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GIORNALE MEDICO DEL REGIO ESERCITO 1901 PARTE 2

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J'JPli,f.·. ~

GIORNALE MEDICO DBL

REGIO ESERCITO

Anno XLIX

N. 6. -

30 Giugno t90t

ROMA Tl.POGR.U'IA. El'ffiiOO VOGHERA

81i abbonamenti 51. Via V ricevono daJI' Amministrazione tlef giornale en11 Settembr-e (Palazzo del Mlnis,ero dilli~ u.erra .

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'l fJ, ll!t1 l


SOMMARIO OEI~ LE MATERIE CONTENUTE NEl~

,

P RESRNTE FA,SCICOLO

•il!::tJI).RI • : uaaGIIW.4LI .

Cerrutl. :- Sulle scatolette di Garoe in conserva in uso nel regio Pserc1to . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pau. M I Mangianti. - Il v:.lore dei materiali Oltrantl speditivi . . . . . . 580 Cacci a. - Un caso d1 monoplegia facciale dest ra In seguito a trauma della regio no parictale sln1stra. . . . . . . . . . . . . 001 BIVI8-r.t. DI GIOBIW.lLI ITALI.l!WI lED IE8TEBI.

lliVISTA MEUICA. Clacoio. - Contributo allo sturlio della cirro.•i mista del rcsato Gofoflam. - Della s occussione dei ronl . • . . , . . . . .

. Pag. 6l7 • • 618

RIVISTA DI NEVIIOPA TOl.OGIA . Lelck. - Sclerosi multipla in sP.guito a trauma . • : . . . . . f>of}. 619 Ftirster. - Sulla ~intomatolngla della tahe dorsale nel periodo preata.s· ~' co o sulla influenza dell'atrona del n. ottico e sul deccrso nella malattia . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . 6:!0 Htinlg. - Sulla forma atassica della neurite alcoolica (neurotabe perirerica) . . . . . . . . • . • . . . . . . . . . . . 621 Nloheloul. - Contributo alla casu1stica dei tumori Ilei SJSlema ner· voso centrale . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . 6!3 Walbau•. - Nuovo rrocesso di esplorazione per rendere sensibile il rille3SO rotulo•o . . . . . . . . . . . . . . . . 634 IIIVIST~ CHIHUIIGICA.

Stevenson. - La diag nosi e il trattamento delle rente d'arma da fuoco dcll'ad<lomP.. . . . . . . . . . . . . . • . . . Pag. 6~5 Lewln. - L 'uso •lei calore come mezzo diagnostico della prosenza del pus . . . . . • • . . . . . . . . . . · · · . · " 61? Pa ppalardo. - Sull'anestesia cocaini ca endorachìdea. . . . . . . etll Ponsson et Chavalfnaz. - Tre casi !l'iniezionE\ Sllttoaracnoidea di clo6!9 ril1rato rlì cocaina secondo Il m•torlo di 8ìer . . . . . . . . 8runs. - f>rolllassi e trattamento r1elle contratture del ginocchio con· ~le secutive ad aiTezionl articolari. . . . . . . . . . . . . . Lagard. - Perite na proiettile di fucila a calibro ridotto. - Rì~111631 tali forniti tlalla campagna di Santiago . . . . . . . . • . Carini. - Modi.Ocazioni <11 struttu ra delle cellule nen·oM" del midollo 63! consecutive ali:< coca mizzaziona col metorlo di Bier . . G34 Grani . - Lo ferite Jltr arma rla fuoco all'addome. . . . . . . . Cuoghi-Costanllni. - l.a sutura o~sea nelle fratture del la rotola o 634 1tella ''lavicola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . lbbate. - l.e Incisioni a lembi ed il pereloruro dì fer1·o nella cura 63~ dPgli autraci gravi . . . . . . . . . . . . . . . • . . 636 Ntumann. - 001 rapporti dell'ap pendrclte con i traumatisroi. . . . 637 Fray. - Contributo alla que.stcone .tei corpi artico.l:tri lìberl. . . . Perita r~rrorante dell'addome, gua rita med.ante l'Immob ilità e la 631 d1eta assolo!.~ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

RIVISTA DI OTO-RINO-LARI~GOIATRIA. Rioile •:aseo$a. . . . L'anglua di Vinr.en r . .

0e Ro11. -

Pag. 638

•

639

RIVISTA DI OCULISTICA. Lopez. - Aml!IIOPI& per cattiva nutrizione . • . . . . . . . . Pag. 610 Nlpot. - Cor1trihuto allo studio dei disturbi pupillari in alcune ma· latli e mentali . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . GU Slegrlat. - t:ontriouto alla cor:oscenz:~ degli elementi anato mici dsl· l':.mbllopla nlcoo lica . . . . • . . . • . . . . • . . : ili

(Per ta eo!Jiinuazlo11e aetrmdiee vedasi la pagina 3• tlella coperlinal.


LABORATORI SCit;NTI FIGI OEI.l.A OlnKZIU ~ V. Oi':LLA SAt'iiTA ' PUDRI.t CA

SULLI SCATOUTTK DI CAR~K DI BUKn CO~SKRVA IN USO NEL REGIO ESERCITO

ISola del doltor aooaolo F e d e rieo c:erruli lar macista militare, as -istenle onorari o

La. maggior parte delle nazioni, per l'approvvigionamento rapido dei loro eserciti, specialmente in tempo di guerra., usano confezionare gli alimenti necessari alle truppe in modo tale da. renderne facile il trasporto e duratura. la conservazione. Per questo, sia che tali alimenti li richiedano dal commercio, sia. che si servano di fabbr icazione propria., si mantengono provviste, assieme a tutto il r esto, d i carne muscolare di bue cotta., racchiusa in apposite scatolette, riunita. al brodo di diverse cotture e ad altri ingredienti che servono quale condimento. Questa. forma. di preparazione alimentare, quando 00 . n. reca nocumento agli uomini di truppa che di essa 81 ctb~no, è preziosissima, perchè racchiude in sè una. quantttà. di carne corrispondente circa al doppio dell'ord· · . tnana carne fresca., perchè resiste efficacemente ag~ ~en~i esterni, e perchè è facilmente tra.sportabile e dtstrtbutbile.

Ma disgraziatamente però bisogna convenire che non sempre la · è d. carne tn conserva è del tutto innocua, come tmo3trato d · . . . &l numerost c ~s1 dt avvelenamento ve36


.562

SULLE SCATOLETTE DI CARNE DI BUE I N CONSERVA

rificatisi nell'armata francese, che di carne americana in conserva fa. uso costante. Già da. parecchi anni l'esercito francese era colpito ·da numerosi accidenti dovuti all' ingestione di tale carne preparata; ancora nel 1897 si ebbero 201 caso di avvelenamento e nell898 se ne riscontrarono pure 198 (l). È ben vero che, salvo infezioni secondarie, la mag.gior parte degli accidenti morbosi, sebbene di una certa gravità, non ebbero esito letale; ma siffatto inconve· niente presentava nonostante un grande pericolo per la nazione, il cui esercito costretto ad alimentarsi di tale carne per un'entrata in campagna, verrebbe a man· care di una parte delle sue forze disponibili. Allora chimici ed igienisti si disposero a ricercare le cause di tali avvelenamenti e conseguentemente proporne i rimedi. Gli egregi tenenti colonnelli medici Sforza e Caporaso (2), per la parte batteriologica, il Pellerin (3), dal lato chimico, ed ultimamente il Vaillard dal lato igienico (4), pubblicarono egregie monografia. All'infuori del sopracitato studio batteriologico, che io sappia, non essendosi fatto nulla dal lato chimico riguardo alla nostra carne in conserva della fabbrica di Casaralta, mi parve cosa utile f~t.rne l'oggetto di uno studio chimico. sebbene per l'accurata fabbricazione, e per la vigilanza speciale cui le nostre scatolette sono -sottoposte, non abbia mai dato luogo ai tanto lament ati inconvenienti della carne americana in conserva. Non era infatti privo d'interesse ricercare se il v alore nutritivo era quale si sarebbe dovuto pretendere, (t ) All>ltdeJ et' h)Jgiime publique etc., ottobre {900, p. 306. (:1) 5POK7.A e C.HOitASO •.- Contr ibuto allo !ludio cltlle couserve olimentarj

(seatole di earnc eonservat.a in uso nnll"esercito) !889. (31 PRLLBRIN.- Revue d' hygìcllt1 :IO Ottobre (899 . - Journol clt pharmade el de clilmlt, 1 lnglio 1899, p. 'lO. (l) YA ILLARD. -

Reoue d' hygiéne, !900, p. 78l.


IN USO NEL REGIO ES ERCITO

1>63

se i mezzi di sterilizzazione adoperati erano efficaci e duraturi, e se quindi, dopo· una lunga serie d'anni, co· minciassero a farsi sentire alterazioni di indole chimica in relazione alla durata della conservazione. A..d agevolarmi lo studio, il Ministero della guerra cortesemente mi provvide di scatole di carne in conserva, di cui quelle di più antica fabbricazione risalivano fino all'anno 1888, e le altre agli anni 1889, 1893, 1894, 1896, 1897, 1898, 1899. L e scatole presen· tavano all'esterno tutti i caratteri di una buona con· servazione. E su queste scatole ho intrapreso il mio -studio; studio che per ma.ggior chiarezza ho suddiviso in due distinte parti. Nella prima ho raccolto i metodi analitici da me seguiti, ed i dati che risultarono dal· l'analisi della carne e del brodo presi separatamente. In base a questi dati ho calcolato il valore nutritivo della conserva, confrontandola con preparati {)Onsimili, ed in rapporto alla. quantità di carne fresca di bue necessaria alla fabbricazione. Nella seconda. ho esposto i vari tentativi per la ricerca di u?a probabile alterazione, i risultati ottenuti, e le deduzioni che al caso mio più si:- confacevano.

...** Per a vere maggiormente accentuate le differenze che 'i!Ì sarebbero per caso verificate nella composizione chi-

mica della. conserva, ho rivolto le mie ricerche, sia pel brodo che per la carne, sut scatole di tre annate differenti,. lasciando fra esse intervalli di tempo pressochè uguali. Per la. carne mi servii delle annate 1888, 1893, 1897; pel brodo delle annate 1888, 1894, 1897, perchè di brodo le scatole del 189B non ne contenevano. Non oso asserire che il risultato di queste mie analisi sia definitivo; troppo sarebbe pretendere che in


564

S ULLE SOATOLETTE DJ OARNE DI BUE IN OONSERVA

tutte le scatole si riscontrasse l' istessa misura di brodo e di grasso. Questa diversa proporzione porta naturalmente risultati diversi per le singole annate, e, senza tener conto delle già. sensibili differenze provenienti dalle diverse parti di carne di bue chiuse nelle scatole, viene a mancare una base di confronto di tanta. utilità. pel giudizio di future analisi.

Pt·esa del campione. - Il coperchio delle scatole di cui il contenuto doveva sottoporsi all'analisi veniva con una lima accuratamente assottigliato in giro nello spigolo, non tanto però da permettere la fuoruscita del liquido. Così ridotta la scatola si introduceva. in una. stufa a 60"-70•, e la si lasciava fino a che si aveva la. certezza che tutta la massa avesse assunta tale temperat ura (circa mezz'ora). A. questo punto con una lama. si incideva il coperchio nella parte sottile, asportando così rapidamente il fondello, e il contenuto della scatoletta si gettava. su di un setaccio a trama molto fine. Il grasso fuso ed il brodo, che si raccoglievano in un cristallizzatore, si lasciavano raffreddare. Dopo raffreddamento si separava colla filtrazione il brodo dal grasso; questo lo si aggiunge va alla carne e con essa. veniva triturato e intimamente mescolato, o per lo più lo si dosava. a parte, per aggiungere il risultato a quello ottenuto dalla carne. Da altra parte la carne si introduceva in macchinetta apposita, dalla quale veniva ridotta in pasta fine ed omogen~a. Di tutte le scatole aperte per l'analisi nessuna ha. presentato caratteri visibili di alterazioni, e tutte all'odore ed al sapore davano la certezza di una buona. preparazione.

Analisi del brodo. -Nella determinazione delne sostanze oomponent.i il brodo mi sono servito delle norme


IN USO NEL REGI O ESERCITO

565

indicate, sia dal K onig (1), che dal Pellerin (2), introducendovi quelle modificazioni che mi parvero più op· portune e che accennerò a suo luogo. Coll'essiccamento a 100° in capsula ta.rata di una quantità nota di brodo fino a peso costante, si venne a conoscere la percentuale di acqua. La diminuzione di peso, segnata dal prodotto dell'essiccamento (estratto) esaurito con etere in apparecchio Soxhlet, mi diede la quantità di grasso. Per il dosaggio delle ceneri, sia. totali che solubili ed insolubili in acqua, si sottopose l'estratto dappr ima alla carbonizzazione a bassa temperatura. La massa. car boniosa esaurita. con acqua calda, dopo essiccamento si incenerì completamente alla. muffola.. In seguito aggiungendo alle ceneri cosi ottenute il prodotto della primitiva. lisciviazione, evaporando a bagno maria, e seccando completamente in istufa. a. 100' fino a. peso costante, si ebbero le ceneri totali. In esse ci fu cosa facile riconoscere la parte solubile in acqua (quasi completamente costituita. da cloruro di sodio) e quella. insolubile, in questo caso poco significante. Nel liquido proveniente dal trattamento di altre ceneri con acido acetico molto diluito, vennero dosati i fosfati , o meglio ancor&. l'anidride fosforica, con una soluzione titolata di acetato d'uranio, ed i cloruri (sem· pre r iferiti a cloruro di sodio) col metodo volumetrico del Volhard. Per stabilire poi la quantità. di estratto alcoolico ed acquoso, come quelli che subito ci potevano dare una idea. approssimati v~ delle proporzioni di gelatina, albumosi, ed alb.umina, rispetto agli altri albuminoidi, si diluirono dieci centimetri cubici di brodo con 20 cen(t ) Ko:o.tG. - Die meMchlicht n Nahrung-unà Genussmillel. (t) P&LLKRIM. - L. c.


566

SULLE SCATOLETTE DI CARNE DI BUF. IN CONSERVA

timetri cubici di acqua, ed il tutto si aggiunge di alcool a 95° (200 centimetri cubici). La gelatina, con parte di albumina e coll' albumosi, si rappresero sul fondo del recipiente, mentre nel liquido alcoolico rimasero sciolte tutte le altre sostanze azotate, idrati di carbonio, e pochi sali solubili in alcool. Dopo riposo di 24 ore si operò la filtrazione; riuniti i liquidi alcoolici ed evaporati dapprima a bagno maria, e poi mantenuti in istufa a 100• fino a peso costante, si ebbe la quantità di estratto alcoolico. La parte rimasta sul filtro, sciolta in acqua calda e ridotta ad estratto come quella alcoolica, rappresentò l'estratto acquoso. Per arri va.re alla determinazione delle ceneri alcooliche ed acquose, si usarono le stesse precauzioni già. indicate per le ceneri tot.a.li; vale a dire carbonizzazione a bassa temperatura dei rispettivi estratti, lisciviazione oon acqua. calda della massa carboniosa., incenerimento della medesima, e determinazione per pesata del prodotto dell'incenerimento riunito al residuo dell'evaporazione della parte liquida.. Quello che importava conoscere, per le ragioni che più avanti ho esposto, era la quantità di azoto ammo· niacale combinato cogli acidi organici del brodo; perciò 15-20 grammi di brodo diluiti in 600 centimetri cubici di a.cqua venivano sottoposti alla. distillazione in presenza di carbonato di magnesio; la distillazione si protraeva fino a che in alcune gocce di distillato saggiato col liquore del Nessler, non si riscontrava più la. presenza di ammoniaca; l'operazione durava. in media. due ore, ed il liqnido distillato rappresentava circa. i tre quarti della massa primitiva. Per la titolazione si raccoglieva il distillato sopra una soluzione decinormale di acido solforico; si dosava jodometricamente


IN USO NEL REGIO ESERCITO

) l

o67

l'eccesso di acido, e per differenza si arrivava. a co· noscere con opportuni calcoli l'azoto ammoniacale. Occorreva inoltre stabilire un dato di grandissima. importanza; e cioè quale fosse il valore nutritivo del brodo, sia pel suo complesso di sostanze albuminoidi, sia per le varie proporzioni in cui i singoli albuminoidi si trovavano fra di loro. Era naturale subito pensare, se il brodo introdotto nelle scatole, brodo cheha servito a diverse cotture, e che colla carne ha subito la sterilizzazione ad alta temperatura, non fosse costituito da sola gelatina. La. ricerca per sè stessa nè semplice, nè sicura ha tuttavia dimostrato che assiemead una discreta quantità. di gelatina, si trovavano presenti albumosi, albumine e peptoni. L 'azoto totale venne determinato col metodo del K yeldahl, scomponendo qualche grammo di brodo con un miscuglio di acido solforico concentrato e di acido solforico fumante, (3: 2) ed aiutando la scomposizione con piccole quantità. di solfato di rame. Nella distillazione poi del prodotto ottenuto invece di sportare l'ammoniaca con soda o potassa caustica, mi parve cosa molto più conveniente e più sicura usare ossido di magnesio. Ottenuta la percentuale d'azoto, sia col dosaggio volumetrico usato per la determinazione dell'aY:oto ammoniacale, sia pesando l'ammoniaca. sotto forma di cloruro d'ammonio, si stabilì il contenuto in sostanze albuminoidi, moltiplicandolo per il coefficiente 6.25. Per la ricerca dei singoli albuminoidi mi sono atte· nuto al procedimento indicato dal Guaresohi nel suo Commentario alla Farmacopea italiana, vol. III, Parte 2• pag. 350 e che qui riassumo nella seguente tabella:


ò68

SULLE SCATOLETTE DI OARXE DI BUE L'l CONSERVA

t• parte. Si dosa l'azoto totale . . . • . • . . . . . • • . T. ammoniacale . . . . . . . . . . . • D. t• Precipitato. SI lava con alcool n 900 o poi si dosa l'azoto totale . . . . . . . . . . . . . . . A. Pl'cclpltnto di albuminoidi coagulabili. Si dosa l 'a2.oto . . . . . . . . B. eme. t OO si tratmuo / con !50 eme. di al· t4 P re e i pilato. Gr. 40 di brodo 1 rool 11 93·95° e si Si la'a come si dividono In ana un precipi ta· Il 1o. Il preci· '! parti ciascu· to che si lava con pilato si ra bolna delle quali al<'ool a G0-6\ 0 e si lire con acqua si tratta con al· dosa l'a2.0to X ~.55 e poi si lava cool assoluto = gelntlnn . . . B . con acido ace(~ eme.) o si , tico. Uquido nitrato eme:. 50 si trattano ha un preclpl· ' i Id !!IO con tOO eme. di als r uce a cool a 93-95° e si a· t a t o A cho co m p r end11 : eme. \'T'il un precipitato gelatina, alche si In a con al· bumosl, trae· cool a 70-SOOe si cie di peplonl dosa l'noto che e basi. comprendo l'.'\ ' gelatina + Il' albumosl . . . • . C. C- D - Il' nl bumosl \ x 6 t5 - nlbum osi. Il liquido contiene ppp toni e basi. <J• parte.

l

l

Rimanevano a separarsi i peptoni delle basi. La v1a seguita dal Pellerin (l ) mi parve la più adatta. Il liquido alcoolico ottenuto dopo separazione del precipitato A, (vedi tabella.) liberato a bagno maria dall'alcool, posoia neutralizzato con soda, venne trattato con soluzione di cloruro merourico al cinque per cento. Con questo trattamento i peptoni venivano precipitati, e nella precipitazione trascinavano con sè meccanicamente anche piccole quantità di basi. A separare com pletamente quelli da queste, il precipitato, sospeso in poca acqua, si sottoponeva ad una corrente di idrogeno solforato. Il sale mercurico si trasformava in solfuro insolubile che si depositava assieme alle basi. Nel liquido

(l) PKLLKRI N. -

t oeo citatO.


IN USO NEL REGIO ESERCITO

5GO

rimanevano i peptoni . Filtrando e scomponendo il liquido secondo il noto metodo del Ky eldahl, e moltiplicando per 6.25 la quantità d'azoto rinvenutovi, si veniva R. conoscere quanto di peptone era contenuto nel brodo. Le basi venivano calcolate per differenza.

Analis·i della carne. - Per l'analisi della carne bo seguito le stesse norme e procedimenti tenuti nella ricerca dei vari componenti del brodo. Quindi per le determinazioni dell'acqua, estratto, ce neri, sia totali che solubili ed insolubili in acqua, albuminoidi totali, rimando a quanto si è detto a proposito dell'analisi del brodo. Essendo però presumibile che la maggior parte della gelatina, a.lbumosi e peptoni, sia. passata nel brodo, ho creduto conveniente ometter e, seguendo l'istesso ordine di idee, il dosamento dell'estratto alcoolico ed acquoso e ceneri rispettive. Piuttosto mi parve utile conoscere quanto di albumin oidi solubili in acqua, e rispettivamente di insolubili, vi si trovassero ancora nella carne, e nello stesso tempo la parte di albuminoidi capaci di passare in soluzione nell'acqua bollente, vale a dire le sostanze gela.tinizza.bili. A quest'intento una quantità nota di carne venne macerata per un'ora. circa nell'acqua fredda, e nel liquido filtrato si dosò l'azoto; il residuo ripreso con acqua e portato con essa all'ebollizione per circa 10 minuti, abbandonò nel liquido una parte di sostanze azotate, che vennero pure determinate ; ed infine colla scomposizione della carne rimasta dopo questo duplice trattamento, s1 ottenne il quantitativo di albuminoidi insolubili.


570

SULLE SCATOLETTE DI CARNE DI DUE IN CO~SERVA

•

* " Ecco riassunti nelle seguenti due tabelle 1 r isultati delle mie analisi sulla. carne e sul brodo ·

TAVOLA I.

Carne.

COMPONENTI

l

Acqua Grassi Azoto totale . Albuminoidi totali. Estratto Ceneri totali . » solubili . l) insolubili Na Cl nelle ceneri. o

P1 0 1

•

Sostanze estraWve Azoto albuminoidi solubili. Albuminoidi solubili . Azoto albuminoidi insolubili.

Albuminoidi insolubili Azoto Hostanze gelatinizzabili. . Sostanze gelalinizzabili . o

•

o

•

o

•

t8S8

l

1893

59.35 51.89 7.165 14.86 4.678 4.668 29 . 17 29.2-~ 40.65 48.11 3.076 3. i3 3. 10 !? . iO 0 .33 0.376 2.273 1.8i 0.07 l 0.058 0.8 15 1.004 1.11 1.10 6.93 6.87

l

189i

l'

Media

l

50. 50 i>3 . 913 20.57 14. 198 3.995 1 4.447 24 .97 27.793 49 .50 i 46.09 2.928 1 3. 144 2.833 2.70 0. 228 0.31 1 1.92 2.021 0.081 0.07 1.032 0.952 0.638 0.949 3.99 5.93

l

l

2.908 2.899 2.88 18.17 18.12 18.00

2.8çj6 18.09

0 . 6~

0.511 3.38

0.61 3.81

4.00

0.374 2. 337


671

IN USO NEL REGIO ESERCITO

TAVOLA

II.

Brodo.

r.:

COMPONENTI

80.47 Acqua 0.05 Grassi . 2.2i0 Azoto totale . H.OG Albuminoidi totali . 19. r1s Estratto 4.593 Ceneri totali . 4.5 i8 solubili . l) O.Ot5 insolubili 3.776 Na Cl n elle ceneri. 0.11)5 P, O, • 0.83 Sostanze e strattive 10.06 Es tratto a cquoso 9.70 a lcoolico . • 0.63 Ceneri acquose . 3.91 alcooliche . • 0.518 Azo to gelatina Gelatina 2.875 o. \97 Azoto albu mosi. AlbumQ!'Ii • ;.L 106 Azoto albuminoidi coagulal)

))

bili.

.

.

.

.

.

.

.

Albuminoidi coagulabili. Azoto peptoni Peptoni. Azoto basi

.

0.1 U8 1.237 0.31 1.937 0.22~

189\

l

1897

Media

81.10 ~~.67 82.0R 0.057 0.043 0.0:> 2.12 1.937 2.102 13.25 12. 11 t :l. t4 18.90 15.:)3 17.92 4. 665 2.828 4.0294.613 2. 764 3.975 0.06 ~ 0.053 0.05 3.814 I .SH5 3. 178 O.OU8 0.005 0.0997 0.928 0 .319 0.70 5.0i 7.487 7. 36 11.17 10. 196 10.3ò5 ù.616 0.6i9 0.70 2.080 H.29~ 3.903 0.502 0.401 0.50~ 2.186 2.7i2f> 2.797 O. i~ 0.487 1 0. 48

3.0i3

3.00

2 .0~

O. 18!i 1 .11;2 0.25 1.562 0.21

0. 183 t. U i 0.23!1

o. 189

1.456

0.241

l .181

ù ..2641.65 0 .225


572

S ULLE SCATOLETTE DI CARNE DI BUE IN CONSERVA

Le differenze in più od in meno che si riscontrano nelle due esposte tabelle, come già ne feci cenno nell' introduzione a. questo mio lavoro, sono dovute più che ad altro, al di verso contenuto in grasso. Già è noto che una carne per sè stessa quanto più è grassa tanto meno albuminoidi contiene, e, se si tien conto di quello aggiunto meccanicamente, forse con intenti speciali di conservazione della carne, la media di essi sarà ancora più bassa. Ne viene di consegnenza. che cogli albuminoidi totali variano corrispettivamente le diverse quantità. dei singoli albuminoidi. Nel brodo, sostanza più omogenea., le medie si avvicinano di più, e, se vi è qualche divario fra. l'una e l'altra media, questa è da. attribuirsi alle variazioni a nno per anno introdotte nella fabbricazione. Del resto, venendo al lato pratico della questione, per farsi un concetto del valore nutritivo della conser va, facciamo, come si usa in simili casi, un raffronto con preparati consimili e colla carne fresca. di bue. T enendo calcolo delle osservazioni fatte, la media d i brodo contenuta in ogni scatoletta è di grammi 20; quella di carne è di grammi 180 (1). (l) Le proporzioni eli carne e di brodo in realtà introdotto nelle scatole non sono precisamente di 180 gr. di carne e ~ di brodo. Variano però di poco e questa variazione non impor ta ehe una lievissima differenza sulla percentuale meclia deftnith·a. rnrattì , poiehu dal ! 888 nl i 894 quelle furono di 180 gr. di carne c 35 di brodo e dal l S94 in poi di l!OO di carne e IO di brodo, in base a questi dali risulter ebbe come media per la conserva: p. tOO Acqua. . • . . 57.tlt Grassi. . . . . tUt Sost.~nze azotate.

!5.751

Ceneri. . . us e per la corrispondente carne rresea: Acqua. . . . . 76.68 Gra ssi. . . . 6.81 Sostanze azotate. t4.t 6 Ceueri. . . . . t .80 m edia di poeo differente di quella da me pii) sopra espo!ta.


IN USO NEL R EG IO ESERCITO

573

Per 180 grammi di carne abbiamo: gr. 97.043 Acqua. » 26.556 Grassi. Sostanze azotata . » 50.030 Ceneri » 5.660 Per 20 grammi di brodo: Acqua. Grassi . Sostanze azotate . Ceneri

gr. 16.416 » 0.010 » 2.628 » 0.806

vale a dire per 100 g rammi di conserva:

)

Acqua Grassi. Sostanze azoLate . Ceneri.

gr. 66.73 » 12.783 » 26.329 » 3.233

Se ora noi prendiamo come tipo la carue americana in conserva, come quella che è più abbondante in commercio pel suo forte consumo, avremo dei numeri che si avvicinano sensibilmente ai nostri: A cqua.. Grassi . Sostanze azotate Ceneri

g r . 55.80 » 11.54 » 29.04 » 3.62

Facciamo adesso il dovuto confronto della. carne delle scatole con quella fresca di bue. Se noi fissiamo oome diminuzione della carne dovuta. alla cottura il 4o p. 100, otterremo delle medie che stanno molto vicine. Infatti, poichè in ragione del calo a cento grammj di conser va. corrisponderebbero 181.81 grammi ài quella. {esca, si ricaverebbe per questa. quantità: Acqua . Grassi . Sostanze azotate. Ceneri .

gr. 138.54 » 12.783 » 26.329 » 3.233


674

SULLE SOATOLE'l'TE D I OA.RN E DI BUE IN OONSERV A

-che riferiti a cento darebbero: Acqua. . Grassi . Sostanze azotate. Ceneri .

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~

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76.20 7.031 14.481 0.778

Dalle tabelle esposte dal Konig nel suo pregiato volume più sopra citato, appare come la carne fresca. <:ontiene precisamente il 76 p. 100 di acqua. Degli altri elementi in questo caso non se ne può tener uonto, essendo la conserva, come già si è detto, molto ricca. di grasso ed aggiunta (vedi capitoli d'oneri) di cloruro di ::;odio che fa salire la media ordinaria delle ceneri -e diminuire quella delle sostanze azotate.

*** Conosciuto adunque il valore della conserva di carne in alimenti alibili, stabilito che essa equivale perfettamente al corrispondente peso di carne di bue fresca. necessaria alla sua confezione, veniamo a considerare la seconda questione propostaci all' inizio di questo mio lavoro. Anzitutto i caratteri esterni per giudicare dello stato di conservazione di una. scatola sono sempre gli stessi? V a.le a dire: si può asserire con cortezza che le scatole inquinate presentino sempre quel rigonfiamento speciale nei fondelli, ritenuto sufficiente perchè una scatola sia dichiarata infetta e quindi distrutta ? In secondo luogo la carne così come si trova, chiusa. ermeticamente e ben sterilizzata, rimane sempre immutata ? Oppure l'invecchiamento produce alterazioni tali da renderla nociva al consumatore? Rispondendo alla prima parte della questione, posso affermare che sempre deve dichiara1·si sospeUa quella .scatola che alt' esterno presenta la camtteristica de l


IN USO NEL REGIO ESERCITO

575

,-igonfiamenlo descritto nei capitoli d'oneri. In questo laboratorio furono a. questo scopo eseguiti alcuni esperimenti. Alcune scatole furono inquinate con culture singole, mettendosi nelle condizioni meno facili a verificarsi nella pratica, perchè difficilmente l'inquinazione è dovuta ad un unico germe. Altr e furono inquinate con liquame o putridume, in cui certamente si avevano più specie di fermenti. Sia nell' uno che nell' altro caso si ebbe nello spazio di 10 a. 15 giorni un notevole rigonfiamento. Per quel che riguarda la seconda delle proposizioni fatteci, l'uso continuo che di scatole in conserva si fa nel nostro esercito dimostra a. sufficienza, che non vi ha. pericolo di sorta., se anche la carne ingerita. è stata. preparata da più anni. Come ho già osservato, anche le scatole del 1888, scb.tole di ben dodici anni di pre· para.zione, da me aperte per l'analisi, non differivano per ì caratteri organolettit:i da quelle degli anni più recenti. :F~d io sono d'accordo col Vaillard (l) nell'ammettere, che se si procede con cura nella fabbricazione, in modo da escludere una lontana possibilità di inquinaziono, sia di origine inorganica, coll'adoperare stagno put'o, sia di origine organica, operando con cura la sterilizzazione e la chiusura, nessuna alterazione ha luogo tale da r endere la conserva pericolosa. Ad ogni modo poichè tutto coll'andare del tempo è soggetto a deperire in maggior o minor misura, ho fatto alcune ricerche successivamente in tutte le scatole delle differenti annate. Partendo dal principio che se alterazione vi è questa proviene dalle sostanze azotate, la cui molecola, p~ù o meno complessa, può alterandosi dar luogo a for-

(l ) VAILLARD. -

LOCO citato.


576

SULLE SCATOLET'IE DI CARNE DI BUE IN CO:

mazione di sost11.nze di composizione sempre plicata, fino ad arrivare alla forma più s composti ammoniacali facilmente decomp< vengono fissati dagli acidi organici cont· stessa conserva, così l'unica via da segu' determina.re la quantità di ammoniaca COI brodo e nella carne. Constatata infatti l'acidità del brodo, per che niente di ammoniaca avesse potuto s: rante tutte le manipolazioni preliminari ll pesata una quantità di brodo sempre presso da 15 a 20 grammi, lo si distillò come già dioato. Il risultato fu abbastanza soddis quantità. di ammoniaca diminuisce gradata: mano che ci avviciniamo alle preparazic canti, come ci viene dimostrato dalla tabel (Tavola III). Che ·tutta l'ammoniaca, riscont1 stillato, p.r ovenga esclusivamente da quali posti ammoniacali contenuti nel brodo, n del tutto ammettere, poichè è accertato che albuminoidi si scompongono parzialmente. in presenza di carbonato od ossido di ma quanto si asserisca il contrario. Si cercò quindi di attenuare un simile inc coll'operare sopra quantità. uguali, col prot: stillazione fino a scomparsa di ammoniaca lato, col condurre l'operazione sempre ad 1 poiohè per il fatto che più prove eseguite SOJ brodo hanno dato l'identico risultato, se s porre che vi sia scomposizione, questa deve in questo caso, sempre nell' istessa misura e intensità~ si conclude quindi che le differe1 trate sono da devolersi alla maggiore o mi tità. di composti ammoniacali, preesistenti per avvenuta scomposizione.


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T AVOLA. III.

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1888

zoto della carne priva di carne e g rasso .

13.62

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1889

13.63

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1893

13.64

l

189~

13.65

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1897

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1898

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A zoto della carne t!i r ecente

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4.8 ~

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5. 10

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A lbuminoidi della ca rne di re-

A wto totale del brodo .

A buminoidi totali del brodo.

A nmoniaca nel brodo .

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4.G78

estratta dalla scatola. centa estra tta

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0.1125

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578

S ULLE SCATOLETTE DI CARNE DI BUE IN CO~SERVA

Un altro indizio di alterazioni interne, che dovrebbe .avvenire nelle carni in conserva, si potrebbe riscon· trare nella tendenza che ha l'azoto totale del brodo a diminuire, a misura che arriviamo alle scatole più recenti, sebbene ciò non avvenga in modo graduale. Poichè adunque nel brodo si riscontrano queste graduali diminuzioni di composti ammoniacali man mano che ci avviciniamo alle preparazioni degli ultimi anni, era lecito supporre, che la. carne dovesse presentare l'istesso fenomeno, ma in senso inverso. Se la carne è soggetta come il brodo a subire nei suoi albuminoidi una leggera trasformazione, deve naturalmente perdere un po' del suo azoto, che sotto forma di composti ammoniacali si sono già riscontrati nel brodo ; e più precisamente, il tenore in ammoniaca .andare aumentando negli anni più recenti, non essendo passata ancora nel mezzo liquido. Tutti gli espedienti escogitati per provare che 010 realmente avveniva, non approdarono a nessun risultato positivo; la quantità di ammoniaca non progrediva per gradi, ma saltuariamente, seuza un ordine determiuato in relazione colle annate esaminate. Solo le determinazioni dell' azoto totale nella carne, ben secca e sgrassata, (allo scopo di evitare ogni ca.usa d'errore dipendente dal grasso e dall'umidità.) fanno dubitare che ciò potrebbe avvenire, perchè Ìn realtà. l'azoto totale (vedi tabella III) ha tendenza. a crescere venendo dal 1888 al 1897. Non abbiamo dunque potuto ottenere per la carne nessun dato sicuro, per ammettere, come pel brodo, ohe in essa si a.bbia una lenta e graduale trasformazione della materia.

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IN USO NEL REGIO E S ERCITO

579

CONCLUSIONE. Dalle considerazioni più avanti esposte resta. dimo· strato: l ° Che la. ca..rne in conserva. in uso presso il Regio esercito italiano contiene tutti g~i eleme nt i di una. buona. preparazione; 2° Che essa, come valore nutritivo, equivale ad una quantità proporzionale di carne fresca di bue, e corrisponde perfettamente a preparati commerciali analoghi più accreditati; 3° Che sebbene col trascorrere degli an ni si ri-scontrino indizii di possibili alterazioni specialmente negli albuminoidi, queste, anche dopo lo spazio di dodici anni, come nel nostro caso, si mantennero cosi leggere da. non permettere che esse veng,ano prese in tale considerazione, da sconsigliare l'uso della carne in conserva, anche dopo un discreto periodo di anni ; 4° Che infine, sono semprd da ritenersi inquinate ~ nocive le scatolé ché présenta.no quello speciale rigonfiamento ai fondelli, rigonfiamento che si mantiene anche alla. pressione, ed indipendentemente dalla costruzione della. scatola. (ved i capitoli d'oneri).


580 SCUOLA D'APPLlCA.ZIOXE DI S~TrÀ illLIT..UtE

IG I ENE MILITARE

IL VALORE DEl MATERIALI FILTRANTI SPEDITIVI Lezione dimostratil•a del dott. E . !llanl'i a nti, maggiore med ico

Ci sia.mo a suo tempo intrattenuti a fondo sulla questione « acqua. ». Oggi la. riprendo per darvi conto di var ie ricerche, riproduoendone anche taluna. dava.nti!a. voi, che ho eseguito nello scorso bimestre, onde abbiate ad orientarvi con convinzione, in merito, nel servizio di campa.gna. Richiamo avanti il rigoroso consiglio datovi più volte di riconoscere soltanto all'ebollizione il monopolio d i sterilizzare l'acqua in modo tranquillante sotto ogni r appor to. Vogliate prendere nota del seguente esempio personale sul proposito. Addetto, tre anni or sono, all'Ospedale milita re di Torino, ebbi incarico di pollsibilmente risolvere il problema dell'acqua potabile al Campo di S. Maurizio, accusata., da mezzo secolo, di veioolare ogni anno, nei buoni mesi, forme tifo-diarroiche, sovente numerose o gravi. Fra i disegni più in credito, stava allora. la copertur a., per 10 chilometri, di un canale irriguo- potabile, olt r e alla oon.s eguente rinnovazione di un filtr o centrale e così via. Erano 60,000 lire gettate, a.vvegna.chè quel


IL VALORE DEI MATERIALI F ILTRANTI SPEDITIVI

581

cor.so di acqua prende indirettamente origine dalla Stura poco a valle di una borgata industriale e perciò già. inquinato nel seno materno. Io esclusi a fil di logica ogni altro mezzo e venni a concludere per la depurazione termica. Progettai di dare, con tal fine, proporzionato sviluppo agli ebollitori Siemens, oh.e vedeste qui fu nzionare e che avevo giusto allora favorevolmente collaudati per l'Accademia militare. Fu ventura che il principio, non ostante autorevoli opposizioni - alle buone idee sovente, come alle buone pere, si tirano molti sassi - venisse accettato. Nell'anno successivo si installarono 10 grandi ebollitori, atti, tutto sommato, al bisogno giornaliero di 2000 uomini. Un impianto unico per l'Italia e forse per gli altri eserciti. 1 Costò L. 10,500 e le conseguenze furono- così scrive il maggiore del genio Bignami, che concretò abilmente il progetto - « ottime, giacchè l'infezione di ileo- tifo scomparve, nè in tutto l'estate si ebbe a lamentare alcun caso di altre malattie infettive. » In sott'ordine, e cioè quanto a correzione dell'acqua, ci troviamo alle prese, sempre nel servizio di campagna, con i due altri mezzi: filtrazione e procedimenti chimici. Essi camminano paralleli verso un ideale « infinito » di una sterilizzazione - assoluta e costante - che, come appunto le parallele geometriche, probabilmente non raggiungeranno mai. n primo - ben antico - è quotato di massima più favorevolmente. In parte, la ripugnanza istintiva dell'uomo sano verso manipolazioni di farmacia, allontana molti, a priori, dall'impiego dei secondi.


582

IL VALORE DEI MATERIALI FILTRANTI SPEDITIVI

Ma. un'avversione derivante solo da. questo pregiudizio sarebbe assurda. E ssa non è più tale però quando, come di fatto, trova. fondamento nelle alternative che s'ubirono e subiscono - circa a. credito - i processi chimici man mano che furono o vengono inalberati. Questi inoltre documentano la. propria. debolezza anche col loro numero, divenuto quasi esorbitante r ispetto ad un tempo relativamente breve. Ma, prescindendo dalle infedeltà. che rovinano, sovent~, giovane ancora, la. riputazione dei mezzi ohimiei, essi sono meno adatti in campagna - sopra· tutto nei servizi che sfuggono ad ogni organizzazione prestabilita, od a. vigilanza. tecnica.- perohè riescono: o complicati, o non ma.neggevoli, o di dosatura. esigente, o non reperibili sul posto, od alterabili, o non a. tutto rigore indifferenti, od infine poco spediti, perohè di frequente richiedono un trattamento complementare, almeno di chiarificazione. Eccovi dunque il perchè mi sono fermato intorno a ricerche - oggetto del trattenimento d'oggi- sull'azione dei materiali filtranti più appropriati nelle manovre campali, per ubiquità o pel valore economico, ma. in specie per una grande e non preoccupante tratta.bilità.. Prima condizione da desiderarsi in tutti quanti. Eliminati i tessuti organici lana, spugne, eco., respingibili- quando si può - perohè trasformano le loro stesse fibre in mezzi culturali di germi, mi sono fissato sui seguenti materiali: l o carbone animale lavato; 2• carbone animale del commercio ; 3• carbone vegetale; 4• ca.rbow~ Coke; 5" amianto; 6• sabbia. ; studiati isolatamente.

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IL VALORE DEI MATKRLALI FILTRANTI S PEDITIVI

683

Intendo dire, con questo, non studiati nelle combinazioni che sogliono seguirsi per la costituzione dei filtri; perocchè il mio proposito fu la dimostrazione delle proprietà fisico-chimiche appartenenti a ciascuno di questi materiali. Questo onde abbiate, lo ripeto, qualche indirizzo, pt·ovato, nelle circostanze di campagna che possono richiedere la vostra opera, come sarebbe per un es~mpio: l'improvvisazione di un filtro, avendo sottomano un gruppo piuttosto che un altro di dette materie. I carboni animali (l e 2) li usai sempre sotto forma della. polvere fina. - facile a ridursi - che qui vedete, appunto per estenuarne tutte le loro prerogative. Bastano invece grani di poco maggiore, perchè la. filtrazione si compia. velocissima., senza., sto per dire, che il liquido venga a contatto con le pareti dei pori - come vi provo subito versando acqua su questi esemplari da me scartati. Se non che la forma fine reca lo svantaggio, nello esperimento, di filtrare ora lentamente, ora invece con tumulto. Essa ci ricorda il modo di comportarsi della farina. alla. prima acqua che versa la massaia per l'impastamento; cui man mano in effetto poi giunge. Cosi avviene infatti, in seguito, anche per questi carboni in polvere, perocchè si trasformano in una poltiglia ina.ocessibiile a qualsiasi filtrazione ul'teriore, come potrete constatare voi stessi, dopo il trattenimento. 11 carbone vegetale (n. 3) ridotto in polvere minuta si comporta analogamente; invece in grani alquanto più grossi dà luogo ad un passaggio meno precipitoso. Di consegu~nza mi fu lecito adoperarlo sia nel primo stato - più di rado - e lo chiameremo carbone vegetale ex; sia. nel secondo: ~. Tutte le volte però che l'ho impiegato in questo ultimo modo stante la velocità del passaggio comunque sempre notevole - · praticai,


584

IL VALORE DEI :llA.TERrALl FILTRANTI SPEDlTIVl

non uno, ma tre atti successivi di filtrazione dello stesso liquido. Regola, che per la. stessa ragione, ho seguito anche con gli altri materiali. Questi li usai nelle seguenti condizioni: la sabbia (n. 6) in grani abbastanza minuti ed il carbone Coke (n. 4) ridotto in quella misurata. fragmentazione minima. attingibile dal pesta.mento a mano fra. due pietre o con il martello; perocchè la. riduzione in polvere richiede una maoinazione, che sfugge a.i criteri spediti vi ora in argomento. Circa l'amianto (n. 5), debbo avvertire che di questo composto minerale, il commercio ne porge una. qualità. scelta. - la lana d'amianto- ed una seconda greggia, in «fibre » grosse ed impure, di prezzo molto più basso. Or bene nelle esperitmze, con più frequenza, mi sono valso di quest' ultima, altre volte invece le ho mescolate.

Dispositivo. - Il dispositivo fu in ogni operazione quale oggi qui vi presento. Siano dunque sei grandi imbuti della stessa capacita (cm• 800). Insinuo al principio del cannello una. reticella. di ottone con passo di mm 2 2, foggiata. a dito di guanto e lunga. quanto una falange, per impedire la caduta dei materiali, durante gli apprestamenti, nei matracci su cui posano gl'imbuti e destinati a ricevere il filtrato. Riempio dei rispettivi materiali gl'imbuti fino a due centimetri dall'orlo, ed a filo di que~to, verso garbatamente per ogni operazione ed in cia.souno, cm1 300 del liquido in prova.- Segno l'ora ed attendo ad ogni esperienza di ripetere tre volte il passaggio per i n. 3 (~). 4, 5, 6 di cui vi dissi; mentre per i due carboni animali e vegetale (oc) lascio ohe la loro filtrazione unica si compia nella sua. ordinaria lentezza.


1L VALORE DEI MATERIALI FILTRA NTI S PEDITIVI

585

Ogni soluzione o sospensione delle sostanze speri-

mentate s' intende fatta. in acqua. distilht.ta e per i germi anche sterilizzata. È mestieri infine ben osservare che tutte queste disposizioni fondamentali, ma sovratutto la limitazione del liquido da filtrarsi, per ogni materiale, a. 300 cm• ed il numero vario dei passaggi, secondo cioè il grado d'aggregazione di detti materiali, non furono da me determinati con un criterio qualsiasi, ma bensì dopo essermi reso conto, nei preliminari, che mediante questo insieme di particolarità raggiungevo di massima: lo spossamento delle diverse sostanze verso tutti i liquidi impiegati. Tuttavia sarebbe fuor di luogo- non consentendolo il campo ristretto ed altre condizioni cui sono legate di necessità le prove di laboratorio - valutare da. tali misure il limite dell'attitudine filtrante di questi materiali rapportati alle applicazioni in esteso ed effettive. Di conseguenza ho escluso di conteggiare, ordinatamente, tutte le volte, simile termine, come anche qualche altro minore, che mi riservo di investigare invece in ulteriore periodo.

Saggio delle propr ietd e funzioni jìlt1·anti. - Non ho bisogno di intrattenervi ancora sul gruppo di prerogative ideali che vorremmo trovare nei filtri costituiti. Ci siamo ben intesi dopo la loro rassegna commentata, che vi esposi a suo tempo con l'appoggio di vari tipi di filtri in funzione. -

Fedele dunque a quelle

conclusioni, le proprietà e funzioni filtranti investigate in ciascuna sostanza furono: Azione chiarificante, » decolorante, • deodorante,


586

IL VA.LORE DEI MATERIALI .FILTRA:-ITI SPEDITIVI

Azione assorbente, ,. stflrilizzante.

~:~~~;0 ~ della filtrazione per cm' 300 di liquido. L 'ho assaggiata essenzialmente con una sospensione al 2 p. 1000, di bleu d'oltremare (3 oper.), i di cui granuli più fini avrebbero - secondo Gody - dimensioni all'incirca come quelle dei germi. Conseguentemente tale polvere porge anche un criterio sommario dell'azione sterilizzante. Non dimentichiamo però che dove sono arrestati elementi microscopici inanimati possono attraversare, per virtù propria, elementi, analoghi di forma, ma vitali. Intanto per simili due proprietà del bleu oltremare, ho scelto questa sospensione come esempio da seguire oggi in classe. Agitato dunque ciascuno di questi matraccini, contenente cm* 300 di bleu d'oltremare al 2 p. 1000, lo verso, nel modo garbato che vi dissi, entro i singoli imbuti; e noi vediamo verificarsi man mano le particolarità notificatevi testè. Ripeterò poi, per le quattro sostanze convenute carbone vegetale ~ ; carbone Coke; amianto; sabbia altri due passaggi; lasciando •luindi a voi di controllare i risultati e dedurre i vostri apprezzamenti. Diversi liquidi adoperati poi con lo scopo diretto verso saggi vari, come appare dalle Tavole qui presenti, li feci pure contribuire a questa prova. La misura della chiarificazione avvenuta l'ho organizzata con le seguenti pratiche, che mi parrebbero sempre consigliabili come mezzo utile e spedito. Trasformo il gabinetto in camera oscura, salvo per un vetro smerigliato della portiera prospiciente verso buona luce diurna diffusa. Copro questo di carta nera. Azione chiadficante. -


IL VALORE DEI lfATEJUALI FILTRANTI S PEDITTVI

587

ed apro un rettangolo verticale a portata delle visuali. che sostituisco con carta bianca ed il monotipo:

R

o M A

ovvero con quattro tipi di numeri. Le lettere del monotipo hanno dimensioni uniformi (altezza 5 mm.): i numeri invece sono in iscala di altezza, da 12 mm. a 6. Dispongo in provette ben terse dello stesso calibro i campioni: a) dei sei filtrati, b) dei liquidi tipo, c) ~l­ l'acqua distillata, d} dell'acqua potabile e traduco in cm. la distanza - delle provette dagli ottotipi che è necessaria alla lettura ancora distinta per occhi emmetropi, e per me, a presbiopia corretta. Tutto ciò previa agitazione di ciascun filtrato, onde eliminare le conseguenze della decantazione.

Azione decolo,·ante. - L' ho assaggiata essenzialmente col vino (4 oper.), senza escludere, al solito, il concorso a questo criterio degli altri liquidi che vi si potevano prestare. I diversi gradi di decolorazione avvenuta- e così la deodorazione - li ho quotati- vedete la Tavola N. 2. -con un coefficiente supposto, di confronto. È un pro· cedimento alquanto arbitrario, come però lo sono, del resto, tutte le pratiche colorimetriche correnti e che passano per accreditate da tempo.

Azione deoclorante. - L'ho rilevata- previo riscal· damento in provette graduate -- dai filtrati: di fondo di caffè, di sostanze organiche in decomposizione e sopratutto del vino; consultando, per questo, anche l'an· torevole parere del mio inserviente, espertissimo in materia (6 o per.).


~>88

IL VALORE DE! MATERIALI FILTRANTI SPEDITIVI

A~ione assorbente. -

E::~sa -

come sappiamo - suol riferirsi alle sostanze organiche sciolte, od altrimenti presenti nell'acqua. Ho creduto bene di investigare il modo di comport :1.rsi dei materiali di prova, tanto verso le S. O. nor· mali (2 oper .), quanto verso le S. O. in decomposizione a vanzata (2 oper.). Per le prime ho scelto una. soluzione di albumina. 1Ierk al gr. 2 p. 1000 ed altra. di glucosio Merk al gr . 10 p. 1000, dosando i due ordini di filtrA.ti con r a.J,buminometro di Esbach e col trattamento qnantitativo del .Fehling, rispettivamente. Fu nn po' il vecubio medico, che da dato la mano M.l cultore d'igiene. P er le seconde mi servirono ogni volta gr. 800 in media di carne tenuti tre giorni - cioè fino a decompo· <'i zione - in infuso a freddo, diluendo poi questo a aooo cm'. Ho valutato i filtrati di queste ultime S. O. con l'os,-igeno sottratto alla soluzione di permanganato di potassa, seguendo il metodo di Moullade (l goccia di r~atti vo corrisponde a. milligr. 0,05 di 0).

Azione sterilizzante. -

In realtà l'arrestarsi dei germi di un'acqua nelle maglie d' un materiale filtrante i· sostanzialmente un processo di chiarificazione. Ma per la sua elevata. importanza e pel modo diverso di comportarsi, nelle filtrazioni, degli elementi microsco· pici animati in confronto degli inerti - come prima. d'ora ho avvertito - sarebbe stato fuor di luogo non investigare l'azione sterilizzante, isolatamente, mecliante modi diretti ed esclusivi. A tal fine (l o per.) inquinai · con mano generosa cm• 1000 di acqua distillata e sterilizzata. di B. fluore~cente liquefacente, che avevo in precedenza riatti vato, per questo scopo, con culture recenti e rigo-


IL VALORE DEI )!ATERllLI Jl'ILT.RA~Tl SPKDITIVI

589

gliose. T re giorni dopo, previa sterilizzazione a secco per un'ora (150°) dei recipienti montati con le rispettive sostanze, praticai il consueto versamento di cm• 300 d'acqua inquinata in ciascun imbuto. Penso che troverete molto opportuno e consigliabile l'uso di un cromogeno, come indicatore preciso del passaggio dei germi attraverso uno strato, o di un apparecchio filtrante. Cadde la mia scelta sul fluorescente liquefacente in luogo di altri B. cromogeni nè fondenti nè diffusivi, perchè l'ebbi prontamente sotto mano. Ma d'altronde, non dovendo in un campo così ristretto e pr esto estenuato di materiali filtranti, dar valore al numero dei germi, che per avventura potevano attraversarli, bensì solo alla loro presenza, o punto, nel filtrato, finii a trovarmi nel caso di ritorcere in vantaggio delle ricerche entrambe le seccantissime prerogative biologiche di ta.le batterio - turbatrici precoci dei nostri esami ordinari d'acqua - la fluorescenza cioè, che esso diffonde nei mezzi di coltura a lui propri e la fluidificazione della gelatina che determina. Infine queste sue caratteristiche, così accoppiate, mi dovevano levare ogni pensiero sulla eventuale presenza di microorganismi da esso di versi, nelle colture; determinati per la loro caduta. dall'aria nelle manipolazioni ultt'lr ior i, comunque cautamente condotte, ovvero - e più probabilmente se si pensa allo scarso potere penetrante del calore secco - ad una sterilizzazione non completa - nel centro della massa - dei materiali filtranti accumulati entro gli imbuti, già avanti di passarli in stufa. (Imperocchè il distender li prima nella stufa stessa onde versarli poi, mi avrebbe esposto a maggiori cause di loro inquinamento). È più precisamente a questa circostanza che penso sia da riferire l'apparizione tardiva ed inerte - appunto perchè sotto influenza di sterilizzazione, forse non

-


.090

IL VALORE DEI ~IATERIALI .h'ILTR.à.J.~TI SPEDITIVI

<>vunque «a fondo» - di qualche esemplare qualsiasi in alcune culture di fi ltrati, rimaste invece sterili as-solutamente per il bacillo rivelatore. Questo agevolmente potrà verificare ciascuno di voi -che desiderasse di rivedere queste Tavole, ciascuna delle quali porge le medie di ogni gruppo di operazioni. Piacciavi frattanto osservare la presente serie di -culture in gelatina a piatto. Queste le ho di nuovo praticate solo tre giorni sono, p er mostrarle a voi, con il liquido campione e con i :filtrati custoditi convenientemente nei loro primi matracci per 20 giorni, dopo le operazioni e seminagioni fatte imm3diata.mente ed oma.i ben controllate. Il fecondo nostro cromogeno, inclito abitatore di tutte le acque se allora, 20 giorni sono, si trovava in scarso numer o, avrebbe ben avuto il tempo di moltiplicarsi nell'auqua. fi ltrata.. Or bene a. voi : fluorescenza. e fluidificazione completa. nelle due culture del liquido campione (' ,0 di cm' ed una goccia: '/ 2 5 di cm3 ) - fluorescenza e fusione iniziata in tre vari punti per il filtrato d'amianto (cm' 0 ,5) - albori verdeggianti e diffusi per il filtrato di sabbia. (id.). Nitidamente sterili ancora i quattro carboni.

Dw·ata e reddito della filtrazione (per cm' 3 OO di .liquido). - Sono questi due termini da. tenersi molto in considerazione quando si tratta di fornire acqua alle nostre collettività, specie quando esse si trovano in servizio di campagna, vale a dire mobili e qualche volta. in deficienza d'acqua. Oltre a ciò qui si tratta di una fun zione dei mateTiali filtranti, che serba incoa.to un rapporto di contrasto, nel senso che generalmente una filtrazione ve· loce ed un reddito elevato sono oppO!Jte ad un filtrato .soddisfacente.

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IL VALOR E DEI .M.A.T B:RIALI FILTR ANTI SPEDITIVI

591

Di essi due t ermini dunque bisognava - come ho fatto - tener ponderato calcolo in tutte le operazioni, secondo risulta nelle distinte colonne di ciascuna delle Tavole parziali, che lascerò in esame a ohi, ripeto, piacerà. Pel momento vogliate soltanto appuntare le indicazioni della Tavola. riassuntiva che ora. vi leggo e che specifica i risultati medi di tutte le esperienze eseguite. ( Vedi Tabella alla pagina segu ente) . Dopo di questo vengo alle conclusioni, che già dallo insieme di quanto ho letto or ora, e cioè, anche prescindendo dall'esame particolareggiato delle altre Tavole, devono e!'lsere emerse ulla. vostra attenzione. Se pretendiamo di tenere schierate in linea tutte le proprietà. e le funzioni studiate in queste ricerche e le vogliamo considerare come aventi gli stessi diritti, verso ciascun materiale - preso, come io mi proposi, isolatamente e non combinato l' uno con l'altro - è forza con venire che, date tali condizioni, nessuna. delle sostanze provate corrisponde lodevolmente A tutte le esigenze in blocco. È necessario dunque discendere da questa impostatura rigorosa e valutarie per maggioranza di virtù corret· triei. Seguendo lo stesso ordine, vediamo :

Val(we chiar·ificante. - Possiamo dire liberamente che esso è apparso tanto maggiore quanto minore era il volume dei pori nei materiali usati. Anzi in termini generali, forse anche più proprii, possiamo dire: che questo valore è apparso in ragione diretta degli osta· coli -- i quali erano o si formavano nelle sostanze fil· tranti - inibitori di una. filtrazione veloce. I materiali, come valore chiarificante, tennero pertanto il seguente ordine: (+ ) Carbone animale com-


Riassunto generale - --

--

-

MATERIALE IMPI KGA TO

Du rata della Ili trazione di

300 cm• di li(juido

Carbone animale lavato. Id. id. commerciale. Id. ve~tetale a e ~ Id.

Amianto Sabbia .

Coke

ore l '1 16.40' » 6 ~

» ))

))

1.10'

J.l2' 0.53'

Retid ilo li i 300 cm• di liquido

))

88 88 129

Val ore chlanflcantc! (Monot ipo e 4" numero dellt\ Scala) Il llltrato res ta torbhlo

ce11t. 23 2'7 22 ~

.. 1'13

))

))

))

))

»

181 166

D

»

t.:>

---

come:

cm~

Ol <.D

Media di opera z ioni N . 14. Valore Valore Valore Valore decolorante deodorante assorbente steril i~zan te Il filtrato r~sk~

colorato come:

Il flllrato Il nttrnto 11 nurato resta resta rar1co re<ta inquin. odoro~o di s.o. di O. nuor. IIft. co rr.e: co me: come:

l 1

s

19

6

G

14 16

9 '1

'1 '1

6

o o o

8 8

9 9

3 2

s

o

l

p.

r

o

~

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!2!

Liqui di di confronto. Liq "idi ""bidi . . . • . . ·~ Id. colorati. . . . . . . Id. odorosi . . . . • . . Quotati come . Id. con &oetam~e organiche . Id. inquinati da B. fluo. Jlq . . Acqua potabile . Id. distìllata

t" <l

t:J .....

' 3 3 5

....

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»

10 etf.

.. .. .. ..

• 26 ,,»

»

28

.. lO .. .. .. o o

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.....

.. .. .. 10

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o o

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::3

3


,.

IL VALORE DEI YATERIALI FILTRANT I S PEDITIVI

merciale - Id. id. lavato - Id. vegetale -Sabbia. - Amianto (- ).

698

Id. Coke...

Valore decolorante.- I materiali tennero il seguente ordine: ( +) Carboni animali - Id. vegetale- Id. Coke - Sabbia -

Amianto (- ).

Valore deodorante. - I materiali tennero il seguente ordine : ( + ) Carboni animali - Id. vegetale - Id. Coke - Sabbia -- Amianto(-). Valore assorbente. - I materiali tennero il seguente ordine : (+} Carbone animale commerciale- Id. id. lavato... - Id. vegetale e Coke... - Amianto e sabbia (-). Molto interessante - Vedal'i la Tavola IV - è la riapparizione dell'albumina - per i tre ultimi (Coke, Am. Sab.) - nell'acqua. distillata e bleu oltr. in sospensione. che ho fatto passare con tale intendimento sopra tutte le sostanze dopo il saggio del liquido albuminoso. Tale fatto t ende a. dimostrare : a} che la. fissazione dall'albumina non fu, nei carboni l, 2, 3 della tavola, soltanto un feno meno fisico di capillarità o di adesione, ma verosimilmen te anche di - pronta - scomposizione; b) che per questo modo di svelarsi, detti carboni presero - nelle esperienze - un posto distinto e caratteristico in confronto degli altri materiali ; c) che è mestieri vigilare con rigore le funzioni di ogni specie di filtro; perocohè agevolmente un'acqua discr eta sottoposta a filtrazione, senza misura, nel suo passaggio può assumere elementi e proprietà molto più condannevoli, di quelle possedute avanti di filtrare. Il q uale evento - cercate di ricordarlo - io vi ho già. chiarito lo scorso inverno, mediante acqua. colorata, sia con il mio Apparecchio per la dimostrazione delle pre38


.594

IL VALORE DEI MATERIALI FILTRANTI SPEDITIVI

rogative filtranti del suolo, sia facendo agire a. lungo 11elle stesse condizioni i piccoli modelli di filtri da. (}ampo.

Valore sterilizzante.- I materiali tennero il seguente -ordine: (+ ) i 4 carboni... amianto e sabbia.(-). li conosciuto, ma non volgarizzato, valore steriliz-

zante del oa.rbone Coke ebbe, come vedete, la. consueta .conferma.. Dw·ata e reddito ecc. - Il contegno di questi due titoli risultò all'incirca. opposto a. quanto vi dissi testè per il valore chiarificante; perocchè la minore durata della. filtrazione ed il maggiore reddito di essa., si vedono stare in ragione in versa della piccolezza dei pori ecc., cui possiamo pure aggiungere, fino a.d un certo punto, anche del potere igroscopico e della. affinità per i liquidi usati, che palesarono le sostanze assunte in esperimento. I materiali tennero il seguente ordine: (+) Amianto - Carbone - Coke - Sa.bbia; carboni vegetali... carboni animali (- ). Voi vedete che gli ultimi titoli - Durata. e reddito detronizzano il privilegio dì « buoni primi -.. conservato sempre antecedentemente dai carboni, sovra.tutto dai carboni anima.li. Anzi a. proposito di questi, notate la particolarità del carbone animale commerciale, il quale sembra. presentare un punto di precedenza. sul carbone animale lavato. Si dovrebbe pensare- quasicon riserva cioè di ricerche dirette verso tale indirizzo, .che il trattamento mediante la. diluzione cloridrica, onde ~sporta.re i fosfati eco., minora. ta.luna. delle proprietà. utili a.lla funzione filtrante in genere. Malgrado ciò, ad ogni modo, il suffragio di maggioranza resta. deliberato senza eccezione ai oa.rboni •


..

\:

.

, IL VALORE DEI Y ATER L\LI FILTRANTI SPEDITIVI

695

specie ai n. 2, l, 3. - Ora se si volesse rapportare i risultati forniti isolatamente da ciascuna materia. al caso di dover montare filtri estemporanei in campagna, per dei riparti di truppa, le esperienze vi dicono: che d~vete pensare in primo luogo ad essi, come strato filtrante fondamentale. Ma siccome in tali eventi non -è ammissibile la. riduzione dei carboni in polvere fina, - sovratutto per l'affiiggente lentezza funzionale che è causa di un reddito giornaliero troppo misurato - cosi converrà adattarsi ad una frammentazione meno mi· nuta, « frenando ~ poi la r isultante velocità. eccessiva ·Col sottoporre allo strato dei carboni, uno strato inibì· tore di sostegno. Questo mirerà. ad aumentare ragione· volmente la durata di contatto dell'acqua da filtrarsi con il carbone od i oarboni prescelti. Quali siano da. mettersi in uso, a tale ultimo scopo, fra i materiali provati, o nel bisogno anche fra altri noti, vi suggeriranno - oltre all'attuale indirizzo - le -condizioni di tempo, di luogo, di mezzi che potranno affacciarvisi. Ma. un punto, ad ogni modo, ed in tutte le circo· stanze, non dovrete dimenticare mai e sul quale in molte occasioni mi udiste richia.marvi: la prova! n gabinetto insegna bene, ma i fatti insegnano meglio. Di tutti i rami dell'igiene generale, l'igiene appli-cata deve aprire la. marcia alle conquiste di questa .nost ra ama.tisltima scienza.. Firenze, 3 maggio 1901.


596

IL VALORE DEI MATERIALI FILTRAN T I SPEDI TIV l

TAVOLA l.

Azione chiarifìoa.nte, decolorante e deodorante.

Liquido usato: Vino da pasto. Media dì N. & operazioni.

Durata della filtrazione

UTlRJHI IMPIEGUO

Reddito

Il llltrato perm etto la lettura del monotlpo a:

n Ultrato

Carbone ani male la vato (l) ore 12.90' cm 3 100 een l. 19

resta colorato come:

Il nitrato rest.a odoroso come:

2

l

(chitro)

Carb. anlm. del commercio (2) .

>>

Carbone vegetale «

,. 14

Carbone Coke

»

Amianto

))

Sabbia .

>>

..

17

1.18' 1.5'

l

1.1 6'

90

>>

19

))

100

• 18

»

120

» 18

l

l

2

l

(chiaro)

l(gial o~hiaro) 5

3

:>

{giallo chiaro) >>

220

))

12

9

'1

gran t& »

li'O

»

8

7

7

(giallo om ro)

Liquido di confronto. .

lO

10

Acqua potabile . ( Quotati come: Acqua distillata. ,

l

8

o o

Campione .

(l ) La misura !lei grado di cblarillcazlone avvenuta, per il vino non fHt~.> sottrarsi all' innuonza !lella colorazione rimasta. (~\ Il vi no gallegg innìe sul c:~rhoni animali era gitl. decolorato avanti di filtrare, d ne ore circa dopo ' ersa to.


IL VALORE DEI MATERIALI FILT RA NTI SP EDITIVI

597

T AVOLA II.

Liryuido usato : Fond i di caffè gr. fO per 100 cm•. lledla di N. ' operazioni.

IUElllLI llPIIUTI

Durata della Ullrnione

Il llltralo permelle li Ollrato Il Ollrato re;~ la resta la colorato odoroso lettura come: come: del (t ) (t ) mooolipo

Red.Jito

(t )

Carbone animale lavato ore 16.30' cm1

90 aem. 20

5

4

arbone animale del <'Ommercio

»

100

.. 20

5

4

19

7

8

» 19

8

9

• 18

9

9

• 19

8

9

• 12 ati.

lO

10

» 20 l)

o o

o o

arbone vegetale a

. .

» 16 h

1:>.90'

,.

95

Ca rbone Coke

~

1.45'

»

200

Am !an~

»

1.22'

.. 200

Sa bbia .

,.

l

. .

))

))

180

Liquidi di confronto . (;a mplone .

..l

A equa potabile .

A equa. di stillata.

Quotati come:

l l

• 22 »

Vedi nota (l) della Tavola l. ('.) Sia per Il colore che per l' odore l' inOuenu dei maltrlalt si dimostra, " erso questo liquido, mollo mediocre. (t )


598

IL VALORE DEI MATERIALI FILTRANTI SPEDITIVI

T AVOL A

III.

Liquido usato: Bleu oltremare sospeso in acqua distillata al gr. 0,50 per 100 cm3 • Media di N. 3 operazioni

UTiliHI Il PIICln

CLASSIFICAZION lE.

Durata della filtrazione

Il liltrato permette la lettura della scala numerica

Reddito

t• numero 'arbone animale ore 17 lavato 'arbon e animale del commercio

cm 11

90 acm. 42

l 4• numero 11 cm.

27

»

1'7

"

100

»

41

•

2'7

"

1.35'

•

190

»

40

"

24

"

1.10'

l)

200

"

35

,,

20

"

1.15'

»

200

(l }

o

o

1.10'

»

180

»

32

))

16

1)

o

l)

'arbone vegeta-

le Il

.

ca r bone Coke. A m lanto

.

s a bbia . .

•

l

Ligutdi di Co11fronto. =pio•• . . . Aequa potabile . A equa d istillat a.

\ Quotati come:

"

? D

o

40 e!T.

))

22 eff'.

43

))

2'7 »

l (t) Solo av vicinando molto alla Scala la provetta del Oltrato d' amlanto d scorgono quattro ombre, senza distinguere nemmeno ìl primo numero.

•1


599>

IL VALORE DEI lUTERIA LJ F ILTRANTI SPEDITIVI TAVOLA

IV.

Azione assorbente delle sostanze organiche normali in soluzione.

Liquido usato : Albumina (M erk) sciolta in acqua distillata g r. 2 per 1000 cm' . N. t operazione.

Durala della lllt.rnzlone

IlATERJA LE IMPIEGATO (l )

Carbone animale lavato . . . . Id.

id.

del commercio .

Id.

vegetale Il

Id.

Cok •

lore 1'7 l

>)

17

Reddito

Resta nel filtrato albumina per 1000

cm1 90

g r. 0.()

n

90

»

0.0

l » 1.50' » 120 • 05+ .. 1.20'

Amianto

»

1.10'

Sabbia .

»

1.05'

" 150

o

0.5

" 150 ., 1.0170 0.5+ D

))

U g1#idi di confronto.

Campione .

,. 2.0

(4) Su questo stesso materiale- dopo l'operar.ione- ho eseguito una dell& esperlenr.e d 1 cui alla Tavola III e nel filtrato, acidificato, ritr ovai al.b umina come segue: Car bone Coke: lieve intorbidamento. Amianto: opalescenr.a. Sabbia: coagulo.


600

IL VALORE D'El MATERIALI FILTRANTI SPEDIT l V I

TAVOLA V.

Liquido usato: Glucosio (Merk) al gr. 10 per 100 cm•. N. t operazione. Resta nel

Durata MATERIALE IMPIEGATO

della

Reddito

filtrazione

nitrato

cm•

gluco~lo

per tOOO

Carbone animale lavato (l ) . . . Id.

id.

del commercio .

Id.

vegetale ~

ll

1.50'

• 190

))

'1.0

Id.

Coke

»

1.20 '

»

180

»

'1.0

Amianto

))

1.5'

"

8.0

Sabbia .

»

0.55'

" 200

»

f\.8

ore 14

Campione . . . . . . . (Il Si ru ppe il matraccio con tenente Il nitrato.

cm1 '10

"

180

gr. 4.0

» 10.0


601

IL VALORE DEI MATERIALI FILTRANTI SPEDITIVI TA VOL A

VI.

Azione assorbente (chiarificante, odorante) delle sostanze organiche , alterate, in soluzione Liquido usato: Infuso di carne gr . 800 su 3000 cm 5• Media di N. t operazioni.

Reddito

Ossigeno Il filtrato Il sottratto permette Ollrato dal la resta Permanlettura odoroso ganato <lei monotlpo come: IOOO per cm• (l)

cms 70

cent. 28

Ouratn della tlllruione

l .lT!lll LI IIPII&lro

Car bone animale ore 18 lavato Carbone animale del commercio » 19

c arbone Vt\8"etale 13

carbone Colte. A mlanto

s a bbia .

!)

80

,.

29

o

~

"

26

o

» 0.011

20

4

))

25

6

" 0.015

23

5

»

14

10

"

40

•

43

o o

"

2

»

80

"

0.50'

))

190

l

Il

120

0.56'

Il

120

·l)\ . l »

l o g r. 0.007

..

• •

0.004

0.018

0.014

'

!

Liquidi di conft'onto. Campiooo . • . A equa potabile . A equa distillata.

Quotati come:

l l

(t ) Ricerca eseguita In una sola operaziqr.e.

t)

,. 0.021 .. ..


602

IL VALOR E DEI MATKB.IALI FILTRANTI SPEDITIVI .

TAVOLA VII.

AzionE Liquido usato: Aequa distillata e sterili• 1• giorno

(t)

l Carbone animale lavato

( l

Carbone animale del commercio

l l l

.

Carbone vègetale (2)

l

Carbone Coke .

.

.

~

l

.

Amianto .

l l

Sabbia

l

0.5 Uno 1

0.5 Uno l

0.5

o5 l

0 .5 Uno l

0.5 Mezzo l

alla coltura

l l

o o o o o o o o o o o o o o o o o

,.

,.

o o o o o o o o o o o o o o o

o o o o o o o o o o o o

Fluoresc.

Fluorese Flu. e fu! Id.

o

Id. Id.

Flu. e fus.

Id.

Fluoreec. Flu.etua. 0.5 0.2 o Id. » 0.1 Id. Un decimo Fluore~c. Id. Una goccia Id. Id. ll'/u di cm1)

o o o o o

~

.

succ~sslvo

Qunntlt.a In cm•

MATERIALE ADOPERATO

0 .5

( Mezzo

o

Liquidi dì cottjrortto.

Campione

. . .

Ul l numeri arabici si riferiscono alle culture Immediate; quelli scritti In lettera a! (t) Ripetuta perché una (alla della reUcella Insinuata nel cannello ed avvenuta durali


603-

IL VALORE DEI MATERIALI FJLTBANTI SPEDITrVI

sterilizzante.

:ata inquinata d i 13. jluorescente lique,(aeenle.

••

7"

s•

t~•

t O"

o 2 g. 2 ifo.

2 lfo. s g. 2 ifo.

3 ifo. s g. 2 ifo.

3 ifo. s g. 2 ifo.

o o

o o

o

o

o

o

S g.

o

Sg. 2 ifo.

Id. s g. 2 ifo.

Id. 4 g. 2 ifo.

Id. 4g. 2 ifo.

l g.

2 g.

2g.

3 g.

o

o

o

o

o

s g. o

o

o

o

l ifo.

1 lfo.

.. .. .. ..

.. ..

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..

.. .. .. .. ..

..

s•

6.

o o o o o o o o o o

o o o o o

l o o o o o

o o o o o o o Fio. e fns.

..

.. .. .. .. .. .. ..

.. ..

l ifo.

.. ..

l g. l g. 1 g. e 1 ifo. 2 g. e l ifo. 2 g. e l ifo. 2g.elifò.

.. .. .. ..

.. .. .. ..

.. ..

.. ..

..

..

..

.. .. .. .. ..

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.. .. .. .. ..

.. .. .. ..

.. ..

.. ..

tulture eseguite eon i Ol trath conser vati per !O giorni . la sterili:uazione, mi diede on Rltrato lnser•iblle.

..

o ..

. .. .. .. ~

.. ..

..

l

.. ..


604:

U~ CASO DI MOXOPLEGU FACCIALK DESTRA

IN SF.Cll'ITII A TR~I ' M l JIF.Ll.A 11~:1l1UNI-: I'A111v.TALE SINISTIIA CRAì\IECTOMIA

Memoria Jettn nell'ospedale militare di AlP$sao<lrta nello. conrereo1.a seieotlnca mensile cl1 aprìle t900, dal do tt. •·mppo ()aeeia, tenente medico.

Marini Giovanni, da Cagli (Pesaro); soldato richi&· mato della classe 1873, è ste.to ricoverato nel reparto chirurgico dell'ospedale milita.re principale di Ancona il giorno 17 maggio 1898. Gentilizio negativo. Ha due fratelli e due sorelle ohe godono buona salute. Egli è stato sempre bene, salvo ohe all'età. di 6 anni ha sofferto di ingorghi gla.ndolari al collo, scomparsi spontaneamente in breve tempo. Riferisce che il 2 maggio 1898, mentre era al suo paese, essendo venuto a parole con un suo compa.gno ricevè da questi un colpo di bastone alla testa. che gli produsse una ferita. con scopertura. dell'osso sottosta.nte. N on ebbe affatto perdita. di coscienza e nel momento non avvertì neppure dolore e stordimento. Dal sa.nita.rio del luogo fu praticata. la. sutura, ma sopraggiunta suppurazione e febbre, i punti furono tolti. Presentatosi nel maggio, dopo pochi giorni dalla riporta.ta le-sione, con i richiamati del 1873. non essendo guarito, .è stato inviato all'ospedale. Il paziente non ebbe ma.i sifilide. Non è alcoolista. Esame obbiettivo, fatto dopo due giorni ohe era en· trato all'ospedale. Individuo di buona. costituzione or·


UN CASO DI YONOPLEGIA j;'ACCIALE DESTRA ECC.

605-

ganica, con sviluppo scheletrico regolare. È alquanto denutrito e presenta una fisionomia stanca e sofferente. Il capo è dolicocefalo. Nella regione parietale sinistra !lÌ riscontra. una lesione di continuo, seoernente pus abbondante, estesa circa tre cen timetri con il diametro maggior e diretto nel senso verticale, interessante tutte le parti molli e con scopertura dell'osso. Questo si presenta. avvallato per l'estensione cir ca di 15 mm. con il diametro maggiore diretto nel medesimo senso della lesione delle parti molli. Alla palpazione con il dito si incontra molta r esistenza. Si provoca dolore. Non si riscontrano traccia di fattura. nel tavolato esterno. All'esame della faccia si rileva asimmetria. Il solco naso-labiale destro si presenta appianato, mentre è un po' accentuato a sinistra.. L'angolo labiale corrispondente è alquanto depresso, l'angolo opposto invece stirato in alto. Quando l'ammalato è invitato ad arric· ciare il naso, a fischiare, a gonfiare le gote, si rileva evidentemente che tali funzioni a destra si compiono meno bene che a. sinistra. La masticazione non presenta disturbi. Nulla a carico del facciale superiore, infatti il corrugamento della. fronte è simmetrico e la chiusura delle palpebre si compie ugualmente bene in ambedue gli occhi. L e pupille sono perfettamente eguali e r eagiscono bene alla luce ed all'accomodazione. Il ve· lopendolo e l'ugola. sono normali. I riflessi sono tutti integri, così pure i sensi specifici. Nulla al fondo del· l'occhio. Esame elett1'ico. - Eccitabilità elettrica. eguale in ambedue i lati. Nulla di anormale all'esame della sensibilità. Nes!lun fatto disartrico. Nulla a carico dell'H-rto superiore ed 3nferiore di destra. Tutte le funzioni si compiono fisio· logicamente. Stato ps"ichico integro.


<606

UN OASO DI MONOPLEGIA FACCIALE DESTRA

Slmlo della dia1·ia. · - Non si notò mai elevazione termica.. L'infermo non ebbe ma.i cefalalgia o vertigini. Era medicato sempre antisetticamente. L'osso si andava ricoprendo di granulazioni, le quali però erano esuberanti e flaccide. Esse provenivano dai margini della piaga. n giorno 7 giugno nella medicazione, cer cando dii rimuoverle, si scorge nel fondo l'osso scoverto, di colorito bianco latteo che presentava una piccola. lesione di continuo a margini dentellati. Da essa. fuoriusciva. una scarsa. secrezione purulenta. Con lo speoillo si constatava che i detti margini erano mobili. Al disotto dell'osso, attraverso la piccola fessur~L, si scorge una pulsazione che è data dal cervello trasmessa. alla meninge. I sintomi paralitici a carico del facciale inferiore destro si erano andati accentuando. Riferito il fatto al signor maggiore caporeparto, sentito il parere del direttore dell'ospedale, unanimamente si stabilisce d'intervenire colla craniectomia.

Operazione. - Il giorno 8 giugno 1898, previa anastasia, con gli abituali metodi asettici ed antisettici ho proceduto all'operazione {l) assistito dal signor maggiore medico cav. Menniti e dall'egregio sig. sottotenente dott. Virgili. Allargata la parte lesa superiormente ed inferiormente con incisione fino al periostio e distaccato questo per un tratto sufficiente, con due divaricator i, riesco a dominare bene il campo operatorio. Allora con robuste pinze e con l'aiuto della sgorbia. e dello scalpello si aspor tano facilmente parecchi pezzettini ossei a carico del tavolato esterno. Si scorge bene quindi la pulsazione cerebrale e si percepiscono con il dito frammenti ossei mobili a carico della la(Il Sento Il l'lo.-ero di rlngrazlnre pubblicamente il sl~roor mngglore Mennitl et1 Il sljlnor ctlrellorl' deWosperlalt' cav. Adela~lo per a•emJI permesso l"opera7.ione e l'illustrazione da que:.to caso.


L~ S EGU ITO A TRAUMA DELLA REGION E PABIETALE S IN. 607

mina vitrea incuneati tra la scatola cranica e la meninge. Con una pinza ho asportati tre frammenti profondi dell' estensione complessiva di una moneta di cinque centesimi. Nel togliere un frammento della grandezza di circa. 2 centimetri situato nel segmento posteriore inferiore dello sportello osseo, si è dato esito ad una disQreta. raccolta purulenta. Si entra. bene con la. punta del dito tra l'osso e la meninge, nel punto dove si trovava la scheggia con la raccolta (indietro ed in basso) . Si regolarizzano i bordi ossei taglienti, si raschiano col Volckman le granulazioni fungose della piaga e l!i tampona con garza iodoformica l'apertura ossea, della grandezza di un soldo. Si sutura la pelle parzialmente, e si medica antisetticamente. Tutti i pezzi ossei tolti avevano il colorito caratteristico bianco-latteo dell'osso necrosato. Rimossa. la medicazione dopo tre giorni si trova leggerissima secrezione purulenta.; fondo buono. Nelle medicature successive la piaga mostrava buone granulazioni e non secerneva pus. Il decorso postoperatorio fu completamente a.febbrile. Il 10 luglio, essendo completamente ricoperto il cavo di granulazioni di buona. natura, ho eseguito la. sutura completa. della. pelle. Come complemento della. cura. debbo aggiungere che il 22 giugno incominciai l'applicazione della corrente elettrica (corrente fara.dica) nella. parte pa.retica. per la. durata. di circa 5' ogni due giorni. Il miglioramento della paresi si avverte dopo pochi giorni dall'atto operativo, cosi pure si ebbe miglioramento nello stato generale nutritivo. Il 6 agosto è uscito dall' ospedale perfettamente guarito già. da parecchi giorni. La cicatrice della. testa. era alquanto infossata. nel punto corrispondente allo sportello osseo, ma. molto resistente. La. pa.resi del facciale era. completamente scomparsa..


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UN CASO DI MONOPLEGH. FACCIALE DESTRA

L a chirurgia cranica ha fatto tanti progressi at nostri giorni che la pubblicazione di casi isolati ha. perduto molto del suo interesse (Lucas-Championnière). Nel caso descritto però parecchie sono le cose da. rilevare, che sebbene non nuove nella chirurgia. del cranio, pure presentano sempre interesse scientifico e pratico per la loro rarità. Quindi ne reputo conveniente l'illustrazione tanto per la patogenesi ed il decorso clinico della. malattia della scatola cranica, che si discosta. da quello ordinar io, quanto principalmente, per le conseguenze di essa sulla. cor teccia cerebrale, essendo sopravvenuta una lesione al solo facciale inferiore, fatto molto raro per quanto io abbia riscontrato in proposito nella letteratura medica.

• ** Appena l'ammalato entrò nell'ospedale si pensò e subito alla frattura della lamina vitrea, sebbene fosse semplicemente avvallato il tavolato esterno. I nfatti i casi rifuriti in proposito ed il meccanismo di tali fratture fan supporre che quasi sempre quando vi è avv~llamento del tavolato esterno coesista frattura dell'interno. P er Bergmann la. depressione poco estesa, ma profonda del tavolato esterno è un indizio di una frattura. estesa e comminutiva della lamina vitrea. Nel caso in parola venivano a toglit~re ogni dubbio il dolore localizzato alla pressione e principalmente l'incipiente paralisi del facciale inferiore del lato opposto. Oggi nessuno pone più in dubbio l'esistenza di fratture isolate della lamina. vitrea. Anzi si può af-


IN SEGUITO A TRAUMA DELLA REGlOXE PABIETALE SIN.

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fermare che non sono così rare, come una. volta si credeva, v. Bergma.nn nella sua opera sulle lesioni del capo ricorda. 30 casi di fratture isolate del tavolato interno senza alcuna lesione dimostrabile del tavolato esterno. La. vera. spiegazione di questo fatto strano, come dice il Koenig, non si era ancora trovata fino a poco fa. Dapprima si credette in una maggiore fra· gilita della. lamina. vitrea., donde il suo nome; di Jfi si cercò nel raggio creduto più piccolo della sfera interna di essa.. Tevan ha spiegato il fatto con una legge puramente fisica. Egli paragona. la parte del cranio che soffre la frattura ad un bastone rotto contro il ginocchio. La. frattura incomincia. sempre nella parte che subisce l' estensione e non su quella che subisce la compressione, all' istessa guisa che nel bastone si vedono le prime fessure manifestarsi alla. sommità della parte convessa (sul punto di disten · sione). Tornando adunque al nostro caso non v'era dubbio che la lamina vitrea fosse frantumata. Si sa che dopo tali traumi avviene contusione cerebrale, scollamento traumati~o della dur a madre e la· cera zione dei vasi che riuniscono questa all'osso con formazione consecutiva di raccolta sanguigna più o meno estesa, donde la compressione cerebrale. Ciò si verifica nei casi meno gravi, quando cioè i frantumi non producono lacerazione anche della dura madre e spappolamento della sostanza cerebrale. I fatti suddetti nei casi di amatomi non molto estesi a meningi integre possono scomparir e col graduale ria.ssorbimento del sangue, sebbene gli assorbimenti più lenti si verifichino appunto negli amatomi epidurali (com'era nel nostro caso) per ragioni tutte anatomiche. La. dura e la lamina vitrea delle ossa del cranio, dove esiste la raccolta, sono poverissimi di vasi, di elementi cellulari attivi, quindi

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UN CASO DI MONOPLEGIA FA OOJ ALE DESTRA

il riassorbimento delle parti liquide del sangue e difficilissimo e l'allontanamento del detrito sanguigno spesso non può effettuarsi per assenza di micro-e macrofagi {Durante). In tal caso la persistente compressione che il sangue coagulato esercita, non distrugge gli elementi cerebrali, ma produce disturbi di nutrizione e conseguente atrofia della regione corticale sottosta.nte. Questo coagulo qualche volta. degenera in grasso, si fluidifica e dà luogo alla. formazione di una cisti che in seguito può essere occasione di epilessia. Altre volte invece è stato osservato che diviene settico, specialmente se esiste una. ferita. molto contusa delle parti molli, nel qual c!l.so si possono sviluppare processi fiemmonosi superficiali e profondi (sottoperiostei). Infatti i vasi della. diploe lacerati offrono una facile via per la. propagazione dei processi infettivi attraverso il connet· tivo dei vasi diploici e le vene stesse si riempiono con trombi che facilmente si disfanno. In tal modo essendo lesi i va~i, è aperta la via dalle parti molli alle ossa (osteiti) che non furono primitivamente lese e per mezzo di questi a.ll' interno del. cavo cra.niense, sia. alle meningi, sia al cervello ed ai seni del medesimo per la. via delle vene emissarie (Koeuig). In tal modo la. trombosi dei seni del cervello e la meningite si uniscono direttamente alla lesione delle ossa. del cranio. Certamente questo non è l'esito necessario, poichè in non rari casi si osserva. la. guarigione locale del processo, per lo più con la. formazione di necrosi e di seni fisto losi, dai quali colla. marcia può fuoriuscire qualche frammento necrotico. La dura. madre nelle osteiti della. facoia interna delle ossa craniche prende parte attiva. al processo, ma per lo più in forma. suba.cuta. o cronica.; s i vascolarizza., s' ispessisce e suppura. Nel nostro ammalato, in seguito alla suppure.zione esterna., si ebbe osteite con consecutiva necrosi delle


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IN SEGUITO A TRAU MA DELLA REGIO~E PARIETALE S IN . 611

-schegge della lamina vitrea. L'ematoma epidurale è di-ventato settico e si è formato così un ascesso estradurale che per fortuna si è aperta una via attraverso la lamina esterna, ulcerandola. Questo fu senza dubbio un esito fortunato, ma certamente non è il più frequente. E sebbene nel caso riferito l'aspettativa così detta a1-mata non abbia nociuto, pure nessuno può d ubitare che se quella raccolta pu·rulenta avess~ prodotto, com'era facil e, una meningite -diffusa o una meningo-encefalite, il malato sarebbe certamente perito. Io non voglio entrare ora nell' intricata questione dell'intervento chirurgico in caso di lesioni craniche, poichè questo sarebbe un oòmpito troppo difficile e supe· riore ai limiti di questo mio modesto contributo. Però voglio fare alcune considerazioni sul caso da me operato. Mettendo da banda. il famoso sofisma del post ho~ .ergo propter hoc, io credo ohe appena l'ammalato entrò nell'ospedale, bisognava. intervenire prontamente. È vero egli presentava semplicemente un avvallamento della lamina Asterna senza potervi riscontrare traccia di frattura. Però gl'incipienti fatti compressivi, il dolore localizzato alla pressione, ci stavano a dimostrare -ehe doveva esistere frattura della lamina vitrea. Ed in tal caso o qualche scheggia, lacerando le meningi, aveva -dovuto penetrare nella corteccia cerebrale, ovvero, pro-ducendo solo scolla.mento, le schegge e l'ematoma epi-durale consecutivo per il suesposto meccanismo, dovevano aver prodotto fenomeni compressivi così limitati. Nella prima. ipo~si l'intervento non è p<;>sto in dubbio da. alcuno, nell'altra si poteva. rimandare colla speranza di un riassorbimento spontaneo del sangue, che è il principale fattore della compressione nei oasi di fratture poco estese. Però la suppnrazione della ferita esterna, -che per le ragioni dette facilmente poteva propagarsi


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UN CASO DI MOXOPLE:GIA FA CC IALE DESTRA

alle parti intracraniche, doveva anche in tal caso far propendere per l'intervento. Il mio illustre maestro, il prof. Durante, dice che quando siamo in grado di assodare la. frattura e l'avvallamento dei frammenti, oggi l'intento chirurgico deve essere la regola, malgrado la assenza di fenomeni irritativi e paralitici, perchè quello che non è accaduto in primo tempo per la insignificante contusione del cervello, accadrà in secondo tempo, per la. permanente compressione a. cui esso soggiace. Infatti l'ammalato, come risulta. dalla storia, non ebbe nessun sintoma cerebrale nel momento del trauma (perdita. di coscienza, stordimento, ecc.) e quando 15 giorni dopo· si è presentato all'ospedale, erano pochissimo pronun· oiati i fenomeni paralitici. In seguito queste si accentuarono maggiormente, ma non comparvero sint.omi che oi facessero supporre i fatti flogistici soprav,·enuti. n decorso fu perfettamente afebbrile. Mancarono gli abituali fenomeni (come cefalalgia, vertigini, ecc. ); fatti tutti questi importanti, che ci stanno a dimostrare quanto sia necessario essere guardinghi nella diagnosi e nella cura di simili lesioni. Io ricordo a tal proposito un caso oc<Jorso in un giovanetto, nel 1896, nell'ospedale della Consolazione a Roma, nel quartiere diretto dal prof. Tassi, dove io allora ero chirurgo assistente. Egli in seguito a caduta., aveva riportata una ferita delle parti molli in una delle regioni pa.rietali. Anche in questo caso fu praticata la sutura in primo tempo, ma poi per la suppurazione so· pravvenuta furono dovuti oogliere i punti. Non esistevano fenomeni irritati vi o paralitici. Trascorso un po' di tempo, comparve la febbre ed allora fu ricoverato all'ospedale, dove furon notati, dopo qualche giorno, sintomi di paralisi del lato opposto e fenomeni meningei. Si praticò la trapana.zione, ma non valse a salvare l'infermo dalla meuingite purulenta che si era svi-


L."f SEGUITO A TRAU~rA DELLA RE GIONE PARfETALE S IN.

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l uppata. Anche in questo caso il tavolato esterno era. perfettamente integro ed in primo tempo non st svl1uppa.rono sintomi di lesione cerebrale.

Diciamo ora qualche cosa sul modo di ripara?.ione -delle perdite di sostanza del cranio, riferendosi sempre al nostro caso. Non tutti gli autori sono d'accordo in proposito. Il professor Sacchi dalle esperienze da ~i fatte negli animali, conclude che la. breccia ossea. si riempie di nn tessuto fibroso che non s'ossifica mai. Duplay e Reclus affermano che in caso di perdita di sostanza ossea una dcatrioe membranosa, ben presto invasa da propaggini -ossee che si dirigono dalla periferia verso il centro, riempie l'orifìcio. Koenig a sua. volta., pur non esclu<lendo assolutamente la riproduzione ossea, dice che avviene solo raramente e che la guarigione per lo più si effettua per un connetliivo resistente. Si consiglia per <}iÒ di far portare all'infermo operato di trapanazione, almeno nei primi tempi dopo l'operazione, un pezzo di metallo o di cuoio, fissato ad un berretto per protegger~ il luogo della trapa.nazione. Nel caso descritto sul punto della perdita di sostanza -ossea si rilevava. durezza e r esistenza ossee alla. palpazione con il dito, tanto che per questa ragione fu reputato inutile applicare un apparecchio di protesi. Credo per ò sarebbe azzardato il voler dedurre da ciò che vi fosse riproduzione ossea. •

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Poichè nell'operazione la meninge rimase intatta, così non potei constatare de visu sulla. corteccia cerebrale il .punto leso. Per questa. ragione allo scopo di precisare


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U~ CASO DI MONOPLEGIA FACCIALE DESTRA

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la topografia della lesione, mi è convenuto ricorrere ai metodi più in voga escogitati in proposito. Col metodo di Broca per la ricerca della scissura. di Rolando ho ottenuto i seguenti risultati: la lunghezza.. totale di essa. era. di 11 centimetri. La lesione si trovava in direzione della detta. linea e precisamente subito all'indietro di essa.. Il punto n el quale esisteva. la. raccolta purulenta notata. corrispondeva posteriormente ed inferiormente. La. lunghezza. della lesione era. di tre centimetri e ne distava. quattro dal punto superiore per la. ricerca della scissura. di Rolando. Col metodo di Luca.s-Cha.mpionnière la. lunghezza.. della. scissura. risultava. parimenti di 11 centimetri. La. lesione corrispondente come con il metodo Broca im· media.ta.mente all'indietro; incominciava. dopo 4,5 centimetri e terminava a. 7,5. Con ·il metodo Da.ntona., che è riconosciuto il più preciso, la lunghezza. della scissura di Rolando era. di 10 centimetri. La lesione cominciava dopo 4,5 centimetri, la. s0heggia. suddetta dopo 6. Il punto · dove st trovava la scheggia. con la raccolta purulenta. corrispondeva. a 2 centimetri di distanza. posteriormente a. detta linea.. Sebbene questi tre metodi ai quali mi sono limita.toT non corrispondano tra loro con precisione matematica, pure prendendo la media. si può avere un'idea quasi esatta. del punto della. lesione. Essa. corrispondeva tra. il 3° medio ed il a· posteriore della. circonvoluzione parietale ascendente. La scheggia più voluminosa oon la relativa. raccolta. che si espandeva inferiormente, corrispondeva proprio al 3" posteriore, poichè, come già. ho sopra. rilevato, occupava il quadrante posteriore inferiore della lesione. E da. quanto ho detto si può dedurre che principalmente questa. scheggia e l'ematoma. epidurale consecutivo in primo tempo, l'ascesso extradu-

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L~ SEGUITO A TRAUMA DELLA REGIONE PARIETA'LE_SIN. 61f>

rale in 2• tempo producevano la. compressione della corteccia in corrispondenza del facciale inferioTe. Infatti quando il malato entrò nell'ospedale, si notavano ap· pena i sintomi paretici che si sono accentuati solo dopo parecchi giorni di degenza. Inoltre è ancora importante il fatto che appena r imossa la. causa, dopo qualche giorno si videro migliorare i sintomi paralitici, prima ancora di principiare la cura. elettrica. Non credo poi sia il caso di dover discutere neppure che nel soldato Marini si trattasse proprio di una lesione ccrtioa.le del facciale, poichè i sintomi riferiti sono così caratteristici che non possono suscitare alcun dubbio. Nel Progrès médioal venne pubblicato nel 1893 un caso di paralisi totale del facciale superiore ed inferiore destro in seguito a lesione corticale, situata nella regione dell'opercolo r olandico di sinistra, proprio in addietro dell'opercolo frontale. Brissaud che lo riporta nel Trattato delle malattie dell'encefalo, dice che se questo caso per la localizzazione così. limitata dovesse ser vire quale unico argomento per istabilire l'esistenza del centro dei movimenti della faccia nell'uomo, converrebbe conchiudere che questo centro occupa esatta· mente, sull' opercolo, la. porzione di corteccia situata appunto dietro l'estremità inferiore della scìssura di Rolando. Nel caso da me riferito di sola lesione del facciale inferior e il centro corrisponderebbe nella circonvoluzione parietale ascendente e più precisamente nel 3° inferiore o posteriore di essa. Gli autori non vanno d'accordo sulla. localizzazione del facciale inferiore. Alcuni, e sono i più, lo fanno ri· siedere n el 3° posteriore della circonvoluzione frontale anteriore (Charcot, Pitres, ecc.); altri affermano che le fibr e che vanno al facciale inferiore si trovano in corr ispondenza del s· inferiore delle circonvoluzioni rolan-


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UN CASO DI MONOPLEGIA FACCIALE DESTRA. E CO.

diohe (Silva) e forse a preferenza nella circonvoluzione centrale anteriore (Strtimpell). Nello schema di Beevor e Horsley , accettata da Ferrier, si conclude che i centri della. faccia sono scaglionati dall'alto al basso e corrispondenti successivamente alla. pa.l pebra, poi alla bocca, nella parte infe· riore della circonvoluzione rolandica, di oui raggiungono Je estremità (cioè la scissura di Silvio!), in corrispon· denza della parietale ascendente. Gowers, uno dei più competenti in materia, dice che il centro dei movimenti della faccia sta nel 3" inferiore della frontale ascendente; probabilmente, ma non se ne banno prove, estendesi alla parietale ascendente. Egli comprova il suo asserto con parecchi dati anatomo-patologioi e clinici. Considerate tutte queste controversie, siccome il mio caso mi pare abbastanza tipico, ho creduto utile portare uu modesto contributo sull'argomento, procuran· dona la pubblicazione. A pl'il ~ ,

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Meà. 11ews, 13 luglio 1883.

,!/ili. Jn ~trn. nev. an.d. me11t. dis., 1887. STRUlti'BLI.. Malalt&t df.t IÌII•mll 'lei' VOSO.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Doll. A. GrAccro, capitano medico. - Contributo allo atudlo della olrroal mhta del fe gato. - (E!>lratto dal Supplemento del Policlinico, anno 1901). È questo il titolo di un accurato stut.lio di istologia patologica, compiuto dal capit'ino medico Giaccio, dura nte il tempo io cui egli fu assisteute onor·al'io presso l'Istituto anatomopatologico di Roma, diretto dal professor·e Marchiafava. L'a utore fu indotto ad occuparsi di questa questione scientifica dal fallo, che ancora esist~ il dibattilo fra i c ultori della -anatomia patologica se veramente la cirrosi del fegato sia sempre da ascriversi ad una fo1·ma ben distinta, oppure se esistano delle for me miste. Si sa che il decor·so clinico e la sede della les ione anatomica sono beo differ enti nella cirrosi atrofica o volga1·e, e nella ipertroflca o biliare, ma non è meno vero, secondo ,l'autore, che spesso le due forme si possono fondere in un'a ltra più complessa. P e r provare il suo asserto, l'autore fece un diligente studio islologico dei principali organi (fegato, rene, intestino) di un cadaver e sezionato nella Scuola di anatomia patol0gica, e che presentò le seguenti nole anatomiche: c Aderenze multiple del perilooeo a varii punti del tubo gastr o-intestinale; aderenze dell'apice del polmone destro; cirrosi del fegato, a vente i caratler•i grossolani della fo!'ma volgar e; tumore di milza; dilatazione delle vene esofagee; infiltrazioni emorragiche nello stomaco; entero- colite fo llicolare edematosa; emorrRgie nel peritoneo, nel connettivo del mediastino anteriore, nell'epicardio, nei polmoni; p!'obabile rigonfiamento torbido degli epiteli i renali ; colorazione ilter ica universale della cute, edema degli arti inferiori. " I tagli furono colorati con il pier o-carminio, con l'ernatossilina ed eosina e con il metodo di van Gieson, ed il risultato dell'esame microscopico fu il seguente: u Abbondante


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RIVISTA Y ED IOA

neoformazione cooneWvale peri-poli-lobulare ed intralobulare del fegatp; defor mazione dell'acino ept~tico; abbondante oeol'ormaztOne dì vasi biliari, peria ngiocolite f-ibrosa con desqua mazione epiteliale, dilatazione dei vasi sanguigni extralobulari sc.ornparsa o defor mazione dei vasi inll'alobulari, per ifiebite delle vene sopraepatiche c<•n caduta dell' epi.Lelio nel lume vasai e; atrofia per nccrobiosi e deformazione di g ran parte delle cell ule epatiche, ipertrofla di alc une di esse. N efrile parenchimale acuta, rigonfiamento torbido degli epitelii dei tu buli retti; notevole edema della mucosa del g posso intestino, con dilatazione delle lacune linfatiche. •

Davanti a questo reperto istologico l'autore giustamente si domanda se la distinzione chiaramente falla dalla Scuola francese fra le due forme di cirrosi atrofica e cirrosi biliare si possll sempre s tabilire con i soli. dt~ti istologici. E dic& che, se spesso riesce a gevole pel clinico il dist inguere le due varieté, quella cioè che porta il no me di Laennec (cirr osi atrofica) e quella chiamata col nome di Hanot (cirrosi ipertrofica), il microscopio talvolla dimostra pure l'esistenza chiara e distinta dell'una forma o dell'altra; ma altre volte dimostra la coesistenza delle due forme. Infatti il r eperto microscopico del fegato esami na lo dall't~utore dimostrò chiaramente che esistevano, da una parte la periflebite dei rami della porta e sopraepatici ; e dall'altra l'angiocolile e la pe rian ~iocolite fibrosa; ricca neo formazione connettivale; canali biliari neo formati; a ssenza di degenerazione gra ssa delle cellule epa tiche ; vale a di re che esistevano le minute al ter azioni dell'una e dell'altra forma anatom ica, e che ora predominavano le une, Ot'8 le altre. Trattossi adunque di un vero caso di cirrosi mista, tip() creato da Dieula foy , pe r opporlo al dualismo tro ppo sistematico della Scuola fr·ancese ; di un caso, che, come bene si esprime l'autore, serve ad illustrare ancora una volta la legge formulata dal Bouchard, che i processi patologici raramente sono sem plici, isolati ed indipendenti, più spess<> associati fra loro e complessi. Br. Della •uoouuloDe de.l reDt. lrlinische Wochenschri(t, n. 4, 1&01).

A. GoLDFLAM. -

(Berliner-

L'autore descrive uno speciale processo d'esame della sen· sibilité r enate, da esso impiegato nell'esplor azione d1 tal orga no assieme alla palpazione ed alla r icerca del ballottamento


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

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dello stesso viscere. Per tale ricerca, fa svestire il pazien Le fino ai lombi, col dorso inclinato innanzi e 'l'ivolto ver·so il medico. Impr imendo allora col bor'do cubitale, della mano dei leggier i colpi s ulla regioue lombare, per pendicolar mente alla messa ::>acro-lombare od in dir·ezion e un po· obliqua, si determinano una serie di scosse, che mentre sono del tutto indolenti nei soggetti sani, riescono invece doloros~ in alcune malattie r enali. Specialmente trattandosi di affezioni chirurgiche del r ene, nelle quali ordinar·iamente è morbosamente interessato un sol rene, tal modo di esame, che 1·autore chiama suecussione, produce un forte dolore del lato malato, mentre dal lato opposto la stessa prova riesce assolutamente negativa. Il dolore prodotto dalla manovra in parola rammenta le sensazroni che accompagnano la palpazione bimanuale ed il bellollamento, mentre. esso si nota anche in alcuni casi nei quali ballottamento e palpazione manuale restarono per feUamenLe indolerHi. La succussione però puòr iuscir dolorosa anche mancando qualsiasi affezione renale propriamente d"tla, e ciò specialmente nei casi di paranefrite o di perjnefrile od anche nelle semplici lombaggini, manifestazioni morbose la diagnosi differenziale deU ~ quali con una. affezione renale, non presenta in generale delle difficoltà. Inoltre la succussiooe del rene a cquista un considerevole valor e diagnostico nelle affezioni di organi prossimi al rene, quali la colelitiasi, i tumori della vescichetla biliare, dell& milza, del colon, dello stomaco, nei quali essa mai si accompagna a sensazioni dolo rose. G. B.

IUVJSTA DI NEVI\OPATOLOGIA

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BR. LEicK. -

Boleroat multipla In aegulto, a trauma. -

(Deutsche med. Wochensehr., 1900). ·

Un operaio di 34- anni, sano per lo innanzi, venne colpitoviolentemente al capo da un'asse e stelle privo di sensi per ia durata di 4 or·t>, nel qual periodo ebbe emorragia dal naso e dalla bocca. Subito dopo egli presentò par.a lisi a sinislra e paresi a destra; i quali fenomeni però andarono dile gua n-


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JUVIS'rA DI NEVR.OPATOLOO IA

dosi fino al punto da res iduarne soltanto un'estr ema debolez7.a della gamba destra, che l'infermo strascinava nel camminare. Quatlm mesi dopo si manif~st6 una sclel·osi multipla (lllistag mo orizzontale nelle posizioni estreme de!{li occhi, voce nasale, leggeri spa smi e contrazio11i flbrillari, movimenti alas· sici delle mani, riflessi aumentati e clont• del piede, andatura atal'!sica, fenomeni del Romberg, diminuzione della forza muscolar e). Malg rado l'assenza del t1·emore intenzionale e dei disturbi della fav ella, l'autore non melle in dubbio la diagnosi suacc ennaLa, e crede a ltresi che, ri~ruardo agli eventuali dir illi che l'individuo potesse a'ccampa1·e dinanzi alla legge d'assicura· zione cont1·o gl'infortuni, non sia da porsi in dubbio la connessione della malallia stessa col trauma. E. T. Sulla •lntomatolo,g la della tabe dor•ale nel pe1iodo preat&..too e •ulla influenza dell'atrofia del D . ottloo •nl deoor•o della malattia. - (.\1onalssch r ijt .f. PS!JCh. und Neur olo(j., Bd. VIli, H. 1-2, 1900).

f'ORSTER. -

L'A. espone i sintomi della tabe nel per iodo prealassico, des umendoli dallo studio di 2ì casi clinici, e concl ude che la -diagnos i precoce della malattia non pu6 mai fondarsi sopra un solo sintomo, ma si bene su molli s intomi, variamente rag~rupprti.

l sin tomi riscontrati sono: Anzitutto i dolori lancinanti, l'abolizione del r·if~ esso lumin oso, la comparsa •li una zona d'i poes lesia ta ttile, localizzata al dorso, all'altezza delle vertebre toraciche m edie. Questa triade sintomatica si distingue per la precocilA e la frequenza, anzi l'ultimo sintomo, é piti frequente della stessa abolizione del r iflesso patellare e pu6 sostituirsi a questa. Vengono poi i disturbi vescicali, specialmente l'incontine nza, -l'asimmetria pupillare, i movimenti nistagmiformi dei bulbi ocular1, le paralisi dei muscoli larin gei (massime i cricoar i· tenoidei poster iori), l'ipotonia muscolare, l'aumentata eccilabilita meccanica dei muscoli (specialmente del tricipiLe) io anta gonismo col modo di diportarsi dei l'i0essi lendioei. l cennali sintomi sono mollo frequenti in questo per iodo iniziale della malattia; per lo contr ario si mostrano più raramente i disturbi del relto e dell'apparato sessuale, l'abolì·


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zione dei riflessi cutanei, i disturbi della sensibilita profonda, manifesti sopralullo nelle arlicnlazioui delle ultime du e dita della mano e nelle dita del piede. L'abolizione del r 1fl esso del tricipite brachiale é più fre quente e precoce di quella de l r •flesso patella re; fJUel lo del tendine di Achille in genel'ale s i comporta come il patellare. L'atrofia del Pervo o ttico esi!:'teva nella metà circa dei casi studia li; anzi é caralh.. rislico che la compar;;a de lla stessaarresta il progr·edire di tutti gli altri sintomi, s enza che se ne conosca ancora la ragione, e per di più molti di questi possono relr·ocedere fino a s compal'ir e del tutto. T ulli i sintomi esposti ha o nl) valore non tanto per la costanza, quanto per la m odal i té ~o tto la quale si presentano. Così, i dis~urbi vescicali sono fugaci; quelli della sensi bililt\ profonda sono local•zza ti, come si é dello, alle ultime due dita dFJila mano; i distu r bi della sens•bilita cutanea presentano il tipo radicolar e ecc. Nè va dime nticato come in questa malattia è CSI'atler·•stica pure la moltepllcité de lle lesioni situate a varie altezze lun ~o ~·asse cerebro- spinale, molte!Jli· cità. che vale a render ragione perché il quadro clinico sia discontinuo e polimorfo. Lo !"ladio preatassico può prolungarsi per anni, se l'atrofia dei ner·vi ottici insorge pr·ecocernente, Appunto pet' l'influenza chP. questa esercita sul deco rso degli allri sintomi. CIJ .

lzsò H i.iNJ G. - Sulla forma ata•tloa 4ella neurite alooolloa (neurotabe petlferloa).- (Deatselt. Are/t. f. klin . M ed., LX VII , 1-2). Comunemente s i a mmeLLon·o tre forme di neut·ite di origine alcoolica; la paralitica, più comune - la sensi ti va, meno comune - l'&lassi ca, di frequenza intermedia a paragone delle altre due. Di quest'ultima forma l'A. aveva raccolte 40 osservaz•oni; ora ne a ggiunge un'altra, che merita di essere ricurdala. Un beccaio, di 50 onni, alcoolista e s ifilitico, è colpilo ad un lrt!llo da violento informico lamenlo, che, localizzato dapprima alla pianta del piecie d estro, a poco a poco si estende a tutti e due gli arti inferiori, accoppiandosi a sensazione di freddo, a debolezza progressi va del:e gambe specialmente ai polpacci, a dolori ed a crampi sotto rorma ascess10nale. Dopo


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ollo giorni anche r!elle mani si manifestarono alternativamente pizzicori, informicolam~nto, oppure sensazione di freddo con crampi dolorosi alle dita; la deambulazione di·venne mollo difficoltosa. Ricoverato all'ospedale dopo quattro settimane, si notò che t'ammalato teneva le dita della mano divaricate, io estensione, senza capacità di llelterle; distendendo il braccio, le mani erano colpile da tremolio; tutti i movimen ti attivi e passivi ·d<'gli arti superiori er ano possibili. Intanto le stesse dita di tratto in tratto venivano colpile da crampi mollo dolorosi della durata di 1-5 minuti; i movimenti coordioati degli arti supet'io•·i erano impossibili, però n ei movimenti che ram· malato poteva eseguir~ spontaneamente, si notava atassia ben manifesta. Lo s tesso difetto di coordinazione si aveva ·n e p; li arti inferiori; il soggetto non poteva tener!:!i in piedi che divaricando le gambe; traballava con p;li occhi aperti. Non alterazioni nella sensibilità, soltanto lieve difficoltà nel localiY.zare con esattezza le sensazioni; disturbi del senso musc,o lare; senza l'aiuto della vista il malato trova vasi nella impo!=<sibilità di riconosce•·e i movimenti passivi, che venivano impressi alle membra. Conservati i riflessi pupillare e piantare; quelli cremnsterico, addominale e patellare facevano difetto; non disturbi a l relto od alla vescica. Atrofia sensibile dei muscoli delle eminenze tenari con reazione degenerativa. La evoluzione della malattia fu rapida,; dopo qualche settimana di de~enza all'ospedale, migliorò la deambulazione, i dolori diminuirono d'intensilà; l'individuo uscl convalescente dopo due mesi. e rivi8itato dopo sei mesi, si notarono scomparsi gli ultimi sintomi, ricomparsi i riflessi patellari. Nel caso riferito si avevano dunque tuLli i sintomi principali della neurotabe perifer ica; però, a dilferenzR dei casi finora pubblicati, si avevano pu1·e i crampi rlolorosi delle dita, fatto rarissimo non osservato cbe un'altra volta soltanto (caso di Renuert). Ed ora qual posto spetta alla oeurotabe periferica nel quad•·o nosologico 1 È affezione periferica pura (Dejerine), ovvero ha ori~ine centrale 'l La rispos ta non è facile, giacché delle 40 osservazioni raccolte di questa malatLia non si hanno che 8 autopsie, e di .queste 6 fanno concludere pe•· una lesione periferica pura ~Lowenfeld, Dejerine, Thomsen, Nonne); una, ollre alle le-


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sioni periferiche fa notar·e anche alterazioni del midollo spi· naie (Minkows ky); una infine lesioni periferiche e lesioni centrali, sollo forma di degenerazione dei cordoni posteriori (Gudden). Secondo l'A. , i cram pi dolorosi debbono essere interpetrati come segni d'ii•rilazione m otr·ice di ot•i s;tine ce ntrale . Le lesior.i anatomiche centrali r iscontrate dai vari autori pott•ebbero, è vero, venire considerate come accidentali; ma po· trebbero anche non essere dovute al caso, se !:!Ì riflette che vari altri autori hanno trovato nella fo t•ma motrice della ueurite a lcoolica allerazioni dei centri nervosi. N é poi va di· reenticato che le dill"e renti teorie emesse sull'atassia e basan· tisi s ulle les ioni degli eleme nti nervos i periferici sono state successivamente abbandonate o per lo m eno mollo combotlute; le difficolta verrebbero a spar ire. se si a mmeltflsse che il sottostr alo a naLomico dell'atassia risiede nella cot·teccia ce· re brale (JendrassikJ. Concludendo, l'A. a mmette che la neurotabe perifel'ica non può essere considerata come affezione esclnsivame nte periferica e che le sue mamfestazioni sono dovute s ia a lesioni della midolla spi na!~. sia a lesioni cerebrali , specialmente corticali, lesioni che si debbono s upporre dopo i dati offerti dalla osservazione clinica.

cq. MtcH F.LozzJ, -Contributo &lla oasulstloa 4e1 tumori 4el slstema nervoso centrale. - (Il Morgagni, n. 3, 1000). Da 30 osservazioni che l'A. ripor ta, si deducono le s e· gueoti conclusioni prali..: be: 1• Nei tumori del lnbo frontale, e più specialmente nella porzione della prefontale, i sintomi clinici più manife>"ti sono sempre in rappO!'ll) con allerazioni psichiche, le quali variano dall'ipocondria alla demenza, alla mania, alla perve rsità morale; 2• l sintomi propri dei tumori della zona r olandica, sono <1uelli oramai conosciuti da tutti; però di frequente possono pure aversi, massime all'inizio delln malattia, manifestazioru convulsive aventi i caratteri dellt~ epilessia jacksoniana; 3• Nei tumori del lobo parielale si hanno l'alessia, l'a· grafia, la parafa«ia e meno frequente mente i distu r bi del senso muscolare, la ptosi corticale;


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4° La cecit.a verbale é il sintomo più interessante det tumori del lobo occipitale di s inistra, sotto la forma di alessia le tterale e di cecità ve1·bale psicbica . L'emianopia può stare tanto con i tumori del lobo occipitale destro, quanto con quelli del lobo occipitRle sinis tro; 5• I sintomi dei tumori della base si riferiscono principalmente ai nervi cJ·anici lesi, e perciò variano secondo le diver·se localizzazioni; piu comuni quelli dovuti ad interessamento del nervo ottico ; 6" La verti g ioe, la titubanza cerebellare, l'astenia muscolare sono le maniftls lazioni priu cipali dei tumori cerebellari; non mancano poi quasi mai i dis tUJ·bi ambliopici ed amau· rotici dovuti al fatto J ella compressione; 7" I sinLomi generali principali di un tumore cerebrale (quali la cefa la lgia, il vomito e le convuls ioni) non so no mai mancati nei casi studiati dall'A.: da ciò il corollario che se essi coesistono con i loro speciali caratteri, il pratico deve s empr·e te ner p r esente la ipotesi di una neoplasia cerebrale . Utili considerazioni s ulla cura chirurgica dei tumori cerehrali pongl)nò fine àll'inleressanle argomento tratta to dall'A. Cf) .

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N uovo prooes1o di esplorazione per rendere sensibile U riflesso rotuleo. - (LaSem. méd., n. '2, 1901).

\VALBAUM. -

Il rilevare lo s tato del rillesso r otuleo non di rado riesce difficile, s pecialmente quando questo è molto indebolito, ovvero quando il soggetto conlrae volontariamente od involontariamente l'estensore della p;amba mentr·e si percuote il tendine col martell etto o col bordo cubitale della mano. Or bene l'A. pro pc.ne un processo di esplorazione, di cui eg li g ià da tempo s i avvale, e che s arebbe più sensibile del metodo cla~si co. É il segue nte : Dopo aver fa llo sedere l'individuo sullo spigolo d'una s edia in modo che la gamba da esaminat·e pogg i sul suolo, formando un angolo ottuso con la coscia, si applica una mano sul ginocchio con l'avvertenza, c he le estremità delle dita res tino in con tatto col legamento rotuleo inferiore, mentre le eminenze te nare ed ipoteoare pogg ino s ul bordo superiore della rotula. Ci ò fatto si pet·cuote col pug no la faccia dors ale della rnano, ch e tiene a bbraccialo il ginocchio. Se il rifles so


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rotuleo e c o n~ervato, quand'a nch e sia di molto indebolito, ad ogni colpo di pugno si determina nel tendine rotuleo infer.iore una scossa , che le di ta della mano te nute a questo livello perce pisc<lno distintamente. Per applicare questo processo nei malati .:be non possono abbandonare il letto, è sufficiente che un aiuto sollevi al d i sopra del piano del letto per il cavo popliteo la gamba del soggetto in esame. cq.

RIVISTA CHIRURGICA colonuello m edico. - La dlagno•l e ll tr&ttament.o delle ferite d'arma da fuooo dell'addome. (Centr a l o. f. Clt i r. , n. 161 1900).

STEvENSON ,

Nella 7• riunione a nnuale dell'a ssociazione medica ingaese lenatasia P orls mouth nell'agosto dello scorso anno, fu portato in discussio ne da l colonnello medico Ste venson il sopraerl.Unciato argomento, cons idera to specialmente dal punto di vis ta m edico-miti tne. Nell'illus trare il suo tema , egli fece notare anzitulto che in quanto al trattamento Attivo di tali lesioni la chirur g ia militare, per m otivi facili a compr enders i, s i é mantenuta fin o ad ora mollo pr udente e riserva ta in confronto della pratica ci· vile e ciò nonostante che colla cura non operativa, cioè colla quiete e coll'oppio, uno solo su cento fer·iti sia portato a f\" UR· rigione. I n questo modo per ò è cer to cile la prog nosi delle ferile del ve ntr e ass ume una gravità eccezionale, poiché s i dovrebbe aspettar e o l'emorragia o l'uscita delle materie inte· stinali per decidersi all'operazione . Egli ritiene c he le indica zioni dell.a laparotomia, della enterorrafia, emostasi e disinfe· ziooe del cavo addominale sono sempre le s tesse lanto n elle cond izioni di guerra come in tempo di pace. Non è razionale, a suo av viso, aspeltare i sintomi caratter istici della pe r·fora zione oppur e l'emorragia per procedere alla cura operativa, giacch é ol'mai é noto che ogni più piccolo ritardo a ggrava la prognosi delle ferite del ventre.

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Secondo la statistica del Coley la mortalit.a dei pazienti ope· rati entro le prime dodici ore raggiunge il 53,9 p. 100. Quelli .operati più tardi danno una mortalità del 77,3 p. 100. Riguardo alla sintomatologia della lesione intestinale fa notare quanto incerto per la diagnosi sia il significato dell'improvviso meteorismo e della scomparsa dell'ottusità epatica. Tanto nelle lesion i penetranti come nelle contusioni addomin ali prodotte da corpo contundente, che anche sul campo pos~ono essere associale a lesioni di organi intet·ni, la diagnosi si fonda su questa triade sintomatica: sbok, vomito e dolore. Però non è la sola comparsa di q uesti s intomi che deve farci risolvere ad operare, ma piuttosto la loro persistenza. Dall'esperienza che la ~hirurgia militare acquistò nella cura -operativa delle ferite addominali nelle ultime guerre risulta che nella guerra ispauo-americaua tutti gli operati morirono; nella guerra greco-turqi guarirono 2 (emorr·agia e ferita del fegato) mentre m01·ì uno ferito all'intestino. Successivamente altri cinque feriti furouo operati, tutti morit•ono (quattro per emorr·agia, uno per peritonite). Le ferile dell'intestino tenue danno la prognosi più seria. Seguono a queste in linea discendente, rispetto alla gravità di prognosi, l'intestino crasso, la curva sigmoidea, il retto. Ri guardo alla tecnica, Stevenson lralla diffusamente dell a sutura semplice della ferita intestinale e delle sue indicazioni. Egli ritiene per indicata la resezione dell'intestino .quando la sutura cagiona un restringi mento del tenue di circa un terzo; sareboe pure indicata nelle ferile multiple in un'ansa .e quando nella lesione é cointeressaLo l'attacco mesenterico. Passando a trallare dei singoli metodi di sutura intestinale circolare, egli dimostra che il metodo di Mannsell é il piu vantaggioso perché molto più sollecito degli altri. Tra i bott oni assorbibili quelli proposti da Mayo Robson e Graig Smith diedero già eccellenti risullati. Nell'applicare il bottone di Murphy é di grande importanza conoscere la forza di pre.ssione colla quale vengono riunite le due metà del bottone stesso, e per s aper valutaria necessita una certa esperienza personale. Gli inconvenienti del bottone risiedono specialmente nel suo peso, il quale fa sì che l'ansa intestinale si piega ad an.golo, nello spostamento del lume intestinale per mezzo di materie fecali (specialmente nell'intestino crasso) e nella complicanza di un processo necrotico, la di cui estensione non


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può eHsere calcolala. Per la cura delle ferile d'arma da fuoco del ventre egli raccomanda in modo speciale i metodi di sutura i più solleciti. Crede anche indispensabili larg he ir rigazioni del cavo addominale prima di procedere alla chiusura. Stevenson sottopone da ullimo all'assemblea la soluzione dei due seguenti quesiti: La diagnosi di fer ila addominale penetrante giustifica da sè sola la operazione 1 (Laparolomia). Quali sono i mezzi più adatti per la riunione dell' inte· .stino dopo fatta l'escissione. Nella discussione, alla quale presero parte W11rd, Cousi n, Barry, Blaker, Bevor, Harrison, Lucas, Murphy e Bush, l'assemblea fu unanime nell'accettare i precetti enunciati da Slevenson nei loro puntj essenziali, quindi fu ricono~ciula da lutli la indicazione della cura operativa quando siasi stabilita Ja diagno!;i di ferita penetrante, come pure l'importanza che ha sul pronostico la ce1erilil della tecnica nella riunione degli intestini, ad ottener la quale corrisponde la sutura con semplici fili di seta e sopra tutto il bollon" di Murphy. In moltissimi casi si é mostrato utile per· la diagnosi della sede del proiellile anche l'apparecchio radiografico di Rontgen. C. P.

L'u1o del oalore oome mezzo dlagnoatioo della pre1enza del pu•. - (La Sem. méd., n. 3, 1901).

J..EwrN. -

In seguito a numerose osservazioni, l'A. crede di poter ammettere che il modo di comportarsi delle sensazioni dolorose all'azione del calore abbia un valore diagnostico negli stati jnfiammatori acuti di origine microbica. Se il calore esaspera -i dolori, v'ha suppurazione; se invece li fa cessare o per lo meno li attenua sensibilmente, il pus non esiste. In un caso di tumefazione del ginocchio consecutiva ad eresipela, il cui punto di partenza era un'ulcera della gamba, gli fu possibile di diagnosticare con questo mezzo fin dai primi .giorni la presenza del pus, malgrado il ri:sultato negativo di

una puntura esplorativa. La incisione pralìcala nel giorno successi vo fece riconoscere la esistenza di .un flemmone periarticolare. Secondo l'A., il mezzo proposto avrebbe grande importanza nella diagnosi circa la natura di un'appendicite. È risaputo .quanto sia delicata in questa malattia la questione dell'oppor-


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tunita dell'in tervento chirurgico, appunto per la difficoltà di riconoscere se vi llia o no suppurazione. Or bene il medico dal modo come il malato reagisce al calore può risolvere il pt·oblema flo dai pl'imi ~dorni. In 10 soggetti colpiti da appendicite l' A. cominciò col fare applicare per ·t -2 ore com. presse calde sulraddome, senza r icorrere a calmanti interni; di ques ti 8 accusarono notevole sollievo, 2 intensa esacerbazio n ~ dei dolori; nei pr imi la malattia si vols e spontaneamente alla guarigione nello s pazio di 15 giorni a 3 s ettimane, nei due ultimi si dové intervenire con un allo operativo, dopo ruso infruttuoso del trattamento medico, ed in tutti e due si notò la pt•esenza del pus (uno mori bt!n presto). Appoggerebbe l'opinione dell'A. circa l'uso del mezzo soprae~posto l'osservazione di Spohr, il quale due anni or sono tt·attò 15 cas i di appendicite con l'applicazione di compr esse calde, senzll ricorrere a rimedi intet·ni, ed oLlenne in tutti la calma dei dolor i, non registrandosi che un sol caso di decesso per appendicite tubercolar e . Dunque l'unico caso di mor te Ri riferisce ad un proceS!'O cronico, me utre il valore diagnostico del calor e ha importanza esclusivamente per le infiammazioni acute . Anche in a casi di per•imetrile venne sperimentato e res tò con fermato il valore del mezzo diagnostico proposto. La guar ig ione si ottenne nello spazio di una ventina di giorni per riassorbimeoto com pleto in 2 di essi, in cui le applicazioni calde avevano tosto determinato la diminuzione notevole dei dolori; nel terzo invece, in cui queste avevano es asperalo il dolore, s·i vide fars i strada per la vagioa del pms denso, in quantità considet·evole, un mese e mezzo dopo. Usando le medicazioni calde, onde si possa precisare la loro azione, non deve8i adoperare a ltro calmante nè far sapere al malato il s ig nificato delle s lessP, giacché tante volle la paura di essere operato potrebbe falsare le r is poste e quindi rendere impossibile di precisare se si ebbe attenuazione rimar·chevole od esacerbazione dei dolori. cq. F. PAPPALAROO.- Sull'anestesia oooaiuloa en4oraohl4ea._

- (Rioista oeneta di scienze mediche, febbraio 1901). L'autore riporta una sect•nda serie eli cinquantadue operapraticate previa anestesia cocainica endot·achidea, doll'otlobre al novembr·e dell' anno scorso. nellozio ni~d'alta chirurg ia


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spedale eivile di Venezia dal doll. Ca\•azzani, chirurgo pri· mario di quel nosocomio, mentre nel fasc1colo X degli Annali di medicina naoale del 1900, i merlici della R. marina dollori Pas tega e Lovisoni, avevano pubblicato un accur&Lo studio in proposito foodKto sull'osservazione di n. 42 a na s tesie cocainiche endorachidee eseguite dallo stesso operatore e nello ~lesso ospedale.JPure in questa seconda ser ie traltossi sempre di operazioni sulla parte inferiore del tronco e sugli a r ti infeTiori ; prevalentemente furono ernie ing uinali unilaterali e bilaterali, tubercolosi dei testicoli, e morroidi, restringi menti ·ure trali, au·tr·ocaci ecc., che rispettivamente richiesero la cura radicale, l'emicastraziont-, l'uretrotomia esterna, la resezione del ginocchio. Mai ebbe a verificars i alcun accidente allarmante né verun fallo d'intossicazione, mentre i disturbi consecutivi presentati dalla generalità degli o perati furono sempre passeggeri: vomlturazioni e vomito non impressionante, quasi sempt•e cefal ea, talvolta dolori ai muscoli della nuca, un'ele vazione termica poco oltre i 39' nelle prime ventiquattro ore, qualche volla midrias i. L'esame dAlle or ine in lutti riusci sempre negaliv0, per riguardo all'albumina ed allo zucchero. Venne costantemente adoperata, per le iniezioni endorachidee, una soluzione di 0,50 p. 100 ad 1 p. 100 di cocaina in ~iero artificiale, sterilizza to prima di scioglierv i l' alcaloide. La modificazione dello Schiassi, di unire l'azione della morfina e quella della cocaina per l'anestesia del midollo, non fece buona prova, e quindi venne abbandonata . G B. PoNssoN e CHAVAN N AZ . - Tre oul 4'1Diezlone •ottoarao-

li014u. 41 cloridrato d1 oooalna n oolido ll metodo 41 Bier. -

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(Jo~trnal de médecine

de Bordeau:r:, 4 feb-

braio 1900). Il nuovo metodo di anestesia preconizzalo dal Bier venne <la gli auto ri in parola applicato in tre casi e precisamente: t• In un caso di ipertrofla prostalica, nella quale venne praticata fa proslalectomia sopr apubica ; l'insensibili la ollenuta non fu mollo notevole, pur evitando disturbi di qualsiasi altro genere. 2° la un caso di tubercolosi della vescica, nella quale venne praticata la cistotomia soprapubica con raschiamento e cauterizzazione dell'urocisti; io tal caso si ebbe completa


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insensibililà da parte dell'oper ato, ma successi va mente for ti dolori e vomito. 3• In un caso d'er nia crurale operata r adicalmente ; in ques to caso l'anestesia fu quasi nulla. Dal complesso dei risultati ottenuti nei tre casi s uddescritlr e dagli alli·i ormai abbastanza numerosi fornili dalle s tatis tiche di oper azioni praticate da allri chirurghi con tal metodo, gli autori concludono doversi adope rare l'anestesia cocainica sottoara cnoidea soltanto come eccezio ne e non com~t m etodo. G. B.

ProfJlaiSi e tTattamento delle contratture del gtnooohto con1eoutlve a4 aft'ezlont artloolarl.- (Centralbl.fiir Chir., febbraio 190J).

BRuNs. -

Le contra ttu r e che susseguono alle affezi oni cr oniche de t g inocchio spesso sono cosi tenaci, che il chirurgo, dopo aversperimentati senza successo i più svariati trattamenti ortopedici, é obbli ga to di ricorrere alla r esezione; operazione, la quale, o!Lr e un p ronostico grave, specialmente per gli individuid'una certa età, non ba pet· effetto n eppure di soppr imere completamente la cootrallura, come gli s tessi. più convinti fautori cii questo atto operativo sono obbligati ad ammettere. L'A . si propone di l'i mediare a questi iuconvenienti, prendendo di mira i muscoli s tessi, ch e costituiscono il punto dio partenza ùella contra ttura. Egli riferisce il caso di un fanciullo convalescente di artrite fun gosa del ginocch io, al quale per due a nni erano ~tali a ppli<;aLi con insuccesso tutli i metodi conset·vativi adoperali per combattere la contrattura ; pensò allora di riu nir e il tendine del bicipi~e con quello del quadr icipile estensore, mantenendo l'arto in un appar ecchio inamovibile per tre settimane. Sonotrascorsi ben 5 mesi e mezzo dall'atto operativo ed il piccolopaziente consE:rva l'al'lO in estensione completa, cammiuanùo benissimo senza risentire il menomo dolore . In una giovanetta di 24 anni, affetta da contrattura consecutiva ad artrite blenorragica ft emmonosa del ginocchio ed impos sibilitata a muoversi per i dolori violen tissimi , dopo avermesso i11 atto t utti i mezzi all'uopo consigliati, compreso il radd rizzamen to dell'a rto sotto la narcosi, t·ecise il bicipite ed il semitendinos o alle loro inserziQni inferiori e suturò questi


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due muscoli col tendine del quadricipile; l'arto venne poscia immobilizzato con un apparecchio ingessato, che fu poi rimosso dopo una ventina di giorni per cominciare il massaggio del quadricipile s tesso. Ebbene, oggi non esiste traccia della flessione della gamba, e la giovanetta cammina da varie settimane senza dolore. La stessa operazione fu praticata dall'A. r ecentemente in una donna con contrattura delle due ginocchia giada qualche anno, consecutiva a r eumatismo cronico; l'ammalata, che non aveva più potuto lasciare il letto, al pr esente ha gli at'ti inferiori completamente radd rizzati. L'operazione preconizzata dall'A. costituis ce un metodo meno grave e più facile a realizzarsi della resezione del ginocchio; a questo titolo merita di prender posto nella terapeulica delle contratture consecutive alle a ffezion i croniche di quest'urlicolazione. Però, solto il punto di vista dell'avver.ire del mala to, va tenuto pr esente che certe artriti croniche possono guarire, conser vando una mobilità più o meno estesa dell'articolazione. Perciò tenendo conto di questa eve ntualità, l'A. si domanda se non si nossa in simile contingenza ristabilire ulteriormente le inserzioni primitive dei muscoli suturati col quadricipite, in modo da fat• ricupet'are all'et'lo le sue funzioni normali. eq. LAGARD, chirurgo maggiore dell'esercito degli Stati Uniti. -

Ferite da prolettUe di tuolle a oallbro ridotto. - Blau.ltatl forniti dalla oampagaa eU Santlago. - ( Deutsche mil. Zeit., n. 1, 190 1).

Il rapporto sopra queste ferile fu prese n lato al Congresso medico inter nazionale. La questione in vero fu studiata e trattata a saziata, perciò sarà solo utile riportare poche osservazioni degne ancora di qualche interesse. Come ai molli moderni chirurghi i quali attinsero le loro osservazioni dalle varie fet•ite di guerra, anche a Lagard accadde assai spesso di notare l'assenza completa degli effetti esplosivi quali tanto di frequente si osservano nelle ferite sperimentali. Egli altribuis~e questo fatto contraddittorio al ter reno, e crede che la maggior parte dei proiettili nelle regioni rocciose e boschive trovino nella loro traiettoria ostacoli che fanno diminuire la loro velocità prima che essi raggiungano il corpo umano. Ma ancbe questa supposizione per spiegare la fre-


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quante mancanza di l:'ffetti esplosi vi in guerra non r egge , poiche anzi tutto vi s ta contro l'es perienza della guerra coi Boeri; nei terreni combatLnLi in quella guerra, terreni s forniti all'atto d'alberi, ed allri os tacoli i pr·oiettili non pr oducevano effetli es plosivi; é poi da notarsi che i proiettili rimbalzati si deformano oppure colt..iscono tr·asversalmente producendo grandi ferite J' ingresso ; ora di tutto ques to in quella relazione non si fa cenno. Da questa cosi evidente discrepanza tra le forme delle ferite in ~ue rra e quelle sperimenta li, molti moderni chirurghi sarebbero indotti a d amme ttere che i tessuti ed organi vivi e moventisi possiedono una ben a ltra elas ticità e resistenza che gli org ani e tessuti di animali morti, oppure immobilizzati. La ques tione é ben l ungi dall'esser risolta; ma soltanto una cos a s i può affermare, ed é che gli esperimenti non vanno più d'accordo nei loro risultati colle osser vazioni falle in guerra. In quanto alla così delta umanità del proiettile Mauset• di 7 millimetri, Lagard accePta che a Santiago ogni uomo co lpito fu posto fuori combattimento. An che ques ta affer mazione non concorda con osservazioni faLle da altri, ma forse qui devesi tener calcolo della differenza di razza, come già fu constatato da altre relazioni sulla nostra ~~ampagna nell'Eritrea. Non prive ù' inleres~e sono alcune cifre sulla mortalità: l'iella Jluerra secessione

•

Morit•ono per ferite alla testa. » • al torace . » al ventre. . • Il alle estremità superiori . alle estremità infe• " riori.

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Nrlla !I;UPrra ispanv-

americana

1863 al t 867

1898

28,03 °/o 27,85 » 48,80 u

26,09 °/o 11 ,40 • 45,31 •

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13,82 »

1,60 » C. P.

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6,54

F . CARINI. - ModU:loazloDldl atruttura delle oellulenervoae del midollo oonaeoutlve alla oooalntzzazlone ool metodo dl Bler. - (ll Policlinico, 22 dicembre 1900). .Mentre la cocainizzazione del midollo col melodo di Bier, va sempre più entrando nell'ordinaria pratica, l'autore volle sperimentalmente cons tatare quali alterazioni produce l'toiezione iott•aracnoidea di uu alcal oide tanto tossico su di ele·


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menti cosi delicati come son quelli sui t']uali esso a gisce. Eseguendo i suoi esper·imenti su dei cani, egli impiegò dosi fortissime di cocaina anda ndo da 20 centif{rammi fino ad un grammo. Ebbene, anche con dosi cosi ele vale, egli non ebbe a r iscontrare cas i di moele, ma bens ì totale paralisi di moto e di senso del Lr•eno posteriore, paralisi che, appa r endo di solito dieci minuti dopo l'inirzi one, dura va da un quar to d'ora aù un'ora e mezzo t-ecoudo la quantità dell'alcaloide impiegalo. Gli animali venner·o sacrificati in tem pi diversi, alcuni durante il periodo della paralisi moto-sensoriale, altri subito dopo terminato questo periodo o da tre a quaranlollo ore più lardi, alcuni intine soltanto verso il ventesimo giorno. Duo o tre ore soltanto dopo la scomparsa dei dis turbi midollar·i, l'autore ebbe a riscontrare, in talunì casi, una leggiera disgregazione g ranulare della sostanza cromatica. SoltAnto negli animali uccisi dopo otto o dieci ore osservò nettame nte la fragmentazione della cromatina. esl.esa a numerose cellule che in qualche ca so raggiungeva per fi no la completa dissoluzione. Talvolta, ebbe a notare la degenerazione vascolare ùel nucleo, pur restando esso centrale, mentre col metodo di colorazione del Nissl, il nucleolo si colorava intensamente. Dopo ventiquattro o quarantott.o or·e, queste lesioni sono molto meno accentuale e non colpiscono che un numero mollo !'islrello di cellule. Negli animAli sacrificati in capo a venti giorni dall'esperienza, non é più possibile Lrovarne traccia. Col metodo del Golgi, l'autore potè constatare un leg~i er g rado di atrofia varicosa dei prolungamenti proloplasmatici, che però colpi v~ soltanto tal uni elementi molto disseminati e non sembra va in relazione con la dose di cocaina iniettata, nè col tempo trascorso dopo l'iniezione. Queste due ser ie di moditìcazioni di struttura, analoghe a quelle pro· dotte da ll'anemia sperimentale del midollo m seguito a compressione temp01·a nea dell'aorta addominale, sono considerate dall'autore, non come uno stato degenerativo dell'elemento midolla re, ma semplicemente come un fenomeno di reazione. Ques ti ris ultati, secondo l'autore, servono a dimostrare viemaggior mente l'innocui lA del meLo do di Bier, visto che le dosi di cocaina utilizzate nei suvi esperimenti erano infinitamente superiori a quelle ordinariamente impiegate a scopo chirurgico. G. B.


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La ferite per arma 4a fuooo all'a44ome. (Medical Press, 3 gennaio 1900).

GRAN T. -

Davanti a ll'associazione chirurgica di New Or Jeans, il dottor Grant di Louisville lesse una memoria sulla esperienza a cquistata dai chir11rg hi durante la guerr a ispane-americsna sulla c hirurgia addominale per le ferite da a rma da fuoco. In pr imoluogo l'ana lisi fatta da Klemm su 152 casi mostra che quasi Lutti quelli nei quali la ferita addominale era peoett•ante e che non mor ivano immediatamente, soccombevano poi per esaurimento da sepsi o più tardi per suppurazione ; il che vuoi dire di regola che l'unico modo di salvare la vita a chi ha una ferita da ar ma da fuoco penetrante nell'addome è l'operazione, per ocché s enza di questa il feri lo va incontro a morte per emorragia, per peritonile o per sepsi. Come ulteriore prova di ques ta sua asserzione, l'autore indica le statis tiche di Parkes, le quali mostrano gli indubbi vantaggi dell'operare pr ontamente in ta li casi. Uno studio delle tabell& di Parkes rende manifeste tali var iazioni nella mortalità consecutiva alle ferile complicate e non complicate dei varii visceri, tutte di un carattere fatale senza l'operazione, e di· mostra che nelle ferite non complicate l'operazione pronta· salva dal 75 all'SO p. 100. di quei casi che altrimen ti sarebbero stati fatali. La necessità adunque e l'urgenza di u.n pronto• inter vento nelle ferite d'ar ma da fuoco dell'addome pare che sia una delle cose più imporlafli insegnate dalla guerra ispano- americana. È stato notato che lo s travaso del contenuto intestinale non si avvera nei soldati con fer ita addominale nella stessa proporzione come nei c ivili, perocché quelli sono stati generalmente l3enza cibo per molte Qre pt'ima di essere feriti, e gli inleslini perciò facilmente si trovano vuoti. A .M.

F. CuoGHI-COST ANTrNr. - La 1atara 011e& nelle trattar• 4ella rotula e 4ell& olavloola. - (Supplemento al Policlinico, 9 giugno 1900). L'autore narra di parecchi casi di fratture della rotula da lui cura ti nella sua pratica di medico condotto mediante l'osteorafia dei frammenti rotulei, mellendoli allo s coper to me· dianle un lembo a lla Barker, suturandoli con filo d'argen to.


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quindi con un grosso ago curvo, moutato pur e con filo d'argento, atLraversando il tendine ed il legamento rotuleo, circondando cosi tulla la rotula, attorcigliando da ultimo gli estremi del filo, ricomponendo cosi perfettamente il corpo rotuleo. Nelle fratture della clavicola pal'imenti pratica la osteorafla mettendo allo scoperto i due frammenti mediante incisione lunga circa sei centimetri sul percorso della clavicola, facendo combaciare le due superficie di frattu ra , forando col trapano Collio i due frammenti ad 1 centimetro e mezzo circa dalle linee di frattura, passandovi un grosso fil(} d'argento i cui due estremi appena congiunti ed attorcigliati fa girare di nuovo attorno alla clavicola stesHa, in modo d& formare una cro1:e. Attorcigliati ancora e tagliati gli estremi del filo li conficca in una piccola sca!tlttura pr ima praticata. nell'osso. Alla s utura ossea della rolula si dovrà unire l'accerchiamento quando la frattura s ia comminutiva ed i piccolì frammenti non alti a sostenere l'azione del trapano, menlt'e in altri casi in cui si abbia speciale fragilità della rolula, facil& a riscontrarsi in quelle gr osse stralificate i cui str•ati intHni sono areolari, si dovrà praticare il solo accerchiamento. Per le fratture della clavicola é da consigliarsi la sutura soltanto io quelle del terzo medio con rilevante spostamento ed accaG. B. vallamento. Le lnolslonl a lembi ed 11 peroloruro eH ferro nella oura degll antraol gravi. - (Supplemento al Policlinico, fttscicolo 18, anno i901).

G. A BBATE. -

L'autore riferisce parecchi casi di grave antrace, curati col metodo del Caccioppoli di Napoli, vale a dire incidendo l'antrace mediante .tue tagli in croce, dissecandone i quatlro lembi per lrasfissione, zaffando quindi con grossi batuffoli di ovatta inzuppati col percloruro di ferr o liquido, fino a riempire completamente gli spazii sorti dallo scostamenlo dei lembi, coprendo il lutto con lij solita medicazione. In lutti i casi l'effetto di tal metodo cura livo fu dei più solleciti e proticui; la temperatura dopo do lici ore discese a 37°.8, si rinforzò il polso, gli infermi ma n mano r iacquislarono l'integri la della coscienza assieme ad un ser.so di generale benessere. La medicazione si mantenne asciutta, tanto che, in media dopo 48 ore. al posto della devastazione praticata dall'antrace, os-


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RIVISTA CHIRURGICA

set•vavasi un'escara nera, asciutta, abbastanza ader·ente a i tessuti sottostanti, mentre in seguito abbondanti granulazioni carnose e piene di vita, colmarono in meno di un mese degli spazii talvolta molto ampii. L'autore ritie ne che un anda mento cosi favorevole debbasi attribuire al fatto che con la d rssezione dei lembi fino al tessuto sano vengono messi allo scoperto tutti i tessuti invasi dagli stafìlococchi, mentre il percloruro di ferr·o o sesquicloruro di ferro si riduce a contatto con i tessuti animati e melle in libertà il cloro che combinandosi con l'idrogeno dei tessuti stessi forma acido clor idrico allo stato nascente, vale a dire uno dei più p(ltenti disinfettanti.Contemporaneameote il perclorurodi fer ro spiega una potente azione emostatica per la sua proprietà di far -coagulare il sengue, metre tale azione non si arr esta alla superficie, ma si estende fino ad una certa profondità, formando alburninati in parte insolubili. L'autore conclude con l'afler·mazione di non voler· chiamare il suo metodo curativo -col nome pomposo di nuovo processo, ma d' indicar lo ai colleg-hi semplicemente come nuova utile pratica per la cura degli antraci gravi. ,G. B. Del rapporti dell'appendlolte oon t trauma · tllml. - (A rch. f. le/in. Chir ., LXII, 2).

NEUMANN. -

La quistione dell'origine tra umatica dell'appendicite ha ac· .quistato una imp?rtaoza pratica notevole oggi, che le assicurazioni contro gl' infortuni hanno preso molLa estensione. La lelteral.ura medica possiede poche osservazioni capaci di mettere in chiaro questo pr·oblema. Infatti sono registrati soltanto i casi s tudiati da Delorme, Stern ed Hume e tre casi pubblicati da Kòrle. L'A. perciò ha voluto per suo con to studiare solto questo puulo Ji vista i 152 casi di appendicite, che si sono presentati alla sua osservazione nella clinica chirurgica di Halle e dei quali 10 dovevano essere riferiti a traumatismo, stando a quanto asser iva no gli ammalati. In 9 di questi ultimi si rinvennero calcoli stercortJcei sia all'operazione, sia all'autopsia. I traumatismi erano consistili ora in sforzi muscolari unici o ripetuti, or a in contusioni dello addome ed una volta in un sallo da un'altezza di più metri. L'A. insiste specialmente sulla frequenza dei calcoli ster.coracei nei casi ùi appendicite traumatica; egli C>pina che il


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trauma produca per l' intermediario del col colo una les ione della mucosa intestinale, che diventa così la porta di entrala della infezione. cq. F RA v. -

Contributo alla questione del oorpl arttoolarl llberl. - (Centr alblatt (Ur Chir., n. 1, 1900).

Fray estrasse dall'articolazione del ginocchio di un soldato un corpo articolare il qual ~ era indubitatarnenle di or igine traumatica. Il paziente nel far la manovra alla baionetta ricevette un urto al petto, in conseguenza di che egli si piegò sul ginocchio destro verso l' inter no e cadde s ul dorso. Si manifestò subito g rave emartro, e dopo che questo cedette si percepì sul Ia lo esterno del ginocchio la pre8enza del corpo articolare che venne estratto coll'incisione. Questo corpo era uo frammento di cartilagine della lungh~zza e larghezza di circa due centimetri, con orlo incurvato all'eslerno e unito a un po' ùi sostanza ossea all'interno. Da lla sua forma si suppose proveniente da un condilo femorale. Il caso dimostra la possibilita di una lesione relativamente g rave de lle superfici articolari in causa di un trauma indiretto leggero. La costituzione istologica del corpo a pparve normale; era dunque da esclude rsi l'osteo- condrite dissecante. C. P. Ferita perforante dell'addome, guarita mediante l' lmmobllttà e la dieta assoluta. - (Medical Record, ma ~­ gio 1900).

Trattasi di un medico dell'armata inglese operante nel Trans vaal, che il 23 gennaio scorso, durante il combattimento di Colenso, nel mentre era occupato nel prestare le sue cure ad un ferito, veniva colpito da una palla di fu cile al ventre, nella r egione del colon ascendtmle, che, dati gli oriflzi di enli·ala e di uscita del proiellile, s embrava dovesse essere stato perforato. Preso da ve,·ti~ine, restò disle~o al suolo per dodici ore; i Boe1·i vincitori gli offer sero ripetuta· mente dell'acqua che egli r ifi utò. Nel momento in cui venne colpito e gli era perfettamente digiuno, e continuò a non vol er nulla prender e durante quarantotto ore. Otto giorni dopo egli entrava in convalescenza ed attribuiva gius tamente a lla sua ferma c.-ondolta d'essere sfuggito ad una peritonile mortale. G. B.

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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA DE RosA M., capilano medico.- Blulte oaseou., studio critico.- (Archioio ital. di otologia, vol. XI, fase. 2 e 3). La rinite caseosa é stata studiata solo da pochi anni. È -caratterizzata da ostruzione nasale, odore nauseabondo rilevabile a distanza, enorme quantit.a di soslanza bianco- giallastra, dall'aspetto di cacio guasto ehe riempie tutta una fossa nasale, e dopo qualche tempo determina lesioni secondarie, .cioè deformità del naso e della faccia, ed alte1·azioui delle parti molli e delle ossa. La cura è facile, e rapida e consiste nella asporlazione meccanica delle masse caseose. Le lesioni secondarie guariscono rapidamente coi mezzi ·comuni ed anche senza. Circa la patogenesi della malattia i rinologi sono divisi in -due gruppi: 1• Alcuni seguono la teoria microbieo-speci(lca (Cozzolino) ed ammettono: a) una rinite caseosa oera dipendente dalla diatesi scrojolosa e da un microbo specifico; b) una pseudorinite easeosa, nella quale la sostanza caseosa sa:·ebbe cos lituita da accumulo di pus non elimina lo, e quindi ·Conseguenza di corpi stranieri (rinoliti o tumori), o di croniche suppurruioni (rioiti croniche o sinusili). - I l dottore Guarnaccia ha trovato in un caso abbondanti filamenti di Streptoth rix alba ed ha credulo c he questo microOI'ganismo fosse l'elemento specifico della rinite caseosa, e quindi elemento differenziale di diagnosi fra le due forme di rinite caseosa; 2• .Altri rinologi, e sono i più, negano assolutamente l'esistenza della forma microbica, e ritengono che tutti i casi riscontrati fino ra sono malallie da ritenzione. L'A. riferisce tre casi studiati nella Poliambulanza di Padova, dipendenti due da empiema del seno mascellare, ed uno da rino!Ho. Si ascrive quindi al 2° gruppo e cerca di portare con essi un piccolo contributo nella discussiÒne.


RIVISTA DI OTO-RD/0-LARINGOIATRIA

G39

Raccog lie nei giorna li della s pecialita tutte le osservazioni che ha potuto ritrovare, e ne met te ins ieme cosi 49 ; di <JUeste 40 sarebbero pseudoriniti e 9 riniti caseose oere. Discute quindi gli elementi patogenetici di questa affezione. Nega valore alla d iatesi scroj olosa per a) la rarila; b) unilate ralità della affezione; c) rapidità d ella g uarigione; d) mancanza di reeidioe. Esamina i reperti microscopici e rileva la mancanza di una forma microbica costante; nega quindi valore alla Streptotltria: alba del Guarnaccia perché : a) essa fu rinvenuta in ua caso di psendorioite; b) a det ta dell'autore é identica alle forme filamentose riscontrate in cas i di pseudorinile ; c) non fu ritrovata che vagamente in casi di r inite caseosa vera ; d) inoculata dette ris ullati negativi. De i nove casi di rinite caseosa ve ra analizza 5 s torie, e e ritrova in qneste le co ndizioni cliniche che fauno sospettare una affezione suppurante ed un ostacolo alla eliminazione del pus. Non ha potuto procurarsi le altre 4 s torie per studiarle cogli stessi criteri. Avendo dimostrato che la rinite caseosa è malattia daritenzione, trova che la sua denominazione è errata, e perché l'aflezione non è di natura infiammatoria, e perché l'aggettivo caseoso fa pen$are alle forme tubercolari. Crede al·quanto più giusto il nome propos to dali'Arslan di rinor,.ea purulenta; propone che i sinologi studino un nome che dia il concetto esatto della pato~eoesi dell'affezione, ed intanto sottopone alloro giudizio quello di piostasi nasale, che esprime abbas tanza bene l'idea dell'accumulo di s ostanze purulente .da ritenziooe. L 'anglDa 41 VlDoent. -

(Riforma medir:a, n. 15, 1901).

Ques ta forma morbosa <Jescl'itla e iodividua lizzata più di .due anni or sono da Vincent é anche chiamala dagli autori amigdalite ulcerosa, angina ulcero-membranosa. Si tratta di una angina acuta, amigdalica a d inizio febbrile o subCebbrile, con dolore ordinariamente leggiero e dis turbi funzionali moderati. È di solito unilaterale; la partecipazione dei ~angli sollomascellari è minima e non si conoscono precedenti morbosi predisponenti. L'ulcera fattasi in modo rapido Pimane per molli giorni ribelle a qualsiasi cura. Quando non si interviene o se si


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RfVIST.A DI OCULISTIOA

interviene con un caustico intempestivamente il male persiste atonico o si estende; l'ulce•·azione s i scava una loggia profonda nella ionsilla e si riempie di detrito grigiastro, ma senza odore gangrenoso; i margini sono scavati a picco. Se non sopravviene la fase di miglior amento con gr anu· lazioni, può farsi la reinfezione locale, estendendosi l'ulcera al pilastro anteriore, al poste1·iore, sul velo, sull'ugola, sulla. solcatura gengivale dell'ultimo molare. Ma infine la ~ua r igaone è la regola e le complicanze ganglionar i, renali o sierose sono ig-note. Il bacillo fusiforme e lo spi •·illo, gia descritti dal Vincent come specifici, secondo le ullime ricerche di Letulle e F1ssier , si r inveng-ono anche in altre form e di angine e stomatiti, ma però la malallia mer ita un pos to a sé in nosogra fta , pel' la sua fì sonomaa clinica così ben delineata.

M.

RIVISTA DI OCULISTICA ' Ambllopl& per cattiva nutdzlone. - (A rc/1. de la policlin. de Haoana, 1, 1900)

LOPEZ. -

Dur1mte la guer ra del 1896, gli Spagnuoli chiusero la po· polazione ru•·ale di Cuba in cillà for tificate, io cui essa si trovò in pessime condizioni di nutrizione e di igiene; tanto che f1·a quelle 300,000 vittime, la più gran parte fu colpita da cachessia, edema, emorragie e morte, seoz'altra lesione che la pr esenza drl parassita della malaria nel sangue. Un g ran numero fu pure affello da ambliopia, senza alcuna differenza di razza o di sesso, ma non mai al disotto dei 20 anni. Lopez ne osser vò una ventina di casi, e constatò cho l" acutezza visiva era l'idotta a 1/ 3 • 1/s ed anche 'ltodella normale, sempre in entrambi gli occhi, ma a g radi differenti. I n generale, una buona nutrizione e ruso dei tonici conducevarlo a g uarigione; tuttavia, io due malati l'Ambliopia persistette ancora per parecchi mesi, non ostante la cura. All'esame oftalmoscopico si constatava, a ll"i oizio, uo arrossamento della papilla, po· scia una legger·a decolorazione senza alterazione dei vasi o della retina. E. T.


RIVISTA DI OOULISTIOA

M IGNOT. -

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Contributo allo 1tudlo del cllaturbl pupWarl

ln aloune malatUe mentali. -

(Thèse cle Paris,iHOO,

Joure et Boyer). Dagli esami praticati su 176 malati, l'A. conclude che i disturbi pupillar i oon sono punto speciali ad alcuna forma di alienazione mentale. Nella paralis i generale essi sono più duraturi e più gravi che in tutte le altre forme, ma l'ineguaglianza è più frequente nella pazzia periodica, e le deformit.A sou più frequenti, invece, nell'alcoolismo cronico. Ins0mma, ciò che più importa non è gié il cons tatare l'ioeguaglianza pupilla re, ma Io studiare i si n~omi associati: paralibi dell'accomodazione e abolizione del riflesso luminoso, che dànno il loro significato ai disturbi pupillari concomiE. T. tanti. Contributo alla oonoaoensa degU elementi anatomici dell'ambllopla dooolloa. - (A rch. f . Augenheill\., X LI, p. 136).

A. SrEGRIST. -

In base all'oss ervazione del bulbo oculare e del nervo ottico di un individuo il quale aveva sofferto di ambliopia alcoolica, l'autore combatte le vedute deL Nuel, il quale contesta che l'ambliopia alcoolica dipenda da una neurite inter· sliziale del fascio papillo·maculare del nervo ottico, come dimostrerebbero i lavori del Samelsohn e dell' Uhtoff. Secondo il Siegrist l'ambliopia alcoolica risulta essenzialmente da una affezione delle cellule ganglionari della regione della macula, in cui è inclusa una semplice atrofia discendente delle fibre corrispondenti, ossia del fascio papillo-maculare. L'autore s i limitò a confermare i reper ti del Sarnelsohn e dell'Uhtoff, e ritiene che il caso su cui si è basato il Nuel, non fosse un'ambliopia alcoolica, ma u:na semplice atrofia del fascio macular e nel nervo ottico. E. T. TRAvrs. - Cura delle uloere oorneall oon applloaslonl 41 ltUolo. - (New- York med. journ., 1901).

Aven•io fermata la sua a ttenzione sopra una pubblicazione francese circa la cura del tracoma coll' ittiolo, il Travis ebbe occasione di sperimentare questa sostanza in un caso di tracoma com plicato da ulcerazioni corneali e da panno. 41


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Il miglioramento delle prime fu cosi accentuato, che egli si decise a sperimentare il valore dell'iltiolo unicamente nelle ulceri; il che pot.é fare in un gran numero di cagi. Dopo diversi tentativi, egli si fermò alla dose del 3 p. 100 d' ittiolo in soluzione glicer inata acquosa, diminuendo, però, la proporzione del r imedio atti vo secondo i casi. L' iltiolo non ese•·cita alcuna azione nociva sull'e pitelio sa no. L'appli· cazione riesce dolorosa sul momento, ma è facile evitare il dolore instillaodo prevenlivamenle della cocaina sulla cor nea, o, meglio, dell'olocaina, la quale ha il vantaggio di essere antisettica. Trll il gran numero di medicamenti usati localmente contro le ulcerazioni della cornea, l'A. dice di non conoscerne alcuno che abbia dato tali risultati. E. T.

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Atrofia ottloa traumatica. d'Ophtalmotogie, n. 2, 1900).

PÉCRIN. -

(Reoue Générale

L'interessantissima osservazione personale del Péchin, riguarda un giovanello di 14 anni, il quale, e ntrando di sera nel laboratorio da fabb ro a cui era addetto, e nel quale era no spenti tulli i becchi di gas, andò ad urtare con la faccia contro l'estremità smussa di una bacchettina di ferro di 5 mm. di diametro. Provò imt,nediatameote un dolore vivissimo e cadde a ter ra privo di sensi ; ma. dopo poco, rinvenne e, in tal mo· mento, si constatò che il traumalismo non aveva lasciate traccie fuorché un po' di tumefazione della palpebra s uperiore, né aveva determinato epistassi. Il domani, persisteva ua leggiero dolore a livello dell' angolo inter uo delle palpebre, e il ragazzo si accorse di non vederci dall'occhio destro. Un medico, consultalo in quel rno· mento, non riscontrò alcuna lesione esterna, rilevò che il fondo dell'occhio e i mezzi tt·aspare nti erano integri, e perciò -credette di poter rassicurare la madre e il ferilo sulle consegue nze del trauma. Il P échin dà - con ragione - una grande impor tanza a quest'esame, praticato da un distinto collega ; poiché r imane, -con esso, assodato che, il giorno succe!'lsivo al traumalismo, non esisteva alcuna lesione esterna od inle rna. L'A. visita il ragazzo nella sua dioica quindici giorni dopo, nè vi riscontra alcuna lesione ester na: il globo oculare, la congiuntiva, le palpebre, il margine orbitario sono integri;

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ma l'occhio è assolutamente amaurotico, non conserva la mi· nima percezione luminosa, nè vi sono fosfeni. Riflesso luminoso molto diminuilo, ma ancora sensibile: a lcune settimane dopo, esso era completamente abolito. Riflesso d'accomodazione conservato : esiste il r iflesso consen suale : non v'ha pa· r alisi oculare: l'occhio e le palpebre possiedono tutti i loro movimenti. La papilla è completamente bianca. I vasi son di volume normale: i·mezzi dell'occhio sono di una trasparenzA perfetta . Emmetropia in O O. In O S, V = 1. Riassumendo : si tratta di un traumatismo orbitario , che ha delet'minato istantaneamente la perdita della vis ta per lesione del nervo ottico : il solo secondo paio fu leso; il globo ()Culare e le sue membrane sono intatte. Ques ta azione, diremo cosi, elettiva e limitata del traumatismo nella cavit.A orbitaria, dove t.anti elementi potevano essere interessati, dàono a quest'osservazione un grande interesse e la s ua n ota caratteristica. Il punto principale su eui occorre fissare l'attenzione che è un traumatismo per penetrazione n ell'orbita d'un corpo vulnerante, può deter mintlre istan tanea mente la cecilà per una lesione del ner vo ottico, senza alterazioni oflatmoscopiche immediate; lesione che si manifestera con l'atrofia della papi Ila in un periodo di tempo inferiore a quindici giorni, perché é a ppu nto a tale dala che il Péchin osservò atrofia completa, e in rapp01·to con l'amaurosi assoluta. Questa singolare lesione di cui esistono pochissimi casi nella letterAtura oftalmologica (l'A. ne raccolse dodici), può essere scambiata , in principio, con le conseguenze di un ister o- traumatismo o anche con una forma s imulata; ed é perciò degna dell'a ttenzione e dello studio dei medici periti. E. T.

Tauc. - Le gran41lrrlgaslonl oongluntlvallnella terapia ooulare. - (Gaz. des Hòp., p. 122, i900). L' A., mcoraggiato dagli ottimi risultati da lui ottenuti in un caso di irido-ciclite reumatico-g rippale> ribelle ad ogni trattamento (ed aggravata da iniezioni sotto- co ngiuntivali di !!>ublimato), dalle abbondanti irrigazioni perioculari molto calde, séguite da iridectomia, ricor se ad esse como complemento di varie affezioni oculari . Conlro l'oftalmia purulenta del neonato o dell'adulto, le lavature al permanganato di potassio sono realmente utili, ma


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non giustificano l'abbandono del nitrato d'argento. Nell'oftalmia granulosa e nella fiittenula re, le grandi lavature calde (40o- 50") attivarono la cicatrizzazione delle ulcere e la scomparsa delle vescico-pustole. Nelle iriti e nelle irido- cicliti da causa generale o da causa esterna, come pure in qualche caso di dacriocistite mucosa o purulenta, si ottennero, con le lavature calde ed abbondanti, dei sensibili miglioramenti. Il modo di agire di queste grandi irrigazioni nelle diverse specie di oftalmi e, è antisellico e meccanico, non senza aggiungere che la temperatura elevata delle soluzioni spiega pure una benefica influenza. Gli antisettici usati nella clinica dell'A. per codeste lava ture sono: il permanganato di potasse all'i p.1000 nella blenorragia oculare; e l'acido bor ico al 30 p. 1000 in tutti gli altri casi.

E. T. •odo di oomportar•lln prennza delle ferite del globo ooulare.

T ERRIEN. -

I. Ferite della coruea.

N elle ferite centrali con impegno dell' iride instillazioni prudenti di una soluzione di atropina per dilatare la pupilla e per rendere libero il margine pupillare. Nelle ferite periferiche con pro lasso dell' iride instillazioni di eserina ed escissione del prolasso, secondo il s uo grade> e la sua data, più o meno antica. Nelle ferite complicate a cataratta traumatica il trattamente> ùev'essere specialmente diretto contro l' ipertonia e perciò medicazione aspettante, sanguisugio alle tempie, compresse calde, miotici, calmanti; se i fenomeni flogistici non cessano, estrazione delle masse o pacate del cristallino. I n tutti i casi però riposo a letto, instillazioni quotidiane del collirio di bleu di metilene nella seguente formola: Bleu di metilene chimicamente puro gr. 0,05 Aqua distillata bollita . . . . . . » 20,00 ed introduzione della pomata allo iodoformio nel cul- di- sacoo congiuntivale: l odoformio polverizzato . . . . . gr. 0,20 Vaselina pura. . . . . . . . . » 10,00 Fasciatura antisettica, sia secca, sia umida.


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Il. Ferile della sclerotica. Se é solo interessata questa membrana, fa d'uopo lavare la ferita ed il cui-di-sacco coogiuntivale, anestesizzare l'oc· chio e risecare l'er·oia formata dalla coroide; si procede poi alla sutura della congiuntiva al davanti della sclerotica con categut, servendosi di un fino ago curvo fissato sul porta-aghi . Se sono lese le tre membrane d'in viluppo dell'occhio, procedere ancora alla sutura, raddoppiando le precauzioni antisettiche, a ffìne di evitare il flemmone dell'occhio. II l. Ferì te sclero-corneali. Suturare la congiuntiva al davanti della ferila sclerale; medicazione umida e riposo a letto. IV. Traumatismi gravi del globo oculare. Non affrettarsi alla enucleazione; medicazione antisettica, i!Orvegliando attentamente il malato, ondo si possa sollecitamente intervenire alla menoma minaccia d'irritazione. Cf].

Dell'intervento preoooe nelle ferite 4el globo ooulare. - (Reoue génèrale d"Ophtalmologie, n. 1, 1900).

DAUBAN . -

Com'è risaputo, le ferile penetranti del globo oculare sono la causa della perdita di quest'organo. Desse possono int.ere!!'sa-re la sola cornea, la sola sclera o tulti e tre gl'involucri dell'occhio. Or bene indipendentemente dai danni inerenti s ciascuna variet.A di feriLa - prolasso dell'iride, lussazione del cristallino, emorragie, glaucoma, sclerectasia, ecc. - il pericolo immediato sta nell'infezione. Secondo l'autore, un intervento precoce e rapido può solo scongiurare questo accident~; quindi antisepsi rigorosa della ferita, dell'operatore. degl' istrumenti ; intervento chirurgico secondo la natura e la sede della lesione. Le ferite della cor nea saranno semplicemente protette con l'occlusione. Quelle della sclerotica suturate in tutti i casi; se i bordi della fer ita hanno poca tendenza a divaricarsi, si procederà alla sutura della sola congiuntiva; se il vitreo fa irruzione al di fuori, si clovrà suturare la congiuntiva e la sclerolica. Nelle ferite del limbo cor neo-sclerale, ~;arà bene combinare il trattamento proprio delle ferite corneali con quello delle sclerali. Nei grandi traumatismi dell'occhio non verrà giammai tentata la enucleazione primitiva, riuscendo molto difficile a


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RIVISTA DI OOULlt:;TIOA

pr incipio l'apprezzare il grado delle lesioni. L'operazione sarà solo pra ticata nel caso di accidenti simpatici dichiarati o minaccianti. Impiegando questi processi conservatol'i, si potrà qualche volta conservare con nna cer ta acutezza visivtl agli occhi, che gia si credevano affatto perduti. cq.

Qualohe oomplloa~lone ooalare della febbre tlroldea. lleurlte ottloa. - (Recueil d' ophtalmologie, n. 2, 1900).

KOENIG. -

Le osservazioni sulle affezioni morbose dell'organo della vi!';~ nella febbre tifoidea sono estremamente rare, nonostante

che non si possa am01ettere che una malattia, la quale colpisce così profondamente il 11istema ner voso. non debba ripercuotersi sulle vie ottiche. Qualcuno ha parlato. di emorragie retinicbe, che possono precedere odaccompagnarequelle intestinali e che si terminano quasi sempre con l'atrofia del nervo ottico (Bull); altri hanno parlato di congiuntiviti e di cheratiti fliUenulari; Bei'ger di una forma speciale di cheratite, da lui chiamata che r atomalacia, e che sarebbe spiegata con la presenza di nlterazioni epitP.Iiali della cornea, dovute al disseccamento della superficie del globo oculare per peresi dei nervi !';ecr etori della gianduia lagrimale e di tulLe le altre gl11ndule. Certo la cornea non è protetta contro i numerosi microbi in contatto con essa, che dalla integrità delle sue cellule epiteliali; la menoma erosione la rende vulnei·abile, donde la patogenesi degli ascessi corneali nella convalescenza della febbre tifoidea. Ma anche durante la convalescenza di questa si sono segnalate le paralisi dei muscoli esteriori dell'occhio, l' irite plastica sierosa, la ciclite, la coroirlite. La complicazione più importante è certamente la neurite ottica, che Koenig ha riscontrata una sola volta su 20 casi di febbre tifoidea, da lui studiati. Lo scarso numero delle cifre non permette di stabilire una percentuale rigorosa; ma l'A. insiste a tener presente questa complicazione ed a non trasc.urare l' esame del fondo oculare né nel periodo acuto della febbre tifoidea, nè in quello della convalescenza, tanto più che i disturbi visivi a principio sono poco accentuali e che i malati non si lagnano che del loro stato di protttrazione_ Nel caso riferito dall'A. la vista cominciò a turbarsi verso la fine del 3° settenario, in cui si manifestò la diplopia; un

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RIVISTA DI OOULISTIOA

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occhio fu col pito prima dell' all•·o e le alterazioni mo rbose furono più accentuate nel destro; s i ebbe restr ingimento del C. v., che a ssunse la forma di un ovoide a s viluppo esterno ed a punla interna; a destra scotoma centrale relativo. Lo esame oftalmoscopico non fece notar~:< che un lieve infiltramento della papilla senza disturbi vascolari m olto pr onunziati. Nulla attualmente autorizza a riferire le lesioni riscontrate alla infezione specifica del bacillo di Eberth o ad infezione secondaria. L'A. crede di poter ammettere una neurite tossica del nervo ottico, neurite canaliculare, periferica; la propa· gazione d ella infezione sarebbe s uccessa per i seni e specialmente pel seno sfenoidale, arri vando alla guaina del n. ottico . Il caso riferito fu seguito da guarigione; non si può perciò obiettare che i sinLomi oculari rappresentino fatti secondari, consecutivi a meni n gi te s uppur ata della base. La febbre tifoidea a dunque, come tutti i gra·ndi processi infetlivi, può deter minare accidenti oculari d'u na certa gravità, tra cui la neurite ottica di origine microbica, cosi come s i hanno casi di nt~urile ottica provocata dalla malaria, secondo ricor dano Pa1·ent e Suarez de Mendoza. cq.

Paral.l•l dell'ooulo-motore nella febbre (Jou,.nat o/ neroous ancl m~ntal diseases, vol. XXV I, n. 6, 1899).

De S c HWEINITZ. -

tifoidea. -

De Sch weinitz riferisce, a riguar do delle complicazioni oculari della febbr e tifoidea, un caso di oflalmoplegia esterna com pleta dell'occhio destro con ptosi, sopravvenuta durante il periodo della convalescenza. E gli in altri casi analoghi ha potuto accertarsi nell'autopsia che non esistevano né meningite n é altre lesioni della base capaci di spiegare i fatti paralitici. Crede perciò molto probabile che queste oftalmoplegie siano la conseguenza di neuriti determinale da tossiue, nello stesso modo che queste tossine non di rado cagionano la paralisi dei n ervi motori delle gambe o delle braccia durante il decor so della febbre tifoidea od anche nel periodo della cq. convalescenza.


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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE ~ DELLA PELLE E. KoENTG. - Dell& oo:zalgla blenorragica e della au.a oura. - (Berliner klinische W ochenschrijt, genn. 1901).

È nolo come l'artrite blenorragica colpisca, in ordine di 1'1·equenza, prima il ginocchio, poi il gomito, quindi il pugno e come ben di rado la si osservi all'articolazione della spalla e dell'anca. Ora, secondo l'autore, l'infezione gonococcica dell'articolazione coxo- femorale non é tanto rara come abitualmente si crede. Negli ultimi anni ebbe ad osservarne venti casi, che gli permisero di pr ecisare il quadro clinico di tal for ma morbosa. L'artrite dell'anca si produce, più di sovente, in pieno periodo acuto blenorragico, mentre talvolta ebbe a manifestarsi nel corso di una blenorragia cronica lalente (uretrite posteriore) manifestantesi unicamente per la presenza di filamenti gonococcici nelle orine perfettamente limpide. In cinque dei casi osse rva ti, un traumatismo precedette la apparizione delle affezioni articolari. La coxalgia blenorragica può manifestarsi tanto da un lato solo, come da ambedue. Può essere accompagnala da fenomeni infiammatorii d'altre giunture, specialmente delle articolazioni vertebrali. L' insorgere dell'affezione è talvolta insidioso, talvolta brusco. Nel primo caso i malati non provano, durante qualche giorno, che delle moderate sensazioni dolorose che loro permettono di camminare zoppicando, mentre dopo il dolore diviene subitamente molto intenso. Nel secondo caso, i dolori divengono tosto atroci ed ogni movimento dell'articolazione malata, tanto attivo che passivo, diventa impossibile. Il membro malato prende una posizione viziosa, spesso é in moderata llessiona con t·otazione ed abduzione infuori e sembra allungato nel decubito dorsale del paziente. Più di raro, si osserva flessione con adduzione, rotazione indentroJ ed accorciamento apparente quando il malato è co· ricato sul dorso. Tal posizione è io particolar modo dannosa per la funzione del mem.bt·o. Infatti, quando essa ebbe a. durare per un certo lasso di tempo, si constata spesso un ac·


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corciamento non più apparen te, ma reale. Con l'~same radioscopico, si osserva allora la tes ta del femore in sublussazione, causa l'esistenza di distruzioni ossee di questa estremité articolare o della cavità cotiloidea . Un sintoma dei più costanti è la tumefazione a livello dell'anca, tumefazione pronunciata specialmente in avanti, dove si può trovare della tlutluazione, e che nel periodo acuto è generalmente accompagnala da una febbre m od ~rata ed atipica. L'affezione in parola non minaccia dire llamente la vila. Nei venti casi osser vati dall'autore non ebbe a lamentare che un decesso; invece il pronostico deve esser molto riservato per ciò che concerne la funzionalité. Dei venti malat(del Ko nig , uno solo guarì in modo completo; tutti gli altri conservarono dei disturbi più o meno considerevoli di motilità, talvolta con raccorciamento, anchilosi, ed attitudine viziosa del membro. Tuttav1a tali sfavorevoli risultati sono io gran parte dovuti al non essersi istiluito a tempo un trattamento raz ionale. La prima cosa da fare, trovandosi in presenza di una coxalgia blenorragica, sarà quella di calma•·e il dolore, ciò che, secondo l'autore, trova il suo miglior mezzo nell'estensione continua del membro mediante pesi. Con tal processo, impedendo il contatto delle superficie articolari rammollite non si ottiene soltanto un effetto analgesico immediato e completo, ma contemporaneamente si modera il processo infiammator io e si sopprime la viziosa posizione. Le pennellazioni con tintura di iodio rappresentano un utile aiuto dell'estensione continua, contribuendo a far scomparire il versamento articolare. In caso di fluttuazione si procederà, senza r itardo, alla puntura seguita da un' miezione renicata nel cavo articolare. Le contra.zioni e le anchilosi che la coxtdgia blenorragiCtl lascia spesso quale residuo devo no esser curate con i classici processi chirurgici impiegati per la cura di tal i complicazioni. G. B.

R. KuTNER. - Un nuovo metodo 41 oura della .tmlde oon lelnalaslonl:- (Berl. klin. Woehensehr., 1900, n. 2). Il metodo consiste nel far respirare al paziente, munito di una maschera, i vapori di mercurio che si sv0lgono da una cassa chiusa spalmata di unguento mercut·iale e che pervengono alla bocca del paziente stesso attraverso ad un tubo di gomma il quale parte dalla cassa.


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RIVISTA DI :MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE

Con un'inalazione giornaliera della durala di mezz'ora, si riesce - com~ lo dimostrano l'esame delle orine e i favorevoli ri sullati curativi che ne conseguono - a far penetrare nell'organismo la quanlila di mercurio sufficiente allo scopo tez·apeutico. Non si osservarono mai slomatiti, nè gli altri ordinari sin- · tomi di avvelenamento e ciò perché, a differenza degli altri metodi basati ugualmente sulle inalazioni mercuriali, con r1uesto l'inalazione giornaliera é di breve durata, pur attenendosi un maggiore assorbimento di mercurio. La pulizia e la possibilità di regolare esattamen l~ la cura costituiscono gli ulteriori vantaggi del metodo proposto dal Kutner in questa sua comunicaxione preventiva. E. T. M. LEVEN. - L 'essenza 4l trementina quale mezzo ouratho della pyttrlasia veraloolor e delle aft'ezlonl trlooatto.h e. - (Monatssehri{l/il,. die praktisehe Der matologie, febbraio 1901).

Secondo l'autore le applicazioni di essenza di trementina rettificata sarebbero un mezzo tanto efficace quanto comodo per la cura della pitir iasi versicolore e delle affezioni tricofHiche e localizzazione diversa, quali la tigna tonsurante, la sicosi, l'erpete circinato ecc. La pitiriasi versicolore guarirebbe rapidamente, strofinando giornalmente, per la durala di cinque minuti circa, la parte malata con un batuffolo di cotone o con un pPzzo di flanella imbevuti di essenza di trementina. Se le superficie ammalate sono molto estese, non se ne friziona che una par·te limitata per ciascheduna seduta. Per curare le affezioni tricofitiche, l'autore ricorre invece all'applicazione di compresse imbevute di essenza di trementina, che sorpassino alquanto il margine dei focolai morbosi, da applicarsi mattina e sera. Quando, dopo sei giorni circa di tali fomenti vedesi comparire una reazione infiammatoria più o meno intensa, si cessa l'uso della trementina e si medica invece con una pomata ammolliente. S'atterra una completa guarigione senza formazione di tessuto cicatriziale. G. B.

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RIVISTA DI TERAPEUTICA G. BENASSI. - Aloane alterazloDl del a&Dgue prodotte dalla narooal oloroformloa . - (Ganelta degli ospedali e delle cliniche, n. 21, 1901). L'autore, premessi b1·evi cenni sulle ricerche sull'argomento, pra~icate da numerosi sperimentatori quali Manassein, Moleschott, Lange, Pelruscky, ecc. circa l'azione del cloroformio sulla crasi sanguigna, st11di che rimontano fino alla scoperta dell'azione anestetica di tale agente, viene quindi ad espo1·re i risultati ottenuti in proposito in un suo studio sperimentale su conigli. A vendo scelti soggetti giovani anestetizzandoli con clorofor mio il più puro, quale quello derivato dal cloralio, esami· nando precedentemente, per controllo, il sangue di ciaschedun animale, togliendo il sangue dell'animale cloroforinizzato da una delle vene dell'or ecchio, ebbe costantemente a rilevare come gli eritrociti, per effetto dell'anestetico, vadano sog~etti ad alterazioni e come contemporaneamente i leucocili si alterino qu antitalivamente diminuendo notevolmenlo di numero. Tale diminuzione, tanto dei leucociti come degli eritrociti, apparve seguLr e una legge costante in rapporto alla durata della nar cosi ed alla quantità del narcotico, menLre in cloronar cosi di uguale durata si notò come essa variasse col varia1·e dei soggetti; inoltre osservò una diminuzione sempre più maniresta per i globuli bianchi che per i ros~i. Le alterazioni di for ma dei corpuscoli rossi, per il loro grado maggiore o minor e, s i mostrarono in ogni esame pure in rapporto col prolungarsi della narcosi e con la quantità del cloroformio usato, assumendo i globuli la forma o cilindrica o stella la, o di mora, o dj clava. L'autore finisce con le seguenti conclusioni: 1• La. cloronarcosi produce nel sangue diminuzione dei corpuscoli r ossi e dei bianchi. 2«~ La diminuzione non é in rapp<>rlo con la durala della narcosi e co o la quanti la ' del cloroformio: io cloronarcosi di eguale durnla, varia col variare dei soggetti.


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RrviSTA DI TERA.PEUTICA

30 La diminuzione si effettua in modo che non è mantenuto il ra ppor to normale fra eritrociti e leucociti. 4° La diminuzione globulare é più s ensibile per i globuli bianchi che per i r ossi. 5° Le alterazioni di forma dei glo!buli r ossi sono io rapporLo con la durala della cloroformizzazione e con la quantità di doroformio impiegato. 6° La scomparsa di tutte le alterazioni prodotle, è pure in rapporto con la durata della narcosi e con la quantità del G. B. cloroformio inalalo.

Fov. - Il Cloretone. - (.V.fedical Press., n . 3186). Il cloretone, un nuovo prodot.lo risultante dall'azione dell'acetone e di un alcali sul cloroformio, fu introdotto in medicina nello scorso autunno da Houghton ed Aldrich come anestetico non velenoso, ipnotico ed antisettico. Esso è un composto cristallino di un bel colore bianco, simile alla canfora nell'apparenza, nell'od.ore e nel gusLo. E: alquanto solubile nell'acqua fredda, mollo nell'alcool forte, nell'etere, nel cloroformio e nella benzina, e non si altera in presenza degli acidi e negli alcali diluiti. Amministrato per bocca, il cloretooe produce tutti i gradi dell'anestesia, a seconda della quantità somministrata. Però a differenza degli altri ipnotici esso non deprime i centri midollari, esercitandosi la sua azione principalmente suilt' cellule cerebrali. L'esame spettroscopi~o del sangue non fa rilevare. alcun efft~tto sull'emoglobina anche dopo che se ne sono dale grandi dose. Durante l'anestesia pr ofonda prodotta dal cloretone la pressione sanguigna non viene allet·ata, come è dimostrato dai tracciati sfìgmograflci presi sulla corotide; in alcuni casi ess a è s tata trovata alquanto pii.l alta alla fine dell'esperimento. IDewar scrive: «Ulteriori investigazioni hanno assodato il fatto che il dorAtone ha anche effetto anes tetico !\ui filamenti sen sitivi perirerici indipendentemente dalla sua influenza

molto pronunziata sul sistema nervoso centrale. Questa azione anestetica locale è s tata provata essere cosi perfettamente positiva e costante da non lasciare dubbio cht' noi abbiamo nel cloretone un anesteticò locale sicuro e degno di fiducia. Esso ha già cominciato a supplire la cocaina nella pratica dentaria sin da quando, Houghton ed Aldrich hanno mostrato che piccole quantita di cloretone introdotte


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sotto la pelle per produrre l' inssnsibilità in operazioni chirurgiche sono state inter amente innocue ». Il cloretone a causa delle sue proprietà antisettiche ed anestetiche ha gran valore nella m~dicatura delle ferite o delle scottature dolorose. In seguito alla esperienza acquistata nella sua clientela, Dewar lo raccomanda caldamente. Quando Houghton ed Aldrich lo introdussero in let·apia, affermarono davanti all'Associazione medica americana di Jowa: a Gli esperimenli da laboratorio mostrano nel modo più concludente che esso rende la membrana mucosa del canale alimentare insensibile agli irritanti. Come ipnotico il cloretone è frequentemente efficace in diverse condizioni morbose. Si sono ottenuti buoni risultati dall'uso di esso specialmente nell'insonnia persistente dei vecchi e nelle malattie cardiache con complicazioni renali accompagnate da alLa tenzione a rteriosa. In molli casi in cui la morfina, il cloralio, il trionale ed altri sono riusciti inefficaci, l'uso del cloretone é stato seguito da successo. La morfina, come s i sa, aumenta l a eccitabilità del sistema nervoso quando è amministrata in grande dose. Il cloralio riel>ce irritante allo stomaco e deprime il cuore. • Il cloretooe non presenta alcuno di questi svantaggi, rar e volte essendo seguito da effetti sgradevoli, ma solo quando se ne adoper ano dosi generose, avendosi nel giorno seguente una certa sonolenza •. Dewar lo ha usato in sei casi che riportiamo sommariamente: t • una ferita lacera al braccio pet• la quale furono necessari trenta punti di sutura. La parte ferita fu immersa in una soluzione acquosa di cloretone, e poi dei cristalli di esso vennero sparsi sulla superficie lacerata; la ferita ru coper ta di gar za al cloretone e fu provvista di una stecca. L'infermo dichiarò che il passaggio dell'ago non gli dava alcun dolore. Durante il periodo di cut·a l'infermo non si lamentq di dolore alcuno, né fu osservato il più piccolo !'legno d'infiammazione né di suppurazione; 2• una ferita al cuoio capelluto che era stata medicata con acido fenico e per la quale il giorno seguente l' mfermo era febbricitante. Vi era un edema allarmante del cuoio capelluto che si estendeva a lle regioni frontale-temporale sinistra e ad entrambe le parietali. Le suture furono tolte. dando esito ad una grande quantità di liquido siero- puro-


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lento. La fer ila fu ricoperta con cristalli di cloretone e garza imbevuta in una soluzione dello stesso medicinale. In 3 giorni scomparve ogni segno di suppurazione e da allora l'infermo guarl rapidamente. Gli allri 3 casi erano amputazioni di dita, in ciascuno dei quali il cloretone fu usato tanto come anestetico quanto come antisettico coi migliori risultati. L'ultimo caso fu un restriogimento nretrale, attraverso il quale era impossibile di passare una sonda più la r ga del n. 10 della filiera francese. Dopo una iniezione di una soluzione di clor etone poterono passare successivamente i numeri 12, 14, 16 che dilatarono il restringimento senza produrre d<'lore ne altri spiacevoli effetti posteriormente. A. M. Bulla •oelta e 4o•atara del preparati fer raglno•l per uo lpo4ermloo. - (Supplemento al Policlinico, 16 giugno 1900).

G . CuRLO. -

L'autore dimostra come di tutti i sali fen·u ginosi, quelli che meglio si prestano per il loro facile assorbimento e per le loro lollerabililà sono i citrati, ed in ispecie il c.i trato di ferro ammoniacale verde di Merck, che consiglia io qualunque caso di usare anche a dosi più larghe del consueto (10-15 centigrammi). Crede opportuna l'aggiunta di piccole dosi di arseniato di soda, variabile a seconda dei casi dai 2 ai 5 milligrammi. A scopo analgesico, e per impedire la p1·oduzione di ecchi mosi nel punto di iniezione, aggiunge alla miscela piccole quantil.à di antipirina. I n seguito alle pt•oprie ricerche non crede potersi attri buire al ferro ed all'arsenico un'azione distinta. Jl ferro ha, secondo lui, non solo azione emoglobi nogena, ma anche citogena , l'arsenico rallenta alquanto il ricambio e modifica quindi l'azione acceler alrice che il ferro ha sugli

scambi molecolari: per tal modo facili la l' ingrassamento. G. B. G. SALVtOLr. -L& orloflna. - (Rioista veneta di scienze mediche , 15 febbraio 1901).

L'autore ebbe a sperimen tare su vasta scala questo nuovo antipiretico, raccomandato da i celebri Eicbhor st, Dornbliitb ecc. Esso si presenta solto forma di una polvere cristallina, bianca, insapor e, inodore, solubile nell'acqua calda nella pr o-


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porzione di 1 : 52 e di 1 :600 nella fredda; solu bile fa cilmente io alcool, etere e clorofor mio, e per la sua composizione chimica dovrebbe esser chiamata: A cido meiilglicolico (enetidina, e ssendo, come la fenacetina, un derivato della parafenetidina. La sua dose terepeutica iniziale é di 50 centigrammi. Quantità più piccole riuscirono quasi sempre indifferenti. Nell'adulto è conveniente non oltrepassar mai la dose giornaliera di tre grammi io cartine di 50 centigrammi cadauna, sebbene anche amminis trandola a d un g rammo per volta non si abbia alcun disturbo. Cosi, a d esempio, quando s i vogliano combattere i dolori della scia ti ca, si dar a in dosi di un grammo ripetute 2- 3 volte al dl·. Dopo l'ingestione del rimedio non si verificar ono mai nel malato fenomeni sgrade· v<>li, ma di solito gli infermi avvertirono s ubito un insolito benessere ed una diminuzione dell'inquietudine data dalla febbre. L'azione sua tera peutica manifestasi specialmente quale antipiretico potente. N ella pleur o-pneumonite, nell'in· fluenza, nel tifo, ne l r eumatis mo articolare acuto, alla dose di 2- 3 grammi al giorno, non mancò mai d'esercitare una potente azione antipiretica, azione che si manife!1tò sempre nello spazio di 45 a 60 minuti primi dopo la s ua ingestione, perdurando in media per 4 -6 or e e talvolta perfino 8 ore e mezzo. Quale antinevralgico ed analgesico mostrossi efficacissimo nella sciatica r ecente, nelle cefalee da alcoolismo acuto , nelle nevralgie intercostali, nella lombaggine r eumatica, nelle nevralgie del trigemino, mentre apportò vantaggi insignificanti nelle cefalee legate a turbe circolatorie, nè giovò affatto negli accessi epilettici od istero-epilettici. L'autore finisce il suo la voro con le seguenti conclusioni: t • La crioftna è un buon ~ntipiretico, un ottimo antinevralgico ed a nalgesico. 2• I suoi effetti sono quasi costantemente s uperiori a quelli dei più us ati rimedi antit ermici ed antinevralg ici . a• Non manifesta mai azioni s econdarie disgustose. 4• Nulla é l'azione sua antiepilettica. G. B. F. ScuoERr. - La 41uretl.Da Knoll e 1é • ue appUoaztout terapeutlohe. - (Supplemento al Policlinico, n. 17, 1001). La diur etina, mentre conttene il 50 p.100 circa di teobromino. in forma solubile, presentasi sotto forma di polvere bianca, senza odore, di sapore amarissimo, solubile nell'acqua. Le


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soluzioni assumono colore giallognolo, hanno r eazione a lcalina, e vengono decomposte dagli acidi. Si può somministrare fino ad otto grammi per giorno, un grammo alla volta; non da luogo a fatti d'intossicazione, né a sintomi inquietanti. Si può somministrare sotto forma di polveri e pillole, ma meglio ancorli solto forma di capsule, che non vengono alterate dall'acido carbonico contenuto nell'aria. Diversi clinici consigliano di alternarne l'uso con tonici cardiaci o di somministrarla con essi, specie con la digilale. Dalle sue numerose esper ienze e da quelle praticate da altri l'autore trae in proposito le seguenti conclusioni: 1o La diuretina é un diuretico di sicura efficacia; 2° Non è tossica, nè produce effetti secondarii spiacevoli; 3' No n dà luogo subito all'aumento della diuresi, ma gene· ralmente al 2' ed auctle al 3° giorno i 4• Non ha azione di lunga durata, cessando essa col so· spendere la somminislrazione del rimedio i 5' Presta grandi servizii nei vizii valvolari del cuore, con incipiente rottura di compenso, mentre nei casi inveterati apporta solo un miglioramento tdmpor aneo; 6° Riesce di gran giovamento nelle affezioni renali, in cui l'epitelio renale in genere non ha subite profond~ alterazioni; 7' Merita d'esser sperimentata con fiducia negli spandimenti infiammatorii; 8• Ultdriori esperimenti dimoslrertmno la sua influenza sull'asma cardiaco e sull'angina pectoris. G. B.

n cloridrato di apooodelna per lnlesloni lpodermlohe contro la atltlohessa. - (Echo mèdical du Nord, n. 1, 1901). principi attivi dell' oppio sono oggidì per la massima parte ben conosciuti sotto il punto di vista clinico, gli esperimenti fisiologici lasciano presagire che si possono aspettare servizi grandissimi da quelli che la terapia non ha ancora utilizzati. Taluno dei loro derivati, quali l'apomorfina e l'apocodeina, vennero perfettamente studiati tanto clinicamenta, quanto sperimentalmente; talchè ultimamente il Bertin ebbe e constatare gli ottimi risultati dati dal cloridrato di apocodeina nella cura della stitichezza. Tale rimedio mostrassi utilissimo nelle costipazioni abituali dell' intestino, nelle forme passeg-


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gere di tali infermità ed in quelle dovute ad un ostacolo meccanico, senza che l'uso del medesimo desse giammai luogo ad incidenti spiacevoli. l n quasi tutti i casi la sua efficacia fu rapida e sicura alla dose di gr. 0,02 per iniezione ipodermica. Tale proprietà purgativa del cloridrato di apocodeina merita d'esser specialmente r ilevata, essendo pochissimo numerosi i lassativi che agiscono per via ipodermica. G. B.

RIVISTA DI BATTERIOLOGIA e ULPIAN I - Per la teonloa delle oolture aueroblohe. - (Rioista d'igiene e sanità pubblica, 1° dicembre 1899).

AMPOLA

Gli autorì hanno proposto un nuovo metodo per le colture anerobiche che é il seguente : un palloncino a fondo sferico, ripieno per meta del li~ quido di collura, è chiuso da un tappo di gomma 11 due fori, pei quali passano due tubi di vetro piegati ad U. Le estrem ità esterne di questi tubi sono introdotte nel lume di due tubi di gomma grossi da pompa, nel cui mezzo sono adattate due pinze a pressione. L'estr emita esterna di uno di questi tubi di gomma é chiusa da un poco d'ovatta, quella dell'altro tulbo porta invece un tubetto capillare di vetro tirato in punta sottile, e che pesca in un comune tubeLto d'assaggio, al quale é mantenuto fisso mediante uno zaffo circolar e d'ovatta. L'apparecchio, così montato, si sterilb:za all'autoclave. Al momento di usar lo , si fa bollire il liquido di collura per mezz'ora cir ca, per cacciare, col va por d'acqua che si forma , tutta l'aria disciolta nel liquido e qt:ella contenuta nella parte superiore del pallone. A questo punto si chiude la pinza cor· rispondente al tubo chiuso dall'ovatta, mentre dall'altro lato il vapor d'acqua gorgog·lia nell'acqùa che !!-i è raccolta nella provetta. Si a spetta che la punta affilata del tubo di vetro contenuto nella provetta peschi almeno per un centimetro nel· l'acqua della provetta, poi si toglie la fiamma e rapidamente si chiude la pinza corrispondente. Quando l'appar ecchio é con· venientemente raffreddato si procede all' innesto. 42


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RIVISTA D'IGIENE

L' innesto si fa sostituendo alla provetta una provetta di brodo contenente il batterio in esame, e, dopo aver aperto cautamente la pinza, facendo assorbire una o due gocce del liquido. Si toglie poi la provetta e il tubo affilato e si capo· volge l'inter o apparecchio in un bagno d'acqua, d'olio e di mercurio. Con questo metodo il vapor d'acqua scaccia i gas sciolti nel liquido di coltura e poi l'aria dell'ambiente, lava e sterilizza per l' ullima volla tutte le pareti dell'apparecchio e produce il vuoto, la cui foria aspiratrice viene utilizzata per l'innesto, che avviene cosi al riparo dell'ossigeno atmosferico e nel modo il più asettico. te.

RIVISTA D'IGIENE Valuolo e va.oolno. - FELIX e FLUCK. - Va.luolo e vaoolno attenuati. - (Médecine moder ne, 3 e 12 dicembre 1900).

LEGRAND. -

Legrand constata che da due o tre anni la proporzione dei successi dopo la rivaccioazione diminuisce in un modo con· siderevole, e si domanda se il vaccino non sia forse degenerato per causa di una coltur a troppo intensiva o per una specie di addomesticamento troppo pl'oluogato. F elix e Fluck ammetton·o che questo fatto possa dipendere dall'uso ormai diffuso di vaccino attenuato, ossia di vaccino vecchio, per il limore che si ha degli inquinamenti nel vac<:ino fresco. Essi propongono che si facciano nuove statistiche nell'esercito, paragonando sopra un medesimo numero di r eclute la proporzione dei successi col vaccino fresco e con .quello vecchio, oppUI'e inoculandone uno sopr a un br accio ed uno sopra l'altr o dello stesso individuo. te.

Olroa. all' eziologia. del oholera noatru. (Rivista d'igiene e sanità pubblica, t• marzo 1901).

BoRMENS. -

Le conclusioni di questa memor ia sono che non il solo co· libacillo, ma anche lo streptococco può esser causa della ma· lattia, che lo streptococco può trovarsi in coltura pura nelle


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feci risiformi, che il cholera n.ostras può essere anche malattia a caratteri generali, essendosi trovati gli s treptococchi nel sangue inoculante. te. LEcLAINCHE e MoR.EL. -

La •leroterapla nella •ettloemta gangrenoa. - (Annales de l' Institut Pasteur, 25 febbraio 1901).

Conclusioni : 1• è possibile ottenere un serio immunizzante contro il vibrione settico. Il processo di scelta consiste in inoculazioni iotravenose in serie, nei solipedi, con colture di vibrione in brodo Martin; 2' il siero ottenuto possiede delle propr ietà preventive e, in certe condizioni, un potere curativo. Le inoculazioni della mescolanza siero-virus sono inoffensive, ma non conferiscono immunità duratura ; 3• ill>iero esercita un'azione antibatterica ed antitossica ad un tempo. La pr otezione è collegata all'azione favorevole

esercitata sopra la fa gocitosi.

te.

Dott. A. WEBER. - l batteri nel latte •terUtssato. (British Med. Jou rnal, 19 gennaio 1901). L'A. ha fallo una serie d' investigazioni sul latte sterilizzato, che trovasi in commer cio ed i suoi risultati sono raccolti in una doHa relazione ch'egli ha pubblicato nell'A :rbeiten aus dem Katserlichen Gesundheilsamte, 1900. Gli svantaggi r iscontrati nella sterilizzazione sono: 1• l'alterazione delle sostanze albuminoidi; 2• la conglomerazione <lei globuli grassi; 3• la perdita dell'acido carbonico e quindt l'alter ato gusto del latte; 4° la caramellizzazione del lattosio; 5' la decomposizione della lecitina. Queste alterazioni si ri"olverebber o in un impoverimento del valore nutritivo del latte, mentre contribuiscono largamente a diminuire la originaria digeribilità; e se, quando il latte è slato s terilizzato solo per 20 minuti, esse sono poco marcate, diventa no r apidamente molto pronunciate quando la sterilizzuzione passi questi limiti. D'altronde la cosidetta sterilizzazione di 20 minuti non ha, secondo l'A., effetti sicuramente benefici, e per oltenerli essa deve pr otrarsi fino ad un'ora e più. È appunto allora che le alterazioni in parola divengono manifeste.


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Egli ha fallo i suoi esperimenti sopra una grande quantità di campioni, ed in un centinaio, che ha sottoposln anche alla incubazione anaerobica, trovò che 5i soli rimasero sterili completamente. c. f. Feoon4astone e4 immunità per Il Proteo•oma nel Cule:z: plplens. - (R. Ace. clei Lincei, 16 dic. HIOO).

B ASILI. -

Il dottor Ro::ss nel suo Report del 1900, emette l'ipotesi di uno stretto rapporto fra la fecondazione e l' immunitA delle zanzare per il parassita malarico, nel s enso che la zanzara non fecondata evacua il sangue senza digerirlo, e quindi io essa non avviene lo sviluppo del parassita. Per consiglio del prof. Grassi, il nostro e gr egio collega, tenente medico dottor Basili si a ccinse a ver ificare fino a qual punto la cosa sia da ritenersi a mmissibile, esperimenlando sul Culea: pipiens rispetto al Proteosoma. Il ris ultato delle esperienze usando Culea: nati in laboratorio, e lenendo femmine separate, mascui e femmine in~;i eme alle q uali s i davan da pungere passer i infe tti da proteosoma, fu che le femmine di Culea: pipiens non fecondale si infettano come quelle fecondale, si nutrono come queste del sangue ingerito , e presentano ben p1•esto le uova a d un grado di sviluppo te. molto avanzato.

Coulgll per la raoeolt& e l 'Invio 41 zansare. - (A rchio. fii r Schi.Q3- und T ropen - Hygiene, vol. 5°, n. 4, 1901).

C. MENSE. -

Il direttore di questa importante r ivista nava le e coloniale si r ivolge a tutti i leUori e collaboratori, pregando di moltiplicare le osservazioni s ullR parte importante che gli studi recenti hanno dimostr ato avere le zanzare nello sviluppo ~ella malaria e della febb re gialla, a di inviare molli esemplari di questi insetti con s peciali raccomandazioni circa a l modo di catturarli, di ucciderli, di inviarli. Le raccomandazioni io proposi lo sono mollo semplici; però crediamo bene ripor·tar le allo scopo di fornire utili indicazioni a chi voglia interessarsi di quest'argomento. Le zanzare si pr endono con una piccola rete di garza flu a, ter minante a punta, a m anico corto, si uccidono entro un recipiente di vetro (per es. una provetta) nel quale il tappo di ovatta sia leggermente bag nalo con benzina, oppure entro una


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boccia, con tappo beo chiudibile, in fondo alla quale sia un pezzello di cianuro di potassio con calce viva; poi si seccano all'aria e si conservano e si spediscono in piccole scatolette di cartone colle pareti interne coperte di carla lucida. Un altro mezzo molto appr opriato é quello d'inviare le zanzare in alcool a 75", entro recipienti ben chiusi e completamente pieni di liquido. Sarà molLo utile l'aggiungere delle annotazioni sul paese, s ulla stagione, s ulla temperatura, ecc. riguardanti gli insetti presi, come anche tutte quelle altre indicazioni che si riferiscono alla vita e alle abitudini loro in rappor to alle questioni epidemiologiche. te. FRANCK.- L'agente ezlologtoo della vaoolna e

del va-

luolo. - (Semaine médicale, 20 febbraio 1001) . L'autore, riprendendo i lavori di Pfeiffer e di Weimar, avrebbe trovato che l'agente specifico del vaiolo e della vaccina, che e~~:li chiama sporid ium oaccinale, sar ebbfl un protoz<•ario. L'inoculazione di questo protozoario in emulsione sterile riproduce negli animali sensibili tutti i sintomi del vaccino e lì rende refrattari alla ulteriore inocul~zione di vaccino. La pustola vaiolosa contiene un protozoarin mot•fologicamente simile a quello della vaccina. Per studiare questo parassita occ.lrre mescolare una goccia di brodo pc.sta sopra un coprioggetti con un poco di polpa vaccinica stemperata in glice· rina, ed esaminare in goccia pendente, tenendo il preparato per qualche ora a 37° in camera umida. Esso si presenta sotto l'aspetto di vacuoli ovoidi, chiari, contenenti degli elementi rotondi di un verde brillante, animati da lenti movimenti, oppur e, specialmente nelle pustole vacciniche vecchie, sotto quella di cisti piene di spore, nelle qual.i il nucleo appare come una macchia chiara, voluminosa, centrale o laterale. te. CALMETTE e GuÉRIN. -

Bloerohe •ulla vaooloa •perlmentale. - (Annales de l' lnstitut Pa8leur, marzo 1901).

Le conclusioni di questa memoria sono le seguenti: t ' l' inoculazione della vaccina nei conigli é sempre seguita de esito positivo in forma di piccole pustole, quando si abbia cura di non introdurla nelle scarificazioni, ma di stenderla semplicemente sul der ma raso di fresco ;


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2o il coniglio è un eccellente animale di controllo, tanto per giudicare della virulenza dei vaccini raccolli sulle vitelle e sui bambini, quanto per dare un giudizio sulla vir ulenza delle vecchie raccolte di vaccino glicerinalo; 3° la moltiplicazione degli elementi virulenti del vaccino non pare a vvenga nel coniglio in allro luogo all'infuori della pelle; 4• si possono ottenere dei vaccini asettici facendoli so~­ giornare per qualche ora nel peritoneo di conigli preparati con una precedente iniezione di brodo. Questa sterilizzazione avverrebbe per mezzo di leucociti, i quali facendo scomparire i microrganismi stranieri, rispetterebbero più a lungo il virus vaccinico. te. l luoshl 41 duolpllna del oorpl 41 truppa e 4'tstene. - (Reoue d: hggiène et de police sanitaire, 20 gennaio 1901).

GRANJux. -

In una seduta della Società di medicina pubblica e di igiene professionale, il dott. Granjux ha fissato l'att.e nzione sulle cattive condizioni nelle quali sono generalmente lasciati i luoghi di disciplina nelle caserme francesi, specialmente per ciò che si riferisce al recipiente per le materie fecali ed alletto fisso. Egli si augura di veder presto scomparire queste due cause principllli di danni igienici e propone che vengano estese a tutte le :caser me le modificazioni di recente apportate net nuovi alloggi per le truppe. L'argomento è degno di considerazione, e perciò crediamo utile esporre il dispositivo adottato nelle nuove caserme io rapporto a questi due ordini di cause antigieniche. I nuovi locali disciplinari sono sempre islituHi in padiglioni distinti, disposti generalmente contro il muro di cinta dal quale però distano 4 o 5 metri. È in questo spazio che si aprono le porte delle sale di disciplina. Addossale alle pareti da questo stesso Ialo vi sono delle piccole edicole di lamiera o di mattoni, che comunicano ciascuna per mezzo di una porta con una sala di disciplina o con una prigione. In queste edicole si trova una latrina con !inetta mobile, si stema Goux. Nelle prigioni più ristrette, a sistema cellulare, non essendo possibile l'applicazione di un'edicola speciale, si é aperta nel muro una specie di nicchia, munita di una secchia igienica


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e chiusa da due porte, una interna ed una esterna, dalla quale si leva il secchie, e che è munita di speciale chiusura per evilare le ~vasioni . In quanto al letto, esso è smoolabilu, ma per mezzo di un sistema speciale, l'operazione non può essere fatta che me· diante chiavi apposite, che sono tenute in custodia dai superiori. . Questi mezzi, re lativamente semplici, tolgono due delle principali cause d'insalubrità dei locali disciplinari, e meritano di esser e prese in considerazione dai medici militari.

te. e BARELLI. - Sulla resbtensa 4el baolllo tuberoolare negU sputi sopra 4lverse speote eU pavimenti e 4entro 1a blanoherla. - (Rioista d'igiene e sanità pub· blica, 16 febbraio 1901).

ABBA

Gli autori hanno studiato il comportamento dei bacilli tubercolari negli sputi eventualmente caduti sopra diverse specie di pavimenti e sopr a le biancherie nelle diverse condizioni esterne di temperatura, di luce e di umidità. I materiali scelti per r appresentare i diversi pavimenti furono: lastre di vetro, assicelle di la rice piallate, mattoni comuni d'a rgilla. Si esperime ntarono inoltre pannilani e biancherie dive rse. Sopra ciascuno di questi materiali si faceva cadere porzioni di sputo tubercolare fr eschissimo e ricchissimo di germi, poi si esponevano sui davanzali di due finestre, una esposta a levante, l'altra a ponente, in modo però che sopra una meta di essi potessero giunger e i raggi del sole ed eventualmente anche acqua di pioggia, e l'altra metà fosse prote tta dal sole e dalla pioggia, e in un ar madio chiuso nel quale funzionava un refrigerante ad acqua. Dopo alcuni gior ni di esposizione, gli sputi venivano inoculati nelle cavie. I risultati furono che gli sputi tuber colari esposti ai raggi solari, anche per poche ore del giorno e per pochi giorni, non pr esentarono mai vi vi i bacilli tubercolari, mentre gli alLri erano virulenti anche dopo 18 giorni d'esposizione, e che la virulenza fu constatata esistere a nche dopo 24, 36, 42, 50 gior ni negli sputi esposti in ambiente umido e oscuro. In ordine alla qualilà. dei pavimenti si dimostrò che quanto più essi sono -porosi ed a superficie scabra, tanto più si prest.ano alla conservazione del virus tubercolare. Come conseguenza pratica


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è da ritenersi che i pavimenti migliori sono quelli imper mea·

bili, e che le disinfezioni dei medesimi sono tanto più difficili a condursi a buon termine, quanto più vengono eseguite su pavimenti a superficie scabra. In quanto ai tappeti, daLa la persistenza della vitalità dei bacilli tubercolari nei patmolini, sono da sconsigliarsi igienicamente. Anche le bianchet•ie lasciate avvolte su se stesse conservano vivi i germi, donde la necessità di disinfetta re, appena usate, quelle dei tisici, specialmente la pezzuola da naso, le salviette, ecc. te. La pe• te. - (Reoue d'hggiene et de police sa· nitaire, 20 genn. 1901).

PoTTEVIN. -

La minaccia di una impor tazione di peste in lutle le nazioni marittime del globo deve essere sempre presente allo spirito di tutti coloro che in un modo qualunque sono responsabili della salute pubblica. Infalli dal principio dell'epidemia di Bombay, nell'otLobre 1896, essa si é aggravata ed estesa, ed uscita dai confini dell'India e delle pr ovinde meridionali della China, ha fallo la sua comparsa del 1897 al 1900 a Gedda, Tamatava, Maurizio, Mascate, Alessandria d'l':gitLo, Assunzione, Santo!>, Lorenzo-Marquez, Kobè, Honolulu , Nuova Caledonia, Oporto, Manilla, Sidney, Rosario, Aden, San Francisco, Buenos- Ayres, Iambo, P orto Said, Smirne, Beyrouth, Glasgow, senza conta r~ parecchi casi isolati in diversi porti su persone pt·ovenienti da paesi infetti, e la piccola epidemia di Vienna, non che la recente invasione della Colonia del Capo. Questa disseminazione di focolai, i quali possono divenire dei centri di contagio, ùeve a buon diritto impensierire, gi,acché se è vero che, fino ad ora, al di fuori dei suoi focolai asiatici, la peste ha assunto un carattere benigno, non è lecito però il negare che più tardi essa non possa assumere anche in questi focolai ad azione attenuata, una eccezionale gravita; prova ne sia la grave epidemia di Calcutta nel 1899, la quale incominciò fin dal 1896 con pochi casi di semplici ingorghi glandolari in soldati provenienti da H ong-Kong, e nei quali i medici Simpson e Cobb riscontrarono l'esistenza di bacilli pestosi, dichiarando però trattarsi di peste atlenuala, e l'epidemia di Oporlo, nella quale Calmelle e Salimbeni, in seguito ad accurata inchiesta, ebbero a convincersi che la

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peste esisteva mol lo tempo prima dello scoppio dell'epidemia e che i primi casi erano, con molla verosimiglianza, passati inos!!ervati. Questi fatti ed altri, che possono facilmente l'icavarsi dallo studio delle diverse epidemie comparse in questi ullimi tempi, si spiegano bene colle relazioni che ora si posBeggono sul bacillo della peste e sulla parte che prendc,no nella diffusione di questa malattia, certe specie d'animali, specialmente i ratti. Il bacillo della peste non è spor igeno, è mollo sensibile ai diversi agenti, giacchè la luce, l'aria, l'essiccamento in breve lo distruggono; non può conservare la sua virulenza che per continui passaggi da animale ad animale. Nelle recenti epidemie si è potuto spesso conoscere con precisione il modo di penetrazione del bacillo pastoso nell'organismo umano, sia per il naso e pe1· l bronchi, s ia per la pelle, in seguito ad escoriazioni leggere, o per mezzo delle punture di pulci o cimici. Questo modo di propagazione però non è il solo. Il topo è sensibile alla peste, e la trasmissione fra topo e topo, si fa anche fra topo e uomo, sempre per mezzo dei pa1·assiti. Ques to fatto naturalmente acquisterà un' importanza maggiore quando vi saranno condizioni che agevoleranno questo modo di trasporto, il che avviene appunto nei casi di abitazioni insalubri, di mancanza di pulizia personale, di agglomeramento di persone, ecc. Dalle cose dette risulta che la profilassi antipestosa non consiste tutta nelle misure sanitarie marittime, sieno pure scrupolosamente osservate, che non bisogna pensare solo alle misure di difesa, ma che importa specialmente prepararsi a ricevere il contagio. In ogni città espoHta al conta~io, la prima misura da prendersi sarebbe quella di distruggere i topi o almeno di diminuirne il numero nel miglior modo possibile. Da un certo tempo si è cercato, a questo scopo, di utilizzare dei veleni chimici e dei virus viventi. In quanto ai primi, essi servono fino ad un certo punto, giacchè piuttosto che distrug~erli, servono a far loro cambiare di sede. Quanto ai secondi, fra i quali sono da citarsi i virus di Loef'Her e Danysz, si hanno risultati incostanti e non ben sicuri. La misura migliore sarebbe quella di mettere una taglia sui topi, e di dare iStru· zionl precise ai doganieri, ai guardiani dei magazzini, agli agenti di polizia, ccc., perché i topi trovati morti o ammalati sulla strada, nei magazzini, depositi, ecc., vengano fatti


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esaminare dal lato battei·iologico, raccomandando a tulti una guerra spietata contro i topi nel caso che l'esame batteriologico (relativamente facile) avesse riscontrato l'esistenza del bacillo pestoso. Vediamo intanto quello che si deve fare in una citta nella I]Uale si sia sviluppato un caso sospeUo di peste. La prima cosa da farsi è l'esame batteriologico, e, a questo proposito, é bene ricordare che vi sono tre !orme di peste dal punto di vista clinico: la forma classica a bubboni, la forma pneumouica, la forma setticemica, ma che non sono rari dei casi di peste, che possono restare sconosciuti, e sono quelli di cosi della pestis mitior, pestis ambulans. Questi ultimi casi ùebbono essere l'oggetto di ricerche speciali, e siccome in essi non si nola no generalmente che l'ingorgo glandulare e la febbre, cosi fa d'uopo di assicurarsi subito dell'esistenza o no del bacillo pesloso con una puntura colla siringa di Pravaz in pieno ganglio linfatico, nel quale poi sarà bene iniettare una piccola quantii.A di siero antipestoso. Coll'esame estemporaneo della polpa del bubbone, colle colture in agar e in brodo, e colle inoculazioni si assicurerà in primo luogo la diagnosi della peste. Stabilita questa, si isolerà l'ammalato e gli si inoculerà del siero anlipesloso, poi si provvederà a che le persone che ci rcondano l'ammalato e che gli sono state a contatto, sieno pure isolate, tenute in osl:!ervazione per una dozzina di giorni nei lazzaretti appositi e vaccinati. Le abitazioni poi, una volta sgombre, s aranno diligentemente disinfettate, prima di tutto avendo cura di osservare se vi sono dei topi morti, poi praticando le dovute disinfezioni coi soliti mezzi, specialmente col fenolo o col cresile, rammentando che la scelta dell'antisettico non ha grande importanza, giacché il bacillo della peste è pochis· simo resistente agli agenti battericidi. In quanto alla sieroterapia ed alla vaccinazione anlipestosa, l' A. dà la preferenza al siero anlipesloso di Calmette, il quale vien Lrallo da cavalli immunizzali dapprima con colture uccise pe_r mezzo del calore, poi con colture vive e vir·ulente, e siccome la peste è una malattia essenzialmente setticemica, egli consiglia senz'altro la iniezione intravenosa. Per lui é un p1·incipio assolutamente formale, quando il medico si trovi dinnanzi ad un caso di peste sia pure sospetLo, quello di iniettare subito in una ven..a super ficiale di una mano, dell'avambraccio o della gamba, 20 ceni.. cubici di siero


667 anlipestoso. Ques te iniezioni, purché fatte in tutte le regole, riscalda ndo anche il s iero alla temperatura del corpo, sono assolutamente inoffensive e non danno alcuna sgradevole impressione. I n 'JU&nto all' iniezione preventiva, essa si fa sotto la pelle deH'addome, alla dose di 10 cent. cubici. g da osservarsi però che quest'azione immunizzante è di tFoppo corta durala, ed inoltre prese nta degli inconvenienti dovuti alla difficoltà che spesso s' incon tra nel polersi procurare delle quantità di siero s ufficie nti per vaccinare e rivacc:inare un numero considerevole di indi vidui. In questi casi si r icorre allora al metodo Haffkine, il quale consiste nell' uccidere le colture sottoponendole per un'ora alla temperatura di 65-70 gradi, iniettandone 2 a 3 centimetri cubici per volta . L'autore preferisce un metodo misto, che consiste nel diluire i cor pi bacillari lavati e secchi con una piccola quantità di soluzione salina fl ~iologica mescolata con 2 o 3 centimetri cubici di siero antipestoso. In questo modo, oltre a conferire l'immunità passiva immediata, s i conferisce anche un' immunità atliva, piu lenta a s tabilirsi, ma che proiupga la dur ata della resistenza all'infezione. Nella minaccia di un'epidemia di pes te, o allorquando ques ta ha già invaso una regione, le citlà dovrebbero organizzare dei ser vizi gratuiti di vaccinazione funzionanti com~ quelli di vaccinazione contro il vaiuolo. te. RIVISTA BlBLIOGRAFIOA

RIVISTA BIBLIOGRAFICA Formul&rlo ragionato 41 terapia ooula-re. Traduzione dal tedesco, con aggiunte or·iginali del dottor BossALINO. - Torino, S. Lattes e C., editori 1901. L. 2,50.

0HLEMANN. -

Più che un for mulario ragionato, é un vero manuale di terapia oculare, di una utilità pra tica indiscutibile. Precede una parte generale, in cui sono esaminati i mezzi di cura, distinguendoli non secondo le malaLlie, ma secondo la loro natura ed azione. Nella parLe speciale s i tratta della cura delle sin~ gole malattie.


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RIVISTA BffiLIOGRAFICA

Non vi è lusso, anzi vi è stretta parsimonia di ricette, mentre i cr iteri generali della cura, e le ragioni e le circostanze di ogni prescrizione sono chiaramente e completamente esposti. Il valore del libretto è per il pratico italiano a nche maggiore inquantoché l'egregio tr aduttore lo ha arr icchito di numerose aggiunte, in cui è fatto degno posto ai risultatì degli studi degli oculisti italiani ; e sono esposti i metodi di cura in uso nelle nostre cliniche, e specialmente in quella di Torino, diretta dall'illustre Reymond. Patologia e ohirurgta del traumi del rigonfiamento Iom· bare, del cono terminale, e della coda equlna, del professo t'. D. B. RoNCALI. - Un vol. io 8° di 217 pagg. con numer·ose figure intercalate. - Roma, Societa edih·ice Dante Alighieri, 1901.

