatti. in questo senso. L'epilessia non va più considerata come una semplice nevro'sì, ma come una psico- nevrosi la quale altera profondamente la personalità psichica, trasformando l'individuo in un es!<ere convulsi..o e violento. che reagi~ce ad ogni stimolo. e specialmente agli emozionali, in un modo esa~erato , e spesso c r imino::o, pur non essendo nello stato epilettiCO come comunemente rtuesto si ammette, e quindi essendo 10 u no stato di coscienza più. o meno normale, e serbando memoria dell'ac· caduto. Dei 47 individui cl1e impazzirono durante l'espiazione della pena, tranne quattro che presentarono fenomeni di eccitamento, in tutti gli altri s i ebbe una t"or ma paranoica, più o meno tendente a quella varietà, detta delirio eal"· eerario. In seguito ad allucinazioni di natura ostile e pe1•secutoria, si organizza un delirio di persecuzione, a cui talvolta se ne aggiunge uno di grandezza. In qualche caso è uno stato di fobia con idee di avvelenamento; allre volte sooo idee di gelosia, o di possessione, o ipocondriche, o ascetiche o altre. La differenza tra i pazzi che delinquono ed i delinquènti che impazziscono sta in ciò che nei primi la tendenza psicopatica è stato il primo fenomeno a manifestarsi, e nello stesso tempo è 8ervito di stimolo a fa1•e emergere un'a ltra '~ -
Giomale "' edico.
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tendenza latente, quella a delin<tuere; nei sec')ndi, invece di apparire spontanea la psicopati'l, si é resa evidenle prima la natura criminosa, e questa colle !'Ue conseguenze ha iatto scoppiare la malattia mentale. Resta per ò accerLato eia que!'lte osservazioni l'affinità fra le tendenze crimhiali e certi stati pstcopatici (pazzia morale, paranoia, epile!lsia); affinità genetica che fa passare in seconda linea, e lascia l'•mporLanza di un caso fortuito al fatto dell' insorg<:lrò prima l'accesso psicopatico e poi il delitto o viceversa. Da uno specchietto in cui sono catalogati i vari delitti e le varie forme di alienazione risu ILa che i reati contro la persona sono in numero e normemente prepouderante su quelli contro la proprieta, e che le psicopatie più frequenti fra i delinquenti sono le formb ,zià ripelutamente mènzionate, la paranoia innanzi tutto, poi l'epilessia e la follia morale. In un altro quadro l'A. ci dà i cielilli e le forme di pazzia disotinti per le sei provincie cbe mandano i loro folli nel manicomio di NocerQ. Risulta da questo che il primo pol'<to nella delinquenza lo tiene Cosenza, che ha il ma;;· gio•· numero di delitti di !>an~ue e il mag~ior numero di paranoici; vengono poi Bari, Avelli no, SaiP.rno, Campobasso e Fog,11:ia. Presso che tutti i delinquenti hanno note antropologiche degenerative; di 60 di essi l'A. riporta la fotografia, ed in tutti prevale quel lipo speciale, l'espressione crtm inale della tll'onomia visibile anche ~tllraverso la demenza cui molti di costoro sono in preda. E la conferma morfolo~ica che la tendenza criminale é qualche cosa di congenito nel carallere dell' indivtduo, e dimostrll sempre più quello che la scuola antropologica posit•va oggi sostiene, cioè che si nasce con tendenze oneste o disoneste, che l'educazione e l'ambiente possono solo lievemente modtticare, e che la pazzia non fa che mettere ìn evidanza i lati deboli di una personalità psichica. Da queste osservazioni l'egregio A. assurge a più elevate conside1•azioni di diritto. e accenna alle anomalie fra le quali si .dibatte la moderna società, che considera dR una parte le esigenze della nuova scienza, e dall'altra non sa staccarsi dal.le antiche, ataviche teorie primitive, fondate sul principio metatisico del libero arbitrio. A. MKLE.
:atanlfea3sloDl date dal tumori della sona rol&ndloa. (Reoue de chir u rgie, marzo 1904).
M. H. DuRE'I'. -
Le manifestazioni date dai tumori della zona rolandica sono doppiamente interessanti, perché la loro sede può essere stabilita con molta precisione e perchè facilmente acc(lssibili. Oltre ai sintomi comuni a tutti i tumori intracranici, quelli della zona rolandica pt·esentano delle manafestazioni premonitorie, la di cui constatazione potrà permettt>re un intervento più sollecito ed util~. Tali sono gli spasmi e le convulsioni precedute sovente da un'aura sensiLiva o motrice, talvolta psichica. · Le convulsioni motrici sono in esaLto rapporto con la sede centrale del neoplasma nei lc-e tipi: facciale, brachiale e crurale. Le convulsioni segùono esattamente, nella loro ascensione verso la radice delle membra, l'ordine topografico dei centri disposti sulla corteccia rolandica, anche quello dei centri secondari.
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Quando avvi C(ualchfl irre!lola ila nella trasmissione delle scosse, lrallAsi di un renomeno d'irritazione a dil"la11za. Quando le convulsinni pas-.ano da un membro all"altro, dal membro inferiore e~se ~uad11gnano il "UJJeriore, poi la faccia nd inversarne nte ; infine, quando esse passano dal Ialo espo!!to del corpo, 18 ~"ner•alizzazione comincia con delle scosse del membro inferi01·e del IHto oppo~to. Tratta~i in tal caso di tumori localizzati a livPIIo della scis~ur~J inleremisrerica. Le paral1si succedono ordinarinmente a lle t.:onvulsioni; e!'<se sono prima transitorie posi- epilettoidi, po-.cin poco a por.o s'installano definitivamente; sono del r esto rarame11le cOillfllete, B!'<Sendo ··onst'r vato taluno dei movimenti. Bentosto si associano a contratture che manifeslans i poco per volta, coesistendo ordinariamente con l'am1otrotla. Raramente eflistono delle paralisi e delle contratture primiti>'e senza spasmi pret>sistenti. Ad onta di tale re!lolarrtà di e voluzione clinica, notansi talvolta de!lli tlrror i di localizzazione, nei quali. generalmente, il tumore ocr.upava la parte più anterio re ciel lobo rronlAit! Passando 'Ilio studio dei sonlomi cui danno luogo i tumori a seconrla della loro localizzazione in cias•·he luna dt~ll e tre zone principali rlella rt>gione rola ndica, rileva come i tumori rolandici supPriori e del lobo parttcentrale determinino dei di!>turbi nelle membra inferiori, mentre M colpiscono l'arto supèrio re o la faccia ciò accad~ soltanto in morto !'-econdario. Le paralisi consecutive consistono in mnnoplt>gie più o meno complete, limit11te a lla cosc1a; talora sopraveuienti d'emblée, senza convulsioni a nteriori. La paraltsi é talvolta preceduta da p~rtu rba:tioni nPIIa stazione eretta e nel camminare, opposte all'atal"soa fr·ontale ed alla cerebellar~. l tumot·i che invadono la r t>gione media, centro dei movimenti dell'arto superiore, danno lo.10go allo stesso ordine oli sintomi; convulsioni locali:tzate, poscia p>~ ralisi; tuttavia tu li disturbi venn11ro constatati nei casi di tumori del lobo frontale. l Mentre per fare una diagnosi precisA è u~>ces"ario studiare dettagliatamente llli svariatissimi distur·ba clelia sensrbilita, bisogna te n~r presente che causa le funzioni tanto nume rose ed impodantì del bracc1o, la loro area é m olto estesa, e per conseguenza i ~islurbi funzionali, raramente restano localizzati in qutlE'ta zona. l tumori della r~gione rohmdica inf~riore pre!>entano uno studio clinico più complesso, causa la moltP.plidtà dei centri a livello della zona in pa rola. Se essi occupano i centri della faccia e la reg1one opercolare, deter minano l'e miplegia della facc1a, spesso della lingua, con fenomeni dolorosi di tr afittura nelle regioni in parola. l tumori della pa rte pos teriore della terza fr ontale danuo raramente luogo a dei s intomi isolati rli afasia motoria; spesso "i a)Cgrungono disturbi paretici della faccia e disordini ps1chici. L'afasia motrice può anche essere soltanto parziale (arasia amnesica, parafasia), e può accompaguarsi ad sgraNa. Essa non è un reale valore locali:tzatore che quando é la prima ad apparire; se è parziale od incompleta, trattasi di un tumore delle vkirranze. Da ultimo nei casi di tumori voluminosi, esistono dei disturbi associati (tipo cruro- brachiale, tipo brachio-faciale con o senza afasia).
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In taluni casi il progressivo estendersi può esser seguito conslat.ando la successione dei disturbi nelle differenti zone, che finisce con una emiplegia, orditasi lentamente, contrariamente a quanto accade delle emiplegie consecutive ad emorragie. · Aggiungasi che tali voluminosi tumori determinano un' intensa cefalep, con vomiti ripetuti e con fenom eni di compres!:lione da parte dei nervi dellu bAse. Anche in tali casi può esser utile un intervento, giacchè, pur essendo i rn· possibile una totale ~seresi, la trapanazione porlando una decompressione, atte nua in modo rilevante la sintomatologia dolorosa. Bt:RNUCCL
RIVISTA CHIRURGICA Dott. A. M IL ES e do IL J. CARR. - Un oa1o 41 ematoraohlde traUID&tloo. (Ed imburgh Medical Journal, febbraio 190i-). Il paziente, lavorante nei docks, delrelà di 36 anni, fu am'rnesso all'ospedale alle 10 ant. Raccontò che il ~iorno innanzi al!e 16, mentre porlava in ispalla un grosso sacco, intese uno srallo come se saltasse via una qualche cosa fra le s pa lle. Pur sente ndo dolore al dorso seguitò a lavorare fino alle 17. Dormi l'egolarmente ma al mattino non potè recarsr al lavoro a causa di dolore e l'ig idita fra le scapole. Tossendo accusava una sensazione di scossa elettrica dal punto ove il giorno prima a veva rnteso dolore fin giù tti piedi lungo tulltt la s pina e gli arti inferiori. Nonostante questi fastidi potè recarsi a piedi all'ospedale distante circa un km. All'entrat.a si rilevò rigidita de lla porzione cervicale e dorsale della spina e dolenzia sulle tre prime vertebre dorsali Verso le 17 tossi sentendo nuovamente la stessa scossa elettrica. Presto inssorse un generale intor pidimento. Gli arti supel'iori erano mossi con difficoltà e con limitazione. ~li arti i nferiori completamente paralizzAti. La posizione di riposo degli arti superiori era quella cat·atterislica delle lesioni del primo segmento dorsale, cioè braccio lievemente abdotto, gomito flesso con antibraccio in semipronazione giacente sul torace, e con le dita alquanto flesse . LI\ respirazione era diaframmatica. La sensibilità scompat•sa dalla 3• costola in giri. e, parzialmente, al ltrlo interno del braccio. Il riflesso rotuleo assente, la vescica paralizzata. Il polso 60, pieno e forte, la tem peratura 3i ,5, il respiro da 16 a 20. Il giOI'nO segnenle l'addome divt-nne timpanico, la respirazione sali a 3:2 e il polso a 96, t•estando la tempet•atura 37 ,5. Seg uita va il dolore spinale e si .a v vertiva la presenza di mucosita tracheali che il malato espettora va con d ifficoltà. Il g iorno do po le pupille erano contratte, il respiro era 46, il polso 110, la temperatura 38,5.
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Siccome la paralisi era comoar<>a allo improvviso, circa 2i ore dopo l'acddenLe fu diagnosticata emorragia extradurale o dentro la sostanza del midollo, a livello della 7" vertebra cervicale o della t• dorsale, e conseguentemente si propose l'intervento chirurgico. Cloroformizzato H paziente"' postolo bocconi si mise allo scoperto la 7• vertebra cervicale A la 1" dorsale con una incisione mediana e le lamine furono aspot·tate parte con la sega, parte con le for bici osteotome. Tra l'osso e la dura madre !'i trovò un coagulo della forma e dimensione di un cucchiaio da dessert, ed a sportatolo s i dominò l' emorragia venosa piuttosto considerevole mercé un tamponamenlo di garza jodoformica con parziale sutura della ferita. La cianosi diminuì, ma il pllziente, cessato l'effetto del cloroformio, seguitò a parlare incoerentemente, divenne dispnoico e mori la ::~tesso giorno alle ore 20. Alla oecropsia si trovarono separati i corpi della !>"e 6" vertebra cervicale. Il sangue era colato giù fra la dura e l'osso raccogliendosi incontro agli archi deila prima e seconda vertebra dor·sale. Dopo l'operazione l'emorra,!!ia non si è ripetuta. l fatti da notare sono i seguenti: 1° Lo sforzo di sollevare no sacco fu sufficiente a separare i corpi della 5• e 6• vertebra cer vicale producendo emorragia extradurale. 2' I sintomi di compressione cominciarono solo dopo 24 ore. 3' Anche rimossa la compt•essione non si potè evitar·e la morte. L. F ALCETTf.
L'epa.to-oolanglo-entero•tomla.. - (Zentralblatt fil r Chirurgie, n. 7 del Hl04 e 33° congresso tedesco di chirur~ia).
KEHR. -
L'A. che ~i occupa con molta competenza di chirurgia del fegato e delle vie biliari, descr·i ve questa nuova operazione che egli ha avulo occasione di praticare su di una malata nella quale una prima volta intervenne per una affezio ne che aveva diagnosticata per slenosi pilorica, probabilmente carcinomatosa, mentre invece trovò il piloro libero, ingrandimento dello stomaco, forte infiltrazione del duodeno che circondava a forma di. anello il cistico, vescica bilia1·e idropica: difronte a tale reperto praticò allo1'a la colecistectomia e la ga!'\tro-enterostomia posteriore alla von Hacker. Ma siccome l'ammalata non ne ritrasse alcun beneficio, anzi continuava a crescere l'itterizia, prima leggiera, l'A., malgrado che l'esame e il decorso clinico deponessero per un carcinoma, forte del risultato negativo delle cliniche istologiche fatte nell'I!Slituto patologico di Marbur~o sulla cistifelle~:~ asportata, pensò alla possibililà di deviare. cnn speranza di risultato utile, la secrezione biliare verso la pelle o l'in· testino, òai condotti biliari intrae patici, ritenendo inattuabile ogni tentativo di intervl'!nto sulla porta ltepatis che era inglobata da tessuto cicatriziale spesso. S cartata l'idea della colangiostomia, cioè dell'apertura dei condotti biliari minori verso la pelle, facendosi strada attraver so la sostanza epatica, perché in tal modo !'.i stabilisce una fistola biliare completa e pArmanente con tutte le s ue cattive conseguenze, l'A. !'i decise per l'epato colangio-eoterostomia, operAzione gia consigliata dal Baudoin e dal Langenbuch e mai eseguita su vivente, e che consiste nel congiungere i canali bilial'i intraepatici coll'intestino.
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RIVISTA ORIRUBGICA
L'atlo operativo, si svolse nel seguente modo: taglio longiludinale lungo il margtne esterno del retlo addominale destro; scoperlo il fegato. ne viene as portato un segmenlo lungo 6 cm. e lar go dA 2 a 3 ero. a spe~e del ma rgine anteriore, poi é approfondilo il tagl1o nello spessore della sostanza epatica a mezzo del termocauterio, flnchè ~ aperto qualcuno dei ma g~i ori vasi biliari, da cui si vede uscire la bile. La porzione vicina del duodeno è pure incisa ed aperta per un tratto di 6 cm. ed i margini di qoesta sono uniti con quelli della soluzione di continuo P.palica. La s utura riesce delicata per la fra~ilità del tes!;ulo del fe~ato e qualche filo taglia Ciò fallo. chius ura delle pareti addominali senza tampooameoto. L'operata del Kehr mi~liorò notevolmente dopo questo inter11ente. diminuì l'itterizia. ricomplii'vero scariche alvine colorate, aumentò il peso dell'iuferma che 29 g iorni Jopo venne dimessa. Ma una comunicazione s uccessiva dell'A. al. recPnte decreto della socielil tedesca di chirurgia (apr ile 1904} ci a pprende che la ammalata é morta non mollo tempo dopo la sua uscita dall'ospedale. Questo primo caso di epato-colangio-enterosiomia dimostrerebbe, secondo l'A., la po~sibilila di aprire una via alla bile Vf'r so l'intestino, creando una breccia nel perenchima epatico; e detta operazione el!li la preconizza nei casi in cui un processo floj:{istico, o sospettato tale, comprima l'ilo del fe~alo ed impedisca il deflusso della bile, minacciando colemia e la vita dell'infermo. Se l'ostacolo alla porta hepalis è clato da un carcinoma l'atto operativo non é consigliabile, come pure, se l'occlusione alta det grossi dotli biliari è pro vocata da calcoli. sara sempre m i~lior part1to quello di tentAre direttamente la rimozione dell'ostacolo, co!'a che all'A. é riesci la sempre. Naturalmente se l'ostruzione è più in basso, ser·ve bene la coledocotomia e drenaggio dell'epatico, la r esezioue del coledoco e dell'epatico con sutura circ..lare o l'epatico duodeno!>lomia (in caso di carcinoma o altro proces~'>o patologico non calcoloM), l'anastomosi della cistifellea coll'intestmo o collo sloma co. Il gra ve pericolo però di una infezione ascendente dall'intestino al fe;zato, le molteplici difficoltà ~ecniche dell'operazione, fanno grandemente dubitare della pratica attuabilità della anastomosi epato intestinale, tanto vero che al s uecitato congresso tedesco l'Endersen oppose al Kehr che le esperienze falle sugli animali non gli hanno mai dato per ris ultato un inneslo permanente tra i canali biliari intraepatici e l'intestino; ed eguale esito negativo ha11no avuto ripetute prove s perimentali s u caui da me praticate nel R. Istituto chirurgico di Roma. U. RIYA. BIBR e DòNITZ. -
Bull'anutet la del ml4ollo aplD&le. -
(Miinch. medi~in.
Woclten., n. 14, 1!.104).
L'anestesia spinale come fu propo_sta primitivamente dal Bier (1899) dà luogo a non pochi né leggeri inconvenienti dovuti m gran parte al risalire del veleno nel cervello e nelle parli alte del midollo. Essa può provocare: malessere, parestesia alle gambe, vomito, cP-f11lea, r..bbre; sete ed oppressione di r espiro, s udori. disordini nervosi con delirio, accessi maniaci, convulsioni, rig idità della nuca, paralisi muscolari, atassia, ritenzione di urina e fino il collasso, il coma, la morte.
RIVIStA CRIRURGIOA
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Si tentò perciò di iniettare insieme alla cor.aina una so~tanza che ne diminuiss e la tos~ici tA s enza a lterarne il potere anes tetico, l'adrenalina. Si vide infatti eperimenlalmente dal Donilz che ques to preparato 01 caps ule surrenali, ioiellato nel sacco lombare o in altri punti del co r po, atte nua l'a:uone velenosa della cocaina e ne aumenta il valore anestesizzanle. In base a ques ti ddti s perimentali il Bier praticò 121 operAzioni ser vendosi dell'adrenalina o della suprarenina. Ecco il metodo seguito : JH'a ticata la puntura lombare si mietla co n una siringa conveniente 1 cc. di una soluzione al '/t p. 1000 di adrenalina, e qumdi, dopo cinque minuti, O005-0,02 di co•·ain11 in soluzione all't p. 100. Dopo IO minuti si cominciava l'operazione. S'intende che fra le due iniezioni si deve impedire la fuoruscita del liquido Cl'falo·rachidiano tenendo in sito l'allo e la cannula. Come anes tetico si fece sem pre u ~o della cocaina che, secondo g-li AA., ò m•gliore di tuiLi i suoi s uccedanei. L'uso combinato dei due medicamenti, pur non facendo corrPre per icoli gr avi agli operali, diede dei fenomeni sgradevo li, $Udori, vomito, tt·emore muscolare e cefalea d1 intens1lu e durala talvolta notevole. Fra i 65 indiv1du1 che furono anes te tizzati con lA cocaina e la s uprarenina, 6 volla mancò l'eff~tto ant>~l e tic-o, ne gli altri si ebbero !Jiù o me no mtucati i disturbi concomitanti o cou::eculivi avuti coll'adre nalina. Gli AA. perc1ò Hfft:!rmano che l'associazione dei prepAt'ali di caps ule Rnrre· nali alla cocainA rende meno per·icolosa l'anestesia s pinale, a gendo el"si come antidoto. Fra gl1 operati si ebbero individui affetti da vizi card1aci. da malallie renali, eppure mancò qualsiAsi a ccideule grave. Siccome i disturbi avutisi si devono atlr1buire alla l'apida diffusione del veleno nelle sezioni superior i del midollo e nel cervello, gli AA. cnn8igliano di os tacolare l'ascensio ne di esso tenendo l'infermo in pos izione s emierelta. GRIXONI.
P. BauNs - Cara 4el oaaoro ooa l raggi BOat~ea. - (TIIerapie de,. Gegenwart , ~enn11i o 190~). Secondo l'auto re , l'efficacia dell'az•one dei rajlfli Riintgen nella cura del canc ro, é o,~rgi. ll un fHllo acquis 1to e segne rebbe uno dei p1ù grand• progressi della le1·a pia m oderna. • Pur dmruetlendo che non tutte le forme d• cancro ve ngono beneficale in pal'i mt~fll t:!rB, €' numera le forcne che ma~giormenld se n~ AVdlllaggiano, e ques to ba!!Bodosi sull'esperiem:a propria'e su quella di nl!merosi s perime nlatori. Cosi Il cancroide nella pelle. con i raggi Ro nt~en, guarl completamente e con reltttiva facilità in grandissimo numero di casi. Finora il cancro degli orgaui profondi non gual'i con i raggi Ronlgen, ma venne sempre influenzato benefìcamenle i n misura più o meno grande. Cosi in sei malate di cancro del seno, curale in tal modo dall'auto1·e, di cui quattro recidive dopo l'ope razione, in due scompar vero i dolori luncinanti, ed il tumore, grande quanto un pugno, che aveva invasa tulla la JZhiandola, diminul di volume rammollendo~i ; la pelle riprese la normale mobil•lA e mor bidezza; in un terzo caso, in cui traltavasi di un tumore $anioM , questo si delel"SP., coprendosi di bottoni carnosi, diminuendo di volume. L'autore ammette che i ragg i X determinano una degenerazione ed una necrosi totale delle cellule carcinornatose .
G9G
RIVISTA CHIRURGICA
Conclude che tal metodo cura~ivo ha un'azione favore"ole cornpleta s ui cancroidi cutanei ; che tale azione si fa l"isentir·e beneficamente sui cancri s1tuati s upel'lìciahnentP, pur rimanendo inco mpleta ; da ullimo che i cancri situatr profondamente, da tali raggi non vengono menomamente influenzati. .
G. VoL.PF.Sco.- Dell& oara delle fratture dell'oleoraao. -
BERN UCCL
(These de Paris,
1 90~).
l metodi curativi delle fratture dell'olecrano sono numerosissimi e talvolta con tradittorii. L'autore divide il s uo lavoro in due capitoli: I. Cu ra delle .fratture recenti o sottocutanee. - Il chirurgo devesi preflg~ere lo scopo di combattere lo spandimento intra-articolare e sopratutto perimuscolare. avvicinare i frammenti e mantenerli a contatto, preveuire · le r·i~~d ita e l'amiotrofla. Per ottener ·ciò sonvi due serie di metodi: 1° Metodi incruen.ti. - A) Immobilizzazione in semi fless ione; inutile se non vi 6 spostamento, inutile se il rievvicinamento è difficile. - B) lmmobiliz· zazione in e!'tensione ; metodo molto buono, dopo quattordici ~iorni puossi to~ liere l'apparecchio e praticare il massa ~gio.- C) Solo messAgll•O; é il metodo curativo meno pericoloso, meno lur.go, più sicuro ed alla portata di tutti 1 med1ci 'per prevenil'e e combattere lo spandimento; il callo ottenuto è perfe ttamente solido e la funzionalità dell'arto s i ripris tina dopo trenta o quaranta giorni. 2o M etodi cruenti. - A Sutura; ponendo l'avambraccio in es tensione. l risultati sono buoni, ma talvolta il filo trovasi a contatto con le s uperficie articolari; d'Altronde spesso il framment<> superiore è lroppo piccolo pe r essere perforato. - B Cerchiamento analog4 a quello della rotula, metodo proposto e descritto dal Berger. Mobilizzazione e massaggio dopo cicatrizzata la ferita. Risultati eccellenti. 11. Cura delle f ralture esposte e del/P. f ratture antiche.- Dovra.ssi pur r icorrere al ct~rchiamenlo od alla 8ulurtt dopo accurata disinfezione. Si polra passare 11 filo nel tendine dal tricipite. Nei casi di antica frattura, avvi spesso un'atrofia difficile a guarirsi. BERN UCCI. W. TH0~1SON. -
Operulone della J)rolrtat& lPforiroftoa. - (Centralblattjitr die medicinischen W isllenscha;(ten , n. 9, 190.i).
L'A. ri por to. 5 casi d'iper-trofia della prostata trattati felicemente con la pro· s tatectomia soprapubica ed adduce nelle conclusioni le ragioni, per le q uali egli a ntepone l'operazione soprapubica alla perineale. Nell'incisione perineale è soprattutto necessario un dito lunghissimo per l'esplorazioue della prostal.8; anehe con e~so non si :·ag~iuo~e lo scopo che in un terzo dei ca s i, mentre per- la via sopr apubica, la pt·oslaU. senza ditficoiLA pu6 essere re~a accessi· bile all'occhiO e al cl110. Soltanto in ca5i pa rticolari, come' p. es., nell'addome molto prominente, l'operazione perineale può riu ::~cire più facile; anche quando la pros tata è molto piccola è da preferir ai il met<>do perineale. L'emo1•ragia nell'enucleazione soprapubica s1 arresta per lo più con irrigazioni calde di so· luzioni bor·iche; nei casi ostinati l'A. fa uso di un compressore preparato con un caleter·e oi Nélalon, che in appresso può essere di nuovo facilmente allon· taualo. SFoRzA.
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RIVISTA DI OTQ..RIBO-ùARINGOillTRIA GRAZZI, PoLI, ÙSTI NO 6 ARSLAN. -
• alle lNIODl dell'oreoohlo medio da V8· ceta:lloDl a clenoldl. Relazione al VII Cong resso italiano di otologia , rioologia e laringologìa (1903).
GRAZZI tratta la parte clinica. Preferisce il nome di oegeta:~ion.i adenoidi a quello di ipertrojia della tonsilla .far ingea p1·oposta dal Gradenigo, nota la varia fre<Juenza di quest' infermita nelle varie cliniche italiane. Circa !"eziologia, dà la maf{giore importanza alle influe nze cosmotelluriche e secondariamente alla calli va ig iene dell'abitazione e dell'individuo, alla tubercolosi e sifili de ere· dilaria, al rachitismo ed alla scrofola. L'età p1·ediletta è dai 5 a i 10 anni. I distur bi auricola1·i da veF-!etazioni adenoi sono frequentissimi nei bambini, ma non SùDO rari negli adu!Li, nei quali bisogna tener conto deli" incompleta ed irregola1·e invo luzione della tonsilla faringea, dell'operazione non radicale, difettose cicatrici fa r ingee peritu barie postoperato1·ie. · l sintomi morbosi auricolari sono da riferirs i a fattori anatomici (disposizi<Jne del tess uto ade noideo attorno all'orifizio tu bario, altera zioni scheletriche del pa lat.o o del setto), fts iologid (sle nosi nas ale, difettosa funzione del pala to molle, s tasi sanguig na dell"orecchio medio causata dalla pressione che le masse adenoidee esercitano s ulle vene faringee), patologici (adenoiditi, secrezioni ~ ta· g nanti nella cavilli naso-faringea). L'otal,s:t'ia é sini.omo frequente di vegetazioni adenoiJi nei bambini; le oliti medie catarrali e purulente si riscontrano neg li adenoidei in una proporzione variabile da l 28 p. 100 (Arslan) al 95 p. 100 (Voakos). Le varie malattie d'orecchio che sono legale per l'eziologia e per i loro !1intomi alle vegetazioni adenoidi pr·esenl&no press'a poco gli stessi caratteri clinici e segni dia~noslici delle ide ntiche affezioni dell'o1·ecchio di altra nat ura . La pro.'t'nosi é buona quando le localizzazioni auricolari non hanno varcato i confini della cas~a Limpanica, 1•iservata qu&ndo s i son pro:lotte lesioni gravi ne lle fìnesh·e labir iuliche, od alterazioni sostanziali nella ~truttura della catena de~li ossici ni od anche delìe parti molli dell'orecchio medio. PoLI. - Nella m età cir·ca dei nostl'i adenoidei si J'iscontrano disturbi auricola ri. La compartecipazione dell'orecchio s i s piega con fattor i anatomici e fisiologici. Sono raFtioni anatomiche : a) la continuità della mucosa dal cavo naso-faringeo all'infundibolo tubo-timpano-masloirieo; I.J) l'accumulo del tessuto adenoideo attorno l'astio tu bario; c) i ra pporti del sistema circolatorio tu botimpanico col cavo nasofaringeo ; d) l'ostruibilità del diverticolo lubar io. Le ragioni flsiolo:-:iche con~islono nei rapporti intimi che esistono tra la funzione della fttringe nasale e quella tubaria . ' L'iperplasia adenoidea può riuscire dannosa all'apparato t ubo-timpa nico: 1° nel periodo di stato per una disturbata funzion e tubaria e per processi di na tura catarrale, propaganlisi per continuità nel diver ticolo tubario ;
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RIVISTA DI OTO-RINO-LABINGOIAT.BIA
2° nel p<>rioùo infiammatorio o per la penetrazione violenta di germi perla via tubaria o per una propagazione di processo per continuità; 3' ir1 p~riodo d'invol uzione, inquanlochè l'involuzione lascia luogo ad uno ~lA to catarrAle cronico del cav"l nasoraringeo o ad insenature, formazioni cistiche. La maggior pArte delle sclerosi rkonoscono indubbiamente la loro origine rlalla preesi!>tenza di adenoidi; le suppurazioni auricolari, colla regressione delle aclenvidi, o guariscono o procedono indipendenti. Ld forme morbose che si riscontrano nell'orecchio medio in dipendenza delle vl'getnzioni adenoidi ~i possono distinguere io catarrali e purulente: le otili medie purulente sono meno frequentemente accompa~nate da adenoidi. La le~wne auricolare è prevalentemente bilaterale e tende a stabilirsi in modo cronico. Non è ancora ben chiaro quali rapporti esistano tra vegetazioni adenoidi· ed idiozia. I ca~i di sordomutismo di origine acquisita e per lesioni dell'orecchio med!o vPrifìcatisi nella prima epoca della vita estraulerina e spesso come conseguenza dP.IIe adenoidi, sono relativamente frequenti, solo è da lamentar si cl1e tali rou. •sc..nze siano ancora troppo scarse ed imperfette. ARSLAN. - Parla della cura. La cura medi<'.& è non solo inutile ma dannosa. P~r lo strumentariO è partigiano del raschiatoio di Schmidt perchè mnocuo anche se m1.me~giato con poca pratica, di un diametro minimo anteroposteriore e poco voluminos·• nella sua totalità, dotato di una superficie larga d'appogg-io, tagliente solo dal lato che va a contatto dei tumori adenoidi , di facile manovra, .ed utilizzat>ile per tutte le età. · RaccomAnda l'anes tesia col bromuro d'etile, che si compie in 30'', dura pochi minuti. Il bromuro però dev'e:-<se puro e chiuso, in flaconi, alla lampaJa e non deve e s01ere somministrato in dose maggiore di 15 grammi, sempre però a dose ma!'siva. Tra gli accidenti pos loperatorii l'emorragia è rara, l'infezione si può facilmente twilare, come pure le complicanze otitiche; il torcicollo, la faringotonsilllte acuta, la rinite, la disfa~ia per la loro minima intensità e transitorietà non complicano il decorso regolare dell'oper·azione. Può capitare che tolle le a denoidi, il paziente continui a J'e!>pirar e per· la bocca: se ciò è dovuto a vizio funzionale acquisito, s i faccia portare una fionda ~otto menloniera. · OsTINO. - Le vegetazioni adenoidi nei m1hlari sono abbastanza frequenti; il Sexe dà il 12 p. 1(10, O!'tino 1'11 p. 100, il Claouè iliO p 100, il Barth il9,8 p. 100. Se s1 mettono a confronto queste cifre con quelle ottenute su scolari ed aggiungendo che io neg li esami su soldati e sugli allievi ufficiali medici, ho potu to a s sodure che i primi presentano una percentuale di adenoidei superiore ai secondi, sono portato a concludere che il per iodo di regressione della tonsilla faringea, anziché iniziarsi alla puberté, s'avvii più tardi, forse non cosl tardi come vorrebbero il Merrick, il Luc e Oubief, il Moldeohauer, ma verso il 25° anuo ~ più o meno presto a seconda che l'involuzione è SLtlta arrestata o no dalle adenoi.Jiti intercorrenti. Afferma lo Yankelevitc.h che la sintomalologoia delle vetegazioni adenoidi uell'adulto è un po' ditferente che nei fanciulli, predòminando in questi i sintomi d'insufficienza nasale ed i disturbi dell'udito, mentre nell"adulto attirano l'attenzione del medico i fatti l'i flessi d'ordine neurastenic-:>: tosse ostinata,. snervante, con espettorazione, alterazioni del gusto e dell'odorato, cefalee, apatitl, sonnolenza, ecc.
RIVISTA DI OTQ-RINQ-LARl'SGOIATRIA
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L'opinione di Yankelevitch non trova conferma nella mia esperien1.a persona le fnrse per il materiale clinico troppo differente che fr equenta i nostri ambulatori. Al mio ambulatorio si rivolsero i militari adenoidei anz1lullo per i disturbi auricolari, poi per le adcnoidili intercorrenti ed infine per i d1sturbi respir atori e cardiaci, che io e Gilardoni abbiamo per i primi dimostrato, e recentemente l' Heyse ha conr... rmato, doversi per lo più ascriver e non a neurosi riflesse d'origine nasofaringea, ma a vere e propr1e a lterazioni or·ganiche del cuore. A proposito di 11denoidili acute, credo pregio dell'opera ricordare che nel dicembre e gennaio u. s. ho osservato delle vere endemie famigliari e di camerata con tutto il quadro fenomenico così ben descr·itto dal Moure; il d1sturbo più molesto era l'insonnia per la forza ta r espira1.ione boccale, alla quale i pa· zienti non erano abituati. Tutti gli ade noidei da me esamina ti presentarono una più o meno cospicua elevazione del limite inferiore dell'udito. Le malattie dell'or·ecchio medio curate nel mio ambulatorio dal1901 ad oggi sommano a 177, cioè, forme catarrali 67, di cui 39 da ve~~tazion i adeoo1di (65,5 p. 100) ; for me purulente 110, di cui 30 da adenoidi (27,2 p. 100); la proporzione degli adenoidei nelle for me catarrali e purulente no n dlffer·isce di mollo· dalle cifre del Grade nigo. Mi é d'uopo ricordare che a questa età s'iniziano quelle otopatie di pat.ogenesi oscura che vanno so lto il nome di otosclerosi ed il cui rappor·to colle vegetazioni adenoidi e stato messo in evidenza dal mro illustre maestro, professor Gradenijlo. Ad avvalorare l'opinione del Gradenigo posso ;citare tl seguente fallo. Si trattava di una sclerosi tipit'a con reperlo timpaoico normale, e tale diagnos ticata dal Politzer e da illustri olologi italiani e stranie ri, co1 quali Il rit'co ufficiale era ricorso per consiglio. La cura iodica continuata per tre anni non era riu!lcila ad arrestare il decorso progre~sivo del morbo e quando lo visitai nell'inverno 1900- 0t la voce afona noa era a ffatlo percepita. L'operai di voluminose a denoidi ed il miglioramento fu tale c he pot-è continuare il ser vizio . Un fratello ventenne, pure adenoideo, é portatore di un'otite media etttarrale cronica con retra1.ione. Data la frequenza delle vegetazioni adenoidi del r inofaringe nei militari c le tutt'altro che rare complicazioni auricolari . ne emerge la necessità di tener conto di quAsta affezione morbosa nel r eclutamento delle giovani forzo dclresercito, e s iccome causo predisponenti delle sordilt\ da detona1.ione sono le r etrazioni timpaniche, s pesso s intomo di adenoidi, ue viene la necessità di rivolgere l'atlenzione all'orecchio ed al nasofaringe nella scella del contingente per rarti~lieria e per i ferro vieri del ~enio. OSTINO.
Bulla clbtrlbusloue clel te••uto ela•tloo nella muo011a nual• e 4elle oavltà aoou110rle. - (Mon.itore ~oologico italiano, anno X V, n. 7).
L. RUGANr. -
L'A. non accenna separatamenle alla distribuzione del tessuto elastico per ogni animale da lui preso in esame, ma ne dA la descrizione a seconda delle diverse regioni delle cavita nasali, prendendo per tipo l'uomo e rilevando passo a passo le differenze che si hanno nei vari mammifer i studiati. Nella esposil.tone dei risultati, ottenuti a mezzo del metodo speciale di colorazione all'or-
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RIVISTA DI OCULISTIOA
~eina
dell' Unna-Taenzer, modificato da Livini, l'A. accenna quindi alla presenza e distribuzione del tessuto elastico nelle pareti laterali delle cavila nasali: regione ve:>tibolare, respiratoria ed olfatti va; nel setto nasale respiratorio ed olfattivo, nei seni mascellare, sfenoidale e frontale, e nelle celle etmoidali. Le conclusioni alle quali l'A. crede di poter venire sono le seguenti: 1° Che l'elemento elastico nei va ri mammiferi st udiati, sia assai a bbondante in tutte le regioni della mucosa nasa le- e che pure abbondante, sebbene in quantità minore, si riscontri nelle cavità accessorie; 2' Che non vi é ma~giore o minor e quantilà di fibre elastiche nella mucosa di una più che di altra t•egione delle cavila nasali; mentre nelle cavità accessorie, per I'JUesto rapporto, andiamo in ordine decrescente dal seno mascellare, ai seni frontale e sfenoidale, sino alle celle etmoida li. Ri!luardo poi alla distribuzione delle fibre elastiche l'A. r itiene : a) Che nelle varie regioni della mucosa nasale dei mammifer i esaminati, è quasi costante uno strato elastico, piu o meno alto, subito al dì sotto dell'epitelio; b) Che gli st1·ati superficiali del tessuto connetti vo, in tuLle le 1·egio ni con· siderale, sono più poveri di fibre elastiche, in confronto degli strali profondi; c) Che le ghiandole ed i vasi si trovano sempre situati in un intreccio di fibre elas tiche più o meno numerose, più o meno lunghe, più o meno spesse, e con svariata direzione; d) C:be nelle parti più p1•ofonde, anche facendo astrazione dai fasci ela s tici pericondrici e periostei, le fibre elaslichP-, oltre esser e piii abbondanti. divengono più tozze, più lunghe e spesso assumono tutte una determinata direztone e formano come uno strato distinto; e) Che nelle cavità accessorie, ove le fìi>r e ela stiche sono meno numerose e ~avente più sottili. nei vari strati conservano presso a poco la medesima maniera di distribuzione. E. T HOMaETTA.
RIVIS'r A DI OCULIS1'ICA Tnuc. - •alarla, cUataooo retlnloo e r•pon•abnttà 4eUo Stato. !]énérale d'ophalmologie, 2, 1904.
(Reoue
Questa memor ia originale del Truc é talmente importante per noi medici militari, sotto il punto di vista del rapporto di causa a d effetto nelle malallie dipendenti da eventi di servizio, da meritare un largo riassunto. Entrò, nel 1902, nella clinica oftalmologica di Montpellier un soldato di fan· teria di marina affetto da un distacco di retina molto esteso dell' occh1o sinistro, e da febbri inter mittenti gravi chB duravano già da parecch i mesi e che egli aveva contratte durante il suo servizio militar e al Tonchino e in Creta. Quest'infermo, a vendo perduto completamente il potere visivo dell'occhio sini· s~ro, non poté riprendere servizio, come avrebbe desidera to, e dovelLP. essere riformato.
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È necessar·io. in que!'lo caso, stabilire le relazioni eziologiche della malal'ia col distacco retinico e discutere la responsabilità patronale dello Stato: é una questione nuova. mollo delicata e di cosi p:raode importanza da apparire all' A. degna di un alteralo esame. Si tratta di rispondere alle seguenti domande: ~ Il distacco di r etina è esso in rapporto eziologico col!a mala1·ia anteriore?• • Lo Stat.o, responsabile della mal!lria contratl.a in se1•vizio mtlitare, deve esser responsabile del dis tacco Ji r·elina consecutivo 1 " L'azione della malaria sul distacco di retina pu6 esser·e contestato, tanto piU. che i lavori antichi non ne ranno punto menzione. Lé vrier, nella sua tesi del 18H , non ne cita alcun caso; La vera n, Kelsch, Kiener, Poncel, Teillais, Nuel, Sulzer e Reynaud (tesi del 189.2) indicano soltanto l'a mbliopia per cor·io-retinite speciale, la ne uro-retinite edematosa, l' mlillra:l.ione diffusa del viti'CO, e qualche disturbo consecutivo alle lesioni viscerali de l per·iodo cachettico. Il Ters on, tuttavia, ha pubblicato r ecenteme nte due osservazioni che sembt·ano favot·e voli all'origine malnl'ica del tlisl.acco l'elinico, e che sono, fino ad og!li, i soli fatti conosciuti a questo riguardo; •lUindi maggiormente interessanti. Nel primo caso, s i tratta di un uomo di 40 anni, leggermente mic•pe (4 D,. senza stafìlomi posteriori) c••lpito da accessi di febbre vJolenta in Cina, e che rimasto indebolito in uno s tato di v l'e bbre larvata » constatò la scomparsa impro vvisa della vista dell'occhio sinistro (il migliore anteriormente), E" la diminuzione di quella del destro. L'occhio ~inislro presenta va " un dis tacco di retina abbastanza esteso, senza intorbidamento del vil1·eo molto manifesto e >:enza edema del111 vene della retina >•. L'occhio destro, afretto da a stigmatismo miopi~o. ricuperò un buon polet·e visivo mediante opportuna correzione ollica, ma il sinistr o fu delìnittvamente perduto. Il secondo caso ~ i riferisce a una donna di 19 anni, risiedent~ in Algeria, a 60 ch ilometri oltre Cosl.antina, e affetta da febbre terzana d'intensita media: buona vista anteriormente. senza miopia, in entrambi gli occhi. Improvvisamente il campo visivo dell'occhio sinistro si restr·inse, e la visione disparvc3 in due o tre giorni. Dopo una settim~;~na, il Terson constatò, a destra a cutezza visiva normale e emmetropia ; a sinistl'a un distacco di retina che interessava la re~ione della macula. Mercè una cura energica e prolungata, la vista dell'occhio risali a un tel'zo e permise la leltura del n. 4 della scala del de Wecker, ma persisteva un leggiero sollevamente retinico in basso. Due mesi più tardi senza a:cuna causa appr·ezzabile, il distacco s i accentuava· di nuovo. In queste due osservazioni di distacco relinico, non si pu6 affermare - è vero - l'origine molarica, ma la si deve razionalmente ammettere; e se, nel primo caso , la miQpia persistente lascia sussistere qualche dubbio, nel secondo, il potere visivo normale e l'emmetropia anteriori, escludendo le cause consuete del distacco retinico (traumi, sclero-coroidite posteriore, tumori), inducono clinicamente alla convinzione. L'osservazione dell'A. è dell'ordine m~desimo delle due precedenti e sembra, per ragioni identiche, ugualmente persuasiva. Prima degli accèssi di febbre, vista normale, emmetropia e salute perfetta; dopo i g ravi e multipli accessi malarici e dopo varie complicazioni da parte del fegato, de lla milza, del tubo digestivo, a cui seguì un'anemia molto pronunziata, tutto ad un trattodisturbo visivo, distacco retinico e, nonostante una cura energica, perdita completa e definitiva della vista. Si sa, del resto, che il distacco retinico si ts'ova
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in certi casi, intimamente connesso con una infezione. generale, e le osservazioni a questo riguardo si vanno ogni giorno più moltiplicando; orbene, sic-come la malaria é capace di produrre ialiti, iriti, coroidili, retioiti e neurili, cosi si comprende agevolmente che possa pure dar luogo, io certe condizioni predisponenti (miopia) o consecutive (anemia, conge3lioni viscerali) a dis tac·chi di retina più o meno estesi. Nell'infermo del Truc non esiste né traumatismo, né miopia, oè affezione oculare anteriore: si ebbe dissenteria, espulsione di una tenia e l'insorgenza ·di una bronchite, ma questi disturbi furono passe~geri, mentre la malaria fu grave, prolungata e si IBsciò dietro, malgrado le cure energiche, una grande prostrazione di forze e un deperimento molto accentuato. Semb•·a, adunque, ·che l'infezione malarica sia stata la sola a provocare o a preparare il distacco ·retinico: né, in ogni modo, questa causa morbosa potrebbe essere clinicamente messa da parte, e se anche il dubbio fosse .ancora permesso, dovrebbe -essere risolto in favore dell'individuo. Per concludere: se non !;Ì può, nel caso speciale, stabilire obbietlivamenLe ·l'origine malarica dei distacco, si può, forse dimostrurne l'indipendenza ? Ora, in tali condizioni, la responsabilità patronale dello Stato, inconteslabile per la malt~ria contratta in servizio al Toochino, rimane piena ed intera per quanto riguarda il distacco retinico consecutivo e la perdita totale della vista dell'occhio malato. È inutile l' a~giun~ere che noi concordiamo perfeUamente colle idee del Truc, le quali so n conformi alla logica e ad un'umanità ben' in lesa; e fac· ·ciamo tesoro della sua importante osservazione, nonchè di quelle del Terson, per valercene come di sostegno scientifico in casi consimili. TROMBETTA. .
.os MICAS. , ..: Oorpl eatranel llberl nella oamara an~rlore. -
(Recueil
d'ophtalmologie, 1, 190-i).
Le os!':ervazioni personali riportate dall'A. provano in modo incontestabile l'esistenza di corpi estranei l1beri nella camera anteriore o, per essere più ·esalti, virtualmente liberi, mentre in realtà essi possono ancora essere traLtenu~i io un punto della camera stessa, fra la faccia anteriore dell'iride e la faccia posteriore della cornea. Bisogna ammettere ancora l'esistenza di corpi estranei che sarebbero liberi nella camera anteriore se il loro peso non li mantenesse nella parte più declive di questa; e finalmente la presenza di corpi estranei talmente mobili nella camera anteriore, che mettono a dura prova l'abalità dei ·piu provetti operatori. La situazione variabile di tali corpi estranei, penetrati attraverso la cornea in seguito a un traumatismo, ha una grande importanza per quanto concerne la linea di condotta che dovrà sep:uire l'oculista per la scelta del processo operatorio; e si compreude facilmente che qui non è possibile stabilire delle norme generali I sintomi provocati clall'inlroduzione dai corpi e::;tranei nella camera anterior e offrono differenze notevoli, su cui l'A. crede opportuno richiamare !"attenzione degli oculis ti. I corpi estranei venuti da fuori. dovettero - per penetrare - farsi un passaggio mediante una ferita della cornea o delle s~lerouca; e, per lo piu, la ferila, quando sia cicatrizzata, lascia dietro di sé delle tracce
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indelebili più o meno manifeste. Tuttavia può avvt>nire anche il fatto opposto; e qualcuna delle osservazioni dell'A. prova che la cicatrice può essere p ... rrettameot.e invisibile; la qual cosa r ende difficilissima la dia~ornos,, soprattutto se il paziente, poco allento o poco intelligente, oppone una fl)rmlll" nega1.ione alle richieste del medico e sostiene con l'ermezza che nessun rorpo e,.trAneo -è mai penetrato nel suo globo oculare. Si ag~iunga ancora che il cor po estraneo non provoca sempre un'infiammazione i 11tensn, né un' irite s uppul'alH nè una cataratta traumatica, e che perciò può passar!< inavvertito pt>r un cerro pPriodo di tempo; mentre, in altri casi, pur el"sendo intensa la flogosi iniziale, il malato l'ifiuta ogni intervento operativo e - fatt'l abbastanza. curioso - l'a"venire prossimo sembra dargli ragione, perché tutto rientra nella calma, l'irr·,tazione locale sparisce a poco a poco e il corpo estraneo resta lunj!arnente in posto senza dare fenomeni reattivi che possano rivelarne l'esistenza. Ma, tullo ad uu tratto, i sintomi infiammatori appariscono di nuovo, ora in seguito a un secondo traumalismo, ora senza causa apprezzabile; e questa intìammazion.- può seg11ire le fasi prù diverse, dalla semplice iperemia dell'irid~ fino all' ir•rdf'! suppurata, accompagnata da irido-cor·oidrte, e da flemmone dt~ll'occhio con atrofia cnn!:'e· culiva e Mn disturbi simpatici dell'altro occhio. .\ia il procel"SO più comune è quello dell'irido-cheratite; l'iride divien pigra a~l i stimoli lum111osi e cambia di colore; gli strati profondi della cornea s'inlor•bidano, e sopra vvengono contemporaneamente fotofobia e intensa iniezione perrcheratica. Nelle osservazioni fette dall'A. la cornea si mostrò tAlvolta non soltanto intorbidata nel punto di contatto col corpo estraneo, ma fu colpita da l:osl io· tensa infiammazione da pr·esentare, in breve te mpo, un ascesso. seguito dalla perforazione della membrana, attraverso la quale il cor po el"traneo usci dalla <:amera anteriore. In ogni modo è provato che la camera anteriore tollera spesl'<o abbAstanza bene a lungo i corpi estranei; tolleranza che il 'Wr..genman e il NU!·I spiep;ano <:on la mancanza di proprieta chimiche possedute da certi corpi come ti vetr·o e la silice le quali son capaci di provocare l'infiammazione. A questo proposito é interessante il ricordare come il Valude sia d'~>vviso che la camera anteriore sia in grado di tollerare, per sè stessa e per un tempo discretamente lungo s enza reagire, del corpi estranei anche settici, ad esempio le ciglie, che sono veri riceltaeoli di polvere e di microrgani!'<mi. L'illuminazione obliqua o focale renderà utilissimi servigi per stabilire la presenza, la sede, e perfino la natura del corpo estraneo. L'estrazione è nettamente indicata, e deve essere compiuta più presto che sia possibile. L'occhio sarà preventivamente a ssoggettato ad un'accurata pulizia; la cocainizzazione i>. indispensabile, e la prudenza richiede che si prendano tutte le precauzioni necessarie onde eviW,re ogni pos::Jibile complicazione durante l'atto operativo. L'A. ritiene necessario di diminuire quanto prù é possibile il campo pupillat•e pet· impedire il passaggio del corpo estraneo dietro l'iride; oltrechè, con questa precauzione, il crrstallino si trovera come protetto dal diaframma irideo che lo sottrae ai traumatis mi, anche leggieri, d'una manovra intempestiva, o di movimenti involontari. L'incisione della cornea potrà farsi col coltellino del Graefe; e, in certi casi, t:·arre profitto dall'introduzione, altraverso la cornea, di un ago che andra a fissare il corpo estraneo impedendogli di spostarsi. Tale incisione dovrà essere abbastanza larga da permettere facilmente l'uscita della pinzetta da iride o del cucchiaino di Daviel, con cui si
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è afferrato H corpo estraneo. L'iridectomia è necessaria se la porzione dell'ir ide, che è io contatto con quest'ultimo, è lesa dal contatto stesso, più o meno prolungato. Una medicalut•a antisettica, pr eceduta o non, secondo le indicazioni Lerape'lltiche, da un'istillazione di atropina, basterà per conciurre in pochi giorni ad una completa guat·igione, seppure il corpo estraneo non ha creato delle complicazioni per la sua presenza o per il suo modo di penetrazione TROMBETTA.
De MrcAs. - La prognoal 41 alcune malattie generali dedotta da certe loro manifestazioni oculari - (R.ecueil d'ophtalmolooie, 2, 1904). All'inizio del morbitlo, un sintomo più o melllo pr onunziato, ma quasi sempre costante. è il catar ro oculo- nasale, che però non permette di g iudicar e della g ravità futura della malattia, di cui è uno dei segni precoci. Ma quando ap pariscono altt•i disturbi oculari, sotto forma dJ ulcera corneale e di cheratomalacia - nel periodo stazionario - o d i amaurosi, nel periodo di defer vescenza dell'affezione, bisogna essere molto riservati per quanto riguarda la pr ognosi. De Graefe e Nagel son di parere che l'amauros i post-morbillosa è la pr ova di una g rave ripercussione della febbre e rulli va sui reni o sulle meniogi; e nn caso di morbillo maligno osservato dal FranlRS (Ga.ette m édicale d'Or ient, 1900) s'iniziò con una emer·alopia. acuta con xerosi cong iuntivale: l'eruzione generale apparve otto giorni dopo, e fu ben presto seguHa da una bronco-polmonite intensissima, che uccise l'ammalato una settimana dopo l'eruzione dell'esantema morbilloso. Le pus tole oaiolose, quando si sviluppano sulle palpebre e s ulla cornea, dànno origine in breve tempo a un edema considerevole, a c hemosi, a ulcerazione della cornea: ed è questa una localizzazione molto pericolosa <iella malattia, che produce alterazio ni tal volta irreparabili nell'organo leE<o; senza però - s i noti be ne - che la vita J ell"individuo sia messa a repentaglio pel fallo di tale localizzazione. Lo stesso non può dirsi della eheratomalaeia e dell"eso.flalmo bilaterale. Per quanto riguarda la prima di ques.t e affezioni, si puo dire che essa non s i osser va che nei casi paTticolarmente ~rav i e mortali ; e Leber c \VIligenman ne fanno la manife!.'tazione locale della sepsi generale. appoggiando la loi'O opin.i one sopra un c11so, in cui la necrosi corneale era il sintomo locale di una invasione di str eptococchi nella COI'rente sanguig na: quindi f! cha la progoosi infausta fJLWad oitant si spiega logicamente con l'infezione settica gener·ale. Circa la seconda affezione (esoftalmo). i'_ interessttote il notare che, nel mag~io del HlOI, il Cour·mont e il Rollel pubblicavano neg-li Annales (l"Oeulistique il caso di una giovinetta colpita da vaiuolo e morragico, la quale presentò all'improvvi:.o, alcuni giorni prima della sua morte , un esoftalmo bilaterale, senza che l"esome oftalmoscopico nulla avesse fatto r ilevai·e di anormale: alrauLopsia s i trovò un doppio s tra vaso retrobulbare. Negli accessi di iper tosse, si lJroducono assai spesso delle emorragie soltocongiuntivali più o meno estese, che dànno all'infermo un aspetto mo lto caratteris tico . Ques te manifes tazioni non hanno caratter·e di g ravità e tutlo r ilor·na ben pr esto allo stato normale; ma bisogna aggiungere che parecchi autori os!;ervarono dei cRsi di cecità, nel decor so della tosse convulsiva, i quali r endono la prognosi molto riservata ; I'Alexan dei', per esempio, cita il caso di un bambino, che mol'i quindici g iorni dopo aver perduto la vista.
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In Germania, sotto il nome di aooelenamento con le salsiceie, si d&scrive un'mtossicazione prodotta da ptomaine, i cui fenomeni sintomatologici da parte dello stomaco e degli intestini spar·iscono molLo lentamente e lungo tempo dopo i disturbi visivi, i quali, cui loro dileguarsi, annunziano sempre una pro· gnosi favorevole. Tra le manifestazioni piu frequenti della febbre uroidea, si debbono porre le amaurosi transitorie sviluppatesi sotLo l'influenza delle tossine sul nervo ottico; le ne uri ti retrobulbar·i, gli ascessi corneali e le pa1·alisi dell'accomodazione. L' H~noch descr·isse un caso di ptosi doppia con par·alisi .dell'oculo-motore estet·no con afasia i r. un bambino, nel cor·so della terza settimana; i quali fenomeni insorsero due ~!iorni prima della morte, avvenuta per emorr11gia intes tinale: e il Berger osservò un caso s imile, punto per puulo, a quello dell' Henoch. Nel colera, quando appariscono ecchimos i sottocongiuntivali, si deve temere un esito funesto: infatti tutti i colerosi, in cui furono constatate, mo1·irono poco dopo: e 10 stesso de ve dirsi tli certe chiazze uerastre le quali si mostrano sulla sclerotica intorno al margine inferiore della cornea. Il Camparl e il Saint-Martin riscontrarono sovente midriasi: il De Graefe, invece, trovò miosi durante il periodo algido. Checchè ne sia, é indubitato che le reazioni pupillari sono un elemento di grande val0re per la prognos i del coler a, come dimostrò il Cos les (Rerme de Méd.eeine, '1800), il quale, dalle sue uumerose esperienze fatte nell'epidemia di colera del1885, ti·asse le seguentt conclus ioni : se le pupille reagiscono prontamente alla luce, ~i può bene augurare dell' esito della malattia; se la reazione non ha luogo e se si constala midt•iasi o mios i, l'esit.o è quasi sempre funesto; nel caso in cui la r e.azione esista, ma sia indebolita, s i può prevedere una lunga durata del periodo di convalescenza. La prognosi della sifilide é grave quando, nel decorso dell'inl'ezinne, si mostt•ano delle localizzazioni oculari ; ed è abbas tanza noto che una neuro-relinite s ifllitica fa presagire la compar>~a di fenomeni cerebrali. A questo stesso proposito, il Trousseau richiama l'attenzione s ull'irile sifìlitica, a cui si attribuisce, io generale, voca impor·tanza a motivo della s ua rapida curabilit.A; e dice che la brusca compar sa di quest'irite, la q uale va soggetta a frequenti recidi ve o coincide con altre affezioni oculari, deve far support·e s empre che si tratta di una sifilide grave con esiti cerebr•ali o midollari. Questo fatto - aggiunge il Trousseau - è abbastanza caratteris tico per mettere in guard:a gli oftalmologi e i medici, e per indurii a SOI'vegliare molto rla vicino e a curare energicamente i malati aff'etti da irile sifilitrca. Il Berger ed altri autori ammettono che i distut·bi oculari del diabete sono più. frequenti nei clisi gravi che ne i leg~oteri; e si è osserva lo ehe la comparsa della catarallo, nel corso di ques ta malattia, indica sempre un aggravamento dello s tato gener ale e permette di pronos ticare la morte in un tempo più o meno p1•ossimo. Ques t'ultima osservazione é certamente giusta se si applica esclusivamente alla catal'atta diabetica pura, c he può decorrere talvolta rapidissima; e non alla cataratta che insor ge accidentalmente in un diabetico, o in seguito a un traumatismo o per faco-sclerosi del cristallino. Parecchi mesi prima della comparsa dell'albumina nelle orine, si osserva sovente l'esistenza di una retinite brigldica, la quale ha una grandissima impor·tanza sotto il duplice punto di vista della prognosi e della cura; poichè essa 45 -
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e di una grllvità eccezionale e deve indurre il medico a r icorrere pron tamen te a tutti i mezzi terapeutici opportuni, prima ancora - si può dire - di aver l'accolto tutti gli elementi della diagno!!i e basandosi soltanto s ul carauere quasi infallibile dell'affezione morbo~a r etinica. Risulta, inoltre, dlllle ricerche del Roqu<", dallo Zanoni e dal Sighice lli che l'ineguaglian.:-a pupillare accompagna molte affezioni unilater ali del corpo, in ispecie la polmonite. L'ultimo di questi autori, in un gran numero di osservazioni fatte nell'aspe· dale maggiore di Milano, constatò che, nei polmooitici, la m iariasi bila terale più pron unziata però dal lnto corrispondente alla !estone polmonare, é la regola, mentre la miM·i é un'eccezione; midriasi, la quale, coincidendo coi di s turbi generali all'inizio della malattia, costituisce un segno pr ecoce molto prezioso. Ma v'ha di più: salvo casi rarissimi, questi fenomeni pupillari per· sistono dur ante tutta la malattia e si mantengono pe rfino dopo la d~ferve scenza; nei casi mortali, la dilatazione pupilla re è di poco super iore alla normale - addirittura eccezionale la midriasi - mentre si verifica sempr e nei casi che terminauo con la guarigione; notando che, nei casi mortali, s iccome la d1fferenza pupillare è minima, cosl l'asimmetria é appena apprezzabile. Il De Micas fa osservare, per ultimo, che in talum oeeehi decrepiti insor· gono, senza cause evidenti e malgrado l'integrità delle vie 1agrimali, delle ulcere cornea li torpide non accompagnate da r eazione, le quali s' infettano, suppurano e terminano facilmente con la per fora zione della cornea. Orbene, questa lesione è di cattivissimo a ugur io per la salute generale; e non è r aro il veder soccombere tali individui dopo un breve periodo di tempo. Tli.OMBETT A.
&apporto •opr& 1lll lavoro del dott. Bouob&rt, lntttol&to : " Op&eltà. della oornea e mldrla•l pr...l•tente, dovute aU'a•o dell'adrenalina •.- (Società ofl.almica di Parigi. Seduta det 2 febbraio 1904. - Reeueil d'ophtalm., 2, 1904).
ANT ONBLLt. -
Ordinariamente avviene cbe i nuovi medicinali, dopo un periodo var ia bile di entusiasmo, in cui tutte le voci dei medici sembrano concordi nel concedere loro una fiducia illimitata, comincino a destare qua e là qualche sospetto, che mette a poco a poco la sordina si pr imi clamori di plauso; ed é allor a che gli osservatori più diligenti e coscienziosi, stuùiandone e vagliandùne meglio l'azione e gli effetti, si accorgono che non é oro lutto qllello che luce, e che st e ra andati tropp'oltr e nelle applicazioni e nelle speranze. Ben poche sono oramai le novità farmaceutiche che si salvino rla queste disfatte, le quali, a nostr o a"viso, sono dovute essenzialmente alla smania di voler ne troppo gener ali1.zare l'u.~o; di estenderlo, cioè, a un numero stragrande di malattie per la sola r agione che se ne accertò l'efficacia in qualcuna : e queste consiaeraziooi 11ndavamo ap~·unto facendo nel leggere gli Atti della Società oflalmologica di Parig i del co1-rente anno, in cui trovammo una relazit•ne deii'Antonelli sopra un lavor o del Bouchart, che richiama precisamente l'attenzione su taluni inconvenienti dell'adre· nalina. Dopo aver fatto constatar e che la m~moria del dott. Bouchart é un contributo clinico da assegnarsi al passivo dell'adrenalina, l'O. prosegue a dire che recentemente, e nel dominio della chirurgia oculare, anche il dotl. Bobone (di San
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Remo) ha segnalato un inconveniente !<Orio di que~ta !'Ostenza. il qual>~ merita veramente dt es~ere conosciuto e pvndereto. In s~>~uito ad alcune iniezioni sottoculanee di una miscela di cocaine (5°/o) e di adrenalina (1 : 10,000) a parti "p:uali sotto la pelle della palpebra, per un'operazione di ectropion ctol metolio JaesC"hPArlt, il Bobone ebbe a deplorare la necrosi completa dei due lt•mbi! I parLicolari, poi, dell'osservazione non lasciano alcun dubbro che la colpa dt tale e!'ito runesto non dovesse essere attribuita a ll'adrenalina, e quell'autore "onclud.. p:iu· sta mente: • Non si saprebbe raccomandare abba~tanza di l'inunziare al1'1-mostasia adrt>nalinica in tutte lP. operazioni fii pla!'tica ~ulle pelt·ebre, ove é della più grande importanza che l piccoli lembi rardarw buona pre!IA ». Nel campo delle terapia nculare, dice l'Antonelli, llrinconvenienti, o P"r meglio dire le controindicazioni, dell'adrenalina rurono messe in rilievo e p•·opO!tito di una comunicazione delle dottoresse Arrojo de Marquez all'ullimo Congrt-sso di Madrid (aprile 1903); e .J é uttle l'ins istervi, perché euclte recentemente il Koe- . ni~stein preconìzzeva l'uso dell'adrenalrna nelle cheraL'li e nelle ulcerazion l corneali, mentre é appunto nelle atf,..zioni della coru ~>e, o pel' lo meno in u n gra n numero di esse, c he l'adrenalina é nociva , come fece os!'erva re il Te rson, e come l'O. contet•ma. Siccome, infatU, la vascolarizzazroue d•~lla membrana o, per e s ser più precisi, l'iperemia del limbus, costituisce uua rose o un m.,zzo di le rapra naturale delle affezioni della cor nea, in specie! morto della cheratite par enchimatosa e delle ulcere infetLive, cosi è illogico l'o!'lacolare le r it>orse tlsio-paLologiche per mezzo di una vaso- costrizione provocata artiflcialmr:~nte. Anche nel panno, non è sempre wdicata l'applicazione dell'adrenalma, A l'O arferma d i resistere spesso a lla tentazione di soùd•sfare il malato col colpo di scena di una decongPstione momentanea dell'occhio intlammato, q uAndo la cornea è direttamente in causa e allorché considera la congestione come salu tare. Senza entrare io par ticolar i, l'O. conclude col dire che l'oculista sperimentato può - in 'c•ascun caso, secondo la natura dell'aff'ezione, secondo la fa!'e che attr aver sa, ecc. - giudicare se il collirio vaso- costrittore offra un reale vantag~io e se possa es~~'<re ut>ato almeno senza inconvenienti; oppure se non sia nocivo, couformemente alle osservazioni che finora si sono raccolte. TI\OMBKTTA. SELEN K OWSKY e W o tZJ,;CHOWSKY.- Eq,erleDSe Hl&UVe &ll' lDfezlODe eD40-
cen& 4ell'oooh1o. - (A r e/t. (. A ugenheilk., T 47, 190a).
L a questione dell'infezione e ndogena dell'occhio, che la clinica supponeva e ammetteva già da gran tempo, ha assunto una reale rmportanza in grazia a g li studi microscopici e batteriologici ; p:iacchè le e!<perienze intraprMe in ques t i ultimi anni pet• dilucidare tale questione provano che essa non ha ~ol tanto un inte resse anatomo·patologico e teorico. Gli a utori, prima di fare men· zione delle loro esperienze e dei 101'0 risultati, passano ra pidamente in rtvista le o sserva ztoni cliniche, anatomiche, batteriologiche, e le ricerche relative a questo argomento. L e prime osser·vazioni cliniche si r iferiscono all'infezione puerperale e piO· e mica dell'occhio, e alle malattie infettive locali e generali (polmonite, bronc h ite suppurativa, pleurite, otile, gonor rea, risipola, difterite, fe bbre tifoidea, tubercolosi, sitllide, lebbra, malar ia, mewngite, ecc. ecc.); al quale proposito
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occorre far notar e che alcuni autori, fra cui il Panas, ammettono perfino che una infezione dell'occhio, e più specialmente del trallo u veale, possa prendere punto di partenza da una parte qualsiasi dell'or ganismo, senza che esista alcuna anomalia nello stato generale dell'individuo o neH'aspeUo estet·no del-
l'occhio. L'esame anatomo-patologico e batteriologico dei falLi di codesto genere dimos trò che le forme gl'a vi di infezione endogena dell'occhio erano dovute generalmente alla fo•·mazione di embolie microbiche capillari dei vasi della retina e della coroidea. In un certo numero di casi, !"embolo conteneva gli stessi batteri che avevano prodotto l'infezione generale. Pochissimi autori Lenlarono di riprodurre infezioni oculari endogene negli animali; e la rarità di queste riproduzioni nella serie molto numerosa delle esperienze di infezione generalizzata pt·ova che quesl'ullima non basta a produrre una infezione dell'occhio e che deve concorrer vi un altro fattore. I lavori del Panas, del Moli, del S-elenkowsky dimostr arono che quest'altro fattore se non necessario, almeno favor evole - è una irriLazione dell'occhio, e posero inoltre in rilievo che l'infezione endogena dell'occhio si tr ova quasi sempre localizzata alla camera anteriore, senza raggiungere il vitreo, e che non é mai accompagnata da sintomi infiammatori visibili. Le esp~rienze degli a ut0ri ebbero lo scopo speciale di ricercare: 1' se i microrganismi circolanti nei vasi non potessero produrre un'infezione del vitreo; 2° per quale via i microrganismi p .. neLrino nell'occhio; 3• se l'infezione parla dal segmento anteriore o dalla circolazione generale; 4-0 se il passa~gio nella camera anterior e non sia accompagnato da sintomi flogistici visibili al microscopio; 5° se una modificazione qualuuque delle esperienze non possa provocare delle alterazioni cliniche nell'occhio. Gli auto ri giunsero ali~ seguenti conclusioni: a) I bacilli circolanti nel sangue possono, in certe esperienze, penetrare fino nel vitreo; b) Il trasporto dei bacilli si fa per mezzo dei vasi del segmento posteriore, e non del segmento anteriore; c) La penetrazione nellu camera anterior·e si compie per mezzo dei vasi ciliari; e quella nel vitreo, per mezzo dei vasi della retina e della COI'Oidea; d) Nonostante l'assenza di sintomi infiammatori, il microscopio fa rilevare Sllmpre fenomeni di fagocitosi; e) In alcun~ circostanze particolari si riesce a pr ovocare (enomeni flogistici; j) Nei casi d'infezione debole o media, il passaggio dei batteri nel vitreo non ha luogo che quando esiste uno stato irritatiw recente dell'occhio; g) In cttso d'infezione generale, i batteri passano nel vitreo anche quando manca ogni it•riLazione dell'occhio. TRo~tBETTA. BETTREM!Eux. - B&ggl X In terapla ooulare. - (Société d'ophtalm. de Paris. Seduta del 7 luglio 190J). L'O. non ebbe altro scoi)o che quello di •·ichia rnare l'attenzione sopra uo metodo di cura ancora poco conosciuto e che gli semb1·a dover prendere un posto importa nte nella terapia di alcune affezioni esterne degli occhi, specialmente dell'oftalmia granulosa. In tre gl'anulosi, che egli curò con l' esposi-
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zione ai raggi di Runtg-en, i r isultati ollenuti gli parvero superiori a quelli dati dalla cura classica, sperimentata in l'flJegli stessi individui; anzi, in uno di essi, in cui predominava i! panno, ~li effetti furono sorprendenti. Inaugurata nel 190Z dtil Hust a Boston, e dal Mayoo, dallo S t~>phen son e dal Walsb a L')ndra, la radiolera pia del tracoma offre i &eguenti vantaggi: non produce alcun do lore al paziente; portn più rapidamente a guarigione: rispetta maggiormente l' inteR"rità dea tessuti. Q1ae;.ta cura consiste nell'esporre la congiuntiva malata - per un tempo che varia da due a quindaci minuti - alle radiazioni del tubo di Crookes; osserva ndo che se lo Stephenson Il il Wt~l sh propendono per le lunghe sedu lo (10-15 minuti), il Mayon consiglia, invece, delle sedute molto più bt·evi (2 mi· nuti). con le quali, anche secondo il parere dell'O., si ottengono ris ultati ugual· mente buoni e, per di piu, assolutame nte inoffens ivi. È poi inutile, purchò si prolunlo{hi poco l'azione dei raggi, di proteggere le parti vicine, come si fece sempre finora, e come fece anche l' ~t utore, per mezzo di piccole lamine di piombo. Finor.a la cura venne folla quasi sempre tenendo le palpebre rovescaale : la s uperiore, e~ posta per quanto e pos~ibile, l' infea·aore sollevata in modo da prote~gere la cornea, eccettuati i casi in cui essa ~ sede di un panno molto spesso. Si ammette, in linea generale, che i r aggi, i quali modificano la nutrizione dei tessuti, agiscono sopra tutto sulle parti ~ uperficialissime; per con· se~ u enza, i medici che applicarono la radioterapia al tracoma, tennero sempre le palpebre rovescia te dinanzi al tubo di Croukes; tuttavia sarebbe opportuno verificare con un ma g~ior numero di falli l'osservazione fatta dallo Slephenson e dal Walsh; e cioè, che i risullati sarebbero esattamente i medesimi a nche a palpP.bre non rovesr.iate. La distanza degli occhi dall'ampolla varia da 10 a 1!'> c.:mtrimetri: l'O. dice di ricorrere ad una corrente di 16 volts e di 3-4 ampèt•es, con la quale non ebbe mai a lamentar~ alcun inconveniente. In conclusione: le radiazioni dell'ampolla di Crookes modificano certamente, e in modo mollo favorevo le, l'evoluzione delle lesioni tracomatose, specialmente per quanto concerne il panno. La spiegazione di tale benefica azione non è finora b~n chiar« ; e ro. si restringe ad emettere la supposizione che i t•aggi X rendano più attiva la fagocitosi e favoriscano il r iassorbimento dei tessuti TROMBETTA. malati. GALEzowSKl. - Delle oongt.a.ntlvltl oatarralt vegetanti e tracomato.e e della loro oa.ra oon l& oaprloln& (ol&naro neutro 41 rame). In q uesta comumcazione alla Società oflalmologica di Parigi, :' illustre ocu· lis ta frtlncese, dopo aver esp r~s~a l'ipotesi che il tracoma sia dovuto ~tll' ino· culaziune nella congiuntiva di zoospore d i allo'{he, dice che s'impone la neces· sila, n on soltantc di distruggere i germi delle g ranulazioni, ma altresl di rendere il terreno congiuntivale ar;do per lo sviluppo delle spore cosi impiantale. Bisognava cer care un sale chimicttmenle puro. che potesse ven ire applicato sulla superficie congiunti vale senza alterarne l'epitelio, e senza dar sofferenze all' infermo; e l'A. afferma di averlo trovato nel cianuro di rame doppio, che egli chiama cupricina solubile : sale perfettamente neutro, il quale, a pplicalo
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RIVISTA DI ANATOMIA E P'ISIOLOGIÀ NORMALE E PATOLOGiCA
nelle onalmie gran•1lose, dé eccellenti risultati che furon già comunicali alla Accademia d1 medicina. · Il Galezowski lo ha spe rimentato tln dal mese di novembre del 1902, solto forma di una soluzione neutr a all't p. 1000 o all't p. 500, o in pomata all't per 100, o anche solto forma dii lapis all't p. 100 e all't p. 25, attenendone s~mpre effetti che ~gli non esita a chiamare sorprendenti. TROMBETTA..
RIVI~TA DI ANAT~mA E Fl~lOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA F. GLF.NARD. - at.pettlva oorrbponde~LR del lobi del tep.to e looallua· slonl lobarl epattohe. - (Le polielinique, gennaio 190i). Mentre il regalo anatomico é diviso io quallro lobi, il regalo di percussione è separato soltanto in due, ed il regalo di palpazione ne comprende tre: lobo destro, lobo sinistro, lobo medio, divisi da due incisioni, l'una colecislica, l'altra ombellicale. Tale indipendenza dei lobi è anatomicamente provata dalla loro ineguale densità, dalla ineguale loro sensibilità e spess01·e, dalla loro evoluzione indipendente e dalla loro ipertrofla locale o totale. Per studiare tale indipe ndenza l'autore praticò delle iniezioni acquose per vie efferenti ed afferenti del fegato. Quest'or~ano non si distende punto uniformemente . Aumenta prima di volume il lobo ~inistro, quindi il destro, per ritornare po!lcia al sinistro. Quando l'iniezione è spinta in una branca della vena porta, la distensione epatica !c'i limtta esattamente al lobo irrigato da tale branca . Conclude dicendo che ben a l()rlo si considera il fegato C')me una ~landola omogenea, equamente irrigata dalla porta e che in modo uniforme reagisce in loto ai processi morbosi suscettibili d'invaderla. Con delle iniezioni diversamente colorate riuscì parimenti a Jimostrare l' esisten:~.a di una doppia corrente portale. orientata l' una dalla grande mest>nterica verso il lobo destro del fe,llato, l'altra dalla splenica ver:>o il lobo sinistro ; quali conseguenze di tal fatto sembrerebbe che il fegato de stro fosse incaricalo dt>lltt di~e!> lione pancrealica ed intes tinall1 ed il sinistro ùella digestione gastrica. Ugualmente diverl!o sarebbé il tasso io glicogene dei due lobi epatici, talvolta a spese dell'uno, tal'allra a spese dell'altro. Da ultimo esaminando un fegato di alcoolista, trovò una sclerosi molto avan· zata del fegato sinistro ed una cirrosi soltanto all'inizio nel fegato d estro: l'alcool viene assorbito, da prima, dalla mucosa slomacale, donde il suo traspor to nel fegato sinistro; non é che più tardi che, alterato lo stomaco, l'alcool passa nell'intestino \enue ed è trasportato al fegato sin istro; sicché il principio delle lesioni non poteva e51ser contemporaneo ai due fegati. Tlile dato dell' indtpendenza dei due fegati può tra.c ciare una vera via di projlresso tanto nella patologia epatica come in quella generale . G. BBRNt.:CCI.
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RIVISTA DI rrERAPEUTICA La po4oft1Uaa aell"aaohlloatcmwl. - (Deutsehe med. Woehen., 28 gennaio 190 t).
NEU.IoiA NN. -
Pare s ia condizione indispensabile per l'espulsione del le uova d'anchilo!';loma dall'inLesliuo umano il provocare un car Lo grado d'infiammazione della mucosa intestinale. In que3lo sen::so 8itirebbero i comuni antielmintici, anzi pare che l'estratto di felce maschio allora solo riesca utile quando si verificano sintomi d'avvelenamento. Foudandosi s u tali cr iteri l'A. ha fa tto u ~o di podoflllina, di 1mi è bf-n nota l'azione irritante sull"epitelio intestinale, in 3 ca si nei quali l'uso degli altri medicamenti era riuscito inutile, ed ottenne risultato favorevole. La podofillioa pnò esser e somministrata da sola alla dose di 45 milligrammi di principio attivo per gioi'IIO e per 4 giorui cousecutivi; quando, dopo tale cura, persistono le uova nelle feci, si ~omministrano all' infermo 10 grammi di estratto di felce maschio. Tenuto conto del debole potere tos~ico di questo drastico e della difficoltà di cu1·are radicalmente una tale malattia, l'uso della podoflllina merita di ess ere diffuso. GRIXONI. L. PoLIDORo. - Ooatrlbuto ollaloo- aperlmeatale alla terapeutloa della malaria. - (Atti del Xlii Congresso di medicina interna in Padooa, 1903).
L'autore, con mollo spiri lo, fa presenli g li inconvenienti dell'abuso della cura chinica nella pneumonite, nella febb1•e tifoide, nelle diverse malallie acute e c roniche e sopr atutto ne lla malar1a . In quest'ultima affezione , se condo l'autore, ~mche l'uso preventivo del chinino costitui$ce un vero pericolo. Egli, esercitando da lun~hi ssimo tempo in paesi malarici, venne F{randtlmente impressionato clal numero e dalla g ravità dei casi di ittero e malur ico prodotti dal r.hinino; parimenti, vide spesso appa· rire l'albumina dopo l'amminis trazion" dei chinerei. Esiste indubbiamente l'azione del chinino s ull"emalozoario, quan tunque tale medicamenl.) non uccida il parassita ma ne impedisca lo sviluppo. Infatti vedonsi spesso accessi di malar ia che appaiono lungo tempo dopo l'l'migrazione del malato, apparentemente guarilo, da contraJe malaricbe in paesi non malarici. Da ultimo il chinino, sopratutto sotto forma di iniezioni ipoùermiche, spesso mal tollerate, può essere un'arma a doppio tagho. L'autore sperimentò i diversi s uccedanei del chinino, quali la fenocolla, il bleu di metile, i cacodilati, l'helianthus amus, l'heli anthus tuberosus, il tri num, ecc. Il thiocolo specialmente fu oggetto di numerose esperienze da parte dell'autore: alla dose di due g-rammi al giorno, ripetuta a più riprese, in 176 su
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RIVISTA DI TERAPEUTICA
183 casi di malaria acuta o cronica, tale rimedio fece cadere la fèbbre e scorn ·
parire ripertrofla splenica e la congestione del fegato, quando esisteva, mentre l'orina diventava chiar a. Praticò il controllo microscopico soltanto in tredici casi particolar·menle gravi : esso dimostrò la diminuzione della molilità delle fo1·me endo ed estraglobulari, il difetto di segmentt~zione del parassita, da ultimo la sua totale scom· par·sa in capo a due fino a sei giorni. La dose era di due grammi somministrati quatli'O ore prima dell'accesso, in due volle con un'ora d'intervAllo fra le due dosi. In caso di bisollOO se ne danno due grammi al giorno ogni dodici ore. Ai bambini, secondo l'età, si dà nella proporzione da 0,50 ad 1 grammo in pozione sciropposa. Dato durante l'accesso, il thiocolo l'abbrevia, fa sparire la cefalea i sudori ed i dolori reumatoidi. L'autore non osservò mai casi d'intolleranza. Per la profila1si della malaria, l'aulor•e co.nsiglia la lavatura delle par ti sco• perle del corpo con un infuso di anthemis cotula.e sopralutto di sal via (saloia coccinea) che hanno la proprietà d'impedire le punture delle zanzare; mancando tali piante, raccomanda la polvere di crisanteino. C.osi si può !aJ•e a meno delle zanzar iere. BERNUCCI. L . MF.:VER. - IndloadoDI ed u•o della cU•peptlna. -(Mune/tener medie· W o· chenschrift, dicembre 1903).
Il rimedio in parola venne ideato dall'Hopp di Parì~i, che psr tendo dal con· celto di supplire, in laluni malati di stoma<:o, all'insufficienza della secrezione gastrica con l'amministrazione di un succo gastrigo naturale più vicino che possibile per acidita e per il s uo tasso di rermenti al succo gastrico nnamo, trovò che tali qualit.à possedeva il succo gastrico del maiale. Tale prodotto chiamato dall'Hopp Di8pepsina o PoT"cina, viene ottenuto mediante tlstolizzazione dello stomaco d~:~ll'animale vivente ed ha la proprieta di con!lervarsi lungamente se si ha la precauzione di tenerlo in un sito fre!'co. L'autor·e avendo sottoposti molteplici malati di gastrite di vecchia data, ipo od anacloridrici, all'uso del nuovo rimedio, ebbe a rilrarne sempr e notevole vantaggio, mentre ogni esame del pas to di prova pratitato, nei suoi malati, due volle per settimana, mostrò sempre aumento dell'acidità totale del succo gastrico e l'apparizione di acido cloridrico libero. In pari tempo avvertivasi aumento di peso e scompar sa del senso di pesan· tezza alla r·egione dello stomaco. La durala media della cura var iò da cinque a sette settimane. La dispepsina rese inollre, all'A., ottimo servizio nei tisici che avevano perduto l'appetito e che erano diminuiti di peso. Parimenti nell'anemia e nella clorosi, accompagnate da anoressia e vomiti, la dispepsina, somministrata due volte a l giorno, un po' prima dei pasti, fece sempre cessare i vomiti e ritornare l'appetito. Le dosi di tal rimedio, somministrate dall' A., var·iano secondo la specie e varietà del caso. Nelle gAstriti croniche antiche, con dilatazione gastrièa, egli somministrò quindici centimetri cubici di dispepsina per pasto. Più tardi, dopo la prima azione favorevol e, diede -tt•e dosi pat•imenli di 15 centimetri cubici una
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per ciaschedun pasto. La manie ra di somministrarla è semplicissima, avendo un sapore ed un'odore appena percettibile. S i può dar la pura o mescolata ad un po' di essenza d i menta, oppure diluita in un po' di limonata o di birra . Concludendo, le indicazioni pt>incipali della d ispepsina sono fornite da tutte le malattie acute o cro niche accompagnate da diminuzione o da scomparsa della secrezione acida d~:ollo stomaco. In tal caso la dispepsina supplisce la s ecre'Zio ne che manca. ecl eccita quel! a normale; la sua azione é io pari tempo pa!liativa e curativa, ciò che la r ende molto superiot·e alle mescolanze artificiali Ji acido c loridrico e pepsina. BERN UCCl.
H . S T ARCit. Bull'&s lone terapentloa del blamntotllo. -
(Centralblat jiir die
med icinischen W issenscltrtj1en , N. IO, 1 90~) Il bismutosio s i oltienA coagulando una soluzione albuminosa purd di pollo con una soluzione di n itrato di bismuto nel cl ururo di sodio. Il bismutosio contiene 30- 31 per cento di soltonitr·ato di bismuto ; è inodoro ed insipido, si rigonfia. mollissitno nell'acqua a temperatura or dinat•ia, negli a cidi ed alcali, ma non vi si scioglie. Dai succhi g astrici è poco attaccalo, un poco più da quelli pancrealici. tuttavia, poco modificata, la polvet•e raggiunge pure le ultime anse intestinali. Il consider evole vanta~~i o del bis mutos1o consiste in ciò, che per la impedita solubilità del bismuto nelle combinazioni proteiche diminuisce la sua azione tossica, mentre l'azione »Stringente aumenta, ed inoltre per t11 più ele vata diffusione del rimedio su più vaste superficie, aumenta la s ua azione eccitante. Assa i favorevolmente agisce il bis mutos io nei catarri intestinali dei bambini, f' perciò è assai utile nella diarrea, quindi ne l catarro acuto di stomaco, nel catarro acuto e c ronico gas tJ•o-intestinale dei bambini. Il bismutosio è somministrato nel miglior modo in fo rma di mistura, alla dose ripetuta di '.'i-1 grammo, in totale. 6- 10 g rammi al g iorno. L'autore prescrive: Bismulosio . . ~ ana grammi 30_,0 Mucilla1..ione di gomma arabica Acqua distillata . 200,0 Ogni ora 1- 2 cucchiai da caffè. S FORZA.
Blaulh.U ollnlol aull'uao del neo-arayoo4lle. fil r die m edicinischen Wissen..~cha.ften, N 10, 1 00 ~).
K . Fucus. -
(Centrablatt
Il néo-arsycodile, preparato cacodilico, fu adoperato in dieci tisici e due diabetici. Fu somministrato per bocca o rer via ipodermica. lnlt~rnamente il rimedio fu dalo in pillole di 0,025, in quantità di una o due al giorno ; giammai si osser varono dis turbi da parte dell'apparecchio ~astro enterico; alquanto molesto fu solamente in un caso rodo re di a g-li o della cute, dell'aria P.spirala e delle urine. Per iniezioni sottocutanee furon o inietl.llti gr. 0,05 del rimedio ogni giorno, generalmente per oLtu giorni di seguito, et! in a ppresso, dopo otto g iorni di !'lospeosione, il rimedio fu somministrato di nuovo. Anche per questa via non s i ebbero mf)lesli disturbi, né locali né generali. Nei 10 lisici si ottenne, senza eccezione, un miglioramento dello stato generale: aumento dell'appetito e con-
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sejluenlemente anche del peso del corpo, cessazione dei sudori notturni e della febbre, minore espettorazione; anche il processo locale migliorò od almeno non progredì. Nei diabetici, oltre un miglioramento dello stato generale si notò una SFORZA. diminuzione dello zucchero eliminato.
RIVISTA DI MEDICINÀ LEGALE E. TROMBETTA, capitano medico. - La uvrut.nla nell' ...I'Olto e nelle •ouole - Lezione fatta alla Scuola di applicaziona di sanità militare. (La Clinica moderna, 190~, n. 26). L'A. alla cla ssificazione delle vurie forme di novras tcnia basata su critcrii sintomatici, ne preferisce una pura mente eliologica; mollo piu pratica dal punto di vista m edico-legale: nevrastenia congenita e nevraslenia acquisita, o da esaur·im~nlo.
Combatte da prima la tendenza tr oppo invAlsa al gior no d'oggi di battezzare una iufiuilà di mali nervosi, tra i quali moltissimi puramente apparenti o simu· lati, col comodo nome di nevrastenia. Mostra poi la necessità per l'educatore nelle s cuole, per il medico militare nell'esercito, di sorvegliare ! nevras tenici, di adattare alla speciale indole di ques ti l'insegnamento, l'educazione, il trattamento disciplmare. Nè é seria la obiezione che i malati non devono far parte dell'esercito, che le menti squilibrate devono stare nei manicomii, negli istituti pei deficienti, e non nelle scuole e nelle caser me. Non si tratta qui dei casi di pr·or'onda degenerazione, di dis turbi delle facoltà psichicbe che rendono l'individuo inutilizzabile o pericoloso, e che devono essere eliminati colla riforma al piu presto; ma di quei casi leggieri e iniziali, che non sono d' impedimeot•>al servizio, né di danno o per icolo agli altri. .\.questi sofferenti che, corretti in tempo, possono ancora esser e in grado di dare alla società lutto il prodotto del la loro intelligenza, devono essere indirizzate tulle le cure del medico. L'A. pa ssa in rassejlna i sintomi, tra i quali pr imeggiano la fatica intellettuale, l'indebolimento della volontà, lA alterazioni cenestetiche e le fobie. Mette in rilievo le differenze tra i sintomi della nevrastenia congenita e della acquisita. In questa é caratteristica e predominante l'eccessiva stancabililà al lavoro intellelluale, la quale, all'esame psicometrico, é segnata da una rapida e regolare discesa, fino alla impossibilità a ssoluta al lavoro, mentre nella nevrasteuia congenita il fenomeno s i r ivela con g randi oscilla7.ioni. l sin- · tomi fi!'ici sono pure molto più accentuati nella nevrastenia acquisita che nella · congenita; s pecialme11te é nole voi~ nei nevrastenici acquisiti l'insonnia, che è per essi la maggiore sofferenza. Abbiamo dato questi rapidi cenni sulla lezione del prof. Trombetta, tanto più volentieri, inquantoché essa ci offre una prùva· di più che la medicina mentale é studiata dai medici militari, tanto nelle sue applicazioni cliniche che nelle medico-legali, con quei criterii, con quell'ampiezza di vedute che esige il progr esso dei tempi.
RIVISTA D'IGIENE MozzeTTl e ME'IfMO . - •ote • oaervaldolll nlla m&larla nella oolollla. Ertnea. - (Atti della Soc1eld per gli studl della malaria, i OOi. voi V). La importantissima memoria dei colleghi Mozze lli e Memmo s volge in modo completo per la prima volta la questione della malaria nelle nol\tra colonia afr icana, questione di sommo interesse, perché si collega all'avvenire agricolo di quella vesta regione. Piena di osservazioni interessanti, di dati sicuri basati s ull'esame del sangue, e»sa é il primo lavoro scientifico sull'argomento. Pre messa una breve descrizione della colonia dal Ialo geologico e climatologico e accennato al genere di vita degli abitanti, elle loro abitazioni e· alloro modo ùi ves tire, gli AA. passano poi ed esaminare le varie e complesse questioni che s i rireriscono alla malaria. E prima di tutto stabiliscono un fallo, che la mala ria, per quanto riguarda la s ua distribuzione mostra di stare in rapporto coll'altitudine: sopra 1750-1800 metri manca ; più basso è endemica, me non a ssume carattere epidemico che in alcuni mesi dell'anno, cioè dopo le pioggie. Così a Mas~aua, e zona intermedia di Ghinda le pioggie si hanno nell'inverno, e ilt malaria é epidemica dal febbraio al maggio, nell'altipiano, che é sog~etto alle pioggia estive, la epidemia si ha dal settembre e l novembre. non man· cando di dare lo sue manifestazioni anche in maggio, se la s tagione delle piccole pioggia ass ume una cer ta entità. La tel')r ia del paludiemo, intesa nel senso stretto letterale della parole, trova nell'altipiano la più evidente s mentita ; ~si mentre sopra ai 1800 metri v1sonozone con estese paludi e senza malaria, vi sono più in basso luoghi effetto privi di acque con g reve malaria. Gl'indigeni s tedsi ritengono che le febbri siano in dipendenza delle zanzare, ed infatti per a bitare cercano luoghi privi di zanzare, oppure dormono 3· 4 melri sul suolo, a vvolgendosi completamente nello sciamma. L'inizio delle febbri coincide, o ltre che col finire delle pioggia, anche col mas~imo numero di zanzare. E ci6 é naturale. Infatti prima delle pioggia la siccità é lale da non permettere lo s viluppo delle zanzare. Durante le pioggia gli l)cquazzoni torrenziali che cadono tutti i gior ni, si& meccanicamente, Ria pro.luceno lsqullìbri di temperatura, ostacola[,dO lo SVIluppo delle ztmzare. lnfa;ti sul finire delle pioggia sì formano piccole raccolte di acqua ricoperte di ~ •·be ; altre raccolte s i formano nei tronchi cavi di baobab, fra il ler~o picciuolo delle foglie delle palme e il tronco, nelle piante rl~ aloe, ecc. l boschi delle palme costituiscono un ambiente ricco di queste pi•:· cole raccolte di acqua. Tutte queste sono le raccolte dove;si sviluppano le zanzare, cosicchè è vano in colonia pensare a lla palude. Le zanzRre si infettano dai recidivi, piti frequenti nei perturbamenti elmo· sferici della stagione piovos11, e alla lor volta diffondono l' infezione. Tuttavi&
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esistono zone vastissime completamente deserte, nelle quali basta fermarsi una notte per prendere la malattia; ciò fa pensare che forse «le Z6nzare dovreb· ber·o trarse il virus anche da altra fonte diversa e più larga di quello che non sia l'uomo •. L'importanza di queste parole, sebbene emesse dagli AA. in forma dubitali va, non fuggirli ad alcuno; e crediamo che appunto a questo riguat•do si dovrebbero compiere numerose ricerche. Circa le specie d'infezione, e le forme cliniche, a Massaua e nella zo"na pr-ossima al litorale si hanno terza ne lievi e terza ne maligne; fra queste ul· .time, rarissime sono le perniciose e nessnn caso di emoglobin.1ria é stato osser·vato m molti anni. C16 fa ritenere che a Massaua la malaria non sia troppo grave. A Saati la malaria è più diffusa, tanto che nel 1893 su 436 soldati in.digeoi ammalarono 233. A Ghinda le febbri sono ancora più diffuse che a Saati; e si ebbet·o nel 1893 su 195 uomini 98 casi nuovi, con forme più ~ravi e più ostinata guarigioni. Anzi nelle vicinanze di Ghinda, e precisamenle sul torrente Barresa si sono avuti r.asi gravissimi e 4 casi di emoglobinuria sugli operai addetti ai lavori della ferrovia. Anche nelle valli rlel basso Mareb le perniciose sono frequenti e mortali, mentt•e nell'alta valle del Mareb le forme sono piu miti. A Cheren la malaria è mollo estesa, ma non grave. Essa assume form!l epidemica solo ai primi:di gettembre, al finir e cioè delle pioggia. Sui primi di agosto gli AA. hanno esaminato il sangue di 300 ascari, e hanno trovato solo 7 infetti, fra cui 2 semilunari. Vi era pure un quart.anat·io. Ciò non collima col reperto ottenuto dal Plehn nei negri del W est-Africa, cioè di quasi la metà -di infett.i. Il Plehn aveva poi osservato che quasi tutti i bambini negt•i sono infetti, mentre gli AA. su 40 bambini esaminati hanno trovato un sulo semi.Junore. Nei primi di novembre su 27 malarici si ebbet•o : Negativi 12 Estive 8. Terzane 5. Quart.ane 2. Nessun fallo speciale alla colonia è stato osservato riguardo alla morfolo.gia dei parassiti. Gli AA. hanno ricercato le larve e le zanzare adulte: la sola specie di ano· pheles e~istente in colonia è il superpictus. Fra le razze esistenti in colonia gli abissini suno i più recetti vi, le allt·e razze sono piu resistenti. Quanto alla protlla~si, ·gli AA. giudicano impossibile laggiù la pro tezione meccanica, e solo ritengono possa attuarsi la profilassi col chinino. Del resto alcune pratiche messe in opera dagli indigeni hanno un reale valor e profllaUico; cosi il dormire completamenl~ avvolti nelle loro vesti, e l'ungersi abbondantemente con grassi. Concludendo, l'Eritrea non si trova in condizioni sfavorevoli rispetto alla malaria; questa é limltata a pochi mesi, è grave in pochissime localita e lascia immuni vastissimi territori. Non sfuggirà ad alcuno l'impot·taoza dello studio compiuto de~li AA. con mezzi inadeguati e con altre gravi cure a cui dovevano pensare. Finalmente abbiano uno studio completo sulla malaria nell' Eritrea, e, ciò che più monta, esso viene a conclusioni tutt'altro che scoraggianti per l'avvenire della colonia. G. B. MARlOTTI BtA.NCHr.
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M UNCII. - lmportansa della batter!urla nella dlfl'aatone del tifo.- (Semaine mé11icale, n. 1G, aprile 190i ).
La constatazione del bacillo del tifo nelle feci, nello sputo e fin nel sudore dei maiali di febbre tifoidea ha una impor tanza più scieutiflca che pratica, ruentre che la presenza del bacillo d' Eberth nelle urine di questi infermi è una comu·· nis sima via di trasmissione dell'infezione. Discor di sono le opinioni sul momento in cui il bacillo traversa il filtro re· naie. Vincent lo stabilisce fra J'U• e 17° giorno di malutLia, Mahaut e Loesieur lo ritrovarono nell' urina anche nel 10• e KasUinski fin nel 3°. Altri autori lo constatarono solo nella convalescenza; 6, 8, 14 ed anche 24 giorni dopo la scomparsa della febbr·e. In generale il bacillo d' Eberth non rivela la sua presenza nell'urina cou alcun segno esterno per cui la s ola analisi uacter iologica permette di ricono·· scere l'esistenza della batter iuria. Alle volte per ò l' urina appare, senza alcun motivo, torbida, con riflesso dicroico ed allor·a s i osservano nel sedimen to una quantilà enorme di bacilli in coltura pura. Il numero dei bacilli contenuti nelrurina tiflca è variabiliss imo in uno s tesso individuo da un giorno all'altro. L'albuminoria fa sospetta re con rondamento l'esistenza della batteriuria: ma questi due falli non sono concomitanti in n10do assoluto, .::ome prima si ere· deva, giacchè oggi s i ammette la pr·esenza dei bacilli s pecifici nell'urina dei tifosi, senza che sempre s i possa constatare una vera nefrite. Solto l'as petto prognostico la batter' iuria non ha importanza, essa può aversi in casi di infezione leggera e no n costitui8Ce per sé sola mai un sintomo gr a ve. Della più alta imporLanza essa invece ò per la diffus ione della melaltia. Si sa che le feci perdono la loro virulenza prima della defervescenza, s oventi nel secondo settenario, o che i bacilli eberliani in esse contenenti sono scarsi, mentre che le urine tifoidi diventano virulente verso la fine della malattia, e perdurano in tale stato per un lungo periodp, che, secondo la mag~ioranza degli autori, ~ superiore ad un mese dalla caduta della febbre, e s econdo alcuni, può protrarsi anche a 6 mesi e fin qualche anno. I n queste condizioni é o vio immaginare quanto sia facile la propagazi11Ue della malattia, e come inquinamenti dellt~ acque e degli alimenti possano sfug· gira alla più oculata osservazione. Bi~>ogna quindi curare scrupolosamente la disinfezione delle urine dei tifosi e dei convalescenti di questa infezione sia somministrando disinfettanti delle: vie urinarie, sia· sLE>I'ilizzando le urine a ppena emesse. GRIXONr.
19 02. - (Centralblatt .fur BaktericAogie, Pttrasitenkunde und Infektionskrank.heiten. vol. XXX V, n. 1-2, 1904).
RO USSELOT·Bt NAUO.- La febbre gialla iD Graud·Ba..&m nel
La storia di quesL"epidemia ha il valor~ di un espArimenlo e dimostr·a non solo l'ufficio delle zanzare !)ella diffus ione della febbre gialla, ma pure la ne· cessilà di una radicale disinfezione di tutte quelle persone e cose, che vanno in contatto con gli ammalali. Tutte le persone malate - 15 casi, 1J dei quali terminarono cou l& morte - abi.l.avaoo in vicinanza di una palude salmastra, la quale lambiva una. casa, in cui nel 1899 si erano avuti cinque casi letali. In quel tempo fùrono.
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MISCELLANEA
gettale nella palude le deiezioni dei malati, le loro biancherie e gli oggetti da essi insudiciati, senza averli prima in modo alcuno disinfettati. Dal t·-2~ luglio 1902 furono, durante i lavori, intrapresi pel rinterro della palude, river· sale grand! quantitA di fango sulle sponde, ove si pr osciugarono al svle. Lo scoppio dell'epidemia ebbe principio il 14 lu~lio e coincidette esattamente coi detti lavori. È adunque chiaro, che la pal ude, la quale non si era mai prosciugata, era rimasta inquinata, poiché i germi non e rano sl~ti distrutti nelle .abitazioni con l" disinfezioni. Nella descrizione dell'epidemia si fa menzione in generale delle zanzare; ma è noto che l& stegomya s'incontra mollo frequentemo'lnte in Grand-Bassam. Furono prese le seguenti misure generali: la popolazione europea fu disseminata ; io lutti gli specchi di acqua fu versato il petrolio e furono ricoperte le masse di fango paludose di~seccate con uno spesso strato di sabbia di mare; inoltre furono abb11ttute le piante di fichi che offrivano ricovero alle zaMere -e le abitazioni degli ammalali, insieme al loro contenuto, furono disinfettate coi vapori di zolfo. l cadaveri furono sepolti ricoperti con calce viva Queste norme pror'llaltiche, che nello t~lesso tempo distrussero le zanzare, spensero ·tosto l'epidemia. SFORZA.
MISCELLANEA Il Corpo sanitario •ilitare In Senato. - Cr·ediamo opportuno, a titolo di soddisfa:zìooe morali', di s tralciare, d"l resoconto urftciale di una delle ultime tornate del Senato del Regno, quello che han detto del nostro Co r po sanrtario· militare S. E. il ministro della guerra e l'on. senatore prof. Cardarelli, discutendosi l'inlerpellanzR di quest' ultimo c su lalune condizioni sanitar·ie del nostro esercito e sui mezzi più efficaci a mod1ficarle ». Il senatore C11rdarelli cominciò col far notare, che vi sono nazioni, che hanno una mortalità militare minima e nazioni che t'hanno un po' esagerata: fortunatam..nle, egli soggiunse, possiamo dirlo a voce a ltissima, cbe la nazione nostra è fr~ le nazioni più prr vilegiate, nou solo per opera incessa nte di tutti i ministri della guerra, che hanno saputo ben disporre dei provvedim~nti igienici, ma anche per opera rlel nostro alto corpo sanitario, che risponde benissimo alla sua missione; sicché è o rmai indiscutibile, che la mortalità 'nell'armata italiana è scesa al livello della mortalii.A delle naZIOni più privilegiate sotto ql!esto a:-ope tto. Anche per la morbosità possiamo francamente dire, egli continuò, che vi -è una notevole diminuzione, grazie sopr atutlo a i pr ovvedimenti igientci e ciò è dovuto gr andemtmte al progrP.s:~o dAlla scienza ed alla g rande coltura del nostro corpo sanitario, di cui egli disse, io farei i maggiori elogi, se non Cossi medico. In altro punto, a proposito della Relazione medico statistica delle condizioni sanitar ie del R. eset•cito, che vien pubblicata dal nostr·o Ispettorato, l'on. Cardarelli cosi si espresse: È bello leggere questa rela zione, che è un monu· mento di dottrina. lo ho letto qualche relazione sanitaria riguardante eserciti di altre nazioni, ma nessuna è fotta col sentimento di veridicitA e di esattezza,
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~OVJMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMAOEUTIOO
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come è fatta la statistica nostra sanitaria militare, che fa veramente onore al corpo sanitario. L'on. Cardarelli fini col dire di aver pttrlalo con ogni sorta di urtlciall me· dici e di averli trovati perilissimi delle malattie del soldato; rivolto quindi al Ministro, r,onchiuse: lo soo carLo, che sottoponendo le considerazioni, eh~ ho rette, all'alto corpo sanitario militare, potrà averne dilucidszioni assai miglior i, d i quelle che io abbia potuto dare. L'on. ministro della guerra rispose: Innanzi tullo mi consenta l' on. senatore Cardarelli di esprimergli il mio grato animo per i ripetuti encomii, che egli ht1 rivollo al nostro corpo sanitario militare. Io mi a ssocio dr buon grado a questi encomii mer itatissimi: non sono cose nuove per il Senato, perché il Senato deve avere più di una volLa sentito lodare Il nos tro corpo sanitario, il quale &~giungA ad un alto sapere prof~ssionale, un sentimento di profonda devozione al proprio dovere, una cura costante di ben adem1•ierlo. Continuò, confermando che la mortalità nel nostro esercito fortunatamente si é r·idotta ad una cifra veramente piccola, il quatlrc. per mille o giù di Il, cifra forse una delle più basse di tutti gli eserciti d'Europa. La scemata mor· talita, egli disse, der1va dalle g rande cura che si ha nell'esercito per la salute del soldato, dal modo come sono tenute le caserme, dal modo come si regola la vita del soldato, come lo si nutr isce, co me si regolano gli esercizii e le di lui fatiche ed anche dal modo come sono .tenuti gli o~pedali e le infermerie.
loYimenti anennti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico
Vm olalt lD . .rvJslo attivo permanente.
R . Decreto 23 giugno 190~. MozzETTI cav. Eliseo, capitano medico R. Corpo di truppe coloniali. - Collocato a disposizione del Ministero degli affari esteri dal t• luglio 190~. e psrtilo per l' Etiopia il 22 giugno 190·t
Determincuione Mlnist!!r iale 8 settembre 190,. MozzETTI cav. Eliseo, capitano medico a disposizione Minister o affar i esteri (R. Decreto 2:1 giugno 190i). - Collocato in soprannumero al R. Corpo di truppe coloniali. BARLETTA eav. Saloatore, id. infermeria presidiaria GirgenLi. - Trasferito 84 fanteria. CANNAS Nicol6, id. ospedale Milano. - Id. infermeria presidiaria Girgenti. CA.NaOALLO cav. Loreruo, id. 84 fanteria. - Id. 63 fanteria. SA N TINI Federico, Lenente medico t o reclusorio militar e (Peschi13ra). - Id. ospedale succursale Udine.
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MOVUIEl'\Tl AVVENCTI NEL CORPO SA~!T. E NEL PERS. FARMAOEUTICO
SATTA-Put.Erro Saloatore, Lenente medico ospedale succursale Udine.- Trasferito 1° r eclusorio militare (Peschiera). PASSAMONTl Gaetano, id. 17 artiglieria campagna - CoTRONEI Tommaso, id. brigata artiglieria costa Sardegna. - Trasreriti R. Corpo di truppe coloni11li. Pr~nder·anno imbar~o a Napoli, il 14 settembre 190i. CoLAIANNr Federico, id. 23 fanteria. - Trasrerito R. Corpo di truppe coloniali. Prenderà imbarco a Messina, il t;) iù.
R . Decreto 18 agosto 190t FERNANDEZ cav. Timofeo, capitano medico ospedale militare Ancona. -Collocato io posizione ausiliar ia, a sua domanda, con decorrenza per gli assegni dal 16 settembre 190i. R. Decreco 5 settembr~ 190i. l seguenti sollolenenti medici di complemento sono nominati sottolenenti medici in servizio ollivo perma11eute con riserva d'anzianità ed assegnali al corpo per· ciascuno sottoindicato. FALCETTI Pietro. - Destinalo 1• g r anatieri. BroLCIIlNI F rancesco. - Id. 47 fanteria. BAnATTINr Rio. - Id. 40 id. TEnnA·AURAMI Giuseppe. - Id. 6 id. ALESANOREt.Lo Giooan.ni. - Id. reggimento cavalleggeri di Caserta. GAzZA Alessandro. - Id. 39 fanteria. STANCJARONE Filtppo. - Id. 25 id. Sunoi Domenico. Id. !l9 id. BALESTRA Duilio. - Id. 48 id. CASTI:.LNOVI Lodooico. - Id. 5 alpini. COSTANTINJ Giuseppe. - Id. 5 fante ria. Smro Vito Nicola. - Id. brigala artigliel'ia costa della Sardegna. LENZI A rmando. - Id. :W fanteria ScoTo Filipponeri. - Id. 23 id. MAZZETTI Loreto. - Id. 00 id. ToTA l'ince/Uo. - Id. :t4 id. PAPALB Ran.iero. - Id. 45 id. CASAt. r Pietro. - Id. 13 a r tiglieria campagna. FARAGGtANA Francesco. - Id. 18 fanter·ia. Determina~ione Ministeriale 18 settembre 1004.
Ot.IVARI Pietro, '.enente medico R . Corpo di truppe coloniali. - T t·asrerilo reggimento cavalleggeri Guide dal giorno s uccessivo a ,,uello del suo arrivo in Italia. TEMPESTA Francesco, id. 1° alpini. - Id. 5 alpini. Il Direttore
Dott. GIOVANNI RANDONE, magg. generale medico ispettore. I l Redattore
D.• RIDOLFO Lrvr, maggiore medico. 1\oma, l !IO~- TI p. E. Voghera.
GIORNALE MEDICO DEL
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CONDI ZIONI DI ABUONAM:tN1'(,. Il Giornale Medico del R.o Esercito si pubblica l'ultimo g iorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento é sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è : Per l' Italia e la Colonia Eritr ea Per l'Estero. . . . . . . Un fascicolo separato costa .
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" PRO PATRIA , CODRO - SAMPIERO- NINA DI DANTE - I SIBARITI DRAMMI STORICI DBL
Donon
SA L VATORE GUID A,
CoLONNElLO MEnrco IN RIPOSO
Prezzo L. r..
Si 'ende a beneficio della Casa mflltare Umberto I in Turate per 1 Teur auf e Invalidi delle g uerre nazionali. (Pre81o l 'autore; Roma., via Firenze 15 e presso la Casa Editrice italiana, 'ia XX Settembre, n. 121).
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P UBBLICATO
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DAhh' ISPETTO~ATO DI SANITÀ lfhlpÌ~, \.:)
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ANNO LII
FASC. X
1904
31 OTTOBRE
S OM MARIO • E MOaiiE oau;:IIW.t.l. l . llrli onl. - t.A ~lerotPI':llla anll~trertorrr•ka ne ll 'cr i!lr r b . . . llwa, - l.a eh lrurgln •l~lld uc lr•t• rn•tllch~ • . . . . . . . • Rìvl~la mortiCA
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Hhl_.a di non o patlllogia . . •
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lllvldllt cnlrurg lcH . . . . . . llrvì~l8 rl1 o to- rlno-l.nngolalrla II!Yiol;l. <11 HCUib llr(\ , • • . . IIIYI• ta d i le13}Jdlltlca . . . . . . . . . llh'l<bl d' ìi(IPne. • • . • . . • . . .
~1~~!f1~r;;z~ •c:en.tl~ch~ ~e~u ~~~ert."ll. n~•lì~ar~ . . . . . . .
. . ..o vltneutl avvenuti ne l Corpo Sanitario e nel p,•r$Oualo F.urnaceut rr~ ( V. 1' / ndlct totll' iru~nu alrlla cope1'1<111J).
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D TR BZION E ED A 11MlN ISTR A7.10l': E
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INDICE
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ngLLA ltiVI ST.d. DI GlOR"N.ALl ITALI ANI ED ESTEHI
niVIS fA MEOlt:A.
Pog. 7U ICol'll. - De-lla ~teno•i plloric.~ ~pasmodlr-a e della gastrecmsla lotcrmittente 743 lort'tlll. - Polinevrite malarira 7U IIIYietrl. - Ttrarmu ira •Jelh pltmrite siero· OhrlnO.'!o. primitiva 7.\4 Elantr. - Delle erosioni emorr~glche dello stomaco . 744 lllglloll - Della cura l!ella lombaggine e Ilei reumati1mo muscolare 7~11 Ylncalrt. - La nevrnll{ta ocri(lltale nelle angine \O(gari . llo--..rt. - Patogenesi tl~i disturbi menlnl(el nel cor~o delle lnre7Joni acute olt"II"3PJln· 745 recchlo res!Jtratorlo ((locumonlte o bronco·pneumonllel 746 Conur e Dodtt. - Stulllo sul segni fl~lcl della polmonllo lobare . Elolltrlch. - tllsult~ll della siero-terapia contro la scarlattina nf lla clinica delle ma lattie dei bambini nell'uni versilà dJ Vlenna . 746 Llllflti-Lawullna. - CiiO'OIIta norvoM Ili un caso di tetano . 111 Pelai. - Cura •IPIIa polmonlle r.rupoa ron la pllocarplna 748 MINr. - Sulla rur& della scarlattina con 110 siero scarlattlnoso da streptococchi 748 Taclllalowltacll. - Sulla JlAII>genesl della crisi nella JIOimonlte r.rO(IOll3. 7\11 Wlullewlltl. - Sull'uso del siero nntilca rlatUooso . 7Ml Pulawakl. - Sulla RtatiJitka d~lta terapia t!eU,'I dlftl>rlle col siero ~peclnco . 75t lltlnler. - conlrlllolo alla sleroteral'la della dil~rlle . . . . . 7r.t lli'IIIIU. - Tt tano lo un cana. 751 oht111r. - Cura delle laringlti croniche e della tubercolosi polmooare colle in!~zlonl In· tratrachealt di eucalipto! . 75! MIJW. - La sleror~azione di FickPr 75! loNI!e. - Un caso di perfonlione SJH'DianPa della pon:ione :lntrapericardica df l!a cava Inferiore 7113 lltrller. - Un ra~u di tela!IO I{IUirito con l'antitossina t!l Behrlng . 754 ltndl. - Semrl•llc.•ziono t!i prnrCll•o per otlenen~ la dlazoreuione di Ehrllch • . 75~ 1Cartew11. - ProOia-si di un'evidemi• di malaria pPr oieuo della terapia con cbinlna 734 Plllllert. - Contributo esplicativo sul! 'a :dono benefica del riposo in letto per la febbre del tlsld 755
..
RIVISTA DIISEVROPATOI.OGIA.
Patlnl e Matlla - Contributo clinico e eTJUro allu stutlio della catRtonia ,.,,... Ciarli o Proat. - La n•tura e la patologia del mloclono-eplle.>sla Charl" e Pelntw. - Una epl~emia tll trentottu ca,sl di paralisi Infantile Plck. - C&$0 mortale di epilessia, con 885Pnza di accessi epilettici Mlllll&ul•l e Pttualal. - Malatt111. di Tomsen e at:~.tl alllnl Jacob,. - Le p:!lcosi nPgll eserciti In ca111jtr.gna .
Pag. 755 756 7l7 757 758 740
RIVISTA CltiRURGJCA.
1111111"'.. l. llcdltr - Un ca1o0 di frattura longlludinale dPIJa tihia • . P ag. 760 l. Thlrlar - Tecnica operR~ria ed ludlcazlonl~tenerall del metodo o:JSigenato lo chirurgia 761 ll1tl111. - L'analge.,ia locale con la sto~aina 7&, ••l'llhf. - Studio sulle amputazioni dell'arto lnrr rlore 7&.~ DUI.IIrln. - Etiologia e meccanismo delle IPslonl dell 'intestino nelle r.ontuslooi addominali 767 Kr8k&RIIerg. - Coleclstenteroslomia con forma%ione di una \'la biliare arUOcla.le . 767 Werner e Sll111111. - Cur~ Mlle ui~Prl \"orlco~~e colla rerrìgt>razlone rivulsiva . . 768 lallnalollfllll. - lniP.zloul intrarlicolari di olio iodoformttuto e crtosolato precedenti l'applic..ulone del metodo ~elerogeno, nella cura dello ostoo·arlrl tl tubercolari 769 ltraua. - Oella radio~COI•ill dell"esorago 7~ Daconto, - L"acoina In rhìrnrgia . 770 Lanaalon.... - li metodo gtallco applicat o al la patologia umana 770 <Per la coulin~&azlo11t dell' indie• "tdaai la pagina 3• ddla eoptrlina).
