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GIORNALE MEDICO DEL
REGIO ESERCITO
Anno XLIX
N. l. -
l t Gennaio t90t
RO M A TIPOG R AFIA ENRICO VOG RE.RA
Gli abbonamenti si ricevono dall' Amministrazione del giornale VIa Vanti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra).
25.FEB.Ol
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SOMM ARI O DELLE MAT E I·U~; CO NTeNUTE N E L PRESENT E F A SCI COLO
fti::HU.RIE ORIGilW&I.I.
De Falco. -
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tr:or ic cmcs,r. soli<• sch ia-
scopia. , . . . . . . . . . . .
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:'lu tizin sommarie sul la statistrca ,anitaroa del ue;;ìo [,;scrcilo per l'anno l i\~$.
Verdura. -
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Il lt•uc•>ma a•h'n•utr· c l:t -tr:L l'rt lut:tzioJIIP. uci mili tari .
Rose. - Circa rl drcor'o c l.o pru~nosi d(!l pneu m o lorac~ lUIJcr co lnrc. . . . . . . . . Potai n. - Azio ne re~ip roq rlcllc all<'l.llllli del r·uor~ ,. rlcllc aff,·zio fl 1 rlcl r.·;:a to . . - . . . . . . . . . . . . . . . . . Gaunet. - l.e fu nzioui epatiche~ renali uolla tutocrrulosi poll fi!Jfl:l l'<' S ir edey. - Diagnosi del male di l'utt ucll':ul ullt•. Collard. - l:rtortitc pnuumoni.·a . . . .. . . . .
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IHVIS'I'A CHIII UHGic;A. Lonshal Cheatte. - La rri mà mcd •cazioflc 6111 ~., rn po th balta!,;lia . Pa(l. 8$ Fiesslnger. - Le :lPI>Iicaz•oni prol ungate eli t<Hn pr~s-;e unhibitc •li et ere nell'ernia strozzata. . . . . . . . . . . . 91 Tans ln l. - Sttll"u<o •lei filo d'oro nell 'r•perazioue radica le •l.,ll'cmia 9~ Rammstlidt . - Sulle ossillça7.iOui Lr~ umntiche d ci muscol r. . . . . n
III VISTA IH UCULISTICA. l
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Eyre. - l..o tulocrcolusi olcll:t •:o11giuuti\'a. . . . . Boselli. - l.o a metro1Jic nPIIC sr uole clcnwutJ ri di llo i •J~II:t. . Il l VI S l'A DI )1.\ I.ATTI K n:XKI\1!:1!: E Il ELLA l' l!: l. l. F..
fourn ier. - lli:tgnusl d~ll' u k\'l"a I)OIIIUIO~a "•lell'uk•· r:l lai'II'Osa d cll:t ;:;amha . _ . . . . . . . . . . . Cam orer. _:_ L 'urc:t rome tli nrr t iro . . . . . . . . . . . . . Jolasse. - (;ir,·a la r urn ddl;o clrm>>i cui .:hslt•rt di ferro.
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l f'u tu cu/lllllu<ozio1u dcll'tndiGt: ceda si la pagina 3' urli a coperti11a\.
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Anno XLIX
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F.~RICO VOGHEI\.A TI~OOIIAPO OKI,LK LL. llll . Il, RF. li LA HF.~IIIA
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OR.:ICJ-INAL:t
ESA.) IE CRITICO DELLE DIYEHSE. T EO lH E E~lE SSE SULLA SCIIIASCO PIA
l'or il •lo t t. A ndre1l Dc Fal co, ma}!giore medtct) n o ll 'ospNiale militare rll ~npoli
Cenno storico della schiascopia.
§ l. -
È credenza quasi gener.ale, fra gli oculisti, che a Cuignet ( l) ufficiale medico francese, sia d'attribuirsi il merito d' aver dato, nel 1874, importanza, nella diagnosi obie ttiva delle ametropie, alle ombre pupillari per luce incident;e, scoperte da Bov.rman (2) ~d a questi servite per la sola diagnosi del cheratocono. Questo merito di Ct1ignet fu coutrastato dal prof. Sgrosso (3) il quale dimostrò con una nota di Donders (4) che Bowman,
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(l) 1 ~13. COtGSY.T. ISi~.
h!i7. 18i9. 183~. I S~i.
lu. lo. lo. lo. lo.
Jt:éruloscopie. (1/èc. a·Oflh ., pn~. 14). Id. (Id. td., i1l. i39 o 316). Id. (hl. i<l., id. 59). hl. (U. itl., irt. 75). / d. 1/d. ùL., ul . 3~1 c 5~0) . -
l mages kér aloscopiqii CS. (!Jullel in el mémoircs cle la
odrli (ranç. a·ophlal., pa~:. 2.)). (i J 1Si9 ·60. now.IIAN. - Co1111"1b. lo lhe gene1·al histm·y o( cOrl fcal cornea. lll}'hlhtllm 1/usp. /l~>orls, I.Onflon , pag. 157). (3) 1 8~~. S·;noo;so. - Com umc11~ìoni rl iniche eli ollomctria, OIL(tlmomr tr·i tl e ~ehia.copill . (Alli della R. A••etJI.lr.•n ia m~clirl>·cltirtu{lica di .Vaputi, an no X LVII , IIII >J\ ,\ serle, ra,>c. t e i . Se!l uliì •Je! ~~ re l)hr.alo, p:tf!. 10~). (·I J IS61. DONDERS. - S"llc at~om!IIIP. della t·i(razi one e tlclraccomodazione dtUii occhi. - Trnduzion e italiana d i A. QUA GLI NO. Ed. Vallarcll. Nota rc lnllva a l Bowman, p. 46!).
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.E SAME CRITICO
prima del 1874, adoperava la schiascopin. per riconoscere, oltre al cheratocono, anche le ametropie nei diversi meridiani dell'occhio. Infatti la nota di Donders è tale un documento, che non pare iufi rmato dalle restrizioni, nelruso del mezzo diagno:>tieo, assegnate a B owmau dal prof A. Antonelli ( l ).
§ 2. - Denomi na.;ioni svariate date al f enomeno e lo1·o sig ni(icalo ; fJ ~~.~lla pre(è1 ·ila dall'auto1·e. Di certo sappiamo, che, da oltre un veuteuuio, mol ti oculisti, sopratutto frauce:;i, riconosciuto l'utile pratico della scoperta, si sono occupati, con interesse, del fenomeùo, ed, indagandone la ragione Sl:ientifica, hanno emesso delle teorie, in apparenza, semplicissime, in realtà, alquanto oscure e poco convincenti. Secondo che parve ad essi che or una, ora un'altra delle membrane oculari o qualche o.::ondizione fisica dell'apparecchio diottrico fosse rimarchevole per la sede dell'ombra, od influisse a preferenza sulla produ?:ione della stessa, battezzarono il fenomeno con nomi diversi. Così da lla cheJ'aloscopia di Cuignet si passò all'estn:mo opposto con la denominazione d i 1·etinnscopia degli ing lesi J uler (2) e Prowze (3): ovvero si restò nel mezzo dai francesi colla parola pnpilloswpia di Landolt (4.) e si ricorse pure da <] uesti e da altri a termini più o meuo gentjr ici come a quello di diflplrn ·
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(l) !S9~. A. A '<TO~EI.I.I. - Alli drll'. oulnnin me•lirn·rllit·Jfr,?ica. n flpnl i ltlll!l. Tornata •fel 2$ m1r1.0. Op]IO<IZionP alla comnn i ra?.ion~ Jll'~c•·•l••nt~ 111
::) tru~:\0 .
t2J 1882. J u t.~:n . - '1'/l r ilJITlliwlio" n( l'C/ÌIIO>r<J[ly nn th' rliii!J11()Sis, err. ('l'Ile llp/tl!llmic fl ft'ÌRIC, r•:•g ~21). (31 f ~'\:1. r 1111WZ I(. - 1/olriiMCOjlir. (//riSI!)/. ml\1. cMr. Jclf0'/1,. )l~g. ~tl!l), (' ; I S.~i 1..\:S IIo!I,T . -· 'frui/t•rnml•lo/ tl'll/llillllt11tllltgi•' ·l'llr Il E Vf:CIIF:II rt L AI\!JOI.T. l. 111. - /lc(rarlio11 el t~ccomwlaliun, fH•g. 26:i.
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DEt.I,E DtvE RSFl TF:ORIE E)IE~SF: St;LLA SCIIL\SC'O PIA
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scopie da Gal~ski (1), di j'antoscopia da Chibret (2), schiascopia da P hliiger (3), Chibret (4) e Chouet (o). Infine dai tedeschi alle parole Suhallenp,·oùe (prova dell'ombra) di Fich (6), e Beleuchtw~gsp,•obe (prova d"illuminazioue) di Schweigger (7). 8i ricorse pure da altri autori a nomi formati dalla riunione, il più delle volte, di due delle anzidette denominazioni: cosi Zieminski {8) chiamò il nuovo metodo di esame ?'elinoskiascopie e Parent (9) ophtalmoscopie ed ophlalmophotosr:opie. Fra. tanti nomi preferisco la denominazione di .schiagcopi-a data. da P hluger e Chibret. Proviene dalla parola greca :nt x (ombra.) e O%v7tEtv (guardare); parola che se non definisce rigorosamente una teoria scientifica, è, in mancanza di meglio, molto semplice e, ciò che importa, consacra il concetto che la difficoltà delr esame ottometrico può essere risolta dalla semplice os~erva.zione obbiettiva dell'ombra, indipendentemente dalle condizioni diottriche dell'osservatore. L e svariate denominazioni, date al nuovo metodo, provano intanto chiaramente, che gli oculisti, i quali si sono occupati della schiascopia, non sono riusciti ancora ad intenTl·aite icouograp/1. a·oplllalmosct>pie, Paris. tllSi. tiAt.Eww~• r·PAII ENT. - /Jilctttsion ti la sui/e d•· la cllmmulricalioll de Zi~ mi11ski. a u cong1·e3 uph.tal. de la socicli {ra11ç. 1L"ophtal. (Co>llpte rBudu par fa Semaim mécliwl6, n. 18). (~) Cu roRtT. - Détu ·minntion. quanlitalive de la myopit Jia>· la litirato.<eop ie /{nn louopit relienne) lÌ l'a1de d">m tlmpte tniroir pian. (AIIIt. d 'oculillittue. n t~v. l&!i , pa~. !38). t3) 1!385. Pn11r. sa.- Skiascopie. (Correspondm~ blrtltf. Schw. Aei"zle,pa~r. 3G I). ( &) 1&15. Cnmn~T. - Skiascopie. ( Arch. d'ophl., pa~. 146). (~) I ~S. - CuousT. -De la Sl, iasr-opie (a>ICICIIIIe kér awscopi c). ( Ree. d'ophl., (l) 188!1. (;AI.l!Y.()WSKI. -
pa::. ~IG). 16) t S91. f"tcn. -
Dia Be11im mrmg cles IJrechz ustan<l es eints Auyes d<trcll
Sc~a fttn probe, Wio·{hadM. li) 1&19. SC JI II"EIGG~n. _
Re(rhctiotllbeslirnmuug durch Beteuch tu11gspro11e.
<.i re/uv. Augmllfilkuitdt p . H3).
rllJ 18!17. Zlh MrNs~r. - /;e la tt•;t.,,·milllllion du deg,·é 1l c l'amilroplcpm·ta rélìno•kiauopif. (1/ec. d'ophl., pa::c j66·j82). \91 189l . I'ARF..sT. _ IJ.t-po~ ~ tlt' p•·ocedé d" op/lt . ail d e Guignet. (A,·ch. il'ophlalm ., pag. 313).
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Eti.\)IE Clt!TlCO
darsi, fra loro, sulla causa. e sede ddl'ombra. :N ondimeno dagli studi fatti sono deri\·ati molti vantaggi alla pratica ch'è prog red ita, più della riuerua can:;ale, rimasta per buona parte sul campo di semplici ipotesi.
§ 3. -
Rayion·i pe1· le f]t~ali i l metodo d' egame è pouo gene,·ali~zalo (l'a i p1·atici.
L a schiascopia, rit ~ nuta da quelli, cui è nota, di grande importanza, poiuhè mira a r endere obbiettiva la determinazione dei vizi diottrici, non è, però, generalizzata, come dovrebbe, fra gli oculi sti. La ragione è che l'esecuzione, o meglio le interpretazioni date non sfuggono agli errori del subiettivismo, che forma il difetto principale del metodo di Donders ; ed io credo che per questa considerazione Cbanvel (l ) lo pospone ad altri metodi obbiettivi, ai quali è pur tanto superiore. L e interpretazioni di Choueli, e di altri, dovettero sembrare a Chauvel molto lontan·e ùalla ver ità e forse anche oscure. Per verità gli a utori non tennero le leggi fi::licbe per norma delle loro all~r mazioui : si appoggiarono ad ipotesi e spesso ad illusioni ottiche. Da ciò s011 dipese la d iffi coltà di farsi intendere, le frel)neuti deduzioni inesatte, e lo scoraggiamento dei pratici, i quali rinunciano ancora a questo metodo d'esame. tauto prezioso, e si attengono esclusi nunente al metodo D onders, che, da solo, spesso, è causa di errori tn tL"alLro che innocui; ovvero si limitano, come consiglia Ohauvel (21a ricorrere alla schiascopia per ht semplice constatazione dei vizi diottrici, abbandonando quella del grado all'<trbitrio l ll I ~S3. CnA U\' I{L. (!) 18$8. CIIAl'\' P.L . -
A prnJWS ;l<' 111 Sliw.<cOJJie. (llcc. <L'oplt., llag. 4UJ. Skln.<CI!Jiit. ( lléc. <l'uJJI!I •• 11:11;. H9).
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DELLE DIVE R SE TEO R!~ EMESSE SU LLA SCH tA :"CùPIA
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dell'osservato con danno certa mente del giudizio me-
dico-legale o dell'integrità. dell'organo stesso. Ho osservato, con frequenza, dei giovani affett i da ipermetropia facoltativa con astenopia accomodativa, cui erano state consegnate delle lenti d a miope!
§ 4. -Scopo di questo lavoro. Col presente lavoro mi son proposto di portare, anclùo, un piccolo contributo a volg arizzare e d iffon· dere lo studio causale delle ombre pupillari, e passando in rassegna le varie teorie, emesse fino ad ora, rìlevarne i pregi e le inesattezza, cui sono inc.:orse. E sporrò infine, il riassunto e le deduzioni pratiehe della nuova teoria, basata sul fenomeno fisico d ella intedereuza e da me pubblicata, in questo stesso g iornale nel· l'anno 1898.
Descrizione schematica del fenomeno delle ombre e sua applicazione nella pratica.
§ 5. -
Ombre, loro denominaz ione e movimento.
Se con uno specchio otta.lmoscopico, piano o concavo, si proietti nn fascio luminoso nell'occhio di un individuo, con vizio diottrico, d iseg nasi nel di lui campo pnpillare, che rimarrà. più o meno fortemente illuminato, date alcune condizioni diottriche dell'osservato e di posizione dell'osser vatore, un' oro. bra falcata, più o meno oscura, che si estende, con l'imprimere piccoli movimenti di rotazione allo specchio intorno al proprio asse, da nn margine pupillare all'altro dell'osservato. Quest' ombra dicesi latemle, ri-
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spetto ad un' altra, detta cenh·ale o pamcentrale da Bitzos O-). o scotoma d'ill~tminazione da. Parent (2), che, di forma. rotonda. od ovale, presentasi nel centro, o presso al centro del campo pupillare, in certi casi, e segue gli spostamenti dello specchio. L'ombra late· rale dicesi pure diretta, allorohè segue i piccoli spostamenti speculari, ed inversa, se muovesi in senso contrario.
§ 6. -
Condi~ioni pe1·chè si
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producano.
Per ottenere ciò è necessario: l 0 Di tenersi alla distanza non minore di un metro dall'osservato; 2• Che sia collocata la sorgente luminosa all'al· tezza dell'occhio osservato; frapponendo fra l'una e l'altro uno schermo a riparo dei r aggi diretti; ovvero dietro la testa dell'osservato a dieci centimetri più in alto della stessa; 3• Che l'asse ottico dell'osservato formi con quello visivo dell'osservatore un angolo di 5"; 4• Còe la pupilla dell'osservato abbia un'ampiezza nè maggiore, nè minore di .5 o 6 millimetri. l• '
§ 7. -
Diagnosi dello stato diott1·ico desunto dalle omb1'e.
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Date queste condizioni, le ombre si formeranno, ed esse, salvo il caso dell'ombra. centrale, sono la manifestazione di un vizio diottrico nell'osservato. E secondo che sono centrali 0 laterali, e quest'ultime dirette od (l ) 18~~ . La s~·ic<UO]lie, (1:\f lo cluncur IJITY.OS, (l:t~. ~5). BJJIOSe ciu ,u·oc~dli cl'oplom éLtie. dii de C~tignel. ( Are/l. cl'nvlil., p:tg. 30t l. (:1} t89~. PAREXT. -
DELLE DIVERSE TEORIE EMESSE St;J, J,A SCH fA SCOPIA
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inverse, più o meno oscure, più o meno rapide nei movimenti, l'individuo potrà essere giudicato (omb~·a centrale) emmetrope, o leggermente miope od ipermetrope; (ombra laterale) ametrope ; (ombra lateJ·ale di?'ell~t) ipermetrope; (ombra latm·ale invel'sa) miope; (ombra sbiadita e rapida nei movimenti) ametropia lieve; (ombm oscura lenta e fortemente falcala) ametropia. grave. La. lente, messa innanzi all' occhio nell' osservato e che servirà, come si costumava una volta., a trasformare un'ombra laterale diretta od inversa in quella opposta, indicherà il grado dell'ametropia.. Ovvero la lente che, secondo Par ent, r idurrà le condizioni statiche diottr iche al punto neutro, indicherà coll'aggiunta. di una diottria, se miope, e col sottrarne nna, se ipermet rope, il grado del vizio.
Critica delle teorie, sul fenomeno delle ombre emesse dagli autori. Pregi e difetti delle stesse. § 8. -
T eorie più im pm·tanti.
Esposto così e per sommi capi il fenomeno dell'ombra e l'applicazione ohe se ne fa in pratica, passiamo alle numerose interpretazioni, che ne sono state date e di cui alcune sono g ià condannate ed altre, come vedremo, presentano molti lati vulnerabili. Credo inutile enumerarle tutte da Cuignet a Parent, del quale ultimo, ormai, la teoria è a preferenza accettata, come quella che più sembra n e l vero- Gli autori posteriori, come il Bitzos, Guaita e Bardelli, e poi Lucciola, Magnani e. Patella han no cer cato, i primi, salvo alcune . innova. . . ZlOIU irnpo ~ t' di a vvalorare con esper1ment1, m :t, tnassirno.., lar~an te or1a. - d 1• P a r ent, con f utando qnelia d'1
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CH ITI C:O
L eroy ; i secondi hanno accettato incondizionatamente il principio di P arent colle modifiche apportate dagli altri. È parso a tutti che gli ultimi due autori, cit<tti innanzi , i cui argomenti, in fondo, presentano una certa analogia, si siano con le loro teorie approssimati alla verità. piò. degli altri.
§ \:.l. -
1'eoria di f..e,·o:l·
Dopo ciò comincio dal p rendere in esame l' iutbrp re· tazioue data da Lero.r (l) al fenomt~llO delr o mura nell'anno 1887. Bgl i convlude l<~. >-ua teor i<~ a pa.g. 349, loco citato, riepilog audola nelle seguenti parole « Ce .
qui, '])fiW' l'obsen·alen1·, ?'ep;·esente l'OI,tbd! pnpillai1·e !.'o;,tbi·e de sa p1·np1·e pt~pilLe sw· la pupille de l'obse1·ve ». n'e.~l attU·e que
Bitzos nel 18W3 (2) ha combattu ta tale teoria con pur troppi ed esaurienti argomenti. A parer mio, sarebbe bastato rilevare, in contrad izione alla teoria di Lero.y, che l'osserva tore vede nell'O. dell'osser vato per i raggi che emergono dal fondo illuminato di que::;to e per l'immagine che detti raggi ft1rrnano RU Ila. rel-itH~ del primo (Helmhotz) (3 e 4). Ora perchè si avverasse la strana ipotesi ehe la pupilla d ell'osservatore ombreggiasse un tratto del campo pnpillare dì quello dell'l>Sservato, dovrebbe esistere dietro al diaframma irirleo del primo la sorgente luminosa, la quale nel proiettare i suoi rnggi sulla pupilla del secondo, posto di fronte, urterebbe con uua part~.: delle sue emanazioni mggiu.uti, l ll l.t;n,>Y, ! 887. - l.r J1lté•ttillt•'"r de /',Hn lwe flll/lill>lirr. (l~rv tte 1/fni•·•tlr d'op/ltotmulo!fle. n. 7 t'l 8. pa;:. ':1\IU c ;JJ~). t:!) lltTZO>, t s9:1. - b'11core cpu•lqu r.< mot.< In skùtSCOpir. CA twoli'S d'oml.
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T'· W•i ). Tmil•' t'l>'>ll. à't~phlttiiiiii.<COpie. § 3 Jla!. 88. Tratta to di f't.,ini•J(} Ìtl , vol. 2, ~ 3%
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OI!LLE DIVERS~; 'l'EORlE E MES:o;E SU LJ.,\ :::<.:UJ ,\ ~{)OPI.A
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contro di. quell'ostacolo (1). M li, a.l contrario, i raggi dall'O. osser vato, dove rimanE' la sorgen te ri flt-ssa, vauuo a.lrO. osservatore ; p erciò è fisicamente iuconeepib ile l'ombra n el modo inteso dall'autore. Nè si può ammettere, come l'intendono L eroy e Fuchs (2), che la lacu na, per intercettamento operato dal diafr amma. irideo dell'osservatort'l s u d i una. parte dei raggi emergenti dall'O. osservato, specialmente n egli spostameuti dello specch io, si percep isca come ombra, che dal p ri mo si riporta sul secondo. L'impressione negati va nell'organo del senso visi v o è contraria alle leggi di fis iologia (3). Essa menerebbe all' assurdità di vedtJre net r ombra i corpi che sono al di la del campo visi vo. A questa mia obbiezione si contrapporrebbe invano la teoria dei fenomeni endottici, in cui è possibile che l'O. rischiarato, in data maniera, percepisca r ombra. della propria pn· pilla, i corpuscoli oscuri n el vitreo (mosche volanti), ecc. Le condizioni fis iche, per aversi i fenomen i endottici, sono : 1• la piccolissima dimensione della sorg0nte luminosa; 2• il collocamento di esso nel fo co priu<.:ipale dell"O. osservatore. Ciò che non si avvera mai n ella sch ia!o'uopia. Non di meno questa teoria, validamente com battut;a dal Bitzos (loco c itato) ed, in un pregevolissimo lavoro, da Guaita e Bardelli (4 ) con esperi menti. eseguiti dal primo con l'occhio artificiale di Kti.hne, è la sola ri.port.ata da Fuchs (loco citato) nel suo ottimo t.ra tta~o di ottalmologia. L"acquiescenza del ris pettabile professore di Vìenna s i spieg a, perchè le teorie emesse dagli altri autori sono m eno persuasive e forse pÌLl UJ Ci.• tleril'~ d:lll:l cJell nizio nr dc ll 'omhm. (r. ,,~oT, t t• eli. Il. § ~92). l~i ~·~cus. Tralluto di u(tatm. Tr:ul. in italiano, pa;;. t3.
13) f.•~oo1s. _ Loco ci t ::t to, S 385. . . . . -· (IJ IS95. _ Lo lkir••c., pa r M. lt· rtor t<'llt' BAnnKLLI dc l un •v~·rs•l.e de ::>t~unr, >~'e.: note.~ !lu pror. GriAITA, t raduit p~r M. I'A nrsoTTI. (Atuwln a oc ul•sltfl'le, ''''cernJ.re 1893, 1.ag. H l).
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l~kH!T•: f' ntTICO
oscure. Del resto, come dice il Bardelli (loco citato, pag. 412 ) le teorie di Leroy e di Pareut, che sono le più accette, s'incontrano nei rappor ti geometrici, sebbene siano molto dilferenti fra loro nel rimanente. Anzi M. Rùppel, recentemente, ha dato alla teoria di Leroy una spiegazione completa a. base di algebra e di geo· motria ( 1).
§ 10. -
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Teo1·ia di Chouel.
P rima di discutere la teoria di Parent, che è q nella, come già dissi, preferita attualmente dagli oculisti, dirò a lcune cose sull'altra emessa da Obouet (2) nel Frg. t•. 1888. La teoria di questo autore è speciale, poichè meno ancora delle altre, I tien conto dei principì generali d i diottrica, ed è tutta basata sull'astratto. Egli dice : Quando nella schiascopia proiettiamo, mediante lo specchio piano (fig. l n) Sp. un fascio luminoso nelroc· chio dell'osservato OS, per legge degli Sp O specchi piani, l'osservatore 0 ., nel mo· -'---! t - - mento dell'osservazione, è nel mezzo fra l'immagine luminosa I dello specchio e l'osser vato OS. La. luce, così proiettata, rischiara una parte della superficie r etinica CL, base del cono 0$ luminoso CI L, il quale è limit.ato dall'orifizio pupillare RP ed ha l'apice al di là dello specchio Sp, cioè nell' immagme virtuale I della sorgente luminosa. Dall'altra Il) t89!. 1\nPRI, - Z11r Skii&Scnpi e. t• .llatl!emllli;ch t llegr iiudwJg ll Pr Jris. 1/terJric; :!0 Ein{ltiiS rler Eiusii'IIIIII(J d es llnler stultendw At1ges. (Alb•·ecllt v . GTacrc·~ Al·ch iv (ut· Opltlahu . pa~. t H ). 1~1 lS8~. Guou•n . - A )n·or>os <le la sl>i<UcuJ>it. (Ree. d'IJphlalm otogìc, 11a·
:;lne 3t6-3H).
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IJELLE DTVERSE TEORIE E~II!:"'S.f<~ SUU.A SCHIA~COI'IA
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parte l'osserva tore, piazzato dappresso all' ossen·ato, piu della sorger. te luminosa stessa, abbraccia una por·
zioue del fondo oculare ab dell'osservato con il suo sguardo, limitato egualmente dall'orifizio pnpillare. Questa zona visiva sarà più larga della corrispondente zona retinica r ischiarata e forma pure la base di un Rltro cono, da lui perciò chiatnato visivo e di cui rapice e nell'occhio dell'osservatore O. Si avrebbero due coni inscritti uelr iuterno dell'O. osserv11.to, l'uno n ell'altro, dei quali uno pitt lung o, con una sezione comun e al livello dell'orifizio pupillare. Il cono visi\'O, per la maggiore vicinanza di questa sezione al sno apice, presenta, nei suoi lati, maggior deviazione del cono luminoso e quindi una base pit1 larga sulla retina.. La base a b del cono visivo costituisce il campo d'esame ed è comp osto di una parte r ischiarata CL (aia. d'illuminazione o campo d'illuminazione di Paren t) e di un anello d i ombra a O L b, che circonda la zona luminosa; ambedue sono inquadrate nella pupilla osservata, a cui p er ill usione ottica si riferi:;cono e di ambedue saranno per cepite dall'osservatore le immagini reali o virtuali secondo che l'O. osservato sarà miope od ipermetrope. Avviene -la disp osil7-ione inversa, allorchè si adopera. lo specchio concavo, il quale proietta un C•>UO luminoso, di cui l'apice. formato dalfinorociamento dei raggi nel foco dello specchio, t r ova.si, durante l'osservazione tra l'osservato e l'osservatore, all'opposto di quello notato per lo specchio piano. Ora aveudo ammess o invariabile il campo d'esame, il cono luminoso sar à più ampio del cono Yisivo, e, per l'in3rocia.mento dei r aggi, subirà con l'ombra le escursioni in senso inverso ai movimenti dello speechio. In tal modo per Chonet la causa ùell'ombra nella schiascopia è ridotta a spiega7.ioue facilissima. Ciò, però,
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l'H.-\TH'O
n on basta: occorre anzitutto, che le ragioni non u rt.ino contro le lt>ggi fisiche. Rilevo la coutradibioue in cui l'autore è ca•lnto a pag. 3..J.!) (loco citato) doYe, enunciata la teoria, ne fa l'a. p p l icazione in pratica. Parla d i raggi incidenti ed emergenti, ai quali ultimi assegna il nome di eouo visuale, e quindi di campo visivo. Con que;;ta divisione, l'autore, o ritiene che l'ombra sia la negaz ione della luce (l ) ed allora l'osservatore non può vedere del fondo oculare d ell'osservato uiante a.l di là delìa hase del cono lnminoso, dal q nate tratto ci reoscritto soltanto i ra~gi possono emerg ere ; od ammette n ell'ombra un'illuminazione rel ativa, e questa non la spiega, al certo, con l'irrad ia.zione del tratto retin ico, fortProente i Iln minuto, sulla zona periferica: i mperocchè
se l'ombra d ipcnde::;;:;e dall'irradiazionE>, es~a non maucherflbbe, allorchè è da supporsi della massima intensità la luce nel centro; al contrar io, l'ombra, in questo caso, cioè quando il punto remoto dell'ossflrvato coincide con la sorgente lnminosa., non si riscontra affat,to. In untt simile contraddizione l'autore è caduto in altra parte della sua e:~posizioue, cioè a pag. 3ò3, in cui vuoi r endere la ragione dell'ombra nella miopia leggiera. Ciò è rilevato d a Chauvel in una lettera pubblicata dal Rèctteil stesso d'ophtal,nolngie dell'anno 1 8.~8, pag. 449. Questo autore trom l'occasione per dire a Chouet che molte sue deduzion i sono ine;:;atte.
§ 11. -
Teo1·ia dì Pm ·c,ll:
1n~bblica::ioni in p)·opnsilo di lai e di al/l'i autol'i
este1·i e na~ionali. Come già st disse innanzi, ora prevale la teoria di Panm L; il quale in ::mcce:;:-;ive pubbli.-a.zioni fatte (l) L'nrnhra 11011 c la w·~a1.ionc olella '"~'' · ''" idi!' rtJ'rOfillr~ la prnpria unma~ihe IIPII'o,·doit• •l••ll'ossNmlnrc. Le
omlore si clll'ici•>IIO in g.·on..·t>·i clie o
spnr.a lurP. c llsoche, o;~ca ill•uninate 1hl rill•' '!<O e ola •llfTrnione Queste se cowlo soiL.tnlo ;i riswnl rano in natura. (GANOT. BI. di Fi.<ic11, t-2' CII. il:'ll.).
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nel 1887 (l ) e poi in altre nel 1891 (2), nel 1892 (3) e finalmente nel 1895 (4) trattò con cura magistrale l'argomento, delucida.n do i d&ttagli con norme utilissime alla pratica.. Alla teoria .di Parent si collegano, per sç)lnigliauza. di apprezzamenti, gli scritti di Bitzos (5) ~ 6) e le prime interessanti pubblicazioni fatte in Italia, d i cui una di gran valore di Bardelli e Guaita ( 7 e 8) d~ll a clinica di
Siena, che mer itò, giustamente, d i essere tradotta e riportata. da un giornale estero (nota 1· pag. 7) e di cni il prof. Guaita nel 189-± diede comunicazione al Congresso internazionale di Roma (9) ; d ne dei dott. Lucciola e Magnani (10 e 11); ed un'altra del dott. Patella. compilata con for ma eletta. e chiara (12). Parent nello studio della schiascopia è il primo che tiene conto del rapporto dei raggi incidenti erl emergenti, ed aggiunge ai primi un 'influe11za speciale della pupilla dell'osservator e su quella dell'osservato, distinguendo cosi, t~n campo d'illumina::ione ecl un campo ae.~ame. Ut ISSi. I'Atii.NT - Ue la 1\er atoacupre. ( ltée~teit tl'up/il.). (i l IS•)I PAI<I: ~T- s.~,po<é lhtnr iqlle Ull JH'Octidil d'oplométrie tlil à e CUÌff llel 0 u skirrstopie. (Arch . d'O]IIIIlrl , pag. 53i). Ili l ll?!. PAR t:ST, (1/J. pa,:. ~87. (IJ 1895. lluwvrt sur l•' voiCtlr compat·alive desJirocé•tlis objecli(~ à'oplomclrt•. (.'ii>ti;tr ( rrwç. d'opht. Congrcl dt 18 f!5 . Bfii!IU dt• G !lllli) . (51 ISH. lht7.o<. -La skifi$COpie. (Socielt de~ èdlliona sci enli/ìques, Pari< ). !61 18~3 lllnos.- E11coreq u elquu muts 11u· ùJ skiascupie. (Armale& u'owli$· li7u•. mal. pag. 3.\7). 17J 1M3. ll•no%r.t. -La skiascopill. - Tesi <li l~rrr~a co n note r.l agg. <Ici ~r·ll. Guaita. (Annali di ollalmolon. t\lt. XXII, fa sr.. 2-3). IS1 t-<93. n,, nnP.tr.r. - L 11 sc/liasColf)ia. - (Largo sunto sullo Sperimentale,
•olun11• XL\'11. fascicolo :12 a j3J. 191 1891. GUAIT.4. _ Dimostn.1 zione ~perime11lale dtl f t nomeni tlella scllia ICopi~ -
1Cornunicazione faWI al Xl cong. moo. int. di Roma, aprile tS!I~.
Atti •lei cong. vol. Vf, p:t~. 104). IIU! 18!16. Luccror.A • .- Cller ntoscopi a. (Guida all'esame {u11zionale dell'occhio. Torrno liJ!OI!rnlla Salesitwa, pag. 180). Ut1 18%. LuccrOLA c AIAio liANI. - La schiiiSCOpia. (Giorn. n.ett. d~l R. Bsel·· cUo. n. lO. paft. 869-9 171 . • . . !I~J 1897. P€TP.I.t.A. _ Sr,/te ~torme pratiche p6r· <ltle1·mma1·e Obbttlllva· "''"''la rl(razi(fr~t $/tttiea dell'occhi o. (AIIItali di medicina navale, fnsc. 111,
flag. itil a 319).
llì
§ 12. -
Concello del campo d' illnmina~io ne secondo Pw·e,~l. - Inesa tte~ :;e.
P arent intende per campo d'ill uminazione: la parte Ji r etina nell'occhio o~servato, che viene rischiara ta dal fascio di luce incidente. Questo concetto non è preciso, imperocchè, poco o molto, la superficie retinica, in tal <.:aso, rimane, per azione diretta 'dell'immagine luminosa e per irrad iazione, tutta rischiarata. Ciò si prova sperim entalme u~.e illuminando con lo specchio ottalmoscopico r O. artificiale dì L iebreich-Perrin, nel quale il fondo metallico sia stato sostituito da un disco d i carta sottile e trasparente. I fìsic i nello studiare la l uce, che per piccola aper· tnra penetra in camera oscura, hanuo potuto ~tabilire le leggi,le qu a li r egolano la. formazione d elle immngini che s i formano sullo schermo nella camera stessa (l ) ; ma non dell'ampiezza della superficie illuminata; superficie che, come sì è dimostrato innanzi, r osta rischiarata dal centro d el tratto, occupato dall'immagine, alla periferia con limiti, spesso diifusi, in modo da essere poco o n iente definibile. Il concetto di Parent sarebbe stato eo;at.to se egli avesse designato per campo d'illuminazione il « tratto di r etina dell'O . osservato, sul quale si diping e l'im· magine, più o meno diifnsa della sorgen te lnmiuo,;a ». All'opposto, dal pouo conto in cui sono sta ti tenuti da lui i termini fisi<.: i, è dipeso che, a.llor<JUando Jra voluto elùYare a priuuipio le dimensioni ipotetiche d el ti) t" Le nnm~ ~ini suno t•apoml:e. ! • l.a l11 ro rorrn~. la quale c co:;l:ll<terupnff' 'I UPIIn olr~li •·IU:t-lli c~ t .,ru l, c' iu!lif't'u<lrutc cl ~ ll:t fo rma •lell'nf" 'l'lllc'n. :1" P•·r nu·ZI.f) ùo !culi •'Oil \'l'r!(Pnl i ,1 anmnul a il lurn•· c hl c ln:ll\ 'nn •l••i coccl.,rni rlt• ll••
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DELLE DfVER:'\ E T E O RI E
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h11 sconfinato dal le leg g i ,;cientìfiche ed ha con fu s o l'intens ità lumi nosa co n la grandezza del campo d'illuminazione. Da ciò sono deri\·ate le inesattezza d e lle seguenti sue deduzioni: (Giornale citato, anno 18 9 1, pag. 540). Las dùnensiMs de la partie éc lair·ee de la r éline, c' est à di?·e, la g,·andew· du champ ct'eclaù·age ·varie cwec le diami!ll'e d.e la pupille de l'obse1·vé, avec son etat de n} · fr·adion, avec- les dime nsions de la sour·ce eclair·ante, (l~;ec sa distance, avec le mi·r oir eì,iplo!Jé, plan, Olt t.:OliCIJre. A. demolire ciascuna di qu este a l'ft~ rmazioni, t.;redo non vi sia di m e glio; oltre a quanto dicemmo, cl1e ri~tere gli esperim enti sull' O. artificiale, il quale riesce facile di adattare _alle condizioni diottriche ammesse da Parent. Preparato quest'occhio nel modo a nzidetto e disposto · su di una tavola di fron te al sostegno. a cui è attaccato lo spdcchio riflettore, si. g uarderà sul disco di carta del fondo l'immagine luminosa di proiezione, la quale è capovolta, simile di forma alla sorgente ed avrà i mar g ini netti o diffusi, e perciò piu o meno illumina t i . Invece non sarà possibile assegnare un confine , come l'intenderebbe P arent, alla zona del fondo rischiarata, oltre a quella su cni si disegna l' immagine luminosa. Ora, se del campo d'illuminazione, ideato da Parent, il limite, che si può ammettere, è quello dell'immag ine luminosa stessa, e l'autore nella figura I, II, III della. pag. 543 Ooco citato) l'intende egualmente, come è possibile di conciliare questo dato di fatto, ormai ineccepibile, con la modificazione di grandezza del campo di illuminazione, secondo il diametro della pupilla, le condizioni di rifrangenza dell'O. osservato e le qualità dello specchio, invocate da lui e respinte dai fisici? (1). 3UO campo d' illumina zione,
!Il GA S<JT. -
Tr·atlalo cti fisica. (ti• eri. ital., pag. 593 e 568). -
llllmtnll di /!dca, vol. 2• , pag. 584.
2
1\0 ITI . -
18
E;:>A ~l F: C lll1'l C()
L'ampiezza media della pupilla è la condizione fondamentale della schiascopia; perciò ogni ricerca sulle conseguenze della sua maggiore estensione è, per lo meno, ozioHa; tanto pitl che l'aberrazione di sfericità, causata da. larghezza maggiore di quella apertura, produce costantemente nel campo pupillare deli"osservato un'ombra periferica, dovuta all'interferenza tra i raggi più periferici del fascio luminoso, di cui i raggi esterni, rifraugendoHi più deg li altri interni, s'incontrano fra loro sotto un angolo piccolissimo e perciò le onde rispettive si elidono (Teorema di Fre:-mel) (1). P er le altre due condizioni poi, cioè, la rifrangenza delrO. osser vato e lo specchio, non vi è dubbio che esse agiscano sulla sola chiarezza dell'immagine, della quale i limiti sono segnati scbematicamente da due linee (assi secondarii) che, partendo dalle due estremità della sorgente luminosa, s'incrociano nel punto nodale dell' O. osservato e, divergenti, si arrestano sulla retioa in modo da formare due triangoli opposti al vertice, le cui basi sono la sorgente luminosa da una parte e l'immagine nell'O. osser vato dall'altra (2). I n questa disposizione, che è poi quella, dei triangoli simili, convengono tutti i flsici, i quali perciò ritengono che sulla. grandezza dell'immagine non influiscano che le sole dimensioni e distanza dell'oggetto luminoso, od illuminato, e tassativamente e:;cl ndono le altre possibilità modificatrici ammesse da Parent e da alt:.ri.
§ 13. -
Concetto inesatto del campo d'illuminazione eli Bw·<lelli.
Adunqne, se dali" immagine luminosa sulla retina dell' O. osservato e non da al tro può ritrarre la sua l t ) H..ITI. - 8/mumti di {lsiw. pa!!. {ft6 vol. Il.- DK F~r.co. - Anni) 11>98 (I OI'O cita to). (t i Il J>nrno 'r•' ll detto: lln()Oio visuale, e. l Il SPC(Inrlo : (lll!tOllr n•Hmco. BoNALUHI. - ,tfanttal e di m•dicinn legate milil<ll'e. pajt. 16.1.
DELLE DIVERSE T EO R l E
E l\J E .._,;g SCLJ, A ...;('J(I A <;:CQPI A
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definizione il campo d' ill uminazione; e se su i limiti di detta immn.giue non i n fi u isce affatto il for o pu pillare, non può, di con s e guenza, accettarsi neppure il concetto di Ba rdell i, p e r i l quale il campo d' illuminazione non ra ppresen t a a] tra cosa, che la p1·oie ~ ione deL foro p1,pilla1·e dell ' O . ossenalo st~lla p>·op r ia t·etilw (11. Egli fu s p into ad ammettere tale proiezione per spiegare la. forma. semi l un a re dell'ombra nella scbiascopia; come Parent p e r l a stessa ragionA ricorse a lla immagine diffusa della. pu p i Ila dell'osservatore nella pupilla dell"osser va to.
§ 14. - Cmnpo eli esa m e ·" eco tulo Pa;·enl, Bit~()S e Brwdelli. Inesalle~za di aprn-ezzamento. Parent intende per caro p o di esame: l n p a1 ·te della reti11a dell'O. osse1·vato v ù ; ibile all' osset·valot·e e co>·>-ispondente, secondo lui, all' ftn ,mtgine di ftHsa della pupilla delfos.w·volore sle.<::so su lla 1·etina dell'o.<:ser vato. Questa definizione fu c on r a g ione sospettata inesatta da Bitzt)S (2) e combattu t a con successo da B ardelli. Parent desume che i lim i t i d el campo d'esame, o del tratto di retina r ischia r a t a, v isibile nell'osservn,to <.~iano dati rlall'immagine d e lla p u p illa dell'osservatore proiettatst su quella. d•'ll'osser vato, i ucondiziouatameJlte dalla seconda proposizio ne della t eoria di ottalmoscopia di Helmholtz, la qua le è esp r o::;:Sa nei seg uenti ter mini : Perché la pupilla de ll' O. osse1·vato appa1· iscr' illuminulu, bisogna che Slflla r etina di quest'occhio l'immagine delltl .~orge 11 te lum inosa coi ncida, alme1w in pa1·Le, CM quellfl. della pupilla de ll'o~sert'af_01·e (3). Qui e necessario che si fa cclano r ile vare d ue cose :
20 l" la naturale differenza che esiste tra il caso, cui riferivasi la proposizione di Helmholtz, e le condizioni di ossenazione nella scuiascopia; 2• che un fenomeno interamente obiettivo, qua.l'è l'ombra nell'esame schiascopico, si mette, con siffatta designazione del campo visivo, a d iscrezioue di un subiettivismo inconstante, che altera runiformità di giudizio. Helmholtz riferiva la sua teoria all'osservazione ottalmoscopica., in cui la distanza, tra l'osservatore e l'osservato, essendo brevissima, lo sguardo dell'osservatore non può espandersi in un campo più largo dei raggi .emergenti dall'O. ossorvato; raggi oho lo sguo.rdo
racooglierebbe tutti, se la pupilla del primo coincidesse con quella del secondo. I n tal caso, i mpossibile in pratica, chi segna il limite del campo dell'osservazione, molto più esteso della pupilla dell'osservato, è cer tamente quella dell'osservatore. Con il discostarsi l'uno dall'altro scema un po' l' influenza di questo e subentra. quella del primo; per modo che, se nella breve distanza tr a osservatore ed osservato, come in ottalmoscopia, il campo visivo può dirsi ancora delimitato, giusta la proposizioue di Helmholtz. dalla pupilla dell'osservatore, per le distanze maggiori. il tratto di retina rischiarata e visibile all'osservatore, è quello ohe la pnpilla. dell'osservato lascia. trasparire pEn· i raggi, ohe la. r iattraversano. J}j chiaro quindi p':lr semplice ragionamento intuitivo, che nel campo di esame ddlla schiascopia non influisce affatto la. pupilla dell'osservatore, come vorrebbe Parent, ma quella dell'osservato stesso. Ciò poi ha avuto una. conferma luminosissima negli esperimenti geniali, consigliati a M. B ardelli dal pro-
fessor Guaita e riportati nel lavoro citato a pag. 409. • L'aver escluso dal campo d'esame l'influenza della. pupilla dell'osservatore scrolla dalle fonda menta tutta
.
....
DI.Lt.E DIVERSE TEORIE E~IE:O:-.E '-C'l.LA
l 'HI.\ SCO PIA
!]1
la teoria di Parent sul fenomeno dell'ombra, e sottrae questo prezio~o metodo dal subiettivismo dell'osson·a· tore, cui l'avea aggiogato Parent con le sue teorie e con 1~ sue figure dimostrative. Da queste, dichiarate da Bitzos a pa.g. 360 (loco citato) complicatissime e per la maggior parte inesatte, s i riporta, allorchè sono studiate, l'impressione che i raggi mncrgenti dall'O. osservato, siano re;olati nella loro direzione dall'azione rifrangl!ute dell'O. osservatore, di cui subirebbero l'intera in· Huenza; tanto che ognuno sì dovrà. rivolgere spontaneamente la domanda: Se l'osservatore non tro\·asi nelle condizioni diottriche volute dall'autore, si forma l'ombra? ed egli la \'ede? e, se la vede, può questa di il'e rire dalla stessa, guardata da un altro? Ciò, oltre ad essere inesatto, è causa di errore n egli apprezzamenti, i quali oscillerebbero, in tal modo, da un osservatore all'altro. Kon mi stancherò mai di ri pPtere che la schiascopia deve essere studiata negli etfetti dei raggi incidenti ed emergenti nel solo occhio osservato. Perchè si produca l'ombra, dove si forrni, p erchè si sposti, quale sia la ve· lo.!it.l e direzione dello spostamento, sono tanti argomenti importanti da studiare. indipendentemente dall'occhio dell'osservatore, la. cui presenza nelle figure dimostrative non genererà che confusione. Per le dette ragioni è, piuttosto, da preferirsi alla definizione di Parent, il con c e tto del campo di esame avuto da. Bardelli, il quale a pag. 408 (loco citato) pur cadendo, nell'errore del su.b ietti vismo, lo definisce per f i,Mwgine nella, sul fondo dell' O. dell' osse;·valo,·e, della pupilla dell'osse;·valo, in C~ti inquadrato ilt,·alto dt '·elina t·ischia,·ala dalla luce i ncidente ed alla stessa puptlla ripo1·tata per illusione ottica. BiLzos, fin dal 1892 (pubblicazione citata, pag. 24 e 25, esperienza d 6 fiO'ur a. 5), ha . affermato la stessa. o cosa. In quest'altra teoria es pone J l concetto che l'os-
e
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E SA)! E CRITI CO
servatore vegga nell' immag ine luminosa schiascopica una zona di retina, dell'osservato, illuminata dalla luce incirlente e contornata dall'ombra, prodotta dalla proiezione della pupilla dell"osservato stesso sulla. propria retina. La uniformità del disco luminoso, in ogni posizione dell'O. osservat o; uniformità designata. con parola soultoria luew· da Behr ed Helmholtz fa riconoscere, invece, in detto disco luminoso, niente altro chA luce riflessa da superficie riflettente {l), la quale, come tale, non potrà riflettere ci6 che non è luce, cioè l'ombra che circonda il disco luminoso. Il concetto della. proiezione pupillare, sorto per ragioni di oppor tunità, non è basato su leggi fisiche, ed ha condotto il prof. Guaita ed il dott. Bardelli ad esperimenti (pubblicaz. citat e) i quali non reggono ad una rigorosa critica. Prima di ogni altro, negli occhi preparati e disposti da loro alla Magendie e nell'osser\'azioni sull'O. artificiale di Kiinhe, la parvenza del campo d'illuminazione, visto in trasparenza, direttameate sul fondo di detti occhi, n on è da supporsi eguale a quella veduta in emergenza dal cristallino, cioè nel campo di esame, durante l'osservazione schiascospica. E poi, ammesso il confine oscuro della parte rilichiarata della retina, quale conseguenza della proiezione pupillare, non si spiega la mancanza di questa, allorquando l'immagine della sorgente luminosa nettamente si disegna sulla r etina dell'O. osservato. (Occhio Emm. e Punto neutro). I n tal caso, il piccolissimo spazio ehe, sulla retina, occupa il campo d' illuminazione, di dimensione minima molto più piccolo dell"ampiezza del foro pupillare, a. contorno netto, oscuro ed allungato, eguale a quello della. sorgente luminosa, di cui ritrae, con chiarezza la (l ) 1898. A. nr. FA t.1:o. -
Loco cit.110. % 18 e 22.
~~ 1.·
DELLE DIVERSI<: TE O RI E EMESSE SIJI,I,A SOH lA SCO E'lA
23
immagine, rischiara uniformemente il campo di esame, di dimensione massima. e la cui· ombra circostante an-
che netta ed oscura., a ppa.risce ancora circolare a di fferenza dell'altra del campo d'illuminazione. È chiaro, adunque, che la disposizione dell'ombra in un campo è indipendente da quella. nell'altro, e l'apparente conformars i di esse sul foro pupillare dell'osservato non è altra cosa, che illusione ottica; tanto più che, come vedr emo, si è potuto arguire dal movimento paralassico non esser l'ombra e la superficie retinica. nello stesso piano. Basta di aver dimostr ato che non sono sostenibili le defin izioni del campo d'illuminazione e di esame, sia nel modo inteso da Parent; ·&f'a in quello da Bitzos e da Bardelli, per prevedere che le dednzioni sulle parveuze dell'ombra, basate dai ciliati autori su detti campi, uon possano essere esatte.
§ 15. -
Rappo·rto tr·a il ca; n p o rl' illu,ninazione e di esame nella genesi dell'omb1·a.
Ed infatti dice Parent: « Allorchè il campo di esame dèll'osservalor·e sulla 1·etina clell'osse1·vato, non è più inler·amenle ricove,·Lo dall'immagine nella della sorge,lfe rischim·ante, un'omb,·a appa1·isce, e la sua esten.ti<Jne corl'isponde alla parte non r ischiarata ecl oscu;ra del campo eli esame. ,. (Procèd. obiect. d'opht, 1895, pagina 71). In altri termini, allorchè si gira lo specchio su.l proprio asse, si sposta l'immagine luminosa. dello specchio riflettor e stesso, e s i muove contemporanea.'mente il campo d'illuminazione, ossia il tratto di retina rischiarato nell'O. dell'osservato; il quale campo abbandona, in parte, i Ùmiti della pupilla dell'osservatore, secondo P aren t, ed, al contrario, dell'osservato,
~.J
El:ìAME f' IHTI CO
secondo Bitzos e Bardelli, e, nella parLe, dove la luce mauea, subentra roscuro; ecco l'ombra. Cosiuuhè nella rotazione dello specchio parto dei raggi emergenti dall"O . osservato, seguendo contemporaneo movimento dei r aggi inuidenti, si allont<mano dalla pupilla dell'osservatore, ovvero clell"osservato e sono arrestati dal margine della stessa, che intesa neU "ttuo o nell'altro modo segna il limite del campo d'esàme. Questi raggi, che cosi escono fuori dal campo d'osservazione, abbandonano naturalmente la retma dell'osservatore, dove nel tratto corrispondente si genera oscurità, la qt111le darebbe la sensazione d,Jrombra. Tali aifermazioni cadono ncll"et]ui voco di Chouet e Leroy e sono contrarie ai precet~i d i fis iol ogia, secondo cu1 la retina, mancando i raggi luminosi, non sA.rà impressionA.ta datr ombra, la q nale, per esser e cosa vi:sibi le, deve deter minare r immagine sua sulla retina dell'osservatore. Parent credette di rispondere a tale obiezione ammettendo, che ]a par te del campo di esame, cl1e cade in ombra, corrisponda al tratto di r etina contigua all' immagine luminosa, e che è rischiarata più o meno per irradiazi.one (pag. 72 loco citato). Se questo fo~se vero, non saprei in nessun caso immagina re l'assenza di un 'ombra qualunque. I m perocuhè anche nel caso, in cui per la maggiore nettezza dell'immagine. secondo egli dice, l'irradiazione fosse più forte, come in quello del punto neutro, sempre una diìfereuza vi dovrebbe essere tra ]a parte semplicemente irradiata e quel la iJ. lumiuata direttamtnte (iufaLti egli riconosce in tal caso la penombra); dilferenza che non sfuggirebbe all'osservaziOne. Bardelli poi intende ancora in modo speciale il rapporto tra i dne campi nella procluzione dell'ombra, (loco citato. pag . 415). Ritiene immobile il campo di
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[t.El.l.l~ OlVI~R,_E 'l'EORIE EMI!:~SE SULLA SCJUASCOPIA
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esame, sCJltanto per chè i limiti di esso, segnati secondo lui, dalla pupilla dell'osservato, non si sposliano; mob ile, inve~;e, il campo d'illuminazione circondato dall'ombra di proiezione pupillar e. R otando lo specchio scorre nel campo di esame, o campo tlella pupilla dell'osSt'rvato, l" ombra di questa p n p i Ila. stessa, di cni, così me t tosi in evidenza il margine di forma arcuata. Questo concetto d'immobilità del campo di esame non corrisponde ayuello di Ouignet, nè a;quello d i Parent (pag. 537 A;·c.:h. d'ophl .. 1891) ed a me pare in opposizione al fatto. Nei casi di vizio grave di rifrazione lo spostamento della. parte rischiarata della retina prececlp evidantemente l'avanzarsi della ombra, ed io non saprei immaginare cosa di versa.
§ Hi.- Ragioni addolle pe1· spiegw·e la fo;·ma sem.ilt~nare dell'ombm. Parent ricorse alla proiezione deliR. pupilla dell"o.3sen·atore sulla retina dell'osservato e Bardelli (pag. 415 loco citato) a quella d ell'osservato, per spiegare la forma semilunare con la quale apparisce l'ombra. Ora, avendo esclusa del tutto rinfluenza della pupilla d ell'osservatore dal campo di esame e dimostrata contraria alle leggi fisiche quella d el foro pupillare sul campo d'illuminazione, quale altra ragione pnò restare a ciascuno di detti autori per insistere nelle loro teorie?
§ 17. -
L'omlJra non si produce nel piano 1·elinico.
Sono anch ·io del parere che l'ombra ed il tratto re· tinico rischiarato siano portati per illusione ottiea all'altezza del foro pupillare; però nego che l'ombra risieda sul piano retinico. In fatti avendo ammesso i citati autori, com'è realmente, che l'ombra è più o meno
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ES.tD ll;; C' RITH'O
oscura, secondo il grado del vir.io di r ifrazione, essa, allorchè è al grado di penombra, cioè molto sbiadita, dovrebbe mostrare qualche elemento di struttura della retina, su cui poggia, p. es. i vasi, i quali ne alterer ebbero l'omogeneità, che costant emente si osserva. Invece nei casi in cui i vaai appariscano nel campo di esame, come avviene nei vizii diottrici gravi, i quali permettono l'osservazione a minore distanza, vedonsi le immagini dei vasi suddett~ con i movimenti di late· ralità della testa dell'osservatore, scorrere con velocità differente (pa.ralassi), dietro l'ombra, anche questa in moto e nella stessa direzione. Ciò dimostra contrariamente alle affermazioni di tutti gli autori, fatte fino ad ora, che rombra non si determina sulla superficie retiuica.
§ 18. -
Veloàtà del mo1>imento dell'ombr-a. 8piegazione di Pa1·ent.
Gli apprezzamenti precedenti hanno condotto gli autori suddetti a spiegare la differente velocità dell'ombra nelle ametropie, in modo arbitrario e contrario alle leggi di diottrica. Parent ( l } dice che il ca11linino più o meno r-apido dell'ombra è dovuto all'ai,lpiezza dello spostamento dell'immagine che è tanto più debole pe1· quanto è più elevato il gr·ado d'amet1·opia. Dimostra
ciò con figura, la quale non si comprende bene. Pare che ammetta uno spostamento del campo di esame e dell'ombra innanzi all'O. dell'osservat ore sopra un piano comune nel luogo dell'immagine e a distanza diversa dell'osservatore secondo il grado di ametropia; distanza rappresentata da una. linea retta con un estremo all'immagine ed un altro all'osservatore e passante per il punto nodale dell'osservato. {Il P .IIIK:<T . -
pag. 2.
An·lt. r.i1 a l<l,IS9l, fla~. 301 e t PrM rdu oiJjecri(< d',..p/1. , 1895,
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DELLE DIVERSE TEORIE EHESSE SULLA. S CHIASCOPIA
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Riporto la s ua figura (N. 2) e la. spiegazione che ne dà. Egli dice « i3e in un occhio R in seguito al mo· vimento dell'osservatore da sinistra a destra, la parte rischiarata. della retina passa da a in a' la Fi::. 2-. sua immagine virtua le si spostera da- a' in- a''; ma s e la H è meno forte l' immagine virtuale andrà da - a' in - a'~ e l'ampiezza. dello spostamento sarà., evidente-
mente, tanto più for te per quanto la H sarà. più debole ; c ioè il P R negativo sarà più lontano dalrO. » R ipete lo stesso ragionamento per l'imma· gine positiva della M: in cui il movimento, sulla retina, di bb' sarà percepito nella M lieve, da + b'! in+ b~ e nella grave da + b'' in t b". Or ognuno vede che l"ampiezza dello sp:>stamento è in ragione inversa del grado dell'ametropia. Questadimostrazione non lascerebbe niente a. desiderare, se la teoria, su cui s i basa, non
avesse due difetti d i origine; il primo consiste nelraver allogato nello stesso piano l'ombra ed il tratto retinico illuminato dell' osservato ; ciò che dimostrai contrario al fatto, dedotto in special modo dal movimento paralassico tra essi. n secondo è l' esposizione incompleta della figura e quindi del ragionamento. Imperocchè l'autore misura la velocità di escursione dell'ombra senza rappresen· tare lo spazio percorso ed il tempo, che ne sono gli esponenti; o meglio rappresentando il primo nel suo ipo· ~etico campo d'esame. Parrebbe dalla figura che l'immagine retiuica dell'osser vato con l'ombra che ne segna. i confini fossero sospese nel vuoto innanzi all'occhio dell'osservatore, il quale non avendo uno spazio reale, cui riferirne l'escursione, non potrà giudicarne la velo-
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C'HITJC'O
cità (l ). Ciò è confermato dalle dimostrazioni pre~.:e denr.i, con le CJna.Ii si potette dichiarare insosten ibile il campo di esame nel modo concepito da Parcn t. È rl ilferente, poi, la spiegazione che dà Bardelli della velouiLà dell' ombra; es;;a è coutli\·isa da L ucciola (Giornale eli metlidna rnilitw·e, l::>HG, pag. 903! il quale riepi loga ]a teoria in queste parole: Nell'O. Emm. noi abbiamo un campo cl' esame piccolo, negli occhi amet1·opi il campo rl' esame aw11e11la d'wnpie~za; perciò ·un'o,,lbra ci semb1·m·à che a/l1·avm·si con maggi01· velo· cità il campo <l' e.wane rli un eiìuttet1·ope, ('he è picenlo, che non un campo d'esame più gm11.cle fJLtnl' è quello degli amet1·opi. Io credo che sia tutto il contrario di quello aif1w· ma.to dai due autori an zidetti; cioè l'ampiezza del campo
d'c:;ame aumenta nelle ametropie leggiere e raggiunge il massimo nell'emmetr ope. Ciascuno si convincerà di questa verità ripetendo i l seguente esperimen to coll'O. artificiale d i Liebreich P errin. S i collochi quest'occhio su d'una ta~rola e presso di uu lume, come quando si fanno g li eser cizii d i otta.lmoscopia. L'O. a vrà la. lente contrassegnata da lla Jet· tera E e d i cu i la vite d i sostegno sarà lasciata ad arte, buona pat'te, fuori della ma.d re vite. I n tale condizione l' O. che sar ebbe Em . se tn~ta la vite fosse den t ro, è i n vece miope. Vi si proietti un fascio d i lnce con lo specchio ottalmoscopico, tenuto dalla mano destra e si fermi l o sguardo sopra uno dei vasi ret iniei di· segnati sul fondo dell' O. All ora colla m~tuo sinistra, eh 'è libera, ten~ndo se m pro fisso lo sguardo sullo ste;;so vaso, si stringa. la YÌte avvicinando la lente al fondo . Con qnest;a manovra la m iopia diminuisce, fino a di(l) 1.:1 I'PIOI'i ta
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DELLE DTVE:RSJJ: TEORIE EMESSE SULLA SCH IA SCOPIA
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venire l'O. Em. ed il vaso fissato apparirà sempre pii1 grosso, poi confuso nei limiti ed infi ne sparisce del tutto allo sguardo. Si farà altrettanto con la lente contrassegnata dalla lettera H (Ipermetropia). Tenendo la vite un po' fuori si constaterà, con la schiascopia, esservi un grado leggiero d'B. Con la stessa manovra. descrilta, si avvicinerà la lente al fondo; in tal caso rH cresce ed il vaso fissato si vedrà sempre più piccolo e netto. Nel primo caso si avvera la legge dei fuochi coniugati (l ) secon do la quale l'immagine d'un oggetto, veduto attraverso alla lente collettiva, apparirà. tanto più grande per quanto più si avvicini all'infinito, cioè dal lato opposto della lente, l'ogge~to si accosti, di più, al fuoco principale della lente stessa. N el secondo : q uella della loupe (l ) per la quale l'immagine s' ingrandisce notevolmente, coll'avvicin~rsi al piano focale principale della lente l'oggetto, a.llorchè questo trovasi fra detto foco e la lente stessa.
§ 19. -
Pu1tlO neutro.
In tal metodo d'esame occorreva un punto di partenza per determinare il grado di rifrazione dei mezzi oculari, ed a Paren t devesi la creazione d el punto neutro, che nel modo inteso da lui e dai suoi seguaci, è l'esagerazione del subiettivismo elevato a termine di prova nelle ricerche schia.scopiche. Per quanti sforzi si facciano, il P. N. non si sottrarrà mai all' influenza delle condizioni diottriche statiche e dinamiche dell'osservatore, le quali condizioni aggiunte all'altro fattor e, ~on trascurabile, dell'inclina.-
ESA)!Ji: CIUT! CO 30 zione dei raggi incidenti, saranno causa d'inesattezza nei giudizii. Parent definisce zona o percorso di cattiva osse1·vazione un tratto di 10 centimetr i corrispondente a 5 centimetri al di qua e 5 centimetri al di la della pupilla dell'osservatore, dove cade il ptmlo remoto dell'osservato e propriamente l'immagine r etinica rischiarata e l'ombra, le quali sono mal vedute dall'osservatore a. causa. della. massima divergenza o convergenza. dei raggi emergenti (Arch. d'oph., an. 1892, pag. 292). Crede poi il P. N. sia la coincidenza del P. R. dell'osservato con il piano pupillare dell'osservatore. In tal caso mancherebbe, secondo lui, ogni movimento dell'ombra negli spostamenti dello specchio; perchè il campo di escursione dell'ombra, cioè l'immagine della pupilla dell'osservatore, proiettata sulla retina dell'osservato, coinciderà con il fuoco della lente d i questo, e perciò sarit ridotta ad un punto incalcolabile; quindi niente im· ma.gine e niente ombra. (loco citato, pa.g. 249). M. Bardelli accetta la teoria di Parent in genere (loco citato, pag. 420): così pure Bitzos (Ann. d'oculistique, 1893, pag. 365). D primo però dichiara poco esatto il piano pupillare dell'osservatore per la localizzazione del P.N. e stabilisce questo, nella coincide-nza. del P. R. dell'os· servato con il piano focale anteriore, cioè a 12,8095 millimetri innanzi all'occhio dell'osservatore. Nel concepirti queste due condizioni diottriche, cioè la zona di cattiva. osservazione erl il punto neutro, gli aut,ori sarebbero stati, secondo me, meglio compresi, se, invece d'insistere nella ricerca. di localizzazioni fantastiche del P. R. dell'osservato, si fossero contentati di distinguere bene l'una dall'altro, dichiarando la prima, come la conseguenza di ca t ti va. osservazione e fare del secondo una condizione stabile dell'O. osservato, visi-
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DELLR DIVERSE TEORIE mLESSE SULLA SCHIASCO PTA
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bile ad ogni distanza. (l) ed indi pendente da Il'osserva· tora. Senza dubbio la. zona. di cattiva osservazione è nn errore di snbbiettivismo dell 'osservatore, ed avviene quando l'immagine emergente dell'osservato cade al di qua della visione distinta dell'altro. Così definita. questa zona. si compr ende facilmente e si spiega altresì quella. parvenza, dirò così, indecisa, dell' immagine e dell'ombra descritta da Parent: come non si comprendevano prima, quei 5 centimetri di Parent innanzi e dopo la pupilla. dell'osservatore dati da lui come termini di detta. zona. Qua.sichè un osservatore con un punto prossimo, p. e. di. 20 centimetri ed innax.zi al quale, alla. distanza di 10 centimetri ed anche di 15, cadesse il P. R. dell'osservato, ne vedrebbe la immagine e l'ombra differentemente che se cadesse alla distanza di 5 centimetri. A me pare dunque che il Pa.rent è stato arbitrario nella designazione dei suoi termini ed ha perciò confuso quasi il suo p unto neutro con la. sua zona. di ca.tr ti va osservazione. Bardelli ha seguito Pa.rent sulla stessa. strada lloco citato, pa.g. 420) come pnre Bit.zos (Annales d'ocul: anno 1893, pa.g. 361). Anzi mi è sembrato che il primo abbia reso ancora più oscura la quistione col sofisticare sulla localizzazione del P. N. di Parent. Qaa.l'è la differenza tra il cadere il P. N . dell'osservato n el pian o pupilla.re o nel foco anteriore dell'osservatore? Per verità, non la. trovo, nè son l'i uscito a comprendere i ragionamenti dell'autore. Il richiedere, poi, nell'osservatore, con tale localizzazione di Bardelli, una condizione diottrica Emmet. e stabile durante l'osservazione, accentua l'errore di subiettivismo, senza che il punto neutro, differisca dalla zona di cattiva osservazione. (\1 llr ne inte.:o. nl di •tua tlo•l punto di roinciflenza etei ra>!)!Ì cmt•rsr nti.
Da tali concetti inesatti son sor te le discr epanze fra gli autori, ed è entrato nel loro animo lo scoraggiamento da ti:tr dubitare che dalla bella scoperta di Bowman e Cu ignet non si potessero ritrarre ehe apprezzamenti approssimati vi {P arent, A1·ch. citato, i 892, pag. 297), Gua1ta (par entesi pag. 411, lavoro citato di Bar delli). A.l contrar io se per punto neutro s'indicasse il luogo, in cui il foco dei raggi emergenti coincide con la sorgente luminosa, il concetto diverrebbe matematicamente esatt o ed a llora si comprenderebbe bene la ragione della massima luce nel campo di esame, in tal caso, e l'assenza dell'ombra. Questa sola coincidenza è indispensabile per ottenere il punto neutro ; mentre che la formazione del foco de' raggi emergenti dall'O . ossen rato in un t ratto C) Ualunquc della visione distinta dell'osservatore è cont ingenza subietti va e secondaria, che non altera il fatto fisico. Concepito il P. N. nel modo anzidetto, un osservatore messo a qualunque distanza, nei limiti pero della visione distinta, vedrà sempre le stesse cose e ciò per chè l' inclinazione dei raggi inciden ti, come dimostrammo nella già citat11 pubblicazione, modifica per altrettanto l' inclinazione dei raggi emergenti . A. questo rapporto il Bardelli presta poca fede, poichè, (pa.g. 410, loco citato) con l'aver notato essere la divergE~n za. dei raggi incidenti per la distanza di d ue metri dalla sorgente, eguale a 0,50 D. e con l'aver subito aggiunto, che l'osser vature ad nn metro di distanza, è nel P . N., soltanto allorchè l'osservato è miope di l D ., mostra dì non aver preso in consider azione, che quella inclinazione di 0,50 dei raggi incidenti, valga ad alterare notevolmente l'esat· tazza. di giudizio dell'oculista. I mperocchè, per la legge dei fuochi coniugati, i raggi, provenienti da ?orgente l uminosa a 2 met ri d i d istanza , incidera nno, sulla retina del miope di l D, in un circolo di diffusione, il <).uale
che l'O. sia Emm :, I pe rme t . d i ' • D . o miope di 1 D. al 1,20 e, torse anche, a d 1 ,50, esisterà. egualmente e produrrà nel campo pupilla.r e de ll·osser vato, una. peuvmbra sbiaàita, quasi dirett a., i ndefinibile, anche per le\ distanza in cui trovas i. l'osser vatore d,ti r osser vato l la fare scambiare, con il t e rmine r icercato di l D. po:Jitiva, gli nltri stati oculari s opra d etti. L ' impor tanza del · rinclinazione dei raggi in c iden t i fu invece, intraveduta dal prof. Guaita, il quale nella p a r entesi (pag. 411) al laroro citato di Ba rdelli, a.ddebi ta a ll' incl inazione stessa la zona di cattiva osser vazione e l'inesattezza. del P. N. e lamenta di non poter p o r t are all' infl uito la sorgente luminosa per avere rag g i inc iden ti paralleli ( l). L'aspi· mzione del prof. Guaita s a r e b b e giusta, se il ter mine di partenza per la determin a zio ne d ei g rndi di a metropia, mediante la schiascopia, a nzic hè il P . N. di P arent, cioè la miopia.di l D. che, comnnq u e inteso, sarà sempre causa d·inegattezza. d'osservazione, fosse l'Emmetropia, a cui dovrà ricorrere la schiasco pia p e r l'a vvenire. Allora sì, che per questo ter mine diottrico basteranno raggi paralleli. Ma che con la sola d ire zione dei raggi incidenti .;i possa avere un pun to n eutr o esat to è impossibile. '"'i guardi la fig. 3' e, dopo q uello che ho detto, ognuno 'li convincerà., che anche c on r aggi paralleli incidenti, anziche un punto neutr o , si avrà sempre una zon a di catth·a osservazione, la q u ale sax-à egualmente causa d' inesattezza (2). (J
111 ~on s<> r••rchu il pror. Gualla n o u abbi:• J•ensa to •li modiOcare la di r~ rlnne del ra~:gi ìnciclenll con uoll lente co lle tllv~, messa innan zi alla so rgente lommo-a: como non giungo 3 co m prend r re l' imJtOrtanm che :tl' rM•he sulla dir•1i'ln•· •let mg~i, la namma rotourta p ropos ta da lu i como un riml'dio e prima ti lui rln flitzo; (loco citato, pa~. e9) . 121 Il puntll neutro e_sl;::o : 1o nn:\ co nd iziono nell'osse rvato, su cui non cade ·lnhl•io " chP e quella dci ruochi coniu~a ll ; cioè (supposta la miOJiia di t o.; · he •l r. Il. delrnsservato. al la tlbtan za rli un metro clnll'urchio, sr:l coni ugnt<
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ESAME Cl!lT ICO
§ 20. -
Omb,·a pm·acentrale. - Spiegazioni ed inesattez.ze.
P arent chiama scoloma di schim·i1nento (Ar ch. citato, 1892, pag. 301) ciò che Bitzos (Schiascopia, 1892, pa· gina 41) quasi contemporaneamente ha denominat,o ombra paracenb ·ale, cioè un'ombra. nel centro del campo di esame, rotonda, più frequentemente ovalare, alle volte nastriforme, che negli sposta.menti di rotazione dello specchio muovesi nello stesso senso. Il Parent la fa dipendere, con ragione, dal foro dello specchio rifl.ettore e lo prova, perchè adoperandosi uno specchio senza. foro, l'ombra non si produce. La spiegazione pecca di esclusivismo, allorchè tutto riferisce al foro, tacendo sulle varietà di forma dell'ombra stessa; varietà che con il foro 11on hanno nulla da vedere. Secondo lui, poi, (e secondo Cuignet) il fenomeno non si produrrebb~che nelle miopie lievi. Il Bitzos, invece, e il Lucciola la. fanno derivare dai fenomeni di rifrazione, modificati nell'O. osservato, con gli spostamenti laterali dello sguardo. La deviazione dell' O. osservato dall'asse visivo dell'osserFig. 3•. vatore, allorchè l'osservato inclina il suo piano retinico sulla direzione dei raggi luminosi, proiettati dallo specchio e rifratti dalla sua lente, al tera, per rango lo d' inclinazione acquistato dai raggi incidenti cordt•l foco posteri ore, allul(nto ~ ul pian o rc lin i•·o, o<si~ (ll;r. N. 3) che A sia ro ni u~ato oli LJ. l'et· av,•re cio orrorre rhe 111 A sia la sorgent e lu minosa. J•Oi chi•, sn 1Jllt'$l~ fo>~c all' cr. . i r:o~rj.(i Jlar:tl· leli C D avrcbhero il loro roco Jlll'ill•ri or~ i n O e sul l;o rPt ina cad r~ hhe un ri rcolo rli d1lfu~t•111e 8 F ca u>a dì omht'3. ~" nu 'al· Ira con· lizione ri~ua rda l' osserva tore ed è la enond<lt·n 7.a del roco dci ral{gi emer~o~cnt i dell ' o<s,·rl':tlo in un pu nto tlcll a ' 'i>ione distinta de ll 'O. o lell'os~crvatore c che, secondo 111\l, non Ila inw orl :onza.
DELLE DIVERSE TEORIE EME:SSE SULLA SCHI.ASCOPIA
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neali, l'uniformità dell'immagine, la quale, nel tratto retinico, dove riuscirà diffusa, sarà accompagnata. dall'ombra. Il Bitzos anzi soggiunge (loco citato, pag. 44) che per u n momento l' a.vea. creduto conseguenza del foro dello specchio; dopo si è convinto egli stesso del contrario, perchè rimpicciolendo detto foro, l'ombra è rimasta la. stessa; e poi se fosse il foro la causa dell'ombra, tiÌ dovrebbe questa produrre anche senza l'inclinazione della testa. Egli poi vede quest'ombra nell'emmetropia, nella miopia e nell' Ìj)ermetropia fino a 2 D. Anche tale spiegazione è esclusiva; secondo me, la verità è nel mezzo delle ragioni fornite da detti autori. Che l'ombra pa<acentrale si formi nei casi citati da Bitzos. si può d imostrare facilmente con l'O. di Perri n. Che essa poi d eri vi dalla proiezione del foro dello specchio si di mostra pure con lo stesso O. artificiale, sul quale si proietti la luce con lo specchio piano, dopo di aver allargato la superficie del foro con un pezzo di. carta forata ed incollatavi sopra. Quanto più si al· larga il disco, tanto più si estende l'ombra, la quale, con tale estensione si modificherà di poco nella forma, qualunque sia quella del disco opaco nello specchio. Al contrario, da. rotonda. diventa ovale e finanche na.striforme con l'inclinazione della testa dell'osservato. Infine se si adopera uno specchio piano senza foro, come ho fatto io, non si ha l'ombra, giusta l'affermazione d i Parent. Ho riconosciuto inesatte le affermazioni di Bitzos, facendo il seguente esperimento: Ho preso un comune specchio piano, un po' più grande dell'ottalmoscopico, e con un disco di carta forata ho limitato della su per· ficiale speculare uno spazio eguale a quello dell'otta.lmoscopio stesso. Nel centro dello specchio ho raschiato, posteriorment-e, l'amalgama per una. zona del diametro di a millimetri, ottenendo in tal modo un ottalmo-
E:-:A ~l t:: CH !TICO
scopio p1auo senza fo ro. Nel centro della superficie riflettente, ho incollato successivn.mente dei piccoli dischi d i carta larghi 4, 3 e 2 millimetri, con ±oro capillare nel centro, corrisponden te alla piccola zona dello specchio sfornita di amalgama. Con lo specchio, cosi preparato ho potuto parf!gonare l'ombra data da questo con quel la dell'ottalmoscopio piano con foro di o mil· limetri, notando che l'ombra cenlrale conserva lu sua estensione, ma diventa sempre più sbiadita, allordte rimpiccioliscesi il disco, e svanisce dol tutto con il disco di 2 millim . oltre a subire, in ogni caso, delle variazioni con il grado d' incliuaziono dell'O. osservato. Ciò è confermato da leggi di fisica (l ) secondo le qua li un piccol o disco opaco messo sul cA.mmiuo di un fascio di raggi, può essere nascosto dalla luce, come se l'ostacolo non esistesse (2). Da questo punto, alromùra grossa che si vede nei comuni specchi piani, vi dev'essere uua gradazione, la quale, checchù abhiA. detto Bitzus, non potrà. mancare. Cosicchò possiamo concludere, che i con cetti di P arent, Bit.zos e Lucciola sull'ombra paracen· trale non sono ginsti, perchè troppo esclusivi tuLti, e che essa, come dimostrammo nella citata. pnbblica.zioue: P dipende dal foro dello specchio proiettore sull'O. dell'osservato; 2• è modificata di poco dalla forma del disco e molto più dalla. inclinazione delht testa dell'osservato. 3• sì produce nell'Emmecropia e nell'H. e :.\L leg· giere.
TuLti gli autori per spi')gare l'ombra i n tal vizi.o diottrico, variabile per d irezione secondo i meridiani dell"O. ripetono la teoria di Stnrm e, scomposto il vi· (l ) n niTf. - lflo·menli eli f'i> i~''· V. Il, pn~. HS. d ) A. nE FAL.;,., l. ~.- 1/ico•·rli /isi<'i. l curiJII:. ri o olcl teur.•mn Ili ~·rc>m• l
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zio, per l'azione dei raggi diretti ed emergenti, secondo i meridiani, vi adattano la teoria generale, che fi nora. abbiamo disnusso. È inutile perciò di fermarvisi sopra, poichè sarebbero da ripetersi le osservazioni fatte a ltrove,
§ 22. - Appunto alle fìg w·e climost,·at i ve di Pa1·ent. L'autor e nella figura 5 (pag. 544, loco citato) ha disegnato l'immagine reale nel P. N. dell'osservato senza l' indispensabi le incrociamento dei raggi emergenti in· nauzi all'O. osservato. Con tale incrociamento, intanto, si sarebbe trovato a disagio a dimostrare il movimento dell'ombra. in senso opposto a quello dello specchio, quando sul decorso dei raggi emergenti nell'in· terno dell'O . un primo incrociamento l'avesse stabilito, come ha fat to, dietro al cristallino dell'O. osservato stesso.
§ 23.
E sposizione succinta della nuova teo?'ia sulle ombre p u,pillar i.
Scrollata la base di tutte le teorie, fino ad ora emesse, mi spinsi a rifare da capo il lavoro, servendomi per materiale di fondazione delle leggi fisiche, su cui ho ricostruito il nuovo edifizio. Con tali norme fu pubblica ta da me, in questo giornale, la nuovi!. teoria sulla schiascopia nella quale espressi la convinzione, convalidata dai fatti, che: l'omb1·a pupillm·e non sia alt1·a cosa che tm fenomeno d'inte1·(e1·enz.a tra i ?"aggi ind· clenli ed eme1·genti nell'O. osservato. Intendesi per interferenza « l'azione vicendevole che esercitano l'uno sull'al~ro due r aggi luminosi , quando, mossi da una stessa sorgente, si incon~rano sotto un angolo piccolissimo "». Questo fenomeno annunciato per la prima volta da.
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ESAME CRITICO
Padre Grimaldi da Bologna nel1663 con le parole~ luce aggiunta a luce può alle volte generare oscurità» è raro in natura. Fu riprodotto sperimentalmente dagli specchi di Fresnel e dimostrato scientificamente, per la. luce, che attraverso foro ristretto, penetra in camera oscura, da Huygbens e da F resnel, appoggiandosi ambedue alla teoria ora universalmente accetta, delle ondulazioni luminose di Descar tes, ch'è del tutto simile a quella del suono. In questo fu studiato lo stesso fenom eno d'interferenza (~uono aggiunto a suono può determinare silenzio) da Quincke il quale scoperse la legge che: ~ se la membrana sulla quale vengono a presentarsi le onde sonore chiude l'estremità di un tubo, accade allora che le onde riflesse, nel momento d'espandersi all'apertura del tubo, s'incontrano incessantemente con quelle che penetrano nel tubo stesso, producendosi il fenomeno acustico dell'interferenza. In determinate circostanze, potrà risultarne una risnonanza od un rinforzo del suono fondamentale, aggiungendosi alle onde riflesse quelle dirette, ed in altro momento la diminuzione o la distruzione completa del suono ». A questa sco· perta Lucae diede pratica applicazione per l'occhio con il suo otostetoscopio interferente (1). Eguale condizione si avvera, per la luce, nell'occhio osservato durante l'esame schiascopico. L e ondulazioni dei raggi luminosi incidenti e quelle dei raggi emergenti, ohe provengono dalla stessa sorgente, s' incontrano nell'apertura pupillare: le centrali dei due coni di luce convergenti ed emananti da spazio piccolissimo della superficie retinica, cioè, con distanza tra loro incalcolabile, si soprappongono più o meno estesamente oon aumento doll'intonsitò. luminosa, e le periferiche, invece, cioè quelle del circolo di diffusione, qualora Il) GllAZ7.1.- Manu111e di 0/olllgiu, p. 33
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DELLE DlVERS E TEORIE EMESSE SULLA SCHIASCOPIA
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esista, a causa dell'inclinazione differente dei raggi incidenti ed emergenti si urtano tra loro sotto un angolo piccolissimo e perciò si elidono in parte od in tutto, generandosi un involucro anulare di ombra più o meno denso intorno alla luce centrale del campo pupillare. Tra i raggi periferici che cadono in ombra e quelli centrali che conservano ed accrescono la loro energia raggiante, vi è un rapporto costante, ohe varia, per i primi, da zero ad un numero notevole di raggi, sottratti alla soprapposizione dei secondi e che è modificato dalla. direzione dei raggi incidenti e dai vizii diottrici. In altri termini, se il fascio dei raggi incidenti cade sulla. retina in un punto, come avviene nell'O. Em., o quando si ha. il punto neutro nel modo da me stabilito precedentemente (1), allora i detti raggi emergeranno dall'O. osservato rinforzati e senza ombra; poichè le onde lu· minose riflesse (2) dal fondo oculare, secondo la normale degli assi direttivi dei raggi incidenti, si incontreranno con questi, come dicono i fisici, nella stessa fase di vibrazione e perciò si sommeranno (3). Al contrario, se il fascio luminoso cade sulla retina dell'O. osservato in un circolo di diffusione, come succede negli O. ametropi e quando si proiettano in Emm. raggi non paralleli, allora. i più centrali di detto circolo, cioè le ondulazioni luminose incidenti e riflesse della superficie retinica con distanza trascurabile dall'asse direttivo incidente, da considerarsi, perciò, comune alle une ed alle 11.ltre, si sovrappongono, perchè quasi nella stessa fà.se, sommando in tuttstred in parte la loro energia rischiarante. L e al tre più periferiche del circolo stesso, essendo più lontane dal centro, si ripietll 1898. Ds FALco. _ Nuova teoria citata (Giorualr medito del Il. EJet·cito,
i 34 e 35 O;t. Il'). (~) lls FALCO. -
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la .~ 11p erfi.cie retinica é pt·evalcnlemenle .tpeculare, _ Loco cit., §§ H, t3, 44, f5, llg. 6'.
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gano sul piano retinico non più regolate da eguale asse direttivo, e quindi imbattendosi tra loro, por la diifer enza notevole d' inclinazione. in opposizione di fase, si annullano vicendevolmente seguendo dall'elisione l'ombra (1). Il circolo di diffusione r etinico, ad unque, sezione dei d ue coni luminosi incidenti e r iflessi nell'O. osservato e risultante di tante linee luminose concentriche (2), corrrisponde a raggi, i quali avranno dall a periferia al centro una di1ferenza decrescente nella inclinazione r eciproca e perciò anche l'incontro angolare dei raggi, che vi arrivano con q uelli che se ne dipartono e l'elisione, saranno talì (3). Si ba per questa ragione un degradamento dell'ombra verso la luce, dalln periferia al centr o. E poichè questi circoli di diffusione, cou raggi di proiezione paralleli, si avverano nei v izii diottrici e crescono con il loro g rado, l'ombra, in conseguenza, sarà nei vizii diottrici più o meno oscura, secondo la g ravezza di essi. § 24. -
Declu::ioni p1·atiche.
Questa teoria che svolsi ampiamente in questo stesso Gim·nale nell'anno 1898 mena alle seguenti modificazioni al metodo pratico di esame delle ombre pupillari a scopo diagnostico: l o cb e innanzi alla sorgente luminosa pongasi una lente collettiva, :fissata a sostegno per rendere paralleli i raggi, che si raccoglieranno dallo specchio eli proie· zwne ; 2° che si adoperi il solo specchio piano e senza, foro allo scopo di proiettar~ nell'occhio osservato raggt (41 o~ F ALC(I. (~)
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DELLE DI\.ER<:f-; 'l' F-:OR IE F.\lES::'E ~l."LLA "I'HJ.\,...COI'!.\
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paralleli e di evita •·e l'ombra centrale ,;he ostaco~ a la visione netta delle ombre laterali; 3o che la zona dello specchio senza amalgama, che sostituisce il foro, attraverso il quale passa la Yisuale dell'osservatore, sia piccolissima, non più di 3 millimetri, ciò per dimin uire, ancora più, la laguna centrale del fascio luminoso, che si proietta nell"osservato; -:~:• la fiamma della sorgente luminosa sia più piccola possibile, onde e v itare che la. troppa luce di proie· zi one rischiari le o mbre leggiere ; o• r osservatore si ponga di fronte ali' osservato alla distanza non maggiore di 50 centimetri e che tale distanza si possa anch e accorciare, abbassando ancora di più la fiam ma della. sorgente luminosa. Per l'osservator e è preferibile la posizione seduta; G• che l'emme t ropia sia il termine di paragone, ri portando a tale stato d iottr ico gli occhi ametropi con lenti correttive. Essa è ricon oscibile dall'essere uniformemente illuminato il campo pupillare osservato, il cui contorno resta immobil e nella rotazione dello specchio con escursione d a m e zzo ad un centimetro. Come controprova sarà sempr e da. r idurre la correzione dall'immobilità ad un 'om bra. falcata diretta, con margini abbastanza netti e discr e t a ment e oscuri, di cui si terra conto nel giudizio fì nale s ul g rado del vizio diottr ico, sottraendo una D. nella miopia. ed aggiungendola in~ec~ n~lla ipermetropia. Ciò per non co~fondere i ?rad~ l~ev1 d1 miopia, cioè fi n o a. 3 D . con l emmetropia. St nduca al minimo la deviaz ione dell'O. osser vato dalla li_nea di mira dell'osser vator e, p er evitare le ombre ca· g•onate dall'inclin · d el p iano len ticola.re su quello . az10ne . d d .. retmico fl) · Per misu . rarE" e s"'"" t tarne nte 11 g ra o e1 vtziO. nella.dire'lione della macula lutea, 1'6sservato g uardera Ili llr f • Lc 0
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l.oco citaLo. ~ Gl .
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Et:AME CR iTICO
nel centro dello specchio dell'osservatore, però dopo di aver paralizzato l'accomodazione con atropina, giacchè la luce provocherebbe lo spasmo di questo muscolo ed usando il foro stenopeico, non piìt largo di 5 mm., allo scopo di evitare le ombre per interferenza di luce, causata dall'aberazione di sfericità. In tale posizione non sono da temersi le immagini r iflesse corneali nell'osser vato ed abbaglianti per l'osservatore, poichè si proiettano raggi paralleli.
§ 25. - Riepilogo delle ragioni esposte contro le divei'Se teot·ie - Riassunto di una te01·ia nuova e p1·aliche applicazioni. Collimit.armi alle anzidette osservazioni sulle teorie più importanti fino ad ora emesse sulla genesi dell'ombra, credo di aver datto abbastanza per dichiararle tutte più o meno inesatte. Quindi riepilogo le ragioni esposte nelle seguenti conclusioni: l 0 la teoria del Leroy è insostenibile non potendosi fì!ìicamente concepire l'ombra della pupilla dell'osservatore su quella dell'osservato; 2" la teoria di Chouet ueppure si regge, imperocchè l'osservatore, vedendo nell'O. dell'osservato per quanto glielo permettono i raggi emergenti da questo, non potrà spaziare con il suo campo visivo al di là del tratto retinico illuminato dall'immagine dei ragg i incidenti; a· la teoria di Parent, poi, ba più seguaci che contraddittori, i quali ultimi non dissentono dal concetto fondamentale di essa. Io dico: a) che non risponde alle leggi di fi::;ica il concetto del campo d'illuminazione a vuto da Parent, poiohè questi assegna nella definizione dello stesso limiti
DELLE DIVERSE TEORIE E~!ESSE SULLA SCHIASOOPIA
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illusori i alla superficie retinica illuminata, anzichè all' immagine luminosa dell'O. osservato; b) ch'è pure contraria alla fisica quella di Bardelli, secondo il quale il campo d'illuminazione non rappresenta altra cosa che la proiezionE' del foro pupillare sulla retina dell'osservato; poiohè dal foro pupillare è indipendente l'immagine luminosa, la quale, e non altro, segna il limite del campo di r ischiaramento; c) che non è applie&bile, come vorrebbe Parent, il concetto dell' Helmholtz, cioè l'influenza della pupilla dell'osservatore sul campo di esame nella. schiascopia, imperoochè vi è troppa distanza tra. osservatore e osservato, e gli esperimenti sono stati decisivamente contrari a tale ammissione. Nè si sostiene più il concetto di Bardelli, benchè più accettabile di quello di Parent, perchè ciò che dovrebbe delimitare il campo di esame, cioè la proiezione del foro pupillare dell'osservato sulla retina, è stato dimostrato inesistente nel campo d'illuminazione; d) cho respinte le premesse o le basi della. teoria. del Parent, è naturale che il rapporto tra il campo di esame e d'illuminazione nel modo inteso da. detti autori non è più sostenibile. Infatti: a l'ombra dà segno di spostamento paralassico con l'immagine luminosa retinica ed è troppo omogenea per formarsi sulla retina dell'osservato, come sarebbe ammesso dalle anzidette teorie ; ~ è incompleta la dimostrazione di Parent del movimento dell'ombra e dell'immagine della zona retinioa. sullo stesso piano. Invece è contraria alle leggi diottriche quella degli altri suoi seguaci, che basano la rapidità del movimento dell'ombra sull'ingrandimento dell'immagine;
y la creazione del P. R. è l' esagerazione del subieLtivismo. Esso non si disting ue dalla zona di cattiva osservazione, poichè non si è teu uto conto del rapporto tra i raggi incidenti ed emergenti; e sono esclusive, le spiegazioni date dagli autori alrombra paracentral e, o scotoma d' illuminazione di P arent; t è i n esatta la figura di P arent (pag. 5-:1:4, loco citato) per aver disegnato l'immag ine lungo i ragg i emergenti senza prima rappresentare il fuoco di questi. 4° che, secondo la nuova teoria, basata, come quella del suono, sulle ondulazion i del!" energia luminosa di Descar tes, l'ombra schiascopica è un feno meno d'interfer enza; 5• che dalla nuova teoria si ritrnggono delle de· duzion i di una certa importanza per l' esa me sch iascopico.
l.
XOTIZIE ~ OJ[)L\ H l E i41'l.L.\
ST-\ T I~ TI C -t SA\ l'l'A l\ l \ DEL REG IOE ERC ITO PER L'A~NO 1898
Come si pra t icò per gli anni scorsi, diamo nelle pagine seguenti un riassunto del la statil) tica sanitaria del 1898, la. cui r elazione è uscita appunto di questi giorni, con un sen sibile ritardo sul consueto. QuesLo rit~rdo è principal mente dovuto al cambiamento avvenuto, appunto coll'anno 1898, nell'ordinamento generale della statistica sanitaria, ordinamenti} che permetterà d'ora in a vanti di dare una più completa. e:;posi· zione delle vicende sanitarie del nostro esercito. Una lacuna g ra vissima della nost ra statistica era infatti questa, che so ltanto dei malati cm·ati negli ospedali militari, ch e sono circa la metà del totalo generale, si poteva dare Ia d istinzione secondo la specie di malattia. da cui erano affetti. Per quelli curati nelle infermerie si aveva u na n owenclatura di malattie ditforente da. quella degli ospedali m ilitari, e quindi non paragonabile con essa. P er quelli poi curati negli ospedali civili non si aveva che u na grossolana divisione in malatlie mediche, chù ·urgiche, vttalmiche, e veneree. Di ~.is~ che non er a possibile, nea_n~he per l~ malattie ptu Importanti nella pa tologia mllttare, quah la febbre
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:\OTIZI E: ~O~tl!ARIE SULLA S'.rATJS'l'ICA SANITARIA
tifoidea, il morbillo, la polmonite e via d iscorrendo, sapere il numero totale dei casi avutisi nell'esercito. Aggiungasi poi che la statistica degli ospedali militari non dava l'indicazione dei presidi.i d'onde i sin· goli malati provenivano, ma soltanto quella degli sta· bilimenti in cui furono curati. Di modo che non era possibile di avere un'idea della vera frequenza delle singole forme morbose neanche nei presidii provvisti di ospedale militare, poichè t ra gli entrati neJl'ospedale stesso non si fztceva alcuna distinzione tra i provenienti dal presidio principale e tra quelli dei presidii vicini ori sprovvisti di stabilimenti ospitalieri. E più volte avvenne di vedere, anche per le stampe, accusare un dato presidio di essere gravemente colpito da qualche malattia endemica od epidem ica, mentre effet· tivamente i casi di quella tal malattia, curati nell'ospedale militare del detto presidio, provenivano in gran parte dai piccoli presid ii circostanti. Anche a questo inconveuiente si è rimediato col nuovo ordinamento, potendosi avere la distinzione dei malati di ciascuna malattia secondo i presidii d'onde provenivano. Parecchie altre modificazioni furono apportate alla statistica allo scopo di diminuire il più che possibile le svariate cause d'errore o di difettosa interpretazione, che in statistiche ùi q uesta estensione uon mancano mai. P er tali modificazioni rimandiamo alla pub· blicazione originale (l) or ora uscita, dalla quale appunto estrarremo i dati delle tavole st.atistiche sagueuti, e le opportune notizie illustrati ve.
M01·bosità e mO?·lalilà in gene1·ale.- L'anno 1898 de· corse iu complesso favorevolissimo alla salute del sol· (l ) 1/tluz•vne medicu-sl•tlistica 1ullc cnnJi;•oui $fllliltn·ie 1lel Rt!/ÌO curti/o ilaliallo, IICirliiiiiO 1898. R01113, li p. C~rrh1111, I~HO.
DEL REGlO ESERCI'rO PER L'ANNO 1898
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dato, come può rilevarsi dal confronto cogli anni precedenti: PER 1000 llELLA FOHZA A N~ l
Entrati nOi tUO;l lii
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Luoghi di cw·a dove fw·ono curati gli ammalati. -
Dei 166,604 individui ricoverati nei luoghi di cura, furono accolti : 81,583 negli ospedali militari; 12,947 negli ospedali civili; 72,074 nelle infermerie di corpo.
(Gli individui passati dalle infermerie agli ospedali per proseguimento di cura, sono computati come entrati n egli ospedali). La mortalità dei curati fu: nelle infermerie 0,09 per 1000 entrati; negli ospedali militari 7,64 per 1000 entrati; negli ospedali civili 16,94 per 1000 entrati. Questa. diftèrenza. di mortalità è spiegata dalla differente distribuzione delle malattie gra vi nelle tre categorie di stabilimenti. (I l l'. selusi glt indi l'irlui entrati in os>ervazionc. ~) E;chtst i morii io tico•nzll ò q n e l h :tpp~rtoncnli al corpo invalidi e veterani. 131Comtnese quelle d~gli individui entrati io osser vazi one.
N elle infermerie infat!ii non si accolgono, se non in casi assolutamente eccezional i, deg li ammalati gravi; e quando si può, questi vengono sempre trasferiti agli ospedali. Negli ospedali civili, per contro, la proporzione numerica dei gravi è aumentata dal fatto che non vi si accolgono i venerei, e iu generale tutti rtnell.i che possono senza di::;agio fare il v iaggio fino all'ospedale militare viciniore. J!m·bosità e mm·tal i là secondo le m·rni. ·- Ecco le cifre proporzionali a 1000 della forza, tanto pel 1898, quanto per l'intero quinquennio 189-l-08: Moorl-o o<itil I'PT !UU\)
Mnrln li t ~ per WUO
......__.._..__
_...._....,____ _
1 $~1-98
IR9S ( M \-~S
189-'
92...1: 1080 2,8 9,8 Granatieri 7tH) 813 4,4 5,5 Fanteria. d i linea . Ber;:;aglieri 873 810 4,5 5,9 47() Alpini 470 3,6 4.3 Cavalleria 781 777 5,1 5,3 1 da campagJM . 773 78-1 3,8 4,G Artiglieria 1 da costa e fo t·tezza. ()87 G70 3,2 4,5 Ueuio. 74...1: 734 5,3 4,6 1028 10:29 4,3 5,3 Cantbi uieri ~ Legione allievi . . Legioni territori ali 278 276 4,0 5,1 Com pagnie di sanità. 508 503 2,6 5,6 Compagnie di sussistenza. 587 565 4,6 5,1 Stabilimenti militari di pena . -!58 515 3,4 4,7 To tale generale 710 722 4,3 5,3
Però, nell'apprez-zamento di queste differenze di morbosità e di mortal ità tra arma e arma, errer ebbe assai (;bi volesse a ttribuirle interamente alle differenze d el servizio, del reclutamento, del clima, ecc.
DEL REGIO .ESERCITO PER L' ANNO 18Ut:l
t! 9
Bisogna infatti tener presente che, nella nostra statistica, la parola malato non significa esattamente e necessariamente colwi che h(/, una malattia, ma. semplicemente col1.ti che enb·a in un luogo d.i cw·a. È per questo che i corpi che non hanno infermerie e quelli che sono fr azionati in piccoli distaccamenti, donde non è facile mandare i malati ad uu ospedale, devono necessariamente, a parità di condizioni sanitarie, pre:,entare una morbosità minore. Così ne avviene che vi è una ditferenza. grandissima tra. la. legione allievi carabi·
nieri e le legioni territoriali della stessa arma., mentre la mortalità è di poco d ifferente. Anche le compagnie di sanità, che non hanno infermerie, hanno una mur· bosi tà molto bassa, e all'incontro una mortalità molto elevata.. La ìnrJ1·bosìtà e mo'r lalilà secondo le diiJ ÌSÌO ILÌ militm ·i
sono indicate nelle colonne l" e 3• delle cifre seguenti. P erò siccome, specialmente per la mortalità, che si basa su cifre fortunatamente troppo scarse, i risultati annuali possono variare sensibilmente tra loro, g iova anche tener conto della media generale del quinquennio 1894-98, che è appunto quella indicata nelle colonne seconda. e quarta. llh i ... jnni
T orino Novara Alessandria. Cuneo Milano Brescia Genova Piacenza.
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NOTIZIE SO ~IMARIE SOl" LA STATISTICA SANITARIA
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Verona Padova . Bologna. Ravenna. Ancona . Chieti Firenze . Livorno. Roma. Perugia. Cagliari. Napoli Salerno . Bari Catanzaro Paler mo . Messina .
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3,48 3,9-! 3,34 5,05 3,43 3,41 3,78 4,31 4,23 3,30 4,69 4,84 5,33 5,88 4,90 3,94 3,92
5,81 5,95 5,21 5,76 5,49 6,31 4,46 4 ,01 4,(j8 4,69 5,90 5,i.38 5,45 5,97 5,48 6,00 4,45
6G! 687 899 78 7 G45 825 583
883 8 70 661 827 559
787 796
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668
682
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ln base alle cifre delle colonne 2 e 4 si sono costruite le due cartine geografiche (fig. l e 2), dalle quali si rileva altresì che la distribuzione geografi ca de lla morbosità non è in stretto rapporto con quella della mortalità.
Morbos ita della ln6ppa per presidii. -Per la prima volta la statistica sanitaria militare dà per tutti gli ammalati di ciascun presid io la loro distinzione secondo le forme nosologiche. Qui troppo lungo sarebbe il riportare i dati più importanti, anche !imitandoli ai presi dii principali. Noteremo soltanto che, per le ragioni accennate più sopra a proposito della morbosità secondo le armi, i
DEL REGIO ESERCITO l'ER L'ANSO 18!.>8
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presidii più piccoli figurano sempre di avere una. morbosità minima, come risulta. dalle cifre seguenti: Presidii con forza. media. superiore a 5000 morbosità 833 p. 1000.
Presidii con forza. media da. 2001 a 5000 morbosità 839 p. 1000. P residii con forza media da 1001 a 2000 morbosità. 786 p. lOCO.
Presidii con forza. media da 501 a 1000 morbosità 813 p. 1000. Presidii con forza media da 201 a 500 morbosità
667 p. 1000.
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1
XOTIZTE SOmlAHTE SULL, A S'rAT ISTl CA SA~lTARIA
Presidìi con forza media di 200 e meno morbosità. 398 p. 1000. Carabinieri reali (legioni territoriali ) morbosità 292 p. 1000.
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Rifm•mati, rivedibili e iniJiali in licenza di convalescenza in seguito a 1·a.ssegna. -- I riformati, i rivedibili e gli inviati in lunga licenza erano, nelle statistiche precedenti, divisi secondo che erano stati sottoposti a rassegna di rimando o a rassegna speciale. Ma avvi~ne molto spesso che individui che presentano infermità preesisten ti all'arruolamento sono sottoposti a rassegna di rimando anzichè alla speciale, e precisalJJ.ente allorquando la leva della loro classe è g ià chiusa. Così. la distinzione in rassegne di rimando e rassegne
DE r~ REGIO ETEROlTO PE R L'A~XO l 8U8
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speciali ha sol tanto un valore amministrati vo, e n es· suna importanza per la statistica sanitaria. A voler in . daga.re quanta azione abbiano sul numero dei riformati le varie contingenze della. vita militare, giova dunque meglio distinguere le riforme secondo che avvennero per infermità anteriori o per infermità posteriori allo arruolamento. Ma anche qui non cessano le difficoltà.; poichè certe imperfezioni possono sussistere lungo tempo o allo stato latente ovvero senza dare alcuna molestia a chi le porta, di guisa che egli può nasconderle od anche non esserne consapevole. Talune di queste, bencbè preesistenti all'arruolamento, possono, (come le ernie, le varici, i varicoceli ecc.) aggravarsi durante il servizio e per effetto del servizio stesso. Per altre infermità, la predisposizione, od anche il periodo iniziale, datano da lungo tempo prima dello arruolamento, ma la vera manifestazione della malattia av \·iene sotto le armi. E perciò per esse resta pur sempre impossibile a definire quanta parte spetti veramente alle influenze della vita militare e quanto alla congenita predisposizione. Perciò, affine di tenere una regola costante, si è avuto per norma di classificare soltanto come malattie o imperfezioni posteriori dell'arruolamento: a) tutte quelle che hanno dato luogo a. riforma., riv edibilità o invio in licenza di convalescenza due mesi dopo la data dell'incorporamento; bl tutte quelle che, pur avendo dato luogo al provvedimento nei primi due mesi dall'arruolamento sono però evidentemente originate dopo l'arruolamento, quali sarebbero in prima linea i traumatismi, le malattie infettive acute, ecc. ecc. Il totale degli individui sottoposti a rassegna (esclusi quelli che nella rassegna furono riconosciuti idonei) fu <h 17,6òl, cosi ripartiti :
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~OTIZIE SOM!I:ARI E SULLA STATIS'TIOA. SANITARIA
PPr malattìP P ì lllJH' r ft:T.inni an lo'l'iori al lo armulamcltlO.
Per ma lattìc e i 111 pe r (t•zioni pt)sL•ri•>rl allo
~ .
In total e.
..
urruolam•·uto. "
7,887
2,252
10,139
Riformati Inviati l n licenza di convalescenza o rivedibili
5,408
2,104
7,512
In totale
13,295
4,356
17,651
: -
....
,.
In rapporto alla forza media i riformati per malattie posteriori all'arruolamento furono il 9,59 p. 1000 ; gli inviati in licenza di convalescenza 1'8,96 p. 10}0. Oltre agli in viati in licenza. d i convalescenza in seguito a rassegna di rimando vi sono quelli che la ottennero dai comandanti di corpo o dagli ospedali per la durata di uno a tre mesi ; e questi fu rono in numero di 9,928, pari al 42,29 p. 1000.
Malattie dalle qttali f urono colpili gli uomini eli t1·uppa. - Nella impossibilità di entrare in dettagli per ogni singola forma morbosa, anche per le piu importanti, rimandiamo alla tabella V, dove è dato il numero assoluto e la proporzione p. 1000 delle malattie indicate nella. nomenolatura proposta dalla Commissione internazionale di Budapest. Individui ent1·ati in osse1·va~ ione. - Entrarono m osservazione negli ospedalÌ militari 5886 inscritti di leva e 8438 individui di truppa sotto le ar mi. S u 100 inscritti di leva si ebbe l'esito seguente: Uscirono con dichiarazione di idoneità . » con proposta di rivedibilità >> » di riforma.
20,4 17,6 62,0
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DEL REGIO ESERCITO PER 1:/ANNO 18D8
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La. degenza. media di ogni inscritto visitato fu di giorni 3,6. Sopra 100 militari di truppa entrati in osilerva.zione l'esito fu il seguente : Uscirono con dichiarazione di 1assoluta 30,9 idoneità ~ condizionata. 2,5 Uscirono con proposta di rivedibilità. . 11,8 » » di licenza di couvale· scenza. 12,1 Uscirono con propo::;ta. \ in rassegna speciale 22,\:l di riforma.. l in rassegna di rimando 20,4 Uscirono con dichiarazione di simulazione e provocazione 0,02 Morirono . 0,07
La degenza media di ogni militare in osservazione fu di giorni 10,9.
Nei p~·esidii della colonia E1·itrea, le condizioni sanitarie generali furono abbastanza. lodevoli. La. mortalità fu di 854 p. 1000, mentre nell'anno precedente era stata di 1,115: la. mortalità fu del 7,2 p. 100 (nel 1897 7,6 p. 1000), le giornate di degenza per 1000 di presenza. furono 36 (nel 1897: 55). Più della. metà degli ingressi a ll'ospedale furono colà motivati dalle febbri malariche (732 su 1420). Esse predominarono soprattutto nella. stagione meno torrida., e specialmente in gennaio, febbraio e marzo . Nelle R. truppe distaccate a Canclia si ebbero, su una. forza. media di 1469, 1509 ammalati e 3 morti, ciò che da una. morbosità di 1027, e una mortalità di 2,0 p. 1000.
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XOTJZI!i: SO MMARIE SG LLA S'l'ATJ STICA SANITARIA
Aner teuze circa le tftYole statistiche. T al'. I.- Il totAle de~li esaminali (n . d'ordine 1) comprende lulll gli inJi vidui cadenti ~o t to la coscrizion e, cioé tulli quelli che ht~nno com piuto i ve nL'anni, piu ~li om essi, i rivedibili, i reni tenti, l'CC. di leve anteriori. Le cif't·e proporzionali rP.lative alla statura sono riferite, non a 1000 individui trovati a bil i. ma a 1000 coscritti in genere, abili e inabili. Tav. Il c~ ~eg:uenti . Forza media. - La forzai media annuale é calc(llata dividendo il lolflle delle giornate dì preserua a vule durante l'anno, per :365. La forza m edia me nsil e si ottien e dividendo il totale delle giornale di pre~ e nza avute nfllmese p1~r 28, 30 o 31. Sono compresi nella forza media: tutti gli individui di truppa presenti sotto le armi (a~che ::o e in servizi i isolati); quelli che lr·ovansi negli ospedali e nelle infermerie e nelle carcel'i militari, quelli in licenza, non superior e a GO giorni. Suno e~clusi da lla forza rned:a: l. Gli ufficiali e g li iroprega ti militari; 2. Gli invalidi e i veterani; 3. Gli allievi della scuola militare e dell'accademia militat·e.
Ammalati. - Son<' cons ider11li come ammalali soltan to gli entrali nt>gli stabilimenti di cm·n, e~clu dend o però quelli entrAti in o~ser·vazion e, e quelli entt·aLi negli speciali stabilimenti balneari e termali. Quando un malato pas sa direttamente da uno ospedale all'Hitro per continuarvi la cura, si conta soltanto l' ing resso nel primo ospedale. Quando un malato passa direltnmente dall' inrermeria del corpo a uno s peciale s i con la soltanto l'ingresso nello spedale. Quando un malal o pr esenta più ci'una malattia é sempre contato come un solo caso di malattia, indicando la malallia più imporLanle. Sono computali tra gli ammalati militari anche gli indi vidui di truppa che, ammulandosi òuranle la loro licenza, veugono ricover11li in u11o stabilime nto di cura (militare o civile
D E L R~:GIO ES ERCITO PE R L'AXNO 1808
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.\1or ti. - Si com pr endono nella mortalita !!euerale no n !'olo r morti per m alallia ma anche quel li per suici dio, om i cidio e cause acc:idenlal i. Non si com pr en dono i mo r ti dur arr le Il:' licenza. · Gli iod rvidui già riformati, che muoiono, pr ima di potere esstor·e inviati alle rase lor·o, sooo computali tra i m or ti e non l r a i r i for·1oati. R i~u a rdo alla dh:tinzione per armi e COI' pi, è da osserva r·e che ndh1 fan ter ra di li11ea sono compr ese ant·lre alcune pic ·role fr azioni speciali, come il deposito della eolonia E r·itr ea, il p~> I'!'O n ale ~li gover·uo delle scuol e m ilitar·i, ecc. N on soo o compr esi nella statistica gli inva lidi e veter ani. Vi sono compr esi invece, ciasc uno sotto l'ar·ma e corpo cui appar t engono, gl'individui del l e classi richiamate tempo· ranea men te sotto le armi per islr·uzione. Ne! le Tav. III e V I le cifr e pr opor·zi onali degli entrati in cut"a di!'llnti per m esi sono calcolate (a nzir hè per 1000 al mese) per lOO,I)(){) della for>za al giorno; e ciò per evitare le ine gua~liauze pr odotte dal difl'erente n um ero di giorn i che compongono i mesi.