L'egregio prof. Roncali, aiuto della clinica chirur gica di Roma, colla speciale competenza acquistatasi nei suoi prediletti studii delle lesioni chirurgiche dell'asse cerebro-spinale, ha voluto contribuire ad illustrare la patologia e chirur gia dei traumi dell'~s lremo inferio~e del midollo spinale, prendendo le mosse dalle osservazioni inedite del Durante e di Chipault, nonché dall'analisi diligente e minuziosa dei casi esistenti nella letteratura. Il lavoro, scrillo colla chiarezza abituale e propria dell'autore, è diviso in sei capitoli. Nel primo capitolo espone l'anatomia e fisiologia della coda equina e del cono terminale. L'autore divide la fenomenologia in due forme cliniche principali, a seconda che il trauma vulnera la coda equina nella sua totalità, o il t•igonfiamento lombare, oppure la lesione interessa il cono termina le o la II I, rv e v radice sacrale. Nel secondo capitolo studia la etiologia, patogenesi ed anatomia patologica delle lesioni traumatiche del rigonfiamento lombare, del cono e della coda equina, e riferisce i r.asi noli nella bibliografia d'inter venti per trltumi della por zione inferiore della rachide. e gli studi islologici della midolla lesa in seguito ad alterazioni traumatiche o no. Nel terzo capitolo tr atta della sintomato/ogia dei casi il· lustrati, confrontandola coi casi simili descritti nella bibliografia.


RIVISTA BIDLIOGRAFIOA

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Nel quarto capitolo parla della diagnosi e prognosi delle lesioni traumatiche della ripetuta porzione midollare, e, dopo

discussione ampia della diagnosi ditferen2.iale lra lesioni midollari o nucleari e lesioni radicolsri, espone la diagnosi di sede e di natura delle alterazioni traumatiche che si possono rinvenire in que!;ta porzione irnferior e della rachide. Nel quinto capitolo dà le indicruioni e controindica;ioni della laminectomia e la maniera di intervenire nei singoli casi, P,Spone i oari e recenti metodi di laminectomia e detta in questi termini le norme dell'intervento: I. Nelle lesioni della regione lombo- sacrale con o senza fratLura delle ossa, ma con lesione del sacco durale determinate da proiettili o da a1·mi da punta e taglio, l'intervento è necessario ed urgente per prevenire infezioni men ingee; II . Lo stesso dicasi nelle lesioni della regione lombosacrale con interessamento manifesto e gr ave del rigonfiamento lombare; III. Nelle fratture e lussazioni chiuse, l'intervento deve essere urgente, se v'e spostamento notevole dei framme nti; IV. Nelle fratture e lussazioni chiuse con gravi lesioni del rigonfiamento lombare, l'intervento é inutile, fatta eccezione s e, pe1· la sede (2* ve rtebra lombare), e pei sintomi, si può sospettare lo stritolamento o la sezione della coda equina. In tal caso l'intervento é giustificato, potendo ri pa-

rare colla sutura la sezione delle radici della coda .equina come s i fa pei nervi periferici; V. Nelle fratture e nelle lussazioni chiuse riducibili l'astensione è di dovere, se i fenomeni migliorano. Se però il miglioramento é stazionario, s'intervenga alla fir.e del primo mese, prima che si stabiliscano degenerazioni midollari irreparabili; VI. Nei traumi d'antica data della sola coda equina e utile l'intervento, potendo le radici di essa, suturate, in caso di sezione anche completa, riprendere la funzionalità, anche dopo qualche tempo;

VII. Nelle lesioni violente antiche della regione lombosacrale, accompagnate da reazione degenerativa dei nervi e dei muscoli, non é indicato l'intervento, potendovi essere alterazioni irreparabili midollari o radicolari; VIII. Nelle compressioni del rigonfiamento lombare o della coda 'equina, non dipendenti da frattura o lussazione delle vertebre, ma da emorragia intra od extra- durale, si


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RIVISTA BI.BLIOGBAFIOA

farà la puntura esplorativa prima e la laminectomia dopo, per evitare l'atrofia da compressione degli elementi ner vosi, e l'organizzazione dell'ematoma colle sue conseguenze. Nel sesto ed ultimo capitolo finalmente l'autore, dopo a ver r agionato dei risultati ottenuti da' vari autori nell'intervento sopra le r egioni dorso- lombar e e lombo- sacra le, riassume le s torie cliniche dei casi d'interventi consecutivi a lesioni traumatiche del rigonfiamento lombare, della coda equina, e del cono terminale. L'ar gomento svolto da l prof. Roncali, mentre rischiara dai punti di vista sperimentale-istologico, nosografico-chirurgico le questioni relative a l cono terminale e coda equina, è di sommo giovamento per lo studio diagnostico e tera peutico delle lesioni di quelle parti del sistema nervoso. l cuHor i di traumalologia, e, tra essi, i medici militari, specialmente interessati nello studio tielle lesioni traumatiche, saranno, pel nome giustamente stimato dell'autore, invogliati a leggere la pubblicazione del prof. Roncali, la quale, all'importanza dell'attualità, ed all'interesse diagnostico e curativo, a ggiunge una c hiarezza d'idee e di studio veramente lodevole. G. S.

•anuaU Boepll: Dott. C. CALLIANO. - Boooord d'urgenza. - 5• edizione, lire 3. Dott. R. MAtNONI. - •aaaagglo. - Lire 2. Dott. R. STECCHI e A. GARotNJ. - Chirurgia operatoria. -Lire 3. Vediamo con piacere che la collezione ormai universalmente nota dei manuali Hoepli va arricchendosi anche di libri di argomento medico, i quali, oltr e al ser vir e Rllo scopo generale che si prefisse il benemerito editore, di popolarizzare la scienza, sono Roche di utilità al pratico ed allo scienziato . Ab· biamo ora sott'occhio i tre volumi sopra citati. Il primo di essi non crediamo che abbia bisogno di presentazione. È la 5• edizione di un'opera dapprima destinata ad istruire i non medici nell'arte di prestare i soccorsi d'ur· genza ai malati e ai ferili, da servire specialmente per l' in· segnamento della scuola sama ritttna italiana di cui l'autore

."


RIVISTA BIBLIOGRAFICA

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è stato dapprima alacre propugnatore ed ora benemerito direttore. Ora il libro è cosi ampliato da rendersi utile e ne· cessario anche ai medici. Il !r volu.meUo è essenzialmente des~ina~o ai medici, cioè a quelli che non conoscono o conoscono superficialmente le pratica del massaggio; e non sono pochi. La tecnica del massaggio è da prima considerata in sè stessa nelle sue varie forme e modalità: quindi, sono trattate le applicazioni del massaggio distinguendole secondo le malattie. Numerose figure dichiarano il testo nei luoghi opportuni. Segue una ricca bibliografia, che può servire a chi voglia addentrarsi di più nei singoli argomenti. È un lavoro che merita plauso, e che crediamo avrà fortuna tra i medi.ci. Sull'utilit.é. pratica del 3• volumetto ci permettiamo di emelte1'e qualche dubbio. Una materia cosi vasta ed importante come la medicina operativa, concentrata in un volume tascabile di 310 paginette, non può servir bene né al medico per la sua pratica, né allo studente per la preparazione agli esami . Ci sembra che in una prossima edizione gli autori farebbero meglio a trasformare il loro libretto in un manuale di operazioni d'urgenza, per il •1uale la forma concisa del testo e la tascabilit.é. del volume trovano la mass ima indicazione.

Le Oa4uoée, nuovo giornale di medicina e chirurgia militare . Diamo il benvenuto a que!lta nuova effemeride, di cui abbiamo sott'occhio il numero di saggio, e che u'scirà regolarmente a Parigi due volte al mese a datare dal prossimo luglio. Redattore capo ne è il dotl Granjux; segretario della re· dazione il dott. Lavai. Il Caduceo si propone di servire di tratto di unione scien· tH'Ico fra i tre corpi sanitari, numerosissimi in Francia, dell'esercito, della marina e delle colonie. La ricca produtLivit.é. scientifica dei Lre corpi, ci fa sicuri che, sebbene esistano già in Franria i due accreditatissimi · periodici: Archioes de médecine militaire, per l'esercito. e A rchioes de médecine naoale per la marina e per le colonie, non mancheranno al nuovo giornale né la materia nè i mezzi per rendersi veramente utile. Il Caduceo porterà in ogni numero dei lavori originali, delle riviste generali e d'attualità, l'analisi della stampa francese e straniera, lo studio medico chirurgico delle ct~mpagne di


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guerra, la bibliografia delle specialità medico;militari, notizia, variata, ecc. Il pre.zzo dell'abbonamento per l'llalia sarà di fr. 5,50 al· l'anno. L'amministrazione del giornale è in Rue Jacob, n. 9. La redazione in Rue Saint-Pau!, n. 5bu.

NOTIZIE •

Oomlta.to ltallano per onoranze a Bo4olto Vlrobow ID oooulone 4el oomplmento 4el auo 80• a.nno. Nel giorno 3 oUob1·e i901 Rodolro Virchow compie l'ottan· tesimo anno suo, ed i cultori delle scienze mediche di tutte le nazioni organizzano manifestazioni di omaggio ull'insigne uomo. Nella sicurezza che i medici Italiani vogliano essi pure partecipare a quest'opera altamente civile, i sottoscritti, per iniziativa dell'an. Guido Prof. Baccelli, costituiti in Comitato, invitano i colleghi Italiani a concorre re colle loro offerte a formare un fondo per offrir" un Dono Nazionale a RodoJro Virchow.

ll Comitato Promotore: BACCELLI (presidente), RANTr, B ARBAt;GI, BoNOME,

BoTTINI, BozzoLo, C&RDARELLI, CARLE, CECI, CELLI, D'ANTONA, DE GIOVANNI, DE PAOLI, DE RENZI, DuRANTE, FENOGLIO, FoÀ, F oRLANINI, GAr.Lozzr, GALVAG-NI, Got.or, GRocco, GUARNIERI, LUSTIG, MAFFUCCI, MARAGLIAN0 1 MARCHIAFAVA, MARTINOTT1 1 MORRI, NOVAR01 QuBIRO LO, RIVA, RoT, RuMMO, SCHROEN, To· MASELLI, WEISS. L e offerte si ricevono dal Segretario del Comitato, Prof. F. Schllpfer, Roma, Piazza deli'Esquilino n. 12. Il Direttore

Dott. F. LA.NDoLPr, maggior generale medico. I l Redattore

D.• RmoLFO Lrv1, maggiore medico. GioVANNI ScoLARI, Gerente.


Trula. - Cu ra delle olceri corneali con applicazioni di ittiolo . . . Pag. 6$t P6chln•. - Atrolla ot.tica traumatica . . . . . . . . . . . . . 64:: Truc. - Le grandi irrigazloni congiu nti val i nella to:rapi;;, oculare. . 643 Terrlen. - Modo di comportarsi in prtfsen:~~a delle ferite del J;tlf)bO ocula re . • . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . 6&4 Dauban. - Dell'intervento precoce nelle ferite del globo oculare . . 645 ICoenlg. - Qualche complicazione oculam della febbre t'ifoidea. Neu· rite ott1ca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 646 De Schwelnltz. - Paralisi dell'oculo- motOI'C o ella febbre tiroidea. 647 RI VISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE.

Ktienlg. - Della coxalgia blenorrogica e del la sua cura . . . • Png. 64S Kulner. - Un nuo'o metodo (Il cura della siltlide con te. inalazioni . 64!1 Lewen. - L'essenza di trementina qua le mezzo curativm della pyti 650 riasis ver;;icolor e 1lelle aiTe~ion1 trico lllichl) . . . . . • . . l

RIVISTA 01 TEIIAPEUTICA.

Benusl. - . Al cuntJ altf-razioni del sangue prodotte dalla narcosi cio· rorormu:a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1'1tg. 6'H foy. - Il Cloretone . • . . . . . . . . . . . . . . . . . 65t Curio. - Sulla scelta e dosa tura dei preparati lerruginosi per uso 1podermicò . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65~ Satvloll. - La criolina . . . . . . . . . . . • . . . . . , 654 Scuderi. - La diuratina Kooll e le sue applicazioni terapeutiche . . 651> Il cloridrato di apocodeina per inie7.ìonl.lpodermich o contro la sli ticheua. . . • . . . . . . . . . . ·. . . . . • . . 656 RIVISTA DI BA TTERIOI.OGIA.

Ampola e Ulplanl. - Per la tecnica delle colture anerobicile . . • . Pag. 657 RIVI STA D'IGIENE.

Legrand. - Valuoto e vaccino • . . . . . . . . . . . . . Pag. 658 6:1~ Fellr e Fluck. - Vaiuoto e vaccino attenuati . . Bormenl - Circa all'eziololtia del cbolera nostra.> . . . . . . 6~S Leetaln~:he e Morel. - La sieroterapia nella setticemia gangrenosa 659 Weber. - l batteri nel latte sterilizzato . . . . . . . . . . . 659 Basiti. - Fecon!lazloue ed immun!L:\ per il Proteosoma nel Culex t\60 plpiens . . . . • . · · · · · · · · · · · · Menae. - Consigli per la raccoltn e l'invio di zanzare . . . . . . 660 66{ Franck . - L'agente etiologico della vaccina e del vaiuolo. . . . . Calmelle e Guérin. - Ricerche s ulla vaccina sperimentale. . . . . 661 Granju. - t luoghi di tlisclptlna dei corpi di truppa e l'igiene . . 66~ Abba e Barelli. - Sulla resistenza del bacillo tubercolare negli sputi sopra diverse specie di pavimenti c dentro la biancheria 663 Pottevlm. - La pe8te. . . . . 664 . . .

."'. . . .

RIVISTA BIDLIOGR., FICA.

Ohleman11. - Formnlario ragionato di terapia oculare . . . . . . Pag. 667 'Roncalt. - Patologia e chirurgia dei traumi del rigonfiamento lombare. del cono terminale, e della coda equina. . . . • . . . 668 M~nuali Hoepli : • Calliano. - Soccorsi d"urgen7.a. . . . . 670 Malnont. - Maesaggio . . . . . . . . 670 Stecchl e Gardlnl. - Chirurgia O!Jeratoria. 670 Le Cad.ucée • . . . . . . . . . • . 671 NOTIZIE.

Comita·to italiano per onoranze a Rodotro Virehow io oecasionl del compimento ;iel suo SOO anno. . . . • . . . . . . . . . Pag. 6it


.GIORNALE MEDICO DEL

REGIO

ESERCIT O

Dlrtzl111e e Ammlnlll rezlon« presso l'lapettoret o di Sanltl M!lllart VIa Venti Settembre (Pa lazzo del Mlnlltero dtlla auerre)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Gi ornale Medico del n• B3ercito $1 pubblica l'ultimo giorno di cia!l:un mese in· faseicoli di 7 Cop:ll di stampa. L'abbonamento è sempre annuo e deeorre dal t • gennaio. Il pre~zo dell'abbonamento e: Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l' Este.ro . . . . . . . • Un rasclcolo separato costa . . •

L. 12

• 15 1, 15

L'abbonamento non liisdetto prima del t•dicembres'intende riooonto per l'anno successivo. l signori abbonati mìlitari In effettività di ser"izio possono pagare l'imporlO dell'abbonamento per mezzo ciel rispetUvi comandanti di corpo (ancbe a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fowgraOehe, ecc., dle accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 7 per ogni Coglio di stampa (f6 pagine), o l'ral!Ione lndh1slbile di foglio, e per cento esemplari. Il prezzo é eguale sia che si tratti di fOO esemplari o d! nn numero minore. l manoscritti non si restituiscono.

Recentissima pubblicazione :

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Dott. EDMONDO TROMBETTA, Capitano medico

LA TEORil DEGLI SPECCHI EDELLE LE~Tl APPLICATA

AL LA DIAGNOSI DEI VIZI DI REFRAZlONE Un volume in 8", legato in tela, di pag. XII-270, con 78 figure intercalate nel testo. - Firenze, 1901. L. Nicolai editore. - Prezzo L. ~ .


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IORNALE MEDICO DBL

REGIO ESERCITO

Anno XLIX

N. 7. -

:a Luglio t90f

RO M A TIPOGRAI'U. ENIUCO VOGHERA

Gli abbonamenti si ricevono .dall' Atnminlstrazione del giornale VIa Veou Settembr"8 (PÌllazzo del Ministero della guerra).


SOMMARIO DELLE M A T ER I E CONTENUTE NEL PRESEN T E FA SCICOLO

Favre - La chirurgia operativa negli stabilimenti sanitari militari Pag 673 nel 1900 . . . . . . . • . • . • . . . . . • • . . 693 Troianl. - Esperimenti sulla t~mo~tasia, dei fegato . • . . . . . Trolanl. - Una nuova stura sterihu,atnce . . . . . . . . . . • · 70! Mangianti. - Apparecchio di disinfezione a vapore improv~isa to . . 7l1 Mangtanll. - 9>JH.ribu1o ~perl~emale alla riS:enera7.ione dell'a.ria espirata o:on li biOSSido <h gOdiO . . . . . . . , . . . . . . BI'I'J8T~ DI G"iOB.W ,U , I ITA.LIAJ\'11

• :o E8TEBI,

niVISl'A MEDICA.

Maether. -Come clebbn;i procedere per distruggere il taci!lo di Lortler nelh bocca del difter1ci . . . . . . . . . . • . . . . . Pal). i:li) Scìallero. -Il reperto radioscopico nelle adenopatie tracheo- bronchiali • 731 Hlr$ch. - Lo 'Lato del miocardìo nella ipertrona cardiaca . . . . 733 Trunecek. - Trattamento dell'arteriosclerosi con le Iniezioni sottocutan~~ r1ì siero inorganico. . . . . . . . . . • . . . . 735 Cholet. - L'orchite dei tifosi . . . . . . . . . . . . . . . i3i Metohnicofl. - Azione di alcuni nematodi nella etiologia dell'appendki te . • . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . • i~ Mot, .. -:- Azione degli ossi uri vermicolarì nello sviluppo dell'appen· dJCJte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 738 Genser. - Ascaridi nel lo sviluppo dell'appendicite . . . . . . . i38 Béclèr,e - Sull~ mlsur:tzione dell'area cardiaca mediante i raggi Ruoli!P.D . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . .

711

Marcantonio. - Oi alcune lesioni anatomiche prodolte da veleni tubercolari . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . . .

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RIVISTA DI NEVROPATOI.OGIA. Yotstn. - ur.lln innuenza delle rnalallie intercorrenti' su l decorso della epilessia . . . . .. . . . . . . Dlckson. - La cura elottric,, nel l'ischìalgia . . . . . Bolssìer. - Epìless1a e Lrllpanazion~. . . . . . . . Jacquln. - Epilessia c trapana1.ioue accidentale. . . . . . . Mlra llié. - Conl'ulsìon• post-traumatlcho; epiles~ia cssenztal ~ . cranl ectomia. . . . . . . • . . . . . . . . . . . . Gordon. - Un segno precursore <Iella corea . . . • . . . . Sgobbo. - La cura elettrica ntlla nuurastenia . . . . . . . Wertheim-Salomonson . - .~lterazionl <Ielle Oisa della faccia, consecutive alla paralisi facciale . • . • . . . . . . . . . . . Frenkel. - lrritallilita JJJUScnlare e rinessi tcndìnei nella tahe . . .

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fiiVISTA CIIIHURGICA.

Becco. - Dì una s uLura dermo-ipodcrmìca nascosi;~ . . . . . . . Poy. ;st Flochemann. - Limite dell a reaztone pupillare nella na~cosi rlororor· mlc.'l, quale indice per assicurare l'anes tesia strettamente neces-

FIIIp~~i~ ...: Sorra' ctùe re.,'czion'i ,jl tutto iJ ioh'o 'slÒistro. d~l iegato

wr neopla;;mi . . . . .. . . . . . . . . . . . Auvray. - Cura chirurgica <lellr ferito della milza • . . . Porges . ..t. Sui pericoli !lell'impìcr;o del botlOJIO di :'ttur[Jh y .

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Rl V1STA 01 OTO-RJNO- I.ARINGOIATRIA. Barrago Tiarella. - Azione nei mictbr~anismi rlollt' cavìta na>AI\ c

•1ellc ca''tlil medie auncolari :\Op(luranti, inoculate ne l cer"'e lo Pog. i:i~

( Per 111 crmtit&ua zion e d~ll'indicr veàaJi la pagina s• d fila coptrlirJa ).


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Dai tempi remoti fi no al se0olo decimosesto la chirurgia di guerra fece pochi progressi, brancolando nell'empirismo per la medicazione delle ferite e limitandosi, nella prat ica operativa, ai soli atti demolitivi ed allo sbrigliamento delle ferite per r est razione delle scheggia mobili e dei proiettili, la cui presenza nei tessuti era somma mente temuta. . Fu A. Pareo in par ticolar modo che introdusse utili tnnovazioni, mig liorando gli apparecchi coutentivi per rendere m eno dolor oso e ~:oci v o il t rasporto dei feriti, e propugnando la legatura diretta delle arterie per frenar~ le ~morra.gie traumat iche ed operative, in sos tituziOne dell'uso barbaro dell'olio bollente e del ferro rovente . . Ciò non per tanto le mortalità per ferite d'arma da fuoco erano spaventose, specialmente in conseg uenza d_e ll~ mancanza di og ni giusto criterio nelle medicaztont e per l'uso di materiale improprio. Nella seconda metà. del secolo decimottavo sorsero numerosi ed abilissimi chirurghi, i qua li ebbero largo c~mpo di perfezio narsi nelle titaniche lotte della. rivolu· ZlOUe.francese e d e ll'impero e diedero un nuovo e vigo· roso unpulso alla c hirurgia traumat ica. I processi ope· };j

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6i4

l u\ CHI.Rt:RG!A OPERATIVA

rat i vi si molt iplicarono e si perfezionarono per ogm singola lesione, e t uttora i principali metodi di ope-· • razioni sugli art.i, e i precetti per la ricerca e legatura delle arterie portano i nomi di quei valorosi campioni dell'arte chirurgica, usciti in g ran parte dalle fi le dei medici militari. \ Nou di pari passo però progredì la cura delle ferite; e fin quasi al 18 70 si ripeterono quelle terribili epidemie di gangrena d'ospedale, pioemia e setticoemia, che decimavano i poveri feriti ed operati. Pasteur fu il vero genio che intuì la causa di tante rovine e schiuse nuovi orizzonti, sui quali dovea ben presto splendere, come astro benefico, il Listar col suo metodo antisettico, cui migliaia d' nomini già. deYono la vita, e migliaia d'altri ne saranno debitori . .A. questi due grandi benefattori dell'umanità. è ben dovuta la riconosJenza dei secoli, e da loro la chirurgia ebbe nuova spinta ad imprese mai prima tentate o paurosamente lasciate per letali eventi. Il metodo però non era par fetto, e direi cose troppo note se qui ricordassi i progressi fatti da t re nt'anni in

qua nella cura delle ferite traumatiche ed operative; basta consultare le statistiche degli spedalì per constatarne l'evidenza; e mercè tali perfezionamenti, oramai quando sì opera su un campo veramente asettico, il coltello chirurgico non mette più spavento, e le più te· merarie e mai sognate operazioni, eseguite da abili chirurghi, hanno ridato la vita a mol~i infermi destinati fatalmente a morire. Anche nei nostri ospedali possiamo rallegrarci di questi progressi, ed il risultato ottenuto nelle operazioni di ernie, laparotomie, nefrotomie ed epatotomia, ecc.. valga a dimostrarlo meglio di ogni altra parola. Ma le osservazioni del Pasteur non interessano solo il chirurgo; anche la medicina e l'ig iene si avvantag-


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NE GLI STA BILDI F:XTI SA:\ITAR! mL.IT AJl l !\E L 1900

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giarono dai nuovi studi, e nuovi indirizzi si determinarono nella cura e profilassi delle malattie infettive, le quali ancor più dei fucili e dei cannoni fanno a migliaia le vittime negli eserciti combattenti. Senza citare i classici e remoti esempi delle truppe alleate in Crimea 1856-57, decimate dal tifo e dai co· !era, prendiamo i più recenti, quelli degli Inglesi nel Transwaal, che dal 1° febbraio 1900 al l" gennaio 1901, su un effettivo di circa 200,000 uomini , ebbero 7185 mor ti per malattie comuni, e più specialmente per febbr i infetti ve, mentre che per ferite di proiett-ili la mortalità non fu che di 4,315, cioè la metà circa. Da. queste desolanti cifre emerge l'importanza pel medico-militare degli studi igienici nei molteplici rapporti colla vita militar e. Coll' asepsi ed antisepsi la chirurgia. ha quasi raggiunto dal lato ig ienico la sua meta procurandoci soddisfazioni insperate ; ma nel campo medico siamo ben lontani da questo ideale, che forse non si potrà mai raggiungere. Dobbiamo per ciò far convergere tutti i nostri sforzi per vincere così grandi difficoltà, nello scopo nobilissimo di mantenere il soldato nelle migliori condizioni di salute, per averlo forte in pace ed in guerra e restituirlo al paese operoso cittadino quale ci venne dato. Oltre gli studi chirnrgici, del cui continuo progresso nel cor po sanitario militare abbiamo un'eloquente dimost,ra.zione negli specchi che riporteremo in appresso, si abbiano pure in mente quegli igienici, nell'accurata so:elta delle reclute anzitutto, nella pronta eliminazione dei militari men9 validi, e in tutto ciò che riguarda l'alimentazione, vestiario, alloggio del soldato , non che la. profilassi delle malattie infetti ve. Di qui la necessità della scuola d'appiicazione di sanità. militare, per l'insegnamento di quelle branche della medicina che banno più stretto rapporto colla vita


LA CllJn L:RUIA O PI~ IU'.riYA

militare e che ~rovano invece limitate applicazioni nella prat ica ci,·ile. Fnt qu este enumereremo brevemente : l • Le mala~tie infetti ve, considerate dal punto di vista dei maggiori pericoli di diffusibilità nei militari stante la. comunanza di vita, ragglomeramento nelle t;<lserme, gli slirapazzi, le privazioni, le gravÒse fatiche ed altre circostanze sfavorevoli cui essi vanno soggetti sia nella vita ordinaria di presidio che nelle marcie, esercitazioni campali, grandi manovre e specia.lmente m guerra. 2• Le norme profì.lattiche da suggerire e mettere in pratica, tenuto conto delle condizioni in cui le truppe si trovano e dell'obbiettivo che debbono raggiungere. A tale duplice scopo provvede l'insegnamento pratico della. chimica e microscopia clinica e specialmente la batterioscopia, in quanto riguarda i mezzi d'indagine d'esame e di coltura dei microbi patogeni. 3" La chimica bromatologica, indispensabile per conoscere la normale composizione e qualità dei cibi e

bevande cosbituenti l'alimentazione del soldato e l.e eventuali acl ulterazioni. 4u L'igiene in quanto si riferisce al vitto, alloggio, v es~iario, del soldato in relazione alle variabili condi· zio n i di luogo, di clima, di te m pera tura cui può essere esposto per necessità indeclinabiìi di servizio. o• Le malattie esimen~i dal servizio o ohe rendono il militare temporaneamente:o permanentemente inabile a l servizi.o stesso; quindi lo stud!io della medicina legale tanto in n 1.pporto ai diritti a pensioni per le malattie provenienti da servizio che, in riguardo alle simulazioni, dissimulazioni ed esagerazioni d.elle malattie stesse, per cui si richiede una particolare conoscenza delle affezioni endoculari e delle imperfezioni interessanti i mezzi diottrici, non che una speciale pratica nell'uso


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:SEGLI STADILDIE:\Tl ,..,ASI'l'AR! MILITARI :SE I, l !JQI )

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dell'oftalmoscopio e dei numerosi strumenti d'esame per l'accertamento del visus tanto col metodo subbit't tivo che coll'obbiettivo. Importante è pure lo studio dell'otoiatria stante l ~ difficoltà eccezionali di diagnosi delle malattie dell'apparecchio uditivo e delle non rare simulazioni. 6" Non meno utile è l'odontoiatria che ba. nell a pratica militare così larga applicazione. 7• Tiene poi il primo posto la. chirurgia di guerra. che riceve alla. scuola d'applicazione un ampio sviluppo, più par ticolareggiato forse che nei corsi universitari, nei quali l'insegnamento, dovendo estendersi a tutta la chirurgia operativa, non può soffermarsi a lungo e con speciale preferenza sulla traumatologia di guerra, che non ha nella pratica civile un'importanza così marcata come nella militar e. Come parte complementare, ma pur necessaria, della chirurgia di guerra, sono da considerarsi le esercitazioni di fasciature ed apparecchi contenti vi comuni od improvvisati .con armi, vestiario, paglia, fieno, bastoni da tenda, sacchi o qualsiasi altro mezzo che si possa avere sottomano anche nel campo di battaglia per rendere meno disagevole e doloroso il trasporto dei feriti , la di cui importanza è ammessa da tutti i grandi chirurghi, e che possono anche avere un' influenza grandissima e decisiva sull'andamento ulteriore della feri ta. Dal campo scientifico passando a quello strettamente militare, dobbiamo anche prendere in considerazione gli esercizi militari, la ginnastica, l'equitazione, la scherma. che rafforzano l'individ uo e · lo dispongono a sostenere le fatiche del servizio, e così. pnre l'insegnamento dei regolamenti aul servizio sanitario in pace e in gnerra, sulle ptlnsioni, sul reclutamento, sulle rassegne, e disciplina militare, ecc., ecc., le di cui cogntzlOni sono indispensabili affinchè il servizio proceda con ordine,


LA CH IR ti lWIA. OPElUTIVA

economia di tempo, e con la precisione necessaria alla. buona riuscita d'ogni impresa. Da. questo riassunto sommario chiaramente emerge che l'insegnamento dato alla scuola d'applicazione di sanità non è, come da alcuni erroneamente si crede, un dnplicato e tanto meno un perfezionamento di quello già dato con tanta competenza dai si ngoli professori di Università, ma semplicemente un corso complementare d'istruzione, che, se può parere ed è forse superfluo per i medici che intendono dedicarsi a.lla. pratica civile, è invece a.ssolutamente necessario per i medici militari, prova ne sia che identiche scuole esistono in tutti gli Stati militari; e là dove era. stata. abolita, come in Austria, venne dopo pochi anni ristabilita. E che tale sia veramente lo scopo della scuola d'applicazione di sanità risulta anche dal fatto stesso che il Ministero della guerra. assegna ogni anno per nn biennio diversi capitani medici come assistenti onorari alle principali cliniche del regno, allo scopo di favorire ed accrescere la loro istruzione pratica, mettendoli in rapporto colle prime autorità delle mediche discipline, a:ffinchè abbiano modo di tenersi al corrente dei pro grammi dell'arte saltttare, prendere parte attiva al movimento scien tifico e portare più tardi negli ospedali militari e nelle infermer ie presidiarie il contributo delle cognizioni acquistate a beneficio dell'esercito ed a van· taggio dei colleghi stessi. Va pure notato che ogni anno si tiene un corso bi mestrale di batterios·copia e mioroscopia clinica per i capitani medici anziani che non hanno avuto occasione d'impratichirsi in questi studi, o ne furono per lungo tt\mpo distolti. Tutti questi saggi provvedimenti intesi ad accrescere il bagaglio scientifico e pratico del medico militare, banno dato il loro benefico frutto che si esplica. anche


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nella og uora. crescente a ttività operatoria, e nelle prege· voli pubblicazioni che vengono accolte con favore in tutti i periodici scientifici ; ed una. schiera di giovani e valorosi medici dà sicura gua rentigia che la salute del soldato sarà in ogni circostanza pienamente tu telata. Oper a z ioni p e r lesioni traumatich e.

Come negli anni precedenti, anche nel decorso 1900 i traumatismi hanno dato un largo contingente negli ospedali militari ed offerto un largo campo di operosità chirurg ica, come si può rilevare dal seguente specchio e relative annotazioni nelle quali, per essere breve, non si è tenuto conto di minore importanzA. per quanto merite voli di nota. CunPI 11' .~ ll ll ~T.I

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N ell'ospeda.le militare di Torino, per ferita acciden · tale di pun ta alrocchio destro con lesione della cornea a tu t to s pe s~ore e della. sclerotica. alla parte esterna.


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LA C'IIIHl"RGIA OPE!HTl\'A

delriride con coloboma e retrofi essione delriride stessa, il soldato .Martino Giuseppe veniva medicato dal capitano medico Morino, ed escisso il lembo dell'iride impigliato nella ferita, e r iunite le labbra della ferita corneale e sclerale mediante opportune successive medicazioni, gua.riva dopo tre mesi d'i cura col visus ridotto ad ' 2 del normale. Il soldato Lupicirella in seguito a grave ferita all'oc· chio destro da una scheggia di ferro, veniva operato pure dal capitano medico Morino asportando alcun i brandelli dalla cougiunti'l"a e dal corpo ciliare gangre· nato, e dopo lunga cura usciva dall'ospedale in attesa di prov,edimenti medico-legali, conservando percezioni:' abbastanza bnona della luce. Il soldato Della Giovanna, in seguito ad un colpo di moschetto sparatogli a breve distanza con cartuccia a salva, riportava graYi lesioni ad entrambi gli occhi, fra cui guattro ferita dalla cornea all'O D, di cui tre con procidenza dell'iride ed all'O S, lacerazione nella parte esterna superiore con peuetrazione di un corpo estraneo nella camera anteriore. Dal capitano medico Morino fnrono recise le tre prooicleuze dell'iride all'O D, e pra· ticata l' iridectomia all'O S. All'ospedale di Novara. si ebbero due ferite da. arma da fuoco segnite da morte. In seguito a ferita da taglio al terzo inferiore del braccio sinistro riportata dal furiere maggiore Pro,era. il maggiore medico Cametti ed il capitano medico Ceino praticavano la legatura dell'arteria radiale e la sutura del tendine dal lungo supinatore non che del nervo radiale. Guarì va per prima. NeLrospedale di Alessandria l~ lesioni violente. benchè> iu numero ragguardevole, non diedero luogo che a due operazioni di estrazione di scheggie di proiettile incapsulate n~i tessuti muscolari, eseguite l' una dal mag ·


~EGLI STABILlM E XTI S ~:\lTARI MILIT,\HJ ~F:L 1!10(1

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giore medico Vigorelli e l'altra dal tenente medico Caccia. Nell'ospedale militare di SaYigliano vennero curate 158 lesioni traumatiche, ma nessuna ha dato luogo ad operazioni d'importanza. Nell'ospedale militare di Milano dal capitano medico Aprosio venne eseguita l'estrazione di una pallottola sferica da pistola del peso di 29,50 grammi, scoperta mediante la radioscopia, in loco da 11 anni ed incistata al disotto del muscolo trapezio di sinistra. Dallo stesso capitano fu eseguita pure un'artrotomia. del ginocchio sinistro per l'estrazione di un proiettile da rivoltella. Il capitano Calegari eseguì una craniectomia alla Wagner per l'estrazione di un proiettile rimasto con· ficcato nella cavità. cranica, che avea cagionato inceppa· mento della parola e dolori continui alla regione tem· porale. L' ubicaziçme del proiettile, determinata mediante ripetute sedute radioscopiche , era a centimetri 15,7 dalla glabella, ed 8,3 dall'angolo della sn· tura lambdoidea, e alla profondità. di circa 2 centimetri dalla superficie esterna del cuoio capelluto. Il proiettile però non si potè rintracciare e con successivo esame radiografico si potè verificare che si era spostato in basso di circa 3 centimetri ed all'indietro circa. 4 ceu· timetri quasi a ridosso del tentorio del cervelletto. Tale spostamento, dovuto probabilmente alle manone di martellamento della volta cranica, induce a ri:tiettere se nella ricerca dei proiettili inuicchiati nella cavità era· nica non sia conveniente astenersi per quanto è possibile da tali manovre e r icorrere al semplice trapano. Nell'ospedale di Brescia, per una ferita incisa museo· lare a.l 3'' superiore dell"avambraccio destro, profonda fino alle ossa., si procedette dal capitano Pimpinelli alla. legatura dei piccoli rami arteriosi e della. vena radiale con successiva sutura rlei diversi strat i a piani. Per

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LA CH IRt:HG I.\ OPERATIVA

a ltra ferita da taglio al ter zo superiore posterior~ dell'avambraccio destro, profonda fino all'osso, venne legata l'arteria interossea posteriore e furono suturati i muscoli, aponeurosi e onte recisi. Per una ferita lacerocont usa al dito anulare della mano sinistra venne disarticolata. la falangetta. Tutte guarirono per prima. All'ospedale di Piacenza diii maggiore medico Giuffredi vt>nne praticata: una. sutura metallica della rotula. sinistra con artr otomia del ginocchio per frat liura comminut iva della rotula stessa. e contusione dei capi articolari del femore: un'altra. sutura metallica. circolare della roliula sinistra, con svuoliamento di sangue liquido e grumi del cavo articolare, pure per frattura comminuti va e gonemartro. Per una ferita lacero-contusa alla piegatura del gomito destro con frattura comminut iva della testa del radio, il tenente medico 'L'ravanelli procedeva all'estrazione delle scheggie ossee e successiva. sutura dei muscoli, aponeurosi e cute. Nell'ospedale di Genova, per llUa ferita. d'arma da. fuoco all'indice della. mano sinistra, il capitano medico F rigoli pratica va un'amputazione falangea, e per una. frattura complicata ~ella tibia destra procedeva ad una re3ezione ossea sporgente del callo di frattura. "Nell'ospedale militare di Bologna, in seguito a frattura mal consolidata dell' ulna destra, si procedette dal maggiore medico Bonavoglia alla rottura del callo osseo e successiva. sut ura metallica dei due frammenti. Nell'ospedale di Ravenna non si praticò alcuna operazione per traumatismi. Nell'ospedale di Verona, oltre alcune suture superficiali per ferite da taglio, fu eseguita. dal maggiore medico Orlandi la legatura della giugulare esterna sinistra, recisa da profonda ed estesa. ferita da taglio, che richiese ben 32 punti di sutura superficiale.


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Dallo stesso maggiore medico fu pure estra tto, me· diaute incisione a U, un pezzo di rame della g randezza di un centimetro quadrato conficcato nel primo spazio intermetecarpeo. :-.!elrospedale di Padova. il capitano medico Nodari e3egui va una sutura metallica del roascellare inferiore per frattura com posta. ~ Nell'ospedale di Livorno, dal tenente medico Bozzi dott. Pietro, venne fatta l'amputazione del dito indice a metà. della seconda falange per ferita da strappamento. Nell'ospedale militare di Roma dai maggiori med ici Bima e Cervigni vennero fatte parecchie suture muscolari aponeurotiche tendinee e cutanee in conseguenza di ferite profonde di taglio con esito di -guarigione per prima. Il maggiore medico Brezzi in seguito a sohiacciamento procedeva alla. disarticolazione della falangetta del dito indice della mano dest ra. ed il tenente colonnello medico Ft3rrero di Cavall erleone per una. ferita. di taglio penetrante nell'articolazione del gomito sinistro con le· sione dell'epicondilo e dell'olecrano procedeva all"esportazione dei frammenti mobili ed alla sutura a punt i staccati della caprula e dei tendini, non che delle par ti moli i sn perficiali. Nell'ospedale militare di Napoli il maggiore medico De Falco ha eseguito le seguenti operazioni : l o Una st1tura. solero-congiunti vale per ferita scle rale con ernia del corpo cìliare a destra, con esito di guarigione per prima della ferita, e ciclite consecutiva con atrofia del bulbo ; 2° Riduzione del cristallino col massaggio, iridectomia, sutura della. sclera e plastica della congiuntiva per ferita sclerale con ernia delriride a destra e sublussazione del cristallino; 3° Una disarticolazione della falan getta del dito


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anulare della mano destra per f~rita lacero- contusa con frattura; -±QUna. laparotomia con recentazioue epiploica per ferita da punta e taglio all' ipocondrio sinistro con penetrazione nella cavità. addominale ed ernia dell'epiploou. con esito di gnarigioue per seconda per suppurazione 1ottocutauea; 3" Uua e.;trazione di proiettile dalla. fossa nasale sinistra penetratovi in seguito a ferita d'anua da fuoco alla regione sopraioidea. Nell'ospedale militare di Caserta il capitano medico Geruudo praticava una resezione sottoperiostea della estremo superiore del radio destro, per frattura dello estremo superiore del cubito destro e lussazione in alto ed in avanti del radio, ottenendo guarigio·ne per prima. All"ospeclale di Catanzaro il maggiore medico Perfetti procedeva all'estrazione d el proiettile mediante incisione e dilatazione del tragitto in un caso di ferita di arma da fuoco con frattura dell' epicondito destro. Nell'infermeria di Monteleone il capitano medico Car bone, previa incisione fa.tta nella palpebra superiore destra, procedeva nel carabiniere Subrizzi Domenico alla estrazione di un proiettile di rivoltella confinato nell'angolo interno e superiore dell'arcata orbitaria destra, in seguito a ferita infertasi a scopo suicida.. K ell'ospedal.e militare di Palermo il brigadiere dei carabinieri Pinto Luigi, degente per pleuro-polmonite destra., in un accesso di delirio, si inferiva con un coltellino, a scopo suicida, due ferite all'addome, indi chiuso il coltellino lo f11ceva penetrare attra,erso la ferita. del quadrante inferiore sinistro nella caYit.à pe· ritonea.le. Il maggiore medico Natoli, eseguita una scrupolosa disinfezione dell'addome e resecato l' epiploon fuoruscito, incidendo a strato a strato lungo la ferita in direzione verticale. per lunghezza di 6 centimetri,


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penetrò nella fossa iliaca dove fra le a nse del tenne, coll'aiuto d&lle dita riuscì a trovare il coltello. Non essendovi segui di ferite di visceri, ricniuse la ferita suturando a strati peritoneo, muscoli aponeurosi e cute. La ferì ta operat i va si ricopri ben pres to di buone granulazioni e procedeva a regolare cicatrizzazione, ma la affezione polmonale andò sempre peggiorando, e l' int'ermo dopo alcuni giorni moriva. Dallo stesso maggiore medico venne disarticolata l'ultima falange riell"indica destro per ferita da strappamento. Il maggiore medico Minici nell'(ospedale di Messina eseguiv.t la disarticolazione della falangetta del pollice destro per ferita. da. schiacciamento. Nessuna operazione meritevole di nota particolare venne praticata, per traumatismi, negli ospedali militari di Venezia, Udine, Firenze, Perugia, Cagliari, Salerno e Bari. Benchè non abbiano richiesto intervento operatorio, meritano tuttavia particolare ricordo per la loro gravità. le seguenti lesioni. Il vice- brigadiere dei reali carabinie ri a cavallo Buniva, a scopo suicida, si sparava un colpo di rivoltella in bocca, ed il proiettile, trapassando il palato osseo, usciva dalla regione parietale sinistra a tre centimetri circa dal bregma. Dal foro di sortita fuorusci va. sostanza. uerebrale e sul parietale si constatavano fessure multiple dell'osso. Si notava afasia completa, emiplegia. destra, paralisi com p l eta degli sfinteri, però l'intelligenza. era conservata. Dopo cinque mesi di cura nell'ospedale militare di Torino, il Buni va veniva. dimesso in condizioni soddisfacenti, avendo riacquistato la parola con un timbro di voce abbastanza chiaro mediante adatto apparecchio di protesi al palato. e l'uso degli art i. Solo la. memoria rimase incerta e confusa. Nell'ospedale di Novara si ebbero dne morti in se· guito a ferite d'arma da. fuoco.


Nell'ospedale di Genova si ebbe un decesso nel sÒldato Fini della brigata ferrovieri, ferito da un colpo di daga infertogli in rissa alla. regione posteriore del torace e penetrante in cavità. Un a ltro decesso si ebbe a Verona nel soldato B i,;icchi Pietro dell' s• artiglieria per frattura del cranio con fessura del temporale sinistro. A Venezia, fra le lesioni violente, si ebbe uno. ferita da fuoco penetrante nel torace nel 6° spazio intercosta.le sulla linea papillare sinistra, complicata a lesione del polmone con emotorace, e frattura a forarne della porzione squamosa della scapola corrispondente al foro di sortita. del proiettile. Guariva con limitazionè nei movimenti della spalla. All'ospedale di Perugia fu in cura il caporale zappa.tore Oddone del 59° fanteria, per grave ferita d'arma da fuoco infertagli a scopo omicida dal soldato 1\'Iatteucci dello stesso reggimento con una fuci lata. a balistite. Detta ferita al torace destro, penet.rante in cavi~à in corrispondenza della costa con foro d'uscita alla spina della scapola corrispondente, guariva senza intervento chirurgico in un periodo di tempo abbastanza breve. Il feritore Matteucci, compiuto il misftt.tto, tiravasi una fucilata sotto il mento con foro di uscita alla radice del naso, dando luogo ad estese e profonde lesioni della. faccia: alla lingua, al pavimento della bocca, al mascellare inferiore, al margine alveolare del mascellare superiore ed alle ossa nasali. Con adeguata e paziente medicazione, estraendo a t~mpo opportuno le schegge ossee mobili, il ferito guariva senza deturpamento ap· prezzabile della faccia, e con lieve inceppamento della parola. All'ospedale militare di Rorua, fra le lesioni traumatiche importanti. va. segnata una frattura esposta della porzione orbitale e sopraorbitale sinistra con fuoruscita

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di sostanza cerebrale, guarita colla semplice medicazione antisettica e colla rimozione di piccole schegge isolate. A Cagliari fu curato il carabiniere Puleo per una ferita di rivoltella al torace, infertasi a scopo omicida. Il proiettile penetrato nel 2• spazio intercostale sinistro ed a t tra versato il polmone fuorusci va a 3 centimetri sotto la spina della scapola sinistra. Si sdluppò polmonite trau· matica al lobo superiore, tuttavia riusciva a guarigione. Adenopatie, tumori benigni e rr>ahgni.

Faccio oenno in forma sinottica delle numerose ope· razioni di enucleazioni glandulari e per tumori che non hanno presentato difficoltà operatorie o complicanze qu ....lsiasi, dividendo le altre in gruppi secondo !"uso praticato finora con uno specchio dimostrativo, ed un breve riassunto delle storie cliniche più importanti. Le numerose operazioni praticate per adenopatie ritenute di natura tubercolare, se provano da un lato che la convivenza in ambienti relativamente ristretti favo · risce le disposizioni ai processi tubercolari, non esclude il supposto che in alcuni casi non si trattasse veramente di adenite specifìc!t; ed io esprimerei il modesto avviso che, trattandosi specialmente d'individui con affezioni gla.ndulo.ri cet·vico.li o sottomo.scello.ri molteplici e dure,

anzichè ricorrere alla enucleazione, che lascia ben di frequente traccia molto appariscenti, spiacevoli e spesso inutili, sia fo rse miglior partito sottoporli senza altro a rassegna per rimando, o lunga. licenza., nella speranza che, fuori dell'ambiente confinato delle caserme, e colla cura dell'ar~a. libera, possano, come molti opinano, otte· nere r isultati più soddisfacenti che coll'intervento chi · rurgico. Fra le operazioni per tumori benigni, per le difficoltà


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Rossi Aug usto. Cossu. Fabris Ancona. Riva l'astorello . Chieti . Baldassarre Torio D'Ettorre Firenze . Baldanza S ilvestri Puglisi Maugeri. Livorno. Tenente Bozzi. Procacci. Bima. Roma. Cerv ig ni Rizzo . Corbi. Oddi. Salvatore Susca Domenico Cavicchia . Perugia. Li cari Orrit Cagliari . Murtas Napol i Marrocco De Falco Grippo De Sarlo Serto! i Smirag lio. Zuccari . Salerno. Pasquale Bari Lucciola. Testa . Catanzaro. Car bone. Palermo Natoli Scaldara Furnò Polistena :\lessi n n. . Carino . ~linici .

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LA OHIRURGlA OPERATIVA

della regione su cui vennero eseguite-- operatore capitono medico Gian i - meritano di essere notate : 1° l'enucleazione completa di una cisti dermoide della grandezza di un uovo di gallina alla regione ma· stoidea dèstra situata profondamente sotto lo sterno cleido mastoideo ed estendentesi alla regione del collo e della nuca con prolungamenti; 2" l'asportazione completa di un polipo glosso faringeo, del volume d'una grc,ssa a vèllana, impiantato in vicinanza del pilastro anteriore sinistro sulla base della lingua. Guarit i. Dei tumori maligni merita nota particolare un caso di sarcoma alla coscia. sinistra con sede nel quarto infe· riore del quadricit>ite esteriore, presso il ginocchio, che fu operato qal maggiore medico De Falco mediante generosa asportazione di nbre muscolari e del tendine contenenti il tumore, non che del cul di sacco superiore deUa sinoviale articolare del ginocchio di sinistra, guarì per prima. Una orchiectomia sinistra fu eseguita dal capitano medico Frigoli; un'altra dal capitano Aprosio. Cute, tessuto tendineo, muscolare e nervoso.

Nell'ospedale militare di Caserta il caporale Giorgetti del40• fanteria, affetto da piaga luposa alla regione zigomatica destra, veniva operato dal capitano medico Gerundo colresportazione completa del tessuto luposo e sutura della cute. Guariva in 12 giorni per prima. Molte fLuono le operazioni di innesti epidemici, te· norrafia e suture muscolari praticate negli ospedali mi· lita;ri, ma qui non credo far menzione che di una f~rita da taglio al terzo inferiore anteriore dell'avambraccio destro che oltre la legatura deil'arteria radiale, diede lnogo alla sutura del nervo radiale e del tendine del lungo supinatore praticate dal capitano medico Ceino


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nell'ospedale militare di Novara con esito di guarigione per prima in 11 giorni. Nell' ospadale militare di Cagliari il tenente medico De Murtas operava una guardia di finanza. affetto da cicatrice deforme infossa.ta e aderente alla regione frontale media, da osteo-periostite. Mediante l'incisione dell~ cicatrice con taglio ellittico, rasohiamento dell'osso

s.:>ttostante e sutura, previo scovrimento dei margini cutanei l'infermo guariva per prima, e dopo venti giorni veniva dimesso dall'ospedale. All'ospedale di Torino fu eseguita dal capitano medico Tommasina. una plastica. del pene per ulcera fa.gedenica.. All'ospedale di Bari un"altra estesa plastica del pene venne eseguita con buon risultato dal capitano medico Lucciola per gangrena di tutta la cute dell'asta, consecutiva ad ulcera fagedenica. Sistema circolatorio.

Poche furono le operazioni eseguite nei vasi, e troviamo soltanto registrate: 3 escissioni di vene varicose agli arti inferiori col metodo di Trendelemburg praticate dal capitano Aprosio nell'ospedale di Milano. Un identica operazione dal tenente Caccia ad Alessandria ed una dal maggiore medico Bonavoglia a Bologna. Furono inoltre praticate le seguenti legature d'arterie: l legatura della femorale al sito di Hunter per aneur isma spontaneo della poplitea. destra. (maggior e medico Na.toli a. P éilermo); 1 legatura. dell'arteria interossea posteriore destra per ferita da taglio al 3° superiore posteriore dell'avambraccio (capitano medico Pimpinelli, Rresoia.) ;


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LA CHffiURGJA OPERATIVA ECC.

l legatura della radiale destra per ferita da taglio al 3° inferiore anteriore dell'ava mbraccio (capitano medico Ceino, Novara); l legatura dell' arteria tegumentale addominale per ferita da taglio, (capitano medico Tommasina a Torino); l legatura dell'arteria radiale dal maggiore De Falco, per frattura completa al terzo inferiore dell'antibra.ocio destr o, complicata a. ferita delle parti molli ; susseguita. poi da gangrena della mano e dei due terzi inferiori dell'antibraccio destro, che provocò la disarticolazione dell'an ti braccio. (Continua).


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ESPERIMENTI SULLA EMOSTASIA DEL FEGATO Per Il dott. P ie&r o T r oìani , lenente medico addetto alla Scuola. d'applicazio ne di Sa nità militnre in FirPnlP

Emostasi nelle f'erite epatiche. - Le ferite del fegato per armi da punta, da taglio e da fuoco dànno ~na. mortalità, secondo Tricomi, del 50 p. 100 e più esattamente, secondo Edler, quelle per arma da fuoco del 55 p. 100 e quelle per armi da taglio e da punta del 6-!,8 p. 100. L 'emorragia per ferite d'arma da fuoco è più scarsa in generale che nelle ferite d'arma da taglio e da punta per lo spappolamento dei tessuti e per la più facile formazione di zaffi, quando però non siano lesi grossi vasi. Ciò è esatto per le lesioni prodotte da. rivoltella. o da antichi fucili da guerra. Ma i proiettili moderni animati d i grandissima Ye· locità. producono fin oltre i 500 metri estese devastazioni del fegato con lesioni di grossi vasi e complicate nella maggioranza dei casi a lesioni della pleura. e del polmone, dello stomaco e dell'intestino grosso e tenue; per cui la. morte in genere è immediata. per emorragia, oppure è secondaria per infezione della pleura. e specialmente del peritoneo. L' iutervento pronto nelle ferite del fegato è indica.to non solo per frenare l 'emorragia, che rappresenta il pericolo immediato, ma per disinfettare la ferita e li· berare la cavità del ventre dal sangue, dalla bile, dai liquidi intestinali e dai corpi estranei, che rappresentano i pericoli tardivi.


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ESPERIMENTI SULLA EMOSTA SIA DEL FE(i;ATO

P er ar restare l'emorragia i chirurgi hanno utilizzato ora la. sutura., ora. il tamponamento, ora il termoca.uterio.

Emostasi con la sut ~wa. - Per evitare le estese lacera.zionii del fegato ho pratiuato la sutura sempre con grosso filo di ca.tgut e con aghi cilindrici infissi a distanza. dai margini della ferita e profondamente senza stringere troppo i nodi, ma. !imitandomi all'affrontamento dei margini della. lesione. Dopo fa.cevo una lieve e temporanea. compressione, e, se non erano stati lesi vasi importanti, l'emostasi era completa.. Nelle emorragie inquietanti è preferibile alla. sutur a a. punti staccati la. sutura. ad ansa col metodo che Bo· nanno usa per le resezioni epatiche. Ma io mi sono servito di questo metodo modific~~.n­ dolo, come descriverò nelle resezioni. Emostasi col termocauterio. - Quando era leso q ualohe vaso importante rinunziavo alla sntura. e mi servivo del termocauterio anziohè ricorrere alla legatura. dei monconi del vaso ferito. Si è detto (Clementi) che il termocauterio è insufficiente a produrre l'emostasi, quando sono recisi vasi di un certo calibro. Ciò è vero sempre per le grosse arterie del fegato; ed anche per le medie quando però non si fa. un'emostasi pr ovvisoria., poichè, se, mentre il termocauterio agisce, il sangue seguita. a. sgorgare abbondante, impedisce la produzione dell'escara. Io perciò ho seguito il seguente procedimento: Estratto il lobo sinistro, che nel cane è il più grande e il più mobile, ho prodotto una ferita da taglio lunga. circa. tre centimetri e profonda. due. ' L'assistente frena. la notevole emorragia, comprimendo i1 tessuto epatico da una. parte e dall'altra della.


E S PERIMENTI S ULLA EMOSTASIA DEL FE GAT O

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lesione, tenendo l' indi~.:e d'ambo le mani sulla. superficie concava. del lobo ed il pollice sulla con vessa. Allora. col termocauterio cauterizzo estesamente la ferita. fino ad ottenere l'emostasi definitiva mediante la. produzione di un'escara capace di resistere all'urto della corrente sanguigna. Dopo 30-35 giorni si ritrova nel punto leso un infossamento dovuto al tessuto di cicatrice, che h~ riunito i margini della ferita.. Il tamponamento con epiploon o con garza credo si debba riservare, specialmente quest'ultimo, ai casi di emorragie infrenabili con la. sutura. o con il termocauterio e ai casi di gravi lesioni per arma da fuoco. Anzi nelle ferite a canale per arma da fuoco accompagnate o non da fenditure raggiate, io proporrei il tamponamento con matasse di filo di catgut. In due casi ho prodotto ferite si m.ili a quelle per arma da fuoco a canale completo e con fenditure raggiate, ed il tamponamento con catgut mi ha dato ottimo risultato.

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Emostasi nelle t·ese::ioni epatiche. - Loreta par il primo ha resecato in un caso di tumore cistico gran parte della piccola ala. del fegato, fissando il moncone alle pareti. Seguirono La.ngenbucb, Ja.mes, I srael, Eiselsberg, eco., e tutti convennero nel riconoscere le gravi difficoltà, che si devono superare per ottenere l'emostasi. Kaltenbach ed l srael usarono il laooio elastico, ma la sua azione emostatica è insnfficiente, poiohè se la legatura. in massa non si fa sopra un tessuto elastico, ma friabile, la sua azione strozzante cessa. presto. Bonanno (1891) fa la sutura intraepatica.. Passa un luogo :filo di catgut n. 4 nella. cruna di due, tre. quattro


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E S PE111li!EXTI SlJf,LA E~IOSTASIA DEL FEGATO

aghi retti. Infigge gli aghi dalla. parte concava alla convessa e, tagliato il filo sulla cruna degli aghi, risul tauo tante anse che annoda.; così la capsula del Glisson ed il tessuto epatico vengono gradatamente re· cisi. Asportata la parte sottostante ai la.coi, striscia rapidamente il termocauterio sulla. superficie di sezione. Ho modificato il metodo del B onanno in due modi: l • Se devo fare la resezione di una parte di fegato non troppo spesso, prendo un lungo filo di catgut molto grosso e, cominciando dal capo a d9l filo (vedi fig. l , A ) faccio un'ansa. lunga circa 20 centim. e poi ad una certa distanza da a pratico un nodo Fi g. L comprendente tutti due i capi dell'ansa. .Faccio poi sul capo lungo del filo una seconda ansa e su questa un secondo nodo, che disti dal primo circa un cen· timetro e mezzo; e cosi di seguito si fanno tante anse coi rispettivi nodi. Su ciascuna ansa si applica un ago ci· lindrico, o meglio uno specillo crunato e flessibile, che possa funzionare da ago cilindrico smusso retto o curvo. Si può anche usare l'ago del Reverdin. Così preparato, il fìlo è pronto per la sutura e questa si pratica infiggendo gli aghi nella sostanza epatica dalla superficie concava alla convessa e distanti fra loro un centimetro e mezzo, tanto, quanta è la distanza che separa un nodo dall'altro. Passati gli aghi o g li specilli si troncano le anse in corrispondenza. dell'ago, ed i capi liberi si annodano fra loro lentamente e, se è possibile, contemporaneamente. Si ha comA risultato una sutura incatenata che evita ·u gran parte la recisione della sostanza epatica, pur essendo emostatica. (Vedi fig. 1, A').

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--. ESPERDtENTI SULLA .E~! OSTA SIA DEL FEGATO

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2° Quando lo spessore del fegato nel punto dove deve cadere la sezione è considerevole, meglio si impedisce la lacerazione della sostanza epatica e la sfuggita dei monconi vasali recisi, modi:ficando il primo metodo di sutura. La modificazione consiste nal praticare su ciascuna ansa un secondo nodo, distante dal primo un terzo circa dello spessore, che il f~gato presenta nel punto dove deve essere resecato. (Vedi fig. l , B). Come risultato si ha la formazione di tante zone di tessuto epatico strozzato da maglie di filo a forma irregolarmente esagonale. (Vedi fig. l, B'). Qualora dopo Ja. sezione del fegato non si avesse emo· stasi perfetta, poichè le anse non furono sufficientemente strette nell'annodarle, basta stringere p. es: il capo a con b, perchè la nuova costrizione più energica. arresti completamente l'emorragia. Invece del filo di catgut ho usato altre volte un :filo di gomma elastica avente quattro millimetri quadrati di sezione, e vi ho praticato i nodi con un :filo di seta, poichè fatti con lo stesso laccio elastico sarebbero stati troppo grossi. A me il filo elastico, facendo la. sutura incatenata ha dato come risultato un 'emostasi più pronta che il filo di catgut, perchè il laccio elastico lievemente teso comprime e strozza. g radatamente il connettivo dei lobuli epatici.

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Ceccherelli e Bianchi (1894) prendono due stecche di bf..Iena già preparate e con queste circondano la parte del fegato, che deve essere suturata ed escisa. Con un I_ungo ago lanceolato, armato di doppio filo di seta trafig~ono il fegato passando per i fori precedentemente fattt sulla. fettuccia di balena. Cosi seguitano fino alla fice. Allora cominciano ad annodare i fili da una parte


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ESPEfllME~TI SULLA EMOSTAS U DEL FEGATO

e dall'altra in questo modo: il filo prima passato viene annodato col suo estremo del lato opposto, il quale poi si annoda col filo del secondo punto, questo col filo del terzo e co~ì via. Questo che viene fatto su una superficie del fegato, ~i ripete pure sul lato opposto. Fatta. la. resezione, riuniscono i fili, che sono da una par te del peduncolo con quelli dell'altro lato. T errier ed Auvray dicono che tale processo è più teorico che pratico, ma a me non sembra giusto questo giudizio, credo tuttavia che il modo di passare i fili e di annodarli richieda troppo tempo.

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•• .Emostasi nelle resezioni epatiche con stecche di osso clecalci(ìcato o di cartilagine. - Decalcificato il femore

di bue con una soluzine di acido clor idrico al 10 p. 100 rinnovata ogni giorno, si fanno delle stecche larghe sette millimetri circa e spesse due millimetri, e si p :mgono per due giorni in abbondante acqua distillata e bollita per togliere l'eccesso di acido cloridrico, e quindi si passano in una soluzione alcoolica di sublimato (alcool grammi 60, acqua grammi 40, bicloruro di mercurio centigrammi 2) dove si tengono per diversi giorni allo scopo di indurirle e di disinfettarle. Le cartilagini pr~parate in listarelle come le stecche di osso decalcificato si mettono fin da prinoi pio nella soluzione alcoolica di dublimato. Volendo fare la resezione del fegato con le stecche di osso decalcificato o di cartilagine, se ne applica una. sulla superficie concava ed un'altra. sulla convessa.. Con aghi cilindrici si attraversano contemporaneamente le due stecche ed il tessuto epatico interposto. (Vedi fig. 2). Se sulle stecche si sono praticati in precedenza dei for i si può passare il filo con uno specillo crunato.


ESPERIME ~TI SULLA E:\IOSTASIA DEL FEGATO

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smusso e flessibile, che non lede i v11.si. Si entra coll'ago o con lo specillo sulla superficie convessa, si esce sulla conca va, si rientra sulla concava e ai esce sulla convessa. Si forma così un'ansa che si annoda, strin· gendo lentamente il filo , mentre l'assistente fa una leggera pressione sulle stecche. Si passano così tante anse distanti fra loro un centimetro circa. Quindi col coltello si seziona il fegato. L'emostal'i è perfetta, ma, se per caso nel punto di maggiore spessore dell'organo vi fosse qualche vaso sanguinante, o si passa un'altra. ansa, oppure si escarizza col termoca.uterio. Fig :1.

Usando, oltre le stecche, un lungo filo, sia esso di seta, o di catgut, o di gomma, col metodo del Bonanno l'operazione riesce più rapida e l'emostasi più certa. Siccome la superficie di sezione del fegato facilmente prende aderenze con gli organi vicini, questo inconveniente spesso ho potuto evitarlo ricoprendo la. superficie di sezione stessa con un lembetto di grande omento privo di grasso. Dopo 35·40 giorni l'osso s'è riassorbito. Si nota. un leggero ispessimento della capsula del Glisson , limitato ai punti dove fu in contatto delle bacchette di osso.


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E S PERU(E:\TI f'qLLA EMOSTASI.~ DEL FEGATO

In tutto il resto il peritoneo è normale. Fatto un taglio, che va dal margine resecato verso la parte centrale del fegato, si vede come dal tessuto di cicatrice si passi gradatamente al parenchima epatico normale. Il tessuto di cicatrice è tanto più scarso per quanto più tempo fu mantenuto in Yita l'animale .

••• Invece delle fettucce di osso decalcificato o di cartilagine si possono applicare degli anellini rotondi od elittici delle stesse sostanze perforati al centro, ovvero degli anelli fatti con grosso filo di catgut. Preparate le anse alla maniera del Bonanno, si fa passare su ciascun ago un anello, il quale discende alla base dell'ansa. Passati gli aghi attraverso il fegato, si mette su ciascun ago un altro anellino. Annodando i capi di ciascuna ansa, gli anelli impediscono che il fegato venga r eciso sia in superficie, sia nello spessore. Questo metodo ottiene gli stessi risultati del processo del Bonanno da me modificato. ~

••

Emostasi nelle ,·ese:: ioni del fegato col te?·mocautej·io. Come dissi, ho ottenuto l'emostasia nelle ferite del fe· gato col termocauterio, come già avevano fatto Bonanno e Del V eochio. Ho praticato pure la resezione di grandi porzioni di fegato nel cane col solo termocauterio. Ho avuto l'emostasi anche se erano interessati vasi importanti. 1\leutre l'assistente comprimeva tra due stecche di osso decalcificato la porzione del fegato da conservare, allo scopo di avere un'emostasi provvisoria, col termocauterio si faceva la sezione producendo un'escara profonda. Ma l'operazione è troppo lunga.


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ESPERD!E~TI St"Ll.A EMOST.ASIA DEL FEGATO

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CONCLUSIONI .

1• Il mezzo da preferirsi per frenare l'emorragia nelle ferite epatiche è la sutura, sia a punti staccati, sia col metodo del Bonanùo da me modificato. 2° Quando non è possibile praticare la sutura, si può ricorrere al termocauterio od al tamponamento; questo specialmente nelle ferite d'arma da fuoco, preferendo come materiare il catgut all'amento ed alla garza. 3° Anche nelle resezioni del fegato la sulura deve preferirsi al termooa.uterio. 4' Se la legatura elastica in massa è condannabile nelle resezioni epatiche, credo in vece potere per primo consigliare la sutura incatenata con filo elastico adottando il metodo del Bonanno con le mie modificazioni. 5° Se lo spessore del fegato nel punto da sezionare è considerevole, si possono evitare estese lacerazioni e si può meglio assicurare l'emostasi usando stecche di osso decalcificato o di cartilagine, e facendo la sutura con filo di seta o con filo elastico col metodo di Bonanno.


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UNA NUOVA STUFA STERILIZZATRICE

Per il dott. Pi e tro Troi ani , tenen l6 medico addetto alltl Seno!:~ di'applicazione di Sanita milìlare in Fi renze

Non è ancora risolta la questione se sul campo di battaglia debba preferirai il metodo asettico all'antisettico; ma. non è così per le sezioni di sanità e per gli ospedali dove il metodo asettico dovrà funzionare accanto all'antisettico e nelle fer ite chirurgiche dovrà completamente sostituirlo. Il materiale asettico in guerra si potrà avere o tenendolo pr eparato fin dal tempo di pace (Haba.rt) r acchiuso in scatole metalliche, o prepara.ndolo estemporaneamente. Le stufe ad aria calda furono dapprima le sole usate per la. disinfezione, Ma si vide che l'aria., pur avendo un potere conduttore del calorico maggiore del vapore acqueo, ha un calore specifico minore, e per comunicare ai corpi, che le sono a contatto, il suo calore, non ha.

come il vapore acqueo la possibilità di un cambiamento di stato, ma rimane sempr e gas e non cede calore che per raffreddamento. L a .molecola d'aria raffreddata -qon si allontana dal pun to ove il fano111eno si compie; anzi, siccome è divenuta più pesant e, viene più difficilmente spostata dalle altre molecole leggere, che a. quello stesso punto sono portate dall'aria calda. Da ciò deriva la len ta


UXA XUOVA. STUFA S1'ERTLlZZATRIC E

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ed incompleta penetrazione del calore nella profoudit.'i degli oggetti. Si sa che occorre una temperatura di 140°-150" e due ore di applicaa·ione di calor secco par uccidere le spore del carbonchio. Tale elevata temperatura applicata per si lungo tempo altera gli oggetti di medicatura e questi perdono il loro potere assorbente, proprietà sine qua non per avere un ottimo materiale. Le stufe miste a vapore e ad aria calda non ebbero maggior fortuna. Salomonsen e Levison hanno provato che dànno una ripartizione irregolare di calore, per cui la sterilizzazione è lenta e non sempre efficiente, se non si raggiungono 130' . Le stufe a vap01·e hanno dato i migliori risultati. Sambuc (1885) professore di fisica alla scuola navale di Tolone, ha ·s piegato il meccanismo, con cui il vapore penetra nelle sostanze porose: « L e prime molecole di vapore, che penetrano nella zona superficiale di un pacco di cotone, si raffreddano e si condensano; il vuoto che ne risulta richiama in una seconda zona di cotone nuo,·e ondate di vapore, queste si raffreddano a loro volta e si condensano ecc. Le zone, dove il vapore si è conden· sato , sono d'altra parte sufficientemente r iscaldate, perchè le nuove gettate di vapore servono a vaporizzare per il loro calore l'umidità condensata; ne risulta, che · ad un dato momento tutto il vapore, sia nel cotone sia nella camera, ha ripreso lo stato gassoso. Si ha dunque una serie di condensazioni di strato in istrato di cui ciascuna apre al vapore l'accesso ad uno strato più profondo. » E que~to con tanta maggiore rapidità, quanto più si sarà prima riscaldata e rarefatta l'aria nella camera di disinfezione.


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U NA ~ UOVA !;TU.FA STER ILIZZATRlCE

..

• *

La. Scuola era provvista di una sterilizzatrice dello Schimmelbusch fatta da una cassetta per la. bollitura dell'acqua con una cestina di r eticolato metallico per contenere gli i.strumenti, e da un'altra cassetta più grande con la rispettiva cestina per gli oggetti di medioatura. La cassetta. su peri ore priva di fondo appoggia ad· incaFig. f.

stro nella inferiore e cosi il vapore sale direttamente d al basso in alto. Lo Schimmelbusch riconosciuti i vari difetti di questo a pparecchio ne ha costruito un altro che consta di quattro par ti essenzialmente. (Vedi fig. 1").


UNA NUOVA STUFA STElULJZZATRICE

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l' Bollitoredell'acqua l. - 2• RecipienteperlefasceA. - 3o Recipiente per gli strumenti D.- 4" Cassetta del vapore S. 1• L'ebollitore doll'acqua. è una. comune cassetta quadrata di lamiera. 2• Il recipiente per la medicatura è una cassetta di lamiera eon maniglie e quattro piedi mediante i quali sta nell'acqua; a metà. dei piedi vi è un incastro sul quale

può scivolare la cassetta per gli strumenti. TI coperchio ha. due dischi mobili [(, i quali aprono e chiudono una. serie di fori. Nel mezzo della cassa dal tetto al fondo vi è un cilindro R aperto superiormente il quale in basso ha nella periferia dei forellini. Il cilindro è tenuto saldo da una lastra verticale. la quale divide la cassetta in due scompartimenti. 3° .La cassetta degli istrumenti ha un orlo rilevato, che scivola sulla. guida, che si trova a metà. dei piedi della cassetta A. 4° La cassa. del vapore è una cassa quadrata di pe· sante e forte lamiera di ferro, Je i]uattro pareti della quale si ~~oppoggiano ad incastro a.lle paréti della. cas setta per l'ebollizione dell'acqua. Nel mezzo della cassa vi è un camino, la cui circonferenza abbraccia esattamente il cilindro R. Sul tetto v'e un termometro ed una valvola ad • . o di atmosfera. Dopo aver fatto scivolare la cassetta degli istrumenti fra i piedi della cassetta per le medicature, si chiude questa. con il coperchio (i forellini K aperti) e si mette nell'acqua bollente del ser batoio di acqua I. Dopo alcuni minuti si chiudono le aperture ][ e si mette la cassetta del vapore S accuratamente in modo che il camino R combaci esattamente con l'esterno del cilindro R. Avvenuta la sterilizzazione si può fa.re uscire il vapore togliendo la val vola; si allontana la cassa del vapore e si tolgono dall'acqua le altr& d ne cassette: 45


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U ~A ~ U OVA STUFA STERILIZZATRIC!!:

quella degli istrumenti si può metter e nell'acido fenico; quella della medicatura si può portare ancora una volta sulla fiamma per il prosciugamento delle fasce.

.".. Visti gl'inconvenienti di questi apparecchi, l' uno molto imperfetto, l'altro troppo complicato, mi sono proposto di costruire una stufa sterilizzatrice, che con la. semplicità raggiungesse il più alto grado di perfezionamento di sterilizzazione, associando al vapore fluente una certa pressione, poichè così si ottiene una temperatura più elevata. ed una. penetrazione più rapida. del vapore nell' interno degli oggetti. Ho dato all'apparecchio una forma rettangolare, poichè le esperienze di Frosch e Clarembach hanno dimostrato, che non è necessaria la forma cilindrica per evitare gli angoli morti, ma che, qualunque sia la forma, la. temperatura è sempre la stessa su tutti punti di un medesimo piano orizzontale. L'apparecchio consta (Vedi fig. 2•): l • D i una cassetta inferiore A che genera. il vapore e serve nello s tesso tempo a sterilizzare i ferri. 2• Di una cassetta superiore B a doppia parete, che si appoggia ad incastro sulla inferiore. n coperchio pure si appoggia ad inùastro sulla cassetta. e vi è mantenuto fil'S O da due fermagli a pr essione (E). Negli incastri si pone un poco d'acqua. e cosi si ha una chiusura idraulica, che impedisce le iinut.ili perdite di vapo1·e. La. cassetta superiore ha sulla. parete esterna del fondo un ampio foro circolare (Ci, il quale permette, che il vapore circoli nell' intercapediue per riscaldare la medicatura e rarefare l' aria in essa interposta, e co3Ì si raggiunge lo scopo di e vitare una condensa.-


U~A NUOVA STUFA STERl LIZZATRICE

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zione prematura. del vapore quando incontrasse la medicatura fredda. Il vapore infine esce dall' intercapedine per i fori D posti in alto sul lato lungo della cassetta. Quando gli oggetti d i medicatura si sono riscaldati (bastano dieci minuti) si chiudono i fori D e si aprono i due rubinetti F posti sulla metà dei lati brevi della cassetta inferiore. Allora il vapore per questa via penetra in un canale cilindrico. Questo canale, che abbraccia esattamente la periferia del tubo di emissione

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del rubinetto, fa parte della cassetta superiore, della quale attraversa le due pareti e subito si termina. Ma, percbè il vapol'e non investa la medicatura dal basso-, viene da una terza parete posta sul lato breve condottato sin qttasi alla sommità della cassetta e cosi dopo avere impregnato la medicatura dall'alto al basso eoacoia l'ar ia residua, che per proprio peso discende ed esce per i fori G posti alla base del lato lungo della e&ssetta.


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trnA NUOVA STUFA STERILIZZA T RICE

Dopo trenta minuti di ebollizione la sterilizzazione è avvenuta. Se si vuole asciugare completamente la medicatura, si chiudono i rubinetti F e si fa di nuovo circolare il vapore nell' intercapedine. Vantaggi dell'apparecchio.

l o È un apparecchio semplice e di facile funziona-

mento. Pur essendo resistente non è molto pesante. 2• Può andare con qualunque mezzo di riscaldamento e bolle molto presto perchè basta mettere nella. cassetta inferiore 1200-1500 c. c. di acqua distillata con l'aggiunta di carbonato di soda. l /.. a• Realizza. tutte le condizioni indispensabili per nna sterilizz11.zione rapida, e sicura cioè: risca,lda.mento preventivo degli oggetti da disinfettare; corrente del vapore fluente dall'alto al basso; debole pressione del vapore ; prosciugamento degli oggetti di medioatura. dopo la sterilizzazione. L'apparecchio delle dimensioni come è costruito contiene materiale sufficiente per una laparotomia.. La cassetta inferiore lunga 36, alta 10,7, larga 10 centimetri è costruita in modo che quando l'apparecchio non funziona. possa essere contenuta nella cassetta superiore per occupare durante il trasporto il minore spazio possibile. La. cassetta. superiore è lunga 44, alta 16,5, larga 16,5centim· L'apparecchio è costruito per opportunità. in rame, ma potrebbe farsi in lamiera di ferro nichelata.

..

• • Questa sterilizzatrice è raccomandabile per tutte le i nfermerie presidiarie e a.nc,he per le infermerie dei r eggimenti, dove ora si fa un gran consumo di cotone

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UNA NUOVA STUFA STERILIZZATRI CE

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e di garza al sublimate. A vendo questa sterilizzatrice può utilizzarsi la garza semplice, che, una volta usata, si può lavare e di nuovo sterilizzare. Si avrebbe cosi una. non tra.scura.bile economia. di materiale di medicatura e di sostanze antisettiche e tutte le medicature si potrebbero fa.re con materiale asettico ed asciutto, che è condizione indispensabile per il regolare decorso del processo di guarigione delle ferite. Volendo portare in campagna in caso di duello medicatura. ed istrumenti sterili si può fare al reggimento la sterilizzazione dei ferri e della. medicatura nella cassetta. superiore e si può non trasportare la cassetta che ha generato il vapore. Per gli ospedali da campo l'apparecchio dovrebbe essere di dimensioni tali da contenere il doppio di materiale. Ma per le sezioni di sanità e per gli ospedaletti da cinquanta letti io non consiglierei apparecchi di grandi dimensioni, ma meglio sarebbe che ve ne fossero due: uno per il locale adibito per le medicatura e un altro per le operazioni. Una. sterilizzatrice così piccola potrebbe usarsi anche nei posti di medicazione.

*** Disinfezione meccanica. - Vi è chi ha proposto ed usa la disinfezione meccanica dei bisturi, perchè con rebollizione se ne altera il taglio. Ho fatto degli esperimenti per notare se un' accurata. disinfezione meccanica fosse capace di rendere completamente sterili i bisturi. l o Disinfettate prima le mani, ho praticato per dieci minuti con batuffoli di cotone sterile bagnato in etere la disinfezione meccanica di un bisturi della sala ana· tomioa e di un altro nuovo non mai usato. Infissi in


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UNA NUOVA STUFA STERILIZZ.A.TRICE

gelatina hanno dato sviluppo di molte colonie, specialmente quello della sala anatomica. Un altro bisturi della sala anatomica ed un altro nuovo infissi in gelatina senza sterilizzarli hanno dato, specie il primo, sviluppo straordinario di colonie. 2° Con batuffoli di cotone sterile rinnovati ogni volta. e bagnati prima con etere, poi con alcool ed infine con trementina ho praticato per dieci minuti per ciascuno la disinfezione meccanica di quattro bisturì, due della sala anatomica e due nuovi. Dei due primi una è stato infisso in gelatina ed uno è stato strisciato in aga.r. Cosi dei due nuovi uno viene infisso in gelatina ed uno strisciato in aga.r. Altrettanti bisturi come controllo sono stati direttamente infissi in gelatina e strisciati in agar, dando come nel primo esperimento sviluppo straordinario di colonie. I bisturi della sala anatomica disinfettati dà.nno poche colonie. Quelli nuovi disinfettati dànno sca.rsissime colonie. Dunque la disinfezione meccanica con sostanze di~assanti, ossidanti e battericide diminuisce, per quanto più è accurata, il numero dei batteri contenuti nella superficie dei bisturi ma non dà mai un'asepsi asso-

luta. Ed infatti se lisci appaiono macroscopicamente il taglio e la superficie di un bisturi, non sono così microscopicamente, poichè il filo appare come una sega munita. di tanti denti miscoscopici e la superficie mostra rilievi ed avvallamenti, che favoriscono l' innicchiamento dei batteri e rendono oltremodo difficile un'esatta disinfezi6ne meccanica. Quindi io penso che tanto l'azione meccanica dei batuffoli, quanto l'azione digrassante, ossidante e battericida dell'etere, della trementina e dell'alcool potTanno dare un'asepsi chirurgica, ma non mai un·asepsi batteriologica e perciò ritengo ohe per essere compie-

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tamente sicuri convenga sterilizzare col calore 1 bisturi come gli altri strumenti. Ogni volta che ho f~tto espPrienze con lHsluri bolliti per trento. minuti nella ster ilizzatrice i terreni di coltura sono rimasti sterili. Inoltre ho messo una carta da. filtro uonten<'nte otto fili dt seta con spore di carbonchi o nel centro della medicatura. Dopo 30 minuti di ebollizione ho inoculato con queste spore unn. cavin. nel 'IOtt.ocutaueo del· l'addome e l'animale è rimasto sano. I n uu'altra esperienza le spore di carbonchio dopo ventidue minuti di ebollizione le he inoculate in un· altra ca via <:on identico risultato. Come controllo ho inoculato quattro fili con spore di carbonchio non trattate con la sterilizza.trioe e la. cavia è morta dopo trentasei ore.


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SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SA ~ITA IIUL ITARE

IGIENE MILITARE

APPARtCCHIO 01 DISINFEZIONE A VAPORE IMPROVVISATO Sunto di una comunicazione ratta alla Socicta fiorentina d'igiene nella seduta del 3 maggio t90t, dal dott. JE. •••ci•nU, maggioro medico

.-.' Improvvisare con buona analogia mezzi di trattamento o di soccorso è cardine del servizio sanitario di campagna. Tanto oggi sono numerosi gli apparecchi di disinfezione a vapore, grandi, o piecoli, costrutti con norme tecniche ed intenti di stabilità, altrettanto è nullo lo studio per applicare efficacemente il principio con mezzi semplici, immediati e sottomano; ma. s'intende di esito ben accertato. Il che interessa non solo noi, ma la stessa profilassi dell'igiene rurale. Anche nelle recenti pubblicazioni in materia, di consueto, si tace intorno a ciò; ovvero, ma raramente ~' i si trovano parafrasati dei platonici consigli, che risai· gono già a pareochi anni, i quali se furono applicati, o se si applicassero, si saranno visti, o si vedrebbero, punto soddisfare alle esigenze di una. sterilizzazione completa e sicura. Nell'apparecchio improvvisato, che risponde a questo piccolo modello, montai nel passato a·nno un effettivo esemplare per il modesto Museo d'igiene militare, che con fatica ed artifici ho potuto instituire nell'ora d ecorso mio primo biennio d'insegnamento, alla Scuola.

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AP.PAREC01UO DI DISINFEZIONE A VAPORE IMPROVVISATO "/13

Occorre un generatore di vapore: poniamo una. caldaia da. bucato ed il rispettivo fo rnello, collocato questo, ad esempio, sotto la tettoia di una fattoria., od anche semplicemente scavato nel terreno, all'incirca. come nelle cucine da campo. Per il mio, che ho allestito nella Scuola, uso una specie di coperchio di. bandone (alto metri 0,25: diametro: 0,65) rovesciato e convenientemente sostenuto, e del fornello a gas del forno Perrot; perchè, natura! · mente, i preliminari e le prove le eseguii nel gabinetto. Ma l'apparecchio ba però ripetutamente ben funzionato anche sopra un pentolone della cucina allievi, capace di 50 litri che bollono in 35' consumando chilogrammi 10 di legna. Appresso: prendo una botte da litri 370, atta, rispettivamente per un carico di biancheria e d" indumenti affardellati di chilogrammi 20 circa. P r atico in uno dei fondi, numerosi fori. Levo l'altro 'fondo r asente le doghe e lo applico con lunghi chiodi, da sopra. in sotto, ad un disco di :legno alquanto più largo, combinato con due pezzi di tavole od altrimenti. Ripiego le punte dei chiodi ad uncino, oppure - disponendone - invece dei chiodi connetto i due dischi con uncinl a vite da sottO in sopra. Due pezzi di corda, od altro di analogo, ben infissi con gli estremi a metà della botte, sui lati opposti, servon o da maniglie. Si comprende che questo insieme -'-- affatto secondario - tutti lo possono modificare in vario senso: capacità, qualità. del mater iale, dispositivo, ecc., secondo cioè gli elementi che si banno sottomano, pttrchè si teogano presel!ti i principi della sterilizzatrice a vapore di Koch, madre di tutti quant.i i consimili appa· racchi. I punti invece r igorosi e che ho risolti nei prelimi-


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APPARECCHIO DI DISINFEZIO~E

nan come di imprescindibile applicazione, sono seg uenti: l" Necessita. coprire il l'ecipiente, (botte ecc.,} con rivestimento di lana adatto alla forma di esso. Io mi sono valso di due coperte da cavallo (da campo, da branda, ecc.,) usate e congiunte; fissandol e poi con guaina ai due orli della botte. 2° È mestieri lasciare una piccola. falda libera allo estremo superiore della veste dopo la guaina, da rimboccarsi nell'apertura del recipiente. Questo non tanto per fissarla meglio, il che pure ha valore, quanto perchè il coperchio turi più serrato. Dopo chiuso e caricato l'apparecchio vanno posti su l coperchio dei pesi: pietre, sacchetti di terra, ecc. 3• Non occorre una falda, sotto la guaina inferiore, quando il recipiente copre bene, o sovrasta con buon adattamento, la superficie dell'acqua a. bollore : perocchè il vapore tende a salire. Ma se invece esistessero un lieve intermezzo, o degli spiragli, tra l'orlo della pentola - più interno - e rorlo della botte più esll:'·no - allora conviene lasciare la falda anche in basso, da rimbocca!'e come sopra.; altrimenti è mestieri ta.m ponare ove occorra, con stracci, stoppa bagnata, ecc. 4• In nessun caso la superficie generante vapore deve essere di periferia sensibilmente inferiore; od all'opposto più larga del fondo corrispondente alla « ca· mera di disinfer.ione » . 5° Il rivestimento di lana, meno che per ragioni di conservazione economica del calore, si impone per mantenere costante, durante la disinfezione, la temperatura necessaria negli strati interni più eccentrici. Jn caso diverso questa viene a diminuire. 6• P er tale ragione il termometro indicatore, infilato in un sughero, va collocato in un foro del coperchio, ugualmente eccentrico.


A \"AI'flRE DlPRIH"VJs.\Ttl

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7° Xon occorre nè conviene far fluire il vapore da apposita apertura fatta nel coperchio, munito o no di tubo- cappa, perocchè malgrado ogni rlilig&nte conte· zione, è (alale la fuoruscita di vapore in qualche punto, sotto il bordo del coperchio. Questo t\ bene avvenga per un po di tempo, onde accertarsi che raria. fu tutta scacciata dall'ambiente e sostituita con vapore in ogni panto. La qual cosa accertata, tornerà utile tamponare il più possibile ed anche, se si può sopravvestire la c camera. • per esempio. di un lenzuolo. 8" Le disposiziOni di cui ora, congiunte al non lasciare il vapore sempre fluente per un'apertura apposita nel coperohio, mi hanno riprodotto con costanza ogni volta una elevazione di qualche linea sopra i wo~ nel termometro in vista.. li cLe verosimilmente lo riferisco a vantaggio solieve aumento di pressione. (1-~spe rieuza. 6 e 7). 9• Onde sollecitare una dopo l'altra le disinfezioni e diminuire il consumo di combustibile, causato dal raffreddamento dell'apparecchio, nell'atte"& di un operazione è giovevole approntare un secondo coper chio c caricato » da sostituire al primo appen<L lo si rimuove col suo carico già sterilizzato. Operazioni di collaudo.

Giunto con reiterati assaggi alle conclusioni di cui sopra, ed allestito l'apparecchio definitivo, praticai le prove di collaudo come appresso, tenendo presenti noti e precisi rilievi fatti da.l Canalis sul proposito. c Effetti » sottoposti all' opera;;iOJLe. - Cappotto e pantaloni - Giubbe di tela - Farsetto a maglia Lenzuolo e biancheria varia - Un pacco di cotone Un cuscino contenente due chilogrammi di lana. vecchia, non cardata, nè battuta da gran tempo - Compresse


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APPARECCHIO DI DISINFEZIONE

assortite Rettangoli- campioni di panni militari nuovi (centimetri 10 X 40 di lunghezza.).

Dispositivo. - Toltine i campioni di panno, tutti gli altri « effetti :t li ho raggruppati in 4 o 5 grossi o picùOli fardelli, piegati, compressi e legati strettamente 'luindi appesi agli uncini del coperchio separatamente. T aluni piccoli fardelli li ho gittati sul fondo bucherellato del recipiente. Controllo della tempemtura 100° nell'interno dei pacchi e degli « effetti ». - Seguendo le pratiche delr Ufficio municipale d'igiene di Torino mi son oservito dei pezzetti di lega di Budda chiusi entro involtini di carta. bibula, e della polvere ferro-tannica introdotta. in t ubetti di vetro lunghi 6 8 centimetrt con 6-7 millimetri di diametro « chiusi all'estremità con due tappi eli ovatta, disposti gli uni e gli altri in numero di 20-30 nei diversi punti dell'apparecchio tra e specialmente dentro gli oggetti » (Abba). È noto che la lega di Budde fonde, sciogliendosi, o spezzandosi, od opaca.ndosi (matto), a. 100•, e che la polvere ferro- tannica a 100• da bigerognola si fa nera (Esmarcb-Abba). Segnalazione dei 1.00•. - Sappiamo che necessita di conoscere il momento in cui si raggiungono nell'interno delle sterilizzatrici i 100•, per regolare da. tale momento la durata. stabilita. dell'operazione. Per questo sappiamo pure che si usano di preferenza sui termometri a massimo i pirometri con suoneria elettrica., gli estremi dei quali, distanziati prima per l'intermezzo della. lega., si congiungono quando essa si fonde. Fedele al principio di semplificare, mi sono valso di una morsetta. di legno (due per un soldo) di vecchio filo, di vecchio campanello - veri fondi di magazzino e di una pila Grenet.


A VAPORE IMPROVVISATO

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Come risult a evidente dalla tavola riassuntiva di tutte le prove, il campanello ha suonato, sal v o al n. 3, quando il termometro a giorno, strumento da laboratorio e da me ripetutamente campionato, segnava qualche grado sotto 1000. n ohe viene indirettamente a dimostrare che nei . punti ancora più eccentrici, o superiori, la temperatura necessaria non era raggiunta. Io però di solito mi sono regolato sul termometro del coperchio per considerare cominciata utilmente, ovunque, la sterilizzazione, cui assegnai la durata di un'ora o circa. Credo però che tale periodo potrà abbreviarsi; ma questo diranno indagini ulteriori.

P1·ova batterica. -

Stimando questa più dimostra· tiva. e più necessaria di tutte, si comprende come nell'esecuzione di essa abbia imposto a me stesso, anche per i dettagli più banali di manipolazioni ba.tterioscopiche, rigorosissime esigenze. Come di consueto, usai spore di carbonchio. Riproduco per il meglio un sunto del mio diario: 6-11 marzo u. p. - l " Semino direttamente fili di seta con spore ; ovvero faccio culture - previa sospensione dai fili in acqua distillata e sterilizzata - con le spore, essiccate poi, sopra laminette e bastoncini di vetro, uon che con la stessa acqua di sospensione. Sviluppano in 24-36 ore. 2• Innesto sotto cute nella linea pa.ra-ombelioa.le n. 3 dei detti fili ad una cavia di grammi 580. Muore in giorni 4 e 6 ore. Reperto anatomico, microscopico e culturale tipici. 3° Inoculo id. id. l centimetro cubo di acqua distillata e sterilizzata con sospensione come sopra, ad un 'altra cavia di grammi 490. Muore in 5 giorni. Reperti id. id.


718

APPARECCHI O DI DI SI.::<FEZIO::l<E

12 m~rzo - 4• Dispongo numerosi bastoncini e la.minette, di cui al u. l, in tubi di vetro chiusi con tappi d'ovatta. e fili di seta id. id., in involtini di carta bibula. Li distribuisco con tubi della polvere ferro- tannica. ed i cartocci della lega, specie nelle parti più stipate della carica. 5D Esaurita e controllata la disinfezione, innesto, come sopra, dei fili tolti dal centro del cuscino di lana ad una cavia di grammi 450, e n. -1 fili presi dal centro di altro pacco, in una sooonda cavia di grammi 380. Esito negativo. 6" Faccio numerose culture in brodo per scivolamento con il resto del materiale di prova. Rimangono sterili (14 giorni di osservazione). Sebbene tanto il peso notevole degli animali di cui ai nu. 2 e 3, quanto l'a\·ere im.pi('gato solo tre fili per l'innesto del n. 2 giustificassero, fino ad uu certo punto, la durata della loro sopravvivenza oltre quattro giorni, tuttavia non poteva ritenermi interamente soddisfatto, sul grado di virulenza delle spore usate. Conseguentemente per la prova batterica successiva allestii un campionario di spore recenti - disseccate: Ru fili su carta bibula d sopra lamelle di vetro - esit i di culture in agar e patate, derivate dal sangue (oreccbietta destra) delle cavie di cui ai nn. 2-3 e ottengo: 14-17 marzo - 7• Innesto sotto cute id. id., 4 fili in grossa cavia di grammi 820 . .Muore in ore 24. Reperti id. id. come ai nn. 2 e 3. 8• Id. id. id. id. in giovine cavia di grammi 270, due fili ed un quadrettino di carta bibula con spore disseccate, previa sospensione, secondo è detto al n. l. Muore in 22 ore con reperti id, id. 9° Id. id. id. in cavia di g rammi 370 con due qua-· dretti di carta bibula, ecc. Muore in 30 ore con reperti id. id. Esiti di culture egualmente caratteristici.

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A VAPORE: HIPIWV\"ISATO

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18 marzo - 10• Ripeto le pratiche di .sterilizzazione nell'apparecchio con d~spositivi analoghi e controllo successivo sia per culture sia per innesti su tre giovani cavie. Seguono gli stessi esiti negativi, ''ale a dire di ben certa. e completa sterilizzazione. Tali sono i risultati cui mi condussero i ripetuti esperimenti di collaudo che sono riassunti nella unita tavola e sempre inspirati al prinmpio, divenuto ormai classico in materia: eli ;·agqiwtge,·e gli etrew più desidei·abili ponendosi nelle condi~ioni più rlif'ficili. Nella ultima. prova (n. 7) che segui quasi i m mediata alla. precedente (n. 6), ho voluto assaggiare l'eventuale influenza. che poteva esercitare l'operazione disinfettante a vapore sulla solidità dei nostri panni vestime'ntari da truppa. È un punto di vista, se non erro, nuovo per noi e ben meritevole d'interesse, tanto nel llenso della economia. generale, quanto per quello che si riferisce in certo modo ai diritti dei nostri soldati circa le prescrizioni della durata. e del valore assegnato agli effetti vestiario, specie di «classe.,., Perohè questi ultimi possono essere stati, evidentemente, già esposti a pratiche, ignorate, di simili disinfezioni. Mi servirono pezzi di stoffa- lO per -!0 di] un ghezza - tagliati nel senso della trama dalla. rispettiva stoffa, provata, avanti, con altrettanti pezzi delle stesse di· mensioni. Per i riscontri di resistenza mi sono valso del dinamometro Scopper del locale Magazzino vestiario militare, messo gentilmente a mia disposizione. Accertata la carica di rottura normale degli uni, attaccai, distesi, gli altri pezzi agli uncini infissi nel coperchio dell'apparecchio, già. caldo a 85" nel principio dell'operazione. Per tal modo essi subirono due ore di


720

APPARECCH IO DI DISINFEZIONE

trattamento e cioè un'ora per raggiungere dagli so• i 100• al termometro esterno ed un'ora a questa. temperatura.. Dopo di che tutti i pezzi fatti asciugare convenientement e li rimisi qualche giorno nelle condizioni ordinarie di conservazione delle stoffe militari, e.f.finchè riprendessero il loro grado igrometrico e di elasticità.. Il risultato fu il seguente:

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Carico di DitTedi rottura renza rottura dopo In normlile l'opera meno zio ne

Carico

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lA colorazione e le altre propricli d'Ineme, anche del pan· 3 si no bianco, non su· birono variazioni.

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Il solo panno turchino dei carabinieri avrebbe conservato dunque la propria. resistenza in trama.. Si noti la. singolare coincidenza che questa stoffa è l'unica, cui è concesso di dare, oltre alla. tinta. d'indaco, esclusiva. per tutte, un secondo trattamento col solfato-ferroso, onde ottenere la. brunitura, vale a dire una colorazione più fosca. Sarebbe assurdo trarre conclusioni da un unico saggio di questi panni , ed ancora, fatti nel solo verso della trama, al quale mi limitai per ragionie conomiohe.


.A VAPOR I·: IMI' II ù \ ' VISJ.Tc •

721

1'anto meno si deve fare se si pensa che le condizioni atmosferiche, specie di temperatura e di igrometria, della giornata, sogliono infl uenzare in vario senso anohe le prove ordinarie di collaudo. lra. sarebbe pure altrettanto assurdo negare impor· tanza. al punto eli vista, che emerge da questa prova, e non riconoscere la convenienza di sottopore i tessuti di ~ ogni specie adoperat i nell'Esercito, per la confezione di etì'etti per:~ouali , o letterecci eco., ad analoghe ma estese e:l ordinate ricerche, onde investigare il compor tamento della loro solid ità di fronte ai trattamenti disinfettanti di qualsiasi ordine.

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n~ lla sed uta del 4 maggio l 901, dn l dott. E. Man; i a n ci , maggiore metlico

Nella seduta dell'Accademia delle Scienze, l febbraio1899, i sigg. A. Desgrez e V. Balthazard proposero un metodo di rigenerazione dell'ar ia confinata, fondato sulla d ecomposizione d el biossido d i sodio con l'acqua, a freddo:

Na' 0"

+ H~ O =2 Na O H+ O .

In questa decomposizione, secondo gli autori, l'O, prodotto rimpiazzerebbe, nell'ambiente, quellq utilizzato dalla respirazione, mentre la soda formatasi simultaneamente, fisserebbe il ot dell'aria espirata. « Le milieu réagissant » ess i d issero, essendo dotato d i proprieta ossidanti assai energiche distruggerebbe le tossine contenute nel gas della. espirazione. Utilizzarono per le esper ienze prima animali (cavie e cani), quindi nello intendimento di applicare il principio all'uomo concretarono un provato apparecchio, che sottoposero al g iudizio dell'Accademia nella seduta del 13 agost.o u. s. Sinora. non fu ripreso l'argomento, salvo cho per una

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questione di priorità. sollevata dal sig. J auber t e con-


C'OX'l'RIBCTO SPERUIEXTA LE ECC.

tradetta dai sopra.citati autori (sedute del 29 ottohr~ u.. s., e del 12 novembr e u. s ). In tale cir0ostanza fu pure accennato alla. prossima presentazione, da parte del sig. Jaubert, di nuovi prodotti meno costosi e ·più maneggievoli del L\'a~ o~. Prescindendo da ogni altra applicazione: esplora· zioni, ad esempio, di altitudini, scandagli subacquei. navigazione sottomarina, agevolabile da un pratico sviluppo di tale principio, è facile comprendere che anche queste sole esperienze dovevano fermare la mia attenzione, peroc~hè esse potrebbero divenire punto di partenza di ut,ili adattamenti, specie alle abitazioni forzatamente strette e confinate - come nei forti- in cui i soldat.ì sono destinati a vi vere. Ma poichè nulla è apparso più di risolutivo sul proposito. cosi fui attratto a controllare il risultato spe· rimentale degli a~tori, rinnovando le loro prove originarie. Premetto qualche cenno sulle condizioni statiche della esperienza, come credetti di organizzarla e condurla, interpretando più che seguendo le pratiche degli autori. perchè essi furono molto sobrii su questo punto, forse con ragione, non riguardando il risultato. Faccio fondere una campana di vetro di 10 litri. Al foro centrale della sua volta applico un sughero per cui passa il cannello di un imbuto a rubinetto; il quale è destinato a regolare le gocce che devono cadere dall'imbuto a piacimento, nel Na2 0'. Que.itO lo pongo, quando mi occorre di usarlo, sotto la campana in un pia.ttello di vetro, che appendo al tappo come una lampada. e di solito lO centimetri circa al disopra dell'animale. Per il sughero insinuo pure una. branca di un semplice maqometro destinato a guidare il mantenimento d'una. pressione interna sensibilmente costante, nonéhè a rilevare il ritmo respiratorio dell'animale.


C'OX1'll1Bl:TO SI'ERDIE~TAL E

Lnto ermeticamente tutto questo, come pure - dopo introdotta, volta a Yolta, una cavia con qualche po' d'alimento - luto l'orlo della campana, il quale penetra nel corrispondente solco scavato sul piano di legno dove essa appoggia. Il piano lo volli alquanto evasato verso il centro, che dreno con tubetto di gomma a tenuta. onde rimuovere le urine appena emesse ed escludere cosi ogni influenza dell'evaporazione, quando uso il Na2 0' . Nelle esperienze n. 4, o, 6 il piattello contenente il .Va' l'ho abbassato, avvicinandolo assai più, ma. sempre sopra all'animale. Nella esperienza n. 7 l'ho invece appoggiato sul piano, pressocbè sotto il muso della cavia, ognora inibendo la caduta. dell'acqua. Questo per assaggiare, se il vapore ac•)ueo contenuto nell'ana. espirata .fosse per avven tura sufficiente a determinare e mantenere la. reazione, compreso l'assorbimento del espirato. Ciò analogamente agli autori, ma in limiti ben più ristretti per l'impossibilità che ebbi di far fondere un apparecchio di maggior portata. , Avverto che la reazione è molto attiva e può esporre ad ustioni l'animale, e peggio, se non viene regolata. sempre con vigilanza. Il che s' impone anche per i termini di ogni esperimento; perocchè è mestieri mantenere in equilibrio la pressione interna, altrimenti è chiaro che se come si aumenta, per una scappata di gocce d'acqua, ad esempio, la produzione di O, resta stabilita nell' interno una iperossigenazione, la quale modi· fica le condizioni d'ambiente avvantaggiandole, così accade il viceversa ove non venga con bnon metodo, proporzionato lo stillicidio dell'acqua stessa. nella polvere sodica. Oltre a ciò, anche per trarre opportune induzioni sia dallo stato del respiro che segnala il manometr o.

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ALLA RIGENERAZIONE DI~LL'ARlA F.SPJRATA ECC.

7~7

sia dal modo di comportarsi dall'<tnimale sotto la cam· pana, è mestieri sorvegliare senza interruzione ogni prova, qualunque sia la sua durata. E si osservi che l'ultima: N. 9, percbè fosse più dimostrativa d'ogni altra, la volli appunto protrarre per oltre dieci ore. Ciò malgrado non venne mai meno la condotta delle esperienze cosi intese, avendola alternata con il mio assistente, ten ente medico Tirelli. il •Jtu'll•3 corrispose con diligenza. alle norme rigorosamente pre~crittegli. Non ho prolungato le pro\·e n. 4, 5, 6, 7 oltre le ore segnate nel quadro sinteti<Jo, per constatare il modo di comportarsi degli animali dopo aver subito alcune ore di chiusura in quelle condizioni. Il che sembra non aver inter essato gli autori. Fratta.nto, come emet·ge dall'esame de!l'fiuzidetto quadro, in ordine al quesito di chimica biologica, che si proposero di risolvere con il primo gruppo delle loro esperienze, i sigg. Desgrez e V. Balthazard, mi è lecito concludere: che ''ealmenle con la reazione .Va' 0' li' U si può ;,,a,llenere agevolmente m vita animali sittwfi in ispa:i chiusi e t•i$trelti, laddove in1·ece, mancando quesla ;·eazione come ogni alt;·a dyene,·a::ione <l'at·ia, essi muoiono in tempo t·elalivamente b;·e~:e. Quanto alla possibilità che il vapore acqueo contenuto nell'aria espirata sia capace di determinare e man· tenere con ntilità la reazione, le mie ricerche - per altro molto limitate -non sarebbero tali finora. da incoraggiare tale ipotesi.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA \V. ~IAP.TIIER.- Come debba1l procedere per distruggere

il bacillo dl Loffler nella bocca. del difterici.- (Deut · sch e militiir-ar•tl. Zeit:;chrij't, n. 5, 1000):

8 noto come neUe bocca di difterici convalescenti ri;:contt·isi con relativa frequenza il bacillo specifico della malallia pr•ecedentemente s o ffer·ta. Tale persislenza dovuta sopralutto alla speciale stl•utlura delle cripte tonsillari, de lle quali alcune ~ono piccolissime, m a ntre allre prese ntano una pr·nfoodità perfino di due ce ntimetr·i col calibro di uno s e tola, non puossi combatlere che mediante gargarismi frequente· m e nte ripetuti onde riuscire più efficaci. L'autore praticò una serie di esperimenti pe r ricercare quali fossero a tal u o po le sostanze più attive. Onde avvicinarsi' maggiormente alla v e rità . lasciava la soluzione in e s ame in contatto con una cultura di ba cillo difterico per mezzo minuto, tempo massimo della durala del garga r ismo; ri petendo l'e sperienza pil1 volte di seguito, con qualche intervallo, controllando poscia rl grado di vitalità d ella co ltura. Do ve ndo naturalmente esclude re le s ostanze aventi odore dis a g gradevole, od eserc itanti un'azione irritante sulla muc osa della bocca, oppure di costo troppo elevato, trovò che t'l'a tutt e le sostanze impiegale, quella che meglio riusciva allo scopo, el'l\ il periosodo d ' idrogeno od acqua oss igenata. Ess a trovasi in comme rcio in soluzio ne del 3 p. 100 a.l prezzo di una lira per chilogrammo , é di sapor e metallico leggier·o non disaggraJevole n è tos sico. Decomponesi difficilmente , specialmente con l'aggiunta di una piccola quantità di un a cido minerale. lo vilro, una semplice diluzione al 0,75 p. 100, fatl./.1 con la soluzione commerciale al 3 p. ·100, era di già attiva. lnYece adope rata praticamente per convalescenti di difLerite, mentr e talvolta i bac illi s comparver o •·apidamente, ta lvolta la loro scomparsa non fu pi t:r rapida che senza g argarismi, cio che egli attribuisce alla

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RlVhTA ~EDIC..I.

i31

protezione fllrnila Ai bacilli .Iella bocca dal muc" ,ali\'nrt> l'f u~ o~tacola l'azione del :,:er!!'nri:o:u10 . E"'perienzt.: in prnpo:-1lu pl'll·

ticale !!U cultur e tlil\erie!H~ pr·otette dA 11nn 'll"<tlo d1 11111<~0 'alivare, dimostrat•nno come t'o,--:t'I'O inellicaci IH.•t•fln0 l•• clilulzioni al 15 p. 100 della !':Oiuzione comnh!r\'Jnle eli ncqnA o,:,.;i~renala.

~

L'autore cercù allora thl u:li alcalini llll ('OI'po cl~<• conlemroraneamente scioglie;.~e il mu"o c::nll,al'•' t•d m·ci•IC"'•e il hacillo eh LMIIrr Trovt'1 ellit:aci"'"ima una "olui.IOIH' tli cm·h" nato di ammoniaca all' l p. 1011. E~sa non e'!t•rciln ne:s-:una azione irt•ilanl ... ,.;ulle m•JC'~"f>. permelle gargarismi frequenti ed abbo11.Junti, la~cia nd" !'t .ttanl0 una ~ensALione tli pas-,e!!'!!era :-ecclwua dt!lle lnLhra l' dPIIa fat·inge . .\umenla«i l'efficacia di lui li'!IIHIO con l'ilg· giunta di una .:;oluzione di cloruro di !<Odio alo,; p. JIHJ Del re"to, vista l'enor•mp difticolta rhe pn·"enlu IR ùi,.lruzione Ili lulli i microbi Iella bocca, l'autore con"i~lia l'nnpiego simultaneo di ambedue le ~oluzioni: pr·i1na lo soluz1one di carbonalo di ammociaca all' 1 p. 100 per ÙI!'ICIOgllet·e il muco, poscia la soluzione COJtlHWrciale di ocq un Ol"l"ig-onnta al 3 p. 100, essa <~tes<~a .lihula al JO p. 1011 pt•r dl<~lrug"gert• i bacilli. CeriRmPnl~ l' imrie::ro ~imullRneo tiPi due gnrgarì"<rnì non è privo ò'inconveuienti. Pertanto per maggiore chiarezza r aulot·e con~iglia th rnetlere in una bolliJrlia di ,;50 grammi che pnrtA se;.malo Garga rismo n. f. da ~a 7,50 ~rammi di cariJonoto di ammoniaca m ..oltJtione 6CI)U0!"8, tn(lntt·e in una s:P.conda boll1glia aunlo~A ses::-nam Garg,1rismo n. 2, "'l lllellono 75 gram1111 (:1 o fi ··ucchiei da tavolA) della soluz1one commerciale di acrJUR O"<Si · genata. Se malgt•atlo tal pt·atJca persistono i bacilli, ciò significa t·he es«i ll'ovnnl'li nascosti nel fondo di qualche cri pta ton,..illar•>, nella quale si deve dislt·uggerli dir·t>tlamenle col mezzo di unn ~ottile <>onda metallica irnprej:tneta di liquido anlil'ellìco. G. B. M. ScrALLU\O. - Il n perto radiosoopioo n elle a denopatJe waob.eo-broDohtall. - (Bollelt no delll' H . .~ ecatlenua medicfl eli G• nora, n . ~. I!JOJ). La radiol'copia piir che la radiografia. vrene ulihm•nle in aiuto al medico llt'llo stabilire la dia~mosi delle adenopatie

tracheo-bronchieli, e ciò tanto nei birnb1 corne negli a dulti e


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R I\'I::iTA MEDICA

n ei Yecclti. Le aùe nopatie 111 pa rola s i rive lano a l fl uo r oscopio come o mbre oscure, a contor ni roton deggian ti, imm obili . che non s i t•ischiarano nelr inspirazione pro fonda, chE' n on al terano la mobilità del polmone. Inoltre negli a mma lali con adenopatia osservando per la pare te loracica anteriore s i vede un'ombra più o meno cospicua a destra in a llo ed a s inis tra del cuore, eh ~ s i so mma co n l'ombra del c uot't> e del COSiddPllo fa~SC iO \"8SCOlare. Ques t'ombra però e 8 COil· torni s fum a ti e m eno intensR dell'om bra che dà il cuore ed il fa scio vascolare, per cui s pesso s i po~sono in tra vveder d (1ues li viscer·i s ulla penombra ca usata d all'in f(rOs~Sam e nto dei g a ngl i. Il contot·no di della peno mbra è generalme nte ir-re ~ol a r-e, e form < 1lo come da una serie d! dischi di ditl"ére nt"" ,Zraudezza, ndd o ~ sati e più t'ari Rlla periferia; no n si muo ve col volmone se e molto presso al centro; nelle forli inspit•azioui non s i riscl1iat·a, ma può lasciar· BJJpat•ire fra i g-an;,?;li d elle piccole zon e di polmone ll·a ~ paren~e. Quest'ombra s1 d ifl'e renzia da quella data da gli M em·ism i e dilatazioni del rao t·la, pel fa llo che le allerazioni val'colari dà nno ombr e nere, densissime, a contorni 11etti, m entre pul sano in m o:io è vidente . Ossel'vando il malato per la parte dorsale, si ha un r eperto analogo; e nel caso che l' adenopalia sia s ,·il uppata anche sopt·a la parte alla de lla trachea toracica, l'ombr a e più intensa in ulto che in basso . Inoltre r ombt•a cat·attL· l'islica ùata da lle dilatazioni dell':lot·ta ascendente è tale eh E' osser vando il m:>lato diag-o nalmen te dalla parte poste,·o-si uistra, men tre le radiazioni vengono dalla parte an tero-de s tl·a, sco r~es i una s lril'cia pet·pend icolat·e di polmone lt·aspat•e nle, tra l'ombra del la colouna ver lebrale e rJUella dello ;. terno più o m eno itJYasa dall' ombra pulsante dell'altera zione vascolare . Nelle dilala:doni dell'aot·la discende nte, dPl to s triscia di J)t)l mone ~~·a~pa re nte è un pn' us urala pre:::so la colonna vel'teb,·a le dell'om bra pul sante, ma nel s uo m ezzo è c hiara. N ell ' indivi.Juo sano si osser va iovece la s L1·i;.ci A polmonare com ple ta mente netta, del im itata a destra dal rachide. a s inis tra da llo s tem o e mar ~ine destro tlel c uot·e, men tre l'ombra del cuore si pt•oiella !>UI fi a nco s ini'Ht'O. Ot·a neg li intl i,·idui Atfelli da udenopalia, è ap punto in q uesta zo na che do vrebbe e"s:cr c hiara, ch e in questa altitudine, s i vengono a p01·ta1·e llil ombr e cat·aUeris tiche della Hdc no palièl. Tu li ombre ci impediscono di vedere la tra s pat•enza polmonare sudescri tta e variano nella loro in ten-


RI VI STA :MEDI CA

7:33

~ilù, a secontla dell' enti tà morbosa, dal gt·aJo di opacità t'fUSSi completa a f(Uello di una velatura che r ende poco netti i limiiLi degli or gani vicini eJ i mpedi sce la chiar a visione degl i archi costai i della pat·ete tor acica opposta . Dalla lun ga serie di osser vazion i r·ad ioscopiche pt·aticale Jall'autor e con l'indirizzo suespnsto, egli tt•ae l e seguenti couclusion i : 1° La r adioscopia permet te la diagnosi di atlenopatiè nnn rile, abili in ,·erun altro m odo. 2• Le adenopatie tr acheo- brouchiali non costituiscono un'entità m or bosa a sù, e non sono le ~;ate soltanto all a ~ct•ofolos i ed alla tubet·colosi.

G. B.

Lo stato del mlooardlo nella tpertrofi& o&rdlao&. - (Deu t.s. Arch . .fii.r !.l i n . .\ !ed ., LVIII , L- 2 e 3- 4).

HrRscR. -

I n una sua pt·ecedente memoria l'A. a veva stabil ito che il muscolo cardiaco si sviluppa in ragione dir etta del lavor o eff et· l ual o e che il lavoro dipende unicamente dallo sforzo muscolare piil o m eno consider evole fornito da ll'or ganismo in un dato tem po. Da ciò un rappor to semplice Lt•a l o sviluppo de!Ja muscolatura in generale e quello del mm;colo cardiaco. Però certe influenze morbose, che agiscono diretta mente sul CU(•re, han no per effetto di diminuire (]uesto rapporto, deter minando una ipertr o fia del m iocardio indipendentemente dallo s fot'zo muscolare. Or bene l 'A. in questa memori a cer ca appunto di dilucidar e l'azione di questi divtl r si stati patologici sul muscolo cardiaco. L·arter i oscler osi frequentem ente da i pertrofia cardiaca, però non è t•aro vedere una este::;a arterioscler osi senza al~razioue del miocardio e l'A. in 20 casi ne ha ri scontrati 9, in eut non si avevano lr!lcce d' iperl rofia. Secondo le sue osser vazioni, non ha influenza sul cuore la calci fi cazione avanzsla delle arterie delle estr·emitit o dell'aorta addominale; invece si nota l' ipertrofia quando r ar ter'ioscl erosi inter essa l'aorta toracica o ha invaso il tronco cel iaco, le arterie me-

senteriche. Normalmente i visceri e specialmente il fegato funzionano come un vasto serbatoio, che ha per effetto di r egolar·izzare la pressione sanguigna ; per ci ò l'aumento di r e-


. 73-!

RIVI<;TA Mli:OlC A

si;.lenza ù~>l~ r minale pel cuor e dalla scler·osi dei ,·asi per·ifepuò venir·e cumpen"ata ·ia una ci rcol azione pit'! attl\·a nei Yasi splacnici. a condi;done per o che ({U€'Sli non siaM colpili; invece se per· l a sclerosi clt:'ll ~ at'lerie addominali il cor so del sangue viene ostacol ato nei ,·asi splacnici . succede pel cuor·· un aumento conside1·evule di resi stenza, che si lr·aduce con In i perlro fìa del ventr·icolo si nislro. :'\ella n e.frùe int r rs(i;iale crr>nica, l'iperlrofìa n on inleJ'essa snllAnlo il vPnlJ•ic.olo sinistt·o, come si é lungam•?l)le credulo, ma in ,·ari casi lutto il cuor·e. Rt)Sen bach e Se n a tor ritengono la ipeelrofìa del Yenlricolo dest r o e delle or•ecchielle come conse~uen z a diretta di quella del venlricolo sinistro: ma cruesta opinione• viene infìr mata dallo stato dl•l cu01·e nPI!;1 insuiTìcienza pura ùel le val ,·olt> sigmoidPe, nella quali si ha l" o lo l 'i per·t.rofìa del venlr icolo sinistr o. Ewald sptega r iperl,·ofìa totale ùel cuor·e con la viscosil<1 ma!Igiore dtll sangue. per cui si accresl!erebbe l o sf1·egamenlo dPIIa colonna sang-uigna n-i capilla r i, ipotesi fino ad og-gi non appo~giala Ja prove dircltt~ . L'A. in 21 casi di mAlattia di B ri~hl senza complicazi oni l1a trovato :l volle ipel'II'ofìa ddl 'ventr·icoi l) sinistr·o e!) volte iperlrofìa to tale del cuor e; in Il casi con compltcazioue di arle· riol"cleroi!i o ùi lesioni P'JimonaJi. :.1 vvite ipert1·ofìa del ,·e n ~ri colo si ni slJ'O e dell'orercltietta, (; volte ipet•trofìa lota{t-. I n generale la sola ipertr•)lia del ventr·icoln sinistro si 1·inviene nei casi r ecenti, mentr e cruella tolRie si ha nP.ll e lesi oni t·en~;~li molto più avanzate. L a diminuzione del volume del r•ene non basta a spief!dre le alter azio ni ùel miocat·•lio, giacche la os:::en ·azi•me clini c a dimostra come alle volle. pur essenùo r idoltti al minimo il \"• l lume del pt'iiYlO. l a iperlrofla ca rdiaca non é pun to esager a ta. Questa i! consider eYole, se é leso il pa1•enchi ma r en11le, ancor ché il volume detror gano non sia nolevolmete t•itlntto e questa condizione anatonlica predi~pone in m•)dO speciale agi i accidenti uremi<'i. :'\on é possibile dare una spiegazione plau l'ibile detr azione i pt-rtrofizzante del r ene malato sulla totalità d1•l cuore. La Rin.fì.~i ,,e,.icf! r d i ca pel' m olli au loti può e;;;~er causa d t iperlrolìa car·tliaca. L'A. ha. riscontr Alo il volume del cuore nor·male in un cnso di questa malattia senza comp licazione~ in altri 5 casi con concomitarJza di lesioni valvolo.ri o di en fì;;em a polmonalc c1Jn aJe r enze plenr iche la iper·trofìa e~i ­ sleva e verosimilmt"nte er o lef!ata a questi stati patolop;ici . I'l CI


735 Per le alterazioni del mioca•·dio nei oi:;i o,.ganici del cuore · furono '16 gli ammalati s tudiati dall'A. Nella insullicie nza mitralica i due ve ntrkoli erano ipertrolì ci, però più marcata-

mente il destro, e cosi pure le orecchiette con interessamento maggiore di quella di sinis tra; lo s tesso fu os!':er valo nel la stenosi mitr·alica, nella quale l' ipertrotìa del vent1·i colo deslt·o era ancor più forte che nella ins urlìcienza, mentre Ìnve ce il ventricolo sinistro era no•·male, anzi in un caso affatto t1lrofico. L'arler iosclet·osi dell'aorta toracica e Jelle a rterie s placniche complicava sovente una lesione ùelle valvole semiluna ri con rimarchevole iperlrofla del venlricolo s inistro. Nell'enfisema potmonare l' iperlrotìa del ven ll•icolo desli'O è in ragione diretta delle alterazioni tlel parenchima polmonare: l'orecch ie lla destra non aumenta di volume, che dopo. che il ventricolo destro è di venuto insufficiente. L'ostacolo a lla ci rcolazione sanguigna per aderenre pleuriclle s i traduce dal suo la to con la ipertrofla del venlricolo destr·o. Le defor mazion i della colon na oer-tebrale s tanno frequen· temente con la ipe t'll'ofla di rruesto ventricolo, in po.:hi casi con la i perteofla di amendue i ventricoli . La iperleotìa può spiegarsi sia per l' arteriosclerosi dell'aorta toracica , s ia ancora per una piegatura a gomito dell'aorta, il cui effetto s ul cuore è lo s tesso di quello di una stenosi periferica dell'aorta medesima. Nella tisi polmonare a decorso ra pido, con dis truzione del pol mo ne, il cuore (lestro in gene rale non é ipel'l•·oflco; nella tubercolosi cronica invece con sclet·os i del polmone, e nfisema, adet·e nze pleuric·.he, l'aumento di volume del cuore des tro é molto frequente.

cq.

Trattamento dell'arterloaoleroal oon le tnteslonl aottooutanee dt alero lnorgauloo. - (La Sem . mèd., n. 18, 1901).

TR U N J::CEK. -

Il metodo preconizzato dall'A. , elevando il lasso dei saLi alcalini del sangue ed aumentando l'alcalinita ·di questo liquido, rende solubile il solfato di calce, che incrosta le pareti arteriose; a ttiva le combustion i organiche; t·iporta g li scambi intercellulari ad un Lasso prossimo alla normale ed in cons eguenza regolarizza le funzioni dei di ver si appat·ecchi', specialmente quelle del cuore e dei vasi.


73ti

Rl\' JSTA MEDICA

Co!"ì egli enuncia l'az:one del siero inorganico, che consis t'"l in una l:=Oiuz.ione dieci volle Cl•ncenlrala d'una miscela di tulti i sali alcalini not•malmente for·mauti la parte inorganica del siet•o sanguigno, e la cui formo la é la seguen te : Solfato di soda . Cloruro di soù io Fo~fato di soda . Carbona lo d i sodn . Solrato di potassa . ,\ c•pta distil lata q. b. per

gr. 0.44, l) lt.!l2 ,, h

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L 'A. pratica le iniezion i sottocutanee di preferenza alra"ambr accio; des!" •~ sono qua8i indol enti oci il dolore é insigniJica ntè e di corta durata. Comincia in genet·ale con 1 c. c.; l'ipf'l e le iniezioni ogni -i--ì gior-ni, aumen tando ogui volla la dose di c. c. 0,20 a 0,50. Quondo queste super<wo il centimetro cubico, l e ra in più volte per eYitsre la distensione bnt~c a della pel le, e cioè, pt•ima inietta c. c. 0,5 o 1, poi la sciando R posto t'ago aspetta qualche minuto per· iniettare il resto. L a quantità più fot·te iniettata fluo ad oggi é stuta in una volla c. c. 7,5; generalm ente però non è necessat•io so rpa~!"Are i 5 c. c. Gl i elfdti utili di queste iniezion i si spiegano specialmenl1! ~'ulla dispnea, che si calma m eglio con una iniezione di sier o in or~ani co, che con una di mor fina. Anche l'asma cardiaca i> felicemente influenzata; ritorna il son no e l'appeti to, m i glior a lo stato generale. Per i segni poi della scl er osi arteri osa se Ìl.l ce1·li cal'<i pare r elroced ino , pure l ' A . crede che non è su di essi che si possa giudicare della efficacia dtd tr attamen to, m a sl bene sulle modificazioni dello sl11lo genera le. E!.::'l i t·ipor ta un cas0 clinico tr atta to con questo m etodo ril'erentc;::i ad un uomo, eli 41 anni, cnchetlico, nel quale, ol tr·e i segni del l'at· teriosclerosi nelle at·terie superficiali e l' iperlt'olia del cuore !ii nistro, si notava a livello della 2• co;::ta destr·a uua pulsazione visi bile, sincr ona alla sistole cardiar.a; un ·altra sulla ·rossa sollo-cla veare dello stesso Ialo, un tumore pulsatile al di sopra della clavicola destra, l ie,·e ipotrolia dell'arto super·i ot'e corrispcondeole, paresi dei fh~ ss o ri clelle dita . tumerazione delle ullim e falangi , desquamazione epiJerm oidale. Ebbene dopo 3 sellimane di trallamento iodico a l18tto in utile, l'A. ri corse al suo metodo e dopo . iO ~dorn i


RIVISTA llEDICA

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polé rilPvare migliorarnentn della dispnea e delle altre ~en­ sazioni dolorose, e piu Lardi diminuzaone dellP pulsazioni vì· sibili, che cessarono del tutto quando l'ammalato ebbe consumato 12 c. c. di ~<iero inor~ana<'o nè piu rìcomparvero. Anche il volume del tumoi'P dirnanui ron In continuazione del trattamento anztdeLLo, ce!<sando ì faLla paa·ctict P. la desquamazione, migliorando lo stato genea·ale. E migiioramenti nol.cvola ottenno pul'e con lo stesso trai· tamPuto in tre altri soggetli, di cui rifer·isce la storia clinica tanto da poter essi torm1re allo loro al•iluuh occupazioni. C'f.

M. CHOLBT.- L'orchlte del tlfoll. - (T/a:.fe de Paris, 1901).

Senza e!'isere molto frequente, l'orchite clei t1fosi è molto meno rara da quanto ordinariamente si crede. Rimase lungamente inavvertita, sviluppando~i essa nel cor:;o clelia convalescenza, venendole quindi aUribUita uua causa ben diversa dalla vea•o. Fra le cause predisponenti s'invocò l' inlluenza dei climi e dello stagioni, presentando le orch1li tiflrhe uuu marcata pretlilez1one per le stagioni umide e per i paesi caldi; come pure l'età del tifoso, pa•esentando<-i esse sopratolto in soggetti giovani. Per spiega r~• ~ollo quale influenzo l!i svilcppi tale complicazione venne tirato in campo illocus minoria resisienliae, ammettendo che precedenti modificazioni di struttura e di circolazione nel seno del testicolo favoriscano l'apparazione dell'orchitc. Ciò mentre è ammes~o da Laveran, da SalvesLre, da Olivier e da altri, è negato invece dalla maggior parte degli autori. Secondo il Cholet, visto che tale morbosa manifestazione non compar e che nel declinar e dell'evoluzione morbosa , ed essendo noto come il bacillo deli'Eberth non possa produrre degli efft!Ui patogeni nell'uomo se prima non è precedentemente compiuta l'iofezion~ d~II'E>conomia generale, essa è di origine infettiva, mentre ammette che come gli ordinarii agenti della suppurazione, il bacillo di Eberth è capace di produrre delle orchili suppurate nel corso de1la febbre tifoidea. Tale tatto d'altronde è provato dalla constatazione ripetulemente falla del bacillo eberthiano nei testicoli di soggetti morti dì febt...re lifoide, senza manifestazioni cliniche di orehile. P erò biso~na in laluni casi ammettere col Vada! che l'orehite in vorole. abbia per origine uno trombosi delle vc>ne 48


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RIVISTA MEDICA

spermatiche, trombosi la di éui esistenza venne l'ipelulamenle provata e che mette naturalmente capo alla tumefazione delle borse, con dilatazione delle vene supertìciali ed ingorgo delle vene del cordone. Chimicamente l'orchite tifosa comincia in piena convalescenza con dei fenomeni generalmente gravi: ascens ione della temperatura a 39°,5, od a 40', acceleramento çlel polso, brividi, cefalea, vomito. Il pensiero corre ad un'eventuale r icaduta, ma contemporaneamente appare un dolore gravt~­ livo ordinariamente ad un sol lato dello scrolo o ad un cordone s permatico che spiegano la precedente t'intomatologia. Il decorso dell' infermita è presso a poco identico a quello delle orchili de rivale da ollre cause, ed essa termina ordinariamente con una risoluzione lenta, progressi va, sènza lasciar l!·accie di sorta oppure uno o due nocli induriti in un punto qualunque dell'epididimo. Rari sono gli ascessi, t·arissima l'atrofia del testicolo. Dur« in media dodici giomi.

c;. B. M ETCHNrcoFF.-Azlone dl a.lounl nema.todt nella. etiologia. dell'a.ppencUolte. - (La Sem. mèrl., n. 11, 1901).

MoTY.- Azione degli o••lart vermloola.rl nello •vlluppo dell'a.ppendlolte. - (lbirl., n. 14, 19{11). VoN G E NSER.- A1oarldi nello •vllappo dell'a.ppendlolte. - (lbid., n. 19, 1901). Sulla imporlanza, che oggi viene dala anche ai nemalodi per lo sviluppo dell'appendicite, è bene che il pratico sia convenientemente edotto. Melchnicoff opina che in molli casi di questa malattia la causa della medesima debba ascriversi alla presenza dei nematodi nell' intestino g r osso. La sua opinione trova appoggio nel fatto che nelle materie fecali di questi ammalatii s i rinvennero uova di ascaridi o di tricocefali e la malattia guarì senza la necessità dell'intervento chirurgico; che altre volle gli accidenti g ravi simulanti l'appendicite con perilonile genet·ale cessarono dopo l'espulsione di vari lombr·ici ; che finalmente in numerose autopsie ed operazioni chit·urgiche si riscontrarono vermi intestinali nell'appendice ileocecale. L'azione di questi paras siti é duplice: dapprima esercitano azione meccanica o chimica direttamente s4JI' appendice o


RIVISTA ME DIOA.

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sulle parli vicine ; in secondo luogo spiegano azione indirella mediante i microbi, che introducono nella mucosa. E adunque indispensabile esaminare le mater ie fecali nelle malattie intestinali, cosl come si esaminano ~Zii espettorati nelle affezioni respiratorie, le uri n'e in quelle delle .vie urinarie. Si è creduto che l'appendicite possa colpire vari membl'i d'una stessa famiglia, e ciò potrebbe tenere ad una lara eredilsria comune . Però ques ta causa non dev'essere invocata in quelle limitate epidemie di appendicite, che di traUo in tratto si osser vano nei pensionati e nei collegi, nelle quali la spiegazione va piu faci.lmente r icerca ta nel consumo dei leg umi c!'udi, imbrattali di deiezioni umane e mangiati nella stessa lamiglia o nello stesso istituto. Le due sflecie di nematodi riscontr ate nell'appendicite si tt•asmettono con le larve racchiuse negl' inviluppi dell' uovo ; gli embrioni maturano al di fuori del corpo umano nella terra o nell'acqua, contaminate dalle materie fecali d'individui infesti da ascaridi o da tricocefali ; é dunque l'acqua impura, sono i leg umi e le frutta , che ser vono di veicolo al parass ita. Nello stato attuale delle nos tre r,onosceoze é impossibile stabilire qual' è la p roporzione delle appendiciti dovute a gli elminti e certamente sonvi molte ap pendiciti, che hanno altra origine; ma l'importanza dei falli finora osservati conclude per la necessità di sottoporre all'esame micr oscopico le materie fecali nei casi di questa ma lalti&. Le · uova degli ascaridi essendo sempre ug ualme nte r ipartite .n elle deiezioni, possono essere riconosciute in qualche minÙto; quelle dei tricocefali per lo piu sono dopositate nel cieco e perciò s i trovano ineg ualmente eliminate con le materie fecali, donde la necessita di pratica t·e vari esami. Siccome un sol verme può ostruire l'appendice ileo-cecale, ccsì in rari casi di difficile dia g nosi è possibile che l'accidente sia provocato da un lombrico o da un tricocefalo maschio; l'esame dellE\ fecci allora non darà alcuna indicazione e la diagnos i sarà solo assicurala dall'uso di un vermifugo. É per ciò s aggio amminis trare qualche volta questi fa rmaci, quand'anche l'esame microscopico delle facci sia riuscito negativo. In altri tempi era uso di amministrare di tra tto in tratto ai bambini un vermi fugo; da vari anni questa pratica è abbandonala e forse ciò r appresenta u01a delle cause della cresciuta frequenza dell'appendicite, segnala ta dai clinici in questi ultimi a nni.


740

RIVISTA MEDICA

Il consumo più geande di legumi ceudi e frutta, che si possono avere in tutte le stagioni dell'anno; l'inaffiamento degli

ortaggi con le acque di rifiuto; la negliganza della cura antelmintica spiegano, secondo l'A., un buon numero di ca!'ti di appendicite. .. Per tutte queste considerazioni egli propone le seguenti norme pratiche: t• Fare l'esame elmintologico delle materie fecali nei casi sospetti di appendicite; 2" Praticare il trattamento vermifugo quand'è poss ibile (santonina per gli ascaridi, timolo per i tricocefali); 3• Proibire alle persone minacciate di appendicite l'uso dei legumi crudi, delle fragole, ecc. e quello dell'acqua non bollita o non filtrata, giacché la proibizione delle verdure crude e delle acque impure costituisce un'eccelle nte misura protllattica auche in questa malattia; 4o Esaminare di tempo in tempo le deiezioni specialmente dei fanciulli ed amministrare loro un vermifugo. Moty, medico militare, in una seduta dello scorso aprile ha comunicato all'Accademia di medicina di Parigi che nei casi di appendicite da lui operati frequentemente ha riscontrata la presenza degli ossiuri vermicolari. Onde questo nematode possa essere riconosciuto, è necessario aprire immediatamente dopo l'operazione l'appendice risecata senza !avaria, giacché l'acqua fredda uccide e deforma cl)n rapidità il parassita. Egli ha riferito che di 5 degli ultimi operati gli ossiurt sembravano l'unic.a causa della grave appendicite in allo in 3 casi. Insiste perciò sulla necessità di ricorr ere subito all'uso dei parassiticidi tutte le volte, che si abbia a cbe fare con apptmdicite di origine sospetta e la cui etiologia sembri dovuta alla presenza di vermi intestinali. Von Genser riporta un caso valevole a dimostrare i rapporti esistenti tra appendicite e nematodi. Trattasi di un fanciullo di 5 anni, colpito ad un tratto da grave forma di appendicite cc.n peritonite. Operato a tempo, si rinvenne l'appendice perforata ed anche distesa da un bolo fecale; dopo qualche tempo apparve nella ferita chirurgica un lombrico, della lunghezza di circa 30 cm., ed amministrata la santonina, si ebbe la espulsione di altri nematodi.

cq.


RlVISTA MEDICA

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aulla ml•urazlone dell'area oardlaoa mediante l rasgl Boutseu. - (Soc. méd . des H6pitau;c,

BtcLÈRE. -

1900).

Variot e Chicotot avevano proposto di determinare l'area cardiaca con la radioscopia, partendo dal principio che con un compasso di riduzione si può misurare la grandezza degli oggetti, che proieHano la loro ombra sullo scher mo tluoroscopico. · Ora l'A., pur ritenendo questo metodo utilissimo nella pratica , ne presenta uno nuovo, che, secondo lui. garantirebbe maggiore esattezza. Questo sarebbE\ fondato sul principio che i raggi X formano a partire dal loro fuoco di emissione un fascetLo divergente in tutte le direzioni ; però sulla superficie dello schermo esiste un punto (facile a determinarsi), in cui la incidenza di questi rag gi è normale, mentre è obliqua in tutti gli altri. Ciò posto, per precisare l'area del cuore, lo schermo ed il soggetto debbono esser e situati in modo che la incidenza normale dei raggi X càplti dapprima tangenzialmente al bordo dritto del cuore e poscia a quello sinistro; si misura allora la distanza tra i due punti e questa sarà la misura cot·rispoodente al diametro del ctiore. Analogamente s i procede per ottenere la misura degli altri diametri di quest'organo. CIJ .

DI alouue le•loDi auatomlohe prodotte da veleni tuberool&rl. - (G iornale interna:io· nale delle Scienze mediche, marzo 1901).

A. MARCANTONro. -

Frlltto di un accurato studio sperimentale su tale argomento, l'autore viene alle seguenti conclusioni : 1• Il siero ed il sangue defibrinAto degli animali con tubercolosi acuta sperimentale, iniettati, dopo filtrazione a ttraverso la candela di Chamberland , nel peritoneo o nel connettivo sottocutaneo di animali sani dellA stessa specie o di s pecie differente, determinano nel polmone, nel fegato e nella milza lesioni e focolai tubercoliformi, nei quali non si tro' ·ano nè bacilli nè cellule giganti. 20 Nelle cavie le iniezioni nel connetiivo sotlocutaueo o nel peritoneo di sangue detìbriualo e filtrato di cooiglio con tubercolosi miliare acuta, possono determinare alterazioni


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infiammatorie inlersti?.iali piu o meno cospicue, fino ad una forma tipica di cirrosi epatica, rilevabile anche ad occhio nudo. 3' La sostanza del corpo dei bacilli tubercolari, insolubile nel cloroformio, iniettata nelle vene dei conigli, provoca nel polmone, nel fegato e nella milza la formazione di cellule giganti disseminale in mezzo ai rispettivi tessuti. Nel polmone anche una pulmonite realtiva. 4° Questa' stessa sostanza, in iellata invece nel connettivo sottoculaneo o nel peritoneo delle cavie, deter mina, oltre gli ascessi nel luogo delle iniezioni, o piccoli noduli peritoneali caseifica ti, con disfacimento piu o meno notevole dei cor puscoli rossi del sangue, rile vabile nella milza dall' accumolo in essa di grosse masse di pigmento ematico. 5' L'allra sostanza estratta dal cloroformio, oltre un indurimento nel sito dell'iniezione, seguito talora da formazione ,ii escara, non ha prodotto lesioni molto specifiche nei diversi tessuti. G. B.

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VolSI N. -Della ln1luellza delle malattlelnteroorrentt sul

deoorso 4ell&epllessla. - (La Sem. méd .. n.12, 1901). È opinione antica molto diffusa che le malattie intercorrenti e specialmente le piressie possono con vantaggio modifica re il decorso del morbo sacro, se non guarendolo almeno notevolmente migliorandolo. Or bene l'A. ha voluto controllare con l'osservazione clinica questa opinione, esamina n1lo le piressie che aUeouano la epilessia, almeno durante il periodo acuto, e quelle che l'aggravano. Tra le prime ricorda anzitutto la resipola. Io 4 epilettici dell'os pizio della Salpétrière, colpiti da questa malattia e nei quali si avevano in media dai 2 ai 3 accessi convulsivi permese ed altre ttanti di ver tigine, durante il periodo acuto cessò qualsias i ma nifestazione epileltica; però st.abilitasi la convalescenza , riapparvero dapprima le vertigini, susseguite ben presto dalle crisi convulsive.


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Durante il decorso dell'antrace in un e pilettico per sopraggiunta anche diabetico e che in media aveva un acces~o convul;.i vo ogni 15 giorni ed una vertigine ogni settimana, si ebbe la cessazione completa di qualsiasi accidente epil ellico fino alla morte, s uccessa dopo 40 giorni per coma diabetico. Invece per la polmonite f ranca si notarono falli diversi, giacché in 2 casi il mor bo comiziale , elle du1·ante In evoluzione della malattia non aveva più data alcuna manifestazione, nella convalescenza riapparvc con la medesima intensità in un cas o, aggravandos i pel numero degli accessi nell'altro. La s tessa azione dapprima· frenatrice e poscia a ggravante nel periodo della convalescenza si rrolò in 3 casi di morbillo, da cui furono colpite tre fanciulle epilettiche. Per la tubercolosi si e bbe un potere d'arr esto evidente, tanto nella ferma acuta, che in quella cronica, fatto per ver o giu rilevato dall'A. nel suo Trattato sullcc epilessia. Analoghe considerazioni vanno fallo pel oa iolo, pel reumatismo articolare acuto, pe1· la /ebb re intermiltente. I n qua nto alla d{fierite g li accessi convulsivi cessarono completamente durante il periodo aculo in ~~fanciulli epilettici, ma nella convalescenza riapparvero nello stesso numero. In 63 fanciulli epilettici, nei quali a scopo preventivo fu praticata la sierolera pio, la frequenza delle cl'isi c delle assenr-e res tò, qua l'era d'ordinario. Dopo le iniezioni col siero di Roux in 5i fanciulle si notarono eruzioni varie per· intensila. per forma e per sec.le, eruzioni che apparvero tardivame nte per diventare poi più intense ne lle fanciulle idiote ed in quelle epilettiche; ed al riguardo l'A. cr ede di spiegare questo rilarJo della evoluzione mor·bosa nei deficienti con i disturbi vas o-motori, dovuti appunto alla deficienza del sis tema nervoso. Tra le piressie, che aggravano la epilessia, l'A. ricorda prima di tutta la scarlattina. In una epidemia, :!be colpi 19 ammalati , di cui 4 epilettici, questi ultimi morirono a capo di 1-5 giorni neaJo stato di male epilettlico, mentri g li ullri guarirono. La scarlattina dunque negli epilettici darebbe un pronostico del lutlo grave. Anche l' injluen:;a ha azione sfavorevole sulla nevrosi, quantunque m eno funes ta della precedente malattia infettiva; anzi dessa può fa ~orire l'apparizione delle manifestazioni comiziali in s oggetti predisposti, ma fino allora immuni, come l'A. stesso conferma con un esempio di s uo osservazi ~n e. Le


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compli<:aziooi polmonori dell'influenza esercitano ancor· desse azione sfavorevole sulla epilessia; in una fanciulla epilettica, colpita da congestione polmonale da influenza, si ebbero io un giorno un numero s traordinar io di crisi epilelliche. Anche nella (ebbre tifoidea, come risulla dall'osservazione di 2 casi, g li accessi epilettici si raddoppiarono durante la evoluzione della malattia. Premesse queste t•ts ullanze, l'A. si domanda: come spiega re che alcune piressie attenuano, altre esasperano la epilessia? Non possono ammeltersi che ipotesi e tre teorie campeggiano; cioe, quella dell'ipertermia, quella della localizzazione dei processi morbosi ai centr i nervosi, quella dell'azione delle lossine segregate dai microbi della infezione in causa, noti o non noti che siano. Ma per la ipertermia non si sapr ebbe spiegare come uno s tesso fattore alle volle attenua ed alle volte aggrava la stessa nevrosi; per la seconda ipotesi manca l'appoggio della osservazione clinica; non resta per\!iò che la terza, la quale può dirsi la più probabile in quanto che alcune tossine pos~ono bene eset'citare un'azione di arl'esto sulla eccitabilità della zona motrice eorticale del cervello, mentre altre invece valgono ad accrescere la eccitabilità medesima. Dal lato pratico poi l'A. ricorda che la lio>.ve ipertermia post-parossistica, che si riscontra nelle comuni manifesta· zioni epileitiche, negl'individui colpili da una malattia intercorrente diventa molto più accentuala tìno a raggiungere 1 od anche due gradi. Sia perciò prevenuto il medico, onde non abbia a cr edere all'insorgere d'una complicazione, potendosi ben trattare d'una crisi epilettica od anco ra d'una semplice assenza. passate inosservate. cq. DJct.;soN.- La oura elettrica ne!l'ts ohlalgla. - (Bulletin de la Société .franr;aise d'Eiectrothérapie, t900). Ormai è da tutti riconosciuta la utili ta della cura elettrica nell' iscllialgia; però onde si abbiano risultati veramente vantaggiosi, è necessario che l'applicazione elettrica varii coo lo sta dio della malattia. Secondo l'A., nel periodo a cuto giova specialmente la corrente continua, di piccola intensità, applicando un largo elel-_ trode posi tivo sull'epigastrio ed un piccolo elettrode negativo


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s u ciascun punto doloroso. Si commuta la corr ente, mante nendo le stesse dimensioni degli elettrodi, e così sui punti

dolorosi viene a corrispondere il polo positivo. Nel periodo subacuto riesce meglio la elellricilà stalica, applicata per tre volte la s.ettimana, alternando le scintille positive con gli effiuvi positivi lungo il tragitto doloroso. In vece nello stadio cronico con degenerazione ed anche con atr ofia dei m uscoli è da preferirsi con molto vantaggio la corrente indotta, a tensione piuttosto elevata, la quale addìmos tra marcato effetto sedativo.

cq .

Borss!ER. - Eplleula e trapanazlone. - ( A rchio. de Neurolog., n. 51, 1900). JAcQUJN. - Eplleula e trapanazlone aooldentale. - (fd . id., n. 52). MLRALLIE- Oonvulalonl poat-traumatlohe ; eplleaala ••· aenzl&le, oranleotomla. - (Id . i d. , n. 53). Boissier sostiene che parlare di craniotomia, tanto uella epilessis essenziale, quanto in quella jacksoniana, è lo stesso che eoumer~trne gl'insuccessi. Il caso clinico da lui riferito, queilì degli altri due autori sopraindicati, convalidano la s ua opinione (1). La storia clinica riportata da Boisl:lier riguarda una giovane donna, la quale, in seguito a trauma riportato accidentalmente al lato destro del capo, è colpita da conv ulsioni che cominciano dalla mano destra, per poi estendersi a tutto il corpo. Dessa è nata da padre alcoolista e presenta varie note degenerative . Dopo due ~tnni dal trauma patito, ad un tra tto presenta emipleg ia sinistra, che dile~uatasi dopo due mesi (IJ Circa le risultanze dell'intervento chirurgi co nella epilessia, merita di esCongre•so della Società lrcniatrica italiana (Napoli, novembre 1899), riferendo sopra 100 crani ectomle da lui operate in varie malattie mentali. Egli operò !5 epilettici ; ma pur troppo confessa di avere ottenuto ben pochi vantaggi, tanto da rimanere Insoddisfatto della cura chirurgica. Infatti. di fronte a 4 trapanati, nei quali gli accessl si mitigarono, ebbe a deplorare 3 notevoli peggioramenti imponenti per la brutta metamorfosi della con•·uls1one in freoosi ; negli stessi, mentre le convulsioni erano rortì e frequenti e lo st.ato di llgllal.ione maniaca ed impulsiva a3sai mite, dopo l'operazione que;:;t'ultima rHvenne ••iolenta e vrolungata a scapito delle prime e tale si mantenn e in a 1l·

~re ricordato quanto il dottor Giacchi espose nel X

presso.


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d i cura, s i ripete poi per allre volte. Lo s tato mentale è in decadimento . Intanto gli acce$si convulsivi si fanno piu frequenti , motivo per cui si ricor r e alla craniotoll?ia, non riscontrandosi nell'atto operativo alcuna lesione capace di s piegare i fenome ni a vuti nel soggello. L'ammalata, dopo l'operazione mi gliora nello stato mentale ; le stesse convulsioni spariscono, ma t!opo pochi mesi si ritorna allo sfatu quo ante. Morta dopo cinque anni per aggravamento delle sue condizioni, l'autopsia non dimostra che qualche chiazza di encefalite, cranio e cer\'etlo piccoli. . Jac!]uin riferisce il caso di un epilettico, che durante un a ccesso convulsivo cade nel fuoco, riportando g ravi us tioni, una delle quali mollo estesa sulla linea mediana del capo ed interes sante anche l'osso. Dopo qualche tempo si limita un sequestro alla r egione fronto-parietale; questo, sebbene e steso, s i elimina a poco a poco s ponLaneamente. L'ammala lo non ha febbre , fallo questo, che riconferma l'osser vazione eli n ica della molta resistenza deg li epilettici ai traumi ed alle infezioni. La trapanazione accidentale fa immediatamente diminuire il numet·o delle convulsioni ; ma dopo qualche settimana queste si !anno più insistenti e piu intense , dimostrando quindi come nella epilessia essenziale la trapaoazione non dia che un ·mig lioramento affatto tra nsitOrio. Finalmente il ca!:'o clinico di Mirallié si riferisce ad un g ioYane, il quale dopo 4 anni di un ti'aumatismo al ca po, è colpilo da convulsioni frequenti ed intense. Essendosi addimos t1·ate infruttuos e le svariate cure mediche tentate, s i vollu t•icorrere a lla craniectomia; ma anche qui dopo un brevissimo periodo di tregua, quelle tomarono a manifestars i con la s tes!<a freq uenza ed intensità, come per lo innanzi. L'autore crede che nei cas i di epilessia la trapanazione cran ica s ia giustificata soltanto quando trattasi di lesioni extracerebrali e che in questa operazione debbasi sempre ris peteq. tare con la più grande cura la massa cereb1·alc. GoRnO N . - Un aegno pre oaraore della oorea. -(La Se m . méd., n. 14, 1901). Quantunque la diagnosi della corea confermata in generale non pt·es enli difficoltà alcuna, pure è bene che il feno meno se g nalato dall'autore venga preso in con side1·azione, perché


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esistendo moHo precocemente, mette il mediceo in condjzione eli fare una diagno.s i giusta, quando si trova io presenza di sintomi del tullo ''81g hi. Il sintomo consiste in questo: Si f~ coricare il malato, e dopo avergli sollevato il ginocchio, lasciando poggiar e il tallone sul letto, si percuote il tendine rotuleo; il piede allora è proiettato al disopra del letto in modo più o meno brusco, e poscia, invece di ricadere immediatamente, r esta per qualche istante c0me sospeso, ritornando poi lentamente alla sua posizione primitiva . In qualche caso il fenc.meno non è cosi nello, osservandosi invece dopo la contrazione riflessa la discesa del piede io qualche modo lenta; altre volle il piede proiettato in aria comincia a ricader•e, ma però si arresta a mezzo cammino e fatto singolare, può vede1·s i in questo istante riprodursi una novella scossa, a ssai piu energica della prima; altr e volte infine il riflesso può di primo acchito trasformarsi in una estensione del membro più o meno persistente ed in apparenza volontaria. Nei casi di emicorea questo fenomeno non si osserva che nel solo lato malato. Il valore diagnostico di questa forma anormale del riflesso roluleo è stato pul'e rilevato dal dott. Peakocke. cq. SaoBBO. - La cura elettrica nella neurastenla. - (uio rnale dt elettricità medica, n. ·1 , 1901). Le modalité ele ttriche, consigliate per la ne urastenia, sono state in ordine cronologico la galvanica, la faradica, la frankliniana. L'A. non ha ottenuto risultati soddisfacenti dalla prima , sia ricorrendo alla galvanizzazione ascendente o discendente, sia al bagno idro-elettrico, sia alla galvanizzazione centrale di Baard o par acenlrale di Vàter v_ Artens. La galvanizzazione ascendente o discendente sul capo è stata consigliata, massime nella cerebrastenia, secondo che si credeva dover aumentare o diminuire il flusso sanguigno; ma secondo le ricerche dello stesso autore circa le modificazioni circolatorie cerebrali in seguHo alla galvanizzazione del capo, la direzione della corrente non esercita alcuna speciale influenza. La galvanizzazione ascend ente o discendente lungo il midollo spinale è stata preferita specialmente nella mielastenia. In quanto


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA.

poi alla galvanizzazione paracentr ale di Valer v. Artens consiste nell'applicazione del polo negativo sull'epigastrio sotto forma di larga piastra e nel passaggio del polo positivo, sotto forma di eletlrode a spugna, sul caJ.>o, sul collo, sulla colonna vertebrale. Risultati piu soddisfacenti, massime nei casi di neurastenia circoscritta, l'A. ha ottenuto con la faradizzazione, che egli ha largamente adoperaLa tino a 4 anni or sono. Questa è stata usata sotto forma generale, metodo di Beard e Rochwell; cioè, l'ammalato pone i piedi sopra un larghissimo eletlrode, o pure in una bacinella piena d'acqua (Beoedicht), che rappresenta un polo dell'apparecchio faradico (rocchetto secondario), mentre il medico passa sul capo, sul collo, sul tronco sugli arti l'altt•o polo, sotlo forma o di un elet.trode a r ullo o di spugna, od auche la semplice mano (mano faradica). Quest' ultima va prdferita, perché la corrente passando pel corpo di colui che l'applica, può essere graduata meglio; riesce utilissima , se passata al collo ed al capo, nell'insonnia, nella cefalea, nelle vertigini ecc. La faradizzazione del tronco e degli arti giova nella forma spinale di neurastenia; in vece nelle forme localizzate, massime la impotenza e la spermatorres, riesce meglio l'applicazione di un la rgo eleltrode in modo stabile sulla regione lombare ed in modo labile sul perineo, sul pube, sulla regione interna delle cosce. Ma risultati veramente ottimi l'A. ba ottenuto con la modalita elettrica frankliniana, tanto da fargli raccomandare l'uso della elettricità statica in tutte le manifestazioni neurasteniche, massime poi in quelle l'iferentisi a disturbi nella sfera sessuale (impotenza, ecc), per i quali gli ammalati di preferenza ricorrono si consigli del medico. La elettricità fran kliniana può essere applicata sia sotto forma di bagno per tutto l'organismo, sia sotto forma di doccia, di vento, di f'rizione, di scintille per parli circoscritte. L' A. adopera una macchina di Wimshurst a 4 dischi, di 70 cm. ognuno, mossi da motore elettrico, con due grosse bocce di Leida. Il bagno eleltr·ico e le scintille, passa~e successivamente e melodicamente per tutto il corpo, sono riusciti efficaci nella oeurastenia cerebro-spinale; la doccia con scariche di scin tille o ella cerebraslenia; le scintille sole uella mielastenia. Volendo servirsi di queste ullime per la cura, l'A. mette le palline dello spinterometro ad unu certa distanza (da 0.50


....... RIVISTA DI :o!EYROPATOLOGIA

U9

o 0.01) e mentre l'infl!r-mo ha nelle mani un reoforo in rapporto con l'armatura esterna di una delle · bocce di Leida, passa l'altro r eoforo (10 rapporto con l'ar matur a ester na dell'altra boccia e ter·minante con un eletli·od e a sfera) in avanti, sulltt r egione a nterior o del tora ce, sugli arti superiori ed infer iori; indietro, sulla regione posteriore del torace, lungo la colonna vertebrale e poi di nuovo sugli ar ti, r ipe· ten.do per tre volte l'applicazione. Nei casi d'impotenza e di sper matorr ea fa scorrere per tre volte le scintille sulla regione infer iore dello addome, sugli srti infer iori, sul perineo e poi lungo la colonna ver lebrale, specialmente sulla r egione lombo-sacrale; se l'applicazione riesce un po' fastidiosa (caso raro per vero), si serve delle sci111lille col metodo di Morton. Per i disturbi ~astro-enterici, oltre le applicazioni della corrente frankliniana nel modo a nzidetto, si ser ve o della scarica delle scintille sullo addome, o della .corren te fa radica applicala con l'eleltrode a rullo sulla stessa loca lità. Nei casi di deperimento della nutrizione ci:apprima soltopone l'ammalalo a d un bagno elettrico per 5 minuti e poscia gli fa respir ar e l'ozono, che produce nel modo seguente: fa collocar e il sog~elto sullo sga bello isolato, in rappor to con un polo dellà macchina mentr e l'altro polo s.i trova in comunicazione col suolo, e poscia gli avvicina alla bocca una bacchetta di vetro, lunga SO cm., ad estremiLa arrotondate. Si ha cosi un inte nso vento elettrico e la pro duzione di una notevole qua ntité di ozono. Lo stesso r isultato s i può ottener e a vvicinando la ba cchE<Lla a qualunque pa rte del cor po, senza per ò farla toccare. L'ozono si sviluppa meglio se la superficie del cor po è nuda. La cura elettrica deve sempre esser e coadiuvata da quella idroterapica e far maceutica. cq.

Alteraslonl 4elle oaaa 4ella. facola, oonlfeoutlve alla. pa.rallal faoolale . - (Centralblattfiìr Ne roenheilk., und Psych. Decembre 1900).

Wt:RTHRIM- SALOMONSON. -

La patologia sperimentale ha dato respons i contraddittor i circa il ra ppor to tra Jlinne rvazione e lo svilu ppo delle ossa. Infatti alcuni hanno osservato che nei conigli operati del laglio del ner vo facciale si è avuta l'atrof..a delle ossa della facci a al lato corrispondente (Schauta); altri invece che all'interruzione


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RIVISTA DI XEVROPATOLOGIA

nervosa é successa l' ipertrofìa (Schill, Nasse, Vulpian). Inoltre é risaputo, per quanto riguarda la patologia umana, che in seguito a lesioni nervose - per esempio nella tabe, nella s iringomielia- CIJ'a ~i hanno nelle ossa fa tti di atrofia, ora falLi d' i pertrofìa. Ciò pr·emesso, l'autore ripoJ·la due cas i d'individui adulti, che, avendo contratta una pat·alisi comple ta del facciale nella eta infantile, presentavano la ipertr·ofìa delle ossa dal lato paralizzato, specialmente del mascellare super iore. Eg li crede che in queste condizioni non debba ammetter s i l' intervento di modifìca.zioni nella innervazione vaso-motrice. Secondo lui, nelle condizioni normali la te nsione dei tessuti molli della faccia agisce come freno all'acct•escimenLo del tess uto osseo; venendo perciò a mancare questa tensione quando il tess uto osseo non è ancor a completamente sviluppato, s e ne può avere uno sviluppo eccessivo (ipertrofìa). Nei casi riferiti le parli molli della faccia s i pi'esentavano flaccide, tanto che tra le g uancia e le arcale dental'ie potevasi agevolmente limitare un notevole spazio. cr; .

IrrltablHtà. mu•oolare e rlfl•••l tencllnel nella tabe. - (Deuis. Zeitsch . .fiìr 1:\'eroenheil/c. X VII, 3-,).

FRENKEL. -

Uno dei sintomi piu costanti e piu precoci della tabe é ra ppresentato dall'assenza del riflesM patellare. Ora l'autore sos tiene che anche il r iflesso del tendine di Achille, nonché quelli tendinci del braccio, fanno costantemente difetto in que~ta malattia, mentre invece la reazione idiomuscolare mostrasi esagerata. Fra i rifless i tendi nei del braccio merita speciale menzione quello olecranico , il quale nella maggior&nza dei ca si manca fin t.lal periodo pt·eatassico, rt uando non ancora esis te la più lieve iocoordinazione dei movimenti. Su 23 tabetici eg li ha trova to che appun to in questo periodo della malattia 11 individui conservavano ancora il r iflesso patellare, mentre que ll o olecranico non poteva essere provocAto che in 8 soltanto . L'autm·e racc:omanda di percuotere soltanto il tendine n~lla ric~rca di quest'ultimo riflesso, perché nella tabe l'assenz a dei riflessi é f1·equentemente accompagnata dalla esagerazione della reazione idiomuscolaré, la qual3 fu !'iscontrata 12 volte nei 23 labetici. Se s i per cuote il muscolo!a picco l i colpi, si provoca immediatamente una reazione muscolare più


RIVISTA CHIRURGI CA

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o meno forte in costoro, fatto che non s i ver ifica punto negli individui normali. Queslo stato del muscolo si osserva in tutte le fa s i della tabe, s ia nel periodo preatassico, sia quando l' individuo da piu anni trovasi incapace a camminare. Il fenomeno alle volle coincide con l'assenza completa del riflesso tendineo da un Jato, mentre monca dall'altro lato, o ve s i nota la esistenza d i quest'ultimo rifle!5so; per lo contrat·io non s i osserva mai al· lorchè i r ifles si tendi nei sono conservati. Questo fallo rappresenta una pr ova di più in fa vor e della indipendenza del tono muscolare e dei rifl essi lendinei. La esagel'azione della irritabilila muscolare, secondo l'autore, è for se dovuta pr ecisamente all'abolizione d'un ritlesso midollare, che noi non conosciamo; ipotesi che concot'da pie· oamente con la f1'equenza dei distur bi lrofìci nel decor so della tabe.

eq.

RIVISTA CHIRURGICA l •• •

A. BEcco. - Dl una sutura dermo- lpodermloa naaooata. - (Gio rnale delle scien.:e mediche, marzo ·1901). È be n noto quanto sia diffìcila la perfetLa disinfezione del campo operativo 1\ come spesso il fil o che serve per le suture, pur e.ssendo perfe ttamente preparato, attingendo il materiale in campo infetto lo porti seco attraverso il suo tt·agitto. Per ovviare a tale inconveniente, e per ottenere una perfettacosmes i, specialmente nelle ferile del collo, dellu fac.cia ecc., numer osi chirurg i idearono ed applicarono ~u ­ ture dermiche nascoste. Cosi in Italia il Cavazzani ed il Fabris e fuori d'Italia· il Kendel Franks, il RosseL ed il Poucet, il Chassaignac ed il Lawson- Tail. Però, mentre base fondamentale d'ogni buona sutura sottodermica é che 1 margini della ferita vengano ad immediato e completo contatLo f1'a di loro t~ che vi rimangano, nessuno dei processi finora consigliati dai vari autori, r agglunge lo scopo, frustrando eosi lo scopo pel quale vennero applicate. L'autore riferisce quindi un suo metodo di sutura sottodermica che finora diede


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R:!VISTA CRffiURGICA

degli ottimi r isultati ·Ottenendo per fetto combaciameolo dei margini e perfette cicatrici. A tal uopo, dopo accurata disinfezione delle mani dell'operatore e della parte sulla quale operasi, quest'ultima ottenuta sopralutto con prolungati lavacri con soluzione di sublimato calda all'i p. 100 e con so-, luzione di soda al 5 p. 100 e da ultimo con benzina più economica dell'alcol e dell'eter e senza che come l'alcool induri~>ca e coarti la pelle, procede in tal modo alla sutur·a derrno- ipodermica nascosta: supposta la ferila verticale, fa tenere con un uncino l'angolo superiore di essa, indi con una pinza anatomica afferra, un po' sotlo l'angolo, il labbro sinistro della ferila e lo volta alquanto a ll'innanzi in modo da poter vedere la super ficie di sezione della pelle, impia ntando quindi un ago sottile e molto curvo munito di catgut assai fine nel cellular e sotlodermico a 3-4 millimetri dall'angolo superiore della ferila ed a 2 millimetri circa dal labbro della ferita. ,\ll'ago fa successivamente attraver sare il derma e ne fa uscire la punta a metà circa dello spessore del derma nel punto di sezione della pelie. Fissato allo stesso modo il labbro destro della ferita, infljlge di nuovo l'ago nella metà di sezione del derma in un punto corrispondente allo stesso livello in cui trovasi il filo nel labbro sinistro, gli fa attraversare per 2 millimetri il derma ed il tessuto soltoder mico e facendogli far e mezzo giro dall'avanli a ll'indietro lo fa uscire insieme al filo fr·a i due labbri della ferita. Av"icinali quindi i margini, protica il nodo senzo stringere tr·oppo, finché i due labbri rimangono a conlallo, taglia quindi i capi dei fili e cosi il nodo r esta nascosto nel cellulare sotto la pelle. Pone quindi gli altri punti alla distanza di 3 millimet ri l'uno dall'altro per la pelle più sottile, ed a 4 millimetri per la più robusta Secondo l'autore, il combaciamento dei labbri in questo modo rimane talmente regolare che a nche subito dopo praticata la s utura, si riconosce appena dove il taglio è stato fatto. Oltre la tecnica s uaccennata dov1·assi CUI'Sre nelle sutu1·e soltocutaoee la perfetta esclusione di ogni spazio morto ed il non stirall' troppo il filo per non produrr e 1:a sezione del tessuto compreso ed il conseguente r ialzo dei lembi della ferila. L'autore consiglia il catgut quale materiale di sutura per la sua facile ass orbibilila che però non ~ tanto sollecita da non per rnetlere il perfetto combaciamento dei margini, mentre i.l filo di seta per la permanenza m a g-


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giore fra i labbri cutanei, può a g ire come corpo straniero e dis turbare il regolare proce sso di cicatrizzazione della ferila, lasciando poi quasi sempre qua le r esiduo una cicatrice rigidA. Dal Ialo della cosmesi, tanto cara specia lmente ad una bel)a metà del genere umano, l'autore asserisce d'aver sempre o ttenute, col s uo metodo di su tura sottoùermica, delle cicatrici tal mente poco appariscenti tla essere appena rico~oscibili nei primi giorni dopo la pratica.ta sulut·a. mentre di egse non rimaneva traccitl alcuna dopo trascorsa qu&.l che settimana. G. B. A. FLocHEMAN:"'.- Limite della reazione pupillare nella

narooai oloroformloa, quale tndloe per aaaiourare l 'aneateda atrettamente neoeaaart& . - (Centralblatt Jùr Chirurgie, n. 21, 1901). Da lungo tempo si cerco di dosare il cloroformio per le anestesie, sia allo s ta to di vapot·e, s iu io natura . Vennero all' uopo costrutti apparecchi complicati ormai caduti in tlis uso, occorrendo sopralutlo un s istema di mis urazione blisa to s ulla maniera dt r eag ire propria ùi ciaschedun indivirl uo. Perciò lo Schleich consig liò a tal t·iguat·do di tener conto dello stato della pupilla, facendo notare come ottenuta l'a n e s tesia, cootiuuando a somminisl!·are il cloroformi o, al primitivo s tad io di r estrin gimento pro~ressi vo della pupi lle, s ucceda u no stato di dilatazione med ia, dilatazione che aumenta coutinuando uella somministrazione del cloroformio e d iminuisce a ppena tolta la mas chera. L'autore, die tro molteplici esperienze, ebbe a convincers i come no n sia necessario spingere la clorofor mizzazione fino ai limiti indicati dallo Schleich, giacché corrispondendo la fase di dilatazione media della pupilla al limite massimo !Iella dose maneggiabile del cloroformio, è preferibile di resta re al tli qua di tal zona pericoìosa, tanto più che, ser.ondo l'esperienza di molteplici autor i, l'analgesia é quan to mai completa nel pel'iodo caratterizzato dal r estriogimento della pupilla e dalla insensibilità assoluta della stessa allo stimolo della luce. P er de terminare quindi esattamente il r;ri ncipio di tal periodo egli ricorre alle seguenti indagini. Suppon endo il ma lato completamente addorrn~:~ntat o, i muscoli volontari rilasciali, e le pupille moderalalll ente ristrette ed incapaci di reagi re, il primo segno obbiettivo del -i8


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r·isveglio sar ti dato dal far lo che esaminando ambed ue gli occhi a ssieme, invece di uno solo, come <>i fa abitualmente, si riscontra un r·eslringimenlo marcato· e subito del foro pupillare sotto lo stimolo della luce, mentre ciasch eduna pupilla inle rr·ogata !'leparatamente non reagisca punto. Ta l fenomeno, indicando l' imminente risveglio del paziente, occorre somministt•are nuovo cloroformio perché l' infermo non si risvegli e perchè il sonno dello s tesso diventi più profondo. ·Jl tempo c la quantità di cloroformio necessari per ottenet•e tale risullato possono in qualche modo servir di mis ut·a per regolare l'ulteriore decorso della cloroformizzazione. Cosi il fen omeno pupillare suddescritlo, a ssocia to alla sorveg lianza del polso e della r espirazione, polra evitare gli accidenti dovuti a ll'i mpiego ir regolare del clorofortoio, mentre permeUerà <~ i ridur·re il ~c~onnc anestetico allo s tf'ettsm(1nle necessario potendo spinger la narcosi al g rado voluto e potendo in qualsia si momento otLenere un pronto risvegli o . G. B. G. FrLtrPINI. - Sopra. due rHealonl dl tutto ll lobo •tntstro del fega.to per aeoplasml. - (Il Policltnico , s ezione chirurgica, fa scicolo 5•, 1901). ·

Le r osezioni del fegat o, dalle prrmo compiute dal Bruns e dal Lins nel 1886, fino al presente, non toccano ancora i l centinaiO. All'atlò operati vo incombono cos i g ravi pericoli che per moltissimo tempo il fegato venne cons ideralo un noli me tangere, e lo è tuttora quando una chiara indicazione non leg ittimi il rischio dell'impresa. L'autore ebbe recentemente a c·.ompier e due r eseziooi di lutto il lobo sinistro del fegato per l'esportazione di voluminosi neoplasm i, usando un processo operativo !'fUasi uguale nei due cas i ed ottenendo in ambed ue risultato di completa g uarigione . Nel primo ~so lrattavasi di un ca ver noma interessante tuttu il lobo s inistro del fegato; nel secondo di un cancro primitivo della s tessa parte dell' or·gano epatico. In ambedue i casi procedette aprendo il ventre mediante un'incisione vertical e e mediana dell'apofis i ensiforme a due dita solto l'ombelico, cons tatando quindi gli esterni caratteri dei due tumori e la mancanza di qualsiasi aderenza degli stessi con gli o rgani vicini, facendoli quindi erniare dalla ferila addo minale, con-


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statando la diffusione di ambedue i ·p rocessi a tutto il lobo sinistro del fegato. Allo scopo di far meglio fuoriuscire i tumori la di cui base riempiva la ferila addominale, l'operatore, in ambedue i casi, recise con rapidità, procedendo fra due legature, tutto il legamento falciforme ed il legamento coronario fino al solco longitudinale sinisti·o, compiuta la qua l cosa, i lobi eroiarono fino al loro peduncolo. Stabilito che in entrambi i casi, l'unico mezzo che si presentava possibile per la resezione era la legatura elastica, ci1·condò il peduncolo cou un laccio elastico dello spessore di ì-8 mm., ben disteso in senso rettilineo prima di applicarlo, circondando il peduncolo con doppio giro, cercando di S!Jingere il laccio nella fossa longitudinale, annodandone i capi ed assicurandoli con una pinza emostatica, asportando quindi i due neoplasmi con un amputante tre dita trasverse al di sopra della legatura. Da ultimo, dopo un'accurata toilette della ca vita addominale, n on potendo suturare il peritoneo parietale e quello visceraltl del fegato al di sotto della legatura per la grande profondità a cui questo si trovava, fece soltanto la sutura <lei due foglietti della sierosa parietale fin contro il pedun· -colo. Alla stessa guisa suturò i muscoli, l'aponevrosi e la cute, medicando infine e cercando di proteggere la cavita addominale r.on striscia di garza insinuata fra la porzione -del tumore ancora aderente alla legatura d la cute circo· 1;tante al peduncolo. Il decorso post-o pera torio in ambo i casi fu dei più felici; il primo Jei due operati lasciò il 1etto dopo 20 !;iorni, il secondo dopo 31. Se l'affondamento del peduncolo e la chiusura dell'ttdclome costituiscono, solto il punto di vista degli ideali chirurgici, il metodo più semplice e più perfetto, allo stato dei mezzi di cui attualmente si dispone per l'emostasi, non è né il più facile ne il più sicuro: a[Jzi mancando ancora e sempi di vaste e fortunate r esezioni per veri neoplasmi con questo metodo si dovrebbe forse ritenerlo per ineseguibile, non avendo valore persuasivo i soli risultati sporimentali. Fra tutti i metodi preconizzati, la legatura elastica ed il trattamento e xtra- peritoneale del peduncolo sono quelli che dànno le maggiori garanzie contro l'emorragia immediata e secondaria ; sono perciò da preferirsi ogni qual volta si


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possono applicare. Se il tumore n on fot>se peduncolizzsbile, sarebbe meglio rinunciare all'epatectomia, mentre la legatura elastica applicata al solco longiludinale sin istr o, rappresento, secondo l'autore. non soltanto il mezzo migliore, ma forse l' unico mezzo possibile. G. B. M. Au vRAY. - Cura ohlrurgloa delle ferite della mUza. - (Ga•ette des HtJpilaux, 20 aprile 1901).

Il chirur·go e chiamalo ad inter venire nelle ferile o rotture clelia milza in due differenti condizioni: O immediatamente dopo !"accide nte, ciò cbe è il caso più frequente, per r·imediare ad un'emorragia che minaccia d'essere r a pidamente mortale, o se~o ndariameute, per fAre la sem!Jlice e vacuazione di uno spandimento sanguigno raccolto nella regione splenica, essendosi arrestata spontaneamente l'emo1-ragia pr·i-

miliva. A qualunque metodo si ricorra per arrestare l'emorraggia, bisogna, per giungere alla milza e per operar·e in condizioni favorevoli, aprirsi una breccia s ufficientemente a mpia o mediante una sem plice incisione mediana , che basta nel maggior numero dei casi, o mediante una semplice incisione obliqua parallela al bordo costale sinistro. l mezzi emostatici di cui disponiamo, sono molteplici, quali la splenectomia, la lega tura dei vasr splenici, il tamponamento, la sutura, la leg atura, la termocau terizzazione. La splenectomia e un'oper azione relativamente facil e, quando l'organo essendo attaccato alle parti vicine per un mesos abbastanza lungo, si lascia facilmen te trascinare all' infuori; allora riesce agevole gettare un laccio s ul peduncolo splenico ed escidere l'organo. Ma la cosa non riesce sempre così facile, e talvolta l'esistenza di ader·enze che uniscono la milza alle parli vicine, puo in taluni casi r ender e assolutamente impossibile l'estirpazione d ell'organo e ~iustifi ca re l'impiego di altri mezzi terapeutici. La vio addominale .per l'estirpazione della milza , é senza dubbio il metodo d'elezione, ma non è il solo finora escogitato; cosl il Butz trovandosi dinnanzi ad un caso nel quale il coltello aveva perforata la parete addominale, la pleura e il diaframma ferendo la milza, ingrandì l'orifizio toracico e l'orifizio diaframmatico, facendo passare a tlraver·so di essi la milza ferita, legandone il peduncolo ed escidendola. l l i\J oser modificò la tecnica della splenectomia mantenendo il peJuncolo dei vasi splenici precedentemente legati, fisso


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alla parete mediante alcuùi punti di sutura e ciò pél· dl\\ediarc ad un· evenlt.:ale emorragia secondar·ia del r eciso peduncolo. L'autor e ritiene tale p1·atica essere un'ope razione inutile, potendosi l'operatore garantire più che a sufficienza, mediante un'accurata legatura. Rispetto alla sutura, sarà sempre difficile di oltenerae una esalta e sufficiente, causa ltt friabilità del tessuto splenico. Si adoperano di preferenza fili di grossa seta, passati profondamente mediante un ago smusso e non stringendo troppo i nodi. Il lumponamenlo verrà praticato con garza sterilizzata fortemente compressa ed in condizioni analoghe a quelle praticate per la cura delle ferile del fegato. Eccezionalmente si potrà eseguire la legatura isolata di un vaso sanguinante alla superficie d'una ferita della milza. In taluni casi, il ter· mo-cauter io riscaldato al calore r osso cupo, fallo passare sulla s uperficie di una ferila sanguinante a nappo, polra rendere buoni risultati. La legatura dei va~i splenici a livello del peduncolo ha per iscopo d'arrestare il corso del sangue nella milza. Come operazione è molLo semplice, ma troppo di sovente si vide, come del r esto e da aspettarsi, che essa era accompagnala dallo sfacelo dell'or gano privo di circolazione. Le proiezioni di vapore acquoso, e le applicazioni di gelatina sterilizzata r:on potranno impiegarsi che eccezionalmente. Le iniezioni di gelatina, secondo l'autore, appartengono più al campo sperimentale ove lutto è previsto e preparato, che alla vera e pratica chirurgia. TuLtavia, si potranno applicare tali mezzi h'attandosi di feri te superficiali, poco estese, sanguinanti a nappo. Secondariamente, in uu'epoca più o meno lontana dall' iniziale traumalismo, quando l'emorragia primitiva non fu mor-tale, il chi rurgo polr a essere chiamato a fare la semplice evacuazione de.l sangue raccolto, incistalo attorno alla milza ferila. L'ope1·azione semplicissima consi· stera nell'incisione delle par eti s ul punto maggiormente saliente, e nell'evacuazione seguita da lavature con applicazione di un semplice drenaggio. Studiando una statistica di 5-i casi d' inlervento chirurgico primitivo per ferite della milza, rileva come s'ebbero 28 guarigioni e 26 morti, vale a dire una mortalità del 48,03 p. 100, vale a dire che quasi la metà dei ferili dovette soccombere ad onta dell'operazione. Io 47 casi su 5i la spleneclomia ra ppresentò il solo intervento


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possibile stante la gt'avità delle ferile dell'or gano, mentre negli altr i sette ca.si, 4 volle si potè realizzare il tamponamento, 2 la sutura ed una volta la sutura del peduncolo della milza . La termo- caulerizzazione, la legatura isolata dei vasi alla super ficie della ferita, le proiezioni di vapore acqueo e le applicazioni di gelatina finora non vennero impiegale che sperime ntalmente. Sicché la splenectomia risulla essere l'operazione di elezione, o più esattamente l'operazione resa necessaria nel maggior numero dei casi per l'estensione delle lesion i locali. l casi più frequentemente osservati (45 volte su 5i-) sono Ji fer ile co ntuse o rotture sottocutanee nelle quali le lesioni possono arrivare fino alla completa rottura dell'organo ed in presen1.a di tali fatti complessi la splenectomia rappresenta il solo inter vento razionale. La sutura non verrà applicata che nei casi di ferile nette poco estese e poco profonde, e potra combinarsi vantaggiosamente col tampona mento. G. B. P ORGES.- BulperlooU ddl'lmplegodel bottone dlMurphy.

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(Centralbl ..f. Chir., n. 43).

In un caso di resezione del piloro in cau$8 di carcinoma, Hoh enegg dovette procedere alla resezione di una gran parte di colon trasverso. In causa di grande debolezza del paziente i due monconi d'intestino furono riuniti col bottone di Murphy. L'ammalato mori 24- or e dopo l'ope1·azione. L'autopsia mostrò una peritonite purulenta diffusa, lo stomaco abnormemente ripieno e molto dilatato. In seguito della forte tensione dello stomaco si strapparono alcuni punti di sutura ed il contenuto dello stomaco sfuggì dalle piccole fessure risultanti e si spars e nel cavo peritoneale. Le estremità intestinali r iunite fra dì loro col hottone di Murphy combaciavano fr·a loro esattamente. Tagliato il duodeno ~i trovò che il bottone di Murphy comprimeva ti duodeno in modo da chiudeme il lume e da provocare cosi la slasi delle mate1·ie nello stomaco, la lacerazione dei punti di s utura e la conseguente uscita delle materie contenute nel suddello viscere. C. P.


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RIVISTA DI OTO-R!NO-LARI NGOIATRIA O. BARRAGo-TrARBLLA..- Azione del miororganlsmi delle oavltà ll&Ball e delle cavità medie auricolari suppur&lltl, lnooulatl nel cervello . - (Gwrnaf,, tnfernrtzion.ale delle .!cienle mediche, aprrle 1901 ). L'autore cosi ricapitola lt~ .:;ue o~s.ervazioni in propo«tlo, ricavate da uno s tudio sperimentale eseguilo ~u numero~ i contgli e cavie. I microrganismi isolati dalle cavilù nasuli si possono ùtvìdere in patogeni e non patogeni. Questi ultimi, sa rc11w a l ba e micrococcus protli{Jiosus, non pr·odussero alc una alterazione anctw inoculati ne'la mas~a cerebt•ale. l palo~e ni itt genere non ~-ti mostrarono virulenti, erano cioé nllenuHli, eli itwculati !':Olloculaneamen le si dimostra rono impol••nti a pro•lurre alterazioni nei tessuti, mentre le ste!':SO 'lunntitò inoculate nel Cl'rvcllo, causarono la morte degli animali. Il IJacterium coli ed t!J•iocian.eo invece, erano in islalo tli virulenza ed inocu lati solloculaneamen te produssero la morte. Tullavia qnantilà Lnli di questi ultimi microrganismi che inoculati solto la cute non da vano a lcuna manife~Lazione patologica, diveolevaoo lctoli, se inoculf:ll(• nella mac;sa ce•·ebrale. Tant.o dalle. fosse nasali che dalle cav1lò auricolari fu1•ono isolati uno streptococco ed il pne umococco. Questi inoculati anche nel cervPIIO, non m osti'M ooo alcun polare potogeno. l microrgaoismi isolati dalle cavihi auricC>lari, in vece, si dimos trarono patogeni anche inoculati sotlocutaneamt•nle. fnoculaLi n el cervello in minori pt·oporz.ioni, diedero a \'edere gli stessi falli di quelli isolati dalle cavità nasali. O>ncludendo: 1° Alcuni dei microrganismi patogeni isolati dall'A. dalle ross1~ nasali si dimostra rono attenuati ed incapaci di pt·odurre rnodHìcazioni nell'organismo se inocula li sPLlnculanenmen te ; 2o Questi stessi microrganismi inoculati nel cervello producono la morte; :J• i'iei microrganisrni virulenti, che inoculati sotlocutaneamente producono la morte, la quantiUi occorr ente onde


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ollener e lo stesso scopo inoculando nel cervello è infinitam ente minore; ~" In vece i microrganismi delle ca vita a uricolari r ivelano sempre un certop otere patogeno inoculati sottocutaneameote; 5• Gli stessi inoculati oel cerve llo. alc uni nelle stesse quantità, altri in qua ntità decisamente minore, daono sempre· esi ti l eta li. ·

G. B.

RIVISTA DI OCULISTICA n raohtttJtmo e l' lnoroolamento delle razze come fattori della mtopta e dell'uttgmatlsmo. - (La Sem . méd., n. 20, 1901).

H AUCHECon:>~E. -

In una recente seduta della Soci età di Medicina di Berlino l'A. ha fatto una co municaz ion ~, con la qua le insiste s u lla importanza del r·ach ilis mo nello svilu ppo della rniopia e dell'astig matismo. Nei fanciulli racltitici varie condizioni concorrono a pr o du rre lo schia.cciamento dell'or bita. Dapp r·imn il peso dei lobi aoterior·i del cervello agente sulla volLa orbitaria , già r flm · mollita pel processo r achi tico; poscia quanto dicesi " impressione basilare del ct•anio ''• cioè, l'abbassamento c..lelle partì prossime a l fo ro occipitale sotto la duplice influenza del peso e del la trazione muscolare. L'or,cbio adunque per la defo rmazione d~lla cavita orbitar ia si tro vereb be al suo sviluppo compresso e schia cciato, donde l'allungamento dell'asse longitudinale del g lobo, l'eccesso di curvatura della cornea e del cris tallino, la spessezza di quest'ultimo, l'aumento nella profondilA della camer·a auleriore. L'allungame nto dell'asse loogitudrnale s i farebbe quasi interamente a spese del cor·po vitreo, a causa del suo con siderevole diametro e della impossibilità, io cui si trova di dis tendersi liberam ente, come le parLi anteriori dell'occhio. Questo meccanismo, secondo l'A., spieg a molli ca s i di miopia senza che sia ·necessario l'intervento delle cattive condizioni deUa ig iene scolastica ; l'es trema frel'j ucnza del rar hi1 is m o dei fa nciulli, che abitano nella citta, vale a da re ra~io ne della diffusione dj questa anomalia della r.errazione.


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Se poi tutti i rachitici non diventano miopi, ciò dipenderebbe dal fallo c he, secondo venne confe rmalo da du Bois-Re y mo nd, quasi .s empt•e a lla nascita esiste una tendenza all'i per· mel!·opia. Come prova della origine rachitica della miopia, 1'.-\. cita il fatto che questo vizio diottrico è rela tivamente meno co'mune nellt~ giovanette , c he nei giovanetti; o ra è ris a puto che il rachitis mo è in paragone raro nel sesso femminile e che di piu l'occhio della donna .è proporzionalmente pitl piccolo di quello dell'uomo. Anche l'incrociame n to delle t•azze, secondo l'A., tanto· frequen te nei nostri giorni, non sarebbe senza influenza s ulla prod uzione della miopia e dell'astigmatismo. Infatti spessis· simo i discendenti ripet.ono i caratteri fi s ici non solo dei genito ri, ma pure degli antenati di costoro; può quind1 succedere, e l'A. lo crede fr·equenle, che dal padre si eredita, l'occhio, p. e., tJ dalla m adre il cranio, ed in questa circostanza ben è possibile che la cavità orbitaria s ia tt·oppo piccola pet' l'orga no, che é destinata a contenere, e quindi, il g lobo oculare si presenti defo rmato, cosi come lo é in un' orbita t·achitica. _ cq .

Trattamento delle oomplioazloni ooularl del v&luolo. - IReoue méd. de la Suisse r omancle, n. 12, 1900. - Ra(lpOrt sur u ne épiclémie de onriole obseroée a l'hòpital de· la Croix-Rousse en 1900).

DuF·ouR, CoURMONT.

Nonosta n te che la pratica della vaccinazione oggigiorn o s ia molto estesa, pure non sono rare le epidemie di vaiolo ed in queste i casi di oftalmia o di altre complica zioni ocular·i. Dufour nei casi di cheratite s uppurata vaiolosa insiste sui buoni ris ulla ti, che si ottengono con le iniezioni soltocongiunlivali di biclor uro di me r curio. A l ri p;uardo riferisce una os• ser vazione propria di ascesso corneale vaioloso con ipopion nella camera ante riore, in cui tali iniezioni (c. c. 0,3 di una soluzione di soblimato al 0,5 p. 1000, 'pr evia cocaini zzazione ) oon solo arrestarono il decorso del male, ma determinaron" la scompars a dell' ipopion. Risullò un le ucoma s uperio ree!:lerno con immobilità della pupilla per s inecclùa poster ior e e con l'A.V. r idotta a tal grado, da disting ue r e le dita olella mano a 3 m etri ; la iridectomia pratica ta più tardi ebbeesilo felice.


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Courmont nella e pidemia osservata. nella ']Uale si ebbero ben 792 vaiolosi in cut·a all'ospedale, trattò le complicazioni oculari dappr ima con lavatu re antisettiche, con iniezioni sottoco ngiuntivali di sublìmalo ed al bisogno con la cheratolomia ; ma perdelle vari occhi, anzi in due casi ebbe la cecità Ji amendue gli occhi nello stesso individuo. Allora ricorse sistematicamente al menomo accenno d'un a· complicazione oculare alle istillaziooi d'una soluzion e di bleu di metilene al 2 p. '1000, ripeteodole 4·5 volte nel cot·so della giornata. Con questo trattamento sopra 45 casi di congiuntivite o di cheratite vaiolo!'la non ebbe a r ilevare alcuna dannosa con~eguenza rispetto alla vista. Una sola volta nolò lo sviluppo di una complicazione purulenta intra-oculare e tratlavasi di un uomo, in cu1 le pustole pericheratiche furono sE-guite da ascesso corneale con ipopion in amendue gli occhi. Anche in questo caso ricorse alle frequenti instillaziùni del collirio di IJleu di metilene, ottenendo il sollecito riassorbimento del pus della camera anter iore ed il riprislinamenlo della visione normale. Qn(>sle instillllzioni adunque avrebbero , secondo l'autore, un potere profìlallico rispetto t~ll'oflalmia vaiolosa analogo a quello posseduto dalle islillazioni del collirio di nitrato di t~rgrnto contr·o l'oftalmia blenoPragica. Il bleu di metilene per la sua azione microbicida troncherebbe rapidamente dal bel principio qualsiasi suppul'nzione cheralo-congiuntivale vaiolosa ; le iostilazioni del colli~io di questo farmaco alle prime or e di una complica:lione oculare nel vaiolo l'appt·esenterebbero un Yero metodo di cura abortiva. Lo stesso autor e nei ca~;i di lesioni corneali riu a,·anzatEI consiglia pure le iniezioni sollocongiuntivali di bleu ùi metilene, preconizzate da Rollet per le ulceri cornrali, per le clterato-cong hmliviti tenaci ed a nche per qualchP- ca8o (ririte (L!JOn médical, n. 2, 190 1). Crf. GALEzowsKr. - Blef&rite oUlare, sua origine lagrimate e suo tratt&mento. - (Recueil d'Ofilltalm., n. 4, l !lO l ). L'.-\. viene n · c':lnfcrmare quanto egli aveva asset·ito lì n dal 1868, e cioè, che le biet'arili ciliari in g ran parte sono occa~it~nate da un'afl'ezione delle vie lagrimali. La caduta delle ciglia, primo s intomo costante di qu ~sla m~tl a ttia, Jasc1a esfoliazioni dell'epi telio in cor rispondenza


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dell'apertura dei canalicoli, le quali apportano ulcerazioni alla base delle ciglia con rigonfiamento piu o men11 pronunziato del bordo palpebr!lle; donde la blefarite glaihlulare, mantenuta ed aggravata da una co<~Lituzione lint'alica, strumosu, lubercolar e, ecc. In certi individui questi fatli sc•nt• susseguiti dalla deviazione di Lulto il bol'tlo palpebra le; in altri dall'ìo$orgere d'una congiuntivite piil o meno intensa, cui poi pos;.ono tener dietro in determinate drcostanze che,·aliti, disturbi specJali visivi, disturbi lagi·imali, nevr·algie, falli Lulli ehe scompar iscono solo quando si ricorre alla dilatazione metodica e prolungata delle vie lagrtmali. La bsse quindi di ogni li·allamenlo nella blefarite ciliare dev'essere sempre quella, che riguarda le vie lagrimali, ed il medico non deve mai tralasciare di riconoscere con la mas~ima cur a come pr ocede il funzionamento d~n· apparecchio lagriroale, tenendo conto dei sintomi morbosi ed el'aminando la dill'posizione dei punti lagrimali inferiori, la lot·o conformazione, la permeabilità, la r•islreltezzn, la deviazione o la oblit.er aziona dei medesimi. Questo esame uon di rado presenta non poche difflcollà, dovute al fallo che il piccolo punto lagrimate r esta mascherato dalle pi13ghe della <:ùngiunliva infiamma ta od anche da pellicole epiteliali in parte sollevate; da ciò la impossibilità d'una iniezione esplO'alrice. Ad O\'Viar e quésto inconveniente l'A., dopo aver dalo dei pt•ecelti speciali (lavature del boi'do palpel•rale con acqua bo· rica tiepida, immobilizzazione della palpebra inf&riore mercé lo stiramenlo della stessa in basso), raccomanda ruso della sirioga d'Anelio da lui modificata, sostituendo al tubo di metallo un tubo in vetro a tampone di caucciù e dando alla ca n· nula una forma finissima, tagliata a ~bieco e con innesto alla ~irin~ra merr.é un meccanismo parlicolare. Co n questa siringa si fanno iniezioni r ipetute di acqua 'terilizz~tla per rendere il funzionamen to dell'apparecchio lagrimale più facile e cosi diminuire ed anche sopprimere l'irritazione rlel bordo palpebrale; nè vanno trascurate le causticazioni delle ulceri, formateS<i alla base delle riglia, e nel caso la incisione e l'ingrandimento del canalicolo lagr imaltl ristretto o devialo. In base alla s ua lunga esperienza personale, egli crede poter formulare le seguenti conclusioni: t• Ogni blefarite ciliare o glnndulare dipende in gran parte da un r estr ingimento o da lla oblileraziooe delle vie lagrima li;


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RfVISTA DI OCULISTICA

2• Le blefariti ciliari inveterate, semplir.i o complicate ad ectropion, a congiuntivite, a cheratite ulcerosa , erpetica, ecc , g uariscono Mn il cateterismo delle vie lagrimali; 3" Le blefariti e la .blefaro-congiuuliviti dei g ranulosi m i· g liorano rapidissimamenle con l'allargamento dei punti lag rimali e deh canale omonimo. cq. SENDRAL. -

Oreoohlonl oculari. -

(Recueil rl'f?ph talm. ,

n . 2-4, 1901).

L'A., che é un medico militare, comprende sotto il nome di (< orecchio11i oculari >> le complicazioni, che possono a versi nell' ot•gauo della vista durante il decorso e nella convalescenza della parotite epidemica. Egli dopo avere enumet•ate e studiate le medesime, con fortando il suo studio con numerose osserva~ioni cliniche p r o prie e di altri autori, viene a lle seguenti conclus ioni, n on scevre d'importanza dal lato pralico : 1° Gli orecchioni ocular i rappresentano le complicazioni più g ravi de lla parotite epidemica, sono relativamente fc·equenti e più. frequenti si addimostreranno, quando i medici fisseranno sugli s tessi la loro attenzione. Co ntraria mente alle idee emesse nelle opere classiche, queste complicazioni so no ancot' più g t·avi di quelle, che si verificano nei tes ticoli in ques ta malattia ; ques te ullime infatti possono compt•ome tte r e , sebbene di rado, la funzi one della riprod uzione, ma le prime possono pur c(llpire il neno o ttico, apportando la cecità. 2° La congiuntivite negli orecchioni più spesso coincide con la infiammazione della g ianduia lagri male pa lpebrale, infiammazione che passa inavvertita, se non la s i ricerca. 3• La dacrioadeuite da orecchioni può essere primitiva o seconda ria ; dessa alle volle esis te come unica manifestazione della malattia epidemica ed a questo titolo mer ita l'attenzione del medico, che lca da fare con le colletllvilii . 4• La n e vrite ottica, la più g rave complicazione della par otile epidemica, alle volte può sopra vvenire a p rincipio della infezione, più ft•equentemente due o tre settimane dopo u n a flussione parotidea anche di poca importanza. Da una sen"\ p lice obnubilazione della vis ta, transitoria, si può arrivape perfino all'atrofia bianca con la cons ec utìva cecità. 5° In tutti i casi di orecchioni a ccompagnati da si nto r:n i cefalici, dalla semplice cefa lalgia ai fenomeni d. irl"i taziou e


.· RIVISTA DI OCULISTICA 7(35 meningea, il m edico deve sempre praticar e l'esame sistematico della fu nzione visiva, perché la complicazione ocula re curata a principio con ve nientemente può venire aJTestata nel suo decor so. cq.

La reazione pupillare quale elemento dlag noatloo 4Uferenzlale tra l'amaurosi laterioa e quella da nevrtte retrctooulare.- (Annales d'O,,hfalm., n. 1, 1901).

BAQt.:rs. -

A proposito della r eazione pupillare quale elemento di dia· g nosi differ enziale tra l'amaurosi isterica e l'amaurosi dovuta a nevrile r etro oculare, l'A. riferisce tt·e casi clinici interes santi, vene ndo alle seguenti conclusioni: Nei casi di cecità completa mouoculare, nei qual i l'esame oftalmoscopico fu del tutto negativo, la diagnosi può essere rischiarata dai segni pupillari. Se la reazione della pupilla alla luce é conservala, in generale é possibile che s i tratti di amau rosi ister ica. Se dessa é abolita e la pupilla é midf'iatica, senza che esi· s tano paralisi dei muscoli posti sotto la dipendenza dell'oculomotor e comune, deve ancora ritenersi che la cecità è dovuta all'isteria. Se la pupilla si mantie ne dello stesso diametro di quella dell'occhio sano, ma si dila ta allor quando ques t'ultimo viene coperto, non r eagisce isolatamente a llo s timolo luminoso e conserva soltanto la r eazione consensuale, dev~ ammetters i una nevrite reti'O oculare ovvero una compr essione Junghes~O il segm ento posterior e del nervo ottico. cq.

Us o del bleu di metllene nelle oong iuntlvitl. - (L a Semaine médicale, n. 8, HJOt).

H. RoLL.ET. -

L'autore, onde e vitare l'irritazione ed i fo r ti dolori provocali dalle istillazioni nella congiuntiva di soluzioni di sublimato, pensò d i utilizzare invece di quest' u!L!mo rimedio, delle iniezioni sottocongiun tivali di una sol uzione acquosa d1 bleu di metilene al 2 p. 100. T ali inie7.ioni , praticate col solito metodo, lasciano di solito una tr accia bluastra, che però scompare ordinariam ente in capo a quattro o cinque ore. Sono perfettamente indolenti, non danno luogo ad iperemia congiuntivale né ad alcun fallo reattivo, lalchè le applica zioni di tal rimedio si possono l'a re giOI'nalmenle, ciò che invece non è possibile con le soluzioni di sublimato.


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lUV!STA Dl OOGLISTICA

Mediante tal metodo curativo, l'autore ebbe ad ollenere ol.lirni ri!>ulta.li nelle chera.lo-congiuntiviti ribelli, in parecchie forme di ulcerazioni corneali, dove !"efficacia delle iniezioni ebbe a manifestarsi tanto più rapida per quanto la perdita di sostanza t•isiedeva presso il limite corneale. Il medicamento in parola, mostrò inoltre la sua benefka ir.tluenza in parecchi ca.sm di irile, quantunque l' auLore non abbia mai potuto constatare la pres~nzs del bleu di metilene nella camera anteriore dell'occhio. G. B. 'L' aol4o lo41oo nella oura del traooma. (Sem. méd., pag. 49, 1901).

ScutELE. -

Ser.ondo l'autore, un metodo particolarmente efficace pee combattere la congiuntivite granulosa e le sue complicazioni, consisterebbe in applicazioni locali di acido iodico, contemporaneamente alla somministrazione intet•na di ioduro di potassio o di iodato di soda. Nell'inizio della con~iuntivite lt·acomatosa, l'autore pre scrive delle instillazioni d'una soluzione di acido iodico a ll' 1- 3 p. 100 nel sacco congiunti vale~ ollenenrlosene l'atllosciamento dei follicoli e delle infì l trazioni, come pure la scornpat·sa c.Jella fotofobia e della lagrimazione. In un periodo più inoltrato, l'autore fa delle penellature sulla con giuntiva pslpebrale con una soluzione contenente il 6 p. 100 di ioduro di potassio e il 5 p. 100 di acido iodieo; poi tocca le gra nulazioni con un lapis di acido iodico compresso; pratica pure il massaggio della mucosa affetta, su cui ba preventi vamente spolverizzato una miscela così composta: Acido iodico . . . gr. 1 lodato di soda . . " 5 Acido borico porfir. . . . n 100. Per quanto si riferisce alla cura interna , l'autore somministra l' ioduro di pota ssio nelle dosi usuali ; oppure, se e~iston o Jlittene e infiltrazioni della sclerotica e della cornea, egli ra delle iniézioni ipodermiche di 1/i!-1 c.c. di una soluzione di iodato di soda al 10 p. 100. Solto l'influenza di tali iniezioni, le complicazioni sclero-corneali nolìl tardano a dissipat'si. Attendiamo dall'autore altre pubblicazioni ed ulteriori esperienze, poiché, fino ad ora , non ci apparisce abbastanza chiaro il principio su cui egli pog~ia il suo metodo tet·a~ peulico. E. T.


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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE t OELLA PELLE _.,.

! !l$

J. PATOIR . - Della 1eorezlone urtDarla nel sUllltlol. (Archioes Générales de Mede~ine, aprile_1901). L'autore dopo numerosissime ed accurAte ricerche sull'argomento, basale s ul confronto del q,uad ro clinico presentato dai vari malati di sifilide con i risulta ti fornili dall'esame dd le orine, viene a questa prima conclusione: Che la sifilide, almeno nella m et.A dei casi, oel momento di un periodo di attività. sia che si tra tti di fenom eni secondarii oppure piu ava nzati, turba le funzi oni orinar•ie. È pr ecisamente nel periodo er·u ttivo che l'autore trovò nell'or·ina dell'albumina , dello zucchero, dell' urobilina. Ed ugualmente allora riscontrò delle modificazioni nella quantita e nella de nsità, e nelle proporzioni dell'urea e degli altri materiali. Tuttavia tali modificazioni non sono sempr e le stesse n ei diversi malati. Cosi nei soggetti giovani, il di cui rene é perl'etlamenle sano, la secrezione urinaria tende a d aumentare Assieme alla densità dell'urina ed alla quantita ·di urea e degli alll'i principii no rmali sorpassando .la media abituale. Quanto all'eliminszione del bleu d i meli lene essa è gener·almenie grande ed in qualche caso assume un tipo poficiclico. Il peso della molecola elaborata rimane abitualmente normale, e non aumenta che nei casi nei quali i fenomeni generali sono molto marcati e quando il bleu di metilene nella sna eliminazione assume un tipo policiclico. Quando invece i soggetti sono di eta piuttosto avanzata e che vi è motivo di ct·edere che ii loro rene presenta un cet•lo grado di ins uffi · cienza, le manifestazioni sifilitiche tendono al contrario !id abbassare la quantità e la densità delle orine con contemporanea diminuzione dell'urea e degli altri composti orinal'ii. Negli intervalli, quan do la sifilide rientra nel suo periodo sileru!oso, la secrezione urinaria, nel suo assieme tende a ritornare normale; il bleu viene eliminato normalmente ed abbasl!asi il peso della m olecola orinaria. Tuttavia quando la sifilide ha r e so io modo speciale anemico un soggello, anclle


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TIIVISTA DI MALATTIE VEXEREE E DELLA PELI~E

se ><comparve qualsiasi maniìestaziooe ed anche se il soggetto e giovane, la secrezione orinaria si mantiene al òi solto dell o media, mentre l'eliminazione del bleu si compie lentamonte ed il peso medio della molecola elaborata rimane elevato. Trattandosi di manifestazioni terziarie localizzate, !:!Uando esl'e non interessano un viscere, la funzh ne orinaria non viene a lterata. In tutti i ca si, la tossicilà urinaria dei sifilitici diminuisce notevolmente q11ando osservansi delle nuove manifestazioni. L ·autore. pure facendo delle riserve, viene dR ultimo a formulare le seguenti conclusioni: 1° La sifilide, nel momento clèlle sue manifestazioni eruttive, disturba nella mela dei casi la generale nutrizione. Essa r.olpisce pure reni e fegato. Tali alterazioni s i manifestano "opralulto quando la sifilide è grave o per lo m eno quando è di media intensità, g iammai quando è benig na; 2° Nei soggetti giovani, essa provoca senza dubbio, come mezzo di difesa dell"organis mo, una iperatlivit.à della nutrizione come pure della funzione eliminatrice del rene; :3o Nei soggetti d'eta piuttosto avanzata, tale reazione sembr a non si produca, e la nutr·izione al contrario, sembra meno a ttiva, mentre il rene senza dubbio di già insufficiente, diventa vieppiù impermeabile; 4• Quando l' infezione sifilitica ha debilitalo consider evolmente il soggetto, la nutrizione, anche dopo scomparsa qualsiasi manifestazione, permane languida, e la stessa funzi one elimiuatrice del rene,· meno attiva. 5~ In taluni casi, specialmente quando la sifilide si mostra io modo speciale r ibelle, si stabilisce un certo grado d'insufficienza epatica; 6• Il trattamento curativo specifico ba un'azione efficace s ulla nutrizione generale cb e riconduce verso l' equilibrio e s ulle funzioni renal i ed epatiche alterale dalla sifilide. 7° Nell' intervallo fra le varie manifestazioni, l'organismo tende spontaneamente, senza l'intervento di verun tratlamento, a riprendere le sue normali funzioni; 8• Molti sifilitici, colpiti in modo più o meno benigno, non presentano nelle loro orine nulla che possa far sospettar·e .;he le loro funzioni or·ga.niche vennel'o colpite dalla malattia . G. B.


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RIVISTA DI TERAPEUTICA G. SALVrOLI.- I oaoodllatl nell~ pratloa medio&. - (Ri·

oista oeneta di :1Cien;e mediche, 15 aprile 1901).

l cacodilati finora entrali a fa r pat·te dei mezzi terapeulici, sono quell i di soda, di ferro, di me rcurio, di guajacolo di iodio, mentre quelli di rame, eli potassin, e di argento, non ebbero fìnor·a alcunA applicazione medicamentosa. L'azione fi siologica dei cacodiiAti, secondo il Robin è analoga, ma non uguale a quella degli altri composti a rsenicali. Secondo il Gaulhier e secondo la ma~gior parte degli sperimentatori, l'acido cacodilico sarebbe un eccitante della nutrizione e della riprod uzione rapida dei tessuti, mentre passa in natura nell'orina, diminuendo questa rapidamente e notevolmente nei primi giorni, e ritornando normale dal sesto giorno in poi, rappre sentando così i r eni la principale via di eliminazione del cacodilato di s oda. Adoperando preparati purisimi è preferibile la via s tomacale, ricorrendo alle iniezioni soltanto in caso di intolleranza o di insucesso. La medicazione cac<•dilica viene generalm ent~ usata in tutte le malattie esau· f'icnli ed a decot'so cronico, delle quali è tipo la tubet·colosi, e•l appunto in tale malattia il Gauthier dice d'aver avuto ottimi risultati , usando il cacodilato di soda alla dose di tre grllmmi al giorno per lungo tempo. Altri sperimentatori quali il Renaul, P otain, Letulle con le iniezioni di cacodilato, anche negli stadi più ·avanzati della tubercolosi, ebbero ottimi risultati, iniettandone talora fin o a grammi O,10 al giorno, ottenendo sempre aumento di forza, e spesso di minuzione della febbre e risveglio dell' appe tito. Nei casi recenti si ebbe anche miglioramento dP-Ile les ioni locali ed a umento tli peso con diminuzione contemporanea della tosse e degli espettorati. Il cacodilato di soda ris ponde allresi ad altre indicazioni; Danlos lo trovo efficacissimo ne l lupus eritematoso ed in altr e malattie cutanee. Altri l'usat'ono con frullo nel morbo di Basedow, nella malaria, nel diabete, nelle polisierosili ed io altre malattie nelle quali, profittando

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RIVISTA DI TERA.PEUTICA

della grande tollerabilità del cacodilato, si vuole introdurre molto arsenico nell'organismo. Utilissimo riuscì nelle clorosi, anemie, leucemie e leucocitomie, ottenendo notevole aumento doi globuli rossi e del tasso emoglobinico (Riva, Ha jem, De-Renzi). Recentemente vennero introdotti nella pratica il cacodilato di ferr o e quello di mercurio, il primo nelle anemie, clor osi e cloroanemie, il secondo nelle cachessie da sifilide, ambedue con buon risultato. L'autore ebbe a sperimentare sistematicamente il cacodi· Ialo di soda in diciassette casi comprendenti delle tuber colosi rolmonali incipienti, delle -dispepsie secondarie ad oligoemie ed a cloroanemie, ed in casi di deperimento organico r.onseculivo ad affezio ni varie, ed in tutti, anche io quelli dove s i sarebbe dovuto temere un completo ins ucesso, ebbe a rilevare, qual più, qual meno, i benefici effetti della cura cacodilica. L'appetito aumentò tal volla slraordinariam<mle in tutti i casi, e col sorgere dell'appetito si riordinar·ono le funzioni gas triche e rifiOJ•i la nutrizione generale. Per CQnseguenza aumentò il peso in tulli i c~si osservati, con un massimo di 6 chilogr-ammi, ed un minimo di 4-00 grammi, L'aumenlo del peso fu sempre rapidamente progressivo, mentre specialmente nei soggetti nevrastenici risconl•·ossi sempre un senso di spiècato benessere e di aumento di vigore e di forza. Tutti gli inconvenienti della cura cacodilica si limitarono a qualche disturbo di stomaco, a rari casi di diarrea , ad odore disgustoso dell' aliLo, subito scomparso usando un prodotto purissimo. Eccellente risultò il cacodilalo di soda Merk. Col cacodilalo di fe•·ro, I' autore ebte costantemente in· teosa reazione infiammator ia, e dai r isullati ottenuti non g li sembr ò degno di sostituire quello di soda. G. B. C. JoRDAN . - La gUoerlua formallnlzsata ooutro l'amlg -

4allte aouta. - (The Lancet, febb•·aio 1900). l&

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Causa le sue propr ietà irr itanti, l'aldeide formica non potè finora essere utilizzata per applicazioni locali sulle mucose . L'autore trovò che i malati tollerano invece mollo bene i gargarismi praticati uella cavita boccale ed a livello delle fauc i mediante quest'antisettico purché adoperato sotto for m a di glicerina formalinizzata nella pr oporzione dell'uno a l quattr o


RIVISTA DI TERA PEUTlOA

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per cento. Secondo Jordan, tali applicazioni possono riu scir utili nella cura della stomalite anosa, dell'angina scarl1:1ttinosa o difterica, ed in modo particolare dell'amigdalite acuta. In questa forma mor bosa, un sol gargarismo della ghiandola rnalata con glicerina formalizzata al 2 od al ' p. 100, praticato al principio dell'affezione morbosa, sarebbe sufficiente ad impedire la febbre ed a far abortire in poche o1·e l'angina in corso. La glicerina for malizzata provoca delle sensazioni dolorose ma sopportabili alle fauci, della durata di due o tr e ore. Dopo il gargar ismo, l'ammalato deve astenersi per una mezza ora dal mangiare e dal bere, e ciò per non ostacolare l'azione antis ettica del formolo sui tess uti tonsillari. In seguito, un semplice gargarismo di clorato di potassa basta per compie· tare la guarigione. · G. B.

L ' loduro dl potaslo e l 'alcool ettltoo nella oura della polmonite orupale. - (Il Morgagni, n. 1,

A. MAZZI. -

1901).

L'autore ebbe a curare due esLese epidemie di pleuropneumoniti specialmente con la somminist•·t~zione dell'ioduw di potassio a dosi giornaliere piuttosto forti e dell'alcool etilico a dosi moderate con risultati soddisfacentissimi. Come r egola generale fa uso del sanguisugio locale quando il dolore pleurico è mollo intenso, somministrando poscia un blando purgante, al quale fa seg•lire la somministrazione giornaliera di 6 a 10 grammi di ioduro di potassio in 1000 d'acqua edulcorata, mentre l'alcool etilico vien dato sotto forma di vino di Marsala alla dose di 250 a 300 grammi il giorno secondo le circostanze. Mai usa l'ipecaquana,_ soltanto rare volte l'infuso di poligala. L'au~ore spiega il benefico effetto dell' iodut·o di potassio con l'azione elettiva propria di tal rimedio sulle mucose, la di cui secrezione viene ad essere modificata. Questa modificazione, per ciò che riguarda il secreto bronchiale, consiste in una fluidificazione del medesimo, il che ne agevola grandemente l' emissione. Altra favorevole influenza (forse la piu importante) che l' ioduro eser cita sui tessuti sarebbe dovuta all'azione battericida dell'iodio, prodotta dalla sua scissione nel sangue e nei tessuti. Tale azione antisettica deve esser tanto più marcata nei polmoni, in qu11nto che tali organi , al pari delle ghiandole sali vali e dei r eni, assor bono


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RIVISTA DI M.EDICL~A LEGALE .

quantità piuttosto elevate di tale sostanza. Somministra l'alcool etilico a dosi moderate, perché oltre ad essere un ottimo eccitante del sistema nervoso, rappresenta un elemento di rispar mio per l'economia, ed aumentando la secrezione urinaria, esso viene ad ~gevolare l'eliminazione delle sostanze tossiche. G. B.

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE ••zsl per rloono•oerela •lmulaslone eU qualoh• aooldenb nervo•o.- {La Sem. m~d. n. 16, 1901).

ERBEN. -

L' A. ha richiamata l'attenzione dei colleghi sui mezzi per scovrire la simulazione di qualche accidente nervoso. l dolor i allegati in seguito a traumalismo, mancando qualsiasi lesione obbiettiva, possono essere accertati con la pressione esercitata sul punto doloroso e contemporaneamente con l'esame della pupilla e del cuore; se realmente esistono, quella si dilata, mentre il ritmo cardiaco accelera. Però se la prova riesce negativa, non si può legalmente dedurne alcuna conseguenza. . I dolori delle membra da lesione nervosa od ossea sono generalmente accompagnati da spasmo vascolare. Cosi pure la contrattura é la prova reale della esistenza di certi dolori, massime quando questi risiedono in corrispondenza delle articolazioni. Pet•6 bisogna teP.er conto anche dei caratleri della medesima; p. e. un indi vi duo, che per provare la esistenza d'una lombaggine tenesse completamente immobile la colonna vertebrale, dovrebbe essere considerato un simulatore, giacché si può benissimo inclinare la rc1chide elevando le anche, pur avendo una lombaggine. Alcune paralisi si possono accer tar·e con procedimenti analoghi. Un malato, che realmente é affetto da paralisi del deltoide, non può far ricadere lentamente il brac~io dopo che gli sia stato ordinato di estenderlo orizzontalmente; se la prova riesce, deve concludersi che la oara.lisi non esiste. Sachs e . Freund sono ricorsi ad una prova analoga per riconoscer e la simulazione d'una paralisi degli elevatori del braccio. A vendo fatto 'distend~re su di un tllvolo il malato col ventre in giù e


RIVISTA D'IGIENE

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col braccio penzolone all'esterno del tavolo stesso, gli hanno ordinato di alzarlo; l'individuo ha preteso di non poter eseguire questo movimento, ignorando che il braccio in questa posizione si alza pel solo fa\to dE:lla gravitA. l tremori, che si accompagnano con acceleramento de l respiro, con esa{oterazione della pressione sanguigna ecc. possono essere considerati come simulati. In un tremore reale della man o, se s'immobilizza un dito, desso non cambia nelle altr e dita; non cessa neppure se si fissa l'attenzione del maIalo, o rdinandogli, p. e., di tracciare dei caratteri nell'aria. Un tremore delle gAmbe, che cessa quando il soggetto è coricato sul ventr e con le ginocchia flesse e che ricomincia quando egli si cor ica naturalmente, dev'essere ritenuto simulato. L'anestesia vera è spesso ac<'ompagnata da abbassamento di temperatura. Goldscheider per riconoscerlu consiglia di pungere la zona, cue dicesi anastesica. e di toccare contempo· raneamenle con un dito una zona sana: s e viene avvertila

soltanto la puntura, l'anestesia o non esiste o é mollo lieve. Il segno di Rl:>mberg é spesso simulato, ma assai malamente. Desso infatti negli atassici si attenua, quando loro s i permelte di prender e un punto d'appoggio con la mano; particolarità questa, che i simulatori ignorano. Anche la oertigine è frequentemente simulata. Per ass icurarsi della reale esistenza di questo disturbo, si cerca di far sorgere sem;azioni vertiginose col cambiare bruscamente la pasizione del soggetto; nello stesso tempo vanno r icercati i sintomi delle affezioni, che abitualmente coesistono con la vertigine. cq.

RIVISTA D'IGIENE CeLLr.- Bulla nuova pro8latt l4eUa malada. -

(Annali

d'igiene sperimentale, vol. Xl, fase. l , 1901). · L'A. conclude che contro la malaria è da ritenersi possibilissima una profilassi individuale. Volendo però est~ndere la nuova profilassi anche soltanto a un gruppo di popolazione, bisognerà ricorrer e alla disinfezione del sangue dei ~alarici colla cura specifica e ricostituente, alla protezione


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RIVISTA D'IGIENE

delle abitazioni e delle parti scoperte del corpo, e alla cura preventiva coll'euchinina quando l'ullimo mezzo non sia attuabile. Dovendo fare della profilassi pubblica pt-r un esteso territorio allo scopo di estirpare la malaria in ogni località, occorre indicare prima i mezzi diretti sopra indicati, poi quelli indiretti assai più difficili a por!'li in esecuzione e che comprendo no ogni genere di lotta contro le cause predisponenti divisibili in organiche, fisiche e sociali. te. CELLI. -

L'ep14emlologla 4ella malaria •eooa4o l e re-

oenU ve4ate btoloslohe. - (Annali d'igiene sperimen·

tale, vol. X l, fase. I , 1901). Le conclusioni più interessanti per la pratica che emer gono da questo interessante studio epidemiologico sono le seguenti: 1• La distribuzione geografica delle' tre principali specie di parassiti della malaria umana non é molto dissimile nelle var i" zone del continente italiano ; 2" Sono abbastanza frequenti le infezioni malaricbe doppie e non sono rare le triple ; 3' Occorrd distinguer bene in ogni infermo di malar ia le vere recidive dalle pseudo- recidive, le quali sono nuove infezioni che si succedono da un anno epidemico all'altro, dopo guarita la precedente; 4• Dovunque sono febbri malariche s' incontrano anche gli anofeli, ma non viceversa. L'epidemiologia però conferma che i culex non sono incriminabili nella propagazione della malaria; s• TuUe le acque stagnanti possono essere il nido delle larve degli anofeli : fanno eccezione.. però le acque molto putride, o salale, o solfuree; 6° La coltura irrigua dei prali può conciliars i colla salubl'ilà del luogo, mentre le risaie sono sempre un nido prediletto degli anofeli. Le a cque dei maceri delle piante tessili possono alimentare le larve di anofeli; qua ndo però la mac erazione é bene avviata, le larve muoiono. Tutti gli alberi indistintamente sono di e~ tale un nido delle zanzare ; 7° Nell'Italia super iore l'anno epidemico incomincia più presto e finisce più presto. Dall'Italia centrale in giù la ·vera stagione epidemica della malaria è nel secondo semestre


RIVISTA D' lGlENE

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dell'anno solare. L'epidemia può terminare per crisi o per lisi, secondo gli anni e secondo le stagioni; 8° Dalla Germania procedendo verso l'Italia mer idionale si lta nnq tre tipi epidemici principali: quello del Nord Europa, quello del Nord Italia, quello da Roma in giù ; 9° Il gener e dj coltura del ter reno e più specialmente il lavoro agricolo possono modificare l'andamento dell'anno epidem ico in una ste~sa località, ma non ispiegano la ragione dei tipi suddetti che sono propri delle varie zone; 10° Dove più predomina la terzana lieve o primaver ile, più l'epidemia an ti~ipa: viceversa a vviene per la Lerzana grave; 11 ° Qua nto alle condizioni climatiche, in generale ai tre climi freddo, temperato e caldo si possono r iportare i tre tipi epidemici surrife riti; 12• I costumi dE!lle zanzare sono in correlazione colla epidemia di mala ria . Per ò vi sono altri punti oscur i intorno alla vita degli emos poridii nell' interno delle zanzare che debbono essere rischiarati con ulter ior i osse1'vazioni. le.

Contrlbutlalta queatlone della malaria.(Berlino, Otto Lalle, 1901) .

ScHWALUE. -

L'A. é contrario alla teor ia della tr asmis!!ione della malaJ·ia per mezzo delle zanzare, e nei diver si capitoli di ques to s uo lavoro: La malaria e le zanzare, l'inoeulazione della .febbre malarica, le febbri malariclte negli animali, i plasmodi della malar ia, i gas della malar.ia, ta profilassi delle /ebbr i malariehe, professa e sostiene delle idee abbastanza or iginali pe r quanto in contraddizione con tutte le moderne teor·ie sulla infezione malarica. Fra le ta nte idee conli·arie alle recenti scoperte, e da an· nover arsi il suo scetticismo r ispetto ai risultati positivi di inoculazioni della malaria ottenuti da Gerhardt, dal Gualdi, dall'Antolisci, dal Bignami, dal Gr assi e dal Bastianelli, come pur e è importante notare che nel capitolo sulla malar ia degli animali egli dimostra di aver ottenuto la mela n ernia per mezzo di gas solforosi, come pure di aver ottenuto nel sangue corpi pigmenLali, distruzione di globuli r ossi con for mazione di piccole masse di protoplasma vi vente, semilune, spore con mov'imenli vivaci.


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RrVISTA D 'IG IENE

Questo stupefacente risultato é posto dall'A. come base per una nuova eziologia della malaria, dovuta cioè all'azione di ga s speciali s ui quali egli richiama tutta l'attenzione degli studiosi !! te. Ing. P ERRO~E. - Bul ooatuml delle larve delle zansare del genere Anophelea ln relaslone oolle bozdaohe ldraal.lohe. - (A nn. d'Igiene sperim., Vol. XI, fase. I, 1901).