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LA. SIEROTERAPL\ ANTISTREPTOCOCClCA NELI/ ERISIPELA
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Il rapido e continuo stwcctler-<i eli preparati fa rmaceutici diversi nella cun\ dell'erisipela, ed i risultati contmd'itori ottenuti dai va.ri terapisti con i più ripntnti meùic·n.menti fanno sorgero gmvi dubbi sull 'elfi(.:aeia reale t1i. ognuno di e:>si. Mentre, infatti, vediamo ogni g i0rno celebrata. l'azione di medico.men ti vecchi e nuovi su limi tato numero di casi. notiamo che coloro i quali fecero larg hissima esperienza clinica nutrono s-:arsissima fidu cia in tutti. Il R oger, a(l esempio, che nell'ospedale per ma lattie infettive d' Aubarvilliers ebbe in cura bPll 4-HlS erisi pelatosi, ha, al presente, del tutto rinunziato all'uso di pomate, d'impia.str.i o di collodion medicamentosi, destinati ad arrestar•.> la marcia invade n te dell'erisipela, perchè palosatisi inutili se non dannosi. Egli ritiene che il miglior trattamento consista nell'applicazione di compresse calde frequent,emente rinnovate. Il calore, che non riesce sgradito agli infermi, pare eserciti un'influenza. favorevole sull'e\oluzioue della malattia. Probabilmente la spiegazione dei risultati ottenuti coi più svariati mezzi d i cura dove ricercarsi nella natura dell'infezione che spesso fulisce in guarigione con t utti i metodi terapeutici ed anche malgrado essi. Senza dubbio però il trattamento più razionale dell'erisipela è quello sieroterapico. Che se i ristlltati pratici ottenuti sul pt·incipio rispo~ero scarsamente all'aspettativa, ciò è dovuto, in g ran parte, ai criteri allora, seguiti nella preparazione del siero antistre ptococcico. I processi d'immunizzazione contro lo streptococco adottati fino a l 1900 non riuscirono mai a conferire al siero un valore specifico sufficiente a prevenire e guarire le infezioni streptococciche sperimentali. 46 -
Gtomal1 med~o.
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LA SIEROTEllAPIA ANTISTREPTOCOCCICA NELL'ERISIPELA
Il primo siero antistreptococcico, quello del Marmorek, era infatti incapace, come dimostrarono Koch e Petrusky, a proteggere gli animali d'esperimento da una infezione mortale. Le ricerche cliniche confermarono il giudizio sfavorevole sull'azione di quello e -di altri sieri streptococcici allora in uso. In seguito, mercè le molteplici ed accurate ricerche sulla pluralità delle specie streptococciche, sui metodi d'immunizzazione degli animali, sui valori dei diversi sieri che esistevano in commercio, si riuscì ad avere dei prodotti che fecero rinascere la fiducia in questo nuovo metodo curativo. Accolta quasi universalmente l'opinione che gli streptococchi provenienti da diverse affezioni hanno proprietà diverse, e che il siero non è efficace se non contro il g erme che ha servito a conferire la immunità (Cobbet, 1\{ery, Ta.vel, Belfanti e Ca.rbonfl) si ritAnne fosse n ecessario, per ottenere un buon prodotto, inoculare gli animali con differenti specie di streptococchi (van de Velde) in modo da ottenere un siero d'azione polivalente. A questo criterio si attennero i più reputati istituti sieroterapici, compreso quello Pasteur di Parigi, do\e pure il Marmorek continuava a propugnare l'unicità degli streptococchì non solo, ma ancora la possibilità di preparare con un solo germe un siero capace di difendere contro gli altri. Queste indagini fondamentali vennero in seguito completate da quelle sulla virulenza dei germi da u tilizzare per l'immunizzazione degli animali, e sulla opportunità di adoperare a questo scopo il roicrococco col grado di virulenza originario, oppure esaltato col passaggio traverso animali. Il valore diverso posseduto dai vari sieri è do\uto in gran parte alle diverse modalità d'immunizzazione surriferite. Ciò malgrado è opportuno ricordare che molti insuccessi attribuiti unicamente all'illefficacia del siero, sono da mettersi a carico piuttosto di altri coefficienti, quali: l'uso tardivo del medicamento, la dose insufficiente di esso, la qualità dell'infezione (pura o mista), come del pari alcuni dei risultati favorevoli devono ascriversi alla benignità dell' infezione più che alla cura. Per questo appunto i risultati della sieroterapia antistreptococcica sono di difficile giudizio, e solo esperimentando q nesto rimedio, preparato secondo gli ultimi studi, su casi gravi si può avere una dimostrazione non dubbia del suo valore. A tal fine ritengo non inutile render noto un gravissimo caso di erisipela facciale, in cui, riusciti inutili i comuni rimedi, si ricorse al siero Marmorek che arrestò e vinse l'infezione, salvando la vita all'infermo.
LA Sl EROTERAPJA ANTISTREPTOCOCOIOA NELL'ERISIPELA
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••• Nello. primavera. ed estate del 1903 si ebbe in 2 reggimenti del presidio di Bologna. ·una piccola epidemia. di erisipela (18 casi) che si riuscì a vincere con le solite applicazioni locali antisettiche (pomata. all'ittiolo, al sublimato corrosive, pennellature di tintura di iodio, unzioni di glicerina. fenica., impacchi di tachiolo). Dallo spoglio di tutte le storie cliniche risulta. evidente che l'infezione diffondendosi aumentò di gravità: dai primi casi leggieri, 8."\;utisi nel mese di aprile, si giunse gradatamente a quello gravissimo che brevemente espongo. V. Paolo, caporale volontario d'un anno nella 6" compagnia di sanità, medico-chirurgo, è individuo di sana. e robusta. costitu~ione fisica., senza precedenti morbosi d'importanza. La notte del f3 agosto fu incolto improvvisamente da forte brivido di freddo con febbre piuttosto alta, intenso mal di gola e difficoltà a deglutire. Nel mattino successivo il brivido si ripetè e la. febbre raggiunse 39.1; obbiettiva.mente si osservava tonsillite ed ingorgo delle glandole sottomascellari. Solo poche ore dopo, mentre la temperatura raggiungeva. 39.8 apparve sul dorso del naso una macchia ros~astra d'aspetto erisipelatoso che si diffuse rapidissimameote alle regioni zigomatiche ed oculari, producendo alla sera. dello stesso giorno infiltrazione notevole dei tessuti sottostanti ed edema. delle palpebre. Il processo morboso continuò a diffondersi celeremente nella notte verso il lato destro d ella testa, ed al mattino seguente a.\eva. invaso la. regione mastoidea. e temporo-parietale dello stesso lato, arrestandosi alle suture sagittale e la.mboidea. Al tempo stesso si manifestò a destra un'otite purulenta. con secrezione molto abbondante. Fin dalla o· sera. di malattia si ebbe delirio; la temperatura, sempre elevc.ta, oscillò fra. un minimo di 38.8 ed un massimo di 4:0.2. Il polso, celere ed alto, dava 120 pulsazioni al minuto. La somministrazione degli antipiretici non influì in modo evidente sulla temperatura, come l'applicazione dei topi_c i non valse ad ostacolare il processo invadente. L'infiltrazione erisipelatoso. infatti, superate le baniere opposte dalle suture craniche ed i deboli o inutili ripari tentati con la tintura d'iodio e la. pomata di sublimato, si estese a tutto il cuoio capelluto; la faccia intanto appariva deforme, mostruosa. Lo stato generale dell'infermo s'aggravò con rapidità: scomparso l 'appetito ed arrestate le funzion i intestinali, ottuso il sensorio, in-
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LA SIEROTER APIA AX'l' ISTREPTOCOOClCA NELL'ERISIPELA
teuso il delirio, manifesti i sintomi d'irritazione meuingea. L'organismo era sotto l'azione di una acutissima intossicazione; il polso, oltre che frequénte, presentava delle aritmie; il fegato era ingrossato e molto sensibile alla pressione, la milza ingrandita in tutti i suoi diametri. Anche la funzionalità renale era modificata; le lirine, scarse, presentavam:i ricche di albumina, di cilindri ialini, di globuli bianchi. Nei giorni SU\;cessivi continuò il peggioramento ed in 7' giornata. la temperatura si manteneva su 40.5, la depressione generale, il delirio, !"irritazione meningea erano molto più spiccati e palesi, cominciò ad aversi disuria. L'ottavo giorno l'infezione cutanea, senza diminuire cl' intensità nelle zone già colpite, si era estesa alla nuca ed alle regioni 50prascapol~tri. Gli antipiretici, sommini:strati a dosi elevate, riuscirono inutili, come pure inefficaci, ta.nto sull~t temperatura che sullo stato generale e sui di,;turbi localizzati, si mostrarono i bagni tiepidi a 28• prolungati e frequenti. I cardiocinetici ed i diuretici non ese-rcitarono al cuna azione benefica, apprezzabile: l'orina mancava d&. circa 24 ore, il polso era marcatamente aritmico e frequentissimo (148 pulsazioni), i l respiro di tanto in tanto presentava il t ipo Lli Cheine-Stokes, la coscienza abolita quasi i n teramente. Dato l'esaurimento dei poteri protettivi dell'organismo, l'adinamiat l'imponenza dell'intossicazione, l'inefficacia completa dei comuni mezzi terapeutici, s'impone\a una prognosi infausta. Come ultimo mezzo si ricorse al siero antistreptococcico dell'istituto Pasteur di Parigi. Il signor tenente colonnello Neviani, che aveva seguito attentamente il rapido aggravar,;i dell'infermo, e ne constatava. le condizioni quasi disperate, approvò la mia proposta di esperire questo r imedio eroico. AJle 18 dell'H agosto, quando l'infermo era in coma, e la temperatura segnava 39.8, si iniettarono nella. regione sottoscapolare sinistra 10 cc. di siero antistreptococcico. L'effetto benefico non si fece a ttendere : la temperatura, rimasta stazionaria per circa 4 ore, discese quinc1i rapidamente fino a raggiungere alle 7 del mattino, 37.8. Al pr incipio della pseodo-crisi l'ammala,to emise 350 cc. d'orina ricca di albumina, eli cilindri granulosi di globuli sanguigni e di epiteli renali. La notte passò abbastanza calma, confortata da leggero sonno, ed al mattino i l sensorio era alquanto sollevato, il polso meno frequente (130 pulsazioni). F urono emessi altri 400 cc. d'urina. · Alle ore 9 del giorno 12 si iniettarono altri 10 cc. di siero, quando la tempemtura, che cominciava ad elevarsi, segnava 38.4 ; si ebbe tosto.
LA SU:ROTF.RAI'f.\ A~TISTREPTOCOCCIOA XELL'ERTSIPELA
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u n abbassamento di pochi decimi, poi l'ascesa termica continuò ed alle 16 si avevano 40°. Alle 18 si fece la terza iniezion(di siero (10 cc.) e la febbre cominciò subito a declinare lentamente, tà.nto che alle ore 8 del 13 la temperatura ascellare era 35.8. Il miglioramento, iniziatosi poche ore dopo la prima iniezione, andò man mano accentuandosi tant.o in rapporto ai fenomeni generali che locali; l'a.ITossimeuto e l'infiltrazione dei tessuti col p i ti da.ll'eresi pela. decrebbero ed al tempo stesso si risollevarono le condizioni generali. Il polso, che nel giorno 11 dava HS pulsazioni al minuto, nel1:2 mattina 130, nel pomeriggio 135, il 13 pulsava solo 100 volte nell'uniti~, di tempo, senza traccia d'aritmia. L'urina, aumentata in volume gradatamente, raggiunse il giorno 13, 1500 cc. Già dopo la seconda. iniezione l'ammalato aveva riacquistato la coscienza, e non presentava. piì1 sintomi di meningismo. 'l'ahclla lcl'mog•·afica.
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:llalgrado lo stato dell'infermo fosse soddisfacente e la temperatura paresse ridiventata. normale (alle ore 11 era infatti 36.2) pure si fece una. quarta iniezione di 10 cc. di siero. La febbre però più tardi ricompan·e ed ascese fino a 39.4 alle ore 22 in cui si ebbe la caduta. Dopo d'allora le manifestazioni locali si attenuarono con unn. celerità notevole ed insolita, e tre giorni dopo si iniziò l'abbondante desquamazione. La funzionalità renale si ripristinò anch'essa con grande speditezza; il giorno 17 non Ri riuscì a metter in eridenza nell'urina alcuna traccia d'albumina. L'ammalato perdette tutti i capelli, in corrispondenza poi dell'inserzione dei muscoli temporali si ebbero due zone arcuate alopeciche ove i capelli riapparvero molto tardiçamente, circa 40 giorni dopo. Nessun effetto dannoso si manifestò dopo l'uso del siero.
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LA SIEROTERAPIA ANTISTREPTOCOCCJCA NELL'ERISIPELA
Sulla gravità del caso crediamo non possa nascer dubbio in chi v~luti i sintomi esposti. La breve durata dell'incubazione e la rapida diffusione facevano già. prevedere la gravità del processo infettivo; la nefrite acuta, l'agitazione, il delirio prolungato, i fenome-ni di irritazione meningea, la febbre elevata e continua, l'adinamia, il grave intossicamento generale, la soppressione di ogni potere reattivo dell'organismo che non risentiva più l'azione dei più energici antipiretici e cardiacinetici, e che non aveva provato alcun effetto sedativo dai bagni t iepidi prolungati parlano chiaramente per l'insolita gravità. della malattia. L'efficacia del siero in questo caso non può quindi non essere riconosciuta, e la tabella termografica dimostra l'azione benefica esercitata da esso. Per quanto sia noto che la febbre nell'eresipela segue un mandamento vario, continua, intermittente o romittente e che la defervescenza non sempre avviene per crisi, pure è noto che la caduta brusca è la regola nei casi, come il nostro, in cui si ebbe il tipo febbrile cont inuo. Nel V. invece la defervesceuza. non avveune come era da a ttendersi; si ebbe lisi con una serie di ampie oscillazioni che provano come il siero dapprima ostacolò il processo Ìllfettivo, allontanando l'accesso febbrile, e da ultimo lo vinse. La rapida riparazione dei tessuti credo debba anch'essa attribuirsi al siero.
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LA CHIRURGIA DELLE NEFRITI MEDICHE Rivista sintetica del dott. 11aaberto ••••• capitano medico
È un argomento di allualità, un nuo vo capitolo della chirurgia, che per l'interesse suscitato fra i più distinti cultori della chii'Urgia e della medicina, e per le speranze che ha fallo conceri re, mer ita di es"ere studiato con c riter·i obbiettivi, raccogliendo e coordinando ~l i elementi for mli dalle numerose pubblicazioni sparse nei periodici scientifici, special mente -esteri, in modo da co!>lituire un quadro chiaro dello stato pl't!l'enle della questione. Cer·to il Simon, quando poco più di :30 anni fa pra ticò la prima nef1·ectomia, se pur avra pe nsa ~o che il suo geniale e felice Sl'dimento sarebbe sUllo fecoudo di larghe a pplicazioni pratiche, non avrà mai potuto pr evedere che dal rene chirurgico il bisturi s are bbe passato a far le s ue pr ove in un cam po com pletamentt' nuovo, finora òipendenza esclusiva ed incontrastata della medicina, nel campo delle ne friti comuni, acute e croniche. Le migliorate conoscenze cliniche e diagnostiche, i progr essi della fisiopatologia spe1·ime ntale, il perfezionamento della tecnica chirurg ica e dell'a~;e psi, hanno spianata la via al chirurgo il qual e fu tratto però ad ideare ed eseguire 1l nuovo ll'atlamento em piricamente, in ~'eguito all' osservazrone di nefriti j.ruarite o migli oraLe con interventi praticati per errori d i diagnosi. il: noto infatti come a ii'Har rison spetti la prima a pplicazione de!iber·ata dell'intervento chirurgico contl'O ne friti acute e subacute (189(ì), avendo oltenuto accidentalmente successi dall'incisione del rene o della capsula falla in ca si di sospetta calcolosi, ascesso r enale, ecc., mentr·e tratta vasi di processo nefrilico : ma anche prima di lui ttltri autori avevano notato lo stesso fatto (Péan, Le Oentu, Reliquet, ecc.) senza trarne alcuna conclusione, ed il T ift'any fin dal i SSO rac· comandava, nei casi in cui una operazione sugli organismi urinari periferici facesse te mere una congestione renale, di spaccare a rditamente il rene. Aperta la via, a lt1·i chirurg hi attaccarono il rene, non ::;olo per affezioni a cute o s ubacute, ma anche per cr·oniche, e mentre molti si attennero alla pratica deli'Harrison, cioè alla nefrotomia od alla incisione della capsula pl'Opria, alcuni idearono procedimenti operativi diversi partendo da concetti patogenetici differenti: cosi Edebohls propose ed ese~rui la decor·ticazione (capsulectomia) e la fissazione del r ene, il Rovsing la nefrolisi, a ltri la nefr·opess1, altri am·ora la nefrectomia totale o psrziale. Non è poss ibile riassumere tutta la ricca letteratura esistente sull'argomento, senza uscire dai limiti che con;..iderazioni ovvie di varia indole mi hanno im-
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LA CHIRL"RCI A D E LLE N EFRITI ~IEDICHE
po!'to, in i~pecie la concis ione e b revità, e tanto più c he cosi disparate sono le opm10ni , talmente comples~e e conl t·ovet·se le vedute tt:ot·iche e glt apprezza: menti dei vari autori, non r iesce l'l'cile com pito il r iet.tvarne dali pr ecisi, armonici e perfettamente convincenti ; l'indice bibliogr•afico ripor tato in fi ne potril servi re allo stuJ io~o che vo!'lia a pprofo ndiro meglio l'argomen to. Qui prenderemo s uccessiYamente in esame i punti ptù impot·tanti del nuo,·o tratta mento, e stud ieremo: 1• i proce>-si operativi usati e concetti e teorie sui q uali si basan o; 2• le ct·iticlte ed obbiezio ni fa tte all'inter ve nto chirurgico; 3° le indicazioni dcll'inten ento in gene re e di ciascun processo opera ti,·o; 4° i ris ultati pratici ottenuli e che s i possono s pe t•ar e .
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•• Come pream bolo a lla esposizione del le teorie sostenute ùagli inter venzionisli nella cura chirut'f!ica del re ne me(/ico, no n !'.8 t'Ét fo rse inutile ripresentar e a lltt mente alcuni ricot·di dell·o.na tomia. e fisiologia norma le e patolof!ica dell'oriZano. Il re ne, rav volto e fìg!"ato in posizione dalle sue tre fascìe, che, da lrest('r no !-'OliO la ft~sda pe1·iee nole tlel Zuckerkandl, la ca psula adiposa , la capsula fìbr Mo propria od albuginea, riceve il san gue da una g-r·ossa t~r lel'ia , la e mul1<ente, chP s i affonda coi s uoi r ami in moùo che quelli deiiR meta anteriore hanno un campo di distri buzione separato da (juello della meta po"lteriore, pet•cui un ta ~tio da lla pat·le convessa dell'ot•gano, pas!-'ante in un piano frontale per l'asse lungo del re ne, un po' a ll'ind ietro della linea mediuna ( 1/ , cm.), non pro voca ge ner al me nte emort'agia impot·t.&nle . Le arter ie del rene inoltre no n sono, come s i ammette comunPmente, ar terie terminali nel sPnso vero della parola, me esistono a unstomosi d ~ll e inl erlobula r i e ctelle branche d'origine delle a r cale 11r teriose sopra- piramidali (Testut) ; no n solo, ma il dis tretto circolato rio del •·en e non é completamente indipendente dai tessuti circostanti. Nella ca psula a diposa esiste u na ricca r ete a rter io!la e venost\ che è in r a pporto col cir colo inti'Ot·enale, sia pet·chè i r ami anaslomotici a ttrave rsano direttamen te la tunica p ropr ia e pene trano nel visce re, sia pe rché dal rene escono altre diramazioni vasali ar tet•iose (rami delle arterie interlobula ri) e venosa che s i anastomizzano colla rete anzi..letta ; vi é quindi un siste ma di ra mi centr ipeti e centrifughi che s labiliflce uua connessione fra rene ed involucr i, sistema che è s uscettibile di costituire, in da te ci1·costa nze, una via collater ale impor ta nte per la patologin e per la chi ru1·gia. 1nteressanle a s tudiare è pure la innervazione del rene, costituila dal p les~o re nate in c ui sono conte nute fib re vasom otorie (dilala lr ici e costrittive), senlili\'e e, secondo a lcuni, anche secretor ie ~ trofiche . Orbene tlsperie nze hauno mor;tra to che la !':ezione d~>i rAmi del ple!'.sO induce dilatazione vasopa r·alitica . l'eccitamento co!-'trizione dei \'&Si r enali e a rresto o notevole dimi nuzione della secrezione urinaria non solo da llo stesso lnlo su cui si a gisce , ma anche dul · lato Clpposto. Anche la lr.gahtrA deli'ur eter e provoca , pare per azione riflessa , arr·esto temporaneo della secrezione anche nell'altr o r eue ed un notevole a umenlo di volume bilaterale (Aiba t·ran, P el, Chibret, Fior i, ecc .) per dis tur bo circolato rio : . a llo s tesso mecca nis mo (rillesso r eno-renate) sono rifer·iti i casi di anuria ed
LA CUIRURGIA DELLE ~EFRITI MEDICHE
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oli~uria che si vel'iflcano per contusione di un r ene, occlusione calcolosa di un uretere, operazioni sul retto, vescica, testicolo, ecc., avverrebbe, secondo alcuni, un eccitamPnto delle fibre va~o-coslrittive e secretorie èei reni, per cui si produrrebbe !<pasmo nel campo vascolare renale e for~>'anche arresto del lavoro c;ecrelorio dei tubuli (Vulpian, I srael), invece per altri si tratterebbe piu probabilmente, oltre Ad altri fattori, di inibizione delle fihre vaso-coslriUivP, partente dal lato leso ed estendentesi al territorio renale opposto, con conseguente vaso-d•lataz•one e stasi (Korteweg_~r, Fiori). Anuria od oli~uria é 11Lata pure ottenute dall'l l'racli coll'aumento artificiale di pressione nell'uretere mercé iniezione di soluzione salina, cessa to il quale ricompare la diuresi, ed il Gu.'·on J1a provato che la tensione esagerata in un rene pu6 produrre sull'altro gli stessi effetti ora accen nati. Nel campo della patologia sperimentale si sa che é stata all'evidenza dimostrata la supplenza funzionale di UTÌ rene all'altro ed anche di una parte tli esso ad un'altra, per un processo di ipertrofia dei glomeruli e tubuli uriniferi, mentre manca qualsiaM pro<'esso di neoformazione di glomeruli e tubuli come aveva sost~nuto il Tumer (Bill'lh e W olf, l<~iori, Anzilotli). Del resto il rene si può considerare come un aggl'egato di una grande quantità di r eni primordiali, coi·rispondenti ciascuno ad un sistema glomerulare, i qual•, secondo Conheim e Albarran, non funzionano simultaneamente in una maniera identica. Alcuni sono in istato di relativo l'iposo mentre altl'i lavorano, cosiccl1ò si comprende che la mancanza di funzione di uno o più sistemi glandolari possa essere ass unta vical'iamente da quelli che erano meno atti v•, e che si arrivi alla ipel'trofla, cioè all'aumento di dimensione dei glomeruli ed alla dilatazionl' dei canalicoli renali. Castaigne e Rethery, con esperienze hanno constatalo che le l esioni di un solo rene pos<~ono essere causa non solo di disturbi funziOnali per ritlesso renorenate, ma anche di fenomeni cougeslizii e di alterazioni epiteliali, e quindi materiali, nell'opposto rene. che essi spieftano ammettendo che siano l'effetto delle tossi ne mici·obiche e delle nefr·olisine, di prodotti cioè di distruzione degli epiteli del r ene malato, rlot'lti di azione tossica elettiva; spieg-azione che non è accettata dall'A nzilotti e dal Fiori, i quali in seguito a prove sperimentali (legatura dell'arteria renat e, dell'urotere, ner,·ectomia unilaterale totale o parziale) hanno constaLato nel rene non operato lesioni aoatomo-patologiche, per lo piu temporanee, si· m ili a quelle succennate, che attribuiscono io vece a disturbi della meccanica circo· latoria ed all'accumulo di so~tanze tossiche che l'organo funzionante dove élabort~re, non escludendo anche l'intlucnza della mancata azione pr·otelt•va della secrezione interna r enale. Per Poussoo si tralla di nefrilesimpatica, provocatR dai microbi o dalle loro tossinc, l e ' IUtlli trovano n ei turbamenti nutritivi e cii'· colatori, generati per via l'itlessa dull'altro rene, con tet'reno facile di attecchi· mento t>d azione. Interessante é il risultato che ha ottenuto il Fiori coll'uretere-steoosi uni· laterale ;. a difTerenza degli animali opei'ali di :-~efrectomia unilnterale, hA visto che in quelli in cui aveva legato rur·etere il I'eintegramento dell<t ~londula renaie è più tai·divo e lo slato generale è più lungamente e gravemente ollei·ato: consegueuza questa dell'azione tossica dei prodotti morbosi che si formano nel rene operato sugli elementi cellulari dei vari tessuti dell'economiA, donde ne viene che 1l r ene in lali condizioni è più nocivo che utile e ne scaturisctl una spiegazione dei successi ottenuti colla nefrectomia in affezioni renali uoilatet•ali.
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L.l CHIRURGIA DELLE NEFRlTI MEDICHE
La possibilità di nerr·iti sia acute che croniche unilaterali è atlualmente ammessa dalla maggioranza; i numerosi interventi, osservazioni necroscopiche ne hanno data la pr ova (l'Edebohls arriva ad ammetterne il 40·50 p. 100 l), non solo ma ci hanno appreso c.he la affezione, se bilaterale, non intere:;sa sempre ambedue i reni, e che esistono anche forme parziali di nefriti, cioè processi flogistici interessanti una o piu porzioni, non tutLo l'organo. Non è qui il caso di accennare alle alterazioni anatomo-palologiche che caratterizzano le nefriti, basti il far risaltare come nelle forme acute l'aumento per disordine circolatorio della tensione endorenale, causa di ag~ravamento della lesione degli epiteli, nelle croniche l'in~pessimento ed il raggrinzamento della capsula. che provoca ed accentua secondariamente la degenerazione flogistica del parenchima glandolare, si ritengano susGettibili di essere modificati dal chirur go, e costituisce no una base scientifica al nuovo trattamento; si aggiunga chA in certe varietà di nefrile (croniche) un'efficace irrigazione sanguigna nel labil'into è compromessa, perché le arterie efferenti s ono Jiruinuite di calibro, c:iò che avvalora il tentativo di creare una circolazione supplementare per mezzo di vasi neoformati. Cosi pur·e roerila di essere ricordata la esistenza di nefriti dovute ad anor· male mobilità dell'organo (r·ene mobile), e di nefral gie semplici ed e ma turiche, dette anche essenziali od angioneurotiche, perchè non danno in gene re albu· mini o c ilindri nell'urina e sono, per alcuni, non l'espr essione ùi le'Sioni ma· te l'iali rrlevabili macroscopicamente ma di disturbi d" innerva ziooe (Lancer eauxKl"m perer·) ; mentre da altri sono considerale sempre sintomatic he di affezioni tossiche od infettive (Malherbe-Legueu) o di congestioni accessionali in reni affelli da flogosi cronica (lsrael), o addirittura di una anomalia vas ale costituzionale (angio·ipolonia-Ferrannini). Effettivamente per lo più l'esame microscopico rivela allerazioni di Ot"dine flogistico sia nel parenchima r enale che in tessuti perirenali (aderenze), ma non sempre queste lesioni spiegano l' insorge re degli accessi colrci od ematurici, per cui giustamente il Perez, ammet.tendo col Dur·ante che la uricemia M sia la causa più comune, e più preci· samente l'azione dei concrer:nenti ed infar·ti urici ed ossalici, tende a ritenere le lesioni flogistiche sudde tte etletto della irritazione meccanica e dei di!;'turbi nutritivi e vascolari provocati dalla presenza dei cor pi estranei nel parenchima, i l{Uali come manifestazione clinica dar·ebbe ro g li a ccessi dolorosi od ematuricr. Sono queste affezioni nefl·algiche ed eroatut•iche che hanno dalo causa al maggior numero d'interventi, e E.ulle quali l'accordo per l' indicazione ad ope-rare è , come vedremo, più completo. l. 1• Le operazioni che si sono es eg uile contro le nefrili mediche sono: a) la nefreclomia;
b) la resezione del re ne; c) la nefrolomia ; d) la decortica zione del r ene o capsulectomia ; e) la puntura od incisione della capsula ; .f) la nefrolisi ; g) la nefropessi.
LA CRIBURGlA DELLE :SEFRlTl liEDICBE
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a) l criteri pei quali gli autori si sono decisi a praticare la nefreclomia non sono gran che diversi da quelli per cui é ammessa nelle forme chirurgiche, ed il suo modo d'azione é facile a comprendersi se, fatta la ris erva che la a ffezione deve e~sere unilaterale o mollo prevalente da un lato, si pensi dopo quel che tai é detto prima, al pericolo di diffusione di processi da un rene all'allro o ad allr i or gani, ed a lla possibilita di lesioni ~impaliche per r iflesso reno-reuale o per Influenza nociva tossica a distanza , lesioni che nell'allro r ene scompaiono non appena tolto lo stimolo, ridonando a!l'organo superstite il normale funzionamento. ~ però un atto operativo g rave, col quale bisogna andar cauli e di cui si debbono bene stabilir e le indicazioni. per ché, come si é visto, l'opArazione stessa può provocare a llerazioni, sia pur temporanee, nell'allro r ene. Non è il caso di descriverne la tecnica, essendo troppo nola; b) La rese~ione del rene ru pr aticata dal Lennander , dal Rowing e dal \Vilms , ma ebbe scarse applicazioni per·ché scarso è il reperto di lesioni re· nati parziali nelle affezioni eli cui traUiemo. È un'operazione più import~nte nelle forme renali ch iru f'l~iche (suppur azioni, tubercolosi, ecc.) e la sua tecnica non presenta por•ticolari interessanti. c) Lfl ne.frotomia (Harrison, Pousson, Jsrael, ecc.) è basata sull'i mportanza che viene altr·ibuita all'eccesso ùi tensione r enate esistente nelle nefriti ; tale ipertensione sarebbe cuusa. come si è visto, di disordini funzionali e poscia materitlli neflli elementi anat.omici del r ene, compressi entro la capsula ine.>tensrbile ed insuf(lciente al volume che tende tJ prendere la glaoùolo per effetto della con~estione vascolare e della proliferazione flogistica del suo tessuto. Si tratterebbe secondo la concezione dei suddetti autor i di una specie di alaucoma renale e la ne rrolomia agirebbe come r iridectomia nel glaucoma, o meglio, come lo slrigliamento dell'albuginea in certe orchili acute. Il pa1·a· gone appare verosimile nelle Cor·me acute e subacule, ma é meno faci lmente ammesso nelle cron1che, nelle quali per ò per disordini circolatori eccezionali può avvera rsi un'improvvisa iper tensione che può portare a ll'uremia : donde i tenta tivi di curare chirurgicamente i O<!fr itici in piena uremia. Il laglio mira quindi a decongestionare l'organo ed a favor ire il deflusso dell'ur ina coi materiali tossici e settici, pel qualè ultimo scopo si completa da alcuni l'operazione col drenag~otio più o meno prolungato (Pousson-Harrison) e con lavaggi dei calici e del bacinetto mercè soluzioni antisettiche deboli (Pousson). L'operazione s i esegue nelle note mo !alita, che mi pare inutile qui di descrivere: molli consigliano di non sutura re successivamente la ferit& r enale e di fissarne i margini a quelli della ferita lombare. La oefrotomia è allo operativo non sempre cos i innocuo, come generalmente si ritiene, perché oltre lesioni necroliche limitate nel rene operato talora avvengono, come per la nefrectomia, dei gravi disturbi nell'altl'O r ene che possonn condur re perfino all'ure mia, come a me è accaduto di vede re in un ca so. Deve quindi esserne preventivame nte stabilita con cura l'indicazione, in rapporto specialmente allo stato run· zionale de l rene su cui non si opera. d) Le nejro·capsulectomia, o decorticazione del rene venne ideata dall'Edebohls come tr·attamento curativo delle nefr iti croniche, che poscia estese anche alle acute; per lui l'ipertensione r enate è un fattore secondar io dei perturbamenti della secrezione urinaria, l'elemento patogenico pr incipale è inve<·e
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!.A Cl:URURC:IA Dt::LLE NEFRITI MEDICHE
l'insufficienza dt>lla it·rigazione san~uigna del parenchima renale; e siccome ritiene la capsula p1·opr ia come un ostacolo alla funzione vicariante dci vasi della capgula adiposa, pensò di asportarla ; in tal modo si ottengono due effetti, in primo tempo diminuisce la tensione renale, ed in secondo tempo i nu•Jvi vasi che si formano nelle nd.arenze possono insinuarsi e ramificarsi nell'interno del rene, ollenendosi un a rterializzazione che favorirebbe il r iasi"OI'bimenlo degli essudati ftof{istici intratub•Jial'i ed interstiziali, e libererebbe i Lubnli ecl i glomer1Jli dalla compressione, favorendo cosi il ri ~tabi lir~i della circolazione interna e la rigenerazione di un nuovo epi~elio funzionante. Gli studi di Zie?(ler, latta. Lepine, ecc. confermerebbero la possibilità della rigenerazione o reintegrazione dell'epitelio renalie distrutto o allerato, mentre <la a llt'i ciò non è ammesso, come pur·e è negata la oeoformazione di anastomosi vascolari (Ehrhat·dt, ecc.). P er ò ripetute esperienze ed esami islologici hanno mostrato che realme nte si formano nuovi rapporti ''ascolari fra capsula adiposa e rene llecapsulato (Bassan, Claude, Balthazard, Asakura, Stursberg. ecc.), ma secondo ricet·che di Albarran e Bernat'd, \Valk~r, Hall e Het·xheimer, il risultato sarebbe effimero, perchè si avrebbe una rapida riformazione di un involucro fibro so perirenale più stipato ancora della capsula normale, constatazione questa che fu fatta anche dal Fahris e da Altri, con deduzioni però favot·evoli al metodo, per ché sembra che l'assenza, pur solo temporanea, della capsula, per mettendo agli elementi renali di funzionat•e più liber·amente, contribuisca alla guari~ione delle lesioni r enali: pel't:ui la riproduzione successiva della capsula stef'sa non avrebbe impo•·tanza. Se le C(lSe stanno di fallo cosi, perde d'importanza anche il dubbio elle si affaccia alla mente di chi pensi che le ana· stomosi vascolari neoformate possano col retrat•si ed or ganizzarsi del tessuto di ctcatrice !'<ubire un processo di oblile razione. Il Zoodek però fa una c riLica ser-ia al metodo: in seguito ad esper ienze su animali eiZli r improvera all'operazione di Edebohls di provocare ernorra'g:ie, necrosi superficiali del r ene e soppressione, almeno tem poranea, dei rapporti vascolari normali fra capsula e tessuto re nale, che costiluiscono probabilmente un apparecchio r egolatore della circolazione renale: s i potrebbe forse r·ispondere, per quanto riguard!l questo circolo supplementare, che nelle nefriti croniche, per essere la CRpsula ispess ita c raggrinzata, esso è ~<ià molto compromesso se non addirittura aboltto. Asakura, Stursbet·g ed altri recentemente, dopo lavori sperimentali sono venuti invece a condusioni favorevoli ftlln decapsulazione. Certo che la decap!';ulazione è l'intervento piu in voga, specie in America, ma è anche il più dis~usso , e solo i r·isultati clinici serenamente esam!naLi, potranno dare il giudizio decisivo. La tecnica dell'operazione é la seguente: il malato é messo a piallo sul tavolo col Yenlt'd che posa ::;u un cuscino ad ari~: i due reni sono così accessibili, e non v'è biso::rno di cambiare po;:izione se l'inlel'vento dovesse esset·e bilaterale. Incisione rettilinea dalla 12• costa alla cresta iliaca, lungo il bordo estet•no della massa snct'O lombare: ape rto il p!ano musco.lo aponeurotico si art•iva allo strato ttdiposo perirenale, clte si divide sulla convessillà del rene fino a conlallo della capsula propria: si sepat·a allora rapidamente questo strato g raRsoso dalla !=:uperficte del 1·ene tino all'ilo usando, se é ispessito, anche le forbici ed il bistori. Liberato cosi il rene, si attira fuori della ferita, si incide a capsula pt•opria pure sulla convessila da un polo all'altro e si s tacca com-
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plelamente dal rene tirando su ciascuno dei l em bi eire si ribattono ver so l'ilo, stando attenti di non lacerare la sostanza corticale e di non s trappare l a capsula. È f!uesto un tem po abbastanza faci le nel ~<rosso r ene da neft•ite parenchimatosa, molto pi ù difficile nel pi ccolo r 'ene ra (:t~ri nzato della nefrile i ntet·stiziale. Si reseca quindi la capsula pr opria a livello delle sue i nser zioni al bacinetto, si rimette il viscer e a posto entr·o la capsula adi posa, e si chiude la fer·ita per lo più senza dt·enaggio. !lal vo il caso di edemi mollo i n tensi. Se il rene non potesse venire l u<::sato fuo l'i, con vert·ebbe decor ticarlo colle di ta il piu com plelameotle poss1bile nel fondo della ft!ri ta. · Secondo Edebohls nou si d aonegget·ebbe il tessu to r enale secernente e si avt•ebbe scar sa em urr agia : e~li opet•a anche su ambedue i r eni, se la nefrite è bilaterale, nella stessa seduta o in sed ute successi ve, eù ottiene m et·cé le ader enze cbe si fo r m ano anchP- la nefr ofìssazione, che fu anzi il punto di partenza del suo metodo, a vendo avuto con essa guarigioni eli nefrrl i i n t•eni eclopici. l pr·iroi benefici effelli dell'operazione non !>i osservano pl'ima del IO• giot•no, e sono r appr esentati da un notevole aumento della secr ezione urinaria . ;-.;un sono mancate moJifìcuzioni al pr·ocesso or a descritto; Bakes cr ede mi~lior· par tito quello di affondar e li r ene decor·ticato e senza capsula adiposa nel per itoneo onde assicut·are una m igliol'e vascolarizzazione; ciò che si ottiene intr oducendo sem plicem ente il r ene in una bottoni era pr aticata nella sierosa r eritoneale pa ralle l amen t~ all'i nsenione al colon, sia atti r·ando sul r ene, attra ver so una breccia falla nel pertloneo, l' epiploon, con c ui si r avvol ge. Stursber g eu altri immAginar ono pure Jelle piccole modificaz ioni su cui sarebbe troppo lu ng-o l' indugiare. e) La puntu ra fu uno dei primi i nter venti che si eseguirono sul r ene, ed è dei meno effi caci. Fatta a !>copo d ia gno~tico per r·icer cat•e cal coli, pus ecc .. venne, i n seguito alla constatazione di b uoni ri sul tati, applicala a scopo terapeutico; l' Harley del r esto fio dal 189:2 la consigliava , non solo sul r ene, m a anche su altri or gan i , per ottenere la depl ezione d.:ll viscere congesto ed intlammato (flebotomia viscel'ale). Ma é poco usnla, abbenchè l' H arri s(l!l parli ancor a dell'indicazione della puntura m ultipla del ren e. La incisione semplice della rapsu la prop r ia o nefrolibe1·azione segna pur e uno dei primi passi nell'azione chi r urgica sulle nefri ti ; fu prttlica ta da l L e Dent11, R eliquel, Folet ed altr i con buoni ma non costanti successi. Il suo m odo d'azione consister ebbe, secondo il concetto degli autori, nella diminuzione della tensione r enate e quindi delle turbe circolatorie, n utritive e nervosP., a somiglianza della nefrotomia ; ma non permette come questa una sufficiente esplorazione d el r ene. f) La nefrolis i é l'operazione del Rovsiog, il quale come principio ammette l'i m pot·tanza dell'aumento della tensione r enale, m n cr eJe si del\ba attribuir e all'azione della capsula adiposa scl er osata e saldata ai tessuti vicini, anziché allo :;,trozzaroento prodotto dalla capsula propr ia. Secondo lui i dolori sarebbero· l'effetto di sliramenti delle ader enze e di com pr essione per ra ggr i nzamento ed ispessimento della capsula adiposa per flogosi a cui é in pr eda, stiramenti che si eser ci tano sulle terminazioni dei nervi lombar i e dorsali che vanno alla capsula anzidetta, com pressi one che pr ovoca ostacoli cir colatot•i nell'i nterno del rene, il quale per sé non sarebbe sensibile essendo sprovvisto di nervi sensitivi, asserzione quest'ultim a for se non es1:1tla <L uciani). Date quest e idee patogenetiche, la nefr o!isi si l imita essenzialmente alla distr uzione delle aderenze perir enali ed alla separazione del rene dai tessuti
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circostanti con asportazione dell' atmosr~ra cellulo-adiposa che l'avvolge; si risparmia così l'integrità dal tessuto renate, pur· ottenendo lo scopo di sopprimere i dolori, di favorire, per mezzo di vasi ;;eoformati e delle anastomosi che si stabiliscono fra capsula e viscere, una migliore irrigazione sanguigna, e di portare così, se la lesione è g•Jaribilt>, la risoluzione del processo nefrilico. Quest' ope1·azione, cosi intesa ed eseguita, difleri;.ce dalla decapsulazione dell' Edehohls in quanto non viene alterato il normale rapporto rra rene ed albuginea; ma in una recentissima polemica coli'Edebohls il chirurgo danese avverte non esser vero che egli colla sua nefrolisi lasci sempre in talla la cap,ula propria, ed insiste sul fatto che invece quando il rene é parzialmente o totalmente compresso libera in tutto od in parte il rene sia dalla capsula a diposa che dalla propria, che ambedue distacca previa semplice incisioni:!, ma siccome l'albuginea non la ritiene inutile pel rene, cerca di risparmiarla m entre all'opposto procura di asportare per f(Uanto è possibtle il grasso ed il connet· livo perir·enale. La nefrolisi ha incontrato molLo fa vore specie, come vedremo, nelle n e friti dolorose, ma quanto alla posstbililà di guarigione del processo nerritico, c he del resto dal Rovsing non é a mmesso che in modo rise rvato, si potrebbe. come per la capsulectomia, opporre il dubbio che le vie vascolari neof't.> rmate non abbiano a subire col tempo un' obliterazione per l'organizzazione del lt!S· suto di cicatrice e che le adet•enze distrutte non si possano riformare e con esse non a t>biano a riapparire le turbe reuali: tuttavia pat•e a ssodato che io ~enerale la nefrolisi corrtsponde bene, almeno come effetti immediati, contt·o il sintomo dolore. ·g) La neJ ropessi fu usata in primo tempo dall'Edebohls e da altri è tuttora praticata contro quei processi nefrilìci che sono legati ad abnorme mobilita del rene. E' ovvio il modo di ngit·e di questo procedimen to, anzi da molti si ritiene che la g-uarigione ed i miglioramenti che s i ottengono nelle nefriti coi vari metodi opet·ativi suddescritLi siano dovuti specialmente alla fìssazione del rene che ne ris ulta (Senni eJ altri).
II.
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Per le considerazioni sopra esposte, Ili razionalità della cura chirurgica delle nefrili, prescindendo dai risultati che esamineremo in seguito, scatur·isce per gli iotervenzionisti a pr-iori da argomenti di ordine vario, fra cui specialme nte la impotenza della terapia medica a guarire g ran parte delle affezioni l'e nali, la esistenza di lllbuminuria e nefrite da causa meccanica (ad. es. ectopia renate), la possibilità non rara dì nefriti acute e croniche unilater·ali e parzia li, la esistenza di tutta una serie di nefriti cr·oniche atipiche che non rie ntrano nel morbo di Brigl,t, come le nefl'iti nefralgiche ed ernaturiche di Israel o nefralgie essenziali di altri, la importanza che la capsula fibrosa propria dfll r ene, o secondo altri di questa. e dell'adtpo~a, hanno r isr-etto alla circolaziOne e funzione del rene, nei essi patologici, le favorevoli modiflcazioni che nella circolazione renate aprJortano le manovre operatorie, per mezzo delle fibre simpatiche vasomotori~ (Jaboulay crede anzi che tale sia il modo principale di azione delle diverse operazioni), la pos!libilit.A di favorire una migliore irrigazione del labirinto renate mercé vasi neorormali, e quindi rialzarne la fllnzione.
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Ma non sono mancate da chirurghi, e più ancora da interoisti, argomen · lezioni contrarie a queste vedute teoriche. Si é detto che l'alLo operativo può far sorgere l'uremie, e teoricamente il dubbio è legittimo conoscendosi gli ef· felli che un'operazione sul rene può provocar e su di eseo e sul congenere (diminuzione od arresto della secrezione urtnaria, disturbi circolatori, ecc.}, ma trattasi di feno meni transitori, e poi i r isuiLati pratici sembrano smentire tale obbi~zione e dimostrare invece come l'intervento sia in g rado di far cessare il vomito, la dispnea, la cefalea, l'anuria. Gli stessi risultati starebbet·o, secondo gli inlervenzionisti, a confutare l'altra obbiezione della g ravità di un allo chirurgico su un organismo affetto da nefrite: su 56 casi infatti che riportano Pale! e Cavaillon non si è avuto che il 12 "{. di mort.1lità, ciò che mos trerebbe come roperaziond sia poco grave, fo rse per efletto della situazione extrapert· toneale del viscere, d&lla brevità e facilita dell'atto opera tivo, della sostituzione dell' allepsi all' antisepsi, nonché, in certi casi, per l'abolizione Jell' anestesia generale. Un'altra crtlica è quella della bilateralità ordinaria delle nefriti e dei conseguenti danni ed inerticacia dell'intervento: ma si fa osser vare dai sostenitori della cura chirurgica che ciò è vero in genere per le con~tatazioni necroscopiche ma che forse non é lo stesso all'inizio dell'affezione in cui il processo infettivo può come per allri or gani (occhio- parotide- testicolo ecc.) localizzarsi in un solo re ne e citano in appoggio i reperti di nefriti unilaterali del Godbart, Weir ecc. l'opinione di ls rael ed altri, eppoi aggiungono che in ogni modo la bilataralità della lesione non rap presenta per la maggioranza dei chirur~hi una controindicazione a!!soluta ad operare. Edebohls infatti interviene flUSs i abitualmente, senza incidenti, d'ambo i lati, Legueu ha notato come nell'anuria, in cui la bilateralita della lesione è evidente, la mortalità mer·cé l'azio ne chirurgica s ia scesa dal 68 al 22 p. 100, ed altri che dopo una nefrectomia spesso s i vede il r·ene opposto riacquistare il funzionamento normale. Non si può negare tuttavia la serieta della abbiezione suddetta , per cui da tulli i mezzi di esame che OJ:t?:i possrede la clinica per stabilire lo stato della fun7.ionalrtll. r eoale, dovrà il chirurgo oculato trarre il criterio per giUdicare in cia scun caso se l'opet·azione abbta oppur no probabilità di riescrta. Con ciò si confuta anche l'altra obbie1.ione del pro g nostico relativamente favor evole delle nefriti acutt>, giacr.hé naturalmente in queste l'intervento non ò né può essere sistematico, ma subordinato solo a casi speciali io cui la terapeutica si mostra inattiva ed esistono fenomeni imponenti (anuria, oliguria, ecc.}. Si è inflne mossR la critica della difficoltà di riconoscere il rene malato, in caso di lesione unilaterale. Realmente s i tratta di un problema di non facile soluzione, ma con una ser·ie di indagini semiolof!iche, alcuna delle quali da poco sono entr·ate nell'uso, per lo più si riesce nell'intento di stabilire la sede della lesione e talora anche il grado di essa. III.
Se il principio dell'intervento operativo è ormai accettato in massima da gran parte dei chirurghi ed anche da medici, esiste tuttavia una disparità di opinioni veramente s traordinaria, che disorienta, quando s i tratta di stabilire la misura dell'intervento s tesso, cosicché mentre y'è chi si da a! massimo en·
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tul'iasmo, v'ha chi ~i <'ircouda di un ~ran de, prudente ril'erbo: per !!li uni le indtcaztnrti sono molle, le contr oindicazioni poche, per gli altri è lulto il contrario: alcuni ch,nno All'operazione i l stgnillcoto di un trattamento pallialt,·o altrt a•ldtrttlura di una cura radicale. I n m•·uo n CO"i molteplid e conlrove1·si pareri non tJ faC'ile nel momento attuale compot•t·c 111 una formula la Cl)ndolta da seguil'l"i dal chir ur ,çro di fronte alle nt'l't-tli: In 'JUC-<tione non è ancora matura e, da quc:;>lo lato, deve e:::serc piu IOrj:tll menle ~lu.lta ta coll'appog!!io dt mn!!~iori conoc,c•'nt.e diagno->Liche Ùl'llt' nll'eliOnl l'ennlt , di una p1ù e atla del~rrnmat.tonc della loro natura, forma analomi<'n cd evnlut.1onc. Pe1· llu r ri:::on ~'l .Jo,·e intervenire nella ncfr-ili qunndo la mnlatlia non tende a ~llflt•irc e vi e pt>r:-'i,.:ttmza e progressività della de~encraziono del tessuto re· nn:e, oltgul'iU, anuria e d1slu!'bi ctr colutor-i e ca1·diad dtpendenli dalla lesinne renalt•. Q m;, lo motlu ùi vedel'e è anclt.~, <'On picco In di ll't~nmze qut>llo di'Ilo mu~~illt'IIIIZII Ù t'~li AUl•H·i, fr·a cui JWin<'ipalmP.oto il Simon, il SeuAl or, Jabouluy, Po u ..;~o n, K ot'lt'\\'Pg, i rl'tali si basano e!'!"OnziHlmentH ~u l t·oncotlo lo~-:tco c sc•enlilicamo•nt,• iuecccpi btle r.he se la nei'I'ite ncutn so~ue utt cor~o 1101'11181<', ~"e In t r OnJca con un dolo re;.:-ime è cotnp~t libi lo· con utta !'Al ule di!<cr eltt, nou vi ù alcuna t·ugionl' clte leg-tlltmi l'in tervento del clti1·ur go. Il dtflit-tle ~la nell'nppt'ùlZAt·,., il tn•JI11Cttlo ptù oppot·luno pPr in t•w,·enirA: !<pOllA all'acume del <'hit·ut·~o di lt'flrre l'indicazione da untt minuta valutnt.io11o dci sintnmi, da ('UI dev•• trllt't'O In cnnviulione che il rene non t~ più, uclle nefriti acute, per meabile t'sa l'iliene in cnpac~ a ripr endere la sua peml CRbilitù, o clte pe r gli iott'n"i ft!nOmt?nt di ùia pedo..:i, vi é a temere un esito in suppurnzioue (Dufour e ForLineAu): nl'llc oeft•ili C'r oniclte quando un sinloma i o(juieLantc (dolor t>, ematuria, Anur iA, oli~u ria) !<i i mpone o la insufficienza a·enale flllalrnllnle prog1·edien t·~ ed ag!.!ravuula..:i c t a v\'erle che la degenerazione r enale mina l'csi~Lenza ciel malato. Il Pou~son opera anclte in caso di uremia dichiar ata, lo Jaboulay invece t'iti~ne piu prudente l'ultendcr e la fine della ct·isi. In '-!'Cnerale poi è accettata l' irrclica:.:ione dell' inlcrvenlo nelle co~idelle n efral~ae semplici ed ematuriche, l e quali sem brano anzi ritrarre il maggiore beneficio della cura chirurgica. l n conll'llpposto elle idee suespresse dPilo m ag,çrioranza, l' Edebohls pone com~ assioma te1·apeu tico che og ni nefrilico cr onico in qualunque sladto si Lro \'i si rlei>bA oper AI'e colla decapsulazione di ambo i reni; tl Rovsing- si sceglie contro tal m odo di procedere che meriterebbe, egli dtce, l e prot este de• chirur~-t hi e oei med•ci, i quali del r esto lasciano solo l' Eùebohls ad attuar" sui !IUOi connazionali un principio cosi rarlicalo e veram ente amct•iceno. Il Hov;;ing a·itiene perfettamente inutile e spe>:so dannoso l'opet·ore nefriti difl'u!<e par.•nchimatose e t'eni ra ggrinzati difl'usi g•,nuini di ot·igine los!:lica, e nelle ncl'riti cr oniche b ilaterali intervtene solo quando esistono dolori od ematuria per compres~ione dd rene di rs ggrittzamento e sclerosi l lella capsula fiÙtpo;;o e propria, per raccolta sottocapsulare od oltre cause. A m mette in,·ece ed e>-Pgue lot•tramente !*intervento in caso di neft'ite parztale ed unilaterale, di perinefl'tte Infetti va, traumatica od uratica. L'l sruPI ò aucor piu r eslrittivo e si lascia indurre all'operazione solo dai for ti dolori del malato, dalle per icolose emorragie, quan do sono rimaste in~f· licaci le cUt·e interne, oonchè dall'esislenzli di suppuraziono: ha operat o un solo caso di anurie.
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Anche il Kummel, il quale accetta in massima parla la razionalità della cura chirurf.!ica nella nefl'ile, vuole però che pt•ima di ogni intervento si studi bene la funziona lità renale. Il Pe1·ez, che r1specchia le idee del Durante, es prime delle riserve sull'azione terapt:ulica del chirur~o nelle nefrih classiche, e crede che al più s i debba operare quando in!"Orj:tono "pcc:iali sintomi. come dolore ed anuria, mentre mvece ritiene poss1bale la guarl1{ione nelle nefr•algie. Il Pel non ammelle che l'indicazione data da un solo sintoma: la diminuzione della secrezione urmaria fino alla completa anuria. Il Lepine " en"a che nello fllat.o attuale della scienza no n si~ autor1z7.ali a trattare c!Jirur..:lcamPnte u11 brlf(lltico, e lro,·a indicazione per una nerrolomin o decorticazio ne del 1·ene solo 1n caso Ji congestione unilaterale dolorosa, ribelle a cure med1c!Je, ed anche in ca<~o di Anuria d1pendenle da al lacco congestizio. Il Klemperer infine ò contrario alla cura chil•urgica dell e nefrili perché per lui lutto il danno !'la nell'altera:lione delle cellule renali, ch-e non po~sono compiere la loro fun:tione, condizione rtuesta che l'alto operativo non può che pep:giorere, e perché anche nelle forme nerralgiche ed emaluriche (che ritiene angioneurotiche) il trattamento medico basta; ma concede anch'egli un'unicA indicazione al trallomenlo chirurgico, la g rave ematu~:ia nef1·algica che minacc i forte anemia e deper·imenlo, dopo una curA di piu settimane. Quanto alla scelta dell'oper·azione, questa varia secondo la fo1•ma e natura dell'affezione reoale e delle preferenze del chirurp:o; però in f!Bnere la nefroliberazìone e la nefrotomìa sembrano più indicate nelle ne frili acule e nelle forme uremiche, la capsuleclomia, la nefrollsi nelle nefriti croniche. La o efrectomia è riservata a casi molto limitati in cui un rene sia divenuto non solo completamente inut1le ma anche dannoso all'altro rene od all'orp:anismo (si è visto l'aspor laziont> di un moncone renale ris\.abilire prontamente la funzionalità urinarla nell'altro rene - Pousson), o quando vi sia ince~ante ematuria e prog1·essiva infezione ribelle alla nefrotomia. Edebohls, come SI é visto, vuole invece curare le nefriti unicamente <'.Olia sua decapsulazione; Pousson dà il privilegio quasi esclusivamente alla nefrolomia e riserva la capauleclomia al piccolo brighlismo; D. Maragliano concede le preferenza alla ntlfrolisi nelle nefralgie e nelle nefriti croniche allanefrohs i e nefrolomia nelle a cute, a quest'ultima nella anuria. Parez accetta la nefrotomia C')nlro il dolore e l'anur ia nelle nefriti, consiglia la nefr olisi nelle nefralgie. Pale! e Cavaillon riassumono le indicazioni nel se· g uenle modo: ne fropessi nell'albuminuria dei reni ectopici, puntura o l'incisione della capsula nelle nefriti acute, capsulectomia o nefrolis i nelle croniche. Il Rovsing fìnalme11le ritiene indicata la nefrolisi nelle nefriti asettiche con pt:rinefrite, la incisione del rene nelle uefrili infettive, la resezione nelle forme parziali, pure iufettive. Qualunque poi ~ia il processo operativo che il pratico intende se~ui re, é duopo aver prese n li alcune norme generali importanti pri ma e durante l'Intervento chiru1•gjco, e cioè: l o non opera re troppo pres to. ma sarebbe errore l'allendere al di là d. un certo limite ragionevole, perché ~i deve evitare che le lesioni degli element! secretori divengano irreparabili e che il rene s i atrofizzi, si faccia scler otico' essendo allora vana ogni speranza di rigenerazione ; ' 47 -
Gfon&ale Me!Sko.
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2• p rima di o~n i . intervento si deve studiare accuratamente la funzionali lA r euale d'ambo i lati e, se ~i tratte di nefreclomia, occor r e as~icurarsi che il rene super stite presenti l' iper·trofìa compensa tiva nece:-;saria a funzionare a nche per il mancante: se il compenso non si constata, devel:'i aspettare o pr aticare un'operazione meno aggressiva (l); 3' scegliere il momento più favorevole all'intervento, che sem bra essere un periodo dr miglioramento o di sosta dei sintomi ; 4' nell'operazione non usare antisettici, e possibilmente neppure cloroformio: me~l io sar a l'etere, che irrita meno i r eni, o m eglio ancora la rachiococainizzazione o l'anestesia locale. Conviene inHne operare r apidamente. IV. Si lr·alla ora di tirar·e i conti e veder e quali sono i risultati ottenuti n elle 1refriti dal trt~llamento chirurg-ico. Effettivamente le st.alistiche sono in genere a ssai incor aggianti e favorPvoli per cui, se dobbiam o pr·estar fede alle ci fr·e. non c'è che da esser·e ben impressionati e ben disposti ver~o il .nuovo m etodo. Il Pousson p r esenta una st atistica di 116 casi oper ati da lui e da altr i. 111 cui su 37 nefl'iti ocute l'isult.a il 16.21 p. 100 di mot•talila (6 decessi) ed il resto di guarigioni ~ miglioramenti, sal vo un caso di Albarran che rimase 'lazionario dopo una uefreclomitt; su 79 interventi in oefl'iti cron·iche fi~ura no Hl morti, ossia il 20.~8 p. 1(10, e g li altri sono dali come gt:e riti o mi ~lioratl, ma 7 di (juesli morir·ono succes!"ivamenle di affezione ullel'ior·e non bo::n pr e· cisola (un cn~o del Pou!"son morì d'ur~m ia). P atei e Ca vaillon ricavano da uno ~ludio comple;:"ivo una m ortalità del 2 1 p. 100 nelle nefdli acute operate, del 12.5 p. JOO nelle cr oniche, pure ope(t) l mezzi che ahhi.1m0 a rlisposi1.ione per la diagnosi di unilnterall!a llella IPsione ren~le e rlello stnto delia funzione llPi reni, '' pos.;ono rinssumern co~ o: a) siutomi clinid: dolore o! al IKtO malato, s pontaneo o provocnto ìhlla pni(Jnwwe proront1.1 nell'an)o(olo <·osto-lomb;'l·e, riflessi plelo -vesçical.• e urelero-YC$Cirnle Jel 0~7..", cost;onz.1 o J!l'!•dominnn7.n dell'edema Ifa un lato del rorpo (Potain spiru!a o;uc:;to l'lierna uuilntem le f•on 1111 riOc,;;o eh!\ ~i trasmette, Dttraverso i nervi vaso· motori del reue ma· lato , ~i plccu li vasi dc)!li orti del lnto corr•SJlOndento). un certo :wrnento del!'or~ta no, che spesso si riesce a p~ l p~ re, aumento <li te"lperatura dal lato dei rrnP. malato ; b) ci$(O.«opia e caltlfri&m o d f(Jii urpler l: si possono son(hu·e. :( m~1.1.0 di apposito eistuscopio, nm uc!lue l(li uret1·ri, ma comunPmente bas1.<1 introdurre il catPI~re in uno solo. e prccisa mrnte in qu~ilo Ilei rf.'nc SlllliJOsto malato. Si rnccof:loe cos1 l'urina >f'Jlarntamente dci nuo reni, su rui si l:u·:u1110 ;>ro,·e chimiche r<f c~aml suc~Pssivi, se nP ''edt la quantita Il si o•srt''" so coll' urina •cenol:l d:o uno o ll:lli'nltro iato pus, ""·ngue, ecc. La di,·isoone Il elle urine con sprcinli :tpiJRrtll:chl mira allo stesso sco po. ma è meno e.ntraL1 nell'uso; çl ffam e chllll ico delle urinr, e qni e imporlante special m~nte la riccr~a della qunnli tà •lcli'urea e dei clt}ruri: so sono anche id~a te rlclle prove speciali di noturia e cloruria alome:otare li C'Ili valore non è ancora hPn dimostl'ato : di crio3cnpta d PliP uriu• P del sanuue, cioo ricerca. e cornparnzione dal punr o di con>=elazione (lì IJII~sti lifjllidi : il gra11o normale dell'ur,na è <11 - ! '.5-ll", quello del ~angue f<".56: f ) prooa del biPu !li m etilene, di cui si inietta ~otto cute un cc. di una solu~iooe al 51•· 100, o dopo 30·60 minut normalmente ~ominci:\ l;~ riiminazion~ del hleu o del suo cromogeno per le urin e : ha ' 'a lore anche i rit mo c la durata rlelb eiimìrwzione; ()prove' d~lla !JiiCOJurla florid:illica.: si inietta opoderm rcamonto o n ce. di un" soluzione l: !!00 di norìdzina, e nelle urine (Ielle duf> ore succe~sive si const« t" l:o rsis tenza rli zocchero in fjuantita sempre costante nella stessa unità di tempo, se b run1ione renale è normale, meutre lo zucchero manca od è s"1rso se il reo& è ll'tolato; g) e1ame micr oacopico dtl stdillleltlo, sulla cui import:lfl7.~ è inutile insis tere. Tutte que:;tu ricorche ''nono naturalmente fatte su urina rarcolta ~eparatnmente <la cia•cun Nne nei modi de;cri Ili. nvverlendo Ili ri pr.lrrl~ pili volle e di raccogliere l'urina per un periodo d i tempu nhbastanz.-. lungo allo scopo di eliminare gli errori che potrebbero n~oscere per le vnriaz,ionì che nelh secrezione urinarla si verillr.ano Ira un rene e l'altro nei vari momenti (Aibnrrnn).
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rate, e nolano la c:oncordanza degli esiti favorevoli ottenuti dai diver~i chi rurghi in paesi differentiJ per quanto riguarda la scomparsa dei dolori, dell'ematuria ed anche dell'albuminuria, o per lo meno diminuzione. L'Is rael vanta buoni e durevoli successi nelle nefralgie se mplici ed ematuriche : s u 14 casi operati di nefrotomia, U sono guariti defìniLivamE~ote, in l i dolori cd ematuria sono ricomparsi nell'altro lato, io 2 nello ste!lso lato. dopo due anni, in 2 non ha avuto alcun effetto, 3 sono morti: non ha ottenuto vantag~i n elle ne friti classiche . Per le stesse fo rrne nefralgiche ed ematur·iche il Maragliano riunisce una statistica eli 47 cas i operati con 34 ~uarijlioni, 3 migliorame nti, 2 insuccessi ed 8 morti : ciò che e1Juivale al '?3 p. 100 di guarigioni ed al, 16.50 p. 100 di mortalità. Il Klink ria$sume dettagliatamente i ris ultati di 66 casi desunti da recenti pubblicazioni : constata cos i c he :!2 gua1·irono, 14 migliorarono, 7 rimasero st&z1onari e 13 m '>rirono dopo l'operaz,one. Di questi 66 casi 8 era no di nefrite acula : guat·iti 6, no n guariti 2 ; in 7 si trattava di nefrite parenchimatosa c ronica: g uariti 4, migl1orati 1, mo rti 2 ; 24 er6no di nefrite cronica diffusa : gua t•iti 5, mig lio rati 10, stazionari 2, morti 7 ; in 27 s i tratta ' 'a di ne frite inter· sliziale c ronica: g ua riti 17, mig lio ra ti 3, s tazionari 3, morti 4. Quindi per ht guadgione vi sarebbero rispetti vamenle, secondo i calcoli del Kl ink, le seguenti per centuali: 75, 56, 21, 63 p. '100, cioè le previsioni sono migliori nelle neft•iti acute parenclilmatose; la percentuale é piil ' bassa per la nefrite cronica diffusa, tuttavia il 63 p. 101l n~lla nefri le cronica inters tiziale sare bbe uno splendido ris ultato, perché f! uesta malatlta è da considerar si a ltr i menti inguar ibile. La mortalità imporla ri!<pettiva m e nte il 12, 2~, 29 e 1''11 p. 100 ; fu dunque mass ima n elle neft•ili cronirhe parench:matose e ditl'u!<e, m inima nelle acute parencbimatose e cr oniche interstiziali. Se poi s i considerano complessi vame nte le 4 forme di mal<ie s uaccennate, !'i ottengono le seguenti percentuali: g uariti 50 p. 100, mig·liorati 21 p. 100, stazionari 10 p. 100, morti '19 p. 100. In 14 casi in cui il re ne e ra Hde1·ente fo rtemente ai !'<uoi involuc ri la guarigiOne fu del !)Q p. iOO; in 18 ca~i che vennero ope rati pet• e maturia 11 guarirono, 1 migliorò, 6 mori rono = 66 p. 100 di guarigio ni e 33 p. 100 di mot•talita. Fra 23 casi ope t·a~i per ematuria e dolori r e nali ne figurano 15 guarili (65 p. 100), 5 mig liorati, 1 s tazionario e 2 morti (8 p. 100) ; di q uelli operati pe r d olori renali, su H casi ne guarirono 11 (78 p. '100), 1 migliorò, ·1 rimase stazio nario, 1 mori (7 p. 100); di 35 casi nei q uali soltanto s intomi nefritici diedero la intiicazione all'inte rvento, '19 sono guar·iti (5-i p. 100), 8 migliorati, "> s tazionari, 3 m o rti (8 p. 100). Ho voluto riportare questi dati del Klink perc hé espongono g li esiti della cura chirurgica soLto molteplici punti di vista ed in moJo obiettivo. Ancbe da ess1, come da quelli delle altre statistiche s urriferile appare ~vidente, se ve ngo no accettati incondizionatamente, che il nuovo trattamento si presenta sotto l'egida d i lusin~hiel'i ed impressionanti risultati e coll'aureola di ancor più brillaoli prome lla nell'avvenit·e, quando s ia possibile applicare l'inter vento con cr·iteri r azionali ed indicazioni precise, in casi in cni a priori si possa già s tabilire la p ossibilità di g uarig ione. Bisogna però s ubi to soggiungere che le cifre s u esposte sono da m olti, anche iotervenzionisti, accettaLe con riserva, giacché giustamente s i rileva
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LA CHIRURGIA DELLE NEFRITI MEDICHE
che spesso p-li operati si &ono se jluiti pe r troppo breve tempo do po l' intervento e che i cas i clinic i furono imperfettamente s tudiati e troppo s ommariamen te rife riti nelle pubblicazioni, permodochè è legittimo il dubbio se s i sia tratta to sempre di vera nefrite. Quest' ultimo appunto è stato mosso s pecialmente a ii'Edebohls (Lepine, Rovsin g), il q uale ha dato il magFrior contributo d'operazioni ; anzi iJ Rosens tein giun~e ad elevare il dubbio s u tulti i cas i deii'Edebohlt>, a~giun ~enòo di non avtlr ottenuto alcun vantallgio apprezzabile dalla de corticazione re nale, ed altre ttanto dice il R ovsin~ . Queste gravi critiche mosse a pochi autori, e le conseguenti rise rve, m e no mano certame nte ma non dis trugg'ono il valore de W intervento c hirurgico nelle nefriti, il q uale s i è ormai affe rmato con fa tti indis cutibili riconosciuti dalla g rande maggioranza d ei chirurjZhi inte rnisli. Percul s frondato da~li e~a gerali entusias mi di laluni, dell'eccessivo pessimi t>m o e diffidenza di altri, r<embra ve ramente c he il nuovo trattame nto meriti di es$ere collocato a fianco di quello medico, no n pe r sos tituirsi a ques to, ma pe r coadiuvar lo e far frC\nte. alle s ue deficie nze; l'espe rie nza più matura e pondera ta dell'avvenire ci dirè quando e in qttal mi s ura. E mentre fin d'o ra si pu6 dire assicurata la sua effica ce azione nelle nefralgie se mplici ed ematuric he, nell'anuria ed oliguria, nel dolore ed e maturia delle nefriti classiche, vi è fortemente a s perare che potrA in avvenir~:~ rappresentare un'Ancora di salvezza per tanti nefritici, i quali ::Ialiti tera pia medica , s tlJ uciala ed impotente, sono ora abbandonati al lot•o triste fato.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA G. K ORN. - Della. ateno•l pllorlo& •pumodica. e dell& gutreota.•la.lntermlttente. - (Deutsche lll·ed. Woehensehrift, marzo 100~) .
L'autore ammette, con là maggior parte degli aulol'i, che lA s te nosi l"pas modica del ;>iloro abb1a sem pre per punto di partenza una lesione ulce1·atJva infiammator ia c he abbia sede a livello od in vicinanza del piloro. La sinLomatologia della s tenosi s ~asrnod ica poco ddfr risce da quella della s tenosi cical!·iziale. In ambo i ca si i segui subietlivi sono gli s t"ssi, va le a d u·e: sensazione d i pesantezza ga st1·ica, dolori dopo tre o ~>ei ore da l pa s to e specinlmente di notte , dolori che spes!'o terminano con il vom1to e che dallo ste"!'o r it1·aggouo notevole soll ievo. Obiettivamente, r iti'Ovasi al mattino, a clil!'iuno, del lifJuido, nel quale l'esame scopre dei lieviti, delle sarcine, dell'acido cloriclrico libet·o ed in a i.Jbon dal!l.a , ta lvolta dell'' trttccie J i sang ue. S pe!'sO s i cons tatano delle conl!·azioni pcristal· ti che dello stomaco ed un tumore a li vallo della regione pilorica. Ciò che l'Opratuttn carollerizza la slt- nosi spas modic·a del piloro é la variabiliUi delle sue manifestazioni; mentre un gio!'no si hanno violenti dolori, vomiti rr petuti, abbondanti stasi nello stomaco, l'indomani sono scomparse le !'>en· sar.io ni dolor·ose ed il mattino a dig iuno lo s tomaco è perfettamente vuoto . Spes so, il calm11rsi dei varii fenomeni morbosi accade gradualmente ; la s ta si alimentare diminuisce a poco a poco, ed al mattino, a dig iuno , nou trovasi più nello s tomaco che un liquido iperacido senza traccie di alime nti vis ibili ; in sPguilo scompare anche tal liquido . S i è dunque autorizza ti a diaf(uoslicare slenosi spas modica <lei piloro qnando vedons i le crisi dolorose, accompag nate da stas i gastrica, mig liorare r C O !i'Ì 1' 8pidamente e rimaner !!epa1•ate le une dalle altre da lunghi intervalli di perfe tta salute, intervalli che talora durano de ~li anni. E sis tono tuttavia dei cas i eccezionali nei quali i s intomi hanno un'inLen sita ed una tenacilà tale che non s r esita punto a far diag nosi di s lenosi orgauica del pi loro; sollanto un intervento operati vo permette di riconoscere la na tura s pas modica dell'os htcolo. Il prog nostico di tale infermità non è dei piu favorevoli dat.a la possibilità di nuove cr is i dolorose; se tali recidi ve s i ravvicinano può formarsi un'ipertrofia de ll'anello pilor1co ed anche una s tanosi secondaria fibrosa. Quanto alla cura, l'autore recisamenle esclude qualsiasi intervento ope ralivo finché la s lenosi r imane puramente spa s modica e senza complicazioni. Un'operazione diventa necessaria soltanto quando le criai dolorose sono sempre più frequenti e che si ha moli vo di ritenere si asi stabilita una slenos i organica secondaria. G. BEKNuccr.
RIVISTA MEDICA
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BoRRELLI. - Pollnevrlte mal&rlc&. - (Gauetca internazionale di medicina, n. 12, 1 90~). I disturbi nervosi dovuti alla malaria sono cono~ciuti ÒH antica tiata, ma fioo a pochi anni fa erano me~si tutlì 11 CArico del Si!<lemA ne1·voso centrale, es8endo sconosciuta la 8indrome rlPl la nevrite pe•·•ferica. Stabilita su solide basi questa nuova entità clinica, non ta•·dò a compot•ire qualc he os~er vazione di polinevrite malarica. ln base ad accurate inda~ini oggi, anche mflncando l'esame del san~ue, un disturbo nervosn si alll'ibuisce alla malaria quando si verifi~hin o le se~uenti co ndizioni: an11mnetoi evidente, tumore di milza considevole. spiccato tipo febbrile intermiltente, mancanza di altre infezioni capaci di dare polinevr ite, effeuo salutare dei sali di chinina, b•·evità del tempo t rascoJ·so fra l'infezione pal ustre ed il d isturbo nervoso. L'A. oc;servò nella clinica del Cardarelli un ca!'o di polinevrite malarica, e IJUindi discute i disturbi di ques ta affezione che, ul dir di Raymond, è t rés chan -
gean.te. I nfatti tutte le funzioni ner vo!'e, ecrelluate quelle deg-li !".tìnteri Anali e vescicali, possono vPnir comprom e~sf'. La m11ncanza di elettivila rlella nevrite malarica ha qualche cosa cii indivirluale, che serve a farla di!<lillllnPre dalle altr e nevriti banali, alcoolica, salurnina. diabetica, ecc., le fl11Ali colpiscono di preferenza determinati territori nervo!'i.' N Plla polinevrile malarict<, mentr·e sono i ncoslanti i dic:luJ•bi trofìci o va somotori, l'allgravarsi e l'c;:tendersi dei !'intomi mo tori e st>ns.itivi ad inler·mittenza, l a con servazione od esagerazione dEii ri fle!'si, la r eazione dPgenerativa ecc. , sembrano invPre prOJWi di E'Sl>à la possibile pre~enza del lrPmore, dell"atassiA, rlPII 'alPi o~ i, dei movimenti corèifor·mi, i quali deporr·ebbero per una partecipazione del sistema nervoso centrale. GRIXONI.
Terapeutlo& della pleurite •lero-flbrluo• a. primltlv&. (La clinica moderna, gennaio 190-i).
L. SJLVESTRI. -
La cura sintomAtica consiste: l' Nei mezzi destinali A c0mhattere il pro.cesso infiammatorio; 2° Nei mezzi d~stìnati a favor ire il riassorbimento dE> l ver samen to; 3' Nella toracentHsi. Per la prima indicazione l'autor e impiega i vescica torii e fra di essi sopralutto il seguente: Sublimato corr•osivo. Collodion ela!'tico .
. da 1 a 2 ~ram m i . 100 grammi
che stende con un pennello !'n di una larga superficie del torace ammalato. Tale mescolanza av•·ebbe tulli i \·anlaggi del v escicatorio cantarida to senzA gli inconvenienti relativi. Se il versamento è gia al per·iodo di slato, l'autore ricorre alle applicazioni d'acqua fredda o sul lato mAlato soltanto, oppure, come consiglia il Durante, sn tutto il torace, eccitando così i movimenti r espiratori nello stesso tempo che si oftisce sul processo infiammatorio. - Adopera un asciugamano piegato rlu e o tre volle. immerso nell'acqua fredda, di di mensioni sufficienti per fare due o lre volte il giro del ·torace. Poscia il malato viene avvollo in-
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RlVI STA :VEDIOA
teramente in una grande coperta di lana sulla quale viene'lasciato per una mezz'ora. Tale manovra ripetesi tre o quattr o volte per giorno nel periodo di acuilà del processo pleurico, uno o due volte nel periodo di stato. Ottiensi cosl l'arresto del processo, il riassorbimento del versamento in 25 o 30 giorni, la scomparsa dei fenomeni generali e la r egolarizzazione delle diver,.,e funzioni organiche. Quando é impossibile l'impiego dei mezzi idroterapici, oltre a lle applica· zioni del collodion a l sublimato, l'autor e somministra per via orale, ~iornal· mente. quando no n havvi febbre, da grammi 0,01 a j:rammi 0,15 di biclor uro di me11curio; oppure grammi 0 ,005 li grammi O,Ol per via ipodermica. Se vi è iperpiressia inietta per via venosa da 1 a 2 milligrammi di bicloruro di mer curio. G. B ERNUCCI. W. ELSNER. - Delle eroalonl emorragtohe dello domaoo. - (Deutsche med. Wochenschr ift, gennaio 190,). L'autore, esaminando numerosi malati di gastrite croni~a e di ach.'lia gastrica, r ivolse specialmente la sua attenzione al contenuto slomacale oLlenuto con lavagjli a digiuno. Nel trentacinque per cento degli esami da esso praticali riscontrò dei piccoli pezzi di mucosa gastr ica,. tinti di sangue, nei quali col microscopio potevansi r iconoscere delle particelle di ~dandole gastriche con epit~lio talvolta normale, tal altra infillrato di sangue, mentre nello stomaco non esisteva alcun segno di reazionè infiammatoria. Soltanto in alcuni casi. gli a mmalati avvet•trvano senso di peso e di indolenzimento spontaneo alla re· gione gas trica, senso, che a somiglianza delle lesioni ulcerative di tal o rgano, aumentava fino a diventar vero dolore, dopo l'ingestione degli alimenti. Tale re per·to, proprio soltanto della gastrite cronica, con erosioni emorra· giche d~llo s tomaco, varrebbe a diff~renzi a rla da numero~a altre fo1·me simi· lari. G. BERNUCCf. G. G!Gr.IOLI - Della cura della lombaggine e del reumatl•mo ma•oolare. -
(Rioista critica di clinica medica, marzo 190i).
'
È noto come le moderne teorie sulla patogenesi di tali infer mité le r iten· gano dovute ad una proliferazione erl ir ritazione del tessuto fibroso, del per·i· misio circondante le fibr ille muscolari, sul quale eserciterebbe specialmente la sua influenza l'agente patogeno del r eumatismo. I noltre, quantunque il do· !ore resti legato alla distensione e contrazione muscolare, il processo s i pr·o· paga dal tessuto fibroso intersliziale dei muscoli verso le inserzioni tendinee degli stes~ i. . Cosi vedesi l'infiammazione della guains fibrosa dello sciatico succedere a quella dei muscoli della regione lombare; da ultima la lomba ggine ha tutti i caratter i di un processo infiammator io (dolore rapido e brusco, sovente prece· dulo da uno stadio di tor pore muscola re , consecutivi a raffreddamenl~). Altrettanto si potrebbe dire.d ella mialgia brachia le reumatica, del torricollo reumatico, di t11lune faringiti dolorose, dei dolor i inter costali o diaframmalici. Gli elementi curativi sono per l'autore ilt•iposo ed il calore. Si eviterà, de principio, il massaggio e L'elettricità, r iser vandole per più tardi quando po-
RIVISTA J.tEDIOA
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tranno tornare veramente utili ; s'i m pie~herà allor a la corrente faradica interrotta, molto debole, in modo da proolurrd una semplice sensazione di vibra· zione, senza dolore né contrazione. Parimenti riesce utile all'inizio l'uso del· l'acqua soprariscaldata Riescono invece poco efficaci, a dilfer·enza di ciò che osservasi nelll:! fot·me articolari, i preparati salicilici. È da preferirsi l'uso del colchico, del citrato di lilina alternati C'>n piccole dos i di percloruro di m ercurio. Qual cura dei sintomi dolorot>i l:!t adoperino le applicazioni sedative, t vescicatorii e le iniezioni intramuscolari di cocaina e di eucaina. G. BERNUCCI. H. VINCENT. -La nevr&lcir. ooolplt&le nelle &D&'lDe volprl. - (Comple3r endus de la Société M edicale des Hòpitau;c, epr rle 190~).
L'occipitalgia presenta una relativa frequenza nelle angine comuni. Su 136 casi di angin~ semplici, eritematose, poltacee, erpetiche o flemmonose, l'autore r iscontrò 17 volLe, vale a dire nel 12.5 p. 100 dei casi, uo risentimento nevr·al· gico nel territorio del grande occipitale. Il dolo:re é talvolta molto violento. Ordinariamente unilaterale, es~o risiede pi(t di sovente a destra, qualtr·o volte si pre~entò a srnistra, e quattro era bileter•ale. Lo esa gerano i movimenti del capo, la tosse, lo starnuto. Spesso risvegliasi aJ ogni movimento di deglutizione, ciò che ben dimostra la relazione che passa fra la n evr·algia e l'ìuflemmezione del faringe. Può durare più giorni dopo la guarigione dell'Angina. Talora mollo viva, l.alaltra leggidra, in quest'ultimo caso si manifesta con la presstor.e nella fossetta della nuca al livello del punto d'emergenza dei nervi occipitali. L'autore ritiene che tale compl•cazioue non Jeb basi attribuire nr ad influenze reumatiche nè alla c<>mpÌ'e!<sione di tali nervi da parte di gangli linfalici proCondi lumefalli. Mai egli riscontrò nei suoi malati adenopalie cervicali. E~li spiega tale occipilalgia con le relazioni aostomiche che esistono fra i nervi sensi ti vi ciel fllringe ed il secondo nervo cervi Ciii~ posteriore, donde emana il g rande n ervo occipite le d t Arnold. Difatti i lavo t•i di Scarpa, di Meyet• e di Kazzander dimostrano che la seconda radice cervicale !JOsteriore invia qualche volla uno o p•ù rami sens•tivi allo "'pinale. Tali filetti accompagnano la b1·anca interna di questo nervo fino al gan~li o plessiforme del pneumogaslrico e verosimilmente ~i s tecca do queslo gang lio seguendo il ne r·vo faringeo che non è altro che la continuazione della bt·anca interna dello spinale. G. BER.'WCCI. P . NooKcouRT.- Patoceneal del dlaturbl memlngel nel oorso delle tnfe·
s loDl aoute 4ell'appareoohio reaplratorlo (pneumonlte e bronoo-pneumoDlte).- (G~Uette de8 HtJp itau;r:, aprile t90i). Nel decorso delle inf~zioni bronco- polmonari, le meningi e l'encefalo, sol· toposti all'azione diretta dei germi od a quella delle tossine microbiche, alle qu111i si a ggiungono, con o~ni probabilil8, le modificazioni umorali consecultve ai disturbato ricambio organico, sono lesi piu o meno frequentemente ed intensamente, come risulta, duranta la vita, dall'esame del liquido cefalo-rachidinno e, dopo morte, dall'esame istologico delle meniogi e delle cellule nervose.
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RIVISTA. MEDICA
Perchè tali lesioni dieoo luogo a dei sintomi cimici, biso~Zna che raggiungano un dato grado. Coo lo studio del liquido cefalo-rachidiano possono esser sorprese allo stadio iniziale, quando nessun altro fatto ne farebbe supporre clinicamente l'esistenza. In ciaschedun caso particolare intervengono m olteplici fattori; pertanto bi· sog-na tener conto da una parte dell'attivila e del numero dei germi, dall'allra delle predisposizioni individuali eeeditarie od acquisile, e ciò in una p!'oporzione che finora sfugge alle nostre indagini. Del resto tal t considerazioni oon sono proprie soltanto dE'i disturbi m eningei ma bf>nsi an ~he delle complicazioni car.!ieche, epatiche, renali da infezione bronco-polmonare. Basterà ri cordare s proposi to Ji queste ultime, come l'albuminuria pneumontca sia stata considerata, secondo i casi, talora come un'albuminuria funzionale dovuta alle modifica1.ioni della cr·asi s>~ n guignn, lalaltt·~ come un'albuminuria da nefrite, mentre al r.ontrario o~~idi si considera la lesione renale come costante e necessaria. Accade ugualmente per i di sturbi meningei n elle stes!>e olft> zioui ; n·on ha v vi nulla per distinguere dei di.<:turbi puramente funzi onali tla quelli l egati all'i nfiammazione m eningo·corlicale. G. BERNUCCt. L. A. CoNNER e H. E. DooGE. -
bare. -
Studio sul segni fbiol della polmonite lo· (Cen trablallfiir die medicinischen Wi8sen.sch~!'len., n. 'IO, 1 90~) .
Gli 8tudi dell'autore si basano sopra :3!)2 casi di osservazioni pt·oprie. Fra e!:'si se ne trovarono 12't io uno stadio cosi iniziale, che ancora non si osser·vsva alcuna respirazione bronchiale; io 9 ~ di questi casi la respirazione alveolare della parte affetta era chiaramente indebolita, oltre il diminuito suono di per cussioue per lo piu chiaramente dimost•·abile, ma in alcuni casi non ancor u chiaramente manifesto. l n 8 casi al contrar io, quale primo sintomo, si osservò distintamente la respirazione alveolat·e. Fr11 i casi avanzati, prima della manifestazione della r espirazione bronchiale, si ascoltarono i ran toli in 8t> per 100 dei casi talora crepitan ti, e tal al tra sottocrepitanti. La re$pirazione b r onchiale fu osser vata fra il 1• e l'H• giorno di malattia; in 4 casi d'ind ubbia polmonite non si osservò nè r espirazione bronchiale, né broncofonia. Di ritardate ri soluzioni pneumoniche, nelle quali i segni dell'infiltrazione durarono piu di due settimane, l'autore rifer·isc{'l 30 CAs i, di cui uno ddla durata di 60 giorni.
c. SFORZA. Tu. E sct tBHICH.- Risultati della 1iero-terapla contro la soarlattlna nella
·
ollnloa delle malattia del bambini nell'Università di Vienna. tralblatt /t'i.r die meclicin.ischen. Wissenschaj'ten, n. 11 , 190~).
(Cen-
L'Autore l'iferisce sui ri sultati assai buoni otlenuli nella cur11 di gravi casi di scarlattina col siet·o anti.streptococc!Jico pr eraralo da M oser. Il pr ocesso Mosel' si differenzia da quello 61i Mar·mo rek principalmente in ciò, che M oser· adoper·a gli streptococchi estratti dal sanF!ue fresco del cuore dt morti per scarlattina recente e non com plicata, coltivali in mezzi nuLl'ilivi ar tificiali, inoculonooli dir·etlAmenl e ai caval li per· immunizzarli, senza passaggi negli animuli. Un'altra particolarita nella pt·od uzione del ster·o è che esso é polivalente, doé che fu ottenuto con la conLempor.anea iniezione di parecchie specie
nrvi t.T.A MEDICA
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' di slt·eptor.occhi. Lo duJ•ata d'immun iz:wzione, per allenar e un sit•r·o alli v o, non e minore tl i i -8 m esi. La dose del sier o nt'Ce~"sar·ra per· la cura é gt•ande: 100-200 crn1 . Es"'a é i norulata ai btunbiui m ediaule uua i"i riu~o del con tenuto di IOfJ c rn 1, pl:lr lo prù sotto la cute delle pAt'Pti laterali ciel ventr.•, in un solrJ lato. (.luA'I scm pr·e ba..tn una l'Oia iuiezioue. La puniu r a cutant~H per· evitn r e la l'!ucre-;!"i ""' for·rna1.ione di asre;.si dP\'C ei"St>r·e chru~"a arcurAlamoute cnn ruediratura di iodoforrnio collo.iiouata. l u 75 p. ltHI dei ca.si sr o->--er,·aronn quali cnnRej:!uenze do·l lo ini!lt.rom e!"antemi, P.dcmi e stato febbr·iln; ma nC!'"Uil cli;.LUJ'bO dur evol.!. Per la cur·a rnl ;.ier·Cl corri~pondcono meglio i co<~ i di scnrlattiua, i quali cnmiuci~tnn con gra"i f~>nornen i :!<'ner·ali rna cnn IP!!!!"I'O alter·azroni manif<J'<te d<llle four.i. Se in tali ca«i ;.j fa in tempo un' i nll't.IOrH'. d• po 4-12 o r·e l11 ternprr11tura ft>hbrrle s i obh&"~"R di 2 e piu g radr senza ft>nnrnoni di colla!'~ O; nello !'Le;.o.:o lPtn pn diminni!'ce la fre•1uenza del pol~o e d L'Ila r espir azione, e l 'P!>AIIlcma impall idi"ce. Sco mp~:~iono la sonnolt•nza, i dt'li ri o l'ir re•Jllit'tezza, e !'lubentra l'cu 1'or ra. Il mns"imn dPI I'azin n t~ e tJ,,IJ'ohi•A""Ilntento dolln te111pl•r·Atu t•a !'i rw'llufe:-:tn fm 18 a 311 o r·,.. dopo l'iniezione. N ei cao.:i fAmt•ovoli e 11 011 r omplicoti la lùllliH't'RlUt'e riruHn e rHlt'male e l 'e.::~H.tPmo nc•i gtor·nr !'ueCt'>~sivi !'c:nol1tllll'e dt>l lutto . Nei <"asi meno fa,·orPvoli a lta cnm plr·tn caduta della rebhr >l !'uceede una. nuo''"' f'levni'inne clt>lln temperatr11·A, alla •ruale !'.uce..de poi unfl thrt•e,·olt· npir·e.c:.. ia. ~J ol tn rninoro che con tr·o i l o«.:;ici è lo !'\la 01ion(' l:'Ui l:'intnmi !O<"llli Il <~te ro cu t•nlivo non è in gTado di pt·odlirTo un'elimlltM.rnnt> delll' l'!'!'udnr.ioni g-ié ec:t!llenti e delle nrcr<~,.i delle 1'11uci o dell'il•··r·tr•ofia dciiP f.rlondole liufatic-ltt'. Un'mic·zione l'nlla in tempf\ in vl'ee è non !'Oio in gru lo di allenuarr <'IJII!'Iider·.•volmenle nella l or o gra,•ita e frequenw lo <~viluppo di queste mlliallre locali e delle cnmplirazroni che da P>'!'O der·ivAno, n111 talor·a anclte d'impedrr lo. L' inrezione n•Ht può impe lire fu manift>s ta;done della nefrite e di altre succe"'innr mor bo....... !!: impor tante di fnre l'inirzione quonto più prPst o i• PO""ibile dopo il prrncrpro della mulntlio. De!!l'ino••nlali al 1• e 2• g-I<Jrno di malallìa ne!I"UIIO mor i, rnentre in a pprei"~l) la mor·tt~hlir !lnlr raprdamente dal 12 al !}jJ p. 1{)1.1. Il ;.iero !!carlatli noso ag-glutina pure rn fur ti dlluzioni non !:'Oio le collure adoperate per i niellat·e i cavalli. ma nuche altri «tr l"ptococchi collrvati dal sangue del cuore di malati scar lattinosi, ma non slreptoC. SFORZA. cocchi pl'ovenienti da altre sor genti. LAtGNEL-lAVASTII\E. - Oltolo&i& uervo•a 41 uu oa.•o 41 tetano. tral&latt j'iir rlie meclicinisclten Wi.qsensclw..ften, n. 10, 190'tJ.
(Cen-
Un uomo di 35 anni, in se~ui lo a l esione traumatica di un braccio, mor i in poche ore per terano. Con J'e<~a me accur ato dsl sistema nervoso non si r i· s:conlrò alcuna considet·evole alter azione dei ner vi spluncnici. Fra le cellule dei !!ang li, le g r andi piramidal i della co!'leccia cerebrale mostrarono un processo r egressivo dei ~r·anul i di c r·o matina al marg ine del pr·otoplasma, menlt·e nella parte i nterna, priva di cromatina, sì o~servù una massa no n omogenea ma spugnosa, nel cui mezzo solamente il nucleolo era integro. l pr·olung-amenli erano più facilmente colorabili che ali.) stato normale. Alcune delle piccole cellule pir amidali ~rano corrose {neuronofagia). Delle cellule del bulbo quelle del nucleo do r sale nel vago m ..strarono pur e c r omRLolisi delle parti centrnli e spùslamento eccenll'ico del nucleo; egualmente si compor tarono le cellule del n11cleo ambiguo e del Burdach , mentre il nucleo dell'ipogl(,'JSO era del Lutto
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RIVISTA. MEDICA
normale. Molto lievi erano le alterazioni nelle cellule delle cor na a nteriori della parte su periore della midolla cervicale. In g enerale si può di re che più profondamente alterate n ella loro funzione er ano le cellule gangliar·i situate nelle porzioni più. elevate . C. SFoRzA.
O. Pr::LzL. - Cur& dell& polmonite ornpos & con 1& pllooarplDa. - (Cen-· tralblalt jiJ.r die medicinischen 'Nissensclta(ten, n. 10, 190~). "L'autore CUl'Ò nell'ospedale militare di Budapest numeros i casi di polmonite flbrinosa con la pilocarpina. Egli f~ce uso di una soluzione a cquosa d i cloridrato di pilocarpina, della quale fur•o no somministrate, dal terzo al quin to giorno di malattia, ordinariamente 20 llOcce, corris pondenti a j?;r . 0.0125 di pilocarpina. Sotto profusi sudori si a bbassò la temperatura, e subentrò uno slato rim a rchevole di benessere subiettivo: gli ammalali, che prima, a caus a dei g randi dolori, respiravano solo superficialmente ed espettoravano difficilmente,, poterono dopo respi rare senza dolori profondamente e liberam ente t~d espettorare mater·iali diluiti più facilmente di prima .. Probabilmente si formò sotto !"influenza della pilocarpina, l'ra le la mine pleuriche pr ima leg~ermente adese e perciò sepa rabili soltanto con dolori, •m essud11to sieroso, che rese più facile il soffregamenlo d elle superficie pleur iche . Facendo astrazione da questa favore-vole influenza, l'autore è d'avviso di avere ottenuto con la somministrazione della pilocarpina un accorciamento del pT·ocesso morboso ed una diminuzione d~lla convalescenza. Sulla diffus ione del processo pneum onico1 la pilocBI"pina non spie~Ia Alcuna influenza. L'azione nociva sul cuore, spesso osservata in seguito all'uso della pilocarpina, non si manifesto in alcun caso. c. SFORZA.
P. M ASER. - Bulla cnr&dell& •oarl&ttlna con un • lero •oarlattlno.o da s treptoooooht. - (Centralblalt .fur elie medicinisclten Wissen~clta,(te.n, n. 11). L'autore osservò nel !'angue del cuore di 99 morti per scarlattina 63 volle streptoeocchi; due volte ebbe l'opporlunila di esaminare il liquido cerebro-spinale estratto io vita e trovò in ambedue le volte in esso streptococchi. In uno di que!'ti due ultim i pazienti. che mori H ore dopo la puntura lombare, il reperto del sangue del cuore fu neE!"ativo. Dopo queste r icercba l'autore ritiene come probabile l'etiologia della sctwlattina da slreptococchi, e ritiene inoltre probabile, che questi slr eptococchi della scaT'Iatlina siano specifici. Tali streptococcbi scarlattinosi si dimostrarono per lo più non patogeni per i piccoli animali da esperimento; nei c~:~valli produssero infillramenli ed aumenti dì temperatura. L'autore ha ndoperato perciò i cavalli per la preparazione dE'l siero curati"o. Le coltu re di sangue scarlatlinoso furono successivamente coltivate in brodo senza passaggi negli animali, ed inoculate non ster ilizzate ai cavalli. Le iniezioni furono sempre eseguile conlemporaneamente con parecchie, spesso con 10 spe· cie di colture, le quali tutte provenivano da malati scarlattinosi. Le colture erano di 3-6 giorni e furono in princi!)io iniettate ogni settimana nelle vene, in appresso sotto cute ai cavalli in quantità cr escente da 2-200 cm•. Il siero dei cavalli immunizzati fu inoculati) (senza aggiunta di acido fenico) ai ma· lati scarlatlinosi.
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Finora l'autore ha curato con questo siero S t malati d i scarlattina. Le rmezioni furono ese:.ruite fra rl t o e l O' gior·no di malallia ; furono scelti preferibilmente per la cura casi gravi e gravissimi. Le singole dosi oscillaNno fra 30180 cm•. Nono!! tante dosi di sier o ta nto elevate, fur·ono necessarie talora r:uove iniezi•mi di sier·o. Una ~rossa dose unica per lo più di 180 cm •. - ir11ettala al p.-incipio della malattia , agi nei ca si gravi assai meglio che le ripetute prccole dosi. Dei 1i fanciulli inoculati a l 1° e 2' l'!iorno di malattia nessuno m ori; la mortalii.A fu tanto maFt~io re, quanto prù lardi s'incominciarono le iniezioni di !,iero (50 per 100 all'S' e 9• giorno di malllllia). La mor·talit8 generale per S<'arlallina nella climca universilat•ia di Vie nna pl'r l~ malattie dei bambini per l'anno 1001. nel quale l'au tor·e esegui le iniezioni, fu assa i minot·e che nel.{li altri luoghi di cura in Vienna per scarlallinosi (8,99 per 100 contro 13,0!1 per 100). A dose convenientemente elevata lo stato generale dei malati nelle prime 2\ ord fu gia fuv orevolmente modilìcoto; re~antema dopo le iniezioni falle in tempo non s i sviluppò com pletamente, la freq uenza del polso dimìn ul, nei ct~si gr·avi discese spesso a 40 pu ll'azinni, la temperatura si abba ssò sp~sso nelle s tesl'e prim e 24 or·e per crisi al normale; i dis turbi della respirazione scompar·vero . Nei casi <'ur·ati in tem po non s i osser varono gravi ed es te se allerazroni patologiche ne lle fauci, a nche se si mamfestarono, nonostante la cura col siero, nee rosi degli strati super ficiali della mucosa . Con la siP.roterapia non s i evita la nerrile, ma si manifesta mollo pilt di rado ( 13 per 100 contro ti 20 per• 100 nei non curali col siero). Le forme sellic~1e e pierniche furono pur·e rarissime n ella sierotera pia. La durata della scarlattina diviene di p iù breve dur·ata per mezzo delle inre:lioni. Una g ra n par te dei bambini, m0r li dopo le iniezioni, furono vittima delle complicazioni (risipola , difte r ite, polmonite, ere.). Dei 39 fratelli e sorelle di sca dartinosi, inoculati a scopo preventivo con 10 cm 1 di siero ciascuno, se ne ~tmmalaNno solame nte 4, ma Jeg~ermente. Il siero di sa ngue frenuino del ·~vallo e il siero .la s lreptococchi di Marmorek non hanno in alcun modo analogo influenza sul processo scarlattinoso, come il siero pr eparato dall'autore. Esantema da siero. passegl'(kre e lievi tumefazioni glandola r i ed affezioni articolari si osservano dopo le iniezioni di s iero, più frequentemente che dopo l'uso del siero a utidifterico in conseguenza delle ma gj:{iori quanti!& di siero adoperate. Raramente fu ron o osservati ascessi alla sede dell'iniezione. l n base a i risultati ottenuti col suo s i~ro immu nizzante, l'autore é di avviso che gli streptococchi della scarlattina s iano dr ver si dalle altre specie di 1'5treptococchi, poil:hé da ess1 ~olam bale si ottengono sos tanze specifiche immunizzanti, ma non con allr·i s tre pto-:occhi. C. SFORZA. TsCHISTOWITSCII, N . J. - Bulla patogene•l della orl•l nella polmonite oru-
po•a - (Cent ralblatt fur Bakteriologie, Parasitenlunde u11cl lnjelctions· k.ranlheìten, n. '1·2, 2H maggio 1904, vol. XXX V). Con rice rche precedenti l'autor e aveva determinato che negli animali (cani, conigli), i quali e rauo s tati inoculati con una coltura poco virulenta di pneumo· cucchi ed ave vano s u pera to felicem ente tale infezione, la m ala ttia prog rediva di mano in mano coi leucocitr e potè di mostrar~;~ ancora una fagocitosi di diplococchi mollo energica. Nell'mfezione letale invece, che é proriotta da diplococchi vir ulenti, il numero dei leucociti nel sangue diminuisce e n on vi ha fagocitosi.
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RIVISTA MEDICA
In una nuova serie di ricerche poté l'autor e ttccertarsi che, pun~endo nei polmonitici il polmone infetto nelle prime or e dopo la crisi, si possono ottenere diplococchi vivi e virulenti e che perciò la crisi non é l'espressione di una completa distruzione di questi microbi nell'organismo malato. In un'ultei·aorc serie di J"ice1·che l'autore studiò le propriela del sangue nei polmonitici prima e dopo l a cri si. A tale scopo mescolò colture di diplococchi, che aveva ottenuto dallo stesso polmonHico nel decorso della malattia, col sangue estratto dal malato durunte la crisi o dopo questa; tenne tale m escolanza in tubi da saggio da 15 minuti a H ore nel termostato e poi la inoculò ai topi. Con siffalto esperimento dim ostrò che i diplococchi e1·ano rimasti vivi e virulenti pei topi. ai quali cagion arono la morte e per conl"eguenza che il sangue di un malato di polmo nite non possiede nelle prime ora dopo la crisi alcuna proprietà battericida. In una terza serie di ricerche finalmente l'autore trovò che il sangue esti·allo al malato di polmonite prima della c risi produce nei conigli una reazione febbrile, più forte di q uello estratto dopo la crisi. In bttse alle sopraricordale •·ice•·che l'autore considera i l principio della cPisi in un malato Ji !JOlrnonile quale conse~uenza dell'in~lobamento della majZ· gior parte dei daplococchi per m ezzo ,lei fagociti, mentre l'intossicazione rlell'or· ganismo dipende dalle loro tossi ne. R im11ne ancora a ~onoscere da ch e dipeiHla la diminuzione della tossicilà del <sangue. M entr il l'autore r itiene la ft1gocalosi come il f1.1ttor e principale nel proce~so di guar·igione dei polmonilici, lllttavia é di avviso che anche allo sviluppo di soslanzl3 immunizzanti n ~l sangue di questi maiali spelli ur:'impoa·tante, se non la principAle az1o ne; a queste sostanze imrnnnizzanli appartengono l e stimuline, che eccitano la fa gocitosi, e l è agg lulinine, che favoriscono la distruzione dei micJ'obi pei' mezw dei l eucociti. La pr esenza di tali sostanze spiega l'azaone proteWva e curali va del siea·o di animali, c he ~upera1·ono un'infezione pneumonat1ca. C. SPORZ-1.. Wr..ASSJEWSKI. -SulJ"uao del alero &ntlao&rlattlnoao. - (CenlT·alùlatt (ii.r Bak· terioloyie, Parasitenlmnde und lnfe ktionsl•ranlclteiten, vol. XXX V, n. 1·:\
1901-). L'autoredt! SCI"ive il proce~so usato per immunizzare il cavallo nell'istituto balle· r·iologaco dell'università di M osca. Gli str·eptococchi furon o isolati dal ~angutl del cuore di un malato rnor·to di scarlattina; una sola colturn fu impieg-ata per l'ilnmu· nizzAziom•, finchè si ottenne una nuova coltura f1·esca, vale a dir·e gli slr eptococ· chi fur-ono &ostituiti ogni ~ --1- settimane do altri recenti. Al cavRllo furono iniettate paccolc dosi della coltura. perciò fu necessa1•io di ripet ere più spesso le iniezioni. La prima volta fu estratto il saero dopo un'iniezioue massima di 15 cc. di ,...oltura, la secondtt volla dopo un"iniezaone da 2:) cc. Questo siei'O t erapeulico ru sperimentato io 1G fanciulli scarlalliuo!'i nella dose di J00- 200 cc. In lutti i 14 casi, in cui la quantità del siero LtJrapoutico raggiunse la dose da 200 cc., si ottenne un r apido e in alcuni casi definitivo abbassamento di tc mperatua·a; il sier o agi pure sull'esantema, che cominciò rapidameute ad impallidire, e perciò incomincio più presto la desquamazione. Fu pur·e talora osservata una favorevole azion~ del siero sui fenomeni delle fauci, però non in grado mollo rimarchevole. l\lanifestamente più attivo fu il siero estratto la seconda volla dal cavallo, an-
RIVISTA llEDIOA
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ziché la prima volta. Dei 16 malati 2 morit·ono, ambedue per nel't·ite emot't'Agica, per •tno di essi il !\iero fu usato a ii'S• gior:-:o di m alattia. Negli altt•i non fu o~ser vata nefrite. Fut·ono sct>lti cal<i ~··avi e~· media ~ravezza, 3 di essi secoudo il par·ere di speriuli"t' et·ano !'enza !<peran7.a. Tutti questi mAlati guat·ii'Oil'l. Ll' complicaziont dipendenti dal !'it>ro terapt>u tico furono osservate tn 12 malati (i:> per 100), m11 non furono punto più gravi di quelle che si O!<!<<'rvano per iooculazione ùi p1ccole 'JIIIlntita dt siP-r o, come ati esempio, pel siero antidll'te· rico. L"aulor·P r1fer.<~ce che fawono pure falle ricerche tli conft•onto ne1 fanr.JUIIi scarlattino!'t inoculati con l"iPro unli-<Lreplor:occico polivalente, In cui prepat·azione si eseguo da lt•e anni no•ll'i"lituto dell"uni ver$ilà t>d 1 cui buoni r isultati renderanno suoerflutt quella ui un s1cro Lerapeutico mono,•alente. C. SFORZA. \\'. PuL.AWSI<t - Sulla at&tlatloa 4f•llt. terapia della dtftertt.e ool alero ape -
oUloo. - (Centra/h/alt ./'ti r llakle riolortie, P!lra.~itcn!ounde unrl J,~(ektw ns· l;rankh.eiten, vol. XXXV, 11. 1-2, I Oilt~. L'auiOI'O ha curalo, dal l llf!O nl IH!JS, :.46 nlllh.<Li di diftPrile col tnPtodo ~·· nerola pr imn odottulo, fl d11l 1:'1!15 nl l!l02 (>1 dal pt·incipio del IRH!J e!<clusivamenlc lutti gli entrRt•) 4fifJ tiii'LPrici c•ol !'ller·o spet·ilirn. La m ortolitu fu rol primo metodo dPI lì!) p. 1t):), e c· ol :>c ·ondo del i p. 100. Il sier o delle sotto (l~ni nc:pcllo !\IJiendidi ri:>ultnli. An c;h~ orA. ut-Ile p1ù 8l'avorevoli cir cu:<tanw pel suo uso, il siero dà m1ultali li volle migltor·i, eh~ tulli trii altt·i metodi anlccec~entJ.
G. SFORZA. Gf:ISSL.F.R. - Contributo alla aleroterapta della dtfterlte. - (('ent rn/b/fl/t (14r /JakcerioltiiJil', P(lra.~llenl>urtde unti lrt(e/aions/, rnnkltc:llc:n, vol. XXX, IIUm cr i 1-2, ll.IOi). Su 120 Cl1!11 di cllfl Pt·ite pro\'enienti dall'ec::et·ctzio pt•ofe"i'ionn le 1h ra1n pa~na, n•'t quali la d 1a~rw,i fu dclut·minA\a sempLren1ente tlai fenom,•ni clin1ci, ruulore con lP pronte ini••zioni di !<tt3ro !"pec1fìco - qua!"i !'emprl' dt 1000 U. l . ebbe sulamerltP Il 9 p. 100 di e~1ti \olaiJ. Kote\'ol~ fu il rapido mi;.diorRmento dt>llO !"l/1to genornl~ e lo Clldu tn dt>lla febbrP Il pol><o iuve,·e non fu sp~sso IH>ll'volmt•ule lllOdlficRIO. Uua volla g-uarirouo rR!Hdameutu dop•• l'111ie· ziouc· le _gr avi eltt.Jrat.ioni delle fauc1; 14 1-'iorni dopo pet·ò avvenne IR mori•• rtelrinfermo per m'frate. Uu'allra \'Oilo alla iniPzione di ~iet·n t~nrH•t·o diott'o pa;;scg~eri dolori ar'=l.kolorl Pau volle furono ossei'Vale pu ralisi post.liflet·icbe. Altri disturbi nnn si o-;-let· vu t•ono dopo le iniezioni. C. :o;..-on7.A. GP.UI"AU.- Tetano ID
un oane - !Centralblalt.fiir Balcleriulo!JiC, Pa rasitcnkunde rwd Tnfe/aionskralllcheiten, vol. XXXV, n. t -2, 190i).
L'autore riferi~ce Mpra un caso piultoc::lo raro di tetano in un <·ane. La por ta d'ingr esso del oirus fu una fer ita, prodotta nel la~Jio della coda. Nonostante che ro~se state aspnt·tata in appresso la par·te posLPriore della r.oda, i fenomeni mor bosi crebbero a tal sejlno, che l'animale dovette essere uccic:o.
C. SFORZA.
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RIVISTA llEDlCA
Oura 4elle larlucltl oroJliohe e 4ell& tube rooloa polmou.re oolle tJlie zlout tntratraoheall 4i euoaUptol. - (Arcltioes de médeciM et pltarmacie mililaires, maggio 1904).
ANTONY. -
La mucosa delle vie respiralor ie ha un notevole potere d'assorbimento ed
i, mollo tollerante pl'lr soslsnze medicamentose. Fin dal1887 Beehag e Rosenber~ ebbero l'idea di iniettar e in lar inge e trachea una soluzione di mentolo in oho d'oliva, idea che fu poi seguita da parecchi laringologi. Antony eseguì la stessa medicatura coll'eucal1 ptol d1sciolto in o l10 di ohva nella proporzione del 5-8 p. 100, s u 19 militari' degenti al Val-de-G1·Ace. L'> s trumt>ntar1o consiste in una sirin~a di vetro di 3 cm1, sulla quale si a vvita una lunga cannula ,l'argenlo fortemente ricurva. O~ni malato è pro,·vis1o di un piccolo tubo di cancciò, che egli tlssa al momento dell'miezione, sulla cannula e ciò per e vitare ogni pericolo di propagazi&ne di malallia quando si pa ssa da un malato all'altro. Riempi ta la s il'in ga. il paziente, collocato di fronte alla luce, tira for temen1e la ling ua: il medico inl1·oduce la sirin~a nella bocca portando la con n ula orizzontalmente ne l solco for malo da uno òei marg ini della lingua cd il pilastro anlcr iot•e corr ispondente e col suo orifizio •·ivolto all'e ntrata della lar inge. Si spinge rapidamente lo stantuffo ed il liquido penetra in Lrachea. l malati non hanno alcuna sensazione disgustosa, salvo un senso di freschezza lungo l'albero respiratorio. l risultati ottenuti furono soddisfacenti. In tre eMi di laringite cronica, ques ta fu noteYolmente miglior ata, quan· tunque la voce, specialmente nelle note acute, non abbia riacquistaLa la purezza primitiva. Di 15 tubercolotici polmonar i so ttoposti al trattamento, tre non hanno avuti) alcun vantaggio; uno di essi era giunto al terzo per iodo di una tubercolosi polmonare a decorso rapido, 1 due a ltri erano emottoici. Dodici ritra ssero un cerlo profitto da questo processo terapeutico; due urtlc1ali e due guardie repubblicane che presentavano agli apici polmonari delle lesioni avanzate ed in via di fusione, hanno visto il loro stato generale migliorare rapidamente, il peso del corpo aumentar e di 4-5 chilogrammi in un mes e, ed i rantoli mucosi convertirsi in deboli crepitazioni secche, indicanti una manifesta regressione delle lesion1. In ~cnerale gli ammalati hanno unanimemeota segnalato un doppio vantaggiO dopo alcuni giorni di cura: l'espettorazione dimmuiva e la respir azione ei compieva con maggior facilita. Controindicazioni al metodo sono: 1o l'intolleranza del paziente o per esagerazione del riflesso farin~eo o per accessi di tosse scgu1ti da vomito o per insopportabililè. per J'odol'e dell'e ucalipto!; 2• l'intensitil es trema d~lla bacillo!;i e specialmente quelle forme, in cui la somministrazione di qualunque medicamento p rovoca fenom eni di t•eazione in· tensa, come febbre intensa, sudori profusi, malessere, ecc.; 3° la tubercolosi arl"ivata al periodo cachet\ico; 4° la tuuercolosi accompagnata da frequenti emottisi. G. O ST INO. M EYER . -
La •leroreastone 4i Ftoker. - (Berliner kli n. Wocltens., n. 7, 190~).'
La rea zione del Wiùal, tanto utile nei casi in cui si s ospetta un' infezione lifoide, è alla portata solamente di quelli che possiedono un gabinetto batterio· logico, quindi di un numero ristrellissimo di medici. Per diffondere questo ot·
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timo mezzo diagnostico il Ficker di Berlino ha pr epArato un liquido che si conserva con grande facilitA e che presenta le proprietà della coltura vivente di bacilli d' Eberth. Questo lit[Uido leg~ermente torbido, si mantienrl inallet·t~to per non meno di 9 mes i, quaoJo si abbia cura ùi scuoter lo di tanlo irt tanto e di conservarlo in locale oscuro e fresco. Esso é costituilo di una colturA lifica morta e preparata in un modo speciale; é in vendita presso M!!rck di Darmstadt. Per far la sieroreazione si allunga il siet·o da esamìnersi con 10 volumi di siero fisiologico stet·ile. quinrli di questo OJiscuglio se ne depone in pipelle ~Zra duale perfettamente pulite cc. 0.2 e cc. 0,1. a l'<i a~gi un ~o n o ris pettivamente cc. 0,8, 0,9 di liquido Ficker, n~! mentre in un altro tubo ~i mette per controllo l cc. di q ues to preparato. Dopo un tempo vario da 10-20 ore il risul tato é conosciuto: se la re<~zione è positiva il li'luiùo è diventato chiaro, essendo precipitati i bacilli che s i trovavano in sw;pbnsione. Questo processo dia~noslico ha l'esatte zza e la sens ibilila di quello di W id al, e non richiede, come esso, l"uso di microscopio, di incubatrici, di culture viventi. GR!XONI.
J. ~l c. \V. BoNCK t::. - Ua oaso 41 perforazione ,spoatuea della porzloae lntraperloardloa della cava lDferlore. - ( T Ile Lancet, 12 marzo 1904). Il paziente, uomo di 60 anni fu condotto con una ambulanza della polizia al Royal Southern Hospital di Liver·pool, essendo s tato veduto cadere a terra improvvisamente. All' injlresso parlava con volubililé, ma non disse a ltro e c.::etto che ave va bevuto alquanto. All'esame non s i 1·iscontrarono alterazioni del polso o del re!!-piro, né segni di violenze esteriori. In seguito a cio si permise al paziente di spander acqua. senza speciali precauzio ni, e si autor izzò la polizia a condurlo via. Nel mentre si accin[.teva a ciò fare, il pazie nie spir ò, in istato di collasso. L'autopsia mostrò quanto segue: R igiditA cadaverica, ipostasi, cianosi della testa e del collo. Ade:>ioni pleuriche a ntiche in ambo i lati. Vecchie cicatrici agli apici polmonari. Iper l!•otla e dilatazione del ventricolo :sinistro. Pericardio disteso e ripie nt> di sangue coa· guiAto. Sollevando il cuore, si riscontro sulla fa ccìa anteriore della vena cava infer iore una zona rotonda nella quale mancavano tanto l'avventizia quanto una parte della media, si da dare l' idea di un'ulcera. Tuttavia i mar gini non erano distinti, nè induriti, nè coperti di detriti. L ' intima pretoentava nel mezzo della zona scopel'la una picco la per forazione alla quale era dovuta la morte . Altre due zone s imili, ma non per forate, si riscontrarono una nel ramo inferiore della v~na polmone re sinistra, raltra nella par te posteriore dell'art. polmooare. Il perlcardio non presentava altro di notevole. L'aorta era notevolmente a teromatica. Il fega to, g rasso, fdabile, con cap1mla ispessita. Milza dura con capsula ispessita e segni di antica perisplenite. T olti gli altri organi sani. 48 -
Glornau medieo
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RIVISTA MEDICA
A parte l'interesse scientifico, giar-ehé l'A. non ha potuto trovare casi simili a questo nella letteratura, è da notare quale responsabilitil s11rebbe stata addossata - senza ragione - al medico di ser vizio se la perfora zione avesse tardato pochi minuti e il malato f,)sse mor to in istrada : · L. FA LCETTI.