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Alcoolismo. Bronchiti 3 e 4 Cole1·a lliflerite, croup 5 (j Dissenteria . . . . . . . . . l Risipola. . . . . . . . . . 8 Infezione malari ca acuta e Cl'onic:a 10 Blenorragia Ernie. 11 i2 l nftupnza 1:3 Colpi di cal ore e assidei·ame11li . . 1.i, M enin,r:ite ce!'etlro->:pinale epide:nica 1:'> M or·bill o . . . . . . 16 Orecch ioni . 1i Polmoniti 18 Reu matismo articolar e H) Scarl attina . Sc:or buto, pm·pora emorragica c pe· 20 liosi reumatica 2: Sifl lidc 2~ Con~iu ntivilP- tt·acomatosa 23 Tubercolosi poi mnnare 2-1- Tuber col osi di allri or gani 25 Ileo-tifo 26 D('nno-tifo 21 VaiUolo, vamolo1de e vai' ICell a . ~8 l Olili . . . . . . . 2!) Malattie dell'apparato cii·col!l t(wio . :3o SrabhiA e Altre malattie della pelle. :12 Mala ttie dP~Ii occhi. . . . JJ MDlaltie dd rapparato ur o-genilal e .
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Alcooll"mo . Bronchiti Cnlt•NI DiflC' r 1te, c-ro u p Di ~!'entc t•ia. . . . . . . . Risipola . . . . . . . . . . In fazione rnalarica acuta e c t·onica Ble norragia Ernie . . . l ntluc nza Co lpi di calot·e e as»itleramen li . . Mt'ningile CPrebro-spinale e pide mica Moi'IHIIo. . . . . . . . . . Orecchioni . P olmoniti . . . Reumulismo articolare S cariALlina . . . . . . . Scorhulo, porpora emorragica e pelio-;i r eumatica. Sifihde CongiUntivite lrac o malosa Tube •·colosi po1monare . . Tubt> rcolosi di altri or·gani. Ileo-tifo Der·mo-li fo . . . . . . . Vaiuo lo, voiuoloide o vo•·icella Olili . . . . . . . . . . . MalAllio dell'appa ra to ri •·colalorio . S ca hhia e alt r e malattie della pelle ' Malattie ch>~rli occhi . Malall•e dell'appa rato uro-gc nitale
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NOTIZIE SOMMARIE SULLA STATI STICA SAXITARI.A TAVOLA VI I. -
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l ~ 1 l Alcoolismo 2 Br·onchili • 3 o 4 Colera 5 Difterite, croup. • (j Dissenteria . . . . . . . . . 7 Risipola . . . . . . . . . . 8 Infezione malarica acuta e cr onica . 10 Blenorragia 11 Ernie 12 Influenza . . . . . . . . . 13 Colpi di calore e assideramenti. Meningite cerebro - spinale epideH m ica . 15 Morbillo 16 Orecchioni 17 Polmoniti . . . . . 18 Reumatismo articolare . Hl Scarlallina . . . . :20 Scor bulo, porpora emorragica e peliosi reumatica. 21 Sifilide . . . . . . . 22 Congiuntivite tracomatosa . 23 T uber colosi polmonare. . 24 Tubet·colosi eli altri organi 25 It.eo-tifo 26 Dermo-Lifo 27 Vai uolo, vaiuoloide e varicella 28 Olili . . . . . . . . . . . . 29 Malattie dell'apparato circolatorio . 30 Scabbia e altre malaUie della pelle 32 Malattie degh occhi . 33 Malattie dell'a pparato ur o-geo itnle
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IL LEUCO~IA ADERENTE E LA. SUA VA.L"GTA.ZIONE NEI l\IILITA.RI
Per il dott. Luigi "erdo~ra, cap itano mr• lico
N ella visita passata agli inscritti della classe 1879 al loro arrivo al reggimento, ebbi occasione di osservarne uno del distretto di Cuneo, che presentava una macchia corneale all'occhio destro, nel quadrante superiore esterno, con sinechia anteriore (leucoma aderente) che spostava all'esterno e deformava il foro pupilla.re. Tale alterazione anatomica era reliquato di antica ferita corneE.le. P-er quanto all'esame funzionale dell'occhio no~ avessi riscontrato che una. leggiera diminuzione del visus, stimai opporLuno p roporre l'ioscritto a rassegna speciale per il fatto dell'aderenza d'iride, applicandogli l'art. 42 dell'elenco delle infermità,.
Senonchè, alla visita di rassegna, fu giudicato idoneo al senizio militare e rimandato al corpo. L ' insoritto era stato così visitato da cinque medici: una volta al consiglio di l&va, una seconda alla sua presentazione al distretto, una terza da me al suo arrivo al reggimento, e finalmente dai due medici periti alla rassegna., e fra i cinque, quattro avevano emesso il parere che l' inscritto in parola era idoneo a l ser vizio militare.
78 Tut~asia
•
tale maggioranza non mi feue mutar parere sul mio giudizio di inabilità. Giustificherò subito tale giudizio. Pr ima che il reggimento partisse per i tiri collettivi di guer ra, si presentò a me per essere visitato. d'ordine del sig. comandante il r eggimento, un te· nente, reduce allora da distilecamento, che io già conosce' a a fretto da macchia corneale con sinechia anter iore. Quest' uffìciaìe mi raccontò che mentre trovavasi in distaccamento era stato colto varie volte da dolori oculari, sempre dopo esercitazioni all"aperto, con foto fobia, sintomi che scompari,·auo quando dalla macchia. corneale si sprigionavano alcune gocce di liquido trasparente. Per tali disturbi egli aveva ricorso alla Clinica ottalmica di Pisa, dove era stato operato di iricleetomia. Ed infatti potei constatare l' esisLeuza di un co· loboma artificiale. Essendo stato operato di recente, non esitai a pro porre al sig. comandante il reggimento che r niliciale fosse dispensato dal servizio del campo. E d ora ritorno al giudizio di inabilità al servizio espresso da me a rig uardo dell'inscritto che mi aveYa presentato un leucoma aderente, e che da altri quattro colleghi era. stato in vece giudicato idoneo. L a scuola e la clinica insegnano che il continuo stiramento dell' iride per i movimenti pupillari pro· d uce a lungo andare una irritazione oontiuua e permanente della cicatrice corneale, e spessissimo un con· seguente glau('.oma secondario. Ora nessuno potrà negare che la vita militue puù es:;ere una causa deter minante di tal i processi morbosi per i mo,·imenti delr iride, che la viva. luce deter mina durante le eser citazioni di piazza. d'armi e di campagna.
E LA ::;UA V'ALt:TAZIOSE NEl ~llLITAIIL
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Il caso accennato dell'ufficiale è l'illustrazione di quanto può spesso manifestarsi in simili casi. I dolori oculari, i disturbi visivi erano i sintomi dell'incipient.e glaucoma, sintomi che diminuivano quando diminuiva la tensione endoocula.re, per il fa tto non frequente della. perforazione della cicatrice cor· neale. Dal punto di vista del glaucoma secondario facile a svilupparsi, parmi adunque che si debba considerare e valutare il frequente postumo delle flogosi corneali e delle sue lesioni traumatiche - il leucoma adorante non gia dall' in:fluenza che tale alterazione può arrecare sulla funzione visiva, ma dalle sue funeste con&eguenze secondarie. Ora, perchè sia evitata la diversita dei pareri che a riguardo di una alterazione organica ben defiuita possono essere emessi nella visita degli inscritti e dei militari che contrassero l'affezione sotto le armi, e perchè siano salvaguardati gli interessi dei giovani che per una lesione precedentemente riportata possono andare incontro alle funeste conseguenze di un glau· coma secondario, crederei opportuno che i l JeucoJUa aderente, di qualsias i grado, figurasse specificatamente nelr elenco delle infermità fra quelle che rendono il giovane inabile in modo assoluto a l servizio militare.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
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RIVISTA MEDICA U. Ros :o:. - Circa il deoorso e la prognoal del pneumotoraoe tubercolare. - (Centralbl. f . mecl. Wissensch., n. 14, 1900) . Su 22 cas i di poeumotorace osse1·vati dall'A., 19 (86 p. 100) erano di orig ine tubercolare, dei quali 15 mori1·ono , uno dimes~o non g ua ri to J allo spedale, 3 uscirono g uarili : ossia una mortalità dei i9 p. 100 circa. I casi con effusione purulenta fu r on l O; con effusione sierosa 7; senza effusion e 2. P er la guarigione o per il miglioramento del piopneumotorace, la punzione non basta ; ma occo1-re una larga aper tura cou r eseziooe cos tale ; per ò i ca si dell'A ebbero tutti esito letale. Su 7 cas i di pneumolorace sieroso, si ebbero 4- esiti leta li, l non ben g ua rito e 2 guariti. Sono rari s~ime le guarigioni del s iero-pneumotorace ne Ila lisi conclamata, forse per la poca ten<:lenza alle aderenze de• foglietti pleurici. E. T. PoTA IN. - Azlonereolprooadelleaffeztonldel cuore e dello affezioni del fegato. - (Jottrnal de M édecine et rle Chi rurgie, ottobrfl ·1900). l ra pporti che legano il fegato al cuor e sono sem pre interessanti a s tndiare, perché si traggono sovenli da questa influenza r eciproca impor tanti elementi per la terapeutica. Il prof. P olain rifer isce a questo p roposito il caso di un uomo, anco ••a giovane, c he era afletto da ins ulficienza della mitralP con resLriugim~ nto, ed insu tficienza deliA tt•icuspide, quando sotto l '1~zione di un' influenza, gll a ccidenti , modet·a ti per l'avanti, ~ i esugel'al'ono molt.o ed il fegato pr ese proporzioni considerevoli. T anto la di,ritalina , quanto la strofantina fu-
rono mal lollerale. Solamente il rogime latteo el>clusivo a pp<)rlò un mig-lioJ·ament.o che scomparve appena il malato ritomò a1 •·egime orù inario. Il fegato t\umeutava allora di
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RIVISTA MEDIOA
81
volume, ricomparivano l'angoscia e la disj)nea, ~enza però che vi fosse stata mai a scite. Si sperimentò allora la teobromina Cf•n le ventose scarifìcale r>ulla r egione epatica. Fin dall'indomani le orine da 500 g rammi r aggiunsero i 900 grammi; poscia i 3i00 gra mmi; quinùi scomparvero l'edema con la oppr essione, la cefalalg ia ecc. Si creùette di poter s opprimere la teobromina, ma questa soppr essione r iprodusse gli accide nti ; dopo vari infruttuosi tentativi, si fece una nuova applicazione d i ventose !:mi fegato che a ppor·tò ancor a immediatamente un notevole mi glioram e nto. Quest.o mezzo, usat.o di nuovo un mese dopo, died e g li s tessi risullali. Per cui nel malato io discorso due me~zi terapeutici solamente erano beo tollerati ed a givano sicuramente: la teobromina e le ventose scarificate. Quest'azione particolare delle vent.ose s ul fegato sembr a in contraddizione col principio con cui s i deve agire sull'elemento inizia le. Ma quando l'elemento seconda rio assume una g rande importanza, fa d'uopo agire anche su di esso. Infatti, nei r·appor ti pat.ologici del cuore e del fegato vi sono condizioni d iffer enti de considerare. Nei cardiaci, si pr·oducono slasi nei visceri e principalmente nel fflgato, a muno di pr·edisposizione particolat·e di qualche or gano, e si riscontra allora la dilatazione delle vene sopra-epatiche con essudazione attorno a lle vescicole, ciò che costituisce il fegato cardiaco. Questo stato si manifesta con dolori, con sensibilità della regione epatica, con tumefazione del fegato , con disturbi di~peptici e con uno sl1:1to subitterico . Questo sta to può progredire consecutivame nte Ono alla cir·rosi. Ma vi sono dei casi in cui il fegato è pr·imitivamente affetto ed il cuore secondariamente. Sott.o l'influenza dell'itterizia vi ha rall entamento del polso, poi dilatazione del cuor e. Se si tratta di uo'effezione di breve durata, la cosa ha poca importanza; ma se l'affezione dura molto tempo, gli accidenti diventano g ravi, vi ha oppressione, ans ia, ed altri fenomeni mo lto più g r avi ; Potai n ha osservato un caso in cui l' incuneamento di un calcolo aveva cagionato accidenti cardiaci cosi ~1·avi che il malato soccombette. Questa dilatazione cardiaca si osserva pure talvolta nei gr andi be vitori di birra, il cui fegato diviene vascolar~ ed a gisce in segu ito s ul c uore.
Il re ~at.o nuoce al cuore probabilmente lasciando passare t.ossine. Ma in tutti questi casi, si deve tener conto delle pre6
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RtviSTA MEDICA
disposizioni individ uali, ciò che apporla tante varietà. È l'autonomia degli organi cbe vien m eno quando è insufficiente. Si dice con r agione che la prognosi non è sempre io rapporto coi segni llsici ed anatomici.. l disturbi funzionali hanno maggiore importanza di questo punto di vista, come pure lo stato di res1stenza degli allr·i organi. Infatti p lr acciden ti non dipendono lutti dal cuor·e e dalla s ua insufficienza. Cosl, ollt·e al fegato, si devono esaminare attentamente gl i altri organi, per trarne indicazioni pronostiche e terapeuliche. Nel m11lato in dtscorso, il punto interessan te è il buon ris ultato ottenuto con la teobromina e con le ventose, esclus i g li altr·i mezzi adoperati. Pare s tr·aordinario a tutta prima cbe tirando un po' di sangue dalla parete, si modifichi una circolazione cosi abbondante come quella del fegato: ma questa azione, i cui esempi Bono d"oiLronJ e numeros i, dimostr·o ello irr·itando la superficie della pelle nei punti corrispondenti a certi organi, s i può eccitare la circolazione dei capillari in punti molto lontani : in ques to caso l'attività che si imprime alla cit•colazione del fegato a gisce favorevolmen te sul cuore.
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B. Le fanzlonl epattohe e renalt nella tabercoloal rolmonare. - (Journal de M édecine et de Chirurg ie, novembre 1900).
GAUNET. -
Il rene ed il fegato sono soventi lesi nei tuber colosi e sono la sede di allerazioni piu o meno avanzale che si manifes tano con una sintomatologia mollo fa cilmente riconoscibile. Ma é interessante soprattutto conoscere s e questi due or gani siano s ani o malati in un tis ico nel primo, nel secondo o nel terzo periodo della sua malaltia, allor·quando nulla di sagliente non richiama l'attenzione del clinico. P ercio è importante lo s tudio delle orine ne t tu.bercolosi e ba ~alo s ulle r·icerch e di elementi mollo numerosi, come J'indtcano l'ur·obilina, il rapporto dell'urea e dei fosfati, l'albuminur·ia, ecc. Gaunet si è sopratullo occupato dello s tudio della g licosuria alimentare e della permea bi lità renate dimostrata dall'eliminazione dell'azzurro di metilene. Si sa elle allo stato no rmale, l'ingeslione dello zucchero non arreca eliminazione per le orine ; se quest'eliminazione si ver ifica, essa è l'indizio di un'a lterazione del fegato. Ora, sopra 57 maiali, dopo L'mgestione di 150 grammi di sciroppo
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d i zucchero. 20 hanno luscia lo passar·e zucchero nelle orine. La prova quindi è stata positiva 35 volte circa su 100. Ma, io questa cifra, i periodi figurano con una fr·equenza variabile. Sopra 11 malati nel pr imo periodo, s i ebbero tre prove positive, vale a dire 27,2 p. 100. Su 26 malati nel secondo, 8 prove positive, 30,7 p. 100. S ui t 8 nel terzo, 9 prove positive, vale a di re 50 per 100. Un malato atfetlo da tubercolosi ossea ha dato un risultato negativo. Queste cifre dimostrano una progress ione evidente, eh~ indica uno stato d'inferiorila per i malati del ter·zo periodo. Quanto alla permeabilila renale, essa è stata esaminata co l processo di Achard e Castaigne, vale a dire con I' iniezio n e sollocutanea, di 5 centigrammi di azzurro di metilene. Già nel pr imo periodo, alcuni maiali pr esentavano un ritardo ne ll'eliminazione che a vviene dopo un'ora invece di farsi una mezz'ora dopo l'iniezione, come deve procedere normalme nte. Nel secondo per iodo della tubercolosi, la meta del malati, presentano con ritardo nell'eliminazione e nel terzo periodo la pr oporzione aumenta ancorrt R isulta da queste osser vazioni che anche quando non si rileva da parte del fegato e dei r·eni alcun fenomeno a pprez7.abile co i processi ordina:-i, la tubercolosi polmonare eser·cila, nn dal secondo periodo, un' influenza perniciosa sulle funzion i epatiche e r enali. QuesL'influenza perniciosa è un'indicazione per una sorveglianza speciale da eserci tarsi su organi così importanti come il fegato e i reni, e per una ler·apeutica attiva contr o le cause di aggravamento del loro male, terapeulica pr·udente. avuto riguardo alla sensibilità di questi or gani per i vele ni. La terapeutica attiva diminuirà le probabilita di autointoss icazione con un'alimentazione conveniente ed impedirli le putrefazioui intestinali: ma, prudente, essa eliminera dalle cure le sostanze usate a titolo di antisettici intestinali, che possono aver e un' azwne nociva o sospen siva del fegato. P r udente pure sara nell'uso di quei medicamenti cosi usati, molto efficaci forse contro l'invasione del baeillo fintanto che non sono nocivi per il fegato o pet• il rene, ma che essa dovrà adope rare con circospezione, quando questi or gani si
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saranno rivelati malati con la sindrome ur·ologica: l'olio di fegato di merluzzo, per esempio, clte arreca a d un fegato for!Se g·ià adiposo un sopracarico nuovo, e l'aJ•s enico. La Lerapeutica alliva favorirà a11cora l'escrezione renate e diminuirà i mater iali di consumo. Io una parola, essa faciliterà per quanto è possibile il compilo del fegato e del r ene, risor sa suprema dell'a ssedialo contro rassedin nte. B.
Diagnosi del male dt Pott nell'adulto. (Journal de Métlecine et de Chirur gie, novembre 1900).
A. SrRF.OEY. -
Nella età giovine, le lesioni della tubercolosi invadono rapidamente i dischi vertebrAli e provocano il loro schiacci a· mento. Ne ris ultano defor·mazioni precoci, ascessi per congestione che r endono la diagnosi facile. Nell'adulto, l'evoluzione della malattia è lenta, ins idiosa e dà luogo ad accidenti frusti la cui natu•·a rimane sconosciuta per lungo tempo. Anc he nell'aùulto, come nel fanciullo, le lesioni vertebrali sono s pesso In prima manifestazione apparente della tuber colosi. In vece di esser e diffuse, le alterazioni tubercolari si presentano il più soventi sotto la forma di piccoli focolai circo!:-crilti, limitati ad una piccola estensione del corpo. delle lamine o delle apofisi di una o più vertebre, senza comprometterne gravemente la solidità. La gibbosità manca spesso e Id aller·azioni de lla rachide rimangono per mot to témpo talmente leggiere da passare inavver' Lile. Le piccole caverne e le erosioni superticiali che si pr oducono alla superficie eslel'lla delle vertebr·e appo1·tono l'eliminazione di piccole ma::-se caseose e di g0ccioline di pu~ che si circondano di un guscio fibl'OSO spPsso, r esistente, anHiogo a quello che si svilu ppa in vicinanza della dura mad re quMdo le medesime alterazioni s i producono attorno al canale rachidiano. A mis ura che il pus s i accumula al disotto di questa membrana, questa si distende, si ispess isce, ed accompagna l'ascesso ossifluente nella sut~ marcia attra verso i tes;;:uli. Quando si tratta di piccoli ascessi, essi r estano a ccollali alla colonna vertebrale, sempr e circondati da una massa fibrosa molto densa e formano cosi s lr i!<cie irregulnri par agonabili alle gocce dì c era che discendono lungo un cero.
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Questa falsa m embrana aderisce intimamente ai tessuti vicini. comprime i nervi rachidiani e cagiona fenomeni di nevrite, che danno luogo a dolori intensi, e contemporaneamente a disturbi trotlci e motori varii. L'ispessimento de l tessuto cellulare estendendosi al di là delle lesioni vertebrali, quando queste sfuggono ancora ad una esplorazione accurata, provoca dolori mollo intensi che spesso si attribuiscono ad alterazioni dei viscet·i vicini. Cosi le crisi nevralgiche d'origine ver lebrale, che sopraggiungono in corrispondenza del torace, possono essere confuse con dolori di punta s intomatici di congestione polmonare, ùi versamento pleurico o pericardico, da cui è facile distinguerle per la mancanza di segni fis ici caratteristici. Esse fanno, t.al volta, pensare ad un aneurisma dell'aorta, ma non sono consociate ad alcun distUt•bo circolatorio e ad alcun fenomeno d1 compressione da parte del medias lino. Alla parte inferiore del torace, esse possono simulare i dolori dell'ulcera rotonda. Più f•·efJuentemenle, quando risiedono a livello degli ultimi spazi ioter costali, esse sono r iferite ai r eni: le crisi acute, parossisliche, sono prese. per coliche nefritiche, e l'indolimento sordo, permanente, prolun gato, fanno cr edere alla presenza eli calcoli nel bacinetto. L"asseoza di roodificazioni da parte della secrezione. orinaria costituisce in questo caso un elem e nto importante di diagnosi. Limitati all'addome ed al bacino, questi dolori nevralgici sono stati confusi con una periLonite tubercolare. Quando P.sse dànno luogo alla neYralgia sciatica, vengono considerute come nevralgie essenziali, dette reumatiche, oppur e vengono prese, più raramente, quando sono molto intense, per dolori folgoranti della tabe. Quest'ultimo er1·ore si evita facil mente, perchè, i riflessi invece di essere abolili, sono generalmente esagerati, e mancano la maggior pa rte dei segni dell'atassia. Soveuti, questi fenomeni dolorosi sono attribuiti a nevrosi semplici, quau tunque i malati non ne presentino le principali slimmate. All'infuori dei detti segni negativi che permettono di eliminare le diverse affezioni viscerali e le nevrosi o certe malattie generali, la diagnosi può fondarsi sopra segni positivi di r eale importanza. • La persiste nza e l'intensità di queste nevralgie, la loro
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fissità, la loro resistenza alla terapeulica, l'P-slensione progre!>siva dei fenomeni dolorosi a nuove branche nervose nel senso trasversale, e s opl'atlullo nel ~enso verticale, l'esagerazione dP-i rifte,.si tendinei nel malato, costituiscono già un complesso di presunzioni a favor•e di una lesione rachid ea. Un esame accurato della colonna vertebrale permellera di constatare, ad un gt·ado più o meno pronu nziato, un dolore per s is tente in un punto fisso , in COI'risponjenza delle apofisi spinose o trasverse, delle lamine o dei corpi delle vertebr·e, la sporg-enza anormale di una o più apofisi, ecceziouàlmenle, la loro mobilità eccessiva, e soprallullo, il più so venti, l' immobilizzazione di alcune vertebl'e, quando s i cerca di impr·imer e movimenti di flessione o di es tensioue nel senso antera-posteriore o nel senso latera le. Infine, riconosciuta l'origine rachidea della lesione, sarà più facile determinare la sua natura. La febb re accompagna fr·equenlemente la tubercolosi verll:lhrale. La sua assenza è la regola quando si tratta di cancro o di sifilide. Gli antecedenti personali e fami g liari del malato avr·anno una grande importanza. L'esistenza di lesioni tubercola ri anteriori, nel malato, negli ascendenti, n ei discende ntr, o nelle person e che vivono con lui, faranno propendere per· la tubercolosi. Le alfezioni cancerigne, si tratti di tumori e piteliali o di tumori connettivi (sarcomi), non sono per· così dire mai primitivi nella colonna vertebrale. Se gli anteceden ti sifìlitici del malato lasciassero qualclte dubbio, si potrebbe tentare la prova della cura specifica intensi va. 8. C oLLARD.- L'aortlte pneumonloa . -
(Journal cle M édecine
et de Cl!iru rgie, novembr e 1!)00). T r·a le numerose complicazioni della polmon ite, l'sortite è stata rarissimamente segnalata, ma essa. è forse mollo più frequente di quanto non si creda, ciò che permetter·ebbe, a lmeno in certi casi, di spiegare certe dilatazioni o aneurismi che si producono mollo tempo dopo questa malallia e senza causa apparente. TI dollor Collard ha riscontrato questa complicazione in due malati affetti da polmonite iofeLtiva con stato tifoso, pro•
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s teazione, diarrea, gorgoglio nella fossa iliaca destra, milza voluminosa e pressione a r teriosa bass a. Si sa d'altronde che la forma adinamica della malattia é co nsociata più so ven~i della polmonite infiammatoria clu complicazioni ledenti i diversi organi eù appa1·ati. Per cui iu quella forma l'aortiLe dovrà essere ricercata con più attenzione. L'inizio è molto insidioso; non compa re alcun sintomo avverlitore, ed il medico non riconoscer a il suo sviluppo che ricer cando metodicamente Io stato dell'aorta ogni giorno nel mala to nella s tessa guisa che e~li esamina lo s tato del cuore. Ciò non di meno, un'elevazione di temperatura, che può oltre passare 38•, annunzia talvolta la comparsa di della complicazione, f! Uando essa sopraggiunge dopo la defervescenza pneumonica. AllrG volte, la persistenza stessa della f6bbre ed il mantenimento della temper a tura ad un livello che non si s piega con le condizioni polmonari, richiame1·anno l'atleuzione e far anno riconoscere la dilata zione deli'Mrla. Checché ne sia, i sintomi dell'aorLite pne umonica sono di or·dine generala o locale, ma questi ultimi solamente permetteranno di sta bilire con certezza la diugoosi c linica. l pr imi, p1·cùotti dall'ir rita zione del pne urnogaslrico o del simpatico, possonu mancar e, o. se essi esrs tono, sono facilmente attribuiti alla malattia causale. Lo stesso dicasi della dispnea, soventi mollo mol e~ta, della tos~e l'lecca e r estia, che può essere consociala ad ~spett.o razrone abbondante, biancastra e schiumosa, indizio d'edema polmor.are.
Il dfllore retro-slernale risveglia maggiormen te l'a lterizione del medico. Esso può presentare irr·adiazioni analoghe a quelle dell'angina di petto. T uttavia , i sintomi dolorosi sono poco accentuati nelle sortiti acute secondarie, ed é la ricerca dei se ~n i loca li che pott·à per·meltere di precisare la diagnosi, per· la quale non esis tono che due segni aventi un valore r eale , l'aumento dell'ottus ita aor tica e l'ele vazione della s olto eia vicolare destr·a. Il proressore Potain da lungo tempo insiste sull'aumento dell' o lLusità s terna le dell' ao1·ta come segno dell'infiammazione della pt•ima porzione di questo vaso. L'ottus ità aortica oltrepassa allora il margine destro dello sterno per un'estensione var iabile, ed é dovuta pr incipalmente
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adi un allungflmento più o meno consitlet·evol e dell'arteria inlfìa mmala, a cag-ione della per·dula sua elasticila. L 'elevazione della sollo- clavicolare deslt·a al disopr a del mar~ine superi or e della clavicola è put·e considerala come un IJuou segno di dilatazioue aot·Lica. Questi segui, dP-1resto, possono presentarsi r apidameu le e scomparire nella stessa guisa, ma essi pnssouo pu r e esser e accompagnati dai segni pr oprii clell'endocat'dile acuta. Stando ai falli conosciuti, la prognosi di que!<t'aoi'Lile sarebbe benigna, ma quantunque sembri guarila pet' il mom ento, si é in dirillo di sollevare la questione se il m alato non avra per quel fallo conlt'alla una predi sposizione spiace vole a l ocalizzvzioni aot·tiche ul teri ori. Questa supposizione è tanto più vet•isimile in quantocl11~ si sa che J'aorlile può sorgere in seguito a cause leggie!'e. E quindi importante cut·are questa co mplicazione, col riposo assoluto nel decubito dot·sale p er ~v itare qualsiasi eccitamento circolatorin, col re gime latteo, colla soppr cs:::;ione di qualsiasi medicamento stimolante, come l'alcool , coll'uso della dig'i lale, colla derivazione con le ventose scarificate e più tardi coll' iodut'O polassico.
B.
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P. L ONSIJAL CII E: ATLE. - La. prima medtoazlone •al oa.mpo dt batta.glta. - (Brit. M ed. Journ., 8 settembre 1900) . Benchè l'autore nella guerra Anglo-boer a non abbia avuto
a vede1·e che f~r·ite non r ecenti, i seguenti falli va lgono a spiegare la relazione che ordinariamente esiste tra esse ed i processi infetlivi f\ non infellivi: 1o Le piccol e ferile prodo tte dal Mauser e dal L ee-Metford si ricoprivan o di crosta di sang ue sotto la quale era avvenuta la gunrigione; 2° Una piccola piuga umida, da cui gemeva pus liquido, siero purulenlo che conteneva cocchi e quindi infetto. Questa fe t•ila rappresentava la prima allo stato di set ticilà. La sepsi si a v v erte alle parti supedìciali e non si estende alle pr ofonde;
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3° Una piccola pia ga umida infetta comunicante col la parli profonde che erano anche iofelle e dalle quali poteva spremer s i del pus; 4• La ferita sup~rficiale era già guarita, ma le parli profonde èr·ano ancora infette come s i osset·vò in alcune feri le del torace e dell'addome. In a lcuni dei suaccennali casi l'or ificio d'entrala o d'uscita può essere rappresenta to da una crosta secca e l'altt·o da uno degli effetti d' infezione ::ria descritti; 5' Tutte le ferile estese, cioè quelle prodotte da schejZge tli g t'anute o proiettili esplosi vi erano quas i senza eccezioue infelle sia superficialmente e pr ofondamente sia solo s uperficialmente. L'autore non può da re la ~iusla proporzioM tra le ferite infette e CJ]uelle non infette, ma stando alla s ua esperienza le ferile non infette erano in grande minoranza. È cosa ben nota della ~hirur·gia militare e civile che le ferite s'infe ttano al momento s tesso che sono infer le o poche or e dopo. Que~:~l'è per tanto il momento Diù critico per una fel'ila riguardo all'asepsi. Di qui si conchiude che dovrebbe ~>ssere possibile di aggiungere qualche altra misura precauzionale alla gia valevole prima med ica tura che porta seco il soldato. Senza enlrat'e in particolari questa prima medicalura è costituita da garza e colone antisettici con una ftlscia: il tutto è contenuto in una piccola busta di mackintosh o pel'gamena. Questa medicatura è applicata spesso sulla ferita dal paziente s tesso, dal suo vicin.o, ufficiale o soldato, oppure dal medico. Comunque applicalo, per la fo1·za delle circos tanze, esso lo è quasi inval'iabilmente senza preventiva la-
vatura della ferita e quindi, a parte quanto possono introtlurTe nella ferila le schegge e i proiettili, la pelle del pazientfl, le ùita. gli abili o le dita di chi medica sono la sorgente principale dell'infezione. È del tutto evidente che una prima medicatura s ul campo di battaglia oon può pretendere alle minuzie che si stimano mdispens abili per l'asepsi nella pratica ospedaliera, ma l'autore crede che si può a ggiungere, con poca complicazione, qualche cosa cbe può impedire lo sviluppo dei batteri e a g ire al tempo stesso da germicida. Dopo aver provato il iodoformio ridotto sotto forma di una • pasta in una soluzione di acido fenico acquosa di 1 : 20 questa non delte r isulla ti soddisfacenti- l'autore usò il eia•
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nuro doppio di zinco e mercurio in forma di polvere, di cui lo munl lor cl Lister alla !'<ua parte nza pel TransvHal. L'autore o::servò però che la detta polvere applicata sulle ferite era facilmente asportata dal vento. Oltre a ciò qualunque polvere può esser e difficilmente applicata alla parte posteriol'e del tronco e delle membra senza produrr>e g ra ve disturbo al paziente facendogli assumer e la posizione p1·ona. l n seguito egli impiegò la stessa polvere sotto forma di pasta con una soluzione di acido fenico l : 20. Questa pasta aveva il vantaggio dell'azione germicida dell'acido fenico e quello inibitorio sulla pr·oduzione dei batteri dsl sale ùoppio. Essa potè es~ere applicala ovunque e nonostante il suo largo uso e in ferite estese non sr ebbero mai ef'f'etti tossici o irri· tazione locale. Pei' usarla, l'autore ne metteva sulle sue dita, sulla cute attorno alla ferita e sulla ferita stessa; indi app licava la prima medicatura regolamentare. In tutti i casi che l'autore poté rivedere, le ferite er·ano ra ppresentate da una crosta secca, in cui con attento esame poteva ricoooscor·si il salo doppio. ·- Ritornato in patria il dottor Cheasle ha cercato di stabilire qu~tnto di questa pasta doves~e accompagnare la prima meùicatut•a regolamentare e qual fosse il modo migliot·e per trH>'portarla. Un tubetto compressibile di stagno, simile a quello usato dai pittori per i lOI'O colori è il migliore recipiente per la pasta, la quale non ha nessuna azione chimica sullo stagno. L'aggiunta di vaselina imped isce l'evaporazione e la pasta rimane cosi com'è per anni anche inclimi caldi. La miglior pt•oporzione tra il cianuro doppio e la soluzione d'acido feni co è stata detet·minata da M r. William Mat•lindoiPe dall'autor e nel seguente modo: Cianuro doppio di mer curio e zinco g rani 400 Gomma dragante polverata » 1 Acido fenico . . . " 40 Acqua sterilizzata . . x 800 m. e si riempiano t2 tubi compressibili. La gomma dragante ser·ve a tener la polvere in sospensione. L'aggiunta di gl icerina non é da raccomanèarsi, poiché essa potrebbe impedire che le ferite s i coprano rapidamen te di una cr·osta . Il tubo e la pasta pesano 110 grani. La sua pt·e~enza non aumenta in moùo apprezza bile il peso e il volume del pacchetto di medicazione.
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A parere dell'autore Cfues la pasta costituisce una valevole ag~iunta al pacchetto di medicazione e la sua utilità non può
esser·e giuslamente apprezza ta che oei casi in cui manca l'acqua per la necessar·ia lavatura ddle fe rile. La tecnica dell'applrcazioue è molto semplice: se ne faccia usci re un poco dal tubo e se ne spalmino le dita prima di applicar la sulla cute attorno alla fer·i(.a f\ sulla ferita stessa: dopc> cii'> si sovrappone il contenuto del pacchetto di medtca zio n~. Si potrebbe obbiettare che queste pr ecauzioni sono troppo co mplesse per gl'istinti chir urgicì del soldato ordinat·io, ma dalo ruso della medh:atura, l'autore non crede che l'ol!bie· zione possa avHr' gran valor·e. In conclusione: Una pr ima medicalura sul campo di batlajZlia dovrebbe es~ ere costituila da un tubo compressibile ri pieno di quesla pasta, di g arza nl cia nuro doppio rli zinco e m er curio, e di cotone al cianuro ctoppio, ciascuno in quantità s ufficiente per due ferite. d'una fascia ; di quattro spilli d t sicurezza: il tnllo dev'essere contenuto in buste di mackintosh. G. G. FtESStNGER. - Le appltoaztont prolungate di compresse imbibite 41 etere nell'ernia strozzata. - (Bulletin. de l'.4cadémie ile medeeine, n. 40, 1900). Le applicazioni locali d'etere nell'ernia strozzata sono comunemente usate dai cbir·ur ghi, ma è poco noto l'effetto prodotto da queste applicazioni, non più temporanee, come er ano uttlizzate, ma prolungate e mantenute s ull'ansa erniosa per una o due or e. Pare che la maggior parte delle ernie strozzate, richiedenti per l'addietro un intervento operatorio, cedano all'azione di 11uesto mezzo di una semplicità tutla elementare. Nel g-e nnaio u. s. l'autore ha pubblicato la storia di un'ernia cru rale strozzata da quara nta-quattro or e e ridotta dopo questo te m po coll'uso delle compresse imbibite d'etere. Dopo tre qua r tt d'ora d'applicazione delle compr esse l'ernia rientrava di per sù stessa, mentre tre tentati vi di ta;;cis pratica li da altri chirurgi avevano fallito . e vomiti fecf!loidi, sopr aggiunti dopo ventiquattro ore, spossavano il malato. Ora il dottor Fiessinger rifer isce che Lale fatto venne confermato da numerose osserva?.ioni comunicategli da vari colleghi. Dopo uo tempo variante da un quarto d'ora a due
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ore, tutte le specie d'e1·nin che •·i ch i ~>de va no le loro cuJ•e, crurale, inguinale, omhelieale, rieutrttvtwo di per ;;e s tesse ,o con una pressione iu;;,:.rnilicante ;•sc,·ciliìla dal chirurgo. Ciascuna voltA il collt>:ra in p•·esenza dell' insuccesso ùel taxis e pPr ultimo sct•upolo, prima di •·ico,·rere alla cltelotomia, appl ica va sull'ernia una compres~u imbiiJita d'e tel'e. Egli continuava a ver sar e l'etere len tame 11te,goccia a goccia, per m antenere la COI1 1pt·essa in islalo d'umidità. La ridu:done avveniva lutto d'un tratto, emellenùo talvolt~l il malato un g t•ido di dolore s usseguito immediatame nte da un senso di sollitwo nel momento del la •·ientrata dell'intestino. Ecco du nque un metodo quasi mcl'av i gli o~o nei suoi risultati. Un medico, lontano da un centro . esitante u praticare una c!Jelotomia, solo e senza aiuti, dov ra ricorret·e a tal m etodo. N"lle pt·ime 3G or e, vi sarà tutta la probabilità di riescire ; al dì là di questo termine, sarà nwglio non insistere, per non incorrct·e n el pericolo che un'ansa gangregnata ric11trì nell'adclo me. Come a gisce J'eter·e in s imile caso 1 Senza du bbio per via r·inessa provocando un a vaso-costrizione pr·ofonda. L'ans a ernio::!a s i decongestiona, rientra c0 11 allrettaota fa ci lità con quanta ne era uscita, quando lo slt·angolamento prodotto dal colletto non abbia ancot·a tumefalte le s ue pareti. Ancl 1e le vesciciJe di ghiaccio applicate s ug li s trozzamenti e rni o~ i vant.ano qualclle successo, ma l'etere ha un 'az ion~ più pronunziata, p1·obabilmente perché la •·efrige t·azione pr odotta dall'eter e può andar·e di qualche g rado a l diso tto di uo, mentre il gh iaccio resta a 0°. Si compt·e 11de pu•·e per la medesima ragione che l'azione delle compresse im lJibite s ia più effica ce di quella della pol verizzazione, trovandosi l'etere polve•·izzato mescolato ad una certa quantità d'aria che ne scema g li effetti. B.
B TANS tNI.- Sull'aao del fllo d'oro nell'operazione radicale dell'ernia. - (La clinica moderna, 30 maggio 1900) Se con l'allenta stcrilizzozio11e dei fi li di seta s i p uò acq ui~ stare una grande sicurezza contro le suppura zioui nelle suture che praticansi nell'operazione radicale dell'ernia, non é però straot·dinariamcnle raro il caso, e molli prat1ci se ne lamentano, che talvolta suppurazione più o meno estesa si
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verifichi con la eliminazione di uno o più punti di sutura. Ciò succede o n el periodo posl-operatorio con qualche accentuazione infiammator ia più o meno diffusa, compromett.endo l'andamento per primam, oppu t•e cinque, sei, sette m esi dopo l'umone per prima intenzione della ferita e ciò senza il più piccolo accenno a r·eazion e locale. I nollt·o con la suturo con i fili di set.a, anche quando si ottiene la prima in· tenzione tdeale, .f:enza eliminazione di alcun lacci o uè lo>ilo, né tardi, si verifi ca talvolta la r ecidiva. Ciò dipende, special mente in so!lgelti eli eiA avanzatn, da insutrìciente coaltto or·gan ico cleila linea di sutur·a, e dal fatto che il saldamen to or·ganico del triplice strato con l'areala di Puparzio, vale a di re di muscol o contro aponevrosi, anche dopo dieci o dodici giorni dall'otto opet·ativo non è, in tal uni soggetti, sufTicientP a restsler·e contr'o la prE-ssione viscerale senza subire un cer to stìancamento. Perciò l'autore riti ene che un sostegno fi sico duraturo, o meglio pet·manente, dovrà essere un coefficiente di g ran valore onde impedire la r ecidiva . Penso quindi ai flli metallici. Lasciò da par te il fllo d'argento che, ri gido e gr osso, mallratla l'arcata di Puparzio e ne indebolisce la resistenza, ed impiegò invece il filo d'oro sottile, flessibilissimo, l'esistente, cliP. si può facilmente applicare agli aghi comuni e l asciare in ~rembo alla ferila senza temere alcun m conveniente ril'eribile al corpo straniero. Per la fi ssazione dei punti l'autore trova as!"ai l esto e pratico l'attorcigliamento fatto direttamente con le mani. l capi dei fili profondi rivolge nello spes.:ore del piccolo obliquo, piegR solo di !alo quelli dell!i sulut•a dl:ll'aponevrosi del gran de obliquo.
G. B. C. RAMMSTX DT. -Salle osdftoaztoDi traumatiche del muscoli - (Cent rali.Jlatt f ur Chir., n. 27, 1900) L e ossilicazioni muscolari che si ordiscono in seguito li •1ualche violento trauma hanno sempl'e destato uno speciale inter esse ed haono dato occasjone alle più svariate t•icerch e per spiegar e la l oro patogenesi. L'autore in un br·.eve lasso •ii tempo ebbe la fortuna di o sservar e due maiali, i quali per effetto di un calcio di cavallo riportato alla coscia erano affetti da ossifìcazione del muscolo vasto inLet•no. I n tutti e due i casi r11 prati cata J' estirpazione del tumor e osseo.
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RIVISTA CHIR trRGI CA
L 'operazione non riu scì che u~a ndo grande cautela e pi'Udenza, giacché l "l fibre muscolari avevano fallo di1·ettamente passngg10 alla neofor mazione, e perciò questa non era cir coscr llla da capsula . Il secondo pAziente anzi non pr esentava soltanto una piastra ossea come il prim o, rna anche una cisti ossea, che fu poi accuratamente esaminala dall'autore col microscopi o allo scopo di por tare un contl'ibuto alla que· stione della L18Lura di (jueste O!lsee for mazioni. Le opiniOni in proposito sono tante che alcuni credono questa ossifìcazione l'di'etto d1 una flogosi , altri invece la r itengono una ver a neoforn1azi one. Su di una sola cosa sono d'acco1·do Rli autor i, cioè nel r itene1·e che il teR!':uto ossoo pl'Ovenga del con nPtlivo. È pure accerteto il fAllo che lo stravaso sanguigno prodotto da lla le!>iooe pro voca la pr olifìcazione del conuettivo e l'ossifh.:azione. P ur tuttav1a l'autore t1·ovò ent1·o la muscolatura emcrragie micr oscopic!Je, le quali in diver si tempi hanno avuto l uogo negli Sl1·at1 muscolari. Ognuna di queste emor r ngi e segna la selle di nuo ve proliferazi oni ossee, di moùo che non si può negare un ùi r ello rapporto tra i l pr ocf'sso osteogeno e ques te emor ra f.{ie. H faLLo pa1•ticolar e che p1·esentano le trabecol e ossee , quello cioè di dispo1•si a st l'ali e di derorr8J'e par allelamente all'o<'so sottostante (e in questo caso il femore) senza invadere mai la muscolatura , prove1·ebbe ind il'cutibllmente che la sede or il!inat·ia di quest e prol dìcazioni os~ee sia la muscolatul'8 sl rssn. Ciò è tanto più degno di nota in f(Uanto che starebbe cont1·o l'opinione di altr i, i quali cr edono che in simili casi l a sede della neofor mozione sia nel distacco accid ~ ntale di pezzetti di pe1·i ostio o anche di osso. Rammsliidt considera i suoi casi non come originali da pr o!'esso flogistico, perché dal le sue ri cerche micr oscopiche noo é r isultato alcun fatto clie giustifichi l a supposizione della esistenza di una ll0gosi. Per la diagnosi dilferenzi ale la r ad iogr afin è di un gt·ande aiuto. E ssa ci fornisce contol'ni bene spiccati delle ossa delle estremi!~.
La terapia non abbisogna di esset•e tanto radicale, stando al m omo ai r i sultati ottenuti sopra due pazienti dell' aulor·e, e ciò contr ariamente a f!Uanto propose il clollor Helferich. Secondo l'autore la guarigione é pos!=:ibile anche ri spa rminndo la mu~co la tu ra, e colla guarigi rJne è anche possibile ottenere un buon l'isullalo funzi onale.
C. P .
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RiVISTA DI OCDLISTICA l. W. H. EYRE.- La tuberooloddella oougluntiva.- (Arei!. /. Augenheilk., XL, p. 146).
Tra le circa 2700 osservazioni di malattie oculari dell' A. fi g ura un solo caso di tuber colosi primaria della o..:on giuntiva, e questo unilaterale. Quest'affezione si presenta sotto la for·ma di un tumore caseoso o di una neoformazione a tipo g ranula r e, il cui deco r so t> eminentemente cronico, senza tendenza alla guarigione spontanea. Di solito la cornea non partecipa al processo che in fa si ulteriori, e J'iriae in s tadi anche più tardi vi: sono pr ecocemente inflllrate le glandole preauricolari della parte affetta, e poscia le sullomascellari. Se non "iene curaLa, l'affezione congiunLivaiE' diventa il pun to di partenza della diffusione de i bacilli tubercolari ad allt·i organi. È indicata un'esporta7.ione radicale il più presto possibile, ed aliora si p uò spe1·ar e , come per altre affezioni tubercola ri locali. u111a g uarigione duratura. Coll'esame microscopico fu dimostra ta l' esist~nza dei bacilli del Koch nelle neoforma~oioni con la compressione e lo !<pappolamento dei tumor elli, mentre ciò non si ottenne c he eccezional mente nelle sezioni delle forme g ranulari. E. T . Dotl. ALIFR Eoo BoseLLI. -
Le ametropie nelle aouole ele-
mentari~ Bologna. -(Bologna, Regia tipografia, 1.900).
Contrariamente a quanto avviene presso le allre nazioni, in Italia lo studio delle ametropie .scolari é - dic iamolo pure - trascurato, e sono rarissimi g li oftalmologi che, lasciando per poco da parte argomenti sciantifìci di interesse m e no g enerale, !<i :siano occupati di questa questione, che è pure della massima importanza per il bene!'ser e dei nostri figli, per l'avven ire di quella numerosa schiera di piccoli stuiliosi che p opolano le scuole elementari d'llelia, ai quali spesso si danoeg~ia la vista pr ima di educare la m ente . Sia dala lod e, adunque, all'egregio do ttor Alfredo Boselli per· avere aft'r ontato con coraggio e con serielà d'intendi-
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RIVTSTa DI OOULISTfOA
ml'nti la questione delle ametr opie nelle scuole elementari di 8()Jogna, ofl r(>nrlo per il pt·imo un e~empio, che speriamo veder pt·esto imitato dai medici delle altre provincie del regno. Lo studio del B oselli compr ende tre pat·ti: nella prima, egli espone i 1 i!!mltati delle sue r icerche; nella seconda, accenna br evemente alcune delle cause rh e, seconùo lui, favori scono lo sviluppo delle ametropie nelle scuole; nelln terza egli formula delle proposte tendenti sd eliminare o, pet· lo meno, a r endere meno sensi bili gl ' inconvenienti, che l'i giene oculare deplora da tanti anni invano nelle nostre scuole elemcntari. Ft·a f(uesti inconvenienti, che hanno tanla innuenza st;llo sviluppo e sull'aggravamento delle im perfezio11i visive, l'A. si sol'ftlt'ma principalmente sul la pessima posizione tenuta dagli alunni durante la l ettura, avendo notato che, non già gli ametr opi, ma gli emmetropi sono soliti a leggere tenendo il libro ad una distanza non superioJ'e a 15-20 cm., costringendo l'occhio ad una fatica che avt·a più tardi quelle consr:;ruenze fun este che noi, m edici mili tari, siamo più di ogni allro in graèo di coustatare nel le visite presso i consigli di leva, presso i corpi, e n ei r eparti d'o>-scrvazione degli ospedali. E l'A. giustamen te deplor-a che, mentre esisl.e un certo ri gore negli eser cizi ginnastici affin ché il corpo sia tenuto militnrmente, non si cerchi aHallo, da parte dei maestri, di corregge1•e l e fal se posizioni dei fanciulli durante lo stud io. Ma non basta: per il numer o gran de di anisometropi l 'A. fu costretto a formulare le statistiche sugli occhi, anziché sugli individui esaminali, ed osservò che il fenomeno è progr essivo; Qssia, che il numero delle imperfezi oni visive aumenta costantem ente dalle classi inferiori alle superiori. Quale la causa ? (( Chi osserva attentamente - scrive il Boselli - quale sia la direzione che i fan ciulli della prima classe elementa1·e prefer-iscono dare alle linee di scrittura, rile va subito che due sono i tipi dominanti : l'uno perpendicolare. l'altro quasi orizzontale. Il primo è fi siologico; il secondo non r appresenta che lo sforzo compiuto dal fanciullo a ' 'oler soguirc ciò che gli viene imposto dallo insegnamento (scrittura d ia ~onale). Infatti per conseguire quest' ultimo tipo, il fanciullo da un'inclinazione quasi orizzontale al 'JUadern o, e così, istintivamenttl, obbedi sce ai bisogni fisiologici poiché viene quasi a ricostituit·e il primo tipo : il verlicafe. Ora, a
RrviSTA DI OOULISTICA
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gra.to a gra,\o, il fanciullo si abitua alla scr·iLLu ra obl iqua; ma a spe~r di una v iziata inclinazione del capo e del cor·po, e di una disuguale r otazione ed accomodazione dei due occl ti .• Per eliminare tale i nconveniente, che è vera mente tr·a i più !Zra vi, l'A. ricor'<la e raccomanda la for·mola della Sand • écr ilur e <lroite sur pa pier droit, cor ps dr oit • g ià pr opul!nl~la dal Javal fin dal 188 '., come quella che polr'ebbe attenuare rnolltl delle tr·isLi consegul:lnze sull'or gano dello. vistA dovu te allo stud ioso. Altro inconveniente acce nnato dall' A . cono:;i;;.te n ell'u so oel lapis ner·o, nei pri mi anni d i scuola, ~u r1uadretti r i gati per for·mare dei segni, degli oggetti di uso domestico, ecc.; poichè le linee e i <'Aratleri son poco vi sibili, danno uno speciale riftP!'so, e obbligano l'occhio a fare uno sforzo inLenso di lìssazione, che non può non essere dannoso. L'A. per ciò r accom anda, e con ra gione, che si mile in~e ,l!llamento sia mollo moderato, se non abbantlonato, tanto pi ù dt•>, dt contro ai danni indicati, non si potreb be davver·o oppor r e alcun vanlagc~io reale d a l lato della cultur a e dello svi luppo dell'i ntelligl'nza. Dopo alcune inler·essanti considerazi oni sui l a vor i muliebri r.he s · insPgnano alle piccol e alunne, l'A. insislfl snll'impor \lmza della visione dei colori, facendo la pr oposta, ch e trovlllmo g i u;;tifìcatissima, di tenere in ogni scuola l e carte cr oma\kbe e le l ane colorute, e di educare, con frequenti eser ci zi., il ;;~n~o dei colori negli scolar·i lino al le ultime gradazioni. Iofatll, se, fin dalle pr ime scuole, si desse maggiore importanza All'ed ucazione del senso cromati co, non constater emmo più tardi cosi fPef(uenli discromatopsie, le quali , più che ad una vera e propl'ia anomalia del dello senso, souo da attribuirsi ad un difetto di istr uzione nei riconosciment o dei col ori. L 'opuscolo del •iottor Bo~elli non è soltanto un lavor o ben ratto , ma è anche una buona azione; e noi, nel congr·atularcene coll' A., facciamo voti che lb l'iUe utili ricer che e l e sue cora ggiose proposte valgano tlnalmen te a richiamare l' attenzione degli educatori e dei maestri sopra un ar~omento chè merita un'ampia discussione, e richiede ser·i eù ener gici pr o vvedimenti.
E. T.
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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE F ouRNIER. -
Dlasnoal dell'uloera gommosa e dell'uloera
V&riOOI& della samba. -
(Journal de Médecine et de
Chirurgie, novembre i9U0). Molto spesso é difficile distinguet'e un'ulcera ~ommosa da un'ulcera varicosa, e quasi sempre l'ulcerazione degli arti infet·iori è considerata di primo acchilo come un'ulcera varicosa . Ma praticando un esame accurato, si può evitare un t.ale et·rore che può cagionare gravi conseguenze per il malato. Tra i fatti di questo genere osservati dall'autore, egli rifer·isce il caso di un'enorme ulcet'a clelia gamba, la qua le datava da circa sei anni: avendo l'Autore ritenuta tale ulcera di natura sifilitica, il malato fu sottoposto alla cura specifica, e l'ulcera guarì in poche settimane. La grande diffìcollA della diagnosi di pende dall'associazione possibile dello stato varicoso delle gambe con l'ulcerazione sifìlitica ; le varici, le pigmentazioni, l'eczema, possono coincidere con un'ulcera gommosa e coslituil·e cosi quello stato ibrido che Ricord flesigna va sotto il nome di ulcera sifìlo-varicosa. Iu tali casi la diagnosi è molto difficile, ma é possibile il più soventi stabilirne la distinzione fondandos i sui seguenti dati. In primo luogo, nell' ulce1'a v a rico~a. la sede prP.SPnla la particolari t~ che la lesione si presenta:quasi sempre nella pa1'le inferi.ore della gamba e non risale mai. L'ulcera gommosa, al contrario, risiede indifferentemente in tutte le regioni dell'arto e si può r itener e quasi rert.amenle che un' ulcera che si estende verso il g inocchio è un'ulcera di natura specifica. La molt.iplicità dellf: ulceri é puro un carattere impol'lantc . L'ulcera varicosa, infatti, può iniziarsi con numerosi focolai, ma questi focolai pa•·ziali non tardano a riunirs i. L'ulcera gommosa, al contrario, rimane soventi molteplice, e si può osservarp la gamba come crivellata di piccole ulceri più o meno isolate. Ancile dalla configurazione si trae un carattere import.aute. L'ulcera varicosa può essere più o meno regolat·mente
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RIVISTA DI TERAPEUTWA
rotondeggianle, ma non presen ~a forma speciale. L'ulcera gommosa, al contrario, presenla sui s uoi margini due forme particolari: o è orbicola re, oppure il margine è formato in qualche modo di archi coniugati, vale a dire che la linea ulcerosa è formata di semicer chi che ~i iocPociano sotto un an golo variabile. Il foorlo ed i margini dell' ulcera devono esser e presi in consider·aziooe. Nell'ulcera varicosa, il fondo varia molto d'aspetto e di colorazione, ma non è marcioso, mentre nell'ulcera gommosa quesl'ullimo aspello è il più abituale. Mentre il margine della gomma è tagliato a picco, quello dell'ulcertt varico~a è al contrario lagliaLo obliquamente o più o meno assotligliato. Infine, s i deve tener e specialmen te conto dello stato della zona periferica. Intorno all'ulcera'gommosa esiste un'areola,di co lorazione violacea intensa, ma quesl"areold. è poco estesa, m e ntre nell'~lcera varicosa , sopratu ttO CJuando s i tratta di lesioni antiche, esiste una zona maculosa e pachidermica sempr e estesa . I tegumenti sono violacei, la pelle è aderente a lle ossa, dura, coriacea, e ciò, sopra una consider evole estensione. Se a questi caratteri si ag~iun ge lo studio degli antecedenti, si avranno molti elementi che permettono di fare la diagnosi. Tuttavia, specialmente n<.!i casi misti, essi non !'Ono sempre l!ufficienti, ma in simili casi fa d'uopo pensare alla possibilità della natura sitìlitica della lesione, e nei casi dubbi l'esperimento tera peulico stabilirà la diagnosi. B.
RIVISTA DI TERAPEUTICA W. CAMERER. -
L'urea oome dlurettoo. - (Centralbtatt f .
med. Wissensch ., 1900, n. 13).
Sulla base di numerose esperienze, l'Autore risolve favorevolmente la questione, gia da tempo "dibattuta; circa l'a· zione diuretica dell' urea, e descrive, in ispecial modo, tre casi, in cui quest'azione si dimostrò efficacissima. Ver amente l'A . ebbe anche de~rl i insuccessi, ma soltanto nelle affezioni
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RIVISTA DI DA'l'TERIOLOGlA
m ollo gravi; ecl in tali casi, c<>me, per e!':empio, ne~li alli g rad i di deho l1·zza del musc(•lo cardiaco, giova 8!;SOciat•e la urea alla digitale, ma nei caf'i di ascite giova as:;ociat·la alle punture. Un vautaggio notevole dell'urea é la sua innocuità.; ed usamlola con pt•udenza, non il punto a Lemer s i l' uremia. La do~e é di 10-15-20 grammi pro die, ~ciolti pl'efet•tbilmente in :250 gt'tlllltni di acqua; l'azione mas!':ima si o~ser va due o tre gio rn t df1pn. E. T.
O. Jot, ASSE. d1 feno.
Circa la c ura della olorosl col olls terl (Cent r alhl. I med. Wissen., 1\JOO, N. 6).
Associando il rip0so assnluto in le tto alla somministrazione dei pr e parati ùi ferro, l'autMe ottenne ottimi risultati, cht< egli tifet·i~ce in questa comunicazione. Allo scopo d i sottoporre alla c ura ferru~ in t•~a gl' iufermi con grn vi dis tur bi ~a~ tl'ici, 1•gli le utò la somnti11i,;trazione de lla massa pillolare del ValleL per vitl r ellale in forma di supposilot·i; ma in !30- 3:2 casi trattati con questo metodo, non si ottenne alcun r io;ulluto. A llot·a r icor se ai clislel'i fet•ru!.dnosi (crlt·ato di fert'O 0;1-0,5 su 50 di amido, un cli~lere tre volle ul g-iorno, dopo un c lister e !;emplice pet· vuolar·e l'intestino), e questi si d imo~ lt•arono erfìcacissimi; i distur bi suhbiellivi cJ.,i pazie nti s i ciile::uaron0. gli aumenti settimanali dt emoglobina salirono quasi al n per cento e tra la terza e la decima settimana dt -degenza nell'ospedale si pnté accet·tarc un pertanto normale d i emog-lobina. E. T.
RIVISTA DI BATTERIOLOGIA EOIN GT ON.- Un
m e tod o s emplloe p er la fissazione d ei
preparati dl s a n gue . Il più semplice e SÌ1'UI'O mezzo d i fissmdone, sccouùo l' A. sare b be la forma ldeide. A ~le scopo si usa un recipiente di vetro u forma dt campana il qunle é aperto in alto ed è pr ivo del fonrlo. Il diametro del reciptcnle è di 135 mm., e l'altezza fin o al collo é di no mm. L ' apt> rlura superiore é
RIVIST A D' I GI ENE
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chiusa con un tappo di gomma, nel quale, alla sua estremità infer iore, é applicato con mastice u n comune coprogl'!etti. Il modo di usat·e l'a ppa recchio é il sfguente : l coprio:.rgetti coi prepar ati di sang ue, seccati all'aria, sono collocati s u di u na la s tra di vetro, P. su questa vient' rovesciato il r ecipiente che s i può fa re ader ire pet·fe ttamente alla lastra con vaselina , g rasso. od altro. Il ta ppo viene a llora levato, e sopra il piccolo copriug~Zetli si pone una goccia di formalina, poi si rimette con lestezza al suo posto. L'azione dei vapori di formalina che s i sviluppano in questo a mbien te chiw:;o non de\·e dur ar e meno di 15 minuti, mai più pet·ò di :~O; dopo questo tempo, la fissa zione é avvenuta. l risul tati sono eccellenti, ma è assol utamente necessar io che lo s trato di sang ue sui coprioggelti sia sottile, giacché gli stt·ati spessi facilmen te possono screpolare. Data la sem plicità del metodo, vnlc la pena di proval'lo s pecia lmente nei casi in cui s i abbia fretta el i fì sso re una certa quan ti tà di pt·eparati.
te.
RIVISTA D'IGIENE
......
L. V AILLA RD. -Le oon•erve &Umentarl di oarne. - (Reoue cl' htf{Jiène et de police sanitai T'e, 30 settembr e t900, n. 9).
Questa memor ia, presentata dal c hiar issimo professore del Val de Grace, e discussa nella 1" sezione del congresso di igi~ne tenulosi lestè a Parig i, è della più alta impor tanza per l' igien ista milita re, e cr ediamo perciò utile il riassume rla per somm i capi ai lettori di q uesto giornale. Col nome di conserve di ca r ne s i designano le carni colte, non disseccate e contenute in recipienti metallici eJ·melicamente chius i, e in modo speciale le carni bovine. Esse preparansi solloponendo la carne a una cottura di 100 gradi per u n'or a circa, introducendola nelle scatole metalliche col brodo r isultante dalla cottura e concentrato in guisa da da re col raffredJamento una gelatina cons is te nte, s aldando er metica· m ente le scatole, e ster ilizzando le me1iesim e all' autoclave a lla temperatura di 111•-115° per un 'or a e mezzo circa. Le
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RIVISTA D 1 IGIENE
conserve di carne cosi preparate hanno un'importanza considerevole nell'approvigionamenlo delle truppe delle quali costituiscono l'alimento in campagna, nelle lunghe navigazioni, nelle spedizioni coloniali ecc. Ora é dimostrato che l'ingestione delle conserve di carne detet·mina alle volte de~li accidenti, e nell'armata francese non sono rari questi casi, quantunque la cifra loro in rapporto all'enorme consumo che si fa annualmente di queste carni conservate (:3 milioni di scatole contenenti ognuna la razione giornaliera per cinque uomini) non sia poi tanto elevata. Gli a ccidenti osservati sono di varia specie. In alcuni casi si hanno semplici disturbi gastrici e intestinali. Più spesso s i osserva una vera gastro·enterite febbrile cbe può accompagnarsi anche da evacuazioni sanguigne, da sintomi nervosi (cefalea, sonnolenza, rachialgia, mialgia, crampi muscolar i, midriasi, ansietà respit·atoria), da dis turbi circolatorì (cianosi, debolezza cardiaca, collasso), e qualche volta anche dall'albuminaria, fenomeni tutti comuni al botulismo; la gt•avità però di questa forma morbosa è moùet·ata, e la mot·te é eccezionale. Vi sono poi anche casi che decorrono quasi senza febbre e che compaiono subito dopo l'1ingeslione della conserva di car·ne come che essa contenesse già preformato un veleno ad effe ltù immediato, mentt•e in altri la comparsa dei feuom eni é tardiva (da 12 a 50 ore dopo) e si presenta sotto l'aspetto di una infezione mict·obica. In vista di questi modi diversi d'azione dannosa di ce1·te conset·ve alimentari, sor ge evidente le necessita di studiare queste due questioni: so cioé possano esistere delle sostan:te tossiche nelle sostanze alimentari, e se queste conserve possano contenet·e dei microbi viventi capaci ùi provocare una infezione intestinale. l ueleni chimici nelle conserve. - Messa fuori di questione la possibilità che gli accidenti di cui si è parlato, sieno di• pendenti da veleni minerali, come il piombo, giacché essi non r icordano nessuno dei sintomi prP-sen tati dall'avveleaamento per questo metallo, t·eslano a considerarsi i veleni organici. Si è cercato dappr ima di vedere se il semplice fatto dell'invecchiarsi della conserva, per causa di variazioni di temperatura, e per forze chimiche non ancora conosciute, potesse, all'infuori di ogni azi0ne mict·obica, dar luogo alla formazione di composti tossici. Ques t'ipotesi però manca di
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ver osimiglianza, giacché la materia non si tras forma che sotto l'azione di forze chimiche ener giche o di germi; ~e si sottrae a queste influenze, essa deve rimanere quas i del tutto immutata. Del resto la chimica e gli esperimenti sugli anima li non sono riusciti a coos t.atare l'es is tenza di prodotti tossici nelle conserve ch.a datano da più di dieci anni e sono rimas te inaHerate, mentre milioni di conserve, la fabbricazioni delle quali rimonta a cinque e sei a nni, sono giornalm ente cons umaLe senza determinare alcun inconveniente. La presenza di una s os tanza tossica non può dunque spiegarsi ch e con una di queste tre ipotesi : 1° La sostanza tossica é originariamente con tenuta nei mu3coli dell'animale che ha seroito per la fah brica~ione della conseroa. - Infatti, una carne può essere Lossica in or igine, sia perchè provi.e ne da a nimali eccessivamente affati cati, s ia pe r ché appartiene ad animali che fu cono macellati nel corso di una malattia (affezioni pioemiche e s etticoemiche, enteriti, meteorismo, ecc.); ed è possibile che i prodotti tossici non sieno s icur·amente dis trulli daJla tempera tura alla q uale si effetLua la sterilizzazione. 2o Una carne sana in origine può dioentare tossica nel corso della .fabbricazione allorquando, in causa di ritardit di imperf ezioni o di cattive manipolaz1oni durante illaooro, e88a è stata inoasa da una oegetazione microuica. - Questo può avvenire quando decorra un lasso di tempo troppo luogo fra l'introduzione della carne nella scatola e la sua sterilizzazione, s apendos i che nella stAgione calda sono sufficie nti ventiquattro ore perchè si inizi la pulrefazione. Cosi dicas i dei casi nei quali una scaLola, sfuggita all' azione di un autoclave, viene dopo a lcuni giorni di nuovo s aldata e di nuovo s terilizzata; nell'intervallo che s epara le due operazioni, la carne può essersi guas tata., e ge la seconda s terilizzazione be n falla ha dis tr utto tulti i germi viventi, non é altrettanto s icuro che essa abbia dis trutto i veleni che sono stati precedentemente elaborati. 3• In una cunseroa insu,Ulcientemente steriliuata, i germ i possono persistere oioi e s.o ilupparsi in seguito. - Se la scatola è rigorosamen te chiusa, l'ossigeno libero facendovi difallo, solo gli anaerobi possono sviluppars i, il che s i manifestaco n cara tteri lt•oppo evidenti per s fuggire a ll'osservazione. Se invece una fessura del metallo, o una saldatura mal fatta las cia l i b e 1'0 l'accesso all'aria, possono s vilupparsi i germi
lHVl~'l'A D'Wl l~:> .E
aerobi. Ot·a é ùa notarsi che, conlrtwiamenle a ll'opinione gencrftle, questa vegetazione m icr obica non :::i manife:;;la con cambiamen ti nell'odore . nella colorazione, nell'aspetto estet·no della carne. Delle r icerche speciali sono s tate l'a lte quindi ~ u delle consen•e ùi ogni e lù e di og ni pt•ovenienza , e si é "islo spesse volte che delle ca rni aventi tulla l'a ppnr ertza della perfetta conservazione davc,no degli (~Slt·a lti los<;ici <"he esperimentati sugli animali producevano ora una semplice i poteremia prol ungata, ora la m rH·te. Questo espet·ienze pern nelle quali si us6 l'eRtralto tossico per iniezione soLtoculanea, non provano che lo st~sso avvcuga Jl"l' le vio di g-~~f' tiv o le fJUali sono e~trP.mam e nte tollt>ran li anche alle dosi colossali •li que~li vel eni. Uno '>ludio as~a i in te re~<santfl sarebbe CJUello delle conscn ·e che provocat·ono i fenom eni morbosi, m a quando gli acci<ll:'nli sono venuti in scena , il corpo del delillo è 1>compnr so, essendo stato in gerito, e l'analts i non può più aver lungo. Gli ar;r nti microbici n Pl/e con~: eroe. - ì\1 o Ile conserve conlPngono dei m iCI'obi viventi m•1lgrado la slerilizzflz inne a lla quale fu rono sollopo:::le. Alcune diven gono la sede di fermentazioni pulr·ide che compaiono in grnerale per tempo, ma fJUalcho volta anche dopo qualche anno e mostrano il caratter·istico l'ip:onfiamento del la scatola in seguito alla pressione dei p:az inlet·r.i. Altre non presentano a lcuna alterazione in appa•·enza, ma se si seminano nll'at·ia pMticellc di car ne, o, mt>p:llo ancora, se do pn avere aereA~o a setlicamt>nle il contenuto della con><erva, si pnne la conse rva s tessa alla stufA, si constata assai fre11uentemenle l'eststenza dt ge1•mi rivivi fìeabili. Secondo numet·ose ricer che falle in prop(1!'\ ilo, la proporzione delle conserve racrhiuden li w•rmi r ivivilìcahili i> assai considere vole; in certi cas i ha r<ltzg iunlo ti 70 ed anch1-1 1'80 p. 100 delle scatole e;:;aminate. Stando cosi le cose, un accidP.nle qualunque che sopravvenga alla sca tola (rottura del me tallo, r·oltura di'dia saldatut·a per causa di un colpo), potra provocare l'accesso dell"aria, e, se la tem peratura dell'Ambiente si presta, deter minMe la ve~etazio n e microbieu. P u6 avvenire inoltre che le !>('alole di carne sieno aperte e abbando nale all'ar ia libera pet· qualche ora pri ma d ella loro uti lizzazione in luof!O a tempernlura elevata, ed anche questa è una condtziou e favorevole allo s vilu ppo dei ger mi.
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Il più delle volte queste invasioni batterirhe f'Ì manifestano con caratteri eviJenli. In alcuni casi, invece, la ca r·ne conserva la s ua apparenza normale, ed allora sono faci li gU err ori. Dei germi aerobici osservati n elle colture. - I germi aerobici riscontrati ne lle colture sono: muffe, co~.:ci, baci llì sporuJati, O D O. La per·sislenza di cocci, i l'{uali in genere sono fa c ili a dislrugger·si con temperature inferiori a 100• ed anche non eccedenti gli 80", djmostra che la sterilizzazione delle con serve l'{ua lche volla è mal falla . l bacilli spo l'i ~Zen i sono quelli che più comunemente si l'iscontrano; tali !>Ono il b . .suiAilis, e le diverse variata del mesenlericus (oulgaw s, ruber, fus cus). Il primo non pare a bbia molta importanza nelle modificazioni organolcttiche delle conser ve; non cosi è del mesentericus il qua le in Le1·vie ne atti vamente nei fenom eni di putrefazione. I bacilli non spurulati appartengono generalmen te al proteus oulgaris e al bact. termo. L'inoculazione soltoculanea dei batteri est1•atti dalle conserve non determina gene1·almente alcun a ccidente negli animali, s alvo qualche volta degli edemi localizzati o dei piccoli ascessi circoscritti. Per ò in due con;;er ve le quali non presentavano alcuna appureoza cl i alterazione, fu riscontPalo un bacillo roliforme il IJUa le, inoculato in piccola dose sotto la cute aò una cavia, ne pr ovocò in poche ore la morte. L' ingestione delle stes~e colture non provoca alcun disturbo apprezzabile. Giammai furon o· J'iscontrate le varietà bacillari c he sono state descritte s ug li av velenamenti per carni fre sche alterale , specialmente il b. enteritidis di Ga rtner e il bacillo di van Ermengen. I l non essersi ri scontrata finora nell e conser ve l'esis tenza di batte ri patogeni per l'uomo, non vuoi di r e però che non vi possano q~<~a l che volta albergare. Del r esto, è bene ripetere che ricerche ffimili non s i s ono mai pol•1te eseguire su conserve che avevano dato luogo ad accidenti. l fatti suesposli pr ovano ad o~tni modo che le conserve di carne sono spesso mal ster ilizzate g iacché molte di esse conservano crcrmi viventi. La causa devesi all'insufficienza del grado e "del tempo. Esperienze dirette hanno mostrato
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che se si sottopongono le conser ve alla temperatut·a di 120• n e~li autoclavi impieg1-1ti dalla industr ia, é solo tiopo un'or~t e mezzo cir ca ch e il centro della scatola tocca i 116•. F\ial'<sumendo le cose espos ~e, si può dunque dire che una conser va può essere òann o~a perché é fabbricata con carne mHls ana, pel'chè è preparata con neg ligeuza, perché si usa no deplorevoli modi di preparazione, in fine perchè i pr ocessi di fabbricazione non realizzano una sufficiente sterilizzazione. La segnalazior1e di questi fatti indica n el medesimo tempo i mezzi atti a p1·eveni re g li accide nti che possono e~sere cagionati da ll'uso delle car ui in conserva.
te.
F . MAR INO. - Jtioerohe sulla iDfettività dei Ubri maneggiati dai tiatol. - (Supplemento al Policlinico, n. 44, HJOO). Mentre è molto diffusa l'opinione che diverse malattie infettive, compr esa la tubercolosi si possano diffonder·e per mezzo di libri e di a llri <oggetti che siano stati a contatto delle persone inferme, numerosi sperimentatori, dalle molteplici ricer che in p1·oposito, volle specialmente a constatare la trasmis~ibilità o meno deila tubercolosi per mezzo dei libri, ebbero risullati disparatissimi. Cosi Du Cazal e Calrin per la tubercolosi ebbero r·is ultati tutt'atl'allo negaLivi, mentre il Busque t ottenne prove positivissime. L'autore nelle sue ricerche s eguì due metodi di Yers i pr·endendo da una parte in egame divers i libt•i che er·ano stati a contallo con individui lubet·colosi, e dall'altra infetLanùo co n es pettor ali &Itri libr·i per studiat·e la durata òi perman enza dei bacilli in comltzioni ùi vir' ulenza. Raccolta la polver e caduta per il tagliuzzamento di png ine ùi libri stali manegg iati da Lisici, mesco lata cnn brodo sterile ed iniettata nel peritoneo di oltre cento cavie, non ne morir·ono che due e pr ecis amente quelle iniettate nel peritoneo con 2 ce ntimetri cubi d i brodo contenente la poi vere di 5 pagine di un libr·o di devozione, s ulle quali erano lilo~rafate figuri ne di sauti, baciate spesso dagli infermi. Contemporaneamente in u n'altra serie di inoculaziooi praticate s u libri letti e maneggiati da tubercolosi ma espos ti per circa tre settimane all'influenza della lu<.: e diffusa. non ebbe alcun risul-
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lato positivo. Inoltre raccolta la polvere di libri appena giunti dall'ospedale, mescolata con siero di sangue e fattine preparati col metodo di Ziebl, in soli sei dei numerosissimi esaminali, ebbe a riscontrare il bacillo tubercolare in rn E!zzo agli altri microrganismi che si presentavano sotlo il campo del microscopio. L'autore conclude affer·mando che da ta la g rande raritA con cui nei libri maneggiati dai tisici si constata la esistenza di bacilli tubercolari e dala la grande rapidità con la quale questi restano ster ilizzati solto l'azione dei modificatori natu r ali, è infolldala la preoccupazione di taluni che credono per tal mezzo possa facilmente avvenire la trasmis sione della malattia. Non puossi escludere possa esservi pericolo in primo tempo, ma per liberare tali libri dai rari bacilli eventuali, senza ricorre1'e ad ene1'giche di->illfdzioni artificiali, basta esporli per qualche mese all'azione degli agenti naturali, aria e luce. G. B.
F. SCHOOPS. - n perosstdo dt oloro appltoato alla d&puradone delle aoque. - (Reoue d'hygiène, a gosto 1900).
L'autore ra la critica del processo Bergé sull'applicazione del perossido di cloro nella depu r azione delle acr1ue. E s pone auzitullo alcuni cenni storici su questo gaz, ricorda i me todi di prepar azione ecl i pericoli che essi presentano; le pro prietà fi s ico- chimiche di questo corpo accennando special· monte al suo forte potere oss1dante, le difficolLà di dosagg io, non essendo ancora di composizione be n definita. Dimostr·a poi che nell'acqua trattata col perossido di clor o si formano dei clorali ed ipocloriti specialme nte di calce; elle la distruzione delle m aterie organicbe anche dopo 15 ore é solo dal O al 13 '/o. Riguardo l'azione dell'acqua contenente c;, 0 4 sui metalli l'A. riftlrisce i risultati di alcune s ue esperienze, nelle quaLi é dimos trala la racilita con cui piombo, rame e ferro vengono intaccati. Riconosciut.a perciò necessaria l'eliminazione dell'eccesso di perossido di cloro per garantire i consumatori da probabile avvelename nto, a quali procedimenti bisogna ricorrere per ottenerlo ~ Schoofs non crede, come Bergé afferma, ad una sparizione spontanea del per·ossido ; e poiché non
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si può far inte rvenir·e con buoni r·isui LRli n~-'lla dr>purazione in grande, l'azione della luce, che, come e unto, mollo influ1sce sulla decompo~J zion e ciel reo2'e nte, r itiPne indispensabile la filt1·azione lenta dell'acqua conte ne nte eccesso di realtivo,
aLLr·llvt>r·so ca rbone coke. Di fJ'Onte a questi incon ve nienti l'Autore consiglia di r igetta re l'appl icazione di qu t:'!"lo metodo di pur·i!ìcazione, pe1·ché con esso non si r iesce a m•glior·are l'a ~.:qus . mentre s'inlro· ducono nella s tes~a corpi estJ·unei, r.o rne i clor a ti e g li ipoclOJ·iti, che per essere facilm e nte a ttaccabili dnl!li acidi anche deholi, e quindi anche dn qnelli contc-nuti nel succo gas trico, possono da1· luogo a disturbi no n lievi. ;'1[.
c.
Sulla dlssemiuazlone del germi della tuberoolosl.- (Zei lsc:l! rift j'1l r 1-ftHJiene nnd Infection:~kran klt<!i te n, n. 2,'1!)00).
.A. MoELLER. -
L'A. riferisce i l'isultati df> lle sue esperiPrlze, di r ette a dete rminare il grado d'infezione provocato dalle pa1·tic••lle esp ul ~e dfJi tube rcolosi, quando tossono, starnutano o parlano. P e rtanto egli so sre~e. in vicinanza dei maiali, delle lamine pnrloog-getti, ricoper te di un maìzo nulr itizio, gelati na o glicerina. Tali lam ine rimasero ster·ili ogn iqualvolla ve n· n e r o collocate di dietr·o od ai lHti dP.i mala ti. invece, d1sposte a meno di un metr·o avanti ai malati, vennero trovate infette 16 volle s u 30, vale a di re nella metà dei casi. Per polflre r iscontrare dei bacilli di K och s u tali lamine, è necessa t'io, n el ma :zgior numer o de i casi, leneJ·Ie esposte pr 1· 5 o 6 ore dinnanzi al malato in par·ola . Il nume t·o dei ger mi così r-accollo é generalmente m ollo piccolo. Nello stesso infermo, esso oscilla fra limiti molto estesi, talché in ce rti periodi vi é la massima difficnltà nel rintracciare poch i rari baci Ili, m entre in altri momenti i bacilli son molto più nume1·osi. I baci lli dAl Koch si riscontr·ano sopratutlo in gran numero n elle goccioline emesse con l'es pe ltol'azione. Tali goccinline, contene ndo pure delle fibre elastiche, si de ve conchiutlere che tali micr obi pr·ovHngono dalle particelle ai sputo rimaste attaccate alla mucosa durante la traversata bucco-faringea e non dalla snliva. D'altronde nella se mplice saliva ve nner·o trovati i bacilli della lub~rcolosi sol· tanto 3 volte su 30 esaminati. - Gli esami laringoscopici
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dieder·o sempre luo~o a d un'a b bon dante projezione di f!OCcioline coulenenti numerosi b acilli ù i Koch, as &ieme a fì bt•e elasliche, goccioline che si depos ita vano s u lutti gli oggetti aUornianli l'esaminalo. l no l tre il M oeller collocando delle cavie a 2i'> o 30 centimetri d a i m a la ti di tuber colosi, durante ~li accessi di losse, oss<wvò come sei di tali animali soc.combessero in un periodo di t e m po ùa tre a sei settimane senza che sugli stessi s i pote~s e !:;Co pr·ire !n presenza del ba· ci\lo lubt:Jr·colare , per·ò su du e di esse venner·o (r isconll'a le delle glandule giganti in sezio ni dei g a11 g li br•onchiali; altre due cavie morir·ono di tuber colos i nello s pmdo da d ieci ad undici selLimane. Inoltre eg li ri scontr•ò come le mosche trasportino bacilli della tubet•colosi, s pecialmente oei loro escr ementi.
G. B.
B. MARTE t... - D oarbonohlo del oaD1. -(Annales de l'Institul Pasteur, 25 ge1•naro l ~JOO). Generalmente parlanùo, il cane é eefrattario al carbonchio. Bisogna però fa re un'eccezione pei giovani cani, la resis tenza dei quali è tanto minore quanto più piccoli sono, nei quali casi é facile fa rli soccomber e a una infPzione carbonchiosa ad andamento r a pido inoculando il batte rio nella pleura. La resis tenza dei cani adul ti non é assolutu (grandi dosi di virus carbonchioso, condizioni sperimentali particolari, come l'esti r pazione della milzt~ e l'iniezione intravenosa di ernul!•ione d i carbone di leg no, la grivazio oe di acqua). In quan to poi alle modificazioni della vi rulenza del batterio che é passato pe r l'org anismo del cane, delle èsperienze di laboratorio di E. Roux banno m ostr ato che il virus carbonchioso si tr o va r inforzato, per la cavia ed il conig lio, in una misura alle vol le assai grande. L'autore ha fallo esperienze in proposito ed ha constatato quan to f>e~ue : 1° la norid7.ina ed il pirogallolo diminuiscono la res is tenza nnLurale che il cane adulto oppo ne all' infezione carbonchiosa sperimentale ; 2• l'or g anis mo indebolito del cane arrabbiato è sensibilissimo all' infezione carbonchiosa; 3" i ca ni ad ulti possono soccombere all'inoculaziooc sottoculanea del virus carbonchioso che è passato pel bue ;
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4• dopo un ;::olo passa~tgio per l'organismo del cane adulto arrabbialo, il bacillo si r inforza sufficientemente per permetter e i passaggi successi vi da cane a cane. Passando per l'organismo del cane adulto normale, i l vit·us carbonchioso di origine bovina esal ta la sua virulenza e può uccider e i cani in pr oporz toni assai considerevoli. I pns8aggi successivi da cane a cane divengono po;::sibili, se non sempr e fAcili, e pro·curano dopo 30 a 36 passagg-i un bacillo che dà subiLo la m ot·te ai con i di divet·se r azze e Ji divet·se st,,ture; 5° il bacillo r infor za lo per numerosi passaggi attr aver so l'or ganismo del cane !HJllisce delle variazioni morfologiche: diventa più cor to, più ammassalo e non da più filamenti lunghl nei mezzi nutritivi liC]uidi. te.
SterUlszadòne tndutrlale delle aoque potabtlt con l'ozono - (Rieista d'igiene e sanità pubblica,
M ACCAGI'O. -
16 mo~gio 'l!JOO).
L e pr opri ela batLericide dell'ozono furono scoperte nel1881 da Chappui s e .J am es; solo nel 18~4- per ò Ft·òhlich presentò alla Società elettrotecnica di Berlin o appositi apparecchi costruiti dalla casa Siemens e Halske. Ohlmliller con questi appat•ecchi potè conferm are il poter e batterici da dell'ozono, e le sue conclusioni i ncot•aggiar ono Tinda.ll a fare esperim enti in grande. Nel 1895 all' Esposizione d' ig iene al Champ de M ars fu esposto un apparecchio T indall; nel prin cipio del18!l5, M armi et• e Abt•aham rip t•ef:er o lo studio della CJUeslione ed il nuovo pt·ocesso dn IOI'O imaginato fu esperim enta lo con succes;;o a Lilla nel 18!18 e 11el JR99. Fu i mpiantalo uno stabilimento apposito comprendente : la produzione di'Ila col'l'ente elettrica, la pr oduzione d PII' ozono e la s terilizzazione dell'acqua. U n'appo!=:ila Commissione fu nominata o.llo scopo di controllare le espC'rienze le quali fut•ooo 1-lseguite sull'acqua di Em mer in, e fu co n~latat<> che m enll'e quc>!:'l'acqua, prima del trattamento, conteneva da 1000 a 3000 batteri per cen timetro cubo, dopo i l Lt·attamento non ~i avevano che 2-5 coloni e di un solo germe, il b. subiilis. Si constatò in oltt·e che l'acqua ozonala conservala 1:!, 2~, :l6 o t·e ed anche 4 giorni in labo-
ratorio, ri mnneva sterile ed era relativamente più povera di germi della stessa acqua analizzata poco tempo dopo la pr esa dei campioni. Le concl usioni del rapporto di Cal mette furono che il processo di steri lizzazione delle acque m ediante l'ozono,
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NOTIZIE
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coll'apparecchio dei signori Marmier e Abraha m è di un'efficacia incont.esLahile, che la disposizione semplici;:sima, la robus tezza e regolar ità di funzionamento di questi appar ecchi danno tutte le garanzie che si ha diritto di esiger e da apparecchi veramente industriali, che lutti i battet•i palogeni e saprogeni che si tr ovano nelle acque studiate sono perfettame nte distrutte col passaP"gio delle medesime nel la colonna ozonatrice, tranne qualche germe del b. subtilis i! quale del resto e affatto innocuo, che l'or ganizzazione delle ac11ua non induce nella medesima la formazione di alcun e lemeuto nuovo dannoso alla salute. L'A. d ice che la serietà dei componenti la Commissione non lascia dubitare sull'esattszza delle conclusioni. Ad ogni modo non sarà male attendere che qualche altra citta faccia esperimenti su vas ta scala e che i buoni r isultati siano replicatament.e confermati. te.
NOTIZIE La 1ouola d'applloazlone dl 1anltà mUltare ln Autrta .
.\.bbiamo già dato notizia, nel fascicolo di novembre dell'anno scorso, d~lla inaugurazione sole nnemente a v venuta a Vrenna ti ella nuova scuola d'applicazione di ~ani là militare (.\1ilitiir iir:ztliehe Applicationsselwl~). Ora abbiamo sort'occluo un elegante opuscolo (Festsch r ift aus Anlass der (eierlichen Ero.J!nuny de r mil. éirztl. Applica tionsschulc), nel quale sono contenuti i discorsi pronunziati in quella circnst11nza . Sorvolando sulle frasi augurali d'occasione, ben giu;:tilìcate del r esto, a bbiamo trovato nel discorso del colonnello medico e professore universitario D~ Kratschmer, dir ettor e della scuola, alcune notizie e coosideraziooi che ci pare prezzo dell'opera, riassutnP,re: Una scuola pei medici militari esis teva a Vienna fin o dall'anno 1785. Esi:'& subì in seguito varie vicende, ma il ~ uo miglior periorlo ru c.lal 1854 al '1873, es~endo stata rifor·mata col titolo di Med icinisch-Chirurgisehe Jost:!phs-Akademie. Nel J 873 ru soppressa. Ed ora, malg rado il b1sogno che anche l'Austria ha di nuove economie, malgrado che in Aus tria l' istru-
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:\OTIZI E
zione medico imparti ta nelle un1versità sia per lo meno co~ ì com plf'tn e ('et·fetla come nel le nostre università, i nosl t'i vicini, dnpo aver fatta l'espet'ienza del J'<'!:ime senza scuolu, · hannu sentito il bisogno di ritornare all'an tico. La necessità d i una scuola speciale pfjr i nwdici milit ar i , è dall'ùratore messn in evidenza a luce n•ct•idinna. A nzitullo il laur eato che esce cloll'n n ivl~ rl"ilà. ha. biso~nn di un cer to pel'iodo ol i tirocinio per pntN·c esser· pronto a esercitai'(' l'arte salutare in tutte le possib ili evenie nze. È per quest~> che i n tutti i paesi della corona d'Ungheria, color o che vogl iono csst•r e abilitali all'eset·cizio prat tco dello m edici na d·'bbono fa r e, dopo gli esam i uni ver si la l'i di dottor ato, un anno di pralic:a i n uno speda le. Nei p81\Si della cot·ona austr iaca questn prin ci pio n on è stillO adollalo, ma non per sfiducia nella s uo bontà, ma piuttosto nella considerazione del mollo tempo e danai'O cht> co;ot a già il tt:rocini o medico unh·er·s1 tat·io. Ancho per gli impieghi nei set· vizi sAni tari dello Stato, questo ri chied e la prova di uu corr edo di co~n i zioni che o non sono aliatlo in!'<egnate n elle univer sità, o ppure non con quella esl•m~ ione e profondità, che è necessa t·ia, e che è effettivamente ri chiesta dai ri gorosi esam i t•elalivi (Pf! y.~ilcals· p ri~{Ull!J).
Qual moravi;.dia che anche per il medico militare si ri ch ieda che lìn da l suo in~l'e:i'SO in carrier a egli abbia già un sufficiente corredo delle cognizioni special.i necessal'ie al suo set·vizio? Si dice spesso che il servizio militare si appr endt> pr esto e d1 per sé, colla JWatica. Certamente il set·vizio pt·atico è un eccellPn te maesl t•o, ma questa via è trnpp() lc>nla e pet•ciò i nsufTicicn te. Il princi pio d'impar ar e il ~ervizi o col servizio non va p1ù. Bi :;o~na che illtncdico m ilitn1·e, fino Jalla sua entrata in carriet·a, sia già completamente preparato n tullt: le ev enienze del servizio. Il O 1 rf~ t. t.n re
Dott. F. L..umoLFI, maggior generale med ico. Il ReUf;J.t.tOrE::
D.• RtooLFO L tvt , ma ~gio t·e medico. GioVANNI ScoLARI, Gerente.
RI\.ISTA DI BA TTERIOLOG IA.
Ed ingl4n. - Un metodo mnplice per la nss...zione dei J>reparati di
saogur . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . l'a g. 1on BIVISTA D' IGIE[';E.
Yalllard.- Le conser,·c alimentari di rame. . . . . . . . . . Pag. I l\ l 1(16 Marino. - Ric~rche sulla infett i vita dei li bri maue~:gia li riai lisi d . Scfloofs. - Il perossic1o di cloro app licato alla drpn raziono:- dPII" l(·i' acque. . . . . . . . . . . . . . . . · . · · flloeller. - Sulla ditl~emioa?.ion~ rlri ;::ermi della lulmi·ec•losi. . . . IO" Mariti. - Il carbonchio dai ca ni . . . . . . . . . . . . · · Maccagno. - Que>lioni del giornu.- Steril izzazi•lnè uuJu.;t ri;de rlt·lle
10t)
aequo potabili con l'owno. . . . . . . . . . . · . · ·
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NOTIZIR.
La scuola d'ap,,Jicazion~ di sanità militare in AtL,trill
. . ''·•Q. 111
GIORNALE MEDICO DEL
REGIO
ESERCITO
Dlrtzllllt e Ammlnlatrulone: pretso l'laptltorato di Sanltt Militare VIa Vtntl Settembre ( Palazzo del Mlnlattro della autrra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Glor1tale .~edlco dd 11.• Eserci to si pubblica l' ultimo giorno di ciascun me..;e in fucicoli di 7 fogli di stampa. L'abbonamento é sempre annuo e •lecorre dal t• gennaio. Il prt>v.o rtell'abhonamento è : Por l'Italia e la Colonia Erit rea L. 12 Per l' Estero . . . . . . • 15 Un fascicolo separato cosl.:l . . 1, 25 L'abbonament o non rlisdotlo 11rima ciel t• dh'Ctnbrll ~·intonò e r innovato per l'anno suecessh•o. l signori abbonati miiit:tri In effet ti vi ta di ser1•izio possono pagare l'importo dell'ab· bonamento per me:r.so nel r ispettivi comandanti Ili corpo (anche n rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche. fo tografiche, ecc., cbe accompagnassero le memorie, sono a r.arico degli autori. Gli estratti costano L. 7 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o fra7.ione indi visibile di foglio, " per cento esemplari. Il prezzo ò ejlunle sin ebc ei tmltl di 100 e.,emplarl o di nn numero minore. l manoscri tti nnu si restituiscono.
DIARIO sulle fasi che donà subir e il Cor110 sanitario militare e qnello veterinario }161' g li elfetti della legge s ul Limiti d'età, compilato dal capit~no contabile VINCENZO SOMMELLA. -
Roma, 1900.
Il capitano Sommella, in base al l'età di ciascun uflìciale del Corpo sanitario, quale risulta dall'Annuat·io del HlOO, ha ricerca to quali e quanti ufficiali· di ciascun grado saranno anno pe r anno, fino al 1915. colpiti dai limiti d'et..'l, e quali e quanti saranno quelli che rispettivamente li sost itairanno. Naturalmente, non n vendo il compilato r~ potuto prevedere nè Je Yariazioui nell'ordine d'anzianità prodotte via via dagl i esiti degli esami, c meno ancora le perdite che necessariamente avverr;lnno per mor ti, ri· Corme, dimissi oni ccc., ìl lavoro non può essere consider11to come una predizione infallibile del futuro. Nè l' uutorP vuole spacciarlo per tale. Ma ct~rtamente serve n stabilire approssimativ:uuente, quale può essere la sorte di ciascuno, nella peggiore delltl ipotesi possibili; e sotto un punto di vista più g-enerale serve a far prevedeN qunli saranno per i tre lustri avvenire le condizioni dell'nva.nznmento nel Corpo sanital'io, nel caso, ben inteso, che le vigenti leggi sull'avanzamento sui limiti d'età, e sull'organico del corpo non abbiano a subi re variazioni. - Quest' opusc()lo si può avere inviando L. l all'autore, Yia Cernaia, N. nl, Roma.
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Anno XLIX
N. 2. - 28 Febbraio t90t
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811 abbonamenti si ricevono dall' Amministrazione del giornale Y1a Vanti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra).
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SOMMARIO DRLLE MAT ER I E CONT ENUTE NEL PR ESENTE FA SCI COLO
Mariotti Bianchi. - Gli enantemi bocc:~li nel morbillo . . . . • . Pag. U 3 Sforza. - Sulla tloirormita delle stati~tiche sanitarie militari . . . • t~t Oatlno. - l criteri odierni di cura dell"otitu media purulenta cronica t~ RI'6'18T.t. DI GIOR~.t.LI lT,U , I.t.lWI ED E8T.Eal.
RIVISTA Mll;DICA. We ber. - La cu ra delle forme gravi di relllnati;mo articolare acuto considerato lJUale artrite infettiva acuta . . . . . . . • . . Pog. l 40 Sacomocovlleff. - Le congestioni polmona ri loca lizzate agli apici e s imu lanti la tubercolosi . . . . . . . . . . . . . . . t 40 Cinti. - Sul valore diagnostico o lerapeutico del cateterismo degli uretcri . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . • 143 Coveland. - Atassia locomot rice . . . . . . . . . . . . . . !4!> Sebrtng - L';tciao S.11icillco nt!lla cura aena polmoni te . . . . . !48 Schifi. - Mlcllte trasversa ~(:ula cmorraglc.:t. . . . . . . . . . U !J Slawyk. - Cootrlhuto alla casuistic:l delle paralisi emUaterali postdiftericllc • . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . ! 50 Salanone-lpln. - Il pronoslicc remoto delle pleuriti siero-flbrinose . f 5t S~lllvan - Mo rte ~ uhitanea per occlu:.ione della a rteria polmonare. t 5i! Bertarelll. - Tiroirllte suppuraliva post-tirosa da bacillo da Eberth. ,. 153 l o Monaco e Panlch l. - Sul r~nomeno dcll'a:;:g lutina7lone nel sangue 11~1 malarici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • f :S3
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RI VISTA DI NEVROPATOLOGIA. Gllle• de la Tourette. - La dose Sllfficicnte del bromuro cd il seguo della. pupilla nel trattamento della epilessia . . . . . . . . Pog. 155 Guttmann. - Disturbi Ctlrobrali ccnsecutJvi all'innuenza . . . . . 157 Yan Gehuchten. - Riflessi cutanei e r iOessl teodinei . . • . . . . 159 Carnia. - Cerebroplef\ìa infantile con sintomi di paralisi agilante. . ,. 16! Frank. - Di alcuni santomi poco rrequ~ntl n~lln paraliSI agitante . • 16:1 Koenig. - Sindromi o~lari Isteriche, slm ulo.ntl aiTezioni orl!aniche . 163 Yon Bechterew. - Ulsturbi acuti della molilitil oegli alcoolisti, avent i i r:araueri dell'atassia cerebeilosa . . . . . . . . . . 167 KHppan. - Encefalopatia da trauma . . . . . . . . . . . t 68 Yon lllonakow. - Circa l ncollbroml della eavita cranica . . . 169 Avellls. - La nevralltia rral\ca del larlngec• supPriure . . . 170 Dreyfu. - Crisi epi lettiformi provocate rla un tappo di cerume 171
.l
IIIVISTA CHIII UHGICA. Tuffler. - Analgesia cocainica per la via della rachldc . . . . . . Pag. t a Stlmpson. - Un metodo semplicissimo per ridurre le lussar.iooi della s jtalla e dell 'anca . . . . . . . . . . . . . . . . . 175 Dleulalof. - Ascesso del cervelletto . . . . . . . . . . . . . t76 Kuffler.-;- .11 diagnostico dl1Toreuz1ale tra il calcolo dell'uretere e l'appendicite. . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . 177 Harath. - Sul la operazione radicaln del variccccle . . . 178 Corte. - Sulla l~rapitl delle fratture della rotula. . . . . . . . t79 Feilehenfeld. - Della proiiiM•i oella n:trco.<i dororormica. . . . . 180 ferraioli. - Nuova s11tura per tendiui . . . . . . . . . . . . 181 Hildebrandt. - Bottone di Murphy rnodillcato por la gastroenterostomia. . . . . . . . . . . • . .... . . t 8:1 Petrecca. - Cannula toracica a doppia corrrnto per l;t cur~ dello empicma. . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . ! 83 Colley . - La pcriarlritc omeroscapularu . . . . . . . . . . . 18'
Per la continttazìone dell'indice vedod 111 pagina 3" dello copertina).
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GLI ENANTEMI BOCCALI NEL MORBILLO O;servazioni del dott. G ia m b aUillta M a rioUi B ia n e hi, tenente me11ico nell'ospedale milìtarc di Boma
Lo studio dei sintomi boccali del morbillo ha acquistato in questi ultimi anni un'importanza notevole per le varie questioni che ad essi si connettono; questo studio è stato fatto esclusivamente, o quasi, nei bam· bini, essendo ben raro il caso che si presentino epidemie di mor billo in adulti nelle cliniche e ,negli ospedali civili. Il medico militare invece si trova in COndizioni favorevolissime, perchè ogni anno, nel pe· riodo dell'arrivo delle reclute, si ha un'epidemia più o meno vasta di questa malattia, che ordinariamente ~lpisce appunto le reclute. Quest'anno, ad esempio, 1 casi sono stati discretamente numerosi, ed essendomi 8 ~to affidato dal Direttore di quest'ospedale il riparto delle malattie diffusibili, ho voluto ricercare in ogni caso gli enantemi boccali, e vedere se si trovano negli adulti e con . quanta costanza. Pel medico militare ciò ha nn' importanza molto notevole, com'è facile comprendere. Infatti, dato il COncetto della contagiosità del mor bo fin da· parecchi giorni prima che si manifesti l'esantema, il trovare dei sintomi veramente valevoli a far la diagnosi precoce, equivarrebbe a rendere più facile, più precoce 8
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GLI ENAXTEMI BOCCALI NEL MORBILLO
l' i:~olamento e quindi più limitate le epidemie di quartiere. I sin tomi del periodo d'in vasi one, il cui studio è relativamente recente, sono quattro: tre della bocca ed uno dell'addome. Di quest' ultimo non mi occupo, prima perchè affatto incostante, ed in secondo luogo perchè oggi è quasi escluso che si tratti di enantema peritoneale, e si ammette invece che sia un puro e semt~lice gorgoglio intestinale prodotto da gas. (Sintorna del Bolog nini) . Gli altri tre sintomi riguardano tutti la cavità. boccale, e sono l'eritema del palato, il sintoma del Comby e quello del Koplik. L'eritema del palato è costituito da piccole macchie rosse, ordinariamente in numero notevole, di forma. irregolarmente rotonda. Sono specialmente n.umerose nella regione tra il palato molle e il palato duro. Esse furono descritte primiera.mente dall' Heim e da. Mare d'Es pine e poi da molti altri. sintoma. di Com by si osserva sulle gengive: esse sono tumide ed arrossate, e presentano delle· piccole chiazze bianche, costituite da un essudato che si stacca facilmente, senza lasciare uloerazioni al disotto. Queste chiazze bianche sono variabilissime di numero e così pure di grandezza; infatti se ne trovano alcune puntiform!, altre molto più grandi, fino ad occupare quasi una. gengiva intiera.. Fu descritto dal Comby nell'articolo Morbil lo del trattato delle malattie dei bambini di Grancher, Comby e Marfan. I nfine il sintoma di K oplik si localizza sulla mucosa delle g ua.ncie e consiste in un numero variabile di macchie rosse e talora bluastre, spesso con un punto biancastro nel centro. Questo sarebbe, secondo il Koplik, un sintoma addirittura pa.tognonomico dell'infe_ zione morbillosa e data la sua comparsa anteriore
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GLI ENANTEMI BOCCALI ~EL MORBILLO
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sempre all'esantema e talora di due a tre giorni, costituirebbe il desideratum per un efficace e precoce isolamento degli individui affetti. Dopo il primo lavoro del medico americano (1) pubblicato nel 1896 e a cui seguirono due altre comunicazioni nel 1898 e nel 1899, molti altri si sono occupati dell'argomento. È da notare a questo proposito, che fin dal 1880 un medico danese, il Flindt, aveva descritto con ~olta esattezza queste macchie, che quindi più giustamente dovrebbero chiamarsi « Sintoma del Flindt » (2). L o Sla.wyk (3) vide il sintoma presentarsi in settantasei casi su ottantaquattro e non lo rinvenne mai in altre malattie. Il Libmann (4} su cinquanta bambini affetti da morbillo, lo rinvenne costantemente. Il Knospel (5) nell'anno stesso attribuiva grande importanza a questo segno, mentre l'anno successivo il Wido\vitz (6) ic un lavoro molto importante e che riguarda centocinquantotto casi di morbillo, dice di averlo rinvenuto nell'88,61 'Y., degli ammalati osservati. Aggiunge inoltre di averlo visto anche in altre malattie, e perciò ritiene che questo sintoma pure essendo importante, non può avere un valore assoluto. Il Comba (7) dopo aver analizzato i sintomi precoci particolarmente, r itiene che nessuno, preso isolata· mente, possa ser vire a far la diagnosi, e che fra tut,ti il maggior valore debba piuttosto assegnarsi a quello di Comby. (l ) KorLII(. - Arcfliv o{ Pe11atrics, t896. - .ffBàica l Record, t898, aprile. - Jledirol News, 1899, giugno. U) A ques to propo~ito conrr. : Sem. mèd., t899, n. i8. (3) SLAWYI(. - Dt ul. med. IVoch .. tSOS, aprile. ( ~) LI OIIAMM. - Medicai Recora. t8!18, giugno. (3) KNÒ<I'RL. - Pt·ag. med. \Voch., 1893. n. 41 e 4'! . (61 WIDOWITZ. lVien. klin. \Voch, 1899, n. 37. {7) CO!IBA. - SeWmana m edica llello Sperimenlnle, 1899, o. 44.
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GLI ENA:\TI~ m DOCC:A U NEL ~10RDLLLO
Il Cohn (l) in ventidLte casi O'>Servò sedici volte le macchie di Koplik. Il Kolly (2) ritiene, secondo le sue osservazioni, che le macchie di Koplik siano un mezzo sicuro per diagnosticare il morbillo quattro -sei giorni prima. dell'eruzione. Il Cazal (3) ritiene valevolissimi per stabilire la diagnosi il sintoma di Koplik e l'eritema delle fauci, ma. assolutamente insufficienti per i provvedimenti preventivi, poiohè la oontr.giosità della. malattia comincia già molto prima.. Noterò di passaggio che egli ritiene abbia molto maggior valore a. questo scopo l'esame del sangue, l' iperleucocitosi essendo di quattro o cinque giorni più precoce dall'enantema. Il Morano (4) infine, in quindici casi, trovò il sintorna di Koplik dieci volte (66 o/.).
Come si vede, in questi ultimi anni il sintoma di Koplik è quello che ha attirato quasi esclusivamente rattenzione dei clinici, i quali per la natura stessa. della malattia, erano quasi sempre pediatri. È dunque sotto due punti di vista che io volli studiare i sintomi boccali nei soldt1ti morbillosi: volli cioè vedere se realmente i sintomi suddetti fosserc valevoli per la. diagnosi e se il loro comportamento fosse identico negli adulti come nei bambini. Il numero dei morbillosi che cadde sotto il mio esame fu di trentasei. Essi facevano parte di una epidemia non grave sopravvenuta nei varì corpi della (l) COII1'i. -
(!) Ku~I,Y. -
'/"lleratJ • .llcm ntslte(te, 1899, Il. Il.
J!fu11c/1. m etl. ll'uch., 1899, n. 38. (3) CAZAI. - Ga zelle des 111;/lil. , 1899, n. 94. (4) Mo~AXO. - Policlinico (Sr7.ìone Jlnti 1C3), 1900·901, n. 4.
GLI E:NANTElli BOCCALI NEL MORDJLI .•l
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guarnigione, dopo l'arrivo delle rechtte, e tutti, nessuno eccettuato, en trarono all'ospedale nelle prime ore dalla comparsa dell'eruzione. Infatti all'inizio del periodo prodromico, non essendo facile far la diagnosi (a meno non vi sia in corso una. gr~nde epidemia, e non essendo possibile ai r eggimenti usufruire del sin· torna di Meunier o dell'esame del sangue), i morbillosi vengono purtroppo tenuti o a riposo in camerata o, molto più spesso, se i prodromi durano un po' a lungo, vengono ricoverati all'infermeria reggimentale; e ciò appunto in quel periodo in cui sarebbe necessario avere un mezzo per fare una esatta diagnosi, a. cagione della grande contagiosità del periodo medesimo, oggidì ammessa da tutti. Comunque, è cer to che questi ammalati, i quali sono giornalmente sorvegliati dal medico, vengono immediatamente inviati all'ospedale, con appositi carri, non appena comincia ad apparire l'eruzione. Ciò mi ha reso possibile l'osservazione esatta dei sintomi boccali, mentre se fosse corso più tempo dall'e ruzione all'ingresso all'ospedale, probabilmente gli ena.n temi e specialmente il segno di Koplik, si sarebbero modificat i e talora anche sarebbero scomparsi. È noto infatti che le macchie di Koplik spariscono abbastanza. presto, dopo la comparsa dell'eruZIOne.
Ecco ora i risultati delle mie osservazioni. L'eritema del palato molle fu costatato trentacinque volte su trentasei casi. In uno mancò per tutto il tempo della malattia, ed è da notare che questo caso fu sotto la mia osservazione anche in tutto il periodo prodromico, trattandosi di un soldato che aveva contratto la malattia prestando servizio di infermiere nella sala morbillosi. Il sintoma di Comby fu osservato trentatrè volte; mancò in tre casi, ed era. presente nel caso suddescritto.
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GLI ENA!\TEliU l30CCALI NEL MORBILLO
Quando si osservò, questo sintoma fu sempre evidentissimo e non saprei meglio caratterizzarlo che colle parole « eossudazione furfuracea, o desquamazione furfuracea », usate da alcuni autori. Il sintomo di Koplik fu di gran lunga il meno costante. Su trentasei casi, solo tredici volte mi fu dato constatarlo con certezza, e pur ammettendo che in qualche altro caso esso già fosse scomparso, resta. tutta via un numero molto notevole di ammalati in cui mancò del tutto. Aggiungerò inoltre che su t re casi che ho osservato per tutto il periodo d'invlisione perchè contrassero la malattia a causa del loro servizio di infermieri, in uno solo mi fu dato osservare le macchie descritte dal Koplik. Negli altri due esse mancarono con certezza. E così pure mancarono in un soldato, il quale entrò nel riparto chirurgia per una lesione chirurgica di poca entità, mentre si trovava nel periodo d'invasione. Riassumendo adunque le mie osservazioni, risulta. che l'eritema delle fauci ed il sintoma del Comby sono quasi costanti nel morbillo; frequente. ma non costante, è il sintoma del Koplik, il quale può bene spesso mancare per tutto il periodo d'invasione. Quanto alla comparsa di questi sintomi, le mie osservazioni sono scarse, limitandosi esse ai pochi casi che. caddero sotto l'esame nel periodo pro:l.romico. In ogni modo da essi mi è r isultato che i sintomi suddetti pll.'ecedono di due-tre giorni la comparsa dell'eruzione. Ma per assegnare un giusto valore ai sintomi del periodo d'invasione del morbillo, è necessario anche conoscere se essi siano assolutamente caratteristici di questa malattia. A questo scopo ho osservato un gran numero di malati di varie forme morbose ed ho potuto cc.nvincermi che l'eritema del pa.lato molle, quando si
GLI ENANTE.M I BOCCALI NEL MORBILLO
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tenga presente la sua morfologia e localizzazione, è caratteristico dell'infezione morbillosa. Nei pochi casi di scarlattina che ho osservato, ad esempio, le lesioni del faringe costituirono una vera angina, e si differenziavano bene dalle punteggiature rosse rilevabili nel morbillo. La gengivite furfuracea fu da me osservata in alcuni casi d' in:fiuenza e in parecchi di tifo, e ciò collima perfettamente con quanto aveva riferito il Comby. II sintoma di Koplik non mi fu dato di os· servarlo in alcun'altra forma morbosa. pa queste note, le quali non portano che un modesto contributo a quanto già altri autori avevano riferito, emergono alcuni corollarii pratici, di grandissimo in· teresse pel medico militare. È certo, per esempio, obe senza i sintomi boccali noi non avremmo potuto fare la diagnosi nel caso dianzi descritto, il quale entrò nel riparto chirurgia per m:~a contemporanea malattia chirurgica. Il vantaggio di tale precoce diagnosi fu immediato: passato subito l'infermo alla sala morbillosi, e provveduto alla disinfezione degli oggetti letterecci, non si ebbe a lamentare alcun altro caso di morbillo in quella sala chirurgica, il che deve dipendere con tutta probabilità. dal brevissimo tempo (poche ore) in cni il malato rimase nella sala medesima. Dato dunque il grande potere infettante degli ammalati nel periodo d'invasione, al medico militare viene offerto un mezzo di grande valore per fare una diagnosi precoce: egli per mezzo dell'esame accurato della bocca potrà inviare con tutta sicurezza e coscienza gli ammalati all'ospedale con diagnosi di morbillo, specialmente ove rifletta che a ciascuno dei tre sintomi preso isolatamente non può accordarsi un' importanza assoluta, mentre l'insieme di due e anche più di tutti e tre ha carattere decisi v o.