L'A. c he, per ragioni di servizio, ha dovuto tenere io osservazione quasi lutti i corsi d'acqua dell'Italia centrale e di gran parte di quella mer idionale, ha avuto l'opportunité d i fare interessanti ricerche sulla distribuzione delle la r ve degli anopheles in relazione colla na tura e velocité delle acque. Le conclusioni più importanti dal lato pratico alle quali e gli è giunto, sono le seguenti: 1• Ovunque ' 'ivono lar ve di anofele possono vivere larve di euliel, mentre non sempre ove vivono queste poss ono vivere quelle ; 2° Le lar ve delle anofele vivon!' nelle acque limpide, in quelle torbide ; sporche, fangose, nelle acque acidule, e io quelle alcaline e calca••ifere; ma non nelle acque salate, solfuree, o con principi di putrefazione di piante tessili. Le la r ve dei eulici, fuorchè in qllelle salate, vivono anche in queste altre a cque; 3• Tanto le larve delle anofele, quanto quelle dei culici, vivono bene ad altitudini diverse ed anche in regioni fredde. Egualmen-.e vivono bene in acrrue a varie temperatur e; 4• Le larve di anofele solo e ccezionalmente si trovano nelle a cque libere dalle erbe. Le lnrve di culi ci in ve ce abbondano ovunque e sembra pref~riscano le acque a specchio libet•o, purché corrotte da fermentazioni; 5° Le larve delle anofele hanno decisa preferenza per le er be filamentose, ma rifuggo no $O! tanto da quelle a foglie larghe che s i a dagiano s ulla superficie dell'acqua, forse per chè impediscono loro di venire a galla per respirare. È indiffer ente che le erbe siano fres che, o avvizzite od a nche quasi putrescenti; 6° In generale le larve delle due specie dim0stra no di vivere a colonie ;


RIVISTA D'IGIE!i E

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7• Le larve dalle anofele e dei culici rifuggono in modo

assoluto dalle acque in moto, anche s e con debolissima corrente o, come nei laghi, appena agitate da i venti. Conosciute le abitudini delle larve delle zanzare malarigene, i mezzi più sicuri per la loro distruzione sarebber o di dar molo alle acque in tutte le loro pa rti, impedendo la formazione di ogni ristagno, di ogni padule, di og ni fossa , cii ogni pozzanghera, e di pulire tutti i cors i e le raccolte di ac:qua, togliendo frequente mente le erbe. Disgraziatamente il primo di questi mezzi non é s empre attuabile giacché nelle terre tr oppo piane&gianti non vi sono i dis livelli necessar i per dare ai canali la dovuta pendenza. Io quanto ai tre tipi pr incipali di bonifica idr11ulica dell'llalia centrale e che sono: la bonific a per e~s iccazione con grandi canali di scolo ad a cque sempr e alle, la bonifi ca per prosciugamento meccanico con canali quasi asciutti, la bonifica per colmate, la prima é qnella elle dà i ris ultati migliori Nelle paludi Pontine infatti, nei cors i d'a cqua no n si tro varono mai lar ve di anofele e siccQme queste non s i riscontrano che negli impaludamenti e nei pantani i quali sono più facili a togliersi di quello che non sia facile sistemare i canali, ne éonseg ue che nelle paludi stesse sara più facile distruggere od alleviare le cause delle febbri malariche.

te.

Balle varlaslonl desU elementi flgaratl del n.ngae nelle febbri malarlohe. - (Il Policlinico, 1901 , s~zione medica, fase. 9).

DIONISJ. -

L'A. dopo aver citalo i lavori di Kelsch, Golgi, Baslianelli, Vincent ed altri s ulle var iazioni dei globuli rossi e bianchi nell' infezione malarica, espone il ris ultato delle s ue ricerche basate s pecialmente sui ris ultati delle osservazioni contemporanee del sangue dei piccoli vas i dal polpastrello delle dita e delle vene del br accio, e ciò per o,•via re ad una delle principali caus e d'errore inerenti a questi studii s ul sangue cioè ai cambiamenti frel'j uen ti e notevoli di calibi'O che accadono a prefer enza nei pir.coli vasi . Le ricerche furono eseg uite sulla febbre lerzana es tivo-a utunnale durante e dopo l'accesso febbrile. tanto nelle febbl'i di prima infezione quanto io quelle recidive, nella ler zana comune di nuova infezione e recidiva, nella q uartana, come pure si fecero osservazioni sui cambiamenti c he subiscono


778

RIVISTA D'IGIE~E

gli elementi figu rati durante il brivido, durante il sudore e durante il vomito. l n genere è da rilevarsi che i cambiamenti di numer·o degli elem~nti figurati del sangue nei piccoli vasi della pelle e nelle vene, durante la febbre, sono in rapporto non solo colle variazioni del calibro vasdle e della coucenlrazione del sangue, ma anche con disturbi della circolazione capillare degli organi interni caratteristici delle febbri ~ravi, e che si può ottener e una misura approssimativa dt~ll'anemia malarica solo quando la febbre è cessata da parecchie ore e i r isultati del conteggio dei globuli è uguale nelle ven.e e nei piccoli vasi. te. Frct.LBJ.- Sopra la mal&rla e le zanzare malarlohe nella

salina 41 Cervia e nel territorio dt Oomacohlo. (Ann. cl'Igiene sper im., vol. X l, fase. l, 1901).

L'A. in seguito a numerose r icerche e a considerazion i pratiche, fa rilevare che la salina di Cervia, come tutte le altre saline, oon è cagione di malaria, ma che ne sono cagione le raccolte d'acqua .dolce avventizia, le paludi, le valli che circondano la salina in parola dove si sviluppano gli anofeli i qusli poi volano e sono trasportati negli edifizi della salina e in Cervia. ln quanto a Comacchio, gli anofeli non provengono dalle valli o dai canali vallivi che sono del lutto immuni da larve, ma da a ltre raccolte di acqua dolce e ferma , d'indole foveale o quasi, le quali insieme a larve di culici t~llevano anche numeNs e larve di anofeli. te. Bull'lmmunltà dall'tnfeslone malarloa - (An nali d igiene sperimentale, vol. XI, fase. l, 1001).

CELLI. -

...

l.

l n quanto all'immunità natur·ale è da ritenersi che essa, quando è congHoita, può essere una rara pr erogativa di alcuni individui, ma non ha caratteri di assoluta stabilità, e che, quando è consecuti va ella malaria sofferta, per quanto non sia assoluta, é da ritenersi però più stabile e frequente. Circa all'immunità ar tificiale. si è esperimentato il succo di zanzare : questi esperimenti hanno confermato il falLo che una decisa azione pirogena non si può mettere in evidenza nel siero di sangue malar ico anche preso nel brivido; non hanno permesso però di trar·re conclusioni sulla presenza c..li emolisine e di antiemolisine malariche. ·


VARIETÀ

779

In quanto all'immunilA medicamentosa si sono esper imentati il bleu di metilene e l'eu chinina. Del primo medicamento l'A. non si loda molto. Raccomanda invece il secondo che ha us ato tanto contro la infèzione sperimentale come contro quella naturale. L'euchinina è ben tollerata anche usaodola per par ecchi mesi di l!eguito alla dose di mezzo grammo al gior no per gli adulti, di un quarto di g rammo pei bambini, e nei numerosi esperimenti ese~uiti dall'A. pare abbia dalo r isultati molto con~rtanti.

~-

VARIETA HuGnes. -

DUfualoDe degll atadl dl palohl&trla Deu·.. er(Tfte Alienist and Neur ologist .

olto amertoano. n. 3, 1900).

Lo Cl)nsiderazioni esposte dall'A. per l'es ercito americano sono applicabili a molli altri eserciti, compreso il nostro. Egli fa rilevare che il soldato, anche considerato come s emplice esecutore di ordini, deve essere meglio conosciuto e studiato dal punto di vista delle perdite nervose per parte del cer vello e degli allri sensi e della capecilà dell'individuo a ripararle. Per la strategia vanno tenute in conto non solo le condizioni fisiche del soldato, ma quelle psichicbe, le quali, se esaurite e non riparate, rendono l'individuo un non valore. Durante una campagna le mar ce prolungate, la insufficienza del cibo, le veglie protratte, l'agitazione dell'animo con le con~>eguenze della insonnia predispongono in sommo gt•ado alle malattie mentali . Il medico militare quindi dev'essere in grado di conoscere le varie alterazioni psichiche e sapere quelle, che sono guar ibili e che perciò non richiedono la perdita del soldato per l'esercito, e quelle, che possono arrestarsi alle manifestazioni iniziali, impedendo che la psicopatia subisca la !'lua evoluziòne fino alle ultime conseguenze, tante volle fatali, come il suicidio e l'omicidio. L'A. crede che nell' esercito americano non sia d&ta bastllnle importanza alle malattie mentali ; egli deduce questo dal fatto che si sono avute scarse osservazioni di pazzia tra. i soldati americani durante la g uerra contro la Spagna e


780

NOTIZIE

numerosi suicidi alle Filippine. Onde siano prevenuti i mali derivanti dalla possibile presenza di psicopatici tra le fìla dell'eser cito, é necessario che questo possegga buoni psichiatri, cosi come deve possedere buoni chirurgi. E ciò im· porta· non solo pel soldato, ma a ncora e mollo più per quelli, che lo comandano e che ne reggono le sorti. Non s i rifer isce forse che Napoleone, prima della. battaglia di Waterloo fosse stato colpito da una accesso di epilessia, egl:, che era un epilettico? L' A. adunque fa voti che pel futu ro l'esercito americano primeggi anche in questo, nell'avere. cioé, un corpo s anitario, che possegga conoscenze di psichialrin molto estese. CIJ.

NOTIZIE Per a.n ba.sto al generale me4loo Corte••· Sulla proposta di parecchi membri del corpo sanitario, tanto in ser vizio effettivo quanto in riposo, l' Ispettorato di Sanila Militare, con autorizzazione del Ministero della guerra , ha deciso di promuovere il collocamento nello Spedale militare di Roma, di un busto a r icordo del gAnerale medico Francesco Cortese. Questa idea ha tosto incontrato il massim o favor e. Il Cortese fu una vera gloria del nostro corpo, sotto il triplice aspetto del cittadino, del soldato e del medico. Scif3nziato già provetto e di gran nome, lasciò nel18~8 la cattedra che teneva alla Univers ita di Padova per dare anche il braccio alla causa italiana ; e sdegnoso poi di ritor nare sotto il giogo straniero, preferì alla posizione di professore stipeurliato dall' Austria quella di medico militare nell'esercìlo sardo. Alla me dicina mjlilare dedicò tutta la sua vita ope r osissima. La!>ciò sorHti memorabili, tra cui una classica Guida del medico militate in. campagna. Tenne l'ufficio di pr esidente del Co mitalo di Sanita dal1873 al 1880. Il suo bustt•, collocato nello Spedale militare della Capilale, sarà per i medici mililari piu vecchi un ~l'sto r icordo, per' i più giovani un esempio e uno s timolo a bene operare.

J'

.·


.SOTlZlE

181

Diamo qui una prima nota di sotlo~criLtori: Abate, sollolenente medico di complemento, L. 0.50 - Aeone, id. id. id. O. 50 - Alessandri, maggiore medico nella milizia territoriale, 1 - Allobelli , tenente medico, 1 - Angelozzi, id. id., 1.50 - Ardoino, sotlotenenle medico di compie· mento, 0.50 - Arena-Macelli, majlgior generale a riposo, 5 - Baccarani, maggior generale nella r iserva, 10- Baldanza, maggiore medico, 4 - Baldassarre, id. id, 1 - Barbatelli, td id., 1 - Bar goni, capilano medico, 1 - Barletta, tenente co· lonnello medico, 2- Barzotti, sottotenente medico, 0.50 Bellia, capitano medico, 1 - Boccia, id . id., 0.50 - Bonavoglia, maggior e medico, 1 - Bozzi, tenente medico, 2 - Buccino, capitano medico, 1.50 - Bulgarini, sottotenente medico di complemento, 1 - Buonomo Lorenzo, map-gior e medico, 3 Bussone-ChialLone, tenente colonnello medico, 5 - Csbibbe, capitano medico, 1 -Caccia, tenente medico, 1 - Caccialupi· Olivier i, sottolenente medico di compleme nto, 1 - Calendoli soltotenente meJico, 0.50 - Calore, capitano medico , l - Ca boni, tenente medico, 1.50 - Canaletti, soltotenente medico di complemento, 5 - Capot·aso, tenente colonnello medico, 2 - Carabba, colonnello médico, 5 - Carasso Giovanni, colonnello medico di riserva, 2 - Carino, maggio re medico 3 Castello , capitano medico, 2 - Catelli, capitano medico servizio ausiliario 1 - Cavallaro, sottotenenle medico di compie· meolo, 0.50 - Cavigioli, colonnello medico servizio ausiliario, 2 - Cedrola, maggiore medico, 1.50 - Chiaiso, colonnello medico ispetlore, 8 - Coneona, capitano medico, 2 - Corredi, id. id., 2 - Cotugoo, soUotenente medico di compianto, 0,50 - Covelli, sottoteneote medico, 1 - Cuoco, capitano medico, 3 - Cupola, sottotenente medico di complemento, 0.50 - D'Aiello, maggiore medico, 1 - D'Angelantonio, id. id. 3 - De Angelis Luigi, sottotenente medico di complemento, 0.50 De Cesare Zaccaria, maggiore medico, 1 - De Falco, id. id , 1 - De Feo, sottotenente medico di complemento, l- De Filippis, capitano medico , 2 - De Furia, tenente colonnello medico, 2- Degli Uberti, capitano medico, 2.50 - De Luca, id. id , 1.50 - Be Martino, mag~iore medico, 1 - De Renzi, colonnello medico, 3 - De Sarlo, tenente medico, 0.50 - De Simone, capitano medico, 1 - Destino, maggior e medico, 4 D'Eltorre, capitano medico, 1- Di Domenico, lenente colonnello medico nella riserva, 1- Donini , capitan0 medico,2- Farani, id. id., 2 - Fascia, id . id., 1 - Fattori, sollotenente medico della

m:


782

4:

••'

..

:\OTIZIE

milizia ter ritoriale, 1- Favre, co lonnello· medico segretario , 6 - Ferrari-Lelli, sottotenente medico di complemento, 2. 50 F erreri, tenente medico di complemento, 0.50- Ferro-Luzzi, tenente medico, 1 - Fiorini, capitano medico, t - Fullo n i, id. id.. , 1- Funaioli, tenente medico, 1 - Galvagno, capitano medico, 1 - Gandolfi, id . itl., 2 - Gelmetti, id. id., 1 - Gerulli , tenente medico, i - Gerundo, capitano medico, 1 - Ghidoli; sottotenente medico, 1- Gilardoni, tenente medico, 1 - Giorgio, capitano medico, O. 50 - Givogre, maggior generale medico ispettore capo, tO - G1·ieco, maggiore medico, 2 Griggi, id. id., 5 - Grixoni, Lene n te medico, 1 -Guerrieri, sottotenente medico di complemento, 0.50 - Iandolo, colonnello med ico, 3 - Iannibelli, sottotenente medico di complemento, O. ~O - Imbriaco, colonnello medico , 6 - Imparato, tenente colonnello nella riserva, 5 - !orio Filippo, ~ottolenente medico di complemento 0.50, lorio Luigi, capitano medico, 1 Lai, maggio•·e genet•ale medico ispettore, 10 - Landolfì, id. id., 10- Lanza, capitano medico, 1 - Leccieotti, tenente medico di complemento, 5- Lionti, tenente medico, 2- Liltardi, capitano medico, 5 - Li vi , maggiore medico, :! - Lombardo, sottotenente medico, 1 - Maggesi, capitano medico, 2.50 Maggi, sotto tenente medico di complemènto, 1 - Malavasi , maggiore medico, 2 - Mancini, tenente medir:o, 1 - Mangianti, maggiore medico, 3 - Marini, colonnello mèdico a riposo, 5 - Marri, tenente medico, 1 - Marrocco, capitano medico, 0.75 - Marzocchi, id. id., 3 - Maugeri, id. id., 3 Mauri, tenente medico, 3 - Mazzitelli, sottotenente medico di complemento. 1 - Marzoccone, tenente medico di complemento, 1 - Medugno, capitano medico, 2 - Melampo, id . id., 2.50 - Mele, id. id., 0.50 - Memmo, tenente medico, 1 Milite, sottolenenle medico di complemento, 1 - Mininni, id_ id. id., 1 -· Molisani, id. id. id., 1 - Monelli. capitauo medico, t - Monica, sottotenente medico di complemelllo, 1 Moro, capitano medico, 2 - Morpurgo, tenente colonnell o medico, 3 - Nardioi, capitano medico, 1 - N eviaoi, ma g· giore medico, 1 - Nocelli, capitano medico, 3 - Orengo, s ottotenenle medico di complemento, 1 - Orsini, id. id. id., L Ostino, capitano medic0, 2 - Pabis, tenente colonnello medico, ~ - Padoa, sotlotenenle medico di complemento, 0 .. 50 Penar·a, colonnello medico in se-rvizio ausiliario, 3 - Pari s i , maggiore medico, t- Parlati, capitano medico, i!- Paschello, capitano medico, 2 - PastoreHo, tenente medico, 1 - Pepè


NOTIZIE

783

colonnello medico a riposo, 2 - Perego, capitano meJico, 2Persichelti, te nente colonnello medico, 3 - Petti, capitano medico, 2 - Pierucci, tenente medico, 2. 50 - Pig natelli, id. id., l - Pinlo, colonnello medico, 5 - Pisaniello, sottotenenle medico di corpplemento, 0.50 - Plaisant, mag giot• generale medico in ripose, 5 - P omponi, tenente m edico, 1 - P onsiglicme, sottotenente medico di com plemento, 0.50 - Pressacco, capitano medico, 2 - Priore, sollotenente medico di complemento, Q.50 - Procacci, tenente medico. 2 - Puglisi, maggiore medi~o. 3 - Quinzii, sotlotenente m edico di complemento, O.M - Quinzio, maggiore medico, 3 - Ra và, tenente colonnello medico, 5- Reale, ca pitano medico, 3 - Recchione, id. id., 1 - Righi, sotLotenente medico, 2.:>0 - Riva, te nente medico, 1 - Ros1:1i Alfredo, capitano medico, l - Rugani, tenente medico, 1 - Ruini, ca pitano medico, 1 - Ruta , Lenente medico, 1 - Saggiai Evaris to, id. id., 1 - Sal vo, sottotenente medico di complemento, 1 - Sam ory, capitano m edico, 1 - Sanguineti, id. id., 2 - Santanera , maggior geuerale medico nella riserva, 5- Scat·ano, tenente medico, 0.50 -Schizzi, capitano m edico, 2- Sciumbata , tenente colonnello medico, 5 - Sfot·za, id. id., 5 - Sgarbi, sollotenente medico di complemento, 1 - Sguazzi, c apitano meùico, 2 - Signot·ini, sottotenente me•iico di complemento, l - Silvestri, maggiore medico, 2 - Simoni, capitano medico, 1 - Spadoni, teneule medico nella milizia ter ritoriale, 2 - Stefano, tenente medico, 1 - Tallat·ico, maggiore medico, 2 - Tassoni, sotloloneote medico di complemento, t - TavanLi·Chia ren ti. id. id., 1Tecce, tenente medico, 0.50 - Tempesta Costanzo, id. id., 1 - Tempesta Luigi, maggiore medico, 1. 50 - Testi, capitano m~dico, 1 - Tirelli, tenente medico, 1 - T onietli, id . id ., 1 Tosti, id. id ., 0. 50 - Troiani, id. id., 1 - Troisi, sotLotenenle medico di complemento, t - T rombelta, capitano medico, 2 Trovanelli, id. id., t - Ubaudi, colonnello medico nella ris erva, L. 50 - Ufficiali m edici del 1' r eggimento al pini, 14 Utficiali m edici della divisione di Roma, 65 - Ufficiali medici della divisione di Cagliari, 11- Valerio, te nente medico, 1 - Vera ndo, sotfotenente medico di complemento, 1 - Verdura, capitano medico, 2 - Vicentini, maggiore medico nella r iserva,5 - Volterrani, sollotenente medico di com plemento,1Zumpetta, sottolenente medico, 0.50. Totale L. 533,65.


784

NECR OLOGlE

NECROLOGI E

-

In Silvano d'Orba (provincia di Alessandria), dove era na Lo il 3 giugno 1825, moriva il 22 luglio, in età di 76 anni, il Dott. Laaza Oiaointo, maggior generale medico in ritiro. Ricordiamo qui i dati principali della sua carriera. Laureato a Torino nel 18,9. Medico di battaglione di 2" classe, 31 dicembre 1853. Medico di reggimenLo, 1860. Medico direttor e (maggiore medico), 1866. Tenente colonnello, 1877. Colonnello, 1881. Collocato in posizione ausiliaria per sua domanda, l 88<i. l nscritto nella riserva, 1891. Maggior generale medico, 1895. Prese parte alla campagna di Crimea (1855-56); e a q1.1~lle per l'indipendenza e l'unità d'I talia del 1859, 11S60-61 e 1866. Fu due volte decorato della medaglia di br onzo al valor militare. I.;a prima per aver prestato soccorso in un sol giorno, coadiuva to da due altri colleghi, a 1110 feriti nelhi gior nata di Magenta (4 gi u~no 1859); la seconda per lo zelo e coraggio dimostrato nell'assister e i feriti alla battaglia di Custoza (24 giugno 1866). \.\O'f~CA NAZ: -4 ~,'ò ~o ('t\ p. ~o/

~~

ERRATA-CORRIGE

AL FASCICOLO N. !l (MAGGIO 1901)

A pag. 555 in. oece di: il parassita della terza na, legr~asi: il parassita della febbre estivo-autunnale.

Il Di r e tt.ove

Dott. F. L.a.NDoLFI, maggior genereJe medico. I l Redat.t.ore

D.• RJDOLPO L1v1, maggiore medico. GIOVANNI SCOLARI, Gerente.


RIVISTA DI OCU LIST ICA. Hauchecorne. - U rachitismo e l'lncrociamento delle razze como rattori della miopin e doll'aslìgmati~mo . . . . . • . . Pcrg. 760 Dufour, Courmont. - Trattami!nt.o delle complicalioni oculari ·dei •·aiUOIO .

• • • • • .

. • • . • • • • . •

Galezowskl. - lll erari te ciliare, sua origine lagrimate e ~uo trattnmfln lo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sendral. - Orecchioni oculari . . . . . . . . . • . . . . . Baquia. - l.a mazione pa p•llare quale elemento diagnostico differenziale tra l'amaurosi lsteri~a o quella da nevrite rotro-oculare. . Rollet. - Uso del bleu d1 met1leno nell e congiuntiviti . . . . . Schlele. - L'acido iodlco nella cura del tracoma . . . . • . .

76t

162

76~

765

765

i66

RIVI STA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Patolr. - Della secrezione urinaria nei sin lltici. . .

. Pn(J. i61

RIVISTA DI TER.\PKUTICA. Salv loll. - l cacodllati nella p ratica medica . . . . . . . . . Pero. 769 Jordan. - La glicerina rormaliniz7.ata con tro l'amigdalite acuta. • iiO L'loduro di potassio e l'alcool etilico nella cura clelia polmonite crupale . . . . . . . . . . . . . . 711

•Mazzi. -

RIVISTA 01 MEDICINA LEGALE. Erben. - Mezzi per riconoscere la simulazione di · (Jua lche accidente nervoso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 77~

RI VISTA O' IGI ENE. Celti. - Sulla nuova profi lassi della malaria . . . . . , . . . Pa(J. i73 Celll. - L'epidemiologia della malaria scconclo le recenti vedute bio-· lo.lliehe . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . 774 Scbwalbe. - Contribuii alla questiono della malarlll . . . . . . 775 Perrone. - Sui costumi dello larve ctelle zanzare del genere Anopheler in relazione colle boniO che idrauliche • . . . . • . . 776 Dlonlsl. - Snlle variazioni c.lcg l1 elementi figurati del sangne nelle (Phbri malariche . , . . . . . . . . . . . . . • . . . ii7 f"lcalbl. - Sopra la malaria c le zam.are malariche nel l:\ salina di Cervi:~ e nel territorio di Comacch•n . . . . . . •· 778 Celll. - Sull 'Immunità dall'infezione malarica . . , . . . . . . i7il

VARIETÀ. Hughes. - Oil!us10ne degli studi di psichiatria nell'eserci to ameri cano Pag. i1'J

NOTIZIE.

Per un busto al generale medico Cortese.

. • . • . . • • . Pa!}. 780

N ECROLO(i l E.

Lanza Giacinto . . . , . .

.

. .

. . .

.

. Pag. iS~

·ERRATA-CORRIGE al Ca:;cieolo o_ v (maggio !!!Ol) . . . . . • . • P(!(}. 7tH

•


-· GIORNALE MEDICO DEL

REGIO

E S ERCITO

Direzione e Amministrazione: preaso "l'lspettorato di Sanltl fl!!llttrt VIa 9eritl Se!te'!'bre "(P.Iezzò del 'Ministero della au•rra)

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GIORNALE MEDICO DEL

REGIO ESERCITO

Anno XLIX

N. 8. -

5f Agosto f90f

ROMA TlPOGRAnA. RNRIOO VOOSJtBA

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:bonamantt si ricevono dall' Amministrazione del glomate Venti Settembre (PaJazzo del Ministero della guerTa).

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LA CHIRURGIA OPERATIVA XEGLI STABI LI MEXTI SAN ITARI ~IILIT A RI NEL iOOO llelnzione de l dottor G iov•nni rane, colonnello med tco (Coutilll<o:ione e {i11e V. {case. n. 7 ).

Malattie delle ossa .

Numerose furono le operazioni eseguite- sulle ossa. determinate in gran parte da manifestazioni tu beroolari. Altre furono provocate da osteomielite o da osteoperiostite croniche o da empiema. pleurico. A. Torino, venivano eseguite: dal capitano medico Carta, un"artrectomia. del gomito col taglio del Kocher per artrosinovite tubercolare; dal capitano medico Tommasina una. disarticolazione della falangetta del pollice destro per patereccio sottoperiosteo; dal colonnello medico Randone una resezione nella ~ntinuitè. dell"omer o destro per l'estensione di 6 centunetri per postumi di ferita. d'ar ma. da. fuoco. Ad Alessandria, dal maggiore medico Carratù: lo sgorbiamento della tibia sinistra A cauterizzazione col Paquelin per osteoperiostite tubercolare; dal tenente medico Caccia la trapanazione del fe~ore destro mediante scalpello e raschiamento del midollo per osteomielite acuta. · Una trapanazione dell'antro d"Highmoro del mascellare super·tore Stmstro . . . per emptema. dal capitano medico Gia.ni una disarticolazione alla Pirogoff per osteite tubercolare del piede destro.

w


• 786

LA CHIRURGIA OPERATIVA

A Milano dal capitano medico Aprosio una trapa· nazione del femore destro e raschiamento del mi· dolio per osteomielite acuta seguita da morte per in· fezione pioemioa dopo 3 giorni. Dallo stesso operatore veniva eseguita la trapanazione della t.ibia in ambo i lati per osteomietite bilaterale, con esito di guarigione. Un a. disarticolazione del pollice destro con decapi· tazione del metaoarpo per patereccio. Una disarticolazione del secondo dito del piede destro per dita a martello. Un'amputazione dell'avambraccio destro per osteoartrite purulenta del carpo con sinovite granulo-fungosa delle guaine dei tendini flessori. Un'amputazione della gamba sinistra al a• inferiore per podartrooace. Una disarticolazion~ del dito indice sinistro per carie delle falàngi. Dal capitano Calegari, una resezione della 2' costa e pleurotomia per empiema de.stro. Un'altra resezione costale e pleurotomia. Una resezione della branca ascendente del masr.el· 1are ed estirpazione della parotide destra sarcomatosa. Una estirpazione del frammento osseo della spina illia.oa anteriore inferiore destra. con .sutura del tendine del m. retto anteriore al periostio da frattura per strappamento. Dal tenente medico Lanza una disarticolazione della 3" falange del dito medio destro per paterecoio. Ad eccezione del oaso di t rapanazione del femore seguito da morte, tutte le altre operazioni ebbero esito di guarigione. A Brescia, dal capitano medico Pimpinelli, l'asportazione delle guaine dei peronieri e scucchiaiamento


XRGLI STABILIMENTI SA~ITARl MILITARI NEL 1900

787

delle ossa cariate per tubercolosi dell' astragalo, del calcagno e delle guaine dei peronieri del piede destro. A Parma, dal tenente medico Cattani, resezione sottoperiostea di 3 centimetri dalla 3~ costa sinistra

per carie. Dallo stesso operatore, una resezione sottoperiostea di 10 centimetri dalla. 7•, ed 11", dell' s· costa sinistra da carie. A Piacenza., dal tenente medico Trovanelli, una disarticolazione della l" falange dell' indice destro per pa·

tereoecio. D al maggiore medico Giuffredi, resezione di costa. e \)\e\Irotomia. per empiema. sinistro. Resezione sottòperiostea dell'articolazione dell'anca col metodo del Kocher per coxite destra suppurata.. Morto per weningite tubercolare. A Genova, dal capitano Frigoli, resezione dell' angolo della scapola destra per carie. A Bologna, dal maggiore medico Bonavoglia, una resezione parziale del radio destro per carie. Dal maggiore medico Barbatelli, una resezione costale per carie. Ad Ancona, dal tenente colonnello Persichetti, resezione costale per carie. Una resezione costale per empiema destro. Una resezione costale per carie. Una resezione costale per carie dell' 8\ 9• e 10' costa sinistra. A Chieti, dal maggiore medico Baldassarre, amputazione sopra condiloidea. del femore sinistro per osteosarcoma del perone. Ad Aquila. dal maggiore medico D'.A.ngelantonio, disarticolazione della falangetta del pollice destro per osteoperiostite. A Firenze, dal maggiore medico Silvestri, disarti ·


788

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LA CHIRURGIA OPR11ATIVA.

colazione del primo metatarso lasciando l'alluce in sito per osteoperiostite. Dal maggiore medico Puglisi, amputazione al 3" in· feriore della. gamba sinistra per artrite tubercolare. A Li v orno, dal maggiore medico Bussone, amputa zione al a· superiore della coscia destra per artrosino· vite tubercolare del ginocchio. A Roma., dal maggiore medico Brezzi, disarticolazione della falangetta del dito indi0e destro, necrosata. A Napoli, dal maggiore medico De Falco: Disarticolazione dell'avambraccio e resezione sopraepificlaria dell' omero destro per gangrena della mano e dei due terzi inferiori del!" avambraccio, consecutiva trombosi dell'arteria radiale e della cubitale. Asportazione delle ultime due costole di cui l'ultima totale; raschiamento delle apofisi trasverse della 4• e r,• vertebra lombare, non che della cresta dell'osso iliaco per ascesso ossiftuente, guarito. Raschiamento dell'osso sacrale per asces:So ossifiuente, guarito. Resezione della 7a costa per ascesso opifiuente, guarito. A Caserta, dal capitano medico Gerundt>, amputazione del braccio sinistro al a· inferiore per osteo-periostite tubercolare del carpo, ed osteomielite del radio. Amputazione del braccio destro al a• medio per sino· vite purulenta del gomito destro, osteoperiostite del cubito ed omero destro. Sequestrotomia parziale del mascellare superiore per necrosi. Asportazione del cuboide e del 4" meta.tar so sinistro per osteoperiostite tubercolare. Amput azione della coscia sinistra al 3• medio p er artrosinovite tubercolare del ginocchio. Resezione costale per carie.


NEGI.l ST,\DILWEN1.'I SANl'rARI MlL I'l'ARI NEL 1900 QUADRO

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Operazioni sulle ossa e sui vasi. l

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LA CHIRURGIA OPERATIVA

Disarticolazione della 1• falange dell'indice sinistro per osteomielite. Amputazione della l" falange dell'anulare destr o per osteornielite. A Bari, dal capitano medico Lucciola, resezione della 7" e s· costa di sinistra per ernpiema. . A Messina, dal maggiore medico Minici, amputazione dell'avambr accio per a.rtrocace al polso sinistro. Resezione del l" e 2• metatarso sinistro per osteite tubercolare. Dal capitano medico Cusmano, resezione costale per cane. Furono inoltre praticate molte resezioni falangofalange per correggere l'imperfezione delle dita a martello. N E'llla. quasi totalità delle affezioni ossee tubercolari al piede, le operazioni economiche di raschiamento non hanno dato buoni risultati, e si dovette procedere in secondo tempo ad atti demolitivi. E poichè questi ~isgraziati non trovano alcun appoggio nella. legge per un sussidio adeguato, si pre!!enta anche in queste circostanze più che mai indicato il provvedimento di eliminarli con sollecitudine. dall'esercito appena si riveli, sotto gualsia.~i forma, l'esistenza del morbo insidioso, p roponendoli per quelle maggiori g ratificazioni che i r egolamenti consentono, affinchè possano compiere le uure necessarie alle case loro in ambienti più favorevoli. Cran\o, faccia e collo. Al cranio non è registrata altra operazione all; in· fuori di una. cra.niectomia. alla. ·wagner, eseguita. dal capitano medico Calegari, per l'estrazione d i un pro iettile di rivoltella, e di cui si è già fatto cenno. Delle

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cisti e tumori benigni, sia. al cuoio capelluto che alle altre. regioni, non ne faccio menzione, avendole già riassunte in apposito quadro. S ull'apparecchio uditivo furono eseguite 22 trapanazioni dell'apofi si mastoide, le quali ebbero tutte esito di guarigione. Sia queste, che le altre operazioni riguardanti l'apparecchio visivo, la bocca, il naso e la gola, sono rias· suute nel seguen te quadro l:lÌnottico C, al q ua.le aggiungo qui qualche indicazione su quelle che per l'entità della malattia o per le complicanze insorte meritano speciale ricordo. L'enucleazione bulbare pratica ta dal capitano medico Lucciola , fu causata. da tisi del bulbo dell' occhio destro consecutiva a penetrazione nel medesimo di una scheggia di bossolo. Delle altre operazioni importanti alla faccia. si è già fatto cenno. La tracheotomia eseguita all' ospedale militare di Firenze, f u motivata da compr essione aneurismatica.

dell'arco dell'aor ta e l'infermo soccombeva. pochi giorni dopo. Torace.

Oltre molte operazioni di toracentesi e pleurotomia per dare esito ad es:>udati pleurici, si praticarono anche resezioni costali per e mpiema e per carie; ed una resezione all'angolo della scapola anche per carie, operazioni tutte già. enumerate parlando delle affezioni delle ossa. Addome.

Sull'.addorqe si praticarono le pm gravi operazioni, le quali meritano una breve storia clinica.; delle operazioni di ernie si parlerà in ult imo.


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LA CHIRURGIA OPERATlVA

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LA CIDRORGTA OPERATIVA

A Torino, operatori capitani Carta e Fanchiotti. si eseguirono 2 laparotomie per appendicite, con resezione della porzione necrosa.ta ed esito di guarigione. Il tenente medico Caccia, ad Alessandria, praticava una laparotomia mediana per peritonite tubercolare ottenendone la guar igione per prima. Un'altra fu operata dal maggiore medico Car ratù pure per enteroperitonite tubercolare, ma l'infer mo moriva 36 ore dopo per adinamia cardiaca. A ~ilano, pure per enteroperitonite tubercolare, il capitano medico Aprosio operava di lapa~otomia i sol· dati Cavallano e Bussa.ndri, ottenendo in entrambi la. guarigione per prima. Eguale risultato otteneva il capitano medico Calegari nel soldato Boni, operato per la identica malattia. Un'altra laparotomia venne fatta dal capitano medico Calegari a scopo esplorati vo e cou esito negativo, trattandosi di sarcoma delle glandole retroper itonali. Il soldato Avella, operato dallo stesso capitano per per.itonite tubercolare a forma cistica moltiloculare, moriva dopo pochi giorni, ed all'autopsia si riscontrava anche versamento pleurico e perica.rdico. Merita nota particolare un caso letale di periepatite suppurata da ascessi multipli del fegato, occorso nel tenente Fortunati del 77° fanteria. Fu operato per la. prima \Olta il 15 novembre, estraendo colla siringa circa 300 g rammi di liquido siero-sanguinolento. Sul finire di novembre la. regione si fece di nuovo tumefatta con senso di flottazione. Il 5 decembre si praticò dal capitano medico Aprosio la laparotomia e si vuotò un enorme quantità. di pus, si fece la lavatura. e il d renaggio del sacco ascessuale rinnovando la medicazione due volte al giorno, tanta era la suppurazione, ma. l'ufficiale moriva nove giorni dopo per marasma.


NEGLI STABIUMENTI SANITARI mLJT.ARI NET, 1900

795

È pure degno di nota il caso di calcolosi renale os· servato nel soldato Papa del 78' fanteria. Entrato il 22 maggio per ureroia che durò 3 giorni, rimanendo infruttuoso il cateterismo col quale non si estrassero che pochi g rammi di liquido di reazione alcalina. Col· l'esame essendosi riscontrata idronefrol'i sinistra, si procedette dsl capitano Cdlegari alla nefrotomia lombare e si estrassero numerosi calcoli, medicat i a regola d'arte. Usciva guarito dopo due mesi di cura & inviato in congedo assoluto. Il brigadiere dei carabinieri Valneri, stante l'urgenza del caso, fu opertt.to dal capitano med ico Aprosio di la.parotomia, ed accertato trattarsi di occlusione intestinale da neoplasma. della. flessurn. epatica d el colon, non ritenendosi oppor tuno, stante le gra~ri condizion i generali dell'infermo, sottoporlo a.d un atto operati vo lungo, si praticò la cecostomis, ma. l'ammalato morì 50 ore dopo per inanizione e tossiemia. A N a. poli il tenente colonnello medico Capora.so, ed il maggiore medico lJe Falco praticarono ciascuno una. laparotomia per appendicite purulenta con esito felice. Il maggiore medico D e Falco esegui~a. inoltre una. cistotomia. soprapubica nel soldato Scognamiglio della s· compagnia. di sussistenza .ed una nefrotomia. e cistotomia nel sergente del 10• bersaglieri, Guadagno, di cui darò in seguito brevemente la storia clinica, stante 1& gravi complicanze cui la malattia diede l uogo. Nella oistotomia. per calcolosi vescicale operata nel soldato Scogna.miglio si ottenne una splendida guarig ione per prima., essendo stata chiusa subito ' la vescica. con tripli ce sutura; non cosi nel sergente Guadagno, nel quale, non ostante le ripetute esplorazioni, non fu possibile fare diagnosi di calcolo vescicale che quattro mesi dopo il suo ingresso all'ospedale. Eseguita senza. indug(.o la cistotomia., fu rinvenuto un calcolo g rosso


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LA CifffiURG IA OPERATIVA

-quanto una. nocciuol~, duro, che sfuggito alla pinza, riea.dde in vescica e non si potè più rintracciare. Ne re· siduò una fistola vesci\J:ale. P erdurando la pioemia, dopo qualche tempo si sotto· pose l'infermo a una n uova ecistototomia, alla quale si unì anche la. sinfisiot omia allo scopo di esplorare più largamente la vescica, ma non fu possibile riscontrare traccia. di calcolo. In seguito ad accurato esame si vide .che dall' uretere destro veniva fuori qualche goccia. di pus, par cui si introdusse un piccolo catetere Thomps on, facendovi penetrare poche goccia di glicerolato all'iodoformio e guaiacolo; si. ebbe un leggiero miglioramento, ma poco dopo l'infermo accusò dolore al fianco destro, dove fu constatato un ascesso renale. Si praticò la nefrotomia, dando esito a. grande quantita di pus misto a. piccoli calcoli. Dopo pochi giorni l'infermo cessò di vivere, ed all'autopsia i due reni apparvero trasformati in due enormi saccocce ripiene di marcia. Gli ureteri -erano ostruiti completamente da grossi calcoli in corrispondenza del loro sbocco nella pelvi. A Palermo dal maggiore medico N atoli fu praticata una laparoton:fia per estrazione di un corpo estraneo nell'addome, di cui si è riportata la storia. precedentemente fra le lesioni violente; l'individuo soccombeva per aggravamento della pleuro-polmonite da cui era affetto. A Me!:lsina, il capitano medico Abbate operava una laparotomia con estrazione di una. grande quantità. di liquido ematico colore cioccolato contenuto in una. sacca neoformata. Il numero delle operazioni d'ernia nell'anno decorso segna., in confronto degli anni precedenti, un notevole au~ento; e ciò mentre prova la fiducia dei militari nel l'abilita tecnica degli ufficiali medici, dà anche il ris ultato confortante di conservare alla difesa del paese


~EGLI STABILIMEN.TI SANITARI YII>ITARI NEL 1900

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centinaia d'individui che altrimenti ne sarebbero stati eliminati, libera.ndoli ad un tempo da. una. imperfezione molesta, che col progredire del tempo si sarebbe di certo aggravata, rendendoli inabili od almeno poco atti a sostenere lavori faticosi, e forse anche a provvedere· il pane per le loro famiglie. In quasi tutti gli atti operati vi primari di ernia fu adottato il metodo Bassini, e nei casi di recidiva. quello Poste m pski. Non potendo, pel gran numero, intrattenermi sulle molte partioolarità pres.,ntate, citerò soltanto per la lorQ, rarità i due casi seguenti: A Milano (operatore Calegari): Ernia inguinale obliqua esterna destra congenita con l&.rgo lembo omentale e l'appendice vermiforme aderente al sacco. Resezione dell'epiploon e dell'appendice e cura radicale col metodo Bassin i. A Bologna (operatore Bonayoglia): Ernia. inguinale destra dell'appendice vermiforme. R esezione dell'appendice e cura radicale col processo Bassini. In un altro caso lo stesso operatore, avendo riscontrato un' ectopia del testicolo che formava una vera ernia riducibile, procedè alla asportazione del testicolo atrofico. Tutte le ernie operate ebbero esito di guarigione completa. ~ questi cenni sulle operazioni all'addome facciamoseguire i due quadri sinottici dimostrati\i D ed E.


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Non mi dilungo a. pa.r· lare delle molte operazioni eseguite su questo appar ecchio, non avendo presentato dal lato clinico ed opera· torio alcuna particolarità. interessante. Noto soltanto che le operazioiJi di varicocele sono di gran lunga più numerose che negli anni precedenti. Queste essendo state 79 nel 1899 e 142 nel decorso anno, farebbero ri· tenere che i risultati immediati e tardi vi degli atti operativi tendenti ad eliminare questa incresciosa. infermità, :iieno stati molto incoraggianti, ma. non essendosi di essi fatto cenno nelle relazioni sanitarie, non si può portare un giqdizio positivo. Se dobbiamo pensare che gli operatori abbiano avuto specialmente in mira di liberare i militari da un'imperfezione che riesce moAppa?·eochio uro·genilale. -


:NEGLI STABILn.lE N'l'I SANITARI MILITARI XEL 1900

801

lesta nella vita militare, è · probabile che gli operator i possano avere raggiunto il loro scopo. Ma. facendo astrazione da questa particolare considernzione, nasce il dubbio che tale operazione possa trovare numerose indicazioni derivanti da necessità individuali provocate da intollerabili dolori o da abnorme sviluppo venoso, ovvero da minacciata atrofia del testicolo che .ne pos!!a compromett.ere la funzionalità. Furono usati in tale operazione tutti i processi conosciuti: Tilla.ux, Parona, Duplay, Kohler, Cooper, De Falco, Durante, Bennet, Patra.uban, Narath; sia che ciascuno di questi processi trovi la circostanza. più appropriata alla sua applicazione, sia che i chirurghi, come i pittori, prediligano certi metodi a. cui per lunga pratica o per devozione ai maestri si sono particolarmente affezionati ed eseguiscono con maggior prontezza e precisione. Le operazioni eseguite sull'apparecchio oro-genitale sono riassunte numericamente nel seguente quadro F. Nella. cura dell'id?·ocele di rado si praticò la semplice puntura con svuota.mento del liquido ed iniezione di tintura di iodio o di soluzione fenica, generalmente si procedette alla cura radicale con i metodi V olkmann o Bergmann ed in alcuni casi con quello Qua.ttrociocchi. Nell'idrocele comttnicanle si è adottato il processo Bassini come per l'arnia inguinale. Le fimosi pressochè tutte congenite, furono operate di preferenza. coi processi Campana, Giacomini e Ricord. Nella maggior parte dei restringimenti uretrali fu usata la. dilatazione graduale; in 6 casi soltanto si procedette all'uretrotomia interna. col metodo Maisonneuve ed in 6 si praticò la dilatazione forzata. Le orchietomie unilaterali per affezioni tu bercola.ri fu rono 21; in un sol caso si dovette operare in ambo i lati. Per sarcoma del testicolo fu praticata un'emicastrazione dal capitano Frigoli. 51


802

LA CHIRU RGIA OPERATIVA

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Operazioni praticate sulf apparecchio uro-geni tale.

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LA OfiiRCRGIA OPERATIVA

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•• Riporteremo in:fine in un solo specchio (vedi quadro G) le operazioni eseguite per fistole e ragadi anali e per emorroidi. Nelle prime l'intervento chirurgico si limitò per lo più alla. spaccatura del tragitto fistoloso e s·ucoessi v o raschiamento e sutura, ovvero oauterizzazion3 col termocauterio; in altri oasi si praticò l'asportazione col bisturi del tragitto fistoloso e riunione mediante sutura. Certamente quest'ultimo metodo, quando sia possibile attuarlo e decorra senza suppurazione, offre grandi vantaggi, ma di rado si trovano le circostanze favorevoli, e per la sede stessa dell'operazione difficilmente si può ottenere la riunione immediata. Questa osservazione va anche applicata. al processo Witebead per le emorroidi, che quando riesce secondo le intenzioni dell'operatore, lo compensa la.1·gamente delle lunghe e pazienti fatiche dell'esecuzione. Per questo motivo forse non venne questo processo praticato molte volte essendo stata usata. di preferenza la reoisione dei noduli emorroidari col bisturi previa legatura., ovvero la cauterizzazione col Paquelin. I n que·sta. breve rassegna non ho tenuto conto delle operazioni talvolta gravi, eseguite per flemmoni estesi e profonde, per apertura di ascessi e per svuotamento di essudati pleurici mediante la toracentesi e la pleurotomia. Come pure accenno soltanto di volo alle artrotomie praticate specialmente per gonidrarti traumatici, ed alle 28 operazioni di unghia incarnata r egistrate sulle tabelle, non avendo questi atti operati vi presentato alcuna particolarità. meritevole di nota. La cifra delle operazioni esegui te nel 1900 fu di molto superiore a. quelle degli anni precedenti, poiobè da 864


NEGLI STADll.BlE NTI SA~ITAR I mLITARI NE L l!!QQ

80&

Q UADRO G .

Regione anale.

Torino .

Carta Torchio

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A le~83ndria

Emor·

OPERATORI

O<PBIJALI

Tommasinn Caccia Carratù Pc>t tinelll Pngli uzzi Aproslo Cale,:rnris hl esse rotti Barbi eri Fratti T onta f'im pl11elli. Giuffred l Gi:tni l;ri~oll . Sano a Orla odi Testa Guarn ie ri . lleroucci Oddera. Testa Bonavog-lia Baldanza Riva. C:ervigni Rizzo Cavicchia. Orrit De Falco Saviano M a rrocco De Sarlo Grippo. Gerund o Lu cciola Natoli Furnò Ab bn te.

~avigliano.

.\li lano .

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Drescin . Piacenza Genova. \ ·erona.

Bologna. Firenze. Ancona. Roma Peru!lia Ca~rliari

i'<apoll .

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1 l 2 l 2 l

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3 2

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2 l l

4

4 1 l 2 4 l

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Caserta. Bari • . Palermo.

anale

l 1

2

.

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3 l

3 l

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3

4 l

3 l l

Totale

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3

1- 38 -60 l 9 l


806

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LA OUlRIU RGIA OPERATI\"A ·

nel 1898, salì a 1225 nel1899, ed arrivò nel1900 a 1662, ripartite per ospedale come nel quadro H. Ma non è tanto nel numero delle operazioni, quanto nel numero degli . operatori che si ha Ja prova della aumentata operosità chirurgica dei nostri colleghi, e ciò dimostra che i più provetti ed esperimentati spingono con amore i giovani colleghi nell'esercizio pratico della chirurgia, e che questi rispondono con lodevole slancio all'aspettazione di tutti, cosiccb.è pos~iamo con fondamento lu~inga.rci di avere al bisogno una schiera di valenti operatori per tutte le esigenze di guerra e di pace. Ed a questi risultati lusinghieri non è certamente estranea l'istituzione della scuola d'applicazione di sanità, la di cui importanza pel medico militare venne già altrove dimostrata. Riporterò in ultimo la mesta nota dei decessi, che fnrono in totale 16; già f11talmente votati alla morte per la malignità e cronicità della malattia da cui erano affetti. Ospedale Alessand1·ia. - l operato di laparotomia per entero-peritonite tubercolare. Ospedale Milano. - l operato di laparotomia per entero-peritonite tubercolare. l operato di trapanazione del femore destro per osteo · mieli te acuta consecutiva ad influenza., morto per endocardite acuta. l operato d'urgenza di colostomia ciecale per ostruzione inte~tinale, cancerigna anulare della flessura epatica del colon. l operato di epatotomia per ascessi multipli al fegato. Ospeda le Piacen::a. -- l operato di disarticolazion.e d ell'anca destra per coxite suppurata, morto per meningite tubercolare.


NEGLI STAJ3lL1ME~TI SA.'IIT.A RI MILITARI ~EL 1900

R07

QUADRO 11.

TABELLA RIASSUNTIVA delle operazioni ch irurgiohe eseguite negli stabilimenti militari durante l'anno 1900. ~.

OSPIWALI MII.ITAr.l

Torino . . Xovara . . Alessandria Savigliano .

()Il

50

88 12

Genova

230 33 128 ti O

Yerona .

\il

Padova .

'10 7 1a9

Milano . Brescia . Piacenza,

Venezia . Bologna

Ravenna

l

Ancona •

31 l!l 12 9

Chieti Firenze •

Livorno . Roma Perugia. Cagliari . Napoli . Caserta .

101 23 35 182 'iO 2

Salerno . Bari . . Catanzaro

82

Palermo Messina

()7

11 87

Totale

1662


808

LA CH IRURGIA OPERATIVA ECC.

Ospedale Genova. -

l operato di artrotomia per pioartrite, morto per intossicazione settica.

Ospedale Verona. - l operato per flemmone settico al collo, mor to per seLticemia.. Ospedale Padova. - 1 operato di pleurotomia, morto per empiema. da ascesso epatico.

Ospedale Fi?·enze. -

l operato di tracheotomia. per minaccia di soffocazione da compressione aneurismatica dell'arco dell'aorta.

Ospt3dale Roma. -

l operato di pleurotomia per em-

piema destro. l operato per flemmone attico al collo, morto per setticem i a.

Ospcda.le Napoli. -

l morto per artr ite sacro- iliaca con ascesso ossifluente nella fossa iliaca destra. l operato di ci~totomia soprapubica. e nefrotomia. per litiasi r ena.le, morto per uefrite purulenta bilaterale.

Ospedale Caserta.

l operato di pleurotomia per

empiema. destro.

Ospedale Pale1·mo. - l operato di la.par otomia. per ferita all'addome infertasi in un accesso di delirio nel corso di grave pleuro- polmonite destra, che fu causa della mor te.


80D

OSSERVAZIONI CLINICHE E CO:-iSID ERAZIO~l SU LLA CHIR UHGIA ENTEBICA

Per il dott .. ,.atonìo P era,.,.i, caplt.ano medico

..

I. È noto che la prima. enterectomia. (resezione di 9 centimetri e mezzo di ileo in un giovane di 25 anni, seguita

da enterorrafia circolare per stenosi cicatriziale, lunga. 2 centimetri), fu praticata. dal Novaro nell'ospedale di San Giovanni in Torino il 4 ottobre 1881, e fu. coronata. da successo !l). Il Koberlé di Strasburgo, 10 mesi prima del N ovaro, esegui la r esezione circolare del· l'intestino, asportandone due metri, in una paziente di 22 anni affetta da quadruplice stenosi cicatriziale; ma fissò i capi dell'intestino nella ferita cutanea, stabilendo così un ano preternaturale. Ebbe pure un esito di guarigione tanto dell' atto operativo, quanto più tardi dell'ano preternaturale. Come s' iniziò in Italia un'impresa sì audace, mentre eravamo appena ai primi albori dell'asepsi chirurgica? Il Giordano, nel suo ottimo Compendio di chù·urgia fiperaloria italiana, accenna all'origine di questi ardimentosi tentativi in termini generici. Gli internisti, (l) Vedi comunicazione alla 1\. Aecademin di mcrlicina di Toririo. sedula del t dìcembre 1881, ratL'l dai soci pror. LUIGI Co:-.cno c dott. G F. ~OVAno. Questa comunicazione c st.ata colpita dn un non merit.tto silenzio In aJualche TaSsf~na Labliograllca contemporanea.


810

OSSERVAZIONI OLIXICHE

egli dice, reclamavano nelle stenosi fibrose o neoplastiche intestinali quale unica via di salvezza la r esezione del tratto stenotico ed i chirurghi non potevano rifiatarsi al cimento. Posso come téstimonio oculare completare il riferito rapido cenno, segnalando ali~ pubblica ammirazione chi da. noi pel primo sta.biH nettamente l'indicazione operati va nelle stenosi intestinali. Nello stesso mese in cui il Novaro, coadiuvato dal Margary, eseguiva la sua. prima operazione di enterectomia, a. cui ebbi la fortuna di trovarmi presente, Leopoldo Carrer, medico vicentino, pubblicava nella. Gaz zella Medica Italiana, provincie vene te, anno XXIV, n. 48 e 49, la storia clinica di una. stenosi del tenue da cicatrice, con relativo reperto necroscopico. Im~ano in questo caso il Ca.rrer aveva ripetutamente consigliato l'intervento operativo. Il paziente preferì soccombere alla forza del male anzichè esporai al pericolo di u11a operazione, allora discussa con diffidenza eccessi va. Pochi mesi prima che fosse dal Carrer illustrato il caso sovra esposto, un altro interuista, il prof. Concato, ebbe occasione di stùdiare un malato pure affetto da. stenosi intestinale e propose il medesimo soccorso terapeutico. E poichè del! 'accennata osservazione clinica. il Concato fece menzione aW Accademia di medicina. di Torino quando espose la. storia del paziente operato dal No\'aro, cosi ritengo non fuori di proposito occuparmene in modo succinto, tan to più, che ciò facendo, ot tempero tardivamente al desiderio espressomi, 20 anni or sono, dal venerato e com pianto maestro. A me laureando e a Camillo Gallenga. pr ofessore d i oculistica. nell' università di Parma, allora quintannario, affidò il Concato l'esame di un giovinetto quin dicenne, degente nella clinica medica e sofferente da qualche anno di stenosi intestinale aggravatasi progressivamente, tanto da minacciare l'esistenz-a dell' infermo


E OONSIDERAZIOXI SuLLA CllffiUllCHA EX'TERIOA

811

per inanizione. Era ovvia. la diagnosi di stenosi, osservandosi insorgere periodicamente, massime in deter· minate ore dopo l' ingestione degli alimenti solidi, ca· ratteristici e ,.i vaci movimenti dolorosi serpentini, che si designavano sulla parete addominale come protube· ranze cilindriche, che dall'epigastrio si dirigevano tortuosamente in basso per for mare una rilevatezza più voluminosa al quadrante inferiore destro. Indubbiamente il movimento visibile era l'effetto dell'aumentata vis a tergo nella peristalsi intestinale, bisognevole per vincere un ptmto ristretto. Si suppose che la sede della stenosi fosse a breve distanza dalla val vola ileo-cecale, poicbè a questa. sede convergeva l'ond tllazione finale del movimento serpentino. IL medesimo però analizzato attentamente, sia quando si produceva in modo spontaneo sia quando si manifestava col massaggio manuale del ventre, si accertò essere costituito da un fenomeno composto. Infatti si rilevava, dopo l'asti n· zione dell'esteso ed energico movimento serpenti no, manifestarsi un'ondulazione breve, appena appariscente e pure convergente verso la regione ileo-cecale. Da ciò si poteva. trarre l'ipotesi che la forza impulsiva massima si esaurisse per superare la prima bar· riera, verosimilmente formata da un cercine stenosante molto ristretto o poco dilatabile, e che il debole movimento ondulatorio successivo fosse diretto a vincere una seconda zona stenotica, situata a breve distanza dalla prima e prohabilmeute meno accentuata. Il pro· fessore Concato non credette di pronunciarsi sull'unicità o moltiplicità. della stenosi, non ritenendo a sufficienza de~isiva la sintomatologia rilevata. E un fatto però che a llora per la prima volta nella clinica. medica fu ard itamen te ventilata la questione del più opportuno trattamento curativo, proporzionato alla supposta. lesione anatomica. Si domandava il Con·


812

OSSERVAZIOSI CLL'OCHE

ca.to se nel ca3o in esame la stenosi {unica. o multipla) fosse, oppur no, dilatabile con mezzi palliativi, ovvero necessitasse reclamare l'intervento del chirurgo, perohè procedesse alla resezione del t catto intestinale ristretto. Seguendo quest'ordine di idee, egli si propose di chiarire il dubbio coll'azione dilatan t~ prodotta da una colonna di acqua tiepida, spinta con sufficiente pressione per mezzo di una sonda introdotta nel retto, nella quantità crescente di due a tre litri per volta. Sdfatto tentativo, data la diagnosi di sede della steuosi, poteva riuscire proficuo? T estut cita il fatto sperimentale che se si spinge uu' iniezione nel grosso intestino con una pressione di più in più for te si rompe il cieco anzichè sforzare la val vola ileo- cecale. Questi risultati sono ora contraddetti da altri osser,·atori, tra cui L esage e Dauriac, secondo i I} Ua.li in un adulto iniettando nel retto in modo lento, progressi vo e a debole pressione, circa otto litri di liquido, questo può attraversare la valvola di Bauhin e penetrare abbondantemente nell'intestino tenue (t). Nel uaso che si riferisce, dopo l'applicazione di alcuni copiosi enteroclismi insorse una febbre infettiva che, dopo breve durata, ebbe un esito rapidamente letale. L'autopsia, eseguita dal compianto prof. Vittorio Oolomiatti, mise in evidenza una duplice stenosi, in due punti. distanti fra loro un metro circa, nella porzione dell'ileo più vicina alla. valvola. di Ba.uhin. La. diagnosi a.natomo-patologica. era pertanto conforme a quanto il Oonca.to aveva. nell'epicrisi esposto, lllmeg giando in tale circostanza. nuovamente r indicazione di un adeguato intervento chirurgico. U! 0AURIAC e~ LI!SAGR.- Des ll"«ndl lavagu de l'iulntìn grèle.- lòazette du h6p11au.c, l7 octolire 1897.


E CO:SSIDERAZIONI StTLI..A CHIRURGIA EXTERICA

813

Quattro mesi dopo, lo stesso clinico medico affidava all'opera del chirurgo il malato che subì con felice ri· saltato la prima resezione intestinale, seguita da enterorrafia circolare, compiutasi in Italia. Da allora ad oggi quale enorme cammino si è per· corso! Nei primordi della chirurgia enterica prevaleYa. il concetto della cura radicalà mediante asportazione d i porzioni più o meno lunghe dell'intestino; invece in seguito man man.o si affermò l'indirizzo che nelle ste· nosi benigne meglio corrisponda l'enteroplastica.. Vero è ohe il Monari dimostrò sperimentalmente la pos"libilità della vita nei cani a cui aveva resecato i' • del tenue, senza che presentassero modifìcazioni rile· vanti rispetto al ricambio materiale. E benchè le esperienze comparative fatte sugli animali non si possano applicare completamente all'uomo, tuttavia è cerio che Bruns e Ruggi asportarono, con buon successo, circa la metà. del tenue umano; i] primo metri 3,10 e metri 3,30 il secondo. Si comprende come ciò sia possibile, senza gravi conseguenze, quando i succhi intestinali abbiano una potenza. digerente normale e l'apparecchio di assorbi· mento funzioni b3ne. Le accennate condizioni favorevoli possono facilmente mancare, massime negli adulti, ed allora il principio della chirurgia conservatrice, come regola generale, si impone. Fra le indicazioni alle demolizioni intestixiali oggidi ammesse, sono abbastanza. frequenti quelle fornite da tubercolosi primitiva del tubo digerente, ostinata, ri· belle a cure mediche e con impedimento progressivo del circolo fecale. A questo proposito si conoscono ormai numerosi fatti clinici, i quali concordano nel dimostrare oh"' vo·


814

OSSERVAZl 0:\1 CLf:\!CHE:

!endosi raggiungere una reintegrazione fq.nzionale del· l'intestino si deve .s!\crifìcare il tratto di esso, grave·

mente alterato. Non mi dilungo più oltre in citazioni, eilsendo la casistica clinica numerosa., e resa nota con sp~ciali pubblicazioni (l ). È a mia conoscenza un caso tipico molto istruttivo, e che riferirò brevemente. Un distinto ufficiale dell'esercito, tuttora in servizio atti v o, spacciato dai medici perchè affetto da in veterl.\ta e grave stenosi ileo-cecale, trovò la sua à.ncora di s11lvezza nella resezione del cieco e dell'ultima porzione dell'ileo (complessivamente un'asportazione superiore ai 30 centimetri) eseguita dal prof. Novar o, da oltre un settennio. Casualmente un anno addiet.ro rividi quest'operato, le cui condizioni di salute erano floride. Dopo l' intervento chirurgico egli aveva riacquistato tanto vigor e non solo per proseguire nel servizio militare, ma an· cora per divenir padre di prole sana.

II. U n'operazione, ora vantata di scelta nel ristabilimento del circolo fecale, è l'entero-anastomosi laterale, praticata sia colla sutura, sia coll'applicazione di piastre ria.ssorbibili o scomponibili. Con essa si determina. l'esclusione completa o incom· pleta della p&.rte malata dell'intestino, e si possono riunire anse intestinali di diametro differente. In merito a tale argomento è opportuno citare che il prof. Gaetano Mazzoni, nel suo recente resoconto statistico clinico,

- - - - - - - - - - - - - - - - --(l) Policlinico, sez. ch ir., anno 1896, pag. 4it. f11l orno 11lle rese:::ion i del colon e Jet cieco. - Dott. UMB ERTO RoSA. Id., id., aooo 1898, p3g. 75. Dtlla l11btrcol osi ln~aliniJ ie e del s11o tmtlamenlo chirurgico. - Studio sperimentale e f.llDico. - Dott. 0RK$TG MARGARUCCI.

·.


E CONSTDERAZIO:NI SULLA CHIRURGIA ENTE RI CA

815

che va dal 1891 al 1889, dopo aver illustrato 5 casi di stenosi di origine tubercolare, tutti operati con felice risultato, conclude col dire che: « l'esci usione intestinale mediar.te entero-anastom_osi laterale, nei casi gravi ed estesi, può sostituire vantaggiosamente, sott.o tutti i rapporti, la resezione intestinale specie nei casi in cui questa presenti. difficoltà tecniche e le condizioni

generali del malato impongano un intervento non grave e rapido ». Inoltre l'entero-anastomosi avrebbe un'indicazione speciale nella cura radicale dell'ano contronatura e nelle fisto le stercoracee. Ma. chi può prevedere le seqnele morbose derivanti dall'ansa sequestrata, più o meno completame11te, oppure garantire che l'anastomosi laterale si manterrà con un'ampiezza tale da corrispondere allume dell'ansa intestinale afferente? La soluzione definitiva della questione, più che alla chirurgia sperimentale spetta a. quella olinioa, da cui si attingono le sole conclusioni convincenti. È probabile intanto che l'operazione dell"entero-ana· storoosi laterale, praticata da Maisonneu ve fin dal 1862, sia stata dal chirurgo imparata studiando alcuni processi naturali di guarigione nell'uomo. Se un'ansa in· testinale ulcerata aderisce ad una sana vicina , può usura.rla a poco a poco, finohè scarica nel suo lume il contenuto. Questo sarebbe un processo ideale di guarigione nei casi di perforazione intestinale. Però il lav0rìo fisio-patologico di riparazione non riesce sempre perfetto; se così fosse, non si ripeterebbe tanto spesso il detto: è troppo bello per esser vero. Invece di consueto altre aderenze si stabiliscono fra il peritoneo viscerale e il parieta.le, finohè, attraverso una o più fistole labbriformi, fuoresce materiale gassoso o liquido intestinale. l


OSSERVAZIONI OLINIC I!E

La genesi del fenomeno si comprenderà meglio esponendo un caso pratico, molto interessante e non auCùr& reso di pubblica ragione. Nel mese di ottobre, ultimo scorso, il prof. Paolo Po· stempski, pre>ia incisione la.parotomica laterale destra. esegui, in un individuo cinqu~ntenne, affetto da du& fistole stercoracee, situate al mesogastrio, una indaginosa preparazione anatomica della matassa intestinale, liberandola da aderenze multiple col grande omento, no-

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tevolmente aggrovigliato. Constatò allora che le fisto le erano in diretta. comunice.zione con un' ileo-colostomia aderente alle pareti addominali e stabilitasi in seguito a probabile affezione ulcerati va del tenue. Le fistole indubbiamente rappresentavano nel processo spontaneo di guarigione due provvide val vo le di sicurezza, poichè il tenue, nel tratto cementato ai co· lon ascendente, aveva un calibro sensibilmente minore del normale. !11 presenza. di questa duplice comunicazione del lume intestinale coll'esterno, quale fu il prov· vedimeoto adottato ? A chi si fosse trovato sotto l' impero dei criteri una. volta dominanti poteva balenare alla mente l'idea di. eseguire anzitutto l'enterectomia della porzione stenotica del tenue e success,iva enterorrafia con anastomosi terminale. L'operatore, che colla preparazione anatomica. delle fistole entero·cutanee aveva già dimostrato di voler tenere la ~ia. diretta, senza evitare cioè gli osta.coli col mezzo della facile e sbrigativa entero-anasto · mosi laterale, staccò in via ottusa dal colon l'ansa afferente dell'ileo. Risultò in essa, per tre dita t rasverse, un'ampia breccia dovuta a pregressa distruzione di un tratto della parete intestinale. La chiusura del tenue fu effettuata. coll'enteropla.stica., secondo il prouesso usa.to da. H eine0ke e· da Mikulicz nell'operazione della. piloroplastica; mentre per l'occhiello più circoscritto del

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E CONSIDERAZIONI SULLA CHIRURGIA ENTERICA

817

colon bastò la semplice sutura longitudinale dei margini L'intervento chirurgico relativamente poco lesivo, composto da un' enteroplastica e . da una enterorrafia parìetale, ebbe un esito di guarigione, non solo per la scomparsa di una malattia ributtante, ma ancora per quanto concerne la funzione intestinale. Ciò è da attribuirsi alla ripristinata normale canalizzazione del circolo fecale e all'aver ridonato in pari tempo alle anse del tenue una mobilità fisiologica, nel mentre che la valvola ileo-cecale riprese la sua attività regolare. È da notarsi che il tratto d'intestino, compreso fra l"ans~~: afferente e l'apertura del colon ascendente, conservava un diametro non vistosamente diminuito; si poteva perciò ritenere ancora in parte funzionante pel passaggio delle feci. In altri termini è da ammetterai che l'esclusione non fosse totale, sapendo3i che in tali circostanze, specialmente il grosso intestino, è colpito nella porzione esdusa da un raggrinzamento progrediente. L'entero-anastomosi naturale non solo si verificò col-· l'esclusione parziale di una lunga porzione d' iutestino, ma con simultanea formazione di fistole destinate a dare esito ad una parte del contenuto liquido e gassoso, non9he della secrezione dell'intestino escluso. Se l'arte dovesse modellarsi sui processi di guarigione preparati occultamente dalla fisio-patologia con enteroanastomosi spontanee, avrebbero perfettamente ragione Tillmanns, Hochenegg, Reichel e Tiselsberg di consigliare, nella pratica di tale atto operativo, l'e.aolusione parziale con f<>rmazione di fistola. Ciò è quanto s'impara dallo studio del metodo di ripara.zivne, seguìto dalla. natura medicatrice, il quale è certamente idoneo a salvare la vita dei pazienti nei


818

OSSERVAZIONI CLINICHE

periodi tumultuari della flogosi, ma non se~pre l'esito è soddisfacep.te, a causa di lunghi e intollerabili reliquati morbosi a cui può dar luogo. Però, si è visto che oggidì, mediante radicali interventi curativi atipìci, si riesce a sopprimere ·s tabilmente le gravi residuali imperfezioni, e ciò in modo conforme all'indirizzo generale della chirurgia, che è in ogni sede, a prevalenza conservatrice.

III. Restano ora da esporsi alcune considerazioni, a vva· lorate da indagini storiche, forse non del tutto prive di interesse, per chi voglia intraprendere uno studio completo sull'argomento. I cultori della chirurgia enterica si erano già fatti citare dai trattatisti di un periodo preantisettico molto remoto. Nei tempi in cui esercitava chirurgia in Venezia Giovanni Andrea Dalla Croce, egli lasciò scritto nel suo manuale di Chirurgia universale e perfetta di tutte le · par·li pertinenti all'ottimo chirw·go, edito nel 1661, che i pionieri del progresso nelle applicazioni delle sutu~e intestinali erano i valenti medici militari di quell'epoca. Dice testualmente : < coloro che seguono gli esserciti et vanno con l'armate da mare, molto essercita.ti nella. pratica di Cirurgia, cuciono non solamente gli intestini crassi, ma anco li sottili » e soggiunge con una specie di rimpianto« se ben' altrimenti credessi Galeno». Ma come se non bastassero gli anzidetti ardimentosi innovat.:>ri ribelli all'autorità del maestro, « vogliono alcnni anathomisti, che si cuciano le ferite dello stomaco, a quel modo, che sono cucite quelle dell'intestina; la quale operazione, io non mi posso imaginare, che far si potesse, se non con parole »; e conclude « sarebbe

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E CONSIDERAZIONI SULLA. CHIRURGIA ENTERICA.

819

forse meglio lasciare il tutto a beneficio della. natura., perchè ella fa talhor quel ch'è impossibile al diligente Medico». Quest'indirizzo curativo, non bene determinato nelle ferite penetranti del tubo ga.stro·enterico, contrasta singolarmente cogli insegnamenti chiari e precisi contenuti in un libro pubblicato molti anni prima a. Francoforte, cioè nell610 col titolo: ThesaU?-us Ch-i rurgiae continens opera chit-ut·gica praestantissimorum attclor-um utpote A.mlJrosii P arei parisiensis, ecc. Nell'enumerazione degli autori il posto d'onore è assegnato all'ardito chirurgo militare Pareo, che durante l'assedio di Da.mvilliers, per ottenere l' emostasia., sostituì la legatura delle a.r· terie alla cauterizzazione col ferro rovente. Quauto è riportato nel capitolo de ventris inferim·is vulnerum curatione mi sembra sufficiente a stabilire l'origine storica della cuciliura intestinale di Lembert-Czerny. Trascrivo integralmente la. succinta descrizione del me· todo allora consigliato, perchè il lettore possa stabilire la relazione di parentela fra il tecnicismo operativo antico e quello moderno. I ntestinum rulne1·atum sutura pellio"'Um sui debet... ( Gasb·o,·aphia) ... Fit ve1 ·o s uturae id genus hoc modo. Acus qua primum ·parte tr-ansmittetur, solum peritonaeum comprehendere debet: opposita tleinde parte, seu adverso illi vulneris lalwo solam carnem praete1·ito peritonaeo, sicque deinceps allerius nunc fo.ris intro, nunc intus foris acu t1·ansmissa, modo solam cantem muscolosam cum superlensa cute comp1·ehendes, modo solum peritonaeu7YJ tr·ansrnittes, quoad totum vulnus similiter consueris. Nel capitolo che precede quello citato, Pa.reo tratta de epigast1·ii et ·venlris inferioris vulne1·ibus ed afferma, multos tamen curavi, qui e.v vulneribus medium corpus lt•ansverberantibus-, Dei benefìcio convalue1·unt. Esemplarmente conciso e modesto riassume quindi


820

OSSERVAZIONI CLINICHE

due storie cliniche di ferite penetranti da arma bianca, con risultati curati vi favorevoli. Ecco, come per mezzo dei medici di azione, fra cui primeggiarono quelli militari, si riuscì ad abbattere il dogmatismo scolastico prima d'allora imperante ed a getta.re le basi di una scienza chirurgica veramente benefica, sorretta dall'esperienza e dall'osservazione clinica. Nei secoli successivi, in dipendenza dello straor dinar io aumento delle masse combattenti a distanza, dovettero verificarsi assai più frequentemente le ferite penetranti intestinali -e con gravezza. maggiore, perchè a prevalenza prodotte da ferite -per armi da fuo-co. Queste mutate condizioni necessariamente determinarono un cam.. biamento nell'indirizzo curativo. Non arreca perciò meraviglia se Larrey, il fedele compagno di Napoleone I , si dimostra partitante dell'astensione nei casi di ferite penetranti addominali, causate da arme da. fuoco. L'astensione però non solo è cosciente. ma vigilante in pari tempo, allo scopo di assecondare il l avoro riparatore della natura. Sono anzi citati casi di sbrigliamenti con brevi incisioni della ferita addominale, fissando ad essa i due capi. dell'intestino leso, mediante un'ansa di filo passata. nel mesentere; metodo curativo codesto tuttora appl icato nell'operazione dell'ernia strozzata, nei casi in c n i riscontrando una porzione d'intestino con sospetto di gangrena., l a si fissa alla ferita operati va, per tener la., almeno temp"raneamente, in osservazione. Cosi Larr ey riconosce che nelle ferite intestinali per arma bianca, il metodo antico della sutura sia preferibile, purchè praticata immediatamente dopo la lesione: e avvalora. l'asserto con risultati sperimentali ottenuti sui cani di varia età.. I nostri medici militari Rho e Bnonomo, pnre in base ad esperimenti sui bruti si dichiar ano


E OO~SIDERAZIONI SULLA CRIRURGIA ENTERICA

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condizionatamente proclivi all'intervento. anche nelle ferite penetranti da arme da fuoco, « purchè eseguito in tempo ed in luogo fornito di tutti i mezzi, da chi possedendo bene esercitata e perfezionata la tecnica operati va speciale, è solo in grado, qnali che siano le difficoltà, di condurre bene a termine la operazione~. Ora negli ospedali, col sussidio dell'asepsi chirurgica, le ferite dell'intestino (non tanto di rado multiple, quando il proiettile penetra nel territorio occupato dalle anse del tenua) si curano praticando la laparotomia d'emblée (1). Si ammette però che lo stato di gravità dei pazienti, la sede e la direzione della ferita, nonchè il tempo trascorso prima dell'esame medico, come anche il calibro dei proiettili e la presunta loro forza di penetrazione, siano altrettanti elementi di giudizio, cht~ possono consigliare la cosi detta aspettativa armata. Resta ancora da dimostrarsi se il medesimo indirizzo sia applicabile nelle più difficoltose e disagiate condizioni, in cui si svolge l'attività del chirurgo militare in guerra. È certamente desiderabile cl:e il pronto soccvrso della terapia a mano armata possa essere prestato quando la coscienza dell'operatore è dominata dalla convinzione, tratt11. da un calcolo razionale di probabilità, che l'intervento non è nocivo a chi travasi pericolante per ferita intestinale. Venendo ora a riassumere q ua.nto è stato esposto sul come si interviene nella chirnrgia. enterica., nei casi in cui ciò venga imposto da lesioni violente o da processi morbosi di varia natura e gravezza, si può ritenere come regola generale: l" che l'enterectomia è da considerarsi l'exlrema 1'alio, paragona bile alla mutilazione degli arti;

( l) Yedi fE I.SX l .KSAn. -

1'railè de tllirurgie d' uram ce.


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OSSERVAZIONI CLINIORE ECC.

2• che l'entero-anastomosi laterale, senza resezione, ha il valore di un espediente semplice, benigno e spesso efficace, limitatamente nei casi in cui per condizioni soggetti ve od oggetti ve, gli ostacoli intestinali siano giudicati inamovibili; a· che l'enteroplastica e le enterorrafia, più o meno estese, meritano il nome di opera.zwni di scelta, qualora, come nel caso felicemente operato dal prof. Po· stempski, dopo aver messa allo scoperto la sede della per forazione o della stenosi intestinale, si riconosca la mancanza di indicazione a sacrificare, tanto diretta· mente quanto indirettamente, una porzione del tubo intestinale. Si procura perciò in questi casi di conseguire una restituzione ad in(eg,·um, mediante un rattoppamento economico; analogamente a quanto già. pratioa_vano prima del 1661. sotto il dominio della belligera re· pubblica veneta « coloro che molto essercita.ti nella pratica di oirurgia. seguono gli esserciti, et vanno con l'armate da. mare :.. A R oma, 10 luglio 1901.

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DIRE7.10~E DEI.L' OSPIWAI.E MILITARE DI PALERII O

CO~ SIUERAZION I

SULLA LEU A C.UT~niSSETTA

Conferenza letta i128 febbraio t901 all 'o.>pedalc militare di Pal ermo dal dott. Salv atore Miee la. LPil~nte medico

Nei quattro anni che passarono dal 1897 al 1900, su 5988 giovani, che si visitarono al Consiglio di leva di Caltanissetta furono dichiarati inabili 1397 e r ivedibili 1304. Gli inabili per difetto di statura furono 855; per deficienza toracica, debolezza di costituziond ed oligoemia 337; per defor mità corporee e gibbosità 105. Quest'alta media di riformati, 25 p. 100 cir ca, si è mantenuta, salvo lievi oscillazioni, costante attraverso gli anni; poichè abbiamo che, dal 1881 al 1884, su 4780 inscritti, 1133 (dei quali 765 per difetto di statura) furono inabili, e 859 rivedibili. Gli inabili alle armi sono appena idonei al lavoro; poichè i più sono deformi e con notevole arresto di sviluppo organico, bassi di. statura, stretti di torace, imberbi, esili con addome protuberant.e, muscoli flaccidi e testicoli atrofici. Quali le cause di sì alta degradazione organica ? L'ambiente dove si svolge la vita di tali esseri, e il lavoro a cui sono costretti per ·d vere, ci spiegano il profondo decadimento dei loro corpi. Sono lavoratori delle miniere di zolfo; e chi ha avuto occasione di girarne una, dopo aver visto per disagevoli e ripide discenderie, scava.te in un suolo franoso e spesso bagnato, salire al fioco chiarore di un lumicino centinaia d'indi-

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CONSIDERAZIONI SULLA LEVA A CALTANI SSETTA

vidui curvi sotto il peso del minerale, ansanti, seminndi, grondanti profusi sudori, che dal caldo sofì'ocante dei vari cantieri, passano al freddo sovente umido delle gallerie vicine ai pozzi, .non può che rimanere sorpreso, come a tanta fatica e a tanti disagi l'uomo possa. resistere. Ramazzini ci lasciava scritto che quegli infelici i quali passano la loro vita in profonde caverne entro terra, per fornire alla società degli uomini quei metalli, che tanto ne accrescono le comodità ed i. piaceri, sono ben presto sorpresi dalla vecchiezza, e molto si abbreviano la vita , se pur abbiano la difficile ventura di scampare da malattia.

"'

* * Il lavoro nelle miniere di zolfo si divide in interno ed esterno . Dentro la miniera, l'aria che si è costretti a respirare, difetta di ossigeno, è sopraccarica di gas-acido carbonico, satura di sottile pulviscolo di zolfo, priva di luce, estremamente calda in vari cantieri, e freddaumida n.elle gallerie; contiene tracce di metano e di gas-acido solfidrico. Il difetto di ossigeno & l'eccesso di acido carbonico è dovuto, per non conveni~nte ventilazione della m iniera, alle lente e continue ossidazioni dei bitumi esistenti nelle rocce, dei legnami di sostegno, delle sostanze organiche in decomposizione, dello zolfo, e dell'acido solfidrico, nonchè alla respirazione animale e all'accensione dei lumi. L'acido solfidrico si sprigiona. continuamente dall'acqua. dei giacimenti solfiferi, e il metano dal minerale di zolfo e dalle rocce incassanti . Il pulviscolo in gran quantità si spande nell'aria dalla. rottura dei massi, operata con i picchi e le mine.

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CONSIDERAZIONI SULLA LEVA A CALTAXISSETTA

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Le alte temperature si hanno per l'ossidazione del minerale di zolfo e principalmente delle rocce bituminose, che si scavano, o per incendi; oscillano « in media fra. i 24 e 30 gradi centigradi; e nelle parti dove le gallerie finiscono a cul d i sacco od hanno ventilazione imperfetta o deficiente, possono ascendere tino ai 40 e raggiungono a nche i 50 gradi e più nei corridoi comunicanti con le zone incendiate. » (Relazione del dottore Giordano. Bollettino della Società siciliana d'igiene, anno 1", fase. 3•, 1898). L'umidità eccessiva deriva sia dalle trasudazioni delle pareti delle gallerie, sia dalle considerevoli falde acquee sotterranee.

.. * Un"aria sitfatta nuoce alla pienezza. del processo re · spiratorio per minore quantità d'ossigeno inspirato, per minore esalazione di acido carbonico, per assorbimento di gas emolitici; nuoce ancora alle organiche assimilazioni per mancata influenza chtmica e dinamica della luce e per squilibrio di temperatura; così diminuisce l'ossidazione organica, aumenta la distruzione globtllare del sangue; si altera la crasi sanguigna, langue il processo chimico della vita e s'infievolisce il dinamico. Perciò ne consegue anemia, indebolimento organico, senilità precoce negli adulti; e nei ragazzi, che presto entrarono a lavorare in miniera, disponendo nel periodo di evoluzione di nn sangue povero di ossigeno e di materiali organici, e ricco invece di veleni, ne sono effetti arresti di sviluppo, infantilismo, nanismo, debolezza di costituzione gravi .

• * "

La polvere di zolfo poi e facile cagione di irritazioni e flogosi croniche delle mucose degli occhi e delle vie respiratorie, e produce una forma di pneumoooniosi,


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CON SIDERAZIONI SULLA LEVA A CALTANISSETTA

denominata giustamente dal dott. Giordano al V Congresso nazionale d'igiene in Messina thiopneumoconiosi, dal vocabolo e~:cv (zolfo). Fu Ramazzini, il creatore della patologia industriale moderna, quegli che al capitolo delle professioni polverulen.te segnalò la triste influenza del lavoro delle cavE) e delle miniere nella genesi delle malattie dell'apparecchio respiratorio. È merito di Traube e di Zenker di avere per i primi osservati negli espettorati e nei polmoni degli operai delle miniere di carbon fossile la presenza. di particelle di carbone e aver messo in evidenza i consecutivi stati morbosi, consistenti in una bronchite cronica, seguita. da ectasie alveolari, focolai di pneumonite interstiziale, enfisemi polmonari, aderenze pleurali, ipertrofia e insufficienza cardiaca. La polvere di zolfo è altamente irritante; l'inalazione sua, . grande; basta soggiornare in un cantiere, dove si estrae minerale di zolfo, o se ne compie la. riduzione in polvere, perchè gli sputi divengano grigio-azzurrognoli più o meno carichi. c Da vari saggi di aria raccolti nel momento dell'abbattimento del minerale si è ottenuto da 2 cautigrammi e mezzo a. 25 centigrammi di polvere per litro. Calcolando a. 10 ore in media la durata del lavoro del zolfararo in quel dato ambiente, e a. 10,000 litri la quantità. d'aria che in tale frattempo esso inspira, risulterebbe che manda. giù nell'albero respiratorio da 250 a. 2500 grammi di minerale in pulviscolo e in media. grammi 1250 per ogni giornata di lavoro» (Dottor Giordano. Relazione sulle malattie del zolfataio. presentata al V Congresso nazionale d 'igiene in Messina) . Un a condizione siffa.tta., mentre incessantemente turba la. funzione respiratoria, rendendo minore l'assorbimento di ossigeno, a lungo andare cagiona. gravi lesioni bronco -


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CONSIDERAZIONI SULLA LEVA A OALT.ANISSETTA

polmona.ri, e spiega, insieme ai raffreddamenti per squilibri di temperatura, perchè il zolfa.ta.io cessa di vivere frequentemente in seguito a. bronchiti e broncopolmoniti. A Caltanissetta. nel 1895 tra 236 deceduti per malattie dell'apparecchio respiratorio, 91 furono zolfatai, nel1896 tra 299 furono 106, nel1897 tra. 204, 193 e nel 1898, 111 tra 204!

• •• Fuori della miniera, dove ferve il lavoro di fusione dello zolfo, raria contiene anidride solforosa, e nel carico e scarico' dei forni e dei calcheroni e n~l trasporto dei rosticci, (residui calcari della fusione del minerale di zolfo) si solleva. una polvere e.ssai sottile, composta di calce e anidride solforosa, ch'è molto irritante e caustica delle mucose respiratorie. L 'anidride solforosa estende la sua. dele~eria influenza sino a 3-4 chilometri, secondo la maggiore o minore concentrazione, la. secchezza e umidità. dell'aria, la direzione e la natura de:i venti; e per tutta qnesta distanza attorno alla miniera le tenere pianticelle delle biade, le foglie e i fiori degli alberi avvizziilcono e muo· iono; e la. vegetazione cessa. La ragione dipende dal fatto, che l'anidride solforosa. è avidissima d'acqua, perciò appena a contatto delle tenere pia~ticelle ricche d'umori, delle foglie e

dei fiori, ne sottrae l'acqua di formazione e li riduce al solo scheletro legnoso. Questo incipiente grado di carbonizzazione si manifesta. coll' ingiallimento col· l'essicamento della foglia. Di!!trutta la foglia, l'organo respiratorio della pianta, questa deperisce, e se non muore, fa frutti che non vengono a maturit~, ed hanno un sapore acre ed amaro, per cui sono disadatti anche all'alimentazione degli animali. Il frumento si presenta

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OONSIDERAZ10NI SULLA LEVA A CALTANISSETTA

leggero e piccolo di volume, col pericarpio più spesso ~ oscuro, e con poca sostanza amidacea, nella macina· zione dà una maggiore quantità di crusca, ha scarso potere nutritivo, sapore disaggradevole, e l'uomo che lo mangia. soffre catarri gastro-enterici. In un ambiente tale, dove la piant.a .non vegeta, l'uomo deve lavorare, con quali funeste conseguenze sulla sua salute è facile intendere. Faceva pena vedere sfilare dinanzi il consiglio di leva tante povere creature, pallide, smunte, deboli e con arresti tali di svi!uppo, che a 20 anni sembrava ne contassero appena 12. Alla domanda perchè fvssero rimasti cosi, rispondevano « perchè abbiamo preso il fumo »; il fumo significa l'anidride zolforosa. Questa risposta dettata dall'esperienza quotidiana <:ontiene una grande verità. La quale trova conferma nell'esperimento fisiologico, perchè è stato dimostrato da Hambner .in Germania e da Damseaux, professore nell'htituto agricolo a Gembloux nel Belgio, che q ue· sto gas zolforoso arrest-a negli animali l'accrescimento e produce una intossicazione cronica a termin&.zione ca· chettica generalmente mortale. (Annali di chimica e farmacologia, V. 21 del 1895, pag. 238). L'osservazione quotidiana poi nelle miniere rende in ,sommo grado manifesta la dele~eria influenza che un simile gas esercita sulle mucose respiratorie, facen· dosi frequente causa di acute e mor~ali flogosi, o di croniche bronchiti ed enfisemi polmonari, che ledono in modo permanente l'organo deputato all'ossigenazione del sangue, minando la vita. corporea nelle sue sorgenti .

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•• Ma quasi che nn tale cumulo di agenti fisici non bastasse a rendere grama ed infelice l'esistenza di simili lavoratori. un n*"mico formidabile, un terribile paras-


CO~SIDERAZIONI SULLA LEVA A CAL'l'ANISSETTA

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sita. vi si è aggianto: l'anchilostoma duodenale. Esso è un piccolo verme cilindrico, arcuato, alquanto assottigliato al suo estremo anteriore, preferibilmente grigiastro. Il faringe imbutiforme finisce nella bocca, munita di quattro uncini rientranti. Il maschio è lungo da 6 a 8 millimetri: ba un pene doppio di eguale hmghezza, e termina in una coda a. borsa imbutiforme. La femmina è lunga millimetri 10, ha un doppio ovario e vulva bilabiata, che si apre all'esterno fra il terzo inferiore e i / . superiori. Si trova quasi sempre nel duode no, e nei •1, superiori del digiuno, in numero ora scarso, ora. molto rilevante, fino a 3000; ora. libero, ora attaccato per mezzo dei suoi uncini allo strato sottomuccoso, e determina delle piccole e continue emorragie, segrega delle tossine, e nello stato di maturazione elimina molte migliaia di ovuli, che si emettono colle feci. Gli ovuli sono di forma ellittica, ad un .solo contorno con guscio liscio, trasparente, sottile, del diametro longitudinale mass!mo di millimetri 0,054, minimo di millimetri 0,030. Essi non vengono fecondati neil'organismo, sibbene fuori, e trovano le più favorevoli condizioni quando la temperatura dell'ambiente si mantenga fra i 25 e 30 centigradi ed il materiale fecale sia depositato sopra un suolo umido e leggermente fangoso . Allora si svolgono le larve, che si mantengono a lungo vitali in ambiente umido, e penetrando cogli alimenti o colle bevande nel tubo digerente, sviluppano il verme, che determina l'anemia. intensa progressiva, sovente mortale. Questo triste ospite, il quale in forma epidemica aveva. fatto strage negli operai del Gottardo, ha tròvato nelle miniere di zolfo sin&olare favore di esistenza o e di di~seminazio111e. Nelle solfare infatti oltre il suolo

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CONS IDERAZIONI SULL A LEVA A CALTANISSETTA

umido e la. temperatura calda si ha il difetto di latrine adatte, nè si usa fare mai l'allontanamento dei materiali di rifiuto; perciò inq uinandosi facilmente il suol.o, l'operaio ha. frequenti occasioni di lordarsi i piedi e le mani con terriooio che contiene uova e larve di anchilostomi; all'ora dei pa'Sti poi, che fa in un angolo qualunque dentro la miniera., senza. aver cura di lavarsi le mani, le introduce col pane nel tubo digerente. Altro veicolo è l'acqua potabile, poichè è contenuta in recipienti scopert i, e abbastanza sudici. È merito del dottor Giordano avert~ pel primo, sin dal 1880, segnalato la presenza dell'anchilostoma nelle solfa re, inviando le feci di un anemico lercarese al dottor Ernesto Parona, che vi dimostrò le uova. Nel 1887 il dottor P ernice pubblicò nel Bollettino della • ocielà d'Igiene di Palermo vari casi di anchilostomiasi osservati nell' istituto di anatomia. patolog ica, nella Clinica medica, e nell'ospedale di S . Saverio di Palermo. Nel 1898 l'egregio medico provinciale dott. Giardina trovò in Let·cara 150 operai affetti da tale malattia; come risulta dalla relazione fatta il 23 agosto 1898 al consiglio sanitario della _provincia di Palermo; e negli anni seguenti, presiedendo l11. commissione medica d' inchiesta, ne dimostrò in tutti i centri solfiferi del· l' isola la frequenza e la diffusione. Di fronte al continuo aumento di sì pericoloso pa.ras· sita, urge una severa ed assidua p:rofilassi per impe-

dirne l'ulteriore propagazione. Quindi le seguenti misure igieniche s' impongono, e cioè: l" Cura ed allontanamento dalla miniera degli affetti di anchilostomiasi; che rappresentano la sorgente di disseminazione delle uova ;


CONSIDERAZIONI SULLA LEVA A CALTL"'fiSSETI'A

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2• I mpianto di latrine a bottini mobili in siti adatti, e allontanamen~ e disinfezione delle feci; 3" Conservazione dell'acqua potabile in recipienti ben chiusi e puliti; 4" Ordine agli operai di prendere il cibo fuori della miniera, e di pulirsi le mani e la. faccia prima di mangiare.

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•• Sin qui l'ambiente, il lavoro eccess1vo poi è causa di altri non lievi danni. La fisiologia. insegna che la. macchina umana, lavorando, consuma materiali organici e produce scori:e; e perchè essa non soffra avarie due condizioni sono indispensabili ; il sollecito rifo.rnimento dei materiali e la pronta rimozione delle scoria. I materiali vengono apprestati dagli alimenti; le sco· rie vengono eliminate dai reni, distrutte dal fegato o bruciate dall'ossigeno. È per l'accumulo di esse nel sangue, che si produce la stanchezza., come dimostrarono Preyer, .Zuntz e Mosso. Ora l'alimentazione del zolfataio è scarsa e insuffi· eiente, mangiando pane e cipolla; l'aria che respira viziata, e il lavoro pesante e prolungato; perciò ne consegue che gli atti dalla scomposizione organica prevalgono su quelli della rioomposizione; e l'individuo -giorno per giorno è meno rinutrito; quindi i muscoli ingraciliscono, le forze decadono, i periodi delle età si abbreviÉ.mo, e la vecchiaia sopravviene più presto. Q.uesti sinistri effetti dello strapazzo si manifestano ancor di più nell' infanzia e nell'adolescenza.; perchè in questa. età è maggiore il bisogno degli atti nutritivi. Perciò perdesi la freschezza e l'energia ; procede più lento lo sviluppo organico, e gli individui fannosi ma·. -cilenti ed infermicci.


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CONSIDERAZIONI'SULLA LEVA A CALTANISSETTA

Mosso scrisse : «Molto spesso non è una malattia speciale, non è l'affezione d'un dato organo ahe il lavoro ecces3ivo induce, ma si tratta sovente invece di un deperimento generale, di un arresto di sviluppo, di una. debolezza di tutti gli organi, e di tutte le funzioni. ~ Ma. ciò non basta; per l'attitudine forzata e prolugata, che si è costretti a tenere durante il lavoro, si producono deformità. corporee. Nel Consiglio di leva in Caltanissetta impressiona la frequenza della gibbosità, dei piedi piatti e ginocchi valghi . .Perchè ciò? Generalmente il la v oro dei zol fatai è di trasportare a spalìa. il minerale all'esterno; gli sforzi a cui vanno soggetti sono immensi, poichè carichi çlevono salire per scale erte e ripide, ed attraversare lunghe gallerie. Una. simile andatura col corpo curvo all'innanzi offende la libertà del circolo e del respiro, e continuata a lungo, di3piegandosi specialmente sullo scheletro, ne .origina le innormali evoluzioni, le infiessioni posteriori della spina, e i conseguenti mutamenti della direzione delle coste, le deviazioni dei ginocchi e i piedi piatti. Poichè la pressione continua a cni l'apparecchio di sostegno del corpo è sottoposto, tende incessantemente ad aumentare le curve, le inclinazioni delle ossa, H. deprimere i tessuti compressibili fra esse interposte, a schiacciare i tessuti articolari medesimi, e a vincere la resistenza dei ligamenti e dei muscoli stessi. Tali effetti dannosi si rendono maggiormente evidenti negli individui al di sotto di 15 anni, perchè ìl sistema osseo non è ancora abbastanza consolidato, i ligamenti sono poco resistenti e i m uscoli meno for ti. In una tale età è sopratutto per l'estrema varietà. dei movimenti e delle attitudini, per l'equilibrio delle forze iìsiolog iohe, e per lo spostamento continuo del


CONSIDERAZIONI SU LLA LEVA A OALTA..~ISSET1'A

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centro d i gravità, che si evitano le deformazioni dello scheletro. Ecco perchè la statura bassa e la. gibbosità sono le caratteristiche del zolfata.io.

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Dappertutto il lavoro nelle miniere è considerato pe· ricoloso, insalubre e faticoso; perciò ogni Stato ha imposto un limite minimo d'età per potervi lavorare. L'Austria impose come età minima 14 anni, il Belgio e l'Olanda 16, la Germania. 17, la Russia 15, !Q Fran· eia e la Norvegia 18. L'Italia, colla legge delll febbraio 1886 sul lavoro dei fanciulli, stabili come limite minimo 9 anni com· piuti all'esterno della solfara, e 12 anni all'interno. Ora noi abbiamo visto che tanto l'interno che l'esterno della miniera. di zolfo è un ambiente in sommo grado insalubre, e il lavoro f11ticoso; ricordiamo inoltre che nella 2• infanzia., dai 7 ai 14 anni, il corpo umano è molto f!loile ad alterarsi e frequente è l'insorgere delle deformità. corporee, e d eli' i potrofia., ohe c ffend e o sol-

tanto gli organi troppo esercitati, o tutta. la comples· sione organica.; perciò facoLamo voti che presto un tale limite venga ·innalzato a 15 anni. È vero che molto si è fatto, specie in questi ultimi anni per la tutela della salute e della vita dei zolfa.· tari, grazie principalmente alle cure atti ve e indefesse dell'ufficio miner~rio di Caltanissetta, e alla. legge del 1893 sulla polizia delle miniere, cave e torbiere, che dà le norme opportune per ottenere che i lavori sotterranei siano bene ventilati ed asciutti, e meglio difese le condizioni di sicurezza dei lavoratori. Ma pur nondimeno non poco resta ancora a fare; e fra i dive rsi provvedimenti reclamati, a mio modo 53 '


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CONSIDERAZION I SULLA LEVA A CALTANISSETTA

di vedere, è necessario e indispensabile, per impedire quei profondi difetti di sviluppo organi co, innalzare a 15 anni l'età minima di lavoro nell'.!. zolfa.ra, come per le industrie insalubri. Così facendo, non pochi uomini, che oggi un lavoro prematuro rende inabili alle armi, pot~:anno essere dei valorosi soldati, che nel momento del pericolo si po· tra.nno opporre al nemico in difesa della. patria.


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COURIBUT9 ALLADIAG~OSI DELLA AMBLIOPIA ED AMAUROSI MONOCULARI S IMULATE

Per il ;loti. G. 't'a;;l il•11 indi d e l c:a .. tc llo,

su ttolcncnte medico el i comtJir.mento

Esiste un gruppo di malattie a carico del bulbo oculare nelle quali l'esame otta.lmoscopico è negativo. Così p. es. nell'ambliopia. congenita, nell'ambliopia da anopsia., n.ell'emeralopia., nell'ambliopia e nell'amaurosi di origine centrale, nell'ambliopia isterica, ecc. non possiamo riscontrare alcun fatto obbiettivo a carico del bulbo. Esistono molte malattie oculari in cui l'esame ottalmoscopico ci fa rilevare delle alterazioni che ci autorizzano a dire es!'!ere l' A V diminuita. Tralascio di nominare tutte queste malattie, come pure tralascio di dire di tutte le altre ehe, osservate ad occhio nudo, ci inducono a. credere essere il visus diminuito. Tutte qneste affezioni hanno in comune un sintomo subbiettivò: la diminuzione dell'A V, la quale può variare d'intensità e spingersi fino all'amaurosi. Come si può diagnosticare la. diminuzioM di A V nelle malattie ~on repert0 ottalmoscopico negativo, se mancano i sintomi obbiettivi? Come si può misurare ta·le diminuzione, nelle malattie oculari con sintomi abbietti vi? I soli sintomi subbiettivi potranno avviarci a tali ricerche. Facile in generale ci riuscirà il misurare la diminuzione dell' A V; ma. se gl'individui hanno


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CONTRIBUTO ALLA DIAG~OSI

interesse di mentire, più difficile sarà tale esame; più difficile sì, ma con~eguiremo egualmente il nostro intento. In questo modesto lavoro mi oc~uperò solo della misurazione dell' A l ' nei simulatori, con un apparecchio di mia i n venzione. Non istarò a descrivere minutamente tutti i mezzi di sorpresa che alla diagnosi dell'ambliopia e dell'amaurosi monoculari simulate sono stati diretti, nè mt mtratterrò a lungo sull1:1. parte .critica di essi, giacchè si tratta di cose abb!l.Stanza note. Mi limiterò a. dire, nella maniera più concisa, dei principali. l o lnle1·posizione di un corpo opaco snll'asse ·visuale

dell'occhio. - Questo mezzo diagnostico fu ideato da Javal e Cuignet. 2• Uso delle lenti e dei p1·ismi. - Questi mezzi d i sorpresa, per potersi adoperare, reclamano la emmet ropia dell'individuo in esame, la integrità dell'appa· rato diottrico e del fondo oculare. Si mette innanzi all'ocehio sano una lente biconcava o biconvessa forte, mentre sul preteso ambliopico od amaurotico, si mette un sep1plice vetro che non altera la visione. Si è fatto uso anche di lenti cilindriche. Il Baro:ffio provoca nell'occhio sano forte miosi o midriasi e non adopera le lenti. I prismi sono stati adoperati dal Von Graefe, il q .1ale si fond ò su !l~ proprietà, che essi hanno, di deviare i rag gi luminosi ver$0 la base.

3° Appm·ecchi pseudoscopici e slereoscopici. -

Con

tali apparecchi, si approfitta della illusione ottica. per sventare i simulatori. Cogli app!l.recchi pseudosco p ici si ottiene la tras p o . sizione delle imma.gini, sia. disponendo in modo speciale


DELLA A~rDLIOPIA ED AMAUROSI MOSOCULARI ECC.

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le parti destinate alla visi':>ne di ciascun occhio, s1a facendo uso degli specchi piani o d~llo schermo. A) Emioscopio a binocolo di Prato. - È dato da due tubi disposti ad X. Il colonnello med ico Bonalumi apportò a questo apparecchio delle modificazioni, colle quali rese possibile la misurazione dell"A r.

B ) Camera catottrica di Flees. -

Quest'apparecchio è, a noi med ici militari, troppo noto per doverlo qui descrivere. Solo ricorderò che esso è di piccole dimensioni; quindi per poter percepire bene le immagini bi· sogna fare dogli sforzi prolungati di accomodazione. Per evitare tali inconvenienti, il tenénte colonnello medico Marini divise l'interno dAlla cassetta in modo da raggiungere lo scopo a cui aveva mirato, e da ottenere inoltre maggiore nitidezza delle figure. Il colonnello medico Astegiano sostituì al vetro opaco della cassetta uno specchio a cerniera, per dare più luce alla tavola ottotipica ch'egli compilò per la dia· gnosi dell'ambliopia. Il Marechal, tolse i due specchi inclinati della camera catottrica di Flees e li sostituì con uno specchio p1ano. Chauvel, tolse lo specchio piano e lo sostituì con un diaframma avente una finestra centrale e due laterali; aprendo le laterali e chiudendo la centrale le immagini sono dirette; apr,:mdo la centrale e chiudendo le laterali, le immagini sono incrociate. La camera catottrica di Flees modificata dal Bonalumi, dall' Astegiano e da Chauvel, costituisce il miglior mezzo diagnostico adoperato nei nostri ospedali. Sia coll'emiscopio a binocolo di Prato, sia con la camera catottrica di Flees, si ha per risultato l'incrocio delle immagini.


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CONTRIBUTO ALLA DIA GNOSI

Negli apparecchi slereosèopici per l'azione dei prismi, si producono immagini differenti per incrociamento per soprapposizione, per fusione. Per adoperare questi apparecchi occorre, come è noto, che la visione bino· culare sia integra. · Non istarò qui a descrivere come la prova. dello ste· reoscopio sia stata perfezionata dai varì autori, nè descriverò lo stereoscopio- ottometro di Max Burchardt, nè la cassetta ottometrica del maggiore medico Bai· danza, rtè parlerò delle scale di Kroll, giacchè sono cose abbastanza note. 4• Vetri, segni e cat·atteri colorati. - L'assorbimento della luce che "passa attraverso mezzi refrangenti è regolato da leggi speciali. Su tali leggi sono fondati questi ultimi mezzi di sor presa.

•

•• Tutti i mezzi diagnostici accennati, mal s1 reggono da soli, ed occorre che si diano la mano per sorregger ai. Essi infatti presentano tre capitali difetti: l o Con ciascuno d i essi non si può eseguire più di un esperimento, eccezione fatta. nella modificazione di Chauvel, con la quale se ne esE:>guono due ; 2" L" esaminando che abbia esatta conoscenza di tali mezzi diagnostici può evitare r inganno. anche senza chiudere uno degli oocbi; a• Con nessuno di questi mezzi si può vedere se l'individuo è r ealmente ambliopico. • •

Col creare il mw apparecchio mi sono proposto di eliminare questi tre difetti; la eliminazione dei quali deve costituire la dote di qualunque apparecchio pro·

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DEL[,,\ A ~lBLlOPI A ED AM AUlWSJ MO~O CU LARI ECC.

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fieno ed esatto per la diagnosi dell'ambliopia e della amaurosi monoculari simulate. Ho detto che con ciascuno dei mezzi di sarpresa si può fare un solo es peri mento, eccezione fatta della modificazioné di Chauvel. Ora se l'individuo da esaminare chiude un occhio una volta svia, si accorge dell'inganno ed il mezzo diagnostico di viene inutile. Col mio apparecchio, come vedremo, ho eliminato questo primo inconveniente. Infatti con esso sono possibili 19 esperimenti ;' quindi l'individuo, per ingannare, dovrebbe chiudere 19 volte un occhio. Tralascio di dire che se io ripeto ciascuno di questi esperimenti dieci o venti volte, l' indi>iduo non sapendo se guarda con uno ò due occhi, se con un occhio vede due figure od una solamente, se con entrambi si vede una sola figura, se trattasi d' immagine dritta od incroGiata, non potrà assolutamente cavarsi d'impiccio. Sicchè, per non essere sventato, dovrebbe chiudere 100 e più volte un occhio. Ho detto ch11 i comuni mezzi diagnostici son fatti in modo che basta conoscerli per non cadere nel laccio, pur rimanendo ad occhi aperti. Per es. - Se un simnlatore conosce l'Emioscopio a binocolo di Prato, sapendo ch'esso è dato da due tnbi disposti ad X e che con l'occhio sinistro si vede la figura di destra e col destro quella di sinistra, egli potrà. cavarsi d'impiccio e si farà credere amaurotico monoculare. Non éosì accade col mio apparecchio. L'individuo che Ìla la. perfetta conoscenza della sua costruzione e del su0 funzionamento, può essere sventato nella ste~sa guisa di chi non ne ha mai. inteso parlare. Ho detto che con nessuno dei mezzi di sorpresa suddetti si può diag nosticare l'ambliopia monoculare. .


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CONTRIBUTO ALLA DIAGNOSI

L'individuo guardando con l'occhio ambliopico, vede le immagini sbiadite, mentre con l'occhio sano le vede al naturale. Egli volendosi far credere amaurotico mo. noculare, dirà di non vedere le figure sbiadite. Col mio apparecchio, come vedremo, possiamo sma· scherare tali simulatori e misurare la loro acutezza visiva. Infatti l'individuo ambliopico monoculare, p~r vedere se una. immagine è sbiadita, la. paragona. con quella che l'occhio sano percepisce (ciò nell'ambliopia compatibile col servizio militare). Ora. se noi intercettiamo la visuale all'oc~hio sano, il simulatore cadrà infallibilmente nella trappola. Intercettando invece la visuale a ll'occhio ambliopico si può vedere se l' indi vi duo cerca. di simulare o di esagerare la sua deficenza visiva. Tralascio di dire che se contempora.neamente faccio os· servare delle figure sbiadite e rielle altre no, la confusione è inevitabile. DESClliZIONE DELL,APPAilEOC!HIO.

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Cassett.a

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' quattro sipaJ:iì

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.e 1 Q. ~ } figure geometriche e croci ; meccanismo c o l P. . Coperchio ~ quale esse si muovono.

Tubo N : 1. ~ È foggiato ad N e presenta due aperture a.nteriori e due posteriori. Cassetta. - È lunga circa 81 centimetri, larga 13, alta. 11. Ha d' interessante quattro pareti e tre intercapedini. Pm·ete· anteriore. - Sulla faccia esterna vi si t rovano due occhialoni ed una incavatura per il naso. Pa1·ete posle1·iore. - Sulla faccia interna. si vedono quattro .n,perture perpendicolari che occupano quasi


DELLA. .A.MDLIOPI.A. ED AMAUROSI MONOCULARI ECO.

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tutta l'altezza e tutto lo spessore di questa parete. At · traverso ad esse passano quattro assi, ciascuno dei quali sorregge una lastra rettangolare portante figure geo· metriche ed una croce. Sulla faccia e:n,erna si· trovano quattro botlioni mediant~:~ i quali si possono muovere dal basso all'alto e viceversa e fissare a qualsi voglia altezza le suddette lastre. Al disotto dei bottoni, fi:BO a ciascun asse, vi è un indice, il quale, insieme al bottone, può alzars i ed abbassarsi. Scorre su una tabella ed ivi segua non solo le figure che si possono osservare guardando dagli occhialoni, ma eziandio il minimum di A. V che abbisogna perchè tali figure siano percepite. Inoltre vi è nel centro di tale parete (faccia esterna) un grosso bottone, il quale, mediante un'asta. metallica, comunica col tubo ad N. Ora, girando tale bottone da destra a sinistra, gira anche il tubo. Per sapere se questo è al suo posto ed a qual lato trovasi l'unione posteriore della branca obliqua dell'N colla branca retta, si è unito al bottone un piccolo indice. Sicchè, guardando la faccia esterna della parete posteriore della cassetta, noi possiamo dire quello che deve vedere l'individuo se re~~ol mente è affetto da amaurosi monoculare. Se trattasi invece di individuo ambliopico, a seconda della grande7.za delle figure ch'egli percepisce, possiamo vedere a quanto g iunge la riduzione àella sua A V.

Pa1·eti laterali - Alla faccia esterna di queste pareti anteriormen te troviamo tanto a destra che a sinistra un bottoncino; tirando il quale si muove un sipario cbe serve a chiudere l'una o l'altra delle due aper ture anteriori del tu bo ad N, come appresso vedr~mo.


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CONTRIDUTO ALLA DIAGNOSI

Su ciascuna di queste pareti si vede una fessura perpendicolare, attraverso la quale sporge un bottone. Abbassando quello ohe sta a destra, si potrà occludere l'apertura posteriore destra del tubo; abbassando quello che sta a si.uistra si occluderà l'apertura sita a sinistra. Le intercapedini sono tre: · l • Intm·capedine anteriore. - È lunga. un centimetro e larga quanto la larghezza della cassetta. È formata da q u:attro pareti, tre di queste sono date da quelle della cassetta e la quarta, o posteriore, da un tramezzo il quale presenta due forami in direzione dei due ocohia..loni. Nel mezzo della. faccia anteriore di questa. parete stanno due sipa.rii resi mobili dall'interno all'esterno o viceversa. dai due bottoncini situati anteriormente sulle pareti laterali.

2• Intercapedine mediana. -È lunga quanto il tubo ad N. La parete anteriore è data dal tramezzo; le laterali dalle laterali della cassetta; la posterior e da un altro tramezzo il quale porta due fori in direzione di quelli del tramezzo anteriore. 'Vi sono altri due forami, ma. di quesiJi parleremo in seguito. Le aperture anteriori del tubo ad N corrispondono esattamente ai forami del tramezzo anteriore e le posteriori a quelli del tramezzo posteriore. Questo tubo si può capovolgere mediante l'asta metallica di cui abbiamo parhtto. 3° lntercapedine posterim·e.- La sua parete anteriore è data. dal tramezzo posteriore della interoapedine me diana. Su di questa. parete, e proprio innanzi aUe due aperture stanno appoggiati due siparii; i quali son mossi da bottoni situati uno sulla parete laterale sinistra e


DELLA AMBLIOPIA ED AMAUROSI MONOCU LARI ECO.

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l'altro sulla laterale destra.. La parete posteriore di questa interoapedine è data. dalla parete posteriore della cassetta.

Coperchio. - Esso è articolato. La. parte anteriore chiude .ermeticamente l14 prima e la seconda interoape· dine. La posteriore porta alla sua. faccia in terna uno spec chio col quale meglio si posdono illuminare le figure. Figure. - Sono di quattro varietà.: Quadrati, t1·ian· goli, ce,·chi e croci. Dimensioni. - Ciascuna varietà è di sette grandezze, qnali risultano dalla seguente tabella: «

"

N

"'::::

't:

E '-'

Altezza

nellA aste

in millimetri

l"

lO

2•

'1.74 668 5.16 4.73

a· 4" 5• 6• '7•

2.15 1.29

Spr.;,sore

nellA aste

in millim e tri

2 l. '16

1.39

1.04 0.95 0.43 0.26

Minimum rlell" A. v. che abbiSOj!na rP.rchè talì O!rure siano J)Pf CCI>i le a Ila distanza •ti 30 centimetri.

1

/u '!ts 1/ t6 '!t~

t; u

t/5 113

Disposizione delle figure. - Le figure sulle quattro tabelle sono così disposte: In prima linea stanno la t• e la 6" grandezza. In seconda linea. stanno l.a 2• e la 7a. In terza linea, la 3•. In quarta. linea, la 4•. In quinta linea, la 5". Su di ogni tabella si hanno tutte e quattro le varietà di figure.


CONTRIRUTO ALLA DIAGNOSI

FUNZIONAMENTO DEr;L' APPARECCHIO.

Osser viamo adesso come funziona l'apparecchio. L· individuo guarda da·i due occhialoni. In fondo alla -cassetta appaiono tre figure, due delle quali (le laterali) si per cepiscono con un solo occhio, e la. centrale con l'altro. Supp0niamo che l'individuo simuli amaurosi dell'oc· .chio destro. 1• Esperimento. - L'unione anteriore di due delle branche del tubo, sta innanzi l'occhio destro. Si percepiscono perciò con quest'occhio due figure (le laterali) mentre col sinistro si percepisce solo la. mediana. Ancorchè l'individuo conosca l'apparecchio, pure non potrà accorgersi con quale dei due occhi vede una sola figura e con quale ne vede due; si troverà. perciò imbarazzato nel rispondere. 2• Esperimento. - Si capovolge il tubo: allora è l'oc-chio sinistro che percepirà. le due figure laterali, mentre il destro solo la. centrale. 3• Esperimento. - Il tubo attraverso il quale si vede una sola figura sta innanzi l'occhi0 destro. Tirando in fuori il bottone anteriore destro, sito sulla parete laterale destra della cassetta, l'apertura anteriore di questo tubo verrà. chiusa.. Allora è l'occhio sinistro solamente che vedrà due fig ure, e sembrerà. invece di percepirne una col sinistro e l'altra col destro. 4' Espe1·imento. -Rimettiamo il bottone al suo posto -e capovolgiamo il tubo. Adesso la branca pbera del tubo attraverso alla quale si può percepire una sola figura sta innanzi l'occhio sinistro. Chiudiamo l'apertura anteriore sinistra tirando il bottone anteriore si-


DELLA AMBLIOPIA ED AMAUROSI MONOCULARI ECC.

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nistro. Allora è solo l'occhio destro che vedrà due fi. gure, m~ntre l'altro nulla vede. Per illusione ottica sembrerà che l'occhio sinistro percepisca la figura di sinistra ed il destro quella di destra. 5• Esperimento. - Mettiamo al suo posto il bottone di sinistra. Lasciamo il tubo come si trova, in modo cioè, che l'occhio sinistro ~eda una. sola figura ed il destro due. Se noi tiriamo leggermente il bottone anteriore di destra, in modo che l'apertura anteriore de· stra del tubo venga occlusa per metà, non si vedranno più tre figure ma solo due, gi&.cchè la branca obliqua del tubo ad N è stata occlusa. Si avrà per risultato che l'occhio destro percepirà la figura di destra ed il sini· stro quella di sinistra.

e• Espe1·imento. -

Rimettiamo a posto il bottone destro; abbassiamo il bottone posteriore destro in modo che l'apertura posteriore destra del tubo venga occlusa. Si vedranno oosì due figure: la sinistra di queste sarà percepita dall'occhio di destra e la destra da quello di sinistra; si avranno così le immagini incrociate.

7• Esperimento. - Rimettiamo a posto il ~ottone abbassato, capovolgiamo il tubo e chiudiamo l'apertura posteriore sinistra. Avremo lo stesso risultato del 6' esperimento, cioè l'incrocio delle immagini; però le figure che si percepiscono sono differenti per forma. da quelle osservate nel precedente esperimento.

SO Espe·r imento. - Il tubo è situato come nel precedente esperimento; se si chiude l'apertura anteriore destra del tubo, tirando il bottoncino anteriore di destra e la posteriore sinistra, si percepirà una sola figura coll'occhio di sinistra, e siccome essa trova.si più vicina all'occhio destro, s<:~mbrerà che con quest'occhio si per-· capisca.


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CONTRIBUTO .ALLA DIAGNOSI

9° Esperimento. - Rimettiamo a posto i bottoni spo· stati. Capovolgiamo il tubo, chiudiamo l'apertura posteriore destra e l'apertura anteriore sinistra del tubo. Si vedrà una sola. figura. che l'occhio destr6 percepisce, ma che per illusione ottica. sembra vista. dal sinistro. Simili esperimenti possonsi ripetere se trattasi di amaurosi simulata dell'occhio sinistro. Se l'individuo simula ambliopia, o è realmente ambliopico, a seconda della. grandezza. delle figure percepite si giudicherà circa la sua A l'.

Tubo ad N con una branca sepa1·ata. - Togliamo il tubo N. l ed innestiamo al suo posto il tubo N. 2. questo è foggiato ad N con una branca separata.. Pre· senta due aperture anteriori e tre posteriori. Ha due branche parallele ed una obliqua.. A questa. si è data tanta obliquità quanta è sufficiente perchè l'asse visuale che per essa passa v~da. a coincidere con l'asse visuale passante per la branca libera. Tali assi s'incontrano sulle figure geometriohe di destra o di sinistra a seconda della posizione del tubo. La parete post~ riore della intercapedine mediana, abbiamo detto, presenta quattro aperture. Le due lat erali coincidono con le due aperture posteriori delle branche parallele del tubo, le centrali con l'apertura. posteriore della branca obliqua nelle due sue differenti posizioni. Vediamo gli esperimenti che col tubo N. 2 si possono eseguire (l). l" Esperimento. - La branca obliqua, dall'occhio di sinistra si dirige verso la figura di destra.. Stanno in (l) Con t]Uesto tu bo si percepiscono solo le Ogure so,~Lenulc Ila ile due lastre

<li mtzr.o.


DELLA AMBLIOPIA ED AMAUROSI ~IONOOULARI ECC.

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fondo alla. cassetta. due :figur e; quella. di. destra è percepita. sia dall'occhio sinistro che dal destro, quella di sinistra solo dal sinistro. 2• Esperimento. - Chiudiamo l'apertura posteriore del tubo retto di sinistra; si vedrà allora una. sola :figura dal lato destro la. quale è percepita da entrambi gli occhi.

3" Esperimento. - Mettiamo a. posto il bottone posteriore sinistro e chiudiamo l'apertura posteriore od anteriore della branca libera. In que~to caso l'occhio sinistro solamente percepirà. le due :figure. 4• Esperimento. - Rimettiamo tutto a posto. Se occludiamo l'apertura anteriore della branca obliqua tirando per metà. il bottone anteriore di sinistra, si vedranno due figur~; la sinistra sarà. p ercepita dall'occhio ~inistro, la destru. dal destro.

o• Esperimento. - - Rimettiamo a posto il bottone e chiudiamo l'apertura posteriore della branca retta di sinistra, e l'apertura anteriore o posteriore della. branca libera; si vedrà. una sola figura percepita dall'occhio sinistro; ma sembrerà percepit-a del destro perchè più vicina ed in direzione retta di questo. Rimettiamo tutto a posto e capovolgiamo il tubo.

6" Esperimento.'~ La branca ohliqua. adesso è diretta da destra a sinistra. Si percepiscono due figure; la sinistra. è percepita da entrambi gli occhi, e la destra dal destro solamente. 7• Espe1·imento. - Chiudiamo !"apertura posteriore della branca retta di destra. Si vede una sola :figura percepita da entrambi gli occhi.


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CONTRJDU·TO ALLA DIAGNOSI

8° Esperimento. - Rimet~iamo il bottone destro a. posto e chiudiamo l'apertura. anteriore o posteriore della branca libera. Si percepiscono due figure ma col sol0 occhio destro. 9" Esperimento - Rimettiamo tutto a posto. Occlu· diamo l'apertura anteriore della branca obliqua; si vedono due figure; quella di destra è percepita 'dall'occhio destro, la sinistra dal sinistro. 10° Esperimento. - Rimettiamo a posto il bottone anteriore destro; chiudiamo l'apertura posteriore della. branca retta di destra e l'apertura anteriore o posteriore della. branca. libera. Si vede una figura solamente, percepit-1 dall'occhio destro, ma che se m bra vista da. l sinistro perchè più vicina a questo e in direzione retta. Nel lo e 6• esperimento eseguiti col tubo N . 2 a ccade che invece di vedere due .figure, se ne vedono tre, due delle quali sono eguali; si ha cioè la visione binocular~ doppia. Agli esperimentatori non interessa. se nell'esaminando succede questo fatto. Le conseguenze pratiche sono eguali, sia che succeda o no la visione binoculare doppia. Osserviamo infatti un individuo amaurotico monoculare. Col l " esperimento si ha che se l'indi vi duo è amaur otico dall'occhio sinistro vede una figura sola al lato destro ; se è amaurotico dal destro deve percepire due figure, una al destro ed una al sinistro lato. Col 2• esperimento l'individuo ama.urotico dal sin istr.o o dal 'destro occhio deve vedere coll'occhio sano una figura al lato destro. Col 3• esperimento, se l'occhio sinistro è amaurotico,


DELLA H1BUIOPIA ED A)IAUROSI MONOCULARI ECO.

84:9

non si vedrà alcuno. figuro., se invece è il destro a.ma.u-

rotico si vedranno due figure. Col 4• esperimento si percepirà. solo la figura dal lato corrispondente all'occhio sano. Col o•. esperimento non si percepirà., .se l'occhio sinistro è amaurotico, alcuna. figura; se invece è amaurotico il destro si vedrà. una sola figura al lato destro. Col 6•, 7•, s•, 9• e 10• esperimento, si può facilmente dedurre ciò che l'individuo affetto da amaurosi destra o sinistra deve vedere. Se c'è ambliopia monoculare, per l'occhio sinistro si farà il 2•, 3° e 5• esperimento; se c'è ambliopia del destro il 7•, s· e 10°. CONCLUSIONE. Siamo sin qui venuti esa.minando sommariamente i principali mezzi che alla diagnosi dell'ambliopia e della amaurosi monoculari simulate sono stati diretti; ne abbiamo rilevato i principali difetti, e cioè : t• Che con ciascuno di questi mezzi, eccezione fatta della modificazione di Chauvel, si può eseguire un esperimento e che perciò oasta chiudere un occhio una volta sola. per schermirsi dell'inganno. 2• Che la conoscenza di questi mezzi diagnostici basta a salvare il simulatore, anche se egli non chiude uno degli occhi. 3• Che con nessuno degli anzidetti mezzi può farsi diagnosi di ambliopia vera. monoculare negli individui ambliopici i quali simulano amaurosi. Abbiamo creduto di evitare il primo inconveniente col creare un apparecchio mediante il quale si possono eseguire 19 esperimenti; cioè 9 col tubo N. l, e 10 col tubo N. 2. 5't


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CONTRIBUTO ALLA. DIA GNOSI ECC.

Crediamo di essere riusciti ad evitare il seoondo colla. costruzione dei tubi ad N . Abbiamo, a nostro parere, eliminato il terzo difetto cogli esperimenti 3", 4•, s· e 9" eseguiti mediante il tubo N. l e col 2", 3•, 5", 7•. s• e 10• esperimento eseguiti col tubo N. 2 (1). (l ) 11 signor direttore dell'ospedale militare principale di Roma, in~ll310 dall' ispetlorato di sanità militare, ha osservato col mio apparrcchlo molti lscrilli di leva di quest'anno alleganti ambli011ia ed amaurosi monoculari; ed ha potuto constatare che 1l detto apparecchio presenta r eal mente sensibili vantaggi sugli altri apparecchi, e s ui diversi mezzi che si usano per scoprire la simulazione delle dette inrermita.


APPARECCIJIO YAGLIASINDI PE.R U DIAG:lOSI OELL A!OI6LIOI'IA E DELL4 AII4UROSI MONOC LARI SlllULATE

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.. RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA RuJNJ . - Balla rloeroa e determloaslone ollDloa del glaoolllo nell'ariDa. - (Riforma medica,· 1!:101, n. 147}. L'acido ortonitrofenilpropiolico bollito con un alcali in pre· senza di sostanze riduttrici, come il glucosio, da indigotina. (Reazione di Baeyer applicala da Hoppe·Seyler all'analisi delle uri!De glicosuriche). L'autore, dopo molle esperienze falle nt:Jl gabinetto chi· mico dell'istituto pskhiatrico di Reggio Emilia, ha constatato, che sciogliendo a freddo: grammi 0,30 di acido or tonitrofenilpropiolico in grammi 100 di soluzione di soda al 6 p. 100 il reattivo è più sensibile e quasi inalterabile. Si fanno bollire per mezzo minuto 5 centimetri cubici di realtivo ,con quantita variabili di urina da 1 a i9 goccie a seconda del glucosio contenuto: al liquido freddo si aggiunge del cloroformio che scioglie l'indigotina colorandosi dal viola intenso al viola pall ido. L'albumina, l'emialbuminosi, il peptone, l'acido urico, l'acido ippurico, i pigmenti non agiscono sul l'eattivo. La creatinina, l'aciao glicuronico danno la r~azione dell' indacano, solo quando si opera con oltre 30 gocce di urina. M. C. TALAMON.- Cara

della pne'IUDoDlte ool lllero antldttte· d oo. - (Bullelin Médieal, febbraio 1001).

Finora un solo siero ha mantenute le promesse della sierolerapia, il siero antidifterico ; esso agisce come antitossico, come battericida, come stimolante della fagocilosi. Anche privato della sua azione antitossica ed antibattericida, sembra capace per la' sua azione eccito-fagocitaria, di venire in aiuto delle cellule dell'orr.anismo umano nella loro lotta contro il diplococco pneumonico. Elemenlo principale di apprezzamento


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R IVISTA liEDICA

é l'elà dell' individuo malato, giacch.t la mortalila della pneu-

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monite é minima al disotto dei 30 a nni (3-4 p. 100 di decessi nell'armata tedesca, secondo il Mi.iller) e va mano mano aumenta ndo con l'età, talchè secondo la statistica di Leroux s arebbe da 30 a 40 anni del 25 p. 100, da 40 a 50 del 3 ~ p. 100, da 50 a 60 rlel 41,8 p. 100, da 60 a 70 del 56 p. 100. Durante l'anno 1899 nel riparto dell'autore all'ospedale Bicuat, la mortalila dei pneumonici curati con i metodi ordinari : alcool, chinina, caffèina, iniezioni di siero artificiale, di olio canforato, di slricnina, fu, al disotto di 50 anni, del 23,1 p. 100, al di là dei 50 anni, del 60,7 p. 100. Durante l'anno seguente, ùopo l'impiego del siero antidifterico, la mortalita scese prima dei 50 anni al 28,3 p. 100, al di la dei 50 anni al 10,5, vale a dire una differenza di qua!'i due ter.zi prima di 50 anni e di oltre la mela dopo i 50. Sembra che l'efficacia del siero sia sop 1·atut~o notevole nella giovinezza e nella vecchiaia, minore nell'età arlulta dai 30 ai 60 anni. Ciò sembra confermare l'azione eccito-motrice del siero, tanto più utile per quanto il pneumococco trovi un minor numero di ausiliari nell'organismo stesso del so~getto. Prima dei 30 anni, tali ausiliari ordinariamente mancano, le tare organiche sono rare, e se esistono sono abitualmente compensaLa. Dai 30 ai 60 anni tutte le cause che favoriscono la vittoria del pneumococco si trovano riunite, quali l'alcoolismo, le lesioni organiche del cuore, dei re ni, del fegato, lo strapazzo, i ùolori e le preoccupazioni della lotta per la vila. Oltre passati i sessanta, il terreno è spazzato; a quell'eta i veri alcoolisti SC\n morti, come pure gran numero di cardiaci, di a ffetti da les ioni' renali, del fegato ecc. ; non rimane che l' iudebolimen~ naturale l'is ultante dall'usura. medesima della vita, quindi l'azione eccito-fagocilaria del s iero riprende lutti i suoi diriUi. Il metodo curativo consi glialo dall' autore, sempre secondo lo stesso, è perfettamente innocuo. Egli impiegò dos i eno•·mi di siero antidifterico, talora fino a 200 e 2o0 cent•me tri cubi in pochi giorni, non osservando che i soliti ben noti fenomeni, eruzione eritematosa e dolori articolari, e ciò sollanto cinque volte su cinquanta malati. Ment•·e quasi tutti gli ammalali del Talamon al disopra dei 40 anni erano affelli da a rterio- sclerosi non si riscontrò mai alcun disturbo circolatorio riferibile al siero, mentre t'albuminuria, costante nella pneumonite, nè aumentava, nè si faceva più persistente dopo le iniezioni; eccello i bl'igblici a


RIVISTA MEDICA

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gli epawci, si può impiegare il sie1·o senza pa ura. Volendo ottenere uo effetto utile, bisogrtera adoperarlo largamente fin da bd principio. P er regola genera le, due o tre iniezioni di 20 c. c. ciascheduna bastano negli am malati al disottò dei 50 anni, men tr e ne accorreranno 4 o 5 in quelli aventi una età superiore ai 50. una sola iniezione può bastare in certi casi, mentre in altri ne accorreranno 6 o 7. La temper atura !"ara di guida. Ordina1·iamente o~ni iniezione è sepeui ta, an· indomani, da un abbassam ento della lempP.ratura del mattino. Se la temperatura continuerà a decrescere alla sera, bisogna nuovamente inie llare 20 c. c. La quarttita di sie1·o sarà tanto minore per quanto venne più p recocemente istituito il trattamento. Una pneumonite curata fin dal primo giorno, non ric hiederà più di 20, 40, tull'al più 60 c. c. di siero, secondo l'elà dell' infermo. Trallandosi di for me g ravi, in individui deboli, s i praticheranno fin da bel principio due iniezioni di 20 c. c. una il mattino ed una la sera se la temperatura non si modifica. Qualunque sia la forma della pneumonite, la doppia iniezione è indispensabile se non si è inG. B. ter venuti prima del terzo giorno. BouVERET. - La tensione intermlttente dell'eplgaatrlo. (Jour nal de Médee ine et de Ch irurgie, magg io 1901).

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11 dottor Bou vere l richiama l'attenzione su questo sogno molto delicato da osservare, ma che p~o fornire utili indicazioni per la diagnosi pr ecoce del r estring imento del piloro, sia spasmodico che organico. Ecco in c he cosa consiste il segno della tens ione intermittente. Il malato essendo coricato, in risoluzione completa, si osserva attentamente il suo e pigAstrio. Qu~sta regione è asimmetrica : essa è più sporgente a sinistra che a destra, e la differenza va ria ; talvolta è così lieve che è contestata ; ra· ramenle é cosl pronunciata da richiamare l'attenzione di uri osservatore non prevenuto. E la parte la più alla dell'epiga · stt•io che presenta questa asimmetria; il limite inferiore della tumefazione è sempre molto al disopra dell'ombellico. Dopo aver osservato l'epigas trio, lo si palpa colla polpa delle dita, dolcemente, molto moderatamente; si avverte una sensazione di resistenza di tensione, che contrasta con la ~~pre!>si bi!ità dellE\ altre r egioni dell'addome, per esempio dell 1pocondr1o destro e delle fosse iliache.


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RIVISTA HEDIOA

Pare che la mano comprima un pallone di caucciù l!loderatamenle gonfiato. Questa tumefazione apiga!'trica è sonora e la sonori là varia secondo il g rado di tensione della parete gastrir.a. Essa è immobile, non si sposta né a destra, né a sinistra; non è punto agitata da piccole onde r.he richiamano quelle dell'ondulazione epigastrica. Ma, mentt•e si osserva, essa si abbassa più o meno bruscamente, e subito si ristabilisce la s immetria delle due metà destra e sinistra dell'epigastrio. Poscia compare un nuovo sollevarnento, susseguito poco dopo da un nuovo abbassamento. Queste alt.arnative si continuano così per una durata variabile, talvolta per dieci o quindici minuti. Esse dà n no l'impressione, alla vista ed ella palpazione, di un pallone alternativamente gonfiato e sgonfiato dall'azione di una pompa premente e aspirante. NA!Ia maggior pat·te dei casi, il segno della tensione intermittente dell'epigastrio è poco apparente; è meno visibile dell'ondulazione epigastrica ed è molto meno estesa. Inoltre,

questo segno non esiste che io certi momenti, par~icolar­ mente nelle prime ore che susseguono all' ingeslione degli alimenti. Nella medesima guisa dell'ondulazione gastrica, ma con minore facilililà, esso può essere provocato dalla percussione del tronco o dalla compres!lione brusca della parete addominale. Si può osservare la tensione dell'epigastrio in un'epoca in cui lo stomaco non è punto dilalato e non presenta che una ritensione incostante, variabile da un giorno all'altro; essa può accompagnare di già lutti i pr imi segni del cancro, per lo meno del cancro del piloro, e servire per fare la diagnosi mollo presto, in un momento in cui l'anoressia è poco pronunciata, od in cui il vomito ed il tumore non sono aneora comparsi. B. E. TRUNECEH. - Cura 4eU'arterto-solerosl me41a.nte le lDlezloDl aottooutaoee 41 slero luorgaDloo. - (La Semaine médicale, 24 aprile 1901). Fra i sali che entrano nella composizione normale del siero sanguigno, e di cui il cloruro di sodio forma la maggior parte (70 p. 100), esisl& una certa proporzione di fosfato di calce. Tale composto, insolubile nell'acqua distillata, si dissolve invece faci !mente nell'acqua salata, e cosi pure nelle soluzioni


RIVISTA lmDICA

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di fosfato di soda o di fosfato di magnesia, Mli contenuti in deboli proporzioni nel siero nor male (grammi 0,10 dell'uno e gr·ammi 0,40 dell'altro p. 1000). P erciò devesi attribuire al cloruro di sodio in primo luogo, ed accessoriamente ai fos fdli alcalini, il fatto che il fosfato di calce si trova allo stato di soluzione nel siero sanguigno. A ciò si aggiunge il fatto che lutti i tessuti organici contengono cloruro di !'IOdio in noteYOil propor zioni e che nei mammiferi esso abbonda in proporzione diretta dell'età del soggetto. Pertanto, sem:a pote rlo dimostrare, devesi supporre che il deposito di fosfato di calce nelle pareti vascolari. fatto essenziale dell'arterio-sclcr·os i, di• penda da un difetto di cloruro di soùio nell'organismo, tanto piu che tele affezione colpisce d'ordinario i soggetti di eta avanzate, di cui l'organismo, per conMg uenza, è pove ro di cloruro di sodio, e produce or ine fortemente acide, ciò che dimos tta l'insuftlcie oza di sali alca lini nel sangue. P ertanto la terapia si propone, in tali casi, di rimed.iare a tale insufficienza. Per rag giungere tale scopo, l'autore adopera contemporaneamente il cloruro di s odio ed il carbonato di s odio som m inislrandoli per via sottocutanea od iotraveoo!-la; quindi perché le sosta nze così adoperate sieno totalmente inoffensive per l'organis mo, ricort•e a tutti i sali organici che normalmente costituiscono la parte inorganica del siero sanguigno. Sicché la formula adoperala dell'autore, e da lui chiamata siero inorganico, r isulta cosi costituila : t Solfato di soda . g rammi 0,41 Cloruro di sodio. . » 4,92 Fosfato di soda . . » O, t5 Carbonato di soda . '' 0,21 Solfato di potassa . '' 0,40 Acqua distillata . . » 100 Ne risulta un liquido chia ro, trasparente di sapore salato, di reazione a lcalina, con un va lore di 6;12 p.100 di sali, e con un peso specifico (tl 20 gradi) di 1,01. Iniettata nel sangue tale soluzione, i sali che contiene, non tarda no a comparire nelle urine. I niettata per via soltocutanea viene benissimo sopportata, e localmente non determ ina che un dolore insignificante che scom pare dopo breve tempo. Ordinariamente adopera tale soluzione alla dose di 1/ , grammo al giorno per la prima settimana , quindi di 1 grammo, che successivamente aumenta fino a 2 gr·ammi, adoperando per l' intera cura ordinariamente 190 grammi di sier o inorganico.


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Riguardo ai risultati, questo metodo agisce specialmente sulla dispnea, che spes!so é calmata dall' iniezionie di siero minerale meglio che da una iniezione di morfina; contemporaneamente agisce molLo favorevolmente sull'asma cardiaco, mentre ritornano sonno ed appetito e si solleva lo stato generale. Tal metodo Lerapeulico é specialmente indicato negli arterio- sclerosi il di cui sangue presenta scarsa quantità di sali alcalini, fallo di cui abitualmente é testimone l'iperacidita dt:ll'orina. Visto che tal metodo curativo agisce sopratutto sulla dis pnea, l' aulore spiega tal fallo con l'aumentata alcalinità del sang ue, mentre i sali di sodio e specialmente il c loruro agiscono favorevolmente sul cuore. Da ultimo i sali metallici alcalini in ecce sso nel sangue, specialmente il cloruro ed il carbonato di sodib, hanno un'azione favorevole sulla formàzione del tessuto epiteliale normale ; cosi, é da sperare, che in modo analog o, le iniezioni di s iero inorganico sieno suscettibili d'aiutare la r igenerazione dell'endotelio vascolare alterato dal pr·Ocesso arterio-scleroso. In complesso tal metodo curativo aumentando la quantita dei sali alcalini del sang ue e l'alcalinità di tal liquido, r ende solubile il fosfato di calce che incrosta le pareti arteriose, riattiva le combustioni organiche, r iconduce gli scambi inter CAJlulari qu&Si al normale, e per conseguenza, regolarizza le funzioni dei diversi apparecchi, specialmente quelle del cu~re e dei vasi. G. B. L . CHA UPFARD. - Oome sl prevengano le oollohe epatlohe. - (La Semaine m édical e, gennaio 1901).

l'i: ben noto come la litiasi biliare sia un' infermità singolarmente freq~ente nelle persone appartenenti alla classe a giata, e come nella pratica, rappres·e nt.i un'accidente quotidiano che provoca pres crizioni terapeutiche molto note. P erò osservando attentamente un n·umero alquanto elevato di casi di colelitiasi, spesso si scorge come il maggior numero dei sofferenti di lale infermità sia poco o nulla curato. Le indicazioni lerapeutiche che possono sopprimere le coliche epatiche od almeno diminuirne il numero e l'intensità, devono prendere di mjra il contenente ed il contenuto dell'apparecchio biliare; diminui1·e l'eccitabilità riflessa della vescichetta biliare, modificarne lo s tato anatomico, accettare od impedire


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la evoluzione della colicis lile calcolosa, aumentando la secrezione biliare, rendendo la bile piu abbondante e più fluida, mantenendo o restituendo clinicamente, l'asepsi della bile, e nel caso agendo sui calcoli gia formali onde im pedirne l'aumento e diminuirne il volume. La litia$i biliare essendo uoa infermita cronica per eccell enza, ne deriva che la sua cura debba es ser e prolungata, ooo contirwa. Tale il piano fisiologico e terapeutico d'ogni intervento medico in tale ma teria. L'autore pertanto mette in prima linea, onde raggiunge re tale scopo, il salioitato di soda. Esso agisce rJuale colagogo secrelivo mollo attivo, r endendo più fluida la bile, piu abbondante, nel mentre trasporta contemporaneamente maggior copia di materiali solidi. All'aumentata secrezione biliare si aggiunge l'azione antisettica r eale e.d il potere analgesico della stessa. Dopo constatata l'in tegrita del filtro re nate, le dosi di salici lato di soda che verramno somministrate, saranno assai moderate, vale a dire non pill.l di 1· o 2 grammi al giorno, evitando cosl (]'Ualsiasi azione tossica e qualsias i disturbo digestivo, auditivo ecc. del medicamento. Il benzoato tii soda, da Laluni pre~nizzato quale colagogo meno con,:restionaote del salicitato, dall'autore venne clinicamente riscontrato meno attivo. Pure egli l'associa al salicilato accumulando cosi l'azione omologa dei due rimediL Secondo i casi e la tolleranza del s oggetto, somministra giornalmente 1,2 grammi di salicitato ed 1,2 fZrarnmi di benzoato di soda, di visi in 2,4- carte da prendersi al momento dei pasti. Talvolta associò all'uso di tali rimedii la somministrazione giornaliera di 1,2 g rammi di sale di Carlsbad. Tal cura verrà continuata per 10,20 giorni al mese, secondo la gravitA ed il numero delle crisi e la durata piu o meno lunga delle remissioni, e ciò per dei mes i ed anche per più di un anno, Ai rimedii sues posti l'autore aggiunge talvolta l'uso di un riroedio tolto dalla vecchia terapia, vale a dire l'olio di Har lem, droga balsamo-r·esinosa, di cui l'agente attivo è l'olio di ginepro che contiene. Ogni dieci giorni ne fa prendere due perle nella serata. Talchè, secondo il concetto dell'autor e, in tal cura praticata con l'assç>ciazione di medicamenti siner gici, mentr e il benzoato di soda permette di diminuire la dose quotidiana del salici lato, cosa imifortanti~sima in una cura prolungata, l'olio di Harlem, tanto efficace nell'arenula renale, è di grande aiuto nelle colelitiasi. Tal cura dovré. completarsi con adatto regime alimentare, con le frizioni, con


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gli stimola n li cutanei, con i bagni alcalini, con l'esercizio fisico e possibilmente con le cure idrominerali. L'autore r iferisce numerosi casi da lui curati con tal metodo sempre con vantaggio notevole. Fra gli altri quello di un uomo di 45 anni

esaurito da lunghe coliche epatiche con probabile compl ica· zione di colicistite e pericolicistile che dopo due anni della su&cennate cura associate ad opportuno r egime diatetico, migliorò tento notevolmente da aumentare di 15 chilogrammi di peso, senza aver mai sofferto di veruna crisi epatica dal giorno che intraprese ta l r egime curativQ. G. B. L'Emo4lagno•t 4ell'appen41olte. - (La Semaine médù:ale, giugno '1901).

M. TUFFIER. -

L'autore narra di parecchi casi di appendicite occorsi nella sua clinica, casi di dubbia diagnosi nei q uali mo'Ilo ragionevolmente potevasi supporre trattarsi di osteo-sarcoma, dove l'esame del sangue rappresentò la più sicura g uida alla vera diagnosi ed al consecutivo necessario intervento operativo. Quando, in simili casi, esaminando il sangue, trovansi abbondanti i globuli bianchi ed in pari tempo numerosi globuli rossi, secondo l'autore trattesi di una raccolta suppurata. Pas!:'a quindi a spiegare tele suo conct~tto, studiando le modificazioni del sangue nel cor so della malattia. Esse possono essere fisiche, chimiche od istologiche. Le fisiche e chimiche sono appena conosciute, mentre invece le istologiche, grazie ai r ecenti studii sugli elementi figurati del sangue, cominciano ad essere nettamente conosciute. I globuli rossi, ed i ~-"Clobuli bianchi (polioucleari, mononucleari ed eosinofili) s ubiscono, nel co rso dei processi morbosi. delle variazioni di forma, di equilibrio, che possono darci schiarimenti lSull'affezione casuale. In tesi generale, le inrezioni producono un aumento della proporzione dei globuli bianchi, una leucocitosi, che eleva il numero dei leucocili a ~0.000, 30,000 o 50.000 per millimetro cubico, invece degli ordinarii 6,000 od 8,000. Tale leucocitosi colpisce sopratutto il globuli polinuclear i. Tale fatto verificasi sopratutto nelle. s uppurazioni calde che interesstno i chirurgi. I tumor i, o quanto meno l'epitelioma, s ono ugualmente accompagnali da leucocitos i polinucleare, ma ciò che fa si debbasi pensare al cancro piuttosto che alla s uppurazione, si è l'anemia che accompagna


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tale leucocitosi. Ora tale anemia s i traduce e matologicamente o in diminuzione del numero dei globuli ros~i ovverosia in diminuzione della ricchezza del sang ue in emoglobina, vale a di re, della ricchezza globu lare , oppure in di minuzione di ambedue. F ino a poco te mpo fa non conoscevas i mezzo allo a differenztiare l'epitelioma dai tumori s arcoma tosi, oggidi, grazie alle ricerche del Milian, sembra ciò possibile. Il !>arcoma, od almeno il sarcoma globo-cellulare non provoca generalmente leucoci losi, e sopratullo non provoca anemia, mentre a l contrario i g lobuli rossi indicano iperglobulia; ed infatti g li affetti da sarcoma che non sono entrali nel periodo della cachessia non presentano Linta pallida nè mucose scolorite. P er ciò che riguarda l'appendicite, le ricer che ematologiche sono a tal ri~uat·do poco numet·ose. Si pretese che l'eosi nofilia fos s.e un !'<egno di ap pendicite, ma con poco fondamento, essendo nelle infezioni l'eosinofilia piu in ra pporto con la resistenza dell'orga nismo e la guar igione del. processo infettivo che con la oa lut·a della malattia , talchè l'eosinofilia si osser va al termine dello stato infetti vo e per conseguenza a nche nelle appendiciti qua ndo l'organismo sorte vitlorioso dana lotta. l n~ece quanùo tra ltasi di appendiciti con a scesso, l'emodiagnosi ci rivela tal fatto non mediante l'eosinofilia, ma per mezzo della reazione fleg masica del sangue di cui la polinucleosi é l'elemento più impor tante e che si ritrova se m pre uei casi d'infezione o di G. B. raccolte suppurate.

CompUoasloDl pleuro-polmonarl della rlalpola. - (Jou,.nal de Médecine et de Chirurgie, aprile 1901).

AN OR tEU . -

Ques te complicazioni, che non sono molto rare, sono soprattutto interessanti a s tudiare dal punto di vista della prognosi. Il dottor Andrieu ha pubblica to a questo proposito uno stuùio importante per il numero dei malati osservati nello ospedale d i Au bervilliers, vale a dire su i03 casi di risipola, sui fluali sii ebbero 51 m orti, dei quali 8, e cioè quasi un sesto, furono prodotte da complicazioni pleuro- polmonari. Un fatto curioso dal punto di vista batteriologico, s i é che il mict·o-organismo riscontrato nei polm oni di questi malati é tanto spesso il pneumococco quanto lo slr eptococco, ess~ndo quest'ultimo però, come si sa , il microbo proprio della rJst pola. Questo fatto dipende da che si tratta in m olti malati


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di una antoinfezione, per meltendo la risipola al pneumococco, che abita cosi frequentemente nella bocca, di invadere un organismo debilita to da una malattia pr ecedente. Anatom icamente, si tratla quasi s e mpre di unH polmonite a forma ps eudo-lobar e. La malattia è abitualmente insidiosa e non s i manifesta sovente che con una recr udescenza della febbre, con la dispnea, con lo stato adinamico e coi segni d'ascoltazione. Quanto alla prognosi di questa complicazione, essa é ~ra­ vissima, poichè la morte sopraggiunge nei tre quarti dei casi. Jl trattamento è sfortunatamente ben spesso illusorio. Ciò non di meno, appena compariranno le complicazioni pleur opolmonar i, si potranno applicare r ivulsivi: ventose secche od anche scarificate, se il malato avverte troppo dolore nelle parli interessate. Si farà prendere al malato un ba~no a 28•, ogni tre ore: si potranno anche dare bagni a 25• ed anche più fr eddi, s econdo i casi. Generalmente la cur a balneare dà buoni risu ltati, e se si ha cura di prendere la temperatur a prima e dopo il bagno, si può constatar e l'azione benefica di questo metodo dalla febbr e del malato. Questa cura pero non deve essere praticata indifferentemente in tutti i sog:Fretti: sarà da sconsigliar si nelle persone che hanno più di 40 a 45 anni, a cagione del collasso che può sopraggiungere durante il ba~no. Nei casi gravi, le iniezioni di siero artificiale rendono grandi servigi: si potranno iniettare nel tessuto cellulare sottocutaneo 400 centimetri cubi di sier o artificiale al giorno. Se il cuore diventa debole, si praticheranno iniezioni ipodermiche di caffeina. B.

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La senslbll1tà oculare alla presslone nella parallsl generale. - (Jour nal de Médecine et de chir urgie, apl'ile 1901).

D EVILL ARD. -

I più recenti studi sulla paralisi generale ha nno dimostrato che questa mala ttia ha molti punti di contatto colla tabe, ciò che rende soventi la diagnosi differ enziale delle due malattie


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mollo difficile. Tra questi fenomeni comuni, i disturbi sensitivi hanno ·una parte importante. Cosi si riscontrano nella labe e nella paraJisi generale modiOcazioni inte1•essanli la sensibilità tracheale, la sensi8ililà epigastrica profonda e la sensibilità testicolarA. A questi diversi disturbi fa d'uopo aggiungere quelli che si riferiscono alla sensibilità oculare, alla pressione. In seguito alle ricerche falle ~Ja l dottor Oevillard soprò 50 osservazioni, egli viene alla conclusione che la sensibilità specilde alla pressione del globo oculare, che si esplica allo stato normale con un dolore profondo, acuto, sui generis, paragonabile in un cE~rlo gt·ado alle sensibilita speciali dei visceri (trachP.a, epigastrio, testicolo, ghiandola mammal'ia), è modificata frequentemente nella paralisi generale progressiva; 4 volle solamente su 50 fu trovata normale. Le mo,Ufìcazioni della sensibilità oculare alla pressione assumono nella paralisi generale gli slcs!.'i caratleri che nella tabe. Sono: la diminuzione che costituisce l' ipoalgesia oculare alla pressione; L'abolizione, che costituisc(' la analgesia oculare alla pressione, doppio fenomeno, che si può designare sotto il termine generico ùi analgeldia oculare alla pressione. Si trova anche l'aumento, che si può chiamare iperalgesia oculare alla pressione. Ora l'analgesia oculare si riscontra nei Lre quioli dei casi: ~ piit frequente dell'analgesia teslicolare, tanto frequente quanto ranalgesia tracheale, ma meno dell'analgesia epigastrica profonda. È difficile stabilire rapporti diretti h'a questa analgesia oculare ed i sintomi della paralisi generale. L'iperalgesia oculare alla pressione si riscontra in un po' piit del quinto dei casi; si osserva soprattutto nella fase ùel declinare o nel perioèo dell'aggravamenlo della paralisi generale progressiva. Pare che la coroide sia la sede della sensibililll. oculare alla pressione. Generosamente iooervata, la coroide ba i suoi nervi ciliari dolorosamente impressionali nella compressione dei globi oculari. B.


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Sul trattamento operativo delle antlohe lu••azlont lrrlduolbW dell' artl oolaslone omero- oubltale - (Centralblatt fur Chirurg., o. 9, 1901) .

SuNGE. -

Io base all'osservazione di 17 casi di antica lussazlone del gomito trattati nella clinica di Erschberg, l'autore ci offre ur.a guida alla terapia più appropriala per tali affezioni, che, a suo avviso, dovrebbe avere carattere essenzialmente conser vativo e presenterebbe grandissimi vantaggi io confronto della resezione, che ora si eseguisce sopra tanto vasta scala. In altre parole la r iduzione cruenta rappresenterebbe il proeesso ideale, che nella ~rende mag~ioran.-.a dei casi conduce ai migliori r isultati, ridonando la funzionalità all'arto e quindi la capacità al lavoro. Dalle storie cliniche, come pure dalle osservazioni epicritiche, emerge il fatto che le lussazioni del gomito molto spesso sono associate a distacchi di particelle ossee e ciò molto più spesso di quanto si crede. Siccome i frammenti per lo più non si possono sentire, lo schiap;ramma oppure l'operazione può fornirci una esatta immagine di tali lesioni. Questi distac. chi ossei inoltre ci spiegano anche il fatto che dopo la ripo· sizione. incruenta di casi recenti avvengono talora gravi fenomeni di rigidità o di limitazione dei movimenti. n metodo operativo raccomandato da Bunge consiste nell'eseguire un taglio longitudinale radiale ed al bisogno anche un ta~tlio ulnare. Sotto completa ischemia, da queste incisioni si pr·ocede alla preparazione dello scheletro delle estremità articolari; ed estirpando le vecchie cicatrici i .coafo{ttli organizzati, si ridona all'ar ticolazione il iprimitivo movimento . Questo processo di denudazione delle superfici ossee arti· colari non porta seco alcun pericolo o danno qualsiasi, pur· ché si abbia attenzione di risparmiare il periostio. I due tagli fanno evitare qualunque danno all'apparato d'estensione e fanno evitare la resezione dell' olecrano, e questo è un vantaggio di grande importanza, in quanto che sara possibile


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IOIZiare sollecitamente la cura postoperativa dopo tre o cinque gior ni coi movimenti passivi. A sostenere l'articolazione

l operata sarà di gran giovamento l'tipplicazione della ferula l

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di Heusner. Procedendo con metodo perfettamente asettico, colla più esatta emostasia e con una appropriata cura consecutiva, si ottenne nel maggior numero dei casi il completo ritorno della funzionalita dell'arto offeso.

C P.

U. RosA. - IDtorno alla teonioa operativa nel traumi oarcUaot. - (Supplemento al Policlinico, n. 15, febbraio 1901).

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L'autore, premesso che per pochi casi di lesioni traumatiche . del cuore, trattate con intervento chirurgico, furono proposti molteplici e svariati metodi, avendo ciaschedun operator·e creato, secondo la circos tanza, un proprio processo operativo, fa risaltare come nessuno ùi questi metodi possa esser proposto come metodo gener·ale, applicabile cioè a tut~ le lesioni ed in tutte le circostanze. Fatta una breve enumerazione dei moltepaici modi d'intervento chirurgico, distinti nelle due grandi cstegorie: Mttodi di necessità e metodi di elezione, ed enumer·atine vantaggi e s vantaggi, viene ad esporre un processo suggeritogli dal prof. Durante, proces so che può esser adoperato come metodo di necessità e come metodo di elezione, come metodo transpleurale e come metodo. extrapleurale, e cosi egli lo descrive: Una incisione viene condotta o nello spazio intercostale in cui esiste la ferita o, se la incisione é elettiva, nel quarto spazio intercostale. Essa è estesa per circa 10-12 centimetr i. Tale incisione interessa tutte le parli molli fino a raggiungere la pleura. Un'altra incisione, verticalE~ alla prima, vie ne condotta lungo la linea pat'asternale, estesa dal margine superiore della 3' al margine inferiore della 6' costa. Discoperta la pleura nello spazio intercostale, essa viene scollata fino a raggiungere il mediastino anter iore; allora o con lo stesso coltello, o con le forbici osteotome si sezion!lno le ca•·tilagini costali 3', 4' , 5' e 6'. Se la pleura fosse stata gia largamente interessata dall'agente vulnerante, sarà inutile rispettarta ed il metodo diventerà transpleurale. Con la sezione delle cartilagini si costituiscono due sportelli triangohiri, uno superiore, l'altro inferiore, con cerniera esterna, che perciò


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vengono ribattuti all'esterno, e che si lasciano a prire fo.cil mente, poiché avviene una specie di rotazione sull'asse delle coste nel punto massimo di loro curvatura. Cosi si ottiene un'ampia br eccia che discopre bene lullo il pericardio e, sbrigliato questo, permette di suturare qualsiasi ferita del cuore. G. B. F . FRAN~<e. -

Dell'impiego della benzina lnveoe ctell'etere nella toilette ohlrurgloa del tegumentl. - (Gretu{Jeb. oon allg. M edicin, febbraio HlOt).

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Il Franke nella sua lunga pratica ospitaliera, trovandosi specialmente a dover pre.star soccorsi chirurgici d'ur genza a numerosi operai,- ebbe t•ipetutamente a sperimentare come l'etere di cui abitualmente si servono i chit·urghi per la toilette preparatoria della pelle, possa esser sostituito con vantaggio dalla benzina. Quest'ultima sostanza sar ebbe specialmente indicata per pulire rapidamente le mani degli operai dell e fabbr iche, degli impiegati ferrov iarii, dei lavoratori in carbone, gomma, ecc. e di lutti i feriti presentanti alle mani traccie di. unturne o di grasso, ciò che succede in grandissimo nurnero di individui. Mediante la benzina, si può pure, molto facilmente, sbarazzare i tegume nti dai re~ti di pomate e togliet·e gli empiastri ades ivi, la di cui ablazione, come viene d'ot·dinario pra Licata, é cagione spesso di vi vi del ori. Oltre al prezzo molto più mite dell'etere, la benzina presenta pure il vantaggio di non produrre il senso di fr eddo dalo dall'etere e di irritar meno le parli tegumentarie, mentr e non provoca alcun dolore, qualunque sia la sensibilità del soggetto, anche se per caso essa dev'e agire su par ti escoriate. L'autore conclude che nei lunghi anni, dacché e gli fa uso dell& beuzina quale mezzo di toilette preoperatot·ia, mai ebbe a lamentare il più piccolo incoriveniente derivante dall'impiego di tale sostanza. G. B. RuoNITZKt. - Sulle &lter&zionl del tu1utlneUe e1tremltà congelate. - (Centralb. f . Chi r ., n. 9, 1900) Fino ad ora non si conoscevano studi sulle Alter azioni vasali nei tessuti congelati. Rudnitzki ora Iii ntrapr~se, portando a congelazione le zampe delle cavie pe.1· mezzo di polveJ•izza zioni di eLere prolungate per 4 fino a 10 minuti. Egli studiò


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que~ te parti che subiron o la congelazion e dopo alcuui giorni ed anche dopo qualche mese. In queste r icerche egli trovò che era avvenuta una endoarterite nelle grandi e nelle piccole arterie con esiLo di completa obliterazione. Nella membrana intima proliferante si erano sviluppate molte fibr e e las tiche di nuova formazione, origioatesi in part.e dalla t' iuoione dei numerosi nuclei della sostanza elastica che esis te sempre in un te!'suto di nuova formazi o'le. NeliA s tessa ar ter ia si erano fot•mat.e anche più tuniche elastic he. Più tardi questo matet•iale di proliferazione passa o t.liventar e tessuto cellulare o cellulo-fi broso. Talvolla s ubi;;ce 11:1 degeuerazioue ialina. La media e l'avventizia soffr·o no m e no ed anche le vene sono quas i ris parmiate. I m uscoli s ubiscono una degenera zione connettivale e nei nervi a vvie ne la neurite inlers liziale. l.a cute si a trofizza, il tessuto connettivo diventa sclerotico e spesso degenera in tessuto mucoso. Le ossa proliferano e le a r ticolazioni vanno incontt:o all'artrite deforman te.

C. P. Estirpazione della rotola .egulta da oon•ervaslone del movimenti del glnoooh1o e da reintegrata funztonallt& del trlolpltet - (Bu.lletin. m6dical, n. 6, 1901) . . '

BERGE!(. -

Trallavasi di un malato che dall'età eli nove a nni era affetto da dolori fortissimi provocati dalla pres~ion e di un r. unto !imitaLo avente sede al bordo inter no della t•otula deslr'a. Ultimamente essi comparivano sotto forma di crisi spontanee sempr e più fr equP.nti ; le provocttva la fl essione del ginocchio, e la loro inteosita er tt tale che il malato si sottom e tteva ~d una vera immobilità volontaria. L'esame diretto et'a possibite soltanto previa c:oroformìzzazione, mentre la t·adiogratìa mostrò che le lesioni a ve vano il lor o ma:r:imu.m d'intensita verso il bordo interno della rotu la. L'estirpazione dell'osso in par·ola fu seguita da un completo ri torno delle fun~ i on i d"l membro e psrticolsr' ment., dell'estensione atti va del ginocchio, !1-icché il malato, libera lo dat s uoi dolori, può servirsi del m embro opera to cosi bene come di un membro nor male; la fles sione del ginocchio sorpassa l'angolo r etto , e l'estensione è su fficiente per poter salire senza difficoltà una scala, e perfino montat·e a cavallo . L'esame delle lesioni mostrò trattarsi dì una osloew ìelile

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cronica non tubereolare, forma rara alla rotula e che l'autore assCimiglia all'asce sso centrale dell'osso ed all'osteite d i forma nevralg ica rli Gosselin. Il punto interessante di tale ossePvazione s i è il completo ritorno della funzionalita e sopralulto l'estensioM attiva de\ ginocchio. Ciò viene dall'autore attribuito sop1·a tuLto all'azione suppletiva de i muscoli vasto interno ed estat·no e r etlo anteriore . Il massaggio, la :rinnastica metodica e l'elettrizzazione precoce, contribuirono potentemente a raggiungere un cosi favorevol e risullalo.

G. B.

KARL. Ut.. MAN ~. -

Cara delle uloert orontohe mediante ( Wiener klinische Wochen s.c hr~fr,

l ' aria oalda. 190 1, n. 2).

L'autor e pubblic-a i risultati da lui ottenuti nella cura delle piag he infelte e delle inflltraz!oni intiammaLorie croniche, spec ialmente nelle a l'l'elioni veneree e sifllitiche della pelle ,degli organi genitali dell'uomo, con l'uso dell'aria calda, secca e ad al ta te mperatura. A tale scopo l'A. adopera un appar ecc hio di struttura mollo semplice da lui stesso ideato. Basando'>i s ulla sua pe rsona l~. espet•ienza, egli consiglia 'li sperimentare dapprima la particolare s uscettibilità della pelle che si vuoi sottoporre a tal metodo curativo, sopratullo nelle i)ersone nervose, attempate, colpite da alfezioni miòollari o newopatiche; e per evitare le s colLature. consig lia di rag giunger e soltanto g ra dualmenL~ delle tem perature eleva te. Più l'ar ia è secca, e meglio la pelle soppor ta J elle te mperature elevale ; le scottatn1'e si J>I'Oducono più facilm ente qua ndo la cute é umida. L'autore impieg a delle tempe,·alur(l da 80• fino a 150• e pratica delle a pplicazioni della durala di tre quarli d'ora a d un'ora. Cosl egli avrebbe guarite, ~enza verun altro trattamento, 18 ulceri veneree Hl 21, e ciò nello spazio da cinque fino a venticinqu e giorni . L'autore, ebbe ugualmente a srerimentare l' utilila eli tal metodo curativo, nelle infiltrazioni s ifìliti che con principio di sclerosi o di forma papulosa, artosa o difterica; nelle ulcel'i crooicpe atonidte a decor so tor pido, da ultimo nelle ragadi e nelle er osioni tanto dolorose dell'ano. L'auto1·e insiste sull'utilità che può dare l'uso dell'a 1·ia calda in chirurg ia per ottener e la cicalt•izzazione delle f'erile per


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prima i ntenzione, agendo es;,a quale vero ed energico ~ctnli­ settico. Quale con ferma delle sue premesse egli pubblica numerose osser·vazioni, !lccompAgoale da fotografie e figur e d• varii casi curali con tal m etodo.

G. B.

O. LANZ.- Dl un :nuovo prooeaao onde aaalourare l'obllterazlone 4•1 monoone rlaultante dalla aezlone del l' appendloe. - (Deuisclte Zeitschrift ]t1 r Chir urgie, n . . 15, 190 1). Esposti i vari processi finora messi in prati ca pet· l'aspor tazione dell'appendjce ver micolare e r ilevatioe i difetti egli accidenti post- operator·i consecutivi, da ultimo quello del Kocher con!';istente nel praticare un manichett o mu!!'col osieroso e nella successiva exeresi clelia mucosa col tennocau terio, l egando quindi il man ichello e compl, t ando l' operazione con alcuni punti alla Lember·t. l' auto t·e espone il ~ uo metodo operativo. Egli volle appl icare all' espor·tazione <lell'sppendice l'a ngtotr·ipsia, conosci uta l,!ié da qualche tempo eJ adoperata utilmente nella ginecol ogia operatoria e nella chirurgia generale. Pertanto egli in oltre un cen tinaio di casi eli appPndicile praticò la re ~Pz i one della sle~!'a a freddo !'copr endola dal !'UO involucro sieroso in cor·rispoodenza dt:l punto in cui sboccu nf!l cieco, schiacciandone quindi con apposi to écraseur h~ tonache muscolare e mnco!'a, l egantlo quindi il moncone sieroso. In taluni ca!!'i, per mllggior 1'icur·ezza, pr·aticò pr!!cedentemente una sutura ùell e par li schia cciate, seguit.a dalla !'Ulura della sierosa. Mai ebbe a rilevar·e inconvenienti di sorta né complicazione al cunA posl- operatoria.

G. B. Kr:o~otER. -

Il trattamento delle piaghe atonlohe oolle lrrlgaztonl oalde. - (Centralb. f. Cltir., n. '10, Hl00).

È molLo l odato pet· i suoi felici risultati il suaccennalo modo di c~;ra che da m olti anni è in uso nel riparto di Goldscheider dell'ospedale M oabiL di Berlino, e l 'autore la descrive somma· riR!!lente co:>i. L'acrrua da trr·igazioni delle piaghe atoniche si .a,lopera nella qu11nLitA di circa due litri p1•endendola da un irrigatore con tubo senza rubin etto all'estremità.


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RIVISTA CHIRURGICA

L'irrigatore sta allo due metri e le irrigazioni si fanno nell& par te malata da una fin o a tre volle al giorno, al grado di lempert-~lut·a massima s opportabile . Dopo l'irrigazione si prosciuga la par te e la si medica con polvc t·e ùi iodoformio e di det·matolo. Furono traltate in questo modo molte e diverse ulceri e piaghe ostinatissime, come a d es. ulceri perforanti labetiche, ulcerazioni delle dita per sirirn~omielia, ulr.erazioni sifilitiche in ter zo periodo, ulce ri vener ee fagedeni~he, ecc., e tuue fur ono portate a guarigione in i:H·evissimo tempo. Questo effetto let•apeutico si spiega o ammettendo un'azione tonicizzaote dell'acqutt sopra i tessuti cascanti e flaccidi, oppure amm ettendo una irrilRzione Jelle estremità dei nervi sensibili che si propaghe t·ebbe al midol lo spinale e che si risolverebbe poi coll'eccitamento dei nervi trofici. C P.

Proiettile nel oervello per nove meal . Asoeaao, operazione e guarigione. - (Cent ralblaUfii r Chir., n. 1U, 1900).

B o MPTON. -

É un caso abbastanza inter essante queslo che ci' l'iferisce il Bompton, pet•chè dimostra una tolleranza eccezionalmenl~ rt·oluogala del cervello per i corpi e>Stt·anei c la possibi lità d'un e!'<ito singolarmente felice dopo gt•avi complicazioni e· molteplici alli operativi. Lo riportia mo come ce lo compendia br·ev ~mente l'autore: Fer·ita d'arma da fuoco del cranio in corrisponùenza della regione motl'ice sinistro, tr•a panazione primaria, rimozione di una scheggia della tavola vilPea impiantatasi nel cervello, rimo"'ione di molli capelli e di una piccola pot·zioue di guscio metallico appa rtenente al proiettile. Guarigione pt·ima ria. 11 polso rimane alquanto rallentato. ed il più piccolo er r·ore dietetico pr·oduce vomito. La schiascopia di Rontgen dà t·isullato negativo. Dopo otto mesi insorgono accessi epilettici, con e senza pP-rdita di coscienza. Le con vulsioni avevano il punto di partP.nza all'oc· chio sini!<lro e di là si estendevano alla faccia: quindi !'i m anifestarono vomiti, cefa lea, bradicardia . parat:si della metà destra della faccia, stasi della pupilla. Di fronte a questa sindrome di r~nomeni si slabtlì la rliagno!:'i di ascesso cerebrale. L'operazione fu e~eguita da Horscly, fu aperlo l't-~scesso, nel.


RIVISTA OliiRURGIOA

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eur fondo si trovò il iJroiettile che venne tosto allontanato. I n !<t>guit.o all'opera zione avvenne l'ernia del rervello La porzione cerebrale fuori uscita dal cran io si asportò con tagli a stra ti. Dopo altr·i selle mes i il paziente ebbe a ltri tre accessi convulsivi. Da ultimo guarigione completa. C. P.

Deviazione ohlrurgloa del •angue della vena. porta.. - (La Semaine méclicale, l moggio t 90 1).

B. SCH!ASSI. -

Al:o \"Copo di curare chirurgicttme nte l'ascile cr eando delle auastomosi vascolar·i fra li periloneo ed i muscoli delltl regione addominale in modo da dev rare dalla vena por·te, più o meno im;lermeabale, una parté del sangue ad essa norma!· mente destinato, l'autor·e ideò un suo processo, che di molto <li ff~risce dagli 11 ltri antecedentemente proposti ect eseguiti. Tale processo consiste essenzialmente nel collocare il grande -epiploon al di~opra dal perito:reo parie ta l ~, el disotto di tur lembo composto del111 pel le, de lla fascia superflcittlis e dei muscoli della parete addomina le. In un primo tem po, s ul prolungamt-nto della linea mamillare des tr·a , pratica un· incisione . ara-epatica ver·licale, lunga da 15 a :!0 cenlimelr·i, che comincia o lh·ello del bordo costale e si dir·ige ver so la fossa iliaca: uua seconda incisione, per pendicolare alla p1·ima ·raggiunge la prima al punto di unione del s uo lerzo superiore col terzco medio, terminando all'epigasLJ·io, a qualche centimetro al tl i là della linea mediana. Incisa la pelle, sempre s ulla stess11 tr~:~ccia, incide fascia e muscoli. Apre in secondo tempo il peritoneo, formando due lembi t!'ia ogolari muscolocutanei, in fondo ai quali giace il peritoneo diviso. Fallo fuoriuscire il liquido a scitico, riscontrato lo stato del fegato e l'es istenza delle indicazioni opera torie, in terzo lt' m po attira fuori dalla p•·aticala breccia addominale la più gran quantità possibile di epi ploon, e ~li sutura tutto atlor·no il peritoneo, medianld punti siet·o- sie rosi Slflccali, nve ndo curA di non comprendere dei va,::i nelle anse dei punti; cosi un lar·go lembo epi,.doico è reso e xtrapeJ·itoneale. Da ultimo in qut~ rl o tempo, colloca il lembo epiploico in parolo fra i muscoli della parete addominale ed il p~riloneo, a,·endo prima cura di slJ·ofìna•·lo con un tampone di garza imbevut~ d1 una soluzione tli sublima\o al millesimo, affine di distruggere il rivesti me nto ~~~~~\~\illh~ e di favo r ire in tal modo la for mazione di aderenze.


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RIVISTA CHIRURGICA

Tali frizioni saranno leggiere in modo da non produrr e aderenze .troppo sol idt>, che avrebbero il risulta to d'ostacolare lo svil uppo dei vasi di nuova formazione. Quindi le estr emità del lembo epiploico vengono fhi sate m~diante due o tre punti di ca t~u t. Io un quinto temoo $Utura a strati i l embi muscolari e la cute. Non applica alcun drena§lgio. E gli praticò il suo metodo in tre casi sempre con buon ri sultnlo. naccomanda per gl i opet·ati un regime dietetico bnsato sopratulto su sostanze ic.lrocarbonate, ed in tal modo un suo operato, che versava in condizioni gravis;.ime, poté ricuperare un benessere notevole ed aumentare di peso. Per ciò che concerne le indicazioni della dfwiazione del sangue rlella vena porta, esse dipendono sopralutto dalla gravita A dttll'anzianità delle lesioni epato-portali ; co~i in un esso di conJ:teslione pas!<iva del fegato, l'operazione i n parola sarà utilis!'ima manifestandosi i primi si ntomi di dissi::tolia epaticA . T t•altandosi di cirrosi venosa comune, occorre operare primache la neoformazione congiuntiva abbia prodotto nella gianduia dei danni troppo gravi ; dicasi lo stesso delle cil'rÒsi bilial'i. I n tal caso per iutervenire, non occorrera attendet•e la fo r•nazion~ ciel versamento. In ogni modo, secondo l"autore, tal allo operativo non presenta pericolo maggiore Iii una semplice puntura evacuatrict>, mentre pf>t•metlo-: cii esplor-ar e per intero la ca vita addomi nale. Bene !<pe!<sn ron servit'à che da palliati,·o, mo ser,•it·à in tu tti i mooli H prohtllf!Al'e l'esistenza. degli operati. G. B. A~DREWS.- Nuovo

mezzo per la dlagnoli della mastoldlte. - (Jou r nal t:J lite Am~r. Jlécl. Assoe.. 2fi gen .

naio 190 1). Consiste nPII'nscl)ltflre lo punta d ell'upnO~i mastnide met•.·è uno stétoscopio a piccol a apertura, mentre si iit>ne a livPIIO dell'antro mnslo·deo il manico di un diapason in vibt·Azione. Se v'è pus, se esistono granulazioni, se la drnsilfl dell'oss-o é aumentata in s~>guilo alla oblitet·azinne dd le cellul e ma stoid~e . i !'UOni pervengono all'or ecch io dell'osservatore mollo più oellnmente. eli quel che nnn SllCCeda nei casi in cui si ha da fare con un'apolìl'li ma!<loide nelle condizioni normali. N el pratit.:are l'e!'ame fa duopo di non tendere la pelle tra lo !'lleloscopin ed il diapason, onde 1e vibraz·oni >iano percepi te in motlo più d•stinlo. Pet' precisare i limiti dellt1 po r ·


RIVIS'l'A CHIRUUGI(;A.

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zionc masloidea del temporale ha •ta. --po s tal'~: lo s teto;;co · pio, gincchè i suoni divengono molto più elevati appeno si raf{giun~e il borJo !;uper·ior·e di f!uesln pAI'le flcll'n;;so. Nello ~less" mod0, pero meno e«Allumenltl. si può dPle rminare la posizione del seno Jate r!!le. Il processo riferito è stato applicalo dall'A. in -iO soggetti bene in !'.alule, !'<enz"' f!lai registrAJ'e la minimA differenza nella trasrni5!"i•me dell o-: vibrazioni dai due lAl•; 1nvece in ·i casi, in cui l'esi:;t~nza d'una affezione rnastoidea fWa indubbia, le vibrazioni erano molto meglio trasmesse dall'apo· fìsi mastoide ammalala, che non da quella sanA tle\ lato op· pos to. r s oERow. - Emorragia renale arrestata colla. compressione dell'arteria renale previa laparotomta - (Centralblatt .fii.r Chir. , n. 10, 1901) Un pa1ienle di 29 anni fu operato per calcolo r Pnale e pionefrosi . Siccome il rene ave va contratto ferme aderenze ai t<>ssuti circostanti, non si era potuto allontanare; una ferita laceJ•a del p~rend1ima renale avve11uta dlll·ante l'operazione fu tamponata. Due or e dopo incomin ciò una em t') rra~ia parenchimalosa che nessun mezzo valeva a vincere, per cui il pazteute lrovava si in pericolo di vita. NPgli ultimi momen ti Federow procedo>tte al la se~ueute operazione : P e1tetraodo per la fertta lombar·e apri il peritoneo. inlJ'Od u !':~e un dito e sulla ~uida del med ~simo, con alcuni tr·atli di forbici incise tutta la par te latera le del venlt•e fino all'ombellico. Siccome non si poteva ancora penetrare colla mano in cs vilà, praticò un altro laglio anteriol'mente al margine estel'nO del retto addominale, inci.lendo in alto ed in basso; fallo ques to, t>gli penetrò colla ma no sinis tra fino a toccar e l' ilo del rene ed applicò attraverso il foglietto parietale del periloneo, senza aprir questo, una forte pinza a pressione sull'i lo g-ià degene· rato da tessuto fibroso; l'es tremità della pinza fu condotta fuori della ferita in prossimità dell'ombellico; rece quindt la sutura della ferita addominale e di una parte della ferita lombare . L'e morragia si fermò immòrltatamenle, tutta J'ope· razione non d urò che due minuti. La pinza fu tolta dopo 20 ore. Il paziente guarì, dopo superati lievi sintomi (ii pe rilonite. I)opo iO giorni cessò l'uscita dell'o1·ina dalla ferita.

C. P.


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RIVISTA DI OTO-R!NO-LARI NGOIATRIA G. LIARA ~, A. BouvER. - Sulle algte t.aterlohe della ma•tolde o p•eudomutolcUU . ....., (Reoue hebdomadai.,.e de lar!Jnyolouie. otologie e~c. , aprile 190 l). Ùna !>erie •d1 malati osservati nella clinica di M. Moure a Bordeaux ha permesso a g li AA. di studiare una manifcstazioo ~ c!oloro;;a is terica della r e!-{ione masloidee, che ha notevole importanza per le g ravi affezioni fl ogis tiche con cui può essere scambiata e per le questioni medicu-leguli milita ri a cui può dare ori~dne. I Lratlati specit~li delle mal11Uie dell'o recchie> e delle atleziolli nc 1·vose, sono pressochò muti in propo~ito. Presso di noi Gradenig-o (i til)5) n ~ ha tenuto pat·ola nel s uo libro sulle manifèstazioni auricolari dell'isteria e il pro f. Geronzi ne ba riportato un caso nel resocon to delle OsFer vazioni fatte alla clinica otoia tt·i..:o di Roma nel l89i. (A .,.chio io italia.n o di otologia, VIII volume). All'ospedale militare di Bologna è in cura al presente (aprile 1!101) un soldato, che preFenta sintomi mollo pronu nciati di a lg ia istf'r ica della ntastoide. Si vede quindi la malattia, pure essendo prev11lente nel sesso femminil e, si risco ntra auclte negli uomini e per di più in quelli che pet· la loro condizione sociale sono meno pr edisposti alle neuropatie stne mllteria. L' infermo ha sofferto dei veri accessi di m.asloidodinia ribelli ad ogni genet·e di cura . ln esso si può esclud~ re quals ias i faLlo liogistico e per il complesso della sindr-ome patologica s i può anche r ite nere di e~sere al coperto dttllli simulazione. Si possono osservare dei casi Ji algia mas toidea: t• in :-oggetti senza a lcuna lesione dell'or·ecchio, antica, recente o l}lluale; 2° algie ac.~ompa gnanli uua alfezione acula dell'orecc h io me lio;


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3• algie sopravvenienti in sog~?etli che hanno soffet•to una lesione a nti<-a dell'orecchio, ma completamente estin ta e ci'CIIIrizza t a. Davanti a ::oggetti senza lesion i auricolari dobbiamo pr o· cedere alla dial'tnosi dtffer enziult! escludendo una nevr Algia, una osteoper ioslile e una mas toidite primitiva . Io soggetti che hanno in corso una affezione acuta delfot·ga no il problema é anche più diflicile. Per la esclusione, bisogna anzitutto avet• presenti i sf'gni caratteristici della vera masloidite e nel <!aso concr·eto non r·iscontra!'li. Nella .pseudomas toidite troveremo invece che il feu ome no dolo••e -é j J predominante e non è in re lazione coi l'alli obietti' i cb e l'i rilevano: lo ~t.ato gener ale ~arà sodd is fa cente; no u vi sani febbre; non vi sarà brivido; non avremo g rave prostt'IIZÌOIIt>. I precerlenli e le stig'mate is teriche verra nno iutìne a costi· tuire tanti e lementi di probubililà iu fa vore della ualut·u ne: · v ropatica dell'aR·.~z io n e. Un pseudomas loiditico potrebbe pt·e;;entarsi anche con fe· oomeni meningitici o cer ebt·ali gravi e con uno stt~ to gr.nerale p rofondamente a bbattuto. Ma ciò avverr à solo in malati fra ncamente nevropalici, aventi già mostt·a to degli IH:cidenti rifer ibili alla gra nde ister ia e questo ci metterà in legittimo sospetto. Di più il clini.co ha dei mt-zzi prt'ziosi per ri gettare l'esistenza di una meningile vera : l'esame del fond'' ocular·e che n o n rivela alcuna modificazione papillare, l'assenza del segno di Kaehrrt iO ~'t, il risultato negativo di una punzione lombare, sonO t.ul\i indizi preziosi per meltere in C8U >'8 una nevrosi. Davanti ad infermi che pr esentino algie rnastoidfle con lesion i au r·icolari antiche e completamente riparate, dobbiamo ancora instituire un esame locale e generale dei più ac·curali. Col n o str o e same riscontriamo l'accidente primitivo. Se la natura della lesion e ed i segni obie ttivi ci fanno concluder·e per la non e s is tenza di una t'Acidiva , allor a possiamo pen·sar e alla natura isterica dell'affezione, e ci tr oviamo come davanti ad ammalali del pri mo g ru ppo cioè no n portanti al cunEo sotl'ereoza flogistica. Gli AA. trattano anche il diagnostico dif'l'~ ren zia le con la -osteite condensante e r icordano che in q uesta malattia, il dolore pur e essendo con ti nuo, ha pressoché sempre ùei paoi'O ssismi netti ~ in particola re duran te la notte. l-:ssa ha


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inoltre delle inadiazioni di vicinanza e sopr atullo non pr~­ senla l' ipet•estesia estr·ema e superficiale del le al gie isteriche. Non ha l'inizio brusco. Però in alcuni ca si la diagnosi differenziale è impossibile ed anche la ra dioscopia non ha portato luca s urficieot.e. Il pt'onostico della malattia in discor so é incerto come f(Uello di ogni altra manifestazione isLerica. A volle il dolorespa•·irà in seguito a una lieve impr essione o a una s uggestione, alle volte resisterà con una tenacia da consigliar e le più gt·avi risol uzioni . Il t•·attamento sara essenzialmente quello della isle1·ia: s i potranno tentat·e le applicazioni metalliche sulle apofis i; lepunte da fuoco; le pillole di bleu di meli lene e 'l' ipnosi se é possibile. l n caso di ins uccesso r esterà la risorsa di una si· mulazione di inlet•venlo con cloroformizzazione come ha fatto anche il De Rossi di Roma, non cita to dagli autori ft•ancesi e infine l'intervento reale come ha f!illo con successo lo· ;-.r. stesso De Rossi.

Palla. eU revolver nella. ma•tolde. (Reoueheb(lomadair e de làr!Jngologie, 'o'ologie ecc., 23 febbr•aio ·t 901).

HA SSLER. -

Il cav. C. degli us seri fran cesi, alle manovre di Captieuxr mentre slava assestando le sue robe, fu colpilo da un proiellile di r·evolver d'o rdinanza, che un attendente, faceva esploder·e accidentalmente a un metro di distanza. Il proiettile penetrò a un ceoti mPtro al di sotto dell'occhio sinis tro, perforando l'os!;o mala1·e, frallurando il condilo sinistro del mascellare infer iore e il condotto auditivo per andar s i a inn icchiare nella regione mastoidea. C. cadrie com3 fu lminato : per·deLLe molLo sangue dai condotto uditivo sinistro e fu trasportato all'ospedale civile d i Bazas in ist8.to comatoso. L' indomani mattina cominciò a· riacquistare la conoscenza, ma la visione dell'occhio sinisl!·o era pl'essochè abolita; l'udito diminuito a destra e aboliLo & sini!>lra ; mnsticazione impossibile. Dopo 15 giorni di trattamento con impacchi bot•ici fu trasportato all'ospedale militare di Bordea ux. La visione era torna ta; l'emorragia del condotto sinistro era cessata da S. giorni ma vi er·a abbondante sec.!o purttlento; frattura da! mascella re consolidata ; condotto uditivo s inistro ristretto, udito.


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sempre abolito; non vi è pat·alisi del facciale. Reg ione mastoidea tumefatto e s.,nsibile. Vengono praticate due t•adioscopie al laboratorio dell'ospedale militat·e, secoudo due piani perpendicolari e tutte e due rivelano nettamente il p roiettile e si può con esse lvcalizzarlo nella porzione media dell'apofisi masloide. D'accordo con lo specialis ta do llOt' Maure, l'A. stabilisce di tentare la guarigione dell'o~o rrea con l'au tiseps i del condotto e di procedere all'est1·Azione del proiettile solo s e non fos;;e tollerato o producesse delle complican:<:e. Dopo 4 mesi, pur essendo l' i nfermo migliorato, ma non cesMndo lo scolo purulento si procede all'operazione. Incisione nel solco r etro auricolar d; scolla mento del.condollo ca r tila~ineo ; sgorbiatur a della parete anteriot•e-inte rn~ della mastoid e e si vede sple ndente come l'oro il proiettile, io grazia del suo r ivestimento e del fa:Scio luminoso che vi viene pr oiettato sopra, con apparecchio elettrico a r iflettore .. Nessunt:l fungosità: r aschiamenlo; disinfezio11e al cloru r o di zinco. I l condotto uditivo ca r tilagineo è fesso longiludinalmente secondo il processo d i Maure e ciascuno dei le mbi è rispettivamente s uturato in a lto e in basso a l pet·iostio. Uno stuello di garza al iodo foemio è s pinta nella cavità che conteneva il pmiellile per assicura1·e l'emostasia e il drena ggio; incisione r~troaut•ico lare· suturata In un mes e si ottiene la guarig ione complel.a ed il malato viene pt·esentato alla Commissione di eirorma la qua le gli. . assegna ti congedo di riforma N. 1. con gJ•atiflcazione ein· nova bile.

M. Le otltl .eoohe nel mala.tl aft'ettl da. rluiteatrofloa. - (Reoue heudomadaire de lary ngologie, otologie ecc., 2 marzo 190 1).

M ASIP. -

L'A. riporta una diecina di osservazioni ed a rriva alle ~e­ guenL.i conclusioni : 1° Nei malati affetti da ri nile alrofìc.:a, nella pr oporzionedel sesto de i casi, si svlluppa.no delle olit1 medie secche, dipenden ti probabilmente in manie1•a diretta dalla lesione na!!ale. otiti che p1•esentann certi cara lleri speciali, e po!!sono formare non un gruppù indipendente, ma una suddivision~ ben car atter izzata in mezzo a l gruppo delle oti!i sclerost1.


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2° Queste otiti si caratterizzano per r età alla quale cominciano a manifestarsi, infanzia o giovinezza, per la poca frequenza e inlensilà dei rumori, per l't~ssenza della paracusia di Willis, per l'espello opaco della membrana del timpano, senza iper emia del manjco del martello e della membrana di Schrapnel e infine per la mancanza di fenomeni labi ri otici . 3• Alcune d i queste oliti sclerose si pr esentano a una età a vanzata. coo de1 caratteri più confusi e non sono che la continuazione o la trasformazione di certe oliti incominciale molti a nni prima. ~o l malati affetti da r inile atrofica ollre delle olili già enumerate . e forse anche con pili grande frequenza posson o essere allaccati da otili di altra natura, indipendenti nella massima parte dall'atrofia nasale, come le otili catarrali acute o croniche e sovratulto le oti li purulenle. Però alcune ot1ti pu rulenle dipenrJono direttamente dall'oze na. M. LuRJ. - Sulle lealonl traumatlohe della membrana del timpano. - (Reoue hebdomadaire de laryngologie, otologie, ecc., 9 febbraio 1901). La proporzione delle affezioni auricolari nell'esercito russo è considerevole: s u 1000 soldati malati vi sono sette od o tto

attacca ti da for me a uricolari. Nel periodo 1893·1897 su ·1000 malattie di natura d iversa, si rilevano 21 casi di offezioni otiliche, con 10 casi di mor te e 49 ca!>i ai rifol'ma. Le Ct\Use di morte per oliti in tutto l'esercito sono 0,5 p 1011 del numero totale dei decessi. Una piccola statistica raccolta dall'aulOJ'e all'ospeda le militare di Sedlelz, mostra che in un periodo di 6 anni 18941899, s u 45i malati s i sono osMr vati 28 casi di traumatismi del timpano. L'A. trae le seg-uenti conclusioni: 1° Nell'eserCito russo i colpi sulle or·ecchie d i cui i soldati sono vittime, sono dali nella più parte dei ca si dai sottufficiali in is tato di ebrezza. 2' Le perfor azioni del timpano chP. ne r isultano si complicano di sovente con s uppurazione delrorecchio che se~me a pochi giorni di dis tanza. 3° Si deve sempre riservare il pronostico per ché la ci·Calrizzazione del timpano e il ristabilimento completo del-


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l'udito non si os~ervano sempr e e la r·iforma per incapacità a continuare il servizio militare é con~<eguenza frequente. 4' Dal punto di vista della medi cina lej::ale la per forazione del timpano non ~ar·à posta fr·a le lesioni benigne che allorquando il t1mpano sarti completamente cicatt·izzato e le frazioni dell'apparecchio audilivo tutto afl'atto ristabilite, a condizione tuttavia che l'udito non fosse gia debole avanti il trauma. In ogni altr o caso e sopra tutto nelle commozioni del labirinto, la lesione deve essere considerata come ~rave.

M.

RIVISTA DI OCULISTICA LAGLI\ vzE. -

L'ooohlo ed l denti. Belaslonl patologlohe.

(Archioes d'Ophto.lmologie , nn. 4, 5, 6, 1899).

L'A. insiste sulle relazi oni patolo~tiche esistenti tra il si stema dentari o e l'organo della vista, raccomandando al pratico di esser e gran demente circospetto nella diagnosi· etiologica, prima di mettere in atto o di consigliare qualsiasi trattAment o chi rurgico sul dente: cr·eduto la causa paLogenetica, e di ec::amìnare sempre l e r·egioni v'icioe (seui, cavita nasale, eC'C.I Quando l rallasi di dislul'bi funzionali r ifer entisi all'organo ilella vis ta non va tr•ascur·alo resame del sisterna net•voso, giacchi: in que~li casi la lesione dentaria potr·ebbe rappresentare una semplice coincidenza od una eausa affallo occasional e. Ciò però non toglie che l'c~a me minuzioso del l'appar a to dentario in molLi casi di malattie ocul ari senza t•ause appar enti, o pure che non hanno subito alcun miglio· ramen to con i comuni Lrallamenti, si renda più che neces!'ario, potendo guidare nella ricerca etiologica. Le lesioni dentArie possono determinare nell'occhio fa tti rìftessi, il più del le volLe riferiti a fenomeni d'inibizione o di eccitazione nervosa, a disturbi vasomolori, a perlUt·bazioni secretiv e o nutritive, m eutr ei n r·enltà sono appun to causali da azione ri fl P.ssa parl entesi dai denti, come dimost1·ano nu-· mer osi esempi clinici.


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Questi l'alti riflessi si appalesano sotto forma di alterazion i nutr itive. motrir.i, sensor1ali rlell'organo della vis ta; per gli stessi la prognosi in generale é favorevole, giacché dessi scompal'iscono quando sono combattuti con mezzi appr opriati rivolti da principio contro i denti, prima che le sem· plici alterazioni funzionali abbiano detet·minato disor,lini organici. Le lesioni flogisti che del sistema dentario possono pure invadere l'occhio o per contiguità di tessuto , o m ediante il sistema nervoso, determinandovi cosi infezioni mic~:obiehe ed anc11e speciali manifestazioni flogistiche, dovute ad a genti tossici inoltratisi pe1· la stessa via. La ~arie e la pe1·iostile alveolare <>ono le lesioni dentarie, che 1!. più dell e volte sone r.a usa di complicazioni oculari. La •lentizione ritardata, i denti tra loJ•o compr essi, quelli o tturali, la loro estrazione1 la protest, ecc., possono aver·e il contraccolpo s ull'occhio. Tutli i d~nti. raramente quelli del mascellare inferiore, sono capaci di determinare perturbazioni riflesse o flogis tiche nell'or•gano della vista ; i pkcoli denti ed i primi grossi molari del mascellare superio re mollo rrequentemente espongono a cosiffalle complicazioni, massim e poi quando s i accompagnano a suppurazione dell' alveolo e piu ancora ad infiammazio ne del seno mascellare. Qualche affezione oculare pu6 a sua volla provocare d e lle nevt•u lgie. che s'irradiano ver'SO i filetti dentari ùel trigemino . Cf}. MA ToussovsKY.- L'aoqua .alata aoatltvlta al aubllmato nelle hlleztont aottooongtuntivall. - (La Sem. med., n. 7, 1901). L' A., che f> un medico della marina russa , ha osserva lo le iniezioni sottocon!2'iunlivali di bicloruro di mercurio possono essere vantaggiosamente s ostituì le da quelle di cloruro di sodio al 3 p. 100. Questa soluzione introdotta sotto la congiuntiva, alla do~n ~rli 5-10 gocce, dopo una iniezione preventiva di clor idrato d t cocama al 5 p. 100, pr oduce nei soggetti affetti da cheratite o da irite gli s tessi effetti terapeutici prodotti da l s ublimato. Dopo ~-4 iniezioni s i nota -sensibile mig lioram('nto nell e ma,nirestaziani locali e generali; IH cefalea diminuisce o sparisc e ~che


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-del lutto; lo stesso !:iuccede dell'inson nia, cb e prima !>i era mo« ~r·ata r·ibelle a tuLli gl' i pnolict; lA pupilla , refl'altaria a tutti i mezzi midriatrici, si dilata pr·onla~ <.' nl~~ ; il pus della carnera anterior·e si riassorbe e rulcera corneal e non tarda a Ctcalrizzat·e. Però va notuto che nell e cher·atiti inlerstiziali l'A., rn eno che in un CH!>O, n<'gli allr:i ebbe insuccesso con questo tr·allameulo. Per lo co ntr·ario in 3 casi d' irrte, -uoo dei quali consecuth·o ad inliammazinne l'iet·o-pur• ul en l~• in seguito alla estrazione delh:t calat·alla, i ri sultati ollenu ti furono eccellenti. L' A. ha utilizzato con successo questo m etodo di cur·a anche in un caso di glaucoma, set~ondo egli rrf..,r·i ,.ce. l vantaggi del cloruro di sod io sul btcloruro di mercul'io ~arebbero r·appresentati dai dolol'i meuo iutensi e meno dur.Huri, che i l !Jrimo pr oduce, et! anche da l fatt o che noo si e~po rrebbe il malato all' iosorget'tl dell e aderenze tra con g-iuntiva e bulbo oculare. cq.

Duturbl 00Ul&r1 OODI80Utlvl alle IOOt· tature e1tranee all'ooohlo. - (Jou rnal de .\1édecine et de Cltirtt1'gie, maggio 1901).

JULES LACOMME. -

Fra i di slurbi oculari consecutivi alle scottnture IQntane dall'occhio sono state segnalate pr•i nci palmente le emorragie retiniche, le retiniti, le corio reliniti, le uevrili ottiche e le nevriti retro-bulbari. Queste lesioni compaiono sopJ·attutto iJ' se~uito a scotlatur·e vaste e poco pr ofonde c quest' ezio ... logia viene in appoggio alla patogenia tossica. Queste alterazioni si localizzano specialmente nel tr·auo ollico-r·etinico. In gener ale, esse si pre~en t.ano ~enza dolore; r aspello esteriore dell'occhio non subisce al cuna modifì cazione e non richiama l'attenzione. Solamente l'ambliopia progressiva m t>lle sull'avviso che negli occhi si svolge qua lch e co~a di anormale P er l'avvenuta mancanza di sintomi este1·ior•i si comprende che certe alterazioni oculari hanuo potuto passare inavvertite. È quindi as8olutamentc indispensA bile l'esame oftalmoscopico per r ender·si conto delle lesioni. Ora le allerazioni oculari migliorano r apidamente con le scollature, ora rimangono per manenti e so no rtb elli a tulle le cur e. Le emorragie retinich e costitui!icono la lesione meno grave; le le::~iuni d~ l nervo ottico l'Ono l e più gravi, e finiscono sovenli con l'aLr•ofìa del nervo.


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RIVISTA DI OCULISTIOA

Si com pren de l'importanza derl'èsarne oftalmo5copico in tulli i casi di scolla tura che presentano disturbi ocular i, ali(} scopo di stabilire la diagnosi e le conseguen ze pr·obabiJi che possono sopraggiung ere. Perchè, se questi disturbi !>ODO do· vuU alle t ossine prodotte dalle scottature, come pare pt•oba· bile, l'autore r esponsabiie dell'avvenuta scottatur.a deve essere responsabile di tuLLi i falli secomlarii, come dei fatli primitivi. È quindi interes~ante per il medi co di conoscer e esattamente Je l esioni e la loro or ia:ine allo scopo di dar loro il giusto valore e di detcrmi,.ar·ne · la responsabilità. F arà J' uopo sorvegliare sotto questo punto di "ista sopraLtutto i malAti che presentano vaste scottatur·e poco profonde. Venn e soll ~ vato il quesito ~ e questi accidenti non fossero dovuti alle sostanze medicamentose, specialmente al i odofurmio, od anche alle suppuraziooi prol ungllte. Il complesso degli accidenti non é quello dell'intossicazione iodoformica ; d'altra parte sono stati osstl rvati cai!i in cui non venne adoperalo il iodoformi o. Molto pr obabrlmente si tratta di distur bi d'origine tossi ca, parap:ooabili aglt allr·i accidenti tossici che si osservano taJvolta nelle scollature ; le tpssine prodotte nelle scollatur e, cumP qu&lsiasi altra tos!>ina , poss~o agire nell'occhio e cagionare alterazioni. La cura sarà sopl'allullo profìlattica. Si cer cherà di attenuare razi one nociva delle tossine diluendole con iniezioni di siero a1•trfì ciale. Queste iniezifmi dovranno e sser~ pra ti,.. caLe sopr·attutto nell'inizio e fìno a tantochè lo scollato p r e senterà i sintomi di un' iutoss1cazione.

B. - Dlsturbl ooularl coueouUvl all'uso del preparati tlroldel. - (La Sem. méd., n. 4,

CÒPPE.z, VENN&MAN 1901).

La medicazione tiroidea h a acqui:>tato un posto interessante nella ter apeutica, ed og~i è molto diffusa. I l pralico però non neve dimenticare che es::<a non va esente da peri coli e che, se sono f!iil conosciutt quegli accidenti multipli che costituiscono il così detto tiroidismo, altri ne esisLonortferi bili all'or gano della vislll. Coppez ha nsservato che in 5 malati (4 donne) l'uso prolun gato delle preparazioni Liroidee contro l'obesità ha deter-


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ll:linato una neurite ollica as~ni grave, con lesioni della papilla più accentuate di quelle, che si hanno nella intossicazione alcoolica e nicotinica. In questi malati l'a mbliopia non "i è manifesta\a chP- dopo vori m esi di cura ; però una volla dichiarata, si è svolta con un decor so così r Apido, da ridurre l'A. V. ad 1/ 10 ed anche più in .basso, nello spazio di sei setti mane a due m e~ i. E notisi che questi ammalati non avevan o pi'cscntalo alcun altro segno di quelli abitunli della into><si ca zione tiro idea; sicché può dir si che in certi casi il tiroidismo può lradursi escl usivamente con una neurite ottica r etruhotbare parziale con scoloma centrale. Perciò tutte te volte che la etiologia di questa malattia ocular e pare O!'cura, i} bene informarsi se l'individuo non faccia uso di qualche p1•eparato tiroideo, l.anlo piu oggi, che la g-ran voga d1 questi prodo tti spinge a ri corrervi, massime contro la obe~ilà, anche facendo a meno del consiglio del medico. 1 In generale basta sospendere t'opolerapia liroidea pe1' vedere la neurite r esta1·e dapprima stazionaria e poi migliorare lentamente lìoo olia guarigione. Se pt>r ò sono colpiti i vasi relinici, bisogna sottomettere il malato per lunghi mesi ad un trattamento energico (emissioni san~uigue locali al periodo iperemico e piu lardi noce vomica e correnti continue) ; solo cosi è sperabile un ri sultato sodd i ~racente . Venneman in due giovinette ha visto sopravvenire in !'eguito alruso di tavolette di estratto di tiroidea, astenopia accomodati va; i disturbi oculari sono scompar-;i non appena venne sospeso il trattamento speciale. cq.

L 'as epal aoatltulta all'antlsepsl nell'oftalmia parulenta. - (.1\ltì nch. med. Wochenschr., 2, 1900).

VoN AMMON e LAMBOFER. -

Recentemente, il dottor Von Ammon, m edico m ilitare ba· varese, e il dottor Lamhofer, hanno sostituito al metodo antisettico la semplice asepsi nella cura dell' oftalmia purulenla, ottenendo ne degli ottimi J'i$ullati. Il l or o ·procedimento consiste nel lavare abbondantemente, due volle il gio1·no, i fornici congiuntivati con una soluzione fisiologica di cloruro di sodio; c nell'applicare, sulle palpebre, delle compresse ghiacciate rinnovate ogni tre minuti. 56


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L'infiammazione e la tumefazione della congiuntiva diminuiscono rapidamente, e si riesce a divaricare facilmente le palpebre al termine di due o tre giorni. In capo ad otto giot•ni, al ma.rimum, la secrezione purulenta è quasi cessata, e i bambini aprono da sé stessi gli occhi: allora si possono sopprimere le compresse ghiacciate. La guarigione completa richiede tre, quaLlro settimane. L'inconveniente del metodo consiste nel dover rinnova re ogni tra minuti le compres!>e ghiacciate:; ma il Lamhofer le ha soppresse e sostituite con lavatur e di ora in ora della congiuntiva con acqua tiepida bollita semplice, o leggermente bol'ica, ottenendo in tal modo, la gun1·igiono completa in quindici giorni. A quanto par e, gli autori limitarono le lçro esperienze ai casi di oftalmia pur ulenla dei neona ti; ma sarebbe oltremodo inter essante estenderle aiLresì alla congiuntivite gonococcica degli adulti, n ella quale de~esi supporre che i risultati sarebbero ugualmente soddisfacenti. E. T. BENOIT.- Conglantlvlte fllttenulare

e vegetazioni a4eno14l. - (Reetteil d'nplttalmologie, n. 2, 1900).

Non di rado le congiuliviti flitlenulari, che hanno lungamente resistito al trattamento locale, guariscono in modo rapido mercé l'applicazione di qualche pomata antise ttica sulla mucosa nasale. L' A. da due anni esamina sistematicamente le viè respiratorifl superiori dei fanciulli affetti da congiuntivite flittenuJare. Nei casi r ecenti ha semp1·e riscontrato la iperemia della mucosa nasale; in quelli r ecidi vanti la ipertrofla della stessa, associata qualche volta alla ipertrofla delle amigdale patatine. Quasi sempre ha notato che la r iacutizzazione di un'adenoidite ha ceduto con l'uso di una pomata antisettica sulla mucosa nasale. Nei casi ribelli le vegetazioni adenoidi aumentano notevolmente di volume e riempiono il rino- faringe eò allora s'impone la loro ablazione; su 30 operati l'A. non av rebbe osservato che una sola recidiva dell'affezione oculare in un soggetto con eredità specifica trascurata. · Le lesioni nasali, principalmente le vegetazioni adenoidi, provocano la comparsa della congiuntivite flitlenulare, p reparando il terreno linfaLicosscrofoloso, già troppo debole pet' reagire alle influenze ester iori. CfJ.


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RIVIST! DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

G. GoBBI.- Il onore umano o••ervato at raggi :aontgen. (Gaz.:etla d euli Ospedali , n. 150, 1900).

L'autore rifer isce quello che egli è riu scito a rilevare al fl uor oscopio, esa minando in una lunga ser ie d'indi vidui il cuore. Dopo un rapido accenno alla t.liligenza ed alle cure delle quali deve usare l'osscrvaLor·e quando s i accinge a fare un esa me, desc1•ive l'imagine lluoroscopica del viscer e ed i s uoi rappo rti con le ombre dello scheletro. Riferisce i confronti fatti fra la limitazione del cuore ottenuta con la percussione e quella ottenuta con i raggi X, e stabilisce la s uperiorità indiscuLibile di questo secondo mezzo d'indagine. l movimenti del cuore in totalità e dei s uoi vari segmenti attirano ma ggio rmente l'osservazione dell'A.; ed egli ce t·ca di sorp1·eodere e co ntrollare nella m obilissima ombra cardiaca i fenomeni che la fisiologia ha dimostra li ed ammessi nella rivoluzione del cuore. Egli constata che nel cuore normale a r es pira-zione tranquilla la sede reale della punta cor risponde esattamente a quella che s i rileva con la palpazione o con la percus s ione. Descr ive la diastole pr og1·essiva ondula ta dei ve otricoli, e l'allerno moto di questi e degli atrii. La punta del cuore nell'itlo si spinge in a vanti, ver~o sinistra ed in basso ; la punta cioé nell'itto si allunga s econdo l'asse longitudinale del viscP.re, senza che questo ruoti o si abbassi. A ve ndo associato alla percezione visiva dei moti del cuore, la percezione uditiva di un metrometro sincrono alla diastole aortica e la percezione tattile dell' illo, l'autore é riuscito a convincersi che questo accade nel tempo della dias tole latente o della tensione, ottenendo così conferma delle vedute di Luciani, dello Stefani, del Rosensteio, del Frede r ick, ed alle tante ipotesi enunciate s ulla cagione dell' ilto una nuova ne formula, c he se non ha ancora la conferma s perimentale, certo a ppare logica e soddisfa. La punta del cuore nella dias tole è roton-


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:&!VISTA DI .A.NATO~llA E FISIOLOGIA NORMALE ECC.

deggiante. Nel tempo di tensione dei ventricoli, quando s'inizia circolarmente alla base di essi la contrazionE~ muscolare, il sangue per la prima compressione tenta sfuggire verso la punta e la punta che è libera, ed anatomicamente presenta per il vortice delle sue fibre muscolari scarsa resi~lenza agli impulsi diretti secondo il suo asse, si allunga e dà l'itto nell'attimo che segue alla chiusura delle valvola cuspidali e precede l'apertura delle valvole arteriali. L'Autore infine accenna ai grandi progressi che apportarono alla clinica i raggi Rontgen per la diagnosi degli aneut·ismi latenti dell'aorta intratoracica. G. B. DAVIS HARD. -

TraltallODe del I&Dgue lD

(!

toto n. -

(Medical Press, 2 maggi? 1900).

Il medico americano Davis Hard ha esperimentato su di sè stesso la possibilità di trasfondere il sangue con lutti i suoi elementi. ln un esperimento egli prese quattro once di sangue da una robusta capra di un anno, e l'iniettò nella sua vena mediana basilica. Come risultato egli notò soggettivamente una speciale acutezza di mente e facilità di pensar e, accompagnala da un umore esuberante di natura ottimista, e fra le altre cose gli si sviluppò un appetito eccessivo. Però per tl'e giorni, dopo la trasfusione, soJ'I'rl d'insonnia, e provò una legge1'a pesantezza di testa e tintinnio agli orecchi per circa una seUimana. Trascorse due settimane, egli s'iniettò allre quattro once di !1-angue prese da un capretto. l sintomi subiettivi furono quasi identici alla pr ima volta, ma meno accentuati, mentre si trovò nelle urine piccola quantità di albumina e di zucchero e urea in eccesso. Oltre a questo vi era un notevole aumento di corpuscoli ross i del sangue. 11 dottore \Vyman, assistente dell'Hard, volle ripetere s u di sè gli esperimenti, e dopo otto trasfusioni di sangue di i reo in trenta giorni ebbe un aumento dell'otto per cento nei corpuscoli r ossi dell1angue, del dodici per cento in quelli bianchi, del sei per cento nell'aumento del peso nel corpo, ed « una generale esaltazione di tutte le funzioni organiche •. A. M.


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RIVISTA DI MALATIIE VENEREE t DELLA PELLE Le eptdtdlmltlauppurate clelia blenorragia. (Journ.al de M édecin.e et de Chiru rgie, maggio ·1~01).

L .l.URRNT. -

Le epididimiti suppurate sono considerate come molto rare nel corso della blenorragia, tantoché molle opere classiche non ne fanno cenno. Il dottor Laurent ha raccolto un cer to numero di casi ben nelli di epididimiti suppurate per gonococco e ne ha fatto oggetto di un accurato studio. Secondo il dott. Laurent questa complicazione, la cui causa rimane però in generale oscura, si presenterebbe abitualmente nel seguente modo. Nel corso di un'epididimite blenorragie& acuta, con evoluzione regolare, abitualmente verso l'epoca in cui dovrebbe avvenì1·e la defervP.scenza, compare la febbre, contrassegnata da elevazioni vespertine della temperatura di 38°,2 . 38o,9: talvolta la curva· presenta grandi oscillazioni. Nello stesso tempo lo stato generale deteriora, il malato perde l'appetito e dimagrisce rapida mente. Tali fenomeni così poco comuni e cosi accentuali, di cui non si conosce ancora la vera causa, hanno fatto pensare sovenli ad un'invasione tubercolare. Lo scroto diventa doloroso. Questo dolore, in certi casi, é cosi intenso che il malato deve resta1· coricato ·evitando qualsiasi movimento che aumenterebbe le sue sofferP.nze. Ma ben prestù i fenomeni locali vengono a rischiarare la diagnosi. Alla palpazione, si sente un piccolo tumore limitato, distinto dall'epididimo senza esserne intieramente separato, doloroso alla press ione. In quel punto la pelle dello scroto div·enta rossa, inflltrata, vi si perce pisce ben tosto la fluttuazione. Questo tumore flut· luante risiede il più sovenli a lla coda dell'epididimo e si avverte alla parte postero-infer iore dello scrolo. Se l'ascesso non viene inciso, esso si svolge rapidamente e si a p1·e allo esterno. In quel momento, i tubi seminiferi possono sortire, ma il più sovente l'ascesso si deterge e forma una cicatrice. Se


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RIVISTA DI MALATTIE VE!\'EREE E DELLA PELLE

però l'ascesso si apre nella vaginale, può aversi la necrosi del testicolo. Or dinar·iamente il processo si svolge rapidamente e non residua alcuna fistol a ; ed è appunto quest'evoluzione favorevole che è il punto principale per la diagnosi differenziale col tubercolo del testicolo . Come per tutte le suppurazioni prodotte da l gonococco, anche nella malallia in discorso la prognosi é favore vole. Anche nei casi in cui i fenomeni presentavano nell'inizio una certa gravezza, si ebbe un miglioramento rapido dopo l'apertura dell'ascesso Dal punto di vista della funzione spermatica, fa duopo prevedere la possibilità di un esito della raccolta purulenta nella raccolta vaginale o nel testicolo. Se l'ascesso si limita all'epididimo, non pare che le vie escretrici rimangano otturate: essendo la suppurazione exlra-epididimaria , la permeabilità dei condotti dell' epi4idimo può essere conservata, come fu possibile riscontrare coll'esame microscopico. In questi casi si avrebbe suppuraziooe periepididimaria senza epididimite e la prognosi funzionale sarebbe molto meno grave che quella dell'epididimite acuta. , L'incisione precoce è il trattamento razionale: essa perm ette di conservare una porzione d'organo che può ancora compiere la sua funzione. B. A .. BeRTARELLr.- L' lnlezlooe dl oalomel&Do è veramente

ef!loaoe oootro 11 lupa.?... - (Bollettino chimicoscientiftco della Poliambulan:za di Milano, n. 3, 1901). L'autore, esposti numerosi casi di malati di lupus curali con le iniezioni di calomelano secondo i procP.ssi e le formule de ttale dallo Scarenzio, viene alle seguenti conclusioni: 1o Nei vecchi lupus, noti da lungo tempo come tali, nP-i quali sintomatologia e decorso stavano a confortare con assoluta certezza la diagnosi di lupu~, le iniezioni di calomelano non produssero alcun effetto benefico. Se in tali casi vi fu qualche miglioramento al principio della cura mercur ia le, susseguita ben tosto da ritorno allo statu quo ed anche da peggioramenti, ciò si spiega benissimo con l'azione diplastica del mercurio, per la quale questo rimedio facilita ed affretta il disfacimento comple to, la ossidazione ed elìminazione degli albumina ti invecchiati dei tessuti, donde in qualche


RIVISTA DI TERAPEUTICA

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caso una certa diminuzione degli infiltramenti diffusi, s ul principio della cura in parola. 2• Che nei casi di supposte guar igioni di lupus mediante iniezioni di calomelano, siavi stato invece un e rrore di diagnosi, e siasi' trattato non di lupuf', ma di sifilide tardiva ignorata o almeno del connubio del lupus con la sifilide tardiva od eredi taria. Sicché l' impiego del m etodo Scarenzio nelle dermatosi dubbie presenta un grandissimo valore diagnostico, perché anche nei casi di lupus citati come esempi di esili s traordinariamente felici dagli aut.ori che si dimostrarono sostenitori della nuova virtù, ultimamente da alcuni attr ibuita al calomelano, mai la guarigione é descritta come completa e duratura , mai · la marcia verso il migtioramento vi é descritta cosi rapida e continua come ebbe ad osservarsi nei casi di sifìlodermi. G. B.

RIVISTA DI TERAPEUTICA Lo zolfo nella oura della 4l••enterla. - (La Semaine médicale, 19 giugno 1901, pag. 208). Un medico militare inglese, il dott. Richmond, durante l'attuale guerra del Transwall, tr ovandosi in mezzo a nu· merosi malati di dissenter ia raccolti nell'ospedale di Deelfontein, cercò di utilizzare le proprieta antisettiche dello zolfo nella cura della dissenteria. Eg·li somministrò, in tali casi, ogni quattro ore, untt mistura composta di 1 grammo e 20 centigrammi di zolfo sublimato e di O gr., 30 centigrammi di polvere del Dower. Tal medodo curativo sembra abbia esercitato sui sintomi. morbosi e specialmente sui fenomen i dolorosi e sul tenesmo reLlale, un'azione molto più rapida e radicale degli ordinarii mezzi terapeutici. Pertanto nei dissenterici curati con lo zolfo, il Richmond non osservò nè r i· cadute, né tendenza alla cronicità, mentre non si ottennero · uguali risultati nei casi ove si ricorse ai rimedi usati abi~ualmente nella diasenteria. Occorre però far rilevare comPil numero delle scariche quotidiane non diminuisca d'emblée


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RIVISTA DI TEIU.PEOTIOA

sotto l'influenza dello zolfo; tutta via, anche in tali cirr.os tanze, non si tarderà a rilevare un sensibile miglioramento dei fenomeni dolorosi e del tenesmo, mentre le dejezioni diventeranno più normali. Tal metodo curativo verrà continuato, come venne indicato, finch é la diarrea comincia ad attenuarsi, allora si daranno soltanto tre di dette polveri al gior no, una ogni ollo ore. Non attenendosi tt tale Pt:escrizione, s i co,rrerà per icolo di veder la dissenteria sostituita da uno stato di stiG. B. tichezza più o meno pericoloso. M . ALBU.- Gll•oambl Ol'g&nlolele iD4loazloDl tenpeu-

tlohe 4ell'eg1me vegeta rl&DO. - !Centralùlatt fù r die innere Medicin , febb1•aio 1901).

L;autore avendo accuratamente studialo il ricambio organico di una donna adulta che da sei anni si nutriva esclusivamente di veget.ali, conclude col dire che la pover tà dei vegetali in albuminoidi non impedisce che la nutrizione si compia normalmente senza che la sostituzione dell'albumina vegetale alla normale, produca inconvenienti, mentre p~:~r una donna che non faccia eccessivi lavori, bastano 6 grammi, 46 centigrammi d' azoto pro die, senza aumentare la quantità degli idr ocar bçmati. L' utilità invece del regime vegètariano é contestabile, ess eudo . poco assimilabile l'albumina vegetale, a vendo 1·iscontràlò n elle feci della paziente in parola circa il terzo dell'azoto assor bito, mentre altr i inconvenienti del regi me vegetariano derivano ' dalla quan lilil di s ostanze che si debbono ingerire, dalla loro uniformità e mancanza di sapore specialmente nei mesi invernali, quando per forza debbo nsi inger ire frutta e legumi freschi. In vece il regime vegetariano può riuscir utile in parecchi s tati morbosi, ed in primo luogo nelle nevrosi e nevraslenie , e ciò sopralutlo per la ma ncanza di qualsiasi elemenlo ir ri- . tante (alcool, thé, caffè, aromi). Però occorrerà !.al volta aumentare la ricchezza dei vegetali in sali minerali, i quali esercitano una influenza speciale s ugli scambi or ganici. È raccomandabile il regime veget.ariano nella nevralgia dei tabetici, regime che diede tal volt.a dei buoni risu!Lali anche nella cura della scialica. Tale azione si può spiegare con due ipotesi, sia che alcune nevralgie testimonino un'intossicazione da prodolti di dissimilazione, intossi c~zi~n e che un cambiam~nto di nutr imento


RIVISTA DI TERAPEUTWA

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fa ce ssare, s ia che esse dipendano da una costipazione cr·onica che scompare cen l'uso di ali menti vegetali. S'ebbero buoni risultati nelle nevrosi dello stomaco e degli intestini, come pure nella colite muco-membranosa, come nelle cirrosi epatiche e nella li tiasi biliat·e. I n tali malattie la cura in parola non potra esser pr·olungata oltre le oUo settimane. L' alimentazion~:: vep;etale é da raccomandarsi nell'obesità, per·ché calmando la fame contiene poca albumina ; é favorevole ai diabetici se si scelgono dei legumi poveri di amido, ed ai go ttosi, per m ol li dei qualì

la malattia dipende da ab uso del r egime ca r·neo. Nelle nefriti, pur conservando l'epitelio renale, non dà la guar igione. :\'umerose affezioni cutanee, legate a disturbi di scambi orp;anici o ad affezioni gastro-in testinali, sono favor evolmente influenzate da detta alimentazione, specialmente la p1·urigine, la foruncolosi, l'orticaria, l'er•itema essudati vo polimorfo specialmente nei bambini, l'eritema nodoso , diverse specie di eczemi cronici. La cura vegetariana è invece controindicala in tutte le affezioni or ganiche del tubo digerente, nella debolezza cardiaca ed in genere in tutti gli s tati d'indebolimento, mentre alcuni individui posseggono una vera idiosincrasia pel r egime vegetariano che non possono assolutamente tolleral'e. G. B. G. S AL VIOLI. ....:... Dell' lntoallioazlone da lodotormlo. - (Ri: oista veneta di acierue m edich e, marzo 1901). · Gli inconvenienti maggiori prodotti dall'iodoformio,son dati dalla sua grande tossicità, che può manifestarsi non solo con l'usò di grandi dosi, ma a nche con piccole, che da prima fece pensare a speciali idiosincrasie. Talora i sintomi tossici si sviluppano dopo alcuni g iorni senza prodromi e con g•·ande violenza Gli studi sperimentali sull'azione tossica del iodoformio non sono molti.ed in qualche punto contradditorì. Non é poss ibile determinare l'azione tossica per l'uomo; tal volta piccole dosi produssero fenomeni d'avvelenamento, mentre tal altra g randi dosi non diedero alcun disturbo. Gli autor i distinguono ordinariamente questi avvelenameuti in acuti e cronici, g ravi e leggieri. Mentre le form e benigne sono accompagnate da leggiera febbre, dolor i di capo, insonnia; nelle gravi p redo·


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RIVISTA DI TEJUPEUTICA

minano fenomeni di eccitHmento del sistema nervoso, con la temperatura che si innalza oltre i 40' s enza causa apprezzabile e con pulsazioni che g iungono sovenle a 150- 180 per minuto. Vi si a ssociano vomiti incoercibili, urine s carse albuminose, contrazioni muscolari e perdita involon taria di feci ed orine. La ps iche é alterata, con idee deliranti allucinatorie di per secuzione, con tendenza alla fuga , al suicidio, paura d' impazzire o di morir e. L'autor e riferisce parecchi casi di intossicazione iodoformica occorsigli nella pratica, e per dis teso quello di una ragazza colla da gravi fenomeni tossici do po l'applicazione, su di un'estesa piaga di scottatura, di una semplice benda di garza all' iodoformio, sostenuta da uno strato di cotone e da una fascia all' iodoformio. per ritrarne da ultimo le s eguenti conclusioni, importanti sopratutto per i medici chirurghi pratici: 1° L' iodo formio poss iede un limitato potere antisettico . 2" Stimo la i processi vitali istologici dei tessuti, quindi la cicatrizzazione delle ferile. 3• È eminentemente tossico per i bambini, i vecchi, i deboli ed i nervosi. 4• La sua tossicità è indipendente dalla quantilil di cui s i fa uso, e può svilupparsi con fenomeni gravi dopo parecchi giorni dalla sua sommiTlistrazione. 5' Nelle ferite e nelle vas te soluzioni di continuo l' iodo formio non si deve assolutamente adoperare e nemmeno lleves i usare la garza all' iodoformio, altrettanto pericolos a quanto la stessa polvere. 6' Avendo applicata una medicazione all' iodoformio , bisogna continuamente sorvegliare il malato e tog lierla ai più leggeri accenni di intossicazione. 7' È da desiderar si che l'uso dell'iodoformio :si restringa sempre più e vengano ad esso sostituite quelle sostanze c he hanno maggiore potere battericida, senza avere le sue pericolose propriet.a tossiche. G. B. HuCHARD. -

lo4aro 41 •o41o e lodaro 41 potudo. - (Journal de Médecine et de r:hirurgie, maggio 1901).