Un oa.o dt tetano guarito oon l'antttoutna dt Behrtng. (Centralulatt fil r Bakteriologie, Parn.sil~nkunde und /nfektionslrankheiten, n. 1-2, vol. XXXV).
GERBER. -
· Una ragazza di dieci anni era malata da alcuni giorni, con f~nomeni di le· tano senza causa manifesta. Dopo 6 gior ni di cura la malattia si estese tanto sulla muscolatura del corpo l.l divenne così minacciosa da lasciar poca spef'anza per la conser vazione della vita. Allora le furono inocu lati 10 cc. di an· tilossina Letanica (Hochst) e il r imedio, alla stessa dose, fu ripetuto al nono gtorno di cura. Le cout·,·azioni muscolar i cessarono tosto, e si ottenne rapida guarigione. L'autore é convinto cosi fermamente dell'azione curativa dell'antitossina dimostrata dal sorp1•endeute miglioramento prodotto indiscutibilmenle dall e due iniezioui 1H ~sso, che in avvenire l'adoprerà senza discussione in ogni ca;o e quanto prima sarà possibile. C. SFORZA.
Sempllfloaztone dl proouao per ottenere la dtazoreazione eU Ehrlloh. - (Centralblat .fiir m n !Ire medizin, marzo 190~).
S. BoNot. -
Il metodo p1·oposlo dall'A. presenterebbe Il doppio vantaggio di poter utilizzare piccolissime quanlila dt Ol'ina e Ji essere mollo più sensibile del metodo ordim:u·io . Consiste t::!!senzi11lmente nel mescolare, sulla certa da fìlti"O, alcune goccie cii orina e di reotlivo. Pet·cio, immersa una bachetla di vetro nell'ot•ino o nel liquido da esaminar·e, ~i fa c11dere una goccia dello !"le!'so s u di un fo~lio raddoppiato di carla da tìltro. P oscio, ne l posto cosi umettato, si colloca parimenti una goccia d'ammoniaca. Ctò fatto, l'A. cousiglia di basznare la stessa bachelta di vetro, previamem<> pulita, e per uno dei s uoi capi so lta nto, in una soluzioue di nitra to di soda, di lenerlo orizzonta lmente, per vet·sare poscia con un coolagoccie, una !JOCCÌR di acido solfanilico sulla bachetta, qualche millimetro al di sopra dt'll"estr em ila bagnata nel nitrato di soda. Portando allora la bachetta in posizione verticale, le due soluzioni si mescolono. Bast<>ra allorH far pa~sat·e la bachetta sullo carta da tìlt.r·o nel posto umido per ottenere delle macchie rosse caratteristiche. G. BERN UCCI.
P. C. - Prolllaaal di un'eptcleiDla dt malaria per mez~ della terapia oon ohtntna. - (Centralulatt (u r Bahter iologie, Parasitenkuncie unrllnfektionslcrankheiten, vol. XXXIV, n. 24·2:>, 1!ì01).
KoRTEWt::G
Dopoché n elterrilorio di Zaandam (Olanda) abbondante di acqua, tìoo al 18!J7 la malaria e ra divenuta sempre più ra ra, cominciò a ridivenire fre'luente sotto forma di terzana, per ditl'ondersi finalmente in vet·a pandemia. I n Wormer· veer presso Amsterdam nel 1902, su 5800 abitanti ammalarono nella propor-
RI VISTA DI NEVROPATOLOGIA
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zione del 17 p. 100. l parass iti furono trovati quasi sempre ; co~l nel 1902 su Sii ma larici si trovarono in 493. Di tutti i mezzi usati il m igliore fu la chinina. Secondo ie norme di Koch, s'intraprese la bonifica dell'uomo con somm i-
nistrazioni generali di chinina continuate per lungo tempo. Ma sebbene tutti i malarici in Lutto il pael:'e prendessero, per quanto fu possibile, la chinina dura nte l'intera primavera , l'estate e l'autunno, tuttavia l'epidemia seguì il suo corso senza interr uzione. Recò meraviglia che in novembre e dicenabre ammalassero quasi contemporanea mente al termine della cura chinica di 991 malarici, 1f>O per recidiva. Il parassita er·a stato attenuato in modo da non poter produrre accessi. ma non era sta to distr utto. Con le somministrazioni di chinina ogni 8 e 9 gaorni i malati di febbre terzana non guariscono definitivamente. L'autore è d'avviso, elle molti malarici, anche rlurante la cur·a con \11 chinin~, fu r ono punti rlagli anofeli. Recentemente egli ha inf11tti trovato nel sangue di alcuni malarici, durante la cura di chinina secondo Koch og-nr 9 o IO giorni, pRra<~siti malarici e con le somministraz'oni di chinina ha evitato gl i acc Jssi febbrili. C. SFORZA.
Contributo eapllcatlvo aull'aztoue beueloa del rlpo•o iD letto per la febbre del tialot. - (Centralblatt (ilr Bakter ioloqie, Parasilenkunde und In)<J..;tionskranlcheilen, vol. XXXIV, n 2 l-25, 100~) .
P !CKER T. -
Per ispiel?are la benefica azione del r iposo in letto s ulla febbra dei tisici, sono s tate poste in campo la ~ranrle quiete dello spirito, l'evitamento di strapazzi corporei come pure dei nocumenti, ch"! po~sono anda re uniti ai for·ti movimenti del tora ce, corae distacchi e lacerazioni di aderenze formatesi, aumentato assorbimento di tossine, diffusione di bacilli. L'a utore non è di tale avviso e sostiene che nel r·ipo!>o in letto sop!'avviene nei polmoni un' iper emia ipo· statica,1 che agisce beneficamente sulla tubercolosi, come pure for lle sopra u n'eventuale infezione misr.a. Di fa llo, trovò l'autore che al contr·ario nei malati del 3° stadio, nei quali furono istituite ricerche, facendo tenere dagl' infe rmi sollevate od abbassa te le ginocchia, coi quali movimenti si provocavu un di· ver so grado di ane111ia nelle parli superiori del corpo. sopravvennero corr·i· spondenti oscillazioni della tem peratura del corpo. Tutta via non fu d' altt·o canto la febbr e notcvolmenle !in flu enza ta, fJUando nei malati cor·icati fu provocata una forte iper emia da ~lnsi sollevando le estremità inf~riori ed inviluppando le loro gambe. C. SFORZA.
RIVISTA DI NEVROPA'rOLOGIA P A TINI e MADIA - C1ontrlbuto ollnloo e orltloo allo •tucUo della catatonia. - (Annali di Ner;r olo.'fìa, anno XXI, fase. V e VI). (Non è eccessivamente r·aro che forme cata toniche più o men o complete si ver ifichino tra i militari, essendo questa sindrome quasi esclusiva della età giovanile, e perciò stimo non inutile riassumere questo interessante lavoro, tanto più che entrambi g li autori a ppartengono 111 corpo sanitario, uno come u fficiale di r:omplemento, l'altro in servizio effettivo).
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
Gli autori cominciano dall'esporre le principali teorie riguardo alla catatonia, e da Meynert che nel 1872 descrisse per la prima volta questa malattia come una forma particolare di malinconia attonita, passano ad esporre le idee di Kahlbaum che è quegli che ha fatto rli ques ta sindrome una forma morbo:;a a sé, costituita da sintomi psichici, ripl'oducenti s nccessivamente i quadJ'i della malinconia , della mania, dello stu pore, d..,lla con Fu !C'ione mentale, della demenza, e da sintomi somatici consistenti in fenomeni molor·i var ia bili, caratterizzati sopra tutto da rigidita museolare catalelloic!e. Il concetto della catatonia come P.ntità. morbosa speciale venne successivamente a ccettato e combattuto da un g ra n numero di s tudiosi, e poiché lis adhuc sub jud ice e.~t, g li autori portano il loro contributo di osservazioni e sopratutto di fi ni investigazioui e discussioni cr itiche dei fatti osservati, in seguito alle quali pare che non debba es· sere ulterior mente agital a la que~tione, tanto es;o;e sono concludenti. l s intomi descritti come carl\tteristici della catatonia, le stereotipie tlel linguaggio parlato e !C'crilto, l'ecololia, l'ecoprassia, il n e~ativismo, le slereotipie degli alti e delle pose, e la fle~sibilità. cerea, non costituiscono per !Zii autori nulla di s peciale per fare di questa malattia un'entitli clinica a sè, poiché questa sintomatologia si ha in tutti gli stati psichici nei quali vi é restringimento della coscienza, ed in cui le funzioni del cervello sono più o meno soppresse, re1 stando solo qualche residuo di attivila. La flessibilità. cerea dei muscoli che è il fallo culminante del catatonismo si può avere in tutte quelle for me di a lienazione mentale che sono accompa ~nate da stupore, nella malinconia, nella mania, nella fren asi sensor ia e nello s tupore post-epilellico, come l'ha vista più volte c hi scr ive questa rivista. Con deduzioni teorelic he e coll'analisi delle osservazioni fatte, gli autori dimostrano che la modellabilità muscolare è un fenomeno essenzialmente psichico, è un fatto di s uggestionabilità. parziale d ella sfera cenesletico-motrice, ed il negativismo non è che la !'Lessa tendenza a conservare le pose ricevute. Questa suggestionabilità. e questa tendenza a ll'automatismo costituiscono la pro"'tl che il catatoni-;;mo è indizio di degenerazione dell'organismo psicbico, e per averne le manifestazioni occorre quella che gli autori chiamano diatesi catatonica. Trll lo stato catatonico , il catalettico ed il sonnambolico esiste grande r a s · somiglianza, ed in tutti questi tre stati s i può avere, come dicono gli autori: t• o che alcune zone del cervello cadono nell'inerzia, menlt·e altt·e funzionano regolarmente, ed altre hanno perfino funzion i esagerale; ~ ovvero che e sop· pressa l'attività di alcune zone, mentre é semplicemente con!:'ervata quella d r altre; 3' od infine che vi è una !Zenerale limitazione di funzionalità in quasi tutte le zone del cervello. ma non di egual grado; di modo che vi è disarmonia anche nelle attivita r e;:.iduali. Ma il fenomeno generale che si nola in tutti e lre gli strati è il disquilibrio, la dil'!<Ociazione dell'allività. cer·ebrale. Il catalonismo quindi è da considerarsi anch'esso come una particolare espressione sintomatica della dissociazione funzionale del cervello. A. M ELE. PIBRCE CLARK e PRoNT. -
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La natura e la patologia del mtoolono-eplle••ta.
(T/te Journal of mental palhology, n. <t-5, vol. III).
li mioclono- epilessia fu per la prima volla descrilto da Friedrich nel 188t. ed è ora generalmente cons iderato come un complesso sintomatico a sè, partecipante della siolomalologia del mioclono e della epilessia.
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Pare che la malattia sorga sul fondo clelia degener azione, e che l e sue cause tanJ.'(ibili siano l'alcoolismo, la tuber colosi, l'epilessia e la COl'ea. EssR può essere anche CÌìrettamente lrasmiss! bile, ed f! spesso accompagnata dalla mania a dalla malinconia, specittl menle dopo una sel'ie prolungata di convulsioni. Alcuni clinici consider&no questa malattia come una vadetà o una forma dell'epilessia, e Dide e Robat la chiamauo pelil mal moleur, caratter-izzata da un'incompleta manifestazione con ~ ul siva, e dnl r a !l'ezio ne del solo elemento motore. Le convulsioni sono v1nlente e subitanee, come pt•odolle da una corrente elettrica, ed interessano una t·n·an parte dei muscoli. Il tronco è preso mollo f1·equentemente, e l'infermo dimena il suo corpo in tutte le direzioni con violenza. Sono pure spes!"o interessute la facc1a e le posizioni distuli delle estrem i ta. Le contrazioni non sono di solito sinct·one n ei due lati, e possono essere anche più forli da un lato che dall'!lllro. Ordinariamente il mioclono comincia dai muscoli di una o eli ent1·ambe le estremità superiori, poi passa alle inferiori, e poi successivameute al petto, all'addome, ulla faccia. l muscoli periorbileli e per i- orali sono di regola ftli ullimi ad essere presi; la lingua ed il diaft·amma sono coinvolti in tutti i casi gravi. Le contrazioni vnriano di intensi lA nei diversi attacchi. Quando la malattia é compl etamente svi:uppata produce un estremo esaurimento, e può causare la morte. La cura sedativa può produrre lunghi periodi di riposo, ed i migliort agenti sono i preparati bromici. Le lesioni anatomiche di questa malaUta pare che siano nella corteccia ce· rebr·ale, dove risiedon o le lesioni della mRggior parte delle malattie convulsive. Nel mioclono è affetto il terzo strato delle cellule cortical i, o strato pit•amidale. La forma della d•'genel'azione delle cellule è simile a ' Jll611A che si trova nel secondo strato delle cellule corticali nel ce1·vello deglt epilettici. A. MELE. CIIARLES e POINTER. -
Una epidemia dl trentotto oaal di paralial lnfantlle. - ( T h e Boston M ed. anrl Surgical Jo u rnal, Jec. 11 , 19U2. Hiportato dal Joumal of Mental Palltolo[Jy , vol. Ili. fase. 4 e 5).
Il C 'iSO avvenne a GIOUCE'Si er nell't:state rl el1900. ft:a l'ultima parte di giu~no e la prima di settembre; ed in un rag~Zio di quattro mi:rlia, anzi molli casi si verificarono in un'area più r istt•etta. Es!"O conf~rma quello ella molti n eurologi ammettono, cioè che l a malattia e di caratle1·e iufeltivo ed epidemtco. ~ella serie dei essi degl i autori vi furono 23 maschi e 15 femmine. L'13tà minima fu di 13 m esi e la massima di 10 unni. 2 1 cusi furono di tre anni o meno; 8 furono di due anni o meno, e sette di selle anni o più giovani. N essun caso gua1·J completamente, ed uno fu seguito da morte. A. MELE. A. P1cK. - Caso mortalE\ d1 eplleaata, oon assenza 41 a ooeaal epllettlol . - ( Wù:ner lclin.. Wochenschri(t, mMr zo ·190i). Trattasi di un'osservazione di stato di male epilel.tico, presentante particolare interesse per la rar a manifestazione di tal malattia e per i l prognostico ancora più riser vato eli quello dello stato di male post-convulsivo. Una donna di 42 anni, malata da due anni, presentava degli acce,si di semicoma, sopravenienti soltanto il mattino.
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
Tali accessi erano caratterizzati dal fatto che all'ora di alzarsi da letto l' inferma non faceva alcun sforzo per !asciarlo, ma riman..eva distesa sullo stesso, con gli occhi aperli, sorridente, non rispondendo ad alcuna delle domande che le veuivano poste. Nessuna reazione al dolore, abolizione completa dei riflessi lendinei. Dopo qualche tempo essa presentava dell'ecolalia con r icomparsa dei r·iflessi tendinei e la coscienza ritorn~va completa dopo due ore circa. Simili acces~i si riprodussero nei g iorni consecutivi; durante uno degli s tessi, l'autore potè cons tatare estensione delle drta pungendo leggermente con un ago il p11lmo della mano, in cootra!>to con un riflesso c uta neo piantare normale dello stesso Ialo. Verificandosi altri accessi, l'autore, oltre l'ecolalia, r iscontrò delle attitudini s tereotipate, con intelli~enza più o meno ottusa, talvolta però sufficientemente intatta, in modo da poter r·isponder·e a qualche semplice domanda, giungendo per·tìno a fare dei calcoli poco complicAti. In seguito, r ipetendosi gli accessi e verificandosi anche durante la ~io rnata, essi complicaronsi con miosi, esagerazione dei rrfles~i. leggiere contcazioni. L'un d'essi, più prolun~ato, occasionò la mor te dell' inferma. Tratlasi dunque di un caso di stato di male senza convulsioni, ad evoluzione mortale, analogo ad altri osservati da altr•i autori che constatarouo parimenti l'impossibilita di una terapia razionale, essendo controindicati il cloralio e l'idrato d'amile mancandole convulsioni, costituendo i car·dio-tonici soltanto unA medicazione sintomatica ordinariamente poco efficace. G. BERNuCCI. MINGAZZlNl e
PER USINI. -
lllalattta 41 ThomaeD e stati affln!. -
(Rioista
eli [Jatologia nel"oosa e mentale, fase. 4•, 19tH).
Gli AA., prendendo occasione d1t un caso di miotonia incompleta da lo1'0 osservato, fanno uno etutlio magistrale sulla sindrome miotonica per rice rcar~ la causa e la modalita delle diverse interpretazioni, e stabilire le diff~ren ze c he contr·addistinl>'uono le varie forme. L'unanimità def:di osservatori ammette una disposizione morbosa congenita al manifestarsi della malattia, e le altre cause di natura psichica ~ somatica invocate da p~:~recchi autori non avrebi:>ero alll'a importanza che quella di a~enti provocatori occasi0nali. Ma se molteplici sono le incertezze eci i dubbi che regnano sull'etiologia del m orbo di Thomsen, ma~giori sono ancora quelli riguardanti la sinlomat.ologia multiforme che essa ci offr~. o meglio, la sintomalologia varia descritta da vari uulori e raggruppata solto una denominazione unica. Cosi. ad esempio, la definizione data dal Ballet e Marie, ed accolta da molti, secondo la quale la miotonia è caratterizzata da uno spasmo all'inizio dei movimenti volontari, è !ungi dall'esser esatta. Bechterew ha dimostrato che in questa malattia non è tanto la prima contrazione, che è difficile ad eseguir si quanto la seconda. Le ricerche ergografiche, spirometriche e dinamomelriche fatte dal Grixoni confermano luminosamente queste osservazioni, e danno anche la prova matematica cbe la decontrazione muscolare é in questo morbo più l~nta della contrazione, e non solo nei primi periodi dello spasmo (Marie, Bechterew) ma anche quando questo è apparentemente scomparso (Gr ixoni). La muscola tura voloutar ia è quella generalmente sede delle alter aziooi funziona li, in alcuni casi però a nche i muscoli lisci sono colpiti (polso, iride, mu-
RIVISTA DJ NEVROPATOLOOIA
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scoli li!!ci in genere) né solo i moviment i intenzionali producono tali disturbi, ma ancora alcuni dei riflessi spec1e di origi ne psichi ca. Anche l'aspetto atletico dei maiali non è costante, l'esub-!ranle sviluppo muscolare talora è localiuoto, tal'allra manca; la consistenza dei muscoli è in rapporto diretto con l'aumento di volume. La forza muscolare è general mente diminuila. l riflessi cutanei non subiscono in generale alcuna allerazione, quelli tendinei sono per lo piu esagerali, ra1·a mente indeboliti od aboliti. La sensibilità Il normale. Tipica invece e peculiare della malattia è la r eazione el ettrica, conosci uta col nome di miolonica; come pul'e speciale e patologica, sacondo il parere 1lei due neuropatologici. é la curva er~og rafica m e!'8a in evidenza dal Grixoni, la quale da sola può ba~lare a svelar e la simulazione (Vedi Giornale
m.cdieo del R. ese,.cito, p. l i7: 1002). Il decor so uniforme della naalaltia può subire modificazioni passeggere in di verso senso per cause psichiche e mater•al1. Il morbo di Thomsen è di frequentA associalo ati altre forme cliniche, specie del sistema nervoso (nevr ite, pa ral isi-p~endo-iperlroflca , !'Cie•·ocr.i a placche, epii •·S~Ia jaksoni ana, tabe, tel!wia, paramiotoni:1). Queste complicanze aumentano la variabilità della forma morbosa e la diver·su intor·pr·et,zione dei falli, o nde ne risulta una g r ande vm·ietà di l eon e palogeneliche, l'a·a le quali ha molli sostenitori quella m io patica. fundala 8:ai r eperti istolo~ici che hFinno mPsso in evidenztl ripP.rlrofie della sosiFIIIZA muscol Are non ditT~r·enziata, dt'l pr otoplasma e dei nuclei, e ra:rofìa delle tibr·e mu..colari con vacuoli fra di es"e, nonchè la m ancanza di le5ioni nen-o!'e rlimoslrebtli. Dalla sommaria esposizione fatta r isultano èvidenti le diflicollà diasznostiche che si incontrano nelle f01•me frucr.le di morbo di Thoms~n. <'d in qut>llc di malAttie m ollO affini quah la pa1·om1otonia congen1ta di Eulemhurg e In miolonia ac qui!:ita di T alrna e F iir stner. l due auto r i espongono quindi in tabelle i caralleri differ enziali delle dive•·se malattie che PO"'S0 no e<>sert~ confuse con la miotonia congenita: i ca si pur i di morbo di Thomsen nei quali la ricchezza della siut.omat.ologia non lasci11 luogo l'Id equivoco <> i a dubl•io d io~no!>lico alcuno, f1·a i quali annoverano i casi descritti in llalia dal Oelo~u ('dal Gdxoni, e finalmen te le forme fru ste. in cui fattori vari sono venuti a com pl icar e il q•Jadro m orboso rendendone d afficile l'interpretazione (caso pr op1·io o di Astolfon i e Duse). Dall'accur ato e dotto stuolio i dna autori lrasrl!ono quesle conclusioni sicure : a) Il morbo di Thomsen, 'Juando si espl•ca nella sua completa sintomatolo~i'l é caratterizzato dal car·aller e congenito della m alallia, dall'esser col pito un territorio muscolare assai esleso. dall1.1 spic<'al& reazi one miotonica, da disturbi del ricambio mate1·iale e da dis01·dini vsichi c i. li) J1 difetto di parte dei sintomi e la conseguente iocompleLe7.za del quadr o mor·bo!!o sta egualmente in rnpporlo col difeuo rfer edi ta e con l 'assenza dell'ipertrofla musclllare: qui•adi, di tanto la forma è piu lieve per quunto è min o:·e l'eredità, quanto più tardi esnr-discA e quanto minor e è l'i per·trofia . c) Non è possib1le stabilir e una r egola cirra la frequenza, co n cui quando il quadro é incompleto si presenta questo o quel sintomo. Naturalmente quello che non manca mai é il disturbo mio tonico an· iniz1o dei movimenti volontari, che per sé solo costituisce tulla la malattia. d) A com plicare un quadro ~ia frusto per la mancanza di eredità viene talvolta ad a~giungersi una malattia concom itante, rendendone oscura la caratt eristica sintomatologia. GnrxoNt.
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JAcOBY. -
Le p•loo.t negll •••rotti In oampacna. -
(Dal British m ed.
Jou.rnal, 2 luglio 1 90 ~). Il doll. Jncoby, medico capo del m~nicom i o provinciale di Ore! (Russia). insiste sulla ne~essi tà di uno ;::peciale sen·izio psichiatr ico per i soldati in campagna. Le pr ivazioni e l e fatiche del r-Ampo, la tensione nervosa mantenuta da per1coli sempre imminenti, i frequenti shock m entali, l'alcoolism o e le feri l e predispon1=ono alle alienazioni mentali. Nella ~u et•ra franco-pru;::siana il J ttcoby fu colpito dal numero dei casi di disor dini mentali, pet· lo più forme degenerative e traumalismi psichici, che caddero sotto la sua osservazione. U n'inchiest.a tt•a gli ufficiali medici russi cl1e servirono nella g uel'ra del .i 877-78 contro la Tut·chia dimostr ò c he un gran numero di psicosi oculE' occorse fra le truppe. T ali infermità fut·ono comunissime tra i soldati russi nella guerra contro la China ( HJOO); l'd in ~enerale occasionate dalla paura di e;:: sere lol'lurati dai Chinesi. Du1·ante la presente J:tuerra, pat•ecchi casi di deli rio si ebber o specialmente nella guarnig ione di Port Arthur. A bordo d e lla nave M a nciuria, caltut·ata dai Giapponesi, v'erano quattordici soldati pazzi, i q uali dovevano essere rimpatriati. lm ma~iniamoci, dice il Jacoby, la condizione di f!Uesti infelici dopo sei settimane di viaggio passuti interam ente nella stiva della nave. Nelle j:tuert•e europee non v'ha bi sogno alcuno di pensare al ri co vero dei militari psicopatici perché nelle \'icioanze v'é sempre un manicomio. Non cos1 è nelle ~uerre in paesi non civili. In Manciur·ia non v 'ha asilo per alienati ; Qlh:dli della Siberia sono affolla· tissimi; un tt'a~por lo di 10.01!0 km. su un& ferrovia ingombra di treni milital'i pr1va quAsti disgraziati d'ogni speranza di cura. L a novità delle condizioni , nelle Quali la moderna g uerra si svolge, accresce di molto la tensione nervosa c queste nuove forme di shock produrranno tiU0\'1:' forme di neumsi e di disordini mental i. L'A. propone l'istituzione di ospedali-tende speciali per alienali mili tar i con m edici specialisti. Gli ufficial i med ici hanno già troppo da fare per i m alati e ferili e non polr ebbet•o occupa r si degli alienati tlisseminati negli ospedali comuni. Egli cr ede che i crimini di violenza, stupr o, ecc., cosi comuni nei S•l l.lati i n guerra, sono in g-t•an parte dovuti a l esioni mentali e dovt•cbbet·o essere gtudicati più dai psic hiatri militari che dalla coi'Le marziale. G. OsTINO.
RIVISTA CHIRURGICA RICKMAN I. GooLER.- Un oa•o eU trattnra lonJ'ltu4lnale della tllJI&. -
( The
Lancec, febbraio 190 1). Il paziente, uomo di 46 anni, rifer iva che nello scendere da un omnibus aveva battuto violentemente il ginocchio sinistJ·o contr o il parafango della ruota. Era rimasto in piedi fer mo, ma al primo tent.ativo di camminare era cadu to All'ingr esso si trovò la gamba e il ginocchio così gonfi e dolenti che si do· vel te ricorrere alla cloroformizzazione per poter esaminare il paziente.
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Il risultato di tale esame fu il segusnte: '1° ginocchio valgo, che poteva r·idursi coll'f'stensione dell'arto. 2• Aumento del diamell"O tra<.verso dell"e~Lremi tà superiore della tibia, dovuto for se all'edema, almeno in par·te. 3° Abnorm e mobilità laterale della libia sul femore. 4• Spor·11enza abnor·me rlelle tubero!=<il a esterna ed interna della tibia. fl" Lieve scr·ict:hiolio comprimendo la libia di lato. 6• Mancanza di qualunque segno di frattura ll'asver sal t!. 7• Tensione dt!ll'ar·ticolazione del gi nocchio. Sempre dur·ante l' ar! esle~ia si r idusse il valgismo e si applicò una stecca di Crofl. La r adiofrrafìa rivelò una fessura longiludinale e::tesa dalla superfi cie articolar e della trbia, appena all' estern o della linea mediana, per circa 5 cm. in basso. Sul Jato intern o un'altra piccola ft·attur& obli'lua fra la luherosità inter·na della tibia e la diafì!li. Dopo dieci giorni furono iniziati il massag~io e i movimenti passivi, pur essendo la tumefazione della gamba ancor considerevol e, e dieci giorni più tardi il paziente comi nciò ad usare le g-ruccie pur conset•vando la stt!cca. A l l'uscita la larghezza della libia era mollo maggior·e che a destra. 11 g inocchio poteva solo piegarsi per 30 gradi. Due me!>i più tar Ji il movimento si compiva per circa 60• gradi, ma ancora imperft!ltamente. La N1r1tA dell'accidente lo r ende de~no di nota, mentre dall'altro lato, la r adiogl'afìa supplisce og~i alla scar sezza dei siutomi esposti nei libri di testo.
L. FAI.CE T1 [. l. THIRrAa. - Tecnlc& operatori& e4ln41oaztonl g eneralt del metodo o••l genato In oh irargia. - (llulletin de l"acarlemie f'oyaltt de médec111e de Hel{/Ì'JUI!, n. 5, 1901). L 'autor·e comunica all'accademia il ft·utto della sua esrerienza sulla applicazione del metodo ossij:renato nella cura dei proces~i infettivi chii' U!'gici , lllCl odo che r·iliene destinalo a ci h·eniro il complem ento deìl'asepsi, e descr ive lu tec11 ica da lui seguita. Egli !"applicava non toolo contro le infezioni df!i germi anaerobi ma contro ogni processo ittfettivo di qualsiasi natura. Ricer che batteriologich e e sperimentali in falli hanno dimostralo : t ' che !"ossigeno pur non possedendo un r eale potere batteric·ida suglt aembi, attenua considet·evolmenle la vir·ulenza di 'lUe~ti germi e ne di!"trugge le tossi ne per ossidazione; 2° che accelera la diapedesi e pO<:.\'iede un potere chemi•>taLlir:o positivo; 3° che favori sce la fagocitOSI esagerando la vitalrtà degli ... tementi a ciò delegati ed a~on sce s4i batter i in m odo ùa rendorne più facrle l'inglobamento per part e dei fa~ociti. M ateriale. - È sem plice. poco co~toso . L'ossigeno st1t in serbatoi m etallici, di forma cilindrica e di var:e dimensioni. alla pressione di 1:20 atmosfere. l p11:t piccoli di que$l i recipienti, alti 25 cm. sono porlalili con tutta comodità eutt·o un astucc1o. Una estt•emita di essi termina con un becco da innesto prov\"i sto di valvola, a cui si congiunge un tubo di !{Otnma nel quale, all'altro estr emo, si può applicare sia un ago di Pravaz, sia una cannula di vetro o caucciù, secondo l'affezione che si deve curar·e. l grossi ser batoi hanno al loro estremo superiore un'armatura metallica cnn duo rubin etU di scappamento, a cui si adatta un tubo di gomma di lunghezza variabile. Talora è utile aver dei sacchi muniti di due tubi, uno innestato al recipiente, l'altro che pesca in una soluzione
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antieetti~:a, talallra con viene anchd u 'ittre dei tubi di gomma a più b r ancbe p!!r distribuir e il gaz in diverse regioni. Per le ('avi là dell'or ganismo (vescica, periloneo, pleura, uter o) l'A . usa sonde a doppiA corrente, per la distribuzione dell'ossigeno alla superficie cutanea ha dei piccoli tubi foggiati aù imbuto Pr:ma d'impiegal'e l'ossigeno fa duop•> as5icurarsi dP.IIa forza della cc.r r ente, per· cui !<i apr e prudentemenle la va lvola o rl rubinetto e si fa arrivar e la ror.·enle d'ossigeno ir\ una soluzione &nlisetlica qualunque: dal sobholl rmenlo che si produce ~i trae un sufficiente criter ro della rapidrlà e quantità di sfug~ita del f:tll". Tecn ica ed indica: ion i generali. - Il m etodo, oltreche semplice, P. innocuo e l"oss i ~teuo non è t<•l"sico: l'autore l'ha applicato nelle ferite infette. flemmoni, ~dticemia gazosa, er·el"ipela,telano. carbonchio. infezioni gi r.ecologiclrP, uretr 1le e cil"lile, fu•·uucoli ed antraci, frollure esposte, osteiti, osteo-periostiti , osLeo· miel iti, in fezioni delle s1erose, lesioni tuber colari chirur~iche, tislole onu ti , urinal·ie. l'enali, bih~ri, affezioni cutanee, siuusiti moscella r i. La tecn i('a in tulli que~t i casi, br ncl•ò invar iabili come principio, ha qualche m odal i tà sreciale se· condo ciu~cu na tlellu suddette afl'ezioni, che imporla conoscer e. L e .ferile il~(~:-tte da strumenti da punta sono poco inl erel"s&nli per l'<fl, lo snno di pii1 lo complicazioni, fra cui l'autor e prende com e tipo 1l patereccio. Se quPl"lo é all'inizio, si può farlo aborti r e in una sola seduta, intJ·oducPndo l"a!-!n <.h Pravoz nei tessuti infiammati , previa anestesia local e; la cor r ente di m:s•geno !li fa passare per 3-4 minuti, poi s1 fa unA medicatura con a cqua oc;s•~en a ta. Se vi é ~ià suppurazivne, si fa una piccola incis ioni! per dar·e esito, n l pus, e allrave•·so ad essa con un ago smusso di PrA\'SZ si fa IJ&SSIH'e una forte corr ente d"ossi~eno per IO minuti: anche qui si l'a seguiJ·e una m eJ•catura con acqua o~s•genala, il giorno dopo si r ipete la stessa operazione previo bagno del hl parte in UCI)Ua oss1genata, e questo per lo più basta per la guari j:!IOne. :\elle ferite d'arma cla taglio in cui la suppurazione è in via cii evoluzione o ~ili stnbilita, Ja,·aggio con acqua ossigen11ta, irri~azione gazo"a con cannula th vetro o caucc1ù innestata al tubo condullo1·e dell'ossigeno, per le) minuti : medica tu r e con compr~'<sStl ba~nale in acqua osi"igenala. Spesso al l'indomani ltt snppurazione é arrestatA: se la raccolta é più abbondante e vi sono scollam .. nli , allora si ri co1-re alla m~Jtcalura come nelle ferile conwse. Queste ra· ram ente non sono infette e spes;>o suppurano, ed é qui che il m~todo ossigenato mostra il suo valore. L 'ttutor e pr ende come tipo una l esione pe1· schiacciamenw o strapp11mento d'u n arto: egli si astiene da ogni opt>razione cruenta i m med1ata, e con l'aiuto della medicazione ossigenata attende quAlche giorno per aver tempo di distinguer·e i tessuti necrosali da1 vitali, linea di condotta preziosa specie oelle lesioni della mano e del piede. I n questi casi si pratica un largo l avaggio con acquA ossigenata o, se si tratta di un Ar to, un bagno di '/1 - 1 ora; posci11 si fa arrivare une cor1·enle di ossigeno in lutti i r ecassi nella fer·i ta, mercé l'ago-cannula di Pr ovaz o quello di vt-lro, generosamente. in modo da produrr·e nei tessuti contusi un enfisema ossigenato. Quindi, ~e si tr·aLta Ji un arto, si copre la feri ta con compressa imbevultt d'acqua ossi~enala, si applica il sacco ùi gomma ben steril izzato che si r iem pie d'ossi geno con debole corrente, e si lascia la fer •ta 2~ ore o più giorni i n quell'atmosfera ossi~e11ala ; se il sacco non è c.pplicabile, per chè la fer 1La interessa un'altra regione, si dr enano tutte le anfrattuosi tà con
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un tubo di p;omma a più branche che altraver:;ano la roedicalura e per il quale passa l'ossigeno pr oveuilmte dal r ecipiente a c ui é innestato. Nelle ferito d'arma da.fuoc;J, non s• devono far~ lentativt di esplorazione o di eo::trazi•me del protetti le ~e non v'è febbt·c o Jisturbo funzionale: disinfeztone dei ctintorni della fertt.a, le~gera cor r ente tfossigeno lungo il tragi tto, occlustone delroriflcio con compt·es•a umiJa ossigenata. :'\ei Jlt:mmoni cit·coscrittt o dtfl'usi lo ~uari~icme si ottiene spe!=<SO con una rapiJ1tà sor prendent e; nei ctrcoscritli, ascessi caiJi, !ti fa, previa r•goro!'a di· sinrez•one locale, una pic'!ola IOC1~1one od anche una puntura, ci ò che evita ctcatric i deturpanti (collo e('c.); si spreme il pus, si lava coll'acquA osst~tenata e pu1 si fa pai"snre con un a:.:o smus:>o) o una cannulla di vetro una corrente d1 gaz pe1· m ezz'ora circa; indi lt~ sohto m edica tura con compressa i mbevuta di acqua os~lg.·ntlla e I'Ascratut'11 compre;;si va. Se l'ascesso è voluminoso può occor·r ere di stabilire una cnrrente pl'r manente con tlll dreno ~gio che ps:>sa ottrawrso la medicalura ed o c ui "i inne~la una cannula in comunicazione col recipiente del gaz; all'indomani la su ppu1·azione è cessata ed in 2·3 ~iorni t> i ha la ~uarigione. Nei flemmoni di(Tusi: inei srone lar·ga, svuotarnertlo .lei pus, hl\·a~gio cor1acflua ossigenott~, it-riguziona gazosa ossigenata a ro t·le cM rente, •1uin.J i applicazione dr una mdrl icutur·a O'>sigenata pet'mAnente con cnr'l't•nle debole d'ossigt:lno cui tnbo di g<Jmma a piu br anehe e ,iJ·enHggì sufllcienli in modo da fa r c01 nunir·ar e le varw log,c:ìe suppu r1wli. Nellu selticemia ga•osa il metodo o~!>ig<'nato manife"ta il mnximum della sua azione efllca~:u: l'ossigeno di:>tt•ugge Il v1brione settico, ossida le ,.;ue tos~llle, auni<.:hilisce l e I!Ssociazioni micr obiclte. favor isce la fagocitosi. Qui la tccnrca é tutta spec1ale pe1· il modo parlh.:ohll'e con cui il vibr rone settico agisce sui tessuti: é unerobio e pt·ogrcdi!<ce pt•ovocancJo utl'ltlmosfera l!BZOsa prtvn di ossi~c uo, i n ctò favoriLO da1 p10gt>n1 serob1 che gli sono as!<Ociati (<:.lrl'plOC<lCChi e st.alilococchi) e che asl>ot·bono l'ossi~;eno. È •ruindi nei tessuti che occor t•u attaccarlo, miettanJo nei tPssuli inquinati e cll·co;;lanti la piu grandd quantila d'ossi_!!eno. È n ec~ssori o parerò un lun~o sbr·igliamento della parte afTetta, st>· guilo da irrigazione abbondante Ji acr1ua ossigenata, poi <~a iusuffiazinne in tutti i r ecessi di una (t.>r te cor r.wte di ossigeno Successi vamente coll'al(o di Pravaz s1 irnpre~nano di questo gaz lutti i tessuti ci1·costanti l'scendo penetr ar e l'a~o nel cellulat•e sottocutaneo: devesi ottenere un vero enfisema. I n le i modo si può ar restar·e 1! cor·so del male. N ella eresipela sempl1ce l'o ssi~-teuo si adoper a solo io insufllazioni sulla parte pr oietlandovi per 5-15 m i nuti un for te getto di gaz, e ripelflndo spésso, anche ogni ora, la manovr a, che può esser·e facilitata dall'uso di un tubo svasa to ad imbuto. Negli inLer val!i si applica una compressa bagnata nel l'acqua ossigenata. In 2 ~ ore l a febbr e cade, il pt·ocesso risipolaloso si r i solve e in 2-:J giorni si può oUener·e l a guar igioue. Nella iorma /lemmonosa al lr'attam ento Ol'a ùetto va associato (1uello descri tto a proposi to dei flemmon i , e nella gangrf:nosa quello della sett1cemia gazosa. Nei foruncoli i risultati sono splendidi per r apidità ed efficacia ; basta ge· neralmente pungere •l for uncolo e miettare l'ossi geno per mezzo di un AS!O di Pr avaz a~t raver~o il crater e ed alla sua base. Talora l'ossigeno che penetr~t con ror za nei tessuti i nfiam mati pr ovoca vivo dolore, che quasi immedia tamento-~ si attenua e pret>l o cessa. Negìi antraci circoscrtlLi: i niezioni gazose in v ari punti della zona tumefatta
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e dell'ar eola infiammatoria, per un ' t minuto, applicazione di una compressa imbevutu di acr1u1t ossijlenata: ,;e la suppur·azione è avanzala e col pus si eliminano cenci necrolici aLlt'aver!!'o numerosi cratel'i, è conveniente l'aggiungervi delle insunlazioni d'ossigeno per ' , o'ot'll colla cannula di v etro nelle varte anft·attuosità. Ogni giorno si t•mnova la me.iicatut·a ed in una settimana il procHsso é g uarito. Neg li antrad dtffusi si la\'a prima la region e con acqua o~si genata, poi si dis,:ecca no i lembi di t essuto necr osato, asportandoli co rnpletamente; quindi irri~aziont ~aznse con cannula di vett•o per 10 minuti e a pplicazione di una cot·renlc perm anente per 24 o r e. Cinque o sei medicalure ordinariamente bastano per ar r estare il processo settico, dopo d i che si ottiene cicatrizzazione r apida con compresse all'acqua o:;sigenata alternate con altre all'acqu~ del Pa~?lia ri. Nelle fratlnre e lussa•ioni espo!le si lava accuratamente la ferita con acqua ossi:renata, vi si fa passare con una cannula di vetro una forte corrente di ossigeni), poi si procede alla riduzione e, se ne è il caso, alla sutura della soluzione di continuo, applicandlo un drena~gio ed un lun go tubo di gomma rl estt· nato al le insufllazioni1 c he pas::a attravet·so la medicatura asettica. Si assi cura la coallazione dei fr·amme11ti coi mezzi ordinari e si stabilisce una irri ~az ione permanente di ossi~eno pel' vari g iorni, se è uecess1•rio. La temperatura. d it·a quando questa potrA sopprimersi. L 'A. si dilunga a desct·tvtwe la tecn icA delle applicazioni rlel metodo nelle cistiti e uretriti, nel tetano, c arbonchto, ost eiti, in fazioni purnleote delle sie r o:>e ('irlr iti-pleurili pet•itoniti), lesioni tuberco lari cllll'urgiche, fi stole di varia natura e l'ade, eczema ecc., su cui ,:nrvola non discostandosi la tecnica da quella g ia lar~amente esposta: C!)SÌ pure omette qu~lla da usare nelle infezioni ginecol o:.nclle. Dell'no d i notR il fatto che l'ossi~eno si è m ostrato i mpotente conlro il bacillo d• Koch. per cui i ri~u l lati del m etodo nel le atf>:!Z'Olli tuber colari sono poco soddt><faceu ti. U. RI V A. n~CLUS. -
L'analgeala locale OOD la atovalna. n. 5:), I !JO~).
(La Pres.se médicale,
Da fJ mesi l'A. esperimenttt in clinica un nuo,·o analgesi co local e, che da ri ce t·clle sugli a nunali, pat·rt>bbe due v ol te m eno to!"sicl) del la cocuina. L'itlu· str c cll11·uqro studiò d1:1pprima il potere RnAl gesico e 1p1ello tcJssico del nuo vo prepat·ato rt spctto alla c·o•cai na, e r·iscontrò che l'Otto il punto Ji vi sta ttua l;.!e· sico la slovai na vale la cocaina, e che qumdi dopo 21) Rnni d >~cché la coca11111 tiene il primato, queQlA .~ l'unica sr>>"tanza c he l 'aj<'~uagli. Il potere tossico inYece é decisamente minor e, per cui il Rerlus inietta s"nza tirno 1·e do~i mtc~ f!· f!io ri di slovaina eh t. di coca i na, e praLi cA con quella operazioni che non a \'relliJe osato far pr-ima . 111 una ;;.ola seduta, servendosi d ella stovaina, estirpò qua ttro pacchi voluminosi di vMici ;posli sulle d ue coscie e sullo due g ambe senza che l 'mfermo avvertisse alcu•1 di~turbo o dolore. Duranlt< questi nove mesi il Reclus St servi della stovaina nei due t~rzi dei casi chirurgtci occor si g li . Fra i pregi della stov11ina l'A. ricorda la sua alione vasodilalatrice, la quale esercitandosi nei vasi cerebrali pet·mette di oper·are !'l'ii ammalati nella posizione seduta, il che è assolutamente contr oindicalo per la cocaina, che ha po·
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tere vasocostriltore; la stovaina inoltre, attenendosi per sintesi, è meno costosa dell'altra. Il Reclus ritiene che la s tovaina sostttui1·à la cocaina nella analgesia locale. GR!XONI. M unPAY.- Studlo sulle amputazioni dell'arto Inferiore. -
(Bost on medicai
and surgical Journal, 14- luglio l !IO~).
E il ris ultRto d'un'inchies ta su 50U n mpulati a~di arti inferiori e desunta dai registri nosologici del Mnssachuse tt Ge nerai H o~pitol dal1888 al 1902. da corri· spondenze con gran numero degli opet'ati e dnlle leslimonianie dei fabbri canti di arti artitìdali. La m ortalità ris ulta dalla setruente tabella d elle operazioni. A) Per schiacciameuto: a ) Amputazione d'un arto : Coscia: opei·Ati Go m or ti 2/; 172 )) 8; Gamba: Parziale del piede : ,, 3:2 n l ; b) Amputazione doppia : Coscia: operati 1 m orti - ; Coscia e tibia : " 11 2; Coscia e par ziale del piede : " ·1 » Gamba: l ii 6·' 1. Gamba e parziale del piede: » 5 Parziale dei piedi : » 1 B) Per cattivi monconi: Amputazioni di coscia : operati 11 m orti 1 '. » gamba: 35 » ' u parziali: 6 )) C) Per sepsi: Amputazioni di cosda: operati 1'1 morti 4• » di jlsmba: 31 l .' D) Per gang-rena : Amputazioni eli coscia : operati 31 morti 11 ; di coscia e gam ba : » 1 1; di gamba: 23 12; l )) » parziali (dOP!)ie) : E) P er tumori : Amputazione doppia di coscia : operati 1 rr>orti 1 ; » semplice » 32 5; >> di gamba: 2· H! ' F) Per tubercolosi ed osteomielite: Amputazioni di coscia: operati 1i morti 1 . ' » » di gamba 6 )) )) parziali ))
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Quanto ai melodi usati, il preferito fu il circolare, ma i lembi cutanei died e r o poco buoni risultali, sa lvo nel terzo inferiore della gamba.
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A meno che le parti molli fossero accuratamente avvicinate e riunite con suture perdute, i casi drenati riuscirono meglio che non i tentativi di completa prima intenzione. Questi tentativi portarono alle seguenti conseguenze: prima intenzione della pelle dal 4• al 6' giorno. espr·essione del coagulo sangui~no mediante l'apertura della linea d'incisione, infezione che provocava seni fistolosi ed ulteriore apertura della cavila, retraziune del lembo e talora protrusione dell'osso seguita da riamputazione o da innesto cutaneo. Dove si poterono avere lembi muscolari, il metodo di suturare 11 perioslio 5ulla punta del· l'osso e di avvicinare i muscoli e le aponeurosi diede ottimi risultati. Speciale interesse meritano le amputazioni classiche di Syme, Pirogoff, Chopart, Lisfranc, Heyck colle loro modillcazioni. Di esse ve ne furono 44, cioè 12 ampulazioni tarso-metatarsee, di cui tre furono seguite da riamputazione; 17 amputazioni medio-tarsee, con 4 riamputazioni, uno non guarilo ~;l 9<> mese ed un altro che camminuva ancora sulle grucce dopo 11 mesi; 8 opera· zioni alla Pirogoff co11 11na riHmputazione e 3 con falsa posizione del frammento del calcagno. Si ebbe CMì un cattivo risultato nel 33 1/ , per cento dei casi. Ma anche dal lato della protesi le deLLe oper·azioni classiche non offrono grandi vantaggi. La conservazione delrattacco del tibiale anteriore dà un vantaggio teorico alla Lisfranc, ma praticamente quest'oper·azione va soggetta alle s tesse critiche delle congeneri Hey e Ch opart: un debole arco di sostep:no ed una tenuenza all'estensione del moncone tmche quando è sezionato il tenJine ct' Achille. Dato un ampio lembo che asslcuri il collocamento delle cicatr·ici sul dorso del piede, ed un perfetto risultato senza estensione del piede, i fabbricanti di gambe artificiali l'ilengono accettabill le operazioni di Lisfranc, Hey e Chopart, pur ammettendo che i piedi o le scarpe artificiali non offrono un E<ostegno cosi robusto come nei monconi tibiali. La Syme e le !'Ue modificazioni del lembo laterale quando !'Ono perfette offrono semplicemente una gamha a caviglia: l'e8perienza p:enerale cr dimostrò chl:l gene1·almente avvenne uno spostam~nto del cuscino calcaneare fino a portare la c1catrice in cattiva posizione. Il lembo osteoplastico di Pirogoff accrescè la lunghezza della p-amba e con un perfetto risultato fot•ma un bel lembo piano: ma di l'ellola si ebbe malpo· s izione del frammento osseo o ddla cicatrice. Si trovò graodis8ima difficolta nel provverlere agli amputati alla Syme e d alla Pirogoff un soddisfacente ap· paPecchio proletico. l 8Uddetli fabbricanti unanimemente condannano le amputazioni della llamba al terzo inferiore e suggeriscono diversi livelli var·iabili dalla m età tleÌ terzo medio all'unione del ter•zo medio al terzo infe riot•e: i monco-n i dellt:1 lunghezza tra 6 e 10 pollici misurati dal mat•gine inferiore della rotula erano accettabili. l monconi luntrhi avevano tendenza a gonfiarsi alrestr·emità, oltr·eché la g r ande mobilità loro entro la scarpa por·tava una irritazione del bordo anteriore della tibia. Un moncone di meno di 6 pollici di lunghezza, per il suo menomato potere di leva, diminuiva l'utilità della ~amba. Un moncone libiale d i 2 pollici é il mi~mum per il porto di una gamba artificiale con funzi onamento dell'arti· colazione ùt'l ginocchio. Le amputazioni nella ~iuolura del ginocchio non ebbero alcun vanta~f!ÌO ~u quelle al di sopra dei condili, mentre ebber·o lo svantaggio di aver bisogno di una protesi pesante e di essere soggette ad irritazioni sopra le prominenze ossae.
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Sopra il ginocchio si consiglia di l asciare il moncone più lungo che è possibile purché i condili siano resecati. Misurato dalla piega peri neale, ogni moncone di coscia della lungbe1.za di più di c inque pollici fu consideralo soddisfacente ed ulile. · G. OSTINO.
EUolosl& • meooulamo delle leatoDl 4ell'bateatlllo llelle OOilhuiJoDl a44omtll<. - (ReC>ue de chirur gie, n. 3, 190i).
DAMBRrN.
Studiando la lelleralura tull'argomenlo si rimane colpili dal fallo che spe!lso la gravità delle lesioni intestinali non è in rappor to con l'intensità del traumalismo, ii che é dovu to a svar iale cau!l-e fisiologiche e patologiche. Fra le prime meritano eli essere ricordate il r ilasciamento dei muscoli delle par eti addominali, la distensione dell'i ntestino da gas o da materie molli o l iquide. la posizione del ferilo nl momento del tr·auma ; fra le seconde r icordiamo le ader enze intestinali, le infiammazioni, le ulcer i tubercolari o semplici ecc. L'infinita var·ielà di lraumatismi t:apacr di produrre lesioni dell' intestino a~iscono per percus!'ione o per pressione, quelli ùi questa natura sono meno f r"equenti dep;li altr i. I n quanto al meccanismo di pr oduzione l'A. r icorda quello per schiacciamento, quello per scoppio e quello più rarCI per· strappamento. Quelli della prima spE>cie sono i più frequenti e possono drvidersi in colpi moll(\ o poco dannosi. l lraumatismi perpendicolari alle pareli addominali, che agiscono sulle linee mediane a ltvello o al disopra dell'omhellico, nonché quljlli eire colpiscono i fianchi ma i n direzione obliqua indietro ed indentro sono i prù pericolosi incoutr·ando essi con magjrior facilità la colonna vertebrale. Poco pericolo!li invece sono i colpi paralleli alla parete dell'addome, e quelli diretti sulla liuea mediana che hanno P•' rò una direzione obliqua indietro ed infuori. Qut!sli colpi non leclono quasi mai l 'inteslmo tenue men1re possone colpire il colon ascendente o discenrlente e l' S iliaca L e lesioni per· sclriacciau1ento sono tanto più temibil1 quanto il corpo contendente sarà piccolo e stretto. e riò e dimostralo dalle osservazioni cliniche e dalle ricer che sper imentali, e quanto più il trauma fu improvviso. Le lesioni inte->trnali da scoppio, eccezionali in pratica, si possono produrre sperimentalmente intercettando momentaneamente la comunicazione d• un'ansa nleslinale, distesA in modo notevole da liquidi e gas, con quelle circostanti. Per determinare lo scoppio il Oambrin ritiene necessario che il colpo vulne· r ante a.s;tisca su una super ficie molLo la r~a. ed allora, contrariamente a quanto avviene nello schiacciamento, la sier·osa cede per primo, quindi la muscolare e da ultimo la mucostt. M er·ita d• e~ser ricordato che la lesione intestinale per· scoppio é qunsi fatalmente accompagnata da l esioni per schiacciamento, onde il chirur·go in talr casi deve ricer care e curare J•erforazioni multiple, Le perfo•·a1.ion i per strappamento non sono ammesse dal Dambrin che non le poté ottener e sper·imenlalmente su cadaveri aventi l e anse intestinali vuoto GRrxoNr. o cliste~e da liquidi o da gas.
h RUKENBEno.- Ooleot.tenteronomla oOil tormaslolle 41 una via b111are artificiale. - (Centralblatt j'ùr Chtrurgie, n . 5, 'l 90i). L'autore, r icordati i pregi della colecistenterostomia di fronte alla cotedocoLomia pregi consistenU nella semplicità e rapidità di tecnica, accenna al massimo suo dtfetto che è quello di poter provocare l'infezione delle vie bi-
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liari a causa dei batteri del contenuto intestinale : perciò Kebr ed alli ne avreb· bero !imitalo le indicazioni e ne consiglierebbero l'esecuzione solo, quando n'ln ~i possa attuare la coledocotomin. Hermann, in una paziente di 78 anni, affelltt da itterizia gl'ave e da incipiente cole mia, ese:.xui la colecistenterostomia in modo ~peciale. L'inferma, da lui curata, soffriva difficolta digestiva, stitichezza e da anni accusa va dolori intermittenli, più accentuati alla parte destra del ventr e : pii.t tardi si ag~iunse un s~nso di peso, all'1pocondrio destro, dove si palpava 1! fegAto debor.Janle dall"arco costa1e. Ad onln della terapia interna, il tumore epatico si accresceva ed il suo margine inferiore e stendevasi sulla linea mamiliare silflo all"altezza òell'ombelico, mentre il limite suo superio1·e r aggiungeva il margine s uper iore della quarta COl'la. La vescica biliar·e, ~ros~a all'incirca qu~:~nto un unvo di gallina. era palbabile: il ventre era gonHo. Notavasi inoltre una intensa colorazione itlerica della pelle, l'ed scolorah, orine ricche di pigmento. La paziente febbricitava e rifiutava ogni cibo. Hiconosciula la necessità di un atto operativo, fu proceduto, in narcosi cio· roformica, allo svotamenlo del contenuto bilia1·e e calcoloso della ci!>.lifellea, incisa nel suo. fondo. Esh·atto indi fuori della ferila laparotomica un'ansa del rl igiuno, l'autore imprimeva dei movimenti di torsione al fondo della vescica biliare in modo da produrvi va1•ie ripiegatur~ a foggia di S(Jit·ale, fissate con cuciture a:da tte. Pratica ta un'incisione nel. digiuno lunga un centimetro e parallela al suo grande a~se, vi immise il fondo l'itorto della cistifellea e con punti di sutura alla Lembert ne fissò il tessu~o su quello dell'ansa i n testi naie ad un me7.ZO centimetro di distanza dall'oriflcio della cislifellea s tessa: in tal modo il fondo della vescica biliare spo1·geva libero nel lume intestinale. Quindi fece la sintesi dei tessuti molli addominali. L'inferma superò bene l'atto operativo. si liberò dalla febbre, dall'itteria e r iacquisl6 libertA di sensor io. l n coreggiato dal buon risultato ottenuto collo speciale trattamento del mon· eone della vescica biliare , nel caso o pera.Lo, l'autore raccomanda il suo modo di pt·ocedere nella colecistenterostomia all'allenzione dei chir urghi nella spe· ranza di poter cosi evitare l'infezione asce ndeute delle vie biliari e di aver con• tribuilo a realizzare un progresso nella chirurgia dei canali escretor i della bile. FuNAIOLI.
Cura delle uloe rl va.rloose oolla. retrlaeraslou• rlvul•lva.. - (Semaine m edtcale, 190i, n. 11)
WERNER E STrASSNY. -
Il principio informatore di quP.sto metodo di cura é basato sulle ricerche sperimentali del FUrsl, il quale provocando ripetute congelazioni dell"orecchio del coniglio o della cavia. con polv~rizzazio'li di etere, determinava. una proli· ferazione degli elementi istolo~ici, cosiccllè l'epidermide poteva raggiungere f·ino ad ollo volte il suo volume nor male. Gli AA. hanno applicalo questo procedimento alla cura delle ulce ri varico~>e; il Werner usando, come il Fiirst, le polverizzazioni di etere per 1-15 second1, ripetute fino a 3 volte a l giorno, e pro~eggendo la re~ione con un intonaco di grasso, onrle evitare l'elfe uo doloroso de1 vapori d'etere: lo Stiassoy ricol"rendo al cloruro d'etile (siphonnage), dopo avere per alcuni giorni trattate le ulceri con compresse umide e polverizzazioni di soluzione fisiologica, in modo da sbarazzarle di tutle le croste. Anche quest'ultimo ricopre la pa1·te con
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uno strato di un corpo grasso, abbaslanzu spesso da impedire che il cloruro d'etile penetri nella piaga. Se )3oi l'ulcera essuda abbondantemente il medesimo A. pn!f~ril>ce ser virsi dello stypage, cioé di dir igere le poi verizzazioni di clor el1le 5-u una compressa di garza ~pal mata di un corpo grasso: appena uno stra to di bl"ina s'e formato sulla garza, questa si applica sulla ulcera. Dopo il syphonnage o lo stypage si fa una meJicatura leg~ermente compressiva. L 'apphcaziolle è falla una volla al ~lio rno e si continua fino a ~ua1·igione, ciò che esige d'ord1nar•o più seUimane. Il metodo é un po' doloroso. pet• r.ui no;, con viene ricorrervi che dopo falliti gli altri m ezzi abitualmanl e consigliali nella cura dell'ulcer a varicosa, tanto più che questa reft·i~erazione l'ivulsiva non é nei suoi eff'dtti favorevoli di una costam.a assoluta. Dove invece risponde cost.antemente e rapidamente è nella cura delle piaghe granulanti non varicose. U. RtVA. l\1. LANNEt.ONGUE - lDlezloDi lntrartlool&d eU olio todoformlzzato e creo•ot&to preoedentil'applloazlone del metodo •clerogeno, nella cura delle o•teo-artdti tubercolari. - (Semai n e médicale, 191H, o. 5).
L'A. comunica alcune modiflcazioni che egli ha introdotlo nel suo noto metodo di cura delle osteo-artt•iti tubercolari mediante iniezioni scler ogene (cloruro di z•nco), allo scopo di agir e ad un tempo sui tessuti morbosi intra ed extrar licolari. I nietta a lulta pr ima nell'articolazione una quantita variabile, secondo la giuntura malata, di olio iocloformizzalo e creosotato conforme la seguente formula: Olio di olive. 9~ Eter e. . . 40 l odoformio . 10 Crt!osolo . . 2 e solo dopo 3-4 giorni pr atica le iniezioni cx trarlicolari, colla anestesia, di soluzione di cloruro di z1nco al t•J p. 100, subtl o al di fu01·i della sinoviale, depo$ilanclo sui vari punt1 della superficie Psternn di questa da 3 a 5 gocce della sol uzione. La lumefqzi one articolar6 IH'ovorala dall'olio iodoformizzato facilita queste iniezioni. l e quali sono dolorose, per cui al risveglio del paziente COJJviene fare una mit'ZIOne rli morfina, da l'ipetersi, ge occorre, nella giot·nala. In 3-i- mesi si Avrebbe la g ual'igione, P diii 5° mel'le cir ca si pott•ebbe cominciare a muovere l'nt·Licolazione ed autorizzare l'infermo a l"e n·il·~i dell'al·to. :\ vv~:~t·tenza impot·tante é quella di non tentare mai prima della gul:ll'igione di aumt>nlar e la estensione dd mov1m •nti, sotlo pena di veder e ri svegliarsi i l pt·ocesso. U. RIVA. H . K RAIJS.- Della radloaoopla dell'e•ofago dicembrr 100:.!).
( Gren~yeb. o. ailyem..\1edic.,
L'autore dimostr ò sperimentalmente, ad una riunione di colle~orhi, come l a radioscop1a dell'esofaf.!O possa esset· notevolmente facilitata con l' ingestione di bi<:!muto o con l' introduztoue nell'esofago di una sonda piena di pallini da 49 - Giornale medico.
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caccia o di mercurio. Il punto che meglio toi presta per tale esame é il campQ chiaro che nella radioscopia riscontrasi fra lP. ombre della colonna vertebrale e del cuore. l tumori dell'esofago all'esame radioscopico Janno un'ombra al pari dei pacchetti g landolari metastatici, ombra che viene attraversata della sonda esaminatrice, preparata nel modo suindicalo. quando l 'esofago é pervio, mentre pe1· la diagnosi di uno strin~imento e per misur arne la lunghezza e ~tudiarne la forma, fa inghiottire al malato una piccola patata colla attorniate di bismuto. Il punto di arresto di essa svela il punto ove comincia lo stringi· mento, il prClgressivo suo incunearsi nello stesso, per superarlo, dimostra la forma dello sll"ingimento in parola, mentre con un attento e contmualo esam11 -si può dedurre la lunghezza dello stesso dal momento che il. bolo alimentare s~ompa1·e dalresofagù pe1· riapparire nello stomaco. Con lo ste~so sistema, e con osllervaz1oni anteriori poste1·iori e di lato. ,riesce a rilevare la presenza è la forma dei diverticoli esofagei. G. BERNUCCI. DACONTO.- L'aoolna In ob.lrursta. - Cll 1Yuovo Raccoglitore 11-ledico, anno 11, fase. Xl e Xli) . '
È un nuovo anestetico locale preferibile alla cocaina, perché l1a scarsissimo potere ttJssico; difatti l'A. ne ha wiettali sino a 20 centimetri cubici di una solu· .zione all'u110 p. 100, senza inconveniellti di sorta. L'eU'i::Lto aoestel!CO si ha dopo H-10 minuti, e non manca mai, persistendo più nelle parli p r o fonde dei tessuti che nella pelle. L'A. ha usato l'acoina in molle piccole operazioni. ed anche iu un'operazione di ernia strozzata, sempre co1 m t::dcsimi effetti. Quando uu forte getnizio di saugue attenua il grado di aneste::~ia raggiunto io primo tempo, E'~li adopera cou mollo vantaggio compre!'!se di garza imbevute in soluzione all'uuo p. 100 di Hcoina. l\on ci é pe1·icnlo di necrosi uei punti dove si fanno le iniezioni, se la soluzione uon supera l'uno o il due per cento; come pure non ci è da temere la suppuraz1one se !>i usano tulle le p1·ecauzioni autisettiche nel preparare le sol uzione. Fimtlmenle l'A. ha potuto constatare che l'uso dell'acoina non disturba in nienttl l'ulterior e processo di cicatrizzazi one della fed~a. A. MELE.
G. LANNELONGUt·:. - Il me todo g rafloo appltoato alla pa tologia. um&Da. (Comples- rendus de l'Acarlémie des sciences, aprile HJ(H). 1 al meloùo ba per i~copo di permettere agli occhi ed allo spir tlo di apprez· zare, con molta esattezza, le modilìcazioni di fc.w ma ed i mutamenti d e • rap· porti avvenuti nel corpo umauo, e ctò partendo dal confronto fra la re~tiontl normale del corpo e la 1·egione deformata, fra gli organi sani e quelli les1. Es~o trova la sua applicazione in tutte le parli del corpo umano, ma ~oprat ullo nelle J'egioni articolari e princiralmente al gomito, alt'anca, al collo del piede ed al m edio-1.8rso. Per non confondersi, il punto essenziale consiste nel mantenere oppur~ n el riportare le due memb1·a n e'I la stessa posizione, giacché i rapporti delle sporgenzè ossee con i tegumenti cambiano considerevolmente secondo il gr11do d1 flessione o di estensione d1 una giuç~tuz·a. Cosi, nella flessione ad ang-('!o r•etto, il condilo interno del fèmore, rtmonta e viene a sporgere in avanti, mentr e non si spostanr> punto i segmenti cor rispondenti.
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Al contrario, la rotula discende nella flessione e si melle in rapporto con una nuova sezione della pelle. La posizione più favorevole all'esame del cubito é l& flessione ad angolo retto dell'avambraccio sul braccio, con la mano in posizione tale da essere tanto Jontana dalla pronazione come dalla supinazione. Il ~inocchio offre, come posizione naturale d'esame, l'eslenzione della gamba sulla coscia. Hiscontrasi facilmente il rilievo di ciaschedun condilo femorale e della rotula. Per esaminare l' interlinea articolare, me~lio è flettere la gamba a 40" ci1·ca sulla coscia, in modo da non tender troppo il legamento rotuleo. La posizione ù' es ame della giuntura dell'anca é quella nella quale la coscia é flessa ad angolo r ello sul bacino, e portali'!, nello stesso tempo, nella r ota· zione indentro ed in l eg~er·a adduzione. Si rileva allora la testa del femore che solleva i musC<lli al disopra del gr•an trocanter·e, assieme alla spor•gt~nza di quest'ultimo. Al collo del piede, la posizione d'esame è !a flessione ad angolo retto. Si potranno così l'ilevar·e tutte le s porgenze ossee, il contorno antel'iore della libia, i malleoli, il tendine di Achille fino alla sua inserzione. Ponendo il piede nell'es tensione s i avrà la sporgenza dell'astragalo in avanti. Nelle osteo-orLriLi tubercolari, il metodo g ralìco mostra i rrlievi che formano le fungo~ità; esso permette di appre1.2are immediatamente le esostosi parenchimatose epifìsarie o diafisa1·ie, dimostr·ando lo sviluppo ineguale delle ossa, delle loro sporgenze, le loro cu rve anormali, la sporgenza dei loro bordi o la conve::sita delle loro faccie, come alla tibia ed alla clavicola. Sull'addome puossi inscrivere un pentagono costituito da linee che uniscono le due spine iliache anteriori e s uperiori ai m a rgini salienti delle false cosltl da un Ialo ed alla si nfìs i pubica dall'altro. Il quinto lato sat'à fot•nito da una linea che vada da un bor·do costale all'altro. Se in questo pentagono s i dirige, partendo dall'ombellico, una linea sul mezzo di un'altra che vada dalla spina iliaca alla s inflsi, s i lascia, immediatamente all'infuori di questa linea, il cieco e la sua appendice dal la to destro; una parte dell"esse iliaca e la fine del g rande intestino dtd Ialo sinistro. In tale pentagono si pu6 tracciare, parter1do dal Ialo interno del cieco, a livello dell'origine dell'intestino tenue, la linea obliqua d'inserzione dtll mesentere. Tale linea va in linea retta riai punto precedente alla parte laterale sinistra del corpo della seconda vertebra lombar·e, e ire é l't~ cile rilevar e dietro il tronco. Tracciata questa linea si dividerà in tre segmenti uguali par·tendo dal cieco. Ora, se col compasso s i disegna una cil'conl'~ r·enza, prendendo per· centro il punto di unione del secondo e del terzo segmento, e per raggio la lunghezza dei due seg-mPnti inferiori, s i ottiene la situazione approssima tiva dell'intestino tenue nell'addome. G. BEHNUccr.
La ra4toterapta tn otortnolartngologta. -Rivista sintetica. Comprendo sotto il tito:o di radioterapia tutti 1• Sull'azione della luce; 2° Sull'azione dei raggi X; 3• Sull'azione del radium.
p1·ocessi terapeulici basati:
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1° Fototerapia. - I ris ultati ottenuti da Finsen colla fototerapia nellupus ed io parec~hie malattie cutanee hanno su~~erito a Dionisio (l) d'impiegare tale metodo nella cura dell'ozena. L'apparecchio Finsen a luce elettrica !>i compone di una lampada ad arco e d'un sistema ottico destinato e concentrm·e la luce e ad el iminare i raggi calorifici. Una lente di cr1slallo di rocca comprime la parte della pelle che deve essere sottoposta a cura, ed, anemizzando i tessuti, impediscP. ai raggi actinici di essere assorbiti dal sangue. Di oni~ io s i serve indifferentemente Jella luce solare, del becco a ga ::o ordinario, del becco Auer, dell'acetilene e dèlla luce elettrica ad arco o a d incandescenza. Due metodi furono da lui usati per far penetrare la luce nelle caviLA nasali: il primo consiste nel concentrare con specchi o lenti i raggi nella narice, dilatala da uno speculum fiss ato alla lesta; nel s econdo s'introducono fino io f~>ndo alle cavità nasali cilindri di cristallo di 4 millimetri di diametro, terminando ver·so l'esterno ad imbuto: su di esso s i concentrano i rag-gi luminosi. Con fJUes to mezzo, assicura l'A., si sono ottenute parecchie guarigioni dell'ozena, g uarigioni che durano da un anno e più. Il metodo è lungo e noioso : n ei casi gravi la guarigione non s i oltiène che in 200 sedute : nei casi leggieri bas tarono 40 sedute. Rar·amente si hanno disturbi durante la cura: solo raramente cefalea e verti~ine transitorie. L'azione curativa della luce !i'i spiega : t• col suo potere mic robicida o dire tto. o perché si svolge nd mezzo di colture. dell'acqua o~sigenata (Dieudonné); ~ pet• l'eccitazione sulla nutrizione dei tessuti, il riaUivamento del ricambio, che provoca la res litutio ad inlegrum. Il Casassa (2) ha dimostralo l'azione battericida c.he la luce, e specialmente le radiazioni chimiche del bleu, violetto ed ultra violetto, esercitano sull'agente m icotico dell'ozena il più incriminato: l'ecc1Lazione della muco!'a si rivela collo starnuto e coll'ipersecrezio ne elle accompa11na l'esp0sizione alla luce intensa. Lo stesso metodo, epplicalo alla cura della farrngite secca, dei catarri nasali e delle retrof,>~se ha dato buoni risultati, fors'anche piil rapidi che nell'ozena. Anche nelle a liti med ie purulente ct·onic he r1 belli ad altri mezzi curati,·i il D1onisio ha avuto risultati incoraggianti. Met>rowilch (3) applicò la fototera pia nelle olili medie cstarrali. Egli si ser ve di un a pparecchio f'Ol'malo da uo cilindro me tallico, che r·acchiude una la mpatla aù incandes<!enza d'dla forza di 6 candele : in questo cilindro cir·cnla dd l'OC• IIHI. Un estremo del tubo é chiuso da una lente. piano-conv es~a silu11ta immediatamente dava nti alla lampada, In qunle proiett1:1 la luce rafTredòata dalla corr ente 111 un oloscopio, che é a vvitato sopra la leute e che é intt·odolto nel condotto ULlitivo del pazien te. Le !'eJuLe dur·ano uu quo rto <fora. Quei'to me todo di cura, "'ecoudo il M~c~ro w it!' h, calma il dolore fin dalla ptirna Mduta e favor isce J'a.::sorb imen lo dell' fl8sudato: nelle oli li sclero;;e f!l scompat•J re od attenua i t•uml)ri soggettivi. Sorgo (\) provò la luce ~alare, proietta la nell' iulerno della laringe mediante uno specchio situat.o nella faringe e rilleltente r r·a ggi luminosi ad es>;;o man· LI ali da UIIO specchio estet·no, nella tube rcolosi laringea . Si tratta va di un gio-
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vane di 24 anni con tumefazione delle corde vere e false e con un tumore p:rosao quanto un pisello tra la corda vocale sinistra e l'orlo della fal sa corda. Furono in tutto 27 sedute, ciascuna da mezz'ora ad un'ora. Se non si poteva parlar~ di vera guarig10ne, certo si è che si ottenne un mi ~lioramenlo che produsse una rapida retrocessione dell'ulcerazione della cordf\ vocale s1aistra. Un caso di E~illlide laringea, curalo contemporaneamente al precedente, non lasciò scorp:er~ alcun miglioramen to. RafJIJi Roenlgen. - La scoperta del valore lerapeulico dei raggi X 1\ più o me no accidentale: i primi e~ perimenlatori s'accorsero, dopo un'esposizione più o meno prolungata ai raggi, di una dermatite di carallere mollo ostinato. l ra$lgi RoentRen vengono oggidi aDplicali nella cura dell'ulcera r odens, nel lu· pus, nelrep•telioma, nel sarcoma, nella s!ftlide terziaria, nella psorias1, nell'eczema cronico. L'ulcera roden~, rrsistenle ad altri mezzi curativi, salvo i chirurgici, secondo (Morlon (5), Mocyntire (6), T aylor (i), guarisce di regola coi raggi X. Morton spies.co i brillanti risultati ottenuti nell' ulcera rodens ammettendo che questa é prima1·iamente una malattia delle glandule sebacee: ora i ragp:l X pare abbiano un'azione elettiva sulle ghiandole sebacee, lanl"é vero che nel maneggio dei raggi X non si ha mai una ùet•matiL~ della palma della mano, ove le delle ghiandole sono poco numerose. Dall'ulcera rodens al cancro non v'ha che un passo, anzi alcuni li clas~;i tìcano nella sles~" categoria. Vi !>Ono casi indubbi di epiteliomi g uar1li coi raggi X 1 Il Morton r·isponde di 1>i, ma si trAttò E~empr~ di cancri superficiali e ben localizzati. srortUOIIlam~nle, dice il Tuffier (8), i risultati ottenuti in casi seri. come epiteliomi della linjlua e del pavimento della bocca, non sono stati mollo promPltenli, pur dovendo confes..,are l'innegabili! azione sui tcssut1 malati, che dl\'!'ntano più pastosi e non compl'imono più i nervi, onde la cPS!Iazione del dolore fino rlall<> pr ime sedute, notata da tutti gli osse1·vaton Quanto ar cancri della laringe, Ca~selberry cita un ca!:(J di m1~lioramenlo. Payson Clark (9) ha ri rerito l'IIS!If'rvazione di un malato di 59 anni con infiltrazione cal·cinomatosa dellA larmge e cachessia ct~rci nomatosa, nel quale i dolori ~>i emendarono dopo la seconda !:eduta. Morlon nel dicembre del 1902, in un epitelioma della lar inge, ha 0ttenulo colla raclrolerap1a un impiccolimento del tumor e dopo 2 settimane e pareva che il tumore vole!'se enuclearsi da "è. Scheppegrell (IO) sotto il titolo di « Un ca!!O di cancro della larin ~e guarilo coi raggi X • pubblicò un Ctl!!O che conl'I8CI'8 in modo definitivo il valore reale del metodo lerape utico. Il Masl"if'r (t l) in un ca so ottenne la scompa•·sa del dolore fin dalle prime sPdute,la deglutiZio ne si rece indolore, l'indurimento della cricOide cedette quasi subito, la mucosa prese una colorazione più chiara, l'ulcera s i fece meno saniosa e spor ca o tutt'attorno all'ulcera s i disegnò un ce1·cine biancel'ltro, una zo na d'ischemia i<Jolante il le>"suto morboso dal sano. Il Massier conchiude : l'azione dei ra g~i X non pare essere curativa in modo assoluto e sa1·ebbe solo un concorso prezioso per un intervento chir·u•·gico ulteriore perché localizza li Lumore. Una seconda applicazro:re dei raggi X nella cura degli epiteliomi é quella diretta ad impedire la recidiva in si tu: i r isultati ottenuti l'Ono incoraggianti. Nessuna azione hauno i raggi X sui noduli profondi. Tra i var1i sperimentalori solo Oudin riporta certi casi i quali proverebbero che quando si trattano tumori maligni, come sarcomi ed epiteliomi, coi
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rag~i X, possono prodursi fenomeni ,generali (anoressia, vomito, depressione generale, morte) dovuti o a generalizzazione migliare o ad intossicazione da entr·ata in circolo di materiale canceroso. Quanto si è dello pet• il cancro si dovrebbe ripet.ere per il sarcoma : in un ca::;o vtldulo da Mortcln, gia operato due volte chirurgicamente, l'applicazione dei raggi X impedì la rec idiva. l frequen ti successi ollenuli nel Ìupus hanno dalo alla radioterapia una definita posizione. Paragonati alla luce Finsen, i raggi X richiedono un minot· numero di sedute. Le sedute sono più cor·te e nella ~ran maggioranza dei casi può esser·e curata in una sols volta l'intera area. Con maggiore o minot· successo fu rono traltate anche le g hiandole cervicali ipertrofiche, u!'c eri, scrofuloderma e Yerruca necrogenica. Il numero delle malattie, nelle quali furono provati i raggi X, é infinito : finora, oltre alle s urldette, pare abbia f~:~llo buona prova nella psot•iasi e nel· l'eczema cronico. "\Vigmore (13) a ssocia ai raggi X speciali medicamenti: nel lupus e ne ll'ulcera rodens il permanganato potassico, dal quale coll'elettricité e coi raggi X si svolge l'ossigeno nascente, nella psoriasi l'unguento all'acido pit·ogallico, in un neo l'acqua ossigenata. R aclittm. - l raggi e manali dal radium sono di tre specie: 1• r aggi -:~, che hanno poco o nessun potet·e d t penell•uzione; e siccome per proteg~ere il radio dall'umidità bisogna rinchiuderlo in vetro o m etallC', cosi i t'aggi rx non possono eser·citare alcuna azione sui tessuti; 2• raggi (3, di alto poter·e di pene trazione: secondo Mackenzie Da vidson sono essi che producono l'azione caustica e o;iis lt·uttiva sulla pelle, per cui è ragionevole concludere chtl ad essi é devoluttt. razione terapeutica del rad ium; 3• i raggi y che corris pondono a i raggi X somminisll'ati da un tubo ec· cessi vamente forte. Le applicazioni pratiche del radio sono le stesse di quelle dei rAilgi X: per la scat•sità e piccolezza dei campioni disponibili si mettono in azione pochi raggi, ma quel che si perde in quantità si guadagna in comodita di applicazione. Roberl Abba (H) ha riuniti tutti i casi pubblicati sino all'S f.tennaio 1 90~. Sono in tutto 42, di cui 8 di lupus, 7 di epiteliom11, 21 di carcinoma, 3 di ulcera rodens, un sarcoma, una telangieclasia, uno di psoriasi. Il lupus delh1 faccia e delle mani cede rapidamente come coi rag~i X, dieci volte più r apidamente che colla luce Finsen. Il radio di 300,000 unita richiede una seduta di mezz'ora ogni due o tre giorni. L'ulcera rodens guarisce con belle cicatrici rn poche settimane con una o d ue applicazioni alla settimana. Sono riportati co me guariti piccoli noduli sarcomatosi cutanei. Dei cancri i più migliorarono; uno della grandezza di uno scudo sarebbe scomparso interamente. Abba comunica una gua!'igione di un epitelioma dell'orecchio, resistente per due anni ad ogni cura, guar·ito con tre applicazioni di radio di mezz'ora ciascuna, ed un altro epitelioma dell'orecchio migliorato col radio e ~uarito poi coi raggi X. Secondo Mac Leod (15) il radio agisce in modo sorprendente nell'ulcera t•odens di piccola grandezza: se l'ulcera è piu g rande d'uno scellino, la c ura coi raggi X 6 più pratica, perché si può esporre tutta la superficie dell'ulcera ir1 una sola volta, ciò che non é possibile coi piccoli pezzi di radio a nostra disposizione. In parecchi casi di ulce1'8 rodens, stati a lungo trattati coi r~tggi X e rimasti ad un certo punto st~zionarii, il ndio stimola il processo di gua-
RIVISTA DI OTO-lU.SO-LAlU.SOOL\TRIA
rrA"rone. Nel l upus vul .~"aris il radio porta alla scomparsa del granuloma ed alla sua sostituzione con tessuto sano; ma non é pratico se non in caso di piccole isole : nel tipo ver1·ucnso del lupus vulgaf'is é superiore ulla luce Fm· sen: n on ha alcun valor·e terapeutico nel Jupus el'itematoso. Circa l'azione del ra diurn negli epitel iomi, ~lac Leo,J dichiara di non nvdr avuto r isultati positivi. M acyntire e .M orton ne duhitano, Lessar (16) t•rferrsce un caso di caocr ()ide Jelltl fRccra compJe·.ameutfl guar ilo, \\'ilhkins (17) lo trovò utile in tumori srtuali superficialmente non oltre t 25 cm. dalla pelle o su mucose accc<~sibili . La 'arit>tà dei risullatr ottenuti dipende in parte dallo qualità di radio ado· pe1·ato e dal morlo di applicazione. Lassar si ser vì di pezzi dr l mm1f. eli bromUI'O di radio chiu<-i in una capsula fì!'!'ala per mezzo dr una fa11ciatur·a al !>Unto malato. Questa quantctà é sunicienle per Otlt'ner e J'ell'dttO desider·oto sen za produr-re l'C'azioni necr·nbrche: appena si ha q uniche seA"nn di r eAzione !'Otto forma di tumefozione, arros><amenlo o scnlor amento, lfl cur·a dov'e!lsrro inter·r otta. ~Ioc L eoJ ebbe pezzi di r adio di ;:, 111111 ~. d1 UOo,n:ro un rtu r·adioatlivt•, chiu"-i i n tubi di vetr·o: pPr opplicalioui sullu pelle mdle 1! tubo c>nt r·o una ~calOIA di m etnllu, a v vol to in cotone e lo fis."a cou un bt> r ldl'l~j!i O alla parte molate. Le 8-0dll'o durarono do 10' ad uu'OI'A secondo lu pur·,•zza o l'ut· ti\'ila del r·Adin e Sl'conòn i caratteri dell'ar·ea m ola!a : se v'era ispessirnento del l'epidermide, come attorno all'ulcer·a r·ool~ n s o n•·l lupus ' 'C I'I 'IICO"O, le !<edule erano p1u lunf!IIC d1e nel lu pus nodular·tl con pelle S•>llile. In l{t> neral t~ l•l ii!l'dute erouo giorn alieri', per la r r•1ma se'.timuuu, pni l :'> git1rui di r·i po~<·, quindi, so;; ve n'ero bi~;;ognc, un'altra !!ellunaoa di cura t} co::;i di st'~ui lo. R ari i r.mom eni concomitanti: talora le!!'giera seusazi.,ne di br·ucior·e e di punlur·a, rari s-.irni i dolor·i nevr·.. lgici. Se si coufr •>ula l'nzrone aei ra ggr X con quella del r·a lio, si può dir·e (\\'illikins): t• il r·adio non serve ad uso dia!!uostico; 2• il r·adio guar·tsce <'er·lr tumori che nou sono zuariti dtli r·agg1 X ed a~isce più prontttmente di questi, ma non su c•>sl vasta !<upe1·fì ·ie quanto i r11~gi Roeut~en;
3' le radraziulll dei !!uli di ra ho sono unif.>rmi, ciò che non è dei ra,tl'gi x ; 4' l'apparecchio Rònlgt>n co!<ta di (!IÙ, avendo continuo b:sn~no di r innovamento dei luhi di Cruokes- H1tlor r, mentre il radio dura in t'lùrno; s• il radro si pl'esta più Jer r aggi Ròntgeu ad applicazioni nello Cll\'ilà natur·ali (na!'O, bocca .:d e~oft~go). A completal·e que!'tu rivista dovr ei ancora parlar e del thorium e dei raggi l'\ ed N'. Il thor·ium non avrebbe dato alcun vRntag-gio in due ca'li Ji lupus vul~a r·is trottati da Mac L~oJ. Sull'az,one terapeutica dei ra gg-i N ed N', pt·ocla· mala da Charpentier , domina tullot·a un cer to scetticismo. Al congr esso 0tol'iuolal'ingologicc francese del dPcor so mag~io, Raoull asseriva che da cet·te esper·i enze fatte, in comunione con Charpentier, emergerebbe che i r aggi N a vrebbero un'influenza m ollo marr:ala sull'udito : av vicinando all'or ecchio un corpo che emetta r aggi N (massa d'acciaio, legno compresso, ampolla J i Crookt!s) si ha un aumento dell'udito; se si tocca col dito uno di questi corpi, il suono del diapason é r inforzato e sembra anche che si elevi la tonalità del suon o. Per contro i r aggi N', scoperti da Blondlot, dim inu iscono l'intensità del suono G. OSTINO.
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RIVISTA DI OOULISTICA
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Sul prete•o deoorso clcllco delle otltl medie acute. - (Zeits. jur Ohrenh., vol. 46, fase. 4').
K i.>RNER. -
Zaufal sostiene che nelle olili medie acute genuine la paracenlesi limpanica non fa che disturbare il processo naturale di guarigione, perché delle otiti s'avviano alla convalescenza non appena il mict·oparass ita flogogeno ha raggiunto l'acme del suo s viluppo od il terreno di cultura è esaurito ed il prin. cipio della convalescenza è segnato da un rapido abbassamento di temper a tura, come nelle polmoniti. Heine aveva già affermato di non aver mai osservato un cosi tipico ciclico de· corso delle otiti medie acute. Korner nota che quando in un'o ti le media acuta si osserva una cur va termica simile alla pneumonica, essa è dovuta ad u na complicazione di un focolaio pneumonitico. Si tralla di focolai ~be passano inavvertiti sia per mancanza di esami del torace, sia perché circoscritti al cenlt·o ddi lobi polmonari, s ta perché non si tradiscono con sintomi sogget tivi (tosse, espettorazione, dolori, dispnea, ecc.). Resla così sfatata la teor·ia tlel decorso ciclico della olite media a cuta d la terapia aspell11nte di Zaufal pe1·de il suo appoggio teorico. L'A. fa la storia di tre malati di olit!' media acuta, io cui la curva tipica della temperatura era dovuta ad una pneumonit~ da principio latente. G. OSTINO .
RIVIS1,A DI ·ooULIS'riOA JANRT.- Un dJ•turbo prodotto dall'e•agerazlone di a••oolazlone
lare. -
binocu-
(.-lnnales 11'oculistique, i, ·1903).
L'A. ci fa conoscet•e, con ~rande precisione e cura d ei particol11ri, il ca:>o di un infermo avanzalo in età, neuropatico. artritico, arlE't'o- sclerot.ico, il quale presentò prima una •·elinite emorragica, poi delle sensazioni subbie ttive luminose e dolorose nell'oechio sanistro. L'occhio destro, in cui si riscontravano numerose emorrag ie, r icuperò a poco a poco l'aspetlo quasi not·male del fondo; ma non oslante che l'acut~zza visiva di quest'occhio sia buona, tuttavia il paziente non può servirsene utilmente a motivo dei disturbi del sinistro. Il Valutle fece la sezione del nervo ottico sinistro, e ne segui qualche sollievo, poiche scompa1·vero i dolor i e le visioni folgoranti; ma per cedere il campo Ad una perturbazione della visione monoculare dell'occhio destr(l. Questa, che è buona nei primi momenti, s'intorbida non a ppena si tratti di fissare o di accomodare.
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.·
c i!: come una nuvola che !'lembra v enit·e dal l ato l!inl!;tro e che si estende, a g rado a grado, ver so destra per· rir oprire, poi, tutto il ca mpo visivo. Es!'a é brillante, composota da tanti piccoli punti; é una ~P"Cie di ba~liore come quello delle nuvole di color bittrlco-ar!Ienteo quando sta per !<Cnppiare un uragano; e uno !'fol:zorio di luce c he mi balena dinanzi - dice l'in fermo é un r oll:!ere e un tremolar e conlmuo. Gli oggetti c he restano ancor a vi$ibili, mi sem br a di vederli come soe fo!'ser·o posti 111 fondo d'un celino pren o d'acqua le cui incr espature on.luiR!'sero senza tre~ua •. - Questi disturbi !'par1 socono quando l'occhio destro l> isolato funzionalmellle dal sin1s1r o, come avviene <(Uando si pr ende di mira un oggetto con la pi!'tola, o QUIIIlcl•> s'immobilizza meccanicnmente uno dei due occhi: vele a d1r e, che bisogna soppr imere l'a.ssociazione per ottenere la visione distinta. La derluzione psico·fisiologica che si ~i unge a trar-re da questi fatti é - siamo lieti di dirlo - quello. che g ià do. parecchi anni abbiamo messa in e videnze nei nostri studi sulla visione biuocula1·e e simultanea (1); e cioè, che esiste cou tutta probab1lilà: 1o una vis ione m onoculare isolata, in cui non funzionando che i centri di un sol lato, uo n e!'liste più associazione; :!0 una visione binoctrlare associata, a cui concorro no i cen tri supe1'i01'i di destra e di sinistra e le lor o Associazioni·; 3° una visi one rnonocular e associata, intermedia alle due precedenti , in cui entrambi gli occhi ~uard o.no, ma uno solo vede, e i due centr i funzionano per mezzo dt~ll t> loro associ Azioni. I d i ~turl>i po:>sono aver e per causa il difetto di :>im'll •'lria r elinira - diplopia per Jec:;ione dei muscoli, o pAralic:;i; - pniruè que«tP le"1oni funzionali !'l r iti ... l· t on o s ui centri vi.,i vi che hAnno una funzione pAr•allt'la, e ne r i!'ulta un òi~tur·bo vi:>ivo Si O;!j.(iun~a che i di<>turbi dl'lla converj!'~nza SI trag~on d1etr·o dei di· slurbi accomodativi i •luAh SI r iprr·cuotono anch'e~!'i sui centri vi!'li\'Ì e vi pr·o· ducono dt>lle alterazioni fun7.ionali. È ver o che m·l ca~o del Jnnet, non e"isle\'a drplopia percl~t• il nervo ollir o Pra sezronnt111 ma v't ra pe1·ò uno strnbi!'mo estrrno. Quando si par·lu d1 vi~1one m onoculare o binocularB. biso.merebbe bcn di.,lin· lWe1·e parecrhi ca:<i !'l••coudo che i centri sono - oppure no - in t!<tato di funzi onare. Dun•ru e, visic111e hinocular·P., visione rnonocula1·e bicorlicelP, visione monnculare m•Jnocorticnle, sono tre espre!':sioni che polrel rber o ind1cnre tre sia ti differ·enli , 1n cui le par ole monoculare e binoculare si rif,•riscoiiO alle cellule n ~>r•vose r eliniche d i uno o di entrambi i la ti; e le parole monocor ticnle e bicorticale, ai due c•·ntl'i visivi supt'l'iOI'i simm~lri ci. TROMIIETT,\.
Le cheratiti eredo-alfllttlohe e loro cura. cl'ophlalmoloyie, l , 1!JU \).
ROLLET. -
(ReDuc
nén.t;role
L e idee dell'f-lulch inson ~>ull' éziologia della cher atite inlc r soliziale ebber o, come noto, una dit1'usione 1·apida ed estf:sa, tRnloché oggi si ammette dalla p:eneralità degli autori, che si tratta nella map:p:ior e parte dei casi di una cher atite er edo-sitllitica, e sono quasi caduti in dimenticanza i termini sinonimi che espr imono le idee antiche sulla natura di questa rorma m orbosa ; quali sono quelli di cheratite scrotolo:~a e cacheilica, mentre sus!!istooo an-
e
(l ) E. TAOKIITTA . -
l'iliont trinoeulare e uiiiOftt 1imulla11ea. (Clinica modema aMo IV, n 30).
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R IVISTA DI OOOLISTICA
cota quelli basati sull'aspetto clinico o sui caratteri anatomo-patologici; e cioè:
cheratite d~f{asa, dissemr:nata, parenchimatosa, profonda, intersti:iale. Riconosciuta di natura eretlo-sifilitica, quest'afl"ezione en~rava, di pien diritw, nel qu11dJ'O delle affezioni sifrlitiche che vengono curate con la medicazione specifica; onde é che Fournier ci ammaestra che: • l'indicazion e formale è di pr·esrrivere simullaneamer•le il mercurio e l' roduro a dosi elevate •; e il Panas : (o eire la base della cura deve e!'\sere costituita dall'uso vigo•·oso e pro· l un~ato del mercurio e degli ioJuri; percr6 si prescriveranno, a volla a volta, l' ioduro di potassio, lo sciroppo del Gibert, le frizioni me•·curial i e le iniezioni rpodermiche di sublimato, o me~l io, di bi- iodur o di mercur io. fet•mandosi uopo 25- 30 iniezioni, ;;alvo a r ipelerle tre o quattro settimane più lat·Ji • . Contrariamente a questi autori, ttllri ve ne sono che fanno più srcur·o asse~tnamento sopru una gua l'i~ione naturale, e si mostrano perciò molt•J meno cn tusia;;ti della cura spedfìca. a Su fJuesto capitolo della terapia - dice il Gayet - l'esperienza ci prova che la rwstr·a impotenza é adJirrtlura desolante. Onlinarinmenle, quando si manca di rimedi locali si è indotti a r icorrere ad una cu r·a ge ner~le; ma se l"iod uro di potassio sembr a ess~re talvol ta efficace, non si ouò dir•e eh~ con esso si ottengano efl"èlli rn eravrgliol>i; e, in q canto al mer-rul'io, dichiaro che il suo uso nou mi é mai parso stcur·o " · Che co:::a si tlève t.lir·e di queste idee contraddillorie espresse da diversi eli· nici sul l'efficacia della cur·tt specificA uella chPralile eredo·specifica '? Secondo l" A. la rispo"ta é facile, e non può esseee che la seg-uente: i varii peatici avendo trattato con la sles!"a cura, delle cheratiti di origine d ifl"t>r enle ne ottennero nece,-sari!lmente risullati differenti ; ond'è che e~li cr·ed~ di poter· concluder e che no n vi è nna cheratite, mn bensi pareechie cher·aliti er edo-silìlitiche ; es~ l'avvc nir·A ci insegner·à for;;e a distinguere i loro sintomi clinici e analomo-pato logici, sin d"ot•a si può affermare che la loro cura interna non è As;:olutamenle la medesima. È ver·issimo - pr·oseg-ue l'A. - che i bambini, ~li adolescenti e talvolta anche gli adulli alletti da cheratite i ntersliziale hanno molto sovente u11a tar·a sifililicd, ma si trascuro di distinguere i diversi casi, che egli cla!<silica nel seguente modo : 1" O l'affezione della cor nea é di ori~ine cornurte, non specifica, benché risieda in un individuo discendente da un sifil itico guarito. 2• O v'ha cherntilo i n un eredo-sifililico drstrofìco. 3• n, finalmente, v'ha cher atite in un sifi litico virulento, e;;cludendo," ben s' inten:le, i casi di cheratite iuter stiziale dovuti a sifilide acquisita. Nel pr·imo coso, é generalmente i l padre che r acconta di avere avuto la sifilide, 5ei, otto, dodici anni, e anche piu prim a di ammogliarsi ; sifilide, che ebbe un decorso beni~no, che fu ben curala ed e ben g"uar ita. Il fanciullo, all'età di 8-12 anni, ha una cheratite interstiziale senza alcuna lara alla pelle, nello scheletro, nei denti. Orbene, l'autore crede che questa cheratite possa essere comune, e non dipender·e affatto dall'antica sifilide del padre; m a che essa Jebba far parte di quella categoria di cher atiti inter sti ziali, dallo stesso decorso eli· nico, che s'incontr ano talvolta nei discendenti degli alcool isti, dei tubercolo~i. di indi vidui, insomma, che non furono sifilitici. Nel secondo caso, si tr atta- come si è detto - di una cheratite in un eredosifilitico distrofico. È, sopratutto, nel bambino e nel l'adolesce;,le che si trovano le slimmate car atteristiche della sifilide et·editaria tardi va, da par te dei denti, del naso, delle ossa (i perostosi della tibia), ~cc., che non vengono influenzaLe
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ria alcuna cura mista. Punto molto i mportante si è che tali individui non fl.lr ono m11i contagio~i, non avenùo avuto fenomeni ;seconùt~ri; elle non ,.ono immunizzati, e che possono, per conse~uenza. contrarre un'ulcera sifìlitica, come è provato da numet'O!'tJ O!:'!"ervaz1oni. Il terzo caso !:'i riferi!'lce alla cherat;te nell'ereJo-sifìlitico "irulento; la quale cheratite è as!'lal più r ara per ché Il paziente soccombe fre•ruentementc (70-80 per 100) ali~ lesioni spPcifiche pericolosi o si me della 1wima i nfanzta. Ammessi quest1 pnnripi relativi alle or igini mulliplò dt>lla cher atite intersllziale nei discendenti da individui sifìht1ci, è facile 11 comprendere che la cu t·a specifica può pt·odurre ft>IICI ri,tlltt~ti quando la si pre!!cri"a a un eretlo-sifìlitiCO \'Ìrulento, e rimanet·e, invece, sPnza effetto quando la si applichi a uu di~troflco o a un fi~lio di un !\ililitico gual'ito. EJ è precisamente riò che l'autor e ha Ol\~ervato, e Cht! lo mduce o Cl'eòere eh.: la cura specifica sin ben rat·om.-nte mdicata, dovendo essere ristrella ngli et·edo-:::ifilitici vit•ulenti, il •:ut numero é molto S<'l.lrso; mf'ntre. per gl1 nllri, ~~~ sembra piu razt0n ~:~le una cura tonica che un tr·~tltamen!o ,;pt•citìco. Del r esto, qualltn'JUe sia lo natur·a della chet·atile inlersliziHie. lo cut•n loCAle -che godP, in genero, pocn fldul:ia- du buonis~imi risulto li qnanclo è applico la d uranl t~ il pel'iodo !'!lnzionario e, sn !=!p,~cial modo, nel pel'iodo iniziale delll'l tn !llattia. I:JI'atti, l'autore é cii pal'ero che ci si d~hbo t•ivol~ert>, nel tt·AIIalrll'lllo dullll cheratite inlorstit.inle, al mt>lndo d .. Ji e iniezioni soiiO·COnf:!iunlivali di biiod;~r·o di ml'rcu1·io o di bleu Ji metllun~. Quest'ultimo •' di!lnstlJills!'limn, e non do alcun do!OI'e, p può es!'et·e inlf'll>~to OJ.!ni due giol'ni , mediante punlut·e multiple, dtnanzi a ciascuna dolle in~erzioni dei quall1·o muscolt retti. L'olio biio.lur Ato ha un'azione eu«>rllicn, e l'irl'it~1zione che pr oduce é seuza confron to minot·e di quella prodotta dng-li altri sali met·cur·iali. L e iniezioni !'!Otlo-cong:mnll V !l !i a~iSCO IIO - come ru dimostralo da alcuni espel'imenta lori - modilicnndo la diapeJes1, MSia per· revul sione; ot·a l'autot·e si moslrn propPn!'O ad ammelte1·e che si tratti anclu~ d1 una 11zione me~;(~a11ica e microbit:ida del liquido che pE-netra negli spazi corneali ; e che il suo potere modificatore sia tanto p1ù ~ra:1Je quanto piu è perir~rtca la sede deliA le!'lione E. TAOMIIETTA. corneale. TROUSSEAU. - Trattamento delle cataratte traumatiche. mc!d. et de cltir . p r atiques, dicembre 1\IO.J).
(Journal cle
L 'A. riassume in questa !'lUA memoria tutto ciò che i pr atici devono t•icordare prima. di accinf(er si a operare una catara tta lt•aumatica, e elle - diciam olo pure f1•ancamente - dimenticano assai spesso. Egli rlù pe1· con!!iglio la sef.tuente r eiZola di condt)lta generale: In una cataratta traumatica semplice, si deve anzitutto evitar e l'infezione secondar ia; quindi. lavature prudenti dei seni congiunti vali col cittnuro di mercurio (l p. 5,000), pulizia delle ciglia e della r egione, collirio sl e1·ilizzato d'atropina. Medicazione occlusi va asettica. Negli individui giovani, aspettat·e il r iassor bimento spontaneo, raro dopo i :15 anm; non operare che dopo 6·8 mesi, se il riassorbimento non é avvenuto; ritardar e, insomma, per quanto é possibile, l'operazione. la quale consiste1·è nell'estt·azione ordinaria con picco(., l embo; oppur e nella semplice puntura della camer a anteriore coll'ago ~egulla dali"espulsione delle masse; o, ancora, nell'aspirazione. Nelle caturatle compii-
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catl'l, quando non si tratta ancora di enuclPazione per panoflalmile, si può as. !'is lere all'insorgenza del :.rlaucoma, dell'irite e dell'irido-ciclite ; e in tali cas i s i r icorre1·à all'atropina, ai fom enti caldi, al calomelano per uso interno: se v'è ipopion o chemosi, saranno indicati gh antisettici potenti in lavatur·e e in iniezion i sott0congìuntivali: come ultima risorsa, s'impone l'enuclea zione o l'eviscer·azione. Ma il cons iglio su cui mflggiormenle insiste l'A. è il ~eguenle: « Si deve ricordare - eg li dice - che per operare una cata1·atta traumatica si deve a~ pettare fino a tanto che la pa;:ienza del malato lo permette. I n questi ca'!i la fc·etta operatoria ha s empre r isultati funesti n, E. TROMBETTA. LONIJON.- L 'azione del radio •ull'appareoobto vl•lvo. m éd ., 2, 190\.).
(Arc/1. d'E lectr.
L'autore ebbe occasione di studiare l'11zione dei r ag!Zi del r adio sull'occhio,
e conclude: 1" Il radio produce sull'occhio una senii!azione luminosa. 2• I raggi uon a umenlaoo la sensibilila della retina alla luce. 3' l meni dell'occhio assorbono una parte di questi ragg i. 4' Quando l'azione si p1·olunga, i rag gi del radio determinano sull'occhio Jei fen omeni intlammalol'i, quali la cheratite, la r etinile, e perfino l'atr ofia del g lobo oculare. 5' È molto probBbile che i raggi J e l r~td i o sian capaci di ese rc itare una azione direLta sui centl'i corticali. 6• Con gli occhi chimi. non sollanlo si riesce a riconoscere la clirezione da cui provengono i raggi dd radi0, ma altresì a ricor.IO!:'cere de lle ligure s e mplio!i. -;• l raggi del radio suno percettibili dalle J.larti di retina rimaste sane nell'~Jlro fìa del uen·o ollico. Il solo SCOIJO p1·atico che, per ot·a, può essere se~nalato dal punt o di vis ta oculare, gi é clte quei ciechi, i qua li hanno cons ervato la percezioue lumino :;a, l'ilJ'at·ranno un vantagg io da r rag-gi J el rttdio; e per ciò il metodo basalo ~ui pt·ofili o contorni de i tOI'pi (stlhou ettes) poli'IJ e::tse!'e applicato con g r·and e pro· lìllo n P~li asili ùei ciec hi. TRO~I BETTA.
Cura della daorlool!ltite acuta oon puntura e•ploratrloe ed lnle slone d'aoqua o••lgenata. - (:\ rclu'ces uendrales (le mà lecin P., mag· gto l !IOi).
H. llELm::zE. -
Pre via a seps i de lla cute, l'autore punge il sacco lacrimate ammalalo con una siringa ordinaria del Pravatz, munita di un a:.l'o di g ros so calibro, e l'inlro· diJce lìncllè lo sente muovet·s i liberamente 11ella covit.a. A::.pira qutndi ' Jll8 nlo più può del conte nuto, ed allora, mediaute lo stes~o a go IMcialo in posto, 10iella ac•JU8 ossij:renala a dodici volumi. Ques ta non dovrà es~ere acida e perci•'> sarà bc-no neutralizzarla in precedenza con una p1·esa di borato dì soda. Dopo l'iniezione, il 1umore diventa molto teso, poichè l'acqua a ('Ontallo del pus rimasto tende a sviluppat•e il suo ossigeno. Allora, premendo dolcemente, dallo !'lesso foro della pt·imitiva punlura, sorte un'abbonda n te spuma che porta seco le ultime traccie di suppurazione. U na r;econda iniezione d'acqua ossige·
RIVIS'T'A D I 'l'ERAPEU't'ICA
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nata, pr aticata utilizzando il foro della pr-ima puntura, comple terà la deter sione del sacco, che dara ancora della spuma, ma fluida e marcatamente bianca. Si applica quindi una leggi era medicazione pr otelliva. N ei giorni seguenli, previa aspit•azi<.'ne o m eno, a seconda della t~nsione d~l sacco, s'inietta una nuova quantità d'acqua ossigenata. OrdinariamentE! dopo tre o quattro lavacri scompaiono dolore, tumore, r o;;sore della pat•te, con notevole senso di sollievo dell'in fermo. Il cateterismo consecutivo delle vie lacrimali deve completare tal metodo c urativo. G. BERNÙCCI.
RIVISTA DI 'rERAPEU'r iCA R u H EMANN . - I l potere analge•loo dell'a•plrlna nel tumori maUgnlinope-
rabUI. - (Deutsche merl. Woch., 2 luglio 190~). I fautori dell'uso dell'aspirina nei casi di ca nct•o inoperabile vanno continuamente aumentando (vedi Gior nale medico del R. esercito, p. 21!), 190i). Gotz su 42 ammalati di cat·cinoma, ebbd solo 4 insut:cessi, mentre negli altri 38 riusciva sempre a far scomparire i dolot·i 'per par ecchie or·e colla semplice somministrazione di un gr·arnmo ddl medicamento. L'effetto beoP.fìco si manifestava al massimo mezz'ora dopo l'in gestione d•' l farmaco. I dolo!'i di un ca5o ttvevaoo resi stito anche a ((•l'li dosi ui mor·fina. M entre nelle diver·se malattie in cui l'aspi ri na r tesce utile, essa viene somministr·ala epicraticttmente a dosi di gr . 0,50. nei car cinomi deve prendersi la dose di 1 grammo in una sola \"olta. L 'A. ottenne effetti vantaggiOSI, fra f!) i altri un caso, in cui i dolori violenti dali da un cancr o della mammella e della rachide fuJ•ono vinti, pet· ben nove mesi , con l a dMe giorn aliera di gr. 0,50. In un altro caso di carcinoma dello stomaco, J'aspi t•ina fece scompat•it·e la nuusea, e pe1·m:se uua l eggera alimentazione. GRtXONI. A. MoRI. -
Caso gra ve di avvelenamento per veleno dl vipera guarlto ool p ermanganato dl pot u sa . - (Gtt.o ;etta J eyli O:>f'eclali, mttrzo J00t).
RicordAti i sintomi che accom paJ.:,nu no la rw• rsi~atura della viper~l. vttle a d i re : loca l m e,ue, prima, edema rvs:;n~lr·u della re gione eire tende ad e,;;tender!:i verso il Lt•or•co, picco!.:: c hiuzze el:illm nlticlte ellot·no alle du(• perforazioni lasciate dAlle pu nltl!'ll dell'animale, dolore VIVi3simo, men tre lu t·e~rone diventa c ianotica, nerastr·a, freddn con torpore ehe succf'do; al dolore ed il membro che diventa pesnnte ed inerte con fuot•iu~l'i to di un liquido sier·o-sanguinol t!o lo daliH feri ta ; e quali fenomen i generalr: pol so picco l~>, impercettibile, frequente, aritmico, r espirazione penosa, ed al princi pio lieve aumento di l emperaluJ·a ; in seguito plosi palpeh r·ale, midriasi, perdita del t•ifle8so luminoso, quindi vomiti, dolori nddominolr, d i~trt·ea snnguinoleulH, incontinenza o r iten-
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RIVISTA DI TERAPEUTICA
zione delle orine, coma e morte ; l'autore narra di un caso molto grave, da lui curato, chiamato dieci ore dopo l'accideniE.•, quando il malato stava per entrare nello stato comatoso. Sbrigliata e disinfettata accuratamente la ferita, pr aticò in sito due iniezioni di perman(Zanato di potasse in soluzione acquosa all'uno per cento ed un'identica iniezione in una vena della piega del ~romito, sostenendo in pari tempo le for ze del malato con iniezioni caufor·ate. I l malato guarì perfettamente. E: nolo come il Calmelte abbia neutralizzato, in oilro, il veleno della vipera con l'acido cromico, il cloruro d'oro, il cloruro di calce e gli ipocloriti di alcalini. Parimenti ottenne un sier o, immunizzando gli animali con dosi sempre meno diluile di veleno. Mentre nella comune pratica é nota l'efficacia delle inieziooi di soluzioni di ipoclorito di calce o di soda e del cloruro d'or·o nelle puntur·c di vipere, rimedi che spesso non trovansi alla portata del medico esercente delle campagne, e mentre il siero curativo lrovasi difficilmente anche i n molte citta, il perman!-!anato di potasse comune disinfettante e r1medio di molteplici malaWe, può esser·e trovato dovunque ed alla portata di tutti. G. BKRNUCC!. CATII0\1AS.- Sul tratt&mento ldri&Uoo della •ol&ttoa. - (8/att.
r klin. lly·
rlroclterapie, n. 6, 190:3). L'A. !>enza voler ammettere con certezza l'opinione che le nevralgie dipen· dano da disturbi cil'colalori nei nervi, tro va che il tr attamento co ll'acqua riesce mollo proficuo. A conft!rma di ciò, ricorda le stAtistiche di Buxbaum e Wintt>nitz, i quoti con le cure idriatiche ottennc t•o il GO% di guarigaoni cornpl~tt>, in casi sPmpre ~ravi e che precdentemeote erano filati curati con altri mdot.lt senza alcun l'isullato. Il tr altameuto principale consiste IIP.Jlu combmazione d<>l caldo col freddo s:ollo forma di doccia scozzes:e: ad un getto dr vapot·c d• 45•-51.1" C. si fa succedere celermente una doccia ft·edda a ventaglio di i6•-2u• C. Le nevralgie recenti vengono con questo mezzo troncate sull'inizio, eli il miglioramento, come afft!rrna Buxhanm, si verifica subito dopo lo prima do :caa Quar,do ciò non si vef'iflca è da ritener:;i che la sciatica siu conse~ucnza .h quAlche lesione più profonda. A questa curtt Cathomas al!:riunp:e gli impacchi caldi ed i bagni di luce. Dopo u gnuno di questi é necessario un corr·i!'pondente r alff·edJamento, bagni' gnneral •>, mezzo bagno, doccia fa·edda. Golds:heider assocra inoltre la ginnastaca medir•a do praticarsi nel bagno cAiolo. L'uf<O dell'uria caldo secca, che in questi tem)'i fu mollo r·~Jcco me rrdata, diede all'auL01·e piuttosto peg-~ioramenti che vanta~ot,:ti. A queste p•·atiche l'autore fa seguire il massaggio cile vien toller·ato ben i~· simo dall'infermo. GRtXONI. H. GouRMANO. - Del v&lore antl•ettioo e delle &pplloar.lolll terapeutl· obe del 11Uioformlo. - (TiuJse de Paris, 190i). (ili nntiselli ci energici hanno il difetto di esser e irritanti e tossici; percin. il sublimato, disinfeltar:te per eccellenza, tende ad essere sostituito da pro· dotti ch e posseggono un potere antisettico più debole, ma eseote da pericoli.
RfVISTA DI TER APEUT!CA
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Il lusoformio, vero sapone di aldeide for mica, è alla testa di questi nuovi antisettici. P r esenlasi come un l irruido chiaro, di r eazione alcalina, solubile nell'equa chb rende oralescente, di odor e aggradevole, che spuma allo stato di purezza, senza arrecare né r ossor e nè i r rilnzione della pelle. Nelle sue esperienze l'autore constatò il potere batter icida del rimedio in par ola sullo strepl ococco, sul bacterium coli, sul bacillo di Ebert, toul bacillo del colera e su quello della di fter ite. La tossicità del lusofor mio è venti volte minore di rtuella dell'acido fenico, !l'altr onde si mescola m olto bene a quest'antisettico per for mare il lusoform io fenicato; più attivo del solo acido fenico, d el quule per6 non pr·esenta g"li incon venienli tossici. Da ultimo l' autore par·Jn delle applicazioni terapeutiche del lusoformio. Con tenendo il l usoformio della g licer·ina e del <'apone con 8JZ"~iuota di formolo, qua ndo si lozione la pelle. si forma una spuma che toglie il grasso e per melle l'azione diretta dell'ati settico; per la sua azione alcalina, rammol:sce meglio l a superlìcie e la pent>lra meglio degli alrri antisettici. Si pu6 dunque adoper ar·e per l'•tntisepsi dei campi operatori, per la disinfezione delle mani e per la conser vazione degli str·u menti che dallo stcs:;o non vengono menomamente attaccati. ~elle affezioni de~li organi t:rPuitali e sopra tutto n ella bleno rTagia, alla dose di cin•1ue gr·ammi per· duemila, il l usoformi o diede ottimi ri sultati. B isogna sopralullo aver cura che la Lrmpera tura del lirtui do non sorp11 s,;:i i 3fl 0 ' poiché allora spri~Zionn!<i l'ald~i.le formica. Concludendo , serorulo J'aul(•re, illusoformio é un potente anli~elliro, né tossico, né caustico, che rapidament e perde il suo odore sprip:ionandone pt>r breve tempo, uuo piu ns<~r·adevoll'. Snrebbe l'rw ti;;ettico, fra i molleplict ti no ra sr.o-,er·ti ed applicati alla pr·11.tica, che r iunirebbe il ma.rim um d i poler·e batte· r i cida col minimum della to;;sic·itA. G B I'.RNU CCI. ZrMMKRN. -
Azione ed uso del semloaplo. -
(La Pres.qe .\fedicale, N. 1i,
190~).
fil i 1-tl't!tli fìsiologif'i e terapici del scrnicupio ~ono dh·er·si a secondo che il bagno é freddo. tiepido o caldo; bre\·e o prolun~nlo. Il livello dell'acqua deve sempr·e arr·ivar·tJ a l di sopt·a del se~menlo superrore del l'nddome ed alla m età delle cosciA. Durante il bugno l'iufer·mo dovra esser· bene ri coperto perchè no n si raffreddi. 11 semicupio da 8' a 18' deve aver una durata di 1-4 minuti; esso determina un copioso aflluS!<O saugui ltno ver·sv gli ar•ti super iori. seguito eia intensa r eazione nei punLi immer si. E utile nell'atonia intestinale, stitichezza abitual e, enteroptosi, dilatazrone gastr·ica, deholezza ~enitale, spennato rrea ecc. In gineco l ogia da buoni risultati nell'insufricieoza ovarica, amenor·rea per infantili~mo , a~onia uterina. );elle forti emicranie induce una uotevol e calma; ma la sua indic azione principale, fatto prima d'andare a !ello, ò di combattere l'insonnia dei neuraslenici e degli esaurili. Il semicupio da 15°- 20° del la durata di 5-30 minuti lo si u sa con successo n egli stati congestivi degl i organi addo minali (emorragia, diarree tubercolar·i, leucorree congestive), ma é meno tolleraLo del precE>denle perché può provocare nevralgie.
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RIVISTA D'IGIENE
A 25• ha proprie ta analoJZhe e lo si adopera nelle emorroidi infiammate nel la irritabilità sessuale, neli!) cefalea neurastenica. Il semicupio di 30'-35•, prolungato, eserCita azione sudaliva. P rolungato pet· u01'ora calma i dolori pur·amente nervosi, le iperestesie, ecc. e riuscì vantaggioso nel prurito anale ~ vulva re, nelle cistiti, nelle metri ti subacule o croo1cht> . Il semicupio da 36'-40' esercita un 'azione riso l uliva sui peodotti flogistici , sugli ede m i degli orgRni ad domino- pel vici (prostatili croniche, enter·iti ecc.) a condizione che s ia. mollo prolungato; inoltre è un eccellente emmenagugo. Ag1sce inoltre s ugli spasmi. sulle contralture, sugli esagerati movimenti per·islallici 1.tenesmo vescicale o rt~ltale, sfinter·al,g-ia, coliche uteril•e, salpingiti) Sopratulto è efficace nella dismenorrea congesliva con insufficiente m eslruazione. GRIXONI.