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GLI ENANTEMI DOCOALI NEL MO:RDILLO
N e è vero ciò che afferma il Cazal che questi sintomi non abbiano alcun valore per i provvedimenti preventivi. Certo noi non potremo per mezzo di essi abolire la possibilità del contagio; ma togliendo gli ammalati due o tre giorni prima di quel che d'ordì· na.rio non si faccia dal contatto continuo colle persone sane, in un ambiente ristretto, talora non rispondente ai dettami dell'igiene e in cui vi è spesso un grande agglomeramento, tutti elementi che si ritrovano spesso nelle cas.erme, si verrà senza dubbio a limitare enormemente la possibilità del contagio, con quanto bene· fìoio di tutti è facile comprendere.
Tra i casi di un certo interesse, meritarono qualche attenzione quelli così detti contratti in servizio. Essi, oome ho riferito, furono tre: due furono in persona di due soldati, i quali prestarono servizio quali infermieri fissi alla sala morbillosi, e tutti e due vi furono ricoverati prima della comparsa dell'eruzione, basando la diagnosi sugli enantemi boccali. Il terzo a mmalato presenta 11n interesse speciale, perchè è uno dei .casi, non molto frequenti, in cui si può stabilire con esattezza la durata dell'incubazione. Comandato di servizio alla sala morbillosi la notte del 2ò marzo, mai prima o dopo di allora ebbe alcun contatto di qualsiasi genere, anche per un solo istante, con persone affette da morbillo. Da. allora stette sempre bene fino al 7 aprile, quando accusò malessere, tosse secca, e la sera lieve movimento febbrile. Il giorno seguente compaiono gli enantemi della bocca, il 8 mattina entra all'ospedale, il lO compare l'eruzione. In questo caso, adunque, il periodo d'incubazione fu esattamente di 12 giorni, cioè due o tre giorni più lungo di quello che ammettano i trat·
GLI E~A:-;TE:Itl DOCCALI NEL MORDILLO
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tati. Il periodo cosi detto di invasione, o prodromico, ftl invece di tre giorn.i, il che coincide colla durata ordinaria. A questo proposito è però da avvertire che ove si vògliano considerare gli enantemi come i corrispondenti dell'esantema, cioè come eruzione delle mucose, il periodo cosi detto prodromico o d' in vasi o ne dovrebbe di necessità abbreviarsi e talora sparire, come nel nostro caso in cui il giorno 7 aprile cominciò la tosse prima ancora della febbre. Risulterebbe allora che dal periodo d'incubazione si passerebbe senz'altro a quello di eruzione. Ma su ciò non insisto altrimenti, poichè non si è d'accordo se realmente gli enantemi debbano considerarsi eruzioni delle mucose. Altro caso di nn certo interesse riguardava un sol· dato, il quale entrò con un'eruzione cutanea somigliantissima a una scar lattina; la presenr.a degli enantemi boccali ci fece far diagnosi di morbillo, ed infatti il decorso, la mancata caratteristica desquamazione, l'assenza di complicazioni, specialmente renali, ci convinsero che non si trattava di scarlaM.ina, ma. di morbillo ad eruzione anom.ala. Fu questo adunque un altro caso in cui i sintomi boccali riuscirono di grandissima utilità. Chiudendo queste brevi osservazioni, ringrazio il direttore di quest'Ospedale, tenente cobnnello Ferraro di Cavallerleone, per la. liberalità con cui mi lasciò usufruire dei casi e pei consigli di cui mi fu sempre benevolmente largo.
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SULLA UNIFORMITÀ
DELLE STATISTICHE SANITARIE ~TILITAI\1 '
Nota del dottor t;laudio 8roraa, teucnte colonnell o medico direttore dell'ospedale militare di Bologna.
Da lungo tempo era stato espresso il desiderio di rendere le statistiche sanitarie militari dei vari eserciti uniformi, e quindi paragonabili fra loro, tanto in pace, quanto in guerra. Questo tema fu incominciato a trattare nel Congresso medico internazionale di Berlino (X) e successivamente in quello di Roma (XI) e poscia fu discusso largamente da una commissione internazionale di medici militari che si riunì a Budapest nel settembre del 1894, durante il Congresso internazionale d' igiene e demografia (VIII), e fu poi continuato a trattare nel Congresso medico internazionale di Mosca (XII) e in quello recente di Parigi (XITI). Il lavoro principale, e che serve ora di base per alcuni raffronti, fu compiuto dalla commissione internazionale di medici militari che si riunì a Budapest ed alla quale inviarono delegati gli Stati seguenti: Austria-Ungheria, Bavjera, Belgio, Danimarca, Franoia, Italia, Inghilterra, Prussia, Russia e Stati Uniti d'America.
SULLA UNIFOR~liTÀ DELLE STATISTICHE SANITARIE ECO.
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Fino dalle prime sedute, i delegati si trovarono di fronte a difficoltà numerose e gravi, sia per le differenze grandi che si riscontrarono nelle varie statistiche san itarie militari ufficiali, sia perchè i rispettivi Stati non erano punto disposti a modificarle. Vista l'impossibilità di un accordo qualsiasi su tale punto, la commissione determinò che per i raffronti internazionali fossero compilate speciali tavole statistiche uniformi, lasciando che ciascuno Stato continuasse a pubblicare le r elazioni generali secondo i suoi particolari intendimenti. P er la compilazione delle tavole statistiche internazionali fu prescelto, per il periodo di t empo, l'anno solare; furono chiaramente tracciate le norme per determinare la. forza media ; fu stabilito che i dati statistici si riferissero esclusivamente a.i militari di truppa (sottufficiali, caporali e soldati) esclusi gli ufficiali; che in esse non si rendesse conto soltanto dei malati e dei morti nei rispettivi eserciti, ma si facesse menzione pure dei risultati delle leve i che i morti fossero separati secondo le loro cause cioè, per malattie, per suicidio, per infortuni i che tra i malati si tenesse conto non solo di quelli ricoverati negli ospedali, ma anch e di quelli curati nelle infermerie dei corpi; che gli usciti fossero suddivisi nelle categorie di: guariti (idonei al servizio), morti e in altra guùa; che s'indicassero i giorni di cura con cifra complessiva. per ciascuna malattia, costituita cioè dalle giornate di cura di tutti gli usciti e dei rimasti alla. fin e dell' anno ; che per le varie malattie delle tavole nosologiche internazionali fosse adottata la nomencla.tura latina i e che le varie malattie prescelte per i raffronti, in num ero di trentatre, fossero iscritte per ordine alfabetico senza. tener conto della loro natura (infettive o non infettive), che per i progressi della scienza poteva andare incontro a mutamenti.
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SULLA UNIFORMITÀ.
L e malattie prescelte sono le seguenti: r Alcoltolismus acutus, inclusive Delirium tremen.~. - 2" Broncltifis ac1da., compresa la Pnettmonia catm-rltalis sive lobttlariN. - 3" Cholera rtl)iatica. - 4a Cholera nostras. - 5" Diphtlwria et C1·oup. - 6" D.IJsenteria. - 7" Ery8ipelas. - 8" F ebris inte1·mitten.ç (llfala1-ia). - 9~ Febris recztrreru;. - 10" Gonm·'rlwea.. - 11" Hernia. - 12" Infltumza. - 13" Insolatio (Hitzschlag, coztp de chaleur). 14" Jfeningitis cerebrospinalis epidemica. - 15a Mm·billi. - 16" Parotitis epiclemica. - 17" Pnezmwnia croupo.c;a sive lobm·i.~ . 18" RhenmatismuR m·ticul01·um. 1 \)" Scarlatina. - 20a Scorbutus. - 21• Syphilis ( Ulcus durnm et S!jpltili,.., nnù:ersa.lis). - · 22" Trachoma. 23" Tnbe1·cu.losis 1mlmonum. - 24• Tuberculo ...·i:;; ceterorttnt o1·ganorum. - 25" TyphttS abdominalis. - 26" Typkns e:canthematicus. - 27" V ari ola. - 28" Morbi auris.- 29' M01·bi cordis (Pe1·i-, jJfyo- et Endocarditi'i et VitiiLm cordis o1·ganicum). 30' Morbi ctttis. 31" Morbi 1nentis. - 32~ ~lllorbi oculi. - 33• Morbi systemat. urin. et sexnal. (e:x:clztSive Veneria et Syphlis). Con tali basi, furono tracciate dieci tavole statistiche internazionali. La, prima tavola si riferisce ai r isultati delle leve, ripartiti per corpi di eserciti o per regioni col numero totale degli iscritti visitati, colle medie per mille dei djchiarati idonei, dei dichiarati inabili per deficienza di statura o per imperfezioni, malattie e deformità, e dei mandati rivedibili. I n essa si rende pure conto, in cifre medie su mille, della statura degli idonei di 5 in 5 centimetri, e dei riformati per le ma.l attie o imperfezioni più importanti. Questa tavola, sebbene confermata alla Conferenza di Mosca, non è stata pubblicata che da cinque Stati ed in modo incompleto, di modo che è quasi impossibile di trarne profitto per ist udi comparativi.
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..., ...
DELLE STATISTICHE SANITARIE MILITARI
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n dott. .Myrdacz, considerando che la maggior parte delle grandi potenze militari non consent ira.uno per lungo tempo la pubblicazione della statistica delle leve, propose alla Conferenza di Parigi di non insistere su questa tavola che sarebbe sempre incompleta e senza valor e scientifico, e perciò, sulla sua proposta, fu soppressa e si raccomandò d'indicare solamente il tempo dell' incorporazione degli inscritti, perchè l'arrivo delle reclute influisce notevolmente sulla morbosità. Non rimangono perciò ora che nove tavole per i raffronti internazionali, le quali sostituiscono da I a IX le già. adottate da II a X (1). La t avola I rende conto, in cifre assolute, dei malati d'infermeria e di ospedale, coi rispettivi esiti per corpi d'armata. La II pon e in evidenza, con proporzimù su mille della forza media, il movimento degli ammalat i per corpi d'armata o per divisioni. L a III tratta del movimento degli ammalati per armi e per mesi, in cifre assolute e con le rispettive medie su mille della forza m edia. La IV dimostra il movimento degli ammalati delle grandi guarnigioni (entrati in generale, entrati negli ospedali, morti) in cifre medie su mille della forza media. L e tavole V, VI, VII, VIII pongono in rilievo le trent atrè malat tie prescelte per i raffront i interna zionali e cioè: la V tratta del movimento degli ammalati (l) Le tavole pubblicate nel riassunto Intitolato: Nolizu 1om marie a11llll Stali1lka 1anflllr la del R.• B1ercUo per l'anno J8911, Inserito a pajl. ' 5 del fascicolo precedente, e redatto per quanto è s tato possibile giusta le norme date dalla commissione, sono elfeltlvameote 8 soltanto; ma solo percho le tavole dimostranti le cifre assoluti! furono, per ragioni tipogroflche, fuse con quelle dimostranti le cifre proporzionali. Nel detto riassunto si ~ anche conservata, benché non richies ta, la tavola relativa al rtsultaU della len, (IY. D. R.).
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SULLA UNIFORliUTA
in cifre assolute; la VI del movim ento degli ammalati in cifre medie; la VII degli entrati per arma in cifre medie; l'VIII degli ammalati entrat i per mesi ed in cifre assolute. L a tav.:>la IX si riferisce ai morti, in cifre assolute, per anni di servizio e per quelli di età, suddivisi nelle tre categorie di morti: per malattie, per suicid,io e per infortuni. Alla riunione della commissione internazionale di statistica in Parigi mandarono i loro delegati i seguenti Stati: Austria-Ungheria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, I talia, Inghilterra, Norvegia, Olanda, Russia, Spagna, Stati Uniti d'America e Svezia. I delegati della Baviera, del P ortogallo non poterono prender parte ai lavori della commissione. Da una relazione con r elativo prospetto statistico, letta alla detta riunione dal segretario sig. dott. Myrdacz, oberstabsarzt dell'esercito autstro-ungarico, risultò che dal 1894 al 1898 solamente sei Stati, cioè : l'Austria-Ungheria, l' I nghilterra, l'Italia, l'Olanda, la Russia e gli Stati Uniti d'America, hanno pubblicato le tavole statistich~ internazionali. In alcune di queste però esistono numerose lacune, le quali fanno testimonianza delle ineguaglianze delle sta,tisticbe internazionali. Il dottor Myrdacz espresse il desiderio che tali lacune siano possibilmente riempiute con le cifre rispetti ve. P er l'assenza di due grandi poten ze miÌita.ri, i raffron ti medico-statistici internazionali non possono avere che poco valore per gli studi comparativi. Ora, egli soggiunse, essendo manifesta l'impossibilità. di giungere ad ottenere una statistica internazionale perfettamente uniforme, secondo l ' idea concepita a Budapest, bisognerà. limitarsi a richiedere che ciascuno Stato
DELLE S'l'ATISTIOHE SANITABIE liULITARI
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faccia. del suo meglio per avvicinarsi alle tavole che servono di modello. Le differenze prodotte dalle par· ticolarità. dell'organizzazione militare e sanitaria non devono impedirgli di prender parte all'opera della statistica. internazionale. Quale risultato delle sue sedute la commissione internazionale riunitasi a Parigi, einise i seguenti voti : 1° che le appendici per la statistica internazionale sieno r edatte in avvenire secondo il metodo statistico io vigore in ciascun paese, cercando però ciascuno Stato di avvicinarsi agli specchi modelli stabiliti a Budapest ed approvati a Mosca; 2° che le appendici siano precedute da brevi osservazioni sui principi fondamentali delle statistiche dei paesi rispettivi, che serviranno di norma pel giudizio del valore reale delle cifre date; 3 ° che la distribuzione delle apP,endici internazional i si faccia per via diplomat ica agli indirizzi specificati in una lista particolareggiata e secondo il numero di esemplari in essa indicati; 4o che la distribuzione dei rap·p orti ufficiali sullo stato sanitario degli eserciti (statistica generale) si faccia nella stessa maniera, secondo il numero di esemplari indicati nella suddetta lista; 5o che ]e appendici internazionali sieno in ciascuno Stato, pubblicate nello stesso formato in quarto; 6° che i processi verbali sieno inviati per via diplomatica. agli Stati che non si sono ancora fatti rap• presentare, cioè : alla Bulgaria, al Giappone, alla Rumania, alla Serbia e alla Svizzera. I delegati del Belgio, della Francia, della G~rmania e della Spagna dichiararono alla commissione, che, salvo l'aggTadimento dei loro governi, i rispettivi Stati incominceranno il più presto possibile la pubblicazione della statistica inter nazionale.
128 ~ULLA U~IFOHMlTA DELLE !>TAT I~TICIIE SANITARIE ECO.
D<tl Congresso di Berl ino a quello di Parigi, dopo cioè un intero decennio, molto difficoltà furono già superate ; però molte ne rimangono ancora a vincere, }.n·ima di poter raggiungere lo scopo supremo, di avere cioè dati medico-sta.Listici dei vari Stati militari uniformi e quindi paragonabili per il tempo di pace. t::upera.te queste diftieoltà, sarà r elativamente più facil e d'intendersi per la uniformità delle statistiche medico-militari in tempo di guerra. Bologna, 27 dicembre HlOO.
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I CRlTERI ODIERNI Dl CURA DELL'OTITE MEDIA PU RULENTA CRO~ICA
Rivista sintetica e critica per il dott. G. 0 11lino, capitano medico
Gli otologi moderni hanno eliminato dal loro frasario la par ola otorrea, tacciandola di troppo indeterminata e generica, non indicando essa né la sede della suppurazione auricolare né la natura del processo morboso. La frase più lunga, otile med i([ purulenta cronica, non ha altro vantaggio sulla parola otorrea che di specificare ma ggiormente la provenienza del pus della cassa timpanica, sottraendo dal computo le suppurazioni del condotto udilivo esterno. L'otite media puruleota difalli non rappresenta un'entità rnorbosa unica, d'unica patogeoia, e di cura identica in lutti i cas i; ma esistono varie otiti medie purulente croniche più o meno gravi, più o me no guaribili, di durata più o meno lunga. Ciò che de termina tutte ques te differe nze nel decor so. nella gravità, nella durata dell'otite media purulenla e anzitutto la localizzazione dell'affezione; vale a dire, el>8a assumerà un decorso, una g ravità diver8a a seconda che la s uppurazione provverrà dalla mucosa della cassa o dal suo per iostio, dall'attico, dagli ossicini, dall'antro. Ne viene di conseguenza che è un assurd o il voler vantare come sovrano in lulli i casi di suppurazione et•onica aur icolare questo o quel rimedio, come é assurdo il dis cutere se otte nga maggiori risultati la cura conservativa o la operativa. Possono variare gli apprezzamenti circa le indicazioni di questo o quel metodo curativo, ma la cur a conservativa e la chirurgia non sono rivali, avendo ciascuna le pr oprie indicazio ni.
Poniamo il caso più semplice: un' otile media purulenta cronica, diventata tale o per malaUie costituzionali (scrofola !)
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tubercolosi, anemia ecc.) o per condizioni locali (ritenzione, -caseificazione dell'essudato purulento) o per cronica blenorrea -della faringe nasale, ma nella quale tutta la ragioue anatomica della suppurazione sia riposta nell'infiammazione della ·mucosa della cassa. In (jUesti casi la cura deve essere diTetta ad assicurare l'eliminazione del secrelo e ad agire favorevolmente sulla mucosa infiammata ed iperplaslica. Si assicurer'à il deflusso del pus allargando le perforazioni timpaniche troppo piccole e prolungando in basso quelle situate sulla parte superiore della membrana: si agi l'a sulla mucosa con uno dei due metodi che si contendono la palma: la cura asciutta e quella delle iostillazioni. SI l'una che l'altra devono essere p r ecedut~:~ dall11 pulizia del conùolto. I n passato la gt·ossa siringa a tr·e anelli e ra la panacea di tutte le otorree; le siringazioni quotidiane o biquolidiane era no l'unico rimedio delle suppurazioni acute e •!roniche dell'orecehio medio. Il Gradenigo prima e molti altri otologi di poi si levarono contro quest'uso empirico della siringa per più ragioni, prima fra di esse la possibilita di trasporto di ger mi mor·bosi all'orecchio medio dal condotlo uditivo esterno, la cui flora batterica è così ricca. Oggidi nelle cliniche più accreditate la pulizia del condollo e della membrana timpanica si esegue con batuffoli di colone idrofilo sterilizzato avvolti su un portatamponi scanalato od a vite, di cui i modelli piil in uso sono quelli di Gottstem e di De-Rossi. I l metodo di cura collepolveri,introdoUonellapratica otoiatrica ua molto tempo, ma divulgato da B~:~zold, che vantò l'acido borico finemente polverizzato, ha subito parecchie limitazioni nell'uso in seguito ai disastri a cui ha dato luogo. Qualunque polvere difatti portata s ul fondo del condoLLo può escluder e completamente la via di deflusso del secreto vurulento endotimpanico ed essere causa di ritenzione, con tutte le conseguenze che ne possono derivare: masloidili, piemie otitiche, ascessi extradurali, ascessi cerebrali e cere· hellari, meningiti. E queste conseguenze saranno tanto più facili a verificarsi quanto più le sostanze adoperate hanno tendenza a conglomerarsi o ad appiccicarsi ai margini della perforazione od alle pareti della cassa. Sollo questo punto di vista l'acido borico fine mente polverizzato ha tutt'ora la prefer enza su tutte le altre polveri state sottopos te ad esper imento, come il tetrabor ato di sodio, il salicilato di bismuto, l' iodolo (Szenes), l'aristol (Rohrer), la pioctauina bleu
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(Pralrzek, Schwartze), ì sozoiodolati di sodio e di potassio (Schwartu), l'alumnolo (Brieger, Szenes), Il dermalolo (Szene<s, Ferrari e Scalfì), l'eur·ofene (Szeoe!"), i naftoli, il trrbromofenoJ in unione coll'acido borico (Barth), il nosofe ne (Koll, Blir·koer), lo xeroformio (Heuss). l'amiloformio (Biirkner). Molte di queste poi vari sono irrrtanti, allre come l' iodoformio banno la proprietà di provocare delle otiti esterne circoscritte come ebbi ad osservare io alcuni oasi. La medicazione asciutta all'acido borico ha il suo campo d'azione in tutt" quelle otiti medie purulente croniche in cui la secrezione è poca, la perforazione timpanica è larga e collocata nell' emi!l<fero inferiore, la mucosa della cassa non presenta granulazioni poli poi di, nè esistono sintomi di lesi o o i os~ee della cassa o delle cavità accessorie dell'orecchio.· La quantità di polvere da insulfl.are deve essere piccola. Controindicazioni a ssolute alla medicatura asciutta sono: la perforazione timpanica troppo piccola o situata troppo in alto, specialmente se sulla membrana di Shrapnell, l'abbondante secrezione, la complicanza di polipi, di carie, di mastoidili e l'impossibilità di avere il paziente sempre sotto la vigilanza del medico. Veniamo ora alle inslillazioni di :sostanze medicamentose. In quale estensione agiscono queste sostanze sulla mucosa della cassa? Qui cade in acconcio riferire le r ecenti esperienze sul cadavere, del dotl. Lewin (1), dalle quali risulterebbe che: 1• ttffinchè il liquido d' instillaziooe penetri nella cassa. è necessario che la perforazione timpanica sia lar~a almeno 1,52 mm.; 2• il liquido penetra tanto piu facilmente quanto la perforazione è in basso ed all'indietro. Dai suddetti espet·imenti noi po::;siamo tr arre un'importante conseguenza, cioè che è inutile l'instillazione endoauricolare di sostanze medicamentose qualunque esse siano, se la perforazione é troppo piccola, nP-1 qual caso noi dovremo prima, in armonia coi precetti della chirurgia generale, ampliar·e la perfo,·aziooe e, se del caso, portarla nel punto più decnve. l liquidi medicamentosi usati per instillazioni endoauricolari sono molti: più in vogs attualmente è l'acqua ossigenata, ra quale ngisce come disgregant9 ed antisettica. In presenza dei tessuti e più specialmeule dei grumi sanguigni e purulenti, si decompone in ossigeno ed acqua e l'ossigeno allo stato nascente disgrega meccanicamente le sostanze organiche, e diffondendosi per le cavità dell'orecchio medio vi agisce come
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antisettico. L'acqua ossigenata non è tossica, e può es8ere usata anche nei bambini senza pericolo. De Rossi e Politzer usano come liquidi d'instillazione la resorcina 4 per HlO, Sletter e Krause il sozoiodolato di zinco 2-3 p. 100, Jacobson l'acqua clorata, Burkner la formalina 1 p. iOO ed il pl'Olai'g olo 1 p. 100. L'odierno indirizzo della ch irurgia asettica, che dovrebbe so!"tituire l'antisettica, ha avuto la sua eco anche in otologia e Kotl'chinew (2) in alcune r icer che comparali ve avrebbe ottenuto migliori risullali coll'acqua distillata e bollita che non colle soluzioni antiselliche. Taluni r icorrono ad una cura mista di instillazioni di liquidi e di insufflazioni di polveri. Stetter (:3), per togliere le qualilà vischiose del secreto rnucopurulenlo, inslilla una soluzione di iodui'O potassico con !isolo (ioduro potassico 1<r. due, lisolo~occie v~nli, acqua gr. centoj: indi medicatura a sciutta con garza chino lo naftolala. Se il pus i> molto fetido instilla il meuwxol, che è un composto di H~ Ot, di mentolo ed alcool. Somers (4) pulisce a ccuratamente il condotto e l'orecchio medio con H, 0~, asciuga, insullla polvere di xerofo1·mio, poi tampona. Libby (5) procede allo stesso mo .i o per la pulizia del cnndotto eri in su l'Ila quindi acetanilid e fìnamente poi verata, in mododa ricopri1·e d'un sottile strato di questa sostanza le pareti del condotto uditivo e dell'orecchio medio: di queste medica tu re ne fa dapprima una og ni giorno, poi una ogni tre ~iorni sollanto. Il capitano medico MArga ria, che ha esperimentato il metodo nella clinir..a del prof. Gradenig(l, se n 'iltrovato mollo bene(6). Partendo dal concetto che i germi ~to~<eni non prosp~raoo all'asciutto, Aodrews (7) aveva pr econ izzata l'introduzione permanente di aria asciutta dal condotto uditivo esterno. Tale concetto è gia teoricamente erroneo, perchè l'aria asciutta per'" essere germicida dovrebbe essere port.ala a tale temperatura da agire dannosamente sulle parti molli dell'orecchio, e d'altra parte la cronicita delle suppurazioni dell'orecchio medio, più che dalla qualità e quantit.A della flora battericH, dipende dalle condizioni locali della cassa timpanica o da concomitanti affezioni del faringe nasale (Nadolecry) (8). Hessler (9) contraddice p1·alicamente i risultati di Andrews. Un a speciale medica tura é dovuta a quelle suppurazioni auri· f:Oiari che hanno per s ubstrato un individuo scrofoloso o tubercolotico. Nel primo caso Urbantschilsch consiglia le in-
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s lillazioni di glicerina iodica (iodio centigt·. cinquanta, iodut·o pola!Osico gr. uno, glicerina ~r. cinquanta); nel secondo quelle {!i glicet·ina iodorormica colla formola dettata da Mos~tig (iodoformi o g r. dieci, glicerina gr. ottanta, acqua distillata gr. vt!nli, gomma dragante centig: venlt) . Quando non riescano a llo scopo le suindicate cur e, prima di I'ICOrrere ad interventi opel'ativi (beninteso qualora non sovrastino sintomi minacciosi) ricorreremo alla cu ra ca.ustica. Il metodo caus tico, scrive il Ferreri (IO), è indicato quando &d una larga distruzione della membrana si accoppia una fot·te ;ntìltrazione della mucosa con profuso secreto di marcia e quando al processo purulento crouico della cassa partecipano le cellule mas toidee. Io quest'ultimo caso bisognarli dare al paziente, durante l'instillazione, una posizione tale che tenendo lo sguar·do volto al soffitto presenti l'asse occipito-mentoniero •1uasi perpendicolare al pavimento. È solo in questo modo, anche secondo le esperienze del t ewin (1), che il liquido medicamentoso peneh·a nell'antt•o e nelle c~llule mastoidee. Secondo le già citate t·icerche del Lewin, s ar·ebbe ancora condit io si ne qua non per la pene trazione del liquido nella ca vita mastoidea la pet·meabililà della tromba, ma nella pratica questo elemento è trascurabile, non avendosi >Se non in eccezionali circostanze, la clrius ura completa della tro mba eustacbiana. Il liquido preferito per la cura eaustica é la soluzione di mtrato d'argento, 2-5 su 30, l'acido cromico 3 p. 100 (Kalz), l'a· crdo tricloroacetico 3-10 p. 100. Ad ogni inst:llazione, che si può far durare finché compaia vivo dolore, si fara seguire un'abhondante lavatura con acqua salata o con soluzione di subii" malo c orrosivo '/1 p 1000. Appa r·tiene pure alla cura caus-tica il metodo Bonain (11), vaulato anche da Br·indel e Luc al cong resso otologico francese del corr·ente anno. Bonain si s.et·ve di una miscela di acido feni i"'..O puro, mentolo e cocaina nella proporzione di 2: 1: 1, la quale fa allo stesso tempo da a ntisettico, caustico ed anestetico. Col cotone impregnato di questa sostanza toce& le parti che intende caustica re: se occorre uno scucchiaiamenlo di fungosita e granulazioni, lo esegue p1•evia la suindi~tu medicazione: poi caustica la mocosa col cloruro di 1.inco. Se la lesione é limitata e proforoda (oS~so ùenudato) si s.erve del c loruro di zinco puro deliquescente, se si devono fare causticazioni estese, ricorl'e alla soluzione al quinto:
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nel primo caso, :;e insorge dolore lo si lenisce con un'applicazione di m entofenol cocainato, nel seconòo caso non si ha mai dolore. Secondo Bonain la guarip;ione avverrebbe in m edia in venti giorni, con un minimum di sei ed un m as simo di qt:arantacinque gior ni. Tutli questi metodi di medicatura sono insufficienti quandola s uppu1·azione è mantenuta da g1·anulazioni o polipi del!& cassa, da carie o da affezioni ma s Loidee. l polipi devono e ssere estratti con uno dei tanti allacciapolipi di Wilde, De-Rossi ecc.: le grosse granulazioni possono e ssere caus tica le con acido crolllico o acido tricloroacetico : le piccole g ranulazioni molto estese sulla mucosa s ! distru11gono facilm ente coll'a lcool (Politzer) o meglio coll'alcool bvrico 4 p. 100. Non mi fermo a descrivere il tecnicism o di estrazione de i polipi coUe solile anse : è troppo semplice pe1· chi ha davanti lo strumento. P er caustica r e le granulazioni coll'acido tricl0roacetico o cromico, si p•·ende sulla punta di uno specilloa gomito un cristallino dell'una o dell'altra sostanza, che s i fa aderire al m etallo passandolo sopra la fiamma, e lo s i porta a con tatto del punto da causticarl'l. Le causlicazioni devono esser praticate og ni t1·e o più giorni per da1· tempo all'escara di eliminars i. Cessato lo scolo purulenll', può r esiduarne una perforazione timpanica, la quale, s pecialmente nei militari, può cos tituire una causa occasionate di nuove recidive. È pe1·ò consigliabile il tentare la chiusura della per forazione caus licandone i mat·gini coll'acido tricloroacetico put·o (metodo di Okunefl). Le ca us ticazioni si fanno ogni 8-14 giorni nelle piccole e medie perforazioni, ogni 6-8 giorni nelle grandi. Miot (12) ba avuto ottimo esito sia per la chiusura della pel'forazione che solto aspe tto acustico in 49 casi su 51. U na caleRoria a pat·te del le suppurazioni croniche è data dalle oliti medie put•ulente limitate all'epitimpano, molto ben stutliate dal Morpurgo, dali' Haug e r ecentemente dal nostr o Garbini. L'epi limpano in condizioni pa tologiche può esser e completame nte isolato da lla cassa limpa nica e, caus a le nume t·ose tasche, sacche normali e patolop;Jche, legamenti, prominenze ossee ed avvallamenti, costituire un dedalo inestricabile da cui la marcia non può aver libero deflus so. Di qui la difficollà d'una cura razionale : il precetto ubi pus i bi eoacua trova un ostacolo insormonlabile nelle complicate di·
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sposizioni analclmiche della parte. La semplice incisione della membrana d'alto in bas~o darà libero scolo al pus che si trova nelle tasche di Prussak e di Tròllsch, ed opportunamente associata a scucchia iamento delle fungosità ed a cauterizzazione delle g ranulazioni, sarà sufficiente per debellare le suppurazioni cir coscritte all'attico esterno, cioè alla porz.ione dell'epitimpa no che s ta tra la testa del martello e dell'incudine da un lato e la par ete esterna della cassa dall'altro (Botey - l.ongr esso interna1.ionale medico di Parigi 1900). Le l1<vature colle cannule di Hartmann, l'instillazione nelle posizioni acrobatiche s uggerite dAl Oe-Rùssi non raggiungeranno che raramente lo scopo, perché le prime, come il Lewin ba dimostrato, difficilmente r iescono a pulire J'epilimpano, e le seconde, per essere attive, presuppongono una accurata pulizia della parte. Posata la diagnosi di carie de lle ossicine o dell'epitimpano, non abbiamo a nostra disposizione che due metodi d'intervento: l'esportazione del martello e dell'incudine o operazione di Samuel Sexton- e l' operazione radica!t~. Sulle speciali indicazit•ni per l'uno o l'altro intervento, come sui risultati che se ne ritrassero esistono considerevoli divergenze da opinioni tra gli olochirurghi. Per limitarmi alla letteratura recentiss ima, SchrOder (1 3), de lla Cliniet~ di Ludewig, nola coll'estrazione del martello e dell'incudine il 50 p. 100 di guarigioni, quantunque i suoi pazienti appartenessero alla classe piu povera delld cillé , Ludewig nella clientela privata raggiungerebbe persino 1'80 p. 100, Kretschmann {1 -{) su 10 casi ottenne 8 guarijlioni , ·uno dove tte essere operato radtcalmente e l'altro s i sottrasse alla cura consecutiva e funzionalmente non ~bbe mt~i peg~ioramenti , spesso miJZiioramenli dell'udito. Brieger (15) dice che i risultati saranno tanto migliori qttanto più l'operazione si limitera a quei casi in cui il reperto ob· btelli vo ci rivela un~ lesione el!clusiva o predominante degl i oss il!ini o degl i spazi compresi fra di essi. Zarniko (16) é di massirna contrario all'operazione di Samuel Sexton, pur amm e tte ndo che in un limitali!~simo numero di caE;i essa possa po rtare a guarigione. Secondo Z. se nella statistica di questa operazione si riscontra il 50 p. 100 di guarig[oni, ciò è dovuto : 1° a che si operano individui che sarebbero guariti con razionale e sufficientemente lung-a cura conservativa ; 2• o che la guarigione Dl)n à controllata per un lernpo abbastanza lungo. La guarigione si otlerTebbe quando la sede esclusiva
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della carie sono gli ossi ci n i e l 'epitimpano: ora una mal attia isolata di quelle parti è mol lo rar a (Stake, Reinhar d, Gr unert); per lo pii.t è malato anche l'antro. Passow e Stacke rigettano assolut amente come inutile l'o · -perazione di Sexton. · Secondo il mio parere, è avvenuto io questa questione come in tutte le n ovità chirurgiche. Trovato un nuovo m etodo -operativo, l'invenlor·e ed i molti neofi li ne vogliono estendere la portata pii.t che non m eriti r·calmente. L '111dica zione prin-cipale dell'operazione di S. Sexton è la carie degli ossicini e del le pareti ossee che limitano l'allico, ma nulla toglie che, a ssicur·ato il defluSS(l del pus e fattosi spazio colle successive manovre, se occorre aMhe colla demolrzione del muro della l oggetta mediante l e taoaglie ossivore di Faraci, si ra!'chii l'aùilus ad anlJ•um. Così mi son compor·Lato r ecentemente in un'oper·azione su una signor·a otorroica da quindrci anni con lesic)ne limitata all'epilimpano ed all"aditus, ed ottenni in un m ese circa la guarijlione. II primo tempo dell'operazi one di Sexlon corri sponderebbe all'escisiooe della m embr·ana del timpano. ma siccome, allorché si r i corr•e all'estr·azione di uno o dei due ossici11i, la membrana é quasi sempre distruua, cosi basta isolare il manico del martello fino al cercine osse\J con due incisioni l' una in avanti l'allra dietro di esso; s' introduce allora l'an el lo tagliente da un Ialo di Delstanche, che prima seziona i l tendine del tensor e dal timpano, poi con trazioni a scosse se1·ve pet· €st1·ar·re il martello. L 'anello di Delstanche Ira st.dl'allacciapolipi (Adottato dn altri allo stes!'o ;;copo) il vantaggio di fare i due t empi del\'oper•azione rnentre coll'allacriapolipi bisogna far precedere l a tenotomia del t~ u sore del timpano. Spesso col martello viene fu ori anche l'incudine sia perché già nor malrneute l'i ncudine è più fo1•lemente collegata col martello che colla staffa sia perclré, come l'anatomia palo l ogica ci iuseg11a, è più fr·equentemente cal'iata l' incudine che non le altr·e ossicina. N el ca;;o non venga fuori, si r icorre a~li un cin i di Ludewig, all'ansa di Z er oni (li) ed alla curette di H offmann (18). L 'operazione di S. St-xton può in certi !'O:;rg-elli essere pratieata senza nar·cosi genera i•~ : la ane"tesia locale si pratica genbràlrn ente colla soluzione '\0 p. 100 di cloridrato di cocaina. Gray (Hl) consiglia una miscela di cocaina, olio d'an il ina ed alcool tclor idrato di cocaina uno, oho d'anilina ed alcool
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-sna dieci). L'olio d'anilina e l' alcool agirebbero sottraendo -acqua al tessuto della mucosa che si contra e, con che il li-quido penetra meglio negli interstizii ed agisce più efficace ·mente sulle terminazioni nervose. L'operazione radicale pr imitiva di Slacke era una semplice .atticectomia previa incisione retroaur-icolare e spostamento -del padiglione e del condotto cartilag ineo in avanti. Non descrivo q uest:oper·azione, che da un decennio fa parte dell'or-dinal"ia chirurgia auricolar·e; ricordo solamente come, al c<>ngresso internazionale di otologia di Pari gi, il Vacher ha proposto di eseguire l'atticectomia senza incisione auricolar·e, ma solo drstaccando temporanea mente un lembo cutaneo periosteo dalla parete superiore del condotto mediante due incisioni longiludioali l'una alla parete anteriore, l'altra alla -parete poster·iore del condotto stesso. Questo processo opertllorio credo meriti l' attenzione degli otochirurghi perché -darebbe luce sufficiente per clemol ire il muro della loggetta e non avrebbe l'inconveniente della defo r mità postoperatoria. Per riguardo all'oper·azione radicale propr·iamente delta o e:renteratio dell'ol"ecchio medio, gli olocbirurg-hi moderni lnm -di mo lto ri::;tretto le sue indicazi0ni. A!c'tier ed Aschkinasi (20) col5j stabiliscono le indicazioni dell'ope razione radicale: 1 o quaudo nel corso d'un'affezione auricolare si manife-
stano fe rromeni cerebrali; 2° quando in ca'$0 di o lite media purulenta cronica si vede compAri re paralisi o paresi del facciale ; 3° quando la natura e l'11bbondanza dello scolo non mu'tano d opo l'estrazione d'un polipo e di g ranulaziOni dell'orecchio medio; 4-0 quando si è constatala l'esjstenza di \ragrlti fistolosi ilei condotto uditivo esterno; 5" quando si é coustatata l'esister1za di colesteatnmi; 6• q uando uoa suppurazione fetida, datante da anni, re -siste ad ogni trattamento. Più res trittive ancora sono le indicszioni date da Maczewski (21) e da Manasse e Wintermante l (22). Ma w qual modo riusciremo a diagnosticare la localizzazione del p rocesso morboso alla mucosa della cassa, agli ossrcini, all'attico, all'adito, all'antro~ L eu te l't (23) risponde: osservando la sede della perfora--zione e cioè:
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1° Quando la perforazione è situata nella melà inferiore della membrana timpanica (che occupa per lo più quasi per intero) ma non tocca il cercine osseo, avremo a che fare con una suppurazione limitata alla mucosa della cassa. Questa varidà di suppurazione auricolar e guarirà colla semplice cura medicamen tosa o asciutta o liquida o caustica a seconda dei casi. 2° Quando la perforazione, pur trovandosi nella meta inferiore della mr.mbrana, arriva fino al cercine osseo, timpa · nico, vi ~A rà carie del pavimento della cassa o delle sue paret~ anteriore e posteriore. L'intervento chirurgico non sarà io questi casi da con~iglia rsi per· il per•icolo di gravi lesioni ad or·~aoi importantissimi che si trova no in questa regione (bulbo delia giugulare, ne1·vo facciale, carotide inlerna). La cura sarà forzatamente palliativa e medicamen to~a. 3° Perfor azione della membrana nel suo se~mento postero- superiore. Essa tradisce la carie della lun ga branca dell'incudine e ci invita alla precoce estrazione di martello ed incudine. 4• Per·forazione della membrana di Shrapnell al di sopra ed al di dietro della cor ta apofisi del ma r tello. Essa è sintomo di carie della testa del marte llo e della testa dell'incudine ed è indicazione nella di estrazione del martelio e dell'incuciine. 5" Perforazione della membrana di Shra pnell al davanti della corta apofisi. Indica suppurazione dell'attico senza Ckrie. L'operazione di Sexton si deve pr aticare per assicurare il deflusso del pus. 6° Per.for•azione comprendente tutta la membrana di Shrapne.ll sino al cercine osseo. Indica carie dell'attico e dell'antro ed é indicazione decisa di operazione radicale . Oltre q ueste indicazioni, che non devono a mio parer& prendersi come vangelo, perché la clinica non soffre le stre ttoie delle classificazioni, ma che pur costituiscono un buon elemento di diagnosi, per riconoscere la carie della cassa e degli ossicini noi abbiamo ancora a dis posizione altri mezzt di r•icerca, quali l'esame del secrelo purulento, la specillazione e le r eazioni chimiche. A proposito di quest'ultime il Ferreri (23) moder nizza un vecchio metodo diagnostico di von Troltsch. Se s'introduce attraverso una perforazione ti m panica uno stuello di garza bagnala di glicerina der·matolata 10 p. 1011, e lo si lascia . so~gioroare per ventiquattr'or e a contatto delle pareti della cassa, il dermatolo, a contatto dell'acido solfìdrico svolgeolesi dall'osso carialo, si scompone ed il solfuro d i
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bismuto che ne ris ulta dà un c olorito nerastro a quella parte dello stuello che era a contatto dell'osso cariato. Concludendo, dirò con Leutert cha non v'ha un'otite media purulenta cronica, ma varie otiti medie purulente, di cui ciascuna è passibile d'una dete1·minata terapia, conservativa o chirurgica a s econda delle lesioni che l'esame obbiettivo risco ntra. L'otologia, come d'alh'a oarte tutta la chirurgia generale, deve essere conse rvatrice per quanto é possibile. L'asserzione di Macewen, che « in caso di malattie dello orecchio medio che possono essere trattate dal condotto, è preferibile attaccarle dall'apofisi mastoidea perché l'aseps i delfo recchio medio e dei suoi annessi è impossibile a conseguirsi o, fu valorosamente battuta in brecda al Cong resso otologico internaz.ionale di Londra (1899) dagli otochirurgi, 1 quali rif~rivano di aver visto guarire centinaia e centinaia di antiche otili medie purulente, che Mucewen avrebb~ operato, sia colla semplice cura medicamentosa, antisettica o caustica, sia con interventi ope1·ati vi molto più semplici, quali l'estraz.iooe del martello e dell'incudine, allicectomia, rasch iamenti d'ossa ecc.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA L . WEBER. - La cura delle forme gravi dl reumatlamo
articolare aouto collslderato quale artrite tntettlva acuta. - (Centralbl. f. die m ed. Wissenseh., n. 6, 1900). Se si cons idera il reumatis mo articolare acuto , specialm ente nelle s ue forme p1ù f!ravi, come una malattia infettiva prodotta forse dallo s ll·eptocoeco, bisogna necessa riamente ricorrere ad una cura ener,gica e co rri~pondente alla causa. In !JUei casi in cui falli sce l'acido sa licilico, l'A. propone di fare ancor a un'ultima prova col creosoto o col rarbonato di g uaiacolo, quando pel'ò s ia fallito il tentativo di procedere chirurgicamenl.(l, aprendo le articolazioni e vuota ndole dell'essudalo. O' Connor descrive a ppunto due casi trattati con intPrvento chirurg ico, che crediamo opportuno di riferire br,e vemente. Nel primo ca;::o si trattava di un individuo di 40 anni, in cui , aperte le tre articolazioni atl'ette, si estrasse una volta della s ino via, e, nelle due volle successive, un siet·o simile a pus: allot·a s i praticarono a ncora incisioni periartico lari multiple e nel la guaina dei tendini: si fecero irrigazioni con sul.>limalo, s i ap plicarono tubi di drenaggio ed oppot·tune medicazioni. Il paziente fu to!"to libe ra to dai dolori c guarì benissimo sPnza con1plicazione alcuna: Ugualt:nente l'avorevole fu il deco t•so del secondo caso r elativo Ad un uomo di 4:J anni, in cui si procedette a ll'apertura di entra mbe le articolazioni delle mani e delle g inocchia. E. T. SACOMocovLtEFF. - Le collgestiont potmooarl locallzzate agll apici e slmul&lltl la tuberoolosl. - (Jou rnal de M édeeute et Chiru rgie, ottobre 191J0). Non dobbiamo all"rettarci ad ammettere l'esistenza di una tubercolosi polmonar·e dell'apice , quando non s i hanno, come ~lementi diagnostici, che i segni s tetoscopici, perclié esiste
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una forma di congestione polmonare, che pu(l esli!ere acuta o cronica, che si localizza esclusivamente agli apici e che simula perfettamente la tubercolosi. Dai numerosi falli raccolti dall'autore r isulta che la con~re~tione polmonare della sommita può presentarsi, sia come malallia propr ia. sia come stato patologico legato ad un'altra malfH~ia, di cui essa é una complicazione. Nel primo caso, come malatria propria, essa si riscontra negli artritici, nei gottosi . nei reumatici cronici: la congestione a rtritica dell'apice, con o senza emottisi, non é raraPer allra parte, come stato patologico legato ad un'altra ma· laltia di cui essa è una complicaziOne, la congestione dell'apice può ri$COntrarsi nelle mslatlie più dissimili e dar luogo per conseguenza molto facilmente ad errori di d•agnosi. TrA questi st.ati morbosi si possono citare: la febbr·e tifoidea, il reumatismo p oliar·ticolare aculo, l'influenza, il morbill(l, la to!>se convulsiva, la cachessia malarica, la nefrite, certe mio. car diti, l'aorlrle acuta, l'empiema, l'ulcera dello stomaco, l'isteril'mo, il gozzo esofta lmico e la cachessia neoplasica. L'interesse che deriva da lutti questi fallì é evidentemente molto d i fTerente, pt·esent.andosi gli uni frequentemente, essendo gli altri al contrario del tutto eccezionali. Ma il punto· importante é di essere prevenuti che essi possono riscontrart:i e d i sapere sollo quale forma può presentarsi allora la congestione simulatrice della tubercolosi polmonare. Queste congestioni non tubercolari della sommità possono dividersi in 1° conges tioni acute .dell'apice simulanti qualunque periodo dell'evoluzione della tubercolosi polmonare; 2• e congestioni croniche dell'spie~. simulanti 11 primo ed il secondo periodo; mai il let·zo. ~ella prima forma, se questa congestione accompagna una malattia infettiva, il malato ha una febbre più o meno grave; ma questa febbre dipende dalla malattia acuta e generale, ed é diffiC'.ile a ssegnare la parte dell' iperemia che può in <{Uesto. caso essere attribuita alla congeHtione stessa. Il malato é più o meno oppresso, tossisce oppur no; la tosse, quando esiste, é secca o con espettorazione. Questa può essere composta di sputi schiumosi, sanguinolenli o semplicemente striati di sangue. muco-purolenti, anche nummulari, come nelle congestioni dipendenti dall'influenza. Non sempre vi ha emottisi,. e quando esiste, ora è abb'>ndante, come nelle congestioni,
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artritiche ad inizio rapido, ora sotto forma di semplice espettorazione mescolata af{li sputi, come nei casi di congestione acuta dell'a pice nel corso del reumatismo acuto. Alla palpazione, si nota es;ageruzione delle vibr azioni. Alla percussione, si riscontra in un'apice una dimin uzione della sonorità, che può andare talvolta lino all'ottusitA. Al· l'ascoltazione si sente una respirazione ruvida o offuscata, una espirazione prolungata, tal volta a scosse, rantoli sottocrepitanti secchi, sia inspiratorii che espiratorii, od anche esistenti nei due tempi della re~pirazione: ver i ra utoli rnu· cosi. All!·e volte sono rantoli mucosi accompagnati da una r espirazione soffia nte e da risuonanza della voce. Altre volte si percepiscono soffio caver noso e gor~oglio. Si comprende che in pre~enza di questi segni steloscopici, la prima idea e la più sostenibile sarebbe quella di una tubercolosi. Lo stato ~enerale non è sempre quale lo farebbero supporre i segni polmonari os~>e rvati. Si può non trovare che un lieve grado di ipofonesi, con r espirazione r·uvida od offuscata e qua lche crepitìo secco, tanto in uno stato generale buono, quanto in uno stato generale deperito. Ma talvolta ~i trovano segni fi s ici di rammollimento o d i escavazione in un individuo avente uno stt>to generale soddisfacente e contrastante io una manier a paradossale coi se~ni fisici cavit~ri che sembrano indicare un per·iodo a vanzato di tubercolosi. I n generale, le c-ongestioni gener ali dell'apice si riscontrano ne ~li individui, il cui sta to genera le è per lo meno ~oddisfacente e ne i quali non si trovano che eccezionalmente antecedenti er editari di tube1·colosi. Invece, molto frequentemente si troveranno precedenti er·editari e personali di manifestazioni artritiche. Nella seconda forma, i segni ~vitari, soffio o ~orgoglio, mancano . T ut.ti gli altri s~gni di percussione e di ascolla· 1.ione possono esister·e più o me no accentuati e diversa mente combinati. La risuonanza della voce é ra r a nei fanciulli. I maiali tossiscono. La tosse è sec~:a e molesta; più raramente si accompagna ad espettor azione. Pa re c he la tosse sia più frequente. nella notLe. Le emollisi sc•no possibili, ma ordinariamente consistono io qualche sputo sanguinolento.
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. Il più sovente lo s tato generale del malato va d'accordo eoi segni polmonari. Tal volla i malati ha nno una salute molto alterata (cachessia neoplasica, malar ica, empie ma); altre volte, relativamente ai segni polmonari, Io stato gener a le è ben conservato. La febbre può mancare, od esser leggiera, oppur e anche essere etica, con sudor i nottur ni e dimagramento notevole . Negli antecedenti per~onali del malato si trova no un morbillo o una tosse convulsiva, specialmente per i fanciulli , p arecchie bronchiti, facil ità a r e um a lLzzarsi, acc e s si di febbre
m alar ica e ma nifestazioni artritiche. Negli antecedenti ere· d iLari, si riscontrano Lalvolla dei tubercolosi, ma specialmente dei reumatici, gottosi, a rterioscler otici; io una p!lrola l'artrite. Da qua nto sopr·a risulta quali saranno gli elementi della diagnosi, talvolta molto dLfficile, di queste congestioni non tuber colose dell·apice: sono sopr attutto, in molli casi, il contrasto tr a la c-onservazione dello sLalo gener ale e la gr avezza appare nte dei renomeni locali, e, per altra par te, l'evoluzione B. favo r evole della malattia. C. Cun1. - Sul valore diaguoatloo • terapeutlco del oateterlamo degU uretert. - (Rioista critica di clintca medica, n. 17, 28 aprile 1900). Il cateter ismo degli ureteri sembr ò a molli medici e chirurfZhi dovesse realizzare il modo di r accogliere separ·ata mente l'orina rornila da ciaschedun rene. Pet•ciò dai primi tentati vi di Simon di Heidelberg che dilota~a l'uretra femminile introdusse un dito in vescica e sulla guida di qnesto il catetere nell'or ificio di un'ur etere, si passò al primo impiego del cistoscopie di Nitze fatto dal Brenner onde fare il cateterismo de~li ureteri. Applicato questo principio come mezzo diagnostico solamente, non tardò ad essere adottato da alcuni a nche come mezzo cura tivo. L' A. premette come l'impiego di strumenti ·atti a catelor iz· zare gli ureteri sia di pratica difficilissima che richiede una notevole abilita nell'operatore, in ciò d'accordo con lo stesso Nitze, il qua le dice che anche vedendo chiaramente col cistoscopio gli sbocchi degli ureteri, non per qut>sto è facile d'in·
trodurvi il catetere. Inoltre s'incontra un ostacolo all'uso dello strumento pel fallo dell' iotorbidamento del contenuto
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della vescica, al quale male si riesce di rimediare con iniezioni detersive e di liquido limpido e trasparente. lnoltr·e mentr·e allo sta to attuale della s cienza la malattia e l'incapR· cità funziona le di un r ene si deducono dalla presenza di prodotti anormali is tologici o clinici, questi possono man care anche se l'orina vien fornita da un rene sede di gravi afit-zioni morbol'< e, qunli un tumor e, un ca lcolo, un r ene atrofico arterioscler' Otico, una tubercolosi de l parenr hima renale ecc. A ciò ~i a g!!iunga che l'orina cambia molto nelle 2l ore in quanto a peso s pecifico, ma Lerie coloranti, reazione ecc., ciò che non può far a meuo di diminuire grandemente il valore di e!:'a mi praticati su piccole quantila di orina, non essendo possibite ri petere tante volte il cateterismo di un ' ure ter e quante nccorrereubero per acquistare nozioni esatte s ullo stato della funzionalita di un r ene. Malallie quali la pielite.Ia cisto-pielite , la tubercolosi renale, si possono benissimo diagnos ticare ~en1.a ricorrere ad un mezzo tanto dillìcile e s pesso non priv o d'inconve nienti quali é il cateteric;mo singolo deg-li ureteri. Difatti l'Israel rif'eris ce· cas i ne i q uali, in s eguito al catetel'is mo degli ureteri, ebbe Iuo ~o l'infezione di un bacinetto e la produzione di a scess i isolati del rene. Il cateteris mo degli ureteri usa to come mezzo terapeutico, venne impiegato in toluni cas i di pieliti acute e cronich e, nei quali taluni autori affermano aver otte nuto mij:tlioramenli e g unrigioni per mezzo di lavande dei bacinetti fatte per le vie naturali, ed altri nei quali l'introduz.i•me di un catetet·e ha servito a s muovere un calcolo impegnatovis i. P rimo il Kolischer, poscia il Casper nat'ra no di g uarigioni e di fuoriuscita ottenute in tal modo di calcoli, iniettando nell' ureter e 50 gramm1 di olio sterilizzato caldo g uidandosi. con la vista ed usanJ o una forte pr es sione. Però é da domandarsi in quanti casi s ara possibile ottene1'e un risultato cura tivo ser·vendos i di tali mezzi. e se tale intervento non· se rva c he quando trattasi di calr.oli di piccolo volume che anche natut·almente sarebbero stati eliminali. Forme legg ere di pielite pure possono g uarire con delle iniezioni antisettiche fa tte attraver so l' ur etere, ma in queste forme leg· g iere è pure nolo che anche la cura medicamentosa può fornire e fornisce infatti buoni ris ulta ti. Rimangono le forme gravi d i pie\lte e di pielonefrite, nelle quali le condizioni anatomic he s tesse r endono inapplicabile od inefficace il me todoDa ultimo l'autore viene alle seguenti conclusioni:
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1• Il cateterismo cistoscopico degli ur·eteri è l'unico modo che ci permette di raccogliere separatamenle l'urina formala da ciaschedu n rene ; ~ Tal fatto non ha quelr importanza che sembra avere a pr imo aspetto, perché, nello stato attuale delle nos tre cognizioni , l'esame dell'orirna non ci permette di lrarne deduzioni cer te sulla funzionalità r enale; 3• In moltissimi cas i di malattia r·enale la s emplice cistoscopia ci dà iodizii diagnostici paragonabili a quelli che ci fornisce il cateterismo Jegli ureteri ; 4• Il cateter ismo degli ureteri non facilita la diagnosi di tu bercolos i o di tumore r·enale al loro inizio, cosa che lo r e nderebbe un metodo prezioso a ttesa l'importanza grande della diagnosi precoce in tali casi ; 5" Fa riconoscere con sicurezza la presenza di uu ostaco lo lungo l'uretere, ma non può stabilire la natua·a del· l'ostacolo stesso ; 6° Come mezzo curntivo può aver ellicacia in alcun i casi di calcoli incarcerati nell 'uretere, servendo, unito alle iniezioni d'olio, a smuoverli e r istabilir·e quindi la permeabilità dell'uretere; 7° Delle les ioni s uppurati ve del rene, sollanto pochissimi cas i, in condizioni eccezionalmente favorevoli, saranno suscettibili di cura per mezzo di esso ; 8" Essendo il cateterismo degli uretel'i una manovra capace d i infettare le vie orinarie superior·i, vi si dovrà ricorrere con molta cautela e solamente q uando, attesa la g ravezza del caso, sarà giustificato l'uso di un mezzo non del lutto indifferente G. B. Ata••la looomotrloe. marzo 1900).
CovEL ANo.
(Medieal Record,
L'argomento è vecchio e conosciuto, ma non sono prive di interesse le considerazioni fatte dall'A. sui feno meni precoci della malattia, che sono trop po spesso considerati come fatti indipendenti e cbe costituiscono quel periodo prea tassico, nel qua le soltanto può sperarsi un qualche successo da un adeguato trattamento. Senza entrare in uno studio dettaglialo sulla etiologia della tabe si limita a ricordare ch'essa è principalmente una. degener azione post o paratassica, e che il terreno a dallo per lo 10
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s viluppo di questa forma degenerativa è pr epa rato, nella g rande maggioran:.-:a dei ca si, dalla s ifilide. La stor ia di una pr egressu in fezione specifi ca è anzi cos i frequente che molle autorila con Biderano le eccezio ni semplicemente come storie incom plete. Il processo degene rativo può incnminciat·e dlli nervi specifici o dai gangli dei co t·do ui poster·iorj, può a ttaccare un n um er(> gra nde o prccolo di nervi ad un tempo, può localizzars i s ulle sezioni supe riori o nelle infer iori; e ne i diversi ca si va r ian o, com'è na tu rale, i s into mi inizi;a li. In questa malattia nella q ua le le alterazioni patolog iche sono '-fUasi esclusivamente limitate ai ner vi s ensori, i sintomi subietl!vi hanno una parte preponderante. L'ammalato accus a ben pt·eslo un senso di debolezza generale ; una cer-ta ten-
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denza a bar~ollare, specialmente di notte nello scendet•e da letto; un più o meno marcato intorpidime nto delle membra ; una sensaziona di debolezza al le pian te dei piedi e dolori acuti, ftJ gaci alle gambe e alla parte inferiore ùel ventre . In principio a ffatto della s ua s lot•ia il paziente menziona fre.quente mente un insolito eccitamento sessuale , cui suole ten er dietro una parz iale e completa impote nza che viene da lui considerala come il res u!Lato degli eccessi primitivi. Così pur e a ppartengono ai sin tomi le varie cris i dolorose, più frequenteme nte dello s tomaco, improvvise nell' inizio come nella cessazione, e l'ibclli ai soliti rimedi. Le cr is i gas triche sono accompagnale da vomiti gravi e infrenabili, che vengono aumen tati da qua lunque cosa s'introduca nello stomaco. Le crisi laringee sono meno frequenti, ma altretta nto disas tr·ose pet• la tosse parossis tica e per la dispnea. Talvolta a nche l'emiplegia è uo s in to mo precoce, che guarisce dopo poc<> tempo e può aversi come sintomo transitorio la pa ralisi di un singolo membro, ma s pecialmente del· l'occhio. L'anicosuria spella a nche essa ai si n tomi pre coci, s pecia lme nte quando il pr ocesso è localizzaLo al cervello. Qualche volla si trova un campo visuale contratto, un cam po di co· !ore ris ll'e lto, o neurile ottica, o a trofia. La forza muscolare può riman er~ buona e l' andatura atassica può pe r lungo te.m po pa ssar inosse•·vala . Fra i sintomi cerebt•ali notati precocemen te havvi insonnia ; ver tigini, d epr essione, più raramente melaoconia c più raramente auco1·a paresi generale.
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Tenendo fermo in mente che il processo degenerativo può incominciare in qualunque parte del sistema ce ntrale nervoso, i sintomi precoci possono variare nelle loro manifestazioni a seconda della parte di midollo affetta. L'identità pt·atica dei processi patologici nella paresi e nella tabe sembr>erebbe avvaloeare l'asserzione che queste malattie sono essenzialmele una sola, eccettuato che nella prima predominano i sintomi cerebrali, mentre nella seconda i sintomi spinali hanno il -sopravvento. Nessun sintomo può ess ere chiamalo patognomonico, ma quando vi è anisflcul'ia, assenza del riflesso rotuleo, dolori folgoranti la diagnosi può esser fatta con sicurezza anche se l'andatura non è atassica. Certamente dale queste condizioni patologiche, il ritorno allo stato normale é fuol'i del possibile, per cui bisogna contentarsi di rilevare i sintomi più dolorosi e considerare come un succPsso qualsiasi trattamento che valga a r1tardare i progressi della malattia. Il decorso di quest'affezione può variare da 3 a 30 anni, ed m molli casi la morte avviene per una malattia intercorr ente. Alcuni autori la dividono in due classi: g rave o maligne, e benigna. I casi gravi hanno un corso "più rapido e manifestano una maggior tendenza al progresso. Una diagnosi fatta precocemente autorizza una prognosi favorevole, sempre nel senso d'impedire i progressi della degenerazione, non ili riorganizzare i tessuti ammalati. Lo sforzo del medico deve tendere a curare i sintomi, a migliorare le condizioni generali del paziente. Il trattamento si può dividere in medico, igienico, meccanico, idroterapico. Il ti"attamento medico dev'essere diretto ai sintomi dolorosi, contro i quali giova principalmente la fenace tina. Considerando la probabilita di una storia specifica, e la possibilità di un'effusione sul midollo spinale, come causa provocante è bene usare per qualche settimana un pronunciato trattamento specifico. Se si hanno resultati buoni, si deve ripetere qualche settimana di cura ogni 3 mesi; in caso diver so é meglio evitare l'uso de l mercurio e dell'ioduro di potassio perché questi rimedi esercitano sempre un'influenza deprimente nell'organismo. La stricnina e i tossici non hanno una parte cosi impOl't~nte come alcuni r itengono sul trattamento di questi dis ordini. Ogni sintomo speciale richiede un trattamento speciale. li trattamento igienico consiste principalmente nel
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riposo. Il paziente deve astener si da qualunque esercizio che lo esaurisca: deve evitare per quanto è possibile l& emozioni e i dispiaceri. L' eser'cizio deve essere prescritto con cura e precisione, allo scopo di aiutar·e quelle funzi oni che non si compiono più regolarmente. li massaftgio é spesso utile, come pure l' e letlric:ità. La correnl e faradica si ada lla più per le applicazioni generali, mentl'e la corrente galvanica, adoprata parzialmente, spesso aiuta ad .aumeutare la circolazione. Il bagno caldo o tepido può consigliarsi anch'esso allo scopo di mitigare i dolori. La distensione del midollo può dare qualche sollievo, od an che temporaneamente aumentare la vitalità sessuale. Una vol ta per ottener·e questa distensione si ricorreva al· l'apparato di Sayr·e, ma si hanno g li stessi effetti col pie~a.r'e fo rtemente i l cor·po su se stesso. Il metodo consigliato da Church e Peter·son cons is te nel mellere il paziente a terr·a co i ginocchi diritti e farlo piegare in avanti il più possibile aiutandolo con una moderata e graduata prèssione sulla nuca, che viene falla dal medico con gius to criterio. Aumentando in tal modo le aper ture ch'esistono fra le vertebre, e attraverso le C'Juali passano i nervi e i vasi san::ruigni, viene aumenta la anche la circolazione della spina. L'autore ha avuto occasi11ne di osservare un caso, in cui i benefici di questo metodo fur·ono così meravigliosi, da fare si che il paziente pole:>se abbandonare !P; grucce alle quali ave va dovuto ricor·rer e, e riprendere le sue occupazioni ordinarie C. F.
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W. C. SEBRING. - L 'aoldo •allotlloo nella oara della polmonite. - (Centralblact f. med. Wissenschj. n. 2-t, 1900). !L'A. accertò l'azione favorevole dell'acido salicilico nella polmonite, sornminisll·andolo quale disinfetl.ante interno in un supposto caso di tifo. Gia nel giorno seguente s i era manife~Stato un grandissimo mirclioramenlo; ma, nello ~Stesso tempo, poté cons tatare non trattal'si di tifo ma di una polmonite. D'allora in poi l'A. somministrò l'a cido salicilico in più di 70 casi di polmonite, fr·a i quali alcuni gravissimi, nei ve cchi, nei cA rdiopatici, ecc., e sempre con buon risullato. La dose impiegata fu, come nel reumatismo articolare acuto, di 40·50 centigrammi ogni due ore, e l'azione del medicamento si
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manifestò, secondo l'A., come so~ue: dato all'iuizio de lla malattia, il polso si t•egolarizzò abbastanza rapidamente : nei fenomeni nervosi, si dimostrò un buon s edativo e, quasi sempre, anche come un pronto sopor ifero. l 1 paziente pote va respi rare p iù liberamente forse per la ce~saz.ione dei dolori puntori al torace; la febbre si mauteneva moderata, il polso rimaneva tranquillo e pieno; mancò og-ni ('Omplicaz10ne da parte del cuore. In molti casi la malattia ter•minò con lisi: la convalescenza fu abbreviata; insomma, l' intero decorso dell'affezione fu assai più mite che con l'uso di altri rimedi. E. T.
•teUte trasvers& aoota emorragie&. - (Medieai Press, 12 sellembre 1900).
A. ScH I FF . -
L'infermo era un giovane di 19 anni 1 affetto da febbre tifoidea , e nei primi giorni di malattia non presentò nulla di notevole. T utto ad un tratto cominciò a perdere le feci iovolontariamente, e poche ore dopo anche le orine, mentr·e si produceva una paralisi "1otoria assoluta Jelle estremitil inferiori, e quasi assoluta di quelle super·ior•i. Sopragg iunse poi l'insensibilita ai quattro arti, a tutto l'addome, ed aJ torace sino alla terza cartila gine costale in avanti, erl al secondo processo spinoso della colonna vertebrale in dietro. Non vi e ra atfatlo dolore. La r·espirazione si compiva in modo particolare: con una freq uenza di 3fì alli al minuto, vi era dispnea tanto og~eltiva che soggettiva . Ad ogni ispirazione tult.o il torace si abbassava profondamente, e diminuiva in circonferenza, in modo che le costole inferiori venivano a contatto fr·a di loro. Nello stesso tempo l'addome diventava globare. Questo tipo paradosso di r espirazione era dovuto alla paralisi completa di tutti i muscoli toracici, e l'atto inspiratorio era compiuto dal solo diaframma. La l'l'O· tuberanza dell'addome nell"inspi razione era dovuta alla paralisi dei muscoli addominali. La funzione conservata del nervo frenico mostrava che il limite tra&verso della malattia spinale non sorpassava il livello della 4• vertebra. L'infer mo mori 18 ore dopo che si er·ano manifes tati i s intomi di mielite; ed in questo bt"e ve periodo si era formata una piaga da <1ecubìLo al sacro, della larghezza d'una mano. Non s i trovarono micr or ganismi nel liquido estratto colla puntura lombare.
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L'autopsia mostrò che la febbre tifoide era nella seconda settimana. Le membrane midollari nella regione cervicale inferior e erano molto iniettate. Il midollo in qualche punto er a gonfiato a mo' di fuso, di colore rosso oscuro e più molle del normale. La sezione fatta al livello della 5• ve rtebra cervicale mostrò il rammollimento di esso nelle parti centrali elle erano in par·le colorite in r osso grigiastro ed in parte cosparse di macchie emorragiche. Non apparivano microrgonismi. Un esame più accura to del midollo spinale mostra va recenti emor ragie sparse it•regolarmenle io tutLo il midollo, senza un eccessivo rie mpimento o dilatazione dei va ~i. Vi era invece un'enorme dilatazione ed un eccessivo r iempimento in quelli che si trovavano dalla 5° all' s· vertebr·a cervicale, con avanzata degener azione ddlle cellule ganglionari delle corna auteriori onche nei segmenti che non erano compresi nella wna dell' iperemia e dell'emort•agia ; e vi et'ano anche es tese chiazze di degenerazione nelle colon ne posteriol'i, io corrispondenza del quarto seg mento cervicale e le parli erano sature di essudati.
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A. M . SLA wvt<. -Contributo alla oasuiltloa delle parallel emi·
laterall poat-dlfterlohe. sensch., n. 6, 1000).
(Centralbl. f. med. Wis-
L'A. comunica tre casi di paralisi emilaterali post-difler i· che, occorsi in fanciulli dai 5 ai 6 a nni. In tutti e tre i casi la paralisi insorse nella convalescenza di una g rave difterite complicata da nefrite, e cioè al 22•, 19• e 18• gior no dopo r inizio del la malallia. Non si osservarono perdita della coscienza , delil'io, ué crampi, m~ s i verificò, invece, talvolta inequietezza. cefa lea ed elevazione della temperatura (38•3!)0,1 C.\. Quale causa delle emiplegie che furon tutte a sinistra, l'autopsia fece rilevar·e duè volte un'embolia de ll'arteria della fossa di Silvio, ed una volta un grosso trombo nella carotide inter·na des tra alla imboccatura dell'arteria della fossa di Silvio. · Io due casi gli emboli Jerivavano ùa trombi nel cuore. Alla paralisi par·tecipò sempre il nervo facia le, ed in un caso, an~he colle sue branche superior·i, cosicchè esisteva la goftalmo. La sensibilita era inalterata. I r iflessi patellari erano aumer.tati dalla parte lesa e , in un caso, anche dalla par te
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sana. Non si verificarono disturbi nella vescica e nel rello. La malattia ebbe esito letale in 1-3 giorni. Nella conclusione del suo lavoro l'A. riferis ce che, in letteratura, esistono finora 47 osservazioni di emiplegia post-dirterica. Dall'analisi di tutte queste storie cliniche l'A. é indotto aù affermare che, tra le cause dell'emiplegia post-difter ica, debbonsi porre in prima linea le embolie o le trombos i, constatate sempre con sicurezza; e, in alcuni casi, anche processi emorragici (Mendel) o emorragico-encefalitici. Non esiste una distinzione clinica certa fra l'embolia, la trombosi e remorragia. E. T. S ALA NONE- IPIN, medico di 1• classe
nell'esercito francese.D pronoauoo remoto delle plearitl lllero-flbrJnoae Studio statistico.- (A rchioes de M éclecine naoale, n. 4, 1900).
Ciò che sarebbe interessante a sapersi dal medico e dal malato, è la proporzione dei soggetti che muoiono tubercolosi in seguito ad una pleurite siero-flbrinosa e di quelli che, dopo la scomparsa dell'essudalo, vivono, invece, una vita normale con le attribuzioni di una buona salute. Ed è precisamente questo punto della storia ulteriore della pleurite che l'A. ha tentato di rischiarare: ma come r iuscirvi7 Tale questione non può essere praticamente risolta - dice il Neller- che con cift•e r icavate da statistiche ri gorose, indicanti quel che divennero tutti i malati che furono curali per pleurite. Ora l'A., posto in condizioni singolarmente favorevoli per questo genere di ricerche, cercò di apportare, solto forma di documenti che offrono le migliori garanzie, nuovi elementi alla soluzione del problema. Altri lavori di simil genere furono già pubblicati, ma nessuno comprende un numero di ca~i cosi elevato r,ome il presente. F iedler trova che su 92 soggetti affetti ua pleurite siero-fibrinose, 82 son morti, in seguito, per tubercolosi: ossia una proporzione di 89.13 p. 100 di pleuriti lisiogene. Lll statistica di Barrs, che si estendo a 62 casi, indica
22 morti consecutive ad infezione bacillare, ossia una proporzione del 35. 4 p. 100. Sui 90 casi raccolli da Bowdilch, la proporzione é del 38 p. 100.
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RIVISTA ME!DlO.A
La quar·tu s tatistica, che è franceE<e, è mollo più pessrmr• sta: il nicocho n l'iferisce clte su 21 malati cur·ati da lui per ple urite siero- fibrinosa, 21 soccombetlero ulterio rmente per lesio ni specific he di ve rse; ossia la spave ntosa pr·oporzione dal 100 p. 100. Ma un totale così esiguo di osservazioni non perm etl.e punto di lit•arne co nsegue nze s e rie. I nfatti il metodo numer ico non può aver·e utilità reale se non con l'accumulo di un g ran numer o di casi che , ravvrcinati e confrontali, for· niscano al r agiona mento una base legittim a, una direzion e sicura. L'A. portò le sue ricer~ he s opra un gran numer o di s ogge tti posti nel le m edesime condizioni sociali ed esposti per conseguenza alle medesime cause di malattia, e precisam ente su 352 individui appa r tene nti agli equipaggi della flotta, cur ati per ple ut•rte n ell'ospedale mar·itLirno di Bres t per lo spazio di dodici anni. Le conclu!'ioni del pazie nte ed importante la voro, che tanto inte ressa i medici m ilitari, sono le seguenti: 1• La pleurile siero- flbrinosa fu in. un. ter.;o d ei casi apparentemente di o rigine tubercola r e . 2• In una proporzione superior e ad 1 su 2, sem bra che la pleut•ite s ia Slata seg uita da guar igio ne, o, per Io meno, i soggelli di questa calegt~ria sono ancora viventi, dopo un per·iodo che varia da dieci a ve nttidue anni. 3• Il Ialo s inis tr·o fu affetto più sovente del destro; ma dal punto di vista della mo r talità, non si des ume alc una indicazione precisa da quesre~ame compar ativo. Le pleuriti doppie, d'altronde molto rare (3 casi s opra un to tale di 352), furo no tutte immediatamente mortali. 4• La r ipartizione me nsile di lutti i cas i raccolti indicò un aume nto marcalissirno della nwrbosita al principio della primavera
E. T .
Do ttor Su L LIVA N - Morte aubltanea per ooolaatone della arteria polmonare. - (Medieal Press, 14 fe bbraio 1900). Una donna di 48 anni, ammessa all'ospedale di Dun per ernia ombelicale, mori istantaneamente prima c he fosse stata sottoposta ad alcun tr attamento curativo. 1 sintomi che preceùeltero la morte furono : completa incoscienza, respiro profondo e sten to roso, pupille contr·atte,
RI'\I'IS'l'A HEDÌOA
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poca schiuma alle labbra che era no aperte, lingun scolor ita, faccia di color plumbeo e polso impercettibile. La morte avvenne io circa cinrtue minuti. Alraulopsia ru trovato un embolo che otturava l'arteria polmonar e alla sua bifor cazione, consistente in un g rumo di sangue ri piega to tre volte s u di sé stesso in forma di S. Fu trovato un tumore nella pelvi fallo dall' utero disteso da un grosso mioma cres ciuto nella sua ca vità che e sso r iempiva completamente Il tumore premeva su entrambe le vene iliaehe esterne, ed aveva p1·odotto la trombosi con ede ma. in en trambe le gambe. A . M. Tlro141te suppurativa poat-tlfosa 4a baorno 4a Eberth. - (Giorn. della R. Accad. di med. di Torino, vol. VI, fase. 9-10-11-12).
BERTARELLI . -
TralLasi di un giova ne il quale, dopo aver sofferto di lebbre tifoide decor sa normalmente, durante la convalescenza co· minciò ad avvertire disturbi io un piccolo gozzo preesislente, i quali a rrivarono fino ad una schietta infiammazione suppurativa. Pel mezzo delle colture nei diver si ed appropriati mezzi nutritivi, colla siero- diagnosi, cogli esperimenti di inoculazione, a ppat·ve evidente che il microrganismo isolato ed ottenuto in collura pura era il baci llo di Eberth. Questo caso è il l'econdo dopo quello pubblicato dal Colzi nello sperimentale dell'anno 1891, nel quale il solo bacillo di Eberlh abbia dato luogo ad una schietta suppurazicme della tiroide, ed è importante anche per l'influenza c he la preesislenza del gozzo può avere nell'elezione di sede del bacillo tifoso, dopo che la localizzazione addom inale è in via di guarigione , contrariamente a quanto alcuni autori ammettono circa al potere battericida di cui s arebbe dotala la gianduia tiroide. · te. Lo MoNA CO E PANICHJ. -Sul fenomeno 4ell'agglutln&· zione nel sangue 4el malarlol. - (Rendic. dellfJ. R. A c. ead. dei Lincei. Roma, 1900). Gli AA. banno riscontrato che il sangue o il siero dei malarici, •1ualunque ne s ia il tipo febbrile, agglutina i globuli rossi dell' uomo normale, che il sang ue o il siero di un
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RIVIS'l'A M.EDIOA
terzaua rio agglutina i globuli del sangue di un terzanario, che il sangue o il siero di un quarU:lnario agglutina i globuli di un quarlanario, che il sangue o il siero di un estivo-autunnale agglutina i globul i di un estivo- autunnale, infine che il fBnomeno avviene ugualmen te con siero o sangue di malarici con par assiti diversi. Nell'infezione malarica s i producono dunque costantemente delle agglutinine, ed era perciò del massimo interesse lo studiare il ra ppot•to fra le agglutinine e l'infezione nei vari tipi febbrili e nei vat·i periodi del ciclo parassitario, come anche l'azione c he su di esse esercita la chinina . l risullati furono i seguenti. Negli ammalati di malaria non ancora chiniuizzali, la quantita di a gglutinina è molto g raudP, e questo alto potere aggl utinante si conser va quasi costante e comincia a diminuire solo dopo la llOmministrazione della chinina. Inoltre la proprietà agglutinante del sangue dei malarici non presenta e non segue oscillazioni che si osservano nella resistenza dei parassiti alla chinina, resistenza che, come é saputo, é massima nel periodo apir elLico, minima duran te l'accesso febbrile. Il fe nomeno dell"agglutinamento é importante qualora sia messo in rapporto colle r ecenti scoperte sull'etiologia della malar ia. Ammesso, ~!o me vuole il Grassi, che i malarici pos. sono recidivare nonostante che le IOI'O semilune non si sviluppino più negli anofeli, e che nessun sintomo possa invocarsi pe1· dichiara re guarito un individuo che non presenta più nel sangue i parassiti malarici e non ha più elevazioni di temperatura, è indispensabile ricorrere ad un altro mezzo per poter distinguere un malarico guarilo da un altro che può recidi vare, e questo mezzo può consistere oella r eazione a gglutinante che presenta il sang ue malarico mescolato a s angue umano normale, o a s angue di animali (p. es. la cavia) i quali non possiedono potere agglutinante su quello di per sone sane . È da notarsi però che il fenomeno dell'a gglutinamento non è specifico della malaria.
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
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GILLES oe LA TouRETTE. -
La doae auf8olente del bromuro ed Il aegao della pupilla nel trattamento della epllealla. (La Sem. med., n. 41, 1900).
L'A. é convinto che il miglior rimedio contt·o la epilessia sia il bromuro. Però onde non si abbiano spiacevoli sorprese o si faccia una cura inefficace, é necessario che il bromuro sia sufficiente, sia per la dose gior naliera, sia per la durata del tra ttamento. Questo non dev'essere interrollo, se non durante le malattie febbrili ben comprovate; riescono sempre disastrose le interruzioni falle di tratto in tratto allo scopo di scansare l'azione cumulativa del fa rmaeo, come comunemente dicesi. La formola da lui adoperata è la seguente: Bromuro di potassio . Bromuro di sodio Bromuro di ammonio Benzoato di sodio Acqua bollita o distillata .
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gr. 40 a nagr. 12 c.c. 1000
Un cucchiaio di questa soluzione ( l i> c.c.) conterrebbe cir ca un grammo di bromuri associati. Per evitare errori l'A. si s erve di un misurino di vetro, di cui dà il disegno. Il bromuro dev'essere preso ad ore convenute. Se gli accessi epilettici sopravvengono ad ore indeterminate ed a caso, è bene dare la razione giornaliera del bromuro in due volle, al mattino, cioè, dopo la prima colazione, e la sera dopo pranzo, o meglio al momento di coricsrsi. Se gli accidenti comiziali tornano ad ore quasi fisse, bisognera amministrare i due terzi della dose in un sol colpo nelle due ore, che precedono la presunta appa rizione dell'accesso; eosl, se gli accessi sono notturni e se la dose giornaliera s ufficiente è di 6 gr. di bromuro, si daranno 2 gr. al mJiUino e 4 gr. all'ora di andare a letto.
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Ìll"IS1'A DI ~EVROPATOLOtlU
11 benzoato di sodio rappr esenta un antisettico intestinale, che vale ad aumentare la tolleranza e la efficacia del rimedio. La soluzione indicata dev'essere diluita o in un mezzo bicbicchiere di acqua zuccherata, o in una taua di tiglio, in una bevanda acidula, o meg lio nel !alle. Prima di cominciare il tr-attamento bromico occorre esaminare lo stato del rene, g iacché la impermeabilità di quest'or gano cagiona l'aumento della intolleranza del rimedio. La tolleranza dev'esser provata nel soggetto, variando da individuo ad individuo; si può cominciaN o dalle dosi, che il soggetto prima usava, oppure facendo vari tentativi per giungere alla dose sufficiente. L'A. prefer isce il metodo delle tre settimane (Charcot); cioè, amministra dosi cr escenti di 1 grammo o mezzo gram mo da una sellimana all'altra flno a lla 3•, donde poi fa dimin uire nella stessa quantità di .1 grammo fino alla 6• settimana. Nelle do nne il periodo delle tre settimane si porta a quattro, cercando di far coincidere la massima dose del rimedio con il tempo de' mestrui. La dose iniziale è di 3 grammi ; la massima nella maggioranza dei casi raggiunge i 5 g r., però può essere infe1·iore ed anche superiore. I segni, che r ivelano come la dose del bromuro sia sufficiente, sono: la tendenza al sonno, una minore pro ntezza della intelligenza, un po' di malessere, le morliflcazioni pupillari. Su quesl' ult1mo fatto, sul quale l'A. pel primo ha richiamato l'attenzione dei pratici, va dello: che le pupille sono io mode1·ata midriasi e reagiscono normalmente, quando la dose é debole; che la midriasi aumenta e la reazione si fa torpida, quando la dose è sufficiente; che la midriasi è massima ed insor ge la rigidità pupillare, quando la dose è eccessiva. Dunque biso~na arrivare a l 2° stadio e r estarvi ; s e, p. es., provando la tolleranza del soggetto s i é trovato che la dose massima g1ornaliera sufficiente sia di 5 g r ., col pl"ocedore della cura, questa dev'essere portata, nella maggioranza dei casi, ad 8 gr., perché l'infer mo si abitua al rimedio. La dose sufficiente non sar à diminuita che almeno un anno dopo l'ullimo accidente epilettico, a ccesso, vertigine o as~enza che sia ; se sopravvengono fatti d'intossicazione (rari per vero e quasi sempre dov uti ad errori nel dosare), è meglio sospendere br usca mente il rimedio, anziché diminuirlo progressivamente, ricorrendo pure alla dieta lattea a ssoluta ed a
RIVISTA DI NEV.ROPATO~OGIA.
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diuretici per facilitare la eliminazione dei bromuri. Si ripren· derà più tardi la cura, badando a proporzionare meglio le dosi. 1n certi casi i bromuri, anche a piccole dosi, delermìnano !atti di depressione fisica e psichica, contro cui riescono uWi le leggere docce fredde del tronco e degli arti. Iu rarissimi casi si possono avere vomiti, imbarazzo gastrico ed altri sintomi d'intolleranza, oppure invece sembra che il bromuro riesca inertlcace; l'A. consiglia allora l'amministra· zione del rimedio per via rettale, elevandone alqua nto la dose. Questo stesso metodo egli segue nello stato di male epiletlico, elevando però la dose del bromuro di 2 a 3 gr. al disopra della dose massima sufficiente. Alcune volte la cura dev'essere sospesa per manifestazioni cutanee d'intossicazione bromica (acne, placche eritema tose). A prevenir queste, giovano i bagni tiepidi saponati (32° a 3.io C.) delle regioni predilette dall'acne (braccia, tronco). una o due volte la settima na; oppure le abluzioni locali di acqua di colonia (faccia) ecc. Se gia sono in atto, cataplasmi di amido cotto, tenuti a posto per nn giorno e mezzo, e poi poi verizzazioni boriche o feniche all'uno per cento. Contro la tosse s ecca, senza segni bronchiali, per irritazione della mucosa laringea, utili le inalazioni calde di foglie di eucalipto. Raggiunta la dose sufficiente, l'A. specifica le norme d'igiene generale, fisica e morale da seguirsi; i Miste specialmente nel tener lontano l'epilettico da tutte le cause capaci di aumentare la pressione arteriosa (bagni troppo caldi, calore raggiante, sonno durante il giorno, coito men che moderato, ecc.), ben sa pendosi che questa aumenta durante un accesso comi\iale (Vulpian, François·F1'8nk). Il bambino epilettico sarà educaLo privatamente, senza imporgli un lavoro mentale eccessivo. cq. G UTTMANN.- Dlaturbl oerebra.U ooueouUvt t.ll'lDftueDza.
- (Neu rol. Cent1'. Bl., agosto 1900).
Un giovane, di 17 anni e mezzo, senza precedenti ereditari di alcoolismo o di sifilide, dopo un attacr.o d' ioftu ... nza, della durata di quattro settimane, si avvide che la gamba destra era indebolita e che i muscoli del polpaccio e1·ano di venuti flaccidi; inoltre provava una certa difficolté a serTirsi del
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lUVISTA D I NEv:ROPATOLOGU
b•'accio dello s tesso Ialo. Visitato dopo qualche tempo dall'A ., non solo ven ne r·iscontralo che la debolezza alla gamb-e dt::;tra era aumenltlla, ma cha dessa e rasi pur propagata a lla gamba sinistra, tanto che l' individuo marciava traballando, come un ubbriaco, pur servendosi d'un bastone. Egli lagnavasi ancora di vertigine e di mal di Lesta intermitlenti, qualche volta aveva nausea, mentre durante l'influe nza era a ndalo soggetto a frequenti vomiti. Nessun allro sintomo da pnrte degli organi dei ~ensi nè da parte dei viscer i; l'individuo asseriva di sentirsi bene, anzi insisteva per ri prendere il s uo lavoro. L'A. notò nell'esa me del soggetto che la marcia, sempre difficoltosa, era accompagnata da vacillamenti e da un lieve fp·ad o di r ot.azio11e della tes ta a destra ; l'occhio dello stesso lato, i cui movimenti erano p••e.sso a poco abolili, si presentava in str·abismo con vergente; a sinistra invece esisteva solo un certo g1·ado di paresi dei muscoli oculari. La r eazione pupillare, tol'pida a destra, era normale a s inistra. Deboli i movimenti dei muscoli innervali del facciale destro; tremore intenzionale mani festo alle mani; forza muscolare indebolita al braccio des tro; riliesso patella r e esageralo a destra, normale a sillistt•a ; provocnbile la trepidazione del piede a destra, molto difficilmente a sinistra ; non dislUI·bi della sensibili là, non atrofia. In un seconrlo esame, pratica to 15 giorni dopo, si notò sensibile miglioramen to nella paralisi dei muscoli oculari di des tra, invece nistagno orizzontale e verticale molto accen· tuato in amendue i lati. La deambulazione miglior ò tre settimane più tar·di. P er spiegare !]Uesti fatti l'A. ammette una encefalit~ a cuta localizzata alla •·egione cerebello-proluberanziale ed in teressante il cordone pi1·amidale co ntemporaneam~nte ai nuclei dei muscoli ocula ri. Al pe•·iodo inflammatorio sar/1 successa la scler·osi, do nde il nistagno, il tremor e delle mani, l'esagerazione dei rillessi. I disturbi della. marcia in g ran parte sar·anno stati causati dalla paralisi dei muscoli oculari; perciò al miglioramento di quest'ultima se g uì quella dei primi. Il secondo caso si riferisce ad una donna, di anni, la quale, dopo un attacco d'influenza, ebbe a risentire debolezza generale c disturbi della parola, ri velanlisi con la dif· tlcoHA di pronunziare alcuni nomi; gli arti di destra erano
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pure indeboliti. Dopo tre mesi all'improvviso veniva colpila da malessere e da vomiti, che si sono poi ripetuti giornalmente; più tardi ancora sono insorti violenti mali di testa limitati alla regione occipitale e talvolta estendentisi alla r egione temporale destra; l' indebolimen lo degli arti più tat·di si é trasfor mato in vera emiplegia. Visitata dall'A., questi riscontrò pa•·alisi totale a destra con diminuzione notevole della sensibilila; assenza d ella reaz10ne pupillare da questo lato, però i movimenti dell'occhio conservati; lA lingua non poteva essere tirata fuot•i volontariamente; distul'bi nella deglutizione; parola inintelligibile, voce rauca; intelligenza integ ra. La morte sopravvenne 15 giorni dopo con coma. L'A. ammette un focolaio di encefalite, localizzato primitivamente alla r egione occipitale e poscia propaga tosi n poco a poco alle parli v icine; l'autopsia non potè coufermare la diagnosi, non essendosi eseguita.
cq. VAN GEHUCRTEN. -
B18.ead outanet e r18.eaat tendinel. -
(Le Neoraa:e, fase. III, 1900). Come l'autor e ha insistito in precedenti lavori, i riflessi lendioei sono affatto indipendenti da quelli cutanei ; possono inratti essere aboliti quelli e persistenti questi, o viceversa aboliti gli ultimi ed esagerati i primi. Dunque le vie nervose d~gli uni e degli altri sono differenti, ammesso che queste debbano essere integt·e per aversi le manifestazioni dei riflessi. L'autore fin dal 1897 aveva dimostrato che i riflessi cutanei, tendinei e viscerali non possono essere esclusivAmente di orij:dne midollare, giacché nei casi di lesione trasversale completa del midollo cervico·dorsale i rifle.ssi tutti degli arti inferiori erano aboliti, mentre era pur persislP.nte la integr ità anatomica e funzionale de~li archi riflessi del midollo lombo- sacrale. Deve quindi ammettersi che, onde si possa avere il movimento riflesso, è necessario che persistano le connessioni delle cellule motrici del midollo con i centr i n ervosi superiori. Oggi sooo diverse le nozioni che si hanno circa le connessioni delle corna anteriori. Difalli non è s tata confermata l'esistenza delle fibre cerebro- spinali, nè tanto meno quelle del fascio cerebellare discendente, che provengono dall'oliva
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cerebellare; invece é dimostrata la esistenza del fascio rubro- spinale ed il nucleo rosso, secondo le moder ne ricerche, sarebbe un centro riflesso molto importante, giacché appunto da esso si origina il fascio r ubro-spinale e ad esso convergono le fibre dei peduncoli cerebrali superiori, che trasportano le impressioni sensitive trasmesse al cervellello per mezzo del fascio cerebellare e di quello di Gowers . Per·ciò, secondo l'autore, i rtflessi cutanei sarebbero in rapporto con la integrità della via cortico-spiuale, mentre quelli tendinei con la integriU! del fascio rubro-spinale; donde la origine corticale dei primi, mesencefalica dei secondi. Questo modo di vedere sarebbe giustificato dai fatti seguenti: · Nella tabe !ipastica e nella paraplegia spAstica deter minata da compressione midollare, si ha la esagerazione dei r iflessi tendinei e l'abvlizione di quelli cutanei, ed in amendue queste affezioni suno lese le fibt·~ corlico-spinali, mentre quelle rubro-spinali sono integre o restano attaccale assai Lardivamente. In un caso studiato dall'autore la integrità della via cortico-spinale spiegava la conservazione dei riflessi cutanei; l'abolizione di quelli tendi nei non era accompagnala dal reperto anatomico dEilla degenerazione della via rubrospinale; ma tratta vasi di un tumore, che io massima parte aveva compresso il mesocefalo, donde almeno la ioterr u· zione funzionale delle fibre nervose. - Nella emiplegia organica, io cui v' ha lesione delle fibr e cortico-spin~:~li, i riflessi cutanei, secondo la maggioranza 1legli autori, o sono aboliti oppure indeboliti, mentre quelli tendioei indubbiamente sono esagerali. Che se io qualche caso si osBerva la persistanza dei rifle~si cutanei o di una parte di essi con intensità normale o diminuita, questo fatto non contraddice alla teoria circa la origine corticale dei meùe8imi, p6rchè in ogni singolo caso dovrebbesi dimostraPe la lesione di tutte le fibre cortico-spinali. Casi dt lesioni isolate delle lìbre rubro·spinali non sono ancora regis trati. In quanto poi al segno di Babioski, l'autore fa notare che ciò, che r ealmente è riflesso cutaneo - flessione dell'alluce- scompare per f~:~r po~;;to ad un fenomeno nuovo, cioè, alla eslensione de~li alluci, riflesso di natura assai differente dt~. quello cutaneo e che si rideste pe r· irritazioni un po' vive, addimostraodosi analo~o alla flessione della gamba e della coscia cons ecutivamente alle punture praticate in ques te regioni.
RIVISTA. DI NEVROPATOLOGIA
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Ammettendo la \eo ria dell'autore sopra esposta, anche la abolizione del riflesso addominale e di quello cremasterico avrebbe lo stesso valore del segno di Babinski. Quando il midollo é interrotto, scompaiono Lutti i riflessi fisiologici al disott.o della lesione; se sembra invece che l'atti vita riflessa sia aumentata, ciò dipende non gia dal fatto che sono esa· gerati i riflessi fisiologici, ma !;\ bene da quello che sono comparsi nuovi riflessi di natura patologica, così come succede nella coda amputata della lucertola, secondo é contar· mat.o dalle osservazioni cliniche di diversi autori. cq.
Oerebroplegla lnfantUe oon alntoml 41 parau.t agitante. - (Rioista di Pat. neroosa e mentale, n. 10,
CA MIA. -
1900).
Il caso clinico, riferito dall'A., riguarda una bambina di 14 anni, la quale, ollre al deficiente sviluppo fisico e psichico (ritardata puberLà, aspetto Infantile), presentava afasia molto pronunciata a tipo motorio, prodotta probabilmente dalla distruzione del centro di Broca pel p1·.ocesso di encefalite, paralisi .:!ell'arlo superiore ed inferiore destro. Tanto l'afasia, quanto la part\lisi g uarirono quasi completamente, e l'A. crede che la guarigiond debba allribuirsi al fatto che altre parli della corteccia cerebrale si a!lsunsero la funzione del linguaggio ai·ticolalo e quella del movimento degli arti. Rimase però una specie di tremore, che si accentuava nelle emozioni e quando l'ammalala veniva osservata, mentre poi cessava nel sonno e per pochi momenti anche con la volont.a; si ebbe pure il segno di Babinst<i in modo molto
manifesto, fatti tutti, che v11lgono a testimoniare una le~ione del fascio piramidale. l caratteri del tremore erano identici a quelli del tremore parkiosoniano, io ispecie la periodicit.a del ritmo o dell'ampiezza delle oscillazioni; caraltel'i, che nel caso riferito avevano gr·ande importanza, iu quanto che tutte le altre specie di tremore, io cui tale periodicit.a è stata osservata (i~terico, epilettico, alcoolico e saturnino) potevano facilmente escludersi nel soggetto. Gli altri sintomi proprii della paralisi a gitante riscontrati nel ca~o presente erano la fisonomia a maschera, la fissità dello sguardo, la lentezza della parola, la quale era emessa con spiccata monotonia. L'A. dopo aver ricordati i casi di sintomi di paralisi agiLaule illustrati nei bambini o nei giovani; dopo aver 11
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TIIYI ST.-\ DI NEVROP.ATOLOGL\
menzionate le malattie, t:he possono dat· luogo al tremore parkinsoniano anche all'infuori del morbo di Pat·kinson (cer ebr eplegia inla ntile o comune emiplegia in un adullo, pro· cesso iniziale di sclerosi a placche, tumori cerebt·ali, lesioni interessanti il fascio pi ramiùale o le r egioni nelle quali desso si trova, ponte, bulbo, lobo parietale, mitlolla spinale), fa le seguenti co n clu~ioni: 1' I pt·esunli casi illuslroti di mot· bo di Parkinson nei bambini, ìn cui la malattia si è sviluppsta pr ima degli 11 a nni, non sono altro che casi di cer ebroplegia infantile ; 20 Non si possono vero similm e nt~ ave re sintomi motori di paralisi agitante, senza che vi sia lesione del fascio pit·a· midale in qualche punto del suo tragitto nell'a sse cerebrospinale, comprese le cellule cortica li di origine; 3• La malattia di Pt1rkinson pr·opriamente della è caral· Lertzzata da una les ione, la cui localizzazione va ricercata o all'origine, o lun go il trag itto del fascio piramidale , e la cui natura (determinante il decorso prog r essivo e l'esito infausto del processo morboso) per ora non è ancora bene dimostrala. cq.
Dl alounl 1lntoml pooo frequenti nellaparaU.l agitante. - Monatschr. f. Psychiatrie und Neurol. , s etl. 19UO).
F RANK . -
L'A. riferisce una serie di casi di paralis i agitante, nei quali egli ba osser vato alcuni s i11tomi poco frequenti; come il falso clono del piede (descrdto da Oppenheim), certi movimenti associati di un genere speciale, i disturbi sensitivi, ecc. Il fal so clono del piede si provoca facendo tenere al ma· Ialo il piede pendente per qualche secondo nella flessione dorsale; il membl'o é subito colpito da una specie di Iremore, che ben si disliogue dalle sco~se muscolari brusche del vero clono. Infatti è lento, ri tmico e ris iede negli estensori del piede e delle dita; in una parola é il tre more parkinsoniano, che però si rivela nelle condizioni. nelle quali d'ordinario questo non si produce. Costituirebbe un J'eoomeno a nalogo a quello, cile q ualche volla s uole osservarsi nel morbo di P ar kinsoo, quando rilardando il tremot·e a prodursi spontaneamente, lo si può provocare in certi dali movimenti, p. es., col fare divat'icare fortemente le dita.
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rno,•imenli associali ri fe1·iti dall'A. non colpiscor.o che una rnelà del corpo. Quando si fanno eseguire dall'ammalalo movimenti energ ici con la mano o col piede del late colpito, toslo si agitano u g ualmente le membra corrispondenti del Ialo sano ; quando in vece si fanno eseguire gli stessi movimenti co n la mano o col piede del Ialo sano, le membra del Ialo colpito r estano immobili. Questo fatto va spiegato con In difficolté , che trovano le eccitazioni motrici a pr o pagarsi alle parti colpite. mentre la irradiazione loro el lato sano é relativamente facile. In uno dei casi rife riti notavansi i dis turbi della sensibilità, chl', com'è risaputo, n on figurano nel qua dro clinico ordinar io della paralisi agitante. L'ammalato infatti, ollre i sintomi caralleristici di questo morbo (attitudine s peciale, rigidezza del collo, immobilità della faccia, fenomeni di propulsione, ecc.), presentava insensibilità alle puutu1'-a praticate alla parte inferiore d.,J tronco a destra ed al memb1·o inferiore dello stesso lato; un og~etto freddo applicato sulla cute determinava sensazione di calore. In due casi i sintomi parkinsoniani erano associali a quelli dell'arter ioscler osi cerebrale. In uno di questi non esis teva tremore, ma la diagnosi di paralisi agitante non poteva negarsi, avendosi tutti gli altri sintomi caratter·islic i del mo rbo. L'arteriosclerosi poi si rivelava per la cefalalgia, per alcuni lievi disturbi bulbari (paresi del velopendolo), per la esagerazione dei riflessi rotulei. Nel secondo caso clinico, oltre il tremore, si aveva la paresi spasmodica dagli arti inferior i con la esagerazione dei riflessi rotulei e col vero clono del piede, sintomi che indubbiamente dovevano r iferir si all'al'· teriosclerosi cer ebrale. eq.
llnclroml ooalarllnerlohe, almalantl afl'eslonl organlohe. - (Recueil d'ophtalmologie, n. 7, 1900).
K:OENIG. -
La maggior parte delle malatLie organiche possono riprodursi nell'isterismo ; ma il pratico accorto deve riconoscere l'impronta di questa nevrosi e non lasciarsi indurre in errore, quand'anche si tratti di un gruppo di sinto mi a ssociati, interessando ciò tanto pel diagnostico quanto pel pronostico. Le sindromi oculari isteriche simulatrici sonù distinte dal· l'autore in quelle dipend•mti dalle funzi oni sensoriali ed in quelle dipendenti dalle funzioni motrici.
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Rl\"IS'r A O! .\'IWROPA'l'OJ.OOl A
Delle prime ricorda l'ambliopia isterica e l'amaurosi isterica. La prima più frequentemente compOI'la le modilìcazioni del CV. il quale mostrasi concentricamen te ristretto. Della seconda, più rara, si sono riferiti casi alternantisi con l'afasia, precedenti o susseguenti gli attacchi isterici (Sevestre); casi associantisi alla cefalolgiA (Saint-Ange) o consecutivi ad ictus, in modo da far credere che dipendessero da una lesione materiale cerebrale. L'esame oftalmoscopico in questi ultimi casi non potev& riuscire decisivo per la diagnosi, ben sapendosi che molle amaurosi di origine organica si presentano senz'i lesioni del fondo oculare (Chauffard) e che l'insorgere brusco dell'amaurosi può succederP. anche nella sclerosi a placche e nell'amaurosi t1·ansiloria. Però le ambliopie e le amaurosi da lesioni organiche cerebrali, se fJUeste risiedono ai lobi occipitali, cominciano spesso con lacune simrnelJ•iche del CV, a forma di emiopia o di vera emianopia verticale od orizzontale; il cominciamento è di corta dul'8ta, ma bene osservato dall'ammalalo. Nell'isterico le une e le altJ"e si accompagnano a spasmi clonici e tonici delle palpebre, che uniti alla conoscenza della superposizione dei disturbi della sensibilità (Gilles de la Tourette) costituiscono segni di gran valore per la diagnosi differenziale. E non ba sta: la cecità monoculare nell'isterico è apparente, sicché poca o niuna noia da al malato, al contrario di quanto succede nella cecità organica; inoltre l'occhio, che non vede nella visione monoculare, può vedere in fJUella binoculare (Charcot. Parinaud) - fallo questo da alcuni spiegato con la ipotesi che ciascun occhio é in rela1.ione con i due emisferi cerebrali (Parioaud), da a lll'i con la esistenza di un doppio centt•o corticale della visione, uno preposto a quella monocu· !are, l'altro a quello binocula re (Pitres). L'amaurosi poi non P. assoluta nell'isterico ; questi :vede, ma no.n ha la coscienza di vedere. È nolo l'esperimento di J a nel; dopo aver suggestionato durante il sonno ipnotico ad una donna isterica che avrebbe avuto una crisi alla vi!:'la di un pezzelto di lana violetta, la desta e procedenrlo all'esame perimelrico dell'occhio colpito da cecita fa lentamente arr·ivare nel campo del medesimo il pezzetlo di lana. L'ammalata di bollo è colpita da un attacco; dunque essa ha visto la lana con l'occhio supposto cieco; si deve quindi concludere che in essa é scomparsa soltanto la visione cosciente. Lo stereoscopio, la cassella di Flees, il prisma valgono a mettere in evidenza queste ricerche.
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Nell'o.mbliopis isteri c a propriamente detta, la più frequente, il restrin~imeulo co ncentrico del cv., quand'anche sia notevole, non incomoda \'ammalato; de~so è per lo piCr bilater·ttle, raramente unilatera le e dal Ialo aneslesico (Parinaud)). P er di fferenziare questa forma di amblropia dalle altre fa d'uopo ancora conoscere il modo di comportarsi della sensibilita cromatica. Il campo del ble u è il p iù esteso, però può pure aversi la trasposizione del rosso; seguono poi i campi del giallo, dell'arancio, del verde , del violetto, questi ultimi color·i possono subire un reslringimenlo notevole fino olia completa loro scomparsa, massime il violetto . Caratte ristica la persistenza del rosso, pe.1· la quale si differenzia l'ambliooia isterica da que lla labetica, in cui p rima s i perdono il rosso ed il verùe. L'ambliopia isterica può pure simular e un'ambliopia lOS!'< ÌCa (alcoolismo, diabelel, nella quale é patognornonico lo scotoma centrale per i colori, che s i svi luppa dal crnlro alla pel'iferia e che altera primitivamente il rosso ed il verde, rispetta ndo il bleu. Qualche volta lo scotoma centrale può anche aversi neL l'ister ismo, sia accompagnato al reslriogimento periferico decv., s ia da solo; ma nel primo caso sco toma centr·ale P. restriogimento periferico possono svilupparsi s imultaneamente, in modo che tra lot·o esiste una zona intermediari8, in cui la visione è conservata; nel secondo caso per fare la diagnosi differenziale bisogna ricercare qualche altra s timatu permanente nell'isterismo, In nictalopia nelle intossicazioni. Sulla emiopia isterica non tutti sono d'accot·do. L'autore però crede che dessa possa esistere come fallo clinico allo stato tran sitor io, non già come stimata permanente ; nei ca si studiati egli non ha mai notata l'emianopsia tipica, cioé, la divisione simmetrica dei due campi visivi ullo s tato per maMnte, ma sì bene il r eslringimenlo ù el CV. prevalente dal lato tem pora[e od esiste nte da un sol lato. Occupandosi dei disturbi dipendenti dalle funzioni motrici, ricordo come il musco lo orbicolare delEP. palpebre é il più frequentemente colpito nell'isterismo, sia solto forma di spasmo , sia sotto forma di con trattura. Il ble farospasmo s i determina in seguito ante cause piu lievi, ed o è clonico o tonico, ovvero si presenta solto una forma clinica des ignata col nome di ptosi pseudo-paralitica. Quesl'ullima si differenzia dalla vera ptosi -paralitica, perchè in essa non v'ha incJ·espamento della cute, per ché il muscolo frontale si contrae mentre la palpebra s uperiore ricopre la inferiore e se sollevata, oltre a dimostrat·e
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res istenza , ricade I'apidamente. Inoltre il sopracciglio é abbassalo dal lato malato, mentre nella plosi pa1·alilica é più alto (Charcol); i disturbi motori e quelli sensitivi si soprappongono dalla congiuntiva a due centimetri all'esterno dell'orbita (Gilles de la Tour~ lle). La diag nosi differ enziale sarebbe sempre più difficile quando si trattasse della sindrome di Webel' caratterizzala da una paralisi alterna dell'oculo-molore di un lato e delle membra dell' altro lato, in segui t o a lesione della parte inferiore ed interna del peduncolo cerebrale; ma i caratteri sopra indicati var r ebbero sempre a far riconoscere la ptosi pseudo-paralitica, come l'autore stesso dimostra con 3 ~'.asi di sua osservazione. Per i disturbi nei movi menti dei globi oculari, l'autore ricorda cbe non esiste alcun caso confermalo di paralisi vera dei muscoli oculari da potersi interamente riferire a lJ'isterismo ; si è se m pre trattato di spasmo o di con lra ttura ed il disturbo motore ha riprodotto lutti i segni di una paralisi Come punto di répere per la diag nosi differenziale, Bore! consiglia di deter minare il campo diflssa~ione, giacché la curva, che fornis ce l'ampiezza dei movimenti, sarebbe io generale ris tretta nello s trabismo spastico, mentrd presenter ebbe una linea rientrante, quando v'è paralisi d' uno dei muscoli. Del r esto l'impotenza funzionale del muscolo nell' isterismo non s i manifesta, che per i movimenti volonlltri e coscienti, non g-ià per quelli :automatici e ri'flessi. Le pseudo-paralisi, che si osser vano in questa nevrosi, sono soprattutto associate con predominio sui muscoli retti esterni e con partecipazione più o meno g rande del muscolo elevatore della palpebra superiore. Circa il nislagmo, si è credulo generalmente che non es ista n eli" isterismo; però se ne ha un esempio in un ca so d' isterotraumati~ mo (Ray mvnd). Si d i f'f~renzia da quello dovuto alla sclerosi a placche, perché nt:ll' isterismo le oscillazioni sono rapide, irregolari, separate da cortissimi inter valli di arresto, e quando si fa ft ;;sa!l'c l' individuo o si provoca la sua :attenzione, si esagera, mentre poi può scomparire completamente sotto l' influe11za denla suggestione ; invece nella sclerosi a placche le oscillazioni hanno •Jn ritmo più regolare e si manifes tano specialmente nei movimenti di lateralità, per modo che si possono rendere più appariscenti forzando l'abduzione. La midriasi e la miosi si osservano di frequente pr ima e dopo l'attacco, come falli transitor i, secondo l'autore, dovuti
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allfl contrattura allo spa smo. Il r iflesso luminoso gene· ralmente è conservato, n on sempre però; perciò non può avere lo stesso valor e delle altre stimate pern1anenti dell'isterismo. Al rigua1·do l'autor e ricorda una osservazione di Claudtl, da lui controllata, nella quale si aveva di notevole che la midriasi eccessiva, accom pa gnata dalla perdita del riflesso accomodatore, scompa riva nel sonno ipnotico, sicché durante questo le pup11le r iprendevano il loro diametro nor male e la reazione riappariva in entra mbi gli occhi. cq.
Dbturbl aoutl della. motllltl negU alooolbtt, aventi 1 oara.ttert 4ell'ata••la. oerebello•a. - (Neurol. Centr. Bl., settembre, 1900).
VoN BEC RTEREW. -
Da vari i. a nni sono state registrate osservazioni di atassia acuta co n distur bi della parola con<>eculive a malattie infettive. L'A. ha avuto l'occasione di osservare una sindrome analoga anche negli alcoolisti e su questa riferisce. Questi ammalali erano in apparenza in condizioni normali, quando un bel giorno, dopo eccessi nel bere, destandosi dalla ubbriachezza si sono accorti di non poter 1Jiù camminare, o per lo meno di p1•ovare diCftcolt.à enorme a reggersi in piedi, e di muovere il passo traballando. l o una parola sembr11va no tuttora ubbriachi, nonostante che gli effetti dell'alcool erano già da tempo dissipati. A pr incipio essi provavano ver tigine, sen sazione di pesantezza alla testa e spesso andavano soggetti a nausee e vomiti; questi fatti sono spariti più tardi, ma si sono residuati i disturbi della motilita. Caratter istica la dirtlcollà di conservare l'er1uilibrio; l' individuo traballa o che gli occhi restino aperti, o che gli vengano chiusi. Lo stato d'instabilità a umenta col ma t·ciar e; una mano invisibile pare che spinga il soggetto di fianco ed egli cadrebbe certamente, se non arrivasse ·a sostener si ad un mobile od a qualsiasi altro oggetto. Se gli fanno eseguire movimenti isolati, non si rileva l'atassia, ma qualche volta un tremore più o meno ma rcato delle dita, tremore, che gli rende deforme la scr ittura e che sta a testimoniar e l't!sistenza dell'alcoolismo cronico. D'ordinario si ba pure un cer to grado di nistagmo nei movimenti di laleralità degli occhi, accompagnato alle volte da ioeguaglianza pupillare. La parola in gener ale è inte gra o
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tutto al più balbettante; la lingua tremula. Rarament.e alte-_ rata la sensibilità; i r iflessi patellari spesso alquanto esageI'ati; qualche volta iperestesia della regione oecipitale alla percussione. L'A. riferisce pure di aver riscontrato nei precedenti morbosi di due malati manifestazioni epilettiche associate ad alcoolismo cronico. I sintomi sopraesposti si manifestano subitamente, io seguito ad eccessi nel bere, e solo negli alcoolisti ben coofer· mali; bisogna perciò considerarli come un episodio acuto dell'alcoolismo cronico. La loro durala varia da qualche settimana a 2 o 3 mesi; la guarigione completa é la regola. La evoluzione di cosiffatti disturbi, l'assenza del tremore intenzionale e dei sintomi cerebro-spinali permettono di differenziare questa sindrome da quella dovuta ad una sclerosi a placche; la mancanza delle paralisi oculari e delle alterazioni psichiche la distingue dalla polioencefalite superiore. L'A. crede che la causa probabile di questa atassia speciale vada ricercata io una lesione del cervelletto, ipotesi, cui finora manca il controllo anatomico. eq. KoPPEN."- EDoetalopatla 4a trauma. - (A rehio.fìir Psyehiatrie, Bd. XXXIII, H. 2, 1900).