So venti venne discussa la questione di sapere in quali cil"costanze il ioduro di sodio deve essere usato a preferenza del ioduro di potas sio. Pare che il ioduro di sodio debba preferirsi quando deve essere adoperalo per molto tempo come


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RIVISTA DI BATTERI OLOGIA

si richiede per i soggetti affetti da sclerosi arteriosa, perché esso è meno nocivo per lo s tomJicO e perchè i sali di potassio rossano alla lunga diventare tossici. Pare inoltre che il ioduro di sodio sia più assimilabile e che produca meno facilmente accidenti di iodismo. Può essere somministrato alla dose giornaliera di trenta centigrammi per 21 giorni al mese. Continuando in tal modo pe r molti mesi, esso noo guarisce la sclerosi, ma, diminuendo sensibilmente la tensione arteriosa. migliora sensibilmente lo s tato dei malati. Quando si traLLa di un aneurisma, sia o non d'origine si· flli tica, è necessario usare il iodul'o di potassio, perchè esso ha un'azione più energica e più rapida. Ma non si deve però considerare quest'azione come dovuta alla meditlcazione antisitlliLica. Pare che l'azione si eserciti principalmente sulla parete A si deve cer·c.are con tutti i mezzi possibili di diminuir e la tensione arteriosa. Ma in questo caso particolare, é necessario dare il medicamento a dose molto ele vata e somministrare una alimentazione latteovegetariana, che per l'assenza di tossi ne è pr eferibile dal punto di vista della tensione delle a rtel'ie. Un ultimo faao de vesi segnalare r elativamente a ll'uso di questi ioduri ·. il ioduro di sodio non ha alcuna azione antisifllilica e per conseguenza, se in una maniera qualsiasi si può sospettare la sifilide, é pr·eferibile ricorrere al ioduro d i potassio. B.

RIVISTA DI BATTERIOLOGIA BuzovsKY e JANOVSKY. - Batterlo-terapia. Press, 14 febbraio 1900).

(Medical

Bnzovsky e Janovsky hanno adottalo come cura delle ulcen indolenti, la medicatu r~ colla proteina del bacillo piocianico. Nelle ulceri spesso si trovano oltre al microrganismo patogeno altri microrganismi sttprofitici. Lo scopo che il medico si deve prefiggere nella cur a delle ulceri è quello di liberar le al più presto possibile ·da questi ultimi, che ne ritardano la guarigione e si moltiplicano cosi rapidamente malgrado la tnedicatura antisettica. Gli esperimenti comparativi fatti col-


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RIVISTA D'IG~NE

l'acido fenico e la proteina del bacillo piocianico, hanno mostrato la grande superiorita di quest'ultima nel raggiungere il detto scopo. Questa pr·oteina si ottiene in grande quantita facendo la coltura del bacillo in un mezzo liquido, sulla superfl.cie del quale si forma una pellicola verdaslra o ~iallo· verdastra. Dalla r.oltura si prepara la proteina secondq il metodo di BLtchner, risultandone un estratto verde, alcalino, floccoso. L'azione di questo liquido sulla salute degli animali e dell'uomo è nulla. Preparata cosi la pr oteina, l'infermo si fa restare a letto, e qualche volta è utile dare un bagno tiepido alla parte malata. La proteina si applica due volle al giorno coprendola con garza idrofila ed ovatta. Di cento casi curali, uno solo non andò bene, essendos i gonfiata la parte per un grande accumolo di leucocili. È indiscutibile l'azione salutara di questo metodo di cura. Un'altra prova della sua potenza si può avere nel tubo di saggio, mettendovi una piccola porzione di questo estratto insieme ad una colonia cre!'lcenle di piocianico: si vedré. subito ar· restarsi ogni ultei'iore progresso di questa. L'applicazione locale non produce dolore e la pelle circostante si conserva perfettamente sana. In 24 ore l'ulcera comincia a mostrare segni di miglioramento, e se essa era coperta prima da una pseudo-membrana, dopo l'applicazione dell'enzima, questa scompare nella giornata. La prima me dicatura sarà presto impregnata dalle secrezioni che poi rapidamente sparì sco ne colla seconda o terza applicazione. La durata della cura varia secondo le complicazioni , ma in ogni caso essa é molLo più breve che con qualunque altro mezzo. A. M.

RIVISTA D'IGIENE JocBMANN. -

Sviluppo del baoUlo &uberoolare lD mezzi

aoldi. - (Hygienische Rund~chau, 1 genn. 1901).

Le conclusioni di questo studio sono le seguenti : 1" un leggero g rado di acidita del substralo n~trilivo favorisce lo sviluppo del bacillo tubercolare; 2• i substrati preparati con brodo di came debbono ai prodotti acidi di estrazione il loro


RIVISTA D'IGm~E

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naturale g:rado di aciditè, che favorisce cosi spiccatamente la vegetazione del bacillo tubercolare; 3° recido laltico nella proporzione dell' 1 p. 1000 a ggiunto ai subslrati alcalini o neutri favorisce straordinariamente la colli vazione del bacillo tube rcolare. L'auto re consiglia la seguente formola pel substrato nutritivo: mezzo nutritivo Heyder e gr. 5, cloruro sodico gr. 5, glicerina g r. 30, agar gr. 20, soluzione sodica normale eme. 5, acqua distillata. eme. 1000. te. D. J)JNEUR, m edico di battaglione, capo del laboratorio di batteriologia all'ospedale militare di Anversa, e dottor ScHUCKlNG, maggiore medico di 1* clasf;e. Del prooe..t utemporanel dl purlfloazlone df'lle aoque. (A r chives Medicales Belges, settembre, 1900). Il pro cedimento da scegliersi per l'epurazione delle acque destinale alle truppe in mRrcia, deve, come qualila principali, essere semplice, rapido, efficace e di poco cos to. Di tutti i processi usati , uno dei più efficaci è l'ebullizione: ha l'inconveniente del biMgno di tempo e di combustibile; di più toglie all'acqua i gaz che essa tiene in soluzione e le lascia un ~apore poco gradevol~. Per contro la sicurezza che le conferisce è assoluta. I germi palogeni p rimordiali dell'acqua (B. liflco, B. coli, B. colera) sono distrutti a 100•, l'ebullizione non richiede recipienti speciaÌi. Gli utensili in in uso pei bisogni culinari sono sufficienti. Si può pur e, per · mascherare il sapore Sjiradevole che conferisce all'acqua, e per non essere obbligati ad aspettare il suo completo raffreddamento, raccomandare l' uso dei" decotti o di un ca!J'è le!Z'gero·. I filtri di maggior uso sono quelli de i sistemi Berkefeld e Pasteur . L'esperienza di molti autori li fa ritenere entrambi come dotati di un valore presso a poco equivalente. La rendita di questi filtri è in ragione dire tta della pressione del liquido, e in r8'gione inversa della durata del loro funzionamento. Da questo la necessita di puliture tanto più frequenti, di quanto l'acqua da filtrare è più imput•a. Questi fthri, anche quando sono scrupolosamente sterilizzati, non danno mai un acr{ua scrupolosamente e costantemente asettica. Fra i rari germi che essi lasciano passare, si possono tr·ovar tanto


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RrviSTA D'.IGIENE

dei saprofiti quanto dei patogeoi. Dopo qualèhe giorno è necessario sterilizzarli di nuovo. Due processi sono specialmente usati a questo effetto. Il primo è l'uso del calore ; è il migliore ma è il p;ù lnogo; e difficilmente applicabile in campagna. Il secondo processo (Guinochet) ha per base l'tmpiego del permanganato di potassa, è più r apido, più pratico, però non dà una comp eta sterilizzazione. Ciò non ostante potrebbe sembrare sufficiente, visto che qualche raro germe filtra sempre, anche quando la s terilizzazione è perfetta. Certi filtri sono forniti di ripulitore. Questi apparecchi sono utilissimi, ma molto delicati a maneggiarsi in campagna, spe· cialmente quando l'acqua é molto carica di elementi in sospensione. In genere i filtri sono appar·eechi eccellenti, tanto più buoni quanto più sono semplici, ma hanno bisogno di grande sorveglianza. I principali processi d'epurazione, con mezzi chimici, sono basati, gli uni sulla precipitazione di certi elementi, che trasportano con loro i rnicro-organismi (questi pr ocessi sono assolutamente ~nsurflcienli) . Gli altri s ull'impiego di corpi ossidanti come il permanganato di polassa, di soda o di calce, o anche il bvomo ecc. Ft•a questi ullimi, il processo Schipiloff al permanganate di potassa ha d11to buonissimi risultati; però in certi casi la dose di permanganato deve esRere più forte di quella indicata dall'aut<>re. Il pro<'.esso Lapegrière, che può annoverarsi fra i processi chimici piuttosto che fra quelli a. filtrazione, è un derivato del precedente. La conclusi<tOe degli studi di cui tratta, sembrerebbe doverlo farlo considerare come uno dei migliori che si posseggono: è pratico e molto semplice non r ichiedendo che un sol o utensile speciale insignificante (filtro poco voluminoso e di facile impiego). È inoltre r apidissimo e 'di poco costo, secondo i lavori di La· verso e di Hanriol. Sterilizza bene l'acqua. In queste condizioni sembra preferibile ai filtri a carlJdela. La rapidità e semplicit.à. sua lo rendono superiore all'uso dell' ebullizione. Un ultimo processo che sembra tluono quanto il precedente è quello di Shumbure. Secondo i lavori che ne fecero oggetto di studio, esso distrugge il bacillo tifìco, il coli-bacillo e lo spirillo del colera. Esso consiste nell'aggiunger·e all'acqua da purificare una certa quantita di soluzione di bromo bromurata. L'eccesso di bromo viene poi distrutto da un miscuglio di :.olfaLo di soda e di carbonato di sods. L'uso di .questo metodo è semplice, efficace, rapido e poco costoso.


1UVISTA D'IGIENE

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Conclusione. - l processi J,.apegrière e Shumbure, sembr·ano dover meritare la preferenza. Sono più efficaci dei filtri, rapidi quanto loro, non richiedendo né apparecchi né manutenzione. Sono altrettanto sicuri, come mezzo di sterilizzazione, quanto l'ebullizione,ied esigono meno tempo. Non potendo applicare questi processi potrà essere impiegata l'ebullizione o la filtrazione: l'ebullizione quando si dovra essere particolarmente esigenti riguardo alla ste rilità dell'acqua (in caso di epidemie), la filtrazione quando lo stato s anitario essendo soddisfacente, si desideri ottenere rapidamente graqdi quantità di acqua da consumazione. Schucking intende per processi estemporanei di purificazione delle acque (luelli che possono effettuarsi nel più bt·eve tempo, coi mezzi più semplici, cioè quelli che possono eseguirsi in campagna in qualsiasi circostanza. La purificazione può arrivare a rischiarare delle acque torbide e a distruggere i bacilli che esse contengono, ovvero non produce che l'uno o l'altro di questi risultati. Si osserverà dunque, eseguendo i diversi metodi, a quale specie di purificazione si aspiri e quale é quella che otterremo. Di metodi di purificazione non c' è che: 1• la filtrazione; 2• la purificaziooe con aggiunta d'agonti chimici, che possano essere presi in considerazione per. le truppe in campagna. Fra i filtri che servono tanto per la chiarificazione che per la sterilizzazione dell'acqua, solo quello di · Berkefeld-Nordtmeyer é costruito in modo da poter sopportare le importune vicende di una guerr•a. Però non potendo essere trasportato che su i furgoni del treno non ha tutte le qualità richieste per le truppe, mentre si raccomanda come eccellente !Jer gli stabilimAnti di campagna che sono intimamente legati col loro treno. Un apparecchio comodo a tra$pOrtarsi, di costruzione semplicissima e maneggevole é, per le truppe in campagna, il filtro di distaccamento (Schwarmtìltre), ma non produce altro cb e la chiarificazione d'un acqua fangosa e torbida; visto però che esso non può sterilizzare l'acqua non si potrà inlrodUI·re che a condizione di avere per la distruzione dei b l . . ac eri un altro mezzo altrettanto semplice e maneggevole. K Dopo esperimenti estesi e ricerche profonde (Traube, Lode, ra~chmer, Vogel) è stato trovlitO queslo mezzo nell'ipocl ortto di calce.


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;(OTIZIE

Questo agente chimico in dose di 8 mgr. di cloro per litro annienta in 30 minuti tutti i bacilli. Si ar riva dunque alle seguen~i conclusioni : Per rende re possibile di poter procurare per l'armata. ovunque, ed in qualsiasi circostanza, un'acqua igienicamente buona si richiede: 1° Per gli stabilimenti di ca m pago~ l' introduzione del filtro Berkefeld·Nordtmeyer ; 2' Per le truppe, l'impiego di filtri di distaccamento con quantità sufficienti di ipoclorito di calce. C. P .

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NOTIZIE •omlna a. libero docente.

Ci è grato di annunziare che, con recente determinazion e ministeriale, è stato nominato libero docente in chirurgia , presso la fa colta medica dell'l stitulo superiore di F irenze, il colonnello medico cav. Pietro l mbriaeo. Questa nomina sarà appresa con vivo piacere non solo dai già numerosis simi colleghi usciti dalla Scuola d'applicazione di Fi1•enze che ebbero l' l m briaco u maestro, ma da tutto il ceto medico militare; e siamo certi di interpreta re il sentimento di tutti mandando all'egregio collega vive congratulazioni.

11 Diret.t.ore

Dott. F. LANDoLFI, maggior generale medico. Il Reda.t.t.ore

D.• RmoLFO L1vt, maggiore medico.

Gto VA NNI

ScoLARI, Gerente.


RIVISTA DI OT0-1\INO-l.ARINGOIATRIA.

llara.s, Bouyer. - Sull e algie isteriche della mastoide o pseudom..1stoiditi. . . . • . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 87~ Hasster. - Palla di re volver nella mastoide. . . . • . . . 874 Maalp. - Le otitl secche nei malati affetti da rioite atrofica. . 875 Lurl. - Sulle lesioni traumatiche della membrana del Umpano 876 RIVISTA DI OCULISTICA.

Laglayze. - L'occhio ed i denti. Relar.ioni patologiche . . . . . . Pag. 877 llatouuonkl. - L'acqua salata sostituita al sublimato nelle iniezioni sottocongiUlltivalì . . • . . . . • . • . . . . . • 878 Lacomme. - Disturbi oculari consecutivi alle scottature estranee , all'occhio . . • . . . . . . . . . . . . . . . . • • 879 Coppez, Venneman. - Disturbi oculari consecutivi all'uso dei preparati tiroidei. . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . 880 Von A111moll e Lamhotèr. - L' ase1lsi sostituita all' antlsepsi nell'ortalruia purolenta. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 881 Btnolt. - Congi untivite Oìltenulare e \'egetazioni adenoidi . . . . 88!

.

RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA.

Gobbi. - Il cuore umano osservato ai raggi Riintgen . • . . . Hard. - Trasfusione del sangue in • toto • . . . . . . . . .

Pag. 883

884

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELL.ol. PELLE.

Le epididimiti suppurate della blenorragia. • . . . Pag. 885 Bertarelll. - l ' iniezione di calomelano é veramente ell1cace contro 11 lurus ?. .. • . . • . . . . . . • . . . • . . . . . • 886

taarent. -

RIVISTA DI TERAPEUTICA.

lo zolfo nella cura della dissenteria . • . . . . . . . . . . . Pag. 88i Albu. - Gli scambi organici e le indicazioni terapeutiche del regime vegetaria.uo. . . . . . . . . • . • . . 888 Salvioll. - Dell'intossicazione eta iodoformio . . . . 889 Hu~hard . - loduro di sodio e iodurn di potassio . . . 890 RIVI STA DI BATTERIOLOGIA.

Buzonkl e lanovskl. - Ba.tlerio·terapia. . . . .

. . . .

. Pag. 891

RIVISTA D'IGIENE.

loohmann. -Sviluppo del bacillo tubercolare in mezzi :1cidi . . . Pag. 89! Dineur e Scltucktng.- Dei processi estemporanei di puri fieazione delle acque . . . . . . . . . . . • . , . . . . . . . . . 893 i'iOTIZIE.

:>ìomina a libero clocente . . .

. . . . . . . . . Pag. 806

Per mancanza di spazio la seconda lista delle sottoscrizioni per il busto al generale CoRTESE è rimandata al prossimo fascicolo.


GIORNALE -·MEDICO DEL

REGIO

ESERCITO

Dlrtzlene e Amministrazione: pr..so l'Ispettorato di Sannt M!lltal'l VIa Venti Settemllre (Palazzo del Ministero della guerna)

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Reè.entissima pubblica~ione : Dott. EDMONDO TROMBETTA, Capitano medico l

•

LA 'TEORIA DEGLI SPECCHI EDELLE LENTI APPLICATA

ALLA DIAGNOSI DEI VIZl DI REFRAZlONE Un volume in 8°1 legato in .t ela, di pag. Xll- 270, co~ 78 figure interèalate nel testo. - Firenze, 1901. L. Nicolat editore. - Prezzo L. li.


GIORNALE MEDICO DE L

REGIO ESERCITO

Anno XLIX

N. 9.

30 Settembre 4904

ROMA TIPOGRA,FIA. ENniCO VOGHERA

Gli abbonamenti si ricevono dall'Amministrazione del giornale VIa Venti Settembr-e (Palazzo del Ministero \iella guerra).

I J.OH.Ol.


SOMMARIO DSLL~ M A TEKIE CONTENUTE NEL

llll<; ,'tl~lllt,;

PRES ENTE FA SCI COLO

UBIGIIWt1.LI .

Ostino. - l.e stenos1 nasa li in rapporto al ~ervizio militare. Bonomo. - Nuovo metodo per la cura radical e nell 'ernia crurale. Oddl. - Un caso di fulminazione non mortale . . . . • . . .

Pag. 897 9!5 95!

RU' IMTt1. DI GIOBI\' .o \LI IT,\Lit1.!WI ED 1::8TIEBI.

RIVISTA M~:IJ I CA. t

Pa{l. 960 Tamburini. - Su i rlistur b• nervosi e psich1éi nel rliabcu, . Novi ~ Meruu:i. - Il potere agglutinant e rlel san)!ue nei mnlaricl. 9&3 96' Kelsch - Ca rd io patie !utenti c mo rte impron·isa nell'esercitO. ~ 966 Grober. - Vi e d'infozione .dlllla Jl lcura. . . . . . . . . . . 967 Runeberg . - lldl'a$colta7.ione plessi metrica . . . . . . . . . Splrah. - l.a lavatura ùcll o stomaco quale me7.7.0 cura tii'O della .st•968 tichcz7.:1 :~bitua lc . . . . . . . . . . . . . . . . . .

RI VISTA DI NE\.HOPATOI.OGIA. Strzemlnskl. - Un ra,<• di nffezionc •lcul are da parali~i hul!•are asteP ag. 96!1 nica . . . . . . . . . . . . 9a Simonfn. - P:~eudo-mcninglte • ~terica . . • . . . . . . 9i~ Méry. - Pseudo-rnenin git.e isterica . . . . . . . . . . Sanger. - Lo più frequenti malaltie funzionali ncn·ose della f(lnciul973 lez7.:t (u~urastenia. b teria, r.ervosilil) . . . 974 Lambranz l. - :'ul temp o llell 'acces.~o cpa leLliCO . . . . . . · · 111\'ISTA CIIIHUBGIC.\.

Vorneull . - ~uU'anestcsia mic.lollare mediante inicl iOO<l 1ntrarachidea Po.r;. 9i5 d• cocaina. . . . . . . . . . . . . . . . . • . . Cranz 11 Koch. - Sull'azione csclu~iva dci rnortr.rni rroielllli di fan9iti teria . . . . . . . . . . . . . , . . . . · · · 9iS Mèurd. - l.a cisti te pseutlo-rncrnhrnnosa . . . . Khun . - llell'uso clelia garr.a rruale p ro t~Uho nei tr;opian tì uermo· 919 op iolermiei a lla Thiersch . . . . . . . . . . . . · · · • Lucas-Championnlèr e. - Deformazione delle fratture ri(Jrodotle ed 980 cslgerale rl:11la mdiogralla. ~ OiOicaiL, d'intcrpreta7.ione · Ili VISTA DI 0 '1'0-RINO-I.A RI~GOIA Tf\1:\.

Manasse. - Coulrihulu all'anatcmia patologica deli'omccllio i nterno Pag. ~8~ e dea net'vi a custici . . . . . . . . . . . . • · · Klon. - .\Scessi retro-faringei conse~uti<i alle suppura7.ioni dell'o· 984 rccchlo med io. . . . . . . . . . . . . . · · · Gradenlgo. - l.abirintile da orecchioni. . . . . . · · · r Per la conli>luazione dell'indtce ueda'ì la pagina s• della coper'IJnaJ ·


:o;Ct;OLA l)' A PPLlC.\r.I O:\ li D l ~ .\:'<l'l'.\ )I II . IT .\RE G A OI,.KTTO DI 0TO- RI "0-~ Alii""O~OG IA

LE STENOSI XASALI IN RAP PORTO AL SERVIZIO MILITAR E P<'r il do lto r G iol'•nni e .. ci no, cnpit.,no med ico

L' importanza del naso come parte iniziale naturale del tubo respiratorio è stata in questi ultimi anni definitivamente assodata, sia colle numerose osservazioni cliniche che colle ricerche sperimentali di Zuckerkandl, Paulsen, Aschenbradt, Kayser, Franke, Mendel ecc., dalle quali emerge che : l" L'aria inspirata, passando attraverso il naso, si riscalda considerevolmente e quest'aumento di temperatura è tanto maggiore, quanto più fredda era l'aria prima di penetrare nel naso. Così, ad e.;;., con una temperatura esterna di - 8° C l'aria del' naso si riscalda di 25• C, ad una temperatura esterna di 2 • C si riscalda di 19° C. 2" L'aria, passando a ttraverso il naso, s'impregna di vapor acqueo. Secondo .A.schenbrandt, e Kayser avvarrebbe la_saturazione completa, mentrs Bloch ritiene che il naso, coll'evaporazione del secreto nasale depositato nei meati, fornisce solo i '/ 3 di vapor acqueo, l'altro terzo esséndo somministrato dalle porzioni più profondé del tubo respiratorio.

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LE ST E ~ OSI NA S ALI

3• L'aria inspirata durante il suo tragitto nel naso subisce un processo di filtraz ione, di epurazione, si libera dal pulviscolo atmosferico e persino dei microrganismi. Quest'azione antibatterica del naso, dimostrata da Wurtz e Lermoyez, S anger e Lewis, Wagner, Pia.get, sarebbe dovuta, secondo ricerche recenti di Malato Calvino e di Viollet, non al muco nasale, ma sar ebbe intimamente legata alla funzione dell'epitelio (MalatoCal,ino) e più propr iamente sarebbe l'azione fagocitaria dei leucociti (uscenti in gran quantità dal corion della mucosa) che costituirebbe la naturale difesa delle fosse nasali dagli agenti infettivi (Viollet) . 4° La r espirazione nasale è indispensabile per la aerazione della cassa del timpano. i)'' Che il valore respiratorio della bocca in senso fisico è minore che non il valore respiratorio delle cavità nasali . A prima vista parrebbe per lo meno strano che la bocca la cui apertura sorpassa di gran lunga in superficie r orifizio nasale binarinario, non potesse somministrare nell'unità di tempo la stessa quantità d"aria che può essere fornita. dal naso. E questa contraddizione di fatto tra l'esperimento e la clinica continua se noi procediamo a misure spiro· metriche com parati ve. Se si misura ' la. capacità vitale di un individuo a fosse nasali integre, prima facendolo espirare per la bocca poi per le narici, si constata che sia con· uno che coll'altro metodo si ottengono allo spirometro cifre uguali o molto approssimative. · Almeno, sono questi i risultati dedotti da misurazioni fatte su soldati mediante lo spirometro Maestrelli. P erò le ricerche spirometriche, le quali ci forniscono la capacità espiratoria, hanno minor- importanza che

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IN RAPPORTO A L

ERVIZ ll) ~!ILITA R E

l:SOU

non quelle che ci possono indicare la potenza inspiratoria, perchè non è il consumo che a noi interessa di conoscere ma l'introduzione dell' elemento vivificante dell"orga.nismo, l'ossigeno. Perchè, allorquando per ragioni patolog iche la respirazione nasale è sostituita dalla boccale, ne originano multiformi disturbi di tutto )"organismo~ La sola respirazione naturale è la nasale. « Quando si ottura, dice Hons ~ll, il rìaso di un fanciullo di poche settimane addormentato profo ndamente, se il contatto non sveglia il bambi'no, ,questi coutiuua. a dormire. Ma ben tosto si agita e comincia a gridare senza aver respirato per la bocca. » Ad alcuni animali come il cavallo è impossibile la respirazione boccale. Anche nell'uomo la disposizione anatomica non è per nulla favorevole alla respirazione per la bocca ; la corrente inspiratoria oltre l'ostacolo dell'epiglottide deve far un angolo quasi retto per passare dalla direzione orizzontale del canale boccale alla direzione ver ticale del canale laringeo, mentre la curva ad a r co del faringe, la disposizione de l·

l'epiglottide e dell'adilBS ad la1·yngem, la cuntrazione dei muscoli faringei che av\errebbe nella pausa tra la espirazione e l' inspirazione polmouare (P erosino-Mendel) tutto contribuisce a ridurre al minimu1n le r es istenze al passaggio dell'aria, men[;re aumenta la velocità della corrente inspiratoria. Ma anche fisicamente l'aper tura. boccale è inferiore alla nasale perchè noi non dobbiamo prendere c0me tipo la bocca spalancata, posizione che lo stenotico nasale non può tenere costantemente, servendosene solo in casi di grave necessicà, ma la posizione della bocca caratteristica, ad es., degli adenoidei cioè, colle arcate dentarie distanti fra di loro di alcuni millime· tri. Ora in questa posizione il valore r espiratorio dell' apertura, come h '.l. dimostrato Meudel, è inferiore


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LE STENOSl NASALI

non solo all'apertura biuarinaria, ma anche alla mononannana. Questa inferiorità della r espirazione boccale è poi dimostrata da esperimenti fisiologici e patologici. Al Ma.rey non era sfuggito il fatto che se si fa. respirare un individuo per un tubo stretto, diminuisce le. frequenza del respiro, mentre aumenta. l'ampiezza e cambia il ritmo prolungandosi il periodo inspiratorio. Il Bullara, otturando o cucendo le narici d i cani, osservò gli stessi fenomeni notati dal Marey : diminuzione del numero delle respirazAoni al minuto da 26 a 12 1 da 24 a 9, maggior ampiezza della curva respiratoria e prolungamento dell' ius pirazione. Gli stessi fatti sono registrati in individui sam a1 quali si otturino le fosse nasali. Valga per tutti il seguente esempio: Soldato F. 34° fanteria, altezza m. 1,60, perimetro toracico m. 0,91. Naso completamente normale, cavità. ampie, palato piatto. Invitato ad espirare e ad inspirare, il più rapida.· mente possibile, a bocca. chiusa entro il tubo di gomma dello spirometro compie il primo atto in 3'', il secondo in 3'' e mezzo. Pressione spirometrica espiratoria 3900 cm'. P~r la bocca.. L 'espirazione si compie in 3", ma l'in,spirazione dura 7" ; pressione spirometrica espiratoria 3700 centimetri. Dopo tre o quattro di tali atti respiratori, intercalando ognuno di essi con uno spazio di qualche minuto, durante il quale ìl soggetto respira normalmente, arriva il momento in cui la forza inspiratoria non è più capace d'introdurre nei polmoni la quantità d'aria che ha espulso un momento prima colla espirazione; ed allora, per compensare il deficit, il soggetto aumenta. il numero delle respirazioni.


IN RAPPORTO AJ, SERVIZIO )(ILlTARE:

UOl

Cosi, mentre a posizione supina ed a. completo riposo colla. respirazione nasale ha. in media. 18-20 re· spira.zioni al minuto; cinque minuti dopo la chiusura del naso fa 37 respirazioni al minuto. Cio che pro ~a che il difetto di ossigenazione dev'essere colla respirazione boccale abbastanza considerevole, disponendo l'organismo, nei casi di ordinarii aumenti di ricambio chimico respiratorio, di una riserva che fu chiamata dal Mosso respirazione superflua o di lusso. Questo segno di stanchezza uon si verifica. colla espirazione nasale. Richiamo l'attenzione del lettore su questo fatto della rapida. stanchezza che subisce lo stenotico aasa.le quando gli si fanno fare delle respirazioni profonde, fenom eno che serve a spiegare alcuni dei disturbi che segnal erò abbastanza frequenti nei soldati. Intanto noto che mentre lo stenotiùo nasale nei primi momenti chiamando in aiuto i muscoli inspira.· torii accessori riesce a far penetrare nei polmoni la quantità. d'aria che gli occorre; in seguito, sopraggiunta la stanchezza, finirà per introdurre minor quantità di aria, onde, già. per questa sola ragione, il bilancio dell'ossigenazione viene ad essere in disavanzo. Di questa. stanchezza dei muscoli inspiratori ebbi prova anche in alcuni diagrammi ottenuti col pneumografo di Cantala.messa su individui sani ai qual i si era otturato il naso col cotone, e su adenoidei con com· pleta chiusura nasale. Le ri0erche, instituite in collaborazione col tenente medico dott. Gilardoni , dimostrarono come, appena. chiuso il naso, il paziente fa parecchie ampie inspirazioni, poi la respirazione si fa. molto superficiale ed in un terzo periodo il diagramma assume UDii fisionomia che s'assomiglia a quella del fe · nomeno di Cheyne- Stokes, indizio evidente, secondo le attuali vedute, di una incipiente intossicazione carbonica.


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I tracciati cosi ottenuti collimano con quelli otte· n uti dal Mosso alla Capanna Gnifetti (Fisiologia dell'uomo sulle Alp i, p. 51) salvochè non ,o ttenemmo mai la completa. sospensione del respiro. Quando la stenosi data dall'infanzia, cioè in un'età in cui i compensi si fanno con molta facilità, come tenterà. la natura di compensare questo cle(icit di ossigena.zione ? Riportò qui due sole osservazioni tipiche ma che riassumono quelle molteplici praticate nell'ambulatorio della Scuola. Il soldato A. che tuttora ha quasi assoluta chiusura del naso da vegetazioni adenoidi del rinofaringe, com pie per la bocca, (non è possibile la respirazione nasale) la inspirazione forzata in 3 ~~. secondi, l'espirazione forzata in 2 secondi. Il caporale C. con chiusura relativa del naso da vegetazioni adenoidi e rinite ipertrofica secondaria, compie colla bocca un· inspirazione forzata nello stesso tempo che un'espirazione forzata (4") mentre col naso impiega 8'' per l' inspirazione e solo 4" per l'espirazione. Il che verrebe ad indicare: 1° Che l'inversione del tipo respiratorio non è particolorità della respirazione boccale, nè del sonno, ma si verifica ogni qualvolta l'oriiicio respiratorio, nasale o boccale, è ridotto d i volume. 2° Che col tempo verrebbe a stabilirsi negli stenotici nasali una parzi11le compensazione e questa sarebbe, a. mio modo di vedere, principalmente costituita dal palato ogivo.le, uno dei più costanti sintomi non solo della respirazione boccale persistente da lungo tempo, ma anche di respirazione bocaale preesistente e poi scomparsa (Bloch). Coll'aumentata concavità della volta palatina la corrente d'aria seguirebbe nella bocca. una curvà colla concavità volta in basso, prenderebbe oioe una direzione oha molto si approssima a. quella. normale nRso-faringo-laringea.


IN RAPPORTO AT, SERVIZI O ).[I Ll'rARF.

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Qnanto più presto si forma questa compensazione, tanto minori saranno i danni risentiti dagli organi del respiro e del circolo. A q uesto modo si s piegano i risul-

tati molto diversi della. spirometria inspiratoria, in soggetti aventi all'incirca la stessa stat nra ed anche la stessa periferia toracica. Ritornerò presto su que-st'argomento troppo impor tante per essere el:!aurito in poch~ righe. Vediamo ora quali alterazioni nascano <Ja. una ostacolata od impedita respirazione nasale. La deficienza di riscaldamento dell'aria inspirata, la defìcenza ig rometrica, e la mancanza di funzione depurativa e battericida della. mucosa nasale, la mancanza di aerea.zione dell'orecchio medio, sono causa di frequenti processi flogistici delle prime vie respiratorie, come faringi ti, tonsilliti, laringiti, bronchiti, polmoniti e di sordità da retrazione timpanica. Questa. marcata predisposizione degli stenotici nasali alle malattie delle prime vie aeree, molto accentuate , nella. prima infanzia, si continua nell'eta adulte~.; ed io posso testimoniare, come Claouè per l'esercito francese, che ess i costituiscono un buon contingente alle visite mattutine. Non credo necessario sofferma.rmi sui danni portati all'orecchio dall'ostacolato passaggio dell"aria all'orecchio medio attraverso la tromba di Eustachio: sono fatti di comune conoscenza e che non hanno bisognp di commenti. Più g ravi e di molto maggior rilievo per il med ico militare sono le alterazioni che inducono negli organi respiratori e circolatori g li ostacoli meccanici alla respirazione nasale. 11 tipo respiratorio degli stenotici nasali s'assomiglia .a quello dell'uomo normale nel sonno. Ora il Mosso ha dimostrato come nel sonno il volume dell"aria inspirata si possa ridurre ad / ,. de l n0rmale.


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LE ST I!: :-.OSI NASALI

Verificandosi le st-esse condizioni nella stenosi nasale, come risultato avremo una diminuita attività di combustione intraorganica, una insufficiente amatosi. Il tipo classico di discrasia sanguigna da stenosi nasale ce lo offrono i bambini affetti da vegetazioni adenoidi voluminose del r inofaringe. S ono individui di debole' costituzione, pallidi, anemici, con scarso sviluppo muscolare, con disturbi de-lla. fonazione (rinolalia clausa), dGll'udito, dello scheletro . della. faccia. (faccia adenoidea), del torace (petto carenato), della colono~ vertebrale (lordosi e scoliosi). Mangiano male e poco, dovendo intervallare. tra un boccone e l'altro un profondo atto inspiratorio, tengono costantemente la bocca aperta, hanno accessi di asma notturno. Esportiamo le vegetazioni ~denoidi. Il quadro in poche settimane si cambia totalmente. Il piccolo pa.· ziente mangia meglio, dorme più calmo e senz' accessi asmatici, guarisce dell'ipoacu~ia e dell'enuresi, a cquista colorito, è più vivace, ed il torace e la colonna verte· brale, le quali tendevano a deformarsi, ritornano verso il tipo normale. Castex e Malherbe hanno studiato l'attività. di crescenza postoperatoria e le loro ricerche hanno messo in sodo che un fanciullo operato di tumor i adenoidi presenta un movimento di crescenza più che raqdop· piato, quasi triplicato. Questo movimento di crescenza è più marcato nelle settimane che susseguono all'operazione per rallentarsi in seguito. La. formola. ema.tologica degli adenoidei fu oggetto di accurate investigazioni di Masini e Genta, di Lichtwitz e Sabrazès. Masini e Genta r iscontrarono una. g rave alterazione deìla crasi sanguigna, le cui prin·. cipali ca1:atte,istiche sono : emoglobina deboh~ente fissata ai globuli, diminuzione del numero delle emazie


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:fino ad un quinto di meno della norma, maggior .pro· porzione di macrooit.i e po~chilociti, globuli bianchi raddoppiati in numero, numerosi linfociti di Metschni· koff, pochi linfociti mononucleati ed un discreto numero di polinuoleati. Questi risultati collimano con q uelli di Lichtwit:4 e Sabrazès; pure questi ultimi notarono un certo g rado di anemia e di leucocitosi, aumento del numE-ro percentuale ~d assoluto delle grosse cellule mononuoleate e specialmente dei linfociti e delle cellule eosinofile, un a11mento del rapporto assoluto e relati,·o delle cellule polinuoleate neutrofile. · Esportate le adenoidi, la formola ematologioa si avvicina man mano alla formola normale: contemporaneamente miglio1·a. lo stato generale ed aumenta iil peso del corpo. Queste rapide e quasi miracolose metamorfosi non si riscontrano nei soldati adenoidei, allo stesso modo come il quadro delle stenosi nasali nei bambini non trova il suo riscontro iu quello degli stenotioi nasali adulti, e ciò per due ragioui. Anzitutto i casi più pregnanti, come nota molto bene il capitano medico De Rosa, sono eliminati dall' e:;;ercito, o per la rinite ipertrofica, o per la concomitante i pertro:fia. delle tonsille boccali, o per le complicanti sordità od otorree, o per discrasia costituzionale o per deformità. t oraciohe. D'altra parte i disturbi sono molto attenuati, sia perchè il completato sviluppo richiede minor consumo d'ossigeno, sia perchè le vie respiratorie si sono fatte più ampie, sia ancora per l'adattamento della bocca e l'incurva tura del palato. Ma se i disturbi nella vita borghese rimangono quasi totalmente latenti, sia perchè i soggetti si sottraggono a tutte le cause di strapazzo fisico, sia ancora perchè, come ha dimostrato il .Mosso. abbiamo nel bilancio


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respiratorio un avanzo ai bisogni comuni della respirazione (respirazione di lnsso); nella vita militare espio· dono d'un tratto e talora in modo molto t umultuoso. 11 Claouè, che ba fatto uno studio molto interessante sull'argomento, esaminando le fosse nasali di 500 soldati, è venuto alle seguenti conclusioni: a) sotto il rapporto della costituzione generale i soggetti colpiti da stenosi nasali si presentano in due modi: gli uni sono di mediocre costituzione, spesso anemici, ed hanno un peri metro toracico ed un peso inferiore alla m~dia ; negli altri la costituzione generale è notata buona od assai buona, la facies adenoidea è poco marcata, il peso ed il perimetro toracico sono soddisfacenti. Io posso, con ricerche personali, pienamente confermare quan to afferma Claouè circa la diminuita robu· stez~a costituzionale dei soggetti colpiti da stenosi nasali. Su 300 inscritti del distretto di Treviso ho potuto riconoscere che quelli a deciso palato ogivale, (segno caratteristico delle stenosi nas!ili), presentavano un perimetro toracico, in confronto alla statura, inferiore a 'l nelli con palato piatto; b) tutti presentano una. marcata predisposizion,e morbosa alle atfezioni delle prime vie aeree; c) la maggior parte dei soggetti colpiti da steno!>i nasali sono dei mediocri soldati, g eneralmeute classificati tra i meno atti alle fatiche del'la guerra~, spesso apatici, e considerati come disattenti ed indisciplinati t l ). Al loro arrivo al corpo le g iovani reclute sono sottoposte .ai primi esercizi di squadra. al passo;. gli stet:.otici nasali si comportano come tutti gli altri, salvo che tengono quasi costantemente la bocca aperta mal· Il) Gli aolenoi<lci cnpi ta:i al miv ga l1i nollo eran o IJu asi tutti pi:mton1 ag·li ullk1 o1t attendr nti.


T~ RAI'I' IIR1'(l AL ,;J!:RVJZIO ~llJ.JT.\RE

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grado gli avvertimenti dell'istruttore. Ma appena vengcmo avviati alla corsa, i meno volonterosi si fermano dopo pochi secondi accusando dolori alla base del torace; quelli che, o per timidi ti~ naturale, o per intenso . amor proprio continuano la corsa, dopo un tempo più o meno lungo cadono a terra coll a faccia leggermente cianotica, il corpo madido di sudore, la bocca spalancata, forte pal pitazioue card iaea, angoscia precord iaie, dispnea. Dagli istruttori, profani alle conoscenze fisiopato logiche, tali disturbi vengono attribuiti a mancanza di allenamento, un r1uid siMile della sensazione di cow·· batw·e susseguente ai primi eseruizi di equitazione, e quindi le corse si ·succedono alle corse, finch é un bel giorno può determinarsi un disgraziato accidente che richiama sul paziente rattenzione del medico. Gli accidenti che possono essere conseguenza di strapazzi fisici negli stenotici nasali, si riferiscono sia all'organo centrale della circolazione, sia alle respira· zione polmonare. Senza sottoscrivere all'opinione di Dnponchel, che vorrebbe spiegare con queste alterazioni nasali l'origine del coew· (o1·cé, è certo elle un ostacolo fis ico, distnr· ba.nte la circolazione e che obbliga per lungo tempo il cuore ad effettuare un lavoro esagerato basta per determi!llare da so lo il coew· {or·cé (Claouè) . Risulta difatti da esperienze di Frank come nell' uomo lo sforzo violento scaccia il sangue arterioso del torace e r itiene fuori di esso il sangue venoso che si accumula con una pressione sempre crescente nelle vene più vicine all'apertura toracica. Quando lo sforzo finisce, q uesta gran copia di sangue si precipita con una fort·e pressione nel cuore destro. n cuor e disteso da questo afllnsso di sangue. venoso ha. bisogno di un cer to tempo per stabilire l'equilibrio


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normale della circolazione. Così avrebbe luogo. secondo il Frank, una dilatazione patologica con stanchezza cardiaca in individui che hanno compiuto una serie di sforzi violenti per un tempo abbastanza. lungo e con brevi intervalli di riposo. Se è vero, come nota il Cardarelli, basandosi su os· servazioni di Franzel nella guerra franco- prussiana e di Da Costa nella guerra di secessione, che le iper· sistolie sono osservate quasi esclusivamente nelle grandi guerre, non è men vero che date certe condizioni possono verificarsi anche nelle faticose esercitazioni di marcia. E le stenosi nasali offrono due importantj momenti o predisposizioni al suindicato disturbo circolatorio. Lo Schutter ed altri hanno dimostrato come nella re· spirazione boccale si abbia una pressione negativa intratoracica minore che non colla respirazione nasale, per cui lo scarico tumultuoso del sangue dal circolo periferico al cuore che dovrebbe avvenire subito dopo lo sforzo non ha luogo in quella misura e nel tempo necessario, per cui si accentua il lavorio del muscolo cardiaco, nel mentre che l'incompiuta amatosi infiacchisce nel cuore come negli altri muscoli la necessaria at tività funzionale. Ma un altro ostacolo incontra il cuore nella sua azione: l'enfisema polmonare. Il primo che nella patogenesi dell' enfisema abbia fatto menzione dell 'o3trnzione nasale, fu il Sandmanu; Abrams osservò spesso individui presentanti il quadro sintomatico dell'enfisema, nei quali scomparve tutta la fenomenologia dell'affezione polmonare non appena fllrono allontanate alcune alterazioni banali del naso, come corizza, rinite i pertrofica, polipi nasali, devi'!-zio':le del setto nasale. Egli però ritiene che la forma di enfisema da lui osservata sia una semplice dilatazione acuta. dei polmoni, suscettibile d_i perfetta guarigione perchè non


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legata ad alterazioni anatomiche di sorta del tessuto polmonare. Gli studi più completi dell'argomento furono eseguiti dal Cervello e da un suo allievo, il Bullara. Per mezzo dell'occlusione delle narici Cervello produsse costantemente ed in pochi giorni nei cani l'enfì· sema polmooare. Questi risultati furono pienamente e recentemente confermati dal Bullara, il quale, in opposizione alle vedulie di Abrams, avrebbe riscontrato che la dilatazione polmonare è permanente, persistendo an· oora. in un cane ucciso 16 giorni dopochè gli si erano sturate le narici. Non è mia inten.z ione di discutere se l'enfisema polmonare da occlusione nasale sia d'origine inspiratoria od espiratoria, se sia vero enfisema o semplice dilatazione passiva dei polmoni per ri~tagno d'aria negli al· veoli durante l'espirazione (Ma.ragliano). TI Bulla.ra r itiene che esso sia donlto • all'aumento della dilatazione polmonare per le forzate inspirazioni che secondariamente determinano un aumento della pressione espiratoria per la maggior quantità di aria che dev'essere cacciata. » Ma anche senza la complicanza d~ll'enfisema polmo· na.re può sopravvenire l'ipertrofia del ventricolo destro. D Cardarelli la dice non rara in seguito a protratte atenosi laringo · traoheali. Qni è fo1·se da rioercarsi una delle cause di certe morti improvvise avvenute dopo una marcia faticosa, od una corsa prolungata, quando al tavolo anatomico ad una sezione fatta col metodo comune, cioè, senza esaminare le cavità naso-faringea, il reperto è stato completamente negativo od insufficiente a spiegare le cause della. morte. l casi letali sono per fortuna rari sia. perchè rare sono nei corpi di truppa le stenosi di grado molto a.van·


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zato, sia perchè l'intervento del medico previene al suo ,. inizio l'affezione acuta cardio-polmonare. Richiamo però l'attenzione dei colleghi su certe forme di cardiopalmi do. sten osi nasali, i quali potrebbero, senza previo esame del naso, condurre a falsi giudizi di simulazione. Un caso tipico di questo genere ho avqto occasione di presentare ai tenenti medici chia· mati a questa scuola nell'ottobre scorso per la prepa· razione agli ~sami d'avanzamento. _, « L. G., caporale volontario di un anno, di costituzione fisica robustissima, masse muscolari molto sviluppate, alto m&tri 1,80, con perimetro toracico di metri 0,99. ·l « Non sofferse mai di alcuna malattia, salvo r im._, possibilità di respirare per il naso che dura da oltre un decennio, ed angine ricorrenti. « Al suo arrivo sotto le armi non denunziò al medico visitante questi suoi disturbi, che, nella vita borghese e nella sua condizione di studente, erano di poco conto. Ma, venuto sotto le armi in un reggimento di artiglieria, dovette spesso annunziarsi ammalato porchè dopo pochi minuti di corsa o pochi minuti di galoppo, quando si trovava a cavallo, era preso da cardiopalmo, senso di angoscia, oppressione ai precordii. « Ricorreva all'ambulatorio di questa Scuola, non per i disturbi cardio-polmonari, da lui l'iferiti a causa. ner· vosa, ma per una sordità bilaterale. « Riscontrai all'esame obbiettivo: tamponi di cerume bilaterali, asportati i quali, notai da ambo le orecchie perforazioni timpaniche, esito di pregresse otiti medie purulente; chiusura quasi completa delle fosse nasali per enorme ipertrofia dei turbinati inferiori; voluminose vegetazioni adenoidi del rinofaringe. « In due sedute successive asportai le vegetazioni adenoidi col coltello ovalare di Kistein ed il turbinato inferiore di destra colle forbici di Heymann.


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«Quindici giorni dopo l'ultima operazione rividi il paziente, il q uale respirava liberamen te pel naso e mi affermava tutto con tento elle, tanto nella corsa pedestre che a cavallo alrandatura di galoppo non risentiva più alcuna sensazione penosa. » Casi simili a f'[Uel lo ora descritto non sono a ll'atto rari nei corpi di truppa ed io ne potrei riportare pa· recch i occorsi casualmente al mio ambulatorio nei pochi mesi in cui esso fuuzion!l-. ll:i limito a trascrivere ancora la seguente storia caratter istica, per il quadro classico d i adenoid ismo eh· esso pr9senta: ~ A lci . ·G., soldato nel 34° reggimento fanteria, comandato a questa Scuola d'applicazione. « Di professione contadino, soppor tò sempre bene le fatiche del suo mestiere, solo essendo inabilitato a fa· tiche esagerate prolungate. Malaticcio nella infanzia, cominciò a camminare verso i sette anni; ebbe fre· quentissimi attacchi di angine, lariugiti, bronchir.i. Ha · cara tteristica facies adenoidea: naso a coltello, labbro superiore stirato' fin al di sopra t1 elr arcata dentaria, labbro inferiore cadente, palato molto ogìvale. Presenta retrazione timpauica bilaterale, voluminosa la tonsilla faringea del Luscbka. <<Russa alla notte tanto da essere d·incomoclo a· suoi compagni ; questi raccontano che talora l'Al d. respira cosl malamente da simulare i rantoli degli stenotici laringe i. « L 'Ald. è un ottimo soldato, volonteroso, allegro di caratt ere, ma lo spaventa r idea d i tornare al reggimento, perchè dopo 1-2 ore d i marcia collo zaino, è colpito d a sudorificazione intensissima, da oppr essione di respiro, cardiopalmo, e quantunque, facendo violenza alle sue sofferenze, riesca a terminare le marce co' suoi compagni, teme di essere costretto a fermarsi da qualche aggravamento del male. »


LE STE~OSI NASALI

.Ad un esame superficiale questi stenotici nasali non presentano alterazioni rileva.bili nè degli organi del respiro, nè del cuore. La capacità vitale giunse talora a 4700 come in un recente caso di mia osservazione; il secondo dei casi riportati più sopra aveva. una capacità spirometrica. di 2700 ed un perimetro toracico di 0,89. Ma se si a.nalizza meglio la forma del torace ed il cuore, si scorgono delle anormità., sulle quali r itornerò in un prossimo lavoro.

.. Le stenosi nasali si tradiscono talora per mezzo di sintomi a distanza. Le neurosi riflesse d'origine nasale erano già con o· sciute da I ppocrate, come ci appare dall'aforisma: a sin-

gultu cor?·eptum sta1·nutatio superveniens liberat. Ma chi ha riedificato la teoria delle neurosi riflesse fu il Voltolini, quando scrisse che « i polipi nasali si potevano considerare come causa degli accessi asmatici. )) Questo concetto patogenetico, sviluppato in seguito da molti osservatori, andò oltre i limiti del ragionevole, tanto che un bello spirito usci nella sentenza che non si faceva più della nosologia ma della nasologia: Si ri· tornò nella giusta. via quando come cardini della diagnosi di neurosi riflessa d'origine nasale furono posti i due sintomi: la provocazione dell'accesso meùiante l'eccitazione di una determinata r egione della mucosa nasale e cessazion e dell'accesso colla sua cocainizza.z!One. Andrei trùppo per le lunghe se qui volessi descrivere tutte le forme di neurosi emanate dal naso: mi contenterò di en11merarle. Il 1\'lelzi le distingue in tre gruppi: di moto, di sens o e vasomotorie.


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Appartengono alle prime l'asma, lo starnuto spasmodico, lo spasmo glottioo, l'afonia. spasmodica, la tosse, il blefarospasmo, il cardiopalmo. Delle neurosi di senso le più frequent.i sono la cefalea frontale ed occipitale, le nevralgie sopra e sotto · orbitali, l'emicrania. Son da olassificarsi tra le neurosi vaso·motor ie l'arrossamento delle guancia, delle palpebre, della. congiuntiva, l'ipersaliva.zione, la vertigine, l'epilessia, il morbo di Basedow, l'enur esi notturna. L'enuresi notturna, messa fin dal 1884 dal Major in relazione colla stenosi nasale, è stata. da me riscontrata nella buona metà dei casi nell'anamnesi dei soldati adenoidei e non di raélo mi veniva raccontato da soldati intelligenti che, anche durante il loro servizio militare, comparivano enuresi intermittenti in dipendenza di riacutizzazioni del processo nasofaringeo e di aggravamento della ostruzione. Non vorrei su qnesto proposito essere frainteso. Con quanto dissi dell'enuresi notturna, non intendo conglobare tutte le enuresi nella causa pa.togenica: stenosi nasale, ma. solo ritengo che in ogni caso di enuresi notturna si debba praticare l'esame delle fosse nasali e del faringe allo scopo di accertarsi se là si rinvenga· nua alterazione capace di provocare il riflesso vescicale. Credo pregio dell'opera riportare un caso di neurosi riflessa motoria d'origine nasale. forma non ancora descritta nella letteratura, pur così abbondante, delle neu· rosi riflesse. • ~ Garogl. P ., anni 23, muratore. All'età di 7 anni cadde batten do il naso : altra caduta avvenuta due anni fa gli produ~::~se una violenta emorragia nasale. In seguito a questo secondo trauma avvertì a destra, inter· mittentemente, più spesso nella stagione invernale una

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LE STENO><l X ASA L T 014 nevralgia. sopraorbitale ed epifora più accentuata nelle ore antimeridiane. « Esame obbiettivo eseguito il 21 gennaio 1901. Inie· zione pronunciata della congiuntiva sinistra, epifora. Nistagmo orizzontale molto evidente. « Deviazione verso sinistra del setto, il quale viene a contatto del turbinato medio quasi nella sua totalità. < Cooainizzo la parte super iore della fossa nasale di sinistra in modo da togliere il contatto tra turbinato e setto. Scompare completamente la nevralgia frontale, ed il nistagmo è solo più dimostrabile nell'estremo sguardo verso l'esterno. « N e i primi giorni successi vi si presenta il Garogl. con attenua:z.ione di dolori. Non potendo addivenire ad un atto operativo tale da eliminare la causa del nistagmo, perchè il paziente abita fuori di Firenze, previa cocainizzazione, interpongo tra turbinato e setto una strisciol ina di garza. «D'allora in poi il Garogl. va completamente esente da dolori frontali e da movimenti n~stagmici: solo ogni 15-20 giorni viene a farsi cambiare la medicatura od a farsela sostituire, quando in seguito· a starnuto la garza è proiettata. fuori dal naso ». Per quanto abbia rovistato nella letteratura non h o riscontrA.to un caso simile a quello descritto. Il seguente in vece non ha nulla di speciale, sal v o la forma anatomo-patologica dell'alterazione del nasofaringe.

Tosse spasmodica da cisti della tonsilla (a·r ingea ipe-rlro(ica. - « Dott. M., allievo di questa scuola d'appli· cazioue di sanità. militare. «Nessuna malattia pregressa. Rammenta che fu spesso sgridato dalla mamma perchè di quando in quando, ed ancora all'età di 8 -9 anni, orinava nel letto e perchè nella notte respirava male spaventando la fa.m igl ia.


.. lX llAPPOIITO AJ, S(,;llV IZIO ) IILITARE

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«Da circa 6 ann i, a periodi, è colto alla notte da tosse spasmodica , d a li <~. durata d i un quarto d 'ora circa, con espettorazione di liquido schiumoso misto a saliva. T ali accessi coincidono con riacutizzazioni di far ingite. «Attribuendo tali disturbi a l tabacco, cessò dal fumare, ma senza risultato. « All'esame. obietti \"O r iscontrasi : individuo di mediocre costituzione fisica, colorito pallido, con deviazione leggera della colonna vertebrale. « Retrazione t impauica dast1·a: nulla di anormale al naso nè alla bocca . « L a funzionalità respiratoria del naso si può dire normale. « Non dorme colla bocca aperta, r ussa moderatamente. .N :m atassia dentaria, n on palato ogi vale. « A.lla rinoscopia posteriore, ma più dettagliatamente colla palpazione naso-faringea, ::~i nota che la tonsilla del L qschka è mediocremente iper trofiua, terminante nel suo confine superiore in un bernoccolo grande come una p iccola ciliegia, di consistenza molliccia, ·cosicchè si crede al primo esame si tratti di raccolta liquida. « Il 10. màggio si pwcedè a ll'espor tazione della tonsilla col coltello anulare di Kirstein. « La t onsilla di mediocre volume, appiattita dall'avanti a ll'indietro presenta i tre solchi normali, quello di destra però è quasi saldato verso il suo margine superiore destro, ove sulla. superficie di taglio scorgesi un infossamento uniforme rivestito di mucosa levigata. « In un colla tonsilla è stato asporta to anche un globulo di tessuto g iallo pag lierino, della grandezza di una piccola ciliegia, molliccio e che galleggia nella soluzione 10 p. 100 di sublimato corrosivo. « Gli accessi di tosse souo scomparsi fin dalla notte success iva all'operazione e non si sono più ripresentati io segui to ».


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LE STEXOSI ~A SALI

Un caso che ha molta attinenza col precedente riflette un soldato, ricorso alle mie cure per una. sordità. di data recente. La. palpazione naso faringea provocò un accesso asmatico che durò un minuto appena, ma abbastanza grave per allarmare i presenti. inabilità al se1 ·vizio militare pe1· stenosi nasali. L'art. 52 dell'elenco prescrive che, per ·l'inabilità al servizio militare, le alterazioni ed imperfezioni del naso alterino in modo ripugnante la voce o disturbino gra.vemente la r espirazione. Nella brevità clelrelocuzione quest'articolo non po~ teva essere più comprensivo, nè più esatto. Ritengo però necessario passare brevemente in rivista le malattie principali che si possono incontrare nelle visite ai cor pi o nei reparti d'osservazione degli ospedali militari e tracciare le norme che, secondo il mio parere, dovreb bero servire di guida al perito medico-legale. La principale causa. di stenosi naso-faringea è data dalle vegetazioni adenoidi del rinofaringe, le quali tutt avia. all'età della coscrizione raramente sono per se stesse ostruenti, ma lo diventano per la. complicazione dell'ipertrofia. del turbinato inferiore e più specialment e della. porzione posteriore di questo. L'operazione della adenoidectomia, quantunque nella massima parte dei casi complet amente innocua, è operazione cr uenta, e come tale, non essendo noi autorizzati ad eseguirla negli inscritti, quando r ipertrofìa disturbi gravemente la. respirazione, sarà titolo d' inabilità. Non così per i militari, per i quali non sarebbe legittimato il g iudizio d'inabilità, quando con un colpo di eu rette e pochi giorni di astensione dal servizio, possiamo rendere al soggetto la. perfetta respirazione nasale. La ri nite i pertrofica può presentarsi nel soldato sotto ~ue forme: circoscritta e diffusa {Lerm oyez). L'ipertrofia.


I~ RAPPORTO AL S ERVIZIO MILITARE

917

di tì'usa, dovuta alla distensione permanente del tessuto erettile, è per lo più conseguenza della corizza crouioa, ed offre quattro caratter i tipici: colpisce uniformemente tutto un turbinato, presenta una superficie liscia, a colorito roseo o rosso, e dà allo specillo nna sensazione elastica. La for ma circoscritta, trasformazione mixomatosa della mucosa e che spesso termina in veri polipi, ha quattro caratteri tipici opposti ai preceèlenti: localizzazione a certe regioni e più particolarmente alla coda dei turbinati inferiori, colorito gelatinoso e trasparente o grigio, superficie irregolare e festonata., resistenza allo specillo. La for ma. diffusa non può esser giudicata ad una prima visita: essa. presenta una. grande variabilità di volume a seconda dei vari momenti d'esame, delle riacutizzazioni che possono di tratto in tratto sopraggiungere; deve perciò essere di massima adottata la. misura dell'osservazione in un ospedale militare. L ' ipertrofia circoscritta, sebbene abbia la stessa e fors'anco maggiore impor tanza della. diffusa quanto alla funzione respiratoria, non è come questa mutevole di volume, per cui in generale si può emettere con sicurezza un giudizio definitivo. I p olipi nasali, di qualunque natura siano, devono costituire titolo di riforma, perchè spesso sono mani· festazion e sintoru&.tica. di sinusiti della faccia, perchè recidi vano facilmente, e non possono che accelerare il loro sviluppo colle vicissitudini atmosferiche alle quali si è esposti nella vita militare. Tra le cause inabilitanti di stenosi nasali cito an· cora: il r in oscleroma, le deviazioni del setto nasale e più specialmente le sigmoidee, l' obliterazione congenita. membranosa od ossea delle coane, i polipi naso· faringei, la saldatur a del velo del palato al faringe.


018

Vi sono alcune alterazioni del naso che possono · migliorare e guarire in breve spazio di tempo e che perciò motivano l'inabilità temporanea nell' inscritto ed una cura nel militare. Cito tra queste la rinite caseosa, l'ascesso del setto nasale, gli speroni del setto facilmente operabi li, i corpi stranieri. NellA clinica. del prO· fessor Gradenigo bo esportato dal naso di un caporale maggiore del 41 fanteria. un nocciolo di ciliegia in · crostato di sali calcari, che era. causa di ostruzione completa della narice destra e di rinorrea ribelle. L'esistenza di questo nocciolo nel nasu datava dall'infanzia.

•• Quale sarà il grado di ostruzione del naso che mo· tiverà un giudizio d'inabilità, e con quali mezzi lo si potrà. misurare? L'esame diretto del naso colla rinoscopia anteriore e posteriore non ci d~ responsi sufficientemente esatti circa i maggiori o minori impedimenti alla corrente d'aria respiratoria, e ciò percbè su questo punto la fisiologia è in contraddizione con la clinica. . Secondo le ricerche di Paulsen la corrente d'aria penetrata dalle narici nelle cavità nasali è tosto deviata dalla sua direzione, sia per azione dell'aspirazione sia per la posizione del dorso e del setto del naso, e spinta verso l'indietro ed in basso formando un arco con terminazione posteriore alle coane, però senza toccare il pavimento nasale. Essendo la coda del turbinato inferiore molto v'icina al setto ed al pavimento nasale, in modo da lasciar libero solo un piccolissimo spazio, ne verrebbe, secondo Paulsen, che la corrente aerea colla sua. massa prin cipale pttsserebbe sopra il turbinato inferiore, cioè tra.

la parte inferiore del set to, la superficie superiore ed


IX lUPPOUTO AL SlillVIZ lO mLITARE

!)l!)

anteriore del turbinato inferiore e la superficie inferiore del turbinato medio. Queste vedute sono state appoggiate da esperimenti sui cadaveri fatti da Scheff (I(linisuhe Zeil··und Streitfì·agen, 1895, n . 2), il quale stabilisce che una sola è la via che la corrente d'aria batte a ttraverso il naso e questa via è costituita dal condotto nasale medio. Forse a questi esperimenti su cadaveri per mezzo di aspirazioni fatte sul canale faringeo si potrebbe obbiettare che essi non riproducono esattamente l'atto inspira· torio dell'uomo vi v ente. D'alLra. parte la clinica ci ha insegnato che st.enosi d'alto grado guarirono completamente in seguito ad esportazion e del turbinato infe· riore, il che appoggierebbe le vedute della maggioranza degli autori, i quali ammetterebbero che la corrente di aria. che passa pel 11aso percorre la via più breve esi.stente tra narici e coane e toccherebbe appena l'angolo morto formato dalla regione olfattoria. Nelle incertezze dell'esame obbiettivo e nel dissenso tra i fisiologi e rinologi circa la direzione della corrente aerea nel naso, noi dovremo ricorrere, per il giudizio medico-lega.le, all'esame funzionale dal naso, alla rinometria. n primo il quale ci abbia fornito un metodo per l'esame funzionale del naso quale organo r espiratorio fu Zwaardemaoher. Il suo metodo di rinometria si basa sul seguente esperimento. Se si tiene orizzontalmente davanti alle narici uno specchio cavo, meglio se di metallo ben levigato, si formano sulla sua superficie ad ogni espirazione delle macchie di forma particolare, che scompaiono più o meno rapidamente dalla periferia al centro e dimostrano speciali cambiamenti di forma. Corri3pondentemente alle duo narici si formano due macchie. Se l'una è da principio più grande dell'altra. e scotopare più lentamen te, si può oonchiuder~ che la metà


920

L E ST E NOSI XASALI

del naso corrispondente alla prima macchia ha fatto passare maggior quantità di vapore d'acqua, e quindi più aria., dell'altra. metà, epperciò è più permea.bile di questa. La. forma iniziale della macchia dipende dalla forma della fossa nasale: sul principio la macchia ha forma di farfalla, poi si segmenta in due per mezzo di una linea. divisoria più o meno obliqua. Zwaardemacher ritiene che causa di questa divisione siano le prominenze dell'interno del naso le quali dal setto e dalla parete esterna della fossa na-s ale si avanzano l'una contro l'altra formando come una. cifra otto. Talora le macchie si dividono in tre, talora assumono una forma irregolare. Allo scopo di controllare l'attendibilità dei risultati della rinometria alla Zwaardemacher, il Kayser esperimentò soffiando in tubi di vetro variamente deformati e venne alla conclusione che le macchie e le intacoature che si osser vano subito dopo la comparsa della. macchia espiratoria indicano prominenze dell'apertura esterna del naso; se queste intaccature compaiono solo qualohe tempo dopo vuol dire che vi sono prominenze nella. profondità del naso. Sandmann fece l'autogramma della propria respirazione nasale, soffiando della polvere fina (zolfo od acido borico) su un pezzo dii car ta bagnato dalla corrente espiratoria e fissandola con vernice a lacca. Kayser ritrasse l'autogramma in modo più esatto colla fotografia istantanea. I metodi rinometrici alla Zwaardema.cher hanno il vantaggio indubbio della loro semplicità, e quando si debba misurare la ostruzione unilaterale, paragonando fra. di loro le due macchie, possiamo formarci un concetto relativamente esatto del grado e della natura. dell' ostruzione.


l~ RAPPORTO AL SERVIZIO MILIT ARE

921

Ma questi metodi per lo scopo medico-legale sono troppo deficienti. A. noi interessa di conoscere la stenosi bilaterale o totale, e nel modo più esatto possibile; ora i rinometri alla Zwaardemacher non ci danno con suffic:iente esattezza la misura della stenosi totale.

..** Per determinare in via assoluta la permeabilità del naso cioè la somma delle r esistenze che la corrente aerea deve vincere, noi possiamo prendere come unità di misura : r il volume dello spazio aereo delle due cavità nasali; 2• la quantità d'aria che passa; 3° la pressione sotto la quale passa.; 4" il tempo necessario per una buona. inspirazione od espirazione. Il volume dello spazio libero delle fosse nasali è nel vivente difficile a calcolarsi e d'altra parte ad un metodo di rinometria. basato su un tale principio noi potremmo sempre opporre che dati i tanti spazi morti non battuti dalla corrente, la misura volumetrica dello spazio. libero non ci fornirebbe il quantitativo di spazio utile per la circolazione aerea endonasale. La quantità. d'ar.i a ohe passa per il tubo nasale per sè sola non è suffidente per indicare il grado della stenosi nasale, perchè anche nelle stenosi molto gravi si può eseguire una profonda inspirazion~ valida quanto nell'individuo normale. L'unica. differenza. sta. nel tempo pel quale dura la. corrente inspiratoria. Su questo principio è ·basato il rinometro di Kayser, il quale è tuttavia troppo complicato per poter essere introdotto nella pratica comune della. medicina legale militare.


.'

922

LE Sl'E)IOSI ~ .\SALI

Il metodo dell'applicazione alle narici di tubi collegati ad un manometro può indicarci la pressione (positiva nell'espirazione, negativa nell' inspirazione) dell'aria, ma va. soggetto a molteplici cause d'errore, di cui le principali sono la difficoltà di chiudere completamente il naso e le oscillazioni di pressione indotte dall'azione di succhiameuto della musculatura boccale (Donders-Ewald). E difat.ti, s~ si confrontano tra di loro le cifre ottenute da Valentin, Hutchinson, Va.ldenburg, Stone circa la. pressione massima inspiratoria ed espi· ratoria, si riscontrano delle cifre variabilissime. Per ricerche esatte sul quantitativo d'aria che entr a ed esce p~l naso, il mezzo più pratico è quello usato dal Mo!>so fin dal 1884 e largamente esperimentato nei la· vori successivi. È un contatore a gas cosi sensibile che la resistenza presentata dal medesimo al passaggio del· l'aria inspirata non supera la pressione di 2 cm. d'acqua. Una maschera di guttaperca, modellata sulla faccia della persona che si assoggetta.. all'esperienza, ed un sistema di valvole di Mùller permettono di dare alla corrente dell'aria respirata. una direzione costante dal contatore verso i polmoni e da questi all'esterno attraverso la valvola di Mii.ller espiratoria. Con questo metodo la re~pirazione rimane così poco inceppata che si possono studiare per ore i cambiamenti che subisce il volume dell'aria respirata e registrare nello stesso tempo la frequenza ed il valore delle singole inspirazioni. Questi esami dovrebbero essere praticati nel completo riposo ed avere una durata di almeno mezz'ora, per eliminare il più che è possibile gli sbalzi provenien.ti dall'emozionA e dall'arbitrio dell'esaminando. Per il perito militare anche questo metodo del Mosso è troppo complicato: a mio modo di vedere potrebbe servire sufficientemente il seguente esperimento:


L'< R\PPORTO \L ~Y.R\'lZTO MILIT.\R~:

Si addestra il soggeLto ad eseguire a bocca. ubiusa una inspirazione la più profonda nel più breve tempo possibile; si noti esattamente in seoonrli la durata del· l'inspirazione; si còmputi allo stesso modo la durata dell'espirazione. N'oi sappiamo che un soggetto normale compie un inspirazione profondissima in 3-4 secondi: qnando un paziente im.pit:-ga oltre 7"-8", possiamo con ragione dedurre che esiste nn grave ostacolo alla respirazione nasale.

BIDLIOGHAFIA . .\5CIIB~IlRAI'OT. Die Iltdettlung der .\'nsr {ur dte IIIIPIIUII!J. - \\'un;hurg 1886 BLOCII. C:ntersuch.ungm zur l'hylltlloate t.ler ,\'a.•rnnl/wtuii!J. • Zeilschr. C. Ohrenlt. •. '(>l. (~. 1888. - IJif Polh.ologle wul 7'/trrllp" der .llundrrlhmunq. - Wlr•sh~•len iS89. 8Auc~. :;,.Ila pouibtlllit di e1·mre r~ell'esn"'r drl!11 prrlltrll~i'tl•r elette uie tl!l· Jtdi , L'tmporlalt:n di ~~'e ntlte npo·a~i,ui rndlliHHttli. - • ~lunch. meri. Woch •. XI.V, n 3G DoLLARo~.. En~sem(l poLm<.nat·e d(l ocrlr~iOIII' taa~rtle e s>llt /> !llogelttsi. • llitormr~ medica •, t900, vol. 111, Il~;(. 31i7.

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k'RAT<CIIIH!R.


92!

LE STENOSI NASALI EOC.

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Z WAAIIDEIIACRen .

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NUOVO METODO PER L\ I:UR-\ IUfllt:A LE DELL' ERX IA CIW HALE

Comunicazione f:ttta al Congresso lnte~·nazlonale di modiciua di Pnl'igì nel 1900 tini dott. 1•. Bonoruo , maggiore medico, pror. rll traumatologia e medici na operatl\·a al la scuola di sanitn militare, libero doceu te di pato loR i:t chlrur_gica

PARTE

J.

Note anatomich e.

Allo studio di un nuovo metodo per la. cura radicale dell'ernia crurale credo utile premettere alcune osservazioni anatomiche, che si scostano un po' dallA comuni vedute sulla struttura. dell'anello e dell'infundibulo della r egione crurale. Sembra.mi che all'aponevrosi femorale, e particolarmente alla. plica. falciforme, non sia. stato attribuito il suo ver o ufficio nella formazione dell'anello e dell' imbuto crurale, nella genesi delle ernie e nei fenomeni patologici che accom pagnano la discesa d' un viscere addominale tra la branca orizzontale del pube e l'arcata. di Falloppio. Mettend o bene in evidenza l'aponevrosi della fossa ovale di Scarpa, senza incorrere in a.rtifizi ana tomici, risulta chiaro un fatto: la. plica falcifor me col suo corno superiore si avvolge a guisa di spirale intorno ai grandi vasi femorali, lato interno e poste· riore si continua in forma di espansione membranosa


!J:.!I i

"lJOVu ~~~~·rooo

sul ligamento di Gimbernat,. e chiude l'imbuto crurale ;;ul lat<, anteriore ed interno della. vena femorale. Tl margine saliente della plica falciforme, continuando;-;i con t1nello del ligamento d i Gìmber nat ed avvolgenJosi intorno ai vasi in dentro, in dietro ed in alto, si cl istendo snl ri vesti.mento fibroso della branca orizzvnt<tl~ del pube tino al la em i nt:n~a ileo-pettinea, ove i'l fondo cou la robusta aponevrosi iliaca. Per la norrun.le e permanente tensione dell'a ponev rosi femorale, ove questa s'inserisce al ligamento di Falloppio, la spirn.lo til.lcitorme, circuendo la perife ria amtlro-interua e posteriore dei vasi femorali, e fon · d!-lndosi con la ')tUtÌJtct cu..·:o~·wn, for ma la più efficace d1in.,;ura del t'i1'1ttale a11ello c;·w·afe. Vi concorr ono alr;resì il ligo.mento di Gimbernat, le aponevrosi pet· tinea ed iliaca, le fibre arcifor mi e la fascia trasversale, c!Lti quali tessuti risulta un robusto a.pparecchìo ligameu toso, che a guisa di llirc{l'aimaa i,nbttlif'orme chiude l'apertura vascolare di Hesselbach, pervia per il pass.tggio dei :;o! i ·\'a<.li femomli. Ritenendo l'anello crurale l'espressione d i un fatto patalogico, nel parlare della sua str uttura ci riferiamo a quell'apertura erniaria che fo rmasi attraverso la porzione interna del diafnmraa imbutiforme, cioè di quell'opercolo lllembranoso, emanazione dell'aponevrosi femorale, che si stende dal margine saliente della. plica falciforme a l ligameuto del Gimbernat ed alla inser zione pubica dell'aponevrosi pettinea. La plica falciforme, avvolgentesi a spirale ascendente intorno ai vasi, tesa e ravvicina ta fino alla guaina vasorum, è il fa ttore principale dello strozzamento dell'ernia crurale, ed ha l' ufiìcio più importante nella chiusura. dell'anello br niario. P er q uesta par ticolare disposizione anatomica d ella aponevrosi, l'anello erniario cr urale risulta circoscritto


Plm LA CL"KA IIADl('Af,g D RI. L'ERC\IA CHU !'!A 1.10:

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dalla spirale falciforme in alto ed in dentro, rlell'aponevrosi pettinea in dietro, e dalla guft ina vasorum in fuori. Sembrami perciò debbansi preferire nell'ernia crurale strozzata gli sbrigliamenti in alto ed in dentro alle semplici incisi<fni sul ligamento dello Gimbernat. Il seplum crurale. che secondo gli anatomici Sll.,rebbe (ormato dal prolnnga.mepto molto assottiglic1to della fll.scia trasversale, è una distinzione artificiale, corrispondendo appunto a lla espansione superiore dell a plica falciforme, il cui margine arcuato si riflette sulla guaina d'in viluppo dei vasi, colla quale si continua, nella ~te~sa gni$;a che col foglietto cribriforme e cou l'aponevrosi pettinea. La perfetta continuità di questi tessuti membranosi . che circuiscono i vasi femorali tra il ligamento di F alloppio e la branc&. orizzontale del pube, intercetta nelle condizioni normali qualsiasi comunicazione tra la fossa iliaca e la regione crurale; e tali condizioni devonsi ripristinare nella cura radicale dell'ernia crurale. Sa tm divertico lo peri toneale o della vescica s· in· sinua sul lato interno della vena femorale, senza forzare il diaframma membranoso, l'ernia resta circoscritta nell'imbuto ileo-crurale; se in vece attraversa qualche orifizio o smagliamento di detta aponevrosi, ciò che accade nel sno punto più esile, che si rico· nosce col nome di septum crurale di Cloquet, l'ernia si adagia. sull'aponevrosi pettinea, fuori il breve imbuto crurale. Nel primo caso dobbiamo incidere l' aponevt:osi femorale per scoprire il sacco, e trattasi per lo più di ernie di piccolo volume; nel secondo invece lo si trova direttamente avvolto nel tessuto cellulo-adiposo sottocutaneo, che copre il muscolo pettineo; nel primo caso risulta un breve canale erniar·io CJ'u?·ale, nell'altro un semplice anello.


!)28

;\ UOVO METODO

Dalle mie ricerche anatomiche portate su soggetti giovani e su vecchi d'ambo i sessi, risulta, a mio avviso, dimostrato quanto sia erronea la· definizione che si dà dell'anello crurale. A rigore parlando con un apparecchio aponevrotico ligamentoso integro non esistono che piccoli orifizi per il passaggio dei linfatici e di qualche ramuscolo venoso anomalo attnwerso il d ia.framma crurale. Rotto questo sottile diaframma . cr·urale, che ho trovato non rare volte abbastanza resistente e _teso, discende subito sull'inserzione pubica. dell'aponevrosi pettinea un lobo di grasso preperitoneale, al davanti del quale oon notevole frequenza decorrono in senso parallello al liga.mento di Falloppio, e precisamente in corrispondenza. del suo margine posteriore, una. vena. ed un' arteriuzza che ana~omizzauo la vena e l'arteria epigastrica. con la vena. e l'arteria otturatrice. Questi rami auast.omotici che circuiscono l' emicirconferenza anteriore del virtuale anello crurale, tanto temuti nella chelotomia crurale, possono rimanere illesi sbrigliando in alto. Basta portare l'indice della sinistra. dietro la corda. falloppia.na, respingere in alto ed in dietro il tessuto cellulo-adiposo prepE~ritonale per allontanare con questo i vasi anastomotici, ed incidere senza tgma di ferirli su t utta l' emicirconferenza anteriore dell' anello ermano. Questo cingolo vascola.re che dista da 6 a 10 mm. dal margino saliente della spirale fal ciforme, ove questa si

riflette sulla cresta pettinea, con brevi e mult iple incisioni non corre alcun ris.Jhio, anche se queste dovessero interessare il ligamento di Falloppio, ciò che non deve ma i accadere. . Le incisioni multiple sulla porzione spirale della plica. falciforme, anche senza interessare il ligame~to dello


PER J,A COHA R ADICALI:: DELJ}ERNIA CR G I~ALE

tl:!D

Gimbernat, aprono nn largo varco alla riduzione dei l'iscer i ernia ti. Ho osservato tal volta i fasci fib rosi della fascia superficiale, assai densi e ricchi di elementi elastici, formare una seconda plica falciforme più ampia della profonda, terminante a guisa di vortice avvolgentesi a spira sotto l'inserzione pubica dell'aponev rosi pettinea. Risultano due anelli concentrici, nel breve tragitto erniario, validi ostacoli alla rid uzione degl'incarcera· menti. Q.n~sti tessuti fibro·membranosi, che circuiscouo l'anello cturale, più che l'arcata. di Falloppio, rigida e tesa, sono compresi n~lla. chiusura delranello erniario nella maggior parte dei metodi di cura radicale, e p:?.rticola.rmente in q uelli df'll Tricomi, del Col.zi e del LucasCha.mpionnière. L'aponevrosi femorale della fossa ovale, densa, resistente e fortemente tesa, continua, sebbene dagli anatomici artificialmente distinta in falciforme, cribrifo rme, pettinea, septum crurale, avvolge a gnisa d'imbuto i vasi femorali. In alto s'inserisce tutto intorno all'apertura vascolare, cioè al lìgamento di Falloppio, al suo fascio rifl esso, o ligamento di Gimberna.t, al rivesti· mento fibroso della branca orizzontale del pube, alla guaina dello psoasiliaco, alla bandella ileo-pettinea, ed in basso, assottigliandosi, si. restringe e si addossa sui vasi, e si continua nella guaina vasontm. L'imbuto crurale, che possiamo considerare, per difettosa conformazione anatomica, un prolungamento della fossa. iliaca nella coscia, termina in basso ad una altezza variabile e precisamente ove la grande vena sa.fena si approfonda e s'inoscula nella vena. femorale. In uno spaccato sagittale, secondo i grandi vasi della coscia, sembrami apparisca più evidente l"origine iliaca dell'imbuto crurale. ;)9


~'UOVO

METODO

Secondo questo concetto la lunghezza variabile dell'imbuto crurale sarebbe in relazione colla varia inclinazione e lunghezza del collo del femore, che com"è noto, col progredire dell'età si abbassa inclinandosi sulla diafisi femorale fino a formare un angol0 retto.

o, Arcnlu. cru rale.- b, Plica falciformu e su n conlinuazinnc col l'apone, rosi petti uea. - c, Fascio spirale della plica falciforme nn·olgcnte~i .;ull ' inse rzione pubica do11'aponevrosi po lLino:~. o dietro il fasc•o vnsco lare. - d, Fora>u., eieco <.:lrcoscrillo dalle fibr e spir:di, occupato d n ila glnll dula li o fatica crurale profo n <l a.

Lo spostamento .eccentrico consecutivo dell'asse d e lla coscia e par ticolarmente d el piccolo trocantere in fluirebbe sulla direzione dell'imbuto crurale, che da obliquo in basso ed in dentro tende a divenir rettilineo ; ciò


PER LA. CURA. ll\DICALE DELL.ER);JA CRtr.RA.LE

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che non mi sembra privo d'importanza nella genesi dell'ernia nell'età adulta, quando cioè avvengono queste modifìcazioni anatomiche. L'apertura superiore dell'imbuto crurale ristretta dalla depressione della doccia inguinale, più marcata nell'uomo che nella donna, nella quale perciò rimane un po' più ampia, è chiusa dal peritoneo, e dal conuet tivo preperitoneale, il cui inspessimento ha fatto credere ad un sottile prolungamento della fascia trasversale fino alla branca orizzontale del pube, cioè fino al ligamento ileo pettineo, il che non mi sembra esatto. Stando ai rapporti di continuità dell'imbuto aponevratico crurale con la fossa iliaca, l'ernie dovrebbero con maggiore frequenza discendere fra i vasi femorali e l'aponev~:osi, e,·nie dissecanti od in{wndibula,,i; ma data la resistenza e tensione dell'aponevrosi e l'angustia dello spazio imbutiforme, è facile ohe que~to sia. la varietà iniziale dell'ernia crurale. e ohe poi superando la debole r esistenza della. porzione interna del diaframma. membranoso, discenda sull'aponevrosi pettinea convertendosi nella varietà più frequente, che chiamerei emia crurale petlinea. In questo caso sono possibili gli strozzamenti, ai quali sono più predisposte l'ernie crurali che non le inguinali. Il prof. Gaetano Mazzoni, nel suo pregevole libro testè pubblicato, e che con molta. modestia. intitola.: Rendiconto statistico-clinico, conferma questo carattere, riportando una media di 64,8 per cen to di ernie crurali strozzate. Il distinto chirurgo romano deduce dal suo lavoro clinico, ricco di tanti ammaestramenti, un'altra impor· tante dimostrazione: contro l'idea di Cloquet e di altri ohe ritenevano nella donna l'ernia. crurale la regola, l' inguinale l' eccezione, confermando l' opinione del


~r ovo METODO

Malgaigne e del Berger, il Mazzoni ba osservat'o -±9 casi di ernie inguinati e 47 di ernie crurali nelle donne che vennero sotto la sua ossen' azione.

Avendo cura di conservare iutatta raponevrosi del· l'imbuto crurale, rispettando la sua continuità con l'apo· nevrosi pettinea e col ligamento di Falloppio, oltre . alla chiusura completa del presunto anello crurale, risulta fra l'inserzione pubica dell'imbuto crurale nel suo lato interno e l'aponevrosi pettinea un piccolo seno a fondo cieco, nel quale si annida ordinariamente una glandola liofatica.. Quando l'infezione suppurati va, n eli e linfa.deniti inguino-crurali, si propaga a questa glandola profonda, occorre molta diligenza ed oculatezza, del resto sempre opportuna, operando nella regione cnu ale, per non fe · rire la vicinissima vena femora le. Un'altro dettaglio anatomico sembra.mi degno di menzione. Le fì bre ~uperfici ali del pilastro esterno del canale inguinale discendono obliquamen te in basso e d in dent ro per inserirsi sull'aponevrosi pettinea.. Ques'ta inserzione bassa deprime fortemente il ligamento di Gimbernat e la doccia inguinale, e rafforza validamente la chiLlSnra del virtuale anello crurale. Se si recidono qu~ste inserzioni pettinee del pilas t ro esterno, secondo la. branca orizzontal~ del pube, la tensione delrapparecchio ligamentoso, che circonda e chiude ra.pertura crurale, diminuisce, ed il ligamen to di Falloppio si rilascia. Sembrami si possano con vantaggio recidere queste fibre, per agevolare la riduzione dell'ernie crura li strozzate. Sebbene, attenendoci alle osservazioni anatomiche esposte, non si possa parlare a. rigore d i anello cru ~


P ER LA Ct:RA RADICALE DELL'lWN'IA CRt: RALE

tliìH

rale se non come l' espressione di nn fatto patologico, nel descrivere il mio metodo di cura radicale seguirò il cox"nune l iug uaggio, r iferendomi. nell'accennare alranello crurale, all'apertura erniaria che fo rmasi sotto il liga.m~nto di Falloppio per la discesa d' un diverticolo del peritoneo o della vescica.

PARTE

II.

Considerazioni sui processi operati vi.

La proprietà. anatom iche dell'anello cnuale, circondato da tessuti in massima parte rigid i, o poco cede· voli, pr ofondo ed angusto, ed in diretti ed estesi rap · porti con i g rossi vasi ileo-fem orali , rendono non facile còmpito la cura radicale delrernia crurale. Non si tratta iÙ quest'operazione di ricostituire un canale od un tragitto fisiologico, come nella cura ra· dicale dell'ernia i'nguinale; ma qui ratto operativo ha un duplice risul tato da conseguire : sopprimere l' imbuto si-eroso, legando il sacco il più in alto possibile; chit~dere l'anello crurale stabilmente e senza menomare l'integrità funzionale dei grossi vas i limitrofi. Ripristinare cioè le condizioni normali. Nella cura radicale dell'erni a inguinale la mobilità e cedevolezza dei tessuti muscolo-aponevrotici, la mi· nora vicinanz~ dei vasi sanguigni, la maggior e esten · siona del campo operativo, largamen te accessibile, r en· dono facile cò.mpito la soppressione dell'imbn to erniario e la ricostituzione delle paret i addominali anche più rafforzate. Se in questa operazione la legatura alta. del sacco, con la soppressione dell'infundibolo sieroso, può costituire una sufficiente difesa contro la recidiva, specie nelle ernie inguinali recenti, nelle quali le parati del


NC O VO 111E'fODO

canale hanno quasi la normale lunghezza, obliquità e resistenza, nella cura. radicale del! 'ernia crurale la perfetta chiusura dell'anello è la condizione capitale per In. stabilità. del successo. Infatti essendo l'anello crurale in rapporto dir.etto con lo spazio prevescicale, occupato ordinariamente da zolle di g rasso, aderente al peritoneo ed alla vescica, e ch'è a ritenersi fattore meccanico importantissimo nella genesi dell'ernie in genere e della crurale in ispecie, senza una valida e stabile chi usura dell'anello, il grasso preperitoneale mobile e compressibile . faci lmente sfugge e trascina dietro di sè un diverticolo d el peritoneo o della vescica, che fra gli organi fissi dell'addome ha una par ticolare predisposizione ad erniarsi più di quanto non si creda. Lipoceli preeruiari sono infatti da ritenersi ft·a le condizioni anatOmiche che più predispongono alla formazione delle ernie ed alla loro recidiva attraverso smagliamenti parietali accidentali, od aperture fisiologiche imper fettamente obliterate. · S e un diverticolo estraperitoneale della. \ escice. s'impegna nell'anello crurale, non validamente serrato, trascina seco il peritoneo parietale, che formerà. il S!l-CCO d'un en tero- epiplocele all'esterno del cistocele. Se alcuni autori, fra i quali l'Alessandri, mettono in dubbio o non riconoscono nel grasso preperitoneale e prevescicale qualsiasi infl uenza nella genesi dell'ernie in genere e di quella della vescica in ispecie, fondandosi sull' incostanza del grassv preeruiario, fo osservsre che questo fatto, del resto non frequente, può spiegarsi con la instabilità particolare del tessuto adiposo. Per q ueste considerazioni anatomiche nella cura r a · dicale dell'ernia crurale oltre alla legatura alta d e l sacco e alla soppressione dell' infundibolo sieroso, la perfetta e permanente chiusura dell'anello è scopo precipuo dell'atto operativo.


L"imbuto crurale per la sua fo rma e direzione, e per !"inclinazione del bacino è soggetto ad una energica pressione endcaddominale. P erchè possa ritenersi stabile il risul tato della cura radicale, bisogna. sopprimere la depressione addomi nale dell'imbuto crurale, rendendo pianeggiante la. parete addominale ove corrisponde l'apertura superiore del tragitto erniario. La. chiusura. dell'anello crurale fatta a spese dei tessuti fibrosi che lo circondano non riesce a sopprimere l" infundi buio pa.rietale.

.. .. I metodi proposti per la cura. radical6 dell'ernia. crurale raggiungono q uesto risultato anatomico: appianamento e soppressione de!l' infLlpdibolo sieroso e chiu· sura alta e permanente delranello erniario? Nei metodi così detti crurali, in sostanza poco dis· simili, specie in quanto concerne la chiusura. dell'anello, la maggior difficoltà. s'incontra. nella resistenza e tensione del liga.mento di Falloppio, che non si lascia. deprimere facilmente fino al rivestimento fib roso della branca. orizzontale del pube. Ove riesca. possibile risulta· inevitabilmente un angolo acuto tra. l'arcata crurale e la branca del pube, nel q uale può essere compressa la vena femorale. Volendo ovviare a questo inconveniente o bisogna. limitarsi ad applicare uno o due soli punti, lasciando uno spazio libero sulla periferia interna della. vena femorale, o comprendere nella sutura col ligamento del Falloppio l'aponevrosi pettinea o la. guaina vascolare, e non il ligamento di Cooper, e nell"tm caso o nell"altro la chiusura dell'anello è tutt'altro che sicura.


NUOVO METODO

L'aponevrosi pettinea si lacera ed il ligamento di ' Fall<1ppio si risolleva, o nel caso migliore risulta un iufuwlibulo parietale. Chi non riconosce la difficoltà di abbassare il liga· mento di Falloppio fino alla branca del pube, non si è dato sufficiente ragione della reale struttura dell"ancllo entrale. Soltanto con un ampio divaricamento di questo anello può essere raggiunto il ligamento di Cooper, perchè in genere r1uando si pratica la chiusura dell'anello crurale dalla fossa ovale i punti di sutura comprendono il liga.mento di Falloppio coll'inserzione pubica della aponevrosi pettiuea.. La difficoltà. di <leprimere il liga.mento di Falloppio tino alla branca. orizzontale del pube ha suggerito al D elagenier e al l,errari l'idea di dividerlo trasver:1almeute, per fissarne i capi separatamente sulligamento di Cooper, e rendere più accessibile l'apertura superiore dell' infundibolo erniario. l\Ia _con questo metodo si menoma la resistenza delle pareti del canale inguinale senza puntorafforzare l'anello crurale, che rimane più aperto di prima. La profondità del ligamento di Cooper rende difficile il comprenderlo nella sutura colligamento di Falloppio, operando dalla fossa ovale: e la chiusura dell'anello avviene per lo più a spese dell' a.pponevrosi pettinea o della guaina vascolare, tessuti assa.i poco resistenti. Risulta tra il ligamento fa.lloppiano e l'inserzione pubica dell'aponevrosi pattinea una depressione imbutiforme e non una superficie pianeggiante. In queste difficoltà. incorrono i metodi del Bassini, del Tricomi, del Bottini, del Colzi, ed anche quello del Ruggi. Il Bassini col suo metodo si propone ricomporre lo

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PER LA CURA RADICALI~ Dl~ Lr~·ER:\IA ORl"RALE

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imbuto crurale: riunisce infatti la porzione interna del !'arcata di Falloppio 11.l rivestimento fibroso dell a cresta del pube, e poscia il margine della plica falciforme all'aponevrosi pettinea. L'autore del classico processo. per la. cura radicale dell'ernia ingninale ha voluto seguire in quello per l'ernia crurale lo stesso coucetto; ricosti tuire le condizioni anatomiche normali, rafforzandone la resistenza. L'imbuto crurale con questo metodo viene ristrétto ed accorciato; obliterato l'orifizio superiore; la sua pa· rete anteriore tesa sui vasi femorali. Però la teniione del ligamento d i Falloppio e della plica. falciforme rendono assai difficoltoso questo risultato anatomico, che attenendosi in modo forzato, non può ritenersi permanente per la lacerabilità dell'aponevrosi pettinea. La chiusura dell'anello crurale con i metodi del Tri· comi, del B-ottini e del Colzi è non meno difficoltosa per la tensione dei tessuti fibrosi che lo circondano, nè può ispirare sufficiente fiducia quando avviene a spese della guaina vascolare o dell'apoue,Tosi pettinea. L" idea del Trendelenburg e de1lo J abulay, che distaccano lembi osteo-plastici del pube, per riportarli contro l'anello crurale, non ha avuto imitatori; nè me· ritano maggior fortuna le eteroplastiohe con tappo di fi li di catgut (Swartz), o con placca di osso deca.lcifioato ( Thiriar:. Dicasi altrettanto dei metodi au.toplastici del Poulet, che chiude l'anello crurale con un lembo tendineo del primo addutore; dello Swartz che si serve d'un lembo del medio adduttore; del Salzer e del N ovaro che distaccano un · lembo muscolo-apouevr oLico del pettineo. Fra i metodi autopla.stici questo è il più ingegnoso. Il Fabricius distacca. dal pube un lembo aponevrotico -periost ~o, e lo rovescia in alto ed in fuori per tìs-


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:-IIJOVO MI!:TOOO

sarlo ai contorni dell'anello erniario. Rinforza questo sepimento coll'addossarvi un lembo eguale preso dall'aponevrosi pettinea alla maniera del Salzer e Novaro. Non v'è dubbio che chiudendo l'anello crurale con un lembetto muscolo;aponevrotico, secondo Salzer e N ovaro, od aponevrotico-periosteo, secondo Fabricius, l'occhio dell'operatore resta appagato, ma conviene du· bitare della resistenza dei tessuti, che fuori del loro posto finiscono col lacerarsi, col degenerare e riassorbirsi. Fu felice l'idea ch'ebbe il Ruggì col chiudere l'anello crurale dall'alto, aprendo il canale in.gninale, e traspor· tando in questo il sacco dell'ernia crurale, per legarlo più in alto possibile. Il Ruggì sostiene ohe il ligamento di Falloppio si affronta con quello di Cooper con minore difficoltà. dall'alto che non dalla fossa ovale. L'osservazione anatomica mi dimostrerebbe che anche chiudendo dall'alto l'anello crurale, la tensione dell'arcata di Falloppio non è minore ; nè si evita rangolo acutio, nel quale può essere compressa la vena femorale. Dobbiamo riconoscere ohe col metodo del Ruggì, particolarmente quando trattasi di ernie crurali voluminose, meglio che con gli altri si può sopprimere l'infundibolo sieroso ed nn po' anche il parietale, ed opporre alla pressione addominale una Afficace barriera di arresto. Ma devesi tener presente che l'apertura del canale inguinale, il distacco della fascia trasversale dell'arcata crurale, le manovre portate dietro la branca del pube, ed estesamente sul peritoneo, per circuire ed isolare il sacco, complicano notevolmente l' a.tto operativo, che se riesce spedito e sicuro nelle mani del distinto suo autore e di quelli del suo valore, non è certo un còmpi.to agevole per i più. Nè mi sembra che lo abbia


PER LA Cl'RA RADlL \LE DELT/ER:-IIA CRl' RALE

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semplificato la modificazione del Parlaveccbio, che incide le pareti anteriore e posteriore del canale ingninale, rispettando gli anelli. Trattandosi, nella cura radicale dell'ernie, di operazioni non imposte da urgenti necessiuì, la prudenza, virtù indispensabile nel chirurgo, ci conduce a scegliere quello fra i metodi operativi, ch'espone il malato a. ris~hi minori. Poicbè nello sliato fisiologico non es iste un anello

crurale, la cura. radicale per ripristinare la. normals struttura, deve sopprime1·e Cin(undibolo sie1·oso, ed oblite;·aJ·e in modo pe1·manenle l'anello e1·niario. È quello che mi propongo di ottenf3re col mio metodo di cura radi cale dell'ernia cnuale. PARTE III.

Processo operatorio.

Incido la cute ed il connettivo sottocntaneo secondo la piega inguino-orurale, percorrendone la metà inter na, ed i "1. se trattasi di ét'nia voluminosa; término in den t r o con una breve incisione curva in basso per 2 a 3 cm. Si scopre così tutta la r egione erniaria, dai vasi femorali a tutta la superficie del muscolo pettineo, ed in alto l'anello e la parete anteriore del canale inguinale. Per la ricerca del sacco è meglio procedere dall'alto m basso, ed un po' da dentro in fuori, cioè dal ligamen to di Falloppio in senso diseendente ~ non nel senso opposto. Partendo dalla periferia superiore ed interna dell'anello erniario si cade direttamente sul sacco, che si isola. sen2a difficoltà dal g rasso e dal piano muscoloaponevrotico.


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' :\uOVO <'IETODO

Seguono i due tempi principali dell'operazioQe : a) isolamento, chiusura. alta. ed escissione del sacco; b) chiusura dell'anello erniario.

Non mi fermo sulle modalità dell'isolamento del Sacco, comuni a tutti i metodi.

Legalttm ed escissione del sacco. - Nella .cura radicale dell'ernie di qualsiasi specie, la chiusura del sacco può ritenersi perfetta. solo quando il peritoneo diventa pianeggiante in luogo dell' infnndibolo erniario. Se resta una fovea., sia pure lieve, la pressione addominale ha. quivi un punto sul quale puo agire o con un lembo d i epiploon o con contatto diretto di un'ansa intestinale. La. resistenza della parete muscolo·liponevrotica non garantisce da recidive senza. un perfetto appianamento del colletto del sacco. Per sopprimere l'imbuto peritoneale sono stati proposti vari metodi. Il Macewen impiega tutto il sacco per farne un ta.m· pone dell'anello erniario. Dopo averlo isolato e vu otato, annoda sul fondo il capo di un fil di seta, e con l'altro capo. munito d'un ago, infila. le due pareti aoc'Jllate ripetuta.mente in senso ascendente fino al colletto, intorno al quale, scollando un po' il peritoneo, traversa con l'ago da. dietro in avà.nti la parete addominale a due o tre centimetri più in su dell"anello interno. Stirando il cap·o libero del filo, che fissa sull' aponevrosi del grande obliquo, il sacco si raccoglie a guisa di tampone nell'apertura. erni~:tria. Bisbop segue quasi lo stellso metodo, abbracciando· tutto il sacco, secondo il suo asse maggiore in un'ansa di filo a. borsa, i cui due capi fa sortire sepa.ra.ta.ment e da due punti oppo::oti dall'anello interno sull'aponevrosi del grande obliquo.


Stirando ed annodando i capi, il sacco si introfiette, e si raccoglie nell'anello erniario, formando rilievo in terno. Barker e Postempski pensarono di sospendere il peduucolo del sacco, già. legato e reciso, in un punto più alto delranello erniario, facendo sortire alla maniera del Macewen e del Bishop i due capi del filo con cui fu annodato il colletto, suìl'aponevrosi del grande obli· quo. L"infundibolo resid uale verrebbe stirato in su ed appianato. Il Berger e il Baldanza, com e Barker e Postempski per l'ernia inguinale, impi egarono la sospensione del peduncolo nella cura radicale rlel !"ernia crurale. È innegabi le pBrÒ che in questa OpP.razione il 'passaggio dell'ago attraverso la pa.t:ete a.cldomìnale da dietro in avauti non ~ scevro di qualche rischio, pvtendosi incorrere nella ferita dei vasi epigastrici, del cor· clone spermatico, a della vescica. Allo stesso Berger accad:le di pungere !a vena femorale. _<\. parte la. difficoltà e gli inconvenienti, rimane, sia pure deYiato e stirato, un infundibolo erniario, capace di raddrizzarsi. Non molto dissimile dai precedenti è il metodo di Kocher. Questo chirurgo isola il sacco dalla fossa ovale di Scarpa: apre un occhiello sull'aponevrosi del g rande obliquo, all'esterno dell'anello ingninale: fa sortire per quest'apertura il sacco vuoto e bene isolato, e ne fissa con punti di sutura il colletto all'aponevrosi del grande obliq uo, indi r escide. In fine riunisce l'arcata crurale all'aponevrosi pettinea fino alla vena femo ra le . •

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Nella cura radicale dell'ernia crurale io seguo un altro metod?, che ho impiegato più volte anche nella. operazione radicale dell'ernia ing uinale.


~n: o v o

)lETODO

Isolo H colletto del sacco fino oltre l'anello interno per allungarlo artificialmente a spese del peritoneo che c irconda l' infundibolo erniario. I n questa manovra distacco dalla periferia del colletto e respingo in cavità il grasso preperitoneale, che sovente forma sulla periferia interna dell'anello profondo dei veri lipoceli preerniari, nei guali può nascondersi g ualche diverticolo della vescica. Fatto l"allungamento artificiale di 1-2 a 3 centimetri, a seconda dei casi, apro e vuoto il sacco, mantenuto disteso da un assistente; e coll'indice sinist.ro nell'anello erniario, per respingere i visceri, lo circ uisco alla oase con un filo a borsa_il più in alto possibile. ~erro , annodo e recido il colletto _l centimetro al davanti del nodo. Mercè l'allungamento artificiale a spese del peritoneo parietale, il filo a borsa cade abbastanza in alto, da s opprimere ogni traccia d'infundibolo peritoneale. È certo che operando la dissezione del sacco con diligenza oltre l'anello interno, riesce agevole la mo· bilizzazione del peritoneo parieta.le, che circonda l' im· buto erniario. Quando non mi sembra abbastanza. teso il peritoneo, applico concentricamente alla prima una seconda. a.n~a a borsa distante un centimetro circa da quella.. Serrando la. seconda ansa a borsa dopo la. prima, il colletto del sacco si· affonda sotto il secondo nodo, e va a formare un rilievo a guisa di bottone sulla. superficie interna. del peritoneo, ov'era una depressione imbutiforme. Q!lesto metodo di chiusura del sacco, agevole nella <lura radicale dell'ernia inguinale, per la. maggiore am· piezza. dell'anello e cedevolezza. dei tessu ti non è scevro di difficoltà nell'ernia crurale, per la tensione dell'anello e per il pericolo d'infilare la vescica ove questa cedè\ .e l'lÌ estrofletta per eccessive trazioni sul sacco.

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PER LA CURA RA OICA I. I!: D ELI)E H::\IA CHORALE

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Possiamo peraltro conseguire lo stesso risultato· nell'operazione radicale dell'ernia crurale con una semplice modificazione. Dopo avere isolato tutto intorno dall'anello ed allungato il sacco, estraendo tutto l'imbuto erniario, applico il più in alto possibile il filo a. borsa: prima d'annodarne i capi, chiudo con filo libero il sacco 2 centimetri allo innanzi dell'ansa. ; affondo sotto questa. il colletto reciso, ed annodo i suoi due capi. Oltre a rendersi pianeggiante il peritoneo, risulta un rilievo come nel metodo precedente. Che sia pos!>ibile la mobilizzazione del peritoneo che dagli anelli erniari rifiettesi sulle pareti addominali, me lo dimostrano la osservazione clinica e la ricerca anatomica.. Tanto nei soggetti giovani, quanto nei vecchi, ho ootuto con moderate trazioni estrofiettere il peritoneo attraverso l'anello crurale e formare diverticoli artificiali ed allungare quelli esistenti. Nell'operazione radicale dell'ernia crurale, mentre un assistente con due uncinetti dilata l'anello, sollevando il liga.mento di Falloppio e spostando in fuori i vasi, con moderate t razioni si giunge ad estrofiettere l'imbuto erniario ed il peritoneo circostante. L'allungamento artificiale delsacuo torna utile quando il chirurgo s'imbatte in quei sacchi conici, corti e.d a larga base, onde è difficile peduncola.rli. In due casi di questo genere, non essendo riuscito neppure con la. torsione a circondare con un laccio il largo impianto del sacco, corto e conico, stirandolo e mobilizza.ndolo, ne ho circuito la base con un filo a borsa: poscia invaginandolo a dito di guanto, stiro ed annodo i capi del filo. Per evitare il rischio d' infilare qualche ansa intestinale o l'epiploon, giova aprire l'estremità del sacco, per applicare l'ansa a borsa sulla guida. dell'indice si-


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N OOVO MET000

nistro, sebbene operando con mano esercitata si possA. passare l'ago sul peritoneo senza incorrere nei suddetti accidenti. Questo metodo di appianamento del peritoneo sem· brami utile non solo nelle ernie con sacchi conici, non peduncolabìli, ma aucbe nella cnr.a degli sfìancamenti delle pareti addominali. F atta la chiusura del sacco, ove non sembri abbastanza t es0 il peritoneo, si può applicare una seconda ansa a borsa concentrica al colletto legato. Allora inevitabilmente il peritoneo si tende, si appiana e l'imbuto erniario scompare. S e s'incontra un sacco bilobato, a bisaccia, mai osser vato, ch' io sappia, nell'ernia crura le, possibile n e lla inguinale, è miglior precetto ridurre i due lobi in uno solo mercè l'allungamento artificiale. Risulta un sacco con ampio impianto, la cui chiusura con nodo libero, o per trasfìssion e, ed anche c o n punti a catena, secondo Lncas Championnière, lasce rebbe una depressione peritoneale, che scompare invece con la chiusura a borsa molto periferica. L'idea che ebbero Duplay e Cazin di sopprimere il filo perduto nella legatura del sacco, · impiegando il sacco stesso, che attorcigliano ed annodano su se medesimo una o due voltE:\ semplice o fenduto, è certamente originale, ma non ne comprendo rutilità, quando penso al largo uso che oggidi si snol fare delle su ture perdute. ll metodo del Duplay e Cazin, suggerito da una rel ativa frequenza di suppurazioni tardive intorno ai puttti perduti, nell'operazione radicale dell'ernie, non sarebbe del resto, per l'abituale brevità del sacco, d i facile esecuzione nell'ernia crurale. Se si sono avute delle suppurazioni e delle peritonìti, provocate dalle suture profonde, ciò non deve


PER LA CURA RADICALE DET,L'ERNU CRURALE

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imputarsi al metodo operativo, ma all' imper!ezione dell'asepsi. Nella. cura radicale delle ernie il chirurgo dev'es-

sere quanto mai scrupoloso e diligente osservatore del metodo anatomico e e dell'asepsi operativa. Trattandosi di un'operazione profìlattica, devesi conseguire u,n risultato anatomico stabile e non la semplic-e guarigione pe?' pdmam, ch'è mezzo e non fine dell'atto operati vo. Ho visto tal volta chiudere il sacco con si poca cura dell'evidenza anator_nica, da far ritenere come non eseguita. la cura radicale. Questa è una vera operazione plastica, che richiede molta precisione tecnica da far fronte a tutte le pos· sibili sorprese. L'occhio deve in ogni tempo dell'operazione precedere la mano, se si vuole stare al riparo da pericolosi accidenti. Se traetasi di sacco ampio e ben mobilizzabile, si puo aprirlo e rovesciarlo in fuori con tre o quattro pinze ad anelli, e passare il filo a borsa dalla superficie interna. I due capi delransa. sono infine riportati all'esterno attraver3o il peduncolo, per annodarli. In quanto concerne la chiusura e !'.:~scissione del sacoo nella cura radicale dell'ernia crurale, riassumendo dirò che con una tecnica diligente si possono conseguire i seguenti risultati anatomici : · a) dissezione di tutto l' infundibolo ed allungamento del sacco a spese del peritoneo circostante all'apertura erniaria interna; b) legatura alta a borsa, esterna od interna, ed affondamento del peduncolo; c) soppressione dell'imbuto sieroso con chiusura pianeggiante del peritoneo. ti()


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NUOVO METODO

L'osservazione anatomica mi ha convint.o che questi risultati sono realizzabili operando ::..ttraverso l'anello erniano dalla regione crurale. Ho voluto fe!;'m armi con particolare ·interesse sui metodi da. preferirsi per la perfetta. chiusura del sacco nell'operazione radicale dell'ernia crurale, per dimostrare che non occorre investigare nuove v1e per so p · primere l'imbuto peritoneale.

.. ** Chiusura dell'anello erniario crurale. -

I metodi di chiusura dell'anello erniario per via crur~le incor· rono nella difficoltà di comprendere nella. sutura no· dosa il ligamento di Falloppio con quello di CoopE\r , che trovasi più in alto e più indietro del primo. Infatti solo con un ampio divaricamento dell'anello crurale può essere raggiunto, e non senza difficoltà, il ligamento di Cooper; ed in genere la chiusura. de l · l'anello, con i tessuti finora impiegati, è possibile suturando il liga.mento di Falloppio all'inserzione pubica dell'aponevrosi pettinea. . In questo caso o l'aponevrosi si lacera ed il liga.· mento si rialza, o risulta un seno od infundibolo pa· rieta.le, nel quale può deprimersi il peritoneo. Operando in un caso la cura radicale dell'ernia crurale, vista l'impossibilità. di abbassare il ligamento di Falloppio fino alla branca orizzontale del pube, e non reputando buon tessuto plastico la guaina vasorurn, mi venne l'idea di portare contro il ligamento di. Cooper la doccia ingninale, e precisamente la parete posteriore del canale corrispondente. F ra i tessuti che circondano l'apertura superiore dell'imbuto crurale nessuno sembrami risponda. meglio della fascia lransversalis per la chiusura dell'anello erlllano.


PER LA CORA RADIC,\L E DELL'ERNIA CR URA LE

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In due modi si può abbassare la parete posteriore del canale inguinale fino al iiga.mento di Cooper: o si deprime su questo la doccia inguinale, o si abbassa la. parete posteriore comprendendovi la sola fascia trasversale o questa con i fasci del piccolo obbliquo e del trasverso. 1.• Manier·a. - Coll'ind ice della sinistra introdotto per l'anello esterno del canale inguinale, ne deprimo la. parete inferiore fino alla branca del pube: procedendo dall' interno all'esterno, applico una prima ansa di robusto filo di seta o di catgnt, armato di ago molto curvo, tra la parete posteriore inferiore del canale inguina.le ed il rivestimento fibroso della branca orizzontale del pube. Affinchè il filo abbia una più solida presa sulla fascia trasversale, fo corrispondere su questa l'angolo dell'ansa.; passo i due capi sepa.ratamente da. dietro in avanti sotto il liga.mento di Cooper, facendoli sortire sull'inserzione pubica dell'aponevrosi pettinea. Allo esterno della prima ansa ne applico una seconda. ed una. terza, se occorre, distante l'una dall'altra 5 a 6 millimetri fino a. raggiungere la periferia interna della vena femorale, difesa ed allontanata da un uncino smusso. Annodando i rispettivi capi di ciascun'ansa, la parete posteriore inferiore del canale inguinale discende e si affronta col ligamento di Cooper per tutta l'esten!>ione dell'anello crurale, che rimane ben chiuso in corrispondenza della sua apertura su periore.

2a. Maniera. - Nello studio anatomico che feci in seguito modificai il metodo passando le anse di filo nella fascia trasversale dal canale inguinale, allo scopo di comprendervi la parte più robusta dell'aponevrosi.

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~uOVO METODO

Divaricando con due uncini smussi l'anello esterne> del canale inguinale, od incidendolo in fuori ed in a lto per l o 2 centimetri, se non è suffièientemente dilatabile, fo spostare in alto con uno degli uncini il cordone spermatico od il ligamento rotondo, fino a. mettere bene in luce la parete posteriore del canale inguinale nella. sua metà interna.

Si scopre la fascia trasversale rinforzata dal pilastro posteriore e da. alcune fibre dell'apon.evrost del retto addominale, e nei soggetti robusti a.nche dall' inserzione di fibre del cremastere, del piccolo obliquo, del trasvers.o. Coll' indice dalla mano sinistra introdotto nell'anello crurale respingo in alto ed in dietro il colletto del sacco legato e r eciso, ed il peritoneo, per allontanare l' uno e. l'alt.ro dalla parete posteriore del canale ing uinale; e collo stesso dito proteggo e sposto in fuori i vasi femorali. L ·anello crurale è cosi vuoto e libero in tutta la. sua periferia, compreso il ligamento di Cooper e tutto il rivestimento fibroso della branca orizzontale del pube. Incomincia.ndo dall'interno, con un ago molto curvo, infilato con un robusto fil di seta, attraverso la parete posteriore del canale inguinale d'a.vanti in dietro; l 'ago ricevuto sull' indioe sinistro, che protegge il peritoneo ed i vasi, passa da dietro iu avanti sotto il ligamento di Cooper, ed esce sull'inserzione pn.bica dtlll' aponevrosi pettinea; infilo l'ago all'altro capo del filo, ed a 3 o 4 millimetri all'esterno ripeto lo stesso cammino, sicchè risulta un' ansa col suo gomito sulla fascia trasversale ed i due capi emergenti sull'aponevrosi pettinea. Allo esterno della prima applico una seconda ansa, ed occorrendo una terza.


PER LA CURA RADICAL E OELL'ER~JA CRURALE

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Stiro ed annodo i rispettivi oapi di ciascun'ansa: la parete posteriore del canale inguina.le verticalmente si abbassa fino al liga.mento di Cooper, col quale si affronta, e chiude l'imbuto crurale nella sua apertura superiore per tutta la sua. estensione.

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ti c, Areata crurale. - b, Legamento di _Cooper. - r., Apon ev rosi peUiooo. nella su a inserzione publca . -d, d', Fn.qein trasversa le . -e, colletto de l sacco legato. - •• n' n •, Anse ad u d i Ilio di aula passanti dalla fascia trasve rsale sotto il legamento di Cooper

Volendo dare maggiore solidità. alla chiusura. dell'anello crurale, si possono comprendere nelle anse colla fascia trasversale l'aponevrosi del retto, il piccolo obliquo ed il trasverso. . Per via inguinale la. chiusura dell' anello crurale nsulta più solida, più resistente e più alta. . Al di dentro del liga.mento di Falloppio, ohe rimane libero sulla branca del pube e sui vasi femorali, la


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NUOVO MET ODO

fascia trasversale. abbassata. sul liga.mento di Cooper forma. un setto teso, resistente, fra la. spina del pub') e la periferia interna. della vena femorale, verticale, pianeggiante, accollato al peritoneo, ché sorregge efficacemente contro la pressione addominale. Tra la doccia ingù.inale, abbassata fino alla branca del pube, e l'aponevrosi pettinea applico tre altre anse. che annodo coprendo i nodi delle anse precedenti.

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Fig. 3•.

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a , Arcata crurale. - o, Inserzione puloica dell'apone\"I"Osi pellinen. - d , fn· acin trasver!nle suturala con tre punti ad an sa al l~gamen to dì Cooper e, Anse di filo per il secondo plano di sutura.

Con questo secondo piano di sutura si oblitera l'apertura inferiore dell'anello crurale riunendo il fo· glietto membranoso che forma la doccia inguinale alla porzione alta. dell'aponevrosi pettinea.


PÉR LA CURA RAD ICALE DELL'.ER~IA CRURALE

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Riunisco i due lembetti dell'aponevrosi del grande obliquo con due o tre punti di sutura, ripristinando le normali dimensioni dell'anello inguina.le esterno. La lieve deformità che risulta. nel canale inguinale non diminuisce la resistenza delle sue pareti che in:.. vece sembra se ne avvantaggino per la maggiore tensione della fascia trasversale, nè altera le condizioni anatomiche e funzionali del co.rdone spermatico. Col mio metodo abb!l.ssandosi la fascia trasversale, ov· è maggiore la sua. resistenza, iu direzione verticale sull'apertura della pelvi, si viene a sopprimere quella fovea triangolare normale, limitata fra il ligamento di Falloppio e la branca orizzontale del pube, ove si costituisce l'apertura dell'imbuto crurale, soggetta per la sua ubicazione bassa e declive più di qualunque altro punto alla pressione addominale. La fascia trasversale, ove guarda l'anello inguinale esterno è rinforzata dalla breve espansione aponevrotica del piccolo obliquo e del trasverso e dall'inviluppo fibroso del retto addominale. Sicchè è abbastanza resistente in quella parte di essa che col mio metodo viene abbassata sulligamento di Cooper. Sa devo giudicare dal risultato clinico cqnseguito eda un lungo e paziente studio anatomico, pos::~o concepire la speranza che il metodo da me esposto, preso benevolmente in esame, rappresenti un utile, per quanto modesto, contributo nella cura radicale dell'ernia crurale. Firenze, 1901.


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UN CASO DI FULMINAZIONE NON i\IORTALE Per il dottor o d d o o e o d d i , so tto ten~nte medico presso l'ospedale, militare principalo di Torino

Del come si comporti una scarica elettrica nell'organismo vivente, quali ne siano. le tristi conseguenze non voglio certo trattare. Illustri cultori di elettricità., ne fecero bellissime dissertazioni; voglio invece !imitarmi a descrivere un caso qui avvenuto che, a mio avviso, riveste molta importanza per il fatto che sul· l'individuo colto dal fulmine, e che sopravvisse, si notarono le tracoie dell'avvenuta scarica, mentr e nella. letteratura sia medica che scientifica molti sono i casi citati di fulminazio'ne, però quasi tutti quelli nei quali fu dato riscontrare le traccia sul corpo, furono seguiti da morte istantanea per paralisi cardiaca. La mattina. del l" luglio corrente, in seguito ad un violento uragano, si ebbero varie scariche elettriche ed una di queste colse i fili telegrafici del lato destro della strada militare, che dal V i baraccamento del campo di Ciriè conduce al centro, e in parte si scaricò per in· d uzione sui fili telefonici del lato sinistro della strada stessa, seguendo sia i primi che i secondi per circa 500 metri, squaciando durante la via i pali sostenitori, e, giunta al li vello di una polveriera, nella quale sono collocati varii parafulmini si perdè ogni traccia. della scarica elettrica, che come risultò con tutta. probabilità. dall'esame del luogo e degli effetti che in prosieguo manifestò, fu attratta dai parafulmini ivi esistenti. Se n onchè nel salto che la scar.ica stessa dovè compiere per portarsi dai fili telegrafici ai parafulmini, si ebbe,


UN CASO DI .I!'UL)IJ~AZIONE :'\0 :'\ :MORTALE

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a mio parere, una dispersione, ed una scarica residuale andò a cogliere il fifo del campanello elettrico che mette in comunicazione la sentinella col corpo di guardia, e lungo il percorso del filo stes.so giunse nella garetta della sentinella. I militari colti dal fulmine furono due; il primo racconta d'aver percepito un senso di scossa abbastanza intenso, accompagnato simultaneamente da una luce abbagliante e nel contempo, senza che nel momento si sapesse spiegare la causa, si sentì carpire di mano il fucile, il quale fu rotto nel calcio; l'individuo però, tranne i fatti suesposti, che del resto furono lievissimi, non ebbe a sentire nessun disturbo, nè sul suo corpo fu dato rintracuiare alcun reliquato della · scarica elettrica avvenuta. Ben di versi furono i fenomeni che si riscontrarono a car ico del secondo soldato di sentinella. Questi rac· conta che, stando nella garetta, ad evitare che l'acqua che cadeva accompagnata da vento lo bagnasse, si era fortemente appoggiato alla parte posteriore della ga· retta stessa ove è collocato il campanello elettrico, tenendo il fucile al quale "veva tolto la sciabola baio· netta, colla ~ano sinistra, Ad un tratto fu colto da una scossa violentissima accompagnata da una luce abbagliante, che gli tolse la vis'ta, e, mentre si sentiva preso da una fortissima stretta ci~colare al torace e da un senso di fuoco per tutta la vita, fu lanciato ollire cinque metri dal posto ove si trovava e gettato con veemenza al suolo. Da questo momento fino a che non riprese. completamentE\ i sensi non ricorda altro. Soccorso dai compagni, fu corica.to su di una barella. Al mio giungere, l'individuo in parola era quasi raggomitolato su se stesso ; le gambe fortemente :flesse sulle coscie, queste sul bacino, gli untibracoi flessi sulle braccia, queste aderentissime alla parete toracica. Il capo, non ostante che l'individuo


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UN CA SO DI FUL:\IINAZI O.ME NO:\ MORTALE

giacesse in decubito laterale destro, era fiesso sul lato sinistro per forte contrazione del muscolo ster no-cleido· mastoideo. La bocca fortemente serrata, palpebre immobili, pupille dilatate enormemente, respirazione freFi~.

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quente (30) e superficiale, polso pure frequente, debole, aritmico, intermittente (90). L'infermo era privo di sensi, la. sensibilità dolorifica durante questo periodo era completamente abolita., come scomparsi erano pure tutti i riflessi sia tendinei


UN CA SO DI lo'C LMIXAZIOXE XO ~ MORTALE

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che muscolari, che periostali. L e fl essioni degli arti sia iuteriori éhe superiori nonchè il curvamento della colonna vertebrale erano man tenut i da una contrazione teta.nica dei muscoli proprii di detta regione. Fig 2*.

Manifestissim i erano i ventri dei muscoli bioi piti brachiali, del quadricipide della coscia, eco. All' ispezione si ~otava una ustione di primo grado, la quale segnava nettamente il percorso fatto sul corpo dell' infermo dalla scarica elettrica.

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UN Cà SO DI FOLM.INAZIOXE NON MORTALE

Si osservava infatti una linea irregolare ramificata, che partendo dall'articolazione del polso sinistro, giun· geva alla spalla, irradiandosi in varie direzioni ; e di qui percorreva la regione anteriore del torace a mo' di bandoliera, ripiegavasi di poi sulla regione posteriore due dita circa al disotto delle scapole, V13nendo a terminare sulla porzione posteriore del braccio stesso a mo' di fiocco. Dopo circa 15 minuti dall'accaduto, l'infermo, in seguito ad abluzioni fredde e alle inspirazioni di sostanze aromatiche ed eccitanti, cominciò a riprendere i sensi e con questi lentamente e progressivamente scomparve la contrazione tetanica dei masseteri e dei flessori degli arti superiori ed inferiori destri, permettendo così all' infermo di deglutire alcuni cordiali. Rimaneva tuttavia la contrazione dei muscoli degli arti superiori e inferiori sinistri, alla quale si aggiunse in secondo tempo un tremore accentuatissimo a carico in specie dei muscoli del collo e dell'arto superiore sinistro, dovuto a contrazioni ritmiche dei muscoli di dette regioni. Fatto trasportare il soldato all'infermeria, stimai op· portuno, dato il suo stato di massima eccitabilità., di porlo in condizioni di assoluta. quiete e ben presto mi accorsi che lentamente tutti i fenomeni succitati andavano scemando di in tensità.. Dopo tre ore circa dall'accaduto, molti di essi erano già scomparsi . La vista, che in primo tempo era perduta. ritornò, ma l'infermo asseriva di vedere tutti gli oggetti contornati da aloni iridescenti, e ad ogni scossa, benchè leggera, che subiva il di lui corpo, osservava numerosi ft>sfeni. L'ultimo fenomeno di eccitamento nervoso, che scomparve dopo sole 5 ore di assoluta quiete, fu il tremore a carico della spalla e di tutto l'arto superiore sinistro nonchè del collo, per il quale osservai un punto di pas·


liS CASO DI .FULlliS.AZIO:SE :SO N ~URT.\L~:

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saggio fr a. lo stato di eccessiva eccitabilità e quello di riposo, il quale consistè in rallentamento notevole del ritmo di dette contrazioni, le quali si a.Yveravano nell'ultimo periodo, in quello stesso modo che avviene allorquando con un generatore elettrico si stimoli ritmica.mente il t'r onco nervoso branchiocefalico. Che cosa residuava. adunque dopo 5 ore dell'accaduto, oltre ad uno stato abbastanza grave di prostrazione genera.Je, che d'altra. parte è spiega.bilissimo dopo un periodo di eccitamento nervoso e muscolare tanto eccezionale per un organismo vi,·ente? L· unica traccia rimasta. era il bellissimo ta.tuaggio déterminato dall'ustione interessante la cute di un colore r osso cupo e che successiva mente era divenuto più visibile; tatuaggio che, dietro autorizzazione del signor maggiore comandante la sezione presso la quale io presto servizio, fu nel gabinetto fotografico di questa ritratto; e che r ispecchia nettamente l'immagine foto· grafica della scarica elettr ica. del polo negativo. Ed è appunto questo tatuaggio che rende il caso in parola abbastanza raro. Ed ora vorrei dare una spiegazione del come gl'in· dividui colpiti abbiano potuto sopravvivere. Per ciò che concerne la prima sentinella, la quale era distante dalla seconda. circa 160 metri, i fatti di lievissima entità stanno chiaramente a dimostrare che la scarica elettrica che a questa. giunse fu quella residuale, che con molta probabiliti1. dal campanèlJo elettrico, a mezzo del fucile, si scaricò a terra agendo sull'individuo solo per induzione. Per ciò che riguarda la seconda. sentinella, è a r i· tenersi che l'unica ragione per la quale la scarica non fu mortale sia stato il basso potenziale di questa, de· terminato dal fatto che buona parte della scarica fu attratta dai parafulmini, mentre quella giunta al cam-


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t!~ CASO DI FULMINAZIONE NO~ MORTALE

panello elettrico non si sarebbe, a mio avviso, soari· ca.ta in totalità sull'individuo, ma per legge naturale dei conduttori, giunta pel filo al polso del braccio sinist.ro, si portò in parte sull'individuo ed in parte lungo la canna del fucile, si scaricò al suolo determinando la rottura. del calcio del fucile stesso. B poi a notarsi il fatto che la scarica. esercitò la sua azione sul lato sinistro del tronco e piu specialmente sulla regione cardiaca, in modo però da dare a carico del centro circolatorio, e più propriamente dei centri nervosi di esso, uno squilibrio abbastanza accen· tua.to che si esplicò coll'aritmia e intermittenza. del polso e con frequenza eccessiva della respirazione; senza pero che tali tatti fossero tali da determinare l'arreslio del cuore per paralisi. In quasi tutti i casi che t rova.nsi citati nella. lettera.· tura, e che sono moltissimi. nei quali il paziente sopravvisse, quasi mai si osservarono reliquati dell' avvenuta. scarica sull'organismo; così, ad esempio, si cita il caso di una signora, alla quale un fulmine caduto a breve distanza tolse momentaneamente la. vista, spezza.ndole e portandole a distanza. un braccialetto d'oro che ella aveva al braccio senza lasciare p erò traccia alcuna visibile òul suo corpo nè alcun fenom~no tardivo. In altri autori sono pure citati i casi in cui il fulmine determinò la perdita per ustione di tutti i capelli e della. barba di individui che si tro,avano a lieve di3ta.nza da.! punto di caduta. senza riportare altro disturbo. Questa fu appunto la. ragione che mi indusse a. de3ot·ivere il fatto suesposto, allo scopo di aggiungere que3to nuovo e raro caso alla. letteratura, e coll'intendimento ancora maggiore di richiama.r e su di questo l'attenzione delle persone che molto più competentemente di me potranno studiar e il fenomeno


U:\ CASO DI .FOI,MINAZIO NE NO~ ~IORTALE

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e !ltabili:re quindi il modo come la scintilla si s1a questa. volta comportata sull'organismo. È ora. inutile aggiungere che l'ustione determinata dal fulmine guarì completamente in quattro giorni, e che l'individuo potè ristabilirsi bene, solo residuando, per a lcuni giorni, ancora un fenomeno nervoso proprio di chi fu assoggettato a g rave spavento; vale a dire la così detta. paura notturna, inquantochè egli per alcu.ne notti durante il sonno veniva bruscamente svegliato di soprassalto in uno stato di orgasmo ec· cezionale; fatto questo non certamente dipendente dall'azione del fulmine sull'organismo, inquantochè viene quasi costantemente osservato in tutti coloro che sfuggirono ad uno scontro ferroviario od altri consimit i infortunii.

l!U. .


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Sui disturbi nervoal e pslohlol nel diabete. -(Rioista S(lerimentale di Freniatria, fase. 2, 1901 ).

TAMBUR I I'II.

L'A., in questa sua rassegne, espone una classificazione dei disturbi n~rvosi e psichici nel diabete sulla scorta dei lavori di Ver~ely e di altri recenti. Va premesso che i disturbi io discorso si possono pr esentAre o sotto forma transitoria, o sotto forma permanente. Qualchd volla servono come indizio della malaltìa, più comunemente però non hanno questo valore, perchè mancano di caratteri precisi; anzi, alle voll~ il diabete è riconosciuto ~ollanto dalla comparsa del coma. Carattere frerruente e de~no dì nola si è la concomitan za dei diversi disturbi nervosi e psichici, essendo più che raro che nel diabete un di sturbodi questa specie sì manifesti da solo. i. Disturbi di moto. - Frequente l'indebolimento generale delle fone senza atrofia delle masse muscolari; · meno ft•equenlì le par·alisi, che d'ordinario sono limitate ad un arto od anche ad un gruppo musr.olare. Può aversi la scompar·sa del rifl esso rotuleo; eccezionalmente i tic ed i movimenti spasmodici. Da r·ìcordarsì la pseuclotabe diabettca. nella f(u ale si manifesta un disturbo de!la locomozione per paresi degli P-steosori del piede; del resto sono pur noti i l'apporli tra tabe e glicosut•ia.

2. Disturbi della .~ertsibilità generale e dei sensi spce~flci. La sensibilit/1 è òiminuil11 solto Lutle1 e forn1 e. F requentissime le anestesie, non totali e quasi mai emianestesie, ma limitate ad un m embro e spesso al sol o territorio di distr ibuzione di un nervo; freq uenti le analjresie. Da ricordarsi una ne\'ralgia, che colpisce simmetr icamente le stesse br·anche nervose e che finora è stata osse1•vata nei nervi dentari ed in quelli ischiatici. Dolori a cintura e dolori folgoranti , massi me alle :ZRmhe, simili a quelli dt>lla Labe.


RTVISTA HEDIOA

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Notevoli i disturbi degli occhi, tra cui primeggia la cateratta, di solito molle e non operabilt.: che dopo la guarigione del diabete ; sì hanno pure opacità del vitreo, vari disturbi dell'accomodazione, ambliopia, di~cromatopia, emiopsia, retinite, nevrile ed atrofia ottica, e perfino irite e cheratite. Da par·te dell'udito: otile diabetica con carie dell'osso petroso (Raymond), otite media suppurati va, otalgia, sordi tà. Da parte dell'odor ato: anosmia completa e parosmia o pervertirnenlo dell'odorato. Da parte del gusto, ageusia. :3. Distur bi oCU1o-motori e trofìei. - La secrezione sudorifara diminuisce, donde la pelle secca; eccezionalmente il sudore si fa abbondante e con zucchero; la reazione di solito é acida. Eritemi e placche d'oeticaria anche in seguito a leggere fregagioni. Unghie friabili , e che spesso cadono spon taneamente. Non infrequenti la gangrena e l'ulcera perforante del piede; fJUella in generale può prodursi in seguito ad ogni trauma, anche lieve.

4. Disturbi circolatori. - Di solito negli s tadi avanzali e gr a vi della malattia cuore debole, polso piccolo e rallentato, toni deboli. Gr a ve il collasso cardiaco, il cui unico trattamento é il riposo assoluto, stendendo l'ammalato su di un · piano orizzontale e proibendogli perfino di muovere la testa (Schmith); le morti istantanee sono quasi tutte dovute a questo collasso. 5. Disturbi genitaU. - Pi ù nell'uomo, in cui é frequente la impotenza per denutrizione dei testicoli ed anche atrofia degli s tessi . fi: la impotenza uno dei primi sintomi del dia bete ed alla sua comparsa ogni medico dovrebbe esse1·e spinto a pr oceder e all'esame chimico delle orine. Nelle donne !'<i hanno disturbi nella mestruazione e cessazione premalu•·a della s tessa, a borto.

6. Disturbi psichiei e neuropatici. - S!alo mentale con qualche co)Sa di anormale, e perfino vera alleraziooe psichica. Primo ad alterarsi é il cara ttere morale; perciò i diabetici sono indolenti, apatici, ipocoodriaci, ind1flt:renti, facili a dimenticare e qualche volLa so~rget~i ad accessi d' irritabilità, non proporzionali alla causa. Frequenti gli attacchi di sonno, ed anche Io stato opposto, l'insonnia. Frequente l'afASia, spesso transitoria ed acompagnata ùa ccralalgia e perdita di co scienza; a b bastanza frequ e nti gli stordimenti, le ver tigini, le (i l


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RIVISTA MEDICA

sincopi, massime in seguito a dispiacer i od a disturbi gastro-enterici; non rar i gl'insulli a poplettiformi , di rado mortali e spesso seguìti da paralisi transitorie. Il diabete può determinare la epilessia in due modi : o producendo lesione cerebrale capace di dare acce~si epilettici (piuttosto raro), o per avvelenamento dell'organismo dovuto a p1·odotti di fermenta~ione e decomposizione ne ll'intestino (più fre.quente). Questa seconda modalità, della epilessia acetonica, fu sperimentalmente riprodotta iniellando soluzioni di acetone sotto la pelle dei cani. Anche per l'isterismo nel diabetico possono aver s i c r1st isteriche per il disturbato ricambio materiale; crisi, che migliorano con la cura antidiabetica. Fr equentissimi i disturbi neurastenici, sempre subordinati a quelli del ricambio materiale, per modo che migliorano notevolmente con una rigorosa e continuata CUJ'8 antidiabetica. Si può anche a vere il delirio maniaco, simile a quello febbrile per malattie infettive, od a quello che si manifesta ne lle ultime ore dei t:ardiopatici. Esso è dovuto ad intossicazione dell'organismo ed è spesso accompagnato da allucinazioni. Non rare le impulsioni suicitie,ched'ordinario si avverano in individui ereditariamente predispos ti. Queste tendenze per lo più scompariscono con una cura antidi~:~betica. Finora sono stati riferiti tre casi di paralisi generale dovuta al diabete; ma nei p•·imi due parrebbe piuttosto che s i trattasse di semplice concomilanza, mentre nel terzo la o r igine diabetica dei fenomeni paralitici generali sembra incontestabile. Però anche in quest' ultimo caso ruanca il reper to necroscopico, sicché la mAlattia ru chiamala pseudo-paralisi generale diabetica (Laudenhe1 mer). Il più gl'ave accidente, causa frequentissima di morte, è il coma. Può assumere tre forme cliniche, e cioé, la gast J'Ointestinale, la dispnoica, la cerebrale; sopravviene di solito o el periodo ultimo della malattia, ma può osservarsi ancora in qualsiasi periodo, essendo specialmente occasionato da fo r ti emozioni, da fatiche fisiche ed intellettive, da disturbi di ges tivi ed in qualche caso da un'operazione chirurgica anche lie ve. La causa patogenelica é ravvelenamento dell'ùrganismo per prodotti di fermentazione e di decomposizione nell'intes lino (acetone per alcuni, acido a ceto-acetico per altri, acido B


RlVISTA MEDICA

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ossibutirico coi s uoi ùeri vali per altri); Klempet·e r recentemente ha messo inna nzi un'a!Lra teoria , secondo la quale si avrebbe dis truzione consider evole delle sostanze albuminoidi, distruzione, che allerando profondamente l'organismo e le sue funzioni, sat·ebbc la cau>'n principa le dei dis lut' bi comatosi. In 11uanto al tra ttame nto dei disturbi nervosi diabetici, se essi sono di t•etttl mente d.ipenùenli dalla glicosuria , occor re un r egime sever o, perseveranl~, r ivolto a lla condizione diabetica, coadiuvato da alcuni farmaci, come il bromuro di potassio, l'a ntipirina ; se invece la glicosuria non ha s ugli stessi a lcuna influenza, tanto che persistono ancora quando la malattia é ridotta al minimo, é necessat·io un trallamen!lo sintomatico, propr io per ciascuno di essi, prescinde ndo ùalla .cura antidiabetica. eq. A. Novr C. MeRuzzt.- Il potere &gglutlnante delaangue nel malarlol. - (Supplemento al Policlinico, n. 31, '1901).

Gli a utor i continuarono gli s ludii e le r icerche precedenti del Lomonaco e del Panichi, secondo i quali, il :sangue dei malar ici (flnchè questi si mantengono tkli, e cioè prima, d urante e parecchio tempo dopo gli accessi caratteristici) ha il poter e di agglutina re . in ' oitro, sollo al microscopio, i g lob uli rossi di individum normali, mentre con la sommtnt· s trazione ripetuta del chin ino vet·rebbe facilitata la scompa rs a del fenomeno dell'agglulioamento. Il materiale d'osservazione fu per gli autori numerosis. simo, trovandosi ia r egione eminentemente malarica. Come contr o llo, vollero pr ima verificare se fosse vero l'asserto che il sangue di un uomo normale non agglutina mai i globuli r ossi di un altro uomo normale. Invece, cimentando i globuli di sa n g u e normali con sangue di individui affaticati o digiuna n ti d a dodtct or e, os~er varon o che si produceva l'agglutinamen to in masse più o meno grandi secondo il più o meno for te grado di fatica e secondo anche la condizione g-enerale di n utrizionA e di r esis tenza degli individui esaminali. Sicché il prim iti vo asserto sarebbe vero !"'Oltanto in parte. cioè limitato ai globuli di saogue normali messi a contatto con sang ue di individui sani in perfetto stato di riposo e di nutrizione.


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RIVISTA YEDICA

Invece le ricerche eseguile su persone malariche confron· tale con altre su persone normali, mai malariz.zate, conferma· r ono come sia ass olutamente vero che il sangue di individui affetti da infezioni malariche ha potere agglutinante sui globuli rosei dell'individuo sano, mentre il tipo della febbre non es ercitò mai una differente influenza, né costituì mai un ca· rattere speciale costante da ritener si come leg ge tìss a. Nei molte plici esperimenti eseguiti in proposito dagli autori, essi ebbero inoltre a rilevare come il sangue deg li individui semplicemente malarizzali, qualunque sia il ti po febbr ile, eser· citi iJOLere agglutinante s ul srtng ue degli iutli vidui normali, mentre questo fen omeno si ha cos tantemente nelle forme in· fetti ve, quali tifo, erisipela, flemmone, leucemia pura, tubercolosi, pellagra, morbillo ecc., e l'a~glutinamento è più o meno forte a seconda del maggiore o minor g rado dell'mfezione. Il potere ajZglutinante si dimos t1·a per giunta tanto più facile e notevole là dove es is tono lesioni o disturbi in testinali, fatto ques to dovuto alle tossine tan to abbondanti 11elle alterazioni del tubo digerente. Da ultimo la sommiois trazione d i pr·epar·ati cliimici, negli es perime nti d e~di a utori, diminuì costantemente il potere agglutinante del sang ue malarico, anche s e essi n on a rr ivarono a fre nare od a vincere l'inG. B. fezione.

Cardiopatie latenti • morte lmprovvua nell 'e•erolto. - (La sem. méd., n . 32. 1901).

KELScs. -

Nell'ultima seduta del mese di giu ~ n o dell' Accademia di· medicina, l'A. ha pr·esentato u n la voro :;;ull'ar·gom e nto, che me rita di esser e ricordato al medico militare. Le ca1·diopatie latenti, chtl di tratto in tratto si o sservano nell'esercito, e che s ono causa di mor te r epeutina, poss o nodisLill guers i, dal punto ù1 vi:-;Ltl delle localizzazioni d elle lesioni. in tre g l'uppi ; e cioe, iper·trofta ca rdiaca con o s enza ad iposi dell'or gano - degenerazione valvola re - les ioni a ortiche con o senza alterazioni concomitanti c.l elle va lvole e degli orificL Quale la na tura di queste cardiopatie, al cui svil u ppo u n 'inchiesta approfondila ha dimostrato essere estraneo il reuma tismo? · La idea più semplice è quella d'incri minare le fatic h e e le vicessiludini della pro fessione militare. Si sa infat ti c h e l'af-

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fatica mento abituale rivers a nell'econ omia una quantitA consider evole di materie estratti ve e di prodotti di disassimi lazione, che, n on potendo essere e1im,nati a misura che si producono, esercitano, in virtù della loro nat ura tossica, un'a- . zione irritante e nociva sull'endoartei' ia e sui;muscoli valvulari cardiaci. Ma se questa inter pretazione è applicabile a certi malati, n on si aJatta punto a l ma~gio r numero di essi. Sono giovani soggetti , da poco alle prese con le prove della vita militare; s e lo srorzo è stato la causa occasionate della morte, non potrebbe ritenersi come un fattore s ufficiente della malattia. Per spiegar ques to va invocato uno s timolo mor boso, che esercita Ja sua azione sull'apparecchio cardiaco-vascolare e che è rappresentato ùa velerii, venuti dal di fuori , e tr a i quali l'alcool tiene uno dei pi'imi posti , oppure da agenti infettivi od ancor·a dai prodotti di loro secrezione. L'alcool, per l'A., non pu6 essere in criminato che in 2 o 3 dei sogge tti da lui osservati ; per la magg ioranza di essi l'azione preponderante, se non esclusiva, nella genesi delle car diopatie o dell'arterioscler osi - che qualche volta deter mina la morte improvvisa nel solrlato - va riferita P.lle infezioni anteriori. La dotienenteria, le febbri eruttive, la difterite, l'influenza sono, tra le malattie infettive, quelle che più volen tieri lasciano lesioni du revoli s ul cuOI'e e sui vasi. Le alter azion i r udimentali dell'ap parecchio cardiaco-va!C'colare non termi nano fatalmente nella degenerazione ; perché esse abbiano conseguenz.& temi bili, è necessar io il conco1·so di caus e coadiuvanti, quali gli sforzi ri petuti, le fati che a bituali, lo stra pazzo, gli eccessi d•ver si - fattori, che nella vita militare si trovano più che a!trove. Le mam·ce di allenamento, tanto stdutari per un organismo sano, diventano stimoli morbosi per fiUei cuori già segnati dal marclbio patologico. Le lesioni cardiaco-vascolari appena sboz.zate ne ricevono un impulso fun esto, clte le spinge all'attività patogena ; alle volte si sv!J l ~ono nel silenzio, fino a che un giorno s i appalesano con una rottura aortica o con l'arresto del c uore; al tr e volte s i rivelano di buon'ora con c~isi di dispnea o di palpitazione dolorosa, di stenocardia, dJ tachicardia ecc. · L'A. co nclude che le cardio patie no l'l da reumatismo sono /ungi dall'esser rare nell'esercito e che esse ra ppresentano una causa di m orte improvvisa relativamente frequente. Egli


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in questi ultimi anni ha potuto riunirne una trentina di casi; in tutti la lesione cardia.co-vascolare s i é mostrata silenziosa, tanto da permettere al soggetto di attendere all'adempimento dei propri doveri, fino al giorno in cui uno sforzo brusco o sostenuto, avendo por tata la tensione arteriosa ad un grado incompalibile con la delbole l'esistenza del cuo1·e o dell'aorta degenerali, é stato causa della morte, seguita per dilatazione acute del primo, o per lacerazione dell e tuniche della seconda.

cq. A. GaosER.- Vle d'lDtestoae della pleura. - (Deutsches A rchio. fil r clie klin isrhe Medie in, fascicoli 3- 4, 1901). Malgrado le numerose ricerche degli sperimentatori su tale argomento, resta in parte ancora oscura l'eziologia de lle pleuriti. Negli essudati pleurici vennero riscontrate le specie più diverse di ballerii patogeni, tali il diplococco del Friinkel, il bacillo dell'Eberth, slreptococcbi, stafìlocchi, cocchi piogeni ecc. D'altra parte in numerosi casi, specie con e!'sudato sieroso, non si riscontrò la presenza di alcun microrganis mo, motivo pel quale alcuni ritornarono alla idea delle pleuriti a frigore , mentre altri rag12rupparono tutti questi casi ne11e forme tubercolari. Ulte1·iori ricerche del Lòng e del Frà.nkel dimostrarono in numerosi casi che anche io essudati pleurici provenienti da individui tubercolosi non venne riscontrato il bacillo di Koch. Lo Stintzing nella sua clinica, poté provare come su 256 casi di pleurite solo il 36 p. 100 fosse cii origine tubercolare. D'altra parte esistono pleuriti che clinicamente non farebbero s uppor•·e potessero essere d'origine tubercolar e, menlre sperimentalmente si dimostr-arono tali. Cosi l'Eichorst in 23 casi di pleuriti, nei quali non !'i erano ve rificate né esistevano al presente a!Tezioni tubercolari, trovò esperimentando sugli animali (cavie), c1rca il oò p. 100 di casi d'origine tubercola J'e. Due graudi gruppi di agenti morbosi possono dar luogo ad affezioni pleuriche, questi sono: 1• Elemen ti morfologici cor puscolari (batlerii, pa1·assili , cellule neoplasliche per meLaslasi di tumori); 2° Cor pi chimici solubili come le Lossine: cosi un'iniezione di nitrato d'argento o di tintura di iodio può produrre, a seconda della sua concentrazione ed a seconda del tempo

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che decorre dall' iniezio11e alla mnrte dell'animal e, una pleu· rile sier osa, fib ri uosa o pur ulenta. Però, per lo più, sono i batlerii s tessi la causa delle pleu· riti, ed anche riguardo alla tubercolos i., si deve credere che non sia la tossina tubercolare che dà luogo alla lesione della pleura, ma bensì il bacillo del Koch, quantunque non si possa per lo più dimostrare con la coltura e col microscopio, men· tre ci viene splP.nd1damente rivelato con l'esperimento sull'animale. In quanto alla via che i microrganismi pa lOgeni seguo11o per aggredire la pleura, si deve creder e che per· lo più sia la via linfatica. G. B.

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w. RuNEBERG. - Dell'a•ooltauone ple11tmetrtoa. -

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schrift .fi.ir klinisehe Medicine, n. 4, 1!10 1). :

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L'autore in parola cons i~tli a di praticare l'ascoltazione percuotendù debolmente, con la punta del dito, oppure d'ascoltare solla_n to il rumor e dato da un leggiero s trofinio rlel dito sulla parte esaminala. S' incomincia cnl per·cuote re in vicinanza dello. :iletoscopio a llonta nandosi dallo s tesso poco a poco: il s uono avvertito per trasmissione conser va le sue qualità finch G il dito ha raggiunte il limite liell'o••gano sul qua le é posto lo stetoscopio ; esso scompare ovvero si modifica sensibilmente quando a bbia ollrt•passato lal limite. In tal modo si ~iunge non soltanto a differenziare un ·Organo pieno da un or gano contenente aria, ma anche a differenziare lo stomaco dall'intesti no cJ"asso, ed a riconoscere i margini superiore ed infer iore del colon trasver so, a slabilire la separazione fra il polmone ed un pneumotorace, o fra questo e lo stomaco; parimenti si a rri va a de· limitare il cuore dal fegato oppure dò un versamento pleu· rico. Cosi, mediante l'ascoltazione ple!<simetr ica è possibile ·~ootrollare i dati forn ili dalla percussiOne ordina•·ia, ed ottenere dei risultati nei casi dove questa si mostra insufficiente. Si può impiegare uno stetoscopio o rdinario diriLto oppure uno steto3copio fl essibiie; quest'ultimo permette di verificare, mediante la vista, la posizione del dito che percuote, ma l'ascoltazione é resa più difficile dai rumori a ccessorii che ta nto facilmente si producono in tal gener e d' istrumenlo. Per gli organi posti immeùiatamente sotto la parete toracica od addominale, é prefer ibile l'impiego del rumore ùi ples~ imetrica


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RIVISTA MEDI CA

sfregamento oppure di una percussione molto debole; devesi battere pii.! forttl quando si vogliono ricercare i limiti di un organo coperto in par te da un altro. La pratica del metodo rit.:hiede un certo esercizio: bisogna sopra tutto esercitarsi a concentrare la propria attenzione sul !>uono ottenuto. evitando, per quanto sarà possibile di produrre dei rumori accessorii, sopratutlo con lo spostamento dei tessuti. G. B. C. SPIRAH. - L& lavatura dello •tomaoo quale messo ouratlvo della •tltlohezza abituale. - (Reoue de Médecine, marzo, 1901). L'autore ebbe ripelutamente ad osservare come in un gran numero d'individui soggetti a disturbi gastrici ed a cos tipazione abituale, questa scomparisse in seguito ad evacuazione natu,·ale dell'intestino, dopo la lavatura dello stomaco praticata a scopo diagnostico. Ritenendo. potervi essere una rela· zione di causa ad effetto fra la lavat•1ra della cavità gastrica ed i movimenti peristaltici d~l tubo intestinale l'autor e procedette metodicamente alla lavatura dello stomaco tutte le volte che i disordini gastrici erano accompagnati da s tili· chezza. Ne ebbe eccellenti risultati, e perciò volle estendere il suo metodo curativo a lutti i casi nei quali la stitichezza abituale esiste indipendentemente da '}ualsiasi affezione d e llo stomaco. Anche m tali casi il primo lavacro della cavità g astrica fu accompagnato il giorno dopo da una scarica naturale, e nel maggior nume i'O dei casi, 111 stessa manovra, ripetuta tutti i giomi durante due o tre setlimane, e ad intervalli sem f.' r e pio lunghi in seguito, ebhe per effdto di far ricu perar e complelemenle sll'mteslino le s ue funzioni normali. Per ottener e il massimo di efflcac1a occorre che le lavature vengano praticate di preferenza un'ora avanti il pasto o con dell'acqua fredda, oppure alternativamente con dell'acqua fredda e dell'acqua calda. Contempotaneamente il dottor Ziemssen ottenne analoghi risultati procedendo tutti i giorni a digiuno ad una lavatura gastrica mediante un'acqua minerale contenente il 6 p. 100 di !;ale mt~rino, vale a. dire mediante un liquido che per la sua compo~izione notevolmente s'avvicina a quella della soluzione fisiologica di cloruro di sodio. G. B .


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

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Uo oaso 4l afl'et.lone ooulare da paraU•l bulbare &ltenloa. (Recueil d'ophtalm., n. 6, 1901).

STRZEMtNSI<I. -

I casi di paralisi bulbare astenica tì nora registrati sommano ad una trentina ; probabilmente sarebbero in numero maggiore, se non fossero stati compr esi in allt·e malattie, -come l'oJ'talmoplegia nuclenre, la poliencefalite, la poliencellllomielite. Il caso riferito dall'A. merita perciò di richiamare l'attenzione dei ptatici. Una donna di 28 anni, immune da precedenti ereditari neuropatici e da qualsiasi Jabe, senza stimate isteriche, in buone condizioni generali, accu!:!a plosi delle palpebre superiori. Uo m ese prima, in seguito ad influenza, ebbe a ootac-e diplopia, che dapprima si manifestava in seguito a fatica dP.gli occhi, e piu tardi, qunlche tempo dopo il destarsi del mattino, prolungandosi fino all'assopimento della sera ed oscillando nella sua inlensita. Nell'ultima settimana, dopo una S('ecie di battito delle palpebre superior·i, si stabili la ptosi, che, al pari della diplopia. dapprincipio couseguiva all'affaticamento degli occhi e poi si mostrava a l mattino, durando tutto il giorno con oscillazioni di miglioramento e di peggioramento. La ptosi, sebbene bilalet•ale, era piu accentuala a sinistra ; l'a~mal ata con sforzi poteva sollevare di qualche millimetro le palpebre. A sinistra esisteva anche paresi del muscolo retto esterno; del resto nP-ssun disturbo. funzionale da parte degli occhi, nessuna alterazione a.natomo-patologica ; individuo emmetrope. La diagnosi rimase dubbia; si pre~crisse l' ioduro sodicç>. Ma dopo un altro mese, nonostante un certo miglioramento a principio della cura, i fatti oculari aggravarono, mentre insorsero altri disturbi. I n fatti aumentò la ptosi e la paresi si estese a tutti i muscoli eslr'inseci del globo oculare; la voce si fece nasale, indebolendosi sempre più, dopo che l'ammalata aveva parlato per poco, !ìno a scomparire per il periodo Ji poche ore, ricomparendo normale dopo il riposo;


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disturbi nella deglutizione, impossibilita di spellnere un lume col soffio o di fischiare. Come al solito, i vari disturbi, dapprima consecutivi a lavoro prolungato dei rispettivi organi, da qualche giorno cominciavano al mattino per migliorare dopo il riposo della notte. L'esame obbiettivo rilevò diminuzione della mobilità del palato molle e della ling ua, quest'ultima non tremula ; indebolito il riflesso palatino: paresi dei muscoli della deglutizione e delle corde vocali. Dal resto i riflessi tendinei e cutanei nor mali, normale l'eccitabilita elelLro-mus colare. non febbre, non alterazione del polso. Si prescrissero l' ioduro sodico, il regime forti fi ca nte, le correnti galvaniche (polo positi vo a lla nuc~ . polo negativoai lati della cartlilagine tiroide), la cura ig ienica fi sica e morale. Ma cootinuaroHo le oscillazioni nel peggioramento o nel miglioramento, che variavano per ciascun dis turbo senza mos trare alcun rap porto tra loro. Anzi, più tardi insor se la pares i dei muscoli della faccia e della masticazione con dirtic ollà nel man giare e nel bere. L'apertura della bocca s i è allungata nel senso orizzontale, mentre le commiss ur·e labiali s ono tirate in s u ed all'esterno; il labbro in t'err ore s i fa pende nte ; g li occhi non si chiudono completamente, neppure durant& il sonno per la paresi del ramo oculare del nervo faciale eper l'indebolimento ùel muscolo orbicola r e delle palpebre. Si hanno attacchi di dispnea, indebolimento cielle estre mità, incertezza nel camminare dal mezzogiorno in poi. La funzion e J i queste ultime, là corrente fa radica determinano l' esaurimen to dei muscoli ; la corrente gal vanica nulla. Nel mese successivo si hanno fatti più gravi. Dolori alla lesta ed alla nuca ; paresi dei mus coli oucali; perdita dell8l voce; immobilità del palato, limitazione nei movimenti della lmgua; mancanza del g 4s to ; indebolimento dell'udito; di!<pnea ; acceleramento notevole del pols o (130 al secondo) . Da parte dei sintomi oculari, leggero grado di esoftalm o, lagofta lmo ma nifesto, diminuzione dell' AV. senza al te razio ne del fonrlo, res tringimento del CV., distm·bi questi ultimi , c he. a umentano durante l'esame, diminuis cono col riposo. N o n atrofia mus colare, non tremo re fibrillai·e ; debolezza generale per insufficienza alimentare. L'agg ravamento e bbe la ·durata di un mese, oscillando in pn:. od in meno ; poscia miglioramento prog ressivo in tu t li


RIVISTA DI ~EVR OPATOLOGIA

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i sintomi fino alla lor·o completa scomparsa. La malattia durò 9 mesi; scomparve per ullimo la ptosi, sicchè i sintomi oculari cominciarono e terminarono la malatlia stessa. La diagnosi di paralisi bulbare a;.leni ca s'imponeva per la partecipazione dei cen tri bulbari, dei nervi motori oculari e del nervo facial e super iore; per l'esaurimento continuo Ilei mus coli volontari di fronte alla persever•anle funzionalità degli altri muscoli; pel decorso rapido ed oscillante della malallia; per l'assenza dei di stur·bi cere brali e psichi ci, dell'atro fia muscolare e del tremore fibrillar e; per la g uarigione completa. Quest'affezione morbosa è stata dele t•minata negli ultimi tempi, specialmente per opera di Goldflam e di Hoppe; porla vari nomi, come quello di par·ali ~ i bulbare as tenica (Slruempel l), mias tenia grave pseuJo-paralitica (Jolly), paralisi bulbare senza les ioni anatomiche (Oppenh eim), sindt·ome di Erb-Goldflam o di Hoppe-Goldllam. Comincia dai muscoli ionervali dai nervi cranici per e!>tendersi più tardi a quelli di tutto il corpo; più raramente il contrario. È s immetrica e colpis ce i soli ner·vi moto r·i ; pr·esenta notevoli oscillazioni uell'aggravamEinto rlei sintomi, che non dipendono da paralisi, ma sibbene dall'esaurimento rapido dei mus coli. Il riposo ristabilisce in. parte o completamente !a funzionalità d i questi; il movimento e la corrente faradica ne determinano il pronto e~aurimento.

Di g rande importanza i sintomi oculari, principa lissimi uella malattia. Frequente la plosi, parziale e bileter·ale od anche unilaterale a principio e più lardi bilaterale; ft•equenle pUJ·e la paresi di tutti i muscoli estrinseci dell'occhio o soltanto di qualcuno, mentre quelli inter·ni sono risparmiati, secondo la maggioranza deglr autori. AilP. volte si é osser·vato solo uu lieve nistagmo, oppure il sintomo di de Graefe e di Slellwagg, la diminuzione del riflesso palpebrale e corneale. Non si hanno a lterazioni del fondo oculare ; l'A V. diminuisce ed il CV. si re3lringe, come nel ca so rifet•i to ; fatti questi, che pare siano dovuti all'esaurimento rapido dell'or gano della vista. La paralisi bulbare astenica pt·eferisce i l!iova ni e g li adulli, che non hanno r·aggiunto 30 anni. Finisce con la guarigione, od anche con la morte, specialmente per dispnea con cianosi; può recidivare dopo la guat•ig ione. Circa l'etiologia quasi nulla si conosce ancora; non esisle


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influenza ereditaria, non quella dovuta a sifilide o ad alcoolismo, assai di rado quella nervosa. Nei casi di morte i reperti necroscopici non hanno dimostralo alterazioni anatomiche nervose o muscolari; si suppongono alterazioni chimiche, nutr itive o m olecolari nei centri bulbari, le quali valgono a far diminuire la funzionalità motrice e l'influenza trofica dei muscoli, mentre lasciano intatta lo. vita delle cellule. Pel trallamento si consigliano l' ioduro sodico, l'arsenico, il ferro, la stricnina, la galvanizzazione del bulbo, le frizioni generali con acqua, che da 28' C. si porta a 22• C. Fa d" uopo risparmiare le forze dell'infermo ed alimentarlo abbondan temente; pericoloso l'uso della sonda esofagea (casi mortali rupidi di Oppeoheim), pre!"eribili i clisteri nutritivi. Cf].

Paev.do·meDlnglte laterlot.. - (La Sem. méd., o. 30, 1901). MÉRY. P•ev.do-meDlv.glte ldertoa. -(La Sem. méd.,

S1MONIN . -

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n. 32, 1901). In una delle sedute del mese di luglio della Società medica degli ospAdali, il m edico militare Simonin ha riferita la osser vazione clinica di un uomo, di 22 anni, che per 48 ore presentò i segni classici della meniogite, senza però elevazione termica. Subito dopo apparve il corteggio delle stimate isteri che: oftslmoplegia esterna bilaterale con integrità dell'elevatore delle palpebre, macropsia, poliopia monoculare, emianopsia laterale omonima incompleta, emispasmo glosso-labiale d e ~ tro simulunte una: paralisi faciale sinistra, emoipoestesia des tra, emiperestesia sinistra, zone spasmogene multiple, amnesia anterograda ed abulia intellettiva. Il soggetto tre anni prima aveva avuto una crisi letargica, che durò 3 giorni; era nato da padf'e già da tempo colpito da isterismo convulsivo. Gli agenti provocatori della nevrosi in lui sono rappresentati da una intossicazione acuta per colori di anilina e da contrarietà. L'esame del liquido cefalo-rachideo, estratto per puntura lombare, ha permesso di eliminare qualsiasi ipotesi di lesione meningea. M éry in una delle sedute successive pr esentò una donna, che, a due r iprese differ enti, era stata colpila da sintomi di


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

meningismo (cefalea, sonnolenza, ecc., non vomiti per ò, non elevazion e ter·mica). Ques ti scom parvero subitamente, tantola prima che la seconda volta, in seguito alla est1·azione per puntura lombare di 4-5 centimetri cubi di lrquido cefalo-l'achideo. L'esame citologico del meJesimo assodò la diagnosi di pseudo-meningite, non contenendo alcun elemento linfocitico; la natura isterica dei sintomi pr·esentati e1·a confe1·mata dalla. esistenza delle diverse stimate isleeiche. Lo scolame nto del liquido cefalo-rachideo a goccia a goccia. e non a getto, secondo l'autore, sembea indicare che la gua· ri~ione debba essere attribuila ad influenza suggestiva risultante dalla puntur·a e non a decompeessione dei centr i nervos i. cq . SANGER.- Le plù frequenti màlattie fanzlonali nervose

della fa.aolallezsa (neurutenta, laterla, nervoaltà). (MonatsschrUt fiir Psych. Ltncl Neurolog. , Bd . IX, H. 5, 1901).

Già in pr•et:edenti l11vori l'a utore s i é occupaln della grande frequenza dell'astenopia puramente nervosa nella e tà iofan· tile. In questo, studiando gli al tri dis tur bi nervosi da cui pos· sono esser·e colpiti i fanciulli , li distingue in quattro gruppi· principa li ; e cioé, neurasteuia, isterismo. forme miste isteroneurostertiche, neuropatia ereditaria. Egli enumera i sintomi caratle1·islici di ciascuna di queste forme morbost', corredando il suo s tudio con osservazioni pr·oprie e trattando diffusamente della prognosi e del tra tta· mento curativo, specialmente di quel lo seguìto nella sua lunga pratica ospitaliera e pr·ivata. Si o ccupa poscia delle varie teorie, che oggi sono in voga. circa la natura dell'isteria e della neurastenia, e mettendo a profitto il lar~o materiale di cui drspooe, viene alle segue nti conclusioni: a) La base fondamentale dell'isteria consiste in lesioni funzionali del sistema nervoso centrale, cui piu lardi si aggiungono le anomalie psichiche nel dominio della ideazione e della v o lontà. Essa sarebbe non una ve ra psicosi, ma una neuro- psicosi. b) La lesione patogenetica della n eurastenia non è di origine cerebro- spinale; essa é la conseguenza dell' esau-


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rimento ùel neu1·one per iferico di val'i te rritori nervosi (ler· minAzioni ne1·v ..se pe1·ifericlte nel dominio dei singoli organi). Le fob1e e le idee fisse, che pure s i osser vano in questa neurosi, debbouo considerarsi come manifesl8zioni ùi altrH p1·ovenienza e, seconòo l'autore, si riveler ebber o con più frequenza nella neur opatia ered itar ia , anziché nella neu· raslen ia a cquisita.

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Sul tempo dell'a.ooeaso epUettloo. lettino rlel .\Jan.iromio di Ferra ra, fase. l , 1901 ).

L.-\MBR ,\NZI . -

(Bol·

pochi traltati::;ti che si sono occupati dell' argomento, ve1·amenle non sono d'accordo circa la maggiore frequenza dell'acce!'<sO epilellico di ~iorno o di notte, nello stato di veglia o di sonno; né lauto meno circa la di3l8nza del me· -<!esimo dai pasti, se di giorno, circa le ore del sonno, se durante la notte. Orbene, l'A. ha fallo accurate osservazioni al r iguarclo negli epilettici r icoverali nel manicomio, ed è venuto alle s egueuli conclusioni: a) negli epilettici che sono colpili da accessi sia nello stato di veglia, s ia nel sonno, il numero dei primi é maggio1·e -di quello dei secondi; di più, ~li accessi della veglia sono note volmente più numero!>i nelle or e antimeridiane; b} semb1·a che nessuna speciale influenza venga spiegata da alcuna singola ora nello insorgere degli accessi nella veglia; c) g li accessi notturni sarebbero di poco pii.t nuwerosi nella prima metà della notte; d) essi insorgono con maggiore frequenza durante un primo P8l'iodo cosliLuilo dalla l' e 2• ora di sonno, e dur~tnle un secondo periodo rappresentato dalla 6' e i• ora di sonno; e) tali ore pare eser citino influenza fav01·evole nella de· tennina:r;ione dell'accesso; però le cause di co5iffatta in fluenza sfuggono io gran pa1·Le all' indAgine clinica.

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Sull' auestellla mldollare madlaute lnlestone 1ntraraoh14ea 4l oooatna. - (.!ournal de Ch irurgie, n. 4 , i!lOl ).

VERNEUIL.

L.'autv re riferisce le s ue impr essioni s u di una visita fatta a Gr·eifswaltl al pro f~sso re Bie r', ch e egli inter·vistò e vide {)p&rare col m alodo di anes tesia noto sotto il s uo nome . Il Yerneuil riportò l'impressione, lilquanto s trana, che l'in ventore stesso del me todo sia bea lont.auo dall'avere p er esso l'entusias m o che m ostrano molti altri ci1irurghi. Il Bier , tro· vandosi alla test.a d' un import.ante s tabilimento chirurgico, eseg uendo gior·nalmente parecchie ope eazioni, dopo l'esperimeulo fallo su di sè stesso, fino al dì d'og gi, non impiegò la cocainizzazione che una sessantina di volte. Con l'iniezione fa tta s ulla s ua persona, egli dice di a ver rilevati tutti gli inconvenienti e gli e ventuali pericoli del suo m etoJn; egli. sopratutto sorfri dur·an te no ve gior ni di un'atr·oce cefalea, al punto da togliergli qua lsiasi voglia di ricominciare. Egli notò gli s tessi fenomeni s ui primi s uoi operati. In se~u i to tutti i suoi sforzi ebber o di mira di trovare il mezzo di sopprimere conseguenze tanto dolor ose . Da prima. le sue ricerche si diresser·o ver so le dosi da impiegar·e. Oggidi egli non adopera che delle dosi minime. In seguito abbando nò la cocaina pe r l' Euca i na. Da ultimo egli cr ede di poter s opprimer·e i mali di testa col metodo segue nte: Prima dell'Iniezione lombare circonda il collo del pazientP con una fascia d'Es march abbastanza s tretta onde diminuire l'arflusso del sangue verso il cr·anio. Il malato diventa a lqua nto cianotico, ma soppor·ta la cosa mollo facilmente. T11l fascia vien lasciata a pos to durante due o l1'e ore. Sembra che ques to laccio abbia realmente il poter e di s opprimere la consecutiva cefalal gia. Il Verneuil s tesso pt·esenziò a tre operazioni s ugli arti inferiori praticate c on tali cautele, s enza che io s eguito i maiali a vesser·o a lag nars i tli ce falee di

sorta.


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L'A. conclude però con l'affermare che, mentre non é darigettarsi a priori la cocainizzazione del midollo, se questo me· lodo si confronta con il vecchio della cloroformizzazione, tutti i vantaggi sono ancora per quest'ullimo, essendo il suo impiego meno pericoloso, più semt>lice e più facile, ed i reno· ~meni consecuti vi meno penos1 per il paziente. Gli sembra poi, per lo me no, bizzart·o il metodo impiegato dal Bier per sopprimere la pericolosa cefalalgia consecutiva, e dice che per suo conto alla prospettiva di vedersi r inserr are il collo da una fascia d'Esmarch, pr eferira mille volte assorbit•e del clorofo rmio e vomitare. G. B. CRANZ e Koc u. -Sull'azione eaploa.lva delmodernl prolet·

till4l fanteria . - (Centralblattfur Chi r, n. 10 agosto).

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Questi due autori sì proposero approfondire lo studio della questione suaccennata per me1.zo di interessanti esperienze il cui ris ultato qui riproduciamo il più brevemente possibile. Essi spararono dapprima con proiettili Mauser di 6 millimetri di diametro, dotati di metri 800 di velocità iniziale~ contro cilindri di latta pieni d'acqua luoghi 15 centimetri, del diametro di 12 centimetri e mezzo, i quali erano cbiusi alle loro due superfici di base da una parte (foro d'entrata} con carla pet·gamena, dall'allra con foglio di gomma, e CJ Uindi sospesi i!1 aria. La ripr·oduzione fotogra fica dell'effetto ebbe luogo (secondo il metodo ài Mach) una volta nel momento in cui il proiettile era penetrato nel recipiente e un'altra volla quando esso e r A giunto in maggior vicinanza della membrana d'uscita, o e ra giunto propt•io a ridosso della medesima, op[pure l'aveva p e r· forata e abbandonata da poco tempo. In tali condizioni risulta che l'acqua, mentre anc:ora il proiettile si trova nello interno del recipiente esce con violenza dal foro d'entrata in d irezione verso l'arma, all'incontro la me mbrana d'uscila non mostra alcuna deformazione quando il proiettile è arrivato ad essa. La deformazione incomincia soltanto dopoche la membrana venne perforata e questa deformazion e si fa dall'intet·no all'esterno; quando il proiettile ha già a b bandonalo il recipiente incomincia la lacerazione d el s u o mantello metallico, che avvenne preci~a rnent e nP.i punti ;:;u oi già deb oli. La ve l'a e propria esplosione del la massa o cq ue:l


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incomincia soltanto allora che il pr oiettile ha tr aveJ•sato LU\l•) il recipiente e percorre la sua trai ettoria all'aria libera. Ma si verificano falli ben di versi in altre conòizioni; quando p. es. si ado pe1·anu cilindri di dimem;ioni diverse o che il proiettile, a vendo una ù ivPJ'sa ''"'locila inizial e, penetra nel • c·ilindro con minima velocit.a, come era semp1·e il caso per · le armi portatili auliche. Quando, p. e~ .• g-l i autori scPl sero come oggetto di ber~a­ glio un tubo di fer ro lungo un m etr o, con un diametro interno di 13,8 centimetri, munito di una fessura longitudinale chiudibile in parte e, come il pl'imo cilindro, chiuso rdle due estremità ri spettivamente con per gamena e con gomma, IIUindi spar·orono su di esso tubo col medesimo fu cile Mauser, si vide anche qui, specialmente al foro d'entr ata, ma anche dalle aperture del la fessura longiturlinale, schizzare l'acqua con grande veloci tà. Per6 il proiettile non per corse la masstt acquea per tutta la lung hezza del tubo, ma perd elle la sua velocità davanti alla me mb1·ana ù'nscita, quindi subì deformazione o lace1·azione dc ll'involncro e da ultimo venne trascinato dal gello d'acqliB uscente dalla parete d'uscita. La membrana di f!Omma si lacerava intorno la par ete del tubo se essa era mollo tesa !ìnlla estremità del tubo ;;te;;so. si f•wmava un grande foro CÌl'Colare. Se et•a testi solo da una parte, si faceva una fes!'ura longi tud i nale ; se c·ra applicatn senza alcuna tensione, si pr.lùuce va allora un piccolo foro rotonJo, ~d flnalogh e condizioni si vet•ificarono quando ;;i adopet'ò piccola energi.a, come con una pistoiA Flanbert Perciò qui non ru il fH'Oi elttle ma le massa acquea che p~ •· ltt Pl'itna incontrò la membrana d' uscita, la spinse in avanti e la staccò all'inte-t•no, poi il proiP.ltile venne a pet•forar la. l Proiettili sparati cou fuc ih• .Mauser e dotali di 800 metri di velocità contro creta plastica umido dieclèJ'O ai due fot•i d'~ n­ trata e d'uscita i due casi tipici. La esplosione pr opriamente cletta anche qui ebbe lu og-o ;;oltanlo dopo che il proiP.ttile era già molto l o ntano dal ber'saglio . . Gli autori r·igettano la spiegazion e di que;;ta azione espl osrva data da colot'O che vo1.diono questa azione dipendente ~aJI_'urto del pr oietti le sul l;q uido ; piuttosto ammettono che laz.lone esplosi va consi;.ta 1n un Lt·asporlo dell'energia mot?rra sopra il corpo coLpito, che questo corpo, per l r osmis!!IOne di moto, ''ie11 spinto innAnzi e, a seconda delle cit'COstanze, divi sa in me ~giore o m inor numero di particelle. 11 ti2


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RIVISTA. CHIRURGICA.

proiettile perde una porzione della sua ener gia cinetica alle parti vicine, queste alla lor volta ne cedono una porzion ~ alle altre molecole più vicine e così via di seguito.

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G. MÉZARO. - La olatlte p1euclo-membranoaa . - (Journal de M édecine et de Chirurgie, aprile 1901). La for m a pseudo-rnembraoosa della cisti te é mollo rara e costituisce una vera complicazione di certi stati urioaPii che presenta una prognosi particolare e richiede un trattamento speciale. Secondo il professore Gruson, la cis tite pseudo-membr anosa è un'affezione essenzialmente caratterizzata dalla formazione alla faccia interna della mucosa vescicale di un prodotlo di s ecrezione, di un essudato fibrinoso che ingloba leucociti, cellule epiteliali della vescica, diversi cristalli ed organismi infe riori. Non vi si trovano né fibr e muscolari, ne fibre eia· stiche, né vasi. Questa definizione dimostra che la cistite in rliscorso si distingue per i suoi caratteri dalla cistite membranosa o esfo· gliante, la quale è çaratterizzata dall'espulsione di lembi della mucosa vescicale. Essa si distingue parimente dalla cistite cantar idea. La cistite pseudo-membranosa non è mai primìti va; essa succede generalmente ad una cistite cronica . Rat·a nella donna e nei fanciulli, essa é al contrario comune negli affetti di restring imento e nei prostatici che hanno ollrepassato l'eta matura. Le fali che e certe malattie sembrano favorire la formazione delle false membrane. Le caus e determinanti sono in numero di tre: la congestione, la ritenzione ed il traumatismo. Le due prime sono generalmente riunite e si osservano negli affetti da restringi mento e nei prostatici: i traumatismi sono cag ionati dai cateterismi o dai calcoli. Pare che sotto l'influenza dell' iperemia favorita anche d a lla azione delle tossine fabbricate dai microbi forse speciali c he pullulano nelle orine profondamente alteraLe, il sangue t r as udi dalle pareti dei vasi della vescica ed il siero si tr·ssfo rmi in fibrine e cos tituisca le false membrane che ingloba n o g li elementi i più diversi. Le cistite pseudo- mc mbranosa comincia. in generala c on

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una ritenzione; tal volta anche con un'ernalu1·ia dovuta a questa ritenzione. Nel periodo di stato, oltre ai s egni comuni a tutte le cistiti; dolore, f1·equenza della minzione e piul'ia, ciò che domina, é l'arresto del getto a metà dL•Ila min;r.ione, l'emissione di fa lse membrane, e so pratullo l'ostruzione ra pida delle soncle a permanenza. l sintomi fi sici particolari di questa cistite sono: la purulenza de lle ori ne, il loro odore di macerazione anatomica. la loro atione dis truttiva sugli str umenti e la loro azione irritante sui tessuti. E ssa può essere c0mplicata da intossicazione generale, da setticemia, da flemmone della regione p1•evescicale, da rottura della vescica e da perilonile. Vi ba ancora una complicazione lontana, e cioè la formazione di un calcolo secondario attorno ad un avanzo di membrana. La durata dipende dallo stato ~enerale del sof{getto, dalla sua r esistenza. La mo1·te avviene per setticomia; il malato é avvelenato dalle tossine che contiene la s ua vescica. La prognosi dello cistite pseudo-membranosa non curata è quindi gravil"sima ; è quas i fatalmont\\ mortale. La prognos i è re!ia meno g rave dacchè si mettono in ope1·a i cateterismi, l'aspirazione e soprattutto la cistotomia. Se quest'ultima fosse praticata fin dall'inizio della malattia, la prognosi sarebbe ancor a molto meno g rave. Quest'operazione cos tituisce infatti, per così dire, l'unico metodo di cura di questa fo1·ma di cistite. Si possono Lentare l'aspirazione delle membrane e la dis infezione della vescica coi di versi mezzi adoperati per la cura delle cisti li, ma è proferibile ricor rere al taglio soprapubico che per mette di co mballare direttamente l'infezione mediante i lavaggi con l'an tisettico da preferirsi in quesi cas i, vale a dire con l'acqua ossigenata. B.

F. KouN. - Dell'u•o della gana quale protettivo nel trapianti c1ermo-epl4ermlol alla Thbn•oh . - (Gren~{Jebiete n oon. allg em~tine Medicin u nd Chirurgie, n. 18, 1001).

Son note le cure minuziose necessarie nelle medicazioni di tr apianti di larghi lembi dermo-epidermici. Disgraziatamente, il process0 ordinario , consis tente nel coprire la superficie innestata con def p1·ote ttivo o con della guttape,·ca


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RIVISTA OHIRURGIOA

laminata, é ben !ungi dal soddis fare t~tte le indicazioni, specialmente se si impiega il tessuto protettore qual foglio unic~ e fenestrato, invece di piccole lamine embricate.I Nel primo caso, la superficie o i trapianto trovasi protetta d'una maniera molto ineguale, men tre in corris pondenza delle aperture della tela impermeabile, i materiali di medicazione finiscono con l'aderire ai lembi dermo-epidermici sottostanti, ed i frammenti trapiantati subisèono, secondo le zone, una ma· cera~ione piu o meno intensa, capace di compromettere il s uccesso del trapianto. Pertanto il Kun cercò di a ssicur ar e la protezione del tessuto trapiantato, mediante un tessuto reticolato a maglie molto strette, ma abbastanza larghe per permettere lo scolo dei prodotti di secrezione, mentre lainterpos izione di tal tessuto separa in una manieJ•a molto efficace i lembi cutanei dal materiale di medicazione. Secondo· l'autore, la garza (tulle) impregnata d'una soluzione di celluloide , de>stinata n renoerla impermeabile, soddisfarrebbe completamente a tali condizioni e presenterebbe, fra gli altri vantaggi, quello di poter esser lasciata in posto fino a guar igione completa. Inoltre fissando i marg ini del pezzo di tulle a i tegumenti vicini intatti, mediante soluzione di celluloide, oppure quando la cosa é possibile (alle dita per ·esempio), mediante un filo, si arriva !id immobilizzare completamente i lembi ti'apiantati, ciò che costituisce uno dei più impor•tanti· fattol'i per la riu ~ci ta dell'operazione. G. B. Dott. l. LucA.s -CHAMPIONNIÈRE. - Deformadone delle fratture riprodotte ed • •agera te dalla radiografia. Dlffloolt& d'interpretazione. - (Journal de médicine et de chirurgie p ratique, gennaio HJOO). In un s uo articolo pubblicato sotto il titolo sovracitato l'autore richiama l'attenzione sulle diffi colla di interpretazione che offrono le prove radiografiche e sugli errori che può determinare, solto il punto di vista del trattamento e del p r onostico, l'esame l'adiografico della frattura e in ispecie delle frattur e degli arti. Il Tuffier aveva g ià recentemente alla societa di chirurgia segnalato questo fatto che le deformazi oni delle fr·aUure sve-

late per mezzo della r'adio~rafia dopo la guarigione erano as sai più rimarchevoli che e~Ji non supponeva riscontrarle


RIVI TA CHIRUR GI CA

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su degli ar•li per·feltamente nor·ma li per la forma, e disimpegnanti utilmente le loro funz ioni. Egl1 o~srJ·vava il m edesimo fallo su dei so~ge lti in via di cura ai quali gl i app1wecchi erano stati m essi nelle condllloni piu ravor· evoli e sembrAvano mettere l'a rto in una dir·ezione perfetta senza che apparif'se possibile al cun~ miglior correzione. Qu este osservazitmi del signor Tuffier giuslifìcano l e opi ni oni sost enute da molti anni tla l s i ~nor Lucus- Cham pionniére. e ch e egli cosi riassume: 1r Le defor·mazioni do vute a fr atture, se si esaminano da vicino sono m olto più con si derev0li cile non si vuole comuuem ente ammettere: esse non hanno l'importanza che viene loro t >'!oricamente attri buita. M a l ~rado certe defor•mazioui dell'ar to, ad onta di certi raccorciamenli, l e .fun ::ioni dell'ar·tn possono compiersi con una grand e perfezione. Questa per fezione dell e funzi oni dipende il piLI spesso dA condrzioni mollo diverse dalla condizione della d r:(orma;ione. • Se la dire.oione dell'ar to é stata ben conser· vata, i l che è la co:o;a più impol'tante, lu perfezi one delle sue funzioni dipende sovratullo dalla conser vazione dei l"l!Oi muscoli non atrofizzati, dalla mobilità .delle sue ar·ticol azioni, dalla solidità dei suoi l egamenti e dalla to tale assenza di ri gidità •. Il fallo segnalato dal T uffìer ha colpilo tutti coloro che banno esa minato un cer to numero di radi ogra fie di calli. In nn caso ùi fratlur·a della sola libi ~;~, senza frattura del perone. in cui nes!!'un spostamento era stato possibile valutare, Lucas- Championn1èr e fu molto so r pr el"O di tro vare che il callo accennava un o spo~ta m ento assAi sens1bile. Que3to del r esto é un fatto comune, potr·ebbe anzi dirsi r egolarP, che ha impr'C!'\:"ionati tulli i <'hirurghi . Ne risulta che ogni _gi orno questi v en_go no e~pos ti a d iffìco tla di pratica che

sarann o provocate dalla pr etesa dei radiogr·afì di r iformare le lor o diagnosi e la loro cura. Ciò avYiene, secondo Lucas-Championniér e, Ùb una parte per chè per quAnto sia ben guarita una fl'flllura, la diffor•mità del callo osseo iJ l"empre ma{.t[.tiore di quel che si creder·ebbe, d'altr·a par te perché la radiogr·afìa delle fr·atture mentre porta con se un cer·to numero di cause d'errori , non ci fornisce poi affatto delle òimol"lrazioni semplici, com e si sar·ebbe tentati di credere. L'immag ine radi ogr afica, infatt1, é il r isultato della proiezione d elle parti opache cha la luce non ha tr·aver sate; il


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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRU.

volume le dimensioni e la forma delle ombre proiettate, variano secondo le distanze dell'oggetto della placca fotografica, come pure secondo la distanza dell'oggetto dalla sorgente luminoso e secondo le posizioni relative di questa sor gente elellrica. Basta un piccolo spostamento di questa, perché la fo rma delle parti venga notevolmente variata. Si prenda due volle, a brevi intervalli, la radiografia del medesimo callo; se non vi e stato un riporto esalto, si avranno due deformazioni del callo perfettamente distinte . Nell' islesso modo, se si prende la radiografia di un osso dalla mano, cambiando la posizione del fccolare luminoso, si otterranno due diverse lunghezze dell'osso. Se si applicano r1ues le osservazioni, ben conosciute del resto dai radiografi, a llo studio assai più complesso dei calli, si vede come convenga essere prudenti nell'interpretazione delle radiografie delle fratture. Che co~a si deve conchiudere da queste osservazioni, sol lo il punto di vista pratico? lo primo luogo che bisogna, secondo Lucas-Cbampiounère, cer care molto di più, nella cura delle fratture, di ottenere il ristabilimento della funzione piuttosto che la correzione perfetta della deformazione; in secondo luogo, che se la radiografia riesce di soccorso prezioso a i chirurghi in molli casi dubbi, o particola1'mente difficili, non bisogna però esagerarsi i servigi che essa può rendere nella cura delle fratture degli arti.

RlVISTA DI OTO-RINO-LARIN GOIATRIA Contributo all'anatoml& patologlo& dell'oreoohlo interno e del nervi &ou•tlol. - (Zeitsch. .fu,. Ohrenheilk., XXXIX, 1, 1901).

MANASSE. -

Le malattie del labirinto e dei nervi auditivi non sono state ancora differe02.iate le une dalle altre, stante i pochi dati p recisi finora posseduti a riguardo dell'anatomia patologica di queste parti; esse perciò eono riunite solto il nome generico di sordità ner oosa. A misura che le conoscenze anatomo-patologiche su questo ar gomento saranno più esatte, non solo sarà possibile d'isolare e definire le diverse entità

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mor~ose che colpiseono l'orecchio inler·no; ma s i potrà istituire per ciascuna di esse un lr·att.ameP.to più appropr·ialo ; e per giungere a questo, risultato occo1·r·e moltiplicare cosiffatte ricer·che, paraj:!onandone i dali a quelli fornili dall'esame funzion ale - solo mezzo di diagnosi oggi posseduto nella pratica. È sotto questo punto di vista che le osservazioni dell'A. meritano di esser prese in considerazione, avendo egli avuto l'occasione di riscontrare i r eper·li necroscopicì di due ammntali, che in vita erano stati colpili dalla cosi delta sordità nervosa. Il primo di questi, morto di tubercolosi, aveva presentato una sordità bilaterale, so1·ta all'impl'ovviso e che nei primi giorni era s tata quosi com pleta. All'esame anatomo-patolot!ico l'orecchio interno e medio dei due lati ful'on o trovati inlatU; però i due nervi acustici presentavano un gran numero di focolai, ove la sostanza nervosa era completamente scomparsa e rimpiazzata da filamenti pii.t o meno spessi, fittamente intrecciati e formanti maglie irregolal'i, entro le quali si annidavano dei cor·puscoli amilacei. La scomparsa della sostanza nervosa fil messa me~lio in evidenza con ap propriati metodi di colorazione, che rnost1·arono pure come le altera:t.ioni riscontr·ate e strettamente ltmilal~ al tront:o del nervo fossero analoghe a rruelle descritte nella sclerosi a placche, nella tabe, ecc. L'A. per·ciò le ha distinte col nome di degenera..ione grigia (lei neroi acwsti~i, a focolai mul-

tipli.

Il secondo ammalato era un sifllitico, colpilo in vita da sordité nervosa, però incompleta. Aoche in lui l'esameanalomopatologico dimostrò che l'orecchio medio era intatto, tanto a destra che a sinistra. Però nolavasi a livello della chio•·ciola prolil'eraziooe del tessuto connettivo, a for·ma di reticolato finissimo, ed il cui punto di partenza era dal periostio interno. Si trattava evidentemente d'una periostite cronica inte•·na del labir•into, consecutiva ad un processo infiammatorio. Le stesse modiflcazioni notavansi a livellq de:;:li spazi perilinfatici dell'apparecchio vestibolare; i ner·vi acust1ci presentavano cellule rotonde, oblunghe e fusiformi, situate sia tra le tlbr·e ner·vose, sia altomo ai vasi ed in alcuni punti raggruppa!.e in ammassi circoscritti, costituendo veri linfomi. Questi due ordini di lesioni presentavano analogia da unà parte con la perio:stite sifllitica della libia e delle costole, e


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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA.

dall'altra •!On i linfomi del fegato, che s i osservano nel de· COI'SO della sifilide; l'A .. perciò ha cred ulo che ra ppt•esenlas· ;<ero lesioni sijilctiche ler$iarie del labirinto e del neroo acustico. Esse dov~vano essere considerale come isolate, non pr odotte, cioò, per propagazione, giacché nè le meningi, nè l'orecchio medio, n è i l tessuto osseo circostante presentavano allerazione di sorta. cq.

Ascessi retro-f&rbigel oonseoaUvl alle auppur&zloni dell'orecchio medio. - (Zeitsch. /ii. r Ohrenheilk., XXXIX, 1, 1901).

KteN. -

Gli a scessi retro-faringei costituiscono una complicazione mollo rara dell'otite media suppurata. L'A. ne ba osservati -i casi, che riferisce, sia per i fenomeni determinati dalla collozione purulenta, sia per gli errori diagnostici, cui quesla può dar luogo. Primo caso. - Nel decorso d'una olorrea cronica in gidvane sog getto, aggravatasi da qualche tempo, s i produsse un ascesso retro- faringeo complicato ad ascesso della regione laterale del collo. Comprimendo s ia l'una sia l'altra di queste sa ccocce, s i vedeva uscire pus dall'orecchio ; s'incise l'ascesso del collo, slabileudo cosl una larga comunicazione tra questo e la faringe. Sei gior.ni appresso polmonite infe ttiva, che durò tre settimane, ter minandosi con la g ual'ig iene. Secondo caso. - OLite media acuta con abbondante s u ppurazione e con dolori a livello dell'apofisi. mastoide. Tr·apanala questa, qualche giorno dopo si manifestarono dolori dis fa gici con notevole elevazione della temperatura. Non a vendo l'esame della ~ola r ilevato nulla che spiegasse i dolo ri e la e levazione termir.a, s i credè lrauars i di una tr·o'm bosi de l seno. Aperto quest'u ltimo, niente si trovò di 11normale; la febbr e persistè elevata , e solo dopo 8 giorni Ri osser·vò una r·imarchP.vole spo_rgenza della faringe, che non era a ltro c he un ascesso relro-faringeo. La prima a pertura dello stesso fu seg uita dopo 2 giorni da nuova r a ccolta purulenla ; ad una s econda aper tu ra s uccedè piu lardi la guar igione completa. Ter40 caso. - Otile media suppurata subacuta, complicala ad a~cesso perisenus inico. Il seno fu messo a nudo; non pu~ :•ell'aolro, ma sibbene nella fossa cerebr ale ed in quantità


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considerevole. Tre gior·n i dop<) ascesso retro-far·ingeo, che se compresso, si aveva uscita del pus dalla cavilil os~ea. Questa saccoccia comuni<'.ava con l'apofisi mastoide. QLtarlo caso. - Otite m edia acata, n el cui decorso si manifestò l'ascesso retro-far ingeo. L'antro era pieno di pus e di granulazionj ed a livello del pavimento pr·esentava una fistola, diretta in basso ed in avanti sollo la mucosa della faringe. La via seguita dal pus, per passare dall'or·ecchio medio fin solto la mucosa della faringe, non fu adunque identica nei 4 casi esposti. Dopo avere invaso l 'antro e le cellule mastoidee (che sono tappezzate della stessa rnuco;;a. della cassa), se il pus per una causa qualsiasi viene ritenuto, può aprirsi un pa ssa~t~io sia perforando l'osso, sia attraver sando ~ li orifici ossei preesi st enti. Per tal modo qualche volla irrompe nelle fosse c~:~rebral i media e posterio!'e, dirigendosi in seguito in basso per i for·ami ovAle e r otondo; ovvero si porta verso il foro giugular e, continuando rl suo cammino sia in dietr·o fin !'\Otto i muscoli pr ofondi della nuca, sia in avanti lungo l'apofisi basi lare dell'occipite, donde poscia discende sulla faccia anteriore della colonna verlt>brale fin o a livello dell'epiglottide, punto o ve lo spazio r etro-far·ingeo subisce un r·eslrinj!imenh Ma nella mai!gioranza dei casi il pus si propaga direttamente in basso, alle volle nttraverso il pavimento dell'antro e la parete anter iore del <'ondotto uditivo, alle volte per la parete posteriore dell'antro stesso, ed allora n<1n ra ggiunge la faringe che dopo avere allraversato la fo~sn cere· brale poslerior·a. Comunr1ue sia, la invasione del pus si fa o per le vie prestabilite, oppure attraver so perforazi oni ri!>ultnnli rlalla distruzione d ella sostanza osseo. Nè infine va dimenticato che il pus può propa f.'(arsi per la sul ur·a occ1pi1 e-mastuidea, ed in caso di ostruzione della tromba di E u!-'lachio, per la par·ete cr;. ·anteriore della cassa.

Lablrl.Dtlte da OÌ'eoohlonl. di otoloaia, gennaio 1901).

GRAOENIGO. -

(.4 re h. i tal.

. L'A. fino dal 1893 l.Jil potuto ra cco~li e re 40 osservazioni srcu re di labirintrte da parotite. Ora ne pubblicA altri due casi, che conviene r eg1strare perché la malattia primitiva è motto frequente nell'eser·cito e pPrc:hè la successione morbosa in discorso può dar luogo a questioni mcdico·legali.


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RIVISTA D I OOULISTIOA

t• Bambino di 6 anni e mezzo fu còlto da orecchioni . Al

s• giorno, senza che vi fossero stati s:intomi alle meniogi, la madre si accorse che era divenuto completamente sordo. 2° Sottufflciale di fanteria di anni 21, senza ereditarietà otitica. Durante una epidemia <ii orecchioni, il paziente fu còlto clalla malattia, a forma beni12:na. Quattro giorni di infermeria indi uscì per far s ervizio, ma dopo due giorni dové rientrare per orchite doppia. Altra de~enza di 4 giorni, durante la quale pare fosse esposto ad una corrente d'aria a lla par te d(lstra. Inoltre per andare Rlla latr ina doveva scendere ed espor·si al freddo. L'ultimo ~do rno di degenza a ll'inferme ria prese chinina. Appena r ien· tl'alo a l corpo avver·ti rumore s ubietlivo intenso di to nalità bassa a ll'orecchio destro, rumore che persiste dopo 18 mesi. Non ebbe nè vertigini, nè dolori all'or ecchio. All'esame si tr·ova: orecchio s inistro normale. Or ecchio des tro : membrana di aspetto e mobilità no•·mali, ma non dimostrabile al ctma secrezione acus tica. M.

RIVISTA DI OCULISTICA · Car& delle ·oher&tltl purulente me41&nte 1Dleslon1 41 oi&nuro d.l mero11rio nell& o&mer& anteriore. - ( La P r eSS'f mèdica le, n. ~6. 1901).

E. FAGE.

È noto co me le injezioni sottocongiuntivali di liquidi antisettici si mostrino tal volta insufficienti per arrestare il pr o · gress ivo decors o dell'infezione corneale , pertanto l'autore pensò d i sostituir loro l'introduzione diretta delle sostanze ba ttericide nella camer a anteriore. Mediante una s er ie di es perienze praticate sugli animali egli s i assicurò che tal modo di procede1·e, pur es sendo comple tamente inoffens ivo, eser cita sul processo infettivo un' azione molto più ene1·gica e rapida delle injezioni sottocongiunti vali. Pertanto applicando tal metodo curalivo all'uomo, l'auto r·e ottenne dei ris ultati soddisface'ntissimi. Dopo d'aver esperimentati differenti a ntisettici, egli diede la preferenza al cianuro di mercurio in soluzione all'i p. 1000. Mediante una siringa del Prnvaz, s i injetta ogui volta, tt·e


RIVISTA DI OOU LISTICA

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goccie di la! liquido, avendo cura di int•·odurre la cannula attraverso la zona marginale della cOI'nea, per non feri1·e l'iride ed il cristallino. Per colmo di precauzione, sa•·à utile far rins er rare precedentemente la pupilla mediante un· iostillazione miotlica. Fatta l'injezione, si ritira sollecitamente la sirin ~a in modo da imped i1·e la fuoriuscita d<:'ll'umoJ•e acqueo. Avendo sottoposti a tal cura undici malati, de i quali cinque affetti da ascesso semplice della cornea e sei con cheratiti gravi con ipopion ed irile, l'autore vide tal metodo curativo, tranne in un caso, sempre COI'Onato da ottimo successo. Tranne tal caso, le iniezioni di cianuro di milrcurio nella camera anterio re si mostrarono sempre rapidamente efficaci, senza dar mai luogo ai dolori vivi e persistenti che soglìono accompagnare le injezioni sottocongiunlivali. Io nessun caso ebbesi a verificare la sclerosi della cornea, ciò che dimostra come intro.dotlo nella camera anteriore, il eia· nuro di mercurio rimane inotl'ensivo causa l'endotelio corneale.

G B.

De LANTSHEERE-BLYCI\AERTS. - Into••loazlone •aturnlua ed aft'ezlonl ooularl. - (Reeueil d'Ophtalmologi e, n. 2, 1900).

l casi d'intossicazione saturnina oculare il più de!le volle passano inosservati. Gli oltalmologi ed i patolog i s i sono occupati dell'ambliopia satumina e delle l esioni dei muscoli oculari (muscolo dell'accomodazione, muscoli motori, mu8col i delle palpebre). L'A. qui riferisce quanto egli ha osservato a ri gut~rdo delle affezioni oculari in questa into!$~ica~ione, la patogenesi delle quali é tuttora oscura. Egli ha osservato: a) Fatti di aste nopia accomodativa in un tipog •·afo, con lesioni dentarie e con sintomi intestinali e muscolari; b) Miopia, insufficenza muscolare, strabis mo diver gente, irt•itazione congiuotivale, opacità centrali del cristallino in una donna, che lavorava ad impacchettare la cioccolata in ragli di stagno, contenenti una forte dose di piombo. In essa notavansi pure sintomi generali muscolari ed inleslinalì, a llcrazioni gengivali e dentarie; c) Falli d'irritazione congiuntivale con lagrimazione ab· bendante, albuminuria in un individuo nel qual e tulli questi


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RIVISTA DI OCULlSTIOA

fen omeni sono scomparsi con l'allontanamen~o dal mesli~re eu i attendeva; d) Retinite con albuminuria; e) Atrofia doppia del nervo ottico, p~!ralisi dell'abdullortl d i s inistra, ineguaglianza papillare, atassia; i sintomi oculari hanno subito un progressivo peggioramento. Sotto l' i.1fluenza dell'intossicazione saturnina l'astenopia accomodativa si é rivelata insieme all'indebolimento geue· rale ed al facile affaticamento del muscolo accomodatore. La insufficienza della convergenza è apparsa in un malato, che, malgrado la sua miopia, non era obbligato a far convergere i suoi occhi a corta distanza; dunque qui il piombo avrebbe agito come su tr.lti gli allri muscoli. For·se le opacità del cristallino potevano essere dovute alla età del soggetlo; esse però sono rimaste stazionarie dopo cbe l'indi· viduo é s tato sottoposto al trattamento speciale contro la intossicazione, osservando le prescritte misure igieniche.

cq. Il valore terapeutloo della dlonlna nella pratloa ooull•tlo&. - (Congresso dei medici polacchi tenulo a Cracovia, 21-24 luglio ·1900).

LuNrE\\'SKI. -

L'azione curativa della dionina Ira alquanto deluse le spe· ranze, che in essa si erano riposte, per il fatto che l' occhio vi si abitua molto presto. Tuttavia bisogna confessare che tale sostanza costituisce un mezzo non del tutto sprovvisto di favorevole influenza su certi s tati morbosi dell'occhio, in gra.zia alla sua azione modificante la circolazione del sangue e della linfa. L'autore ha potuto convincersi che se, per esempio, nel decorso di un' ir ile, o j)er una iperemia semplice dell'iride, l'atropina non esercita alcuna azione, l'ins tili azione di qualche goccia di una soluzione al 10 p. 100 di clionina produce una rapida dilatazione della pupilla, e un notevole sollievo al malato. Nelle opacità corneali, la dionina può essere impiegata quale debole mezzo rischiarante, come pure nelle opacilà del vitreo sopra vvenute nel corso di refi· niti e coroiditi, ove essa è anche più efficace. E. T.

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RIVISTA DI MALATTIEVENEREE ~ DELLA PELLE ,.

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..

Olroa l metodi dl oura più mo4ernl della s onorrea. - (Deutsclw Pra:ris, 1901, n. 3).

W. ScHOLTZ. -

Oggidi, dopo la s co perta del g o nococco di Neiss er, prima d'intra prender·e una cura antise ttica razionale della gonorr·c&, occorre stabiliroe preceden temente l'esatta diagnos i di sedè. Ciò fallo, se la gonorrea sara recente ed acuta, do vrass i scegliere sempre un medicamento non irr itante, c he possegf{a la massima e flicacia antisettica, atto a d ins inuars i profondamente negli strati epiteliali rilassati e invas i da molteplici go· nococchi e corpuscoli purulenti. Se kaltas i di blenorag ie di ~&f'ftica data, rihelli a qual s iasi cura, occol'reranno pr·eparati ave nti un certo pote r e astringente, che r ilasciando g li strati dell'epitelio, pr·o vochino c o ntemporanea secr e zione di pus rendendo i gonococchi nascosti più a ccessibili ai batte ricidi. Trattandos i dt gon0 r rea recente, dei varii anlif'eltic i ado perati .finora, fu il prolar~ol o q uello che, opportunamente ap plicalo, diede i migliori ris ullalt. Con esso si ha inoltre il vantaggio di una guarigione vera e non apparente, mentre ne <; ral!'issima la diffusione alla parte p rJs teriore dell' ure tra e più rare ancora le troppo rrequenti c o m plicazio ni di tal malattia. Occorre cominciar la c ura il piu presto possibile, ad:>peran do pr·ima soluzione ad •; , p. 100 da pratical's i da tre fin o a sei v oHe al giorn o, qu indi au me n tare ad 1/ 1 a l 1/ 1 fino all't p. 1000, estenc.lendone la d Ut·ato, spe cialmen te la s er•a e la mattina, fino a IO, 15, 20, 30 minuti. Do po un po' di tempo, aggiungendo al protar•golo dell'eucaina, ve ngono tolle t·ale soluzioni di tal rimedio al 2-3 p. 100. Altri ri medi, ultimame nte esperimentali, mentre mos traro no un'efficacia pari al protargolo, presentano un'azio ne irritante molto m a,ggiore, che li rende meno atti alla cur·a delle gon o rree recenti, tali ad esempio la la gina e l'ergonina. P er·ò, anc he u s ando e sclus i va m e nte il protargolo in una gonorTea recente, alla tlne della cura; bi· sognerà ricorrere ad un a s tringente. Se la mucosa de ll'ut•e tra è ancor a poco sensibile, erli ~ono· cocchi sono g ià penetrati ass ai addentro, è consigliabile di


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RIVISTA DI MALATTIE VE:SEREE E DELLA PELLE

adoperare dei rimedi che posseg gano un'azione più fo r temente eccitante, specialmente il nitrato d'arge nto, l'argentamina e l'ossicianalo di merc urio, r itornando al protargolo ap· pena la secrezione purulenta e la proilferazione epiteliale son diventale più alli ve. Estendendosi l'infezione alla parte posteriore dell'uretra, si ottennero buonissimi risultati a ssociando il prolargolo al nitrato d'a rgento, io soluzioni al •;, fin o a ll' l p. 100, e, non tollerando il paziente tale r imedio, si ng g iungera l'l p. 100 di eucaina alla soluzione dall'l al 5 p.iOO di protargolo. L'a utore conclude dichiarando d'aver o ttenuti i migliori risultati curativi con un impiego razionale di r rotal'golo nei numerosissi mi cas i di go n o rr~a ùa lui r.urati con tal metodo. G. B. BINET- S A NGLÈ. -

Lo .t&to del rl1le11l nel 1l1llltlol. -

(Journal de N eu,.ologie, n. 9. 1901).

L' A. ha avuto occas!one di esaminare alloro arrivo al reggimento (genio) un certo numer o di g iovani s oldati s ifililici, e d ha riscontrato in tutti qualche allet·a zione dei riflessi. Mancando il criter io del r•flesso normale, era ben difficile tener conto dei casi in cui i r iflessi sembra vano semplicemente diminuiti; per ci6 egl i ha preso in nota soltanto quei sifìli tici, nei quali qualcuno dei l'iflessi era del tutto abolito. Da lle sue osservazioni ris ulta che il riflesso faringeo mancava 2 volte sopra 11 casi; quello addominale 'l volta s u 12 ; l'ole~ranico 3 volte su 13. ed il patellar e::. su 13. P er dedurre conclusioni sicut:e dalle fatte osservazioni, sa rebbe necessario iniziare a naloghe ricerche in individui non sifiliLici, della stessa eta e costituzione. Infatti é risaputo che, anche nelle condizioni normali, esistono variazioni individuali assai notevoli rispetto a i riflessi; anz1, nello stesso individuo, questi possono var iare da un momento all' allro. Però l'A. crede che nei sani i riflessi non manchino così spesso come ne i s ifilitici. Inoltre, avendo eg li riscontrato con certa frequenza ne~li 1ndiviùui da lui esa minati , oltre le a lter azioni dei riflessi, a nche disturbi divel'si della sensibilila (parestesie termiche , diminuzione della s ensibilita dolorifica), non gli parrebbe illogico l'amme ttere che il virus s ifìlitico a gisca precoce m ente sul s1stema net·voso, e specialmente s ul prolungamen to cili ndrassile del protoneul'Dne sensilivo, dove precisamente co· minciano e dove predominano le lesioni della tabe. cq.


RIVISTA DI TERAPEUTICA Le appUoazloni d'aloool nel trattamento deglt •pandlmentl pleurltlol e del reumatl•mo arttoolare.-(rlllgem. m ed. Cene ,.. Zeiltutg, 1' ~iu~no 190 1) ·

BuRWI NKEL . -

L'uso esterno dell'alcool fu da pr·incipio pr·oposto soltanto contro i flemmoni e le nogo:;i l nca li più o meno analoghe; oggi però tende ad essere cousidera to come mezzo di una portata più generale, capace di render·e utili ser·vigi coll'attivare l 'afflusso sangui~no e cosi favori r e la difesa deii 'Ol'ganismo con tro il pr·oces!"O fl ogistico, (JUa n do (Juesto iutt>ressa tutta la economia. Recenlemeute esso si mostrò efficace anche nelle infiammazioni acute della cavità periloueale e l'A . l'ha adoperato nelle flemmasie di altre sierose. Egl i riferisce al ri guar do due casi di pleurite essurlativa, nei qual i f urono usate con successo le compresse imbevute d'alcool. Il primo si riferisce ad un militare, di 21 anni, nel quale, nonostante l e cut•e falle, l'essudalo pleuritico per~isteva già da 3 mesi, raggiun gendo in avanti il borJo super iore della 3" costola di destra ed in di etro la spi na dell'omoplata. Dopo 4 a pplicazioni ùi compresse illlhevule di alcool a 96', ripetute tutti i tre giorni e tenute a posto ogni volta per due ore circa, il livello del liquido si abbassò di tr·e dita e l'essudalo poscia si riassorbi quasi completamen te a capo di 5 settimane. Nel secondo caso qua lche medicazione all'alcool fu sufficiente per far scomparire la ottusità alla percussione ed i dolori interni, determinati dall'essudato. Lo ~tesso tl'attamento ha duto buoni r·isultali anche in 5 casi di reumatismo articolare subacuto o cronico, e l'A. fa speciale menzione di una giovane, di 22 anni, colpite da() m~si da varie artri ti reumatiche, che r·endevano doloroso qualsiasi movimento, e che fino allora si erano a,idimostrate ribelli a tutti i solili mezzi curativi; bastò una medica zione all'alcool , lasciata al posto per tutl8 la notte. per far ricup e1·are alle ar ticolazioni colpile la loro mobilità normale. Finalmente io due casi di accessi ~ottosi i sintomi m orb osi sono scomparsi del tutto, sotto l'influenza delle applicazio ni


RIVISTA DI TERAPEUTIOA

.ralcool, nello spazio di 48 o re ; risultato che i due malati 111 quislione, gottosi da lunga data, non avevano prima mai l'otuto ottenere ricorr endo ai soliti agenti terapeulici. cq . .\ . PAsrNr.- Delle alterazioDl del m1ocar4lo e del g&Dgll del cuore nella morte tarc1lva per clorof ormio. (La Clinica .\1/ed i ca, n. 4, 1901). L'autore ebbe ad osser var·e, mediante esame microscopico, Il cu0re di una donna decessa per morte ta rdiva da cloroi'ormio, ed i muscoli card iaci di numerosi conigli che dopo pr-olung ata narcosi cloroformic& o erano morti spontaneatnente oppure e rano stati sacrifica ti. Le alterazioni comuni nl reperto microscopico clinico ed a quelli sperimen tali furuuo le seg uenti: 1° Decorso tor tuoso assunto dA tal une fibre; 2° Diminuzione di volume delle medesime; a• Graduale scomparsa della striatura trasversa e sostituzione ad essa di una sostanza finament.e granulare più o meno traspar ente; 4° .Aspetto idropico con vacuolizzazione centrale, minor~ llòll'uomo, maggiore negli animali, a ssunto da talune fibre. La miocardile segmentaria tanto spiccata nell'uomo è a pi"'na accennata negli anima li, mentre per quanto riguarda l~ cellule ganglionali , si trovano alterazioni comuni sia ail'osset·vazione clinica come alle sper imentali. Alte razioni sL lltili a quelle riscontrate nelle cellule gauglionari s i trovano 111 altri avvelenamenti ed in seguito a s variate affezioni. Cosi put'e la disgr egazione e la scompar sa degli e le menti croma· tnfìli è r~nomeno molto comune ad osservarsi nella cellula 11•1rvosa e l'autore assieme al Monti, basandosi s ul dato di n,·er riscontrato fatti di cro ma~lisi in processi mollo diversi, l'ilieoe che questo fenomeno esprime soltanto un dis turbo d0vuto alle più. diffel'enti eccitazioni e propende a c redere cnn Van Gehuclen che i corpuscoli cramalinofili non siano ··lemenli de l protoplasma dove si s volgono gli atti fondamen tali della vita, ma piuttosto elementi cu i sono legati i processi nutritivi della cellula ne rvosa. Come conclusione al ~ no studio ammelie che il cloroformio, anche somministrato tn piccole quantita e per bre ve tempo, può sortire q uale ef· l'eLlo postumo la morte del paziente, soltan to quando venga "'Omministralo ad individui 1!1 cui resistenza organi ca è già, t•P r altr·e cause, g ravemente indebolita. G. B.


UVISTA DI TELNILA E SERVIliO MEDILO MILITARE Appunti olroa. 11 ••rvlzlo unlta.rlo mlllta.re lngle1e nella guerra. del Sud-Afrloa . Da un capitolo dell'Jahresuericht ùi Rolh ~~ da una serie di articoli comparE'i sul Lancel, riassumo i seguen ti dali sul servizio sani tario n\'lla ::ruel'ra ùel Sud-Afr·ica. Secondo l e tabelle di f'or·mazione dell"eser ci to inglese un corpo d'arma ta mobile consta di 38,(100 uomini circa, compr eso il tre no e le trup pe ~pecia l i. 07ni co r ro d'armata é costituito di tre divisioni di fanteria , prù una o flue brigate di cavalleria, treno ed arlrglieria: ogni di visione di fanler·i a si divide in due briga l e, le quali sono divise a lor o volla in r eggimen ti c questi in 4 battaglioni. Ogni unità di truppa, baltatilionc, r egg-imento, ha un uffi ciale m edico, ogni brigata una compa~n ia di porta-ferili ed un ospedale da campo. Inoltr e ogni divisione ha un ter'ZO ospedale da campo ed uno stato ma~giore di m ed ici. N e viene che per' ogni cor po di armala occorrono 118 ufficiali medici e 729 soldati di sanit$. Sul principio della guerra , si trovar ono s•ll posto 2 2 :.rtli ciali medici, 83 medici civili, 8 compa gnie di porla fe•·iti e 12 ospedali da carr.po, 4 ospedali fissi sulle linee di comunicazione e 4 ospedali principali, generali o di base, i quali ullimi furon o impiantali nella Citta d{\1 Capo e dintorni, servendosi dei già esistenti ospedali mili tari. Il ser vizio, in sulle pr ime, J"!On poteva funzi onare meglio: la guerra si svolgeva in un') spazio ri stretto, con linee di comunicazioni ferroviarie, abbondanza di pl"r sonale, co8icchè fu un vero cor o di l odi per il cor po sanitario militare. Ma coll'avan zata delle truppe l e difficoltà aumentarono. 11 territorio occupato dalle truppe si fece vastissimo, ci r·ca HiO,OUO miglia quadrate; un avver sario pr'atico dei luoghi ed ostinato minacciAva e ta gliava conlinuamenle le linee di comunicazione, spesso i ~ovimenti rlell'eset'cilo oper·ante furono rapidissimi, tanto che la direzione medica non potè a tempo esserne preavvisata, pet' cui ritardo nello sgombero sulle retr·ovic dei malati e feriti r·ico verali io piazze avanzate, ritardo

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nell'allestimento di nuovi ospedali nelle localit.A di nuovo occupate, ritardo degli ospedali da campo nel seguire le truppe operanti. Gli ufficiali medici, pochi in numero, quando si consideri l'estensione del lenitor·io e la necessità di fornire di pe rsonale tutti i po~ti di tappa, !>Ono sbalzati a grandi distanze per colmare i vuoti che man mano si fauno, e talora sonosostituiti da medici civili, dei quali furon o chiamali in serviiio fino a 500. Di qui le accuse lttnciate da Burdell-Colts sulle colonne del Times, e portale in parlamento, circa il servizio sanitario, accuse che furono causa della nomina di una Commissione d'inchiesta, la quale sulla fine del decorso anno ha stesa la ~ua relazione. Ci riferiremo spesso, in seguito, a questa relazione, la quale, mentre metle in evidenza alcune lucune nel servizio e ne propon e i rimedi, finisce colla seguente dichiarazione, che torna a lode dei colleghi inglesi: « non possiamo lascia•·e il ~oggetto della guerra dell'Africa del Sud senza far rilevare lo spirito di pa tr·iottismo, di devozione e sa cr ifizio addirnostrato dal corpo medico, sia civile che militare •. Ma veniamo ora a trattare di alcuni quesiti discuss i nella. vivace polemica dibattuta nei giornali sia politici che scientifici.

Impiego dei medici cioili in guerra. -Appena dichiarala la guerra, alcuni dei piu eminenti chirurghi inglesi, come Mac Cormac, Treves, MaKins, Chiene, volontariamente offerlisi, furono inga~giati come chirurghi consulenti, ricevendo, oltre le spese di cavalcatura e di equipaggiamento, lire sterline 5000 all'anno: altri 500 circa furono man mano arruolali per i servizi di tappa e di ospedali fissi, ricevendo il soldo di una sterlina al giorno. In l(U80lo ai consulenti di riconosciuta fama e provenienti dai grandi ospedali, la loro pr·esenza fu sempre bene accetta, non solo per il gran valore professionale, ma perché essi costituirono una specie •ii giuri di per:ti, sul cui parere il pubblico poteva avere piena fiducia . Il comandante in capo e la Commissione d'inchiesta e logiano l'opera dei medici civili, ma qua e là fanno capolino le divergenze che pare siano sorte tra medici militari e medici c ivili. l chirurghi civili (Lancet del 13 aprile 1901) si trovano in condizioni svantaggiose eli fronte ai militari, essendo nuovi allo speciale genere di lavor·o, e nulla conosce ndo della routine e dei regolamenti militari. Molte cose devono esse re


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p81'se loro non solo strane, ma stranamente complicate, non necessarie e noiose. Il chirurgo militare da un Ialo trova il suo lavoro accl'esciuto dura nte il te m po che il suo collejla va acquis tando conoscenza d~i regolamenti, e d'alt•·a parte r iscontra per parte del pubblico e della stampa una differenza ùi ll'altamenlo, che certo non può non ferire il suo amor proprio. I medici militari, scrive un r edattore del Lancet, sono ai civili come i professi on i ~ ti ai dilettanti: il lavoro faticoso è gi udicato pel pr imo un dovere, pel secondo un merito ecceziona le. l IZiornali magnificano ogni a lto dei secondi, mentre i medici militar i possono far del loro me~d i o in circostanze criticissime senza rice ver e il guiderdone della stima, salvo, se si verilìca qualche inconveniente, a r iceversi le recriminazioni del pubblico. E ques te r ecriminazioni del pubblico, che ved e solo le apparenze, appaiono tanto più giustificate in quanto che le formazion i sanitarie; alle quali furono addetti i medici civili, e~seodo app•·onlate dalla ca•·ita privata, sono s tate allestile con tale una elaborazione di comfort che poco o nulla lasciarono a de siderare. Vedremo in seguito come il YeomanryHospital ed il Durban Hospital ed i treni ospedali della Croce Rossa inglese non potessero t•·ovare r igcontro negli ospedali impiantati dal corpo sanitario; ma, fi nché guert•a é guerra, nessun governo r esponso bile potrà fare esclusivo assegnamento sugli sforzi della carità privata e sui sentimen ti pa· triollici ed umanita rii della nazio ne , nè vorrà se~uire le rorma~ioni sanita rie volontarie n d lusso dell'equ ipa ggiamento e dell'allesLimenlo. Alcuni medici civili hanno lamentato il poco ris petto dei militari di tru ppa ammalati perchè no n rivestiti di gr ado militare, e pr opongono che s i conceda a i medici civili clliamati in ser vizio un grado milita re temporaneo. A parte che l'accusa mi par e infondata , percl1ù il mala to concede il ris petto e la confìdenzn ul medico di ma ~gio r valore e merito professionale , e d i maggior carattere, r icot·do che nella guerra cubana fu concesso il grado militare ai med ir.i civili americani chiamati in servizio. 01· bene, i medici civili, rivestiti di grado superior.e a vecchi medici militari , ave vano tendenza a far prevalere disciplinarmente la temporanea. supet·iorità d~> l ~r11do.