Bull'a:r.lone antl•ettloa delllodoformlo. - (Centrab/att fu r Bakter iologie, PtJ.rasitenkunde unrl In(ekiwnskranl.:.heden, vol. XXXI V, n. 2i25, 190~) .
H Elt..E. -
Heile ha dimostrato sperimentalmente, che l'azione antisellica dell'iodo formio incomincia allor·quando pe r· assenza di ossigeno può agire sui batt"ei nei tessuti e negli organi animali spappolati. Nel miglior m odo cori"i<>pos eeo il fegato, i reui. il polmone, la milz11 e i muscoli; in miuimo g r·ado il cei•vello e il fZrasso. Tutti gli orgaui ridotti in polti~lia p1·oducono •!hiaramente separ azione di iodo, m e ntr·e . tale reazione non avviene soltan to nel brodo e nell'acqua, io 8 8· senza o in presenza di batterì. La separazione dell' iodo cresce con l'aumento dell'alcalinilà, col grado tlell'infezioue e con la durala dall'e!>.pe rimento. L'eliminazione dell'aria non aumenta il gra do della separazione dell' iodo.J focolai caseO!<i lubercololici agiscono poco, i tessuti granulosi luber colo tici in vece mollo sulla separazione dell' 10do. La so:;tanza attiva non ò r iodo allo s tato nascente, ma il diiodacelilide. Questo corpo é pure quello che produce avvelenamento da iodofor mio. Secondo le .l'icerche dell'autore, l' iodoformio precederebbe il sublimalo nella serie degli antisettici. C. s~·oRZA.
HJVISTA D'IGIENE
•
BARTH~LE\lV.- Lo zaino lombare. - (Le Caducée, Ju ~lio '1904).
Il mHtt{.:ciore rn ~lli co Bartltrlemy richiama nuovame nte l'attenzione sugli iu· co nve nienti del ca r1co del soldato di fanle1·ia francese, e s ulle conse~uen ze che ne del'i vano. In sPguilo B ripetuti esami, egli ba l'ilevalo che n ei primi tre m esi di ser·vizio tutte le r ee! ute aumentano di pe!<O ; ma non appena si passa alle esPrcrtazior•• eseguite col zaino in s palla, sono pochi i soldati che non ne risentano qualche danno, eJ, in genere, soltanto quelli dotali di una eccezionuh~ r obustezza. Negli inrl i\'idui di C\J:::t1tuzione met11a, che sono la maggior parte, si osservano quasi sem pre le traccie evidenti di un dimagramento, lie ve per qualcuuo,
i 8li
RIVfSTA D'IOIE:<E
molto mar cato per oItri; • e que:>li ultimi pa~ano spesso un J ar·~o lr•buto alla i n· lezione Luber·cola•·e ,, Barlht\lemy ursrstL•, inoltre, l'U quel'to fatto che • dul'ante i mesi dr mar·zo e di apr·1le (periodo di ollenamento al por·to dt'llo zaino) la cur v11 della tubt>J'CO· lo!>i arrrva alla ma!!'giorf' nllezza, e ciò ~i r ipete 1111no per anno con sorpren· dente r egolal'ità •· Oltre a éril, fa sll\li«tiCA mcolira dell'esercito dimostr a che la fant.Pr·ia 1' l'a rmo prll bersaiZiiata dalla tuber•·ofocoi. Que:-ta fr P(juenza della tulwrcolo!"i nel soldato di fan l er·io . e In pel'iodicrtù della sua manifest11zione, vengono, da Rar·tlrt'lemy, ritenute d•penclenti dall' esaur·rm t>IIIO or l!onico pr•odollo dalla ser·re dr sforzi occorr enti per porta re lo zaino, e tutlr gli Hllri n~gellr di cquipii~J.! il.lrno>n lo militare. P el' confortare il !'un par ere, il distiatn medico fr·anrese espone alcuni afo· rismi eminontenrenta !'luflgP.stivi: /l .~v/(/afO di .fanteria ha Utl CariCO, il peSO r/el 'JitOle p r eSSO (l fiOCO UflUa/e
e
alla metà dl 'Jttello dr/ ;mo corpo. l.'a!Ji ino porta sulle spalle pie' rlel/a metà dd peso del .~uo corpo. Par·al(onantlo questo CAr ico A •1uello del c.a vall•> di cavalleria e del mulo da !'Orna. !li lrovu ~·he: Il caca/lo di r.aoa llert~ l erl(Jera l'orta un carico che si appro!l,~ ima di fliti al 'lua rto. che al ler~o del p r oprio peso;
Il m ulo JJOrta, rul 11n rlitwesso, il ter•o clel propr il! peso; Il soldato di fo. nterw tmrta qua.~i w metà del .~uo peso. e l'alpino flOI'fa più della metà dt ,,uanlo pe.~a egli .~te.~.~o.
e
Se il correo, ('OII!'ider·a tn lll'l ~uo insieme, tr oppo pesante, non vi (> dubbio c he é lo znrno quello che maggior mente reca mole!'lia all'mdi viti uo, tr·altan. do~i di un o~~ollo non !'Oio pe!'ante m» poco bene equilibrato. Lo zar no fr·ance!'e ha il pt>so di 10 chilogr ammr senza la tenda, di k~. 12,:100 colln tende, e quello defrli alpiui Jlf>SR k~. l ~ .500. Il peso t~ ello zaino obblig"R l'individuo a far e degli sfo!'zr coi m uscoli toracici ed addominali, ed a pie~ar>~r i n avanti per mantenere nella ,·olula dir ezione i l pr oprio centro di gr·avità ; ne conseguE' una dimi•JUzrone nelle escur·sioni del cassi) loracic<>, una limrtazione d~>gh alli respir at.orii, ed un aflalicumenlo incessan te e dan noso Per ovvrare. in perle, a questi incon venienti, il mag~iore medico Bal'thélemy p r opone, d'accordo col capitauo Eychene, un nuovo modello di zaino, chiamalo u zaino lombare • dalla r egione in c ui lo zaino ha il suo punto di appoggio. Quando il soldato porta Kulle spalle lo zaino attuale, che chiamer emo per intender ei ~aino dor.sale, il centro di ~ra v rlà dello zoioo si trova su di una linea, che si scosto di par ecclri centimetri dalla regione posteriore del tronco dell' in· diviuuo, CO:ilrin ~endolo ad un continuo sforzo, ed al pielo':'amento del busto in avanti, per conservare l'el')uilibrio, e r egolare il suo passo nelle marcio; se invece al soldato si fa portare lo zai11o lombare, cioé uuo zamo modellato i n guisa da adattarsi alla grande con vessilil dello spina, e po~gialo sopt·a una cartuc· ciera, solidamente fissata sulla r é!gione lombare, il centro di gravita viene a sposlarsr iu avanti e la linea del medesimo passa per la regione gluten, Approssimandosi moltissimo nll'asse del corpo; ed in tal gui~a l'individuo non deve eseguire altro r he uno !:~forzo minimo per r egger e lo zarno, che r imane per· rettamente equrlibralo. 50 -
Giornale mtdtco.
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RIVISTA D'IGIENE
La cartucciera, di cui ora abbiamo parlato, deslinat.a a fare da supporto allo .;aino lombare, é una specie di sellino, concavo internamente per adattarsi al cinturino; sul suo coperchio, lievemente inclinato in avanti ed a s uperficie rugosa, posa lo zaino. Vi è un piccolo uncino che unisce la cartucciera alle cinghie di sospensione, onde evitare che col peso dello za iuo, il ci nturino si arrovesci all' indietro. Lo zaino lombare ha una forma un po' differente dallo zaino dorsale, e la divet·sita consiste essenzialmente nella sua faccia posteriore, la quale ha ana concavità che si a datta esattamente alla convessità del dorso. L'armatura dello zaino é in l~:~gno di pioppo, dello spessore di sei millimel!·i, e pesa 350 grammi. Il rivestimento pesa 450 g t•ammi. Siccome lo zaino poggia sulla cartucciera lombare, cosi sono sufficienti due cinghie leg-gere pet· tenere applicato lo zaino al dorso, ed impedirgli di scivolare dalla superficie s uperiore della cartucciera. All'altezza delle regioni mammarie, si dipartono due altre piccole. correggie, le quali vanno ad attaccarsi a due occhielli praticati ai lati della placca del cinturino, e queste due piccole cinghie hanno pet· iscopo di impedire che le correggia dello zaino scivolmo nel cavo ascellare, ciò che rende incomodo e più fatieoso il porto dello zaino. " Questo sistema, secondo gli autori, permette al torace di espandersi liberamente, non esercita compressione nel cavo ascellare, permettendo cosi ogni libero mo,•imento degli arti nell'esercizio del tiro ». Qualcuno potrebbe obbiettare che lo zamo, gl"avitando sulla regione lombare, questa parte del corpo potrebbe escoriarsi. Questo inconveniente non si è verificato fra i soldati alpini, che portarono questo zaino alle grandi manovt·e del sud-est. Se, in prosieguo, questo fallo dovesse succedere, Bartbélemy ritiene che sarebbe sufficiente, per impedirlo, di foggiare a cuscinetto la superficie posteriore della cartucciet·a, e render·e un poco più sp~ssa , ovattandola, quella parte della giubba che corrisponde alla anzidetta regione. Concludendo, gli autori si dichiarano contenti delle prime prove, e si augurano che gli esperimenti siano continuati, allo scopo di potere praticamente riBREzZI. solvet·e uo problema tanto importante nel servizio militare. LBTULLE. -
sato. -
Prollaaal 4e1 tetano ool .tero anUtetallloo aeooo e polverls· (La presse médicale, 16 j uill. 190i).
L'immenso valore della cura preventiva del tetano coll'antitossina fu luminosamente dimostralo in questo giornale a pag. :;6i dal colonnello Sforza. Per la pratica ritengo nondimeno opportuno riassumere questo studio. Il Letulle, dopo aver riconosciuto come la più minuziosa antisepsi non riesce a garantire in modo assolutO dall' infeztone tetani ca un ferito che abbia presentato la "lesione di continuo sporca d1 terriccio o di materie escrementizie, e come l'iniezione sottocutanea di siero sia spesso rigettata dagli infermi, ha istituito nel suo servizio sia per gli ammalati che pel personale, una medicazione antitetanica obbligatoria di ogni perdita accidentale di sostanza. Molli chirurghi degli ospedali di Parigi hanno seguito queste pratica che ora è adottala anche in molti collegi e scuole parigine. La tecnica é quella consigliata da Calmette: Dopo aver accuratamente lavato con soluzioni antisettiche e con abbondante acqua sterilizzata una ferita, si
RIVISTA D' IOI:E~E
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spolvera su di es,.a in abbondanza siero antiletan1co secco e polve rizzato e si prole~ge con mater iale a <sellico. In capo a 24 ore si rinnova la medicazione e si spolvera d~> ll 'all ··o sit:ro : se poi la lesione suppura, s i continua lino a guari~ione a med1Ca1 la con siero. Questo metodo se1nplice e pra tico di profilassi antitetanica non pr·es:enta a lcun inconveniente. Le innumer evoli osser vazioni cono!<ciute notJ hanno se~nelato alcun e ritema, esantema o ar·tralgia 1mpu1abile a questo metodo discreto ma ~icuro di sieroterapia prevenli,·a; inoltre esso non ha dato alcun ins uccesso, per cui il Letulle non esita a propo1·re che esc:;o vengu r eso o bbligatorio in tutte le collettività d1pendenti dallo S ta to (esercito, marina, scuole, ecc.). GRJXo:-or.
- n meattere dello 110alpeWno e la tuberooloal polmonare (Berliner ldtn. lVoct., 9 dnc. lfJU3).
R ECKZEII .
Genera lmente s i ommclle cl1e l'inalazione della polver·e di mar mo predisponga a r.on tr·a~t·e l'infezione tubercolare e la renda insanabile. Secondo l'au· to r e questa opinione non ha un fondamento su da ti di fatto r ealmente accertati; le numer ose r icerche dioiche ed anatomo-pa lologiche da lui fn tte dimostr·er ebbero invece che le polveri inalate non esercitarono alcuna innuenza sulla evoluzione, né sulla g ra vità della tubercolosi polmonare. Egli ebbe campo di osser vare sca lpellini cbe pt·esentarono tutta la gamma delle lesioni polmona ri, d al semplice catarro d~gl i api:\i fi no alle caverne polmonar i m ultiple e ne trasse una convinzione opposta a quella accolta comunemente dai clinici più valenti. GRJXOSI. CAzroT. - Prollaaal della naberooloal nel mlUt&rt per messo c1t ouermeti&D&torl. - (Reoue d'ltygiéne t:t de poliee sanilaire, a vril 190~). Nell'esercito rrancese la tubercolosi è in continuo aumento; perciò la stampa medica e politica $i preoccupa delle misure da addottarsi per comba llere il diffonder si della terr ibile mala ttia. Le proposte non mancar ono, ma in gener ale e sse direttano di praticil.è, e quindi sono inattua bili. Il Caziot, per r isolvere il g ran problema, rivOifZe l'attenzione ai candidati a lla tubercolosi, a quelli cioè ch e e ntrano nelle fil e dell'ese rcito con tare er editarie e perAonali, e s tudiò il modo di melterli al coperto dal contagio seguendo una vi>t tutta diver sa da que lla comunemt!nle adottala. La vita del r eggimento è s enza dubbio poco conveniente pei predisposti alla tubercolosi: invece della campagna, dell'aria libera, del sole di cui essi hanno bisogno, trova no nelle caserme l'aflglome razione urbana, la vita in comune in .cameroni s pesso oscuri e mal aerati, lo s tra pazzo muscolare e nervoso, l'ali· mentazione poco opportuna. Lo S tato potrebbe con racilil.è, secondo l'A., o vviare a ques ti inconvenienti, fabbricando in campagna delle caserme·sanatori, ove i soldati deboli, racendo un s ervizio opportunamente mitigato, tro vino quanto è necessario a rinvigor ire i loro organismi predis posti. . Ecco le piu importanti misur e da lui consigliate: Costruire in luoghi opportuni, salubr i, protetti dai ven ti, gruppi di baracche in muratura con pareti e pavimenti impermea bili, nelle quali ogni uomo disponga di una cubatur a di 20 mc. almen o, e che siano provviste di r erettor i, di sale di lettura e di giuoco, e d i una
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RIVISTA D'IGJE~E
anticamera per la pulizia del corredo. r soldati dovrebbero godet·vi di un r iposo rehttivo, dormire sufficientemente, e sempre con le finestt•e aperte ed essere dispensali dai servizi sedentari in uffici o magazzini, o da i corsi speciali di allievi capot·ali od altt·i del genere. Le esercitazioni militari dovrebbero esset·e disposte .in modo da e vitare le fntiche eccessive, e curare attentamente l'allenamento a l lavoro. Il vitto, reso più abbondante, dovrebbe esser costtluilo d& 450 g r. di carne, 1000 gr. di pane, 1250 g t•. di leg umi. Vie tati gli a lcoolici, e punito severamente l'alcoolisrno. In questo modo, secondo il Caziol, senza danno dell'istr uzione militare, si potrebbe facilmente non solo preservare gl' individui dal contagio immediato, ma fortificarli per l'avvenire. l medici militari dovrebbero esser incaricali di un'a llenta sorveglianza d i f!uesti individui, con esami fisici settimana li, e con pesate e misurazioni mensili. Dai calcoli dell'autot•e in Francia dovrebbero esser messi in tali conc.llzioni di vita 10-12000 individui GRJXON I. Contributo all'e•ame batteriologico delle oon•erve 41 oarne. -(ZeitschrijlfìirfltHJieneund In( ectionslcran.l<h f!iten, vol. XXXVIII , l!){)\).
E. PF U HL. -
L'a utore s i occupa delle conserve, che si preparano con cat•ne ft•esca o salata, proveniente da animali domestici, sani e che, chiuse in iscatole imper· meabili, sono sterilizzate con la coltura. Tali conserve ras.rgi ungono il loro scopo, se si ma ntengono inalterate per una serie di anni e se mangiate non producono né malattie infettive, nè av,•elenamenti. Esse sopratutlo non devono contenere ballerì viventi. Nf)n in tutte le fabbriche si oltieue questo l'isullHto, come lo dimnslt'auo le enormi perdite, che danuo le conserve dopo la loro fabbricazio ne. L'autore con l'aiuto del dott. Bischoff, ha esaminalo le com•erve provenienti da cinque fabbriche diverse, ed ha trova to che in tre di delle fabbriche, oltre conserve prive di germi, esistevano alcune che Ii contenevano. Sola mente con l'esame batterioscopico fu potuto dimostrare che sopra 106 scatole di carne, :'22 contenevano germi. Il r igonfia mento dei fondi e dei coperchi delle scatole, il can~iamento dì aspetto, odor e e sapore della carne sono caratteri meno sicur i dell'esame balterioscopico, perché spesse volte possono mancare. Per collaudare grandi par tile di scatole di car ne, bisognerebbe fare ricorso all'esame batterioscopico e rifiutare tutta la partita o le singole pat•lile se anc he una sola scAtola, apparentemente sana, contenesse germi. Ma se anche nei saggi eseguiti le scatoletle furono trovate sterili, non s i può conchiudere che lo siano pure tutte quelle della pa rtita presentata, e per conseguenza non é facile di poter emettere un s icm·o giudizio. Possono infatti ve rificarsi tre casi: 1• le conserve sono tutte sterili, o 2" sono ster ili solamente le conserve esaminate, mentre una parte delle rimanenti racchi11de germi vivi; s· l'esame fu eseguiLo cosl incompletamente, che i germi viventi, essendo in piccolo numer o, non· furono tr ovati. Gli mquinamenli sono molteplici e prodotti da vari germi che invadono la carne durante le varie manipolazioni Ji essa sino alla sterilizzazione definitiva nelle caldaie a pressione. Più pericolosi di tutti sono i batteri sporifìcanti. Ora
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si può domandare, perché mai le scatole estratte dalla stessa caldaia, dopo la sterilizzazione, «ono in gran parte prive di germi viventi, mentr e altre li contengono 1 Ciò drpende, secondo l'autore, dal fatto che alcune scatoiP racchiudono spore del terreno e del contenuto intestinale def'!li animali macellati, mentr<3 altre ne sono prive. l ger·mi sporifìcanti o le loro spore sono spesso depositale sulle parti superlicrali delle carni, che trovansi in contatto con l'apparecchio di~erente e con la pelle degli animali. Per dimostrare che una s terilizzazione incompleto non dislrugEte le spore, l'autore collocò entro alcune scatole, di tre por7roni cra«cuna, campioni contenenti spore del terreno e dimostrò che diminuenrlo rllempo di collura delirsitiva, divennero sterili le scatole senza spore, mentre quelle poste nei campioni erano ancor·a viventi. Secondo Sforza, poi, talune scatole, le quali du rante le ster ilizzazione hanno perduto une parte del loro contenuto liquido, sono ster·ili appena estratte dalle caldaie, ma in appresso si guastano per nuovi inquinamenti che avvengono attraverso piccolissimi for·i dell'aggraffatu ra, spesso quasi imper·celtibili. Contr-ariamente ('O i ad alcune atl'ermazioni l'autore ha rlimostrato che nel brodo molto salato ed a romatizzato e nella salsa del goulasch si svrluppano al ter·rnostato ltl maggior parte di batter·!, ad eccezione di quelli del tifo e d i alcuni bacilli del terTeno con ~p<1re ter·mioali, eire vi attecchiscono malamente. Per mettere in evide11za r batteri, r lre in piccola quantità sono conterruti irr alcune scatole, l'autore consiglia di teneri} queste, per alcuni giorni, nel ter·mostalo a 37° C., ciò che favorisce molto lo s viluppo di batlerr al termos tato e l'altezza dt-lltt temperaturA e la fluidificazione del brodo gelatinoso, condizioni che si osservano in pratica nelle s tagioni calde dell'anno, specialmente durante i traspor·li delle scatole in carri molto riscaldati, e la loro spedizione nei climi tropicali. Nelle scatole er·met1camcnte chiuse si sviluppano batteri anaerobi ed anaerobi facoltativi. Occorre inoltre r iconoscere se i germi, che inquinarono le tocatole, siano o no capaci di sporiOcare. Se vi si trovano batteri che non sporiflcano, conviene de terminare se essi vi rimasero in vita per insufficiente sterilizz&zione, oppure se vi penetrarono dopo attraver so le agg:oaffature non a completa tenuta d'aria. La per manenza delle scatole al termostato non de,·e essere minore di I l giorni, e se può dispo1·si per l'esame di parecchi campioni, alcuni s i tengono a 22•, altr i a 37° C. L'A. estratta dalla stufa la scatola, ne nella il coperchio e le parti vicine con una mescolanza di a lcool assoluto e di etere, rinrovendo dalla scatola la vernice e l'eliche Ua, se esistono. L'esa me è eseguilo in una stanza chiusa, inumidita al mattino e non occupata da altre persone. Egli netta di nuovo il coperr lrio con alcool assoluto e ne brucia il residuo, mentr·e un inser viente protegge dall'alto la 8catola con una campa na di vell'o, ben laYa ta con sublirnato e non prosciugata. Completa poi la disinfezione della scatola facendo passare lentamente sul coperchio e sulle pa rti vicio~ la fle mma di una la mpad'l di Bunsen. Quindi fora il coperchio in di rezione obliqua con un fortissimo punteruolo di acciaio, s ter ilizzato alla fiamma; pe netra nel centr o della conser va con :111a pipetla sterilizzata, aspira mezzo centimetro circa di brodo gelatinoso, e lo mette In coltura suddiviso rispettivamente in due tubi di b1·odo, due di agar con glucosio disteso a piano inclinato, in due tubi di agar con gluCO!!io ad a lli s trati e sulle lastre di aga1· con glucosio. Esegue pure con pie· cola parte di liquido disteso su vetrini l'esame microscopico diretto. Ciò fallo,
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RIVISTA D'IGIE.:\E
l'icuopt•e il forellino co!l cappP.lletlo di tela metallica prima arroventata e sul coperchio colloca una calotta di ovatta sterilizzata di 3 o 4 centimett·i di spessezza, legando fortemente il margine sporgente della calotta attorno alla !'catola. Si favorisce in tal modo l'inJtresso dell'aria sterile n el conter~ulo interno della scalolelta, perchè possano meglio svilupparsl i baltert aet•obi in es~e contenuti. In appresso le scatole si pongono di nuovo al termostato e vi si lasciano per 2 smo a 3 giorni. L'aereazione delle scatulelle fu pt·aticata pel primo da Vaillant fino dal 1900. Con tal~ processo d"aet•eazione, le :-catolelte di carne. come dimostrò sperimentt~lmenle l'A ., non 8'inquinano. Duraute un'intenstva fabbricazione di con!;erve l'esame batterioscopico di esse non sat·ebbe adegualo per emettere solleciti e fondali giudizi, e me~!lio convet·rebbe che un ballet•iologo allendessd nelle fabbr·iche alla sterilizzazione delle conserve, usando per campioni terra di giardino disseccata e triturata, o m~glio fili di seta impregnali con spore di batteri del terreno. Tali fili avvolti in scatoline di cat•ta, sono posti nell'interno di due o tre scatole pdr caldaia e dopo la sterilizzazione \'engono estt·atti a caldo e riposti in tubi da saggio sterilizzati e messi da ultimo in coltura nei mezzi nutri~ivi sopra indicati. Fra questi si dà la preferenza all'agor con gl ucosio, perché in esso i germi si sviluppano me~lio che nell'agat• comune, o nell'agar glicel'inalo . l batteri rimllsLi in vita, si sviluppano io due o tre giorni. Se i campioni sono sterili, lo saranno pur~ le scatole sterilizzate nelle ri$p,~t live caldaie, come ltanno dimostt·ato glt esperimenti. Se nelle fabbriche non esiste un batteriologo, i flli possono essere collocali Ja persona pratica nel mezzo delle scalole, che poi sat·anno mandate per l'e$ame ad un laboratorio. Pr·ovale in tal modo le singole caldaie, può segnat·si in ciascuna d1 esse il grarlo di te mperatura necessario pe1' ottenere una sterilizzazione comple ta. Conclusione. - Nelle scatole di carne possono troval'si germi viventi, o perché le rispettive spore non furono distl'utte durante la sterilizzazione, o pet•chè i batter1 vi penetrarono doro, specialmente durante il r affreddamento, attt·aver so le aggraffature e le saldature non a completa tenuta d'aria. Nell'uno e nell'altro caso, quando mancano i noti carallel'i delle manifeste aval'ie, solamente l'esame batteeioscopico può decidere la questioue.
c. SFORZA. BASSANGE. -
dotti. -
Bul modo dl oomportaral del ba.olllt del U f o e aat loro pro(Centralblalt fur d i e medicinischen Wissensclwft en, n. 9, '190i).
L'autore ha s tudiato se i bacilli del tifo che si trovano nel Ielle siano sicuramP-nte distrutti coi h·auamenti pratki domestici. Egli tro vò che col riscaldamento del lalle a GO<> C. per· la du!'ata di cinque minuti i bacilli d el tifo sono certamente distrutti, e ciò si ottiene piu s icura mente, se il latte è l'iscaldaLo io vasi rdi terra COtta, anziché in recipienti di latta smaJlati O di ferro. Poiché nella s emplice bollitura del latte neg li str·ati superiori la temper atura raggiunge cir ca 60•, cosi questa non è sufficiente per distruggere i bacilli del tifo. Se il latte non è cotto, i bacilli del tifo che lrovansi in esso muoiono eguslmente2ma in m odo lento. Ciò non dipende dallo sviluppo di altri batteri. ma dagli acidi, che divengono liberi. L'A. trovò che l'acido lattico e l'acido isobutirrico, in dose di 0,3 pet· cento nel brod0, impedisc~ lo sviluppo de i bacilli
RIVI~TA O'IGIE:-IE
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del tifo e in 2~ ore ri e uccide i ~-terrni; di acido butirrico basta la d()se di 0,2 per cento. Nel latte ~l i al'idi no n s()no cosi attivi a cng-io ne clPl cOaf.tulo, ma nella quanlité. di O, i per ceato has lano per distru~ger·e i germi tifosi in 24- ore. Egualmente muoiono i bacil li del tifo nel latte e nel burro pel lor o conteauto acido. Nel i)llrro dolce si conset'\'ano pi ù lung amente. Cio è tanto più da te ner pr esente, in fJU&ntoch•' nel la !:!eparazioae drl la cr ema con la centrifugazione la mags::ior parte dei bacilli del ttfo passnno negli strati della crema. C. SFORZA.
La •erloterapla antloarbonoblo• a . pubblica, anno XV, n . tl, l !)O t).
CìARZIA. -
(Ricista tl'i{Jiene e sa11ild
L'autore ri porta l e storie cliniche di qunttro malati di pustola carbonchiosa curali col siero lerapcutico ~pec ifì co del pt·(,f'. Sciavo. Tanto qut'Sli fJU&LL:·o casi, come due c ur'al i antecedentemente, t erminnt·ono co n l« ::ruar lgione. La quantrlù di sier·o inorulato in una sol volta sotto la cute nel fJUttdrante ini'P.rrore sirristr•o Jell'odtlome fu rispettivamente d i :!0 crnc. in un fanciullo di 4 anni ed in un nlti'O di 8 e Lli ~O eme. in una donna di 28 anni ed in un'altra di 3:>. Le pustole avevnno t·ii<petlivamento sc•rlc: o: m ento, al collo, alla ~a mba destr'a erl olia coscia tlestra ed erano Rt:compAgnale da forte edema acuto e da febbre mollo ele,·ata. In tul lr i casi la drog no~ i <'lirHco fu confel'mata dall'indagine mJcr ol.nolol-'ico. Concl •lsioni: 1° Il siero Sciavo l• dotalo di azione !>pet·ifìca contr o la pustola malig na, la quale sem pre t·a pillam~nte gum·i~l:e »e sor l'resa nei prirni stodri di suo evoluzione, e ero~ quando le forze rli r l';:;istenza d ~ll 'i nfermo n0 n sono state ancor·a m ollo intaccate; · 2• Anche in ca;;i ava:1zati il ~iern spiega la ;,ua etlicacia, purclt<'· non giunga troppo tardi c quando tr o vi l' or~tani s mo e::;austo del tu tto e completamente sfinito; 3• L e iniezioni s0no tollerat.e beni:'òsimo tanto dai bambi ni c l 1e dag li adulti e gli ammalali ne ri sentono sem1•re vantaggio, m ai danno alcuno ; 4• L'eruzione cuta nea, che del r esto 1'pari s0e sempr e p1·esto senza lasciare tra~cta alcuna, pare più fr·efJuente nei bambini che n egli adulti; ;,• L'elevazione di tempP.ralur·a, c he segue· •pra si immediatamente all' iniezione !lei siero, coincrtlendo con l'arr•esto àel !'rogredire dell'infezione, al quale tiene immediatamente dopo un mrglio ramenlo dei fatti IOC(Il i e generali, e da interprelat•si come il risultato dell'ar·rivo nell'or ganismo d i nuove forze, alle quali, unite le proprie, lo ste sso può o pporre maggior·~ e piir val ida resist.enza; perche le fehl>re !=<la a signilìcal'e anche lo sforzo, la reazione gener ale dell'organismo contro l'agente invadente, del I]Uale cerca liberarsi, rome la tlogo<"i è la reazione locale d'nn tessuto o d'un or·gano. Essa elevazione di temperatura è sempre segno buono e ci per·m elle una prognosi fa•1orevo le; 6• È ingiustificato, anzi col poso acldirmur·a, allo sta to attuale della sierote r apia carbonchiosa, non inter·vcnirP crm la cura specifica anche nei casi semplicemente sospetti; 7• È la cura oggi più sicura, sollecita e breve: meno clolor·o~a , fas tidiosa e dispendiosa. C. SFoRzA.
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IUVIS'I'A D'IGIEN'E
LADE~oonr- K ARL. -
Sulla oono1oenza dei oo1ì detti avvelenamenti di carne.- (Cenlral&/alt .fur BaJi.teriologie Parasilenkunde und lnjeklionskrankht::ilen, n. 10-11 , 20 {lennaio 1!J0i-).
Dopo aver mangiato carne e fegato di due vacche macellate d'ur genza per paresi da parto, si ammalar ono in Schwaan, MecldenbuJ·g, con fenomeni di gasll'O·rlnler ite acuta, U0- ";0 pen;one, delle quali nessuna m orì. La malatlia !'i s,·i!uppò 6- 8 o•·e dopo l'uso d: carne cruda e poco colla, non dopo la ronsumazione di brodo. Dalla c111'ne d• ambedue le vacche e dalla mammella di una di esse fu i solalo un hatterio, palogeno pei topi e le cavie. Anche i topi nutriti cogli orp-ani di quelli infettati pt'el'cnlat•or•o i fenomeni di una violenta enteri te. Il batterio isolato si dtff'erenzin dal bacterium eo/i solamente pel m odo di <'Om· portarsi col siet·o ><anguig-no di animali immunizzati; l'autore lo co lloca fra l e specie !!iù conosciute di coli, capaci di produr·re avvelenamenti della carn e. Contrariamente alle pralache attuali, il dascrillo avvelenamento di cat•rre cr am· m onisce che occo1-re esser cauti nell'emettere il giudizio sul consumo della carne di animali slfrllli da pal'esi consecutiva a pa r Lo. C. SFORZA. - Studi 1ulla morfologla e biologia del baolllo del oa\·bonohlo. (rencral&l. .f Balder., vol. XX.XV, f. fi-Hl, marzo 1!1(H).
PRI':ISZ
L 'A. ha l'ivollo la sua attenzio ne specialmente alla formazione delle spore in rapporto anche ad aiLri bacilli spor igeoi, e con ar·Liflzi di tecnir.a e lunghe e pat.ienLi OS!'< el'vazioni, ha cercalo dimoslt'are il . modo con <'.ui si svolgono gli !';tadii !!io vaui!'simi di pr ep11razi one per l o sviluppo della futura ~rora, slatii pr csporali che con r agione si possono ammettere tali anche per allri bacilli. Alla fot·mazione della !'para, la quale si inizia sempre ad una estremita della cellula, pr·ende parte sempre lo slralo più ·asterno del plasma eò un gr·anulo cromatico; questo strato si fa sempre più colocabile, forma una par·ete di sepa1·azione colle cellula maùr•e e racchinde un nuc leo cellular·e od una metà di un nucleo che travisi iu questo distratto cellulare polare spori geno. Que· sta porzione della cellula ingrossa, pet·de successivamente la stia intensa colorabilit.à e così ancht- fa il nucleo, si Jiber·a successivamente dalla parte della cellula madre e si forma cosi In spora primitiva la quale raggiunge più o m eno la ~t·ussezza della spara duratura. Nella parte centrale della spara pr imith·a si forma il cor po della spa ra delìnilivH, nella parte perifer ica la parete della medesima. L'A. ri tiene anche che il nucleo cellulnr e e:.istente nel distr etto sporul ante r esti sempl'e nel c orpo cellular·e '[uanrlo questo si differenzia dalla spot•a primitiva omogt-nea. F. Tr::sTt.
G. F ADI~ E. - La oeutrifugaztone Impiegata oome mezz.o rapido per ap· prezzare U valore nutritivo del latte. - (La Presse médicale, agosto). Si pone entro tubi co nici allilat.i, p:raduati in centimetri cubici e decimi di centimetro cubico, una determinata quanlila di latte da esaminare ( 10 cen timetri cubici pet· e•sem pi o). Il latte venne pr evenlivamenle coloralo con uoa soluzione ac,1uosa al 3 per cento di bleu d'indaco ctre goccie pet• dieci centimetri cubici) . Si centt•ifuga per cinque minuti con un centrifugato r e che compia
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RIVli:;TA D'I GJE!\E
3,200 giri per m inuto. Se il latte è mollo r icco io crema, si pr olunga alc[ua nlo l'operazioni:!, si l eggono 1 gr adi occup11 li dalla cr emo; un rlecimo di c entimetro cubico cort'Ì!>pondc, J.l<' l' rlieci centimetri cuhici di latte, a tre grammi di burro per ltlro (donna), a 4 ~rammi circa (vacca), nelle conù izroni normali. La colorazi one col bleu d'mdaco facilita la lt~ttura sul tubo graduato. Per la ca!:'eina, si aspira cor1 una pipella la parte di !alle soLlostan te alla crema: a sette centimetri cubi di latte si B);gi unf!Ono tre centimetri cubici della seguente soluzione: Acido acetico cristallizzolJile . . Sol uzi one acquosa saturata d'acido picr ico .
20 cent. cubici
lUO cent. cubici
La cascina to:;:to preci pita. Cantr·ifugando 5 minuti si ha un coagulo c he si misura sul l e di\"ision1. La casei na varia nPi latli dn 7 a 40 divi,.;ioni di u n de~imo di centimt->lro cubi co, ciò che cor t·isponde da -; a }0 ,.:rt~mmi per· lil ro. T aluni latli mollo ri cchi in cr ema, contengono poca caseina. G. B ERNUCCL
E. v . B E u Rt Nr.. - Etiolog ia della t la e lotta co ntro la tuberoololl. (Centralùlall /'iir 1/te medicin isehen
1Vis.~enseltafren,
n. 36, 3 sett. 1!J0i).
L'A. si ~ schier ato nperlhmenle contro la teoria clelln tuber colosi da inalazione. I l quhdro dc:!l la lisi polmonare, il quale ha i ndotto ad ammettere una infezione per inalazione, può es!'<er e ripl'odollo nelle diver·se specie di animali, ma invece è u!'<ga1 dubbio elle si nbbia nell'uomo, in c ui si mani fe~tano condizioni u EHi diver se. Secondo l'A. i bacilli penelrnno dapprima n ello slroma glandolAre, nell<l con ·eute linfalica e da f!uesta passano nella corrente sanguignu. cosicché la lisi polmonm·e nun è di Ol'i~i n e aer ea, ma emal o,gena. L'infezione è di antica dnta, essa r·isah~ per lo più alla prima età. L'uso di latte contenen te bacilli tubercolosi, pi'Oveuiente da vaPche malate di tisi per·lhcea, deve esser·e preso in primo luoi!O i n co11siderazione pep l'introduzione del materiale infellivo, in secondo luogo Epiega la sua azione la con vivenza dei bambini con tisici to;,sicolosi . l bacilli però non penetr ano dir·ettamente nei polmoni dei fanciulli e vi si annidano. mtt ~ iun g-ono nella bocca e nell'apparecchio diger en te e do essi n el torrente circolntorio linfalico. Sec?nJo l' A. la lisi polm ona r·e uma1ta non é che lo stadio fina le di un'infezione con bacilli tuber colosi contralla u ell'età infantile e che nell'eta puerile pr odusse una scrofolosi con decor so r elali vnmente latente. Questa scrofolosi lascia dal suo canto, dopo la guar1gione, molle lesioni nel campo dell'appar ecchio linfatico ed un'eccessiva sensibilità ali n tubercolinn, der ivante dalle allel'azioni delle pm-eli dei vasi san· guigni, e produce in seguito in singoli casi altri particolari disturbi di ogni specie. Cosi si acquista indirettamente, mediante l'infezione infantile scrofolosa, la disposizione alla lisi. La tubercolosi polmonare é semplicemente lo stadi o ftnnle di un candidnto alla tisi per infezione contratta in culla. A questa straordinaria influenza, che v. B . assegne all'infezione infantile per la tisiogenesi, deve tener dietro per conseguenza la corrispondente lotla antilubercolosa nel fanciullo. Finché non sara possibile d'immunizzare i fanciulli, con metodo analogo a quello usato dall'A. pei vi telli, ottimo provvedimento sarà d'impedire che i bacilli siano por tali nella bocca dei lattanti, ed inoltre eli provvedere che
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RIVISTA D'IGIE~E
col latte siano introdotti nel poppante anticorpi tubet·colosi. Solamente con la cottura del latte può impedirsi l'introduzione dei bacilli; ma con la detta cottur a si distt·uggono gli anticorpi tubercolosi ed altre sostanze immunizzanti, che agrscono particolarmente contt·o il gruppo dei batteri del colon. Questi anticorpi, rappresentati nel !alte da residui protoplasmatici degli endoteli f!landolaJ·i in solUl.ione colloiden, son•• g!'andemente l~tbili. Essi vengono distrutti col t•iscaiJamenlo per mezz'or a a 60° C., a temperature basse, vicine al conf!elamentCJ, come pure divengono di mano in mano inattivi 11 temper·ature ordinarie e il lot•o disfacimento é accelerato dalla proliferazione dei batteri. Per tali ragioni diviene nece~sa rio di rinunziare a!la slet•ilizzazione del latte e di provveder e alla ~onservazione del potere cur·ativo di esso. Aggiungendo al latte la formalina nella propot·zione di l : 10,000 crede l'.:... di poter ottenere tale conser·vazione pc! tempo neces~ario. Per l'allevamento dei vitelli questo pr oC. SFoRzA. cesso h>'~ ;sià dato splendidi l'isullali.
L. RosENTHAL. - La. tostina dl1senterloa ottenuta per vla naturale. (Deutsclte medie. Woch ensch r ,jt, f~bbt•aio J!JOI). L'autore avr ebbe otlenuta la tos~ ina del bacillo dissenterico per filtrazione dit·etta di col ture di tale bacillo, come praticasi per la tossina difterica. Il mezzo di coltura impiegato è il brodo Martin, debolmente alcalino. Le colture debbono essere aerobie, le anaet·obie danno una tossina mollo meno attiva. La temperatut·a nece;:.saria è da 36 a 37 ~radi. Durante i primi giorni la quantità di los;;ina prodotta è debole. Cinque centimetri cubici di coltura filtrata attr·averso una candelll Chamberland, e vecchia di tre gio1·ni, iniettati nelle vene, uccidono un coniglio soltanto in capo a tre settimane. L a stessa dose di coltul'a filtrata, vecchia di undici giornt, uccide un cuniglio in dodici o!'e La to,;sina la più alliva s'intorbida nelll'l coltur e di tr·e settimane. Nelle colture che hanno più di tre sellimane, dimin uisce la quantità di tosl'lina. All'antop;;ia degli animali morti in se~wito a tali iniezioni, trovasi nel ~e ritoneo un essudalo sieroso, l'inl.eslino tenue è grandemente iperernico e ripieno di muco. la mucosa dell'intestino crasso pt·esenta delle inlìltr·azioni emorrag-iche e delle zone di necr Mi supet•fìcialc; le cellule del fegato e del r ene sono in istato di tumefazione torbida ovverosia di degenerazione gras<;;a . Tale tossìna presenta una g rande stabilità. Il riscaldam ento a iO e fino a gradi indebolisce m a non distru~~e la sua attivil.tt. Trallata con l'alcool dà un precipi tato biancastro che ridisciolto nella ;;oluzione fìsiolof!ìca, possiede tutte le proprietà della tossina primitiva. Il siero degli animali i mmunizzali median te il bacillo dissenterico, esercita un'azione preventiva contro le dosi mo1•tali di tossina. Il !"iero di animali immunizzati con tossina dissenterica eser cita un'azione JWPventiva contro il bacillo ùissenterico. G. BP.RNUCCI.
1cro
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CONFEREN~E ~CIENTIHCII~ DE~LI O~P~~DAU MIUTARI SOMMARIO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI
(D ..u PROCESSI VF:R.DALI I'ERV E~I.:Tl AI..L'l:'Pi-:TTORATO DI SA ~IT,Ì. MILITARE DAL 22 LGG LIP AJ, 22 OTTOURE) . ALESSANDRIA (magf! iO). - Memo,.ie lette: tenento m edico i\loLJNARI MARIO: Nole sulla eziolog ia di ulcuni casi ùi pnrotite complic·ati ad orchite. ANC0:--1 A (agosto) . - Conwn.iccu ionr: sollolenenle medico ConciA GIOVANNI : Sul valore compan11.ivo ùrl lagl 10 e della puntura della v escica. I o. (sellem br P). - J!Jemor ie lette: tenente medico PoMPONI E:-;RrCo : Sopra un caso di osteoper iostiLe co n'-eculivo a infezione ti foso. CHIETI (lu~l io) . - Consulli clinici. lo. (agosto). - Pre;;enlazione di ammalali in o:>ser·vazione. FIRENZE (agosto). - M emOr'ir' lette : capitano m edico PE:AASSI AN TONIO: L e fratture g ia ridotte ma scr•m ponibili sol'vegliale colla radiol<t'ofia. LIVORNO (ago;;lo). .\1emorie lelle: tenenlt.l color: nello medico BussoNE CB IATTONE ANT01-IIO: Il srgnifìcalo dei germi palo~Plli nelle nuove vedute ball~·iologrche. · I n . (settembre). - Comunica.:ioni: lenente colonnello nll'dico BussoNE CHrAT· TONE ANTONIO: A proposi l o ti i una epidem ia dì tifo verJtìcAtasi in Carrara. ~!ESS I NA (luglio).
- M emo ,.ie /elce: sollotenente medico di complem ento PuGLISI SANTE: Sulle adenopalie veneree nelreser·cito. I n. (a~osto). - Memorie lette: sottoleneute m edico di complemen to CASS •TA LETTERro: Nenrofibi·omatosi generalizzAla, osservazione anatomopato\ogica. NAPOLI (maggio). - Memor·ie lette : capitano meJico DE L ucA CoaTANTli'IO: Sul Su rmenage nervoso ed intellettuale. NOVARA (lugl10). - .\!lemorie le/te : maggior e medico CA:v!ETTI SILVIO: Con · tributo alla cura chi1·urgica dell'ern ia iuguinale. PALERMO (agosto) - M emorie lette : sottotenente medico di compiE>m enlo GIORDANO GIUsEPPE: Ricer·che ematolo~iche praticate in utt0 casi ùi splenomegalìa primitiva. PIACENZA (agosto). - M emorie lette: soltotenenle medico RoME! MARCO: Tre casi di sonnambulismo isterico. SALE RNO (maggio). Sulla i pocondria.
Memorie le/te: tenente medico RONCA VJNCENzo:
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MISCELLA~EA
SALERNO (luglio). - Tenente m edico RoNGA VINCENzo: Tre cas i cl!nici di lesioni silìlitiche terziarie gravi. l o. (a~osto). - Afemorie lette: sollotanente m edico di complemento CANZANIELL O ViTALE: Sull"eliologia delle autointossicazioni. lo. (settembre). - Memorie lette: tenente medico MATfiA MicHeLE: Sulle fral· ture sponta nee. P er vennero inoltre all'ispello•·ato di sanità le sej:tuenli memnrie: S ANTUCCt STE~'ANO, capitano mc(lico: Sulle lesioni t1·aumatiche dell'occhio. L•ONTI GIROLAMO, tenente medico : S ulla origine e dis tribuzione del te!>suto elastico nel fegato cirrotico. - Io l o. Contributo alla istologia patolol!ica ed aiiR palo~encsi dei corpi Jibe•·i arlicolat•i
MISCELLANEA Missioni medico-militari francesi nell'Estremo Oriente. -
Appr end1amo dalla Ga-
zet;e de~J Hùt'ilarur: che il g-overno frauce"e Ila destinato due m edict militari, i s :gnor i Follenfant e Ma tignon, a s tudiat·e il funzionamento del sen·izio sanitario, l'uno al cam po russo, l'oltt•o al campo g iapponese. Carestia di medici a Pletroburgo. -A qua nto dice IH N oooe Vremia, la guer ra ha m olto assolti!'(liale le fì le del cot· po medico civile in Russia. Ma la carE:stia é specialmente sentita a Pietrobut·go, do Ye un g t·anùissimo numero di medici civili proviene ùall' Accademia imper iale militare di medicina, ed è quindi vincolata al !:'ervizio. Il VII Congresso Internazionale di climatologia avrà luogo a Venezia il iO ollobre 1905. Ta!>sa d' iscr1 zioue lire 20. Tempo utile per l'invio dei titoli delle comuuicazioni scienttflche 1" agosto 1905. Sep:rP.lario generale del Comitato ord•nalore dottor Fau~to Orelìce, Veuezia, S. Stefano , 2803. VIli Congresso della Società Italiana di laringologl~~., otologla, e rinologla. - Da l 13 al 15 ottobt·e u. d. si riuoi in Siena, soLto la presidenza del prof. Massei, ques to Congresso dov8, sia per l'importanza deJ;tli argomenti discussi, sia per le attr attive della antica ciltà, il numero degli intervenuti sor pa:ssò quello delle preceòenti riu nioni. Oltre numerose comunicazioni, furono ampiamente discuss i questi temi: La chirurgia dei turbinati e del setto, relatori: Dionisio e Geroozi ; Nasografia del così detto str idore congenito, relatori: Massei, Biaggi e LunFhiui
e Meccanismo d'azione ed in.fluen:Ja dei traumi sull'orecchio con. speciale riguardo alla medicina legale. Fecero importanti comunicazioni anche il capitano medico pror. Ostiuo, e il tenente medico dott. Rugani. Le sedute pubbliche furono tenute nei locali adattatissimi della ~- Acca• demia dei Fisiocritici, dove fu, per cura di uno speciale comitato, del quale fu
liOVrMENTl AVVF.l\1.:'1'! :\EL CORPO SAX IT . 1=: )IEL l'EHS • .FARMA. OEtJTlCO
7fJ7
parte principalissima i l dott. L unghin i di Siena, riunita une E sposizione bibliografica antica e m odet·na ed una r accolta di istrumenli chirurgici attinenti alla otori nolaringologie P~:~r il corrente b iennio fu nominato pt·esidente il pr o!'. Grezzi, e fu scelta Roma come sede del Congresso .J ... J 1905.
Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico •Dispensa 39, 40, Il, U, l3 del Boll•flino ufJiciau dello nomi"•)·
Ufflol&ll lD • ervtzlo a ttivo permanente.
R. Decreto 2 settemlir<! l!)Ql. VHNO Luiyi, capitano med ico
in aspettati va per infermita tempot•arie incontt·ate per ragioni di set·viz.io per la durata di due an ni, a Pinerolo (Regi Decreti 28 luglio 1002 e '16 ugosto 1!)0:3). - L'nspellaliva di cni !iOpra è prorogata per un periodo di uu altro anuo, del 16 agosto lfJO t GtLARDONI Enrico, Lenente m edico itl. per motivi di l'emiglra, per la durata di sei m esi, a Messa. (R egi Uecl'eli 3 di cembt·e HJ03 e 2 giugno HlOi. - Amm esso a datare del 3 settembr e WO!t, a concol'ret·e per occupare i due terzi degli impieghi che si l'acciano vacanti nei quadri d el suo gt·ado e corpo, come gli ufficiali con templati dall'at'l. H della le:zge 25 maggio 1!:152. Richiamato in se rvi~io e destinato ospedale militare T orino.
Determina:oione :Yfinisteriale 22 settembre 1!J04. RE cav. Giuseppe, capitano medico accademia militare. - Trasferito scuola di guerra. VtGLfARDI cav. Palerio, id. infet·tnet·ia presidiaria Piner olo. I d. ospedale militare Milano. · RosstNI cav. Tommaso, id. ospedale militare Genova. - Id. accademia mi litat•e. DoNINt Giuseppe, id. 2 fant~ria. - Id. 2 artiglieria cam pagna. M ARRAS Raffaele, id. r eggimento artiglieria montagna. - I d. infermeri a pt·e!:<idiaria Pinerolo. NtBDDU Antonio, id. 1° bersaglieri. - I d. r eggimento ar·tiglier ia montagna. RrvA Umberto, id. direzione sanita VII corpo armata. - ltl. ospedale militare Ancona. BoNo Giooann.i, id. 78 fanLel'ia. - I d. t• ber saglieri. GI ANNINi Alfonso, id. 8L id. - Id. ospedale militare Genova. DE FrLtPPIS A cliutore. id. 5 ~ id. - Id. id. Firenze. R. Decreto 8 settembre 190-i. SARDO Giuseppe, tenente medico in aspettativa per moli vi di famiglia. (R. Decreto 2!J settembre 1903). - Dispensalo, a sua domanda, dal servizio attivo permanente ed ascritto col suo gr ado e con !a sua anzianila nel ruolo degli ufficiali madici di complemento (distretto Potenze) . ·
798
MOVIME~TI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FAR~tAOEUTIOO
R. Decreto 2 settembre 190l. P ERStCHETTI cav. Carto, tenente colonnello medico direllore ospedale militare Ancona. - Collocato in posizione ausiliaria per ragione di e tà, dal 1• ottobr e 190 ~R. Decreto 5 sett~:mbre t 90i. GIANOLA cav. Antonio, capita no medico, 2L a rlìg lieria - NARDONt Antonio, id. ospedale militare Piacenza - loRIO cav. Luigi, id. id. Chieti. - Collo· cali in posizione ausiliaria a lor o domanda. dal i• ottobre 190\.
R. Decreto 15 settembre 190~. FERRETTI A rrigo. tenente medico, 8 artig lieria campagna . -
Collocato in aspel· t.ati va per inft!rmità tem porat•ie non provenienti dal servizio, per la durala di un anno. CovELLI Santo, id. reggimento lancieri di F ire nze. - Dispensalo, per sua doma nda dal servizio attivo permanente; inscrillo con anzianità, del 23 settembre 1901 nel ruolo degli ufficiali medici di complemento distretto Catanzaro. Determinasione Ministeria'le 6 ottobre !90l. CARRATÙ cav. Cele11tino, maggiore medico ospedale militare Alessandria. T rasferito ospedale militare Genova. LEURI NI cav. Francesco, capitano medico infet·meria presidiaria Siena. Id. 39 fanteria. VmETTA Vittorio Emanuele, id. 39 fanteria . - Id. in l'Armeria presid.iaria Siena. DELMINto Ora.;io, id. 1• id. - Id. ospedale militare Piacenza. PtERGIANNI Vincen.:o, id. reggimento Savoia cavalleria.- Id. id. id. Chieti. ONGAF<O Giuseppe, id. id. lancieri di Montebello. - Id. 21 artiglieria campagna. DELLACHÀ Giuseppe, tenente medtco 63 fanteria. - Id. i 8 fanteria. GRIXONJ Giovanni, id. ospedale m ilital·e Bologna - PoMPONl Enrico, id. id. Ancona- MoNTANARI Attilio, id. 4t fanteria. - Comanda ti scuola a pplicazione sanità militare.
R. Decreto 29 settembre 1904. RosANlGO ca v. A lbe,.to, .tenente colonnello medico diretlot•e ospeda le militare Ravenna. - Esonerato dalla sopraindicata carica e nominato di rettore ospedale Piacenza. PARISI cav. Felice, id. id. id. P i.a cenza. - Id. id. id. Ancona. I seguenti ufficiali medici sono promossi al grado s uperiore, con la destinazione per ciascuno indicata: Maggiori medici promossi te'n enti colonnelli medici: MICHIELt cav. Luigi, ospedale militare succursale Udine. - Nominato dir ettor e ospedale militare Verona. ORRU cav. Raffaele, ospedale militare Ravenna. - Id. id. Ra venna. BALDANZA cav. Andrea, id. id. Napoli. - Id. id. Napoli. BIMA. cav Mauri.;io, id. id. Roma. - Id. id. Roma. Capitani medici promossi ma ggiori medici: CnERUBtNt-GlAMMARONJ cav. Orlando, direzione aanilà IX corpo d'ar mata. Deetinato ospedale militare Roma (a scelta). STEPFENONI cav. Ettore, ospedaie militare Milano. - id. id. id. Ravenna.
MOVIME:STI AVVE:\U1'l :S EL CORPO SA:SIT. E :SEL l'i-: l{$. ~'AR)lAt'El'TICO
79(1
TROMBETTA cav. Edrl/(mdo, scuola applicazio ne sanilt\ militare. - Co ntinua come sopra (a scelta ecct.>zionale a senso dell'art. 25 d ella le~f.!e sull'avanZAmentoj. Ds VrGJLIIS cav. R nffrte/P, O"peda le milita re Bolo~ na . - Dest inato ospedale militare Padova. Pe rTJ ~ARl cav. Adrirmo, direzione sanita I II cor po armata. - l ù. id. id. Alessandria. T enenti medici pr·omC\SSI capita ni me !ici : l'ORIA Arturo, ospedol~:: 1n1litare Roma (<'oma nùato M ini<:ter o ~ueiT8 ). - Destinato reggimento Sti\'Oia cavallt>ria, continuando comandalo come sopra (a scelta). Bozzr Pietro, iJ. id. Livomo. - Id. 4:! rantet·ia. DAMIANO Nicola, id. id. 2° reclu!lo rio Gaeta. - Id. 82 id. Tesro Giuseppe, O"pedt~le milita re Torino - Id. 5i id. LANZA T ommaso, id. ili. Milano.- Id . 30 id. (a s celta ). ScA LE:Sr~ Gior:tio, id. 1d. Napo li. - Id. 90 id. MARINI Emtlio, id. s uccui'SIIIe Mantova. - Id. t• id. SANNA A ttilio, id. id. Genova. - Id. 76 id. FARRONI Enr ico, 2 ai·tiglie l'ia campt~gna. - Id. 81 id. (a scelta).
Deler minruione Minislgriale 13 ottobre 190i . V AL LtCELLl cav. A n ton io, mag-~iore medico o;; pedale militar·e Padova. - Trasferi to ospedole s uccur·sale Udine. DE L ucA cav. Costantino, cupitano medico 90 fan te1·1a. - Id. id. Cuserto. CocoLA ca,v. Vincen;o, td. O'"pedale militare Bari. - Id. di rezione s anità IX corpo armata. CALEOARI Gio. Battista. id . 5 alpini (comandato ospedale miliLare Torino). Id. ospedale m il1tare Milano, cootmua ndo coma ndato come sopra. Cuat Licurgo, id. 67 fanteria . - Id. ospeda le militare Venezia. MOMBELLO Ernesto, id. 30 id. - Id. 5 alpini. V ASILICÒ Giuseppe, id. ospedale militare Venezia . - Id. ospedale militare Bologna. GrAN AZZA Giuseppe, ici ";6 fanteria. - Id. di rezione sani là l I I corpo a r mala. GRIDOLI Enrico, te nente medico r eggimento lancieri d i Novara. - Id. ospedale militare Livorno. FERRA SINo Otlaoio, id. reggi mento cavalleggeri d i caserta. - Id. id. T o rino. CoSTA Emilio, id. 6 alpin1. - Id. 4 genio. M AZZ4CARA Pietro, id. 89 r~mteria. -Id. 2" reclusorio Gaeta. MACCHIA E rnesto, id. 05pedale militar e Ro ma. - Id. brig ata artiglieria monl.agna del Veneto. MILITELLO Giuseppe, id. 9 bersaglieri. - Id. reggimento lanc ieri Novara. PtAZZA Beniamino, id. ospedale militare Pale1·mo. - Id. 2 fanteria. Sc&LIA Rosario, id. 8 be rs aglieri. - Id. ospedale militare Genova. SAGNOTTI Augusto, id. 90 fanteria. - Id. 67 fanteria. TEDDB Giuseppe, id. 4l id. - Id. reggimento Nizza cavalleria. PALADINO Domenico, id. 82 id. - Id. 2 artiglieria campa~na. AcCARDt Mario, id. 3 id. - Id. ospedale militare succursale Mantova. DBLLA CIOPPA Angelo, id. brigata artig lieria monlagna del Veneto. - Co mandato scuola applicazione sanita milil.are.
8QQ
)!OYDli~NTl AYVE:\OTI :-lt:L CO RPO S ANlT . E N E L PERS. FAlUlAOEUTICO
R. Decreto 3 ottobre 190t SoGGI u A n lon io, l enente m edico in a8pettativa per in fermi lA· te m porarie prov en ienli dal ser vizio per la durala di un anno, ad Al g hero (Sassari). n. De· cr ei o 29 settembre 1003. - Ric hiamato in servizio, destinato ospedale militar e Alessandr ia.
R. Decreto 20 ottobre l!)()k T oB!A Arturo, capitano medico, reg~i men to Savo ia cavalleria (~.:oma ndalo ;>.Jinistero gue1-ra). - Nominato ca va.liere :1eii"Or dine clelia Co r ona d'JI.alia, p61' speciali benemeJ•tJOZe.
Det<Jrm ìna.;ione Ministeria le 20 otlobre 1904. GARAU Pietro, te11enle med ico, R. cor po tru ppe colaniali. - Trasferito l' arLi!!lieria fortezza dal 9 novem br e 190t ANNAR.-TONE Car lo . id. id. - Id. 2. itl. id. dal !l id. DELLA C10PPA A n{felo. id . b•·i.!!ata artig lieria montagna del Veneto (comandalo scuola applicazione sauità militare). - Id. 17 Rl'liglieria campagna, continuando cormunl alo com e ,..opr a.
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te. ~.
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Farmaol•tl mllltarl. R . Decreto 8 settembre 190t B ERTOLDI r1 nienore, farm aci;:.ta t• classe ospedale succursale Udine. - Col· locato a riposo pe r in fl'r milà com pr ova te, dal 1° ottobre 1!)0-i) .
'Oftlolall lll potlzlone di servizio auslllarto. R. Decreto 15 settembt•e 1904. l sollono tati ufficiali sono collocati a riposo per RnzianitA di servizio, dal 1• ottobro 190~, inscritti nella riserva ed insi t;:niti della onor i lìcem.a pe1· ciascuno indicata : :VIANESCALCHI cav. Lodov ico, colonnello m ed.ico, distretto Napoli. - Uffiziale nell'Ordi ne della Corona d'Italia. V oLINO Carmine, Lenente colonnello medico, dist•·etto T or ino. - Cavalier e nell'ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. ll'otlfloa:r.loDi. A rrioi e przr lP.n;.e d a e per l'A ( rica. GARAU Pietro, tenente medico- ANNARATON fi: Carlo, id. per rimpatrio definitivo il IO o ttobrrl 190't.
'l Ritor nati in Italia
Defunti. 0ROFINO F elice, capi tano medico nella riserva, distretto Potenza. Castelluccio Superiore (Potenza), il 7 lu gl io 190<l.
Morto 8
======================~~=================== Il D ire t.·t.o r e
Dott. GxovANNI RANDONE, magg. generale medico ispettore. I l R e aat. t.ore
D.r RIPOLFO Lxvr, maggiore medico. Ro ma. t 901 - Tl11. E Vo)(hcra.
RIVISTA 01 OTO-RINO·L.\RINGOIATII IA. La radloterapia In otorlnolariogolflgla • Sul preteoo decorso ciclico delle otitl medie acute .
Paa. 771
IC&I'tler. -
776
RIVISTA DI OCUI.ISTICA. J1111. - Un dl.s lurbo prodotto dall'es:.gcraziooe di associazione binoculare . Pag. 776 lollet - l..a cheratiti erecto·slfllltlche e loro cura 777 Trea111111. - Trauamento delle cataratte traumatiche 7ì9 Lorulen. - L'azione dtll r;u1io s oll'nppllrccchio visivo 7ll0 BelliNo. - Cura della dacrroclstite acuta con puntura e:;ploratric(' ed lnjezlone d'acqua ossigenata . 780
•
IIIVISTA DI nRAPKUTICA. lllrlll11111111t. - Il potere aual(l~ieo doll'asplrioa nel tumori maligni IDOIICr&bllì . ••rl. - Caso grave di avvelenamento per veleno di vipera guarito col pormr.oganato d1 p,~tassa.
C1lllo11U. - Sul trattamento ldrialico della sciatica . lloul"'llllld. - Del valore antlsdttlco e delle applicazioni terapeutiche del losoformlo . ZIIIIK't'll. - Azione ed uso del sem1cupio . Helle. - Sull'azioue antisettica dcll'lodoformio •
Pag. 78! 781 781 78) 71P 784
RIVISTA D'IGIENE. BariMIIIIIJ. - Lo &lino lombar11 • Pag. 184 letulla. - Protllassl del tetano col alt r o antitetanico secco e pJiverìnato 786 IIMblll. - Il mestiPre dello scal pelllno e la tubercolosi polmonare 7t.7 Culot. - ProOiassi della tubercolosi nel militari per mezzo di caserme tantltorl 787 l'fuhl. - Contributo all'esame batteriologico dello conserve di carne 788 laaHnge. - Sul modo di comportarsi del bacilli del uro e sul loro prodotti • 790 llania. - La steroterapla anliearbonchloHa. 791 Lad..,erf. - Sulla conoscenza del cosi deLll a vvelenamenti di carne . 791 l'relu. - Studl •sulla 111orlologìa e biologia del bacillo del carbonchio. 79! Falll'tl. - LI centrlrugmoue Impiegata come mezzo rapido 1>er apprezzare Il valore nutri• livo del latte 79t hlrrl11. - Etiologia della tì~i e tutta contro la tubercolosi 7V3 ........ - LI touloa dissenterica ottenu ta per via naturale 794
CiNFERENZE SCIE:.TIPICIIE DEGLI OSPEDALI MILITARI
Pa.IJ. 795
IIISCILLANEA
Pa.IJ. 796
MOVIMENTI AVVENUTI NltL CORPO SAXITARIO E .NEL PERSONAl.H: FARMACEUTICO
PaiJ. 797
GIORNALE ~1EDJCO· DEL REGIO ESERCITO Direzione e Ainmlnlstrarlone: presso l' Ispettorato di Sultì Militare Via Venti Settembre (Palazzo dellllnistfru d•lla guerra
CONDIZIONI DI A.BBONA:Ml.NT(,. li Giornale Medico del R.0 Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciaseun mese in fascicoli di 5 fo~li di stampa. L'abbonamento é sempre annuo e decort-e dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è:
Per l' Italia e la Culoni!J Eritrea . Per l'Estero. . . . . . . Un fascicolo separat~ costa.
L.
ta,-
» 15,-
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t,as
L'abbonamento non disdetto prima del· 1• dicembre s'intende rinnovato per l'armo succes~ivo . l signori abbonati militari in effettivi~ di servizio pos!lono pagare l' im· porto dell'abbonam~nto- per mezz.o dei rispettivi comanJanLi di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli esl!·atti e quelle per le tavole litografiche, rotogrèfiche, ecc., che accompagnassero lt:! memorie sono a carico degli autori. "' Gli estratti costano L. 8 per ogni fo~Jio di s tampa (l6 pagine), o frazione di fo~Jio, e per eento esemplari. 11 prezzo è eguale sia che si tratti di 100 esena· plari o di un numero minore. l manoscritti non si r estituiscono.
" PRO PATRIA , CODRO - SAMPIERO - NINA DI DANTE - I SIBARITI DB.AIDII STOBICI J>&L
DoTTOR
SALVATORE GUIDA,
COLONNP.LLO MEDICO IN RIPOSO
Prezzo L. 4i.
Si -.ende a beneficio della Casa ntfUtare Umberto l in Turate per l nterul e la ralldJ delle guerre nadonall. (Preeao l'autore; Roma, via Flrense 15 e preuo la Casa Bditrlce it.allan., 'Ila XX Settembre, n. 121).
11
..,.. PUBBLICATO
(
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ANNO LII
FASC. XI
1904
30 N ovEMDRE
-~-~~~~~!?u .
,.•v, , T,.....tta. - Ln corr~~ione ttelle am"ropir oell'e!lercito . . . . • . • . . . .Pa(. 90L./ L.."tl. - COntributo all'istologla patologica ed alla patogenesl Ilei comi liberi artlcoL~ri l'iotizill somlllllrie sulla statistica sanitaria del regto r sercilo per l'anno 1901 •
• 8!1 • 837
an' 18TA. DI ~leaN.t.l.l ITALI.foNI ED IF.J!ITEal.
Rh•ista medica . • . . . . . . . . . • Ri• lsta di nen opatologia . . . . • • . • Rivista chirurgica . . . . . . . . . . . Rtvlsta di maiRttle venPree e tlella pelle . . Rivista !U tocnlc.'l e servltìo me~li co noililllre. Rl V1• ta d' ijliPnC . . . . . . . . Indice hlbllograllco medico militare . ~ecrologio . . • . . . . . . . Ylseellaoea . . . . . . • • . . . • • . . . . . . . . • . YovimenU aneouti nel COrpo Sanitario e nei Personal!! P'a rmaceutico
Paq. 8119 • 1160
(V. l'Indite fidi' lnt.....o d•llh tOptt'liito).
DIREZIONE BO AMlllNTS TRA ZIONB
JWU • Palaao tlel llla1mro clelia o-ra, VIa XX Settembre • ROMA
. ssq Hit
• 863 • 871 • .. • •
874 876 878 879
INDICE
l.
DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ES'r'ERI
·.
RIVIS fA MEDICA. ChavlgnJ. - I.P palpitazioni c:mliache nell"esercito . • Hare. - t e Inalazioni di nitrito (l'am1lo contro lo emotUsi
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. •
Allglolella e Galdl. - Sulle pslcosi da siOiido
Pag. 860
RIVISTA GHIRURGICA. Roblqoa. - Ascessi tropicali del fegato . Stnn. - Il trattamento chirurgico dell'emorragia trau.maUca rlella mJiza
Pag. 80!
861
·.
RIVISTA DI MALA.TTIE VENitREE E DELLA PELLE. Pag. 861
Holllndtr. - Sulla cura preventiva degli efTetti sUllltiei prlm:tri Delbanco. - Sul potere infettante della gomma.
861
RIVISTA lll TECNiq E SERV17.10 MEDICO MILITARE. •
Pag. 863
Murata. - Sulla vacdn:tzfone anticolerica . Ala n 8 . Gr11n. - Nota complementare su qualche punto concernente il vaccino preparato a l cloroformio Kunat. - Sul trattamento dei malarìcl coll'aristocbina Wolffhllftl. - l ~tiene delle truppe lo Cina . Sobwoner. - SOpra l'azione emolitica del bacillo di Lomer
P ag. 87)
I:'<DICE BIDLTOGRAFICO IIIEOICO-MILITARE
Pag. Bi•
Anlonr. - Ser•is io sanitario dell'esercito russo .
RIVISTA D'IGIEt\E.
81l 81l 873 874
NECROLilGIO. U generale medico Olt.avio A. Baeearanl Colonoello mei1ico Antonio Camsso
MISCELLANEA • MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NRL PERSO~Al.E FAIUIACEUTICO
Pa,. 876 878 Pag. 878
Pag. 879
J
l
MEMO I ~ I E
OR I G INALI
SCCOL\ D' APPLir'AZIOXE DI ~AXIT.\ .:mLlTARE A~lllULr\TOIUO DI OCULISTICA
~
L.\ COl\ l\ ~ZION E D ELL~~ A'1 ETI\OPI E NELL' ESEi\Clfb r cr Il 1t 0 tt. Edfunn•ltt "l't•omh("'tf rt . ma::~iorr lllfòtiii"O h hcro •lot~•·nt o 4ll (1fla auuluft,l t uolla Rf';tla Ulll\·cr~ 1t:' d ì T ru1110
\ .) P or c~nnpl otarf' il mio precedente articolo sulla determinazione delle ametropie néll'esf'n;ito, esporrò ora le norme piit import.anti eire<~ la loro correzione c he divide>rò, per comodità pratica, in correzione prescritta, currflz iono non necessaria, correzione facoltati,a, e corre· zione non pr<'s<· r• t t o. m n ne('e~saria. I. Cot<REZJO:\E PIIF.s<·HtTT \. - Qnest &, secondo i nostri regolame nti. è limitata a lla utiopia, e piìt precisamente alla forma tipica, giacchè la miopia atipica, la. quale si a~"oc ia sempre a lesioni gra'i del fondo dell'oc<·hi o, è Ut'U d i rado inferiore alle sette diottrie, e perciò sfugge al nos tro intflrwnto corrct ti,·o nei militari di truppa. Ma è opportuno spiegaro più c hitnamente la differenza che passa fra queste due forme, per la ragione eh t'. a m io an·i~o, stabilita la diagnol'i della seconda, l' inabilità al servixi o militare non doq·ebbe più e~;sere oggetto di discussione, anche so la m iopia non raggiungesse rigorosamente le sette diottrie, trn.ttA.udo!'li d i una dl'lle affezioni più gravi d el globo oculare con decis{l, t{'ndonza all'uggnn·amento progressivo. La ntiopia tipica si può definire un'anomalia flssenzialmente ottica -acquisita per l o più nelle scuole - la quale si riscontra in un occhio la cni fot·ma non è dissimile da quella dell'occhio emmetrope, gin.cchè non v'ha in e~:~so <'he una sproporzione fra la lunghezza t1ell'asse antero-pol\teriore e il p otere refrangente dell'apparecchio diottrico oculare. Premesso c he In lunghezza assiale d'un occhio si considera come norm~le quando oscilla. fra. 22 e 24 millimetri, e che i l potere diottnc~ oculare si r itiene pure normale quando il fuoco principale postertore si forma. a 2~-21 millimetri dietro il punto principale (apice 51 -
Giornale mtdico.
,
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LA tOIWEZW~E DU.LE ,Uil.!:TROPIE ~ELL'ESERClTO
della cornea), supponiamo due occhi, il primo dei quali abbia un asse autero-posteriore della lunghezztt. di 22 millimetri, e in cui, per consegnenza, la retina si trovi a 22 millimetri dietro l'apice della cornea; e il secondo, che abbia una lunghezza assiale di 24 millimetri, ossia in cui la r etina si trovi a questa distanza dall'apice della cornea. Ammettiamo ora che in questi due occhi, normali per lunghezza dell'asse, i raggi paralleli. vadano a formare il loro fuoco a 22 millimetri: che cosa se ne dovrà concludere? Che se, nel primo, la lunghezza dell'asse e la rlistanza focale (potere diottrico) coincidono e ci offrono il tipo dell'vcchio emmetrope, nel secondo, invece, vi è sproporzione fra l'uno e l'altro di tali valori, ossia, mentre il fuoco principale posteriore si forma a ~::l millimetri dietro l'apice della cornea, la lm1ghezza dell'asse antero-posteriore è di 24 millimetri, distanza a cui si trova la. ret.ina, sulla quale, p er conseguenza, non veugono ad incontrarsi i raggi paralleli dopo aver subito la retrazione attraverso i mezzi diottrici oculari. Ed ecco la ragione per cui l'occhio affetto da mio pia ti piea può non presentare, anzi non presenta quasi mai, una lunghezza assiale deviante ùalla norma, Yale a dire una differenza sensibile Ji forma dall'oechio emmetrope. Ciò posto, è chiaro che, trattandosi di una pura e semplice R110malia ottica, il reperto oftalmoscopico debba essere negativo nella grande maggioranza dei casi, e che il grado del vizio di refrazione superi ben di rado le sei o le sette diottrie, giacchè è diffi cile che la suddetta sproporzione fra la lunghezza dell'asse e il potere diottrico sia co:;ì accentuata da produrre un'ametropia di grado maggiore: oltrechè l'acutezza visiva è quasi sempre normale (di rado sotto a '1 . ) dopo la correzione. Ben diverso è il caso della miopia atipica o progressiva, nella quale non si tratta più soltanto di una disuguaglianza fra la lunghezza dell'asse antero-posteriore e la distanza focale dell' apparecchio diottrico oculare; ma di una vera e propria alterazione di forma del bulbo, dipendente da un'affezione morbosa delle membrane che lo compongono, ed estrinsecantesi con un accentuato allungamento del bulbo stesso nel senso sagittale; tanto accentuato (perfino oltre i 30 millimetri) da essere apprezzabile anche in un esame superficiale, contrariamente a quanto avviene nella miopia tipica. Gli occhi affetti da miopia atipica - la quale è generalmente er editaria o insorge, per lo meno, nei primi anni di vita- presentano all'esame oftalmoscopico le 'a lterazioni seguenti: l' opacità del vitreo risultanti dall'organizzazione delle cellnJe immigrate o dalla disorganizzazione degli elementi cellulari e fibrilla.ri del vitreo (mosche volanti patologiche) ;
J.,\ C'O RllEZIONE DELLE AMt:TROI'lE :'\ELL'ESEIICITO
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2• stafiloma postico dovuto a un proces;;o di sclero-coroidit<' }JOsteriore; 3° allargamento delrane llo coroideo dipendente dall'atrofia. parzia le del suo contorno esterno i Più raramente: 4• cataratta polare i 0° glaucoma i 0 U distaCCO di retina, il <tUa le puÒ eSSPl'e lJari~ia le 0 tot.ale, et! e dontto a l fa tto che questa membrana, non potendo seguire l'allungam ento progressivo del globo oculare, si distacca per uu'estensronc pii1 o meno grande dalla cor oidea. Si aggiunga inoltre che nella miopia atipica il gntdo dell'ametropia è - salvo rare eccezioni, come ho detto dianzi - superiore alle sette diottrie, e l'acutezza visiva, sempre inferiore a ', , i spesso ngnale a' ., tal volta a ', . e a ' ·,. Concludendo adunque circa la differenza cliuica c med ico-legale fra queste due forme, insisterò ancora una volta sul tiu.to che mentre la forma tipica è un puro e semplice difetto diottrico, la atipica è una vera e propria malattia del globo oculare a decorso progressivo, e ta.lmeme gra\e che è anche oggi conosciuta in o ft.almol ogi~t col nome di miopia maligna; ed ecco perchè, io dice,·a, s tnbili tane la. diagnosi, l'inabilità al servizio militare dell'individuo cl1e ne è affetto non dovrebbe neppure più essere discussa. Per quanto si riferisce alla correzione della miopia tipica, bi;;ognerà anzitutto accertare se non si tratti di spasmo del nfttscolo ciliare, e diflidare di tutte quelle miopie il cui grado non è superiore alle 2 D (Cfr. articolo precedente). ln tali casi non si donanno mai prescri,ere le lenti correttive senza prima avere instillato nell'occhio un midriatico e aver praticato l'esame obbiettivo; giacchè soltanto allora. si potrà esser certi delle vere condizioni di refrazione statica, ossia della miopia reale dell'individuo, che è quella che si deve corr eggere. Come è noto, il Dor e alcuni altri oculisti francesi e americani c-onsigliano la. correzione totale della miopia e l'uso costante delle lenti correttive per ogni disto.nza.; al quale parere la maggior parte degli ofta.lmologi non si è associata; ed io dichiaro di essere fra questi. Anzitutto, e per quanto riguarda la. correzione totale, io crederei opportuno di tener conto dell'eta degli individui, giacchè se, in massima, si può menar per buona la correzione totale nelle persone attempate, in cui il potere accomodativo è notevolmente ridotto, questa. non è sce~ra d'inconvenienti nei giovani, in cui la miopia è ordinariamente aumentata dagli sforzi d'accomodazione. In secondo luogo - e ciò
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I.A CORHEZJO~l!: DELLE .Uil!:TROI'IE NELI:.'ESERCITO
vale tanto per le persone giovani quanto per quelle attempate - lRprescrizione dell'uso costante o interrotto delle lenti dovrà escl usivament.e di pendere dal grado del vizio di refrazione. E cco le norme che io consiglio: Nella. miopia uguale o inferiore alle 4 D (esclusa rigorosamente l'esistenza d'uno spasmo), si prescriveranno le lenti correttive soltanto pe;· la vi.~ione a clistm1za. Infatti, il miope di 4 D che ha il remot.o a. 25 centimetri; q nello di 3 [) che lo ha a 33 centimetri; e q nello di 2,5 D che lo ha a 40 centimetri, non hanno alcun bisogno di lenti corretti,-e che spostino il punto remoto, poichè tali distanze sono compa.ti.bilissime con gli ordin11.ri lavori minuti, senza pericolo di astenopia. Nella miopia di i) n e di 6 D , si dovranno prescrivere delle len ti per la vi:;ione a diosta.nza, ube correggano esattamente il vizio d1 refraziOlH', e altre len t i per la vi,;ione da vicino, le quali siano di 2 D-3 /J inferiori alle prec(\denti: infatti, il miope di. o U, il cui remoto è a :20 centimeLri, e il miope di 6 JJ, il cui remoto è a l(j centimetri, non possono attendere a lungo senza molestia e senza d ~•n n() (anment.o del vizio di rofmzione, astenopia muscolare) al lavoro d u, vicino, mentre con len t i eoncaxe di 3 {) il loro remoto sarà portato a 3~ centimetri, che è dist.anza adatta alle ordinarie occupazioni da v icino (lettura, scrittunt, d isegno, ecc.). Indi pendentemente c1t"t!la correzione della miopia n ei mili t ari d i truppa, l'ufticiale medico può trovarsi nel caso di dover pre se ri \ eri' lenti corretti'e a individui affetti da miopia uguale o superior e all"' 7 D, la guale appartiene 1 'I uasi senza eccezione, alla forma ati piea: in tali circostanze, se l'am etropia non raggiunge i gradi massimi e r im aut' compresa fra le 7 D e le 12 n, si dovrà prescrivere senz'altro la le n t~'> con-ettivR totalA p Ar lA. -çisionA ::~. rlist,Rnza, e ttn'alt1·a lPnle co1Tettirn in(eri01·e eli 4 ]) alla 11receclente per la visione da vicino, seguendo lo sLesso prin cipio c:he ho indica to dianzi per la miopia tipica, la qnale n1ggiunga le G D-li D. Nei gradi elevatissimi (15 D-20 D), non sono t,ollerate, di solito, ne ppure le lenti per la visione a distanza, giacchi> Jenhi così forti impiccoliswno grandemente le immagini degli ogget t.i, e l'acutezza visiva, come dice giustamente il La.gra.nge, perde allora. ùa. una pa.rte quello che guadagna. dall'altra ; oltrechè i paEienti fanno volentieri a meno dalla correzione a motivo delle vertigini a. cui es._c:a dà luogo. Sarà quindi il caso o d i prescrivere delle lenti un po' più de boli di quelle ehe corri,ponderebbero a. una correzione totale, consigliandone l' uso sia. nella. visione & distanza che in quella da vicino; oppure di ricorrere secondo la proposta. di De W ecker e Masselon, a de bol i l eL ti cm1:--
ti05 t:e.~.çe collocale
a una distanza tale dagli occhi che il loro fuoco coincida. col remoto del paziente. Queste lenti dà uno, come ben si com prende, un'immagine rovcdcia.ta. degli oggetti, ma, in compenso, molto distinta; e quando il miope ne ha fatte l'abitudine, può con tale a rtificio, vedere e m grande chiarezza gli oggetti lontani, come, ad esempio, l'indicazione d'una strada, i particolari d'un f(Uadro, ecc. :\l a nella prescrizione degli occh iali - e ciò sia detto per tntte le specie di ametropia - noi non dobbiamo !imitarci, come ordinariamente si suoi fare, all'indicazione delle lenti più aclatte; dobbiamo altresì occ.;uparci con ogni cura Jella sostanza con cui e~se son fabbric.;ate, del l'armatura, del centramento e, in alcuni casi speciali, del decentramento. :::-:ot~tanza e qualitlì delle lenti. Le lenti di retro e.ctmfino (silicato di soda) e quelle di c1·own-glas.~ (silicato di potassa, cttlcc, soda e allnminio, a cui à associata una piccola quantità di n.cido borico che n e 3-ttmenta la limpidezza) sono le migliorii giacchè quelle tanto vantate eli cri8tnllo di roc·ca sono inferiori alla loro fama, in specie per l tt. ragione che, non e~sendo sempre tagliate sec.;ondo l'asse (à l'a.re, come dicono i francesi), fanno subire ai raggi luminosi una Joppia refrazione; e le così dette lenti isou1etrope (siliuato d i bario), che avrebbero il raro vantaggio di arrestare i raggi ultra-violetti e di attenuare, seuondo i l Bourgon, l'affaticamento reti n ico, non sembrano corrispondere atfatto alle speranze che se n'erano concepite, princi pa.lmente dopo l e diligenti esperienze del Fortunat i, il quale richiamò l'attenzione sulla loro aberrazione cromatica, che, poco sensibile nelle lenti deboli, sar ebbe tutt'altro che trascurabile in quelle superiori alle sette diottrie. Alle lenti biconcave, con cui si suole correggere la miopia., si preferiscono spesso le lenti peri.~copiche, raccomandate dal Wollaston fin dal l~H, Le quali, essendo dei menischi concavo-convessi, non hanno che una leggerissima aberrazione di sfericità., o, secondo le ricerche dell'Ostwalt, eliminano l'inconveniente delle immagini laterali nst,igmatiche dtLte dalle lenti ordinarie; per la qual cosa., allorchè la loro superfic ie co nca~n. è rivolta verso l'occhio, la refrazione che ha luogo sui margini è molto meno irregolare, e le immagini son vedute ugualmente distinte, tanto se la linea di sguardo passa per il centro quanto se è diretta obliquamente. Il pri nei pio è, del resto, molto semplice e si com prende facilmente: un occhio, supposto al centro d'una sfera cava. di vetro, vedrà. gli oggetti in tutbe le direzioni perpendicolarmente alla superficie della sfera stessa.; per conseguenza, quanto più una lente da occhiali circonderà l'occhio come una superficie globulare, tanto più tutte le sue
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LA COR REZIO~E DELLE AMETROPIE NELL' ESeRCITO
parti formeranno un angolo retto con la linea visiva; e si avrà. per risultato ottico che, essendo uniforme il potere di codeste diverse parti, sarà. evitata la visione confusa degli oggetti laterali. Armatttra delle lenti. - Molto giustamente è prescritta per i militari di truppa. la montatura a stanghette, 0 {iHSa, che è infatti la. migliore, attenendosi più facilmente con essa cbe il fuoco delle lenti occupi una posizione precisa per rapporto alle pupille, in modo d a rimanerne assicurato il centramento ; ma se è, fino a un certo punto, indifferente che le stanghette siano semplici, doppie, o a uncino di corda metallica., è necessario, invecé, stabilire con esattezza la f orma, del ponte, senztt di che le lenti non si troveranno mai nella giusta posizione dinanzi ai fori pupilla.ri. Tralasciando le foggie meno comuni e quelle che, per ragioni diverse non eslusa l'economica, non sono indicate per i militari di truppa (1), ricorderò che il ponte può essere· in forma di X, di K e di C; ed è bene che chi prescrive occhiali sappia che il ponte a X è indicato per i nasi schiacciati alla radice, :>quando sia necessario capovolgere le lenti; il ponte a. K, per i nasi convessi, benchè - tra parentesi - sia discretamente incomodo e poco estetico; il ponte a C, per i nasi fortflmente aquilini. Questo in linea generale ; ma siccome tali indicazioni, date dalla. maggior parte degli a.otbri, mi sono sembrate sempre troppo poco precise, così io soglio seguire di preferenza il metodo consigliato da.ll'Ostwa.lt, che ritengo p raticamente il migliore, e che perciò raccomando a.i colleghi. Messo fuori dubbio che l'esatta posizione delle lenti dinanzi agli occhi dipende in gran parte dalla forma. del ponte, la quale, a sua. volta., è subordinata al rapporto che esiste fra la radice del ua.so (R. ~V.) e il piano d i sguardo o, per essere più precisi, il piano pupillare (P. P.), è c hiaro che nella prescrizione degli occhiali si dovrà tener conto con ogni cura di tale rapporto e fornire le indicazioni opportune al fabbricante. Ne .::. •V. e P. P. si trovano in uno stes!lo piano, l'apice del ponte dovrà pure trovarsi sulla stessa linea retta con en trambi i centri dei dischi metallici dell'armatura e con le cerniere delle stanghette : m tal caso, sani. indicato il ponte a X. Se U . .V. si trova a. 4-6 mm. sopra P. P., l'armatura dovrà. aver e un ponte a K . Se R. N. si trova a 10 mm. o più sopra. P. P., sarà indicato un ponte a. C. In pratica. è facilissimo il determinare il suddetto rapporto e, per conseguenza, quale sia la forma più conveniente del ponte per ogni Cl ) l'onte Inglese, canades~:, alla Bismark, r usso, torco, greco, e quello o se!lo. che o Ira 1 m•· gloor• ~ SI adatta a q oMI tu Ilo le 1\Jrme di naso.
LA COf:ln::ZIO:'\E DF:LLE A~IF:Til'li'IJ,; ~EI.T.'E~EHCITO
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singolo caso, giacchè bao:;ta servirsi di un'asticcinolit, o meglio, del margine di un regolo tenuto oriz7.ontalmentP snlla. radice d~ ! naso, e, mentre l'individno guar.ln. d irettamf'nte dinanzi a ~è (sguardo lon tanol, misurare la distanza perpendicolare de l regolo stes:'>o dai centri pupillari per mezzo di un na.stro m illimetri(:o : la cil'ra ot.tPnuta rappresf·nterà l'al tezza del ponte da prescrive r~i per rarm~ttnra \lt·lle lenti; altezza c he, com e bPn si comprende, dani l'indicazione precisa per foggiare il ponte secondo 1a fcmna più opportllna, e che corri!'>ponrlcrà e:;attamentEI al rapporto fra radice del naso e piano p n pi Ilare. Centramento e d~:centramPnto dPlle lenti - J~: sempre da rac~;oman darsi di veriJicare sia il centro ottico df·lle lenti, che il loro centramento coll'apparecchio diott.rico oculare dell'indivi<.luo, a cu i le lenti stesse furono prescritte. a) Centro cl'1ma lente -~(Prica. Il metollo più pra1.ico per determi narlo è quello di Knnpp, che consiste nel guardare. attraverso alla lente tenuta dinanzi all'oechio, dne Jinl:"e perpendic<llnri fra luro, le quali devono essere abbastanza lunghe da permettere che tma pflrte di cia scuna di esse sìa veduta direttamente, c l'a ltra pnrtP, vicina ai punti d'intersezione, attraverso le superfici df•lla lente ~t.Ps:-;o . b~ ehiaro che se la visione ha luogo in una regione pcrit'erira dl:"lla lente. l'effetto primatico prodotto da quest'lllt.irna sui rn.ggi che pervengono all'ocehio debb11. far sì che le imm11.gini delle parti dPl le linee vedute attraver:;o la lente 110n si trovino !'>td prolungamPnto delle parti di qneste medesime linee vedute direttamente: allora o:;i sposta le~. lente dinanzi all'occhio finchè le immagini vedute attr aver;;o la lente siano i prolungamenti delle parti delle linee vednte direttamente : il punto della. lente in Citi .~i proietta l'inter;ezivne delle linee (i.~sale è il cent1·o della lente stessa.
b) Centramento delle lentt dct occhiali coU'apparecchio diott rico ocaVerifìcat.o il centro delle lenti ùa occhiali, bisogna accertarsi se esso coincida e<;attamente C')l cent.ro delle pnrille: ora, la distanza intercentrica., che deve e~sere ngnale alln, distanza interpupillare, varia naturalmente secondo gl'individui, e secondo che si tratti d: visione in distanza o da vicino, pur ritenendo! a, in merlia., di (i:2 n m. Per stabilire, in pratica, se un dato p:tio di occhial i convenga ad una data distanza interpupilla.re (il che equivale a verifìcarue il centramento), io ricorro eli solito, al mezzo segnen~.e, che non è soltanto rapido e sempl ice, ma abbastanza esatto. Si applica orizzontalmente ilull'armatura. degl i occhial i un nastro millimetrico, teso ualla meta della cerniera di una sta.nghett.a alla me.tà della cerniera della st.anghetta opposta, e si legge su lla gradua.zione la distanza che passa fra. l'uno e l'altro dei margini la1·e. -
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LA CORnEZI ONE DELLE AMETROPIE l\ELL1 ESERCITO
di destra o di sinistra dei' dischi metallici dell'armatura 111 cnl sono incastrate le len ti: siccome questa distanza è uguale a quella. c be interuede fra i centri dei dischi stessi (distanza intercentrica),così, nell'esatto centramento, essa dovra pure coincidere colla distanza interpnpillare. • Ma in alcuni casi, in cui è necessario diminui re lo sforzo di con,·ergenza. richiesto dalla fissazione di un oggetto vicino, invece dell 'esatto centramento delle lenti se ne prescrive il decentrame·nto (i n fuori per le concave, in dentro per le convesse), attenendosi, in tal modo, l'allontanamento delle immagini e, per conseguenza, uno stato di riposo della convergenza; a cui si dovrebbe pure pensare in certe correzioni della miopia. uei militari di truppa, mass1me quando que~to vizio d i refrazione sia di poco inferiore alle sette diottrie e sia re.sa diJilci le le convergenza dal! 'allungamento del globo-oculare. Il Lie.Lreicli prima (l l:>Gl) e il Berger più tardi (1900) d imostrarono con ~~pe rienze clin iche il grande sollievo che provano i miopi uel fare uso delle lenti d ecentrate; sollievo che si traduce nella cessa.zioue dei sintomi di astenopia muscolare, nella scomparsa ·della cefalalg ia e della. miodesopsia, e persino - secondo l'affermazione di alcuui pazienti - nell'ingrandimento dei car atteri di stampa e degli oggetti minuti; il quale ultimo fatto non è che il risultato della diminuzione di convergenza, giacchè noi giudichiamo della g randezza di un oggetto dalla grandezza della sua i mmagine retinica. e dalla distanza che noi valut iamo per mezzo del grado di convergenza richiesto dalla percezione distin ta. dell'oggetto stesso. Per decentrare le lenti, ossia per diminuire la t;OnYergenza degli assi visi vi, si potrebbe aggiunger e a. ciascuna delle lenti l'1 ferico·concave correttrici deiJa miopia un prisma con P<~.pice rivolto in fuori, Y t~le a dire dal lato della tempia; ma un tale procedimento, molto ingombrante e pochissimo pratico, viene sostituito da q uello molto più semplice di tagliare le len ti correttive in modo che, quando esse siano incastrate nei dischi dell'arma~ura, i loro centri si trovino spostati in fuori d ei centri dei dischi stessi; venendosi così a. rompere il paralle1ismo fra i piani tangenti alle due superfici delle lenti nei punti in cui i raggi luminosi, ch.e entrano nell'occhio, cadono su q ueste superfici; o, i n ldLre parole, ad aggiungere alla semplice azione sferiGa. negativa una vera e propria az ione prismatica; giacchè i l decentramento i n fnori d i una lente concava produce lo stesso effetto di un prisma con la base rivolta verso l'interno ~òal lato nasale). Y olendosi conoscere, con una certa approssimazione, a qual prisma corrisponda una lente sferica decentrata d'un dato numero di centimetri, si può ricorrere a d ne mezzi : il primo, proposto dal Coq u~,
LA CUHJU':ZIOK~; DELLI!: A~I(,;TH OPIE KEt.l}t:Sf;RCITO
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con:si.;;te nel moll iplicare il numero dei ceutimetri per il nume ro delle d iottrie della lente stessa e per la costan te l. 114: il secondo, che è più esatto, consiste nel moJliplicare il g rado del prisma per 8. 7, e div idere il prodotto per il numero delle diottrie : il quoziente t~sp1·ùne in m illil~tetri il gl'(lUV di decentramento deltct lente. Ecco la formo la : } J X R. 7 - -1,-
Yale a dire che, per avere l ' eJr..tto d i un p risma eli 1°, la, len te l f) deve essere ùee;enLr ata di 8. 7 mi llimetri. Del r esto, allo scopo di facilitare la prescrizione del le lenti decentrate, il ,Jackson e il 'l'riepel composero delle tabelle d i g rande utilità pratica, in cui è ind ica.ta per le lenti da l lJ a 10 ]J - la decentrazione necessar ia per ottenere un effetto prismatico da l a fJ gradi . (Cfr. la bibl iografia). Dirò ancora ch e il Hergcr propone di aggiungere a lla decentrazione l' i nclin azione d elle lenti - l 'una per rapporto all'alt ra - sull'o rizzontale, col quale ar tificio i miopi avrebbero, per ht visione da vici no, il vant aggio d i u n effetto stereoscopico p ronunciatissi mo dovu to alla graude d i fferen za delle immagin i retiniL:he, che essi ricevono da oggetti collocati a br eve dist.a1.za. 11 suddetto autore avrebbe notato cbe l'effetto stereoscopico e la di m i nuzione dt>lla convergen za sono tanto più ·accentuati per q nanto è minore il fuoco delle lenti, e che coloro ai quali viene prescritta tale combinazion i' possono :attendere a lavori prolungat,i senza risentire la fM,ica de ll a convergeuza, o, nei casi m eno fa vorevoli, risentendola mo lto pi tl tardi ehe con le l enti ordinarie. Riassumendo in poehe indicazion i le norme pratiche esposte per l a correzione della m iopia, le qulili, del resto, per quan to riguard a l a sostan za delle lenti, l'armatura e i l centram en to, :si applicano pure a,lJa correzione clell' iper metropia, ecco i pun t i princi pal i di una buona prescrizione di le n Li correttive: P Nu mero i n diottrie delle lenti per ciascun occhio, indicando tra paren tesi, e per maggiore p recauzione, il numero corrispondente 36 pollici), giacchè alcuni i n pollic i (nella con venzione che l metro .o t t ici seguono a ncora l 'a ntico sistema d i num erazion e. 2° Sostan za delle le n ti. a• D istanza intercentrica o, in casi special i, g rado del decen t,ramen to. 4° F or ma del pon te. 5" Uso per la visione i n ù ist.anza o da vi ci no. Per maggiore chiarezza, ùarò q ui d ue esempi pratici di prescrt· _z ion e di len ti corretti ve nella mio pia :
=
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LA C•)HHEZIO:-<E DELLE A~l!l:TROPIE NELL'ESF.Rl'!TO
Lenti .q(erico-concctve di vetro extra-fino di quattro diottrie (petri a not·e pollir;i) in ent1·ambi gli occhi, con una distanza intercenf'1"ica di li 2 mi/li1/lef?'i. l'onte a C. Pt!1' la visione in distanza. Lenti ·'fe?·il.:o-concave di c1·own-glas.~ di tre diottrie (pari a pollici do<lici) in entrau~lii gti occhi, decentrate di millimetri 5. :!. Ponte a X. Per t(l. ci:sione da ricino. (C~uest.a seconda prescrizione si deve su pporre applicata a un miope di 3 /J o cli"fì !J, il quale, per la visione in distanza, faccia uso di lenti n on deeemrate che correggano il suo vizio totale di refraz ione). iL LA conrn:zro::;E NO:-\ È :o.t:cESSAiliA: a) Nei gradi debolissimi di miopia., in cu i si trc:ttta. per lo più di :spasmo ciliare. b ) Nei g ra.di debol i di ipermetropia (H facoltativa), e n ei gradi medi. r1nando porò il militare di truppa non debba attendere a lavori minuti negli uiiizi (per esempio, lavori d i scrittura, di contabilità, di disegno, ecc.): e purchè il vizio d i rofrazione non abbia già prodotto uno strabismo funzionale convergente. c) Nell' anisometropia, quando si verifichino le condizioni appros:;imativamente analoghe ai due esempi seguenti: Occhio destro : emmetropia con T' == L Occhio sinistro: miopi a di 3 D o di 4 ]) con Jl == l. Uc-;hio cle:;tro: emmetropia con l " = l. Occhio sinistro ipermetropi~t di 8 j) 10 JJ. Nel primo caso, la prescrizione di lenti correttive è inutile - e
lo sarà a,nche co!l',l.vanzare negli anni - giacchè, coll'occhio destro, l'individuo vede bene in distanza; e coll'occhio sinistro può attendere - anche nell' assenza completa dell'accomodazione - a qualsiasi la· voro da vicino, avendo il remoto a 3B centimetri o a 25 centimet i. Nel secondo caso, la correzione è parimeute inutile perchè col mu· a ire l'oc~: hio sinistro d'una lente positiva ùi 8 D - 10 D s' ingrandi· rebbero notevo lmen te le immagini retiniche di detto occhio, m entre ri· mé~rrebbero i m· ariate quelle dell'occhio destro. È evidente che, i n tali condizioni, la fnsione delle immagini non sarebbe nè esatta nè completa, e ne avverre bbe che la visione binoculare dopo la correzione (a destra un vetro piano, e a sinistra una lente sferico-convessa di 8 D - 10 D ), sarebbe assai più confusa che la visione binoculare sonza correzione. III. Con&r.:zrox~: FACOLTATrv.&.- Q_uesta può applicarsi in casi analoghi ai due esempi seguenti, non senza f.~r osservare però che la correzione d elle varie forme di anisometropia - in specie quando la differenza di refrazione fra i due occhi è ragguardevole, o quando si tratta di due
Sll ametropie di verse- dà sempre risultati poco soddisfacenti e non è mai bene tollera t a; si ::t per r im perfetta fusio ne delle immagini, che per le vertigini a. cni diL luogo quasi senza. e~.:cez i on e . Occhio destro: em01etropia con l" =: ~· Occhio sinistro : miopin. di 3D con V == 1. - S i presniverà : a destra, nn \etro piano ; a sinistra, la lente negativa di 3 /J.
Occhio destro : emmetropia con V == ~· Occhio sinistro: ipermetropia di 2 D con V == 1. - Si pres~.:riverà: a destra, un yetro piano; a sinistra, la lente positiva di 2 D. (Come ben si com prende, in q uesti due esem pì la correzione è logica, poichè essendovi nell 'occl•io destro una diminuzione di acutezza visiva indipendente da nn vizio di refrazione, si deve rendere emmetrope l'occhio sinistro, i n cni, dopo la correzione, il visus d iverra uguale all'unità; per modo che tale occhio potrà essere utilizzato, nel primo caso, per la visione in distanza, e, nel secondo, soprattutto per la visione da vicinol. IV. CoRnF:zro::-."'E No~ Pl?l·:...:c nt1'TA 1 MA :-.Ec~:ssAniA. - Questa, a mio avviso, dovrebbe essere app1icata.: a) In quei militari di truppa che, dichiarati idonei al servizio con un' i permelropia la q u~tle non riduce il visus sotto i limiti stabiliti dall'articolo 44 dell ' Elenco, siano ail'etti da strrrbi.vnw (l~nzionale conve·rgenle anche di lieve grado: ovvero che, pur non essendo strabici, pre~entino sintomi rli asteMpia accomodativa e muscolare nel lavoro da vicino. h) In tutti i militari d i truppa affetti da astigmatismo, e dichiarati idonei in base alle prescrizioni dell 'articolo 4;) dell' Ele1JCO. P er me n ~m vi pnò essere ombra d i dubbio: se abbiamo giudicnt} abili al servizio militare i suddetti ametropi perchè la loro acutezza visiva non è ridotta. sotto certi limiti, sarà dover nostro occuparci del loro vizio di refrazione e correggerlo, pensando che se questo non è al grado da renderli addirittura ambliopici (e qui parlo più specialmente dell'A.stigmatismo), è però tale, in alcuni casi, da abbassare il visus in mod0 abbastanza sensibile (ad esempio: V == ~ in 00); oppure· ~n c he non riducendo il visus o abùassandolo di poco, dar luogo tuttaviat a gravi disturbi funzionali che - si n oti bene - sparirebbero con una buona correzione ottica. E, dunque, tanto nell'interesse del servizio q ua.nto nell' interesse dell' individuo che io ritengo necessaria la correzione nei casi sopra. menzionati: nell'interesse del servizio, perchè
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LA CORRE:ZIO:>:E DELLE: AAIETROI'lE .NE:LL'ESERCITO
un soldato ipermetrope o astigmatico il quale soffra di astenopia acco· modati•a. e muscolare, o che abbia un visus binoculaxe r idotto a ~o . . d'1 re f raziOne . a l t l <1. un v1zto non corretto, rappresen t era. -
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d a l l ato
della funzione visiva ·- la metà o il terzo del valore di un soldato emmetrope con l' == l: nell' interesse dell'individuo, perchè, dichiarato abile ~ti ~ervizio militare, egli ha pieno diritto di pretendere di essere trattato alla. stessa stregua del miope, a cui si è creata sotto questo riguardo una posizione d i favore, e di non trovarsi esposto all'aggravamento dell 'ametropia nel disimpegno delle sue nuove funzioni, che sono spesso pii.1 delicate o, per lo meno, han no maggiori esigenze e r espon sabilità personali di q nelle alle quali attendeva nella vita borghese. Per. q ua.nto si riferisce alla co1'1'ezione d ell' ipermet1·opia, credo di aYer indicato dianzi con sufficiente precisione le condizioni in cui io la giudico necessaria nei militari di truppa; è cioè, più che l'i perme· tropia per sè stessa, dobbiamo a \'er di mira le sue dannose conseguenze - astenopia e strabismo funzi onale convergente- siano esse i nsorte prima J ell'arruolamento o si manifestino piu t ardi durante il servizio, specialmente in quegli uomini che so11o addetti agli uffici in qualità di scrivan i, nei musican ti, nei telegrafìsti del g enio, negli a iutanti di lian ità, ecc. Ma per essere anche più chiaro, e per dileguare ogni dubbio in una q uestione ch e io ritengo della massima-importan za, e che, pur· t.roppo, 110n è stata ancora risolta nel nostro esercito, dividerò - col Dondors - l' ipermetropia manifesta (il m ) in tre varietà: faco l tativ~ r~ lati va e assoluta, traendone quelle conclusioni che inter essano diret· tamen Le la correzione ottica. L'individuo affetto da ipermet.ropia facoltativa può veder e (con assi ottici paralleli) all ' infinito, con o senza lenti convesse, e leggere correntemente, f'enza sforzo e senza fatica, i <;aratteri fini di stampa. ln tal caso, la correzio11e non è necessaria - come ho già fatt,o notare più sopra - se non q uando, sopravvenendo una presbiopia precoce, si ma.· nifestino si ntomi di astenopia.. L 'individuo afletto da iper metropia relatiw può ancor a a ccomodare tanto per i raggi paralleli quanto per i divergenti e, per conseguenzR. avere visione distinta sia da lontano che da \:icino; però - si noti bene - tale risulta to non è raggiunto che facendo con vergere g li assi ottici sopra un punto più vicino che l'oggetto fissato, vale a dire pro· ducendo uno strabismo convergente. Questa condizione, che è abbastanza rara nella fanciullezza, s'in· -contra spesso nei giovani, dai 20 ai 25 anni, ossia precisamente nell'età.
LA CORHEZTO:o; DELLE ,UtETR(WJE XELL't:!'F.IlC!'rO
del reclutamenLo; e non soltanto disturha più o meno la chiarcilza della visione, ma impedisce all"inJividuo di trovtu·e subito la distanza alla quale vede più distintamente gli oggetti che lo circondano; ed è que· sta appunto la varietà d ' ipermetropilL manifesta che, a mio avvtso, deve essere corretta nei militari di truppa. Finalmente l'individuo affotto da i permetropia axsolntn ha vtswne indistinta sia da lontano che da vicino, non potendo più riunire su lla retina i raggi paralleli per deficienza di potere accomodati\·o, nè far convergere facilmente gli assi ottici . Que:;to stato, che si verifica di rado n ei giovani, in cui il potere accomodativo è ancora ;\ssai con:>i derevole, rende pure necessaria la correzi one ottica, e merita lit più grande attenzione da parte dell'osservatore, il t] naie, in un esame su hbiettivo superficiale, potrebbe credE're trn.ttarsi di miopia associ[~ta ad ambliopia, giacchè nou soltanto l'individuo ha visione confusa a di stanza, ma non riesce neppure a leggere i caratteri fini di stampa, come avviene negli ambliopici. Le indicazioni per la correzione dcll'ipermetropia relativa. sono molto semplici, e consistono nella prescrizione di quelle lenti convesse, le quali corrispondono al grado di ipermetropia determinato coll'esame subbiettivo e obbiettivo, facendo notare che occorre, per quanto è possibile, accertare il valore dell'ipermetropia tota1e ( 1/t llm III), e prescrivere delle lenti abbastauzn. forti da correggPre interamente il vizio manifesto di refrazione, e da disimpegnare -- come consiglia il Landolt- una certa quantità di potere accomoùativo (circa uu quarto), che possa servire all'individuo per attenùere alle sne occupazioni durante il tempo necessario: le quali lenti dovranno essere portate sol· tanto nel lavoro da ricino, finchè l'ipermetrope ve<le bene in distanza sen~a risentirne stanchezza. Generalmente, pe!'ò, quando l'ipermetropia. totale supera le 4 D, insorgono disturbi n.nche nella visione in distanza, a motivo delle continue contrazioni del muscolo ciliare; e, in questi casi, si dovrà. prescrivere l'uso cGstante de.lle lenti sia nella visione da vicino che in quella da lontano. Quando si tratti di ipermetropia assoluta (punto prossimo virtuale e situato, come il punto remoto, dietro l'occhio) in un individuo giovane, le stesse lenti prescritte per la visione da vicino potranno pnre servire per la visione in distanza.; m a quando si tratti di una ipertropia. assoluta a cni, per l'età. ava.nza.ta, si associa notevole diminuzione del potere accomoda ti v o, allora si dovranno prescrivere due specie di lenti : le une, più deboli, per la visione a distanza., le a.ltre, piò forti, per il lavoro da vicino, regolandone la scelta caso per casosulla diminuzione del potere accomodativo.
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LA CORf!EZIO:-\E DELLE .A)lETROPlE NELL'J~SERC!TO
P er quanto riguarda l'astigmatumw (e qui intendo parlare soltanto del r egolare), la sola linea d i condotta da seguirsi è quella di correggerlo in tutti i casi, tenendo presente l'osservazione giustissima del Javal, che, cioè, certi astigmatismi non considerati generalmente come patologici, debbono tuttaYia essere corretti con adatte lenti c ilindriche, le quali avranno piuttosto lo scopo di riposare la vista che di aumentarne l'acutezza; del quale fatto non si tiene abbastanza eon to nei militari di truppa astigmatici, giacchè l'articolo 46 dell'Elenco, richiamando esclusivamente l'attenzione degli ufficiali medici su lla diminuzione dell'acutezza visiva, fa sì che vengano trascurati affatto i disturbi dell' accomodazione che, ~;o prattu tto nell' astigmatismo i permetropico, possono diventare molto gravi e addirit tura intollerabili, come potei osservare più volte nei casi studiat i nel mio ambulatorio presso questa Scuola, e in ispecie nei telegrafìsti del genio. Alle norme prat iche da seguirsi qua.ndo si voglia fare una buona correzione dell'astigmatismo credo utile far precedere a lcune considerazioni generali, che hanno essenzialmente lo scopo di con vincere i princ ipianti e i dilettanti dì oftalmologia ti quali ultimi, occupati nello esercizio della medicina e della chirurgia generale, considerano le specialità con eccessiva. leggerezza) delle grav1 difficoltà che s'incohttano in questa correzione, e di premunirli contro le delusioni che l'accompagnano quasi immancabilmente nei p rimi giorni successivi all' applicazione delle lenti, soprattutto quando si procede a tastoni neHa determinazione dei meridiani astigmatici, e senza un concetto ben chiaro di quello che si vuole det.ermiuare. In primo luogo, bisogna osservare che l'astigmatismo corneale determinato coll'oftalmometro non è la stessa cosa dell'astigmatismo che si rende manifesto all'esame subbiettivo; il quale fatto, su cui ho in· sistito in un mio precedente lavoro, dipende in gran parte dalle contrazioni parziaii del muscolo ciliare, molto bene studiate dal Martin, e che egli divide in tre specie: Contrazioni elastiche, le quali spariscono quasi immediatamente allorchè si applicano dinanzi agli occhi delle lenti cilindriche adatte, e insorgono di nuovo quando le si tolgono; donde il paragone coi cor pi elastici. Contrazioni renitenti - le più importanti - che, in condizioni ordinarie, correggono l'astigmatismo e rendono intollerabile in principio l'uso delle lenti cilindriche. Sono queste le contrazioni che fanno apparire emmetropi, nell'esame subbiettivo, quegl' individui in cui si è accertato un debole grado di astigmatismo coll'oftalmoruetro.
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Contrazioni re.s denti; le quali non ceclono che in seguito fl ri petute iustillazi•nti di a t,ropina, e la cui azione si somma con 4uella d elle -con trazioni renitenti. Ammesse \Lue.ste eoutraziou i parziali che - sia dett.o di pas!';alllse riescono talvolta a rn~1se h erare, più che a corregg•' re, l'asf.igmat ismo, conducono im mancabi lmen te all'astenopia q ltanclo ad esse non si sostit uisca in tempo una buona correzione cilindrica, si LrMta di vedere qua le e quauta im portanza abbia, nelle sue conseguenze prat i· che, la diffe re uz<~ fra astigmaùsmo corneale (obbiettivo) e !l>ltigmatism0 manifesto tsubbif'ttivo), la quale parrebbe qua,:i iHdnn.i a concludere che le> misurazion i oftalmometriche ci vengano a fallire proprio nel momento in cui dovrebl;ero esserci più utili ; · Yale a dir<" quando si tratta di dedurre du. esse i dati per la correzione ott iea. Il fat to ben compro\·ato è qu e.~to : che, sebbene non sia mai d11. tru:;curarsi il risultato d ell'esMne suiJbiettivo, tuttavia si può affermare col Jaya l ~ h e, i n genera]. •, n o~sn na lente c iii nd rica ha migl ior etfet.to eo rr~ tt i vo di quella c:lte è indicat.a dal l'oftù.lmometr o s ia n~'Ì >f'Cehi, in c ui il potere accomodativo è molto ridotto, che negl' indiYidui affetti da a stigmatismo miopico, i qual i non hanno la consueLndi11e di fare ::;forzi d ' acc0modazioue e attendono a ll'ordinario lavoro da. vic ino :;enza l 'aiuto di lenti. Quando, invece, si tratta d i i permetropi giovani, l'e,;perienza d i m o~ tra -che l'astigmatismo manife.~to è inferiore all'astigmatismo COI'IIt' a.le, giacchè in essi le contrazioni r eniten ti del muscolo ciliare eorr<'ggunc in parte le irregolarità d i curvatura della cornea; e le correghono in proporzioni cosi variabili, che riesce assolutamen te impo;;siuile lo stabil ire il valore diottrico corrispondente allo sforzo accomodati >O se n un s i ti e n conto, caso per c~tso, dei risultat i d ell'esame sn bbiett i vo e della prova delle lenti cilindriche, precisamente come avviene nella i per· metropia semplice, in cui non poteodosi calcolare lo sforzo accomoda.tivo com pmto dall'occhio per rendersi emmetrope, si ricorre all'n.pplica.zione di lenti positive successivamente più forti, le quali, sostituendosi allo sforzo stesso, c i danno il valore dell'i permetropia manifesta. Concl usione prat.ica: le misurazioni oft.almometriclte, che servono di guida sicura per la correzione di qualsiasi specie. di astig· matismo nelle persone attempate e, in generale, di quello miopico semplice e composto, sono invece incerte in tutti i casi di astigmatismo ipermetropico semplice e composto e di astigmatismo misto, massime se ipermetropico-miopico, in cui sarà. indispensabile atte· ner:~i piuttosto ai risultati di un esame subbietti v o dilige>nte e ri· petuto.
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Un'altra considerazione è q nella che si riferisce alla. specie delle lenti cilindriche correttive. Il Javal, e con lui molti altri oculisti, tralasciano costantemente la prescrizione dei cilindri eouvessi, limitandosi a quella dei cilindri concavi in tutti i casi e in tutte le varietà di astigmatismo. Con tale procedimento che, in realtà, sem piifica di molto il còmpito degli ottici, non si fa altro che trasformare tutti gli astigmatismi composti o misti nell'unica forma di astigmatismo miopico semplice, rencllendo emmetrope, mediante una lente sferica, il meridiano meno refrangente: è chiaro che, dopo ciò, b~sterà l'applicazione di un cilindro concavo per correggere il meriùiano più refrangente . .Mi spiego con alcuni esempi: l o 8i abbia un a.-:tignwtismo ipeì'lt/etropico . semplice di 3 D (mendiano "erticaleemmetrope: meridiano orizwntale ipcrmetropo di::$ LJ) : seco!ldo jl Javal, si dovrebbe applicare una. lPnte sferico-conve:>s<L ,Ji 3 I> 13 associarvi un uiliHdro concavo di 3 J) ad asse orizzoutale; giacchè iu tal modo si rende emmetrope il merid1a.no orizzontale meno refrangeute e si corregge, nello stesso tempo, il meridiano venicale reso artificialmente miope. 2, Si abbia tlll astignwtùmo ipe1·met1·op·ico cowpo.~to di~ D l ll ==.3D nel meridiano orizzontale : II == 5 D nel nH'ridiano verticale, OHsia: lf 3D+ Ash 2 O) : se<:ondo il Javal, si dovrebbe a pplicare nna le11te sferico-convessa di 5 D con cni si rende emmetrope il meridiano ,-e rticale meno refrangeme e 7 nello stesso tempo, miope di ~ D il meri!liano orizzontale; quindi associare a que:;ta len te positiva. uu cilindro negativo di 2 D ad asse ''eJ<ticale per coneggere il meridiauo orizzontale reso più ret'r angente. 3° Si abbia un a.,tiyowti.wt•) misto ipermefropico-utiopicv di 3 /) (11 2 n nel meridiano orizzon tale : N[ == l D nel meridiano n~r· ticale, ossia Ashm == 3 D). Secondo il Javal, si applicherà una lente sferic;o-convessa di 2 /) la. qnale rende emmetrope il me ridiano or izzontale, ma agginng~ contemporaneamente 2 D di miopia al meridiano verticale, che perciò dovn~ essere corretto con un cilindro conca.-o di 3 D ad asse orizzontale. Non discuto i vantaggi di codeste combinaziùni, con cui si otterrebbe es!enzialmente un effetto periscopico come quello che producono i menischi; ma dichiaro che, nella mia praticn., esse non mi hanno quasi mai soddisfatto completamente, avendo osservato che, in generale nOtl sono ben tollerate neppur e dopo qua.lohe settimana. ùi esercizio. Per tale ragione, io sono soli to ad attenermi alle norme ordinarie di correzione, servendomi, secondo i casi, dei cilindri convessi o
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LA CORREZIO:\E DEI.LE Alli-:TROPIE :NEf.l.'ESEROITO
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di quelli concavi, eccetto che nelle forme di astigmatismo misto, in cui seguo quasi sempre la p roposta del J aval, g iacchè, nel taglio delle lenti bicilindriche, non si riesce che con grande difficoltà a mantenere rigorosamente ad angolo retto gli assi delle due superfici d'una medesima len te; ragione per cui la correzione bicilindrica esatta r imane, salvo rare eccezioni, un pio desiderio. Una terza ed ultima considerazione debbo fare a proposito della notazione dell,''astigmatismo, su cui neppure nell'ultimo Congresso internazionale di Lucerna (settembre 1904) si riuscì ad ottenei·e fra g li oftalmologi un accordo definit.ivo, malgrado le giuste osservazioni del Javal, il quale ricordò molto opportunamente il metodo proposto fin dal 1887 dal Parent, che è logico, persuasivo e, per di più, molto semplice. Sul disco g raduato del porta-lenti di prova, si pone lo zero nell'orizzontale per ciascun occhio (a d estra dell' individuo in esame, se la graduazione è sul semicerchio inferiore; a sinistra, se la grad uazione è sul semice1·chio superiore); e l'inclinazione del cilindro correttivo si esprime in gradi, dn. 0° a 180°, anelando <la sinistra verso destra, come si muove la lancetta d'un orologio, per r apporto all'o;;servatore, che si suppone tronnsi d i fronte a l paziente. Se per l'applica.zione dei cilindri correttivi ci si rogola sul quaclran te orario, bisogna riconlars~ ch e la notazione di qnesto fn otLenuta spostando lo 00 di un angolo d i 90o, vale a dire collor:anclolo, perpendicolarmente alla direzione d el disco nel portalenti di prova: ciù post0, basterà indicare tutti g li a ltri raggi secondo la notazione diretta menzionata dian zi; e, ogni volta che uno di tali raggi apparir~ distintamente nero all'occhio in esame, leggere la cifra espressa in gradi, che è inscritta alla sua estr emi tà, p er conoscere l' inclina7.ione da darsi al ciliudro correttivo, tenendo presente: a) che il raggio del quadrante visto più distintamente nero corr i r.;ponde al meridiano astigmatico; b) che il cilindro spiega la sua azione correttiva nella direzione perpendicolare al suo asse. In altre parole: conosciuta la direzione della. linea del quadrante vista più nera - la quale indica la direzione del meridiano ametrope - si cerca quale inclinazione occorra dare, nel disco del portaleuti, all'asse del cilindro correttore affinchè esso sia perpendicolare alla linea ved uta più distinta sul quadrante. Come si vede, questa notazione non riesce simmetrica per rapporto' alla linea mediana del corpo e, perciò, una stessa inclinazione dei meridiani astigmatici nei d ue occhi non può essere espressa con la medesima cifra; m a, in compenso, le indicazioni i n gradi del qua51 -
Giornale mtdiCO.