Lo studio clinico ed anatomo- patologico di 8 casi di encefalopatia susseguita a trauma permettono all'A. di riferire fatti interessanti circa questo argomento. I n seguito a Lraumatismi del cranio, ancor che questo non resti leso, si banno frequentemente piccole lesioni alla base dei lobi frontali , al polo occipitale, alle circonvoluzioni sfenoidali, le quali si rivelano poi al reperto anatomico con infiltrazione sanguigna dei tessuti e con i vari stadi della encefalite, oppure con cicatrici o mancanza di sostanza a contorni cicatriziali. Le cicatrici irregolari con residui sanguigni stanno ad indicare molto probabilmente un trauma pregresso; però va notato che quand'anche nella lesione mancano i segai di una emorragia, non può escludersi la origine traumatica della medesima. D'ordinario nelle lesioni della base si hanno sintomi meningitici. Si possono avere pure falLi gravi di coma, convulsioni e perfino la morte, senza che il reperto anatomico faccia trovare altre lesioni, oiLre quelle sopraindicate; allora
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bisogna a mmettere che dai piccoli focolai si sia dipat·li to, forse per via del circolo, uno slimolo capace di provocare i faUi generali , che possono anche insorgere mollo tempo dopo il subilo traumatismo. In vari casi, in cui la siolomalologia è rimasta s ilenziosa per un tempo più o meno luogo dopo il trauma, si sono più tardi ver ificati gravi falli d'irritazione e di demenza ed il reper to ana tomico ha dimostralo divaJ•se lesioni. Il cervello può anche restar leso senza clte la lesione violenta abbia colpito il cranio; io questi ctts i l'individuo è cadu to a ll' in piedi, sulle ginocchia o sulle natiche. La demenza consecutiva a tJ·auma, per ciò da c hiamar si post t r aumatica, ha caratteri propt·i, quantunque in cer ti stadi riesca difficile differenziarla dalla demenza paralitica. L'A. nei casi studiati non ha sempre risconh·ale le alte razionì vasali descriUe da Kronthal e Frieùman11 ; egli f!Uindi non crede che desse conseguano sem p1·e e nece s~ a!'iam en te a queste lesioni traumatiche. Le ceooate alterazioni vasali, cbe d'altronde si r iscontrano ancora negl'individui con ar ter iosclBrosi, non sono state riscontrate neppure in un caso, in cui il tt·aumatismo datava da antico te mpo, e nel quale avrebbero dovuto trovarsi con maggiore prob&bilità.
cq. VoN MoNAKow. -Olroa l ueoabroml della oavttà orallloa. - (Ber liner klin. Woehenschr ., n. 33, 1900). Veramente l'A. qui tra tta di neofibromi d~lle guaine de ll'acustico. di cui ba studiato tre casi, seguendoli fino a l tavolo anatomico; in uno anzi egli ha potuto fat·e la diag nosi di natura e di sede della malattia in vita, tale essendo la chiarezza e la classicit.a dei sintomi, da fargli concludere che in casi simili deve sempre esser messo in discussione l'intervento chirurgico. Si tr atta di un individuo. in cui la malallia cominciò con dolore localizzato alla nuca e più ancora in corrispondenza della r egion e mastoidea destra, con vertigine intermiltente e tendenza a cader e da l lato destro, con andatura incerta , con rapida diminuzione dell'udito a destra. Soprav venner o più tardi la paresi del facciale. la paresi del trigemino con fenomeni irritati vi, la disartria ; si agg ra vara no pure la vertigine, l'a tassia cerebellare e l'individuo cominciò a pt·ovat•e
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RIVISTA DJ NEVROI'ATOLQGJA
difficoltà nel deviare lo ~guardo a destra ed a rif;enti re imPI'es~ioni anot·mali alla metà desJra del cor po, come, p. es ., quella della mancanza del braccio o della gamba. Non falli anormali nella mas ticazione né nella deglutizione; non alterazioni dell'apparecchio cir colatorio, né di quello respiratorio; non convulsioni toniche o cloniche; non vomiti. La morte avvenne pe1· suicidio. Il reperto anatomico dimostrò la presenza di un tumore dUl·o, g rosso come uovo di gallina, tumore, che s i continuava con l'acustico (1·ido tto appena ad un esile fascio di fibre n ervosi!') e penetrava nella massa midollare del cervelletto, avendo dis trutto parte del verme inferiore, del lobulo gracile e di quello cuneato. Il n. facciale era anch'esso assottigliato: distrutti invece quasi interamenta la ra dice posteriore dell'acustico, il corpo trapezoide, il tubercolo acus tico; sollanto poche fibrl) della radice anteriore di questo nervo erano supe1·stiti. La metà conispondenle del ponte restava compressa; il peduncolo medio del cervellello profondamente leso. Con queste lesioni anatomiche i falli clinici erano di facile spiegazione; quelli riferenti si all'acustico ed al cervelletto erano direttamente dovuti alla lesione, mentre gli altri ra ppol'tabili al ponte, al facciale ed al trigemino, la disartria, i disturbi della sensibilità dovevano spiegarsi con la compressione eser citata dal tumore fibroso sulle parti sopraincq. dicate. A VELLIS . -L& nevralgia frano& del larlngeo superiore. Milnch. med. Wochenseh., 13 nov., 1900).
Si sa che negl' isterici e nei neurastenici spesso si hanno dolor·i laringei di origine puramente nevrosica; per ò esistono pure delle nevra l~ie tipiche laringee, tutto affatto in· dipendenti dagli stati morbosi teslè indicati e di cui l'A. rife1·i sca ben 1 ~ ca!'li (11 di uomini e 3 di donne) studiati negli ultimi due anni. Individui di media età, risentono dolori più o meno intensi quando parlano, !]Uando deglutiscono, od anche nei movimenti d' iclinazione laterale della testa, senza che siano rilevabili le· sioni della farin~e, della laringe, della bocca, degli organi e dei tessu ti della regione cervicale . Qtles li dolo ri, ora unilaterali, ora anche bilaterali, alle volte raggiungono tale intensità ,
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RfVI STA DI NEVUOPATOI.OG IA
da impedire ai soggetti di attendere alle loro occupazioni ; alle volte s' ir radiano al velo pnlalino, all'orecchio, a lla s palla corr·ispondente. È inutile ricordare, che negl'i ndividui s lu· dtati manca,•ano assolutamente le stimate is teriche od i ca· ra lleris tici dis turbi neurastenici. L 'A. nei 14 casi os~ervati ha sempre potuto accertare d ue pu nti dol or osi tipici , cosi come si riscontrano nelle nevralg ie rr anche ; e cioè, uno (rt~ cilmente es plo rabile) in corr is pon· denza del punto, in cui il nervo lar ingeo superior·e a ttraver·sa la membrana io-tiroidea; l'altro (esplorabile solo con la sonda) a livello del s eno piriforme della larin ge, ove il ner vo laringeo é mo llo supflrfì ciale. Egli crede che la nevrslj:tia del laringeo superior e in questi casi s ia di origine probabilmente g r·i ppale ; la sua ipotesi AArebbe conrer mata dai risulta ti del tra ttamento ter apeutico, esse ndos i ottenuta la g narig ione mer cé l'uso de i medicamenti analgesici e l' applicazione dei cataplas mi caldi s ul collo. erz.
Ortsl epUettlforml provoo&te 4a un tappo 4l OIII'1Uile. - (Lyon mèdical, n. 23, 1900).
D REY PUS. -
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Trattas i di un giovane, della età di 22 an n i, che di frequente a ndava sog getto a crisi epilettiche ed a vertig ini e nel quale l'esame funzionale dell'or gano dell'udito ave va di· mostrato la diminuzione dell'a cuitA auditi va a l lato, ove l' in· dh•iduo era s olito cadere ed ove i sintomi convulsivi s i p r·esenlavano con maggiore intens ita. L'esame otoscopico aveva rivelato nel condotto auditivo esterno un tappo di cerume, della lunghezza di circa un centimetro e mezzo, rimosso il quale, dopo s ei mesi scompa rvPro gli accessi convulsivi e le vertigini. L' A . dopo ave1·e rirerilo altri casi di simil genert>, viene a concludere che le crisi epilettiche determ inate da corpi es tranei ne l condotto a uditivo ester no, s ebbene non frequenti, pure debbono mettere in guardia il medico contro una diagnosi li'oppo sollecita di epilessia ; diagn:>si, la quale ~etta sempre nella costernazione le fam iglie e che alle volte può compromettere l'avvenire materiale e morale dell' individuo.
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RIVISTA CHIRURGICA __.,.....,.._
Analg..ta oooalnlo& per la via della ra · oh1de . - (La Semaine méd ical~, n. 51, 1900).
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L'autore nello spazio di poco più di un anno ebbe a praticare 25i2 operazioni mediante analgesia cocainìca per via r achidiana, avendo cosi la statistica forse più ricca di qualsiasi altro operatore in Europa. Di (!ueste 142 furono intraperitoneali e 110 extraperìtonealì, e dalle molteplici osservazioni egli ricava parecchi dati come assodali ed indiscutibìli, mentre altri meritano os:servazioni ulter•iori e studio e niscussioni più profonde. Egli considera come assodati i seguenti risultati: che l'iniezione sottoHracnoidea di cocaina provoca l'analgesia nella proporzione sottodiaframmatìca del corpo e che essa deve esser praticata con la più per fetta asepsi. L'analgesia cosi otlenuta è completa e la sua durata fu sempre sufficiente in modo da permettere dì praticare le più svariate operazioni, né pr·esenta alcun danno immediato o lontano per il sistema midollare. Giammai ebbe a verificarsi veruna complicanza operatoria locale da imputarsi a tal s istema e negli inter venti chirurgici nei quali occor se il decubito laterale o la posizione di T r•endelenburg, :>i potè agire con la stessa facilità e sicurezza come con l'anes tesia cer ebro-spinale. Dal lato morale gli operati mostraronsi quasi sempre calmi ed indifferenti dava nti al nuovo metodo analgesico nè presentarono alcun sintomo di shok, J'itornando allo stato fisiologico più p1·esto de l sottoposti all'auestesia generale. Per vedere se i dis turbi provocati da quest'anestesia sono talmente g ra vi da dover preferire l'anestesia finora U!;;ata ottenuta mediante l'etere o mediante il cloroformio, l'autore esamina tutti i sintomi subiettivi accusali dUI•ante e dopo l'anestesia cocainica miJolla 1·e e lo stato dei diver~i appa recchi dell'or ge· ui smo. Egli non risconlt·ò reazione alcuna, né durante, nè dopo l'anestesia n el 20 p. 100 dei suoi opera ti, mentr·e negli altri riscontrò quali sintomi s oggettivi un leggero malessere
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RIVISTA CRlRUTIGIOA
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g ener ale, talvolta delle nausee e, vomiti. Il malesser e sarebbe caratterizzato da un senso di formicolio degli arti inferiori, da una certa ansietà respiratoria, da pesantezza epigastrica che talvolta si traduce io movimeoli d' inspirazione più pt·ofondi e più ampi. Durante l'anestesia i pazienti accusano un senso di calore e di accensione alla faccia e talvvlla un senso di sete. Tale malessere comincia so!tanlo da 5 a 10 minuti dopo l'iniezione, dura ordinariamente dieci minuti e solta nto eccezionalmente un quarto d'ora. Le nausee sono frequenti; si riscontrano nel 40 p. 100 circa dei malati, e sono frequentemente segnalate dal pallore dell.a faccia . Il vomito si manifesta eccezionalmente 5 m inuti dopo la puntura ed in generale appare al dodicesimo od al quindicesimo minuto. Consiste di solito in liquido piuttosto chiaro e si ripete raramente più di tre o quattro volte. ~ più frequente nelle donne che negli uomini e si avvera circa nel 20 p. 100 degli operati. Osser vando lo stato dei diversi apparecchi riscontrò sempre u na perretta incolumità del sistema nervoso centrale encefalico come pure del sistema midollare al disopra delle regina i analgesiche. Le membra infe!'iori sono pesanti; gli operati non cercano di fare alcun movimento, ma la motilità è conser vala; soltanto lo sftntere a naie spesso è in istato di completo rilasciamento. Persiste la sensibilità lallile, sono normali l e sensazioni di caldo e di freddo, sollanto é abolila
la sensibilita dolorifica. Se1·vendosi, durante l'operazione, del termocautet•io, il malato prova l'impressione che lo strumeuto é più caldo di un bisturi, ma non Hccusa il mP.nomo dolore. Pur essendo conservata la motilità, i movimenti sono meno precisi che allo stelo normale. Osservando l'apparecchio circolatorio riscontrò maggior celerit.a del polso, mentre senza esser disturbalo il ritmo del cuore le sue pulsazioni erano più frequenti oscillando da 80 fino a 120. l n vece l'apparecchio r espiratorio è poco sensibile all'analgesia. Le inspirazion:i sono tal volta più ampie e più profonde, ma il ritmo è normale. Nè i bronchi, nè il parenchima sono sede d'ipersecr ezione, ne di alcuno stato congeslizio. L'appar ecchio digerente, tranne il vomito e tal volta la sete, non presentò fatti degni di nota, soltanto nel 5 p. 100 dei casi ebbe incontinenza di gas e di mate t•ie fecali, mentre invece l'apparecchio uretro-vescicale si mantenne sempre normale. Dopo l'anestesia l'autore ebbe ad osservare quali ::;inlomi subieLtivi una perfetta euforia dell'operato, ciò che costituirebbe
T RIV!S'PA CHIRlffiGICA
uno dci g r·andi vantaggi del metodo, mentre la sensazione di sete non durò mai oltre le due o tre ore, con normale colorazione del volto, polso normale, tempe ratur a intorno ai 37° urinazione ed Ul'inc normali. Soltanto sette od otto ore dopo l'atto operati vo compare nel !tO p. 100 ùei cas i la cefalea posioperatoria, di varia intensità occupante la regione frontale o la r egione occipilale, di carallere gra vativo, paragonabile all'emicrania. Nel 90 p. '100 de i casi sco mpart~ nel mattino succe~si vo all'operazione e nel 2 p. ·100 durò talvolta due, tre e perfino quattro g iorni. I divers i riOJedi impiegaLi per cura rla riuscir·ono inefficac i e soltanto l'A. ebbe vantaggio dall'applicazione di una compressa d'act]ua fredda sul ca po. Talvolta l'aulor•e avverti l'insorgere di una cefa lea tardiva eia tre a cinque giorni dopo l'operazione. Intanto il sistema nervoso generale non subisce alcuna alle r·azione, intatto é il funzionamento del cervello, le idee sono nelle, non riscontrasi né agitazione, nè delirio. Cosi pure non é punto turbato il sistema circolatorio, mentre il polso é regolare e l~ circolazioni arteriosa e v enosa si com piono regolar mente. Soltanto l' ele,·azione della te mperatura è il solo fenomeno notevole del per iodo postoperatorio. Essa non supera in ge· ner ale i 3i' ,8, 38•, 38.,5, ma può anche raggiungere i 30°, ed i 33°,5. Non é punto in r elazione con l'intensità degli a ltri sintomi, pote ndosi riscontrare in mala ti che non hanno nè nAusee, né cefalgie. Non è accom pagnata da una particolare frequenza di polso e tranne una sete notevole non presenta verun segno della febbre. Il termomett·o ordinariamente comincia a salire da quattro a sei ore dopo l'analgesia; il massimo é r aggiunto dall'ottava alla decima ora, e dopo dodici o quallor·dici ore la temperalur·a è normale; sicché l'elevazio ne ler·mica dura da t:ei ad otto ore ed il suo ciclo é ben definilo e di una notevole costanza. Quale causa di tale accidente, l'A. ritiene sia la azione della cocaina sui centri termogeni dell'economia. Nel complesso nessq_110 dei disturbi che acco mpa~nano o seguono l'analgesia per via rachidiana acquis tò intensità tale da fa r leme r·e per la vita de l ma lato. Tale analgesia viene sopportata meglio dagli uomini che dalle donne , ed individui antecedentemente cloroformizzati ebber o a dichiarare che la cocainizzazione er a molto meno penosa. Secondo l'A. tal metodo non é a pplicabile né ai bambini, nè ai ne vrastenici causa sopratullo l'impres sione morale ch e questi ul timi ne riportano.
RIVISTA ClllRU ROIGA ·
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Lo consiglia nelle operazioni tutte per via ex~raperì toneale, non lo crede applicabile alle operazioni intraperitoneali s e non quando l'operatore ha grande pr·atica con la chirurgia addominale. Qualunque sia il campo che ciascun chirurgo riserva a tal metodo egli lo considera tale da dove restare ne lla pratica a ccanto all'anestesia locale ed all'anestesia generale. G. B. STlMPSO:>~.
Un metodo aempllol.ulmo per rldarrele 11uttazlonl della spalla e dell'anca. - (Med. Record, :J marzo 1900).
Il principio fondamentale sul quale si basa il metodo descritto dall'A. è la trazione moderata e costante operata per mezzo di peso. Ove trattasi di lussazione anteriore della spalla il paziente viene coricato in una specie di amaca, so ll evat~ da terra ed avente un foro circolare, pel quale si fa passare il braccio lussato, a cui si attacca una borsa rootenente 5 10 kg di sabbia. Dopo qualche min uto la riduzione si effdlua spontaneamente. Nessuno dei pazianti si è mai lsgnalo durante questo procedimento, che l'A. raccomanda come un metodo facile e sicuro. Teoricamente sembrerebbe pratica migliore attaccare il peso al disopra della piegatura del gomito, ponendo l'arto in flessione, ma si é invece riscontrato più conveniente l'attaccarlo al polso, potendosi in tal modo impedire, fino ad un certo punto, i movimenti della mano che polrebbero riuscire dannosi. In mAncanza di una tela robus't a da disport•e a guisa di amaca è possibile servirsi di due tavole tenute discoste tra loro quanto occorre per il passaggio del braccio, ma, come è facile intendere, la manca nza di a ppoggio s ulla spalla, come si ottiene da un' uperlura circolare, può es ser causa d'insuccesso o perlomeno di s uccesso t·itar·dato. Lo stesso metodo può impiegarsi per la riduzione delle lussazioni del gomito, quando si riesca a distendere l'arto senza l'aiuto dell'anestesia : sebbene in tali casi riesca generalmente abbastanza bene anche la sola trazione o pera ta colle mani. Di molto maggiore utilit.A può in vece riuscire nelle lussa· zioni dell'anca, nelle quali il metodo viene pr aticato colle
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RIVISTA CR mliRGIC A
segueuti modalità. Si colloca l'infermo sopra una tavola , in pos izione prona, ed in modo che le gambe vengano a trovarsi completamente al di fuori della tavola s tessa. L'arto sano é sos;tenuto da un assistente a fine d'impedire i movimenti della pelvi e s i a bbandona a ~e s tes so quello malato in modo da !asciarlo cadere verticalmente. Il chirurgo intanto fiette la gamba di questo arto malato sulla cos cia, imprimendole, nel tempo stesso, dei movimen ti ·di latar alità. Se, operando in tal modo, il rilasciamento dei muscoli è lento ad ap parire, si pone sopra la gamba cosl flessa un sacco contenente 5-10 kg. di sabbia. Ques to metodo è in uso da qualche tempo nello spedale di Hudso n Slt·eet, a New - York, ed ha sempre dato res ullati soddisfacenti. L'A. incoraggiato da tali successi lo ha esperimentalo in 10 cas i di lussazione anteriore della spalla ed in altrettanti di lussazione posterior e dell'anca. Nei primi lt~ r iduzione si é sempre effelluata molto facilmente ed in uno spazio di tempo che ha variato da 4 a 6 minuti. Per ciò che riguarda i secondi solo in '/ 6 di essi ha potuto ottenere la riduzione senza l'aiuto dell'anestesia.
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DJEUL AFOY- Asoe..o del cervelletto. - (La Semaine M é·
d ieale, 27 giugno 1900). L'a utor e narra di un uomo di trentatre anni, che, dopo circa un mese dacché aveva sofferto una leggiera otile fu collo da pet·sistenle cefalea occipitale associata a deambulazione titubante ed incer ta , ed in seguito da un insulto apopletlifor me cadendo su l fianco s inis tro, s eguito da vomit.o, sonnolenza ecc. as:;ociandosi hentoslo a tali s intomi una Jegget·a pa r esi facciale s inistra, nistagmo ed una doppia retiuile. Ve nne falla d ia~Zn os i di a scesso del cervelletto, ed intervenendo chirurgicamente , vennero applicate tre corone di trapano s ul Ia lo s inis tro e parecchie punture esploratrici s ul lobo s inistro del cervelletto senza che uscisse una sol goccia rli pus. Il malato mori nella g iornata ed all'autopsia s'ebbe a t•ilevar e, alla parte anteriore dell'emisfero sinistro del cer velle tto, un piccolo ascesso del volume di una nocci uola . L'aulot·e fa seguire tal e s tot·ia dalle s eguenti cons iderazioni : salvo qualc he rar a eccezione, g li asces!li del cervelletto
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RJVISTA ORJRURGIOA
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sono consecutivi ad un•otit.e. Quando la cassa del timpao0 é infetta, gli agenti patogeni, gra zie alle cavita chiuse, che hanno per sede la cassa, l'antro e le cellule mastoidee, possono esaltare la loro virulenza, propagandosi in differenti direzioni. Le lesioni in tracraniche, consecutive ad otile, sono multiple: meningite cer ebrale, m eningite cerebro·&pinale, pachimeni ngite, flebite e trombosi ùel seno, ascesso del cervello e del cervelletto. L'ascesso del cervelletto provoca generalmente la si ndrome cerebellare: cefa lea prevalentemente occipital e , verligioi, icto, perdita dell"equilibrio, incedere barcollante, vom to, nistagmo, contrazioni cervicali, navrit~ ottica, a s tenia muscolare, ~ lato di sonnolenza ~ d ~ torpore quasi comat oso. T ali sin tomi , che costituiscono la più schietta sindrome cerebellure sono identici qualunque sia la parte l<!sa d el cervell e tto. Due allr i ele menti, la paralisi faciale e la paresi del nervo motore ocula re es terno, permettono di localizza re la lesione cerebellare ad uno dei lobi del cervelletto. La s indrome cerebellare put' a vendo grande analogia con le s indromi auricolari e labirintica, si differenzia da queste perché: la cefalea di or igine labirintica non ha né la violenza , n è la persistenza, né la localizzazione della cefalea di origin e cerebellar~, mentre la sonnolenza ed il torpore che ogni dì più si a ccentuano nella lesione cerebellare non hanno riscontro nella sindrome labirintica. l tumori del cervellelto, gliomi, gliosarcomi, tubercoli, tumori parassitarii, producono pur essi la sindrome cerebellare, ma iu tali casi, tal sindl'o m e ben di rado é allo stato di purezza, giacché i neoplasmi, nella loro tendenza ad aumentare, provocano dei sintomi di c0mpressione e di vicinanza. L'intervento chirurgico a tempo opportuno, e il solo trattamento curativo applicabile agli ascessi del cervelletto. G. B.
11 cUaS"Do•tloo cUffereuzlale tra U oaloolo 4ell' uretere e l' appeu4loUe. - (Centralblatt jur Chif'., 1899, n. 42).
T uFPIER. -
In cert~ <'ircoslanze la diagnosi òifferenziale tra la epitiflite ed un calcolo orioario incarceralo nell'uretere può essere difficilissima e rautol'e richiama l'aLLenzione su questo fatto tanto per i dasi a,c uli che cronici. L'ur etere, prima dél
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RIVISTA CHI:RURGICA
suo ingresso nel piccolo bacino pa~sa il punto di Mac Burney, quindi nel caso di presenza di un calcolo nell'uretere, poll·ebbe questo calcolo risvegliare lo stesso locale dolore di quello dell'epiti!iile. Aggiungasi che in ambedue ques ti casi possono manifestarsi meteorismo e vomito. La grande somiglianza nella sintomatologia delle due malattie viene a mpiamente illustrala dall'autore, il quale in bttse ad una lunga serie di s torie cliniche, viene alla conclusione che il più importante fenomeno per stabilire la diagnosi di calcolo, sarà sempre la presenza del sangue nell'orine. Il sangue nelle orine io certi casi cronici non sarebbe constatabile che coll'osservazione microscopica. A rimuovere o1:mi dubbio si può ricorrere all'esame radiografico ed al C. P. cateterismo degli Ul'eteri. N ARA T II. -
Bulla operazione ra4loale 4el varloooele.
(Centralblatl. [iir Chir., 11. 26, 1900).
In individui affetti da grave varicocele, Narath trovò sempre una dilatazione non lieve del canale inguinale, donde la sua idea di risecare il Lr·onco principale della vena sper malic.a entro lo stesso canale ing uinale e chiudere poi quest'ultimo secondo il metodo di Bassini, abbandonando così gli nllri processi finora io uso, che lutti presentano difetti e che non di rado s i mostrano ins ufficienti a raggiungere lo scopo. L'operazione procede nel seguente modo: Incisione cutanea nella direzione del cannle inguinale. Apertura di quest'ultimo come nella operazione radicale di Bassi.ni. Tutto il funicolo spermalico col cremastere e colla tunica vaginale comune vien sollevato fuori dal canale inguinale. Se per tanto con piccoli tagli longitudinali oppure prepar·ando con strumenti ollusi si é allargata la via. verranno ~Xià sotl'occhio i singoli elementi del funi colo spermatico. Le vene dilatale, a nche se mediocremente piene di sangue, appariscono chiaramente. Nel cauale in guinale ci sta dinanzi o il tronco principale della vena spermatica inte•·na oppure la sua primar ia ra mificazione collaterale. Le vene vP.ngono preparate più in alto che é possibile ed allacciate in due punti. Esse si ritirano profondamente dopo recise tra le due legature. In seguito s i prosegue la preparazione della porzione periferica delle vene fino alla regione dell'anello esterno ed anche là si recidono in mezzo a due allacciature. Si viene così a togliere UQ
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RlVISTA CH IRUHGI(;A
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pezzo di parecchi centimet.t•i dal tronco della vena o da questo e dai primi rami collaterali oppure da questi ultimi sollevati se assi confluiscono molto in alto. Le vene si la':lciano con grande facilita isolare dagli altri elementi del funicolo spermalico. Dopo ese~uita la resezione f11 duopo esaminat•e se pet· caso si é falla una protrusi0ne del sacco per·itoneale; se quest.a è avvenuta , si isola completamente, si torce, si leg a e si recide. Se le vene spermaliche esterne sono notevolmente dilatale si reciderà un pezzo anche da esse. L'ultimo atto dell'operazione consiste nella chiusura del canale inguinale secondo il processo di Bas sini, ~olia differ enza che è lasciata ir.tatta la parete poste!'iore del canale (fascia lr'asversa) e non vengouo isolali i margini dei muscoli piccoli obliquo e trasverso. Il materia le di sutura o di legatura è costituilo esclusivamente da seta ~na e da Sl:!ta un po' più grossa per le suture muscolai'i. L'operazione può COiupier si in 10 o 15 minuti. Essa offre notevoli vantaggi sugli altri metodi. L'autore r iporta 21 ca si operati con questo metodo. In tutti l'esito fu splendido anche in rigua rdo alla possibilita di una recidiva. La guarigion e può dir;;;i anche duratura per quanto é permesso giudicarn e dall'osser vazione dei casi operati anche due o lr~ ann1 dopo l'operazione. C. P .
Balla terapia delle hatt11re della rotula. (Centralùlatt fii.r die Chir u rgie, n. 26, 1900).
CoRTE. -
Il trattamento dell.e frallure della rotula mediante appar eccnio compressivo, vale a dire un apparecchio che fissa uno contro l'altro i fr·am menti, é in generale, abbandonalo. All'incontro negli ultimi anni il massa~gio e gli apparecc hi ambulanti acquistarono sempr e maggior favore ed un impiego sempre più diFfuso. T uUavia questo metodo di cura ora si r iscontra pur esso insufficiente; giacchè é ben si vero che in certi casi esso conduce al · desiderato scopo, ma non si può negar e che in molti pazienti resta una disloca zione dei framme n ti, oppur e il callo è soltanto fibroso, col risultato funzionale di una naturale limitazione di movimenti e debolezza dell'arto. Perciò Bergmann, appoggiato ad esperienze assai favorevoli, adottò come metodo normale, e tanto nelle fratLure recenti come nelle antiche, la riunione cruenta d!ei
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RIVISTA CHIRURGICA
f1·ammenli della rolula mercè la sutura metallica. L"operazione si pratica nel modo s eguente: Dapprima si fa taglio longiludinale lungo circu 12 centimetri e quindi, immediatamente dopo aperta l'articolazione, s0n praticate ai punti più profondi ed ester ni della medicatura due controiocisioni, allraverso le quali più lardi introducono delle stris cie di garza per il drenaggio degli umori segregati dalla ferila . I frammenti della rotula vengono poi ricuciti con due fili di bronzo ed alluminio. I fili sono applicali In modo che non · abbiano à penet1·are attraverso la cai•Lilagine. Se vi sono delle fessure laterali queste si riuniscono con catgul. La ferita cutanea è quindi c ucila con seta e coperta con garza sterilizzata. Tutto l'arto viene poi fissalo sopra una ferula di legno con fascie gessate, però la fe•·•ta deve restare libera da gesso e da ovatta e ciò perchè si pr·osciughi meglio. Il bacino verrà immobilizzato. Al settimo giorno si tolgono i punti di sutura alla pelle e i ta mponi iodoformizzati. Dopo 3 o 4 s ettimane si toglie la porzione pelvica dell'apparecchio, dopo 5 settimane l'apparecchio intero. !n seguito si principia con cautela a praticare massagg io e movimento. Dopo 8 gior ni il paziente si alza ed allora si applica al ginocchio un apparecchio a calotta munito di molle d'acciaio. In alcuni casi Bergmann fu cosll·etto ad e.spor lat•e collo scalpello la tuberosità della tibia per potere venire ad una esaLta riunione dei frammenti. I r esultati di questo metodo sono eccellenti. Quattordici pazienti sopra -venticinque furono in grado di riprendere completamente il loro mestiere. Soltanto in un caso l'esito non fu soddisfacente per avvenuta aderenza della rolula a l C. P. femore. A. FEJLCHENFELD.
rotormioa . -
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Della profllu• l nella D&rood olo-
fCentralblatt fiir d ie Chiruro ie, N. H,
1900).
L'autore, esercitando in un ospedale di Berlino, ebbe a sperimentare l'efficacia di piccole somminislrazioni di tintura di strofanto nelle forme di depressione del muscolo cardiaco tanto nervose quanto pr imarie , e ciò in per sone di cuore debole , soggette a stati di ansia, a palpitazioni, ad evanescenza del polso, quali molteplici artis ti e numerosi candid{lti ad esami,
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U l VIS TA OltmtlROICA
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Essi, dopo l'uso della tintura in pnrola, afTermarono all'autore d'aver ricupera la la loro tranquilli tè. e sicurezza, senza andar soggetli a delle forme anzi deplorate. Ora l'autore, giustamente osservando, come ogni persona che stia per subir-e un'operazione chirurgica sia in preda a viva emozione che si r·ivela col pallore e con la penosa espressione del volto, non dormendo la notte precedente all'operazione, dileguandosi l'appetito e rendendosi il polso evanescente, ne rileva che tali individui sono ben poco pr·eparali alla narcosi; richiedendo per giunta una speciale attenzione, maggiore forse di que lla che occorre per un vizio cardiaco beo compensalo. Pertanto egli somministrò a numerosi suoi operandi la tintura di steoranto da lui stesso vantaggiosamente sperimentata in soggetti di cuore debole e facilmente impressionabili. Egli diede agli operandi in parola 3,6 goccie di tintura di slrofanto per volta le due sere precedenti la operazione, come pure il mattino dell'operazione stessa, sempre con ottimo r isultato, non avendo a lamentare durante la narcosi cloroformica nessurio degli in cooveni~>nli facili a riscontrarsi in soggelli nevrastenici, compiendosi l'anestesia cloroformica con la massima regolat·ità e tranrruillità. L'espe· rimento, semplicissimo e scevro di qualsiasi pericolo, meriG. B. terebbe di venire ulteriormente provato.
lluova sutura per tendbll. - (Gli incurabili, giornal~ di clmica e terapia, 1-15 maggio 1900).
E. FERRAJOLI. -
L'autore, a due centimetri dalla superficie di sezione del tendine, attraversa con un ago di Madelung, a tulLo spes· sore li moncone centrale, in modo da portare l'ago obli· quamente dall'allo in basso e da destra a sinistra, facendolo uscire ad un mezzo centimetro dalla super·ficie di se· zione stessa. Con lo stesso a~o, penetra nel moncone periferico a mezzo centimetro dtl!la superficie di sezionE~ e, portandolo obliquamente da sinistra a destra e dall'allo in basso, esce a due centimetri dalla superficie di sezione. Dato questo punto, ne mette uno del tutto simil .., procedendo nella stessa gùisa, dall'altro lato, in modo che questi due punti vengano ad incrociarsi due volte, una volla nel moncone centrale ed una nel periferico. Dopo di ciò annoda i capi a due a due su di ciasc!ledun Jato. A rafforzare maggiormente questa sutura dà un punto circolare, facendolo passare al disopra
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lii\' I:iTA CJIJRilJHiWA
dell' incJ'Ocio dei fi li de i dua punti da li [ll'ima. L 'autore riscontra in tal metodo i ~eg u enli vantaggi : '1° Che esso è applicabile in lutti i ca~ i , qualunque sia la forma e la grandezza del tendi ne su cui si opera ; 2° Che i n tal ml)do si esercita una t!'nsione non perpendicolar e, m a obliqua, in senso contrario alla direzione del le fibre del tendine, in modo clte non un punto solo riceva la trazione, ma tutta una superfi cie che l ta una base di spesSOI'e medio da 12 a ·13 millimetri da ciascun moncone; 3' Il punto cin:ola r e alla Dentu, r afforza ancora la sutura poggiando nei punti in cui alt•·aver·sa il tendine, non dir ettamente su di esso, ma sull' incro cio dei fi li messi precedenl~m e nte. G. B.
F. HJLOBBHA NDT. - Bottone dl lllurphy modlfl.oato per la gaatroenteroatomla. - (Centralblatt Jii,r llie Chir ur gie, n. 26, 1900). L a geniale scoperta del chirurgo di Chicago oggidì ha diviso il campo chirurgico in due partiti : Bollonisti e Su turisti. Ora, mentre è innega bile il vantaggio grandissimo apportalo dal bottone di M u1·phy mer cé la r apidi tà della sua applicazione, non puossi disconoscere come esso presenti dei gravi inconveoieYi ti specialmente nella sua applicazione alla gastroenterostomia, quando staccandosi cada nello stomaco anziché nell' intestino tenue. N on potendo essere espulso vi re!<la come corpo stranier o, dando origine a sofferenze tali che spesso richiedono un ulteriore gr ave intet·vento chirurgico. Per ovviare il g•·avissimo inconvenientE', l 'antor·e l'ece costrn1·re un bollane !'lp~>ciRie costituito di due parti di gran dezzA dill'erente. A pplicandolo egli colloca la parte più piccola nello stomaco e quella più ~rande nell' intestino, seguendo in tutto il resto le norme stabilite per l'applicazione del bottone di Murphy. Pe1' le aderenze e J'im:aldamento che si stabiliscono, produccsi intorn o al for o di comunicazione un fo1·te e resistente anello, corri spondente pres~o a poco al diametro della parte piccola del bottone giacente nello stomaco. Pertanto, al molllento del distacco, l a pKr te minore può soltanto uscire e giammai penetr are nello stomaco, cad uto l'intero bottone nell'ansa del tenue, scongiurando cosl il grav~ pel'icolo della sua caduta nello stomaco. Il bottone venr1e ripelulamente
RlVIS TA. C HiRURGICA
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adoperato dall'aulot·e con vauiaggi.J, ed in alcune necroscopie egli potè constatar e la saldezza dell' anello fibroso cosi slabililosi, la sua mancan za di distensibilità, e come pel suo diametro fosse reso impossibile il passaggio della parte grossa del bottone in par ola nello $lomaco. Secondo l'autore esso riuscirebbe viemaggiormente ulile quando vi fosse ipertrofia de lla parete gastrica, fatto che concorrerebbe a render più solido il bordo anastomotico. G. B. A. PETRECCA. OaDnula toraoloa a doppia oorrente per la
onra dell'emplem.a .- (Supplemento al Policlinico n 36, 7 luglio 1900). Ad evitare gli inconvenienti dali dagli ordinar iì tubi da drenaggio introdotti nella cav1tà pleurale, quali il non poter esser tenuti a posto per molto tempo, l'impedire lo scolo del pus in causa di pseudomembrane otturanti i fori del caucciuc, l'agir essi talvolta quali mantenitori del processo suppurativo ed il frequente alterarsi della gomma elastica per l'elevala tempe· ratura degli ammalati d'empiema, l'autore ideò una cannula speciale a doppia corrente, di sottile metallo oichelato. Essa consta di un tubo incurvato del diametro di 6-7 millimetri, di· viso nella sua lunghezza da una sottile lamina in due condotU di cui uno per l'entrata del liquido l'allro per l'uscita, terminante inferiormente ad Y, mentre é munito superiormente d'un' oliva mobile munita da uo lato di 15-18 forellini e di tre forami ovali oblunghi dall'altro lato. Tal cannula, seconde. l'autore, stante la sua cur vatura può perfettamente adattarsi alla concavita della cassa toracica. I vantaggi che offrirebbe questo semplicissimo islrumento sarebbero : 1° Facile e perfetta sterilizzazione dell'apparecchio in un liquido ad ebollizione. 2° Mollo ben tollerato dagli ammalati, di facile introduzione, e rimozione, perfettamente adattabile in qualsiasi po• sizione dell'infermo. 3° Si può fissar bene alla cassa toracica e mantenere a permanenza anche per più di 24 ore. 4' Il suo funzionamento è facile e più esatto di qualsiasi altro mezzo. 50 Evita qualsiasi molestia o fregamento nei bordi della ferita e nelle pareti della pleura.
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R!VISTA C'lliR U.R.GtCA
6• Impedisce l'entrata dell"aria in ca vita. E questo si ol• tiene compr imendo, dopo il lavaggio, mediante piccole pinzE", i due tubi di gomma innestati alle due branche della cannula, tubi che si fanno pescare con l'altra estremità in un liquido antisettico contenuto in una bolliglia, d~slinata a raccogliere la secrezione dur ante il r iposo dell'infermo. G. B.
La perlartrlte omeroaoapulare. - (Cenlralblatt fur die Chirurgie, n. 9, 1900).
CoLLI:. V. -
In seguito a traumi dell'articolazione della spalla, come sarebbet·o contusioni, lussazioni, ecc., può aversi per reliquato un persistente irrigidimento, associato a denutrizione del muscolo delloìde, a dolori , ecc., disturbi che non sono punto provenienti da abnorme processo iotrartìcolare, ma da una trasformazione in tessuto connettivale delle borse mucose esistenti sotto al deltoide e solto l'acromion. A questo stato patologico fu dal Duplay a ssegnato il con. cetto patologico e il nome dì periartrite omeroscapulare. Egli dimostra questa sua teoria basandosi su tre reperti analomopatologici sopra individui affetti altra volta da questa periarll'ite e che morirono per altre malattie. Le articolazioni affette non mostrarono alcuna traccia dì borRa mucosa tra il deltoide e l'articolazione. Trattasi adunque di una immobilità del braccio in s eguito ad alterazione della borsa mucosa . Colley pet·ò, io seguito ad osservazioni cliniche proprie e di altri, crede poter a s serire che tale aff~zione si ordisce in colot·o che difettano in buona volontà a riprendere mediante esercizii attivi l'esercizio del braccio offeso, mentre in individui intelligenti ed attivi, questa affezione o non s i inizia oppure se incominciata sva nisce presto. Per questa malattia, . la quale cli nicamente. oltre a presentare fenomeni di anchilosi, si caratterizza anche per una abnorme sensibilità alla r egione della borsa mucosa, il rimedio migliore é la mobi· lizzazione forzala dell'articolazione, che ha per effetto la dis tr uzione delle morbose aderenze della borsa. A questo scopo è necessaria la narcosi. In seguito saranno giovevoli il mas ~ saggio e la ginnastica, C. P.
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RIVISTA DI O'f O-RINO-LARINGOIATRIA Dl UD ouo eU leaoemla aplenomldollare oon emorragia nella ohlooolola e nel oanall aemlolroolarl, auoolata a aor4ltà ed a dlatarbt dell' eqaWbrlo. - (Medico-chirurgie. Trnnsactions, vol. 83, 1900).
MOTT. -
Un uomo, di 38 anni, in seguito a ripetuti attacchi d' influenza travasi in uno stato l'imarchevole d'indebolimento; egli ad un tratto è colpito da dolore alla regione occipit.ale, sordità a sinistra, atassia negli arti super iori, impossibilita di reggersi in piedi, vertigini. Osservato dopo un mese, erano sempre persistenti i disturbi dell' equilibrio e l'ammalato, stando in piedi con gli occhi chiusi, cadeva verso destr a; sensibilità normale, riflessi superficiali normali, riflessi rotulei aboliti; minzione e defecazione integre. La sordità dal lato sinistro si era estesa a destra, facendosi pi(t gt•ave appunto da questo Ialo. In quanto alla psiche, si avevano nel soggetto alternative di stupore e di stato nor male. La vista era indebolita e l'esame oflalmoscopico r ivelava la esistenza di emorragie r etinichfl. Tutti i fatti nntati subirono man mano un progressivo aggravamento e l'ammalato, dopo dieci giorni di osservazione, mori in stato comatoso. L'autopsia confer mò la diagnosi di leucem ia splc no-midollare; grave iperemia venosa e capillar·e della corteccia cerebrale con emorragie cttpillari; normali le grandi piramidi; nessuna lesione nei centri nervosi, atta a s piegare l'abolizione dei riflessi rolulei. L'esame microscopico dell'orecchio interno dimostrò ispes· simento dello endo!\lio di tutto il laberinto, rarerazione riel rimanente della rocca petrosa, ove si notavano delle cavità ripiene di mielociti. Nel laberinto i vasi sanguigui si mo!!travano distesi da sangue leucocemico e sangue pure lrovavasi nei canali semicircolari e nella chiocciola, riempiendo lo spazio occupato dalla endolinfa. Le cellule acustiche e la membrana tectoria erano integre. eg.
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RlVISTA DI OCULISTICA La m.topla traumatica. per clbten1lone della zonala dl Zlnn. - (Recueil d'Ophlt~lmologie, n. 10, 1900).
GuENDE. -
AriL pel primo riconobbe come in seguito a contusione del globo oculare alle volte si poLes~er() avere moditicazioni della refrazione statica (M., As.l per distensione della zonula di Zinn. Più tardi Dufour dimostrò che la M. è capace di raggiun~ere un g rado elevato, quando l'individuo é giovane, mentre resta sempre debole, se l'individuo é avanti con gli anni; in una parola, il tasso dell'ametropia é direttamente proporzionale all'ampiezza accomodati va, di cui dispone il s oggeLLo colpilo, conclusione. che clinicamente confermava la teoria di Helmhollz riguardo al meccanismo dell'accomo· dazio ns. Ma se con questa teoria riesce facile e semplice la compr ension e della miopia traumatica, non può dirsi lo stesso con quella di Tscherning, il quale ammelle che la contr azione del muscolo ciliare abbia per effetto la tensione della zonula di Zio n; donde l'appianamento della periferia del c ristallino e l'aumento r elativ·o della parte polare di questo ultimo; in una parola, forma7.iooe di un vero lenticono accomoclatilx>.
L'autore ricorda dapprima le opinioni di recenti autori circa la miopia traumatica. N ella contusione del globo oculare, solto l'inlluenza della sc-ossa, la zonula di Zinn si a llungherebbe in modo, da sorpassare i limiti della sua elasti· cita, fino a rompersi, donde la ~.; l' As., che alle volte pur succede, potrebbe dipendere sia dalla obliquità del cristallino sublussa lo, sia dalla lacerazione disuguale della stessa zonula. Qualcuno fa intervenire il sangue sparso tra il crislllllino ed il corpo ciliare, capace di determinare fenomeni meccanici pel suo contatto e spasmo dell'accomodazione per fatto rillesso (Berlin); da ciò I'As. irregolare con i relativi disturbi. Ma questo spasmo è stato negato da altri, tanto vero che hanno a bbandonalo l'uso dell'atropina e sono invece ricorsi a quello dell'eserina (Oarier).
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Ciò premesso, \'autore r iferisce un caso di sua osservazione, che, mentre conferma come in seguito a traumatismo si possa avere una ~1. t ransitoria, di prognosi generalmente fausta, pare corrobori con la sua interpretazione la teoria di Helmholtz circa l\ meccanismo dell'accomodazione. Un giovinetto di 1.n ann i, visitato gia due anni prima dall'autore per la prescr izione delle lenti e riconosciuto affetto da As. ipermelropico semplice (O• 0.50 cii.), rip0rt6 grave contusione all'occhio sinistro in seguito a colpo di pella di cencio, lanciatag\i contro da un compagno. Il dolor e fu così intenso, cho svenne; tornato in sé, si accorse di una note\'Ole diminuzione della vista dell'occhio colpito, tanto da non poter riconoscere la fisonomia delle persone presenti ed alla ser a di percepire vagamente la cluarezza di un becco a gaz, :senza distinguerne la fiammella. Visitato 4 giorni dopo, si riscontrò nell'occhio sinistro fotofobia, lagrimazione intensa, pupilla dilatala senza r eazione luminosa apprezzabile, lieve tremollo dell'il·ide e del crislalliuo ai movimenti dell'occhio, tensione oculare àiltnéntala. L'esame oftalmoscopico dimostrò iperemia popillare, difru~ione dei limiti della papilla, oscuramento della regione maculare, vene dilatate e tortuose, arterie di calibro nor-
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male. L'A. V. era r idotta in quest'occhio di
1~. massimo di
nettezza delle immagini ottenute con le lenti sferiche corretrici - 3 50 D . Col trattamento nnlifiogistico e con l'uso dei colliri di eserina si ollenne il miglioramento graduale e lento dei falli locali e della vista; la M. restò qualche tempo stazionar·ia, ma poi mi~liorò anch'essa; sicché dopo circa 8 mesi ebbe a riscontrars i che la pupil!a era leggermente dilatata, il riflesso luminoso e quello aceo·modativo mediocri, l'A. V= 1 con una 8 lente sferica corretirice di -0.50 D., ed A. V = senza far 10 ·uso di lente. In questo caso la miopia non ha raggiunto che un grado assai debole, ben inferior·e al taeso di accomodazione massima, di cui deve disporre un individuo di 15 anni, fatto questo, che starebbe in favore di una semplice distensione della zooula senza lacerazione. Il lremolio dell'iride e della lente vale a dimostrare il rilascio degli attacchi del cristallino stesso, il quale non più stir·ato da lla zonula, tende a
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nrvn.-·rA O! 0CUJ,I:o;'I'ICA
pren dere la forma sf't>I' ica, curnc nell"acèumodazione, beh s'intende, n ei limiti compatibili col gr·a do della distensione zonulare prodotta dal trauma. La dilatazione della p upilla fa giustizia dello spasmo accomodativo. L'l iperten sione oculare fu fa cilmente vinta dalle instillazion i di esel'ina, senza che Ri sia 1wodotta la menoma modificazione al ;rado della miopia; IJUesta dopo e!=St>re I'imasta quelche tempo slaziona1·ia, diminuì progr essivamente forse a misura che succedeva la r iparazione della zonula e che questa spiegava di nuovo la sua azione ~u lla convessita della lenlt>. Le lesioni del fondo (al certo influenti sui distur bi della visione), la commozione I·etinica {di facile intervento ndle contusioni del globo oculare) non pre'lentavano che un in· te1·esse secondar io nella qui stione, che l'autore si proponeva di concorre1·e a ùilucidare . eq.
DE M rcAs. - Un oa1o dl •noftalmia tranmatloa. - (L'Echo medical, gi ugno 1900). Un soldato ddla compagnia di r i monta di Mostaganem, essendo guardia di scude1·ia, nel separ·are due cavalli fu colpito in piena faccia da un calcio, che l o fece caciere r ovescioni; rialzato si, potè recarsi all'inferm e,·ia, ma qui vi dopo qualche istante perdè la. co!loscenza per un tempo, di cui egli non sa precisare la durata. TI·aspo1·lato all'ospedale, gli venne sutur ata la lesione cutanea delle palpebre ; egli però per 25 giorni fu in pr ed a a clelii·io, susst>guito poi ùa stato comato~o, dal quale t•i1estalosi cominciò ad accusar e cefal algia intensa con diminuzione della vista. Dall'e~ame fallo risultò unfl ferita in via di cicatrizzazione alla com messur a dell'occh io destJ·o, della lunghezza di un centimetro, interessante la cute della pal pebra superiore ed estendentesi tlno al sopracciglio ; verso l'angolo interno al bor·do orbila ri o nota vasi una specie di esostosi. L'occhio dest•·o appariva più pi ccolo del sinistro e come infossato nella cavrta orbitaria; le palpebre com e che depre~sc alla loro inserzione; quella superior e di sin istra I!On l egger ~rado di ptosi. Tensione oculare destra norm ale ; non dolori; il divaricamento delle due palpebt·e f~ceva notare come il globo oculare fosse normale e nettamente ricacciato in diet1·o ed in basso della cavità OJ'bilaria . Normali pure la congiuntiva e la cornea; la pupilla dilatala.
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L' esame oftalmoscopico dimostrò Ja papilla sana; l' infermo accusava diplopia quando gua1·dava in fuori per paralisi del m . rello e ste rno dell'occhio destro. Fu ft~tla diagnosi di enoflalmia traumatica complicala a paralisi dell"accomodazione e del m . r etlo e~ teroo di des tra, senza lesioni dei mezzi diollrici o del fondo ocula re. Fu anche rilevata notevole atrot:ìa del lato destro della faccia. Illustrando questo ca so, l'autore crede di definire l'e n oftalmo traumatico, del resto mollo raro, come l'infossamento delCocchio nella cavità or&itaria con. la eonserotuion.e dei suoi rapporti normali. In tal modo si evita di comprendere fra gli enoflalmi quelli a ssociati a Iussazione dell'occhio nel piano verticale o ad a bbossameolo dello stesso nell'antro di Hi gh moro. l tra umatismi, che possono determinarlo, sono i calci di cavallo, i <:olpi sulla fronte, le cadute, g li urli ; ma risulta dai;e osservazioni riferite che s e il corpo contundente colpisce viol entemente l'occhio, l'enoftalmo si produce immediatamente; s e invece colpisce la regione ci,·cumor•bilaria, l'enoftalmo si pr oduce assai più tardi , quanliO la ferita è cicatrizzata. Stante l' infiammazione e l'edema palpebrele, 1'111fossam eoto del globo oculare non A ri vabile che 10-15 giorni dopo il lraumatismo; pare che esista p tosi, non esseoùo più le palpebre sostenute dal globo, però que~ta co mplicazione può anche insorgere di per sé. l mezzi diottrici restano trasparenti e nella maggioranza dei casi non si rileva alcuna lesione oftalmoscoph:a; la vista é integra o di poco diminuila, eccezionalmente più o meno perduta. Sintomi incoslanli la midriasi, la diplopia, le emorragie nasali, come nel caso riferito. E difficile spiegare l' enoftalmia traumatica pura, que lla, cioè, che si produce qualche tempo dopo il Lraumatismo, senza interessamento delle parli ossee. Per a l•moi si può spiegare con la relrazione infiammatoria e cicatriziale del tessuto cellulare Ol'bila rio, teoria cui si oppongono la conservazione dei movimenti àel globo oculare nella maggioranza dei casi ed il non tardo apparire dell'enoftalmo. Altri cre.lono c he sia il risullato d'una lesione dei filetti nervosi s•mpatici, probabilmente la radice simpatica d el ganglio ci· liare, lesione, cbe determina la paralisi del muscolo di Miiller (Sehaprioger); od invece il risultato d'una eccitazione del simpatico, per cui spasmo vascolare, donde disturbo di
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nutrizione del tessuto cellulare orbita rio, sua atrofia e consecutivo infossamento del globo (Beer). V'ha chi pensa ad alterazioni delle fibre lrofiche e vasomolrici del nervo otlico (Talko); chi alla paralisi dei muscoli incaricali a tirare l'occhio in avanti (Himly); chi alla par·alisi e consecutiva atrofia delle fibre muscolar·i lisce, che coslituiscono le es lremil8. li gamenlose dei muscoli est~ riori dell'occhio, innervati dal - simpatico (SC'.hoemaker). Pel trattamento deJl'enoftalmia si è ricorso alla tenotomia (Fuchs, Darier·); alla elellrizzazione del simpatico cervicale (Rhomer), sotto forma di correnti continue di 3 volts, della durala di un quarto d'ora, per due volle alla settimana, applicando uno dei poli sulla fronte, l'altro sulla tempia e sulla regione cervicale laterale. Rispetto alla funzione visiva la prognosi è favorevole, quantunque non si possa affermare (stante l'esiguo numero dei casi osservati) se que::>la più tardi non abbia a subir e gr·avi allerazioni. La magg ior parte degli auLo.l'i non hanno visto i loro malati che una sola volta; è quindi sempre lecito di domandarsi, se una les ione cosi ser ia no n possa alla lunga determinare notevole diminuzione della vista e manifest.o impaccio nella escursione de ll'occhio per le diff'er enli parti del campo visivo. Non è poi men vero che l'enoftalmo costituisce sempre una deformità della faccia assai spiacevole e molto appariscen le. cq.
Contributo all'a.na.tomla pa.tologloa delle affezioni emorraglohe della retina. - ( A rclt. f. Augenheilk., X VI, p. 38).
G. YscHRE'\' T, -
L'autore osservò un cAso di trombosi nel territorio de lla vena centrR.Ie della r etina con glaucoma conseculivù, ed un caso ùi r etinile settica (Roth), in cui non eonstalò presenza locale di balleri nè le dirette conseguenze di q uesti, vale a dire r accolte pur·ulenle e focolai necrotici. Mancava, quindi, in entrambi i processi, la natura inflammator•ia; e perciò a codes te forme morbose non conviene punto l'indicazione di retinite. Il sintomo più importante e più consueto in questi ca;;:i consiste nelle emorragie della re tina; la differenza fra le due forme è dala da una diversa origine e da un diverso decor·so. Nella sepsi le altera2;ioni retiniche di caralter e acuto
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son provo.~ati da un'abnorme costituzione del 8an~ue e dalla consecu\iva. alterata nutrizione delle pareti vnsali, colle sue conseguenze ulteriori. L'esito, che generalmente é precoce, non da luogo ad alcun sintomo rli reazio ne di natura progressiva; i vasi appaiono quas i sempre normali, ed è soltanlto dalle considerevoli emorragie che s i può concludere trattarsi di una più grave affezione. Nella forma emorragica della retina, che insor ge nel.la trombosi, si riscontra no ma· nireste ed estese allerazioni dei vasi dovute a scler osi; le qulllli esistevano già assai tempo prima d~lla comparsa delle emorragie, e sviluppandosi a poco a poco si associano alla trombosi per produrre gli effelli indicati ; le emorragie, in somma, non rappresentano che l'ultimo anello di una lunga catena di allerazioni morbose loca li. L' indolo cr·onica di questa affezione é, senza dubbio, di grande importanza per la proliferazione cellulare nell'escavazione del nervo ottico e negli interstizi subr etinici, e per l'origine del glaucoma secondario, il quale, Rrrora, non venne mai osservato dopo le e morragie reliniche di causa settica. Finalmente una differenza importante fra le due forme consiste pure in ciò: che nella forma settica si trovano quasi sempre focolai var icosi nello str ato delle Rbre ner vose, mentre questo r eperto non fu finora constatato nell'angio· sclerosi della retina. E. T. Cara del panno granaloao oollapls 4!1 nitrato d'argento. - (Ga~. de.~ hòp., N. 53, 1900).
D u JARDIN. -
L'autore tende a rimeUere io vigore la cura de lla oftalmia granulosa col nitrato d'argento, che oggidi é quasi abbannata. La sua esperienza personale gli permetterebbe di affermare che il nitrato d'argento é di un'efficacia grandissima quando si tratti di modifica re una cornea coperta da un pau no completo, in seguito ad uoa congiuntivite granulosa. L'inoculazione del virus blenor·ra gico e ruso del jequirity non riescono meglio del nitrato d'argento, mentre lranno lo s vantaggio di esporre a gravi e numerosi pericoli e di produrre non lievi sofferenze. Ecco come si dovrebbe proceder·e: si rovescia la pa lpebra superiore quanto più é possibile, per mettere bene allo scoperto il fornice congiuntivale, ove r isiedono, di solito, le granulazioni più grosse. Si passa allora trasversalmente il
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lapis di nitrato d'argento, in modo da limilat·e la cauteriz?:azione alla congiuntiva del cui di sacco; e non si lascia ricadere subito la palpebra per evitare il contatto coll'occhio . Dopo qut~lche minuto, quando l'escara è ben formata, si rimette a posto la palpebra, senza fare alcuna lavatura né con acqua salata, nè con acqua semplice. Cauterizzando soltanto i: fornice superiore non vi è a lcun pericolo di escara sulla cornea, il che a,·verrebbe facilmente se si strisciasse il lapis su tutta la congiuntiva tarsale. Del resto è positivo che una cor nea coper ti\ d& un panno spesso è, in certo qual modo, protelta contro gli effelli di caustico violento; mentre non si potrebbe cauterizzar e con eguale sicurezza una congiuntiva granluosa quando la cornea non fosse affetta da panno . Il dolore vivissimo prodotto dal nitrato d'argento può essere attenuato con l'applicazione preventiva della cocaina ma il più sovente è inutile. l nft~tli uno dei più notevoli vantaggi del uitrato d'argento consiste nella rarità della ct~u terizzazioni che esso r ichil,\de; do nde economia di tempo e di danai'O. Nei panni g ranulosi piu gravi, l'autore usa un lapis mitigato di nitrato d'argento, con l'aggiunta di nitrato di potassa nella proporzione di un terzo a due terzi. In linea generale, i panni inveterati con r eazione infiammatoria moderata, sono i casi di scelta, in cui l'azione del nitrato d'argento si mostra più efficace . E. T.
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lUVIS'l'.A. DI OCULIS'TICA
D. GROMAKOWSKI. - - Contributo alla batteriologia delle
affezioni follloolarl della oongluntlva. - Osserva. zioni cliniche e batteriologiche praticate nella Sezione Oftalmici e nel Laboratorio bulLeriologico dell'ospedale militare di Kìew. - (ArcA. f. Augenhetlk, XLI, p. 197) . L'autore fece l'esame batteriologico io 70 casi di affezione follicolare della congiuntiva, servendosi del contenuto dei follicoli e del secrelo della congiuntiva stessa. Egli divise i suoi ammalati in 4 gruppi. 1. Malati in cui la pr esenza dei follicoli nell'iperemia cronica clelia congiunti va era limitata alla piega di passaggio. 2. Malati in cui i follicoli si trovarono anche sulla congiuntiva tarsa le con deciso carattere di cronicità.
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3. Malati in cui la produzione dei follicoli avvenne in modo acuto. 4. Ma'ati la cui congiuntiva tracomatosa presentava un manifesto ispessime nto, abbondante formazione di follicoli e secrezione muco-purolenta. Nel pr·imo g ruppo non fu trovato alcun microrganismo specifico; come neppure nel s econdo in cui le ricerche furono praticate sia nel contenuto dei follicoli sia nel tessuto della congiuntiva; e i terreni di nutr·izione, in cui fu portato il contenuto follicoh1re, rimasero sterili. Soltanto nei cas i di congiuntivite follicolare in cui esisteva secrezione del sacco coogiuntivale, furono riscontrati degli statllococchi bianchi nel secr·eto e, inoltre, bacilli pseudodifierici. Su 11 casi di congiuntivite follicolare a cuta, si trovarono dei piccoli bacilli simili a quelli di Koch- vVeeks, e, in alcuni casi, anche lo s tatllococco al bo. I n due casi si riscontrarono sollanto bacilli pseudodifte i·ici, ed in uno, il micrococco tetragono, il micrococco liquefacente e il bacillo pseudodifterico. All'esame batteriologico del secreto di 42 malati di congiuntivite tracomatosa f~rono trovati, in 15 casi, dei piccoli bacilli simili a quelli del Koch-Weeks. Tanto pii.! profusa era la secrezione, tanto piu acuti erano i renomeni infiammatori, altrettanto abbondanti erano i bacilli nella secrezione stessa. Nei casi a decorso meno acuto era diminuito, in modo ben manifesto, il numero dei bacilli. In altri 17 malati fu trovato il virulento stafilococco albo il quale si sofferma nel sacco congiuntivale per tutta la durata dl'.lla secrezione. In 2 malati s i constatò lo streptococco, che persistette nella secr ezione per una settimana; io un caso, lo pneumococco di Friinkel-Weichselbaum; in un altro caso, il micrococco tetragono; e, finalmente, io altri 15 casi, nessun altro batterio all'infuori dei pseudi·difle rici. E. T. PecHIN.- Atroia ottloa traumatica. (R~oue générale d'ophtalrnoloaie, n. 9, 1900). L 'A. nel Xlll C'>ngresso inter nazionale di medicina (agosto, Parigi) ha. riferito su di un caso di atrofia ottica traumatica, per ·~onrermare il fatto che nella pratica fa d'uopo
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distinguere alcune atrofie otliche traumatiche per distensione del nervo ottico da altri processi traumatici ledenti lo stesso nervo nel canale ottico in seguito a frattura delle pareti di quest'ultimo. Si tratta di un giovanello, di 14 anni, che essendo stato colpilo da un'asta di ferro alla faccia, verso l'angolo palpebrale interno, divenne immediatamente cieco dal lato colpito, s enza presentare lesioni esterne od oftalmoscopiche dopo l'accidentd. In meno <li 15 giorni l'atrofia ottica divenne assoluta e completa, donde amaurosi definitiva. Da questa osservazione l'A. deduce le seguenti conclusioni: t• In seguito a traumalismo per peuelrazione di un corpo
estraneo all'angolo interno od esterno dell'occhio, la prognosi dev'essere sempre riservata, quand' anche il corpo estraneo non resti nell'occhio, quand'anche manchino lesioni apparenti esteriori od interne; 2• Un'amaurosi completa anche senza lesioni oftalmoscopiche deve far supporl'e una lesione grave del nervo ottico, che si rivelerà piti tal'di (in un lasso di tempo indetermioabile, ma per lo più breve) con lo scoloramento dalla papilla ottica e poi con l'atrofia della stessa; 3• L'atrofia del nervo otLico può associarsi a paralisi dei muscoli, il cui pronostico è in rapporto con la intensità della lesione del muscolo o del nervo, che l' innerva; 4• A prlncipio il giudizio diagnostico differenziale con accidenti dovuti all' istero-traumatismo o con la simulazione può presentare serie difficoltà, che il perito dovrà cercare di risolvere al più pr~sto possibile, tanto più che alla quistione diagnostica potrà associarsi quella medico-legale; a0 Quest'atrofia ottica dovrà differenziarsi dall'altra consecutiva alla frattura del canale ottico, dovuta essa stessa ad una frallura della base del cranio o della vòlta dell'orbita. Essa è la conseguenza della distensione del nervo ottico, distensione, che può complicarsi a traumatismo diretto del medesimo. L'A. infine riporta il risultato delle esperienze da lui fatte in appoggio di questa palogenesi. cq .
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RIVISU 01 MALHTIE VENEREE EOE[LA PELLE laleslonllpodermlohe dl preparatllodlol oontro la 1Ul114e. - (La Presse Médieale Bel{le, n. :39, setLembre ·1900).
Nei rari casi nei quali é impossibile f81r prendere l'ioduro di pota~sio per bocca a sifllitici il di cui stomaco mostra per tal rimedio un'assoluta intolleranza, si r icor se alla somministrszione di tal rimedio mediante clisteri iodurati. Tutlavia, qualor a la mucosa del retlo si mostri facilmente ir r itabile oppure siavi incontinenza dello sfintere anale, anche tale espediente non può esser utilizzato. In tali casi il prof. Lang, docente di siftlografia ali'Univet•sità di Vienna, a mministr a l' ioduro di potassio per iniezioni ipodermiche, servendosi della seguente soluaiooe : loduro di potassio . . . . . gr. 5 Cloridrato di codeina g r. 0,05 a » 0,60 Acqua distillata . . . . . . » 10 Inietta giornalmente da uno a tre centimetri cubici di tal liquido che egli ha prima l'avvertenza di riscaldare perché non vi r imong1lno delle particelle indisciolte. La codeina rende poco dolorose tali iniezioni, senza ostacolsre la rapidità d'assorbimento del rimedio. l n altri casi, allo s tesso scopo, il Lang impiega l' iodoformio, sempr e per via ipod ermica, con la seguente fo r mula : Iodoformio . . . . . . . gr. 5 » 6,50 Vaselina liquida . . . . Pratica quotitiianamente, oppure soltanto ogni due gior ni, un'iniezione da mezzo ad un centimetro cubico di tale miscela. Da ultimo il Lang ottiene il rapido riassorbimenlo di taluoe infiltra zioni sifllitiche e specialmente di tumefazioni ganglionari, pr aticando in vicinanza delle stesse dellè iniezioni sottocutanee d'una debole dose di iodoformio (un decimo di ceotimelro cubico a l ma:r:imum), in sospe nsione nella vaselina liquida, nella proporzione del 10 P: 100. G. a.
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RIVISTa DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
P . FouRNtER. - Cura 4ella •Ulll4e oon l e 1Dtes lonl41 oalomel ano.- (Reoue de Thérapeutique, t• novembre 1900). L'autore, premesRo che il vecchio metodo curativo con l'introduzione sotto la cute òi 20, 30, 40, 50 centigrammi di sale era un metodo cieco del quale il medico non possedeva né la chiave nè la direzione, viene a parlare del metodo attenuato o delle iniezioni rare, ottenuto diminuendo le dosi di calomelano adoperate, moltiplicando le misure di anlisepsi della pelle, delle mani, della siringa ecc., scegliendo regioni più tolleranti e convertendo le iniezioni da sollocutanee in infl'amuscolari. Egli pratica ogni otto giorni un'iniezione di 5, 8, 10 centigrammi di calom(llano nella sostanza muscolare, adoperando la seguente formula: Calomelano a vapor e. Olio di oliva sterilizzato.
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Quattro, cinque o sei di tali iniezioni costituiscono l'intera cura col calomelano. Dai molteplici casi curati con tal metodo l'autore ricava le seguenti conseguenze: 1° Che in quasi tutli i casi, la cura col calomelano è potentemente atti va; 2° Che spesso è seguita da oli imi risullati; 3° Che in qt.:alche caso ottengt)nsi effetti, di tal cura, veramente slraordinarH, talvolta stupefacenti (1). Non ammette che il calomelano abbia un'azione abortiva sul processo sifilitico, mentre invece presenta talvolta delle recidive; in complesso esso lava la sifilide, non la loj:rlie dall'organismo. Tal metodo curativo presenta inoltre taluni inconvenienti, quali la stomatite, fenomeni gastr·o-intestinali, fenomeni d'intossicazione, accidenti di reazione locale, e da ultimo il dolore, inconvenienti che l'autore e samina partitamente, pur ammettendo che nessuno di tali accidenti s ia tale da poter costituire una vera conlradìzìone alle iniezioni di calomelano . G. B.
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(l) Le conclusioni del FoURNJ ar. in gran parto collimano con i risultati ottenuti dal nostro collega, capitano medico dottor FsucB l•oz7.J, e~posti In un suo dotto studio sulla cura della sifilide con le iniezioni dJ calomelano, studio cho vide la luce l'anno scorso e di cui ebiJo ad occuparsi il nostro giornale.
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RIVISTA DI TERAPEUTICA Sull'azione 4ell'lo4ooolo e aulauo valore ouraUvo. - (Ga.uetta deqli ospedali e delle elinù:he,
G. CATTANI. -
n. 9, 1901).
11 pr·ep:arato iu parola risulta dalla combinazione dell'iodio metallo col guaiacolo ed accomunerebbe i benefici effetti di questi due rimedi, modificando il processo troflco col promuovere il metabolismo organico, ed agendo tanto indir ettamenlj come direttamente quale catarrale. Tale prodotto venne ottenuto dalla Casa Erba trattando una soluzione di guajacolato di soda con una di iodio nell'iodur o di sodio, ottenendo cosl un precipitato rosso oscuro, lo iodocolo, solubile inc:ompletamente nell'alcool e nell'etere, insolubile nell'acqua. L'autore ordinariamente lo somministra alla dose di un grammo e mezzo per giorno associandolo a qualche polvere vegetale indifterenle, come la genziana, il colombo, il quebraco, aggiungendovi ordinar iamente dell'oppio quando specialmente la tosse si presenta come sintoma molesto. Pertanto la formola che ha meglio corrisposta è la seguente : Iodocolo . . . . centigr. 20- 30-40 Radice di colombo » 25-30 Oppio . . . . . ,, t -2 3 a 4 polver i al giorno oppure: Iodocolo centigr. 30 Corteccia di radice di quebraco. » 25 Radice di belladonna . . . » 1-2 Dando la preferenza a quest'ultima nei casi di s udori pro· fusi, come non di rado ha luogo_nelle tubercolosi avanzate. L' iodoeolo troverebbe, secondo l'autore, vasta applicazione nelle moU.eplici esigenze tcrapeutiche, dove è indicata l'azione dell'iodo, e dove bisogna associare tale sostanza ad uno dei tanti rimedi della serie aromatica. Somministrato nella misura sopranotata, non provoca renomeni molesti di sorta, e
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RIVISTA in MEDICI NA LEGALE
• soltanto qualche rara volla dei dis turbi gastrici di poca en· tità ed affatto transitori; conseguenza piuttosto di uno stato acidentale dell' individuo, anzichè effèllo diretto deiJa sostanza medicamentosa. Pertanto il suo uso venn e talvolta profuogato per mesi senza che s i potesser.o segnalare fenomeni d'intolleranza. Dove esso meglio eser cita la sua azione terapeutica si è lungo le vie di eliminazione per il suo passaggio atlra ver so i tessuti; pertanto é vantaggioso .nei rispetLivi stati catarrali degli oPgani respiratori ed u••opojetici, nonché sulla mucosa dell'intestino. Superiore al creosoto ed al guaiacolo ed ai loro preparati der ivati, nella cura della tubercolosi in genere dà migliori vantaggi a procelSSO iniziale, ottimi invece nella cura dei fatti locali umidi dei polmoni, nonchè del profluvio intestinale. In qualche caso da enterocolite acuta od anche lenta, si vide diminuire il profluvio intestinale, fino alla sua scomparsa, andando di pari passo il miglioramento degli altri sintomi concomitanti. L'efficacia del nuovo rimedio sta in relazione al grado dell' infezione e dell'intossicazione da essa determinalo. G. B.
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE FERR AI. -
atoerohe •perlment&ll •alla 4tge•Uone • po•t
mor tem ». - (Rioista di medicina legale e di giurisprudenra medica, giugno 1900).
I periti pe1• determinare l'ora, in cui é avvenuto un decesso, si basano essenzialmente sullo stato più o meno avanzato della diges tione degli alimenti ingesti all'ultimo pasto. Si comprende quindi quanto sia importante accertare se i processi digestivi si continuano dopo la morte. La quistione pare non abbia pr ima attira ta l'attenzione dei medici IE\gisti né quella dei fisiologi; donde le ricer che pr aticate dell'A., che è ricorso al metodo sperimentale, il solo utilizzabile nel caso. Egli ha proceduto nel modo seguente:
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lta fatto ingoiare ai cani di esperimento piccoli cubi di albumina cotta, del peso esatto di gr. 0,25 (al peso di 1 mil· ligrammo quasi); ammazzati tosto gli a nimali e fattane l'autopsia dopo un tempo variabile, ha raccolto l'albumina ingerita, la quale ripesata dimostrava se era stata attaccata dal succo gastrico. Senza esporre In dettaglio le particc..lorila degli esperì· menti, eseguiti sotto speciali condizioni allo scopo di precisare alcuni punti particolari, basta conoscere che in tutti i ca3i i pezzetli di albumina avevano perduto una parte del loro peso e che la diminuzione del medesimo, alla temperalllra ordinaria di 13• a 18" C. e nello spazio di 6 a 10 ore, era circa il 30 "lo del peso primitivo. I risultati ottenuti alla 6- e 10• ora erano presso a poco identici; siccbè praticamente può ammettersi che la digestione si arresta definitivamente sei ore dopo la morte. La temoeratura ba una importanza speciale nell'atti vita dt~l processo digestivo e l'optimum parrebbe essere quello di 38° C.; dopo dieci ox•e di permanenza nella stufa a questa temperatura, la perdita del peso è arrivata a 42-42 •;o. È indubitato adunque che la cessazione del fenomeno a 6 ore dopo la morte va riferita al raffreddamento del corpo. L'A. hti poi determinala la diminuzione del peso dei cubetti di albumina nell'animale vivente, dopo un'ora dall'ingestione ed ha trovato che dessa è pure del 43 "/,; dunque si può concludere che la digestione • post mortem », alla temperatura di 38° C. (frequente in està), produce gli stessi effetti in dieci ore, che la digestione « in vivo >> ad un'ora. Conclusione importantissima per la quistione legale. L'A. ha ottenuto risultati analoghi per quanto si riferisce alla digestione duodenale; essendo però le sue ricerche an· cora incomplete, si riserba di pubblicarle più tardi. cq.
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RIVISTA DI TECNICA E SERVIllO M~DICO MILITARE J. HABART. Lo .tato pre•ente della quutlone del ferltl ln gueua, ed l oambtatl rapporti dl e ..a ool • ervtzlo •anltarlo In campagna. (Der gegenc.oartige Sland der Verroundugsf rage im Krieye und die Wechselbe:~iehung en de rselben .zum Sanitiilsdienste im Felde). Eslrat~o dalla Wiener klinische Wochen.schri.ft, 1900, num. 21.
Il chiarissimo p1·ofes sore J . Habart, ufficiale superiore medico nell'esercito austro·uugarico e privato docente di chirurgia di guerra all' Università di Vienna, nella riunione del 27 aprile 1900, dell'Associazione dei medici di Vienna, fece un'importante comunicazione intorno al lèma suenuncialo, avvalorando la conferenza colla dimostrazione di proiettili di diverso calibro, sino a quello di f> millimetri, e di preparati di lesioni per a rma da fuo co, su cadaveri umani, cavalli, cani, capre e pecore, come pure su scatole di gelatina; preparati otter,uli mediante esperimenti di tiro con ar mi a. ripetizione, di 8, 6 e 5 millimetri, ed illus trati con diagrammi balistici e fotogrammi. Dopo l'accurata , recensione pubblicata nel fase. di dicembre 1900 del nostro giornale, di un altro pregiato lavoro dell'autor e, L'l percentuale di Wolozkoi in teoria e nella prat ica sanitaria milìtare, parmi opportuna una breve l'ivista anche del lavoro presente, il quale si collega strettamente con qu('llo ora accennalo. L' Habart passa dapprima in rapida r ivista le condizioni dell'armamento degli eserciti, dal principio del secolo, ossia dall'epoca delle guerre napoleoniche, sino ai nostri giorni, e le moditìcazioni cui é andato incontro il servizio sanitario di campagna, in rapporto con quelle delle armi. Indi espone esattamente i caratteri, per cui le attuali armi da fuoco portatili di piccolo calibro si distinguono da quelle precedentemente in uso, prendendo specialmente in esame il valor e
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balistico comparativo dei fucili : tedesco mod. 1888, italiano mod. 1891 ed austro-ungarico mod. 1895. Quindi, riporta la V'aria proporzione- stabilita da Berndtin cui si sono trovate le diverse armi (fanteria, cavalleria, artiglieria) nelle principali battaglie e guerre del secolo, dnlla battaglia di Lipsia del 1813 fi no alla guerra franco-germanica del 1870 ed alla battaglia di Plewna del 30 luglio 1877. Fa parola del vario conlr'ibuto che le armi biAnche hanno portato nelle percentuali complessive dei feriti ; e fa pure menzione di quello che nelle guerre coloniali può derivar·e dalle offese recale ai prigionieri ed ai fc::rili dalla ft>rocia dei loro barbari nemici, ricordando in propo~ito le osservazioni fatte da Marrocco nella guerra italo·abissina. Passa poi a considerare il potere vulnerante delle attuali a r·mi d'artiglieria; e dopo aver fatto cenno del modo d'azione e degli effetti sul corpo umano, dei pr'incipali esplosivi in uso nelle artiglierie moder ne, si ferma sullo shrapnel, che ritiene a ragione come il proiettile universaJe dt~ll'artiglieria da campagna. Quel che a noi più importa, per·ò, è che le f~rite ca· gionale dallo shrapnel, dice l'au tore, sono sin da principio pet·icolose r ela tivamente alla r iuscita di un decorso asellico e non si prestano cos i bene per l'occlusione primaria, come le semplici ferile delle armi portatili. In fi ne Habart trae dai suoi studi e dai suoi esperimenti le seguenti conclusioni: 1° Il nuovo armamento degli eser citi con armi a ri petizione, e la riorga nizzazione delle artiglierie deve, anzilutlo, dar luogo al cozzo di più grandi masse di truppa ed a maggiori perdite di uomini, che in passato; e queste maggiori per dite si manife!!Leranno principa lmente coll'aumento dei colpi mortaJi, giacché si può ammettere la proporzione media dei morti come 1 a 3 rispetto ai feriti. In conseguenza, si a vra io medi& il 25 p. 100 di mor ti, il 20 p.100 di fe r·iti gravi e il 55 p. 100 di feriti legger·i; nello stesso tempo, le perdite pervenienli dalla ca valleria e dall'artiglieria dovrebbero insieme rappresentare il 10 p. 100 del totale delle perdite. Come per il passato, poi, le malattie delle truppe cagioneran no maggiori perdite, che le ferite di guerra. Di ciò si ha una prova lumino!'a nella ~uerra della Spagna per l' insurrezione di Cuba (1895-1897), nella quale i casi di mort~ per malattie s alirono al 50 p. 100, mentre quelli per ferite non superarono il 5 p. 100. La proporzione inversa è da considerarsi come eccezionale. /
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2° Gli esp~rimenti di tiro falli presso lutti i grandi eserciti colle armi di piccolo calibro, hanno bene illustr ato lo studio delle fe1·ite di g uer ra. Siffalti esperimenti hanno mostrato che, ad onta dell'aumentata pol~ nza balistica del proiettile, le lesioni hanno un carattere di maggiore mitezza di prima, e g razie a l metodo asettico ed antisettico, da per tutto introdotto in guerra , c'è da sperare che esse abbiano un decorso molto più favo revole. 3° Le indicazioni per l'intervento chirurgico (sbt•igliamenli, emostasie, resezioni ed amputazioni, trapanazione, laparalomia, infusione di cloruro sodico) sono rese più fa cilmente attuabili, grazie a lla conoscenza della azione dei proiettili ed alla protezione dell'asepsi e dell'antiseps i ; le quali, secondo Brunner, s i scambiano e completano vantaggiosamente in guerra, giacché l'anlisepsi è più adoperabile in prima linea e l'a!'òepsi può essere pre valentemente impiegala negli ospedali da campo. 4° Tutti gli Eserciti e gli Stati che si occupano con ogni cura, sin dal tempo di pace, dell'ordinamento del loro personale di sanité ed ausiliario, procurano che il servizio sanitario in campagna, col conseguimento dei migliori risultati curativi, riesca a rendere sempre minore il numero degli invalidi ed a mantener e elevalo quello degli idonei al lavoro. La popola1·izzazione del servizio samaritano, nel senso di Esma1·cb; l'increm ento del soccorso sanitario ufficiale e volontario; la maggiore possibile estensione delle formazioni sanitarie di guer1·a, favoriranno g randemente i successi terapeutici. 5° Non soltanto la prima medicatura, secondo le idee di Volkmann, decide sulla sorte dei feriti, ma più ancora il primo trasporto, il quale dev'esser fatto con r iguardo e rapidamente, affinché il feriLo I'iceva , al più pr esto possibile, il soccorso medico. Un personale di portaferiti bene istruito per raccogliere e trasportare i feriti, ed un per sonale medico numeroso per l'applicazione della prima medicatura., possono esercitar e la più favorevole influenza. sul decorso delle feri te. Dello unità sanitarie g ià pr onte, nel senso di Bergmann, e dei tipi di medicatura per ciascuna for ma di ferita, già pr eparati in precedenza, agevoleranno essenzialmente il primo soccorso. Il nucleo del servizio sanitario in campagna s ta nell' am-
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minislrazione (Pirogotl ); ques ta perciò deve procurare che, in caso di bisogno, lutto il necessario sia a posto 6' Il servizio sa nitario io guerra richiede speciali cognizioni militari. È qui ndi indispen~abile che la direzione del servizio stesso da parte d ei medici militari, sia indipendente, quaae è stata nell'esercito inglese al Chitral nel 1897, al Sudan. nel1898, ed è ora n el sud-Africa, dove gli ufficiali sanitarii sono com ba t te ati. Conviene organizzare una speciale tattica del servizio sanitario in campa~oa, sulla base delle cambiale condizioni per effetto della più lunga gittala delle attuali armi da guerra; e, mentre gli or gani direttivi sa nitari, coi mezzi di cui dispon· gono (personale e materiale), provvedono all'attuazione dello sgombero dei feriti, gli organi esecutivi apprestano il primo soccorso nella linea del fuoco, al posto di medicazione, alla sezione di sanità (ambulanza), negli ospedali da campo; attuano provvedimenti igienici, e vegliano sullo stato sanitario della truppa (commissione di salubrità). Quale bella e meritoria missione, ma nello s tesso tempo difficile e piena di responsabilità, ha qui da compiere il corpo sanitario militare! Il giuoco di guerra, l' impieEfO del servizio sanitario alle grandi manovre, alle esercitazioni di cavalleria, ecc., influiSC()no assai sull'educazione militare di ogni singolo uftlciale sanitario dell'esercito attivo, non che della riserva (ufficiali medici in congedo), giacchè i medici della riserva sono es· senzialmeote incaricati della parte esecutiva del servizio, la quale non può riuscir bene senza una conveniente preparazione. 7• La grande gittala delle attuali armi da guerra, richiede che i posti di soccorso siano impiantati plu indietro di prima, dalla linea del fuoco. Egli è perciò che i po!'laferiti avranno a percorrere un più lungo tratto e lo sgombero del campo di battaglia sarà fatto con maggior ritardo. Per la stessa ra gione, sarà mollo più difficile dislocare i posti di soccorso in avanti verso il luogo delle maggiori perdite sul campo di battaglia, per il pronto trattamento dei feriti ; a tale scopo si sara costretti ad utilizzare le pause del fuoco, od il completo riposo delle armi a battaglia finita . s• Poiché l'attività del personale sanitario si esplicherà per lo piu di notte, l'illuminamento del campo di battaglia merita di esser preso in grande considerazione. Oltre le torce a vento, le lampade di magnesio, gli apparecchi d'il·
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luminazione a carbone, a petrolio, aJ acetilene, sono da tenersi presenti gli apparecchi ad illuminazione ~lettrica (Muody). Su questo punto le associazio ni della Croce Rossa potreb· ber·o pr estare un valido aiuto. Il problema Jet provvis orio Ji~semin amenlo dei ferì ti dopo
le g randi battaglie, o sul campo di battaglia stesso o nelle vicinanzE>, aspetta pure una definili va soluzion e ; inrruantoché lo s~ombero dei ferili é di assai difficile effettuazione in tulli i casi di avanzala vittoriosa, nei quali devono essex•e apprestale le necessarie cure anche ai fer·ili dell'esercito nemico. go La Convenzione di Ginevra si mostra abbisognevole di riforme, come Bircher gia da anni ha fallo conoscere ; ed è desiderabile che nella commissione di riforma entrino anche dei ra ppresentanti del ceto medicn, i quali mancavano ne lla Conferenza della pace, tenutasi all' Aja. 10° Dall'anno i Si0-71 finora , abbiamo per la prima volla veduto nella guex·ra sud-africana, ùa parte degl'inglesi, un numero maggiore di ferili, che di malati; i l che, da un lato, conferma in modo abbastanza chiaro il potere vulnerante del piccolo calibro come arma da guerra, e, dall'altro, mette in piena luce i provvedimenti sanitarii, igienici ed amministrali vi adottati dagli inglesi. 'Accanto all'igiene di guerra funzionò anche l'apparato ch i rurgico con estrema prontezza e benefica efficacia, cosi da parte delle istituzioni sanitarie ufficiali, come da pa r·te del soccorso volontario ed inlex·nazionale. L'igiene e la chirurgia di guerra, di fronte ai nuovi prodotti mortiferi della tecnica delle armi, sono chiamale a mantenere l'equilibrio. E poiché questa tecni·~a è ormai fondata su priocipii cosi saldi, che gli a pparecchi g uerreschi possono agire in modo assai più distruttivo di prima, gl' imme nsi ed incessanti progressi delle scienze mediche dovranno rendere possibile di paralizzare gli effetti di tali apparecchi, e(l agire non solo allo scopo di conservare la vita, ma, in conformita del nostro nobile mandato, anche a quello di sal varia. P. IM BRIACO.
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RlVlSTA DI BATTERIOLOGIA La teonloa della &trazione nel labora· torll 41 baU~rlologla.- ( t\ nn. d 'Ig iene sperim ., anno 1900, fase. l V).
CASAGRANDI. -
L'A. premette alcune cons iderazioni sugli apparecchi da fi ltrare nella pratica di laboratorio, dimostra, come spesso Yi sia l'inquinamento del liquido fil trato dovuto ai travasi necessa ri per distribuirlo, pur provdnendo da filtri sterili e da recipienti sterili. Espone poi un suo metodo consis tente nello intercalare fra il filtro e il rt!cipienle che deve raccogliere il liquido. una bottig lia a tre tubature, una delle quali é in comunicazione col filtro,. un'altra colla pompa aspirante , ed una terza mediana coll'ar ia es te rna dalla quale é separata per mezzo di cotone e, se si vuole, anche con una botligltetta ripiena di acido solfol'ico, mentre al fondo della bottiglia una tubulalura laterale alla quale è unHo un tubo di vetro con rubinetto, ed applicato strettamente ad una prove tta per mezzo di colone, ser ve al passaggio del liquido. Naturalmenle, tutto deve essere, in precedenza, slerilizzato nel solito modo. te. KLETT. -La •porUloas tone 4el oarboJlobto ematloo nel-
l'anaeroblo•l. - (Zeitsehr. f ur Hygiene und Infeetionskrankh., vol. 35, fase. a•, 1900). Le conclusioni di qu.eslo lavor o sono : 1' che la formazione delle spore nel carbonchio non è legata alla presenza dell'ossigeno, g iacché i bacilli formano abbondanti spore anche
in un'atmosfera di azòlo; 2° èhe la formazione di spore del bacillo carbonchioso si arresta quando ques to venga co!Livato in atmo!;Cera d' id rogeno. In causa di questo diver so modo di comportarsi di un solo e medesimo bacillo secondo la natur a del suo allevamento anaerobico, appare necessario che a !J' indefinita espr essione
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RIVISTA DI BATTERlOLOGI.A
di anaerobiosi, si sostituisca l'indicazione del modo di a llevamento. La presenza o l'assenza di ossigeno non dAnno una regola assoluta, chè anzi coll' impiego delle singole specie t.li gaz, ciascuno di essi esercita una diversa e specifica influenza s ullo sviluppo dei batter i. In quanto all' idrogeno poi, es so non é, r ispetto ai batteri, quel gax indifferente pel quale da lungo tem po è s tato riten uto.
te.
Tr!'lsr M ATZ USCJIIT A.- L 'azione del contenuto dl oloruro
aoclloo nel mezzi nutrltlvl aulle torme dl aviluppo ciel mlororg&nlaml. - (Zeitschr. /ilr Hugien e und InJeclionskrankh., vol. 23, fase. 3°, 1900). L'A. ricordando le osservazioni di Ha nkin e Le umann r elative ella fo r·mazione di form e di involuzione nei bacilli della peste coltivali per 24- 48 ore, a 37° C., in ngar nutritivo con un con'lenuto di cloruro sodico del 2 1/ 1 e 3 1/ 1 per cento, ha voluto indag&re come si comportino gli altri micror ganis mi colli vali s ullo stesso modo. Le osservazioni comprendono numerosissime specie batteriologiche e, corredate come sono da opportune tavole, costituiscono un impor tante lavoro di morfologia ba tterio logica. te.
Sul bacillo della paeudo-tuberooloal ciel laUe e del burro. - (Ann. d'Hygiene spe~im , anno 1900, fase. l V).
CA RN E \ . ALI. -
Le conclusioni di questo studio s per imentale sono che ne l Ielle vaccino si trova spesso un microrganisrno, colorabile coi metodi usati pel bacillo della tubercolosi, diverso pei'ò pei car·atteri mor fologici, per quelli coltura li e per essere patogeoo sollanto per le cavie. Anc he mettendo questo micl'organis mo nelle condizioni della massima virulenza, non é possibile dimostrar& la eia· boraziooe di sostanze tossiche solubili, e neppure ch6 le sue proteine, nucleo- proteidi, nucleine e lisine sieno dota le di proprietà s pecifiche.
te.
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RIVISTA D'IGIENE ......
Per la lo"" utituberoolare - Questioni 4el giorno. Omagglo aU& olttà e all& provlnola 41 Pisa e al comitato looale per la lotta antltuberool&re. - Pisa 1900. La mancanza di spazio ci ha impedilo fio o ad oggi di parlare di questa importantissima pubblicazione uscita dall' Is lituto d'igiene della R univer sità di Pisa diretta dal chiarissimo prof. Di Vestea. Come accenna lo stesso prof. Di Vestea in una lette ra al prefetto della provincia di Pisa, la quale serve di prefazione alla pubblicazione in parola, l'idea di raccogliere un ce rto numero di memorie riflettenti quella grave piaga sociale che é la tubercolosi, venne in seguilo ad un invito fatto dal comitato destinaLo a promuovere l'erezione di un sanatorio popolar e pei tubercolosi nella provincia d i P isa. Le delle memorie, frutto di studi maturi ed accurati, hanno appunto per iscopo di esporre nel modo più deUagliato e sotto tulli i punti di visLa, il fenomeno epidemiolog ico rifle ttente la tubercolosi. Troppo lungo sarebbe il parlare diffuHamente di ciascuna memoria. Ci contenteremo di a ccennarle bre vemente, cercando di sintetizzare nel modo il più conci8o e pratico possibile, i falli più salienti e le conclusioni più importanti che ad esse si riferiscono. Di Vestea. La distribuzione della tubercolo.~ i in Italia. In quesLo lavoro, l'A. ha per iscopo di confrontare il fatto epidemiologico gener ale della diffusione de lla tubercolos i in Italia, con quello speciale della provincia e città di Pisa. Conferma poi la nota influenza delle condizioni climatiche, in dipendenza sopratutLo della latitudine e dell'elevazione; dimostra la relativa poca gravezza del fenomeno epidemiologico sul versante Adriatico, in confronto con quello del Tirreno ; fa .speciali considerazioni sull'influenza dell'a~gt omeramento demografico sullo sviluppo della lisi, e termina col raccomandare, che assieme aJI' istituzione dei sanatori, si metta no in azione tutti quei mezzi che mirano a restringere i confini dèlla disposizione locale e somalica.
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De Hier onymis. La diffusione della tubercolosi nella prooincia di Pisa. - Le conclusioni più impor tanti di questo la· voro sono: €sser e di sommo inte res~e pei comuni, per le Opet•e Pie, pei sodalizi di Mutuo soccorso, di cooperare per una razionale riforma dell'assistenza ai tubet·colosi; esser e urgente per tale riforma il dat•e opera attiva e sollecita alla istituzione del Sanatorio popolare; esset•e necessaria una r i· gorosa inchiesta per accertare l' inlluenza che certe condi· zioni o professioni esercitano sullo sviluppo delle tubercolosi, e per da r base pratica ad una igiene industriale che manca io Italia ; essere desiderabile che col nuovo censimeolo si possa rispondere esattamente a speciali questioni inerenti alla tubercolosi, e che nel frattempo gli uffici sanitari raccolgano gli elementi derivanti dalla conoscenza della causa di morte non r ipartite per comuni, ma fra le varie frazioni di essi in identiche condizion i. Si r itengono pure ne cessari una serie di provvedimenti atti a rinforzare l'individuo tlu dal suo nascere, a proteggere specialmente le donne durante il lavoro, massimamente gestanti e puerpere, e a rende re p roficuo, per quanto è possibile, il ser vizio
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della disinfezioni pei maiali di tubercolosi. Frassi e Ricci. La tubercolosi polmonare nello spedale e comune di Pisa durante il decennio 1888·97. - Da una serie di cift•e e considerazioni, gli autori deducono che le seguenti indica zioni r ivestono un vet·o e proprio carattere d'urgenza: 1• g necessat•io che si pensi a miglior·are la condizione delle strade, r er.dendole il meno possibile polverose con un miglior s is tema di pavimentazione, e disciplinando e migliorando il servizio di spazzamento e di anacquamento; 2° È neces!!ario provvedere alla difesa delle cas e dall' umidi.t.a del sottosuolo, visto che le condizioni geologiche del terreno s u cui sorge la città di Pisa, per la super fi cialità del!a fa lda a cqua , favoriscon o g randemente rumidilà del suolo e delle case; 3• Occorre di non perder di vista la necessità di provvedere ad un g raduale sventra roenlo dei quartieri più adden· sali e poco ariosi; 4° Occorre disciplinare dal punto di vista sanitario i numerosi opifici e le fabbriche della citta. Sestini. La tubercolosi polmonare nell'esercito e nell'armata italiana. - L'autor e accennando a ll' importa nza dello studio del la tubercolosi nella popolazione militare, s tudia diversi quesiti e specialmente la media frequenza annuale della tuber colosi nell'esercito e nell'armata, il rapporto fra la media
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fi·equenza. annuale e quella della popolazione civile della corrispondente eiA, il rapporto fra le regioni d' Italia più colpite dalla tubercolosi polmonare e quelle che danno più militari tubercolosi, la categoria dei militari nelle truppe di terra e di mare che offre il maggior numero di tubercolosi, il numero di individui riconosciuti tubercolosi durante il servizio militare nei quali abbiano preceduto ana mnestici certi o sospetti di tubercolosi. L'autore insiste s ulla neces::~ité che la pr ofilassi della malallia si P.seguisca direttamente sui malati, sui loro effetti, su tullo ciò che li circonda, ed indirettamente colla severité della scelta aJI'atlo dell'arruolamento e colla rapilda eliminazione dei malati. Di Veslea. Dei sanatori popolari in Italia - L'autore fa de1le osservazioni importantissime s ulla questione dei sanator i popolari, specialmente avuto riguardo al lato economico, diimostrando come, speciaJmente in certe regioni dell'Italia, si distragga una cospicua quota del denaro dei poveri in metodi di soccor so che ormai sono da dichiararsi di ness una efficacia, n è curali va, n è profilatlica, e che per lo studio del problema finanziario, bisogna preoder·e le mosse dalla conoscenza precisa di ciò che s i spende per un'assistenza affatto iofrultifera. Egli studia poi specialmente il problema profilat· tico in alcune classi speciali di per3one, negli opifici, nelle case di pena, nell'eser cito, nei ferrovieri, facendo voti che, come si esprime Léon PelH nel suo libro sulla Cura igienica sulla tisi, alla offerta pecuniaria vada a ggiunta l'offerta più precisa c he è il segreto e l'anima cii queste impr·ese, vale a dire la buona oolontà. Seslini. Una questione del giorno sull'iyiene del latte e dei latticin i. - Scopo di questo lavoro é di cercare un metodo di preparazione del burro che meltll al coperto dalla possibilità che il medesimo, quale derivato del latte, serva qual mezzo s ubdolo di disseminazione del bacillo tubercolare. Premesso che, anche per esperienze da lui intraprese, la pt/Ssibilità della trasmissione della tubercolosi per mezzo del burro, non è mollo da temersi, l'autore crede pur tuttavia cb e sia necessario un mezzo per allontanare a ddirittura questa possibilità, e consiglia di seguit·e il metodo già proposto dallo Schmann e consistente nel sottoporre il latte e la crema ad una temperatura tale che uccida il germe specifico (pas to· rinazione del latte e della c1·ema), prima di pr ocedere alla burrificazione, usando anche per la burrificazione certi fer1.\
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RIVISTA D' IGIEXE
menti selezionati clte hanno g ià dalo ottima prova. Come conclusione di questo lavoro, a ppare la necessità di diffondere la conoscenza che é possibile fabbricare il bur ro con panna scaldata fino a 75°-80° per la durata di 10 minuli, senza aller·are la quantità del prodoLto e senza diminuire il reddito, e la necessità di dispor re acciocch é il burro prodotto dalla piccola indus ll·ia venga messo in commercio fuso per potere essere garantiti sempre della s terilizzazione avvenuta. Di Ves tea . A proposito della p rofilassi ideale della tubercolosi ùooina. - ~ un lavoro destinalo a dimostr·ar e che nella profilassi della tubercolosi bovina val meglio il sistema libero che lascia agli allevatori bene intenziona li la facoltà di e ssere iscritti Mila pratica della melodica applicazione della tubercolina e dì usurruire quindi delle faci litazioni cbe lo Stato offrirebbe, piuttosto che il s istema coattivo che trova il campo seminato d'insidi~. Visto poi che in Italia la tube!'colosi bovina non ha preso una grande estensione, è da r•acCDmandarsi un esperimento ben diretto di applicazione in grande della tubercolina, a scopo di s elezione. P ellE>grìni. Di alcune dispo.,izioni lecn.iche atte a p reseroa re la salubrità dell'aria nei riguardi della profilassi e cura della tubercolosi. - L'aÙtore dimostra che lo stato dì purezza dell'aria nell'ambito dei luoghi di di mora é, g-eneralme nte parlando, io in limo nesso collo s tato del suolo; tra tta della nettezza delle strade urbane, e dei pavimenti delle abitazioni, e si ferma specialmente a consirlerare la tenuta igienica delle dimore dei tuber colosi avuto riguardo speciale ella questione delle sputacchiere collettive la quali debbono contenere sostanze disinfettanti liquide, debbono esser e alte cir ca un metro dal pavimento, avere pareti interne smaltate a sagoma curva e con imbuto. De' Rossi. Di un. apparecchio per la determinazione del grado di prosciu(Jamento delle case nuooe - L'autore fa rite nere le difficolta tecniche che si riscontrano in r~pporto al modo di determinare il grado di umidità delle abitazioni r ispetto alla loro abitabilità, e la necessità quindi dì cercare un metodo semplice e sicuro che, pur basandosi sulla ricerca dell'umidi tà della malta, sia alla portata di tuUi. L'appar ecchio che egli desct•ive è bat>alo sul principio indicato dal Mazel, che cioè agg iungendo una determinata quantità di malta ad un dalo volume di alcool mollo concentr ato, di peso specifico noto, dall'aumento del peso specifico
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stP.sso !!i può calcolare la quantità di acqua assorbita dall'alcool, ed è munito di a cconcie modificazioni per rendere più sensibile questo a umento di peso specifico in rapporto el limite tollerabile nelle abitazioni che secondo accurate ricerche egli ha stabilito all' J,50 p. 100. De Hieronymìs. Un controllo alla dottrina delle infettioità dell'aria negli ambienti abitali dai tisici. - Le conclusioni dt questa memoria sono che le goccioline spruzzate dai lisici nel tossire, nello starnutire, nel parlare sono, giuste quanto ha dimostrato il Fli.igge, uno dei veicoli ordi· nari della tubercolosi, che quanto più si è vicini al LuberMIoso, ta nto magggiore è il pericolo pt'r chi gli sta vicino, che però in circostanze normali, anche a distanza maggiore di un metro non è scongiurato il pericolo. Marino. Ricerche sulle infeltioità dei libri maneggiati dai l i.3ici. - L'autore conclude che data la grande rarità onde nei libri maneggiati dai tisici si constala la esistenza dei bacilli tubercolari attivi, e data la grande rapidità colla quale essi rimangono sterilizzati dall'influenza dei modificatori naturali, non è giustificata la preoccupazione di taluni sul modo di trasmissione della tubercolosi per mezzo dei libri stessi. Ad ogni modo per liberare i libri dei rari bacilli che eventualmente vi possono esistere, basta lenerli per qualche mes e abbandonati all'aria e alla luce. Una più amp·a recensione di ques to lavoro, chA fu pubblicato anche a parte nel Policlinico, é stata gia fatta nel precedente fascicolo del nostro g iornale a pag 106.
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Gosto. - :atoeroht ultortorlnlliL blo!ogta e 1al ohlmllmo 4elle ar18Dlo-muA'e. - (Policlinico. Vol. VII. 1000). La dottrina degli a rsenio-miceti é stata ultimamente oggetto di nuovi ed accurati studii per parte del Gosio, dello scuopritor e stesso di quell'importante mezzo di ricerca dell'arsenico quale è quello biologico. In queste ulteriori ricerche, il Gosio ha voluto c olmare alcune lacune le quali riflettevano le propr ietà parassilarie degli arsenio·miceti, i perfezionamenti metodici nella l'icerca biologica dell'arsenico, e s pecialmente la costituzione chimica dei composti volatili che determinano l'arsenicismo, e il mec· cenismo della lor o produzione.
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Riassumiamo i falli più importanti in proposito : 1° Il penicillum breoicaule, che é l'arsenio-mutfa più al· tiva fin ora conosciuta, non solo ha propr·ietà patogene indirette nel senso che come organismo viv~:~nte, vivendo a contatto di un composto fisso d'arsenico, produce un gas che ·avvelena chi lo inspira, ma ha anche proprietà patogene diretLe inquantochè inspirato dalle cavie e inoculato per inie-zione endovenosa ne i conigli, può produrre una polmonite che può chiamarsi penicillare, la quale, anziché una vera é 'propria infezione, deve considerarsi come l'effetto di lesa funzionalità proporzionata al quantitativo d! màteriale vegetale impiegalo. 2° Il metodo biologico di ricerca dell'arse nico é stato modificato. Mentre prima si sterilizzava la sostanza sospetta incorporata in un terreno nutritizio e si semiuava poi l'ifomiceta, ora invece si fa prima la coltura, e su! giovane micelio si depone il materiale supposto arsenifero. In ques to modo, sempr e che la coltura sia giovanissima, i fenomeni reattivi si possono apprezzare già in 10 minuti , con grandi vantaggi, s ia per la facili tà e prestezza con cui si ottiene il fenomeno, sia perché con questo mezzo si può avere qualche criterio circa la quantità probabile d'arsen.ico presente. Un'altra modificazione im portante consiste nell'unire al saggio biologico quello ch imico, consis tente nel far gorgogliare le emanazioni dell'arsenio-mutfa reatliva in un liquido cosi composto : Cloruro mercurico puro : parti 8-12 Acido cloridrico . '' 20 Acqua distillata . . . . ,, 80 Ba st~t a-spirare l'aria dalle colture di prova in un ~orgo gliatore contenente la soluzione suddetta, e, se la quantità di gas é a ppr ezzabile, in un tempo var iabile fra t e 3 giorni si nolera la deposizione di una massa cristallina più o meno abbondante a seconda della quantita di gas arsenicale che la corr ente aerea trascinerà a reagire. I detti cristalli rappresentano la combinazione mercur ica di un'a,.sina. Anche qui il sa ggio non può essere che qualitativo; però offre criteri sulla maggiore o minore quantità di arsenico presente. :l• Per meglio definire la natura chi mica del gas che si svolge nella r eazione biologica delle a rsenio·muffe e che, come si è dello, é un'aT'sina, s i é usato molto a pt·oposito il
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cloruro mercurico in soluzione cloridrica nella proporzione suaccennala ; in l.al moJo i c ristalli che si formano sono più facili a pur ificaesi, e trattandosi di un composto d'alto peso molecolare ben s tabile, è più facile poterlo assoggettare a saggi chimici analitici .. L'analisi qualitativa dimostrò che questa sostanza contiene As, H ~, Cl e sostanza organica. l cristalli ottenuti sarebbero il composto mercurico di un'arsina dialilica, e l'ar.;;ina libera corrispondente, cioè il prodallo or gano-metallico volatile che esala dalle at•senio-muffe quando vivono in presenza di idrati di carbonio e di arsen ico, sarebbe cosi espressa:
4• Per rendere ragione del meccanismo con cu• S J prod uce una dietilarsina nel chimismo del p . brevicaule coltivato in presenza di As, l'A. espone i seguenti dnti che potè speri mentalmente raccogliere sulla biologia della muffa. 1· Il p. brevicaule che vive a contatto coll'arsenico, cons uma questo metalloide come se si trattasse di un alimento, ed il micelio del fungo, rigo rosamente laoato, mostra nel suo inter no quan tità diversa di As; 20 Mescolando composti arsenicali con la delta muffa, ma ostacolando la vi ta al germe, a d es. con un antisettico, o con ecce ssiva temperatura, oppure con una esagerata sproporzione dello st~sso As, la decomposizione più non ha luogo: essa quindi è solo fru tto della vita in atto dell'l fornicela; 3• Il p. brevicaule è un fermento a!cùolico; l'alcool etilico coi relativi prodotti di ossidazione immediata (aldeide ace tica, acido acetico) si rinviene in ap pre7.zabile quantita nelle colture in terreno zuccherino; 4' La s lessa muffa inverte anche l'amido e ciò si accompagna con un fenomeno sensibilissimo anche all'occhio, cioè un forte imbrunimento del terreno coltura le. La gastificazione dell'arstlnico fu opera dell'ar senio-muffa in linea generale consisterebbe du nq ue in ci6 che il metalloide viene assunto ed elaborato nel tessuto vivente e poi emesso (prodolto di ricambio) come un nucleo-organo meta llico, che reagisce e si lega coll'alcool e cogli alcool allo stato nascente, frullo put•e della vita del germe.
te.