Miglioramento prq(eRsionale cleç,li ufficiali medici. - L n carriera militar e, scrive il Lancet del 27 aprile 1!)01, ha CC>'-


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salo negli ultimi anni di allrar-re i più dislinli &llievi delle scuole mediche ingl esi, e ciò sia per ragioni di stipendio, sia pet' i troppo frequenti cambi di residenza in patria ed all'estero. Questa eccessiva mobilita del per sonale sanitario ha per con· seguenza l'impossibilil8 di tenersi a l corrente dei progressi d e lla scienza col frequentare scuole mediche ed ospedali. La vi la e breve e l' arte è lunga e complessa. P er ottenere il successo non v'ha piu pos to per uomini come Bacone, che possedevano lutto lo scibile. Per i medici militari è impossibile eccellere egualmente nella moderna chirurgia in tutte le !':Ue branche, come nella medicina, nella ba tteriologia, nell'i~iene, s lalìslica medica ed amminis trazione degli ospedali. Ciò che é praticamente possibile è di mettere gli ufficiali m edici io graqo di rinfresca1·e le loro cognizioni professionali, e di facilitare quelli che dimostrino una maflgior e attitudine per una data branca delle scienze mediche. La Commissione d"inchiesta fa, per· un miglior ser·vizio sanitario in guet·ra, fra le allr·e, le seguenti proposte: · a) di cercare di attirare nel Royal Army Medicai Corps un sufficiente e regolare numero di medici di buon valore professionale. Il miglioramento della posizione dovrebbe oLtenersi colla concessione di sufficienti licenze, col m e tterli in grado di t~n e rsi al corrente dei progressi medico-chirurgici, ed infine elevando alle alte cariche solo uomini scelti per reali me riti, più che per anz.ianita ; b) l'impiego su più lar·ga misura di infermiere negli ospedali fissi per la cura dei ferili e malati di febbre e dissenteria: c) la scelta e l'impiego delle t~ nd e-ospedali più adalle al ricovero dei ferili e maiali in una campagna. Anche il LanceL propone diversi provvedimenti, tra i qual i: 1° il traspol'LO dell'A rmymedical Sclwolda Nelley a Londra , ove s i ba mallgior·e somma di materiale clinico e scuole mediche d'ollni specie. L" ospedale di Nelley dovrebbe servire esclusivament~ per ricovero di malati di malattie esoti che~ 2' dovl'ebbero esservi due sorta d'esame, ad anzianita ed a scelta. Il primo, obbligatorio, dovrebbe riconoscere la col ttJ ra pratica, rnedico-chirur•gica, in i:xieoe, regolamenti, ecc.; l'a l tro, volontario, verserebbe s u una delle branche dello scibile medi..:o: medkina. ch irurgia militare, epidemiologia, igie ne ( inclusa la batteriologia);


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3° gli ufficiali med ici dovr ebber o esS<et·e inc:u ra g~ i a li in lutti gli studi profe5siona li, ~ia concedendo lor o l icenze a scopo di studio, sia comandautlol i al le cliniche univer sitarie, quali assi stenti onot·ari, com e si pr atica 111 Ger man ia, Ru ssia ed ·I talia. Per affiatar e m eglio i cor pi sa ni ta t·i, tntlitll t'e e ci vile, il Lancet propone 811cora che, ad i mitazione delln Germ ania, ai p1ù illustri pt·ofessori univer si tari sia accord alo un ~ rado militar e corri spondente alla posizio11 e sci enli rica e sociale, ed essi siano poi destinali fJUtdi istr uttor i cli11ici i n tempo di pace per gli ullicia li medici, ed in g uerra consul e11 Li negli ospedali da campagna e terri tori ali.

ln. fer mier i. - L a com miS<sione d'i nchie'5la ed i l Lancet r ilevan o la poca istru zi one l ecnicn del per sonnle gre~a ri o e r accomanduno di mij:rlior arn e il r ecl uta rnPnlo coll'elevazione del soldo e di farl o più infer miere P. m eno milita r e. Elogiano l'opera delle i nfert niere e le vorrebbet·o pi ù numer O!''' negli ospE-da li fi ssi. M ateriale per tra.~porto dei maiali e fe riti. - La hat·ella regol11m entare inglese ha una lu nghezzn di metri :?,:35 eù un peso di 17 chilogr ammi, il letto 0. di metr i 1,80 di lun)!hez.:a, con 58 centimetr i di l ar ghezza, con -cusci no amovibile. Com e carri- traspor to per ferili ne furono usati di due modelli: a qualli·o ed a due r uote, :=:ui quali et·ano J i!"pi)Sli due maial i in posizione or izzontale e q ua lll'O ~>ed uli : sì nell'une) che nell'altr·o modello vi erano un r eci piente pe r acq ua e' l uno per vino. Furo11o purt, adoperal i dei cacolel.~, di'l pe~o di 28 chilogrammi per ogni coppia, per il traspo rto~~~ mul i. Il pr of. Chiene nola che i cart•i per malati , se servonn hene su strade leviga te, non coni!'<ponJono affat to n()l le comuni slr·ade, e pr oporrebbe che in avveni t·e, specialm ente pel tr asporto dei fer iti dal treno al!li ospedali, si r icm-resse alle lel l ighe a ru ote. Sul principio della guer r a, pel trasporto in fer r ovi a, fu r·ono usati escl usi va m ~n te dei treni attre;;ali alla Javodow!' k i (· J U a l~ro tra ver se ùi legno fissa te alla vol La del va ~o n e , quattro r itti vertical i fts!:wti ulla volla ed al pa vi mento). Sleiner lrova questo sis tema m ol to antiquato, e pt·eferi hilo i]Uello B r écot-Oesprez- Am eline, accetta to dal comitnlo centrale della Cr oce r ossa in glese, nel quale i malati son ui · sposti io tre or dini e gli urti sono smorzati pet· m ezzo tl i molle d'acciaio.


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Tutti i corris pondenti dei giornali medici inglesi, come l'l commissione d'inchiesta ed i consulenti, nel mentre notano i disagi d'un viaggio su questi treni attr·ezzati , r accomandano di dotarli di una cucina portatile per riscaldare le vivande e prepararne delle semplici, non potendosi sempre fdre assegnamento sulle provviste dei posti di soccorso scaglionati sulle ferrovie. In se~uito le a utorit.8 sanitarie militari apprestarono 8 treni ospedali e la Croce r ossa inglese altri due. l treni ospedali della Croce rossa constano di 7 carl'i, dipinti esternamente di bianco con croce rossa: il 1' contie ne biancheria s porca, due letti per infermieri in uno sr:ompartimenlo e due letti per ufficiali malati io un altro. Il 2• carr o ha due letti pel' ufficiali medici, una. camera da pranzo, la fal'macia e la cuciua: il 3•, 4' , s•. 6' portano ciascuno 18 malati e 4 infel'mier·i, essendo i lelli disposti su tl'e piani: il 7" car·ro e la cucina. In totale un treno-ospedale della Croce rossa non por·ta che 72 uomini di truppa e 2 ufficiali, e presenta i seguenti inconvenienti: la inadatta posizione della biancher·ia sporca, la mancanza dj un car·ro-bagagli e la dis posizione dei letti s u tr e piani. Piu pratici parvero ai più i t('eni ospedali governativi . Essi constano pure di 7 carri, più lunghi e larghi di quelli della Croce rossa, e disposti nel seguente ordine: t• un carrosalone diviso in cinque s compartimenti, dei quali due occupati dai medici, due dag-li infermier·i, uno dalla camera da pranzo; 2° cucina; il 3•, 4•, 5' e 6• sono dci lung hi corridoi contenenti 24 letti ciascuno in due ordin i, ogni scompartimento è provvisto di water·ciGsets e lavatoi. Ogni ospedale porta cosi 96 malati, de' quali 16 possono esserd uft1ciali. Unico difetto la poca ventilazione dei vagoni per malati . Mursell (Lancet del 6 a prile 1901) accusa come causa di diffusion e della febbre tifoide il fatto che le feci venivano scaricate lun go la linea fer·roviaria senza previa disinfezione o distruzione. e questa contaminazione sarebbe stata magp:iore nelle stazioni ove i pazienti s i fe1·marono pa r ecchie ore, tanto é vero che tutte le s tazioni ferroviarie erano infette di febbre tiroide. Pt:~l trlisporto di convalescenti si sfr·uttarooo pure due treni boeri, grandi e ben ventilati, ma senza water·clos els e senza lavatoi. Essi erano formati da un numero indeterm inalo di v&lloni- sa lon.


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!.ifJ!J

Da un dispaccio di lord Roberls, datalo 2 a pri le 1901, ri cavo c he fin o a 4uel per·iodo i treni- ospedali governativi avevano sgombrato oltre ~~0,000 pRzi e nti, 25,287 per la linea del Capn e 25.66!1 per la Jmea. del N a ta!. Sul princ ipio della g ue na (nello prima potenza marittima del mondo!) non si avevano a di~posizioneuavi-ospedali; più Lardr la Croce r ossa ing lese a ppl'estava In nave- ospedale Prinr.es.s o.f W ales e le lad ies ame1·icane di L o ndra il Maine. La Princess oj 1.-l"ale.:~ ha qualli'O grandi sale con una cubatura individuale di 5,6 a 11 ,8 (5·G per i co11va le scenti) m etri cubtci, unu sal a por ufficiali con 13 met1·i cubici ed una ca· JllPra d' isulamen Lo con 17,7 m etri c ub ici di cubatura indiYiduale. La sa la J'operaziouc contiene un tavolo d'operazio n P, una ste•·ilizzatrice Schimmel busch, u n vaso d'acqua fresca con fil tro Berkefeld, illuminazio ne e lettrica con la lampAda mobile, armadi per s trumen ti e mate r iale d i medicalura. La nave é p r ovveduta di v en lilato •·i , m acchine per g hiHccio : tutta I'A Ct{U& è filtrata con filtri Berk efeld. Il Maine è un piroscafo da lrasporto ame1·irano, c he fece già servizio nella guerra di Cuba, e !e dame ame r icane di Lond ra lo equipaggiar ono per 100 malati e provvidero pure ~ medici, 5 infer m ier e e 40 uomini di s anili.l. Ospedali. - Gli ospeda li t·eg-olamentari sono quelli da campo d i 100 lelli div1sibi li in du e, quelli fissi (ospedali d i base. ospedali generali) di 500 lelll, ma questi s i p ossono suddividere in unità spedaliere di 400 letti. L o s g o mber o dei feriti e malati da~ li o~pedali da campo a gli ospedali fi s!li ha lasc iato m o llo a desid erare , ed uno dei piil. gravi a~punli fatti a ll'Auto rità sanitaria militar e fu appunto '!u e lln che ospedali da campo furo no convet'liti in ospedal i fissi. La commissione d' inchiPsla d1 fende l'auto rità !!anitaria da questa accusa, add ucendo che ciò fu dovuto alle frequenti interruzioni delle linee fer r oviarie per o pera d e i Boe r i ed alla mancanza d i una liuea fe r rovia1·ia di comunicazione, com e succedette nell'ava nzata di lord Roberts . Da ciò g li affollame nti che si ve eifìca•·ono successivamente n egli ospedali di Bloemfo ntein. di P r e toria. di Or ange -River e di Modd e r-R i ver, di K r oons ta d . Gli ospedali ter l' iloriali d e lla Cillà del Capo e di Wynbe1•g, a 'IJU&nto l'iferiscc Mac Cormac, corrispondevano a tutti i de$ ider ati dell'igiene. Essi con!ltano di pod1t> costruzioni permanenti, ed in massima par te di bar accl:e, parte in legno


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RIVISTA DI TECN ICA E SER VIZ IO MEDICO MILITARE

parte in ferro, contenenti 1-i·, 16.lelti; in o gru i baracca vi souo bagni e lavatoi: ill uminazione òleLtrica. La baracca per operazioni é pure costr·utt.a in legno e fEwro con suppellellili di ferro e vetro, le pareti a s malto bianco, il pavimento in lastrette di mar mo e colla dovut.a inclinazione per il deflusso dei liquidi. Vi si hanno a pparecchi per sterili zzazione, arf!usso d'a cqua calda e fredda ed un apparecchio per radiogr afia. Più ricchi erano per ò gli ospedali apprestali dalla carita privata. L'Edinburg Hospital, regalato dagli Scozzesi, consta di 4 baracche di 40 Ietti, ciascuna divisa in due sezioni: lra le due sezioni camere per infermieri ed infermier e: agli estremi si trovano gli orinatori, lavatoi e waterclosets. Le baracche sono illuminate coll'eletlr·icità, sopraelevate dal suolo, munite di verande: ogni malato ha il suo comodino ed un letto Aber·crombie. Ba racche separate per cucina, dispensa, lavanderia, impianto elettrico. Latrine, ba~ni, disinfezione, camera mortuaria mollo distanti dalle infermerie. Ma gli ospedali più gr·andiosi e veramente di lusso sono gl'Imperia! Yeornanry-Hospitals regalati dai Londin esi e da loro provvisti di per sonale e mater iale. Veramente la citta di Londra ha mandato anche un ospedale da campo, materiale e personale che fece oltre un migliaio di miglia inglesi e fu anche fatto prigionier·o da De wel. L'Imperia! Yeomanry Basis Hosprtal poteva contener·e oltre mille malati ed era costituito da tende tortoise e di baracche. Ricerca dei eorpi stranieri nelle fe rite. - Non è la p rima volta che si é usata la radiografia in guerra, a vendo e ssa fallo le Rue prove nel S udan . Per la guerra del Sud Africa ne fur·ono provvisti tulli gli ospedali territoriali (general i e di base), tutte le navi-ospedale ed anche qualche piccolo ospedale stazionario sulle linee di comunicazione. L'apparecchio fu fab.bricato òa Apps e Newton, e comprende un Iocalizzatore Mackenzie-Davidson ed una g rande provvista di lastre fotografiche. Tutti i giova ni ufficiali che passarono per la scuola medico-milita re di Ne tley furono dal colonnello Slevenson istruiti sulla radiografia e s ui metodi di localizzazione òei corpi stranieri con questo mezzo. Il prof. Chiene nota come l' utilità. dei raggi X dipenda dalla pra tica di chi maneggia l 'appar·ecchio (Lancet del 15 dicembre 1900). l n generale é fa cile la localizzazione dei proiellili nelle membra, difficile sulla spina e nella pelvi: nella pelvi un e~ome reltale loc alizzò delle palle, non r ivelate affatto dalla schiagrafia.


RIV ISTA DI TEC)I10 A E SERVIZiO MED ICO mLITA.Rfl:

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Hali- Edwar ds (La ncet del 22 giugn o 190 1), radio~rafo dell' Imperi a! Yeomanry H ospital a Deelfontein eJ a Preloria, in 14 mesi fece 19:3 radi ogl'alie. ma riu scì a localizzare i l proiettile solo 63 voll e, di cui 18 vol te nella cosc:ia e nelle natichP., 8 volte sulle gambe, R nelle mani, i volte nel torace. La maggior difficoltà insorge\'& quando il pt•oieltile er a in vicina nza d'un osso eJ impot·tava decidet·e se et·a incuneato o no in esso, nel qùale ca;::o bisognavo preparare due o tr e tìgut·e sler eoscopiche. La pr epat·azione di tali figure por·la con sé molto tempo e Jistul'bo, too l'A. ct·ede che queste lastt·e dovr anno i n avvenire far pat•le del la dotazione di o ~ni ospedale terri torialf'. l ra~gi X avt·ebbera sulla pr ova del telefono i seguenti vantaggi; 1° non v'ha posi z!one del corpo in cui non si possa coi rag~i X scopr i r e i l pt·oieltile (questo é negato dal Chiene per· la t•achide e 1a pel vi); 2• non disturba i pazienti che per circa 10 tninuti.; 3° s'accor da colle regole dell'antisepsi , non portan do in· fezioni. Di questo paret·e non é Lynn Thomas (Lancet del 3 novembr e IHOO), t! quale riti ene che l a pr ova del telefono ha le sue indicazion i nette e p•·eci;:.e, cioè dur ante l e o perazioni. Dura nte un'oper azione la r ett·azione del le labbra della fer ita, lo spostamento dei t'apporti anatom ici, il collocamento del paziente in una posizione allatta per l'oper azione - posizione a ffatto dilfer entE' do quella in cui fu presa la r adiogr afia - fauno si che i l cor po str·anier o non é cosi fac•lmente rinvenuto. È i n questi casi che la prova del teleftmo viene alla r iscc.ssa. L a sonda telefon ica usata fu quella raccomandata dal doll. H edley, ed ò una sonda d'argen to collegata al filo di un telefono: appena ltt pun ta della sondo tocca un m etallo, il telefono entra in attività.

L'odontoialr ia nel Sitd- A.frica. - Coll'I mperia! Yeoman r y Hospital fu m andato anche un chirurgo dentista, ii ·N ewland Pedley, con Ctue assisten ti meccan ici. A ppena giunto a Capetow fu spedi to a Deelfontein . ci(1è a cir ca 500 miglia dal Capo. Il N ewland Pedley si convinse tosto che al campo nessun'altra cura ,:. possibile se non la demolitiva, per cui pl'opone che solo gl i ospedali lìs!<i siano pr ovveduti di dentisti. G. OSTIN O.


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RIVISTA D'IGIENE

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RouoET- - Etiologia 4e11& taberooloal polmon&re nell 'elerotto. - (Arch1oes de Medeci n.e et de Pharmacie Militaires. - 7°, So, e 9" fascicolo 1901).

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Di quest'importantissimo articolo ripOt·tiamo integralmènle le conclusioni : 1• Nell'eser·cito la tubercolosi polmonare è generalmente una malallia d'importazione; si entra tubercolosi più spesso che non lo si divenga; 2° Il contagio veramen te esiste; ma invece di essere la regola, è l'eccezione; 3° La maggior parte dei tubercolosi riformati dopo l'ar· ruolamento è forni ta dal contingente delle r eclute aventi meno di sei mesi di servizio (5\,6 a 60 p. 100 dei casi); 4• Le nostre conoscenze attuali (esperimenti, osservazioni cliniche, autopsie) ~:~ull'evoluzione della tubercolosi polmonare, dimostrano c~e trascorrono necessariamente parecchi mesi fra il momento in cui il bacillo !Si localizza nell'organismo e la cemparsa delle pl'ime manifestazioni cliniche che caratterizzano il processo morboso. E il periodo di germinazione d i C.ranc her. Non si può dunque spiegare la genesi della lubercolizzazione delle reclute che per mezzo d'un contagio anteriore all'arruolamento; 5° L'uomo giunge ad unque al reggimen to portatore d el germe, preinfeltato, già disseminato, ~ià tuber·colizzato; m a questo stato d'infezione latente non è clinicamente rilev a bile cogli attuali mezzi d'indagine. Cosi l'infezione rimane sconosciuta alla visita di arr·uolamento, la sola s eria éhe subiscono le reclute; 6• La r Arlio!';copi a e lA 1<iero- r ell:done praticate secondo il metodo d'Arloing e di CourmonL, sono processi, mollo più

sensibili che la percussione e ascol~azione; solamente c on esse ò possibile di scuoprire alle sedi dei rPggimenli uomini aventi gr·ànulazioni s pecifiche. Ma questi processi, come la prova con la tubercolina, non possono essere introdotti nella pratica, perché se si eliminassero tutte le reclute sospette, il reclutamento non sa t·ebbe più possibile.


RIVISTA O' 1GIE::-<E

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Che chP. ne sia, la loro applicazione sistematica fornirà , con cifre esatte, la prova indiscutil,ile che i militari riformati per tubercolosi erano, per la maggior parte, già tubercolizzati prima del loro arruolamento, mentre ora non può farsene che un giudizio approssimativo; 7° Il bacillo di Koch può r estar·e latente, silenzioso per mesi erl occorrendo ànche per anni, senza fornire il più lieve indizio apparente di tuber colosi ; s· Que;;sti tubercolosi sopiti, il cui risveglio é rappresentato dal numero quasi totale dei ca::>i che si osservano nelle rec lute, devono ancora eotrar•e per una gran parte nella genesi dtd cas i che si riscontrano n ei soldati anziani ; o• I fattori favor· evoli che predispongono l'organismo al processo morboso s ono multipli ; e ssi costituis cono le cause secondarie, che agiscono soprattutto sul terreno che esse r•endono ricettivo indebole ndolo, ma probabil mente anche sul germe, di cui aume ntano la virulenza tanto per associazioni mrcrobiche di simbiosi, quanto per a ltri processi. E ssi sono: mutam ento di esistenza, la vita in comune, la mancanza di adattamen to alle cause morbose delle grandi città, le divet·se malattie infettive, specialmente le febbri eruttive e le infiammazioni delle vie res piratorie, i tl·aumatis mi sul torace , le malatlie ve neree, gl i eccessi di ogni ~pecie, ecc. ; 10° Il servizio mililare stesso, con gli esercizi e la fatica, che ne sono la conseguenza non pl'edispone fatalmente alla tubercolosi, poiché, per confessione ste~sa delle per sone più competenti in mater·ia, tnolli di quelli cbe prima del loro arruolamento ave,·ano subìlo una pl"ima manifestazione del male oltenner·o per la lot·o sulute i migliori effetti dalla vita militare; :11• 1!: dunque inutile ed eminentemente deplorevole, in questi tempi in cui il servizio militare é obbligatorio pet· tutti di sforzarsi a svisare i fa t ti per iscoprire in qualche dife tto di accasermamento, la causa della tubercolosi nell'eser cito; 12° La morbosità nou è la stessa per tutte le catef!orie d~i soldati ; il grado, rar•ma, l'eta, l'anzianità di servizio, sono altrettanti fatlot•i che l'influenzano pii.t o meno: 13' Le tavole della relazione statistica annuale dimostrano che quanto pii.t lavoro milita re si richiede al soldato, quanto più diverso è ques to lavoro da quello che egli faceva prima dell'arruolamento, tanto pii.t eg-11 cort·e per·icolo di diventare tubercoloso;


RIVISTA D'IGIENE

14• Il contagio esiste n-ell'ambiente militare, poiché vi si tr ovano malati affetti da tubercolos i latente; ma il contagio intra muros non è che un fattore secondario nell' etiologia J ella tubercolosi nell'esercito; tuttavia certi servizi dispongono ad essa specia lmente: infer mieri, scritturali negli uffici, e·c c. ; 15• Infine, il militare può conlagiar.si fuori della ca· ~ erma. Le guardie r epubblica ne, i gendarmi, i soltufficiali riaffermati, jlli ufficiali stessi, tutti quelli che sono a m mogl iati possono prender il germe nelle loro occupaz•oni, o essere contagiati dalle mogli o dai fi gliuoli malati. Il soldato stesso, nelle ore di libertà, percorre la città e si 1·eca negli stabilimenti pubblici, egli non rimane sempre in caserma; cosicché spesso è imposs ibile di dire dove un tu· bercoloso abbia contralto il suo male. Per la tubet·~ol osi adunque non avviene quello che s i ve••ifica in molle altre malatlie infettive : il soldato la contrae dai borg hesi, almeno assai più spesso che egli loro non la trasmette. C. S . •\. JAQU ET. -

Dell'influenza del clima d'altltucllne augU aoambll resptratorll. - (La Semaine Médicale , luglio 1901).

L'autore fece stuùr comp~rativi su tale argomento, scegliendo quali s tazioni di confronto Basilea, a 200; metri s ul mare, e Chasseral sul Giul'a , a 1600 metri. Gli esperimenti venne1·o eseguiti s ulla persona dell'autore s tesso e di qualche a mico, sempre allo stato di assoluto riposo. Cosi egli potè constatare come. in montag na, il meccanis m o della respirazione non differisca punto sèns ibilmente, allo >:lato di riposo, dal mecca nismo della r espil'azione in pianura , meulre la ventilazione polmonare, lungi dall' aumentare, diminuisce piuttosto leggermente, e paragonando fra di loro le cif1'e riportate alla stes~a pressione e ad eguale temperatura, si viene a constatare una dim inuzione degna di no ta. Lo s tesso fallo ebbe a constatare il Mosso. Riguardo alle combus tioni organiche, ossia dell'ossigeno assorbito e dell'acido carbonico prodotto, il passaggio da 200 metri di allezza a 1600,..,ebbe per e ffetto di aumentare a digiuno il consumo dell'ossigeno dell'8,S p. '100 e la produzione dell'acido carbonico


RIVIS'rA D' l(HEl\E

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del 14,8 p. 100; donde r-isulta che l'assot·bimento dell'ossi:;reno non é pr oporzionale alla produzione d'acido ca r·bonico, essendo quest'ultimo più for te. Sicché non soltanto le combustioni or ganiche sono t·iatlivate mediante il soggior no in montagna , ma pur e la loro natura .;i subisce una modi Cìca~ione. Tale cangiamento, poco mar cato nei due primi :;! iorni , ebbe ad nccentuarsi specialmente in seguito. Ritornati al piano, l e combustioni oq:{aniche non tli minuirooo punto tutto d'un tt·atto, ma invece osservassi nei primi gior11i un leggiero aume11to n el consumo dell'ossigeno: ciò si spiega ammettendo che l'effetto del clima d'allitudine si espl ica mediante una r eazione fi siologica influenzante la nutrizione intimo degli oegao i, reazione che può continuare a p et•sistere anche qualche tempo dopo che la causa movente ha cessalo di agire. Da ul timo l'autore ebbe a rileva l'e come, soLlo l'influenza di un clima d'al titudine, l 'or ganismo abb!'uci, t•elati varnente ai grassi ed alle sostanze pt·oteiche, una mAggiot•e quantità di idrati di· carbonio, vale a dire, eire mentre le combu stioni organiche sono piu attive in montagna e gli albuminoidi non vengono distrutti io pr oporzioni maggiori che al piano, è agl i idrati di carbonio che l'or ganismo domanda ti com pletamelo dell'energia di cui ha bisog11o. In tali condizioni l'economia avrà a sua di sposizione meno idt'ali di carbonio da l r asfot·mare e da accumulare sotto forma di grasso. Da cio due reazioni in apparenza con trarie. pro\·ocate dal clima J'alti ludi ne; l'una si esplica con una diminuzione degli scamhi i ed un accumulo di materiali azota ti, m entre l 'altr a si manifesta col'll un aumento delle combustioni organiche & spese degli ali menti non azotati e specialmente degli i:lrati di carbonio.

G. B. NevEu- LE MAI RE.- Las hématozoatres

du p&ludtame. -

(Parigi, lib. Bai lliére e figli , 1901). È un libro utile e che può esset•e consultato con profitto <lai cultori degli studi sulla malar ia, f!iacché, r iassume tutti gli ~tudi fatti di recen te sul parassita della malaria e sugli ~ltr1 parassiti affini. Il libro é diviso in tre parli. Nella prima e tracciata l a storia della scoperta dell'ematozoario malar ico <lall'antichitil fino al La veran, dal La ver an fino all'epoca attuale. Nella seconda é data larga parte allo studio delle attuali


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RIVI STA D' IGIE)(E

conos cenze sul par•assita cominciando dalla tecnica adatta per il s uo es ame, e venendo poi alla mor fologia de'Ile diverse fo rme dei paras siti, al modo di lo ro evoluzione, a lla imporlam~a c he banno le zanza re nell'eziologia della malaria, trattando io questo punto de l modo di esaminarle e della evoluzione del p arassita nel corpo delle zanzare. In ques ta stessa parte trovansì pure uno sche ma di classificazione degli emosporidii in genere, ed un interessante capitolo, per quanto forse troppo s uccinto, sulla parte che nella patogenesi ha l'ematozoario malarico. Nella terza ed ultima parte si fa una rapida corsa sull'ap plicazione delle scope rte recenti nella profila ssi della malaria. Una es tesa bibliografia completa questo volume il quale s e in qualche punto appare forse un po'troppo concis o. e se a debole pare r nostro, nella profilassi malarica, m ostr·as i tro ppo unilaterale considerandola quas i esclusivamente in rapporto alla distruzione degli anofeli e alla protezio ne dalle loro punture, s e nza tener· calcolo della importanza c he ha la cosi detta bo nifica umana, pur tuttavia. come sopra si è detto, cos tituisce un'ottima g uida per chi si dedica all' impo rtante s tudio della malaria .

te. FERMI e CA NO- BRU SF.O. -

ElperleD.Ze profll&ttlohe OODUO la malaria lstttulte allo stagno dl Llooarl. - (A nnali d'igiene sperimentale, vol. X I, fase. I, 1901).

L'esperie nza ve nne is tituita pro teggendo le pers one direttameute cootro gli anofeli, mediante speciali cappucci e ~uan­ toni. Dieci uomini furo no protetti in questo m odo e se i no, per coutrollo. l cappucci erano di tela d' Africt1 co n masci:Je ra m e tallica pro vvis ta di speciale apertura c he perme tess e il fumare ; i g uanti erano pure di tela d'Africa. Un•ora prima del tramon to , gli individ ui indos.savano cappucci e guanti e s i ricoveravano in una capanna nella quale oltr-e a gli anofeli che vi s i tr>ovnvano g ià precedentemente numeros i> se ne erano pos ti in libe rta una cinquantina raccolti nella stanza da le tto di una donna malarica. Dei prote tti nessuno s i ammalò, mentre dei non protetti cinque contrassero !"infezione maladca.

le.


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA Prof. VINCENzo CozzoLJNO. - La cura del tuberoolotioo polmonare nel •anatorlo oon•lderata. anohe oome que•tione .colale. - Un volume in- 4", pag. U30 con 185 fi gure intercala te e l tavola fuo•·i lesto. - Tol'ino, Hom berg e Sellier, 1UO I. Prezzo L. 16. Il pr o!'. Cozzolino ha fallo opera degna d'ogni encomio con questo bel libro, che é uno s tudio completo s ulla profilassi pubblica del la tubercolosi e sulla ospitalizzazione òe1 tisici. Non ci è possibile di r ia ssumere, nè di descrivere dettagliatamente un'opera di sì gran mole e di sì grande importanza. Essa non è una mo nogi·atìa, ma piuttosto un trattato. dove l'origina-le geoialila dello scritto re, ha riass unto e plasmato tutto ciò che s i riferi::-:ce alla difesa se>ciale contro la tubercolosi. Vi é fatta larga par te alla descl'izione del sanatorio e dei vari suoi ti pi ; ma anche la parte clinica e lerapeutica vi ha un ampio e ot•dinato sviluppo. Sicché il libro r·iesce una g uida indispensabile non solo per l' igienista, ma. anche per il medico p•·atico.

Campagna antlmal&rloa. Come certo i leUori non ignorano, il Minister·o del!' inlerii<> ha organiuato nella citta di Grosseto e nelle parti cir costanti più colpite da Jllala eia, una campagna anlimalai·ica, ~v~nte per iscopo di le n tare la bonificazione di ques te locabta, mediante la ' sopp1·essiooe dell'uomo malal'ico, sottoponendo cioè tutti g li abitanti a un ri goroso esame individuale, e quelli tra essi trovati alfelli da malaria a una atliva ed efficace cura. Per quanto sappiamo i risultati di ques to primo gra~dioso tentalivl> sono già soddis facenli. A noi è poi di particolare soddisrezione l' aggi ur:gere che del personale-


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!\ECROLOOIE

scientifico adde tto a questa impresa , di cui è car:-o il direttore dei labora tori della san ilà pubblica prof. Gosio, fanno parte

alcuni distinti ufficiali medici, cioè il capitano medico Testi, con funzioni di vice direttore, i lenenti medici Allobelli, Bes ili, Valerio, Fantoli, Memmo e Mar iolli-Bianchi.

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NECROLOGIA Il Capitano medico MICHELE D'ALBE.ZIO.

Questo nostr o valor oso e buon collega m o ri va or sono pochi giorni in seguito ad acuta polmonite. Il D ' Albenzlo. come sanno tuai gli ufficia li del Corpo !Sl:l ni~ario, accorso volenteroso per la seconda volla in Africa, fu ferilo e fatto pri· gioniero alla battaglia di Adua W maezo i 896). Tra i prigion ie ri fu, col Lenente medico, ora capitano Cotta favi, di quelli che più soffe r sero per· gli inumani trattamenti di un nemico inft~rocito, cioè tra q uelli che non furono avviali allu ca pi tale .e tiopica, ma ri mas ero solto la c ustodia dei capi indigeni piil vicini ai confini della Colonia. In fJuesta prigionia il D'AlbenziCI dette prova del suo animo gene roso e imperterrito. in moùo non clamoroso, ma non per questo m e no sublime, l'ifìuLandosi, malg rado ri petute minacce di morte , di m edicare feriti abissini, se non g li s i accordava di c urat'e anche i prig ionier i italiani ferili. · Era nato il 2) genna io 1857 ; aveva faLLo i s uoi s lutii nell'uni· ver·sità'di Napoli. Era da q ualche aono adde tto al r eggim e nto d'artiglieria da montagna in Tor ino, dove si e ra pur da poco formala una famiglia, cui lullo sorrid eva , quando la m orte, elle lo aveva rispe ttato io mezzo a tanti tetri a vveoimenli, lo tolse inopinatamenle all'Amore dei s uoi e dei compa~ni. Il D•rett.ore

Dott. F. LANDOLFI , maggior gener&l.e medico. ~...,.,..,1""1;~-

Il Redat to r e

D.• RrooLPO Lrv1, ma ggiore medico. GIOVANNI ScoLARI. Gerente.

.,,


RIV ISTA 01 OCULISTICA.

Fage. - Cura delle cheratiti 1mrulonte mecliante iniezion i di cianuro di mercurio nella camera anteriore. . . . . . . . . . . . Pag. 986 De LarJtshn ra-Biyckaertl. - lntossica~ione saturnina ed a!Tezioni oculllri . . . . . . . _ . . _ . . . . . . . . _ . . . . 9Si lunlewskl. - Il valore tP.rapeutico della dioniua nelta J>ratica oculi>lica _ _ . . . . . . _ . _ . . • . • . . . . . . 988 ll lVISTA 01 ~IALATTIE VENEREE E DELLA PEI.l.E.

Scholtz. - Circa i metodi di cura più moderni dell a gonorre:~ . 81net-Sangtà. - Lo stato clei riflessi nei sitllitici . .

Pag. 989

m

ntV ISTA 0 1 TERAPEUTICA.

Burwinkel. - Le applicazioni d'a lcool nel trattamen to degli spandi· menti pleurltici e del reumati; mo arti colare . . . . . . . - Pa g. 991 l'asini. - Delle alterazion i del mioca rtlio c dei gaugli del cuore uella m()rte tardiva per clororormi o . . _ . . . _ . • . . . 99~ RIV ISTA 01 'I'ECNIC:\ ~ SEIIVIZIO MIEDI CO MILITARE. Appu~;~tl cir<'-1 il sen ·izio sani tario rnll itaro inglese

nella guerra dci Sttd-Mrica _ . . . . . _ . . . . . . . . . . . . Paq. 993 IIIVIS'!'A U'IGIE!'\E.

lloupt. - Ellolozin della t.u bercolo'i polmooare nell'esercito . . . Pag. 100~ Jaoquet. - Dell'miluonu del clima d'altitudine su:;li senmhi respira· torii . . • . _ _ . • . _ . . . . . . . • _ . . . . • t004 Neveu-l emalre. - Le; hèmatozoaires ùu palutlismo. . . . . . . • IOOS Farm i c Cano·Brusao. - Es(lerienzc prorll at.ti cl1e coutro la malaria i.s ti· tu.ite allo stagno di l.ir.carl . . . • . . . . . . . . . . . lOOO RIVI STA lllf3LIOGHAFICA.

Cozzollno. - La cura del t.u bercolotìcn polmonare nel sanato rio consideF.:ttn ancl.tfl como questiono sociale . . . . . . . . • _J>ag. 1007 i'\OTIZIE.

Cam(lagna antimalarica. . .

• . • .

. • .

• Pag. t OOi

NECROLOGIA. 11 oapltano medi~o Michele O'Aibenzlo _ . . . . . . . . _ _ . Pag. IOOi


GIORNALE MEDICO DEL

R.EGIC>

ESER.OITO

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ALLA DIAGNOSl DEl VIZl DI REFRAZlONE Un volume in 8°, legato in tela, di pag. XII-270, con 78 figure intercalate n~l testo. - F irenze, 1901. L. Nicolai erli tore. - Prezzo L. ._.


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OR~ALE MEDICO DEL

I\EGIO ESERCITO

Anno XLIX \

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N_ .

•o. - 31 Oltobre t901

.. .

ROMA

TIPOGRA.J'IA KNniOO V,OG.BlmA

~menu sl ricevono daJI' Amministrazione del giomale .Venti. Settembre (Palazzo def Mlnist~ délla guern).


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SOMMARIO ORLLR MATERIE CON TEf'fUT& NEL PRESENT K FAS CICOLO

frlgOil. - Un easo dì empiema olell"antro tH Higmoro . . . . . Paa. t009 Claps. - Contri buto alla ~ura dolla ci~tt r!'echi~ococco del feg~to col metodo Baccelli. . . - . . . . . . . . . . 1017 De Rosa. - Le llogo>i acuti·· dello base della lin;zu~. . • . . . . IOU BIVII!ITA bi GIOB""ALI ITAI.I&IWI lE• EI!ITB:al.

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RIVISTA MEDIC..I..

E.iart. - Suggerimenti per il tr:otlamento della febbre tifoidea . Pag. 10.18 1011 Rager . - Considerazioni tcrapeuticlle ~ulla risipola. . . . . . Dleulalay. - Ulcera gastrica. acuta . . . • . . • . . . . . t043 Remllnger. - :'ull"assoclazione dell3 febbre tifoide c della <Hssente ria 1045 10~6 Jaec011d. - Il r.on~<t diabetico . . 101; Laded ze. - L"ulcem al duo~eno. . . . . . . . . . . . . . 1049 Vire. - L"albumlnuria orto~talira . . . . . . . . . . . . . Barjon ~ lealeur. - A proposito' <Ielle pleuriti SICro-ftbrinose, ·dette 1051 di origine traumatica. . . . . . . . . . . . . . . . . De Brun. -Sulle ,.ihruior.i addominali e ~ul loro valore sem1o105! lo~ico . . . . . . . . . . . . . . . Bergfllnz - Sulla sierodlagnosi del tifo . . . 1053 Huchard. - Colica epatica :. forma pscodo-gastralgica. 1054 Joccotton. - J.e paralisi nelle pleuriti purulentc : . . 1055 RIVIST.\ DI NEVROPHOLOGIA .

•

GtbDchtea c Gorls. - Un ca.:so di sordità verbale pura per ascesso del lobo temporale sinistro; trapanazlone, guarigione. . .' . . . Pag. 1057 De Pntrov loh. - ParalL!il dell' ipoglosso da probabile causa alcoolica I05S Pianella. - Nuovo conlributo alla neanenza paralitica nel pellagrosl toao Seppllll. - J) alcoolismo como causa della. paralisi !!enerale _ . . . 1061 Chauffard. - 11 s~gno di Kernig nelle meoingiti cerebro-spinali . . 106'! Huyghe. - Trattamento della corea Isterica con l'lmmobll!uazlone. 1063 De Fleury. - Variazione del la pressione sanguigna nel neurasten;jci. l OM Werthelm-Salomaon. - AUeggiamento sull'anca con scoliosi di ori-

gine isterica . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ .

106>

Bechterew. - Sintomi obbiettrvi dei di~turbi <.Iella sensibilila nell"' cosi dette nenosi traumatiche . . ·. . . . • • - t 066 Lui. - C1stircrco~i multipla del c<Jr-·ello e~ epilessi~ . . . . . . 1067 RIVISH CHIRURGICA.

Ouplar. - Periartrile scapo1o-omerale. . . . . . . . • . Pau. '1070 .Creene. - f. i rea l• cura d()li'inrocele medr~nte l" inver..onr ti ella va::rnale. . • . . . . . . . . . . . . . . • . . . ., • 107'

l P~r la conlinua~ion~ d~ll'indlee veda li la pagina J• della co,perlma).

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i4.


MEM OR.I.BJ

OR. l:G I N AL::::.

U~ CASO DI EMPIEMA DELL'ANTRO

DI

HIGMORO

r>cr· il n rrtt. l .c-o nardn IFri~nli . c.IJHi nrhl nw.Jkn, ;uldl'll o rdlo >)'•'Ila l•· urilitnrr• tli (icnn,·:r.

Il seno mascellare va soggetto a molteplici forme morbose. La sua. comunicazione e la continutà. della sua mucosa colle cavità nasali, tanto facilmente soggette ad infiammazioni acute e croniche, la presenza in esse cavità di ogni sorta di microorganismi, che il mucco nasale, benchè dotato di proprietà batterirlide, non sempre distrugge od attenua, la. sua vicinanza alle arcate dentarie, spesso sede di infiammazioni e di carie, fanno si che non sia difficile che si stabiliscano in esso delle lesioni. D'altra parte la sua contormazione anatomica. a piramide rovesc iata, la sua divisione in loggia parzialmente separate da sepimenti incompleti, rendono facile il ristagno di es sudati e materiali purulenti, i quali non sempre possono esserè' rimossi dai comuni mezzi e pAr le vie naturali. L asciando quindi da parte qualsiasi altra forma morbosa, è facile il compreudere come possa formarsi nelle ca,·ità sinusali di Higmoro il così detto empiema, e come nella fattispecie sia necessario non solo, ma urgente 1\UChe e sempre, un radicale intervento chirurgico, il quale, rimosse le cause e gli effetti del morbo, rimAtta }'organo in condi zioni tal i che non solo la guarigione (i~


1010

UN CASO DI EMPIEMA

si ottenga, ma si allontanino le molteplici conseguenze e complicanze possibili. Premesse queste brevi parole di richiamo, ecco l'e-sposizione clinica del caso osservato nel riparto chirurgico di questo spedale nAllo scorso settembre. Lasagna Luigi, di anni 22. caporale nel 44• fanteria, entrava nell'ospedale accusando dolori alla metà sini~tra della faccia: aveva talvolta anche dolori gravativi, che si irradiavano alla regione orbitaria e frontale dello stesso lato. La storia dell' infermo nulla ci dice intorno al suo gentilizio, ed al suo trascorso prima degli attuali disturbi. I ntorno ad essi Pammalato ci dà le notizie seguenti. Da tempo indeterminato egli va soggetto a fre:Juenti raffreddori, i quali dà.nno tosto luogo a vere riniti di lunga durata, con abbondante emissione di un muco denso, giallastro, assai abbondante. Di queste ricorrenti infiammazioni si scorgevano t raccia indelebili nell'ipertrofia dei turbinati nasali ed in ispecie del medio. Nel giugno scorso l'ammalato cominciò ad avvertire un lieve senso di molestia alla metà sinistra della. faccia, che non tardò ad assumere il carattere bene definito di un peso, che poco dopo si accompagnò con dolore all'arcata dentaria dello stesso lato. Il dolor e, che nel mese di giugno era tollerabile, divenne più intenso nei primi giorni di luglio, e si localizzò intorno alla gengiva del l 0 premolare superiore sinistro nel tempo stesso che si rendeva gradatamente manifesto uno sgradevole senso di sapore fetido. Il giorno 5 luglio ricorse al sanitario del reggimento, che, constatato fluttuazione, praticò una incisione sulla gengiva, dando esito ad una piccola raccolta. Altro sbrigliamento fu praticato pochi giorni dopo, e n.el frattempo furono praticate abbondanti la-


DEI~L'A~TRO DI IfiO::O.[OHO

1011

vature alla. bocca con soluzioni boriche tepide. Il giorno 25 luglio fa prati.::ata l'estirpazione del l o pre· molare superiore sinistro, giacchè in tale dente appunto l'infermo localizzava l'intensità più spiccata del dolore. Il dente non era cariato. La cavità alveolare non si richiuse perfettamente, ma lasciò un tramite, dal quale fuoriusciva pus fluido e fetente, dello stesso aspetto di quello che l'ammalato disse colargli in certe determinate posizioni dalla narice sinistrA..

Esame oggetti-vo. - Nulla di anormale alla pelle e nes,;un~~o

tumefazione alla faccia esterna della guancia.

Rinoscopia. - I.a cavità nasale destra presenta iper· trofla. della m11cosa, specie dei turbinati inferiore e medio. La cavità sinistra si vede occupata da masse di pus, in parte fluido, in parte disseccato, striato di linee sanguigne. Deterso con oprortuna irrigazione, presenta depitelizzazioni sul pavimento nella parete inferiore del t~etto, sulla. faccia inferiore del turbinato medio, che è ipertroiico. Nel mea.to medio si osserva un gruppo di granulazioni ladacee, le quali, rimosse con un cucchiaio del Volkmann, lasciano scorgere un piccolo meato. Pro· cedendo con uno speci_llo ricurvo al sondaggio di questo meato, s i penetra in una cavità incontrando lateral mente ed in basso superfici ossee scabre. Seguendo la ·pratica di Bayer, si mise l'ammahtto bocconi èolla. testa fortemente piegata in basso ed a destra: non si vide colare dalla narice sinistra alcun liquido, ma., ispezionando subito la cavità nasale sinistra, che prima della manovra accennata era perfettamente detersa, si notò una certa quantità di pus sul pavimento, e l'ostio che immetteva nella cavità sondata era ricoperto di puR. La prova aveva dato risultato posi ti vo.


lOU

Un buon mezzo d'indagine consisterebbe nella trans\\. luminazione consigliata da Hering. Questi consiglia di collocare l'a m malato in una camera perfettamente oscura, di introdurre una lampadina elettrica in bocca, e questa essendo chiusa far passare a brevi intervalli la corrente. L a presenza del pus nell'antro impedirebbe alla luce di farsi strada attraverso le pareti della parte malata, mentre dalla parte sana si· constaterebbe un piccolo alone roseo in corrispondenza della palpebra inferiore. Questo mezzo d'i11dagine non fu praticato per mancanza di mezzi, e poi perchè gli altri esami semeiolo · gioi erano più che sufficienti per guidarci nel giudizio diagnostico. D 'altra parte è noto che un risultato positivo di tale indagine ·non costituisce un criterio as· soluto se non è accompagnato da altri sintomi impor· tantissimi , oggettivi e soggettivi, ma è solamente un ott;imo aiuto ed un mezzo brillante di dimostrazione clinica, il che non era necessario nel caso in parola.

Ispezione rlella bocca. - Intorno ai denti c.anino e l " (mancante) e 2• premolare, la mucosa gengivale è ar· ros3ata, tumefatta e st:1.cca.ta dai denti., i q.uali sono perfettamente sani . Con una discreta pressione prati· cata sulla mucosa in corrispondenza del dente man · caute, si percepisce una certa . mobiliti\ della parete ossea. Introducendo uno spillo nello spazio lasciato dal dente esportato e facendolo scorrere avanti ed indietro, si avvertiva una superficie scabra. Al centro d i questa zona esisteva un seno fistoloso, che lascia va penetrare lo strumento esploratore per circa tre centimetri in una cavità a volta ed a pareti scabre. Dal se no fisto· loso fuoriusciva in discreta quantità pus sa.nguinolent o fetidissimo. Dia gnogi. - Ladiagnosiche si imponeva era quella di empiema del seno mascellm ·e sin'istr·o da sinusile p u n 6·

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Olr.t,L 1 ,\ 1'\'l'HO O! UIG .\ IoRrl

111 13

lenta- necrosi del v er tice della piramide dello stessr1 .~eno fino all'arcata dentaria. La cura da seguire era u na sola, cioè l'in tervento operativo. Previa disinfezione me0canica e cbiruica la più accurata possibile, ottenuta l'anestesia con una iniezione di l centigrammo di morfina al braccio e di 3 centigrammi di cocaina localmente, praticai una i:1cisione di circa 3 centimetri di lunghezza, parallela all'arcata dentaria sul bordo g engivale. S collati senza alcuna difficoltà i pochi strati, mi trovai immediatamente in presenza di . una superficie ossea di colore grigio scuro, scabra e perforata qua e là nella sua supecficie. I ncuneand o al disopra di essa il periostotomo e fa cendo leva dall'alto in basso, riuscii facilmente ad est.ra.rre un sequestro osseo, di forma rozzamente conica, d ella g randezza di una moneta da 2 centesimi. Dalla breccia sgorgò poca quantità di sang ue commisto a pus grigiastro fetidissimo e qualche piccolo ammasso di sostanza caseosa.

Introdotto un piccolo cucchiaio tagliente, esportai da prima altre masse di sostanza caseosa, poi, dopo ripetute irriga.zioni con soluzione di s ublimato all' l p. 1000, procedetti allo scucchiaiamento della cavità, in modo da distruggere t utti i sepimenti residui. Di questo mi assicur ai coll'esame per mezzo del comune specchio frontale. P er completare l' intervento, procedet ti anche ad un leggero raschiamento della fossa nasale sinistra in rapport:.o al meato medio, per impedire una probabile reinfezione da parte delle granulazioni formatesi allo sbocco del canale nel seno (Bayer, Hartmann). La prima medicazione fu fatta. previo zafl'amento della cavità sinusale e nasale con striscia di gar za sterilizzata, imbevuta in acqua ossigenata. Nelle medicazioni succes-


1014

0~

CASO DI EMPIBMA

s i ve si sostituì all'acq ua ossigenata una soluzione eterea. di iodoformio {10 p. 100). La riparazione procedette abbl\stanza. rapidamente, e dopo 35 giorni dall'intervento l'infermo fu dimesso dall'ospedale completamente guarito.

•• Nell'esporre il caso clinico osservato nel mio riparto. non credo dire cosa nuova, ben sapendo quanto questa forma morbosa sia stata illustrata, e da autorità della chirurgia e della. rinologia., ma. perchè alcune particolarità ho creduto riscontrarvi non del tutto comuni e q uindi degne di nota. E prima di tutto è certamente notevole il modo sub· dolo col qua.le si iniziarono le lesioni del seno ma.scellare, fino ad arrivare all'empiema. L'ammalato assicurava che solo pochi giorni innanzi a l manifestarsi delle prime odontalgie, avvertì. un senso ben netto di dolore gra.vativo alla regione dell'antro, e si può ritenere, considerando la storia clinica, che a quell'epoca il processo necrotico dell'apice della piramide del seno non solo fosse già iniziato, ma già inoltrato tanto da raggiungere l'alveolo del den te asportato sano, e creduto fino allora causa della infermità. Avvenne qui ciò che con frequenza si verifica ne lle otiti medie purulente, a decorso completamente cronico, dove, senza la concomitanza di fatti soggettivi notabili, si giung~ a vasti processi di carie ed anche di necrosi della cassa del timpano e delle cellule ma.stoidi, fino ad arrivare a vasti sequestri. Ora, mentre in questa regione tale :fatto si verifica abbastanza fr e quentemente, non mi oonsta che molto sovent-e ciò accada nelle affezioni del seno mascellare. Nel caso esposto

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DF:LL'A::-<TRO DJ HJO~I ORO

'1015

la lesione riconobbe la sua origine iu una affezione cronica. della cavità nasale corrispondente, e l'empiema. del seno sarebbe passato ancora per molto tempo inosservato senza la necrosi consecutiva dell'apice e della arcata dentaria e conseguen te odontalgia, unico fatto soggettivo importan te che abbia richiama ta l'attenzione delr infermo. Ora, data la possibilità dell'infezione per la via dell'a.rcata alveolare, la qua.le da tutti è ammessa nella etiologia di questa forma morbosa, e che non raramente si verifica, è chiaro come in casi simili sia 'possibile cadere in errore sulla causa patogenica. errore che può portare in via secondaria ad un indirizzo terapeutico non adeguato. Il metodo operativo seguito credo non solo fosse logico, ma che fosse assolutamente indicato: seguire cioè la via che la natura stessa. aveva tracciato, incominciando essa stessa, per mezzo della necrosi dell'arcata dentaria a.d aprire un passaggio al contenuto patologico dell'antro. A. vrei seguito la stessa via se non mi fosse stata in· dicata dalla presenza del sequestro ? Ciò è molto probabile. Infatti, benchè il processo operativo della trapanazioM dell'arcata dentaria sul fondo dell'alveolo sia molto antico, e ad esso si preferisca aprire il meato inferiore nel suo terzo anteriore, in vicinanza. dell'inserzione del cornetto interiore, dove la parete del seno è molto sottile, ovvero aggredire il seno per la fossa. canina, è chiaro che la preferenza all'uno o all'altro metodo debba essere subordinata alle circostanze speciali del caso e non all'impulso della moda, fatto che a:nche in chirurgia è ben lungi dall'esser raro. Ritengo ohe, volendo procedere allo svuotamento dell'antro di Higmoro, debba essere sempre aggredita, quando si possa, la parte più declive di esso, che non


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UN CASO TH EYPIEMA DELL'ANTRO DI HIGMORO

e m ogni individuo la stessa, essendo molto irregolari le anfrattuosità della cavità sinusale. Quale questa sia lo potrà indicare una aconrc1ta specillazione, che pre· senta. è vero difficoltà cospicue: sormontabili però con paziente procedere. Nel caso esposto la via era indicata e non era il caso di studiare quale dei mezzi fosse il migliore.

BIBLIOGRAFIA. llH &: n. lJeutscht m rd. Wocltenscfp·, 1889, n. 10. Tltél·tlpmtique du mal. des (llues lla ~salt·s. C.: A~ r~x. ,1/aladl es d t< &ÌIIUS maxillai•·e. TII. LAUX. Tra llalu d i tllllica chinu·gi ca. LE n~o~o rEz.


1017

UONTH.I13UTO ALLA CURA DE LLA CISTl D"ECII INOCOCCO DEL FEGATO CO L M E T ODO BA.CCE LLI

Per il do tt.. .-. (;I"Jl"• ll'nente rne.l it"o, tli relto rc ,Je lr onro.~nu~ria Jlf(), ÌIIiaria d i 1\.tlepa (l;o la tli C:~ n rlo:o).

Ragazza turca, di circa undici anni, con regolare sviluppo scheletrico-muscolare, senza precedenti morbosi importanti. Da. circa cinque anni soffre di un tumore alla re· gione epigastrica, che va sempre più aumentando divo· lume, con gravi molestie da cirra venti giorni: enorme senso di peso; forti disturbi di respiro; difficoltà di nu· trizione e digestione; vomiti, per cui o~ni giorno dima· grisce sempre più. All'esame si nota: alla regione anzidetta una enorme tumefazione, che va dall'appendice x.ifoide fino all'om· bellico e dalla parasternale di sinistra all' ipocondrio destro. Tale tumore è massimamenté sviluppato nella zona epigastrica, ove si Lotano due bozze ben distinte e rilevate, con un certo assottigliamento della cute e un certo grado di marezzarp.ento venoso. Alla palpazione s i riesce perfettamente a delimitare il tumore nel suo bordo inferiore, tagliente, curvo, che, in corrispondenza.- della parasternale di destra, fa no· tare una marcata iucisura. La consistenza è compatta in tutto rambito di esso, fra il duro e l'elastico ; però, in corrispondenza delle bozze, essa diminui~ce sempr e piu e diventa quasi fluttuante.


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CO:\'TRIBUTO ALLA CU.RA

Il tumore segue i movimenti del diaframma, e non si avverte nessun accenno a fremito idatideo. La percussione è perfettamente ottuso-timpani ti ca in tutta la sua estensione. Non si nota tinta itterica. Lo stato generale dell'inferma è soddisfa.cente. L'esame non la disturba affatto, solo riesce ad aumentar<:~ il senso di peso e di oppressione. Tutte le manovre, anche eseguite bruscamente, riescono indolenti: nè si lagna di altri disturbi, se non di quelli pr odotti · meccanicamente per la presenza del tumore. Tutti gli altri organi viciniori, meno un certo spostamento poco rilevabile, sono integri nelle loro funzioni. A domanda si conferma la presenza di cani in famiglia. Data l'età dell'inferma, il suo stato generale, l'enorme ingrandimento del fegato, massime nella sua porzione epigastrica, l'assenza di disturbi funzionali di esso, e i caratteri specifici del t umore, si fa con facilità la. diagnosi d i cisti da echinococco del fegato; e, seduta stante, si procede ad una puntura esplor ativa. Colle cautele antisettiche, con una comune sirin ga di Pravaz, si eseguisce al punto più rilevato di una delle bozze, ove la. resistenza è assai diminuita, u na puntura, ma con risultato quasi negativo, gia.ochè non si riesce che ad estx:arre se non qualche goccia di un liquido bianco, tendente al giallastro, che per la sua. scarHezza non si arriva a. ben caratterizzare. Allora si ritira la siringa e si ritenta la. prova a qualche cen ti · metro di distanza verso destra; e si estrae una. siringa. di liquido terso, acquoso, di colorito bianco, tendente al giallo. Esaminato chimicamente esso liquido, si nota: reazione neutra, assenza di albumina, abbondanza di ol o · ruro di sodio. L 'esame microscopico, non fa scoprire uncini di echinococco. Ogni altro esame è impossibile, stante i pochi mezzi a disposizione.

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DELLA CI STI D' IWHI:\ OCOCCO DEL FEGATO RCC".

1010

Allora, quasi certo della diagnosi fatta, si propon~ la cura. chirurgica. che viene r ecisamente rifiutata dalla. famiglia. Non avendo altro a fare, in olanzi all'urgenza del caso, si pensa di trattar e il detto tumore col metodo Baccelli. Il giorno 20 luglio si fa una pun t ura con un piccolo t r equa.rti di una siringa da dieci grammi; se n e aspira. il contenuto ; e si est raggono circa cinquecento grammi di liq uido, prima limpido, tendente al giallo, ma poi facentesi sempre più spesso e g iallo addirittura, insieme ad' una g rande quantità. di membrane, paret i della cisti. Quindi si fa ripetuta.mente un lavaggio con nna soluzione sterile di sublimato all'l p. 1000 e con acqua. salata sterile all' l p. 100. Ma. siccome la. siringa aspiratrice è di piccola mole, e l'operazione si prolunga per molto te m p o. l'inferma, non essendo cloroformiz· zata, s i stanca. Allora, previa iniezi one dii due o tre siringhe di sublima.to in cavità, si sospende l'operazione, !asciandovi la cannula in sito, e facendo una fasciatura compressiva. Il giorno 2lluglio siriprende l'operazione, e si estrag· gono più di 300 grammi di liquido della stessa natura, ma sempre più giallo, e più spesso, con gran quantità di membrane, pareti della cisti. Si eseguisce come il giorno precedente, lo stesso lavaggio; ma, dopo un pezzo, s'è costretti a.d int~errompere l'operazione per le stesse ra.· gioni del giorno precedente, e si procede nella stessa maniera. Il giorno 22 si continua la stessa operazione e si estraggono circa 150 g rammi di liquido, cogli stessi caratteri. Si procede al lavaggio; ma. siccome l'acqua non riesce limpida, si rimanda la continuazione dell'operazione al giorno seguente. Il giorno 23 si ripiglia la stessa operazione; si estraggono circa. 100 grammi di liquido. Si procede


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CO:-ITRIBU'l'O ALt.A CURA

al lavaggio, e, riuscendo perf~ttamente limpida la soluzione di lavaggio, si toglie la cannula; si medica oocludeado, e si fa una fasciatura compressiva. Tutto sommato, si estrassero in quattro · giorni più di 1000 grammi di liquido; ed al quarto giòrno già era parfettamente scomparsa l'enorme tumefazione alla regione epigastrica, e ridotto il volume d~l fegato. Nei giorni successi vi lo stato della bambina fu assai soddisfacente: tutti i disturbi da parte degli organi digestivi e dell'apparecchio resviratorio cessarono, come per incanto; essa riprese la sua nutrizione ordinaria e la. vita. giornaliera.. Da. parte del peritoneo, sia durante, sia dopo l'ope· razione, non s'ebbe a notare il minimo inconveniente. Riesamiuata l'inferma dopo più di un mese dalla su· bita operazione, si nota un positivo miglioramento nel suo stato generale: la bambina è tornata sana, vispa ed allegra, contenta rii potersi nutrire con ogni sorta di cibo ; non ha disturbi di sorta ed ha ripreso il lavoro inerente alla sua condizione. All'esame dell'addome il tumore è perfettamente scomparso; alla palpa· zione ed alla percussione si riscontra il fegato ridotto di volume, in confronto di quel che era prima, però apparisce ancora. alquanto ingrandito. Sulla linea xifoombellica.le, il fdga.to si palpa a quattro dita dall'orobellico, sulla. parasternale di destra, a due dita dall'arco costale, e sulla. ascellare anteriore, fra la nona e decima costola. Il presente caso fu trattato ambulatoriamente, nel dispensario gratuito, annesso al servizio di questa infermeria, e l'esito ottenuto può dirsi più che soddisfacente. Ora, vista. la facile esecuzione di tal metodo, e la quasi assenza di ogni pericolo, quando sianÒ adoprate le dovute cautele, è da augurarsi che esso mf\todo abbia • un maggiore incremento in pratica.


DELLA CISTI D 'ltùH IXOCoL·co DKL P l': v.-\ TO li CC.

J O:! l

Il trattamento chirurgico può dare, è vero, maggiori garanzie in q uanto al risultato, ma non è all:il.tto scevro di pericoli. ne è più consigliabile dell'altro. Ed è perciò che prima di ricorrere al trattamento cruento si può ben adoperare il metodo inoruento, come il pi ù innocuo. Il trattamento ha avuto la durata di quattro giorni, perchè non si aveva pronta ed a disposizione, se nou uua. siringa àa 10 grammi; mn. con uua siri nga più grande si può espletare in una sola seduta od al più in due. Del resto, se l'operazione è durata a lungo, fu d'altra parte poco avvertita dall'inferma; non essendo:~i verificato nell'organismo nessuno squilibrio di funzionamento per la sottratta. quantità di liquido a dosi assai refra.tte. Alla. soluzione di sublimato si fece eseguire la soluzione di cloruro di sodio, come lavaggio, nella tema dell'assorbi mento del sublimato, data la enorme cavità cistica. La determinazione di lasciare la cannula in sito fu assai vantaggiosa, poicbè, in seguito ad aderenze prontamente determinates i, si ovviò al pericolo dello spandimento di liquido cistico nel cavo peritonale; spandimento tanto temuto nel trattamento della cisti del fegato col metodo B accelli. Canea, settembre 1901.


1022

LE FLOGOSI ACUTE DELLA

B/!.SE

DELLA

LINGUA

Per il dott. llliell c lc n e R o•ua. capitano medi co

Lo studio dei processi flogistici della base della lingua -è piuttosto recente. Un certo numero di pnbblioazioni che ad essi si riferiscono può raccogliersi nei giornali della. specialità; ma fra tutte regna un pv' di disordine e di confusione percbè spesso dei casi clinici dello stesso genere furono pubblicati con nomi differenti, e viceversa collo stesso nome di ascesso della base della lingua furono des~ritti vari casi che per ragioni anatomiche dovevano esser diversamente considerati. Una descrizione sistematica, finora, salvo quella recentissima de!l'Escat, non si conosce. Io, avendo avuto l'opportunità e la fortuna di osservare un certo numero di casi clinici di questo genere, credo non inntile lavoro il riferirli, aggruppandoli in modo da tener conto delle for me cliniche ed anatomo-patologicbe. A tal uopo credo necessario ricordare prima alcuni dati anatomici della regione. La lingua macroscopicamente si divide in due parti: una. ori:::~onlale e mobile, che si adagia nel cavo orale, ed una verticale e .fissa, che sporge nella faringe. La porzione verticale si chiama base o radice della lingua. E"ssa comincia all'istmo delle fauci e si estende fino all'osso ioide, ma prima. di raggiungerlo, si accosta colla sua superficie convessa all'epiglottide, fino a tocoarla.


LE l:'LOGOSI AOt:TJ•: J)};I,f,A J3ASiè DELLA J,lNGt;A

1023

nella parte media della sua faccia anteriore. I due organi sono solidamente uniti fra loro per mezzo della mucosa che dalla lingua passa a rivestire la fa,ccia anteriore della epiglottid e. In questo passaggio dall'uno all"altro organo, la mucosa dà luogo a tre pliche, una merliana, a forma. triangolare, e clt'e late,·ali a forma se milunare che si chiamano plù.:he glosso-epiglotliche. Fra le tre pliche restano limitate due fossette, dette fossette glosso-epiglottiche o vacuoti : deprimendo il fondo dei vacuoli si arriva a toccare il bordo superiore delrosso ioide (Sappey) . La superficie della base della lingua è assai irrego· lare ed offre a notare: una gro nda mediana detta solco respiratm·io (Braun), ed in corrispondenza dell'istmo delle fauci le papille linguali che in due linee convergenti indietro formano il Y ling·uale. Dietro al V linguale, fino al margine anteriore dei vacuoli, vi è, nello spessore della mucosa, uno strato di tessuto adenoìde formato da follicol i linfatici agglomerati in numero variabile da 30 a 100; questo ammasso di tessuto adenoide costituisce la amigdala linyuale. L 'amigdala linguale, ideutica per struttura alle amigdale palatine, è un organo essenzialmente infantile, e verso i 14 anni comincia a subire la regressione atrofica., che si inizia. nella liuva mediana. e si estende gradatamente in fuori. Oltre i 20 anni, in genere dell'amigdala linguale r esta solo un certo numero di follicoli disposti in due g ruppi simmetrici negli angoli poster,iori della superficie quadrilatera. che forma la base della lingua. La mucosa presenta inoltr e lo sbocco delle glandole acinose mucìpa1·e, che in gran quantità si trovano sotto di essa nel connetti v o che la unisce allo s troma. princi pale dell'organo. I processi flogistici che si sviluppano alla base della lingua, possono a ver sede o nella mucosa e glandole


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LE FLOGOSI ACU TE DELLA DAì'E DELLA !.L'H:CA

mucipare, o nel tessuto adenoide (amigdala lingnale) e nel connettivo sotto mucoso. Si hanno cosi due for me cliniche: l o la glossite cata1·rale detta anche amigdalite linguale catarrale dall'Esca t, e 2·• la amigdalite e p eriamigdalite linguale ;temmonosa.

Attenendomi a questa classificazioue desc:iverò i casi eh~ ebbi ad osservare. Degli ammalati che io ricordero, alouni sono dellE\ famiglia militare, a cui io stesso appartengo, altri sono stati studiati nella sezione oto-riuo-laringoiatrica della Poliambnlanza di Padova. ove il direttore prof. Arslan mi conoede gentilA e generosa ospitalità. E qui colgo l'occasione per tributare al dotto professore i miei più vi vi ringraziamenti per aver egli mes:;o a mia disposi · zion~:~ gli ammalati ed i libri della sua r icca biblioteca. I. - AMIGDALlTE r.rNGUALE CATARII.A LE. - È identica come processo alla tonsillite palatina catarrale. Fn per la prima volta descritta assai esattamente nel 1884 dal prof. Massei (l ), col nome di glossite (ollicola1·e ; piu tardi furono pubblicate collo stesso nome altre osservazioni di casi. per aspetto clinico e per gravità. assai di ve r;~i fra lor o; sorse quindi in molti specialisti il so· spetto che la forma clinica di cui qui è parola, fosse stata confusa con quella che descriverò di qui a poco. La malattia è di certo più frequente di quanto ri;;ulta dalle statistiche, e la sua apparente rarità è do· vuta. al fatto che assa resta inosservata o perohè gli ammalati non consultano il medico stante la beijignità dell'affezione, o perchè i medici generici non possono diagnosticarla per maum~nza di familiarità collo specchio laringeo; ed in vero la malattia può essere considerata come una semplice faringite acuta, se non si

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o~serva

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bene la ba~e delht lingua per roez~o dello spc>c·

~h ietto.

L ;\. malattia pnti (';;.;ere cil·cosul'ilm od ùlinpa/ica rJnanr:lo dipende da. cau,;e locali ttrautni) oppure ')ene· ,.,,t i :::::.a/a e sinloomlicu q n a utlo aeuOlll pa~na altre afi'f7.Ìou i g('twrali a cut€1 (inJiu,.uza, scarlat liua. eec.) . In ~n ~s t'ult.iroo caso ptH) pa~su re inos,;ervata pt•reltù i sin· towi si eoufondouo eou CJUolli delleaugiuegeneralizzate. Cir ca la esposizione dei :-;inlomi basta il easo segueute: f.;( ISO r. - .Jhtria Donà, di anni 34, dfl. .P.tdova, si pre· Sl·ul.u a.lht Poliaml.mlauza. il giuruo 30 novembre l~l( rO c l'u iscnt.t ;~ nei n\gi;-;tri al u. 5-i31 : . 8-i era ammalata-! giorni prima subitaneame nte cou dolor e di gola e felJhre a 3Q"..j. AY\'Prti,·a principal mente ue!l"atto del deglnt-ire la sen:-;azione di un eorpo e;-;tr aneo, che sembra,·ale scendesse pr r poi ri:;alire :;ne· cessintroente. La deglutizione era molto dolorosa e qna:;i impossil,ile per i cibi ::;olidi, alquanto meno per i liq uidi. N'e~:-; n n ingorgo dei ga11g! i :;otto rnascell~tr i, uè tumefazione e:; t erna del col lo; ne:;snn:1 alte razione della VOCI" . All'esauw obbiettivo ùelht gola :;i rilevò dis::!reta ÌJ.Jeremia della mnco;;a faringt'a e liugnale, tousille pala· tio~ normali, lingua mobile. Cullo specehio lariugco si potette constatttre che la roeti~ sinistra dell~\ base della lingua era intensamente arrossita e tumE<i~t·t.ta. e preseutava varie sporgem~e rotondeggianti alla cui som· mità trovavansi cloi puuti giallast-ri costituiti da mnco accumulato allo sboeco d91le glaudole. - La. febbre ces::;o dopo il secondo gioruo ed i sintomi tutti andarouo gradatamente atLenuauclosi fìuo alla guarigione completa che si ublJe ve rso il doc.liee-,;imo giorn o. Non vi fu alcu n a<:eenuo ùi snppnrazio11e.

65


l 0:3G

LE }'LUG O::>[ ACuTI:: DELJ~A llAS E Dè:LLA LI :\Gu A

Il quadro clinico del caso riferito è quasi identico a qnelli descritti dal Mas5ei e dall'Escat nella sua bellissima opera (l ). I sintomi sono chiari e non danno luogo ad alcun dubbio quand o ben si osservi collo s pecchio. La !nt.ensit:l. dei sintomi può variR.r A ni poco; s pesso ho visto dei casi che vengono confusi con le angine faringee catarrali, e che presentano solo i peremia d ella mucosa e tumefazione limitata a pochi. follicoli. Non credo opportuno riferirne, stante la grande sem plicità della affezione. La malattia può essere bilaterale od interessare un lato solàmente della lingua come nel caso riferito. Ha decorso acuto e termina quasi co':itautomente colla risolu:r.ione. Dura da una a due settimane.

II. -

AMIGDALITE E PERl- AmGDA.LITE FLEMliONOSA.

11 processo anatomo-patologico è identico a q uéllo che si sviluppa nella tonsillite palatina flemmonosa. La flogosi o si limita al tessuto glandolare ed attacca complessivamente i follicoli linfatici, oppure ha sede n el tessuto connetti vo sottomucoso che trovasi fra la amigdala e lo strato lJluscolare. N on . mancano i ca-Si più g ravi in cui le due forme si s.-iluppano insieme, al punto da rendere impossibile ogni distinzione clinica. Ordinariamente è unilaterale, ed in tal caso il legamento glosso-epiglottico mediauo rappreseuta il limite interno di demarcazione. È da pochi anni solamente che cominciarono a pubb licarsi osservazioni di questa malat tia, e le prime furono dell'Hagen e del Fleischmanu; più tardi le osservazioni si moltiplicarono, e lavor i speciali importanti f urono fatti da Ruanlt. (1892) e dal Seifert (189_3) ; casi ( l \ E. K<C AT. -

.lla/n àie.! ctu PIWI'!fll:r:.

·.

..


LE ~'l,()(;n<.;t ACt:TE PELT,A DA"E OF:J.T,\ LT:\Gt"A

1 0~ 7

isolat i vennero puublicar i dal Polyak, B ea nsoleil, Escat, ..\r<;!an, e da. mclti altri . Ecco alcun i casi cl a me o..;servati: Co.~o 2° . .....,.. Boschi R affaele, allie\·o sergente nel reggi·

mento ~izzacavall cr i a, è individuo rii anni l8, d i buona -costituzione fisica e senza precedenti morbosi d'importanza. lJ 15 gennaio corrente anno fn, nel la n ott,e, sen za causa alcuna, pr··so da intenso dolore al h goht e sen:-azione eli cor po e,;LmnPo, che provocando l'at.to <lella deglntiziou e moltiplicava le soll'~renze dell' infermo. Ri coYera.to in l uogo ù i eu ra. n ella sera seg u ~nte ebbe ag~ra.­ vameuto dello st.ato generale eri aumento dell'intensità dii tutti i sintomi. quind i febbre 038•1, malf;.;:;;ere genfl rale, cefalea, rlifTicoltà del la resp ira:r.ioue, abbas:;amento del t ono della voce. L'esame fis ico mo~trò : 8çtentamf'nle: tnmet:•:r.ioue del co llo in ~orri spoudenz;t dell'os=-o ioide, e ~pecinl mento 'Terso il corno siui,;tro: dolore al hL p<dpazione in tnt.ta. la parte s inistra del collo, ingorgo dei ga.ngl i sottowa · scella.ri. I ntr.rnamcnte si riscontrantuo: tonsille palat i n e sane, ed iperf'mia d i tutta la muco!';a far ingt>a. Co llo specchio larin ~oscopico si rilevò alla base dell'ì ling ua. oltre la intensa iperPrn ia della inucosa . un tumore roton deggiante po~to su l margine anteriore della fos · $etta. g losso·epiglott,ica sinistra e limitato dal lPgamento glosso-epigl ott iuo mediano. Vi era anche lieve arrossimento dell'epig lottide e de1l~ corde vocali. ~ei g iorni ~e gu en ti vi f u miglioramen to dello stat o g enerale con apiress ia, rua i sin tomi local i d ura\auo iualterat.;, anzi il t umore aumentò ed invase tutta la fossetta g lossoep iglottica sinistra. - Al 5• giorno si ebbe un inaspettato pegg ioramen to; ricomparve la febbre (:~8" .5), il dolore e l a tumefazione si estesero alia par te destra del


10::!:;

J,E PLUGOSf ACU'rio: DELLA DA:';E DELI,A LI:\Gt.:A

c ollo, la disfagia divenne intensa al punto da impedire completamente In. degl ut izione anche dei liquidi. la voce del tutto spenta, la difticoltil. r espiratoria as;;ai accentuata. Lo spet.:c!tio la ringoscopico fece notare due tumori gro,;::;i come n ocl:iuo le, rotondi, a superfic ie liscia e bril· la.ute che oc.-:npavano le due fossette g losso·ep ig lotLit::he, eri erano n ettamente separati cla nua briglia fo rmata. clalla plica glosso- epiglottica mediana. ~el g :orno segnante col dit.o s i avvert:.ì distintamente la ti utliu~zione . Lit febbre ce,;::;ò dopo 24 ore. ~ella notte delrottavo gioruo, l'infermo fu preso d a uu acces::;o d i soffocazione, e colla tosse emise del li!]uido ::;anguinoleuto di pessimo odore e :3apore; al m~ttino Io stato generale era rapid,tmeHte :nigliorato, la disfagia. ')na,;i cessata, la respira-.ione del tutto libera. la, \Oce assai v icina al tono normale. L 'ossen-azioue fet.:e >·edere una aper tu ra pm ti~.:a.ta"; i spoutaueamente in corrispondenza della plica glosso- opiglottica s inistra. Esistent a ncora il tumore a destra. N el gio r uo seguente r iscontrai anc..:ora una ap~rtnra s ulla plic..:a g los,;o- epig10ttica destra. Da ambedue continuò a fuc riuscire del pns pe r u ua diecina d i giorni ancora, ma i sintomi geuerali e locali erano del tut.to spariti. La m alattia durò cosi complessi ,·amen te t r e se t, t i mane circa. CI(SO

a·.- Bedenghi B.~ r Lo, di anni 69, da P adoYa )

v en ne alla Poliambnlauza il giorno 21 febbraio 189 9 e

fu iscritto nel registro al n . 4!)±3. Da tTe giorni ave>a forLe J olore ùi gola cou disfagia ed im possibili&à a deglutire lanto i solidi che i Ji,1 uidi_ A VC:wa an che av uto f~ bbre non molto intensa. •~ll' esa.m e della gola s i trovò t umefazione ed .iperemi n d~lla tonsilia destra, del pilastr o posteriore corrispo nd.'J~to e della fn riuge, con leggero edema geuora.le .


(

LI~ FL.111;nsl \ <'l'l'P; JIF:LLA DA:-E JJJ-:1,1..\ LI:\Gl"A

J02!J

Collo s :)",;•,;ltio lt~.r i llgos~.;op i co s i ri levò una tumf:'fazione rotonda alla r,•gione laterale destra della base della li ngua, tesa e lucida. - Al 7 ' giorno i sinto1r1i tutti s i sono attenuati rapidamente per l' aper~nra spo11tauea del l'ascesso, c.:he si pro'lusse in Yic.:inn.nza della pli ca glosso- epigloLtica lalcr <l.ie.

Casn </". - Salmaso 1\·[a rglterita, di anni Gi5, d;\ Lf' gnago, e venuta alla l>o liambulanza il 21 giugno HIOO e fu inscri tta a l n. 5'2~ 7 . Da clne :; ~' tt i mane cir~.;a è ammala~a con fa r ihgo-tonsillite palatina. Dna giomi o r wno fn presa di nottctPmpo da in Lenso dolore eli gola, cli$fagia, e d:ffi,•ol Là respiratoria. La lingua è spi nta iu alto e postèrior mente e s ta immobi le in modo che ri esce di ffic il e P<plorare l'isLmo delle fanci. Vi è Lumefa?.ione dolente d.·lla regione sotLorna:;csllarr uon ingorghi g laudola.ri e feb bra con t in ua.. All'e:;:une co llo specchio si rileva \·olnminosa tumefazione cp1asi sf~ rica all' angolo e:'terno della fos :;etta g lo:BO·epigloLtica destm. Alt'S• gioruo s i ebbe l'aper tura spontanea dell'asces>o, e la g uarigione verso il 1~ giorno. 0

C'aso J ". - CaterinoQuaglio, di anni :2S, contadino dr. Perarol o (P adova), verme a ll a P oliaml•nlauza. il giorno 12 luglio 19l)0 e fu Ì5.) ritto a l n. :):28 1. Narrò di essersi ammahtto Li giomi prima coi soliti s in tomi: fdbb re, di:;f~1gia , diffico ltà re3piratoria ecc. I nterrogato ripet utamente circa la ca.usa possibile della malattia, s i r)cordò che q ualche giorno prima, man~ giand o, a veva riportato scottat.ura nll e fauc i per la i uge3tione di c ibi assai caldi. Cessato il momento del dolor e n on aveva più dat o importanza a tale accident.e ed erasene del tutto dim e nt icato. I s intom i surrife r iti dimi nuiro no moltissimo dn P giorni prima d i presentars i


\ f l

,

l 1l30

LE :b'LOGOSI ACL"TE DBLLA BASE DELLA LI)(GG.A.

:dla visita, per l'apertura spontanea dell'ascesso a.VYeuuta durante un colpo di toss&. L'esame collo specchio laringeo fece vedere una t~ norme t umefazione alla .base dalla ling ua, che occupa va tutta la fossa glosso-epiglottica sinistra; in corrispondenza della plica lateralo omonima si vedeva una. à pertura dalla quale geme,,a il pus quandc veniva compressa la lingua in vicinanza della base.

Caso 6°. - R ossato Giovanna, di anni 37, da Venezia, Yenne a farsi visita.re il 3 dicembre 1900. Narrò che circa un mese prima, mangiando una crosta di pane duro, avverti senso d i dolore alla base de lla lingua. Alcuni giorni d i poi si svilupparono tutti Ì sintomi di una amigdalite linguale flemmonosa, che durò due settimane. La guarigione però non fu mai completa, infatti persistette sempre la sensazione di corpo estraneo alla gola, con molta mo1estia ma seuza. dolore. L'esame obiettivo coilo s pecchio mostrò nella fossa epiglottica destra una tumefazione diffusa a buona parte della base della lingua. - Non è possibile completare la storia perchè rammalata. non si fece più vedere dopo la prima visita.

Caso 7". - Sagion Maria, di anni 41, da Padova. venne alla Poliambulanza il giorno 21 novembre 1900 e f u iscritta al n. li5l55. Narrò che lò giorni avanti cominciò a soffrire dolpre di gola verso il l11to sinistro con for te disfagia e febbre . Dopo otto giorni circa i detti fenomeni si att.enuH.rouo tanto chf' si credette g uarita. Qualche giorno di poi, il male ricomparve ancora con maggior viole nza al lato d es liro del collo.


( ' All'esame obietti,·o si notò tumPfazione deJ collo iu corrispondenza dal uorno destro dclrosso ioide, e collo spscchio lari ngeo e colla. pal pazìone si accerto la pro· senza di u ua tnm,·fazinlle rowuda e fluttua11te, che oc· cu pava tutta. la. fos3a glos~o-ep i glotti0a sinistra, spostava !:epiglottide ver;:;o destra, ed indic.,tro, etl impedì va l'os:>cr vaziono della la ri u~e. Il giorno dopo , visto clte la difticolta respiratoria. diventaYa. imponente, si procedette alla inci:>i.oue delrascesso. La guarigione crnnpleta si ebbe cirua. dieui giorni dopo la. praticata Oj}erazione.

Il quadro clin ico dt>i cas i r iportati è qua5 i sempre iden tico, e solo presenta qna.lche varietà nella intensità rli alcuni f(momeu i. I casi invece descritti dai vari autori presentauo una enorme diven>ità fra loro, doYuta a mio credere a l fat.Lo che l ~ distiuzione fra la fo rma foll icolare uenig na. e Ja fornld. {!ernmon osa grrtse fLl solo intravedu ta tla. pochi (:\Iassei), sconosciuta da molt i. D irò qnalcl1e eosa uirca le ,·ar ìanti che po:;sono subire i sin tomi piu importanti. I dislw·bi ?'Cspù·atm·i sono stati nc·gati da alcun( ammessi costantemente a·a altri. E ssi dipendono o dalla estensione del processo flogis~ico alla vicina laringe, o dallo a bbassamento mecc1tn ico della epiglottide. La respirazione in qualche caso pnò diYentare (isehianfe e cosi difficile da costituire un pericolo per la vita del l' inft~rro.o ; ciò è dovuto ad ed~ma del la g lottide. Bisogna quindi tenersi pr onti ad interveni re coll a tracheotomia per sal vare la vi ta dell' infermo. Il Moure ed il L ermoyez han no narrati d ue casi in cui furo11 0 sul pun to di intervenire ch irurg icamente. I clislu?·bi di ( ona=ione si sono osser va ti sempre n elle fo rme fìemmonose, sebbene il R uault ahbia visto ch~'> la


1032

LE FL,OGOSI ACuTE DELLA DASE DELLA J4lNGl"A

voce è sem pre rest-ata inalterata nei casi da lui descri tti. Ciò si spiega ammettendo che il l~uault abbia riportati solo d ei casi di forme fo llicolari catarrali. Secondo I'Escat nelle forme flemmonose vi sarebbero disturbi d i fonazione che egli esprime coi nomi d i 1·inolalia e d anaì'l1·i a.

L 'adenopn.lia e la tume(a::ione del collo sono state osservate sempre nei casi surriferiti, mentre a parere d i certi autori si dovrebber o riscontrare raramente. I sintomi fisici sono quelli che valgono ad illuminare la diagnosi ed a renderla sicura. Il capitolo della Enor4oGLA della malattia non è ancora fatto con precisione. Studiando i molti casi pubblicati si rileva che spesso manca ogni uoti%ia etiologica, e l'autore è obbligato a ricorrere a.lle ipotesi. In altri cas i la malattia e riferita. a cause così varie e disparate che difficile riescn il metterle insieme d'accordo. I o ritengo in li nea g enerale che, in base alle moderne teorie, le forme flemmonose ~ono sempre in re· !azione con un agente infettivo, e tal concetto nel caso presente è confermato anche dalle osservazioni del dor.· tvr Garzia il quale ha t ro...-a.to nei follicoJi chius i il diplococco di Fraenckel e Jo stafilococco piogeno. In re· lazioue alla etiologia la malattia cbe ci occupa può es· sere primilit'a o secondaria. A) Qu ando !:1. malattia è p;·imilira si deve sem pre trovare una causa efficiente locale che apre la porta d'entrata ai germi infettivi che numerosi si trova no nelle vie aeree su peri ori. Queste cause locali sono: l u I tranmi da corpi slmnier·i che facilmente s i arrestano nella g ronda glosso-epiglottica. Sono riportati infatti ca:; i di affezioni prodotte da frammen ti d i legno (Seifert), da spine o fmmm~nti di ossa (Haler y), da spina di carciofo (A.rslan\ da crosta di pane d uro (caso riferi to al n. 6) .


l ~·

Le St:Otf(lf,,,·e, clte pnsso1w o:;sero a..;..:;li i'rE'•JllPIIh·IOente prodotto dal pnssaggio degli aliment,i caldi . Gli a1nm,tlati, dopo il primo momento del dolore, f~JCi l ­ meute Ri dimenti(:ano dell 'a ucidente, e ciu pu6 for:>e spiegare unA. part.e dei casi a<l etio lo gin. ignota. Un esempio lo ,: i ha n~> l ca..:o riferito al n. t). 3" Il !/l~r·oi!J?tlllJI! Ùelfa VOCP ~eco n do i l ) f as:;ei ecl altri antori puu a.nohe. e'ser<> causa d e l\'ailèzioue. H) Quando la. llHtl:t tLia. ò ser·tmdm·ùt pnò dipPndere: 1° Da cli(/'nsio,,e di p1·occsso dagli o rg,tnì viui ui; ~ai ndi da cm·ie de11lnriu, dn. grngirili, lonsil/ili, o le.~ir>,li del 1 'ir tO(Ill·ir~yr . I ea,;i i3° e 4'' da. m e ri portati furono secowlnri ~t f'aringo tonsillite. ~" Da rtlttfutlie inf'elliN~ qe11e1·ali : e fra qnc,;te la i,,fluen::a è ri tenut-a can;-;a. a.::,;ai frequente (1\iu.R;;ei, <.:ompaired, }foll); vengono poi la pie;,~ia, il tifo, il r('noW{ismo al'/icolm·1~, il ?'l'Wtla f}CJie1'ltle (J:Iasse i).

Cm·so Ctl esiti. - Nelle forme fo llieolari la evoluzione (! piit rapida, solo uhe sp~~sso la. malattia può dnrare parecch ie settimaue pe rcltè la Jlogosi s i diffonde eia un l oli i colo alr a. l tro. · l'el le forme Hemmonose il <.:orso in genere è di 8 a 1ò giorni. L'esito ortl iMrio e la su.pp1o·u::ione: la 1·i· S'J[U.:;ione è assai ùiscutibile e uegata cla parecchi. Le d ne porzion i dell'amigùala li uguale possono esser attaccate l'una do po l'altra (casi 2" e 7"). L'a:;cesso nel maggior numero dei casi :>Ì apre spontaneamente. Quando il fo· colaio si è aperto in moclo iusniliciente può la:>ciar e uu tragitto fistoloso e dar luogo a recidiYe (caso 6°).

Gomplica::ioni. C edt'"2a tlelln. r;luflide è una dell e più impor tanti, e dì essa s i è già. fittto cenno. Il Rnault ammette una membrana io-epiglottica che impedisce il diffondersi de l proces:;o in baRso; quando

.


lU:JJ

I. E l' LOGO;;I A('UTE DEL I.A D.\ SI·: IJ ELL.-\ 1. 1:-i(:t:A

questa memb1·ana è iu~ufficiente, il pus può d iseendere lungo l' epiglot.tide, raggi ungere lo spazio tiro·glossoepiglottico e dare un flemmone as:>ai più grave. Po~sono a nehe in;;orge re tlegli aden o- tiemmoni ~e­ couda.ri n ella regione sotto·mascellare con e:-:ito in sup· purazione e du rata. mollo lnu ~a (caso di Volkow).

.

.

Alùuni autori, come il Miche! di Colonia, hanno descritto u n ca·;o di infiammazione flemmouo;;a con sede uella facc.;ia anteriore della e piglottide; hanno cosi costitu ita u ua en tità patologica cui fu da to il nome di uny i n a ep ig f r.Jllicn. ante1 ·io, ·e. E,.;cat e gmdche al tro mettono in dubbio c:hC' la flogo,.;i ab lJia realmeuto sedP. nella ~;otto-mu cosa epiglottica, e d affaceiano il sospetto che possa trattarsi d i una amigd alite linguale con diff usione aUa epiglottid e. Tal modo ol i vedere noti' pnù e:-;sere combattuto cbe coi fiuti proven ienti dalla os~crvazione obbietci Ya. I o ho av uto l'opportun ità di osser vare un caso Ji questa rara aiT'~ zi one, e m i son conv iuto che almen o p er questo l'opin ioue dell"Escat n on è att.end ibile. La malattia fu riscontra ta in un soltlato ricoverato n ell'o:-:pedale militare di Padova, ed io mi permetto di pubblicaroe la storia col gentile permesso del capor epar to, maggiore medico Vicedomini ca,-. :Matteo.

L ucia no Domenico, di a uu i 20, soldato nel 20• arti g lieria, è di robusta co;;Lituzione fi;;ica e l'en za preceden ti mor bosi. Nei primi giorni di febbraio corrente anno Lrovavasi r icoverato Ud!fin f"ì:,r meria reggimentale


Z·

per febbrd malarica. Nt\lla 1101.1.•'~ del 4 senti C)ll<L:>L improvvisamenle dolore alla gola, e s!lusaziune di corpo estraneo che rendeva dol oL·osa la deglULiziou\3. Rieoverato all'ospedale milicare preseuta\·a: slaliJ yem:rale piutto.sto abbattuto con (e!Jke vicino ai -lO", cefn.lea e depressione gcuemle; senso di corpo esl,raneu iu corrispondenza. della unse della lingua, disfitgia. dolorosa al punto da r enchm~ irupo.ssibile la degltltizione anche della sali v~:~.; respirazione clii:lici le e sotfiaute; vot:e del tutto afona. L'infer mo do n~va restar e seduto sul letto pcrchè la p~sizione su piua. p rod n ceva accessi Ji soll'ocazioue. L 'esame fisi<.;o fece notare : es{el ' llll!ll('lt{(': tumefazione iu corrisnoudee.za dell'osso ioide, ùitf'usa unil'orme • mente a!lche nel resto della r egione anteri<,re del collo; ingorgo dei gangl i sotto-mascellari; dolorabiliL;L della. palpazione fdtla ai ln. t i della t rachea e della laringe. J,~fer·nmnettlP: i peremia di !l'usa a tntta la· mn~osa f<t.ringea; t on:>ille palatine sane. L'esame collo ~peechio lariugoscopiuo fe<.;C vedere: iperemia. intensa alla base della hugua, sen.:u. alcu,w escresuett:m, a p pianameùto delle fo,;sctt.o glos,;o -epiglottiche per tumefazione della mucosa, epiglottide as:>ai t umefatta cosi. dèt. semurare inspe:;sitèt più d,·l doppio, e deformata nella sua faccia anteriore diventata assai convessa ; corde voca li lievemente iperemiche, nessun'altra alterazione del laringe. Lo stato generale dell'infer mo s i e mantenuto piuttosto grave fino al 10• giorno. Al mattino rlell'll 0 g iorno si ebbe rapido e note\·ole miglioramento g euernle, ce:>sa;cione della febbre, della disfagia e dei disturbi Tespiratori. L'ammalato afferma di aver emesso da.lla b<,cca abbondan te espettorato, ma non sa darci precise notizie se emise del pus. Sta il fatto però che solo rapertura.


e il vuotamento di. nn a"ce~:;o può spiegare la r apiùa defer vesceuza d i tlltti i ~ i ntomi . JJiso~ua r estar e su cii, nel campo drlle ipotesi, perchè circo:;ta nzB :opecia.ì i voi ]ero che nè. nel g iorno seguente t è nei successivi s i potesse praticare l'esame collo specchio. L 'ipotesi per? . a m io credere, è g i ns~ificabl piename nte anc he da ll' ulteri or e decorso. T utti i fen o m~>n i di min Ltir<mo rapidamente fino alla completa. guarigion e che s i ehbe Yer so i l :lO• g iorno. Come si è visto atl unqne i s intomi clinici sono nel comples;;o as;;ai sim ili a q nel li dell'amigd11lite flemma nosa, ma pitL intensi q uelli che si riferiscono alla lar inge per la mag~iore v icinanza del p rocesso inGa.mmatorjo alla g lottide. Data la esatbt localizzazione della sede anatom ica, bisogna amme!.tere col Uichel la esistenza d i CJ nella eut.iL:ì mor bosa cLe fu d ~nominata. a,1gin'' epiglollica.

'

Ln. CURA di f)nesti processi fiog i:;tioi de"e essere f!t> ner ale e locale. La cw·a ye!lerale tien e di m ira le canse gen eral i ed usa g li a ntisettici in teruamen te, f ra cui si prescri Yono l'acido salici li co, il salofene, il benzo- n :lt·tolo. R uault. consiglia il benzoato di soda per azione specifica sul processo ca ta rrale, e G ug e nheim con s iglitt i l salolo in tutte le for me d i angine. L a cw ·a locale si fa 1:oi gargaris m i a ntisetti,ci, ,.,i f.!sternameu te coi fomenti fen icati ca.ldi, oppure co]];~, \'escica di g hiaccio a per manen za, avva.lorata. dal.la rle glutizioue di pez?.etti di ghiR.cci0. Soprav venuta la suppur aziooe, alc nu i (Rua.ult, 1\fon· n ie r) con~ i f! l iano <l i asten e rsi da ogni inter vento oper.\t.i ,·o e fid are sulla apertura s pontanea ; a lt ri ÌD \ 'Cue

:


(])[aure. Bea.uso lell, Bim anow:~k i j vog lio11o iucidere l'•tscesso a.l pitl presto po~sibile . Il consiglio dell' Esca!., che a me St>mbra il p i Ll adat.to, è i l seguente. Qnaudo il focolaio è ben localizza.to, ed i fon omen i Heunnonosi sono sopportabili , s~ uo1r vi ~ perico lo del l'edema della glottide, bisugna. aspettare l' apertnra spontanea, che avvie ne 4 o i5 giorni dopo, cioè 8 a 1:3 giorn i dall'inizio della malattia ; se inv<•oe i sintomi si aggravano

rapiJarueute da fa r temere l'edema della glottide, :;i facc ia sub ito L'iuc i:~i on e, sia colla guida dol io s pecchio cl..te con quella ~l e l d ito. Ad ogni modo bisogna tt•uersi sem pre pronti pt>r intervenire d 'urgenza colla traeheo· tomia.

Padova, agosto lUOl.


RIV ISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA •'

UoTT. \Y tt.LJA ' ' E ",\ RT tiP I Sl. Gror·g-e•,_ Hospilal di L 0 ndrA.

- Suggerimenti per 11 tratta.M.ento della febbre tlfo\d ea. - (Dal Loncel n. 8. l l icen1br e 1!JOO). Fin tAn ln cliP g-i ll llf!O il momento per l a pr·evellzi.,ne e h·l li !'otolea coi l!ermki di. i l JWÌncip!lle rt C\l"lro · Lr·Alla rneuln òo,T ehhc es,.ere : 1° limiiAt·e I'P.sten!\ione d ella ulc.er aziolle ; 2° eut·are le ulceri ; 3• pr e,·c11i :·e. elle Mse pr oduca nn C'mo rr·n~i e Cl pet• f(ll'sz ioni . Per· nra q ueste O"Sen ·azioni si l i mi tano al r unlo di " ista rnediro rll'!!l a cura . Il r islaun o eli .fccrf! p11cr i,le Ì' JWObA bi lmenlP uno òei JWÌn<.:irmli per'ieoll , elle sebbene !"ia in g t'Ai t pat·le f' 0"'!"1bil e pr eYc• r•it·e. v iene !'tH·!"SO t rB "Cil i'Rln. Qllfl nln pìit flll tde >"Ono le f··cre ~tn~na u ti. Lnnlo m A}.!f!IOJ'e la prohahilllù che si do>l et·tmni l'a:::!;or bim en lo to..,!;icn. Dunque men tre ,., è l'i nol i,·a zi nne di r iolul'l'e la. lnro Outdi Lù, vi ·~ in dubltio vanlu ~:tio in un fJ UBI!"iHsi n1PLudo eh~ pr ovveda Rlla IM O pt·onlu evacnazione. L a diftìcollo rqn,:i«LP nl' llo ~c· l ~ della ul cea·azinnr, do ve f' a,-cnmulo. d"vuao Alla pa r alisi dell' in le~ti n o p un dele r·min aro l'o!>LI'U:r.lono. Gr an pAt·Le dell e all ur manti limpnni ti dri <'fl!"Ì g-t·a vi . ~o n o. lo vute pr n bo h d nw n le alla fùrm en tazione ~ \'Ollasi nel l i•Ji tido ~'Onlt'lliiiO i nlC"'lanal•·, e ci v d imostt·a l'impor tn nza eli vuol/lrf' il cieco. N t> Il' in,.:ic aue, 11118 dnninuiln fl uid llil o vve1·o un n m o.lentla ~o l idilil rlrl conlcnulo d"l bnc;:-:o v e n lt·~ sem bt•et·ebbe pr e ic ribd~ a ll'<'ccr'<-"O 0ppMlo, rhe ò u na cflra ller il"tica clt:dla pe~­ ~·o t·c~ fOI'IlH1 di fo>bb r e tifni(IHa . L' in r·onveni ente m i nor'e della co>:lipar.IOI!f' cnn!'PCulinl n un tratla.nWIILO ~ slrin ~en le è faci lnwnl<' elim1naL•) con ~io •·• tn l ie re i niPzìoni. Se ~i fO!"!:.'e 11ccor rlulo In dnvnlu all••nzio u ~> a 'l ll ~'~Li punti e"~e nzi nli . f01·se :oi su t'Ohbea·n 11ltcnuli m i~lio l'i r i>:ul t ~1 t i dH i Vt!I' Ì anti!'ettici c h e furono pr o,·ati e poi abh:m ùonali . Per il lratl.smento de lle ulcer ie1 enler ir·lw , co111o pllt' quello l'Ielle ulr eri in ~e ne r· e. un"ade~uo la ali men lat.inne Pll i~ie ne Poi nntisepsi locat e son o l CU r A dt'lln f~hh re

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Ht Vr:'T.\ :\lfWLCA

rl'ljUisi l i rw in·· i pali. Se •pl al··ltc riTèl ln loc:u:·· plll'l ol lPilP I'" i •lnlla sommi ni'>' rnz io nP d i l'IIIH'Òi i nl•·r ni, qu<tlr·he le!.!g-P.r A nzioue fl"lr i n ~en l• · uppt~ r~ r.r>r l•> In IOI!{IiOl'P, f' la ~ t t· ~~a è J•nre i ndi•·flla <:onw pr nfilall ir:n con tro I'PII10ITU)!Ìil . L' in a ltic itci r efntir•n. del (e[!a(,, 1\ l 'i 11evilubile <·o n !<e ~ue nzn •Hifl J111'CC::<::io. di'ila i 1 111 11 11IHiil~ dr•l (lllZ ÌCIIl\.l C d i Ultl\ dl(~ !ll •'~•·lu~ i vllrn e ,,t., llq tlid A. G!'l\ 11 pn1·Lc dP. I vnlor·e del l rnll ll 1111'11 l rt di Hrfl nd. ~ i cred ·~ d<>ver~i nl ~oll evo c:.ltc c~c::o nr-recA in •fur.l!a d i r~T.i one . L l' "llll !.!rtltttn·e fr·•·dde c:: i >-t<~ nwtie h c c::nnr• pure efliraci e ,·ale,·oli 11 1 tutti i en!<i: m enl1·C' un'allo letn JW· r111ur·A pn n r·icl til'dtll't\ m nd•• r .dfl nppfit mionc All a pf'lle di !!filACci o i nvoltn in lhnlf'l 'e Per l1 J'au lOi'fl A:::<::ictn·a l'Il•' nella S\11:1 r r·alica if ba~f!O fred.lo Ò dlVI'liii iO i t i U tdf~ !TI C i ittttlt• l'atti · lllillif'trfl7.io ne dPI tu err urin che pl'i tnP;!!!io 1'.11 l ull i ~l i fl llll· ~eltici e"1'end o n! l Pmpo <::le~:;" 11 1; p·Jl •'lll•• ,.::timnlu u t.: <'l•rlli ·., e l un pr0 \'\P.rii lot' •' pe ì ;!l'!nlP"l tl ti d i una c::nfd•·ie11l" d n-"e J•·l ~u o no r rn ale 8rtliset.tic11 fa llilt•. ~'ll l !'<l devono P'' ''dt•r e di vasta i fattori m e~'CAilil'i , L'Ena~ida d i r,·it<t r •! la P" ri sl<~ l si puo t' ""'er·c :-<l altt eccc~,.:: l\·a. l.n tlt/1/l'ns io n e df·l l'a'<i'\Otli !rlalllH ·~ UIC•' I'HI Il l tlf'l 0h1'8 1111 e il \'l' l'O per iC!lln. l 11 vi c::Ln di 111111 p<~s'- ih ile e mor•rn;::i11 n (H'r fn r at.I() IIO uua rn o,lt•r ata ronl i'HZiWtt\ del ,·ent •·e ù lo .:;tntrt n ai;!I!Or•• r d c prr· ~i> <::l t•S!<O prn tf' tli vo : !•''I'Ò uu a nll1,.a per·r;o tHio::i è CCI'ln da eviln r~i. C n tenlnti vo di J i lfn ndPrP alruni di ' flll"·li jll'lncip ì l'!lno::isl•: IH' i Sl'l;!ll~' l tl i SllJ!!!P.riluPuli d 11• JHll' fl t11<1r e di hl'evi là non ;:i ri f.· r n·Hltlln Alla dictH u(• nllll uc::c::ic:: t<• nu l, prr clii• queo::tc llllltel'ie c::n tt o or·a ILI'' g"lin <.:HJIÌ l•~ e m e!!l io o""''l'vnte. Tra. f.lame ntu t/ i po!iiztO ne o t/i tfioctl urtl . - ~ pe1<c::q nel de· co r·so di un allnrco Clll,..rico si Avverte, pie 1wZ1.Il 13 lr •nzione ~'C~'t'&l-'i vn nPif tl foc::<:a i li<H:fl cle~ Lr·a p,J unn <::(•nc:;o zinne di pec::o ~nra lrllRmeo:::::n n!IR mano C'JIIA ndo po<;lfl dil'll'.l fp ren i . m ~;~n lrr. la fo~><a i liaca SIII ÌSl r a t·intan e s::offiCP al tnlto t' I' Ì..:onanlf'. 01·a, !:' il i l pazit'11le vi en po<::l '> por• quAlche m in ul n c::ul lato !ii ni~tro e p01 e~om inalo nnn secon da l'nlln in po;;izi on e !:llpina, 1'\ i t1·nvpr•it <'hc le condi zio ni sono r •1ve<.:ci al " . i l fianco •le><lro c::nrù rt~O n l'l n l e c ~o flke e In fO" "'O llìacn <:i1~io::tra, n colon ùt::ocenden to in e l'le e t'PC::I!'IIenle. R ipPtule> M<>er,·nzioni tl i 'lllesto ri snltnto in C'Jlll'~ ti ultinti tre ur11t i llA tllt 0 co ndo1to 1':\.. ati a rco moda r·r~ il lell f) in mo fr1 òa plll er tenere il paziente a inlen •afli , e in C'jtlalc lte cn1<o per man en tem enl\•, ilt una no&izion e di le>g~e ra i nc-liuaz one w•r 1<o sinic:u·a. li n p'!r.:iale decu lir'lo laterale . ~ u rticien t1 · a tal e ;.cnpn può fuctl·


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rne.th' ullertt··r"Ì col poll're n.nte sr•::LP;.!f10 urt CU"t: ÌIIO non c·edo·Yole d;il lnlo de,..lr·o del ntaler azzo co,i clte il c:orpo i• S• dle,·a lo v<·r~o tu dc::>lrll . Un metodo M le li e m iglior i>, ehi' ha i l v11nla~gio dr 11011 tli=-l ur hnr·e il pr~zieJtle, consiste m• il' inc.;linure il lell•) per· m·~zzo di $'0'\tr•~ni llLialli ol i cOnYenien l~ ull•· .~zll po::li !"Olio i du•J )'tedi Ji d··;o;lr·a m n:llrc il f'87.ÌcJtl<> <:P;.(Utlo a mnrtl•~IIG J'<' rl "Il" decubito dor.:<•~le ; e sio:r·Omt> una J.-g:..!era C' le,·azione d .·l piede eH l··tlo ò deà;i\'amen le d i 11iuto, unu doppia indinn7.iOIIC può oll••Jter si roll'u<:ar P. tre l•luo.:ch i eh dt<:ugunl i ali · 77.P. . I l Idro irt 'llll'i'lu Cfl"O S•:mlwa J•uco c·omodo, rwt non fu 111ai inle"o tl)'a:~icnle n lurnentar"t. L'uno •> l'nl lr•J di qut>:<li melodr polrit ·,..o,ILli;::l'are nd UtJa indicazione della mussitun i mpr.rlflllzn, r1uella di vuo tare il ::;occo cccn iL•, cite 1'.\ . con <:i.Jcrn come nnu Vt' I'a ostr·nz1011e e com~> In causa dellr! !<lfl~i f'··cal i pi u eiP\'Hlt! e de: lo ~ t aio l• '"'""~ o 1il'• ISO. Qnantlo s1 ricorr e a l pri11w m elo lo 111111 ~·i Ì' r·Rgioll·~ di ::;e~ui1·lo di conlimw, pu r ché le COII<lr%roni del ve11 tre ~teno uccuratomenle $'Mvq.diate e i l ricco e l'il.-o illl'•·r·ioH'd l:i•~IIO mantenuti liberi. ~·~i cusi gr·a\'i l"al tro m•·lod•l è rleci~amente IH'Cferihile e clev,~ e<:~ere !W~uilo durftnte tutto lo !\ladro dt>l per·icolo. l m elo li i11 rruestione ,.nr1o liberi du rischi o .!a ÌltCOIIVCJlll'llli O Ji.,lttrLi 8t•]II'CZZ!lbi li, e l'A. nnu !Jamn r 8\lllO r ag-iouu d n sospetta l'a>. che ll'-'~ i abbiano JJrovocato por.;.o ru vu · r·evoli lcu:-ioui nl 111alnto i nle~tir . o. Trauamenco ,w,fico - Le r·imunenli indicnzio11i sembrano "'""'~ t·c q uPll•< sc;.:uite nella cu1·n g-ià rncC•J inn.n.lnl3 qualel ... <ll l li<J f~o1 1lal cloll. B . \Vcdg\\'OCHI di K 11t:..(s L~ n•r. Q•lilltluilque di nPssuna erfìcuc11l cq11tro la fult1itlu Jei co::<i pH)!gi•1ri, 1•nre •·s;.:u sembr a aver' rnitigalo la g r·avilit della m11g;..dor pu r t J dei co«i ot·J i na 1·i e ha quasi sem1••·e r.ondollo a u n soll('ci to 111 i):!lioramcn lo ma n i l'e:; lo si ro11 lo sco m par·sa , i<·ll e ~tos i fecali, lu r·ip~tl i lrn•a df'lla liugua, il m i~lio r ·nltl c nto .lcll'a<>pelt.·• e ptl1 di tullo il r ilut·no d•·li'Hppcliln. Per· un a rutto :20 ntinirui H r·<·a 1 :~ cenligr·arnmi) di li•1unra di per dùr·uro di mercurio cou egunl do::;e di Lrnl ut·u d r pero.: ic,t·ur u di r.•rro, e (jllaltro ;:nunu1i dr ~d roppo di ar ancio o liroc,ue iu un'onc ia ur ac,.prn ven~ono snltnn i msLrnli ~>;..(111 sei ore , lu· r·anle Lutto l'ollucco, e per· IO g ior·ni dopo la d .. rer \'esct>trz.R p r~ r· I'Vilare unn ricaduta. La rh1rrea, se esislt> . e pre~lo arJ't'"-IAta meno t:lre 11ei ca:;i pe;:::rior i, c l a ro,.,.l ipazrone chL' Slh'i'i:'O ="UC;!'ede u coincid·' con un lode \'Oie andornonto vit'lltl conellu con uno giot·noli•! ra itli< ;;ronc di glicerinA .


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l risultati sono riusciti taoto soddis facenti che la somministrazione dell'alcol é appena n cces~ aria e anzi evitata per timore che faccia diminuire l'appet ito o riesca di pesc1 al fegato, però il vino di P orto é invariabilmente da lo dur·ante la convalescenza. Nel g ià considerevo le numer·o di cast fin ora lraltali in que!!to modo non si è mai osservato salivaziooe, e il trattamento é sempre toller ato bene purché la dose venga amminis trala alternativamen te con pas ti !allei, anche se il latte, come deve fars i pet• refXola invariabile, s ia peptonizzato. A quale di quei due in ~reò ieoti s ia dovuta la ma14gior efficacia sarebbe difficil e dire, ma l'A. ritie ne che e ssi s ieno ambedue di eg ual valot·e. L'effe tto a s trin gente del ferro su tutto E'intestino é dimostralo dalla s ua azione as tringente s ul basso ventre: si può quind i ra ~i o n e vol meute pr esumer e ch e esso a g is ca come un'a pplicazione locale sulle ulcet·i, mentre esercita azione res fl·ingente sull' intestino e sui suoi vasi sanguigni contro il pericolo delle emor·ragie. L'azione proficua multiforme del mercurio probabilme nte s i etlettua sopra il sistema epatico, su quello linfatico e s ulla mucosa, e non è esa g erazione il supporre che la sua prolungata amminislt'azione in dosi freq uen teme n Le t'i petule possa essere un A. C. eleme nto nella disinfezione del cana le alimentare.

l H. RoGER. - Oon•lderaztonl ter&peutlohe •ull& rbipola. - (Gaselte des H6pi taux, n. 82, t901).

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L' A. dice che ha rinunciato completamente all' uso delle pomate , degli unguenti o dei collodion medicamentosi, de· stmatl ad arrestare il decorso della ris ipola. Questi metodi, inuLili il più s pesso, possono diventare pericolosi; screpolandos i, il collodion lede la cute e vi provoca piccole alterazioni molto dolorose. Le polverizzazioni di una soluzione sa tura di canfora hanno, secondo l'A ., il vAntaggio di ess ere inoffensive e di alleviare U malato. Ma la miglior c ura locale consis te nell'applicazione di compresse calde frequente mente r innovate, le quali sono ben tolleraLe ed e$et·cilano un' influenza favorevole sull'evoluzione della malattia. Anche le risipole degli arti sono curate con medicalure umide e calde. Solamente le infezioni s ono più gravi, e non sono rare le suppurazioni e lo sfa c.e lo. L'A. ricorre soventi, 66


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quando esiste la gan g rena, ai bagni locali nelle soluzioni leggie•·e all'l p. 10,000 di permanganato potass ico. Fa in segui Lo medic11ture con garza imbibita ùi un liquido antiseltico Le a pplicazioni di acqua ossigenata neutralizzata gli hanno dalo i migliori risultati. Quando la risipola degli arti ass ume un decorso inquietante, s ia per la s ua es tensione, sia pe•· lo s facelo piu o meno profoudo che essa provoca, l'A. è riuscito più volle ad arres tare il processo mor boso colle iniezioni inters tiziali di a c'tUa o ss i ~eua ta. L'acqua del commercio è allung ata del suo volume con una soluzione di bicarbouat0 soçiico al 4 p. ·1000. Il liquido cosi ottenuto è neutro o l e ;.q~e rmente alcalino. Se u e iu•ettano con tre o quallro punture 5 a 6 centimetri cubi alla periferifl della lesioue o (1llorno ai pun~i s facelali. Il tra ttamento ~enera l e, che s i applica soltanto nei casi g ravi, consiste nell'ammini ~ tra zi o ne degli s timolanti diffusibil i : acetato d'ammoniaca, s ciroppo d'ete re; degli oss1danti, come il benzoato di soda ; se lo s lalo generale è g rave, sL utilizzano le iniezioni sotlocutanee di siero artitìciale o J 'olio canforato. In fine, se la tem peratura è elevala e l'adinamia è profonda si deve ricorrere ai ba~ ni. L'A. ha pressochò rinunziato ai bagni freddi. e pt·escr-ive i bag ni tie pidi, da 28°- 32°. Quando il s oggeUo è giovane. vigoroso, si dà un primo bagno a ao•, se questo è ben lollel·ato, s i danno i s uccessivi ba ~ni a 28' . Quando il malato ha oltr-epassato treol"aoni , s i presc1·ivono i b agni a 32•. Al di là di quarant' anni fa d'uopo esse1·e prudenti nell'uso ùei bagni, anche tiepidi. Pili v olte l'A. ha osservato ch e essi hanno prodotto fenomeni di collasso mollo inquietanti. Di tutte le malattie infettive, la ris ipola è forse quella c h e pr0voca il piu sovenli il delirio. Nell'uo mo, que::;lo dis turbo e fle neralmeole sotto la dipendem.a dell'alcool e dipende Ìll gran parte dalle les ioni epatiche e reoa li. Dovrà quindi e ss er e curato cou gli ossinanli che favo1·iscono la diuresi: s i dara nno, per esem pio, 4 !lPammi d i benzoato ùi sod a; si useranno contemporaneamente i bagni fredcii o tiepidi che agi ~con o s u tutto l'organis mo. mig liorano la circolazione del fegato e del re ne ed esercitano un' a:lione sedativa s u l s istema nervoso. Infine , nei casi il ~ui il deli rio è mollo intenso, l'A. J'icoJ•r e


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all'antico metodo, c!1e cnnsisto nf' l pre!';criv~> rc del vino oppinto. Si !'Om m i11istra rJuran t<' la gior nuta, a piccole qullntilti, un mPzzo l itro di vino checon tie1w IO centigrammi di rslr atl.o tebaico. Tranne i casi, in cui J'o l bumilluria ò m ollo int• ·nsfl, rrue;.ta bevanda è ben tollel'ata e tl in1inu i!'ce t·opidomcnle i di!'lurbi ne1•vosi. Quando il delirio dipende sola menl c clsllo stato tHwr opAIico, ciò che si v~:> rincll !->pecialmcntn nella donna, somm inistra sedativi, c(Jme l'~slrnl' O di va leri ana alla dosr• di .~ a;, grammi, il bromuro di sodi\1 Alla dr,sP ùi 2 g 1·ammi, e, p(• r la nollP, 1 grammo di !'Oifonal e o ùi l1 ional. Gli onlipircttci non gl i sembrar ono molto ulil1. Per o qunndo la fe bbre a!'sumc il caratl~> r e iulcrmillenle, ron esace r bazioni ve!'pertine. si può prescri\'61'0 nella mattinatR una cl0Sf:l di cen ti g ram mi cinquanta ori un !!rn mmo di r lt inino. Quando la febbre :;i p1·otrae, e l e manifpslazioni loca lt !'\emhra no termi nale, si tia ra l'untipirina. Ma dul'anle il periouo di stato, pare che r1uesti m ediea rn enti non abbiano alcuno 8ZÌOlle. B.

Uloera gaatrloa aouta (.t a una comunicazione falla awmli al XIII Conl!t·r·sso m ed ico i n' el'nazionale a Pat·i g i, dal 2 al!) ago.,lo l !lll!J).

Dr t: ULA FOY. -

L o stomaco può es:;er·e sede di ulcer azion i clte vari ano gran d~m en le nelle di men<>ioni , potendo ess<'r e non piu g t·andi

di una puntura d i ~pillo, e potendo r·a ggiungPr e la lar~hez.za del la palma della mano. L ' A. i11tende per ulc·e1'a gnc;tl'ir·a acuta quelle fo rme di ulceri dello s tom aco ehe in pochi gior·11 i danno luogo a l esioni etl a sin tom i che dille ri c;cono clt ia1·amenLe da quelli ~ell e nlceri o1·· di narie. La forma acuta (nect'O!"i emorragica) è, con poc he eccezi o ni , il r isul tato di una infezir,ne Lo!"sica. L 'er osione tubercolare d.-no sto maco è un tipo di degenerazione pr ovenil}nle da in fezione, e si può avere nella tuber col osi dilfusa, come l' ulcer a da pneumococco si può aver e nel cor so della p11eumonitr. Queste ulcer-azio ni acute si ma· oifestano con copiosa ematemasi, ed i l sangue emesso é rosso oscUI'O come fon rJ i di catft>. In un caso che venne sotto l 'osservazione dell'A. l'emorra gia sopra v venne improv visamente, e L' infermo mor i dopo il , terzo sbocco c.Ji sangue, nel dodi cesimo gior no dell'infezione pncumonica. L 'esame ne-


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croscopico fece rilevare un gran numero di erosioni emor· ragiche non piu grandi di una puntura di uno spillo, nella mucosa dello stomaco. All' esame microscopico si vide' che queste erosioni, che comprendevano l' intera spessezza della mucosa come pure della muscolare d~lla mucosa, avevano una base di tessuto glandolare nccrosato che si andava eliminando. Vi erano anche numet·ose colonie di pneumococchi, non solamente intorno alle et·osioni, ma che invadevano .anche i tessuti adiacenti. Era un caso tipico di ulcera gastrica acuta, caratterizzata da un rapidissimo progresso della malattia, e dalla presenza degli agenti infettivi patogeni. ·Queste erosioni gaskicht: da pneumococchi possono essere prodotte sperimentalmente. Ma oltre all'ulcera gastrica acuta da bacillo tubercolare o da pneumococco, vi sono altre forme di ulceri che si accompagnano all'appendicite ed all'ernia strangolata, e tanto le une quanto le altre dipendono dalla formazione di cavit.a chiuse, favorevoli allo sviluppo dell'infezione. La tossi cita dell'appendicite si manifesta colla comparsa dell'urobilinuria. Ma l'azione velenosa é qualche volta più generalizzata, poiché l'avvelenamento appendicolare comprende il siste ma nervoso, dando luogo a sintomi quali il delirio, l'epilessia , la menin~ite o il coma. Quando l'infezione tossica compre nde lo stomaco, l'a matesi può essere molto abbondante. S e un infermo che soffre di itterizia ha questi atlac·~h i emorragici, s i ha una certa somiglianza. col vomito della febbre gialla, e perciò l'A. ha denominato questo stato morboso << vomito nerv appendicolare. " L'ematemesi è indubbiamente dovuta all'erosione dello stomaco, come l'A. rotè dimostrare ree e n· temente nell'autopsia di un individuo morto per ernia strangolata, malgrado il buon succbsso dell'operazione, con t ut ti i sintomi dell'intossicamento ernioso, iltero, albuminar ia ed ematemesi persistente. L'e.rosione aveva lesa. una delle pi e· cole arterie che corrono sotto alla. muscolare sotto-mucosa. In molli casi resta oscura. la causa dell' ulcera acuta ; ed a questa varietà l' A. ha dato il nome di esulceratio simple:J: che sta nella stessa relazione coll'ulcera acuta dello stomaco come l'ulcus simple:r: sta coll' ulcerazione ct·onica. Si trova geoer·almente nelle persone giovani che non hanno al cun precedente di disturbi gastrici, ed apparentemente sono liberi da qualunque lesione di stomaco. Essi sono pr·esi d' un tratto da vertigine, nausea, dolori al ventricolo, seguiti s ubito

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da vomiti di sangue liquido o coagolato, qualche volta commisto ai cibi. Questa ematemesi si ripete spesso, e porta ad uno stato a nemico grave. Essa, c b e qualche vo lta è il solo sintomo dell'ulcera, deve essere combattuta in p rincipio con cura m edica; astens ione dal cibo, l'i poso assoluto dello stomaco, alimentando l'individuo con iniezil)ni r ettali di una soluzione debole di laLtosio (15 ~rammi in 200 di acqua) somminist•·ato quattro volte al gio1·no, ed iniettando anche del siero normale, a cui si possono aggiungere 0,50 centigrammi di benzoato di caffeina. Se il vomiLo di sangue minaccia la vita dell' infe rmo per.l'abboudanza o per la persistenla, è necessario l'intervento chirurg ico. Quantunque n.ella maggior parte dei casi il vomito sanguigno è il sintomo dominante, se non l'unico, dell'ulcera acuta del lo stomaco, qualche volta, e spAcialmente in seguito alle scottature estese de~l i integumenti, si può avere la perforazione dello stomaco o degli intestini. A. M. Bull' &lsoolazlone 4ella febbre tlfol4e e 4ella 4 1ssenterla. - (Reoue dc M ddeeine, n. 31901).

REMI..lNOER . -

Son note le a nalogie eziologiche, cliniche, batteriologiche di queste dlue enti tè morbose. Mentre l'acqua rappresenta la parte principale nella genesi di ambedue le affezioni morbose in parola, il bacillo della dissenteria appartiene mollo probabilmente al gruppo coli, vale a dire alla stessa fami r.dia di que llo dell'Eberlh, da ciò pt•obabilmeole la relativamente frequente associazione delle due malattie . Esse possono combinarsi in tre modi: 1 o Un dissenterico può talvolta contrarre la febbre Lifoide. 2° Un convalescente di tifo può ammalare di dissenteria. Tal fa tto verificassi con molta frequenza nella campagna di Tunis i (Kelsch e Kiener), ed è notevole per la grande morlalita che l'accompagna. 3o Dissenteria e tifo possono combinarsi in un'infezione mista, m eta. dissenteria, meta tifica, creando una cosidetta malattia propor~ionata. In tali casi le due malattie cominciano simultaneamente, risultandone un tipo clinico present.ante i sintomi della dis!'enterica e dell'infezione tifi ca, con insonnia, debolezza car diaca ed uno s tato infettivo molto spiccato. I l pensiero corre alla possibili tè di un'associazione deUe d u e forme morbose sollanto per l'impossibità di spie-


RIVISTA MEDIOA

g are Lutti i sintomi attribUt~ndoli ad nna sola malallio. La prognosi è delle più inf11uste, ele vandosi la morlalilé. oltre il cinquanta per cento. All'autops ia scor·goosi le caratteristiclte le;:ioni del tifo e quella della dissen teria, le prime uel· r intestino. te nue, le allre nel crasso in testino. Qual mezzo cur ativo, l'a utore s ugger isce !'impiego dei purganti p rudeute mente amministrnti, che egl i r itiena debbansi pr efe rire ai disinfettan ti del tubo intesti nale, quali il naftol, il s alolo, il sa licilato di bismuto. G . B. J ACCOUD. -

n ooma41abetloo. - (l''t/edical Press, 29 agot<lo

1VUO).

L'A . dis ti ngue tr·e forme cliniche di co ma del diabe te: t• La for ma gastro- intestinale é di gran lun ga la piit frequente. Essa comincia con inappetenza, digestio ne lenta e costipazione ostina ta. A queste manifestazioni iniziali si ag ~iung:on o in breve dolore alla r egione ipocondriaca destra . n auseo, vomito, r espit'azione prolungata, a cceleramento c d ebol ~zza del polso, e tut to ciò senza febbre , anzi, al m eno nel periodo avanzato, con ipotermia generale. L'urina ed il l'espiro dell'infermo danno odore di acetone. In breve tempo l'agitazione ne r vosa si calma, c l'in fe rmo diventa apatico, sonnolenlo, mentre la tNuperaLura scende al disotto del normale. La sonnolenza dé. luogo al coma, e l'infe rmo soccom be in tr·e o qualtr·o ore. 2° La forma ui ver·Ligine è mollo meno frequente. E ssa cominc.ia con cefalea e capogi ri; l'infermo non si può tener J•itlo per lungo tempo; il coma sopr·avvienc iu poche o J•e, e la morte ha luogo ra pidamente. 3° La form a cardiaca è eccezionale. Pei s uoi ca r atter·i essa somiglia a lla paralisi ca rdiaca. Generalmente e pl'0\'0cata da uno s forzo mus colar·e ; e l' infer·mo prova in principio un seuso di grande prostrazione, il polso diventa debole ed irregolar·e e le estremita fredde. Segue la ciano:;i, e l'infermo muore in poclre ore . . La ca usa Jel coma diabetico è una auloinlossicazione, dovuta ad un ecce:>':>O di acidi nel sang ue, e specialmente dcll'ocido ossibuli rico. La cura profila ltica é essenzia lmente alcalina. Si dù il bicarbonalo di soda un'oncia al ~iorno, ed un r egime sos tanzioso. Quando il m edico si trova davanti ad un diabetico


RIVI STA MEDICA

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che soffre di inappetenza, di speps-ia e prostn'\zion e, deve ricordar si che un attacco di coma é imminente, e deve es-aminare le urme per la r ieet·ca dell'l'lcdtone. A. M. LADF.VI~ZE. -

L' ulcera a.l duodeno. - (./our•ruti de M édecinP et de Chirurgie, aprile 19lll).

L'ulcera del duodeno é nncor·a poco conosci uta E'l'l ò difficile di apprPzzarne l a freq uen7.a, perché in m olli cusi o r esta allo stato latente e passa inavverl1la , oppure vien confu!'a con l 'u lcera dello stomaco . N on è J>-~r<) senza interP.sse cliagnosticarla in m odo precil'O, perch,"·, oltr·e che il suo trat· tamento medico non é s<'nza im portanza, la chiruqzia attual e pel'me Lte in certi casi d' intel'venire in modo p/ficRce in ma· lati c he, senza di essa, gareiJhero certo, ,·ntati a morte. L'ulcera del duodenn, la cui c&U!'<a i• poco nota e pare soventi in rappor·to con una mafaUin in fettiva, si manifesta abitualmente con tre !'intomi pr·i ncipali: emorr agie intestinali, dolori e distur·bi della di~estione. L e emorr·11gie intesti· nali, la cui frequenza non ò possibile del ermin ai'E', rivestono tre l'orme clinicl1e: 1° una fo••ma l'ulminanle, leta le; 2• una f01·ma acuta, uella ({ual e em orra gie di m edia inlenr>ilà si t'ipetono frequentemente e spossano il malato; :{o una forma CI'On1ca, in CUI le emorl'agie !'<Ono poco abbondanti, ma contin ue e tenaci;.so\·enti per·ò passano inavvertite. Il dolore è notevole per la sua i l'regolarità; varia molto per fonna e per intensità, ma esso compare il più spesso due o tre or e dopo il pasto ed i limiti possono essere fissati sopra una linea che va dall' ombelir.o al margi ne delle false coste, sul mar~in e interno del g rande r ello, al disollo del margine inferiore del fe::rato; ma l e sue irradiazioni variano molto. Anche i disturbi della d i~eslio ne variano m olto nella loro natu ra, nella l oro intensità e nella lor o evoluzione: essi rammentano in generflle il q ua dro dell' ipercloridria per l'ulcera in attività e quello del catarro mucoso per l'ulcera cronica. l fenomeni generali sono !n relazione con l' intensità del d?lor·e, coll'abbondanza delle emotTagie e con la natura dei d1slurbi digestivi. Come complicazione spMiale di quest'ulcer a, si possono se~n alare l'itterizia che è m ollo frequente, gli ascessi del fegato, e più La!'di la perfol'azio ne.


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RIVISTA li[EDICA

La morte é un esito frequen te ; essa sopraggiunge, sia in modo fulminante per emorragia o peritooite sovracuta, sia in modo più lento per anemia, marasma , dilatazione di s tomaco, fistola, infezione secondaria, ecc. Si possono avere t•ecidive dopo un lungo intervallo di buona :;alule. Quanto alla diag-nosi differenziale, il professore Bucquoy enumera nel seguente modo i segni cbe permettono di fa r e la ùiagnosi di ulcera del duodeno: 1• emor ragia intestinale, con inizio brusco, presentantesi in mezzo ad una salute perfetta in apparenza, ripetentesi per più g iorni con maggiore o minore inten sita, e producente un'anemia profonda, potendo l'ematemesi precedere od accompagnare la mele na; 2• dolore a destra clelia linea mediana, in una zona corrispondente alla faccia inieriore del fegato tra il mar g ine delle false coste e la cresta iliaca, sopraggiunte d'ordinario tre o quattro ore dopo l' ing~stione degli alimenti; 3• a sseuza di qualsiasi fenomeno gastrico; pronto ritorno dell'appetito dopo la cris i ed alimentazione ra pidamente riparatrice durante la convalescenza. Relativamente a quest'ultimo punto, però, non é raro di trovare casi in cui si ha nno disturbi digestivi che hanno molla analogia con quelli dell'ulcera gastrica. Stabilita l'es istenza di un'ulcera del duodeno, si deve procurare di assicurarne la cicatrizzazione dapprima coi mezzi medicamentosi e specialmente colla soppressione degli alimenti per la bocca che vengono suppliti dall'alimentazione r e Un le. E!'aut'ili i mezzi medicamentosi, fa d'uopo ricorrere a i mezzi chirurgici che danno buoni risultati. Ladevèze cita sedici osser vazioni di gastro- enterostomia che han no dato qullllordici successi e due morti. Ma pat·e che la duoùenoplastia, precooizzata da Jabulay sia prefet·ibile per molli riguardi: selle casi hanno dato selle guarigioni . Il principio con!'isle nell;incidere longitutlinalmente il duodeno faceudo cadere la metà dell'incisione sul punto più r is tretto ùi esso e nel s uturare la fe rila cosi fatta nel senso tras versale: l'anello cicatrir.iale diventa cosi la faccia poster iore del canale, le parti sani al disopt·a e al disotto dell'anello diventano la pat•ete antet·iore. B.

.,


RIVISTA MEDI CA

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L'albuminuria ortoatatloa. - (Journal de Médecine et de Chi r uruie, luglio '1901).

VrRE. -

L 'albumi nuria or tosla tica, va le a dire l'albuminuria che ha pet· causa unicamente la stozioM in piedi e che scompar e appena che vien ripre~a la posizi one orizzontal e, si vel'ifica in generale nei SO)o!!(elti leggermente anemici, piullosto magr-i e nervosi, che conducono il pi ù !"pesso una vita seJentar·ia. Benché non vi sia alcun disturbo funzional e, l'al burninuria è intimamente lega ta allo stato gener al e e scompare se il malato aumenta di peso, si ripo sa intelleltual meote e conduce una vita più atliva in piena aria. Sono spesso soggetti nevropatici, appartenenti alla famiglia nevro-artritica, mol ti hanno sofferto convulsioni nella pr ima infanzi a e presentano ciò che si chiama il temperamento linfatico. Il piu so venti, la scoperta dell'albumiourin ortostatica é completamente for tuita: è falla in seguito all'esame delle orine pr aticato per caso, sia per semplice cur'iosila, come accado per gli studenti in medici na, sia dopo l'esam e medico ri chiesto per entrare nelle scuole o nel le amministrazioni o dalle com· pag nie di assicurazione sulla vi ta. E, con gran meraviglia del malato e del m edico, si trova in un individuo snno una quantità notevole di albuminuria. Questo individuo in buona salute era un albuminurico senza saperlo e senza che il fenomeno fo sse accompagnato tla alcun disturbo funziona le. Studiando accuratamente i malati, si nola che la compar sa dell'albumina per la stazione in pi edi può essere più o meno rapi da. Nelle forme tipiche cinque minuti od un quarto d'ora bas tano per far compar ire l'albumina, ciò che corri sponde al tempo necessario per l'urina !-'ecreta di percor r ere le vie escretr'ici dell'appar ato genito- urinario. N elle osser'vazioni fal l e da Vire il tempo più lun go indispensabile per pr·ovocare l'albuminuria é stato ùi tre quarti d'or a. Questa compars a più o m eno ra pida, fornisce indicazioni per la pr ognosi. Io fa tti , quando l'al buminuria ten de a scompari r e, essa si produce m eno rapidamente colla sta.:ione verti cale ed il disco albuminoso é meno netto. I seg ni funzionali sono poco accentuati, nulli il piu spesso, e non consis tono che in un cer·to stato di stanchezza generale. N on vennero mai ri scontrati segni né di iper emia, né di edem a, n é di ipertrotia cardiaca. Anche la pr ognosi dell'albumin u r ia or tostalica è essenzialmente benigna nei soggetti


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RlVIST.A MEDIOA

giovani. L'osservazione prolungattt di questi malati ne fornisce una prova ~ vidente. I sintomi concomitanti non sono per nulla inquietanti. Non venne mai segnalata la trasformazione di un'elbuminuria ortostatica in una vera nefrile. Sola, la coesistenza della tubercolosi, della sifilide o di una affezione intercorrente può ag·gravare la pt·ognosi, ma l'alhum inul'ia ortostAtica non puo essere consider ata essa stessa come allar·manle, poiché é unfl forma che non é mai accompagnala da segoi di insufficienza ranale. F. non solamente non vi ha l esione renal e, ma questa forma di albuminuria non costituisce una predispof>izione alla malattia di Bri~hl. Cosi l'albuminuria non ~i è mai aggravHta e si é notato anche la sua compAr sa, durante affezioni acute consecutive, prrché il malato stava a letto. Nella stessa g uisa, l'albuminuria de' Ila gravidanza sarà faci lmunte evitata se la donna rimane coricata negli ultimi mesi. Ad ogni m odo, quest'albuminut•ia non puo cos tiluit·e un'inf'ermità per f[uelli che ne sono affetti, pePchè non solo ~ssa non é consociala ad alcun distur bo funzionale, ma essa uon è punto influenzata dagli eser cizii fisici, dalle marce, dai pasti copiosi e dalle vegli e. Essa indicltet·ebbe soltanto un «attivo equilibrio negli scambi di nutrizione t>d un dis.l urbo vaso- motore nell'oscill azione circolatoria delle differ enti parli dell'organismo. Lo studio prolungato di molti casi di albuminut·ia or·tostatica, la loro guarigione costante, e per cosl dire spontanea, forniscono prove sufficienti per affermare la benigni tà della pt•nf!nOsi . Molle teorie furono emesse per spie::rat'e questa albuminuria. La più vE:Irisimile è cbe si tra tti di un disturbo vaso· m0tore paragonabile a quello stAto che si osser va tal volta e che si designa solto il nome di cianosi delle estremità. Si può considerare l'albuminuria ortostatica come una flussion e congeslizia del ren e nei predisposti. Questa flussione, sopra~giungendo nell'occasione di uu disturbo meccanico de lla circolazion e, è prima di tutto un fenomeno vaso-motore. Può spie:;rarsi con un pet·turbameoto nel movimento cir colatorio favorilo dall'atonia vascolare. L'albuminuria orlostatica è una sindr ome che pu'l'J riscontrar·~• in diflerenti stati fisiologici e patologici. Nell'assenza di qualsiasi malattia concomìlanle, essa non rappr·esenta che un semplice disturbo vaso-motore dellA circolazione r enale. Essa non pt·esenta quindi gravezza ed è essenzialmente guaribile.


RlVI STA l\IEDIOA

lOnl

nal punto di visla curativo, ft~ d'uopo prn~cri \'er·e il r•e:time laUeo e r nccomandore al contrario un regim e igienico e r icoslitu_cnte: prescr h·er e ~olam e nte i l ddcubito dorsale drH·ante il periodo digestivo, vale a dire due ore dopo il pasto. B.

e LESJE UR. -

A propo•lto delle pleuriti aieroflbrtno•e, dette di orlglne traumatloa . - (L'ton m(},[.,

BAHJ O N

5 mag-:tio 1901 ). È COtllune la nozione che i lr·aumi violenti del torace, massime ~e complicati a ferite, a fnl llura delle costole, ad emor ragia interna, !'!ono di frequente la causa rJi pleuriti purulente ed <•mor·rogiche; si conosce invec'e meno l'azione della semplice con tusione tora crca nrlla p r oùu1.ione delle pleuriti sierofìbrinose. 11 numer0 dei casi r·if'errbili a questa seconda categoria di pleuriti ,., an col'a scar so e la loro patogenesi no•1 é cosi semplice, come par·r ebhe o prima vi!'to. Qualche anno fa Chaufftrrd in una sua lezi0ne cl rnica ne presentava 3 casi, dei quah due furono riscontrati di natura tuber·colare; ~li AA. ne rifet·iscooo ora allri drw ca"'i, sempre dello stesso genere e di mollo interesse pralì<'o. Primo caso. - Uomo, di 33 n uni, di buona sal ute ab i tua le, che tr·e anni innanzi ha sofTerto una crisi di albuminuria senza causa appa r en te. Dopo 12 ~ i orni da una end uta, avvert e br ividi, dir>pnea cd il merlico, chiamalo d'ur·genza, t•iscon t.ra uno span· dimento pleurilico s itti ~ tro; p1·aticata a suo tem po la toraceule;: i, venp:ono estratti 1ROU gt·. di liquido. A l !)o giorno fu accollo nell o !';pedale, ove ven nero r rsconlr·Ali a sinistra del lot·ace i segni di uno spandirnenlo sempr•e c•steso con viva dispnea, ~posta mento de l cuor e ecc.; lo stato gener·ale era profondamente all~:r'l\l'), la febbre pet•sistenle. Furono necessat·ie due toracentesi per apportare una guarigione r•elaliva, e quando il malato dopo circa òue m esi venne inviato in un sanatori o aveva i sel!ni non dubbi di una tubercolosi àll'apice sinistr·o. Gli animali di pr·ova inoculati col lil')u ido estr·aLLo con la toracenLesi rnorir·orro tuber·colo tici. Secondo caso - Uomo di 53 anni, senza alcun segno di tubercolosi, ma con abitudini d'in temperanza. Tre mesi e mezzo dopo un trauma del tor ace (che fino allora non aveva determinato che un dolore locale persistente senza distur·bi generali) fu insidiosamente colpilo da pleurite siero-fìbrinosa.


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RIVISTA llEDIOA

Lo s pandimento non era molto esteso, sicché bastò una sola tor·acentesi per ridurlo al minimo. Lo stato generale mostr·avasi soddisfacente, la febbre non si era elevata al di lA dei 38°, 5; però l'ascoltazione dell'apice sinistr-o r-ivelava sintomi sospetti e la inoculazione del liquido estratto neg li animali di pr ova dimos trò la natura tubercolare dello stesso. Tre mesi piu lardi ritor nò all'ospedale con i segni cavitari del lobo superiore del polmone sinistro e con i sintomi di i11filtrazione tubercolare dell'apice destro; l'autopsia più tardi confermò la dit~gnosi clinica Ecco dunque due nuovi falli, nei quali uu traumatismo semplice del torace ha determinato uno spandimento sierofib r inoso, ben tosto· seguito· dalla comparsa di lesioni specifiche. Sembra quindi che la pleurite traumatica debba far pensare, come quella a frigo r e, ad una tubercolosi fino allora latente. cq. .l'

Sulle vibra zioni addomfnall e •ulloro valore .em1ologloo. -- (Gautte des 1/òpitau:c, n. 85, 1901).

DE BRuN. -

Il dottor De Brun ha fatto la seguente comunicazione all'accademia di medicina di Pudgi. Se si applica la mano sulle pareti addominali di un soggetto mentre lo si fa parlarP, si percepiscono, in cerli casi, vibrazioni del tullo simili alle vibrazioni toraciche; ma mentre che le vibrazioni toraciche sono percepite negli individui sani, le vibr·azioni addominali al contrario non si osservano che in certi casi patologici e si riscontrano mollo raramente. Risul ta dalle ricerch" dell'su tore cne questo sintomo indica la comparsa di un versamento liquido nella ca vita peritone.ale; e si constata che le vibrazioni addominali devono la loro esistenza a condizioni fisich e, le quali, per un effetto invel'so, provocano, quando esse si manift>slano a livello delle cavità pleuricbe, la scomparsa della vibr·azioni toraciche. Tutti ·i versamenti peritoneali non provocano in tutti i pe· riodi la compar·sa del segno in discorso. È sopr·atutto nell'inizio delle asciti, quando i foglietti del peritoneo cominciano ad inumidirsi é prima che il liquido si sia raccollo nelle parti declivi, che lo si percepisce in tutta la sua nettezza. In realtà le vibrazioni addominali costituiscono uno dei modi particolari della sensazione di ondata che caratterizza d'ordinario i ver·samenti addominali, colla dU:l'erenza che invece di provenire dall'urlo uruico di un dito contro la pare te

...


RITISTA MEDICA

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laterale , esse sono pr ovocate da fine scosse vibratorie scuotenti su tutta la sua superficie il centro aponeu1•otico del diaframma e pr opag11te da un sottile velo liquido umettante le ripi~>gature pel'itoneali. Si comprende come in tali condizioni questo sintomo possa esse re effime•·o e difficile a ••ilevare, e come dopo averlo constatato nell' inizio dei versamenti addominali prima che la se.nsaziooe di ondata sia stata avvertita, esso possa scompa rire soventi appena questa sensazione sia nettamente percettibile. Ecco perché non si trova in generale, né nei versamenti abbondanti, nè nell'inizio dl'lle recidive di un versamento recentemente sottoposto al la puntura. Ma la sua precocilà ne fa un sintomo di un r eale valore che ha permesso in molte circostanze di affer ma•·e la comparsa di un versamento, di cui nulla ancora lasciava supporre l'esistenza; la sua importanza é tanto più grande in quanto che se, nella maggior parte dei casi esso coincide colla sensazione dell'ondata lombo-addominale ottenuta col processo co!<l delicato e sensibile di Ba•·d, De Brun ha polulo, in molli casi, per-capirlo uno o due giorni prima che 11 segno di Bard, fosse percettibile. Del rE'slo, le vibrazioni non sono sempre sensibili sulla totalità rlelle pareti addominali ; ed in molli casi si può riscontra r lo, sia in corrispondenza della re~i one sopraombelicale, sia piu frequentemente ancora, nell'uno o nell'altro dei due fianchi. Infine, questo segno può e ssere di aiuto alla dia~nosi delle raccolte liquide encistiche nelle regioni superiori dell'addome.

B. G. B ERGHr N z. - Sulla alerodlagno•l del tlfo. Veneta di scienze mediche, marzo 1901).

(Rioista

L'a utore ebbe e studiare recen temente un'epidemia di T ypbus levis, caratterizzata da una particolare benign1tà, talcbé non s'ebbero morti, e le for me lievi furono numerosissime; e da un'abbondante eruzione miliare che prendeva la faccia ed il t ronco di molti ammalati nei pr imissimi giorni del male, giustificando con la sua abbondanza e la sua forma l'antica denominazione di febbre migliare. Per la f•·equeute assenza , nei casi osser vati, di f.,no meni iutestina li, di roseola, e per la mitezza rlel ma le, l'autore ricorse alla sierodiagnosi praticata con la tecnica suggerita dal Valagussa nella. propor-


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Rl VIST A :MEDI CA

zione cos. tan le di uno pe1· quar·a nla e più , accertan dosi prima che glt ammala ti per il pa~sA to non avevano mai sofferto di ti fo. La pos.i tivita della si ~ rocliagnos i anch e in tal e epidemia di Lifo IP}!giero ebbe sicu1·issima conferme, lalchò l'autore conclude con il Bifn ed il Galli ummellendo che anche le col'ì dette fùrm e di lyphu::: levis sono dovute al baci llo di Eberlh o come l ah occorr ono per· esse i pro vvedimenti pr ofil allici ed ig-ien ici dell e allre form e òi tifo addominal e, men ll't' pbr la diagnosi di febbr e ti foidea. pi ù che la puntur a della milza, più dell'esame batteriologico delle feci. del san ~ue delle vene, della r oseol a, diaroreazione di Erl iclt, ha suprem o v11 lor e la r eazione di Wiùal. Anche nell'epidemia in parol a, ehbe a ver ificar si il fallo, ùa l V alagussa Mser valo, che nei casi lievi il poter e agJ.d ulinante del si er o deg-li ammalati era al! is!'\imCI, m en tr e er a mol lo m inore nelle l'orm e più gravi . Sicchù lo . studio dell'Aulo1·e conclude con l'alfer m azione della gran de importanza della p1·ova di \\' ida!, e con la pr ova del la suo speci fi cità anch e nelle f01•rne l ievi ed i n quelle acG D. com pagnate da migli or e.

Colloa epatloa a forma pl eudo-gaatralgloa. - (./ournal de Méd ecine el d e Chiruroie, m af!gio 1\\01).

H u CII ARD. -

L e forme cosi va1·iabili della col ica epatica sono una delle cause pi ù f1·equen li di er ro1·e di diagnosi. II pr o f. H uchard, a questo pr oposito, r i feri sce il caso di una donna che era stalfl curalu per molti anni per una all'azione ~a s tl'i ca m anifestan tesi con ùolot·i parossistici . L 'auLOI'e. es;>endo !"lato c h i~ ma to in consulto, Ila nolalo ncll!l malata due cir costa nze particolari, e cioè, che g li accessi d •1l o ro~i ~o p raggiun gowan o abbsstanza r egol ar m ente tt·e ore dopo il pa:>lo, e che er sno nottur ni. Questi due falli dovevano fa r pe n,.a r~ o al la col ica epa tica p!'euùo- g asll·alp;i ca od all' i per clor i dri a manifest.a.ntesi ad accessi , potendo pe1·ò l e due i nfermita t..~lvol ta coincider e. Gl i accP.ssi d' i per cl oridri a nella notte, quando l a di ~esti oo e è falla in pa l'le, !'> i espl icano colla vacui là. dello slom ac,> , agendo allora l 'acido più fa<'ilm en l~ sullo stomaco; ma soventi anche le col iche 6!J8Lic1Je sono uo llu rn e , ed i nterrogando la. malata si venne a conoscer e che i dolor i si m anifestavano con cr-i si, vale a dire che essa soffriva per dieci o fl ui ndici ~io r n i di seguito ; poscia Sùpra ggi un geva uua calma per più giorni . Questo fal lo si r i fer i va piull osl o alla


RIVlS'l'A MEUlCA

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Colica epatica: inoltr e, le rorillf' ll\CV U IIÙ llll aspetto pal'liCO· Jare, Ol·ano fango sO 8 CO llltll t ~\'H II O ~ll l p O' ui ua·obtiilla. l Il simile caso accud8 ~owt r ti t:ho si prescrive al tnululo di r icer care i calcolt nelle òeio·.zio11i, r.1a qu.,sta l'ieerca e dillicil ~ a faa·:;i per bene, 8 d' nll l'a purl•·l il suo ris ultato netrn li ,.o non permelle di t:oncludc r8 coll'asf'\t:IIZ.n di cCJI1ca epnlat:a. M a un si ntomo mollo fJ• t>qucnte e che non i deve 11111i trascurare è costitui to dallu dJ,l811!-iiouc della v ...;;;cicltella e dul dolor e nella r·e;.:ione c lre e.;~s a occupa. () u e~ to ca l·utlc l'e 8!'1>-18''8 in falli nella malall-1 in di:<cor ;::o uwllo nello e JWrruH leva di fa r ltl d aag:nosi Ji una colica epati ca a foa·tun p<·eu.lo- g-aslral gica. Ques ta forma ò tl'a ll r o11de t'r·pqm•nl\3 e ft1 d' uopo tener p1·-esente che 111olli cu si considemti come f!Hstral g ie, appar·lengono allu colica ~'JlH ~i ca . Numcr·os e leoril' ~o no !"Late etnes:;;e sulle C8UJ';tl udla litinsi biliar e; m a si a mmette gc nernl munte r intlm·nza necesSiu·ia di una causa predispo11ente, eù i n un g ran 11um•wo ùi casi per l o meno quesl» <·uu,.:u è costituila du ll'nrtr i ti,.:mo. Questa nozione é illdispe11sabilt1 fJ~'I' la cu 1·a. ma fa ù"uop o innan zi tutto t almare lo )'<pl'lsmo e llo> JH·oJuce lH colica, specialmen te col1 1~ in iezioni di morfina. é: necessat·io evilure in questo momento l'acqua di Vit:hy, come pur~;~ il HtassAggi o addominale che pr-ovùettndo u11a maggior e secrezi one bi liar e oolrebber o aumento r e gl i accidenti: questi mezzi sonu utili soltan t o nel peri odo inteJ·calal·e. Il sali c ilalo d i soda as;,oc1ato al benzoato di su la, continuato per molto tempo, e sommi nistrato al momeulo dei pasti, da buoni r isultati. H.

Le parallll nelle pleuriti purulente. - (./ottrnal çle Mddecine et t/e Chirurgie, luglio 1ll0 1).

JoccOTTON. -

Queste par alisi po"sono mnnifesta1·si so lto l l'e rnodnl il<'l di fferen ti. A lcune dipetof! on" da una lesione waterièlle : emboli,.;mo, tr·ornbosi od en 1 o rt·a~ia eer ela·ale; qu•~stc sono emorrag ie a forma apo plc, tica con 1•rognosi falèlle. Allrtl sono cagionat e dall' infezione pur ulc11ta e sono in rapporto cou encefaliti o con meuingrti suppur ate. U na terza varielu, la piu fl·equen te, è cosLrluilA da disturbi motori del tutto parti colari e des<;rilLi come (;OU !Secu~iv i alla toracotomia: paralisi il più s pesso incomplete, m ùhili, fu gaci e lransiLori e; la loro palogenia è del lutto ipotetica. Per H loru anda mento c lin ico e pe1· ·lo mancanza di couslalaziooi


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RIVISTA MEDICA

necroscopiche, pare che esse non sieno legale ad una lesione materiale, e se alcuni autori le spiegano ancora con un processo embolico, la maggioranza però le attribuisce sia ad un'eccitazione riflessa d'origine pleurica, sia ad un' intossicazione, sia all'isterismo. Infine, paralisi d'aspetto molto analogo a queste ultime pos· sono presentar·si spontaneamente, al di fuori di qualsiasi intervento operatorio. Secondo Joccolton questa complicazione si presenterebbe abitualmente coi seguenti caratter i. Queste raralisi sono il più spesso incomplete. Ad un debole grado, la paresi è cosi poco accentuata che si esplica soltanto con un'inettitudine insolita del membro affetto nell'esecuzione di certi movimenti. Il p rù spesso ci troviamo in pr esenza di una paralisi più accentuata che ha cagionato l'impotenza di uno o più membri. Tultavia, raramente la paralisi è completa, e se si solleva il membro affetto, esso non ricade mai cosi pesantemente come nell'emiplegia organica, per esempio. D'intensita variabile, queste paralisi possono non in ter essare che un rnernbr·o, e specialmente il braccio o la gamba; oppure, clapprima l.:>calizz~te, esse si generalizzano secondariamente, costituendo ti pi diversi di emiplegia, di paraplegia. I disturbi motori possono d'altronde interessare certi muscoli speciali, come la vescica ed i muscoli dell'acc()moda.zione. Qualunque sia la sua estensione, la paralisi risiede mollo r egolar· m ente dallo stesso Ialo dell'empiema,e se i due membri ne sono affetti , l'impotenza è più a ccentuata dal lato del versa mento. A questi disturbi della motilitit possono associarsi in cerli casi dei disturbi sensitivi piu o meno pronunciati. Queste paralisi sono essenzialmente transitorie, la loro durata é d.i 10 a 20 giorni, e la guarigione é la re:zola. L' impo1·tante, dal punto di vista della progoosi, é di n on confonderle colle paralisi di forma più grave. Ma questa diagnosi è genera lmente facile. Le paralisi dovute ad uno encefalite o ad una meningomiclite si ricono!;ceranno per il loro decorso r apido; gli accidenti sono consociali ad anestesia profonda; gli sfinteri son o colpiti ed esistono dolori in cintura facil mente constatabili. Le paralisi emboliche sono sovraltutto caratterizzale da accidenti emiplegici con inizio brusco, risiedenti a destra. l disturbi durano di più e sono consociati sovenli a contrattur:-e Sf\COudarie. B.

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RIVISTA DI NEVI\OPATOLOGIA

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Un oa1o 4l .lordltà verbale pura per &108110 del lobo temporale 1lnl1tro; trapanazione, guarigione. - (l.c .Vecr a:u, fase. 1•, 1901).

VAN G .Bil t:C ilT EN E GoRI S.

È !"unico casi) di ~o rdi tà verbale pura, sia pnr la sede della lesione, sia per l'esit(> dell'atto operativo; cMo, che dimostra co me questo disluJ'b0 del lin ~na gg i o possa essere cnusato da una les10ne ud laterale del lobo tem porale di sinistra, secondo J"opinione di vnri autori (l.ichlri n, \Vernicke, Liepmann). Un uomo di 40 ann i, C' ile lin dal :l• anno di vita !>Oll"riva di olorrea sinistra, accus··, ul timamente grave c~ fal 'llgia frontale allo ste!"SO lato, e pr P!-ICnlò pure i sintomi della sordità verbale pura. Egli i11J'atti non comprendeva il s i~nificato delle par.o le che udi vo, m l:'ntre poi era in grado di raccontare la storia delle !>Il e snll"ei·Pnze eù anche di legger e !>peditamenle. P rati cato lo svuolamen ln della mastoide !> inistra, ebbe Al qunnto u m igliorare; pero ben presto ripre!'lentò ;:li !>l '-!:>Si f11lli morbo!>i, parafa!<ia e pa ra~rafta . Si cr erl è allor-a rhe l''lscesso di o•·i gine otitica rosse localizzato al lobo tempo· rale si n istro, e per ciò v<' lllle decisa e p1·aticatA la ll'&panazione, applicando la cor ona del trapano a :\ cm al di ;.oprA del m ea lo uditivo. U!>ci del pus per una le!>ione accidenlale della dura madre; allora fu intt·odolla una sonda, la quale pel pr o prio pe!>O si appt•ofondò per 6 o 7 cm., seguendo 1111a tli1·ezione obliqua vPt'!'O il ba~~o f' d inrlil'lro. L'ammalato mig lioro ,·apidamenlP tAnLo rispe1to ai !"i ntomi della s01·dità ve1·bale, quanto nelle condizioni genet·ali, sicchè Jopo una ventina di giorni potè tornare alla dir·ezione dei suoi atlari com m ercial i. La gual'igione fu stabile. Allo ~cap o di determinare esattamente la sede dalle l esione, gli autori hanno prati ca ta la trapanazione, nello stesso punto, sul cranio di un cadavere di 2~) anni e dopo aver e introdotto p er la brecci a OS!"ea uno sonda, l'hanno approfonft i


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RIVISTA DI XEVROPATOLOGIA

data di tanto per quanto si era approfondala nel malato. E8lratto i l cer·vello ed indurito, hanno riscontrato che la sonda eea penetrata nella porzione media della 2• circorvoluzione tempor·ale sinistra, attraversando qu11si lutto il lobo e passando sopra 111 co:·no del ventricolo la' erale. Secondo gli autor1, l'essere la sor·dita verbale scomparsa dopo svuotato l'accesso dimostra che essa non era do· vuta alla distruzione della so!'<lanza nervosa, ma sibbcne alla compressione delle vie o dei centri nervosi. Il caso r ifer1t.o quindi non illumina gran che circa la tanto dibattuta questione se la localizzazione della sordit~ verbale s ia cor·ticale o subcorticale, giacché la compressione esercitata dall' asces!"O ha potuto far sentire i suoi e ffetti tan lo sulla cOI'leccia, qua11to sulle fibre sottostanti. La parafasia vn spie· gata come consPguenza della sordità ve1·bale stessa.. mancando al sog~l~lto 11 coutrollo di ciò che veniva detto. Piu difficile ad interpétrarsi è la paragr·afia, giacchè la intelli(.tenza dd malato era integra e non esrsteva alcun SP.;:rno di cecità verbale. CfJ.

PaTalltl 4ell' lpoglo..o 4a probabile oau• a alooolloa. - (Rioisla speriment. di Freniatria, rase. 11, HIOI).

De P ASTRovrcH. -

Il caso clinico riferito dall'A., ha la sun impor·Lanza, per chè è il pl'imo, in cur la eziol o~ia va r iferita al ~olo abuso dell'alcool. . È risaputo elle nella ma~t~otior parte dP-lle emiplegie cerebrali può osservarsi un'alterazione della funzionalità motrice della lingua !lenza atrofia delle fibre muscolari, dovuta al fatto che le fibre centrali dell' ipoglosso, dal loro centro cor· ticale fino al nucleo del XII, decor rono con le vie motrici degli arlt. Si sR put·e che varie affezioni del sistema nervo~o centr·al~ pres .. ntano tr·a i vari sintomi la glossoplegia unilllter·ale atrofì,·a per lt>sione del nucleo dell' ipo~losso al pH· villlenlo del quarto ventricolo, o per quella delle fibre r adicolar·i, che, partendo dal nucleo . attraversano il bulbo in d1rf'zione quasi verticale per uscire alla base del solco tr11 le piramidi e le olive; sono la tabe dorsale, la paralisi b ulba1·e progre!:<siva, le emorragie ed i rammollimenti del bulbo, la sifilide bulbare. I'at1·ofia muscolare progressiva d'ori~n1e !'lpin ale, la demenza paralitica e raramente la siringomielia.


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RIVISTA DI NEVRO PAT0 J.Ol1 1A

Ma anche le lesioui ùel ner·vo alla periferia , sia nel decorso intracranico, sia nel lra llo che va dal foro condiloideo anteriore ai muscoli del la liugun, possono dar·e lo ~lesso fallo. Così i tumori localizzati nella <'avita cr·anica. postet•iore, gli aneurismi dell'a rter·ia vertebrale, le emorl'agie basali meoiogee, gli essudati, i pt·ocessi caeiosi e sifìlilici; cosi la carie dell'osso occipitale, un tumore Ci!<lico idalideo (Gendrin), i traumi, le operazioni cl tir·urg iche al collo o nei pressi dell'osso ioide, i tumori del collo. le malattie inftlltive e molto dubb1amente. l' into~~i cazione cr·onica da piombo. Di fr·onle a queste cau:oe nole, sonvi casi di glos!>oplt>gia , in cui la eziologia rimane oscura o pure si deve ammetleee una ne vrile idiopatica isolata del 12' nervo. Or bene, il caso dell'A. r igua rda un contadino .di 36 anni, senza pr ecedenti m cwbosi nevropalici o di altro gP.ne1·e, alcoolista. nel quale ra pidamen te , io 3-4 ~iorni, si sviluppò una glossoplegia della m etù destra, accom pagnala da atrofia dei muscoli con parziale reazione del-!enerativa. I dis turbi funzionali sono andali gradatamente diminuendo, senza alcuna cura, e dopo 6 mesi non si i• avuto alcun altro sintom o, che dimostri l'esistenza di una lesione di altri nervi cran:ci: d i più il velo palatino e la corda vocale dello stesso lato si conservano perfettamente SH ni. L'assenza di qualsiasi alte razione runziouule degli allri ner·,·i cranici, quella di a ltra malattia geuera le del ~i~lema ner·voso centrale, fanno 3scludere una glo<>~o ple gia destra <la lesione centrale. È leso il nervo per·iferico; ma la lesione nou è da causa meccanica od infettiva, giacché mancano i sintomi dovuti ai proce~s i morbosi di sopra numerati. Devesi dunque ammettere un processo uevrilico, la nevr·ite isolata dell' ipoglosso, la quale plausibilm ente è dovuta al g rande abuso del vino, cui rammalato è dedito ftn dalla prima gio· vinezza. L 'alcool avr·è bbe esplicata la sua azione tossictt eccezionalmente su di un nervo cranico motore, che di regola è molto r esistente ai veleni. All' A. non sembra arrischiata questa ipotesi, ~iacché lo al ~ooli s mo crouico, oltre ad essere la causa precipua e meglt_o_ nota della polinevrite, non di rado induce paralis i nevrJllche a nche in singoli nervi, specialmente nel peroneo e nel l'adiale.

cq.


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RIVISTA DI ::o<EVROPATOLOGIA

Kuovo contributo alla demenza paralltlc~ nel pellagro•l. - (Ririsla rli patolO[!ia nercosa e men· tale, fase. 6, 190 l).

PJ,\NETTA. -

Fin dal 1897, l'A. aveva riferile tre osset·vaziooi ri~usr­ danti malati indubbiamente pellagrosi , che a vevano presen· tato i sintomi psicosomatici della paralisi progressiva, fo1·ma demente. In lutti e tre i essi, mentt•e et·a stata bene accertata la intossicazione pellagrosa, non si eru potuto ri ntrac· ciare a llt·o coefficiente, che desse ragione della forma di demenza paralitica presentata dai malati; pet•cìò l'A. credè potere ammettere che anche il principio tossico della pel· !agra fosse capace rii estrinsecarsi co l quadro clinico e con le alterazioni anatomiche della paralisi progressiva. Orn il caso riferito a ttualmente conferma la s ua tesi. Un uomo di 53 anni. padre di vari figl i, senza disposiziont ereditarie alle malattie mentali o nervose, non sitìlilico, noll dedito alle bevande alcooliche, pellagr oso ed appa rtenen~ a famiglia pellaj:!r osa, cominciò a da r segni di alienazione mentale nel 1898, tanto da essere poco dopo ricoverato nel manicomio. L'esame somatico dimostrò un individuo mal nutr·ito, di colorito ter reo, col caralleristico eritema pellag roso a t dorso delle mani; l'esame psichi co : uno s tato di eccitamento sunza spiccato rleli rio. Nel corso di 2 mesi migliorò, s icchè venne dimesso dal manicomio; ma nel feb· braio 1901 dovè di nuovo esservi ammesso, avendo roanifestato un rapido e pr ogt·essivo decadimento delle facolla mentali. Il quadro classico della demenza par·alitica era evidente; questa andò sempre più aggravandosi fino a menarf' a morte l'individuo dopo qualche settimana. Anche in questo caso l'autopsia rivelò nel cervello le le· sioni macroscopiche, ritenute proprie aella paralisi progres· siva. e negli altt·i organi le alLerazioni solite dei vari stati d' intossicaz.ioni croniche dell'organismo. L'esame istologicomise in chiaro profonde ulteraziuni degli elementi nervosi corticali, spiccate specialmente nella regione frontale, rruali appunto soglionsi riscontrare nella demenza paralitica. Nessun dalo eziologico, tranne la ~rave intossicazione pellagt·osa, poteva spiegare le manifestazioni cliniche, le lesioni a natomiche e le allerazioni micr oscopiche rilevate nel cervello. Dunque anche il principio tossico della pella~ra può in determinate circostanze estrinseèarsi col f}uadro della

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( lO(il

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paralisi prog1·essiva o dare la spi~1 ta alla manifestazio ne di tale sindrome clinica, spie~ando qualche \'Oila la sua &z.ton e sugli emisfer i cer ebrali, co:;i comt• la spieg-a sulle al tre pa1·ti deJJ'asse cerebro- spinale. L'A. perciò ammette una forma di paralisi p1·ogr essiva legala alla pellogra, nello stes!lO m odo chu si au1mettono forme legata alla si filid e, all ' alcoolismo o ad alll'e cause, senza 11retendere di attribuire alln stes~ a alcuna speciRci!A eziolol(lca o di ritenerla qual" elem ento esi"enzial c nella genesi della p8l'l:ll isi ~en e ra l e. l ca~ i da lui illusli·ati possono quindi chiamarsi casi di d ~ rn enza pal·alitica-pellagi'Osa. Cer to tra i momenti eziologici, la si fil 11l e é quella cui si da maggio1·e irnportanza ; minore se ne dà all'alcool (l ) e minore ancora dovrebbe darsene alla pellagra, giaccltè su 2t-~6 pellag1·osi, raccolti nel manicomio dal di cembre 1,'(!l7 al m at·zo 190 1, due soli dementi pa1·alitici si sono osservati. Ma la pellagra, per quan to eccezionalmente, può produrre eftelli analoghi alla sifl11de, &Il' alcool ecc., e per ciò tra lf' psicosi da pellagra deve es!!er e r egistrata anche la cosi <.Iella paralisi pl'ogressiva degli alienati nella sua forma demente, fo,·ma del :l'eslo, che, secondo Angiol ella ed altri, sa1·ebbe la pl'edomi;oanle tra gli ammalali della grave a.ITezione in discorso. CrJ.

L'aloooll•mo oome oau•a della paraUII ge· nerale. - (.4 nn ali di n eorulogia. fa 8c. Il, 1001 ).

SePJ'ILI.J. -

L'A ., direttore del manicomio di Brescia, cui l'alcooli smo, cosi diffuso in questa provincia, .òtì un contingente notevole <li alienati, si è proposto di vetle•·e in quale proporziontl la dP.menza par alit•ca possa essere la conseguenza della. sola intossicazione elcoolica. A tal e scopo ha pr·eso io esAme l'anamn esi, il tlecorso clinico, il reperto ana tomo-palologico di tutti i paralitici ovuti in cura dal 1894 a tutto il 1\JOO, che fu 1•ono appunto 10:2. Ebbene, in 16 soltanto di costoro (cioè il 15 p. ·100) l'alcooaismo apparve la causa unica ed esclusiva della malattia, add imostrandosi la psicopatia più fr equente negli uomini, che nelle donne, e l'i velandosi tra i :)5 e.J i 55 anni, come òel re sto suole osservar si nel!;} paralisi progt·essiva corn1me. IIJ Seppi/l/ dimos trò recentemente casi di paralisi generalo l ~gnla e sclusi· vamentc n/la intossicazlon~ alcoolica. (\'edi l':~rtico lo seguente).


101i:2

RIYIST A DI ~EVROPATOLOGIA

Dal Ialo sintom alologico rilevò non es istere alcu na difftlrenza tra i fenomeni clinici pt·esenLati dai 16 casi e quelh propri della ptn•alisi progressiva. In falli in alcum l'li ebbe la fot·m a classica esatta co•• delirio di grandezza, susseguito poi dalla fase di demenza; in uuo la forma depressioa con ideeipocond riche; negli altri la forma demente, caralLerizzata da indebolimenLo mentale progressi vo, forma pt·edomi nanle nella pat•alisi ge~~erale. I disturbi del l inguaggio, uno dei sintomi piu costanti della demenza pat·alitica, presentarono gli stessi caratteri clinici ; il tremore diffuso , ri te-nuto come il s•ntomo più freq uen le della pseudo-paralisi g eneral e al coolica, appar vero ben poche volte. Il decor so della malattia, il r eperto anatomo-pt~lologico nulla presentarono di differente da quanto si osserva n ella paralisi general e. L ' A. cr ede per ciò che nieuLe autor izzi a fare della parali!;i alcoolica una forma diversa dalla frenasi paralitica ordtnaria: l e pseudo-par alisi, che alcun i vogliono ammettere, t•isponde· vano ad lllt preconcetto (Bianchi), o sono delle pseudo-dia gnosi ( Pierret). Con questo però non si esclude che vi sono dei casi, in cui l'alcoolismo si m anifesta con un com plesso di sintomi. che ricorda quello della demenza para litica (tUdebolimento e confusi one mentale, tremore delle labLt'a e delle mani, imbarazzo della parola); ma questi tatti per lo più si dissipano solto l'aziono dell'asti nenza. Secondo l ui, non sarebbe esatto il concetto di quelli che ammettono l ' ur~ica causa pred isponente od occasionol e della paralisi pro(.\'r esstva esser e l'affezione sitìlitica; giacchè la malattia può e!'<sere il prodotto di cause diver se, che ora procedono i!>ol st e, òra Msociate, dando luog o, giusta l e più re· <·enlì tlolt•·ine, ad uno stato d'mtossica1.ione dell'or ganiRm o. Anzi, pa t't~ cile la par·alisi progr e!=:si va sia una grave allerazi o n ~ del t•icam bio con un disturbo g enerale di nutt·iz ione, dovuta ad intossicazione speciale, e che la sifìlide, l'a lco ol , l ll altr e cause non fa cciano che dare la spinta alla fo rmazion·~ del veleno pF• ra!itico; opinione esp r essa da Kt·at.'pelin nella ultima edizione del suo tra t tato di psichiatria. c. q.

Il aegno di Eernlg nella mentngltl oerebro -aplnall. - (Rcoue m edicalc, n. ~7, !DO!).

CH~.UFFARD. -

Il 1>egno di 1\.ernig permise all'A. di dia gnosticar e una m e· ningite cerebro-spinal e concomitante in un individuo affetto dn pleur o·pol monite. Prendendo occasione da questu n;;;~e r -


RIVISTA DI :\EVR<JPAT0 LOG1A

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vazione clinict~, egli melle in rili evo alcune particolarilù circa l'importanza ed il meccani!\mo fi siologico del sintomo iu discorso, par·ticolarilil de:rne di nota. L'A. crede definire il sef!nO di Ker·nig cc una contrattur·a (da flessione) unil'eg i o nt~l c od aucile multir... gionale, localizzata a quei gruppi muscolflri, che lhinl ogicameute esercitano un'azione pr·edominante, e rn.anifeslRntesi quando il ;;:oggeLto assume quelle altitudini , nelle quali questo pr~do­ miuio viene normalm ente messo in atto o. Desso sarebbe la ùSpr·essione clrnica di una ipertonia muscolare capace d'indurre una contrattura nei gruppi muscoltlri tlnlagoni"ili ad azion A fisiologica predominanta. sempre fJUBIIdo condizioni specia l i aumentino il prt' domrnio in discorso. La contrattur a puù manifestar;:;i rr e!lli arti supcl'iori e puù essece invocata anche per interpretare la l'igidità dl'!lla nuca e della rachide, come si osservu nPJia merringite cet·ebr·ospinale. Il segno di K erni g deve esser e classificalo Lra i r·ifles'<i rnuscolo·- tcndinei. Ctf.

Trattamento della corea l•terloa con l'1m moblllzz•ztone. - (La 5'em. mt!rl., n. 3:1, 190 1).

H u YG H E. -

L'A. già da tern po ha oLLenulo dei veri successi nella cura della cor ea is terica con ttlì processo di !:'\lgj.:estione, che con· sisle essenzialmente null' immobilizzar e lt:! membra colpite. Egli. dopo aver· fallo inspil'are al maiolo dei vapori di cl ol'Oformio, senza perr\ ollener e l'anestesia completa, pratica sulle parli colpile un massag-gio assai ener·gico per essere avvertilo dal malato, nonostante lo stato di stordimento dovuto alla cloroform rzzazione ineomplela. Poscia, sempre solto l'azione del· clor oformio, procede all'immobilizzazione tlelle br·accia e delle g!lmhe, situandole in un semicanale ac· cura1a~1 ente ovattato e poi fa ,.C'iaLo p.e r tutta l 'estensione con benda di t ... Ja. La immobilizzazion e dev· esser e mantenuta per 5-·6 giorni, dopo i quali, r·imossa la fasciatur·a, si trova il piu ·spesso che qual ~ ia si movimento coreiforme è scomparso. Questo metouo di cura oll'rirebbe. il vantaggio, su tutli i metodi abituali ui psicoleJ·apia (ipnos i, suggestione allo stato ùi veg!ia), di lasciare il soggello sotto l' inOuenza di un'auto· suggestione persistente; inoltr e, essendo le membra n!lscoste


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RI\'ISTA DI NEV:ROPATOLOG IA

dalla rasciatura, il mala to dimentica, per cos i dire, di muoversi, e quèsto costituisce uno dei fa ttori importanti per la guarigione. Tutte le volte che, dopo 5.() g iorni d' immobilizzazione, si nota nelle membra qualche movimento coreifor me, anche ins ignificante, fa d' uopo ricollocarle nei semi- ~anali e fascia l'le, onde non si t•istabilisca una rieducazione corn pteta dei movimenti s tessi. Il processo dell'A. non è applicabile nella vera corea di Sydenham. nella quale la giovane elil dei soggetti colpili costituisce, secondo lui, una cond1zio ne s favor·evole per un'autosuggestione efficace. cq . .

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Va.rtazlone della pressione .angulgna nel neuraatenlol. - (La Sem. méd., n. 28, 1001).

D E . FLEUR'V. -

ln una seduta dell' Accademia di ~ ed ici11a dello scorso lug lio, l'A. ha presentato un cet·Lo numero di g rafici, destinati a dimostrare le variazioni della pt·essione sanguigna, del polso periferico, dell'atti vi là di rid uzione dell' ossiemog lobina nei neurastenici. Dall'esame di quest i grafici risulta come in cer ti nc uraslenici v'ha ipotensionc a rt erio~a. in a ltri ipertensione; i pri mi , secondo l' A., sarebber o e ;.auriti nel sistema nervoso in seguito a strapauo fisi co o psichico; i secondi inlo<;si· cali e cornprendp reb bet•o gli uricemici, i gottosi, i semi-alcoolisti, i diabeti<'i ecc. La guac·igione e possibile in quelli mercé il riposo e la cura tonica; in que~Li mediante gli eserCf]. cizi fì. ici, il re::rime laLLeo-vegelale, i diuretici. \V ~::RTlii::IM-SALOMSON.- Atteggiamento anll'anoa oon aoo-

llod dl orlglne l•tertoa. - (Deutsche Zeitsch . .f. .Veroertheillc., XIX, 1). Dall' autore furono s tudiati due casi di q uesta mauifesl.azione rara dell'isteris mo- la contrattura dell'anca - n ella policlinica delle malattie nervose di Ams terdam; dells stessa non si posseggono fin ora nella lelleratur a medica, che sei cas i soltanlo. Un ~i ova ne , di 24 anni, in seguito a caduta non grave ripor tata nove settiman e prima, cominciò a provare difficoltà nel camminare; nello stesso tempo s i accorso di una in cii-

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RfVI ))TA Dt ~E~'ROPAT<>L.OGI A

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nazione anormale del corp o, e r ioè . il ll'onco pendt•,·a a de::tt'fl e la gamba dello stesso la to mllnlf•ne,·A"i ri,::dda . E~li non po· te va fare che qualche pnsso, poggiAndo"i <>ul bastone, e quando resta va in piedi, anc he per pot·.o tempo, l'incl inazione del tr onco aumen tava. L a ~ambi-l si 11istra er·a leg-g-ermeule fl essa e portata allo inoan7.1: 11:1 !>palla dello !"le~so lato quasi d i nllo Ct!nl imelt·i piu bassa della cong-enere. Esisle\'a 8colioRi pronunziata di tutta la colonna v ertebra le con con vcssità Il llinistra. La touicità muscola r e della masr::a lombare del lato destr o er·a aumentala . Per camminar e i l malato si elevava sulla ga mba sinistr·a , p r oiettando quella destr a allo innanzi senza ll ~ ttere il ginocchio ; alla fìn p del passo fl etteva leggermente la gamba sin istra, in modo che quella destru toccava il s uolo. La motil ita della testa e delle braccia mostravasi intalla. Nel tlecubito orizzontale i movimenti tutti del la gambA sinistra er·ano nor m ali: in vere a qur·lli passivi la gamba destr a addimostrava l eggera t'esi stenza . L'abd uzinne alti va della coscia dello s tesso Ialo er·a m olto r idotta e co;:;i put·~ la llessione; non esiste\'ano punti sensibi li alla pressi one. I noltre avevasi d·~rm og rafìsmo negatrvo; il C V. era nol t"'· volm ente ri stretto tanto per la luce bianca, che per i var·i eolor i. U n g ior no quest'i ndividuo uscendo d:1 una bettola si lascii1 cadere il bastone; egli allot·a invece rli scender·e con pt·ecauzione i quattr o g radini della scala, ftlce un salto per rimpr en clerlo; a v v erti come scr ic<:l tinlat·e qualche cosa ali' auca destr a, . c b e rip r ese tosto la sua po--izione normale. L'ammalato era guari l o. L'altt·o caso clinico r iguarda una g iova netta , rl i 1i anni. con pr ecede nti isleeici. Avendo fatto uno s fo rzo per· solle vare la ma.:lre malata, ebbe subito ari osc;er vare una peorni:1 enza dell'anca d es tra con atteg~iame n lo scoliotico d el l.l'onco. Anche essa si t eneva sulla gamba destra col bacino fortem ente in~linalo a sinistra ; la colonna verlebral e pt·esentava una e ur va dor .so-l ombare con cnnvessità a ~ìn istra. Pero po\eva r addr iz za r e completameute la t·achide, inclinando i l tronco a si nis trA. N ota vasi pure nel soggetto emianPst r:;..ia a destr·a P re stt·ingimen to del CV. L 'applicazione rf ella corr ente fat·adica sul punto motore del g r ande g luteo bast ò per fare spArire IR deform i tà.


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

Geueralmen te l"i ritiene che l'alleg~iam ento patologico in discorso sia dovuto in queste cond1ziooi alla contrallura dei muscoli, la quale provoca la curvatura dor so-lombare della rachide. L'auto1'e invece cr<!de si tratti di astenia mus colare. Secondo lui, l'atteggiame nto vizioso sai'ebbe l'esagerazione d i quella posizione fi siologica, descritta da Ricl 1ei' so tto il nome di attiludc lw.ncltéc; perciò Cl'ede dove1·si indicare col nome di atteggiamento sull'anca di natuf'a ist erica •:on scol iosi. Quest'ultima ra pprc!senter ebbe non il fenomeno e ssenziale, ma un sintomo secondario di g-rande impor•lanza, giacché il g-rado della si essa non è affatto proporzionato all'atteggiame nto in discor so. Nel cercare di correggere la posizione viziosa si prova una certa resistenza, do vuta alla contrattura, che si stabilisce soltanto al momento, in cui si vuole eseg uire il movimento, e che fiss a il membt·o nell'atteggiamento patologico. Il fenomeno deUa contrattura non è raro nell' isterismo. eq. Sintomi obbiettlvl del dlaturbl della aenalbUltà n elle ooai dette ne.v roal traumatlohe. - (Monalssclt. .(ur Psvch. unci Neu r olog. , Bd. IX. H. 2, 1901).

BECHTt:Rf:W

L'A .. che si ·~ a ltra volta occupato dell'argomento (t), riferisce il contributo della sua esperieQza personale circa il valore dei sintomi obbietti vi, che possono servire ò i guida nell'appl'ezzamento della r·eale esistenza dei disturbi de lla sensibilità (·lolur·i, iperestesia, anestesia). ~ uno s tudio di molto interesse pratico, perché la conoscenza òi quest1 sintomi va le 8 far d itf~renz iare la malattia dalla simulazione della slessa. Egli confermo il val01·e grande del segno d i Manukopf (fu il primo a des criverlo), e cioè. dell'acceleramento o della modificazione dell'attivit-à cardia ca solto l'azione di uno sti· molo por lato nel te rritorio ipet·es tesico; però non è un s e gn o sempre costante. Gli altri sintomi obbiettivi do lui riscontrati sono i s eg uenti: diminuzione dei riflessi cutanei dal lato aneslesic o ed esap-erazione dei medesimi da quello iperestesko; in e g uale innuenza dello s timolo cutaneo su lla respirazione è s ul battito CIH'J iaco, secondo che esso veng a applicato s ul 1\) V Giornalt m ed ico cl el

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HIVISTA Dl ~ EVRO PAT OLOGI ,\

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Ialo auestesico o ~ u quPIIo ~fi no; reazione pupillare algoG"ener.ica 'tuando viene stiml•lalo il terrilo'rio i pere stesico; modi fìcazion e 11ella frequ enza dPI t'e!'lpir·o e della curva re· spirl'!lorl8 l'ti molando la Z•>JII) ir er·o•slel'ica, e compa r sa di un riflesso vason•oto1·.:, cOn"'l !' l~nh· in 111111 Ct)nge:>tione alla te;.ta ed alla faccia ; stato angiospaslico nl:ll terri tor io cu~n e o aneslesico con consecutivo abbassa mento della LPmperntura; r eazione vasale di corta dur·ata per sti moli mecca nici por·tati . sulla cute anestesica; contrazioni r iflesse crampzformi in sPguito a stimoli delle parli iperestesiche e q"Jalche volta anche verti gine e vacillanzenli. A quesl P. osservazioni l'A. ne ha fallo seguire delle allre, dalle quali ha desunti alcuni altri sintomi obbielli vi, che pur lzanno una certa importanza. S0110: la ine~uale influenza sull'ampiez7A pupillare di uao stimolo dolorifico portato simmetricamente tanto sul Ialo anestesico, quanto su quello sMo; la differenza nei due lati della secrezione sutlorif~ ra ; i sintomi a carico dei muscoli volontari, c om e con trallùl·e, crampi, posizione insol ita olegli arti. L':\. ha ratto queste osser vazioni indi pcndel'ltemente dai lavori di Oppenheim; egli ri conosce con questi la possibilità di altri sintomi obbietlivi, (JUati il lremoce: le con Lrazioni fìb1·illari nelle parli alT elle; i disturbi vaso motori (arrossi meolo, cianosi, dermografismo) ; il l'aci le arrossimento della faccia in seguito a stati emotivi ; l 'aumento della temperatura cutanea, massimP. 11elle estremità. cq .

LUI. - Ol•tloerooal multipla del oervello ed eplleaala. (Rivista d i Jlalolo!Jia Mr co.~rt e mentale. fa se. 5, IDOI). La cisticercosi cP.rehrale, di r ui la letteratura é oram oi ricca, può presentarsi sotto In più svariata sintomalol0gia, dando frequentement e !uo~o a fenomeni d' irr·itazione motor·ia (crampi, epilessia j acksoniana, acc~'ss i co11vu lsi vi genPI'sli, vomiti accessuali), più raram ente al quadr o caralter"islico della classica epilessia nello stretto senso della parola. Il caso riferito dall'A. è appunto di qu esti ultimi ed ha grande intel'esse per lo studio della eziologia e della dottr·ioa della \oca lizzazione corticale dell'epilessia. Un giovane, di 18 anni, è I'iCO \'eruto nel manicom io di Brescia d'ordine dell'autorità gi udiziaria. Dall'età di i anni incominciò ad accusa re cefalee intensiss1rne ed andò sog·


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g allo a vertigini ed ad obnubilazioni della coscienza; le prime dopo un paio è'anf\i si fècero più rade e meno g ravi, mentre si accentuat•ono le vertigini e le assenze. Man mano col crescere degli anni il carattere divenne s tt•ano ed ir•·i· labile ; in seg uito a dissensi amorosi egli tentò due volle di togliersi la vita e finalmente a 17 anni, in preda ad impulsione omicida, fet•iva r eplicatamente al collo ed al capo la sua amante. Nel manicomio fu riscontrato essere individuo robusto, ben conformalo, senza notò degenerative somatiche. Q uivi, dopo un anno, ebbe il pri mo accesso classico di epilessia, che si ri peté dopo breve iuterva llo ; seguì una sosta di nove mes i, ma poscia gli a ccessi s i ripeterono più volte ed il soggetto mori in seguito a violentissimo stato e pilellico. All'autopsia furono riscontrate numerose cisti, di varia g rossezza, sparse sulla pia meninge ed in tutto il cervello, aderenti alla sostanza nervosa ; eli queste a lcune presentavan o infiltrazione calcarea, altre lasciavano osservare la testa de lla ioenia solium . La disseminazione cistica interessava tutta la corteccia cerebrale, risparmiando di preferenza la zona motrice. Le cis ti non vennero trovate nel bulbo, nel cervelletto, ne l midollo s pinale, nè in quals ias i al tro organo. Il t•eperlo istologico dimos trò infillt·azione pat•vicdlulare, proliferazione di connettivo e di nevroglia, dislt'uzione e ra refazione del tessuto nervoso a seconda del punto più o meno vicino alle vescicole, sclerosi va sale, lesioni di fibre e di cellule nervose anche in punti lontani tiai focolai p rimitivi . L 'A. crede che la invasione dei cisticerchi debba risalit·e all'epoca delle prime manifestazioni n ervose, come dimos trano lo stato dt avanzata involuzione delle cisti ed i segni di alterazioni croniche nel tessuto pericapsulare. l fe n o meni presentali dal malato non differiscono punto dal complesso sintomatico della epilessia essenziale ; il lungo pe r iodo di remitte nza di alcuni fatti morbosi, da qualcuno consid er a to come nota speciale del cisticerco cerebrale , non poteva vale!'e per una diag nosi di fferenziale , perchè anche l ' epilessia classica può decorre1·e con semplici alLaccbi a lun ghi. · intervalli. Egli crede che debba cancellarsi il concetto di una epilessia essenzia le, quando si voglia l"ilenere questa s ino nimo

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lliVIS1'A DI Xli:VRO L'A 'rùLOGlA

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di epi lessia da causa sconosciuta, e che invece debba aromettersi esser dessa una ma latlia autonoma cronica del sistema ne1·voso cerebrale, ca pace di essere pi'ovocata dalle cause più diverse loC8 li, e generali, esercitanti la loro azione nociva sugli elementi ner·vosi, specialm ~nte cor·ticali. Le sue manifestazioni per ciò vanno nettamente distinte da ''uelle che si presentano come fenomeni occa !'i ionali di uno s ta~o irritativo della corteccia cerebrale (per esempio, nel decor so della demenza paralitica, della sclerosi multipla, delle menin gili, dei tumo1·i, delle inlossicazioni a cute, ecc.) e che meglio sareb bero chiamale accessi o sin tomi epilettiformi (Binswan ger). Nel caso in parola, sec:ondo l'A., la causa delle convulsioni non va riferita all'azione delle sostanze tossiche elaborale dal cisticerco, giacché, come dimostrò l'esame anatomico, la massima parte delle cisti avevano g ié s ubito una completa infiitr azione calcarea o lrovavansi in via di involuzione pi(• o meno a vanzata. Questo intervento dev'essere escluso anche a ll'inizio della malatti a, la cui forma va spiegata con l'azione irritativa. diffusa del pr·ocesso morboso, col disturbato ricambio materia le degli ele menti nervosi cot·Licali. Sicchè la cis ticercosi multipla del cer vello s i troverebbe di fronte all'epilessia nelle stesse condizioui delle malattie a focolaio o diffuse del medesimo; queste possono dar luogo alla vera epileilsia fJ uando incllucono, pe•· mezzo degli s timoli patologici delle parti malate, quelle alterazioni generali biochimiche negli elementi nervosi, che si manifestano con i feno meni di questa malattia. La epilessia vie11e deler·minata tant.o più facilmente, quanto più pl'ecocemenle s i sta biliscono le aJLerazioni in discorso, perc hé il cer vello res ta disturbai(} ne l suo sviluppo. In conclusione, per l'A. la epilessia sar ebbe una entité mol"bosa autonoma, alle cui manifestazioni complesse in ultima analisi è probabile pres ieda una identica condizione patogenica, cioè, un disturbo dei processi del metabolismo or ganico degli elementi nervosi corticali. Il r eperto anatomico del caso esposto con tri buisce indirettamente a convalidare sempre più il concetto dell'ori ginecortmcale di questa nevrosi.

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RIVISTA CHIRURGICA ....

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Perl&rtrlte ~~eapolo·omerale .- (Merlical Press, n. 3187).

SJMON D u PLAY. -

ln segui lo ad un traumalis mo piutlosto t'orte caduto a qualtro clila trasver se a l di sotto de ll'acromio ea io corrispondenza ~all'attacco del delloide all'omero, dopo che siano scomparse le prime consep-uenze, e quando l'infer mo crede di essere guar ito, può accadere che accingendosi egli ad eseguire dei movimen ti e:::les i col braccio affetto, venga a maoifeslarsi una sindrome morbosa, co~liluila dai due fatti seguenti .: 1'' dolore; 2• disturbi funzionali. Il dolore, che ù quasi nullo spontaneamente, è determinalo solamente dai movimenti dell'ar ticolazione della s palla, e dalla pressione sul punto contuso. Per r ilevare hene il di sturbo funzionale della parte lesa l'esaminatore tle"e porsi diet•·o dell'ammalato, in modo da poter comparare la parte ammalata con la sana. Qua ndo l'infermo eseguisce i movimenti di abduzione o di eleva zione col b1·accio sano, la scapola rimane assolutamente immobile sino a clte il braccio ••a g~oriunge la posizione orizzontale, forma ndo un angolo r etto col l'asse verticale di quell'osso. Continuando il movimento in alto la scapola comincia a cambiare posi· zione spostandosi in fu ori verso l'Ascel la ed il suo ango\o \nrcriore gira sempre più in fuori a misura che il br accio é solleva to dalla posizione orizzontale. Da l lato ammalato, al contra rio, non appena il braccio è spostato dal corpo in modo da formare un an golo di circa 45 ~radi coll'asse vertica le della scapola, questa è involta uel movime nto, il q uale inoltre non può ef'-8ere continualo si n o al punto ra;rg iunlo oell'allro Ialo, P<)tendo l' inft!rmo sola m e n te con difficoltà, e piegando la testa e la pa1·t.e superiore del corpo, toccars i la lesta con la mano. Tutti gli allri movimenti dell'articolazione affetta sono impedit.i nello stesso p:rado, e la rotazione e la circumduzionesono ancbe molto limitate. La scapola invar iabil mente p1·e n de parte in tutti questi movimenti, quantunque in nessuno cosi distintamente come nel movimento di a bduzione.

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RlVIS'l'A CHIRUB(H OA

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Quesli fatti, che sono percettibili alla semplice • ~pezione dei movimenti volontari, diventano ancora più òil<liuti coi mo vimenti pa><sivi, e l'abduzione in qut>.stn Cal"o Jà la prova più eviri ente della natura e del gr·ado :lell'o,.tacoiP. Quando dal l ato sano il gomiL1, é pie~wto mentrl' lA scapola è te nuta fi,.l"a nel l"UO angolo iufer·ior·e, il braccio può es8ere innalzato sino al la posizione perf.:.ttame11te orizzontAle . senza che la scapola si muova ; ed è :;;olamc nte quando il movimento è spin to oltr·e all'angolo t'ello che la l"Capola si sente spostare in modo da parteci pare al mnvtme11tn dell'on1f't'<) . R ipetendo la stes,.a manovra dal latn ammHiato, il bracc10 pu6 essere innalzato solAmente sino al punto da formar·e un mezzo angolo r etto senza che la scapola si muova, ma oltr·e questo punto il movimento le vien comunicato, e se l"i tenta di impedire lo spnl'>tamento di et«><a, l'infermo avverte immediatAmente un rort~ dolot·e nella ~pa lla . L o stes>=o si nota negl i allt·i movimenli. È di capitale iml'ortanza per lH diagnosi il fatto che entro certi l imiti invariabili J'a1·ticolazione Appa•·e normale, i mo· vimenti non !'Ono impediti nè vi è mantft>s tazione di dolor e; ma no n appf' na quP!'.lo limite è !<orpas!'alo si manife~ ta un ostacolo fisico che determina dolore quando si lento di su· per arlo. L a rigid ~>zza della spnlla, che si r ileva anche nei movimenti pa ..sivi , mostra che il fatto morboso non dipe11ole dA les•on1 muscolari, come per esempio dull'atr·ofia del dt>ltoi de che si può trn vare in qualche caso. La pl'imA ipote"i che si pl'e~e nta alla m ...nte in questi essi si è una atl't>zione dell"articolazione che ftlS!' C per ò solAmente in corso di sviluppo, non essendovi ùef,•rmazione, tumefazion e nè dol or·e spontaneo. Non pot•·ebbe essere in conse· guenza n è un'AI'!I'tte ac uta ne croni ca. ma un'anchilosi incompleta cons.,cutiva ad un'artrite di or·i:;!ine tr11umatica guarita, ma <::l1 f' abbia lasciAto come reliquH lo la forma zione di ade· sioni.. limitanti i movimenti . normali dell'art•colazrone. T al e in vero fu la diag-nosi fatta costa ntem,..ote prima che fos!>e conosciuta l'esistenza della pt>r·iar·lrile sca polo-omer·ale. L'autore rr corda il ca" O di una d•o11nu che presen ta,·a questa speciale rigidezza della spalla in modo notevol e, ed in cui egli determino di r omper·e le adesioni, cio che fece sotto la aneslel"ia clot·oformica, avvertendo distintamente che qualche cosa si rompeva.


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RIVISTA CHIRURGICA

Il gior•no seguente, mentre egli si aspettava un attacco i i artrite più o meno acuta nell'articolazione suiia quale aveva operato, tr ovò con meraviglia che in essa non vi era alcun dolore. Ne dedusse allora che la rotLura n on aveva avuto luogo nell'articolazione, e che quindi la lesione doveva essere extra-a rticolare. Se rammentiamo la grande borsa mucosa situata al disotto dellìgamento acromio-coracoideo e del deltoide che avvolge l'estremità superiore dell'omet·o e costituisce quasi um• se· conda articolazione esternamente a quella ver a , in modo da facilitare il m ovimento della lesta dell'omero contro l'appa· rato acromjo- cor acoideo, è facile vedere che questo è il luogo dove la lesione in discussione si sviluppa. Sta il ratto che le lesioni di questo articolazione supplementare determinano disturbi funzionali molto simili a quelli delle lesioni intra· articolari. Esse di regola sono di origine traumatica (contu· sioni, lussazioni o fratture nelle vicinanze) qua ntuw1 ue alle volLe sorgono spontaneamente, sieno di nalut·a infiammatoria e si sviluppino n ella borsa mucosa infra-deltoidea sotto l'in· tluenza di varie cause. Questi fatti vennero confermati da l· l'autot·e in una autopsia desr.r itta nella monografia da lui pubblicata nel 1872. Egli non trovò alcuna alterazione m ot·· bosa nell'articolazione, mentt·e la borsa mucosa infra-acromio· coracoidea ed iofra·delloidea era interamente ~compa rso e sosti tuita da fibre Iegamentose di un tessuto molto fitto che univano la testa dell'omern alla volla acromio- coracoidea ed a l sottoposto deltoide. Queste bandelle fibrose possono comprendere nelle loro dira mazioni i tronchi nervosi del plesso brachiale, delermi· nando co~ ì una nevrite seg uita da dolore e qualche volta anche da ruslurbi trotìci molto gravi . Dopo di quel caso molti altri ne furono cons tatati a l tavolo anatomico, e l'autore ste!'lso ebbe l'occasione di verificarne un altt·o che confermava in tutto le lesioni del primo. La pe· r iarlt·1te scapolo- omerale resta perciò una entità mo r b osa pet•fettamente definila al prese nte. I tratti distintivi dal punto di vista clinico dell'affezione sono : l'assenza di qua.lsiasi lesione delrarticolttzione o di ogni sin· tomo che accenni alla previa esistenza di qualche alterazio ne in essa; ed il carattere del dol(lre e dei dislut>bi funzionali. ll dolore s pontaneo nelrarlicolazione, che qualche volla s i 1rradia sino al gomito e frequente nell'a rtrite, ma é raro nell&

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per·iartrite, e !'le esso esiste, prende la f't)r•rrro di rrrr tlol ot·e nevt·ilico per la ragi one ripor·lata a proposito del:·anntomra patologica della lesione. La sensibilità alla pretosione el'iste rr ell"urtrite in corrispondenza rl ei punti accessibili dell'arlicolaz ionP, cio~ nell'ascella e nell'interstizio tr·a il ùelloide ed il g1·au [JI'tlorale. Nella pel'iartt·ite non vi é dolore in questi punti, ma d'Hitrn parte esso può essere determinato cotua pressione immeJ in· temente al disotto del proces!'lo dell'acrornron e dell'apnlìsi coracoide, come pur e ~ul punto di attacco del deltoide al-

l'omero. Vi P. anch'r. una differenza essenziale tra l'artrite e la pe· r·ian·trile r iguardo al dolore provocato dal movimento. N el · l'a r trite tultr i movimenti sorr o dolor osi , m entre uella periartrrlc tal uni od anche tutti i movimenti possono es$0er e cOm!Jiuli senza il minimo dolor·e sino ad un certo limite invariabile, cominciando esso a manifestarsi $00iamente rruand o si !'Orpassa questo limite. In ultimo i disturbi funzionali difl'el'i;.;cooo di mollo nell'artrite e nella periar trite. La r igidezza aS!':OCiala all'artrite tale che ogni movimento dell'omer·o trascina piu o meno la scapola, e ~o il br·accio teo uto a piccola distanza dal corpo ù addotto, la scapola si muove ver•so la l inea mediana. Nella periartrite al contrario tuttr i movimenti sono assolutamente normoli, >'euza la pertecitJa:t:ione della scapola sino ul limito summenzionato: che per· l'abduzione è di solito l'appresentato da un angolo di ·'t~> gradi. Uoa diagnosi dilferem:iale tra la ri gidez.zu dovuta all'artritlol o alla periartrilP. può >Jempre e:>sere ftltta merci! un esan1e accurato del dolot·e, e specialmeute dei disturbi' l'unzionoli. La prognosi dell'affezione è grave se questa resta sconosci uto, e non viene sottoposta ad oppot'luno trattamento. Le adesioni non hanno tendenza 11 scornpar·ire spontaneamente. anzi a poco p~r volla dtverrtano pru forli e meno cedevoli, ed in ultimo determinano una forma di anchilosi così gra,·e. conte se fosse il t·isultato di lesroni in tt·a-articolari. Se d'altra parte la diagnosi è stata fartta in tempo, e l 'a ffezione viene curala opportunamente, la prognosi ~~ t•t-lalivam ~nte benign11. l no l tre confondendo una periarlrile con un'artrite non so· lamenta la vera malattia non viene curala, ma ric01·rendo

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RIVISTA CH IRURGICA

alla cut·a solita dell'artr it3, ctoé alla immobilita dell'arlicQ!azione, la for mazione delle aderenze viene ad esserne favo rila, e la cura con!'ecutiva "della p er·ia rlrit~ diventa perciò più u ifficile e meno· efficace. Riguardo alla cul'a della periarlrite scapolo-omerale, l'immobilità: e l'uso dei risolventi locali dovrebber·o esser e adoperate solamente al principio, durante il periodo del dolo re acuto. P assato questo s tadio , la cura deve esseri! fatta col massaf{gio, la kinesotet·apia, le doccia e l'elettricita. Nello stadio cr·onico, quando la rigidezza costituisce una pseudo-anchilosi, se questa è di g rado leggiero, la g uarigione s i ottiene frequentemente usando i mezzi cura ti vi detti, in modo energico e persistente. Ma se nessun miglioramento ha luogo coll'uso di essi, ovvero se la rigidezza é mollo notevole e di vecchia data, è necessario rom per e l'ades ionesotto l'anestesia. Eliminando con rtuesta la contrazione mus colare, la scapola, viene fissala per mezzo di un lar go asciugamano ripiegato ed applicato al lato affetto in modo che i ca pi possono lega.rsi s trettamente da ll' allro Ialo, menlre il braccio è posto nella posizione di abduzione forza ta, e da quesla vien portato s u ccessivamente in ogni direzione. La r ottura dell'aderenza è manifestAta da un rumor·e che spe!"so è per·cettibil e all'or·ecchio, e qualche volta esso é cosi forte da me ttere in Appre nsione l'opPratore. quAnlunf'JuC non sia ~;:t at.o ma i osser·vato un calli v.o effetto i n s eguito a questa cura. Dopo due o tre giorni di ri poso è di grande impor tanz.a , per impedir·e la riproduzione' delle aderenze, di ricorrer e alla cu r·a energica del massaggio della kineseterapia ecc. 1n qualcbGJ caso eccezionale, malgr•ado ~uesta energica cura, é stato o eces~s rio ricorrere per una :seconda volta alla rottlirl't delle aderenze sott o l'anestesia , per assicurare la complel3 guarig ione. A. M. H. GREENE. - Clroa. la oora. dttll'ldrooele me cllaute l 'loveralone della. vag toale. - (Boston ,'\1/e -

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dical and Su rgical Journal , 8 agosto 1901). •.r t

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Questa operazione, introdotta nella pra tica du rante gli Ilitimi die ci anni, é conosciuLa in Francia s olto il nome d i oper•azione di Longuet e in Germania con quello di opera· zione di Winkleman. È dubbio a chi spetti il merito di A.verla praticata per pr imo; secondo l'A . parr ebbe che esso

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RIVI STA CHIR URGICA

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fosse dovul•J a Jabouley che la praticava fiu dal 18!H, mentre la memoria di Winklemau fu solo pui.Jblicata nel 1898. Ecco la descrizwn e dell'alto ope1·c~ livo siccome Io pratica l'autore. Si incidono i tessuti fin o al sacco. Si incide questo dall'alto al ha!':so per una lunghezza di 3 o 4 r.c·ntimelri, piut· tosto verso il suo polo super·ior e che verso l'i nferior e. Dopo svuota to c:Oml)letamenl.e il liqu idn, si Lira l'uori i l testicolo in modo che l'intera tunica vaginale pr·opria sia ar·rovesciata comph~la m e nte . In questo m odo l'incisione di essa viene a trovarsi in r elazione con l'epididimo e la fine del cot·done spermalico. Si su tura allor·a l'incisione, per· quanlo sr può, io modo da render·e im po~<s ibil~ un nuovo arrovesciame nto della vagìnaie t enden te a rilornarr~ alla posizione primitiva. Si ri pone allora il testieolo nello scr·otn, avendo cos'r o ttenuto ilt·isultalo che l'inter a faccia s i ero~a •Lel la va~inale propr ia si trova a con tallo col conn ~ ttivo lo"so della vP.ginale comune col quale prende aderenza, r·imanendo il Leslicolo immediatamente al disotto delle pareti dello scr·olo, che vengono sutu· ra te come d'ordinario. N ella m a~g i o rttnza de• cu!"i il testicolo, ad operazi one fini ta, viene a trovarsi spostato \'er·so l'alto. L ' unica complicazione pos~<ibilo é quella già m en:.:i~ata dal \.VmkleJl)an, ci oè la compa•·sa di una l ieve tumefazione pet•iorchilica, da lui attri bui la alla pl'obabrle imbibizione del conne tti "o lasso per la sier osilà segregata dalla membr~ana sier osa e che presto viene riassorbila. J 1 me lodo si presta per oper ar e insieme idrocele ed ernia, o idrocele e var·icocel e, od infine idr ocele bilater-al e m ediante una sola incisione dello scr olo segulta dalla incisione del s etto dello scr olo. \\'inkleman dice che non è nece"sario obbligare il paziente al letto. Le conclusioni dell'A . sono le seguenti: t• L ' o per·azione i· facile ad eseguit•si e i suoi r isultati sembrano ol trmi ; 2o In tutti i casi co si operati non si é mai a vuto a lamentare s uppurazion e o oev ral ~ie lesticolari consecutive; ;J• Prima di foemulare conclusioni definitive è necessa rio seguire i pazienti p er l ungo tempo, allo scopo di accertar e .a possibilità di atrofia consecutiva del t esticolo, od alteraZIOni nella sua fun zionalità. L . F.


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RIVISTA. CHilWRGICA.

CoLLEY. - La cenere d 'Oli& oome materiale 41 proteal nelle p1eudartro1l. - (La Sem. mèd., fase. :?8, 1901). I n un caso di pseudartrosi, consecutiva a frattura delle due ossa dell'avambraccio in un alcoolista, l'A., non potendo risolversi a praticar e la s utura ossea, che credeva compromess11 pe r un acce8SO di delirium tremens, è r icorso al seguente processo: Ha pt·eso la cenere frt!sca e finame nte polverizzat.a, ottenuta dalla combus tione di un femor e di bue e ne ha falla una miscela con l'acqua disl1llala e con la mucillagi ne di gomma arabica. Ha così ottenuto una specie di pa ppa, che passava con certa difficoltà atll·averso la cannula d'u na g r ossa sil'inga di P ravaz, e c he in iettava tutti i mesi, sen za anestesia e nella quantila di circa 10 c. c., nelle estremità dei frammenti . Dopo 6 iniezioni, il cubito ed il l'adio si sono completamente consolidati. Come vedesi, l'A. nello escogitare questo suo p1·ocesso si è inspirato alle ricerche di Barlh circa l'impiego della cenere eq. d'ossa come mater iale di protesi.

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BEcK. - La tintura dl Iodio nel trattamento delle fratture aooldentall. - (La Sem. med., fosc. 34, 190 1). Per rendere il terreno s favorevo le alla moltiplicazione de{tli infettivi, l' A. è ricorso a lla tintura di iodio, che, oltre alle pr oprietà antisettiche, ha quella d'impregnar e profondarneule i tessuti. Veramente fin dal 1897 il dott. Ricci consig liò di tra llarc le feriLe cavitar·ie con la soluzione di una parte di tintura di iodio in 5 di a lcool. L'A. invece adoper a la tintura tli iodio ordinaria sistematicamente nel le ferile inf(,tte o, p er meglio di re, in tutte quelle accidentali; giacché, come fa be n osservar e, qualunl') ue soluzione Ji continuo non dovuta al bisturi, che lnvnra nelle condizion i r igvrose di Asepsi , d eve esser·e consider ata come infetta. La ferita prima 5i asciuga accuratame nte e poscia r ice, •e largamente la tintura di iodio. Le colture falle con g li essudali delle lesioni t ra ttate io questo modo sare b bero rimas te se mpre steril i. l.a cicatrizzazione fu rapida, e ness un distur bo generale su!òsegul a questo trattamen to, sebbene in due soggetti si s ia avuta la r eazione caratteristica dell' iodil) lle lleorioe emes;::e 3-4 ore dopo la medicalura . cq a~cn li

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RIVISTA DI OTO-RINO-LARIN GOIATRIA Infiammazione ornpale prtmltlvadeloondotto au41tlvo dovuta al baolllo ploolanloo. - tMonatsschr. fL~r Ohrenlieilk., marzo "1!301).

H EL M AN. -

L'A. descr ive 3 casi ti i quesl'alrezione, molto ra1·a, che sopravviene br uscamente, !:'enza causa apparente, e senza alcun disturbo far inl!eO, naso-faringeo o d'a ltr o organo vicinn. In genera le i sOI!gelli si lagnano di dolo1'1 vivis!'imi all"orecchio e l'esame obbietli vo riv ela lumefazic•ne e r ossore diffuso ùella pa1·te ossea del condotto auditivo, con re strin~i­ mento dello stesso; desquamazione epide1·moidale, ir.deb•)limen to dell'udito. Dopo 2·3 giomi, sopra una delle pareti del condotto appare una specie di ulcerazione, secernente poca sierosità; nel gior no surcessivo si forma una membrana spessa, brillante, gelatini ft>rm e, la qu~;~le P la causa de1 vivi dolori, tanto vero che, a!'pot•tala, notasi subito la !icompar sa t lei medesimi. Questa membrana si riproduce da 2 a 5 volte; a cnpo a 15 g1orni ciPca, tutto rientra nelle condizioni ordinarie; non si ha uella parete del condo tto lllcun~;~ cicatr icn r esidua. L'aspetto, la consistenza, gli altri caratteri mncro~co pici della membrana in dic:coi'SO sono cosi car atteristici, da non lasciare dubbio al cuno sulla sua natura crupale ; le pt'oprieta chimiche e mic1·oscopiche eonft~rmano quP.8la opinione. La malattia in discorso si drsling-ue dalla difter ite, con la qua le presenta certi punti di somiglianzlt, per l'assenza dei sintomi generali, per la facilità ~l distacco della m embrana, flér il ritorn o ~ompleto del tes!"uto alle condizioni normali senza cicatrici residue, pt-r la mancanza del bacillo di L ulllet'. Il pt·irtcipale, se non l'unico, fnllo r e etiologico della lesione, è il bacillo piocianico, di cui l'A. ha potuto ottenere la cultura pura in tutti i 3 casi rifet·iti. In quanto al m odo di formaziune, non si tratterebbe di un ~ssudalo fibrinoso, che, comP è ri~aputo, si produce solo a h:ello delle ~ ierose o delle mucose, il cui epitelio abbia subito una soluzione di continuo; sarebbe invece un li quido pro-


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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRJA

venic· nte dalla •·ottura d'una vescicola e che s i coagula sotto l'azione del bacillo piocianico. L'A. nel trattamento di questa affezione ha ottenuto notevoli vantaggi dall'applica zione nel condotto auditivo di lamponi d'ovatta , imbevuti di glicerina fenicata. cq. H A:O.fON oE FouGERAY. -

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Origine rlno-farlngea del gossL

(Le Pr ogrès .vtédical, 25 maggio tftO·I).

In se'-!uito a numerose osservazioni cliniche, l'A . crede che il trattamento curativo conveniente delle caviLà nasale e fa ringea abbia una g rande influenza nella cura del gozzo m·dinario e di quello esoflalmico. Egli è d'opinione che le les!oni va scolari della cavità boccale-far ingea diano luogo al gozzo semplice; che quelle delle cavità nasale e!faringea al gozzo esoftalmico, e che infine le lesioni della mucosa rino-fat·in gea diano nello stesso tempo origine al gozzo ed all'esofta lmia. Inoltre emette il parere che le lesioni miste vascolari e simpatiche dell'oro-faringe possano vrodurre ·gozzo e disturbi cardiaci ; quelle di lutto il rino-fa ringe il morbo di Flajani. Le lesioni simpa tiche, limilate soltanto all'oro-faringe, a lla cavità nasale cd a tutto il ri no-fa1·inge, deter ncinerebbero, seconlio lui, disturbi cal'diaci. senza traccia di gozzo o di esoftalmia. L'A ., in vista di questi fatti, insiste nel raccomandare ai pra tici il trattamento oro-faringeo nei dive1•si casi di g ozzo, potendosi ottenere col medesimo insperati successi. cq. Sulle malattie ooularl prodotte dalla tuberoolo•l della muoo•a nuale e la oura dl que•t'ulUma coll' aol4o lattloo. - (Zeitsclt. .J: Ohrenh., volume 39, r- 224.

Hl NS ilERG. -

Per pr opagazione della tuber colosi nasa le, si manifesti questa soLto fo r ma di tumori, di granulazioni o di n oduli luposi, si possono avere le seguen ti forme di malattie oculare : 'L0 una semplice dacr iocistile , la quale, non presentando nessun dis turbo ca r atte ristico, se non si esa mina sistematicamente il naso, passa inosser vata; 2° una affezione decisamente tubet·colat•e del sa cco. SeiferL ne descrisse 5 casi ; 3' una malattia della congiuntiva di natura: a) flogi sltca, prodotta cioè dall"irritazione del secreto, non dall'azione :::pe-

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lUVISTA DI OTo-RI~O-I,ATHNOOIA'l'lHA

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cilica dei bacilli tuber colflt'i ; IJ) specifìca tubet·c:olare sotto rorma di infiltrazioni ùella cong iuntiva, l e quali possono invadere anche la cornea. Que,te infiltrazioni !'<Ono di r egola nei dintorni dei punti lag t·irnali; possono però lrovat·sene anche lontane e collega te col sacco lag rimal c per mezzo di una fistola; .1o una m alattia delle papebt·e !'\ol lo rorroa di tuber colosi cutanea. L ' A ., per la cura della tubercoloii<i nasale, pr evia l'esportazione delle piìt g rosso l!t'an ulazioni c:oJran sa o colla cur elte , p1·ec onizza l'acido lalli co. Egli usa alt<>ruativamen le soluzicn i deb.:> li e solu:-:ioni forli (pC' rfino a ll' 80"/ .), che applica local· mente per mezzo di un lampone d'ovall.ta lasciato sul posto p(!r tre ore al tzioruo. La ii<Oh17.ioue l'orte cl'ocido lallico provoca un'abbondan Ll' secr ezione mucosa e la l'or•mazione di una crosta spe::>sa, chu il g iorno ::;ol-!uente ~i esporla dopo r·ammollita con pomata bori ca. i\lt\ntre le parti sane della mucosa poco o nuila soffrono dell 'azioni' dell'àcido lattico. le porzioni m alate si modificAno a poco a poco fino a riacquistare la cos titu:-:ione uot·mal e. L'A. stesso ammette però pos~ibili le r ecid ive. come lo dimo!'ltl'ano le osser\'azioni .eli tutti i ri nologi che si o.:cup~~ron o dell'argom ento. G. O. R1c~tT'"'R. -

L'elettroterapia. della lar1Dge, Duovo metodo pel trattameDto del Dervo rlcorreDte. - (Arclt.ill fiir . Larungnlo(f· unti Rlttpw log., 11. 1, 1901).

La el ettrizzazione della larin ge può rarsi per via diretta o per via indiretta, cioe, col 'metodo percutaneo. Per quest'ultimo l'A. raccomand a di adopera l'e la el etlricilù. galvanica ,. serven dosi di un eleU t•ode doppio, da lui ideato, che vien e applicalo s ulla c:-icoide. La inlensi t.a della cortente non ùe· v'essere supel'ior e ai 6 M. Amp. e deve venire interr ot ta ogni ~~ secondi. Volendo adoper are la eleLtrizzazione en<lolat'ingea, si fa uso d i eleltt•odi monopolari (Tulembet·g, Mackenzie ecc.) e bipolar·i; fra questi ultimi é da ri cor dare quello di Ziemssen e quello idealo dall'A., consistente i1 1due pennelli di pel o molle, isolati , e che si rendono adalli a condurt•e la corrente con l'immergerli in una soluzione di ioduro polassiu·soclico-br omico ai 10•t•. La intensità della corrente non deve superare i 2- a M. Amp. per 5 secondi.


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RIVISTA. DI OCUf,I STICA

V olendo stim•>lare il ner vo ricorrente, bisog.na r ender e l'eletlrocle monopolare_ , unendo un polo ad u n eletlrode a sonda con oliva terminale, che si poggia sulla parete laterale della faringe, poster iorm ente ad una delle tonsille, dopo averlo introdotto per· la bocca od anche pel naso. 1n questo modo può stimolarsi tanto il vago, quanto i suoi. r am i . S'i otenne che l a in tensi tà della conenle dev'essere minore di quella adoperata per via cutanea. L a el ettrizzazione del nervo ri cor'rente col me todo sugJ::er·ito dall'A. avrebbe valore diagnostico e terapeulico notevole nelle var·ie affezioni di questo nervo (p. e. par11lisi da compressione, da nevrite cee.) e del vago ; sar ebbe pure util e

nelle paresi e nelle paralisi dei muscoli faringei, nell'afonia i sterica, nei disturbi la rin gei consecuti ,·i alla tabe dor sale, alla sirin gom ielia ecc. et!,·

RIVISTA DI OCULISTICA L EP R I NC r::. -

larloa. -

Aft'ezlonl corneall ed h·ldee dl orlglne ma( A nna/. d 'Oculist., mag gio '1!>0 1) .

DPll e alt erazi oni , che [ a in fezione maiArica può determ inare nell'occhio, al cune ne interest<ano ~oltanto il fondo, al lr ~ si localizzano nelle m emh raue supel'fìciali, special m ente la co rnea e l'iride. L e prime sono r ela tivamenttl frequen ti e m ollo ben conosciute; l e seconde invece, P.ccezione falla p er la cherati te pa l"enchimalosa diffusa, costituiscono vere r ar i tà In vis ta appunto di tfiuesla rari là, l' A. aggi unge una terzA O!';Servazionn al l e due fi nora possedute circa la chet·atite ulcer osa dendr itica eli ol'i ~in e malarica . Trattasi eli una donn t~, di 2{. anni, con leucoma all'o cchio si nisli'O. consecuti vo a cher atite sofferta nell' i nranzia, cJ1e 5 o 6 Anni prima aveva sotl"erto el i febb1•i con crr si epati che. Otto giorni dopo un· parto, fu colpi la fda violento accesso febbr ile, sussegui to ben presto da lieve congiuntivite, che ven ne trattata con coll i r ro al solfato di zinco. l par·ossism i febbr ili, di na l ur·a i ndubbiamente malal'ica, continuarono n ei giorn i successivi e solo cessat'ono momeo"tnncamen le per carnb1o di residenza della donna, torn ando di nuovo a man i -


R!Vl:5TA IH OCUL JS1'WA

l!ltiJ

festarsi quando questa ral!giun!';e il domicilio abituale. Contemporaneamente i fatti oculat'i aggravarono, nonostanlt- lt• va r·i~ cure falle, e quanrlo l'A. osser vò 1'1nl'erma, cit'Ca òue mesi dopo, ebbe a r ilevare a sinistra una doppia ulcet·aziona corneale ed a destra due leucomi r ecenti, del lutto ~imili po•r aspetto o quello di antica dala. L'u<=o continualo delltt cllillÌJHl e dei preparati ur senicali, associali ad un lraltaml'rtlO !or ale (pomata todoformica, inslillazioni di atropina e più tardi apfll icazione di tamponi caldi) determinò ben pre~lo la cicalri7.zazione delle ulcet·azioni e la cessazione dei vari disturbi fun· zionali, stcchò l'ammalala potè tor·nat•e al lavoJ'O e legget·e senza fHtica. Un mese più tardi si ebbe la reci diva dei falli oculal'i in segu ito a nuovi accessi febbt·ili; ma anche questa volla la chinina ebbe ben pres to t·agione dei fatti locali e gener al i. D'allora in poi non più acces!<i febbrili, non più cheratite ul cerosa. Sulla natura di que!i'ta cheratite non v'ha dubbio di sorta; l'apparizione degli accidenti corneali ad ogni l'ilOl'IIO della febbre, gli ~~ ff(;)lli sol leciti del trattamento specifico cornpro· c'l· vano l'origine malarica dell'aiTezione in discorso. TRoussEAU. -

ratta. -

La morte dopo l 'operazione della oate· ( ..lnnrtl. rl'Owlist., marzo 1901).