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LA OORllEZIONE DELLE AMETROPIE XELL'BSERCITO
drante-orario servono per entrambi gli occhi i il che facilita grandemente la prescrizione delle lenti cilindriche, giacchè una duplice gra· duazione - vale a dire una per ciascun occhio - renderebbe necessaria una doppia graduazione per tutti gli strumenti che servono a determinare l 'astigmatismo. Ma in una questione così difficile e intricata su cui, come ho detto, non convengono ancora tutti gli oftalmologi, sarebbe soverchia pretesa l'esigere dagli ottici una rapida e precisa interpretazione delle n ostre formo le correttive i onde è che io non cesserò mai dal raccomandare di non limitarsi, nel prescrivere le lenti cilindriche, a espri· mere l'inclinazione in gradi, ma a rappresentarla graficamente con due linee tracciate a penna sotto la prescrizione in cifre, avendo constatato - per mia [personale esperienza, - che questo è ancora il mezzo più sicuro di evitare gl'inconvenienti quasi immancabili di una formola, la quale per essere esattamente risolta dall'ottico, presuppone la conoscenza precisa della graduazione adottata dall'oculista. Ed ora ecco le norme pratiche per la correzione delle diverse specie di astigmatismo, esposte sotto forma di esempi. A~·tigmati.~?IW miopico semplice (Asm.). - .Meridiano orizzontale emme.trope : meridiano verticale miope di 4 D. C01·rezione: una lente cilindrico-concava di 4 D a.d asse orizzontale, giacchè i soli raggi luminosi che passano per un piano perpendicolare all'asse del cilindro subiscono la r efra.zione (l) . .diJtigmatismo ipe1·metropico semplice (Ash). - Meridiano verticale emmetrope : meridiano orizzontale ipermetrope di 2 D. Con·ezione: lente cilindrico-convessa di 2 D ad asse verticale. (Ricordo che la correzione, secondo J aval, sarebbe: lente sfericoconvessa di 2 D .associata ad un cilindro concavo di 2 D ad asse orizzontale). Talvolta, in questa specie di astigmatismo, si verifica un fatto abbastanza singolare, e cioè che l'individuo rifiuta ogni lente la quale eserciti la sua azione sul meridiano astigmatico, e preterisce un cilind1·o concavo ad asse parallelo a quest'ultimo mm•idiano, che ·r ende ipermetropi tutti i me1·idiani: altra difficoltà e altra delusione da por~i insieme con le altre numerosissime, che s'incontrano ad ogni passo nella correzione pratica dell'astigmatismo. Astigmastismo miopico composto (JJtl Asm). - Meridiano verticale miope di 4 D: m eridiano orizzontale miope di 3 D.
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(l ) Per es5ere più preciso, dirò che i raggi luminosi che c:~.dono suJ cilindro secondo un r i ano pa· ralltlo al 1uo aut non subiscono alcuna deviazione: i raggi che catlono secondo un piano perp1mdi· colart all'asse nted!!$imo subiscono il maxtmum di deviazione: e i raggi che l'att.ravcrsano secondo le vnrie direzioni Intermedie, subiscono una deviazione la quale decresce in modo progre.ssivo da li• perpendicolare all'asse .alia parullela all'asse. ·
LA COHRI, ZIONE OELL~: AMETROPIE N ELJ.'ESI!:RCITO
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Con·ezione : lente sforico-concava di 3 D assoeiata a un cilindro concavo di l D ad asse orizzontale. Astiymatzsmo ipe1"1nelropico cornpo!(to (Il + Ash.). - Meridiano vertical e ipermetrop e di 3 D: meridiano orizzontale ipermetrope d i 5 D: Correzione : lente sferico-convessa di 3D aflsociata ad un cilindro convesso dì 2 D ad asse verticale. (Col metodo Javal : lente sferico-convessa di 5 D associata a un cilindro concavo di 2 D ad asse orizzontale). · Astigmatùnno misto miopico-ipe1'rnetJ·opico (Asmh.). - Moridia110 vertica le miope di 3 D : meridiano orizzonta le ipermetrope di 2 D . Con·ezione teorica: lente-cilindrico-concava di 3D ad asse orizzontale, associata a nna lente cilindrico-convessa di 2 D ad asse verticale. Con·ezione p1·aticct : lente sferico-convessa di 2 D associata a un cilindro concavo di 5 D a.d asse orizzontale. Astigmatismo misto ipennet1·opico-m·iopico (Ashm.). - Meridiano verticale miope di 2 D : meridiano orizzontale ipermetrope di 4 D. Co1·rezione teo·r ica : len.te cilindrico-con cava di2 D ad asse orizzontale, associata a un cilindro con:vesso di 4 lJ ad asse verticale. Correzione p1·atica : lente sferico-convessa di 4 D associata a un cilindro concavo di 6 D ad asse orizzontale.
È da notarsi che, nell'astigmatismo misto, la correzione può essere totale o soHn.uto parziale, secondo la tolleranza dell'individuo a ll' uso delle lenti, e anche secondo il suo potere accomodativo. La correzione totale, che si applica specialmente nella visione in distanza, si effettua seguendo le norme esposte dianzi; la cor r ezione parziale, indicata ordinariamente nei gradi deboli di astigmat.isruo, consiste nell'agire sopra n n solo meridiano producendo un'amet1•opia sferica ; e ciò tanto nella v1s10ne in distanza che in quella da. vicino. Del resto, lA. questione di prescrivere o non delle lent..i cilindriche diverse per la lontananza e per la. vicinanza non si può dire ancora completamente r isolta., essendo lega.ta ad un complesso di atti fisiol ogici che intervengono n ell'adattamento dell'occhio astigmatico alle varie distanze, e che si sostituiscono al difetto o all'eccesso di azione del cilindro correttore : atti che, secondo il Reymond, consisterebbero e ssenzialmente in un movimento di rotazione dell'occhio sull'asse ottico; secondo altri, in una contrazione pnpillare, o meglio, in una serie di cont r azioni pupillar.i; e che avrebbero per effetto di mettere a fuoco l'occhio per l'uno o per l'altro dei meridiani, con una rapidità e con una precisione che sfuggono a tu tti i nostri mezzi obbiettivi. E ciò è tanto vero che come già. ho detto dianzi - non pochi astigmatici rifiutano assolutam ente i cilindri e le combinazioni sfero-cilindriche preferendo le semp l ici lenti sferiche, alle quali poi essi dànno un'inclinazione variabile
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LA CORREZIONE DELLE AMETROPIE ~ELL'ESI.::RCITO
secondo la distanza di adattamento: il che equivale, in fin dei conti, a variare la loro azione cililldrica, essendo noto che l'uso delle lenti sferiche inclinate produce lo stesso effetto di una lente più forte associata a un cilindro; effetto che è in rapporto col numero e coll' in· clinazione della lente medesima. Quindi è che, pur rimanendo assodata la ne9essità della correzione dell'astigmatismo in tutti i çasi e a. tutte le età, massime per impedire una sopracorrezione spontanea ed evitare la. facile insorgenza dell'astenopia, tuttavia sarà buon consiglio non prescrivere le lenti correttive se non dopo parecchie sedute di prova, in cui si confronteranno i risultati dell'esame oftalmometrico con quelli dello esame subbiettivo, tenendo conto scrupolosamente della tolleranza o del sollievo manifestati dal paziente, sia nella visione da lontano che in qttella da vicino. Questo - l'bo detto e lo ripeto - è il mezzo più sicuro di prevenire le delusioni che seguono ad una correzione, forse teoricamente esattissima, ma praticamente sbagliata; delusioni che non mancano mai quando si vuole considerare l'occhio come un semplice apparecchio diottrico, ossia facendo astrazione da ogni risorsa fisiologica; senza pensare che ba,stano l'eccitazione diyn filamento nervoso e la contrazione di qua-lche fibra muscolare per gettare lo scompiglio in tutte le nostre formole matematiche e in tutti i nostri teoremi di ottica. fisica. Firenze, ottobre, l 9fJc.t
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CO~T RIUUTO ALI/ISTOLOGIA PATOLOGICA ED ALLA
PATOGENESI DEI CORPI LIBERI ARTI COLARI
Per il d o tt. Gìr ., lamo l . ìon,ì, tenente m edico .~oldctto 3110 spNiale rrulitllrC di Plllernlol
La patogenia dei corpi liberi articolari non è certamente molto chiara in ogni caso, nè per spiegarli si può ricorrere ad una teoria unica, giacchè son di certo varie .le cause che ad essi danno origine, ed ancora oggi possiamo dire che le ricerche istologicbe alle quali hanno dato luogo, sono r estate poco numerose e possono dar posto a qualche nuovo dettaglio. È per questo che credo utile far conoscere la struttura dì due corpi liberi dell'articolazione dol ginocchio, che ebbi opportunità di studiare minutamente nell'Istituto di anatomia patologica di questa città e di indaga1'1le la probabile patogenesi. Essi furono estratti acl un ammalato del reparto chirurgico clell'o~pe dale militare dal roio capo reparto maggiore medico Carini, che ringra7.io sentitamente per avermeli concessi per lo studio microscopico. Nella storia clinica dell'individuo cni appartenevano, giovane di 32 anni, c'è di t•ilevante che aveva da otto anni contratto la sifilide,
della quale era stato rì petutamente curato. Quattro mesi prima del suo ingresso nell'ospedale, senza alcuna causa traumatica, aveva cominciato arl avvertire qualche do.lore e notare tumefazione dell'articolazione del ginocchio sinistro, ma questi disturbi non gli impedirono d i continuare il suo serviz.io di guardia eli -finanza eli mare. Solo dopo d ue mesi dacchè si era. iniziata la tumefttzione del ginocchio sinistr o, egli, per tirare a spiaggia una barca, puntò con una certa forza sulla gamba sinistra. n·allora la tumef,~zione aumentò alquanto, ' ma non avvertì mai alcun disturbo grave nella deambulazione. L 'esame obbiettivo feco constatare: ingorghi multi pli a r o::;ario d elle glandule liufatiche delle regioni iugninali e latero-cervicali, la abnorme presenza di liquido nella sinoviale articolare del ginocchio
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OONTRIBOTO ALL'ISTOLOGIA. PATOLOGIOA
sinistro, ed un sensv eli t•ude sfregamento dei capi-articolari corrispondenti nei movimenti di :flessione e di distensione sia attivi che passivi; inoltre al margine interno della regione del poplite si constatava un corpo duro, rotondeggiante, della grandezza di una piccola noce, poco spostabile. Dopo alcun tempo l'individuo stesso r ilevava che tale corpo sfuggiva dal posto ove era allogato, e sguisciava, come un topo, in tutti i punti dell'articolazione; insieme a questo corpo relativamente voluminoso se ne ne notava un altro più piccolo ed appiattito. EsAM E MACROSOOPIOo. I due corpi liberi esaminati immediata· mente dopo l'estrazione, presentarono differenze macroscopiche di struttura, di volume, e di forma, che giova notare. Designerò come p rimo il corpo più voluminoso, e come l:>econdo l'altro. Il primo e più voluminoso aveva la forma presso a poco di una piccola castagna, era di colorito bianco-madreperlaceo, leggermente bluastro, a superficie non perfettamente levigata, ma qua e là lievemente lobulata, di consistenza dura, elastica, cartilaginea. P resentava due facce convesse ed un margine spesso, rotondeggia.nte, che visto in proiezione per una delle facce convesse aveva forma regolarmente ovalare. Il massimo diametro del corpo era di millimetri 25, il minore di millimetri 15, lo spessore di millimetri 9. I n nessun punto della superficie si scoprivano tracce di un ilo o d'un penducolo; solo verso uno dei poli si osservava un piccolo infossamento. Sezionato nel centro, secondo l'asse minore, si notava sulla superficie di taglio una parte periferica, che spiccava per un colorito più biancastro e che formava una. bordura spessa fino a due millimetri e mezzo in corrispondenza di una delle facce convesse, e che a partire dagli estremi dell'asse trasversale si assottigliava e si riduceva ad una sottile stria. che circondava e limitava per intiero anche l'altrA. faccia.. Il centro del pezzo era. di apparenza. nettamente cartilaginea, di colorito opa.lino, leggermente bluastro. Verso quella delle facce con· vesse, cui corrisponde la parte più spessa. della bordura., si riscontraVI\ un nucleo di sostanza. dura, stridente al taglio, nettamente calcificato. Il secondo corpo mobile aveva l'aspetto di un pezzo di cartilagine diartroi~ale staccato dalla superficie articolare; era appiattito, a. snper· ficie scabrosa., di forma irregolarmente circolare, a contorni n·astagliati ed assottigliati. Il suo massimo spessore er a di millimetri 3-4, con diametro di centimetri 1,25; era di colorito bianco-giallastro, di consistenza. elastica e facilmente flessibile. Non presentava nessun punto di calcificazione, nè tracce di pednncolo.
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Di ambedue tali corpi liberi furono fatti tagli a fresco, ma del più voluminoso non si potè andare oltre i poli per quel nucleo d i calci· ficaz ione che abbiamo sopra notato. Furono quindi fissati in soluzione satura di acido picrico, ed il primo v i fu tenuto fino a. decalcificazione completa. I tagli furono fatti a mano, giacchè, specialmente per il primo, in porzioni incluso in cclloidina, per la differenza di struttura e d i consistenza delle diver.;e zone che lo componevano,' non si riuscì va. ad ottenere tagli u niformi e sottili, incontrando la lama del rasoio resistenze varie in varii punti . S i adoperarono le comuni colorazioni. EsAME rs'l'OLOGrco. - l" Co1·po libe1·o m·ticolare. - I tagli furono (;ondotti trasversal mente all'asse maggiore del pezzo, per conseguenza, è bene notarlo per intendersi, essi hanno una figura ovalare, il cui asse r.;~aggiore corrispondente al minor d iametro del corpo libero, l'asse minore (larghezza del taglio) allo spessore del pezzo, i margini alle facce convesse, e gli estremi al bordo rotondeggiante. A debolissimo ingrandimento (Koristka, Oc. 2 Obb. O) si può avere sott'occhio quasi la massima parte della sezione, specialmente di quelle condotte verso i poli, constatando quanto sopra ho detto per l'osservazione macroscopica. A debole ingrandì mento (Obb. 2) si può discernere che la zona. più spessa, constatata. verso u na delle facce convesse, è d ivisibile in due parti, la più interna delle q nali si atTesta agli estremi del taglio, mentre l'esterna, che chiamerò l " zona, li oltrepassa, circondando tutta la sezione come u na banda sottile che spicca per una colorazione meno i ntensa e per la disposizione e forma degli elemen ti che la compongono. E ssi infatti (Oc. 3 Obb. 5) si presentano fnsati, allungati, e la loro direzione principale è costantemente parallela al margine libero della ~ezione microscopica. Lo spessore di questa zona è in massima d i 1.1. 175, tranne che verso gli estremi dell'asse maggiore del taglio, dove arri va a misnrare fino a rum. 1,25. All'interno di questa 1• zona, e solo in corrispondenza di uno dei lat i d el taglio, e quindi ài una delle facce convesse del pezzo, ne segue come ho già detto, un'al tra, che ha la forma di mezzalnna ed i cui estremi si arrestano agli estremi del taglio stes!io. Tale 2" zona, mentre all'esterno si confonde in parte con la prima, all'interno è limitata da un bordo con cavo, ora netto ora t;On piccole gemme, e mentre nei tagli esegniti · verso i poli del corpo libero occupa un terzo della sezione, in quelli passant1 per la parte media ne occupa. un quinto. Qnesta 2 " zona è costituita da elementi cartilaginei, molto avvicinati e pre-
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senta un nucleo di infiltrazione calcarea, il quale, nei tagli condotti verso i poli, prima della decalcificazione, assume la forma di una rete a larghe maglie colorabili fortemente con l'emateina, nell'interno delle quali esiste ancora una sostanza che prende un tono di colorazione simile a quello del resto della zona. Tale calcificazione, ho già detto, è molto spiccata in corrispondenza del centro del corpo libero. A lla seconda zona ne segue una terza costituita da tipica cartilagine jalina adulta; essa si estende fino all'altro margine del preparato dove travasi in relazione con quella. bordura cui ho dato il nome di l " zona, qnivi di maggiore spessore, e che vi sporge con bottoni, gemme e gettoni che si arrestano a breve distanza. In vicinanza dei punti di contatto della 3" con la 2" zona, oltre le gemme composte da numerosi elementi cellulari a contatto reciproco, si osservano anche, nel campo della cartilagine jalina nidi cellulari più o meno voluminosi, i quali man mano che si avvicina al centro si allungano, collocandosi g li elementi l'uno dietro a ll'altro in gruppi seziali. Se dopo a~·ere avere acquistato queste cognizioni sulla struttura generale del pezzo, passiamo ad esaminare particolarmente le singole zone con forti ingrandimenti, veniamo ad acquistare particolarità degne di nota sull'intima costituzione del corpo in esame. Con forti iugraud.imenti (Oc. 3 Obb. 7* e 9*) si osserva che la zona esterna è costituita da un tessuto finamente fibrillare, le cui fibrill e hanno una direzione generale par~llela ai margini del preparato, ma si intersecano fra loro, formando una rete a larghe maglie occupate da elementi cellulari sottili, allungati nello stesso senso, e posti ad una certa distanza g li uni dagli altri. Queste cellule son costituite da un nucleo fusiforme, circonda~o da una piccola quantità di protoplasma che agli estremi si continua con duo o più prolu!1g::unenti, più o meno lunghi, la cui direzione è nel senso della superficie libera del taglio. Al limite esterno della sezione tali elementi si avvicinano tra loro, in modo da formare una fille stria limitante esterna; e così pure al limite interno, dove sono molto più stipati, aumentano di volume e cambiano di forma, diven· tando ovalari o rotondeggianti e senza prolungamenti, e formando così, anche quivi, una stria che spicca sul preparato. Ancora più all'interno queste cellule si allontanano fra di loro e molt.e si circondano di una eapsula sottile ma ben distinguibile ; si eut.ra così nella seconda zona. Un fatto deg110 di nota è che, già neì limite esterno rli questa, l'asse maggiore degli elementi è orientato perpendicolarmente al matgine del preparato, e questa. orientazione si conselT!l poi costantemente.
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A misura che si procede verso l'interno, queste cellule diventano globose, e, oltre che della capsula, si circondano in molti punti di un tenue strato di sostanza omogenea che acquista un colorito bluastro con l'emateina. Il protoplasma di questi elementi è finamente granuloso e contiene un solo nnéleo. La. sostanza fondamentale inlercellulare ha una strutt ura finamente fibrillare; verso la parte più esterna le fibrille ora sono parallele al margine libero del prepnrato, e concentricamente disposte, ora perpendicolari ad esso, e r acchiudono d ivaricandosi gli elementi cellulari; verso l'interno li circondano concentricamenté, ma si incontrano qni;i d ei tratti fi brillari che intersecano la. sostanza in d iverse d irezioni, incrociandosi sotto angoli tliversi; la loro direzione p rincipale è però perpendicolare al margine esterno del preparato. Ho già detto ch e in questa zona si incontra un nucleo di calcific azione, il q nal e (nei tagli eseguiti a fresco verso i poli) ha l'aspetto di una r ete a maglie relativamente larghe, costituita da grosse ed irr egolari trabecole, che as~umono uu colorito b leu intenso con l'emateina, appunto come avviene nolla incipiente calfìcazione dei tessuti. Negli spazii di que::;{,a rete si vede una sostanza omogenea, sonza. struttura, nel la q naie esisto mra.mente q nalche avanzo di elemento cell ul are ancora riconoscibile, e si estende all'intorno della calcificazione, descrivendo una i mpalcatura irregolare, in cui si trovano spazii completamente vuoti o contenenti cellnle piccole, atrofich e, sformate. La terza zona di struttura t ipiea jalilltl. si esteude fino all'altro bordo con vt>sso del taglio, dov'è limitato verso l'esterno esclusivamente da uno strato che è la continuazione per forma e struttura della prima z ona, sal vo alcune particohtrità, che esporrò in seguito. L a sostanza fondamenLale di questa 5' zona, che occupa buona parte del taglio è omogenea, trasparente, jalina e vi si trovano disseminate cellule capsulato, variamt>nte a.ggrnppate secondo che si esaminano verso la par te centrale o verso la periferia. N ella parte centrale è da notare anzitutto che non si riscontrano che r aramente elementi unici, isolati, ma ordi nariamente sono disposti i n serie di tre, qmLttro ed anche più, senza però alcun ori~ntamento stabile e costante della serie. Ciascun elemento cellulare ha capsula propria; altre volte due elementi sono circondati dalla stessa capsula, ma divisi da una stria sottile ch e con e:>sa si continua ; altre volte ancora tale :>etto di viso rio non esiste, mentre sono percepibili i contorni cellulari ed i nuclei sono spostati ai poli opposti del maggior asse passante per le due cellule; i nfine si può anche osservare una sola cellula, allungata, con due nuclei spinti agli estrem~ del suo magg ior diametro.
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CO)I"TRIBUTO ALL'ISTOLOGIA PATOLOGICA
Nei gruppi seriali formati da un numero rilevante di cellule (e se ne contano fino a 12 nella stessa serie) in genere gli elementi sono avvicinati due a due, pur conservando il loro maggior diametro secondo l'asse maggiore della serie. Il protoplasma di tutti questì elementi è granuloso e fra i granuli se ne osservano alcuni più grossi e fortemente rifrangenti la l uce. Se dalla parte centrale di questa zona ci spingiamo verso i suoi limiti esterni, vediamo alcune variazioni nella sua struttura secondo che la si esamina verso il margine dove esiste la seconda zona o verso l'altro margine dove essa è limitata dalla sola bordura esterna. Dal limite interno della seconda zona, specialmente in corrispon· denza degli estremi del taglio, si vedono sporgere delle gemme cellulari, che poi si riscontrano come gruppi o nidi completamente indipendenti, frammezzali a colonie seriali, le quali sono disposte in genere perpendicolarmente al margine del taglio. 'l'ali nidi sono costituiti da un numero rilevante di cellule, le quali, in quelli di esse più ricchi e che perciò acquistano nell' insieme la forma di una mora, sono piccole, con nuclei allungati ed incurvati, mentre in quelli meno ricchi sono alquanto più grosse, globose, con nuclei rotondeggianti. Fra quest.i nidi cellulari ed i gruppi se1·iali descritti si possono os· servare delle forme di passaggio evidentissime. I nidi moriformi si allungano fino ad aversi delle colonne sinuose costituite da quattro elementi susseguentisi con questo numero. Sembra alle volte che questi gruppi tendano ad allontanarsi l'uno dall' altro e ad isolarsi. Ciò infatti può osservarsi avvenuto in alcuni punti, ma allora sembra che essi siano dispo~ti attorno ad un centro comune con quella disposizione che Renaut descrisse eome gruppi co· ronari composti. Queste serie eli quattro elementi si modificano poi disponendosi in serie di due. Se passiamo ad esaminare la parte opposta di questa. 3" zona che è limitata solo dalla bordura esterna, -vediamo che quest'ultima ba. la stessa costituzione istologica già descritta e vi sporge con una serie di bottoni o di gettoni a direzione centripeta, in cui gli elementi si dispongono perpendicolarmente al bordo esteno. Dai lati e dall'estremo di questi gettoni si vedono partire dei corti r.ami che presto si arrestano; che questa sia una caratteristica di queste gemme si rileva dal fatto che se ne possono osservare le sezioni ottiche trasversali isolate nelle \Ì· cinanze. Oltre a ciò si osserva talora staccarsi da questi gettoni delle sottili e delicate propaggini di poche cellule messe in fi la., sfìoccantisi come delicati pennelli nella sostanza fondamentale jalina.
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Circa ii modo di continuazione dei diversi strati in corrispondenza. degli estremi del preparato, cioè sul margine spesso del corpo libero, è bene notare che quivi la zona esterna si ispessisce notevolmente, si trasforma in modo graduale e si continua cogli estremi di q nella mezzaluna che costituisce la 2• zona. In questi punti speciali del taglio si notano numerose cellule con tre o quattro prolungamenti più o meno corti e flessuosi, prive di capsule, in genere avvicinate fra loro e che hanno l'aspetto tipico della cartilagine fetale. Esse sono divise da una sostanza intercellulare chiara e trasparente, in qualche punto fibrillare. In vicinanza di tali punti, in alcuni preparati, si osservano delle cellule alquanto lontane le une dalle al tre, di forma fusata, dal cui contorno si dipartono sottili strie chiare, che hanno un indice di rifrazione diverso da quello della sostanza fondamentale, simili a sottili canalicoli che si anastomizzano fra di loro. Da questi punti si passa nella zona della cartilagine jalina.. Prima di terminare la descrizione istologica del primo corpo libero devo anccra accennare ad alcune particolarità degne di nota. Anzitutto, nella· 2· zona ed in alcuni tagli, si osservano dei tratti isolati ed allungati, paralleli al margine libero del preparato, i quali sono costituiti da una sostanza jalina e spiccano sul resto della zona anche sui preparati non colorati, ma più specialmente in quelli che hanno subito l'azione del pirocarminato d'ammoniaca secondo B.r nvier; tali tratti assumono allora un colorito roseo spiccato. In essi esistono dei nidi cellulari ordinariamente di quattro elementi, capsulati e relativa mente voluminosi; osserviamo così lo sviluppo di ca1·tilagine jalina in una formazione che è fìbro-jalina. Un'altra particolarità. di struttura è che, nel centro del pezzo, la ca.lcificazione avviene, non già in una zona di cartilagine rammollita e modificata, ma in un tratto triangolare, spostato verso la 3~ zona, di aspetto grigiastro nei preparati non colorati, costituito da cellule allun· gate, fusate o triangolari, munite di sottili e delicati prolungamenti, prive di capsula e separate da una sostanza fibrillare; tale tratto ha tutto l'aspetto di una zona osteoide, ma non vi si nota, come del resto in tutto il pezzo, alcuna traccia di vasi o di spazi midollari. In tali tagli nelle vicinanze si trovano degli spazi vuoti, irregolari, occupati da residui di sostanza fondamentale, che rappresentano piccole zone di depositi calcari portati via dal reattivo atto a dissolVerli. Devo ancora accennare che in taluni tagli condotti verso il centro del pezzo, ad uno degli estremi di essi, cioè in corrispondenza del bordo del corpo libero, si nota un infossamento, a livello del quale la bordura
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esterna. sì introflette come un dito di guanto, al cui estremo le :fibrille, più avvicinate e compatte, formano delle anse arciformi. Questo è l' unico punto che possa far pensare all'esistenza di un peduncolo da tempo staccatosi. Riassumendo la struttura d el primo corpo libero, abbiamo che esso è circondato da uno strato di tessuto che si rassomiglia e richiama alla, mente la struttura del pericondrio. L'accumulo de i suoi elementi verso l'interno e le modificazioni di forma e d i struttura che essi subiscono, fanuo nascere l'idea ch e t ale strato abbia avuto una parte importante nell'accrescimento per opposizione delle parti interne del corpo libero stesso. A questo strato pericondrale, verso una delle fttcce convesse, segue u na zona c he })Ossiamo chiamare fìbro-jalina/che confina. con un'altra zona centrale jalina, la più voluminosa, la quale si estende :fino all'altra faccia convessa, i vi limitata di nuovo dallo strato ester no pericondrale. Che questa zona j alina. abbia subito un accrescimento continuo è indubitatamente p rovato dalle gemme che vi sporgono, dai nidi cel· lulari e dalle colonne seriali già descritte, i q uali ci dicono che :c.el corpo libero si avverava per essi .un àccrescimento interstiziale, mentre si deve ammettere un accrescimento per apposizione sia dallo strato pericondrale anzidetto, sia anche dalla zona di cartilagine fibro-jalina. Che questa poi sia capace di produrre della cartilagine jalina. tipica ce lo dimostra l'esistenza di tratti di tale cartilagine, come isolotti, nel suo interno. Insieme a questi p rocessi di accrescimento ne vanno altri di regressione, per cui . in alcuni punti la sostanza. cartilaginea subisce un p roce~so di rammollimento, con formazione di una impalcatura sulla q dale si depositano i sali calcari. 'l'aie fatto si modifica solo verS•) la parte centrale del pe<::zo, dove forse la degenerazione avvenne più lentamente, e le cellule ca-rtilaginee ebbero agio di resistere, di conservarsi, di modificarsi, mentre al loro contorno la sostanza fondamentale si fibrillava, 's i calcificava, dando origine all'aspel,to osteoide sopra notato. N a q uest'ultima formazione, almeno allo stato in cui si osserva, non ha nulla a veùere con una ossificazione vera e propria, giaccbè non si ba l a formazione di lamelle ossee uè di corpuscoli ossei tipici. È da insistere sul fatto che in tale corpo libero non esiste't'ano afftt.tto vasi od avanzi che potessero richiamarli alla mente. Ta le corpo, a mio mollo èti vedere, ha dovuto trovare solo nel liquido della sino· viale gli elementi per la sua nutrizione. 2• Go1·po libero m·ticola.re. - Esaminando a debole ingrandimento tagli trasver;;ali di tale corpo, si constata che essi sono costituiti da
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cartilagine, che nella parte centrale ha. aspetto nettamente jalino, mentre al contorno si modifico. profondamente. Nella parte contrale si osservano numerose cell ule di cui spiccano bene i nuclei, specialmente n ei preparati colorati con emateina1 e che sono aggruppate in serie lineari, la cui disposizione non ha nulla. di costante, essendo orientate in tutti i sensi, perpendicolarmente cioè e parallelamente a l maggior diametro del taglio, con numerose disposizioni di passaggio. La parte periferica di esso, più spessa. verso uno dei lati, ha. una struttura irregolarmente fibrillare, con cellule scarse verso la sua parte interna, affatto priva o quasi di elementi al limite esterno, che si presen La irregolare e seghetta.to. Nella l)arte più interna eli q uesta zona, come a.ncho dove è conservata la struttura j alina, si osservano degli spazii chiari, incolori, con accumuli di nuclei a l cen tro e sottili strie che vanno verso la periferia. A forte in gra.ndimeu ~o, la sostanza fondamentale jalina si presenta di aspetto fìnissimam onte granuloso, polveroso, e vi si notano qua e là delle minime goccioline chiare, fortemente rifrangenti la. luce. Gli elementi cellulari sono forniti di capsula, banno protoplasma g ranuloso, e contengono dello gocciole, dei granuli piit o meno gros~i, rifrangenti, ed nn bel mwleo che prende bene le sostanze coloranti. Si incontrano capsule con due cPllule binncleate. Nel contorno Ji questa zona e nella parte interna di quella. in cui la so~tanr.a fondamentale ha. subito uno sfibrillamento, abbiamo già visto degli spazii '·hiari, in cui si trovano molte cellnle, munite di prolungamenti che spiccano bene nello spazio stesso, provviste di nuclei ovalari, ben colorali. Anche nel protoplasma di queste cellule si vedono numeroc;e goccioline rifrangenti. Si tratta qui vi evirlentemente di chiazze, nello quali le cellttle cartilaginee, di,enute libere per :iissoluzione delln. sostanza fondamentale, si sono trasformate in cellule di tessuto simile al mueoso; l'imagine loro è perfettamente simile alla figlll"a. 142 del trattato d i Anatomia patologica dello Ziegler n pag. 20fi d ella 3" edizione italiana. Nei preparati colorati con l'emateina, si possono seguire tutte le modificazioni delle cellule primitive cartilaginee in cellule ramificate, e ai vode che attorno ad una cellula, per lo più biu.ucleata, la sostanza fondamentale si dissolve e le forma attorno un'areola ch iara; la cellula poscia si allunga e si deforma ed emette dei prolungamenti dapprima toz~i, poi alquanto piit sottili, in numero di tre a cinque, che spiccano nella zona chiara di di.isoluzione della sostanza fondamentale. Cosi per la vicinanza di più cellule e forse anche per la. loro proliferazione si a.rriva alla formazione dei nidi di cellule ramificate.
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CONTRIIIU'TO ALL'ISTOLOGIA PATOLOGICA
'l'ali gruppi, come anche gli elementi cellulari cartilaginei, si fanno sempre più rari verso i ma1·gini del preparato (dove la sostanza fondamentale ha subito lo sfibrillamento) e questi ultimi vi acquistano una forma allungata e fusata. D etti margini sono irregolarmente dentellati
e sinuosi. Degno di nota è che verso uno degli estremi di esso si insinuano delle delicate propaggini di elementi fusati con nucleo pur esso fusiforme e ben colorato, che si dirigono verso l'interno del preparato, simili a delle anse vascolari, ma sulla natura delle quali non è possibile pronunziarsi. Una particolarità ancora importante è che verso uno dei margini del preparato, dai nidi di cellule ramifìcate si parte nn elegante reticolo di strie pallide, dello spessore di 3 !J., che si vanno ad anastomizzare con strie simili provenienti da cellule vicine e da. altri nidi. Tale corpo libero adunque non presentasi costituito che da un pezzo di cartilagine jalina, la quale ha acquistato tutto all'intorno quelle m od ificazioni strutturali che son proprie della cartilagine in regressione, sfibrillamento, rammollimento a chiazze, trasformazione delle cellule in elementi simili a quelli del tessuto mucoso. PATOGEKEsr. Descritte cosi le particolarità di struttura. di questi due corpi liberi, io cercherò brevemente di indagarne la loro origine e patogenesi. Ed anzitutto è necessario domandarsi: in quale categoria di corpi liberi articolari essi devono essere classificati? È noto che tali corpi liberi delle articolazioni si dividono i n corpi liberi d'origine traumatica e corpi liberi d'origine patologica. S e nza entrare in un minuto esame delle diverse teorie emesse per spiega.re l'origine dei corpi liberi articolari, n è venire ad una inutile esposizione della letteratura in proposito, io credo solo di discutere un momento sulla loro origine traumatica e specialmente di quelli cartilaginei ed osteo-cartilaginei. Tale origine è quella che ha dato luogo a maggior numero di discussioni, e negata da taluni, è stata invocata da altri come l'unica causa patogenetica possibile. È certamente indubitato che, in seguito ad un traumatismo, dalla estremità articolare di un osso lungo o dalla sua cartilagine si possono stacca.re dei pezzi e diventare liberi nella cavità articolare. Si sono infatti osservati numerosi esempi· in cui la configurazione del corpo corrispondeva così esattamente ad una perdita analoga della cartilagine diartroidale o dell'osso, che era. i m possibile il negare tale origine; essi infatti si presentavano appiattiti, senza traccia di ilo o di peduncolo, con una faccia convessa cartilaginea e liscia ed una faccia concava, rugosa, ed ossea. Basterebbe per tutti, come il più probativo, perchè la sezione fu fatta dopo il traumatismo, quello citato da Houel comunicato alla
!!:D ALLA PA't'OG J·::-<1.;::;11) 1 ~1 CO RPI LIBERI .AR'l'ICO LA!U
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Società. anatomica, riguardante un indi vicluo caduto da una finestra, nel quale alla sezione, alla parte a nt&rior e del condilo interno del femore, si constatava la perdita di una porzione di cartilagine che era libera nella articolazione del ginocchio. Inoltre l'origine traumat ica di una parte dei corpi liberi ha trovato una conferma nelle esperienze eli Poncet, il quale dimostrò che con urti diretti, spec ialmente laterali, si possuno di:-Jtaccare dai condili pezzi di cartilag ine e d'osso. Ma ad ogni modo tale origine dovreùbe avere un controllo anl1tomico in ogni caso molto preciso e, secondo Virchow, il carattere <listintivo da aspettarsi pei corpi o.~teo-cart ila ginei sarebbe che la sola superficie primitiva sia ricoperta da cartilagine, mentre al contrario la superficie fmtturata sia costituita da osso spugnoso o tutto al più da un deposito :fì brinoso. Ma buona parte dei corpi liberi articolari invece di essere costituiti da sola car tilagine o da car tilagine ed osso con i caratteri suaccennati, hanno una struttura molto più complicata e ' vengono in generale descritti come costituiti da un ri vestimento esterno fibroso al cui interno sta della cartilagine che circonda un nucleo centrale osseo. Ora, per mettere t.n.li corpi in r elazione con una origine traumatica, si sono spiegate le pretese modificazioni di struttura con ipotesi ed idee molto azzardate, come per es. quella di Poncot, il quale ammette che il frammento os:;eo o cart.ilagineo possa, nella cavità articolare, c ircondarsi di un tessuto fibroso couuetti•o, basandosi in ciò sulle esperienze di Tillmann, che vide appunto circondarsi di connettivo frammenti di fegato e rene abbandonati nel cavo pcritoneale, e come q nell'altra di Paulet e Vaillard, che ammettono e descrivono una neoformazione di cartilagine al livello del punto della frattura ossea. Secondo tali autori si avrebbe la r ogressione, la trasformazione in tessuto cartilagineo delle trabecole ossee del frammento r eso libero, la cui trama connettivale da una parte perderebbe la calce e darebbe origine alla sostanza fondamentale, meutre le cellule ossee da altra parte si trasformerebbero in cellule cartilaginee; essi ammettono ancora una trasformazione in cartilagine degli elementi della midolla ossea. Di questa ipotesi poi dell'origine traumatica credettero portare la prova sperimentale staccando dei frammenti osteo·ca.rtilaginei del volume di una l enticchia dall'estremità del radio in tre cani e !asciandoli poscia dentro l 'articolazione stessa. Ora tali frammenti si fì~:~sa.vano ad un cul di sacco della sinoviale con aderenze ricche in vasi, e presentavano nei loro elementi costituenti una trasformazione fibrosa, ma in nessun punto la regressione cartilaginea dell'osso e della midolla, che E-ssi credettero costante negli altri corpi non sperimentali che esammarono.
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CONTRIBt;TO ALL'ISTOLOGIA PATOLOGICA
Tali esperienze, è evidente, non provano nulla circa la genesi traumatica dei corpi liberi articolari, giacchè per avere i frammenti preso salde aderenze con la sinoviale, dice Quènu, ci troviamo fuori della. quistione delle trasformazioni relative ai corpi liberi articolari non peduncolati. Questa ipotesi, certamente azzardata di Paulet e Vaillard, ne diede poi origine ad un'altra tutt'altro che provata, abbastanza ideale e strana, di Berthier e Sieur, circa il modo di formazione di un corpo libero fibroso, da essi estratto, 3 anni dopo un grave traumatismo del piede sinistro (preso fra due lastre di lamiera del peso di 120 a 150 kg.) dall'articolazione tibiotarsica corrispondente, e costituito da vasi, da tessuto .fibroso e da tessuto epitelioide con numerose cellule giganti che presentavano la struttura dei mieloplassi. Secondo i detti autori, tali cellule giganti rappresenterebbero le vestigia di un tessuto osseo preesistente e le cellule epitelioidi proverrebbero dalla proliferazione delle cellule ossee e dalla frammentazione dei mieloplassi in rapporto con un lavorio di riassorbimento. Alcuna altra spiegazione non sembra loro possibile. Insieme a queste modifì.cazioni regressive sarebbe esistito un processo di trasformazione fibrosa in tutta la massa del corpo libero, il quale si sarebbe attorniato di una membrana fibrosa come nelle esperienze di Paulet e Vaillard. Essi considerano questo corpo come di provenienza ossea come un frammento osseo staccato dal traumatismo e che subì ulteriormente modificazioni regressive. Tutte queste teorie sono a mio modo di vedere, per lo meno troppo i potetiche e non abbastanza provate dai fatti istologici, ai quali si può certamente dare tutt'altra spiegazione. Alquanto più probabile è invece l'ipotesi del Flesch, il quale ammette due tempi distinti nella evoluzione dei corpi liberi articolari d'origine traumatica j nel primo tempo si aVl·ebbe la rottura del frammento, che rimarrebbe aderente per un ponte destinato al trasporto dei materiali nutritivi necessarii a quelle modifì.cazioni di struttura che portano principalmente alla formazione di sostanza cartilaginea 1n corrispondenza della superficie ossea di frattura del frammento; nel secondo tempo questo, così modificato, si metterebbe in libertà. Il Flesch infatti, all' 11° congresso della Società tedesca di chirurgia, presentò dei preparati che mostravano dei frammenti di condilo femorale aderenti alloro posto primitivo, mediante un ponte stretto e sottile; ma non diede la spiegazione dei processi per i quali si modifica la. struttura primitiva.
ED ALLA PATO!i E:s'I':SI Dl•: l COIU'I LIDI'::Rf AR'rrCOLARI
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Tale modo di ved~re, seguito da Qnènu, trova una conferma nelle citate esperienze di Poncet, il quale, oltre a dimostrare come urti diretti, specialmente laterali, possono fare staccare dai condili di pezzi di cartilagine e d'osso, vide spesso che tali pezzi enmo ritenuti da una tenue listerella; ed anche nel caso di .Boeckel il quale, a lcuni mesi dopo il pestamento di un gomito in un giovine, estrasse dall'articolazione d ue corpi estranei costituiti da tessuto spugnoso e da un sottile strato di fibro-cartilagine, dei quali uno era unito all'osso da una benderella fibrosa. Sembra adunque più ragionevole ammettere con Quèuu che i corpi liberi articolari, i quali sono sede di modificazioni diverse dalle regressive, sono corpi che conservarono per nn cer to tempo delle connessioni coi tessuti di origine, connessioni che d'altronde poterono poi sparire, sia spontaneamente per atrofia del peduncolo, sia in seguito ad un movimento. Questa ipotesi ad ogni modo è certamente più convincente di quella di Paulet e Vaillarcl che ammettono modificazioni metaplasiche nella porzione ossea., le quali porterebbero alla formazione di uno strato cartilagineo che finirebbe per incapsularla. Ohecohè ne sia, è certo nhe nna parte dei corpi _liberi descritti come d'origine traumatica, hanno avuto realmente tale origine, ma che per buona parte di essi (che non si presentano costituiti da una superficie cartilaginea e da una superficie ossea scabrosa ed in preda a processi .regressivi) si deve piuttosto mettere in relazione la loro origine con processi neoformativi avvenuti in grembo ai diversi tessuti dell'ar.ticolazione od a distacchi di pezr.i di cartilagine per processi di sequestro o di necrosi. Si entra così nella grande classe dei corpi d'origine patologica che appaiono in condizioni differenti, ma che presuppongono una affezione preesistente della articolazione e non costituiscono che una manifestazione contingente e secondaria dell'affezione stessa. Essi, io non posso cho accennarlo, hanno parecchie origini: ora provengono da cartilagine sviluppa.tasi consecutivamente ad una artrite nello spessore della capsula articolare, che in seguito si fa prominente ed indi libera nel cavo articolare; ora dallo sviluppo abnorme delle cellule cartilaginee che Kolliker trovò esistere nelle frange della sinoviale; ora da vere eccondrosi, da. proliferazioni e consecutive escrescenze della cartilagine preesistente, che hanno ordinariamente sede di predilezione nel punto in cui la. cartilagine si continua col periostio e la. sinoviale; ora ancora. da. osteofiti se di struttura esclusivamente ossea. Finalmente possono provenire da. una necrosi, sia. superficiale che profonda, della cartilagine, seguita da eliminazione dei frammenti ne53 -
Gior-nale medi co.
83-!
COX'TRU3UTO ALL' ISTOLOGIA PATOT~OGlCA
cro:sati. l\fa qui bisogna ben distinguere con Virchow che la cartilagille articolare può staccarsi ed esfoliarsi per processi patologici dell'articolazione ma in questi casi si staccano delle lamelle di cartilagine, frammenti appiattiti, e non corpi spessi come si presentano i corpi liberi di neoformazione. Questi si sviluppano raramente nei distretti ove si fa l'esfoliazione sulle superfici articolari propriamente dette, ma. bensì al contorno delle cartilagini, sul p eriostio o sulla sinoviale. È noto che le cause di tutte queste neoproduzioni articolari sono
le affezioni nervose (artropatie tabetiche) e principalmente l'artrite secca o ùeformante, la quale non è solo una malattia dei vecchi, ma si presenta anche senza che v i sia artritismo o reumatismo, senza disturbi dei nervi sensitivi, presso giovani soggetti e molto limitata a piccole porzioni dell'articolazione (Virchow). Tale è la forma che dà l uogo alla formazione di corpi articolari solitarii. In quale categoria di corpi liberi devono classificarsi quelli che fanno oggetto del presente contributo? Io credo senz'altro potere escludere per il primo l'origine traumat ica, e vedremo come il secondo trovi la sua spiegazione più soddisfacente, con altra ipotesi; il loro volume, e la struttura istologica mi danno ragione, a.mmeno che non si voglia dare una spiegazione molto ipotetica,, quale quella delle trasformazioni profonde di un frammento osteo-cn.rtilagineo, lo che è molto lungi dal mio modo di vedere. Del r esto l'individuo dal qu ale furono estratti i due corpi liberi, è vero che ebbe in qualche modo un traumatismo, ma questo non potè essere rilevante e del resto avvenne in una articolazione appartenente per di più ad un sifiliLico e tale da otto anni. E q uì si presenta l'ipotesi se l'origine dei descritti corpi artico· lari, più che ad una forma monoarticolare e limitata di artrite d eformante non si debba ascrivere ad una forma articolare sifilitica vera e propna. Noi non possediamo al presente documenti precisi sull'anatomia patologica delle artriti sifilitiche subacute (pseudo-reumatismo:di Fournier) e sull'idrartrosi del periodo secondario, mentre sono al contrario ben conosciute le lesioni articolari della sifilide terziaria; ma sappiamo 'benissimo che la sifilide, come malattia. infettiva generale, può inte· ressare le articolazioni in tutti i periodi della sua evoluzione, attaccando la sinoviale come atta.cca la pleura, il pericardio e l'endocardio; il versamento articolare n on differisce in questi casi da quello dell'idra.rtrosi banale, e può farsi tanto in principio che a distanza p iù o meno grande dal periodo secondario, anzi taluno pensa. che si possa
EO ALLA I'A'fOGI·:SESI DEI CORPI LIBERI ARTICOLARI
835
considerare, allo stesso grado dell'irite, come un accidente di transizione fra il periodo secondario ed il terziario. Altenlta la sinoviale si devono alterare le altre parti endo articolari e specialmente la cartilagine diartroidale. T'a li alterazioni possono certamente condurre cla parte della cartilagine libera a processi distrut· tivi e necrotici circoscritti, ed a processi proliferativi dove essa è in relazione col periostio e dove la sinoviaJe ne oltrepassa alquanto il contorno, cioè verso il limbus, in cui più facile è certamente il trasporto dei materiali n n triti ~'Ì e miuori le normali pressioni. È con questi processi ch'io credo poter spiegare l'origine dei due corpi liberi esaminati. Sotto l'azione di un processo specifico sifilitico dell'articolazione del ginocchio, la cartilagine articolare, verso il suo limite, dove si trova oltrepassata e coperta da una sottile lamella sinoviale, ha subito un processo circoscritto di prolifen\zione, il quale ha sollevato col suo sviluppo la sinoviale stessa, che successivamente ha finito per costituirgli un involucro, il quale ha dovuto assumere, come abbiamo visto dai dettagli istologici, una funzione importante nell'accrescimento dell' eecondrosi, prendendo verso di essa la importanza di un pericondrio. Così avvenivano contemporaneamente due processi di accrescimento: uno per continuata proliferazione nel punto di svi luppo, un altro per apposizione centripeta di elBmenti dallo strato pericondrale, il quale probabilmente trovava suificiente nutrizione nella sinovia articolare. A misura che il corpo cresceva, specialmente in virtù dello strato pericoudriale, si anùava limitando ed assottiglìando il punto di impianto, fino a che, rimasta ancora attaccata per breve peduncolo (in corrispondenza forse del notato infossamento) non si staccava. completamente o per un movimento articolare o per un traumatismo lieve, rimanendo innicchiato iu quel punto uel quale si riscontrava all'esame obbiettivo e dove avea ngio tranquillamente di accrescersi, accrescimento dimostrato dalle particolarità di struttura sopra esposte. Ma. d'altra parte per lo stesso processo specifico, dove la cartilagine è più spessa, meno nutrita, e sopporta il peso del corpo, si formavano zone circoscritte di alterazioni che portavano al suo isolamento in forma di lamina appiattita, al distacco della quale portava l'azione trauma· tica già notata. Ma questa fu preceduta ad ogni modo da una alterazione della sinovialo o doi capi articolari, r ivelata clinicamente dal-
l'idrarto e dallo sfregamento rude. In conclusione, se ammettiamo che la sifilide, all'infuori delle gomme, s ia capace di produrre lesioni infiammatorie croniche le quali possono portare a processi prolifera.tivi e distruttivi nello stesso tempo (come
836
CONTRIBUTO ALL'ISTOLOGIA PATOLOGICA, ECC.
del resto abbiamo prove numerose nella storia anatomo-patologica di questa infezione), se ammettiano che tali processi possono localizzarsit come realmente deve avvenire, in una articolazione, siamo condotti ad allargare, facendovi entrare la sifilide, la. patogenesi e la etiologia. dei corpi liberi' articolari.
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PONCET. -
Qui;:w, loco citnto.
a
)-.37
NOTIZIE SO~IniARIE SULLA
STATIST ICA SA~ lT AR l A DEI1 REGIO ESERCITO PER L'ANNO 190 l
illo1·bo.çitcì e mortalità in r;ene1·ale. - Sopra una forza media totale di 189,B·18 ind i vidni, si ebbero 138,515 ricoverati negli ospedali o nelle
infermerie, e Q(i7 morti: e sopra 69,294,681 giornate di presenza se ne ebbero 2,146,557 di dogeuzn. negli ospedali e nelle infermerie. Queste cifre assolute dànno lo cifre proporzionali esposte nella tabella seguente, nella quale si sono aggiunte anche le cifre dei 4 anni precedenLi. J>Eil 1000 DELLA FOilZA A N~l
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Il 1901 ebbo quindi la mm1ma mortalità nel quinquennio. Anzi la cifra avuLa in quest'anno è la minima di tutta la serie di anni da che sussiste la statistica sanitaria militare, cioè dal 1867 in poi. Per la morbosità e per il numero delle giornate di degenza il 1901 tiene un posto di mezzo tra gli anni del quinquennio. L-uoghi cl·i cm·a cloce fm·ono cm·ati gli ammalati. - Dei 138,515 individui ricoverati nei luoghi di cura, furono accolti : 68,653 negli ospeda.li militari; 10,274 negli ospedali civili; 5~ 1 588 nelle infermerie di corpo. (l) Esclusi gli individui entrati in o<.<en·azione. t2J Esclusi 1 morii In licenza o quelli apparteuenti al corpo invalit!i e veterani. (3) Comprese quelle degli Individui entrati in oss~rvazione.
838
:NOTIZIE SOMMARIE SULLA STA'.riSTlCA SA....'ilTAl!.IA
(Gli individui passati dalle infermerie agli ospedali per proseguimento di cura, sono computati come entrati negli ospedali). La mortalità dei curati fu: nelle infermerie 0.2 per 1000 entrati,· nt3gli ospedali militari 5.9 per 1000 entrati, negli ospedali civili 12.3 per 1000 entrati. Questa differenza di mortalità è spiegata dalla differente distribuzione delle malattie gravi nelle tre categorie di stabilimenti. Nelle infermerie infatti non si accolgono ammalati gravi, se non in casi assolutamente eccezionali, e, quando si può, questi vengono sempre trasferiti in seguito agli ospedali. Negli ospedali civili, per contro, la proporzione n u merica dei gravi è aumentata dal fatto che non vi si accolgono i venerei, e in generale tutti quelli che possono senza disagio fa.re il viaggio fino all'ospedale militare viciniore. J.llo1·bosità e mortalità secondo le ctrmi. - Ecco le cifre proporzionali a 1000 della forza, tanto pel 1901, quanto per l'intero quinquennio
1897-901. l !lOl
Granatieri . Fanteria di linea. Bersaglieri . Alpini Cavalleria Artiglieria da campagna » da costa e fortezza Genio Carabinieri L egione allievi . • Legioni ter; itoriali Compagnie di sanità Compagnie di sussistenza . Stabilimenti militari di pena Totale generale.
1897-9(11 l !lOl
{897-901
693 895 · 4.6 6.0 822 808 3.6 4.3 868 882 4.3 4.7 561 515 3.2 3.5 872 830 3.3 4.5 733 767 3.1 3.4 757 695 5.3 4.1 746 773 3.3 3.7 124.0 1056 2.6 3.4 277 280 3.0 4.0 533 505 4.6 3.6 523 536 0.9 2.6 285 436 3.8 4.5 730 728 3.5 4.2
Però, nell'apprezzamento di queste differenze di morbosità. e di mortalità tra arma. e arma, errerebbe assai chi volesse attribuirle interamente alle differenze del servizio, del reclutamento, del clima, ecc. I nfatti, i corpi che hanno infermerie e quelli che sono frazionati in piccoli distaccamenti, donde non è facile mandare i malati ad un ospedale, devono necessariamente, a. parità di condizioni sanitarie, presen-
DEL RE GIO ESEHCITO PC:R L'A~);O l!JQl
839
tA.re una morbosità minore. Così ne avviene ch e vi è una differenza grandissima tra la legione allievi carabinieri e le legioni te1Titoriali della stessa arma, mentre la mortalità è di poco differente. Anche le compagnie di sanità, ch e non h anno infermerie, h anno una morbosi tà molto bassa, e all'incontro una mortalità non piccola. La moròo.sitiì e la ?ì!OI'falìiù secondo le divi.~ ioni milita?-i ml 1 901 sono indicate nelle colon ne l" e 3' d elle cifre seguenti. Però siccome, specia.lmente per la mortalità, che si basa su cifre fortunatamente troppo scarse, i risultati annuali possono variare sensibilmente tra loro, gio>a at1cb e ten{'r C011to della m edia generale del q1.linqueunio 18Q7-901, che è appunto quella indicata n elle colonne 2" e 4". Entrat i in rura t•"r 1000 ~lortt per won IHvi:<iiJOÌ
Torino Novara Alessandria Cuneo Milano Brescia Genova . Piacenza Verona . Padova Bologna. R avenna Ancona. Chieti Firenze Livorno . Roma Perugia . Cagliari . Napoli Salerno. Bari. Catanzaro Palermo. Messina .
- ·- - -------
l !IO!
1891-901
{90 1
t 891·901
780 665 682 Cì64 707 76! 703 1361 G03
72!)
4.25 3.09 2.15 3.26 3.12 G.75 4.31 3.60 3.23 2.81 3.75 4.()9 5.20 3.08 3.06 3.04 3.08 2.15 3.73 4.19 1.32 2.38 1.51 5.69 2.93
4.07 1:1-.35 4.00 3.88
630 788 835 684 706 624
650 827 778 561
905 5!)1 883 884
7GO 742
11:2R 711 G29 697 67B 64.3 750 (151 628 771 818 67~
778 672 677 860 701 608 881 089 790 8-12 72[) 7313
3.!)~
5.J3 3.51 4.413 3.82 3.GO. 3.38 4.00 4.0~
4.22 3.91 3.40 3.08 4.19 5.13 5. 7'0 3.95 5.26 3.42 4.83 3.62
Jforbo.sitèt clella tmppa per p1·e8idii - Nel considerare la m orbosità secondo i presid ii è da notarsi che, per le ragioni accennate più
840
NOTIZIE SO?t.nlARit: SOJ~LA STATISTICA SANI'l'ARlA
.;opra a proposito della morbosità secondo le armi, i presidii più piccoli figurano sempre di a\·ere una morbosità minore, come risulta dalle cifre seguenti : Presidii con forza media superiore a 5000: morbosità 883 per 1000. » » da 2001 a 5000 : 897 per 1000. • » » da 1001 a 2000: 891 per 1000. • » » da 501 a 1000: 828 per 1000. » » da 201 a 500: 751 per 1000. • » » » di 200 e meno: 505 per 1000. Carabinieri reali (legioni territoriali) : morbosità 277 per ~OOù.
..
Riformati, ?"i?:edibili e inviati in licenza eli convale.~cenza in .'ieguito Non sempre le malattie o imperfezioni per cui i militari vengono sottoposti a 1·assegna di rimando sono contratte durante il servizio o per causa di esso; e d.' altra parte, tra gli individui sottoposti a 1·asse,qna specialt?, ve ne sono pur parecchi che contrassero le loro infermità dopo l'arruola.mento. Perciò la semplice distinzione dei riform~ti, ri\edibili ed inviati in licenza di conva.lesceuza secondo la specie della rassegna a cui furono sottoposti non ha quasi alcun . significato dal punto di vista della statistica sanitaria. A. voler indagare <1uanta azione abbiano sul numero dei riformati a m.~.~·egna. -
le varie contingenze della vita militare, giova dunque meglio distinguere le riforme secondo che avvennero per infermità anteriori o per infermità posteriori all'arruolamento. .Ma anche qui non cessano le difficoltà; poichè certe imperfezioni possono sussistere lungo tempo allo stato latente ovvero senza dare alcuna molestia a chi le porta, di guisa che egli può nasconderle od anche non esserne consapevole. Talune di queste, benchè preesist.enti all'arruolamento, possono (come le ernie, le varici, i varicoceli, ecc.), aggravarsi durante il servizio e per effetto del servizio stesso. P er al tre infermitù., la predisposizione, od anche il periodo iniziale, datano da lungo tempo prima. dall'arruolamento, ma la vera manifestazione d ella mala,ttia avviene sotto le armi. E perciò per esso rest-a pur sempre impossibile il definire quanta parte spetti veramente alle influenze della vita militare e quanta alla congonita predisposizione. Perciò affine di tenere una regola costante, si è avuto per norma di classificare soltanto come malattie o imperfezioni posteriori all'arruolamento: a.) tutte C} uelle che banno dato luogo a riforma, rivedibilità. o invio in licenza di convalescenza due mesi dopo la data all' ìncorporazione;
841
DEL REGIO ESERCITO PER L'AN!\0 1901
b) tutte quelle che, pur avendo dato luogo al provvedimento nei
pr1m1 due mesi dall'arruolamento, sono però evidentemente originate dopo l'arruolamento, quali sarebbero in prima linea i traumatismi, le malattie infettive acute, ecc. ecc. Il totale degli individui sottoposti a rassegna (esclusi quelli che nella rassegna furono riconosciuti idonei) fu di 23,714, cosl ripartiti: Prr mnbttie e i m per fez ioni antenori allo arruolamento
Riformati Inviati in licenza di convalest:enza o rivellibili In totale
Por malattie e i m ~e r f~l.ioni posteriori allo arruolamento
In totale
8 741
2686
11427
93'12
2915
12287
18113
5601
23714
---
In rapporto alla forza media, i riformati per malattie posteriori all'arruolamento furono il14.15 por 1000; gli inviati in licenza di convalescenza il 15.35 per 1000. Ol tre agli inviati in licenza di convalescenza in seguito a rassegna di rimando, vi sono quelli che la ottennero dai comandanti di corpo o dagli ospedali per la durata d i uno a tre mesi; e questi furono in numero di 9477, pari al 49.9 per 1000. Malattie dc~tle qt~ali furono colpiti gli nomini di t1·l~ppa. - Nella impossibilit;L di entrare in dettagli per ogni singola forma morbosa, anche per le più importanti, rimandiamo alla tabella V, dove è dato il numero assoluto e la proporzione per 1000 delle malattie indicate nella nomenclatura proposta dalla Commissione internazionale di Budapest. Individui entrati in osse1-vazione. - Entrarono in osservazione negli o•pedali militari 5832 inscritti di leva e 7882 individui di truppa sotto le arm1. Su 100 inscritti di leva si ebbe l'esito seguer:te : Uscirono con dichiarazione di idoneità 22.5 » con proposta di rivedibilità 21.6 ~ con proposta di riforma . 55.9 La tl.egenza media di ognì inscritto visitato fu di giorni 2.8. Sop1a 100 uomini di truppa entrati in osservazione l'esito fu il seguente: Uscilono con dichiarazione di 1assoluta. . idoleità ì condizionata Uscir<no con proposta di rivedibilità l
\
26.0 3.2 20.4
8±2
::> OTIZIE SOM~lAIIIE SULLA STATISTICA SANITARIA
Uscirono con proposta. di licenza. di convalescenza. . 8.8 . . 1 in rassegna speciale. 18.7 • con proposta d1 nforma. 1 . d' · 1n rassegna. 1 rtman. 22.7 • con dichiarazione di simulazione e provocar zione 00.4 :\Iorirono 0.08 La. degenza media di ogni militare in osservazione fu di giorni H.7. N ei pre.~ùli dell(t colonia Eritrea, le condizioni sanitarie generali furono abbastanza. lodevoli. Sopra una forza media. di 840 indiYidui
di truppa italiani (esclusi quindi gli indigeni) la morbosità fu di 561 por 1000, mentre nell'anno precedente era stata di 961. La mortalità fu puro sca.rsissima, essendosi avuto l so)o ·morto (1.2 per 1000) ; le giornate di degenza per 1000 di presenza furono 35. Netle RR. truppe cli.~taccate a Candia si ebbero, su una forza media di 38G uomini, 220 ammalati e 2 morti, ciò che dà una. morbosità di 570 e una mortalitit di 2.4 per 1000. JZR. fntppe nell' E.st1·emo Oriente. - Lo stato sanitario generale di queste truppe fu abbastanza soddisfacente, essendosi avuti sopra una forza media di 1:>80 soli 4:>1 entrati nei luoghi di cura, ossia 283, per 1000, e Sùli 4 morti, ossia il 4.4 per 1000.
.Anorteuze circa 1e tarolc statistiche. Tav. I. - Il totale degli esaminati (n. d'ordine l ) comprendo tutti gli individui cadenti sotto la coscrizione, cioe tutti quelli che hanno compiuto i vent'anni, più gli omessi, i rivedibili, i renitenti, ecc. di leve anteriori. Le cifre proporzionali relative alla statura sono riferite, non a 1000 individui trovati abili, ma a 1000 coscrit.ti in genere, abili e inabili. Tav. II e seguenti. Forza meclia. - . La forza media annuale e calcolar<l dividendo il totale delle giornate di preunza avute durante l'anno, per 365. La forza media mensile si ottiene dividendo il totale delle giornt~te di l'resenza aYute nel mese per 28, 30 o 31. Sotlo compresi nella forza media: tutti gli individui di truppa presenti sotto le armi (ttnche se in servizi isolati); quelli che trovan si negli ospedali ' nelle infermerie e nelle carceri militari, quelli in licenza, non superiore a GO giorni. Sono esclnsi dalla forza media : l. Gli ulfìciali e gli impiegati militari; 2. Gli invalidi e i veterani; 3. Gli allievi della scuola militare e dell'accademia militare Ammalati. - Sono considerati come ammalati soltanto gli ertratl negli stabi limenti d t cura, escludendo però quelli entrati in osservazi<Xle, e quelli ent rati negli speciali stabilimenti balneari e termali.
DEL REGIO ESERCITO PE.R L'AN:'\0 1901
&13
Quando un malato passa direttameut~ da uno ospedale all'altro por continuarvi la cura, si conta soltanto l'ingresso nel primo ospedale. Quando llll malato passa. direttamente dall'infermeria del corpo a uno spedale si conta soltanto l'ingresso nello spedale. Quando un malato p1·esenta più d"una. malattia é sempre contato come un solo caso di malattia, indicando la malattia più importante. Sono computati tra gli ammalati militari anche gli indiv-idui di truppa che, a mmalandosi durant~ la loro licenza, Yengono ricoverati in uno stabilimento di cura. (militare o civile). 1Jfo rti. - Si comprendono nella mortalità generale non solo i morti per ma· lattia. ma anche quelli per suicidio, omicidio e cause accidentali. Kon si comprendono i morti durante la licenza. Gli individui già riiorma.ti, che mnoiouo prima di potere essere inYiati alle loro case, sono computat-i tra i morti e non tra i t·iformati. Armi e corpi. - Riguardo alla. distinzione per armi e corpi, é d a osservare che nella fanteria di linea S(lno comprese anche alcune piccole frazioni speciali, come il deposito della colonia Eritrea, il personale di governo delle scuole militari, ecc. Non sono compr esi nella statistica gli invalidi e veterani. Vi sono compresi inveoo, ciascuno sotto l'arma e corpo cui appartengono, g l'individui delle cla~si richiamate temporaneamente sotto le armi per istruzione. r.- elle Tav. III e VI le cifre proporzionali degli entrati in cura distinti per mesi sono calcolate (anziche per 1000 al mese) per 100,000 della forza al giorno; e c iò per evitare le ineguagliauze prodotte dal differente numero di g iorni che compongono i mesi.
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NOTIZIE SO?tDIARIE SULLA STATISTICA S ANITARIA
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Cause di riforma (el scl usi deficie nti di s tatura) per 1000 inscritti
67 192 303 :269 127 35
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18 19 20 21
Debolezza di costituzione. Tuber r.olosi polmonare. Miopia r eale . . . . Vizi o rganici del cuor e Gozzi . . . Varici . Emor l'oidi . Er nie . . o o . . . . Deviazione o rna la coufor m azione dei piedi (piedi equini) o
.
31.0
0.2 0.9 1.7 22.2 5.4 0.1 20.0 20 0
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845
DEL REGIO ESERCITO PER L'ANX O 1901
11Jcritli di leoa della classe 1880.
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816
~o·rrZIE S OMMARIE SlJLLA STATISTICA SANITARIA
T AVOLA Il. ~
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Gennaio.
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Aprile Maggio. Giug no Luglio
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Scltembre .
Oltobre . Novembre. Dicembre T otale
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3!1 2.o o . oo~,) o .oos;, 1 i5 1 .9 O.OtlliH O.OOSJ ti5 2 .20.00 :1 0.00!)6
G!l 2.2:0.006:! 0 .00()8 li2 2.0 0 .00:)!1 O.fl0112 6~) 2 .4 0 . 007~ 0.0095 ;o' :2.2 o.008 1 o.o1o3 80 1.70.01100.0136 65 1. G0.0118 0 .0135 4:) l .5 0.008~ 0 .0100 26 1 . 5o. oo:1n t l. 0053
)
848
::-IOTIZIE SOMMARIE SULLA STATISTl OA SANITARIA
TAVOLA.
Mooimento clei malati nei presidii più. importanti.
IV. -
(Capiluogo dl rltvisionr e presirlii s uperiori a tOOO uomini di Cor~a media).
PRES I DI I
PROPORZIONE per lOOO di
Corta media
Torino. Pinerolo Novara. Vercelli Ivrea
t• Corpo d'armala.
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Pavia . . . Casale. . . Cuneo . . . \ Milano. . . ( Brescia . Bergamo.
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664
1,191 1,465
970 1,t 43 ~4
1,235
849
DEL REGIO ESERCITO PER L' ANNO U101
T AVOLA V. -
.Movimento degli ammalali per le malattie più importanti. (Ospedali militari, ospedali civìll e infermerie di corpo). ===r====~====,·====~===-
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ANNOTAZIONI
MAL ATTI F.
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AlcoCJiisrr.o Br·onchili acute. 3 e4 Colera . . . . . 5 Oirler ite, croup . . . . (j Dissenteria . . 7 Risipole . . . 8e9 Infezione malarica acula e ero· ni ca 10 Blenorr11gia (c11si di t• mani· fest.a.zione) - blenorragia (r-e· ci di va) orchi te e artr·ite bleuor·ragica (l ) 11 El'nie 12 l nfluenza • 13 Colpi di calore e assideramenti 14 Meninftile cer·ebro-spinale epiclemrca . 15 Morbillo 16 Or ecchioni 17 Pleurite 18 Polmoniti. . . . . . t9 Reumalismò articolar e . 20 ScarlaUina ' . . . . 21 Sco rbuto, pot•pora emorra gica e peliO!''I r eumAtica . . . 22 Sifilide 1" m an t f~stazione Sifìlirle 2' m anifer:.lazione 23 Con~iunlivil e tracomalosa. 2i- Tubercolo~i polmo nare. . Id. d i altri o t·gani 25 211 Ileo-tifo . 27 Det•mo-tifo . . . . . . 28 Ulceri veneree e bubboui . 29 V aiuolo e vaiuoroide e varicella 30 Ottti . . . . . . . . . . 31 Malattie dell'apparato cit·cola· tori o . . . . . 32 S<:abbia - Altre malattie della pelle . . 33 Ft'eaopatiB . . . . 34 Malattie decrli occhi . 35 Malatl.ie defi'apparato uro-genitale. . . . . .
l 2
5' - Gioruale medico.
21
94
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0. 11- (t ) Il totale delle malattie venerea verinc.~tesi nell'anno, ~- 1 1 ~ aggiungendovi t casi di eon0.1 - dilomi acuminati 1~0) ru di 0.5 2.0 6
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O.i 53 5.2 14-;)1
84 o .~ _ l 1,984 ~ 10.5 3
2,48R
13.1 -
i4,189
i4. 7 -
14~
0.8
3,372
17.8 -
2,136
11.3 -
3
anche i morti fuo ri degli stabilimenti di cura. e perciò si omette la proporziono de mo rti per t OOO curati.
50
NOTIZIE SOM~JARIE SULLA STA.'J'ISTI CA SA....'HTA.RIA
T Av. V I . - Entrali nei luogh i ==.==="-"---=-~=~=
·-==~~-='----- -";'-~=======~~~~==~
OESIG~AZIO;'\R DELLE MAl-ATTI E
l!A LA TT I E
secondo la la vola nosologic.~
Gennaio internazionale
l
A leoltolismus aculus (incl«s. Delir wm trernens). 2 Bron cltitis acuta . . . . . . :l Cholera asiatica . 4 Id. nostras . 5 Diphlher(a et croup li Dysenterra . . . . 7
8 9
A.lcoo)ismo .
ll
B•·onchili Colera
ErctSÌflelas .
l lifleri le, cr o·•r Dissenteria . . Ri l'< ipola . . . . . . . . Infezione mala ri ca acuta e Ct'on i ~a
.
.
.
. . . . Febrcs inlermittens (malaria) Febr is r ecurrens
1.1Hl
- .;l l
:l); ~:i·i
IO Gonorrhoea 11 1.2
1:3
13lenorr{lgia B:r nie. . . l n/luen:m . . . . . . . . . . l nflue nza . . .... lnsolat iu (Hitzsehlag, coup de clta- Col pi dt calor·e e assidera1neo1li
/!ernia . leur).
H
Men.inffili.~
5
cerebro-spin.alis epide· Me ninf:ile cereoro-s pinnle epiùe .1 IÌ~
mica
Mo rbillo . . OreC'CIHoui . Ple urite . . P o lmoniti . . . . . Reu rnalismo arLic olar·e Scarlattina . . . . . . . Scortmws . S corbuto, porpora emorragica e pe· liosi •·eumatica Sifilide . . . Syphilis. . Trachor11.a . . . . . . Con~iun ti viLP- lracomatosa Tubercolosi polmonare . . Tuberculosis pu/monum. hl. ccrterorum organorum. T ubercolos i l) i altri Orf!ani . T!Jphus al.~~Zominalis . . . . . . Ileo-tifo • .
15 Morbilli. . . . . 16 Pnroti tis epidemica . . 17 Pleurilis . . . 18 ·Pneamonia croupo.~a sioe lobaris 19 Hlteumatismus articulorum 20 Scarlatina . 21 22 23
2} 25
26 27 28
20 30
:3 1 :32 33 :H 35
Id. e:~anlematicus Variolae . Ulcus mo/lP. . Mor bi auris .
D{'t'mo·tifo . . .
. . .
Vaiuolo, vaiuoloide e varicella U !ceri venel'ee e bubbo ni . . Otiti . . . . . ... Ir/. cor d i :; . Ma lattie dell'appaPato c ircolalo l'io . 1!.111 hl. cutis. . Scabhia ~ altr e malattie del la pelle. 1,111•• Id. mentis . Fre nopalle. . . . . . . . . . ~~ Id. oeuli . . . . . . . . . Ma lattie degli occhi. . . . . . . 1 2~:-. Id . systemat. ttrin et sexual. (e:.ccl. Malat tie dell'a pparato u ro-genilale . 1 1-H oen.. et syph ). Tota le gen. d e g li entr a ti in cura i
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DEL REGIO F.SERCITO PER L'A~~O llJQl
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852
NOTIZIE SOM~IARIE SULLA STATISTI CA SANITARIA
Segue TAV. VI.- Ent rati nei luoolu
DESIGi'iAZIO~E !IELLE MAUTTIE
MALATTIE
oecondo In t.wola
Gennaoo
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Alcolwlismus aculus (inclus. Deli- Alcoolismo.
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Bronchilis acuta . .
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Blenor1·agia Ernie. . . lnll uenza . . .... Colpi di cal01·e e assideramenti
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M eninyilis cercuro - spinalis epide- Me ningite CP.rebro-spinale epidemica mica. 15 Morhilli . M01'hi11o. . Orecclnoni . 16 Pa rolilis epidemica. . . . 17 Pleuritis . . . . . . . . Pleurite . . 18 f'ne11monit! c r ouposa sire lolmris Polmoniti . . . . . 19 R!tenmruis,,ws arliculorum. Reun1ulismo a r Licola re 20 Sc:arlalina S ca1·lallina . . . . • . 21 Scorlmws . S corhuto, po1•pora emorrugica e pe liosi r eumatica. 22 Stfpltili.~ . . . . • . . . . . . S itìlide . • . . . . . 23 Traf'ltO!t1a . . . • . . . . . . 1Con~mntivitc lracomatosa . 2 ~ Tuùer cutos.·is pulm11n.wn . . . . . Tube1·colosi pnlinonare . . 25 hl. crderorum Or!Janorum. Tube rcolosi di altri Ol'!.!SIIi . 26 T:Jplius abdominalis . . . . . . !leo- tifo . . . . . . . . 21 lrl. e:r:anlemaL!CltS . . . . . 1, Uermo-tifo) . . . . . . . . :!8 lfariolae . . Vaiuolo, vaiuoloide e varicella Ulcu.ç Ttl Ol/e . L'lceri molai e bubboni . . . 3U MuriJt auris. . Otit1 . . . . . . . . . . . :31 Id. cor-rlis Mah1ltie dell'appar ato ci1·colalorio ::1:2 Id. cutis . S cabbia e allre malattie della p e lle. 3:~ Id. menlis Fr(•nopRtie . . . . . :H Id. or•uli . . . . . . . . Ma lattie òr•g-li occhi . . lrl. sistemai. u r i n et serual. (exe/. Malall1e dell'apparato uro-genilole
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854
NOTIZIE SOMllARm SULLA STATIS'l'IOA S.A.."'ITARIA
TAVOLA VII. - Entrali nei luoghi
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OF.SIGXAZIONE DELLE MALATTIE
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leur}. 14 ;\1eningitis
Difterite, croup. Dissenteria . . Risipola . . . . . . . . . l n l'e zio ne malarica acu la e croniCà
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. NOTIZIE SOMMARIE SULLA STATISTICA SANITARIA
Segue T A VOLA V II. - Entrati nei
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liosi reumatica. Sifilide . . . . . . . . Congiunti vile lracomatosa. Tubercolosi polmonare . . Tubercolosi di altri organi. Typhtts abdominalis . . . . . . Ileo-ti t'o. . . . . . . . Derma-tifo. . . . . . . /cl. e:J:antematicus Ulcu.~ molle . Ulcet•i veneree e bubboni. . Vaiuolo, vaiuoloide e varicella Variolae . . Morbi auris . Oliti . . . . . . . . . . . Id. cordis Malattie dell'apparato ch·colatorio · Scabbi!J. e nltt·e malattie della pelle Jd. cttiis . lr/. mentis Freuopalie . . . . . . . . ld. oculi . . . . . . . . . . Malattie df•gli occhi . . . . . Id. S!fSte.mal. urin. et sexual. (e:.ccl. Malattie dell'apparato uro-genitole .
22 Sy pltilis . 2:-J Trachoma . . . . . . :H Tube,.culosis pulmonum . . . . . 25 Id. crt•terorumot·ganorum. 2G 27 ~8
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RIVISTA MEDICA CIIAVIGNY.- Le palplta.zlonl cardiache n ell'eaerolto.- IJournal de médecine et cle chirurgie prati'}tte, 2j a~O!'tO 1904). Hit·tz dicevu che quando un l!tnmlllato si la111enta ùi palpitazione bisognA esaminat·e il polmone, c di fallo è ben rar o cito:; i veri ca rdiaci si lamentino del cuore; sollnnto i r o;-:tri ngimenti degli or ifìci e l'insufficienza aortica producono talv<>l tn palpitazioni, !'f'C'<~m l mente in principio. Ogl]i non i> più ammessa l'ipel'lr ofia di cr escenza, che il Sée i nvoca,·a a causa della palpitazione dei giovani, dopo che la radioj.!l'llfìa ha most t·ata la sua int>!'islenze. Negli ammalati di palpitazione bisogna esaminat·e co11 p-rtt nde cura due appar ecchi, il I'e~'>pii'a lo rio ed il di~·erente. Secondo Chavigny l'ollanln per cen to dei rl'l."i di pnlpitFtzioni eh(~ si hanno nei soldllli son dov11li Il l esioni polmonari i:tnorate, e dt esse non poche bacillflt'i . Tulvolta si LI'ntla di localtzzazioni a!!li apici nPl lor o primo esor dire. talvolla ò la pleura all'ella da tubei·colosi, e tal volla è un adeno-bronc!tile pt·etu !Jercolut·e quella che è causa della pulpilRzione. Da parte ùell'appar ect.:ltio dip-er·eule possono esset•e causa dl'll'aumento della fi·cqut•nzH e dPtlu f'ni·za del battito car olii'ICO le dilat.azioni di stomaco, l't pei·clc•l'idia, l'infiammazione cronica (],.JJ' appl:'nrlice, l' ~~lm inliasi, specialmeute )li tenia, P !"opralullo le illlossict•zioni intestinali . L'A. i nsi~te sulla cui·a Ml nevi·osismo, clte è il substr·ato inolispensabilc di o!!ni palpttazione, specialmente coi prP-p!ll'ali bromici, e ~'>ulla cut•a mot·ale, per liber ar e rin fet·mo Ja.ll'osses,;ic•ne di es;:ei·e ~d'l'ello dR una molnltia di cuor e, non nascondendo per·ò le dii'Iicoltà pei' riuscire in •JuesL'ultimo intento, e ri ;>OI'Lnlldo iu pr opo!=:ilo le pai·o!t~ ùi Bouillaud: « È più diffirile guar•ir e l'er eore di quc,:Li ammalaLi e!te la lor o palpitazione ». A. MELE.
Le lna.lazlonl di nitrito d 'amlle contro le emottlal. J1édicale, n. 311, 1 90~) ..
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(Semaine
~'i Jeu di combHller·e l 'emoltist pr ovocando la dilatazione Jei vasi per ifer ici non è nuo,·o; ù nuovo ìl mezzo esCOf!ilato dall'autor e in quattro casi di abbondanti lH·oncorragie, pr odotte una da insullicienza mitraltca, e tr e da processi tubercolari ael polmone. Colla inulazione di cin•rue gocce di nitri to d'amile egli avrebbe olleouta un'em•lSlasi quasi immediata, n•1rt r estando che qualche strie di sanj!ue nell'espettor alo, residuo di quello già uscito. Una r eciùiva fu egualmente vinta collo stesso r i medio. I l modo di a ~i1·e, secondo H are, del nitrito d'amile contr o l'emottisi sarebbe Ja diminuzione della pr essione sangui g ua nelro!'ecchiella sinistra, con r iduzione co nst~cutiva drlla tensione allivello della cir colazione polmonare. A. MELE.
860
·RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA -Sulle palo011i da •18U4e. anno XXII, fal'c. III).
ANGIOLBLLA e GALDr.
(Annali di neoro/ogia.
Che la sifilide possa essere causa di malattie mentali non é chi mella in dubbio; discordi però sono le opinioni degli autori sulla questione se le p;oicopatie siano sempre in dipendenza di alterazioni organiche del cervello e delle meningi, oppure se esse si sviluppino non solamente nel periodo neoplas tico, ma anche in quello infettivo della Jue, sotto la forma solita delle psicosi tossiche, stati di eccitamento, di dept•essioue e di vago delirio, mentre la forma propria della sifilide cerebrale è quella del decadimento mentale. In altre parole, è discutibile se le alter·azioni mentali siano sempre dovute a lesioni degenerative dell'orga no del pensiero, ovvero esse siano l'effetto di semplici alterazioni tossiche delle cellule nervose, la c ui funzi onalità sarebbe pervertita dall'azione malefica del veleno s ifilitico. Dopo un accurato esame di una ricchissima letteratura s ull'argomento, i nos tri autori portano il loro contributo Ji c&si clinici, comindando da un primo g ruppu di otto osservazioni, fatte nel manicomio di Nocera Inferiore. In !"{Uesli cas i !"infezione sifiliLica ha pr~cPduta la malallia mentale di un tempo variabrle da uno a parecchi anni, e quindi da escludere lo stato emozionale come causa psicopatica. Le lesioni celliche migliorarono contemporaneamente ai disturbi mentali, sui quali apparve sempre evidente l'azione benefica della cura specifica. Le forme presentate furono semp1•e quelle delle ps icosi da infezione, stati maniaci o malinconici, franosi sensorie, confu~ioni mentali. In un secondo gruppo di cinque cas i gli autori osservarono fenomen i che stanflo rea la forma di ps icosi acuta e quella della paralisi prog ressiva, ne lla quale ultima andò poi a •·isolve•·si uno dei casi, presentandone poi all'autopsia le nole anatomiche caratteristiche, mentre negli altri non si ebbero che lesioni vasali più o meno g t•avi. L'esame i~tologico praticato in tulti questi ultimi ca si mostro le lesioni cellula ri proprie delle intossicazioni acute batteriche o ch imiche, consistenti in cromatolisi e degenerazione cromatica, alterazioni che verositnilmente sogliano precedere quelle più g rossolane della sostanza ce r ebt•ale, e che danno luogo ala paralisi prog r essiva confermata. S icchè tanto la forma clinica della follia quanto i dati is tologici ven~ono a confc'rmare eh~ le psicosi da s ifilide sono niente altro che ps icosi tossiche, le quali, come nella fo t·ma sintomatologica somigliano a tutte quelle altre che og-gi appunto come tossiche sono consiJerale, cosi anche solto l'aspetto palo genetico ed etiologi,..o se ne differenziano soltanto per la natura e la Qualità delle sostanze tossiche che le producono, e che in questo caso sarebbe il virus sifilitico. Vi sono poi altri casi in cui l'infezione sifil1lico può agire soltanto dal lato psichico, producendo un vivo stato emozionale, che può diventare persino centt·o di un sistema delirante, come gli autori dimostrano con •Jn caso di delirio ipoendriaco originatosi dal soli) fallo della conoscenza della contratta infezion r . A. l\1 E LE.
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RIVISTA CHIRURGICA RoBINSON. - A1oea1l b'oploa.U del fegato r o 4, 190~).
(Centralblall fiir Chir., nume -
L'aulOI'e fa osservar e la ~rande frequenza degli asce~si epatici nella dissenteria. Sopra 3680 autopsie in pal'le eseguite da Robinson, in parte raccolte dalle var ia statistiche e r elazioni, SI trovò il 21 °/ 0 d'ascessi epatici. Durante la guerra delle E'ilippine si os!'ervarono asce,.s! del f'e~ato in proporzione del 12 p. 100 in "' e~uito a dissentel'ia. E"'pe1·imenti falli su cadaveri avrebbero dimosll·ato· a Hobinson clte le punture praticate all'ottavo spazio inlei·costale non permettono di Psplorare neppure la m età del fegato; perciò avendosi ùa questo mezzo diagnostico r isultato negativo, è dii consigliarsi di pr aticare punlUI'e in m olteplici luoghi. La puntura, la quale è una o pe mzion ~ innocente, thwe essere e'i'eguita ~;~ l più pre,.lo pos;.ibile, e ciò per impedil'e ch e una troppo g n111de porzione di fegato ctlda in neccosi e pe1' evitAre anche la st'ttil!oemia. È appunto in seguito a queste dutJ complicazioni che la mortalitil pec asCt)SSi efJalici è relativamente ele vala. Per l'opetaziorw i: Robinson n~l i nl~ri metodi pr eferisce il taglio lrnsver,.ale decorrente sotto l'arco della costA coll'eventuale r esezione della mede!>ima. L'ago introdotto pPr' lH l'unzinne r imane infìtto nel fe~alo e serve come ~uida. L'a!'<cesso d ... ve ess;el'e ape1·to non col taglio ma co ll'apice del l ~ dita. Se non si l!·ovnno ader<'r1:l.t> !': l ta111pooa con ;!arza al jodoformio e si apre poi l'usccsso dopo pn~sa le ·~8 or e. Se l'a,.ce,-so non può esc:er e apcr·Lo che allra verso il cB vo pleut·al e è da cuci l'!"i alla pleur·a costale il òiaf!'amma eventualmente col fe~ato adeso; se ciò non é po~sibil e, biso;;nA apl'i re l'nsres!".O dt•l cavo plt>urale e anche occorrendo del la cavità addominale. A scopo di drenaggio si dfi la preferenza ai tubi di cancciit piuttosto elle alla garza. C. PRETTI. Se:-~:-~. -
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Il trattamento ohlrurgioo dell'emorragia traumatica della milza. t:l, HJ04).
(C~nt ra/ulall fiir Chir ., n
l metodi di trattamento fìno MI Ol'a in uso pe1· ltl l esioni della milza sono insuJOcte:t li. Il prot'. Senn lta lrHsportalo sulla milza il metodo ùi comprimere fortem ente insieme i margini della fer·ita a scopo di dominare nna emorragia ed ha sperimentato questo metodo sopra un certo numer·o di cani. Non ha però ancora usato il metoùo sopra l'uomo. Ai ma!'g rni della ferita sono applicate grosse pinze a larga presa. La pre~sione non abbisogna d'esse1•e straordinar iamente for·te. Colla pressione, la polpa dellll milza coutusu e schiacciata è convertita così in str iscie fìbro>=e dalle quali si vede tull'al più qualche sti·a.sudameato di sungue: L e ùue slri scie c!te corrispondono ai margini della ferila v P.ngono cucile con . punti di ca tgut. La gut~rigione in tutti gli animali sottoposti all'esp~rim ento pro· cedette r•'~olal'lnente. L'emori'ag io fu in lutti i casi defìnilivlimente domata, qualunque direzione a ve~!'ero le ferile della milza. l buoni efletti di questo metodo provengono da ciò che nel m omento dell'applicazione dHlle pinze l'emorragia si sospende immediatamente, e nei vasi si stabilisce all'istante la trombosi.
C PRETTI.
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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE Sulla oura preventiva 4egll effetti slfllltiol primari. (Ceni ralbatt .fìlr rlie medicinischen Wissenscha(ten, n. 18, 190 ~).
E. H ot..t...\NDER. -
L'A. ho usato, a scopo abol'tivo, la cauterizzazione con l'aria calda in un !lrAn numero di aff~z ioni sintitiche primal'ie, ben carallerizzate e la maggior parte all'apice del loro sviluppo. Di :)!) casi cosi cu•·ati ·12 ebbero nono><ll:lule s1lìlide, 34 individui tenuti in osset·\·azio ne per piu di 6 mesi, e la Jnng-~io l' parte per uno o due anni e mezzo, non presentarono Fenomeni secondttJ'i; i t1·e rimane n li cnsi furono duiJbi. Pe1· l ' etTicacia preventiva del pmces~o sta pu1·o il fallo, che dei 3·i pazienti cauterizzati co•• esi to, 5 si uni1·ono 111 mat•:imouao, senza infettare le lo•·o mogl i e !n tre si riscontrò una r•' infezinne con alcrts du ram. In!) casi le ~land o lt) ipel'tJ·ofìche divennero nuo· vamènte nonnal i. Ma il metodo fu pur e di grande importanza pet• la diagno;:;i ddle all'e7.ioni primal'ie. Se traltasi di \lll'ulr.era CO li scler(lsi sifilitica, uopo In r·nutel'izz!ll.iOnH rasd liando la superlìcie con un cucchiaio di LJflel non si ot tiene alcuna lraccaa di t~>s!;uln, tutt'al più un poro di poi vere di cenere; se invece si L•·alla di ulcera vc n<'r ea non spPcifica, si può roschiare tutta l>~ superfi cie dell'ulctwa e m entre l'ulcu.~ molle dopo la cautf'rizza zionc t end~ a r·npiùa ~ual' i~ioue, nell'ulr('l'a specifica dura i l pr'c)cesso ùi cicatrice alcune --·~ltimane. Nei ca.,i, in cui nonostante la caulet·izluzione soprag-giunge l a sifJliJe, q11e::;la dccmre sempre in mo•lo benigno, e sembt·a inoltre che si !Jr OIunghi :>pP.s;:o il tempo d'llleUhB7.ione. Un pRl'licolo t•e vonlng)ZiO della cauteJ•izzat.ione 11d aria colda di fronts all'c~ci::;sio lle consiste in ciò, che nell'affezione p1·imaria può essere applicata aJ agna ~ede . SFORZA. - Sul potere infettante della gomma. praU. DermatolorJie, Bc.l. 3R, 1~, J !)O~).
O~t.BANCO.
(.\llonatshP,rte fli.r
La nuo\·a osserv11zione di Oel banco. il quale in uno sposo che 20 anni prim a aveva avuto un'infezione sifi!i lica, trovò nn'alte1·azione ribelle ai genitali, la quale fu da lui ritenuta mani festnzione luelica let•ziaria e che aveva nondimeno trasmesso alla moglie una sifilide pnpulosu tipica, contribuisce R ~cllo tel'e la gener·nle credenz11 .:he le rnanifestazioui sifìl1tiche ter ziar ie, le ~omnw, non abbiflno più potere i 11 fetta n te. Già al tri ~ifìlog•·afi valenti aveva1N avuto occasione di rare con:otatazioni simili; e Fournier, Landouzy , Ehler;;, Sack, e~posero storie cliniche r·i:ruardanti gomme ulcel'ale ciel pene che dimostrarono chial'amente la possibilità di ll'asmallere l'infezione sifìlitica in modo analogo alle manifestazioni luetìche più r ecenti. La dt1rata del potere di trnsmissibilita della sifilide fu in questi ultimi tempi n otevolmente ampliatR, e Feularù rifer·isce casi in cui era verificato il conta gio anche 6, 8, i O e fin H anni dopo l'infezione primaria. GR!XONI.
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RI ~I~TA DI TECNICA E SERVIliO MEDrCO MILITARE A NTO:'IIY, medico principale di l' clas~P , pro fe~s.) re a Val Je-Gràc~. - Servizio sanitario dell"eserolto russ o. - (A rchioe.~ de mécleeine et de pltarmacie mililaires, n 2, f(·,· r•ier).
l. L '1m pcro l'll~'IO é eli viso in t:~ cil-r ..scpizioni militari, compr'e!:"i g li 11 l en·il or·t co~,, ~chi (li in Europa. 5 in Af<ia): questi ullinli sono amrnini~trali a parte. A capo di rruesle gran di ci r·c0s<·r i1.inni Lerr-ilMiali vi sono d ~g li ufficiali g-t•ner ali, qualcuno dei quoli l'un!.!e RlLt·e~ì da governAL01'6. l corpi d'armata, ,!;"li 1-labilimenli m i litari, e l"ins~eme di tuUP lP for?.e dd la cir coscr izione sono alla loro òip•3ndenza. Qu !'~ lc i!I"OIIIIi divisioni rlelrìrn p~>t·o si suddiviù•lllo in 2(ì comandi di bl'igala, ed 111 5-;:; di~lt··•ll i , r·omantlali da u1Tìc ia1i superiori . l c0mandanli di distretto provvedono 111 r·ecl utamento 11.! alla mnbtliltlzwne de!l'(·sercilo, ammin i~t t·ano lP truppe della t•iser"a, e :"Ono i c11pi dei di8lHct·Anwnli milttari e dP!-{Ii o~p•} Jult del di«tri'Llo; le p!az?.e f,r•lt e le grandi città dell'itnpf•r o !"Ono comandate ed atn tnini:>lrale dA auloritu mil:l.flt'i specinli. In te111pi no r mal i, l"e!<et·cito ru;;;so 0\Htla ~:1 e<Jr pi d' ttl"lltAIIl, pil1 2 corpi di en vai!E'ria: lu l"orza vat'i't dn ·un anno ~tlrallro. Gli urtit·iAit !'Ono cu•ca 4:.1,000 ed i soldati 1 ,07:~,uoo. N el 1!101. il conling-enle, di cui la Rn:-: ~18 pt.lt'ebbe di>'pOI're in l •!m po di gtll'rrfl, ri sultò di 4.~Jiili,OOO u01ni ni ri!Ja l·ttlt corne appt·el->SO: E~et'ci to atti ,.o (5 das"i) .t ,41;.,non uomin1; R i::;erva ( t 1 classi) ~ .1)3:'),0110 uommi; Mi lizia (l " ban. 4 cla~!Si) 517,000 uomutt. cnr pi d'armala COII!llR IIO di ~ <' :{ divi:-:io11i di fanteri a . di ~ lmgtlle di artiglif' t•ia . ciascuna di (; hntle1·ie su 8 pt>zzi: ti • una d1vi:<ione di cAvAIIel·ia ùi 4 re~gi m cnlt (:1di d r·A20ni , l d1 co~ttrclti) ~n li !'•rnadroni . con :! hlllleri e a r-avtt llo . Ln f1111leria cornpr•!nde :!0!1 re)!!!itnenti di linea su:{ halla!!lwni, delle bri;!ate di s..:lll\tzen (ca·~ciutn ri) comp0sle di t'ei!g1me11li su :! ballagli<trti , Pd un cet·to nuwero t.li allrt bnllaglioni dislocali in Finltwdia eu i11 As it~. Un battaglione sul !Jiede Ji guerra conta 18 u[lkiali, e ci r ca IUOO uomini. SoM tuollt'e o r~a nizza ti numerosi battaglioni di riserva, di forte1.1.a e simil i, pet' rinforzar·e r .... sercilo di prima l ine11, o di fendere il territorio, int!ipendenleru ente rlalte truppe della gendarmer ia, e da lle 3~ bt·igale di doganieri. I reggi •uenti d1 cavalleria hanno 1000 uomi 11i di forza eiTeltiva. divisi in G squadr-oni . In tempo di guerra, la mel.à dei r'Pg~imenti d1 quest'arma è t·ap preseutalll da re~l.!"i mrnlt di cosacchi. I cavaliet•i di queste truppe cosi famose pro vengono dalle g randi comunitfl m ililat'i cosRc-che, c!tiamale v o·i8k as, la di cui popolazio11e sale a cinque o sei milioni di anime; essi non pagano, allo Stato, alcun Lt·ibulù, ma devono monla!'si ed equipaggiarsi a loro spese. Ricorder emo ancora i 5~ battaglioni di artiglier·ia a piedi, i 57 baUaglioni di pionier i e di ferr·ovieri, eù i 5 battaglioni del treno.
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RIVISTA D l TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE
Reclutamento. - Dal1874 in poi, i Russi prestano il servizio militare obbligatorio, s enza a lcuna esoner·azione. Tutti i g iovani, che, alt• di ottobre. hanno com piuto il 21" anno, concor·rono, nei successi·.ri mesi di novembre o di dicembre , alla estrazio ne a sorte. A tale uopo, ess i raggiungono la cilta del loro dis tretto, in c ui tiene le s ue sedute il Cons iglio di le va. Dopo l'estrazione del nume ro, si procerle s ubito alla visita, alla quale i giovani veogono sotto posti secondo il loro ordine numerico , cominciando da quello cui toccò in sorte il numero più basso ; gli individui che risultano eccedenti alla quota prescr-itta per ciascun d istretto non vengono ne ppur vis itati. Le Commissioni visita trici sono du~o~ : una urbana o distrettuale, l'allr•a governati va. Questa ha il m andato di controllar·e le oper~:~zioni della prima. lo un paese elle conta una popolazione di U~ milioni di abitanti, non e difficile forma re il conting-ente; infatti, nelle file dell'esercito , non entra mai più di un ter·zo dei cMcrrUi, e ne viene visitata circa una meta. Nel 1901, sopra J,139,·151 inscritLi: G0:3,131 furono visitati ; !H,OOO rimandati; J3,G87 manda li in osservazione; 5, 18~ solL0:1os ti ad una seco nda vis ita ; G6,79R. riformati ; 30~,HO g iudicati idonei ed !lrruolati; llfl,385 ascritti nel secondo ran~o della militia ; :::33,16 1 ascritti nel primo r·ango della milizia. Nel J!J02. la cifr·a degli arruola ti fu portata a 318,04-5. Il miuimum della s tatum è stnto fissato a m. 1 ,5~4-. Le r·eclute sono avviate ai Corpi ver·so i primi di genna io. Gli uomini sono obbligati al ser·vizio fino al 43' anno: 5 anni nell'eser·cito permane nte, 13 anni nella riser·va , 4 anni nella milizia territoriale, (opoltclt éni é) il primo r·an !.{o ùella quale. com peendente le 4 ultime classi, può esser·e uti'lizzato per colma re i vuoti dell'eser·cito in tempo di g uer·•·a. Eccettuati g li nom ini del Turlwsta n e della Siberia, eir e prestano effd tivamente servizio per cinque anni, i soldatr sono, di massima, <!ongedati dopo quattro anni rl i permanenza sotto le ar·mi. Sono a ccordate dilazioni e dispense speciali ai g iova ni, secondo il loro grado di is truzione . Il !'<ervizio v ien diminuilo di un anno per !.di ins~ritti pro vvis ti di licenza e lem entare ; di d ue anni pè r quelli maggio rme nte istruiti; e Ji tr·e anni per gli s tudenti di istitu ti s u periori ; sem pr·e•JU&nuo c1uesle categorie di giovani contrag l{ano l'arruola m e nto d ue m esi prima del giorno destinato alla es tra zione a sorte. Da 'Juesti m ilitari scelti . ve ng')nO poi rt~cl u tati gli ufrìciali della r iserva, ai q ual i è serbata una carrie ra più o nHmo r·apida, a seconda delle loro cog-nizioni ·universitar ie . Gli uomini della ri:>erva debbono, per l e~ge, esser e ch iamati solto le armi d .1e volle alranno, per· un per·iodo massimo di sei seltiruane. Il.
Servizio sanllarlo mllitaro. Il personale d"l !'<er vizio d i snnila si compone : 1' di medici, di farma ..:isli e di veterinari ; 2• di economi e di conta bili: 3• di tr•uppa di sanità. che è C'Osti tuila da feldsche r·~f, da infermieri, da porta fdrili ; vi si possono aggiunge•·e le s uo:·e di car rlà.
UlVliSTA DI TECSICA E S EHVIZIO Ml::VICO .mLITAR~:
NI'IJ'cst>r('ilù ru!'I~O, ~i lii'ltin!!uono due cale!!orie, brn rlefiuite, oli ullicinli : da una pnrt<', i comlltlllt>Hll, dall'altra i non combaLlc nl•: cappellan•, intendenti, medici, fut•u•ncisti. veli'rintm, che t·ostitui~cono la cale!!oria dei funzim1ari c ivili del Mini-.lllrtl dl'lln guer ra, aventi r ango di urrìcialt. Gli uni e gli altri hnnuo un dt>Le•·•ninato ran;.:o nella g-er81'chin ~eneralc dell'unpero, che si cluama il tch in: que<~lo t•au:;:-o vtwiu secondo il grado e secondo il grado d'istruzione. ( Vog"ga~• tu tabella 'leguente). l titolari d•·lle quallt'O prime cla~o<i sono amme!'si nella noblfto, ed hanno diritto al l•tolo òi eccellonza. tllllmli
Funzoorari ,.;,Ili
t• Feld mm·es ·iallo :2• Geuerulo
Com;i~liere di Stato privnlo
~IPtloci
attuale :3• TetH'IIto 1-{t~nernle Con:-igliel't:l di Slnlu pt·ivato I spettor e gonet·ale. 4• Mu;.:;:;ior gonoro lo Con siglioro c.h SlnLo attualo l;;f><Jllo •·e d i ci r cc.JSCI'iz.ivuo. Cunsigliet·e d1 Stato Dr·i co t·pi, Ct1 pO di un g t·nnt.lo 5• O!' pedali·. Di divi~io ne . C·msig liere di collegio. fi• Colonnello C•Jn fli ;..diere eli Corte Consu!Pnll· di s~.: uol a, r·apo ì• Tc~ n colonnello di u"pet.lale. A!'l"e~c:o t·r! dt collegio ~I edicn o or.l imltOJ' mag~· giore. Con!'ig-IIPre ti tolare !l" Cttpitnun in l• J ~~ ~dico, o ordinato•· "'uhals ..~r·eta rio di collegi•) 10° Cnpitnnn in 2<> ) lernCJ. li ~ Lun;.:~tlt>nt>nle St>~rl'lario di govet·uo Hc;.:•;:;Lratore d• cnllt>!!io 11° S •ltOicno'lltù t :\0 Ct~n l iolati Feld~d1e r l chinl· li• P••t·ln -~p·ula Dol uHllllf'lllO 111 nu gli o;:tu lonl1 di m "!,Jiciua <:OIIIJ laut·.:nti, von ~on o clll:;SJ· lìcnl• nr•lla !)• '·alt•!!or·ta del tcltin. E~><i pPt·ò quando \'engono amme!'o;i a ~ervirl' u!o'll',,..,err·llO, pr'l'•:t>pi,.cono •O !"tipendio òa te11"11te. D"Jll) quattro aunt di ~ ... rviltO, )'11>''11110 allo r-tip.-•hiiO rla captlano in 2", e dnpo al tr1 ')UOllro anni perci'pi ...couo quello di cnp• lano in 1°. Jl di plom11 di dottore è , quns• sempre, nece."'-'!lr i•) p<•r P"""'ut·e ullu 8' claR"e del tchin, rauj:to di tnHdico o ordinutm· mal(gwr e. L'111Jie8ZI011e .J,.J rango nel tch in é sempt·e ci tlllH nei documenti ul'•lriali, quundo s1 n•Jtninu un medico: cc Il medico di divisione della n• divisione. con· sigli...r t' di collrg1n, dottore X .... é ch iamalo .... •) Un altro medico, nnche eire P.St'rctli le medesime funzioni, pu6 avere nel tchin un rt~n 1;o più elevato, e v enir· chiamato " ..... consigliere di Stato, dollor Z ... j . La ma;.:gior pMte dei medic1 e d ~:~ i ft~rmacdi dell'estlrcito vien r eclutata dagli allievt della Accademia mdilare di medicina, a Piet&·oburgo; un quinto, circa, pt•ovionze da altre faco'l à dello Stato, ed é composto di medici elle frui rono di borse speciali di studio. Pet• essere ammessi all'accademia, i giovani debbono avere compiuto 17 anni, ed avere terminato il ginnasio. Dopo due annt dedicali ali istruzione genar·ale scientilica, gli allievi fanno u11 esame di concorso, e possono olleoere una bor sa di studio; dedicano quindi tre anni a studi di m edicina, e sono ammessi nell'esercito dopo di aver e conseguito il grado 53 -
Giontalc medleo.
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RIVISTA DI TEC~ICA E SERVIZIO MEDIOO MILITARE
univers itario di m edico . l vi prestano s er vizio in quali lA di medici di Lru ppa , o in un re.t.qzimento, o in uno osp3dale. l sette pri mi di ciascun co•·so - medici e farmacisti. perché l'Accadem ia è una vera e propria facoltà , che confe risce persino d t: i d1 pio mi a den tis ti ed a Jevat1·ici, - sono aut01•izzati a conti nuare i loro s tudi per altri tre anni; ess i da nno i lor o esami di dollora to e f!lnno una tesi. l più dis tinti otte ngono de lle bo1·se pe1· recarsi all'ester o, per tre anni, o nrle per fezionar e le IO!'O conosce nze; al loro ritorno, ve np:ono ~-tddetti o · all'Accademia , in qua litli. di inseg-nanti, o a lla 9• direzione, oppure ad un ospedale. Gli a llievi, che fruirono borse di s tudio, sono obbligati a servire n ell'esercito per tante volle diciotto mesi quanti fm·ono g li anni , in cui godetter o la boi·sa di s tudio. In genere, soltanto una me tà degli allievi dell'Accademia djventano medici mil1tari. di massima 60 a 80 og-ni anno; gli altri a bb1•acciano la carriera civile, e come Lutti g li altri studenti di medic ina sono dispens dti dal servizio militare, ma sono cos tretli a rimanere, per lo s pazio di tfui ndici anni, a disposizione del governo , pel caso di g uerra. La durata de gli s tuù 1 é rido tta a quattro anni pe1· i ve le1•inari, ed a tr·e per i fa1·macis ti. Gli allie vi del l' Accademia sono m obilizzali ; pe r· inizial'ii alla vita militare, p1•endono pRrte ad un periodo di manovre campali, che ha la durala di tre m esi, a datare dalla fin e di maggio. Essi formano un plotone s peciale, ed alla fine ò t~l pe1·io.fo di istruzione s ubiscono un esame; quelli che t•isultano deficienti , o f!he han no delle nolE'\ cat•atlel'is tiche poco buone, dal la to milita re, ve ngono rimandati a l campo uell'anno s uccessivo. Non è il caso di entrare nei dettag li del modo'rH funzionamento dell' Accademia ; ci limiter~mo a dir·e che , no! 1901, vi erano addetti 26 prof~ssori, 85 priva ti docenti, di cui 32 incaricati dell'inseg namento, 883 s tudenti, e 33 uditori ; inoltre 61 medici militari, e 82 medici civili vi se g uivano un COI'SO di per·· fezio name nto. L'esig uo nume r o di s tudenti che, ttnno pe r anno, e ntrano nell'esercito, co me m edici militai·i, non è s ufficie nte a comple tare i quadri, che s0no sem pre al d i sollo del necessa!'Ìo (io tempo di pace i m edici dovrebbero essere 2000, e non ve ne sono che 1300 circa). In tem po d i g uerra, questa deficienza sara anche maggiore, qua ndo si r ifl etta c he in tutto l' im pero russo non vi saranno c he 1:2 o 15,000 m edici in tutto, e che questi non sono ne ppure s ufficieuti per cur·are l'imme nsa popolazione dell'impero. Questa penuria di medici ha indotto il governo I'usso a largheggia1·e nella istituzione di scuole per infe rmie ri, e per aiuta nti chirurghi, tanto di uomini, che di donne. l medici militari russi non sono m onta ti, eccetto in te mpo di g uerra ; il )l)ro s tipendio , e la maggior parte ile i loi'O privilegi, sono analog hi a quelli degli ufficiali. I loro as::;egni sono seguenti: Sotlolenente Tenente . Capitano . Maggiore . Colonnello. Generale di brigata. Generale di divisione
da L. 1,900 a 2,425 da L. 2,100 a 2,585 da L. 3,000 a 4,425 da L. 7 ,000 a 9,175 da L. 11,000 a 12,535 da L. 12,000 11 13,865 da L. 17,000 a 20,000
Il collocamento fuori di attività dei luogotenenti è s tabilito a 53 anni di t>là , quello dei capitani a 55, quello dei maggiori a 58, quello dei m edici di g rado
IUV1S1'A DI n;CNICA E SERVIZIO MEDICO ~IILI'rA.Rii:
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superiot·e, esclusi gli ispettori' a 60 anni. La pensione di riposo, dO!JO 20 anni ùi servizio, uguap;l ia la meta dello 1-<Li pcnd io del grado precedente, e dopo 30 unni è uguale allo !>lipendio inliero, sempre del grado precedente; prescindendo da una dota somme, ch e viene amrmnistrata eia una cas!:a-pensiooi spc · ciale, e per otlen'ere la quale i medi<:i vet·sano il 6 p. 100 dei loro asse~ni. Farmaci.~ti. - Gli !=!luJenti in farmacia possono conse~uire il lor·o diploma presso l' Accademia militMe 8nlt·ano quindi nell'eserctlo in 'lualilà di aiuti, e diventano poi capi-servizi o JWE>sso i dtver~i o:;pedali, depositi di c::mvalescenza, scuole, o nellA grande fa bbri ca di prodotti medicinali, e di oggetti di medicatura che es1st.e a Pielroburi{O. Con.tabili degli ospe1Lali. - Lt~ ge><'.ione amministrativa degli ospAJali è affidala a contabili, a segretari, e ad economi (smu lrilel) che sono funzionari non aventi rango di uffìciali. Onde avere poi a disposizione il personale di amministrazione per le unità spedalier e di guerra, é pt·osct·ttto eh e, ogn i anno, parecchi sottuffìciali, segretari o contabili dei corpi di truppa siano com!jndati a fa r e un cOt'SO pratico prel>so gli ospedali mil itari, e vengvuo poi utilizzati in caso di bisogno. Reliyiose. - I l reclutamento e l'istruzione tecnica delle suore di car ita, impiegate negli ospedali mililat·i . appartengono alla Croce Rossa, che provvede an chi> al loro collocamento in riposo, dopo un Jetet•minato periodo di servizio. Queste infermiere scellP. vengono reclutatA fra le giovani , che hanno seguito un co1':<0 ginnasial e. Si impartisce loro l'istruzione tecnica da infel'miet•e per lo spazio di due anni, poi sono assegnale agli ospedali militari o civili, per la necessaria pralicn. Finili :;:li studi, es!ie sono ripartite fra i diversi ospedali militari in qualità di suot·e di cari tà ; il loro numet•o val'ia secondo l'importanza di questi stabilimenti ; 20 a Varsavi<~, 17 a Mosca, 3 a Nijni-Novgorod, ecc. Le suore hanno, per mandato, di assistere gli ammalati, e cura1·e l'esecuzione delle pr escrizioni mt>diche; esse pt·epat•ano quanto è necessario pet· fare l e operazioni, B!:isistendo i cl~trurghi; la sorveglianza sulla cucina e sulla lavanderta entra pure nell'ambito delle loro attribuzioni. Nelle formazi oni sanitarie ili guet·ra é, altresì, contemplaLa l'opera delle suore di carità. Agli ospedali da campo, mobili e di ris!'rva, ne sono assegnale 4, alle colonne sanitarié di sgomber o 2, ai treni-ospedal i 8; quando devono marciar·e su vie ordinarie, hanno a loro disposizione un omnibus. Esse hannu preso una parte attiva a tutte le guerre recenti. Ultimamente, in Manciuria, la Croce Rossa ne ha mandatA più di un centinaiò per ut•ganizzare le !"Ue ambulanze o completare il per sonale degli ospedali. Inutile soggiungere che ciovunque queste donne, altrettanto devote quanto istruite, resero eminenti servigi. TRUPPA SANITARIA .
F eldscfters.- Questo termine che, anticamente negli eser citi lede~chi, ser· viva .per designare gli aiutanti di chirurgia, é impiegato nell'eserc ito russo per distinguere degli infermieri, ai quali vien data un'istruzione t ecnica molto accurata. Si procura di ottenere che questi militari diventino assistenti capaci, e tali da potere, all'uopo, sostituire i medici in quelle mansioni che non sono di primaria importanza. Ricevono l'istruzione in scuole speciali, e n ei corpi di truppa.
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RIVISTA DI TECNlOA E SERVIZIO MEDICO MILITARE
La Russia possiede cinque scuole di felclschers; le tre principali, che contano :J'JO allievi, funzionano a Pietrobur·go, Mosca, e Kiew. Vi sono ammes~i giovani dai 13 ai 17 anni, che, in gener e appartengono a fa m iglie d• militar i ; rimangono nella scuola quallr o anni . Nei due primi anni si im pertisce loro un'istruzione frenerale; negli allri due un insegnamento tecnico medico. fsrmaCP.utico, o veterinario, secondo la speciali la che inbendono seguire. Dopo I'<'same, i feld&chers v engono ascritti alla 2• classe di questo g rado, e sono tenuti a compiere 6 anni di ser vizio. Per la mag~ior parte, sono assegnali agli ospedal i, qualcuno viene destinato nei cor pi di truppa. man mano che si verificano delle vacanze. Il lo ro gr ado varia coll'importanza dell' impiego. Si distinguono io feld~chers di compagnia, di battaglionP, di rPggimento. Questi ullimi sono assimilati a sotto- uffici ali d i grado supe•·iore; alcuni sono innalzati al g r ado di porta-spada e classificati nel 14° o!'dine del tchin; coll'incari co, Lalvolla, di prestare il servizio sanitario nP.i piccoli distaccamenti. Un reggimento di fanlel'ia comprende nel suo effettivo s ul piede di guerra 22 feld5~clrers, 3 allo st~:~to maggiore, dRi quali u no tchinato; un secondo è farmaci sta, il ter zo è veie1·inario; a sciascuna compa ~nia , poi, è addetto un feldsche:· in seconda, oppure un allievo feldscher . l medici dei e0rpi sono i ncaricaLi della istruzione degli allievi feldschers, destinali a ripianare i vuoti 'nei g radi. Sono scelti fra i soldati intelligenli, con uno o due anni di servizio, e si f~wno lor o se~ uire, dur ante tre anni, dei cor si !'peciali di infermie•·i, lanto ai corpi quanto nell'ospedale della guarnigione. I n t empo tli guerra, l' eo:er ci to Avr ebhe biso~Zno di circa 10,000 feld.'•(;her s. Tutti i medici strani er i . cile vi~ita rono g li ospedali m ilitari della Russi.a son o d'IJccOI·do nel r it:ono!'cP.r e il buon ind il'izzo e l'ulrlità delle accennale if'll'uzioni. Pwntoni, infermieri. - Gli inferrni er·i ordinAri ven~ono •·eclulati rra gli uomini d1~i diver si corpi, dando la preferenza a quelli meno idonei all e r~tiche ol i ~uerr·a.
l.' orla{eriti, - [n ogni COl'pO di tr uppa Si impal'tisconn delle istruzio ni srecia li ~ul se1·vizio dP-i portaferit1, e Cfllesti corpi venj:tono fl'e•1uent11li d11_g-l i infermi eri. dai mu!'iranti, e da pot•ecchi soldal1, scelti fra i più l'Obus ti ed adalli alla fu nzione di portaferiti. Vi sono 8 portaferiti per compagnia; i28 per r egg-imenlo di fanteria ; 2-\. per r eg-gimr nto di cavallerie; 36 per ur.a bri:zata di ar lig liel'ia. Cia><cuna òivi><ione di fante•·ia, ha inoltre, una compag nio di por tflfPrili , eire m ar ci a col r~roprio ospedale da campo, a che viene r ecl utata f••a gli uo mini delle succitate specialité, dopo i.! loro passaggio ne!Ja r iset•va. ORG ANIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI S ANITA IN TEMPO 01 PA CE.