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BARD e Ptu u. Sa dl uu& epl4emla oapldaltera dl febbie tlfolde. - Sviluppo per oont&glo - (Reoue d' hggiène el de polic? sanìlaire, 20 m~:~ gg iò 1900). La ques tione della contagiosita della febbr e tifoide negli ospedali è stata da lungo tempo l'oggelLo di molte discussioni. Le morlerne r icer·che sul bacillo di Eber lh- Gaffky con· dussero od attribuire al!a quasi Lot.alità delle epidemie d i febbre lifoide una or·igine idrica e si cercò perfino di comprendere nel novero delle infezioni per mezzo delra cqua certe osservazioni che sembravano, ad un allento esame, dipendere pinllosto da contagio diretto o mediato, fra queste i numerosi .ca~i di contagio ospedaliero. Gli autori ritengono quindi della massima importanza il render nota una vera epidemia d'ospedale sviluppalasi nell'asilo dipar timentale per gli alienali di Bron durante l'estate e una par·te dell'autunno del1898, la quale toccò la cifra con· siderevole di 35 casi e della quale si potè stabilire con pre· cisione la genesi e r icostituire l'anda mento. In seguito ad una inchiesta sulla epidemia in parola, siccome i medici dello stabilimento avevano pensato che essa fosse da ascriversi ad in'luinamento delle acque potabili, vennero fatte ricerche batteriologiche sulle acque ~lesse, le quali dimostrarono, dal lato quantitativo, in un camp:one, 49' ger mi, di cui due liquefac-enti, per centimetro cubo, in un altro proveniente da un filtro Chamberland, 1480 ger mi, di cui dodici liquefa· centi, per centimetro cubo, e dal Ialo qualitativo un g ran numero di colonie sia del bacillo di Eberth che del colibacillo. T ullo sembrava dunque in favore dell'origine idr ica dell'epidemia. Frattanto un esame rigor oso dei fatti condusse ad a mmetterne un'altra origine per .la retta interpr etazione della quale occorr eva ricordare che al momento dell'e pidemia , lo stabilimen to conteneva un totale di centotredici ammalati circa ed un per sonale d'infe r miere ed in fermi er i assai considerevole, che l'Assieme dello ~ tabil i menlo é diviso in u na ser ie di fabbricati, 9 per gli uomini, 9 per le donne, raggruppati da ciascun la~o de! centro dell'asilo, che ciascuna di ques te sezioni è alimentata d'acq ua per un condotto spe· ciale emanante da tre tronchi principali, che la febbre tifoide ha colpilo solo le donne e le infermier·e ed infermieri adibiti al servizio dei contagiosi, ad esclusione quasi com pleta degli
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uomini, giacchè se ne ammalò uno solo in cir costanze particolari, che non vi e ra in quell'epoca alcuna epidemia contemporanea nel villaggio di Bron, che é situato in prossimità dell'asilo. Fallo un succinto esame dei 35 casi di febbre tifoide, i quali compresero 18 donne ammalate, 7 infermiere, 9 infermieri, 1 uomo ammalato e preseul.arono 7 decessi, gli autori descrivono io tal guisa la marcili dell'epidemie: Il primo caso interno é quello di una alienata del 7' reparto. L'origine della malattia non si potè scoprire; l'ammalata venne curata all'infermeria del reparto stesso, la quale, per essere in comunicazione coi dormitori ùelle alienale e colle sale ove esse abitualmente soggiornano, viene spesso visitata dalle alienalt~ stesse, le quali anche qualche volla vi dormono; le alienate inollt·e, aiutano spesso nelle occupazioni giornaliere gli impiegati dello stabilimento, spesso anche lraspOI'tando le deiezioni degli ammalati dell'infermeria. Poco tempo dopo si svilup1•ano altri 7 casi nello stesso repa1·to Nel 4' reparto, un primo caso viene osservato in una ammalat~ proveniente dall'ospedale della Charilé; dopo un soggiorno di una settimana circa, essa viene traslocata all'infermeria del l' ri parto; qualche tempo dopo nello stesso 4• riparto ap· paiono tre casi nuovi; essi vengono curati nell'infermeria del r ipar to, dove esistono le stesse condizioni ossel'vete nella infer mer ia del 7•. Altri 5 casi si osservano nel 3° l'iparto, e qui l'origine del contagio sì deve ad una ammalata pr ovaniente dall'infermeria dal 7• riparto a quell'epoca già infetta. Il solo caso osservato fra gli alienati uomini riguarda un malato dell'8• riparto, che è in prossimità della infermeria dove sono curati degli infermieri tifici. L' inchiesta sugli infermieri e le inrermiere, mostra una correlazione precisa di date al riguardo dell'epoca nella quale prestarono la lor cura agli ali enatì tifosi. Da queste osservazioni si possono dedurre delle conclusioni interessanti per l'igiene e la profilassi generale, specialmente per cio che rigua1·da gli infermiet'i, i quali hanno pagato un cosi largo tributo in questa epidemia. Prima pero é nec,essario stabilire in modo preciso se si tratti di infezione per l'acqua o piultosto si tratti di contagio dir•etto mediato o immediato. L'origine idrica ad un primo e rapido esame, viste le conclusioni dell' esa~e batteriologico, sembrerebbe sostenibile,
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ma bisogna subito esservare che in ciascun riparto infe\to, la malattia non ha colpilo tutti i malati, ma solamente quelli che erano ricoverati in una infermeria, inoltre che la malattia stessa non ha colpito tutto l'assieme dei riparti. Le epidemie poi da origine idrica pres~ntano un andamento più acuto, più rapido. Si polrehbe anche pensare ad un contagio avvenuto per mezzo dei campi coltivati, sui quali sono sparse mate1·ie fecali e al qual lavoro di concimazione vengono adibiti degli alienati, ma si deve considera1·e che solo gli alienati, e non gli infermieri, vengono occupati in questi ls.vori, che le donne non vi prendono parte alcuna, che i campi concimati sono più vicini ai fabbricati occupati dagli uomini, che a quelli occupati dalle donne. An che per ciò che riguarda la possibilità del contagio per mezzo di lej!umi innaffiati con aeque infette, si deve osservare che la diffu~ione della malattia sar ebbe stata maggiore e non si sarebbe limitata ai soli uomini. In questa epidemia è da ammetlersi un contagio mediato, per mezzo delle materie fecali trasportate dagli alienali che aiutavano gli infermieri, trasportate anche dagli infermieri per mezzo delle biancherie sporche. È dunque in un vizio di organizzazione nel servizio delle sale che si deve cercare la causa dell'epidemia, giacché qu~si tutti i casi di febbre tifoide furono osservati nelle infermerie dove s i effettua il trasporto delle deiezioni li fiche per mezzo degli infermieri e dei malati. In quanto al vero veicolo finale del germe tifico, sono da incriminarsi l'aria o le mani infette 1 La prima ipotesi sembra priva di fondamento; resta quindi la seconda, la quale fra gli infermieri poi, oltre al fallo della manipolazione di biancherie infette, presenta un'altra causa d'infezione per il falLo del maneggio dei terruomelri, delle cannule per clisteri, ecc. Da tutto ciò risulta eviden te che, trattandosi di tifosi, occorre una pulizia rigorosa, una dis inft>zione completa ad ogni momento degli oggetti diversi che servono a suo uso e che possono diventare agenti atlivi di disseminazione del contagio, che bisog na a stener·si completamente dalla pr11tica di servirsi di certi ammalati in aiuto degli infermieri, di promuovere con ogni mezzo il miglioramenLe igienico dei fabbricati che s ervono per ricovero di ammalati di qualunque specie e specialmente, riguardo ad asili per alienati, come
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quello di cui si tratta, l'isolamento completo degli ammalali in padiglioni speciali, per lasciar e alle infermerie dei riparti il loro vero attributo di sale destinate agli infermi e agli alienati difficili a sorvegliarsi, e non di sale aperte alle mate. lattie acute intercorrenti. RICHARD . -
Delle lntotaloazlonl allmentarl.
(TI!ése
de Paris, 1900). La questione delle intossicazioni alimentari lunga mente trascurata, entrò in una nuova via s tante i progressi rea lizzati con J•aiuto della chimica e della fi siologia, s icché attualmente noi possiamo conoscere il perché ed il c:ome di tali intossicazioni e fondare sullo studio del loro meccanismo un e ffica~e intervento terapeutico. Tali studii compendia 1•autore nel suo lavoro. Materie alimentari animali. - Le car·ni che hanno data origine ad accidenti d'intossicazione si possono di viclere in tre gruppi distinti: carni d'animali mala ti, carni di animali sani cbe hanno subito un principio di putrefazione, da ultimo carni in conserva. Da lungo tempo è noto come le carni di animali malati possono esser nocive alla salute, e fu precisamente per interdire la lor o vendita, che venne istituita la ispezione sanitaria delle carnii sui mercati e nei macelli. Possono esser divise in due categorie: carni infettate da paras· siti (dsticerco , tricbina, distoma ecc.), carni d' animali colpili da malattie infettive trasmissibili all'uomo (actinomicos i, carbonchio, morva, tubercolosi, tifo, peste bovina). Queste ultime presentano un aspetto molto caratteristico; la carne é mol le, flaccida, umida, di colorito ano.rmale, si putr efa fa cilmente, e l'ettaroe batteriologico spesso vi scopre l'esistenza di micr obi speci6ci. A questa catqgoria appar~en gono anche le carni di animali che viventi ingerirono delle sostanze tossiche o medicamentose. Cosi la carne di cavallo sottopos ta a cura arsenicale causò fr equenti accidenti, ed in questi ultimi anni ven nero segnalati dei casi d'avvelename nto dovuti a car ni d'animali uccisi median te la stricnina. I o lutti questi casi, gli accident.i morbosi presentano una media gravità e sopr a tutto eonsistono in manifestazioni g astroenteriche, che tal volta si· mulano un attacco di colera, tal'allra una febbre tifoide, e pili spesso a ncor a un catarro gastro-enterico. Le ct~rni in putrefazione, causa il loro a spetto ripugnante, son causa di
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rari a ccidenti. Esse contengono un certo n umero di basi tossiche, delle fJuali alcune sono es tremamente tossiche anche a deboli dosi ; sono sopratutto la nevrina, la colina ed i loro derivati elle si fo rmt~no o solto l'influenza dell'aria soltanto, od io segu ito all'azione di fermenti s olul)ili secreti di bacterii che quas i sempre s tabiliscono colonie su tali car ni in pulrefazion e . In tali cas i, l'intossicazione si manifesta con dis turbi gas tro-intestinali, spesso accompa gnali da manifesta zioni tifoidee od adinamiche. Talvolta tali disturbi appaiono molto lentamente, g iacchè la coltura ha o parzialmente o totalmente distr·ulli i microbi s aprogeoi; così pure i succhi gastrici sospendnno momentaneamente gli effetti della putrefazio ne. Il botulismo é un'intossicazione alimentare ordinariamente causata da carni conserva te da maggiore o minor tempo, ed è car·allerizzato dal predominio di disturbi nervosi motori, sensi livi e secretorii. l s intomi non a ppaiono ordinariamente che dopo 15 o 18 ore dall'inges tione. Ai semplici fenomeni dell'indigestione, s uccedono ben tosto dei dolori addominali violenti, delle nausee, dei vomili biliosi. Abituale é la costipazione del ventre non accompa~nata a gonfìor·e dello stesso, me ntre le prime !'-cariche sono s pesso nere e viscide. In capo a 36 o 48 ore, i disturbi gastrici subiscono una nuova recrudescenza; l'alito diventa fetido, diminuiscono tutte le se~re ziooi digestive, ed una sete ardente tormenta il malato. La mucosa boccale pr~senla una colo,·azione rossastra, talvolta localizzata; le tonsille si tumefanno ricoprendotti di una patina biancastra, talvolta perfino di un vero essudalo pseudomembranoso. La r•espirazione ben presto d1venta irregolare, mentre l'an goscia precordiale, l'indebolimento delle con trazioni carJiache, la cianosi delle estremità, i disturbi urinarii, indicano la partecipazione del siste ma circolatorio all'intossicazione. Da ultimo i fenom eni nervosi vengono a completare il quadr·o clinico; gli ammalati si lamentano di vertigini, di cefalea, d'un'estrema spossatezza di forze, di formicolii e di crampi all'estr·emità. Il pronos tico degli accidenti del botulismo do vra esser· sempre riservato. Quando il malato guarisce, la conval escenza é lenta e p enosa ed i disturbi nervosi non sco m paiono che molto tardi; spesso a vviene la morte senza che con l'autopsia si possa constatare l'esistenza di lesioni ver·tunente specifiche. L'avvelenamento dovuto a conserve alim entari non è dovuto ad un'unica causa palog ena. Talvolta é dovuto a vero
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botulismo da bacterii anaerobici sviluppalisi nella conserva, talallra bisogna incolpare un'a:terazione della carne impiegala, od un difello di preparazione, o da ullimo la pulr efazione più o meno tardiva della carne consecutiva ad una incompleta chiusura della scatola. l sintomi causati dalle conserve avariate, sono grandemente variabili; te l volta si confondono con que lli del b ot.ulis mo, talaltra predomioa il quadro clinico della gasll·o-enterile, mentr-e in taluni casi soltanto il sistema ner' vos o reagisce all'intossicazione. lo poco tempo i sintomi raggi ungono il maoximum d' inte •1silé , e d'ordinario la gravità della malattia é in rapporto con la quantila di materiali a ssorbili, ciò che dimostra chiaramente come in tali casi si tratti piuttosto di intossicazione che di infezione. Pesce -Il pesce, dal punto di vista alimentare, non si di· stingue dalla carne c he per una maggior proporzione d'acqua. Deve esser consumato freschissimo e molto cotto, altr·imenti provoca ordinariamente degli acciden ti poco gravi consistenti in coliche seguite da diarrea. l pesci velenosi, la di cui ingestione determina fenomeni d'avvelenamento, abitano i mari caldi; nei nostri paesi soltanto nel periodo della fregola il man~iure alcuni pesci, quali carpione, barbo ecc., può dar luogo a fenomeni d 'intossicazione, fenomeni che venne con· slatato, esser dovuti sopratutlo alle uova. Nel campo scientifico sono registrati parecchi casi di avvelenamento dovuti a pesci cotU e conservati i n scatole, casi che presentano una grande rassomiglianza con i l botulismo. Difatti come in ques!o si osservano disturbi digestivi e nervosi, ed inoltre non é raro l'osservare sintomi propri i dell' icliosismo, quali delle mani· nirestazioni cutanee precoci (orticaria, eritema scarlattini... rorme ecc.) e co!'ì pure delle vere paralisi motorie. Al tavolo anatomico in tali casi le alterazioni sono rappl'esentale da una iperemia generalizzata, accompagnata talvolta da piccoli rocolai emorragici. l crostacei sono causa ft•equente d'intossicazione (carabismo), caratterizzata da disturbi gastro-enterici e da et·uzioni culunee, mentre i fenomeni nervosi sono estremamente rari. Le cause di tale intossicazione sono ben poco nole; in taluni casi s'inc0 1pò una malattia dei crostacei, in allri s'attribuirono gli accidenti osservati all'accumulo di alcaloidi in certi organi dm·ante il periodo d ella fregola. Qualunque sia la causa, traltasi di acciJenti ordinariamente suscettibili di
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utile intervento curativo, ed i casi mortali sono rarissimi. Da qualc he anno sono diventati relativamente numerosi gli accidenti causali dall' ingestione di talnni molluschi. Il Brieger scop!'i l'esis tenza di un alcaloide, la mitilotoxina, sulla di cui origine vennero espresse numerose teorie , senza che attualmente surtol soggetto si possa formulare un concetto delì· nitivo. L'avvelenamento, in tali casi, presenta una fisionomia carallerislica. P oco dopo l'ingestione sopravvengono dei dis turbi d'equi! ibrio, con eccitamento psichico, pa1·alisi parziali , eruzioni cutanee. La morle avviene nul periodo di qualche ora o per collasso, o per asfissia. Il latte, il burro ed il formaggio in taluni casi determinarono de:di avvelenamenti a rapido decorso. Pt·imo sintomo è una s ens11zione invincibile di s tanchezza e di languot·e. Seguono anoressia, pirosi, nausea, vomito. La sete è vivissima, la pelle secca, la respir·azione anelante ed angosciosa. La morte viene nel coma in capo ad una e talvolta due setlimdne. Nei ca si leggieri la convalescenza è sempre lunga e penosa. Quantunque la natura di tali avvelenamenti sia tuttodl molto poco nota, sembra che in certi casi si tratti di un'affezione microbica speciale, mentre l'avvelenamento dovuto a certi for maggi grassi venne provato eHser occasionato da un'inlossicazione ben definita, causala dal tyrotoxicon dei chimici Gautier e Vaughan. Oggidi sono ben noti gli avvelenamenti causati da oegetali, e su di essi non occorre fermarsi, altrettanto si dica di quelli causali dai funghi, che da soli r appresentano la sostanza alimentare cui de vesi il maggior numero di intossicazioni. Gli avvelenamenti da solanacee, son dovuti ad una sola sostanza, la solanina. Presentasi, poche ore dopo il pas to, con cefalea, verti~ini, ronzio d'orecchi, vomito e colic he più o meno forli. Durata media 4 o 5 giorni, mentre i casi di morte son rari, venendo la solanina emessa quasi nella totalità col vomito. La patogenesi di tali ar:cidenti morbosi ha pur essa dell'intos&icazicne e dell'infezione. I mezzi pt·ofiluUici onde evitare avvelenamenti da sostanze alimentat·i, consistono sopra tutlo nella stretta applicazione di regole igieniche ben note, quali l' ispezione sanitaria delle carni uei macelli l'l mercati, la proibizione di macelli privati , gli s tabilimenti di ostricollura rigorosamente sorvegliati per impedirne la contaminazione con ac!]ue impure. I consumatol'i alla lor volta dovt·anno:
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t• respingere sislematir..amente qualsiasi carne che non presenti aspetto normale; avente cattivo gusto ed odore sospello; 2• respinge re le carni insaccale che presentano delle chiazze colorate (dovute alla prese nza di vegetazioni inferiori) e che al lagho offrono una superficie umida e molle; 3° respingere le conser ve alimentari contenute in recipienti col coper chio rigonfiato (segno di fermentazione) quelle la di cui gelatina s'è liquefatta, o che presentano il grasso saponificalo, con odor e a cre e consistenza anormale .
G B.
Del v&lore nutritivo 4el v egetali, 1otto U punto dl vista dell'Igiene. - (Progrès mMical,
HtLDEBRANDT. -
n. 8, 1900). Secondo il Voit ua uomo che lavori moderatamente avrebbe bisogno di !fS gramm i di albumina gior nalmente per rima.nere in equilibrio nutritivo: ma tale cifra sembra inveee esagerala al Norden . D'altra parte non è ancora provato che meno dì 100 grammi sieno sufficienti per un adulto, ìl eh~ sembra anche confermat(l dalle ricerche di Cari di Rechenherg . Secondo Hildebrandt (di Ber'lir10) la nutrizione dei tessilori si compone di: pane, pa tate, farinacei, di burro e latte; e quantunque ogni il!ldividuo adulto non prenda al giorno che 65 grammi d'albumina, 49 grammi di grasso e 485 grammi d'idrato di carbonio, la sazietà è completa, ma essa sopr·aggiunge troppo pr esto perché questa nutrizione stimola il gusto in modo insufficiente e non conviene affatto a una professione che esige un lavoro musculare continuato. In oltre, un'alimentazione copiosa, abbondante ma povera di albumina presto o lardi produce nel ca ne disturbi nella digestione e riassor·bimento. È vero che s i tratta di carnivori, e che i me· . desimi es ~rimenti non s i possono applicare all'uomo onnivoro. Ma rimane sempre cbe per un adullo che forni~ca un medio lavoro, come per il soldato in guarnigione, é neces· saria Ufl'8 razione d'albumina dai 100 a i 110 gr ammi. Se si r icercasse la medesima quantitil di albumina in una nutrizione esclusivamente. vegetale, diverrebbero Mces:;ari o 1500 gr ammi di pane, o 1300 g rammi di riso o 500 grammi di Jeguminose. Essendo stabilito ehe tanto per il soldato quanto per il lavoratore è nece~sario per ogni individuo, ciascun giorno, 65(}.750 grammi di pane bisognerebbe a questo
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aggiungere 600 grammi di riso ovvero 250 grammi di le~Zumi per raggiungere la quota obbligatoria di albumina. Però tutte le ricerche dimostrano che 500 g rammi d'idrato di carbonio, sono su fficien li per una razione: e siccome 250 grammi di 1eguminose, rapp1•esenterebbero dopo la cottura un volume di 800 centimetri cubi, di fitta densa poltiglia e soUo forma di minestra, un volume di 2 litri, ne viene che questo eccesso d" idrato diverrebbe noqivo per la nutrizione come riuscirebbe di sovraccarico allo stomaco. E nell'ipotesi in cui una simile ingeslione fosse possibile, il corpo diverrebbe povero in albumine, ricco io grasso e in acqua, e mancante di energia. Hartmann risente 11ausee e diarrea dopo alcuni giorni di alimentazione ricca di vegetali, e se al contrario Woroshiloff nutrendosi, durante 30 giorni, di lenticchie, di pan e e di zucchero, con un lavoro quotidiano dalle 1 alle 3 ore, in ragione da 8,538 chilogrammetri per ora, non perdette albumine, quest'esperimento non è sufficiente prova perchè troppo breve. Egualmente se, secondo Ohlmliller, i lavoratori Transilvani si nutrono in media ogni giorno con 1300 grammi di mais per persona, e 120 grammi di fave ciò é possibile pe1·chè qui si tra~ta di uomini abituati fin da giovani a una nutrizione vE'gelale, il cui intestino é, per consuetudine, naturalmente abituato a subire grossi volumi d'alimentazione. Pre.ni dei tegumi. È necessario considerare che il prezzo dei legumi, relativamente al loro valore nutritivo, é tanto elevato che gl'indigenti non possono comprarne che in piccola quantità. D'altra parte il gran pubblico tende a credere che gli alimenti vegetali sieno meno cari di quelli presi d~tl regno animale, perché questi rappresentano, a peso ugualE', un volume assai più piccolo. Eppure questo non è esatto, se ci riferiamo al quadr·o seguente che venne compilato per il lettore fr·ancese. 60 gra mmi d'albumina digeribile, conteouli in: 380 gr. di carne . . . . costano fr. 0,6:l 1,500 » di latle . . . . . » >> 0,28 800 » di Sl'inga fresca . . ,, » 0,22 300 '' di formaggio magro » » 0,12,50 1,050 " d i riso . . • . • ,. 0,35 1,300 • di pane di segata • " 0,35 1,200 » di pane bianco ,, >> 0,50 6,000 ,, di patate . ,, » 0,37,50 350 " di piselli. . >> " 0,08,75
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Si vede da\ qui esposto, come le le~umiuose riescono sufficielll li , e a prezzo mit e, a l bisogno di albumina ma che allo stesso tempo danno troppo idralo di carbonio, ta nto che ra ppresentano un volume tr•)ppo grandt>. RicOJ•diamo pu,.e che tanto per i meno abbienti, come per i pubblici slahilimenli, i prezzi, al\' ingrosso. subiscono una diminuzione minima, ossia minore pei vegetafi che per le cat·ni. L'alimenta.;ione dece essere mista. La nutrizione deve essere tanto più ricca d'idro carbonio quanto più faticoso è il lavoro muscolare e altrettanto più ricca in gras si qua nto più bassa sia \a le m peralut·a. Un regime (jUalsiasi esclusi vo riesce nocivo. l popoli civili l'hanno riconosciuto da tempo in modo empirico e secondo un dello attribuito a Crèvecoeur • La razza dei piccoli s eminatori distrugget·à quella dei mang iatori di carne, ammenochè i cacciator·i non si decidano a seminare. )) Conclusioni d'Hildeurandt.- 1° l vegetali non off,.ono all'organismo umano una nutrizione sufficie nte, né per· il loro valore assoluto in materia nutritiva, nè pei loro rapporti eleme·ntari; 2° Disturbi di stomaco e dell' intestino, come distur·bi generali. possono essere le conseguenze del sovracarico dell'apparecchio di ge~tivo dato d~ un prolungato regime vegetale; 3' Dal punto ùi vista economico, la nutrizione vegetale non è da preferirsi al regime misto, poiché per il medesimo prezzo si ha una quantità di vegetali piti voluminosa ma meno utilizzabile sollo il punto di vista nutritivo; 4° Non é ancora provato che l'albumina vegetale abbia lo stesso valore dell'albumina animale; 5° L'esperienza a la teoria dimostrano cltc i due terzi dell'albumina necessaria alla nutrizione possono, senza inconveniente, essere forniti dai vegetali; So Ci si provvede d' idrato di carbo nio quasi esclusivamente da vegetali; 7• Le materie grasse, necessarie alla nutrizionE', sono fornile solo per meta da alimenti vegetali; SO L'uso smoderalo dei vegetali, come alimenti, non si estende se non a motivo del prezzo elevato specialmente (juando si tratta delle quelitil più scelle. A. C. TRuFFI. -Bo a~a torma pleomor8oa dell'aohorloa Bohon-
leln. -(Bollet. della Soc . med. chi r . di Paoia, 1900, n. 2). L'A. ha s tudiato una forma di pleumorismo dell'achorion già osserçata dal Kriil e dal Bodio, riuscendo ad ioocularla su di se stesso, ottenendo poi come retrocuiLora una colonia \~nuginosa, bianca, identica a l'jUella inoculata.
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NEC'ROLOG IF!
Il prodo tto dell'inoculazione della forma pleomol'fìca la quale, oltre alla forma suddella, ha pure un diverso modo di sporulazione, fu quelio di uno scutulo tipico. Ciò vale a confermare s empre più !"ipotes i dell'unicità del fungo del fa vo. te.
NECROLOGI E
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Il g iorno 2 febbraio mol'i in S . Fe lice sul Panaro (provincia di Modena) il colonnello medico ispettore in riposo cornm . Domenico Cocchi. Era en tr·ato a l s ervizio nelle truppe volontarie dell'Emilia nel l fl59 ; e percors i lodevolmente tutli i gradi della carriera, era giunto nel ·t896 a que llo di ispettore medico, quando, colpito dalla legge s ui limiti di etA, fu collocato in posizione a usiliaria n el 1897. Fu stimato e dotto medico ; e del suo carattere buono e cor·tese rimarra vivo r icordo in quanti lo conobbero. Nel 1883 trova vasi d irettor e de llo s tabil imento termale d'Ischia, quando a vvenne la terribile catastrofe di Casa mic~iola. In tale occasione egli s i distinse non solo come medico, ma anche come milita re nell"appres ta mento degli immediati soccorsi a gli infelici abitanti; e ne riportò attestati di alto encomio, e la meda glia d'argento al valore civile. Ritiratosi a vita privata, eg li non cessò di spendere l'opera s ua in vanlaggio del paese; e beneficò la sua cittA natale non solo coll'oper·a e col cons il(lio, sedendo a capo dell'ammiurs trazio ne municipale, ma anche colle proprie sostanze, che la~ci ò tu tte morendo alla locale Congregazione di carità, alla quale, allo ancor più meritor io, aveva giA fa lle, vivendo, cospicue largizioni .
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Il D i r e t.to r e
D ott. F. LANDOLFI, maggior generale medioo. Il R eda t t.o r e
D.• RsooLFO Lrv1, maggiore medico.
RIVISTA DI OT0-11 1 ~0-LA.RlN GOtl\ TRIA.
Iloti -Di un caso di leucemia splenomidollar e con emorr:lgia neUa
chiocciola e nel canali semicarcolari, associata a sordita ed a disturbi dell'equilibrio . . . . . • . . . . Pag. t85
RIV ISTA DI OCU LISTICA. Gvende. - ~ miopia traumatica per distensione della zonula dt Zinn. Pag. 186 De llìcas. - Un caso di enortalmia traumatica. . . . • . . . . • · itltl Ysdlreyt. - Contributo all'anatomia patologica delle affezioni emorragtche delia retina . . . . . • . • . . . · · • · . . . i !Hl Ovjardln -Cura del panno ~trnnuloso col lapis di nitrato d'ar~teoto. t 91 Gromakowskl. - Contributo alla batterio logia delle aiTeziooi follicolari !Iella congiuntiva . . • . . . . t !U P1chle. - Atrofia ottica traum:.lic.'\ . . 193
RIVISTA 01 MALATTIE VENEREE E DELLA l'ELLE. Iniezioni ipodermiche di pr~parati iodicl contro la sifllìde. . Fournler. -Cura rtella sHIIide con le iniezioni d t calomelano
Pag. 195 196
RIVISTA DI TERAPEUTICA. Cattanl. - Sull'azione dell'iodocolo e s ul suo valore curat ivo .
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. Pag. 197
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE. Ricerche sperimentali sulla digestione posvm.o1·tem
F1rral. -
Pag. 198
RIVISTA 01 TECISIQA. E SERVIZIO MI!!OI CO MILI'l'Aili<;. Ha~art.- Lo stato presente delia questione dei ferili in 11uerra, ed
i cambiati rapvorli di essa col servizio sanitario in campagrm . . Pag. :aoo RIVISTA 01 BATTERIOLOGIA.
Caaagrand l. - La tecnica della nltra~ione n el laboratori! dt hatter•ulogia . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . Paq. 203 lllett. - La sporificatiooe del car bonchiO ematico nell'anaeorobiosi . • i 05 Telai •atzusohita . - L'azione del cont<!nuto di cloruro sorlico nei mezzi nutrtllvl sulle rorme di sviluppo del microrganismi . . . . . Carnevali.- Sol bacillo della pseudo-tuloerr.olosi del latte e del borro.
Ili VISTA. D'IGIENE. Per la l.otta antitubercolare - Questioni del giorno - Omaggio alla c•tta e alla provincia di Pisa e al comitato locale per la lotta antitubercolare . . . . • . . . . . . . . • . . . . . . Pag. :!07 Goalo.- Ricerche ulteriori sulla l.rtolcgia e sul chimismo delle arscniomolre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 211 Bard e !'éhu - Su di una epldem ta OSI>idalirra di fehbre tifoirlc Sviluppo per çontaglo. . . .- . . . . . . . . . . · · • · · '" Rll:hard. - Delle mtossleazionl ahmenaar1. . . . . . . . . . . ' 17 Hlldebrandt. - Del valore nutritivo dei vegetali, sotto Il I>Unto Lli v ls ta doll'igtene . . . . . . . . . . • . . . . . . . . !U Truffi. - Su una forma pleomorOca rlcll':achorion Schonlein. ft3 NECROLOGI~<;.
Coccfll
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GIORNALE MEDICO DEL
REGIO
ESERCITO
Dlrtzl111e e Amministrazione: pr11so l'I spettorato di Sanltl Militare VIa Venti Selllmbre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 11 Gior na le Medico dd n.• Esercito si· pubblica l' ultimo giorno dJ ciascun mese in rasricoli di 7 fogli di stampa. L'abbonamento é sempre annuo e decorre dal t• gennaio. Il p rezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia ErilTea 1.. 12 Per l' Estero . . . . . . > 16 Un fascicolo separato costa . . 1, 25 L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rinnovato per l'anno suc-cessivo. I signori abbonati militari In errettivltà di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per meu o dei rispettivi comandanti di eorpo (anche a rate mensili). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche, fotografiche, ecc., cbe· accompagnassero le memorie, sono a carico degli autori. Gli estratti costano L. 7 per ogni foglio di stampa (l6 pagine), o frazione indlvislblle di foglio, e per cento esem1>larl. Il prezzo è eguale sia cbe si tratti di tOO esemplari d di un numero minore. I manoscritti oon si restituiscono.
DIARIO s ulle fasi elle dovrà subire il Corpo sanitario 1nilftnre e qu ello veter~· n ario p er gli e ffetti della l egge s ni limi ti d'età, compilato dal capi· tano Contabile VINCENZO SOMME!,l.A.- Roma, 1900.
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n capitano Sommella, in base all'età di ciascun ufficiale del Corpo sani: tari o, quale risulta dali'.J.nnuat·io del 1900, ha ricercato quali e qu_anti ufficiali di ciascun grado saranno anno per anno, fino al 1915, colp1t1 ùai limiti d 'et<\, e quali e quanti saranno quelli che rispettivamente li sost•· tuiranno. Naturalmente, non avendo il compilatore potuto preved~re nè le Yariazìoni nell"ordioe d'anzianità prodotte via via dagli esiti degli es~m! , e meno ancora le perdite che necessariamente avverranno per mort1, ri· fo1·me, dimissioni ecc., il lavoro non può essere considerato come una predizione infallibile del futuro. Nè l'autore vuole spaceiarlo per tale. Ma cer tamente serve a stabilire approssimativamente, quale può essere l~ s~rte di ciascuno, nella peggiore delle ipotesi possibili; e sotto un punto di VJ~ta più generale serve a far prevederl3 quali sarnano per i t re lustri av_vemre le condizioni dell'avanzamento nel Corpo sanitario, nel caso, ben !otesoÌ che le vigenti leggi sull'avanzamento sui limiti d'età, e sull'orgauJCO de corpo non abbiano a subire variazioni. - Quest' opuscolo si può avere • inv.ìando L. l all'autore, Via C'ernaia, N. 51, Roma.
MEDICO ESERCITO
SOMMARIO
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DELLE MATERIE CONT ENUTE NEL PRESF:NTE FA SCI COLO
Ferraro di Cavallerleone. - Contributo allo stud10 sul modo di trasmissione e sulla pronlassi della malaria . . . . . . . . . P og. fl5 TuU. - l.a sterili7.zazione delle acque per mezzo del bromo . . . 275 Tro lanl. - Processo rnr1ìrlo !11 l~min~ctomia mertiante una. sp~cial r pinza ossivora. . . . . . . . . . . . . . • :!93 Trolanl. - Sutura circolare dell e artene . . . . . . . • . . . 300
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RIV18TA. DI (,;IOBN.t.l, l ITA.l.UNI J,;D ESTERI. RIVISTA MF.I)ICA.
Simonelli. - Ricerche su lle S(ls taoze albummoidee de ll o urine dci tubercolotici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 393 Cura della tubercolosi polmonare mediante iniezioni in tra vcnosr. di 303. formolo . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . . Iniezione intratrachcala d'etere iodoformico nella tubercolosi della. 304 laringe . . . . . . . . . . . . . . · . · · · · · · 305 IIOIU&el. - Circa un nuovo sintomo della tubercolosi polmonare. . Ewar1 . - Utilità del decubito laterale smis tro ncgl' indivicluj co n 306 lebbre lifoidea . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Il
RIVlSH DI NEYflOP.H OLO!ìiA . Rrb•lk in. - Vertigiue auralc isterica . . . . . . . · . · · · Pag. 30i 307 Letulle. - Saggìo sulla psicologia del t1sico. . . . . . . · · · 308 Llohtsoheln. - Sonno da cloralio prolungato nella c ura della corea· Frenkel e Foerater. - Ricerche sui disturbi della sensibilita della tabe dorsale . . . . .
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• . . . . . . . .
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RIVISTA CHIIIUI\(ìiCA.
Luoaa Championni6re. - Circa le fratture da tratt~ rii col massa,t:gio e con la mobilizzazione . . . . . . . . . . . . . . · · Pag • 310 311 Cavazzani. - Contributo all'analgesia cocainica. col motorlo del Oier · Cura delle uiccri ''aricose mediante medicazione all' iodoformio, rico· 31t perla da una fasciatura inamovibile . . . . · · · · · · · 313 Selffer. - Sulla distensione dei nervi nella malaUia. di Thomsen. Touffier. - Sostituzione del carbone sterilizzato a ll' iorlorormio nella 313 cura delle tubercolosi chirurgiche . . . . · • · · · · · · 314 Margan~ccl. - La cura <lei laparoccle inguina le · · · · · · · · ( Per lll conllnuQzi one dell'indice vedasì Il• pllgìna .>' della cope r lìllal.
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COMTRlBUTO ALLO STUDIO SUL MODO D I T RAS MISS IONE E SULLA PROFILASSI DELLA MALARIA l\ ~ .. "'"('..• r ....
Per ndott.. l.uiKi l'e rre ro d i C:aYalle rle oDe , lenente colonnello mt>dico dir~ttorc llello speda le militare di Roma
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La. malaria, come costituisce un problema essenziale per l'Ita.lia - che ne ha fra le nazioni d'Europa un tristissimo primato - così lo costituisce anche per l'esercito. È naturale quindi che si sian sempre seguiti con supremo interesse dai medici militari gli studi sulla malaria, cercando di applicarng le deduzioni a vantaggio dei nostri soldati. E numerose sono infatti le memorie che furono di gia pubblicate sull'argomento nel nostro Gim-nale ~ico dell'esercito. Ma purtr?ppo finora pochi furono 1 vantaggi pratici che si poterono ottenere dalle varie misure profìla.ttiche adottate. E per la. malaria. il vero ~uesito che si impone non meno di quello della cura e quello della. profilassi. R aramente i nfatti l'affezione è mortale quando la si sorprende nei primi momenti della sua. manifestazione, e la fibra giovane e robusta. d~l ~ostro soldato riesce in genere con adatte cure vinCl.t~ce della infezione, ma. è enorme il numero dei colpiti e le giornate di ospedalità di riposo di licenza di conva1~scenza che ne sono la.' conseguenza ' necessaria, ~r cm e qui più che mai il caso di seguire la masSJ.ma·· megt·JO Jn'et:enire che 1•eprimere. Nulla per t an t o 15
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
deve lasciarsi intentato per vedere di risolvere il difficile problema. Parve perciò a me che, apertosi un nuovo e vivido spiraglio di luce colla teoria delle zanzare, quale unico mezzo di diffusione della malaria, già con.fortata e avvalorata da tanti studi concordi e ricerche eseguite con insolito ardore, e dalla autorità di tanti dotti italiani e stranieri come il Manson, il Ross, il Koch, il Celli, il Grassi, il Bignami, il Bastianelli, il Dionisi ed altri giustamente onorati, pei quali essa è già diventata verità assoluta, inconcussa, e quasi indiscutibile, fosse doveroso anche per noi l' applicare i nuovi suggerimenti della scienza sia per controllarne il valore, sotto il dnplice aspetto del modo di trasmissione e dell a profilassi della malaria, sia per farne avvantaggiare subito i nostri soldati. A. questo scopo pensai pertanto fin dal principio dell'anno 1899 di prendere a base degli esperimenti i forti che circondano Roma, e mi proposi di stabilire un piano di ricerche d'accordo colle autorità superiori. Mi risultava infatti dalle statistiche degli anni precedenti come la maggior parte dei casi di malaria che si verificano nelle truppe del presidio di Roma vengono dati dagli individui che prestano servizio ai forti, e mi parve anche più facile e pratico applicare in questi, anzichè nelle caserme, i nuovi mezzi preventivi, e di poterne in essi anche meglio sorvegliare il funzionamento.
*** Era naturale quindi che per prima cosa prendessi esatta conoscenza del campo di azione, cioè delle condizioni diverse dei forti rispetto alla plaga nella quale essi sono situati, alla vegetazione che li circonda, allo
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SUL MODO DI TRASMI SSIONE ECO.
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stato dei locali, a lla. qualità dell'acqua potabile, ed in modo speciale alla quantità. e qualità delle zanzare che li infestano. E riassumerò qui in brevi cenni, il risultato delle visite che feci personalmente ad ogni singolo forte ed ai terreni circostanti, nonchè delle informazioni assunte dal personale di stanza permanente ai forti (guardaforti e guardabatterie) e gentilmente fornitemi dagli ufficiali comandati di servizio a turno nei forti. Esso potrà servire come guida igienica dei forti.
Forti e batterie sulla sponda destra del Tevere. Forte Jl-Ionte Mario: Situato sul colle Monte Mario, che ad oriente scende con forte pendio fino a qualche centinaio di metri dal Tevere nella bassura del fiume. A nord del forte le alture della Farnesina per breve tratto incolte, poi coltivate ad orti e vigneti, ed il colle di S. Onofrio pure coltivato ad or ti e vigneti. Ad ovest il colle scende piuttosto dolcemente e sempre colti>a.to nella valle dell' Inferno, e così pure a sud fino alla città. Nella perimetria e nell'interno del forte vi sono eucalyptus. Le zanzare vi sono numerose, ma esso è immune da febbri malariche. Forte Trionfale: Situato sull'altura di S. Onofrio in Campagna. La strada Trionfale che lo lambisce a sud e sud-ovest segna lo spartiacque fra la Maglianella F e l'A cquatraversa F . Ad est ha le diramazioni di Monte Mario coltivate a vigneti ed orti ; a nord terreno accidentato con poca coltivazione a vigneti in vicinanza del forte, poi le macchie di Aoquatraversa; ad ovest terreno coltivato ad orto sotto il forte per duecento metri circa, poi incolto ; poco dopo la stazione di S. Onofrio
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
s' incontrano pantani prodotti dalle prime correnti del Riofreddo; a sud la villa Maggiorani coltivata a vigne ed ulive ti e poi la valle delle Fornaci. Fra il Monte Mario e il forte Trionfale aria ottima in tutte le stagioni : d'estate molte famiglie vi si recano a villeggiare. Vi sono molte zanzare, e si manifestano nella. località alcuni casi di malaria. V i sono eucalyptus nel forte. Forte Casal B1·aschi: Ad oriente l'altura su cui è situato il forte scende nella già nominata. valle dell' Infe.rno con terreno incolto dapprima, con qualche macchietta di quercia poi e completamente argilloso. A nord terreno coltivato; ad oriente ed occidente della strada del Pidocchio ma. più specialmente ad oriente, vigneti. Ad ovest subito sul fianco sinistro del forte la valletta di Primavalle in cui immettono altre minori. Nel mezzo della valletta il letto del fosso, che però in principio e proprio in vicinanza del forte non raccoglie l'acqua che sgorga ·da molteplici sorgive per cui q uesta si sparge impa.ludendo il fondo della valle per qualche tratto. La malsana tenuta di Primavalle seguita per un tratto a sud-ovest fino alla pineta. Sacchetti ove questa estate si è dato qualche caso di febbre malarica. A sud terreno coltivato specialmente ad orto. Sotto al forte, a. nord, due fontanili di acqua. potabile. Vi si trovano zanzare abbastanza numerose e la zona. è mala.rica. Vi sono eucalyptus. Forte Boccea: È situato fra i due fossi ricchi di sorgi ve, senza corso, Primavalle e Acquafredda e Val Canuta, fra. la. via Aurelia e la via Boccea. È circondato da ogni parte da campi incolti, fuorohè ad est, e tagliati da nord-est a sud-ovest dal Riofreddo, che,
SUL MODO DI TR.\S~IISSlONE ECC.
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passata la via Aurelia, immette nella Magliauella F. In questo forte pi ù che negli altri tre si notano zanzare nella stagione estiva ed anche alcune in inverno. È facile negli abitanti la febbre di malaria.
Fot·te i:btrelia Antica: È situato in mezzo a terreni coltivati a vigneti a nord-est, ed ovest: ma a sud il teiTeno è incolto, abbandonato a pascolo naturale. In esso vi sono 2 sentiti avvallamenti nel fondo dei quali scorrono le acque di 2 fossati larghi circa 2 metri. Non vi sono però nè acque stagnanti, nè paludi. V i sono molte zanzare e vi si manifestano casi di febb ri malariche. Vi sono eucalyptus. Forte B1·avetta: Il terTeno a nord e sud è coltivato a grano e in massima parte a vigneto ; ad est è coltivato a grano; ad ovest invece è incolto, adibito a pascolo e vi si notano diversi fossati, il più importante dei quali il fosso di Bravetta, ma non vi sono vere acque stagnanti nè paludi. Vi sono zanzare: ma il personale permanente non ebbe mai febbri in 8 anni e nella località. non paiono numerose le febbri.
Forte Poì'tttense: H terreno tutto all' ingiro è coltiTato quasi esclusivamente a vigneto. Vi :iono molte zanzare e si manifestano talora casi di malaria. Vi sono eucalyptus.
Forti e batterle sulla sponda sinistra del Tevere. Fo'l'te Ostiense :"È situato in mezzo a terreno collinoso coltivato sul fronte, sul lato destro ed a tergo dell'opera, incolto invece a sinistra. TI Tevere corre a
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OO.NTRlllUTO ALLO STUDIO
poca distanza sulla destra, ed a distanza di circa 250 metri parallolamente al fronte corre il fosso denominato delle 3 Fontane. Vi sono moltissime zanzare e dominano le febbri nella località. Vi sono eucalyptus.
· Fo1·te Ardeatina: Anch'esso situato in mezzo a terreno collinoso. Da tutti i lati il terreno prospiciente il forte è coltivato a grano, ma per brevi estensioni. A 250 metri circa dal fronte di gola corre il fosso della Marrana. Parallelamente al fronte, a un 3(10 metri circa di distanza, corre un altro fosso dove si versano tutte le acque delle colline circostanti. A un chilometro circa dal forte e in prossimità della località di Tor Carbone trovasi una grande vasca di acqua stagnante, a superficie verde. A detta degli abitanti, il fosso che corre sotto la. Annunzia.tella, a pochi passi dalla località di Tor Carbone, durante la stagione secca viene interrotto nel suo corso per la derivazione delle acque nelle campagne adiacenti, dando cosi luogo alla formazione di un deposito di acque stagnanti. Vi sono molte zanzare e vi dominano le febbri: le località maggiormente colpite sono quelle dell'Aununziatella e di Tor Carbone. Vi sono eucalyptus. Fo1·te Appia Antica : La nattua del terreno adiacente è pianeggiante. Il terreno prospiciente il fronte, il lato destro, e il fronte di gola del forte, e per rispetto ai punti cardinali, a. NO; SO; SE è coltivato a grano, fave e olivi. Il terreno coltivato principia subito al di là della staccionata che recinge il fortE~, verso la metà destra
SUL MODO DI TRASMISSIONE ECC.
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del fronte di gola e il lato destro; incomincia soltanto a. 200 metri circa dal lato sinistro dello stesso fronte di gola.; si trova poi a 500 metri circa dalla parte del fronte. In tutti questi tre lati il terreno coltivato si estende per una profondità variabile dai 200 ai 500 met ri circa. Il terreno prospiciente il lato sinistro, limitato dalle due strade di via Appia Antica e Appia Pignatelli è invece incolto, inuguale con burroni e cave di selci. Un fosso con acqua corrente, ma a corso lento, corre quasi parallelamente al fronte del forte alla distanza di poco più di l chilometro. Dalla stessa parte, a un 300 metri circa dalla via Appia Antica e a meno di l chilometro dal fronte trovasi nn pozzo, che assorbe tutte le acque di scolo del terreno adiacente, la cui superficie è stagnante. n fossato inoltre che trovasi al di sotto del ponte d'ingresso del forte, durante l'epoca delle pioggie, rimane per vario tempo allagato in causa. che il pozzo d'assorbimento non è sufficiente a contenere tutte le acque di scolo che immettono nel fossato stesso, formandosi così nn deposito di acqua stagnante che permane parecchi giorni anche dopo cessate le pioggia. Vi sono molte zanzare e dominano le febbri 1Ualariche nella località.
Batteria Appia Pignatelli o dell'Acqua Santa : La vegetazione che per un raggio vastissimo circonda questa opera, è costituita quasi interamente da pascoli, disseminati di sterpi, solcati da piccoli corsi d' ac(1ua a correnta scarsa e lenta e in qualche punto stagnante. Ad est, alla distanza di 100 metri appena dalla batteria, scorre iJ fosso con rive ricoperte da vegetazione abbondante.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
Il terreno è disuguale, formato dal succedersi continuo di alture e avvallamenti, i quali d'ordinario sono asciutti, ma che in seguito a pioggia, pel difficile scolo delle acque, possono divenire degli stagni e dei centri d'infezione. La vegetazione arborea è scarsissima; a ponente è costituita da gelsi e olivi. La. superficie dei ruscelli, ove la corrente per l'improvviso allargarsi perde la })OCa velocità che aveva, si ricopre di una patina verdastra, snllaquale si agitano e si rincorrono animaletti, specie di grosse zanzare. Il loro fondo è melmoso, privo di alghe, ma ricoperto di erbe corte e giallastre. Nelle vicinanze dell'Acqua Santa, a poche centinaia di metri dalla batteria vi è una zona bassa e acquitrinosa. coltivata a canne. Nei locali della batteria vi sono però poche zanzare, e poche pure si vedono all'alba ed al tramonto. Dominano poco le febbri nella ]ocalità.
Forte Ca.~ilina: Ques.t'opera è circondata da una zona pianeggiante, unita, uniforme, a pascolo naturale, priva interamente di vegetazione arborea. I corsi d'acqua che la solcano sono pochi, scarsi di acqua in tempi ordinarì, a fondo arenoso, a specchio t erso e limpido. I n tale zona, quantunque manchi un vero e proprio sistema di canalizzazione, pure non si trovano zone acquitri nose per il carattere di omogeneità che esso terreno presenta. Nei punti ove la poca. o nessuna pendenza potrebbe dare luogo a ristagni d i acqua, ciò si avvera ra.ramente grazie all'assorbimento reso possibile dalla considerevole profondità della roccia. Il forte è circondato da una folta coltivazione di eucaliptns. Le zanzare non vi sono abbondanti, e i casi di febbre nella località poco numerosi.
SUL MODO DI TRASMISSIONE ECO.
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Batteria Pm·ta Fw·ba: La zona a sud dell'opera è coltivata intensamente ad orto; è ricca di vegetazione arborea, di abitati, ed è solcata. da piccoli e numerosi canali, a corrente limpida, per il regolare scolo delle acque. Tali canali sono di piccole dimensioni, a corrente perenne e chiara, essendo alimentati in parte dai numerosi acquedotti che corrono attraverso quella zona, ed hanno fondo arenoso e privo di alghe e di erbe. Le altre zone sono tutte più o meno intensamente, coltivate a grano, frumento, erba medica; il terreno è più unito ed egnale, privo degli ava.llamenti e dei fra-
namenti caratteristici della campagna romana. Per la maggiore uniformità del terreno e per la coltivazione è impedito assolutamente il ristagno delle acque. Le zanzare sono scarse e i casi di febbri malariche scarsissimi.
Forte P1·enestina : Il forte Prenestina, circondato da eucaliptns, non ha vicino nessun appezzamento di terreno coltivato, e nei lati est, sud ed ovest per un raggio di chilometri 2, e a nord per un raggio di chilometri 1'; , il terreno è allo stato prativo. Vi sono numerosissime zanzare e molti casi di malaria nella località. Forte Tiburtina: Il forte Ti burtina, è circondato da eucalil'tus, e di più ha ad ovest ed a sud estesi appezzamenti di terreno coltivato a grano, distanti dal fabbricato del forte appena 200 metri. Il terreno a nord e ad ovest del forte è invece allo stato rrativo, e nel lato snd-est esiste uua vasta zona acquitrinosa, distante appena 300 metri circa dal forte. Si sta però lavorando a.! prosciugamento di questa zona malsana, cercando di incanalare l'acqua all'A.niene. Vi sono molte zanzare e la località è assai malarica.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
Forte Pietralata: Il forte Pietralata, puxe circondato da eucaliptus, ha attorno a sè a nord, ovest e a nordest terreno coltivato a grano. Ma dal lato sud-est il terreno invece è prativo e si estende al di là di un raggio di chilometri 2. Inoltre ad est alla distanza di 300 metri circa scorre la Marana., canale putrido e stagnante quasi, la quale va a gettarsi nell'.A.niene, fiume velocissimo e profondo che circonda a nord ed a nordovest il forte, alla distanza di un 300 metri. Vi sono molte zanzare e la località è assai malarica. Batteria Nomentana: È tutta circondata da terreni coltivati e abitati. Vi sono bensì zanzare ma. scarsi i casi di malar ia. Forte .Monte Antenne: È situato sul colle Monte Antenne che ad oriente e sud scende verso la villa Telfener, e ad ovest verso i Monti Pa.rioli. È GOltivato quasi tutto all'intorno. Vi sono però alcuni fossi vicino e vi sono zanzare, ma la zona si ritiene immune da malaria.
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*** Da questa esposizione sommaria si vede pertanto che i Otto l'aspetto malarico i forti si possono distinguere in 3 categorie: 1• quelli che si trovano in zona di malaria grave; 2' quelli che si trovano in zona di malaria leggera.; a· quelli che si trovano in zona immune da malaria. Appartengono alla 1• categoria i forti Ostiense, Ardeatina, Appia antica, P renestina, Tiburtina e Pietralata sulla sponda sinistra. Appartengono alla 2" categoria: la batteria N omenta.na., il forte Casilina, la batteria Porta Furba, il forte Acqua Santa sulla sponda sinistra del Tevere ed il forte
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SUL MODO DI TRASMISSIONE F.CC.
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Portuense, Boccea., Casal Braschi, Aurelia., Bravetta e Trionfale sulla. sponda destra. Appartengono infine alla 3• categoria i forti Monte ilario ed Antenne. E dai dati raccolti negli anni antecedenti risulta djfa.tti per l'appunto che il numero e la entità dei casi di malaria. verifìca.tisi nelle truppe di presidio ai singoli forti corrispose quasi sempre presso a poco a queste divisioni, in grado attenuato, si com prende, grazie alle condizioni assai migliori dei forti rispet to alle zone circostanti. In essi invero l'acqua, sebbene in quasi tutti di cisterne o di pozzi, fu sempre riconosciuta buona, ed i locali adibiti ad alloggio di truppa, sebbene a piano terreno, sono ben tenuti, chiusi, ed abbastanza. salubri. Il casotto della sentinella inoltre in ogni forte è situato ad una altezza Yariante da metri 3 e'/, agli 8 sul piano del forte, per cui quando il soldato deve far servizio di notte all;ap9rto si trova in luogo elevat o dal suolo. Per rapporto però alle zanzare dalle indicazioni avute, specialmente dai guarda-forti, e dalle persone che avevano avuto occasione di praticare i forti, mi era risultato bensì, come ho accennato, che molti di essi forti e le piaghe circostanti sono infestate da numerose zanzare, ma. non mi era stato possibile accertare le specie delle zanzare stesse, nè so.p ratutto l'esistenza o meno delle varietà di anopheles, alle quali in Italia da.l Grassi e suoi seguaci si attribuisce in modo esclusivo l' infezione malarica.
*** Per poter risolvere il primo problema, quello cioè del modo di trasmissione della. infezione mala.rica, occorreva pertanto, anzitutto riempire questa lacuna, e presi perciò le mosse da questo punto per dar principio agli
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CONTR IDUTO ALLO STUDIO
esperimenti, proponendo, ed ottenendo fin dal giugno 1899, che fosse distribuita ad ogni sottufficiale guarda.forte una reticella di velo col cerchio in metallo, chiudibile in due metà, nonchè dei tubi di assaggio per poter raccogliere le zanzare e conservarle dopo catturate. I tubi ogni venerdì venivano quindi trasmessi a quest'ospedale per l'esame, e per maggiore sicurezza vennero da me mandati al capitano medico Testi, assistente onorario ai laboratori della Sanità. pubblica, provetto in questi studi, il quale gentilmente si assunse l' incarico di classificare ogni singola zanzara, ed al quale perciò mi è grato qui tributare i dovuti ringraziamenti.
**• Per studiare poi la seconda. questione, quella cioè della profilassi della malaria, presentai varie altre proposte coordinate allo scopo di avere in alcuni forti la prova diretta, per così dire della influenza delle zanzare, preservando i militari dalle loro punture; ed in alt ri il controllo, applicando le semplici misure profilattiche già in uso presso il nostro esercito nei luoghi malarici. Proposi infatti : 1° Che durante i mesi nei quali si manifestano i casi .d'infezione malarica, il cambio della truppa destinata ai forti, si facesse soltanto ogni mese od al minimo ogni 20 giorni, anzichè ogni 8 come si pratica; 2° Che venissero mandati ai forti soltanto individui che non avessero mai sofferto in antecedenza di febbri malariche; 3o Che in tutti i forti, meno in tre che dovevano servire d1 . controllo, cioè l'Aurelia, l'Ardeatina e la batteria Nomentana, venissero applica.te alle porte e
SUL MODO DI TRASMI!>SIO~E ECO.
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finestre dei dormitori e dei corpi di guardia reti fine metalliche; 4" Che gli u omini di sentinella, come pure gli uomini di ~uppa. di presidio di detti forti, quando stavano fuori del dormitorio o del corpo di guardia dal tramonto del sole fino all'alba, facessero uso in permanenza dei guanti d'ordinanza scamosciati e si ungessero il viso ed il collo colle pomate provvedute allo scopo. Di queste, una mi era stata gentilmente offerta dal professar Celli, che già ne aveva esperimentata la efficacia., e due erano state preparate nella farmacia di quest'ospedale, il tipo A a base di acido acetico, canfora e camomilla, il tipo B a base di naftal ina, garofano ed anice ; 5° Che in tutti i forti fossero rigorosamente osservate le misure preventive igieniche in uso contro la malaria e fossero distribuiti giornalmente 20 centigrammi di solfato di chinino ad ogni individuo, eccezione t'atta dei forti Appia, Tiburtina e Casilina, pei quali invece non si doveva assolutamenLe prendere nessnn provvedimento profi.lattico all'infuori dell' applicR.zi one delle reti; 6" Che fossero destinati nuovi dormitori ai soldati per poterli libemre, prima. che essi fossero chiamati ad abitarvi, da tutte le zanzare esistenti con suffumigi di zolfo; 7° Che venisse tenuta. nota d'ogni puntura di zanzara che gli uomini di truppa avr ebbero potuto riportare; 8° Che qualora qualche uomo di truppa si ammalasse di febbre, venisse immediatamente inviato all'oseedale militare senza che venisse propinato del chinino·l 9° Che gli uomini di truppa al loro ritorno dai forti venissero visitati diligentemente dagli ufficiali
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CONTRIBUTO AI.LO STUDIO
medici dei corpi per constatare e descrivere le punture di zanzare, e. fossero tenuti in osservazione speciale almeno per 10 giorni; ' 10° Che i medici dei corpi inviassero sempre all'ospedale i soldati che venissero colpiti da febbre malarica senza che venisse loro somministrato chinino od antimalarici, per potere, quivi giunti, fat·e immedia.tamente l'esame del sangue ed accertare in modo indubbio la natura della febbre. Così, come già ho detto, i forti Appia, Tiburtina e Casilina erano destinati a provare l'efficacia dei soli mezzi eli difesa contro le punture delle zanzare, e i fort i Aurelia, Ardeatina e batteria Nomentana, l'efficacia delle sole misure preventive igieniche e medicamentose. Ed intunto nell'interno dell'ospedale avevo disposto che possibilmente tutti gli ammalati che entravano nell'ospedale per febbri malariche e quivi ne venivano riconosciuti affetti, fossero raccolti in uno stesso reparto, affinchè le osser vazioni potessero essere più sicure ed uniformi, e per ognuno eli essi si dovevano scrupolosamente raccoglieretutti i dati in uno stato, di cui qui tra'lcrivo il modulo, dal qtlale si vede come, dopo avere a~certato il luogo di provenienza, e se l'a,mma.lato era stato di servizio ai forti e per quanto tempo, prima .etna era quella di osservare minutamente su tutta la superficie del corpo, se presentava i segni di punture di zanzare. A questo proposito devo però subito accennare ad una difficoltà che si incontra, quella cioè che molte volte i malati vengono a noi molti giorni dopo che son tornati dai forti o dalJe località suburbane ove hanno contratto la malattia. Si capisce che in tali casi i fatti irritativi prodotti dalle punture debbano essere del tutto scomparsi, il
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CONTRIBUTO ALLO ST UDIO
che necessariamente toglie valore alle ricerche stesse quando riescono negative. Tuttavia spesso abbiamo potuto constatare che le p unture esistevano, e molte altre volte i mal ati stessi hanno assicurato di essere stati punti ripetutamente da zanzare. Ma sfortunatamente, per parecchie ragioni, prima fra le quali la riluttanza delle autorità superiori a permettere che, anche solo apparentemente, si potesse supporre che ci si servisse dei soldati a scopo di esperimento, molte di quelle proposte non furono accolte, ed anche quelle accolte furono applicate ad epoca molto inoltrata, e cioè nel mese d i settembre, per cui l'esperimento perdette necessariamente gran parte, se non completamente, il suo valore. A soli tre forti infatti, cioè al Tiburt ina, Prenestina e Pietralata, vennero applicate alle finestre ed alle porte dei dormitori e dei corpi di guardia le reti metalliche, e soltanto a.i soldati comandati al servìzio in questi forti s' impose l'uso dei guanti e delle pomate, ed anche per essi si volle continuato l'uso dell'anice chinato d istribuito ogni mattina, e si volle mantenuto il cambio di essi ogni 8 giorni, nè si vollero escludere quelli che già in antecedenza avevano sofferto di febb ri malariche. Pel fatto· stesso del ritardo frapposto nell'iniziare l'esperimento ne venne intanto anche per conseguenza che in alcuni luoghi, a detta di quelli che vi abitavano, le zanzare erano di già diminuite di numero, e · per l'appunto nei tre forti suaccennati nello spaz io di 2 mesi non si verificò mai la presenza degli anopheles, per quanto essi fossero cer cati con ogni accuratezza nell' interno dei forti, nelle stalle, nei fossati asciutti o nei quali scorresse dell'acqua, mentre si sa che quella. regione per l' appunto è una fra le più infestate da quelle specie di zanzare.
SUL l~ODO DI TRASMISSIONR ECO.
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Essi furono trovati soltanto nei forti Appia, Bra.schi e Acquasanta, mentre negli altri forti non si rinvennero che dei culices in grande abbondanza (1). Si fu per queste ragioni che l'anno scorso mi astenni dal rendere noti i risultati degli esperimenti eseguiti perehè non davano il diritt.o di trame delle conclusioni assolute. A ohi li avesse voluti vagliare, nei limiti dovuti si intende, con sano spirito di critica non sarebbero pur tuttavia apparsi privi di interesse. Era risultato infatti : l o che d urante i due mesi di esperimento nei tre forti Prenestina, Tiburtina e Pietralata non sì era avuto che un caso di febbre malarica accer tato coll'esame de l sangue all'ospedale militare, e questo caso si era avverato non già. nei soldati di servizio settimanale ai forti, ma nell'attendente dell'ufficiale medico proposto alla sorveglianza dell'esperimento stesso alloggiato al forte Tiburtina, il quale attendente per il suo servizio era obbligato a recarsi spesso a Roma, traversando parecchi chilometri della oampagna romana senza sottoporsi alle unzioni e senza osservare scrupolosament.e l'uso dei guanti; 2° che gli ufficiali addetti al forte Tiburtina, pei quali non si era usata la misura di apporre le reti alle BiJerture esterne delle loro stanze: nè si ungevano il
viso e le mani, vennero tormentati da punture di miriadi di culices senza risentime il minimo disturbo ; 3° che i casi di febbri malariche accertati in individui provenienti dai forti in tutto l' anno erano stati 37, dei quali per l'appunto 7 al Prenestina, 6 al
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tt ) Per dire tutta la verila, de\'O perù notartl che purtroppo non tutti i guar· daforti e i soldati misero, nel raccogliere le zaos.are, quolla buona volontà che u rebbe por stata necessaria per poterne rledu rre r isultati sicuri.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
P ietralata, 4 al Tiburtina nel periodo precedente alla applicazione delle reti metalliche in quei forti; 4" che tutte e tre le pomate indistintamente si erano mostrate efficaci nel preservare gli individui che ne fecero uso, dalle punture delle zanzare, per cui, sebbene la mancanza apparente degli anopbeles nei tre forti durante l'esperimento, e l'amministrazione dell'anice chinato ai soldati non permettesse di giudicare se le misure di difesa prese, fossero state o no realmente efficaci, il fatto che durante questi 2 mesi in quei tre forti non si era avuto alcun caso di malaria, mentre nei mesi antecedenti se ne erano accertati 17 come già accennai, avrebbe potuto testimoniare in favore della teoria delle zanzare; mentre il fatto che nessuno degli ufficiali in numero di 10, che si altf}rnarono per turno ai forti durante i 2 mesi di esperimento, si ammalò di febbre mala.rica, malgrado le numerose punture di culices dalle quali essi furono affiitti, avrebbe potuto testimoniare in favore dell'asserzione che i culices siano affatto innocui sotto il rapporto della trasmissione del plasmodo malarico.
*** Fortunatamente però quest'anno, la teoria delle zanzare, quale causa principale anzi unica della trasmissione della malaria, avendo preso possesso nel dominio del pubblico, anche le autorità. superiori militari, gelose tutrici della salute del soldato, si sentirono autorizzate a concedere maggiore larghezza di esperimento, ed avendo potuto perciò applicare i mezzi preventivi di difesa al principio della campagna malarica e su scala più ampia, e iniziare per tempo le ricerche opportun e, più concludenti sono i risultati che si sono potuti ottenere.
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SUL MODO DI TRASMISSIONE ECC.
Dietro gli accordi presi, a.nzichè tre come nell'anno antecedente, furono infatti sei i forti da me prescelti come campo di esperimento, e precisamente oltre ai tre già scelti nel 1899 (cioè il Prenestina, il Pietralata. e il Tiburtina) l' Ostiense, l'Appia. Antica, l' Ardeatina come quelli appartenenti alla l a categoria, cioè ai malarici più gravi; e sulla base delle mie proposte in data 6 luglio dal comando della divisione fu emanato il seguente ordine del giorno: Comando della dlvt.lone mllltare dl Boma. ORDINE GIORNALI E RO DI PRESIDIO N. 169.
Roma, 6 luglio 1900.
Studi per la ricerca del meuo cl.i propagadelle febbri malariche.
OGGETTO. ~ione
In seguito a proposta del s ig. direllore dell'ospedale militare principale di questa capitale, il Ministero della guerra ha autorizzato che siano r ipetuti in questo anno gli s tudi per ricercare il mezzo di propagazione delle febbri malariche. Le relative esperienze saranno eseguile nei for ti Ostiense, Arrleatina, Appia, Prenestina, Tiburlina e_ Pietralata, attenendosi alle seguenti prescrizioni: 1° le esperienze stesse saranno iniziate domenica, 15 corrente all'atto dell'ordinario cambio del distaccamento e saranno protratte fino a lutto il mes e di novembre venturo. Il cambio dei distaccamenti avré luogo ogni tre seltimane, anziché ogni Heltimana; 2° lo dir ezione del genio, presi g li opportuni accor di colla direzione dell'ospedale militare, destinerà, se possibile, a dormitori per la truppa in ciascun fort.e, altr i locali che non siano que lli ora occupati. P1·ovvederà inoltre perché pel 14 corrente siano applicate le l'eli metalliche alle a perture esterne dei dormitori e de i corpi di gus1·dia, analogame nte a quanto facesi lo scorso anno, curando chtl_ tali reti siano· assicurate in modo da non -sfuggire facilme nte dai telai, ed
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
assicurando anche io modo più perfetto la chiusura automati ca degli usci. Le pol'te e gli sportelli a ve tri esistenli nei locali predetti saranno conservali per r iparare gli uomin; dal freddo umido d ella notte ; 3• la direzione dell'ospedale militare provvederà percbè nei locali destinati a dormitorio, prima che s iano occupati dalla truppa, vengano fatti solfumigi per uccider·vi le zanzare che vi esistessero; 4" dal tramonto all'alba i militari distaccati nei sei forti sopranominati, quando escono dal dormitorio o dal corpo di guardia per montare in sentinella o per altra ragione qualsiasi, dovranno calzare f:tUaoti d'ordinanza di pelle scarnosciata e ungersi il viso ed il collo col sapone molle e con la pomata che saranno provveduti dalla di1•ezione dell'ospedale; ~o i predetti militari porranno ogni cura nel distruggere quelle zanzare che fortuitamente fossero entrate nel dormitorio o nel corpo di guardia; 6° essi dovranno tener conto di ogni puntura di zanzara che ricevessero, riferendoue all'ufficiale medico; 7• sarà permesso ai soldati di fumare ne: dormitorio tino all'ora del silenzio; 8• durante Lutto il periodo degli studi saranno comandati, a cura della dir·ezione di sanilà, due ufficiali medici : uno al forte Appia, pei forti Appia, Ardeatina e Ostiense; l'altro al (orte Tiburlina, pei ford Prenestina, 'fiburtina e Pietralata. Essi dovranno assicurarsi che le prescrizioni contenute nel presente ordine s iano sempre scrupolosamente osservate~ 9• detti ufficiali medici, a mezzo di un'ambulanza da ricbieder~i per telefono, d'urgenza e direttamente al 13• artiglieria, dovranno inviare all'ospedale militare del Celio que i militari che fossero colti da fehbre; iO• al forte A p pia dovranno'essere mandati per tutta la durala dell'esperimento individui che non abbiano mai sofferto in antecedenza di febbri malaricbe; 11• questa norma sarà possibilmente s eguita anche per gli altri cinque forti e, quanto meno, i corpi che forniscon~ i distaccamenti dovranno tenere esattamente nota di quegli individui che soffrirono in antecedenza di febbri malaricbe ~ 12° per tutta la durala delle esperienze ai dis taccamenti ai forti sarà usato il trattamento speciale di cui al N. 3 dell'ordine permanente di presidio N. 77 del t• luglio 1897, colla
SUL MODO DI TRASMISSIONE ECO.
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differenza che la razione di anice chinato dovrà essere di 15 grammi anzichè di 10 e dovrà contenere 15 centigrammi di ~olfato o di cloridrato di chinino;
t3o da tutto il personale, soldati e graduati (compreso il soltufficiale guardaforte) esistente tanto nei sei forti ove si . eseguirà l'esperimento quanto negli altri forti della piazza dovranno essere raccolte tuue le specie di zanzare e zanza· roni che vi si trovano, anche quelle del terreno circostante ai f<>rti, attenendosi all'uopo alle istruzioni e !'lervendosi dei mezzi che fornirà lor·o la direzione dell'ospedale militare; 14° al r·itorno dei distaccamenti di tutti i forti al corpo rispetti v o, i militari che li componevano dovranno essere visillati diligentemente dagli ufficiali medici del corpo e te• nuti quindi in o!:Sservaziooe speciale per 8 giorni. Nel caso cbe qualcuno di detti militari fosse c<>lpito da febbre in tale periodo di osservazione, dovrà essere inviato immediatamente àll"ospedale militare, con annotazione speciale perché sia sottoposto alle indagini neces!c'arie per accertare la natura della febbre.
Tutte le suddette prescrizioni furono scrupolosamente eseguite, e grazie alla esattezza colla quale furono messe le reti metalliche alle aperture tutte, ed assi· curata la chiusura automatica delle porte, gli ufficiali mediai di servizio ai forti concordemente riferirono che, per quanto abbiano fatto ripetutamente minute ricerche, non riuscì mai loro durante tutto il periodo
dell'esperimento di trovare zanza.ré nei locali protetti. E, se non in modo così perfetto, pur bene in genere, corrisposero eziandio gli altri mezzi profilattici usati, cioè i guanti e la pomata zanzarifuga. Soltanto al principio mi fu riferito dagli ufficiali medici che talora i soldati si toglievano i guanti, ma più tardi, quando cominciarono a comprenderne l'utilità, poichè si liberavano dalle zanzare, anche pel non essere più la stagione tanto calda, si ottenne nna maggiore cura nel· l'ad empimento della prescrizione. Tuttavia si deve notare che anche allora è successo che le zanzare in-
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CONTRffiUTO ALLO STUDIO
tromettendosi tra il guanto e la manica. del cappotto hanno potuto punzecchiare i soldati al polso. Allo stesso modo per la pomata: sul principio i soldati, che dovevano montare in sentinella, si prestavano di ma]a voglia a farsi ungere colla pomata, sia per il fastidio che dava quel senso d'untuosità. sul1a pelle, sia per l'odore sgradevole che emanava la pomata medesima. Ma dopo qualche giorno, quando ne compresero l'efficacia, e si accorsero che non erano più molestati dalle zanzare, andavano essi stessi dall'ufficiale medico chiedendo di essere unti. Ciò prova l'azione decisamente zanzarifuga esercitata dalla. pomata, cosicchè anche questo mezzo riuscì egr egiamente. Solo poteva succedere che una parte qualunque venisse dimenticata, ma ciò non poteva essere che un fatto eccezionale. Sarebbero stati certamente di efficacia più sicura i cappucci di velo serrati fortemente al colletto del cappotto, ma oltre alle ragioni militari che ne potrebbero condannare l'adozione, ritengo anche che difficilmente il noatro soldato vi si adatterebbe, specialmente quando le notti sono molto calde ed afose. La pomata. adottata era cosi composta :
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Naftalina. gr. 10 Canfora gr. l Essenza. di garofani l Acido acetico l a.na gocce 20 Essenza d'anice gocce 40 Vaselina. gr. 100 e per essa gli ufficiali medici non ebbero mai a r ilevare inconveniente alcuno per parte dei soldati che la adoperarono. Ad assicurare sempre più il risultato degli esperimenti, oltre all'incarico di accertarsi della esatta osservanza delle prescrizioni emanate, diedi intanto agli
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SUL l!OD O D:X TRASMISSI ONE E CC.
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ufficiali medici comanda ti ai forti pure quello di eseguire preparati di sangue in discreto numero, fissandoli nella. miscela del Nikiforoff, per tutti quegli individui che sarebbero stati colti da. febbre, coll'ordine di inviare poi detti preparati all'ospedale, ove nel gabinetto di batteriologia venivano tosto colorati e montati per essere diligentemente osservati. A questo fine furono messi a disposizione degli ufficiali medici dei vetrini copri-oggetti ed una certa quantità. di alcool assoluto ed etere e fu loro fatta una istr uzione speciale. Contemporaneamente a i preparati di sangue, gli ufficiali medici ebbero pure l'ordine di inviare subito all'ospedale i soldati ammalati appena riconosciutili febbricitanti, senza somministrare loro la benchè minima dose di chinina, a meno che essi potessero per la gravità dell'attacco risentire danno da. questo ritardo, e tale misura venne da me anche dettata a f utti gli ufficiali medici dei corpi del presidio di Roma., ai quali ingiunsi eziandio di non tenere malarici nelle infermerie. Infine, allo scopo di raccogliere il maggior numero di dati possibile per giudicare della infezione malarica nelle piaghe dei forti, non mancai di prescrivere ancora agli ufficiali medi.::li dei forti di mostrarsi non solo premurosissimi nell'a.ccon·ere a. visitare i poveri abitanti vicini ai forti che ricorressero ad essi per cura, ma di prevenire, se fosse stato possibile, i loro desideri stessi. Ciò, oltre che da un sentimento umanit.ario, mi era suggerito infatti da una altra. ragione, connessa strettamente alle ricerche da eseguire. Se nei dintorni vi fosse stata. una grave infezione ma.la.rica, e nei forti essa fosse stata. o nulla., o quasi, maggiore era. il diritto di concludere che i provvedimenti adottati erano stati veramente efficaci.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
Perciò diedi ordine ai due ufficiali medici che tenessero nota di tutti i casi più importanti di malaria sviluppatisi nella popolazione civile del luogo e me ne riferissero esattamente. Nell'interno dell'ospedale si osservarono le stesse disposizioni che nell'anno antecedente, e debbo qui lode in modo speciale al tenente medico Mariotti, alla cui consueta diligenza fu affidato in gran parte l'esame microsc0pico dei prepa.rati del sangue, che fu pra.ticato costantemente in tutti i casi di malaria e talora ripetutamente. E mi piace subito notarlo, per lo più con buon risultato. Il che forse si dovette in parte alla. minor quantità di chinino somministrata ai malati al corpo, e in gran parte al divieto assoluto da me dato a1. capi riparto di somministrar del chinino ai malarici prima che fosse fatta la presa del sangue, a. meno che tale ritardo, al più di qualche ora del resto, non mettesse in pericolo la vita degli individui; ciò che per fortuna non si è mai verificato, chè anzi il breve ritardo neJI'intraprendere la cura non solo non ha. portato mai il minimo danno ai malati, ma ha dato l'immenso vantaggio di una. diagnosi matematicamente certa, con q nanto benefizio dell'infermo è facile immaginare. L'esame nei primi mesi si è fatto in genere a fresco; dal mese di novembre si è poi modificata la. tecnica di esso in modo da avere un risultato più sollecito e sicuro, e da permettere agli ufficiali medici add etti ai laboratori di ripetere più volte gli esami nei casi negativi, ed aver tempo sufficiente per sbrigare un lavoro che in alcuni giorni diveniva addirittura immane. Il metodo adoperato fu la fissazione dei vetrini in alcool assoluto ed etere e la colorazione col liquido di Koch, composto, come è noto, di bleu di me.. tilene e borace in acqua distillata. Con questo mezzo rapidissimo si riesce a vedere di
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colpo tutti i parassiti, anche le forme più piccole, difficilissime a vedere coll'esame a fresco. Con tale colorazione è stato possibile rinvenire tutte le foirme d i parassiti, riscontrando con grandissima frequenza le forme anulari. In parecchi casi inoltre abbiamo osservato nel sangue circolante numnrosissime forme sem.iluna.ri, e si trattava sempre di indifidui ch·e portavano i segni di grave infezione malarica., e che stavano molti e molti giorni senza presentare il più piccolo accenno a movimento febbrile. Anche nella raccolta delle zanzare si ebbe qufls.t'anno un miglior risultato pel maggior impegno dei. militari incaricati di raccoglierle, e debbo tributare nuovi ringraziamenti al capitano medico Testi, il quale·, come l'anno scorso, si inca.ricò gentilmente di esaminarle e dassi.fica.rle. Si è grazie a tutti questi provvedimenti . scrupolosamente osservati che i risultati dell'esperimento sono .degni di speciale considerazione. Ma prima. di enunciarli, perchè si possa meglio giudicare di essi, sarà. opportuno dare qualche cenno della malaria in ques~'anno, confrontandola anche con quella degli anni decorsi, e specialmente degli anni 98 e 99, nei quali incominciai di proposito ad occuparmi in modo speciale della malaria. nel presidio della. Di visione di Roma.
A. giudicare dal movimento dell'ospedale nel1900, le febbri malariche hanno presentato un notevole aumento in confronto dell'anno precedente, ed anche del 189-8. I militari curati nell'ospedale furono infatti 636 nel 1900, mentre non erano stati che 441 ne] 1899 e 597 nel 1898, ed un eguale aumento si ebbe pure
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CONTRillUTO ALLO STU DIO
nei non militari, i quali, mentre nel 1898 furono 119 e nel 1899 scesero a 110, nel1900 raggiunsero invece la cifra di 144. Alla stregua pertanto di qu~ste cifre l'anno 1900 si dovrebbe considerare come un anno di malaria grave, e l'aumento verificatosi indicherebbe una vera e intensa. recrudescenza dell'epidemia che annualmente si verifica, e che interrompe quella curva discendente
continua che si era osservata da parecchi anni (come s1 può rilevar.:l dall'annessa tabella n. 1), ove si ecTABELLA
N. l . MALARICI DAL 18119 AL 1900
Numero dei malarici
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476 716 551
cettui il 1898, nel quale anno però la causa dell'aumento inaspettato fu dovuto alla manovra di 5 reggimenti di cavalleria fatte presso Roma nel settembre, nonchè al ritorno di un numero rilevante di malarici dall'Africa. E l'aumento contemporaneo del numero dei ma.larici nei non militari, ne sarebbe la migliore delle comprove
poichè la forza media annuale di essi non può aver subito modificazioni molto notevoli, specialmente per ciò che si riferisce alle guardie di finanza.
SUL lilODO DI TRASJUSSIONE ECC .
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Ma vari fatti ne diminuiscono la importanza. Si ebbe infatti la. presenza in Roma nei primi mesi dell'anno, di numerosi distaccamenti forniti dai presidi di Perugia, Spoleto, Viterbo, ecc.; ai quali vanno dovuti parte dei casi manifestatisi in quei mesi; si ebbe in secondo luogo la venuta sotto le armi dei richiamati nei mesi di agosto, settemb~, ottobre a carico dei quali si ebbero ben 39 casi di malaria la maggior parte con cachessia che imposero il rinvio dei pazienti ad altra chiamata, ed infine ad aumentare il numero dei ricoverati nell'ospedale concorse fors'a nco il fatto che in quest'anno a. seconda degli ordini emanati i medici dei corpi iuviar ono all'ospedale tutti i febbricitanti, anche i leggeri, che negli anni ant.ecedenti venivano curati nelle infermerie. Fatte pertanto queste deduzioni, la cifra dei cn.si malarici nei militari scenderebbe pel 1900 se non alla pari del 1899, certamente al disotto di quella del 1898. Inoltre se noi ci limitassimo a considerare i casi primitivi, quali sono evidentemente i soli contratti entro l'anno, l'aumento verifìcatosi nel 1900 diminuirebbe ancor a di valore. Come si rileva infatti dalla tabella n. 2, e dal d iagramma. (Tav. I ) i casi primitivi furono soltanto 264, cioè appena 45 in più del 1809 e 48 in meno del1898, dal quale cor.fronto risulta che in gran parte l'aumento verifica.t osi nel numero totale dei ma.larici nel 1900 dipende da casi di recidive, stando le primitive alle recidive nel rapporto di 1 a 1,300 nel 1898, di l a 1,516 nel 189tl e di l a 1,062 nel 1900. E in omaggio alla verità scrupolosa notisi ancora che, come rileve.si dalla stessa tabella sna.ccennata, un numero non indifferente delle forme primitive, si sarebbe osservato nei primi cinque mesi dell'anno; orbene ciò contrasta coll'opinione degli epidemiologisti. Chè se già era dalla massim11 parte ri-
252
CONTRIBUTO ALLO STUDIO
tenuto che nei primi quattro o cinque mesi dell'anno non si contraessero febbri primitive, questa credenza. è ancora aumentata dopo gli studi recenti, poi,c hè in TAOELLA N. 2.
Malaria nel triennio 189lf-1900 PRIMITIVE
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quei mesi le zanzare non si sono ancora sviluppate dalle larve. Egli è bensì vero che sulla realtà assoluta di ciò noi dobbiamo fare qualche riserva. Sta in fatto che nell'aprile dell'anno decorso una persona della famiglia del farmacista dimorante all'ospedale militare e che .escludeva nel modo più assoluto di non aver mai sof. ferto di malaria, e di essere stata punta da zanzare,
SUL llODO DI TRASMISSIONE ECC.
253
contrasse l'infezione m alarica, e all'esame m icroscopico del sangue si rinvennero le forme pa..rassitarie della. terzana. Ma, pure ammettendo la possibilità di contnrre l'infezione anche nei primi quattro o cinque mesi dell'anno, pur tuttavia ciò è da considerarsi come eccezionale. Parrebbe dunque esagerato il numero di forme primitive nel periodo suddetto, quali si rilevano dalla
tabella e fa. nascere i l dubbio naturalmente che si possa. essere incorsi in errore. La diagnosi, infatti, nel maggior numero di quei casi si faceva basandosi sui dati anamnestici o clinici, avendo gli ammalati assicurato nel modo pitt assoluto che mai avevano sofferto d'infezione palustre. Ma ciò non può avere un valore matematico, potendo essere stata dimenticata o misconosciuta un'infezione antecedente. Inoltre l'esame del sangue, sempre praticato, fu nella quasi totalità dei casi negativo in questo periodo, e ciò potrebbe far pensare o che si trattasse di forme recidive, in cui non esistessero parassiti nel sangue circolante, od anche che alcuni di quei casi, diagnosticati per l'andamento clinico per febbri malariché non lo fossero punto. E lo stesso si può dire pei casi primitivi, segnati nella t abella per gli anni 1898-1899. Se per queste ragioni noi accogliamo dun que con riserva i casi di infezione primitiva segnati nei mesi dal gennaio al maggio e li deduciamo in parte dal totale, ne deriva che la infezione malarica nel 1900 non fu che di poco più grave che negli anni antecedenti. E come negli anni antecedenti, la malaria ha seguito il suo solito decorso, sia nelle forme primitive, sia nelle recidive, con nn massimo in corrispondenza de.ll'agosto, settembre, ottobre, il periodo, cioè, delle forme estivo-
254
CONTRIBUTO ALLO STUDIO TAnELLA N. 3 .
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SUL MODO DI TRA SMISSIONE ECC.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO
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258
CONTIUBUTO ALLO STUDIO
autunnali. Quest'anno però il periodo di massima intensità s'è prolungato anche al novembre, nella seconda decade del quale si ebbe un nuovo acme, al contrario di ciò che avvenne nel 1898 e nel1899, fatto questo che può essere messo in rapporto coll'abbondanza delle pioggie nei mesi di ottobre e novembre, come risulta dal grafico metereologico, e dalla tabella n. 3 (1). Esse furono infatti abbondantissime nella seconda metà di ottobre e nel novembre, e nel novembre per l'appunto si ebbe l'acme segnalato. Dal quadro metereologico si rileva pure il rapporto tra le altre diverse variazioni atmosferiche e la malaria. La temperatura sopratutto mostra la sua influenza. I massimi di essa coincidono difatti colla. seconda metà di luglio e dell'agosto e subito dopo si ebbe a notare un aumento rilevante dei malarici entrati all'ospedale, avendosi un acme nella terza decade di luglio, ed uno altissimo nella terza di agosto e prima di settembre, così come presso a poco si era verificato pel1898 e 1899, come risulta anche dal diagramma grafico (Ta.v. II), nel quale si ha la. curva. dell'andamento della malaria nel 1900, distinto per mesi e decadi in confronto col 1898 e 1899. Queste correlazioni fra metereologia e malaria non risultano però ancora molto chiare, e non è che basandosi sulle osservazioni di molti anni che si potrà trarne delle sicure deduzioni, ciò che mi auguro di poter fare continuando ogni anno a. raccogliere i dati quali li ho consegnati ora in questo quadro pel triennio 1898-1900. La fisionomia dell'andamento e la. valutazione della importanza dell'epidemia malarica nel1900 e compara(l) Alla Memorlll. del colonnello Fsnasno or CAVAI.L&kLRONE era unito un quadrr>gr.tfi~o rappresentante le variazloni•Juotillianenelln lemppralura, umiJilil, pre~sloo., haromeLrlca, pioggia e vento, in correlar.ion"' colla forza del pre~idio di Roma e col numero flel malarici, quadro che, con rlncr3scimento, per le sue (tV. d. R.). dimensioni, non si è potuto inserire.
25fJ
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tivamente nel1898 e 1899 è meglio completata e resa evidente dagli altri quadri che qui unisco. Essi servono a dimostrare quali furono le forme malariche, come distribuite nei diversi mesi dell'anno, la. morbidità per malaria nei varii corpi d&lla guarnigione di Roma, gli esiti che si ebbero in seguito alla cura nell'ospedale, l'ospedalità e le licenze nel triennio. TABELLA N. 4 .
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Ma. tutti questi dati, se hanno un in;tmenso valore per sè stessi e valgono a. confermare che l'epidemia malarica. quest'anno fu soltanto di poco più grave degli anni precedenti, non hanno importanza speciale per gli esperimenti che qui ci interessano e ometterò perciò di sottoporli a disamina critica. Rileverò soltanto per essi che delle varie for me tipiche, come al solito, la qua.rtana. è stata. la meno frequente, vengono in seguito le terzane, e poi le quotidiane. Le forme irregolari sono le p iù numerose, sia per la
~62
CONTRIBUTO AJ, J,O STCDIO
chinizzazione intensa alla quale talora sono sottoposti ai corpi i malarici prima del loro invio all'ospedale, sia per il numero notevole dei recidivi cronici pei quali l'irregolarità degli accessi febbrili è apptmto la caratteristica; che il numero delle subcontinue fu assai limitato, molto minore che negli anni antecedenti e non si ebbero casi mortali; che le guardie di finanza ed i carabinieri furono come di norma i più colpiti dalla malaria, pel servizio che prestano extra-moenia e nella campagna romana; che la cura diede ottimi risultati, essendo stata anche minore che nel1898 e 1899 la spedalità e minori le licenze di convalescenza, essendo le riforme a carico di inscritti. Richiamerò invece l'attenzione sopra i quadri 9 e 10 nei quali sono segnati i casi di malaria primitivi verificatisi nei forti, e gli anopheles raccolti in essi. Essi ci devono infatti servire come base per giudicare dell'esito degli esperimenti.
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Quadro dei casi malarici primitioi soiluppati nei Forti durante l'anno 1900. F ORT I o BATTERIE
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E!.>posti così, come abbiamo fatto, tutti i dati, vediamo ora quali sono le conseguenze che ne possiamo dedurr•e. I militari che hanno servito di esperimento possono dividersi in quattro categorie: l 0 Quelli che mettevano in opera i soli mezzi protettivi contro le zanzare, e furono precisamente i soldati di servizio al forte Appia. Essi furono circa 112 individui, dei quali ognuno rimase nel forte per lo spazio di 21 giorni. Nessuno aveva mai sofferto di febbri malariche in antecedenza; 2° Quelli che oltre ai mezzi suddetti, prendevano ogni mattina dell'anice chinato, contenente 15 centi-
264
COSTRIDCTO ALLO STUDIO
grammi di un sale di chinina. Essi furono 287 circa e rimanevano come gli altri 21 giorni nei forti rispettivi; 3° Il personale di servizio permanente ai forti, cioè i sottufficiali gnardaforti colle loro famiglie, in tutto 32 persone. Questi si possono dividere in due categorie: a) quelli che usavano di preparati chinici quali preventivi, e sono i guardaforti del Pietralata, Appia, Prenestina e Ostiense, e le loro famiglie, in totale n. 20 persone; b) quelli che non prendeva.no chinina come preventivo e sono i guardaforti dell'Ardeatina del Tiburtina colle famiglie rispettiYe, in totale n . 12 persone, alle quali si potrebbero aggiungere i 4 ufficiali medici che prestarono servizio ai forti con una permanenza per due di essi di 90 giorni e per gli altri due di 45; 4° Coloro infine che non usava.no alcun mezzo preventivo o protettivo e che si cambiavano ogni otto giorni. Questi furono gli ufficiali di fanteria che prestarono servizio ai due forti Appia e Tiburtina, in tutto 40 ufficiali. Dessi però, sia per la breve pérmanenza, sia per il vitto abbondante e nutriente, sia per
l' ingestione di una certa quantità di bevande alcooliche, ~sia infine per esporsi a minori fati che, dovevano presentare un grado molto maggiore di resistenza organica contro l'infezione. Come termine di confronto è poi da tener conto dei militari che prestarono servizio negli altri forti, i quali venivano cambiati ogni 8 giorni, prendevano 15 centigrammi di chinino al giorno, e non avevano a. loro disposizione alcun mezzo protettivo contro le zanzare. Questi individui formerebbel'O un complesso di circa. 1632 soldati. È da notare però, come· si è gia detto, che questi individui presidiava.no forti ove la malaria. è mite o è affatto sconosciuta. Esaminiamo prima di tutto i risultati degli esperimenti nella prima serie di individui, in quelli cioè che
SUL MODO DI TRASMISSIONE ECC.
265
fruivano esclusivamente di mezzi protettivi contro le za.nzare. Per tutta la durata delle esperienze furono colpiti da febbre nel forte Appia 9 individui, in questi solG 2 furonò affetti da infezione malarica, diagnosti· ce.ta sia dal decorso clinico, sia coll'esame microscopico. Un terzo individuo entrò all'ospedale 6 giorni dopo aver lasciato il forte, e la diagnosi clinica e microscopica fu pure di febbre malarica. Quest'ultimo potrebbe bensì aver contratto l'infezione dopo tornato dal forte, ma non è esclusa che la possa aver contratta nel forte stesso, e che si sia manifestata dopo parecchi giorni d'incubazione. D reperto microscopico di questi tre casi fu di forme terza.naria in uno, estivo-autunpali negli altri due. Se dunque noi vogliamo anche comprendere il terzo caso tra quelli contratti ai forti, si avrebbe un numero di 3 colpiti su 112, ossia una proporzione del 2,678 p. 100. Negli altri cinque forti si ebbero dal luglio al novembre 3 casi di febbri malariche e precisamente due all' Ostiense ed uno all'Ardeatina, anch'essi controllati dall'esame miçroscopico del sangue che fece rile,vare la presenza di forme estivo-autunnali. Ed oltre a questi si ebbe la infezione malarica in due individui 9 giorni dopo che essi erano stati di presidio ai forti Prenestina. l'uno, e Tiburtina l'altro per cui non si può escludere che colà. anch'essi abbiano attinta. la infezione. Tre o cinque casi (al massimo) su 287 individui formerebbero dunque una. proporzione di 1,04 p. 100 od al più di l, 74 p. 100. Alla. ter za. serie si è detto appartenere quegli individui che vivono permanentemente nei forti, cioè i sottufficia.li guardaforti e la loro famiglie : su 32 persone ammalarono 10, e precisamente tre al forte Prenestina, tre aJ. Tiburtina, 2 all'Ostiense e 2 all'Ardeatina.
266
CONTRIRUTO ALLO STUDIO
Perciò a seconda della. distinzione da me fatta in: a) quelli che prendevano chinino ; b) quelli che non lo prendevano, si avrebbe che tanto dell'una categoria, quanto dell'altra ammalarono 5 individui. È da avvertire però che uno dei casi osservati all'Ardeatina ed uno al Prenestina erano recidivi e sono quindi da to-
gliere al numero dei colpiti. Restano perciò 4 casi su 20 persone tra quelli che prendevano chinino ossia il 20 p. 100, e quattro casi su 12 persone tra quelli che non usavano del chinino come mezzo preventivo ossia il 33,33 p. 100, e se vogliamo comprendere con questi anche i 4 ufficiali medici, sebbene questi si trovassero in condizioni di vitto, di età ed igieniche molto migliori, la media scenderebbe al 25 p. 100. Finalmente tra i 40 ufficiali costituenti la 4~ categoria, quella cioè degli individui che non usavano alcun mezzo preventivo, si ebbe un caso, in persona del tenente signor Zambelli del 63" fanteria: la proporzione sarebbe quindi appena del 2,5 p. 100, ma bisogna tener conto delle speciali condizioni di vita che distinguono un ufficiale da nn soldato, delle quali ho più sopra fatto cenno. Qu11-nto ai soldati che presidiavano gli altri forti, di malaria lieve, i colpiti furono pochi, al più otto o nove, quantunque possa esserne sfuggito qualcuno. Si avrebbe insomma una percentuale del 0,5 p. 100. Vediamo ora, a titolo di confronto, quel che succede nelle plaghe circostanti ai forti. Nei casolari intorno ad essi forti abitano povere famighe di contadini, dei quali molti presentano le note cliniche di profonda e antica infezione malarica. Tuttavia parecchi "ne sono immuni e molti di questi ogni anno vanno ad accrescere il numero degli infetti. Essi non usano di alcun mezzo profilattico e solo si servono del chinino come mezzo curativo, prendendolo alla fine dell'accesso senza bisogno del medico. È tanto abituato
SUL MODO DI TRASmSSl ONE ECO.
267
c: il pastore dell'Agro spaventoso » come dice il D'Annunzio a. conoscere la. malaria!
conosce il gelo del vigile malore, conosce il gelo che in foco si risol ve. Senza parlare delle forme recidive i due ufficiali medici hanno potuto raccogliere fra i contadini circostanti un buon numero di casi primitivi. Essi sono stati specialmente abbondanti nei mesi di ottobre e novembre, in relazione certamente colle pioggia ton·enzia.li e le inondazioni allora avvenute. Ne riferisco alcuni: r Nel casale n. 667 in via Appia Antica, su sei abitanti, si ebbero due casi di infezione malarica grave primitiva, a tipo sub-continuo; 2" Al n. 56 sopra diciassette persone due casi gravi con sintomi nervosi; 3 ° Al cancello del forte Tiburtina. abita il guardiano del tram Roma-Tivoli. Egli ha avuto accessi gravi e ripetuti di malaria., guariti con iniezioni di chinina; 4° Nel casale Scarpitti, dietro al forte Tiburtina, sn sette persone componenti una. famiglia cinque furono colti da perniciosa; curati col chinino per iniezioni, alcuni guarirono, altri furono inviati agli ospedali civili di Roma. per mezzo della pubblica assistenza.; 5" N ello stesso casale, il guardiano e lo stesso proprietario Sca.rpitti che vi si reca tutti i giorni da Roma per i lavori di bonifica, contrassero l'infezione. Quest'ultimo afferma senza la. minima esitazione che con· trasse la malattia per essere stato punto una sera dalle zanzare, cr edenza del resto molto diffusa tra quelle popolazioni. Dopo tre giorni dalle punture si sviluppò la febbre; s• A Casal Bruciato su nove persone se ne ammalarono cinque;_ 7° Nel casale Ra.nucci su cinque individui, uno fu colto da perniciosa;
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CONTR1l3UTO ALLO STUDIO
s• Nella vaccheria Nardi si ebbe un solo caso su 30 persone; o• Nelle 4 capanne prospicienti il casale, e in ctù abitano 27 persone non si osservò invece nessun caso. Bisogna però tener conto che in esse la legna brucia in terra ; non vi è camino e il fumo non ha uscita. Quindi l'aria è sempre impregnata di fumo, il quale come si sa è un ottimo zanzarifugo; 10• N el casale Pietralata su 22 persone ne ammalarono 11; 11• A Pontemammolo, nella casa del guardiano del tram Roma-Tivoli, abitano 7 persone; 3 contrassero la malattia ; 12° Nella osteria alla stazione di Pontema.mmolo su cinque abitanti uno fu colpito dall'infezione; 13• All'osteria dei Grottoni su quattro persone due ammalarono; una presentò anche emoglobinuria; 14° Sulla via Prenestina, all'Osteria del forte, ammalò uno su quattro abitanti; 15° A Solcare, su cinque abitanti nessun ammalato; 16• In una casa cantoniera su dieci abitanti ne ammalarono sei; 17• A bocca di L eone su otto abitanti uno contrasse le febbri; 18° Alla Casa R ossa su nove abitanti cinque ebbero le febbri; l !)• Alle Cappellette su cinque abitanti tre ammalarono. Come si vede l'infezione fu grave negli abitanti dei dintorni, speciamente negli ultimi mesi dell'esperimento, e sebbene non si possa stabilire con certezza una percentuale, pure essa risulta sicuramente molto alta, mol to probabilmente più alta ancora di quella de i gnardafor ti e delle loro famiglie. Dati consimili non richiedono iunghi commenti! Essi guasterebbero l'eloquenza delle cifre, le quali sono
SUL MODO DI 1'RASMIS~l0:-<J.: Err.
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tanto dimostrative come non era lecito sperare da una ta.l serie di esperimenti. Il fatto più tipico è qu.esto: i guardaforti e le loro famiglie abitano coi soldati, vivono coi soldati, mangiano forse meglio, ma non sono protetti contro le zanzare: ne ammalano il 20 p. 100 quelli che prendono chinino come preventivo, ii 33,33 p. 100 quelli che non prendono chinino. I soldati sono protetti il più possibile contro le zanzare : neammalano 1' 1,74 p.100, probabilmente anzi soltanto l' 1,04 p. 100 quelli che prendono il chinino, e il 2,678 p. 100 quelli che non lo prendono. E clico il più posei&ile, perchè come ho già avvertito, nonostante tutte le precauzioni qualche rara volta i soldati vennero punti. Se dunque i mezzi protettivi fossero stati migliori, forse quella cifra percentuale, già così tenue, sarebbe anche minore. I11 ogni modo l'effetto ottenuto è notevole, ove si tenga presente il fatto che i forti in esperimento sono situati in zone emi nentemente malarigene. Basterà. ricordare che nell'estate 1898, su sedici soldati che costituirono il presidio del forte Appia per otto giorni, t redici si dovettero più tardi inviare in licenza di convalescenza per malaria. Ed il confronto collJa popolazione civile del1uogo è non meno eloquente. Da un lato, cioè pei Forti, i casi sono in numero limitatissimo e tutti lievi, dall'altro, cioè nella popolazione civile sono frequentissimi e molti presentano una nùtevole gravità, fino alle più acute forme di perniciosa. I borghesi abitano nei luoghi medesimi, non fanno servizio notturno, il che li pone in condizioni migliori dei soldati, eppure ammalano; i soldati in vece restano immuni. La conclusi0ne dunque è logica: i mezzi protettivi contro le zanzare hanno risposto allo scopo e le zanzare devono ritenersi se non l'unico, come vorrebbero alcuni, certo nno dei mezzi, e, parrebbe, fra i principali, di trasmissione della malaria.
27()
CONTRIDUTO AJ.l,O S'l'U DI O
Ma è l'anopheles, è questo soltanto il trasmettitore della malattia? Vediamo se la sua distribuzione nelle zone occupate dai forti corrisponde al potere malarigeno di esse. Ho detto già che i forti ove l'infezione malarica è grave, sono per l'appunto i sei scelti ad esperimento. Ve ne sono altri ove l'infezione malarìca è pure possibile a contrarsi, ma con molto minor frequenza. Essi sono la batteria Nomentana, il forte Casìlina, la batteria Porta Furba, il forte Acquasanta sulla sponda sinistra del Tevere e il forte Portuense, Aurelia, Boccea, Casal Braschi e Trionfale sulla sponda destra. Infine vi sono i forti in cui la malaria è sconosciuta, e sono i forti Monte Mario ed Antenna. Dalle ricerche eseguite sulle. zanzare che in gran numero venivano mandate dai forti ogni settimana, è risultato che in questi ultimi due forti le zanzare sono scars~, e non si sono rinvenuti che dei culex. Questi sono comuni a tutti i forti, in numero più o meno grande, e ciò anche in rappo1·to alla stagione. Quanto agli anoplteles, essi furono rinvenuti in nove forti, e precisamente in cinque dei sei forti di malaria grave, e in quattro di quelli di malaria lieve. Del forte Ardeatina, il sesto della prima serie, nulla posso dire, perchè purtroppo non ne vennero mai inviate zanzare. Diamo uno sguardo allo spec.chio n. 10: Esso è di per sè troppo eloquente, perchè occo1Tano molte pa.role per illustrarlo. L'anophelex è quasi costante nei forti Appia e Tiburtina. e dall'ottobre anche nell'Ostie.nse. Invece è più raro negli altri. In complesso esso è stato trovato quasi settimanalmente nei cinque forti di malaria grave e sette volte nei quattro di malaria lieve. Inoltre la. sua presenza ed il suo numero aumentano
SUL MODO DI TRASMISSI O:\E ECC.
271
nel periodo estivo-autunnale. La distribuzione adunque di questo parassita corrisponde perfettamente al concetto che da un numero notevole di anni ci siamo andati formando sul potere più o meno malarigeno delle zone ove sorgono i vari forti; è questa dunque una prova novella. dell'importanza speciale che hanno certa.men te gli anophetes nella trasmissione della malaria. Dico soltanto importanza speciale, senza escludere che altra specie di zanzare siano a. loro volta capaci di trasmettere la infezione malarica, perchè, come si rileva dal quadro n . 9, si ebbero due casi di primitive, manifestatisi a Monte Mario l'uno, a. Monte Antenna l'altro, che dovrebbero probabilmente attribuirsi a punture di culex anzichè di anopheles non essendosi questi mai ritrovati in detti forti. Non oserei tuttavia neanche dare questa prova come sicura, sia perchè il non avere ancora trovato anopheles non permette di escludere in modo assoluto che non ve ne sian0, sia perchè quei tre casi di primitive osservatisi quest'anno in quei forti, mentre non se ne ebbero mai in antecedenza, ed il personale di stanza permanente ne fu sempre immune, farebbe supporre piuttosto che la infezione fosse stata. presa altrove che nei forti stessi. $
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Ma dagli esperimenti surriferiti non meno dell'affi- . cacia. dei mezzi protettivi cont.ro le zanzare è emersa la efficacia del chinino come mezzo preventivo. Nelle famiglie dei guardaforti quelli che prendevano il chinino come preventivo hanno dato una percentuale di 20 p. 100 in confronto del 33,33 p. 100 dato da quelle che non lo prendevano; nei militari di presidio ai forti di malaria grave, quelli che presero il chinino come preventivo, oltre al beneficiare delle misure profilattiche contro le zanzare, diedero una percentuale dell' 1,04 od al massimo di l, 74, mentre quelli del forte
27:3
CONTRIBIJ'l'O ALLO STUDIO
Appia che non prendevano il chinino ebbero il 2,678; i soldati che presidiarono gli altri forti di malaria lieve che prendevano il chinino pur non essendo protetti contro le zanzare ebbero appena lo 0,5 p.lOO di malaria! È impossibile dunque il dubbio innanzi a tanta evidenza. di cifre. I detrattori del chinino, quelli cioè che vogliono ammettergli soltanto un'azione curativa, diranno forse che la sua efficacia non valse se non in • quanto esso potè impedire il ripetersi delle recidive o diminuì il numero dei focolai di infezione rappresentati dai malarici antichi, e sarebbe di già questo un enorme vantaggio, sufficiente per legittimarne, anzi imporne l'uso; ma noi invece ci sottoscr iviamo francamente alla opinione che esso abbia anche una vera. azione preventiva, azione che ci è facile spiegarci ammettendo che il chinino portato nella circolazione o nei tessuti renda il nostro organismo inadatto allo sviluppo del plasmode malarico inoculato in numero limitato, così come le uccinazioni ci difendono dalla. virulenza di molti microbi.
*** Pur ripromettendoci di continuare questo studio e queste osservazioni colla speranza. di poterle fare anzi su scala più ampia, se avessimo pertanto a. formulare delle proposte sulla guida degli esperimenti eseguiti, a. benefizio del nostro soldato, queste sarebbero due in linea principale: 1• tentare la distruzione delle zanzare in tutte le piaghe malariche ove deve risiedere truppa, e applicare tutti i mezzi di difesa contro le loro punture, che la scienza e l'arte saranno per consigliare mau mano come più efficaci e pratici, adottando per intanto le reti metalliche, i guanti scamosciati, colla avver tenza che siano molto alti di polso, e le pomate zanzarifughe che si mostrarono così efficaci ;
SOL MODO DI TRà SMlSSIO~ E J<:CC.
273
2• propinare il chinino alla do~e di 20 centig. quotidianamente ai militari che devono soggiornare in luoghi malarici. E come validi sussidiari mantenere tntte quelle misure dietetiche ed igieniche che valgono ad aumentare la resistenza dell'organismo e a premunir>:ìi dai pericoli maggiori di infezione, quali già l'esperienza le dettava prima ancora che la nuova scienza le sancisse, cioè vitto sano e nutriente, distribuzioni di caffè e di vino, evitare di trovarsi all'aperto dal tramonto all'alba, sfuggire i luoghi umidi e bassi prediletti dalle zanzare, limitare al minimo necessario il soggiorno dei militari nei luoghi malari. E non per ultimo- non mi si irrida - istruire il sold1~to stesso sui pericoli che corre per Ja malaria e sui modi di evitarli, perchè il nostro soldato, in genere intelligente, tanto più facilm ente si presta alle utili misure quanto più ne capisce la importanza e la efficacia.
*** Come appendice, a complemento di questa. relazione, non voglio mancare di accennare anche ad esperimenti fatti su alcuni preparati che avrebbero per scopo di uccidere le zanzare nei luoghi abitati o per lo meno di renderle impotenti per molte ore, comA quelli che banno anche la loro immensa utilità,, dal lato della profilassi. Tali sperimenti furono fatti nel 189D con alcune polveri gentilmente fornitemi. dal prof. Celli, coi fìdibus Zampironi e coll'ani<hide solforosa-, e quest'anno colla zanzolina del d ott. Severini. Le polveri che il prof. Celli, dopo averle ripetutamente esperimentate nell'Istituto d'igiene di Roma, mi fornì, indicandomi la dose alla quale esse dovevano vemre bruciate per distruggere le zanzare nei piccoli 18
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274
CO~TRillUTO ALLO STUDIO ECO.
ambienti, forse perc:hè la combustione non avviene completamente a causa della umidità che in certo grado rimane sempre nella polvere stessa, non produssero sulle zanzare che ben poco effetto. P er avere un effetto utile occorrevano dosi enormemente più elevate d i polveri. I u ambienti tm po' più g randi l'effetto fu anche m more. I fidibus Zampironi e la polvere insetticida Razzìa mo:>trarono di possedere un' effìeacia maggiore, ma sempre relativa, poichè producevano la caduta delle zanzare, ma queste, dopo 6 o 7 ore al massimo, tornavano a volare tranquillamente. È però vero che una grande utilità Re ne potrebbe ottenere, essendo facile il rimuovere le ztmzare cadute. L'anidride solforosa invece possiede un'azione zanzarieida certa, ma restR. sempre l'impossibilità di usarla in ambienti abitati. La sua utilità quindi consisterebbe soltanto nel liberare dalle zanzare gli ambienti prima di abitarli, come difatti avevo proposto e fatto praticare. La zanzolina è una polvere finissima di colore gialloscura, di odore penetrante. Secondo l'autore basterebbe brnciarne ~ gr. per metro cubo per uccidere sicuramente le zanzare. La sperimentarono gli ufficiali medici e gli ufficiali comandati ai forti nelle loro camere che erano ~;provviste di qualsiasi mezzo di difesa contro le zanzare, e risulta che es8a risponde benitisimo allo scopo, uccidendo coi suoi fumi lo zanzare dopo un breve periodo di letargo. Inoltre i fumi non arrecano alcun disturbo nel sonno, a t•hi ùi essa voglia ser virsi. La dose però deve e;;:-:cre un po' maggiore di q uella prescritta e bisogna distenùere la polvere in strati molto sottili su fogli ùi cart11, altrimenti la combustione si fa ioeompletamente.
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LA STE\\lLlZZAZlONE OELI .E ACQUE ...., PER MEZZO DEL BROMO Stuclto .<pcruuentale ciel tlolt. f'ranee•IC!O T t>.ll&i , capttano modiCO
La q nest ionC' dell'approvv ig ionamento di buona nc<1ua pùtabile per le t-ruppe in marcia ed in campagna costituisce uno dei più importanti capitoli dell ' ig iene militarP. Tale q tlestione non si può dire a.nuora definitivamente risol ta; pur tuttavia un nuovo indirizzo, quello che !'lÌ riferisce a lla sterilizzazione chimica delle acq ue, pare che stia per cond urla almeno su di una via più pra tica. ~on mancano esempi per dimostrare l'importanza che di r ecente si è voluta assegnare a questo mezzo di sterilizzazione. I nfatti nell' u} tjmo Congresso di medicina e r·hirnrgia, tenntosi a Parigi, fu dato còmpito al d.ottor Lepasset di riferire su questa importante questioJJe , e le conclusioni alle quali giunse il relatore furon o che, in campagna, non si posson usare che tre processi : in marcia, il metodo Lapeyrere; nelle stazion i: la chiar ificazion~' e l'ebollizione : in mare o sulle cost e, i n man canza di acqua dolce, la distillazione. Come s i vede, con que::;te concllllsioni viene as~egnata. u na s pec iale importanza. alla sterilizzazione chimica dell'acqua potabile in certe contingenze speciali della vita militare. La preferenza però vien da.ta senz'altro al metodo Lapeyrere col quale, come è noto, dopo avere comunicato una tinta rosea all'acqua sospetta con uua presa di polvere contenente perm anganato di potassio, allume, calce, soda, si fa scompa~·ire poi la detta co-
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LA. S1'ERILIZZAZIONE DELLE ACQUE
).orazione per mPzzo del passaggio dell'acqua su torba purificata. Evidentemente, come elice anche il Vallin nella recensione che egli fa della r elazione del dott. Lepasset, in uno degli ultimi numeri della Revu.e cl'Hygiene, non fu tenuto suftì.ciente caJcolo della iuteressnnte memoria del dott. Schumbnrg sulla Rterilizzazione dell'acqua col bromo, e de~li eccellenti r isultati ottenuti dal Piefke, e fu appunt.o per avere un criterio il più possibilmente esatt.o su questo metodo di sterilìzzazione così vantato in Germania, che ho intrapreso una serie di speciali ricerche suJl'argomento. Dichiaro subito che ho cominciato le esperienze, alieno da ogni preconcetto a favore o contro questo processo di sterilizzazione. Conoscevo i lavori di Girarci e BorLlas e gli e::;perimenti col filtro Lutèce. Conoscevo ht memoria del L apeyrere, ed avevo visto a Parigi fum:ionare egregiamente, pmticamente parlando, il fì l r.ro di sua invenzione . .A.v evo letto d'altra parte la recente memoria d ello Schumburg, e la nota dello Pfuhl comparsa nella Zeitscln-i(t {ii1· Hygiene del 1900, sugli esperimenti pratici eseguiti nell'esercito tedesco. Mi trovavo quindi nelle condizioni, se non di fare uno studio comparativo fra i due metodi, studio del resto Gbe avrei in animo di compiere in qualche u.ltra occa.sionl:', di aifrontare almeno il problema con equanimitù. di giudizio. E perchè gli esperimenti e le relative interpretazioni fossero appunto improntati alla massima imparzialità, e potessero dare un'idea e::;atta della questione, non seguii nelle mie ricerche la falsariga data dall' irn-entore del metodo, rna. la rw i~ti che le ricerche stesse si succedessero a seconda d{'i fenomeni che presentavansi, e che gli errori, le imperfezioni, le false interpretazioni si succedessero naturalmente, lasoiaudo poi che le relative correzioni e le spiegazioni di questo
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277
PER. MEZZO DEL B'ROMO
o quel fenomeno scaturissero di per sè, per forza stessa. delle cose. Con tal indirizzo non bo certamente trovato cose nuo\issime. Credo però di avere nel miglior modo, e in tutte le sue possibili variazioni, illustrato il fenomeno, o almeno di averlo in tutte le sue parti e~ami nato per ciò che riguarda essenzialmente il lato pratico.