Sebbene l'eRtrazione del cristallino opaco sia generalmente consider·ata senza gravita. pure sono registrati casi, in cui l'operazione fù se~u ita dalla morte; ed P, appunto su 'lue!';ta e'•entua~ità cl1e l'A. c t·edc d1 richiama r·e l'at~tl nzione ùAi r:ol l eghi, lento piit che C"-!H\ a suo avvi f' o, sarebbe più f1·equente di quello cl1e non l; t creda. L a ragione di questi decessi resta S(;)tnpre oscura. L'A. non si o cr:upa di quei casi, tn cui il m eccanismo della m orte é molto evidente (p. es. per uremi1.1, per emorl'af(ia cere· bra le, ecc), e nei quali la qu istione sta solo nel sapere se -vi fa semplice coincidenza oppure rappo!'lo di causa ad efl'~ lto tra l ' intervento operatorio e l't>!>ilO 1\'LHie. Egli consider a piuttosto i decessi sopr·avvenuti in individui tino allora sani, ma di età avanzata, che in seguito all'operazioM dt~ lla cateratta sono mot·ti per accidenti bronco-polrnonali. Dei due esempi da lui riferiti uno riguarda una donna, molto avanti negli anni , mai ammalata durante la sua lunga


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RIVISTA DI OCULlSTICA

e;;istenza, con tulli gli organi sani, nella quale la s era del 2• g iorno dell' intervento chir urg ico si dichiarù una conges tione polmonale rapidamente mortale . L'nJtro un uomo, nelle stesse condizioni di e tà e di salute, nel q uale i fa tti polmonali si dichiar arono al 3• giomo dall'operazione ; ne guarì per allor a, ma nelranno s uccessivo essendosi fatto opera re della seconda cateratta da un altro specialista (l'A. s i era ricus ato), morì per polmonite do ppia in cinque gior ni . S t!co ndo l'A. • la commozione nervosa • (dettlr minsta dulia preoccupazione, dalla paur·a òi compromeUer·e con movimenti intem pestivi il successo dell'opet·azione, da l viaggio, qualche volla fati coso, prima della medesima, dal lungo so~tgiot·nu 'netl'oscurilll) e l'alimentazione, sempre dannosa nei vecchi, rappresenterebbero le due cause principali di queslt! ter·ribili complicazioni da par·te dell'apparecchio respiratorio. P oco s i può fare con lro la prima ; ma per la se conda se ne pos· s ono atletluare, s e non sopprimere g li effetti. L'A. ha poi per regola di tenere i s uoi oper ati pochissimo tempo a Jell() e ()llfllcl 1e volla mai.

La oura del traooma. Wiss., 8 ottobre 1900).

F EUF.R. -

(Centralb/all, .f. m~:d .

L'aulOJ•e, che ri siede in una r egione ove il tracoma e molto frequente e s i presenta spesso in forma assai grave, e spel'iment6, l'un dopo l'altro, lutti i mezzi curativi. Nei casi acuti, s ub acuti, o quando, nei casi cr·on ici, vi è tumefazione della mucosa con secrezione, egli applica lutti i g ior ni , o ogni due g ior ni, con un pP.nnello, una soluzione di nitr ato d'argento al 2 p. 100. Nei casi cr onici, e gli ricorr e al s ublimato all' l p. 1000 c0n cui pratica frizioni sulla congiunti va, s~ rvendosi di un t.ampon~ di colone. L' espt·essione dei g ranuli tracomatr.si si r entle qualche volta necessaria ; e, a tale scopo, egli s i serve dell'unghia dei due pollici, non della pinza di Knapp, che lacera la. congiunliYa. Tutti g li altl'i mezzi sono meno buoni. :\ei c·asi in cui la sensibilità della cornea impedisce l'u;:o <kl sublimato, Feuer a dopera il tr-icloruro ùi ioùio all' l p .. 1000, e la polver·e di acido borico . E. T .


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RIYI~TA DI TECNICA E SER ~IliO MEDICO MILITARE Ìll.

MoiNGEARo, mt'·decin major de 2• c lasse. - Dell'emoawl lD oampagna ; auol mezzi ; aae applloaztonl. (Archioes de médecine et de pltarmacie miWaires. 1901, n. 3, 4, 5, rnars, avril, mai, Pag. 214, 28H, 353).

c Lo scopo di questo lavoro é r1uello di dimostrare, da un lato, quali sono i processi più semplici, e dall'allro, i metodi più sicuri da mettere in opera in campagna per assicura1·e l'emostasi.,, Con qul'sta modesta premessa l'autore da principio nd uno studio che è fra i più accuraU e perfe tti fra i tanti cile videro In luce nei libri e nei period ici di chiru1·gia di guerra, studto che meriterebbe non una se mplice r ecensione, ma un'analisi cqmpleta e dettagliala, essendo del massimo interesse pet· ogni medico militare il rico1·dare e riassumere, dirò CO!>i nella s ua mente, in bell'o rdine come sono dettate dall'autore, le pratiche della c mostasia in campagna. La lunghezza della memoria scientifica, e la necessita di rimanere nei confini di una rivi!!ta, ci obbliga però a dare soltanto un cenno si notlico della materia trattata con rara compe te nza, e l'autore vorrà perdonarci, se per la necessità della sintesi, non potr à nettamente emer:rere l' impot•lanza di un lavoro, che merita di essere letto P- meditato nell'original e. L'autore ha diviso l'argomenln da lui preso a svolgere nl'i seguenti capitoli: l. Frequenza delle emo nagie in campagna; I I. Mezzi pe1· as!>icurare l'emostasi in campagna; I 11. Impiego della emnstasi nelle diverse r egioni; IV . Emor1·ag ie venose; V. Emorrag ie s econdarie; VI. Infine, trattamento generale delle emorragie.

l. - Frequenza delle emorragie In campagna. Gli scrittori di chirurgia di guerra (co!:'ì si esprime il dott Moin geard) non vanno d'accordo sulla frequenza delle emorragie. Gli antichi medici le reputavano raré; Morand


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RIVISTA DI TEC ~IC'A E SERVIZIO )IED IOO M!l,JTAR E:

è del parere che i soccombenti sul campo muoiano, per tre

quArti, di emor•·agia. Queste due opinioni sono estreme. Legouest trova troppo elevata la cift•a del 18 p. iOO stabilita dopo la guerra di Crimea; durante la guerra di America si constatarono H fe r·ite delle arterie sopra 87,822 fer·ite; in Crimea 15 su 443~; nella guerra del 1870 Chenu dà la stessa proporzione del 18 p. 100. Non è ancora possibile (fortunatamente) stabilire, con dati st~tllstici abbastanza numerosi, in qut~le proporzione i nuovi proieltili prov visti di inYolucro saranno causa di emor r agia ; da osservazioni del dott. La Garde ~Blessures par balles de cali&re r eduil. - A rch. dc méd. el de ph. mil., 1800, T . 36, pag. :3:39) ris ulta che nella recente ca mp~:~gna i:>pano-americana le emorragie sono s tate meno frequenti elle per il passato. La pt·oporzione dei morti per emof'ragia é elevata. Nella g uet•ra di Secessione morirono il 67 p. 100; nella guer 1·a d'Italia (1859) secondo il maggiore medico Riichepin, non fu· rono certamente al disotto di questa cifra . 11 numero di quelli che soccombono alle emor ra gie è diYerso a seconda che tratlisi di ferita da arma da taglio e da punta, o da a r rua da fu oco. Le pl'ime sono causa molto più frequente di emorra gie immediate ; le altre possono semb•·are non pericolose al momento, ma producono s pesso <?morragie s econdarie. Cosicché l'emorragia è una complicazione abbastanza fre'luen te delle ferite in campagna.

I l. - Mezzi per assicurare l'emostasi In campagna. A ) Sul campo di ballag lia p1·opriameate detto l'emostasi doYrebbe esser e affidata ai porta-feriti, ai quali incomb e r ebbe a nche l'ufficio di immobilizzare pr ovvisoriame nte le fra tlure. É del lutto superfluo discor rere della compressione, e dire come nelle lesioni dei g rossi va si, specie deg li ar·ti, rappres enta il miglior presidio estem poraneo per opporsi ad una perdila di sangue mortale. Ciò ~be occorre di a ccennare è elle al porta-ferilo non ç, po!Osibile affidare il cò mpito di fare altrimenti l'emostasi, per esempio colla forcipressura, perché quando il sang ue scorre con Yiole nza, nessuno, ecce ttuato il medico, può avere l'abilita n eces~ aria per arrestarlo in $ilO con un i!i<trumento a p1·essione. Anzi non sorA mai ab·


RIVISTA DI 'l'E C.l'lOA E S ERVIZIO liEIJICu ~JILl'l'ARE

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bastanza raccomanù~:~lo al porlaft! rìli di non toccare affatto la lesione, e di r icopl'Ìrla soltanto col pacchello da medicazione, specialmente quando si t1·atta di regioni (lesta) dove la compressione vasale a dis tanza non può esse1·e ese•·citat.a. B) N el posto di medi<'azione (o di soccorso, e tutt' alll·a cosa. Quivi, volendo, s i potrebbe realizzare u na perfella emostasi; ma ciò non deve essere p1·eso alla lettera. Col grandi!:isimo numero di ferili che si avranno dopo l'adozione delle armi a liro rapido, ed H. ripe tizione, non sarà se mpre possibile, O !~ opportuno, al posto di medicazione fare de lle allaccialu1'e in sito o a distanza. essendo queste ope1·azinoi assai delicate, e richiedenrfo un ambiente a settico, ed una certa larghezza di mezzi e di soccor si. Basterà quindi as~ i curarsi che l'emostasi esPg uita sul campo sia efficace, a Rsi<~uranù o la meglio se sarà necessario, praticando solo eccezionalmente delle allacciature, specie in quei casi in cui non sarà possibile &l'restare l'emorra gia con un mezzo più s emplice. I n una pai·ola: 111lacciatura nelle emorragie degli arti, o parietali della testa e del tronco; o forcipressura, ·lasciando in sito la pinza qualora non sia possibile la legatura del vaso : medicazione occlusi va e compressiva nel caso di e mor·r·agia viscerale ; C ) Alla Sezione di sani La (ambulanza) l'e mostas i definiti va di ogni ferila dona essere falla come in una sala d'operazioni, avendo il medico a dis pos izione Lutt.o quanto gli occorre per operar e. S<•la eccezione da fa re é l'allacciatura dei vasi cavi lari i n cir'coslaoze speciali, cui acce nneremo prù avanli. A. Emostasi provvisoria

ta Posizione. - t!: un mezzo poco sicuro, ma che ta lora può bastare. Consiste nel flettere al massimo un arto , oppu1·e nel m~t­ terlo in forzala estensione, maolenendolo in que;,ot.a posizione. 2• Emostatici. - Debbono essere pi·oscJ·illi in modo assoluto. Sporcano la ferita, e vi formano un coagulo, che r il.arda la cicatrizzazione. a• Caute rizzazione. - Non è sempre facile avere a disposizione u:r teJ·mo-cauterio, ed è d iscutibile se questo possa o no venire applicato in lulle le r egioni, s pecie le profonde ;


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RIVISTA DI TECNICA E S EHVIZIO 'MEDICO JIIILITARE

cer-to si è che la cautet·izwzione è _un b'uon mezzo emostatico, anche per vas i di un certo calibro. 4• Comp ressione. - Può essere digital e o meccanica, dtretta o indiretta, e su~sidi a ta dalla allacciatura costituisce il solo metodo assolutamente sicuro. Ma siamo noi certi di potere arrivare ad in~:~egnare bene a~?li :infermieri ed ai porbtfer·tti a fat·c Ili compressione? Quella digiiale, oltre ad inutilizzare un uomo, non si può eserc.:ilare per molto tempo, e non è pos':!ibile continuarla du rante il trasporto del ferito. Rimane quella meecaniea. La com pressione diretta si può fat·e bene, ma richiede, in gen~re, una persona esperta nel medicare. Si tratta iufalli di fare un vero e melodico lamponamento della soluzione di continuo con mate1·iale antisettico. La compressione indiretta si fa mediante l'applicazione di un istrumento compressore sul decorso del vaso.

In utile ricor·dare ai medici mili\ari i diversi ~ompressori (lour-oiquP.ts), la fascia a cui Esmarch diede il suo nome, ma l'i n venzwne della quale risale all'italiano Grandesso-Silvestri, la bretella dello stesso Esmach (pt·atica, ma non sempt·e utile, modiflcazio11e della fa.scia).

B. Emostasi de.ftnilioa. Si ottiene colla allacciatura, la quale per essere davvero € fficace, devesi fare in seno alle lesione, legando i due mon~o ni del vaso t·eciso; quando ciò non è possibile, l'allaccìaLu ra vien fatta a distanza, ma questa è molto meno sicura, potendos i verificare delle emorragie secondarie. La torsione puo rende1·e utili servigi qua ndo non s i ltanno fil i per allacciare, o non si é sicuri della loro ~-tsepsi. La .(orcipressura è un buon metodo, ma più adatto alle sale d'ospedale. che alle cit·cosLanze di guerra ; le pinze possono spostat·si durante il t1·aspo1'lO e l'emorragia si può ri nnovare; rappresentano un corpo estraneo nella ferita; e con questo sislema vi è aucbe dispersione di materiale. In ogni modo, si verificheranno dei casi in cui la forcipressura sarà n ecessariamente l'unico metodo per arrestare l'emorragie , e conve1•rà quindi ricorPerd senz'altro. Il metodo per eccellenza l'imarrà pel'ò sempre l'allacciatura dei due capi at·teriosi in seno nlla ferila.


) RmSTA DI Tl!:CNICA 1!: SERVIZIO ml:DICO A(lLITARill

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Impiego dell'emosta.si neli P differenti regioni.

1' EMOS TASI NELLI': FERITE DEL CAf'O. A. Ferite rlel cranio.

a) Ferite non penetranti. - Le ferite della tes ta producono generalmente imponenti emotTagie, a causa delle condizioni anatomiche, a noi note. La compressione in s ito, o la compl'essione sussidiato da un buon tamponamento è il s istema migliore per frenat•e le emorrag ie del cuoio capelluto. Utile può riuscire anche la forcipressura, sebbene, volendose ne ser vire, sia nece~sar· io comprenòer·e fra le branche della pinza porzione del cuoio capelluto, ciò che rappresenta un inconveniente. Meglio può ser virei l'iJ!fOpressura. Il metodo della compre~si o n e é preferibi le sul campo eli batlaglia; gli altri due (allacciatura o agopressura) si dovranno farE\ solamente al posto di medicazione. Per emorragie della temporale o dell'occipitale, qualche volta si dovette legare la carotide; ma son cas i ra t·i. b) Fer ite pen.etrantj . - La compressione diretta qui non si può fare. Dopo avere, sul campo, provvisoriamente praticato la compressione della carotide primitiva, bisogna, nel posto di medicazione, ricorrere alla applicazione di pinze emostatiche, o alla allacciatura del ramo anteriore de lla meningea media, tamponando, ove occorca, per 24, o al più 48 or~, con ~at·za iodoformizzata. La morte subitAnell nelle ferite d'armA da fuoco penetranti il cranio dipende ess enzialmente, da una par te, dalla distruzione di un segmento dei centri motori corticali ; dall'altra, dalla abbondante emor ragia ester na provenie nte dalla sezione di qualche branca della arteria meningea media. La condotta da s eg uire in questi casi, sempre supposto che si abbia il tempo di intervenire, sarà: sul campo di battaglia, compressione locale e otturazione con il materiale del pa~cbe tto di meèicazione, fld inoltre compr essione della caf'Olrde; alla sezione di sanità, trapanazione ed allacciatur a del vaso interes sato. L'allacciaturtt della car otide primitiva non ci gar antisce dalla emorcagia, a causa dei circoli anastomotici del cervello.


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HIV!S 'l'.! Ul TEC~IC A ~: SERVIZIO ~lEDICO lnt.ITARE

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B. F erite d ella j'aeeia. Hicca di vasi, la faccia é es pos ta a gravi e morr·a~ie, anche pP.r fer·i le non gravi, nè pericolose di vita. J:.'morraf! ia dell'o r bita.- È d'uopo ricorrere ad una medic~t· tur·H com pr e::;s1va, consistente, s ul campo di battaglia, nella applicazione forterne nte serJ'Ula dal pacche tto di medicazione, Quando poi il fe1•ito sa1·à s tato affidato alle mani tlel clri · rurgo, si impieg he1·anno i mezzi ùa noi citali. Hmorrugia degli organi d el piano medio della f accia.- Le emonagie provenrenti dal naso e fosse nasali, dal mascellar~ superiore o del suo seno , sono frequenti e difficili da frenare. Pe1· le epistassi g ravi non sarà necessaria la s onda di Belloc; un semplice catetere moll e in gomma sarà sufficiente. In questi casi l'acqua fredda non s erve a nulla; piuttosto s i potrà I'icorrere all'acqua calda. Il s iero ge lati11oso, proposto ultimamente, non sarà fa cile averlo i•1 compagna, e d'altronde non è ancora mezzo const~.crato dall'esperienza. Le emorragie prodotte da fe rile delle cavità o del sello na· sale possono pure essere arrestate mercé una pinza emo~ ltl. lica, imbellita con ovalla e garza in cias cuna delle sue morse, una delle quali s i applica direttamente !"Ulla ferita, l'a lti'a prende punto d'appoggio all'es terno. Le emorrag ie del mascellar·e superiore suno l'are, ma pe· ricolosissime. Nel 1870, su 18 casi di questo g enere, si ebbero 1:1 morti. Oltre al taroponamento del s eno, d evesi ricorrer·e d11 pp1'ima alla compressione, e poi alla allacciatura della ca· r·o tide IJrimitiva. l :'morr'afti a d !Jflli organi <lcl piano infe riore della .faceia.Per le ft·allure del mascella re, possono ver·ificarsi emorrag ie della lin guH, delle labbra e delle guancie. Qua nto alle labbra ed alle guancia bis ogne rà r icorrere prima ulla compressione, poi alla al la cciatur·a dei capi I'ecisi ; pr r la lingua, la cosa è molto più diflì ci•e, dovendosi talora prima compt•imere la carotide primitiva, poi allacciare la carotide e!;terna e tal ora anc lre l'interna. 2 ' E~tOSTA SI NEI.LE

F'F: RITE DEL COL LO .

Nella g nerra del 1870-71 le lesioni dei vasi del collo s i eb· -ber·o uella pt'Of' ot•zione di l su 30 ferite di ques ta importante r·egionc .

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RI VlS'l'A D r TEC~ IC.A E S~: R VJZ IO )I ED ICO )II LI TARF.

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Nella maggior pa r te ùei casi le em orra gie dei grO!'Si va>-i de! collo sono rapida mente mor tali . P ur tuttavia un pronto intervento può mettere un argine efficace alla perdita del sangue. In o~n i caso, occor1·e s aper bene dis cerne re se l'emor ra gia é arteriosa o venosa . Quest' ultima cede, ordinariamente, alla compressione, ma e pericolo!la a ca usa dell'entrata dell'ar ia nel lume del vaso, mante nuto beante dalla dispos izione delle aponeurosi. La compr e ssione dig itale al collo si può r:are : o infossa ndo il pollice nella doccia s terno-mas toidea ; o mette ndo le quattro dita della mano nella doccia car olidea, stando dietro il fe!'ilo; oppure ricoprendo l'indice destro con una compr essa asettica, ed immer gendo il dito in seno alla ferita. Qua ndo il fer ito potrà arrivare fino al luogo in cui é stato ~!abi lito un <effica ce soccor so chir ur gico, il metodo di emosla!<i pr eferibile é l'allacciatura dei due capi ar·ter·iosi reci~i ; la lega tura , nei punti di elezione della ~arotr de primitiva, non garan tisce l'emos tasi e vi s i de ve ricorrer e !:'olo nei casi in cui non fu possibile ritrovare, in g r·embo a lla f~rila, i monconi dell'arteria tagliata. Nei tra um alismi della r eg ione p11r otidea, ne lle fe rile profonde della reg ione su perior·e del collo, n elle fer ile del faringe con les ione della ca rotide inte1·na, bisog na ricorrer e alla allaccia tura della caro tide primitiva. :3-> EMOSTASI NE LLE F ERITE DEL PET T O •

.-\. Ferile del petto propriamente det te. L' importanza di questo a rgomento non può sfu$-!gire a l medico militare . l nfa lti, io campag na il trattamento di ques te ferite è irto di difficoltà . Bas ti il dire che in og ni lesione del petto, penetPante o no, la pri ma indicazione é il riposo a ssoluto. I nvece in gue rra s'impone il tr·a!> porto immediato. e non i n ft'equentemente occorre di dover mandare ii fer ito lun g i da l teatro delle operazioni militari. . Le emorragie del petto si possono di vid,e re in es terne ed rn terne, m a questa dis tinzione è a ffa tto arbitraria. poichf' i va!:li interni possono dare e morrag ie es terne, e viceversa . s.ul ~~ po di ba ttaglia la condotta da seg uire, in ambo i cas1, S I r 1d urra alla compressione pura e s emplice . . Jo F:mor rag ie della parete. - Kon s ono p er icolose quando 81 tratta di ar·ter ie muscolari, pe ricolosissime se sono interessate la s u cclavia o l'a scellare. 69


lODO

RIVISTA DI T EC:\ICA. 1!: S F.RVIZIO MEDICO )IILITARE

Quando vi è il tempo di soccorrere un individuo con le!"ione di uno di questi ultimi vasi, l'unico mezzo per arre· stare provvisoriamente il sangue é la compr essione diretta d igita le, fatta in seno a lla ferit11, con un dito foderato con una s trisci~ di m r1ssola antisettica; ammesso poi che il chirur;o abbia potuto inter venire io tempo utile (cosa r a ra) devllsi praticare senz'altro l'allaccia tu ra dei due capi recis i. Non meno gravi sono le lesioni della mammaria interna e d, ll'inler·costale. In questi c~:~ si converrà tampona t·e, intro· ducendo una str iscia di garza in forma di dito di guanto. e l'iem piendola poi di materiale antisettico , in guisa da fare uua e nergica compressione ; si allaccier·anno poi i capi beanti del· l'arteria, op;mre s i comprimeranno definitivamente met•cè un'a ns a di seta o di calgut, fatta per mezzo di un ago curvo, che s i fa passare s ul margine superior(\ ed inferior·e della cosi a. Per fr enare le emorr'agie di questi vasi, non bisogna risparmiare i tessuti molli, e, se occorre, si può resecare anche qualche pezzo di costola. 2o Emorraqie cao•tarie. - Nelle ferite del torace, generalmentt-~ parlando, l'emorragia esterna è ra r a; in,·ece l'emorragia interna avviene con maggiore ft•equenza. L'emotorace può esser e dov uto unicamente alla lesione del tessuto polmonarP.. Sul campo di balta_glia le feri te toraciche dov ran no e sser•• subito tamponate, indi !>Ì rlovrà scegliere, pel fer ito, il mez:r.o di trasl'or to piu dolce c r1e sia po:;sihile. Rrg uardo ali~:~ cura consecutiva, l'esperienza insegna fJUanto s ia difficile a nda1·e alla ricerca di un vaso polmonare reciso. per rarne l'allacciatura, e le legature in massa in corrispondenza delle ferite polmonari , falliscono quasi sem pre , ed &1!· g ravano sens ibiJmenl9 le 1:ondizioni del fer ito. P iù che mai s' impone adunque, in que!"li cas i, la massima del non. in.ter· oento ; valo 11ssaì più la ~c ,arc il ferito in uno s telo d1 assl)luta immobllilà, curandolo IJ"Ssihilmenta s ul po!:'-to (osprdalì da ca mpo pro Yviso1·iamente immobili:r.zati) che tentare dellr operazioni, il cui esito è quasi sempr e seguito da tr is ti conseguenze . U uica opeJ:aziooe da tental'si, specie quando l'emor·· rag1a è piuttosto abbondante, ~'' lo sb1·igliamenLo della ferila. ed anche l'ablazione di porzione della parete to r acica osse11 per poter mt>glio fron teggiare, mercé il tamponamento asettico, l'emorJ·al-!ia del polmone. Nella letteratura medica ven-

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RIVISTA Ul TEC~IC A l:: SE RVIZIO )! !':D ICO MI LITAHE

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gono r·e~i s lrati pt~recchi cas i di P"uari gione di emotorace dovuta :a ques to metodo. . Ritengasi adunque clte in og ni ferila del tor·ace con spandimento sanguigno inter no, la condotta da seguire in carnpagn~ sarà la segue11te: occlusione immeJ iata della ferita tlappr ima, poi, immobilità. L'occlusior.e potrà esser e pratica ta nel luogo s te~so dovo cadde il feri ln, ma sarà poi l'a tta COli tnaggiore ùiligenza al posto di metlicaztOne, do.ve s i cercher·a prudentemente di ren· •lersi ragione della sor·gente dell'emorragia. Se quest'ultima è parietal e, si dovr·à senz'altro arr estar·la; se e viscerale, varra megl io fare un lamponamento colla garza. Inutile dir·e rlle non sAr·ebbe questo il momento di interveni r e chirurgicamente, attac<'ando le pal'e ti toraciche. Ciò si po~rà fare più Lardi, a lla sezione di sanità, e solo nel caso in cui persis ta il pericolo della emorragia. l segni che decider·am1o il cl rirur go a tentare l'emostasi polmona r e rnercè una b1·eccia praticata nella parte toracica s ono: a) come s intomr locali : una ollusilà e stesa, la mancanza delle vibrazioni toraciche e l'et."{ofonia ; b) come s intomi generali: il pal!ore, l'ansie tà, la debolezza di pol:-o, l'ans ia r espir tllor·ia. Bisogna s tudiare con molta ullenzione il malato e vedere se, col l'aggravarsi o mig liorare dei s intomi tes lé accennali, l'emorragia aumenta o si arresta. Ma , d'altr a parte , é duopo che l' iuterven to noo sia troppo tardivo, giacché tral"ror se 2~ o 3G or e co rrerebbe il rischio di essere inutile. Ed in quali manu a lit~ operatorie dovrà co nsistere? In una s utura del polmone fatta con un a~oro di Reverdin, dopo di avere tAgliato una porzione della Pat·Le loracica. Se non vi si riCsce, si applicheranno, e si lascieranno in s ito, una o due pinze da forcipressut•a nei punti che da nno san g ue. « Tuttavia, come dice il medico principale Ann er1uin, questa necessità eli praticar<' una largll breccia e di resccare temporaneamente o tle fìoilivamente 10 o 12 centimetri di due coste, pr ima di poler't' tentare l'emostasi polmonare, ò uno de~li incon venienti del metodo. -on è che l'operazione pt·eliminar e presenti delle eccezionali difficoltà , ma non si può negare che le circo~ianze nelle quali vieo fatta, conferiscano alla r~edesi m a una reale gravezza, giacché le condizioni generala de l ferito non gli permettono alt ro che in casi r ari di sopportare operazioni un po' lunghe e cc mplicate • .

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B. F erile del cuore.

Parlare d'emostAsi nelle lesioni traumatiche del cuore è pressochè inutile, giacché o le ferita sono piccolissime (come quelle generalmente prodotte da armi da punta) e guariscono senza atti operativi ; o sono piuttosto grandi e prodotte da proiettili , ed in questo caso la morte avviene quasi s•Jbito. Il dott. Loison, maggiore medico, in una sua recente memoria sulle ferile del pericardio e del cuore, dà come tasso della mortalità il 75 p. 100 nelle ferite d'arma da punta, ed il 07,2 p. ·100 nelle lesioni di arma da fuoco. Non v'ha dubbio che iu campagna la mortalitA sat·à a nche maggiore. In ogni modo, ciò che si deve lar e in questi casi é di prescrivere un assoluto riposo fi sico, intelle ttuale e morale, la qual cosa non sempre, anzi r arissimameote, potrà praticarsi in campa gna. Pur tuttavia se si ri uscirà a porre l'ammalato in queste condizioni di perfetta calma, si dovrà dapprima fare il tamponamento con garza antisettica, quindi se tutti i s intomi deporranno per una lesione del miocaròio (otlusità per icardiCII. polso piccolo. sfuggevole ed irregolat·e, tendenza alla sincope) si tenterà la sutura della ferita del cuore. Per giungere alla soluzione di continuo, può esser e s uffì· ciente talvolta una semplice incisione inteecostale; in allri casi si dovra resecare diverse coste e formare un lembo di par"te toracica. Queste operazioni però sono s eguite da risultati cosi sfavorevoli io tem pi ordinari, che non si saprebbe consigliarla in campagna , se non quando s i avesset·o a disposizione LuUi i mezzi necessari, e l'ammalato potesse essere lasciato in un ambiente a lui favor evolissimo. 4° E MOSTASI NE LLE FERITE DELL'ADDOME.

Le emorragie esterne non hanno importanza: quelle in· terne sono sempre per icolosisissime, sia per loro stesse, sia per la necessità di a pri r·e la sier osa peritoneale, esponendo il ferito al danno della infezione. a) Emorragie parietali. - Sono rare, perché le pareti addominali non sono mollo ricchP. di vasi. l soli importanti sono le arterie epigastriche ; poi vengono le circonflesse iliache e le sotloculanee addominali, indi le arterie muscolari poste-

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RlVlS'l'A DI TECNICA E SKRV1Zl0 MIWI CO mLI'l'AJt~

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riori. Il mezzo più semplice per arrestarle sara la compressione mercé il paccbello da medicazione. Viene in seguito l'allacciatura, la quale si potra facilmente praticare sui vasi della parete anteriore dell'addome, mentre r·iel:>ce più difficile !'u <fuelli della parete posteriore. Non potendo trovare il vaso sanguinante, SI può ricorre re con vantaggioaltamponamento. Negli ematomi bisl'\gnera ricorrer·e nl lo !':vuotArnenlo ed alla alllicciatur·a del vaso cl1e dà sangue, oppure ancora al lflmpone, qualora il vaso sia irreperibile. b) Emorragie caoitarie. - Qui la cosa é ben d iversa. Generalmente più della metà dei ferili con lesioni penetra11ti nella cavità addominale, muoiono nelle 24 ore. Se poi vi é associata emorragia, la morte si verifica anche più spes~o e più rapidamente. Riconosciuta l'esistenza di una emorragia addominale, la questione che si presenta é se in campHgna si è autorizzati a praticare la laparatornia, e, nell'affet·mativa, dove e quando. Nel posto tli medicAzione la laparalomia non sarà cer·tamente possibile; e neppure necessaria , giacché o il vaso addominale troncato è di g rosso calrbro , ed in tal ca!'O il fe•·ito non arriverà neppure al posto di soccorso, o sarà di un ~:a­ ~ibro m edio, ed allortt s i potrà p1·esumere che il ferito s tesso possa venire trasportato fino ad un luo~o dove l'operazione verr à praticat.a con calma e con r'accof.dimeoto. Neppure alla Sezione di sanità sara permessv di mettersi a fa r e la laparatomia, unifOI'mandoci alfa seguente opi nione del Forg ues, che é la stessa di molli a ltri scrittori di chirurgia da g uerra: u Non é alla Sezione di sani Là che si devono discutere e cut•are i casi dubbi della chirurgia cranica o addominale ; oltreché si lralLa, in queste cit·co.stanze, di dottrine ancora non ben definite, parecchie operazioni di questo genere avr ebbero il gran torto di nuocere, per una minoranza di casi incerti, ad una maggioranza di altri feriti , che una antisepsi p r onta può salvare . Un medico mancherebbe al suo dover e s e impiegasse un'ora o ~iù a curare una ferita penetrante dell'addome mentr·e l' ambula nza l'igurf{ita di fratturati non immobilizz~:~ti o di fMiti che per dono sangue. Tutti coloro che sono trasportabili devono esser·e sgomberati: i moribon di s i lasciano alla loro triste sorte. , S econdo il parer·e dell' autor·e, non vi sarebbero altro che due casi in cui si potrebbero praticare queste g randi operazioni; cioè 4uando vi sono pochissimi ferili , e che si ha il


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tempo sufficiente da dedicare a ciàscuno di essi: oppure al· lorche si tra tta di salvaN un'esistenza, la con!'ervazione della quale avrebbe una grande importanza dal punto di vista delle ulte r·iori operazioni di guerrA, e la di cui perdita potrebbe essere di un cattivo augurio per il succe!'so di una campagna. Riassumendo , sul campo di battaglia in presenza di un indi:viduo fedlo all'addome, i por laferili e gli assislenti d ovranno comportarHi come se lA lesione fosse sempre penetrante, cioè estt·emamente gr ave. l~ a quest~r sola condizione che si potrò. ottenere dai medesimi che a pplichino immediata mente, sopra un ventre alla super ficie del quale scopril'anno .una ferila talora insignificante, una leggera medicalura ricoperta da uua fascia a corpo, fatta con una ci ntura, o con altro mezzo, e che sarà sufficientemente serrata. Ma dovra essere lor·o falla piu specialmente una raccoma11dazione, Idi non toccare cioè, pel' nessun motivo la ferita, limitando:si a coprirl!i cou un pacchetto da medicazione fissato come ora si è detto. l. Emorragie mesenteriche. - Sono rar~:. 2. Emorragie dei grossi oasi. - Le piu g r·avi sono quelle provenienti dall'a orta, dalla vena cava inferiore, dalle arterie e vene iliache. Sarà quasi impossibile in campagna sper ar e di potere fare un utile emostasi nelle fer·ite di questi vasi importantissimi. 3. l:"morragie oiscerali. - Sono quelle del fega to, della milza , dei reni, del pancr eas, dello stomaco e dell' intestiuo. l mezzi, che il chirurgo dovrà impiega1·e pet' arrestare un'emorragia del fegAto, sono: la s utura , la tet·mocauter izzazione ed il lamponamento. Di questi tr·e presid ii cur ativi, soltanto 1' ultimo dov rà essere us11lO in ca mpagna, almeno al posto di medicazione, ed alla Sezione di sanità. Questo tam ponamento si farà con garza sterilizzata, messa nella ferita come un dito di guanto e imbottila di compresse della stessa natura, le quali faranno da tampone. Trasportato il feri to all'ospedale da campo, sa r a lecito ricorrere ad un mezzo emo~tico più radicalE', cioè al termocauter io o alla sutura. Per rr uanto riguarda la sutura devesi notare che il tessuto epatico é friabile. e facilmente c; i spezza tirando troppo il filo; in secondo luogo che non sempre sar à facile impresa Lrovare la so1uziooe di continuo della sostanza epatica, per la fre quente deviazione clei proiettili, i quali possono colpi re le superfici meno access ibili dell'organo.

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· b) J::morragie nelZe f erile d ella milza. - Allor che la milza è sola od essere ferii ~• , la cauM de.la morte la piu freCJuente é !"emorragia. In qualct1e caso è pol'sibile una emostasi spontanea, ma ciò succeùe solAmente quando le IP.sioni di questo organo sono piccoli~sitn e . Dicono che l'et·gotinina agi sca con una speciale predilezione su quest'organo, ma oltrechè non >=ara sempre fa cile averne a disposizione io campagna, è mollo discu tibi le che una emorragia pr oveniente dalle armi tla guerra possa vP.nire arrestala colla er·gotinina. Anche per la milza converrà adunque l"icorrere al m etodo del lamponamenlo, non escl udenJo che and1e la sutura e la terrnocauterizzazione possn no t·erH.ler•e buoni se rv i ~i. c) E nwrra.qie nelle fe r ite d"l rene. - Nelle e m o rra~ie del rene l1isognera seg-urre la medt>srma linea di condotta. Quindi n tamponamento, o ft~rc ipress ura, lai<cian,ln una pinzetta in sito, sebbene quest'ultima pratica sra sempre da evitar·e in campagna per ché le pinze factlmente cadono durante iltr·aS[porto. ~ei casi di l esione della a r·teria r enale, ~ iccorne l'orgonl) non ò prù irri~ato, bist)gnerà fare l& n efreclomia, operazion e da fa r si, ben s'intende, lontano dal teatro della guerra o quanto meno in un osp,..da le in campo immobilizzato, o in una infet·meriA dA campazna. d) Emo r rag1e del pancreail.- Sono r·are, <>per rlir megli .. r·aramenle sono diagnosti cAle Quesla ghiandola 4'· :zenet·nlmeule inlcr e;;sata quAndo accAdono lesioni di vi sceri o Ji g-r ossi vas1 vicini. N oi sappiamo infatti che il pancr eas è m ascherato in avanti dal fegato, dullo stomaco, dal colon e dalla milza. La terapeutica delle IPsioni del pancreas consi stet·à nel ta mponamento. EMOSTA SI N~: LLg FERITE O~: t. B ACI:-.10.

Per i vasi iliaci è stata prop,sta la comprt'ssione dell'aorta addom inale, e questa é possi bil e nP.i soggelli mag ri, con par eti addominali molto sottili , rna é semprn incerta e poco sta bi l e . L 'eseguir e l ' allacciatura dei due capi dell'arteria iliaca pri mitivo r·eci sa, dt)po dt avere di latata la ferita , ~~ faltiLii A, ma quante volle si at-riverit i n tempo, in sim ili ca!'i? Nell e emorragie, che possono complicare le lesioni dell tl parti moli i estern e del I.Jacino, brsogn er·ù ricorr·ere pt•ovv i-


100() RiVISTA DI TECNICA E S ERVIZIO MEDICO MILITARE soriamente alla com pression e, ma appena sarà possibile, ·oc•

correr8 sbrigliare la ferita, andare alla ricerca del vaso reciso. e ltJgarne i due ca pi. Per fin ir·e lo studio dell'emostasi nelle fe rite del Ll'onco, bi~ ognerebbe anèora discor rere delle le sioni della colonna vertebra.le, con emorragie nel canale t'8chidiano ; ma é q uesto un accidente ben poco importante a Ialo dei diso rdini, spes!;O assai considerevoli, proven ienti da u na lesione del m idollo .

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o• EMOSTASI NJ;L LE FERITE DeG LI ARTI ' i

Le emo rragie dovut.e alle lesioni dei vasi degli arti sono abbastanza frequenti, ed é in queste specialmente che noi potremo efficace mente spiep;a re la nostra azione. Nelle lesioni dei va ~ i perifer ici è lecito lji portafer ili di mette re in pratica gli iuseg;uamenti avuti nP.I tem po di pace, e si pu6 esser e quasi sir.ut·i che, in una emor ragia di un arto, il por:afertti sapra mettere in posto sollecitamente l'apparecc hio più semplice che sia stato ideato, cioè un laccio alla radice del membro. A) /ùnostosi nelle (e rité dell' nrto superiore.

Come a bbiamo ot· ora ac•:on rHlto, in tullP. le emorr-agie prove.1ienti da 111111 l'd·ita dell'a r to ~uperiore (eccettuale la s palla e l'ascella) sara sufficiente uc a buona compress ione nella porzione superiore del braccio per mettere il fer ito in e.ondizione di a rrivare ad un posto di soccorso. Che se fosse possibile ottenere dai portafer'ili che imparassero a fare la compressione tanto al disopra, qua nto al disollo della ferita, l'emo:::tasi pmvvisoria sarebbe per felta. Quanto alla compressione digitale a distanza, malgrado la diligente islr'uzione impartita sulla topog r·afia dei principali vasi arteriosi de lle membra. s i ritiene difficile che un portaferiti, per quaulo intell igente, riesca a ft~rla utilmente StJ I campo. Nelle emorragie delle diLa !'ar·à facil e applicat•e alla radice delie medesime un laccio, pÒssibilmente elastico, a doppio giro, fermandolo al polso. Nelle lesioni dell'areala palmare, supet'lìciale o profon da . é d'uopo r icor rere s ia alla comp1·essione diretta, sia alla compressione della radiale e della cubitale, sia alla compressione dell' omet·al t>, lutti eccellenti metodi di emostasi lt>rnporanea.

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RIVISTA DI TE CNICA E S~:RVIZIO MEDICO lliLl'I'.ARE

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Il chirurgo dov1·a poi subiLo fare la legatura diretta, cioé la, legatura dei due ca pi del vaso di viso. Questa allacciatura in sito é infinitamente piu vantaggio!'& di ogni altra legatura a distanza. Quando non sia possibile trovare entrambi i monconi al·teriosi, si dovr·à necessar·iamente praticar·e l'emostasi afferrando fra le branche di una pwza i tessuti da cui sgorga il sangue, lasciando in s ilo la pinza per lo spazio di quarantollo ore, dopo di averla bene a ssicurata con g iri di l'ascia, onde impedirne la caduta. Nulla di particola1·e devesi ag~iungere l'iguardo alle ferile dell'ava mbraccio e del braccio, per le quali sono applica bili i mezzi di comp1·essione descritti nei manuali di chirurgia da guerra. B) Emostosi n.elle .fe rile dell'rtrto inferiore.

La posizione della femorale alla radice della coscia è cosi favor·evole, che é quasi sempre possibile a rrestare una emorragia del l'arto inferiore. Ciò si otLiene specialmentA coi co muni compressori, i quali, in mano dei porlafe rili, dat·anno tanto maggior vantaggio, quanto più semplice e primi ti va s arà la loro costruzione. Una spica che fissa una fascia ar·roto.Iata sull'or·igine deldell' arteria è uno dei mezzi piu semplici e piu sicur i di emostasi provvisoria. Il saper fare a me11o di istrumenli o congegni, specialmente se complicali, sul cam po di battaglia, e la caratteristica più geniale del mediço e de' suoi a!'sistenti. af Hmo;;to si n elle fe rite del piede. - Le ferite del piede sono generalme11te !'Pguilc t'la a bbondante emorragia a causa del grande sviluppo df'lla r ete vascolare. Delle emorragie della pedidia si poLI'à facilmente r endersi padroni colla compre::;i'ione, riposando essa sopra un piano osseo resistente. Qualche volla, e specie nelle emorragie per fer ite plantari , si sarà obbligati di r icor!·ere ana compressione della pedidia e della libiale postel'iot·e, combinata con un tamponarnento molto senato p1·aticalo nella ferita, e colla elevazione dell'arto. l oulile oggiunget·e che, in molli casi, sarà d'uopo passar e all'allacciatura d i questi vasi. b) J.:: most11si n.elle fe r ite dellct · gamba. - I n altesa che il chirur·go abbia f!ltlo la legatura dci due monconi nella


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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE

ferila, gli aiutanti, pee eseguire il trasporto del ferilo, dovranno procedere alla emostasi provvisoria con uno dei mezzi suindicati, mezzi che dovranno sempre P.ssere situa ti alla rndice della coscia. c) Emostasi nelle .ferite del ginocchio. - Le arterie e le ven~< artir.olari non danno luogo a d e morragie inquietanti. L'arleri.a o la vena popliLea invece, quando scono interessate, producono accidenti gravissimi. In questi · casi devesi senh'altt'O me tteee in pratica le norme date per assicu1·ar·e, colla compressione, sulla femorale l'emostasi temporanea; poi !<i praticherà la legalur·a dei vasi r ecisi in seno alla ferita, facendo precedere quegli sbr igliamenti-, che, per la speciale config urazion e del cavo popliteo, si rendono necessar·i. Spessissimo si tr·ova che l'arteria e la vena poplilea sono ferile insieme, e di fronte a tale duplice e simultanea lesione Vllsale, la maggior• parte degli autori sono del pat·cre eli ricorrere senz'al tro all'amputazione della coscia. Noi sappiamo infatl.i che la ganp;rena é la terminazione normnle di quest11 graviss nna le:;;ione. E~10STASI NELLf: FEIUTE OELLA COSCIA.

Queste emot•ragie provengono o ùal tronco dt\lln fcmor·alP. o da una delle fem<;>rali superficiale o profonda, oppure da una delle loro branche muscolari. In questi casi si dovrà sempre e!'eguire la cornp1'cssione diRilale, o l'npplicaziooe di un lorcolore alla radice della cosci !l. Le emorragie della femorale sono rapidamente mortali. Quando è possibile intervenirl', bisngna sempre tiare la preferenza all'allacciatura dei rnonconi arteriosi nella ferita . !.e legA ture a distanza, quelle croè che si insegnano con tan to e~agernlo metodismo nefrli anfiteatri, t•aramente sono seguite da successo . N elle lesioni simultanee dell'ar·teria e della vena femorali, le opinioni sono r!iv ise , s e debbasi cioè ricorrer e alla demolizione dell'arto, o se, praticata l'allacciatUI'a dci qualtrn capi divisi, si possa atlender·e, nella sper·anza che non sopr·avvengano complicazioni, le più temibili delle quali sono lo ">l'acelo o il flemmone settico. L' autot•e cita il p1.1rere autor evole di Mahé (Thè:'e Òt'l. Pari!<, 189}) il quale dice: " È dovere del chirurgo ricer car e i quattro monconi Ya· scolar·i e l e~arl i in fondo alla fP.rita; la ci rcolazione si t'IJ•t'i-


RIVISTA DI TEl':\ICA E :5EIIVI7.1 0 M t·:DI CO MITJITARE

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stina pe r la via posterior e, me rcè i ·rami fo t•niti dalla ipogastrica ; la circolazion e venosa s i dirige verso il plesso studiato da Verneuil nella sua tes i di aggregazione. Il pronostico i:, in tal guis a, un po' meno sfavorevole. '' F er ite d elle r:ene. - « Le ferile delle vene alla radice degli ar ti, dice Ollier, s0110 fra quelle il cui pronostiro è grave; l"iò malgrado possono termina re felicemente, !;e, immediulamente dopo r a ccidente, la Jesio11e è convenie ntemente curala. )) Quid ar,endum .• Quando la vena e totalmente d i vi sa, bi s o ~ na l<:'garne i capi recis i, in seno alla $Oiuzione di continuo; se la vena fu soltanto intaccata in una piccola posizione, ed esiste una scontinuila delle s ue pareti, s i può utilmente r icorrere alla sutur a delle pareti stesse, come fece ~1aubrac in Ft·ancia fin dal 1889, e come praticò mag istralmenle più volle il nos tro Durante ; qua ndo manca~se il tempo pet· esegui t·e l'allacciatu ra o la s utura si pott•à applicare temporaneamente una pinza di P ean od un klemmen, e talvolta bas ta questa fot·cipressu ra laterale per vedere cessat·e l'emorragia a l terzo o quarto ~Ziorr•o l V. -

Emorragie venose.

A diffP.renza delle emorragie arteriose, le emorrag ie venose hanno que slo di parlicolat•c che la com press tone basta gene ral mente ad arr es ta!'l e dl:>linilivamente. Quando però s i !Hl da fare con una emorrap:ia proven ien te eia una vena di un certo <'alibt•o, non convienP, in campagna, servirsi puramente ilella com pt·ess ione, per ché g li appat·~c­ c hi cootentivi s i spostano facilmente durante il traspor to, ma conver rà pt·ocedet·e, non appena sia possibili' , alla "1lacciatura dei monconi. V. -

Emorragie secondarie.

Chf' nu dice che le emorragie s econdarie s ono il let•rore del medico c quello della maggior parto dei !'eriti. È ben ~i ver o c he, coi nuovi metoùi di medicazione, questi accidenti, altra volta ttbhastanza freq uenti, te ndono a scom parir e. La parola emon agia secoudaria , vuoi dire emorragia settica. Il proce sso settico, iofatli, impedisce l'emostasi definitiva. Basta quindi pr evenit·e l' infe:t.ione, medicando asetticamente la lesione, per di m inui r~ tutte le probabilita di una emor·rn gi a secondaria.


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RiVISTA lJI TEC:-;ICA E SERVIZIO ~IEDICO MILITA !lE

Pur tuttavia si può verificarè talora questa temi bile complicazione, malgrado la soluzione di continuo siasi mantenuta in condizioni asettiche Ciò succede, per esempio, quando si distacca e cade un' escarn da un'arteria stata t:ortemente contusa. Si può, del resto, ritenet·e che col pacche tto da medicl\ zione individuale, e specialmente seguendo le pratiche attuali della chirurgia, che ci permettono di t'ealizzare spessissimo una perfetta asep~i delle feri te fin dalla prima medicazione, che questo accidente sarà s~rnpre meno frequente. V l. -

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Trattamento generale delle emorragie.

Nella generalità dei casi non basta opporr·e una barriera oalla fuor iuscita del sangue, ma è necessario allresi curare nel fel'ilo gli effetti della emot·ragia. Quando l'individuo è stato còlto da una sincope. bisogna subito distenderlo sul terreno, colla testa bassa, spruzzandolo fortemente con acqua f• ·edda. Si or·diuerà io seguilo. a qu~sto gener·e di fer iti, il r iposo .assoluto, cosa, a dir ver·o, non facilmente realizzabile in campag na, a meno che non sia possibile !asciarli sul posto, ricoverandoli in ospedaletti da Ctimço immobili7.zati. Qualunque sia, d'altra parte, la sorte che attende il ferito, il chirurgo, in questi casi, é in obbligo di ricorrere (quando lo può, e dovrebbe poterlo quasi sempre) alle iniezioni di siero artificiale. È un metodo indicato in tutti quei casi in cui l'organismo è in stato di adinamia, di s hock; ma allorquando ques~o stato e dovu to ad una t\n emia ncula, ad una ernor·rogia, è ll SSO· lutamente indispensa!>ilp di ristabilire l'equilibrio, rotto per· un is tante, mercé l'iniezione di una certa quantità di s iero, che ag ira, 'da una parte pPr la s ua composizione chimica, e dall'altra parte, r estituendo alla circolazione san~ui gna una certa quantità della massa, di cui essa è ~lata bruscamente privata. Queste iniezioni agiscono ris tabilendo la pressione san· guigna, ed iuoltr~ realizzando un vero lavaggio del san:;tue, v~;~nta gg io molto apprezzabile in certi casi in cui si teme un principio di infezione. La quantità dtl ioie llare è di 200 a 400 g rammi al momento; en tro Id vt' nliquau.ro ore, ~e ne inie tte rà poi altl'el· tanto.

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Anche le iniezioni rett.ali di soluzioni saline producono u11 eccellente effetto, ed a queste si dovrà ricorrere quando non si polrà avere alla mano g li utensili necessar i per la ipodermoclis i, la quale richiede d'altronde un apparecchio ab· bastanza 8emplice. Molto meno semplice, per l'applicazione in campa gna, dell& ipodermoclisi é la trasfus ione, della quale Cha uve l e Nimier pronunciano il sep:uente giudizio: " Senza condannare, in modo assoluto, l'impiego della trasfusione del sangue nelle formazioni sanitarie di guerra, noi pensiamo che in campag na le indicazioni pr ecise ne sono rare, l' esecuzione difficile, e che il s angue vivente fa, per lo più, difetto. » Meglio sostituire, alla tra sfusi one, la così detta autotra sfusione, che si olliEme facendo atnuire verso il cuore il sangue· contenuto nelle estremità . Ciò si ottiene sollevando le estremità, ed applicando alla radice delle medesime una fascia elastica, od un laccio quals iasi, che valga ad arresta re provvisoriamente la circolazione nelle arterie. L'aut.ore conclude il suo accurato 1avoro, facendo la r accomandazione che a gli infermieri e por laferiti siano diligentemente e pazje ntemente in$egnati, fin dal tempo di pace, i mezzi più semplici per frenare le emorragie, consigliando,. fra gli altri, la compressione digitale specialmente della carotide, della omerale e della femorale, ma finisce, ragionevolmente, col diJ'e che non bisogna fare troppa fidanza su 'juesta risorsa, perché è assai difficile che un portarer iti abbia la presenza di spirito di riflette1·e che eg li può arrestare il sangue portando le sue dita in altri punti all' infuori della feriLa. BR.

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Dott. G. DELOG u. capitauo med1co. - Profllual della m&· l&r1& ln rapporto all'Igiene 4egll eaeroltt - Conferenza agli ufficiali del 7.\• re~g. fanteria. - c~tania, 1901. In questa conferenza l'egregio collega riassume lo stato attuale delle conoscenze sulla malar·ia e s ulla sua palogenesi, e passa poi alle norme profìlaltiche più specia li all'ambiente militare. Impor tante sopralutlo è la proposta che egli fa , che


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i coscrilh prov ~:~nienti da paesi malarici, e che presentano furrne di malal'ia lievi, siano mandati esclusivamente in guarui~otioni alfatlo immuni da malal'ia. Pcopugna pure, per gli s tabilimenti di cura, la separazione dei mnlaricì dagli altri ammalali, sop•·atutlo nei luoghi dove dominano gli Anofeli. Rigua•·cto alla protezione iudividuale dei sani contro l'ino· c ulazione della malaria per parte delle zanzare, riconosciuta l'insufficienza dei m ezzi indirizzati a mettere in fuga le zanzare (unzioni sul corpo, fumigazioni, ecc.), lr"Ova che non r esta di sicuro s e non l'impedire alla zanza1·a di venire a contatto del corpo umano. A ques to scopo, ollre all'applica· zione òi reti metalliche 11lle fin estre ed alle porte d1 tutte te caserme $'iluate in zQne m•dariche, propug na l'adozione di un cappuccio o rete salcacapo, da applicarsi sul berretto del soldato e della quale fornisce il disegno. P er i casi poi in cui le truppe debbano attendarsi in terreni malarici presenta un ingegnoso m odello di ·un telo a l'ete, in forma triangolare, col quale si chiuderebbero le tende, in modo da lasciar pas· s are l'aria e impedire l'ingresso alle zanzare.

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L 'allargamento del piede durante la marcia. (La Sem. m M .. n. 28, 1901).

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Studiando con la radiografia l'allargamento del piede du· ranle la marcia, s i vede che esso é sopratullo dovuto allo scostarsi dei vari pezzi dello s chelet1·o. L'A., io un caso, ha rileva to che fiueslo ragg iungeva i 9 millim~Lri a livello della testa dei melatarsi e di 16 mm. li livello degli alluci. Questo allargamento probabi lm ente é des tinato ad attenua re le vibrazioni che si producono du r ante la m arcia, e così ad aumentare la s tabilita del corpo durante il periodo del punto d'appo!-çgio. È fa cile quindi comprendere, come le calzature mal fatte, opponendosi allo s postamento dei pezzi ossei del piede, possono essel'e causa di malformazio ni o di lesioni varie, p. e., deviazioni, accavallame nto de l!e d ita , artriti ecc. Di più va tenuto presente cile l'allargamento in discorso, quando si esagera sotto cerlç influenze (fatica, passo falso), può dare origine alla f•·attura dei metala!'Si, come non rli t'ado s i é osse•· vato nei soldati dopo lunghe marcie. cq.

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M. L . GRIMOERO. - La protllual del paludiamo. - Jo urnal rle pharmaeie et rle chimie, IV ann r·P, tome Xl V , annt··e 1901, 2e parlie. L'autor e dopo aver riat~:-; unlo gli studi preced ~nti sulle cause tlel paludi!.<mo, dire ch e L a vera n fu il pt'imo a scoprirne la 1•era causa in un para sl'ila ch e si svi luppa n el sang-ue, un pr otozoario appartene11le all'o1·dine dei coccidi. E~li lo chiamò Hemalozoario del puludismo, n1a più lar·di da Marchiafava e Celli fu Jenominalo plasmodium malaria, nome che conserva tuttora. L e numero se osset·vazioni falle in se~ uito p1·o varouo che tale parassita si trova in tutti g li indiv1dui che hanno sofferto di febbre intermillen le e mai in quelli che non ne hanno ~o ffe rto. Ma per lungo tempo n on si potè accertare come il parassi ta penetrasse nel san!{ue considerando com e veicolo tntuni l'acqua, altri l'aria, il suolo e la polvere. Nel 1884 Manson avendo negato che la flluria era comuJdcata all'uomo per m ezzo delle zanzare, molti osser·vatori, fra i fJUali il L averao stesso, il Rosso, i l Bi gnami e Dton isi ecl ul timamente il Gr assi, indirizzarono le l oro os.,el'Vazioni 5econdo tali vedute, e fu l uminosamente comprovato che la tra'Smissione dr"l para>lsita malarico si elletlua unicamente per mezzo delle zanzare. Alcuni, come il L a veran , riten gono che una specie zoolo· gic.a unica di par·assita possa produt•t'e i diversi tipi clinir-i el i febbre intermillente, altri, che ad ogni ti po di febbre corri sponda un pArassita l'peciale. Generalmente se ne distinguono tre specie. Il pl usmodium malaria ( La vera n, 188 1) per la febbre quar · tana. Il plHsmodium vivax (Grassi e Falletti, 1890) per la febbre terza n a. Il plasrnodium pr wco x (Grassi e Falletli, 1890) per la febbt·e estiva, autunnale e quotidiana. L'evoluzione del parassita comprende due cicli ben distinti : nno endogeno assessuale (schizogenico) che si svolge pet· intero nel corpo umano, ed uno esogeno sessuale che si svolge nella zan zara. · Nel ciclo endogeno il plasmoide si presenta sul principio sotlu la forma di un piccolo corpo ameboide a con torno irre~o lare a ccollato al globulo rosso o contenuto nel suo in-


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RIVISTA D'IGIENE

terno. Si nutre a spese del globulo, s'accresce, diventa sfe· rico e vi s i accumulano g ranulazioni pigmentari e nere che s i dispongono a corona verso la periferia, fig. t• A, 8 , C. ~'ig.

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l!:matozoano della malaria in VJ:t •l'evoluzione.

Tosto pet•ò il nucleo del parassita si divide in un certo numero di granulazioni secondarie che guadagnano la periferia, mentre le granulazioni pigmentarie si riuniscono al centro e il protoplasma si suddivide in tanti segmenti quanti s ono i nuclei, prondendo l'aspetto di una rosa, ng . D. Ciascun segme ~to, il cui numero può vat•iare da 8 a 20, pi~li& il nome di merozoita. Giunto a questo punto di corpo segmentato, il globulo sanguigno si s fascia, fi g. t:, i merozoiti s ono messt in libet·Ui col sangue e si s eparano. La ma ssa pigmentaria a ccumul a ta al centro del corpo segmentato si spande pu!'e nel plas ma sanguigno e viene assorbito dai leucociti per· essere depos itata nella milza. I merozoiti divenuti liberi si addoss1tno ad allri . globuli rossi·, vi penetrano nell'interno e percorrono di nuovo l'e\'O· luzione sovradescrilla. La schizogenia si ripete così un gran numero di volte e cos tituisce un modo di r iproduzione endogena per cui il paras sita s i moltiplica con eccezionale rapidita ed inonda l'orf!&nismo in breviss imo tempo. Nella febbre terza na, p. es , il decorso di cui a ccesso corrisponde all'es pans ione d ei merozoiti del gruppo segnteotato nel plasma, il ciclo endoge11o s i riproduce o gni due giorni, e siccome an sol cor po sfet·i ~o che dia or igine a 15 merzoili àt tet•mine di 10 generazioui ne produce 576, 650, 390, 625, é faci le comprendere con quale rapidità l'ot·gani!lmo ne venga invaso. Quando questa t•iprodu7.ione assessuale si e ripetuta un gra n numero di volte, i


RIVISTA D'IOm~m

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mcrozoiti invece di li'Ul'l'ot•mnl·!'i i11 corpo srgm~ntato r osaceo s'incul'\'aun in fo•·ma fnlcato, si car ica no di pig· men to, m entre il pt·olol'lasma del {;:obufo r o!>!'O s i l'l8l'!'Or bc e ,;rornpar e, fi g . 2• ;\ . Questi corpi a for·ma fol •;al», divenuti liberi nel plasma ~ang ui gno, pos;;ono re sta1·vi i ndcli11i tam enle senza modilica zion i , co;,;Li tu endo la f'oema inci;:;lnln, r csi!'lt-'n lt• dt>l pa r assita . Lo lot·o alli vil a no 11 si ri senti r ò che i11 un ltti•)\'O mezzo, nel corpo ciot\ ,Je lla zu11zara. Quando una za nza r11 punge un s<lg~c l ln affello du pe lutlismo, asso r be col sangue a11clte dei cot·pi st'er·ici t~ dei CO !'pi falcali. Questi ultimi allora s'an·oto 11d11 nO. lì;.{. 2' B, <.:e non sono piil disli ngu1bil i dai eo1·pi s l'~•·ìci. In m olli di f]uesli corpi spunlll nO dci prolungam enti Pl'OIoplosmfltici, lunghi. e;:;ili, le•·minali a capocchia, do loli di movimenti vibrolori Yiv is::<imi, fig. 2", D. s'o ll un~ano,

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Questi sono i corpi lla::ellati o micrognmeli. Qt1csti !OOno generalmente in nurne1·o di quattro e si sepMa tlO succesl'ivamente dalla cellula mad r e che non l nr da ad el';;er e t•iassorbila. Questi sono t:onsidel'ali come elecne11 Li masch i, m enll·e i co•·pi s ferici che non danno ! u(>g-o a cm·pi lla ~rel l ati coni· ~P<1 Hdono all'elemento fe111mina e portano il nome di macr o· gameti. l macr ogomeli liberi , fig. 2", E, !<'. si portano su un mia ogn meto e si immedel'imano c0n dSl'O nel lo slel'sO modo che g li sper rnatozoi penEt r ano Jwll'ovulo. Da f'JUesln reco ntlazione nast:e u11 nuovo ind i viduo rl i forma al lungala e mobill·, il zigota, fig. 2". v. Questo, penetran do ni' l ~ o stomaco della zanzara s· incisla, acquista benl11ELO Jello proporzioni c0nsiderevoli, poichè dn

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un diametro iniziale di 6 mm. arriva io 15 gior·ni a 60 ed 80 mm., cpperciò lo stomaco appare tappezzato a lla superficie di piccoli punti verrucosi, fig. 3".

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Fig. 3'.

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., Il zigota incistato tìg. 4', A, 8, C, si divide in seguito io un numero considerevole di corpuscoli fuisifor·mi o sporozoTti, fig. 4", D. si agitano uell' i nterno della cisti. Questa allcra si rompe e gli sporozoiti si diffondono nell'organismo e fi. na lmente penetrano nelle glandole salivnri, fig. 4' . Si .:omFig. 4' .

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J, n, zigotì in via d'evoluzione, C, zigoli maturi, D, spo rozoiti, B, sezione !!ella glandola sallva rc cogli sporozoiti con tenuti nelle cellole della glundola.

pr ende quindi com~ allora la zanzar·a pungendo inoculi colla saliva (la quale impedisce la coagulazione del sangue) una certa quantilà di sporozoili. Questi, entrati nel circolo san~uigno penetrano poi nei globuli rossi e l'infezione palustre viene per tal modo deter·minala.


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L'emalozoario del paludi ~ m o non é qui nd i allo s ta to libf' r'O in t\lcuu tempo Jellu sua •·si "'lenza, ed è invece cM.Lan temenle parassilar-ì o sia nell'uomo al lo stelo schizogemco, sia nell'ano fele allo stato spor ngonico .

KocH R. - Le lotta contro la tubercolosi secondo l'espe·

rlenza guadagnata. nella lotta oontro altre mala.ttle infettive. - Conferenza falla al Cnngr esso inter nazio nale contro la luuer·col osi. - !Br i tislt Med ical Journal, agosto J!)OJ). È opinione dell'au torn che non con venga disperare della viltor·ia nella lotta contr o lo tuber colosi. Ciò era permr:sso quando si credeva che tale malal lia rosse l' espr•essione della miseria nsinlogiCil C social f.', ca use queste i nvrncr!Ji l i r.on i mezzi or•dinari ; non è più permef'SO o:.:gi che ~i conosre il bacillo . La forza dt>i soli medici è perallr·o ilHHl e~unta 'l cos\ gra ve cort~itto, OC('orre che essi siano l"Oslenuti dallo Stato e dalla intera pvpolazione che, fortunalamenle, va oggidì per suadenriosi della natura paras~itar·in della tuber colosi . Fin dagli antichi tem pi le popnlazioni •!erca r·ono d1 com· ball~rc nel m igli or modo posstblle alc une !!t'avi malattie epi· lelliche o contugiose; noi possiamo spera r H miglior·i ri sultati in quanto che, t-doUi ddla speciale natura e parassitologia di o~nnna , pos~iarno comlratlPr le coi m ezzi più adalli. Così, ad esempio, si é sempre r i tenuto che l'uomo all'etto da peste bubonica fosse un gravisf'im o c enu·o d' in fezione, e su questa credenza so rH) bt~!= ale anche l e più r ecenti convenzioni. Or·bene noi Of!gi conof'ciamo che ciò é v er·o soltAnto quando il paziente pr·esen ta polmoni te pestol"a, condtzione fortunatamente r ara, e cl te, invece. i veri trasm ettitori della peste sono i ratti, cognizione questa che spiega l'inutilità della proli la.ssi attu ale e che impone altri metodi più efficaci. Ri gua r·du al coler·a noi op:gi sappiamo che il pr·incipale propagator e é l'acqua, cosicché, fa cen<io allenzione a questa, po ssiamo difenderci dalla malattia senz.a al'l'atlo inlerrom per•e il traffico. Cosi r·i ~uar.Jo alla idrofobia noi possepia mo l ' inoculazione pr·oteltiva per impeJit·ne lo sviluppo n ell'individuo, ma, per eslerminarla, evidentemente sono necessarie misure inter nazionali. P er la l ebbra sono ben <!onosciute le r igorose misure pret:e ndl medio evo contr·o i l ebbrosi, e nei Lempi nostri in N or· vegra dove la dill'usione sempre crescente della malattia,


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costr inse alla pubbl icazione di leggi speciali, che, sebbene più mi li delle medioevali, apporteranno senza dubbio la scom· pursa della mt~lallia. Em"r ge da questi esempi la necessità di attaccar e il male al le radici; si è fatto questo finora, o lo si fa og gi, per la tubercolosi 1 Il fallo che nella maggioranza dei casi tale infe1·mità compare nei polmoni, indut;se a credere che sia co nli'at~a per inalazion e. Sappiamo che il bacillo penetrfl infatti co l pul viscol o di sputi essiccali, e che col pulviscùlo della saliva r itorna nel · l'ambiente, vero ci i·colo vizioso sulla real tà del quale n e~­ suno più osa oggidi ava nzai'e dubbi. È ancora discusso , invece se esistano altre snqtenli di infezione. L11 tr asmissione er editaria della tubercolosi è t-alm ente rara che possiamo porto completamente in di,-pai'le. È invece general mente ammessa l a possibilità della trasmissione dagli animali all'uomo, lantochè si domandano continuamente misur·e piu rigorose al r iguardo. L'opinione dell'autore, basata su propt•ie investigazioni, dif· l'l •r isce da quel la della ma ~gioranza . Se :;rià si espresse con t·iset•va fin dalla prima pubblicazione in pi'Opo~ ilo, e !::e non potè produrre pro ve decisive finché l" espel'ienzt! fu r ono condotte su piccoli animali, conigli e cavie, può p1·otlurle ora che per munificenza del Ministero d'agricoltura poté espE'rimeotare sui bovini, che, com e si sa, sono, frll p:li auima li tlom e~lici, i più frequentemente col prti dalla tubercol osi, non tenendo conto degli uccelli, la cui tuber colosi é tanto diver sa da q uella umana. Rifer·isce i più importanti espr:wimenti. I o uno di questi. 19 vitelli, riconosciuti immuni mediante la tuber colina, fu l'OliO infe lt~ti in vari moòi (inalazione, ingeslione. iniezio ne solloculonea o peritoneole Cl end ovenosa) m<.'dianle bacili i d ella tubei'Col osi umana o mediante sputo di tisici. Nessuno amma:ò, e dopo la mallazione nessuu viscere presentò tracce di tubercolosi: solo si lrovar·o no scarsi b'lcilli nel luogo J i iniezione. rAperlo identico a quello che si ha sp0r·imenta nùo con bacilli morti. Una serie di controllo, iufellata con bacilli provenienti do un polmon e di bue, presentò sintomi di Luber colo!:ti gravissima dopo circa una settimana di incubazicne, seguendo la morte dn l mese e mezzo in poi, e trovandosi all'autopsia


RIVJ~TA D' l Gl EXE

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avanzale l f"!"ion i vi!"CCJ'Illi, !'lpeci t• dei pol moni e df'l la m ilza, o vaste infiltrazioni o qunn titf.t enormi d i noduli omentali a ~econ rla dt>l m odo di inJ'ez10ne. Simili ri sul tati ~ i ehbl'r o i n due !'arie di giovani moiAii colla dilfer enza che in qt~~>l l i inJ'etiRli con tube•·colosi umana si •·iscontrarono spar :-:i nod uli nt>lle ~? l a n òole lirlfa liclle del collo e, in un caso, 1111che nei polmoni . Le E'lesse diffeJ't'I IZe l"i ~01 10 notate sre•·imentando !'<U asini, pecor e e cnr•·e. Qu<>ste espt>r·ienze, del r esto, non !'<Ono nuove ; sono state praticA te e c()n identici r·isultAli rla Cl tnuvf>au, Gi.llllher , ll arnA~, Bol lintr~>r e, pi ù r l'centem en te, cia g li ameriCIHIÌ Smill1, Dinwiddie, Frolh in ~a rn , Hr>pp. L'A . si ~en le perc il'l 1wtor •zzalo a rile n P. re r he lA tube rc.olo!'i umana non puri ~~l"e•·e LJ'flsntessA ai bovin i. IJuò tuttavia 1l omanda•·~i ~e l'uomo è suscettibile tlllu tuber<'.olosi bo vlllfl, questione molto p iù impo rtante della pr·ecedente e piLJ difficile a r i!'oi Yer si giacche non si può sperimentare sull'uomo come sui ho,•ini. Peral tr o J'p:::prrim ento si compie ogni g iorn o All'i n::<Rputa dei so~getli. j:riacché è noto1·io che il lulle c i l bur••o, che con tan ta abbondanza si consumfl JH) nelle ~r •·o ndi cilla, spe:::~i :::~imo conten!Iono bacilli tuber colari viventi, donne lu pos«ibihlil d'in fez ione per ingesla. E molli medict crrdono in f11lli che ci(\ avvenga Ol!ni ~io •·n o, ma non t} quPstA l'opinione dell ' A. Sosti t>ne e~li in fatt• che !'i rtPbba am mettere l' info>zione per ingesfa "'olo uel tll!IO che l e prime manif~stAzion i tubercolari abbil,jno sede n .- ll" inte~tin o, cas• r ll ris.,imi e che ei non virle ' che due volte. All'ospedal e oella Ch11rité in Bel'lino se ne videro 10 ('B!'>i in 5 anni. Bagin !>ky in 03::! casi di tuber·colosi dei bAJnhtni all'ospedal e Im peratore Federico non riscontrò mai tub~? rcol osi inte:;:tinale senza concomitAnte l esione dd polmoni o delle glandole peribronchiali. Riedert in 3101- a.utop!; ie di bambini luber·colosi, L•·ovo soltanto 16 casi di tul>e•·colosi p1·imitivn dPtrintestino. Non e più logico quindi pensa J•e che qnPsli pociJi casi siano da a.ttri bui•·si al tanto difl'uso bacillo dell a tuber colosi umana anziché a quello dei bo vini 'l A togliet·e il dubbio ora possediamo un m ezzo sicuro • inocular e un bovino col male•·iale raccolto nel l'autopsia. , Non si può ancora p1·etendere alla sicu•·ezza assoluta, si può tuttavia dit•e che se l'uomo é suscettibile alla l uber co-


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RIVISTA D'IGIENE

!osi bovina lo è mollo raramente, cosicché tale fonte d'infezione 4~, ~econ.lo l'A., deg-na di nota ;;oltanlo poco più della trasmissione ereditaria, cosicché egli cr·ede inutile prendere misure speciali contro di essa. El'>sendo adunque lo 8puto dei malati, la priucipale sorgente d'inf~zione, dobbiamo dil'igere tuili i nostri sforzi a difenderci da esso. Segregar e i pazienti in appositi stabili· menti è impossibile e superfluo ad un tempo. Basta che ·1o sputo sia reso innocuo e convenientemente rimosso, ciò che non é difficile ad oltenersi se il paziente é agiato ed intelligente. Ma nelle case dei povel'i? I n esse, di giorno il p!izienle non è assistito come si dovrebbe, perchè i membri della famiglia si recano al l avoro; di notte il paziente iufetta l'ambiente ed i parenti che dor· mono nella stessa stanza e fors'eneo nello stesso letto, inalano il veleno che li condurrà alla tomba. In simili circostanze si formano non soltanto focolai famipliari (che contribuiscono a radicare l'idea dell'ereditari età dellA tubercolosi, menlr·e si tratta sol tant0 di infezione), ma sono gruppi di fa miglie, casament.i inter i, che divengono focolai, come Bij:tges ha dimostr·ato nei qua;r~ieri più densamente popolati d 1 New York. E non ò la poverlà per sè, ma le condizioni che essa cr•ea quelle che favor·iscooo la tubercolosi. Mostrano l e st.atis~iche ledesclle che la tubercol osi è più fr·eq uenle dove la popolazione è più adrlensala, speci11l mente pet• le cattive condizion i dtllle stanze da letto ~;om e occade sulle coste del mare del not'd, anche tra le famiglie benestanti, per ragi 0ni locali. È fJueslo adunque l'obbiellivn al r1ualc dobbiamo mirare nella lotta contro la Lisi, migliorare le condi•ioni domestiche clet pooeri. Ciò polea ollen ersi soltanto lentamente, occorre pertanto gi ovar·si d'allri mezzi nel momento altua!P. L 'unica cosa possibile ò la rern ozione del malato dalla sua casa, al· loggiandolo in convenienti ospedali. Oggi il tubercoloso avanzalo, riguardato come ineluLiabiJmente condannato, é accollo malvolentieri negli ospedali, e dimesso il pii) presto possibil e, né si tenta di trattenere quelli che, malcontenti della poca efficacia della cura o impensierili della sorte delle lor o fami~lie per le maggiori spese ed i diminuiti guada~mi, domandano di uscire. Se l 'o8pedale li accogliesse 8Cnza spese, li nutrisse bent> . li trtlL· tas~e convenientemente, i malati accorrerebber o spontanea-

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RIV l S'l'A D 1 10IENF:

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mente. L a sola nazione che ha u1olli Ò!'<pedali per la tubercolosi é l' l n ~hiltenn , e l e !'lati~liclie pr ovano che colà la diminuzion e della t ubercolo:<i è più evidente che altr ove. Né può e~ser diver·samen te : m•mo sono i pazienti i n circola7.ione, m i nor e è la quantita di i11fezione. L'impianto di 11uovi ospedali t·ichiede !>pese conl';idet·evol i, l:'i potr ebbe, peraltro, dir igere in questa nuova via la beneficenza pu bbl ica e priva ta e fr attan to de-.tinar·e in ogn i citta uo ospeda1e, o in ogni ospedale qualche sala pel' . l'esclusi vo asi lo dei lubt:l'colosi, senza ll'lllasciar e lulll'!via di t·i<:orr er e ad altre m i sure che, pue es!'<enùo di caratter e lempot•aneo, possono ser vir e di utile complemento. T r·a queste la più errìcacc è la rJ.enuncia o!J!Jligatoria, non soltanto per soddisfar e ht cur iosità della statistica, ma per sap~'>re dove m aggiormente sia nece!'<Sat•io r·i volger e l'atten zione a portare l'aiuto, e jiet· provvedere per le disinfezioni , ogni q ua l vol la il pazien te muoia o traslochi . L a denunzia basta sia fatta in quei casi che possono divenire fonte d i danno per i v ic}ni. Con quesln limitazione la denunzin è stata introdolln in Nor vegia con una legge !'<peciale, in Sa>"sonia con decreto m inister ia le ed altrove. Io N ew York la denuncia er a dappr ima facoltativa, fu r esa d ipoi obbli gator ia eJ i l g uadag no fu immenso. Altra mi sura impot·tante é la clisinfe:oione, g ili. m en tovala, ogn i qualvolla il paziente muoia o cambi dom icil io, ad evitar e che il nuovo inquilino po~sa contr arr e l' infezione . Si dovr ebber o disinfetta r e non soltan to gl i alloggi, ma anche gli effeti i di vestiat•io e lel ter ecci . Altra misura già ri conosci uta co111e una delle più efficaci, è l' islr l':oione del popolo circa quanto r iguar da l' in fezione e il modo d i pr even irla, i c ui buoni ell'etti si scor gono di g ià negli Stati più ci vilizzali. È desiclerabi le specialmente che si diffonda semp1·e pi ù la n oziqne P.sal ta del per icolo cui si va i ncontr o dor mendo o lavor ando insieme con tubercolosi. Un'altr a misur a, che in fJUesto momento viene bandita ai quattro venti come la pl'i ncipale, è l a fo nda:oione d i sa-

nator i. Che il tubercolo<;o si a curabi le nei pr imi stadi è indisculibile. L'idea ùi guar ir e il m al!gior numer o possibil e di tisici , prima che, giu ngendo allo stato di consunzione, divengano pericolosi per g li al tri , ù tutl'affallo logica. È utile l 'attuazion e pratica di questa idea 1


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HIVISTA D'IGIENE

Secondo i rapporti del Comitato centr ale germanico per lo impianto di sanatori per la cura della luuercolosi questa istituzione disporrà, al la fine del 190 1, di 5000 letti , il che dò. ammettendo una de~enza media di ;.l mesi pe1• og-ni malato, la possibilità di trattare 20,000 pazienti ogni anno. Dalle rel azion i finora l'edalte risulta. che solo il 20 p. IGO dei curali in quosli stabilimenti per Jono il bacillo negli sputi in seguito alla cm·a. Si può dedu1-re quindi che ogni anno saranno r estiluili alla società 4000 lisi ci guarili, o almt-!no senza. più bacilli negli sputi, il che è l'importante per ciò che riguarda la profilassi. Ma secondo le slolistiche oielruftlcio imper·iale germanico di sanità, vi sono in Ger·mania 226,000 per sone al disopra dei 15 anni che sono alrette da lube1·colosi già cosi avanzala da dover essere accolte negli ospedali. Contr o tale cifra sono ben poca cosa i 40~0 che escono dai sanatori, non è quindi da sperare che la sola erezi one di quesli basti a far· scompal'ire la tubercol osi, senza il sussidio delle altre misure , mentr·e in r eal tà sono queste le più utili. Ciò c;he può oltener.si dalla sola p1·ofilassi generale i: pt·ovalo da un calcolo di Cornel sulla diminuzione della morlalila per tubercolosi in Prussia, dal 1889 al 18H7, dimostrante che, prima del 1889, la m ortalità era del 31 ,4 ·p. 10,000, mentr·e nel detto periodo sce;:;e a ~1,8, il che significa che già in così pochi anni i morti per tubercolosi furono 18~.000 meuo di quello che si sa r ebbe supposto secondo la media degli anni precedenti. I n Ne w York, sotto l'influenza di misu1·e sanilarie generali, la mortalità per tuber colosi ha diminuilo gia di più che i l 35 p. 100 a datare dal 1886, e nolisi che qui, com~ in Prussia, il progresso si oltenne llià all'inizio delle misure profilatliche. Crede l'A. che convenga migliorare l'istituzione dei sanatori, accettando in essi soltanto quei pazienti per i quali il trattamento é piu conveniente, e prolungando la durata della cura. in modo che all'uscita, il numero dei pazienti guarili (senza bacilli nello sputo) sia almeno del 50 p. 100. In ogni caso, peraltro, conviene favorirne la e1·ezione, giacchè aum entando essi di numet·o, e per-fezionando il loro funzionameolo, aiuteranno g1·audemente a raggiungere il desideralo miglioramento delle condizioni materiali dei pazienti, che solo potrà condurci alla villot•ia finale. L . F.


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CONGRESSI V Cougre..o luteruazlou&le dl ftslologla. -

T ot•ino,

17-21 settembre ·J!JOt (1). La nsiologia, o~gid i rappre1>enta tale speciali tà delle merliche disc i plioe che per la va~ Ltl ù rla e;:;;::a assunta r ende difficile al medir.o pratico rapprol"ondtrsi in essll, e tanto pi ù il pt•at i care inolagi r~i e ri cerche, la ntag gior pnrle di tal natura da ri chiede!'e 1· imp1anto d1 cos to;:;i lahor al<wi scientifici e tutta I"Altivilà di chi si dedica R f<tudi L»I JLO specializzati (2). La fi siolog ia umana og-gidi non rappr·ese1Ila che una branca dell'immen;:;o studio d(•l la bio l o~ia , ave11tc continui contalli e rapporli con tutte le ~cienze naturali e fisiche, d'onde la necessita per i. ;:;uni cu l tori di cngnizioni eslentlenlisi all' Inter-o campo vitale. Perr.i(ì ad un odierno co nf.!r e::<so di fi siologia, acr.an~o ai m edici prntil'i, v e~gunsi g li s ltu tliosi di tisiologia vegetale, g li zooj 'ilri , gl i zoolog i : da ciò ratternarsi nelle uumel'osissi rn e ntemori e pre;:;entat e al congl'e<>so (circa duecento) delle letture ri vestenti cat·all f>re di prati ca utilità pel medico, con altre c più numet·o>;e di fìsiologia vegetale c comparAla. Ad aiutare il fi siologn nel le !'\Ue indag ini, oggidi concorrono lulte le più moderne applica zio ni sci enti fi che, f•letlt'iche, meccaniche e fotografic he, m cntr·e Rlcun i fisiologi acf')ui star·ono una vera celebt·ita. oi Lrf>chò per l e lm·,> senpe!'te nel campo scientifico, anche per l e geniali applicazion i meccauiche con le quali r iuscirono a dimoslrar·e r1uanto scientificamente ave· vano intuito. Così fra ~~· l ngle~i Ii W el:et· di Londr·a, fra i T ede!'\chi l' Hiirlhle di Bresl a via, e fra i FJ·aucesi il sommo Marey, (t) Il Corpo ~ani tario dell'esercito era ufficia lmerlle rappresentato in tjUC!lO congresso dal colonnell o fTll)dico llanrtone o riai capitani merlici llernuccl e Mnrrocco. · (N. d. Il.). l2l Chi ogg1di visita UJHI scuo ln tli llsiologia, quale qnella di Torino, vero modello del genere, e t•onfronta ~:1' impianti attuali con i mo<t es tissimi delle ~cuoi~ di or ra vcnt'~nni, anche so tliMtte da celebri la qualì H Lu~saoa, il Moeschott ecc. noo può che maravigliar;i della ''asl! tà dci nuovi laborato ri i, rlella S~drlivisione del lavoro pnlLicata in essi, degli im!Pianti costosissimi, JlerOno eleganti, tli cui voll ero do tarla st.~to, connme, pro vincia, anrlando a garil perchò r uscasse fra i primi stabili menli <lei genere in Europa.


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i.

OONGRESSI

vero padre ed autore Jel mPlodo grafico, ossia della cr onografìa per mezzo di cilindri ruotanli, affumicati, che ricevono le tr acce dei movimenti, cronografia che r appl'esenta Iii grafica espr essionP, l'ultima ratio inscripta di pressoché lutti gli esperimenti fisiologici . Tal metodo impiegato dai fisici fin dalla fine del 1Ro secolo per reg-istrare osservazi<,ni continuate della quanlit.à. di pioggia caduta fl delle correntt d'aria, vennfl applicalo alle ricerche fisiologiche !;Oitanto nel 18G2, per oper a del Ludwig, che~per primo inscris8e su di un cilindro ruotante (kemog r a,Jhion) le oscillazioni del mercurio nel manometro, succes8ivamtmle migl iorato ed esteso nelle applirazioni fi s iolo~ich e da parecchi speri menlator i fino al Marey, che nella pr atica fisio logica i ntr odusse le iscrizioni ottenute coll'elelkicita e tra~<messe meòiante tubi o capsule d'ar·ia. Siccbè leve porta n ti una punta od una pc n nt~., che tracciano curve su di un cilindro m esso in moto da un meccanismo d'ornloge1·ia, ordinat·iamente munito di ali, del quale è ca lcolala esattamente la veloci tà, levé cui viene comuntcalo i l movimento da tubi ripieni d'aria o do camel'e d' aria messe in con tatto con ~li organi di cui si vogl iono studiare i movimenti, questo é, in lesi generale il pl'inctpio che informa tutle le appl icflzioni fisiologiche e che fot·ma la base di quel metodo gra fico che il Marey sollevò gi ustamente a sistema, ampliRmente ili ustr andoli, nel suo tr attato: La mélhode ara· phif]ue. Su tal principio son basali gli apparecchi ùi tal autore, ben noli nelle ricerche cliniche, nonché i moll•>plici appar ecchi id eati dall'illustre Mosso, qual i il manometr o a mer cur io per scrivere la forza dei movimenti respirator i, l'apparecch io a leve per tracciare i movimenti del respiro, lo sfigmogr afo Rd acrrua e lo sfigmo-manometr o per misurare le pressioni del~>angue nell'uomo , ed il miosflg-mografo per isludiar e la circolazione del sangue nei muscoli. La mostra degli apparecch i per ricerche fisio logiche, annessa al cong-resso, stante ritardi ferr oviari, e soprattutto in causa del mancato inter vento a11'esposizione di parecchi fabbricanti, non riuscl mollo inter essante nè per qualila né pt•r quantità, facendovi assol utamente difetto quello che i Ft·aucesi sogliono chiamare i l clou di una mostra, lo strumento nuovo che servisse a dat'ie una hpecial e impronta ed a ricordarla per l'avvenire. P ure fra gli altri espositori la casa in~lese John Hogen e la francese Verdin, veri speciali~Li del genet·o, presentavar~o numer osi appar ecchi per t'i-

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111 i) cerche fìsiol ogicl1e di mer-tHigliosa esa lt~>zza, fra j:!li altri il cronoscopio ùi ll ipp, t·erP.n lem••nle modificato da Kronecker , l'orologiO misuratot·e della cor-rente sanguigna dell'H i't r lh le ed il l'PI!istrlllore dei l<•ni cn rdia ci dell o s to•s>:o autore. A sua volla l' i llustre M arey pl'e>'euLò aleune npp licnztoni della Cl'O· n~>folografìa ulle esperi t> uze fisiologiche, con l o. quale ollen;:o n~i seri e di immng tni d'uomini e di an ima l i alle di vet·se nnrlalu r l?, d' uccE>II i e di i nseLLl che vnla uo, di P"sci e d'animali a~:Cfunlici ll f' l la locl, mozion•~ lor r) fli'OJ>ria, i nfiw~ di pico:olt esseri ch e si muo,•on•' nPI campo del mir r oscopio. Slan le la breve d urnl11 del con:n·e;:;so ve n ne ne.:essa r iame11te trascur ata la pnrLe prAtica; mol ti espe1·imenti fu r ono !Soltanto enunc iali senza un a c~imoslt'flzione speri111enlale odrguAla, m eutre in,·ecc furono m olle le men1ort e chP venner o illustr aLe da numet·o;;;e pr oif'Zi fl ni di propanJti nla•·t·oo:cnpici e microscopici. Però, chiudendosi il V cnllgt•csso internAzionale di fi s iologia, unan i mi i_conv•·.nuli em isero il votu che nnl futuro da convocnr si nell'ann o 1002 i n Bruxelleo; >'i desse la massima impol'lanza ulla pll rlt· s:prrimen tlllo u pt·at.tca. Nelle poci te dimo!:'tl'azioni di gen er~ sp~ ri m rn ta l~, pet' l a genio l i!ù unita nd una certa tal fJIJnle eleg11 nza scJe nlilica , emer ::<et'O soprallutli i fi s i olo~i ln ~lesi, apportand o nel campo sriPntificu quel senso ùi d tiar·ezza erl i pt·aticita c he ll'lnto (·ont raddisling ne le ma n i re o:tozioni d i loro J·azz<o. Ad PSf'll1pio, i l W alleJ• rH Londra, speriolistfl di fisiolog-ia P.lettrica, ebbe Ad <'sport·P. in modo impa r eggiabile l e sue ricer c he su ll'elct t l·i ··ila vegetalr, dimost r ando i l modo di compo•·t arsi di taluni fiori e pia nte, 'lliAi i l'i r is, In matl ioln, i l tl'opodeum, l tt bes.;onia, a ~l i stimoli eh'llrici, il lot·o modo di ri spondere el ettricamente alla l uce, le diver!:'e ri sposte eldtri che che essi davano allo slalo completo di sol ulc, dopo subito un t r aumatismo, olio l'tA i o di shock, e dopo che dallo shock et'<HlSi l'Ìa vuti, fa(:rnùo perfino rilevare come il m odo di t'ispendere alln stimolo elettrico dei t essuti vegetal i ven~~t te rnpo t•ane~:~mente dirni11ui to e soppt·esso mediante razion e di va por i anestetici qua li l'eter e ed il clorofo t·mio, e tullo ciò m ed iante un semplic i ~simo appar ecclt ill elellrico munito di gal vanometl'O, dimostrnndo cosi prat icamenle l'uni ta di talu ne g r andi leggi che tutti re~o l ano gli essP-ri viventi sia essi appartengano al regno animale come al vegetale. Da ultimo i l L oche, pur e di L ondl'a, fece osser var e il cuor e di un coniglio fa tto pulsa1·e ar lilìcialmenle pet· ben otto ore dopo


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CONGRI~SS I

che l'animale era sta to sflgr ifìr ato ed il cuor e t ollo dalla caYilà toracica . Un esperimento cosi imj)ortante, elle t anto allr·asse l' attenzione di tutti i congressil'li, mer·i ta un cenno sp,.ciale. I l L ocke, par·tendo dalla scoperta del Ru sk, che, alimentando il cuor·e di un coniglio med ia11t e una corrente d'acqua alla temperatura co;<lante di circa 35•, ril evò conlr·azioni m olto deboli e di IH'eve dur·ata del mu.,co ro cflt•diaco, pt·aticò lo ~tPsso esperimento con soluzione fisiolog-ica, pure mantenuta alla temperatura di 35°, falla gil.mg-e1·e al cuor·e con una determin ala pressione e vich~ rinforzar·si t osto i battiti cardi aci , dur·are fino a due ore, quindi diventare nuovamente deboli. A g~ iun gend o allor·a alla soluzione fi siologica 0, 1 p. 100 di destrMio, vide tosto i batti ti cardiaci diventare in modo evidenli!":;imo vicmaggior·mente forti, diminuire la loro altezza in morl o Jenli!"simo e durare fino ad otto or e. A llo r•a, somministrando nuovamente soltanto l iqu ido privo di destrosio, l'azione del cuore r·icadde con pr opor zione abbastanza celere, per r isalire di nuovo allorquando aggiunse d e~tròs io alla soluzione. Da ullimo, fa cendo passare attravet· ~o quest'ultima soluzion e alimentatrice alcune bolle di ossigeno. vide r1uel cuo re i di cui battiti com inciavano a rallentarsi , tQrnat·e a pulsare in modo molto attivo e ciò ripeter si ngni qual volta, indebnlendosi le contrazioni del muscolo cardiaco, lo si nutr·i va con soluzione fi siologica de~ trosatn ed ossil?eneta. Tale e!"pedmenlo venne praticato con esito brillantissimo dinanzi 1 m embt•i del congre :::~o, mentre Il tracciato delle pul sazioni cardiache era se~na to su di un cilindro r·uotante affumicalo, in modo cta rilevar e anche graficamen te le var·ie fasi d i atti vi là car·d iacn a seconda dei di v er si m ateriali n utrili7.i somministrati. Constatato il fen omeno, udii espot•re varie teor·i e atte a spirgarlo; alcuni lo riferivano ai centri nervosi pr op•·i cleli a muscolatura cardiaca, altri ad una speciole pr opriet à ed a ttitudine delle fibre muscolet•i del cuore, mentr·e tutti a mmettevano che il polet·e eccitatore del liquido circolante et·a esclusivamente dovuto al fallo che nell-a sua fisica I'Om posir.ione esso rassomig-liava al plasma del sang ue nor·male. Questo congresso, come tutte le r iunioni \li tal genere, più che esposizione di nuove scoper·te, più che ri velazione d i nuove dottrine, fu solenne affer·mazione d i quel sano cosmo-

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1117 poltsmo !:'Cientifico, cho oggid'a LuLti affra tella quanti vanno alla ri cerca delle t•a gion i ultime ciii' reggono i fenomeni della natura, ed ollrc que::-to r isultato d'or dine morale venne conlra~segoato dall' aYe t· gellnle le basi di due novella istituti: ttuello internazion al e ùi fisiologiA sull a cima del Rnsa (ca parma R1•(lirta Marg/,erila), e l'altr o intitolato al sommo j!ar·ey, cito avru sede in Pal'igi , con lo scopo di r iunirvi Lulli gli strumenti scienlilici di invenzione tiatg~>gnosa e di perfetta co~ ta·uz io ne che :;et·viranno quali sla·umenti tipi per l e r icerclte lisiologiche. Verona, li .} ottobre 190 1. G. B.

VARIETA P. H uGUENIN. -

Dell'opera del medl oo preaao gli agonizzanti. - (Le Conco ui'S M édica l , agosto 190 1).

Bene spesso il medieo, dopo cottstatato che l'ammalato è ia-repar Hbil mente per duto e che tt<Jn lta che quulche ::riorn o di vita, abbandona ogui te ..apia e si lirn1la a dei di:;cor si suggestivi, alli a consolaa·e i par enii e gli amici che ctrcondano . l'agon izzante, ma senza provv<Jdere rn c rr onrArnente ad attenuare i dolot•i dell'agor riA ed il supplizio dell'ultimo !olia. Egli invece ha l 'obbli~o di pt·ovvedere iu •Juesto senso ed è questo l'araom en to tr·attal o dall'aulot·e. Le sob <.1r enze tlell'a{JvJtia. - Eviden temente nessuno può di esse rendet·si esalto conto, non essendo capaci i mor i bond i di espr i m er e chiorame11 te l e l or o seusn;:ioni. Pet·talllo non si può metterù in dubuio l a t·eaHa ùi tali sof1'et•enze . Talune mal~ tlie mo rtali provoca110 incontestaltilmente delle terribili ai<O· nre, cosi , per esrmpio, l'agonia per malattia di cuol'e. nella quu le il malato co 11 s~rvando una quasi completu intelligenza ?uò l'ender si per fettame nte contu dell'orrore dei suoi ultimi rstnoti, così quella dei tisici; eJ alle solTel'enze fìsiclae si debbono aggiu nger e le mOr ;:.ali provocate ùalle speciali condizioni dt rarniglra, di vita, di condizioni economiche e dal grande atta~camento all'esistenza, pr opr io a tutte l e ra:.::ze civilazzaledella specie umana.


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VARIETÀ

Jde.ui di sollievo deli'aaonia. mezzi di cui possiamo disporr·e per tale scopo nou so:~o .cer·tamenle cosi precar•i.i come si potrebbe cr·edt>re. Bisogna prima far pr·endere al malato l'alte~giamente più ada tto al suo stAto, sollevare il tor·ace dell'asfittico. r ialzando ~li il dOL':"O cd nppo~~ianùovelo su cu~cini r esistenti, impedire !"agglomeramento di persone nella stanza, mantener e le lìnel"tt·e suf(icienlemenlti apertE', sparger e qualche sostanza odor osa, ag-gr adevole ma non troppo viva, come lrmolo, lavanda, eucalipto. ecc. Asciugar·e il sudore con u n pannolino bagnalo di aceto. allontanando -mosche e mosconi, entra nelle or•Ji narie Abitudini di soccors:o degli agonizzanti. Gli occhi e le pal pebrt> sa ranno deter·se ogni mezz'ora con acqua bori ca o :-emplice mente bollila e lepidu. Le narici asciugale ed unte con vaseli11a borica lt'g,!lermenle mentolala. L e labbra, e sopr·atutto la bocca, saranno oggetLo di cur·e minuziose, r ipetute ogni quarto d'01·a, con dell'ovalla idr•ofila imbevuta di un collutlorio borato e mentolalo a liA tzlicerina. Per ben lavare la bocca, la miglior pratica consiste nel r·icoprire l'indi ce con un pannolino, imbevendolo di l"!ollulorio, itllroducendolo fra i denti per pulire la lingua c la pat•te interna delle g usncie. La sali va o la bava del malato verTIWno tolte con ova tta, che tosto v errà g-ettata nel fu oco. Trattandosi di un agonizzante cl'affezione addominale, oltre al tent>r sollevall l enzuoli e coper·te. gli si faranno t ener st>rniftesse le gamba impedendo che queste sci volino, mediante una specie di ro· tolo posto solto le piante .dei niedi. Anche l e natiche saranno oggetto di CUI'e speciali ; verrà munito il letto di tela imper· meubile, eù il sacro sostenuto in caso di bisogno da una ciambel la di gomma, polvel'i7.zaoc.lolo con tol co o con fecola di pa· tale, mentre venanno ten ute pulite le parli g~nilali e munilr di cuscini di ovatta idrofila. Da ultimo ver·ranno tratto tr-atto praticate lozioni di lutto il cor po, specialmente delle membra, con aceto ar·omatico allungalo con m Plà di acfJ'ua bollita. Tutte que::~te pratiche sono da indicarsi e t.la farsi dallo persona incar·ica la di Rorvegliare il malato. Da par·te sua il medico può applicare altri rimedi, quali, se lo stato dell'm fermo l o pe rm ette, m edicamenti calmanti in poziol1'~ . come il ::;cit•oppo c.li morfina ul'socioto all'aequo di lamoct:> ra so ed all'acqua clorr)l'ormizzuta snlu r ata, oppur·e allo sciroppo di etere. Se la dPt-:lulizione é difficile sr ricorr-erà a ll e iniezioni ipodcrmiche-aseUiche, impiegando l'etere , la morfir1a , la spar·teina,

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VAIUE1'À

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l'anlipirina. Ur1 eccellente mel o lo, applicabi le alrasfìssia, all'asistolia, alle cr·isi thlrvose (movi men ti convulsivi, carpologia, ecc.) al del irio, consiste nell' inic tt.at·e ogn i tre ore un centimetro cubico della prepara1.ione se~uenle : Cloridrato di morfina 0, 10 ce nti~r. Eler·e sol for h:o 5 centimetri cubici. A CI{U8 di lau_ruccraso 5 centimetri cubici. L'associazione della morfin a all'eler·e permell e di ra~giu n­ lo scopo desideralo senza elle abbia a verili ca rsi alcun inconveni ente od accid ente. L'asis tolia e l 'a11 ~oscia ari tmica saran no calmate con l e iuil:zioni i podermiche di so l fato di spar·tl'ina ogni due or e : Solfato di sparlt•ina 0,10 cen lifrr. Aequo di laut•orer·nso LO gramm i. L'ipertermia e l'n ~ilozione dei pneumon itici, dei doli enterici, del vaiuolo emorragico, si calmano con le iniezioni ipoJermiche di antipirina, t•ipelute ogn i due or e: Anlipi rina gr ammi 2,50. Acqua di lau rocert~ so 'IO c~ntimett·i cubici. Contt•o l a dispnea valgono le ben note inalazion i di ossigeno; contr·o le si ncopi r·ipetule si pratichino inieziOni di etere solforico, ma non di caffei na, essendo queste ullime dolor ose, e scopo del medico essendo quello di sollevnr•c c di attutire la sensibllita del m oribondo. Contr·o i clolor·i dei ferili ngonizzanti con le membr a infer·iori lacerate, i l badno schiacciato, il ven tr e aperto, si ba il dover·e di appli ct~r·e la t•achicocainizzazione di B ier e TuiTiel', oppure la sem pli ce clorofor·mizzazione a piccole dosi associala all' inieziona etero m orftni ca sottocutanea formulala più sopra . . In complesso il medico deve lino all'ultimo sospiro aiutare rl Proprio infenno con una ter·apia più dolce che ~li sara poss~bile, in m odo che l'ago niL.Zante lasci la vtta con quel minimo dt ::soffe1·enze che il progresso della scienza permelle di r ea· ltzzare. G. B.

L EFPIE Paow~E M. B. - Un metodo perfezionato di fotogratladel pezzi patologlol. - (Th e Lancet, t 7 agosto 1901). l risultali che si ottengono folollrafando i pezzi palol ogici sono. lutt'a!Lro che soddisflleenti anche quando si operi sui pezzr fl'eschi ottenuti mer cé atti operativi sul vivente.


1120

VARIETÀ

La prova risultante appare singolar mente defor mala per le strane chiazze di luce dovute alla ditl"e•·enle umidità del pezzo; i noll1·e· é q~1asi impossi bil e dare a questo la posizione che occupava in vitA, senza contare cbe, mentre si lenta di far ciò, il pezzo si dissecca defor mandosi maggiormente, le cisti si svuotano, i fil ameuti si ag-glutinano, le cavi tà collabiscouo. Per rim ediare a questi inconvenienti l'A. propone un me· todo semplicissimo: fotogr afar e il pezzo immer so completa· meute nell'acqua. Il Jispositivo é ugualmente semplice: si fissa la macchina fotogr afica, obbiettivo iJl basso, ad uno di quei comuni so· slegni di ftlrro (porta-bur·etle) soliti a tr ovarsi i n ogni labo· ratorio. Sulla base del sostegno, lasciata nera, come ò, o coperta di CS I'la da filll'O, secondo come si desidera l o sfondo, si colloca una bacinella di vetro a fondo piano e a pareti verticali ecl in essa si col loca il pezzo, versandovi dell'acqua finché sia corupl etamente immerso. Si alle nde che l'acqua sia completam ente Lr anqu il! a e si fotografa more solito . ..j: meravigliosa la verità con la quale vengono r iprodotti i minimi particola•·i, comp1·csi i peli. I no !l r e le cavità si espandono al natu r ale e, ciò cile è più importante, l'in ter o pezzo pr enùe macchinal mente quasi \a stessa posizione che a veva in vita, cosicché con poch i arl i· fìzi si ottiene una per l'etta realtà. L. F.

fit) c:.-··

ERRATA-CORRIGE

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A 'r ·;!i:• ~·~ag.• i90 del fascicol o del :31 agosto p. p. (Elenco delle ~~]~ . aalò~adicali di ernie), all'ospedale militar e di Bar i, in·

·~~ 'di~ f'Gcciola 9, leggasi: Lucciol a 6, Castellano 2, T esta 1.

l) Il !'l eda t.t.ore

D.r R1DOLF'O L1v1, m ag-gio1·e medico. G IOVA NN I

ScoLARI, Gerente.


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Colle/. - La cenere. d'ossa come ma.terinle o1\ protesi nella pseudartrosi. • . . • . . . . . . . . . . . • . l'ag. to;r. Btlk. - Ln tintura di iodio nel trattamro t o dello rrntture nccldcntali. to;,; RIVISTA DI OTO-RINQ-L~RINGOIATR I A .

Heh"an. - lnllammaziooe cropale l)rilllìt.ivrt rtcl condotto auditivo dovu\8 al bacillo pioeianico . . . . . . . • . . . . • . 1'11!1· Hl7i HIMn dt Foupr&J. - Orlgioe rino-fariugea rtei gozzi . . . . . 107tl Hluberg. - Sulle. malattie oculari prodotte llalla tubercolosi della mucosa nasale e la CUI'& di quest-'ultima coll'acido laUico. . . tOitl ltlchter. - L'elettrotera[lia della laringe, mtovo metod o pel tratta!Oi~

ment o d<ll nervo rlcorrcn te . . . . . . . .

RIVISTA DI OCULISTICA.

AITeziool corneaml ed iridee di origino ma lnrlca . . . Ptlg. tOllO La morte dopo l'operazione dotla cateratta . 108t Feuer. - La cura del tracoiJIA . . . . . . . . . . . . . • . • 10$'t

laprlnce. -

T~usseau -

l\ l VISTA 01 MALA TTIE VENEREE E DELLA PELLE. Malngeard. - Dell'emostasi in ~uopa:tnn: suoi mezzi; >ne applica &lonl • . . . • • . . • . . . • • . . . • . POfi. 1083

RIV ISTA O'IGIENK. :Detogu. - Prolllassi della malaria in rapporto all'igiene degli eserriU. 1'11g. H OI ' Ferrler. - L'allargamento del piede durante la marcia . 110! tCrlmberd. - La prontassi Ilei poludl~mo. . . . . . . . . . _ • tt03

CONGRESSI ·v Congresso internazionale d i fis iologia. . .

. . . . Pao. t t u

VAR.IEiA '.

Dell'opera del medico presso glì agomzza ntì. • . . . Pag . II F .Effte Prowse. - Un metodo P•rf~7inn:~to di fotografia dei ' pezzi pa-

-Huguen111. -

t ologici . . . .

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J .Errata-eoulfe

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GIORNALE MEDICO DEL

~EGl:O

ESERCITO

Dlrazhlll• e Amlllltllltru kiM: preuo l'Ispettorato 111 Sa~~ht UIWt

Yla VIntl lòl tlii!IJIN (PIIazzo del Mlnllttro della IVIr~

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO.. Il Giornalt .!lt di co del ·tt• Esercito si puhl.olica l' ultimo giorno d.l cia.,cun me!t lo ~ tasticoli di 7 ro~;)i di stampa. · L'ah booam~n t~ é sernpre. annno e rlecorr'l dal f 0 ·gewJaio. Il pretzo tl ell'ahhonamento e : Per l'I talia e la Colonia Eritrea . · l'er l' Estero . . . . . . . ·· • Un fa >cicolo separato costa . . . .

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• 15 \ 1; 15

L 'ahl,onamento uon tlisrtctlo prima del 1° di cembre s'Intende rinnovato per 1'8JIDOntcessivo. J s1gnori abbonati militari in eiTeltivitil. di se rvizìo possono pagare i'ilnpo110 dtll'•b· • bonameoto per metzo dei rispetti\•i com;~.udau ti di cor'po (anche a rate· mensili}. Le spese per gli estratti e quelle per le ta,·ol e lltograficb.e, fotograftche, eee., ebe accompagnasse ro 1,.. )11CÒ1orie, SOli!l a Mrico degli autori. Gli estratti costano L. 7 r er ogni foglio di stampa (t6 pagine), o Cratione indlmlbllt di Co!!lio. ~ 11er cento e>emplari. Il preuo é eguale !\ia che si tratti di 100 ~emplarl o di tu nnmero minore. l • r m ~noscritU non si resUtuiseono.

l}ecenlisst~m a pubblicaz ione :

Dotl. EDMONDO TfiOMBETTA, Capitano medico

LA TEORIA DEGIJI SPECl~HI 'EDELLE LENTI · APPLI C AT A

ALLA DIAGNOS[ DEI VIZl Dl REFRAZ\ONE Un volume in s•, legato in tela, di pag. XII-270, con 78 fig ure inwrca.la~e n~l testo. - . Firenze, 1901. L. Nicolai ed!tore. - Prez?.o L. r..

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GIORNALE MEDICO DEL

REGIO ESERCITO

Anno XLIX

N. 'l 1 . -

50 Novembre t90t

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ROMA · TIPOGRAPIA ENRIOO VOGiiERA

Sii abbonamenti si ricevono daU' Amministrazione del glomale VIa VenU Settembre (Palazzo del Ministero~ua..-811111:D.J-..-

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SOMMA RI O DELLE MAT P.RIE CONTENUTE N!;:L PRESeNTR FA.,SpcOLO

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fii alc un~ nu•JI Ì lll"ZXI tll <ur p rr~a [ler ~ll'la re l'aulan·

Trombetta -

~osi e l'amiJiiolll;o si rnulate . . . . . . . . . . . • •. . Funaioli. - $plonccto mia parr.iale ed cmosl""l ~Jol eni•·a • . . . . Funaioli. - Sulla ~u tura dello ar l•·rices ..:;uila col ruelt~.to Il ei pror. :-ia· li• lllUil l

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MEMOR.I.Bl

OR.IO I NAL:t

ISTI IUTO I'SIGIIIATRII:O Of:LL,\ IlE(; lA 0~ 1 \'f.RSITÀ 01 NAP•ILI DIRP.1T0 DAl. PROV.

LEONARDO BIANCHI

EPILESSIA PSICHICA

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(SO!> VARIE FORMm CLI:\ICI:[E E CO:N~IDERAZIOX I M F.DICO·LRGALI ALJ,J~ QUALI RS::>.A PUÒ DA R J,OOOO SI'I~CTAL~lENTE RISPETTO AI llfTLlTARI) . Slwlio del •loti. ~'""""' o U e lt', ra[li lnno 111 Pdico, ~sslltenlA onornno

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L'epilessia, considerata in tntte le sue svariate for me e nelle molteplici sue manifestazioni, è una sind rome mor bosa assa1 complessa, a base degenerativa. Essa consta di sintomi somatici e di si n tomi psicbici, ma non ~e mpre gli uni e gli altri si trovano riuniti nello stesso lndividuo. Essa tende bensi a divenire completa coll'andare del tempo, e spesso sotto l'influenza di qualche causa acceleratrice, ma può restare per tutta. la vita. limitata solamente a qualcuna delle sue manifestazioni, e questa può non essere la convulsione epilettica.. La quale perciò, se è sempre un sintomo sufficiente alla d iaguosi, uon è as:>oluta.ment~ necessaria perel1è l~:~o ma· lattia esista ; ed essa ta.l volta rappresenta soltanto un sintomo r ivelatore d' n na epilessia già preesist.ente, m entre altra volta pare che sia la sola manifestazione del processo epilettico, restando tutte le altre estrinsecazioni offuscate agli occh i del profano da. g uesta che l'Amadei chiama il terremoto umano. Il Tonnini nella sua opera L e epilessie, ed il Lom· braso nell' Uomo delinquente riportano esempi di indi· vidui che prima assai delle convulsioni ebberò molte ; l

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EPILESSIA l'SI OHI CA

di quelle manifestazioni, specialmente psichiche, che SO· gliono in a ltri accompagnare l'epilessia. motoria, la CJUale in segui to vi si associò, dice il Tonnini, come l'anasar ca può associarsi alla nefrite o al vizio cardiaco. È · per questo che i sintomi motori g rossolani, noti, come dice lo stesso autore, anche al contadino, non d~ vono essere i soli in base ai quali si deve poter fare la din.gnosi, ma. anche i sintomi psichici devono coucorrervi i.n gran parte; ed è da sperare che verrà un giorno in cu i essi soli basteranno a far diagnosticare l'epilessia, come oggi basta la convulsione, la qual e sta all'api lessia come la scin ti ll~L all'elettricità, mentre l'elettricità nel· l'atmosfera esiste anche senza la scintilla. E questa elettricità latente, che sotto determinato condizioni si raccoglie, e tutto ad un tratto scoppia. come il fulmine che schianta ed abbatte, è lo stato psicopatico epilettico, il quale nel concetto umtario dell'epilessia va considerato come nna manifestazione più comune e più comprensiva della convulsione, tanto ciò è vero che questa si può manifestare tardi o mai in individni già cer tamente epilettici, mentre è d ifficilis· simo che il convulsionario non mostri le alterazioni psichiche proprie dell'epilossia. Nel fatto che la epilessia semplicemente motoria dap · principio si va spesso aggravando in seguito, sino alla forma più chiara di pazzia non si può vedere una semp lice coincidenza, tanto esso è frequente, e tanti e tali sono i disturbi mentali negli epilett'ici, prima che essi divengano pazzi da manicomio; ond'è che il Voisin dice che la distinzione degli epilettici in pazzi e non pazzi è niente altro che un sofisma privo di fo ndamento; e un ordine del giorno della Società di medi· cina legale francese conchiudeva: « Che le regole g enerali che presiedono al giudizio della r esponsabilità degli alienati debbono applicarsi all'epil essia. »

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EPILE SS IA PSIClliCA.

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Dei due ordini di sintomi, adunque, propri dell'epilessia, i soma.tici e gli psichioi, quelli che non mancano mai sono questi ultimi, e che appunto perciò ci possono mettere in grado di. vedere l'epilessia anche là dove manca la conv ulsione e mancano g li al tri sin tomi somatici. Ma i sintomi psichici non sono così facilm ente rilevabili come i somatici, ed è per C}ue::.Lo che i profani, ed anche molti med ici, vedono nell' ind ividu o che non ha accessi convulsivi un uomo normale, e come tale si lascia. libero nella società, e si incorpora nell'esercito. Di quanto male possa esser causa questo criterio così ristretto per diagnosticare l'epilessia lo dicono i numerosi fatti luttuosi che di tanto in tanto funestano l'umanità, e nei quali la. scienza, dopo accurate e severe indagini , scovre l'epilessia come il genio malefico che si teneva celato sotto le apparenze di una perfetta. salute, ma che pur si appalesava colle manifestazioni psichiche ·sue proprie, delle qual i il delitto, la strage non furono che la più solenne a ffermazione. Ma prima di venire a parlare particolarmente delle forme psichiche dell'epiles:ua, credo non del tutto opera vana accennare per sommi capi agli a ltri sintomi soma.tici, all' infuori della convulsione, i quali, insieme alle altera-zioni più o meno profonde dell& psiche, costituiscono la sindrome epilettica.. E prima ancora dirò come non sia del tutto impos· sibìle che un'epilessia, anche convulsiva, possa restare ignorata per più o meno lungo tempo, qualora gli accessi siano solamente notturni. Parecchi fatti bene assodati nella scienza attestano la. possibilità di questo asserto, ed oltre a quelli riportati dal Lombro;;o nel suo Uomo delinquente, ne è riferito uno da Trousseau, il quale scoprì un'epilessia notturna in un giovane, sol percha in lui si ripeteva frequentemente la lussazione


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EPILESSIA l'SI OIDCA

di un braccio nella notte; e un altro da. Dumesnil che rammenta. di un militare più volte condannato per ingiurie ai superiori, sino a. che non si conobbe che anda va soggetto ad accessi epilettici notturni, sfuggiti fino ad allora anche ai suoi vicini di letto. Inoltre il Griesiuger dice ehe spe:;so l'accesso motorio compare solamente nella prima infan:;~ia., e poi prende. una forma. sincopo angosciosa che pochi sanno diagnosticare per epilettica (Arch. f. Psychiat1·ie); ed il Leidesdorf afferma che individui ohe già. soffrirono di epilessia. ne possono restar liberi per molti anni, e poi possono avere un accesso solo psichic9. I sintomi somatici che possono tenere il luogo della con-çulsione, e che perciò si dicono equivalenti, sono i seguenti: 1• Gli equivalenti motori, divisi da. Ardin-Delteil in motm·i propriamente detti, incom·dinati e paralitici, comprendendo nei primi gli acces~i pre0ursivi, giratori i, il tic del salaam ecc., nei secondi il riso, il pianto, il singhiozzo di natura epilettica, e nei terzi le monoplegie, le para.plegie, le afasie di breve durata. 2• Gli efJuivalenti sensitivi, divisi in vasomotori e viscerali, ricordando tra i primi il caso descritto dal Venturi, in cui l'accesso epilettico consisteva unicamente in un afflusso di sangue ad un lato della. testa., con 11.rrossimento dell'or'3cchio e gonfiore della parte; e fra. i secondi gli accessi gastrici, cardiaci, laringei, genitali, asmatici, uremici, eco. (l t. 3• Gli equivalenti sensoriali che sono tanti q ua.nti sono i sensi specifici, e che consiHtono nelle allucina(l ) Ftlrt: " LPm onne hnnnu d esr ritl.o' cri~i gns tri<'lw, 11 Trouss eau nn'llll)tina pect oris e piiHtira. 'a lamOto e l.ecorc hoi puhhli.-aro no un ca$o di epilessia cardiat~ co o <is tente specialmente in parnssl<mo fii carr110 palrno: parec··loi ~utorl ha nno desrrille ~ri<i •li i•Oho lento p rn hahilme nLP. 611Ìio•tticu: Letrert.s ha rub hli C.1 li ca s i eli llJlile<$Ì:I larang••a, tl Schi1l,, rti asm:1 eruleltiro.


EPILESSIA P SI CRICA

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zioui nel campo di questi, onde l'accesso può ridursi alla visione di fosfeni o di oggetti colorati, all'udizione di rumori o di fischi, alla sensazione olfatti va di odori sgradevoli, alla sensazione gustativa di sangue, ecc.; proiezione eccentrica, come dice Rosembach, degli eccitamenti dei centri sensori. Si a che l•accesso convnlsi vo resti ignorato perchè notturno, sia che fJnesta manifestazione si abbia solamente in età. inoltrata. quantunque l'epilessia nella sua essenza sia propria della prima gioventù, o che la convulsione venga sostituita da qualcano dei predetti equivalenti somatici, la diagnosi della nevrosi d iventa difficil,e, o addirittura impossibile qualora si trascuri l'altro elemento costitut.ivo di essa, forse più essenziale, l'elemento psichico, il quale, come si è detto innanzi, può predominare sa tutti gli altri sintomi, sino a restare quasi solo, costituendo così l'epilessia psich'ica. È qaesta la forma di epilessia che ha. maggiore importanza sotto il rapporto sociale. e per il medico militar~; ma che pure entra più difficilmente nella comprensione del pubblico. È a proposito di essa che il Voisin, alla fine della sua opera L'Epilepsie, fa l'osservazione ed esprime il voto seguente: «Un modo di terminazione dell'epilessia che non dovrebbe più aver luogo è la morte dell'infermo nelle carceri. Il numero degli infelici, così morti, è andato sempre più diminuendo, dopo che More! e la sua scaola hanno fatto conoscere l'epilessia fa1·vala, l'epilessia mentale; ma questo numero diminuirà ancora.. I medici devono ora conoscere tutte le manifestazioni dell'epilessia, e saperé far dividere il loro convincimento ai magistrati. L'onore d~lla scienza e l'onore delle famiglie sono in giuoco: la vittoria deve restare al medico. • E nello intento di apportare anche per parte mia. uno sforzo, per quanto poco efficaceo, acchè un tale


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EPiLESSIA PSlOH ICA

voto si compia, ho accettato con sommo compiacimento l'onoreYole incarico datomi dall'illustre scienziato, direttore di questa Clinica P~ichiatrica, e del Manicomio Provinciale, di seguire cioè e di studiare quanti più casi fosse possibile di epilessia. psichica che potessero cadere sotto la mia osservazione, fra i tanti alienati che costituiscono la tristi'> popolazionA di questo ·nosocomio. Scopo di questo modesto lavoro non.:, stato quello di apportare a.lcunchè di nuovo nel campo scientifico, oltre a quanto molti e valorosi cultor i della scienza.. psichiatrica vi apportarono, occupandosi a lungo di questo soggetto, ed mustrandolo sia con argomentazioni teoriche, sia con esempi tolti specialmente :alla pratica medico-forense. Il mio intendimento è quello di rilevare le varie forme cliniche dell'epilessia p sichica, e fra esse, specialmente quelle cbe danno luogo ad atti, i quali, compiuti in uno stato di apparente integrità mentale, sareblbero giudicati sommamente criminosi se gli autori d!i essi si trovassero, sopra tutto, a far parte dell'esercito. Quantunque su tale argomento abbiano già. riohia.m~~.to !"attenzione il compianto Pucci e lo Scarano n~ll e loro bellissime pubblicazioni Nenrosi nei militari e Nevrosi 1·ispetto all'Esereilo e alla Giustizia m ili!are, pure spero che questo studio non rimarrà del tutto inutile, in grazia delle diverse osservazioni che ho potuto cnmpiere da me e raccogliere dR. altri, e delle considerazioni che da esse bo potuto trarre sotto l'amorevole direzione dello scienziato che dir•ge questa Clinica, ed a. cui rendo pllbbliche grazie.

Ossen;azione 1.'. - Ve. Luigi di Giuseppe. di 45 anni da Napoli, celibe, cameriere È queilta. la terza volta che egli è ospite di questo manicomio: l'ultima volta vi entrò nell'agosto u. s., quando vi cercò egli stesso

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ricovero, prevedendo il ripetersi del male pel quale vi era stato precedentemente. Una. zia paterna morì in seguito a psicopatia. L'infermo all'età d i circa un anno soffrì di convul· sioni eclampsiche. Fu sempre di carattere nervoso e di umor e t riste. All'età di circa 20 anni cominciò a soffri re di vertigini, con confusione mentale che durava due o tre giorni e che si ripeteva a lunghissimi inter· valli di un anno e più. Nel 1879 fu còlto da un accesso di angoscia., durante il quale cercò di suicidarsi, e dopo uscì di casa ed andò vagando sin sul Campo di Me.rte, dove ftt ritrovato. Egli non ricordava nè del tentativo di suicidio, nè della causa per la quale si trovava là. Non soffrì malattie d'importanza; non si contagiò di sifilide, non abusò di alcoolici nè della Venera.

.Mistwe del cranio. ~lìllimctri

Millun~t ri

Diametro an tero posteriO· rt> massimo . . 192 Diamt~tro tr:~sverso . . 170 Indi ce cefalico . . . . 88 Cu rva longitudinale me· diana 320 Curva trasve rsale . . 305 Circonfe renza totale . 540 Semicurva ante ri ore . 275 » posteriore 265 Somma delle tre curve. 1165

Semicurva la terale destra 280 si o istra. • . 260 Tipo dtl crattio brachicefalico. Al tezza della fronte 61 Di~metro frontale minimo. . . . 11 2 Diametro bizigomatico 130 Altezza della faccia 120 Angolo facciale. . . 74

Caratteri antropologici degener·ativi. - P lagiocefalia con sporgenza maggiore della bozza frontale destra (1). !Il l.n pla~i,rfra l ia. comt' <lkP. il TO~I\·~• ( Le CJiiltssi•l puu rtlr;i un c.:rrat· lcre rran rco U•' ll:t Ppìle:i<i:r, e ali e,;sa CIJfri~purula ra~irumctria coro•loralr. EifU ll l COi;t ha Ollf;I I O o) I.OMOIIIl<O (L'tWIIIO <L• litlfl'ttlllt, vo l. 2°). Ed 11 BIAI\CIIl dic~: L'as~imelria ··ornor• le ,; trartu c<:> ili umt analoga assimrtria Ct'reiJr:tle, che a sua v.. Jta si ri vela ron a;immt!lrla psrchic•. la cui J>iu classica mauire,;tazrontl

e IMCi! llc<si."L [ H•AJ\CIII. Trattato di p.~icltìall·if1).


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EPILESSIA PSICRICA

Leggiera asimmetria delle orecchie; sull'orecchio destro è accennato il tubercolo di Darwin. Leggiero prognatismo mascellare superiore. Niente di anormale nei visceri toracici ed addominali.

Risull'llo dell'esame delle diverse sensibilità. - La sensibilità tattile è normale, cosi pure quella barica e la muscolare. La sensibilità termica non è bene differenziata, e la dolorifica è ottusa. Esistono diversità nella sensazione della corrente elettrica fra i due lati, essendo in al· cune regioni sentita più forte a destra, ed in altre a sinistra. In quanto alla sensibilità gustativa si ha che l'infermo avverte sulla lingua bene il salato e debolmente l'acido; non avverte l'amaro nè il dolce, che sente però per mezzo del palato, quando 1-i"tira la lingua.. La sensibilità ol(attiva è normale per la percezione, ma non perfetta in guanto alla differenziazione. Vista O. D. == '. 3 O. S. == 0. L'infermo distingue bene i colori, meno il bleu che confonde cou una gradazione di verde. Il campo visivo nell'occhio destro è rappresentato dalle seguenti cifre: S. 50, I. 65, R. T. 90 R. N. 60. La sensibilità uditiva è abolita a destra · è debole a sinistra. Quanto alla sensibilità atmosfe?"ica l' infermo sente poco il freddo e molto il caldo. La. sensibilità cenestetica è normale. I riflessi cutanei, vasali delle mucose ed iridei non fanno notare notevoli anomalie. Il ?'ijlesso patellare è piuttosto vivace, ma eguaie ai due lati. Nella motilità della faccia. vi è a notare una contra· zione irr~ golare dei muscoli oro-labbiali, sopratutto dell'elevatore del labbro a sinistra, quando l'individuo

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EPILI!:SS IA P S JCHICA

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parla. N ella motilità delle altre parti del corpo non vi e niente di notevole. Nella pa1·ola vi e talvolta lieve voce nasale e balbuzie non molto marcata dell'e. Tra. i di versi accessi psico-epilettici ai quali l'infermo andò soggetto, sarà bene prendere in esame spe· cialmente qu"lllo in seguito al quale fu ricoverato la prima volta in questo manicomio, come il più carat· terìstico, e del quale si conserva la storia in tutte le interessanti particolarità. Nel mese di novembre del 1893 il Ve., essendo in perfetto stato di salute, apparentemente, ed avendo seguito il suo padrone in campagna, cominciò a sentirsi stanco, malinconico e smemorato. I n tal i condizioni il 26 d'icembre il Ve. fu incaricato dal suo padrone di una. certa commi8sione, per eseguire la quale dove uscire di casa. Da quel momento egli cadde in uno stato di incoscienza, e messosi a vagare senza scopo nè meta, capitò a Bajano, a moltissimi chilometri dal luogo donde era partito, avendo camminato dalle IO del mattino sino alla 8 di sera. Attraversando il paese fu visto dai carabinieri, i quali sorpresi dall'aspetto strano di qu~st'in­ dividuo non conosciuto in q nel luogo, e più ancora dalle rispost~ incoerenti che egli dava. alle loro domande, lo menarono in caserma.. Qui vi rimase senza mangiare e senza. dormire sino al mattino seguente, quando, riscosso, si meravigliò di tronrsi fra i carabinieri, ed in paese a lui sconosciuto. Disse il suo nome, ma non potè spiegare il motivo del suo viaggio. Rimase tuttavia. quel giorno e due altri appresso senza mangiare, addolorato, taciturno, in preda ad una grave ansia. Rimessç>si finalmente nello stato normale, ritornò a Napoli, donde si recò a Somma Vesuviana per cercare nn altro pa· d rone. Trovatolo, prese impegno di assumere il servizio tr e giorni dopo, e lasciò il pMse per r itornare in casa del fratello. Ma intanto un secondo accesso lo incoglieva,


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EPILESSIA PSICIIICA

duran te il q uale egli non ritornò dal fratello, ma andò in un'altra casa, dove rimase tre giorni, in preda ad ansie vi vissi me, ad allucinazioni uditi ve ed a delirio, e donde fu tratto al manicomio il 14 gennaio 1894. Quivi per sei giorni rimase incosciente, in preda ad allucinazioni terrifiche, sino al 20 gennaio, quando, svegliatosi come da un sonno, riprende interamente la sua personalità. Una grande lacuna però trovasi nella sua meùloria, che comprende tutto il tempo t.rascorso dal giorno in cui uscì dalla casa del padrone per com pier e una commissione, cioè dal 26 dicembre sino al 20 gennaio. Egli rannoda l'epoca del suo risveglio all'ultimo giorno di cui ha memoria, ond€1 crede di es:~ere al 27 dicembre, e non sa assolutamente darsi ragione del come egli si trovi nel manicomio. Neanche del periodo di tempo t rascorso in stato apparentemente sano, quando se ne tornò da Bajano, ed andò a Somma Vesuviana a cercare altro padrone, egli, nel primo tempo dopo il suo ris~eglio, non serba memoria alcuna, quantunque allora avesse mostrato di essere presente a sè stesso, lamentandosi col fratello del suo stato, e fissando le condizioni pel suo servizio col padrone che aveva trovato a. Somma.. P erò coll'andare del tempo la persomilità psichica dell'infermo si è andata. mano mano ricostruendo e r eintegrando, ed in data del 26 febbraio successivo si trova notato nel suo diario che la lacuna della sua memoria si è di molto impicciolita, limitandosi ad un giorno nel primo accesso, dal 26 al 27 dicembre, ed a più giorni nel secondo, cioè dal giorno della sua andata. a Somma sino al 20 gennaio. Per questi due periodi la lacuna ~ completa e classica., nè si è potuta colmare in alcun modo, anche fornendo d··i punti di rit.rovo all'individno con ricordi ed immagini vivaci e più facilmente ridestabili, sia allora, sia attualmente, cioè a sette anni di distanza..

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EPU.ESSrA I':;ICl!ICA

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Il 4 marzo 1894 il Ve. fu dimesso guarito dal manicomio; ma pochi giorni dopo vi rientrava, perchè colto da un nuovo accesso di ansia doloroda , e di viva agitazione, che ebbe però breve durata, onde nell'apr ile successivo potè di nuovo essere rimandato in famiglia. Una terza volta è entrato nel manicomio il 13 agosto ultimo scorso, e questa volta è venuto di sua volontà, perchè ha presentito l'invadere del male, ed ha voluto mettersi al riparo da qualunque triste conseguenza. di esso. Resta per una quindicina. di giorni in uno stato di inerzia malinconica, mangiando poco, all e volte mostrando qualche idea delirante, ma in generale avendo coscienza. delle sue condizioni, tanto da dire al medico curante: La mia testa non vuoi saperne di fu nzionare a. dovere. A poco per volta la sua personalità psichica. si va riordinando, e quando nel mese di novembre io lo trovai nel manicomio, egli mi descrisse il modo di invadere dei nuovi accessi nel modo seguente: Di tanto in tanto la. mia. testa si fa confusa e disordinata tutto ad un tratto, nel meglio del lavoro, onde io non so più quello che faccio, e non posso proseguire l'opera cominciata. Questa confusione mentale mi dura un poco e poi cessa, per r ipetersi anoo~a. e ad in tervalli sempre più brevi, sino a che la mente mi resta completamente ottenebrata, ed io non so più nulla di quello che mi accade. È in questo stato che commetto atti stranissimi, come quello di fuggire di casa, e di andare in luog hi ignoti, come mi av-venne tre anni fa, quando mi trovai a Nocera dei P agani, senza sapere come vi fossi andato. L'ultima volta, dopo un periodo di agitazione insolita, un malessere indistinto, senza appetito, senza desideri, capii che il male si ripeteva e perciò fui r iammesso.

OssertJa;;ione2". - Ca. Alfredo di Giovanni, di 31 anno, da Napoli, celibe, venditoré ambulante di bastoni. Arre·


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EPILESSIA PSIC HICA

stato dalle guardie di città per trasgressione alla sorv eglianza speciale, diede iu smanie furiose: condotto in questura vi rimase una notte; ma avendo dato luogo a sospettare della integrità delle sue facoltà mentali, fu condotto al manicomio il 25 settembre u. s. Il padre morì di malattia di cuore, in età. piuttosto giovane. La madre morì di apoplessia: essa soffri va di vertigini di breve durata. Un fratello è morto n on si sa di quale malattia: pare che questi abbia avuti degli accessi di delirio, ed una volta v oleva dar fuoco alla casa: spesso doveva uscire la notte perchè non poteva stare chiuso, ed era di carattere strano. Due sorelle del Ca sono vive e sane. Dieci anni or sono egli si contagiò di sifilide, ed otto anni fa soffrì di polmonite. Non abusò di alcoolici nè della V e nere.

Misure del C?·anio. Milli•nctri

Diametro nntero posteriore massimo. . . . . . 200 Diametro trasverso massimo . . . . . . . 170 Indice cefalico . . . . 85 Curva longitudinale roe. 325 diana . . . . . Co t'l'a trl>sversale . . 300 Circonferenza totale . 545 Semicllt\'a anteriore . 300 H posteriore . 245

M•llimPlri Somma delle tre curve 11 '10 Semicurva laterale destra 265 , >> sinistra 280 Tipo del craflio brachi· cefalico: Altezza della fronte . . 64 Diametro frontale minimo 111 '' bizi~omatic:o. 110 115 i\ltezza della faccia Angolo facciale . . . . 67

Ca1·atteri ant,·opologici dege nerativi. - Plagiocefalia frontale destra. Platicefalia e t rigonocefalia. Occipite piatto. Fronte stretta. Plagioprosopia con sporgenza maggiore dello zigomo sinistro. Sopracciglio sinistro più sollevato del destro. Tubercolo del Darwin accennato all'orecchio sinistro.

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EPILESSIA l'Sl C HICA

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L'esame degli· organi tora.cici ed addominali non fa rilevare ~iente di anormale. L'esame delle diverse sensibilità dà come risultati importanti i segue n ti: La sensibilità tallile è alquanto ottusa: sulla cute non esistono zone anestetiche. La. sensibilità te1·mica è pure ottusa, e l'infermo non sempre disting ue la diffe renza di temperatura tra un oggetto metallico ed uno di legno; 6 spesso dice più freddo quest'ultimo. Molto ottusa è la sensibilila dolorifica, tanto che infiggendo un grosso ago nelle carni non si provoca alcuna reazione: qualche volta l'infermo sente solo il tocca mento, qualche volta avverte una st>mplice puntura. Anche la sensibilità elett?·ica è ottusa, ma è uguale nei due lati. Col gu.sto non avverte il sapore salato, nè l'amaro, anche dopo a\'"er ritirata la lingua nella bocca: avverte poco il dolce e l'acido dopo aver ritirata la lingua. L' ol(att.o è alquanto ottuso. La vista è ridotta a 2/ . tanto a destra che a sinistra: l'infermo distingue bene i colori. Il campo visivo è ristretto in entrambi gli occhi: O. D. S. 30, T. 40. R. T. 40, R. N. 40 - O. S. S. 35, I. 40, R. T. 40. R. N. 60. La sensibilità ·uditiva è debole in entrambi i lati. La sensibilità viscerale è normale nello stato di veglia.: nel sonno q ualche volta urina nel letto. Dei ?'ijlessi cutanei sono aboliti il planlat·e e l'ascellare, debole il cremasterico ed il gluteo, normale l'addo· minale. Quelli delle mucose sono tutti deboli. Gli ùidei sono normali. Il?"iflesso patellare è lievemente accentuato. La dinamomet1·ia dà 45 alla mano destra, 39 alla sinistra..


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EPlLP.:'SIA. PS!CHlCA

Le jun:.ioni psichiche nell'assieme mostrano una fiacchezza originaria, ed un certo grado di torpore caratteristico. La memoria presenta delle lacune sia per fatti avvenuti negli anni passati, come vedremo in seguito, sia per fatti recenti, onde egli non ricorda nè del suo arresto, nè della nottè passata in questura, nè dei primi giorni di vita manicomiale. L'attenzione è debole e facilmente esauribile, l'idea::ione è p:>vera. Poco svi luppate sono tutte le forme del sentimento, e specialmen te quello morale, onde l'infermo raceonta con grande indifferenza d'essere stato in carcere per fu·r to, e poi molte altre volte per infrazione alla sorvegllanza speciale. Quest;a stessa ragione motivò l'ultimo suo arresto il 24 settembre u. s., essendo stato trovato in g iro per la città dagli agenti à.ella sicurezza pubblica, in ora nella q uale non è perme3so ai sorvegliati di essere fuori di casa. All'atto dell'arresto egli irruppe in un fu rort> brutale, che sorto improvvisamente, durò tutta la notte, con atti impulsi vi ed i nsani, grida. di minaccia. e dì paura, in stato di inco3oienza completa, onde fu stimato conveniente pm:tarlo al manicomio. A.lla ricezione si mostrò molto depresso, e nel racconto che fece di quello che g li era accaduto mostrò delle amnesie che al primo momento sembrarono affettate. D allo stato di torpore fis ico e mentale, passò ben presto in uno stato di profondo stupore, nel qual e r imase circa quindici g iorni. In questo stato non compre~deva le dqmande che gli venivano rivolte, e n on rispondeva nè a proposito nè a sproposito, re;;tando di steso nel letto, colla fisono~?ia stupida, gli occhi vi tre i, nei quali sembrava. abolita. la mobilità. delle indagini.

L'ambiente esterno non lo eccitava., e non veniva. da. lui percepito. Non accennava a disturbi senso riali in atto.

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El'fLI<:SS lA PS I CII l C" A

Il giorno 9 ottobre si trova come svegliato da una sonnolenza che non sa quanto sia durata. Da allora comiucia a percepire l'ambiente esterno, &.vendone una giust& nozione. Capis..:e di tro,arsi in mezzo ai pazzi, ma non sa darsene rag ione. Ignora quando, co me e da chi sia stato condotto a l manicomio. non ricordando di aver commessi a tti che a vessero potuto f11rlo qualificare pazzo. Dei giorni passatt nel manicomio egli comincia ad aver c'onoscenza solamente quando è usci w dallo stato di sonnolenza, e non serba alcun ricordo nè del. suo arresto, nè della notte passata in questura. Interrogato racconta con sufficiente esattezza i suoi pre cedenti .personali e familiari. A tferma di essere andato sempre soggetto a questa. spAcie di sonnolenza, tan to che qua.h.:he volta, mentre camminava per le vie di NapJli, in pieno giorno, si è dovuto fermare, buttarsi a terra e rimaner vi assopito per un tempo che non sa determinare. Spesso è andato soggetto a vertigini, ma nega assolutamente di aver sofferto di convulsioni. Racconta in forma attendibile i suoi precedenti, dicendo che dopo aver espiata la pena pel fu r to commesso, essendo sottoposto a sorveglianza s pe01ale, moltissime voi te si trovò nel carcere di San F rancesco, senza sapere come, nè perchè; tanto che i suoi compagni di detenzione lo beffavano quando diceva loro di ignorare il motivo de[ suo arresto. Rimasto nel manicomio sino ad oltre l&. metà di dicembre, la sua personalità. psichica ·si mantenne perfettamente riordinata, tranne una certa lentezza nei processi intelletti vi, che pure finì collo sco m parire dopo un certo tempo, mostrandosi in seguito nel suo stato perfettamente normale. Invitato da me più volte a ripetere i suoi precedenti, e specialmente in quanto essi avevano rapporto coi s~oi lung·:~.


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EPILESSIA PSICHICA

numerosi arresti, e colla sua venuta al m11.nicomio, riconfermò sempre coi medesimi particolari il racconto riferito di sopra, mostrando costantemente una completa lacuna mnemonica per q uei periodi çli tempo, in cui egli dicevasi in preda a· quella morbosa sonnolenza.

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Osservazione 3a. - M. Carmine fu Donato da Na· poli, di anni 31, celibe,calzola.io. Il 2 aprile 1900 è arrestato a Torre Annunziata. percbè essendo entrato nella caserma delle guardie municipali, le ha insultate senza alcuna ragione. Riconosci uto in stato di alienazione mentale fu tradotto al man icomio. Il padre morì in seguito ad emottisi ; la. madre era chiamata nel vicinato Pasqualina la pazza, ed era di carattere violento ed aggressivo; un fratello soifre di vertigini. E gli da bambino soffriva di con vuhioni. And ò a scuola tr e anni, ma non riuscì ad imparare a leggere nè a scrivere : imparò poi malamente il mestiere di calzolaio. Diverse volte è stato arrestato per furti, per risse e · per oltraggi alla forza pubblica. Di questi suoi reati taluni ricvrda con tutti i particolari, e li racconta me· nandone vanto, di altri asserisce di non ricordarsi affatto, e dice che dne o tre volte è stato tradotto in gin·

dizio per tentato furto di destrezza, colto sul fatto, mentre egli non se ne r icorda, onde incolpa gli agenti di menzogna, ra.gione per la quale li odia cordialmente. Fu al domicilio coatto a Lipari, donde passo m una casa di salute a Messina, restandovi tredici mesi. N ella sua prima permanenza al manicomio di S . Fran· cesco di Sales, dopo parecchi gi orni di agitazione, rientrò mano mano nello stato di calma, ed essendo ri· masto per oltre tre mesi tranquillo, ubbidiente e rispettoso, venne dimesso il 16 luglio. In tutto questo tempo

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EPU,F.SSlA PS !CliTCA

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non ricordò mai quello che aveva fatto a Torre Annunziata, nè come vi fosse andato. Il 26 dicembre 1900 rientra al manicomio, condottovi dal carcere giudiziario. All'atto della ricezione ba aria stordita, guarda intorno a sè con sorpresa., e pare non sappia darsi ragione di ciò che gli accade. Crede di venire da casa sna. Avendo potuto prendere in esame questo infermo fin dal principio del suo secondo ingresso al manicomio, lo osservai attentamente, seguendo giorno per g iorno il riordinamento graduale delle sue facoltà psichiche, sino allo stato sno normale, che è quello di un semi-imbecille. Ecco intanto il r isultato dell'esa me somatico praticato il 26 dicembre. jvfistwa del cranio. ~lit llltll: t ri

Diam antere-poste riore massimo . . . . . Diam. t ras verso massimo Indice cf'falico . . . . Curva longitudinale mediana . . . . Curva trasversale • Ci rconfer enza totale Semicurva anteriore >) posteriore .

200 15:> 75

310 280 !)'i5 283 292

Millima tri

Somma de lle tre curve . 1215 Semicurvn laterale destra 290 D •> si o i stra 285 Ttpo del cranio dolicocefa/(): Altezza de lla fronte . . 65

Diam. frontale minimo . 115 » bi z:ig omatico Altezza della faccia Angolo facciale. .

120 130

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Caratteri ant1·opologici degenerativi. - P lagiocefa.lia con depressione della metà destra d!el cranio. Bozza. frontale sinistra più sporgente. Barba rada. Diversi denti sovra.pposti. Gli organi toraoici ed addominali sono in stato fisiologico. La sensibilità tatti le e termica è ottusa; la dolorifica è assolutamente nulla. nei primi giorni, ma. poi i-1.


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EPILESSIA I'SICRIOA

ritorna gradatamente, restando però sempre molto ot· tusa. L'esame dei sensi specifici non fa rilevare nulla di importante, tranne la diversa estensione del campo visivo nei diversi giorni in cui veniva osservato, sem· brando che l'allargamento di esso andasse di pari pa:sso col riordinamento delle fE<coltà psichiche, e col ritorno d o:~lla sensibilità. dolorifica. Il 31 dicembre, primo giorno in cui si potettero avere dall'infermo risposte adeguate in proposito, il campo visivo era O. D.== S. 30, I. 25, R. T. 20, R. N. 20; O. S. ::= S. 45, L 25, R. T. 15, R. N. 40. Il 4 gennaio successivo si ebbero i seguenti risultati: O. D. == S. 45, I. 65, R. T. 55, R. N. 53; O. S. == S. 50, I. 60, R. T. 60, R. N. 60. (l) Il riflesso patellare era esagerato fin dal principio e tale si mantenne consecutivamente. I riflessi cutanei e delle mucose, al contrario, furono sempre deboli; gli iridei si mantennero normali. La dinamometria diede M. D. 35, M. S. 30.

Diario. - Il 25 dicembre l' infermo è ancora stor· dito, risponde stentatamente alle domande, e quasi mai a proposito: sa dire solamente il suo nome e co· gnome. In questo stato resta sino al giorno 28, quando comincia a mo!;trarsi meno confuso, rispondendo bene alle domande più semplici. Sa dire che è al manicomio solamente da pochi giorni, e che prima era al carcere, dove però non ricorda perchè fu condotto, pur am· mettendo che deve aver commessa qualche mancanza; ma non sa se questa sia stato un furto o un omicidio. Ricorda molto del suo· passato, e specialmente i furti, dei q uali parla sorridendo.

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(l ) Il .D'Abunrto ha lro .. ato rhe òuro uu acre.- so tlJJII •ILir.o .. SiòLA rPs lrinJO· mento dr l camvo vlsh·o, cht1 O 111 rag1one direlt.'l delrinlensita rt• IJ'accesso ~I0$~0. A che non C fugace, naa liro una t1ur.a1a variabile a ò~ron• la do•ll'mten· sil;t di e~so, e del gral1o d 1 th•IJre<>IOue p~irhlea.

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EPILESSIA

PS l~HICA

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Il 29 diceiJlbre si alza dal letto dove è rimasto sino a questo giorno; va guardando intorno a sè con una certa aria di curiosità, e si presta a qualche lavoro. Circa la causa del suo arresto, ammett-e, dopo qualche reticenza, di aver uccisa una sua zia gobba. È di umore allegro, e spesso ride delle domande che glt si fanno. Il 30 dicembre ricorda qualche cosa di più del suo passato. Dice che quella. sua zia. gobba morì di malattia, e non sa perchè fu arrestato. L 'analgesia è meno completa dei giorni antecedenti. Il 31 dicembre è di buon umore, e racconta. con compiacimento le sue gesta di ladro, forse anche esagerandole, mostrando così quanto sia. deficiente in lui il senso morale. n 1° gelJnaio 1901 risponde sempre bene a tutte le domande oh e gli si ri volgono, e riferisce le notizie gen tilizie ed i suoi precedenti personali che 11 bbiamo riportati di sopra. Essendo io riuscito ad acqu'istare .tutta la sua confidenza. con qualche piccolo regalo, mi narra coi più minuti particolari, citando date e luoghi, i furti più abili da lui compiuti, un ferimento in persona di un suo amico, e il modo come riuscì a sfuggire alla giustizia per que:;t'ultimo reato. Vedendolo così iu vena di fare delle confidenze, gli domando in diversi modi, e mettendo in opera a:;tuzie e promesse. circa. il motivo del suo ultimo arresto; ma egli mi rispoode sempre, con tutta l'aria di dire la ver ità., che non lo ricorda. In questa occasione dice anche delne di v erse volte in cui fu imprigionato perchè colto sul fatto di commettere f urti di destrezza, mentre egli non se ne ricorda; come pure.dice di non ricordare quello che fece al domicilio coatto, per cui fu portato alle; casa di ~a­ Iu te di Messina. Nei giorni successivi, per quanto de-stramente inter·


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EPILESSIA PSICUIC.>.

rogato da me e dagli infermieri sul motivo del suo e sugli altri fatti dei quali egli ha perduto la memoria, non ci riesce a ridesta.rgliela, anche fornendogli dei punti di ritrovo col mettergli davant.i alla mente pa.recchiecircoshnze che probabilmente potevano avere ac:lompagnati quei fatti. arr~:sto,

Osservazione 4'. - Sorr. Giovanni di Florindo; di anni 17 da Carbonara, studente, di condizione agiata. Il padre à di carattere nervoso. la mad re è isterica, una zia paterna è convulsionaria, un fratello ed una sorella sono malinconici. Cominciò a soffrire d i convulsioni all'età di tre anni, che si ripeterono a lunghissimi intervalli. Da poco tempo in qua egli cominciò ad iuvolare dalla casa paterna e da quella di parenti o di amici oggetti di poco o nessun valore, che poi non ricordava dove aveva nascosti, e per rinvenirli doveva frugare tutta la casa. ovvero doveva sforzare la memoria per rioor:darseue. Questi piccoli furti erano sempre preced n ti da cefalea. confusione mentale, e qualche volta. da allucinazioni uditive, sotto forma di ,·oci che lo eccitavano al furto (l!. Racconta anche che spesse volte gli accadde di trovarsi in qualche parte, senza sapere come vi fosse andato; cosi una. volta si trovò a Palma, un·altra Yolta in un oli veto distante un paio di chilometri dal suo paese, altre volte in casa di vicini, dove si sorprendeva da sè stesso in atto di involare qualche oggetto. Ecco come racconta. il fatto in seguito al quale fu con dotto al manicomio il g iorno 7 febbraio u. s. : « Mentre io stavo tranquillamente in casa discorrendo con mia madre, fui preso da yertigine, e nello (Il Lu Sduale ru il 11rimo n comprcnrlere nell"epi l~ssia psichiea 1., clca•• o- man1a, c0111e la llillsnmanln a la piromania. ì'ies-<lHl al1enalo ~~li rlico. ha SI lrequcnte t.!ull~n7.a r l ei•lo~maniara, coma rolul che i: 111 ahilual ~ sia lo eJ••Ictlico (Il màbu rll àn· Geì&lellirtn~heilmJ .

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i!:PII.,ESS1A PSJCill CA

stesso tempo mi sorse l'idea di uscire di casa ed andare in piazza. Quivi giunto, udii come u na voce entro di me, che mi diceva di andare in casa di un mio parente a prendere qualche cosa. Vi andai di fatti, e quando fui dentro presi un orologio ed uscii, dandomi a \'agare per la campag na. Non so quanto tempo sia stato in giro, quali luoghi abbia percorso, nè chi abbia incontrato; mi sovvengo solamente che ad un certo punto mi ricordai di essere stato in casa di q ualcuno, di a vervi preso qualche cosa, senza sapere dove l'avessi messo. Frugandomi addosso trovai l'orologio, ed allora tutto il fatto si ripresentò 1!-lla mia mente come si era svolto. Tornato a casa consegnai l'orologio nelle mani di mio pad re per0hè lo rendesse al padrone ~ L'esame somatico fa rilevare d'importap.te una leggiera ottusità della sensibilità tattile e dolorifica a destra; il riflesso piantare più vivace da questo lato ; i riflessi addo minale, gluteo e ascellar3 torpidi ; il patellare debole da entram bi i lati; e l'esistenza del riflesso del t endine di Achill e. L 'esame del campo visivo dà O. D.== S. 40, I . 30, R. T .30, R. N. 45; O. S. := S . 55, I. 15, R. T. 60, R. N. 55.

1isu1·e del cranio. Jf Mil linw : ri

Diametro antero·p oste rio re mass imo . 185 Diametro trasverso . . 150 Indice .cefalico . . . . 81 Curva longitudinale mediana. . . . . . 340 295 Cur>a trasversale . . Circonrerenza tota le . 540 Semicurva ante riore 280 posteriore. 260 • Somma delle t re curve . 11 'iO

\l ol lirnd ri Sem icur~·a

laterale destra . . . . . Sernicurv a laterale sinistra . . . . . . Tipo del cranio subbracJr icefalo: Al tezza della fronte . . Diametro frontale minimo • bizigomatico Altezza della faccia Angolo faccial e. . .

215

265

65 110 120 130 'i5


1142

EPILESSIA PSIOIDCA

Carallel'i anl,·opologici clegenerativi. - Leggiera pia· giocef~:~.lia, con depres3ione della. meta sinistra della parte

anteriore del cranio. Sporgenza delle arcate sopra.cciliarì. Proguatismo alveolare e labiale. I ncisivi inferiori sovrapposti. Volta palatina co.nformata a doccia. Ha aspetto poco intelligente e piuttosto malinconico. Non è preoc<:upato di essere nel manicomio, auzi dice di starei volentieri, nella speranza che la cura opportuna lo liberi dei suoi cattivi pensieri che lo spingono al fu rto. R iconosce che questo è cosa immorale e disonorevole; ed insiste nel dire che egli restituì sempre gli oggetti rubati, non appena cessò la confusione mentale. Gli affetti familiari sono sent-iti piuttosto debolmente, e la .morte recente d'uno zio l'ha lasciato quasi inditfe· :rente. È assiduo nelle pratiche religiose, e spesso servi la messa ad uno zio prete. Dì carattere incostante, spesso cambiò scuola ed indirizzo ai suoi studi, ricavando da questi pochissimo profitto, anche perchè, a dire dei suoi maestri, ha intel· ligenza. molto limitata. Anche la memoria e debole, como si r ihn•a dal non ri-

cordare lo cose più ìmporta.nti degli studi fatti, come pure della sua vita passata. Raccontando dei suoi accessi dice che questi cominciano con vertigini e confusione mentale, e sono accom· pagnati da visione di individui in lontananza, che si di· legnano come ombre, e da voci che sente entro di sè, e che lo spingono al furto, mentre altre voci g li dicono che non dia ascolto ai suggerimenti del diavolo. (Queste voci sono la proiezione allo esterno del contrasto che si svolge nella mente dell'infermo tra l'idea delirante che invade, e la coscienza vigile che resiste). I suoi parenti dicono che è di carat tere molto irascibile e violento, e che reagisce alle più piccole otì'ese


l ''

EI'ILRSSIA PSICHICA

1143

in modo brutale Una volta diede una coltellata ad un asino che gli aveva tirato un calcio senza colpirlo; in simil modo trattò una capra perchè aveva. eccitata la sua ira. Un giorno, non essendo tornato in casa all'ora debita, vide suo padre che lo cercava, e temendone il castigo, g li sparò un colpo di pistola che fortunatamente andò a vuoto. Un'altra volta fece fuoco contro un suo cugino per futile motivo. Un altro giorno avendo trafuga to un fucile colle relative munizioni, si diede a. sparare all'impazzata, in mezzo alla campagna; e di tutto ciò egli ha un vago ricordo, come di un sogno.

Osse1'vazione 5' . - Dat. Giacomo da Napoli, celibe, muratore; non vi è nulla di 1m portante nelle notizie gentilizie. Non soffrì mai di convulsioni. Frequentando la scuola da bambino, spesso fuggi va all'aperta campagna, talvolta senza sapere dove andava, e così. vagava sino alla notte, dormendo poi per terra, o chiedendo ricovero in qualche capanna di contadi~o. Per la sua pessima condotta fu rinehiuso in diverse case di correzione, e una .di esse cercò di incendiare, per vendicarsi del modo come vi era trattato. Intollerante anche dei pitt amorevoli ammonimenti, una volta cercò di accecare un frate che gli dava savi consigli : ira:;cibile. sino a.lì'estrema violenza, fari gravemente un compagno per uno scherzo innocente c.:he questi gli aveva fatto. Arruolatosi in marina quale mozzo, ben presto ebbe delle risse sanguinose coi compagni, percbè questi, a suo dire, si facevano beffe di lui. E cominciò così la sua peregrinazione per i di versi carceri militari, dove ba passato gran parte della sua gioventù, perocchè la. pena primitiva andò sempre più aumentando in durata per la sua pessima condotta, e per le altre colpe commesse, ferimenti, tentativi di evasione, ecc.


1144

•

EPILESSIA PSICHICA

Ritornato dopo molti anni nel corpo dei Reali equipaggi, e trovandosi un giorno a Genova, tutto ad un tratto fu invaso da un'idea terribile, che egli immediatamente mise in attuazione. Comprato un grosso coltello, stabilì di uccidere con • quello la. prima persona che gli capitasse davanti nei giardini pubblici. Ed infatti quivi giunto, assestò un gravissimo colpo al primo malcapitato che vide, e l'avrebbe finito, se quegli fortunatamente non avesse avuto con sè un amico che colpì con un forte bastone alla testa l'assassino. Arrestato, egli delirò tutta la notte nel carcere; al mattino seguente tentò di aggredi.r e il capitano medico c.he andò a visitarlo, e riconosciuto finalmente in uno stato d1 frenosi epilettica. fu inviato a.l ma.mcom10. Quivi ebbe pure di tanto in tanto dei parossismi di furore non giustificati da. una causa. adeguata.; ma questi mano mano andarono f&.cendosi più rari e meno intensi, sino a che in questi ultimi anni egli è diventato un essere apatico, indifferente perfino al sentimento della libertà, rassegnato a finire i suoi giorni nel manicomio. In questo individuo non si notarono mai vere convulsioni epilettiche, nè altri equivalenti somatici importanti, ed è un caso tipico di equivalenti psichici che si manifestano quasi sempre in forma criminosa.

Misure del cranio. Milli111etri

Diametro antera- posteri ore massimo Diametro traa,.erso mas.aimo. Indice ceralico . Curva antero·p01ltHiore. •> trasversale . Circoufert>uza ortzzont~ le

195 160 82

330 340 570

MollimNri Somma delle tre cur•e . 1240 Semieircot,fer· nza anteriore. 300 Semic1rcou ferenza poater iore . 270 Altezza della fronte . 50 » della faccia 140 Diametro bizigomatico 142

:

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IIPJLE~SIA

PS fCHI C A

114ò

Caratte·ri antropologici degenerativi.

Occipite piatto; fronte sfuggente; orecchie ad ansa ed impiantate a livello disuguale; tuberco!o di Darwin; pro~­ tismo dentale. Numerosi tatuaggi osceni e commemorativi.

Osservazione r;•. - Cav. Raimondo di Ravenna, di 27 anni, celibe. Il padre soffriva di assenze psichiche che duravano alcuni minuti, e si ripetevano ogni due o tre mesi. Quand'o era preso da questi accessi, rimaneva immobile, nell'atteggiamento in cui trovavasi, in piedi o seduto, ed era anche capace di rispondere a semplici domande; ma passato l'accesso non ricordava più nulla. La madre soffre di forme isteriche. Un fratello morto a 14 anni soffriva gli stessi fenomeni morbosi del padre. Il nostro infermo fu sano sino ai 10 anni, qun.ndo cominciò a soffrire assenze psichiche come il padre. Sino a 16 mesi prima del suo ingresso al manicomio, il suo male è stato sempre di forma leggera, e solamente si è reso più frequente coll'andare degli anni, poichè mentre da principio si ripeteva ogni 25-40giorni, in questi ultimi tempi è arrivato a ri petersi 4-5 volte al giorno. La forma leggiera talvolta non è preceduta da aura, talvolta è annunziata da un vivo senso di allegrezza di brevissima durata. Segue l'attacco senza grido, senza caduta, senza convulsione. L'ammalato resta nella posizione in cui si trova, cogli occhi aperti ed immobili, la. persona rannicchiata. In questo stato egli può dare qualche risposta anche adeguata a una domanda molto semplice; ma finito l'attacco, dopo 5-10 minuti, non ri· corda affatto quello che ha udito, nè quello che ha detto. La forma grave comincia con una forte contrazione dei pugni, del quale fatto l'infermo ha perfetta coscienza, e di cui conosce anche il significato, onde scongiura gli


1146

EPILESSIA PSIOH ICA

astanti che gli applichino mezzi repressivi per evitare ogni pericolo. È notevole anche il fatto che se egli riesce al primo accenno dell'aura a fumare, ingoiando il fumo, l'attacco abortisce. Ma se ciò non avviene, egli è pre!lo da un potente impulso a gittar via e a stritolare quanto gli capita sotto mano. Que~ti atta~chi di selvaggio furore sono indifferentemente rivolti contro le persone o le cose, al solo scopo di distruggere, di infrangere, di uccidere. In uno di essi il Cav. aggredi ci nque persone con un pugnale alla mano, che fortunatamente nella sua incoscienza non si accorse di aver brandito dalla lama, e col manico le ferì tutte: cinque feriti che, come egli stesso dice, sar~bbero stati cinque morti, se avesse te· nuto il pugnale per il manico.


"·....... 1147

. DI ALt:UNI IUOVI 11EZZI Ili SORI•RESA PER SVELARE L ' AMAUROSI E L'AMBLIOPIA Sni ULA'I'E

No te crr tieh P. d.,l rlo t t. l ·:drnondo ... ro1Ub 4'"Ua

C:apitano mertieo nlla Scuol:l d' appllrawme di >llllit.a militare l.Ibero olocrnto •Il ortalmoratrla ruolia R. Ur;ovo·r, iln •li T un no

Fui sempre, e sono ora più che mai, poco fa.voi·e vole ai mezzi di sorpresa, sia perchè troppe volte f<~>l­ liscono allo scopo, sia perchè - vo lere o no essi r appresentano un pericoloso giuoco di astuzia, in cui qualche facile trionfo non co rnpénserà. mai il medico perito di una sola e non d ecorosa sconfitta. Per conseguenza, io non mi sono mai stancato di ripeter e ai giovani, che i mezzi di sorpresa devono co~tituire so1· tanto un metodi) eccezionale di ~:~sa me, e che pr ima. di fare sfilare dinanzi ad un supposto a.maurotico od a mbliopico tutta la serie delle nostre cassette, dei nostri prismi, dei nostri vetri colorati, è necessario studiare a fondo, il soggetto, il qnale - si noti bene - è, il più d elle volte, un astigmatico od un isten co. All'abuso di tali mezzi, io contrappongo, adunque, l'esame completo, minuzioso e ripetuto dell'individuo con tutti g li strumenti ed apparecchi scientific i di cui possiamo e dobbiamo disporre (perimetro, oftalmoscopi11, oftalmom etro, pel quale ultimo spezzai invano una lancia per vederlo adottato in tuttì gli ospedali militari), insistendo s pecialmente su due punti di grande importanz!l, da cui, più che dai mezzi di sorpresa, saremo condotti alla scoperta del vero; e cioè: lo studio dei


1148

Dl ALCUN I NUOVI MEZZI DI SOltPRE!':A

riflessi pupillari e quello della direzione delle linee VlSlVe.

Come appar isce dall'intestazione di quest'articolo·, non è mio intendimento di parlare qui - nè lo potre i con la n.ecessaria diffusione - di questi due ordini di fatti, che io reputo i capisaldi di un esame dell'o0ohio a scopo medico-legale: ricorderò soltanto di sfuggita che se entrambi, salvo oasi eccezionali, ci permettono di accertare o di escludere l'amaurosi monooulare simulata, il secondo meglio si presta alla diagnosi differenziale tra l'ambliopia vera e la. simulata, poichè, come già dimostrai a lungo in altra occasione, un occhio il cui visus è ridotto a meno di

1~ (frazione limite pre-

scritta dall'articolo 44 dell'Elenco delle malattie ed impP,rfeziot1.i, eco.), è un occhio troppo fortemente ambliopico per prender parte alla visione binoculare unica. Ora, le imm~gini che esso riceve degli oggetti, sono così sbiadite e confuse che, sovrapponendosi a qaelle elia riceve l'occhio sano, invE>ce di render più chiara l'immagine risultante di fusione, la fanno più torbida e indistinta; per la qual cosa, a poco a poco, l'organo nervoso centrale a cui è affidata l'alta e complessa fun·zione della. visione binocul11re unica, finisce per escludere l'imma.giue confusa dell'occhio ambliopico, accontentandosi della visione monoculare. Che cosa avviene allora nell'oo.ohio che è escluso dalla visione binoculare~ Avviene che, sollecitato alla fissazione di un oggetto, non entra in convergenza. come fa l'occhio sano; e quindi, o la sua linea visiva mantiene la stessa direzioue che aveva. prima nello sguardo a distanza (parall ~ lismo), per cui a noi sembra divergere; oppure di verga in realtà, allontanandosi sensibilmente dal pnnto di fissazione. Per conseguenza. si può ammettere, in generale, che quando v'ba scon-


PER SVELAR!': l .. 'AMAlJRO~T E L 1 A~IBLI0 PIA SU!ULATE

11-l~)

corda.nza delle linee visive fra i due o ~cbi, uno di questi non prende parta alla visione binoculare; il qual fatto, quando non dipenda da iusutiicianza muscolare o da paresi, che noi avremo precedentemente escluse con le prove cliniche, dovrà. essere ri feri to alla neut.ralizzazione de1l'imma.gine in un occhio ambl iopico. Soltanto 'luaodo i mezzi scientifici non ci forniscano dati certi - e saran casi veramen t.a eccezionali - aoi saremo autorizzati a ricorrere ai mezzi di sorpresa. fermando la nostra scelta su quelli che, adoperati con rapidità e sicurez.za (due cond izioni indispensabili di riuscita), dànoo i risultati più positivi; e che, senza essere troppo complicati, si sottraggano tuttavia alla interpretazione di un simulatore abbastanza intelligente. Io ho la ferma convinzione che, tra gl'innumerevoli mezzi di tal genere che abbiamo a nostra disposizione, pochissimi sono quelli che riuniscano le buone qualità. diam;i accennate, e, tra questi poehissimi, i seguenti sarebbero, a mio parere, i migliori: l" L'esperienza del De Graefe (p10duzione successiva di diplopia biuoculare e monoculare) con le ingegnose modificazioni apportatevi dal Baudry (l) e dal Luzzatti, medico della nostra Marina (2). 2" La cassetta del colonnello medico Astegiano (3), che· è veramente la. più utile modificazione dell'antica scatola. del Flees oramai passata, e con ragione, negli archivi. 3" L'apparecchio stereoscopic.> a prismi giranti del maggiore medico Baldanza (4), alla cui diffusione nocque

ae

{{) BAUI>IIY - Slrnulation l'twuwrose et de l'ambliopie. - Lille t 89S. (iJ Luzz•TTI. - Su di 1ma liiWlla di•lm&itiutlt dell'esperitn~/1 llel De GrCie(e

per lt& scoperta della Kiamla~il!llt della cecitcr Wlilale•·ale. llicooa navale •, t 899, pag. 9. (3) .-\STIWIANO.- [J,.'c&[Jgiunla alla cassella del f'l ees -

• Annuii l'lì mc-

• Giornale medico del

Il. Eser~ilo •, 188~, pag, 141. (4) llALOAN7.A - (Jn ntì.tii!CI mez:o di misura ddl'occdlà visiva per i sospetti simula tori dell'amau•·o~i e llrll'ambliopca numoccclari . .:_ • Gtornale m~dico del

R. Esercito • , 1897, pag. 3j6.


1150

DI ALCUNI NUOVI MEZZI DI SORPRESA

l'eccessiva modestia dell'autore, ~ che dovrebbe sostituire definitivamente lo stereosoopio comune, il quale, per un simulatore d~ intelligenza appena mediocre, · rappresenta oramai l'infanzia dell'arte. Ma a questi apparecchi, ben noti a tutti i cultori dell'oftalmologia nélle sue applicazioni medièo-legali, se ne sono aggittnti, or non è molto, alcuni altri di cui dir ò brevemente, non senza premettere che questa rifìoritura di mezzi di sorpresa in un periodo di tempo, in cui le simulazioni si son fatte, invece, rarissime, è una novella prova dell'incertezza e della fallacia di tutti gli apparecchi di simil genere - anche dei migliori - che già possediamo, i quali, se ci procurano talvolta la soddisfazione di smascherare un simulatore, non ci dànno mai la possibilità di sceverare il vero dal falso in quei casi speciali, ora molto bene studiati, di visione alte1·nanle, su cui già ebbi a richiamare la attenzione dei colleghi nel mio lavoro sulla visione simultanea e binoculare (l). In questi, ed in altri casi consimili, il medico perito non dovrà mai pronunziare il suo giudizio basandosi sul semplice risultato di un giuoco di fisica dilettevole; ma dovrà procedere ad un lungo ed accurato studio del soggetto, sconfinando anch~ dal campo dell'esame dell'occhio per invadere quello del sistema nervoso, i cui disturbi - noi lo sappiamo - si palesano spesso in modo del tutto impreveduto in un dato organo di senso, il quale non presenta, all'esame, 11lcuna traMia di alterazione organica. Ma gli apparecchi di sorpresa venuti ultimamente alla luce, offr,mo essi dei reali vantaggi sui precedenti, o non hanno altro pregio che quello della novità, pur ( I ) TnO ~HiinA

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dcrn;o • , t 898 , 11 30.

l'i ~ione bi ,.oc rdarc e VÌ $ÌOtlt 1imullrm et•

-

• Clini~~ mo-

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PER SVELARE L'AMAUROS I li: L'A~tnLlOPfA SIM ULATE

1151

ammettendo, del resto, che questo pregio non sia. trascurabile in un g~nere di esperimenti in cui ha. cosi gran parte l'astuzia? Vediamolo. Comincio dal più recente, che è quello del dott. Vagliasindi del Castello, il quale, avendone fatta una de·

sorizione molto particolareggiata nel fascicolo 8' di que· sto Giornale (l J corredata anche da parecchie figure, mi dispensa da un'inutile ripetizione. Pregio incontesta· bile di quest'apparecchio è la sostituzione dei tubi a N a quelli a X; idea questa veramente geniale, che costituisce una novit~ assoluta, e per la quale io obbi già a congratularmi coll'autore quando me ne presentò il primo disegno in questa Scuola. Ma in quanto alla possibilità di fare la diagnosi di ambliopia vera monoculare negli individui ambliopici che simulano l'amaurosi, l'autore fu troppo reciso nel negarla a tutti i precedenti apparecchi, attribuendola soltanto al suo; poichè tale diagnosi (appena approssimativa, come dirò fra p oco) si può fare, per esempio, colla cassetta dell'Astegiano e con lo st.ereoscopio del Baldanza, il quale ultimo intese precisamente di presentare un nuovo mez e:o di misw·a dell'acutezza visica per i sospetti si'inulalOr'i (ti amatwosi, e quindi, a maggiore ragione, nn mezzo per diag nosticare in tali individui una eventa.le ambliopia vera monoculare. Ma., a questo proposito, io affermo che nè l'apparechio del Vagliasindi, nè alcun altro di simil genere, sarà mai in grado di darci l'acutezza visiva. d'un occhio normale e tanto meno poi, la frazione di visus d'un occhio ambliopico, se non in modo ass~i dubbio ed approssimativo; e ciò principalmente perchè - come dimostrai altra volta - gli ottotipi ridotti si fanno con· (l) llolt. VAGLIASIN1>1 li•:L CASTELLO. -

bliopia. ed amauro# monowlari 1imulate.

Conltllitl{f) alla di<I(J>lOsÌ d éll'wll-


llo2

DI ALCUNI ~DOVI )lEZZI DI SORPRESA

fusi e cessano quasi di essere visibili; come ognuno chEI abbia vista normale può costatare applicando l'occhio, per esempio, all'attometro del Badal, in cui le due ultime serie delle lettere, ma: sopratutto delle figure delle carte da giuoco, seno talmente indistinte da essere percepite a stento da un occbio Cl)n V== 1, quantunque la riduzione della scala (A V== 5') sia matematicamente esatta. In tali condizioni, bisogna persua.deni che non si misura. p:ù il minimum separabile, ossia. l'acutezza visiva., ma semplicemente il minimum visibile, ossia il senso luminoso; che i risultati ottenuti dipendono unicamente dalle variazioni di illuminazione, essendo la visibilitll. di un punto proporzionale alla quantità. di luce che da questa perviene alla retina (l); e che, per conseguenza, le cassette per l'esame del visus e i tubi

•l

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ottometrici a scale ridotte funzionano piuttosto come

fotometri che come veri e propri ottometri. Ma questo che ho accennato ora è un difetto comune a tutti gli apparecchi precedenti, nè può farsene un carico al dott Vagliasindi che, nella costruzione della. sua cassetta, seguì l'indirizzo de' suoi antecessori: vero ed esclusivo difetto, secondo me, di questa cassetta è la sua complicazione, la quale - mi si permetta la parola - è propriamente farraginosa. Ora io penso che più noi ci allontaniamo dalla semplicità., ·più ci lasciamo addietro la perfezione; e se ci facciamo a studiare l'evo· luzione d'un gran numero dei nostri apparecchi scientifici, ci persuaderemo subito che, quasi sempre, un'idea semplice e gen~ale si avvolse dapprima in un inutile fardello di accessori, da cui non riuscì a liberarsi che a poco a poco e in progresso di t E>mpo, per non ritenere, (il THO»DSTTA. - L"iu{luenza della luce tltlla dele•·minazion~ dell"actllez~a visiva.- (Gior•lale ·medico del R. esercito, dicembre i900J.

·,


PER SVF:LARE L'Al[,\UROSI ffi L/AMlJLIClPIA SDIULATE

1103

finalmente, che il puro necessario, il quale più non nasconde la semplicità primitiva. Ripeto: l'id ea dei tubi a N è, nella sua semplicità, un'idea v eramente geniale; ed io sono con vinto che se l'autore, accettando il consiglio di chi ha più anui e più esperienza, semplificherà la sua cassetta riducendo il nnmero dei bottoni, delle aste, dei ripari; e ne assicurerà meglio il limite fisiologico di illuminazione sostituendo agli ottotipi opachi quelli tras parenti, ci darà un appareuch io utile, di facile maneggio e, pur tuttavia, di dirfieile interpretazione per parte del simulatore. Il dott. Vag liasindi mi potrebbe obbiettare che, semplificando l'apparecchio, e diminuendo, per conseguenza, il uumero degli aspe· rimenti, si finirà. per darla vinta al!a frode in vece di avvolgerla nella rete fitta e sottil e delle prove: ma questo è un errore; e se non fosse un'irriverenza il pa.· ragonare i nostri sperimenti di sorpresa con quelli di destrezza, io risponderei che i più famosi illusionisti antichi e moderni, le cui memorie dovetti consultare, or non è molto, per uno studio che sto facendo sulle illusioni visi ve, sono concordi nell' affermare che gli esperimenti più rapidi e semplici producono sempre il più completo effetto sul pubblico, mentre quelli lunghi e complicati lascian tempo alla riflessione e alla discus· sione, déstano il sospetto negli spettatori e, non di rado, falliscono per la quantità grande degli accessori richiesti. lVIa anche senza. la:JCiare il campo della nostra specialità, quale è il mezzo di sorpresa che ha smascherato più simulatori, e che ha maggiormente solleticato l'amor proprio di quei medici periti, che godono di ~i !fatte capitolazioni? Non certo l'apparecchio del Burchardt con le sue complicazioni, ma il prisma del De Gra.efe che nella sua limpida semplicità, procura l'ingegno3issimo inganno di una diplopia monoculare. Due altri mezzi di sorpresa proposti r ecentemente 73


1154:

DI ALCUNI NUOVI MEZZI DI SO RPRESA

e, in ordine cronologico, anteriori all'apparecchio del Vagliasindi. con cui però non hanno affinità alcuna, sono: 1° L'esperienza di Scheiner applicata alla produzione della diplopia monoculare, da me proposta in so· stituzione dell'esperienza del De Graefe (1). 2° L'associazione di due prismi uniti pei loro vertici, proposta dal dott. Camillo Magnani, assistente alla èlinica oculistica di Torino (2) . Entrambi questi mezzi, diretti specialmente a svelare l'amaurosi monoculare simulata, sono di una semplicità. grandissima; ed il secondo, per la genialità della trovata e per la sicurezza dei risultati, non trova riscontro che nella più volte citata esperienza del De Graefe, che esso pure tende a sostituire. Quelli fra i miei colleghi dell'esercito, a cui fosse venuto sottocchio il mio lavoro intorno all'esperienza di Scheiner, ricorderanno come, col mio oftalmo-ottometro, si possa produrre diplopia monoculare con altrettanta rapidità e sicurezza, quanto col prisma portato nel mezzo del campo pupillare ; non senza aggi~ngere che i simulatori, a cui non sono oramai più ignote le proprietà elementari dei prismi, si trovano di fronte ad uno strumento, del quale non possono assolutamente co· nosceni il modo di funzionare, salvo che non posseggano cognizioni tutt'affatto speciali di ottica fisiologica, · Ricordato che il disco fisso del mio oftalmo-otto· metro porta un piccolo disco mobile munito di due forellini, ciascuno della grandezza di un comune foro di spillo, disposti l ' uno accanto all'altro alla distanza di 3 millimetri; e che questo disco mobile si abbas~a in (O TuOYD&TT.l. - L"e~perien;a di Scl1eit1tr nelle st!e OIIPIICn:;ioni prai U:llc. - (lfrrllivio di ollalmologia, fa<c. 3--~. 1 ~00). (~l àiAGI'\.IN> . Nuovo me•:o per lo &mn.<clle•·nm t nlo della $iliP•Ia;lone d~ !lm a~trosi m onorol •r e. -

• Archivio di uttnlmologia •, fa~c. 9-tO, 490.

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PER SVE L.,\RE L ' A.\ IA UI:O:': l E J.'AUBLL()PIA S lM UI-A'J'E

1155

modo da coprire completamente il foro di traguardo, ecco come si procede all'esperimento. L'individuo allega, per e:>empio, cecità completa del· l'occhio destro, mentre l'occhio siuistro è emmetrope con V == l. P osto in una cam era oscura, alla distanza di 5-6 metri dalla fiamma di una candela. gli si tien coperto con la mano l'occhio supposto amaurotico, e lo si invita ad applicare l'occhio sano contro i due forellini del disco fisso, dinanzi ai quali si è tiltta scorrere, in antecedenza, una lente biconvessa di 1-2 diottrie del disco di R ecoss: in tal modo l'occhio emmetrope, reso miope di una o di due diottrie, vedrà due immagini della fiamma. Dopo che l'individuo avrà. accusato diplopia monoculare, si sposta il di:;~co di Recoss in modo che, dinanzi ai due forellini, corri sponda lo zero, ossia si riconduce l'ovchio all'emmetro pia, e si lascia SCOpertO, nello steSSO tem po, l' OCt:h io s upposto amaurotico: allora cessa la produzione ddla di p lo pia monoculare; ma per il rapido squilibrio muscolare che insorge fra i due occhi, uno dei quali h~:~. la pupilla libera e l'altra fissa la fiamma at.t rav e r~u a due fori la cui distanza fra loro è inferiore al dian.; etro della pupilla (squilibrio che spesso n on si vince che dopo parecchi minuti), si ha produzione di diplopin binocttlare, la quale sarà subito accusata dal s imulatore, es:~end o egli tuttora. persuaso di ved ere le due immagini con l'occhio sinistro. E in questo modo si ha l'esplicita confes::;ione della frode con un mezzo semplice e rapido, di cui il soggetto non può rendersi rag ione, tr attandosi d i un metodo che gli riesce assolutamente nuovo. Se si des:~e il caso che l'occhio in esame fos~e ammet r o pe, è obia.ro oh n bisognerebbe proced er e alla r ov c::;cin.,

dopo aver riconoscillto la s pet:ie e il g rado del vizio di refrazione. Ossia, constatata la diplopia monooulare


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DI ALCUNI :NuOVI )lEZZI DI SORPRESA

nell'occhio ametrope f11.cendogli .fissare la .fiamma attraverso il foro segnato con lo zero e tenendo coperto l'occhio supposto ama.uroticç, si farà scorrere. dinanzi ai forellini, la lente correttiva adatta, mentre si scopre quest'ultimo occhio: così si produrrà, come nel caso precedente, la diplopia binoculare (l ). Come i lettori vedono, si tratta di un esperimento molto semplice, il quale non richiede neppure un apparecchio speciale, potendo servire ugualmente bene un cartoncino su cui sian praticati due piccoli fori simili a. quelli del disco mobile del mio oftalmo-ottometro, dinanzi ai quali si fauno passare le lenti della scatola di prova. Ma. affinchè non si creda che io abbia inteso di dare a tale esperimento un'importanza, che · real· mente esso non ha, dichiaro, per chi no11 lo sapesse, che il mio oftalmo·ottometro, ha tutt'altro fine che quello di svelare l'amaurosi simulata, e che la produzione della diplopia monoculare a scopo medico-legale non ne costituisce che nn' applicazione d'interesse affatto secondario. L'esperimento del Magnani non è meuo semplice del mio, ma. di gran lunga più geniale e piL't p ratico, oltrecchè di un effetto rapido, sicuro ed impreveduto: ne giudichi il lettore. Se dinanzi ad un occhio, il quale guarda un oggetto di modeste dimensioni, per esempio, una tavola. murale di Snellen, di De Wecher o di Baroffio, alla distanza. di due o più metri, noi facciamo lentamente passare due prismi di grado piuttosto ele-vato, uniti fra loro per il vertice, quando la. linea di unione di essi si troverà. nel mezzo del campo pupillare, l'occhio non vedrà più l'oggetto, perchè i raggi luminosi partonti da questo, cadendo metà. su un prisma (l) Nel timore di non riuscire abi.Jasl:tn7.a c hiaro. d~I.Jbo p regare Il lettore di leg:;ere. il mio lavoro già cilato sulla esperienza rli Sr.heinPr, in cui potrà Sèguu·o s ullo llgure le rasi dell'e;; perimento.

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PEn SV.ì::LA'Il!.; L 'AMAUROSI E r}A)!DLJOl'JA S DI ULA'J'l<:

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e metà !iull'altro, vengono deviati all'esterno in modo che nessuno pen"'tra nella pupilla. Vediamo ora che COSt'L avviene in un caso pratico, supponendo che, dinanzi ad una scala murale qualsiasi, si trovino due individui; uno de' quali affetto da amaurosi vera, per esempio dell'occhio destro, e l'altro che la simuli, I nvitati entrambi a guardare la scala tipo· grafica e richiesti quante scale essi vedano, si avrà naturalmente da entrambi la stessa rispo3ta: ~ma scala sola. Allora si pone dinanzi all'occhio sinistro di ciascun soggetto il doppio prisma in modo che la linea di unione non vada a cadere sulla pupilla : tanto il vero amaurotico quanto il simulatore dù·anno di vede're una scala so~a: il primo, percbè dal prisma non può avere produzione di diplopia binoculare; il seC'ondo, perchè, supponendo di aver a che fare con l'esperienza del De Graefe, crede di dover dichiarare di vedere un solo oggetto, menll·e

realmente ne vede dt~e. Spostando allora il pri:ima dinanzi all'occhio in modo che la linea. di unione pn.ssi lentamente dinanzi alla pupilla, <]uando detta linea sarà giunta sulla. metà della pupilla stessa, il vero amaurotico non vedr·à più nulla, perchè i raggi luminosi partenti dalla tavola, deviati fortemente all'esterno dal doppio prisma, non entrano più nella pupilla dell'occhio l:lano; mentre il simulatore continuerà a àire di vede'' l'oggetto unico, non avvertendo che egli, con tale affermazione, fa pienamente conoscere di vederci con l'altr'occhio (allegato amaurot,ico ), precisamente come de ve a v venire nel caso di un individuo normale il cui occhio. sinistro per l'effetto del doppio prisma, è momentaneamente escluso dalla visione binoculare. E qui abbiamo la seconda prova della. frode. Continuando a spostare il doppio prisma dinanzi all' occhio sinistro, il vero a.maurotico dirà subito che


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DI ALCUNI NUO'VI .MEZZl DI SORPRESA

torna a vedere un oggetto unico, non appena la linea d'unione de' prismi non si troverà più nel mezzo della pupilla.; e il simulatore dirà. altrettanto (quantunqu.e e(f'eltivamenfe egli abbia m·a diplopia), credendo sempre di avere a. che fare con la prova del De Graefe. E questa è la terza prova della frod e . Bench è il Magnaui, con una modestia che lo onora, mostri di non dare soverchia. importanza al suo esperimento e si limiti a consigliarlo in quei casi iu cui il simulatore conosca già l'effetto del prisma. applicato secondo le norme del De Graefe e del Baudry, tuttavia si può senz'a ltro affe rmare che esso serve b enissimo a trarre in ingarmo ogni simulatore, per quanto a.v\·eduto, di amaurosi mc,noculare: dirò anzi di più; con la terza prova (linea di u nion e dei prismi in corrispondenza. della meta della pupilla) noi abbiamo un mezzo elegan te per diagnosticare l'ambliopia. vera monoculare nel caso di amaurosi simulata, o, in termini più generali, per de· terminare l'acutezza visi~·a. - ohe può anche essere norm a ) ~ nell'occhio allegato amaurotico. Quando, infatti, la linea di unione del doppio prisma. taglia iu il campo pupillare per modo che, con l'occhio dichiarato sano, il simulatore è nell' impossibilità d i vedere la scala murale, avendo integro anche l'altro occhio, t·ed,·à con esso - e.~clusivarnenle con esso - le serie -tipografiche; e, invi tato improvvisamente a. leggerle, lo f11.rà senz'a.ltro; oltrechè, spostando il doppio prisma in alto o in basso, e producendo così d ip lopia binoculare, noi avremo la controprova della frod e, poicbè allora l'individuo in esame o si arresterr nella lettura o commetterà degli ~rrori, a cagione della visione doppia degl i ottotipi. Insomma, l' esperimento del .Magnani è quanto di meglio si sia. escogitato in questi ultimi anni sull"ar· gomento delle simulazioni, e a.llorchè il doppio prisma


PER SVELAR E L'AMAUROSI E I.'AM.ULIOPJA SIMULATE

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- come ha espresso l'autore - sia montato in una scatoletta con bottone a molla come quella del B audry, in modo, che, quando si comprime il bottone la linea di unione dei due prismi venga a trovarsi nel mezzo del foro di visione, si avrà fra le mani l'apparecchio più semplice, più comodo e più sicuro di quanti sono stati proposti fin o ad oggi per la. diagnosi dell'amaurosi e dell'ambliopia simulate. Ma, ripetendo qui a mo' di conclusione, ciò che ho detto in principio, io sono convinto che nessun apparecchio di ottica. - sia pure eccellente come quello del Magnani - ci permetterà mai di pro nunziar~ con tranquilla coscienza e con sicurezza completa un giudizio medico·lega.le, la cui base deve essere costituita da un elemento ben altr imenti solido e positivo che non sia una semplice illusione dell'organo visivo; e se i simulatori - cosa ch'io non credo - continueranno ad affilare le armi della loro astuzia., il nostro còmpito sarà semplicemente quello di opporre loro i mezzi di difesa - e non di sorpresa - che ci fornisce la scienza. Firenze, settembre 190L


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f'CUOLA D'APPLICAZIONE DI SAN ITÀ. M1LITARE

GABINETTO 01 TRAUMA1'0LOGIA I>IRJ;TTO I>AL PROF. LORRNZO BON0 110 1 l\IMlOtORR MSI>tCO

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SPLENECTOMIA PARZIALE ED EMOSTASI SPLENICA ·.. Per il dott. Gae tano Funaìolì, ten ente mecl iro

Nelle alterazioni morbose della milza, che cad ono sotto il dominio chirurgico, i criter i scientifici moderni non mi paiono affatto cor retti e consoni con i cr iteri, che guidano il chiru rgo nelle operazioni sugli a ltri organi.

In fatto di lesioni epatiche, ad e:~empio, per le quali si richiede l'ablazione di un tratto di fegato, il chirur go si studia di !imitarne l'asportazione al puro necessar io ; laddove nelle le3ioni in gener e, e particolarmente nelle lesioni traumatiche che reclamano la resezione della milza., alla splenectomia parziale egli oggi predilige quella totale, ancora quando una porzione più o meno estesa del parenchima splenico . si mantenga normale. Certo la conservazione della milza, sotto l'aspetto funzionale, non si impone quanto quella del fegato. A d ogni modo non mi pare saggia la tendenza t roppo d emoliti va, che si pratica og gidì nelle alterazioni d eli 'or gano in parola; tanto più che la fisiologia ne sta dil ucidando r alto ufficio nell'economia animale e la patologia ne indica il meccanismo di azione nel corso

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SPLE~ECTOM!A PAHZlAI,E ED E~lOS'l'ASI S .I 'LENICA

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delle intossica.zioni e delle malattie infettive. È noto infatti come essa abbia , tra le altre funzioni meglio accertate, dei rapporti colla funzione biliare della ghian· dola epatica, inquantochè regola colle sue contrazioni r itmiche la quantità di sang ue a.ffiuente al fegato, necessaria a somministrare gli elementi costitutivi della bile. È noto altresì, come la milza sia un organo di riserva dei corpi proteici, e come abbia relazioni colla funzione pancreat ica, nel senso che essa cede i mate· riali al pancreas per la costituzione della tripsina, fer· mento necessario alla digestione delle sostanze albumi· uoidi. Ho detto che la milz~t esplica la sua azione anco nell'evoluzione delle infezioni. Il B ezan çon , che ba fatto numerose esperienze sopra topi e conigli inoculati di carbonchio allo scopo di studiare l'atteggiamento dell'organo nel cono delle infezioni, ha. concluso esi!ere esso un centro di produzione dei leucociti fagocitarii, che sarebbero poi portati in circolo nei punti invasi dai micro-organismi ed un luogo di resistenza, ove i batteri vengono alle prese coi laucociti: osservazioni q n este,· che sono state confermate da Kurlow, Ba.rdach, Barbacci, ecc. Se dal campo sperimentale passiamo a quello clinico, eminenti patologi ammettono oggi che il tumore splenico, sviluppantesi nell'evoluzione di alcune ma· lattie infetti ve, sia, al meno in varì casi, un fenomeno reattivo capace di proteggere l'organismo dalle infe· zio n i ed equi valente all'iper·leucoc:itosi polimtcleare del midollo osseo. Difatti nel perio~o c;lel tifo si osserva l'aumento di leucociti polinucleati, ohe derivano dal midollo osseo, e gradatamente diminuiscono a misura.

che si manifesta il tumore della milza. Nell'evoluzione dell'infezione malarioa la. mancanza dell' iperleucocitosi poli nucleare ossea è compensata. dall' ipertrofia splenica, quasi costante nel decorso dell'infezione.


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SPLENECTOMIA PARZIALE ED E~lOSTASI SPLENIOA

Se pertanto la fisiologia e la patologia rivelano nella milza. un organo di grande importanza funzionale, ragion vuole che si applichi nella. chirurgia delrorgano, un indirizzo nuovo, più confacente ai nuovi ritrovati scientifici, il quale apporti, anco in quesFo campo della medicina operati va, quel progresso, ohe tanto contraddistingue ai giorni nostri la scienza chirurgica. Ammessa la necessità. della splenectomia parziale, fa d'uopo stabilirne le indicazioni, per poche che esse siano e rare a ricorrere in pratica, e additare il processo emostatico migliore. Le i ad icazioni per la splenectomia parziale sono principalmente costituite dalla presenza di cisti circoscritte a. contenuto sieroso oppure siero-sanguinolento ed anco da. cisti idatid i solitarie. Il Trinkler, in una statistica di 2117 casi, riporta 70 casi di cisti sier o-sanguinolente spettanti alla milza e descrive an cb e q n alche caso di cisti solitaria. Rotture parziali spleniche ed ascessi limitati ad un piccolo segmento dell'organo rappresentano altrettante indicazioni per rablazione parziale di esso. Riguado ai mezzi emostatici molti se ne contano, ma ne~suno garantisce da una possibile ripetizione _della emorragia.. La legatura della milza praticata con fi lo "di seta e c.:atgut, è un espediente emostatico fallace, a causa della friabilità del tessuto. La legatura. semplice dei vasi sezionati, oltre essere di difficile esecuzione, non è mezzo sufficiente di emostasi. La. cauterizzazione splenica s i può applicare soltanto nei casi di soluzioni di continuo poco estese. L a legatura dei vasi splenici sarebbe un rimedio emostatico buono, tenuto conto del modo particolare di terminazione delle arterie nella milza, quando po· tessimo avere la. certezza di sopprimere coll'allaccia· t u·ra., il sa.ugue in quel territorio splenico solamente,

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SI'LENECTOMIA PABZ[ALE E.O EMOSTA S I SPLitNI CA

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in cui dovrà. cadere l' atto operativo: ciò che in pratica. è oltremodo difficile, ed espone quindi all'anemia di un tratto più o mene esteso di milza e all e sue conseguenze deleterie. Ho voluto ancora. tentare, a. scopo emostatico, l'applicazione te:nporauea. di un laccio elastico attorno ad una. delle estremità della milza del cane e passare di poi alla. resezione splenic~t.; ma i. risultati sperimentali non mi hanno incoraggiato in questa prova. Risultati migliori avrei ottenuto unendo all'uso del laccio elastico l'applicazione del termo-cauter.io sulla. superficie di sezione splenica, o applicando te m pora· neamente della garza sterilizzata e bagnata in un liquido emostatico sul piano di incisione della milza. Dinanzi alla insufficienza dei mezzi emosta.r.ici surriferiti, volendo io, nell' intt~resse della chirurgia splenica, applicare un nuovo mezzo emostatico, sono ricorso all'uso delle lamine di osso decalcificato, spintovi dai buoni risultati che il dottor Troiani ha ottenuto nelle Slle esperienze relative all'arresto delle emorragie epatiche a mezzo di tali lamine. Mi sono servito all'uopo gi varì cani di taglia differente, operando n~lla maniera che esporrò. Previa rasura dei peli ed accurata antisepsi del ventre dell"animale, eseguisco un taglio mediano sull'addome, ne divido i varì strati, ed, inciso il peritoneo parietale, estraggo la. milza., adagiandola su medicatura. ca.lda. Supponiamo che alcune cisti siero-sanguinolente interessino il polo superiore dell'organo; supponiamo cioè che esistano le indicazioni per la. splenectomia parziale: allora, avvolta in medicatura sterilizzata. e calda. la parte di milza sa.na, applico sul pa.renohima integro, immediatamente sottostante alla lesione, due lamine di osso decalcificato, previamente sterilizzate e


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S PLEN.ECTOMIA PARZIAT~E ED E MOSTASI Sl'LI•:NICA

mantenu te leggermente calde ed aventi una lunghezza uguale alla. larghezza della milza, un 'altezza uguale a un centimetro circa, e uno spessore di qualche millimetro. L'applicazione d ella lamina ossea sulla faccia. esterna dell'organo non presenta. difficoltà; ma non è egualmente facile l'applicazione su la facola inter na., perchè quivi corrispondono il legamento spleno-ga.str ico e i vasi in esso decorrenti. Ad .impedire la lesione del-

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l'arteria e della vena splenica, p ratico colla massima circospezione nel liga.mento gastro splenioo e in vici · nanza dell'ilo una bottoniera larga. quanto necessita, per dar passaggio alla lamina ossea., la quale poi ap· plico alla. superficie interna della milza, allo stesso li· vello che la lamina esterna. Non resta ora che a fissare nella voluta posizione le due stecche. A tal fi ne, mentre queste sono tenute


SPLENEC'rO~IIA I'ARZIAL8 ED f': )[0S'r.ASI S PLEXICA

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in sito dall'assistente, infig~o un ago leggermente curvo e munito di fil dt seta st~riliz?:ata N. 3, traverso i quattro corrispondenti estremi delle lamine e il relativo tessuto splenico, con un'ansa di filo da ciascun estremo, e ne annodo i capi su la lamina esterna: dei quattro capi delle due anse, due ne taglio qualche millimetro sotto il nodo e rispetto gli altri d ne: in tal modo con punti di sutura ho fermato le lastre ossee alle loro estremità, comprimendole moderatamente contro il pa· renchima. splenico. Per fissare il tratto intermedio delle lamine faccio uso di una sutura continua, passando l'ago da una lamina all\d tra. traverso la milza, edl annodo i capi terminali della sutura. continua ai capi di ~ lo risparmiati della. sutura nodosa. Pongo attenzione a che i fili di seta siano tesi mo· deratamente, per non lacerare la milza, e sufficientemente per provocar~ con la modica pressione l'e mostasi sulla superficie di sezione splenica. Ter minata la fissazione delle stecche ossee, com· prendo tra. due legat ure i vasi splenici, che decorrono nel ligamento gastro·splenico e provvedono alla in·orazione del tessuto splenico asportabile; eseguisco l'incisione delligamento gastro-splenico tra i due punti legati e passo in ultimo alla resezione del tratto di milza prestabilito, pr ocedendo da lla faccia interna verso 'l'esterna dell'organo. Dalla superficie di sezione splenica, quando l'applicazione di questo mezzo emostatico è ben fatta, o non esce sangue, oppure ne scaturisce una quantità insignifican te e tale da potersi arrestare con una lieve cauterizzazione. Operata la resezione parziale di milza, r icolloco in sito l'organo, allorchè l'emostasi sulla superficie d i se· zione è perfetta, e suturo a strati i tessuti soprastanti. Ho praticato la splenectomia. parzia le in var:ì cani col metodo sopraindicato, ottenendo sempre ottimo re-


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SPLENEOTOMIA PARZIAJ.E !W EMOSTASI SPLENICA

sultato, nè mai mi venne fatto di vedere sangue nel

cavo addominale. Ho potuto invece osservare, col sacrificio dei cani fatto a varia distanza dall'atto opera· tivo, come due mesi circa dopo l'operazione le stecche ossee fossero completamente riassorbite, e al loro posto esistesse un tessuto splenico indurito, dovuto ad aumento del conn·etti vo interstiziale. La superficie di sezione della milza appariva perfettamente cicatrizzata. L'argomento dell'emostasi splenica, che si ricollega alla splenectomia parziale, è· uno dei più difficili della patologia chirurgica; nè mi lusingo aver risolute tutte le difficoltà, che si presentano in pratica coll'applicazione di un nuovo sistema emostatico nelle operazioni della milza. Sarò pago di aver richiamato l'attenzione dei patologi sopra un tema così arduo ed importante.

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SULLA SUTURA DILLE ARTERIE ESEGUI'rA COL METODO DEL PROF. SALOMONI

Nota del dottor «.:ae f.ano Fuaaioli , tenente mrJl.:o

Da. t utti i chtr urghi è or mai accolta la sutura arteriosa, dopo i l largo contributo di lavori sperimentali sopra tale a rgomento e dopo anche qualche ot timà prova clinicà. Non tutti gli autori per a ltro si attengono al me· desimo procedim-ento r iguardo al tecnicismo dell'an· giorrafìa.. Doerfier, operando sulla. carotide e la. femo rale dei cani, comprese nella sutura. i tre strati della. parete &rooriosa. Iassinowscki, sperimentando sui vasi del vitello, evitò l'intima e riunì la tunica media. e l'avventizia. Il Mur phy ricorse al metodo dell' invaginamento; in· nestando il moncone centrale del vaso col periferico .. Il prof. Salomoni praticò la sint-esi arteriosa, mettendo ad immediato contatto intima. ed intima ed ot· tenne buoni r isutltati. Durante le numerose esercitazioni, che si fanno nel Gabinetto d i trauma.tologia. d inanzi agli allievi ufficiali medici della Scuola di sanità. militare, ho voluto mettere in esecuzione il metodo Salomoni, <:o m paran· dolo n t:>i risultati coi sistemi angiorrafìci di Doerfier "' di I assinowscki. Procedo come consiglia Salomoni.


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SULLA SUT URA DEL LE AnTEIUE E CC.

Fatta la toilette, ho raggiunto il vaso, che è stato quasi sempre la femorale e solo due volte la carotide, ed ho praticato l'emostasi provvisoria alla maniera di Silberberg . Estrofietto all ora per qualche millimetro i margini della ferita arteriosa, e per assicurare meglio il contatto tra l'intima di un lato con l'intima del lato opposto, applico a breve distanza tra loro, del le anse di :filo di t'eta, interessanti le tre tuniche vasali e le annodo. Fatta la. compressione digitale per arre-

stare l'emorragia eventuale dei (~anali di puntura, riunisco la guaina_arteriosa e gli altri strati. Ho eseguito il metodo di Salomoni sopra. una diecina di cani, constatando: 1° che esso è un metodo di eseouziE>ne rapida, quanto il metodo angiorrafioo D oerfier ed Iassinowscki ecc.; 2° che rende più perfetto il coalito tra le superfici vasa.li suturate, e garantisce da ·un'eventuale emorragia. dalla linea di sutura meglio del sistema. angiorrafico Doerfier ed Iassinowscki; 3° non dà luogo a trombosi nè a. scenosi va.sa.li.

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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA II F.NRY F. HE WF$ . -

L 'esame del aa.ngne nella prattea.. Nuo vi metodi sempl rci pet· la J i a~n osi .- (Bo-~con M edt:cal antl Su ryical Jottrnal, l' agtJ-.lO 1!)01 ).

Lnscjando i n di!'.pnr lH l fUPgl i ~'~'>ami de l snngue che t•ich iedono specia li cognizioni di batteriologia ed uno spPciale i!ilrumenlario, l' A . r irMda q u<~nlo irnpor la11 le ed uti le per la diaf.:(nosi r l in ica sia l'esAme del san g ue i n m olle :rr avi mala Ltie. Co!"i per l'accer·ta mento del l'nnemia ~ delle sue for me e ;::ra vita, cnsì per il r iconoscimen ti) della l r ucor.i lo"-i e della leucem ia e di ffer enti fo r me di essa: <.'Osi in fi ne pet· alcun~ infer·mité. parassitario (malaria, fìl ariosi . ecc.). A tali diagnosi si può g iunger e mer cé l'i mpiego di 2 semplici m etod i: 'l• la val utazione (] Uanlìlalivn tlella emog lobi na; 2• l'esame micr oscopico di un p1'epar·nlo color·a to. L'uso di qupsti m etorl i dit suiTicieule !urn e, r endendo superflui altri procedimenti (e8ame ciel sa11 !!"ue a fresco, conta dei g lobuli , ecc.). Pe1· la v alutazione dl'll'emoglobina , consigl ia il sem plicissimo melorlo eli T all'Jotst, per il quAle non si richiecle cha uu a~o per punger e la cute, ed uno di fJUP-gli apposili libretti a fogli di carla as!!'or benle, pr epara ta in m oclo speciale, conosciul• appunto sotto il nom e di Libretti di T ctflqoist per l'emooto/.Jin a (Tallcyvisl hC'm oglol.Jin book~). A d Of.!ni libr ello sono a n n es~ e dieci ta vole color ate. rap pr eseutanti il color e del sangue a partire dal san gue norm,ale (100 p. 'lOO di f!b) scendenclo fin o al san g ue contenente solo il 10 p. 100 di Hh, con d ill~ronze del IO p. 100 tt·a una •.avola e l'altra. Pe•· !'lervir sene : si punge un d ilo, o il lol.Jul o dell'or ecchio, in modo c he fuoriesc.n unR goc.cia di sa 11g 1.1 P. spontanPRrnenlE.>, senza premer e, e con essa si ba gno un pezzello della car-la assol'ben te speciale. Al momen to esalto che il sangue si

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.RIVISTA MEDICA

asciuga (nè prima nè dopo) si para gona il colorito della m acchia con quello delle di,·erse tavole. Quella che mag~iormenle si avvicina indicherà la percentuale di 1/b, con sufficien te a pprossimazione. Quanto alla osservaZione d i preparati color ati, occorre unii mezza dozzina di sottili vetrin i copri-oggetti, un a go, una lampada ari alcool o un becco a gas (ed in assenza di m ezzi riscaldanti giovan o sostanze chimiche fissatri ci), sostanze color·anli cd infine un m icroscopio con una. lente ad irnme r·sione. I preparati si ollengono facendo cader e l'la un vetrino una goccia di sangue snpra un altro ben pu lito e striscia ndo su ·'lues to con un lato del pr·imo. La jìssazione si ottiene facendo essiccare prima il vetrino all'a r·ra e poi sca ldand\JIO per due rniuuli sopr a una fiamma , ad uoa a ltezza tale che sia possrbile rnantenervi le dita per qualche tempo, cosa facil e a determinare dopo i pr imi tentati vi. Dovendo ri scaldar~ molli vetrini ad un tempo si può usare una lastrina di rame ovvero una i;lufa, tenul.; a temperatura costante di cir ca H0·-120•, manlenendoveli per circa 5 minuti. La colora.zione dei preparati si fa ad un tr·iplice scopo, per riconoscer e cioè, le varietà di leucocili, la pr esenza di parassiti malarici e l'esistenza di corpuscoli rossi nucleati. Allo scopo di ottenere tulLo ciù con una sola colorazione l'A. cons i ~lia il !"eguente processo: Colora dapp r·irna il preparato con lA mi.seela tr icolore (della quale · qui appresso si ri porta una buona for·mula) per due minuti primi; poi laoa; colora di nuovo con la soluzione alcalina di blit. ùi metilene di Loe.fjler pe1· u n tempo varJa rate da m ezzo secondo a due secondi; lava d i nuovo; asciu{Ja; e monta in balsamo. L'inter o pr ocedimento richiede da 15 minuti ad un'· or·a . Le rormola della miscela tricolore è In seguente: P r . ~1i scela tricolore: Elrl'lich-Biond i-Heic!euhain. :;rr. 0,0972 grani 1,50 Fu co;ina acida . Il O,IJ26 li 0,40 Alcool assoluto . eme.. 2 Acqua distillala » 15 La suddetta miscela tricolore, conosciuta a nche col nome dr triplo colore di I·:hrlich, contiene due colori acidi: fucsina acida e or'ange G; ed un colore basico: verde di metile.

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RIVISTA )iEDJCA

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La colo razione che per essa prendono i preparati è la sefruente: l l eucoci ti. o m •'glio i gr·anuli di e:<si, gincché il prolopla ~ ma ba-sale non assorb o col ol'e, si tinf!ono diversamente a ~eco nda tlella l oro nalu ra. Cosi gli. acidofì li od os..;inli (eosinofili) si tin[!ono in r osso o ar·ancione; i neutroli li in lilla ; e i b tt~ i ci in bleu. l nuclei di tutti i l eucocili si tingono in l1leu, e~sC'ndo ba· soflli. · 1 cor puscoli ro!'isi prendono un color·e aranciato; i nucl ei di essi, quando ne esistano di nucleati, si tingono in bleu. L'ag~iuJ1Ia della seconrla colol'azione co n altro color e basico (soluzione nlt·olina di bl eu di melil t> ne LoeiTier) favorisce la colorazione dei ~ranuli basofìli e quindi la di(f,~ re nziazJ on e dei 3 tipi di leucociti, noncltò l a distinzione tra i corpuscoli • rossi nucieali e i linfoci ti (ugualmen te r otondi enucleali), e lo scoprimento del pa ra~~ ita malarico che, con la sempl ice mistura Lri color·e, spc•sso non si r·iusciva a "ti nl!"cre. Riguardo alla d1agno~ i del l'anemia bal"la al med ico pratico r·i conoscere, ad PS., so e una forma di anem ia, già diagno~ ticata mer·cè la ricer ca dell'emoglobina, sia pemicio;.a oppur no.. L'A. r icorda, a faci li tare la diagnosi, le seguen ti c0gnizioui : Un prepa rato di sa.n~ue 11ormale ha pel' caratlel'istira. l'uniforroilò.; nella poiclulodtosi la caraltl"ril>lica è invece la disu:.runglian7f!. Nella acr omia, r Pper·to un ico in alcuni ca~ i di clor osi , le emazie si ,-edono pallid1ss1me. Nell o anemie i!ravi nou sono rare le emagie oucleale o ulAsti, conosciute come norm c,biAsli se di gr os:::czza norma le. come roPgn loblastr !'e di grandezza ultra normal e, questi ultimi di signifknl.o più infau:,:tn che i nor·moblasti. Queste form e ~ i ha uno ugua lmente ne!la anemia pern iciosa . la cui CHI'altrri~ti <' !l è l a pr·esenza di un numet·o e!'Ap;er ato di megaloblasti, facile a cnntr·n!lll i"Si crmlanJo sepiJl"BlAmente i normoblasli e i mcgaloblasli . Se invece pr·edominano i normobla:;ti o non si scor·gono affatto hla8ti, si può affermare cht· l'anemia non è pernicio~a . Oltr e w le ca ralter·i:<tira il pr eparnto di sangue di ru,·an emia perm ciosa tipica mostra altr·e p~11"lknlarrtà, pii1 o meno costAnti. I n primo luogo l ' aumenlo di volumi' de1 COI'IttlS('Oii r ossi, il cosidetto indice : di ingrossamen to (hi(lh-colume indax), il c he fa ><i che in uua du ta supeJ"fìcie si <'OntPngono meno corpuscoli che in 1111 pr epa ra to di sangue normale.


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RIVI STA MEDICA

Questo fallo si ve;le raramente all'infuori dell'anemia perniciosa, ma non ~~ patogoomonico. L'in g-r ossamento di qualche emazia si tr·ova in tutti i casi di an emia grave qualunque l"ia il tipo. La seconda particolarità é !"indice di grande colorazione (high-colour inde:~:), che si determina mediante la comparazione della percentuale di llb col numero dei corpuscoli r ossi. Fallo comune ma non costante nell'anemia perniciosa. Una trrza caratteristica è la diminuzione del numero delle emazie, firto a meno di 2 milioni per mmc. FalLo non r.nslante e cbe pu6 occorrere in alll'e forme di anemia. P er la diagnosi bosla la. presenza dei megaloblasti. gli allri t.re r eperti, la confc.wmano se positivi, non la infirmano se negotivi. Esistono cause di er·r01·e. Preparati di Mngue simili a quelli dell'anemia perniciosa, si hanno in casi di infezione da parassiti intestinali (anchilostoro'a e botriocefalo) fat.to da ricordar·si al momento della prognosi. Preparati simili :;ono stati descri tti in casi di atrofia dello s tomaco, eli nefl'ile e di altre croniche infermità; il che COli· l'enna le v<>dute moderne riguar·do all'anemia perniciosa, che cioè essa non sia che una forma particohu·e di anemia srconda ria, dovuta a cause per ora ignote ~ rnvincibili, credenza che trova altr·o appoggio n~J ratto che in altre anemie, da cancro, da emorragie. ecc., il r eperto microscopico si a vvicina 8 quello dell'anemia perniciosa, e tAnto più quanto più diventano gravi. Quanto alla dragnosi della leucocilosi, l'A. dcorda che nel sangue normale Yi sono da 4000 a10,000 leucocili per mmc., cioè uno per ogni 500 o 1000 rmazie e che la proporzion~ delle tr·e varietà di leucociti é definita dentro certi limiti. Cosi di 100 leucocili circa 20-35 !!'ono basofiJj; allri 60-75 neutr ofili e i rimnnenti 1/,-5 sono ossifili (eosinoflli). La leucocitosi è costituiLa dall'aamento di numero di una o più di queste varietà, e si d i stingu~ appunto col nome della var•ielà che abbonda : leucocitosi basofila, neutr·ofila, ossifila o più di frequente, mista. Il numero di leucocili di ciascuna specie, prendendo per base i limiti estremi suesposti, per ogni eme. è di 800- 3500 pei basofili, 2400-751!0 pei oeutroftli, e 40-500 per· gli ossifili. cosicché se questi limiti più alti sono superati, possiam già parlare di leucocitosi. A ciò si art•iva nei casi evidenti col

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TllVl STA M EDICA

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solo esou1 e di un pl't·para lo colorato, nei casi poco evid<·nli o per gl i os!5erva tor·i poco e>:'pet·imeHtati si ric hiede il metodo Tlioma-Zeiss. Rammentar·e 1\ questo proposi to che si può avere leucocitosi senza aumento del numero compl essivo di l eucociti, ~iac­ cflé può una for'mtl aumentare mentre un' altra diminuisce. In tali casi !"i J·ichied e l'esam e di molti campi micr·oscopi ci e il conto differ enzial e delle singole speri e, determinazione alla quale non potrebbe m ai giunger si con l 'esame di prPpara li a frP SCO. L' importanza della differenziazione scatur·i;<ce da questi ricordi : La forma più comune di leuco ci to~i è la neutroflla, che accompagna le suppurazioni e 111olto malattie infettive, polmonite, srarlaltina, difter ite, ecc. L a l eueocitosi m;sifìla accompa ~na la lricl1inosr ed alcun e malattie cutanee. La basofì\a é la cara Lter ist i ca della leucemia l in fa ti ca, t~·ovata i 11 bambini con pertosse o r achitide. La l eucocitosi mielocitica è carHlleri stica del la leur;emia mielogena. Consiste la leucoci tosi mieloci tica nel la compar sa nel sangue di numel'ose forme a nomale di leucociti, conosciute come mielociti. Sou queste simili a leucnciti, neutrolìli od os~ ilìli, con la sola difl'~ t·enza che non hanno movimenti ameboidi, e per'cio haunu nu<.:lei r oto ndi in ver e che di aspetto mutevole come i v eri feucocili l rni elocili non sono mai pr esenti nel san gue normal e: si trovano invece in di verse condizioni morbose. Quando siano ~car·s i e il numer o dei l eucocili non siA aumentato, essi non hanno speciale sig ni ficato. Quando invece aumentano ins1eme coi lencociti si ha la le u ~:ocitosi mielocilica, condizione che si r·iscontr11 nella leucemia mielogen ica. . Riguardo ai parassiti, possiamo trovare nel sangue il pat·assita della malaria la tllaria sctnguinis hominis e lo spirillo clelia febbr·e ri cor·ren te . Nel preparato color·ato col metodo suesposto il parassita mHiarico si vede come un corpicci olo bleu deul!-o l'emazia, vat·iabile di fOJ•ma a seconda dello stato di sviluppo. Se Adulto esso contiene g ranuli di pigmento, se giovane non presenta pigmento ed appare in forma di srera o ni anello a castone. Per fa re tale ricerca si presta meglio il sang ue fresco, giacché in esso il parassita é vivente e si muove. N on avendo tale possibilità, si rico t•re ai pr eparati color ati col nostro metodo, o meglio ancora col metodo d i Jena.


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RIVISTA MEDICA

La miscela colorante di .lena è la seguente : Soluzione acquosa a l p. 100 di eosina . Soluzione acquosa a 1 p. 100 di blu di metilen e. ana eme. 100. Lascia a riposo per 24 or e. Filt!·a e sciogli il precipitato in alcool metilico fino a saturazione. Questa miscela ha il vantaggio di esser e ad un tempo colorante e fissatrice per l'alcool che contiene, cosicché rende inutile la pr·evia fissazione al c!llore che come si sa offende le strutture istologiche delicate. Pntr·ebbe perciò usarsi anche per l'esame ordinario del sangue in luogo del metodo Ehr !ich modifìca to, peraltr·o questo differ·enzia le tr·e vorieta di Jeucociti, mentre il metodo di J ena non ndope raotlo che due colori, una acido, l'altro basico, non riesce a differenziar e elle due specie, l'ossifìla e la basofila. T uttavia avendo molla pratica si r·iesce a r·iconoscere anche i neutrofili giacché si colorauo in rosso molto più debole che gli ossifili. Oll!·e questi metod i di utilità comprovata ve ne hanno altri nuovi cbe anco r a abbisognano di conferma. Il più promettente fr· a questi é la rea;;ion.e della jodojllia. Si é scopel'to che assoggettando il pus dovuto di comunr piogeni. All'azione della 5eguente· miscela: Jodo . . . . . . gr·. 1 Joduro ùi potassio . . . . . . >> 3 Acqua . . . . . . . . • 100 Gomma arabica q. b. per porlar·e a consistenza siropposa, alcuni Ùèi cor puscoli di pus mostrano gt·an uli tinti in ro8so scuro. L'applicazione alla clinica sta in ciò, che se il paziente soffre di suppurazione, in uo preparato del suo saoguu si tt·ovano alcuni dei leucocili neutrofì li, circa il IO p. 100 di Lutti i leucociti, ti nti allo stesso modo. La jodoftlia é presente oltre che nella suppurazione, arrcbe nella polmonite, nelle Anemie gravi, e nella leucemia: manca invece nelle raccolte puriformi dov ute a lla tuber colosi. Altri importanti reperli di receute scoperta sono la degenera. zione g ranulosa delle emazie nell'avveleMmento da piombo e la colorazione caratte ristica de l sangue nel diabete me llito. T ali r i<.!ercbe peraltro sopo superflue per il pr atico e8isteudo altri metodi diagnostici più facili pet· l'accertamento di tali infermita. L. F.


RIVIS'rA MEDICA

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G. HAYE~t. - La mentnglte oerebro-splDale epldemloa. (La T r ibune mé!lical f', n. 18, !901).

L'autor e ri porta in detto periodico una lezione clinica falla s u di un malato di tale inf"er·mità r icoverato nella clinica Ja lui di r l.'lta. Il ca so in esame, oella s int.<lrnatologia e nel decorso eli , niro~ nulla presenlR di notevole, uf) a ggiunge qualche dato ai numeros i ante<'edenti studi s ull'argomo::nlo ed al classico lavoro del compianto nostro iE< petlor e Manayra; importanti invece sono le considerozioru botter·iologiche e d' inrlole general e, nonché i pr·ecetti cur·ativi s uggeriti dall 'autor~. L'epidemia, attiva sopratutto nella s tagione fredda, da ottobre a gen naio, é contagiosa ma con cJPbole intensità, l'iso· lamento è inutile. La co nta ~ios it à si manifes ta negli a :r~n·up­ pamenli, nelle ca serme, nei dormitori di collegi, ecc., ma ò diffi~ile sepa r·are questa contagiosità dall'epidemicità. Mentre questa malallia presenta i ca ratteri di un'infezione, non é deflnitiva mPnte stabilito il ~uo microbo, né fin ora si conosce la porta d'entrata rl ello stesso nell'o r·ganis mo . La più comune sembra sieno le rosse na!<a li, poi,·hé in parecchi casi veunero ri::sconLrati in esse gli stessi batter•ii rinvenuti nel pus delle meoingi cerebro-spinali. L'ag ente infettivo può talora penetrare per il polmone, e tlopo aver prodotta u11 a pneumonile ~t rippalt>, deter·minare la meningile. Numerosi sono i germi raccolli nel liquido cefalo· r11.c hidiano con la puoturn dut·ante la vita, e negli essud·ali cio po mo1·te, germi riscoutraLi tal volta anche nel sangue; la maggior parte dati da !;l'profili che hnnno ac~1ui s tata una parlicolar·e vi rulenza, me ntre in un gran numero di casi si trova il meningot:occo di W eichselbaum, quindi lo streptococco di Bonome od e nter ococco di Thier~('(in, da ultimo, meno fr equente, il diplococco. Secondo l'autore. è posE<ibilissimo che tali micl·obi della meningite, varianti m orfolo~icarne nte e -spesso con pr oprietà ditf~;~renli seconrlo i sing-oli casi, individui e paesi, nou sieno che n risultalo di infezioni srcondar•ie e che r esti ancora da scoprire il vero micr·organismo della malattia. La prognosi, come è pur troppo noto. é delle più infauste, l'autore ca lcola a 5 per cento la proporzione dei g uariti. Si com plica spesso con infezioni bronco-polmonari, degli organi dei s ensi e delle a rticolazioni, come : cheratite, erpete corneale, r eti n ile ed


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RIVISTA MEDIOA.

atrofia dPl nervo ottico, artl'ili s upput·ate, ascess i alle regioni glutee, che n on si possono alt•·ibuire al decubito ma b e n~i a lesioni dei centri nervosi. Fra i mezzi curativi preconizzati viene prima la puntura lombare col ben noto metodo alla Quincke, che alcuni autori ritengono efficacissima qual metodo curativo, mentre l'autore la ritiene soLto tal e ospetto per• lo meno di dubbia utilità, utilissima invece quale mezzo diag nostico, permettendf> la ricerca dell"ogente palo~eno. l bagni caldi, l'ra tutti i metodi terapeulici finora usati diedero i migliori risuJlati. Si p r alicane alla temperatura di 38°, 39° della durata di cinque a d ieci minuti. Producono uno s tato di calma dei fenomeni nervos i e dànno luog o ad una legg iera tras pirazion e. Dopo il bagno, avvolti accuratamente gli ammalati, s i somministrer·anno lor·o bevande calde . Si possono ri peter e i ba g ni due o tre volte al giorno. l bagni freddi invece, anche neg li ammalati con temperatura elevata, non dànno buoni ris ultati, aumentando il delirio e l' iperestesia. Ris petto alla segale cornuta ed all' ioduro di potassio da taluni somminis trati in ·tale malat.tia , il lo ro uso, sP.condo l'autor-e. non poggia sopra alcun fallo u bbaslanza pr eciso ; non è quin di da raccomandarsi, limit.andosi pel'lanto il curante ad una medicazione sintomatica, vale a dire sostenendo le forze del malato . G. B.

Dell'acido oarbonloo nella cura della tuberoololl. - ( Therapeutische Monatshef ie, n. 2, 1901).

A. WEBEit. -

L'auto1•e r·itiene esister e un marcato antagonismo fra l'a cido ca1' bonico e la tuber·colosi. P e r·ciò !>e la tubercolosi colpisce n ei polmoni a preferenza gli apici, ciò é dovuto al fatto che l'acido carbonico, per il s uo peso s i accumula alle basi, e se il malato di diabete, va tanto facilm ente incontro alla luber· colosi, ciò è dovuto al fatto c he io esso lo zucchel'o non viene trasformato in a cido car·bonico. Invece nella g ravidanza, aumentando l'acido carbonico nella puerpera, di conseguenza si anestano i processi tubercolat•i . Per la stessa causa sarebbero relativamente immuni dalla tubercolosi i cardiopatici,· tranne i colpiti da s tenosi congenita dell'arter ia polmonale che soccombono invece tutti alla lisi. Relativamente immune é l'enfisema loso e lo scoliolico, presentando i loro polmoni compressi un picco lo volume, qu est'ultimo poi, pure avendo la racltide in vasa dalla tu bercolosi, tale processo non s i prù-

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RIYlST.A. AlEDlO.A.