In Russia, il servizio sanitario é autonomo: comprende il ser..,izio m edico e f;Jrrn~;~ ceulico ed il ser vizio veterinario (l); é, inoltre, dir~tto (la due aulo t·tta pe•·fellamenle distinte; una di ordine tecnico, !"altra di ordine militare ed amministrativo . Esporremo qualche dettaglio intor 11o a questo modo di organizzazione ·al m inistero, nelle circoscrizioni territor.iali e nei corpi d'armata. (t) In virtù di una rlìsposìzìono del t 9 novembre t90! , il servizio veterinario ha cessato di dipPndero dalla 3Utorìtà dei medici militari, a daL1re dat t90~. Sara diretto, presso il Miolstnro, da u n •·e· terinario rspettore, capo di una nuova divisione di medicina veterinaria; nette circoscrizioni m il ilari. da un veter ln<nio di circoscrizione, e .nei corpi d'armata, da un veterinario del corpi.
RIVlSTA DI TECSICA l:: SERVIZIO Mt:DICO MlLlTAH.E
A) Ministero.
1• Dire.oione c~ntrale. - A capo del co1·po sanitario vi è il medico is)'ellort> gem:l'ale, ch0 è il pl'es•dente della di1·cLione cen tr·ale di medicinl'l mililare (!J" di1·ezione), !11 qua).,~ divisa in 4 sezioni, senza p~;~r lat·e di una cancelleria, tll un gabinetto di afl'~:~ri giud iziari, e degli archivi. Ln prima sezione si occupa Ùt"lla rlil'ezione e degli all'ari del pel'sonale dei m ed1ci, veterinae•, l'arrnac•sli e l'eld!'\chers dell'eset'Cito; La seconda, dell' ig1ene e pollzia sanitaria, della stalisticu medica e del le qul';;tioni med ico- le~ali; La terza, dt:lla gest1011e a111ministrat•va del materiale l:'unitario; La quart.a, della coulaLHiita dei f'AI'macisli, dd dt.Jpos1ti e delle t'allliriche spe· ciali d1 oggetti poi serviLio sanitat•io. Il mcd •co ispettor e generale lta quindi alla sua dipendenza tutti gli organi clio hanno atltnenza al personale ed ol mate!'iale san•lario. La direztone (;Cillrale e a!:'si'3tita du un comitato scierdiflco rli me"icina militare, presieùuto ùal medico-cupo del l.,·ser cilo e elle comprende, conte membt·i perman enti, il pt·esidente del cunst)l'IIO sanitat'IO ed il c.apv tlt:d la di1·ez1one centrAle di medicina al m inistero d cH· interno, i medic1 ispettori della marina e della notta, il medico dn·ellore Jell'accaclemia di medicina militaee, il m edico ispettore della ci rco~c rizione di Pieln•burgo, e comA memuri onoral'i o consulenti, dt'i rne:iici militari in attivita o in r1tiro, noli per la lot·o •·ccezionule competenza !'Cienlilìca o ammi11istrativa. Il mmistro può sottoporre alla deltberazione del comitato tulte le 'lueslioni d'oi'Jine scientifico o ammlllistr ativo, elle riguardano 11 funzionamento del servizio sanita1•io. 2° La 2• direzione del ministet·o ùella g uen·a, chiamata Consiglio superiore di guen·a, compt•ende il Comitato dett li 08pedali, incarica to di ot·ganizzare e dì diriger e la pa1·te pu1·ameute amminist1·ativa del servizio sanitat•io. Questo cou•tlato é composto del capo di stato mag~ìor gene1·ale, p1·esidente dell' i ntenJente generale, dt•ll' i sp~: llore generale rlel genio, e del med 1co ispettore gen erale. La sua missione é quella di dirigere e di controllare il pel'sonale nmministl'alivo e quello addetto al vettovagliamenlo Jegl• stabilimenti saoitad; di provvedere a tutt! i bi;:ogni dell'el'ercilo, sia cile si Lt•alli di impiautal'e. di Ot' gauizzare, o di ciliutlet·e i predetti ~ta bi limenti, o di p1•ovvederli Jel l oro matet·iale sanilat·io e delle det·rate n ecessarie >:~l loro funzionamento, Lauto in pace quanto in guerra. B) Circosc r i;ioni mtlitat·i.
N elle grandi divisioni tenitoriali, il servizio è organizzuto come al Mini · stero, cioé è ùivi;:o in una branca tecnica e l'allra amministrativa; la Ou·ezione sanilar1a, che forma la ~lessa divisioue degli uffici dello Slttto mag~iore, c r ispettorato degli ospedali, che costituisce la setltma divisiOne. Il medico i speltorf' della cir·coscPizione è il capo e il pt•esidente della Dit•ezio:Je medica. Un rneclico, un farma c1sta, un veterinario ed \JO cancelliere la completano; al Caucaso, essa conta altrtsì un chirt.1rgo. Il med•co ispettore é il d1rettore tecnico del servizio di ::H.lnita; egli deve pt•ovvedere a tutti i bisogni dei cot·pi di truppa e degli ospedali, tanto per quello che riguarda il personale m edico e Yeterinario, quanto per ciò che conce!'ne il malet•iale sanitai'io. Egli
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RIVISTA DI TEO.NIOA E SERVIZIO MEDIOO MILITARE
provvede alla mobilitazione dl\i diversi elementi del suo ser vizio, esercita l'alla sorveglianza sui suoi dipendenti, e passa delle ispeziom annuali. Può fare dei movimenti nel personale subalterno della sua circoscrizione; può accordare per messi di matrimonio , e dare fino a quattro mesi di licenza agli ufficiali medici in sotlor·di ne. L' Ispettorato degli o~ pedali é una delle attribuzioni dell'ufficiale che comanda le truppe sedentarie della circoscrizione. Per· q-uello che riguar·da questo suo incarico, egli dipende del genarale comt~ndante e dal comitato degli ospedali. Egli é il capo militare e l'amministralol"e di tutti gli ospedali della circoscrizione. E gli h ispeziona, propone per le ricompense i direttori degli ospedali, pii economi ed il per·sonale in soll01·dini; e trasmette al Ministero le proposte che gli vengono falle. Dispone per la mobilitazione di tutte le formazioni ospitalier e , t::he sono nella sua circoscrizione. SERVIZIO SANITARIO NEl CORPI D'ARMATA.
Il medico del Corpo é il direllore del servizio sanitario nel corpo d'armata ha alla s ua dipendenza i medici delle divisioni o delle brigate di schi:rtzen e d i meuici capi degli ospedali. Egli stesso dipende, insieme coi suoi subordinati, dal medico ispettore della circoscrizione, che esercita la sua autorità s ui capi di servizio, ed al quale é riservata le fllcoltà non solo di punire i medici s uballerni, ma anche, ove sia J pl caso, di sospendere il loro avanzamento ad anzianità, e di decidet•e sulla loro cessazione dall'impiego. Nei Corpi di truppa il serviz.1o é disimpegnato da un maggiore medico (starsi wratch) e da medici subalteroi, uno ogni reggimento di cavalleria, battaglione di fanteria o brigata di artiglier ia. Il personale sanitario inferiore comprende d ~i feldschers, degli infermieri e dei portaferiti nella proporzione seguente: l'eldschers Pace
l
lnrermieri
Guerra
Pace
Numero
Porla!or itl
l
Pace
Guerra
del lelll Ili ospe.1ale (lazarell Guerrn
l
Reggimento di ranterla
22
22
l 4
7
64
128
84
Battaglione di Sehertzen.
6
6
3
3
16
32
28
24
43
l
ao
' -
-
'
48
Reggimento di cavalleria
9
4
s
Brigata di artiglieria .
~
9
l
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-
'
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A seconda della importan1.a delle lol'o malattie, i soldati infermi so11o curati nelle caroeratn, col semplice riposo, nelle infermerie (okolotki) nei /a.;;aretti militari, o negli ospedali permanenti. l lat;aretli militari funzionano come le nostre infermerie di presidio, sia c he si tratti di un reg~<imento isolato, s ia dell'ins ieme dei corpi òi truppa di una g uarnigione. Dipendonc Jai comandanti di corpo, e sono tecnicame nte diretti da un mallgiore medico; ma la gestione e la disciplina del lazza1·e tto !'Ono affiJate ad un ufTìciale dei corpi di tru ppa, che amminis trano il lazzal'ello,
RIVISTA DI TECXIOA E SEI~VIZIO MEDICO MILITaRE
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il numero dei l elli è ralcolato, in base alla for za, in ra~ione del 3 per 100. Le spec;e vengono fatte ro or cé una in,lennita giorn ali er·a di 25 copeks (75 cen tesimi). Gli ospedali pumanenti ri cevono direttamente gli ufficiali ammalati e gli uomini pr ovenienti dai lazzaretti militari. A seconda della lm·o i m portanza, s i suddividono in quattro classi : la prima annovera 207 lei ti, di cui 7 per uffi ciali; la secouda, 4 15 letti , di cui 15 per utrìciali; la terza, 65\1, di cui 48 per ufficiali; la quarta, di 1100 a 15')0 let ti, di cui 58 per u fficia li ; sonvi inoltre due mezzi osp~dali da 100 letti. Gli ospedali allesti ti nei campi, come a Kra<>noe-SP.Io funzionauo solt.anto nella stagione estiva. N ell'ospedale Nicolas, vi è una sezione per 100 alienati, ed in m olti stabilim enti e8rstono r eparti speciaii per o ftalmici, per donne e per bambini. Il comando, diremo cosi, dell"o,pedale é devoluto al comanda:1te della p:u&r· nigio:1e: la dir•ezìone tecmca é concentralfl nell e mani del medico capo, il qua le ha, sotto di sè i merl ici, i farmacisti ed i l"elrlscher s, addetti allo stabilimento. l reparti son9 di :10 ammalati, e sono diretti da m edici or·dinari « ordinal or o or·dinator maior "'· ~ei 1-{I"Bndi ospedali funzionano, all•·esì. dei medici consulenti, che vengono investiti di questa funzione in base ad una competenza scientifica e professionale, ben nola. Il medrco consulente esprime il prop1·io pa1•er e intorno alla accettazione e repartizione dei malati ; assiste i medici ordinari n ei cosi gravi ; fa, tutti i giorni, un giro nelle sale della sua specialità; si fa (Jre:>eotare i raalati più importanti , ed e"prime il proprio avviso sulla cura dei medesimi. Un ospedale di 207 letti, prima classe, ha il seguente per sonale : un colonnello comandante ed un ufficiale a~giunto, 3 merlici, 2 farmacisti, 2 contabili, 6 feldsche:-s medici e 2 farmacisti, 6 commessi, 20 sottufficiali , 50 infermier i. Per ogni r eparto di ammalati vi è una suora di carita. l grandi ospedali sono rlotali di un labor·atorio di chimica e di batter iologia; un altro labor ator io mobile da campagna, fornito di tutti gli islrumenti neces· sari, e~iste in ogni corpo d'armata, ed, in temri normali, questo l aboratorio viene utili!zato lrasporlantlolo nelle locotità ove si r iconosce la necessità di istituire delle r icer che scientifiche. L'economo dell'ospedale (smotritel) ha l'incarico dell'ordine i ntern'J e della pulizia, provvede per l'amministl·azione, ed in queste mansioni è coadiuvalo d·a seg1·etari, commissar i e scl'ivani. La sua autorità in materia di amministrazione, però, oon è al'soluta; l e questioni importanti di questo genere sono di· scusse dal Comitato dell'ospedale, composto del medico-capo dell'economo, da un medico in sottordine e da un commissario. li numero de~di osperl~:~!i pet'manenl i tende a lliminuire: nel 1882 ve ne er·en o 82; dieci anni piu tardi non ne rimanevano che 27, più due mezzi ospedali. I nvece il numero dei lazzaretli ùi gua1·nigiooe (o infermer·ie di presidio) ssil a 163, quello dei lazzaretti addetti a corpi di truppa a 307, quello delle infermerie di corpo a 3 r3, senza contare gli ospedali civili dove esistono letti riservatl per i soldati. Vi sono due case dì invalidi, una a Pietrobu1•go (Cesmenski) l'altr a a M osca (l smailowski). Le truppe.: cosacche hanno delle case di sa lute speciali, rio ve sono accolti colle loi'O donne e bambini: se ne contano 28 nei dif!"erenti voiskos del D on, deii"Ou-
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IUYISTA D'IGIENE
ral e della Siberia. D'allra parte l'incessante espansione delle forze militari por·ta seco, og ni anno. la necessità di creare nuove unità ospilaliere. Pei militari cronici o convalescenti, esistono ancor·a degli etabilimenli termu!J e dei IJeposrti di convalescenza. E' d'uopo segnalare elle, in Russia, non si risparmiano Rforzi per assicurare ai Foldati ammalali le cur·e JJii.I scientifiche. Ciascun anno, numerosi medici dell'eser cito sono chiamali all' A ccademia militare di m edicina per prendere par·te a corsi di perfezionamento, f'd acquistare delle conoscenze s peciali , da mellc r·e in pratica nei centri ospitai ieri. Sotto il punto di vista della istru1.iooe dei suoi medici, questo eRer d to non la cede a ver·u11 altro delle nazioni civilizza le ; in grazia poi cl elia or·ganizzazione della scuole di felrlschers, può per questo IRto, :<er·vire lor·o di mod,>l lo. Occorre ancor·a tenere parola cii una istituzrooe aiTallo speciale esi st ente ir• Russia . Fin Jallo scorcio del xvm secol o, questa potenza decise di produrre, essa sles"-'a, il materiale st~uital'io ttbb iso ~::"n e ,·ol"' all'esercito, ed a tale uopo v enne impi11nlala u Piel!'obur·::o una .fabbr ica di prodotti medici militari. l vi si prepar'AtiO, in due separate S<'zioni, tutti i medicamenti di cui fanno uso i m edici ed i veterinari militari, e tutti ~li og get ti ùi m P-Jicalura, ri gorosamente asettico; ed in una ter~a sezione, centinaia di operai lavor uno a ripara1·e gli i strumc uti chit•ur~ici necessari allo tnrppe. In pat·ecchi punti dell'Impero, funzi onano iuollre dei maj:!'azzini e depo~iti di farnracia ; questi sono arnmiuistr·ati da un farmaci sta, coadiuvalo da preparatrwi, dA ttssistenli, e da feldscher·s, solto l'alla direzione dei medici i spelLori della cir·cosc ri~i o n o:;. Da porte sua, l'lnlencienza ha cr,sti tuito a BrP.st-Lilowsk un deposito con si· der ov ole di material e d'ospedale. per provvedere a lulle l e ri chie3Le. (Conlùvta).
RIVISTA D'IGIENE M t.; RA.TA. -
Bulla. v accinazione anticolerica. - (C11ntralbl. f Bak!er., v o -
lume XXXV, n. 5, 18 ft>bbraio 1904) . L'A. che fece esperienze di vaccinazioni contro il coler·a nell'epidem ia <lei
1902 che invase le r egioni meridionali e centra li del Giappon e con una certa gravità, espone il l'isullalo delle medesime nel disll'etlo di Hiogo col seguente risultato finale : non vaccinati 825287 individui: casi di coler a t ! 52 t {0,13 p . 100 della popolazione), morli 8ù3 (/5 p 100 degli ammalali); vaccinati i7907 con -H r;a si di colera (0,06 p. 100) f! 20 rnnrti (}2,5 p. 100). L'A. put• mantenendo un r et•lo ri serbo nell'appt·ezzamanl o finale sui t'isul· tali ott enuti, fa notare cbe il fatto della diminuila pro porzioualrl.à dei mot·ti !"ur casi di colei'H in quelli pr·ecedentemenle inoculati, è già. uno spron e per tenla r·e que><tc inoculazioni in massa. Riliene per ò no:!essal'io elevare la dose del ,·a ccino Ja inocularsi da 1,0 cm. a 2,0, le quali sr1110 b ene lolleral~ sebbene l'or·ga-
R[V!Sl'A D'IGIEC\E
nismo manifesti alcuni falli reattivi come elevamento di lemperalnra, tlol01·e e ~o n!iore locale, malel'll"CI'P ~enerale, qualche vol la eruzio ni di orLicaria. Il vaccino anlicoler·ico US8lO proveni\'a dal l' l sliluto sin·~ro lerapico imper ia le giapponese. Esso er a cosi p1•epaeato : Una coltura i11 agur di 2~ or e é " ospcsa io sol m~ionc fl>~iologica sal111a m moùo che l ceulimell·o cubo conlen~a l ansa di v1br ioni ùi colera (= 1),1!02 gr.). Questa sospensi01oe è po1·tala per mezz'ora a 60° per uccide•·e i p:ermi e poi v iene aggiu11tu con acido fenico (soluzione al 0,5 p. H)()). l n tal modo si utilizzano per la ,·acciuazione i cor pi balter·ici m or·ti anal o~Ja m enle n quatito r i!';ultò dag li s tudi del K ol le il quale dimost1·ò che per la vaccinazione anlicoler1ca si urrin1 atl olteno::r·o:: Il medesi 1110 gr ado di irnmuni ta t anto colle coltur e vi v enti che ~011 ()uelle uccil"e. T BSTI.
B. Gn lòF. N. - Nota compleme ntare • n qualche punto concernente 11 vaccino preparato al cloroformio. - (T!te Jou rnal o.f trupic:al mediciiiP.,
ALAN
vol. VII, ''· 1:1, l• luglio
I ~J0}).
L'Au lot·e nelln seduta dell'apnle l !ll)1 alla Renle Società di Londra esposi' uu nu(>VO pl'Ocesso d• pr eparazione dt.d vacdno ~ol clorùformi11 allo scopo di dil"tru ~J;.:ere g li eventuali g~ rmi inquinan ti. In 'luesta nota e='pone egli elfètli della temper atu•·a nel processo col cl or of'o t•mio, le espel'ienzt:~ falle con rl•v ersi b~;~cìlli (protei , b. prodig io!'o, u. piociuneo, b. lluores.:eiiLe, coliuacillo b. Lifìco, bacilli della morva, dt'lla pel"te, della t uber colosi, dt>l cole1'9) , l e pr o· prieta prevt nlive del vaccino al clorof'o•·mio e conclude col dire che il vaccino cosi p•·epai'Sto l!!! il vanlo f!gio di u na eccelle11 te depurazione senza pe1·der <' aff'alto in potcnzialila . T E!': rr.
l. I. KuN sT. - Sul trattamento del mala11c1 coll' arl•toohina. SchWi>·und Tropen-lf.'}(lic:ne, vol. VI II, f. 3, J DO ~).
(Archio
L e conclusioni: che l'autor e ha tralto da nu1ner ose el"periP-nz,., p1·atica te s Giava sono che \'HI'if'Lochina é un mezzo di azione ener g ica nt:>lle febbt·i m alar iche; che pet· la !'ua insi(Jidi là e pet· la maJICAr:za di complicazioni durante il suo impiego, deve acquil"ta1·e un po!«lo importante nellrallamento dei rnaiAt'i ci, specialmente nella cura dei casi ove esi sto no concomitanti tare or ganiche, ed in quel la dei bambini. Tt;sn .
Igiene delle truppe In Cina - U!ìi.nch. med. Wochen srh r ., 1fl03, n. 1-7-'.9 e Arcltio Schi{J's -u nd Tropen - llyyien.e, vol. VIli, f. 3, l !JO ~).
\Vo LFFJJ t:GEL. -
In questo lavoro sono l'ia:;S<nnle alcune delle misure d ' i~iene più importanti che furono pr ese dur·ante la campagna dell' E!.'tremu Ot·iente dalle truppe ted esche, l e quali rifl ettono l'approvvigionamento dell'ac'!ua, l'uso dell'alcool, le cu l'e !>peciali al vestia r io, le m isure pr·o lilattiche ri guardanl i alcune malattie epidemiche. l utcr essan te a nota1·si: l'uso dell'a lcool in l'orma di vino r osso consegnalo ad ogni uomo nel la dol"e di un terzo di litro per selti mHna, quan lili\ non abbondante invero, ma su flici eute. come dir:e l'autore, a p rod u•·r e g t•andi benefi ci n elle g1or nate fredde; l'uso continuo della flanella al ventre ; la rlisinfezione ac-
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INDICE DIBLlOGRAFICO MEDIC0-111LITARE
curat11 delle latrine e le misure tutte di pulizia alte ad impedire la diffusione della dissenteria e del tifo; l'impiego delle reticelle di notte come mezzo pr ofilattico contro la malaritt. l n quanto alla disinfezione dell'acqua è da notarsi che i filtri Berkefeld, come anche gli apparecchi a vapore per distillazione e i tubi abissini o Not•too non fecero buoua prova. Il mezzo più impiegato e sicuro fu quello della bollitura, sia in guarnigione, sia durante le ma1·cie. Anche pei bagni e per la lavatura de lle truppe si usò a cqua bollita. TESTI. SCHWONER. - Sopra l 'u lone emolltloa del bao1llo dl LOnler. f. Bakter., vol. XXXIV, n. 5, 18 rebbraio 1901).
(Centralbl.
L'autore ha studiato l'emositina difterica la quale dalle numerose e spel'ienze praticate risulterebbe ave1·e le seguenti proprietà : 1• Essa é da riscontrarsi principalmente ne1 germi prove nienti da casi clinicamente g1·avi; 2° Ag1sce specialmente sciogfiendo i cor puscoli sanguigni dei coni~li ; 3° Ra[Zgiunge il s uo massimo in colture in brodo di 48 ore; 4' Va perdendosi nelle colture di lunga durala s u mezzi s~idi; 5° I filtrati del bacillo difterico non contengono emolisina; (lo Uiver·si sier i normali, il sier o d1 cavallo antitossico e agglutinante contengono anlilisin11 i n quantità mollo piccola ; 1° Con un riscaldamento di mezz'or·a a 58° C. la lis ina è distrutta; 8• I bacilli pseudodifterici non possiedono lisina. Tt:STI.
INDICE BIBLIOGRAFICO MEDICO-MILITARE Non s e mpre ci è dato. in causa della 1·istrettezza dello spazio, di poter l'COder conto di tulli gli sc1·illi che si riferiscono alla medicina militare e al servizio sanitar io. Spesse volte degli 11rticoli contenuti nei periodici medico-miti· tal'i, dei \avori che ci ven~o no comunicati dagli autori e dagli editori non possiamo dare un ragguaglio. se non molto tempo dopo. Apriamo pe rciò questa rubrica, nella quale daremo d'ora in avanti l'indicazione bibliografica di lutti i lavori pert inenti alla nost1·a s pecialità che perverranno a nostra conoscenza. Vi regist1'ererno a nche i Javo1'i scie ntifici di ufficiali medici italiani pubblicati fuori del nostro giomale, anche se non attinenti precisamente alla medicina militare. Naturalmente l' indicazione falla in questa rubric11 non c i dispeosera dal dare il resoconto dei lavori piu interessan~i per i nostri lettori. Le Caducée, n. 22, 1U novembre . -
GuÉNOT: l ferili del Gruss (Marocco). OrorER e GASTINNE-RENETTE: Ferita dell'ot•bita da colpo di fucile a picco la distanza. - NIMIER E LA VAL: Un caso di verme di Guinea. - NrcoLLB: La febbre mediterl'anea in Tunis ia. - OuvAL: Il ~ervizio sanitario militare in India. - Cong ressi, Notizie, ecc.
INDIC E DinLlOGRAf'ICO MEDICO-MILITARE
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Deuisefte militiiriirzlliclte Zeitsch riJI, n. 11, novembre.- S.• LECKER: Applicazione di pr epa:-ati soprarenali per l'analgesia locale.- GRAESSNER: Cura delle frallure con f&sciature estensive. - ScHMIOT: Doccia f!essota da campagna. - BecKen: Su una particolare contra~tura riflessa.
Journal o.f the A ssoeiation 'Jf Militar!! S urgeons o( tlte United Siates, novembre. -Resoconto del 1° Congt•esso internazionale dei me.lici militari (13• r iunione dell'associazione americana).
A rchioes de méclecine et de pharmacie mililaire, novembre. -
M AROTTE: Lo zucchero come alimento d1namoj;!eno.- CAM :>os H uGUENEY: Pulizia e rtisinfezione degli oggetti di vestiario a di equipaggiamento dd soldato. - 8ARJLLÉ: Considerazioni sulle alter azioni dei tessuti sottoposti a disinfezione, mezzi pet• rimediaJ•vi.- SIMONIN: l'alimentazione del soldato giapponese e il bel'i-beri.
Journal of the Royal A r m!J Medicai r:orp, novembre·- CuM~HNS : Nole sulle tribù Sudanesi del Nilo Bianco. - G u:-~TEn: Util ita di una sezione per maiali esterni negli ospedali rnilltari. - BEGBIB: c~ nni sul !'<ervizio sanitario all'isola di Ceylan. - McGILL: Sulle acque potabili e la sa!ubrità de~l i accampamenti in Indie. - 8ATTERSnY : Etiologia della febb re tifoidea a Qul'tl9.. - MouLn: Unn febbre eru LLi va non descritta. - M AINPRJSE : Spedizi0ne del Sikkim-Tibet
Der M ililiirar~t, numero 21-22 (11ovembr e). tiva dei dentt nell' eseJ'cìto. del soldato.
F1sCHER : Sulla cura consel·vaENGELBRECH r: l pesci nell'alimentazione
Army Medicai dep11.rtment.- Heport for the Year 1902, Londra, 190}. SanWits-Berichl uber 1.Lie k. Preussische A rmee fu r den Ber ic!ttszeitraum, vom l Oct. 1901-30 Sepl. '1()02, Ber lino, 190t OTERJ EouARoo, maggior e medico a riposo: Il cremor di tartaro agente terapeutico antisettico nella clùrui·gia di guerra . Sarno. Tip. Fischelli, 1904. Un fase. di pag. 36. SFORZA CLAUDIO, colonnello medico: Sulle conserve alimentari che si preparan o in Ca!>aralla pet' il R. esercito. Estratto dalla Rivista milttare, dispensa VI I , ·1901. MANGI..utTI Ezio, tenente colonnello meòico: Studio batteriologico sugli abiti civi li d'occasione e su quelli militari detti di classe. Firenze, Civelli, 1 90~. 8 \RONt EDUARDO, farmaci sta militare: Il maogane~e nella ipodermoter apia. Estt•atto dal Giornale di farmacia , eli eliniea e scien•e a,fllni, settemb r e 100 1. CAPOBIANco DoMENlC••, capilano mediro: ContJ·ibuto allo studio del lichene degli scrofolo!'<i, ri cer che clinic!Je, istologiche e batteriologiche. r:stratto dal Gior-
nale internazionale delle scien.;e mediche, 100i. CAPOBIANco DoME:-i!CO, capi tano m edico: Malattie veneree e sifìlilìche, nole cl iniche e terapeutìche . Napoli, 1901, Tip. Starace. M EMMO GIOVANNJ,tenente medico: L a peste equina . E!:S tratto dagli A n.nalicl'lgir:ne sperimentale. Roma, t !1tH.
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NECROLOGIO
t.l~~ntoG., MARToGLIO F., ADANI C: I nfezioni protozoarie negli animali dome-
stici nella col0nia Erttrea. Eslr·atto dagli .4nnali d'lgtene sper;menlale. Roma, 1D0l-. MARI011'TI BiANCHI G10v. BATTISTA, Lenente medico: Il periodo d' i ncubazione dell'infezione malarica. Estratlo dagli A ti t della società per gli studi della malaria, 1!)0\. DE FALCO ANOHEA, mag1-(ior e m edico : Palogenesi unica delle malathe vascolari, secretive e nodulari del la congiuntiva e delle mucose vicine (con selle ta\·ole Cl'omolìtogr11fiche). Pavia t!)tH. E strallo dagli Annali di Ottalmo/Of!ia.
NECROLOGIO Il Generale Medico OT T A Vl O A. BA CCARA Nl. li 25 conente moriva in F'iPc~nze . per nel'ri le cronica, il maggiore generale m edico a riposo Ottavio Augusto Baccar ani. li generale Baccarani nacque a Campngal liano, Cir condario di Modena, nell'anno 1831, e adolloratosi 1n quella UnivePsi la nel 1 85~. rlopo avere de hcalo i pr·irni anni di laur·ea a perfeliooat•si negli studi medici, conseguendo anche, per coucorso, Jl posto ùi assistent e del la clinica chi rut·gica ùi della U niversità, v~>nne nominato, per decr eto dillator·iale del 29 agosl.o 1859, medico di r·eggi meuto di ~~ classe (con assimilazione al grado di capi tano) nelle truppe dell'Erniliu, e destinato all'ospedale militat•e di Modena. Nel luglio 186G, durante la campagna contro g l i Au ~ triaci, fu pr•oronsso a medico ùir·ettore (con assimilazione al gr ado di magg-iore) e in tale q ualità addello alla ambulanza della 22• ùivtsione attiva. Dopo la guer ra passò alrospe· dale ù1 F ircn~e poi a quello di Napoli, e nel febbraio del1867, valendosi dell<l facol ta allora concessa ai medi(ji militar i, chiese ed ottenne l ' aspetlitlliva per dduztone di corpo, nel quale f!'alleropo prestò l'opera st.a quale m edico-capo delle ferrovie turche in Sulonicco. Rientr ato in set•vizio nel di cembr~ 18i3, e nominato maggiore m.ediro per ef1't~lto della nuova Legg-e del 30 settembt·e 1873, fu chiamalo nel1876 alla carica ùi seg-retario dell'allora Comitato di S!lnita Mililar·e, che tenne solo per poco più ùi un anno, perdi(), pt·omosso nel 1878 teoeute col onnello m edico, dovette a;osumet·e quella di dit·etlore di ~>anilà prima a Bt•ascia poi a Ch ieti , e in(ine, pt·o mosso colonnello, a Roma. l !"lil uìlasi nel 1882 l a Scuola di Applicazione di Sanità M ihtare ne ebbe la dil'eziooe lìno all'ottobre 1887, quondo ra ggiunse il gr·ado di ispellol'e d1 sanilil Lililital'~.
Nel 1892 fu promosso a ma !!giore geoet·ale medtco, e nell'ottobre 189\., dieLr o sua domanda, collocato in posizione ausiliat'ia, dalla quale ce5s6 4 a:1ni dùpO, per· andare a riposo; ed in fJuesla cit·costanza venne decoralo della Croce di Gt'atJde Ctlìz.ìale dolla Corona d' l t<Jlia. T ale è stata la lun ~a ed onorata carr iera percorsa dal Baccarani, durante la quale egl i pat·Licolar mente rivolse la perspiracia della mente e l'attività dèlla sua opera a dare al corpo e al servizio sani lario m i litat•e l' indit·izLo scientilìcn imposte dai nuovi tempi, sopratuLlo introducendo nelle indagi ni rneJico·
~I::C HOLOGIO
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IE"gali i metodi eli o!lservM.i one e di diagnosi, c !ae l'applicazione ,!elle scit>nze fì. sichll alla medir.ina andava o~ni giorno perfezionondo. E cosi valìdHmc nlc egli concorse a esle!lder A ft•a i medid milita ri la pratica dell'oltalmMcnpio, tanlu per le dia.~nc•si delle mah.ltio Pn-JoculAr i, quanto nella valutazione dei v izi di r eft•aziontl; allo !'lludio dl'i I'JUI;IIi col Giudici, col Bar·oflìo, col MHrini ert altri vAlen ti, attese ron particolare prrdilezio n~. Ma dove l ' oper·n del Bflcrarani riesci vet·Amenle profìr.ua, fu nell'impianto della Scuola di Applicazione di Sanità Militare in Firenze, dt~ 1 la qunl.~ fu il priano dit·ettore, istituita col !irte di fornire gli ufficiali medici di complemento, occort'enti ai bi"iOf!ni della mobilitazione. Senoncltè vari et·ano gli intendimenti a ri g uardo di essa, fra cui prevalente quello di limiturla ari imparlit·e ai giovnni mfldict l'istruzione militare 'e delle leg~i e regolam•·nti che hanno sper:iale allinenzfl col scrvi7.io medico-militar(:!: in una pat•olll di plasma1·e la scunl« come un bnttag-lione di istruzione, nel q ualtl gli allievi ufficiuli medic i avri.'bber·o a vu to, per il vitto e l"nceascrm amento, J'ordinnr io traltRmento del so ldnto. Ma il Baccarani, che nei frequenti via~gi HIJ'e«let·o avevA ri volto i 1r par l icolore modo lA sua a tt~nzione ngl i i~>tiluli di i'<Lruzione nwdico-millilat·e, fra cui lA "cuoia di ~ ellPy in l ngltillerra , cnrll pt'ese to«lo che ben di verso dovevtaes~e re l o s<:opo cile si dO\'eVIl proporr·e la nrto\"R istituzione, per t•iesci t·e un Yalido m t->zzo di inse~na mento e tli pr~:~Lica Applicazione dei vari r awi della nted icinn milirare, da ser vire non solo alia rormMztorH~ di uffìciHii m e<lici di compl••menlo, m11 dove il mc·di<·o militat·e di carrier·o poltl!'se acc•·cscer e e porfe1.ionare le !'ue cognizion i, e ro!'~e in g•·a.lo rli M~gu ire i rRpi l i ;:.~i •ni pro:.rt·e~~i d t'Ila s<·icnza, a ma~gior vflntng!.!io d~ll11 salute d•'l soldato c dncoro dt>l eor po. Valend.,;;i pMlanlo deliA sua p11t'ticn1Ar'fl rompélen7.A, drlle nurnr>rn>=e •·elazioni n0ncilè di molla opportunità eli LaHrt, gli fu pn;;;sibile di da l'e, sin da pr in cipio, alla scuola l"indil'lzzo, m..:t·cè il ' 1111\le es>'fl t\ oggioli 1111 ver o cenlt·o scientifko, ottPnent!o i fondi uece;;;sa r·i pnr J'rnizio d•·i laboratori e d•'Ì gAbtn~ll i di os~ervazione, fra cui C (lt ello di meJici;;a l e~ale, clt•· :;in d'allor a pol•~ d••·si completo; " rrcnndn unA bibliolcra, cii<'. oltre le piu importanti opcr·e r elative Alla parte general e dt'lle ~cien7.•' mediche, riH'.cOI!':e in breve tt>rnp•• le m ig-lior i puhblicazinnt d!•lla spedn li til me lieo-tniltlllre. e rli pr·el"o'r·rnzil que>lle rifo 'r enle"i fJIIa i giene P- al la clliJ'Ut·gia d1 gnt>t'rl:l. C·~rlo lal uni di qnei pri mi tentativi fu r ono, per CO!'\Ì di1·e. llppenn abbozzati. anchn p- t' l'incer tezza IHtCOt'n dominante nelle alte sfer·e circa l'nvven it·~ della scunlfl; ma é merito del Bacca ranr !'i~, oer op(' ra d11i rlir eltori cirò si sono poi susst>t:;uiti, e special mente del compian~o generale me•l iro T o!ii, ~·c;si potePOtto venire ampliati, cor·Petti, per fezionati , dH corri sponder e attualmente o tutte le esigen1.e della scienza. Ed egualmente si deve al Baccar ani, se l'ordinamento della scuola e il trattamento degli allievi ufficiali medici vennero Pegolnti io conformila delle n01·m e vigen ti prc~so gli altr·i istituti super iori di istruzione militare ; e chi scl'ive <; stato tt~slirnonio delle lolll> c he in quei primi t empi il Bacca raoi ebbe perciò a sostenere, anche con l'elemento 11011 e~clusivame ntc militare, e delle amareue pt·ovale. Un altro tttolo di bcnem~renza del Baccarani fu quello di avere valtdamenle patrocinato il provvedimento, di destinare ogni anno un certo numero di capitani medici quali assistenti onorari alle cliniche univer sitarie, con quei felic i
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MISCEI..LANEA
r is ul tati, sia a vun taggio del ser,·izio elle per il pr estig io del co rpo,.ot·amai ben noli. Alto e pres tante della perso n~t, di m o li signorilmente distinti, di carattere mite ed equilibra to , di animo buoao e gentile, di vnriata ed estesa coltura, la s ua com pa 1.1 nia e ra da Lutti ricerca ta ed .apprezzala ; e la ;;renialttà del suo lr·allo, s em pre affa bile e cot·t·ello specislmente cogli infe rior i, gli ave va accaparra lo la s impa tia e l'offello di lutti. La s ua m emoria vivt·à r1uindi g ra ta e clurevote· nei colleghi del cot·po sanitario militare. RA NDO:-IE.
Colonnello Medico ANTONIO CARASSO. t pure m orto in questi gior ni a To l'ino il colonnello medtco a r iposo Carasso cav. Antonio, 11ella non j:{rave età di 6!J anni. Il colonnello Ca rasso aveva fallo la campag na del 1866, e qura nte l'epide mia coler ica di qu ell'anno e rasi gu ada ~nato la medag lia di bt•onzo pe i ben emer iti della salute pubblica. Fu per lungo tempo aiutante maggior e in to presso l'aspe iale m ilita r e di T orino, e la sciò la carrie ra quale dirE>llor e dell'•>spedale militare di Ch ieti. Egli fu dei pr imi ufficia li medici c he ebbero il comando d·~ lla compagnia rli s anità. La esatta conoscenza delle norme amministr ative e disciplina r i e la loro re tta interpretazione ed a pplicazio ne valset·o efTìcacemenle a di m os trare che non solo rzli ufficiali medici erAno mer ite voli del g rado e ffettivo, m a che poteva lo r·o affidar si con sicurezza il comando rlelie tru ppe di s anità , cosi intimam ente coll e~a lo crm il r e!lolat·e funzionamento del servizio sanitar io si 111 pace che in g uerra. Otltmo amico e collega , il Cara sso lascia fra coloro che g li fur ono compag ni g ra to ricor do di sè e ;:incero compia nto. Al fra tello, colonnello medico ispetlo t·e in r iposo comm. Giova nni , le no>-lre vi\'e condoglianze. · R ANOONB.
MISCELLANEA Congresso internazionale di medici militar i. - Ha avuto luogo dal 10 a l 15 ottobre a St·Louis , in occasione della lr edicesim a riu nione annuale dell' associazione dei m edici militar i degli Stati Uniti. A.lles a la enor me lontananza non è da meravigliarsi se pochi furono i m edici militar i europei c he vi inter ven ner o. Ma va data lode all'associazione amer icana di essersi falla la promotrice del pr imo co nvegno internazionale di medici militari. Il corpo sanitario tla.ltano vi fu rap pr esentato dal colonnello med ico lmbr·ia co. e dal tenente colonnello della R. marina Abbarnondi, i quali t'e cer.:> importa nti comunicazioni. Mortalità del medici militari In campagna In confronto degli ufllclalt combattenti. Il g iot•nale Le Caducée nel n. 22 del 19 novem bre 190i, sotto q uesto titolo r i· por ta i s eguenlt preziosi dati statistici. Dallo s tudio di diverse s tatistiche sembra ritmltare che in tempo di guerra i chirurghi milita ri sono più es posti alla mor te degli uffi ciali combalt.en tr. Durante le guerre dal 1813 al '1815 sopra 2170 medici D?ilila ri dell'a rmata prus!<iana
MOVIMENTI AVV'ENOTI NEL CORl'O SANIT. )<;NEL !'l!:.t..:S. FAR~lACEIJTICO
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n e furono uccisi o feriti il 10 p. !Uù, ciò c he corl'isponde presso a pqco alla proporzione dAlle pel'dite di lul ta l'armala. Nella I{Uerra di Crimea, secondo le statistiche ufficiali francesi la mortalità dei medici fù d·~l18 ,2 p. 100, m entre non raggiunge che il 7,3 p. 100 negli ufficiali comb11tleu ti. Per· la speclizione del Messico la pr oporzione è ancora più forte, poiché tocca tra i medici il 20 !>· lOfl e solo il 4 p. 100 per gli altri ufficiali. Nella guer·ra del 1877-78 del la Russia contro la Turchia, la mortalità tra i m edici russi é stata più elevata di (juella degli uffìcrali combattenti. La sola granrle gnerra in c ui la pr•opor zione sar·ebbe inversa è la guerra · fran co-tedesca del l 870- 7J, nella quale la pr·oporzione degli ufficiali fu maggiore di quella dei medici. · Il: superfluo accennare al numero degli ufficiali medici dell'eser cito italiano morli o ferili nella giornata di Adua.
Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico tOispen•e H, 4:i, 46, 47, 48 del BoU•IIit~o 11//icial• dell• nomine).
Ufilolall ln aerv1zlo attivo permanente. R. Dec reto IO o! tobre 190\. BALL .. A lb~Jrto , sottotenente medico complemento distretto T orino. - N ominato sotlolenente medico in servizio attivo per·monento con ri!'lerva di an· zìanità ed assegnalo al GO re ggimento fanteria.
Determina:. ione Ministeriale 3 novembre 190-i. DEL PRrORE Caribnldi. cap1tano !l.ledico, reggim ento Nizza cavalleria. - Trnsferilo ospedal e militare Venezia. BF.NTNCASA Vincenzo, id. 8 fanteria. - Id. 2 fanter·ia. LICARI Vincenzo, id. r·eggimento cavalleggeri di Monferrato. - I d. ospedale militare Napoli. SEBASTIANELLt Gwngiuseppe, tenente medico corpo invalidi e veter ani. - Id. reggrmento cavallei{geri di M onferr·oto. Determincuione Ministeriale 17 novembre 190-i. CASTELLANO Fedele, capitano medico 94 fanteria. - Trasferito ospedale militare Bari. Farmaoi1U mlUtart. Determinazione Ministeriale 27 ottobre 1904. MARINI F rancesco, ft~rmacisla di 1• classe ospedale militare Roma.- Trasferito ospedale militare Livorno. CERVELLIN Antonio, id. 1• id. id. Livorno. -
Id. id. id. succursale Udine. Determinazione Minisferiale 3 novem bre 1!ì04. MtcCHINI Antonio, farmacista di 2• classe ospedale militare Savigliano. - Tra-
sferito ospedale . militare Genova. GERBINO Vittorio, id. 2• id. id. Genova. -
Id. id. id. Savigliano.
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llOVnll~:-<Tl AVVE~UTI NEL CORPO SA::.I!T . E );E L PERS. F.\R)CAOEUTlCO
Uf1lolal11n posizione dl servlzto anslliarlo.
R. Decreto 31 olto/;re 1904. P o\Hf:; cav. Roberto,
tenente col onnello medicù distretto Bologna. colonnello medico.
Pt·omosso
UfJI.olall dl riserva. Decreto Min isler iale ;H ottobre 100\. D' ANTONIO cav. RaJJaele, tenente medi co distretto Napoli. - Chiamato in servizio, senza as!'eg ni, pet· 15 g iorni, dal 20 ottobre 1901, presso l'ospedale mili tar e tli Napol i , a sua domanda.
Decreto Minisle riale 26 nooembre 1904. PLZZILLo Nicolò, capitano medico distretto Palermo. - Trasferito distretto Bolog na. FERRO Flor·indu, tenente medico, id. Nola. - I d. id. Napoli.
R. Decreto 31 ottobre 1 flOi. I seguenti ufficiali di ri serva sono promossi al g t•ado superiore. Maa-giori medici promossi Lenen li colonnelli medici: Hc:vELI,l cav. Samuele, distretto Cuneo - GeNTIL"& R a.{J'aele, i d. Catanzaro. T enenti medici p1·omossi capitani medici : FERRONE Giu!leppe, d istretto Castr ovillari - MoNrs Placido. ici. Udine - ALES· S A:-<DIU Car lo, 1d. Arezzo FottNELLI B enedetto, id. Tot•ino - SToccAD.I. Francesco, id. Venezia- 01 RENzo A ntonio, id. Napoli- ONORATI Loren:oo, id. Spoleto - V ADALÀ Pietro, id. Girgeoti - DENTI- POMI'JANI Sante, id. BresciA.
ONORIFICENZE concesse nella ricorrenza del genetliaco di S. Maestà il Re. Ordine dell" Corona d' Italia.
R . Decreto 4 novembr e 1904. P ER LUNOHI E OUON! S ERVIZI.
Commendntore. IMBHIACO cav. Pietre, colonpello medico, diretlor·e s anità VIII cor po d'at·mata. IANDO LO cav. Costantino, id. id. Id. X id. BIANCHI cav.
U.(Jiziale. Leopolclo, colonnello medico direttore sanità IX corpo d'armata.
RETTIFICAZIO N!. Dispensa N· 42- Cuor Lieurgo- Si consideri come non avvenuto il suu trasferimento all'ospedale militare di Venezia. . Id. • i :l - SAGNOTTI Augusto , invece di : 67 fanteria, leggasi: 8 fanlet•ta. il Dtre tt.ore
Dott. GIOVANNI RA.NDONE, m agg. generale m edico i sp ettore. Il k eda.t.t.O r e
D.• RmoLFO Livr, maggiore m~ico. Roma, t!l()~- TiJ!. E Voghera.
.,..
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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO Direzione e A•mlalatruione : preuo l'Ispettorato di Saaltà llllltare VIa Veatl Settembre (Palauo del llllnlatero della guerra
CONDIZIONI DI ABBONAMI.NTtJ. Il Giornale Medico del R.0 Esercito si pubblica l'uiLimo giorno di ciascuDo mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento e sempre annuo e decorre dal t • gennaio. Il prezzo dell'abbonamento e: Per l' Ilalia e la Colonia Eritrea Per l' EsLero. . . . . . . Un fascicolo separato cosLa.
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" PRO FATRIA , CODRO - SAMPIERO - NINA DI DANTE ...1... I SIBARITI DRAMMI STORICI DI!t.
DoTTOR
SALVATORE GUIDA, COLONNELLO WEDICO IN Bll'OSO
Prezzo L. 4.
Si •ende a beneficio della Calla n1flltare Umberto l in Tnrate per l fetenutl ~ la falldJ delle ~aerre nulonalt. (Preeao l'autore ; Roma, •ia Flren~e 15 e prea10 la Cas a Edluolce italiana. XX Settembre, n. 121).
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PUBBLICATO
ORhh' ISPETTORATO DI SANITÀ
ANNO LII
1904
31
DrcmiBRE
SOMMARIO MEMeaiiE
eaiGI~ ALI .
8antuccl. - Studio sr.lentlftco-pratlco sui traomatlsmi ocul:tri. . . . . . .
Pag. SSt
aiVI8TA DI GleaNALI IT&LI.t.NI F.• E8TIEal.
Ili vista medica . . . . . • . . . . . . Rivist a di nenopatologìa . . . • . . . . Ri vista chirurgica • . . . . . • . . • . Rivista di terapeutlca . . . . . . . . . Rivista rli tea~lca e servltlo medico ntilitnre . Rlvhta d'igiene. . . ....... . Varlet.c'l. . . . . . .... .. . . Necrologio . . . . . . . . . . . . Miscellanea . . • . ... . . • . • . . • . . . . . . . . . • Movimenti avvenuti nel Corpo Sanitario e nel Personale Farmaceutico IndiCI' generale delle mat.erle per l'a nno 1901 . . . : . . . . • . ( V. r l11dlce mU' i nterno della coptrli114).
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DIREZIONE ED A lOliNISTRAZIONE
&OXA. · Palazzo dd Ministero della Guerra, Via XX Settembre . ROMA
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INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
1\lVIS l'A MEDICA. Plehn. - ::>ull'utiologia o patogenesi della febbre. ittero-ematurica. Courmont et l esleur. - Il bacillo di Eberlh nel sangue del t•fosl. Applicazioni alla diagnosi precoce della febbre Llfoldca . JUrgeaa. - Sull'etiologia della dissenteria . Gar lch. - Rehzione Ira l~ affezioni dello t onsille rll il reumatismo a rticolare Talamon. - Pleurite da r~1lorc
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fllVISTA DI NEVROP,H OLOGIA. Mar l.m6. -
Le runzioul sensllive e p;;iclliche nt:~li emiplegici .
Oarbln l e Vita li. -
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Sull'azione sed:tliva ~d ipnotle:L d el Verona lo nei malati di mento
go;
e artolottl. - Le condizio ni della presenza del se:.:no di Babinskl nei casi di lesione oxtraJ!iramldalo .
006
RIVISTA CHIRUBGICA. Plescll. - Un nuovo melodo per la diagnosi delle Craltore ossee " eumann. -Casi di occlusione Intestinale . ' Morton. - Prostatectomia perinealc. con relazione di dieci casi ·Borajt kJ. - Sulle ferite da punta e d'arma da fuoeodel torace Hant e o Ashllurat. ,- La perforazione in testinale nella febhro Lifoide . . . . . lluller. - Sulla iscbernla artillciale. Studio sperimentale dell'azione della soprarcnina sul iessutl organici e del suo impie:-ro nelle Qperazioni chirurgiche Bertels11111nn.- L'infezione generalo nelle m3latlie chirurf.(iche lnlettil•e Riese. - Lesioni d'arma da luoco del bn,so '"cntre interessanti lo stomaco, Il legaLo, l nen•i e la mil7.a - contributo alla sut ura del legato . Klnnaman. - Ricerche sperlmru1l3ll sulla temperatura nello shock. GUtke. - Reperto raro nell'operazione rarticale rtell"cruia inguioale Wllde. - Lesioni per armi da fuoco del midollo spinale . Nast-Kolb. - Contributo alla chirurgia dol cervello . Brunner . - Fatti clinici e speriment:tli sulle dlfforenze eli atti vita 11Mogeoica del conte-nuto intestinale di fronte al pentonco ·•
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lliVJSTA DI T~~RAPKUTICA.. Burnet Giacomo. - t . L'ittiolo nella cura delle malattie polmooarl - t . La t erapia dci composti d'ittìolo con speciale rig uardo all"lttioformio e all'illiargano Frank Tarlor . - L'uso del sal!cilato di sodlo nella cara della polmonite Gr..aer . - Adrenalina conl ro l'emor ragia intestinale nel tHo. lelbholz . - Citarioa, nuovo rimedio contro la. gotta .
Pag. 9t8 91 9 9 1, !IlO
1\IVISTA IJI TECNICA E SERVL7..10 MEDICO MILITARE. Antonr . - Ser vizio sanit:lrio dcii"esercito ru.sso . tPer la conlinua zione dell' indie• vedalà l a pagina a• della copertina).
•
Pag.
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MEMORIE
OR I G IN ALI
CLIXIC.\ OCULISTIC..\. DELl..A R. UNIVERSITÀ DI TORIXO OtRKTTA DAL PaoF. co"" c. HEr~IO:>.Il
STUDIO SLI~~NTI ~IL~-rRATICO SUl TRAU1lATI S~II OLULARI l't•r 11 1lott. 811uatu.. ei liòt~rano, ~.q•1t. mcd1~o. ;~<,istcnl•· onur.trio
Nella introdnzione al presente lavoro, rivolgendosi più specialmente ai suoi colleghi dell'esercito, l'egregio dottor Santucci ricorda, con molt(~ opportunità, che ogni medico deve sempre essere iu grado di assnmero di fronte alle leggi, Ie responsa.bilitit. inerenti alla. conoscenza ed alla cura dello affezioni traumatiche. La. statistica di circa. 700 casi di traumi oculari raccolti iu due anni nella. sola clinica. oculistica di Torino, sen:;o;a tener conto doi piit 1eggieri curati a.mbulatoria.mente, basterebbe a dimostrare che la. fre· quenza. delle lesioni oculari si accresce nel nostro paese di pari passo col progresso de lle industrie. Ringrazio perciò l'egregio collega, che per due anni fu mio caro collaboratore, di aver raccolto nella clinica oculistica di 'l'oriuo questo vasto materiale clinico e scientifi co, di averne ordinata. la pubblica· ziono e di aver così fnttn. e dedicata a me un'opera, la qun.le clovril. pure riuscire veramente utile a tutti i medici pratici. Prof. C. TI ~:nroxn. Durante i tluo a nni nei quali ho avuto l'onore di esl:òere aùdetto quale assistente onorario nella R Clinica Oculistica di 'l'orino, diretta dal chiarissimo prof. Reymond, al quale presento pubblicamente i sentimenti della. mia viva gratitudine; ho voluto seguire tutti i c&.si traumatici i quali hanno raggiunto la cifra di circa. 700, per poter ritrarre dall'esame di essi, alcuni concetti pratici specialmente per ciò che riguarda la diagnosi e la. terapia degli svariatissimi trauma.tismi dell'occlllo. 56 -
Clornnu mtdlto.
STUOlO SClE:\TIFICO-P.RATICO
A qualsiasi medico pratico, ed in ispecial modo al medico militare eminent0mente generico, che deve occuparsi di tutto, capita spessissimo di dover prestare le proprie cure ad individui affetti da g ravi traumatismi oculari. Spesso non si banno sempre presenti i sintomi che caratterizzano le più complicate lesion i oculari, nè si ha sempre il tempo e la possibilità di ricercare i consigli pratici sparsi nelle numerosissime monografia esistenti. Eppure tutti sanno che, non r aramente, dalle prime appropriate cure, può dipendere la salvezza eli nn occhio. Per queste ragioni ho cercato riunire sinteticamente tutte queste nozioni pratiche, e specialme~te le norme che si seguono nella clinica di Torino, corredandole di quadri nei quali ho riunito tutti i casi clinici osservati, affinchè con nn rapido sguardo si possano vedere le lesioni consecutive a i diversi traumatismi, la cura eseguita e l'esito finale ottenuto. Per giustificare poi alcuni concetti terapeutici, per rendere più chiare alcune lesioni e per dare il necessario interesse scientifico al lavoro, ho creduto opportuno aggiungere delle tavole nelle quali sono riprodotte in micrototografia ed annotate, le più frequenti a.lterazioui a.natomo·patologiche consecutive ai traumatismi dell'occhio. Io ho la speranza di non aver fatto un lavoro inutile, ma se non avessi raggiunto completamente lo scopo, si voglia avere in conside razione la buona intenzione che mi ha guidato nel lavoro.
PARTE PRIMA. LESIONI TRAU:\fATICHI~ DEGLI A~NESSI DELUOCCHIO.
Di queste lesioni alcune hanno una certa importanza, come quelle delle palpebre, dei condottini, del sacco lagrimale e queste le tratteremo un po' p iù diffusamente, altre, come quelle del sopracciglio, non si differenziano molto da quelle delle altre parti dell'organismo, quindi le accenneremo appena.
Sopr acciglio. L e lesioni traum~tiche che si possono riscon ti·a.re nella. regione sopra-cigliare e po.lpebrale, po;;sono essere le contw:ioni, le f erite, le u.r~tioni con aspetti svariatissimi, a secondo del corpo che le ha prodotte, la loro eutiUt, le loro complicanze.
:5UI 'l'RAUliAT!S)li OC"l:L.ARl
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Le conttt.~ioni del sopracciglio sono molto comuni per la prominenza della regione e si riscontran0 tanto negli adulti, quanto nei bambini che vanno soggetti a cadute fre11ue11ti. Ne la lesione si limita alle sole parti molli, la sintomatolo,qict si riduce ad un'ecchimosi quasi sempre vasta, per il !asco tessuto cellulare sottostante. So la contusione è grave gli effetti si diffondono subito alla tmlpebra ed anr::he alla congiuntiva bulbare, che diventa ecchimotica. Però la risolnzioue avviene qnnsi sempre normalmente e presto, senza lasciare alcuna traccia. Se invPce la contusione interessa il periostio, oltre al versamento sanguigno avremo aumento della parte colpita, la quale si presenterà dolentissima alla pressione. Di questa lesione ci occuperemo più diffusamente parlando della contusione del bordo orbitario. In questi casi la cura consisterà in un accurata disinfezione della parte, per evitare possibili infezioni, specialmente nelle contusioni per caduta. Giovano anche, come si usa in questa clinica, le applicazioni di impacchi tiepidi all'acido borico, per favorire il riassorbimento del versamento sanguigno. Come e.Yiti delle contusioni del sopracciglio è necessario ricordare che spesso si riscontra anestesia consecutiva più o meno estesa della regione, certamente dovuta ad un processo di nevrite svoltasi tardivamente, in seguito a contusione dei nervi della regione. Si possono anche avere cheratiti nevropa.raliticbe, astenopia accomodativa, ecc., come si può vedere scorrendo il quadro dei casi clinici relativi. Un f~:~otto più interessante che può seguire alla contusione grave del sopracciglio è l'amaurosi, che prima. fu detta simpatica. In taluni casi la diminuzione della facoltà visiva segue subito alla contusione, in altri avviene lentamente, talvolt.a dopo molti mesi, come nel caso riferito dall' Hutchinson, nel quale comparve dopo 18 mesi. In tutti i casi le alterazioni visive sono prodotte da lesioni anatomiche, come commozione retinica, distacchi retinici molto limitati, piccolissime rotture della coroide, emon·agie nel vitreo ecc. E quando anche dopo accurate e ripetute osservazioni, non troviamo da. principio sintomi 6fta.lmoscopici, bisogna. pensare, come vedremo, più tardi, trattando delle fratture delle pareti dell'orbita e del forarne ottico, all'esistenza di piccols schegge staccatesi per controcolpo e comprimenti il nervo ottico, ad emorragie infraguainali, a processi infiammatori dei tessuti orbitari, o anche a limitati processi di meningite traumatica, se insieme alle lesioni del sopracciglio vi fossero state concomitanti lesioni del cranio. Fra le possibili complicazioni, oltre le diverse infezioni, bisogna ricOl·dare la lt~ssazione della gianduia lttgrimale, senza concomitante
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STUDIO SCIE:!'\TIFIOO-l'RATICO
ferita del bordo esterno del sopracciglio, fatto rarissimo ad osservare. Di questa lesione ci occuperemo trattando della. glandula. lagrima.le. L e ferite del sopracciglio, come quelle di tutte le altre regioni, possono essere da punta, da taglio, lacero-contuse, ecc. ed interessare o soltanto gli strati superficiali dei tessuti molli, ovvero giungere fino alle parti ossee. In genere hanno poca importanza e solo diventano interessanti per le possibili complicazioni. I sintomi che le accompagnano non si differenziano da quelli di lesioni analoghe in altri punti dell'organismo. Riguardo alla cnra, sarà opportuno ricordare la necessità di una scrupolosa disinfezione, specialmente se trattasi di ferite lacero-contuse per caduta, onde evitare dolorose complicanze; inoltre saTà sempre bene riunirle con punti di sutura, recentando i margini se sarà necessario, per evitare cicatrici deturpanti. Se si avesse a fare con ferite a superficie suppurata, bisogna generosamente lavarle con soluzioni antisettiche, evitando però che queste ·arrivino nell'occhio, specialmente se trattasi di soluzioni un po' forti di sublimato: se vi è raccolta di pus, è bene fare delle generose aperture e drenar la. ferita. In ogni caso è sempre opportuno alla. fine di ogni medicazione, lavare abbondantemente le congiuntive con acqua sterilizzata. Una complicazione che accompagna. queste ferite, specialmente nelle campagne, è il flemmone dell'orbita, provocato dall'infezione della. ferita propaga.tasi al ricco cellulare dell'orbita. Anehe durante quest'anno si è avuto più di uno di questi casi sfortunati, come può rileva.rsi sc.:orrendo i casi clinici riportati. I n queste contingenze è necessario eseguire dei pronti e generosi sbrigliamt:lnti sotto l'arcata. orbitaria: dopo il taglio cutaneo bisogna penetrare nall' orbita con strumenti ottusi, per non ledere rami vascolari e nervosi importanti, e poscia. drenare la cavità. Alle ferite del bordo esterno del sopracciglio può accompagnarsi il prolasso della gianduia lagrimale, di cui ci Oçlcuperemo trattando delle lesioni della. gianduia stessa. Un'altra complicazione che può accompagnare le ferite del sopracciglio, è la recisione del nervo sopra.-orbitale, ed allora. è sempre necessario tenta.rne la sutura. Può anche accadere che qualche filamento di esso s'impigli nella cicatrice, provocando sia nevralgie persistenti, sia anche lesioni trofiche nella. zona del facciale. In questi casi è opportuno sbrigliare la. cicatrice, e tentare di liberare qualche filamento nervoso che vi fosse impigliato.
SUl TRAUMATISJ.l1 OCULARI
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Gli esiti del ftemmone dell' orbita sono svariatissimi, come ptosi più o meno grave, paresi e paralisi dei muscoli estrinseci, enoftalmo, nevro-retinite, ecc.
Le ttlltioni della. regione sopraccigliare non banno importanza speciale, non si riscontrano quasi mai isolate; accenneremo brevemente ad esse, trattando delle ustioni pa.lpebrali, colle quali vanno quasi sempre unite. PaltJebre. Le contusioni deile palpebre possono essere prodotte da traumi di genere svariatissi:no che le colpiscono con forza variabile. Però 'le contusioni delle paJ pebre non assumono mai u na grande importanza, poichò qualsiasi urto non trova mai al disotto un piano resistente, e quindi non può mai recare gravi danni. Anzi se l'urto è stato molto violento, la lesione consecuti~a si riscontrerà più nel bulbo che nella palpebra. Tuttavia., datn. Ja condizione anatomica del connettivo !asco, abbondante e vascolarizzllto della regione, l'ecchimosi segue sempre, anche ad una contusione le~giera, e tal volta può diffondersi all'altro lato so il trauma è arrivato sulla pa.lpebra con q ualehe violenza. T!ecehimosi. palpebrale non sempre insorge subito dopo il trauma, ma talvolta si manifesta dopo parecchie ore. [n ogni caso di ecchimol'i palpebrale è necessario osservare se es~a t· accompa~nata a1l ecchimosi congiuntivale e precisare la causa. e l'entità d·· l tJ·a.uma; poiehò le ecchimosi congiunti\·ali, spesso accompagnano lo f'rattmo dell"orbita <~.nche limitate, come >edremo trattando qut>st'o.rgomento e perciò raJJpresentano un sintoma sempre molto importé\nte, e che devo metterei sull'avviso. Il clecoJ·.~o della contusione delle palpebre è se m p re favorevole, poichè con la stessa facilità con la quale l'ecchimosi si origina; scompare o si riassorbc, specialmente in individui giovani, passanùo per lo solite filsi 11i qualsiasi ecchimosi, senza lasciare traccia di sè. La ctwa in questi casi si riduce alle applicazioni di compresse fredde in primo t empo, seguite dopo qualche giorno da delicate manovre di massaggio, per favorire il riassorbimonto del sangue. Le ferite delle palpebre possono essere da punta, lineari o lacerocontuse; a seconda. che sono prodotte da strumenti taglienti o contundenti diversi.
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STUDIO SOIE::-ITIFICO-PRATI CO
L e ferite da punta. hanno importanza solo se, dopo aver attra"t"ersate le iJalpebre, penetrano nel bulbo o ar rivano anche fino alla cavità. cranica: del trattamento di queste c i occuperemo nei capitoli riguardanti le ferite corneali e sclerali penetranti e quelle attraversanti l'orbita e penetranti nella scatola cranica. L e ferite da punta che si limitano al solo spes!:iore palpebrale, guariscono senza lasciar traccia. Le fen-ite da taglio e le lctcel·o-conftt.~e meritano tutta la nostra considerazione, perchè se n on sono trattate con molto accorgimento, possono essere accompagnate lla complicazioni molto spiacevoli e seguite da etiiti sfavorevoli. Nelle ferite delle palpebre è necessario ottener la r iunione per )Wimam, altrimenti quasi sempre seguiranno alterazioni che disturbano il bulbo. Perciò per la d isinfezione delle ferite palpebrali, specialmente- se fra i bordi esistono frammenti di 'corpi estranei ecc. non bastano le deboli soluzioni di sublimato all'uno su cinquemila, generalmente usate nella pratica oculistica, ma bisognerà assolutamente ricorrere a soluzioni più forti, al mezzo o all'uno per mille, secondo i casi: ed allora occorre rammentarsi, prima di applicare il bendaggio, di eseguire uu accurato lavaggio delle congiuntive e del bulbo con acqua sterilizzata, per rimuovere l'eccesso di sublimato che può essere rimasto nei for11ici congiuntivali, e che riuscirebbe irritante per l'occhio. La sutura delle ferite palpebrali sarà sempre opportuno eseguirla, t ranne casi specialissimi, anche nelle ferite lacere, p revia accurata r eceùtazioue dei margini. Nelle ferite che interessano il tarso, siano esse perpendicolari, siano trasverse, mentre è necessario affrontare con molta cura i margini, tuttavia i punti non devono essere molto stirati, poichè in caso contrario si andrebbe incontro ad un infossamento della pal pebra nel primo caso, o ad un ectropion nel secondo. Quando si ha recisione della palpebra a tutto spessore, si può fare a meno della sutura della congiuntiva palpebrale, poichè i punti potrebbero .riuscire irritanti pel bulbo sottostante: in questi casi un'accurata sutura tarsale, esegL1ita in modo da tener perfettamente riavvicinati i margini della ferita, basta per far combaciare anche i bordi della congiunti va recisa, i quali con facilità aderiscono. Nelle ferite palpebrali a tutto spessore, è opportuno praticare un bendaggio binocuJare, dopo la sutura, per evitare il più che è possibile, qualsiasi movimento del bulbo, con consecutivo sp.:>stamento dei lembi. Fra le ferite lacero-contuse meritano menzi one quelle causate da scoppio di mina non molto rare, e sempre interessanti, come può nscontrarsi scorrendo i casi clinici delle ferite delle palpebre.
SUI 'l'IUUMATISMI OCUI,ARI
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In queste contingenze è necessario, mediante una curette o un picL:Olo cucchiaio, o con sottili pinze, rimuovere con la massima cura tutti i frammenti di polvere pirica bruciata o ùi pietra, infitti nello spessore delle palpebre e del sopracciglio, e pescia disinfettare diligentemente e genero>iamente tutte le piccole anfrattuosità. rimaste, se si vuol evitM·e uHa suppnrazione diifusa del sopracciglio e delle pal pebre, cosa che non rara.mente avviene. In queste ferite però è impossibile eYitare delle deformità residuali, come info~sament.i cicatriziali, tatuaggio cutaneo, ecc. Gli e8iti sf~worevoli, per fortuna non molto cvmnni, di tutte questt• ferite in genere, sono l'ectropion, l'entl·opion, nelle condizioni già. esaminate; la tridtict.~i, se la ferita capita nel bor1lo palpehrale, e se nella riunione la direzione delle ciglia resta di \'Ìata; il cvlviJoma, se non rimangono bPne affrontati i bordi; la ptosi, se è stato reciso il tendine dell'elevatore della palpebra superiore e non ha. aderito la sutura tendinea eseguita; l'epifora e la fistola Zàrp·imale; se furono lesi i condottini o il sacco lagrimale; il sùu/Jte(aro limitetfo, so non si ha cura di tener distaccata, per quanto è possibile, la. conginntiva bulbaredn.lle vaste ferite palpebraJi; il lago(talmo se residuano cicatrici retratte, che raccorcino la cute delle palpebre, e producano l'i n com pl eta chiusura di esse. Alla maggior parte di questi esiti sfayoreYoli, si può ovdare mediante atti operativi secondari, od operazioni di plastica. Alcune complicazioni, come l'ercs1~Jela, il flemmone ecc. possono dipendere da infezione della ferita, specialmente negl i ammalati provenienti dalla campagna, i quali non hanno sempre l'opportunità di tener pulite e deterse le ferite, come si può vedere in qualcuno dei casi clinici riportati. Le ttstioni delle palpebre e del SOjJracciglio possono essere prodotte da fiamme, da liquidi bollenti, da corpi incandescenti ecc., quindi pos· sono essere circoscritte o diffuse. Nella regione sopracuigliare, e nelle pal1)ebre possiamo avere tutti e tre i gradi di scottatura. La cura di questo genere eli lesioue, speuialmentc nelle forme gravi, è eli grande importanza, poichè bisogna prefiggersi di evitare in ogni modo le cicatrici retrattili, che sono sempre seguite da gravi deformità e disturbi funzionali. L'arrossamento, il dolore, la tumefazione, che caratterizzano leu~tioni di p1·irno grado, scompaiono in genere rapidamente mediante disinfl3zione accurata, ed applicazione di vasellina sterilizzata e cocainizzata. l
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STUDIO SCIENTIFICO-PRATlCO
Nei casi di flittene più o men o ampie, ch e accompagnano le ustioni di secondo g1·ado, oltre la consueta disinfezione, occorre pungere le fii ttene, portar via nella totalità, o in piccole porzioni successivamente, i l tratto di cute che le formava, ed applicare sul derma denudato della va· sellina. sterilizzata e cocainizzata all'l o 2 p. 100, se la ustione è limit~~.ta. Invece, se il tratto denudato è molto esteso, è più opportuno applicare della vasellina sterilizzata semplice, o il solito li nim&nto oleo-calcare, risultante eli olio di oliva ed acqua. di calce a parti uguali, ovvero della pomata al jodoformio al 4 o 5 p. 100. In questi casi, se la sorveglian;~:a è assidua, la guarigione avviene quasi sempre senza la minima. deformità, od inconveniente consecutivo, Non accade così invece nelle u,stioni di te1·zo grado, accompagnate da escare più o meno vaste, e più o meno profonde. In questi casi è necessario in primo luogo disinfettare accuratamente la pa1·te, indi favorire la caduta delle escare con polverizzazioni calde, con fomenti e con ap'plicazione di vasellina borica o sterilizzata. Dopo la loro caduta, biso~ gnerà ottenere con ogni mezzo uua cicatrice piana, non retratta , per evitare l'ectropion cicat1·izùtle che è l'esi to più comune, o altre deformità, alle quali molto difficilmente si ripara in secondo tempo. Le palpebre saranno tenute perciò sempre distese, coprendole, dopo l' unzione con la vasellina, con piccole listerelle di guttaperca laminare sterilizzata., e q uindi con l'a1Jplicazione di un bendaggio. In alcuni casi di ustioni molto estese, sempre q uando tutto il bulbo sottostante sia perfettamente normale, si può eseguire il ria.vviciuamento temporaneo del margine libero delle palpebre, mediante qualche punto stn.ccato di sutura. In questo m odo è più facile ottenere, con accurata sorveglianza, una cic:a.trizzazione in piano, trattando la lesione come dianzi è detto. La complicazio11e freqnente della ustion e palpebrale, è la sua diffusione alla cornea cd a lla congiuntiva, specialmente quando fu prod otta da mezzi liquidi o d~t fiamme. Di queste lesioni ci occuperemo nei relativi capitoli.
P unti o condottini lagrimali - Caruncola - Sacco lagrbnale Glall<lula lagrimale. La regione dell'angolo interno della palpebra. e del sacco !agrimale, per la sua posizione anatomica, non è molto esposta a.Ue lesioni traumatiche. Tuttavia q nesta regione può accidentalmente essere contusa ed anche ferita.
SOl TRAIJMA1' IS MI OCULAUI
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Le contu.~'ioni avvengono per piccoli corpi che a caso colpiscono con violenza. la. parte ; le ferite possono essere limitate a. questa. sola re-
gione, ovvero più spesso, sono la continuazione di ferite di parti vicine. Quando i punti o i condottini lagrimali sono lacerati per contusione o per ferita, se la cicatrizzazione della lesione vien lasciata a sè, quasi sicuramente ne residua occlusione dei condottini, con inceppamento al deflusso delle lagrime e quindi con successivo stillicidio di esse. Perciò in questi ca si è necessario eseguire un'accurata sutura, cercando di far combaciare la sezione del condottino in modo che il suo lume non rimanga obliterato. Per ot tener ciò, nella clinica oculistica di Torino si usa introdwTe nel condottino ferito, o un sot t ile spillo sm usso, ovvero una s~tola, e poscia si m antengono riav viciuati i marg ini della ferita con un punto di sottile filo metallico il q uale comprentla però a nche un po' del tessuto circostan te. Il punto non si toglie se non quando si è sicuri della cicatrizzazione a.vven ut a. D opo tolto il fil o metallico, si noterà ancora una lie,~e deformi tà. pe r lo stiramento dei tessut i compresi nel punto, però do po pochi g iorni scom pare pPr fetta.mente. Rimosso il punto, è bene eseguire per parecchi giorni, e con molta delicatezza: il sondagg io del canalino ferito, per assicurarne la pervietà. N ei casi sfor tunati d i vaste lesioni, nelle q nali non sia stato pos::;ibile mantenere per vi i condottin i lagrimali, ovvero nei casi di antiche cicatrici deform i con obliterazio11 i dei coudottini, seguiti da 1a. g rimazione persistente ed intollerabii.e, si può eseguire sen;,' tdtro l'estirpaz ione della gianduia Jngri ma le di Galeno, sit;nri eli non a rrecare alcun disturbo per la lnbrifica.zione del bulbo, poichè a questa f unz.ione Stlppliscono perfettamente Le g landule lagr.imali acce.ssorie. L e lcsicm i chirnrgil:he della. _camncnla non hanno impor tanza di sorta. Il sacco lag1·imale può essere con tuso e ferito. - L a contttsioue del sacco, se non è com plicata ad a ltra lesione, non ],a alcuna importanza, poichè a nche se è seguita da un'ecchimosi, q uesta in breve si riassorbe senza consegue nze. Sono importanti invece le (e1·ite del sacco lag1·imale. - Qneste in genere si limitano alla parete anteriore d i esso, e possono essere pit\ o meno ampie. Iu q uesti casi, se il sacco è in condizioni normali, si può t en tare la sutura accurata. dei lembi della ferita che può talvolta, essere seguita da cicatrizzazione per prima. Però avanti di eseguire la sutura, biso-
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gnerà disinfettare scrupolosamente il sacco, che è un ricettacolo di microrganism i, e mantenerlo nelle stesse condizioni anche nel giorni successivi alla sutura, mediante lavaggi antisettici con la siringa di Anelio, senza però disturbare il processo di cicatrizzazione. Tuttavia non ostante le precauzioni, la cicatrizzazione normale della ferita è sempre molto difficile. Se invece esist;èsse da.criocistite, ovvero la ferita suppurasse, è opportuno praticar~ senz'altro la est,u·pazione totale del sacco. Que:;ta operazione che si esegue su vasta scala nella clinica di T o rino, sempre con ottimo risultato, come dall'accurato lavoro del Fuma galli, assicnra la guarigione della lesione e della dacriocistite e sottrae l'occhio da un pericolo costante ùi u na infezione. Una delle complicazioni delle ferite del sacco è la fratt wra del cana.le nasale: di questa lesione ai oecu peremo parlando della frattura dell'orbita. Alle ferite del sacco si unisce spesso enfisema palpeb1·ale che presto scompare, senza conseguenze di sorta. Le ustioni della regione dell'angolo interno delle palpebre non presentano alcnna diversità da q uelle delle palpebre già esposte, anche circa le complicazioni che possono accompagnarle. Glanclt,la Zarp·imale. - J_,e lesioni traumatiche della glandula lagrimale sono rarissime per la sua posizione anatomica. Tuttavia :finora sono riportati n~lla letteratura circa lo casi di lu~sazione d i essa per traumi che hanno colpito d irettamente la regione della glandu la., lacerando i tessuti soprastanti e costringendola a sloggiare dalla sua. sede naturale. Però fra i casi riportati, ve ne sono due nei quali la lussazione è avvenuta senza lacerazione dei tessuti: di questi uno è stato descrittO dal Coppez e l'altro da noi nella clini9a di Torino. Nei casi di lussazione della glandula, accompagnata da lacerazione delle parti molli soprastanti, essa si riconosce benissimo fra le labbra d ell a ferita. Ripresenta di color roseo, col suo aspetto caratteristico differen te dagli altri tesslllti, ed attaccata col suo pednncolo a~ fondo della ferita. Be iuvece non vi è lacerazione dei comuni t egu menri. allora la ghiandula si presenta come un :piccolo t umoretto sporgente, indolente, della grande:t.za di un grosso fagiuolo, sotto l'estremo esterno dell'arcat a orbitaria. Questo fatto uon provoca disturbi tranne che per la cosmesi. Nei dne casi di questo genere descritti, fu eseg uita la estirpazione della glandula lussata, senza inconvenienti consuntivi. Nei casi invece di lussazione della glandula accompagnata da lesione delle parti molli, alcuni hanno eseguita la riposizione della. gianduia nella sua loggia, altr:i hanno praticata la escissione di essa.
SUI TRAUMATTS~II OCU LARI
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Nella. clinica ùi T orino si è propensi a quest'ultima pratica, poichè non solo è dillkile che la glaurlnla rimanga in sito perfettamente dopo la. riposizionc, ma anche perchè è dimostrato che la integriti~ istologica ddlla gianduia lussata & menomata. non solo dt~ll'azione del t rauma, ma ancon~ perclH\ come ttnalsia:;i organo trapiantato o s po,.tato, può andare incontro a s,·ariate altera7.ioni i:-.tologiche, o cadere in atrofia, sia. per le altera7.Ìoni della normale innervazione, sia per lo alt erazioni di uut.riziouc ~nbi te n ello spostamen to. N el quadro ! 0 sono riuniti i ca.si clinici riguardanti le ferite e lo contus ioni del sopracuiglio, delle palpebre, dei condottiui l agrimali e della g ianduia lagrima le. Nel ~·q uadro sono riportati i ca.si rli nstioni del sopracciglio e
deLle pn.l pebrl'.
QUA DRO l.
Contusioni e fel"ito di'l ~pmcclgl io, tlello paiJ)Obre o illlll'&Jlparnlo lngl'imnle. 1. A . S di anni 3!l, da Cav>llll'rmag~io re. a !:!ricollore. Anam11e.~i. - l>tce tlt ave1· rirevu to ac<'identalmente un colpo in O. D.; non l'O preci<;a1·e In nattu·u df'l co1·po che lo colpi . Diagnosi.- F edtt1 lacero-contusa rlella palpebra infedot·e, g'ià suturnta. Cura. - Stccomc il l••rnbo e stAtO all"t·ontalo male, ~i ria pre la ferita, si raschiA e SI 'illlurtl, ottenendo un miglior allt·ontamento de1 mar~1ni. Ji:stlo. - E<~ce guat"ilo •lopo 21 ~iorn i, senza deformita. Il condottino !ag rimale infe•·iore ~~ per, io e con una sottile sonda si pas-..a nel canal nasa le; si percepisce però una licvH asperità dell'osso. Si consiglia di tornare a far si Yeùere.
2. R . P. di anni 38, da Torino, piazzista. A namn'!!!i. - Cinque g ior ni fa, cadde accidentalmente e s i ferì in O. S. Diagn.o:si. - F erila lacero-contusa che dalla •!Oda del sopracctglio sinistl·o si e s te nde olia palpebra s uper ior e. La ferila é s upput·ante. Cu ra.- Dis infezione accurata della fer ila e bendaggio. Hsrto.- E sre dopo JO ~iorni. La ferila é cicall"izzata ptw 2• inLPnt ioue, senza la:-<ciare defo rmi la. Nu lla di ano rma le nel fondo dell'occhio. :1. P. A. rli anni 3 e mezzo, da Torino.
Anamnesi. - Fu colpito oggi stesso in O. D. da una stecca di o•nbrellll. Diaonosi. - Fer·ila lineare superficiale della palpebra infet"io•·o, parallela al marp:ine o•·bilale, lun~ta circu un cenlimeLI'O. Piccola llb1·asione di'Ila con~iun· tiva bulbare nel quadrante inferiore-eslemo. Cur a. - Disinfezione della ferila, sutura, bend a~gio . Lavaggio delle congiuntive. Esito. - Esce guar1lo dopo l giorni, senza alcuna defo1·mité.
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ST UDIO SOIENTIFIOO·PRA.TIOO
4. P. L. di a n ni 18, da Torino, latto nier e-ga ssist8. A namnesi . - Fu colpito in O. D. da una g rossa scheggia metallica. Diaanosi. - F er ita della cute palpebrale presso l'angolo s upe r iore inlel'n o. Cura. - Disinfezione, sutura, benda ggio. Esito. - Esce guarilo se nza a lcun inconveniente ,r esiduale, dopo 5 g io rni. 5. P. M. di a nni 21, operaia , da Biella. Anamnesi. - Due mesi fa fu colpita da una bacchetta d'acc.iaio alla palp ellra s uperiore destra , mentr e la vorava al telaio, e ne riportò u na fer ita d e lla quala fu curata. Avverte or a di minuzione dell' acutezza visiva , e p r esen lll lieve ptosi. Diagnosi. - O. D. Cicatrice linear e un po' iper lrotìca nelle mela della palpebra s upe1·iore, che si pr esenta in lievissima ptosi. Nien te di speciale nel fondo. I n cor rispondenza della cicatrice palpebrale si a vverte nei per ioslio del bordo orbitar io, una rilevetezza dolente alla pressione. Cura . -Si esegue il massa ggio con pomata mercuriale e si fanno de lle a pplicazioni e lettriche. Siccome !"ammalata é atfella Ja ipermetropia, s i pr esr!'ivono le relative lent i. Esito. - Esce dopo 10 gior ni, la plosi è quasi completa men te scom parsa .
o. A. S . di anni 26 da Racconigi, agricoltore. Anamnesi. -Fu ferilo alla palpebra infer iore. Diagnosi. - O. D. Presenta una cicatrice nella palpebra inferiore, vici no a ll'angolo interno con lie ve ris tring imento del condottino lacrimale. ·Cura. - Si esegue il sondaggio pr ogt•essivo, finché la sonda passa libera mente. t:siw. - Esce dopo li giorni in buone conrlizioni. i. D. P . di anni 21, da Valsivor o, terrazzier e. Anamnesi. - È cadulo acl'iden lal me nle da una scala e si é fer ilo in O. D. Diay nosi. - F erila lacero- contusa della pa lpebra supet·iore, interessaodola •wl suo ter go este1•no ed a lutto spesso1·e. La fe•·ita si estende anche v'::!r.::o il ~opracciglio. Notnsi eclnpia traumatica della ghiandola di Galeno, cho spor!!e fra le lèlbbr·a della ferita. CH r a. - Dis infezione della ferila. E s('issioue dolla g hiandola erniata, s ulurll pt•or,,n.la dr·lla fascia orbitale e s utu ra s upcr tìcia le della cute. La palpebra è aucli'es!'a riunita con punti di sutt~ra. Ei!ilo. - E<>ce guarilo dopo !.l g iorni, senza alcuna delot•milà.
8 . V. U. di anni 14, da Tor ino, legalore di libri. Anamnesi . - Si é ferilo all'O. D., cadendo per le scale. Diagnosi. - O. O. Ecchimosi soltoclilanea delle due palpebre ed ecchimosi soUocongiunlivale. Bordo orbilale integro. Bulbo sa no. Cura. - Disinfezione. Fomenti. Medicazione occlusiva . Esito. - Esce dopo 7 giorni. P e1'Ò pèrman,zono in parte le emorragie soltocutanee e gollo- congiuntivali. - F requenterà il dispensar io. 9. G. G. d'anni 3;>. da Torino, tappezziere. Anamnesi. - Ha ·ricevuto un urlo con un pezzo di legno in O. D.
SUI TRAU~I ATISMI OCULARI
Diagnosi. - O. O. Ferila lacer o- contusa alla palpebra inferiore verso !\•s terno, già sutu•·t~ta altro,·e. . Ecchimosi palpebrale ed abrasioni cuta nee alla palpebra ~u1wrio re. Cura. - Daslllfez10ne della ferila senza ri muovere la sutura, che è ben fa tta. Fa~ciatu1·a orclu!'iva. E::~ilo. E!'ce dopo 5 gior·ni con f<!I'Ìla cicatr azzala. 10. F. E. di Anni ~. scolaro, d'Asti. A flfwtne~;i. - Fu cnlpato con un bastone all'O. D. Dia!Jnosi. - O. D. F eritR lacero-contusa a tutto spessoro dello palpebra !:Upor•m·~. che !'li e!;tende fino al sopracciglio. Cu ra. - Disinfùzione. Si rPcentaoo i mar giui e s i danno dci punti di sutura. Estlo. - Esce guarito dopo t:l gwrni, senza alcun detu rpamento.
11. A. M. di a nni 42, da T orino, Cl:llùeraio. F u colpito in O. S. da una scheggia Ji ferro, mentre lavora vo. Diaonosi. - ferita della palpebra inferiore nella sua cstremitu interna, inte ressa nte solo la cute. Cura. - Dis infezaone e sutura clelia fe•·ita. Esito. Gua1·igione. Esce dopo 7 g iorni. Anamne~i. -
12. M. G. di anni 52, da Casale llo, contadino . .1namnesi. - 15 giorni fa cadde nella stalla e s1 fel'i la palpebra super 1ore des tra. ~on con:sullò a lcun medico. D ia!Jnosi. - Grave tlemmone palpebrale con necrosi della p11lpeb1'8 e panoftalmJte. Ft>bbre alla. Cara. - Exenteratio bulbi O. O. Esito. - La febbre ronlinua con lieve remilleoza. L'individuo è mollo deperito. - Causa le gravi condizioni generali si invia all'ospedale da S. Giova nna. 13 R . A. di anni il, da Torino, fumisla. Anamnesi. - MI:'n tre lavorava è caduto battendo l'O. S. Diagnosi. - O. S. fea·ita lacero-contusa a tutto spessore della palpebra inferior·c ver~o l'an ~olo e«lerno, con ar·rovesriamenlo della medesima. O. O. Esastono antiche albugini centrali puntiformi su lle cornee, piu numt>rose in O. S. Currt. - Disanfezio11e della ferila, recentazione dei mar gini, sulul'&, fasciatu•·a. t:sito -Guarig ione per pr·ima, serlZn a lcuna deformitil. Esce dopo 16 giorni.
1i-. U. G. di an ni 4, da Gas:<ino. Anamn.eRi. - Si è fe rito in O. D. con una trottola. D iagrrosi. - F erita la ce ro·contu~a a tutto spessore della 'J>alpebra inferiore, n el suo terzo interno. For te ecchimosi della palpebra inferiore, che si estende alla guancia. Cu.ra. - Dis infezion e. Sutura della ferila. Esito. - Esce dopo 14 giorni, perfettamente g uarito.
15. P. G. di anni 19, da T orino, meccanico. Anamnesi. - Si è ferito in O. S. con un pezzo di legno.
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ST UDIO SCI E NTIFICO-PRATICO
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Diagnosi. - O. S . ferila della palpebra superiore verso ranl!olo e s terno lunga CJUB!"i 2 cm. Il lRl' SO è in parte interessat9. Cura . - Oisinl'ezione, ~u lura della f~ril.a, bendaggio . E.~ ito.- E~cc perfeltame ute guarito dopo 7 g lo 1·ni. 'lo. P. C. di an ni 1;1, da Torino, vetrAio. A na mne.~i.- Cs clòe per te1·ra batte ndo con la fronte sopra una pietra. Diagnos"i. - O. D. f~rita cutc>nea della palpe bra s uperiore con ematoma !"O l · toculaneo ed e cchimosi della congiuntiva bulbar e. Il bor do or bitale !>uperiore pare integro . · Cura. - Disinfezione, s utura, bendaggio. /:.'s ito. - Esce perfellamente g uarilo dopo 7 giorni, permane pe 1·ò lieve ecc.him0 3i della conl!iunliva bulbare. Bulbo integ 1'0. 17. B. G. di anni 10, da T orino, scolai·o. Anam nesi. - Ieri s i feri io O. O. con un pezzo di vetro. Diaurtosi.- Piccola f'tH·i~a lacero -contusa, all'aogolo interno della palpebra infe1·iore destra. Cu ra.- Disinfezione, si tralascia di suturare la fet•ita per la sua picco lezza ed anche per la irrequetezza del ragazzo. Benda~~io am1dato. Esito. - Esce dopo 7 giorni con perfetta cic11trizzazione sotto crosta. 18. P. A. di a nni 4~. da Torino, o per·aio . Anamnesi. -Gli é s coppiata in mano una bottiglia di gas sosa ed i frammenti lo hanno colpito in O. O. Diagn<!si. - O. D. F erila lacero perpendicolare a tutto s pessore n e lla r egione m ediana di ambedue le palpebre. Piccole ferile lineari da lallliO in corris pondenza dell'orlo orbitario inferiore. Piccola ferita perforante c entr ale della cornea. Abolizione della camera anteriore. L'iride non é procideote. Cura. - Disinfezione, sutura delle due palpebre, medicazione occlu~iva. ls tillazioni ripetute di atropina. Esito. - Fer ite delle palpebre perfettamente cicatrizzate, così pure la cornea pres enta una cicatrice solida. La camera anteriore é abbastanza profonda L'iride è dilatata, ma aderente alla cicatrice in basso. E::~ce dopo 20 giorni. Si invita a ritornare fra qualche mese per vedere se sia il caso di eseguire una iride..:tomia per distacco di aderenza.
19. R. E. di anni S9, da Palermo, armaiuolo. Anamnesi. - Mentre tirava di scherma, la punta del fioretto avversario penetrò ne lla maschflra e lo ferl in O. D. D iagnosi. - O. D. fe1·ita lacero·contusa iuleresE=ante la sola cute de lla p al· pebra inferiore in vicinanza del sacco la~rimale, che é pe rò integr o. Cura. - Disinfezione, s utura, bendagg io. Esito. - Esce g uarito dopo 10 g iorni, senza alcuna defor mità. 20. S. G. G. di anni 50, da Torino, calde raio. Anamnesi. - Si é fer ito all'O. S. con un pezzo di ferro. In O. D. è a m bllo · pico s in dai primi anni della vita.
SOI TRAO~fATl~~li OCtJLAlll
Diagn osi. - O. S. Fer·ita perpendicolare a lutto "P~-'S!:'Ot'e della palpebra ~~~ per·iore vl'r,.o li le rlO ec;torno. O. O. Atrnlia della papill1-1. Cura. -O. ~ Di'linfcztOne. !"utura dt>lla rer•tA, bPntla!!ltiO. - O. O. t'\on sr cr ede oppor·tuno for·c alcuna cur o. Hstlo. -E--l'c guarilo dopo IO ~iorn r . ::-enza drformila in O. S. 21. G. 1'. d1 an ni ( tj, da Tor·ino, conliniere. Anamne.~t. - Dièe eh c><S•'rsi ferilo a ccrdenlalmenle in O. S. cadt>ndo. Diagno.~i. - O. ::5. Piccole fer1le lacerQ-contu:;e, super tlcrali, irregolari del sopra\!c:gllo e delle pai)Jebre. E,.se non inter·essano illar><o. Cura. - Di!>llll't>.t:Jone, s utur·a, IH'nda~"io. l:':Hto.- L'ammalalo vuolè ar1da r>:ene ad ogni coo;;to dopo la m edicazione. 22. C. E. di anni lì5. da A vi~Ziiflna, a ~ ricol tore. Anamnesi. - Cu·ca un anno fa fu l'di'ilo in O. S. Diagnv.~i. - Lagoflll lmo cicatr1ziale all' interno in O. S. con anchiloblefar o par·ziale all'eRler no. Cur.J.. - Co rr·t·zione mediAn te pla1>lica. Hsilo. - Esce dopo :W g•orui non aucora guarito. Rilor nc r·a fra un mese per· s u cces,ivi ati• operaLivi.
2:3. C. L. di anni 19 da S. Benigno, agricoltore. Anamnesi. - E s tato ferito da un colpo di tridente in O. S. Diagnosi. - Ferila lacera - con tusa , perpend•colar~, irregolare interessante a tutto s pessore ambedue le palpebre nella reg io ne m ediantt di e:-;se. Cura. - Disinfezione e sutura, previa 1·egolarizzazione dei lembi. Est to. - Guarigione per prim a m. Rimane però piccolo coloboma del bordo palpe b rale tnfel'iore appena visibile. Esce dopo 11 giorni.
2-l. P. F. di anni 30 da Val bore, muratore. .A namnesi. - 12 a nni fa, fu ferito in O. D. da molle sche gge di pie tra in seguiLo ad uno scoppio di mina . Fu curato a Nizza. Le piccole ferile C1calriz· zar ono, ma rimasero dei nod uli dolenti, du ri, profondi, non spostabili, nella palpebra s uper iore. Diagnosi. - O. O. I noduli duri sembrano corpi stranieri impiantsti sul tars o, si osservano pure due piccole cisti nel bor do palpebrale s upe riore, e litiMi della congiuntiva palpebrale. L'ammalato soff're di ,,e ..,-rai ~Zie orbitarie lievi e ricorre nti. In O. O. il riflesso irideo é più pigro che in O. S. e la pu· pi Ila r imane un po' dilatata durante gli accessi doloros i. Cu ra. - S1 esportano i noduli che contenevano piccoli framm e nti di pietra, c si v uotano Jn due piccole ois ti sebt~cee. 1:.·~·/to. - E::;ce g uarito dopo un mese. I dolo ri nevralgici sono scom par s i.
25. N. A. di a11ni 8, da Tormo. Anamnesi. - E caduto Accrden l>~lmente battendo l'O. O. Dta!Jn.OSI. - Escorazione centrale ed ecchimosi del sopracciglio e della pai)Jebra super·iore. Il bulb('l è illeso. Cura. - Oisi nl'~zione, impacco all'acido bo r 1co, fa,.ciatura. 1;: sito. - E ... ce dopo 3 giol'ni quasi co m pletsrnenle guarilO.
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STUDJO SCI E :\TIFJCO-PRATICO
26. L. D. di anni 2~, da Riva, ag ricoltore. Anamnesi. - Si fe ri con un pezzo di Legno in O. D. all'alà di 8 anni, e ne residu6 cicatrice deforme della palpebra inferiore. Di11pnosi . - O. D. Ect1·opion cicatriziale della palpebra infe••ior e. Cura. - Viene o perato di larsorrafia. lùito. - Correzione r iuscila per letlame nte. Esce dopo 15 giorni. 27. D. F. ùi anni 26, da Torino, decoratore. Anamnesi. - E ca<.l ulo da una sedia producendosi una ferila in O. S . Diagno.~ i. - O. S. f'erila lacero-contusa della pa lpebra superiore, che va L•·asver sal mente dall'a ngolo interno fino al 3~ ester no nella parte più alta di essa. La fascia tarso-orbitar·ia non è lesa, es iste però lieve g rado di e sonalmo. Cura. - Disinfezione, s utura, bendctggio. Esito. - Cicatrice solida, la ca•·uncola e ancora un po' s porge'1te. L'esoftalmo è scomparso. Nulla di anormale nel fondo. Riflesso irideo normale. Per· sis te eccllimo;;i congiunti vale superiore. Esce dopo 18 g iorni. 28. N. R. di anni 16, da Torino, operaio. Anam nesi. - Dice di esser caduto da una scala accidenlalmente, ballando l' O. D. Diagnosi. - O. D. ferita laceN contusa della palpebra super iore, e della parte es terna de l so pracciglio. La ferita interessa solo la cute. Cura. - Disinfezione, sutura e bendaggio . Esito. - Esce g ua t·iLo dopo 13 giorni, senza alcuna deformil.8. 29. F. M. di anni 4, da To rino. A namnesi. - S1 è ferita cadendo. Diag11:osi. - Ferita lineare lace ro-contusa in corris ponde nza dell'ar cata zigomatica di sinis tra, che si e»lende fino alla palpebra inferior e. Cura. - Dtsinfezione, sutura, bendaggio. Esito. - Es ce guarita do po un mese e mezzo con cicatrice vis ibile, perché la picl!ola ammalata non tiene il benda ggio, e la ferila si riunisce pe r s econda intenzione. 30. C. C. di anni 48 da Cres~:~ na , contndina. Anamnesi. - F u investita da una gallina r:he la colpi con una za mpa la tn o. S. selle giorni fa, prorlucendole una piccola fer ita lacer o-contusa s ulla palpe bra ~uperiore. Non s i è fa tta mai medicare . Diaunosi. - O. S. Ascesso profondo palpebrale e perio rbitario. La cute della palpebra superiore è gang re nata e scollata per· largo tr·atlo, fin o a l bordo orbitale s u periore. La palpebra infe riore è mollo edematosa. S ulla supe r·ficic gang renata notans i delle pseudo-membrane g iallicce e spesse. La cor nea (! tulta ulcerat..a e la scle t·a pet· la rgo tratto infiltrata , verso il basso. Cura. - Sbriglia menLi !Tiultipli. Disinfezione con soluzione forte di subii· mato. Drenag~io della vasta cavità ascessuale. E~ iio. Lagoftalmo in O. S. Cicatrici visibili sulle due palpebre e simblefaro in basso. Bulbo un po' duro, con movimenti limitati. Vas ~o le ucoma corneale. Manca la percezio ne luminos a. Esce dopo 40 giorni. Tornerà dopo un mese per decid~re circa ulteriori atti operalivi di plastica, e pel' la conservazione del bulbo.
!'GI TR.AG~LITISMI OCuJ.ARI
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:\1. D. R. di anni 7:!, du To)l'ino, dom•"~li e~l. A namn.es i. - Si é rer·ilu l'O. S. ha.llen.to coul r() lo spi~nlo di un muro. Dia!1nosi. - O. S. fpr·tla l~ o.:P ro-er•tttu;:A ~upet·f i o;ialc perpt>ndicolore delle due pal pebre v e t':<O I'Hn;::oln tnlet'tiO, erchilnosi so llo~.: ulan ea. Il larso é Ì lltegro. C1tra. - Uii>in l"czione. sutura , het1dAgg 1o. H.~ilo . D"manciR eli uscire doro :l gior ni in via di gunrigioue; però Lutto procede nOI' tnalmer.te. Ft·•~que nte rà il di ;:;pen..,Art o. :J:!. S. A. di anni !5 da T or i no.
Anamnesi. -Si é fer·ito a•·cidenltllmente cr•n uu fe1·ro in O. D. Dinanosi. - O. D. Fel'ila locei'O- t:tHJtusa a Lutto ;:pes::;oi·e delb:t palpebra supel'io r e nella !'Ua porzioue med 1ar1A. Cllra. - Di:;infeziune, ~ului'a, bendl:lggio. FsiLO.- E;;cu guarilo dopo 7 gium i.
3:1. N. T. di an ni 18, da Asli. Anr11n.n.esi. - Da bambina cadde per lena, ballenrlo l'O. D. ~opra un angol0 di una panca, senza t"ipor tarne alcuna fer ita. Diartnosi. - l!:clopiH t raumati ca della gl11endola lugrimale: la :::hiandola si trova nel cellulare della eu tu pal pebrale superiore, porzione esterna: quest~ r egione pl'CSCnlHSÌ SpO rgente~. Cura. - Con una incis1one Lrasversale si melle allo scoperto la ghiandula, se ne fa l'e5:purtazione e si sutura la fe1·ita. /:.'sito. - Esce :;.ruanta dopo 4 gior·ni.
QUADR O 2•.
listlonl del sopr~U:clgllo o delle llaltJebre. 1. V. G. di Tot'ino, operaio, di anni 12. A n.amn.e11i. - Si è bt·uciato con ghisa l'u~a. Diaynosi. -O. S . Ustioni cutanee di :!• g rado al sopra cciglio e alle dne polpeb1·e. Corn ee e con ::nuntive normflli. Cura. - LaYal ura con acido borico, aperLura delle 11ittr ne ed applicazione ùi vasellina bori ca. l:'.~ ito. - Esce dopo i- giorni i11 via di g uarigione. F r equenterò il dispensario.
2. C. L. di T ori no, di anni 2.~, mec~.:an rc::o. A namn.esi. - È stato bt•11ciato dtt un ferro l'Ovenle. Dia{/nosi. - O. S. Pif'col a ustione di 1° gr ado della c ute della pal pebra superior e. Cura.- Disinfezione, applicazione di va seli na bo1·ica, fa~c iatura. Esito. - Esce dopo 2 g1orni in via di g uarigione. - Frequenterà il dispensario. 57 -
Giornale m.edico.
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ST UDIO SCIF.NTIFICO-PR ATICO
3. P. E da TO!'i110 . di anni 9, sr.ol11ro .r1 na mncsi. - Ne ll '<~cconde 1·e un lìammifRro g li schizzò un po' di zolfo a cceso nell'occhio s inisti'O. Dia!J fl.rNi. - o. s u --tin:li di 2• g rado del bordo pa lpAbrale s uperior e, ve r sn l'n n ~olo inter no, lieve e limi lilla us tione di 1<> grado nella cong iuntiva bulba r e, in v•cma nza del limhull. Cura.- Lava tu1·e 111llill1'lliche , atro pina, bagno caldo, vaselina borica, fas eia tura. Esito. - Esce quasi cornple1<1mente g nut•ito, dopo 3 g iorni di degenza. S i cons •;.!lia ùi fre·~ue ntare d dispe nsa r io. 4 . B. G. di Tot·ino, di Anni 1:3, mura tore.
Anamnesi. - Tre anni or sono entro; per la i• volta pe r vasta bris lia d i Bimblefat·o e lla pnlpebra 1nferior e in s eguito a causticazione d a calce, ru ope t'alo con ris ultato i mmediaw ottim o, pero più lardi l:-i •·•produssero delle briglie ciealriz•ali, per le quali ,:. s tato o perato alti'C cinqtte volte . Ora rien tra per la ~'·sta volta . D i agnosi . - P1·csenta !'itnhle fa ro infet·iore vas to con piccolo granulo ma. Leucoma aulico della 111elà in fet·iot·e della cornea. Cura . - Si ricostruisce am piamente lutto il seno inferiore congiuntivale. Esito. - Gua rig;one com pleta. - S i raccomanda all' indi viduo di fre quentare il dispensat•io pe r sut·ve~liare le possibili t'eddive. f> . B. A. di Onc ino, di a nni GO, venditot·e a mbulante.
Anamnesi. - Ha r icevuto accidentalmente della soluzione di a cido sol fori co s ulla faccia . Diagnosi. - Us l1011 e di 1° g t•ado della cute della l'accia e delle palpei.Jrc , s enza alcuna lesione dei bulbi. Calarro acuto delle congiuntive. O. D. albugine c01·neale ce ntrale antica. Ctt ra . - Fomenti, lavature con a cido borico ed applica zione di va selina sterilizzb la. /~"sito. - Esce g uat·ito ùopo 2 giorni di dc~enza. 6. F. l\L di anni 21 da T ori no, manovale. Artamne8i. - Dut•anLe il lavoro é slato colpilo da g hisa Cusa. Diagnosi. - O. D. Ustione cuta nea de lle palpebre, di :.!0 g r·ado. Bu lbo in lepTo.
Cu ra . - Lavatu ra con a cido b o r·ico, fomenti ed applicazio ne di vaselina borica . .b.'sito. - Esce in via tli g uarigione, dopo 3 g io t·ni. - F requeuterà i l di spcnsnrio. 7. V. G. di onni 12, ùa Tronznno Vercelle!<e. A namne.'li. - Si ,·~ brw·ialo 'con un re tTO r ovente. lJtaunosi. - O. S. Ustione cutanee delle palpebre dr 2° g rado. Cura. - Lavatura <:on soluz!Otle bor·ica, a[Wrlul'a dtdle ll ittene ad applica· 1.ione di va~elina bor tca. l,.s,to. - Esct: in via •li gual'Ìgione dopo 4 gior ni. - Frequentera il tli:;pen· sari().
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SUl TRAU.\IA1'JS~ll OCULARI
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R. E. G. di anni 2}, tla T orin o, meccanico. Anamne8i, - SI e bruciAlO COli g hisa ru~a . Diagno.~i. - O. D. U~L10ui ~upedìcrah della cute palpebl'ale ed iperemia clelia congiuntiva. C'ura. - LHvlllurtl con !"oluzioue b<Wica, apl'hcazione di vaselina bor ico, i nstiiiAzione <h nlropin!l. H~<tlo. - l•:sce m via di g-uar·1:ritlue, rlopo 2 gior·ni. - Frequenter·à il di<>pen" l l'IO.
!.l. D. G M . .ti antrt :lO, da T or·iuo. .1nam11e.~i.- S! Accapi:..diò colla sor·C>lla mentre tenC>va in mano una boccetta di af'idu !:'OII'orico. cht- t~i ntppc. U•ounusi.- o. n. U;;twni dl :!• ~rado alla faccia ed alle pal pebre, da !"prUZ.Zl di acu!o solfor ico. Ustion e l 1eve della cun~iuntiva bulbare e pal pebr·ale. Cura. - Lavutul'a con soluzione bor ica, apertura della fl itleue, applicazione di va:>clrna bor tr.l:l , ht~i[llO caldo, instil lazioni r ipetute d1 atropina, fasciatura. F.~ito. - E'ice 1r1 v1a di g uar igi.::.nP dopo l:! f{ioroi. - frequentet·à il dispeu;;,Hi0.
IO. O. A. d• annt Il , da 8. Maria Capua Vdere. Anamne.~i. - Fu colptto da vetro r ovente parecchi ~iorni
fu. forte perdrla di sostanza all'angolo in· terno ui O. D. iu ambedue le palpebr e, cun tendenza al la~ofLalmo. Cura.- Si Pl'fl ticano drver·st inne!'!ti alla Thiersch. Eqito. - Pdr·fetlamente r iusciti. Bsce g uarito dopo venti giorni. Dta!/no.~i.- Supedì c ie ustionala con
Il. S. C. da Vergata, di anni 3:l. Anamnesi. - Fu colptlo in O. s. da ghisa fu~a. Da bambino ha già sofTert•l d i ~herall ti.
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Diagnosi. - U~linne di gl'a•io della palpebra superiore, con lieYe ustione e .t a brRsione superfi ciale della cornea. !.ie ve i r ite. Preesi!"te l euro ma nel rentr·o della cornf'a. Cura - Di!"infez.ione, medrcazione occlusrva, applicazione di vaselina, iustillozione di atr·optna, fomenti. /:'stio.- Esre dopo 5 grot•nr guarito l'Ielle lesioni della congiuntiva e rlella cc.rneo, cri in ''ia di guori~10ne della l esione palpehrale. Ft·equenteril il d•spen"'t~~·io.
IZ. A. A dA Gnr·cs!'ro, di anni 37, minatOJ·e. F u ferrlo giorni sono da scoppio di m ina. Diaonosi.- F erite nwlliple lacno-contuse alla facci!l, più vn sle alla ft'onttl e.t iu ornhNirre le pnlpPbre. . O. O. f-erilo pl'i'forantr della i"cl,ra nella rP~ione del cor po cigliar·e. Chen wfli corq.riunthul•• . Non v1 c pPrc..,zione di luce. U::tione delln cute dr·!la fncria n ello pArli nnn l'•· r·ile. Ustione di :j• ~rndo agli avambr acci con rrPC't'O!"l "' car·bnnium;inrH' ~uperlktnle dei tessuti, specilllme•1lc dr'ile ultime ditll. Cu r a. - Oi~iul'ez.iO! IC di tul lt> le fel'il« dt>lla faccra, delle tmlpebre e tlell·· bruccin. RimM.iOII(' delle Jll'll'liet>llt> di polver·e e dt pietra. rom•·nli. i l•'nta In !"Ulura d\•lle ferite scleral i. Anamne.~i. -
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STUDIO SCIE~TIFICO-PRATICO
- F:silo. - Es~l·ndo uno dei bulbi gia tulto \'UOlalo per la vasta ferila sclerale e l'altro in pai'Le vuotato, si invia a ll' Oi<pedal~ di S. GiovRnni dopo qualche giorno di meùicatura, in vista della grav ità de lle gravi le~ioni alle braccia, no n essendovi pi(l alcuna speranza per g li C!cchi. 13. C. G. di anni 14, da Castellello, a~ ricnltore .
Anamnesi. -
All'e tà di 8 mesi cadde sul fuoco e s i produs~e una V.llsla zona di scottatura in O. O. Diagnosi. - C1calrici defot•mnnti le palpebt•e in O. O. con dislt·uzione 'luasi completa delle !>Lesse. Sacco congiunlivale allo scoperto. Congiuntiva essica la con placche di xeros is . Bulbo ridotto ad un m oncone dolente alla pr·ess ione. Cu ra. - Plaslica. Si distacca ampiamente l' orlo della palpebra inferiore tirando lo in allo. Sulla breccia t•esiduale si fa un a m pio innesto cutaneo, prendcnòolo dal braccio destro. Esito. - Il lembo si é attaccato . L'individuo s i invia a casa e s'invita a tornare dopo un mese per s uccessivi alti opet·ativi. 14. B. G. da Asti, di anni 28, manova le. Anamnesi. - Si é brucialo a ccidentalmente in O. D. co'n acido fenico puro. Diagnosi. - Scollatura di t• gt•ado della cute della faccia e delle palpebre. Lieve iperemi11 della congiuntiva bulbare. Cura. - Si fa abbondante lavaggio antisettico. Applicazione di vaselina. borica. F omenti. Ins tillazione di atropina. !!-'sito. - Esce guar ilo dopo 7 gior11i. 15. R. D. di anni 12, lavorante fabbro. Anamnesi. - Fu ferilo ieri s era per caso da un bambino con un ferro rovente. Diagnosi. - Lieve scottatura di t• grado alla porzione esterna delh1 palpebra superiore O. S. ed altl'a scottatura di 2· grado. lar·ga quanto una moneta di 5 centesimi sul pomello conispondente. Congiuntive iperemiche, cornea normale. Cura. - Medicatura a ntisettica . Fomenti. Applicazione di vaselina sterilizzata. Esito. - Esce guarito dopo 4 giorni.
16. P. P. di anni 19, dA Torino, operaio. Anamnesi. - Si è scottato accidentalmente con un ferro rove nte. Diagnosi. - O. D. U~ tione cutanea supet·ficiale <1i 2" grado della palpebra superiore, bulbo normall'. Cura. - Lavature anlisetlic hr, a pertura della flittena. ;.pplicazione di \'8selina. Fasciatura per· qualche ~iomo. Esito. - El'<ce g uarilo dopo :) f.{ioJ·ni. 17. R. B. di Anni 27, da T orino, lattoniere. Anamnesi. - Si è bruciato pet• schizzo di stagno fuso. Diagnosi. - O. O. Limitate ustioni di 1° grado alla faccia ed alle palpebre. Des ipitelizzazione superficiale della cornea, ed ipercmia congiunlivale.
SUI TllAU~lATIS~1l OCllLA!U
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Cur a. -
Lavature anl i ,.eWclle. A pplicazione di vaselina borica. F om enti. 11tropins. J:'silo. - Vuole parlit'e ,·oi<Jlltariamente dopo 2 giom i; però é in via di guarigione:. Ft·equrnterà il di;;pol nsat·io. l n~>tillnzion e di
1 ~. C. G di an ni 12. da S. Martin L a P<Jt·le. Anamnesi. - È !<lula fet•tLO ria !<COppio d i pol vr.r e pi!'ica. Dia{Jno.~i. V asta u stione di 2' g rado della cute della fAccia . CornPa :::ona "' O. D., 'invece la cornl'a é ustwnuta supel'ficialmenle nella m eta infer ior e i n U. S. Esis te anche it·i te in O. S. Ctira. - Lavalur·e con ~ol u1.i on e bori ca. Fo menti. A pet·tura del la fiillenA. A pplica zione di vasel ina bor·ica. Atropi na in O. S. e fasciatura. Esito. - Guarigione dopo un mese. Hirmme in O. S. una macchia co!'nenl e di !Tusa.
19. M. G. di anni 30, da T orin o, vetraio.
Anamnesi. - È stato scollato da vetr·o fuso. Diavno.~i. - O . D. Vasta ustione di 2° gr·ado delle pAlpebre, ver <'o la metà wterna. Bulbo illrso. Ctu•a. - Disinfezione. Si apr ono l e fl illene, si appl ica vaselina borica, e al di sopr a pezzc tti di g ultRper ca laminar·e asettica, indi fa s·cialura. E~ilo. Esce dopo ·12 gior ni in via di guari~ione, però il pr ocesso di cicatrizzazrone si compie perfettam ente in piano. - Frequenterà il dispensario.
20. B. A. di anni 25, d a T orino, fabbro. Anamnesi. - Ha r icevuto uno :::pruzzo di ferro fuso in O. D. Diaanosi.- O. D. Uslioni di 2• g rado molto cir·coscritle delle pal pebr·e \·er so ran;;olo er<lerno. La COil!Z'iUntiva bulbar e é al·rena iper emica. Cura. - Oi:;;inrezio ne . L e nittene si pun~o n o ù si applica vaselina bOI'ica, indi hendHggio. Hsilo. Esce dopo 1 giorni in via di guarigi one. - Ft•equenter ù i l disrens:ll'io.
(Contin ua).
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA A.- Sull'etiologia e patogenesl della febbre lttero-ematurlca. (Cen trafblall fiir• Bal.:leriolo!fie , Parasilenkun r/e une l l n (( ktionsJ.:ra11l.:heite1t. vol. XXXV, n.i ii-18, 1!lfH).