*** Prima d i cominciare !'.esposizione ùelle ricerche da me istituite, credo opportuno ricordare in che consista il metodo Schumburg e come venga applicato. Il detto metodo parte dal principio che 6 centig. di bromo libero uccidono nello spazio di 5 minuti e con sicurezza tatti i germi patogeni contenuti in un litro d'acqua anche d iscretamente inquinata, e specialmente i l col~ra e i l tifo. Data la difficoltà di conservare il bromo libero, di trasportarlo e di dosarlo, è bene ma.ntenerlo in soluzione di bromuro di potassio entro tubi di v etro chiusi aUa lampada e da usarsi al momento del bisogno, ed in quantità sufficiente per depurare almeno 100 litri di acqua. La soluzione è la seguente: Bromo. Bromuro di potassio Acqua distillata.
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Dopo il trattamento col bromo, occorre neutrali:r,za.rlo, e questo si ottiene aggiungendo, sempTe per ogni 100 litri d'acqua, una sol uzione che è bene fare con unn. porzione d'acqua già precedentemente bromizzata, del seguente miscuglio: Iposolfit0 di sodio . Carbonato di sodio .
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P er giungc·re ai suoi soddisfacenti risultnti, lo Sc:humburg pPrcorse tutta una serie d i esperimenti, che egli <lesc:rive minntamonte in un lavoro completo nelle reru(/f'rztlicllltngen atu; dem Gebiete des iltliliti:ir-Sanitiitstce.~en.-;, pubblicate dal ~Ii niste ro dell:t guerra germanico. In questo lavoro egl~ accenna alle poc he osserva.zioni su questo mezzo di depurfl.zione delle acqne fatte dn.l K rntschmer, ad nna relazione del Iaworosl:i, ed a ll e proprie g ià in iziatcsi prima della comparsa della d ett.a relazion e ; dimostra poi com~ gli es peri menti furono fatt.i da.pprima a seopo di orient.azione, per avere u na idea sull'azionr• germicida in genere del br;Jmo, e eome si seguirono mn.n mano per trovare il quan t;itativo min imo di bromo necessario per distr uggere i germ i, per tleterminare il grado di concentrazione del bromo nella soluzione acquosa da impiegarsi, per sag·gia.rne la sua azione germicida rispetto ai pri ncipali germi pntogen i delle acqu e, per trovare il ID@Z7.0 migl iorr di neu tralizzazione del bromo libero, dopo avvenuta la sua st.eri1izzaziont·1 infine per trovare il mezzo più aeconcio per semplicità e praticità nell' impiego di questo mE\t.octo. Questo lavoro accuratamente condotto, corredato da numerose tavole dimostrati ve, venne accolto col massimo favore del mondo scientifi co, e spE'cia.l mente da quello militare. Dobbiamo auclJe aggi ungere che, di etro ordine del Mi nistero della guerra germanico, furono fatti esperimenti pratici su qnesto metodo. Un certo numero d i ciclisti furono provveduti di una g iberna nella quale erano contenute sei scatole di ferro bianco conteuen ti ciascuna due cilindri d i vetro chiusi a lla lampada colla sol uzione bromo-brom umta, un astuccio con u na spatola di corno ed un bicchiere graduato, e 12 bottigliette d i vetro contenent,i il miscuglio alcalino neutl'alizzante. Con q n es ti se m pliei mezzi si fecero esperimenti su acque d i di verse località, e i risul t at i
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PER .MEZZO DEL DRO:MO
furono dichiarati ottimi, tantoche, a qua,nto appa.re da c0mtmica.zioni offiçiali, le truppe germaniche inviate in Cina vennero provvedute dell'occorrente per l'uso di tale metodo.
*** Il 29 luglio dell'anno scorso cominciai le esperienze. Prelevai, analogamente a quanto avea fat to lo Schumburg u sando l'acqua dello Sprea., uu campione eli acqua del Tevere, e per mettermi nelle condizioni peggiori di esperimento, lo prelevai a valle della città., verso S. Paolo, al di là deUo sbocco delle fognature, e lo portai subito, colle debite cautele, in laboratorio. Col solito metodo delle colture a piatto in gelatina, il conteggio d elle colonie mi diede al secondo giorno circa 10,000 germi per centimetro cubico con moltissimi fondent i, mentre al terzo giorno tutte le piastre erano completamente fluidificate. Con quest'acqua feci due esperimenti, usandone un litro p er volta, e medicandola con soluzione bromobromurata contenuta entro tubo di vetro chiusa alla lampada e nella dose indicata dallo Schum burg per 100 litri, che per comodità di esperim ento diluii con un litro di acqua distillata, e neutralizzandola coi soliti sali nella dose corrispondente, e sciolti in un litt·o eli acqua distillata sterilizzata. 1'anto la soluzione bromobromurata che i sali mi furono forniti gentilmente, per questo e per i successivi esperimenti, dall'egregio farmacista di l a classe Coccone cav. Maggiorino addetto all' ispettorato di sanità militare. T?sperienza 1•. - Un litro di acqua del Tevere venne trattato con 100 eme. della soluzione suddetta di bromo, poi dopo 5 minuti venne trattata colla soluzione di iposoltì.to e carbonato di soda. Pr elevate quantità varie di
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Un terzo esperimento preliminare venne eseguito con acqua prelevata da una vasca esistente nel g iardino d el laboratorio, la quale è fo1rnita da una conduttura di acqua Marcia, ma per non essere rinnovata che raramente e per contenere piante, pesci e sostanze organiche ed organizzate d i ogni specie, acquista il carattere di un'acqua fortemente inquinata. L'esame microbiologico infatti mi diede una media di 1644 germi per centimetro cubico, con grandissimo numero di fluidifi canti. La medicazione bromica diede i seguenti risultati : DATA
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LA STERILIZZAZIOXE DELLE ACQUE
dero, come si vede, dei buoni risultati. Notavo però in quest'ultimo esperimento un fatto singolare, che cioè da.l 5° al 6° giorno di osservazione delle colture a piatto si aveva ad un tratto un aumento notevole dei germi, aum ento che non si potè seguire per la rapida invasione dei fiuiùificanti. Questo fatto mi fece nascere il dubbio che l 'azione del bromo fo sse transitoria, vale a dire agisse fino ad un certo tempo paralizzando in cert.o qual modo soltanto per qualche g iorno i germi i q uali poi ad un tratto dovevano acquistar e nuova forza riproduttiva, oppure non agisse su tutti i germi, ma ne rispet tasse alcuni, ad es. gli sporifìcabili, e specialmen te le loro spore, permettendo loro eli svilupparsi più tardi. Volli pertanto vedere fino a quanto tempo un'acqua bromizzata si mantenesse sterile, e feci sul proposito una seconda serie di esperienze.
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*** E sperienza 4n. - Acqua della vasca del giardino. L e colture a piatto all'8° giorno, diedero 1055 germi per centimetro cubico, con 96 fondenti. Trattai un litro di quest'!Lcqua col bromo. Feci colture a piatto il 5 settembre in scatole P etri dopo 2, 3, 4 giorni, ed ebbi i seguenti risultati:
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T,A STERILIZZAZIO::'\E DELLE ACQUE
1000, poi, dopo 5 minuti, con altrettanta quantità di soluzione sterilizzata di iposolfito e carbonato di sodio. Semmai successi,1amente in gelatina a piatto entro scatole P etri i detti saggi d'acqua bromi~zata, il giorno stesso, il secondo, il terzo ecc., fino all'ottavo, eù ebbi i risultati esposti nelle seguenti tavole:
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servaz1one allo stato sterile dell'acqua bromizztlt.a, e, come corollario pn\tico, la nece:;:;ità di sterilizzare Yolta per volta l'acqua .,;ospetta e di consumarla subito. 1\fa la spiegazione veniva facile alla mente, se si considet·ava che anche nella prima delle otto esperienze, non era riuscita perfettamente st.erile. Supponendo, come certamente non si poteva dubitare, cho anebe nelle altre esperienze non fosse stato possibile raggiungere nna completa sterilizzazione, ne conseguiva che quei pochi germi non uccisi, poniamo anche c.: h e fossero stati 3, come n el primo esperimento, dopo uno, due o più giorni avevano dovuto moltiplicarsi e cln.re per conseguenza risultati analoghi a quelli sopra. esposti. Era Quindi naturale la conseguenza di saggiare r-;e aumentando il periodo di azione del bromo, lasciandolo cioè a contatto dell'acqua, invece di 5o G minuti come esplici tameute è detto nella Memoria dello Scbumburg, 15, 20 o 30 minuti prima di neutralizzare col bisolfato, si potesse avere una influenza favorevole nella steri lizzazione completa dell'acq na, e quindi nella sua ulteriore conservazione allo stato di sterilità.
li 7 novembre prelevai un nuovo campione d'acqua del Tevere, nei pressi del ponte A vantino. Quest'acqua era torbidissima, quasi fangosa. La lasciai depositare, la decantai, e coll'acqua decantata, limpida riempii 15 matracci Erlenmeyer, mettendone 100 eme. per ognuno che bromizzai, lasciando però il bromo a contatto per tempo diverso prima. eli eseguire la neutralizzazione. li contenuto batterico di quest'acqua mi di ede, al G" giorno di osservazione una, media di 22,928 germi per centimetro cubico.
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LA STERILIZZAZIONE DELLE AOQUE
E >Jperienza 6". - Acqua. del Tevere bromizzata per 10, 15, 20, 25, 30 minuti. P er ciascuna serie relativa alla durata dell'azione del bromo feci anche dei saggi in quanto alla durata della sua azione sterilizzante ed ebbi cosi due sorta di ricerche. E cco il prospetto delle esperienze:
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PROC~SSO RAPIDO DI LAMINECTDMIA MEDI ANTE UNA SPECIALE PINZA OSSIVORA
Per Il dott. T ro i aai Pie•ro, tenente medico addetto alla Scuola d'applicazione di Saoita mi litare io Firenze
Non era noto un istrumento chirurgico con cu1 s1 potesse eseguire la laminectomia. senza. provocare scos!le o ~raum atismi più o meno gravi sul midollo spinale. Il Montenovesi modificò il suo craniotomo per ap· plicarlo nella. resezione delle lamine vertebrali allo scopo di evitare i lamentati tra.umatismi, ma questo laminotomo presenta. vari inconvenienti: l" Ad ogni morso la branca. inferiore esce dallo speco vertebra! e; 2• Sicchè vi si deve introdurre di nuovo ad ogni altro morso e per questo si richiede non poco tempo, poiohè il sangue, che scola abbondante, ostacola di sorvegliare esattamente la sua. applicazione; 3!> Pe questi fatti non sono sempre evitabili com· pressioni e contusioni sul midollo ; 4• La sezione di una lamina vertebrale non si può fare con meno di 5-6 prese ; 5" Essendo le branche poco lunghe si richiede molta forza. Per consiglio del signor capitano medico Bonomo " ho fatto costruire un laminotomo, di cui presento la figura di dimensioni metà della grandezza naturale (vedi fig. JA).
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PRO<'ES:O:O RAPWO DI LUUNECTOMIA
Questa. pinza. 03SÌ vora. somiglia a qu~lla di cui si servono i calzolai per fare occhielli sul cuoio. Vi è una branca-guida, che deve penetrare nello speco verte-
brale. È a punta. ottusa e pochi millimetri più lunga della branca superiore.
MEDIANTE C :-lA ~ PEC I A LI> Pl:-.ZA 0 :::~ 1 VORA
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Le. branca superiore porta avvitato un cono caw, il quale nella estremità libera è tagliente e a sezione ove.lare, con il polo piiù acuto verso l'estremo della pinza e con il polo più ottuso verso l'articolazione. Il diametro minore misurH- 3 mm. circa ed il maggiore 5 mm. La pinza del Montenovesi ha. un'apertura trasversale di 5 mm. perciò produce più estesa perdita di sostanza. Nel punto dove la parte tagliente va ad urtare contro la branca-guida questa è ricoperta da una lamina di rame, la quale impedisce che il tagliente stesso venga deteriorato, lo che avverrebbe di certo se incontrasse direttamente l'acciaio della branca inferiore. Invece del cono cavo si può avvitare alla branca. supe· riore un robusto coltello-mannaia, che per lunghezza risponda all'altezza. della. più grande lamina vertebrale. La lamina di rame presenta due solchi: uno ovalare risponde al cono tagliente, l'altro longitudinale risponde al coltello-mannaia. Questi solchi rendono più netta la sezione dell'osso. Non credo di dovere insistere di più sulla. struttura di questa pinza, po·icbè bene risalta dalla figura,. Essa presenta rispetto a quella del lviontenovesi i seguenti vantaggi : l" La branca-guida non esce mai d:al canale ver· tebra.le; 2• La. sezione di ogni lamina vertebrale si fa al massimo con tre colpi mediante il cono tagliente e con uno solo mediante il coltello; 3• Richiede il suo maneggio poca forza avendo Ie branche molto lunghe; 4• La. lamineotomia riesce quindi rapida e senza pericolo di contundere il midollo; o• Potendosi avere dei coni di ricambio, se uno v iene reso inservibile dall'uso si può sostituirlo senza che si<t necessaria una nuova pinza;
29(i
PR OCESSO RA 1'100 DI LA~Jl.NBCTOMIA
6" Se si volesse ottenere una perdita di sostanza limitata, o si possono usare dei coni il cui diametro tra· sverso della sezione ovalare del taglio sia inferiore a 3 mm. o meglio si può avvitare alla branca superiore quella specie di coltello-mannaia, che seziona l'osso come l'ordinario costotomo. La pinza, costruita dall'In vernizzi al principio del1899, è stata sempre usata nelle esercitazioni della sala anatomica e continua a. fnnzionare benissimo senza alcuna riparazione.
Il metodo migliore di la.minectomia è quello di Ollier, il quale consiste in una; incisione di 10-30 cm. a preferenza da un lato delle apofisi spinose e comprendente: cute, cellulare sottocutaneo, aponeurosi e muscol-i para· vertebrali. Scoperte da. un lato le apofisi spinose, si scolla a. cominciare dalla loro base il periostio !asciandolo aderente alla massa muscolo-legamentosa sopraspinosa. Si fa lo stesso dall'altro lato in modo da denudare esattamente 3-5 apofisi spinose. Si procede nell' identico modo sulle lamine vertebrali, scollando il periostio verso le apofisi trasverse. Quindi col ra.schiatoio smusso si distacca l' inserzione dei ligamenti gialli e dei ligamenLi interspinosi in continuità col periostio in modo da conservare completamente l'apparecchio ligamentoso della colonna vertebrale. Allora si asportano le lamine insieme con le apofisi spinose o con gli scalpelli o con la pinza del MontenovesL Il maggiore medico Cavicchia, come già l'Horsley, conserva insieme con l'apparecchio legamentoso anche le apofisi spinose, recidendole alla loro base mediante una tanaglia ossivora.
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MEDIANTE U NA S PF.CIALE PIN7.A OSS IYORA
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Il procedimento, che ho seguito nelle numerose esercitazioni di laminectomià., è stato diverso a seconda che ho voluto es&guire, modificandoli, o l'uno o l'altro processo. I. Volendo conservar e il solo apparecchio legamen. toso- per iosteo : lungo le apofisi spinose fo un'incisione più o meno estesa. della. cute, tessuto sottocutaneo e a.po· neurosi, e quindi incido i muscoli pa.ra.vertebrali di lato ai legament1 sopraspinosi da ambo le parti. Allontanate le masse muscolari scollo per ciarlcuna apofisi spinosa e per ciascuna lamina il periostio dal bas::~o in alto insieme con i ligamenti gialli, interspinosi e sopraspinosi. Iso · lato in tal guisa l'apparecchio legamentoso periosteo per quel numero di vertebre che si crede necessario, tronco le lamine ver tebrali a maggiore o minore distanza dalla. base dell'apofisi spinosa. A tal uopo introduco la brancaguida della mia pinza ossi vora al disotto della lamina, strisciando lungo la sua faccia interna, evitando cosi ogui pericolo di contundere il midollo. Con due o al massimo in tre colpi la lamina è recisa da un lato. Allo stesso modo si fa. dall'altro. Cosi si asportano una per una le apofisi spinose insieme con una parte delle lamine vertebr.ali. II. Volendo col processo Cavicohia- Horsley conser· vara le apofisi spinose, recido queste alla. loro base con la mia pinza oppure con una ordinaria ed ampia ta· naglia ossivora.. Dopo asporto le lamine vertebrali con la base delle apofisi spinose con la stessa mia pinza. Ma per rendere ancora più rapida l'operazione ecco come procedo: l"' tempo: Come per il r metodo;
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PRO OE::i::iO RAPIDO DI LAm~ECTOMIA
2J tempo: Allontanati i muscoli paravertebrali scollo per circa un centimetro il periostio in corrispondenza del punto di fusione delle lamine vertebrali con l'apofisi spinose. Scollo anche in questo punto tanto quanto è neces<.~ario per il passaggio della pinza i legamenti gialli. Alla branca superiore della pinza innesto o un piccolo cono tagliente o un coltello-mannaia a seconda della perdita di sostanza. che si vuole ottenere. Introdotta nello speco vertebrale viene posta. obliquamente in modo da ottenere delle lamine una sezione a sghembo convergente verso l'interno (vedi fig. 2").
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In cosi fatto modo si ha il vantaggio: 1° Di aprire in un sol tempo lo speco vertebrale per maggiore o minore larghezza ;
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2• Di conservare le apofisi spinose insieme con l'apparecchio legamentoso; 3° Queste apofisi spinose reci~e a· cuneo vanno poi ad incastrarsi tre. le lamine vertebrali, e, sia per l'in· castro, sia per essere la loro superficie interna liscia non possono ledere il midollo, lo che potrebbe faci lmente accadere col processo del Cavicchia, col quale le apofisi spinose sezionat~ più o meno irregolarmente alla base, si infossano per la larga breccia nel canale spinale fino a ledere il midollo.
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300
SUTURA CIRCOLARE DELLE ARTERIE Per il d utt. Troiani Pietro, tenente medico :11ldetto ~Ila Scn'lla d'appli c,,zionc di !bnita militare 10 Firenze
P er evitare disturbi nutritivi gravi, quando nella legatura per ferita di grossi vasi non si ristabilisce pronto e sufficiente il circolo collaterale, si è pensato di conservarli per vi med iante la sutura.; e ciò Rpecial· mente nelle lesioni delle vene alla radice degli arti. Numerosi esperimenti (Lembert, Postempski, Burci, J assinowscky, Muscatello, Lampiasi) hanno dimostrato la razionalità di questo metodo di cura, poichè si è potuto ottenere la emostasia definitiva mediante la. sutura senza compromettere la canalizzazione del vaso. P er opera del Durante, Kummel, Garrè, ecc. l'augiorra.fìa è entrata. nella pratica chirurgica. Ma altri esperimenti hanno mostrato anche la possibilità della sutura circolare delle arterie. Murphy nelle ferite trasversali di grosse arterie interessanti più dei due terzi della circonferenza, ha proposto di completarne la divisione e di riunire poi i due monconi per invaginamento. Altri hanno riunito i due capi mediante una sutura a punti staccati interessanti tutti gli strati della per rete vasale. Ho ripetuto tali esperimenti sulla femorale di grossi cani adottando il seguente metodo:
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S UTURA CIRCOLAR E DELLE ARTERIE
301
Prima di re0idere trasversalmente l'arteria ne pratico la doppia legatura elastica per avere l'emostasia ;provvisoria. 11 Bonomo consiglia di passarvi due fili di catgut; li torce lentamente e li fissa con una pinza di Pean. Comincio la sutura nell'emicirconferenza posteriore, tenendo la coscia semifie~sa sul bacino. Con aghi cilindrici sottilissimi e con seta n. O, do punti staccati simili g, quelli di Czerny per la sutura intestinale. I nfiggo cioè l'ago alla distanza di l ' ~·2 mm. dalla linea di sezione, attraverso avventizia e muscolare ed esco sulla superficie di sezione tra la muscolare e l'intima. Distanti fra loro l mm. circa appl ico tanti punti quanti sono necessari per fare la sutura ùircolare completa. Preferisco annodare i fili ad ogni punto. Quindi fo una sutura circolare continua comprendente semplicemente l'avventizia. Fo la stessa sutura che di A polito pratica per l'intestino. Così la prima linea di sutura viene completamente coperta dalla seconda. Con la sutura di Apolito il filo decorre nascosto e nel luogo di riunione dei due monconi vasali non appare altro che una linea l"ggermente ondulata. A provare se i punt i tengono bene, tolgo prima il laccio elastico posto sulla porzione periferica dell'arteria. Con un piccolo tampone di garza fo una modica compressione. Cosi il sangue accorre lentamente per il circolo collaterale e viene a contatto con la linea di af· fronta.mento. Il poco sangue, che può uscire, si coagula. Dopo un certo tempo tolgo la compressione, e se, come in genere avviene, non vi è perdita di sangue, tolgo gradatamente anche il laccio posto sul moncone cen· trale. Osservo se la pressione !:!anguigna aumentando dà. luogo ad emorragia. In caso affermativo, riapplicando o non il laccio elastico, passo uno o due punti Lembert dove è necessario.
B02
SUTU RA ClltCOLARE DELLE ARTERIE
Constatato che non vi è assolutamente nessun gemizìo sanguigno, fo la sutura della guaina. vasa.le e poi delle altre parti molli. Con tale metodo ho fatto quattro suture circolari dell'arteria femorale di due grossi cani e una in uno piccolo. Le prime quattro hanno avuto esito felice, poichè l'arteria è rimhsta pervia. Nell'ultimo s'è formato il trombo. Questo metodo di sutura. presenta il graude van· taggio, che, non attraversando il filo tutte le tuniche vasali, sono diminuiti i pericoli della trombosi, sia perchè non si ba. un corpo estraneo nel lume vasale, sia per chè l'endotelio non viene alterato. Quest11. operazione può praticarsi sull'uomo, quando si tratta di vasi di grosso e medio calibro e con tu· niche interna e media sane. L'emorragia secondaria non deve temersi, quando si opera con scrupolosa. asepsi. L'unico inconveniente potrebbe essere la trom· bosi asettica. Conviene però non nascondere, ohe l'opera.zionA è assai d elioata e richiede e3ercizio molto più di una su · tura intestinale.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA Bloerohe sulle aoatanze albumlnoldee delle urine del tuberoolotlol. - (La Nuova Rivista clinicoterapeutica, n . 6, 1900).
SIMONELLI. -
Le conclusioni che l'A . trae dalle sue ricerche eseg uite su iO infer mi, di cui 31 di tubercolosi polmouar·e, 6 di tubercolosi delle sier ose, 4 di tubercolosi glandolare e 29 di tuber· col o~i ossea od articolare, sono le seguenti: t o Delle sostanze albuminoidi, la cui compa rsa nelle urine ha un valore clinico meglio deter·minato, sono state rinvenute dali' A. nelle sue osservazioni: l'albumine (sie1·ina O g lo· buline), il peptone ed il propeptone (albumosa) : non riscontrò ma i nucleoalbumioa. 2° L'albumina è state riscontrata in 60 infer mi (80 p. 100); il peptone in 53 (70 p. 100); il propeptone in una sola inferma di tuber colosi polmonare pochi giorni pr ima della morte. 3° ~'albumina é stata riscontrata nei casi che si accom· pagnavano a vera nefrite, e negli stadi gravi della malattia. 4° Il peplone é stato trovato soprallutto nei casi che si accompagnavano a lesioni intestinali e adegenèrazione grasse del fegato. s• Il pr0peptone fu trovato, come flià :;'é dello, in un solo caso, nel quale, però, non si tJ•ovavano appareuti lesioni o ssee. E. T.
Cara della tuberoololl polmonare mediante lnlestonl lntravenoae 41 formolo. (La Semaine méclicale, n. !;1 1900)-
Il d o tt. R. Maguire, merlico del reparto tubercolos i del Brompt.an H ospilal di l.ondr·a, inslitul recentemente con i più lu s in g hie r i risultati, una serie di esperimenti sulla cura della tubercol osi polmonare mediante iniezioni endovenose
304
RrYISTA MEDICA
di alùeide formica. Dopo d'essersi convinto, mediante espe· rienze pralicale dappr·ima sugli animali, dopo su di se stesso, che tali iniezioni non potevano presentare inconvenienti di sorta purchè praticate con le necessarie precauzioni, egli si decise ad applicare ai tisici un tal metodo di cura. E ~ li impiega una soluzione di una parte di formolo per· 2000 parli d'acq ua. Fino ad ora egli ebbe a curare in làl guisa più di 70 tubercolosi in it<tadii di fferenti, e tutti migliorarono notevolmente m ediante iniezioni endovenose gior· nalmenle ripetute di 50 centimetri cubici di soluzione di formolo al 0,5 p. 100. Tale miglioramento rnanifestossi con l'alteuuar·si dei segni fisici e delle l esioni polmonali, come pure con la diminuzione dell'espettorato e della febbre. In alcuni pazienti scomparvero perfino completamen te dagli l'pulì i bacilli del Koch. Tali favorevoli risultati sar ebbero do vuti al formol o, somministrato per via endovAnosa che penetrando dir~llamente dal venlricolo destro nei polmoni vi esPrcitrr·ebbe la sua azivne bactericidl:l . In una sua recente memoria il Maguire fa conoscere come egli ultimamente abbia progre'3stvamente elevato il titolo della soluzione di cui si ser ve fino all'uno p er duecento.
G. B.
lulezlone lutratraoheale d'etere lodoformtoo nella tll· beroolosl della larlng&. (La Semaine mddicale, n. 50, 1900). Ila qualche tempo il doll. Vacher (d'OI'Ieans) tratta con successo la larin gite tubercol are mediante iniezioni intr'alra· cheali di una mi scela èOsì èomposla: Etere io.loformizzato a saturazione gr·. 100 Guaiacolo . " 5 Eucaliptolo . . . . . . • 2 M entolo . . . . . . ed in ietta nella lt•ochea fino a due cenL cubici di tal liquido. Cnnlrariamente a quanto si potrebbe supporre, tali i niezioni sono sopportate pel'fettamente bene. causando soltanto una viva sensazione di CAiorre che per6 non t~rriva fino ad esser dolot'osa, non provocA ndo spasmo glotti.feo e di ssi· pandosi dopo un certo numero di inspirAzioni L'alito tuillavia conserva, durante qualche or'a, l'l)rlot·e carallerislico ÙE>ll'iodoformio e del guaiacolo. So Ho l'influ enza di tal lrallnmeuto
1
RIVIST;\ MEDIOA
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s'attenuano i dolori laringei, diventa piu facile l'alimentazione e migliora lo stato generale del mttlato. Tale effetto terapeutico, secondo l'autore, sarebbe dovuto alla {·n·a nde quantità di principi a ttivi portali mediante l'etere nella glol· tide, nella trachea e fin nelle più sottili ramificazioni bron· chiali. Infatti, p raticando l'esame laringoscopico s ubito dopo una ùelle iniezion i inll•atracheali in questione, si t•·o va la glottide tapezzata di uno strato ininterrotto di iodo formio.
G. B. RoussEL. - Olro& un nuovo slDtomo della tuberoolosl polmonare. - (La Presse Medicale, n. 38-1000). L'autor e espone un sintomo non ancor r eso di pubblica ragione dal primo esordire della tubercolosi polmonare. Consister ebbe in un dolore risvegl iato percuotendo leggermente il petto con l' e~ Lremila del mPdio o dell' inùice r ipiegall ad · uncino (percussione unegueale). Tale dolore, più o meno vivo, sarebbe manifesto sopralullo nella re~iooe sotloclaveare, a livello di una zona limilata in allo della clavicola, in basso dalla terza o quarta costola e che in dentro si arr esta a tre o quattro centimetr i dalla linea mediana. In fuori talt1 regione dolor osa si estende l!pes:;o sul pomo della spalla continuanclosi in una zona iperestesica che occupa la rossa sopraspinosa, più di ra ro la sottospinosa. L'autore, per diverse consider·azioni ritiene che i fenomeni dolorosi non hanno per sedi la pelle, ma bensl le masse muscolari sottostanti. Difntti non si mostrano punto dolo r osi la pressione, il pizzicamento, la torsipne della pelle, mentre la percussione determina sempre un dolore piu vi vo negli spazi inter costali che sulle stesse costole, mal~rado la presenza, in tal caso, di un piano osseo imme· diatamente sotlostante. Da ultimo l'osservazione di un' isterica presentante un' emiaoestesia completa di tutta la metà destre. del corpo ed affetta da non dubbi segni di tuber colosi polmonale til pr1m0 per iodo. diede all'autore una splendida ricon re.·ma della sua ipotesi. Tale inferma mentre non avvertiva nernméno la puntura di un'ago che le attra versava la pelle in tutto il s uo spessore, riporta va vi vo dolo re dalla percussione immediata leggiera praticata secondo il metodo 20
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RI VJS'l'A MEDICA
dell'autore nella r egione sop r·aclavicolare e nella regione soLtospinosa del lato destro. Tale iper estesia cutanea é attri buita aal Rul>sel o ad una n evr•tte rifl essa o ad una miosite per pr opagazione ; in tutti i casi essa si sovr apor r ebbe ~sal temente a delle lesioni polmonari di natura tuber colare della sommita del polmone.
G. B. ) .
Utllltà del decubito laterale •lnl•tro negl'lndlvldul con febbre tifoidea. - (La semaine médieale, n. 51, 1900).
E wART . -
Nei dotienenterici si ril eva con la palpazione alla fossa iliaca desl1•a una sensazione di pienezza e di r P-sistenza ; con la pe1·cusl!ione una l'isuonam:a più o m eno o ttu sa, mentre
poi alla fossa i!iaca sinistra si ha cedevolezza alla pal pazione, sonorita timpanica alla percussione. Ora l 'A. nella sua clinica ospitalier a di S. Gior gio io L ondra, ha potuto accertare che basta far situare il malato sul decubito lateral e sinistro per aversi dopo qualche minuto al Ialo destro cedevolezza alla pal pazione e ri ~uon a nz a timpanica alla percussione, mentre il Ial o sinistro si fa r·e~ i s te 11te ed ottuso. Questo fallo, certamente dovuto al passag-g-io nel colon discendente dei Jllaler iali accumula tisi a li vello della pnrzione ileo-cecale dell'intestino, gli lta sugtzer·ito l'idea di far ~iace['e i dotiene11ter·ici in perm anenza sul decubi to lateral e sioistr·o pa r~ia le . A tale uopo egli fa rial zare alquanto il lato dritto della mat era~sa mediante un cuscino oJ un L1·aversino, oppure fa sollevare leggermente i due p:edi del Ialo destro del letlo mer cé due blocchi di legno. L'A. opina che questa posizione, come d'altronde egli ha potuto confermare in mol ti casi, impedendo la stesi delle mater ie fecali nell'intestino, eserci ti influenza favo1·evole sulla Avol uzione della Cebbr·e ti foid ea e per conseguenza notevolmen te migliori lo stato tifico.
cq.
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
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Vertlglne aurale l1terloa. - Weutsche Zeitsehrift fii r Ner oenlteilkuncle, Bd. XV II, H. 3, n. 4, 1900).
RYUALKIN. -
11 caso rife r·ito rappresenterebbe il terzo nella letteratura m~lica.
Trattasi di un giovane, della eta di 2~ anni, che di tratto viene colpito da attacchi speciali, consistenti in un senso di vert1gine con ronzio all'orecchio s inis tro e con rotazione del capo e poi di tutto il tronco ve•·so il la to sini;.tro. Qualche volla a ques to pe•·iodo prodr·ornico s uo le r:-uccedc r e la perdt la della coscienza e la fase epilell-oide del grandA allacco isterico. Co11 l'esam e obbiettivo si riconosce emiparesi sinistra, a>sociata ad anestesia della intera me tà sinistra del cor·po. L'A. mette in ri lievo come tutti i C!!raller i dell'accesso in questo soggetto sono di natura isterica e come in esso mancano i s oliLi attri buti del vero attacco epilellico. L'esame delle urine cunferma il suo a sserto ; infalli si trova che tulli gli elementi solidi e specialmente l'acido fosforico sono diminuili, fatto car atteristico de ll' istet·is mo . Le ricerche o toscopiche sono t•iuscite del tutto negative. lra~lo
cq.
Saggio •alla pslonlogla del tllloo. - (A rehioes gén.érales de medeeine, sellembt'e, 1900).
LBTULLE. -
L'autore oon s i occupa che dello stato intellettivo ed affettivo dd tis ico. Nei primord! della malattia, secondo egli dice, la inlellij{enza è conservala benissimo, anzi si nola nel malaLo una marcar.a imper·attività intellettiva, che il so:rgelto espli ca realizzando numer osi e svariati pr·ogelli. Invece nef{li altri stadi del male è rimarchevole la inattività pschice, Hssot:iata a lla indifferenza; ioaltivitA, che poi rimane inallel'ala, quando per avveotu rtt sia per aversi la guarigione.
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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
La memoria e la volontà, in gen er·e, non subiscono alcuna alterazione dura nte lutto il decor so del m or·bo. È molto rai'O, q uAntunque dalla maggiol'anza ve ng a cre duto il conlr·ario, che il tisico presenti nel periodo cons un tivo una illus ione delirante cronica , lauto da creder·e di andare s em pre mip:lior·ando di pari passo con la diminuzione delle forze ; ques ta illus ione, s e pur s i ver·ifìca , è dato più fa cil· mente di riscontrare nei medici ('), nei farmaci s ti, ecc. D'ordinllrio il tis ico si most•·a di umore depresso e di caratte r e irrita bile; in lui tutte le deficienze del senso morale, o ch e siano innate od anche acquisile, si a cuiscono durante il d e corso della malattia e tali si mantengono dopo una e ventua le guar•ig ione. Sono ammalati egois tici nel massimo grado, ed ap punl0 per l'egoi!'<mo si spiega la lor o gelosia estrema (massime se do nne). lo s pirito di vendetta, il rancore serbato a lungo e cosi via. cq. LrcuTsCt. EIN. - Son11o da olorallo prolUDgato nella oura della oorea. - (Med. Record, 1900). Nelle forme gra vi e protralle di corea , in cui o p: n i altro mezzo era fallito, l'A. ottenne ris ullati molto sodJis facenti in tre casi con lo provocazione di un luogo so nno per mezzo del cloralio. Si deve soltanto osservare che non bisol!llo ricorrere a dosi troppo de boli, essendo ri sa~uto che agli indi vidui affetti da corea occorr·ono dosi maggiori che ag li individui san i pe r addormeulars i. L' A. comincia con 60 a 90 cenli~r·a mmi, e dalla durata e dalla pr ofondità del sonno egli deduce se la do!>e dève csser·e aumentata o diminuila, e quAnte volte davl:l esser·P. r ipetuta. Il sonoo de ve essere cosi proronùo da indulTe un compl eto ripoM dei muscoli ; P, d'altr·a parte, il dormiente deve rr!'<ponder e 11d una chiamata fatta a voce alla Per imperl ire la s favorevole iufluenza sul cuore, l'A. a ssocia il cloralio a piccole dosi dJ s tr·icnina . Si de ve sorveglia r·e continuamente il pnlso e la re !>pirazione, e drminuire la dose, non ap pena il primo si fa celere, e la seconda s i fa lenta. Dei tre ammAlati dell' A., una ragazza dodicenne pr·ese 160 gr·aromi di clor a lio in 21 gior ni; u o ragazzo di 9 anni
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96 ~rammi in 13 g•ot•ni, e una runzzA di 11 anni 120 grnmmi in 23 giorni . T utti e tr e questi ragazzi gual'ir ono completamente. Anche altri auto r i, come Frerichs, Mosler , Boucltut, GAirdoc r, ecc, rife r iscono eguali l'is ultati ottenuti ac~" idental mente nei mala ti d i corea col sonno prolungato da cloralio. E. T. FRE~Kf.L e F OERSTER. -
Bloerohe •ul 4laturbl 4ell& •enslblllt:à nella tabe dorsale. - (A rchio. j'ilr Psichiatr ie, B. XXXIII, H. l, n. 2, 1900).
Gli autori presentano le s eguent i conclusioni cliniche, desunte da llo e'lame di 49 casi di osservazione: 1° Non v'ha tabe con a t~tss ia s enza che coesi;:tano i distur bi d e lla sen sib ilità u rtico lare e del senso muscola r e; p01•ò non fu dato di os;:ervare parallellismo costante Ira atassia e lesioni df;;l ~enso m uscolare e della sensibi lità a l'li colare; 2° In tulli i casi e;:aminati si sono r ilevati idis tu r bi della S<!nsibihtil culllrH•a , più s pesso al tronco; più rara mente al capo: in soli tre casi, nei quali l'atassia era molto notevole , questi mancavano sgli arti inferiori. F requente ì~ ipereste;:ia al t•·onco per il fr•eddo. La sensibllilil dolorifica d'ordinario è colpita piu ta rdi di quella latlile. In un sol caso gli au tor i banno riscontra to unA zona di anestesia. In generale la es tensione delle r egioni cultmee sen!'!ibili al dolore è s uperior e a quella de lle rel{ioni con semplici distu rbi ta llili; ao P er lo più non fu osservato alcun rapporto, alcuna dipendenza, alcuna continuità t·egolare tra le singole zone cutanee colpite dai disturbi della sensibiltta. Secondo gli autori, il processo patologico co lpisce ad un tempo segmenti del midollo spinale molto dtstan ti gli uni dagli alll'i; 4° Nella tabe i dis turbi d"lla sensibilila seguono il tipo dello distribuzioue dei n ervi all' usc1ta dei centri, e ciò contra· riameote a quanto é da to d i oss erva re nell' isterismo; sicché anche dalia forma di ques ti distu r bi si può r iconoscere nella tabe la natura rad•cular a della m alattia .
cq.
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Clroa l t> fratture da trattaral ool maaaagglo e oon l a mob1Uzr.azlone. - (Journal des Praliciens, a ~os lo 1900).
LuCAS CIIAMPIONNJÉnE. -
L'autore e!'; pone da p l'ima i cnncelti fisiopatol ogici che d i mostran o la razionalità del melodo di cura delle frattur e col massa ~gio e con la mnbilizzazione, dimostrando come l'immoLilizwzione a ssoluta s ia meno favore v0le alla r eintegrazione delle pa1·ti molli. Eg li avendo applicato tal meloJo curativo ad un numero grandissimo di sva riate frullurr, viene alle seguenti conclu · sioni ci1·ca l'opportunità e l'indicazione di tal metodo nei vari cas i. Il dolore pr·ovocato da prima da tal metodo curativo, deve sparir e ben p1·esto, allt•imen ti è indizio che i necessari man egg i non vennero convenientemente curati. La contrattura scompare ben pres to ed il riassorbimen lo del sangue e dei licJtlldi essuda ti avviene molto più presto che immobilizzando l'ado, le cute si mantiene vitale, pastosi i tes!:iuli clell'in Lel'o lil'lo. Po ssono esser trattate, senza immobilizzazione e con la completo soppressione di qualsiasi apparecchio immobilizzante lulle le ft·allure dell'omero alla parte su periore ed a lla parte infel'iore; alla pa1·Le super iore fin o all'insel'zione del del10i<ie ; t~lla parte inferiore fino a quattro dita li'As verse dell'arlicolazione del gomito. In egua l modo possono esser li'Atlate lulle le fralture del gomito, sopratutto quelle dell'olecranoo; lull.e le frallu1·e del radio che non portino uno spostamento cons iderevole della m~:~ no indietro; tutte le fratture della clavicola tulle le fratture Jei perone alla perle inferiore, tutte le bimalneolori s?nza tendenza alla devia zion <~ latei'Hle o pnsleriore . Così pu ro s i potranno egualmente Ll'<are le fratture dell'omero alla parte media purché senza spos tamento e così pure le fi'HLLut'e srnza spostame nto delle 2 o~sa della gamba e delle due ossa dell'a vambraccio. Nei casi suddelli bas teranno semplici mezzi di protezione, s enza una
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oll
vera e propria contenzione, mentre in allr·i casi si potranno aver e oUimi risultati combinando apparecchi, mAssa ggio e mobilizzazione immed iata . I movimenti melodici dovl'anno esser pr aticati in un'epoca l a più vicina po;:sibile al momento della frattura ed il massaggio praticato in modo dolce e pro gr essivo fino in vicinanza al focolaio di frattur a, senza azione sul medesimo, mbnlre nei giovani e nei vecchi nei quali v'è tendenza a formazione di calli esuberanti, si può praticare la rnobilizzazione senza massaggio. G. B.
Contributo all'analge•ia oooatntoa ool metodo del •ter. - (.'i11pptemen.to dd " /'olic/in.ico ~ .
G. C AVAZZANL -
22 decembre 1900). Snno in complesso ;:e<>sRnluna operAzioni, pr AticAte rlal l'autore, e che per la m~:~ssimfl pa r te t•rn•·ed"ller ., con tutta rPi(ol~:u·ita. I n f>~ cal'lr l ' analtxr>~ia fu completa, in modo rla de;:tar•e le meraviglie spt>ci•olrnt>nte dei malati stesl'li. Dal cornple"SO delle osservazioni r rsullò come la fretta nPI comincrar e l'atto operAtivo spPsso !'ia s10ra causA rl ep;li esili meno brillanti, e come sia necessar io aver· pazienza ed altendere l'etftltlo del r imedio per uno S)'&zio di tPrnpo pr opor zionale all'altezza del punto sul quale ùeve cad... re l'operazione. Perciò, se 5 minuti l'lODO sufficienti nelle opt>razioni l!otlo il ginorchio, 7- 8 sono necessari nella coscia, 10 operando sullo scr oto e 15 oper•ando s:ull'addome, emie, laparotomie, ecc. Le lamentele di certi operandi nfln rispondono meoomamente a realta di dol ori pr·ovati, m a si devouo con~;idera re i n l utto dovute a pr ecoocello sfavor evole, s sugg-estione paurosn che l r afforrna una semplice sen!òlezione lallile in una sensazione dolor osa puramente immaginaria. T uUavia una nar cosi iniziale potrebbe eliminare tutta questa r ipugnanza. di pr ecoucetli e r endere la pratica piu accetlevole finché sia invalsa nell'uso. L 'autore ebbe bensl a r iscontrare delle elevazioni ter miche consecutive alle i niezioni in parola, ma non una ver a febbre, cosi pure la cefalea alcune vol le fu un po' intensa, ma anche in tali casi egli cr edette di r iscontrar e soltanto un faLlo suggestivo di imi tazione. Raccomanda di adoperare per l e iniezioni una soluzione di cocaina al centesimo in sier o artificiale; pr aticando la sterilizzazione del liquido mediante bollitura della sol uzione del cloruro,
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nella quale, un po' l'affreddata, !>i scioglie il ciOI'idl'ato di co· caina nella proporzione dell' 1 p. 11'0. Vt>Lro steril e, siringa ste1•ile, deler:::a la cute, ne~sun inconveniente ebbe ad insorgere riferibile ad eventuali innt>sti settici. L'autore conclude a ffermando che se anche qualche sinistr o ebbe a contl·as s egnar e l'esordio dell'analgesia cocaiuica, non sarebbe legittimo di rifiularne i vantaggi, ma invece doveroso tende1·e ad elimina1'ne gli inconvenienti. G. B.
Cura delle uloerl varlool8 medta.nte medloazlone all'iodoformlo, ricoperta da una fuolatura lnamo-vlblle. (La Semaine Médicale, 6 giugno 1900). Tal metodo curativo, indicato ~pecialmen le per le ulcer i varicose venne idealo e messo in pratica in i6 casi dal dottore H. Baaz di Gratz con ottimo r isullato. Egli procede in tal modo: dopo aver lavato piede e gamba con sapone nero ed acqua calda, disinfetta accuratamente l'ulcerazione e le parti cir convicine mediante soluzione di sublimato all' 1 ·;oo, quindi polverizza abbondantemente la piaga con iodofor mio e la r icop1·e con silk proteclivo di Liste1·. Allor a ricopre i Lessuti infiltra ti e callosi del contorno della piaga con della pasta di Las:::ar, cc•mposta di una parte di os::::1do di zinco e di una parte di amido per due parti di vaselina p:ialla, a mette al d i sopra della ga1·za e cotone aeellico. C1ò ratto, egli applica sul piede e sulla gamba, scpara nJoli mediante ddle fascie d1 tarlatana, quattro ~trati s uccessivi di una specie di colla all'ossido di zmco, formata secondo la seguente fo1·mula : Ossido di zinco Gelatina ana grammi 20 Glicerina Acqua dietillala ana grammi 80. Da ultima ci rconda il membro con una fascia di mussolo. Il paziente può con tale apparecchio camminare benissimo, rinnovandolo sollanlo ogni tre settimane, a meno che, pr ima di tal termine, non sia altra versato dai prodotti di secrezione. Quando la piaga comincia a gl'anuleggiai'e, si sostituisce l'iodoformio dopprima con una pomata d'ossido rosso d i mercurio, poscia con vaselina borica . Guarita l'ulcera, s i continuo, ancora per qualche tempo a proteggere la cicatrice
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mediante l'ossido di zinco gelatinato, al quale be nlos to si sostituisce u11a semplice fascia di ga rza. lu p1•esenza di un'ulcera e ris ipelatnsa della gamba, si de ve, pr1ma d' incominciare l' in o~ icato me todo cm·a tivo, ollenere la guari~[ione del proress o flemma sico, medianto riposo in letto, Msociato all'applicazione di compresse Imbevute di una soluzione di t~cetato d'allumina. G. B.
W. SEIF'FER. - Bulla dlsten•loue del nervi nella mahttla 41 Thom•en. - (Cenlralblatt.(il r Jie Ch1 rurgie, n. 2G, 1900). L'auloJ·e basandol'i sulle asf>erzioni df'l Ges!" lel' , di avere guarito a lcuni casi di m alnllia d1 Thomsen medinnte lo dist~nsio ne dei nervi, alli) scopo di sostituire un'atrofia muscolare arlifìciale a lla ipertrofia dt>genera tiva che esiste in tale malati i a, tentò tal cura in due casi; ma disgraziatamente senza ricavarne gli utili risultati e ta nto m PUO la jlUt~ri~<ione che dice d'averne ottenuto il Gessler . I n amhedue llli infermi e11li praticò la distensione di am b.. d ue i n e rvi c•·urali, ed in ambedue i casi vide svolgersi un'alrofìtt del quad•·icipi~e e del vasto inte rno di des tra; forte ipe ralllesia sul lato in te rno della gamba e de l ter zo inferiore d Pila coscia sul Ialo destro; diminuzione della reazione miotonica nel quadricipile de~Lro; abolizione della eccitabilità elettrica dd muscolo va l'lo interno; i riflessi patellari debolir-simi. L' andatura non miglioz·ò; appa rvero sempre ipertroftci i muscoli dei polpacci e del braccio superiore, i g lu tei ed i romboidi. G. B.
G. T ou FFJBR. - Bo•tttazlone 4el oi.rbone •terlllzsato all' to4loformlo nella oura delle taberoolo•t ohlrur· giohe. - (La Semaine médica le, 1!8 novembre 1900). La sostituzione del carbone sterilizzato all'iod oformio nella cura delle tubercolosi localizzate é dovuta al prof. Friinkel di Vienna. Egli dopo aver tolti lutti i fr ammenti ossei e tutti i tessuti tubercolosi, riempie la f~ rita o peratoria con della glicerina che contiene in sospPnsione il 10 p. 100 di pol vtre di carbone animale, pr-epara ta esclusi va m~nte me· diante delle OS88 e stel'ilizzala all'auLoclave durante 12 or e alla te mperatura di 150o o 160•.
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Consecutivamente egli sutura l'incisione cutanea p1u erpossibile, ed applica una medicazione an lisellica ch'e~l i la!<ci a in sito dut·aute dt1e o tre settimane. QuaJJ do è resa impossibile la chiusura completa m ediante su tur·n, eF:Ii in d r·oduce nella l'eri la delle bandelle di garza im l'r egnale di una miscela di gl icerina, di alcool e di polvere di carbone sterilizzato; tali bandelle venner o prece· cederl-lemente pur esse sterilizzate in un apparecchio di sterilizzazione a va por e. Dopo otlo giorni egli toglie la fascialut•s ed esl!·ae il drenaggio capillare. Sop1·atttllQ sorprende, negli individui curati in tal modo, il non scnrg.-re lr-~ tempPrHLure elevate !i<oliLe ad ossPrvarsi durante 1•arecchi 7i01'11i rlopo IH ìniPztoni di glicerina i odoformizz,.ta Snl lanto in qu ~:tl cil e cal"O il Frt1•tlcd notò una febbr·e pa !'l::>e~gera Chi' 110n :<UpPrava perÒ i 38•. In qu11nlo all'rnfluPnza es,..r citala dal carbone sulle ferite operAtori f', es!la \Jimostrossi consider evole tanto quanto quella dell' iodofom•io. Come Lttl r1medio , la polvr r e di cArbone ha per effetto di diminUJre le secr ezi()ni, di favoril·e la proliferazione cellulAre e di favorir·o una l'apida cicatr·1zzazì one che finora non ebbe mai a da1· luog(> ad una r ec1d1vH locale. Negli C!>pPrimenti del Friink el, la polvet·e di carbone si m ostrò inferio1·e all' iodoformi o soltanto come deodor·ante. Quando Lrallasi della cura radi cale dell'otorr ea cronica e della necrosi del moscellare con s e~rezioni fetide, giova impiegare l'iodofo t·mio. Ma fa tta estrazione da tal caso speciale, in qualun11ue caso occorra stimolare lo sviluppo di bottoni carnosi oppu re la cicatrizzazione di ferite recenti, la polvere di car bone d eve esser preferita all' i odoformio. Tal metodo pt•esenta un solo l eggiero inconveniente: esso determina talvolta una pigmentazione nerastra della cicatrice dovuta al fatto che, pratir ando la fas ciatura, talvolta dei grani di / carbone penetrano n ello spessor e del derma. melicament~ che gli é
G. B.
O. MAflGARUccr. - La oura del laparooele lngulnale. (Supplemento del a Policlinico • , 15 drcembre 1900). L 'autore espone un intervento ch i rur~ico da lui es~o~ilato per curare ra dicalmente f]Uell' infermità che il N ovaro chiamò: Laparocele ingttinale, caratterizzata da un simultaneo e pres-
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s0chè identico 1-rrado di a ssolli ~liamento e di d istens ione di tutti gli strati che compongono la pArete addominale della regione iuguinale, cioè peritoneo, tessuto sotloperitoneale, fascia lrasversalis, muscoli tras verso e piccolo obliq uo, porzione muscolar·e e porzione sponevr·otiea del g1ande obliquo. l soffet·enti di tale mfer mità s pesso accusano drsturbi subiettivi quasi identici a quelli presentati dagli stretti d'er·nia inguinale ~>e nza poterei porr e rimedio di sorta, do nde la necessità dell'atto operativo idealo dall'autore. Que.sto nel complesso consis te nella iulerpos izione Hlterna dd dive rsi strtt.Li della pa rete, inLer!JOs rzione resa abbas tanza facile dall'essere tossi co~ì ~>viluppttti in superflcre da permeller e una lar·ga sovrappo..izioue dei loro mar·$rilli in corri~po n denza dell'incisione. Perciò inci!'a la cute ed il contneltrvo sottocutttueo come per l'operazione del Bassini, succl"'!'l,;lvame nte tugl1a per per un ' u~uale lun g hezza l'apone uros i del gr·ende obliquo mellendo co!<l allo scoperto il funicr llo. Riconosciuto il labb1·o interno della docc1a felloppiana, isolato e sollevato il cordone, pra tica la ricostiluzione della perr te, riunendo fra di loro con una s er ie di punti di s utura s taccal i i due muscoli piccolo obliquo e trasvcr so ed il labbro posteriore della doccia falloppiana. l n un sP.condo tempo, pratica un secondo piano suturando il lembo es terno della aponeurosi del grande obliq uo con la faccia este1·na del muscolo piccolo obliquo; segue la costituzione del terz.o piano oltenula mediante sutura del ma rgine libero del lembo inter no dell'a poneurosi del grande obliquo lungo il legamento falloppiano, lasciando sottoaponeurotico il funicella che cosi viene a trovarsi in nna spe cie di n uovo spazio o canale aponevrotico cr ealo con la sovr apposizione ùelle due sezioni del· l'aponevrosi de l grande obtiquo. Da ullimo con u:1 sol piano sut.ura la cute ed il sottocutaneo. G. B.
RIVISTA DI OCULISTICA L' lttlolo oout ro la oouglWltlvlte grauuloaa a forma aaooulenta - (La Semaine IHédica le , 26, ·J90ù).
EBERSON. -
Se la for ma secca del trecoma cede ordinariamente e-lle ca,uterizzazioni col solfato di rame, la forma succule nta, in cui la tumefazione delle pa lpebre e l' ipersecrezione delle
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RIVISTA DI OCULISTIOA
palpP-br e son p1u pronuziale, sarPbbe uti lm~>nte mori ific·.ala, second<J l'autore dal le applic»zio ni quotidiane d' ittiolo falle sulla con~nliva ne l s•·guenle m odo : Dopo aver lavato il sRcco con g iuntiva le con un tampone di colone a s ellico imbev uto di una soluzione di sublimato a l 0,2 p. 1000, si spande s ulla c ongiuntiva, per m e zzo di una picco lt1 spatola, qualr.he gocc1a di ittiolo allungato nel suo volume d'a cq uu. Si la8cia il medicamento in sito fino a che il mala to no n a c c us i piu la s ens azion e d i bruciore che vien p t·otlolla, sulle prime, da l conlallo di l'jUe!'LO lopico , poi si lava l'occhio con acqua ster ilizzata . Alcuni g io r ni dopo si pas!'a alle appl icAzioni di itLiolo non diluilo. Questa cu t·n dr·ler1omerebbe s ubito un soll ie vo considera · vole ; inolt r·e, continua!ldola per un Lem po sufficiente, non s i t ar·tle rebbe ad ollenere sia la g ua ri g iorte definitiva d e ll'affe zione congiuntivak, sia , almeno, la sua tras formazione in tracoma secco, facilmente curabile con la cau ter izzazione col solft1to di rame.
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E. T.
P. R i.iMER. - O•aerv&zlonl aperlment&U aulle lnfeuont dipendenti d&l aaooo oongluntlv&le. - ( Zeitschr . .f. Hug., XXX II , s . 2H5). Il r.ontenuto in ~e rmi del ~acco con g iu n tivale è variabilissimo e d ipende dt~ll e cond iziOni di vita de ll'inJi vi(luo e dai mezz1 di difesn d t::ll'occhio; in altr·i tPrmini, il numero dei gt>rmi viene dimmuito da1 me zzi meccanici di p rot... zio ue clel l'occhio stesso, ossia dai movimenti delle palpebr e e dalla irrijlazione dellè lagrime. In certi stati patolog ici (impedita chiusura d elle palpebl'e o malattie dei condotti laJ[rimali, per cui é impP.di to il n ot·male de flus so delle lagri m e). il c ontenuto s ud J e tto s i m od ifica, c o me pure (Juando s i ve rificano catlive .. cond1zio n l ig ie niche; cosi pe r esempio aumento sotto l'influenza della polve r e anche quando f(Uesta sia sterile. Nè si d e va dimenticar e che la presenza della polvere ha grande impo rtanza nell' infr:!zio ne lo cale dei tr·aumi de lla congi~n tiva, poiché p roduco lievi d t>pi te lizzazioni, favorisce l'entrata ai micror ganismi. N t' lle condizioni no rmali il sacco co ng iuntivale non deve p unto essere considerato quale porta d i entrata di germi i nfeltivi, poi citò se, da un Ialo, la struttm·a a nalomica della congiuntiva r ende impossibile la penetra-
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RIVISTA DI OCULI STIOA
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zione dei micror ganismi se non si verifica una perdita di sostanza, dall'altro, i mezzi meccanici di protezione dell'occhio allontanano rapidamente i batteri. L'autore chiuse il condotto naso-lag rimate a conigli, cavie e topi, e poscia por tò nel sacco congiuntivale alcuni batteri assai virulenti (setticemia dei topi, colera dei polli), con questo risultato: che gli animali in cui lo vie lagrimati erano obliterate , si mantennero sani, mente quelli in cui queste vie eran pervie morirono. Dunque se dal sacco congiuntivale i batteri non penetrano nell'organismo attraverso la congiuntiva, sono però trasportati dai condotti nasali in cerli punti io cui riesce ad essi possibile il penetrarvi ; e questi punti sono es senzialmente rappresentati dalla mucos a nasale. E. T.
Operaztout •all'orbU& per via temporale. (Atti dell'Accademia di medicina di Parigi, 1900).
VALUDE. -
L'autore ebbe occas ione di inte1·venire tre volte sull'orbita per la via temporale, praticando così un'operazione che in Francia non era mai stata fatta, e c:he ha per scopo di rintracciare i neoplasmi dell'orbita lasc iando in sito il globo o~.: ulare. Ecco in c he consiste : si fa un'incisione curva a convessità anteriore, comprendendo la pelle e il tessuto connettivo sottocutaneo, che segna a p1•ess' a poco i contorni della rossa temporale. Nella sua parte anterior e, che for ma la convessità del lembc>, questa incis ione, deve essere tangente al bordo esterno dell'orbita c he viene pesta a nudo, e poi volg/3 indietro se~uend o l'areala zigomatica. Fatta l'incisione del IP-mbo, s'introduce nell'orbita uno stacca-tendini piatto, tra l'osso e il perioslio, onde is olare ques ta per tutta l'estens ione della parete est~>rna dell'c>rbita. Il terze tempo consiste nel render mobile l'osso malare ; e per far ciò si praticano due incisioni che si riuniscono nella fenditu ra sfeno·mascellare, circoscrivendo un triangolo osseo aderente al. lembo cutaneo. Distaccalo questo tJ·ian,~rolo osseo, viene lus!>ato in fuori ~cosi il fondo della cavità dell'orbita è la•·~amPnt.e accessi· bil~. Terminata l'espor·tazione del nf'oplaf'ma, il 1.-mbo osseo viene rimrsso al suo posto, o ve viene fissato con punti di sutura della pelle. La guarigione avviene rapidamente .
E. T.
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lUVlS'rA DI OOULISTIOA
Dlagnod e prognoal della nevrlt& ottloa doppta oon cefalea, baaate su 100 oasl. (The Lancet. maggio 1900).
WJLLIAMSON. -
Secondo l'esperienza dell'A ., in lutti i casi di nevrile ottica doppia con cefalea é necessario ricorrere all'esame metod ico dell' urina e del sistema ca rdiovascolare solto il punto di vista di una nefrile inlerstiziale cronica, ed a quello delle gengive solto il punto di vista di un a vveleoamenlo salurniuo. Parimenti bisognerà ricer care se non esista, cio · rosi od altra malattia del sang ue; se non sia in alto una olite media. Mancando la sinlomatologia delle cennate malattie, quantunque allora s embri che l'affezione sia dovuta Md una le· sione ce rebral e, é bene tener presente che v'ha un gruppo di casi, nei quali mancano s intomi cerebrali ben localizzati, salvo la cefalea , la nevrite ollica e spesso i vomiti; in molli di es!'i può escluders i la sifìlide. Se si tratta di tumore ce· r ebrale, può ben darsi chlj il soggetto venga a morte ed allora il reperto anatomi co confermera la diagnosi; ma può darsi pure che l'individuo ~uarisca, ed allora é s upponibile che il tumore sia d i natura benigna, che abbia cessalo di aumentare di volume, ovvero che sia inca psulalo. Nel t O per cento dei casi osservati dall' A., si è ottenuto il ritorno completo a lle pristine ccndizioni di salute; però più tardi r atrofia della papilla teu ne clielro alla nevrite ottica. cq.
Enucleazione del globo oculare ed operazioni ooa•ervatrlcl, lnt'llcazlone, valore terapeutloo, rlsnltatl prote•lol. - (Reoue générale d'ophtalmol., n. 7, 1900).
CH OQUET. -
L' A. cons idera la enucleazione dal g lobo oculare qualche volla dannosa per le complicanze posloperalive, sempre cattiva, s e si ha riguardo alla pr·otesi ullerior·e. Tutti i tenlalivi falli per migliorare il moncone superslrte sono r imas ti senza s uccesso ed anche il me lodo così interessante di PriesUey-Smitb par•e ooù debba ave1·e risultato più felice. Tra le o perazioni conservalrici la esenterazione e la cherateclomia non pr esentano complicazioni temibili e sotto il
~.
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RIVISTA DI OOULISTICA
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punto di vista della protesi mentre la prima dà t'isullati assai buoni, la seconda li da eccellenti. La enucleazione doVJ'ebbe essere riservata nei seguenti t'asi: tumori intraoculari nettamente diagnosticati ; occh .io rammollito, doloroso, capace di determinare una irritazione simpatica nell'altro occhio; panoftalmite, quando il pus ha perf<tralo la parete oculare ed infìllrato il tessuto orbitar io. La esenterazione sar ebbe indica ta: nei ca si di panoftalmile circoscritta; nel glaucoma emorragico; quando esis tono cor·pi e stranei intraoculari inamovibili e rapaci di deter minare la ialite. In lutti gli altri casi, nei quali altra volta si pralica\'nno l'enuclea zione e l'dsenterazione, si dovrebbe ricor·r·ere , secondo l'A ., alla cheratectornia totale combinata, la quale sola permette a gli operati una pr otesi per·felta.
Importausa bll'uame col prlsml per la 4taguosl 4Ul'erenslale 4ell'emlanops1a omonllll& lntra e •opranuole&re.- (Zeitsch r.f.A ugenheilk, febbraio 1900).
WtLBRANo. -
È un 111uovo processo descr itto dall'A. e destinato a facilitare lo studio diagnostico dell'emianopsia omonima. Desso consiste nel tenere davanti l'occhio un pl'i!C>ma mollo refrangentè e nel ricercare se al momento in cui la immagine dei punti fissi sparisce, l'occhio eE:egue un movrmeoto di deviazione nel senso dell'asse del prisma. Se il movimento si produce, la lesione risiede al di là dei centri ottici primal'i; se questo non è osservato, la lesione r isiede entro questi centri. QuesLo segno, secondo l'A., ha lo stesso valore che la reazione pupillare emiopica, però è più facile ad osserva!'si.
cq. Olroa l 'lnlestone 41 an& debole •oluslone 4l oloruro 4l •o41o nel oollu•o ooalare. - (A re h. f. Augenheillc., XL, p. 174).
H. KNAPP. -
Quando pel decadere della forza fisica nella vecchiaia o per un altra causa qualunque, dopo l'operazrone della cala· retta la cornea si deprime e l'occhio cade in collasso, per cui la ferita non si può chiudere, l'autore init::tla una debole
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RIVISTA DI OCULISTIOA
soluzione sterilizzata d i cloruro di sodio, fino a che l'occh io si mostri di nuoYo ripieno e le labbra della ferita venga no regolarmente a contatto . È da osservarsi che, in questo modo, vennero esportali, non soltanto i t'esitlui della cataraUa, ma ben anche c:ci depositi di colestearina , ed altre so:;tanze eterogenee, persino forse dei corpi Pslranei mobili, senza alcuna conseguenza danno~a. Queste iniezioni sono da raccomandarsi s empr e dopo la fuoriuscita del vitreo nelle oper·azioni di cata ratta, come pure n el collasso del bulbo dopo altre operazioni o dopo fer•ite del bulbo stesso. Co:1 lal mezzo il globo oculare ripr ende la sua formale cicatrizzazione della fer ita, assume un decorso a ssai pii.t fa vore vole, e viene a llontanato il pericolo di un'infezio ne coll'assorbimento del secreto congiuntivale. E. T.
OsservazioDl &Datomlohe e batterlologlohe sul traooma. - (A re/L f. A ugenhetlk., X LI, p. 20) .
A nDARlA. -
S econdo r a utore il nodulo tracomatoso deve essere ri~uar dato com!) un nodulo lin fati co, e la sua prl'Senza è da considerarsi nè più nè m eno come un'irritazione della mucosa , la quale pr••dispone allo sviluppo delle papille. Anatomicamente questo s viluppo papillar·e è prodotto da una pt·oliferazione ed infiltrazione difl'usa dello strato adenoideo con neoformezione di vas i ; per cui ques to strato s i rammollisce e non è più in grado di opporr·e la necessar ia r es is tenza a lr epitelto, il quale prolifera e forma solchi e papille. l noduli dr trAcorna spari!>cono in seguito a d uoa necr·osi parziale e ad uno svuotamento più o meno comJ.Jieto all'este r n o dando lur>go ad una neoformazione connettiva e ad una cicatrizzazione consecutiva nello strato adenorde della r.o ngiut~liva.
Su 20 casi che l'autore esaminò batte riolo~icamenLe, trovò 17 volte lo stafìlococco albo ed au r eo; due volLe un micro cocco piccolissimo e sulta11lO una volta lo streptococco. Il bacillo della xer·osi fu constatato ·10 volle, e, nelle culture con agar, mostrò già dopo 2} ore la forma del bac illo a clava Jel Morax, con le s ue frarnmentaziuni caratter-istiche .
E. T.
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RIVISTA D'IGIENE BA BES. - Dlagnoal rapida della rabbia nel oane, ohe ha morso. - (La Semaine Médirale, n. 15, 1VIl0) . V AN G s HucBTEN e N ELIS. - Diagnosi latologloa della rabbia. - (Presse Médicale, n. 19, 1900). Il pr·of. Corni! ha fallo, a nome del ùolL. Rabes, una comunicazione all'Accademia di Medicina di Parigi, nella ~e duta del 10 apr•ile decor so, con la qualP. ha e~pos to come si possa fare la diagnosi rapida della rabbia mercé I'P.same del bulbo e del midollo spinale del cane, che ha mor sicato. Il metodo è il seguente: S'inocula un frammento del cervello del cane nell'encefalo del coniglio; s'indurisce con l'alcool formo lizzalo un Lagiio del bulbo dello stesso cane e dopo 2~ ore si fanno t.lelle sezioni, che vengono colorate con la fucsina fenica, col bleu di metilene o col policr·omo e poacia disidratale ed esaminale al micr·oscopio, a debole ingrandimento. Se l'esame islologico fa rilevare nella sostanza grigia nodulì embrionari insieme ad uno stato embr i011ario peri vascolare o gener·ale e con cr·omalolisi degli elementi nervosi, si può affermare che il cane era r abbioso. I nfatti in Lulli i casi in cui s ono state osservate queste lesioni bulbari, gli animali, g ià inoculati con la c;ostanza cerebrale del cane, hanno presentato accidenti rabici ; i qua li poi sono moncali del lutto nei conigli i11oculali col cervel lo del cane, il cui bulbo non presentava alcuna delle alterazioni indicate .
••• Van Gebuchlen e Nelis hanno praticato con i metodi più adatti l'esame del sistema nervoso di numerosi cani e conigli, piu quello di due uomini afle tti da rabbia, e credono di poter concludere ch e le modifìcazioni vascolari e cellulari, descritte nei centr i nervosi, esistono in realtà nelle differenti parti del nevrass e, ma possono pu·r mancare; non sono perciò sufficienti a spiegare i sintomi della rabbia, nè cosi costanti ed a 21
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RIVISTA D'IGIENE
localizzazione cosi preci~a da esser e utilizzabili come elementi di diagnosi islologica. Essi per·ò hanno trovato costanlemente una lesione de i ganglii periferici cer·ebro-spinali e s impatici; e cioè la distruzione di numerose cellule n ervose con la I'elativa sostanza per parte dei nuclei della .-apsula riccamente proliferati. E CIÒ spiccatamente nei cani, meno nell'uomo e nel conil!lio; j l ganglio più vulnerabile ~arebbe quello plessiforme del vago. Siccome la lesione interessa tu llo lo spessore del j:!anglio, cos i l'esame di uno o due tagli basta per s tabilirne la esistenza. Gli AA . concludono che queste lesion i dei ganglii c~>reb ro spinali permettono di compr-endere i s intomi della rahbia più fac1lmente che quelle descrilLe dagli altri autori; che dt'ss e rappresentano un mezzo semplice e pratico per far-e la diagnosi istologica r apida della rabbia dopo la morte delrauimale che ha morso. cq. G. BIZZOZZERO.
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Un DUOVO metodo per l& oouervad'Igiene e Sanitàpubbl., 1• giu-
slODe del latte. -(Rio.
gno 1900. A prima giunta par rebbe assai facile lo impedire che speciali germi a1te1·ino il latte o lo rendano veicolo di malatlie infettive; bas terebbe cioè la bollitura . Ma ad un process.o d'igiene individuale non può mai essere 11fflrlata la difesa sociale. Si rteve quindi trovar·e un m ezzo che sia applicabile in g•·ande e che serva per lutti indtslintamente. Alcune ci llà hanno istituito degli stAbilimenti nei quali i l latte, appena ricevuto dalle mani ciel produttore, vitme ris caldato a 100• C. e a più. Ma <yuesta sterilizzazione a temperatura elevata ha gli mconven[enti di aumentare troppo il p1·ezzo del latte, e di conferirgli un sapore di verso dal latte fresco, non a tutti gr·adilo. Il prof. Forsler ha faLlo far·e un oolevole progre~so a queslu pratica, usando il l'iscaldamento monei·ato che comsisle nel ver sare il latte in bottigl ie da un litro, chiuderle con tappo di gommn, tenerle a bagno-mar·ia a 6:'>• per 25 o 30 minuti, poi raffreùdar·le ra p idamente e tenerle aJ fresco fino al momento di trasmelll;!r le ai consumator i. Questo processo però non assicura la sterilizzazione completa de l
I.UVI STA D1 IGIENE
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latte, giacché pure uccidendo i batter·i patogeni e una cer ta parte d i quei ger mi che, specia lmente nellA s tag ione calda, fann o alte rare il latte , ne lascia intalli molti altri di que,-ti ultimi per m odo che l'alterazione s pontanea del latte viene rita r·dala solo di poco. Il processo del Fors ter ha quindi deRli inconvenienti, s pecialmente nelle g r·ancli città dove , in l'agro ne del grande con:3umo, s i deve far· venire il latte anche da localitA a ssai lon ltw e. Ad o tte nere un latle alto ati essere tr·a"porlato a llrandi ùis tanz.e é r rus rito l'ing . Belm. A n ch'esso pr·atica la :-;tel'ilizzazione col ri.:;ral ti Anrerrlo mo·lf' ra to. ma ne rende r•iù tjf· lìCJ~ce L'azion" applrcandolo al latte ùi ~ teso a strato sottrle e manLeriUL" in corrlinuo movimt>nlo. Cornpiu la lA ~'< le rilizza zionP, il latte viene rap•dAme"te ratfr·t•ddato fin quusi Al cnng~la111ento , poi si Vt!rsa in gr~Jndt va!'< i sterilrzzAti e s i nran· tiene rn fresco in un r•efrigerante. E..;so viene poi spedito ai rivenditor i n egli sle.,si vas i, e per C0 11servarlo fresco durante il vra:rg io gli si aggiungono delle pial"lre di latte congelato alle quali si da una gros"ezza proporzionale alla durala del viaggio e all'ele vatezza della tempera tura esterna. Quest o latte ha il sa por e nor·male, e quando si tenga in ambienti freschi, si cons et·va inalterato pt> r g iorni e setrimane. Inoltre quas i non aumenta di ~rez zo, g ia1:ché in uno !~lt~bi lrmento ch e fornisca almeno 7000 litr·i di !alle al g iorno , aumenta di m eno di un centesimo al lrtro. Un altro vanta ~gio tli ques to processo, é che colle laUerie secondo il sil"lema Helrn è t•e;:o assai più sicuro il controllo delle Hulo:-ilà, essendo il latte accentralo in pochi grandi stabilimenti dai quali poi viene dis lrrbuito ai r ivenditori.
te. RtcHB. - Sulla aoelta del reolplentl deatlnatl a preparare e a contenere le aoatanze aUmentati e le bevande. - (Reoue d'hygiène, 20 agosto 1900, n. 8). Le conclusioni di ques to lavoro sono le seguenti: 1° I danni del satu r nismo m inaccia no sotto le forme le più svariate, spesso assai in -.iJ iose; 2• A tlualmente gli utensili di stagno sono formati da stagno in lega col piombo, il qua le ultimo ha per etl'eUo utile di correggere la mollezza dello stagno;
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HIVlST.A. D'I GI EN E
J• L'aggiunta allo stagno di una minima proporzione di antimonio (2- 5 p. 100) correg:gerebbe questo difetto dello stagno ed eviler·ebbe i danni del piombo ; 4° Lo zinco può essere im piegato nell'economia domestica ogni qual volta non si tralli di liquidi acidi o molto alcalini ; s· Il nikel forni sce dei sali i qual i non sono più dannosi del ferro. Il suo impiego è limitato dal prezzo elevato e dalla tinta verdastt·a che si sviluppa a contatto dei liquidi acidi ; 6• A misura che si pel'feziona la fabbricazione dell'alluminio , si constata che esso r ende sempr e maggiori servizi nella confezione degli ut~ns ili domestici; 7• L o smalto con cui si rivestono internamente gli utensili di terra e di metallo, non dovrebbe assolutamente contenere traccia alcuna di piombo.
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...
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te.
L'lmplego dell'aold.o •elenloo e 4ell'aol4o tellurtoo ln batteriologia. - (Zeitschr. f. Hyg ien.e, 1900, vol. 33•, 1• pt~rle).
ScHEURLEN. -
L'A ., impr essionato dal jlran numer·o di casi di infezione carbonch, osa che avven ~ono nel Wiir·ttemberg a cagione, come hanno dimostrato Rembold e Beissvànger, delle numer·ose concie di pelli eli animali selvaggi, ha c·er cato di sostituir e alla preparazione del vaccino con coltura virulente di carbonchio attenuala , metodo, secondo lui, non perfettamente sicuro e non esente da per·icoli, col riscaldamen t o a 65°, il quale uccide l e forme bacillari. Siccome per ò con questo metodo non é esclusa la possibilità dello s viluppo del le spor·e, le quali r~si s to no benissimo a questa lemperatur·a, egli ha cer cato ancor·a un al1ro m ezzo, consistente nel colti vare il carbonchio anAerobicamente sull'ag-ar peptonizzato, tenendo calcolo dd fatto che, secondo le sue esperienze, il carbonchio n ell'anaer obiosi non produce spor e, -e fornend o~li più osf"igeno non più dall'aria esterno, ma da un c omposto chimico nel quale l'ossigeno sia debolmente combinato, come è il caso dell'acido selenico. Questo morlo di pr·ocedere fu or·iginato dalla consirlerazione che nel san ~ ue circolante i l carbonchio si s viluppa benissimo prendeodo ossigeno dall'ossiem oglobi na ~ senza dar luogo a
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RIVISTA D' lGlE)IE
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formazione di spore. I riRullati però non furono conformi alle s peranze concepite, giacché lo sviluppo de l germe fu scarso. Il fallo però non cessa dall'avere la sua imporlanza, dimostrando l'azione rid~llrice dei batteri, e potendo s ervire alla diagnosi differenziale pel fatto delle colorazioni che avvengono nelle colture. Questo tanto nelle e sperienze coll'acido selenico che dà il color rosso, quanto in quelle coll'acido tellurico , che da una colorazione ner a. Le esperienze furono fatte usando 10 eme. di a gar peptonizzato, al quale erano state aggiunte de 1 a' 3 ause di soluzione acquosa sterilizzata, al 2 p. 100, di Sf'len iato di soda, e si o sservò che tanto nelle colonie del bacillo carbonchioso quanto in quelle eli molti altr·i, e-i ebbe un'intensa color-azione r·ossa da farle as~"Omig-liare a colonie di b. !PI'Orligioso. I pr e parati microscopici non color11ti fRcevano poi vedere il selenio in forma di polver·e rossa, la quale cir~.:ondava i batteri. mentre alcune gr•anulazioni distinte si trovavano anche nell' inter no dei batteri s tessi. Venne co~l dimostrata la scissione del seleniarto di soda, per opera dei batteri, in granuli di sdeoio e ossigeno. te.
DR Rossr. - Sulla tre•ohezza del latte. - (Rio. d'igiene e sanità pubblica, 16 ottobre 1900). L'A. conclude il suo lavoro lamentando che non vi sia ancora alcun mezzo rapido e sicuro per indicare il grado di c.Qnservazione di uo latte. Probabilmente un Lal mezzo potrebbe esser dato dalla esatta conoscenza del contenulv batteri0o del latte stesso, ma solto questo r&pporLo i comuni computi batteriologici richiedono un intervallo di tempo troppo lungo, e l'esame microscopico é ben !ungi dalla possibilità di fat· distinguer·e i germi e dr farne calcolare il numer·o. Egli propone però un mezzo pratico , il quale può dare qualche buon indizio a l prPpo::ito, e consiste nell'esame mi. croscopico del latte pr•eviamflnle coagulato. Il dPtto esame si prati ca in questo modo: Si versano in una provetta cirr.a 5 eme. di !alle, ben ag,tato, vi si a~giun flOno 2 o 3 gol}ce di aci.lo ace1ico glaciale, ottenendo cusi la formazione di un coagulo né troppo denso, né troppo tenue.
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RIVISTA D'IGIENE
UnA piccola porzione del co11gulo vien posta ~ul vetrino porl&-O!!g... lti e vien copt>t•ta col cnpri-OI?getti , eser citando una lieve pr es!'tione ed un l imitatissimo movim ~nto dt va e vieni. I n tal mndo nel punto di mag!lior compressione si forma un'area traspar ente dove all'esame microscopi co con forte ingrandimento si osservano, insieme a e:ca r si gl obuli di gt•a;:so, lun jllte e gr os!>e str ie longitutlinali della SO!'ttanza del coagulo iuft·ammezzate da am pi e lacune occupate dal siero, che nel l11tle non freschissimo si presenta più o meno ricco di forme batteriche. La formazione delle gr osse strie non si ottiene sempre nel latte molto fresco, ma è di solito fa cile ad ottenersi nel !alLe che, pur trovandosi nello stato d'incubazione, presenta un abbondante con tenuto batterico . Questo procedi mento semplice e rapido forni sce un criterio del con tenuto batteri co del latte sufficiente a ri l ~vare in quale fase esso si tt·ovi del processo che conduce alla sua alterazione.
te. VoLLAuo. - !lodo dl contagio della tnbercolotl. - (Centralbl. f. med Wissensch. 1900, n. 6). M entre Cornet, dalle sue ricerche sperimentali, trae la conclusione che i baci ll i della tuber colosi si di ffondono di prefer enza per mezzo della pol ver·e asciulla; e il Fl i'tgge consider a lo sputo incorporato con polvere umida come il pl'incipale veicolo d' infezione, l'A. ammette che la tub~ rcolosi si diffonde m olto r aramente per mez7.o dd l ' i nalazion e, e ritiene invece che sia ben più importante per l11 dtffusione il sud i· ciume del suolo, clte factlmenle i fanciulli si portano alla bocca pel tramite delle mani, duran te i loro giuochi . E d a prova di ci6 egli l'a oss,..rva.t·e che appunto MI!' infanzia (dai 2 ai 5 anni) la scr ofolosi è comunissima; e rhe i bacilli riman· ~?Ono latenti nell'or ganismo per un certo pE'riodo d1 tem po, fintanto che, per la speciale disposizi one dell'individuo, non producono ulteriori e ptù gr avi allera;doni. Quind i il modo più eft'ìcace di combattere la tubet·co lo~i sarà quello di di struggere rJii sputi prim a che e;.si giungano al suolo, i l che prova sempre ptù che la pulizia è il nt!mico Cfl[>itale di quPsta alfezioue. Questa noziune chP. il germ e non vtene intr odotto col respi ro é mollo importante poiché, provata l'esattezza del
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fatto, i pall'enti dei tubercolosi non dovrebbero cessare di aver rapporto con essi, non potendo l'uomo adulto vPnir contagiato se non pe1' mezzo di uoa lesione della pelle o delle mucose. E. T. Sulla OODOIO&JlS& 4&11& faooltà. rl4uttrloe 4el batteri. - Zeitsehr. fùr. Hygiene, 1900, vol. 33°, t • parte.
KLETT. -
Questo lavoro sperimentale completa, illustrandole nel modo il più com pleto, le vedute esposte dal dott. Scheurlen e ripor tate qui sopra. L'A. si è servito per queste esperienze di tellurito, fosfito e solflto di sodio, come anche del seleniato sodico, ed ha studiato il mo.lo di compor·tarsi di una quantità di batle r·i, cercando anche di variare i l subslrato nu Lrittvo. Le conclusioni alle quali e,qli è giunto in questo interessante lavoro sono le seguenti: to Il seleniato di sodio ed il tellurito di sodio sono ridotti dai batteri viventi in selenio e tellurio allo stato metallico. Questi sali sono parlicolarmente adattati per dimostrare le qualità rid ucenti dei batteri; 2• Esistono delle differenze nell'intensità di riduzione dei diversi batter i; come principio pet•ò, è da attrtbuirsi a tutti i batteri un'azione r idutlrice; 3o L'intensità della riduzione é generalmente proporzionele all' intensità dello sviluppo dei germi. 4• L'azione ridutl!'ice dei batteri è messa ad effetto dalla sostanza propria delle cellul~ batlericllP, uon dai lor·o prodotti di ricambio ; · 5• L'ossigeno libero che si sviluppa per· la riduzione non può nella vita anaerobica sostiluir·e a i batteri ac cobici il mancante ossigeno atmosferico; 6• L'a :zgiunta di seleniato sadico e telluriato sadico non aiuta lo sviluppo delle specte anaerobiche; i• Una dill'erenza speciale non esiste fra le specie aerobiche e d anaerobiche riguardo a l loro modo di comportarsi verso queste due sostanze; a· L'aggiunta di selenito, tellurilo e soltlto sodico non ba influenza verso la riproducibililà dei balleri in generale, nè impedisce in alcun modo la virulenza loro, specialmente di quelli del carbonchio e del tifo dei topi.
te.
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RIVISTA D'IGIENE
Osservat.loDl relatlve all'allontanamento dalla scuola del fratelll e sorelle del dlftertol. (Cécho méttical, 18 ma1·zo 1000).
MANOUVRIEZ. -
Questa osl"ervazione ha pA r ticnla re i nteresse per i l m edico mi litare, per ché le s tel"~e qnel"tioni che possono sorger e nei rijl•.Jartli del frHt,.IJo e della l"nrella di un difterico, possono pr eRPnlar si n ~ ll 'el"et·P-i to, r elulivamente a soldati che col m alato Abbiano avuto str·elli c.nnlAtti. U11 fan ci ullo di 7 ttnni viene atlAt:cato da difterite i l 22 novembre ed isol ato in unu carnera separata dal resto d,.ll'abilazione. L a !<OrellA di 5 anni hA cessato di andare alla scuola il 29 no vembre dopo mezzodi. Il 5 dicembre ha l uo~o la disinf~zifme della casa del m aIalo. Si è posto il quesito, se la fanciulla poteva dopo il 7 òi· c~mbre ritornare alla scuola senza pericol o di contagio per l e compagne. E ssa stava bene: non aveva coriza , uè angina, nò lar ingite, né adeniti cervi cali o sottomascellari. L e istruzioni del Con!i-i glio d'igiene pubbl ica in Francia sono mute al ri guard o. L'autore, consideralo che la piccola bambina er a stata lon tana dal paziente fin dal 22 novembre e che la durata dell'incubazione della difterite è per soìilo di 2 giorni a 4, e che è dubbio se :'lOSsa sorpassat·e i 7 giorni, ha r.riudicato che i l tempo tra ~co t·so in buona salute era suffici ente per garantire l e compa gne da •lgni con tagio. E ciò tan to più in quanto che erano state pr ese le oiu ener giche misure di disinfezione.
M. C. GIIIGLIONE. - CoDtrlbuto alla rtoeroa dell'&nenloo mediante la prova biologica del Ooslo. - (Rio i sta d'igiene e sanità pubblica, 16 aprile 1900. È noto che i l Gosio in un suo lavor·o sulla ar5enio-muffe r·iusci a di mostr ar·e che una mulTa, ed in modo speci ale, il penictllium brevicaule, è dotala di un·ener l!ica azione sui composti fissi d'arseni•!o, che questa sua qualità può essere utilizzata come mezzo di i ndagme anche per minime tra cce d'arsenico che vengono mescolate alle sue colture. che il fenomeno indice della r eazione é l' intenso odore aliaceo che
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a ccompagna lo sviluppo della muffa, che il gas a rsanicale causa di siffatto odo re può essere facilme nte ossidato, per cui sono resi possibili gli altr·i s aggi chimici per l'ar·senico fra cui quello coll'appar... cchio di Mars h. L'autor e s i é servito di questo mezzo pPr la dimostrazione dell'arsenico nello tappezzer ie, fiori arti lir ia l i, s tufi e , ca l'te co lo rt~ le in vendita nella citta di Genova, adopt>r ando come metodo di r i··erca le co ltur e s u pAtate in capsule P t>Lri, poi in tubi alla Roux. ad una temp .. ra tura di 36•, e facendo prove dr conlruJit) coll'a pparecchio Mar!>h. Di 134 ca mpioni e sa minati, 35 furono trovati ar senir ali e di ques ti la maggior par te avevano color v .. rde; però s i notò la presenza di arsenico anche in colori branchi , rossi e gialli. Dai risullali ottenuti, l'autore crerle di poter dedu1·re che: La r eazione bio logica svela l'arsenico in quantità minime, tali che non riescono dimostrabili coll'appa recchio Marsh ; Che la migliore tecnica per l& dimo~tra2.i o ne dell'arsenico col metodo Gosio nelle stoffe , tappezzer ie, carta, é rruelle della col tura di penit!illium breoieaule su patate, in tubi Houx corti con larga apertura. Che nei campioni delle tappezzer ie, fior i ar tificiali , car te, stoffe, prelevati sul mercato di Genova, esiste una percen tuale di arsenico de l 26, IO contro le disposizioni delle vigenti leggi, con manifesto pericolo della pubblica igiene.
te. G. CERESOLE. - Importanza 4egll erbaggi ohe vengono m.uglatl oru41, n•ll& 4Ufuslone delle malattie Infettive e parassttarle. - {Supplemento al Policlin ico, 10 novembre l 900). È nota l'importanza degli alimenti nella ditTusioue dell e malattie in(eltive e parassitar·1e . L'auto1·e volle estende re le s ue ricerche iiugli erbaggi cbe map:giorme nte vengono cons umati Javand'oli prima con ottima acqua pota bile in modo da mPtter li n elle ordinarie condizioni in cui vengono cons umuti. l suoi esami fur ono di due specie : m icro~co pi ci e batteriolo· gici. Con gli esami microscopici riscontrò cil'ca sessanta specie dr animali quali rizopodi, infusor1i, vermi, cros tacei, aracnidi, acari, inseilLi, alcuni innocui, altri patogeni, quali il
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tenia echinococcus, l'oxjuris vermicularis, l'ascaris lombricoides, il tricocefalus d1spar, l'anchilostoma duodenal i~. Con l'esame batteriologico trovò una ve1·a miria1l~ di microbi viventi sugli erba~gi molli innocui, alcuni palogeni quali parecchia specie di slatìlococcbi, il bacilluscoli communis ed il pneumonicus agilis fra gli acrobii, e fra gli anacrobii il bacillus seplicus ed il bacillus tetani, mentre nell'esame quantitativo dell'acqua di lavaggio (ottenuta lavando gli ortaggi gié tagliati e ri!'ciacf!uali con acfJua potabi l ~) r ilevò la pre sen za di 10,000,000 di microbi per ogni centimell·o cubico Cause di tale inquinamento sono l'aria, l'acqua di pioggia, l'acqua d'inaffiamenlo, il terreno, la concimazione, ecc. Per' ovviare al pericolo presentato da tal genere di alimenli l'autore consiglia di ricorrere agli acidi organici quali l'acetico, il citrico. il lartal'ico, il lattico, il formico, che oltre il possedere un'elevatissimo potere antisettico hanno il vantaggio incomparabile di non ess erne tossici nè dannosi alla salute. Ft·a questi il migliore sarebbe l'acido tartarico che essendo efficacissimo disinfettante, ba pure sapore gradevole e costa poco. L'immersione di qualsiasi verdura inquinata, per la. durala éi venti minuti, in una soluzione di acido tartarico al 2 p. 100, ba~ISl per renderla sterile. Una soluzione al 3 p. 100 gllrantif:>cc 1a sterilizza~ione completa contro qualsiasi bacillo. Così basteranno trenta grammi di acido tartarico per litro d'acqua, il cui costo sarebbe di dieci centesimi. G. B.
Dld.Dfezione del pozzl ool permanganato dl potaaaa. - (La Semai11e Medicale, 20 giugno 1900).
DELORME. -
P~r la disinfezione dPi pozzi col permanganato di potasse, l'autore dapprima stabi li~ce il volume dell'acqua contenuta nel pozzo, determinaziOne r es a mollo facile con un calcolo semplicissimo dopo conosciuta la profonditA del pozzo ed il diametro del medesimo. Versa quindi nell'acqua da di sinf... ttare una soluzione di pt>rmanga11alo di potas sa all'i p. 100, nPila proporzion e di un litro per un eltlJiilro d'acqua. Mediante una perlica resa sterile agita io seguito l'acqua del pozz••, e quando a capo d'una mezz'ora, un campione dell'ar qua in pa1·ola, mostra che l'acqua con~erva il colore lilla del vino, ~e lla nel pozzo Jel ca1·bone pestato e della s~:~bbia flue et~rilizzttli alla stufa e me::~colati nella proporzione di
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un quarLo della prima di tali sostanze per tl·e quarti della seconda. In capo a tre o quattro giorni, e ssendo as$icurata la disinfezione, depositato il carbone, chia1·ificala l'acq:.~a, il pn7.ZO vi en vuotato onde far sparire le più piccole t1·accie delì'antisettico, e quando l'analis i batteriologica ripetuta durante un mese non dimost1·a che la prese nza di una debole quantila di microbi ed indica l'assenza totale di germi patoge ni, r a cqua é dichiarata buona ed il pozzo adibito agli ordinari consumi. È inutile osservarE> che tali disinfezioni non possono ess~re realmente efficaci che quando l'infezione del pozzo é di origine es terna , e quando non sono contaminati nè il suolo nella sua profondità, né la falda acqua sottel'rtlnea. G. B. L'HERMINIER, medico di 2• classe nella marina francese. Ilota •ulla •terWzzazlone dell'acqua aUmentare alla •ouol& navale. - (A r eh io. de médee. naoale, 1!)00 dicembre, n. 12). Le conclusioni di questa memoria sono le segnan ti: 1• L'apparecchio pet• sterilizzazione dell'ac((ua di Bou er t, Geoeste ed Jferscher, impiegato alla scuola navale, eccellente nella pratica, non presenta però sicurezza assoluta; 2" La produzione della ruggine nell'apparecchio ne com· promette il buon funzionamento tento sotto Il punto di vista economico, che solto quello ig ienico; 3" Sar ebbe quindi conveniente trasformare in fer ro zincato tutte le parti metalliche dell'apparec\:hio in contatto coll'acqua in circolazione; questa combinazione avrebbe per <'..onseguenza immediata, la soppressione del chiarificatore; 4" Il chiarificatore richiP.de delle precauzioni a!>sai minuziose che, neglette, potrebbero condurre a dannose conseg uenze; è dunque indispensabile ottenere un chiarificatore rigoro<>amente asellico che funzioni normalmente; 5• Prevedendo la possibilità di un'usu ra dei serpentini per mezzo della rugg ine, tale da compromelle J•e la loro per fetta teouttJ, si comprendono l'acilmenle i va11taggi di uo cbiarific.a tore fìlLr ante. Cosi compl,.tato, l'a ppa recchio Rouart, Genef;te ed H ... r sche r, riunir~ bbe le condizioni più perfdle per corrispondere ad una severa igiane. te.
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La campagna antlmalarloa oompluta dalla Crooe rossa Ualtana nell'Agro romano nel ,1900. - Rapporto dell' ispettore P AOLO Pos TBMPSKl al presidente dell'associazioue. - (Roma, 1901). In ur)a elegante pu bblicazione, il p rof. Poslemski ha r iassunto il lavoro compiuto dall'l benemerita associazione della Crnce r os;oa durante la cam pag na antimalarica del 1900. Il relalore, fa lla la s toria delle condrzioni veramente non tro ppo li.. te ne lle quali lro vavasi il servizio sanitar io nell'Ag ro r oma no lii fr·onte a quel terribile flagello che é la malaria, accenna alla delrberazione giustamente presa dal cons iglio comuna le di Roma ne lla se:iula del 9 a i>rile 1000 per mig lio r·are qu esto s ervizio sa nitar io rneltenr1olo specialmente in r apporto colle ultime vedute scienlitiche, e spiega le rAgioni per le quali la Croce rossa italiana deliber ò che, ad imi tazione di quel eire s i fa in a ltre nazioni, in via eccezionale e di esperimento, essa do ves~e esl'licare la propria attività a nche in tempo di pace prestando l'opera sua nella lotta conll·o la malar ia . La •·P iaz i o ~ae interessantissima, dettaglia tamen te descrive lutto l'orò inamenlo re la ti vo a ques ta fil antropica impresa ; la con venzione s tipulata fra la Croce rossa ed il comune d.i Roma ; il mater·iale ed il per sonale all'uopo scelto ; il primo consiste nte in 8 ca r ri am bulanze a na log hi al tipo a d otlt~to da l nostro esercito e solo in pochi punti modificati, il secondo costituilo da 31 medici, comprt>si quelli della r iserva , divisi in 5 scaglioni, e coadiuvato da 16 infermieri; la dotazione di ogni carr o a mbulanza. Setiue poi una es posizione s ommar-ia delle condizaooi lopogr•afiche delle varie zone, se di di ambulanza, do ve si espllcò rl servizio e che furono: S . Mar ia di Gale ria, P r ima Por·ta, P rima s trada Flaminia, Os tia, Ardea, Cara no, T esta di Lepre . Torre Nuova. L'opera dei ~a o ilari incHricali di questa importan te m iss ione venne stabi lita su questi tre punti principali: 1° desig nare 7 residenze centr a li per ogni zona ed esse furono scelte n ell ~ locallta suddette ; 2• dare speciali is truzioni ai medrci, e queste fu rono <.:Oncrelale in una appo::;ita rslruzione concretala col concor·so dei dottor·i GuHltli e Diouìs i ed a ccomp&)Znai.A da un ra pido corso di lezioui dettato dal pr o fessar Bas tianell i; 3• utilizzare i medici condo tti g ià in s ervizio nell' Agr·o romano per chè facilitass ero il compito della
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Croce rossa mercé la compilazione di apoosite schede, le quali procuravano una specie di censimento della popolazione malarica delle sinfrole zone accompa~tnalo da utili duti ed inse~namenti tanto relativamente alla popolazione ag i·icola. quanto relativamente alle condizioni topografiche dei luoghi infetti. 11 personale sanitario venne poi alloggiato in residenze munite di reti alle finestre, e alle porte, come pure furon o usati tutti quei mezzi che si ritenevano piiJ proficu i ad impedire le punture dell., zanzare. Ad Ol?nl ambulanza furono aggiunti carozzlni pel trasporto più 1·apido dei medici, come pure si scelsero cavalli da sella per ogni oc · correnza. In ogni zona furono ist1tuile speciali infermerie per casi gravi. Infine fu istituito un servizio di ambulanza alle stazioni di Termini e di Trastevere per contlurre gli infermi all'ospedale. La campagna antimalarica durò 117 giorni, dal 30 J:riugno, cioè, el 20 ottobre, e venne divisa in 5 periodi di 23 giorni ogn uno, non calcolando il giorno di andata e quello di l'i· t.orno. I risultati furono i seguenti: l malarici soccorsi furono in numer-o di 3751, i non malarici 762; io totale si ebbero 4513 individui vis1LaLi Furono condotti negli ospedttli di Homa, sia colle ambulanze, sia colle :ferro vie, 306 infermi, i quali in parte ricevettero le prime cure nelle infermerie delle staz~oni sanitarie . Fu1·ono impiegati kg. 17,4« di chinino, in maggior pai'l.e in lablùidi di bisolfato e solfato, oltre a parecchi chdogrammi c.Ji mistura antimalarica di Baccelli, di qualche gr·ammo di biclo· ridrato di chinino per iniezione ipodermica e di parecchie bottiglie di euchiuioa per i bambini. I benefici portati da questa campagna antimalarica sono stati ragguardt;!voli, giacchè sopra 4513 infermi, di cui 3751 malarici, 4207 sono staLi curati. Non mancarono neppure i casi gr•avissimi d1 infezione malarica, giacché furono registrati 27 casi di perniciosa; solo due di questi per·ò ebbero esito letale. La cura col chinino, falla colle norme indica Le dalla istruzione surriferita, corrispose bene. Non s i potè però usare il chinino come mezzo profìlaltico. Le :zanzare raccolte non poter•ono es ser e utilizzate per ulteriori ricerche; però dimostrarono la grande prevalenza dell'anopheles claoige,., tanto che nell.e sole stazioni delle Castelle, Testa di Lepre, Ostia, sopra 268 Anopheles fu tro· vato un solo Culex.
•
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È da notarsi anche che fra i medici della Cr oce rossa e fra quell.i del comune di Roma, acidetti al servizio dell'Agro romano. nessuno ammalò di febbre. Degli infermieri solo tre ebbf\ro la febbre; dei conducenti uno. La relazione termina dimostrando l'efficacia dell' ambulanza, accennando alla possibilità del risanamento deli'A~ro r omano essendo ormai provato che i piccoli impaludamenti, gli acquitrini accident.ail, sono i luoghi più prop1zi allo sviluppo della zanzara malal'igena, alla necessilà di d1fendere i luo::rhi dove dimorano gli af!-ri•:oltori, con le reti metalliche, alla Jifesa degli a:zricollori che dormono solto le capanne, ~otto le le ndr! e solto gli albe•·i con capannoni di rete melalllca, ad una modificazione dP.I(Ii orari pei lavoratori piuttosto che ad un» tllfesa parzial e della faccia e d•~ lle mnni, che non è pratica, e termina colla proposta di slabil tre una lenut.a modello, uo ca mpo ~perimentale di difesa, per la profilassi e rer la cura dei febbricitanti . Anness1 alla relaz1one sono: un prospetto dimostrativo dei mt:tlali soccorsi e curati dai medici de1la Croce 1·ossa; una carta Lopografica dell'Agro romano coll'indkazione delle ambulanze, delle stazion i s anitarie ecc.; una fi~ura rappresentante un modello di ca!Jannone scumponibile e lr11sport,.bile; un'altra figura rap presentante un m odello di rete metallica per la port.a d'ingresso di una casa.
te. La nuova proflla..t malartoa nell'E1tuarlo della Maddalena. - (Ann. di medicina naoale, gennaio 1901).
PROCACCINI. -
Segnaliaml) con piacere i risultati oltenuti dal collega della R. marina nella pt•ofilassi con tro la malaria secondo le odierne teorie, ft·utto di esperienze pr aticate alla costa del Palau, situata al nord della Sardegna, col consenso delle superiod autorità sanitarie e con un s ussidio accordato dalla R. marina. L'A. fa una rapida rassegna delle esperienze compiute in questi ultimi anni in rapporto alla protezione individuale e delle abitazioni dalle zanzare malariche, e c ita quelle del Fdrmi, d!el Grassi, del Celli, del Di Mattei, per venire alle ultime esperienze dei dottori Sambon e Low, e si ferma specialmente a considerare questi mezzi di difesa indivi-
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duali, non pP.rchè egli disconosca l'importanza granrlissirna della lotta contro le cause infellivt? tanto ~aldamenle patrocinate dal Koch, ma p .. rd1è il pt•imo modo di dife!'<a . durante la stagione malarica, può in Italia praticamente ed ut, lmente tt.ffettuarsi. Consta tata la presenza costa nte e l'abbondanza degli Anophele~ nPgli sta~ui e twlle pozza uf:{h"'l'e vicine al la ca~Prma deliA 2• compugnia di di!'<cipl inn dove s 1 recet·o !G 8l:iperienze, c dimostr~:~to cnn un quadro r1assuntivo la gronde modwlilà d..i soldut• deliA cOIIlpH~nill s t.. ssa ri;;pelto All a mul!lri A, l'A. de:: cri ve i mezzi di protez•one appie CH li alla caset'mll (reti alle fin..,stre, ch1usura a utomAtic" JellH por·t,.. all'inleruo ·•elle quali fu applicato un ~abbir ·tlO di rete mt-lallica, muralura di una comunic11zione colla latt·ina la quale ullimll venue imbiancata). e dimostra che di 2:3 soldati e 2 scmafot•isli della R . marina sottoposti all'es perimento, dopo 31 giorni di prova (dalla sera d~ l 4 settembre al mattino del 5 ottobre dell'anno scorso) nessuno ammalò di mAlaria . quantunque sottoposti alle stesse fatiche dei compagni e sebbene nou avessero mai ingePilo alcu na dose d1 cl11nino. Com e control lo all'esperimento, è da notarsi che rra gli indhidui non as!'og~etlH ti all'esperi mento, si ebbero dal 4 settembre 111 1° novembre 23 casi d'infezione prim itiva e 12 recidive su una forza di 70 uomini. Altri esper im~>nli consister ono nel far dormire per 20 notLi, ben protetti e sot·ve~lia ti, sett~ mariuai in un caM llo TJIIman, a finestre aperte, in località fortemeute malar•ca, nel fai' dormire all'ape•·to 20 bo rghesi e 7 marinai, per 10 notti, con cappucci e guanti allacciati a gli abiti m edian te fili di l'ame alt.orci gliati, e nel far fare due passeggiate notturne in luoghi
di malaria gravissima, facendo sostare per par ecchie ore a dormire a ll'aperto gli individui muniti ~mch'essi di cappuccio e gua nti. Tutti questi esperimenti ri uscirono dimostrati vi circa l'importa nza ddla protezione individuale coi mezzi indicati . La relazione termina con alcune proposte al t•iguardo e col voto che nell'anno prossimo si provveda anche alla distruzione delle larve delle zanzare colla p~trolizzazione degli acquitrini, non esclucendo però tutti gli altri mezzi che la ingegneria sanitaria insegna.
te.
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA Blblloteoa. << Von Coler ''· È annunziala la pros~ima uscita dei primi volumi di una serie di importanti pubblicazioni di varii argomenti medici e chirurgici, ma più specialmente di medicina militare. QuestA pubblicaziOne, fatta sotto la di1•ezione del solerte doll. Schjerning, verrà in1ziata in occasione del 70• natalizio dell'illustre generale medico Von Coler, capo del corpo sanitario germanico. Saranno intanto pubblicati quanto pritna i seguenti volumi:
Vol.
l. -
Storia del oojuolo e della vaccina;ione del dott. P. K(JBt..ER, Oberslabsa1·zt . . . marchi 8 prof. BEHRING . » 5 Terapia n o n .farmaceutica delle malattie interne, del •• .i dott. BuTTERSACK. SlabstJrzt
Vol. I l. Vol. II l. -
D~(terite del
Vol. I V. -
Guida alle opera.aioni dell'o· recchio del prOf. TRAUTMANN. Guida alle opera~iont chirur{Jiehe di guerra del prof. Fr-
Vol. V. -
scu~-: a .
Vol. VI. -
.
. .
.
. .
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.
»
4
n
4
••
8
La fisiologia del camminare del prof. ZUNTz e del doLt.or ScuuMBURo, OberslabsarzL .
La biblioteca è edita dalla Casa editrice Augusto H irschwald in Berlino. Il Diret.t.ore
Dott. F. LANDOLFI, maggior generale medico. Il Redatt.oDe
D.• RIDOLFO L1v1, maggiore medico. GIOVANNI ScoLARI, Gerente.
DIAGRAMMA DEI MA LARICI ENTRA TI ALL'OSPEDALE NEL TRIENNIO 1898-900 DIVISI PER MESL MAL.l.RICI l'Rl.I!ITIVI 100
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DEOAOE
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Maggio
Giugno
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RIVISTA DI OCULlSTICA.
Demn. - L'lttlolo contro la congiuntivite granulosa a forma sue· tulcnta . . . . . • . . . • . . . • . . • . . . flag. 315 Romer. - Os,;en·azionl sperimentali sullr Iniezioni !lipenrtenll riai sacco congiunti vale. . . . • . . . . . . . . . . . 3 16 Yalude. - Opernzioni s ul l'orbita per via temporale. • . . • .317 WillllliiiOn. - Dtl!OlOSi e prognosi rl ella nevrite ottica !loppia con celalea. basate su 100 casi . . . . • . . . . . . . . . . 318 Choquet - Enucleazione del globo oculare ed operazioni conservalflci, io~icazione, valore terapeuUco, nsultati proteslci . . . . 318 Wllbrand. - Importanza dell'esame coi prismi oer la diagnosi diiTeremiale dell'emianopsia omouim- In fra e Ropranucleare. . • . J l9 Knapp. - Cirua l'Iniezione di una debo le soluzione di cloruro di soci lo nel eoll3sso oeulare. . • . • . • • • . . . . . . . . 319 Addaria - Os~ervnzioni anatomiche e bntterlologiche sul tracomn . 3!0 Rl VIS'rA O'IGIIU'iE. Ba~s. -
Diagnosi rapida della rabbia nel ca ne, che ha morso. - Van Gehuchten e Nells. - Diagnosi i$l(llogica della rabbia. . . . . l'al). 3~1 Bluouero. - Un nuovo metodo per la conservazione del !alto . . Jt\! Rlche. - Sulla ~celta del recipienti desllnatl a preparare e a eontenore le sostanze alimentari e le bevande . . • . . . . . . . . 3!3 Scheurlen. - l: impiego dell'acido sel~nieo e dell'acido tcllurico in balleriologia . . . . . . . • . . . . • . . . . 3! 4 3)5 De lion i. - Sulla lre:;chezza del la uc . . . . . . . . . . . . Yoli•ud. - Modo di euotagio della tubercolosi • . . . • . . • . 3!6 llttt. - Su.llo1 conoseeou della facoltà rl duttrlee dci batteri . . . 337 Maneuwrlez. - o~servaziooi relative all'allontanamento dalla scuola dei rralelll o sorelle dei 411tericl. . • . . . . · · . . . . 3t8 Ghlallona. - Contribu to alla ricerca dell' nrsoulco mediante la prova hiologie.' dol Goslo . . . . . . • . . . . • . . . . . 3!8 Cereaolt. - lmportan1.a degli erbaggi che vengono mangiati crud i, nella difToslone delle malattie infettive e parassi tarie . . . . • 3t9 Delor~r~e. - Disinfezione dei pozzi col permanganato di potassa . . 330 l ' Htl'llllnlar. - l'iota sulla steriliuazione dell'acr(ua alimentare alla scuola navale • . • • . . . . • • • . . . . • . • . . 331 Post_em~kl . - l.n campagna an Umalarlea comptuta dalla Croce ros$3 33! •tal~ana nell'Agro romano nel t900 · · · • • · • · • · · · Procacclnl. - La nuova profilassi mnlarica nell ' Kstuario della Ma.d· 334 ~nlenn. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . RIVISTA DIDLIOGRAFICA.
Biblioteca • \'on Colcr •
..... .. . • . • . . Paq. 336
GIORNALE MEDICO DEL
R.EG:IO
ESER..C:ITO
Dlrez.lone e AmDIInlstrazlone: presso l'l apettorato di Sanlt• Mllltan VIa Vanti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
c·ONOIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giorllll le Medico del 11.• listrcito si pubblica l'ultimo giorno 111 ciascun mese io rast icoH di 1 Cogli di stampa . L'abbonamento è sempre annuo e decorre dal t • gen naio. Il prez1.0 dell'ahhonamento è: Per l' Italia e la Colonia Eritrea . Per l'Estero . . . . . Un fascicolo separato costa . . .
L. 12
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L'abbonamento non disdetto prima del i 0 diccmbres'intende rinnovato pe r l' ann<l successivo. l signori ai.Jbonati mìlitarì in crrettivita di ser vi:tio possono pagare l'im porto dell 'abbonamento per meuo doi r ispettivi com andanti di corpo (anche a r a te mensl\i). Le spese per gli estratti e quelle per le tavole litografiche. rotogranche, ecc., che accompagna.~sero le memorie, sono a carico degli autori. Gli est ratti costano L. 7 per ogni roglio di stampa (t6 pagine), o frazion e indl vislblle di Coglio, e per eer1lo esemplari. Il prezzo è egua le sin che si tratti d i tOO esempl.arl o di un numero minore. l manoscritti non si re., utuiscono.
n . i" J l
Conto corrente co.n. la posta.
SUPPLEMENTO AL N. 3 del Giornate Medico del Rer;io E...e reito. ~
(A NNO XLIX)
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RPO SANITARIO ~IILlT~~RE E DEl
FARMACISTI MILITARI al r aprile 1901
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ENRJ I. O VOGHJ::R A TI ~()()R,HO ORI.I. P. LI .. \111. IL 1\11 R I.A AI>G INA
lioonu, 1001.
INDICE
S;>~6Uione dei segni indicanti le dteorazloni, ere.
• Pag.
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h btlll organiu degli uO!eiali del COfiJO sanitario militare
1
T•btlla graduale e numerica ~iepilogatiYa tlrgh uftlciali del corpo sanitario.
8
Spo,:cbto di riparto organico degli umciali mcdict. contabili e rarmact.>tt, ecc., pe r g h Ol~ali principali. ecc. (U ottobre l li9Sl . . • . . . . . . . · .
9
Pt~~.peuo numerico di tutti gli ufficia li nwtllci eiT~tti•·ament~ esi, tenti al l' luglio t900
H
Ul!lctali medici dell'Eserci to 11ormanente . . .
13
Cmciau medici in aspN tativa. . . • . • . .
33
t l!lcìall di complemento e di riserva in ser vizio
34
Fumaasti militari . • • • • . • . . • . .
39
tllk~ah medtci nella posizione di servizio ausiliario .