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paga ai polmoni per la difficoltata eliminazione dell"actdo carbonico da lle vie respir·atorie. Da ulti mo il Bier ebbe a dimostrare come IH stasi venosa con accumulo di acido cat·bonico eserciti un ' innegabile influe11za curativa sulla tubercolo5i articolare. Cosi pure l'accumulo di g rasso va di pa ri pa!\SO con la prod u:done attiva pi acido cal'honico e per ciò no11 si veg~ono obesi soccombere alla tubercolosi. Ugualmente il ri po!:'O in posizione or izzontai ~> che forma par te essenziale della cur·a dei tubercolosi nei sanato rii, é vet·amente efficace per la stasi della cir colazione polmonule che essa pt·ovoca. L'autore pertanto, subordinando a tal conct llo il suo metodo curativo della tubercolosi, ricorse ad un carburo ossidabile piuttosto che ad un corpo contenente acido ca r nonico libero, come ad esempio il bicat·bonalo di soda. e trovò per ciò indtcatiss imo il levulosio che viene intet·,.uneote tras for· malo in addo carbonico nell'organis mo. ?\e somminis tra da sessanta a cen to grammi al ~dorn o otlenenùo ne eccellenti ris ultati specialmente nella tubercolosi i ocipie nt~. TtaLtaodosi di casi più inoltt·ati, egli aumenta la quantità giornaliera dei car buri mediante ioi ~ziooi ipodermiche di vaselina liquidu, chimicamente pura, alla dose di dieci grammi, uoa o due volle al giorno, praticando tali iniezioni nella re{lione do r·sale od alle natiche. Dei cinquantadue curali col suo metodo, l'autore asserisce d'averne trentadue perfetta mente ·guariLi, quattordici migliorati e soli sei decessi, avendo avut.a l'opportunità di seE-tui rli tu tti per luogo tem po anche dopo qualche anno dalla praticata cura . Naturalmente tal metodo curativo deve essere associa to a tutto quel complesso di cure diete tiche ed ig ieniche solite a praticarsi in simili casi, quantuuque in parecchi individui, specie se adolescenti, il levu!osio bas tò da soio ad a.r restar·p il processo polmonare. G. B. Sull'e•ofagilmo. - (Journal de Medeeine et de Chirurgie, lug lio 1901).

GoRGE. -

Lo spasmo esofageo é un sintomo relativamente r-aro , ma che può proseotarsi nelle condizioni le più diverse. Sono le sue condizioni eziologiche che cos tituiscono la p&t·te piu interessante della s ua storia, perchè l'apprezzamento della sua pt·ognosi dipende dalla loro conoscenza.


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RlVlS'IA MEDICA

Una cau s~ pr·edispouenle domina. ~utte le allre nei !i!O~geUi atfelt• da esofagismo; é il nervosism o, e l 'ister• sm o può essere sufficien te pe r· sè solo per produrlo. ':'via , nelle persone f'osi predispostfi', si trovano come causa dete-rminante, unn corrente di aria, l 'in~estione di liquidi freddi, un vomilivo, la scompat·sa di una dermatosi situato sulla mano , la scompar·sa b1·usca di un attacco di gotta, di reumatismo, di un flusso emor1·oidario ; una contusione d e ll 'ep•~rast rio, un arc"~!i'O di collPra, una violenza, lo spavento caginnato dall'in gestio11e di Ali menti passanti CC'n diflicollà, possono produt·r·e lo ste!'so ris ultato. Un altro g ruppo importante di cause dele'l'minanti é cos tituito dalle intossi cazioni. Mondiére se~?n:ela le contratture dell'~sofago consecutive Dilli avvel enam enti da giusquiamo, al'senico, funghi, frulli di fa ggio. Si pos«ono agp;iung-ere la belladonna, l'aconito, l o can taride, il piQmbo, l'alcool. A fianco di questi avvelenamenti da sostanze determinate, vi sono le inlossicazion i consecutive alle malattie infettive, tra le quali fn d'uopo colloca r e 1n prima fila l'inJ1uen1.a. In due o;;:!'erva?.ioni J"aul01'8 ha l'i>'COIIlra lO Che )'esofagi smo SI inizi() ~;~l cune sellimane ciopo la fi ne dell'innuenz a. Stando ad Altre o ssen•azion1, pRre che l'influenza possa de terminare allri spa::;mi ttnaloghi all'esofa ~ismo, come la ri lenzione d'orina per spasmo dell'urelra, e lo spasmo doloro~o ùell"ano. l nfìne, l'esofagismo può essere sin lom111 ti co, v ale n dit•e. dovuto ad ·una lesione dell'esorago stesso, o ritl e!'lso, vale a dire in r spporto con uoa l esione risied ente sopra un organo più o meno lontano, htringe, stomaco, utero ecc. Salvo in cer U c&si, io cu1 ò si ntomatico di una f:!l'ave lesion e ciel lo stomaco, l'esofagismo non ha una prognosi molto grav e, anche quando cagiona un o«lAcolo g rave alla aliment azione. La sua evol uzione, d'altrond e, è molto vat·iAbile. M oru·o ha citalo un individuo, il qual e. due volte nella sua vita, fu collo tutto d'un lr{llto, durante il p r anzo, da uno spasmo che gli impedì di mghiottit·e: uno dur ò alcune ore, l'a ltro, cbe sopraggiunse molto t empo dopo, du rò qualtro gioroi. • M ondiè1·e ha riferito il coso di una signora, il cui spasmo durò venti anni ; per seLLe anni non potè prendere alimenti l"Olidi; essa ~iungoeva aJ inghiottire una tazza di liquido solo dopo aver soll'erlo dolori vivi e con sociaLi a ripetute ri gurgi taz.ioni: gua l'i del tullo dopo quattro cateterismi.


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R !VISTA MEDI CA

Pier r e Boulloche ha citalo un r agazzo di 11 anni, C<111 stim· male nervose, che da tr-e anni no n può ing hiottire Alcun al imento sol ido. I n una malata del ùottor Oulmont l'alimentazione non si ieee per l a dur ala di 8 me:;i che con sostanze l i•1uide; dopo quel tempo ebbe un mi g lior amento pro~ re:>siv o che lal:'r-ia sper are una pe1·fetta ;:rua1·igionc. Tale è infatti l'esi to più frequente di questo fenomeno nei·voi'O. B.

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- n aalaaao nelle malattie infettive. Caalatlca per l ' erealpela. - (Supplemenlo al Policli nico, n. :~6 , 1901 ).

PARA~I UCCIII.

L' autore premesso, basnntlnl"i sul pare1·e emesso ùa eminenti clinici, es~ e rv i una l"erie di in tossicazioni le quali alter ano in un modo o nell'al tro la vita del sang ue. e la cui terapìa, non di r ado, r ichi edè una dir etta el1minazione del veleno m ediante il salasso ( Maragliano), osser va come l"el·isipela sia inJubbiamente fra queste, essendo r itenuta una intossicazione del sangue peovocata dtdlo streptococco di Fehlei sen. P er l'autor e ~li ascessi del COIIn ctti vo so ttocu taneo con r elativa suppurazione, soliti ad avvera1·si nella convalescenza d el l'eri~ipela flemmon u=-a , r appresentano la r i!:5or sa naturale, la via di uscita dei v den1 clw hanno con tam inato l'or ganismo dell'eri sipelatoso . In più ca ~ i di et•isi pela faccia l e aecomragnali da febbre alla e da delirio r itenuto effetto di congestione delle meoingi, l 'a ul~~re p1·aticò i l ~<a lasl"O s usse~uito sempl'e rla ;;;compa 1·sa dell'accensione del vi so e da ca l ma, ed il giol'no appresso da nolevol d mig lior amento con scompar sa della febbre e del del irio, entr ando, pocili giorni d()po, i m11 lati , in completa con valeo;;cenza. L' aul01'e O$<serva come o;<gidi s1a fa cile, m ediante l' endotl eboclisi e mediante l'ipoderm oclisi , ripr istinare la pr~>ss ion e endo "asale abbassata con la sottrazione sanguigne, m entr e l a tlil uzione stessa della massa sanguigna è una delle condizioni p1ù adatte a favori r e la distruzione e l'elimi nazione dei micl'or ganismi. Rispetto al momento più opportuno per i nter vento, egli ritiene . che, riconosciuta la g •·avi tà dell' i nfezione, si deiJba tosto prati care il sal asso, e ripetel'lo una, tlue, tre volte in giorni di versi, avuto rig uar do alla costituzione tlell' individuo ed alla differeule tenaci ta del processo. G. B.

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RIVISTA MEDICA

Angina grippale e Ungua grippale . Sem . méd., n. 29, 1901).

FRANKE. -

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L'A. già da tempo aveva fallo conoscere un altro segno patogoomonico dell'influenza - l'angina g r ippale - consiste1 1te in un rossot'e intenso, che strettamente limitato ai pila><lri anteriori del velopendolo s i pre~eu ta sotto forma di una slriscia più o meno larga (2 a 7 millimetri), e che qualche volla s'irradia a ventaglio, interrompendosi soltan to a livello delle amigdale. Egli ora riconferma il valore patognomonico delrangma grippale, face ndo notare come il rossore persiste lungamente dopo la g uarigione, per riaccenluarsi in occasione di un nuovo attacco della malattia ; .donde la sua importanza . I noltre fa os"ervare come alle volte questo segno si accompa g na a sensazioni particolat•i, tenaci, c h e potrebbero indur re nella credenza di affezioni fllringee o laringee in alLo. Così là sensazione di stt·aogolame nto, localizzata soprattutto alla laringe, che nei casi ct·onici persi8le per più settimane, si riprodt:ce in occasiobe di un nuovo attacco d'influenza òd anche per leggero r affreddamento. Una giovanetta (è l'osservazione riferita dall'A.) aveva s ubito i trattamenti più svariati in vista di un'affezione l arin ~e a e senza s uccesso ; l'esistenza dell'an· gioa caraller istica permise di fare la dia gnosi di grippe croui co, che curalo convenientemente determ inò la scomparsa della sensazione dolorosa . L"A. crede che il segno in discorso s ia dovuto ad una nevrile in~e ressa nte determinate fibre del nervo glosso-faringeo; la sua ipotesi sa rebbe gius tificata da.l fallo che la regione occupata dalla striscia l'ossa res ta assai sovente indo· lenziLa a sensibile alla pr essione, anche dopo la scomparsa della colorazione a normale. Eg li ricorda pure un altro segno, meno caralte risli ·~o però e meno costante - lalingu.a g r ippale. -Le papille della por zione anterio.re della lingua ;:i tumefanno nel :2• o 3° p;iorno della malattia, accentuandosi sempre piu in seguito. Quando la lingua é coperta da patina più o meno spessa, il r osso vivo delle papille iperlt·ofiche spicca s ulle parli vicine; man mano che quella s i netta, il fenomeno s i fa meno evidente e p~r esse t'e reso manifesto occorre pr aticare !"esame a luce laterale o per lo meno a luce diretta mollo intensa. Alle volle la iperlt·ofia pa piliMe è limitata esclusivamente alla

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IllVlSTA M:EDICA

punta; donde la necessiti~ di alzar e al•1ua nlo la lingua col dito, dopo che l'ammalalo l' ha !'por ta. La tumefazione in discorr:n è mP11n prnn unziala che nella Rcaf'latlina ; in certi cnsi JJUIÌ si mniAr·e la ll n ~ua scarlallino::;n ma se ne distingue per ché le papi llu ipet·lrolic he nella iu~ fluenz•1 non ·S Ì ri scontrano ne sul dor~o nè sulle pAt·li postero-later ali dl•ll'ot·~ano. All e volle la lingua si spogl ia com pletamente e para l'icoperla come da wrnice, r icor dando il pr osciutto crudo / Schinkllzun~P); al lot·a l~ papille tumefl'llte si riconoscono f'Rcilissimamcnte. Di t'ado nella lingua g ri ppale si ha sen:<azione di pu11tur·a o di scottalur·a alla punla, ;:en..:azione. ,·he può per sistr r·e anrhe dopo cl te le pApi Ile ::ono avvizzite; fallo qu~:>Rto da fa r e Atnmeller·e la poc:,c;ibilità clte ancor·a in tpaeslo cac:n si trAtti di lesioni ncvritiche. c't·

lllezzo auslltarto per la dlagnoal della febbre tifoidea al suo IDlzlo. - (.'.fonrtl~8cllr . .fiir Oh renlteilk.,

• c nMIDT. -

april e 19G l) . Fino aJ oggi i pratici ranu si sono oecupali cl tc di quelle ' lesion i, che vanno solto il nome di larin!JO- tif'o e che !'li pr·oducono sul fi nire della febb 1·e ti foidea per nzJone di1·elta del bacil lo di Eberth. Ma esi stono alterazioni tmnlo~lte, che sorwa vYengono fino dal principio della dotien enter·ia, anzi tal voHa ne cMlituiscono il solo sintomo iniziale. Desse furono setrnala te da un numero esiguo di a1ltori; eppure !>\lllO d,•gnc della rnas ima alteuzione non solo pe1·cltò rappre<"enlnn o un m ezzo diag nostico precoce, ma ancora perché probabilmente sono il punto di parten1.e di lesioni piu g r avi, che si ver ificano nel laringo-ti fo. L 'A. Ira avuto occasione di o"ser·vaJ·ne due casi nel la clini ca del pror. von Schr òtler. ln uno di q u~sti ti SOf!'§.!ellcl pr esentava i sintomi di un'affezion e fc!Jbrile mal definitn, ma che pu1· ricord ava i l vaiolo piuttosto che l a ft>bbJ·e tifoidea. Laguandosi il malato di mal e alla gola e di di sfa g ia, venne praticato l'ei:'ame laringoscopico, dal quale fur·ono me!:'e in evidenza moditicaziooi cosi caJ·atteristiche, che basandosi sopra osse1·vazi on i preceden li venne falla la dia ~ nosi ùi febb t·e tifoidea, confennala poi dal· l'ulteriore decor·so della malatlin.


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RIVISTA MEDICA

Nel secondo malato le manifestazi,oni della febbre tifoidea erano più spiccate. Sebbene il soggetto non accusas~e alcun disturbo da parte della gola o della laringe, venne praticato l'esame laringoscopico, riscon tl"ando presso a poco le medesime alterazioni ùel caso pr acedeote. Le lesioni riscontrate erano esclusivamente limitate all'e· piglottide, la qual e presentava un rossore diffuso, uniforme nel primo so~getto, mentre nel secondo era più pronunziato a livello del bordo libero. Quest'ultimo, sia nell'uno che nel· l'altro caso, era coperto da un deposito bianco, a limiti irregolat'Ì, feslona ti, che poteva essere consideralo come il r i ~ullalo di un processo dest'j uamalivo e necrolico degli strati super·ficiali . Sulle allre parli della larinJ:e notavansi i segni dr un catart'o lie\'e. Ltl lesioni riscontrate scomparver'11 al 15' g-ror·no nel primo caso; assai più lentamente nel sec-ondo, tanto che 5 sellirnane dopo l 'epiglottide presentava ancora uno stato ipOl'" ffiiCO m ollo' pt•onunziato, senza apportare disttll'bO alcuno .al malato. I n amen due i casi la febbt•e tifoidea decorse in moJo affAtto normale, non presentando mai carattere di gravit a. E dunque incontestabilmente utile di esaminare la larin~e in tutte le affezioni febbrili di natura sospellt~ ed a più forte ra~io n e nei casi di febbr e tifoidea, anche benigna, giacçhe · par·r-ebb e d H Ile osserva1.ioni esposte che l e alterazioni laringee non si pr·oducano esclu-o ivame nte nelle forme gravi della infe7.ione. cq. K t: HN . - Della •pondtllte oon•eontlva alla febbre tlfoldea ··

(."vli.i.nch. mt.:rl . W oclten.ç,e h., giugno '1901).

Dei vari casi di spondilite tifoidea, t•egisll'ali dopo quello studiato da Quinke, alcuni non lasciano ri conoscer'& in modo sicuro i l r al?por'lo tra l'a iJ'~zi l) tt e primi li va e la lesi on e vert ebr·ale, e~s 1m dosi man i fe!;tati val'i m esi dopo la gua ri gione deliA febbre tifoidea; uno poi presenta la oril(ine dolienenl•,ri<·a della :-~po ndilil e del lutto dubhio" a. Il caso rr fer ilo rlull' A., invece non {ln1 mf•lle dubbio di !';OI'la nè per l a na· tur-a, n•· pe1· la local izzaziont• ùPlla ì r> sione. Un g-iovaue di 18 anni, che Ira !'< o fferto di febb1·e tifoidea espl~lalasi in cinque selli mane e mezza, presentò olio giorni dopo la deferv esce11zA febbr-ile una novella t'iaccensiorrc l et'· swca per tr·ombosi della veno femoral e destra. della durata

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RIVI ST,\ MEDlCA

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di dieci gior·ni. V enti gior·ni più tardi cominciò ad accusare dol or i alla r egione lombare sin istra, dol9r·i che cessat·ono per qualche giorn o in ~eguiLo ad applicazioni topiche calde per poi r·icom parir e con muggior e iotera sità. L'individuo non pb· leva sedere sul -lello n è Jleltere le cosce; presentava la regione lombare sinistra e l'apofisi spinosa della 4' vertebra lombare sensibil is!'ime alla pressione. Di traUo in trallo brividi con elevazione termica ; più tar·di ped1 la feLbr·e divenne continua, mentr e l e ul tim.., ver tebre lomba r·i cominciar·ouo a farsi notevolmente sporgenti e doloro se ulla percussione. La defor mità di venne sernpr·e più rn anil'èsta e rapi dam l'nte diede Juo~o ad una cifosi delle due ultime vertebre lom!Jar·i. l r i· (lel'~i patdlar·i er·ano esa ger·ati. · Intanto cessò l a febbre, i dolori diminuirono e l'ammal nlo dopo qua lche settimana potè scder·e sul !ello. Fu dimesso dall'ospeJale dopo tre mesi con la cifosi lombar·e mollo accentua ta; poteva camminar·e con l'aiuto del bastone, rna gl i r-iu sci va impossi bile di Oetler e il la·onco allo innarrzi. l r·i llessi rotulei si a:.ldimostravano ~em pre e ~age r·a ti, la forza muscolare dell e gambe diminuita. Riosser vato sei settimane più tardi dall'A. s_ tesso, non si pulè rilevar e che una liA\·e deviazione della col onna ver lebrald; la funzionalità degli Jll'li infer iori , quella del tr onco <'l'ano completamente r fstabilite . · É probabile che numer·o!'i ca;.:i di ~p011d ilite tif'oidl"a sianc> sta ti m essi a carico dellt~. Luber colosi delle ver·tebre; l'A., perciò in!'isl e nel con~igliat·e di accor·dal'e d'or·a innanzi ma ggiore importanza alla febbr e ti foidea nella etiologia della spon<ii li te, ricor uando che può trascorr·er e un tempo non bre\'e tra ·l'infezione gene1·ale ed i p rimi sintomi del la localizzazione c'l· ·vertebr·al e.

Cura della tuberoolo•l polmonare con l vapori dl lgazolo. - ( Wiener medicinische \Vochenschr:Ut . n. 11 , L>l!) L).

W . EHRENFELD. -

L'autor·e impiegò su lar·ga scala nella r·u ra della lubPrco losi polmonare, il pr•eparato del prof. Cervello eli Pa.l et·mo, l'iga· zulo, composto, come è ben nolo, di l'orrnAiòeide associata ,, io.ioformio ed a clOI'alio iurato; la rorrnaldeidf~ per i l suo po· ler e em inentemen te hatlericida e pt' r la sua azione pPnetranle nei tessuti, lo iodofoemio quale moderatore dell'aziunc ecr i-


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RIVIS'rA MEDICa

la n te Ùt'll<l fo1·mald eide, ed il cloralio 1drato perché aumenta l'azic)lle sPdati va del iodoformi o. Vi aggiun~e l'idrato di terpina che quale polentt• fluidilìcanle della secrezione bronchiale ne favori sce l'eliminazione. Il p!'P.paT'alo polver ultmlo vien posto in apposito inalatOri' collocato a debi ta distanza dal paziente acciò non abhia a r el;!•irare vapor i troppo concentrati. Nei primi Jlior·ni u~ò, della miscela, un gramm o per· ogni metro cubo d'ambiente. aumentando succel"si\·amente e progr essivamente tal dose fluo ati 8-9 grammi per m etro cuho. .\.lcuni giorni dopo iniziata lu cura, l'autor e osser vò esser si r esa piu facil e l'espettorazione nei suoi malati e meno sentito il hil"tJgno di tossire, con escr eati di liSpetlo m ucosa e diminuiti notevolm ente nella f] Uan lità. N on cr ede eh ~ le i,,alazioni abbiano una diretta azione sui bacilli tu bercolari ~iun· ~e w l o il rim edio fo r·t emente diluito al tessuto polmone lP.. ma J•itienP invece cbe esse modifichino il substral•> or ganico 111 modo da r·eHderlo meno favorevole allo sviluppo bacillare. N··i :H m a.:aLi curali in tal modo da ll'au tore ebbe ~silo di g uarigion e neli" i l ,l p. 100, di notevolemigl ior amenlo nel23,'1 p. 100, di CJ1181che mip:lior11m ento nel 17,8 p. 100, letale nell'8 p. 100. A ~~"ocia naturalm ente il suo metodo curati vo specifico alla cura i gienica sol ita a p ra ticarl"i nei sanatorii ed in genere nella cura dei lisici. Attribuisce l 'efficacia del suo m etodo: to Alla disinfezione dei secr eli e delle\ masse pul t•ide cunten11te nei bronchi e nr-i ·focolai di fusione, fallo cil e. secondo l'autol'e, avrebbe un effelln ben efico sulla r~bb r·e. 2o Ali'iper emia provocata allor·no olle zoue pol mona r·i malat e. iperemia che attivando il r icambio ot·ganico favo· ri sce ilt•iassorbim ento dei det1•iti stabilendosi C(l!.'i una zonn di demat·cazione. Òò si mnnifestA nel mola to con febbre, aumento degli escreati e presenza di maggior numer·o di r a ntoli attorno alle zone malate, d ond t:~ la necessità di so5~pPn ­ der·e la. cura. specifica per 10-12 giorni linche tali falli realti,·i sieno :>comparsi . 3° Alla. m odi ficazione lenta ma continua dei tessuti pul manari che mano mano vanno perden do le qualità loJ·u di tessuti -adatti allo svilu.ppo dello speciale micr•organismo tuber colarc.

G. B.


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~IVISTA DJ NEVI\OPATOLOGIA

Trattamento delle aft'ezlont cerebrali oon la corrente continua. - (A nrtulcs rl'/~'lectrob iol., d'É/ec · troiher. et tl'{;teclrodiag., marzo-apr·ile 1901).

Lsouc. -

Com'è noto, il cr·anio non pr-e!':flnla alcun ostacol o al passaggio della corr ente. Questa non arreca dAnno al cei·vello, anzi ne r ialliva la nulrizrone. pr·ovocnralo in esso gl i scambi ionici così, come fa in lutti i tessuti dell'organismo. Per· azione della corrente sù quesl'or garto i• bensì vero che possono aversi vertigini od anche qualche altro lie ve disturbo; ma $i !':Cansano ques L' rn con ve n ien ti gl'aduando conven ien t,..m e n Le la intensità della corr ente ste<;sa ed eltl ttr·izzando il cer vello in m odo simmoll'ico. Per graduare la cor1·ente l'autor e consi1-[lia tr a i buoni r eostati quello a Jiquiùo del pr o f. Ber·gonie; ]'Ìcor ùa che la suscettibili la per la stegsa varia da mdividuo ad individuo e che la intensi tà mas!'ima pn6 •·aggiunget•e i 49 mi lliampérP.::. Egli applica la corrente nel !':6guenle modo : fìs~a alla fronte del malato il polo negativo, fatto da una lamina di stagno ricoperlil di slol"l'a imbevuta di una soluzione ùi cloruro di ~nclio, e fis~a sulla nuca il polo positivo, f<'lllo anch'es!':o dello sle.·~o modo. L e sedute non debbono durar·e, che da 10 a 20 minuti. L 'autore r ifer isce 4 osservazi•)ni di mal a Llie cerebrali, nelle quali l ' uso della corrente continua ha spiegat o influenza favo•·evolissima. La prima riguarda una si gnora, di 40 an ni, colpita da emi· plegia destra con afasia dopo aver solferlo di flebite varicosa alla gamba dello stesso Ialo La diagnosi é dubbia se ll'&ltasi di emorrAgia ce1·ebrale o di embol ia ; per·6 in am endue i casi le conseguenze sAranno slale l e stesse, giacché doveva sempre esistere un focolaio di necrobiosi, circondato do cel· lule nervose piu o meno al terate e la cui nutrizione era fortemente compromessa . Sebbene la emiplegia fosse migliorata, per sisteva l 'afAsia e la gal vanizzazione lon gitudinale riel capo

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RIVISTA DI NEVROP.A.TOLOGIA

fio dalla prima seduta di mostrò una benefica azione; anzi dopo la seGonda l'ammalata potè pronunziar e qualche pat'ola e dopo la 16" il miglioramento ottenuto fu notavolissimo. La secon,ia osservazione si riferisce pur e ad una s i~Znora, di 57 anni, la quale da 5 anni era stata colpita Ja attacchi apoplettici, s uccl'dutis i lentamente senza perdita della coscienza; d es!'a presentava indebolimento not,..r ole di lutto il lato destro, uu cet'lo graòo di afasia, paralisi del muscolo retto inte r no e midriasi dell'occhio dello !'te!'lSO lato. Né mancavano alterazioni della sensibilità e delle facoltà irJtell.-ltive, m osl!·ando la donna un ce1'lO (;rado di melauconia con r;trande tendenza al pianto. Dopo 6 sedute il mig-lioramento fu tale. specialme nte per la diplopia semprE' moles llssima, che si potè tr·alascia1·e la cura elettrico-galvanica. La ler·za osservazi"ne inlt>re!'sa lln uomo, di 37 anni , col· pito 6 m esi prima da emorragia Ct'J'ebra lè con consecuth•a e miplegia s ini stra. l movimen ti dell'ar to inferiore e1·ano s tati in parte riacfjuistali, non così quelli dell'tt r lo supe riorP, tuttora pat·alizzato. Dopo una sed uta di galvanizzazion,. longi· tu-linale del capo, con intensità dtolla corrtonte d1 30 rnilliamp. e della durata di 20 min uti, s i notò 1ale un m1gllormnento, che l' individuo potè portare alla bocca la manr1 de ii'Hrto rolpiLo da p~tr•alisi; in app resso il miglioramento si l'ecc sempre p1ù progressivo. lnflne la qua rta osser·vazione tratta di un unmn, d i 65 anni . i cui dati anamnestici rive lavano la esis tenza di una di:-PI'psia ~rave in modo, da vomitare lutti i ca bi ing.,rili; la rlt•nulrizione perciò era mollo r ilevante e la dPbolezza co~ì ga·Ande. da no u permetler·e all'infermo di salire le scHie. Arrogi che tre mesi pr·ima era sopravvenuta la paral •si del n .. r v, fi'ICciale destro e dopo due mel'i quella del far·.ciale sirail"lro, tan to della branca s u perior~, fJuanto della inl'er·i·•re. L' au tore non discute la natu ra ciP-Ila paralis:i; rifer·i,.ce ,;•.lo che ap plicllndo un catode biforcato nei r!ue condotti aud it1vi ed un lArgo an ode sull'epiga s trio, manl~ nendo la in te""' là rleliR co1-re nle a 15 milliampér·es per la durala di IO minuti. e ri petendo le sedute tre "olle la settimana , ottenne la eccitazione periferica delle branche del faccio le. Come vedesi qui11di, il cervello re· stava s ottoposto all'azioue s im metrica clelia cnrr·ente conti'nua. Intanto la para lisi di sinis tra, più r~-'cente. gu t~ rì dopo 5 sedute, me ntre q uella di destr·a. più antact~. dopo 15 st>dule. Il migliorame nto dello stato generale fu notevole; :-<COrnpnr-

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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

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vero i falLi dispeptici. migliorò l'appetito, ritornò la forza muscolare e l'infermo si mantenne sano fino alla morte, che successe un anno dopo per polmonite. Dunque la galvanizzazione simmetrica e graduale non apporta alcun danno al cervello e può riuscir·e d' inconteslabile vantaggio odia cura delle afrezioni cer·ebrali.

cq. Crampo degli 1orlvanl ed altre a1f'eslonl nervo•e profea1lonall. - (Nouoelle /conographie de la S alpetriere, n. 2, 1901).

SA VILL. -

Sono quattr·o i casi di a l1'cz.ioni nervose pr·ofessionali illustrate dall' A. Ricor·dando la ~ intomato lo gia, fa noldre come nei casi tipici i vari fenomeni si succedono nell'or·dine seguente: crampi o spasmi clonici, dolori, debolezza muscolare, tl'emor<>, atrofia e talvolta i pertrofia. Egli arnette che l e affezioni in dis!'Or so siano del tutto curabili, ed al rigual'do suggerisce le norme neces!'arie a seguirsi nella ter·apia delle medesime, rico rdt~ ndo che IZuariscono più facilmente l e forme r ecenti e ch e é dover·e del pt·atico di non lrascm•are le cause predisponenti, quali la d i!Opepsia, l'artrilr smo ecc. Ptlrh:mdu delltl patogooesi, si ccome una l esione irrit.ativa della sostanza gri g ia cer ebrale dà or·igine a spasmo, mentre una dish·uzione parziule del la s lessa determina tremore. ed una distruzione completa parali si; e d'nllt•a parte, considerando cho nPi casi tipici di nevrosi professionali, prima sorgr>no i crampi, poi il tremore ed tnfìne la paralisi, co!'l l'A. cr·ede di poter ammeller·e che nelle corna anteri o ri succeda lo stesso fatto che nella corteccia, e che In irritazione e la morte della cellula net•vosa prHbabilmenle siano causa tt:l dalle lo>~i' ine dovute alla funzional i tà della cellula stessa. Eg li crede spie:r»re i casi d'ipertrolia con la nota l e}!ge lisiologrca, che il ripetersi spesse volte di uno stesso atto or·igina la iperlrofta della parte. Infine riafft:lrma quanto altri hanno ammesso, che, cioé, nt~lla etiol ogia nelle oevro>~i profeSRIOnali, pii.t che la durata del lA v oro, importa conl:"iderare il metodo cattivo abilualmeote tenuto nell'eseguirlo. <-q.


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RIVISTA· DI NEVROPATOLOGIA

T.re oad d 'bterla magna. Contributo alla diagnosi dlfl'erenslale tra bterla. ed eplles1la . - (Archio fii. r Psichiatrie, Bd. 33, H. 3, 1900). Io. - Istero- epllesala. Contributo alla oonoaoenza delle forme g raduali dl pa11ag g lo tra llterla ed eplle 11la . - ( !d. id.).

STEF FENS

Dei tre casi illustrali dall'A. il primo riguarda una fanciulla di 16 anni, ed esordisce in modo non comune. Infatti il soggetto, che ha precedenti eredita1·i e personali sospetli a rigua1·do della tubercolosi, cominciò ad un tratto a risentire for·ti dolori io corrispondeoza delle vertebre lombari, dolori che si provocavano sia nei movimenti spontanei, s ia con la pbrcussione sul cranio o sui talloni, senzadistur·bi della morilità e della sensibilita. Più la1·di insorsero elevazione t.ermicA, di:<tUt·bi nell'andatura, debolezza sempr e più cr esce n te, dolori violenti al capo ed al dorso; i riflessi tendinei erano aumentati a destra. Dapprima si sospettò la carie delle verLebre, poscia un lubercolo cerebrale. i\Ia ben presto compa1·vero gli attacchi convul!=iivi accompagnali da n'umerose stimate isteriche; sicché la natu ra isterica dei disturbi rimase indubbia. S'iniziò tosto il trattamento suggestivo, cui sussegui la guarigioue completa. Il secondo caso interessa una flinciulla rli 17 anni, ed e caratte ristico per l'abolizione del riflesso pupillare durante l'allacco convulsivo. L'inferma aveva precedenti ereditari di tu· bercolosi e di alcoolismo; andò dapprima sog-getta a sloti depressivi, durante uno dei quali rentò di suicidar·si; poscia fu colpila da altacchi convulsivi, seguiti da stato confusionale ed associati a numerose stimate isteriche. Ma ben presto g!i attacchi in discorso mutarono carattere, ftlcendosi frequenti. brevi, unilaterali. con peraita completa della coscienza erJ a bolizione del l'iflesso pupiliMe. Nessun !>intorno di lesione organica; l'A. esclude che questi attacchi fossero di natura epilettica. . Nel terzo caso erano caratteristici la esagerata polidipsia e la poliuria, che accompagnavano gli nltacchi parcssistici di confusione allucinatoria. Tr·attavasi di un giovane di 24 anni con ereditarieta psicopatica, che a veva sofferto di attacchi convulsivi nella fanciullezza e più tardi di altttcchi isterici, pr eceduti da aura di esaltam.mto maniaco; all'attacco teneva

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RIVISTA DI Nt<:VROPA1'0LOG1A

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dietro depressione psichica ~:ou allucinazioni ed idee deliranti di per·secuzione. Emianestesia, emi par esi, dim inuzione unilaterale dei rill essi , polidipsia e poliuria proporzi onali sempre al g1·ado di eccitamento psichico; ecco in br eve il quadro f.:nomenologico presoo lato dal\" in fdrmo. L'A. r iferic;ce pure un caso di epiJec;sia iùiopa lica, sussegUito da morte per st.ato epilettico a tipo jacksoniRno, ed in cui d r eperto del ce r vello e delle m eniugi fu del lutlo negati vo; è q ue ~ to il ~o caso del gdnere esistente neli t~ lettera tura. Da queste O'-~er·vazioni l ' A. de• luce che m ancano cr iteri assol uti per la d•agnosi dilfer euziale tra i.ster·ism o ed Apilessia , sia pe1· quanto si riferi sce alle man ifestazinui psich iche delle due nevrosi, sia per gl i a ttacchi convulsivi . Egli opina che l 'essenza di queste due udvrosi fondam entalmente non sia divers11, ma che una stessa causa agisca sul la corteccia ce rebrt~ l e , solo variando nei due casi la forma, la intensita, la durt~la dei fenomeni morbosi. Ammette elle, di fron te alle forme genuine epi lettiche ed i ster·icb e, si possano aver·e forme miste, o fl'r·enti tutti i gr adi di passagg-io dall' una all 'altra nevros i. Illustra al ri guarclo uno di questi casi nel suo lavor o sull'isler·o-epilessia, riferen do di una gio vane, nella quale si r icor se al la,tr·apanazione del cranio per supposto ascesso ce t'ebrate, e che pr·esento in seszuilo attacchi convulsivi a tipo epilellico g enuino e jack soniano. alt et•nanlisi con attacchi del gt·ande i steri smo.

T o:-.:-<rNr. -

La dtagnosl del tamorl endoorantol nel pani e la frequenza ln eaal del ooal detti reperti d 'antopaia. - (Ririsca di pat. ner o. e ment., fase. 4o, 1901).

La dia~n os i dei tumori intracrani ci alle volte costi tuisce un proble:na diffici le ed anche i nsolubile, alle altre rel attvaID!:lnte facile. Succ!:lde il primo l'allo per i lumor·i pr ofondi. i quali sono più fr equenti per ra gione di m aggio t•e estensione di sp~< zio e n ei f( uali perlìno il reperto oftslmosct)pico non è costa nte ; succede il secondo per i tumor i moll o su· pel'fìciali, veramente non i più freq uenti, e per quelli si tuati in regioni, le cui lesioni determinano con una ce t•ta costanza sindromi speciali, come, per esempio. quelle della corteccia r olaodica, della 3• eirconvoluzione ~ronlal e, della 'l"


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

temporale di sinistra. del cuneo occlpitale. l tumori della base sono meglio dia ~nosticabili, perchè offrono all'or ientamento i sintomi dtli nervi cranici, le pat•alisi alterne, i fenomeni bulbari ecc.; però anch'essi alle volle possono t•appresentare reperti d'auto psia, in specie se posti ai rlue poli encefalici, come alla base del lobo prefr·nntale, del lobo (IC· cipitalo ed anche in un emisfero cer ebellare. Le malattie mentali complicano la dragnosi di sede e di natura dei tumori cerebrali, r eodcndola talvolta impossibile. Le osservazioni riferite ~a ll ' A. sono perciò mollo isL!'ulli ve; in una di esse la diagnosi di lumol'e encefalico e1·a ~Lata discussa ed esclusa, neii'Hitl'a questo fu reperto d'a utopsia. P rima osservaziOne: Muratore di 57 anni, con grave tara ereditl:ll'ia, figlio di bevitori e g ran bevitore anch'egli, cou prect>denli sospelti di sifilide. Un g iorno, dopo lievi prodromi, si accorge che tutta la metà si nistra del corpo e indebolita tanto nell'energia dei movimenti, quanto nella percezione di tutti gli stimoli; dopo qualche giot·no gli at·ti del Ialo offeso sono colpiti da scosse con car·attere di emi tremor e a larghe oscillazioni, scosse, che più tardi s i g~n eral izzano a tutto il c0rpo ~otto forma ~tccess ion a le, menll·e il torpore si a~­ g rava in vera emipar·esi sinistra con tenrlenza spastica. La paresi si estende a poco a poco al faciale infer·io!'e sinistm; nel periodo accessuale si hanno strabis mo interno e nistagmo; insorgono i disturbi psichici, per i quali l'infe rmo é ricoverato al maokomio, dopo 6 mesi dalle prime manifestazioni morbose. Qui vi venne riscontl'ato gener ale decadimento, con sindrome avvicinantesi alla demenza organica (sonnolenza, apatiFi, percezione tarda); ottusità cutanea e muscolare specialmente ne ~li arti paretici; cefalea intensa più o meno continua, senza sode delimitala; funzione visiva indebolita massime & sini~ tra, o ve la t·eazionc pupillare è debole e tarda; udito normale o quasi, o tratto e gusto normali; emiparesi sinistra , più ~rave all'"arto superiore e comprendente anche il ramo inferiore del faciale; nessuna alterazione intrinseca nella funzione del lin~uaggi u articola to. La morte succes~e per coma dopo 10 gior·ni, e nell'ultimo giorno di vita ebbe a notar~i rotazione paralitica del capo e degli occhi in alto e ver~o il lato (lestro, nor1 emiple~ico . La dill.gnosi di lumor·e cer·ebrale fu ritenuta impr·obabile . sembrando che i fenomeni lutti fossero migliorati nei pr·imi

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RIVISTA DI ~EVROI"ATOLOGIA

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giorni di degenza al manicomio m~>rcè il r egime regolato, l 'astensione dal vino, la cu1·a specifica. L'aggravam ento tumulluario degli ultimi ~iorni coP so r~nolenza con tinua e poi coma, senza nuove localizzazioni od accentuazione di quelle già e;;;i"tenti, fece propendere per un processo di rammollimento dovuto o aJ arte1·ite sifìl itica, o Rd aterom asia, oppure all' una ed all'altra con sede nel campo d'irrigazivne della silviana destra, non e;;:cludendo la possibile l esione della cerebrale anLe1·iore. L'autopsia dimostrò, oltr e alla diffusa ateromasia cer ebrale, un glioma nello spessore dello ho frontale dt>stro, facentesi strada attraver so il sol co intermlsferi co fino a distrugge1·e il ginocchio del corpo calloso ed a comprimet•e la Clr<'onvol uzione callosa sinistra, peoet••anòo per breve lt·atto nello spe;;:sore dell'emisfero sinist•·o. Seconda o->servazione. Donna di 3~ an n i, ricoveraLa nel manico mio da ciJ'Ca un anno e mezzo, e quasi completamene cieca da circa 4 anni, ;;:euza indicazior~ e precisa circa la causa della C!'cita. I disturbi mentnli erano in;;:orll dopn la perdita della vista, sotto forma di agitazione maniaca erotica e sconcia, con minacce e vie di fatto, distu rbi ra:zionevolm ... nle attribuili all 'abbandono del marito. Pn•ceclenti er editar·i ignoti; prer.f' denti sifilitici duhbi, ma non e!"clusi L 'udito pare mollo ottuso; assai a~itnta, si lam E>nla òi fJ'ef)nente dolor di testa, la cui HdP. prevalente pare sia la r egione frontale sinistra. Mai vomito; mai andatura atassica , sol tanto un certo indebolimento degli arti inferiori. Si aggr avò improvvisamente, e mori con feuom eni di coma e febbre. Es;;:endo l'ammalata giunta al manicomio dem ente agitata, venne falla diagnosi di demenza e nient9 altro. L 'autopsia rilevò un sarcoma cerebellar·e doppio, voluminoso a sinistra , piccolo a destra, con distr·uzione della m età anteri ore esterna dell'emisfero cerebellare sinisLr o. Inoltre degenerazione del peduncolo cerebellal'e medio sinistJ·o e del pon te; at1·ofia del nervo ollico, ridotto ad un sollile e compatto l'ascio fibros o. Come ril evasi dai casi ri fe1·ili, i clisturbi psichici val~ooo a complicare l a diagnosi di un tumore cer ebrale, giacché essi sooo pressoché co,:;tanLi e tal volla unici sia nei tumori s tessi, sia in qualunque Jes1one or[.!anica del cervello. I tumori cer·ebelluri poi possono dare disturbi psichici quanto e più dei tumori cerebrali, sempre in dipendenza col decorso, con la durata, con la tara ea·editaria, la quale ce rtam t~nte influis<'e sulla piega individuale che assumeranno i disturLi stessi. La


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RIVISTA DI NEVR.OPATOLOGIA

condizione patologica di questi è riposta nell'alterazione cellulare corticale, che corrisponde allè lesioni dirette od inairette delle grandi vie nervose dell'encefalo. La loro localizzazione perciò non può esser fatta per segmenti cerebrali, ma per sistemi cellulari più o meno spar si, ed é probabile che la cot·leccia ft•ontale sia più ricca eh~ le altre regioni, di tali sistemi cellulari su;::cettibili di degenerazione. L'A. opina impossibile o almeno assai precoce da t'e una semeiologia delle lesi o ni del corpo calloso e dei s i n goli suoi segmen ti, come alcuni pretendono di fllre. La stessa complicazione dei disturbi psicbici r ende più difficil e la diagnosi delle lesioni cerebellari; se non può dirsi che esista una pazzia cerebellare, esistono però nelle distruzioni del cervelletto distu rbi, che ben si spiegano con i mol· teplici rapporti, che quesl'at•gano ba col cervello. La e miplegia omologa per di!!lruzione di un emisfero cerebellare non è costante, nè può dtrsi dimostt·ata la presunta funz ione omolaterale del cervelletto. eq. Un oa•o 4 '1ttto•l 4lftan ln •oggetto lmbeollle. - (Rioista sperimentale di j reniatria , vol. X X. VII, fase. I, 1901 ).

GoNZALES. -

Le alterazioni della cute e delle sue appendici non sono rat·e a riscontrarsi nei malati di mente. Il caso riferito dall'autore merita di esser preso in constderazione per la rara concomitanza delle due affezioni e pel nesso intimo e sistente tra la espressione rli un fatto degenerativo e la forma mentale, ascritta appunto tra le anomalie dello sviluppo psichico. Un giovane con tadino, di 19 anni, è ricovet•alo d'urgenza nel manicomio per tentativo di suicidio. Nato da genitori sani, mai atl'elli da lurbe nervose o mentali, ovvero da dermopatie, t•ivelò 'lualcbe settimana dopo la nascita le prime manifes tazioni itLiosiche, le quali subirono nel loro deeorso fasi di migliot·amenlo e di p~g!!ioramento, accentuandos i specialmente nell'epoca della pubertà. Ed in quest'epoca a ppunto l'individuo da gaio, che era abitualmente, si fece taciturno e concentrato, accusando malessere genet•ale, ambascia di r espiro e carrltopalmo e preoccupandosi della sua malattia cutanea, cui r ifer iva lutti i suoi disturbi. Lo stato depr essivo andò sempt•e crescendo, si accentuarono le idee ipoconJriacbe, insorse un vero stato penoso di tensione


Rl'VISTA OI NEVROPATOLOGIA

1193

d'animo, tanto dn indurre il so~ge llo , che non a,·e va più v ol uto lasciare il !ello, a porre fine ai suoi giorni colpendogi con un fal ce tto. L'esame soma ti co, fallo al Mani comio, dimost1·ò un individuo ben nutr1to e s viluppato, col c ranio vol umi11 oso e piuttosto mal' co nfo1·mato e con var ie altt•e note antropol()giclte degenerali ve. La ~u pe rlìcie cutanea (meno quella del volto, delle mani e dei piedi, dei ~en ilah) era l'icoperta da r·ohu;:te s Jllamme i lliosiche. L' ~sa m e psichicn assndò la diagnosi d i imbecillità, sul cui fondo si erano innestate all'epoca della pubertà idee ipocondrinchc. Si trattava adunque di un indi vitluo originariamente degenerato. La forma cutaneo congenita dai più è r itenuta er·e ditaria, e se nel soggetto non pare risulli tale, ciò può spiegarsi col fatto che, avendo a trattare con poveri con tadini, dotali eli scarsa intelligenza, non fu pos iblle ottenere dali precisi ed indiscutibi li nell'esame &namnestico. In lui la pubertà fu l'itar·dala (altro fenom eno degenel'alivo) ; pe1·6 nel la steE<sa si ebbe aumento d'intensità della forma cutanea , tanto da impressionare l'individuo del suo :-:lato. L e alterazioni della vita psichira per due anni si mantennero stazionarie, seiZUendo nel loro decor so osci llazioni parallele a quella dnlla forma cutanea; si fecero più;violente con l'accentuazione della dermatosi fino a spinget·e l'individuo al tentativo di suicidio. L 'autore crede che esista r elazione tra la fot·ma cutanea e quella J>Sichica, giacché l'una e l'allra. sono la espr essione non dubbia di un or ganismo de:;renerato. Crede pure che non si possa a priori escluder·e che la illiosi sia la. causa occasionale della forma psichica i forse; se non vi fosse slato rraesto fattore dermopati co, lo svi luppo della p!>i copatia con ogni probabilità sarebbe stato determinato da qualche altra causa occasionole non m eno favorevol e di quella accennata.

cq. SToDDART ~W .

H. B. - Par&ltll generale e aldllde. (Journal oj Mental Science, luglio 190 1).

Il rlotl. Stod1lal'l tralla l'importAnt e argomento Ja l punto di vista rlPIIa pos~ibililà di prevenit•e la pnralisi generale Iuet•cè la limitazione dal contagio sifìlitico. Il fatto che Esma1·ch e Jessen (185i) e più tardi Kjelburg, tulli e tre scandinavi, furono i primi a suggerire l'origine


1194

Rr\ISTA DI NEVROPATOLOG1A

sifilitica della pa1·alisi gener ale, è, già per sè stesso, una forte base per tal modo di vede•·e, poiché essenrlo, come é noto. la sifilide curata in ospedali di stato, nel loro paese, può racilmeote esser accertala la pre ~ressa infezione celtica n ella storia di ogni paziente. Ciò è tanto più importante, in quanto che suole ammeUersi che le manift>stazioni terziarie son rare nei paralitici geneJ·ali , e anzi MoU afferma che la par11lisi geueral e suole aversi c011 maggior frequenza n e~ sifililici che ebber o poche o punto m anifestazioni terziarie. La p•·e~··essa infezione celti ca P. s tata ammessa con varia freq u~ nza dai diver si autori. Cosi, m entr e Maanan dà la propor zione del 't% , KraepP.lin ~ià sale al 34-•; •• W estphal al 4<>-/ 0 (sole donne). E1·b al 52°/o e Conolly Norme.n conviene con Savage n ello stabili l'e la media d1 80 per c enln l L' nutore ammette che le cifre più alle son le p1ù ver e (75-80•/o), giacchè niente è più diffi cile dPJio ~ta bilire la pregr essa lue. Ricord a a questo pl'oposito quanto scrive Erb: « Vi sono numero si casi di ulcera co.~ iddP. tta m olle ch e son s~f!uiti più lardi da sintomi second..ri. Trcwo nelle mie no te m olli CS!;Ì di apparentemente sempl i ci blennorragi e con o senza buboni, che rurono poi segui l~ da si1 t tomi secondari. • Non puo quindi la pr~!; enza di una ulcera molle far escluder e in modo assoluto la lue. Il fallo, inol tr e, bene accertato or amai , della esistente sifilide er ed•La ria in quasi tuLti i casi di pare.J•si generale ~ io­ vanile (cit·ca 90 descritti nno ad og~ i) depone in favoee della eliolo:na luel ica d·i tale infet·mità. L ' ipotesi che la sifilide venga conlrallll durante ~li access i venerei ai quali s• abbandona il pa•·alitico dut•ante il periodo prod rlll niro, non può Prigersi a re~ol>~ co~ lante , tanto p1ù cLe secondo le osservazioni del dott. Ma1·andon de M onlyd, (.-t rchìoes de Niurologi e, luglio 1900). l'e::>agerazi0ne dell 'istinlo sessuale non è 11ffa tto un sintom o c osi comune come si cr ede, essendo esso presente solo nel 37•/o, contr·o una depr essiOne sessuale mani fé!'ll!l oc~l i altri u:1o;.. L e quali ci fr·e concor Jano con quelle di Christi&ni e Oebeke, con la sola differ enza che questi considerano gh eccessi sessuali come cause e non come sintomi dellu para!i si p:enerale. La pr evalenza di tal ~ mulaltia in cer·te pr o fessi oni è un sem plice effetto d elle d1ver se fa ci li tà Ji contrarre la tue, secondo i l m etodo di vita cui esse obbli ~:t<;llJO, Così Kraf~-E bm f!, in Vi enna, afferma che il 90•J. dei casi da lui osservati sono

c, •'

.·.

·,


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

in p~>rsona dì uflir. ìulì, m eutre in 2000 casi non tr·ovò un solo pr·ele cattolico. H ir scld tr .. vò un sol prete fra 200 paralitici geMrali, e Salarrs, in tutln la Sa rde gna dnl IS!l l al '97, non trovo che un sol prete frn i par·alirici, e quest'uno er·a siftlilico! Concludenrlo. l'autor e si e!=<prime in que!=<la :orui~a: '' La sifilide é cosi spesso l'antecedente della paralisi generale. che i casi non silìlilici (se pur·e esi~tono) SIJno da ri guu r dar :<i Ollllidi come · tuarrlilò lrlls(',urabil e, e che nessuno corre il per·icolo di divenire paralrtico gener ale, se abbia potuto sfug~ìre alla infezione celtica •. L. f<'.

Il rl1le110 lpogaatrloo.

BECIITE:REW. -

(La se m . mécl .,

n. 3, 19!11 ). Tra l e controllore muscolari rifl esse. cui si allribuisee un valore diagnoslrco nelle mrrlatlie del sìst ... rna ner·vo:;o, due sol lauto ìnler·es!'ano la mosculalura dell'nddome : rl rifle;:"O addominale, il r iti esso epigHslrieo. I l pri1110, co nsecutivo ~d i o ecci tam('nto m eccanico dPi le;,!'umenti addominali in prossimitA del bordo co~tale, corrisponde al segmento midollue compre:=<o tra e~l il 12• paio dei nervi tor·acici; il secondo, deter minalo cialla irritaz10nc delle poreti Jater·ali del turace a livello del 6" e 5' sp11zio irrle•·cos tale, e quaklre volta aucl11~ del 4•. con:;ìste in uua relrazio~>e de ll'epigas tr io pe1· cor rlral· tura delle fibre superiori del muscolo •·ello addominale, ed ha per centro la rf'~i ,n e del la midolla spinale co t·rispondente al 4'. 6' e 7' paio di nervi dor !>ali. Spesso il prati co si li mila ad esplorare il r iflesso addominale, tr ascurando quello epigastl'ico; eppure possono aversi casi in cui marH:a il pr·i 111o, mentre ò evidente il l<eCO IIÙO, e cnsi, nei <JUilli può essere di :<rtmde inter·esse il contr·nllare comparativamente la intensita .Jei rifle ssi dei ùue lati, come, p. e., nelle emipl ~>gu~ . Ma v' ha di pi u. L'A. ha potuto deter·minare un l er·zo rifl esso, che, sebbene flno r·a sia sf'ug~ito all'osseJ·vazione dei nevrologi, pure meJ'rla di esser e ses.maloto; giacchi• il ril evar·e la sua esistenza potJ•ebbe ri uscrre m olto più utile>, essendo, come sembra, più co~tante del rinesso epigt1strico. È desso il ri/le.~so ipogast rico, eire consiste in una r etrazione della r egione soprain~ruinale, ])l'ovocaLa r·ou l'eccitamento della cute della faccia interna della coscia, al disollo della pi egu in-

rs·


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

~uinale,

eccitamento che può ottenersi con lo s freg amento r apido fatt o s ulla rPgione anzidetta merce il manico del martelle tto a percussione. Questo riflesso ipogastrico, che probabilmente traduce una cont•·attura della parte inferiore del mus colo grande oi.Jl iquo a ddominale, cort•isponde al segmento info>riore della midolla dorsale, al punto immediatamente sotlostante al centro del ri tl e~'>~'>O addo minale; sicché secondo l'altezza della parte della midol la c he è stata colpita, può essere abolilo il riflesso ipogai"tl'iro e conservato quello addominale e viceve1·sa. D'ultra parte, deves i sempre r icercare il riflesso ipogaslrico insie me a quello addominale, e no n prende•·e soltanto in conside•·a zione quest'ultimo, come d'ordinario si pr atica , giacché nelle affezioni cerebrali i due riflessi in discorso hanno va· lore equivarenle, potendo l'uno e l'altro essere diminuiti dal lato emiplegico. cq . E u LEN BURG. -

llla.lattle nervo1e d1 natora gonorroica. -

(Deutsehe medici n. WochenschT'., n. 43, 1900).

L'A. fa tl'e gruppi delle malattie di natura gonococcica , localizzate a rleterminati dis tretti del si stema nervoso; e cioè dis ting ue le affezioni nevt•algache, parlicolarmenle la sciatica - le forme di atrofia mus colare e la paralisi atrofica - la neurile e la mielite gonococciche. Sono 14 le osservazioni, che ~>gli l'iporta. Nove di queste !:'i t'iferi~cono alle nevralg ie ed !ille ne vrat1 (8 lesioni dei nervi del plesso sacrale, 1 lesione dei , nervi s ens.Hivi del braccio, radiale e mediano). La nevral ~ ia non !'i limitava sollanto ai nervi del plesso sa cra le, s pecialmente scialico, ma si estende va pl:re a quelli del plesso lombare, ed in 2 cal'i perfìoo ai nervi del plesso bronchiale. L'affezione ot·a era bilaterale, ora unilaterale, piu frequentemente a sinis tra che a del'tra . Venivano di pr eferenza colpili gli inJividui giovani, tra :21-2~ anni, ed in a lcuni la infezione datava da 2-7 m,..s i, in !iltri ìnve··e trat· tava~'>i di processo cronico di antica data. In quasi tutti e:::is leva l'epidi·li mite doppia; in alcuni la proslatite, la cistite, ecc. Qua tli'O osservazioni rig uardano l'atrofia muscolare e la parali!'i l!·ofì ca. L'atl'ofia muscolare e•·a cominciata dap pl'ima a ttorno alle a rticolazioni invas e dal proces~o blenorragico, poscia si era estesa piu o meno ditl'usamente ad altri c.Jìstretti muscolal'i.

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RIVISTA DI ~ EVROI',\TO LO G IA

11()7

Una sola osservazione si ri ft>r•isce al ~ ruppo della mielil e (poliomelile e polineurilt>). L'ìndivrJuo pr·esenlava conlem pnr~neamente endocardite, polinrlrite con temperatura el evata (39• c.). I l quadro !"inlomalrco spinale rassomigliava di m olto a quello della tah(• clor·sn le; per ciò dolori lancinanti alle gambe, feuom eno di ':Vestphal, senso di cinLur·a, drpr essione del rifles:;o ,·escicale, di quello r t>llale, ecc. L'A. ricor·da come nelle for·me morbose soprain•licate non basto attenersi ad un solo sintomo per assodtlr'e la diagnosi e twl o~i ca, fosse pur·c r iconoscruta In presenza del gonococco di Neisser nel secr elo urelrale ; occorre prendere nella giu ~U\ considerazione Lutti gli altl'i dati anamnel'< tici e sintomtJ tici , che valgono a co nf~rm are i l concetto diagnos tico, come ad esempio l'età, l'csistenz» rn allo di un processo gonorruico, lo d~ la dello infozirtnc, le· com pl icazioni locoli, la mcla" Lu!'<i, l e possi bili nevrosi concom i tanti, specialrn crrte la ueurastenia, ecc. Pu6 dit•si in gener·ale che nell e malattie ner·vose di natur·n gonort•oica la pr o).!'nosi ì> r elati va mente fa vor evole. In quanto alla cur·a, questa varia secondo i cusi ; per·6, secondo l'A., è indispensabile ricotTer e ai pt·eparaLi i od ici e br·omici. · cr1.

L ' auto- rappre1entaztone dell' organismo in qualohe latertoo. - (Reoue neurologique, n. '10, 190 1).

COMA R. -

Il fenomeno se{.{nalato dall'A. merita di essere pr·eso in con siderRzi one. giacclrè potrebbe riu scir·e di non poca uti li lil pr·atica, qual01·a un numer o mag~io re di esperienze ne co mpt·ovasse la r ealtà e la modalità. L' A. a v valendosi del ro e.Lodo Sollier, risvegliava in alcune i steriche la sensibili tà dei loro organi interni ed otteneva dalle stesse che descrivessero in modo verame11le mar·avi~ l ioso la forma , la posizione, la slrull ut·a inti ma, la fun zio. nalilà di Lutti gli organi del corpo, compresi quelli meno conosciuti dai prorani. Egli ha ottenuto questo f enomeno perfino da una isterica, la quale et·a priva affatto di cultura e perciò non era supponibile che conoscesse l'anatomia ed il modo di runziooare degli organi, che essa descr iveva Dei falLi esposti egli non da aicuna i nterpretazione scienCIJ. titìca .


1198

RIVISTA DI NEVROPATOl.OGIA

La trapanazlone del oranto nella epUeula lnfanttle. - (Rioista sperimen. di f reniatria, rase. Il, 1901).

GrACCHI. -

Come l'A. ebb~ a riferire nel X Congr esso fr·enialri~o di Napoli, i ri sullali da lui ottenuli dalla craniectPmia sugli epilelt.ici adulli furono cosi poco sodd i ~f11cenli, che egli si er a dt'ciso di rinunzi,.re alla detta operaz1one per lali mttlHti, non ri ser bandola elle agl'idioti. ai maniaci cr omci ed a cPrli ca!=:i d1 frenosi isteric-a, nei l'(uali solo aveva conseguito non pochi miglioramenti e guari~ioni Ma in questi ullirn• m ...si ha avuto occasione di rit entare la prova in tre fan ciUlli semidroli ed impulsivi con frequentis:;i mi access i epilettici. ottenendo un l'isultato che superò tutte le sue speranze. Infatti, in due gli.accessi sono notevolmente dimmUiti di fr·equenza in seguito all'atto operativo e g l' impulsi del tutto cessati; n el terzo poi si è uv ula la completa ~tuar'i f!lone, tanto che da G mesi l' indivtduo vtve in fdmi gl!a in p ...rfetla ca lma, anz• ha notevolmente guadag nalo nella intellil-(enza. È questi un fan ciullo di 15 anni, sn§!gAlto nn dalla pr·ima infanzia a fr·equenlr convulsioni, !'US~elluite da v t>ra freuosi. Nel per·iodo inter' ali H r e il !':O~g tto era dominato <~a deter minismo ambulatori O e da lendenz>-~ inc~udiarie, per cui venne processat•1 e prosciolto per• infermità m emaiB. Sottopil!':LO alla c1·aniectomia, l'i verificarono durante l'atto operRlOI'iO due episod1 intPre;;:sanLi, e c1oé: si ebbet·o eccPs!'iva A:t.ione clm·oformica. ltwto dtt mflll<>re a rep~ uta~lio la vita dell'operl\nùo, e copiosa emol·r·agia ùa un va so della m l!.ningea media. Or11, l'A . si domanda: dala la natura ribelle della mttlattia e do v~n dosi tumn .. tt.. r e un rapporto d r r~tlo tra cau!>a e1l eiT~l lo, cioé, t1·a l' opera:t.inn~:> es ... gui la e l'esito sollec1to e permanente ottenur o, d ... ,·esi questo ascrivet·e all'azione pro· lungala ed ecces,iva della narcosi clorofonnica, o piuttosto alla cop10sa Ptn.. ri'S)!ia e forse anche llll'azione dell'aria atmo~ferica ~u l cervello, posto fl tenuto a nudo per un tempo non mo lto brève pt>r provveder·e all'emo"lttsi ~ Egli si ris~::rba di rtcorre1•e alle pr11ve ~p,..rimentali per r iso l vere l' importante que~ilo, prllm eLl <>ndo ftn d' o ra t! i comunicarne a suo t .. m po i risultati.

cq.

..


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RIVISTA CHIRURGICA

......

8ull& our& delle Bebltl. - (Reoue générale de clinique et de tltérapi e, agosto 1901).

H rRTZ. -

Nel periodo d' ifli:zio, immobilizzazione in una 1{J·onda imJrottita di o vatta, e nella gronda del Bonnet qualora si tratli di llebile doppib. L' immobil rzzazrone avr à una durala va1·ia, sorpassanJo tal vulla la clussica cifra d ~ ll e sei settimane. Come tossici local i, re~ pinl{e nd o l e pomate iodurate c gli unguenti mer curiali, ordina1·e urra pomata alla mol'lina (jUt~ndo il dolor·e, c~>me accade in cel'le form e di Jlebite, a tipo nevr alg-ico, 1mpP.dirà agl i ammalali di dor·mire. Sorro òa raccomandarsi le applicaziorri umide, ~p ec; almenle le cornp1·esse im· bevute di soluzione satura d1dol·idl'nto di ammorriaca. Durante il per iodo di stalo, in capo a tre settiman e, si può, con vanla!!gio. tPglier e senza scosse il mernb1·o malato •lalla ~r.,ndai~:~, circondarlo di uno spesso strato d1 ovatta e pratic:are la compres;.ione elai'ti ca medi« n te fa scie di Velpeau. La compr essione avrà per t-tletto di far sparire più r apidam ente l 'edema . •Vel periodo terminale ~:doverà g'1'andemenle la polente .SZ1one dPI Ia ma sso ·lt~rapia. Pe1· qu esto l'a utor·e raccomanda la massim11 prudenza per la scelta del momeuto nel quale <lovrassi iniziare la pr·atica rlel massaggio. Prosc!'ive il mas· !"aggio precoce, spes;oo s~gu ì ~o ùa cas• di emboli« . Esso non sar à praticato che su zoue all' inf'uot•i ùi quel la fleb ili ca, p1·ocedenuo gr Rdatamente e pro ~ressivam e nte con pres· sioni contmue e dolci, e si llppliclrerA soltanto ai c~:~si di fl ebile n ei quali il mPmbPo malbtO riu1ane luml-'fallo, con 1 tessuti edematosi ed ispl-'ssitJ, e sop rt~ tulto nei uislut·bi museo· lari tr ofid. Al ma!"sagg-io si aggiunge1·o nno i mo vimenti passivi tanto ra ccomandati dtdla i'cuola svedese. Dopo ci ascheduna seduta ve1·r·u applicnla atlor no . al membt·o una b enda elssti<!a l e~tget•menle stretta, continuandone l'uso per qualcl te t empo dopo la gual'igione. L'autot·e sconsiglia la pratica, tenta la da qualche chit•urgo, di sminuzzare i coag uli flebiti ci.


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RIVISTA CRffiURGICA

Nel periodo d ella conoalescen~a. quale metodo curativo bis og nera rieorrere all'idromineralf-1. Cosi i b~:~gni salati a domicil io, carichi di 4 a 5 chilogramm: rli grosso sale di cucina , facilitano la r isoluzione di t~:~ luni edemi persist.:m ti dopo !'<ettimane e mesi dell'~:~pparen te guarig1one della flebite. E ;.si r1allivano la nutrizione dell e membra, risvegliano la tossicilà muscolat·e, e diminui!>cono i pericoli di recidiva. La loro durata sarà da 20 a 40 minuti, r•ipeluti tre o quattro volte per ~e llimana. Sortendo dal bag no, sarà se ver amente pr·oibito il camminare ; si prescr·iverà invece il decubito orizzontale durante al meno una mezz'ora. Di pari pa sso con i ba!!ni sal ini, vanno i fanghi solfor osi, cl1e risvegliano pur essi la vitalità, stimolano l'ir l'ilazione doi tpssuti eJ attivano la nutrizione del membro. Nelle flebtli blenorrag iche l'autore impiega utilmente la seguenLe pomata: lltiolo . . . . . . l anolina e Vaselina

,.

. gt·ammi 10 ana grammi 5(1

La flebile s ifìlitica, durante il periodo secondat·io, è favo revolmente intluenzata dal trattamento mercuriale. Durante il periodo ter·zior·io é indicato l' iodnro di potassio a for·ti do~i. Nelle fl ebiti di or igine 1·eumntica, si pro verà dapprima l'uso del salir.ilalo di soda, e non o lleue ndoue alcun van tag~io, si sommmistr·eru J'antipirina alla dose da 3 a 4 grammi per g iorno. G. B. Wt EMUTH. -

fuooo . -

n trattamento 4elle ferite per arma 4a (Centralblatt filr Cldrurg., n. 11 , 1900).

Ben a ragione fa notare Wie~uth che i casi isolati ch e si pubblicano s ull e ferite d'arma da fuoco non forniscono alcuna sicur a guida per· il traltame nlo delle medesime. Corrispondono allo scopo sol tant0 le gr:andi se r ie d'osservazioni di singoli a utori . Partendo da queslù punto di vis ta può dirsi che anche i 132 traumi osservati nella clinica di Hallen costituiscono un eccellenle maler·i.ale Ji studio. La pubblicazione che se ne (J fatta si riferisce esclusivamente a feI"ile d'arma da fuoco di ogni sorta; ma di ma~gior iotet·esse sa ranno quelli sopra i quali sono tuttora diversi i pareri in quanto si riflette il trattamento e specialmente la scelta tra la cura opera li va e l'aspettante. Alla categor ia dei traumi

.·,


.IHVJ ~TA. CR UWRGICA.

J201

~u i rtual i pende ~J n <:o ra la questione appartengono· spel'ialmente le ferile d'arma da fuoco del cranio e quelle dell'addome. Riguardo allo pt·ime Wiemulh che P, scol ar 0 di Bt•amann sostiene la tesi cii(.' 111 l •·apannzione pt•imar ia nelle ferile da arma da fuoco p1·nett·a11li del c t·anio sia da ri gelli:H'Si non solo come i nu tile 111a ultres• in generale, dunnosa. Questa opel'azione non sa•·••bhP giustifìc:tla che quando la st>de del corpo estrane<J è supet•fìc•a le, quundo vi 'e profu !':a emorragia dall'arteria meni 11 gen me•lia o di alcuno dei suoi r nnd e quando ins01·g ono subit11 dopo a vvenuta la lesione, fen omeni irritali vi tali da far !'<uppor•·e fonda tamente lA pt·esenza del pr oiettile oppur e di una l'<chel!gia ossea uelln zo11a cor ricele motri ce. La per manenza del pr oietlile nel cr anio non è punto una r ari tà ma piuttosto la r e~o la. Riguardo alle fet•ite d'ar ma da fu oco pcr for anll l e pareti addominali, l 'autore acceltu lo stesso pr incipio pr ofessato dalla maggioranza dei chirur gh i led.. schi. In tulli i easi nei quali ci si presento la probnhi li là di lesione di organi adJomi n&li !<i deve dilatar e il eanule della ferita e fat· se~uire a questa opet·ozione (la lapat·atomia e l'esame tlei vi ,.cer i) tanto che si scopr irà che vi è per·forazion e della cavi ta addomina le. La chiusur a del call t~ le del la ferita del l' intestino pe1· mezzo della mucosa prolassata fu constatata dall'auto t·c sollanlo i n pochi individui e non in tutti co me suppone che ciù a v venga il Redus; e nemmeno si può fa r gran calcolo sull' adesione della ferita in testinale alle pareti peritoneali. L o guarigione spon tanea può av venire sol tanto nelle piccole ferile dello stomaco e degli intestini, ma qut>sto r isul tuto è una vera ro ri t~, e la mor te per sep~i peritoneale è sempre l'esito più ft·equente. C. P. Le lealoDi del nervo radiale poatume alle fratture dell'omero e loro trattamento ohlrnrgloo. - (Gli Incural;ili, giugno 1901).

R. CoPPO L A.

L a fr·equenza delle pa ra li~i del ner vo r adi ale, quale effetto della fr attura Jell'omero, non deve t·icerco r s• nella frequenza eccessiva di questa frattul'a, ma invece nella posizione anatomica occupata da LA! ncr\'O nel suo decor so. Da tutti i casi di l esioni del r·oJiule delermiuati da fr allura tlel l'omero si r ileva de fa .lesione del nervo é frer1uerl l 1ssima quando

76


1:102

llLVlSTA GHlRt:RG JC' A

;,o~de

della fr·attura é il ter·zo rnedio dell'o:s:-u, t: che i u ,· ~ce la frntlura in corrispondenzA dr>l tel'zO inferior e, t' specialm ente dPl terzo superiore, ra•·amente è compl ica ta da una lesione del nervo radiale. Le parali si consecutive possono dividcl'si in primari e e !i'~..:ondarie . Pri marie s•Jno rru elle ca ra tte•·izzate dal fallo eire si rendono evidenti immedia!.amenle dopo l'avvenuta frattura, determinate: i 0 Da dirella contusione del nervo da pa1·Le del trauma: 2• Da peslamenlo o contu!o'ione del ner,·o da pa rle dei fr ammenti scomposti; 3• Dall'inlerrosizione del llel'vo tra i due frammenti. I sintomi della paralisi primari a del nervo J'adiale sono p1·incipalmente vt!òibili nella sfera m otoria ctello stesso e compariscono rruasi immediatamente dopo il determinarsi della frallurA. l disturbi sensilivi sono assai m eno costanti e naturaltnente si uolano nei Ler-ritorii di cute inner·vati dal r adiale; sono or dinariamente eli breve durata e spesso accan to al la pi ù compl eta par~:~li si di mole• non vi è traccia di paral isi di senso. Tal fatto viene s rie~alo in due modi; o le vie collale•·ali s'incaricano sentpr·e più di tra&portare ai cen,lri ~li stimoli periferici; ovvero fibre nervost' ntlo-formate, pi'O· ven i enti c! alle vie nervose i n l atte dei lenitorii vicini, i n vadono il campo primi eramente a11esLelico e mentiscono cosi una rigcne•·azione del tronco nervoso paralizzato. Pai'alisi ;:econda•·ie so110 naturalmente quelle che non pos· sono e><~er constatate se non dopo un tempo più o m t:nn lungo dall'avvenuta frallura In principio la funzione nervosa sembl'a ed è rlel tuLLo normale, ed in seguito compariscono i primi sintonti di paralisi, dappri ma ir-riconoscibili, che quiudi aumentano a poco a poco d'inlensita fìno ad offri1'e in ullimn il quadro completo delle forme piu gr avi delle paralisi primarie, cioè la paralisi totale. Cause delle paralisi secondarie possono esse1·e : io II decorrere <.lei nervo nel sito della frattura su di un callo esuberan te, per·ciò il nei'VO stesso vien spinto infu01·i c disteso; 2° IL decorrere del n ervo fortemente inginocchiato sugli estremi dei frammenti scomposti, mantenutovi là fisso dal tessuto cicatrizial e; . :lo Il nervo viene impigliato nella massa stessa del callo, in cui tro,·asi un tunnel, nel quale il nervo è più o meno eq esamente compresso.

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RIVISTA CHIIII:RGICA.

Donde ri~ulla ~~~~ .m ent re nPile pa t•al isi primnrie è pos:;ibile un ri torno ~ponta u eo delln funztone nervosa e la SCt •mpa t·sa dell a ! 't~t•ali~i senza intet·venlo chit·ur~-;ico, nelle parali"i t•adiali ~eco ndnrie que ~ta possibilità é escl usa. La cura di 1111n paralisi primal'ia complicaule ft•allurél clell'omero, si limita ad un accurato lt•allam ento della skssa. Se dopo due o tr·e ><ellirnane non sco r~es i alcun m igl iorame:do della medesima, 11ilor a v uoi di r e cht' v i è 1111a causa che al t er a permanentemente il nervo, opput·e clte il nervo sle!'\so s'è Inceralo, donùe la n ecr~si tà drll'inleevenl<:> chit·ut•gico, clte r imella il nervo in condizion i tali da permeller e la sua ri~e­ nerazione, e ciò o esel'ueudo la r esezione delle put'li ossee pr omi nen ti, o ri unflntlo i capi nervo:-;i med iante sulur·a. i'\ ei casi di l'etrazione cicatriziale doi capi ner vosi, dopo m olto tempo dalla lacer·azione, si ri slahil i ra la cont inuità del ner vo m ed iante pl11stica ner vo><a es<'guila con metodi ctiversi. :Si pol!·à pa r ll:l r e ui ve t·a ri ge nerazionc n er vosa ::;ollanto quando sar anno scnurparsi del lutto, o per lo m f<no, migliorati i disturbi della sfer a molot·ra . pet·chù so si ponesse m ent.., ai dislut·bi dellu sf('t'tl srn<:itt vu facilm en te si potrebbe es.::0r inf!annali dalla cosidella sensibilità su pplente. G. B. Gn tF Fo :>~ .

- La fteblte slnlstra come complicazione dell'appendicite. - (.fournal de .H1!dct:ine et tle Chirtu'!JiC . l uglio 1001).

Le ~omplicazioni ùell'arrendicile sono mollo numer ose. ma fr•a quelle che sono slale riit r aramente se_gnalate devesi citare la flebile sinistra. Soveoti essa com par e ,,uantlo la rase ver amente acuta dell'appendicite è pa~sata, quoncio i disturbi da parte dell'addome sono quasi ce~sati. Essa può pur·e manifestar si fin dal giorn o successivo all'operazione, ma al lo ra essa nnn è solto l a di'pendenza dello stato di quel momento, nè c.lello stato nuovo cr eato dal l'operazione, ma bensì dt•l lo stato anteriore. L'esame della ferila dimostr a che non esiste alcuna suppur azione, e che per conseguenza solt-anto lo stato primitivo anteriore é r esponsabile di quell'accidente. Questa fl ebite lta un inizio alquanto insidioso : essa è tuttavia preceduta soventi da prodromi consistenti in intorm ent imenlo dell'arto inreriore sinist1·o con sensazione dolorosa


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RIVISTA CHlll.URGICA

n ei muscoli. P oi, s enza poterne trovare la causa, la temperatur·a, che talvolta era rilornala alla normale, risale a 3~. Talora si riscontrano inoltre disturbi generali. vomiti, inap· petenza, abbattimento. · Po.s cia bruscamente la temper·a.tura si el eva a 40•. Il malato)ccusa un vivo dolore, il più spesso continuo, gravat.ivo, con Lr·afitLure pas~eggere, intermittent i, acutissime. j movimenti spontanei o provocati sono penosissimi, per cui il mtdalt, tiene l'ar·to affetto completamente immobile. li dolore risiede su lullo l'arto, ma predilige specialmente certi punti che cor·rispondono al trAgitto della vena principale; il polpaccio, il cavo poplileo ed anche la piegatura inguinale. L'evoluzione di fJUesta flebite ha una dural.a vaeiabile, ma in generale molto lunga. Mentr·e che, per la flebite ordinaria, la phlegmasia alba dolens delle puerpere o delle tubercolose, si calcola una durata media di quattro a cinfluC settima ne. per In guarigion<> completa della flebite sinistra a ppendicolare occorrono quattro. CillfJUe, sei m esi. Devesi innltre, in quest'ultima flebite, tener conto delle complicazioni, le quali souo mollo fr•equenti. Soventi, il coagulo v~noso si r ompe e viene ll•ascinato dalla corrente sanguigna nella circolazione gen~rale. e sopraggiungnno gli accidenti dell"embolismo. P er spiegar· e questa localizzazione, fa d'uopo ammetter·e elle la fl ebite d'or·igine appendicolare è una fle bite da causa generale, pioemica; per• conseguenza, come quest'ultima, essa ha luogo il più sovente ·a sinistra. La compaesa di questa complica7.ione aggrava m ol to la progoosi . Ciò nondimeno, anche quando si è manife!'lata la flebite, è necessario operar e il malato il più presto possibile. B. LuNo H. - Otorragla ricorrente 4& uloerazlone della o&· rotlde interna. - ( The Lancet, 10 agosto l901). Il scggetto fu una bambi11a di due anni e mezzo. Ali" ingress0 nell'ospedale, 13 aprile, era in perfello stato di nutri· zione; si riscontrò soltanto una tumefazione della tonsilla e dei gangli sottomascella ri di destra. All'esame otoscopico , si rilevò la perforazione del timpano con tr acce di e m orra gia recente nell'orecchio destro. Circa all'anamnesi, si potè rilevare che all'eta di d0ùici mesi, la bambina aveva ricevuto un colpo al capo, e che pochi giol'ni


RI VfS1'A C:S:rHI.iRG ! CA

dopo le !':i era monifeslato uno scolo purulento dall'orecchio d estro, che r>J·eslo era cessato in segui to al trattamento locale , noo avendo mai più la bambina accusato dolot•e o disturbi di sorta. La p1·ima e mo1·ragia comparve un anno e mezzo dopo 'luesto traumolismo, e precisame nte 1"11 aprile; si ripe tè 1112, e ciò indusse la madre a condur1·e la bambina a ll'ospedale, spaventata dall'abbondanza e dal colo1·e rosso-vivo del sangue . Finn al ~2 ~i ehhP treg ua, ma in lal giorno si 1·innovò unu profus a emorrapda, indubbiame nte arteriosa, che cess,> col tamponame nto del condotto uditivo alla ga rza iodofo1·mica . I n tutto questo pe riodo la temperatura si r.ra mnntenula s uunonnale, appena oltr e passando talvolta :!7•; il polso in m edia dava 7·}. Il 23 ap1·ile si ebbe una nuova emorragin che quasi dissangu0 la piccola pnziente, e ciò indusse l'A. a pratica1·e la legat ura della carotide p1·imitiva. Ciò nonostante, il 25 si ebbe un'altra emorragia alle OJ·e 9,:\0 e di nuovo alle ore 13, a~­ compagnata quest'ultima da emorragia nasale e boccale, in ta le aubondauza, che alle H segui la m o1·te. All'autopsia s i trovò il cervello e le meningi in per fetto s tato. ll tegmen tympani e la t·occa e rano inte~1·e. Distaccando il padiglione s i l'iscontrò la carie del pavimento del dotto udilivo osseo che perciò comun icava con una ca viti! ascessuale, ripiena <li coaguli e gl'Ossa come una piccole. noce, comunicant~ a sua volta con la carotide intern11, ulcerata proprio al punto di e ntrata nel canale osseo, mentre la porzione io ques to decorr ente era intatta. La legatura della carotide primitiva te neya ben P, ma, naturalmente, era stata iusuffìcicute, stante le anastomosi per il circolo di Willis. La piccolezza dell'erosione ossea spiega la intermillenza dell'emorragia, dovuta all'ulcerazione delle tuniche a contatto della cavità ascessuale. L. F.

L.

Contributo alla cura ohlrurgloa dell' appendicite. - (Rioislo Ven eta di scien~e mediche, gi ugno 1UOI).

R1EPPI. -

L'autore, che è chirurgo primario dell'ospetlalc civile di Udine, fa lo s to ria di parecchi ca«i di appendicite occorsigli nella sua pratica, interessanti per la lo1·o varie la, gravi là e pe r l 'esito fortuna to per· gli operati, schierandosi deci!':amen te


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RIVISTA CH!Rt.:RGIOA

ft•a i raulor i di un prunlo inlet·venlo chirurgico og-ni l jUtll volla, fatta la diagnosi di appendicite, non avven ga in pochi giorn i la remi ssione e scompat·sa gt•aduale , ininterrolta e totale dei sintomi di tale m11latlia. Se ciò non si verifica, l'A. consiglia al piu pr esto la t·esezione dell'organo, perchè ' inretto non compt•ometta i ci t·costanti tessuti, e pet•chè quanto più pr esto lo si i sola tanto piu sicuramente e~si sono tutelati e l'alto oper·ativo r iesce più facile, sbt·igalivo e sicuro N on si speri nel caso, non si faccia affiJan•ento sul la forma cile può vc•lget·e a bene le cose. T occa al chirurgo dirige1·e gl i avvenimenti e non essere diretto. T rattasi c.Ji malattia mollo seria che può dar e gravissime conseguenze e c he c.Jevt> t!Sser trattata dal medico col massimo •.atto e consider Azione. Meno i casi le~gie ri , il lraltamenlo dell'appendicite è di spettanza chirurgica, e soltanto con la cura chirur j:!ica si è si curi della p-uarigione rudicale, tanto più se l'opet·azion e e raLta a tempo.

G. B. Sen~lbllltà della cavità. ad4omtaale ed anestesia l ocale e generale nelle operazioni de ll'addome - (Centra/ulau fii.r Chi r,;r y ., 23 f'ebbraio HIOI).

L t.NNAKDEn. -

L 'A. l'il'erisce i risu ltati delle sue osservazioni in un cer to numero di opernz!oni sullo addome, ri empiendo co sì una la· cuna tuttot·a esistente ci r ca la sensibi lité. del periton eo, tanto necessat•ia a conoscer si solto i l punto di vista della tecnica nell'intervento addominalt• senza anestEsia ~e nerale. Secondo lui , il pel'iLoneo ·viscerale, compreso il rivestimento peritoneale del mesente1·i o non possiede sensibilità termi ca nè dolori fica. Per lo contral'i o il periloneo parietal e rossiede rruest'ultima molLo svil uppata e se mbra spr ovvisto della pr ima. Qualsiasi tensione su questa parte della siet·osa peritoneale produce vivo dolor~; dicasi lo sl es;;o per l'int roduzione nella cavi lli addominale di compresse. r.he toccano il pel'ito neo pari ctale, mentre la intt·oduzione o la Pslrazione di quelle, che sono io contallo con la sierosa dell'intestino o coll'epiploon, non o\ punto avvertita. La sensibil ità del peritoneo par ietale è dovuta ai ner vi inlercostali, lon.bari e sacrali, di cui sottili r amifìcazion i si spandono uel tessuto sottosieroso. L'A. non puc'l Aocorfl pronu nziat·si in m odo assoluto circa la sensibilità del P" ril11n eq che ri" e"Le la colonna ,·erteb1•ale


lUVlST -\ CHIRURGICA

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nella ca vita addominale ; tli ca~i lo stesso per •Jut::llo del diarramma, al '!USI ~ per i • ri CIHI<•sce una certa ~r·n r-: ibilitù. Secondo lui, è erron ea l'opinione comune che il peril'lrleo, insensi bili> allo sla l o nurmale, divenln !"en~ibilif\s imo nt~lla fl o.!!o:oi; egli crde cliC tulle lt~ Mnr-:azioni dolor or-:e dello ad dome sianl l dovu te u Lr·n;~.ioni er-:erci lak r-:ul per·i toneo parielule. •>ppure a distensione subilnr1 Pa di quesl'ullimo. Cosi p'lre i dol or·i ca 11r-: ati da Rf'làioui infìarnmator ie - p. e. l~ rl·h·erse "'l•eeiH di ul cer azion i - no 11 ~'"lwavve r · •·ebbcro "''' non quando la flogosi g undogna lo l'<iPro;<n pa ri elale; n ella pP.!'J tonitc at:ula poi la sensibililil d t~llo tJddome dipendcr·r·bbn pt•ima d'og ni altro dalla compm·teripazicme dello parete anterio re dello addome al p!'oce;:so per 1lonilico. D<dle oss•~ t·vazio11i soprA espo:< lo r>gli dr>dnce nlcunfl indicozioni cir ca l'uso di'Il' aneste"ia locale o gener·ale neçrl i inlervonl i sullo addo me. Cos'1 per la cura ra dicn le delle ~ rnie preco· nizze J'a!';sociazione dell'a nesl e!';ia per· infiltrazione, secondo il pt•ocesso d i Sci IIPieh, con 1'1 n iezione coca i n ica nPi nervi addo · rnin c,-in ~uinnl i superi or·e cci i nferiol'e, raccomandata da Tishing. Per la luparolornia consiglia di combin11r'e l'anestesia locale con quella general e; pe•·c1ò rgli p•·ocedc alla ~ez ion e d~--lln parte lino ul periluneo, poi alla ini ezione di m or•fiua ed all'infil trazione di ~;ocaintJ; fa poscia l a incisioue del peritoneo ~ollo una IHggera ancsLef\ia 3Cnnral c, che inlerr·ompe pet·l e manovre nell 'in lPr no dell'atldome e non t•i prende ehe al momento d ella sutura rH perit o n •~ o parielale.

L 'ematodlaguod dell'appe ndicit e. lllaine 1t1tlilicale, n. 27, l l-101).

T UFFJEH. -

(La Se-

In que!lla suu lezione r•l i nica l'A. si propone (li dimoslrat•e come a nelle in chiru1·gin il cli nico oggig iorno debba avvalersi di tullfl le r ice•·che rli lubot'utot·io per form ulare un sicuro giud izio diag nostico, e come l'emalodi ttgnosi e la cilodiagnosi nou debbano essel'e ueg l"lt le t!al clnrurg o, quando possono fornire una indicazione utlit-J. Una donna, di 't7 anni, accusa dolorr alla fossa iliaca destra. Dicci anni pr·imo, in ~egu ilo a brusco mo vimento d i flessione in avanti <.lei ' tronco. ebbe a ri :senlire dolori alla stessa localit!i, 11ella quale tuslo si manifestò un !umor e complicato a ditTico Ila nell'OJ·inat·e; con~igli alo l' inlerY enlo eh!-


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I UVISTA CHIR URGICA

rurgico e ricu~a~a s i 18 donna, il tumore man mano dimi nuì fino a scompar ire del lutto dopo 4 mesi. Dopo dieci anni la donna ad un tr·atto è col pita da vomiti e coliche violente, che si cr·edono causate da avvelenam ento per pesce for se g uasto e ell e scomparvero dopo ;:, giorni con appropriate cure. Otto mesi dopo avendo preso un purgante perché i ndisposta, fu col pi ta. da vivi dol ori alla fossa iliaca destra, irradiantesi lun ~o la cr·esla iliaca ed alla faccia anterior e della co!:'cia, genza nausee e senza ti mpanismo ; i fatti morbo si progr edirono fin o a determinare la tlessioue perm anen te della coscia sul bacino e l'in ferma vAnn e r icoverata all'ospedale. Quivi oltre l a llessione della coscia a cir·ca ao• sul baci no, venn e ri scontrato un tumore, che riempi va Lulla la fossn iliaca destra, tumor e !igneo, indolente, immobile e fa cente cor·po con l'osso iliaco. L o stato ~en e rale era buono ; due sole volle in una settimana il termometro segnò 38°,2; poscia sempre 37° circa. Quale la diagnosi ? Fur·or10 m essi in di sc u~s io n e l'osteosar·coma pr i mitivo del bacino e l'ascesso fr·ecido nella ~ua i n11 dello psoas; facevano inclinar.; pel primo i car atteri del tumoro e la et.a della inferma ; r endeva dubbioso il secondo l'assenza d' un trauma diretto od indirello (non polendosi tener· conto dei fatti svollisi dieci anni prima), d'una malattia infettiva piog enica, della pr opagazione di una fl ogosi dall e vicinanze - i l r e grandi fatt.ori della psoite. La maf{gio ranza amrn ise il prim o, m a l' A. r estò indeciso, ammaestrato Ja due allr·i casi simili, irL ctti fu diagnosticata come osteosar com81 uoa co mu n~ suppurazione della fossa iliaca, s vela ta ~ i appunto nell'atto operativo. Ricorse allor a all'esam e del san ~u e, dal quale ri sult0 che i ~lobuli r ossi era no 5,63i ,000 per m m. cub. e quelli bianch i 4H,600, ci i cui 75 p. 100 di poli nucl eari , 25 p.100 di mononucleari e per· n ulla degli eosinofi li. Dunque troppi globuli bianchi per un sarcom a, lroppi globuli r·ossi per un epitelioma ; non poteva per•ci6 tr attarsi che di una raccolta purulenta. Si sa in fatti che nel decor so d' una malattia si avverano nel sangue anche modifìcazioni istologiche, sia nei globuli r ossi , sia ner gl obuli bianchi (polr nuclear i, mooon uclea r i, eosi uofili) ; che in ~e n erale nelle infezioni aumenta la propor·zione dei globuli bianchi, por tflndosi da 6 od 8 mila a 20, 30, 50 mila per m m. cub. , vera l cucoci losi; specialmente dei poli nuclear r, come succede nelle suppurazioni acute; che special mente


RiV ISTA ( ' Rif!l:i.RGIGA

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l'epilelio111a si accnl1lp1J ;:rta an cla 'e~so a ieucocilosi polinu cleare ed a profonda. nnernia, la quale r· rnatol c•gicamenlc si traduce o con la diminuzione numerica dei globuli I'OS'Si, o con la diminuzione della ri cchezza del sangue in emogl obina, o con l'una e l'altr·a ; che i tumori su r comatosi, specia lmente il sarcoma globo-cellulare, non provocano nò leucocilosi nè anemia, rna iper·globuiia r•ossa, pol<·' rrd o la prupo rzionedelle emazie ar·rivure a o-7 milioni per m m. ~ub . in luogo dei 5 milioni nOI·mali (Milian). Previa rachi cocainizzazion1•, si procedè all'atto O!h! rativo, r·i nvenendosi una ra ccolta ;nrrul cnta estremamente felirla nella guaina dello psoas, ra ccolta che l'A . crede conseguenza di un atr acccJ di appendicite determinatasi ctnando la dorrna fu ritenuta in preJa 8 (1 avvele11amento, d'o11de un ascesso pet•iappcmlicolat·e apertosi ~eco ndtHiame nte nella guaina dello psoas. Aperto rasces:;o, la coscra tornei uella estensione e l 'ammalata miglioro rapi da mente, tarli o da essere diu1essa doll'ospt'· dale completamente guarita. Le ricet·ch~ c mato lo~icl 1 e circa l'appendicite finora ><ono poco numerose . L 'A. non ammelle che l 'eosi nofilia po,.sa riten ersi un seg11o dell'appendicite (Laiguei-Lavastine); essa è piulLosto in t•appor·to con la r·esistenza dell 'o t·~anismo e con In guarigioue del processo infettivo i io una parola, si manift'lsta tutte le volle che I'OI'ganismo esce vincitot'c' dalla lotta. L'eosinofil ia si pt·oduce ancora nelle alfezioni dovute a parassiti animali (Mi lian). Essa dunque non può servire alia diagnosi operatoria d ell'appeudi cire i r~·rt) siccome tra i c.hi rur~hi vi sono ancora dei lernporeg)!'iatori, partigiani della medicazione ghiaccio- oppiacea senza purganti, questi 'potrebbero ricor rere a rtuesta speciale r eazione del sangue per ri conoscere l'indica zione del non intervento. Nell'appendicite con ascesso, del genere di quella del caso clinico riferito, l'emodii:.gnostica l'iesce utile, non già per lll eosinofil ia ma per l a « reazione flegmasica o del sangue, de!la quale la polinucleosi è l'elemento più importante, rinvenendosi sia nel caso d'infezione, sia in quello di r acco!La put·ulenta. L 'A. concludeodÒ stabilisce che l'ernQlodiagnosi, la citodiaguosi, rappresentano i metodi che debbono r impiazzare la laparotornia espl oratrice o almP-no ridurne coosrdere vol rnen te l e indicazioni.

cq.

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RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA Y. ARSL AN. - Emorragia larlngea. logia, vol. Xl, fnsc }o) .

(A rc/1. ilrt.l. di Ofo-

É assai importante l'ichiamare l'attenzione dei medici generici sulle emorraç,ie faringee, pe1·ché c) piultoslo frequente .iJ caso di individui che vengono a chiedere consiglio pe1•cbe Lel'I'OI'izzoli dallo spettr o della tubercolosi appar so loro solto l'orma di uno sputo sanguigno. l n questi casi ~~ neccssurio rar la diagnosi dilferenziale fra la emotlisi, sinloma della tubercolosi, e la pseudo emotti.~i. o enwr' ra!tia laringea, dipendente da cause tult'affalto diver·;oe. Il rueJi co farà dap. p1·ima un accurato esame degli or gani r espiratol'i, e poscra ricerchera la esistenza di qu elle discrasie che, alterando la massa sanguigna, possono dar luogo alla em u1Tagia (pseudo- leucemia, emofilia, diabete, sifilid e, vaiuolo, ··cc.). Se que;;ti esami riescono nep:alivi , deve senz' altro indugio inviare l'infer mo allo ~pecialisla laringologo, perc.hè solo •·olio specchio l ol·ingeo sara possibile fa•·e una Psalla diagnosi. In falli coll'esame lar·ingoscopico si può accertare >;e l' emor•·agia é conseguenza di forme neo plastiche benig no o maligne. di corpi estranei, di ulcerazi on i sifiliticht· o tubercolari; cosi pure '\ piuttosto frequ ente il caso di enwrr-ogie dipendenti da intensa Jlogosi catarrale acuta, da sforzi del parlare o del tossire, e rill che tullo da alter azioni vasali congenite. L ' autore si occupn specialmente di , JUC'sle forme b e ni~ne di emorragit~, e ne l'iporta 11 casi studiati nella sua clinica pri vata. Egli non ammette l'esistenza di una lari nnile emorragica. idiopatica, ma bensi una emo1·•·agia Jaringea dipendente da cause assai svariate ; fu attribuita infatti ai comuni catarri lurin ~ei, agli sforzi del gridare, tossi1·e o r aschia1•e, all'abu;oo della voce cantala o par lata. L'autore, pur non negando valore alle precitate cause, l'lliene che esse, per agil·e, hanno bisogno di una condizione predisponente, ci oè, una congenita ecta.~ia oa.gcolare. Di falli nei S U(>i Il cosi ben sette volte osservò in punti diver si della mucosa laringea, piccoli tumori ~nngu igni, oppu1·e un co t·-


ùone net·astro appiattilo o cou ri!!<HJiiarut•nto, o tale di'l somigliare ad una san~uisuga; e polé qualche volta vcdr r e il punlo preciso da cui il sangue fuori usci va. L'autore ha studiato anche altri 62 casi simi:i raccolti nella letteratura della specialitit, e f1·a questi ben 10 volte le note larlll~oscopiche col limarono pe1·fettamente colle osservazioni p1·oprie La Rloria dti var1 ammalali può ridursi per· lulli ad uno stesso t.ipo. Sono individui ordirH'II·iamento pl etor•ci ed anc he

emonoiùari , piu spe,.so lhì i 20 <.>d i 40 anni, che hanno sempre godula per·retta salute, e cl1e nou hanno precedenti morbosi ered itari. In sf'guito a sforzi vocali od a tosse hanno emesso sputi SAII~uigni preceduti sempre da sensazione di cor po estraneo 11 ella gola. L' emorragi~;~ fu unica o si ripelelle varie volte, anche per piu mesi, coincidendo coli~:.~ epocbc mesl•·uali. Qualche volta v1 fu al let·azione temporanea clélla voce. La cura è prirna si nlomaliea. Si arresta l'emorragia coi 1·imedi general i (1·iposo, gh•accio, iniezioni di el·gotina) e locali (astrinftenti ~ caustici) portali direttamente sul punto afl"etto . Cessalo l'accesso, esi fa la cura eliologù.:a distr·uggendo il va~o ectasico coi caustici (gnlvano-caulerio, nitrato di ar genl•J, Acir!o cromico , acido tr·icl<wouceticn). mel r. IIAM~lE RScALAr.. -

Le affezioni n a frlgore " dell'organo

dell'udito. -

(A r eh. /ii r Ohrenheilk, LI l, ·1 e 2, HlOI).

Le aiTezioni ,, a fri gore " del net·vo uditivo e dell'apparecchio nervoso olico fìnor·a non sono "Late trattate in modo completo; ciù pe1· molle cause e principalmente pel fallo che i sintomi clinici sono molto variabili, sia perchè possono essere interessate isolatamente o simultaneamente le due bran cl 1e del n~rvo uditivo (cocleare e vestibolarc),sia perché r.uò esse1·e , interessato questo sol o nervo, o con tempor aneamente allt'i ne1·vi crani ci, in specie il facciale ed il trigemino. L'A. per riempire questa lacuna ha fatto uno studio approfondito dei falli fino aù oggi riferiti dai diversi autori (souo i2 osservazioni), cui ha aggiunte altre due osservazioni personali, stabilendo i S-<.'guenti punti principali: Si può dimostrare indiscutibilmeote almeno in IO casi su 14 elle le parali si ''a fr i gor e. del nervo uditivo ,;ono, p. e., come


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RIY!liT A DI OTO -Rl~O-LARI:\OOIATRIA

quelle del nervo facciale, di natura iufelLiva e che in esse il fr·eddo non esercita che un'azione pe r cosi dire determinante. Il nervo uditivo é stato colpilo (la solo 6 volle in H ca si, le altre 8 volte o erano colpili contemporaneamente il nervo facciale od il trigemino, o pure lutti e due questi nervi insieme. Non ~i è ancora osser·vatu la paralisi isolata de lla branca veslibolare dell'uditivo, a dilfel'enza di quanlo succede per· la branca cocleare. che può essere colpila da sola; però nella ma:zgioranza dei casi sono contemporaneamente affette lutlte due le branche. La malattia sopravvenne bruscamente in individui corr l'mgano dell' udito tlr.o allora normale, manifeslandosi cor r·oo?.ii. ver tigine, nausee, vomiti e con diminuzione dell'acuila udiliva, si ntomi accompagnati da un leggero s tato ìebbrile. La dimi· nuzione dell'udito si è rapidamente aggr·avala ed alle volte è diventala sor·dité complela nello spazio di poche ore. L'esame fun zionale ha rilevato una lesione dell'apparecchio di pt>rcezione. Sovente i soggetti hanno pr·esenlato disturbi nella coordina.done dei movimenti c con gli occhi chiusi non potevano nè camminare, nè ten ersi in piedi. I sintomi esposti differiscono poco da quelli, che si osser- · vano nelle affezioni laberintìche di qualsiasi natura; pereto onde si possa stabilire la diagnosi di una pat·alisi c a fri~ore • avranno non poca impot·tanza i da ti desunti dall'intet•rogatorio accurato. :-.1 on di rado però basta per mettere sulla via del diagnostico la conlemporan~>a esistenza della paralisi del ftt c·CiaJe e del Lrigemioo. Nelle paralisi simultanee di qu ~sti due nervi e dell'uditivo scompaiono per i primi i disturbi della sensibili La {paralisi del 0'), persistono più Jungame11le quelli motori (paralisi del7o), ma cedono anch'essi senza difficoltà, menlt·e i sintomi provocati dalle lesioni del nervo uditivo si attenuano assai lentamente. Anzi va notato che i disturbi dovuti alla paralisi della branca vestibolare (vertigini, nausee, ecc.) spariscono più presto d t quelli deter minati -dalla paralisi della braoea cocleare (sordità). e può dirsi che questa non cede mai, almeno in modn completo. Quesl'ullima ci rcostanza rende la prognosi di 'lucsl•· affezioni poco fttvorevole dal punto di vista della funzionalità. l dati anatomo-palòlogici nelle paralisi • a fr igot·e • del!" uditi vo mancano lullora; quanto al riiZuardo può dirsi si 1.> che anche in esse sono in campo lesioni nevriliche, analoghe a quelle osservate nel dominio del faccial e. È impossibile spiu-


RlVl~T.\

DI OCULli:-TlC'A

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gere più !un gi ran11101!ia e tlelerminaJ·e, anche a ppross ima· tivamente, la localizzazione di queste lesinni, perché tanto per il facciale, quanto per !"uditivo (il cui esame mic1·osco· pico s i è potuto praticarl' in rJmllc:he caso di tabe), gli autori non sono d'acc·ordo, ment1:e po! sono concrml i nello stabili1·e cq. la natura della lesione .

RIVISTA·m OCULISTICA EPrN 1 TJEW. - Valore teràpeutloo del massag g io v ibra. torio tu oftalmoiatrla . - ( )ociPtà oftalm. rli Pietro/lurgo).

L'autore verificò in 118 malati, affetti da malattie ocula1·i di ver se, l'efficacia del massaf!'gio vibratorio proposto da Maklakov c ract:omandato da Katzaurov, Snef!'bi t•iew, La· vagna ed a!Lri. Ci si serve, in que:::lo metodo te1·apeutico, di una penna di Edison la quale dia da 6000 a 9000 vib1·azioni al minuto; le sedute gior nalier e, o a giorni alterni, dur·nno uno o due minuti quando si tratti di fare il masst~ggio dd globo oculare ; dieci m inuti. per le affez ioni de lle palpebre. Questa cura fu applicala dalrautor·è nei casi lli panno gra· nuloso, di cheratite parenchimatos11, di maccl1ie COI'neali, di sclerile, di episclerite, di irite, di glaucoma, di opacità del cristallino, di calazio, di tracoma, di n0vralgia sopra e sotto orbitaria, di oftalmoplegia interna o esterna. l risultati fm·ono, in gene1·ale, i seguenti: nelle·infiammazioni acute, il massagg io produsse un aggravamento del processo; invece, nelle affezioni croniche, s i ebbero talvolta: dei miglioramenti. Ma è ancm·a difficile lo stabilire delle norme precise e s i é, il piu delle volle, costretti ad andare a tentoni; così, per esempio, in certi casi le s edute di un minuto erano sopportate molto bene; mentre negli stessi infermi, sedute di due minuti irritavano \'ivamenle l'occhio affetto. I risultati più incoraggianti si ottennero nella n ~vralgia sopra e solto orbitaria ; in qualche ~so di opacilà del cristallino, di irite semplice, di cheralite parenchimalosa, e di


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RIVISTA DI OCULlS'r iCA

panno. Nella congiuntivite ::eanulosa, la cura abituale a giva molto più rapidamente ed efficacemente se !C'i erano falle preceder·e alcune sedute di s i~moterapia (massag~i o vibr alot·io). E. T . OOYNE. -

Calore raggiante nelle malattie oculari . -

(Ree. d'ophialm., n. 6, ·1901).

Questo trattamento agirebbe come il bagno turco ed é s pecialmente utilizzabile nelle affezioni Cl'oniche del tratto uveale. Occor1·e per e:;so una lampa?a elettrica, della forza di 16 candele, che si applica contro l'occhio a palpebre chiuse. Le s edute Jebbono du1·m·e da 5 a 20 minuti e ripetersi da 3 a 7 volle per s etlimana ; dopo riposo all'oscuro, massaggio o doccia calda . Buoni l'isultati col calore raggiante si sono ottenuti nei cas i acuti di cicli te e d'irile (Beaumonl) ; i dolori sono diniinuiti , però non può dirsi che la durala dell'attacco s i sia ridotta. Miglio1·i risultabi si sono avuti llt'lla cheratite inlersli· ziale al 2o e 3 periodo (Lun~). L'A. asser isce che in questo trallamento agisce pure la luce, oltre il calore ; percio non devesi in volger e la lampada. cq .

Segno per cUfferenzlare la neurlte ottloa brl· ghtioa da queJla dovuta a tumore cerebrale. - (La Sem. m éd., n. 31, 1901).

DE'' L. -

Se si comprime il bulbo 0culare con un dito, si percepiscono le pulsazioni delle arteri ~ papillari e retiniche quandc> tratta si di neurite da tumore cerebrale; manca que sta percezione, qua ndo la neurile è sintomatica di neft•ile cronica inlerstiziale. Si spiega la ma ncanza della percezione delle pulsazioni in quest'ultimo caso per la sclerosi delle pareti a1·teriose papillari e retinicbe. Questo segno ba un valore pratico importante, secondo l'A.; giacche molto fr equentemente nel decorso d'una ne· frite inlersliziale cronica si osservano pur e certi sintomi. propri dei tumori cerebra li. come la cefalea, il ' 'omito, le .convulsioni, ecc. cq.


J2l:i

RIVISTA DI MALATTIE VENEREE ~ OELLA PELLE Cura dellupua con un processo di fototerapia semplUloato. - (La S 1·maine m.ètlir:ale, n. ~. 1!)01).

l\ ltNIN E. -

Finsen preconizzò il tl'altameuto del lupus mercè i raggi

chimici concenlrtJ ti; per ò r!uesto presentava l'inconveniente di tlgir e assAi leutamenle, cd inoll:-e t·ichiedeva un'inslallazioue speciale nì· er a npplicabile quando le l e~i o ni l'isiedevano ~ulle mucose. L'A. in vece presenti\ un processo d i rotoLerapia, esente dagli incon,·enienli citali. Consiste nel l 'uti lizzare semplicemente la luce di una larnpnda ad incandescenza, della rurza di 50 candele, munita di un'ampolln di vetr:o b leu e d t un ritl ellor e. La lampada viene situata a cit·ca 70 cen timetri dal malato ed in modo, che i rag gi luminosi cadan11 perpendicolar mente suUa su pe1·ficie lesa. Le s-edute debbono r i pc ter-si lulli i giorni ed flv ere la dura la di IO a 15 minuti; nei casi, in cui questo trattamento desse lnoi!O a prurito intenso, le appl icazion i sa t'anno r ese P!Ù r ar e, prolun;,randole però pc>r circa un quar to d'ora. Q ues~o pr ocesso semplice e puco di:::-peudioso ba il van taggio di agit·e con molto rapidità. I nfatti, l'A. ha òttenuto in un mese l.a guarigione completa di un l upus della guancia sinistra , che nata va da circa uu an nel e mezw e che a~va invaso la mucosa della bocco; in llll altro caso, i n cui la infil trazione dl'lle parti molli della faccia <'ra cosi pr on unziata, da non permettere all'ammalato rli aprire In bocca senza la massima difficol ta, bastarono ùue sedute di rotolerapia per rendet·e la d eglutizione facile ed indolente appor tando un miglioramento, che andi t SC!mprr più accentuandosi io seguito. cq.

M. Bnocu. - Cura della sUlUde oon le inlezlonl di oaoodlla.to di soda. - (l.aSemaine m édicale, l uglio 1DOL). L 'autore nar ra d'aver curati numerosissimi casi di sifilide mediante una soluzione ron tenente per ogni centimetro cub ico, -4 milligramm i di bij oduro di mercurio; 3 centigrammi di cacnlidalo di soda, e 4 milligrammi di ioduro di sodio. Tale


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RITI STA IJI :MALA'lvrm VE:\EREE E D ELLA PELLE

prepa ra to, che bisognerà aver cura di ste r·Jiizzal'e all'autoeia ve, secondo l'autor e, è perfettamente me ~t;ola bil e al sa n~ue, che esso non a ltera menomamente. Le iniezioni inti·amuscolat·i , ripetute q uolid iaoamente, sono benissimo f'Oppo t•tate dagli infermi, non provoca11o alcun dolore e non lasciano traccia di sorta. Se per caso t·imane, ciò che succede assai di rar·o, una piccola nodol'ila, si può c•eJ· tamen te attt·ibuirla al fatto dall'avei' pt·atica la un'iniezione L1·oppo superfkiale. Curando in tal m odo quaranlolto s ifilitici, r A. ebbe a l'i levare soltanto i segu enti incide nti: una volta della pigmentaztone nel punto ove erano s tate pralica te le iniezioni: un'allr·a volla della dip r r ea ; due volle leggiera stomatile; una volla e mottisi, e ci6 in un tube1·coloso con tavel' ne polmonar i. In qua ranta!"ette di htli infermi, i risultati Let·apeutici furono ecc~>llenti; un sol caso fu rihelle a tale rimedio . Mc1·avi g lio!"a fu l'efficacia dd cacodi lato di m er curio nei sog~elti in istalo di grave denutrizione, SJJecialmenle nelle for·me nevrasteniche e dep1·im enti della sifilide. Inoltre le J et· malosi, che tanto di. frequen te compaiono nei s ifìlitici d'antica da ta, venner o sempre favorevolm ente influenzale da tal genere di cura. I n tal guisa egli vide guari r e con s traordinaria rapidità un caso di sicosi lupoide ed un eczema s eborroico per ipilare. G. B. THIELLI::. - 0U1& del geloni e delle •oottature OOD la fr&D-

kllnfzzazlone. - (A nn a le.~ d' È'lectrobiologie Llectr olh erapic et L'lect r ocliag., n. 2, 1901). Sono 3 i casi Ili geloni è 6 di scottature di t•. 2• e :1o g rado, guariti con questo trattamento e riportati dall'A. Il pt·ocedimento (~ il seguente: Se trattasi di geloni, 8i fa seder e il sog getto sopra uno sgabello isolante, che per mezzo di un condultoa·e metallico sia un ilo al polo negati v o della macchina elettrostal ica, e poi !':i dirige sul gelone un vento elellrico mollo intens o, per la durata di :20- 25 minuti. Se il gelone i' ulcerato si ricorre agli eflluvi elettrici per m ezzo di un eccitatore cilindro-conico di leg no (tig lio), per la durala ~li 5-10 minuti. In segui to alle applicazioni elettriche l'individuo l'isente dapprima bruciore, prur ito, dolore; però ben p1·eslo ques ti fatti migliorano e la g uarigione s i ottiene dopo 1-6 applicazioni, prat icate g iornalmente od ancl1e a g iorni alterni. .


RIVIS'PA D I l'ERAPEUTI CA

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Nello stPsso modo si pr ocede '[nando lralta!"i di scollature di 1°, 2' e 3° gra do. Le applicazioni del soll io clellr osl alico positivo devono durare ::l0-35 minuti ; poscia si m l'dica la pa rte con ga r za idrofila ri coperta di cer otto e di co lone idrofìlo. Fin dalle pt·ime appl ira?.io ni l"Compaiono il tlo lor•• ed il bruciore, r esi d un ndosi !'OIla 11 t o alle pnrt i :::col la le una !"l'll!"azione di calore; dopo qm1lcl •e giorn o migliorano tuili i ><intomi flogi stici, e cominc•a il lavorio di cicatrizz azi oni' . che !" i Pspleta in 8-10 gior ni. La guar igio••e è nlquan to r·itar data nelle sro ltature di 3• gr ado, qua11clo !Si sono formale le e!"rare, la cui eliminazione !"ucceo!e verso il ~o od il !i• giornn. :"'essun rlo lore dur·nnle tullo il trattam ento cur ati vo. cq .

RIVISTA DI TERAPEUTICA Aloune oa8ervazlonl sugli effetd terapeut1ol4ell'eroln&. - (R ioislavenela di :scienz·e med i che, HlO t , n. :J). ·

Do'rT. CARLO F AG ANT. -

Nel la scelta dei malati, l'au tor e ebbe speciale ri guardo ai risultati olt!3nuti fin qui dagli allr i osservator i, e poichè essi furono specialmente commendevoli nelle form e i n cui er ano interessati gli or gaui del respi r o, così gl i ammalali di tal genere ebbero prevalenza numerica nelle sue osservazioni. L'eroi na (ele•·e diacelico della mo•·fina) fu usato dunque in casi di bronchite acuta, di bronchite cr onica, di lu b~ r co losi polmonale nei var1 stadi, di enfisema e di asma bronchi ale. Ad essa ri corse t~n c he quando la mod'ìna non er a. assolutamente tollerato, neppure co ll'aggiunta dell'alropioa. Nella somministra zione di essa l 'A. t::egui due modi . PI'efer i, per· quanto fu pos~ibile. la via ipoder m ica,. e poiché l'eroiua non è solubile nell'acqua che coll'nggiunta"di q t: alche goccia di acido acetico, si rico rs~ al suo cloridrato che, io soluzione aequosa al O,fl p. 100, servì benissimo all'uopo. Gli effetti del medicamento si m ostr arono i dentici anche '[Uando lo si somministrò in forma pillolare. l l'isullati ott.:>nuli dall'er oina furono, nel loro complesso, buoni . 77

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RIVISTA DI TERA.PEUTICA

Contro il sintomo tosse essa agisce quasi sempre assai efficacemente, e la !>Ua azione sedativa comincia ~ià 10-15 minuti dopo l'iniezione (2 milligr. di cloridrato di eroina). Si dimostra specialmente favorevole nei casi di bronchite acuta e cronica e nella tosse dei tisici nei primi stadi, me r. tre eser· cita poca o nessuna influenza in quei casi nei quali esistono all~>razioni troppo vaste dei polmoni. Utile riuscì anche nell'enfisema con catar-ro bronchiale cronico, in cui la sua azione é meno lunga che nelle fot·me suaccennate. Fu prescritta anche in due casi di asma bronchiale: iu uno si trattava di una bambina dodicenne che soffriva di a sma già da quattro anni. L'A. ordinò delle pillole di :2 mrlligr. di f::roina, da prender·sene 1-2 al principio dell'accesso; e dopo due settimane gl i fu rifer·ito che l'eroina aveva ottenuto otlimo ell'etto. Un altro CASO riguardava un uomo di 33 anni che presentava un polipo per ciascuna cavità na3ale, e nel quale g li access: si presentavano intens issimi ad ogni più 1eggiera infreddatura. Anche in rtuesto caso, in cui furono date 2 pillole al giorno di o milligr. di e roinA pe r ciascuna, si ebbero ottimi risultati. Dalle sue osser·vazioni l'A. conclude inoltre: che l'ervina non ha azione rilevante sul cuore: che non sempre e non nel maggior numero dei casi, determina quel rallentamento degli alli respiratori e quel loro aumento ·di profondità che erano stati preconizzali quali effetti primi .dal f~:~.rmaco: che essa da sempt•e fenomeni. quantunrtue non rìl ~ vanti, d"i_rtol: leranza: che può esse1·e tollerata da ch i non tolle ra la morfina e che anche ad es~ a. come alla massima parte dei nar·colici, l'ammalalo si al>rtua. E. T.

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C. J. M ARTIN e R. A. O' BRIEN. - Antidoti pu l'&vvele· n&mento da ol&nuro. - (!ntercolonial Meclical Jour~~al, giugno 1901). i·

Gli autori hanno es eguiti), nel laboratorio di fisiologia del· l'Università di Melbournc, uoa serie di esperimenti diretti a dete rminare il valore del peros!;<ido di idrogeno, cloruro di cobalto e idrato ferroso quali antidoti del cianuro di potassio. Le conclusioni sono che il perossido di idrogeno, pur distruggendo completamente !"acido prussico, è troppo lento nella ·sua reazione e quindi non é utile come antidoto.

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RIVlSTA DI MEOlCI:\A LEGALE

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sali di cobalto si appl'Opt·inno i stantaneamente l'acido prussi co anche in presenza dell'acido cloridrico contenuto nel succo gaslt·ico, ma sono velenosi per sé. tanto più che per &!;sicurare l a rapidi tà d·azio11e conviene amministrare un eccesso di cloruro di coballo. l sali ferrosi amministra ti con alcnlini, sono cosi efficaci come i !'Sii di cobalto, ma presentano due svantaggi rispetto a questi e cioè: la n ece~sità di neutralizzare il con tenuto -gastrico e la difficollù di manteoe1·1i in soluzi one. Ad ovdare entt•ambi questi inconvenienti gli autori consi gliano la ;:eguentfl prescrizione che dovrebbe essere adottata in ogni luboratorio dove viene usato il cianuro : 1° di soluzione di solfato ferroso in acqua disti llata al ~3 per cento - oncra una (ingles&) uguale centimetr i cubi 28,40, ùa conse\·var e in fiala suldata alla lampada ; 2• di soluzione di potasse caustica in acqua distillata al 5 p er cento - stessa quantità, conservata come sopr a. Al momento ùel biso:,!no, unire le due soluzi oni, e mescolarvi grammi '1,0\4 (u~uale :30 g rani ingles•) di O!<Sido di magnesia diluito in g rammi 28i d'ac,rua (uguale mezza pinla i nglese)

L. F .

RIVISTA DI MEDICINA LEGALE L' asalourazlone aulla vlta nel rapporti oon la medlolna. (La Semaine médicale, n. 41, 11)01).

Nel decor·so mese di seltt> mbt·e si è tenuto io Amsterdam il 2o Congre;:so inte1·naziona le per· i m edici delle Soci t> la di As si.~u razi oni. Non é privo d'in teresse pel pratico, l'essere al corrente delle qui;:Lioni mediche, che solleva l'nmmissiuiHlà dei candidali alrassicurazirme sulla vita, l!"iacché costoro quasi ;:empre si rl volgono prima al pr·opl'io tnedico. per sapere se pO!'segguno l ~ condizioni richies te per l 'assJcur·azione stessa. In tesi generale, stando almeno alle conclusioni dei vari rel atori, par e che l a tenoenza attuale delle Compagnie di A"sicurazioue sia quella dia mmeltcr•e all"a!';sicut·azro•Ie <>ulla


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RIVISTA DI MEDICl~A LEGAT~E

vita anche gl'individui, la cui sa lute sja più o meno g ravemf' nte colpilo, però sotto condizioni specia li ; '' fatta la tara dei r ischi .. secondo l'e:spt'essione consact·ata. Le conclu~ i o ni prescntaLe dai diversi relatori sui prin cipali terni proposti furono le seguenti : Albuminur1a (Rei. Stokvi~l . - Si è fatto notare come sarebbe ecc<:lssivo l'escludet·e dall'assicurttzione tutLL rr ue.:..di iu · dividui, le cui ot·ine contengono albumina. Il r elatol'e e,;;amina le a lbuminur ie ex tra-renali, in rapporto con un disturbo tu nziouale o con una lesione delle vie or·inaric od anchd degli ot·gani ~en itali, e dice come la diag-nos i del le stesse non può farsi, se no n con l'est~ m e microscopico, minuto delle orine, il qu~l ~ solo pe••melle d i "'C0 1:>ri r e , iu asseuza d e i cilindr•i r e-

nali, gli elementi fig urati, pt'ovenienli dol sang ue, dal pus, dalla mucosa delle vie orinarie, o g li ~perm a lozoi. i filamenti mucosi, ecc. Questa varietà di al buminuria s arebbe !ungi dal mostrarsi rara, secondo i dali fo miti dalr·elalor·e; il s uo pronostico ~ benigno, giacché le statis tiche dimos trano che i decessi pet• malallie della pt·ostota o della vescica entrano per 1.5 p. 100 nella mortalità generale ed i ~;, dei decessi sono avvenuti dopo il 6u• anno di eta . Dd le albuminurie l'•:mali poi il r elatore fa due ca t~gori ~> secondo che sono dovute ad una lesione or~Rnica od Hcl u dislut·bo fuuzi onale. A llualmente alme no pare debbano esci udersi dal l'assicurazione i soggetti con lesioni renali ; però pe•· slfermore la e:>istenza d'un a nefr1te, non é solo nel caratter e dell'albuminuria c he il per ito deve ba sat•si, ma ancot•a sugli altri ~ioto mi concomitanti, QlHIIi la pol iura , la pollachiura, l'i· p~t·trofi a o la dilatazione del cuore In quanto alle a lbuminarie funzionali, deve fornire gli ele menti d'appt·ezzamento la mal a t ia-causa; secondo il r·elatore, le persone affette da albuminuria ciclica non dovrebbet·o essere e scluse dall 'as~i­ c urazione. Glicosur'ia (Re!. ~iredey).- Per questa malallia le conclusioni sarebbero più severe. Secondo il r elatore, i diabetici magri debbono essere sempre respinti e cosi put·e quelli g ra vi, quando però abbiano una e ta tn ferior·e ai 35 anni, be n conoscendosi la gravità affatto s peciale del diabete nei so~getti gioYani. TrascOI'Sa questa età , un diabetico g rasso con sta to g enerale b uono ed aspetto florid o, con or gani del tutto sani, cogli apici polmonali assolutamente nelle condizioni normali,


fHVIST.-\ DJ )LF:DI<'I>OA LEG .\ I, F.

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che non ' 'i\'f1 in contt~Llo con t ubercolo tici pnlt·à e:;se•·e 8111· messo all'ns::;icurazione, pugando un pt·ernio an nuale ma~­ g iore. In quanto ai diabetici nervosi, a quelli, cioè, addivenu ti tali in seguito ad emozi0n i. a strapazzi , a traumatismi, l'età ~ l 'aspetto generale rappr esentano elementi informativi inlìJ i ; i l relatot·e perciò coa>;iglia di agJ::iorna•·e l'a mmissione dei candidali a sei m esi o ~d un anno e Ji non ammetterli, se non quando il secon .lo esamP- r iesca lm·o fa vorevol('.

Cardiopatie (Rei. Poi:Js). - La qui;;lione é complessa ed il r elatore conclude pel' l'accettazione de i ear diopalic1 solto determina te r.ondizioni. Così una sopr·a v vi venza m ol to lun ga è compatibi le con unA CArdi opa tia di anti ca data, il cui compeuso g1à da val'i anni è perfetto. s~ la lesione cardia ca è r ecent-e, il cu so é di ver so. non sapeudosi cosa ri ser·ba l'avvenire ; per ciò non biso~nerebbe ammettere ch e gl'individui a mmalati tla cinque ann i almeno, e la cui affezioni' cardiaca durante qu e~to t empo è rima sta latente. In genet·al e può sperarsi che il compP.nso duri piu lungamente quando trattasi ò'insurlìcir.uza, auzichè di stenosi; il p1·onostico f> più favore· Ynle per le l o>s•oni anrli ciHl che per qnelle degli orifìci mitralico e polrn ons iP, più per le le~ioni parziAli ciel peri<:Ardio che pet• l'{uell P df' ll'endù('ardio e dl'l peri ca r dio in totalità. A l di la dei 5!) anni è p1•eferiiJile di r iCU!!Ore l'tHnmissione. Il rel alore, Ìl1s1eme e Moril z, si è pure occupato dell'arteriosclerost, rit enendo che 11011 pos!'<ono amm ellel'si che ~l'l' in­ dividui in i mminenza d'at'leriosclerosi o tult0 al più al periodo iniziale della malalt1a; auzi, il secondo r elatore cr·ede debbasi pr opnrre un'us,-icut·aztone mista, limit ata fì no aù una cer ta età N on dovr ebbesi accettare un Bl'lerioscl er osico bene av,·erato, snpr atutto se sono comparsi i ùisturbi cartliaci .

Rijlessi ( Rei. Crocf)) . - Dopo aver passato in rivista i punti essenz•ali della fisiologia dei riflessi e del signi fìcato clinico delle loro modifìcazio ni, il rehtlor·e rich iama l 'attenzione dei colleg hi l'ul r1flesso patellare. L 'alJoli zione di questo deve determinare il r ifi uto del caudidato, mentre l a diminuzione deve spin gere ad un esame più approfondito delle altre funzioni dal nevrasse : in quanto alla esagerazione tlel rifl esso stesso, de,·e far rigelLare l'ammissione se dipende da una l esione organic'l, mentre poi il pronoslico deve essere stabili to per o~n i singolo caso, se dipende da una nevrosi funzionale. L 'esame delle pupille è pu!·e della pitl alla importanLa ;


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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE

l'Abolizione o l' indebolim ~n to pron unziato dei riflessi pupillari, il segno dr Argyll· Robert.son, l'int>guaglianza pupilla re esi~ono il rigetto uel canuidato. Dicasi lo s tesso pel segno di Bllbinski e per il clono del piede, sempre sintomatici d'una allt>razione materiale del sistema nervoso centrale, secondo il rAi ato re. Otopatie (Re i. Burg er·). - Secondo il relalorP, le oliti medie purulenli croniche motivano il rifiuto deU' assicurazione, quando sono complicate ad una infiammazione dell'attico o del· l'an tr·o ma ~toid eo qua ndo, s ono di na tura tuber·colare o colesteatomatosa, quando sonoas<>ociate a lesioni o:::see, a paral is i facciAle, a vet·trgini, a cefala lg ia . All'infuori di questi ca fii, p ossono determinare l'a•:celtozione ma con aumento di p remio. P er le otili esterne o medie acute, bisognerà attenderne la guar ig ione· Infine la sor·dità bilaterale, le vPrtigini auricolari gravi ed anche la perforazione perma nente del timpano, cons ecutiva a s uppuraziooe, costituiscono agg ravamento de l risch io d'as!licurazinne . Circa gli altri temi discussi n el Congresso meritano di esser·e ricordati quelli che riguardano la si.fllide e l'apJiendicite. Per· la prima (~el. Salomon;::rn) si potrebbe accettare l'individuo, quando la infezione r·imonta~se a 10 anni, sen za re cidive, e ~opratutto quandn il canJidato nvesse fi g liuoli sani. Circa l'appendicite (Rei. \\'t::ill-Man tou), l'ammissio ne dovrebbe essere a ggiornata quando esistesse sensibilrlà anormale nella re ~ ion e appendicolare e quando o::rni crisi anter iore non avesse dato l u o~o ad intervento chirurgico ; l'accettazione dei candidali operati sa rel.Jbe poi solo possrbile. dopo un lasso di tempo più o meno lungo. secondo le moda· lità dell'alto operati vo pra ticato. cq.

M. C AR RARA. -

La ortaaoopla del ungue per la dlagnoal medloo-legale della mone per •ommerlllone. - (Archivio per le Scierue Mediche, vol. XXV, n. 1).

Negl' inrlividui in prucinto di an nE'gare i movimenti d' inspirazione hanno pl:lt' effetto di far penetrare l'acqua nei polmoni , e da questi nelle vene polmonari e poi nel cuor·e sinistro. Il sangue contenuto in ques t'ultimo si presenta percio alteralo nella sua co mposizione; difatti, para gonato a quello del venlicolo destro, dimostra minore densita, minor numer o di g lobuli, minor tasso di emoglobina. Questo fatto può ,·p-

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RIVISTA D I )I F:OI CJ NA. Ll':C:AI.E

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nil'e ulilizzlllO nella di8gnosi medico-legale clelln mortA per somwersione; mn le di ver'SP ('au~e di er·rot•e, che facilm ente insorgono in queste ri cPr·che, non pertn .. u.ouo di accot·da re a~solula fiducia oi risul ta ti ollenuli. Or bene, l'A. propone, p EH' la rlia~nosi in discor;;o, un metoJo ana lo:,!o; , cioè, lo st udio rompal'ati,·o del punto di cong<> lazione del ~angue r·a ccnllo nel cuot·e de,;tr o e di f!Uello r Accolto nel cuor e si ni ~ tro. E g li basa il suo mPlodo su riceJ•ch" !<peri men la li, c he p~we abb1ano m ollo valnl'e dimostt•alivo. Così in un cune morto per sommersione i l punto crioscopico di - o• 42 pel s1wgue del cuo r e oles-tr n, ra ggiunse - 0° 29 per quello fi,..l eunr e sinistr o. In un cane, mot·to annegato, non nell'acqua doke ma in qu•>lla di mare, il pun to d! congelazione ciel sier o del sa ng ue provenienlo> dal cuor e sinistro fu naturalmente più basso, avl'ndo l'acf!ua del mAre una den· silà supcr·ior e; infalli pet· quel lo del c uot·e Ilc>stro fu di- 1°01, mentt·e SPgno -t• 23 pPr quello del c.uor'e ;<inislro. Risultato analogo si ottenne pel sAngue di un soldato, an negatosi accidenl.almenle nel maf'f.' , meni re fèlceva un ba ~n o; il punto Cl'ÌOSCOf)Ì!'O de l SHllg'lle d t> l I'UOPe dt~SlO l'u- 1° 04, . ryuello del san ~ ue del cuor e l"ini!;: tro - 1• 18: L'A. poi La avuto cura di assrcurarsi clw nou esiste dif'l'!!r enza alcuna nel punto cr·ioscopico dBI san~u e pt·oveni Pnle d alle due m età òel c uor e, (jUilndo tral tasi d'individuo non annegato, ma di u n cada ver e. c he viene immerso nell'acqua ; ciò spiegasi pel fa llo che in I]Ue;<l'ult;mo non può succedere la pen etrazione de ll'ncqua ll1' ll'albero bt'onco-pol monHre. Il metodo esposto per de. mollo del suo vulor e, quando l'esame vi ene fallo f]ualche giorno dopo la morte per sommersione, giacché i pun ti crioscopici del san gue del cuor e di'siro e di q uello del cuore srnistr o non tardano a ridiventa r·e sensibilm ente uguali. cq.

Adone del o&lore sulle maoohie di sangue 1otto 11 punto di vista della produzione della reazione blologioa. - (Holl. dell'A r.cademia medica di Genoca, luglio 1901).

FERRAI. -

L' A. ha voluto r icer care se cer ti fattori sono suscettibili di mo•Jifìcare i t·i;:ullali della r eazione biologica pet· differenziare in medicinA lega le l e m acchie di sangue umano da


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J.UVlS'rA. Dl MEDIOIKA. f,EG ALE

quel le falle col sangue di altri mammiferi - metoJo precouizzalo cla Uhleuhut, \Vassf:'t'msnn e Schi.itze e di cui questo gi ornal e si è già occupato (1). In questa nota egli s tudiando appunto l'influenza del calore, ha tro vato che la t·ea:r.ione biologica senza ma ncare del lutto, cessa per lo meno di essere sufficientemente dimostrativa, quando le macchie di sangue sono esposte per l ora alla tem pet·alut•a di 130•, per 20 min. id. d1 uo•, per IO min. id. di 150", per 5 a 10 min. id. rli 160o. La tecnica da lui se::ruita fu quella di metter e in una stufa ad una data tempet'alut·a e pet· un tempo variabile dei pezzi di stofft~ macchiata di sang ue umano e posci9 di praticat·e la siPt'O· reazione col siero di san ~ue del coniglto tniellato in precedenza con sang ue umano . È nolo che sono necessarie temperature più elevate di quelle esposte per impedire la formazione dei cri , talli di emina. Può dunque dar•si che uoa macchia, la cui natura sanguig na sin di mostt·ata dalla fo r mazione di questi cri stalli, non dia poi il precipitato ca ratteri,ti co quando venga trattato col siero d un animale immunizzal<) col sang ue della specie, dalla quale essa macchia proviene. Questa causa d'erro re è po;;s1bile, in quanto c he il ri scaldamento ha appunto pet' effetto di mo· dificore i r·.aratteri fi sico-chimici delle macchie di sangue (colorazione m eno Ol"cura. solubilila diminuita, forma speciale dei ct·istalla di emi na). I n questo ca!\o il perito non potrà evidentemente f11re che una diag nosi di prob11bilil8 circa la origine del ~ angue sonoposto allo esame. L ' A. inoltre ha ris contrato che il sier o-•·ealtivo, forni lo da un coniglio immunizzalo secondo i precelli stabiliti, perde quasi completamente le sue proprietà dopo UTta quindicina di gi orni. È necessat·io dunque che volendo praticar·e il mel odo esposto si adoperi siero o ttenuto da poco.

(l ) V. Gi~nwle medico del Regio esercito, 1901, pag. laS.


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RIVISTA D'IGIENE J. \V. LAZEAR.- Strutturadetparasslttmal&rtol. - (TIIe Johns IIOfilt ins Hospilal, 1!J01). È uno slud10 cl11~ se non agf!i unge di n uovo alle. cose già però il m er iLo di esser e molto cl 1iaro ed ord inato, e di r iassumel'e co n precisioue lo stato attuale delle nostr e conoscenze su ll'orgomenlo. Credia mo utile segnare i punti prin•:ipali di questo studio. Falla una breve rivista sui metodi di colorazione dei para ssiti malarici col bleu di melilcne semplice, col m etodo di Homanowsk y, con •1uello tli Gauliei', con quello di Ziemann, con quello d1 Nochl, egl i dichiara che, secondo l e sue esper ienze, il m etodo tla preferirsi è l'ultimo. Il m etodo in parola è il se~-t ue nte: Il bleu J i mctil ene policromo è accuratamente neutra lizzato aggiungendo acido aceLioo diluito tìnchè l a sol uzione sia acida, il che si rico nosc e i mmergen do una cat·tina realliva la quale si colora in bleu , ma al mar~in e super iu1·e fa appar ire tina l inea ro ssa, poi riportando di nuovo l a soluzione al punto neult•o colt'a::r· gi unta d1 altt·o bleu di metilene policr omo lìnchè la linea t·ossa superi or e della carta t•eatli va più non ttppal·e. La soluzione di bleu di melilene si può tenere pt•eparata, e si otLiene riscaldando per parecchie ore a bttgno-maria una soluzione Jt: cono~c iutE>, Ila

bleu . . soda caustica acqua distillala

1 pat'le 1 parte 100 pal'li.

Dopo r affreddamento si filtra. A questo bleu dì melilene policromo si aggiuflge un'egu ale w•antilà d'acqua distillata e poi bleu di melilene or·dioario in soluzione satura finch é il coloe r osso sia completameo lù scom pat'SO apparendo la soluzione sem plicemente bleu. La soluzione di eosina si prepara a ggi ungendo 3 o 4 gocce eli una soluzione acquosa l p. 100 di eosina ad i o 2 centimetri


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RIVISTA D'IGIENE

e ubici d'acqua; corrisponde praticamente acl una soluzione

di 0,2 p. 100

1 •

A 3 o 4 centimetri cubi della soluzione di eosina si aggiunge la soluzione di bleu finché scompare il color ros~o. A questo punto s i forma un precipitato ed appare ella supedicie una specie di nubecola. Le proporzioni possono Yariare molto; una volla però fis salo il rapporto, esso vale per sempr•e. La fissazione si l'a con alcool ecl etere. L'aut0r·e preferisce una soluzione di fot·maliua in a lc0ol. La colorazione deve durare da 3 a 2l ore. 1!: da osservars i che le pia~ trine del sangue mostrano con f!ue s to me todo di colorazione, nn reticolo fine che pre nde il colore della cromatina. Questo fallo convalida l' ipotesi che esse siena di origine nucleare. Il parassi la malarico r·isultn di un pr·otoplasma che si colora in bleu, e di un nucleo composto di una zona periferica ocromalica, e di una porzione centrale di cromatina che !'i colora in carmina violetto intenso.

ParasRiU della lerza na. - Il paras~ita appar e prima sotto forma di un piccolo anello colora to in !Jieu, con nucleo si tuato eccenllricamente come il cas tone di un aneUo. Il rìucleo consta di una massa ce ntr·ale di cromatina circondata da una !>Oltile z ona acromatica. Durante 1-e pr•ime :H ore il parassita cresce, ma non pii1 dellA terza par·te dt>l g lobulo ros so. L'accr·escimento è a spese del protopla~ma; la cromatina non aumenta di volume. Nella s econda. mel~ ciel s uo ciclo. il parassila si fa piu e piu irregolare, aumt'irllando i movimenti ameboidi; il suo vo· lume aumenta ancora, e f11lo fin e il globulo r osso in g l'andito ,., del tutto o qua!'i riempito clal pa rassita. In questo periodo, la cromatina si distend ·~ in un ammasso di piccole g ranulazioni, che sembrano s comparire prima nella segmentazione, ass ieme alla porzione acromatica. La cromatina presto ri appa t•e sparsa per il protoplasma in fini granuli. i quali poi si r accolgono prima in 4 5, poi iu 16·20 piccole mHsse attorno alle quali s i addensa il proloplas ma. Finalmente si ha la segmentazione del parassita. Il pi:zmenlo mentr·e in principio é spinto verso la periferia, poi si addensa nel centro. Questo fenomeno non precede, ma accompa ~na la segmentazione .


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l gameti maturi sono corpi lntracellnlar·i di ~~'andi dimensioni che occu pano quasi lutto il globulo r osso. Hanno un largo nucleo composto di un ammasso di fini granul i di cr·omatioa io una zona acromati ca estesa. L 'autore non si dichiara dell'opinione di Bip-narn i e Baslianelli, i quali vogli ono che le forme !'luddescrilt(>, a fini p-r·fmuli, com e precedenti la segmen tazione, sieno invece un primo stadio dello sviluppo dei gameti. Può esser e, come dicono Bi ~na mi e Bastianelli, che il primo stad!o dello sviluppo dei gam eti de ll -t~ terzana abbiti luogo nel midollo osseo come JWr i gameli semilunari delle febbri es li va-autunnali. Paras.~iti della quartana. La grand ezza e la couf,>rmazione di questo parassita nei pr·imi stadi sono come quelle della terzana. La massa di cromatina non è così den s& e tonda. ma il·regolare. L'ingrandimenlo del parassrta é più lento, ma la cromatinu rnol'lra tendeoza a sci ndersi piit rapidamente in granu li . Il protopl asma è m eno irregolare nei contnrni per esser e i movimenti ameboidi più limitati. La fo1·ma è per· lo più ovoide. Il pigmeuto è più gr osso ·che nella tc rz~ma e tende a collocar'sr alla per-if'e1·ra. Il corpuscolo r·o s,;o diminuisce di volume e si colora più iotensamenle coll'eosina. Anche qui i g ranuli di cr·omatlna gr'adua1menle scompaiono, poi I'iappariscono unendosi infine in 8 o IO masse cil·ctmdate ognuna da una por·zione di proloplasma. Il pigmento si riumsce in una mas::;a centrale come nella terzana.

Parassiti delle.fe.bbr i estico-autunnali.- L 'autor e dichiai'a di avere osservato par assrti sol o con ciclo terzanario, mai par assiti con ciclo di 24 ore. Nel pr·imo stadio, il pRr·assila è alquanto' più piccolo che quello del la terzana e della quartana, ed ha quasi sempre una for·ma circolare. La crornl'llina appare come una massa unica ro tonda, o presenta due o tr·e piccoli ammas;.i, o e disposta come un sottile filtllnento. N e[ sangue periferico il parassita é per· lo più liber·o di pigme·nl.o; qualche volla però si vecìono granuli molto fini. 11 processo rli divisione del la cr·omatma non è stato osl'<ervato, m a le forme in l'<egmentllzione si vedono in grAn num ei·o. Nelle prccole for·me di se~menlazione, che sono da 'IO a 20, il protoplasma non è così evidente come in quelle della terzana e della quartana. Nella sPgmeotazione il parassita


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RIV l S'rA D' !GIE:-<E

occupa non più d ella metA del gl(Jbulo ro s~o, etl il pigmento

è situato al centr o. In cir colo si vedono i due tipi di semilune. In uno, la cr omatina ha l ' Apparenza di un ammasso d1 fini gra nuli situati in uno spazio roton do ch iaro circondato dal pigmento. N elrallro, i Rn i gt•a nuli di cromatina sono disper si fra l e pat·ticelle di pigmento. La por zione centt·ale di tutte le semilune ~ i color a .più pallidAmen te col bleu che le estrem i là. Per l o ~tudio delle forme flagellale, si schiaccia un poco d1 SHngi.te fra due vetrini coprioggelli che si lasciano in camer a umida per 5 m1nuti a 1 ora: poi si sepa rano i due vell·i ni per· strisciamen l<l e si lasciano essiccare. Le semilune si cambiano, almeno in parte, in cor pi sfer ici di cui vi sono due tipi: il prim o, che è il gam ete maschio o m ierogametocito, è più piccolo di un globulo rosso, ha pigm ento diff•JSO dovunque, ha la cromatina prima addensata nel centro, poi disposta iu 4 o 5 piccole m'asse alla perifei·ia, ch e fo1·mano poi i flagelli ; Il secondo è due o tre volte pii! gran de del pr i mo, non è pel'l'etlamen te sferico, ha il pigmento disposto a ce t·chio, ha la cr omH tina disposta come una sola massa in uno spa zi o cbia r·o circondato da pigmento. Queste fot·me non emettono flagelli e rappresentano i macrogameti. La struttura di que!'<li elementi rassomiglia a quella dei macrogumeLi della Laverania Danilewsky. N elle r icerchè dell'autore i microgameLocili !3000 stati tr ov ati dopo con tatto dei vell·ini di S-15 minuti ; l e fo rm e f:J P.~ellale e1·uno più numer ose dopo 15-30 minuti; i roa ct•ogameti dopo 15-+0 1ninuli. . L'autore ha esaminato anche il san g ue di cot·nacchia infetta da Lave1·unia Danilew sky, ed ha trovato i macrogameti fecondali o pseudo-vermicoli con m olta facilità. Altre ricet·che sulla flagella:tione dei parassiti della te1·zana. hanno mo ~ trato che essa avviene come in q uelli della esti vote. autunnale. FER RIE R, maggiore med1co professot·e a Val-de-Grùce. -

La stiratura e la aterlUzzazlone deUa blanoherta. (ReoHe d'hvgiéne el de police san ilaire , tomo X I II, n. l, 20 luglio 1901). Le diverse manipolazioni r el ath·e alla biancheria banno un'efRcacia indiscutibile pe1·la disll·uzione dei germi; tali l'in~a ponatu ra , la liscivialura, l' t>s~i ccame uto . Resterebbe a ve-


RiVISTA D' IGI I'::-IE

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der'e se anche l'operazio ne della s tiraturu può in certa n•isura contr·ihuit·vi. L'efftcacia della s tir·atura. deve atlr1buirsi all'alla lrmp3t'alura la quale però agisce pet• poch i SC'COndi. Può es!"er·e que!> la breve durata s ufficiente allo scopo 1 Le ri re rche del l'A. sono !'ilA le ri v. dle, pPima di tutto alla co no~ce nzA delle tempel'alut·e che ve••gono r·aggiuntP in questa operazion i-', e con es"a si é pntul o d •mo!"trar·c che le meJesime val'iano fra i 1 iO e i 160 :.::radi ·ceutig t•ad!. Con questa lemp~ ralur·a poi, ora c .. n un apparecchio a fZ& S, ora con un fer·ro da s lir·are ot•dinar·io, s i sono trattate biancherie di tela e di flanella impN·gnare di coltur·e fJ·esche. Le esper·iem.e con apparecrlli da ~lil'llre a gas e con coltut•~:~ di s tafìlococco bianco, di bacillo pioci.aneo, Ji bacillo coli. di bacillo sottile hanno ditnos trato che il bacillo gollile res iste, mentre ~li altri muoiono. Le espet·ienze con un ferr·o da stirare furono praticate' perf(}rflndo il ferro stesso con un canale nel ~rual e era m esso il bulbo di un termometr·o per la con s tatazio ne della tempera tura; alcune sostat~ze polverizzate fondenti a di versa te mperatura (idrochinone, santoniua, zolfo, a cido pir ogallico) furono mess e a conlalto del ìerro e moslr·at•ono perfetlamenl e corrispondenza fr·a le temperature della fac c ia inferiore del fer ro e f(Uelle indicate dal termomett·o. Le s toffe vennet·o inquinate con colture di bacillo piocian eo, di bacillo tifìco, di stafilococco. T ra. i 1GO e 150 gradi tutte le s toffe con ogni genere di coltura vennero disinfellate. Al disotto di I ~(J· i t•isultati furono meno costanti. Ad ogni modo , anche essendo la temperatura im.iuffìciente aJ ottenere la steril iz;:azione as soluta, si lta però una diminuzione rwll'allività prolifìcatriee dei germi, un ritardo note vole nello ~viluppo delle colture. In quanto alla spiegazione.dell'effetto s tcri lizza n te con uPa temperatura abbastanza alla, é vero, ma applicata per cosl poco tempo (:> seco ndi al massimo), s i deve pensare che allorquando il fet•r o ba una temperatur·a propria di 1r1o• ed ··~ applicato alla superficie di un pannolino umido, l'acqua che si contiene nel pannolino è immediatamente trasformata in vapore, e la temperatura del meJesimo è in tutto il suo spes sore portata a 100 g radi e più. L'A. conclude col dire che la sliratur·a é capace Ji di s truggere i germi non sporigen i, che rappr·eseut.ano del res to la maggior· parle dei germi palogeni, e che, se non può natu-


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rahuente esset· considera ta come un mezzo assoluto di ste· rilizzazione delle bianche rie sporche, deve però ritenersi quale un ottrmo coadiuvante nelle disinfezioni, giacché m olto spesso le allre operazioni della lisciviatura e l'essiccamento assai di rado garantiscono contro la perfetta distr uzione dei germi. te.

Nuovo metodo eU determluazlone dell'umldltà delle paretl delle oa1e. - (Rioisla d' igiene e di sanità pubblica, 1• luglio 1901, anno XII, n. 13).

PA GLIANI . -

L'A. descrive un nuovo m etodo per· la determinazione della umidità delle p~ reti delle case, il quale, in confronto degli a ltri, avrebbe il vanta~gio di evitare la perdita o eventualmente l'acquis to di umidità per parte del materiale, nel tempo in c.:ui deve restar·e esposto all'ar·ia; rli permette re, senza pericolo per· la pr ecisione dei risultati, la conser vazione anc he a lungo del mater iale; di ridurre le delicate operazioni della esperienza s f!Uell a sola della pesata, ed infine di essere facile e sbt•i· gati vo. Il metodo è il seguente : si raccoglie colla tr-i velia alla pr ofondità voluta nel muro, una certa qua ntità di malta (da i 20 ai 30 g rammi) che s i pone in un filtr·o a ditale di c>~rta, di quelli che si usano per le estrazioni con etere nell'appAr'ecchio di ~oxhlet, tenuto in aci~tlo pesa filtro e con esso pesato in prec('lienza. Si fa poi la pesata del fi ltro, pesalìltro e materiale raccolto, per· couoscer·e, per differ enza , il peso preciso del materia le Si versa il dello mater iale in un mortaio aggiungendo una certa (juanlita di alcoo[ asso luto e !;i tritura alquanto , tenendo s empre il m ater iale immerso nell'a lcoo l, colla quale oper·azione l'alcool sotlt·t~ e l'acqua a l ma· teriale. Si riporta quindi quesl'ultimo nel fi ltro a ditale e :c'i lava ancore il mor·taio con a ltr·o alcool, che si versa pure sullo stesso filtro posto in un ada tto pe!:>afillro con rubin e~lo infer·ito rc . Si pone quindi il filtr o col materiale in Untl stu ra ad e:::siccamento fino ad eliminazione del piccolo residuo di a lcool cl.Je pu6 ess er·vi, e si ri pesa, nel suo pr·imo pesaflllr o. il filtro col mat(!riale cosi tr~lta.[o . La differ·enza in peso r..a la prima e la seconda pesata rsppresenlera la perdita d'a cqua subita riai mat~ l'i aiB per azione dell'alcool. Con una semplice propot·ziolle si av rà la pPrccntuale del · l'acqua f!nntenuta ne l matel'ia1e esaminato. te


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RIVISTA BIBLIOGRAFICA Dott. GIOVANNI POLVER I:'-'!, di r·etlore cavo del labor ator io sie· r oterapico m unicipale di B t>mba.v (India) . - o ..ervazlon1 oUnlche •ulla pe•te bubbonica. - Firenze, Luigi Nicolai editore, L 2,50. L 'autore, che dal 18!11) tr·ovRRi a Bl)rnbay f1ua le dir ettore •lei labor atnrio sier oter'aprco muu icipale, r ende con to dt>i nurner osi ca si di pe>~te da lui os!'.er'vali <> r iports m olte stori(• cli niche, mettendo iu rilievo i si ntomi più inte,·essanli e commcnta"doli opportunamente. Par·la iu segui to dell'origi ne della pes te, del modo di trasmis~ione altra ver ;:o la cute e per le vie respiratorie, facendo notare come debbano consider·ar·si assolutamente ecct•zional i le i11 feziooi altl'aver:;;o il tubo ga!'tr o enterico. Si sofl'P.rma a discorrere delle prin cipali form e di peste. pneurnonica, bubbouica e sellicoemica; dice che i topi, i quHii l"i ammalano quasi sempre della forma setticoemica ed emettono delle ft\ci e del le M ine nelle quali costantemente si possono ritrovare i baci lli della peste. Su questo feci e su ques:e orin e v~:~nn o a posarsi gli inl"Slli, elle per mezzo delle punlut·e l ra smcllono poi l' iufezione all'uomo. Dù poca impol'tam:a alle rondizioni ciitnAtic he e rn oll11 invece a lle coLtive ~on.Jizron i di nulr·izioue e di abitazione, come pr·edisponenli alla malattia per menornot11 r esi stenz11 or·ganic&. Si diffonde pni a Lt·attare del per·iodo Ji incubazione e delle varie rnrme clinich<>, pa rl ando dei pr ndromi della malattia. Oli un l'(uodr o gener·ale della malattia e delle sue rnani fes\nz ioni !'Uil a cute c su l si stema ltnft~Lico, ci r colatorio e nervoso, noncbè sui vari 01·~ani ed appar ecchi. S' iutraL~iene inoltre sul cor so e durata dell a malattia nl.!i ~": u ui ùrvt'J'SÌ aspet~i , accenuando alle cau:-e c.lella mut·tt:, ~:~ll t: r icadute e r ecidive, alla conv>l J,..scenza ed Allo ~ rave m ortalità ; ed in ultimo dedictl luuçh i capitoli alla pl'ogno>-i, alla pr ofilassi ed alla cur1:1 de lla m~tl atlia. È un libro conciso e chiaro, fallo con g rande comp•·lenza e atte11to st udio sui luoghi fun estali dol tel'ribile llogello. Un


l 2i$2 '

X OTlZIE

vero trallato c-ompleto, che dovrebbe esser e consultalo da quanti desicler·ano conoscere a fondo i l temuto m orbo, e che rn onor·e all' aulor·e e al nostro paese, essendo r are l!•a noi le pubblicazion i su tal e argomento. F.

In41ce del medlol ohtrargl olvlU e mlUtarl d'Italla. Mila r~ o, E. Finetli e comp., editori, 1901.

l·

È una pubblicazione che ha uno scopo m odesto e ben del Prmirrato, ma che l1u t'Orlo la sua uti lilù, e che mancava finllra in llalia. llli tolo dice abbastanza .senza bisogno di m olte spiegazioni. l snnitar·i ita liani vi souo tutti descritti, coll'indicazione del domicilio e delle loro funzioni per or dine alfabetico. Vi è un el enco ]J&rticol.ar e pet• i rn<'rlici luilit.&ri; un allro per gli ~pe­ <!ialisli. Speriamo che in una edizione successiva questa pub· bl ic>•zione ;;ia an1:o ra perfez·i onata, poiché per ora essa non ri;::pon le cl te a! quesito: Dato il nome di ltn medico italiano trooarne la residerua. I n un'a ltra parte si sar ebbe potuto dare il mezzo di risolvere anche l'altro quesito : Data una re.~ùle n::a trorare i medici che oi abitano; e rJ Ueslo si potr à l'are cla>"sifìcanrlo lull.i i nentun mila eentoquattro medici, per m·dine geografico.

Ma int.anlo nun piccola lode dobbiamo a.lla ditLa editrice, che con mezzi tutli !'<uoi propri ha sa puto melter·e insi eme un cosi ingen te lavoro.

Ci e gr ato di annunziare che con recen tE' decreto il noslr•o egregio collaboratore dott. Edmondo Trombetta, cttpt ~n o medico, è stato nominato liber·o docente di ollalmoiatria nella R. Universit.a. di Torino . I l concorso ebbe luogo p•H' titoli scien tifi ci. Il D1rettore Dott. F. LANDOLFI, maggior generale medico. I l R eda ttore

o.r RtOOLFO LtVI, ma~giore medico. Gt ovANNI

ScoL ARI, Gerente.

Il


Ili VISTA CHII'IUIIGIC:I. Hirtz. - Sulla cura delle Oel.i!i . . . . . . . . Pag. 1199 Wiemuth. - l l tra ttam ento delle ferite per arm n da fuoco . . . . 12041 Coppola. _: Le lesioni dP-1 ncr v•> radiale pos tnrM ;• Il~ rr:lltto rt• de ll'onoero e loro t ra!ta onen to chi ru rgico . . . . . . . . . . Griffo n - La llehito slni>lra come complicazione tlcll'aP['Pndicitll . Lund. - Utorragi:o rico rr~111t! tJa ukerniOIIA della c~r<J l iolc mtern:•. Rieppl. - CHolrl bulo alla ··ura chirurgica ucll'ttflpend icllc . . . . ltnnander - Si'nsliJolil a defln c.tl' i(a :1dd01010ale Pd aJlcSieSI:I l'l CA IO ~gen eral o nelle IJ(>erazloni clcll':u1<1omc. . . . . Tultier. - f.'cma tMiag Msi d!· ll'app~tllliritc . . . . . . . Rl VISTA DI OT0 - 1\lNO-LAiìl:'i[;{riATRIA.

Arslan. - Emorragi(l l ~ rin~ra. . . . . • . . . • . . l'fl9. 1HO Hammerachlag. - (.(, alfe7.iuoi • A rrl:;oru • !lcll'or"ano dcii'UJito !!Il HJVI;,i'l'A I>L OCUI. IS'L'ICA.

Eplnatlew . - Vulorc ternpout•c<J del rnas.sagg i() 'it,r~torio in ortalmohttria . · . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 1213 Doyne. - Calore rJ::;;mn tr nrllf' ma ly ttie ll~II IA ri . . . : . . . . 1 ~1~ Deyl. - Segno per olitTereu~i~re la n curil~ ottlc:• hr o,:h tic.• tJ,, •fuulla d ovuta a turnon , ccreiJrale. . . . . . . . . . . Jtt.\ fllVI STA IJI )1.\L:ITTIE \'E~EI\EE E OEI.tA PEI.Lf:.

lll inlne. - Cura del lu pu, çou Ull l'roco.;sv !li roto tera.pi~ :'f'IDltlill cuto. . • . . . • . . . . . . . . . . . • . . . l'ag. t!t ;; Brocq - Cum della s•llltùc con le inioz•oni oli cacod ilato rli ~n<la l ~ t:i Thlellé. -Cura nei gelon i e dèllc Stottatnre con la rr~nklhoiz?az iQn•• B ili 111\' lSl'.l DI TEIHPEUTIOA. Fagen l. - Alcn11 e fJsser•·a zioni s u:; li otl'Piti terape11tlci dd l'eroio)l Martin Il O' Brlen. - Antidoti per l 'ancl~u:m1ento rla ci:lnuro . 1\I V t ~T,\

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121!!

01 ~IP.OICI!\A LEfi.\LE.

l.'as••cora?.ione Stilla vita neo raJ•JIO rti <:on la moJJtci n.t . flag !~ 1 9 Carrara. - La orinscopia dd sa n~ue por la diagnosi mctllcQ-lègale della moite per somme r$lo ne . . . . . . . . . . . . . i ~1~ Ferrai. - Aziooe !lei calore -·m Ile macchie rli ·S3 ll;(Ut\ ;otto 1t punto dì ' l; t-a della prodnr.ionc della ren r.iouo l>iolo)pca. • . . . . 1:!!23 fiiVlS'L\ O' IG I EN~.

Lazear . - :;!r uttur:t oJei para:;, ili mnlarit:• . . . . . . . . . . Pao !til Ferr ier. - La stimtura e la ~teriliZ7.azion•· nella bi;ndu:r ia . . . IHS Paglianl. - .Suovo metodo di detcrrninazioar dell't~rrdrllta del:e pareti delle case . . . . . . . . . . . . . 1130 HIVI.STA fllllU OG!t\VIC.I.

Polvtr inl . - · ùs>erY:ozioni cli niche sulla peste bui ùouir•1.

lndk:e dei _medici chirurgi civili e milit~rr ri'!tJtlla l'(ÙTIZIE.

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Firen~e; 1901. L. Nìoolai

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REGIO ESERCITO \

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ROMA TIPOGRAPIA. BNRIOO VOGHBBA.

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13.GlN:02


SOMMARIO DELLE MAT EfHR CON T F. NUTE NEL P RES F.NTE FA SCICOLO

MIEJUORIE URIQIIW"LI.

Mele. - EJlilcssia psìe!iica . . . . . . • . . . . . . . . . l 'a(l. 1!33 Santuccl. - Contributo allo s tud io doli dermo1idi oculari . . . . . U 53 Santoro. -"Ricerche sperimenta li cd islologiche sulla rigeuernzìone fli{ della ,·escica urinarla . • . . . . . . . . . . . . . .

RIVISTA MEDICA.

Schmidt. - Pronostico dell 'a ppendice. - Serie ;Ji 200 casi . Pag . US5 ftabot c Bonnamour. - Dell'impiego dd siero arttfl ciale IJUa le meuo prooosUco /Iella diflcri te . . . . . . . . . . usr. Bluysen. - Dello streptococcio general izza te nell'uomo l~i Oe Framerle. - Il massaggio diretto tlel ro~ralo . 1!88 Combemale. - Cura del colpo di c.-1Jore . . . . . . 1'290 Rl VISTA DI NEVIIOPATOLOGIA.

Starr. - L'origine tossica della n evra~enia e della mcla nconia . B*ll ut. - Il trattamento dietetico dell'etlilessia . . . . . . . Nlsa ln. - Tumori tiei tubercoll quadrigemini, loro di~tgnos i diiTcren~iale con i tumori del cervelletto . . . . . . . . . . . Hlrschl. - Forma gio,·anilo della paralisi progressiva . . . . . . Aubry. - Un nuovo ;;egno fisico rlella Intossicazione a lcoolica • sin· tomo di Qulnquaud •. • . . . . . . . . . . . . . . • .

U9!

1! 115

''9; "

U99

1300

Ili VISTA ClitnUIIGICA.

1loldmann. - Sulla cura dell'ipertrofla prost.alic., . . . . . . . . l'cr!J. 1301 Roller. - Patologi;• e CUI'l\ del cui di sacco del Uouglas consecutil·o ! 303 alla perilìflite. . . . . . • . . . . . . . . . • . . . Terrler. - Dell'appen dicite. . . . . . . . . . . . . . . . 130~ Bandi. - Sulla controlndicazioo e alla ~hl rurgia Llel sist.ema l inf~tico :1e lla peste bubbonica . . . • • . . . . . . . . . . t30j Yerneull. - Dell 'anestesia generale median te il cloruro d'etilll . 1306 Nlcollch. - Contributo alla cura d e.lla tubercolosi del testicolo . t 30i III VISTA DI OTO-R I:'iO·LAili~GOI.HlUA. Jt.nsen e Brleger. - Stato attuale delle nostre conoscenze sulla piemia otogena . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag . t 30S Kau. - Sulla sclerosi dell'orecchio medio . . . . . . . . . . 1310 (Per la conlirllla.zione dell'indice vedari la pagina 3• della coptrli ••a).


MEMORIE

ORIGINALI.

IHI ru r11 l'SICiliA l'ltlrG OI:LL.\ R~GIA Um i:RSIT\ 01XAPIII.I Dmt<T TO o .u. Pnov. LEONARDO BIANCHI

EPILES8IA PSICI-IICA ( 8 UF. VARIE F ORMF: C f,fXIC' HI': P. CO N::;ID E HAZIO:\I )JI': DlCO-LE OAL l ALI.!<: QL~LI E~SA l'Ut'l DAR T.G OGO S I'I~C' fAL:\IENTE RISPETTO Al )lfLJ' rAI'U) . Studio d1~l rio LI. &.M eanio /Ile i c, rapii ano lll"dico, assi~ lente o norario ( C•lllli•ILI It ; ioo P. 1'. {•tSC . Il. ti ) ,

Nell'epilessia comune i disturb i mentali fanno parte integrante dell"accesso, che spesso anche precedono, e ohe quasi sempre accompagnano e seguono; ed è per ciò che il Touuini chiama la. for ma. cla.ssica psic.:o·motoria. Qualche volta gli accessi somatici sono preceduti da uno stato di ottusità e di confusione intellettuale, da. cangiamento di umore, da un senso d i angoscia, analogamente a quanto abbiamo visto succedere al nostro Ve. in precedenza d ei suoi attacchi psichici, e spesso . g li ammalati conoscono il significato di questi d isturbi, e sono da essi pre\-enuti del prossimo accesso, come il V e. previde il suo ultimo atta:Jco, onde riparò nel manicomio, prima ancora che esso si fosse cominciat.o a svolgere. L 'aura. epilettica. può · essere costituita da un disturbo men tale, da un'idea delirante o spesso terrifica, che invade tutto ad un tratto, o gradatamente, il campo della coscienza, e che qualche volta nasce isolatamente, qualche altra è associata ad allucinazioni di uno o più sensi. Oosì iu taluni epilettici 715


1234

EPILE SSIA PSIOHIOA

l'accesso convulsivo è preceduto sempre dallo insorgere della. stessa idea malinconica o maniaca, e qualche volta l'idea. delirante è destata dall'allucinazione terrifì.ca visiva di persone o oggetti spaventevoli, ordinariamente di color rosso; da parole minacciose, da odore o gusto di sangue ecc. Il disturbo mentale che accvmpagna quasi sempre l'accesso, in qualunque campo dell'attività. nervosa esso si svolga, è l'incoscienza. più o meno completa di quanto accade nel tempo della sua durata. E poichè i fatti accessuali il più delle volte non riescono a. varcare la soglia della coscienza, questa non può prenderne nota, nè può in tali ca$i immagazzinarne le immagini nelle aree della memoria, onde la. dimenticanza dell'accesso stesso, l'amnesia pi\J. o meno completa, che costituisce uno dei fattori psicbici più importanti del!" epilessia (l). Finalmente lo stordiment.o, l'obnubilazione delle facoltà. intellettive, e lo stupore più o meno l?rofondo ohe seguono il parossismo sono forme di disturbo psiohico pure frequenti nel morbo comiziale, sia che questo si svolga specialmente nel campo motorio, come è l'accesso comune, sia che invada a preferenza il campo sensitivo ~ sensoriale; quantunque in questi ultimi casi l'elemento intellettivo sia meno turbato che nei classici attacchi motorii. Nell'epilessia psichica tutti i sintomi, o quasi tutti, sono ridotti ai disturbi mentali; l'accesso si svolge principalmente nel campo delle funzioni cerebrali in-

-·

·:

:i

(l) Secondo Féré l'amn esia post-parossistica doli' epilettico sarebbe analoga a

quella retroalliva, consecutiva ad un trauma Osico o morale, cioé ch e essa non sarebbe e !l'otto dell'mcoscien1.a dcii 'accesso. Un individuo in stato normale

.1

esce 11i casa, chiude la porta, attraversa la strada, poi per una causa qualunque carte batL<>nllo la testa s ul marciapiede, E', tornato in s~. ha dimenticato di essere uscito di casa, eli aver chiusa la porta ecc. Queste cos6 che egli ha dimenticate dopo la caduta erano state ratte in stato d'incoscienza? Certa-

1

mente no.


E PI L ESS IA PS IC:Erl'CA

1235

te llettive; la convulsione invece di invadere il campo motorio, si svolge principalmente nei centri psichici (lobi frontali e lobi temporali} (1 ), e l'irritazione riflessa o diretta per avvelenamento del sang ue nell' individuo pred isposto dalla. degenerazione (secondo una delle t eor ie dominanti circa. la pa.togenesi dell'epilessia) si porta a preferenza., o in modo esclusivo, nelle a.r ee corticali dove si compiono le funzi oni più ~levate e più nobili del centro nervoso, le ftmzioni psiohiche (2). E così appunto è .a.vvenuto negli infermi di cui abbiamo riportata la storia, i quali hanno compiuti atti molteplici e complessi per effetto della scarica epilettica sui loro centri inte llettivi, atti ai quali la coscienza è rimasta quasi sempre estranea, e di cui la memoria ha serbate poche traccia o nessuna. Raramente però l'epilessia psichica è l' unica manifestazione della nevrosi, anzi il più delle volte essa non è che la sostituzione eventuale d i un' altra forma. dell'epilessia, che è poi la forma abituale, e che può essere o l'accesso motorio comune, o una qualunqne manifestazione di epiless ia larvata, o perfino la forma parziale del morbo comiziale, l'epilessia jacksoniana. Vi è disacccordo tra. i neuropatologi circa il modo di insorgere dell'accesso psichico, sostenendo taluni che esso comincia come tale fino dal primo inizio, mentre altri sostengono che la scarica psich ica è sempre prece(tl Il carattere ep ilettico ri corda me>:lio le altllm?.ioni psichiche trova!{' da Oianchi nelle lesioni temporali anzlchè quelle trovatP. nelle lesioni rrontali. ( ! ) Seo:ondo MarinPsco c Seri eu~e gli accessi e piletti ci non s~ rebbero dovu ti né ad anemia. n ~ a con~e~lione r.erAbralc ; ma ~i produrrebhero nel segocote modo. Lo Stimolo (tossico o rlnesso) cade sui neurooi ri ~ettivi o elementi percettivi della corteccia e pro.luce l"aurn; esaurisce gli clemen ti di nssor,iar.ionc, neuronf as~oconti vi , e produce perdita el i t:oscien7.a ; Jl~~sa ai ncuroni di s ~ariGO , elementi d'e:;portazione che vanno a rormare le • le pi ra mi rla li (èortico-m itlollo-muicolare) 6 produce le convuls ioni prima toni che e JJOi ciO· nlche, le quali ultime rapproseotano Il princi(lio di esaurimento dell'eiiJmeoto nervoso.


123G

EPILESSIA P~ICHIO.A

duta da un altro sintomo svoltosi nel campo motorio, sensi ti vo o sensoriale, e che può essere così poco intenso, e così fuga.ce per durata, da passare inosservato tanto all'infermo, che a chi gli sta vicino. Questi sintomi precursori dell'attacco psichico possono essere costituiti dalla contrazione spasmodica o dal sussulto di qualche gruppo muscolare, come nella Osserva:.ione a·• ; da una breve vertigine; da un'allucinazione visiva, uditiva o altro, da una sensazione qualsiasi più o meno intensa e passeggiera. T ra i nostri casi. pare che nel Ca. gli accessi siano preceduti da vertigine, la quale spesso da sola, o qualche volta insieme alla sonnolenza rappresenta l'accesso intero; mentre nel Ve. i disturbi mentali appaiono fin dal principio sotto forma. di piccole scaricb~ che si ripetono ad intervalli sempre più brevi, donde la confusione mentale che apparisce e scompare alternativamente, prima che il g rande ac· cesso psichico esploda nella sua forma di fuga. incosciente o altrimenti. Come nella forma ordinaria dell'epilessia, anche in quella. psichica si può avere il g1·ande ed il piccolo male (l) al quale Falret ed altri hanno aggiunto l'epiteto di intellettuale, perchè si svolge tutto nel campo dell'in· telligenza. N on si deve credere però che essendo l'api· lessia psichica la sostituzione dell'ordinaria forma, il g rande ed il piccolo male intellettuale rappresentino rispetti vamt~nte il grande ed il piccolo male ordinario, potendo la forma. più mite di quello sostituirsi alla più grave dell'accesso comune, e viceversa la. semplice vertigine pot endo essere sostituita dalla più ter ribile espansione del fu rore epilettico.

---- -------(t) Que>ta rli.i linzione ha riù convenienza

<lidaltica che valore scien tinco, perocchè le due rorme si fondono nello stesso individuo, e s;1esso nello s tesso acces.;o, e le c.1usc l'h e le ccc1tano talora sono identich~. altra volla var1ano solumcnte per inlensita.


EPILE~SIA

P:-<IC'll !CA

L'assenz-a psichica rappresenta il pii1 se1nplice equivalente dell'epilessia comune, e consiste iu un arresto momentaneo della coscienza, onde l'infermo, mentre parla o lavora, interrompe tutto ad u n tratto la fra;;e o l'opera intrapr esa, per ri prendere l'una o l'altra qualche istante d opo, uou dando a d i vedere il breve accesso da cui fu colto nè coll'accenno a. cadere, nè con alt ri fatti motori i o sensi ti vi, ma solamente con nn 'apparenza di stord imento, con uno sguardo Yago e con un certo pallo re del vo lto, che scompariscono dopo pochi minut i seconJ i co l r itornare dello stato normale. I o ho conosciuta una donua, nella quale rassenz11. psi chica era freq ueu te, mentre era molto raro l'accesso mot0rio, che n el brevissimo istante di durata della scarica epilettica pote~a continuare il d iscorso, sostitueudo,· alle parole cb.e avrebbe dovuto dire secondo l'andamento logico di esso, la domanda 4< Come avete detto?» pronunziata con parola strascicante, mentre lo sguardo si faceva incerto e l'aspetto stupido. Durant.e questa breve so~ pe nsione delle facoltà psichiche si possono compiere atti str an i, e spesso scouci, che sono in p erfetta contradizione col modo solito di compor tarsi c!ell'ind i·;iduo. A questo proposito sono noti nella scienza i due casi. riportati da L egraud c! u Saulle (1). Un giudice, mentre siede con tutta gravità al suo posto i.n tribunale, ed atten de come al solito al suo ministero, tutto ad un tratto si alza, va in un canto della sala, vuota la s ua vescica in presenza del pubblico, e se ne ritorna al suo posto, come se avesse compiuto la cosa. più naturale del mondo. Richiamato dai colleghi, si sorprende dei loro rimproveri, e non si ricorda assolu tamente del fatto.


1238

EPILESSIA PSICHICA

Un signore in ferrovia si sbottona tranq_uilla.mente e urina sulla veste d'una signora che gli sta seduta di contro: gli viene in tentato un processo, ma. è assolto, perchè è stato riconosciuto che l'atto sconcio fu compiuto durante un'assenza epilettica. È noto come taluni individui siano di tanto in tanto spinti a mettere iu mostra i loro organi genitali, e questo fatto, al quale è stato dato il nome di esibizionismo, spesso è stato cau~a di processi e di condanne in persona. di gente onesta e corretta sotto qualunque punto di vista, per la quale il fatto e la consecutiva condanna sono state causa d'infelicità per tutta. la vita. Tale è il caso di quell'onest'uomo genovese, di cui il Morselli racconta. che più volte fu condannato per essere stato sorpreso nell'atto di mostrare i suoi genitali, e di masturbarsi nei luoghi più frequentati della città; e l'altro riportato dal Lombroso di un giovane fidanzato, che nel giorno delle nozze si avviCÌ\la alla sposa, e davanti a tutti gli invitati comincia a masturbarsi. Entrambi furono riconosciuti epilettici. Una forma di epilessia psichica più grave della pre· cedente si ha quando la scarica epilettica nei centri più elevati del cervello determina la. formazione di idee anormali che invadono il campo deila coscienza e vi si fissano per un certo tempo, in modo che tutta la personalità psichica dell' infermo viene ad essere spo· stata. e disorientata verso l'idea delirante che l'ha invasa. Questo stato si può accompagnare ad allucinazioni visi ve o uditi ve, quando non è esso stesso effetto di tali allucinazioni sorte primitivamente, e l'infermo è travolto in un delirio, nel quale primeggiano le idee che dominano la. coscienza, e durante il quale si compiono atti che sono consentanei al nuòvo orientamento mentale. In tal modo si hanno delirii erotici, con go· dimenti sessuali, come se veramente si compisse il coito


EPILESSIA PSICHIOA

123!)

colla persona amata; e tale è il caso riportato dall'O ttolenghi, di una donna che spesso cadeva in questo stato delirante: si hanno visioni di vi ne, o si ascoltano voci celestiali nei deliri relig iosi (l ): si compiono delitti immaginari, dei quali l ' in f~ rmo si crede veramente autore, sino al punto da denunziarsi da sè stesso al magistrato, in un altro accesso di delirio analogo, come è avvenuto in un caso riportato dalla Gazzella Me· dica di Torino del 1890, di un tale che si accusò di omicidio e di fratricidio con tale insistenza,. e riportando circostanze cosi verosimiglianti, da indurre il magistrato ad istruire un processo. Fra i nostri oasi il Ma., nei primi giorni della sua seconda venuta. al manicomio, si accusa della uccisione di una sua zia gobba, con tale apparenza di verità, che gli infermieri stessi, che pure hanno conosciuti tanti di questi infe· lici, in principio Yi prestar ono fede. Questa forma delirante dell'epilessia psichica si può protrar re molto a lungo, può durare parecchi giorni, dei mesi, e perfino degli anni, nel qual caso la personalità. intellettuale e morale dell' infermo vi si adatta e vi si conforma in modo da costituire un altro individuo affatto diverso dal primo, una specie di secondo stato, come si può avere nella fase sonnambolioa degli ister ici, spontaneo o indotto dall'ipnosi, e che nell'epilessia assume il nome di stato cn·epuscolm·e. È in questo secondo stato che l'infermo, cambiando lanatura dei propri istinti, dei propri sentimenti e dei propri affetti, può mostrare pervertimenti che prima non aveva, sentimenti bassi, ignobili o immorali nuovi, o che forse fino ad allora erano rimasti nascosti nelle più profonde la.tebre della sua personalità. morale, affett i egoistici ohe sono in contraddizione con tutto il 1

(l ) Le allucinationi di Maometto.


1240

suo passato. La storia dalla. scienza abbonda in esempi di simil genere, e a me piace di riferirne uno fra. gli altri raccontati dall' Ottolenghi, perohè svoltosi nel - · l'ambiente della. l' ita militare, e che, per la natura di questo studio, deve più direttamente in~eressare il lettore . · Un soldato, proveniente da famiglia agiata, rimasto per molto tempo bravo ed onesto nel reggimento, d'un tratto comincia a. commettere furti d'oggetti di poco o nessun valore, dei quali oggetti ta.luni spedisce al fratello, che non ne ba aifatto bisogno. Scoperto, Yien messo alla prigione, dova poco dopo è preso da un accesso di epilessia classica, in seguito al quale egli ritorna allo stato normale, non ricordando più nulla. di quanto ha fatto in quel periodo di tempo durato parecchi giorni. Uno dei fatti più notevoli che si. possono compiere nello stato crepuscolare, come espressione d i molteplici accessi psichici continuati, in modo da costituire un periodo più o meno lungo di subconvulsioni epilettiche è l'automatismo ambulatorio. L ' infer mo tutto ad un tratto, o dopo che la sua mente è già stata offuscata da un'idea deliraut~ che ha invaso il campo della coscienza, si parte di uasa, cammina senza avere una meta prefissa, per ore e per giornate intere, non sent.endo il bisogno del cibo nè del riposo, sino a che cade sfinito sulla sua. strada , r estando immerso in un sonno l~ targ i co, dal . quale s i desta spesse volte g uarito, meravigliandos i di trovarsi in quel luogo. dove non s~~o come è pervenuto. L e osservazioni riportate di sopra sono bellissimi esempi di automatismo ambulatorio. Il Ca., sonregliato· speciale, va in giro per l~ vie della città in ore in cui non gli è lecito uscire di casa; è arrestato dagli agenti della sicurezza pubbltca che lo conoscono, è tradotto al carcere, dove il di ~e-


l:!H

guente ritorna in sè, mera vig liandosi d i trovarcisi. Nè questa. sua amnesia può essere cred uta una simula zione, poiché il suo ~ tato evilettico vien riconosèiuto e studiato quell e due volte che eg li viene al manicomio (v. Osservazione .?). Il Ve. esue dalla casa del suo pad rone e va fino a Bajano : qui vi i carabi nieri lo a rr estano e lo t raducono in caserma, dove l'indomani· egli n on sa comi;) si trovi . Qnesto fatt o in lui si è r ipetuto g ià al tre volte (v. OsseJ·ra :.irme 1n). Il .:\la. si parte da. Napoli e V<t s iuo a T orro A11nun7.ia ta; passa per caso davan t i alla caserma dello g uard ie mnniuipali , si r idesta in lui il rancore che La cnutro tutti gli agent i, e li insulta (v. OssP.J ·nrt:. io ne 3 ' ). Il l::)orr. una voita. fra le altre si trO\'a a P a l ma. sen;-:a sapere come (v. (>s.~rr rn: ione 4") ecc. Il Vois iu riporta fm g li altri un esempio notevolissimo di quo:;te, che <'gli chiama a nche f ughe epilelliclte. Un infe rmo da nna città. della F rancia va a Pa.rigi ; rieouoscinto per ca"lo, è condotto rla. un snù fr!ltollo, presso cui l'ill ustre Uled ico lo vis ita. ravvisando il suo s tato . Lognm l d u Saulle r ifer isce d i n uo <.:lte si i mbarca all' Havre su di un piroscafo iu pa.rten:r.a per le I nd ie, e non ritorna nel suo stato norma le che in vista d i Bombay. Al tri e.-;e mpi r iportano il T issio 1 Les a lié-nees ~;O!Jage ttrsl, il Motet ( Encephale), il Maccabrnni (Note sull'epilessia l~trvata ) . Di ta li fughe incoscien ti si po::;sono avere esemp i anche nell' isteri,;mo, ed il Voisin , nel Congresso d i medicina mentale tenutosi a P arigi nel 1889, ne ri por tò parecchi cas i. Egli stesso però asseg na i ~aratteri d iffe renzial i de i due stati a naloghi dovuti all e d ue di v erse n ev rosi, facendo r ilevare specialmente la di ,·ersità del contegno dell' infer mo a seconda che s i t.raLti d' un epi· le t t ico o d i un ister.:ico . Il primo nella sua f uga è sc.m· m a mente d isord inato, impetuoso, violento contro chi


1242

EPIL ESSI,~

PSICHICA

cerca d i trattenerlo, come il nostro Ca. (v. Osse?·vazione 2') che si ribella alle guardie; tira diritto innanzi a sè, incurante del cibo, con aspetto stravolto, con abiti in disordine; e cammina, e va sino a quando non cade esausto sulla strada, o in preda ad un accesso convulsivo, che sovente viene a segnare la fine della scar ica ·psico-epilettica. L'opposto avviene nell'isterico, il quale si trova bensì in uno stato sonnambolico, ma in questo stato egli può conservare tutte le apparenze di un uomo normale, che viaggia avvalendosi dei mezzi d i locomozione come chiunque altro, che arrivato in una città va all'albergo, vi prende parte a i pasti, discorre sensatamente coi vicini; corretto nei modi, inappunt abile nel vestire. Quando l'isterico esce da questo secondo stato, e rien tra nella sua personalità psichica. normale, ha dimenticato, al pari dell'epilettico, tutto ciò che ha fatto nella fase sonnambolica, ma. egli può riaverae la. ·ricordanza. perfetta sia ricadendo spontaneamente in quello stato, sia venendovi indotto per mezzo della ipnosi. Anche in una certa fase della paralisi progressiva si può avere una fuga. incosciente; ma il paralitico si distingue facilmente dall'epilettico per le note somatiohe proprie della· sua malattia, quali l' ineguaglianza delle pupille, il tremore della lingua., i disordini della parola ; per il genere del suo delirio, ordinariamente d i grandezza ; per la memoria., q uantucq ne confusa, che ha del suo operato. La fuga poi del degenerato è più che altro un bisogno irresistibile di vaga-bondaggio, di cui l'infermo ha perfettamente coscienza e memoria (1). (l) Ho voluto accen nare ai d•vcr;l s lati an ormali della mente nei quali si può •lc termmare l~ ruga inco<cicrlLc. potentlos• <Juesta vcrillcare ili persona di m ilita ri, noi quaiì es~a può cosliluln· un reato rti gran•le importanta rlspeuo a l eot1icc militare, <JU;l. lora l:t sua natura uon sin conosciuta e venga messa in J!iI'Nir1~nza della vo loutà rlell" inrlil'id uo.


E PfLE SS lA l':::i l C.HIOA

1243

Lo stato crepuscolare degli epilet tici può e;!sere qualche volta molto analogo a quello sonna.mbolico degli isfieri.ci, e la fuga epilettica, che in questo caso secondo Duponchel sarebbe nn deler·minismo ambulator·io, può somigliare tanto a. quella isterica, cbe la diagnosi differenziale delle, due nevrosi che l'hanno determinata può essere sommamente diffi0ile; e soltanto i precedenti dell'infermo, il modo di terminare dell'ac~esso, e qualche volta. la possibilita di indurre l'individuo in stato d'ipnosi pos-· sono servire da criterio distintivo. N ello stato crepuscolare o sub cosciente l' infermo può serbare l'apparenza di una. personalità psichica integra., e gli atti da. lui compiuti, e le cose da. lui dette possono sembrare improntate ad una ta.l quale sanità di mente. Consegue da. ciò obe spesso l'individuo è ritenuto responsabile del suo operato o dei suoi detti; e quando egli ritorna al suo primo stato di coscienza,, non ricordando, e per conseguenza. nega:ndo quanto gli viene attribuito, e creduto mendace o simulatore. Esempi di s,imil genere non mancano nella scienza, e qualche volta. si e dato il caso di individui che hanno asserito in un primo interrogatorio di aver fatto, visto o udito la tal cosa, che poi in un secondo interrogatorio hanno negato, percha si trovavano in uno stato di personalità di versa. I n vista. appunto di una. tale possibilità, il Voisin consiglia che se un epilettico vien chiamato a deporre in giudizio, sia previamente esaminato da. un medico, il quale ne constati lo stato mentale. Un altro fatto importante può avvenire in conseguenza. dello stato cr epuscolare epilettico, ed è che l'infermo, nel primo tempo che è ritornato compos sui, può ricordare, quantunque' confusamente ciò che ha fatto,

e rioonoscersen.e autore, mentre posteriormente ogni traccia dell' accaduto si ca.ncalla. dalla. sua. memoria, ed


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EPILESSIA PSICFI ICA

una pagina del libro della sua esistenza va a perdersi nel mare dell'oblio, come avviene spesso dei sog ni, che si ricordano appena si è svegli, per essere poi dimenticati più tardi. Questo fatto, oltre all' importanza puramente scientifica che hà per la conservazione t emporanea delle immagini e delle idee ne può avere una grandissima sotto il punto di vista medico-lègale, in quanto che, se ìl fatto è di natura criminosa, il magis trato può credere ad una confess ione spontanea del reo quando è ancora sotto l'incubo della cattiva azione commessa, mentTe la negazione in un secondo tempo può ossero interpretata come mezzo di difesa. Ma requivalente della convulsione epilettica somatica, la convulsione psichica, si può svolgere in modo molto diverso da quanto abbiamo detto prec€'dentemente pel piccolo male intellettuale, e pitt dannoso, tanto per l'individuo che ne è affetto, quanto per quelli che malauguratamente si trovano in contatto con lui. Alcune volte dopo molto tempo dacchè gli. accessi convulsivi o le semplici Yertigini hanno avuto luogo, nel bel mezzo di uno stadio intervallare, quando l'infermo sembra in perfetto stato di salute, altre volte senza alcun precedente noto nè prossimo nè lontano di attacchi comiziali, la scarica. epilattica irrompe nelle sfere intellettive, determinando in esse concezioni morbose ed impulsi irresistibili, che si traducono ben presto in a tti sommamente dannosi sia contro la propria persona, sia contro la. ,persona o la proprietà degli altri, sia contro il pudore. Il suicidio, l'omicidio, la str age, l'incendio, lo stupro possono essere la. conseguenzu. del g1 ·an male intellettuale o mania fud osa epilettica, orribile serie di delitti, spesso combinati fra di loro, che spargono di tanto in tanto la loro fosca luce sulla. società umana, che ne resta atterrita, e che considera il delinquente come una spaventevole belva umana.


.Le cause che possono dar luogo ad un accesso psico· epilettico di cosi grave importa.nza sono il più delle volte di lieve conto, e del tutto sproporzionate ai terribili effetti che producono, bastando alle volte un pio· colo a buso di a.lt.:oolici, una. lieve contrarietà, la giusta punizione per una mancanza commessa, o un leggiero colpo di sole ( 1), perchè si determini la scarica epilet· tica nelle sfere cortical i più alte. I prtmi effetti dello stimolo anormale possono aversi nel campo sensoriale, sotto forma di allucinazioni ter· rifìche, onde r infermo scorge persone in atto ostile, o spettri mostruosi, o vede g li oggetti stranamente im· picciolir3i (micropsi.a) o ingrandirsi (macropsia ) , ode grida di minaccia o suoni spaventevoli, sente odore o gusto di sangue. Altre volte la .scarica si ha direttamente n ella sfera intellettiva, e vi fa insorgere tutto d'un tratto idee criminose, ohe ben prest;o invadono tutto il campo della coscienza, dominano tutta la mente, e la intera personalità psicb i ca dell'infermo ne resta presa e travolta. Sia che l'idea deli.ra.ùte sorga primit:,iva.mente, sia che essa venga destata dalle allucinazioni terrifiche, il modo di comportarsi dell'infer mo, ed i snoi atti consecutivi si conformano ad essa sempre allo . stesso modo, quando l 'accesso psico-epilettico esplode in t utte le sue più terribili manifestazioni. Ed ecco l'epilettico, in preda a l più spaventoso furore, irrompere violentemente su quanto lo circonda, abbattendo, infrangendo, distruggendo cose o persone che sono alla sua portata, con una forza che pare incr edibile, e di cui non si sarebbe r itenuto ca-

(t ) Su &28 cp il ~tlici il Gowcrs trovo 17 volle l'esposizione al sole causa dell'aa0~$1) cpi lellico.

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EPILESSIA PSJOBlCA

pace (1). Guai se un'arma capita allora nelle mani di questo disgraziato: ogni persona che egli pnò raggiung ere con quella diventa una sua vitt.ima., sulla quale egli infìerisce in modo stranamente crudele, perocchè non bastandogli di ucciderla, la tempesta, la. crivella di colpi uno più micidiale dell'altro; e si sa di tal uno che in queste morbose condizioni si è dato a veri atti di antropofagia. N on è raro il caso· che l'epilettico volga in seguito l'armtt. omicida contro di sè, mettendo cosi fine ad una tragedia che desta il raccapriccio e l'orr ore in quanti ne apprendono i mostruosi particolari. Può avvenire altresì che l'impulso morboso tragga l'infermo ad atti osceni, onde egli è spinto a sfogare una sozza libidine su individui dell'uno o delraltro sesso; e qualche volta non pago di ciò, cedendo a. quel· l'impellente bisogno, che ha. la. belva umana in lui ride· stata, della vista del sangue, egli uccide, squarta la sua vittima., la cui agonia gli è novello stimolo voluttuoso (v. Lombroso, Uomo delinquente, Verzeni e Ga.rayo). La piromania può essere un'altra. manifestazione del· l'accesso psichico, in pred~ al qna!e l'infermo ha bisogno di vedere le fiamme, e fa che queste brillino davanti ai suoi occhi soddisfatti, distruggendo capanne, case e tal· volta interi villaggi (v . Lombroso l. o.). Secondo una. legge. generale la conv ulsione psichica. si esplica secondo quel gruppo di idee a cui più l' individuo è morbosamente predisposto; così nei criminali si manifesta con atti criminosi, nei discendenti dei suicidi col suicidio, eco. Di esempi di questi terribili a.ooessi abbonda la storia dei delitti umani, e più ancora se ne troveranno quando (ì) Un epilettico di cui si conserta la storia nel manicomio provinciale diNa· poli, tro vandosi al domicilio coatto a Vento tene, durante un accesso diede di piglio ad un blocco di marmo del peso di t64 chilogrammi, e con esso infranse le inferrinte dell'infermeria.


EI'IL"SS IA f'SI Cll lC A

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molti reati che ora restano inesplicati per la mancanza di scopo, e che, con una vaga deuominazione, sono detti brutale malvagità (l) verranno in seguito messi in conto dell'epilessia psichica. E si vedrà come non solamente il More!, che uccide sette persone che si oppongono alla sua fuga furiosa, il T horn, che dopo una notte di orgia, entra in un restaurant, e uccide la prima cameriera che gli viene incontro, senza conoscerla (v. Filippi, Medicine' legale), hanno agito sotto l' influenza dell'ictus epilettico, ma anche altri, i cui delitti sembrano effetto di una certa premeditazione, e pare che abbiano avuto lo scopo della vendetta, possono avere operato sotto il medesimo impulso morboso, come si cercherà. di dimostrare in seguito, dando ragione a quanto afferma il Platner: Facla cpileplìca, quamvis maleficìendi et ulciscend.i consilio suscepta, amentiae e:rcusatione non carent. Dopo ohe il furore o ?'apltts ep'ileplicus ha dato luogo

ad uno dei terribili delitti dianzi accennati, può dar:si che si esaurisca in un vero accesso convulsivo, la c111i natura non lascia dubbio sulla causa morbosa. della tragedia che si è svolta. Ma può avvenire altresì, ed è il caso più frequente, che la calma ritorni a grado a grado nella mente dell' infermo, e che questi cada. in preda ad un sonno profondo, che agli occhi di chi fu testimone della strage può apparir~ come l'espressione della mancanza d'ogni rimorso nell'animo del delinquente. Allo svegliarsi da questo sonno letargico, l'infermo è come trasognato, inebetito, o ha aspetto stupidamente iadiflè· rente. Egli non ricorda nulla dell'accaduto, o si sovviene confusamente di qualche circostanza; apprende il ct ) L'epilessia larvnta, eoi suoi aMessl eQuivalenti puramente p~ichici. pas:.ta neJI"opinlone comune sotto il nome di violdnza, di brntalita o malvagità degli istinti, di irascibilità. morbosa, o anche di perversita !!i animo. (LOIIDRos o. -

Jaenlil11 dell' eptlesda colla pazzia 17IOI'ale}.


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EPILESSIA PSICHICA

fatto dagli astanti, a nega di esserne l'autore. Parla con indifferenza delle viUime, e non mostra per loro alcun rimpianto, o perchè è gente a lui sconosciuta, o perchè la scarsezza in lui dei sentimenti morali ed affettivi costituisce un terreno troppo arido perchè vi possa germogliare la pietà e la compassione. Ma quando le prove della sua colpabilità si accumulano davanti alla. suo. m onte con talo ovidonza. da. diven-

tare schiaccianti, quando egli si vede fatto segno all'ira e all'esecrazione di chi lo circonda, e si sente sotto l'incubo della giustizia punitrice, una nuova fase può su· bentrare nella mente dell'epilettico, la quale è di capitale importanza sotto il punto di vista medico-legale, e che perciò sarà bene esaminare a.Jqua.nto minutamente. Sia che un barlume di memoria si desti per effetto della evocazione delle circostanze di fatto, che servono come punto di ritrovo e di base per la ricostruzione anche frammentaria degli eventi che si sono svolti; sia. ohe l'infermo, quantunque non persuaso dalla propria. coscienza, ne resti con vinto dalla evidenza, delle prove, egli sente il bisogno di colmare le lacune mnemoniche, per dare al fatto una spiegazione che ne segni uno svolgimento logico; ed allora dove la memoria vien meno, supplisce l'immaginativa, e l'infermo adduce una causa, un movente giustificativo del suo operato. L'epilettico, come già dicemmo, quando è sotto l'influenza della scarica psichica, può trovarsi come in uno stato soonambolico. o secondo stato, al pari dell'isterico che si trova sotto il dominio dell' ipnotizzato:r:e, e che agisce sot.to l'impulso della volontà di questi. Se all' isterico in tali condizioni viene ingiunto di compiere un atto criminoso, ed egli lo compie, facilmente accade che nel ritornare allo stato di coscienza. normale, egli ammetta di esserne l'autore, e trovi nella sua. mente un altro fatto che dia la spiegazione di quello, conca-


EPILESSIA l'Sl CIDCA

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tenandoli logicamente tra di loro, in guisa che l'uno sia la. conseguenza. dell'altro. Così avvenne di quella isterica, della quale il F éré racconta che, suggestionata dall' ipnotizzatore di uccidere un uomo là presente, e messole nelle mani un pugnale di carta, esegue l'atto e poi r itornata in sè, e richiesta del perchè aveva commesso il delitt.o, risponde: Il était un vieu.r.; cochon, il voulait me {aire des saletés. L o stesso autore riporta il caso d' un fanciullo epilettico, che durante un accesso rompe e distrugge tutti i giocattoli di un suo compagno: finito l'attacco egli si giustifica presso chi lo rimprovera del suo malfatto, dicendo che quel compagno aveva strappata la coda. del suo cavallino di legno. A.ltra volta. l'infermo trova la spiegazione del suo operato negli errori sensoriali in preda ai quali si trova, e spesso una alluci.a.azione od una illusione terrifì.c~ determina una r eazione ostile d.a parte dell'epilettico, il quale, non subendo più nel suo delirio il freno agli impulsi criminosi per la tensione negativa in cui si trovano i suoi centri inibitori, irrompe colla rapidità della folgore contro la creduta causa terrificante, o contro il supposto persecutore. Tale è il caso, ripor tato dall'Ottolenghi, di quel soldato, che mentre era intento al governo del suo cavallo, tutto ad un tratto aggredisce un caporale che se ne stava tranquillamente da una parte, perchè si è creduto fatto segno alle beffe da parte di quel disgraziato. Ma problemi ancora più' difficili si possono presentare alla mente del medico legale, riguardo ai delitti com-

messi dagli epilettici, e per la cui soluzione occorre la più profonda conoscenza del modo di generarsi e di svolgersi dei fenomeni psichici durante lo stato crepuscolare o sub- cosciente di questi infermi, la cui coscienza può sembrare integra ad un esame superficiale. Un epilettico può compiere il suo deliitto dopo essersi 79


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EPILESSIA I'SICHIOA

comportato in modo da dar ·luogo al più profondo sospetto che ratto criminoso òia. stato premeditato, e che esso rappresenti lo sfogo di una vendetta lungamente rattenuta. Dato lo stato sonnambolico in cui si può trovare la personalità p3ichica dell'infermo, e che si può protrarre molto a lungo per giorni e per mesi, come una serie continuata di piccole scariche psico- epilettiche, è facile che possa iusorgere il ricordo d' una antica offesa, e che esso, rafforzato dalla tensione nervosa anormale, ben presto invada, e si fissi dominatore nel campo della coscienza, espandendosi a preferenza nel senso per cui erano già. impressionati i centri psiohioi, a quel modo

che la scarica elettrica si propaga piu facilmente pel mezzo che è il migliore conduttore. Ed ecco come sorge, spettro minaccioso, l'idea della vendetta. Da questo momento gli atti dell'epilettico si uniformano a questa idea, ed egli, tutto intento all'attuazione di essa, prepara i mezzi per menarla a termine (l ). · Ma anche prescindendo dagli stati accessuali, quei fatti, dice il Tonnini, che giuridicamente si chiamano premeditazione ed agguato non escludono, ma spiegano il pervertimento epilettico. Così quan<io la mente è do· minata da un'idea che meglio si confà ai cattivi istinti, alle proprie congenite tendenze, quest.!. idea. prende tale dominio nell'animo, che ad essa si subordinano di con· seguenza tutte le azioni, e ne scaturiscono dei piani raffinatissimi di premeditazione, che fanno fede del come l'intera vita mentale di costoro fosse assorbita da quel fatto. Se in questo stato, che si può dire normale per tal uni epilettici, sorge l'accesso di furore determinato da qualsiasi causa, esso non è che un incitamento (l) Su di una cosciPnza sia pure lacunare, sia pure sonnambolica, si eleva. un coiOcio talvolta logico, consono cogli a\'vcoimenU o le I>Crsone del mondo esterno, talché l'opiletlico sembra agire colla più perfetta coscienza, m~ in raall:~ è un ipovlizzato che agisce. (Toi'I~INI. - Le epileuie).


EPILESSIA PSIOHIOA

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a compiere c10 che appare logico nel meccanismo psichico di questi degenerati. Ed è così che il Chiar., in una osservazione dell'Ottolenghi, va a comprare una pistola, allo scopo di uccidere un suo compagno, col quale era allora in ottimi rappor&i, ma da cui molt:,i anni prima aveva ricevuto un'offesa che nel frat;tempo aveva. mostrato di aver dimenticata. Senonchè, nel compimento di questi delitti, vi è talvolta a notare qualche circostanza che discorda stranamente colla raffinata furberia che in altra occasione hanno mostrato questi delinquenti, come la grossolana imprevidenza, la insufficienza dei mez~ messi in opera, la nessuna cura di sottrarsi alla giustizia dopo il fatto. Nel caso sopracitato, il Chia.r. compra una. pist.ola. di piccolo calibro, richiama l'attenzione d' una donna quando va a compiere il delitto, prevenendola. che avrebbe udito un colpo, tenta di suicidarsi, quantunque abbia ferito solo leggermente, pnr avendo tirato a bruciapelo. Degli atti eseguiti dall'epilettico in questo stato semicosciente, può darsi anche che egli serbi una memoria piu o meno chiara, sino al punto da ricordare sommariamente i fatti di maggior rilievo, dimenticando solamente circost;a.nze di minor conto, anche quando queste potrebbero essergli favorevoli. Così il so~dato aggressore del caporale ammetteva di aver)o malmenato dandogli due schiaffi, mentre dalle testimonianze risultava che gliene aveva dato uno solo. · A proposito della memoria conservata. dall'epilettico dopo il delitto, piacemi di riportare il caso caduto sotto l'osservazione del prof. Bianchi, in persona di una donna di Napoli, nel qual caso egli fu chiamato come perito. Questa donna, certa Pa., già stata convulsionaria pre· cedentemente, e di carattere epilettico, conviveva con u na sua sorella, la quale aveva ;ma figlia adottiva di quattro anni, che la Pa. amava teneramente.


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EPILESSIA PSIORICA

Un giorno essendo la bambina, come al solito, alquanto irrequieta, la Pa. le vibra due tremende coltellate all'addome, e poi va a costituirsi nelle mani della. giustizia. I nterrogata ripetuta.mente, mostra di ricordare le circostanze più importanti del fatto, avendo dimenticati solamente rilievi di poco conto, mostrando di sentire profondo orrore per l'accaduto, e ra.mma.ri· ca.ndosi di non aver potuto resistere all'impulso di ferire la. bambina. N ella relazione il perito dimostra. come, malgrado che la memoria. sia conservata, l'atto criminoso non può esser~ considerato che come un raptus epilettico, ed a questa conclusil)ne riesce a trarre anche i giudi(}i, che assolvono la Pa. Dopo avere assodata. la. natura. epilettica delle convulsioni dell'imputata, ed il carattere della stessa. chiaramente epilettico, il prof. Bianchi fa. notare la. ma.nçanza assoluta. della. causa. determinante il delitto, anzi l'essere esso stato compiuto su di una. persona amata; l'istantaneità. colla. quale fu commesso, come un vero atto riflesso dell'idea omicida sorta all'improvviso nella di lei mente, e non r a.ttenuta da nessun freno volitivo, che agisce quale potere moderatore dell'impulso criminoso; la. crudeltà. stes:~a. colla quale il delitto fu commesso, che è, come vedremo in seguito, uno dei caratteri del delitto epilettico. Esempi di epilettici che hanno conserva.tti. perfetta memoria dei loro delitti. sono riportati anche da. Bonfigli, Tamburini, Giacchi e Toselli (Bianchi e Lombroso, Misdea e la nuova scuola penale), perocohè, come dice il Tounini, negli equivalenti epilettici manca la coscienza. del proprio stato, ma non sempre quella. della propria. personalità.; talchè l'individuo può parlare, agire, viaggiare, credendosi compos sui, con logica. apparente, ma. basata sulla. premessa. incognita d'uno stato falso della. coscienza. (Continua).

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C.: LINI(;A 0GL" LI S1'l<JA DI~ LLA R. U~l\' ERSl'l'A Dll'.l\R)IA DIRI!TTA D•\ L. PRO>' .

c. GALLEN GA

COURIBUJO ALLO STUDIO DKI DKRliOIDI OCU~ARI Per il dott. 8telano 8an , ueei, capitano medico del rr:;!l'. Lancicri Milano (7°).

Frequentando il laboratorio della Clinica Oculistica ho portato la mia attenzione su alcuni teratomi dell'occhio raccolti in questi ultimi anni, che non furono ancora oggetto di alcuna pubblicazione; e valendomi del ricco materiale ivi riunito per esami di confronto, ho stimato cosa utile il descriverli, p~rchè per certi riguardi, mi parvero importanti. I teratomi oculari sono svariatissimi per la sede, per i loro rapporti, per la loro strnttura, per la natura degli elementi che li costituiscono, per le complicazioni ter atologiohe che li accompagnano, e finalmente per i differenti fattori genetici di essi. L'epoca del loro sviluppa, dura.ute la. vita. fetale, probabilmente è varia, a. seconda. della loro costituzione, come rilevasi dalle osservazioni di Manfredi, Ga.llenga, R izet, V assaux, eco. Sono sempre congeniti, ma possono passare inosservati nella primissima. età, specialmente poi, se impiantati nel cul di sacco congiuntiva.le. Certo è che il loro massimo sviluppo lo assumono all'epoca. della pubertà, forse perchè questo momento della vita esercita. la. sua influenza. a nche su questo punto, come su tutto il resto dell'organismo.


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CONTRIBUTO .ALLO S1'UDIO

Difatti in una parte di questi teratomi anche i peli mancano nella prima età, ma si rendono manifesti quando spuntano i peli nel resto del corpo. l teratomi sono comunemente unilaterali, sebbene esistano molteplici osservazioui di dermoidi nei due occhi. Il ·loro volume può variare dalla grossezza. di un grano di miglio a quella. di una ciliegia. Il loro colore è quasi sempre biancastro, la loro consistenza è sempre quella di un tessuto duro-cartilagineo che aumen~ coll'età del tumore. Essi ledono differentemente la. funzione visiva, a seconda che invadono più o meno il centro della cornea.. Il coloboma palpebrale è una. delle alterazioni che complica spesso il dermoide oculare, come risulta dalle osservazioni di Kolliker (l), Albrecht (2), Broca (3), .Mòriam (4), Dor (5), Nioolin (6), Ammond (7), Horner (8), Manz (9), Becker (lO), De W e· cker (11), Gallenga (12), Schiess (13), Picquè (14). Altre ~lterazioni congenite che complicano il dermoide sono la microflalmia, come dalle osservazioni di Manfredi (15), Reymond (16), Gallenga (17), Swanzy ( 18), Bernheiroer (19', Weld e Bock (20), Wa.genman(21) ecc. il coloboma irideo (Schiess) !22), l'encefalocele, i tumori del viso, i te,·atomi p1·eau1'icola1'i (Van Duyse, Wicherkiewicz (23 ), Nota (24) e moltissimi altri), i teratomi sul naso (Bèrnheimer) (25), i leralomi del collo (Gallenga) (26) l'assenza del condollo uclitivo. la sindactilia (Galleuga) (27). Complicazioni. -

Sede. - La cornea, la sclerotica., la congiuntiva. bulbare, la plica. semil~nare sono la s~de ordinaria. delle varie specie di tera.tomi oculari. Più rari sono i dermoidi della. caruncola, i qua.li finora. sembra, per quanto io abbia. ricercato, siano soltanto

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DE! DB!tMOIDI OCTJLAJl.I

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cinque, cioè di Demours (281 , Sch iess (29 1, Piana (30), Wolff (31), Wa.llemberg (32). Il più spesso, però, il vero dermoide è impiantato in p~~.rte sulla sclerotica, in parte sulla cornea, cioè sal lirnbas : in questi casi si è notato che il tumore na un'aderenza maggiore sulla cornea che sulla sclerotica. Talora però i teratomi stanno disposti fra il globo oculare e la palpebra, sotto for ma di briglie più o meno spesse. A questo riguardo vi sono O!lser vazioni di 1\fanz, di B runs, di Sch leich, di De \Vecker e di alcuni altri, fra cui il Van Duyse, che ns trasse appunto argomento per r itenere che tali dermoidi rappresentassero residui di briglie amniotiche; mentre invece, come dimostrò Gal· lenga, r appresentano a ppunto il caso di tratti di palpebra già fissati al bulbo, ma per un 'estremità ancora in continuità colla porzione marginale delle palpebre, il che chiaramente r isulta dalle figure 10\ 11" e 12' . Ed appunto così sorge ovvia. la spiegazione del rap· porto fra dermoide e coloboma palpebra.le. · Da. tutto il suesposto r isulta evidente di quanto interesse sia lo studio dei tera.tomi oculari, che oare an· cora un vasto campo alle indagini degli !'ltudiosi e quindi, come sia necessario aggiungere nuove osservazion i a quelle già eseguite, specialmente per le deduzioni che si possono fare, circa. la natura e la. genesi di questi teratomi. Però le forme che sono state più comunemente osservate, e che han ricevuto il nome più generalmente accettato, sono i del'moicli ocular·i pw·i. Sotto questo nome però corrono parecchie descrizioni, nelle quali manca la caratteristica costituzione della pelle e del derma. A tutte queste diverse specie, con lieve differenza fra. loro, appar tengono le seguenti osservazioni, che ho po·


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO

tuto fare avvalendomi del materiale della clinica, gentilmente concessomi dal Direttore. OssERVAZIONE 1'. - N. 507 del Diario clinico. Il 27 aprile del1900 veniva aooompagnata in questa. clinica la bambina P. E. di mesi 3, da S. Secondo Parmense. I genitori sono sani e robusti, la madre racconta di a.ver data. alla. luce la bambina a termine, e che durante il periodo di gestazione non ebbe a risentire disturbi degni di nota. Subito dopo la nascita i genitori notarono una pio· cola intumescenza alla parte esterna della cornea dell'occhio destro. Dal Diario clinico risulta quanto segue. All'esame obbiettivo si rileva un piccolo tumoretto in corrispondenza dell'orlo corneale esterno, della grandezza di una lenticchia, con superficie leggermente corneificata: non vi si notano peli. Normale si presenta tutto il resto dell'apparato visivo.

La bambina però presenta alcune altre alterazioni teratologiche preauricolari, e propriamente: e.ll'orecch?'o sinisb·o notasi un grosso teratoma. a larga base della grossezza di un oece, al davanti dell'antitrago; ed un altro più piccolo all'apice dell'antitrago stesso. All'o?"ecchio destr·o i teratomi sono più piccoli dei descritti, ma in numero di tre, situati l'uno vicino all'altro, al davanti dell'antitrago; sono però di dimensioni differ enti, e propriamente, il primo grosso come un cece, gli altri due, con lieve differenza, oome un grano d'orzo. L'antitrago ha forma conica.

Diagnosi. - Dermoide del limbus corneale, con teratomi prea.uricolari in corrispondenza dell'estremo del l o arco branchiale.


DEI DER)lOIDI OCULARI

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La mancanza di peli visibili ad occhio nudo sul tu· moretto è dovuta alla tenera età. della bambina. Il dermoide fu dal prof. Gallenga asportato, come generalmente si usa, con un coltellino di Graefe, separan· done la base dalle parti sottostanti, rispettando, per quanto fu possibile, la superficie corneale; racooman· dazione da tenersi maggior mente in vista quando i dermoidi risiedono sul limbus. All'operazione seguì una perfetta guarigione. D'allora la bambina non è più stata in questa clinica, ma. da notizie avute dal dott. P etrucci, si appre:ie che alcuni mesi più tardi fu oper11ta al suo paese dei te· ratomi preatuicolari, con buon risultato. Il pezzo asportato dall'occhio, fu indurito nell'alcool, se ne fece l'inclusione in paraffina, e le sezioni si eseg uirono col miorotomo di Becker. P er la colorazione di esse si usò il carminio alluminato, l'ematossilina, ecc. All'esame microscopico si è riscontrato quanto segue (fig. t •). Un epitelio pavimentoso stratificato dello spessore variabile dai 120 ai 140 p., a seconda dei di versi tratti che costituiscono la superficie del tumore. In questo punto abbastanza nettamente si ricono· sco no i diversi strati de ll'epidermide; difatti, sebbene molto sot tile, è però ben chiaro lo strato corneo super· {ìciale: al di sotto di questo si distingue una zona di cellule poliedriche omogenee e s~lendenti, provviste di nucleo costituenti lo strato lucido: più profondamente si osserva lo strato granuloso, costituito di cellule molto compatte, e finalmente si nota. a.l di s otto lo strato ma.l· p ighiano normalmente sviluppato. In alcune di queste sezioni, spe0ialmente in quelle colorate con ematossilina, si distingue nettamente la


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO

cheratojalina nello strato granuloso del tumore, meglio manifesta nella guaina. dei peli. P dr il reperto abbastanza naturale della cheratojalina, rimando a. quanto disse il L odato (33). Nella superficie del tumore si osservano parecchi follicoli piliferi; in qualcuno di questi è stato possibile osser vàre qualche appendice della g uaina radicola.re Fi~.

t•.

esterna, su cui ha n richiamata l'attenzione il Giacomini (3-±). il Gallenga (35), Vara.g~ia e Conti (36), ecc. In tutte le ~azioni del teratoma, non si è mai riscontrata alcuna. ghia.ndula sndoripara., elemento istologico che assai di rado si trova nei dermoidi umani. Nella parte mediana circa, della sommità del piccolo tumore, noto.si una particolarità non molto comune, per quanto risulto. dalle ricerehe bibliografiche.

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DEI DERMOIDI OCULA.RI

Tra.ttasi di una piccola cisti (fig. 2•), originatasi. in un ghia.ndula seba.cea, nel punto più sporgente del tumore. Essa presenta, nei suoi d in metri massimi, la grandezza all'incirca di 340 JL nel senso t rasversale, e 440 !J. nel · senso verticale. Lo strato mucoso del tumore in vicinanza deUa cisti, presenta uno spessore maggiore che nel rimanente del Fig. ! ' .

.tumore stesso, spessore dovuto ad accumulo maggiore di cellule in questo s~rato. Lo strato superficiale dell'epitelio è caduto ·in pros· simità della cisti, ed ha lasciato luogo ad uno strato co· stituito di molteplici cellule globose, rotonde, a grosso nucleo contornato da un alone chiaro. Il protoplasma di queste cellule presenta nell' interno numerosi granuli di colorito nero, d~sposti quasi cir·


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO

cola.rmeute al nucleo. In quelle cellule dove questa fase degenerativa è più intensa., si osserva il nucleo come rattrappito su sè stesso, e quindi di conseguenza aumenta l'alone chiaro che lo circonda, mentre i gr.a.nuli di colorito nero contenuti nel protoplasma, si dispoa· gono alla periferia. Quest'alterazione presenta il maggior sviluppo allo sbocco della ghiandula, e va diminuendo verso le cel-

lule della parete interna della èisti. Ciò vuol dire che questo processo di cheratinizzazione ha avuto il suo inizio all'orificio della ghiandula, e poi si è andato di tfondendo alle pareti della ghiandula stessa. E cosi da questo processo di ipercheratosi è avvenuta una emberante quantità di cellule cornee allo sbocco della ghiandula, che non hanno potuto essere eliminate, e quindi è rimasto obliterato lo sbocco della ghiandula, originando così la cisti. L'alterazlone dell'orifizio ha pre.::eduto qu~ndi quella intra.g hiandulare. Addossato poi ad un lato delle cisti, ma staccato dalla parete, si osserva un lembo fatto di residui cellulari disfatti e già trasformati in sostanza sebacea. Ed ora cadrebbe qui opportuna la questione della origine prima della. cisti descritta: o meglio della causa iniziale dell'i percheratosi così circoscritta. Si potrebbe forse spiegare questo fatto arumettendo un processo irritati v o sorto in un punto del dermoide: e causato dallo sfregamento della palpebra in quella re- . gione. Oppure potrebbe darsi che un'alterazione qualitativa della secrezione sebacea della ghiandula abbia più tardi originata u'n' alterA.zione an\lhe q ua.ntitati va di essa, e quindi un proc~sso consecutivo di ipercheratosi dello sbocco, seguito da ritenzione del secreto, e cisti consecutiva..


DEI DERMOIDI OCULARI

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Forse non si può escludere che il proce~so iniziale possa dipendere da irritazione chimica del secreto congiuntiva.le: seppure non si vuole riportare, per analogia, a quanto avviene in taluni casi di alterazioni similari della superficie cutanea di origine microbica. L a massa del tumore è fatta di tessuto fascicolato, perfettamente simile a quella del derma. In mezzo ad essa, e più precisamente al di sotto del rivestimento epiteliale, si osservano molte sezioni di peli esilissimi e scarsi vasi sanguigni. Più profondamente esistono delle ghiandole sebacee ben distinte, qualcuna dell~ quali misura nel diametro trasverso 490 11 e nel verticale 315 11 circa. Giova anche notare che nella. massa del tumore si riscontrano esilissimi fascetti di fibro cellule, .costituiti di 5 o 6 fibrille decorrenti in varia direzione, fra le ghiand'o le sebacee ed i peli. Di questi fasci di fibro -cellule nei dermoidi venne parlato diffusamente già dal Gallenga (37) e da De Vincentiis e Gonella (38).

*** Le due osservazioni che seguono !i.ppartengono per la loro struttura alla categoria dei lipode-rmoidi, ma essendo ambedue impiantati all'angolo palpebr ale, potrebbero essere r aggruppati ad una certa classe di te· ratomi, che per la. loro forma son.o stati d&tti da alcuni, teratomi semilzmm·i, come dall'Ewetzky (39) che ne ha illustrati 4 casi. Il Gonella. (40), il Wallemberg (41), il Vignes (42), osservarono altri casi consimili. Da altri autori poi, Dubois (43), Fa.no e Fromuller (44), questi stessi teratomi sono stati denominati per la loro


1262

CONTRIBUTO ALLO STUDIO

sede, ma forse non del tutto propriamente, qtta1·ta palpebra. Nei casi st.udiati dai citati autori, si è potuto rilevare la struttura dei veri dt:~rmoidi e lipodermoidi, spesso con abbondante sviluppo di fibre muscolari lisce e seriate.

l

OssEn.VA.ZIONE 2•. - N. 1002 del Diario dell'ambulatorio clinico. L'S agosto 1899 veniva esaminata iu questa clinica la bambina B. S. di mesi 2, da Parma. I genitori sono sani nè presentano precedenti morbosi degni di nota. La madre racconta che non ha notato alouncbè di anormale durante il periodo di gestazione, e che subito dopo la nascita, si è accorta che la bambina presentava l'alterazione per la quale è ricorsa a. questa clinica. All' es'l.me obbiettivo la bambit1a presentava, come r isult.a dal Diario clinico, quanto segue. Li ave catarro delle congiunti ve di entrambi gli occhi, cornee sane, ma più grandi del normale. Nell'occhio sinist1·o niente altro di anormale. Nell'occhio desli'O in vece, si nota eczema della parte esterna del sopracciglio; l'occhio è in lieve strabismo convergente. Il seno congiuntivale esterno è occupato da un tumoretto della grossezza di un fagi uolo, di aspetto cutaneo, secco, di forma. semilnnare, che sporge colla. sua parte più rilevata dalla rima palpebrale.

Diagnosi. - Lipodermoide semiluna1·e del seno congiuntiva.le esterno. . A. p pena le condizioni generali delle congiunti ve e delle palpebre lo permisero, il tnmoretto fu, il 22 dello


DEIDERMOIDIOOULARI

1263

stesso mese, asportato dal prof. Gallenga., senza il minimo inconveniente r esiduale. All'esame miC?··oscopico dél tumore si è riscontrato quanto segue (fig. 3A) . La superficie esterna del teratoma. non è t utta omo· genea nel suo rivestimento, ma presenta la particolarità, che dalla parte verso la palpebra si nota epidermide Fig. 3•.

sottile, composta dei suoi strati caratteristici ben netti, mentre invece, dalla r-arte verso la congiuntiva la superficie del teratoma consta di un rivestimento di epitelio pavimentoso-stratificato, quasi simile Ilo quello della congiunti va bulbare. Questa modificazione della superficie che ricopre il teratoma, non· avviene in modo brusco, ma invece si


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CONTRIRUTO ALLO STUDIO

nota una graduale transizione di passaggio fra l'una e l'altra forma di rivestimento. Nella parte rivestita di 'epidermide abbondano esili peli, nonchè numerose e piccole ghiandule seba.cee. Nello spessore del -:lerma abbondano fasci di fibro· cellule in rapporto colle ghiandule sebacee e coi peli, anzi, se ne osserva un robusto fascio, bene isolato, che si biforca. verso la superficie del tumore. Per quanto a ttenta sia stata la ricerca delle ghiaudule sudori pare, non è stato possibile constatarne la presenza. Al di sotto del derma, si nota uno strato ài tessuto fib,·illa?·e, e più profondamente si osserva. che il teratoma per largo tratto, è formato di tessuto grasso normal· mente costituito. Esso si presenta intramezzato da sepimenti di tessuto connettivale-fibrillare, e presenta numerosi vasellini. Tutto il teratoma è piuttosto ricco di vasi, anzi nella parte rivolta. verso la. congiuntiva, si riscontrano alquanto più numerose le sezioni tras~ersali, oblique e longitudinali dei vasi sanguigni. Come altra particolarità abbastanza importante, ricordiamo che il teratoma verso questa. parte, è attraversato da un vaso linfatico di calibro discreto, decorrente longitudinalmente al tumore. Inoltre nelle vicinanze, si osservano le sezioni trasversali di altri vasi linfatici più piccoli. OssERVAZIONE a·. - N. 677 del Diario clinico. B. G. di mesi 17, da Parma., fu visit~to in questa clinica, il giorno 22 maggio 1900. Nulla d'importante n~l gentilizio, nè durante il pe· riodo della vita intrauterina. I genitori · si sono accorti che il bambino aveva fin dalla. nascita la imperfezione fisica per la. quale lo hanno accompagnato a qqesta clinic&..