PLEHN
Febbl'e illei'O·emalul'ica e m»laria !"Ono fr·a loro intimamente con g iunte, In prima si rnanif'esla, ;:;e il Vll'u s malnrico agisce senza in lerI'uzione !=<tii cor·po ed all'o l'gt~ni::.mo non é la!<ciato alcun tempo per ri;oollevRr;.i. Li:! feh!Jt•e 1ller o-ematurica con!;isle in una distt·uzione acuta dei coi·puscoli t•ossi del sang-ue, segnalamente di quelli ir>felli con para<-siti malal'ic1, in conseguenza rli cio pos;.ono i dHlli para;ositi non risconlrai'St nel 8ang ue. K ei cas1 dubb1cli l'e bbre illero-emato:;rena, pos,.ono osse1·varsi i parassiti prima dell'uso della eh t· nina. T anto questa, f!uanto la sulipit·ina. ecc., e gli sli'apazzi cot·pMei possono produrt·e un accesso. Qua11IO JJiù prossimi sotw i pat·assili malai·id alla spor ulaztone, lan lo più fll.cllinent e può n1anif'e!"larsi l' em oci t.olisi dei cor pui!'I'Oli rosRi diminuili di resisteuza. Si r itiene conLt·oindica to il chinino, perchè i p!lras~ili nell'acce,.so pel'iscono «pontuneamenle. Se11za l'uso dellll chinina la naorlalita é assai minore. Durante l'accesso i malsli presentano i ~inlomi di una g rave inl.ossicazione (bt•ividi di freddo. dispnea, cianosi), inoltre emoglohmuria eJ albummuria. !,Oprattulto itterizia. Quindi sopravviene l'ancm ia. Nel sangue do pprtma anemia, quindi rigenerazione di esso (erili'O~iti punle~giaLi , cariocromatolìli e nucleati). Fegato e m ilza so no di appareuza ferruginosa e contengono pure pigmento nero, gr·anuloso l-'enzA reazione di ferro. SFORZA. dispo ~i z.1one alla
J. COUR:\10NT et. CII. L~.;stEUR. -n baolllo 41 Eberth nel •augue del tlfo•i.
Applicazioni alla dtagno•t precoce della. febbre tifoidea..- (('entra ful att jiir dte mediciltisclten. Wtssensc!w.ften, 11. 18, l!)lH). Gli autori hanno esaminalo i l ~o ngu e per la r icercR riPi bacilli di Ebet·l la su 3:' malllli di tifo in diversi stad ii del:a malattia. In 3:1 casi ottenner o ri sulh1lo positivo; in lt, sottoposti ad esame nella 48 setlimana d ella tuala ttia, r i><ullato uel!'alivo. Il tempo più breve in cui si trnvorono i bacilli ru il 5' giot•no. Poicltè in questo periodo la pr·ova di \\'idal per l o piu l'iesce negati\•a, co~i la ricer ca dei bacilli diviene utile per la dia:.rno$i r:wecoce. È necessario di disseminar·e gran de (!uantita di !<Bngue in abbo ndante brodo. Anche i n tali <:(•Il · dizioni si o!\!'('!'VI.I non di rado un rilardo nello sviluppo, di modo che il brodo s· inlorbida appena al :l • giorno, talora anche pit'.t tard1. Per idenllficare tali hacilli del Lifo, ottenuti di rctlt~menlc dal corpo, è da tener presente che es:òi il più delle volte si agglutinano meno fortemente di quelli coltivali pt:H' lun~c · tem po in laboratorio. SFoRzA .
R IVISTA M EDI CA
D03
Jtj HGENS. - Sull'etlologia della dll•enterta . -
(Cenl raliJ!all,fiir die medici-
n ischen. W issen.schoften, n. 18, l!)()H. L. A. nelragoslo 1!l03, !Hl e~ammalo eliolo~icatnente un'epidemia di di,-senlet•ia nel r ipar to di truppe manov t•onti nella Pru:<f\ia OccidPntale. Nei ;2(j ca~i soltopo~ ti ad OS!'<en ·azione non fut·ono o"set•vate fltnebe r> neppurP fu r iscoulrato i l ba;·i llo rli Slll~a-Kt•u:;e . A ll'ìuronlt·o si otlPttnt->t'O Ono dat pruni g ior ni di malallìa H l H~ Cflsi i n eoltur a pu rt~ i bacilli., dm pel mudo rli compor ll'll'Si ~ull'Agur con munn ite e pt:~ r l'agglitli nazJOne cMt·i>;pondono a quelli colttvali da Flex ner i n Manilla. Che (jllt'"'LJ ba(·illi ahiJi8ttO pt>r l't>pidemia impor·tanza eli0logica si Arg-omenta da ciò, che IJl•i molati, n~>i (jnnli gia uei pr1mi f!ic, r ni d1 malattiA fur ono pt'Pt:i C!ltnpioni di s:un~uc>, non potò r·ssen ·ar si in prit11·ipin un potet·e d i nggluliml7.ione del ~iPro di ~='tlllgue. mentre i n por· l ti giol'lli l'<.tz.ione n~~lulinAlrtce snli ad l p. 100 sino ad l p :.no, e pei bacilli i!'OIHti AncorN nd al teu.a mn:;:-~ti O!'n come pe r il bactllo di F lexnl't'-l\l anillfl. l lwci lli di K r u!'<e 111vece 11011 si u;.:!.!l uli narouo mtti. P<) l'ci<'! nnc!tn in Gc l'lnani~:~ la dis!:cntel'ia 11011 deve piu P-<"8!'(l Cllll'-' Ìrkrlllll elinln:.tÌCAIIlt'lllè C'>ILIC liiiH rnallltiÌH UlliCtL SFORZ.\,
R ela.zlon e t r a. le a.ffe:zlonl delle t onsille ed 11 r eumatliPDO articolare. -{.\th1tlecine MvdNne, 11. :a, l!lll}\.
1 ;AI\ICJJ. -
t; nulore flllllllelle elle lu ,porta t..l' t'lllrnl<l delln infeziunP reumnticll posf'll P:<!"-<'1'8 rllppl·e,;p nlt~lR
dalle tonsillt~, qua11rlo u11· infinmmaz1one ct•onicH di e;:;se uwlle a nudo le lor::une, per efh:lli della de,-quHntHZIOIJt' Ppilelu'lle. Il Kt•au!:'u eh futti ha lt'O\'Uto rlie in 2117 l'Il~' di angina, trcdi~.:i volte si ebbe con,:;eculi,.a,"enle il reumatismo articolt~ro, elle in sP;<tlitn tlellelt t (l~r, a v izii ,·al volaJ·i. Hlsulta onche dull<l !<lllli..,ltcho del 1\ t•au!'e eli t\ in s:t•;.:utiO alla ton ~illt tc si eh· hero: una tt·omhn;;;t VP IIOS:H sellit:A, una pleurite, nnll polmontlt>, e 110\'t> neft·iti. li Pinze, alln rliniea di Lipl"ia, hA trovAto :l') CA!"i di nefrile su I:W angirll!, e t re di 11ppend1citi. Fra le affezion i c11tunee si uolurono ollo casi di er pete f~c cia l e, 11110 d t ZO!>lt'r, uno d i fHJ r pot'A r .. umfllica ed uno d i or tica t·ia. Gar ich, pot•Lendo dal f'(lnct·Uo c !te i l renmAti;:;Jno !:li pu0 iniztllt·e da uua to nsillite cronica desrruam>lliva, ~.:u ra ((li!:!Sin colla cauterizzazione. per impedire l a r rcidiva del hi malattia, e pare con huou ri~ttllato. A . .:\I ELE. 11e
il
T A LAMON. - Pleurite d a. oalore -
(.1/ide(•ine Mrult· rne, n. :H, J!)M}.
L 'insolazione, li colpo di colore eù i n generale un fo r lP ris:caldn nwn to dt>l-
1' or,!!nni!'=mo pus"n11o pl'orlu r r e una fl ogosi della pleura, allo stesso modo r·ho il freddo. I l meccuni!'imo patologico pat·t~ che COII!:'tsta in una congrst10ne polmonat·e, d i cui la pleur lle sat·ebbe un efl'ello l'6l'ondHJ'io. Nei pt·nni gior ni l"i lttlllOO solo i falli con;.:Pstivi, dt r ellr conseguettzt~ dt>l calore; la pleurite p11o'l ~orgere in segUJtn ~.:ome un !;6111 Jlltcè t•pifellotueno. ì·: dnbbi., se in esso pi;.:ltno pat'l e i tllicrvr :,!anismi, e qun li. Nei duo cnsi l'l portati dall' antoJ•e vien e o.li,ocu s!la l'ipotesi dell' inten·enlo del hhc;illo l uloel'colat·e, per il rapido dimagramento a cui andar ono incolltt·o gli ammnlali, avo~ ndo l' uno di essi perduti undic i chilogr am i i n meno di un mese, e l ' alt ro pl'esso a poco l o stesso. Qu .. sla g t· ave per di ta di peso, malllra do la consecutiva g uarig ione, fa ammettet·e com e p t·obabile nei due ca~i la pre ·enza bacillal'e, la CIJJ a tti\'i tà sar ebbe stata eccitata da lla primiti va condikione mor bosn, la con gcstioue polmonar e. A . MELE.
904:
RIVISTA DI NEVROPA'rOLOGIA M ARI~•'>. -
Le fnnzlonl sensltive e palohlohe negli emlpleglot.- IÀnna li di Neorolor;ia, anno XXII , fa!'\c. 1-11).
Questo interessAnte l~voro è diviso in due par li; nella pt•ima sono studiate le alternzioni delle funzioni sensitive tH'gli emiplegici, nella seconda rruelle pc;ichicltH. La questione della es i st·~nza, della frequ enza e della modalila nelle turbe sensilive nell'emipleg ia è tutt'ora mollo agitata tra i nem·opatologi, e le opinioni più ùispa ia te si appoggia no a l l"autorità di scienziati di pari valore.
Il
nostro autore dopo nve1·le passate tutte in rapida ra sli>egna si ntetica, por t a ti !;UO contri buto dt osservazi oni cliniche, condotte colla massima accurNezza, e tenendo in esse conlo di tulle le cir·costanze che possono inftuit·e sult'i~'<ultato. Il quale si può ria~'<sumere nel se~uen te modo rispetto alle varie sensibilità. La sensibilità wtti/e prèsenta una diminuzione più o meno accentuata dell 'intensità dtllle percezioni latLili, ma sopt·atullo una modificazione qualitativa della sensazione che si presenta mflno netta, più confusa che allo stato normale: ciò che pr o,lur.e un ciifetlo di distinzione della qualità del contatto e ut• rlifelto d•'lla localizzazione ><Opra la superfi cie cutanea. Le turbe della sen si !Jililà clolorUica, oltre la diminuzione di intensiUi di percezione che ii' costante, consi~'<Lono nel ùifello ùi localizzazione della sensazion e e nel dift~Lto di pe1·cezione della natura di questa sensazhme. L a sensibilita termica si t1·ovò alterala solamente quattro volle l"U v enti O!"servazioni, e più che di n n dil"ello di sensazione si tt•atlò di un dtfelt'.> di pel·cezionf', arrivandosi ad a ver o lo !'\t1·ano fenomeno della percezione eront>a df'lle sensazioni di caldo come !'\Onsnzion i di freddo in g1•ado spesso esagerato . La scn.~a;-ione cinastelica o del senso muscolare pr esentò delle lurbe di· v er se che l"i l'IVvicinAno a rruelle degli altri mnd i rleiiA sAnsihilitli, consislPndo in un Jifl!llo di per .;ezione. e non essendo che rare volte abolita la sensazione generica bruta. L a sensazione del /aLLO attioo o senso stereo,7 nostico che risultA dalle se11c:azioni elemeniRt'i dnl sen!'\O latlil,.. e muscolare, nou può non esser e alterata, e di falli rrue,.ta alter azioue fu tl'll va ta come di r egola in tutte le emianestesi•! Ct·r ebrali OSSeJ•vale. L a sen!'\ibilitù cinf'stPlica o sen!'\O muscolar e tiene il primo posto cir ca IR intensità delle aller·Azioni, viene poi l a tattil t' ed in seguito la termica. Tutti i d1sturb1delle varie !"t•nsihil ità n ella emianeslesia cerebrale differiscono profondamente da quelli della emianostesia iste1·ica, sia per la intens1là, m ag g ior e in questa ultima, sia per la Jistribuzione di essa, perché la emianest esia or g-auica diminu1sce a misura che si risale dall'estr emità verso la r adice dell'~:~rto, m enlre quella funzionale è uguale in tulla la metà del corpo che è stata pt·esa, e !'\ia per il m odo di cessat•e, che è s pesso improvviso e sempre com pleto nell'emianeslesia is terica, m entre ò lenta ed incompleta nella o r ganica.
RIVI STA DI Nf.:VROI'ATOLOGIA
In quanto alla frPCJliBnza dt>i disturbi ~ensilivi. l'A. dalle proprie osservazi on i ,., indollo ad ammPllPre cile e«<:i accompagnano qt111si co~tanlemPnle l'emiplt>gia, fli'oporzionalmente all'urlen>-ilà della pttt·ali"i, e ('he lfl mancrwza é l'eccezione. Q uc~La co8tnla?.inne nel eAmpo fn11zionale Lendl' a f'Onfermare fJUflnlo le ultime ricer che pnre cile abbiano ~tAbi l r to 11~1 campo anatomico, e cioè cile le fihr·,~ sen~iti ve pas«arhJ ucl terzo posteriore del !>e::mento poster·i.lre d,•Jia cap:-<ult~ interna m~>!"col~;~le colle libt'rl di 1110lo, insieme alle f'juali pA!'e che prglinQ la lor11 ori~ine <f., Ila znna par•nrolandicH d1~ lln cnrleccia, uhe ap[HtrtLP per tale r a c;ione si dovr èbhe chiamare zona sen.silioo-mot,·ice. In quanto alte alterazioni della mente nei Yenli erni plegici O:<ser vali, l'A. potù con"tatare !>em pre una inl'el'iorrtà p!>icnica in es~i, 1·ic;p<'lLO ad alt1·i ammRlati CI'Orlil'i, studiati in condizioni ioiPntiche in lullu il rel"LO, e •Juasla inferiorità è costituila specia lmente tlal di l'c llo dr "'l'ontaneita e di ini;dativa, e :SOPJ'atutto dal difallo di criti ca. l varii el em enti delle funz ioni inl•,ll t>llh·e ~i m oslr11no quale più 'Jttale m "no »llerati in Lutti gli Rmmalflli. lu talu ni t; rl difdlo di attenzione (apro~exra) quello l'he p1•edomina, inallrt è il rallPntumento della ullrvilà tdl'ttLiva, in aiLt·i é !a manra nza di Al"c;ennatt,zza nel contenuto ide»t1vo, a p1ù Sflll"'~o la pu,.r·ilita delle cnncnzio Pli. MA l'inclebolimenlo mentale 111 mnstr·n ~pecinl rnero lt> nella m emoria, la c ui rliminuz.inne é f'juasi coslantP. soll0 )P. i'ur rnf' dr amri•'"'ÌII llllle r!1gi'Ada o r·etro gr·ada, secondo la not.a legge dt>l R1bot, che i ratti an1iclli suno meç:l10 r icordati dt:!i J•ecenti. Ol tre elle dalle Cllrrso tìno•·a accenna te, IH drrninuzione del curnpo mentale dipende anche dalla mancanza di eset'<:izio oelle alti,·ilil !•srclucl , ~·. o pt•r·ciò la cura r·,educuti,·a ,Jei m•lYimenti r·iesce anclre ulile p!>iclticllm•~nlt>, in quanto esercita In volontà dell'cmi plegrro. L'afi'd llività è rJit»si sernl're le"a in qu<>;>ta cntc::mria di arnmaluli. ed il pre.Jowrnio dt•i !"8nlimenti t'f.!Oislici l"ugll altJ·uistici che si hu dr regol1;1 in Lutti ~li amlr1t'l luli Cl'Oil1Ci, llf'gli e ruipii'~ICi è AnCOJ'A mag;..:iorf'. Qu ..slo esaJ.torRio (.lgoismr, in!>ieme Al difetto dt criti ca no tnto pre('edPnlernet~Le può e!>ser tl cau"'a di erronPil di--posizioni lf>stamet~lA riP di que.-ti inft>rmi, i quAli talvolta si fnrrno indurr e a di· ;.;eredur e i par r nti più prossimi in favore di ~ente astuta che ~;ll'ultirno mnm,..nto ha mMtrato tnt grande it~l~t·e:>:-;nmen to per· loro. L'emotività tlell'e mi ple~<ico è sempre rrr •H·ho;;amente :Html}nlala, specialmente nel ~euso del ht tristPzza, ed il pianto, clte prima s i pre«enttt per lllolivi ol•ha:<taiiZII logici, diverrta in ultimo ste· r eotipalo e •1ua>=i automatico. L 'irritabilttà del CIII'al tere, che con lt·asta eolio iu.J,·bolimerrto fi:-<ico e mentale di questi inl'•lrmi, at•riva talor·a al punto dA st<pPI'RI'e l'r--tinto dfll lll pr·opria conser va:r.ione,e determinar·e tendenze !'>uicide. Dr radò pur··· 1 \:mipJ,..~rcr> g iunge a questi accH:>si, per ché la VCJinnlà irrib itoria i> anc•tra in lui aiJb~;~stanza energica, mentre ne e qua;oi sempr e abolila l'attività dinami..:a. A. M 6L~.
e VJTALL - 8ull'aztone aedatlva ed lpnotloa del Veronale nel mala.tl dl mente. - (!l .\4anicomiu, anno XX. n . 2).
GARBINI
P oiche l'agr·ipnia semplice o agitaLa può essere pt·odolta dR cause diverse cd anche antAgonist iche, nella pratica é neces~ar·io servirsi d i diver si ipnotici , a seconda dei casi. Né IJUS~la è la sola r agione del gran numero di farmaci ad azione sonnifera elle da poco in qua vengono messi in circolazione; vi é
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RIVISTA DI ::-:EVR.OPATOLOGlA
anche la poca sicure?.Za dell'effetto di taluni di essi, l'abitudine, l'azione cumolativA e f(Uella dE'leter ia dif:truttiva sui p;loboli t•ossi, i disturbi·gener·ali, la con tr oindicAzione n ~ i cardiopazienti del clor olio, il cattivo sapor e. E giacch~ r in!'Onnia pel' una r AgionE' o per r al tra VA !"empr e più aumentando, F i cher e .Mering- han11o prod(llto questo nuovo i pnotico che gli autori hanno spel'imentoto negli aliemlli del m<fnicomio d i Perul!ia. 11 vet·ouale é 1111 prodollo ottenuto l'~' '' sintesi di una nuova serie di derivali ùcll'urea, ed é stu t0 sper.rnenllltO urt buon ipnotico e sedativo i n svari ate malollie cornnni e nten lAii da parecchi autori. Anche Garbint e Vitali vengono a que!>LR conc lusione, dopo averlo pr·ovlllo in se!'!'anLR alienali, cou dtvet·se for me di psicopatie. nell a cui sintomatologia non mancava m1:1i l'a~it.a zione e l'in!'onnia, e specinl mPnte n Pgli stAti di g1·avi eccitamen ti maniaci prolungati. Esso fu adoper AlO anche nei cai·diop!l7.ien ti !'\enza alcu n inconvenien te, e m ollo m eno dette sintomi d'inlol le•·anza negli altri i111'ermi, anche 'lUando si usò m olt11 a lu.ngo. I l so11no pr·odotlo d11l vpromde è del tutto simile al fì siologico, è per·fetlan •ente r ipat·a•.o re, e non è accomp•lgnAlo da n e;.~un d1;:::turbo da par·Le d··l polso, del r·cspir·o e dt'IIR ::.ec1·ezione urmaJ'ifl. La dose ordinaria ò di mezzo gramm1J, mo si può elevare an -:h e a ;:jJ'. 2,5U, in latte o punch c~:~ l do. od Anch e in oslia seguita da bi bita calda. A. MELE.
Le condizioni della. presenza del aegno dl Ba,biDIIkl a.el casi di lesione extra -plramlda.le. - (H.tri.~ta rl i patologia ncr rosa e mrn-
n., tnoLOTTI. -
tale, vol. l X, fa >"c. !l) .
L'A. 'iene alle r•ouclusioni, c he l'ipor·tiamo i nle.gr<~ lme nle, sulla sco rta di due casi clinic i di pr·opria osser,·azione, uno òi tuber colosi dell'ultima vertebr a lombare e JWi ma sacr fl le. con COII!'8CUl1va affe1.ione delle rttdi ci nervose corrisponòPnti , e l'el!ro di paralisi spinale infan tile, in entrambi i quali ebbe a notare il fenom eno di Bahinsk1 , q uando lulle le ragioni cliniche facevano ammetter e la integ i·ili:l del fascro pirami dale. l. La pt•esenza del segno di Babinski uei casi di lesioue extra-piramidale (perlf'erica) é dovuta alla condizione di un dislu t·bato antaaonis1110 n ormal e tr a i muscoli fl e!'SOI'i ed esleusoJ•i. In r1ue!'ti casi l'esame delle r eazioni elettr·iche neuro-mu scolari >"ervi•·à a leg-iltimsre ed a chia•·i•·e il feno m eno . 2. Para:zonFtndo i ril1 essi c utanei in gent!r e a dei m ovimenti i stintivi dt di fesa e confr·onlando t•·a d i loro i r i fl,.ssi ..:utanei cosi detti patologici, elle com paiono in s... g-ui to a lesioni dPI!e vie corlico-spinali, coi mo vim enti a ssoci11li che si mani festlln,) n ellt> sl c"-sf! condizioni. si può osS<er vare che tutti q nest1 movimenti si <·ompiono nel dominio dei muscoli estensot·i dell'arto inferio re· cosi il r i fl es;:::o di Babin,-ki, il I'illesS<o d'Oppenheim, il Tii.Jialis Plrfi nomen t>d in par te anche il r r/J,..sso femora le di Remak. È pl'l)babile adunque che le vie col'lico·spi nalt ttlìll siano le sole vie nlllll'tci, allr~ ne devono esislet'e, m olto meno ~'Peciali z:w te cd a d••cor so spino -mesencefolo- curlicale ed é ce•·to eh·· f(uando una l estone compr o mette la condul libililà del fascio pil·amidale, r in· nervazione volonl<lrta e rill t\S!'a dei muscoli t>slensoi'i dell'ul'LO inferi or·r, c he ~i dimostra tanto pt•.,valenLe, deve cader e sotto il dominio delle altre vie m otr·ici !'Uppleto•·ie, vie delle ext•·a- piramit.lali. Cosi s i spi e~a allora il meccanismo del fnnomeno dell'alluce, che se si estl'inseca prooabilmente pet· all1'e vie centr i ru g he, parte p er ò dallo stesso centro del riflesso piantare cutaneo nor male. Con
RIVISTA CHlRURGICA
!)07
questa i potesi ci sì può rendet·e conto del come, dala un'alterazione organica o funz ionale dPI fascio pit·arnidale, cambi il t'egime dei rifl~ssi cutanei della po!'zione inferiore del tronco. Si po~rebbe forse osset·v~.~ re cl te il riflesso addominale ed in p-uinale (rremaster tco dell'uo mo) non sono in tali C!l!\i semplicPtnPnte pe rverlili, ma abolili: que!'lO è vet·o, tuLLovia a pr oposito di questi due l'il! essi si ùeve t·iconoscer e clte ell~ i si compiono in uwscoli che non hunno untagont:"li. A. ~IELE .
RIVISrrA CHIRURGICA J. P 1 r::<cn. -
Un nuov o metodo per la. dlagnoal delle fl"&tture oaaee. -
(Ce nlr ai/Jiatt (ii. r ,fre mer/ iein rs ~/,('ft 'vVI8Se,,sc/wltt:n, n. l \.,:! at.rtle l l!O't t.
L'o«!"O e !'ll!'ot:l'lliiJilo di lra!\nu•llere ICllllllllO il to no origi nale> in t>~!\0, Se si pm·cu0 le un O!'~O nd uno dei snni lllargini f'IHii>"IHi E'd asrol tiamo dall'al tro, a\'"et·liamo un tnnn, che è pt·ivn di r umori !\ùrondllrt, se l'O!'!\O é sano. Se inveee e~i s te uno f't•attura, allora il LOttO è sost ituito cl>dla ('t'Ppitazion e cl•, lle pnt•ti infrantP, f[1181ldO que'lle !'i lorra::o; se i leS~IIli ~·i nl t'0tn eti O ll0 li'H i ft·am mPnli, in modo elle queslt n"n !'OttrJ piu in contallo l'ra loro, al lora la lrasmis~ione d•~ l tono Ct!ssn del l utto e r icompare. quando f'i pereu11te e si a~ <' oiiFt rwllo !'tPS!\o frHtnuten tn . Quanto più vir-i no aliA ~eùe della l'r allur a !'-i a«colla, tanto più manii'e"tO diviene il rumore; talor·a !<i può detet•mtna t·e la frattura, cile coincido col pun to mn«stmo della r.r ··pitAzionc. Pet· aseollare, r iJccomll ttùa l'Autore sopt·aLtutlo il fonendoscopio, tuttavia !\L' rvono egualmente bene g l t al lt·i istrumenli. È ~t> m pre neces~a ri o di pllragonut·e le O><sa di:'lle due par ti. L 'tlULOr t:l non ha nncot•a applicalo sul vivo il suo pt•oCe<;so dtflgtl(lslico per le ossn del cranio, soltanto nei cto da·;et·i ha confer malo il fenomen"; nl'lle fr11llure delle c:oslole si può eseguire la per cussione s ullo !>lerno o sulle stesse cos te. Le articolazioni indebol iscono il tono, ma lo lt'a· s rneLtono più Lontan o. I m por tante Ì! il metodo special mente pet• le fratture della par te superio r e della cosciA, in cui deve f~ rsi la pet·ru;;!"iOne sulla r olnla o sul le OS!"H SlCS~'<O del bacino. C. SFORZA . N t::u ~JA:>~ N . - Casi 41 oocluslone lnteatlnale. - (Comnnica::.ione al Cvngre.ç.w
cltir~tryico tedesco. Bel'f'ino,
I!JIH).
lu 2 1 \!asi di occl u!"iOnP, cl1tJ sono :;;tali cur ali, entr o tredici anni, nP!l'ns]'''· dale di Ft·iedr·ichshain, ~olllinto 4 fu r ono operati da Neumann s questi tuili I'!Ual'irOnO: a) uomo di 2 ~ anni ebbe una contusione al v entre e tr en tanove giornt di poi , fu collo da renomeni di ostr·uzio11e enterica. Falla la lapat'lllomia d'urgenza , fu !\COperta una br·ig lia omental e ader ente alla pat·c te dell'addome, !\u cui er a accavallata un'ans1:1 oel tenue l{ang r enata. V enne praticata l a r esezione di o ltre due metri d'intestino e si olleune la g uarigione; b) donna di 7'1. anni. I leo da o tto g iorni. Si tr o vò un'ernia mesentel'icoparietale e, nella ca vi l à dell'addome, un lungo di verlicolo, da cui l'intestino lt.mue ,·eniva r itorto. L'operazione Pbbe successo;
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RIVISTA ORIRUROICA
c) don na di 37 nnni. Volvolo per tor sione di un'ansa intestinale ader ente colla par·ete di un ascesso svilu ppatosi nello spazio di Donglas. Laparatom1a e r PRt'ziorw dell'ansa ad•·I·enle alla par cle dell'ascesso. Drenaggio dello spazio di Donf!la~ e gua1·ig ione: d) uomo di 55 &lllli. Ileo da t1·e gior ni. L aparato mia e guarigione. F U N AI OLI.
H. H. MoRToN. - Prost&teotomla perlneale, con relazione di clleol oul. (:H eclical Record, 8 ottobre 1 !)0 ~). Dopo ~Il i slud ii del Crr.cl tanowski e quelli successivi del Brooks e di Gre..n di New Y or·k, r imane, ser:ondo l'A., ddì nitivamenle provato che tu t te l e V R· ri elà di i pertrofia della p1·ostuta sono di o L·ig ine flogi stica e sono pr obabilmente m relazione con antiche affezioni blenorr agiche . L 'alterazione patologica può interessare lutto l'orgnno, ovver o l'aumento di volume può estender si ad uno o ad entrambi i lobi laterali o al l obo medio. variando in dimensione e in consistenza a seconda degli elementi dei t essuti che ven!{ono presi dal pt·ocesso di ipertrofia. Si hanno perciò due forme di ipertrofia pr ostatica: la car·ietà fibrosa, e la forma adenomalosa. Nelln prima, rar a, il processo si sviluppa a spese del eonnettivo intertubulare, che ipertrofìzza, producendo compression e ed atr ofia dei lubuli ghinndolari; perciò la ghiandola si l!•asforma in una massa irregolare, fibrosa, coutenente pochi elem enti ghiandolari, rimanendo estranee àl processo le fìbrd muscolari lisce. La f orma adenomfltosa è caraller izzaln dalla formazione di tumor i r otondi od ovali, rli consi stenza semielastica, nella sostanza della ghiandola prostalica, vorianli dalla dimensione rli un fagi uolo, a quella di un uovo di gallint:t. Sono g li elementi epiteliali e sect•etori elle qui si infiammano, per aumento nume1·ico e allungamento dei tubuli ; que,;ti si vanno colmando di ser.reto. di s faldamenU e di delr1li di epitelio per ritenzione, dovuta al fatto che 11 processo !ncomiucia nel tessnto ch e ci r conda lo sbocco dei condotti escretori. c di qui la irritnzione si diffonde r\i tubuli, promovendosi un pr·ocesso di proli ferazione. e la formazioue di nuovi acini, mentre il connettivo intersti;dale rimane estraneo al pt·occss(). Perciò, malgrado la somiglianza coi r.omuni adenomi, questi i ngro~!':amenli sono di nalUI'a essenzialmente diver·sa dalle comuni neofoi·maziùnl. Dall'unione delle due fot·me precedenti nasce il tipo misto di i pertrofìa della prostala, in cui, partecipando al pr ocesso lauto ~li elementi llhiandolari come il congiunt1 vo, si rinvengono tumat·i g hiandolari frammisti a ispessimenti tlbrosi. Non è infrer1uenle la rlegenerazione o la complicazione di forme carcinomatose nella evoluzione di queste forme di ipe1·trofla. Gli interventi cruenti sulla prostata hanno seguita una via g roduale, dalla antica pro!"t>ttolomia per ineale, con Asportazione di un settore a v, alla esportazione dell'or·gano dalla via soprapubica, endovescical e (Mc. Gill) . e a quella wmbinata pet•ineale ~ sopr apubica in unico tempo CBelfìdd di Chicago). Ma la mortalità con questi m etodi si manteneva mol to elevala; il 25 p . 1iJO di e,_iti infausli r (terili: per cui al g iorno d'oggi lu maggior parte degli specialil>ti di m alattie gen1L0 urinal'ie p1•opende per la prostatèctomia per ineale.
RIVISTA CHIRUR GICA
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L'A. ri..!hitllna I'AllerlZione sopra un m et odo di pr oslatectomia r lre rili ene il rt tigliore, e chH è dovuto al dott. Hr1;son di S. L our", eh o l o d c~c r·i ~.s~ nt>l t X!JK •• Eccone le tecnica . l\lesso l'annn alt~ to rwlla posizione Ùf,IJa lilolomia perineai L·, !'i i nl!'otlu ce in ve:;:;cir.A una sondu scanulata. Si pr·nticfl una ur·elrolomia e"ter·na, e si arrh•a r·o l col tello ullt~ uretn1 posterior e, i nciriPrHln l'tlprc~ della prof'lA la. Coll'Indice si n"piMA l'urell·t1 pm.,tatica, si cAl cola l'impor tanza delle spor~enze della prostata d<1i lat i dell'urPlra poster·ior·e, so esrsle irq:rr os'<amento del lnbo medw, e ,.;e si pu(1 !'etcilrtr ~ ll lt~ I'a ~giunge re la ve:::cica. Tro vnlt.l la por7.i one di prostatA c lrP pi ù f'porge ai lati dell'uretra, se nn punge la mucoi'a o col !'urt · ~hia, ovver·o con uno st r umP.!'!IO smusso, elle si in figge nella sr1stanza della ).!hiandola. Hi ll r~:~lo lo strum ont(J, si introduce J'indtce de!'\ti'O, ch e s i apr e la via, lacer·ando, nelln maS!>A clelia tumef11zione, pel' l o più frit1brle. Facendo ginu·e il dito a llo indentro della capsula della pt'ostata , si f!'antumano e si en llcleano i tum ori adenomatosi, che poi veng-ono est r·atti con una pinza da litot omit.l. Fatto ciò da un lato. si r ipet e la manovra ella par·te oppo:;La . Resta il lobo Uledio : per enuclea1·e le cui fot' mAzioni si fa giuocar·e il dito da un lato all'altro, operando dietr o la vescica, e sping:endo All'indr etro il tumore. E!':'portale in tal modo le ma&-se adenomatose, si ,::samina col dito se vi è qualche calcolo in v e~cica. L 'emo1Tagia, che St!mbra provvenit·e dalla m ucnsa si arresta tosto mercé irrif.(azio ni di acqua caldA so lata in vescica e nella fer rta. Si introduce dalla ferita in ve~cica un catetere molle di gomma (N. 3-l F.) e si ferma con un buon zalfo di gar·za, per procurar·e una sicura emostasi. I n questo momento allo sbocco della v escica , intorno all'u1·etra si potrebbe senti re una cavità corrispondente alle masse enucleale, separata appena dal r etto Ja una parete sottile; ma talvolta anche l'uretra r·esl a coinvolta nelle mosse adenoidi, che si esportarono," la nuova uretra viene fo r mata dalle pn· r eti della capsula me1·cé la r etrazi one cicatriziale. Solo in casi ecceziont>li sar à necP.ssar io fare una incisione nella r egi••ne ipogastrica, aprendo lo spazio del Retzius, allo scopo di spingere il tumore in ba,;so per melt~rlo a portata del dito escuvalOrtl, ma senza mai apt·il'e la vescrcA, a m eno che non si df' bba in pa•·i tempo esportare calcoli o tumori endo v escica! i. L 'oper ando deve essere prepH!'ato sornministrand ogli nei giorni precedeull 1'0perazione, calomelano, bibite abbondanti di a c• rua put'8, antisettici urinarii, lavature antisettiche (boric he) dulia vescica, d1eta di latte. I n cn~i et~cezionali, quando lA vescir n é molto spor ca, infel!.n, il Uryson !rh mollo r·accoma11dfl~O una ci ~tolom ra !<Opt'llf.iUbica preliminare, al solo scopo di dr enar e lo vescica. Trattamento consecutivo : è più importnnte, percl r ~ il decorso dei primi ~iorni decide della vita e dello mo r·te dell'opemto. Non é a tenwr·e l'!~morrn g-i a !"erondor·ia, se r~IIH!nulalo é ben fascialo. L o shock VA ll'Ailnlo coi m>'zzi comunr. Convie11e far mulure ogni due ore l o giaci tur·a dell'infermo pe1· :;eon'-(rurare In polmonite iposlatica; somministrare moll.a acrrua per bocca, onde rnant~;nere la ~ect·ezi o 11e m·ittar·in. Ogni fZrorno si pt·aticn la lavatura della ve!'\cica con acqua ::>or ola, e dopo due g iorni si medica la feritA e si r i fascia, facendo passar e una sonda retta dall'orifizio uretrale ul di solto ·del tubo pel'inealt>, se fu inciso qualche r estrin gi mento dei tratti anteriori dell'uretra. Dopo una settimana si può leva t•e definitivamente il tubo perineale, e si può permettere all'ammalato di alzarsi e sedet·si in una sedia.
DIO
RIVISTA CHIRURGICA
VeJ'!'O il Jecimo gio•·no si introduce in vP.scica una sonda curva (N . 30), l'ipelendo ciò duP. o ll"e vo lte alla seLt1mana fino a com pl eta c icatrizzazione d ella fel'ita perm eate, per evitare il coalilo delle pareti del condotto e l'occlusi on e dell"u1'!ol1·a nel proCP.sc:o di g-ranulazione. li ri:::ultHLo ch>i casi riferiti in dettagl io dall"autore si può ri assumere c<Jm ~ segue : Dieci opr1·ati, molli d<'i quali casi d ispera ti, lutti in vecclti. Due morti ; uno per infezio ne della feri ta sop ..apubiea, uno pe1' nefrite acutA, dieci g-ior ni Jopn l'oper azio ne. Due pazienti furo no obbligati a far uso del cateter e dopo l'operazione per vuotare i r esidui di urina, in vel'cica. ma entr am bi avevanu prima d<'lla optH'szione com pleta r·ite nzio ne di urina, ed OJ'a possono urinare. non !'.Ono moleslali da millo fl'e(!Uenle, e godono di uno stato lodev ol e. Uno, precedPntemente oper·a lo alla Bottini, "bhe una lacerazione del retto, c h e fu cucita, e, dop0 una operazio ne eli fistola r etto-vescicale, la funzione della v e>scica si rirni;;e com pletamente. Gli altri cinque ebbero una completa g uarig i one e non ri c hiP~eJ·o uso po!=:Lumo del catete1·e. E nola la dirtlcoltA de~li interventi sulla p rosta la, onde l'A. cosi coochiude: u Se mi è permesso di espl'imere l a mia opinione sulla prostatectomia pel'inenle, come l' ha ese~uita il Bryson devo l'iassumcr·ne i vanlaftgi nel seguen te m odo : t• M o1·tali1a relntivamente bnssa; 2" R t~ pidita e facil1t.A di enucleare la prostala; 3• Quanlita di emo rragia lnt::scur abile ; 4• Eccellente drenaggio della vescica, e probabilila di muntenere asciutta l a m edic.alura e il l ello del pazien te ; 5° Rapida convalescenza, potendo il malato lasciare il letto in diec1 giorni; 6• Completo ristor o dalle funzioni della vescica nella maggior par te dei r asi " · G. DELOGU.
HOR!':JJn: v - Sulle ferite 4a. pnnt& e d '&r m& d& fuoco del tor&oe. tra l/Jlatt f ii,r Ch ir., n . 10, 190i).
(Cen-
Dci 301 casi di lesioni del torace c he si osser varo no nel cor s:.o di d1ec i anni nPIIa c liruca clliruq~ica di Budapest, 153 e1·ano ferite_da p unta (delle quali i2 JwneLNHlli) e per arma da fuoco tra le quali erano penetranti 89. N el tra t· Lamento delle lesioni da punta non penetranti si seg ui il p1·ocesso di non dil atar e la ferita che nel Cll SO di infrenabile emorragia, né mai allargarla a scopo di disinfezione. Soltanto in ~O casi alla ferita non fu applicalA la sutura o in <'au;;u Jella sua piccolezza ed a cagione di esistente processo suppuratìvo. l n !) L Clisi fu applicata la sutu1·a, e c on ci ò si o ttenne nella proporzio ne di \-16,6 p. 100 la :,:ual'i!.{ion e per prima in un periodo di tem po da ~ a 10 g ior ni . Dl·lle 5!.1 fer i te é.l'arma dR fuoco del tor ace non penetrauli ùue eran o pr oJolll' da pallini da cacci a, le rimanenti da proi ettile di rivol tella. Di questi 59 fer iti morirono 3, uno per a neurisma dell'arteria succla,·ia. uno per aneur•i sma deliA nrleria A>Jcel lar e e.! un ter zo per i nvit1C1bile emorr-ag ia dal naso. Degli a ltri 5'; /!UA rìrono !'W IIZH inc:identi 55 col la sola m Pdirazinne occl n ~ivtt Solo una v olla St mnnif<';;lò suppn rl) ~i one d"l ~ ·Annl c della feri ta. In ogni caso il pr oi ettile YCone ullontanato, so lo fJUundo e!'.so pt·oJuceva distul'll i, quando la sua S t' l e era bene accet•lala e la sua l'i mozione non r icl 1iedeva un dil'l ìci le a tto opera ti v o.
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RIVISTA OHIRtilHHOA
Vll
Tra le 1:H ft>rile del tor ace JWnelranli, le lnsio1oi tiPI polmone costituir ono la più gra ve compl io·an:~.ll, a que-:te !'egui l'ono per frer1uenza l e h·sioni dei grossi vasi del cavo tnracico del cuOI'P e del pe1·icAr di0. Per· il trallamenln, guida Jll'i ncipllle l'n di cunsiderllrP l o ferit e da punta e (la l'uoco r ecenti, (jUEtlt fc•r·i te O"elliche. L 'apet·lur·a di'l cAnale òella ft·rilo a l'<:opo di dil'infezione s1 è riconosciutA nnclte p~"r lP le" i011i penetrnnti una o pe1·azione per lo 1neno supr rflua la qua:~te non fa c:l1e pr0lunga r e il procel'so di ;:ruar igione. Delle :38 ferite da punta pelli'LI'anti (esclm;e 4 lt>;;1oni del cuore, dei !-{r ossi · vnsi e del pericardio) nessuna ebbe esito letnle. I n :w casi fu applicata la sutura primaria con es1to di 2 1 gua r igioni per p1·ima tnlonzione. Delle 86 l'l·rito cl'ar·ma da fu0co penet1·anli (non contando 3 casi di lesi~>nP. del pericardin e del cuo 1·~ ) 11 ehber·o e~i to mortale. Tre d1 questi pazienti enfl'arono aJro;;pedale mol'ibontli: dt>g-li altri morir·o110 ll'e per sepsi. Il r e11to per e mona~ia. Tra i 7!) <'asi f'6!-!Uili da g uarigione, in quattro !<Oltanto si osserva· ' r ono complicanze (pneumonia, empiema e gangr~na dèlla peiiP). Da que~tn succinta r·asse;rna l'autor e cr ede pot er concliiuder e ·che i r isultati ollenuLi dalla cur·a aspettante nelle fer1 te del polmone non sono tanto cattivi e quelli ollenuti coll' i utcrvenlo chirurgico atti vo r.on sono tanto felici dd m dur·r·e il chirurgo a !'COsta r si dalle r egole anli<'lie. C. PR ETTI. II ANTF. e A s HII ti RST . - La perforas lone Intestinale
nell.a febbre ttfolde. -
(Zentralblatt .ftir Chir., n. 15, 1 90~). Allo scopo di pi'Oeurare un q11aàro el>allo della per·forazione int estinale, i ::>ucc1tali autori riunirooo e commentarono 36:2 stor ie cl in i che sop1•a casi che durante il cor so del t ifo pr·esentarono l'Indicazione della lapar·atomis. Secondo le statislichP, questa operazione venne pralieata 225 volLe (2,5~ p. JOO) sopra X88 casi d i tifo. La razza bianca sembrò es,;ere più disposta che la nera ed i maschi piu <'he l e femmine e i g iovaui più che i vecchi. L a maggior pa r te delle pel·fomzioni si manoft!staro no nelra seconda o nella l e1·ze ~· ettimaua d1 malattia; e I'JU&nto più era grave la malatlin, tanto più fac ilmente sopr avveniva la perfoi·azio ne. l ver mi, la t impanite, la formazione di trombi nei vasi mesenter ici po:::sono favor ire l'e!'plosione d••lla malattia e con1o> cau><e determiuanti possono agil't>; er rori dietetici. ùagni fr eddi, movimPnti reprntioi in l etto, pui'ganti dra stici. Per ri ~tuardo al l'anatomia patologica; l a necrosi delle placche iutestirHlli rammollite come pure la progredien le ulcel"azione fini r ono a completar e le u lceri e pr od Ul'l'e la perforaz1one. !l punto per forato ebbe la s ua !'P.de in faccia all'inserzione del mesrnterico, iu 1:~ •,o de1 cal'i essa perforazione stava 11ell'intestino tenue a 12 pollici di dil"lanuJ dell'inlestiu o ceco. So l'infezione durante l a malattia é costituitu soltnnto dal bacillo del t i fo, si formano in minOI' numero aderenze cho quanùo Lrattasi di un i nfezione m ista cvn stl'eptococc hi. Non esi::<l ono fenomeni del tulto sicur·i che annuncino lA per fo1'8zio1w. P ero se nel cor·so della seconda o ter za settimana di ti fo sopravvengr111o dolori vivi!'simi di COI'po, gi·flnde tensione del l'adliume, rito•n1.ione di urina. vomiti, !Jassa temperatura, acceleramento del pol so, r·espirozione costale, l'hoc k,
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ltlVISTA CHIRURGICA
si può ;:;ospellare sia avvenute lo perforazione. Dal punto di vista della diagnosi differenziale devesi r•iflettere che nella emorragia iuterna sogliono mancat·e i dolori e la tensione del ventre. Inoltr e è possibtle scambiar e questa mala ttia con una per·itonile, coll'appendicite. con una colica biliar·e. I n quanto al pronos tico 6 da t:otar si che 2G p. 10() degli operati guarirono. Il solo trattamento che qui si conven:.ra sta nella laparatomia. Questa opernzion~ va ei'eguita nella narcosi di etere, e il taglio devo esser e condollo a destr·a della linea m ediana atlraver·so ti muscolo retto. Neces;:;ita quindi una HCCtJrtlta ricer~a sull'intestino dal ceco verso ti tenue; sutur•a della soluzione di cont inuo dt!Irinteslioo senza ravvivat·e i mat·rdni della ferita. Fallo questo, \'a applicata una sutura da mater·assuio in dit·ezione longitudinale e sopr·a questa va ~)ppli cata la sulut·a aìla J.embert. Se la soluzione di continuo é tanto g-rande Ja nmJere impossibile la riunion e si vedr·à se t;onviene copr•ire quella soluziont~ coll'omento, quindi la t•esenziooe e susseguente sutura oppure la farmozione di un ano arlificiale. Dopo finita l'operazione si deve proceder e ad una abbondante lavalura del cavo addominale con una soluzione calda di cloruro sodico e poi si applica un sufficiente drenaj:!'gio di garza. La ferita viene rimpiccioma con alcun i punt1 di sutura. Nt!lle prime 24 ore, nessuna alimentazione per bocca, quindi acqua calda a cucchiai e soltanto dopo 3 o 4 giorni si conceda una alimentazione liquida. Devesi da ultimo sostenere l~ forze mediaule clisteri nutr ienti o con infusione venosa con soluzione cloruro-sodica. Dopo alcuni giorni si pu6 levare, con molta cautela, il drenaggio.
c. P Rt>TTI.
Sulla l.ohemla artUlolale. Studio sperimentale dell'astone della .oprarenloa •ut te•sutt orgaolol e del •uo lmplego nelle operazioni ohtrurglohe. - (Zentra!blatt .filr Chirurgie, n. 16, 1\:JO~).
MuLLER. -
Muller ha intrapresi sperimen ti con iniezioni di soprar~n ina idroclol'ica in soluzione sler·ile fisiologica al cloruro di sodio (1 p. 10000, fino 1 p. 10001 nella pelle, nelle mucose, nella muscolalura, come pure in or gani pareochimatosi fJUBii il fegato ed i reni, ed ha potuto con quelle e!>perienze constatare l'azione vaso-costr itttva di quel preparato. Per esso i l e!:'suli vengono cosi anemizzaU che incitlendoli non vi si manifesta emor·rag-ia se non nel caso che sia sta to ta;dialo fJUalche grosso vtlso sanguigno, ma anche questo dà meno sangue, ciò probabilmente in s~g uilo a penetrazione della soluzione di soprarcnina sino nelle muscolature delle sue pdr eti. Nelle nurnei'Ose r•esezioni di r~gato falle sopra animali in lutto il l t>rritorio nell'interno del quale er·a eseguito il t.aglio, furono falle iniezioni con un finissimo ago arrotondato (soluzione di 1 p. 1000); !"t;l il taglio poi nel lenitorio anemizzato era condoLlo in m oJo che in via cenlrrpela risultAva un'area anemizzata ma~giore che in via centrifu,gs, o~ni Pmorragill s'arrl'slava ed i maggiOl'i vasi incisi sanguinanti si lasciavllno facilm ente afTel'rar e perché i rnedesi mi nell'ar·ea anemizzata eranq visibili chial'arnente. La compr essione manuale impPdiva Oflni più for·le emorragia dai va:;i medesimi. Nessuno dei cani sper imentali m ori nè per emorragia dut•ante l 'oper&zione, tlè per emorragia secondaria; e nemmeno si osservò la necr·osi del tessuto epatico anemizzalo, ai margini della ferila di r esezione. E ssa ferita
RIVISTA CHiRURGICA
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1-[HAJ't\ a normnlu11•nte ~e il moncone ve n i ~a copo•rtn el al pet·itoneo Pure fu \'0J'evohnPulo UO<'Ors;;ero le e"llrpAzioni di porzioni del ft'g"Alo COntl' f1Ure )o esl it•paziOIII plll'litdl dr Ila ci rlil'l•lca col ''il'ino tessuto t>pn ticu ed anche le :<paccalut·e dei r"'ni. A no·lle al tre ope!·Azion i sui <'ani (r esez.ion1 d1 costole, e,.tu·paz1on1 el i ghiandoll· !:'ahvuli, la rin ~~l'lo mle, ecc.) riu:;cir ouo bene coll'iniellor e A $ll'eli 111 solutione di s;;oprArPninll pr1m11 rwll11 pelie e nel Le"!>ulo cellulare '-Ollocutarwo, quind1 nello mu-<l~nlnture e <'O!<i VIli di St>;!Uito e iWilonto che !<l tn~hH~:>o scmprC' n elh~ a1·ce anPmlt.Z8l•' e veni'<«er o prima lt·gati i \'asi piir ~ro'-~ooi, l'oper11Z1one l'i com piPV!l <;f'JlZH t!IIIOI'I'IlZia. Non SI os;;ervarono mai f»nomeni d'avvP)euamen to. La soprarPIIIIIII !lopp•lr la rtuanlo si \'UOle a luugo la sle1·1lizzazione pt>r mo·zzo del calor r. E>~«a i'l'irnpi•·g-a col mi !!hor succel'so in ~olu1.iono E•rPpA I'Rla di r e•;en te in ac•1ua snlnlA fìl"iolog1ca e precisamente nella pl'opor·zione di J p. 10000 fino a l p. ;1IWifl per i te,suti meno vascola ri7.ZRti, e i n cnncon trazionP- ptù (<ll'le rh l p. 2111l0 ~i1 10 8•1 l p. 10110 negli org-ani part·n~himalo,.;i. L'anemizzaz1one, a lopm'tllulo la sol uzione più Rlllln!!Rln si ottit>ne dopo Unt> o due minuti, colle soluziOni piit conce11trAle si ottiene subito o al più tardi in capo a 30 secondi. Muller consig lia rhe IIO!!Ii adulti si inietti non più che dicci cc n limetri cubici di un11 soluzione All' l p. 100 la quale quantilit egli cr•etlo S•t fficiente e cllmpletamenle dflcace. È ancor a do osservarsi c!lc la sopr·or·enina, in soluzione dj t pr r 20000 o di 1 p . .10000 in iettalo nel miocat··ll) (l cc) eccita l'attivi là fum.iqnale di quel v i~'<cere q111ndi si suppone con qualchtl t'a ~ione eh•> eo::sa possa essere di qualche uLilitù contro la s incope per par·al tsi del cuor·o. C. PRBTTI. B ERT El.SMANN.- L'Infezione gener&le nelle malattie ohlrargtohe tofetttv e .
-
(Zentralblact f !!r Ch tr., n. 2!1, 1 90-~).
Ci riferi~ce Berlt>lsmann nel suo lavor o il risulloto di ri cer che baller·iologlche da f'SSO comrJUte n ell'ospedale S. Giol'gio di Ambur~to nedi ulllmi dieci anni sopra qua«i Lulli i casi di malattie chirUJ·giche mfetlive (260 indagim emaloloKiChe sopra :!30 pazienti). T ali risultati danno prena conferma a quelli già ollenuti in un'altra l'erie di ricerche e j:tié rit'ertti al congresso chiru1·gico del 1902. Siccome u no ll!lrlo dei C8"i e~a minati si r iconobbe poi dtpendente da affezioni interne, come tuber colo!>i, polmonite ed altr e, cosi r esl el'ebbero utili zzabili soli l !i~ casi tra tatti quelli della r t-'lazioue dei IJU8li, come è dimostr alo da una labolla, 48 forniscono sullo ;;Lato del sanguo dal1 positivi, 106 negativi, 115 g uarii'OIIO e ~!l soc,•ouzbc llero. Dei 48 malull con r·epcl'lO del sangue positivo :!8 = 58 p. 100 g uartrono. È di qul:llche i nt<'r es«e il notar e a quali forme m01·boso si l'lf'•'ri-<<'OIIO i casi positivi od A qunl i nlli'P. 1 negativi. Nellu linfom:tt e, m•lln l'i'<ipolfl, nella pe1·itoni te pPr I'Pgola non Cl'tl visibile AIC1111 ballt'l'l(l 111'1 !"llllglle, pr r CrJI ILrO es~ i SI li'OVRilO oiJbAI'ltliiZl! f')IQ<;!;Q IIPi !lt> ulUIII dol i·· gunine l cndinee, u ell'acula osl eomtelile e nelle suppurazioni Ul'licolari. Adunque in 11118 all'eziotm appnrenlcmenle locale lrovasi ~pes,..o Il ;;an~ue in•ju inaln di lmttol·i i monll'e qu•·l'ti mancuno nella \'Ora sctticoemiA. La spit•gazionr di questo l'Il l lo é du ricer cur si n clln for zn bo tlC1·icida d l• l ~angue vivente cd m movimenti) il quale pare capHce d1 annienlore i batteri, ma che deve es"ere anche carico di v ...lenose tossine batter iche. L o !>lato settico ~en et·ale ad onta dei maucanti batlet'i si deve qualifica1'e per tossicoemia e noo pet• bacter 1em ia eù appunto la toxinemia è quella che conduce a m orte. 53 -
Giornale mecliro.
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RIVISTA OHffiURGlCA
Un aumento di bnlt•!ri settici nel sangue vivente uon è da ammetler si, per contro può ror~anismo in una certa misura venire occupato da batter i quande solto certe condizion i la t'Psist.,nz~ oo·g-a nica é l!•oppo debole, i germi son o mollo virulenti oppure quAndo quf'~Li s'annidano in punti diver•.• i (endocardio, ecc.). lnter e5:!'8 o r·a veder e a 'JUali specie appartengono i batteri trova ti nel san gue. Furono tr ovati str eptococch t in ~R casi , lo gtafìlococco aureo in 13 e&!"i, in 2 casi lo l"l afilncocco bianco ed un a infezione mista, ed una volla st riscontrò pneumococco, antrace e batter·ium coli. T ra i casi di ~tt·eptococco guarirono 19 quinJi il 6R p. 100. tr•a quelli d i stafil ococco guar irono 4 c ioè solo il 30 p. 100. I l reperto ballP.ri co d!'!l sA ~r gue avrebbe unA certa importanza per l ' indicalione dell'amput azione. L'autore pet•ò è d'opinione che si debba anda'r molto cauti ad accettare il reper to del sangue come segno indicante l'amputazion<•. P er· regola, secondo in segna Ber·gmann, saranno le condizioni delle estremità quelle ehe ci suggerirAnno l'amputazione oppure l'astensione. Anch e per la terapia col siero avr ebbe i mportanza il r eperto del ~an guP pnr ri so !vere la questione se in dali casi ci tr·oviamo di fi'Onte ad una tossin emia, ad uoa bacteriemia oppur e contem poran eamente a tulle e due 'codeste all'e· zinni. Le i podec·rnoehs i di acqua sRiata nei peritoni rici, quando una grande qnao· lità di batteri d reo la nel lor o Rttngue a~otirebbero comediluenti del sangue e quindi ne indebolirebber o la forza battericirla; per ò il Bertel smsnn, quando il raper to del sang ue è negativo dopo la lapAt'atomia nella perilontte inietta nelle ven~ da tre a quAttro htri d'a~qua salata e ~o n r isul tati van laggio~i. C. PRETTr RIESP.. - Le1lonld'arma da faooo del bano ventre lntereuantllo stom.aoo ,
11 fegato , l nervi e la milza -
oontrlbuto alla sutura del fegato. -
(CenLralblatt. jilr Chir ., n. 27, 190't).
Al con,:zTesso 33° della soci età cllirut•gica tedesca l enutosi dal 6 al 9 apr ile 1904
il pr·of. Riese presentò un intereso::ante r..aso eli ferite multiple del ventre in un individuo eli 22 anni il quale nel 2 ~i u gno 1003 ::;i er a esploso al v entre un col po di l'ivoltella di 7 mm. e che 3 or e dopo i l fallo fu operato dallo stesso prof. Hie;;e il fJIIRie descriv(' cosi la fer·ita : Il lobo siuistro del feg11to in tutto il suo spessor e era perfor ato, l o stomaco i n pro<::simità del car di a erA ferito nrdle sue pareti an teriore e posteriore. Inoltre esisteva una ferila del diaframma senza lesione della pleur a ed un foro alla faccia posterior·e del per itoneo un centimetro al di sopra dell'ar tet•ia splenica; da quel for o "~or~ava san~ue in g rande quantità e perciò fu provvisoriamente tamponato. Dopo fatte le opportune cm·e con sutura alle suaccennate f erite, si estrasse il proiettile tr a r H• e 12• costola; quest'ul 1ima fu r isecata con m etodo sottoperio!'lteo e fu messo allo scoperto il ren e. Questo era di viso in due parti dal proiettile in dir ezione long itudinale. Venne rimo<sso il tampone che er a stato messo nel foro alla pst•ete poslel'iore del peritoneo e venne tamponato lo spazio interno al rene ed il r ene stesso, Quindi si chiuse la fer·ita operatoria con sutura lasciando CfUtJiche lacuna per il pussog~io di un tampone al dinnanzi sulla sutura del fegato e dell'altr·o tampone poster iore per il r ene. Ftno all' 11° giorno benessere generale, q uindi febbre che fu pr ovocata da U!l f!ccess ;~ subfrenico a sini str a. L'asces"O fu aperto q uattr o seltimane ÙOi>O la prima operazi one, con r esez10ne dell' e 9• costola. Dopo evacuato il pu;; che erasi raccolto t ra lo stomaco, la milza e il diaframma, venne emorragia
s•
RIVISTA CHIRURGI CA
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dalla milza la quale aveva una ferila in forma di st~lla e piena di masse fibrinose. t...a emorragia de lla milza, evidentemente pt"Odolla ria i proiettile e che in orrgine non era s tata conosciuta, fu domata col ta mponamento. D'allora in poi il paz rente andò gradatamente miglrora ndo finché al 19 ottobre '1!)03 fu licenziato J!uarito. Questo ca;;;o , !'eCOI IdO l'autore, proverebbe una volla di più che la cura chirur~ica soller·ita ed attiva ne lle fe rile del ventr·e dà migliori risultati. Nella conclusione della s ua lettura il pro f. Riese chiama l'attenzione dei pr esenti s ui rnetodi di emo!'tasia dello fe rile del fegato. Egli raccomanda per p1·incipio la s utut·a del fe~a to co1r punti da materassaio di ca tg ut, sopra la qual t> s utura per pt·oteggere la ferita dall' infezione va a pplicala una striscia di garza che deve essere pt·olungala l'uor•i dalla fe rila. Soltanto nelle es tese lacerazioni del fegato po trebbe esser e più oppor·tuno, in certe condizioni, il tamponnmento dd fegato per·clrP e!'so si e~eguisce piu presto c ue la s ul ura e cosi l'emorr·agia si vince piil ra pidt~m en te, b~nch è in modo non del tulto sicuro. C. PRETTI. KtNNAMAN . -
lUoerche spertme ntalt sulla temperatura nello sl\ook . -
(Cen.tralblalt. filr Ch ir., n. 10, 190}).
Avendo avuto l'occasione di osservare molti e diversi casi di mforlunl sulle fer·r ovie, Kinnoman verme nella pe rs uasione che lo s hock nerla sua forma grave s i manifesti, quando i ferit i per un certo tempo furono lasciati a g iacere all'aperto snl ter·reno, c che all'incontro lo shock assume una forma JegwJra quando i feriti s i son potuti tra ~porLa re subito a letto e coprire con panni caldi. Da questa Ol<servazione. in perfetl() accordo con quelle f!ille da altri, l'autore conchiude che l'abbassamento di temperatur'!l. ha una parte importante nella patogenesi della malclrtia in ques tione. A confermar·e s perrme nla lmenle questo s ua tesi, eg li provocò artificialmente nei cani lo shock metlenùone allo scoperto, colla lapat·atomia i viscel'i e !asciandoli e sposti all'ar·ia, pr·eodendo in pari tempo la tempe ratura al retlo ed annotando chimogrll.ficamenle la pressione sanl-!uigna non che la fr~>quenzd del r espiro. In una seconda serie di sperimenti egli portò i cani dopo di aver messo allo scoperto i visceri, in un baf.'OO caldo di soluzione tisiolog ica al cloruro d1 s odio, la cui temper·atura oltrepassava di 5' quella del corpo. In un terzo sperimento egli provocò dappr ima mediante maneggi sui visceri lo shock e pose poi gli animali nel bagno salato caldo. Mentre negli animali dei primi due esperimenti la temperatura, la pressione arteriosa e la fr·e11uenza del respiro si abbassavano, e più gr·avemente in qu<>i cani che non er·ano stati mes!'i ne l ba(.!no salato caldo, invece la temperatura, la pressione ed il respiro si rialzavano quando negli animali (let·zo spel'imenlo) s i provocava co lle manipolAzioni s ui visceri lo s hock a forma grave ma poi <[IIP.~li erano por·tati nel bagno salato caldo. Siccome in quegli animt~li che in se~uito allo shock artilìciale soccornbevano, la temperatura, la pressione e J il res prro si noluvano e normemente arlievolili , l'autor e viene alla conclus ione che a ppunto nell'aflìe volimeuto Ji quest1 tr·e componenti d~bbasi riconoscere la causa preci pua dell'esito leta le per shock. U ltel'iori conclusioni t•·a tte da q11esti sper·imenti relativi allo s hock sarebbero: J0 Un notevole abbassamento di temperatura dd corpo ha per etl'elto una diminuzione della pr es,;io11e sang uigna e del rP.s piro.
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RIVISTA CHIRURGICA
2° Se si arresta la diminuzione della temperatura si impedisce anche la diminuzione della pressione arteriosa e del r espiro. 3° Li n aumento di temperatura ha per eiTelto di rialzare anche la pr essione santruigna ed il r e!:!piro. 4° Dei tre fatlot'i ora nominati il più impol'tante riguardo la manifestazione dello shock è lo stato termico del corpo. · C. PRETTI.
Reperto raro nell'operazione r&dicale dell'ernia lngulnale. (Zenlralblatt Jiir Chirurgie, n. 32, 11)04).
GDt.KE. -
L'autore descr fve da prima un caso di l'ape rto del l'inte~ tino cieco nel sacco et•niario, caratter·izzllto dal fatto, che, all'apertura del sacco e degli involucri testicolari, fu aperta una g rossa ca vita saniosa. silut~ta accanto al cieco e limitata all'esterno riai cieco stesso ed all'interno dal peritoneo erniario tutto tappezzato di pus. Nell'intes tino ciecale fu rinvenuto un foro, ampio qu~n to un marco circa, altraver"o il quale se ne poteva osseJ'vare il lume Nella cavit.a ascessual~ poi si trovò una spina di pesce produttrice della perforazione. Fra ~li altri casi, enumerati da Gi'tlke, ve ne sono tre ancora interessanti per il contenuto del sacco erniario. Egli trovò due volte su p!irecchie migliaia eli casi il pt•oces!"O vermiforme che costituiva il contenuto del sacco, ed una tet·za volta riscontt'ò un diverticolo vescicale. FuNAIOLI.
Lealonl per arml da tuooo del midollo aplnale. - (Comunicazione· al Congresso chirurgico tedesco. Berlino, 1904).
WrLDB. -
'Vilde presenta un fanciullo di 1~ anni, operato da Braun, il quale aveva ricevuto, il 27 aprile 190~, sul do•·so un colpo d'arma da fuoco a ll'altezza d"'lla 5" e 6" vertebra dorsale. Ne nacque una pat·alisi delle eslremita inferiori, la perdita dei rillessi del tendine di Achille, della rotula, ecc.; di più insorse anche una paralisi vescicale e retlale. Fo falla la lamineclomia 37 gioJ·oi dopo la lesione ripot•lata, pre via radiografia del segmento dorsale ofl'eso, che rivelò la presenza del proiettile nella cavità della 6" vertebra del p ello. Dìeci giorni dopo l'atto opet·ativo ritornò il riflesso patellare destro, sedici giorni dopo ricomparve gradualmente il sini;;tro, indi si rimani!'es tò, poco a poco, la moLillta negli a rti inferiori ed il rP.ltO e la vescica riacquistarono la lot·o funzionalità. FUNAIOLI. N"sT-KoLll. - ContrlbutG alla ohtrurgla del oervello. al Cong re.~so chirurgico tecJe.~co. Berlino, 1904-).
(Comunictuione
L'aulot•e cita tre essi di epilr ssia corticale . ope rati da Neumann. a) un uambino di 9 anni, colpit•> da convulsioni, 4 anni dopo una cadul<t sull'occipite c infine da parali" i del bJ'accio e del piede sioi ~ tro. Fu falla la trapanuzione, ehe permise di estirpare 5 cisti, gt·andi quanto u:Ja noce avellana e risiedenti s ui giri centrali destri. Tomponamenlo della fet'ila e morte per menin p-ite. L'autopsia r1velò idr·ocefalo interno; b) fanciullo di 12 anni: in e&so le convulsioni s i manifestarono qualcbc mese dopo la nascit.n, e dal 10° anno si fecero più frequenti ed intense. Cominciavano colla tors ione rlel capo e colla deviazione oculat·e a destra. La trapa-
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nazione t'PC'.P. co n :-:taf~t·e l o ~fAto not·male t!Plla dura mad r e e rlr lla suner fìr ie cer ebr ale, e t'PS" po..sihile l'c>:cissione del Ct>nlr o dei ntnvimenl i dt:.lla tPsl a, t·icet·cato a mezzo delln cn tTPllll" l'!ettri<-a. P··r6 ~l i accPssi r ilot'n<H'ClltO dnpn ") ntC!"i dnll'atto opt>r ulivo. LJopo u"a seconda <•pet·azione ed una piu este:-:n di!'Lruz10ne del centr o s;utHlUtninato, l e convulsion i scompnt'V••ro in modo deliniti vo; c) indi viduo di :!l anni. QuPsli aveYa l'i c~v u lo un col po l' li In Lesta e dopo un anno fu pre~o .tu convul ~'<io ni, cl te ~ i tn Antt'est.ut·ono dA ]'l'tma alla I!Smha sinistra e poi al b r·t~cct o co r risponde'ltt>. A l la tt•apunazi one ru CJ!"servnla una r isli gro!'ò~a contt• una cilie.!!iA, ri,.icdenle ~ u la dura m nclr e destra, pmpt io in cor-rispnndeuza dt>l centr·o dPi movimeu ti dei mu~col i <h·l bracc·io e deii'H r lo infuriot·e. La pt·unn uper·azione non diede buon efl'etto; ne occor se una seconùu, che per•rnise un'eslirl'azione completa Julla cisti. L e convulsioni cPs>'at·ono. F UNAIOLI. HRU NN ~:R..- Fattl ollnlol e •perlmentall •ulle dlfferenze dJ attlvltà patoge-
nloa del contenuto lnte•tlnale dt fronte al perttoneo. - (Centr alb/(ILl .f'iir Clt ir., n. ?.7, I!JtJ4) l n conlitwa-z.•one dei !'\uoi studi ,:opra la pel'itonite da perforazione e special mente d·~ l le ~ uc ri cerche cliniche e sperim ental i, sopra la periton ite causala dfll le mal<'rie contenute nello stomaco, Bt·unner ci comunica osset·vazioni cliniche sopra la perfor azione intestinale 1'd in rapporto o f"jnesta le ri clter che :::per uncululi l<Opr·a la forza polol-(eni<.:a del contenuto intestinale solto dive1•se co~ ndizioni. E)!li ril<pOnufl alla dimanfla: snnovi dtl1'er·cnze in t•elazione alla pato~<' rr ità del con tenuto iul<!:-;l inale nelle vari e sezioni dell'intestino sano ? Egli a tale scopo tratto dnpprtlTIR della dill'er enzo di for·za patogPnica tt·a il contenuto dell' i ntustino crasso e qu(•l lo del tenue, asspgnando unR no n piC'('Oia int1uenz11 a cer·li fa l.lor·i alli a modificare questa fon~11 (uumc vat·iel.à di consi;;l enza ecc.). FallOl'i che favoriscono l a pr opngazione della rnut er·ia infettiva e r endono l a pP-rf'or ttzione dell' in te~lino tenue più pericolosa di quella del crasso. Riguar do 11lla difTet·enza f!unlitativa del contenuto del tenue e da osservar!'.i che la quantrlà dei m icr obi c re~ce di mano in mano che si avvicina al ceco. Se•'Ondo atfermA K IH<.:ki d<!vono esister e difTer P.nze di virulenza nelle diver~e !"f.'Ziont delt' rnto~tino tenue. Allo scopo di sperimentare la patogenifa del cont e nuto intestinal e Brunner ft:Jce nur'!le ro~e inocul!lzioni sul peritoueo di conigli d i malet·ia le rica"ato da fì!".Lole intestinali. I n queste sper ienze !:'i dimostr·o che le dosi di '14 di cc . non sempre prod ucevano perilonile mortale, ma che se queste dosi si portavano ad 1 cc. esse senza eccezione CHUsa vano la m ot•te sia che il contenuto fosse r·icavato dal d igiuno o dall' ileo; r it-ullamlo cosi evidentemente la lor o maggiore virulenza in confr·onto del contenuto gastrico. l n sel-(uilo l'autore pt•ese in esame le difi't~renze di p9logenilù del contenuto intes tinale in condizioni patologiche che siano capaci di pr·od urre la perforazione ; la pet·forazion e traumati ca, la perforazione da ulceri tifose, la rerfot·azio ne nell' ileo e nell'appendicite. Egli sperimentò da. ultimo anche i l contenuto del t enue nelle ernie gang-renose incarcerate trasportando il medesimo sul peritoneo dei conigli. Sperimentando nelle suaccen nate condi zioni patologiche il concetto della palogenita é di mollo influenzato da nuo vi. fattori, quali p. e. l a l ocale e generale predisposizione dell'individuo. C. PRETTI.
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RIVISTA DI 'rERAPEUTICA 1. B t• RN ET GIACOMO. 2. Lo STEsso. -
L'lttlolo nella oura delle ma.lattle polmo~rl.
La terapia del composti d' Utlolo con apecl&le rig uardo
all'lttloformlo e all' lttlargano. Wis.~ensclw,fte.n, n. 3G, 3 settem p1·e
(Centralblalt .fiir die meclicinischrn 190i).
1. ~1 entl·e l' uso ester·no dei composti d'itliolo é generalmente ditfuso, il s uo 1mpi1•;:;o interno al con trario nelle malallie polmonari ed analo~Zhe é a!<sai limitato. l risul tati finora ottenuti non furono m olto incoraggianti. evidentemeutP J.>Cr clu'l le dosi erano tt•oppo piccole, lu durata della cura fu tr oppo CO I' la e la forma di'Ila prepu1·azione non adatta. L'autol'e invece, che si é occupato dell'illiolo sotto tutti g li aspetti, ottenne col suo m etodo par t1colare oltimi risullati nella tuber colosi polmonare, nelle bt•onchieltasie, nella !bronchi te acuta e cr onica e nei processi cronici fìbrosi. Furono sottoposti a cura 13 casi di tubercol osi polmonare; uue dei quali furono scartati, per·ché molto avanzati. N1•1 rimanenti si trattò di uomini e donne da. 18-JO anni, i quali tu tti emettevano numer osi bacilli tubercolosi con l'escreato; le condizioni igieniche non erano completamente buone, alt1·i r1medi non eran o stati usati. Dopo sei m~~"i di c ura, la tosse diminu·1, l'espettorazione diven ne più facile, i suuot•i notlurni cessarono, cun l'esam e fi sico si notò consider evole miglior amento, il peso del corpo aumentò notevolmente. Secondo l' autore, l' it t10lo noli deve esser'e constderalo Cfuale rimP.dio specifico, ma solamente quale eccellente l'imed o curativo, specialmente nei sanator i. A ssai manifesto fu il 111iglioramento in due casi di br onchietlasia. Anche nei pr ocessi fibrosi, e nei catar ri bronchiali acuti e cronici la cura con l'illiolo dette buo ni risultati. Il rim edio fu somministrato in cap!<ule, contenenti ciascuna 4 grani d'ittiolo, in principio quattro volte al ~iorno :l capsule, in !lppr esso fJUSttro volte al giorno 5 capsule, cioé 80 f.(rani d' iltiolo al ~iorno. Seri distut·bi da pat·te del canale gastr o-intestina le non furono osservati. L'azione del rimedro si manifesta pri miet·amente pel suo poter e battericida su i bacilli tuber·colosi e su altri micror~anism i, per la sua influenza su i p1·ocessi intìammalivi locali e finalmente pel miglior·amento dello stato di nutriziolle. 2. L 'itliolo può r.ombinarsi con diverse sostanze ; fra le molteplici combi nazioni primeggiano l'ittiofol'mio e !'illiargano. L 'i Ltioformio, una combinazione dell'1ttiolo con la formald~ide, è una polver e amot>fa, ner o- brunastra, inodora ed ins1pida; esso è inl"olubile nell'acqua, nell'alcool e nella glicel'ioo l n soluzioni alcaline diluile si separa nei suoi d ue componenti in ittiol o e formaldeide. L 'ittiofMmio ò da considerarsi q uale appena velenoso e può pet•ciò cs~e re somministra to anche iot~rnamenle sonza pericolo. L e sue indicazioni sono m ol· teplici. I nternam ente fu spm ministrato nelle malattie int.estinali, n elle diarrPe esti ve e si mili ed agi q uale bene indicato astringente ed antisettico; r egolar· m ente furono prescrille piccoli dosi, 10 a 15 g rani, dosi maggiori non sono necessarie e cagionano talor a a1·sure della gola e simili. Esternamente é quas1
RIVISTA DJ TEB APEUTlù A
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e
tli azione sicur a nellP ulcer i delle gam be, i n cui usato da solo o mescol ato con ac1do borico; mollo ellicece è pur e sotto ror ma di unguento si no al cmqu per cento nelle più var iate speeie di m alattie cutanee ed in forma di gar za il tiofnr mica. L'ittiar gl\no, il c:ale d'ar·gento d<>ll' i ttiolo, è pure una polver e ner o·bt•una, amor fa, inodora e l in~ipida, quasi innocua, che contiene cir ca il 2!) per ce n l o di urgento. Si scioglie nell'ncqua, nell'alcool diluilo e i n glicerina, le soluz1oni !'ono in principio !nnpide, ma di vengono in appre!'so, specialmente per l'azione della luce, oscur o. L a sua applicazione è specialmente esterna. 1\1 ollo utile ò solto fo1·ma d'iniezione nella g .. no1·rea, bisogna solamente evitare le fo r li so· lu~ioni, che l'at·ilmenlr cagionano i r l'itazwni. ~ella pratica ~iu••c nlojrica ò U!'lllo, l'ome pu1·e l'ill 10io, in ~=;oluz•one con la glicerina al IO p. 1\lO nPI /fuor al/Ju.~, nell'entlomelriti.~. ecc. Sottn lo t•ma di unguenti, in propor·lioni deboli () fo r ti, .~ m ollo u~ato i n dermulolo..:•u; in l'orma d'ungueuto ecl iu l!Oi uzioni deboli t' r i u-;cilo pul'l' ofricAce 1n div• ·r~t· malatl•e de!.l'li occhi. L'iLliargauo i ntet·narn en te è ~Ialo linOI'A i >Ot•r) U"-!1Lt)1 tuttavia "-Otnbra utde uei iP odeet·azioni inle~ li ro ftl i , netl n di~sentet·iu c "imili. l"ma lm ~nle esso ha trovato pur~ num•'I'O-ie arplicAzion i n~l ln te t·upio v~:t•· ri naritL C. SFoRzA .
L 'uao del aaltollato dl aodlo nella cura della polmontte. - (Centralblrttlfii.r tlie mcdicin.ischen TVt.~seMchajten, u. 17, 190i).
A . F rHNI\ l'A vL.on. -
l ncora~~iuto dR un lavoro di Sobt·in .~. 1'.\ . cut·o l11ll1 i casi di polmonilt>, elle ;.(li si pr'O!'t'nturouo col :::alitilalo .li :sodio. I n totale l;l tra tte'! di ~:> ca~i ili di\'P rsi~sunn età; il paz1ente p1ù f!iovane fu un fanciullo d1 soli 2:! giorni, il p111 v~ccll io una donna th {iO anni. Ad ecce zione del !<uddelto fan ciullo, guariJ•ono tu tu i paz1ent1; fl'a essi si ebberiJ nutnt>r·osi, Erra' 1ssirui malnti, come u11 fauciullo d1 1:1 mesi con temperatut·e super iori a 41' C, uua, donna con polmonite doppia e disturbi cardiACI . c1anosi, ecc. L a !'omminil>tr nzioue tlel Stlltcilalo tli !>OÙIO non ru falla e!'atlamente nel modo indicato da Scur in:r, puichè men tre que li dava 8- 10 gt·ani del r1medio o~ni due or e, l'autore ne pre· scris~e 1~. ~rani, ogni qutnlro ore, u nitam ente aJ una mescolanza di v er alro verde e di oco1nto, Lalora pure ron piccole dos1 di er oina e codeina. L 'A. altri· buisce i buoni risullali all'u~o del salitilato e raccomanda pot·cio tale Lr al t.arn~;~nlo cum o;; il più atlaUo. SI'ORZA.
AdreoaUoa oontro l'e morragia luteatloale nel tifo. tral&latl Jù. r d1e medicini.~cllen. Wtsse'!-sch(T,I{en., n. 20, 1!11H).
GH~t·:SE H. -
(Cen.
I n un CO'IO di pro ru~is~ i ma emorragia i nleslinole i n u n ti fo com plical o che ,•ol pi una sig1 o01'n eli anni, ollt>nne l'A. oltim o ri~:ml lalo con una solu7.ione di clor idr ato di sdl'f'nal iua (1 p•·r 1()00). Egli adoperò tale r i medw dopo avf'r letto d aP La ngo di Badcn -Buden con l'adr enalina fr enò le emoragul polmonar i di 1111 1isico e ne ottenne spo>~~o van ta~gio anche nel le llletr ot·r·agie. A ll'infer mo ru sou1ministr ata In soluzione originale di clor !dr ato d1 adrenalina di Par ke, Davi::> l;l C, nella Ù•Jse di 30 gocce ogni lre o t·e in poca sol uzione fisiologica di clor·ur o di sodio. Il r imedio fu benissimo tollerato e non produ!:se complicazioni secondArie. L'emor ragia gra vissima, che aveva resistito all'uso del ghiaccio, dell'oppio, del bismuto i n gr andi dosi ed alle i niezion t di e1·gotina,
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RIVIS'I'A DI TECSICA E SERVIZIO MEDICO MILJTA.RE
ce!"sil complelamenle ,Jopo l'u;;o dell'adrenalina. Non si conosce com e ahisca i l cloridr ato di adrenalina. Probabilmente in seguito ad ecci tuzione periferi ca dei nervi vaso-mot.ol'i essa p roduce conti'Rzion e at·teriosa <ed aumento dcllu pt·L·ssione sangui gna, opput·e 8!-!isce sui n ervi vaso-mo tori da causa centt·ale per eccitazione delle Ot·tglni del vago. Con la c-essazione dell'e morra~ili intestinale dimiuuì, come il pitl delle Yolte si verifica, !"intensità dell'infezione tifQ.."'a, co;;icché il malato elle er a diveuuto slm or dinal'iamente anemico, !PotAmente mi gliorò e g-ua rì. ScbbcnCJ l'A. dn ques1a unit:a o;;serva zione non concluda che l"azione dell'estratto d i Cflpsule sopt·arr·enali ;;ia col:'ltlnle e sicut·a contro le emorrAggie intestinali, tuttavia egli ha dimostt•uto la innocui til. per uso interno, del soprain dicalo rimeJio nella cura del tifo. SFoRzA.
A. LEI IliiOLZ. - Clta.rtna., nuovo rimedio contro la gotta. - (Centralblatt fil t• die medicinischen Wissef!schajcen, n . 2 1, ID04). La cilal'ina si ottiene fa reudo at:ir·e lo formaldeide !:!UI c i trato di sod io; è una polver e bianca cri slailina, ll:wlmenle solubile nell'acqua; il sapore della soluzione rammenta quello della limonata c1lrica. L'A. sperimentò il r i m èd1o 111 dodici casi di ~ZOLla ed ebbe soltanto una volla uu insuccesso in un vecchio gottoso coo nel"rite cronica; in lutti gli altri cas1 l'esito fu ottimo. Gli accdS!'I decorsero più pr esto del consuelo, i tlol ori e le tum ef~:~zioni ces~arono, l"lnler·o quadr o morboso fu meno g ra ve. L a cilori na però deve essel'c aùopetata a tempo, cioè al primo indizio di un accesso, e non deve esset·e somminl· str·ala io dosi ll·oppo p1ccolc. P: el m1glio r m odo corl'ispondono le dosi d 1 2 ~t·atmni , sa l..ndo nei pr•imi lo!ÌOrni a 4 e fino ad 8 g rammi di c itarina, nei successivi se ue sommiuistt•auo 2-:l gramnli. Il pr·ezzo del l'imedio è minimo. SFORZA.
RIVI~TA DI TECNICA E ~ERYJliO MEDICO MILITARE medico pt•incipole di J• classP, profes;;.:>r e a Val de·Gràce. - Servlzlo sanitario dell'esercito russo. - (.4 r ch ir;es de m edecine et de pharmocie
A:-~TONY ,
militctire.~,
n 2, février). (Conli1uwzi"ne e fine V. fascicolo tr. tt).
III. Servizio sanitario in guerra.
:-Ielle armale mobilitate il ser vizio san itario funziona, come gli altt·i ser vizi ammimslralivi, sotto l'autor1Là immediata del sotto-capo di stato maggiore generale, il ~en erale c• di g i ornata " · La dicotomia, di cui abbiamo par lato, è conservata n ella. organizzazione di lale set•vizio; anzi viene ancora complicata per l'intervento di un terzo fattore.
IllVJS'I'A D I 'rf:CXICA E ::<KR\'IZl O ;\l EDI CO 1\Ul.ITAHE
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.\llo!'fJIIIlndo •' dil'hiar·aln la ~ttt•rra, il gPnerale di !<erviz.io o eli ~iornaln, rn , i to l'i'-pC'ltor·t> dt•!{h o!<pt>dHii a fArl!li un pro~ello !<ornmar·io di o r·~an i7.'l.A zinne, prt>ndcrulo i ner·e-<Htri Accordi col medtco i"pellorl' cllpn, ,. rnll'in!Pndenl t> ~t· rwrnll' d'Arrn rta. A pprovato il pmg••llo , vren r t•!<li' uito Ad o;.:nuuo d··i tre llCt'enn>~ll funZIOIIIll'i, JH'I' lt• con'<Pguenli dispo«rz.ionr. L'r,.pt•llor·t' tlf'~li n!lpt>dali tla cam po i', d'urtlinar rn, un ufTkiale g••nrrnle, rmt può e.;<:crt> !<Oslilualo dn 1111 fn az.iollario cono:;l'iuto per l? «ua ro111petenza i11 nwlt>rin !>Unator ta . E :!li •l t!>pone rtr~li uflieiali dP<>liaMli a dit'r!!ere gli ospl'dnli. di lnllo il pt>r· !<onnlt• dt ommnti-.tr·Az.aone, t> del materiRII'. :\ lui spt>lla allt><>lire e di.,tr·ihuiro l e umltulnnzo c ,:rli " "IH'dnli . ~<flCt> tlfiO il bisogno; egli dt•,·e dare l e rwrrn c pel lt'H!<pnrln e S,!!Onthor " dei ft>r·i ti. E' nulorizi'olo di \nler sr rl r lla f•H'Za pubblica per ~anrnti re la sic url'zza dei ronvogti e d e~li O!"flO•IAii, pt>l' ma nlt-'nere l'or drn P. nei posti eli medi cllzione, e per r P(!Ui'-'t l't' l11lle le risor se i ndispensAbi li pPr l'esecuzione del servizio di »l irnenla:r.iontl ,. di lrflsporlo. Questo mol lcplil·i ultr·rbuzioni conft-wiscon o all'ispellor·o degli ospedali u11a ve •·a pr•t>ponder anza nella di1·ezione dt>l servizio sa nitAr io, specialmente in te· C'Oitd8 l inea òove fun7.ÌOn8 110 gli O!<peda li. 111 pr inw l i11ea, egli dPvt>, nalur Aimenl <', ced ...r e le sue pi'"I'Og'ali ve ai ~erw t•al i di clivi..,ion<', i quuli dAnno ~li ordini ùirellamemcnte, oppure cleiPgano, in ve t·e loro, i m t>dici di d 1visione, ed in •Jut:>;:lo ca!<O la mo~~ior·e autorità r imane sempr·e a r hi hll la competenza del scr·vizio. Ma, rrr s"conda liru•a, il medico deve lirnil ar!<i all'e,;t• rci zio puro~> sem plit•e rii'II'ArlP suo; e l'e in cPrle importanti •JU8!<Iioni snnilarie può e«'\eJ'O invocato il ùi l ui pAn•rc consulltvo, 111111 ~<•' mpre 'I"""LO ,-iene t m'~"O in pratica da l CO!'.I dello l spello re degli ospeduli, il quale, come abbiamo dell o ltlsll\ non i• rrn mediro. !.li inconvcnitmli di questo sistema si compr endono di leggeri. Il ml'dicn i "pellore di guer rA è coadiuvato da un uffìdo or~anizzalo come quello tlell~ circo<>cr i zi oni lPrrito· iali, ed in o,:rni corpo d'~> rmala, da un me.licn d i cor pt> d'ar·mala e da u11o di divisione. Il capo del l'er vizio Sllrrilario e'!ercita la sua autorill't su lutto il personale di sanitil. e l i enB pi'C!<S() di f'lò una I'iser va di dello p!' l'sonnlo per !<oppe1·ir e alle tlefìcienzP. Di spone di lutlo il rnatel'iale L<'c nrco dei cor•pi di truppa, de~li ORpedali, dcpn,;iti e mu~nzz. ini dell'armata; pr·o"ve,le pel r ifor•nim ento; sorveg-lia l'igwn e dt-~lle t r·uppe, rd il ser vi zio di !':;.{Omhero; fa lr> pr oposte per l'rmpianto d•'l!lr osperlali e dei depositi d i con valesrenzA. l·:~l i tro e parti to, i nfine, di tutte le risor !:e rne~~e n sua di· spr>si zio ne nulla Cr·oce Rossa, r appr'e!':errtata pr es:;o i l (!Uar lier gener al e da u n del egato su1w rior e. N ei cor pi d'armala, il medico di Cor po d'armala, ha pr esso a poro l e !'.t essr altr ibuzioni, ma l'ot'j48no pitr impor tante, sotto il punto di vi sta della direttive · da i m par l Ì1'si al per sonale acidPtto ai diver si servizi, ò il m edico di\'isionn r1o, il q uale é il ti tolare di tutte le formazioni sanitari e della di vi!li oue di fa nter ia, uni ti!. tottictt che Ira st>r•vito come base p"r l'or~a nizzazione del St>r vizio !'8Uilario . I nfatti, nell'eser ci to Hu<sso, non esistono formazioni sanitarie di cor po d i a r maLA. Si è l'itenuto miglior pa r tito dotare i corpi di truppa di molli mezzi sanitari, e di ass!lgnar e alle divisioni di fanter ia un' ambulanza, ed ollo Mpetlal i da
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IUVISTA DI TECN ICA E SERVI ZIO :\lEDICO :MILI TARE
duecento letti. quattro can eggiati al seguito delle truppe, e quattr o tenuti i n r iserva nei magazzini. F11lta eccezione di questi ultimi, e di due ospedali car reggiali, tutte le Alll'e formazwni della d ivtS<i one sono solto g li ot•dini del m edico dtvi,.ionario. Quel"li é coadiuvato da un m edico a,!lgiunto, che é il m edico tApn e l'amminil"Lt·atore dell'ambulanza, e eh~ comanda la compagma dci po r tafer iLi dell1:1 di visione. 1n caso di combAttimento, rià l e disposizioni per l'i mJ:ianLo dei posti di medicAzione e degli o:-:}HcJ•Iali mobil i, ~o t•ve~liandone tl funzioname nto, di cui dir emo i n appr esso. SERVIZIO I N PRIMA LINEA Quo>sto set·,·izio ò disimpegnato da i med ici di regg imento, i quali dis pon un lauaretlo o ambulanza re ggiment.ale, e dal personale delle fo rmazioni co:i'liluen!i la sezione sanitaria del Lreno·dtvi sionale, cio(• dal lazzaretto di divisione (dtvizionuyi laZRt·et) e da due ospedali mobili (polewyte go~pitali '. Servi; io rermimenlale. - l curpi di Lt·uppa possi..-dono l ~ r isorse sufficienti per basttl t'e a se :o;tes,.:i , anche quando operano isolati, in guisa da potere Ol'ganizzat·e posti di soccor o;o, trasportar~ i fel'iti, ed impianlat·e un osp~dale p r o,·visor io. I l medico capo del •·e:-r!.!i menl'o d1spone di quattro medil!i, rli ventidua feldschers, di tredici i llft'r nnel'i e di cen to ventotto pol'laferiti, di una vettura da farmacia pt~r battaglione, d t quattr o veLlurt>, in ciascuna delle rynal i po:Sso no essere trasportati cinque fèri ti (quattro cor ic11li ed uno~sedulo) e tr entadue bal'elle. Con ryue;;Li m+'zzi, ti medico di re~gimenlo pu6 far lrasportat·e v e n li fe r ili, m entre ,:rli é fJMl"iiJile di curare sul posto sedici ammalali intr aspor tabili, a cui, iu un giol'no di comballtmento si possonù aggiunget·e altri trenladue fe•·iti g ravi , stesi l"Uile bl!relle. Nelle vettur e, vengono ancor a traspOl'late ottantu rll· zioni di viveri par assicurare, momen\anearneute, l'alimentazione. L e tr uppe di cnvaller ia e di ~.~t·liglieria hanno, a un dipr esso, le nwdesime risorse. Le vetture di ambulanza fanno parte del tr eno r eggimentale , e seguon o l a truppa anche al combaLLimento; i n esse vengono t raspor tate 1998 m edicature, di cui 256 per ferite :zra vi. Oltre a ciò, c iascun sol doto è munito di un pacchettC\ da m edicazione (cotone, g-at·za e due fascia t•ese asettiche col sublima to): i relds~heJ'S pOI'tano uno zainP.Lto da m edicazione, e'l i m edici por tano, attaccala alla sella, una llis.accia contènente la b ust a, dell t~ t.avolelle m ed ici nali de••li oggetti dn n1edicalu1'a. ' " Dur,,nte il cornbaLtimenlo, il re~g imen to impianta uu posLo di soccor so. 1 pOI'LaferiLi, 1 quali norrnalm~nte mat·ciauo colla IOJ'O compAg nia, la lasc iano uel mo mento in cui principia l'azione, guidali da un l"Ottuf(iciale per ogni bol· taglione, e ùa un uffil;iale per tutti i por lafet·iti del Cot·po. Essi d i!=;pongono i loro o~gelli d i e• tuipa~giamenlo nel tuo~o in cui stazionano le vetture di amb•tlll nza, li sosti~utsconu con una l 8 !';C8 da m edicazionP, e prendono le bat·elle, colle •1uali s i r ecano nelle prime lil tl a pt·en!ler•) i feriti pet• trasporlarli ol t'O"l•> di soccOJ'!-'0. Appena l'ambulanza di divisione (Sezione di sanità) comincia funzi onare il traspor to dei fc t•iLi vien t'atto pet• cur a e solto la direzione del Comandante deÌlu co mpa~n ia porlafer iti: se poi l'ambulanza dtvtsionale non pn6 esser e im pian tata, uno dei r eggimenti costituisce il g ran posto di med icazione, presso il quale Yengono riuniti i feriLi dei divet·si cor pi, i n attesa di essere sgombrati. ~o no di
RJTlSTA DI TEC:s'ICA E SERVIZIO H EDJCO )liLlTARE
Specchiu del}~'J"I/On(l{e e materiale del sen:izio sanitario in prima linfa. R~!!~omenlo Re)l~un••nto'
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T REN O SAN ITAR IO DELLA DIV ISIONE.
Que!'to lromo è stuldtviso i n due sezioni, una fur·mata dalluzzH rct to o ambulanza tli divtsionc e d i un osp~dal c m obtle che se~ue immediatamente l o tt· uppe, l'altt·a compo!'la del 2• ospedale m obile, che s··~ue a mezza gior nata di m ar cia in!"ienw r·ol 2• ~'<coglione del treno della divisione. L u m obilìzzazione rli quei<lO formazioni saoil.arie vien falla prr· cut·ll del ge· nel'ale o dr>! n1cdico r apo della divisio n ~: il personale è tlelllinalo, parte rlal ln 0 1rezione do! so·rvizio sanitario e parte dai cot·pi di truppa; il mtltcri~d c, gié pronto On dal tempo •li pace, é ri par-tito fra i magazzini dei r og-gi rn cnti ed a dr · pOSI li dell" inl('ndenzo e del ser vizio sanitario. Prima di partir·e pc l' lu g ue1·ra, l' ispettor e degli o<> pedali ed il medico- capo dell'esert:ilo devono M~'<i curarsi elle llu l la fa dtfl•Lto nella or·~an izztw one di questi elementi. A ciascuna ombulanza divistonale é a ddetta una compagnia di 200 portafe r iti con 17 sottufficiali, agli O!'dini dell'ispettor e del lazzarelto (o ambulanza) capo di tutto il personal~ am ministralt\"O di ifuesta unilà !'llnilaria. Que!=<la com· pngnia vren costituita soltanto iu tempo d i guerra, per m ezzo di inferroie!'i, por tafer ili e musicanti passati nella riser va.
!l2J.
RIVISTA DI TECXICA E !::iERVlZIO MEDICO MILITARI::
L'Ambulanza è prov\'ista di • tende, capa ci, ciascuna, di 20 uomini; ha ioollrt• ~ carr i pPr rel'iti, e 50 bat·ell~; può quindi tra ~por·tare 3:! feriti coricati e R ::-eduli, o n<' può alimenlat·e :!00. ll~;~ luw1net1lo eh<:> l'ambulanza a rriva l"Ul luogo di comboltimento, il s uo cRpo a;..Hune la di rezioni' del !'er•vizio sanitar·1n, stab1li ~ce t'n p osto tli medica~ione princtpale, e manda alla r 1cerca dei ferili la compagnill.· por·t.aferiti, cottdiuvata, 1n que~roper·a, da1 portafet'tti re!:!gim entali. Se !'ono ~tali l"labilili dci piccoli poslt di so~C'OI'l"O t'e!.(~imentali, la compagnia li rileva; qua nto al per!'onalo ed ul mRlerulle di'Ilo truppe d t C'a\'alle t•ta e di at·ti~lier1a, vengono utilizzati prt!s~o l'amhulanla. I pos:i print'ipali di medicazione, venf!ono orjlanizzali in buse alle is truzioni del m e<JICO di divisione. Se al combattime nto prendono porte g r1mdi masse oli truppa, ~:~~;;ume la di r ezione del servizio l' ispetto r·e degli ospedAli dell'eser cito e ' IUO,.,ti dà le di ~poou zioni por l'impianto di m olli posti di mE'dicazione, provved~ltòo che gli ospetJali da campo si avvicinino, più che sin possibile, alle tr·uppP, per· concorl'e re all'opera sanitaria. Que~li posti di m edicazione. istituiti per cura e ~ollo la direzione del medico ispr•tlor·e, f" i trovAno pPr lo più a 150U metr·i all' indieli'O dalle truppe, ed n cli~tanze IH'c!"sn o poco uguali. Si dividono i feriti in due categorie: quelli legger·i f<OliO rned1culi, ris torati, e rimandati ai corpi. I ferili che devono subire una operazione o che necessitano di cure speciali costituiscono la secon da Ctt· togoria; dopo di 8\'ere loro prestate le cure più urgenti, e dopo di averli r lstorali, vengC\no inviati all'o><pedale da cam po più vicino, d'onde sono, in l"e~-:u ito, sgomberati per· via ordinaria o per ferrovia. Tanto all'ambulnnza, come negli ospedali da campo, i medici hanno ~oltanto l'autor1tt\ sul loro per sonale tecnico, e devono limitar::<i all'eser cizio dell'a1·te loro. Gli ospedali da campo mobili, adde tti alle Dtvisioni, s i impiantano m una località pros«ima all'ambulanza, possibilmente al l'ipai'O del fuoco. Hanno Il com pito di rilevare l'ambulanza. ma, alla loro volla, debbono cet·care di r ender·si liberi al piu presto, affiochè, almeno uno dei due, possa ~eguire la drvi!'ioue null'avanzata. Ogni ospedale, a seconda d el bisogno, può anc he essere rr·aziona lo. Delle suore di carilil, io nume ro di 4, sono assegnale agli ospedali da campo, <' le dette s uore vengono trasportate dentro l'un1ca vettura per ferili, posseduta dall'ospedale mobile. l n falli, S<'hbene l'ospedale consti di 29 veicoli, non ne ha alcuno destinalo al tms porto dei fut·iti; co;;ic<:llò, per lo sgombero, occot·re organizzare dei con· vogli st~ nitari per· corpo d'at•mata. l conoo(Jli sanita1·i dipendono dall'ispettore degli ospedali ; sulle 27 vetture, di c ui sono fot•mati, possono traspor tare 200 uomini, dei quali GO cor•tcati; sono allresl provvisti di un cat·ro-cucina per poter preparare gli alimenti durante la marcia. SECONDA LINEA . L'i~pettore degli ospedali dell'esercito è il direttore di lutti i m ezzi di rico\'Aro c di lras pot·to, eh~ possono essere utilizzati per curare i maiali ed i r.-riti, e per lraspO!'larli fino alle grandi linee di comunicaziOne. lndipcnJentemente dai convogli sanitari, de i quali a bbiamo g ià parlato, egli dispone di 2 ospedali da campo e di 4 ospedali di riser·va per ogni di visione di raoteria, e
RfVISTA DI TEC:\'lCA E SERVIZIO MEDICO MI LITARE
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di lutti gli ospedali esi --tenti, od ut·ganizzali con m ezzi locali nella z ona del le opet'llzioni. Gli OSIH'dali m obili sosliluiscono, nelle divisillni, quel li <:ile furono immobilizzati per la cu t·a tli ft:: t'tti gi'I\Vi i ntt·aspot·tabili. Quanto agli Oi"pedali di r isen ·a. il lo r o personale e materiali-l son o pr esso a poco ug uali a qut-111 d e~li ospe !ali da ca mpo, ma non hanno veir-oli pt"Opl'ii, e quundo oc.:cot"l'e spostarl i da un punto all"ultr(), é nef'esf'at·io l'et·vir•s i di carri di r il• l uisizione o della fenovia . L 'ispettor e degli ospctlali, quando lo giudicu necel"sario, dà gli o r tli ni pet· l' irnpicwlo di depo~iti rli conoalescen;;a e Iii sperlali, e CIÒ allo l:'copo ùi allegl"crire ~li oi"pedali, e facililal'lle il fu nzionamento. SEilV IZIO DEGLI SGOMBJmr.
Sul teatro della guel't'a, il ser vizio degli sgomberi é t•egolalo dal l(enerale incaricato dei ser vtzi amministrativi, e nell'interno del paese tlello stato maggior g enerale. Solto il punto di vista della esecuzione degli sgombed si di stinguono tre zone,
d i prima linea, .<econda linea, territor iale. In ciascuna zona funziona una commissione di S!JOmiJero, composta di un generale o di un colonnello, presidente, e di cinque membri: un ufficiale di s tato magg iore, un m P-rlico-cupo, un ufficiale della direzione delle rt.appe, un comandante tli tappa, etl un de legflto della Ct·oce r ossa. A seconda delle coudiziom l ocali, le commissioni ulilizzano dei convogli, dei Lr':loi, o dei trasporti per mare, o per via flu viale. I n og ni zona vien destinala una sta.ione di concentramento; ed, in quel:'la localita, i malati vengono r·icevuti, vil'.itati, e classificati secondo l'importanza d&lle loro lesio ni, trattenendo i piu gravi, e facendo continuar e il viaggio n coloro, che possono compier lo senza pregiudizio della loro salute. I tr~ni sanitari servono pet trasporto di 250 a 400 ammalaLi, pet· ciascun treno. Il mAteriale f~noviario russo è, in gr an parte, costrurlo i n modo da r e nder e facile o t·apida la fur mazione dei treni sanitari. Ognuno di qu esti tr·eni è comanda to da un ufficiale, ed accompttg-noto da un medico, un fa1·macista, due felr!schers, diciotto inf'~, r·mieri, sei suore, e d ieci inservienti. Disseminruione dei malati. --. Dopo lu guerra d' Italia nel18:>9, gli Austriaci dovetter o aJutlar·o speci~:~ h misure, onde pr ovvedet'e a sfol lare gli ospedali vicini al Leati'O d~· lla guet•ra. Cir ca ~lO 000 ammalali furon o diretti in Austria, e divisi fra ~l i ospedali militar i e civili, e presso gli abi tanti. Questa d r~sem inaz ion e in grande ebbe un' inlluenza fa vo t·evolissima sul decot•so delle f'eri te; e dopo d'allora venne consider ala dai popol i di r·azza germanica c•11ne un m oto In da so~ui ro e da studiar e fin dal tempo di pace, e l' in lrodu.sser o net lot·u r ugolamenti, col titolo di '' Krankenzel'slr enng •> . l Hussi adottarono que~lo si!'.Lema, "' lo chiamano « Raz:;ievanie ». Vien r accomanùalo di preparare ')Uesla dissetninfiZÌulle fin d<.~ l fl l'lllCÌpiO delle Ostilità, Ji infot•marst de;IIi abitanti che, per uma nità, accon~enlono a l"ic.:evere nelle loro case maIali o f•:riti non gravi, oppur e clei co ll vul escenli che non hanno più bisogno di cur t• ~peciali. A lJUesli abilunti sara11no accor·date delle indenni!à pel" i l nutrim ento d·~i malati, e specialr ricom pense vet•t•anno date a quei sauiLari, che ne a !'isumer anuo l a cura.
l)2fì
RIYI!'\1'A DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARI<:
CROCE ROSSA,
Dopo Sudo w a , ltt Rus!;ia ader-ì alla con venzione di Ginevra, e 1'8 maggio 186i la societa c~ntrale della Croce Rossa fu fondata e posta sotto il patrona to del l'imperatr ice. Questa associazione diventò ben tosto una grande istituzio ne na-zionale, largamente do tala, ed indirizzata allo scopo di pubblica assis tenza, senza nulla pet•det•e del proprio caratter e. Il s uo scopo ufficiale è quello di pt•es tare a ssistenza al servizio sanitario dell'esercito, ~ ·dis tt·ihuir·e al le truppe tutti i genert di confo rto, che non v~u gono lor o fornili dalla amministrazione. La Croce rossa dispone, normalmente, di 25 ospedali, 3-; ambulanze, 7 ricoveri ptlt' invalidi, 4 case di educazioue per figli di milit~:~ri, 3600 5'uore di carità. Nel '1888, sotto gli auspici dello Zar Alessandro III, fondò una scuola di inf'e l'l"!~i ere, che è annessa al lazzaretto delle Dame della Croce rossa in Pietrobu~·go. Le s ig norine che vi sono ammesse, s eguono un corso speciale per quattro anni; quindi r icevono un diploma, che con ferisce loro il diritto di esel'citat·e la medicina in tutto r impero. Indipendentemente dal materiale sanitario, che la società s i riserva di m el· te re a disposizione delle truppe, è preparata a conL!'iouire al servizio degli sgomberi, creando uno speciale materiale da trasporto, e destinandovi un adatto personale. · . Le sue risor~e, del resto, sono considerevoli; il governo provvide per·sino che fossero destinali alla Croce rossa i proventi di imposte speciali. Il pa!rimonio di questa associazione vien valutato a ~50 milioni. Durante la g uerra attuale, in Porto- Arturo, essa provvide pel funzionam ento di uno ospedale di 275 letti, e di una nave ospeds.le ls. « Tsaritst\ • , più H ambulanze m o bili, e numerose stazioni d i vettovag liarnento, e 5 depos1ti di vestia rio e di materiale sanitario, disll·ibuiti nei settori del Pelcluli, dell'A mour, e della Trans baicalta. Rias!:'umendo, il servizio sanitario dell'esercito russo ~ modellato sulla organizzazione dei servizi analoghi delle grandi potenze militari: tuttavia ne differisce in un punto principale, quello di avet·e conse!'va Lo la suddivisione della dt rezione del servizio in d ue branche parallele. L'autorita milita t'e non solo considera il medico come aus iliario che deve sempre esserle s ubordinato, ma gli nega ogni qualità amministrativa, e non lo impiega se non come tecnico in materia sanitaria. L' inchiesta sanitar·ia che tenne diett·o alla guerra dei Balcani pare abbia messo in luce il danno di questo sistema; giacchè i consigli e le proposte di medici non sempre vennet•o accettati, e parecchie amministrazioni ospitaliere fecer o poi risalire la responsabilità degli inconvenienti agl! stes si medki , dei quali aveBREzz• irad. ' 'ano rifiutato i pareri in questioni d'ordine amministrati vo.
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RIVISTA D'IGIENE Valore del brodo oonoentra.to. che al prepara a Oasaralta (Bologna) pel B.. Esercito, come mezzo nut:dtlvo 4i mlororganJsmi. - Nola o r·igiuale del dolt. Cr.AUDro Sr oru:.,, colonnello wedi co, dir·etlore della scuola di app licaz.i otrl' Ji -"&lillà m ilitare. Con numer ose pr·ove di colture Ilo dimostralo chtl il brodo concentr ato, cl1 e si prt>para a Casaralta ( Bnlogna) per· il R ." Esercito, in grazia rlel suo grado ele,·ato di ac rditù tolale, corrispondente a 3:.10 cc di soluzione di soùa deci- no r·rnal e su 100 cc., è pc! suo contenuto piullost•J elevalo di sostanze aromalicho (pepe e garof'tuiÌ) è un crJtti,·o mezzo nutr•divo per· micr·or·ganismi di ogni specie. l soli 1-(er·rni C' !te vi possono allecclrire llh lirettam,..nte sono gl'i forniceli (penicillllm glaucum spec ·iHlm ~nle, e m ucor mucedo) ed una speci e ,Ji cocchi co ntenuti nell'aria. Gl' il'omicati cominciano a sviluppar:;i per· lo più sulle superficie interne dei r ècipi enli di YeLro non bal(nate dal bt·odo c le ri spettive colonie si distendono poi l entamente ~in o a ra,~tg iungere la super ficie del liquido, ove si adagiauo fllrmando laq:rhe e spesse m embrane. l cocchi, invece, forman o gGneralmPnte un anellino biaucostro ~ulle pareti inter·ne dei tubi e delle boc,:ette di vetr·o, un poco sopra al LTIAl'gine del brodo, e dopo al cuni m esi ne invadono l'inliera massfl. Questi ris ullflti sperimentali trovan o conferma in pr·alica in quelle boccette di b:·odo, nelle ()uali, per· circostanze speciali di pt·epat·azione, la chiusura no11 riesce dfll lutto errneti cu e l'aria penetra in esse dopo la sterllizzazione dur' Ante d ra ffr·eddamento, triJ sportanJo con sè i germi ch e contiene o che incontra nel suo pasl'a:;gio . Lo stesso fenomeno :oi man1 fes ta nelle scalole di carne, eire ha11no perduto, durante la ster i liaa<1:ione, anche mrnirna parte del l o i'O c~oottmuto liquido gelatinoso. Questa é la causa principale, se non l'unica, delle avarie, che s'incontrano ." uccessivamente nelle scatole di carne e nelle boccetle di brodo concenlr-ato, anche diligentemente steri lizzate, per evilare le quali occorr e invigilare, con ogni accur ateua artìnchò la chiusura rispettiva dei recipienti sia a completa tenuta d'ar·ia.
-Sulla latenza della malaria. sulla malar ia, vol. V).
CA CCIN I.
(Alti della società per gli stud i
L'A. ha utilizzato per questo studio un numero rilevanti ssimo rli m a larici sommante a pal'ecchie miglrai11. Trattasi dei mslor·ici ricoverati all'ospedale di S. Spiri to, nd biennio 1900-1001, e ch e possono d ivid ersi come appr·esso : tarzone casi 2020, estiva 270i, quartana 1!55. Dullo r;;Ludio di questa immensa casisticA, la quale ha sollanlo il difetto d i non essere tutta personale, l'A. trae conclusioni mollo importanti, in parte già
!.l2S
RIVISTA D'IGIE~E
nole, in parte nuove, le quali disciplinano la questione irta di difficoltà, ch e si l'i ferisce ali ~:~ lateuza. Vi sono d~ i fattori che spi egano azione determinante nelle r ecidive a lung-a scadenza, e a g~ra va nle nelle r ecidive a IH·evc ;.c~:~denza. Questi flilt.o ri sono J'appr eseutali dalla viltilazione, il g-ra ve cd eccessi vo lavoro, i dis turbi gastrointestinali, i ralfreddameuli im pPo vv Jsi, l'esporsi alla pioggia, il passag-g-io da una 1·egio ne più calda a nna pi ù fredda e vice ver sa, i traumi, ecc. Dato l'ioterv enlo di uno di questi fallor·i, la r ecidiva compar e n0n ostanle l'uso del chinino, ma in genere la r ecidiva é più breve e rneno grave. 111 generale r isulta che il periodo di latenza pet• le recidive a breve scadenza é rappr esentato per la terzana da 5-18 g iorni ; per l a quur·Lana non esiste un v ero e [li'Oprio periodo di Iatenza. potendo bastare una causa occasionale q uelsiM i pe1· p1·ovocar·e uua reciùiYa, e al co ntra1·io bastando il riposo per impedi rla : pel' l'estiva il periodo di lateuz11 é di 5-21 g-iorni, per lo più di 5-~ gim·ni . Circa l'influenza delle cure pt·atil:ate risulta che nei terzanari chinizzatì sistematicamente ai pPìmi accessi la recidiva a breve scadenza si ebbe nel 37 p. 100 dei casi, i n 'JUelli chiniz'ttlti sistematicamente dopo qualche acce sso, nel 30 p. 100 dei casi, in quelli a chinizzeziune quotidiana Peg olare nel 55 p. 1(\() ùei casi, colla chioizznzione durant e l'acme e dur ante il sudore nell'SO p. 100 dei casi, con cUI·e irregolar·i ne11'!S7 p. 100 dei casi; infine non fa cendo nessuna cuPa chinic& è eccezionale chP. la malattia g uarisca da sè. A parte il lieve van taggio iu favore della chinizza:t.ione dopo alc uni accessi , vantaggio che potrebbe anche attribuirsi a f~:~lli accidentali, è certo che le l'icercbc dell'A. provano luminosamente una v olta di ptù che la cura col chinino va fatta bene, e non basta dar e il rimedio a caso e in ot•e inopportune. La quarlana noo ha per iodo di latenza fisso; essa ha una speciale ostinalezza, per la ryuale, eurala o no, riman e latente per un tempo indefinito, pr onta per ò sempre a determinare l'accesso febbr·ile non appena l'individuo offra il più piccolo indebolimento di r esistenza organica. Per l'estiva i risultati del Cacciai sono meno incorap:g ianti : qualunque fosse l 'intensita dei111 cura, la r~cidiva avveniva ugualmente e i nva riabilmente f1·a : 5 e 2 1 giorui di apiressia . Ciò deve dipender e da circostanze speciali, perché, come noi abbiamo dtmoslrato, molte altre volte si ri esce ad impAùit·e l e recidive a breve scadenza con una cura opportuna. Le t>slive non c hinizzate r ecidivar ono tutte fra à e 21 giorni. In tine l'A. si occu pa delle reci dive a lunga scadenz&: il peri odo di la tenza può essere d i mesi e m esi ; la r ecidiva non si ha se non coll'interverlto di una delle cause determi nanti stud iate, o non mai spontaueamentc ; la r ecidi va com par e a malg rado di tutl.e le cure falle. Quindi non vi 6 un perioJo fi ~sn di Jatenza. ln o~ni m odo par e all' A. di potet· sLaLilire che il periodo di Jatt!nza duri per l!l t erzana da 3 a 13 JDC!';i, nelle esti vo-autunnali for se da 2 a 8 mesi, mentre nella quartana non si diffet•enzia nettamente da quel l o a br e ve scad<3nza. Inoltre l a r eci di va a lung-a scndenz~ è frequenti ssima nelle terzane, scar:>a nelle quar tane, poco evidente da uo i nel lo ter za na mali g na. Ques t' ul timo fa tLn, unilo all'altro c0s tatato dall'A., ùe!la mancanza di sem ilunari in ma~gio e giugno, fallo giiÌ da noi dimostral o , rende, a nost1·o creder e, sempre più oscur o 11 modo di l'ialtaccaJ·si di due epidemie di e~liYa conseculi,·e.
G. B. Mt.RIOTT I BIA NCill.
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- Relazione aull' operato della apedbtone tnvlata nell' Ahica orientale per c ombattere la malaria. - (C'en.tralblalt (~tr !Jaklerio/ogi" Para~rl••11l.urule un,[ ln.feklionskrfl.nkheilen, vol. XXXV, 11. 10-11, IHO ,).
0LL wu;
L'autore, rot~tliuvalo da un as<:istent'3 europeo, da una suora infermiera e da cmque iudrgerri ha tenta to di combattere la malaria nella sede dell'ammini strazione reutral•l ddi'Africa OricntaleT cdesca (Da~.. - Salnam) st>condo il sistema dr n. Koch. l n <:er;:urto 1111 esatta conoscenza delle ..:ontlrzioni locali fu do•ter minoto di rrnunlinr·e n Ila distr·uzione degli anophele.ç como inRlllutbilo e di attent>r..,i sollnnlo, p•'r r·H.~~iunqere lo S"opo, all'urdo~rne micr o<:coprca dei pRrassiti mnlat·rri 11Pi mn!ati ed a!ln loro distruzione per mezzo della C'hinina. La lotta Cl\ntro IH rnaiMia nell'Africa :orientale deve es'lere condotta con tre divt·r~i indrrizzi, <:econoln chP si lrè!tla di europei, a"-ialici od africani Per· gli oùropPi rllwono O'>'>Ar vat•;;i le seguenti norme: l ) Hicerca del la specte rli occup11zione'degli europet I'esidenti in Dnr-es -Salaam, poicll•'> o~o.;n Ira r oppOI'to con l'inf~zione. Deve poi rlifl'ondersi l'istruzione i 11 m odo che ogo n i o•u·oper> sia i n g t·Ado di a-;sisl cr o un fanciullo in fermo; i n questo morto furon o inrlivrùnalizzAte l~ melod 1che i ndagini genel'ali dei fan ciulli. P~r rleterminar·e lu l'ro•quPnza di I'[II !'~"Le J'rcerche, si tenne con to dei quartier i della ciUI't, nei quali :~ r Lrovou o lo abitazioni del-{li europei pii• espo~ le all'in fezione, nelle quali le rict'rche <~ono consep-unntemenle più frequenti, anziché in quelle meno e~pol>tr.
2) E!òmme dei fnnciulli ('he ç:iungono coi loro padr oni in Dllr-es·Salaam dall'mterno o dal mo•·e. Cr6 s'incn11trs pure nei viag~n d'i;~pezione e nelle spedizioni degli europei clr e ab1Lano in Dar-e11-Salaam p,.,ichr'> molti ra~azzi s'infettano in Lali escursiOni. 3) Esnmo meltldico delle pr ostitute, le fJUali pur e •lrll'ondono l'infezione. ~) Ri~oro<:a cur a con..:et;utiva dt'i malarici europei per rnezzo della chinma, poiché é oltmo'l\ralo pur e eh•' 1!11 CS'll sono infettati al1ri eut''>IHll. 5) Prolìlo..,fli ~hinir.a nelle spe lizioni, nelle pal"tite di caccia e di piacere e nei via;.rg• d'i'>pezione con pernottazionr fuori di Da•·-es-Salsam. La chinina •leve esser e ammini<~trata pe•·due giorni di seguito nella dose di un gt·ammo per giorno, l'intervnllo fra i ~iorni di chinina non deve essere superi ol"e ai 9 grorni. La pr ofilassi dopo il l'ilorno i n Dar·es-Salaam deve continuare almeno per un m ese. 6) l ~lrnzione degli europei a voce e per iscritto, possibilmente prima della partenza dall'Europa, ~ulla etiolof;tia, sulla cuJ·a e sulla pr ofìlassi dE'I la malaria con ri guardo nlle co11dizioni spec:iali olrli'A fri cn Orientale. Nelle popolazione asiatica sono da prendere in consitlet•azione: 1) M eto:l iche t•icer che del sangue. La frequenza è in r apporto con la sed e dell'abitazione e con la stagione dell'anno. Particolarmente importante ò l 'accurata ricer·ca pl'ima delle stagioni do>lle piogge (novemb t•e, dicembre e m arzo sino a ma A"gio). 2) A ccur·ati, frequenti esami del sangue rlel personale dc11l'amministrnzione goanese. 3) I sti tuzione di un policlinico per i malari l!i colorali nell'interno tlella cillò, allo scopo di facili taro l'tscrizione ai malal1; istruzione di essi per mezzo di suore infermier r. Più dif(lcile è la lolla antimalar ica fra l'indolente popolazione negra. Nulla di me~lio rimane a fare, che t•iconoscer e e curare i malat·ici per meuo di metodici 59 -
Glnruol• mtdico.