43
tlltiaii mediti di riserva . • • • . . . • . . • Rltt<r~o degli umciali medici e dei farmacisti militari fra i di•·~rll comandi, corpi ed umei ,tel regio e~reito . . . . . . . . . . . . . . . . . Ullltiali generali e colonnelli medici tolti dai ruoti del R. E~ercito , con,ervandoJ
46
l'onore dell 'uniforme. . . .
lodtce alrabetieo . . . . . . . . .
. . . . . . . . .
57 8'
. • . . . . . . . . . • . . . . Pag. 87
SP IEG.-\ZIO::-lE DF.I SEG:-.11 INDICANTI LE OECORAZION I 1 ECC.
GU e Grande Ufnciale dell'Ordine dr i Ss. ~aurizi o e l:U:7..lro. Gll Grande Ufficiale rlella Corona d'llaha. Commendatore deii"Ordinc del !\s. ~lnurizlo e Lunro. C C Commendatore deii'Oralne rtella Corona d'Italia. U e l:ffieiale dell'Ordine dci Ss. Maurl1.i0 e l~u1aro. C Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia. Cavaliere dell'Ordine del Ss. Maurizio e l.:nzaro. O Cwnliere dell'Ordine !llllltllre di s.,.·oia. Cavaliere dell'Ordine •Iella Coron a tl'ltaha. O ~ledaglia d'argento al vnlor militare. ò Medaglia d'argento al vulor cll•lle. 6 Medaglia d'argento dornto pei benemeriti della salute pubblica. ~ Medaglia d'~rgento pel benemeriti della snlute pubblica. ® Medaglìa di bronzo pei benerncrlll della salute pubblica. O Medaglia di bronzo al valor militare. O !lledaglia di bronzo al vator civile. ~ Me':laglia commemorativi\ di Crimea. ~ Medaglia eommcmoratlva per le .:ampagne dell' in•lipenden za d'IL'IIia ('). ~ Medaglia commemorativa per lo campagnt rl'Afrka + Aiutante mas;l!iore In t•. lrl. lrt. In ~·.
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Tabella organica degli uffiolall del corpo sanitario militare (Tabelle l e .YflUI Giorno le malitare 1899 - Atto .V. /Il
llb!Jaora generali metl ici, I~ IÀioon~lh medici,
~ Teneuti colonnelli medici,
lt llaggiori me<Jici,
., Capitani medici, (l l
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· · . apatana medacl puo essere variato in relazione al num ero dea collegi
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(! ) l n parte potra
nno essere sostituiti da ufficiali m~dici da complemento.
Tabella gradu<•lt e numerica dt[Jii ulllclall del cor po sanitario militare. (Giol'nllLt ,1/i!itare 1899 - Allo 91 - Tnhclb 68).
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l l:omando del corpo di s lato maggiore Legione allievi carabini eri reali . ness•rnentl di fanteria cl i linea Rrggimen ti lJm:aglleri . 1\cggimenli a lrinl . . . ('.ompagnie eli rtisclplinn e stabilimenti militari di p!'na R~'ggimenli eli cavalleria llcggimenli d 'artiglieria rla campagna Reggimento rt'artigiioda n cavallo. : llc•J;tgirnento d'Miiglicria eia montagna 11 Orlb>ale d'artiglieria da costa c dn fortezza c Reggimenti del genio. . l Brigala ferrovieri 1lel gc nio C11rpo invalidi e veterar. i lst,eUoralo di sanita mil ilare. l Uirmioni di snoitil milita re Direzioni di ospedali mil ilari pri ncipali e com1•asnie .di sanita . . . . . 1 Scuola •Il gncrra . . . Scuoln d'applica~ion e cl'artiglieri~ r. geuio \ rt,ademia milit:ore . . , S~uola militare . . . . Scuola d':tpplirazlonr di stulila militare Collegi militari . . . . Sr.uola centrale! di liro Ilì fanteria . Scuola di ca va litria
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Varianrlosi il numero dei collegi militari, vt>rrà variato in woporzionc il ,·a it.ani med ici arldcllr ai collegi stessi.
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lPErJ:IIIOdi r iparlo or(}llnico cl egli ufficiali med ici, u(ficiali colllflllili, (an naci#i, u(/ìdali eH urillura, eà ass isten ti l ocali per g li ospedali mUila•·i pl'i11cipa li , oJ$JlP.dal a .< uccw·sa/i e pe•·l~ ia(ermerie presidiar ir( Gior. Mil.del 1897, Allo N. 280: del 1898, Allo :'1. t99; cll'l t9<JO, Allo t-;, t t J. r::
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061 : teoenU deii'Mpedale militare di Torino, 5, per turno sarannu eomandaU dal diret· tore di -anita a prestare servizio nelle lnr~rmerie presidiarie ;ji Exilles, Fenestrelle, Moncenisio, Bardonecchia P l:e!IMJa Tormt"~. non comprese in tJUesto specchi•!. Dei 3 tenenU dell'ospedale mtlitare rtl Novara. l , per turno, sarà comandato dal direttore di sanita a prestare servizio nella lnC~rmeria presidiaria di Bard, non compresa 111 1 questo speeduo: e .ta:l'oslledale <li Savigliano gli ufficiali medici per le Infermerie presi· diarie di Vinadio e Colle di Tenda. li sen tzlo m11dlr.o neil'lnr..rmerta presìrtlarfa di Venaria Fieale sara disimpegnato daJ ca- ' ltllann medico del li" reggimento arllglterla. All'o~p,edale militare tlt r.enova Il stato ll.NlgM to un capitano medico in più da desti· DaNJ ali mrermerb presldlar•a di Oneglta, •Juandu eominccra a funzionare.
l"lfOtJPtrrTO na.un•rloo tll tut-ti •" utuo 1au '"•clllof •tt•Ut••'"•"'• • •••rentl •l l •
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14 gennaio 1900
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Ispettore
COLON:';ELLI MEDIC I dal n. 1 al n. $
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~ emi Giurtppt, e u~ " • ~ " · . . • . • Dirett. s:mlla VII cor po d'arm. 27 ottobre 1897 i<l!.lll\a :done Giooonni, uo§o • ' ~ " · · . . . • Dirclt. ~anita l corpo cJ'arm. l Hl Alv 1t llllggio 1898 aro Giu~pt e " ,
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VARIAZIOI'il Ol!RANH: I.'ANl'iO
{SP(lllt) COI,ONNE LI. I E T E NEI\TI COLON;o;SLLI liRDICI
dal n. • a l n. •~ 5 marzo 1899
t6. 3.41 Carabha llatraele, e+ ~ . ~ .. . . . . . . . . Dirett. sanlta VI corpo d'arm. !8. 10.43 l)ìnto AIIIOIIICJ, • ~ ~ . <>e ., • • Dlrett. scuola a ppl. san. mil. l aprile 1191 !:UI .U Yanescalchl Llldooico, o§o, ~ ., ••, <Il " • • . Dìrett. sani!il Il corpo d'arm . 4 giugno 1899 15. U5 l m briaco Pit lro, -§o. . Dirett. sanita VI li corpo d'arm. !,) U5 landolo Costa11lino, Id. id. X Id. t .!. 8.43 Lombardo Michele, • o§o ~. ">e ., • • • • • • Id. id. Xl id. 25 gennaio 1900 7. 3 43 FavreG iovmml, . o§o, ~., Segr. ispett. saoltil mil. l O 11ugno 1900 :17. 3.44 Cer vnsio Salvator e, o§o. Oirett. san. 111 corpo d'arm. 20 gennaio 190 l t 1.1 U4 lllanchi l. eopoldo , • ~ ••. . . • . . . . Oirett. sanità IX cor po d'arm. 2 1 marzo 1901 .H. 7.43 OOechia Enrico, M . ®'...., Olrett. san. l V corpo d'arm.
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TENENTI COLONNEtU MEDICI dal n. t al o. • 18 ottobre 1811 ! 6. 3.46 Yorossl Giovotmi, •
+ . Oiretl. osp. Torino
6. 6.53 Ferrero di Cavallorlcono Luigi , o§t, <Il ,...,. • • Id. id. Roma
e
8 giugno 1817
u . 3.18 ~forza Cllw dio, e+ . . Oirett . osp. Bologna t 0.10.51 Sciumbatn Gitlltppe,e + . Id . id. f'lr~nze i. IU9 GÒzzano f'rancuco,+, ®"Id. Id. Sa vi-
gUano 27 ottobre 18117
H. I0.50 l!orino Domenico,
+ . . Olrett. OSJl. Milano
l dicembre 1197 to. 9.43 Volino Carmine, ~
+. "·Oirett. osp. Perugia
18. 3.49 De Furia Hltor e, 1 ~. 2.rJ() r.upornso Luigi,
+. . Id. id.Caserta. e o§o • Id. Id. Napol~
(.'itgue) TESESTI COLOSN F. LLI MEDICI
dal n. •• al n. •& 3 marzo 18 98 11.8.16 Pabis Robtrlo.
+
. Oirett. osp. Verona
19 ml>HÌO 1811
!UU6 Caradonna Antoni no, ~ . Di reti. osp. l'ari o v:~ 24 nonmllrt 1898 l> UHiorpurgoGiacomn,o§o,® 01 VIce dirctL.
se. appl. san. mi l. (pror. titolare) 1U t9ll;u;sn Gi uuppc, Uirett. os p. Genova
+. . .
5 III&I"ZO 1899 Il. S.SIIlobbio 8ur;tnio.
+. . . Oirett. OSJJ. Ale!IMndria
111.16 f.asalìniRictariW,~, ® ""ltl.id.lle3sina 9 a,rlle IIU l 6.11 FlSSOre Francesco, o§t . • Uirett. osp. 4giUDnO 1819 Il. l S! Susca l'ilo , -§-. .
Il 1.19 Ra\a GTilt$10 , ~
!t. t t61'er;ichotti Carlo, o§o
P1acenza • 01rett. osp. ltarl . Olrett. osp. flavenna . Id. id. Ancona
19 settembre 1198
S 1.16 Zmgalc• Antonino, t§o.t> • Ulrett. osp. !'alo: m.. 25 gennaio 1900 ll. lltSu~a Domenico, Oirctt. osp.
+ . .
Venezia I l marzo IIOG t!.lt l:tempo Luigi,
+. . . . Oirett. 03p. Caglian
l O glutno 1900 Il 117 Stilu P1tlro,
+ . . . . l>irelt. os p. Catanzaro
t , 1.17 Zonini Giovanni, o§o • • Id. id. Salerno 29 settembre 1800 11.10. 18 Guarnien Pietro, o§o • Ulrott. osp.
Novara ~ UO &rletra Nicolò, o§o • • • Id. ltl . Chieti 20 gtnnaio 190 l !o H52 Cava.zzocca Gn<~~ppe, 01rett. os p . Dre5c•a
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21 urzo 1101 l. l H Bus~one-<:hiattone Anlonio,
+· 01rett.
O~l'· Livorno
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~1.\GG I OIII
MEUI CI
•lal n. 1 al n. ae 13 dicembre 1894 9. 11.51 \)uinzio Cuare, Se. a1>PI. san. mil. (prof. titolare) 7 marzo 189 5 ~~~ :!.51 Rossi .4u()tulo. osp. \'enezia IO. !i 49 Crema Giou . llalti$1a , o§o. id. Sa vi· g lia no !ll.l l.51 Pasquale Ferdinando, • o§o@ • • • • • • • • irt. Salerno l U 7 Si lvcstriFrauce.co,o§o, ~,.id. Firenze
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4 luglio 1895 15. 1:!.49 llosanigo Alt.erto, osp. Genovn l;. 111.51 ~c•·iani Pio, Id. Bo logna 13. 1.31 Sl'licorni Carlo, • ® ..... . . . • . . . succ. Parma
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15 ottobre 1895 ~'i.
t.:,O Griggi Amedeu,
+ . . . inr. pre~id . Pavia
16 gennaio 1886 19. 10.iit ~langtanti li:io, o{!> • • • se. appl. snn.
mil. (pror. Litolare) 9.!9 Dogliaccini Coslatl:o, a~Ptll. (a m. 16. 4.5~ Parisi Felice, • ® . osp. Napoli t G. 3.M Oernardo 1.11igi, c§> . • • Com. corpo st. magg. 30 aprile 189 8 ~- l.49 )iichicli L11igl, su cc. Ud ino• ~olt ll.49 Orru RafTaelt, o{!>. • • • osp. Cagliari 2.54 Ba ldanza Audrea. • >§o • ili. Firen~c ~5. 1 U3 lllma .llaurlzlo, o§o • • • Id. Roma ~9.
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18 ottobre l 89 8 Il. 7.5j Ver:-i 1.11igi, + . . . . . inf. presld .
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~l. ~.53 Darbatelli Bllore,
Cremona
+. ® "· osp. Bologna
24 dloembre 1898 ~o.
9.50 Yenniti .41ichde,
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. osp. Cabn-
zaro . Id. Alessand. . 111. To rino . Id. Milano . id. Casert.a . hl. Messina
'· ~.5~ Carratil Celestino, o{!>
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! 6. U.48 Sirombo Nata/t, :!9. 1U9 IA~rra ,VIchtlr, -§od>. 13.10.51 O"Ajello RafTaelt, o§o. 4. 6.~3 Minici Eugenio, + •
8 giugno 1887 :~-. i.~ Corte Silvio,+
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. se. g uerra
:!0. ~.5 1 l'eoadori EgicUo, 3. '•.51 Fregni Arnaldo, l~ . 6.47 llnldassarro Get·tm ia,
+ -id. Chieti
+ . . . 03p. Brescia +. . . Id. Torino
; , U 3 llon:~l·ogli~ /.ulgi. 8 o§o • hl. Bologna
~ EOICI
(S~gue: liA GGIORI li E DICI
•fai 11. :11 al n
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27 ottobre 1897
4. Ui Oe .\n~~>lis La::aro, ~ . osp. Roma 9 dicembre 1117 s. 1.5:! Tempesta Luigi, osp. Case rta 9 l 1.:>3 1~un e tti Silvi o, ~® . . irl. Novara
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tUU~ Sa vulJlo Ra(futle,
+ *· .Inr. presid. Gaeta
lt.IO.~' Va llic<'lli A•~lonio , .§o. •
. OSJ>. Padova i. 9.53 O'.\ ng~lantonioBIIore,eo§o Inf. presid.
Aquila 19. U9 ()l's tino Saloatort, osp. Lìvorno !i. U8 fli~thini Pio Ettor e, .§>. • succ Mantova )).10.50 Licari H ncen::o, o§o. • • osp. Perugln 13. i;ti Orlandi Giovanni, <§- • • id. Verona Il. 3.:>3 D ~ O> • a r c Zacearia , o§o, ® •• .. . . . . . . . ili. Narolì 9. 3.:;.; O~ Fa lco A11drm. id. Napoli 9.1i.M Giu liani Franee.co, oiio . • id. Gl'nova !1.11.~ .\Jacc.1J.,"llO Giacomo, o§o ~,
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. id. Torino
+ . .id. Palermo + . . .Id. Napoli !l. 8.49 l'crft>tti Franet.eo, + . . Id. Catanzaro
t:. 3.53 Nato lì Francf~co, !5. 1.:>3 Btle Giovanni,
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!S. 9.51 Pul!li~• .1/icl~elangtlo, id. Firenze 9 gennaio 1818 '>. !.:>5 GiuO're11i At(rtdo, osp. Pincco za 3 marzo 1818 li. :i.3~ Tes ta Pa1quatr, o§t . • • osp. Bari Il maggio 1818 !l !.:.5 {;Pr vi!m i Giovanni, osp. Roma ti. 6.SI Or ltartino Angel o, • U o§t
+ . .
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®. IAl " " ., " " ''"" . ltJ. Napoli 24 nonmbre 1818 ! t 9.5G Gnrro Gi.ut ppt, +· . . i~pe tt. Mn. mi l.
i. 8.53 Vicetlomin i :l/alleo,
+· .osp. Pado va
S mtrzol891 13. !-'ò5 Tallarico Bonifacio,~. • OSII. Ancona Wl. i.51 Vtgo relli Aehlllt, o§o• • • Id..~lessa.nd r. 9 apr ile 1891 19. U9lnzita ri Gilmppe, osp. Bari 4 giugno 1898 !i. 9.51 \'t !.a Gaetano.+ . . . . osp. Palermo tS. 4.:>4 Cavicchia P.rrmcuco. Id. Perugia 25 111111no 1891 Il Jll Piceni Git&lio, >§o,®"" . osp. Milano 18 se~bre 1888 r.. U9 Preda Al{onto. ~ . . • o~ p. Piacr.nzn 2 l dicembre 1889 t!. !.55 8rPui Giuseppe, osp. Roma l l marzo 1900 1. 4.5:i Carino Tommnti11o, o§o ~•. "'i> Hai CIIIIll u. ~.51 Ardumo Fort unalu. ? . 111. Novara
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(Sfgne) loiA Or. ltllll Il CAPITANI .!lt:UICI cl:llll
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l O giugno 1900
'!0. 1.53 SraJd~ra GiiU. , ?.® ., " · ost•· Messina 13. 1.56 Uvi Ridol{o. • -§o.®.,"· i• l. ~lilano (com. ispelt san. mil. ) 29 settembre 1900 1!. 8.5:1 Gamllino Gaetano,+ . . osp. Verona 4. US31lizzo .tlic!ielangelo, + .t . id. tlalcrmo 30.1!.!15 Vivaldn Carlo, + . . . id. Milano 20 gennaio 190 l G. i.5~ Cccl roln Ci1ueppe, <§> • • osp. Caserta 8. 0.55 Mulnvasi Enrico, -§o. . . ili. Ancona 21 mano 11101
4.10.57 nuonomo Lorenzo,
+· .se. apri. san.
mil. (pror. tltolarr) (libero doc. di patologia ~ree. rhirurgica n~ Ila n. Universlb di Roma)
f:APITAN I MEIJICl
da l n. t al n. 17 8 gennaio 1882 s. 1.55 r.iraltli Pietro,.§-. . . . '!O art. Il agosto 1882 !9.n.5~ Pasquale p,.rdinando. o§o. succ. M:~ntova 19 luglio 1883 5. 6.5$ Citlolìni Silvio, ~ . . . i alt•· l 7 agoato 1883 15. ts.50 V~ntura Buon vicini Pietro, succ. Udme 18 settembre 1883 !7. 6.G3Ghirotli Felice.+ . . . 6 nr t. 13 aprile 1884 l i. 1. 5~ Ralncri Gaetano, o§o ®· . osp. Placenr.a l 1 ottobre 1886 16. 4.54 Morosi n i Marco , >§o • • • art. cav. '!9. 1.51 Dozzi Felice,+ . . . . ostl. Orcscla 21 marz.o 1888 t9. 4.56 Zane h i Da~lle, o§o • • • • osp. Orcscla t1. 3.!1.\ C.ubone Oruuo, in f. 11res.
+. . . . . . .
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~lontelcone
21 settembre 1186 6.10.54 Giorgio Cuart, . OSJI. 1'\apoh . se. appl. art. !. 1!.53 Ganbelli L1tigi, o§- • c genio ! l 1.52 C1tannn J\'icola, .OSJI.C:Ilan~aro • ( 9 ari. !6.1!.54 Ca telti Giooam~i, o§o. n. G.!i3 lll sbini Pietro, o§>. • • 4 genio . osp. Cagliari !6. !.53 •'alconi Gavino, o§o • . irl. Al essan'lO. 8.53 Gemelli Cesare, o§o • dria
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( equ e) C APIT ANI HDICI 24 ..arzo 1117
to. 4.33 Buronzo Giouanni. o§o • • t genio 6. 11.5\ Gerundo Giuliano.>§- . . osp. Caserta 16. 4.37 De,:r h Uberti Gennaro, o§o. 'il art. da l n. 8 al n. •• 24 11arzo 1117 8 art . ! ).11.55 Fecchio Gilueppe. o§o • 15. Ui3 Ab l>ate Donato, o§o . • • S\ Id . IK 8.53 Mnrli ello Gaetano, o§- • • tnr. presld.
Capua 7 ottobre 1817
n . 6.55 Giaoola A•~toni<!, ~. i l art. 13.11.56 Pn•ssacco Pasquale, .§o , ® " " . • . . . . . dc. appl. san. mil. <pror. litolar<>J Il. 5.56 Ricc iuti Francuco. o§o ®" osp. Pale rmo 6. 8.56 Ro.'ISO Orute, ®. . . se. cav. tl. t 58 Tes li Fra~uco. ® " . ispett . san.
+-
+.
m il. (ass. onor. labor. san. pu bb.) ~- 6.57 Franeesehi rincem~o, .§e,
® • . • • . • • . . osp. Piacenza ti 1.:13 Poli!:teua DometliCO , o§o ,
® " • . . . . . . . inr. presid. Trnpnni ti. 1.57 Fahris Domenico , o§o cJ) ••. lrl. ld. Tr&viso !. !.53 Mau ~:w riFrallcuco,~ cJ) ... osp. Livorno Il. 8.56 Gandoln Giacomo, + ® " · liir. san. VII corpo d'tu. !1. !.SS Ste fTenoni Bltore, ® " · osp. Milan o 11 8.33 Oe Yi~tiliis Raffade , cJ) " • • • • • • • • id. Bolog na S i.:;;, Pettinari A ari a •• o, o§o, ® .... . . . . . . d ir. san. Ili cor po d 'ar . tJ &.S\ Cherubin i-Giammaroni Orl a ndo, o§o • • • • • chr. san. IX corpo cl 'ar. IS. U S Ile GitJieppe, o§o, cJ) .. • accad . mi l. 15. 7.56 ~~a~gcua Edmondo, o§o. • osp. Padova il. 4.56 Mosc hini Btlrico, o§o. ®"· ici. Rom n
+
!1. 5.55 Trovanelli Edoardo ,
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• • lsp. san. mtl. 16. 3.57 l.a.nza Emanuello, co§o, cJ) "dir. san. X corpo tl'ar . Il. 7.55 :"ardoni Anlonio, cJ),. d ir. san. l V corpo d 'ar. H l .56 Sellia lìmilio, -§-, ® " · • se. mllilne !l. !.~ Vii,! l iarili Palerio, o§o, cJ) "· mf. pres. l>inorolo ~. l l.!l:i Paglintzi Giacinto osp. S.w ig l. ti.! t.~~ Curti-Petarda Nicolo,+ . id. Genova ti. ti.~ Can tarano Collonlino, ?, ® " . . . • . . . . Ici. Napoli 16.10.53 Carcdrla Federico, .g., cJ) .. Id. Perugia 13. 7.56 Ar(la VIttorio, colleg. mIl. Nn poli cJ) ,. ..... •
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(St{lliP) CA PITMU li P.OIC I
tini n. $1 al n. 88
n . 7.5i Galli Giov. Domenico, +b o•p. 1\oma U. 3 57 PcrtlS~i Giovmuai A n l on io, o§o. • • • • • • collt•g. mil. no ma so d icembre 1887 3. 9.M Bagnin i llomolo, o§o. • • osr1. 1\oma l aprile 1818 i9. 3.5~ Dell'Olio Gio. Oatlilla, o§o. osp. Ancou:o 4.10.56 Gelmelli Arturo. o§o. • 3 nr t. U 0.5! I.OrldO t;auseppt, o§o • 10 i• l. 2. !.58 Oruni Attilio, -2-. • . arpt ll. in(. 19. 5.~ Strnno ..fntonin o, <§>. • t i fan l. t1. 3.5! Tursini Giov. Frauceuo, 6 6 . ® " .. " • rnr. prt>.;id. Cllitavecrhi;, Il. 8.58 Menrlini Giuseppe, o§o • OSil. Bologua !3. 7.!1ll Del Vecchi o 1111(1(1itro ,o§o. id. Palerm o 3. ! .57 Trombe Ila Eamondo , . id . Fire nze trom. ~c. appl. st~n. m il .) !1.11.56 Ru ini Ca millo, <§> . . . 14 a rt. fl. 1.57 11ro notto Bttleàtlto Sulpl:.io, o§o ~ ® . . . . . o~p. Milano !i. 3.57 Tommasina .Uario, o§o . • hl. Torino 7 ottobre 1888 11. 6.57 Fnscla Giuseppe ,<{}>, ® "· osp. Casert~ Il ottobre 1888 IG. 8.57 Fara Ili Celestino . . . . o~ p. Firenze 16. 3.59 Ucrnucci Gior;atmi. ®" " · 6 aiJl . 19. 7.5! Parlati Paolo, ® ". . • 18 art. 14. 8.56 Carta Mantiglia Folippo . OSI'· To rino
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(com. Oifl. PadO'<I) 6. 1.56 1\andacio Bmt~lo, ci>6 , ® .Ici. Genova u. 5.56 Alloatti Bt tudello . . se. ecu t. tin
rant
4. 1.57 Astengo Francesco •
. r~cl. s~vona
3. 7.55 Cipriano l.uigi, ~ U. 3.57 Aba te AI(OIIJO ~. 1~.57 San~nineli Carlo 13. ! .56 1\mai•IJ Scipiollt, ~
. U nrt. . osp. Salerno • 111. Fire nze • 1111. J•re;id.
U. 6.56 Romano Francesco •
. o~r. Snlerno
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:'iovi Lig ure 9. 1.56 Tnrocrhi Aàol(o • . . 5 art. !6. 5.58 O~llr Piano L.uigi , ® " . In l. presid . ('o~~ sale 14 aprile 18811 19. 7.5i Au <icllo Pasquale, ® ,.... 15 art. &. 8.ri3 Moscati Tommaso . . • In r. pre.-;id.
l'otcnza 1.1 0.5.~ Criscuoli
Nicola , ® 0<40 • In!. pre;ill. Lrcct> 13. 1.58;anl1rNti Enri co, +. ® ",..., . . • . . • Il art. 3.1!.56 :'ioti:Jrì Pietro . . • . . OSI•· Pnotova 19 maggio 1188 ~3. 1.56 Cutrl Ft nli11amJo
.
.
. In l prcsid.
Terni
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(.stgue) CAPIT ANI MKDII!I
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dal n. '!J• al n. ••• . dir. san. VI cor ro tl"a r. 1 ti. 8.59 Fernandez Ti motto . l art.
"!1.10.56 Monelll Erucsto. ® .
l
4 noYimbre l 888 H. 6.55 Capobianco Dom. A ntonio,
® ,...,. . . . . . . . osp. Messina i. :u;s rtug!(eri Giu1eppe . . . id. Messi n:~ 9. 1.56 Samory Podu.mio. ® •w. 3 !lenio 1.10.50 .Hiani Domenico. . . . osp. Novam t. '!.59 .~ prosio Roberto. ® . - .Id. ~l ilano
!>i. 1.58 :ii ri~nau o felice, @, ® ,...., Id . Napolì ;, li5.1 l.eonardi Beutdetto, ® . leg. all.carab. t6. 6.53 Sthirru Gllglielmo . . . osp. Cagliari l. &.Si llar!(arìa Giova1uu, ®, ® " " " . . . . . . 5 genio
(com. osp. Torino) tS.tl.~i :ìocclli
Domeraico , ® .
11. 3.5; Severico Giuseppe
. o~p. Firenze . t 7 e rt.
ao marzo tUO 6. 3.5> Sigill o Lellerlo, ® , ..". . in r. presid. R~~:gio C. 5. 3.~ De SimoneZe(uin.. ® ,...,o:; p. C<uerta IS. Ui llarroceo Achille, ® u ..... id. Napoli 6.11.:18 Fri;::oli J.eonardo . . . id. Ge nova 1. 3.58 Lucciola Gio.Giacomo, o§o id. Bari (libero doc. in o tlalm ojatria nella Il. Un1versita di Pa tova) t o aprile 1810 18. Uio P~lti vtnce11zo ® • . • os(l. Huvcnna 31 mqglo 1880 ll.IO.li Cormag i Gi1ueppe. ® , ..., in f. presid. :>iracu~a
8. 3 58 Vittadiul Cam.illo, ® .,... !3 art. )lli5S Fulloni Atleocf.ato, ® " "· o:;p. Uolog na
2 luglio 11110 :10.10.58 Tapparìni Cuare, ® "" . 43 fant.
8 ottobre 1880 10. ~;;o Olscc glie muarao, ® " " asptiL. i n(er.
2 novembre 1880
!0. 3.37 VI rgallita .Ilario , ® " " . 13 art. s. 9.57 ~laggesl 'l'o mma&o, ® ·~ 7 hl. !l.li58 Fattori Giovatmi, ® ""· t6 iol. S. 3.5; !ori o Luigi, ® " ' "" . . osp. Chieti l. 4.5i Ga.q;i F•·ancuco. ® , ...... id. Alessand. i. 1.57 Gaeta A11toruo, ® ·~. . ree!. Gaeta t ~.58 !Jella Valle Pranc.u co, o§- osp. Boma
(com. min. guerra l 4 nonmbre 1890 !t. ~.M Cacchiont~ Pt·a~aceJCo . . 4 art. l 9 aprile 1181 S. 3.58 Oe Luca Costanllno , ® "· inf. pr~si•1. Foggia 18.11.56 Oorgoni .·H/ilio, ® " . • ispou. sa n. m il.
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.· (Segue) CA PITAI\1 .IIBOICI dal n. tal al n. 1«1!1 18 aprile 1891 18. 5.57 Conenna rito, ~. ® . . 87 fan t. !'. 1.57 D'AihenzioJI!ichtle,•o ~. ® " ,,_ . . • • . . regg. art. mont. 30. 9.57 O' Amato Carmelo , of> , ® ow. . . • • • . . t! ari. l !S. 1.57 Leurìni Fra1~ce~eo, ®''""·in f. prosiol. Siena • :r.I. 3.59 JlimpinclliJ>ietro.>§o, ® ••" osp. Broscia 14 maggio 1891 30.10.56 Traversi Lenpoldn, U tì!o. ® " " " " " ,_ . . . osv. Roma l& giugno 1891 t 4. 1.56 Pnlermo-Pat~ra Stanillao,
® " " . . . . . . . 9 art. 2 3 agosto 189 l 17. 5.57 Modugno France.co, ® "· osp. Livorno 17 dicembre 1891 30. 8.56 Mele Asca1110, ® "· . • dir. san. Il corpo fl'arm . (com. osp. Napoli) 4.10.56 Cocola Vincenzo, ® " " . osp. Bari 18 marzo 1892 !7.1!.58 Pascale Alberto , ® " ". 51 fan r. 30.11.60 San toro Giuaeppe, ® ..-.cav. Vicenza li~ ) (com. osp. Roma) i7. 1.59 Ginni Pietro . . . . . succ. Parma 12 giugno 1892 !9. 4.58 MarcheseGio.IJaltlsla, ® "osp. Venezia 31.10.56 Grotti Carlo, ®, ® ". . id. Novara 7. 4.5!1 ParìnaGius.,tì!o ®o o. ® •• in f. presid. Bergamo (com. osp. Torino) l l dicembre 1892 19.11.36 Dettori Angelo, ®" . . inr. pres. Sas· sari 10. 3.59 Barletta Salvatore, ® " .id. id. Girgonlì 31. 5.55 Slicco Antonio, ® " . . clir. san. Xl corpo d'ano . :!. 8.58 Mennella Arcangelo, ® ....... in r. prcsid. Catania 5. l.60 Morino F'l·antesco, ® " . osp. Torino 17 dicembre 1892 13. 1.59 Ciaccio Andrea . . . . OSI> Roma 8 aprile 1898 7.12.57 Ga~lianoFrcmcesco, ®" " · osp. Verona 22. 9.59 Gasole Jtalo, ® ....., . • id. V.:rona M.I0.59 Oggiano Giovanni, ® " . ìd. Verona
17 luglio 1898
u. 4.58 lnfelise Giu&eppe. ® . . 46 rant. :!8.11.60 Schizzi J>iett·o. ® ,,., ,..,. "5l id. 7.11.59 CoccheWIDi Domenico, ®" .. . . . . . . . . . . 13 id.
( Sei}Uf ) C APITANI M&OICI
dal n. tae a l n. ••• 8 •arzo 1894 9. 3.S7 Cardi FranUICII . ® •- . C.Hall. AO:! la (6) t6.11 58 Tre visan EugelliCI, ® . . 61 fao t.
5. 9.59 Ta vaaani Cesare, •§> ~, ® " " " " " ' '"'' " . . o~p . Vunezi.• 7.11.59 Cal e ga.ri Gio. /Jatl., ® 01 .. 5 al p.
(!!:s tremo Orlenll'l l s dicembre 1894
t. 6.60 Salinari Sal oature, ®,....,cav. Monferrato (13J fl. 6.59 Cusmano lh•rico, ~ O, ® .. .. ..... . . . . . 73 f:lllt. l i 1.58 Sciavo Luigi,® " . . . t alp. !1. 9.5!> IJarra Vitlorio, ® ''"H. . 9:t fan t. t 3.60 IJe Rosa Miche~. ® ". . cav. Nizza l Il 7 marzo 18 95 !1. 7.59 Gorgo AchUie, ® , ..... . . 7 fan l. !9.1!.59 Loni Virgilio, -§-, ® . .... . j gemo 6.10.57 1\ubila Pa~quate, ® ,,... . 79 fan t. 11. 6.57 lloecia Salvalort, ® ...... osp. Natlol: !6. 3.60 Pe re;lo Vittorio , ® ,....., . se. appl. san.
mll. (pror. tìtolarcl 1!. 9.59 A be lli Vìllorio, ® ......
. cav. Piacenza
!t. 4.61 Sotis A11drea, ® "
15 raut.
(18)
(com osp. ltoma) 4 luglio 1895 >. i.58 SulliottJ B(fi$•o, ®, ® "'. 75 fan t. IS '-58 Co.sani ,!fortino, ® ' '""' . olir. san. l corpo d'arm. .80 fanl.
!J. !.61 Cairon e Pabri:io
Il gennaio 1816 ! 6. 8.59 De Cesaro Hdu11r!Jo, ®""·cav. VILtorl'l gm. Il (101 IO. !1.57 Cevaschi Caltdto. • . l gr3n. ~. 8.59Tomlla Gittlq>pe. . . 5S rant. t!. i.:)7 De Filit•Pis Adiutore cav. Novara (~J t t. 7.56 Tucci FiUppo, -§-. . 5 IJers. li. 9.57 !no Giovanni. . . 30 fan t . i . 8.60 l• belli Giuseppe . 7 bers. IO. 6.60 Rossi Al(rtdo . • . 4 id. tl. lt.::i9 Virllia Tomma~o, ® ,. " " " " • . . . H raul. rcomp. osp. 11om~) SO aprile 1818 i . l!.~ \'alle Angelo . • . . . 7! fant.
'*'O.
H. 8. 60 \'ideLia Bmanutle, ® . . 9 br rj. !1. :;,59 Cantella Mariano, ® " . 93 rant. ~. 6.6 1 Oelogu Gaetano, ®"" . i4 ili. 10. 1~.60 llouetti BIISI'o, •+O O.
® ........ " " .. ...H .. . n. lrup. Arr.
t i . t 0.6l Calore Glouantll, ® "· . o>p. Ancona 2 luglio 1888 ft . 1.58 Oebernanli Slr,(a11o. ® .... <Upett. i11(. 3. ~.59 U' Ettorre Alfredo, ® •• • ostl . Chie ti
(SCOIIC) CAPIT ANI .IIP.IitCI d~l n. 183 al
n.
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! luglio l 816 ~. 8.:i9 Marini l>'nmto, ® ., ••. 31. 3.59 ~·u rno f.ìacoma, ® .. .
. 5 rant. . dt r. san . XIl corpo d'arm. i3. 3.59 Viale Auoeto, ®"" "·•• . 77 fan t. !7. 9.5911ossi Ct111re, ®" "· . . 86 irl. 2S.I!.ti0 C:t•tno Achìlle. ® '"" . 01 id. '!. G. GO Orlminio Ora:io, ® '"" . ~;; irl. 24 dicembre 1898 7.10.59 C:nrrarli Anoelo,is>. ® '-' "· cav.G ulòle( l 9) 7. 5.59 :->c~roni Antonio, ® '"· . t! laM. !l. 3.60 I:OtelbsaA I{OII.,o§o. ® ' ""85 id. 8 giugno 1897 IO. 5.60 Loschi Pietro, ® "' . . • i8 lan t. 7. 9.59 Picrgianni 1'i11ceu:;o . . ca,·. S.Hoia(3) n. 8.60 Ongaro Gi rll!tPJlt, ® " ".ca\', Mont~· helio (8) 18. 7.59 t:ugi Licurgo . • • 67 rant. t. i.59 llomeo f'ra11cr~cv . 5! id. 10.11.59 Giannini AI{UII.$0 • 8 1 itl. !0. 8.56 llichert Carlo . . . 41 id. l . 7.58 Magn<)tta Fel'llirumdo . . 89 irl. tt.1~.6l Rossi n i Tomma.u, .jlo. ® "· 61 irl. 20. 4.6~ Osti uo GicJVIIIIIt i, ®"" . id. f'l rc uzo (com. sr. :t (liti. san. mtl l 2. 8.6! Cerone Frtmct~ .• ® " · 83 l;lllt. 27 ottobre 1897 5.10.61 Ori Prtom G(lrtballli, ®"cav. Ftreuze
.·
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(9)
16. 9.61 Marzocchi Fabio . . . . '! lters. 5. 8.61 Sptna l'inun:o, ® " . . 44 lan t. 9 d icembre 1897 ' · 3.60 l,oscalto Vito . . . . 49 rant. ~7. 6.61 f'anchiolli Bttgertio • . r:tv.lloma(iO) 3. :;,60 r::ostello FrallctiCo . 1 rant. ~- 5.60 lioni ni Git~SeJtpe. • . 2 id. 13. 6.59 Cìnlas~o Attloni o. ~ · . 4 id. 6. 9.60 Vìtullo Giuseppe, ®" ·• . 19 iol. l . 4.60 ;:igu:l7.Zi l'11torio. ® · . 53 id. 6. 3.61 Mombello Ernr<l... ® '"" · 8 irl. f'!. 3.60 )loro 'l'Ilo, ® ....~ . . . 26 id. 5. 3.61 Gah·agno T•·u11tslo , ® " .cav. J>,, (tcv.;
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(2 11
n. 6.63 )larr:ls R«/Ttlele, ®" . . :il rant. ~- 9.61 ~ll!tf!lu Attlonio . ® ' ' . . l IH•ri. 9 gennaio 1898 '!0.1-.!.59 no~si Gatlano, ® ' ' 40 • • 17 ranl. 9. 7.39 Ool llollo Anlo 11i0 . . . ~~ ici. 19 maggio 1888
2 3. 6.60 Pahunho Gitul'ppe . . . 13 raul. n . 6 61 Ouccino 1'obla •.ç.o.~'""' 33 111. ~- :i.59 PrzzocaroClerttertle.C:.,.® " !IO iol. i3. 3.58 Fiorirri PIOt'ftiZO. ®"" . 40 itl. ~1 . 9.60 llML,~IIO (;irmppe, ® .w; 3 aijl. 8. 9.61 norbnhlt Gluv<ullll, ® ". 71 ln ttt.
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( Stgut ) CAPI TAMI IIEOICI
dal n. •n• al n. Nii 19 ma11110 1818 19. 5.6.! Canna:~ ,wcolo, ® " " . . t O rant. lcom. osp. To rino) 6.10.cil Vasilicò GiurtpJit, ®"" " .. ...... . . . . . . t! il!. 1O a goato 1818 !611.6~0'Amico IJiagio, ® "· .4~ fant. ti 3.61 Mdampo Gitmppt , ® . . 38 i•l. !S. 1.63 Pace Luigi, ® " " ''"" "' . . . . . . . R.lrup. Afr. 1.11.5! Gristina Callrtn:o, c» " . H fant . 11.10.60 7.oncatla Anlo-nio, ® . . W id. 15. 1.6i Ue Prisco L uigi . . . ca••.Foggia(tl ) l. 4.60 P.rig no n c Ptrdit1a11tlo, ® . :U fan t. 6. 9.61 F'aldella flitlro . . . . 55 id. 24 novembre 1898 lO. 6.6! liltard1 .Vicolao, O. ® . 3t fan t. l0.10.6i Verdura Luigi, ® " "· . dir. san. VIli corpo d'arm. 6 1.61 Cara Franuseo, ® ..... . 48 fan t. 5 marzo 11811 3. 1.6! )ladia G i llltP p t, O. ® ..... . . . . . . . 50 fan t. 4 giugno 1899 1.1061 Coppo laNicola,O . ® .. ,...., eav.Umberlol
+ o.
+
{~3
!111.61 Lucian iLavinio, o t , ® , ._..59 fan t. 1!. 1.61 Fusco Emilio . . . . . 6 id. ll U t \espasiano Dom., ® ...... cav. t odi (t 5J ti . 9.61 tongari Rodol{o, ® ,,_,. . 3 bers. lLIUt Giaoaua Giult ppt. ®" "· ;s fan t. !6. 1.58 Cuoco Lui!Ji, ® ..... . . 88 id. 16.11.6! GuaIdi Carlo, O ,® ,..., . il ìrt. 19. 1.61 Simoni Glult ppt, ® " . . 3 id. l . 5.>9 ile(caria Giouannl . . . !t al p. l(\.10.63 Poa Teodoro, >§o. ® · - . 68 fan t. 6.U.6! Petrone Andrea,® ..... ". 60 id. 1Ht60Can~allo Lortn:o, <Al ~.. . • • • • • • 8! id. !11.1! 6t Vijno /.uigi, o, ® ,..,. . 70 iu. 25 g iugno 1889 !I.IUOS:lnto ro Gitutppe, O. ® ,._.. . . . • . • ca v.Genova( 4) 19.11 59 Crisoo VllaLcltt , ® '"". • 9 rant. Il. 3.6! Trevisani Garlo11o, 9~ id. 21 dicembre 1819 13 t.M C1gliutti Uitutppt . . . 4 alt>. 16. !.60 llemncasa Htactu:o. C1l • u rant. ~- 8.61 Rooomo ,\ 'icullno, ® n • 8~ id. 19.1UO Colla!ava lùuico, O® ·- . . cav. c.:aserlu
+o.
+
+. . +
(17)
18. 1.61 .\lari n i Pio . . . . . . 63 fan t. !t. 6.61 Nardi n i Ghtlio, O, ®_ ,.. 3J hl. 1.10.63 Cat>lbbe Ftllct, ® ,,_., . 3\ fil.
26
(Segue) CAPITANI B TeNENTI 116D!Cl
dal n. t8& al n. t8~ Il marzo 1900 1 0.1~.63 Reechione BI/ore, @.
9. '1.63 San lucci Stefano
. H bers. . cav. Milano (7)
Q> ,..,• • t gran. 27. 1.63 Maislo PMqll<lle, ® "· . ca1•. Lucca (16) 25. 5.63 Llcari l"incenzo, Q> ''"" • 66 fan t. 1 8. 10.~ PMSarella Ugo,
IO giugno 1900 11 . 9.61! Pa ltrinieri lìmbtrlo, ~, Q> t>-N • • • • 65 r~nt. iH. 5.61 Ui Gineomo Luigi 1 O 1 ® ,,_., . • . . cav. Saluzw (12) ~8. 5.6! Cheleschi Camillo, Q> ,..... 6 hers. 29 settembre 1900
9. 9.61! Ar1.ano Prattcesco, Q> ....... 56 fan l-. 19.lt.61 Oastianell i Umberto, Q> ... cav. Catania (i!)
8. t.63 Paschetto Ferdinando , Q>,,_.. • • • • • • • 36 rant. 1. 7.61 Sanloli Hmilio, ® ...... . 57 id. 16.12.61 Oenatl Alfonso, Q> ,...., . IO bers. 20. 8.61 Federi et Plell'o , ® . . . ca,·. Piem. Reale (l!) ~3. 3.63 Gallo Nicolangelo, Q> ...... 16 rant. 20 gennaio 190 l l U0.61 Ouceeschl Modulo, ® ''""18 fan l. 18. 6.63 Oddera Ltdgi, Q> ,....., • • cav. Alcssan · dria (141 15. 7.61! ~lauri L"igi,'*'~· ® u """· 31 fan t. 21 marzo 190 l ~9. 9.62 Rcalo
Vincenzo, ® t>-N • 37 fan t. 1 .10.6~ Gros Gittseppe, Q> ..." . • osp. Roma
TEì'\ENTI MEDIC:I
dal n. ~ al n. a 19 dicembre 1889
6. 5.61 Pelrecca Mie/tele . • . . Mpett. ittfer 19 dicembre 1890
\!3 ~ .63 D'F.Iia Alfonso, ® "· , , i6 fara. H . 8.61 ~larsa nich Arlu•·o, ~. ® ,...., . . . . . . . 13 art.
+
(Segue) TENEliTI il& ltiCI
•l.ol n. .a al n. _,, 21 luglio 1881 Il. 8.63 Vinri A11gelo, ® '"" . • fl art !S. 6.63 Torlom Gaovannl, ® ..... osp Milano Qadnlo, O, ® " .. ..... ., . • . . . . . Il bPrs. l. i.63 1lOl!lllO·Lera Gabr., ® ,.... 5 brag rora. tS. t 63 Altol!elli Alberto,® ....... . se. api' l. san
~.l!.6! f..osLa
t 1.631lesti~o Pantalone G.ppe ,
l
® t W. • • • • • • • 't brig. rort. 1. 9.51 C.•ltani Carlo . • • • • succ. P;,rma ;.10.6' Rh a Antonio, ® ,..... • • t liri~;. nrt. 1
costa
il. lUi Grado Paolo, ® ' "" • . osp. Palermo J ~ 5.6~ Glmelli Eugtll. o' .®'"" 01 • 9 hrig. ror t. 11.11.6:1 Doria Rosarao. ® ,.... . . t O itl. Id. l i. 8.61 Pettanelli Pitommo. • • o~p.Aiessaud. l( 163 Chini Gatta no, ® " "· . id. Venezia
22 agosto 189 1 '!3. l u l3rh lo F rancnco, ® . . a&pelt. (a m. 3 a prile 1813 11 11.63 Fortunato L'<Jrlo. . . • U brlg. l ori. lt. t.6i R11a li mberlo, ® ' '"". • osp. Ancona S. 6.63 ~ota Celio, ® ' '"" . . i a lp. ;, U l Scamno Lu igi, ,~. . . . osp. Napoli IO. 8.63 Visal!i Paolo. ® ...., . . id. Perugia 8. 1.153i'astorello Liborlo, ® ...... id. Chieti l. 1.61l.a Cava ltJM~•o. ® , ..... 4 alp.
1.11.63 .!.tartine Ili Giu1eppt, ® ....., 5 Id . • • . osp. Paler mo 6. 663 Catini Alpiuoto, ® ••. 6 brlg. lort. $. 1.64 tìiuiTrlda Luigi , ® '"" . t lrl. Id. i. i.61Zorzola Luigi, ® ..... • • o; p. Torino 6. 5.63 Ptuoco lo Ogmb. , ®,.... ,. R. trup. Alr. l. 9.6:! ~largotta Ceam·e, ® ..... . 7 alp. li. 3.61 Paslno Eligio, ® ' "" . . osp. Torino ti. 1.63 l.lcas lro Giuuppe
6 settembre 1893
!9. 6.60 ~ariani l::nraco . • . . loJg. ali. cara b. 4 1110110 1815 ll.l.61 De Gior g i Ht11iamino . . Il. trup. ACr. tt.tt&l Camt.)()Ol 1-'r .cel co, ® ,,... . O$p. Ravenna li.IUII'cllcrino Atldrea, ® ·~ . brig. ror rov.
genio
tl. t.6l Fazio Gat1a11o, ® '"". . osp. Perugia l i. • 66 Lo Bianco Luig•. ® ,...., . 4 brig. costa !8. 1.66 Bonomi Gaetano, ® ..... . osp. Piacenza !0. l 6S Yalilello Emilio. ® ,..., . Id. P:~lermo ~. 9.w l.n Grotteran Pa&quale, ® , ..,. . . . . . . . in r. prosid. eo~enza
tl.I0.63 La Cascia .Sal vai., ® ,.... ospt'll. Savi-
gliano
i. 9.6i Sa~tgini Evarialo, ® . ..... osp. JJolo:;na 11.10 63 \'mloliva /Jettltwl . , ®""" 4 genio 16. 9.6:i P~ntano Arl"ro. ® ,..... osrJ. Brescia 19. t 67 Vardea E(illo, ® ...., • .1(1. Cagliari 7. 3 66 Ca·lt{'llano F e.Uie, ® ........ id. Bui
l l
(Sr911e) TBNB"TI .III! UICI
clal n . .. 8 a l n. e o 4 luglio 1895
:?UU5 Tro1 anrlli LldOì, ® •~... nsp . Piacen1a 28 11.65 lc n ·ollno Salu a/c)l·e, ® ,,... l genio ;;.11 .6:1 Stcfnno Umbei'IO, ® ....... 3 art. i. 2 66 Bnno Giovanni, ® ''"'' . 3 alr. 18.10.67 Brune llo Aug u1lo, ® , ...... '! ici. ~. Il 66 Cimino Fnmctseo, ® ,..., osp . Sllern o t O. 4.66 Ma rri b'zio. :, . ® ....... .Id . Firenze 8 settambre 189 8
H . ! .6.> Grillo J.'llort. ® · - • . 8 brig fori. !O. 1.67 Toncettc Pittr·11, ® '"" . osp. Livorno (co m. se. appl. san. ) 5. 1.66 nascli A11drea, ® ,...., . . :tO art. 20. 4.67 Corhl B1toarclo , ® "·" . o sp. no ma t 8 . .\,Oi lloni Pietr·o, ® '"" . . Id. Livorno ~I.I O.f.>l Tobia Artu•·o, C, ® ,._...id. lloma (com . min. guerra) 9. 6 6i Damiano ,Yirota. ® ...... . 3 brig. costa Il. 1.68 Te-io f;iustppt, ® · - . osp. To rino t7. t 69 Scalese Giorgio, ® , ...... ca v Vittorio Em. Il (10) (E•trcmo Oriente) 15. 2.67 ~farini Emilio Paolo,®,..., osp. Ve rona 25.U.70 Snnnn Attilio, ® ,,_ . .Id. Genova 16. 2 69 Lan1.a Tomma~o, ® '·"".Id. Milano (Estremo Ori ente) o. i 68 Fa rro nl Enrico.®,..... ". t artìgl. 28. 7.69 5eha>tc3nel ll Giangauuppr, ® ...... . . . . . cor po invalidi e velerani B . t 67 Costa EmUio, ® · - . . 6 ai(J. 8. 8.68 Cantalora ,\'ocola . . . R. trnp. Afr. 4.10.67 TemtJesta Co. nzo, ® '""· osp. r:aserta 18. 10.67 Dabbene F i llpJIO, ® ''""" i genio 13. J 6!1 l)ernucci Rodol{o . . . R. tru p. Afr. t7. i.70 Anflr~ini Alfredo. • , Id. itJ. 5.11.68 Neg ro Hmeslo, ® ..... • . 5 a lp. 3. 8 68 Rot-:nni Luigi. ® •...,. . . osp. Firenze t4 tt 69 Procacci Arturo. ® ,...,. • id . Livorno !9. 9 69 C:a::,::ia J/at'io, ® ,._.. . . 5 al p. 16. 12.67 San tini Federico, ® ''"" . :o ri. lllO!l!, (t. j\,69 Fcrro·l.uzzi llassim. ,® "·" os p. Anco na 4.10 GS Sog{!in Antunio , ® ..... t n lp. su. :t.Oi Claps Angelo, ® '"'' 5 Cant. {Cand ia) 5 :lrt. U .11.6i Coda Cal'lo. ® "'"" . ( ;\. 10.69 Oollieri /lobtrlo . ® '"" . 16 id. 5 gennaio 1899 t :l. 8.70 ~las:;arolti Giu stppt, ® •...,. 3 h rig. art. lort. (Est r~mo Orienti') 30.10.69 MirPI3 Salua l o t·t, ® •w,. " os p. Palermo !9. 6 69 Vinci Frotaccsco, ® ,..., . IO brig. art. cos ta 6 1 !.0~ Ro n~:a rinren:;o , ® ·~• OSIJ. Salern o :11} 10 7H Gara n Pietro, ® , ..,. • R. 1rup . A rr. l. G. i O Romano En rico. ® ...... l al fi.
(Stgue) TEI'IKNTI lll!lliC I
ol.•l n. e l al n. ••• ~ gennaio
1191
!:1. 1 il Jacooo Frane esco, O, ® .......... . 4 aJp. l. 8 6' Annino Be11iarn ino . • OSJI. Stui· gliano 1. i . H Ruta Stbaslw••o • . Id. Casertn l. 8.&1 Troiani Pietro. . 53 runt.
(tom. se. ap(ll. san.) . 5 ;~lp . !:. l 71 Pofa Gio11anni. • H brlg. COSI3 ~:. u.ro Valerio Giuseppe . . se :t pp. Mn . ~l. 1.7! Ca31ellani Romeo. . osp Saviglia· no !J. 4 70 Vas:lloh Antonio. . id. Torino Ili. iO .Vi raglia Bullaehio • :14. art. 110.&1 An naratonP Carlo, ~ . . R. trup. Afr. li IO. iO .Ve.-serotti Ileo venuti Gi•t· l~t . • . • • osp. Milano (Estremo Oriente) u o.;n Fr..nch 1 Luigi . . 7 brfg. art. 1~. 1.70 Pavia Calimnn
co~ li
r.. S 7t n"·afta fla/Taele )l. S.i l Casto Idi Ettore, ® •
~1. l .it Ofovari Pitlro . Il. i .iO .~ jroldì LuifJI .
. •
!'J l.iO De Sarlo Eugenio. !' 11.119 eo~su Alberto. . t;. i iO }lemmo Giocarmi
. osp. Novn ra . ir.i. Milano . R. trup. Afr. . g art. . osp. Napoli
. succ. Udine . H l:tnl. (com. se. :l(liJI. :sM.)
13 m• gglo 190 0 U 8 &J 01! l!aria fl'kcolò.
. cav. Monrer· rato (13)
19. 8 69 Pafmieri Raffaele.
• OS(l. C..l LBO·
zaro Il. 7.68 Gamcri Bartolomeo. . Id. Torino 9. S 6S l>e :ireph:~ni~ Giu1eppe. . cav. J.ucCA ((6)
W ~ 68 Poccìone .tfichtlangelo . • osp. Napoli !! l 69 ll:uzaccara Pietro . • • IO a rt. 9 I.G9 Marcone Ste(arw, ~ · - . osp. Saviglia· no ~ 3 6!1 Fantoli liiulìo. . . . !l art. ~ 10. 69 Gia•IUIDia Saloatort • osp. Torino t! 4.il l.oonti Girolarno • . 8 brilc. art. costa IS. '70 Pignatelli Filippo . osp. Firenze IS. U l 1\lzoì Luigi, ®. . . 18 art. Il . 8 73 F iorentini Emilio . osp. Me.~slna H. 7.it Riuuti Giu.~eppe. . Id. ~13ntova i 10 70 T osti Domtnico .Id. Napoli t 11. il C., pJocllo Pio . . • lo1. Roma
..'
···--~
(Se/ll(t) TS:'>KNTI H IWIC I
30
da l n. «~7 al n. aae 13 ma ggio 1900
'l Il
31. 3.73 Qnarant:t P"sq~<ale.
• 6 llrig. art.
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19. i. iO Imperiali Gi1tlio.
costa . osp. Firenze (Estremo Oriente)
'l ~l ,l!
. osp. noma !8.11.7:1 Bocconi AIWio. . . 2 alp. H U.i 4 Marengo /,ormzo . 3 id. 3. 8. 7~ PassPra Ercole . 20. S. 70 ~lancio i Angelanto11io . . 19 art. ~3. 4.70 Gillone Cal'lo 4 alp. it. 8.73 Bosco Pietro . . . . 7 id.
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H. 5.H Satla-Puletto Salvatore
9 llrht. nrt.
15. 2. 76 nesso Bugenio ,flario 30. 7 iO Gri:oconi Giovanni . 21. l.i! Oemmt:u Corneli o 4.1t.69 Virgili Luigi . • • 22.11.a Vocaturo Ge11ìale . IO. 5.71 Macchia Ernedo, ®.
. se. ca vallcria . osp. llologna . id. Caglian . id. l\ovara
costa
. Id. Ca tanzaro . Id. nomtl
(Estremo Orienta) l . 9.71 Mar iotti·Oianchi Gio. Bali. osp. lloma 21 luglio 1900 R. A. t . 8.71 Falcetti LuiJII . . osp. Roma 26. 6.70 Gerulli Anà·r ea . . 3 genio 2l.IV2 Sireci GiiLseppe . . R. trup. Afr.
19. !.71 Torchio Ernesto .
. 5 genio
2 3 1goato 1900 R. A. ,l
li
!r l
2Ui 7t Canali ni Giuttppe .
. cav. Vicenza (241 • G aiJ;. osp.Aiessand.
19. :;.71 Romelli Francesco . 16. 4.70 Caccia Filippo. . 16 t.il Pomponi Enrico. :u. 5.71 Cadocldu Alberlo. 4.10 70 Ce rm France&co.
. asprll. (am.
16.!0.71 Tempesta Pt''I11Ct8CO \!8. l.i i !lernru-di Luigi .
• osp. Torino . 7 bl'ig. art.
t 3. 7.71 Samperi Gaelano.
. cav:~JI. Lucca
26. 3 7 1 Buratti Aristide ':tUO a Tecce Pasqt1ale 26. 4 73 Tirelli Blio . .
. osp. Padova
. B. trup. Alr.
. cavall.<.:aserta {t7)
rort. (16)
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• Ca\·. 5avoia (3)
• 67 rant.
!com. se. appl. san. m il.) 29. 9.7! Sarto nuorio. . . osp. Novara 16.12.7~ Senni Buratti Ugo • . 3 brig. rort. !8. 9. 7:il TruJH Bllore • . . • art. ca v. 26. 8.7:! Glann olli Alessand1·o • R. trup. Arr. 21.lt.7! Angelozzi Luigi . . osp . llavenna IO. L74 TentoQni Raffaele . . cav. Umber· to l (~l 18.11.73 Gilardonl Enrico. . se. npJtl. !130. m il. .30.10 7i ll:o.gone Saverio . . aspell. {11m.
(Sf.QU.t) Tllr<RNTI Il SOTTOT ENSNTI MF.OI CI
dal n.
••J al n.
nli
26 agoato 1900 R. A. U. ~.it Polc:>tra Giuseppe . . . Il. l rup. Arr. 1~. 3.ii Jlalliano EnVJ Arturo. . osp. Torino 11\.tO.it Fergo la Enrico Giulio . 7 al p. !i. ~iHunaioli Gadtmo • . . 5 fan t.
(com. se. appl. san. mil. ) tl.IIH!assari Gittseppe.
. 5 brig. arl.
costa l tt.13Amati Girutppe . Il. li3 .\l:llU!lflia G•oua1111l.
. osp. Venezia • id. Messina 14 febbra io 190 l R. A. Il. l il ll'Aioia liiOVIJin•i . cav. Aosta (61 Il 1.71 Picrucci Goffredo . . • 7 ar t.
hl>TTOTENENTI MED ICI dal n. 1 al n. 18 8 agosto 1899 il 6.illlessineo fiiuseppe . . . osp. Torino 9. 9 il .llolinari Mario . . . . art. monl. 12 agost.o 1899 '9.t!1!Borruso Piftro . . n art. . i3 irl. ' ' i. il Mcbini 1Yestore . ~ IJ! Trulli Gabr iele . . . • 15 1<1. 3. 171 Col u mba Cesare . . . . ~ rant. 16 agosto 1899 t~ 8it Barbaro /Vi~ olo • • • . cav. Piacenza (18)
17 agosto l 8119
'- 1.71 ~llndni CltuuJio . . . . aspell. (am. 28 agosto 1899 IO!.lt R•gh·i Alberto • • . . . 39 rant. 17 settembre l 899 l 5.il &lona Pietro • . . cav. Alessandria (14) e.u ;oBarzotti Vincenzo . H arl. I l aettembre l 88 9 l. 5.75 Tramonll Ernesto . aspell . (am. ! 6.73 :1\ilitello Gimeppe . 6 art. U. 9.i3 Ciprandi Mario • . 30 rant . 111. 8.73 Odd.i Oddone • • . 63 id. 16. 1.73 Baglivi Brn iho . 6 11!. ti l.il Paollni Adolfo . • 6\ id. !l 5 i3 Casapi nta Gio' anni. . H id.
31
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(SegueJ SOTTOT J;NENTI liSlliCI
3!
<tal n. 19 al n. li~
l
.)
t 8 settembre 1899 8. 1.7~ !'iapohtani Afeùllion·e. • cav. Vittorio Emanuele Il (IO) 8. t .73 Oar tJieri Giovanni . aJpett. (a m. 11.10.73 Triul zi Giacinto . . t7 art. 19.10.71 Anza Salvatore . . !5 rant. 13. 5.74 Sabellico Urbano . 93 id. H. 6.74 ~ertoli Alfonso . . 49 id. t 5. 5 75 7.uccari Federico. . 5 id. 15. 5.73 Arn~nta Antonino . 9 ber$. iG. 3. 74 De Napoli Ferdinando . . cav.Mi lanol7) 1Ull74 Ziccardi Giuuppe . . osp. Cag liari :!3. 1.74 Zaononi Tiberio . cav. Guide(t9) S. 3 73 Sal vatorc Domenico . t o rant. 1.10.73 Audisio Pirtro . . . osp. Genova 3. 3.74 Gri J>po Dottalanlonio . . cav. Catania IU )
3 i 72 Volpe Alazzini . !U0.73 ~loscati Tommaso 5. 6.75 Zanuttini Primo .
. 81 rnnt. . 47 id . . cav . Sa luzzo
9. 8.74 Co1•etli Santo . . 30. 6. 74 Ricci ·serafln o. . \!8. ~. 71 Cast.agnone Pidro
• Y4 rant.
(t!)
. 8 t id . . osp. Savi-
gliano ti. 7.7t l, o m bardo Leonida . . 13 rant. l. 1.74 Guzzardi L uiqt ; . . cav .lloma(20) t!. 4 73 Viola Pietro . • . . 3~ rant. 2.tl .74 Band izzone Giovanni . . H id. 1:1. 4.71 Zumpetta Giuseppe . . • ld. !5. 3.i2 S imeoni Alessandro . cav. Genova (4)
1. 4.74 tnrante Curio . 9. ll.7i Pennetta Mario H. l ~ H D'Elia Antonio 2. 3. i3 Calendoli Saoeri o
. ~o rnnt. . osp. Bari . 38 la n t. . cav. Foggia (Il)
3t 7.73 Soprano Bct uardo t. 9.74 Casligliola Orlanclo
. 69 rant.
6. 6.73 Matlia Alichele 21.tù.73 Ca faro Nicola • 2~ . 8.7:1 Rufo Vincenzo
, cav. Lodi (15)
. cav. PiPm.
Renle (~) . ,9 raot. 3 bers.
24 settembre t 899 21. 5. 73 Pennelli Cetare . 8 bers. 27 gennaio 1800 8. 8.7$ Ghidoli Bttrico . . . • cnv. Novar.1 (5) 27 marzo 1900 15.t 0.71 Ugolinl Giuseppe . cav. Firenzo (9) :IO. 8.70 Suda f'r aTlcesco • . . . id. Monte · bello (8)
33
UFFICIALI MEDICI IN ASPETTATIVA
Da la di eolloca.m in aspeltatl va
MAGGIORE MEDICO
n. 1 ti. t.ltRogliacclnl Colla~:o.
. t900 luglio lt
GAPITAN I YEDICI dal n. t al n. a
t 15& Bruni Allalio • • • • t 90t geo nnlo t Il t~& Dtbernarui Slt(a" o . • febb raio l 1• llò lli$(t~he Rlccordo . • marzo tG TENEiiTI MEDIC I dal n. t ol n. a l. Ul Pt trecca Jllchalt . Il 161 Dtfvto Francesco • ll.l.il Pomponi lìllrico . lll~il llllgone .:Saoerio .
. t900 maggi o • lugli o tG •
n ovem b. t
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SOTI'OTE:'\E~TI MEDICI
dal n. 1 al D. a ll:J&rbiero Giooon~ 1 • l l :t lbncini Claudio . l l n l!lm(ln h Erntslo
. t900 oovem. t6 • dlecmb. t . t901 marzo t6
U FFI CI.~ LI MEDICI IN ASPETTATI VA t A CU I ANZIAN IT.~ ~:SOSPESA IJaln •li anzlanltn CAPITA:'\0
D. l
l al Rav1ello Eftl'ic~, + .
dal n. t al n. • !t i .58 Gl ustmi Ceb o lt. I.Gt Comula Giulio:
®,;...:
3
• • • • • • • .
188:; Oll<Jbre
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TE:'\ENTE 1890 ldohrnfo 19
• luglio
to
31
UFFICIALI MEDICI DI COMPLEMENTO E DI RISERVA IN SERVIZIO
• ~urroTENE~TI
:!l.
MEDICI Ul COMPLEMENTO
dal n. t a l n. 4• 7 luglio 1885 6'\ " itarotonrta (inut/}Pe, <.!> .. .....
• • • •
• R. Lruppe Afr.
29 luglio 1900 '!0. t! ~G Fcrrari-Le lh F'ranct$CO 3JI. ~an t. s. ~A Veraudo Bllor·e. . . . 3!1" rd. 11. l 75 r.ard enghi Giuuppe • . ! gran. to IO.iti Demonte Silvio • '!3 rant. !!l Ili. 73 De Blasi Dante. . . . 63 id • ~1.111 7!1 Tomatìs !.i vio . . n id. 5. ~ 71 Camhrano Giuseppe • • 4! id• U. '!. "6 Nacciarone A mltlo • 6 id. t V 1.76 Oocch i Al(rt cJo. . 19 id . . !)()id. 17 11.7~ Foresti Alberto • .
S. tò.71 l"erretti Arrigo. . 3 76 Salvatore Adriano
. 55 id. . 63 id. Si. ~.71 Martol:liO FerdirrarrcJo . 63 id. ~S.
8. :! 75 Gabri Giuseppe . . . . !3 id. SI. O. il Gheranll Glo. Ballista • 56 id. 7.H .7i Capialbi AIIIOu io . . . 51 rd. H . ll 73 Armand-Ugon Giovanni !9 Id. l. 1.7G Oe Aogclls Gaeta no • • 48 id . !l. S.73 Ciauri /lototiuo . . . 14 id. t . 6.77 ConsigliO Pl1rcido. . . 64 id. t. 1!.73 Santomanro llu(J(Jier·o . 5 id. 7. 4.74 Ros tagno Carlo . l bers. tt . 8.76 Padoa Gullttvo. . . 5' raot. :!Ht.n Pirolì Amedeo • . • 64 id . 1. 7 .i5 Casagrandi Glauco . 93 id . !1. 9.76 Merighi Mario • . 40 1d. 7. lj.i5 01'1lìni Bmlllo . . . 41 id. 2<1. 4.73 Ga rrool Auouslo . . 5 hers. U.tLH Perroni Glovar111i. . 47 fan t. ~- ll.i4 Ferrari Pielr o . • . '! gran. '!t. !1.73 Venturint Ber·n"rdo. . Gl rant. U . 5.75 Baduel Al{rtdo. . . 54 Jd. tUO 73 Margara Cuar·e . . . 73 ìd. H . G.7l Silvagni Salvalore • • 5 bers. 3. 9.74 Passamonti GatiO IIO. . S9 rant. '· 1.16 Molisani Al(rtdo • 40 ìd. t. 7.75 Fa.soli Gaetano. . 18 id. U. 1.76 Arce lli Anytl o . . 71 id. t G. 5.74 Accardi Mario . . !l bers. :1. 6.75 Massa Goffredo. • 93 rant. :1. 8.74 Priore Al(ouso G.armi . 15 ìd.
(Segue) !IFPICIA LI .IIEniC I 0 1 COliPLK!IP.N ro - SOTTOTRSE:"iTI
dal u. <as al n. ea 2 9 luglio 190 0 10 IO 75 Giaco mell i Girueppe. . i 5 fanl. illl.74 Santa- :\laria Alber to . . 8 hers . ti~ 73 Frigier1 Giovanni. . 4 id. 19.1!.73 C<'rafoglì 7'ullio . 6~ rar\l. ~ 1.75 lle•jei Ma uriz i o . 87 Id. fl ll.74 Ste ll a lìnctn zo . 58 irl. tl. 5 a M a,:rna~hì Guido . 84 it.l. 11 t. a rargnoli Beniamino. . 49 ili. 15 t:!.74 Cre.<clmooe Rosar i o. . 93 id. 1> 6.73 }(o naco Co&ia11tin o . . 51 id. 30. 7.73 o·Amo re France1e0 . . 47 id . ~~ 11 74 Bi lolla r mcen.::o . 46 i1L t r ii a Co LuJu•o P ietro . 8 he rs. 8-10.73 Lardo Giuttppe . 49 fno t . t;. 7.74 Peran looi ,1/ari o • 9 ìtl. s. 6.i 4 Jo rio Filippo • . 58 id. IS. 8.73 Zannoni Davide . 66 id. 3. 5. 73 Bagatìn G~<alliero. . 6i id. 13.t t.H Ro m ano Do -nenico . 46 Ici . tl.l l.i3 Currti Orazio . . !t ill . 6. 6. 75 Rolt.a f'rancesco . . 7 bers. ll 3.i 3 Allegrini Giulìo. . . cnv. Firenze (9) !!l. 5.73 Be r nahai Vmcem:o . 9 \ f;HII.
13. 1.74 Ors11ìi Ghtrardò H. ~.H Min l!"o b'"rieo • .
. 33 ìtl.
?8. l.i5 Bal duino Candido.
. 7 bers.
~·- ~ 73 De Pe rsiis Il ai mondo ;)1. 1.74 Zilioll Sei/alfiano .
• 94 ran t.
. ~8 id . t. 5.i3 Monica Carmine • . 34 irl. t: 11.73 Marzia le Giuseppe. . ! id. 4. .i5 Vitaccldo Pert'1l CCi o • . IO Id . :i.tt.<l Ca r-aDI Luigi. . . . cav. Vic~nza. (~4)
. 1!9 id.
6. 6.75 Panni N icola . .
. ~~ id. 4. 9.i4 Pigo~tti Giu&eppe. . cav. Ale.,sand ria (H) l 6 a llapisardi Gi ova nn i . . 50 rant.
l~
l i l Sigo or ini Emilio
. 3! Id.
~-IO.i~ Co-sta
Romolo • . • . 83 id . il 9.i<l Qul nz ii Raffaello . . • 50 itl. ti. 3.i3 Tarriconc VittetiiZO • . 15 id. t8. J.a Colognese Fenuuio . • 34 id. ~ ~.73 Go11ltieri
Domenico . . 53 id.
~- 8.74 lan nibelll Paolo .
!l. S.75 Pisaniello Anlot~lo.
. 58 id. • cav. Foggia (l t)
IO.II .i! Big.a.tzi Zanobi . . . 59 rant. 3. 6.H Casaccia Carlo • . . :!4 id . 6. 4 7! Tavan ti-Ghiarentì B:;lo. ! bers. 18. !.i4 Ve r,:oni Gi Uieppe. 5. 3.i5 Cavallaro Gimeppe
. 59 rant. . cav . Lucca (16)
S3.tt73 Broccoli Gì tU6ppe.
. 4 bers. . 61 rant. . cav. l'iovarn (5)
JO IO.;a Cel este Giureppe
6. U 4 Sgarbi Gi ~tseppe .
33
36
(SfQIIt) OF'FICI ALI liBDICI DI CO!IPLBIIENTO - SOTTOTEXENTI
dal n. ea al n. ••• 29 luglio 1800 t8. o.73 Mureddu R(rclaisio . 9 raot. lj, t.75 Ghezzi Edoardo . . • 30 id. )7.10.73 Ardoirh> Gio. Ballilla . 26 id. ~7. 7.T5 Carinelli Pietro. . . . eav. Genova (4l 15. 8 .74 Ponsiglioue Vincenzo • 50 rant. 15. 7.75 llro)!li o Ore.(te . . ea''· Lodi (15) !~. 9.73 Broli fìiovamri . • 90 rant. 15. 3.75 Boni Gitutppe . • 83 id. 11 . t. 75 Fornara Ignazio . 85 id. i. 3.73 Vagliaslndi Gi useppe. . cav. Monrcrrato (13)
1!6. 12.73 Marciano Alfonso. 6. 5.74 Mnggi Frcmcuco .
. 8t rant. . eav. Padova (! l)
~O.
t .74 lllaniscnlco Giovanni. • 14 lant. l 'l. 9.74 Sessa Camillo . . 66 id. 18. 8.75 Galli Giaci nto . . 9t Id. U . 3.74 Di l>ino .1/ic/iele . !7 id. '!. 6.73 Quaglia A/arco. . !4 id . . !.73 Caccinlupi·Oiivieri Gior gio • . . • . • . 33 id. 7. !.74 Flammia Tomma1o . . 38 Id. 9.12.73 Arduino Antonio . • 44 irl. 5. !1. 7.~ Caturani Mi e/tele . . . ~id . . 6! id. 5. 3.74 Bortolozzi Lconida '!0. 1.76 Chiaromont<l Rocco . . 88 id. 3t. 7.75 Assandria Murco . . eav. Roma (20) 13.11.73 Manotti Dal'io . . 06 rant. l gran. 13. t.74 Ca m pelli Giovanni i. '!. 75 Guast.amacellia luigi . 15 rant . . 80 id. '!8. 4. 75 1\obilot.t.a Alldrta. 2\l.to.a Pat.anè leonardo. • 73 id. . 79 id. !4.11.73 De Luca Fiore . 'J, !l.i3 Gavio Amribale. . t! Id. H. S.i3 Bocci Benigno . i l>ers. w. H.74 Mauro Pt·ancesco . . 38 r~nt. 25. 7.73 Lopresti Salvatore . 18 id . . eo id. 30. 3. 75 Scr:ese luigi . 81 itl. i . O.i3 Faouele Anto11io 16.11 .74 Doyno Gennaro 7 Jtl • 9.11.i2 Vasta Antonitro . 74 id. !3. ,,74 Volterrani Giovanni . . 31 id. '!6. 11.74 D'A I~>nzo Auge/o • . 16 id. '!8. 6.73 l>olcc Giuseppe. . n id 7. 1.73 Gucrrcrl GiuseppP. . cav. Catania (!1)
l bers. 11. 1.i4 Scaramuzzl Donalo . . 5~ raot. H . 2 75 Massarl Biagio . 5.10.74 Merlinl luigi . ea ' . Piemonte Reale (:!) . lt rant. 7. 9.7! Noti Antonio i. 4.73 Amore Giuseppe . 36 id. 'L Q.7! Milite Germano . 31 ic:l. 18. 6.78 l>e Giorgio Nicola. . 10 bers.
·'
, .,
..
(Sf/}Ut) UPPICIALI II EDICI DI COIIPLB IIF:NTO - SOTTDTKNI NTI
tlal n. US al n . . . 21 lutllo 1900 9. 4.;5 Bado-Terracina A l m erit4 . • . . . cav. Vittorio Emanuele Il (IO) 6 1t.i3 Giorello Atltlllt . 44 rant. t l . i~ Ma rino Glustpt>t . cav. Aosta (Il) ~ 5.H Orengo Maurizio . . ! t fant. f6 t.i l Sism ondlni Anl011l0 . • 43 Id. 16. 1~ H Petraroll l'inctn:o . . H id . l. 1.73 Y ao gi a Prat"tiCantonio . . • . . . cav. Savoia (i ) :; :!.74 Fili Gio. Dalll1la • . id. VIttorio Emanuele Il (IO) !9.11 .74 Dova Htrtrnzo. . . 73 farH. lj. 6.74 Gasparinl Glovaunl . cav. Piacenza {18)
) ) 9.73 Carginale Carlo . IO fant. . 78 id. 7. 3.a Marzorntl No1e. . 5i Id. l 1.7! De Rosa Ettor e. ~ ll.i~ Guarini Bartolomeo • . i id. 6 H.i3 Lo <:ascio Gioachino • . i7 id. . 3 id. tu. 4.71 Profllo Atmibal~ . • 7$ irf. !310 73 Giuliano Gl tmppe. . 6 bers. to l!.i4 Dolilo Pietro. . . ~. IU3 Casin i Erne.to . . • 41 fant. i. ~ ì4 Yazzitello . Intonin o . . 88 i<l. . 9 bers. 5 ~a Riolo Giuseppe. . . 7l rant. ~IO. a Langosco Rlccardo . t id . !:. l.H r assoni Adolfo . i8 id. ~. l a f o ti Btntdtllo . . . t Id. 3 t ;J Yininni Dum tnl,o. . 14 id . tS. i.i4 Nizz:l Meolo. . 68 Id. 11. i.il .\malo Lrtea. . • 8:; hl. !t. t .;s Gagio li Carlu . . 79 hl. 17. 8 72 Gorga Pasqual e . 36 Id. H l.i\1 Troisi Romualdo • • 91 id. S 6.73 Cieri Bmmanuelt • r.. 8.73 De f'eo Pa~quale • • 37 ili. . !O Id. 4. S.i ! Polidorl Gloveuate ~ 8.73 lannuz.zr Antoulo. . 9 id. l ;.a Cu pola Go etano . . 33 id. ~. 4.73 Zingale (iluuppe • . 8 id. Il. 6.7! ~anglarotti Gaetano. . 13 ià. 14 1~.73 De Lell i~ Brnuto. . 17 id. 18.11.a Aconeo Nicola . • , . 4 id. '!ii. 6 73 Vacca.r i F err· ucclo . ti id. 18.10.73 Genovese Antonio. • 80 Id. 17. 1.73 Scevola Hnttnzo. . 65 id. ~ d 14 Darbera Mlthfle . 33 id. 6. s.a Romeo Glu1eppe . . 5! id. 5 3.73 Petrint Ameri go . . 6 bers. ~. G.H Pa lum iJo Domtnleo . . 70 fant. $. 3.H Majlno Gitl8eppe . ~ id. '!6. 9.i4 laia Donato . . . . . cav. Saluz;zo (l t)
38
(S~gue) UFF" • .IIE DICI DI COMPL. - SOT TOTI!:"\I!NTI • t!H. JdBOICI DI IIISR"VA - CAPI T.
dal u. uu al n . .... 29 luglio 1900 !!3. t .73 Sciuto Gi,..reppe . . 75 ranl. ~~~. 3.i5 Venturin l Antonio . 71 id. 1. 8.14 Torti Gaetano . . H id. t4 7 73 Signorioo ~·ilo. . . {0 id.
CAPITANO MEDICO DI RJSERVA
n. t 3 Il magg lo 1890 !9. 7.59 Quirico Gi ovanni, $ U +. ® . . . . . . . . . osp. Roma (med. pers. di S. M. Il Re)
3!1
FARMACISTI MILITARI
CHHIICO FARMACISTA LSPETTORE
n. 1 18 agoato 1895 6. 8.5~ Ponzi Brlllmo. • .§o . . ispctt. san.
mìl.
CHIMICO FARMA CISTA DlnETTORE
o. l 4 maggio 1898
10. 9.5~ Antolino Bernardo, o§o. • far. cent. mi l.
P!RMACISTI CAPI DI l' CI.ASSE
•lal n. ~ al n. e l 2 gennaio l 898 l. 9.5:! Brero Giovcmni. far. eent. mi l.
'*'. . .
30 ottobre l 888 6.1U3 Amoroso l'incenzu , ® "· . . . . . . . rar. cent. mil.
+,
(pento chimico igienista) 27 ottobNI l 8 9 7
!l. '~ Jlranciosi ni Guido,+. . osp. Firenze 4 ma1111lo 1898 Il. Ut Pigozzo Felice,=*'· . . . far. ce nt. mi t. 8 aprile 1899 18. 9.Si La Rot.o nda 1/affaele, osp. Ancona 20 gennaio 190 l
+.
t. U5 Boli o Giorgio, o§o. . . . osp. Bari
FARMACISTI CAPI DI i' CLASSE
dal n. 1 al n. 8 4 noYimbre l 8811 li, 8.33 Nasi Pietro. . . . . . far. cent. mi l. 28 maggio 1895 Il. iSt Bolognini Carto, osp. Napoli !t. 1.48 France.>coni Giacomo, o§o. id. Ravenna IO settembre 1895 l:l.tUt Gayta Demetrio,+ . . . osp. Torino t 2 gennaio 1896 ti 6.53 Carrier Al(on$0. o~p. Ver')na 30 ottobre 1896 3.U.55 Abba ti Antonio, c§t. • . osp. Alessa n. 27 ottobre 1897
+. . .
+. . .
li. 8 51Carnelutti Ft<krico, c§> • osp. Bologna 16 dicembre 1197 ·
l.to.ss Bompiani A leuandro, o§o ®" "
. . . . . . . osp. Roma !perito chimico igienista)
40
/Segue) FAnliACISTI liiLITAfll
dal n. 9 al n. 18 16 dicembre 1897 t! 9.5t flu~so Er1rico. <f, ® . osp. C:tSerta 23. 4.5! Chialchia Andrea, >§o • id. Padova 1. 8.50 Sola Gi1ueppe. . . . id. Piacenza t.tt .50 Pellizzari Coriolano . id. Cagliari 7.11.50 Meno;.: h ello Ciovanni, t§>, ® ,...., . . . . . . . id. Milano l. 10.51 De Panll A 11/ o 11 i o, >§o, ® 1 ' ' " '' " • • • • • R. trup. Arr. • maggio 1898 2. 3.5, Lovadina Marco, ~- . . far. cent. mi l. 6 aprile 1899 6. U .55 Belliazzi Art ..ro . . osp. Palermo 2. 3.5~ Ho\'ere Giuseppe . . . . id. Lh·o rno 20 gennaio 190 l
!i. 6.5:! Coccone lllaggiorino, {• . ispett. sanitil
\perito chimico igienista )
FARMACISTI 01 t• CLASSE
dal n. t al n. 1-. 28 maggio 1895 19. G.5, Marini Pietro, ®" "" "· osp. Venezia
(Estremo Oriento). t7. 7.!\6 Tonini Luigi . . . . . O$p. 1\oma 9.tt. 51 Bozzola Bu.g.e11io. . . . id. Genova 12 gennaio 1896
5. 4.51 Si bilia Gio. Ballista. . • osp. Caserta 30 ottobre 1898
t . 7. 5~ [lertold• Anl'euore . . . OSJl. Brescia 27 ottobre 1897 ti. 3.5~ Boldrini Fedele . . . . succ.Mantova 16 dioeembre 1897
3. 5.5!! ))i fu leo Aurelio . S. 6.58 ~t antice Giovu11111
. osp. l'ia)Joli . iii. Ven~zi:t
:!8. 5.56 Marini Fl"anccscu
. . 4. 9.56 Menniti llatruelt . t 5. 1.:"15 Russi Carlo
. irt. Homa . Id. Chioti . 1upe11. i ll(er. . osp.Savi:,:lia n
t8. 9 54 A.maturo Anlo11i0
. il1. Salerno
~. 5 5:1 Na.t<lle Luigi.
~- 5.53 .M i:,:liardi DO>menico •. ® "· id. Me,sina
4 maggio 1898 t S. 0.56 Pompciani Carlo . . . osp.Catanzaro
6 aprile 1899 31. 8.57 F'ahris Riccardo . . . . succ. Udine 7 gennai o 1900
1!7. i .5i ~lannnjoni Giovmmi . . osp. Peru:1ia 20 gennaio t 90 l J. 7.53 .>\lhcrnni b'milio . . . . osp. No,·ara
(~tg llt) FARIIACISTI IIILITAkl
F.\R~ACISTI 01 i" CLA SSE
dal n. 1 al n. aJ
25 settembre 1181 4. 3 ~4 Cenellin .-fnwnw. . . . osp. Venew1 9 11188110 1181 1. ! .5i GmiTrecli GiuJ[rtdo . • . succ. Parma !6.11.57 !lodini Jl~ehele, ® " ..... . In!. pres. Cri}-
mona 4 novembre 1888 11. J,jjj ~·erraro A•wlliale . • . recl. Savona
6. 4.53 O:tronl Edoardo, <§•. . • far. cen t.mii.
(J•erito chimico igieniSta) l 9 giugno l 89 l ~ i .56 nobert• museppe, ®n .. . osp. Verona 2S 110110 188 l !l t M Castellini Giuseppe.® ...... osp. Genova 13 dicembre 1811
U. 6::.:; Coseera IVicom ede . . . osp. Livorno IS marzo 1812 !li. 9 !i9 Perran Claudlo . • •. . osp. Placenta
s novembre 1893
l
! 4.38 Lutrario Giacomo . . . os p. Cascrl.ll
25 agosto 1884 1.1! !16 G:cspnri Pio. ® " ... . . oS(J. Ravenna 28 maaglo 18811 !l t 00 ~ap pi Gioacchino • • • osp. Oari r S.S'J .\hcctuni Autonio • . . Ili. Savigliano 12 gennaio L811
11 w Centa AIWio, <§-. ® • " " . .... • . • • • . • . In l. pres.
P;nla 27 ottobre 1897 Il H71'ero tta Gtulaoo • . . • succ. Par ma 16 dicembre 1811 IIIO.Si Ceppi lJqo . . . . osp. Palermo 4. !.58 Fe rrara Giuseppe. . id. Na110ll M. 4 59 Gerbino VUtorio. . id. Genova l! tt.G3 :'ionis Ra(fr1ele. . W. Flrenzo 1610 63 Paris l Vlr1ceu::o . io!. prcs.
Gncta Il 1 6! Verdr Oreste .
• osp. Torino . id. Messina . irl. Bologna
6 g fll l.ojacono Pa~qualt .
tn. Il 6~ :>t•;:ni Natlrizio . .
18 gennaio 1898 l. S.a9 l'i ramo Ste(cwo Giooa ranl. osp. ~a poii
4 171allll0 1891
16 G63 Gu~tli Giu. Batti1la.
• . Ca r. ccnt.
rn11. 1
7 gennaio 1800
n. '59 Tedeschi FratiC~ICO, o . . in!. 11res. Aquila
® .. " •• " . .
20 gennaio 180 l 'i 5.61 llcnsi Pietru . .
. . . Oi JI. Urcscia
(Segue) F' A IIIIACISTI IIII.IT ARl
FA R~lACISTI DI 3• CLASSE
dal n. 1 al n. t8 2 5 gennaio 1888 7.tt Gl Falchi Hm ilio . . . . . osp. Aocoua 30. 4.Gi Celi i l'ineenzo. . • • . id. lloma (perito chimico li;lenist.) 14. 4.61 Polo Loret1zo. . . . . osp. Alcssand. l O ottobre 1888 1. 10.59 l.aurioi Carlo. . . . . osp. Padova Il maggio 18811 4.10.63 Oamonte Giu.eppe • . . aspttl. {am. i6. 11.64 Co rnclli Cornelio . . . R. tru(J. Afr. 25 ottobre 1889 3.t i.Gl Corchia Primo, Q) ,,... • • osp. Bologna 28 marzo 1890 7. ~.Gl Nicolai Angelo, ® ,.... ., . osp. Firenxe 27 aprile 1890
31. 8.67 Vaccaro Francueo . • . osp. Bologna 22 febbraio 119 l 4. 4.6l Il olia Fra n cuco . . . • OSIJ. Novara 14 maggio 1891 ~. 7.6:1 Marenco dottor Villorlo . far. cent. mli. 7 luglio 1891 U :i.63 .Vartinotti (lottor Corto . rar. cen t. m li. 23 agosto 189 l 4.11 65 Cornelio Luigi. . . . . rar. cent. mil. 25 11ttembre 1892 13. 3.66 Nonis Gerolamo, ® ..... "osp. Milano
7. 7.67 Forcherlo Luigi . . . . id. Ales~an. 18 febbrai~ 1883 10. 5.67 Ennco Frtmusco . . • osp. Cagliari
16 agosto 1893 3. 7 GG Guorrion /lalfatle . . . OSIJ. lloma 25 agosto 1893 4. 8.67 Alhcrti Egidio. . . • . osp. Torino
17. 7.6~ Glorctuno H11ct11zo. . • id. Salerno 15 marzo 1894 iS.a.GG Marllnl Giovanni ,® ,...... OSil. Vorona 2 luglio 1898 !4. 9 1~ Muz1.ioli Antonio,® •w. . osp. Perugia (Es tremo 01'1ent~l ~. 3.7:! Suzr.i dottor F•lippo. . .ili. Torino l l agoato 1891 15. 5.68 ah ranl Celso. . . . • . osp. Milan o (perito chimico igten "la) 3.1:! 68Cer ruli dottor Romolo . osp.AICM.1nll. 1an. onor. laborat. san. pubb. In nomul 16.1:!.69 Santolinl .4uguslo . . . osp. flo•na 14 febbraio 189 7
!19. 9.69 Conii Carlu. . . . . . osp. Flronzu 22 aprile 1897 tO. t .71 Klctto Al{oruo. . . . . osp. Paler!llo l luglio 1897 \IS.U .iO nel Piero Gio. Battista . osp. V~rona
=
.....
UFFICIALI MEDICI NELLA POSIZIO.. E DI SERVIZIO AUSILIARIO MAGGI\)IIE GENE RALE MEUICO
n. 1 2 luallo 1898
e C+ ........ . Casalfl
!1. 1.34 Goria Francuco, U o.~
dal n. 1 al n. 8 14 dicembre 1894 l t.37 Sappa Dome~~., • tJ o§t. ~ "· Tori no Il gennaio 18111 f. Ui Prelti Carlo , C+ ~ ~. ~ " • ••. . . . . . . Firenze 10. 1.37 Cavigioli Amedeo. e u+o, ~ •. ®" . . . . . . Genova
e
2 luglio 1888 il. 6.37 Pisano Giovanni Ballista,
e U:oj!o O .~ .,..,"· ® " · Firenze
18 ottobre 1898 C ~ "'"· ® . . . . . . Roma 8 giugno 1897 !8.) l9 Astf'giano Giooannl, ~ Padova ;.1!..18 Panara Panfilo ,
e
+,
e C+ *· •giugno ....... 3
1800
•+• • ••
!.11.39 Calvieri Gildio, ~ Firenze 3. !.IO Orrù S alvato re, + Q, ~ ",
® .. · . . . . . . . Cagliari
Tf.':>ìENTI COU>:-1:-IELLI MEDICI dal o. l al n. 5 80 aprile 18118 t!. U OGoliardi Luigl,.§oO.~ ...., ", ®"
. . . . . . . . Verona
24 dloemllre 1898 1&. 943 Forti Giustppe, ~
+, ••. . Modena
8 giugno 1897 UI.U \&usinano L tUili, c§o. ~ •. Torin o
9 gennale 1818 15. 8.4t Baru1Talll1 L•borio, Lecco 19 ma ggio 1898 7. 9 .\3 Mezzat.lrl Giustppt, ~. ~ " · Cremona
+. . .
"
(Segue) UF FICIALI MEOICII'i&~LA POSil iON'& 01 SB IIVI ZIO AUSILIARIO
M.\GGIORI MIWICI dal n. • al n. ,., 9 dicembre 1897
3. 5.47 Dizzarri Rodol(o,
+ . . . Coneo
IO marzo 1898 30. 3.48 Fiorentino Lu igi , ® . . Catanzaro H . t .49 Marchetl i Tem istocle . . . Macerai:! Il giugno 1899
+-
30. 9.47 Garrone Gìu$eppe,
+.
. Mondovi
+..
-1.6. 4.5~ Cherubini Edoardo, Roma i . t .53 Sequi Emmmtle, Cagliari UU8 Carotenuto Domenico, cii>. ® Nola
+ . . .
t9.t0.40 Salti Nicola,
+. ~ " . . Torino
S: g iugno 1900 14.H. 48 P ecetto Giovanni , ® " .. ••. . . . . . Torino 6. 6.53 Arcangeli Alfonso, <§o. • Ancontl !5. 4.49 lann elli l'ilteeltzo, Salerno 5. :!.53 Zoppellarl Pompeo, <§o. • • Reggio E. 6. 8.50 O!Trcdi Pi.ttro, o§- • • • • Rom:~ t8. 8.53 Oozoli Giovanni. o§-, ® .. "
+,
+. .
" " ,..., " . . . . . . Venezia 31.10.53 Ciampini Cua1·e, o§o, ® . . Firenze tO. 8.50 Ugliengo Lorenzo, Vercelli 9 8.53 Terzago Gi"seppt, Alessand.
+· . +. . .
CAPITANI MEDI CI
dal n. • al n. •• 6 febbraio 1881
8. 7.49 }fnrlinazzi Lodo vi co,
+.
. Mantov:~ IO maggio 188' W. M9 Fiminni Antonio, o§a • . Salerno l 9 luglio l 883 • Cnmpngnn 16. 3.49 Rinaldl .Jfichele. 13 aprile 1884 u. 7.53 Candrini Ce1are. . Pavìa 5 aprile 1885 8. UO Trlppuli Giuuppe, o§-. . Caltanìss. 13 aprile 1885 4. 4.49 Sortino Salvatore, o§-. • • Siracusa I li ottobre 1885 . Nola !t. 3 5:1 Cacace Francuco, !0. 9.53 l osilo l'ilo, o§- . • • • . Bari . Foggia 14.10.53 Spirhllli Giu1eppe, 22 ottobre 1885 3. 4.5\1 Artom Afìi'IUliO, . Torin o
+. . + .
+.
+. . t· . .
!Segue) UPPICIA LI liiEOICI l'IELLA POSIZIONE DI ~~nVI?: JO AUSILIARIO
da l n. Il al n. •• 22 ottobre 1885 ti. 8.51 Ped~zi Al(t·edOJ, .§o • • • Brescia 21 marzo 1888 tl. 5.M Peroni Fel ice. o§o. • • • • Brescia 9. 9.53 Cat.1ldi Luigi, .§- . . • . Frosinone 28 settembre l 888 1i. l 53 Marco-Giuseppe Achillt, -§<,
® .,.._,.t':' . . . . . . . Potenza Salerno L8.53 .\Jazzei nob. GiotJatmi, t{!- • Pistoia l.l.SI Barrecr.hia /\'icola, o§o. • Avellin o
!l.tt.53 De Roh~rto Gottano,
'*'· .
24 marzo 1887 18.11.53 Turco Domenico., -§< .
. Fros inone Il. l.SI Bist.arelli Angelo, >§> • • Arezzo 24 dicembre 1888 H. 6.M Del Giudice Gaet.ano . . Napoli 3 giugno 1900
16. 5.49 DomioPdo Gi useppe .
. Catania
TENEI'\TE ~IEDICO
o. • 18 dlcembn
1873
19.l.~ Nasci mbeni Aleua11dro • . Padova
4$
46
UFFICIALI MEDICI DI RISERVA
MAGGIOR I GENERALI MEDICI
dal n. 1 al n. •• i~. 4.31. Oaccarani Ottaoio,e
-
C.§o, ~ ... . . . . . . . Firenze mar. t3
c•
1893
!i.ti.31 S11n1anera Giovanni, C'Ìl" <:l O - . . . . Alessandria lag. t i
189li
20. 2.'!ì Miglior Lt~i(Ji. $ C+ O '15' "-"' ~ ., ,... , " " . . Genova mar. l '! ! 8. 12.!8 Pasca Clllltillo, • C.§o, ~ " . . . . . . . . Treviso id. t 6. t 1.33 RufTa Luigi, C C .§o .t O, ~ .. ,... , " - . Alessandria mar. !l 8. 9.33 Oainelli Luigi, C .§o,~ ,. . . . . . . . . Firenze lug. ~
e e
1898 23. 4.32 Saggini Fra11cesco, C ti C.§- O, ~ " " . . . . Venezia apr. t9 9. 9.34 Ubaudi Pietro, U GU >§- Q9, ~ " •• - . . . . . Torino dic. 24 t 5. i.35 Pabls E'milio, U GU .§o O O O', ~ ".,.., " - . Firenze ici. i3. !!.33 Monlana ri Luigi , U • GU .§o, ~ ...., .. . . . . Parma id.
e e
5. '!.34 Bore Ila Silvio , $ GU
+O -
1898
. _ . • . . . . Torino mar. 3
.
24.t1.3·' Ricciardi Ettore, U • C+. ~ •
"-
1899
. . . . . . . Roma giu. H
1
COLONNELLI MEDICI
dal n. 1 al n. a
u . 4.36 Rarroccltino Carlo, e ll .§o; ~ " -
1898
. . . . . . . Milano gen. t G
t. i.38 Cnmsso Giovanni, • U+ .t O, ~ "
" - . . . . . Milano ott. H
(S•oue) CPPICIALI II EOICJ DI RI<€RI'A
dal n. ~ al n. • U. 9.39 Gul'rnero Francuco,
1898
e U+ O,
<>e .. :•, ® - . . . I'\3Jl0h mar. IO e o§o, <>e • - •
3. 1 3; \'icoli Filippo,
. . . • . . . . • Roma 19. 9.37 ~fonti Roberto. _. U o§-, <>e ,..., "'-
hl. Id.
• . . Pavia
1900
o.
l. ~.3!1 Mo<ci Fr ancnco, $ U o§o .t> <>e "• ® '"" . StJolet~ giu.
3
TE:'iE:'\TI COI.OXNEU.I .\IEDICI
dal o. l al n. t~ li. 3 W Volpe Giacomo,
e +.<>e ,. -
• . • . . .
189li
Cam t•oiJn>SO rnn!f. 5
Il. ~. l! Al1~ b.<io Federico, ~. <>e " -
1898
. . • . . . . . . Torino ott. 18
1898 1!.36 Amante Ora::io, o§o, <>e " - • • . • . • . • • . i'iapoH ti ll1 Surcrchi Vincen., • ?o. <>e" - . . . • • • • Firenze i. HlGP loso Bnnnvtnlura, U o§o, ~ " - • . • . . • Roma 6.liJSPulpllci Oltavio, e +• . • . . . . . . Siena ~ 5.\3 Bonanno Paolo, • >§o, <>e • ••
e
-. . . . . • . . Lucca
+,
Id.
id.
hl. Id.
Id.
1890
19 814 So rrnanl GlusiiPJie , <>e • " . . . . . . . . Pavia glu. H Il. 1.39 Imparalo Maria no, o§o, <>e • -
1900
. . . . . . . . Piacenza giug. 3 · <>e OH• ., - . . . . . . . Casale id. 6tt38 D1 Domenico Nicola,+ ~ - .
18. $.31 Pieeinini Bllort , U
+.
. . . . . . . . . Chiell tJ 3.38 Ca.•cìaro Giovanni, . • . . . . Castrovillari i. 7 .3~ 7.uddas rincen.,o§o ®-Cagliari ti. 6 37 ~ ignecoGaelano,>§o.f,- Catania
+o- .
Id. Id. id. id.
(Segue) Ot'PICIA ~l MI!DICI nr RISERVA
lHGGIORI MEDI.::! dal n. t al n. ••
t 8 8,
8. 1.381'erillo Fran ceuo, e uo§>, ~ ...., " . . . . Roma agos. i 8. 3.\0 Lombardo Antonio,+.~.,..,"
t 888
- . . . . . . . . Roma giu . 19
t 8 90
H. 5.37 Manzoni Gitueppe, +O,~ "•• - . . . . . . . . Lecce apr. !l !5. 8.39 Ci tanna Ferà.do, o§> o. ~ " ••
t891
- . • • • • • • Cosenza giu. ! t G. ~.41 lloroni Pìrro, .§o - Macerata no v. !9 8. 1.43 Oiamonte Achille, ~ . . . . . . . Catanzaro die. iO
e
+. " -.
!1. 3.37 Mereu Luigi,+ O
-
. .
o. ~ ...., ,.
t 8 98
. . . . . Pesaro mag. tG
IO. tl.3!1 Governatori l'lnceu zo, o§> O , ~ " - . . . . . Macerata !3.1i.38 Muzzioli Drruo, o§> ~ • .. ••-
id.
• . . . . • • . Modena id. 30. 1.37 Vicentini Eugenio, .§o, ~ " . . . . • . . . . AQuila giu. 9 9. t t.36 Fantini Giovanni,+. ~ "••. . . . • • . .
Savona agos. 7
!5. 1.4! Uartalinl lhnlllo, • o§>, ~ • •• - . . . . • • . Livorno agos. t4 ~. 3.43 Pelosini FratJce&co,o§o ®. ~ •• - . . . . . . . Uv orno olt. !l 18.1!.40 Batolo Luigi, ® - . MPssina nov. t 8. 6.4! Giglio Gioachiuo. o§>, ~ ,. . . . . . . . . Frrenze die. 30 !9. 8.43 Barone Donato, ® - Salerno id.
189:1 30. 6.4t Boschetti Eugenio, o§>, ~ .. . . . . . . . . Treviso ma r 9 6. t.U landolo Luigi- . . Avellino gi u. 15 13. 5.43 Crespi Celare, o§>,~ ,.-Milano id. G. I0.3G Lan1.a Pietro, .§o o, ~ -· " . . . . . . . Cuneo die. t7
u . 4.H De Francesco Pra~~euc11, + . . . • . . •
Catanzaro
id.
t89.1 ~. 3.46 Pellegrini-Trieste Giulio, c§o, ~ " - • . • . • Treviso
giu. !~ !6. 7.4e Turano Gaetano, Nola o li. t G. 4.45 Nicoletli Hncen::o, ® ®. . . . . . . . . Foggia oU. 3
+- .
+
•
(.St!} l.lt) UFFICIALI .II KiliCI DI RI SERVA
dal n . •~ al n. ~~ 1. i.39 r. rosso Fih/MI"Io .
e+. ~ " "
- . . . . . . . . Torino olt. !3. 8.38 R kc.;~ Antonio, -§>, ~ ...., ,. "
8
189&
- . • . . . . . Case rta mar. ti i . 8.36 Foggetta Giuseppe,®, ~ .. -
. . . . . . . .
Orvieto
id.
~- ;;k! Gatti F erdltlando. ~. ~ " -
. . . . . . . .
Ferrara
id.
!1. 1.36 Caro noli Ale&$.dt·o, >§o, ~ ,...., "
-
. . • . . . • Napoli
id .
U 0.39 ll ovati Francesco Cesare,+ <i;, ~ .. " -
. . . . Varese
s. 3.10 nornano Giuseppe - . Palermo
id. Id.
tl. I0 .36 Campobasso Giovanni Balli· 31a. ® - . . . . . Napoli il. 9.H Bertola Piet.·o, ® - Cuneo 17. :U3 Oecaruli Emilio,~. ~ " - .
id.
. . . . . Modena
hl.
+
id.
5. 8.40 Borgh esi Gaetano, •i?> ~ ..... "
- • . . . . . . Messina
id.
!!. 3.38 D' Atri Aleuand. o§>,~ ...., " -
IJ. . . . . . . . . llolo:;na Pietro - . Caltanissetta id. Il U7 Sangi rardl Aleuamlro, >§o . . . . . . . . Verona log. ~ ~-lUI Lupotto Fiorenzo, • o§o, ~ " l - . • . . • . . • Pavia dic. !4 l
!!i. us Vita
.896 l
e o§>,® " u - . . . . . . . . Como gen. t 6 , 5 tU~ Vauazzl Ar&IOtllo, e +do cb -
16.1018 Presa Arist{)dtmo,
l
. . . . . . • . . M il~no dic. 16. U6 GiiiJerli tValleo,. c§o-Bergamo
e+ - .
S. 6.18 Perraresi Salvatore,
id.
!4 1 l
1897 1
. . . . . . . . ~lodcna oov. :!0 l 'li. i .!9 A tzeniGiuseppe, ·~ -Cag liari dic. t9 l. ;.&~ OLLolenghi Davide,o§o O, ~ "
1898 1
. . . . . . . .
Genova mar.lo l Id. 1 li. 3.'od :'\c iii Giuseppe, "!!o - . Ch•eti Il. 4.50 Gigliarelli /laniero, . . . . . . . . Perugia Id. il. 3.51) Gu;.rioo Lu.igì, fl !'inpoli id. tu. ! 51 .'\apolitano Michelangelo. e ~ - . . . . . . . . Roma Id. 18.10.50 Ge lormina Rtdol(o, e~. • • • • • • • • .o\ velllno Id. $. tU:i Gnllo Filippo, '*'·~" - fio ma
e
e+ - .
+-
- . !1. 1.49 P;~tella Francetco Paolo, * + Pal er mo . :;,cna 10. 3.63 t.:u rzi nu io, e o§- -
..
id.
id.
r. o
(Segue ) UP I'ICI H I liEUICI 01 1\ISiiiiVA
ria i n. ~.a al n. @13
1898 23. 3.«J l'izzorll<l Giaco mo , $
<;e " " -
o!!- O,
• • • • Sassari mar. IO
l. 6.50 Otcri [;'dormJ.o, • ;§> O - . . . . . . . . . . Salerno 8. 8. H Pasquali!!O Petleg1·ino, ')e "
'*' - . . . . . . . Venezia
'39. ti.\0 Srnurra Pietro . . Napoli ti . 9.H ZurlcLti f'rancesco, c§o, X " -
. . . . . . . . . Cuneo
id.
id. Id. id .
18. 5.38 Vada là Felice, C olio, X ,..., . . . . . . . . Catania l i. 9..~i Pe tri Ili Ra(fatle, Teramo 25. 8 .~5 Guaitoli Cerare - . . Pesaro l O. 5.~5 Francone Vincenzo - 1\el!gio C. t. 7.45 Squarinl Davide olio -. Nowra
+-
id. id . id. Id. id.
\!8.10.39 Galli l'italiano+. <;e " - . • . . . . . . . . llrescia 4. 6.41 Oro;;llo 6tarico, olio et.. X ...., -
id.
. . . . . • . .
id.
Milano
17. t .39 Carroccio A nLOIIÌO, e U<{}>, X " . . . . . . . . Roma 3t. t.39 Baldiul Cesare - . . . lloma
id. id. id.
+- .l'arma +- . . . . . . . . . . CamllOhaJòso id. 19. '3 47 Levi Bol&ajt410, + Padova giug. 16
15. 4.4! Corona A ugt'-'iiO, !1. 3.46 lanii-'TO A L{OII$0,
:189ft 4. 7.40 ~arini Tito- . . . . Roma giu. 11 id. ! 5. U6 C1puano Emilio - Oe ncvento id. '! t 0.4'! Gigli Giovanili, c§o - • Roma id. t 2. U' Pando iO Gaetano+-. llo ma Id. ti. 4.46 Generali Francesco - Modena ili. 't1. 5.46 Cricc·hi Evaristo, lloroa id. ll. 9.46 Melhloro Gitueppe - Poten~a irl. t 8. 3.47 Picarlli Antonio- . . Sassari id. !5. 5..\7 Lattanzi Angelo - . Frosi none l ti. t 3.t Ull GarbonìRaimondo,<{}>-Flrcnze 27. 3..12 Cor.lfleschi Scipione ~ " - . . . . . . . . . Arezzo ili. irt. 19. 2.45 Roni to Gios1tè - . . Avellino Id. 10. l .49 Marsi fio Bnri co, .§o - Ta ra n!o
+ *.
CAI'ITA~I MEOICI
dal n. t al n. • •
t 88~ 1
19. 1 4!1 ll" .-\•'er.~a Giusq>pe o§o. -
. . . . • Benc••ento ll<'llll. ~~ ~
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1. 1.5~ Fan tasia Salvatore. o§o, ® " -
. . . . .
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.
.
. . . .
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. . . Tonno
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ti 11. 43 P orll'7.7.a Luigi. X " - Vare:!e
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1.10 \3 Macrantl Giovanni, + X .. . . • • . • . • . SoPna il 4 ( 3 Chiar i JVieota X .. - . !\apoll 19 S U! ue Roo;a Francesco - Napoli
Id. Id. ìol.
1 88H J Il 53 T oller Gi11.1eppe -
• • Como dtc. !l l;t. 1.53 StO'Ila Fra•tcuco . . Bari u. 9.16 Pa•loa tllandoli no Git'IIIIIO 111. . . . . . . . . Bologna tr. 3 18 Gnlanlll Gitueppe, c§o - Venezia Id. hl. Il 1t 46 S..vPro ProJpero - . . Arezzo id. 13 518 Travostioi Toonma•o - Roma Id. U 10.16 Piracclni Luigi - . . . Forh 1. 1 lì ~l trnrne l'inctn:;o - . Casale Id. "H9 Cerq un Nicola. . . . Na pnli dic. 13 ~
1888 91115 7.amhelli Pìdro, X .. - Bresria !;. ! li VPr;::mi G.anni X .. - l!l llnoo t 1 5! Ro nza n i Giacomo - . VIcenza 9. U9 Chercloer San~ - . Catanzaro ' 10 lJ Oirano Pietro - . Benevento 9. !.~3 01'1 Piano Gioueppe- Mondovi i. 5.51 oomPnici Sabalino- Livorno 't3 t! Il! Piovano lfdol(o - . . Torino 3.1!.:;;) C<Jrretti lrtdgi - . • . lloma Il. 4.50 Panni Luigi - . . . Barle tltl i . l.50 Gavn~ci Pielro - . . SiJOiollO
die. l 5 lc1. Id. Id. ltl. id. Id.
lol. Id. id. Id.
t 8 90
9 6 51 Co rdova ~uigi - Regg. Calah. ma~. 31 t! 5.:\l De Feo /,uig i - • . Ra.rlrlta id. to. ~53 Mundula Giuseppe - . Sassari td. t. ' 55 Cnrloni LeonariW - • Areno l<l. f. 5.56 Pi cchmt Luigi - . • Cremona oli. t&. 8 55 De Toma Pietro . Milano Id. ti. 5 56 Guarìni Carmbte - . Salerno id. 31l. c; 51 Pron ui ~.sa re- . . Pinerolo Id. ). 4.r. t Aro:ari lkrnardo - Frosinone id. t;. 6.58 De Simooe Luigi - . Avclii110 Id. ~. 6.5\ OroOno fp,l~e •• Potenza Id. 31. t.Gt Mattiolì Nulort . Orvieto id. "· 5.:i6 )!aida Luigi - • . . C03enza Id .
(Stgl!t.) UPFICIALI MEDICI 0 1 RISiiiiVA
dal n . .aa al n. 83
s. 2.57 Marotta Filandro -
.
1890
. Siena mag 31
29. 6.59 Quirico Glo vmmi, U f& C .§o. <a> - . . . . . . . . Roma id. 8. 4.56 Di Venere Gaelau() . Bari id. 4. !!.56 Teni Jllarcello - . . Potenza id. !5. 8.43 Cassesc 1.t1w, ® - . Avellino lug. 2 t7. 7.47 Gatti Angelo . . Mondovi id.