DEl DJ;;n~IOlDI OCUI,A.RI

12G5

All'esame obbiettivo, risultt1.: Occhio sinistro. -

Normale;

Occhio desl7·o. - In corrispondenza della parte esterna della congiuntiva bulbare, esiste un tumoretto grande come una piccola ciliegia, a superficie color bianco·rosea screziata, non perfettamente liscia. Ha for ma semilunw·e, e risiede a ridosso del muscolo retto esterno, tra il bulbo e la parete orbitaria. Non si scorgono peli alla superficie di esso. Il tumoretto limita all'esterno i movimenti del bulbo, che è un po' ·deviato all'interno. La palpebra s uperiore rimane un po' sollevata, e la r ima palpebrale non si può chiudere completamente. N on esistono altre alterazioni teratolog~che , n è al capo, nè altrove. Il teratoma fu, il 27 dello stesso mese, asportato dal prof. Gallenga con esito felicissimo. All'esame microscopico del pezzo risulta quanto segue. Esame microscopico. - Il tumore è costituito da nno strato superficiale epidm"'nico, da uno strato m edio che forma la massa del tumore, rappresentato dal de;ma, e da. un grande a mmasso profondo di tessuto adiposo. n teratoma. però dalla parte che direttament e guarda 1a congiuntiva, ha un rivestiment.o che ripete l'aspetto del tessuto epiteliale de lla congiuntiva stessa. Nella. parte cutanea. s i osservano molti esili peli e vasellini sanguigni. Il derma, in alcuni punti è perfettamente normale, simile al der ma cutaneo, in altri punti, presenta un modico grado di infiltrazione linfatioa superficiale. Alla superficie del tera.toma e nella massa. di esso si osservano molti follicoli piliferi, diversi vasi sanguigni, e molte ghiand ule sebacee di varia g randezza. 80


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CO~TRll3UTO ALLO STUDIO

In un punto della massa, si scorge la sezione di un gomitolo e del condotto di una ghiandula sudoripara c0mune, il cui r eperto, come è noto, riscontrasi abbastanza raramente nei teratomi .di questa specie, tanto che alcuni autori (Heyfelder), ne misero in dubbio perfino l'esistenza. Mentre invece la loro esistenza r isulta da parecchie osservazioni, fra le quali ricorderemo, tra le più importanti, quella del Manfredi (45) e più tardi quella del Vassaux (46) . Quindi non si può ammettere ropinione di Em· mert (47), che nella. sua breve comunicazion:e (la quale, con somma. cortesia di cui lo ringrazio, v olle trascr i· vermi dall'originale) assicura che nei dermoidi, faccia difetto la presenza di ghiandule sudoripare. Inoltre, verso la parte media del teratoma, e non a molta. distanza dalla superficie esterna, si nota una speciale alterazione secondaria che è necessario ricordare (fig. 4·). In mezzo ad un piccolo accumulo di ghiand ule di aspetto decisamente sebaceo, si osserva la sezione d i un corpo ovalare, costituito da una parte periferica pi ù densa, in cui si trovano degli elementi fusiformi a nu· eleo schiacciato, e da Uiia parte centrale, dove si riscon· trano elementi linfoidi in parte conservati, in parte in via di degenerazione, e quà e là, degli spazi vtwti, prima occupati da detrit i e da sostanza liquida, che si è eliminata in seguito a manovre di preparazione. In mezzo agli elementi linfoidi, si trovano numerose cellule giganti, in guisa che viene, in modo abbastanza tipico, riprodotto l'aspetto anatomo-patologico del calazio palpeb1·ale, il quale, come sappiamo, rappresenta una produzione affatto simile all'acne della pelle. Si tratta perciò della formazione di un granulo ma con elementi giganto-cellulari, sviluppatisi in prossimità delle ghiandule sebacee, per un processo secondario di adenite e periadenite a lento decorso.


DEI DER~10IUI OOULAR l

1267

Inoltre, esiste in questo teratoma un'altra modificazione patologica, che ricorda in parte quanto riferisce il Vassaux (48) consistente in una dilatazione cistica considerevole di alcuni condotti escretori delle ghiandule sebacee, dilatazioni cistiche che appaiono sotto forma di sezioni di cavità. circolari o ovt>lari, più o meno cospicue, a seconda dei punti, cavità quasi af-

fatto vuote nel loro contE:'nuto, le cui pareti (che in alcuni punti s:mo visibilmente in rapporto a pareti di acini ghiandulari sebacei i n via di vacualizzazione) sono costituite da un tessuto esterno connettivo, e da un epitE'lio formato di un unico strato di cellule epiteliali appiattite, schia('ciate, con nucleo ovalare ben distinto.


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CON'l'RlBUTO ALLO llTUDl O

Questo reperto della formazione di acne o di dilatazione cistica delle ghiandule sebacee, st~ ad indicare come in questi teratomi dermoidi facilmente si manifestano delle svariate altera.:~,ioni infiammatorie secondarie di adeniti e periadeniti, dovute in parte agli anormali rapporti di contiguità e d i continuità. dei .dermoidi stessi. Fi;.:. 5".

AI di sotto della massa del tumore, si nota abbondante tessuto adiposo, molto vascolarizzato, ed attraversato da sepimenti di te3suto connettivo fibrillar e. Come altra manifestazione più complessa del teratoma semilunare dell'angolo esterno dell'occhio, si è notato, quasi nel limite fra la parte superficiale dermoidea e la parte adiposa profonda, l' interessante reperto istologi co di una ghiandula acinos<.t di K1·ause (fig. 5•).


126!)

DEI DERMOIDI OC ULARI

Questo fatto è deg no di not a, perchè la presenza di ghiandule di K rause, almeno nei dermoidi umam pun, è un fatto piuttosto raro, e neanche molto comune nei lipodflrmoidi. Il che r icorda q uanto al riguardo osser varono in casi consimili il Vassaux ed il Nobbe (49), che la trovò risiedere nella parte più profonda del teratoma.

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T. IX, 16 !Ire. ISSS.


.l

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CO~'l'f!IDUTO ALLO STUDIO DEI DER~IOlDI OCUl-ARI

31. WoL~·p A/in. .lla1111l$bl. ( Aotgmlteilk., XXIX, 1891 3'!. W "'·'·K>1 n~:uo IJPbfr <l ie Dermoidg•schwùlste d es A to(lr•. Inaug ura i Dissutation. KIIIIH!<I ... rji: ìn Pr. 1 ~89, r~:?. 17. 33. Lo o• TO. Controbulu allo •tudio de.l dermoide oculare. Arrli ivio di o(lalmologia, rn<~. 9·to, 1899 paa. 321 34. GrAco •tt :'\1. Giot·ttnle d'l!'Arcademì.a eli metlic i otn eli 7oJo·ilu>. 1 88~. 35. GALJ.l·:Nt: A 8J•etJ' t l'"·' fitll'rllzioni sr.lllr& difftrrn.lP .d n1flurfl (k Ì l umor i Cllllgenih dtll•• congiuntiva c della contea. ( Uiv ruale .tell<1 Il Accadrmw di nt•dicitlfl, l &!:ii. 36. VAIIAI: l.t • r Co~·ro. - GIQI'IIalr drll'Accademta di nudicilw di Torino, l ~ll:i. · 37. GAt.t.P. ~GA. 1 oro ritalo. 38. ns VtNt:P.:'iTIIS r GnssL• " · frmdiCillllu del Cougrrs<o fJ(Irrlmologico italiano in ,\',poli, t 8SS. 39. EwsnKY Urbrr· hn/hmond(ti•·mige Lipodermoitl e dto• /Jli•t~llwtll. (Ri(. C~ n­ tt·albleìll (tir proklosclo e .~ to(Jrull., 1898. S. 36~ • 40. Gosf;Lt.A. fleoulicalllo del Cougo·t•.sso dell' Auoci<•z. o(l ••l. itnlia••a. ~a-

polo 1 8~8. 41. WAt.l.t:)oHRnr. . " '""''· Dissert. K•jni!1>herg, tSSS, 4° t'n~o. H. VtG:<f:~. !>or. op/1/nlmol. (rrwç .. 5 j:m1·ier t89:!. ~3. Dunu1>. Annalt·.~ el'oc~tlisliq11e. T. 31. 44. PANù e Fnowu ~En

\'~rlì t.I ACKR~ZIR. T. 111, pa::. 38.

45. MASf'IIEill. Lipmlermnide CO'II!Jtllito ro11 cli(••tto cl< svillltll>o cl•ll'orchio (fii vix la cCiuicn. 1869) 46. VAS~A U X. -frrluv•.< d'uplltolmologi e. Pari~. l l'l$3. 47. EM•Knr. Co•···r.<potul· nzhl" l (iir Schweizer Arr;te 18i:l. N. 5. S. t:!S 48. V, ~s•ux. Arch.it;r• tf'~tphlulollnloQi·e. 1883. 4!1. NnnnE Arch.iv. (ù>· Uphllwtm., XLII I.

(Conlinurr).


1271

ISTITUTO CHIRURGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI ROMA D •Rt:TT·O DAL Pnov. F. DURANTE

RICKRrOK SPERIMENTALI KO I&TOLOGICRK SUI,U RIGENERAZIONE DEI,LA VESCICA UBINA.RU.

Per il dottor Giuseppe I!Janloro, capitano mertlco assis tente onorario

La chirurgia moderna porta oggi il tagliente sulle vie nrinarie più frequentemente di quello che si faceva qualche decinh> d'anni fa. E l'ardimento degli operatori, suffraga.to da nuovi e sorprendenti mezzi di investigazione endoscopica, dagli esperimen ti di laboratorio, da.ll'asepsi e dall'antisepsi, si è recentemente spinto nelle :vie urinarie superiori, dettando nuove ed ardite indicazioni negli interventi chirurgici. Basterebbe citare i progressi della chirurgia r enale, per la quale l'Italia non è seconda a nessun'altra na· zione, basterebbe considerare gli studi sperimentali e la pratica operati va degli ureteri per dire fin dove è stato possibile cacciare il bistori. Questa chirurgia nuova, mentre allarga i limiti della operabilità. nei tumori maligni della vescica, dell'utero, e del retto, comincia a segnare le prime pagine nella. storia dell'estirpazione totale della vescica, operazione dell'avvenire. ' Però, quantunque ltl. fisiologia ci dico. che, per dare all' urina un serbatoio, bastino una cavità. ed uno sfì.ntere, e, sebbene l'anatomia ci ricordi che, sia nell'uomo


12i 2

RICERCHE ST'&TnMENTALI ED ISTOLOGlCIIJ.::

come nella donna, esistano le condizioni opportune per rimpiazzare l'urocisti, pure la totale estirpazione della vescica non ha raggiunto quella percentuale di suooessi, che sarebbe desiderabile in compenso al 'ardimento chirurgico. L'insuccesso veramente, più che alla tecnica operatoria, oggi divenuta più rapida e perfetta, è da ri· cercarsi nella. gravità della lesione, e nello stato dei reni in preceden.za, giacchè le neoplasie .maligne, quando richiedono la com pl eta asportazione della vescica, hanno, in geherale, già invaso lo sbocco degli ureteri ed altri tessuti viciniori, producendo uronefrosi ed infezioni colle loro deleterie conseguenze. Risultati più confortanti invece hanno avuto le resezioni più o meno parziali della vescica, e su ciò non mette conto insistere, apprezzando ognuno la diversa gravità. operativa tra la. demolizione totale o la circoscritta della vescica. Esperienze di laboratorio ripetute allo scopo di ricostruire le pareti vescica.li con lembi presi dall'intestino ( 1), (2), o dal grande omento, non furono coro· nate dall'esito finale pensato, giacchè il pezzo plastico aggiunto restava. indilierente e passivo; invece fu riconosciuto che una nuova vescica., al disopra del vecchio collo amputato, s'era ricostruita, identica alla normale per posizione e caratteri strutturali. Questo fatto, molto importante, mentre rende nullo lo scopo funzionale del lembo plastico innestato, ci autorizza ad aggredire porzioni più o meno estese delle pareti vescioali interessate da tumori, o da. altre alte· razioni patologiche, sicuri d'avere successivamente un organo perf"ttamente funzionante.

---------(l ) TtZWlil o l>m:r.1.- lli1ullnto !lllirno di 1m t.<perimeiiiO ltdla I"ÌCOJtru;aon e <lelltt t>f<cica m·ina ria ( t ) E:<nP.II LK)I. -

Chcrurgtt, 1\lflO

e .cperlmtlllclle lfllmllltuenplas/ili. Dw/1. J:eilscliri(l (ur


Sl"I.LA RIGE:\EftàZlO~" D EI.T,A VE~CIOà U Rt~ARIA

1273

La verità di quest'asserzione è patrimonio non recente di chirurgia, e le esperienze fatte nel laboratorio del prof. Tizzol!i da !ui stesso (1) e dallo Schwarz (2) lo comprovano perfettamente. Allo :;capo intanto di studiare il nuovo organo rìgenerato, e d ietro consig lio del prof. Durante, al quale rendo sentiti ringraziameuti per l'interessamento, d i cui mi fu largo, ho eseguito una serie d'esperienze sulle cagne coll'obbiettivo di vedere le fasi istologiche in diversi periodi e specialmente la disposizione dei vasi linfatici. Nelle prove sperimentali preferii anch'io, come con· sigli!\ lo S cu,va,rz, le cagne, sia, perchè la presenza d el pene nel maschio rende malagevole l'incisione della pa· rete addominale, e ne garantisce meno l'infezione, sia perchè è più facile nella cagna il cateterismo retrogrado, 6, per esso. l'introduzione d'un piccolo drenaggio di · gomma da lasciare a permanenza, e che anch'io volli provare per facilitare lo scolo dell'urina.

Ad evi tare superflue ripetizioni descrivo una volta tanto il tecnicismo operatorio osservato, e non nei singoli animali, riducendosi esso allo stesso tipo, salvo qualche modificazione consigliatami dall'esperienza., o da qualche insuccesso. Le cagne, a. prevalenza di grossa taglia, furono narcotizzate con cloroformio, previe iniezioni ripetute di

8-10 centigrammi di morfina all' 1 p. 100, allo scopo di prolungare il sonno incosciente, o la sonnolenza dell'animale, più che era possibilè. Il ) Tr Z1.01'\I " l'llt:ta - (Loco r irato) . 111 Rooor.PO ScnwMIZ. -1/icerch~ .1 ulla rigenera:ione <lella vescrca urin(lrr" ,<puimenlole.


1274

RICERCHE SP&Rlli1E~T.ALI E D ISTOLOGICHE

A questo scopo anzi, e sempre per evitare l'irre'q,uietezza nelle cagne, per uno o due giorni successivi alla operazione, ho ripetuto 1-2 iniezioni di morfina nelle medesime proporzioni sopradette, per ragione e;he méglio spiegherò in appresso, oltre quella già detta. Disinfbttata la parete addominale, osservando le regole più minute ed indispensabili, ne praticai un'incisione lunga 8-10 centimetri sopra la sinfisi pubica, ed estrassi la vescica circondandola con compresse sterilizzate calde. Per quanto questa, dopo la morfinizzazione, fosse di solito vuota, pure, per maggior sicurezza, ad evitare consecutive infezioni del campo operatorio, praticai un'asola sull'alto fondo della vescica, e resi così più facile la completa eliminazione dell'urina. Dopo ciò, constatata la presen1a degli ureteri, colle dita indice e · pollice delle mani cfi un assistente ne proteggevo gli sbocchi in vescica, e nello stesso tempo facevo schiacciare trasversalmente le pareti di questa, anche a scopo di una prima e provvisoria emostasia. · L'incisione della vescica la feci, indietro orizzontalmente, poco al disopra dello sbocco degli ureteri, avanti a mo' di letter~ V, e ciò, per resecare del serbatoio la maggior porzione che mi era possibile. Con pinze di P ett.n cercai di frenare il sangue, e poi subito, per via. retrograda, introdussi in vescica un pie· colo tubo a drenaggio, di calibro proporzionato, facendolo uscire dalla vulva, e fissandola a questa con due punti laterali di sutura. Dopo ciò, senza perdere tempo, ho praticato la sutura delle pareti vescica1i, usando la seta a preferenza del catgut, avendomi dimostrato, un insuccesso avuto in una cagna, che questo non mantiene tanto saldamente come la seta, e che il catgut, riassorbendosi, o lascian.do di va.ricati i margini della. ferita, dà facilmente luogo a infiltrazioni urinose, infezioni, peritoniti, ecc.


S ULLA RIGENEE<AZIONE DELLA VI'.SCICA URINARLA.

1275

Ho praticato due piani di sutura comprendendo solamente muscolare e grasso prevescicale, avendo con· statato anllh' io, come lo fu dal Poggi, (l), Znamensky (2) ed altri che il filo, il quale unisce la mucosa. e pesca quindi in vescica, è causa di incrostazioni e formazioni di calcolo, pericolo che non si scongiura nemmeno coll'uso di catgut di pronto assorbimento. Chiusa la. vescica, quando l'ho creduto necessario, per assicurarmi la resistenza della praticata sutura, cac· ciava. nell'urooisti, con molta prudenza, dalla via della vulva., e mediante siringa, poche gocce di acqua sterilizzata. Dopo ciò, protetti i visceri addominali con una. lunghetta calda e sterile di garza, ho f11tto la sutura. del peritoneo pa.rietale, quella. del piano muscolare e della cute, medicando da ultimo la ferita. addominale con collodio e cotone. Le porzioni di vesciche resecate, a. scopo di studio e di confronto, furono conservate nel liquido di Miiller e nell'alcool. Il giorno consecutivo all'operazione, per quanto le cagne fossero assopite, hanno sempre tentato strappare la siringa dall' uretra. Ad evitare l'inconveniente stimai utile ripetere qualche iniezione di morfina, e obbligare gli animali a. tenere la museruola, per quanto era possibile. Con qu~ste precauzioni in genere, il catetere è stato. mantenuto fino alla 2• o 3• giornata dall'operazione, più in là non è stato possibile, riuscendo sem· pre le cagne a liberarsi della siringa o spontaneamente o meccanicamente, ad onta dell'artificiale sonnolenr.a provocata dalla morfina e dell'applicazione non continua della m•1seruola..

( t) Po GGI. - Sulla cicalt"izzo=ione delle (el"ile della vescica. (i ) ZNA.IIKNSKY. - 8ild11n(J von llarnconcr·emt ntert nach porlit lltr 1/antbla-

'fnwandresectiort. "Arcl1ìv filr klìn. Chirurg. •


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RIC.ERCKE SPERntE:>:TALI ED ISTOLOGICHE

D'altra parte il passaggio dell'urina facilita la. suppurazione d~i punti di fissazione del catetere alla vulva, e, per conseguenza la permanenza del drenaggio vescicale, dopo il 2° o 3° giorno, è molto problematica.. Migliore pratica sarebbe quella di cateterizzare l'ani· male ogni tanto, sempre quando si abbia il sospet.to che l'urina ristagni nel moncone vescicale, cosa che difficilmente avviene. Nella prima settimana dall'operazione, l'urina è stata emessa continuamente, non essendo capace il moncone di vescica residuale di trattenerla, per cui il gocciolio continuo necessariamente imbrattava le parti annesse alla vulva, la coda., le gambe posteriori della cagna. Ma, dopo la seconda. settimana, l' in0ontinenza cessava, specialmente di giorno, restando solo emissione più frequente di piccola quantità d'urina. E, finalmente, dopo 20 o 2ò giorni, i tentativi insoliti d'orinazione diminuivano ancora più, la quantità d'urina emessa diventava maggiore, e, in conclusione, gli animali rientravano nelle condizioni normali di vita. Le cagne furono sacrificate in perfetta. salute, dopo 30 giorni e dopo 70 dall'operazione, allo scopo di studiare la struttura della nuom vescica a. diverse epoche. All'autopsia, dietro il corpo del pube, nella. escava· zione del piccolo bacino, si trovò un corpo piriforme, schiacciato avanti, rotondeggiante indietro, contenente orina, perfettamente libero da t~.derenze vicine. Il neo serbatoio nelle cagne uccise dopo 30 giorni, nello stato di vacuità. misurava 35 millimetri di lunghezza dal vertice al collo, e 27 millimet1·i di ma~sima larghezza. In quelle invece uccise dopo 70 giorni, le misure erano poco più del doppio. Lo stesso dicasi delle misurazioni a vescica ugualmente piena: n'ella prima serie la capacità vescicale era di 40-45 centimetri cubi di liquido. nella seconda di 70-75 centimetri cubi.


St.:LL.\ RIGE.:>EHAZlO,:\F. DELLA "'I'ESC lCA URI~ARrA

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Questo neo·serbatoio di forma sferica, schiacciato nella. faccia. anterior e in corrispondenza. della cicatr ice, molto più convesso nella parte poste riore, non ha uguale spessore nelle sue pareti: questo ~ maggiore dal normale nel territorio della. prat icata, sutura, minore nella. faccia posteriore, regolare più o meno nella porzione sottoposta allo sbocco deg li ureteri. Alla. sezione longituù inale la. vescica presenta la mucosa in tegra, nes · suna. lesione visibile ad occhio nudo, soltanto il trigono di Lieutaud disteso più dell'ordinario. Sulla linea. di sutura. naturalmente s'avverte un cord one duro cicatriziale, sul qua le la sposta.bilità della mucosa, ben manifesta nel restante ambito vescicale, diventa più o ineno evidente a seconda del periodo delr eseguita ope· razione, e cioè meno pronunziate. nelle cag ne operate da circa un mese, più chiara in quelle sacrificate dopo 70 giorni. Nulla di anormale nello sbocco degli ureteri, nelle lor o papille, e nel loro calibr o; nessuna lesione macroscopioa al taglio dei reni.

Esame mic1·oscopico. - I pazzi, fi.;;sati nel liquido di Mi.lller ed induriti nell'alcool, fu rono inclusi in paraffina e colorati con carminio boracico, o con ematossolina ed orange. La osser vazioni microscopiche furono praticate prin · cipa.lmente nel t erritorio della cicatrice vescicala e nelle sue prossimità, con sezioni parallele o trasversali al maggior diametro della sutura, ed anche nei pezzi dell11. nuova ves01ca. La nuova vescica, o meglio la porzione rigenerata di essa, consta d i tre strati, uno interno mnooso, uno medio muscolare, ed uno ester no fibroso. Lo strato mL~coso, modellandosi esattamente sulla tu· nica muscolare interna, ne tappezza le insenature ed i


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RICERCHE SPERIMENTALI ED I STOLOGICHE

rilievi. Esso consta di due strati ben distinti epitelio e CIJl·ion. L'epitelio è misto stratificato. Le cellule pro· fonde, perpendicolari al corion ed al tessuto di cicatrice sono cilindriche o coniche o a racchetta, colla parte rigonfia rivolta vèrso la cavità. della vescica.. Le cellule superficiali sono appiattite e pavimentose, anch'esse divise in vari strati . . Questo strato epiteliale mostra un'attiva fase rigenerativa fin dai primi giorni del taglio della parete vesoicale, anzi, quanto meglio si riesce a stabilire il mutuo contatto dei margini della mucosa, tanto più presto si ristabilisce l'assoluta continuità. dell'epitelio stratificato. Il perfetto combaciamento della mucosa si ha cucendo la muscolare e lo strato ct3llulo-adiposo so~ra­ stante, e. ciò per la facile e rapida extroflessione da essa most.rata. nelle ferite della parete vescicale. Certo ohe l'avvicinamento avviene meglio, allorquando nei primi punti della sutura muscolare si riesce a comprendere il connettivo sottomucoso seuza attraversare la mucosa per evitare le incrostazioni calcare già notate. Questo fatto istologico della rigenerazione epiteliale, bene accertato oggi nelle unione delle sierose, non è senza importanza clinica nella guarigione delle ferite vesoica.li, stabilendo il momento nel quale la soluzione di continuo è protetta internamente dal rivestimento fisiologico. L'epitelio, nelle cagne uccise dopo circa. tre settimane, a livello della cicatrice poggia sul tessuto fibroso compatto, a differenza di quello degli animali sacrificati dopo otto settimane, il quale riveste il tessuto mucoso rigener ato colle sue ripiegature e col suo lasso connettivo sottomucoso. Questo fatto spiega, in modo facile, la ragione della


SULLA RIOENER AZIO~E DELLA VESCICA URINARIA

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sposta.bilità, più o meno evidente della. mucosa. sulla. linea di sutura della ferita vescica.le. Il corion, o strato mucoso propriamente detto, anch'esso presenta. un'attiva fase rigenerativa., la. quale è caratt.erizzata da ricchezza di vasi, da infiltrazione di buon numero di elementi cellulari rotondi, in alcuni punti raccolti in forma di noduli che somigliano a follicoli linfatici, e dalla. presenza di insenature più o m.,no piccole, piu o meno evidenti a seconda dQllO spessore del tessuto connettivo, diversamente compatto nella cicatrice o nelle regioni vicine. Del resto il potere rigenerati vo della mucosa vescica le è un fatto già spEirimentalmente provato anche per estesa superficie colla. decortica.zione quasi totale della mucosa della. vescica., p raticata dal P oggi (l). La tttnica muscola1·e è rappresentata da numerosi fasci di fibre lisce ohe decorrono in ogni senso e si deoussano in modo svariato, senza far perdere alla vescica la.. fondamentale struttura delle sue pareti costituita dallo strato esterno delle fibre longitudinali, da quello medio circolare e d,a. quello interno longitudinale plessiforme. In alcune fibre dai predetti fasci muscolari si osservano nuclei segmentati. i quali parlano in favore di una nascente fase riproduttiva, molto ben manifesta nei fasci longi tudinali posteriori. Uguale riproduzione avviene in corrispondenza del collo della. vescica, e specialmente n ello sfintere esterno a fibre striate, più che in quello interno di H enle a fibre lisce. Tale condizione istologica., coadiuvata dalla posizione anatomica, e dalla mancanza. nella. parete posteriore vescicale della cicatrice consecutiva. alla sutura, spiega (l ) POGGI {loc. cit.).


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RI08Rt;HE Sl'ER lM8:-lTALI ED ISTO LOGICHI~

l& maggior contribuzione data dalla predetta pa.r e.te posteriore della vescica al nuovo serbatoio. Nulla d'importante da parte degli urereteri e dell'uretra, se ne togli pochi accumuli di globuli bianchi nettamente circoscritti. Lo strato esterno o fibroso, oltre lo strato di fibrille piuttosto stipato, e la povertà di elementi cellulari. nulla offre di notevole. Sicchè, riepilogando, la nuova vescica ripete la sua ricostruzione necessariamente dal basso fondo e dalla prima porzione dell'uretra., e, che sia cosi, lo dimostrano la presenza nel collo vescicale di fibre muscolari striate, che si continuano ccn quelle che circondano l'uretra, la presenza di elementi follicolari linfatici uguali a quelli d"ell'uretra, ed il fatto i m portante sperimentale della possibilità di produzione di un nuovo serbatoio per l'urina, innestando gli ureteri direttamente nell'uretra, dopo aver estirpato completa•. mente la vescica. Tutto questo, già assodato in linea sperimentale, e solo da me confermato, . autorizza i) chirurgo a non risparmiare la. demolizione delle pareti vescicali, quando questa è reclamata da tumori, processi infiammatori adesi vi delle vicinanze, e da lesioni trauma-tiche. E se oggi i chirurgi si sono affaticati nel perfezionare la tecnica dell'asportazione completa della ve· scica., si e perchè le neoplasie maligne, i papillomi specialmente, per quanto molte volte peduncolate, spesso sono sessili od infìltrate specialmente nel basso fondo. Per cui, se è possibile togliere qualche volta il tumord coll'ansa ga.lvano-caustica, non è certo raro il caso, se si vogliono s~ongiurare recidive, d i dover asportare completamente la vescica. Anzi, nell"eseouzione ·di questo grave intervento, !"azione demolitiva non deve essere avara, se si vo-


SULLA RlGE~ERAZIONE DELLA VESCICA URINARIA

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gliono \)revenire focolai di riproduzione, ed il chirurgo attento e coscienzioso sarà certo più soddisfatto se saprà cercare e togliere i nidi più frequenti di metastasi maligna. ' Di essi, notevoli sono le glandole linfatiohe, le quali, assieme alla rete linfatica da cui sono animate, hanno formato oggetto per me di studio, specialmente dal punto di vista anatomico ed istologico.

*"'* I linfatici della vescica, malgrado l'autorità di valenti anatomici (Cruikshank e Mascagni), fur ono negati per molto tempo. In seguito, per le osservazioni dei coniugi Hoggan, fatte nel 1882 ed alle iniezioni più recenti di Luria ed Albarran, la. vescica è considerata. da tutti provvista di linfatioi ( 1). Essi formano nello spessore della mucosa una rete appariscente in tutte le regioni della vescica, ma specialmente in corrispondenza del trigono, ove sono più numerosi e più cospicui. Dalla mucosa i linfatioi passano nella muscolare, e, riunendosi a quelli propri di questo strato, giungono alla superficie esterna della vescica; quivi, secondo Hogga.n si dividerebbero in due gruppi, uno ascendente rag-

giunge l' uraco e probabilmente si immette nella rete della parete addominale, l'altro discendente si dirige verso il basso fondo della vescica e finalmente sbocca, almeno in parte, nè gangli scaglionati lungo l'arteria ipogastrica, fatto constatato da Albarran per infezione sopraggiunta nei casi di tumori della vescica. Per riconoscere la predetta disposizione della rete linfatica mi son valso dell' iniezioni coloranti fatte nelle (t) L. Tssr ur. -

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Anatomia umana.


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RICERCIIE SPERlME1\'TALI ED ISTOLOGICJIE

pareti della vescica delle cagna, appena. uccisa, e lasciata in sito nella posizione topografica naturale. Co:;ì, mentre potevo seguire il cammino dei Enfatici, specialmente esterni, per la progressione del liquido colorante, potevo per questo, ~Ile sezioni microscopiche, riconoscere presto e bene la vera posizione e struttura dei predetti canali della linfa. Per la tecnica dell'iniezione mi son valso delle norme pubblicata dal Garota (1), servendomi d'un colore unico, e non di varii come egli consiglia nelle iniezioni policrome. Il colore, che meglio corrisponde e si presta, è il bleu di Prussia, a differenza del cinabro e del nero assoluto ricavato dal carbone minerale. Si prendono di bleu di Prussia 2 grammi e 3 grammi di olio di trementina, si mescolano in un mortaio, si aggiungono 15 grammi di etere solforico, e si filtra. L avata ed accuratamente pulita una comune siringa con trerqentina ed etere, si esegue l'iniezione con poca forza e lentamente, spingendo l'ago nei diversi ~trati della parete vescicale. Può accadere che il liquido colorato si spanda im· brattando la vescica, non riuscendo subito il colore ad incanalarsi nei linfatici. Orbene l'eccesso di colore si toglie tt:wilmente con un tampone di ovatta imbevuto di trementina, e con un po' di pratica, e più di tutto di calma, si riese~ a spingere la soluzione di bleu di Prussia nei linfa.tici. Certo è che i tentativi non sono infruttuosi: dopo poco che la. massa colorante è stata iniettata, ad occhio nudo la si vede correre nei linfatici più grandi, da questi scappa nei mediani e nei piìt piccoli, pasa. nelle glandole, se ne trova, e prosegue il cammino anche nelle vie urinarie superiori, se si vuole. (t ) GKROT A.- Zur Technik d~r LymphrJe{àssiflieclìoll- Bila neue Jn~ctiol~s­ mosse {ii.r Lymphge{ane- Polycrome l niection - Analomi.chtr Anzrìger Centr. {iir di.i Gesammle wisnnscha{lliclle Analom., t891'.


S ùLLA RIGE:-<ERAZ I O~E DELLA VESCICA URI NARIA

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E che il liquido bleu iniettato segua le vie linfatiche, e non le sanguigne, c'ome qualcuno potrebbe obbiettare, lo dimostra la trasformazione che esso su bisce in presenza del sangue. Questa trasformazione consiste nella produzione di un coagulo, dovuto alla presenza della trementina, per cui la massa colorante s'arresta, trombizza i vasi e non procede oltre, e nel cangiamento di colore del bleu di Prussia in nero che diviene subito appariscente. L'iniezione si può continuare per pareccnt gioqli,, perchè la massa iniettata s'asciuga lentamente, e si, riesce ad indurirla, per le sezioni microscopiche, mettendo la vescica nell'alcool o nella formalina allungata in acqua al 10 per cento. I linfatici della vescica si possono dividere in superficiali e profondi; quelli sono continuazione di questi, e formano, i primi, un ricco plesso studiabile macroscopicamente col metodo dell'iniezioni; i secondi, una rete, ricca nel trigono, proveniente in gran parte dai linfatici dell'uretra (l). I linfa.tici accompagnano i vasi sanguigni, e, topograficamente si possono distinguere, a seconda della faccia vescicale che essi occupano in anteriori e posteriori. Gli anteriori accompagnano i rami delParteria vescioale, a.ttraverS!I.UO una o due ghmùole linfatiche sepolte nel connetti vo retropubico, e sboccano in piccole glandole che circondano l'arteria iliaca esterna o l'ipogastrica. I posteriori seguono presso a poco lo stesso oamooino intrecciandosi con quelli provenienti dalla cupola e dal basso fondo, unendosi agli anteriori e sboccando direttamente nelle menzionate glandole laterali. Tutti i linfatici comunicano da. un lato con quelli dell'uretra e della vagina, dall'altra con quelli degli (l ) GBIIOT A. -

Ueber die Anatomie und Physìologie der llarnbla$e. - (Archiv.

(ùr Analomie und Phyaiologie, !897).


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RIOEROHE SPERIM ENTALI ED ISTOLOGIOHE ECO.

ureteri, condizione anatomica questa assai importante per seg uire l'estensione di certe lesioni neoplastiche maligne, che prediligono la meta.stasi per le vie linfatiche. Microscopicamente, alle sezioni in serie, i linfatici bene risaltano all'osservazione, sia per la colorazione bleu, che naturalmente si distacca molto dal fondo roseo del preparato, colorato con carminio boracico, sia per il loro decorso su riferito, sia perchè hanno volume più grande e spessore minore delle pareti dei vasi sanguigni, che d'altra parte sono colorati m r~sso, ma non in bleu. CONCLUSIONI. Le mie esperienze, su più vasta scala, confermano quanto è stato r ilevato dal prof. Tizzoni e dal dottore Schwarz circa la rigenerazione della vescica nell'asportazione di questa al disopra dello sbocco degli ureteri. E perciò da tutti gli esperimenti fatti è accertato: I. Sempre procedendo colle dovute regole asettiche, la resezione della vescica al disopra dello sbocco degli ureteri si può fare liberamente, quando ne è giustificato l'intervento senza tema di complicanze, specie se sono · rispettate le norme volute per la .sutura.. II. A scadenza più o meno lunga, e diversa secondo lo strato anatomico (più presto l'epitelio, più tardi lo strato muscolare) s-i ricostruisce una nuova. vescica. coi caratteri istologici e funzionali della urooisti normale, a spese principalmente del collo e della parte posteriore del basso fondo. III. Esistono nella vescica vasi linfatici decorrenti nella parete anteriore e posteriore, a caratteri ben distinti, dimòstrabili col metodo delle iniezioni. Roma, giugno 1901.


RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA A.

ScH M ITT. -

Pronostico 4ell'appen4tclte -- lede 41

200 oasl. n. 1901).

(.\1iinchener medicinische W oe/;eni'.chr·ifl,

Su duecento casi osservati dall'autore egli ebbe una mortalità del 12,;:, p. 100. Due fattori regolano il pronostico dell'affezione : l" La natura della les ione dell'appendice e la sua evoluzione; 2• Sopralutto il grado e la natura dell'infezione peri· toneale. È raro che l'insieme dei sintomi non r ivdi il pronostico. Il dolore è tal sintoma che non può dare precise indicazioni che in determinale circostanze. Cosi, quando il dolore si presenta sotto !l'orma di due fasi distinte, la pr ima indica l'infiammazione dell'appendice stadio pre peritonealeJ; la seconda indica o l' invas ione del peritoneo, o la rottura di un ascesso incis.tato. Nei casi beni~Zni, il dolor e diminuisce gradatamente e si localizza. Quando invece tende ad invadere il lato sinistro, vuoi dire che è attaccato il periloneo. Il vomito venne notato in 9~ casi sui 200 esaminati: 6i volte all'inizio della malattia, recidi vando in 59 casi con 5 mor ti; in 7 casi si ebbero vomiti costanti con 5 decessi. In 29 casi, nei quali non s'ebbe vomito. non si ebbe alcun mor to. È però da notar.e che il vomito può mancar e nell'appendice gangrenosa. In quanto ai sintomi g-enerali, bisogna tener conto dell'aspelto generale e dell'impressione cne dà n no pol~o, tempar atura e respiro confrontati fra di loro. È impossibile separo.r e lo studio di tali elementi. Cosj, la temperatura. può esser normale o subnormale in qualtr·o condizioni: 1' nell'appendicite perforante primitiva o nell'appendicite gangr enosa; 2" nella peritonite settica ; 3• nell'ascesso locaHzzato; ti• nell'appendicite benigna. In tali casi, un polso che varia da 80 a 100 è r assicurante, quando esso giungerà


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RIVISTA MEDICA

a 120, indicherà o la perilonile o la formazione di un ascesso; se in tal momento non è troppo tardi, bisognerà interve· nire chirur~icamenle. I l polso e la temperatura essendo quasi no1·mali, costituirà un sintoma gr ave la respirazione a tipo costale e fre· quente. In generale una temperatura febbrile che dura da più di dieci giorni con tendenza alla r emitlenza indicher à un ascesso locale.

Segni locali. -L'immobilità locale o generale della parete addominale indicherà la peritonìte locale o generale. Ecce· zionalmente si produnà un'immobilità diaframmatica riflessa nei casi caratterizzati dal dolore. La distensione dell'addome è un sintomo che sfugge all' analisi. La sensibilità loca le produce, là dove e'i'is te, della rigidità muscolare e può dare prezios e indicazioni sull'estensione dell' invasiontl del peritoneo. In generate, la presenza di un tumore localizzato all'appendice, è piuLtosto r assicurante. Nell'insieme dei casi studiati dall'autore , si ebbero ricadute nel 31 p. 100, e '!uesle rica dute si pro!iussero in media nei due anni consecutivi a l primo attacco. Le ricadute po'i'sono prevedersi stante l'ir regolare funzionamento degli intes tini che sogliooo precede rle.

G. B. Dell'Impiego del alero artlflolale quale mez.z o pronoatloo della 4lfterlte. (Lyon nuJdical, agosto 1901).

M. RABOT e F. BoNNAMOUR

L' in1piego del siero arlific1ale qnaiP- mezzo pronostico della difterite, venne, dagli autori succitati, ideato, avendo visto come nei bambini affetti da inLossicazioni intestinali, la r eazione , dopo iniezioni di acqua salata, sia delle più neLLe , qua ndo trattasi di intossicazioni non g ravi, mentre se trovansi gravemente colpiti, essa è mollo meno apprezzabile. Essi a vendo sperimentato l'impiego di iniezioni soltocutanee di sier o artificiale in un certo numero di casi di difterite grave, ebbero a nota1·e come le reazioni prodotte da tali iniezioni desser o delle utili indicazioni prog nostiche. Essi giunsero dopo numei'Ose esperienze su malati di difter ite a for mulare i seguenti risultati: se dopo l'iniezione il malato ur ina abbonda n· temente senza presentare nè vomito né diarr·e a, qualunque sia lo stato p;enerale, la difter ite sarà benigna, se, al contrario, dopo l'iniezione, non aumenta la quantità delle urine, se il


RIVISTA. MEDI CA

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malato presenta dei vomiti o della diarrea, quand'a oche il deco1·so della malattia sembri dei più favorevoli, il pronostico è sempre grave. Nei casi ossel'vati dagli autol'i, OJ:(n i qualvolta il sier o p1·odusse un aumento di quantità delle urine, il malato guari. Quando il siero a vrà indicato lo s tato del rene, bisogne rà favorire l'eliminazione detle tossine. Pertanto i diuretici sono in tali casi indicati, in modo parlicolat•e il laclosio e sopratulto i lavacri d'acqua sala ta. Da ullimo bisognerà curare lo stato generale e la febbt·e. Tuttavia bisognera usa1·e con una certa pa1·simonia di nuove iniezioni di siero artitìcinle nei casi g ravi, poiché aumentando troppo la pressione sanguigna si può andare incontro a delle emorragie. e a degli infarti. G. B. R. BL UYSE N. - Delle atreptooooole generalizzate nell'uomo. - ( Thèse de Paris, 1901). Per streptococcie goneralizzate s'intendono le infezioni dovute a str eptococchi, propa gate a tulto l'organismo per via san~ruigna.

L'invasione del .sangue s i compie in due modi differenti: 1° Prima é invaso il s istema linfalico, poscia l'infezione si generalizza al sistema venoso per il canale lot·acico. Vi è infezione linfatico-sanguigoa , e questo è il caso pitì frequente . 2• Altre volle l'infezione è pr imitivamente sanguig na. E per mezzo dei capillari che gli streptococchi entrano nel sistema vascolare propagando l'infezione a tutto l'organismo. Nelle streptococcie linfalicù- sa n~uigne, il punto di parter.za è spesso un accid ente locale s treptococcico, o~iettivam en te constatabile. Nelle streptococcie sang uigne primitive una semplice fessura del s istema vascolare, basta a pet·mettere l'entrala alla iofez:ione. Streplococcia e slreplococcemia non sono affatto ter mini sinonimi : 1° Nei casi pitì numerosi, non si ritrova affatto lo streptococco nel sa ngue. 2" La streplococcemia è tutta via relativamente frequente. L'evolwzione della streptococcia generalizzata può esser e schematicamente rappresentata da due forme molto distinte: piemia e septicemia.


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RIVISTA HEDIOA

In clinica, i sintomi sembt•aoo associarsi diversamente e dànno luogo ai quadri della pio- septìcemia e della seoticopiemia secondo r.he predomina l'uno o l'allro fatto re. Le slreptococcie san~uigoa primitive sembra si avvicinino alle piosepticem ie. L'esistenza della str eptococcemia nori sembra a bbia un significato pronostico esatto. Essa presenta un valore diagnostico indiscutibile. Fra i sintomi obbiettivi della streptococcia devo n si notare come i più fr equenti: le locaJizz.azioni articolari, le pleuriti suppurate sole od associate ad UDii peri~onile, l'osteomielite da streptococchi, i noduli c utanei infettivi, la frequente invasione del liquido cefalo-rachidiano e delle meningi da par te dello stesM streptococco, fatto una volla riputato rarissimo. La diagnosi delle slr eptococcie può presentare qualche diflcollà: 1° Nella fase iniziale, i s intomi possono a ttribuirsi a tutl'altra malattia infetti va. 2• l :sintomi obiettivi del periodo acuto possono ugualmen te far s upporre tr altisi d'altra malattia. 3° Stabilita la dia~nosi di streptococcia, può riuscire difficile stalbilire la filiazione degli aècidtmli. 4° La por ta d'entrata dell'infezione, spesso apparentis· sima, può talvolta esset• difficilmente scoperta. Pertanto rimane sconosciuto il modo d'infezione. La terapia può dirsi quasi impotente contro la streptococcia genet•al izzata ; i bagni fr eddi costituiscono un'antiter-

mico poliente, lo iniezioni intravenose o sottocutanee di siero artificiale servono contro il collassoecont ro l'adinamia, mentre lo sieroter apia antislreptococcica tino al di d'oggi sembra non abbia daLo alcun risultato. G. B.

n ma•s&gglo diretto 4el fegato . Sem . méd., n. 25, 1901).

De FRHfERlE. -

(La

Il massaggio generale e quello dello addome sono s tati utilmente a pplicati nella terapia di alcune a ffezioni cron iche del fegato (congestione, cirrosi, lìtiasi biliare) ; però fi nora anziché ricorrere al ma ssag~io esclusivo e sistemo.tico di quest'orp;ano, si sono preferiti i mezzi indiretti, quale ad e s. il massaggio inspiratorio, preconizzato ùa M oebius contro gli accessi di epatalgia. Ora l'A. r iferisce come nella clinica del prof. Gilbert si pratichi e con ottimo r isultato il massaggio d iretto ed isolato del regalo. La tecnica é la seguente:


RIVISTA MEDICA

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L'ammalalo giace nel decubito dor sale sopra un piano r esistente, con le braccia dis tese ai lati del corpo, le gambe flesse ed abdotte, i pieùi disposti io modo da non poter scor· rere sul piano stesso. Si c0mincia col praticat·e lo sfioramento al di solto de! bordo costale, seguendolo molto da vicino ed operando alternativamente da destra tt sinisl!•a e viceversa . Si procede poscia allo schiacciamento, invitando il malato a fare profonde inspirazioni, cosi da r·endere accessibile la massrma parte della faccia anteriore del fegato; si può r·aggiungere anche la faccia inferior·e, se si ha cura di utilizzar·e il r·ientramenlo della par ete addominale ad ogni profonda espirazione. Si pr·atica poi l'impastamento della faccia anteriore; la stessa manovra sr esegue s ulla faccia inferiore, spingendo le dita della mano ripiegate sotto il bordo costale quando la par·ete ad<iominale tr·ovasi rilasciata; anzi la faccia inferiore dell'organo si rende più accessibile, se dopo aver fallo sedere l'individuo, lo s' invita ad incli· nare il torace in avanti (atteggiamento di chi cade seduto). La pratica del massaggio si termina con gli scuotimenti praticati sul fegato pet· qualche minuto. L'A. adopera due altre manovre nei casi d' iper·trofìa o di plosi della gianduia epatica; e cioè, nella prima abbraccia con la mano deslt·a la vita del malato al di sotto del bor do delle fal se costole di destra, mentre con la sinistra poggìa sulla spalla destra ; nella seconda le mani sono situate p res~o a poco come per la palpazione bimanuale del rene destro. Il massaggio diretto del fegato a g irebbe non solo sulla circolazione dell'organo, diminuendo l'impaccio nel siste mp. della porta, ma ancora sulla funzionalità stessa delle cellule epaliche. Sarebbe perciò da pralical"si contro i disturbi fu n· zionali legati ad insutlk.ienza epatica ; così nel diabete· per anepatia cronica sotto l' influenza del massaggio diretto si vedrebbe sensibilmente attenuata, se non scomparsa, la gli· cosuria. La stessa pratica, fatta con prudenza, potrebbe r endere utili servigi negli s tati congestizi e specialmente nel fegato car·diaco, quando la stasi persistente minaccia la cellula epatica nella sua vitalità. Sarebbe pure indicata nelle fasi iniziali delle cirrosi venosa ad in quelle biliari; soprat-tutto poi nell' illero catarrale, quando il periO(fO acuto è terminato e la cellula epatica si addimostra pigra a riprendere la sua funzionalità.


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RIVISTA HEDIOA

Il massaggio dir·etto sarebhe controindicalo nella fa~e acuta delle af1'ezioni epntiche. Quando è praticato in modo brutale, e~pone l'ammalalo a ~"rravi accidenti, in specie ad e morra gie ga stro-intestinali. eq. E. CoM OEMALF.. -

Cara del oolpo 41 oalore. - (Echo Mé-

dical du Nord, giugno 1901).

Nel colpo di calore, la mo1•Le può avvenire tosto, in qualche or·a, od in qualche giorno; vi è dunque un trattameuto di urge nza, dd un trattamento cousecutivo. 1° TrattamentO d'urf7enza. - Il colpito puossi considerare come salvo se sparisce lo stato comatoso. Pertanto tutti Fii sforzi tender·auno a far ce!'sare il co ma; ecco pertanto ciò che da bel principio si dovr·à praticare: appena cade un soldato nei ranghi, lo sj dovra tosto toglier e al calore ambiente. Con uno o piu aiuti lo si sbollouerà dai vestiti, lo si svestirà anche se occort·e. gli si ~coprirà il capo, portanclolo all'ombra. tenendolo disteso, dAndogli dell'aria. Mentre uno degli aiutanti cerca di far rill\·enire il colpito applicandogli, secondo le circostanze, delle compresse d'acqua 'fredda sulla testa, oppure facendogli annasar·e dell'etere o dell' ammoniaca, finché si sia risvegliata la sensibilità olfativa; un altro aiuto friziona e massag~ia a s ecco braccia e gambe onde rialtivnt·e la circolazione perifer ica. Nei casi leggier·i tali mezzi bastano sovente per far scomparire il coma superficiale. Rilomata la coscienza, si somminislrera una bevanda ecci· tante come: Tintura di canella . . grammi 10 Il 200 Infuso di the .

oppure una tazza di caffè fretldo, mentre con le dovute cautflle si potra curarne il trasporto in vettura, nella posizione di coricato, sorvegliando sopratutto le possibili nuove mancanze circolatorie e respiratorie. Nei casi gr·avi lo stato sincopale si prolunga; il r espiro va mano mano diminuendo, il polso diveuta fillfo r· m~, diminuiscono le reazic,ni sensitive; la temperatura del malato si avvicina o sorpassa i 4.0 gradi. In tali casi, dopo d'aver spruzzato il viso dell'infermo con acqua fredda, e flagellategli le membra ed il viso, riuscendo inuLili tuli mezzi, :;i l'icol'l'er·a alla respirazione artificiale ed alle trazioni ritmiche della lingua praticate ogni tre secondi


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RIVISTA MEDICA

mediante una pinza da clorofor mizzazione. I riflessi bulbari ne saranno rapidamente e favorevolmente influenzali, sen7a trascurare, d'altra parte, le iniezioni di etere, giacchè non bisogna in alcun modo che si prolung hi il coma, al trimen ti la morte è vicina. Quando il malato ri prende alquanto la coscienza, la stimolazione interna deve rimpiazzare la stimolazione esterna; le infusioni di thé, caffè senza alcool, ed una pozione a ll'acetato d'ammonio, riescono utilissime: Liquore dell' Hotfmann Acetato d'ammonia ca . Tintura di cannella Acqua tii meli~ sa . Sciroppo di menta. Acqua distillala .

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Da sommini,trarsi a cucchiai. Il traspor to dovrà essere ritarda to alquanto. Nei casi 'g ravissim i quando il malato rinve nuto in is lato comatoso te nde a ricadervi a ppena do po aver a c~enna to di volerne sortire, rimane un rimedio eroico che spe:>so ha dato buoni risultati. Tali infer mi, congestionali in viso, presentano q uasi uno stato apoplettico. Devesi allora praticare un salasso da 200 a 300 ~ rammi, in seguito a l quale non tarda ad apparire il rilomo della coscienza ; mentre senza ritardo s i devra noo parimeuti applicare g li stimola nti interni o l'eccitazione perifer ica, continuando uo·assidUtt sorveglianza onde impedire delle ricadute . 2' Cura consecutiva. - Per qualche ora do po l'avvenuto colp,o di calore, bif;ognera con molta attenzione sorvegliare il cuore e il t'espiro; d'altr a parte si dovrà èCCi lat·e la fu n· zio ne degli emuntorii renali e cutanei, poiché , stante la usura muscolare si ar:rischierebbe di diminuire l'energia del centro bulbare. Tosto verranno somministrati i sudoriferi, ma sopratutto i diur •1tici e sopra tutti il !alte. Nei giorni se· guenli, continuando ugualmente questa depurazione organica, si arriverà a rintracciar e la sconosciuta tara or ga nica che permise 'la manifestazione del colpo di calore, ed in formatone il soggello che ne é il portatore, s' incominciera l'opera profilaltica. 3° Profilassi - La profilassi del colpo di calore consiste nell'evilat·e le marcie faticose al sole od in giornate. afose.


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Tale regola troppo assoluta, nei no:<tri paesi a clima temperato, puossi trasgredire alquanto purché nou esista spossatezza per insonnia o per eccessi praticati durante la notLe antecedente e purché libazioni soverchie rli bevande aJcooliche non abbiano segnalo il principio della marcia. Nelle truppe in marcia, i ranghi serrati, la partenza tardiva, la configurazione incassata del paese attraversato, ed il forle irradiamenlo della strada da percorrere devonsi evitare, come pure il ves tiario o l' equipaggiamento difettoso e costrittore. Ugualmente s on da evitarsi le fermate prolungate al sole, fatti tutti ben noli ai medici militari e che nella loro parte profllaltica s i possono riassumere in due parole : sobrietà e riposo t·egolare bene assicurati. G. B.

RIVISTA DI NEVROPATOLOGI!

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- L 'origine to..lo& della nevruteJlla e della mel&noonla. -(Medie. Record., 11 maggio 1901).

ALLEN STARR.

Mentre l'interesse dei medici è vivamente eccitato dai casi rari e strani, avviene frequentemente che si presti poca attenzioue alle forme miti e comuni, le quali, appunto per la loro frequenza e possibilità di esser favorevolmente trattate, richiederebbero invece la maggior attenzione. Un esame accurato e diligente conduce spesso a poter classificare questi casi nei loro differenti tipi, cerebrali, spinali, vasomotorii, e a porne in chiaro la origine, facendo riconoscere esattament.e quelli causati da protratte ansietà e da for li dispiaceri, quelli dipendenti da eccesso di lavoro fisico 6 mentale, quelli dovuti ad incipiente degenerazione dei neuroni é destinati a finire in malattie organiche, e finalmente quelli che sono distintamente di origine tossica. È di questi ultimi che l'A. intende occuparsi. Tale for ma s'incontra generalmente io donne mal nutrite, o in uomini sui 45 anni, i quali ab biano menato vita un po' libera, od abbiano curato poco la dieta, o abusato dell'alcool e del tabacco, o trascurato l'esercizio fisico. I sintomi pl'incipali di questa forma sono : dolor di capo; oppressione


RIVISTA Dl NEVROPATOLOGIA

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sorda alla testa e alla nuca; sensazione di peso alla testa con inabilitA di concentrare l'attenzione; irritabilità di temperamento; ir~·egola rità manifesta nella circolazione, palesata da fr eddo alle estremité e da frequenti vampate calde in diverse parti del corpo; disordini genel'ali di digestione per dispepsia acida o per co n~iderevole sviluppo di g as nello stomaco e nell'intes tino; irr•egolarilA nell'emissione delle feci. L'orina é talvolta scarsa, di colore cariC(l, di alto peso specifico e contiene spesso non indiffel'ente quanlité di indacano. Spesso vi é associato un lieve stato melanconico. La caratteristica principale di questo tipo è l'alternativa e il ripetersi quasi costante delle sensazioni e dei sintomi nelle divet·se ore della giornata, in modo che se ne potrebbe tracciare un grafico preciso. A mezzogiorno questo trovasi ver·so il livello normale, lino alle 9 pom. circa, nella quale ora ccmincia a discendere, pAr raggiungere dut•aole la notte il punto più basso, cui art·iva d'OI•dinario verso le 4 del mattino, quando generalmente i pazienti si svegliano e si trovano ne lle p~ggi o ri condizioni di spirito e di corpo. Per tre o quattro ore questo stato di depressione rimane stazionario, ma dopo la colazione migliora, 'p er tornare, ve t·so il mezzog iorno, ad un livello quasi normale. È evidente che que~ta var·ieté di condizioni deve dipendere da una variante che si verifica nella causa , e, poiché il momento climaterico viene dopo il ri poso della notte, non deve essere l'esaurimento, nè l'eccesso di lavoro quello che determina i sintomi. De ve trattarsi invece di un a gente tossico, che si accumula durante la notte, che raggiunge il massimo di sua azione ve L'SO le ore del mattino e che é combattuto dall'attività durante la giornata, onde meno intenso manifesta il suo potere nel pomel'ig~ io. Che questo agente toss ico sia t?laborato negli intes tini e nello stomaco sembra la teoria più naturale, inquantoché l'atlivilé del processo digestivo par e <:he serva d'aiuto nell'eliminazione del veleno. L'A. non sa dare esattamente ragione della natura di questo ag~nte, ne il tt·ovat·e nell'orina a bbondante indacano é un fatto sufficie nte a far rite nere ch'esso sia il veleno attivo. Occorrono ancora molti e serii studii sulla chimica della digestione p1'ima di potere sperare in una conoscenza esatta degli a genti attivi che producono simili effetti. Ma io medi· cina non è sempre necessario di aspettare la dimostrazione scien tifica dei fatti , prima. di tentare i compensi curativi.


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Molli dei nostri rimedii, e tra i più d'fiCflci, sono di origine empir·ica. Qua ndo pertanto un paziente pr<!senti sintomi distinti di toxiemia potrà esperimentare un certo regime e tt·attamento curativo, di cui, se non ogni siogol.o elemento e necessariamente efficace, tutti insieme combinati possono riuscire di grande vantaggio. Dieta. - ·Questa non può essere uniforme in lutti i pazienti. La maggior parte di essi non digerisce il !alt-; e le uova. Le caJ•ni e il pesce di ogni specie sono cibo adatto e gradito per tutti quanti, come pure possono essere permesse piccole quanlita di vegetali, eccello patate, cavoli, fagiuoli e pomodori. Riso e maccheroni sono generalmente ben tollerati, ma preparati senza formaggio, essendo questo, quasi per tulli, di non facile diges tione. Quanto stia capacita di assimilazione per il pane e pet• i dolci, essa è cosi varia da un soggello all'altro che riesce impossibile stabilire una norma. Del resto l'A. consi~lia a provare con questi pazienti varii tipi di dieta per assicurarsi, caso per caso, quali cibi debbano essere esclusi, quali permessi. Liquidi. - Il the è disadatto qussi uniformemente per 1-!li ammalati di cui traltasi, rendendoli nervosi ed aumentando la loro difficoltà di digestione. Il caffè invece agisce in molti di essi come uno stimolante piacevole, tanto al mattino che dopo il pranzo, senza influire in alcuna maniera sul sonno, ment1·e in taluno agisce ~cceziona lm enle come un veleno, ed allora de ve essere proscritto. L'alcool deve essere evitato, secondo l'A., in tutte l~ !.'ue forme. Circa nella metà dei casi un buon vino da pa!.'to l egg~t·o può esser preso senza cattivi elf~tli, ma i vini forti, quelli spumanti e tutti i liquori debbono essere evitati. L'acqua vuol'essere usata in abbondanza, ed una buona acqua alcalina o litica può riuscire spesso benefica. J1edicamenli - La digestione deve essere aiutata io tJUesti infermi da due ordini di rimedi i; uno che spieghi un'azione stimolante sul fegato, l'altro che favorisca la progressione del contenuto intestinale. Crede l'A. poter soddi· sfare al primo intento somministrando ogni dieci giorni del calomelano o della podoftllina, a dose purgativa, e quotidianamente piccole dosi di snli di Karlsbad. Cerca di ottenere il seconda obiettivo con naftolo o salolo mescolato a solfocarbondl.o di sodio o di zinco somministrati in una capsula


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r icoper·t.a di una sostanza che sia insolubile nello stomaco e che si sciolga neg li inteslini. Tali somminisLrazioni devono esser fatte dopo i pas ti e prima d'andat·e a letto. Continuato questo trattamento per un cons iderevole per·iodo di tempo, migliorano i s intomi r e lati vi n g li organi diger·enli e ne s egue una completa cessazione della periodicità ne ll'alter narsi dei sintomi; il paziente dot•me megl io la notte, non si sveglia più troppo pr·esto e passa più calme le ore del mattino.

Bagni. - L'uso quotidiano di un bag no caldo la mattina, ad una temperatura ùi J5•·38° per tre minuti, seguito da una spugnatura fredda di un quarto di minuto, è della massima importanza perché s timola la nutrizio ne genet·ale dell'ammalato, il quale, di not·ma, non tollera l>ene il bagno fc~>ddo, che lo e saurisce. Eserci~io e r iposo. In tulli i casi è consigliabile un aumento di esercizio, che però non deve esMre eccessivo. Di grande importanza è pure la regolarita nella misura del r iposo. Dopo ogni pasto, come dopo ogni esercizio attivo deve essere imposto a questi pazienti un periodo di dposo di circa mezz'ora. Un ele mento altrettanto essenziale nella cura di rruesti infermi e il cercar loro una occupazione piacevole per lo spirito, poiché la derr·essiona psichica, cui sono in preda, li conduce a intensificare la loro nervosilà. Tale occupazione deve essere variata , in modo da tenel'i i diver titi, e preferibilmente all'esterno e all'aria aper·ta. La sorveglianza di lavori manuali, l'occupazione del g iardinaggio e dei lavori campestri, i viaggi, offrono campo, per qualsiasi condizione sociale, ad una vita attiva e variata. Ma é opinione dell' A. che l'elemento indispensabile per il successo consista nella lotta contro i prodotti. tossici, sia pt·evenendone la formazione, sia col favorirne l'espulsione dall'crganismo. C F.

R.

BALIUT. -

n trattamento dletatloo dell'eplleaala. -

(Berl. k lin. Woch., g iugno 1\101).

Comparando i mezzi di cura di cui dispone la moderna terapia contro l'epilessia in confr·onto a quelli che erano in uso ai tem pi di Galeno, l'A. viene pur troppo alla sconfortante conclusione che non si è materialmente andati molto innanzi. E, dopo avere enumeralo i varii tentativi fatti a questo scopo, senza la pretesa ùi aver l!·ova.to uno specifico


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contro la terribile nevrosi, descr·ive un metodo d1 cura da lui SE'guito con qualche vantaggio. Esso è bal'ato sul l'o~servazione di Touluse e Richet cir ca la maggiore suscettibilità dell'orga nismo umano all'azione dei sali bromici, quando i clo1·uri ne sieno s tati a bbondantemente eliminati. S ulla guida di questo principio egli ha sottoposto i suoi infer·mi ad uu dieta completamente scev ra di cloruri e ha dato loro i bromuri insieme al cibo. Dei 30 pazienti, che iniziArono questo trattamento cura tivo, 2 lo troncarono volon ta· riamente e, quindi il ra pporto dell' A. é limitato a 28 casi, dei quali 9 P.r ano recenti, e 19 di antica data . La dieta sommi· nistrata era composta di latte, burro, uova e pane, sen za alcuna aggiunta di sale da cucina, a cui egli sostituiva 2-il grammi di bromur o di sodio. Gli effèlti OSSP.I'Vali furòno molto varii. In principio alcuni p!izienti ebbero più freque~li e piu g ravi attacchi co nvulsivi ; in altr·i si verificò una grande diminuzione degli accessi, tanto nel numero che nella intens ila. Dopo 6-7 gior ni lutti i casi presentarono marcato miglioramento; in alcuni gli accessi divennero piu rari; in a ltri se ne modificò la forma, essendo i violenti spasimi tonici e clonici rimpiazzati da semplice Lremollo, da sola perdita della sensibilità o da un senso di stordimento. A trattamento inoltr ato, e finché fu continuato, cessarono completamente gli accessi in 7 dei 9 f'.&si r ecenti e in 27 di 4uelli anlichi, ossia nell' 80 circa p. JOO; nei rimanenti 21\ p. 100 l'intensità e il numero degli accessi subirono una sensibile diminuzione. La dur ala della cura fu di :15-.40 giorni. Tutti i pazienti s i avvantaggia rono nel le condizioni generali. Non vi furono in alcun caso segni di hromis mo. Cessata la cura, tornarono a manifestarsi gli accessi convulsiv i, daprrima rari e legger·i, ma dopo sempr·e più frequellli ed intensi, fino n ri pr endere l'andamento primit ivo, In un solo caso, in cui la cura era dUl·ata tre mesi, non tornarono accessi, a lmeno fino a quando l' A. pubblicò la s ua memor ia, ossia un mese ci rca dopo che era stato abbandonalo il tl·allamento curativo . Da q•Jesti falli egli si creJe autorizzalo a trarre le seguenti conclusioni: '1° Una dieta povera di clorUI'i é applicabile in tutti i cas i di epllessia e deve esser e pr ovata .


RlVI S'rA DI :-.' ~VRO PATO LO GlA

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2• Il tr·a tlamenlo sar à piu pffi cace se f~:~llo in uno speciale sanatori o. :l• Oltre alla speciale dieta e alla soppr ossione ciP-i c io· rur i , occoJ•r ono p icco lt~ 1losi ùi sali bromi ci - 2- :J §:(1'. p ro d ie. 4° La m aniera più facile e piu piacev ole di amministr a r e ti r i medio è di fargl i pt'endere al posto del clor ur·o di !<Odio, speciRhnente nel pane. 5° L 'azione lJenefi ca del trattam ento con!<iste nell'aumenta ta azion e seJaliva dei br·ornuri , d el che può e deve essere t en u to c o ulo an c he n e lla c u ra d i tutte qu e lle a llr P. m a laUie del sistema nel'voso, nelle 'Juali vengono ordinar iamente cons1g liati i br omu r i. c. l.

T umori del tnbercoU qua.ddg emiDl, loro dla· g noll differenziale oon 1 tumori del cerv elletto. (A I'Citioio r t,sso r/1 pnlol ., clin. med. e hat /P riol., marzo apri le 190'1).

Nrs'> JN. -

L' A. r iferisce 5 cosi di tumori caseosi dei tuhe1·roli. quadr igemini (:{ seg uiti rla o11to psia), da l ui o~~ervHti i u fanc iulli di un anno e mezzo a ci nque; di qu e~ ti turoori uno sol o OC· cupava la par·l e !'Uper inre del m e~ocefa lo , cioè i tuber col i quad rigcmini pr op1·iamente detti, mentr·e g li altri quattr o si estendevan o ai perlun coli er rebral i ed alla loro ca lolla. Dopo aver• r·i cor dtJti i m oltepl icr e di ver si ~ i o tomi dovuti all e neoplasie di que~ lll l'•>g ionr , t-glr insiste nel differ enziar e i sinto mi a focolaio da quelli diffusi. Non ammette con N othn a~c l che i segn i pal ogrw monici dei tumor·i dei tuber·r:oli" quadri gemini siano rappr esentati dal decor so titubante (massime all'inizio della ma la tli ~) e dell'ortalmoplegia bila ter al e; giacchò in uno dei malati studiati questi mancavano del tutto, m entre l'autopsia dimostr·o che la neoplasi a era escl usivam ente limitata ai tuber·col i. J.>rr· la diagnosi topog-r afi c!i ra· zionale l'A . cr ede dover disling uer e lr·e r·r~ion i funzi onai· mente eli ver~e : i Jted uucoli C~' l'ebra l i , l a lor o ca lol la, i tu ber· col i q uadri gt> mi ni pt'opr iamente Jei ti. L e lel'ioni dei primi (col fa scio piranlidal e) si r ivo:!lano con IIJ paral i si delle esl:-emi lll dal lato opposto, accom pagna to da r igrdit a e da contrat ture, pa ralisi bilateJ·ale quando il tumor e sorp assa la li nr a mediana r d i n te rc~ sa contempor aneamente i due peduncol i. Un neoplasma, che intere>;si la colntla dei me· desimi, determi na la paral isi dei muscol i dl:'ll'occhio, inner,·ati

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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

datl'oculo-111olore com une, e qualche volla 811Cile la paralisi di quello innerva lo dal patetico. Olt r·e a cio si hanno pure disturbi della marcia simul an li l o fo r·rna cl ell'atassia cerebellare, senza pet·6 che a questo seguo !:'i possa da r e lo s tesso valore dia g nostico dell'ortalmoplegia. Per i tumor i di piccolo v olume interessanti soltanto i tubet·coli quadrig<'miui è cliftìcile al momento stabilire un srgno patoguomoni co, anzi il più delle volt~ dessi non sono riconosciuti. p,~ rò ba!=<andosi sul caso stud iato, l'A. cr· ede poter ammE:l· ter·e che in cosi ffatta limitazione r·eg-i<m ale si ano n otevoli i òi stur·bi della sensibilità ed i dolor•i irradiantisi vc r· sn la porzion e d<H'sale della r·a chide, falli questi che stat•ebbe r o co n l'opinione di colo !'O che ammello rt o la cor·ona r·a g-~da nte di Rei ! termiwu·si in parte nei luber·col i quadJ'Jgcmi.ni anlerior·.i. l disturbi deU'ud i to, massime la diminuzione dtlll'acuita uditiva, d im m~ tt·er·ebbero in una cerla misur·a ch e sono lesi i luber coli quadri gemi ni posterio1·i; per ò e )H·obnbile che i cor pi geniC<Jiati abbiano u n'azione importan te nella loro produzrone. PùJ' differenziare poi le ncoplasie de1 tuber col i quaùt·i gemiui da quelle del cerv ell ello, oltre questi sintomi a focolaio. bisogna tener conto di certe particolarità presentate, secondo i ca~i, dai fen o1n eni comuni a tulle le neoplnsie dell'encp fal o. Cosi la.cef.alal gia, clte è sem pre nucale nei tumor1 del cervellelto, cd è meno tenace, meno cos tante pe r ;.erle quando tJ·attasi dì tum or i dei tubel'col i ; cos'1 i vo111iti. frequ eHtìssi mi nel decorso dei primi, si mostrano nei secondi a prìn<;ipìo della l or o evoluzione, pet• l'at•si poi p iù r a1·i od ancbe spa t·ire del tutto e più tar di ricompi:ll'il'e poco pt•ima della morte. Elementi importanti per la dìag:nosi di ll'erenzi ale sono forniti dallo s tato del fondo dell'occhio e da quello della vi ~la . L 'esame o flal moscopìco, praticato in uno Jei casi :::opr·a i ndicati, ha dimostrato la neurite ottica; ma questa dipenoleYa pure da un essudalo sier·o so della base. del cervello e special mente della regione del chìasma. l n vece nelle l eswni cPr ebellat•i l'A. ha costantemente riscontrato la neurile ottica o l'atrofia del ner vo ottico. Degno dì nota che nei fan c•ull i l'edema papi Ilare per compressione si osserva ussai t li t'ado. I n quanto all'A. V. questa diminuisce di buon'ora Pd a s~ai 1'8pidamente nei tumori cerebellari, nei qual i non è r·urR la cecità completa, m entre in quell i dci tubercvli quadrigemìni la visione r es ta lungam ente intatta. Per ciò l'A. crede che i distur bi ocular i non siano affat to sotto la dipendenza di r etta


RlVJS'rA D I XIWfiOPATOLOGIA

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delle t~ ller·a zion i d et tuber col i quadri gem111 i e che po>isano mancar e.' quando la neop la ~ ia r esta limitata a questa porzione dell'enc··fal o, com e succede nei fanciull i , nei quali il cranio elastico ed i ncompletame11le :>aldato permette di resistere a;:sai bene all'aumento della pres;:ione intracran ica. Per In contr·ario nei tumori del cer·vellelto le rnodifìcazion i del fondo oculnr·e eJ i clislur·bi della visione, più precoci e più tenacr, pat·e dipendano se non dir ettamente dal la lesione cer ebellare stessa, pet• lo m t' fiO dal la compr·essione esercitala :lui cer·velletLo aumentalo di volnme sul pl esso cor oideo, sul foro ùi Ma gendie e sugli angoli lsterali del seno romboidale, paeti, elle ~li sono mollo vicine. Ecl a proposito di distu r bi oculal'i va notato anche l o strabismo, il quale, se è poco pronunziato nei tumori cerebellat·i e ;:embea pi ult<'slo dovuto a pa re~i anzicl11'• a par alisi dei muscoli oculari> si presenta m ol to accentuato in quelli dei tuhel'co li quarlrif!Pmi ni, in cui ~ i ha Ja fat·e con oftalmoplegie nucleat·i f{ t·avi. L'A. conclude qnesto impol'la nte studio con l' in sister e sulla moltiplicilà dei lumol'l caseosi del cer vello nei bambini ; sec nn do !e sue osservazion 1, fìao alla età di 4 anni !>i riscon tt•ereb· bei'O due volte più spesso i tubercoli multipli, che r1uelli i solati (in un caso ha tr ovato 23 tubercoli più o meno volumino«i). Queste neoplasie multi ple sembrauo locnlizzarsi alle pat'li del cervello, che sono in stretta r elazione anatomica e funzionale lt·a loro e la sede della l esione primitiva; nozione questa, che, se con ferma la da ulter iori ricerch e, potr ebbe avere pratica impot·tnuza sia dal lato diagnostico, sia da quello della necessità dell'intet•ven lo chirurgico. CIJ.

Forma giovanile della paralisi progre1alva. ( Wien er klin. Woch en schr., t1 . 71, 190 1).

H rnsc11L. -

-

Dallo studio di non pochi casi di parali si pt·ogr essiva giovanil e l 'A. cr ede di potere stabilire l e seguenti note diiTerenziali tra la stessa e que.lla pr ogr Pssiva degl i adulti : 1. Nella patogeuesi della parai i si pr•ogr essi va giovanile ha speciale importanza la sifilide congenita (1). 2. L ' i nizio di questa forma paralitica è assai precoce.

(l ) V. al riguardo il Gior11ale medico del Regio esercii o, anno 1900, pag. 281.


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RIVISTA DI NEVROP ATOLOGIA

3. Co lpisce con molta freq ue nza soggetti psichicamenle m a le costituiti. 4. Lo studio prodromico si rivela c o n vari sintomi ed è pe r lo più caJ·atterizzato da molti a ccessi. 5. Nell'acme della malattia s i osserva per lo più la sola s e mplice demenza; quasi mai si ha il quallro clelia mania o ùella ipocondria parolilicl•e né mai succedono remissio ni de• s into mi; sono assai rrequenli gli accessi e pile ttifo rm i quali s intomi irritalivi. 6. La malattia é di lung a durata. 7. l reperti necroscopic i sono que lli d1 una scle rosi ceI'P.brale diffusa e di una lepto-me ningite d'intenso grado. La p<.~rali s i pro gressiva giovanile s i sviluppa d'o r dinario all'epoca della pube rtà (14·16 anni, Tbiry) e l'A. att1·ibuisce a quest'epoca, tanto impo1·tante ne lla vita dell'ind ividuo, un valore patogene tico , che può in certo qual m odo par a go narsr a quello del climater·io nella paralisi infantile. li periodo inter corren te tra i primi falli di sclerosi cerebn1le e la manifestazione della malattia oscille re bbe in m edia ve1·sò i J 5 anni. Cf}.

A uuRY.- Un nuovo aegno flaloo della lntoaaloazlone al-

ooollo& " alntomo d l Qulnqu&ud •. -(Archi o. d e n euro looic . vol. Xl, HlO I).

Se s i ordina al soggetto in esame di divaricare le di ta di una mano, distende1·le e poggiar·le perpendicola1·menle c;ontr·o il palmo della mano dell'osservatore, dopo 2 o 3 s econd i si cominciano a per·ce pil'e dei piccoli ut•Li, come se le ossa el i ciascun dito si t'es pin gessero bruscamente l'uno contro l'ol· lro. c olptmdo la mano de ll'osservatore. È questo il sintomo di Quinquarul, s tudiato accuratame nte da Mar·idorl d i Roue n, paese, in cui i casi d i alcoolismo sono mol to f•·equ enti . L'A. da parte s ua avr~bhe J•iscontralo quAs to segno mollo frer1uenlemente e rf'~olarmeole negli alcoolis ti, giammai negli a stemi e neppure ne;.rli P- piletlici o ne i soggetti colpili da paralisi gHnerale. E~li c r ede perciò che deS!;O s iA un fe· no me oo patol o~ico, s ebbene nulla si sappia de lla s ua palo genesi, e che possa ave re grande imp01·tanza clinica in patologia me ntale e ne1·vo~a. e q.

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RIVISTA CHlRURGICA Prof. dott. E. Goa.DMANN. - Bulla oura 4ell'lpertrofl& proatatloa. - (Beit riit)e zur kli nischen Chirurgie). Il Soci n aveva glà notato come l'iperlrolìa prostat1ca spe~so non dia notevoli dislut·bi, per cui nella metà dei casi é ri;o;c.,ntt·a la solo dall'anatomo-pa tologo. Nonostante i successi vantati con operazioni sugli organi sessuali, la cura si mantiene sin tomatica e palliativa (v. Bruns). Si debbono col Poncel disting uere due classi di pros lalici, i meccunici, in cui è solo alte•·ato 11 meccanismo dell' e missione dell'urina, ed i setti ci in cui esiste una sepsi urinaria. I p1·ostatici m~ccanici sono qu·elli a cui si applicano le varie opP.razion i su lla prostala dalla via vescicale, urett•ale e perineal e. Il Goldmann premette gli studi anatomici recenti di Kalischer sulla chius u1·a de llli vescica e specialmente la descrizionedello sfìnleJ·e vescica le. indicando come M. spllincter Lrigona/is, che partendo dal trigono non s i mette in r-apporto colle fibre della vescica, ma .a bbraccia l'urelra con fibre liscie, dirette obliquamente in basso ed in avanti. La vescica sar ebbe una specie di serb11toio ind ipendente. Detto sfìnteJ•e, è contiguo alla prostata, ma non ne fa pa1·le. Tanto meno la proslata ~i melle in intimo rappo1'lo coi muscoli s triati dell'uret•·a. Il M. sphincter uro-genilalis (Kalischer) a fibre s triate si irr·adia sulla prostata. Le sue fibre però vanno ~comparendo nell'adulto e non si può loro allribui1·e importanza fisiolog-ica. Lo sfìn ter't3 a fibre liscie in te rno è perciò ' IUello che asntme il l:Ò11'1pito della ch iusur~;~ della vescica, come il detrusore ha quello dell'e missione dell'urina. Lo stimolo a 1! urinare di pende da una sensibilita provocata da distensiOne della vescica, nonchè dnlla sua re lati va tolleronza, ma non da impressione ,:i contatto nell'urett·a. Le variazioni di lun ghezza dell'ul·etra , in rappo rto al grado J i oienezza della vescica, sono pr·o.dotte dalla inclinazione obliqua delle Hbr'e costituen ti lo sflnlere interno. Parlando dei distu1·bi dell'urinazione n.ei pr·o:;tatici meccanici, incontinenza e r·i tenzione acute e croniche, a ccenna come dai vari autori s iano considerali una conseg uenza del-


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.RIVISTA CHIRUR GICA

l'ostacolo oppos to dalla ipertrofla prostatico, sebbene Busl:h e Schlan ge abbiano già indicato che, pc l r ipiegarsi della parete pos teriore vesC'icale die tr0 la p·rostata, e pel s uo llfl'ondarsi sotto il pt•omootorio, la vescic11 stessa non t•iesca a vuotars 1. Gli alli operativi devono perciò ov·~r ol i mir·a di togliere l'ostacolo al. dellu~so e cor·reggere la posizione della vescica, cioè aprire l'orifizio uretrale e solle vat·e il fondo d ella ,·escica. Colle prostatectomic si otterrebbe al più un facilitato defht,.l"0. L'autore, in precedenti lavori sul cateterismo, avevtl già constatalo che la dis tensione della par~ le anteriot•e della vescica dilata l'orifizio u1·etrale interno; e che ciò avviene nelle fist ole vescicali soprapubiche, quando un punto basso della par·t!te anteriore della vesc•ca si fissa ad un punto più allo dellA parete addominale sopra il pube, come s uccede dopo la puntura ipogastrica della vescica. Imitando il fatto su) cadaYere, praticando la cistopessia, previa dilatazione e sollevamento della vesci~ ~ sucr..essivo indurimento in formalina per mante nere i rapporti anatomici ottenuti. osser vò che l'orifizio ure tral e rimaneva beante, perché stirato dalla parte mediana della vescica fissala, parte mediana che, n ei casi patologici, è ancbe ipertrofica , mentre il tono dello sfto tet•e è indebolilo. Come contr·ibuto clinico al suo modo di vedere, cita du t! casi in cui colla ventrofissazione della vescica, prodotta dalla pun tur a di essa col trequarti e successivo drenagg-io lasciando la ca nnula io sito, ottenne la stabile scompar sa della ritenzione ur inosa, presentatasi acutamente dopo un certo periodo di urinazione frer1uente e difficile per notevole ipert1·otia prostatica. Lasciò la cannula in sito IO giorni in un caso e 12 nell'altro. Le fistole s i chiusero in seguito s pontaneamente e sparirono i disturbi precedenti alla ritenzione. lo uno dei due casi, seguito poi da morte, dopo più di 6 mesi , constatò il sollevamento della vescica, la dilatazione dell"orifizio uretr ale, l'ader·enza della vescica alla parete addominale, la mancanza di infossame nto nella parete posteriore vescicale e nessun siu lomo di stesi UI'ina1·ia nei bacinetti renali ed ureteri. L'indicato metodo di eura del resto ru gia raccomanduto da Mer y, Ditte! e Fehleisen, e vantato da Pom·et. St noti però che la fistola tarda a chiudersi se coes iste infezione della vesc1ca. L'operazione della ventrofissazione vescic·ale si pratica colle regole valevo!i per la cistotomia ipogastriea , sutura11do la parte della vescica libera d~:~ l pel'itoneo il più alto pO!Il'iblle alla parete addominale anterior e, sollevando la ,·escica colla


RfVISTA ClliTWRGICA

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distensione e O(·correndo tlal retto. L o sl! ram en lo consecutivo all' adr r enza dilata e non !'ol le,·a l' Ol'ifìzio uretral e, perché t1uesto i~ nt::ullenuto in si to dai suoi l'apporti anatomici. Cita inlln c le proposte analoghe, ed anter'iot·i alla sua, di Krynski, f<)lldata per o !"Oio ~ u r agionamenti t eore tici e del n o~tro Pera!'si (1), che in un lovnro !'pcrimentale di cistomioph.\!<Lica pratica va il trapianto di lembi muscolari tol Li dal r e tto a ddominu le pet· rinfot·zare il muscolo vescicnle , a ll a c ui atonia e alla estr oll C!<!'iune ciel 1J8!'SO fondo atlt·ibuiva in predo minanza i disturbi di r i lenzionP. P. V.

J. RoTTeR.- Patologia. e oura del oul di saoco del Doaglas oonseouttvo alla perltlft.ite. - (Deuu: ch e M edicin.ische Wocltenschr(ft . n. !0, 1901). L' A. dopo aver stabilito ctosa egli intende per ascesso del cui di sacco del Do uglos , gli asseg na i segunnli limiti: in ba~!<O , l 'ampolla della pat>ele r ctale anter iore ; in avanti la vescica o l'utero; i11dietro il retto ed il sacro; latera lmente le pareti latcl'ali del piccol o bacino ; in allo il pacchetto d'an;.;~ intestinali. S['OS!<O esistono altre ra ccolte pnrulente nel piccol o baci no, !'Orte nel corso di appendic1ti, ma se il pus occupa un'a ltra serle all'infuori della descrilla, se non ra ~g inn!.!e il fondo della cavilù del Oouglas, se vi è interpo,.to l'intesti no fra questo fondo ed il focolaio purulento, non trAttasi piìt di nsce~so del Dougl as. L'A., ché osservò un certn numero di t.ali c:Jsi accaduti in seguito a perititlile, ne descr ive i carallet·i e la patogenia. Il punto importante ad e!;sr.r e elucidato è quello dei r appol'ti esistenti fra l'appendice causa dell'll;;ce;;so del Douglas e l'asce;.;!5o stesso. N on occone che l'appendice travisi nella pr·ofondilé. del piccolo bacino per· produrr e l'ascesso del Douglas, questo può aver origine lontana. Il pt•ocesso il pii.t semplice, fu 'JUello osser vato pii.t raramente, ovvet•o;.;ia la !issazione dt-:1l'appendice nella cavità del Doug iAs, e r invasi one di tutto il cui di sacco prodolla dal pr·ogressivo accrascim ento della col lezione periliflitica (l) PEnASSI. CistMni"ptaslica lpel'imentate. Po,:<i t,ill appticaY.ioni nella in su rlk lt·nza e flistensione della V(':<rica, ron in)lrossamento prost:•tico - (GiOt'1tllt~ medico del Il. estreilto, 189i).


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RIVISTA CHliHTROICA

N ei casi invec~ in cui l'append ice è fissala mollo al di »op1·a dell'ascesso, l'autore amm ~lle due modi di pl'oduzione nella di tali raccolte purulente; o causa la perforazione dell'appendice gli elemen ti inff~Llivi guadagnano il bassofondo del piCC•)Io bacino cr eandovi un focolaio purulento ; oppure l'Appendicite dà origine ad uno spandimenlo sicro so che per legge fisica raccogliendo::i nel cui di sacco peri ton(!ale può infellarlo e costituire una collezione di pus. 'l 'tile-.:, secondo l'A., sarebbe l'or igine del magp;ior numero di tali ascessi. Hig-uar·do alla s1iltomatologia ed alla Jialo!nosi di tal e affezione l'A. dà [.!rande importanza all'esplorazione rettale che permette di riconoscete subito al di !:'Opra della prostala una ripiegatur-a della parete anteriore del retto che può ostruit•ne il lume e le di cui dimensi oni çlà nno delle inòicAzioni su quelle dell'ascesso. Per ma g~ior sicurezza ù i nJìcato il praticare una puntura per il r etto. L'incisione addc minale non sat·à necessa1·ia che qunndo, òopo evacuazione dell'intestino si avverte ' ancora un tr·atto r esistente del la parete del ventr-e, indice dell'esistenza di un seeondo ascesso. Per la puntura del r ello, l'A. adopera uno speciaie i~tr·u­ mento col quale ottiene lo svuolamento rapido della cavila purulenta altraver·so la parete t·etlale. Conlòecu ti vnmente non applica r1é dr•enaggi nè lavacri tipeluli; basta il ~e mpli ce riposo a !ello durante due o tr e settimane. G. B. F. T~~ IHUER. - Dell' appendlotte. n. 1, 1901 ).

(Reouc de Chir u,.gie .

Eziolof{ir.amenle l'A . considl-'r a l'appl'ndicitc come una malattia dell'infanzia, piu rl'equente nell'uomo Cile nellt1 donna, favorita da un'allme11lAzione g»>ssolantl ed in e~ i gesta, come pure dsll' er edi luri ctà, in l'agio11e dei suoi r appor ti con lo !';viluppo più o meno accenlu11to del sistema linfoide, delt•rminAta da cupl'l11lti o da calcoli appendicolar i ed influenzaU\ dallo rnalatt1e generali. La parte prmcipale ò dala dalle pal'eti alterate dell'append i<.:ite che perrnellono l' i n l'ezio ne pel'i tonai e o l' i n fezt Otll' generale. L'èsame istolt1gico mo~ lra sempr·e delle serie lesioni dell'Appendice, fJuanlunque talvolta essa possa sembrare saoa; e presentasi sovente cir·condata da briglie intiammal or·ie o da pol'zioni di epiplo.m aderente. Le l esion i peria p-


RIVI STA CB.Wt:RG ICA

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pendicolari sono delle pel'rtouiti iocis tate o no, localizzate o diffuse, che realizzano la sindrome clinica della sellicemia peritoneale. L'appendicite è una folli colite infettiva con i più vari microbi, determinante delle lesioni del la mucosa verso la sierosa, donde la log ica conclusione : impedire la mi~razion e deg li agenti infettivi, soppPimendo d' urgenza, l'appendice. La batteriologia delle appendiciti. finora poco nota, dimostra s empre più la considerevole importanza, in tali cas i, d~'gli anaerobi, che sono gli agenti ciel le intoss ica:z.ioni gravi e fulminanti. In un'avveniro3 più o meno vicino, si arriverà s enza dubbio, secondo l'A., a descrive1·e parallelamente "delle forme cliniche e delle forme batte riche; sarà la natura dell'a~e n le mic r·obico , mollo più della conosce nza del mezzo che darà la chiave della diversità dell'appendicite. Ad un ag ente poco virulento corrispondono le for·me incis tate, con elevazione di temperatura, senza aumento note vole del numero delle pulsazi o ni~ !e forme diffuse, settiche, con dissociazione del polso e de lla temperatura , r is pondono a degli agenti dotali di rar·a virulenza, che s pesso, senza dubbio sono degli ~;~nae­ r obi. Perlaulo essendo impos sibile deterrninaJ•e clinicamente, fin dal pr·incipio di una cri~i , la ~ pe cie micr·obica con la quale si ha da fare, e di prevedere l'e voluzione benigna o fulminante del caso considerato, la sola conJolla razionale, sempre !'iecondo l'A., è l' intervento immediato. Egli considera l'intervento medico come nullo, noa comprende il temporeggiare anche nelle crisi le~gi ere, anche l{Uando è dubbia la diaguosi. Il medico 10on ha che l'oppio ed il ghiaccio; ma accoutentarsene vuol dire cercare d'ingannare se stessi e lasciare s pesso eire si agg ravino gli a ccidenti. In breve . ogni a ppendicite, osservata fin da l suo pr•inci pio, deve essere immediatamente ope rata come se s i tralltt sse di un'ernia s lrozzal.a . G. B. Sulla controlndloazlone alla ohir11rgla del • l atema ltnfattoo nella peste bubbonic a. - (Gtorno le d el/l'l R. Soeielà rtlgien e, 31 lugl io, HIOI, n. i ).

BANDI. -

L'A. é d'opinione che non vi s ia a lcun li more ad oper·are chir·urgicamante i bubbo ni peslos i, com ~ vorrebbero far ere · dere alcuni osser·vatol'i i quali pur considerando la pesle bubbonica come un' infezione essenziale del s is tema linfalico, lo-


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RIVISTA CHIRliHG ICA

ca l izzata pet• un cet·Lo prf'iodo d i te m po ad una zona ci rco~c r tllo di es~o, sconsi~liano l'operazione come agente di u na r a piJ a selli cernia. P•·ohlll>ilmente si è giunti a queste conclusioni ossei'VMudo che in al cuni animali l 'enucleazione delle ghiandole ed an <-he una. semplice puntura esplor ativa R<-celeran o il p1·oce~so infettivo. Se pet·ò si opera sulla scimmia nella quale l' infezione ri pt·oduce con molta fedel lù in tutte le sue mo<!alila lo prsle umana, non si osserva quella r apida selticemia pestosA che si osserva nel ratto , uella ca via, nel couiglio, e le punLu1·e èsplor aLi ve e g l' inte1·venti chirur,l!ici n nn hanno alcu nA influenza nello accelerat·e l'infe7.ione. D el r esto anche l'intel'vento chirurgico Ampiament" u!:>alo dnl T erni nell'ospedale di .l UJ•ujuba nel Brasile, escluset·o assol utamen te il pt>ricol o !'>Uaccennalo, avendo però cura di ottem perat·e a certe condizioni inrli spensabili per la buona r iuscita del metodo, ossia: inte!'venire a tempo debito; aspor ta r .. com pl etamente i focolai infettivi; lasciare apet·ta e disinfella•·e accur>~la m enle e ri pP.tutamcnle la ferita. ,\ nalogamente si comportar ono le pr o v !'l speJ'imentali dall' A . eseguite nel laborator io muni:ipale di M essina. te.

Dell"aneatesla generale mediante 11 oloruro d 'etile. - (Jou r nal de Chi rurgie, n. 5, 190 1).

G. V s RNEUlL. -

Da lungo tempo i chit•urgi utilizzarono il clorut·o d i etile per ottenere l'anestesia locale col raffreddamento, e soltA nto Ja l 11198 viene adoper alo ùal V on Hack er nella sua clinica per l'ancs te!"ia gener ale. L 'autor e n e fa uso da cir ca un arono, adoperando del clo ruro di etil e molto puro che trovasi in commercio sotlo in !l nome di Kel ene. Lo somministra median te una m asch era pa1·ticolare che si può opp licare esattamente RUI viso, isolando bocca e narici, avvicinanle1"i a quella or dinariamente adopera to pe1· le inalazioni di pr otossido di azoto. il bordo della mascher a è J'icopert o da un cuscin etto di caoutcbouc ripieno d'aria, e l'apparecchio è provvisto a lla sua parte superiore di du e valvole mollo sensibili ; su d'una di esse si adatta il r ecipiente con tenente il tampone imbevuto di clor'uro d i etile, l 'al Lt•o serve alla sortita dell'aria espir ata. Bisogna che il soggetto non possa asso1·bire altra aria fuol'ch è quellA caricu di vupori m eùicamento!'i.


fHV ISTA CHIRURG ICA

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Pél'tanto l'an estizzatore deve, dopo gonfialo il cusci netto ten ere l'appar·ecchio ben aderente alla faccia. Munito di cotone idrofil o il r ecipiPnle che sormonta la maschera lo si bagnn con 5 fino a 10 grammi di doruro d'etile nei bambini e con 10 a 15 m•gli arlulli, lfUindia pplirata nei dovuti m odi la mttscl!er·a sulla faccia del pazie11te, lo sii nvita a sotliare forte· mente nell'apparecchio. Naturalmente al soffio sncct-dc unti in spirazione profonda e cosi il ritmo r espir alor·io !'i stabi lisce normalmente. L'aocste~i a s i ottiene molto r·apidamente in media dopo un sol minuto !'enza alcun eccitamen to !ippt·ezzabile. Lal>ciando ir• sito l a mas.: hera, l' an cstPsia si prolun ga per cinque o sei minuti. Un' unica d11sc di cl••ruro di elrle basta ol'dinnriamen le per eseguir·e delle operazi oni di br eve dur·ata. Ritirando la m aschera, il ri sveglio è sollecito e quasi sempre il soggetto non avverte indisposizione di sor ta. Trattandosi di operazi oni di lunga dur·ala, l't~ulo r·e dopo la prima anestesia con cl or·ur·o d'etile, la continua amministrando cloroformio. Secondo l'autore il gr·ande vaotag~io dato dall'impiego del keler.e consisLerebbe: n el ri sparmio di tem po, nell'elrminazione del lun go periodo di tempo che precede l'anestesia clor o formi ca e nella soppre ssione del periodo di eccitamento della st~ssa, eccitamento che con l'impiego di clor'uro d'e tile noo si riscontrò neppur·e negli alcoolizza tt. Tale anestetico é pr·eferibile an che al Lromur o di etile tanto adoperato negli inter venti chiru r·~ici di breve durata, specialmente su bambini, essendo molto più r·apida l'azione anestetica del clorur·o ed f di sturbi gastrici infinitamente meno frequenti. A ciò aggi un gasi la cianosi infJuietante data spesso dal bromuro, mentre (juella data di'li cloruro presentasi appena accenna t a. Da ultimo il bromuro di etile ùiffìcilm~::nte produce un'anestesia completa in sog~otetti adulti, mentre questa riesce perfetta col cloruro. G. B.

G. NICOLICH . - Contributo alla oura della tuberool~>el del t ..tloolo. -- (Rivista oeneta di :~cien:e medie/w, giugno HJOI). Non lutti i chirurgi sono ancora perfellamente d'accordo sulle indicazioni della castrazione nella tu bercol osi del testi colo, la m aggioranza per ò vi è contrar·ia e preferisce il meto do conservativo.


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BlTl~TA DI OTO-Bl~O-LAlU~GOIATRJA

Però anche i chirurghi conser,·atori non !'e)ruono gli s tessi procedi monti, alcuni si limitano alla cura meclica ed a qualche !ermo-cauterizzazione degli ascessi o dei seni fistolo si , altri operano pr ecocemente ed eslirpano col col t~ llo tulle le pa1·ti m a ute prima ancora che sia avvenuta la !!tuppurazione. L"autore r iferisce due casi tipici di avanzuta tubercol osi· testi colare da lui curali con il metodo conseJ•vati vo, nei quali risconll·a v ansi tulle )P. indicazioni pel' un interv ento opet·ath·o radicale, quali distruzione di buona parte dell' orf{~tno, seni fi stolosi dai quali geme,•a pus caseoc:o, esulcernz1oni dello scroto a mArgini irregolari soltominati che l a:<cia vano a nudo una spec1e di cavernA, deper im ento notevole degli infe1·mi, in un caso per fino p1·opagazione del pr ocesso alI'Ailr o testicolo. EbbP.ne, ri tìutAlisi ambedue f{li infermi a sottopor si alla castrazione, mediAn te un'opportuna cur·a i$-!leIII CB basata sopratutlo su d• una Adatta a!Jbon.Janle nutr iz1one \~ merce applicazione di unguento iodMormico e ùi quulche cauterizzazione col lermo·cauleri o, g:uar i1·ono complelnu1 ente. l'uno dopo i e l'altro dopo 9 mesi. S1cd•··· conclude l' autor e, si può o~gitlì oftermare clll' nella cunl della tu bP rcolo ~i del testicolo la castrazione è diventata il metodo eccezional e m ent•·e la cura conservativa con opera7.io11i econom iche precoci col collello o col tetmo·cauter io ~ei a pt•efl'rirsi nella ma g~ior·anza dei rac:i.

G. B.

RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA JA:o~ sF;N e BRIEGER. -

Stato attuale delle noltTe oono.oenze sulla plemla otogena. - n e"OC(IIl tO t!el IO" Con;.n'f>""SO otoiOfCICO di BresiAvia 24--25 map-gio 1!101. - (ZI'it:< . .f!i.r 0/tr .. vol. 39, p. 25 1).

Jansen distingue li"~ forme d• trombo!>ì Ilei !-èlll : t• la trombosi ottur ante; 2<> la trombosi pa•·ic>talr: :1• la trombu.,i da compressione. Quest"ultima si fc>l'ma mt>~:ca n•cam ente perché Il seno ò •·oso impervio da un considt>re vole ascesso perisinusale o da gr osse masse di J.!•·nnulazionì: essa non dà luo~o A piemia. M enh·e è fuor1 dubbio che lo ll•ombosi de•


RIVISTA DI OTO-RINO·LAJU~GOIATIU.A

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sent u causa di pi emia, esi stono ancora di fferenze d'opi nioni ci rca le questioni se una periflebite possa ori g inare un assorbimento di piogeni nel cir colo sanguigno, e se sia possibile un as:;orbimento di sostanze pio~ene dall'orecchio medio. Un pt·ocesso periflebitico spiega abbastanza r apidamente la sua azione attraver so la sottile parete del ~eno, può provocare unu lesione dell'endotelio con :3uccesst va ll'omllosi pari etale, la quale può diventare otturante, ed allora i fenomeni piemici ~ià esistenti posson o cessa1·e. Considerevol mente più r ara è la tr·ombosi della giugul are. M entre l'oti le media purulenta cronica con mas toidile da più spes:!O piemia da trombosi dei seni, il bulbo della giugulat·e è più minacciato nelle suppurazionì acute dell'orecchio m edio. L'osleofl ebil<', Ammessa da K omer quale causa di piernia, non è più accetlata Jaii'A ., il quale nelle numer·ose operazioni ha sempre potuto constatare una malattia dei seni. Pr·ima di ammettere untt piemia otogena .senza malattia dei seni , dave escluder si ogni affezione delle pareti dei seni. In 63 casi di piemia di propria osservazione Jansen trovò 4 volle assenza di tt·ombosi dei se ni e della giugulare, ma marcati processi periOebitici. Circa l'eziologia, Brieger , sostiene che il pio:;!eno più frequente a ri scontrarsi è lo streptococco, talora anclte lo !ìtofìlococco, eccezionalmente il pneumococco ed il bacillo di Friedlftnder . La quantità fli piogeni nei trombi e la loro virGienza variano notevolmente: la virulenza non va sempre parallelamente alla gt•avita dei fenomeni piemici. Nel distAcco dmholico delle masse del trombo si ha talora formazione di infarti, talora di ascessi metastalici. I falli piflmici possono r ecidivare c.lopo settimane e mesi e provocare nuove metastasi. · Per la diagnosi, siccome possono aversi alte temperature pe1· parecchi giorni anche nelle suppuraziorli dell'orecchio semplici, co:::i non si può affermare la diagno!'>i di piemia ologena o di trombosi dei seni basandosi solo s u questo sintomo. Palognomonica é solo la tipica curva piemica, la quale tuttavia può subir e delle rnodifìcazioni, anzi la febbre può talora man care affatto. I n questi c.'\si si ricorre alla scoperlura del seno sigmoideo ed alla successiva puntura od incisirme. Leutert ritiene non suffi ciente la puntura pee indlicarci l'a pervieta e l' incolumitti. del seno, ma doversi sempre spaccare largamente.


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RIVISTA Dl O'rO-RI:\0-LARI:\G OlATRIA

J anse n dà le sep-uenti norme per la cnr a della p1em ia o titica. La guarigione spontanea è posRibi le ma non vi si può fare alcun assegnamento epperciò in t11tti i casi di trombosi dei seni si deve intervenire chir urgicamente. La ques lione della legatura d~:lla giugulare è oggetto di viva discussione. Secondo la statis tica di Viereck, di 50 tr attati collo lega tura della g iug ular e, morirono 6, di 5~ operati MIO sul s e:10 laterale, morirono 13. Ki'lrner l'ilien e giustificata la legatura della giugulare in tutti i casi di piemia, Lautert solo con deter minate indicazioni, B•·ieger crede la legatura pr ofìlatlica come inutile e talot·a pericolosa. L'opinione di J anse n é la seguente: la legatui·a della g1ugulare deve costituir e il primo atto operativo <Juando la giugulare é sicuramente malaLa e quando si h a piemia co11 metasla s i P. cattivo stato gAnera le. N egli allri casi si ricorret•à prima all'apertut·a del seno: se, dopo aperto questo, sgot•ghera pus dal moncone inferiore. s i procederà alla legatura nella ~iugulare, se v'è invece un trombo solido, si attende qualche ,.dorno per vedere se in ~orgono sintomi piemici. Il metodo d'esame per giudicare se il bulbo pren.Je parte alla llebite (prP.ssione sulla giugula r e dal basso all'allo) é pericoloso . Dieci pazienti operati da Jans en sul seno sono tutti g uari li, di 12 operati colla legatura della giugulare sono m orti 3, ma in Cluesli ultimi S()no certamente compr esi i ca!!i più gTavi. G. Q . KATZ.- Sulla aoleroai dell'orecohlo medlo

-(A rch io. fiì.r

0/tr., vol. 53, 1\JOI, p. 70).

In un temporale di un pazzo ha riscontt·ato : martello ed incudine con osteoporos i di alti} grndo, la relativa artirolazione fortemente affetta, come pur·e la parete dell'allico ed una pal'tc della parete vicina del condotLo uditive•. Vi er·a formazione patologica di spazi midollari, di vecchia data, nella capsula labirinlica, specialmente nella parle anter io1·e della fì nes lt·a ovale, e di là progredicnle in par te verso il git·o basale della chiocciola ed al porus acus licus internus, in parte al semicana le del lensore del timpano ed al canal e del ra c· ciale. Osteofìli sul pr·omontorio che r estringeva no la nicchia della fìne~lra ovale e disturbavano i liberi movimenti della stalla. Non s inostosi ossea dell'at•ticolazione sta pediovestibo-


lHVJSTA DI OTO-Rl:\0-LARI~GOIA'flUA

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!are. Il pìatt.ino è qua~i in iatto, C•>me pur e la sinfì8i. In tutti i punti col pi ti da fot'maz.ione di spazi midollari v'era la color azione carallerisltca col ca1'minio e coll'em al o8silina. N ello cus!'<a (allico) trssulo co n nettivo abbondante fibr i ll are, aderente col ri\·oslirn eJllO mucm:o periosleo, sep-no !'< icuro di anl ecet.lentc fl ognsi dt>ll'or ecchio m edio. Atl'ofia al nerv o cocleare entt·o la lamina spirale ossea nel p-i t•n inferiore della chiocciola; organn del Cot·li allr-:r alo, cellule !Jnn~rlionat·i in tatte. L' impiJI'Lonlc t.li questo caso si é : 1° che non vi ha alcuna anchilosi ossea della staffa; 2• che l u malattia os»Pa si estese non solo alla capsula labit·in l tca ma anche al martello ed all'incud ine ; ;J• rhe nella cassu v'erano segni di pr egressa otile. In base a questa e ad altre sezioni l'A. deduce che la così del La !'WI P-r or-:i è se m p1·e d'o1·igine flog istica e l 'esito di una per i osli le tlelln C9!lSA. PP.r chl• allor a qua~i lulle l e otili medie caturrali cr oniche ~rua riscon<~ e solo pocbe finiscono in scl er osi? N oi !>appiamo dalla pa tologia gener ale cho la flogosi cronica del periostio P d~>l l'osso ha l a sua causa principale in un distur bo cnslituztotutle o d.i-scra sico. Un trauma sulla tibia pl'Ovoca una periostile. che in un individuo sano guari sce. in uno sifi litico dà cronica (talora sclerosu) perioslite ed o~Leile. L'eredità del lu sclerosi sar ebbe dunque er edità di una tara costituzionale. · La cau8a occa!'iooale della afTezione ossea sarebbe un com une ca tarro cr onico f'aringno od una olite media catat•J•ale o loro r esidui. Una sincchia o aderenza nella ca-:;sa può, colla compres:<ione o sliramento, agi re come spinta da un pr ocesso sclerosante o spugnosaule dell'osso predisposto. Se tali ader enze per rarefazione nel corso del tempo si rimpicci oliscouo o scom pa iono può avYenire cbe nell'esame anatomico l a causa prima passi inos!'.'ei·vata, mentr e ri scontriamo il pr ocec;so c;econdHJ·io. L e cause pr edisponenti sono: t• tara reumalic~:~ o gottosa , 2• la sc:rol'ola. 3' la sifil ide, 4' le sconosciuta alterazioni dell'età, 5" la La1·a neuroparalilica o tl'ofoneurotica. Quest'ul tim a crede l'A. la più impor tante accanto alla lara J•eu malica. Che oell,a tabe ed in altre mal allie nervose siano frequenti le malattie ossee è gia noto, e lo Ziegler· nota anche un'atrofia neurotica dell'osso; nella demenza paralitica Schwartze uotò spessa an citi l osi d... IJa staffa.


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RIVISTA DI OCULISTICA

Date queste idee, viene ualurale un certo n1chilismo di cura: la sonda di Lucae come il pneumomassaggio danno io genere un migliorAmento passeggero dei disturbi soggeltivi e dell'udito, ma deve essere adoperato cnn precauzione. Il masseur d1 Dels tanch e ottiene quulchd risultato perc hé coll' iperem ia del v. 11. c. provocu anemia delle par·ti profonde col pite da osteite. La stapedeclomia è eseguibile ed utile quando è libera l'at·ticolnzione s tR ped io-vestibolare. Non sono p1ù consi~liabili né il cateterismo sistematico nè le islillaziori per tubam di medicanlenli irritAnti. Tra i mezzi inttlrni l'A. usa ar·seoico , ferro, pr epara ti br o mici. L' ioduro potassico è indicato nei casi di tara sifìlilico .. specialmente in pr·incipio òi cu1·a. PoichP. il catatTo nasale e farìnfreo e le adenoidi pos 8ono accelerare il processo osteili.co coll ' ipcr em ia della tromba e della cas;sa, è neressar io volgere la mas sima attenzione a queste alft>zioni. O. G .

RIVISTA DI QCULISTICA Trattamento delle oheratltl purulente oon le lnle.d onl dl olanuro dl merourlo nella camera ante · rlore dell'oochio. - (Lr.t. Sem. merl ., n. 26, 190 1).

F AGE . -

Siceome i.. iniezion i sottocoogi untivali di liquidi anliseLLici alle volte si m ostrano insullì.cienti ad arrestal'e il decorso prog•·essivo della infezione corneale, cosi l'A. ha avuto l'idea di sostituire alle medicine la introduzione diretta ,Ielle sos tanze battericide nella camera anteriore. Con una serie di esperimenti negli animali egli ha dimos trato che ques to modo di proceder·e, pu r es;sendo affatto inocuo, spiega s ul processo infettivo azione assai più energica e rapida di quel ch e non facciano le inizioni sottocongiuntivaii Non ha esiLato pet:ciò ad applicarlo nell'uom o con ri;;ult.ato soddisfacente. Tra i diver si ant.isellio:i ha preferito il cianuro di m er-curio nf>lla soluztone di i p. 1000. Con una sirm ga di Pravaz !!i iniettano 3 gocce di ques to liquido per volla, avendo c ura d'introdurre l'ag:o attraverso la zona m a r·g inale della cornea,


RIVISTL\ DI OOOI.ISTICA

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onde non · s iano ferili l'iride ed il cristallino. Per eccesso di· pt•ecauzione é sempre bene di restringere la pupilla in pl'e· . cedenza mediante la instillazione di un miotico; fallo la iniezione nella camet·a anterior e, biso{.!'na ritirare l'ago bruscamente e coS<i impedire la uscita dell'umore a cqueo. Furono 11 gli ammalali Lrsllali con ques to metodo, e cioe, 5 con a scessi semplici rlella cornea, 6 con cheratite grave, ipopion ed irile; meno uno, gli altri guarirono rapidamente e non ebbero a p rovare con queste iniezioni dolori vivi e pel'sistenli, come d'ol'dinario succede con le inie1ioni soltocongiuntivali. Negli ammala ~i cosi trattati, l' A. non ebbe mai per esito la sclel'osi della cot·nea, fa tto ques to che dimostrerebbe come il cianuro eli mercurio, introdotto nella camera ante- • I'iore nella dose sopraindicata, r iesca del tuLlo inocuo per· l'endotelio corneal e. cq.

I oolllrl ed i bagni ooularl foduratl nell'inizio delle c ateratte. (La sem. méd. n. 31, 190 1).

BADA L . -

Da qunlche anno l'A. traLta le cateratte incipienti con soluzioni ·di ioduro potassico e ~Ollico al 2.5 p. '100, sia solto forma di collir·io, sia solto f!uella di bag ni oculari; e ciò in vista della r·apidHà dell'assorbimento dei sali di iodio in so· luzione acquosa (anche in f!uantilà considerevole), se messi a conta tto della congiun ti va o della cor·nt~a. Il collirio viene instillalo alla dose di 1-2 gocce mattina e sera; i bagn i oculari vengono falli due volle al giorno, ser-

vendO$i di appo~ito

bicc h~erin o, tlpplica.Lo

contro l'occhio a

palpebre socchiuse per 1-2 minuti . L 'A. aveva pure comincialo ad usare le iniezioni sollo- congiuntivAli della stessa soluzione; ma d ové rinunziarvi, non prestandosi g li ammalati ad un lrallamenlo che richi erleva sem pre l' in tet·vento del medico e l'uso della cocaina. In molli !;;Og!:relli egli con questo trattamento ha otleouto l'arresto nell'evol uzione del pl'ocesso morboso; in molli altri un rall entame nto insolito ne llo sviluppo del la opa cilà del cris tallino. Questi iatti non possono spiegarsi che con la meclicazione adoperala, pur tene ndo conto M I decOJ'SO della malattia sovente irregolare; giacché pet· certi malati il trattamento rimontava ad epoca lontana (18 mes i a 2 anni e mezzo) e lo stolo della cateralla rimase stazionario. 8:~


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RIVISTA DI MA.Lti.TTIE VENEREE E DELLA PELLE

P e l momento l'A. non può pronunziarsi cir ca la preferenza da darsi all'ioduro sodico piuttosto che all'ioduro potassico, quantunque però egli s ia inclinato a ritenere che agisca come p r·iucipio alli"o sopratutlo l'iodio. c. IJ.

Contributo alla OODOI08Dt:a dell'lrlte primaria 1ulla ban della 1tatl8Uoa. - ( M ùnch. merl . Wocltenscl! r., 1900, n. 25).

V. MICHEL. -

Su 81- casi di i l'ile primaria, l'autore potè dimostr ame in 31 casi l'origine tubercolare ; in 29, la d1pendeoza da nefrite cronica; in 13, da affezioni dell'apparato circolator io; in 5, da sifilide; in 6, da altre affezioni generali diverse. ~ e · risu!La che r irite pr imaria inso rg~ esclusivamente in connessione con malattie generali, e che fa duopo sopratullo sospettare l'esistenza di una n efl'ile croo ica. È chiaro, quindi, che il tr·allamento cu rativo dovrà basarsi sui risultati dell'esame generale dell' infP-rmo. Sembra che anche nella cheratite par encltimatosa, la nefrile cronica e le affezioni dell'apparato circolatorio rappr·esentino una parte importante. E. T.

RIVISTA DI MALATIIE VENEREE ~ DELLA PELLE M. Mooae. - Cura della •lflllde oolle lnlezlonl dl 1lero ottenuto da veooht tUIUUol melllaute vetoloaDtl (Dermatologische .Zeitschrijt, giugno 191)1). L'autore sottopose, con successo, molti malati di recenti manifestazioni sitìlitiche.ad una speciale forma di s iei'ote1·apia, consistente nel pra ticare ad iolCI'valli variati secondo i casi, delle iniezioni inlramuscolari di dieci centimetri cubici rli sle· r osità pura o mescolnla io par li uguali con glicerina, ouenuta mediante applicazione di un vescicante s ulla cute di vecchi s ifìlitici, oppure su soggetti che t1·ovava nsi a l terzo stadio di tale infezione. Gli effetti òi tal metodo cura tivo nou tat'darono a manirestar·si, dapprima con la ci~alrizza zione dell'ulcero primitivo, iu seguito con la scomparsa dei sintomi cutanei e dalle tum·~fazioni glandulari; da ultimo col m1glio·


RlVIi'T.-\ DI MALATTm VENEREE E DELLA P E LLE

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rame ulo dello s tato g-e nerale. Le ap plicazioni locali della s iet'o~ ilà in parola bas terebbero da sole ad ottenere la ra!Jida guarig ione del !"ifìloma dttro primitivo , e po tt·ebbe ro servire per lo < lia~n os i ditf•·renziale fra questa lesione e l'ulce ra molle, snlla quale esse non eser cite r·ebhe ro alcurra azio ne cur·ativa. Ts li inrezio ni s ic> roterapiche in gener ale venn ero mollo neo soppo rtate, ma talvolla, probabilme nte in s eguito ari ase ps i dife ttosa, esse de te rmi11aro no deg li asce!"si. In 11uesli cas i s 'ebbe a n o tare come fo sse specialmente t'apicla la s comparsa delle rn8 nifestozio ni sifililiclre. L'autore opina si poss1.1no, senza inconve nienti, iniettare ogni tre o quattro giorni, fino a qua r anta ce nlimdri cubici di s ie t·o antis ifllilico otte nuto mediante vescicalo t•io, ed aver cosi degli effetti curativi più t·apitli nnco ra di quelli olle nuli fin ot·a con le iniezioni di s oli dieci centimetri cubici di tal t'imedio.

G.B W . Ut.MANN . - Bulle lnfezlonl generall poatgomorrolohe . - (Deut.sche Ze itsch r-if l f li r Chir urgie, n. 8, 1901). Al di d'oggi gli stutii riftellenli queste infezioni sono spocial· mente indirizzati a rilevarno i va ri as petti nei diversi s iste mi cos tituenti l'econo mia animai(', vale a dire alle varie manifes tazioni della sua gen e t·a l izzt~zione. P a r te ùi tali malattie consecutive è dov uta u trapianto dit•ello dei g onococchi dall'ut·r.lra alla vescica, alla pelvi renale, ai testicoli ecc., al peritoneo ed alle congiuntive, mentre vengono studiate a par te le complicazioni me tas taliche dovute a passu ~~i o attr averso la corl'ente sanguigna con fl gsa~ione dei germi e de i lo ro prodolli. Da ultimo vie ne il grU JYpO compr·endente le lesioni dovute a ge rmi puto~em diff~ren ti, cui l'urelt'a infiammata diede libero a ccesso. Fra le m e tastasi la più frequente é, senza dubbio, l'ar· ti colare ; s eguono le cardiopatie pos tgono;roiclr e co n una torma di endocar dite m aligna ed una be uigna, questa con sede prevalentemente alle "<llvole aot·lic he, con è.ecorso ordina ri t~mente be nigno ed esito favorevole, la maligna invece che cond uce ad infat•li anem ici, quindi ad una forma piemic a, il cui esito suol esse r e la morte. In codeste forme gravi soltanto l'osse rvazione micros copica, e quasi m a t la culturale dimostrarono la pres enza di go nococchi, mentre,


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RIVISTA DI TERAPEUTIOA .

durante la vita, diedero ordinariamente buoni risultati le cultut•e del sengue. Piu r ecentemente vennero rilevati rapporti fr a gonorrea ed affezioni nervose e della midolla spinale, e quindi paralisi del poslico o dei mu!>coli scapola ri, neurite dei laringei infer iol'i o polinevrile, mentre le lesioni spinali si presentano con debolezza degli arti, oppure con dolori folgoranti, parestesie, l'iliessi esagerati, fino alla sintomato. log ia di una vera mielite. Con abbastanza frequenza venner·o osservati degli a scessi prostatici da gonol'eea, che talvolta possono passare inosservati, conducendo ud un processo g enerale, di cui ci sfugge il punto di partenza se non si rivolge la propria attenzione alla peostata. Perciò tal ergano dovrebbe essere accuratamente visitato in tutti i casi di setticemia criptogooeiica. ed io tal modo si ridurrebbe di mollo il numero dei casi oscuri compresi sotto tal denominazione. G. B.

RIVISTA DI TERAPEUTICA La privazione dei olorarl oome mez zo per combattere l 'lntolleranz t. dell' loduro potu.too . - (La Sem. med., n. 35, 1001).

MAx WEISZ.

..

E risa puto come Richel e Toulose, in vari casi di epilessia, .sono r iusciti a rendere l'organismo più sensibile all'azione del br·omuro di sodio, sottoponendo i malati ad un r egime speciale povero in cloruri (1). Ora l'A. crede che il metodo della privazione dei cloruri possa r endere egualmente ulilissimi scrvigi nel lr'atlamento della sifilide, giacchè l' inanizion e clorurica, cui vert·ebbero ad essere Mtloposte le cellule dell'organismo, !'~ suscettibile di favorire l'assimilazione dell' iod~ro. Al r iguardo riferisce il caso di una donna, di 42 anni, af· fetla da lesioni lel'Ziarie sililitiche, nella quale la cura iodica aveva determinalo una nefrite s ubacuta con ciliodr·uria, edema (l) V. Glonwle medico del

n. t&ercilo, 31lll0 t900, pag. H 73


RIVISTA DI TERAPEUTIOA

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delle pAlpebre e del le gambe, diarrea, ecc. Sottopos ta a dieta lattea pt>l' un a quindicina di giomi, e poscia ad un reg1me speciale, esente da cloruri, potè riprendere il trattamento iod ico, senzft più notare qualsias i accidente di iodis mo. L' A. opina che lA privazione dei cloruri non solo 1·enda l'or~ani smo più tollerante a ll"uso dei vari ioduri alcalini, ma influisce favore volme ute s ulla efficacia del trattamento iodico, pen.:hè il :s1:1le si sO>'liluist:e al dol·ueo di :suùio, formando t:Ou gl i elementi cellulut·i delle combinazioni più stabili che nelle couùizioni abitua!i:

cq.

W. S. Loo~rs. - n trattamento dell' alooollamo acuto oon grandi doal dl digitale. È di g rande interesse l'osservazione fatta dali" A. circa questo rimedio, il cui us o, anche mode rato, è r itenuto non scevro di pericoli e che pure può esser d&to in dos i elevate nell'alcoolis mo senza produrre alcuno dei s intomi o1·dinari d'avvelenamento. Dallo s tudio di una serie di casi trallali con questo metodo egli viene alle seguenti conclusioni: 1" L'uso di grandi dosi di digi tale nell'alcoolismo a cuto è scevr·o di pericoli ; 2• Il tr attamento in pa1·ola è pl·eferibilmente applicabile ai casi d'a lcoolismo con delirio violento, senza complicazioni in individui forti , r•obusli ed in età giovanile. Il paziente si tranquillizza e si addormenta co n tale prontezza . quale non si ottiene con alcuno dei m etodi, ,;on cui tutti siamo familiari; 3• Se dopo tre dosi l'effetto narcotico é raggiunto, l'A. non consiglia di seguitare la somminislrazione del ri medio, e r itiene che in tali ca si la digitale possa venire usata con perfetta sicurezza di non nuocere solo in un numero limitato di dosi ; 4• Gl' insuccessi nei casi osservati dall'A. si verificarono in soggetti alcoolici cronici, negli individui progr editi nell'età, negli anemici ecl in coloro che ave vano una cattiva nutrizione generale; o• Un fatto a ssai notevole era il vedere come i pazienti, beneficati da un simile Lt'altamento, allnché s i svegliavano


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RIVISTA D' IGIE!\E

dal loro sonno, trovavansi immediatamente io cosi buone condizioni da poter lasciare subito l'ospedale: avvenimento a ffatto insolito, impet·occhè l'ubbriachezza lascia d'ordinario un malessere che si protrae per tre o quattro g iorni. C. F .

RIVISTA D'IGIENE

....,

I tdpanosoml e la loro lmportaDza patogena. (Archioes de Méclecine navale, apt•ile 1901, n. 4).

M ES:-IL. -

Il doll. Gazeau, medico' principale della marina francese, ha raccolto un' interes!"anle lezione fatta dal .M:esnil all' ls ti· tulo Pasteur, sulla nalut·a ed importanza di quella classe di sporozoari, detta dei tripanosomi, la storia dei quali si collega a quella dei parassiti delln malaria. Crediamo utile rias· sumere per sommi capi i punti ptù importanti di questa leziooe. l :ripanosomi sono orf!anismi a COI'PO fusato, qualche volta ovoide, terminato a lla s ua estremità anteriore da un flagello. Questo flagello si prolunga lungo lutto il cor po e termina io vicinanza dell'altra estremità; tr a questo prolungamento e il corpo si trova una membrana che pl'esenta alle v91Le delle ondulazioni. La scoperta di questi or·gan is mi rimonta a l 18H, qua ndo il Valentini li trovò nel sangue della trota. In seguito furono trovati nal sangue delle rane, e nel 187i, Le wis, nelle Indie, li riscontrò in quello dei topi selvatici, istiluendosi, per la forma più stretta ed allunj:rala di questi in confronto a quélli osserva ti nelle rane e nella trota, un nuovo genere col nome di Herpelomon.as. Nel 1880 poi si scopri il pri mo organismo palogeno di questo gr·uppo nel corso di un' epizoozia che infieri in Birmania e ne lle Indie inglesi, pr inclpalmente negli equini, e che è conosciuta col nome di Sur ra. Nel ·J890 si trovò un organismo analogo in una ma.lallia degli ani mali conosciuta nel Zululand col nome di n aga na. Infine nel 1896 fu osservato in Algeria un tripanos o:no nel sangue di uo cavallo affetto da una malattia delta durina.


RlVIS'l'A D'IGIENE

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Allr·i tripanosomi furono osservati nel sungu e dt-gli uccelli, del coni gl io, della cavin, dell 'Hamster, nPgli i nseUi succhiatori , e rinalmeule nel tubo digestivo dell'ostr·ica. Questa ubiquità dci tripanosomi é moll•> inter essante; i medici ed i vetermar-i possono esser e ch iamali, nei casi rn cui sia accer·tata la lor·o presenza, a decider·e se essi abbiano una r eale importnnza patogena o no. Sotto questo punto di visln il loro studio si impone. Tr ip ano.~omo del ratto (1/erpefomon as L ewili). - IL lrip!!nosomo dei ralli, che ru scoperto dal Lewis nelle I ndie, esiste anclre in r·:uropa nei topi cosi detti delle ch iaviche (mus decuman.u.s ), anche con una certa frequenza (a Londt•a nella pr oporzione del 25 p. '1 00). Non sembra che esso produca ft>nomeni morbosi apprezzabili; pe1•ò, per m eglio studial· nc gli elfetti , é bene sceglier·e un topo domestico, bianco, o bianco e nero (non i l topolino di casa, nws musculus, il quale non pr ende il t1·ipanMomo), e ciò perché il topo delle chraviche non vive a lungo nei labor·atori, astrazione falla dell'1:1ziond del parassita, e riprodu,·r·e la mal~llia inoculando del l:' an ~ue df' tìbrinato di topi infetti da tripanosomo. L'inocu l ~:~ zion e é bene sia falla iutraperiton eale. Non è che dOf.'O ;~-5 giorni che i tr·i panosomi si osservano in notevole quantità nel sangue ; ma se in questo in tervallo si ra una puntur·a della ca vi là peritoneale, si ollit!ne u10 liquido chiaro con pochi cor puscoli bianchi in sospensione e si ha una coltura pur·a rlel pa1·assita in lutti i suoi stadi di sviluppo. Quand o l'infezione del san gue è assai avanuta, i tripanosomi spa1·iscono dal per itoneo. F ino all' 8° giorn o anche nel sangue si hanno forme di moltiplicazione; 10 seguito, tutti i parassiti sono adulti e persistono in qtae!<tO stato fino a 4 o 5 mesi, dopo la qual epoca man mano scompaiono . l sintomi morbosi sono nulli o quasi. All'autopsia si constata solo un aumento della milza. Jl parassita si presenta ~ome un organismo flagellato. L 'estremi t8 posLeri ore te1·mina a punta, l'estr emità anteriore porta il flagello che, come si è detto, continua fino io vicinanza dell'altra estremitù. Esso è mobile, e si sposta io avanti, sia attraversando direttamente il campo del microscopio, sia facend o dei me vimenti di ondulazione a destra e a sinistr a; se la mobilita non é m olta, si percepisce un


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m o vimento elicoidale della cosi detta m e mbrana ond ulanlt:. Ce t·li para~sit i pre!'entano 11!1 altro fla gello laterale; altr i sono in sci;:sione; alll'i sono costituiti da 3 o 4 o più pic,;oli parassiti accollati a fo rma di margherita. Essi s i color ano coi soliti me todi usnti pel parassita malar ico, ma la colorazione cJi sr·ella è quella di Romanowsky. I n quanto allu s ua slruttul'a, esaminando un preparato co· loreto, il tl"ipanosomo presenta un nucleo ed un punto fortem e nte coloralo, da cui parte il flagello che ha il valore di centrosoma. Ne lla moltiplicazio ne, il parassita ingrandisce: il nucleo s i avvicina al ce nlrosoma, e come queslo, s i dìvide io due. Un centrosoma porta il vecchio fta(l;ello; dall'altro (J8rle un nuovo piccolo flage llo, che man mano ing randisce, poi s i ftl una ;;clssio ne d~l protoplasma. Questo fatto può ri peter!'! ancora, e cosi s i può avere la formaziou e di selle od otLo tripanosomi, che poi si separano, l'iman endone però sempre uno col vecchio fla gello. Il to po bianco g uarisce dall'infezione, ma se si ripelono, dopo la gual"i~ione, le inoculazioni, :-i arr: va all' immunilil , come ha.nno osser vato Rabinowilch e Kem pner. Quesli a utori hanno an che osservato uoa proprietà pr eventiva del sier o di sangue degl i animali immunizzali. Lave ran e Mesnil sono giunti a conse rvr.re i parassiti nel sangue defibrinolo, a bassa te m!>et•(tlura . per un m ese e mezzo. ma non haono otten uto colture. Iniellando ()Ueslo sangue aJ un rallo, esso prende il lripanosomo, ma il pe r iodo d'incubazio ne é un po' più lungo. 11 contag io è possibile per contatto, e può avvenire çoll'tntermezzo delle pulci e d ei pidocchi che vivono s u q uesti animali. S o no s tati trovati inftlUi parassiti viventi nello stomaco delle pulci dei topi in mezzo a s angue m istato di completa emolisi, e l'iniezione di pulc i tri turate in soluzione fisiologica ha prodotto l'infezione ne i to pi sani . Lo stesso avviene recando coabitare un certo nume ro di pulci raccolte s ugli animali infe tti con ùci topi sani.

Naaana. - Questa malallia s i osserva sugli equ ini (asino, cavallo, zebra, mulo) e sui bovini, ed è propria dell'Africa austr ale tedesca, del Transvaal e sopratu tto del Zululand. Gli europei la ch iamano malattia della mosca T s è-Ts è. Essa fu s tudiata dal Bt·uce nel 1R9 t Esaminando qu~sla malattia nel ca vallo, si osserva sperime ntalmente che la durata dell'inc ubaziooe i! di 8-12 gior ni


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RIVISTA D'IGIENE

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e che al primo accesso febbt'ile il sangue contiene tripanos omi nel r apporto di t p. 1000 globuli rossi. La febbre poi si fa continua, r emilten Le, qualche volta intermittente. L'animale è abbattuto, ha scolo dal naso, edema della ragiono addominale, anemia profonda. Dopo otto, quindici giorni, un mese, avviene la morte, a ccentuandosi sempre lo stato di indebo lim en~o gener·ale e presentandosi negli ultimi momenti pAresi, paraplegie, una profonda atrofia muscolare, alterazioni corllleali spesso seguite do ceci tà. All'autopsia si trovano dei depositi g elatinosi, giallastri sotto la pelle in corrispondenza de~li edemi. tra i muscoli, nelle sierose; la milza é raddoppiata Ji volume; il sangue è profondamente anemizza lo. Nell'asino l'evoluzione della malattia è la stessa. Nel bue, nella capra. nel montone appare più. leggera, ha un andamento più cron ico, e spesso si hanno guarigioni: tulli imammiferi sono sensibili a questa malattia. È probabile che l'uomo solo faccia eccezione. Qua n Lo agli uccelli, essi sono re fra LLar·i . · La narrana s i riproduce facilm ente, non occor1•endo neppure la inoculazione come pel tripanosomo dei topi. Basta in questo caso la semplice puntut·a pet• mezzo di un ago infetto. In quanto al modo di con tagio di questa malattia, il Bruce nega che esso sia op~ra degli animali selvatici, i quali coi loro escrementi contamine1·ebbero le erbe .che poi servono di pascolo agli animali domestici. Amme tte invece, dietro prove sperimentali, che esso avvenga per mezzo delle puntur·e della mosca Tsè-Tsè. Pero questo insetto non agirebbe che come veicolo dei tl'ipanosorni, non risultando nel mede· simo sviluppo alcuno dei parassi ti, come è il caso dei parassiti della mala t•ia rispetto alle zanzare.

Su rra. - Quesla malattia ha molti punti di rassomigliauza colla precedente. Anch'e~sa colpisce il cavallo, l'asino, il mulo, il cane; colpisce inoltre il ca mello e forse l'elefante. È stata osservata da Evans e rla Lingard nelle Indie inglesi e in Birmania. L'evolu.zione della malattia é differente nei bovini, i quali generalmente guariscono, mentre colla nagana la morte è la regola. Il modo di contagio naturale non è ancora ben definito. Linga1•d crede che il tripanosomo della surra non sia altro


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che quello dei to pi e che il conta:;rio s i fa ccia pn mezzo dell"actrua , degli al imenti, degli est t•e menti dei to pi, che fa c ilmente sporca no i gt•ani di cui s i nutrono g li animali. Gli Indiani cons idet·ano molto pr obabile che una s pecie di La fano abbia la medesima parte che ha in Af1·ica la m osca T se-Tt:è.

Durina. - É una malattia che si osserva in Europa . E ssa è endemica nella Navarra. Produce però anche molti d a n ni io Algeria e T uni sia. È pt·opt•ia del cavallo, ed ha un andamento . cronico, potendo durare anche p iu di un anno. 11 contagio s i fa per mezzo del coito ; perciò la ma lattia ch iama s i anche volgat•mente malattia del coito. Uno s tallone colpito da du r ina la comunica alla ::riumenta, la quale, a s ua volta, la comunichPrà ad un nuo vo stallone sano che la monti. Dopo 8-15 giorni a ppaiono i" primi s intomi della mala tlia, localizzati ai genitali. Si hanno cioè degli edemi freddi, indolori, s pesso unil at~>ra li , che, nella cavalla, intaressano un labbro o lullo un lato della vulva, nel cavallo un la to dello scrolo, la mucos a del pene. Si ba l'e bbre, c he si ripete pe1· due o tre access i, poi la tem peratura ritorna normale fin o alla morte. l n un secondo periodo s i accentua une debolezza gen et•al e progressiva ac:compa ~nata da a lrofìa muscolare, da par alisi del tr eno p0s teriore, con anemia profonda, con aumento degli edemi genitali, ch e si propagano a l ventre . e con compars a di placche cutanee nettamen te cil"colari, alquanto prominenti, s ulle quali il pelo s i fa r ado e teso, e che s i e sten· dono a differ enti punti del cor po. Il terzo per io.Io, a pirettico come il precedente, è distinto dalla comparsa di les ioni nervose con dimagramento sempre più accentuato e parapleg ia pos teriore. All'autopsia, spesso per la lunghezza di 5 a 6 cen ti metri, il midollo ('\ ramollito, tr·asforrnato in una polpa rossas tra, che è virulenta se si inocula. Nel 1899 Schneider e Buffat·d riprodussero la malallia sperimentalmente, e cons tatarono c he nelle durina il lripano somo è molLo più raro che nella nagana, c he bisogna perciò inoculare una quantità maggiore di !;angue per ript·odurre la malattia. Essi hanno tra smesso la malattia anche al cane e al coniglio, facendoli infettare anche per mezzo del coito.


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Nocarù e Rouget hanno pure e!'perimentaLo s ul topo, il quale s i mostr e poco sensibile al conta~io. Nocard consiùef'a la durina come una forma a llenuata di nagan.u. .\lot:folo(Jia dei iripan.osomi patoneni. l parassiti d~ queste tre infezioni presentano, solto il punto di vi::ta morfol ogico, le7gere dill'erenze ris petto a quelli d el topo. Per sapere se veramente siano specie difl'ere nti, occor·rer·ebbe e saminarli tutti n el sangue di uno stesso animale, p. es. , il to po.

lmfJOrian:za d elle m alattie dace dai tripanosomi.- Queste dimostrano rtuan to importanti siano le malnt tie da tri panosorni, alle quali i medici eù i vclerinarii dovranno s empl'e pensare allorqua ndo si tr·overanno in una regione qua lunque, special mente s e sospetta, in presenza di una malallia infelliva, i prodotti della quale non diano che coltur·e nega li ve. Nei s udde tti casi, S11ra m ollo intet·essante vedere se nella sie r·ositil dej!li edemi si sveli la pt·esenza dei lripanosomi. te. ric~ f'che

GALLt-V ALEHIO . -

Appuntld'lglene a Londra. - Rio. d'l-

f!iene e Sanita pu/.Jblica, ·J 0 a~oslo 1!)01, n. 15).

È una iuter·essa nte racco lta di nole che mostrano come in Ing hilterra l'igiene abbia preso il più gt·aode sviluppo . Es se si riferiscono: 1o alle strade, orinatoi e latrine pubbliche; 2o al le a bitazioni; a• agli ospedali e musei r elativi alla medicina; 4• all' is tilulo di medicina preventiva; 5• alla scuola di medicina tt·opicale. fo La pavimenta zione delle vie di Londra è in lc~no o asfalto; per evitare ai cavalli di sci volat·e sul leg no, viene spat•sa continuamente una ghiaia fina che solto l'ung hia dei cavalli e le ruote delle vettut·e, penetra nel legno e lo t·ende rugoso. Le feci dE'i cavalli vengono immediatamente asportale da un servizio permaoeute fallo dA. ragazzi, e ver sate i~ appositi set•batoi di ferro dis posti lungo i marciapiedi. Gli orinatoi e le latrine pubbliche sono situate generalm ente nel soltosuolo delle vie; gli orinatoi sono a baci~o di pot·cellana con


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scnrich~ automatiche d'acc1ua, e le latrine sono a water-clo· sets in poecellana con sedile di legno. 2• l nuovi quartieri sia operai, che borghesi banno il tipo delle p1ccole caselle occopale da una sola famiglia. Ogni ca· sella po::.siede un giardino e un cor tile che le separa dalla straùa. Le finestr·e sono a ghigliottina colle due meta sovrapposte mobili e sono provviste di due grandi lastr e di vetro. 3° Uno dei più belli ospedali di Londra é quello di ~· Tomaso formalo da 7 padi;;t"lioni congiunti da uoa galleria longitudinale. È mollo beo tenULo anche il piccolo ospedale italiano fondato nel 1884 dal signor Ortelli. Fra i musei, uno dei più ioleressanti è il Parl~es Mu.seum che contiene 1174 oggetli relativi all'igiene, disposti con senso veramente pratico. 4• Il Jenner Institut e of Preventive Medicine rappresenta , in Inghilterra l' istituto Pasteur di Parigi. ed ha per iscopo di fa r ricerche f\ul modo di prevenire e curare le malattie infettive dell'uomo e degli animali, di is truire i sanitari nella tecniche delle eicerche sulla parassilologia, di preparare sieri e vaccini. 5° La scuola d i meòicir.a tropicale è importantissima. Es!>a è dir·etta dal Maoson , come quella analoga di Liverpool ba per direttore il Rosl'. Ess a ù collocata in modo cbe i bastime nti vi pos!'ono arrivare numerosi da tulli i paesi tropicali. La scuola è organizzata a scopo pratico e scientifico. Nel laboratorio vi sono bellissime pt·eparazioni relative alla malaria e alla Filar ia Bancrofli. Le lezioni impartile da 8 profes!'ori vcrtono sulle malattie dei paesi tropica li dovute a parassiti vegetali ed anim~li, su altre di cui t'agente specifico è ancora ignoto, e sull' igiene dei paesi caldi. Yi è un corso della dur ata di tr e mesi, ed uno abbr evialo della durata di otto settimane. Il primo corso costa lire 450, il seco.ndo lire 275. l profP.ssori compiono viaggi di studio come il Oaniels che sludi6 la malaria nell'Africa orientale inglese e i'J Sambon ed il Low che la studiarono in Italia. I Francesi stanno cercando di istituire una scuola simile a P arigi, e l'A. si augura che anche l' lla lia ne segua l'esempio nell' inlere~se el i m olti medici che lasciano il paese per sta· bilit·si in Ame rica, in Australia ed in Africa. te.


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CONGRESSI OotL. L. BoNo~10, maggiore medicò. - Su aloune questioni dl ohlrurgta traumatloa trattate al Congresso internazion&le di mediolna dt Parigi, 1900 . I. REMINISCENZE SUL CONGRESSO .

Oi ritorno d& un Congresso internazionale di medicina, rientrato nella quiete ciel proprio studio, viene nalut•alc alla mente la domanda: Quale nuooo impulso essnlta por tato nel progres.~o delle scie n~ c medich e~

Non è agevole valutare tutta l'importanza scientifica d'un congresso mondia le, che riunisce per pochi giorni come in una grande famiglia i cultori delle di-verse b t·anche della medicina del mondo, ad! in una simpatica dimestichezza confonde i più g randi Maestri, i più genia li indagatori con i militi più modesti, e non meno dei primi benemeriti della salute dei popoli. In un'.~ra di scellicismo s'infiltra con molla racililà fra i medici, negli spiriti solitari, per abitudine avversi al commercio viveute del pensiero, usi alla quiete ed. alla immobilità, il convincimento che un congresso internazionale di medicina a bbia lulL'altro scopo che il progresso scientifico. Tale sarà forse l'opin ione anche di uomin i preclat•i, che neli'assidua indagin e scientifica circosct·ivono il 101'0 regno nelle serene e silenziose sale dei labo ratori, paghi di quel geloso e fecondo la vor·o, che pat·e si svolga per nutrire il solo spirito del t·icercatore. La rapida diffusione della stampa medica in lu lto il mondo, e l'imponente attività della letterAtura scientifica fanno sentire meno d'un tempo il bisogno di apprender·e dalla vi"a ,·oce quello che può essere lclto comodamente nel proprio Paese. La l'icchezza rleglli Istitu ti scientifici non é più una prerogali va di poche nazioni, che hanno avuto per secolare fortuna la nobile eredità del primato nelle scienze pos itive; ma in mezzo a tanta luce di progr esso, ovunque, e fino negli


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ospedali delle più umili città possonsi oggidi trova1·e e mezzi e uo mini capaci delle più alle ricerche t'cien tifiche. A quale scopo accinger si ad un lun ~o viaggio, 8e lo stesso sole ir rad ia d' ugual luce le menti le più lonta!'le dai centri della maggiore attività scientifica, e non v'è paese civile che non tenga o. suo alto onore il culto delle scienze biologiche? La sobria e sovente sommaria esposizione delle Comunicasìoni, e l'abituale difetto di largh e discussioni rendono a p!'ima vista poco pr oficui i lavori di un Cong resso. Ma un giudizio sulla loro utilità immediata sa rebbe cel·tamente fallace, molti essendo i fattori che concorrono a fecondare con nuova vita ed enerl!ia lo spiri to e la mente di coloro che prendono parte assidua a i lavori scientifki con intendimento di apprendere d'onde ven~a il nuovo eù il meglio. Il commercio dell'attività vi va del pensiero e delle rice1·c he, la dit•elta conoscenza delle persone e dei luoghi nai quali si svolge il loro. lavoro scientifico, lo s tudio dei mezzi e dei melodi pratici di J' icerca, dell'ordinamento degli studi e del loro funzionamento, la comparazione delle individuali e collettive energi-e, in m~zzo a tanta gara di attivi hl scientifica, conferiscono a i Con){ressi un cospicuo va lo re pratico, ed eserc itano una notevole influ~nza nell ' indirizzo scientifico d'ogni Paese. l l'apporti cortesi ed aft\~ llu os• che· si stabiliscono fra i cultori dalla medicina d'ogni nazione, fra grandi e piccoli, ed anche la semplice conoscenza personale di quanti ci e rano noti per lo splf'lndore del nome e per l'eccellenza delle opere, eleva no il culto per i g randi Maestri, e cnmuoicano que ll'intenso e febbrile amore al lavoro, alle pazienti e faticose ricerche, a quella fl:l~onda operosità c he resero celebri le loro scuole. Con quanto sentimento di ve nerazione non si Psce da quei santuari della scienza, ove la m ente si eleva ai pu r i idea li umanitari, sempre innanzi ad ogni r icer ca scie n ti fica; o ve pare che viva ed im peri lo spirito di Coloro che consacral'Ono tutta la loro v1ta al sollievo delle umane sventure! l o penso che un Congresso internazionale di medicina debba essere considerato dal punto di vista scientifico, moral e e politico, in nulla separandosi il prestigio e la gloria della Patria dalla fortuna e dallo splendore delle scienze. Sarebbe grave errore tenersi in disparte, ed il r itrars i da un Convegno mondiale, nel quale ogni nazione rappresenta il grado della sua cultur a e ùel suo progresso civile.


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·.

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Da un congresso internazionale di medicina si tor na sempre con qualche nuova idea, e con un corredo di ricordi, che potranno esser•e fonte di feconde inspirazioni. Sonvi delle manifestazioni iuteJiellive che, a ppr·ese dalla viva voce , assumono un valore ecl una efficacia, che rispecchiano tutlo il peo::;ier·o del r icercatore. Dall' impor·tante concorso, sempre crescente, ai Congressi in ternazionali di medicina, ai quali accorrono dalle terre le più lontane, piccoli e grandi, con uguale inter·esse e con sen timenti di vera fratellarrza, si deduce che nella nostra g r ande famiglia oramai esiste quest.o bisogno di rivt~dersi, di inten der$i e di associarsi nella nobile lotta per la difesa della salute, ch'è la più grand.e ricchezza dell'uomo. Se ò r·ara e sobria la discussione neiEe adunanze, lo si deve, oltre che alla r•istre ttezza del tempo, alla poca familiarità per le lingue stra niere; c sebbene si riconosca la utilità di una so l1~ lingua ufficiale, nessuno vuoi r inunziare alla propria. Tutti pr·oclamiamo la universalità della scienza, ma chi oserebbe separa r·la dagli ideali della Patria 1 Senza l'impulso di questi santi ideali la scienza muore. La lin gua prescella, necessariamente più s tudiata, e sempre più conosciuta, finirebbe coll' impor·si nel mondo scie ntifico, a vantag:gio della Nazione che la pat·la ed a danno della diffusione delle altre le tteratur e. E' noto che la diffusione d'una lingua esercita una notevole inlluenza nella fortuna politica , commerciale e scieutifica di un popolo: e ques to i• il maggiore o~taco lo che sta contro l'adozione della lingua unica. Sarebbe desider11bile che nei ·ruturi Congressi fosse almeno imitato l'esempio di coloro che ebbero il felice pensiero di r iass umere nella lingua francese, ch'è la più conosciuta, le loro comunicazioni fatte nella ling ua del loro paese .

••• Lo spirito patriottico che domina oltJ·e Alpi in ogni m'anifestazione d<!ll?altività del pensiero, e pal'l.a il. linguaggio sempre il più alto ed il pio commovente per la gloria del pt•oprio Paese, nel nome del quale si a cquetano tutte. le passioni, imprime nell'animo t•icordi indimenticabili e salutari a mma estramenti. Tutta questa simpatica armonia d'intenti e ùi asp!t·azioni fra i cultori delle scienze positive, si riflette sul nostro -~pi t·ito allargando l'orizzonte delle alle fina lità umane che tendono al bene di chi soffr·e.


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Quando nella seduta inaugurale, o nelle imponenti adunanze del la Sorbona, o nelle aule della Scuola di medicina si ascollava la pat·ola dotta e geniale di Uomini preclari, a noi noti fin dai nostri primi s tudi, inspir·ata ad alti sentimenti pa· tr·ioLLici ed al culto del bene uuiveJ•sale; e si sehliva comunicarsi-il calore di quei cuori e la luce di quelle m enli, sor geva nell'animo un senso di ammirazione ed un bisogno di aiTratellarsi in quella nobile famiglia unive r!;<ale, ove si opera e si ama al di sopra delle pa ssioni, che esauriscono lo spiriio in lotte infeconde. Da quelle adunanze si e~ce con l'animo acceso da n uovi sentimenti e da salutari propositi; ed è questo non ullimo fr·utto di quella grande vita di r elazione. che stende le sue braccia in tutto il mondo, e tutti affratella nel culto di quegli ideali, che sono il miglior· patrimonio dei popoli civili. Vada il nosh'o saluto a quei dotti rappr esenla nLi clelia. me· dicina, le cui menti unisce un solo pensiero in ammirevole concordia d' irilenti : la vo rare per l'onore e per la gloria della P atria e per il bene di lutti. Queste alle fìnulilà. dello spirtto umano splendono d i mag gior·e luce a gli occhi nostri ladclove conviene la parte piu elella della nostra grande famiglia. La nobile falange di quegli spirili superiori d'oltre Alpi, che con tanta geniali la ili us trano la loro patria, maestri a noi di cortesia e di sapere. lasciarono nell'animo nostro ricordi simpatici ed indimenticabili .. N el loro spirito vivace si ris pecchia iJ rinesso di ()uella vAsta vita di relazione, con la quale il nobile Paese alltil'):ra i suoi ot•izwnti. L'esempio della geniale loro operos it-à, e l'ett•àore che i nos tri colleghi d'oltre Alpi portano nel cullo delle scienze, riconduce le nostre menti con nuovi entusiasmi alle pazienti ricerche ed al lavoro. (Conti/ma).

Il DJ re t. t.or e

Dott. F . LANDOLFI, maggior generale medico. I l Redat.t.or e

D.• R IDOLFO LIVI. ma~giore medico. GroVANNI ScoLARI, Gerente.


.INDICE GENERALE DELLE MATRRl E

PER L'ANNO 1901

MEMORIE ORIGINALI. BMwt: l.l.l I.Ott & ~T.O sc li o;~scopia.

- A prnposito rio una uuov::t t0oro a tlcll'omiJra nel l~ . Prto.

OoN<u10 t.,o ns;"(tò, ma ~ççiorc m còic••· -

&~Il!

Nuo' o m etot1o J}••r· la cura ratl•·

cnle tlell'ornia crurale 9!5 C• cc tA Ft LII•Po, t~nent r merlico. - Un e<\so di m ouoplc:::ia rar rialo rte.-tra in ~c~ulto a trauma della regio ne parieta lc sini~trn. Cr~n lel;lo mia • 60~ CLAPS A., toneute mctlico. - Con triiJIIlO all a o·urn •Iell a cist i rl't•chinncnct·n · tlel rc~ato co l nwto•1•1 llacc,clli. • l Oti CI': RII I!Tt lluK OLO Fw EFu co, farmaci> la militare. - ::i.ulle sra tnlr ttr fii cnrne tli bue in co use rv;J in uso nel rel!to r·srrcitn. • ZG I D& FAt.co A:o.ont: A, ma;:f(iore mctlio·u.- l!:sam c crllico dl'ile ùi• ersc teorie emesse sull~ >cluascnpia . 3 DE BOSA )liCHP.I. R, cn t>i la ii O metlir·o. - (. P OO;!fiS i :\CIIlC oil~ll n h:l"' flcJia ltugua • • 1 ~2 f'A \'RE GICIVA.'>;:-11, COIO LIIH'IIO mo•lt CO. - Ln chirurgia ll jler:lll\'3 IIP~Ii Staht litiiCII.ti satulnri m i lll.~rf nel 1900. 6i3 ·i~;. Fennen o u1 CAVA~t.f!Hu:ox r. t uHa, IPnenr.• çolo nn ~llo medico. - Con tri buto all o stn<lio sul modo tli tras rnissio11 e •· <u lla protll:• ssi della malaria• :!!5 Fnll:or.t I.EO:>rAitnO, capitano me<llco. - Un ~aso di empiprna <k ll 'autro di Higmoro • 11109 Ft;~AIOLI GAF.TA:<U, to•tumte mNiico. - SpiNI•'•!liJlllia jlll f'Zia le eu Pmostasi ~plrnica • 1160' - Sulla sutura delle art,..rie csel(uita co l metodo rld pror. SJ•Iomono • IJG7 MA:-oGtA:'lTI EZtil, rna~~iorA mO'fico. - Il valore ile• matl!riall llltranti spc· •l•til·i . • 580 A. JIIlMccchio oli d lstnfcz ione a vaporo impr o vviialo • i t2 Contrihuto spoJrim eulale alla ril(eue razione <lcll'arit• C"l•ira la con il hìossltlo di sotloo • ii ~ MARIOT TI lltA:<CHt GtHIDATTtsu, tenenti! m ~dico. - Gli Pnautcmi hoc~ali n oi m orbillo.

113

- Sulla siProdiagnost cl ~l liro nd<l ominale. • 468 MEt.•: ASCANIO, captlauo medico. - Epilrs,;ia psit'hica. <Su~ vnrlc fort110 cliniche e consiolr rnzioui merlicO·II'~a li alle rruali essa può tlar lu<•s:o ~peci:thnente riSIHHlo :~i militari) . tl'.ll·l~33 ~ltCELA S AI.\"ATOIIE, tc11 rn te medico. - Consìol eraziont sull" lern a CaltanissNta • lii:t Oon1 Ot>nO:'lR. sottot~ncutò m••llico. - t;n r:t~n•li fulmiunzio•IH' uon morta h· ; 951!


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1::\DICE GENERALE

OSTIXO I.IOV..IiNI, capitano medico. - l criteri octicrn1 c'li cura dell'otite media purulenta cronica . f'ag. t U - Sulla meningitfl otltica • 493 - T.c stenosi nasali in rapporto al ser vizio m11i tare. , 899 PEIIA ~SI Ar;TONIO, capita no medico. - Osservazioni cliniche o cou>ioler~zioni sulla chi rurgia nntoricn . , >'M - La chirur~-:ia n'etti ca e lo abilitazioni alla milizia 335·1 4? S"NToiiO GmSKP I•t:, ca11itauo motl ico. - lticerchc ~perimenlali od istologichc sulla ngenern?.ion~ della vescica urinaria . • l t71 SA:"iTUCCI STRPANr, , capitano modico. - Contributo allo s turtlo dci dermoidi oculari . • 1e!53 SPOnZA CLAunto, t~n cnte colunn cllo med ico.- Sulla unirormil.:l !Ielle statislichr. sanitarie militari . l !!~ TBSTt fRANCEsco, capitano mcrltco. - La sterilizzazione delle acq ue per mezzo del brvmo • ~i5-3i7 TnOtA NI PI ET IIO, tcncn to med ico. - l>rocesso rapido di lnminectomia me'193 rliante una speciale rtnza ossi' ora . • 300 Sutura circolare delle arterie . G9t Esperimenti sulla cmostllsia <Ici rc::;ato . Una nuo,·a s tu fa stcrillzzatrice • 11» TnO»I<ET TA b:o ~uxoo. r~ ri tan o mrd ico. - Di alcuni nUO\' i mc~i di ~·>rpresa per svelare t'a mauros i o l'ambliopia simulate . • 1Hi VA GLIASINOI DBL CASTP.I.LU G., SO ttùtenente OJPclico fii complnmrn to. Contributo alla diagnosi della ambliopia cd amaurosi mon ocu tarl simulate • 835 VALKnto Gtest:PPS, tenente medico. - Contributo allo studio rle~ll innc.•ti cran1èi e rlelln craniectomia. . . . . . . . . • 33i VF.Itn UnA LU IGI, capitano modico. - Il J.eucoma aderente e la sua •·alutazione nei militari . i7 Notizie sommarie sul i a statistica sanitaria del n. ~'ercit.o per l'an no 1898 • ' 5

RIVISTA DEl GIORNALI ITALIANI ED ESTERI . RI VISl'A MEDICA. Aclenopatie traclleo·bronchialì (il reperto radioscopico) - 111 . Sciali ero Pag. 731 Agglutinazione n~ l sangue dei malarici (sul ren~meno dell'l - Lo Monaco e Panichi • 153 Albuminuria ortostatica (l') - Vire. • t0l9 Angina grippr.lo e lingua grippale - Frankc. • 1180 AOr tite pneumonìca (l') - Collard . 86 Append icite (azione rli alcuni nematodi nella etiologia rloll') - Metchnicorr Appendicite (nlionc degli ossi uri vcr micolari nello s viluppo dell'} i38. Moty • i38 AppcnLiir.ite {ascaridi nello s vllu(lpo dell') - Von Genser . t!SS Appendicite (pronostico dell'). Serie di ~00 casi ~ A. SchmitL Appendi colari ~trav i (~ulla grande frequenza di accidenti} - Lucas.(;ham· pionniere • 001


DELLE ~IATEBIE PER L' AN~O 1901

1331 ArP:. c.~rdiaCil (sul la mi s urazione ilell') med iante l ragg i Ront gen - n,·.. clè re PGg. Arteriosclerosi (trauameolo de ll') con le inir7ior~i so ltocutanee di siero in orl'(aoico - Trur~ cct~k . • Ascessi cereb rali da pneumororchl - E. 13oiuet • Ascoltazi one plcssi metric.~ (dell') - W. Rund.Jcrg • A la$Sia locomotrico - Covoland • Azione recipr oca d elle arrez10n1 del cuore e d~lle :.!lezioni 11e1 fegato ~~ -

7H ;35 399 96i 145

00

Baci llo di Loffler (come clcbhasi procedere pe r dis trn~: gere il ) nella IHJcca dei dirterìci - W. Macthc~ • 7311 CarrliOJJtltie laten ti c morte im11rovvisu ne ll 'eserc ito - Kels~h . • 96~ Cateterismo degli uter i (s ul valore diagnostico e Le rapeutit:Q dè iJ - C. Cinti • H3 Cirrosi mista del fegato (contributo allo s tudio •Ie lla) - Cmcciu • 617 r.oli ca e pat ica a forma pseudo·gastra lgica - H uchard. 105~ Coliche epatiche (co me si pre vengano le) - L. Cl1a111fard • 856 C<~l po di eitlore (r.ura de l) - E. CorutJema lc . t~!lll Coma diabetico (il) - Jaccoud . • 10\6

Còrìgestioni pòlmonui loeahzznle agli apici (le) e simulanti la tuLercoiMI -

l)aCO ffiOC(J\'Iieff

Decubito latera le sinistro (Utllltil d el) nPgl 'individul cou

t40 fchllr~

tifoid ea • 306 • 900

- Ewart OialJetiJ (sui di$turbi ne rvosi e pslchici nel) - Ta mburini • 4116 Diawreazione tll Ehrllch ucl vaiuolo (la) - SeJ·gent • 507 Ernnturia essenzinle - Uln ecraux . Emodiagnosi dell'appendicite (l ') - M. TuJiler • 858 Esam e d el sangue ti ') nella prntic.1 - Henry k' . Hew es • H69 • tl1i ~;.~ora!flsmo (sull') - Gorge r.stratto aulltillco (cir~a il nu ovo) del pror. Fe 7. - G. Klac:tycld • tOt Febl.lre titoì(lea (sommmistr.lzioue de l creosoto a doso ele\ltta nella) M. Richter . Febh re t1roidea (c ura rlclle emorragit! ln te;tinal i llnrante il ùrcorso de lla) mcdhuHe !(randi la vature d i acqua ca ldtl - A. Mathie u • 50~ Fl'bhro tifol•lea (sug~erimcntì per Il trattamento d e lla) - E"arl . • t 038 Fehbre tiroide (sull'associazione d~lia) o della dissenteria- llemliu;:er • tO.\~ Febhre tifoidea (mezzo a usi l1ario per la d iagnosi della) nl solo inizio Sch midt • USI Ferm~11tazioni gas trich e (cura de lle! - A. Rohin . • 39i F unzioni e patici1C e rr nali (le) nella tubc rrolosi polmonaro- tiaun el S'l Glucosio ne ll'urina (sulla ricerca c rlet.erminazione c linica d el) - Rului • 85t l pertroila ca rdiaca (lo stato del mioca rdio n ella) - Ulrsch . • i33 Lava tur;t dello s tomaco (la) quale me:tw c urativo della stitich ezza ahitualc Spirali • 968 Malarlci (il potere a~t!(lutinan te d el sanguo) - Novi fl Meru7.Zi , 963 Massaggio d1re tto dei fpgato (i l) - Oe Fram orie . • 121!8 Mening it~ oercbro·spinalo epill~mica (la) - (.i . Hayem. • tt7:. Mic lile trasversa acuta emorra g ica - A. Sch irT • 149 Paralisi generale o silll id e - S toùdarl . • 1193 Pa ralisi emi laterali posHiirtcricho (contributo alia ,·asuistka <lr·I I ~J Sla wyk t 50 Pamlisi ne lle pleuriti pnrulente Ilei - Jaccotton, ~055 Ploura (vie d'intezione do•lla) - A. Groher. • 9fi6

- c.

Si•


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INDICE GENERALE

Pleuriti sierofthrlnose (a proposito dolle) dette di origine traumntìca Barjon e Lesieur Pag . t031 Pleuriti sicro·flbrinose (il pronostico remoto delle). Studio statistico - Sa· · hnone-lpin • t 31 Pncumonicl (i~ massaggio contro il dolore puutorio del) - TagessonMoller . • rm Pneumonite (cnra della) col siero antidifterico - Talamon . • SS t Pneumotorace tubercolare (circa H decorso e la prognosi del)- t:. Rose • ~o Pol monite (l'acido salicilico nella cura della) - IV. C. Sobring . us Pott (diagnos i del male di) nell'adulto - A. Siredey . 84 Occlusione della ar teria polmonare (morte subilanoa per) - Sulli~nrl • 13t Orchi te (l') dei tifosi - M. Cholet . • i3i Reumatismo articolare acuto (la cura delle forme gravi di) considerato quale artrite infettiva acuta - L. Weber . • UO RiOessi tendine! nella lebbre tifoidea (contributo allo studio dei)- Remlioger • • 46i R10esso cardiaco (il) ed il suo significato diagnostico - Abrams • 403 lll$ipola (co ns id erazioni terapeutiche s u lla) - H. Roger. • t OU Rlsipola (compl iC.17.Ioni pleuro-polmonari della) - Andr ieu • S59 Salasso (il) nelle maiattie lnletth•e. Cn;lstica per l'eresìpela - G. Para· mucchi. • ll i9 SetU cemia rrlptogenetlca (un caso diJ guarila col siero aotistalllococcico - G. Apping • 40i Siero art!Ociale ltlcll'Jmpiego del) 11uale mezzo pronostico della dir&erite - J\1. Rahor e F. Bonnamour. • 1!86 Slerodiagnosl del tiro (sulla) - G. Bergllinz . • 1033 Spondilile (sulla) consecutiva alla febbre tifoidea - Kùhn. • 118~ Stteptococcie generalizza te (cl elle) nell'uomo - R. Bluysen • USi Succussione dei reni (della) - A. Goldnam . • 618 Tensione iotermittente dell'epigastrio (la) - Bouveret • 853 Tiroidlte suppuratlva post-tirosa da bacillo di Eberth - Rertarelli • 153 Tubercolari (di alcune lesioni anatomiche prodotte da veleni) -A. Mar· cantonio • ilt Tubercolosi (alimentazione dei) mediante la carne cruda diallnata - A. • Battisti • !106 Tubercolosi polmonare (sulle em ottisi nella) a decorso c.ronlco - J . Gabrilow itsch . • 405 Tubercolosi (le condizioni e la diagnostica del terreno della) - A. Robin e M. Binet • • 4CO Tubercolosi della laringe (iniezione lntrat raeh&ale d'etere lodoCormieo M~. · ~ Tubercolosi polmonare (circa un nnoYo sintomo della) - Roussel • 305 Tubercolosi (dell'acido carbonico nella cura della) - A. Weber. • H 76 Tubercolosi polmonare (cura della) con i vapori di igazolo - W. Ehren· feld. • U83 Ulcera al duodeno (i') - Ladevéze • • 1047 Ulura gastrcea acuta (da una eomuoicasione fatta avanti al Xlii CongNtuo medico internazionale a Parigi dal ! al9 agosto t 900) - Dieulafoy • tOU Urine dei tubercolosi (ricerche sull e SOSianze album inoidee delle) - Si mo· ne!U • • 303 Vibrazioni addominali (sulle) e sul loro valore semiologico - De Brun • t05S


DELLE M.AT.ERIE PER L'AN~O 1901

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Rl VI STA DI NEVROJ>ATOLOGJA. Ao·cesso epil~tLko (::ul tempo llelr) - Lambrnnzi . Pag. 117.~ A lfczione oculare (un caso di) da paralisi bulbare ~st;·nica- Strzeminskl • 9G9 Alcoolismo (l ') come causa della paràlisi generale - Seppilli > 1061 Alte::giamento sull 'anca con scoliosi di origine isterica - Wcrlheim· Salomson • 106~ .,nto-rappre>cnt.uione dell'organi~mo (l'l In qualche isterico- Comar • Hll7 Cerehroplegitt inran~i l e con sintomi di parali~i agitante - Cemla 161 Cisticercosi multipla ;lei cervello ed e11ilessia - l.ui . • 1067 Convulsioni post-traumlltiche; er•il essia l!sscn7.iale, craniectomia - Mi· ralliu . • 715 Cor~a (un segno precursore rlella) - f.ordon. • 716 Corea 1s1erica (trall.n.neuto I!PIIa) con l'immohilizznzione- liuygt.e. • 1063 Cmmpo deJl ll scrivani ed a llre n!Tezionl ntrvose p,oressioun li Savili • 1 187 C•·isi epilelli(ùrmi provocate da un tappo eli cerume - Oreyrus • I ii l>emenza rmralit1ca (l'etiologia della) - Serieu:t e Parnarier • 513 llemenzn paralitica nei pcllagrosi (nuovo contributo alla) - Piaoetln • 1060 Dose suftlcìcnte (sul l'applicazione etei CO!I detto metodo della) nel lrattamento eli al cuno m~lattie del sistema nervoso. coma forme r:ravi ed ns$or·ialc rli emicrania, vertigine eli Meniére, nevralgia e tic doloro>o della faccia - Gilles de . la Tonrette • 509 llosc sulliclentc del bromuro (la) ed Il segno clelia pupilla nel tratta· mento della epilessia - Gilles de la Tourette • t 55 Encelalopnlla da trauma - Kiippcn. , 168 Ellilessia e lrnl"mazioB'I - Ooissier • H5 E(llles~ill ~ lrar>AnAzinna nccitle.JilA ie - Jncqu•n 74t Epilo~s ia (rtel)a inOuenza delle malattie Intercor renti s ul decorso dell:;) Voisin . • ;a Epilessia dB trauma della regione prerrontalc (Sopra un caso di) - De Pa.~trovich e Moolena • 409 F.pilessia (il lratt:~mPnto dietetico dell') - R. Oilliul . • 129~ Faneiullezza (le più frequcuti malattie funzionali nervose della)- !'\eurasle· nia, isteria, nervo~ila - San:;er • 973 Imbecille (un caso d'ill.iosi di!Tusa in soggetto) - Gonzal~~• 119! lunoenza (disturbi cerebrali consecuti vi all'l - Guttmann . , t :ii lntossicuione nlcoolica (un nuovo segno Osi-.o della) • sintomo di QuinquauJ • - Aubry • 1300 lpotermie n~l l 'epile.<~ia e loro rapporti col potere tossico-ipoterm!eo riti sangue - Coni . • Sta • 750 Irritabilità musco lare e riO~ssi t~ndinel nella tabe - Frenkel . lschialgin (la cura elettri ca nell') - Dickson . • 744 Isteria magna (tre cas1 d'l· Con tri bolo alla diagnosi di!Terenziale tr.a istc•·la ed epilessia - SteiTcns , t 188 lstero-epllessla. Conlrihuto ali:\ conoscenza delle forme graduali eli pas• , ttSS saggio tra isteria ed epilessia- Id. ~l alattie nervose di natura gonorroica - Kulenburg . . • 11!16 Motilità ne~lì alcoolisti (<tisturbi acuti della) a-venti l carattert rlell'ata;<sia cerebellosa) - Von Bccbterew . . 167 !lieoObroml (ci rca i) della cnilà cranl'.a - Von Monakow . • t69


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INDlOE GENERALE

Neur:l.itcnia (la cura elettrica nella) - Sgobbo l'tJg. 1!1 Ncurastenia (la frequenza della) nelle di\'Prse classi sociali - Petren • 511 Neuril e alcoot:ea (sulla torma atassica IleIla) - Neur{)labe periferica - lzsò Hdnig . • 6:!1 Ne,·ralgia rranra dPI laringeo superiore Ila) - Avellis • t/0 Nevr:~stenia (l'oril!lne tossica della) e della melanronia - All en Stare • li9:l Pa ralisi agitante (di alcuni sintomi poco lrequen1i nella) - Frank . 16~ P::~rallsi dell' ipo::;tosso da protlnlliiP causa al coo licA- De P<~Strovich • t0118 Pnralisi racdaio (nlt~razioni delle ossa della faccia, co.nserutivo alla) WerthPim·Salomonson • it9 Parai bi j!eneralo (la sensibilità or.nlare :t Ila pressione llPIIa) - Oevillar.J • 81\0 Pa ralisi progrcsSi\'a (forma giovani le della ) - Hirschl . tm Press ions sangnignn (variazione dellal nei neurastenic1 - OP Fleur) . • t 064 Pseullo·menin~ilo isterica - Simonin 9i~ PsP.udu-monin:lite ii terica - Mér)· . • 9i! P.,;icologia del l•sicO" (saggio sulla) - l etulle . • 30i Riflessi cutanei e rille~si tenolinei - Vnn Gchuchten • l 59 Rifl<lsso ipog~slrlro (il) - Bechtcrew • U 95 Rifl esso rotuteo (nuovo proresso di esplorazione per n'fl<lerc spnsihile ili - Wnlhaum • M' Sclerosi mulliflla In ~eguilo a trauma- Rr. Leick 61\1 Segno Ili Kernig (Ili n-Ile meniuf:ili cerellro· ~~ inali - ChaurrarJ • 100! Sindrome paranolra e tic nerolngico nello sta to prodromlco 11elln t1c•o~nza 1mrnlllica - Lamhran1.i . ~Oì! Sinolromi ocu lari isteriche simulanti aiT~zionl organkhe - Koenog . • t63 Sintomi ollbiettivi dci disturbi delln sensibilltn nelle rosi rlP!tt' ne,-rosi traumatiche - ller.htcrew • t061 S<mno c!ll ç!oralio prolungato nella cura dP!I1!- wren - Lochtsç!lein , • 308 Sordità verbale pura (un caso •li) r er asce;so tlel loho temporale si no· stro - Trapanazoone, ,:!unri~ion•• - Van Gehuchten c Goris . • 103; Tabe rlorsale (sulla siutornatologia llclln) nel periodo preatasslco e sulla in· nuenza dell'atrona del n. ottico sul d(•corso della malattia - Fùr· sUlr. • 6~0 Tabe llor.>ale 1rlcerche sui dislurbi della sensibilità nelb) - Frenkel o Foerst~r • 30') Tra pannzione del cranio (la) nella epilessia infanlilo - Giacchi • 1t98 Tmltarnento delle arrezioni eerehrall ron la corrente contiuua- t~· luc • t!S3 Tum ori (co ntributo alla c."\Suistica dei) del sistema nervoso centrale Michelozzi . • MJ Tumori dei tuhercoli CJUndrigemlnl, loro diagnosi diiTerenr.inie co n i tumori del cer~elletto - Nissin . • 1 ~9; Tumori endocranici (la diagnosi dei) uel pazzi e la rre•1uenza in essi del cosi detti reperti cl 'autopsla - Tonni n i • t !ll9 Vertigine auralc l~tericn - R~balcin • 3tt; RIVISH CIIIRURGIC.\. Al~ernzloni dei te>suti (sulle) nPIIG es trnmit:l r.on~telato- Rudn i tz~ l /'••u. S<il Ana lgesia cocainica per la 1•ia della rnchide - T. Tuffier . . . IH Analgesia cocal nica (contributo all ') col metodo del llier -1;. Cavnr.r.ani • 311 Anestesia cocainica endorachidea (sull') - F. l'appalardo- . . . • o~~ Anestesia generale (dell') medianlll il cloruro d 'clile - G. \'erneoil . • f311ti


DI!:LLE MATERiE PER !.'ANNO 1901

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Ane> tesla n'i!lollare tsull') mediante iniezioni intraraoeh ill~a rli cocaina Vcrn euìl Pa(J . 975 Appeodice (tecnica della re.~ezi one dell') a lredrlo . 520 APJ)Cnclice (d i nn nuovo processo ond e assicurare l'obliterazione del monco ne risultant e dalla sèzione dell') - O. f.anz • 867 Appenrl ice creale (nuovo metodo per ra~rgiun f!ere l') - G. Fowler • 598 AppendicitP (l'ema torliagnosi dell') - Tulller. • U07 AIJI' endi cite (co utributo alla cura chirurgica dell ') - 1.. Rieppi. • 1!05 APJ•Ond icitc (dCI rapporti tlell ') con i traumali smi - Neumann. • 636 Appendicite (dell') - F. Terrler • 1304 Artro(lnlio lrollche (le) nei traumatismi mi dollari - ll~ l prat • 5tl A~ccsso del t:orvclletto ,...- OiP,ulafoy. • t/6 Azione esp losiva dei mod•!rni proie ttili di fanteria (sull') - Cranz e Koch • 9i6 Ben una (dell' im picl(o dell:•) in vece llell 'etere nella tOil ette chirurgica dei • 864 tegumenti - F. Fraflke . Bottone di, Murph y (sul pPrico lo dell'Impiego del) - Porges . , 7:1!\ Bottone di MurtJhy motlillcato 1>er la gastroenter·ostomla - F. Hildehra ndt. • 18i Calco lo dell' ureterc (il diagnos tico di trerenzialc tra il) e l'appendicite Tuffier

•

Iii

1::t lore (l'u•o flel) cou1e mezzo diagnostico della presen1.a del pus l.ewin . • 6!!i Cannula toracicn a doppia corrente per la cura. dell'emplema - A. Petrecca . • lS:t Cèll nhte perHendinosa dei muscoli anteriori rtl'lla gam ha - Migoon • 5!5 Ct>racre d'os>a (l a) co me materiale di protesi nelle p~eudartrosi - Colley • 1076 Chirurgia del s islema Jinfntko nella peste bubhoni e<L (sulla controìrHIIcazione alla) - Bnndi . • 1303 Cis tite pseudo-mcmhrauosa (la) - G. lll.izarrt. • o;s Cocai na (tre casi d ' Iniezio ne sottoaracnoidea di cloridrato di) secondo il metodo oli Bier - Pon;so n e Cha•·annaz • G~9 Cor.linl7.7.37. lone tmodillca1.ioni di struttura delle cellule nervose del mi· tlollo consecutlv~ alla) col metodo Bie r - F. Carini . 632 Contralturc ùcl t:ino•;chio (profilassi e tratta mento doell~) consecutive ad atTezioni artico lari - Bruns 630 Co rpi artlcolnri fiheri (contributo alla quesliono cJ e1) - Fray • 631 Cuore (s ulle ferite e s ulla sutura del ) - E13herg . • 418 Distensione dci ncn·i (sulla) nella malattia di l'h omscn - W. Soi tfcr • 313 • 869 Oéviazione chirur11ica del sangue della vena porta - Il. Schiassi Emorra~tla ren:t le arres tata come compressione dell'ar teria renal e previn la[larotomia - Federow . • 871 Ernia strozzata (le aJlplicazioni prolungate d1 com presse irobih ite di etere nell' l - Fìcssinger . 91 Etere (sostituzione dell') al protossiofo di azoto ed al IJromuro di etile • 531 per le ~nesresio chirurgiche di breve durala - P. Su<leck Fegat o (SO Jirll due resezioni di tutto li loiJo sinistro Ilei) 1>er neoplasmi - G. Filip pin i . • 754 Feri ta perforante dell 'addome, guarita medianlc l' immnbilita c h• dieta assoluta. • G37 Ferile (la tìntura di iodio nel trattamento rl l•lle) . • 10i6 Ferite da proiettil e <ti fucile a calibro ridotto. - Risulta ti forniti dalla campagna di Sanlillf!o - tegard . • 631 Ferite della milza (cura chirurgica delle) - M. Au vray • i 56


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INDICE-GENERALE

Ferite per arma da fuoco (il tra ttamento del le) - \VIem.u th Pag. U OI.l Feril() per a r ma da fuoco all':u1dome ( le) - Grant • t\31 F~rite d'nrmn da fuoco all'al'l<lome (la diagno~l e Il traltamonto dello) SII'VOIISOn . • 6:'!:i Flehite siui.;tra (la) come comrlicazionc dell'app~ndlcite- GrliT•ln. • 1 ~0.1 Fl ~;hi ti (sulla cura rlelle) - Hirt z • U 99 Frattura tlei mc talar>i (la l nel $Ohlato di rnnterl:t - lbrè. • 530 Frallure (circa l()) Ila trattarsi col ma.s:<ag~io e con la mohilir.znzlone Lucas-Championnière • 310 Fratture (lldormazionc dell e) riprod otte ed esagernt1• 1lallu radlogralln. Difficoltà cl ' inte r!)rPta7.ioue - Luca<·Chnmplo nn iére . 9sil Fratture drlla rotuln (sulla terap ia rtelle) - CllrtP • li!! Garza (dell'uso dell:l) quale proteltivo n~i lra(Jiantl !lermo·r•pidermiclalla Thiersch - F. Kuhn . • !l iD lflrocelc (circa la wrn dell') mediante l' ioverl!ione rlella vagina te - nnbr,rt H. Gr~ en e . • 10;1 Incisioni a lembi (lei o·t il pc relornro di ferro uella c ura d er: ll nnt rncì ~travi - G. Ah ha l~ . • 635 • 4l3 Iniezioni inlrauracMi•lce tli coc:~lna (lP.) - P:ut~ga e l.a vi,oni . lntest.no cieco {c;cis~lone dr.II'J J•cr tumore e riunione dci rtue capi N 'si\lualf.- Guarigi one - ll olmc W1ggìn • ~19 lpertrofla prostatica (sulll\ c urn d ell') - E. Goldmann 1:Jtt t l.aparocele inguinale (la cura d •·l) - O. Margarucci • ~ 11 l.ussazlo nc rtei tentlini JJc ronci lateral i (la) - Georgl'.s Tcltier • ~~ ~ Lus:;ni om irridnelhiti flcll'arllcolar.ionc o mero-cubllat e (sul trntL, IMnl o SM op erativo dPIIO nntichol - !lungo . Lns~azinni ele tta s palla e dell'anca (un mrtodo semplicis!lmo per ri1Jurr~ le) - Stimpson . • H:• Mastoirllt11 (nuovo mc1.Zo pe1· la diagnosi clelia) - AndrAws. • ~;u Medic.,7.inne (la prima) sul ca mpo di b attaglia - J>. t on. hai Chcat le SS Ne rvo ra11i.1le (le le> ioni dc h po; tume alle (rauure d cll'omer o e lo ro lr •t· tnmeuto chirur~r1co - R. Coppo la . • t !111 Narcosi clororormlca (limite dell a reazione pup•llare nella) qu:~le ""l ire per assicurare l'anesres•a stre ttame nte necessaria- A. Fl och~mnlnl • 7:03 Narcosi clororormlca (d•lla prolllas<ì rwi la) - A. F'dl.:honrd.t \Sii Ope razione radicale d r ll'eruìn (sull ' uso Ile! filo d 'oro nell ') - E. Tan ,in l • n 93 OssifiC!lZioni traumatiche c~ulle) dei muscoli - c. Ramm<liiclt . Otorragia ricorrente da ulcP.rnione de lla carQtlde interna - l.unrt H. • 1 ~1 Pato log ia c cura •lei cui eli sacco d el Douglas con;ccutivn alla perlt ifl ilc - J. Rotter • 1303 J>e riartl'ite o merosc., pulare (la) - Co ltry • 1111 Periartrite scaj'lo lo-ornerale - Sl mou Ouptay ltlill J>erioslite no n trnurn:ttica (sulla) alle ~ambe nei solòatl - Bet uld :;t-) Piaghe atoni che (11 trattame nto d elle• colle ìrrigazioni cnlM - Kinll lrr &;i Po hartrito re umntl c:1 acuta (di uno s peciale me todo di cura nella) • H! F. Zagato . Proiettile nrl c~rvello per no1·c mesi. - Ascesso, operazione e guarigion e - Bornpto n ~ Rolula (estirpazione della) ses:uita da c<Jnscrva zloo e òe• mo1·iment1 1lel ~tinoccluo e da reiutrjlra ta funtionatita del triciplte - Be rger. • 865 St n,ibì litil della cavila ad.Jominnle ed anestesia loratc e ~;en er.de n•·ll~ operazioni rlctl'n<lclom~ - Leo nanrter . • I"!Qò St~rnaco (ablazione to tale clello) scgtllla da guari~ion•J - l\&. t. floer~et • :\!7


DELLE MATERIE PER L'A~NO 1901

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Sutura d~rmo-i podermica nascosta (di unn) - A. norco l'n g. 751 Sutura per tendini (nuova) - E. Ferrai oli • 1St Sutu ra ossea (la) nelle lratture della rorula e della clavicola -F. Cuoghi· Costantini . • 63~ Traumi cardiaci (intorno alla tecnica operativa ntJi) - U. Ur1sa . • 863 Tu bercolos i chirur~ iche (soslìtuzione del carlvme sterilizzato all' iodoform io nella cura dulie) - G. Touffier • 313 Tuberco losi del testicolo (contributo alla cura della) - G. Ni col ich. • 1307 Ulceri croniche (cura rtel le) mediante l'aria calda - Karl. Ulma on : 866 Ulceri varicose (cura delle) mediante medicazi orue all' iodolorJTliO, rico perta da una fasciatura inamovibile. 31! Varicocelc (sulla operazione radicale del) - Na.ratl1 • 178 Vent•·icolo sinis tro (ferita del) guarita collrl sntura, contr ibuto alla cl•i· rurgia del cuore - Pagenstccher . • 417

RIVIST,\ 01 OTO -RINù-L:\TIIIl"UOIATRL\ . Affezi oni • a lri~to r·e • (lè) o.l ell"organo dell'udito - ll nmmerschlag P11g. 4211 Algie isteriche della mast.oid c (:mlle) o pseudomastoidlti - G. Liara<, A. Bouyer . • lla An gin:t di Vincent (l') 639 Anomalie dcll'wJito (l ~) - Caw•x 533 AscPssi r~tro-laringoi consecutivi all o suppura1.ioni clell"orecehi o rn.,rllo - Klen • 981 Elettroterapia rlt·lla laringe (l') nuovo metodo pel trattamento !lei nervo ricorrent~ - Ri chter • 10i9 Emorragia laringea - Y. Arstan • t'! IO lnllammnzioue crupalc primitivn del condotto aulli tiVt> do vuta al bacillo pìocianir.u - Uelman • t 0i7 Lnbirinl ilc tla orecchioni - Grnd enigo . • 98!\ LeucPmia splcnomidollarP (d1 un raM cli) con e morragia nella chiorriola e nei canali semicircolari, a.>sociata a sordi ta od a disturbi ddi"P•iUI· librio - Alott 183 Liquido cefalo-rachidiano (il) e il suo scolo spontauco dal naso - :-!;untCinire-Thomson . • 53i ~lalattie oculari (sullo) IHOtlotte dalla tubercolosi della muc()S.1 na<ale e la cura di quest'ultima cull"acirlo lattico - HlnsbHg • t07R Mastoide (palla di revol~er nella) - Hn;~s ler . • l!74 Membrana del timpano (sulle lesioni traumatiche rJelln) - !.uri • 876 Microrganìsmi dello cavita nnsali (azione dci) e delle ca'·ità m e•lie " uri· colari suppuranti, iooculali 11el cervello - O. Darrn~o-Tiarc lln • 75!1 Orecchio interno (•:ontributo all'ana tomia pat~ logica ddl') c rl••l ner vi acustici - Mana~se . 982 Origine rino-raringea dei gozzi - Hamon cle Fooguray • 1078 Otiti secche (le) nel malati affetti da rinite atrofica - Ma.<i(l • 875 Piemia otogena (stato attuale delle nostre conoscrnzo sulla) J:t.ns••n, Bric11er • 1308 Rinile caseosa {sturi lo critico) - De Rosa 638 Sclero3r dell'orecchio medio (sulla) - 1\atz • 1310 Vertigine voltaica (la) - Oabinski . • 53:1


1338 RIVISTA DI OCULISTIC" . Pag. i66 Aci"o iodìco (l") nella cura del tracoma - Schielo Acqua salnta (l 'l sos tituita :11 suiJiimato nelle iniezioni sottocon,::iuntivali - Matous:;ovsky • 871! AITezlonl corneali cci iridee di origine mab rica - l.c(lrince • tOSO Ambliopia :tlcoolica (contributo alla conoscenza degli elementi anatomie! dell') - A. ~icgrist . • 6U Ambliopia per cattiva nulrìzione - Lopez; • 640 Ambliopia .11coolica o arnllliopia nicotinica - Tromllctta • U! Ametropie (le) nelle scuole e'lementari 11i Bologna - Roselli 95 Angiosarcoma del srno rrontale - Trombetta • 4~3 Asepsi (l') sostituita all' anlis<•p$1 nell'oflahnia purulcota - Von Ammon e Lamhorer ~~ Atrofia otlica traumatica - P•;rhin. 193 Blerarit e ciliare, sua origine lagrima lo e suo trallamento- Oalezo" ski • 76! Bleu •li metilene (uso ùcl) nelle cOnj.tiunlivìli - H . Rollet . • i65 calore raggiantll nelle malattie oculari - Ooync . • UH Cateratta (la morte rlvJlO l'o~era7.oone della) - Trou,;:;cau . t OS I Cecila per l'a7.zurro nella ncfritc interslizlnle - C. Oerhardt • 41ll Cheratiti puru lente (trattamonto delle) <!OD le Iniezioni di cianuro dì mercurio nella c~mera anteriore del l'occhio - Fago. • 13 1~ Collasso oculare (circa l'iniflzi one <li una debole soluzione di cloruro eli soclìo ne l) - H. Knapp . • 319 t:olliri (l) cd i bagni ocular i iodurall nell'inizio della catnrattfl- Badai • 1313 Cllmplicazione oculare (qu~lche) della febbre t iroiden. Neurito o tUca Koenig . • G~6 Congiuntiva (contributo alla loatteriol ogia dello aJTelionl follicolari deli~ J - D. Gromnkowskl . 19t Congiuntivite Rlttenularo o vegetazioni arlcnoldi - Renolt • • llll~ Congiuntivite granulosa (l'ittiolo contro la) a rorma succulenta- Eb~r:<c>n • 315 Congiuntivi!~ trncomatosa (ricerche anatomiche e batteriologiche ~u lla) - Adllaria . • Hi Ulonina (il valore ternpoutico della) nella pratica ocullstiea. - l.uniewskì • ~88 Distacco di retina (contributo alla terapia del) - ·'· Stacrkle . • 539 Distur bi oculari consecuti\•i alle scollature estranee all'occhiC' - Jute~ Lacomme . Si9 Disturbi ocular i ronsecutivi all'uso dei preparnti t ir oide! - Coppez;, Ven· neman. • 880 Disturbi pupillari (r,ontribulo allo studio dei) in alcune malattie mentali - Mignot . • Gst Emianopsin omonillk1 (i m(lortan7.11 dell'esame coi prismi per la diagnosi diJTerenzlale dell') in(ra c sopranucleare - Wllbr:tnd • 319 Emi opi a laternle omonima in seguito a. colpo d'armll da ruoco- Abarlie • 536 F.no rtal mia traumatica (un caso di) - De .\ licas . • t 88 Enucle.nlone elci globo oculare ed operazioni conserv .. trici, indicazione, valore terapcutico, risultati prote~icl - Choquet • 318 Esperienza di Schelncr (l') e le sue applicazioni pralicloe- Trombetta UJ Esti rpazione ign\:ll tlcll'occhio - Panas • . . . . . • Ut ~·crlt.e del gloLo oculare (dell'intervelllo precoce nelle) - Dauban . ~lj Ferite rlel globo oculare (modo di compor tarsi In presenza rlellel - Ter· rien , 614


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DELLE MATERIE PER L'AN~O 1901 G l~ ucoma cronico scmrJlicc (trattamento del)

con la gli vanizzazioue 1Jel simpati co cervic:tle - Allard . Pag. 538 lufnioni dipendenti dal sacco 'congiuntivale (osservazioni speriroenl:tl i s ulle) - P. R0mer • 31 6 tuto>sicazione saturoina. ed arTezioni oculari - l!s Lants heere-Oiycka<>rts 9Si lrit" primaria (contri hut o alla conoscen1.a dell' l sulla base <Iella s tali$ li Ca - v. Miche! 13U lrrigar,ioni congiuntival i (le grandi) nella terapia oculare - Truc 6~~ LacP.razione della coroirlca (due casi di) - Trombetta . • 6'!3 Le.io ni oculari da calce - Schmidt-R impler . • 539 M as~ag~tio vi hra torio (••alore terapcut1co del) m c. ll:dmoiatr~a Erinatiew . • 1213 Metodi di esame (s ui) e s ull e malattie deg li occhi uelle rcr.lute - Varl 5l CI slnsky . l!lioria traumatica (la) per d1sten~ione della zonula di Zinn - t.iuende ! SG ~l o•·imentì l'lei bul bi oculari nei nco-veggcnti (i) - Trombetta • • 4 ~:1 l'\eurite ottica bril(htìca (seg uo per dirTerenziare la) da quella dovuta a tumore ce rebral e - Oeyl • 1:!14 !li't•vrite ottica doptl•a con celalr.a (lliagnos i e prognos1 !Iella) basate sn 100 c:•si - Williamson • 31ll Ni<ta~mo e ca n~~l i :;emiclrco lari - Trombetta e Ostin o 4':!1 Ucr loio (l') ed i denti. lleiazioni patc.logìche - La gla yze • l!i i Oltalmoplcgia tabetica - Gutllri e • H ll Orbita (operazio ni s ull') per via ternt>orale - Valude . :11 i Orecchioni oc ulari - Seodral . 71i4 Panno granuloso (cura uel) col lapis el i uitrato d 'argento - Oujardm • t9l Paralisi dell' oculo·motoro nella febbre tiloid~a - Dc Schwcinilz . • titi Rr•clutismo (ì i) e l'incrociamcnto !Ielle razzo come fattori tltllla miopia P. dell 'as tip; matis mo - Hauchecorn.: . • ; GQ Reazione (lupi Ilare (la) ((ualo e l em~ nlo dìngn0$1ÌCO diiTerenziale tra l'amaurosi isterica e quella da nevrite r~tro oculare - Baqui~ . • i63 RelimL (r.ootrìbuto a ll'anatomia patologica delle a ffezioni eo1 orraglche della) - G. Yschreyt. • 190 Sensi (i l e il loro compenso nei sordo·muti c nei ciechi - Tromheua e Os tino . • 419 Tracoma (Osservazioni anatomicll~ fl batteri hlogicll o s ul) - Adrlnria. • 3~ Tracoma (la cura del) - Feuer • IO!S:l Tuberco losi della congiuntiva (13) - l. W. H. EyrtJ 95 Tullcreolosi congiuntivale (contributo allo stullio 1lclla) - Vìe11s,;e • 537 Ulcere corneali (cura clell cl con aPt>licazioni rti llli olo - Travis. • 641 Vai uolo (trattamento delle comtliica zloni oculari 1lcl)- Dufour, Courmont • 761 RIVISTA DI AN.-.TOMIA E FISIOWGIA NORMALE E PATOLOGICA. Cuore umano (il) osse1·vato ai raggi Rontzc n - G. Gohhi Trasfusio n~ del sangue • in loto • - Oaris Harrl.

Pag. 883 • l!\14

RIVISTA DELLE MALATTIE VENEREE E DJ!:.LI.A PELLE. Achorion Schti olein (su. una forma pleomorlica dell'l -Truffi . Pag. 2t3 Al huminuria e nefrite diffusa aout.a nel decorso eli alcune malattie della pelle (.;callbia, eczema) - S. Pcchkranz • 5H


1340

!~DICE GENERALE

Alopecia (il trattamento dell') - Scheffer Pag . ~~3 Calomelano (l'iniezione di) ù •·era mente efficace contro ìl lo pus ?... - A. Uertarelll • ~sr. Coxalgia blenorragica (dellaì e d ella sua cura - E. Kueoig ll\S Oiagnosi dell ' ulce ra gommosa e dell'ulcera varicosa dflla gamiJa ~:; Fo urnier • lla.~ Efoidill imiti suppurate (le) della bl enorragia - taur~nt Geloni (e ura dei) e delle scottature con la rranklinizznzione - Thìellc • 1!16 98'1 Go norrea (circa i metodi di cura piil mvde rni della) - W. Scholtz . • 1~5 Iniezi oni ipoctermiche di preparati iodici contro la sifilide lni ezioui di preparati iodlcl (le) con tro la sifi lide - Laog . • 1315 Infezi oni gene•·ali postgonorroiche (sulle) - W. Ulmano tupus (cura d el) mediante i raggi chimici cuno~entrati - P. Fin ·en. • ::a1 Lupus (cura del) con un processo di roU>terapia semplificato - Minin e t2t 5 Pytiria.sis vcrsicolo r (l'essenza d i treme ntina quale mezzo curativo d ella) e delle affezioni tricofltiche - }1. Leven • 630 Sifi lide (cura ctella) co!IP. iniezioni <ti siero otte nu to da vecchi siOiìlìcl m e· ctiaote vc~clcan!l - )1. Moore . • 13t4 SìOHde (un llU0\'0 •netotlo Ili cura d ella) con le inalazioni - R. 1\.utuer • 6~9 Sinlide <cum della) con le iniezioni di cacortilato di ;,oda - ~t. Bror.q • l!t5 Sifilide (cura della) con le iniezioni di cnlomelano - P. Fournier • 196 SHilidi ulcerose terzmrle della lin g ua (diagnosi d elle) - Fo urolcr • 436 SiOii tici Ilo stato doi riflessi nei) - B•net-Sanglé . • 990 SiOii tìci (della secrezione urinaria nei)- J . Patolr • 767 RI\!"ISf\ DI TERAPEUTIC .\ . Acq ua l)ssigenata (l') per e vaporazione co ntro la t•)sse canina- Bar on Pag. 5\;; Atc•Jol (le applicazioni ct') nel traltam~nto ctegi i spaudi monti pleurit ici e dei reumatismo articolare - Burwiukol • 9~t Alcoolìsmo acuto til trattam"ento d ell') con grandi dJsl di digitale - W. Loom is . • t 3li Antidoti pe r l'avvelenamento da cianuro - C. J. Martin o R.·"-· O"Brie n • l!t8 ,\ntipirina (contributo alia cono~ce111.a dell'avvelename nto dal G. Graul . • 4i9 Cacocti lalì (l) nella pratica mertìca - G. Salvio li . • iG9 Clore toM (ìl) - Foy . ,t • 65! Cloridrato di apocodeina (il) per iniezioni ipodermiche contro la stitichezza. • 656 Cloro formio (delle alterazioni d el mio~ardio c dei gaugli d el cuo re nella morto tardiva pe r) - A. P11Sini • ~9! Clorosi (circa la cura d ella) coi clisteri di rc rro - O. Jolasse • 100 Crioflna (la) - G. S:llvioli . • ~SI Oiuretina Knoll (la) e le sue a pplicaz ion i te rapeuLiche - -F. Scude ri • 655 Eroina (alcune osscrvazi01oi sug li effetti teraptJutici dell 'l . • 1317 Euchinina (l') nella tosse convulsiva - Casse! • 4~8 Gl icerina formallniz1.ata (la) rontro l'amigdalite acuta - r. Jo rdan . i70 to,locolo (sull'azione dell") e sul suo valore curati\•o - G. Cattani • 1:11 lodo rormio (d ell' intossicaZIOne da) - G. Sllvio li . • e$9 toduro di sodio e ioduro di potass io - Hucbard • • SlJ(I loduro di potassio (l') e l'alcoo l elilìco nella cura della polmouita crupale - A. Mazzi • ~il

s.


DELLE MA'l'ERIE PF.R L'A~~O H J01

1341

Narcosi cloroformica (alcune a lterazioni del sangue pro;lotle dalla) - G. Benas ;i J•ag. 65l Paralcl eide 1la) come calmante respiratorio - W. Mar kle . • 4:!9 Priv;azJone 1lei cloruri ( l>~) come mozzo per combattere l'in tolleranza. dell' i•' · duro r olassico - Max Wt•isz . • 131G Salicilato basico di loismuto - C. ~nrlin otli e L. CoruPiio. • ~:!8 Salolo (cfTeLU favorevo li drl) nel vaoo lo - Bl ern:~cl..i e Jones .. 5~5 Scambi organict (g li) e le inrlicazioni tcra,,eutiche del ref:imf\ ve;:ctariano - M. Albu ~~8 Scelta e dosatura (:;ullal tiPi pr~p:orati rerl'llg inosi p~r u>u ipo•lcrmicoG. Curio fi34 Urca (l') co &ne diuretico - W. C.1merer. 99 Zolfo (IOI nella cura flclla tlissent•ri<l • :>87 HIVISTA DI MKOICIN.\ LEG,\ LE. Ass icurazioM (l') sulla vita nel ra pporti con la metli cina Pa!J. Ut9 Criascopla del sangue (la) per la diagnosi mellko-lrgale dPlla mnrte per sommer3ione - M Carrara • un Oigf"slione • post rnor tem • (ricPrche sperimentali sulla) - Ferrai • 198 Er nia Ila sforzo (l') - De Quervain . • 430 Morte apparente (la) ed il nitrito <l'amile - L. Frigerlo • 517 San~ue (metod o IJ6r distinguere le diverse specie di), partìcolarmenle p~r le dimostrazion i d i., gnost• che •lifTerenz iali Ilei sangue umauo - Uh· lenhuth . . . . . . . . • . . . • 5~'1 Sangue (azione rlel e.'\lore sulle macchie di) sotto il punto di visla tlellt• produzione della reazione biologica - Ferrai • t2~3 Sang ue dell ' uomu (;opra un uuovo metodo medico-lep.le pe1· differenziare ili da quello degli animali - Wassermann e Scltlit7.o 519 Simulazion e di qua lche accidente nervoso (;nezzl per riconosc,.re la) Erben · • 71~ RIVISTA DI TECN ICA E SERVIZIO MILITA RE. Fena le rl'allumlulo pie~he i'Oii Ife) nel trattamento immerl lato delle rerite 1'(1(1 551 ìn guerra - Seyd ~l . Emostasi In cam1Jagna (dell 'l; suoi mezzi; sue applte~uioni - M. ~loin·

gt:.mJ .

• 4083

Servizio sanitario militare inglese nella guerra del Sud-Africa 1appuuti c1rca il) - Os tino 993 Stato presente del la questione <lei feriti in guerra (lo), ed i c;.mb iati rapporti di essa co l servizio sani t;, rio in campagna - J. Habart . • ~00 RIVISTA 01 BATTERIOl-OGIA. Batterio-terapia. - Buzovsky o Janovsky Pag. Car bonchio ematico (la spo riOca~ione del) nell' anaeroiJiosi - Klett. • ClorllrO sodico tl'aJiune -llel contenuto di) nei mezzi nutritivi sulle rorme di sviluppo dei microrganisml - Te·ìsl Matzusohit.a . • Colorazione degli ematozoarii secondo il processo Rom:mowsky- Ruge

ll9 l

205 356

553


1342

I~DIOE G!!:NERALE

Filtrazione (l<• tecnica •Iella) uei laboratoril eli l.oaUeriotogia - Casagran\J i . Pug. Microrgauismi dr ll'aria almosre ric.1 d i Moder•a (vsscrv:uionl numeriche sui) - Vulcnti e Ferrari-Lelli. Preparati di sang ue (un met{•do somphr.e per la Ossazione rleil - Edingtoo • Pseud o-lubercolosl (su l b~dllo della} ciel lAtte e del hurro- C1rn~vali • Pseudo-tubercolosi (sulla) d 'origino bacilla re - A. Cipollina Sl>ermotossina (su lla) e l'antispermotossina - MetchnikoiT. • Snbl imato corrosivo (snlle vari~zioni in~olle tlall' aggiunta di acidi o 111 clor uro sod1co nell 'attiv ita battericida dei)- L. Tavorna ri • Tecnica (per la) delle colture ancrohiche - Ampcla e Ulpiani .

:!03

433 100

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55! !>!l\

65i

RIVISTA D'IGIENE. ,, cirlo soleoico (l' imtJic::o dell') c dell'acido tellurico in batteriologia Scheurlcn • , Pog. 3~1 .\llontan;,mento dalla scuola dei rratelli c sorel le dei difterici (osscrv~ zioni relative all') - Manovriez 3!ll AJlpunti d 'igiene a Londra - Galli·\'alerio . • 13i3 Ar;enico (contributo ann rJcerc.'l rtell') mediante la pru\'a biologica nel Gosin - C. Ghiglione • 3~~ Ar;cnio-rnufTe (ricerche ulteriori sulla biolog ia 11 sul chimismo delle) ili Gosio . ' c,,mpagna antimalarica fin) cornl>iuta rtalln Croce ross~ itnlinna nell'Agro romano nel 1900 - Posternpski • 33il Car bonchio dci cani (il) - H. Martel 100 Choleru nostras (circa all'eziologia rt~l) - Oormens • ti58 Clima d'altitudine (dell' inlluenw del) su,:: li scambi i respiratori! - .\. Jaquet. • t OOI Colori verrli derivati dal cat rame (sull'uso c su l riconoscimento oli alcuni) - Mazza • 136 Conserve alimentari di carne (le) - l. Valll,Hii 101 llissenteria (l>rolllassi ed eziologia della) drlle armate iu eamrJagna Angcl d o Larra Cerezo • 139 nisinfezione d ei poni col permanganato di potassa - Detorme • 330 Erhnggi (imporlan7.a •!egli) che vengono man~tlati crudi, uclla nifTuslonc delle malattie infettive e pai'a$sitarle - G. Ceresole . • 3~ l'aeo lta riduttricP. Ilei batteri (sulla conoscenza della) - Klett . 3~i Febbre llfoìde (~u di una epidemia o>piolaliera eh). - SviiUIIJlO pel' con· ta~io - Oarrl e Pf\hu . • '!li Fo rmal<leide i la disinfezione colla) secondo il metodo di Sche rìng - G. lladalonì . 55S lnfe tthìta d ci libri rnane)(g iatl claì tislcì (ricerche su lla)- F. Marin o ICI\ loto<s!ca;,ionì alrmPntnrl (delle) - Ridlat·ol . , !li !.atte (un nuovo metodo per In conserl'azione .ie l) - G. Dizzozero . , 3~ tatto !sulla rrcscher.,.-t deiJ - De Rossi . • 3:15 Latte (circa l' azion~ to~sica do l) forn ito da animali t uberco losi - o. Jemma. . . . • us latte stcri lizr.alo (i llatterì nel) - Oott. A. Weher • 659 l.o ll:• antitubercolare (per la) . . . . . . . . • 207 l.uogbl di disciplina dei corpi dì truppa li) e l'igiene- Graojux


DF:T,LE MATERIE PER L'A:>~NO 1901

1343

r•rolllass i della, - Celli. Pag. 173 prollla.ttiçhe contro la) istitui te allo sta!(no di Lir·rari - Fermi e Cano-Brusro . • 1006 Malaria (prollla,;s i della)·in r:1pporto all'igiene doglì eserciti - Oelogn • 12\ll Malaria (sopra la) e le 1.anzare malnricho nella sa lina di Cervia e nel territorio di r.omacchio - Ficalbi . • 7i8 Ma laria (contri buti alla qu es tione della) - Sch\\'allle . • 775 Malaria (l'epi,leml t, logia della) sct·o ndo le recenti ''flclute hiologichc ~ala.ria (su lla nuova ~alaria (esperienze

C~lli

Malarica (la nu ova proli lassi) nel l'Estuario dell;' clni

i74 Madda.l~na -

rrocac•

334

.\lalarica (sull' immunità dall' iufezione) - c,•lli . • 7iS i\l31ariche (sulle l'ariazioni degli elementi tìgu,·atl tlcl san gue nell e fehhr11 Oi onisì. • 7i7 Malarici (struttura dei parassiti) - J. W. l.azear. l'.!!i Miele (avvelenamP.nti per) - Vonrhees . >\37 p,, ludismo Ila proll lassi del) - M. L. Grimherd . U03 Paludismo (Ics hcmatozoa ires rlu) - Neveu- Lemaire • 1005 Pero;sido di cloro (i l) aplllicato alla tiC(lttraziono delle aCIIU C f'. SchOilfs • 177 Peste (la) - Poltcvin . 6G~ Pirde (l'alla rgamento del) rturante la mar~ia - Ferrier • IlO:! Piombo (metodo semp lice onde rilevare la preseOT.a tlell nr ll'acqua. 438 Plusmullium pmecox (schema rtel ciclo di Sl'i luJ•po d~IJ seconrto i risul tati delle ricerche di Grassi e Scandin - f:yssel. • ~55 Processi estemporanei di puriOcazione •lelle actJIUC (del) - D. Oin enr e. Sdmcking • 893 ProtCO$OIIla (feconrlazi<me cd lmmu11ità per il) nel Cu!ex pipiens llasi li 6!XJ 11abhia (diagnosi rapida della) nel cane, che IHL morso - Rabrs • 321 Rabbia (d iagnosi istologica dell:~) - Van Gehu ch ten e Nelis • :1~1 necip i.•nti destinati a preparare e a contenere le ~o~tanze " lim~nt.:~ r1 e le hevande (sulla scelta rtei) - llich e . • 323 Sierotcra11ia ( In) nella sctUcemia gangrenosa - L~cl;unche e Morrl . • 659 Sterilizzazione dell'acqua alimentare (nota sulla) alla scuola n:n•alo 1.' Herminier • 33! Sterili?.zazione industrial e dell e acque potabili con l'ozono - ~taccagno • l Hl Sti ratura e la s terilizzazione della biancheria (la) - Ferrier. ~ ~~8 Trip~nosomi (i) e la loro importanza Jla togena Mes nil • !318 TuiJercolare (sviluppo del bacillo) io mezzi acirli - Jochm,mn . • 892 Tubercolare (sulla resistenza del bacillo) nes:li sp uti. sopra dil'ers~ specie di pavimenti e dentro la uiancheria - Abha e Barell i 663 Tuberc<l losì (la lotta contro la) secon110 l' ospeTienza guadagnata nella lotta contro altre malattie wfettive. - Conferenza fatta al Congre~;o mternnionale eontro la tubercolosi - Koch • 1107 Tubercolosi (rlella sieroteraJ)ia nella). Ricerche sperimentali - M~ ITucri e Oi Vostea . • 440 Tubercolosi (modo di con tagio della) - \'ollaud . • 326 Tubercolosi Csulla disseminazione dei germ i dell:1) - A. Mocllpr 108 Tuberrolosi polmonare (etiologia della) nell't~scr!lito - Bouget . • IOOi Umid ità ;Ielle pareti dello case (nuovo metodo di determinazioni! dell') Pa~l ian i • 1:!30 Vaccina (l'agente ezi ologi·:o della) e del vaiuolo - Franct.:. • 661


1344

I NDICE GENERALE

Vaccina sperimentale (ricerche sulla) - Calmette e Guérin Pag. @it • 658 Vaiuolo e vaccino - Legrond . Valuolo e vaccino auenuati - Felix e Fluck. • 6511 Valor.J nutrilìi'O dei vegetali (del), sotto il punto di vista dell' i~eoe Hildei.Jrandt . • Hl Z~ntare (sui costumi delle larve clelle) del genere Anopheles In relasione colle bonifiche irtrauliche - Ing. Perrone . • 776 Zanzare (consigli per la raccolla e l'invio di) - C. Mense • • 660 RIVISTA BIBLIOGRAFICA.

Biblioteca Von Color Pag. 336 Caducée (le), nuovo giornale di medicina e chirorsia militare . • • 671 Cur11 del tubercolotico polmonare (la) nel san:ttorio r.onsideratà ancbe como questione sociale - Pror. Vincenzo Cozzollno • 1007 Cura e guarigione d11lla tubercolosi I>Oiroonare - Ruata Hl • H3 Eredita consanguinea (l')- Ootl. Giuseppe PorLigliotti Formularlo ragionato dl terapia orulare. (Traduzione tlal tedl'sc<>, con 1111· giunte originali del dott. Bossallno) - OhlPrnann • 667 Indico del medici-~hiru rgi civili e militari d'Italia • 1!3'l Osservazioni cliniche sulla peste bubbonica - Polverini • 1!31 Patologia e chirurgia rtei traumi, del rigonnamento IODlbare. del c11oo terminai~, e delia coda equina - Roncall 66S Pazzia (sulle cause e sulla proOiassi delta). Studio ~talistico-clinlco • 559 Funaioli Chirurgia opemtorla - Dott. R. Stecchì 11 A. Gartllnl • G;o MassngjOlio - Oolt. R. Mainoni . 6i0 Soccorsi d' urgen1.a. 5' edizione - Dott. C. Calli nno • 6i0 Teòria degli srecchi e !Ielle lenti (la) applicate alla ,uagoosi dol vizi di re· (rar.ione -

Trombetta E· .

•

u•

CONGRESSI. V C•>n:;:rrsso iolernazionale di fisiologia -

Torino, f7 !l

~ettemhro

Pog. lltl

1901

Su alcune questioni d i chirur.llia traumatica trattate al congre~so Interna· , 13!3 ziomle eli medicina di Parigi, i 900 - Ronomo VARIETÀ.

OiiTusione degli studi di psichiatria nell'eserci to americano- Hugbes Paq. ;;~ FotngraOa del peni patologici (un metodo p('rfezionato di) - t. KOJe Prowse M.. B. • • • IU9 Massaggio del cuore dopo la morte (il) - Pros . . • . • 445 0(Jera del medico presso gli agonlzzanl l (dell'l - P. Hu11uenin. • !Ili NOTIZIE. Bugto al geoeraLt motlìco Cortese (per nn) Campagna autimn !arie& . . . .

Pag. iSO • 1007


DELLE ?.fATERTE PER L'A~:\0 1901

134:5

Comitato italmno per onoranze a llodol!u V•rchow in occasione del compimento del suo so• anno Pag. 6i:l: Nomine a h!b~ro clocente . flag. 891 e 1232 Scuola d'applicazione di sanità miliL1re in Austria (la) • Hl

CORRISPONUENZE.

Corrispondenza

l'il(} .

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J•ng. '

44>:1 '.!!4

~i':CROLOGIE.

Bizzozero G·iolio •

Cocchi Do meni cò . ll'Aihen1.io :hhchcle

J.anza Giacinto

IOUl.l i8~


EL.EN CO DBI

lavori scientifici pervenuti all' Ispettorato di sanità militare durante l'anno 1901

.4.bbate Donato, capitano merlico - Lesioni consecutive ad una operazione radic.1le di en1ia. 1\.ltobelli " · e llll t•mmo G ., t enenti medici - Sul fenomeno delragglutioazione - Ricerche sperimentali. .4.prolllio Roberto, capitano medico - Applicazione MI raggi Rontgen al diagnostico delle malattie mcdico-cbirur:;lche . .4.zz a rello Giovanni , sotto tenente medico di complemento - Le ono' e eonosc~nze sull'Infezione malarica. lle rnueei Gio• anni , rapil:ono medico - Di un raro caso di arr~sto di s\'iluppo osservato in un in:;critto eli le\'&. no eehi .4.1rredo , :;oltotenente medico di complemen to - Sull'apparato J%IHandolare tiro-paratiroicleo - Rassegna st orkosintetica. t 'a eeia • •ilippo , tenente medico - Due casi di pioemia, uno di orig1o o otitica, l'altro osteomielttica, ses::uitt da gua ri-

gione. caeeia Filippo , tenente medico - Contr1buto alla cura chirurgica cl!'lla ec~opw tcsucolare ed alla s ua tecnica operativa. l 'arabba 'l'il'orio, sottotenente medico rti .complemento - Rapporti tra infezione r eumatica o infezione nneumococcira. t 'iauri a o,.olino, $OtiOtt>nPntc merlico di romplcmento - Contributo alla storia del le arniotrolle cerebrali. C:e •entino .4.ndre a . sottoteor•nte medico dì complemento - Ricerche dinichc e sperimentali nel meccanismo di g uarìginno d~lln tubercolosi pcritonc.1le in seguito alla laparotomia. t 'oolla aomol o , sottotenente mel.liro di complemento - Ri cerche sper1men· tali sulla med icazione. D '.4.1 o n • • An gelo, sottot enente medico di complemento- L'azione dei Ye· leni tubercolari s ul cuore e sulla circolazion e Ricerche sperimentali. D' Amore t 'ra n C'CJ!ICO. sottotenente Uledico di complemento - Sopra tre cn.-i di ascesso della regione iliac~. Do lllla ttbe i !O aodo lfo. sottotenente medico eli complemento - Un caso di adenite inguina)c profonda.


ELE~CO

DF.I LA YOHI Se!ENTIFJCI1 r:CC.

1347

ai Barto lo l:;naaio, sotlutt'n~nt<' meolicco di co mplemen to - Ricerche spe-

rimentali 'ulla Guaiacetina. • ·•·igie rl Gio• aoni , Sf!ll(Jtcnente m~· liro - Sulla crepitazione nelle raccolte r•l curich~. Fri~;oli

L e onardo. capitano medico - Costi da eclii11o•occo del mnssctcre

-

~ota clin1ca.

t '9r c !lti ~l b e rlo, sottutt>ncnto modico oli complemen to- Cootril•utn dmico

alla e-ziologia delle poliorromenite. Goaaano Fraoee 8co, teu~ntc colonnrllo mndico -· Un caso di cnl:•ratta da

lulmiunionc. Grisoni Gi•u·anoi , tenente meolico -l.'uj:ulutinÙzoouc nel sangue malarlco;

contributo :LIIa dlagno~i e cura Ilei paludlsmo. Intorno alla causa delle alternzioni analom<l patologiche della morte rari•la nelle ostc~c scotta ture ddla prlle. Ma•Aari Uiav;io. sottotcncnle med ic·o 111 roonplumento - Dei rapporti Ira le lesioni oculari e le malattie encel&lichc. Merli~i l . uici , sollolcnente mel!ico di complemento - Storia cllmca di un ca~o di lliSJiepsia nep·osn. lle ri;;hi tl~tt. Mario, sottotcnen te medico d i complomtuto - DI 1111 caso eli rpi lc~~la ]acksoniana. Miee la 8alwato•·o. tenrnte mt>dico - l.a p~ste bubhonlc-a. Minìe i Eu~r enio, ma)!glore medico - :'iove mesi nel rl11arto chirul(loco ne,oconto chuico. Molia•nl Alfre do. sottotenen te medico - ~elln pancrcatitc cmorra;.ncn Contributo anntomico sperlmontalll »Ile malattie del pancrea$. ••tin• G .• e<tpltaoo medico o Gilardoni lE., tenente 1n!'dìro - La v:~roeta morrologiea ad enoidea - Studio clinico. Ore 11tano tlnlt. t 'ao•,ioe , sottotenen tfl medico - Un ca~o di tetano ~:unrito col preparato srcco del siero Tiuonl o Cattani. Pa11e ale A.lloe rto, capitano medico - La dis•imulazlone c la simuln7.1onr della ceclta pei c.olori. raa...are lla ll~to. capitano medir.o - Proli lassi della $ollllde nell'esercito in rapporto spec1almecot1" a1 danni che arrecn nelle ram il! li e e nella societa. Conferenza agli uOJdalì del ~ re~tglmon lo j:ranatieri. 1•atanè • ·•·onardo, sottotcnentc medico di complemento - Re:;oconLo trime~trale degli ammalali più importanti curati nel rPparlo medicina durante Il t• trimestre 1901. P e nne tta Hario, sottotencnte medico - Due casi clinici di lesioni veneree rare. P e ra1101i A. n toni o, capilano med:co - Occlusione In test inalo da asca ridi cou stroz1.amcnto ernia rio. P e raa11i :\ntonio , C<~Pitnno medico - Relazione su di una inchiesta sui risultati della rura radica l~ dell'ernia. Perro•i GI••••Di. sottolenente med ico - Un caso di lungo benigno del testicolo in un blenorragico. P c rro•ì tlioYanni , sotMeneute mc~ico - Rendiconto clinico eli quattro casi interessonti osserva ti nel riparto venerei nel bimestre ~tennaio-rebhraio t 901. Pu~li,.i-.>lll~~tr• 8ter-o, suttotenente medico di complemento- Un caso Ili epit1•1ioma della parotide operato colla completa estirpazione della glandola. Llonti G c rol,.mo, tencnlo mc•lico -


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ELENCO DEI LAVORI SC1ENTIFICT1 ECC.

Su rl i un caso 1li malatli~ rlf l Thomsen da lesione ccrcllralc. aob e rtl Giu11eppe, farmacista milita re di 'i! 1 1 ~1asso - Il J!Uaiacolo e l suoi composti. Bolla IFrant!elleo, farmacista militare di 3' clas~e - No ta Ji igiene sulla lavatura e disinfer.i one della lliancheria. Roma•o Dome nic!o, sotlo tencn tc modico di comp lemen to - St'Cie delle lesioni nella paralisi saturnlna. 8Rntoro Giu..eppe , 1~1p itano l'!l edico (ospeda le mi! ilare di l.i vorno) - C:onsiderazioni sulla pesto, specialmente in rapporto aiz•.uti Gitu•epp e, tenente modico -

a ll;1 pr oll lassi. 8arli '\'iUorio, t•'IWnt~ medico - ContriliiiiO allo studio del 11 ~ 1i rio nei

pneu monici. Strano &ntonioo, capitano medico - Stucl ii clinici sperimenLali snll'n1ioue

del proturl!olo nella blenorragia. caso clinico rli autointossicnione con grave sindrome meningllica. vo .. ature Geniale, t.~ncntc mO<Iic~ - L'es~rclto e le psieopntie. Zieearcli f;iuM~!pp<·. sotlotcneotc medico - A JlrO(lOSito di un caso 11i malnri:l. Zn l'calà 1Franec11eo . so!lot•ncnlc mr.llco rli complemrn to - Sn di un r~Sf) Ì!'ar. curi:<nl:\ • l ~ll·a·•rt;, - SL•>ri" r llnic~. Viola Pie tro, so ttotencnte medico -

ERRA T A-CORRIGE AL FA S CICOLO N. 10 (OTTO BHE 190 1)

A pa g. 1076, verso 20. in oece di: fratture, lenga$i: ferite.


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RIVISTA Ili OCU LISTICA. Trattamento delle cheral"ti puru lente con le iniezioni di chn uro di mrrcurio nella camera ant~rio re drll'occhio. f 1ag. 1312 Badai. - 1 colliri ed i bagni ocul ari lodu rati nell'Inizio rtel le cate· ralte. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 1313 Mlchel. - Con tributo alla conoscenza rtel l'irite primaria sulla base della statistica , . . . . . . . . . . . . . . {314 Fage . -

Rl VISTA [)l ~IALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Moore. - Cura della slfllhle colle iniezioni di siero ottenuto da ,·ecchl Pn(l. 1314 siflliticl mediante vescicnnti . . . • . . . . Ulmann. - Sulle infezioni generali postgonorrolehc. 1315 IUVISTA 01 TERAPEUTICA. Weitz. - La privazione dei cloruri com; mezzo per combatt.lre l'iotolleranza dell'ioduro pota..osico. . . . . . • . . . . . . Pao . 1316 Looall s. - Il trattamento dcll'aleooHsmo acuto con grandi dosi 13t7 rligit ale . . . . . . . . . . • · ·

tt

lliVIST.-\ O'IGIE!'\E. Mesnll. - · l tripanosomi e la loro importanza patogena . Galli-Valer lo. - Appunti d'J gie:le a Lonrira. . • . . .

Paq. !318

13!3

t;OI'\GRESSI Bonomo. - ~u alcune questioni di chirurgia tmnmalica trattata al Congresso internazionale di JDCdicfna di Parigi, '190!. Paq. 13!5

\ ln.;lico generale delle materie per l'anuo 1901 .

. Pag. t3!9

Elenco dei lavori scientiOci pervenuti all'Ispettorato di sanita militare durante l'anno t OO I . . . . . . • f>aq. 134G •'

r Err;,ta-corrige .

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. Pag. 1318


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GIORNALE NIEDICO DEL

REGIO

ESERCITO

Dlrulone e Amministrazione: preuo l'Is pettorato di Sanltl M!lltare VIa Venti Settemb,.. (Palazzo del Ministero della 1111rra)

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Gion1qle Medico del 11.• Eu,·tilo si pubblica l'ummo giorno di ciascun mese in h scicoli di 7 fo~li di stampa. L'abbon~mento è sempre annuo o decorro dal t• gen.naio. Il prez1.o rlell'abbonamento è:

Per l'Italia e la çolonia Erìtren Per l'Estero . : . . . . . Un fascicolo separato cost:t . .

t. 12 • 15 I.U

L'abtxmamento non disdt~llO prima del l 0 dicembre ;,'intende riononto per l'an no sue> cesslvo. l signori abbonati militari in efTettlvita di servizio possono pag:~re l'importo dell'ab· booamento per meuo Ilei rispellivi comandanti di corpo (anche a rnte mensilì). Le spese per 1111 est ratti e quelle )rer le tavole litograncho, totograllche, ecc .. cbe ;.ccompagnassero lo memorie, sono a carico degh aut.ori. Gli estratti costano L. 7 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o frazione lndhislbìle di foglio, e por terlt!J esemplar i. Il prezzo é OIIUille sia c he s i Lratti di \ 00 esemplari o di un numero minore. l manoscritti oon si restit uiscono.

Recentissima pubblicazione : Dott. EDMONDO TROMBETTA, Capitano medico

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