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1
RIVISTA D I GIENE
esami del sangue, specialmente dei fanciulli, ma nel rimanenleconviene attenersi a quanto fu detto per la popolazione asiatica. Ai negri adulti il chinino deve essere somministrato gratuitamenle in diversi luogl1i della ciltà. L'istruzione di tutti gli operai deve essere affidala ad un medico, tuttavia per gli esami microscopici del sangue e pe1· la somministrazione della chinina posC. SFORZA. sono essere impiegate benissimo le suore infermier e. M ARIANI.- L'UIOrblmeato e l'ellm.taasloae della oblalD& e del IUOI I&U. -
(Atti della società per gli studi sulla malaria, vol. V).
L'A. riprende la questione della rapidità e intensitA di assorbimento e di eliminazione dei sali di chinina a seconda della varia via di introduzione. Ri· portiamo le conclusioni principali: L'or ganis mo umano. quasi esclusivamente pei reni, si libera della chinina in tempo abbastanza lungo (6 giorni al~eno). Per circa la metà o per i 1/s le molecole dell'akaloide, durante il lungo soggior no in mezzo ai te2suli viventi, vengono demolite senza che ci sia dalo .riconoscere i pr odotti intermedi o finali. L'iniezione endovenosa é un metodo di necessità che deve essere riserbato ai r~si g ravissimi. L'iniezione intramuscolare ha il vantaggio di una azione prolungata, ma meno intensa, per causa della notevole parte di chinina che r imane precipitata al punto d'iniezione. Quindi per la chinina deve invertir ei la for mula trovata per gli alcaloidi in generale, in quest'altra : coll' iniezione ipodermica si può raggiungere la stessa intensit.a d'azione adoperando dosi superiori a quelle che si somministrano per bocca (1). La mucosa gastrica e intestinale rappresenta un'eccellente superficie di assorbimento, variabile per durata, ma completo. Lo stato febbrile non controindica ìa via normale d'introduzione, che dovrà preferirsi alla via sottocutanea, in vista dei non lievi inconvenienti che possono a questa seguire. La presenza del cibo permette alla chinina di passare dall'mtestino nel circolo generale e di rimanervi in più alta proporzione anche nel 2- e 3° giorno dopo lll somministrazione. L'assorbimento dei preparati meno solubili di chinina é per lo meno allrettanto completo come quello dei s~.li più solubili. La ripetizione di una stessa dose quotidiana di chinina ha per effetto un accumulo nel sangue. Queste sono le conclusioni importantissime a cui viene l'A., ed in base alle medesime convien proprio riconoscere che molLe modernità in fatto di cm•a della malar ia sono state un peggioramento. È meglio curar la malaria (in via generale) per bocca; è altrettanto buono, e forse migliore, il solfato che il bisolfato. Che direbbero i nostri vecchi 1 Eppure é la verità, che noi pure abbiamo tante volte costatata. Impor tantissimo poi per la profilassi è il fallo che il chinino é meglio assorbito dopo il pasto; cosicché la grande preoccupa zione di dare il chinino a digiuno, come si é ratto finora, non ha ragione di esislere. G. B. MARIOTTI B IANCHI. (l\ Ttmgaoo a m~nte questa conclusione tutti coloro pel quali oggi l'Iniezione di clùnino é dlvootata un alluso. G· B. M.tRIOTTI BIA~CBJ.
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B11.0UU del tifo neU'aoqua d1 un pouo. - (Centralbl f. Bakter., vol. XXXV, n. 5, 18 febbraio 190-i).
KoNRADI. -
È noto che la ricerca del bacillo titico nelle acque ha sempre urtato in gravi difficoltà. l oumerosissimi mezzi colturali ed artifici tecnici consigliati ed usati a proposito della diagnosi differenziale fra bacilli del tifo e colibacilli il più delle volte ha r. no mancato al loro scopo; la nozione piuttosto recente dell'11sistenza di tifosimili e colisimili ha r eso ancor più difficile l'identificazione esalta di questo germe il quale è pur noto quanta importanza possa avere epidemiologicamenle nei suoi rapporti coll'acqua. L'indirizzo odierno é rivolto quindi ad altra via, a quella cioè delle reazioni biologiche indotte dal germe tifico e su questo indirizzo sembra che realmente si arrivi a qualche cosa di più certo. La memoria del Korandi é una prova appunto della bontà dei metodi biologici giacché coll'impiego dei medesimi sarebbe giunto a idenlìficare il bacillo tifico nell'acqua di un pozzo di una fabbrica nella quale era comparsa una epidemia di tifo strettamente localizzata agli operai che abitavano nella fabbrica ;:tessa e che non usavano che l'acqua del pozzo incriminato. Le ricerche dell'autore cominciarono coll'isolamento del germe sospetto i l quale tanto all'aspello morfologico come alle apparenze colturali su diversi mezzi nutritivi, alla mancata coagulazione del latte, alla mancata reazione dell'indolo e per altri caratteri si mostrò appartenere per lo meno al gruppo del bacillo liftco. Ma la diagnosi assoluta richiedeva il controllo delle due prove biologiche, la prova dell'ag~lutinazione e la reazione di Pfeiffer e gli esperimenti in proposito fu rono defì11itivi. La prova dell'a~glulazione fatta con siero di ammalati e controllala anche coll'impie~o di un bacillo tipico diede luo~o al fenomeno fino alla diluzione dell'i p. 100. Le ricerche eseguite col siero di cavie immunizzate e nelle quali si fece anche il controllo con un germe tifico ben noto nei suoi caratteri, d.i edero tanto per quest'ultimo quanto pel bacillo isolato dall'acqua l'agglutinazione nella diluzione dell't : 8000, mentre operando sui colbiacillo già alla diluzione dell'i : 20 non si aveva che una debole reazione e in quella dell'i: 40 non si aveva nulla. Per la prova deiiH r eazione di Pf~iffer l'auto·re immunizzò delle cavie con bacilli tifìci uccisi con cloroformio, oppure sottoposti a 65• per 15 minuti o anche con colture viventi. Ad 1 cm. di brodo mescolò 0,02 eme. di s iero e nella miscela sospese una ansa g r!Hide 2 mm. Ili una coltura in agar di 2~ ore del bacillo isolato dall'acqua; la miscela fu iniettata nel peritoneo di una cavia nuova. Di tratto in tratto si prelevava, per mezzo di un tubo capillare un po' di sierosità formatas;i nel perito neo; nella medesima dopoJ 5 minuti appena si vedevano, molli bacilli immobili i quali però si colorivano ancora bene; dopo 15 minuti appena si vedeva qualche movimento e la maggior parte dei bacilli si era trasformata in granuli; dopo 30 minuti non esisteva più alcun movimento i bacilli non prendevano più il colore ed erano completamente spezzettati. Gli animali rimasero tutti in vita: inoculando però la medesima dose senza siero ti fico o con siero di uomo sano, le cavie morirono in 2·i ore; 0,02 cm. di siero tifico erano dunque in grado di difendere gli animali da un'infezione mortale e di sciogliere in 30 minuti i bacilli nel peritoneo delle. cavie.
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Queste r icer che mos trano chiaramente che i bacilli isolati dell'acque del pozzo erano identici a l tipico bacillo tifico, e ciò tanto per le proprietA mor fologiche e biologiche comuni come specialmenLe per la reazione di Gruber-WiTESTI. dal e per quella di Pfeiffer. Sull'estologla della rabbia. La dimostrazione del parasalt& speoifloo nell'lnrestone rabioa degU uooelll. - (Ballet. della Soc. medicochirurgica di Paoia, 190~, n. 1).
NEGRI. -
~ noto che alcune specie di uccelli possono contra rre l'infezione rabica sperimentale con sintomi morbosi aventi molti punti di contatto con quelli della rabbia ùei mammiferi (v. lavoro di Krans e Clairmont nella Zeitschr. f. Hyy. vol. XXXI V, 1900). L'autore confer ma questi fatti servendosi specialmente ddl'oca come animale da esper imento. Inoculando in questi uccelli per via subdurale il virus di strada, dopo 12 -19 giorni ottenne la rabbia. Nelle cellule nervose e particolarmente nella corteccia cerebrale, usando a preferenza la colorazione di Mann, osservò il parassita da lui descritto nei mammiferi. L'autore conclude quindi coll'ammettere che in tutti gli animali i quali abbiano contr11tta l'infezione rabica, sia naturale che sperimentale, si può riscontrare il microrganismo da lui descritto. T ESTI.
La 4lmoatTaztone del parassita speolfloo tn un ouo 41 rabbia nell'uomo. - (Bollet. della Soc. medico- chirurgica di Paoia,
L INA. LuzzANt. -
n. 1, 190~). L'autrice cita le osser vazione in proposito di Negri, Daddi, Pace, Bertarelli e Volpino sulla esistenza dei corpi di Negr•i nella rabbia umana. Aggiunge poi alla serie citata le proprie osser vazioni con le quali dimostrò le forme del par assita nel corno d'Ammone, nel cerv~lleLto, in !Jumero discreto nella corteccia cerebrale: inolll·e nel ganglio di Gassar e nel ganglio nodoso del vaso. T esn. R. KocH. - Sulla febbre Bo4e•loa o febbre delle coste atrioane. - (Centralblatt Jur die medicinischen Wi.~senschaften, n. 35, 27 agosto 190i). L'epidemia rodesica sviluppatasi nei bòvi in Bulawayo non é identica con la particolare febbre del Texas. Se nel sangue dell'animale malato si trova un parassita simile al pyrosoma bigeminum, morfologicamente questo è diverso da quello delle febbre rodesia. Differente é pure l'azione del parassita sui corpuscoli rossi del sangue, i quali non muoiono, e perciò talora non sì osser va il sintomo dell'orina sanguigna - poiché, quando questa si manifesta, dipende da un'infezione mista con la febbre (jel Texas - d'<l·a parte non é rlimostrabile una corrispondente diminuzione del numero dei corpuscoli rossi del sangue. Altra prova è fornita dal reperto anatomo- patologico e dal fatto che i bovi, i quali superano la febbre del Texas e divengono immuni ad essa, non lo sono egualmente contro l'epidemia •·odesia. K. potè dimostrare che invece tale malattia è identica con la febbre delle coste africane. l bovi trasportati da.l Texas e da Neusudwales s'infettano alla costa e propagano la malattia nell'interno. Alla costa però non esiste manifestamente la ma lattia rodes ica, comn K. dimostrò nelle sue precedenti dimor e nel-
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l'Africa o rientale tedesca. Le mandrie di bovi alla costa, superaLa l'infezione, divengono immuni ad essa, invece si ammalano quelle che g iungono dall'interno o d'oiLre mare in questa r·egione apparentemente immune. Ciò avviene, pe rché i bovi immuni alla costa ospitano i parassiti nel loro sangue, ma non s i ammalano. Da essi tali parassili sono trasportati, per mezzo di zecche, nei pascoli su animali non immuni provenienti dal di fuori. I lavori della commissiOne mettono io evidenza il processo dell'infezione. Fu dimostrato che con r inoculazione del sangue di buoi malati su sani, questi non si ammalano, e i paras!>ili scompaiono di nuovo dal sangue. All'incontro essi possono esservi dimostrali, r tpetendo le iniezioni di sangue di bovi malati, senza però che gli animali soccombano. Un'infezionE> letale e corta può mar.ifestat•si, quando essa é cagionala indirellamente per mezzo di zecche. Le femmine, trasm ettitrici del contagio, poste sui bovi contenenti parassiti, succhiano il sangue infetto e lo deponl(ooo nei pascoli sui fili d' erba. Se in questi campi pascolano i bovi trasportati, s i ammalano indubbiamente di febbre delle coste. Dimostrato il modo d'iofeztone, si potetto pure provare sino a qual grado i bovi divengano immuni mercl'l ripetute iniezioni dal sangue di animali malati o che superarono la malattia. Con t•eplicate iniezioni del sangue di bovi, che superat•ono la malaWa, si ollenne una sufficiente immunità, cosicché gli animali in tal modo tt·attati non s i ammalarono più nei prali infetti. Da ultimo descrive l'A. minutamente il pt•ocesso d'immunizzazione. Su tale argomento le conclusioni non sono ancora deflnttive; eglt propone d'iniziare le inoculazioni parecchie settimane prima che incominci la stagione delle piogge, nelle quale l'e pidemia piu rapic.lamente si diiTonde, e di prolungerle pe r quanto più é possibile. C. SFORZA. G. UA~:otCKE. - IDJluensa 4ell'abltaslone sulla morbodtà per tuberoolo1l.- (Centralblat t jur d ie medicinischen W issenschaften, n. t i>, 190i).
RoMBERG e
Gli autori hanno eseguito le loro ricerche sul matertale esistente nel policlinico di Marburgo per determinare quale influenza abbia l'abitazione sulla morbostLA per tubercolosi. Mentre su circa 18000 {abitanti di Mat•burgo circe 197, 1,1 p. 100 sorao malati di tui.Jercolosi, si trovano su 3f,27 infermi, che ricor·sero al policlimco, 107 tubercolosi, cosicché 4 quinli di lutti i tubercolosi, provengono dal quinto più povero d11lla popolazione. Perc iò la tubercolosi in Marburgo, come' pur e io altr·e città. é una malattia per eccelleuza delle pop0lazione povera. Per la grande ft·equenza della tuber colosi nelle contrade male situate si é spe~so fallo addebilo alla nutrizione insufficiente e inadeguata, alla lotta per l'esistenza, ma soprattutto alle abitazioni antigieniche. Ma se realooante un'appt•opriata abitazione costitui::~ca u n'efficace difesa nella lotta contro la tuberco· \osi, non è stato finora dimostrato che da sislemattche ricet•che, intrapt·ese da Biggs in New-York. Questi trovò, che io alcuni quarliel'i di New-York telune case rimangono per· anni immuni da tuber·colosi, mentre in altre ad un ca~o di tube t·colosi succedono casi di tubercolosi. Nello studio della tubercolosi nel distretto del policlinico in Marburgo si trovarono nel 2,6 p. 100 delle 1503 case di abitazione della citl.à cir ca 34 p. 100 di tutti i tubercolosi regis trat! uelle tavole dei m01•ti. In 33,6 p. 100 delle case abitate dalla popolazione piu povera si trovarono f,9,2 p. 100 di tutte le malattie tubercolose di questa classe. Anche queste osservazioni confermano dunque che la tubercolosi é una malattia
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dell'abitazione. Per le condizioni di Marbur~o non si può attribuire considerevole influenza nella proporzione della tubercolosi, cosi variaJalla sP.de, alla specie di costruzion~ ed a l numero degli abitanti delle case. Anche il sudiciume nelle case ed abita:lioui per sé solo non produce un aumento dei ca si di tubercolosi. sebbene le case nette e proprie ne siano state meno colpite. Lo studio e satto dei singoli malati induce piuttosto a conchiudere, che in una gran par te dei casi la malattia é da atLribuirsi all'infezwne, e sono più facilmente colpiti quelli che dimorano lungamente insieme con gli ammalati nelle abitazioni, mentre gli altri egualmente d1sposti, ma che rimangono meno in casa, restano immuni. Perdo la reiterata infezione ha principalmente sulla produzione di manifeste malattie tubercolose una prevalente, p1•obabilmente pre.lominante influenza. Ad e!:'se é segoata mente da ascriversi la g rande morbosità per tubercolosi della popolazione povera, la frequenza dei casi di tubercolosi io determinate case. cosicché conchiude l'A. che la tubercolosi é una malattia dell'abitazione. Perciò la lotta contro la tubercolosi é soprattutto da eseguirsi nelle abitazioni della po· polazione povera. La produzione sempre nuova del materiale infettivo deve essere resa innocua. C. SFORZA. ER. E. AusTEN. - L& mo•oa 4ome•tloa e certe altre speole af1lnl oome cu..em.lDatrlol 4elle malattie infettive lnte•Unall 1D oampagna. (Journal of lhe Royal Army m edical Corps, vol. Il, n. 6, giugno 1904). L'autore dimostra l'importanza che hanno le mosche nel disseminare il germe tifico, riferendosi specialmente ai rapporti e alle osservazioni fatte dur ante la guerra ispano-s.me ricana a Cuba nel 1898, durante quella del Transvaal, e nel· l'esercito indiano. Nella r egione sud-africana vi é una mosca molto affine alla comune mosca domestica, la quale può avere anch'essa una g1·ande importanza. L'autor e descrive la morfologia, lo sviluppo, i C\Ostumi della mosca domestica Linn., e del genere Pycnosoma colle due specie P. mar,qin(lle Wied. (Sin. Musca mar~inalis Wied.) e P. chLoropyga W ied. (Sin. M. chloropyga W ied.), am· bedue africane. L'Austen é autore di una importante monografia s ulla mosca tsetsé che, come é noto, è ospite del tripanosoma. TESTI.
-Balla lotta oontro ll tetano nell'e•erolto. - (Centralblatt jur Balcceriologie, Parasitenlmnde uncl In.fektionskrankheiten, Vol. XXX v,
ScHIERNING
n, 3-4, 190<i).
Il tetano ha spiegato una grande azione nella statistica della mortalità e morbosi la delle battaglie passate; nella guerra del lSiO ammalarono di tetano dalla .parte tedesca 3,;) per mille dei feriti , nella guerra amer icana di secessione 2 per mille; nella prima guerra la media dei casi di morte per successioni mor bose consecutive fu di 13.5 per mille, nella seconda di 14 per mille. Tutle le epidemie ~i manifestarono negli ospedali. Per l'avvenire è da sperare, che in grazie delle norme pr ofìlallichd le cifre rimarranno più basse; l'autore si occupa in modo molto speciale delle iniezioni profilallic be di ·a ntitossina. In pace si sviluppò la detta malattia particolarmente in seguito a lesioni da cartucce a salve (3i volte su 96 casi). Queste lesioni piu delle altre dispongono a tale malattia, poiché esse producono una lncerazione dei tessuti assai consider evole e fanno penetrare i
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microrgaoismi specifici nelle parti profonde. Le r-icerche sulle cartucce hanno dimostrato che il tappo di pelo di animali conteneva i bacilli del tetano in più del 50 p. 100, mentre le parti di legno ne erano sempre prive. Forse l'aumento dei casi di tetano dopo il 1898 devesi ascrivere al fatlo, che da quel tempo fo usato il cartone piu spesso invece dei tappi più sottili di pelo di animali. Le esperienze hanno dimostralo che sottoponendo 1 tappi per 10 minuti all'azione delle correnti di vapore, essi divengono sicuramente sterili e non subiscono moditìcazioni notevoli pel loro uso; perciò in ~·ppresso si fara sempee uso di tale processo nella loro fabbricazione . C. SFORZA. B1LLET (medecin mojOI', dell'esercito francese). - La lotta OODtl"o la malaria ID Franola e nelle po•••••loD! franoe•t Del 1903. - (Atti della società per gli studi sulla malaria, vol. V). · È una descrizione sommar ia di tutti i mezzi di profilassi usali n el 1 ~03, specialmente in Cor sica t~ in Algel'iu, ed in altr/3 possessioni francesi, come la Cos ta d'A voeio, Riunione, Ma dagascar, Senegul Le maggiori pr0ve s i sono fatte in Corsica e in Algeria, specialmente per opera dei dottori Battesti e fratelli Sergent. L'A. si mostra piullQsto favo revole alla protezione meccanica: cosicchè a par ità di condizioni, ritiene che la protezione meccanica sia scient1ficamP.nte preferibile alla profila"si chinka. G. B. MARIOTTJ-B!ANCHI.
DE CELERRINr. - B.elasloDe 4ella oampagDa &Dtlm&lartoa Del litorale au•trlaoo. - (A t li della società per !Jli studi sulla malaria, voi V). L'autore ritiene che considerazioni pratiche facciano pt•e fe rire la distruzione dei paras!<iti nell'uomo alla distruzione degli anofeli e alla protezione dell'uomo contro le zanzare. Espone gli intendimenti del governo austriaco nell' intraprendere la campa€{na antimalar ica nel titolare austriaco, con mezzi che si possono riassumere così: 'l• Il territorio da trattarsi viene diviso in distretti di risaname11to, ad ognuno dei quali viene assegnato un medico stipendiato dallo Stat.o. 2° Ad ogni medico viene assegnato un numero di agenti. 3° Per la co1·a vengono usati i preparati di chinina, arsenico e ferro de llo Stato, in fo1·ma di confetti. Censita la popolazione coll'esame del sangue e coi crite ri clinico-ananme· sLici, alla fine eli maggio, venne subito dopo intrapresa la campagna. Venne1'0 somministrati gr. 0.4 di chinina al giorno e nei cachetlici gr·. 0.3 di chinina uniti a piccole dosi di arsenico. L'autore ritiene questo metodo superior u alla chinizzazione discontinua, perct:Jé non dà disturbi. La campagna e:seguit.a in questo modo avrebbe avuto, oltrechè un valore curativo nel senso di Koch, cioè disinfettante del sangue, anche un valore profilattico nel senso che il chinino veniva dato anche ai sani; ciò per tutto il periodo epidemico. l risultati furono questi, che su una popolazione di 3761 persone, ne vennero trattate 3196. Fr·a questi si ébberc 95 casi di febbri, fra i 565 non curati, 40 casi I n complesso 1:l5 casi su 3761. l risultati furono dunque molto soddisfacenti. G. B. MARIOTTt-BIANCHt.
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Jlloerche •perlment&li •ulle lDooulasloDl della lebbra negll &nlm&ll. - (Centralol. /. Bat;ter, 18 dicembre 1903. Vol. XXX V, n. 3).
K EDROWSKl . -
Le inoculazion: della lebbra negli animali riescirono ad alcuni autori, ad allri no, e quando si ebbero gli esili posi ti vi si trattò piuttosto di materiale preso dag li ammalati, non di materiale preso da colture pure, le q uali del resto la~ciarono luogo anche a dei dubbi. L"A. U!lando molto materiale raccolto dagli organi interni i più dive1•si e s eminando su terreno artificiale di 'Vassermann e s u di un infuso placentare, ollenne delle colture speciali colle quali fece inoculazioni ne~li animali venendo alle seguenti conclusioni: to L'dgente della lebbra trova una ~rande variabilità nelle sue propriela morfologiche e biologiche in rapporto alle sue condizioni di esistenza; 2• L'af!ente della lebbra poss iede nell'organismo animale (conigli e topi bianchi) un buon tel'reno per lo sviluppo. ed ha anche i,n esso una speciale pre,lilezione per la sede inlJ•acel!ulare. Nel topo bianco le cellule epitelio di che formano il leproma sono inf&rcile di bacilli. 3° 11 cosi dello stadio di incubazione può essere nell'infezione artificiale o di durala lunga o di durala pt·oporzionalmenle breve, a s econda della varietà di bacilli che si us ano. 4° L'a gente della lebbra ha nella sua varietà acidollla molt.a affinità coll'agente della tubercolosi. La somiglianza é tale che vi possono essere dubbi se nelle ricerche si abbia da fare con una tubercolosi Vi sono però molte ra gioni che escludono quesLe p•>Ssibililà Lanto biologiche che collut·ali. T EST I .
TEUO IJRGIJ. -
L& malaria alle Indie Neerlande• l. -
(Atti della societd p er
!I li studi sulla malaria, vol. V) .
L'A. lralla i var·ii capitoli r·ife renlisi alla malaria ris pe tto alle Indie Olandesi. con larghezza di vedute ed esalt(:zza di osservazione. Trova che gli europei s ernbt·ano più suscettibili degli Asiatici a contrarre la malattia. Vi s ono molli anol"eli, e in e ssi l'infezione può sempt•e compire il suo ciclo a causa della tempet"lltura. Quindi non vi è l'influe nza delle stagioni, come da noi. Invece é da notare l'importanza delle pioggia, le quali pe1•mettono lo sviluppo delle larve di anofele. Vi sono dei luoghi di pianura con poca malaria e d ei luo~hi elevati con malaria intensa. PerA in generale aumentando J'allitudine, diminuisce la malaria. La morbosita per malar·ia non è in rappor·to col numero di anofeli, potendo aversi molti anofeli con poca malaria e viceversa. l parassiti di quartana sono in genere scars i alle Indie Olandes i. l parassiti e"tivi io comples so raggiungono lo stesso numero eli quelli di Lerz.aoa, onde per ques ta r egione non vale la regola stabilita da varii AA. per le ·zone tropicali, che ctoe le infezioni estive sono molto più numerose delle terzanarie. L'A. s tudiò pure le recidive, l'immunità e la morfolo~Zia dei parassiti, mo~Lrandosi incline , s u qucsl'ullimo punto, ad ammeLler e una sola specie di parassil.i estivi. Circa la profilassi l'A. conviene che tutto resta ancora da fare alle I ndie olandesi su ques la materia. Tratta la questione dei sanatorii per malarici, dove dovrebbe esser fallo anche un trattamento regolare cÒn chinino. E a questo
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proposito, dopo aver ricordato che vi sono dei luoghi, come Magelang, Sindanglaia, Tjimahi, ecc., ove si inviano continuamente dei malarici ed ove vi sono anofeli e non si ha malaria autoctona, conclude che vi sono fattori anCO!'a sconosci:lti che ese1•citano un'influenza. sulla trasmissione della malattia. G. B. MARIOTTI-BIANCHI.
l
VARIETA SCL SERVIZIOSA~lTARIO ~llLITi\RE NELL:\ COLO~IA ERITREA l'er il dott.. 8 . «:alenctoH, tl)ncnt\1 medico
Assurta gia da tempo la nostra Colonia a pacifica sistemazione, come gli altri servizi, cosi an che quello sanitario ebbe a poco alla volta uno stabile assetto. Esso, nonostante la scarsezza del personale .:_ed in ciò dev'essere falla meritata lode a chi lo dirige - soddisfa abbastanza bene ai bisog ni locali, i quali sono molleplici e dillìcili se si tien conto che il medico militare adempie anche al servizio dei borghesi indigenti, salvo in Massaua ed in Asma1•a, che banno ciascuna un prop1•io medico condotto. Nell'una e nell'altra di queste c itta vi è un Ospedale, c!J'é militare in Asmara, e civile in Massaua; ma tanto l'uno che l'altl'O accolgono militari e borghe8i, sia indigenti - in sale comuni - sia in came1·e .appartale. a pagamento, :\. Mas!'<e ua però, com'è naturale, ricoverano sol«menle i pochi milita1·i di quel Presidio. Del res tv, dovunque e per qualsiasi ragione s i senta il bisogno dell' ope1'A del sanitario, s ia da pArte dei militari, sia da parte de: borghesi, la è inviato un ufficiale medic·o militare. Il servizio sanitario della Colonia Eritr·ea dispone, ol~t·echè dell'ospedale di Asmat·a, di quattr·o infe1·merie presidiarie (Cheren, Adi-UP!ri, Saganeiti, Adi-Caje) e di un poste di msJicazione (Massaua), quest'ultimo per la visita dei soli militari. · Oltre agli ufficiali medici addetti all'ospedale, o~ni infermeria ha un tenente medh:o, il quale presta anche sel'vizio ad un battaglione d'indigeni, avendo tre di essi sede dov'è un'ioferruieria (Cheren, Ad.i·U gl'i; Adi-Cajé). Quello poi che presta sel'vizio al battaglione di Asmara vien coman lato anche, se le circostanze lo richiodo!lo, a ll'ospedale. Solamente dunque a Saganeili vi è un'infermeria senza che vi sia la sede di un battaglione; ma ivi stanziano pero, oltre ad un buon nucleo del battaglione di Adi Cajè, diversi piccoli l'eparti, ai quali presta servizio lo stesso medico. Ad Adi-Cajè resta il comando del battaglione con poca truppa; ma il me· dico di quel Presidio adempie a sua volta il gravoso servizio di accorrel'e spesso
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al confine per visitare le frequenti carovane che l'oltrepassano, perchè esse non rappresentino un pericolo per l'igiene della Colonia. Infine un tenente m edico presta servizio al posto di medicazione di Massaua; quest'ultimo viene tr aslocato assai spesso a Ghinda e nelle varie sedi della compagnia costiera. Ciascuna infe rmeria ha un reparto per ammalati bianchi ed uno per indigeni, ed a ccog lie militari e borghesi. Ha annesso un ambulatorio, dove siri· cevono alla visita quotidiana i borghesi indigenti. È ben naturale, che dovendo attende re al servizio delle dette infermerie un sol medico, e non potendo egli, d'altra parte, disporre di molti mezzi, i pa· zienli per i quali è richiesta un'operazione d'entità o cu·re speciali, si mandino all'ospedale di Asmara. lvi vengono pure traslocati i militari bianchi per i quali occorre un qualsiasi provvedimento medico-legale. L'ospedale rappresenta duo· que, solto ogni punto di vista, il centro di tutto il servizio, e di esso mi fermerò perc1ò a parlare un pò particolaemente. Personale dell'ospedale. - Vi é un capitano medico-direttore, il quale è anche di1·ettore di sanita ed ha le funzioni di medico:provinciale per la Colonia, e tre tenenti medici. S pesso però uno di questi ult1mi trova si traslocato per attendere a diversi servizi imprevis ti, o assente in licenza. e quindi restano soventi due tenenti medici; talor·a ne resta anche, provvisoriamente, uno solo. F'anno parte del personale dell'ospedale due ~ottufficiali di sanitl.t e due gra· duali per aiutar..: il direttore nei lavori di Ufficio; un caporale niulante di sanità per il reperto dei bianchi ed uno pee il reparto degl'indigeni; infine dei ~ol dati infermieri per il primo repar to. Vi é poi un personale indigeno borghese fra cui alcuni infermieri (buoni per pratica di molti anni) per il reparto indigeni, piantoni e spazzini. Locali. - L'ospedale può ricove rare fino ad 80 ammalali; ma d'ordinario ve ne sono uua sessantina. l locali che attualmente occupa, appartenevano una volta al Genio; in seguito venner·o adattati per servire all'uso di ospedale. Ha due reparti comuni, uno per i bianchi e l'altro per· gl'indigeni, con più Hale; ha stanze se parate per ufficiali o borghesi a pagamento; buone sale isolate per malattie infeUive ; sale da bagni con una batteria,c~mpleta; un padiglione con ~ala per operazioni e d annessi, relativamente ottimo; farmacia con locali di de· posito; una piccola sala appartata per necroscopia; un gabinetto per analisi, microscopiche ed uno per analisi chimiche; modesti localt per uffici, da una parte, e per ulloggio dei medici, da un'altra parle ~ mag.azzini per il materiale di uso comune e per quello di mobilitazione; infine ha una decente Cappella. Tutti i delli locali, ad un sol piano, alquanto sollevato dal suolo, sorgono sopra un'estesa area di terreno, la quale è circondai.R da un alto e solido muro. Vi è nello stesso recinto un'empia cisterna ed un buon pozzo; quella é ror· nita di una pompa a mano; quest'ultimo di un apparecchio elevatore d'acqua della Casa Gola e Canelli di Milano. Girando una manovella, l'acqua vien su, alternativamente, in due grandi secchie. Essa va a scaricar si in un serbatoio di ferro munito di rubinetto, che si riempie di volla in volte. Altra acqua vien for· o1ta quotidianamente, mercè c~trri·botte in ferro, dal locale servizio treno, e questa viene atLint.a alle migliori sorgenti di cui dispone la città. Le cucine sono del comune tipo: le latrine col sistema dei bottini mobili, che meglio rispondono a lle condizioni locali, in rapporto ai mezzi di cui si dispone.
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.•. Senza fMmarmi a parlare del repar lo per i bianchi, nel quale il ser vizio procede con le stes~e norme degli ospedali miliLari d'Halia, dir ò poche parole di quello pAr· gl'indigeni. Esllo cons ta, oltrechè della sala per medicazioni, di due sale gra ndi e di due piccole, in un sol fabbricato. Questo, secondo l'uso, piu comune in As mara, è coperto con lamier e di zinco ed ha inoltre il ri paro della soffitte in tela. Le pnr·eti vengono ft•equen lemente imbiancale, con zoccolatura io calce e colla, a colore: il miglio1· sistema per tenere, per quanto è possibrle, pulito rl reparto, atteso che gl'indigeni amano geoeJ•almente a ssai poco la nettezza. l pavimenti sono in cemento a getto, per modo che si possono lavare con facilità. Gli ar-redi consistono :;P.mplicemeule in IJr·uude con telo, come quelle dei llOldati, fornite di capezzale e con materasso o senza, secondo il biso ~no d ell'ammala to. Ciascun infermo dispone di due o tre coperte, secondo la stagione e le s ue condizioni. Unst va distesa s ul telo e sopr•a di essa egli dor me, com'è suo costume, avvolto nella futa , che mollo si rassomiglia ad un lenzuolo. Su cia scunA branda è appPsa al muro una picèola lava;:tna con le solite indicazioni rrguardaoti l'ammalato.
• •• . Il !'<ervizio nel riparto in parola pr·ocede nella maniera seguente. Il tenente medico che lo dirige fa pr ima, al mattino la visila, nella sala di med rcazione, ag l'indigeni dei piccoli riparti di tr uppa vicini all'ospedale. Uno degl'infermieri fa da interprete; ma ~otia il medico conosce i termini che gl'rndigeni usano per eccusare i loro mali. Sono essi di significato molto generico e quindi in numero limitato, ecco i principali: a&ò, febbre - r eesl hemàm, male di testa - der èt hemàm, male di petto - cllebdì hemàm, male di pancia - gu(t, milza (malariA) - ha'•l, tenia - erig, filaria. S'invita l'ammalato 11 mostrare la liugua dicendo: melellds-ca n et.;è, e lo si fa respirare dicendogli : aten-{ e1è. Quindi il medicv fa la visita agli ammalali del r·eparto. llna diftlcolta grave s'incontra ne llo stabilire la vittitazioue. Il vitto per l'indigeni drgenti consis te iu pane e latte per· quei musulmani che , seguendo gli scru poli re ligiosi, rinunziAno al vitto comune d'ospeda le ; in pane e vino per gli abissini che egualmente vogliono se~uire l'uso della loro r·eligione (cristiana-copta). Mangia no carne ~li uni e gli altri e pigliano anche i brodi; ma l'animale dev'eesere ucciso da loro s tessi o da lor o correligionari. Si usa quindi per tal motivo dis tribuire dei polli vivi agli ammalati che si crede ne abbiano bi· sog no. La moglie od una par ente od amica s'mteresllano sempre.di ammannire la modesta vivanda. Agli ammalali si per mette. generalmente che mangino, oltre la rezioned'ospedale, il loro comune desinare , che viene ad essi appres talo dalla famiglia (en· gllie,.à, embascià, :~eghenl, ecc.).
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Le dtfficollà sorgono quando occorre fare prescrizioni alcooliche ad un musulrnano, come quando sopra tutto trattasi di casi di polmonite. Bisogna allora mascherare in qualche modo l'alcool' e servirsi di qualche a stuzia per vincere la ostinazione del paziente. Similmente s'incontrano dtfflcolta quando per un c ris tiano s'impone la prescrizione di una dieta lattea , come nei ca!Si di nefrite o di g-ravi malattie del tubo gastroenterico. Il medico deve allora lottare non tanto con la malattia, quanto con l'ummalato, il quale anche mal si adatta a rinunziare a i suoi condimenti piccanti. Alla cennata visita seguono le medicature nell'apposita sala . Qui nulla di spe· ciale. Le piccole operazioni sono tollerate quasi sempre senza segno di do lo r e dai musulmani, latldove i cristiani dimostrano una sensibilita talora anche eccessiva. È a notare, rig uardo all'uso esterno degli antisettici, come s ia poco tollerati) il subii malo, avendo ~-!l' indigeni, al contrario di quello che potrebbe c redersi, una pelle molLo delicata, per cui s i manifestano assai facilmente forme eczematose.
• •• Passerò ih breve rassegna le malattie predominanti nella Colonia, fra gl'indig-eni. Per ordine di frequenza sono: Sifilide. - La sifilide, sia a cquis ita, sia e reditaria, rappr·esenta un m o rbo molto diffuso tra gl'ind igeni e per·ciò appunto generalmente si manifesta m olto, attenuata. Non già che no n accada di osservare casi anche molto gr avi; ma essi relativamente, sono in nume r·o assai limitato. Spesso r il'co ntras i nei giovani l'arlerite:sifilitica; spesso pure, se vogliamo ve· dere coronala da buon esito la cura di piaghe; !';eguile, sia pure ad una lesione traumatica , dobbiamo, a ssieme all'ordinaria medicalura, iniziare una cura contro la lue. O(talm ie. - Sono comuni, specialmente la congiuntivite catarrale, diverse fo rme di congiuntivite pur·ulenta ed il tracoma. Fr·equentemente s i hanno forme m i~tc.
Di~grazialameute, come per· le altre malattie, anche per queste g l' indigeni non usano alcun logtco rimedio e neanche si altenp;ono lontanamente alla ne· ce~saria pulizia de~di occhi. l comuni loro alloggi, rist.relli e mal aerati, nei quali convivono molte volte con svar1ati animali domestici, e nei qua li stanno spesso ad affumicarsi, s ia per il fuo~o con cattivo combus tibile con cui preparano il v1tto, sia per quello che accendono la sera, nei paesi elevati, per riscaldare l'ambiente o per loro superstiz.iose costumanze, contribuiscono a so· stenere e ad aggravare questi morbi. Quindi non è t•aro vedere il panno corneale, macchie corneali, cberat.oectasie, ulcerazioni e perfor azioni della cornea, allerazioni di conformazione delle palpebre e tutte le gravi conseguenze che possono apportare sull'occhio le malallie esterne e specialmente il tracoma, rruando viene trascurato. Debbo però dire, per quanto me lo per·metta la mia non lun ga es perienza, che il vero tracoma non è cosi frequente quanto si crede. Molte affezioni ocu· lari sono in di1·eua dipendenza della sifìiide. E cosi, per dire delle manifesta· zioni più fl'erJuenli, si hanno forme d'iriti e cheratiti che scompaiono sotto· ponenrlo i pazitmti alla cura mer curiale. ovvero in ammalati che accusano
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annebbiamenti della vis ta, all'esame oftalmoscopico si riscontra un tenue intol'l>idamento retinico con offuscamento dei contorni della pupilla ossia una retinite sifìlitica, o infine c'imbattiamo in paralis i dei muscoli esterni dell'occhio ed anche in oftalmopleg ie interne, s ulle quali trio nfa il mercurio. Rite ngo inoltre che le cong iuntiviti ca tarrali e purulenle tlella colonia non atldimostr·ino gl'avitù maggiorl' che le analoghe forme in Europa (come s iritiene invece per quelle de ll' Egitto). Anzi, ap pena s'inizia una cura ben diretta, se ne ved ono gene ralmente tutti i vantag~i che s i possouo sperare. Malaria - Uo mini autore voli dell'arte, studiAndo, or· non sono molli a nni, con criteri scientifici l'aq;omento, conclusero non eRserci in quel tempo mA· !aria in Massaua, e molte persone profane , ma residenti da anni in questi luog hi, lo confermano. Comunl'(ue, oggi è ind ubbio per6 che i ca ~ i di malaria non sono infrequenti nella zona bassa della Colonia. l reperti micr oscopici s tanno ad a ccel'tare l'esame clinico. Si osservano pure, ma in ca si rari, le gravi forme i tter o- e maturiche. Diversi momenti meritet•ebbero uu accurato s tudio pet• riguardo sopratutto alla malaria in Massaun; cos i, fra l'a ltr·o, r esta a s apere quale s ia la fo r ma più. comune dì za nza r·e veicolo, c se la zona più o me no ampia di s ecca, che s i estende dinnanzi all' isolelta di Taulud, rlov·è la s tazione fel'roviar·ia di Massaua, sia, come io ho rag ione di credere , propizia allo s viluppo rli ques te zanzal'e . Ten. i u e lombrici. - Sono assai f1·equenti. La forma di tenia più. comune é la sa ginata. Se si lieo conto dell'uso comune rsegl' indigeni di cibars i di carni, per lo piu vaccino, crude o poco coUe, e dell'acc[ua inquinata, c he bevono senz'alcuna precauzione, non fa meravig lia di riscontrare s pesso questo ces tode e questo nematode. Neor osi. - Si riscontra no con una certa frequenza, maggiore negli uomiD! c he nelle donrre. sopratutlo l'is terismo, l'epilessia e varie forme di tic, in is pecie que llo che va col nome di coprolalia. Frequente é anche io ques ti ammalali la demooomania. Qui è a ricordare che molte volle si tratta di accessi epilettiformi dipe ndenti mollo probabilmente dall'affezione luelica "di ffusa alle at'terie cerebrali. :vlalattie acttte dell'apparato respiratorio. - Sono frequenti s pecialmente nei paesi doll'ollipiano, dopo 1 mesi più caldi, le bronc hiti e polmoniti; ma la frequenza é mollo re lati va. Due fallì sono degni di nota al propos1 to: anzitutto che quP.st.a f1·eque nza delle malattie acute dell'apparato respiratorio contras ta con l'estrema ra rità delle malattie croniche dello stesso apparato, ed in secondo luogo che le pneumoniti sono spesso letali uegli indigeni: s i s viluppa facilmente edema polmonare; lo ::sputo diventa bruno- oscuro; s i ha collasso e presto segue la morte. Facili sono anche le forme recidive (pneumonile recidiva n te). Le pleuriti si riscontrano invece raramente. T ifo e malattie dtJ/l'apf1arato flaslro-en.terico. - l cas i bene a ccertati di tifo so no rari; con frequenza si riscontrano invece nella zona bassa le comuui forme di catarro acuto e cr onico dell'apparato gastro ·enlerìco.
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VAilTBTA
••• I n complesso, senza bisogno di ricorrere qui a statistiche, può ben dirsi che le malattie comuni tra gl'indigeni della colonia non hanno nulla di speciale o di seriamente temibile. Ogni paese ha, relativamente alla popolazione un buon contingente di un elemento sano e robusto di giovani e di vecchi. Certamente in ciò dire sono a considerare le condizioni infime in cui gli indigeni ,vivono dal punto di vis ta igienico, chè se noi ci riferiamo difatti alla popolazione che, vivendo in Colonia si uniforma alle comuni r egole di sano vivere, cioè agl'italiani qui residenti, ab· biano una morbilità media che non supera quella dell'Italia stessa. Se poi consi· deriamo il caso particolare degl'Italiani residenti nella zona dell'altipiano, abbiamo iu complesso quanto possa desiderat•si riguardo a condizioni sanitarie ge nerali.
••• La medicina presso gl'indigeni. - Ac~cennerò qui all'arte medica presso gli indigeni, roichè capita molte volte a chi dirige il reparto indigeni di prender·e in cura un ammalalo quando egli ha già tentato le scarse risorse della medicina locale. Per il medico é quindi interessante conoscere quali rimedi cos;tiluirono la precedente cura del suo paziente. In riguardo dunque alle idee di medicina presso gl'indigeni dirò poche parole. anzi le si potrebbero compendiare affermando ch'esse sono ancora assolutamente primitive. Senza dire cbe essi non hanno alcuna co~nizione dell'asepsi e dell'antisepsi, neanche posseg~ono alcun principio per quanto lontanamente scientifico sulla diagnosi e sulla prognosi; applicano per conseguenza speciosi rimedi senza discernimento !ilcuno. Cosi somministrano spesso bibite di burro ed applicano coppette nelle parti ove l'ammalato riCerisce le sue sofferenze, praticando prima dei tagli, ed adottando quindi una specie di piccolo imbuto, dall'estremo del quale aspirano 1:aria con la bocca. Spc3sso ricorrono alla pratica di piccole incisioni, al torace ed alla testa sopratutto, quando riferiscono ad essi il dolore. Sono gli abissini che hanno a preferenza questa usanza. Nelle lesioni articolari, siano traumatiche, siano d'altra natura, ricorrono al fuoco gene rosamente, e questa pratica è invece consueta presso i musulmani. Sulle soluzioni di · continuo applicano un impacco stercoraceo caldo ( 1). Grande fiducia tributano al grasso di struzzo, che per loro rappresenta una panacea e che pagano a caro prezzo a coloro che lo preparano mescolato a diversi profumi arabi. Specialmente nelle lesioni dolorifiche articolari e nelle (l ) Nel secolo xv1 era cosi lnvatso in Europa l'uso degli escrementi come medicinali, cbe merita d l essere ricordato il nome dl Cordus d' As~la - morto a 19 anni nel f544 - :perché seppe opporsi energicamente ad esso. Ancora però nel 1696 vide la toce un libro di •Farmaceutica corali va st.ercolare• di un tal Paullinl, medico tooosco (nato f643, morto 17ft). Non si meravigllera quindi li lettore della detta usanza tra gl'Jndigem, tanto più s'egli ricordera che qui, siamo tra ardenti seguaci dl Maometto, nel col discorsi è detto: • Reca a me meravtslla che Iddio abbia riposto nel lewme medicamento tanto eme.'\ce e sublime l• Eppure già ai tempi d' Jppocrate (6' sec. a v. Cr.) si disponeva di un tesoro di medlcameull, l'oso del quali, in parte, ora tanto r azionale, cl1e OF:I!I ancora è mestieri rieonoscerlo.
VARIETÀ.
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traumatiche, sieno anche rappresentate da fratture, usano il grasso di struzzo come un rimedio infallibile. Se usano un medicamento logico, questo forse é solamente il cusso, del quale però usano ed abusano. Ricor rono anche alle sorgenti di acque ter mo- minerali, specialmente nelle forme sifllitiche terziarie, ma senz'alcuo criterio direttivo. Spesso accorrono in localit.a di santuari a fa r cure di bagni freddi per molteplici malattie nervose; ma non di rado la malattia é un pretesto per soddisfar e ad un divertimento o ad una velle•ta mondana. Nelle malattie a fondo is terico, specialmente quando qualcuno é invaso dalla demonomania, gli amici e conoscenti dal paziente lo curano con le cosidette fantasie, ossia facendogli attorno cori di canti e danze.
••• Ho cosi accennato al servizio gior naliero dei medici addetti all'ospedale ed alle condizioni ch'egli deve tener presenti. Ma, oltrechè, com'è chiaro, può venire chiamato un medico dell'ospedale per il caso di ammalati in qualche reparto di truppa, egh, come ho detto giil, deve accorrere in qualsiasi paese sprovvisto di medico, nel quale si manifestmo malattie non comuni per numero o per gravità. Non é già che venga comandato sempre un medico dell'ospedale: tante volle vi s'invia invece il medico del presidio più vicino; ma, in considerazione che allora il presidio stesso reste rebbe senz'alcun sanitario, più spesso vien traslocato un medico dell'ospedale, specialmente quando si p1·evede ch'egli dovra. assentarsi per un periodo piuttosto lungo. L'osped~le dispone di due muletLi di servizio per i traslochi a brevi distante degli ufficiali medici; quando essi invece debbano fare lunghi percorsi, é il servizio treno che gli fornisce gli opportuni mezzi. I medici dei battaglioni hanno invece ciascuno il proor io muletto come ogni ufficiale di batlaglio.ne. Quando dunque in un vil18ggio si r iconosce il bisogno dell'opera di un sanitario, il commissario, o presidente della regione, informa il governo della colonia e questo si rivolge al comando delle truppe, che a sua volta piglia accordi col direttore di sanita. Questi destina un ufficiale medico. Così, per riferire un ca so, io, tra le altre escursioni fatte , fui nello scorso ottobre comandato a visitare diversi paesi del Ser aé e della pianura del Ted r er, essendosi colà manifestata una malattia, che, pur non presentando affatto estesa mortalità, invadeva rapidamente le popolazioni. Il pr imo sospetto a nascere in queste circostanze è quello che si tratti di malaria, la quale malattia, in certe regioni della colonia, si diffonde, in deter minate epoche, su vasta scala, r ivestendo forme larvate, talora assai strane. Per cir ca un mese girai per quei villaggi, munito di buona provvista di medicinali. Già il mio collega, tenente Stella, che mi aveva preceduto in una rapida visita, aveva pensato che si trattasse di un'epidemia d'influenza. Ed io, che ebbi maggiore agio di osservare e raccogliere abbondanti dati clinici, dovetti convenirne perfettamente, benché la malattia, a quanto si crede, fosse stata nuova per la colonia. La diagnosi fu confortata da numerosi prepara li micr oscopici (circa cinquanta) di sputi e di sangue, che pl'aticai in quell'escursione.
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VAHlli:'l'..Ì.
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•• Questo il compito del medico militare in colonia e questi i morbi con i quali più frequentemente s'imbatte. Non occorre ch'io aggiunga che amor di patria e sentimenti umanitari ci consigliano tutti gli sforzi per guadagnare la fiducia degl'indigeni. Fra essi, l'elemento militare, meglio educato e la popolazione dei paes i in cui é a contattto con elemento civile, ricorre presto e con piena fiducia a noJ ; ma generalmente gli altri, sospettosi per ignoranza e per l01·o indole, esauriscono prima tutte le loro inutili e dunnose pratiche, per affidarsi al medico svltanto quando hanno peggiorato e talora irrimediabilmente, le lot•o condizioni. Ridotti a mal parltto, cercano allora in tutti i modi l'aiuto del medico.
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•• Popolo dedito alle armi, nomade in gran parte, r esistentissimo alla cor sa ed alle lunghe traversate, é frequente riscontrare in esso lesioni tramautiche d'ogni specie, e quindi la chirUJ·gia, in ispece la truumatologia, offre vasto campo di prova a noi medici militari. Senza fat• cenno degli apparecchi immobilizzanti che si praticano frequen· temente, e di altr e minori operazioni, ebbi occasione: di praticare allo spedale di Asmara '13 operazioni a bbastanza impOI'tanli, cioè : 3 operazioni radicale di ernia alla Bat-tsini; 1 o pe razione radicali di ernia con contemporanea operazione t•adicale di idroce le; 1 vuotalura e asportazione di grosso calazion ; 1 uretl'otomia interna; · innesto cutaneo alla Reverdin; 1 irideclomia; 1 regolat·izzazione e sutura di capi ossi in antica frattura dell'avambraccio; t spuccatura di fi s tola anale; 1 osteotomia (mul.lipla) per sequestri da antica ferila d'arma di fuoco ; 1 Toracotomia da empiema ; 1 Seques trotomia alla mandibola.
.*. F~ dovere di riconoscenza porgere in fine sentiti ringraziamenti al s ig. CRpitano medico Mozzetti cav. Eli ~eo, già direttore di sanità del corpo delle Regie truppe coloniali, ed al sig. capitano medico Pace cav. Luigi, diretto.·e dell'ospedale, p et• avermi apprestati mezzi ed aiuti durante il tempo in cui ho pr es tato servizio in un reparto, e per la benevolenza che mi hanno sempr e dimos trala. A loro ed al te nente medico Oli vari dott. Pietro sono gr ato per la s crupolosa assis tenza di cui mi onorarono uell'eseguir e queste operazioni.
Chet·en (Colonia Erit•·ea), g iugno 190·k
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NECROLOGIO
Prot PASQUALE PENTA. Pasquale Penta, profes sore di psic hiatria criminale neii'Universita di Napoli, moriva in quella città il 29 novembre u. s. Più che il vivo sentimento di per sonale amicizia mi induce a parlar di lui in ques to giornale il fatto che egli appartenne al Corpo sanitario per alcun tempo, che fu appunto nell'esercito elle egli dette i primi saglli del suo saper e e dell'allo suo ingegno, e che nell'ambiente militare egli ce1·cò alacremente i primi s oggetti dei suoi studi, che dovevano innalzarlo poi a maggior fama. Nacque nel 1859 a Fontanarosa (provincia di Avelli no). L'ingegno s uo versatile e fecondo indir izzò dapprima agli studi classici e letterari. Si laureò, con ~randissima lode, a Napoli, nel 188.-i, essendosi specialmente segnalato nello studio della clinica medica e della psichiatria, e tosto dopo entrò al servizio militare, prima come allie"o della scuola di sanità militare, poi co me sottotenente medico. Fu in tale 'JUalita che chiese ed ottenne di es!'.ere destinato presso il dista ccamento del bajlno penale di Santo Stefano, per ceJ'carvi messe di osservazioni per i s uoi studi prediletti. Frutto di tali osservazioni fu la sua prima pubblicazione ps ichiatrica : Note cliniche sui criminali del bagno penale di Santo Stef ano. Abbandonò il s ervizio militare nel novembre 1887 per entrare come assistente nel ce lebr~ manicomio di Aversa. Fu quindi a Nisida come-sanitario di quel penitenziario ; ed in seguito a Napoli come coadiutore alla clinica psichiatrica. Nel 189-i cominciò la sua opera ufficiale di insegnante colla libera docenza in psichiatria. Fu poi il primo ad occupare la cattedra di antropologia criminale, creata apposta per lui. Numerosissime s ono le pubblicazioni cbe e gli ha lasciato, percbè immensa era la. s ua atLivilà. È certo che egli campeggia tra i sommi che, duce Lombroso, hanno fatto della scuola psichiatr:ca italiana la maes tra di tutte le altre scuole. Della sua operos ità scientifica menzionerò qui s oltanto la llioista di antropologia criminale e di psichiatria forense, da lui fondata e redatti!, gior· naie di graudissima diffusione e di utilila pratica. Tanta forza d'ingegno e di volontà , tanto desiderio del buono e del giusto si è spento a soli 45 anni. Ma la vita cosi breve di Pasquale Penta ha dato alla scienza e 111la patria tal frullo quale non si può d'ordinario attendere cb e da una lunga e laboriosa esistenza. I suoi dcritti e i suoi insegnamenti continueranno ancora a rifulgere dopo morte. Sia questo, insiem"' al generale compianto, il conforto migliore alla desolata famiglia. G. DE RENZI.
60 -
Giornau medico.
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MISCELLANEA Pesatura periodica degli uomini di truppa. -
Con circolare òel 28 novembr e,
è stato prescritto a tutti i corpi dell'esercito fr·ancese che tutti gli individui di
bassa forza, compresi i soli ufficiali, sieno sottoposti a pef:'ature regolari e periodiche. Questa disposizione é motivata dalla considerazione, espressa nella detta circolare, che le ricerche moderne hanno stabilit.o che la constatazione frequ entemente ripetuta del peso del solùRto può fornire ai medici mililar i delle indicazioni molto utili per la diagnosi pr·ecoce di talune malattie e specialmente della tubercolosi.
Eliminazione del non valori nell'esercito francesi'. - Con altra circolare del 28 novembre u. s. il Ministro della gu~rra francese ha prescritto a tutti i corpi che, in occasione dell' incorporazione delle reclute della classe 1903, s ia a umentato il r·igo1·e della visita medica, e che la severità dei medici militar i sia specialmente dirella all'eliminazione di quegli individui il cui stato gener ale potrebbe far temer e una qualche manifestazione tubercolare a più o meno lunga. scadenza. Primo Congresso Internazionale d'igiene delle abitazioni. - Questo congresso, a cui hanno preso parte i:1 e~ual numero, ingegneri e mt~dici, si é tenuto a Parigi ai primi dello scorso mese. Vi era stata aggiunta una sezione per l'igiene delle c&serme; e vi ebbero perciò una larga partecipazione anche i medici militar i. Il nostro corpo vi era rappresentato dal maggiore medico dottor Testi, pr'ofe!>sore d'igiene alla scuola d'applicazione di Firenze, il quale fece alla sezione militare una comunicazione sull'igiene delle abitazioni del soldato, ed ebbe dai nostri camerati francesi festose ed onorevoli accoglienze. Egli, in unione al P rof. Lemoine del Val-de- Gré.ce, fu nominllto relalore sul tema: Influen~a della caserma sulla morbottitli e mortalild generale della truppa, che sara discusso al prossimo Congresso, il quale avrà luogo a Liegi. Monumento a un medico militare romano In laghllterra. - Nell'ultimo numero del Journal of lhe Royal Army Medieal Corps, il tenente colonnello medico Fir th, pubblica la fotografia ed illustra una lapide funeraria, esistente nel museo di Newcaslle-upon-Tyne e, dedicata a un nostro collega di 18 secoli fa. La iscrizione è ~ormontata da un rozzo bassorilievo, rappresentante un coniglio o una lepre, forse a significare che il defunto era originar io do3lla Spagna o della Sicilia, paesi che avevano per emblema questi animali. La riportiamo testualmente: D. M. (Dtis Manibus) ANICJO I NGENVO MEDICO ORO (inar io) COH (ortis) I. TVNGR (Orum) VJX . AN. XXV. Il rlotto illustratore attr ibuis ce il monumento ~ll'epoca delle spedizioni d i Agricola. l Tungri, nazione dell'antica Belgica, formavano una parte delle truppè ausiliarie romane in Britaonia.
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Movimenti avv~enuti nel Corpo Sanitario enel Person. Farmaceutico (DilpJIDStl 49, liO, 51, 52, del Bolletlino utfìoiaù deU• nomini).
Uftlolall la •ervlzio attivo permanente. R. Decreto IO settembre 190i. GIUST!NI Gelso; tenenLe medico in aspettaLiva per infer·miLà temporarie non
provenienti dal s ervizio, a Perugia (R. Decreto 25 settembre 1.903). - Arn· messo a dalar·e dal 25 settembre 1904, a concorrere pe1· occupare i due terzi degli impieghi che si facciano vacanti nei quadri del suo grado e corpo, come gli ufficiali contemplali dall'art. 11 ùella legge 25 ma@'gio 1852. Richiamato in servizio e destinato ospedale militare Venezia.
R. Dec~eto f3'ottobre 1904. CARAOONNA cav. Antonino, lenente colonnello medico direttore ospedale militare Padova. - Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età dal 1° novembre :190~. R. Decreto 28 ottobre 1!!04.
'
ToTA Vincen•o, soltoteneole medico 34 fanteria. - Dispensato, a sua domanda dal servizio attivo permanente ed inscritto col suo grado e con l'anzianità 27 luglio 1903, nel ruolo degli urtlcialì medici di complemento, distretto Barletta. Determlna.zione Ministeriale 24 nooem.bre 1904. CERONE Francesco, capitano medico 83 fanteria (comandato clinica dermosifilopatica unive rsita Roma. - Trasferito 6 fanteria, continuando comandato come sopra. SrMoNt Giuseppe, id. 6 fanteria.- Id. 83 id.
Determina•ione Ministeriale 8 dicembre 1904. GARA.U Pietro, tenente medico 1° artiglieria fortezza. - Trasrerito ospedale Cagliari. BERNAROI Luigi, id. id. ospedale Cagliari. - Id. 1° regg imento artiglieria fortezza. Ooox Oddone, .d, id. Torino. -Id. ospedale Ancona.
DeterminMione Ministeriale 15 dicemb~e Hì04. VoLPEJ Ma.z:nni, t enente medico 2 genio. - Trasferito ospedale militare Salerno. R. Decreto 2:3 ottobre 1904. CA.SALlNI cav. Riccarclo, tenente colonnello medico direttore ospedale militare Chieti. - Collocàto in posizione ausiliaria per ragione di eta, dal 16 m•· v0mbre 190t.
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MOVnLENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
R. Decreto 8 dicembre 190-i. ScALIA Rosario, tenente medico ospedale militare Genova. aspett.auva per motivi di famiglia per la durata di sei mesi.
Collocalo io
Determinazione M inisteriale 22 dicem bre 1904. PBRRO,..I Giooanni, lenente medico reggimento cavalleggeri·di Saluzzo. - Trasferi to R. corpo di truppe coloniali. P r enderà imbarco a Napoli il 4 gennuio 190:>.
Farmaolatl mlUt&rl.
R. Decreto 31 ottobre 190i. BARONI t:av. Edoardo, farmacista di 2' classe, farmacia centrale militare. !~'· Promosso farmacista di 1• classe, continuando come sopra. PoLo Lorenzo, id. a id. ospedale militare Caserta. - Id. id. 2• id. id. UftlolaU d1 IUerva. R. Decreto 17 nooembre 190~. VoLaNo cav.,Carmine, lenente colonnello medico di~trelto Torino - BARUFFALDI cav. Liborio, id. id. Lecco. - Promossi colonnelli medici con anzianità 31 ottobre 1.904. R. Decreto 1" dicembre 1.904. MARSILIO cav. Enrico, maggiore med:co• distretto Taranto. - Accettata la dimissione dal grado. KOTIFICAZIORI. ARRIVI E PARTENZE DA E PER L'AFRICA. CoL41ANNI Fede rico, tenente medico.- Ritornato in Italia per rimpatrio definitivo il 5 dicembre 1.904. Def1mt1..
MAIDA Luigi, capitano medico di riserva distretto Cosenza. - Mor to a Spezzano Grande (Cosenza). il 9 novembre 1904. BoRGIA Simone, id. id. id. distretto Caserta.- Id. a Maddaloni, l'it id. PnzoRNO cav. Giacomo, maggiore, id. id. distretto Sassari. - Id. a Sassari, il 7 id. BACCARANI cav. nttaoio, maggiore generale m~dico nella riserva, distre Uo Firenze. - Id. a Firenze, il 24 id. CARASSO cav. Antonio, colonnello medico non più iscrilto nei ruoli. - Id. a Torino, il 30 id. PENTA Pasquale, capitano medico nella r iserva, distretto Napoli. - Id. a Na· poli il 27 id. · Il Diret.t.ore
Dott. GIOVANNI RANDONB, magg. generale medioo ispettore. I l Red.att.ore
D.• RIDOLFO LIVI, maggiore medico. Roma, tV(»- TI p. E. Vogbera.
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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1904
MEMORIE ORIGINALI. AIIINTA A.NTONINO, tenente medico. - Un caso grave di si611de secondaria, guarito colle iniezioni endovenose di aubllmato . Pag. 179 8KnN.uoo L0101, tenente colonnello medico.- Un caso di lebbra osservato nell'ospedale militare di Palermo, con un cenno sulla diiTuslone della lebbra 10 Sicilia 657 OsvACQ!JA ALPRKDO, sottotenente medico di complemento.- Ematoma perlreoale In un si6gs :itico ; contributo clinico ed :matomo patologico . CACCIA FILIPPO, tenente medico.- f}analg~ia per la via rachidea lombare, con l' idrcclorato di tropac~aina e la sua applicazione nella chirurgia di guerra 3 35g CARINO TOIIIIASO, maggiore medico. - Due casi di cisti di echinococco . CASTBLLANI Roilso, tenente medico. - Contributo allo studi~ ~olio alleggerimento del carico dell:l' truppa a pie\!i . 488 CKLL! Vincenzo, farmacista militare eli t' classe, perito chimico Igienista. -Il pane e le paste allmenl:tri di frumento, soOslicate con farina di mals hianco . !l!t CIAURI RosOLINO, tenente medico. - Un caso di chllurla traumatica !!16 FAVRB GIOVANNI, colonnello medico.- Operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari del Regno , 401 Gl<lNI PIETRO, capitano medico. -Osservazioni sopra alcune alterazioni della sensibili!il . 605 GntXONI GIOVANNI, tenente medico. - La siero terapia antistreptococcica nell' eresipela • 7te LIONTI GrROLAIIO, tenente medico. -Contributo all' lstologia patologica ed alla patogeoesl del corpi liberi articolari . 8tl M<lRIOTTI firANCHt G. B., tenente medico. - La malaria nella guarnigione di Roma nel biennio t90t-l903 • (104·587 MRLR ASCANIO, capitano medico- Una serie di osservazioni psichiatriche in soggetti mi· 'j) litarl MINICI EuGBMro, maggiore medico. - Contributo alla chirurgia dei polmoni 4!9 -Contributo alla chirurgia cJegli aneurismi . 459 NACCI.I.ROMK AneTo, tenente medico. -Un caso raro Cii llpoma dello meniogi cerebrali !87 Nol!zie sommarie sulla statistica sanitaria del Regio Esercito per l'anno t90t 837 OsTINO GIOVANili, capi L• no medico, libero docente in oto rino-laringologia.- Le lesioni dell' organo dell'udito per detonazione delle arm1 e delle bocche da fuoco 343 P.I.OLINI AooLFO, tenente medico.- Piede torto accidentale, consecuUvo a distorsione ti b!O· tarsea • tU P UCA 1.1 ALeBnTO, capitano meJico. - Amaurosi transitoria per detona>.loni di armi da fuoco 8t P&RASSI ANTONIO, capitano medico. - l diti plantari retratti e gli arruolamenti nelle scuole mtlitart. 183 PBR&Go VITTORIO, capitano medico.- L' odontolatria nella pratica militare • 48l RANDONK GIOVAIIIU, generale metlico. - La questione delle ernie da servizio nel militari 3tl - Note ed appnntl di chirurgia e di servizio sanitario di guerra, desunti dalla guerra · M~ russo-giapponese 7!7 . RIVA UIIBRRTO, capitano medico. - l.a chirargia delle nefrili mediche
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INDICE GE:SEBALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1904
RUTA SEOUTIAIIO, tenente mediCO e 0STIMO G, C.WIUDO medico.- Note ed appunti Sllila , Pag. 185 organ1zz:ozlone sanitaria civile e militare del Giappone Su.oruRI SuvATORK, cap1t100 medico.- contrlbur.o clinico sperlmllntalo allo studio del• 641 l'actlnomicosi umana SANTA MA RIA A.. tenente medico.- Paralisi del facciale e clell'acustico.deslro per siBiide 88 secondaria . 109 -Le alterazioni dell'organo dell'udito negli operai dtgli arsenall • SAIITCCCI STIPANO, rapiL1DO medico, assistente onorario. - Circa le opportunita della. esels· 465 siono della glandola lagnmale lussata per trauma 8!1 - Studio scienunco pratico sui traum:\lìsml oculari . SCARANO LUIGI, capllano medico. -Il medico militare, per l'Istruzione e l'educazione del 436 soldato . TrRKLLI E. e FRRRARJ·I.HLLI F. - Di un processo rapido per l'analisi chimica dell' aequ,, 5.t del vino e delle urine ha.<alo sull'impiego di reagenti In ta ..oleUe compresse 161 TROIANI Pr&TRO, lenente medico.- Nuovi esperimenti sulla chirurgia gastrica . TROIIDITTA EoiiONDO, capitano medico, libero docen te di ortalmologia.- .Sulla determina· 1161 ziono delle ~rnetropio nell'esercito . 801 - La correzione dello ametropie nell'esercito
RIVISTA DEI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI. RIVISTA MEDICA. Pag. IH Albumina (nuovo metodo di rlcerc.1 dell') nelle orine - lntrona 518 Anemia perniclo~a (un caso di) - FaiJian . 516 APilem1icite e vermi ìnteslinalo - W. Oppe. 2&9 Appendiciti' (Il \'alore proo;noslico e diagnostico della f~bb>e nell') - Cheinisse • 3;' t Arteno·5elcro~l (i tlislurbl m1dollarl tlell') - Pie e Oonoamour Asce~~o del fegato (sulla tliagnosl dell') nella rliosenterh - Schlayer . i9l Bacillo del tifo (frequento mancanza del) In tifosi morti di perrtonite da perforazione 60 Gulzzettl 'J06 Bacillo d'Eberth (nota sulla presenza del) nel sangue dci tifosi. - Rodhain Bacillo di Koch (su tll alcuni recenti metodi di ricerca del) nel liquidi coagulabili - Gar· gano c Nrsli ~' Bacillo dr Eherth (Il) nel sangue dei Ufosi. Applicazioni alla diagnosi precoce della febbre 9()t Liloldea - Courmont e Leslcur. 120 Batteri Intestinali (la quantità rtei) ..topo l'uso degli antisettici - Strassburger 695 Cancro (cura del) con l rag~l llontgen - Bruns . Colom aslallco (nuovo metollo ùi cura del) - Charitonow 19 5!1 Compresse idroterapiche (utilità rtell'applicazione df) sul pelt•J - Fernet Cuoro del tubercolosi (11) - Sequer 511 Dlazoreatlone di Ehrlich (sem11llflc.uione di IJrocesso per ottenere la) - Bondl . 784 Oirterlte (contributo alla slorotcrapla della) - Geissler 751 Ulrtorlte (sulltl statistica della terapia clelia) col siero spcciOco - Pul11wski. 751 Dissenteria acuta (su di un reperto di protozol in un caso di) - l!:bsteln '193 Dissenteria (sull'otlologla della) - Jiirgens. 903 Edema ncuto circoscrlLto (localizzazioni rare dell') - Quincke, e Gross. 370 471 Edem11 cronico della mano (lln caso slngolnre di) - Calderai . Edemi novro·artriUcl - G~rard Crépin. !01 t91 Emoglobinurie (studio patogenetlco delle) - C:lmu . Emottisi nel tubercolosi (trattamento delle) - ChauiTard. 117 Emottl!l (le Inalazioni di nitrito rt 'am•le contro le) - Hare 8:19
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IN O(CE (;J::NE RALF. DJ::LLE MATERIE PER l} ANNO 190!
Essudati 11leurici (ricerche rnrlioscoplche sulle variazioni di forma del limite degli)- Barjon ~ Courmont. Febbre IWro-ematurica (sull'etiologia e patogeoesi !Iella) - Plehn Gastrosuccorrea con tmu~ (os~ervationi cliniche ed anatomo-patologiche sulla) e sull~ teIAnla gastrica - O' Amnto. ll••OtJfu (sulla causa delle malllle~t.niooi meniogitiformi nell') - Stursberg . Infezione •aiuolosa (cnntri huto all') - Trautmann Infezioni acu te llrll'apparecehlo resptratorio (pa togenesi del disturbi menln~ei nel corso delle) - i'iobccourt 1nsu01e1enza aortic1 d'origine traumatica (cieli') - Bellott. lnte"mo (un ca•o di malat11a dPII') da protozoi - Grunow lntt•stmo tPnuc resploraz•one dell') e differenziazione pr.tlica delle sue anse - Bcrt ltteriliP. croniche :<Cfllllilcl (le) - Rotlo•·anachi lltero (la ConlnlliO,ita •IPII') - Co~l.ll l.arlnglti rronicl16 rcur.1 delle) e della tubercolosi polmonare colle hllezJonl lntratrnche:ilo oli eucahptul - Antuny Lava;:gi allment..ul (l) - !.lathieu e lloux Lencot.•rapia (rontrllluto spcrimrntnle allo ~turlio della) - Touzet. Lingua (valoro semiolof(rco dello stato della) nelle mrolatlie del tubo digerente- Mathlou
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tombag!(ille (clelia curu clelia) c del reumatismo muscolare - Giglioll . turo (rulnv.loul sulla curn c011 la) ><'Condo Dreyor - Ncissor o Ha lborst.aedter M:JI:Hin (un c.•~o eli) con decorso simulante . l'epilessia - Bielousow Malallia Ilei sonno (In) - Castellani Menm!{rle ~cuta (un raso di) 1111 olitc tcrmina•o con la guariKione - Fischer M<'lodo gnneo applicato alla patologia umana (il) - l.annelongur•. ~ldollo olellc ossa (sulle nltrr·:12ionl del) verlebrali nell'inlt-zrone tiroide - Fraenkel . Nelrile tconsiderazionl O<Jo·patologrche sui bagni a mpore nella) - Curlonl 1\elrlte intcrslizlnlo (•lln~no<r rrecoce rtellnl - Lecher Nefnte tos,Jra appen.ticolare (In) - Albuminuria :IJipenrllcolare - Oieulalo)" i'iefntr mal.trlche (contrlhuto allo •tudio delle} - Yorphow l'ievrall(•a ocCrJHlale (l~) nelle angine volga ri - Vincent Nutrltrone rett:ole (~ulla) - Deucher Orecrhiom (,:h) - llonod. Palpitazoonl carrtl~rhe nell'esere110 (le) - Chavigny Para~s•t l Intestinali (diagnosi cholea dei) - Stiles Pl'rfuratiore S110nt..1nea della ror1.ionP intrapericarrtitll dPIIa cava inlcnore (un u~o di) Ooncke. Porlcard lt~ tollea (1.1) OPI<art PIPurite ~ltrO· flbrino•a primitiva (terapeutica della) - Silvestri Plc•urile dodr.1mmatu:.1 (•tia~nosl deliA) - SlPinltr.er . Pleu rite tla c..tore - (Talamon) Pnenmon•l8 CJ'IIIIt>mten (rontrlbuto eliniro alla) - Brartagoolo . Polrnevrlte ma larica - Borrclll Polrnonitu crupo~a (sulla pntogenesi della crisi nella) - Tschistowitsch. Polrnonlte rrurosa \CIIr:t •l~llu) con la polocarpina - Pelzl Polmonite lobnro (s turi io sul s~gnl llslci della) - C:onoer e Dodge . Puntura lomhnre (sul valore rllagno!tico e terar~utlco della) alla Quinrke - Donatts n caz1one eli Wltlal (persl~tenzn della) rlopo la reMbre tiloid ~a - Payr . Reumallsmo nrttcolnre (l'origine rli~estiva del) ncuto- Gilbert c Locreboullot Reumatismo articola l'O arorto (su ll'cliologla del) - Philipp , lliJJoso in letto (contributo e.~JJ:icatlvo s ull'azione benefica del) per la lebbre dei tisici Plcker·t . · Searlattinn (risultati d~lla siero-tempia contro la) nella clinica dolle m:ol,ottle rtel bambini oell'unh•ersitn di Vienna - E;r.herich . Scarlattina (sulla cura dolln) con uo siero scarlattinoso da streptococchi- Maser Slregamento ~ottosc.1polare (lo) - Zaphiriades . Siero aoliscmlattino;o (sull'Il-IO del) - Wlassiewski • Sleror~azione di Flcker (lt•) - Meycr Sierore.ulone tubcrcoiMd (sulla) - Marchetli e Sll'faorlli . Stenos• plloru;.'\ spasmodica (dtlla) e della gastrectasia intermillente - 1\orn
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INDICE GENERALE DET-'LE lU.'l'ERIE PER L'ANNO 1904
Stip~i ~bituale (cura con l'elettricità della) e della cn!ite muco-membranacea - Oelherm. S to maco (delle erosioni emorragiche dello) - Elsner. Streptococchi intestinali (degli) loro stona, lesi&nl, bacteriologia e patogeoia- Nobecourt. Ta nnlgeno (cura del catarri Intestinali col) - Schandelbauer . Tetano (un caso di) guarito con l'antitossina di Behring - Gerber. Tetano (citologia nervosa di un caso di) - Laignei- LavasUne . Tetano (io un cane) - Grunau Tetano (sulla cura preventiva del) con l'antltosdlna - Sforza . Tlsi polm.,nare ioluale (sulle primissime alterazio ni nella) - .AbrikosaoiT Tonsille (relazione tra le affezioni delle) ed Il reumatismo articolare - Garlch Tonsilliti (rapporto delle) con altre malattie - Hammerschmldt Tossi ne piretogene nelle febbri malariche - lleynault Tubercolina di Koch (sull'uso dell'antic.,) per la diagnosi della tubercolosi polmonare Griinenwald. Tubercolosi (su lla terapia della) - Frey Tubercolosi alimentare (sulla) - Ganghorner Tubercolosi del sacco erniario (sulla) - Lewisohn Tubercolosi delle ernie (sulla) - Abel . Tubercolosi lleritoneale rsulla) - Thoen11s . Tuberwlosi polmonare {~ulla P:ttogenest della) - Aurrecht Tubercolosi polmon:Jre (sulla diagnosi della) - Schmidt . Tubercolosi polmonare (la secrezione sudorale nella) - Bonic. Tubercolosi polmo nare (un caso di) prodotto da traumatismo - Gebnuer Tubercolosi polmonare traumatica (la genesi rlella) - Sllbersteln Tubercolosi polmonare (sulla cura della) - Margo nloer Tubercolosi primaria Intestinale Csulla) - Wagener Ulcera gastrica (cura dell') - \Vagner .
Pau. 5!0 744
290
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7)4 747
75l 36~
5t6 903 67t
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6i1 610 6t 9 6t9 67' t !O t99 678 679 6l 6i6 6i8
RIV ISTA DI NEVROPATOLOGIA. Alterazione mnemonlca (su dì una slnp;olnre) in un alcoolista alienato ux.oricida -Cristiani Pu.g. 6:1 Amiotrof\e (lesioni nervose e pa togencsi dellr) di origine ar ticolare- Pighlni l~ Arterio-sclerosi (le relazioni dell') con le malattie del cervello - Wind~eheid. 5! 5 Autocilotossine ~d antl·autocitotosslne speciOche degli epilettici- Ceni IU Cat.,,tonia (contributo clinico e critico allo studio della) - PaUul e Madia 755 Criminalità oel pazzi (della) - Anglolella 688 5j6 De1nenza paralitica (Sifilide e) - Meyer Dem.mza primitiva o precoce (Sull'età di comparsa e sull'influenza della ereditarietà 1)61Ja patogcncsi de lla) - Levi llianchlni . 63 6t Disturbi intellettuali nella malaria (contributo allo studio del)- lllarandon de lllootyel Oormiolo (L'uso del) negli epilettici. Contributo alla cura <l ello stato eollettico- Hoppe ~3 E~Jilessia é una nevrosi ' (l')- Starr " 6i3 Epile.'sia (caso mo rtale di) con assenza di accessi epilettici - Plck 757 \1)4 Funzioni sensi ti ve e psichlchM negli emiple;;icl (le)- Marimò . Liquido celalo-r~ctlidiano (il) nella patologia e terapia moderua - Plnghinl . 37! Malattia di To msen e stati amnl-lltiogazzinl e Perusini 758 Mania (sintomi Qotori nella) e nella melanconia- Stoddart . 6i!l Mioclono·epìlessla (la natura e la patologia dei)- P ierce Cla rk e Pront 756 Ner vi del cuore (IJ uel tubelici - Heltz !95 Nevralgie raeciali (classillcazione delle) secondo l' erncaeia delle inie7.loni di cocaina • loeo dol~nu- Verger sta Paragangllna vassale (sopr a l ' uso terapeutico dslla)- Gulceiardl . · • ~7 Paralisi lolautile \Una epidemia di trentotto c.,si di)- Charlet e Pointer 737 Paralisi progressiva (relazione statistica sulla etiologia e slntomatologia della) - llaecke . 5 17 Pellagra (nuovo ricerche sullo sviluppo rtegll aspergilli In rapporto colla diUnsioùe clelia) - Ceni lH Pressione lntracrania (sui rapporti della) e sul r~nomeni della compressione bulbare- Zeri fjl Ps1cosi da siO!Ide (sulle) - Angiolella e Galdi " 860 P.>icosi epatiche (le)- Mongerl • 1196
INOIOE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1904:
953
P$lcoso ntgh eacrclll In campr.gna (le) - J acoby Po,. 760 Sciatoca (la cura della) - Clarke . t96 SP.gno di Bablnslo (le condl7.1onl della presenza del) nei casi di le$lone extra-plramldaleBNtolo lll 906 Simulazione llmportanza morbosa della)- Fere. 515 Simulazione della paula (la) lo rapporto alla criminologia, la medicina legale e la clinica psichiatrica- lngcguleros 680 Tre (lo stato mentale rtel pazoenti di) - Peli 373 Tumori cerebrali (lo stato mentale io rapporto ai) - Vlgour<>nll 17t Tumori d~ILl zona rolandlca (manifestazione date dai)- Duret 690 \'Notnle (1ull' at.lune M!•laliva ed ipnotica del) nei malati di mente- Garbini e Vitali 905
RIVISTA CBIRURGICA. Acoona on chorurgm (l') - Oaconto . Paq. i70 Amputazioni tlell'arto lnf~roore (i tucllo sulle) - Murphy 765 All!lif(n~ia loenle ron la ~tovaina (l') - Reclos 764 A neste~la tiPI midollo spinale (sull') - lliM e Odnll! 694 A(llpowtice clecale (variata anatomiche dell'l e loro inOuenza sulla patologia dell'appendtclte - Menard » m Appcndlclto (lomhrlcl ed)- L~! Roy rles Barres • t !~!l A~cessl tropic,,ll del fegato- Robinson . 861 Allivitil patogenlca del con tenuto Intestinale (fatti cliulcl e sperimentali sullo diiTeren&e dì) di fronte al perito neo - Brunner 917 Calcoli biliari (la diagnosi di sette deo) - B:hzet . ~98 Cancro Intestinale to~sen·azionl cliniche e risultati operativi rispetto a i)- Mikullcz • tU Canrro dolio stomaco si mulante l'ulcera gastrica - Delore e Lerlche 375 C.'ll<oforesi lodlra (la) nella cura dcii~ adeniti tub~rcolari - Pisani Gl Cervello (contributo alla chirnrgla del) - Nast-Kolb 916 r.tstltl ri belli (t1elle)- Pasteau to9 Culeclstenterostomla con formnioue di una via biliare artlfteiale - lrrukenbcrg i67 Cnra asf'ttlca delle lente Insultati della) - Neuber • 6i8 Oreoaggoo drl sncco 1>erlcardoeo - ~Jintz 473 Ematoma da lacerazione dell'arteria epigastrica inferiore sinistra In seguito a u n salto HoiTmano 6!6 Ematorachitle traumatico (un C&30 di)- Miles e Carr 691 Emorragia t raumatoca oIella milza (Il trattamento chirurgico dell') - Seno 86 t Epato-rotanglo-enterostomia (l') - Kehr 693 Epilessia panlato traumatica (un caso di}- Mini cl . • G3 Ernia lngolnalr (reperto raro nell'operazione radicale dell') - f1ùlcke . 916 Ernia (&Jlpunti stati~ticl sul militari dell'esercito rumeno operati d')- Oemo~tene 377 Erniosi nell'esercito (l'accettazione degli)- conseguenze militari e chirurgiche - Ponguet 303 Fe rite da punta e d'arma da fuoco del torace (sulle)- Borsjeky . 9t0 Fe rite comuni d'arma da fuoco del polmone (osservazioni afor istiche sopra Il decorso ed Il trattamento delle)- Kònig 531 Fimosl congenita (cura rlell a)- Woodjatt . 31)t Fr:tttura della ba'e cranica (aulla pro11nosi della!- Grar. 301 Frattura lonjliludln.,lo della tibia (un caso di)- Rikman l. Godler '60 Fra ttura dei meta tarsl IJOr urto diretto - Vergely ~!8 Fralturo dul metatarsl In ~eguito a marce (sulle)- Weber 30t Fratture dei metataul (le) per cause Indirette - Dupraz . 64 Fratture deli'estremìt.a inferiore del femore (la cura delle) secondo Il metodo di - Bardenheuer 6S7 Fratture delle vertebre (delle) - Owens 615 Fratture della ca vita cotllolde (sulle)- Guìbé 375 Fratture tlell'olecrano (della cura delle)- Volpesco . 696 Fratture ossPe (uo nuovo metodo per la diagnosi delle) - Pleseh . " 907 Grasso sottopatellare (nogosl cronica del)- Lejars . 5t9 l ncontinenu d' oriroa guarila (dell') eon la puntura lombare - Babioskl e Bolssean 6!6
954
l~DIOE GENERALE DELLE MATERIE l'ER L'ANNO 1904:
Iniezioni intrarticolari di vaselina sterile nelle artriti secche- Oelaganiére. Infezione generale (l') nelle malattie chirurgiche infettìve - Bertelsmann lschemia artirlciale (•olia) s tudio sperimentale dell'azione della soprarenina sol tessuti or· ganioi e del suo impiego nelle operazioni chirurgiche- Muller Lacerazione dell'intestino tenue per esa!(erata azione istantanea dei muscoli addominaHStuparie Lesioni dell'intestino nelle contusioni arlrtomlnalì (etiologia e meccanismo delle)- Oamhrin Lesioni d'arma da fuoco del b~sso vent.re interessanti lo stomaco, Il fegato, l nervi e la milza - contributo alla sutura rtel fegato- Riese U!sioni per armi da fuoco del midollo spinale - Wildo . Liquido erniario (alcune considerazioni sui risultati dell'esame batteriologico dei) nelle ernie strozzate - Rode Ila '. Lussazione del nervo ulnaro (la)- Momburg Male perforante o t.abe: atrOfJatie tabetlcbe - Raymond M~dicatura antisetl.lca (studio sperimentale sull;l) - Noetzel Metodo di Bier (il) - liabs Nefriti (della cura chirurgica delle)- Patel e Cavaillon . Occlusione Intestinale (casi di)- Neumann OiJerazloni sulle vie hillar1 (risultati lontani delle principali) - Slbille . Osteo-artriti tubercolari (iniezioni intrarticolari (li olio iodoformizzato e creosotato precedenti l'applicazione del metoil<J sclerogeno. nella cura delle) - Launalongue. Paralisi faccia le (il trattamento chirurgico !Iella)- Frazier e Splller Perforazione intestinale (laJ nella rebhre titolde- Hante e As hhurst Perforazioni intestiu3li nella febbre tifoidea (il trattamento chirurRico dell e) - Gaziu Pcritonite settica (la posi~ione uel trattamento pos t-operati\•o della) - Kuster e Lt'j ars Permcabilità del condotto •leferente (sopra la l ricucito dopo la sezione o la reseziune- Vulliet Pros~lta ipertronca (operazione •Iella) - Thomson Prostatìcì giovani (i)- Le Fur Prost~llectomia perine:l lc, con relazione di dicci casi - Morton llactio~co pia rlcll'csorago (della) - Kraus Raggi Roentgcn (alcuni casi di cancro ed un caso di riuoscleroma curati coi)- Gottignics SplenecLOillÌ!l (effetti immediati e lontani della)- Pi8nese St.erilizzazlone del eatgut - Snlkindson Stdrillzzaziona del catgut (nuo vo metodo rli) - Rapp ::iuture t endmeo-muscolari (Teno-mio-rafie)- Folot . Tecnica operatoria ed indicazioni generali del metodo ossigenato in chirurgia - Thiriar . Temperatura nello ~hock (ricerche sperimentali sulla) - 1\innamao Testicolo (contributo allo studio dei) in alcune infezioni. Orchi te Sllerimentale- Esmonet Tetano trauma licn tcontributo allo studio del)- Els>sser Trapauazione cranica (la) eseguita sotto la anestesia locale- Heldenhain . Tumore de l piede (la cura del) coll' iporemia da stui artillckllmente provocata- :\lomburg Ul·:eri varicose (cura delle) coll a refri:;erazione rivulsiva- Werner e Stiassny
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RIVISTA DI OTO-RINO LARINGOIATRIA. Ascessi tonsillari (complicazione degli) - Brindel Pag. 533 Dis tribuzione dei tessuto elastico (s ulla) nella mucosa nasale e delle cavita accessorie Rugani 699 Disturbi vocali (il e rinessi dovuti all'iperl.rona dell'ugola - Mounier • 631 Emorragie laringee (contributo alla ca.sulilica delle) - Rode . 531 Iniezioni di pamlllna (Risultato delle) fatte sotto la rnuees;1 J>ituìtarla In 70 malati affetti da corizr.a al.roflea o:r.enatosa tipica - Moure e Orindel 3;$ Iniezioni di 11aralllna (1111 caso eli) entro il naso seguita fmmedratamente da cecita per em· l>olismo rlell'arteria centrale della retina - Maldement Hnrd e War!l Holdem 378 Iniezioni di par3nlna (le) applicate al trattamento dell'o:r.eoa - Br·oeckaer~ 376 Iniezioni Ili paraffina (la rifazione del turbinato lnferìore colle) nella cura della rinitc atrollea - l...a ke . 376 Iniezioni di par«lllna (le) in otorinolaringologia - Cazeneuve • 3ì8 lpersali•a&lonc (l') negli stenotlci nasali (Conb'ibuto sperimentale) - Ruganl. 'j\3
I~DIC E GENERALE DELLE MATF:RIE l'E R L 'ANSO 190.J:
955
Maln ttle dell'orecchio (lt ) negh eserciti llaliano, francese tedesco ed au~tro-unganc·• O~tlno . Meningite oto~:cna (con trilmto a lla coooscenz.a dellal io hase alle osservaz•o nl rlinlchP dt l· l"o recctuo nell'u nivel"l!lta ol Ralle - Schult e Ne11rite acus11c11 IO>Sic.• (la) e la com parteciP •1111ne dei rehtlvl gangIii - Wlttmanc~ Orecchio mcd10 (sulle le~1onl dell") d.1 ve~trtazioni ade noilli - Grazzi, Poh, Ostino e Ars lan Otlte m~dia (iul r&~IIOrto fra) acu ta e Il reumat ismo articola re ac uto - Wagner Ollll mCihe a r ute puruleot~ (m ila cura secca nelle) - Mulle r. Ot•ll medie .•cute (sul pre te>o d ecorso C1cl1co d elle) - 1\ur ne r. Otot roxla jler IO<Iuro oli potas5lo - C.' gno la. Ot en' (l r.IJliJOrti drll") colla tui!OI'COio;l polmonare e considerazioni su ll.• dlagnos1 d ella c•z.ena - AlexarHtor . Puntura lombare (l:1) nelle m~latlìe dtll"orechio - Bablnski . Puntu ra lomha ro (•Iella) nelle complicazioni ondocramchP d elle otiti - Chav:use e Mohu Raol•ote•·ap1a (la) 111 oto· rino-larln~:otogin Ste no" nas:liì ((On t n b uto sperlm~ntal~ all"a na to mia ratologièa della) - Ruga nl. Stot'Jinr;J!iouc ole1 .o;cnl nasa Il (>ulla) e IOI"o cura ehh·u•·gic:o - Gavello • Ton1 dJ BelOiol (Il valo•·e •lolla serio cou tmua d ei) per il tjues!to deil.l simull•7.10 ne -
fJag. 379 534 53~
697 543 53! 176
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Vegcteuloni a.tcuoìtll tcomplltaY.io nl dello) -
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Pug nat.
RIVISTA DI OCULISTICA. P ag. Ar•·omo ila w mo ( mccc.~nismo 11~11") nel l ' uomo - Karl Grossman AtJ•·ena l!lla (elci Vlllore d ell ') nella te rapia oltalmo log ica - Yvc rt . AmloliotJia eri a ma1u·osl <la 8r.H tr a l'lctll·•ea - Paoa.<. Ambhop1, e' t•nu thla migllor.lta Il:\ 1/50 a 1/ 3, ~er mez.zu Ilei massag!,:IO - Oarier . A•ll~ma11smo •h·ll.a corne., e wro•di te cemra lll del miopi - s~nn . Co taratta t rauma tara (olella) per contusio ue d iretta d el globo oculare, senza lesione delle mPmbra nP e.,terne - I.Ma• gue C,.t.u·aue con~tcnlte (r o nt rohu to ~lt' ,.tolo gia rlrlle) - Snotuccl C:~tMa tte tr.lllmat•rht (r.•t L"nento dell~l - Trousseau " Catarro llrllll&Yill<l~ {cu ra delt - Oe m1chèri Cecita monOfu lorft pas•e;(s:era - Puscy Ch~raliti erì'do S10iit1rhe (le) e loro c u ra - Ro llet ColobOm i r oogr mtl !Iella le nte (con tributo allo stud io tlci) - s,,ntuw. O•n~oo un ttvttl (• mlcm rg;uns mi •lellt) Cor~ ini . Conglunlivlti cata.r,lh (•lell~} VP~etanU e t racoma tose e •l~lla loro cura con la eup ritlllll (cia nuro ne utro d1 rame - Galezows~l Cornea {sulle mal.•ttlo tmun~at icho .tella) (erosioni, che ra tite d lsco id r n ~d ulcera ùrlhl cornea) c sui loro l"apporti con l'erpe te della corne.1 - Pc ters Co1·nea (lo lnf,•zlonl gr:l\1 t1clk1) o la perforazione tJrecoce d ella me ml.lrana d el Oescemet - Colomb . Coqu e. tranel liberi nella ca mtr.< a n tenore - De Mitas . Dacrloadr nlte acut a co nsecutiva alla somministrazione di de lloli do~l di ioduro d t pota.sio - Prioux 0Ac rloclstltt1 acu ta {cura della) con puntur:• ~sploratrice ed iniezio ne d 'acq ua ooslgc nata - Bclbolzo . Di<tacco I"Olinlco eta mnlarla, o re.<ponsabilltà dello Sta to - Truc . Dist urbo vrodo tto d ali 'es~~~·razlone rli as>ocmzione bi nocu la ro (uo) - JannN Granulazioni mo lli della con~iun tlva coll'ormo renil (cura delle) - Pa polaui. lnf~1.ione eodot~ena dell'occhio (espe rienze rela tive all'l - Sele n ko wsky e Wolzcchowsky. Lussazloni trnu matlche !Iella ~landola lagrimate (contribu to alla cns uisttcn delle)- San tuccl Mnccluo corne;1ll (tl~l ben&onato di litioa nella c ura d ulle)l- Maze t Magnete (1ulle o pe r:azlonl negli orchi colla) - Schmidt-RimtJier M~bttle oculari (le) nel pAesi caldi) - Fernandez Jua n Santos Mala ttie oculari simula te (d elle) p rovocate, mantenute otf aggra vate - Baudr y. Mosche volanti (delle) - Max nuc11 .:'i~oveggentl (Il fenomeno percettivo nei) - Trombetta r\eoYeggenu (la) nel suoi ~"~~PJlortl con la nuo•·a teoria della •·i~lone - Trombetta
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I~DICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'Al'o'NO 190!
Nevrite retrobulbare inrettiva (la) - Pellonquln Opaclta della cornea e midriasl preeslstente, dovut.e all'uso dell'adr enalina - Antonelli OssiOcazioni e concrezioni calcari nell'occhio (sulle) - Rumschewltsch . Proc>esso di Priestley-Smith (qualche modiOcazione al nuovo) per la preparazione e conservazione degli emlbulbl - Santucei . Prognosi di alcune malattie generali (la) dedotta da certe loro manlrestazionl oculari -
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384 it6
De Mieos
70! 137
Protargolo (il). Suo uso durante un biennio al r.harlotten Hellanstalt a Stuttgart- Rulfel Radio (l'azione del) sull'apparecchio visivo- London Raggi X in terapia oculare - Bettremieux . S•rlerorono (il) - Wi~mark Strabismo convergente di origine tJ·aumatica - Leplat Traumatismo dell"ocehio e che•·atocono - KopfT. Tumori orbitarii (la dingnusl dei) - Terriov e Moran Utilità •iella determinazione dei campi visivi colorati per la diagnosi e la prognosi di certi disturbi nervosi consecutivi ai traumatisml - Mabillvn.
780 708 tJI
136
138 63t
536
RJVJSfA DI ANATOMIA FISIOLOGICA. A lcalescerna del sangue (l') secondo le nuove vedute e i nuovi metodi di ricerca -
Ceconi
Paq.
138
Fegato (rispetriva corrispondenza dei lobi del) e localizzazioni lobari epatiche- Ghmard.
710
Formazione della Hnra (la) - Léper Resistenza del corpuscoli rossi del sangue verso le soluzioni lpolsotonlche di cloruro sodlco, nel carcinoma dello stcmaco (sulla) - Lang. , Tessuto adiposo sotto-cutaneo (circa Il processo d'atrofia dol) nel dimagra mento - Pasini.
311
3U U9
IUVISTA DELLE M&LATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Blenorragia (ricerche ematologiche nella) - Giorgi Blenorragia maschile (Complie&zlonl della) - Pous~on Cistite blenorragica (trattamento della) a rorma emorragica - Folly Cura preventiva degli effetti sllllitlci primari (sulla) - Hollànder . Go m ma (sul potere iniettante della)- Del banco. lodipina (valore t erapeutico della) nella cura della sifilide tardiva •
Sinlidc (sull'origine della) - Serio.
Pag.
•
385
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U! 861 8GJ
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Silllide terziaria (cura generale e locale della) mediante la iodipina Wellamowitsch • Ulcera venerea e.~tra·~tenltalo - Alleg rinl Tign:~ ravosa (sulla terapia della) -
Ui Jlj 313 385
RIVISTA DI T.ERAPEUTIC.\. Acqua ossigenata (Impiego dell') nelle medic87.ioni - Unger Adrenalina contro l'emorragia intestinale nel t1ro - Graeser Agurina (un nuovo diuretico l') - Nucci Alimentazione per mezzo di g rassi somministrati per iniezioni sottocutaoee (clrea l ') Wioternitz .· Aneste.~lna (dell') - Duplan Aspirina (Il potere analgesico t!eli') nei tumori maligni lnorerabìli - Ruhemann Aspirina (l') nel dolori cancerosi - Breuss . A vve:lenamento per veleno di vipera (caso grave di) goal'ito co l permanganato d1 pota.ssa - Mori. B•sm utosio (sull'azione terapeutica del) - Starck. Cil<lrlna, nuovo rimedio contro la gotta - Lelbhol:z . Disinfezione Intestinale {sulla) - Scb>Her Dispeptina (indicazioni ed uso della) - Meyer . Fototerapia (primi r isu!L1tl ottenuti con la) mediante l'arco in rerro, in alcool casi di lo pus - Pasinl
Paq. :>41 9t 9 148
148
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11'0
INDICE GENERALE DELLE MA.TE RIE PER L'ANNO 1904
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l odlsmo (l') e l n1enl per evitarlo - Lessar. Pag. 69 lodochinìna (la) e 11 suo valore ter apeulico nell"infezlone malarica - Zeri 147 lodoformio (sull'azione antisettic.1 de W) - Heile. 7S4 lon·sallcilico (lntrodotione cat.aroretic., delr) nelle articolazioni colpite da artrite - Rocques. U7 ltliolo (l") In terapia - Salvatore . 69 l tUolo (l') nella cura dello malattie polmonarl - Burnet. 9t8 lttiolo (la terapia del composti d') con speciale riguardo all'ittlorormlo e all'ittlargano - Burnet 9t 8 Litio (stutllo sperimentale sul) - Good. 3U Lusoformio (tlel valore antlsdttlco e delle apJlhcazionl terapeutìche del) - Goormand. 781 Ma laria (contributo clinico-sperimentale alla terapeutica della) - Polldoro . 711 Yesotano (sul) - Kropll . 541 Mesotano (Il) quale antireumatico estern o - Liepelt . 54i Neo·arsycodile (risultati clinici sull'uso del) - Fuchs. 713 Nitrato tl'urea (Il) nella cura della Cirrosi epatica -Salvatore. 70 Nuovo derivat~ della chinina (esper imenti con uo ) . 387 Podofll llna (la) nell'anchi lostomiasi - Neumann. ?Il Radio (azione llslologica del raggi tlel) e loro applicazione terapeutlca - Scholtz 539 neumatma (sull'azione t crapeutica della) - Sigel il9 Reumatismo (la cura del) con l' uso esterno di preparati saliclllci - Zelgan. 541 $;\llcilato dì sodio (l'uso del) nella cura d~lla polmonite- Frank Taylor 919 Sanolormio, quale equivalente del iodorormlo - Bamberg 635 Semlcupio (azione (l(l uso del) - Zimmern . • 783 Terapia tek,nica antitossica (sulla) - Behrlog . 3S6 Thwcolo <il) - Noé . tiS Tossìcila di talunl veleni (modlllcazionl clelia) con J'aggmnta dì sostanze solubili non tossiche - Lrsné e Rlchet 386 Trattamrnto idriatico della sciatìca (sul) - Cathoma~. ?SI Trlgemino, analgesico e sed:~tivo - Overtaeh d36 Veronale (dell'azione ipnotica del)- Kurt et ldendel. U6 Yohimbina (Spiegel) (sulla) qual~ anestetico - Stilrbell. 387 RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. Nevrastenla (la) nell'esercito e nelle scuole - Trombetta.
Pag. 714
RIVISTA DI TECNIC., E SERVIZIO MEDICO MILITAREEsercito giappone3e (nozioni aulla organizz:u:lone generale del servizio di sanità In campa· gna ooll') - Gaudier EsPrcìto russo !servizio sanitario dell') - Antony Ferite in guerra (la cura delle) - Boegebold Note di guerra; bollettino medico dJ un medico francese al seguito dell'armata russa Marcon. Nuovo carro-barella galoppante (un) detto • Rapid Transit Ambulante • - Avery Portazaini a ruote tll) - Saiot-Paul
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RIVISTA. D'IGIENE. Abiti borghesi d'occasione (studio batteriologico sugli) e sugli eiTetti militari usati da riPag. 393 mettersi in cir colazione - Mangianti Actinomicosi (contributo allo studio, a lla classiOcazlone e alla oomenclatura delle niTezioni conosciute solto il nome di) - Ligni~res e Spitt. " 38S t 5t Alimentazione degli eur opei e dei lavoratori Indigeni nei paesi caldi - DupoQt. t 50 Analisi quantltativa nella diagnosi batteriologica delle acque (l') - Ruata 546 Antimalarica (saggio di campagna) secondo ìl metodo Koch - Sergent. 546 Antimalarica (campagna) In Algeria - Id. .
VòS
I:\DlCE GEN~ IULI!: DELL!t MATE RIE PER L'ANNO 1904
Antimalarica (la campar;n~) r.ompiu la dalla Croce Hos m italiana nuli 'Agru romano oell903 - Postempski · , Pa.g. t33 Avvelenamenti di carne (sulla conoscenza dei così !letti) - Landendor r 79i Av velenamento con insalata dì patate - · Oleudonno . 389 Bacilli del tiro (sol modo di comportarsi dei) e sui loro prodotti - Bassange 790 93( Badili del tifo nell'acqua di un tlozzo - Konradi Bacillo di tùffier (sopra l'ar.ione emolitica del) - Schwoner , 874 Bacillo tifi co ( <opra u n metodo di ricerca c1 el) - Endo ~~ &c•llo tubercolare umano (moti!Hcazlonl del). - Attitudine del bacillo Ji Koch a trufot· marsi lo ~~protlta - Auslair . Brodo concentrato (valore del) che si prepara a Casaralta (Bologna) pel R. E!erelto, come mezzo nutritivo dl mlcrorganismi . 9.!7 Batterlo (sopra un) dell'uomo aimlle a quello della morva - Selter 5\11 Ualtcrìo palO!!eno pcì topi d1 casa (sopra un) - Toyama. l5t Batteriolo,::ia del parntifo (la) - Keyser. 39! Blastomicete roseo (sull a origine di un) - Kieln e Gordon 394 c~m rlagoa antimalarica (relazione della) nel litorale austriaco - Oe Celcbrinl 935 Car bonchio (contributo alla biologia del bacillo del) e alla sua dimostrazione nel cadaver e 393 dei grossi animali - no ugert • Ca.r bonchio (s tudi sulla mo rrologia e biologia 1lel baci llo del) - Prelsz. i9 t Carne !li bue (;tudio statistico sul ronrlimento ddla) ba11lita nelle a limentazioni collettive - Mangianti. ~36 Centrifugazione (la) Impiegata come mezzo rapido per apprezzare il valore nutritivo del i9J latte - Fabre 87 3 Cina (i~iene delle truppe in) - Woi!Thugel . Chi nina (l'assorbimento e l'Piimìnazione della) e dei suoi saH - Marianl 930 Co lora (6opra un terreno nutritlzio per lo sviluptlO dei vibrioni coleric• e sua lmpor tanu nell a diap;nos! battPriCilOgica del) - Tsuw cld e Mlyasakl . 759 Coloo di 50ie (sull e sulla proOlassi contro i raggi caloriOci - Schmidt 545 Con~erve di carne (contributo all'esame batteriologico delle) - Pluhl . i 88 Colera (osservazioni e ricerche epidemiologiche durante l 'epidemi a di) nel nord della Ci na durante l'anno 1901. e m1snre proOlattiche, con speciale riguardo alla. vaccinazione an· ticolerit~, - Tsuzuc.ki. l tG Oarterlte (contributo al modo di diffusione della) - Busiog ~:;;; Difterite (sul valore terapeutico delle lnie1.io ni di siero nell a) secondo ·la dose e le vie d1 penetrazione - C:ruvellhier . . . . . . . . . . . . . su DUteritll (ricerche sulla persistenza del b{cillo clelia) nel conva,oscenti di tale malattia e sua presenza nel soggetti sani a contatto col difterici - Rou• carl . t 55 Oi $:W.nteria (ricerche sulla) In Cina, e specialmen te ~ulle specie batteriche che riscontransi nella dissenteria chloese e sulla loro app licazione - Morgenroth . 318 Ols~enteri:t epidemica (la) - Va.illard e llopt~r . !3) Farine (applicazione <iel metodo biologico alla ricerca e alla diagnosi delle) delle leguminose - Bertarelli . 154 Febbre gialla (l:ù - Marchoult, Sallmbenl, Simond . U9 Fehbre gialla Ila) in Graoat- Bassa m nel t~ - Rousselot.-Bénaud . ili Febbre lloc1eslca (snlla) o febbre delle coste a rricane - Koch . 93i Fl ora microbica te•·monta. (sulla) ct~l canale int..; Unale ctell'uomo - Fsiklinskl 391 Formazione di gas e respirazione dei batteri - Schlttenhelm e Schrii ter 4i5 Giappon esi (il fisico del) . 315 lnfluen1.a (nuovo contributo alla localizzazi one dell'l nelle tonsìJle - Kamen 394 lnlluen&a (con tri buto alla coltura del bacillo dell'' - Flchtner 395 Leb!Jra !ricerche ~perimenlllli sull e inoculazioni della) negli animali - Kedrowskl 936 Malaria (note e osservazioni sulla) nella colonia Eritrea - l\lor.zetll e Memmo 715 Malaria (osservazi oni s ulla prontassl della) col chinino - Beyer 156 Malaria ;~ulle vario rorme di) osservate n ell' lnrlia Olandese - Kunst . JSI! Malaria (la) all'isola di Formosa o la sua pro ntnssl nello truppe - Mine 475 Malaria (tlroftlassi di u n'epidemia di) per mezzo della terapia con chlnloa - Korteweg 754 }lal:tria sulle navi - Horniker. !35 . . . Malaria (sulla latenza della) - Caccini . ?!7 Malaria (relazione sull'operato della spart izi one inviai.:\ nell'Africa oriantale per combatter e In) - Ollwig · m
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• INOIOE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1904
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Pag. 935 Malaria (la loLta contro la) lo Francia e nJile possessioni rraneesi nel t903 - Billet . 936 Malaria (la) alle Indie Ne~rlandesi - Terburgll . Mnlarlci (sul trattamento dei) coll'arlstochloa - Kunst 873 873 Ualatlie speci.•li degli umciall - Freund Mal di montagna ( il) - Kr-ooecker. 550 Maschero caroe,·ale~che (ricerche batteriologiche sulle) - Tirelh e Ferrari Lelll . 39'! Metodo facile p~r conoscpre il valore tiella soda cansliea commerciale - Baroni. 5~7 Metodo sperimentale nello studio della costituzione dell' uomo (Il) ; e sue applicazioni al reclutamento - Cnmpos-lluguency. 391 ~torbillo (il) nella Ruamigione tli Castres nel too:t - Sudour . iO Mosra domestìca (la) e certa altre specie amni come dlssemlnatrici delle malattie inretlive intestinali in campagna - Austen . 934 636 Nuovo germe patogeno per gli anlm<~li (on) - Klein. Peste bubbonica (1 ratti, i topi e i loro parassiti cutanei nel loro rapporti colla propagazione della) - Tiraboschi • 555 Pulviscolo delle Ceste da ballo !ricerche batteriologiche sul) - Tlrelli e Ferrari Lcll!. tl:il llabh\a (osservazlooi •norfo\ogicho e biologiche su di un caso di) umana - llertarelli e Volpino. 15i Rabbia (contributo alla conoscenza della) sp•rlmentale negli nccelll - Lote ~5i Ra bbia (sulla dia;:oosi lstologica della) - Volpino 23~ Rabbi« (sulla nna struttura dei corpi di l'ie11ri nella) - Id. 547 Rabbia (sull'e7.iologla della). La dimostrazione del 1•arassita speciOco nell'iniezione rabica d egli uccelli - Nogrl. 93:! Rahflla (la dimostrazione del paras~ila SllecìDco in un ca•o di) nell'uomo - Luzzani. 93'! S•t·cosporidi (contributo alla conoscenza dfli) e del loro enzima - Rievel e llehrcns. • . 638 Siero antidilterico (sul val ore dei) dal punto di vista della proOiassi - Pavone . 75 Sleroterapìa antlcarbonchi0$8 (la) - Gar1lia. i91 Spirlllo del pus (sopra uno1 - Mezincascu . 637 Streptococchi (ricerr.he sul Yeleno degli) - Simon. 549 " Streptococchi (sull'impiego del rosso neutro (Rothberger) pel diiTerenziamento degli) Gordon. 391 • Streptothrix lingualls (la) nella bocca dei sani e dei difterici - Balardl 637 Tetano (proOiassi del) col siero antitetanico secco e p.>lverizz:'IIO - Letulle. 786 Tetano (sulla lotta contro Il) nell'esercito - Schierning . P34 Tilo (importanza della hatteriuria nella diffusione del) - Munch i ti Toke lau (l'asperj!illo del) - Wehmer . 548 Tossina (In) dissenterica ottenuta per via naturnle - Rosenthnl 7g4 TO$Sina intracellulare (sulla) di alcuni microrgauismi - Macfaydeo e Rowlnnd 549 Tl'ipnnosoma gigante (un) scoperto nel sangue dei bovini - Llngard 39 Tubercolosi (dell' Immunizzazione centro la) - Noufeld 553 Tubercolosi (etiologin della lisi e lotta contro la) - Behring . 793 Tu bercolosi polmonare (il mestiere dello scalpellino e la) - Reckzeh 7117 Tuhercolosi (proO lassi della) nei militari per mezzo di caserme-sanatori - Caziot i 87 Tubercolosi bovìoa (sulla virulenza d e l bacillo d ella) ed umana. per le scimmie - l\lacfayden 555 Tubercolosi intestinale (contributo sull'origine della) - Nebelthau. 55 t Tubercolosi (la) e le sue cause sociali - Toulouse . 7'! Tubercolosi (inOuenn dall'abitazione sulla morbosltà per) - Romberg e Haedicke 933 Vaccinazlnne anticolerica (sulla) Sii Vaccino (nota complementare su qualche punto concernente il) preparato al cloroformio 873 - Alan B. Green V11.ioolo (la recrudescenza del) In Italia - Abba. 475 Vaioolo (ricerche sul contagio del) - Oombrow,;ki 555 Vernici d:'l parete (sul potere dlsinfettanta dì ~leune) - Ghiglione. l63 Virus rabico (PassaStgiu del) attraverso i !litri - llemlinger 454 784 Zaino lombare (lo) - Oarthélemy • Zanzare (noLe sulle) della Costa d'Arorio- Oyé . ! 55
VARIETA'. Servizio sanitario militare (sul) nella Colonia Eritrea - Calendoli
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INDICE GENERA LX DELLE MATERIE PER L'ANNO 1904
RIVISTA BIBLIOGRAFIC~ . Coriculum vltae -l.a Torre Della medicina- Aolo 'comelio:Celso Eletcricltà medica- Bocciardo Eunuchi (gli) e l'eunuchismo- Trombetta. Malattie (le) del p&esì cal<ti, loro pronlassì ed Igiene- Uozio Manuale dell'infermiere - Pugllesi rrophylaxle du paludisme- Laveran . Terapia fisica (la) e il rischio professionale - Ga.lderal
Pag. 157
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396 39~
159 396
477 76 476
INDICE BIBLIOGRAFICO.MEDICO-MILITARE
Ila
CONCORSO AL PREMIO AlBERI. .
Aggiudlculone del premio dì lire 3000 .
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI MISCELLANEi
Pag.
78
Pag. 11. t36, 397,556, i95
Pag. 80, 1~9, t38, 819, 398, 477, 638, 718,796,878, 946
NECROLOGI E. Baccaranl Olta,•io Carasso Antonio . Penl.'l l'asquale".
Pag. 876 878 g~g
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONALE .FAR!IIACEUTICO Pag. m, 419, 1168, 639, 719, 797, 879, 941 INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 190~ .
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RIVISTA D' IGIENE.
' (8ologmt) poi R. EserSlorza- Valore del 1Jroc1o concentrato, che si prepa~a a Casaraltà cito, come mP.ZZO nutritivo di mlcrorganismi PO.g. 9t7 9t7 Cacclnl. - Sulla latenza della malaria : Oflwlg. -Relazione sull'operato della spedizione· inviata nell'Africa orientale per comba tlore la ma laria , m m Marlanl. - L'assorbimento e l'eliminazione dcii~ chinina e !lei suoi sal! Konradl - Bncilli nel tifo nell'ac!JUn di un pozzo 931 Negri. - Sull'ezlolol!ia della rabbia. l.n dimostrazione òelJl.lrassita speeinco nell 'infezione r~ h i ca degli uccelli 93~ Luuani. - La dimostrazione del parassita specifico iu. un caso di rabbia nell'uomo . 93! 93') Koch. - Sull a fobbro llosc<lica o febbre delle coste :lfriC.10C . Romberg c Haldlcka. - 1nnoen1~1 dcll'ahitazione sulla moriJosilil per tubercolosi 933 Austen. - L'l mosca domestica e ~rle altro specie affini come d issemlnatricl delle ma lattie iofeUive intestinali iu campagna 934 93, Sohlerftlng. - Sulla lotta contro il tetano nell'esercito Bllltt - La. lotla contro la ma laria In Francia e nelle possossiooi francesi nel 1903. 935 De Celebrlnl. - ll~Jazlono dolla campagna antimalarica nel litorale austriaco 935 Kedrowt kl. - Ricerche sporiment.lli sull o inoculazloni della lebbra negli animali - 936 Terburgh. - t~ malaria alte Indie Neerlaodesl . nJ6 VARIETA' Calencloll. - Sul servizio sanitario militare nella colonia Brllrea
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NECilOLI)GIQ. Prof. Pasquale Penta
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MISCELLANEA .
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MOVJMgNTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONAl-E FARMACEUTICO
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INDICE GENEilALE or,:LLE MATERIE PER L'ANNO 1904 .
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GIORNALE MEDICO DEL REGIO
ESERCITO
Direzione e Amministrazione: presso l' Ispettorato di Sanità Militare Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra
CONDIZIONI DI A.BBONAMI..NTt,. Il Giornale Medico del R.0 Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal 1° gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è : Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l'Estero. . . . . Un fascicolo separato costa.
L. 1.2,, 15,)) 1,25
L' abllonamenlo non disdetto prima del 1• dicembre s'intende rinnovato per l'anno successivo. 1 signori abbonali militari in effettività di servizio possono pagare l' importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, foLograficbe, ecc., che accompagnassero le memorie sono a carico dégli autori. Gli es~ralti costano L. 8 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo é eguale sia che sj tratti di 100 esem· plari o di un numero minore. l manoscritti non si r estituiscono.
" PRO PATRIA , CODRO - SAMPIERO- NINA DI DANTE - I SIBARITI DB.AID'll STORICI I>BL
DOTI'OR
SAL v A.TORE GUIDA,
COLONNELLO MEDICO TN RIPOSO
Prezzo L. <i. Si -vende a beneficio della Casa mllltare Umberto l in Turate per l veterani e Invalidi delle gnerre nazionali. (Preaeo l 'autore; Roma, via Firenze 15 e preno la Casa Editrice italiana, l'ia XX. Settembre, n. 121).
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