1891
t :!. U 3 :'iigri Seo·gi o, ~ " - . Fog~ia n o v. :t w. 3.4:l Casalluri Fraucf$CO, ~ ~" -
. . . . . . Sa lerno
id.
1892 t 2.t 0.56 Scialpa Nunzio . Taranto apr. 3 1. 8.57 Giardino Luigi - . Campagna id. 26. 3 56 Rcscl Francesco !4. 2.57 Roncella Cesare 14.10.56 Chicco Alfonso - • :11. t .58 Sanga Giuseppe -
1893
. Lecce feh. 23 . Lecce id.
Barletta .Milano 6. !!.55 Battaglia Salvatore - . riola 30. !1.55 Saccarello Angelo - . . Como t 6.t0.5S Gualdi Tito - . . . . Roma 15.H.57 Caradonna Fo·ances co- Foggia 7. 8.41 San topadre Temislocle,
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6. 5.48 VioleLta Giuseppe- . . l vrea t6. t .57 Tonello Gio. Ballista - Cuneo 22. t.~ Ludovisl Romeo - · . . Roma
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1886 19.11.51 Sacerdoti Carlo -
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1890 6.12.5~ Caputl Giovarmi- . . Napoli mag. 31 !7. i.55 Colamw;so P/aviano - . Nola id. S. 6.55 Mal.:lrazzo Gaelauo - Casert;l id. t !>. 9.59 Fiozi Giuseppe . llo vigo id. i 5.t1 .57 lloslnJ Pielrv - . . . Arezzo it!. 3. n.5t~ llodelln u11 o - . . . Gtnovu hJ. 26. 1.56 C'lsco Angelo - • . Cose11za id. 48. 1.57 V1scardl Gio vamu • Lecoo id. ~. 3.57 Forli Pirro . . . 1-lvoruo id.
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Id. U. 1.61 Piraino Guueppe - . . Cefalu id. 8. 1 ~.:» Bisceglia Ltlio• - Ca>lrovlllari lug. ' t7. 3.5! Ammendala Pitlro . Nola id. id. 9. 4.5:; De Nicolais Pietro - Ave!lino fl. 6.53 Cantu Fra11cuco - . • l.odi ili. s. 5.55 SllipranU Giova~~r~i -!leggio C. id.
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9.10.56 Zucconi llaul - . . Mnc~rnta mar. lO \!!. 6.57 Turnnn G1ildo - . Veroun ili. \!. 8.5( Altana Wwtp)Je- . Sassnrl id. H. G.57 Amldel Alfredo- . . . Siena id. id. 5. ~.57 Origatli Giuseppe - . Novara t~.l0.39 Tortarolo Alltouio t.enovn id. ~.
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SOTTOTF.XEì\TI ~IEOICI dal n. t :11 n. s
18tU 16. 5.60 Graziani C11rlo -
. Hovigo mar. 'i!5 1 .1~.57 Lojncono Pietro - Cìntnn7.atO apr. U . Cefalu giu. i 31.10.54 Gianni Franctaco -
RIPARTO OEGLI UFFICL\ Ll .UEDICI E DEI F A.R~fA C l STl ~IIUTA IH FRA l DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI DEL REGIO ESERCITO
ISPETTORATO DI SAN ITÀ MILITARE.
ll G. Y. Givo:;rr· li io. Ballista (i;;pettore capo). li G. li . Lai Luigi (ispettore). li. G. M. l.andolll Pederico (id.). OJI. ~ . Chia1so A l{oru~o (irl. ). C•!. Y l'avre Gioualtni (segret.ario). C. F. Ponzi Erasmo (ispettore). Y• .Il. Gri~co Giuseppe (addetto). C. li. Tcsli F'ra11cesco (il1.) (ass. ouo r. laborat. ;an. pullh.) . C li. Tro•·ane.lli Bdoar do (id.). C. \1, R~rgoni Attilio (irl.). f . l;. r.occoue .V aygiorino (ifl.) (perito ehimiro ~~ ent>t-11.
COlotAND AT I
»~ L11 i llidolro (osp. ~filano) . DflEZIONE DELLA SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SAHITA ' MILITARE.
wl, .Il. Pinto Antonio (direltore).
T. C. .Il. Morp1ugo Giacomo (vice di rettore) (Pr<Jiessore ti tolare). M. .Il. Quinzio Cesare (relatore) (id.). li. li. )lang1anti /;'zio (1rl ). li. li. Buonomo l.orenzo (id.) (lib. doc. di patolog•a nella R. Cnfversi ta di Roma). C. li. Pre;;sacco Pa &l}aa l e (id.). C. li. Perego Vittorio, (id.). 1. ». Altobell i Alber to . . li. l'alerio Giuseppe. T. .\1. Gilardoni Enrico.
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CO li ANDATI
C. li. Trtomh~ll:\ BJ.monclo (0~11. Fi renze). C. M. Ostmo Gi t)tJam• ì (i<t. id.). T. M. Toniettl P ietro (id. l.h·orno). A88REV I AZIO~ t. - ~1. G. M., maggior generale me~lico - Col. M., eo lonnPIIo medico T. C. M., tenente rolouncllo medico - M. M., maggiore med ico - c. M., Cllll i t<~no medico T.~ .• ten ente medico- S. T. M., Svttotcneo to medico- s. T. M. c., sottotanente mrd ico di com· Plemento - C. F., clt imico rarmacist.a- C. F., chimico farmacista - F. C.. farmacista capo.P.. larmadsta - -+. Aiutante ma~tgiorc in t•. - - , Aiutan te maggiore m 2".
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JIII''II TII lluGI.I VHICIA LI 11 8DICI 8 DEl PA RII ACISTI l>III.ITAIII
T. ~1 . Troiani Pieh·o (l3 raul.). T. M. llem mo Giovnn111 111 ul.). T. M. Trrelli Etw (61 ltl.l. r . M. Funarolo f.crtltu lll (5 ici.). MINISTERO DELLA GUERRA .
Se;retariato general e. Oicislone Ila/o maggior e. COllA.~ D,\ TI
C. M. O~lla \'alle Fra~rcesco (osp. di Roma). T. M. Tohin .l rluro (OSI>. <li 1\omn). COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE. M. M. Oernardo Luioi.
CO MANDO DELLA SCUOLA DI GUERRA. M. ~1 . Corte Sil vio. COMANDO DELLA SCUOLA D' APPLICAZIONE D'ARTIGLIERIA E GENIO.
•:. ~1 . Ga ra belli Luigi. COMANDO DELL 'ACCADEMIA MILITARE. C. M. Re Giuseppt.
COMANDO DELLA SCUOLA MILITARE.
C. M. IJellia Emilio. COMANDO DELLA SCUOLA CENTRALE DI TIRO DI FANTERIA. C. M . .\llonLti IJeuedello. COMANDO DELLA SCUOL A DI CAVALLERIA
C. M. llo,•o Or~lt. T. ~1. IJe,so Euge11io Mari o. COMANDO DEL CORPO INVALIDI E VETERANI. T. ~1. Sebastianclli Gia~rqlu&eppe. COUEGI MILITARI
C. M. Arpa l'illorio (:-ìnpoll). C. ~1. P.:rassr Giovarmi Alllou lo (Roma). LEGIONE ALLI EVI CARABINIERI , C. li. l,eonarili /Jerwletlo. 1'. ~1. Marian r Enrrco.
FA .\ l fiiVI-!RSI CO IIA~ D I , CORPI 110 UPPICI lii!L I<~•:IH •!•1·!1<1!11'11
REGGIMENTI DI FANTERIA.
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C. li. Ct' aschi Catullo. 5. T li C. Campelh Goova11t1i. 2 qranahtri. C. 31. f>as<;~rella ~·go. '- T. li. C. Garden!!hi Gi~eppe. ~ . T• .\1. C. Ferrari Poetro. l fanteria.
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S. T. M. C. Torli Gaetano. J2 fanteria.
C. M. Vasilico GI"SfPpt . S. T. M. C. Gnvlo Annibal e. S. T. ~1. r.. Dolco Gi14Seppe. 1.1 fanter i a.
t:. M. Ce•·chott.1ni Domtrtuo. S. T. li. r.ombar.to LtQnida. S. T. M. C. Amore Giuuppe.
S. T. M. C. ~Jangiarotti Gatlano. 14 fanteria.
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C. ~1. Solls Atlll rea (com. osp. Roma). S. T. M. C. Tnrrìco ue Vinceu o. S. T. ~1. C. Gun:!Lamacchia Luigi. tG fanteria.
C. M. G:\IIO ,V/colangelo. T. Jd . D'Elia AlfOUIO. S. T. M. c. 0 ' :\lonzo A•tgelo.
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<.:. )1. Tluecino T ubrn. S. T. M. C. Curotn Gaelat>o.
S. T. :\1. C. Barbera .llichtle . •1/J (rur.ltna.
C. li. l'asrhctto Ftrcliuan do .
s. T. M. c. Troi~ l Romualdo. :n fanteria.
C:. )1. Reale l'lllctnzo. S. T . .\1. C. De Feo Pll$qualt. .18 (ani eriu. 1;. )1. Melampo Giuseppe. S. T. ~1. D'Kila AIIIOftiO.
s. T. \1. C. Flammia Tomma10. S. T. M. C• .\lauro Prancuco . .19 (an/trra.
c. )1. S. T• .\l. Righi Alberto. S. T. M. C. Ferrnrl-1,()111 Francesco. IO (auteria.
t:. M. Fiorìnr Fiorenzo. S. T. :\1. C. Mcri~lu ,Ilario.
S. T. M. C. 11ollsa111 Alfredo. 41 (antr.ria. 1.. M. Richi~ri Ct~rlo.
s. T. 11. Baolliuone Giooar111i. :-.. T. :\1. C. Rei lini EmIlio. 42 (anltrW..
C M. O'Amicv Beagio. s. T. li. c. CnmiJ•nr•o Gi1ueppe. 13 fanteria.
C. .\1. Palumbo Giuuppe.
S. T . .\1. C. Sismondinl Antonio. -1 1 (artltria.
t:. li. Spina Hncenzo. ::). T . M. C. Arduino All/Onio. S. T. M. C. Glorcllo AchWe.
4v fanteria.
C. li. Tapparini Cuare. S. T. M. C. t>etrAroll Vinun:o.
16 (anlerta. C:. M. ln[éliSé Gin•eppr. S. T. li. C. Bilotta l'fncenzo. s. T. M. C. Romano Domt11lco.
'" 1 l /il\' 1!11~ 1 COliA:\'01, CORPI &O UPPICI OE L REGIO &•E RCITii
17 (anlfraa.
c. \l. :. T. lL ~oS<'a li Tomma1o. ~- T. \1. C. F~rmnì r.aor annì. '- T. •\1. C. O' A111nru F ratlCUtll. •18 {CIIIll'l'la. ~
Il. f.~r:t FrallctiCO.
• T ~ - r.. ne An;:l'la< Ga•lono. • T )1. C. Stella Hn ctn:o. :.. T. ~- C. :llin:;o Graraco. 1!1 (nnltraa.
t li J.Q<cal zo l'at•J. S. T. )1. Sertoli At{rmso . · $. T )1. F;aq~·nol• /let~lomino. S r. )1. Lard o Giuuppe. 50 (ma/trio .
r Y• .\latf1a Giau'PJ>t. ' T. li. lnfaoLP Car lo ' T. )1. C. Ra pa-.1 r<11 Gi"rarmi. ' T. Il. C Quinz•i 1/aff~Jtlr "T. Y. c. PoalSI~I ion c rin cm:o. !il (OIIit l'ia. l~ ~
Pa•rale Alberto. ~ T. Il. G. Capialba A ulonao. '.T )1. r:. )lo11aco Co&lalltlllu. 51! (anltrlla.
C lt. Romen FrmiCeJCO. ~ T• .\1 . C. M a..;~ari /Jaagw. '·T. li. C. fl o mP'J GitUtJlpt. 5 3 (IIYIIi•dfl .
C li. 5gi137.Zi ViUorio. T. \1 Troian i Piilro (co m. sc. appl.san. mll.}. S. T. l/. C. G11 alù Prt Omnt11ico. 5 1 (nult r aa.
r. ll S~hìzzi Pietro. ' · T " · C. Padoa Guctovo ·' T li. C. Bartucl Al(rrdo.
55 (nult ria . l. li. FalrlPIIa Pit lro.
' T. li. c. f e rrPUi Arrioo. 5 6 (anlt,.ia.
r.. li. Arzano Franuseo. ' · T. ltl. C. r.herar• ll Gio. lJalla. S. T. M. C. .\la notli Dario. 57 (anltria. C. li. Sa nto lì Emilio. S. T li. c. De nosn Bllort.
63
jStDIIf) IIII'ARTO IIEGLI OFPICIALI II EOICI E ~E l I'AOliACISTI )III, I TA III
58 fautuia.
C. ~1 . Tomha Ghurflpt. $. T. ~1. C. IOTIO Fil.ppo. s. T. ~L C. l;tnuibclli l'nolo. .19 fautaia.
C. ~1. J.ueiani LaviuiQ.
:\. T. :\1. C. fli:ww Ztueobi. S. T. ~l. C. Vcrgotl t Geu1eppe. 110 fant eria.
C. M. PPlrtlne All(lrta . ~- T. :\1. C. Sent·~c Luigi.
Gt fauleri a.
1; )1. Trevisan f."uyPuio. S. T. M. C. Venturiui Bernar do. S. 1'. .\1. C. Celr·~le Gltm ppt. G2 fanteria .
C. :\1. Benincasa \"inunzo. S. T . .\1. C. Bortolon• Leonida. 63 fanteria.
C. M. .\larini Pio !'. 1'. M. Oddl Oddoue. S. T. M. C. De IJI:es1 Dnnlt. ~- T. )1. C. Sal vatore Adriano. S. T. ~1. C. Marlogllo Ferdi nando. G t (auteria.
C. M. flo>sini 7'ommuso. S. T. M. Pi!Olinì Adolfll.
S. T. M. C. Consiglio Placido. S. T. M. C. Plrolt Amtdfo. S. T. :11. C. Cernfo):ll TuiUo. G.i fanteria.
C. M. Paltrinicrì Umberto. S. T. M. C. Sccvola Vmcenzo. 6G futlltr·ia.
C. )l. Li cari Vi ne m :o. S. T. M. C. Zannom Davide. 67 (OIIItria.
C. li. Cu~ti Licurgo. T. M. T1r~lli Elio rco m. s~. appl. san. mll.). S. T. M. C. Baf;nlln Gtlolliero. 611 fat•leria .
C. M. Foa Ttodoro. s. T . M. C. Amato Luca. 69 (tmltri<l.
c. ~1. S. T. ~1. Sparano h'duor·do. S. T. ~- C. S•"!~a Camillo.
PAA l 01\"I!RSI CO:IIAIIDI, CORPI BO UFFICI OBL Ror.IO B3 KotC ITù
70 fanteria.
c. M. VJjno Luigi. S. T. M. C. Palom bo Domenico. 11 fanteria.
C. li. Gerbaldi Giovanni. S. T. M. C. Langosco Riccardo. S. T. :\1. C. Ni1.zi Nicola. 7 2 f!lllteria.
C. li. Vali e .>tngelo. S. T. li. C. Margara Cuare. 7 iJ fanteria.
C. li. Cusmano enrico. ~-T. !i. C:. Patan é Leonardcl. ~- T. .Il. C. Bova Vincenzo.
7 4 fanteria.
C. li. Oelogu Gaetano. ~- T. M. C. Vasl3 Antonino. :\. T. M. C. Giuliano Giuseppe. 75 fantel"ia.
C. li. Sulliolll Effisio. S. T. .V. C. & iuto GmseJ)pe. i T. ~1 . C. 70 fanteria.
C. li. Gianazza Gi1ueppe. S. T. .V. C. Venturini Antonio. 77 fanteria.
C. ld. Viale Angelo. S. T. li. C. Arcelli Angelo. 7 8 fanteria.
C. li. f,oschi PWro. ' . T. ll C. Marzorati Mo1é. 79 fanter ia.
C. li. :'ìubila PaJquate.
S. T. M. Caf~ro IVicola. S. T. li. C. Oe Luca Fiore. $. T. li. C. Gorga Pa.sql4ale. 80 (anler!a.
C. li. Ca~rone Pabrizio. S. T. li. C. Robilolla Andrea. S. T. li. C. Genovese Antonio. 81 fanteria.
C. }J. Giannini Al(olllo. S. T. .Il. Ricci Sera/ino. S. T. M. c. Fanuele A11tonio . 82 (cmteria. C. li. Bonomo Nicolitto. S. T. li . ·volpe Man ir1i. S. T. M. C. Marciano Alfonso. S T. M. c;. Catu rani ,VIchele.
5
G5
GG
ISP{) IIf} ~!PARTO L)gGLI UP~ICIALI MEIJICI E OKI FARliACISTI lW.ITAIII
11.1 fanteria.
c. )1. Cerone Frnnctsw. S. T. M. C. r.osb llomolo. S. T. M. C. lloni Giustppe. 81 (anterta .
C. )! . Canel(allo Lorenzo. S. T. M. C. Ma!(naghi Guido. 85 {tmleritl.
C. M. r.otrllcssa Alfonso. S. T. M. C. Fornara Ignazio. S. T. M. C. Gagioli r.arlo. 86 fanteria.
c. M nossi Cesare S. T . M. r..
87 fanteria.
c. )1. eone~ Vrto. S. T. M. c. rlr1lci Mnurizw. 88 fmlteria.
C. M. Cuoco Luigi.
s· T. Al. C. Chiaromonte Rocco.
s. T. M. c. Mnzzitollo Antonino. 89 fauteria.
c. M. Mngnettn f 'erdinancto. S. T. M. C. Zllioli Sebaatia110. 90 fanteria.
C. M. Pizzocaro Clemente.
S. T. M. C Foresti Alberto. S. T. M. C. Oroli GiOt:lltuti. !Jt fanteria .
C. M. Cerno AchU/e. S. T. M. C. Cler i Emanuele. 92 (anltria.
C M. Dnrra Vii/orio . S. T . M. C. Galli Giacinto. 9.9 fanteria. C. M. Cantella ,l/ari ano. S. T. M. Sabelllco Urbano. S. T. ~1 . ::. Cl\sagrandi G"a leo. S. T. M. C. Massa Go{frfdO.
S. T. ~l . C. Cro>cimone Rosario. 94 fanteria.
C. M. Trevi~ni GMiano. S. T. ~1. Covrllr Santo. S T. M. C. llcrnnllei Vincen=o. S. T. M. C. Ilo Porsiis /laimo11do.
'.
ri\A l DIVERSI COif.llfDI, CORPI BD OP PICI DKL RIGIO KSBRCITO
REGGIMENTI DI BERSAGLIERI. 1 llersagltn-ì. C. ». ~re. ld u Antonio. ~. T. li. C. Rostagno C(lrlo. S. T. M. C. Scaramuz<zi Dona lo. 2 bersaglieri. R. li ~1:1nocchi Fabio. S T M. C. Tavanti·Chiarenti Ezio. S. T. M. C. Bocci Belligfto.
3 bersaglieri. f- li. Longari Rodol(o.
S. T. ld. Ruro Hncm:o. 4 bersagtitri. C. M. 1\ossr Alfredo. S. T. li. C. F rrgieri Giovann i. 5. T. .Y. C. Uroecoli Gilueppe. 5 bersagli~ri.
C. li. Tucci Fllippo. $ T. }t. C. Co.rroni Augullo.
S T. M. C. Sr hagni Salvalor• . B bersaglieri .
C. M. Cheleschi Camillo. S T li. C. Oollln Pitlro. S. T li C. Pe trflli Amerigo. 7 ber saglieri.
C li Zibtllr Giuseppe. S. T )1. C. Botta Francesco. S T. l.L C. Baldo,·ioo Cafldido. 8 bersaglieri.
C. li S. T. li. PPnnelli Cuore.
S. T. li. C. Santa Maria Alberto. S. T. )1. C. Cotugno Pietro.
o bei'Saglierl. C 11. Vrrtetta B manuelt.
S. T. ~1. Ameota AnlollÌ IIO. S T. li. C. Acca r 11i ,Vario. S. T. >1. C. llio lo Giustppe. to bersaglieri. C. .Il Deo;. ti .Al (OIUO. S.. T. .V. C. De G i Of'J!iO {\'icola. 11 bersaglieri. C. ~1. tleccb ione Gllore.
S. T. )1. C.
c li.
t 2 bersaglieri.
T• .V. Costa Qui11to.
:>. T. l i. c. Panni N i cola.
67
GS
(St/IUe) Rl r ARTO DEGLI OPFICIA LI IISDICI B DBI PARIIA CISTI lllLlTADI
REGGIMENTI ALPINI. t (llpiuì.
C. M. Sciavo Luigi . T. M. Sot;~tiu Aulonio. T. Y. Rom:mo Er1ri co. T. M. ~ a lpim .
c. M. llecurla Gi or:a nni. T. M. i'iota Ctlio. T. M. nrun el lo Au!)usto. T. M. Marenj!o Lnrt11 ;o. 3 atp1ni.
C. M. Rosla!!no Gumppt. T. M. Dono Giovanni. T . M. Pas$era lircolt. T. M. 4 a lpini .
C. M. CigliuUI GitUt11Pt . T. M. l.a Cavn /11na:io. T. M. lacono Pranceuo. T. M. Gillonc Corlll. 6 (llp in{. C. ~1 . Cnl r~tnrl Gio. Ballista (com. Estremo O·
ricnLc). T. M. Marllnelli Ghllf P/1t. T. M. Negro Ern e11o. T. 61. Gnggl(l. illarlo. T. ~1. Pavia Colima n. 6 a lpini . C. M. ncrnucci Glovanui. T . M. Costn Bmlllo. S. T. M. llomclli Frnnee1co.
S. T. M. 7 alpini .
C. M. Ci ttolini Silvio. T. 11. Margotta Cesare. T. M. llo•co Pidro. T. M. Pergola Enrico.
REGGIMENTI DI CAVALLEliA. .\'i ;;a (1).
C. M. D'l Rosn ,1/ichele. S. T. li. Piemonte Reale (2). C. M. Federlcl Pietro. S. T. M. Casllgllola Orlando. S. T. M. C. Merllnl Luigi.
Savoia (8).
c. M. Plcrginnnl 11incen ;o. T. M. Tecce Pa1quate. :; . T. ~1. C. Mangia Francesco.
PRA l DIVERSI COIIAI'IDI, CORPI 11:0 U,VJCI DIL RII:GIO ESP.R CITO
Gtnova ( 11.
C. li S"llltoro Gi&Ueppe.
s. T. li Simeoni A lu~andro. ;, T. li. C. r.arinelli Pitlro. 1\'orara (5) . C. )f. Oe Pilippis Adiulort. S. T. lJ. Ghidoli Enrico. S. T. li. C. Sgar bi Giuseppe. Aosta (6). C. 11. Cardi Francesco. S T. lt. D'A iola Giovanni. S. T. li. C. Marino GitAuppe. Milano ( 7).
C. li Santucci S!e(ano. i T. M. De Napoli Ferdinando . .Mon!tbello (8).
C. lt. Ongaro Giuleppe. S. T. M. Ouda Pranusco. Firtt~ze (9).
C )1 . Del Priore Garibald i. :.. T. M. Ugolini Giu!eppe. S T. ~1. C. Allegrioi Giulio. Hllorio Emanuele l fO (IO). C. M. De cesare JAtuardo. T w. Scalese Giorgio (com Estremo Orien te). S. T. M. Napolitano 1/elchiorre. S. T lt. C. Bacio·Terracina Almerico. $ T. lJ. C. Fili Giuuppe. Poggia (ti). C. li De P risro L vigl. 5. T. M. Calendoli Sacerio. S. T. M C. Pisaniello Antoni o. Salu zzo (1~). C. li. Di Giacomo Luigi. S. r . .W. Zanuttini Primo. S. T. M. C. laia Donato. ,f/on(errato ( 18) . C. M. Salinnri Salvato1·e.
T. 11. Oe lJarla 1"Vicoto. S.. T. V. C. Vagliasindl Gìureppe. Alwand rla (14).
C. li. Od<1em Luigi. :-. T. li. Mona Pidro. S. T. li. C. Pignatelll Gi&Utppt. Lodi ( 15). C. M. Vespasiano Domenico. S. T. M. Mallia Michele. S. T. M. C. IJroglio Oredt. Lucca (16). C. M. Mais to Pasquule. T. !.1. Oe Stcphani.~ fìiusePflt. T. Y. Samperì Gculano. S. T. M. C. Cwallaro Giuuppe.
70
(Stqut) RIPARTO DIIOU OrriCIALJ lii!DICI 8 DII PA RliACISTI Ili LIT ARI
Crue1·1·• (li). C. M. COttafa,·a t.'11rlco.
T. M. Ccrza Frantesro. Pi<J CtiiZ{I (18).
C. M. Abelli VWorio. S. T. M. llarb.1ro fl'lcolò. S. T. Y. C. Gasparinl Giova1111i .
Guide (19). C. M. Corradi A11gtlo. S. T. M. Zannonl 1ìbtrio. lloma 120). C. M. Fanchiotti Eugeni o. S. T. M. Guzzaro11 /,11igi. S. T. M. C. ANlndM tlfarco. Padova (i'!).
C. M. Galv~gno Teo,erlo. S. T. M. C. Maggl Frtmctsco. Calnnia (22).
C. M. BasUanelli Umberto. S. T. M. Grippo Do11al a111011Ì0. s. T. M. C. Guerrcrl Giureppe. Um berto l C23).
C. M. Coppola /Vicoln. T. M. Tentoni JlafTaele. rict11:a (24).
C. M. Santoro Giuseppe {com. osp. Roma). T. M. Canalini Girueppe. S. T. M. C. Carani Luigi. REGGIMENTI ARTIGLIERIA. 1 nrliglieria.
C. M. Femandez T. molto. S. T. M. Zumpctta Gi1u~pe. 2 artiglieria. C. M. Degli Uborti Get111aro. T. M. Farro ni h'urlco. 3 artigli eria. C. M. GelmetLi Arturo. C. M. S~rano Umberto. 4 a rliglleria.
C. li. Cacchione Frtwcuco. T. M. 6 arlìglìeria.
c. M. T:lroechi Adolfo. T. M. Coda Carlo.
6 artiglieria. C. M. Ghlrottl Ftllct. S. T. M. Militello Giu&eppe. 7 artiglieria. C. M. Maggesl Tommnso.
T M. Pieruccl Goffredo.
l
-1
FR A 1 DIVERSI COliANDI, CORPI BO UPPICI DEL 1\EGIO t;~h:Ht:ITu
8 orli!}lieria. C. li. Peerhio GiusfPpe.
T• .Il.
9 (J Tli!}lierùJ.
C. li rater;no Patera Sumiatao. T. li. Ajroldi Luigi. 10 art iglieria. C. li. J.ondo r;IJ.ueppe. T .Il . .Unzzacara. Pietro. 11 arligUeria.
C. li. Sanrtr elti Btlrico. ~- r. M.
1!? artiglieria. l.. li. IJ'Amato Carmelo.
$.T. li. Oor ruso Pitlr o. 13 artiglieria.
t li Vu·galhta Mario. T. li. )br.;anich Arturo. l4 arligllerla. L. li. Ruin i
Camillo.
>. T. li. Ba notti l'incenzo. 15 arliylitria. ~- li. Aus1ello Pa&quale. S T. M. 'rrulli Gabriele. IG a•·liyllerl a. C. li. Pallori Gi ooanni.
T li. Ool tieri Roberto. 17 artiglieria.
C. li. Se•·erico Giuseppe. ~. T. li. Trmlzi Giacinto. 18 artiglieria. C. .Il. Parlatì Paolo.
T. li. R111i Luigi. t9 artiglieria.
C M. Ca.telli Giavanni. T. li. Mancini An(ltlanlonio. 20 artiglieria.
C. li. Giral•li Pietro.
T. li. Basiti Altdt·ea . 2 1 artigl{eria.
C li. Gianola Antonio. r. li. rantoli Giulio. 22 artiglieria.
t: li Cipriano Luigi . T li Vinet Angelo. 2 3 ar tiglieria
L li. Vltl:l•lini Camillu. ~.T. ~- Archini JVul01·e. 24 a rtiglieria. 1:. M. .\hhale Donato. T. ~\. Mir<~gha Bu&lacllio.
il
(Segue) RIPARTO DEGLI UFFICIALI IIBOICI & DBI PA BiliA CIST I IIILIT AKI
7i
ARTIGLIER IA DA COSTA E DA FORTEZZA.
t• brigala da {oru:.za. T. Y. GiufTrida Luigi .
.e• brigtJia da f ortezza. T. M. ncstivo Pantalone Gimtppe. a• brigala da fortezza. T. M. .Massarolti Giuseppe (com. Es tremo O· riente). T. ll. Senni-lluralli l/go. 4• b1·1ga!a da fortezza.
T. M.
s• b1·lgata da fortezza. T. ~1 . Ooggio-Lera Gabritlt. 6• brigata da {ortesza. T. M. Catini Alp111olo. 1• 6rigata da forte::;za. T. )J . Oernardi Luigi. s• brigala da fortezza. T . M. Grillo ettore. 9" brigala da {orte:ua . T. M. Glmell l Eugenio. 10• brigala da fortezza. T. li. Doria llosario. u• brigala da forteua. T . M. Fortunato Carlo. 1• brigala da colla. T. M. Riva A nlonio. 8' brigala da costa. T . M. a• brigala da costa. T. ~1 . Oamlnno Nicola. 4• brigala da costa. T. M. !.o manco Luigi. 6• brigala da costa. T. M. ~las~nri Giuuppe. 6• brigala da costa. T. M. Qunr~n t:~ Ptuqudlt. 7° brigala da costa. T. M. Franch i Luigi. 8" brigata da costa . T. ll. l.ionti GirolarhO. Il" brl11ata da costa. 1'. M. Sattn Pu letto Salvatore. 100 brigata da costa. 1'. M. Vinci Francesco. 11• brigata cla costa. T . M. Pola Gio vanni.
1
PRA l 01\"ERSI COliA NtJI, CORPI ED UFFICI OKL RE1;10 EòER<:ITO
REGGIMENTO ARTIGLIERIA A CAVALLO. C. ». Morosi ni .V arco. T. M. Truffi b'llo•·e.
IEGGIMENTO ARTIGLIERIA DA MONTA8NA. C. M. O' Albenzio Michele. T. 111. Sanlinì Federico. 5. T. M. Molinari .Var io.
REGGIMENTI GENIO. t aenio.
C. M. Jlu ronzo Gio vanni. T. Y. lervolino Sahmtore.
2 genio.
C. }1. Loni Hroilio. T. M. Dattbene Filippo.
a ge11io. C. )1. Samo r y P ollumio. T M. Gerulli Andrea. 4 genio. C li Bi sb ini Pi•lro. T• .M. Verd oliva BenìamìM. 5 genw. C Al. )f;trga ria Giwanni (com. osp. Torino). T. li. l'ellerino A11drea (brigata lerrovìe ri). T. .Y. Torchio Ernesto.
COIIAIIOO DEGLI STABILIMENTI MILITARI 01 PENA. R eclusorio Savona. C ~. Astengo F rancesco. P. Perrero A ll>liba le. R eclusorio Gatla. C. M. Gae l:l A ntonio.
DIREZIONE TERRITORIALE DI SANITl MILITARE ED OSPEDALI MILITARI. DIREZIONE DI S ANITA ' OBL l COIIPO o' ARl i.\TA
Col li. Ra ndone Giov a nni (direttore). c. M. Cusaoi M a r lino.
73
(Stgut) RIPAIITO DEGLI CI'PICIALI MEDICI B DEl I'ARliACI •T I .IIII.ITAftl Ospedal e priucipalt di Torino.
T. t:. )1. Moro-s i Giovcumi (rlirettorc). M . )1. Si rombo .\'alale. ~ . )1. Pregni A t"Jaaldo. li. M. Mncr.1gno Giacomo. t:. li. V i!;li~~rd1 l'aterio Onf. pres. Piner olo). C. )1. Tommasina Mario. C. )1. Carta ) ltmtigl ia Filippo (com. osp. Pa· dOVa).
C. )1. Morino F'ranusco +· T )1. Zorzoli Luigi T. )l Pa.lno Bli(JIO. T. )1. Te~ltl Giuseppe. T. M. Magholi AniOtliO. T. )1. Garn~ri /Jurtolom eo. T. M. Giaqulll!a Saloal ore. T. )1. Tcmpest.1 f'>·anusco. T. M. Ballinno EneCI At·luro. S. T. li. Mcssln ~o Gi useppe. f'. t:. Gayta Dem.etrio.
F. Al bertl Bgidi o. F. Soni F'altppQ. F . VerJe Ot·ute. Comandali
t:. M. M1ugarla Giovanili (~ genio). t:. M. Farl1111 Glrmppe (inf. prGS. Bergamo). t:. M. Ctnnai J\'ocolo (IO fant.). 01pedale pr'inclpale di Novara. T. C. ~1. Guarnìcri Pielt·o (direttore). )1. )1. t:amettl Silvio. li. )1. Ardulno ForluMio. C. li. Ariani Domenico. C. li. Grotti Carlo, +. T. M. Rivalta lloffaele. T. M. Virgili L uig i. T. li. S:trto l'illorio. P. C. Albtranl Bmi lio. F. Rolla Pranceaco. OIREZIONS 01 S ANITA ' DEL Il COR PO D'ARIIATA
(;ol. )1. ~anoscalchi L11dovlco Cdirett9re). C. M. ) lelo Ascatai o (com. osp. Napoli).
0Jpedolt ] •r ìncìpale di A/u,atldria.
r. c. )1. Bobbio B11gmio (•li rettore).
M. li. fìrll!(;l Amedeo {inf. pres. Pavia). )1. M. Carrat ù Ctlestino. \l . ~1. Vigorclll Achille. C. )1. Gr mclll Cuore, C. ~1. Rinal11i Seipione {inf. prGS. lSovi Ligure). C. li. ll~lle Piane l uigi (in f. 11res. Casale).
+.
C. M. fìassl Fraf1Ct$CO.
T ~~ Pellinc' li Falonwro, -. T. ~. Caccm Filippo. F. C. \IJI•~tl Antonio.
I'RA l OIVSRSI CDIIANDI , CORPI BO UPPICI OI!L
f. C•nln ti!Uiio (inf. pres Pavia).
r. f'or~herio Luigi. F. l'olo Lorert;o.
r . Cerruti Ron.olo (ass. onor.lal'orat. san. pub.)
O.<Jittlalt principale di Savigliano. T. C. M. Gozzano Franceaco (•lirettore). li. .Il. Crema Gio. Balla. C. .Il. Pa!!liu~zi Giacitrlo, +. T. li. l.a Cascia Salvatore. T. M. .~nnino Benianrino. T. .\1. Caswllani Romeo, -. r. Il.. Marcone Ste{aiiiJ.
5. T. .Il. Castagnone Pieli'O. f . Ru~., Carlo. F llaéchini Anlunio. i~"EZIONP. DI SA l'iiTA' Ot::L 111 CORPO D'ARIIATA
C~l. ~1. Cervasio Salvatore !dir~:ttore).
C. li. Pettinari .4drlcmo. Osprdale p>·incipale di Jlil'ano.
r. C. !d. Morino Dorntnico (direlloro). li. li. Laera Michele. ll ll. Pic.!ni Giulio. li. li. Livi Ridol(o, (com. Jspett. san. mil.). li. M Vh·alda Carlo. C !1. StefT~nonr Bflore. C. li. Pronotto lle11edello Sulpizio. L .Il. Aprosio Roberto, +. T. li. Tortora Giovanni, -. T. .Il. Lanza Tommaso (eom. Estremo Oriente). T. .li. .lle>sero ui Beo,·enutl Gimeppe (com. E· olremo OrientP), T. .li. C:tsto ldi Elfore. P. C. .lleneghello Giovarmi. P. Nonis Gerolamo. f . lhran• CeliO (perito chimico Igie nista).
01peàale principale di Bre~eia.
T. C. li. Cavazzocca Gitueppe (Ili rettore). Y. .Y. Pcsndori Egidio. Y. .Il. C. li. Bozzi Felice. 1:. .Il. Zanchi Dante. C. .\1. Pìmpio elli Pit ii'O, +. C. li. Farina Gu.ueppe (in r. pres. Bergamo) (com. osp. Torìnol f. 11. Pan tano Arh,ro, - . T. li. f . Bertoldi Antenore. P. Rerosi Pietro. OIMZIOX R DI S A o'iii' A' DEL IV CORPO O'ARliATA,
t;ol. li. Bocchìa Em·ico (direttore).
1:. M. ::'lanJ o oi Antonio.
RBGIO !~E R C ITO
i~
i6
(Segue) RIPARTO DEGLI OFFICIALI .IIBDICI E DEl FARMACISTI MILITARI U!pedale pril1cipale di Geuova.
T. C. ~l. Massa Gimeppe (direttore). M. M. nosanigo Alberto. M. M. Giuliani Francesco. C. M. Curti-Petartla 1\'icola. C. li. nanclacio Ernesto. + C. M. Frigoli Leot&Ordo. T. M. Sanna .mìlio. S. T. M. Audlsio Pietro. F. Bozzola Buge11io. F. Gerbino Vittorio. F. Castellini Giuseppe. O.(peclale prlltcipate di Piacenza.
T. C. M. Fissore France~eo (direttore). M. M. Selieorni Carlo (succursale Parma). M. M. Verri Luigi (inr. pres. Cremona). M. M. Giurrredi Alfredo. M. M. Freda Alfonso. C. M. Raineri Gaeta110. C. M. Franceschi Vi1w;enzo, +. C. M. Giani Pietro (succursale Parma). T. M. Catt.1ni Cal'lo,- (succursale Parma). T. M. Bonomi Gaetano.
T. M. Trovanelli Luigi, - . F. C. Sola Gimeppe. F. GiutTredi fJiuffredo (succursale Parma). F. Rodini Lorenzo. F. Perotta Gustavo (succursale Parmn). F. Ferrari Claudio. OIIIEZIONE 01 SAl'iiTA' DBL V CORPO D'ARMATA.
Col. M. Libroia L11igi (direttore). C. M. Osptclc1le principale dì l'ero11a.
T. C. M. Pabis Roberto (direttore). M. ~l. Righini Pio Btlore {succ. Mantova). M. M. Orlancli Giovamti. M. M. Gambino Gaela110. C. M. Pasquale Ferdi nando (succ. Mantova). C. M. Gagliano Fmncetco. C. M. Gasole /Ialo. C. M. Oggiano Giovanili,+. T. M. Marini Emilio P11olo. T. M. Rizznti Giuseppe, - (succ. Mantova). F. C. Carrier Alfonso. P. Roldrlni Petltle (succursale Mantova). F. Del Piero Gio. Ballista.
F. 1\oberti Gitueppt. F. (suceursnle Mantova). 1". Mnrtini Giovunni.
FRA l DIVBRSI COIIANOI , CORPI BD OP,ICI DEL REGIO ESERCITO
Orpe<iale principale di Padova.
T. C. Il. C~radonna An,onino (direttore). li. li Michieli Luigi (succursale Udine) . .Il Y. Yalhcelli Ant011i0. li. l/. Y1cedomlui Matleo. C. l. Ventura Buon vicini Pietro (succur. Udine). C. 1. l!aggetta Edmondo. C. N. Nodari Pietro, +. T. li. Cossu Alberto, - (succursale Udine). r. !t BuraUì At"islide, - . r. C. Cllialchia Andrea F. Fabris Riccardo (succursale Udine). F. Laorinl Carlo. Comaudalo.
C. li. Carta Mantiglia Filippo - (osp. Torin o). Clsptdale principale di Venezia.
T. C. M. Sus.:a Domenico (direttore). .Il. Il. Hossi Augusto. C. !t. Fabris Domenico (inr. pres. Treviso). C. li. )larcbese Gio. Balta. C. li. Tavanani Ctsare, T. li. Chini Gaetano . T. li. Amati Giuseppe, -. f. llarini Pidro (com. Estremo Oriente).
+·
F. llantìoo Gtoou1mi. P. Cervellin dnlon10. lll!tUO:-<E 0 1 SANITA' OBL VI CORPO D'ARIIATA.
Col M. Carabba Raffaele (direttore). t:. li. Monelli BN~tflo. Ospedalepri11clpale di Bologna .
T. C. M. Sfon_a Claudio (direttore). Il .lf. Nenan l P1o. Il .Il. llarbatelU Ellore . .Il. ll. Boua voglia L11il)i. C.. .li. De Vigiliìs Raffa elt. C. )f. Mendlni GòtuefìPe C .Il. Pulfoni ..4deodato, +. T• .li. Saggmi Evari,lo , -. T. .Il. Grixoni Gwvanni. P t:. Carnelul!i Fedtrlco. P. ~e~ni Mauri::;io .
P. Corch ia Pnmo. P. Yaec.1ro Fra11CtSCO. Ospedale pri ncipale di Ravenna.
T. C. M. Ra va Brnul<l (direttore). .Il. M. Carino 'rommalino. C. .Il. Petti Vincenzo, + T. M. <.ambonì Francesco,-. T M. Ange lozzi Luigi. P. C. Francesc'lnl Giacomo. 1'. Ga:;pari Pio.
77
(Sf!}Ut} RIPARTO DEGLI rt'fiCULI IIEOICI 8 DEl PAR IIACISTI liiLITARI
OIR E7.10N& Ili SASITA' UEL \'Il CORPO o'AIIIIATA.
<.:ol. li. or Rcnzl GIIIStJJ/It (dire ttore). C. .\1. c:andolll Giacomo. O&ptdale pri11cipnle di Ancona.
T. C. M. Persichetli Cal'lo Hti rcttore). M. M. Tallnrlco Bonifacio. M. .\1. Mal:~vasi Etlt·ico. t:. li. Dell'Olio Gio. Ballllla. C. :\1. C:llorc Giovanni, +. T. li. nJ va l/m berlo, -. T . .\1 Ferro-Luzzi tlla3.1imilia110. F. C. 1.:1 Rl) tond:l Ra/flltlf. F Falchi Emilio. Ot~>cdale prinçipalt di
Ch ieti.
T C. .\1. Darlettll Nicolo (dirou ore). M. li. naldassa rre Geremia. M. .\1 o Angelantonio Bllore (in f. rres. Aqnila}. C l! . lono Luigi. t.:. l i. De Luc<~ Co11antino (lnf. prcs. Fo~g1a). t: . .\1 D'Etlorre Alfredo, + T . .\1. Pas torello Libol'lo. T. l!. F. ~atalc Luigi. F . Tedeschi Francesco (lof. pres. Aquila).
r.
I>IREZIOXE l> l S ASITA ' Ot:LL' VIli CORPO l 'A MilA T,\.
C•>l. Y. lm brlMo P lelt·o (direttore). c :\1. Verdura L"igi. 01pedale principale d i Firen: e.
T. 1:. .\1. Sciumbata Giuseppe (direttore). ~1. ~1. :;alvest ri PranctSCtl. .\1. l i. Jlaldan7.a A ndrt~>. M. M. Pugllsl .lficlitlallgt lo.
C. )1. Troml>etta Bdmo11do (com se. nppl. snn. m i l.).
C. l1. Faralla Celeslit1o. +. C. li. Sangumeti Carlo. C. )1. ~oeell i Domenico. C. li. Ostino Giovanni lcolll. se. app l. snn. m il.). T. ~1. Marri b'tio. T . M. nuganl L"igi, -. T. M. Pi~nntclll F'ilippo. T. li. Imperlali Gimio (com. Est remo Oriente). F. C. Pranciosint Gui do. F. Noni< Rllffatlt . 1'. Nicolni A11pelo. Conti Carlo.
~·nA
l hiVERSI COliANOI, CORPI SO UPPICI ORL REtaO ESERCI TO
Ospedale principale di Livorno. T. C ~1. nussone-Chiattone Antonio (flircttore). ~ • .Il.
IL ~l. Destino Salvatore.
r. li . .\hugeri Franceuo, +. C .Il l.euri11i PranctiCO (inf. pres. Siena) • .:, Y. >l•riH!(no Prmlctsco. T. Y. TonicLti Pitlr o (com. se. appl. san. mll .). l. li. llotù Pietro, - . T. li. Proc~cci Arturo . F. C. Ro,·ere Giusrppe.
P. C~scera Nt.·omede. ~llOIO~E 01 SANITA' llBL I X CORPO Il ARliATA·
fAI . .Il. lliancbi Ltopolào {di rettore). C. li. Cltcruhini -Giammaroni Orlando. fl>pedale pt·tnctp ale di
n, ma.
l i:. li. Frrrero di Cavallerleone Luigi (ctirctlore). ~ ~- Rima Maurizi o. ll ». Lte Auge li; La zzaro. ll MCervigni r;iovanni. ~ ~ BrP.zzi Giuseppe.
t .V• .llosrltini Em·ico, +.
»
1. Galli Giov. Domenico. C li. Rl~nini Romolo.
C .Il. Tur~ini Giov. Pra uccsco (inf. prcs. Civitav~cchia).
C. L Oella l'alle Prance1co <com. Min. guerra). C Il. Traversi Lec>p olào (id. id.).
t. li Ctacr.io A t~drea. C li 11ros Giusez>pe.
T• .Il. l:orbi Edoardo. T Jl Tot,ia Arturo {r.orn . min . guerra). T. .\L C'~ PVP\lo Pio, - . 1. li. Bo~coni Allilio. T .li. .\f u :etua Ernesto (oom. Estremo Oriente). •
l
T. Jl••Il a. riottl-Bianchi Gio. Balla..
r. li ra. I ce tli Luigi.
;
f. c. S.; rnpiani Aleu(mclro (perito chimico igie- 1 O"L1 ~f. Toniniii Luigi. '. ~"'\\""' Francesco. ' .1:.•\\\ Vincenzo (llerito chi mico igienista). l . r.uerrleri natrc•el e. f . :>lnto\ini Augusto. Comandati
~.Il. Santor o Glu1eppe (cav. \'icenza) (i4). C. M. Sotis All dl'ta (15 rant.). C. li. Y1rdm Tommas~ (H id.).
n •chiamali dal congedo C Jl. R: Quir ico mooonni (med. pers. di S. M 11
n.· • _
l
79
!!O
(Seg ttt) RIPA liTO DEGLI UPPICIALI MEDICI E DEl FARMACISTI IIII.ITARI
{)$pedale pl"incipale di Cagliari. T. C. ~L Tempo Lttlgi (direttore). M. M. Orrù Rl•ffaele. C. M. Falconi Gavino, +· C. M. Schirru G"gUelmo. C. M. Uettori A ngelo (inr. pres. Sassari). T. M. Vardeu B/ilio, T. ~!. Demurtas Cot·flelio. S. T. M. Ziccardl (;iuseppe. F. C. Pellizza ri Coriolarto. F. Enr:co Jo'rancesco. Osptd.a le pl'incipalc di Perugia.
T. C. M. Volino Carmine (dlrettore). M. ~1. Licari l'incettzo. ~1. M. Cavicchia Francesco. C M. Garcdda Federico, C. M. Gulri Ferdirtatldo (ior. pres. Terni). T. ~1. Visalli Paolo. T. M. Fazio Gar.la11o, - . F . Mannaj onl Giovanni. F. ~luzzioli AnlottìO (com. Estremo Oriente).
+
F. DlRi1ZIONE 01 SA:IITA' DEL ~CORPO D'ARMATA.
Col. M. lnnrlolo Costantino (direttore). C. ll. t.anza Bmanuello. Ospedale principale di Napoli.
T. C. M. Caporaso Luigi (direttore). M M. Pari si Felice. M. M. De Cesare Zaccaria. bi. M. De Falco A11àrta. M. M. Bile Giovanni. M. ~1 . De Martino Angel o. C. M. Giorgio Ce~are, C. M. Cant.'lrano Costantino. C. M Sirignano Felice. C. M. Marrocco Achille. l:. M. Boccia Salvatl)re, +. T. M. Scarano Lrtigi. T. ~1. De Sarlo Eugenio. T. M. Pìcc1one Jllichelangelo. T. M. Tosti Domenico, -.
F. C. Bolognini Carlo. F. Bifulco A urelio . F. Piraino Sle(ano. F. Ferrara GiU$eppe. Comandalo.
C M. ~lele Ascanio (Dir. san. Il corp. d'arm ).
l DIVSftSI COIIA ;IIDI, CORPI 811 UPPICI llBL RBGIO KSI!RCITO
FilA
Olllfd41e pri11Cipale di Caltr la.
T 1. li. De Furll\ BI/ore (direttore). V li. o·Ajcllo Rt~ffaele. Il li. Teml\('sl~L L uigi. » li. :5a~l3no RafTaeu (inl. pre:;. Gneta). ~ V Ce\lrola Giuseppe. l li. Gerundo Giuliar1o. r. Il ~:lrlirll o Gaelar10 infer. pres. Capua). ~ li. F;a~cm Giu3eppe. C. \1. Ile :iimono Zefil"ino, +. T ll Tenlpesta Coslanzo, - . T ll. llnta Sfballi<mo. f. C Rus-o Enrico.
l Hllra Gio. Balla. 1 l.~lrario t;iocomo. f PJn<1 l'l~cer&zo (in!. pres. Gaeta). Ospedale principal e di Sa lerno (in Ca,·a dei Tirreni).
T ~~ li. Zunini Giovanni (direttore). Il Il. P:uquale Fer dinartdo. C X. Alxllc AI{Ontll, L l Romano FranceJco. 1. X. Crmlno Francesco, - . l. li. Ronga l"incer1zo. f. A!lla lUto A IIIOP&iO. F G10rdaoo Vincenzo.
+
!'< 121D)of& DI SANITA ' DBLL'XI CORPO D'AR IIA TA
w • li LombarJo Michele (direttore). r li. SUcco Aulonio. Ospedale pri 11cipal e di Bari.
T. C. V. Susra rito (direttore). li. .Il. ,.,~.31a Pasquale. li. .Il. l nzit.1ri Giuseppe. C .Il. .\losc.ati Tommaao (lnr. pro$. Potc n~a). t li. Cri~cuoli Nlcola (inr. pre~. Ler.ce). C Jj L ucciola Gio. Gi11romo (l!b. <loc. In ottnl· mojatria nella R. Università di Padova~. l. ll Cocola \'incenzo, + . T. .11 r.; :::anel\ano Pedtle, - . ., ' . ..... l'eon ella .Var1o. 'l '- ~110 Giorgio. l . ).app1 G•ooccllino.
Osptdolt prlncipak di Cola n:oro. T 1;. ~ - StUo Pidr o (direttore). li. .Il. :llennili llichtu. M. l& . Perretll Francerco. : .Il. t;arhonc Brrmo (inf. pres. Monteleone). t:. .Il. CrL'l nna Nicolo, +. li. :5/gi l/~ ull_trlo Clnr. pres. Reggio Calab.l · M. l:l G rotter~& Pa•qualt (In l. pres. Cosenza). 7. lt Pal~ J.erl Ra/Tallt.
i·
5
(St(}IU) IIIPARTO IIEG ~I UFPICI ALI lii!DICI E DEl · · AnliACISTI IIILITA HI T. M. Voca turo Geniale. T. 111. (inl. prcs Cast rovillari). ) F. PomtJeiani Carlo. F. PIR.;ZIONt: DI .'\ANITA
DEL Xli
CORPO D' ARliATA
Col. M. Al\'aro Giuseppe (direttore). t:. M. Furn ò Giacomo. OspedaLe principale di Palermo.
T. C. M. Zingalc< Antonino (direttore). M. M. Nntoli Frar1ctsco. M. 1\1. Vita Gaelar1o. M. M. Rizzo Michelaugelo. C. 111. Ricciuti Francesco. c. 111. Polistena Domerlico (inr. pres. Trapani) C. M. Del Vecchio Ruggiero. + t:. M. Barletta Salvatore (ìnl. pres. GirgPnti). T. M. Grado Paolo. T. M. l.icastro Giuseppe. T. M. l\lrllt.cllo Bnrilio. T. 111. Micela Salvatort. F. C. Belliazzi Arlur·o. F. CPppl Upo. F. Eletto Alfonso. Ospedale prit1cipale di Meuina.
T. C. M. Casallni Rtccardo (direttore). M. M. Minici Eugerlio. M. M. Scal11ara Gius.-ppe. C. 1\1. Qlpobianco /Jom. Antonio. C. M. Buggeri Giuseppe, +. C. 1\1. Cormagi Giuaeppe (inl. pres. Srrncusa ). c. M. Mennella Arcangelo (inl. pres. Catauia). T. M. Fiorentini Emllio. T. M. Mazzaglia Giovarmi,-. F. Migliarrli Domenico. F. Loj ncono f'.ISilllfl l e.
FARMACIA CENTRALE MILITARE.
C. F. Antolinn Bernardo (direttore). F. C. Brero Gioua mu. F. C. Amoroso Yincen.::o (ptlrilo chimico igre· nista). F. C. Pig .. zzo Felice. F. C. Nasi Pielro. 1<'. Lovadina Marco. F. Bnroni 8Joardu (peritO chimico igienlsla '· F. Guidi Gio. Balta. F. Marenco VWorlo. F. Marllnottl CarLo. F. Cornelif) /.uigi.
l
FilA l lliVBRSI CO!U:C DI, COAPI 11: 0 UfFI CI ORI, RBiliO Rqf:IICITO
PRESIDI D'AfRICA.
1: .Il. )IOl7etli Bhsto. C. li. Pace Lu 1g1, T. .Il. Pìzzoco ln Ognibette. T )l 0e Gioogi Bm it1mÌ110. t ll. Ca n talora .Vicolo.. T li. Rernuw Ro!U>I{o. T li. .\Oil.rd ni .~lf~ttl.o. T li. Glrau Pietro T li. AnnarallliW~ Carlo. l. li Ohvarì P ietro. T li. Sireri liiuuppe. T li. Cadetlotu .ilbt"rlo. l. li lìiaooellì Altulmctro. r li. l'olestra Gl oUf PJM. ~- T. lil. C. .\liL1rotonda Giultppt. f f
c [),. ""''" AliiMIIO. c..u.dli Cor nello. PRESIDIO 01 CANDIA
l. li. Claps Atl!JtiO 15 (ant.).
l. TIUPPf DELL'ESTREMO ORIENTE. 1-
li ule-J aro Gìo. Baltìlla 15 alpini). T-ll ~Je:.e lilorglo (cav. ViU. Emanuel e 11•. IOJ,
T. Jllanza Tommaso (osp. Milano). T. .M. .lla.s.arotti Giu1 eppe (3' brig. ar t. rortcz.). T. .Il. )I!!S<ierolti Oenvenuti Glu.seppe (OSIJ. oli Yilano).
T• .Il. Imperiali r;,u lio (id . Firenze). T. )f .llacchia Ernesto (Id. Roma•. F. Ila ron1 Pt etro (ltl. Vcnn ia). l' llu 2wh .4nlonio (io.l. P!';·ugoa).
83
UPFICIALI GENERA LI E COLONNELLI MEDICI toll i dai ruoli del R. Hsercito, conservando /.'onore dell'un (!orme
•,
... ., .IIAGGIORI GENERALI rt ~ l n . t
al n . &
16. 6.~1 ~:lia GiQvnnni, C ili C'*' 0 O , '?) "·", ~ "
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!!5. 4.18 Arena-Macelll G~~ttano. GU · ~~ GU o§o 0, (') "·", ~ 11 '"' .,_.,., f1 1c.
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1891
21. 4.f9 Cosi etti PetrOt&iO . • C :§• i . ~ " ..... . . . . . . . rchb . 11 H. Ul Plrti~anL Giuaeppe, re U o§o O
1891»
~ "-'f, ~ u 11 .. ... .,, :o . . mar. t2 21. 6.! 5 L~nza G&acinto, U * C o§o O ', '?:;' , ...., ~ ......, " - Voghera id.
COI.Oj';~EI.I.I d:~ l n. 1 ~l
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1'2 12.27 Gior::ini ,l/alleo, e c'*', ~ "" - . . . . . . . . Lucca t• ll.
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1890 \!5. 8.28 Marla>clu Gio. Ballista , $ C §o O, X 11 .. .. - . • Oer:;amo magg. 31
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*• " ..' .. . . . . . Roma giu . H
t il. &.35 Ma l t c so l'incen;o, •
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27. 9.33 Rum i 8doardo, * C'*'· 'X .... - . . . . . . . Verona 5. 3.31 Mare tto Giovanni, • U oilo. (5 " , ~
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1 8 93
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1 8 91
5.10.33 Gìordano Giulio, lfo§o - Toriuo ott. 31 U o§o d.. ' ~ " " . . . . ~npoli nnv.
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Il. 8.34 Paris Atl<lrea, • U~, .~ .. . . • . . . . . Bal'lr-tta mar. 6 li1l l'anizz.a rtli "'rancuco, •1 : ~0.
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~ u.. w, ~ '' \J • " - Toriuu mar. • ~ 'i. U; ~lnrlOJJ !l Fru11ctsco, . Urj!o O • ,
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! 10.~3,\ rri h' Il r i c o. • U<§> O O!, ~ u..\f, ~ u 18 " •• - t:.tsalr. !l S.~3 l'•! Pc Achillf , • o§o ®, 'X '',. "
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- . . . . . . . . 'la poli lug. i. !.35 lla•IJPIIi Pericle, • l' 'lì- 0, ~ ...,... " - . . . Uulngna
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1898 1
16.m.35Carasso Anioni,, , e U, o{!o, 'X "' 1 . • . . . • . . • Torino mar. IO l. 8.31 rran chino e" !J e Il i o, • U o§o, X .. •• - . . . . . Roma id. !!. 1.34 Prart lat:~ro C<ll'tl'l-i•te. 1ft U+ O. x " - . . . . . Napoli itl. !; ~ 31 Calll•!rini ~~~·alllalldO, $ U
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1899
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INDICE ALFAB E'"fiCO lrcnn·Macelll Gae· tlnrzo tti l 'incenzo 31 llold rini F•·d••l' 411 Inno 8:1 ll~3i ll A ttdre~• 2~ llollo Gi orq•o 39 Ariani Dommico !Il ll:ulianPII i Umbrrlo ':Id Bolognint Carlo 39 Abate Al(ou•u :! l Armand·l'~on Giov. 34 llatolo Luigi 4R llollicri Robtrlo i8 lt.lle RofTatll 55 Armandl Carlo 53 n.~U..11(1ia .Salvatort 5! Romp1ant Alfna ndro 39 !bmte DoMto 19 Arpa Villorio ili Reccaria Giovanili 'U llonanno Paolo 41 AM13b AniOni o 39 Arri E11rteo !14 RNIPi .llauri~io 35 flon:n·ogloa Lu1gi 16 23 Ar to m Ab>·amo 4' lle llia Emilio 19 lioni O it~-.~tPI•e 36 lbtlh l'illorio Actanli Murlo 3~ Arz:Jno Franc~1co !6 llellla7.7.1 Arltu·o 40 llrnlito GitiiUP 50 Aeone t\'kola 37 A ~s.1n!l rla Marco 36 llr illnl Bmilin 34 no no t;, ovmmi !8 !dtllslo Pt(l trìco 47 As lPgiano Giovann i 43 ll••llrarne l'mcen:o !lt nunorni (;llfiiiiiO '17 55 AJ;I~ngo Francesco ~. llenali Al(o>uo ~6 llo nomo .r.collnu t5 ! >')Siln• L11/gi l,hlldl L1119 i ~ \tzeni Gmuppe 49 Renedelli Giu,ltJ 3! llnrella Stl vw 46 40 Audi,io Pittro H nc nmeasa H11ct11:o ~n llorllhCSI Gtul arao 49 l!Ltan• l!m •lio Al:o{ttt Bqodio U Aus iello Palquale SO lier na hai l'i11c~n :o 35 IJoq:ia Sirnone 54 Alle,rrìni Gi111io 35 ll~rnnroli Luigi 30 llo rn•so Pietro 31 '20 lle rnnr<lo Ltugi t O llo rtoluztl /.tonici<• 36 111113Ui Otnedello Aluna Gumppe !S6 llernucei Giovar111i ~ol flo~chell• b'ugenlo 48 AIIO!lelh Albtrlu '21 llPrnucci HotJol(o i8 llosro P•ell·o 30 t 3 llaccaraPi llllavto 4S llc rtola ~lro \~ Rotta Fruna•co 35 Ahuo Guueppe 411ènte llra:ao 47 ll:!CIO·Terr:tclna AI· llertoldi Anle110r e 4t•ino,·a l'itacru:o 37 A ll!lt Gloutppt 31 nurlco 37 lle~so .811(1tll io Mllr·io 30 flozoli Glot'<Hlfl i n A l!laU l'•rnenzo 53 llnduel Al(t'fdO 34 BI~ mo nti Acllitle 4ll llozzi Fehcr 48 ~llllto l,uca 37 flal!:tL•n Guallicro 3;; llianchi Ginu 5\ llozzi Jlutrfl 28 Allliwro Antonio 40 llaglivl lìmilio 31 ma nchi Ltopoldo u Boz7.ola HufJttoio 40 Allltnt.a Aulon ino 3i ijaJdan~:~ An4rta 16 lli:mt~> Paolo 5:1 llrero Gìo t'fl nn i 39 Al!ttd.,; Al(rtdo 56 llalda,s.ure Geremia 16 nifano Pietro 51 llreZZI Ciiu.,ppt l1 Ammeodola l'•tlro 56 llat!llnl Cel are 00 llifnlco .dureho 4/ljllria P<Uqtwle !i~ Alllore Gl•ueppe 36 Balduino Candido 33 lligaz7.i Zanolli 3~l llri,::alll Guo.cepp~ 56 Amo r o;o Vincr-uzo 39 ltalr~Lm Slt (llno :1~ Bile Giova1111l 17 llril!nonc Frrllnwnclo !li Andrelnl Alfredo 28 llallorlnl Silvio 8\ llilotta Vintrnzo 35lllrin olirrl (ìiurrp71e 53 AD,t>!lt lll Annillald 5\ llalllano Bnea 3 1 llima .f/auri: io t lì Rrini 7'0IIIIIHWJ 54 ln~e l oul Luigi 30 n.~ndinone Giovanni Jj lllondi Dllmeni~o 53 Rril·io PrarlrtiCO '17 ~ Barbaro Nicolo 31 lli3hini Pid ro t 8 llroccoh (illa,ppt 3:i Aana. • atone Ca r lo Alm101110 Beru amitW i9 llarbalelll Btlort 16 Rlscr~tlie Lu•gi 56 Bro::l•o E11rteO 50 \.\\'1>.\.Jno Oernar do 39 llarbera ,V Ichtle 37 llisceglie Riccortlo il ' Rro~ lio ()rt~tr ~G ""'"'• ' nanlel'i t;'! ll..ubleri Gi ovanni 3tl lli~larelli -~111/tlo '~ flro lì GloiVUII!li :J6 ,_1Yl\\ Sotoutore 3~ flarchlesl Hrtrico 51 lllzzarri /lodol(o 4' Bru;watelll RuDtnio 36 ~~ tlar~oni Attilio ~~ flobl11 o Eugtt~io t J IIIrunc llo Aug11alt1 't8 Apro,\o Roberto Arcangeli Al(on3o 4.\ llarlelln ,\'teolò l 5Illncchi Al(r t dll 3\ llruni Al h Ilo 211 Arean lùr nardo 51 6arletiA Sal valore i ! nocl'ltia E11rico u llrunt• tlo• Curi li Sal · 1 ·' IT·!Ih Angtlo 31 Baroechlno Carlo 46 Oorci Bt nol/nO 36 valore 5\ Arc.ho n, .Yulore 3111arone Donalo 48 floccla Saloalore !J fluccino 7obia i4 Aolorn, G•o. naltilla 36 lla ronl Edoardo 41 nocroni Alliloo 30 lluùa Frcm rnco ~t Arduitoo .AnIonio 36 llnrrcccllin 1\'icola ~5 llog"io-Lem fiabl'iele ~7 lluonomo Atlal b,rl o 5t ~rduirlo F or tunato lli~Hlnlinl Bmilio 48 Rogliacci ni Cuslan:o 16 flu onomo Lorenzo 18 Artn3 An. t on/o S3 O.~rulhl!ll L•hol"io ~3 lltl~tllon<! J/ichelr 53 nur;HLi -~ •·I!Hd t 30
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(.Seg ut) IN iliCI; AI.FAIIHICO
88
Buron1.0 Giovanni 19 Clrho ni llaimondo 50,Cerruli Romolo 411Corona Attg1ulo Buscemi Carmelo 56,Cardi Frmtcesco !~Cerva> io .Salvator e 14 Corradi Auge/o BussonG-Chlattone An· jCardone Fra11ct1Co 54;corvellin Antonio 41 Co rtfl Silvio Ionio 15 Caredda Frderlco 1 9iCCr\'l~t ul Git•l'atllli 17 1:oscPrn 1\'lcomrdc Ctl rgìual e Carlo 3i ·Cern Frauceuo Carignola Gemtoro 53 Cevaschi Cutullo Carin ellì Pietro 36 Chelcschi Cami llo !t;lco$1.1 t.·mmo 1 Carmo 1'ommasino 17 Chercher Sante 51 Costa Q11il>lo ::!i' Callibb~ Feiir.e ~ti Carl oni L eonardo 51 Cherubini h'doa•·do 4.1 Costa /lomolo 35 Ca,·ace Frmtce.<eo 44 Ca rlollo Gio. Battista 5~ Cherubini·Giammn63 CostPili Ptll'tllliO Cacchiolll' Francuco :ti 1Ca rn el ulU Ft d.erico 39 ronl OrlolldO I U Co tcllessa Alfonso !\ caccia Filippo 301carotenutoDom cn ico 44 Chetoni Lt1iyi 5:!JCouaram b'nrico ::!:; Caccl?.iupi~OII v ieri lca rratù CeLestmo 16 Ch~ai,;o . Al{uu•o 13 Cotterchio AltJaio !i3 Gto•·lltO 36 Ca rri ~r Al(onso 39 Ch1alchta Andr ea 40 c:otu~nll Pirlrt> 35 Caccesc Domen i co 56 Carruccio AttiOuio 50 Chiarad1a Gaetano M t:ougnet AIIJ,rto 56 Cadedd u Altm·to 30'Cal'la·.Mantiglìa FiChiaramontr /l l)cco ::1; Co u:;n~t F1lippo 51 cararo JYicola Uppo ~o Chiari Nicola 5 1 CO\'eili Sonlo 3! C<l!:f:!eso Gil~eomo 53 Cnsahuri Frm1cesco 5:! Chiem ~licllele 55 Cozi Ga elatt o :;3 Cai rone FoJbrizlo !!3 casaccia Carlo 35 Cia uri Rosolino 31 Cr•mn Gio. /Jatlisla 16 CalderlniFerdi•laiiiiO 84 c asciaro Giovdnlll 47 Chicco AI{OtMO 5t Crosci monP /loJa n o :15 Ca legarì Giu . Balli3la ~3 1 Casa:;: randi Gualco 35 Cluni Gaetano !7 Crespi Cesart .\S Calendo li Saverio 32 Casal ini Riccardo t 5 Giaccio Andrea '!~ Cricl'i1i Evan~lo 5\l Calore Giovanni i l t:asapiuta Giova nni 31 C~accri Giuseppe 55 Crìscuoll J\'~ola ~o t:ah•ieri Giulio 43 1 Casl~ol Ernesto 37 Cinmpini Cest•re 4 l CriSJlO (}baldo ::!5 Cambino Gluuppe 341Casorati Enea 55 t:'cchctti Anniba l e 53 Croce Sil vin o 35 Ca mboni France1eo i i cassese Luca 5~ C1eri J!mmfltwelt 37 Cugi Licurgo 21 Camelti Silvio t71t:astagnone Pielro 32 t:i~: liultì c;it&seppe 2:1 Cuoco Luig' :!5 Campclli Giovami i 361Ca~tellani Rom eo i9 c:1mioo Ft'flllcesco '!S Cupola Gnelau o 31 Campe tti h'nrìco 83 c asieliano Fedele !7 C1pramli Alo l'io 31 Cu rli Oruzio 35 c:amr1ohassoG•nvamli 4911 casl\•llioi Gmsrppa H c;ipriano Ltligi ~ Curti-Petarda JH cOI!I 19 Campoli Aleua11dro 49 Ca.~l eilo Francesco !U C1 taona Ferdiltatldo 48 Curzi Decio 49 Canal in i Giustppe 301Castigliola Orlando 31 Ci tan na ,rico/a I X Cusani Martino :!3 t:andrlnl Ce1at·e 441t:utoldi Bllore ~9~CillO iinì Silvio 18 t:usmano E11rlco :!3 Cal tCfall o Loruu o ~:; 1 cata:clì Luigi 45 t:laps Angel o ':1!1 Cusmano Giacomo 54 Cannas Nico lo 't5 Catelli Giovanni ! ti Corcone MaygiorttJ~ 40 Cutri Ferllinonclo ~O t:lntMorn J\'icola :!S'ca tini Alpmolo ~7 t:ocola l'tllce•,zo !! Cautnrano Costaulino t9 'C:altani Carlo ~;Coda Carlo :!8 Caotel~ Maria~~<~ ~3 Caloccl Paolo 56 Co lamus$0 F lavi ano 5~ Calllù Antonio 56' C:ttur~ui ,1/icilrle 35 C1Jiognato Scipi ottt 53 Oabl>ene FiliPJlfl Cantù Fra ucescu 56Jr.~vn ll a ro GiuHppe :1:1 Co lognese Fe•·ruccio 35 D'Aiello Raffaele 5' Oainelli Lt,igi 46 Capell i Gmsepr•e 55 Cavazzoeca Giuuppe 15 Colomlatti Luigi 1 31 0' A lbe:lZIO lllichrle :t~ Caplalbl AIIIOiliO 3' Cavlcchia Fra,.ce$cO 17 Co lomba Cesare 33 I)'Aioia Giova•mt 3t Gapohianco IJom. An· !Ca~il!liolì Amedeo &3 1Como la Gi .. /io M ll' Al onzo Angelo 36 Ion io 2t CèCI'IIfCilì CutnWO 551Condoroll l Mal'io 2! Dal P01.zo Do,~ rlico 54 Cnporaso Luigi H CccchettaniDomettico 211conenna rito 1 34 O'A mato Carmelo C• ppello P10 :19 CN1rola Gausfppe Ili Consiglio Pia ciclo Capuano Emi/iv 50 Cei no Acini/e ~~ Console Giuseppe 53 Damiano 1\'icota :!S 1 1 42 l)' Am ico Biagio '!5 Caputi Giova nili 5~ Celeste Giusrppe 35,Cnnlì Carlo Cara Fran cesco ':!a Ccii i Vit~ ctii ZO u t:orpola .Yicota 'i!5 llamonte Gìuseppt a u 1cen tn Alhlio 41 lt:orac1e.schi .Sclpione W O' Amore Prattct~Sco 35 • Carab lJa llaffatle 41 Cor bl biloardo iSo· .~n~elantonio h'lt:aradonna Allll)llitto 15 Cei>Pi Ugo 17 Caradonna Franctsco 5! Ceraf<lgll 1'ullio 351c:urd1in Primo a lo•·e C:a1·ani Luigi JS Cerdgnani Giuuppe 55 C:o rdo\'a Lttigi !I l O~t'r.l VUiorìo ~3 21 O',hcoln r;m<ele Carasso Anlouio 81 Cerone Frauctsco iH ,Cor magi Gi11seppe C:uasso Gi OVlllllli 46 Ct'f!IU<I Nicola 51 Gornrl io Ll<i gi ~:! l) 'A tri Alessandro c:~ ri>one Bnmo 18 c:.•rrelli Luigi 51 1:ornclli CorneliO ~l
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(Segue) INOICI'; .UI'AUETICO IJe .o\mbrosijs B•ncdio 56 De Stephanis !J.ppe flr Ange lls Gat1a11 0
~~ Destino Salvatore
'!9 Fatlori Giovanni f7 Fal'rO Giovautll 51 fazio GaPta·no
'21•FmcaloJii r.aetatto U fnrno (;iucottt O 27 F'usro Emilio 19 26'
31
De Ange li$ La:zaro 17 De Torna Pietro ~3 Oettori Angelo '!~ Fecr hio f;it&seppe 34 O'ELiore Al(red.<> '!:1 fedencc fliflro lle Blas i Dante llec<l roli Emclio 49 De Vigiliis Raffael e 19 Fer:;ula Eurico 311 Ile Ce cco Giasl'ppe 53 Di Dino Michele 36 ~·ernandcz Timoteo t t Gabri (iius•'I'JIP :Il Ile Cesa ra Eduardo jJ Di Domenico 1\'i cola 47 Penara Giuseppe 41!Gaela AntQttio ~~ ~Cesare Zaccarln 17 Di G•acomn Lui{JI ~r. Fen·:tresi Sl&tvutor·e 49 IGal!!(i:t Al ar1o :lS [le Facend is Giuaeppe 55 DI l.orcnzo Gitueppt 56 Ferrari Cltmdio 41 Ga~ l mn o f'rflrtusco ~:! Ile Falco A ndrtt& t 7 Dì Martino Carlo 52 ~·erra rf Lei li Fl·arLct· l l~aglioli Cnl'lo 37 De Feo L mgi !Il Di Ma rtino Nicolo 53 sco 31 ,Gay la Oemelt·i•> 39 1~, P a6qtHIIe 31 0 1 Paolo Luigi 53 Ferrari Pielt'O 31 1r.alantc Gì!ISPI>Pe 51 l!e filippis .Adiutore :.!31D' Ippolito Sa lvatore 53 Ferraria l/eu edetto 55 C. alani i Fau ~lfl Ile Francesco Frau- ' Di Santo Pietro 54 Ferraro Annibale 41 Gala.;-o Antrwio etiCO 48 Oi Venere ,Gael11no 5! Perrero di Ca\'aller· (;ala,.;o l.'oftlltctiuu 52 ~ F'uria ettore 14 Doyno Gtmtaro 36 leone Luigi 14 tìallelli Villano b'm•l· Ile Giorgi Beniami rto 27IOolce Giuuppt 361Perretti A•·rloo 34 11uelt 54 De ti1orgio l'l'icoll& 361Dolno Pietr o 37 Ferretti G1useppe 54 r.alli lìiaciuiQ 36 Degli Ube rli Germaro 19 Oomenici Sabali11a 51 Ferro-Lu·1.zi Al arsimi· Galli Gio. lJomeu ico ~O ~l Bello ~ruonio 1HIOominedò Giweppe 45 lia110 '!8 Gal h l'italian o 50 Ile Lellis Ernesto 3710onlnl Giu11eppe '!'Fili Gio. Battista 37 Gallia Villan o 55 llel Giudice Gaelat1o 45 1Doria Ro1a.ri o !17 Fimlani Antmtlo 41 Gallo IYicotaii{JPll) :l!i D' Elia Al(onsn :l6,0ucces cnl Modulo 26 Finzi Git<uppe 51 Galv3gno T~one$10 :!+ ll'EIIG Antonio 3'.! Fiorentini b'milio 29 Gamhino Gaetano 18 lltlla VaJie Frauce · FiorénUno Luigi , , Gandolfl (iiacomo 19 I<O ti Fiorini Fiorenzo 2> Ganrlolfo l:esat·e 55 llelle Piane L uigi 20 Fissore Frar"eaco t 5 Gnrah~ll i L11igi Il, D• l'Olio Gio. Ballista 20 Eletto Al(rm•o 4'! Flammia Tommaso 3H Gamu Pitti'O ~S l!tlmlmO ()razi o 21 Elia Gi ovan ni 11:1 Foa 'f eodoro 25 Garde nghi Git~sfppe 3', U..~u Gatta110 23 'Emilianl Ytncenzo 54 Foggetta Giuseppe 49 r.arneri Ba1'1olomeo 2-J IJd P~ano Gi••seppe 5t,En rico Fru1tcraco 4il Fongolo Luioi 54 Garrone GitUCPf•t H Ile! Piero Gi o. B att. U Forcherin t.ui(Ji 4'! Garroni Au()usto :1~ l'lei Priore Ga r"ibaldi :H Foresti Alberto 34 Gasrn Hllore ~5 ~ Luca Cot1anli11o ~l Forooigini /Jemflrao 54 Gasn lr /Ia lo :!-2 Jl;o Luca Piore 36 Pornara Jgna::o 36 Gaspnri Pio 4-l liti Vecchio Nt<ggero 101Fabiani Gttmaro 53l~·orno A11gelo 53 tiastlarini Giovarmi 3i liP lilaria Nicol& Fabris D omeniro 19 Forti Gimeppe &3 Gassi Fl·an ce.<en 21 lie lbrtino ~n~elo l7 Fabris .Ricr?~do 40 Forti Pirro 51 Gatti Ar~gelv 5t Ile ldonte Stlv•o 34 Falcettt l.u& gl 30: Fortunato Ca•·lo 21 Gatti Ferdinando ~9 1 Demur.,i.a s Cornelio 30 Falchi Bmtlio 4j Foti lìer&edt tlo 3; Gavascl Pleio-o 51 1 lot.'i~poli Ferdinando 3i Falconi GaiVino 18 Frugaglia Paolo 5:i Gav io Anooioale :Jr. Iii! :\icolal s P iilro 56 Falr.oni Gregor·1o 5~1 Fr;tnceschi VincerLzo !!l Gel me tti Arl•&ro ~ 1 llfnlo Prance&co 53 Falo.lella Pitlro :!3 Francesconl Gi acomo 39 Gelmini Pietro 53 lte Paoli A nton-io 401Familiari Giovanni 5:! Franchi Luigi !9 Gelormini tlidol(o '9 ~ l'ers.is R aimondo 35 Fanchioltl B~>t&ia !!4'Franchino Eugmio 8~ Geloso Bot&aver~lm'<' 47 Ile Pri4CO L uigi 25 Fantasia Salvo/ore 51:Franciosini Guido 39 Gcmellt Cu(lre 19 Do! liobertis Roberlo 56 Fantini Giovanni 48 Frdncone Viucer&zo ~O Generali Fl'lwcesco ;)Il Il!! Roberto Gaelano &5 Fanloli Gitdio ll.l'Franzoui flielro 53 Genovese AlttOIIiO 3i ~ llenzt Gi u1eppe ~~ Fanuele Antonio 36 Preda Al(on&e 11 Gerbino I'Woriu 4-t 1 Ile Ro<a Ellore J7 Fara!li CeltsliM 20 Fregni Arnaldo t 6 Gerbnl<1i Giovanni ~4 Ile llosa Prance$CO 51 Fargnoli Beniamino 35 Fre~a Arislodemo &9 Gerulli Artdrea 311 !J;: Rosa Michel e 33 Farina Giuseppe :UIFresia Al!osliuo 51 n cruurto Giulian o IS Ile Sarlo Eugenio 291Parroni E11rico !8 Frig ieri Gloucmni 35 Gherarrti Gio. l/alla 3' [)(> ::iin1one Lul11i 5I FàSeìa. Gluttppe '!01Frif.(o li Leo nal'(lo :li Gherardi Giustppt 55 Il<? Slmooe Zt{erino 21 Fas oli Gadano s~ · Fulloul Adeodalo ~ t Ghezzi Bdtwrdo :w
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(Segue) IN OICR ALFABETICO
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(jhidoh h'tti'ÌC() 3~ 1 C. u3rini Carmine 51 L<ltCr>.a Giovan11i 53 Magno Girueppe 37 :'J (ir.: GhirOLll Felice tSIGuarino Luigi 49 Lattan1.i Angelo 50 Magri Felice 5'! ~~.l l t'l. Giacomelli Giustppe 35[Guarnierì Pietro t5 Laurini C111·lo 4~ Maida Luigi 51 ' r'<t ),\·..• Gianazza Giu&eppe ~5 Guastamacch ia Lttigi 36 Le~:cia Pasquale ~5 Maisto Pasqtu1lt !!6 \';• Gianelli Alessandro 30~' Guo.meri Giuseppe 36 Le~•ori Vili ori o 55 ~lata testa Fetlllrico 5G : Nr. "l J Gian! Piell·o 2! Guerrieri Raffaele 4'.!1teo ..fnlonio 5.~ .llala,•a«i Enrico 18 ·~~H Gianni Francesco 56 Guerriero Prattcesco 47 LeonarcH A•tlonio 53 Malesaoi Luigi 55 ~r;. u:. Giann ini Alfonao t~lGuilla Salvatore 84 Leouarrlt Benedetto :11 Malinconico Lotlovico a! G•anola Ant,mìo 19JGuidi Gio. HattWa 4l Leone Baldassare 5i Malleso Vincenzo 83 a. ·~· Gia<tnlnt.a .Sal valore !9 Guidotti TullitJ 53 Leurini Francerco t! Mancia Romeo 54 " ~~4 '·'-Y l'li Giardino Lui()i 5t1Gurgo Achille i3 Levi Bonaj11to 50 Mancini A11gt.lanton. 30 ,1.~ ~'i Gigli Giovatlll i 50 Guzzardi Luigi 3':1 L•hroia Luigi 13 Mancini Claudio Jt Llca ri Jlinceu;o 17 ~lane:~ralchi Ludov. H : ! ...·• u~· Giglinrel ti Ra>~iero 49 l L~~; ~~ Giglio lìioacclaino 48 Licari Vmcert:o !6 Mangianti Ezio t6 Gilardon• Et&rico 30 l.icasLro Girueppe '17 Mangia F1'at1Ctscan~ì'!l ~l't Gi lhert• ,l/alleò 49 Lionti Giro/arno !9 Ionio 3i *W :.v : .t.."'-t , ..... Glltone Ca.-to 30 tacono Francuco '.!9 l.iltardi Nicolao ! 5 Maugiarolli Gaetano 37 Gimcll• Be~yettio 27 laia Donalo :J7 Livi 1/idolfo 18 Mamscalco Giovarmi 36 ""' ~:l G•onlano Gir<liv 1>3 tandolo CosLantillll H l.n llian co Luigi !7 "annajool Giovanrti 40 "''' ll l .;.M~\ ,..,, Giorda no l'i•tcrn;o 4'2 tan rlolo Luigi 48 l.o Cascio Gioacchino 3i Manotti Dario 3G ... foiorelitl .~ cllille 37 tanigro Alforuo 50 Lojacono PlWtuale 41 Manlice Giovanni 40 Gior):i no .lla tteo !l:l tannetli VincttlZO 4'• Lojacono Pielro 56 Mao7.0Uri GiuJ'71Pe 48 Goorgto Cw, ·e 18 lannilJelli Paolo 35 Lomt.ardo A11tonio 48 Marche~e Gio . Bali. n '·"t!o Giralcli Pretro 18 tannini Pa&qtwle 5~ Lombardo Leortida 3! Marchettl T~mistocle 4~ .....,;l Giulfretl i .~l(!'tdo f 7 lannuzzi A"lonio 37 l..ombnrno ,1/ichele 14 Marciano Alfonso 3G 4::,~ :. GiuiTredi Gi,.ffredo 41 tcr volino Salvator e !8 l.on:mri 1/odol(o !:1 Marcitt i Fr·artcesco 5! GiuiTritll&Lu•!J• -:7 lm briaco Paetro 14 Longo ~licll ele 55 ~larco G.ppe Achille 45 .h' .tl\ l : Giuliani FrmtetS•c> 17 illl llarato A/11rionu 47 Loni Vtrgilio 23 ~larcone Sleftmo 't9 lo.,,,.;,,i 1 Giuliano UiiiSPJlPC 37 Imperiali (;iu/io 30II,oprrsli Salcmlore :l6 ~tarruco rittor ìo u "'':t' Giustini CFiso 33 tnran tl} Carlo 3! Lori do Giuseppe 110 Marengo Lorenzo 30 ~t GiYo)(re Gio. llllllista 13 tnfclise Giuai'J)pe !! l.osca tzo Vito :!4 Maretto Giovarmi S3 r..:'!J~ Gorga P.Hquale 371nzitari Giuseppe 17 Loschi Pietr o 24 ~largara Ctsa•·e 3~ •• l \t Go•·ia Frnn re$CO 43 lod i Bttrtco ~a Losito \'ilt> ~4 :.Jargnria (iiotmnui '! l Gottart1i Luigi. ~ 3 lo rio Filippo 35Lovadina Ma•·co 411 Marl!iOlta-G ram sr. i Governa t m·• l'.ilccenzo 4!l lorio Luigi i l Lozzi Yincen~o 5~ Giuseppp 55 Gozza nn F n m r t.jCO li l rari Alfredo 55 Lucciola Gio. Giacomo t i Mar!tcllla Cesare !7 Gra<to Paolv 27 lura Fltippo 5fo Luc•aui Lnviuiu i5 MariaumUnrico '!7 G ra s~o llion li Luigi 55 lzw Giovanni 23 l.udovis• R omeo 5i )!armi Bmllio Paolo :!8 Graz• ~ni Cari•J 56 l.u potto Fio•·e,.zo 49 Marini Brnulo i4 Grirco Gi~<UiJJlt 1i Lutrario Giaco mo 41 )larini PrmiCesco 40 Gri!igi Anteù'o 16 l.uzzaui Vittorio 55 Marini Pieii'O 40 Gri lli Alfredo 55 ~larin i Pio '!5 Gnlto E/l a,·e -!8 l.a l.ascoa St1lvalore !!7 ~~ Marini Tito 50 (il'illo Ftlippo 49 La Cava lg11azio ~; Marino Giusepp e 37 1 Grippo UO•H•Ianltlllio 3'! Laera Alichel• IG Mnc·cngno Giacomo 17 Marinn 'fornmaso 53 GrHautl Gtoncch in o 5~ La Grotteria I'IISq.le ~7 Macc;anli Giut•cnuai r. t Mariotti·Oiancloi Gio. t:ri:Hma C11str.en ;o '!5 La i Luigi 13 Macchia h'mesl o 30 lJallo. 30 r.rixoni Giovatwi :10 l.andoiO Federico t3 Mnd.. sc hi Gio. Oall•l 83 MarotLa f 'ilmulr·o 5! (jrm (ìirmpJle ~5 Lani(osco lliccardo 37 Mat1ia Gi!!S"'JJ'e ~5 Marrns Ra/Tclt le Gro,so f'ihberlo 491.anza Jimanurllo 19 Maggesi 'l'ommaso ~l ~!a rri Bzio Grotti Car·to ~H l.unza Gi11chot o 83 ltagge tta Edmondo 19 Marroc~o ..fchille 2t Guaitoli Cr•s11re 50 l.anza Pietro 48 }lagf(i Francesco 36 Martiello Gllf.lano t9 Gunldl Cal'lo 23 l..an1.a Tommuso 28 Mag;;:io Alberico 51 :llarlinazzi Loclo v &co H Gn nloti Tii•J ~~Lardo Glltseppe ~5 M:c,:!lioli Antonio ~9 Martine lli Giusepp e '!7 l;uniLJcri /M menico 35 l.n llo ton,Ja /la/fc1el e 3~1 MaJ':nn~ hi Guido 3i\ Marlin L An/011'" 53 t; unri n1 llt& !'liJiorn~o 3i La Scola f'rauresco 5'! ~la!!llClta Ferdina ndo '1~ ~lnrtm h Giovann a ~~
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(St(JIU) IN DICI! ALFA ART ICO bl~ rtmotti Carlo a ~li ral!lia Anlollin o Marloglio Ftrdina>td o 3~ Miraglia Et•staclliO
~lar~anich Art1u·o
':!6 ~liranl Celso
5!, ~igri
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':!9 Nlzzi !l'iwla U Nocelli /Jomwico
31 Nota Celio
'i7 l Pa;:••ctto Ftrdinaudot6
21 Novelli Pi,lro
55,1•a>inn J>ligio ~7 2ll'as•tnnil• Frrdinnmlo 16 3ti PaSIJUale FerdittaiJ(/(l tS
51 Molinari Alario 33 Molinara Salvalo>·e !4 ~loli sani Al(rtd o
31 Nonis Gt.rolamo
37 ~l olllhello Bmcslo
55 ~tona Piell·o llassa Giuseppe 15 Monaco Costanti11o llH .'<l Goffredo 3\ Monelli Brn u l 11 )la<>alongo Roberto 33 Mon1ca Cann ì nc :.la->ar i Dingio 36 Monls Pla cido llas;ari GiusPppe 31 )Jonl3narl Luigi lJa-Nll P io
16
5~ Nonis Raffaele
ro ~litarolonrla Giastppt 31 Nodari Pielro
Marzano F'ranct&co llarzocchi Fabio lb r1.orati Mo1e
5j Pan, Andr.:<t 371PartSI F et. cc 2 1 Par~si \'incen=o \!0 Parlati Paolo 1 4tt Pa~~~~ Cllltlillo Pasrale Athrrto
Marsili o Enrico l.brzia le Gilutppe
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3 1 :'iuhila Pa&qucll~ 35 Nuti Anlottio \!t
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l'n~q uaiJgo Pttlt gl'in o 511
Pa,$amouli Gcutano 34 lrassarcll a Ugo t6 '!6 l'assera Ercole 30
·' " Odrlcra t,uigi ~H-arolli Giu.$rppe iS Monli Roberto ~ ; Orldi Udc!OIIt 31 Pas torell o Giltltpfle l!'! :1131:uazzo r;aelano 5\ Morin o Dornen ic1l U Orrred i Pietro 41 l'astor PII o Lib11ri11 'ti Mattia .1/ichtle 3t \l orino Prancesco 21 Oggiano t;iovamli n Palelhl Frm1. Paol o 19 55 l'atella Gio va nni 56 1lbltlo li N eslor e 51 Moro T ito 21 Oliva Francuco .ll~u;:eri Francesco 19 ~l oroni fli•·ro 48 Oli vari Pietro 29 Paian o Ltonardo 31i llauri Luigi 26 ~l orosin 1 /lfarco 18 O n~a ro (;it<Seppc i ·' Pavia (.'ulimau !9 J auro F'ran ce&'fl 3G ~l oro<~i (;iovmmi 11 Oren1;11 .lfn"ri:i11 :17 P•·•·c tto Giovanili 41 ll~~za~ara Pielro ~ Morpurgo Gi ocumo 15 Orlandi Giovan •li l7 Pcdrazzo At{ ndo 45 lhl.la~lia Giovanni 3 1 Mor>clctto Giuseppe r.o Orofiuo F elice 5 1 Pcl lcnno Andrta !li llatzarl'lia Basilio 55 ~lorzone F•·ancesco 81 Orru fla/T·Iete 1r. l'clie~llni·Trie~te fiu.t 48 ~au~i Giovan ni 45 Mascali Tomrnaso 20 Orrti Salvatore ~3 P1•l lizzari Coriolano IO ~awtello A 11l011 ino 3i Mn;c~ ll Tomrnaso 3! Orsini Gilfrardo ~:1 l'••lo~tni Frnncuco IS ~tdu:mo Frnncesco U Mo~cl tini Enr ico 19 Os tin o Giovan11i 24 Pennella tlli~rlo 3~ llel•mpo G it<seppe l!51Mosci Francesco 4i Oteri Ec!oar do 5!1 Pennelli l.'esan 3! lHe Asccmio :u llosso Att{Jelo 5i Ottolenghi Da vide 49 Pen la Pn sq1wt~ 5;1 lell~o ro Ciiu&eppc 50 Moz7.Cili l:.'li$eo 2.1, Pr pe Achille lll ltmmo Giovo11 11i 2Q ~lunrlula Giuuppe 5t l'eranl oni .~lal'io :1:; ll<o•Jini (;iuuppe 20 ~luredtlu IJtul1ido 36 l'ernssi lìiovo 111o i 111 .llffi•.!ltell· Giocaunl 40 :\lU$ÌZZauo L tti{li 431Pahii Umilio 46 PerP;.:(I l illN·io ~3 .ll·•nn~lla Arca•tnelo l!~ Muzzioii Antonio 43jPaltis Roberto 15 I'Nf•·lli Ft·att CP>tll 17 .IIPnolli ,1/icflele 16 Mtnzio li Druso 48 p,,ce L"i!Ji l!:. renllo f'I'II II USCO 48 .llemuti RofTaelt 40 Pa ci not ti (ìiliSfppe 53 Pcroni Felice S5 llmn Lu igi 48 ?arloa Ou stav11 34 Pero un Gusta v o 41 M~ri~J u .Ila r io ~4 Pa<loa-Manliolino Gi tt- J>oriJZZi Gaetano ~Co ~er'o Luciano 5~~ :'\~··ci;cro·u· Amleto 3~! slit~O ~ l Pcrrvne Giuuppe 55 ll~tlio1 Lu i gi 36 :-ìapo iilanUfelchiorre Pa:;:l iuzzi Giacinto 19 Perroni Giova11ni 34 ll••.,.rolti-Oouvenu tl Na polilano ..!ffchelang.49 Pa lngano Luigi 54 Pcrsiche lli l)ulo !5 GiU$"1JPt 29 l'inf'tJI Gioacrlli110 H Palermo-l':otcra Sta Pe.sado ri EgidiO 16 .IJe,<lneo Giu&tf!PC 3 1 Xardiol Giulio ~j~ 11i sla o '~ t'etraroli l'itlcmzo 3i .llw.art rl Giuseppe i:l "iardllui Antouio 19 Patmier i Giuseppe !\5 Petri!CC:l tlftclttle -!6 .llv r.luru A ulon•o 41 N:tscimb,,ni Alesscllld. 451P;tlmi eri fl11{faete ~!l Petrella AIIIOtiiO ~3 .lhr•la St~hJalo•·c !Il Naoi flielr o 39 Paltr iniero Urnberlo ~6 l'elrilll tl lllti' I(JO :l; l.l1d1wl1 l.tti(J i 16 ì'iat:.Je /.uigi 401Pal umbu IJOtllCiliro 3i Petri lli fla[foel e ;,n tlh;:IIJ T<h Oomet~ico .1n1r\atoli Francesco tl iPalumbo Gi,.seppe 21 Pctrono Andrea ~5
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4i 1'\e~troni Alllonio 36 ~elli Gi1ueppe -271"'''\'iani Pio 31 :'<lcolai Attye!o 35 ., icolctti Vincm;o tG1l:-;icdrlu Aulouio 37 1'\lcrì ,\'icol" o
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.\lio~o E11rico
)lilWI E11(1t11 iO ~i nlnno D ollltJtico
'3 PeLli Vint"cnzo
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50 Prttinari Adrimw !O 49! Pani7.~artli Fra11cesco SI J>rttinoll i Filom~no :!i 16 Panni L ui{lt 51 Pi:tCIJ U3tlin /lofl'a•le "'' 4~j t>anni JYicola 35 Picn rd l Anto•11o ;;•1 48 Pantano Arta>·o \!i Piccl1i ni f.uigi 51 iiiPnolini Atlot(n ~ ~ Piccì nini El tore 4i 5~ P:•pnal:mlo SIIIra torc ti \ Piccione Micltelcmgdo 'l~
(Sr•f!U e) IIWI CE AI.PAll l!T I CO Pwcuì GiJlliO
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Pi ergiaoni nnren~o ~~
Rcmzani rJiacomo
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PìP.ruccì Goffredo 31 Pignat.ari Srtlvalou 53 Racchi Gio. Ballislu Pi;::natelll Filipp" ~'J Rao1aelli Peric/P. Pignatli GitllfpJie 35 Ragnìni Romoto Pi:;ozzo Frltcf 39 Ragone StWPri•• Punpinelli Pietro• ~'i R:uneri Gaeltwo PinlO Autouio U Hainone Ercole J'lov~no Atlot{u 51 Rand;~cio b'rueslo l'ir~ccini l.uigi ul Rnndone Giot'fllllli
Ro;anlgrJ IRosi111 P1etro
AlbtrltJ
:;1 Salla-l'uidto .Sulva16 tore 30 5~ Salt• ;Vicolo 44 2:1 Saviano lla{fllele 17
53 Rossi Alft·edo 8\ Jlos:;i Aug11sto ~o Roosi Cesa?·e
t6 Scald:1ra (;wst]lf'( ':H Scalcse Giorgio
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30 llO$S I r.ael(mfl l!lllossini 1'ommaso
IU sc.~ramuzzi nono•o :u :)carano Luigi
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l !l Scevula l'i11CCil~o
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:!O llostagn•> Ca •·lo 3~ Sclurru Gugltolmu -tt t 3 Rostagno Gitueppe 24 Schizzi l'iet1·•1 ~~ Pìr;~ioo (;ir~$eppP. 56 Ranieri Fra·11n•sco !i5 ROI'at i flra11. Cesare 49 Sclalpa t\'wr~io ~~ l'tramo Slt•{allo Gio· Rapisarrll Gto vrl>llli 35 ROI'8rC lìitueppe 40 Sciantanna (JìUUJ·P~ s:; 15 Ru tTa l .uiui 46 Sci me mi l:'t·t,smo 53 vamri H Rava Errteslo Piro l i Am edeo 31 Re Giuseppe t9 Rufo Vinctii !;Q 31! Sciumbala Uuuet'P~ H Pisan•ello All/ ouio :15 Reale Vincl!tl:n '.!5 Ru~:tni /.uigi 28 :o;cì uto (ii~<stJ!Jle 3!1 1'1sano Gio vmmi Bai· Reèchioi\é Elloré '!6 Ru~:.rcri Gitmppe '!l Sciavo Lui!Jt :!J lista 43 Reg~ian i Enuslo 5! Ruini Cam.Wo ~ Sebastianel h liìungi~<l'iltalui(a Bt•t·ico 53 Rpnsi Pich·o 41 1Rutni h'dtJardn 1!3 seppe '!8 Pizzi ll n ll'icolo !\4 Resci France~eo 5~ Russi Carl o 4ll ~e~tni Jlfauri~io 4l Pizzo;·aro Cleme11te 21 llestivo-Panlalonc RuSSI) J::m·ir.o 10 Selicorni Cal'lo IG Pizzoco lo Ognì/Je11e ~i Gi11seppe 27 Rula Sebaslitmo ':!!1 Semplcci Ollo vio 47 l'izr.oruo Giacomo 50 Ri r.ca Antoni o .s9, Seuese Lt<ìg< 36 3~ Senni - Buratti Uyu 3ù l'lai sant Gius•ppe !1:1 Ricci Stl'fl(illo &G :)equi Bma11uele 41 l'ola Gil>vtwni 29 1\ir.ciardi liltore 19 Serrano Coslanlillo 53 f'ul~,;tra Giusep]>e 31 Hicciuli Francesco Pollclori Giovenute 37 llichleri Carlo 2& Sabcl liro Ut•bautJ :;~ Serto li Al{ou.<u 3:! Poltstcna Domruìco 19 Hicolti Prance~co 5~ Sacc~rello Artgelo 5! Ses~a C11miii 1J 3& 31 Snccrdnti t:artn Polo LorenzoJ 42 11i~hi Alberto 53 Severi Pro.<pero 51 l)o m pcmni Carlo 40 High in i Pio Etto1·t li Sa11g ini Hoal'isto 27 Severico Gws~ppe :!1 l'omponi 6'm·iw 30 llinaldi Al iclltlf! 44 $aggio i f"•·atlcesco &6 Sforza Ckwdio 14 Ponsi;::lione Vmcmzo 3G Rinahli Scìpione ~O Salinari Sal vnlo•·e 23 S,~tarbi (ìiuuppe 35 POII7.i Erasltlo :J9 lliolo Giuseppr ' 37 Salvatore Adriano 31 :';gobbo Ft·,wcesco S:i Porlezza L uigi 51 R1va AntoniO 2; Sahalorc Domenico 3:! ·gua7.7.i l'iltono ~~ l'rall7.<tL:•ro Carmìr~r 84 Biva Umberto 27 Sall·ottì /tulo 5~ Sibilla Gio Ì/atiisla W i'r~~.>sacro Pa.<qua le 19 lli\'alta Raffaele 29 Samary f>u&hunio ~1 Si:.:•l lo Lelledll ~~ Prctli Carlo &3 llivi~llo E11rico ~3 Samperi Gortrwo Signorinì f:mìlio :~;; Priurc.l Alf onso GioRi7.ii Lruai '!9 Sanga Giuseppe ;a Signorino l'ilo 3S jSiliprancli Giuvatmì 51; vmu1i 31 Rizzo ,1/iclletangelo t S Sangimrdi Atessa n· :!9 dt·o 49 Silvagni Slllv•ctore 3> J>c·oto.acci Arlu;·o ~8 Rizwti Giureppe u Sanguinrl i Curlll '!OSii l'estri Francesco 16 l'rulli O Allncbate :11 Rnherl i Gmseppe :16 Snn rlretli fi•>nco 20 Simconi Aler.wwlro 3! l'ro uall Cesrue ~~ Rollilotta A 11dre11 56 Snnn~ Attilio 2q Simoni Gu.seppe ·n l'rorw llo Betmtetlu 11or.chi c.uuillo Stllpizio 20 Ro Iella Voo r.~ SanL~ ~!aria At~erl" 3:; Sireci Giusf'Ppr 311 l'ngli,i ,1/.rltelnuoelo l 7 Hodini .tlcci!Fie H Santancra Gìovm111i 46 Sirignano Felice ~~ 12 $arHini Feden co 2:l SiromiJo ,Yt~lale 16 Rolla Francesco 26 Sismondini A11/on1 o 37 Romano Dome1tico 35 Santo il Emilio llomano Er~rico 28 Sn.n l olini At4f!usto 4~ Smurra Pith'IJ ::.0 <Juaglia .tfa;·co 36 R01nano Francesco 2o snnlomaurtJ llt<IJgil!ro 31 :>og~iu Aulonlv :!S 191:)antopa•lreTemiSIOclr5! So la Gitueppe 4!1 (.!unranla Pna.w ate 30;Ro mano r;itlltJtpe (,luarl'lb lì i o v n n n i Jiomelli p,·,ncesco ~o :'an l oro Giusepw 2~ Sol imene Acll•lte 54 1 llnlt i.ll11 54 Rom eo Frffi!Gt.t co ~~ San toro fì111Nrpp~ :l:i So1•rano lùluardo 3~ Qucro·n~hi Pt·allcesco 55 RrllnPO Giuseppe 3i Santu~ci St e{IWO 26 :ìorman1 Gìtueppe 4i l,!ll i tll-ÌI 1/a/Tu •IIO 33 Bont·~Jii F'rtiiiCtsCO ;;; S:tJtroa uommico ~3 Sortino Satvutu1·e U Quinzro Cesare t G Ronrclla Ce$nre ~! 1 ::iarto l'illo>'it) 30 Solis Atlcl•·ta !3 \}U Ì I'I rl) lìicJt'IIIIIIÌ as Run;;a l'i>tceu=o :s.s~rt rj~(J l 'ttl ft t' IO ~5 Sp ina ~·irlCCII zo :!4
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\tf•llerr:uu t;• tu•tuuu J t; \'i rtlta TulltniiiiO :!3 :-!~!·noi C.1rlo !14 Toller Giu~rppe !Il \'t r)!nlltta ,tlarw ~l •:!bnoU~Io 3! \'accarl Ferruccio 3i \'; r!!ill LIII!Ji 30 !8 Tomatìs Lioio S!lll;nooi Ellore 23 Vnccnro f'I'Otlttsc" H Vì sal ll l'uulu 27 t9 Tomha Giu3eppe ~!>IL\ fraA CUCO 50 Vl~enr;ll r;;ooc11u1i 51 Tommasina Mol'io :a 20 Vntlnln FP.tlce ~tlla Yincmo 17 3:i Tommas ini n emigio !):i Vn~tlln sind i (;iustppe 36 V;t.1 Gat louo ~9 Vltn Pietro ~kco ,jNIOfttO \!• !! Tonrllo f;ao. 8oltisla 5~ Valerio Giuuppe :!3 \';tac~ hle Ftr •·uttio 3.' ·~lo Pìtlro 15 Tonletta Pitlro ':l8 Vnlle A~agtlo li \' lttartlru Camillo ~;«ba dlbtrto ! O Valllcelli A11tonio ~l !l~ Tonlnl Luigi Vttullo t;luuppe 'tnllll ,jAIOntftO 30 Vanazzi Antonio :!4 ~ Torchio Urntllo 27 Vn•altft Curio 18 'Ùl!IUrt Pranctsco l~ lortnrolo Antonio 56 Vard <·u E/Ilio 3!1 Va~i ltrò (iiuseppe ~5 Vocat uro lit~tiole )tJr.t rrancmo 55 Tur ll Got lano 30 36 Volmo t:a rm111e 14 1411:~>111 €~rio ~7 Vasto. Anloruo ~ Tortora Giouaam i 'l9 Vecchi AI(OIIIO 56 Volpe (;iacom" llllltrtbi \'inctn~o l7 Tosti Domenico ~' ri:. Venlur:t·Bnonvacini :li Volpr Ma::in ì Su~ Domenico 15 1'raìna Al(oruo IR 31 Pietro !'CilQ l'ilo 15 Tramonti Ernuto 55 icUJ filippo U TrAver<l Ltopoldo ti Venlu rl Annibale Tra~osUni Tommaso 51 Ven turini Antonio 33 53 :!3 Vtnturini 81'rttardo 34 Z:thalli Avtrardo Trevls.ln Bugenio 3.\ Zamhelh Pìdro 51 Tren;anl Gaetano ~ \' erando Bilo re M 41 7.:ampettl At(On$0 l•d~nro OoMi(ac•o 17 Tri pputl GiusepJle Verd e Ortlle 18 TIP!JMIOÌ Cuare 3! Ver.tohva 8eniamino'i1 Znnchi Dante ' t Triulzi Giacinto 35 h-••cba ddoi(o ~a 7.annon• l>auide _, Troinni Pielro !':> Ventu ra Luigi ;!:l lllr~Q~ne l'incttno 35 Troisl Ronwa ldo 5~ 7.a nnoni Tiberlo Ji \'crrturi Hrnuto lti!OO; ddoi(o a~ l\ l Z:umllinl Pl'imo 37 Troml)ctta Edmondo !O Verganl Giol!armì 54 Tm.ou Chiarenti E· Trovnnelli Edoardo 19 Vergonl Glusrppe 35 Za lll (;ioroio :l() i3 16 7.1holtl f.ilturppe 35 Trovanelli Luigi !8 Verri Luigi 3~ Tti'IIUni CeS4rt !l Tnarn BUort 30 Vertova Agoslirlo M Ziccardi Giuuppe 35 r~ .. Pasqua~ 30 Trulll Gabriele 31 Vc;pnsì:mo Domt'lito '!5 Zilioh StbaJiiarto 37 T• >-:h• Francuco 41 Tuecl F•llppo Zlngnle Gluleppe '!3 Vinto Angelo 15 l111i?f1la Collatl~O ~ Turano GatlafiO 56 7.1ngale~ Anfonirto 48 Vianello Antonio ~t Tftllputa rrancuto 30 Turazza Guido 56 Vlctdomlui MaUeo 17 Zoccol:~ GluJrppt Ttmp.>sLt Luigi '!!i 48 Zoucada An Ionio 17 Turco Domenico 4~ Vlcontini Huoenlo TtmJ~ Luigi 47 ZOP)W IIarl Pom}Jeo H 15 Tu ulni Gio.Pr an,;esco 'JO Vicoli Filippo T•ntoot Rn(far~ ii t3 Zorzoli Lll l(li 30 Virletta Eman~<tlt li'rtago Giuseppe 31 u 19 Zuccarl Pedtrico VigliaNII Paterio T~ra ~arullo 53 5~ 17 7.uec:~rclli Angelo Vigorelli Achille T•wo G•UJqJpe ~Il\ !!l zucconl Ro•d i8 Vijno Luigi l•>tt A"gtlo 4i '1:1 Zu!l•las Vincenzo 53 Ubau!ll P1t1ro 46 Vi nci Angelo Tt.:. P<WJI'Oit !8 Zumpetta Giuseppe 3t 17 U~;hengo Loren zo 44 Vinci Francuto T"bfroMcesco 15 3'! Zunml Glooanni l~ l'golint G•u•eppe 3'! Viola Pirlr o l;Ab Giooanni 50 5:1 Zur lcttl Prontt"co 5\ Urlolcr Glus~e 51 Violella Gauseppt
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GIORNALE MEDlCO DEL
REGIO
ESERCITO
Direzione e Amministrazione: prtsso l'lspeHorato di Santi* Mllltara VIa Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
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Anno XLIX
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SOMMARIO DELLE MATERI€ CONTENUTE NEL PRESENTE FASClCOI.O
.MIEIIIU.RIE OBIQII'I.OU. I,
Valerlo. .- Con tributo allo stortio rtegli innesti cranici e della erani~tom Ja . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . Pog. 337 Perassl. - La chirorl!ìa asettica e le abilitazioni alla milizia . . . » 355 Teatl. - l.a ster1li~zazione delle acque per mezzo del bromo . . . 377 BIVI8'1'A DI GIOBI'IAI. I I'I'AI.I.-l!WI ED E8'1'EBI.
RI VISTA MEDICA. Robln. - Cura delle fermentazioni gastriche . . • • . . • • . • flag. 397 Bolnet. - A'~cessi cerebrali eia pneumococcni . . 399 Robln e Blnet. - Le condizioni e la diagnostica del tt~rrerio della "t u: llerrolo$1 . . . • . . . . . . . . . . . . • . . • . . &00 Klaczyckl. - Circa il nuovo estratto antillnco del pro r. Fez. . . . 40t Abrams. - Il • riflesso cardiaco • ed il suo sigmflca to dia(lnostico . 403 Remllnger. - Contributo allo studio dei riflessi !Pndinei uella febbre tifoH1Pa . . . . . . . . . . • • . • . • • . • . . . 40 4 Gabrllowltaoh. - Sulle emottisi nella tubercolosi polmonarc a decorso crou ico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . 405 Sergent. - l.a diazoreazione di Èhrlich noi vaiuolo . . . . . • . 406 App ìng. - Un caso di settlcemia criptogenetica guarita col siero antJ~taOiococelco. . . . . . . . . . . . . . • . . . . . 407 RIVISTA DI NEVROPATOI.OGIA. Lambranzl. - Sindrome paranoica l) tic aerof«gico nello stato pro•lr.. mico della demrnza tJaralìlica • . . . . • • • . . . . Poa. 408 De Pastrovlch e Modena. - Supra un caso di epilessia da trauma della 409 reg1one prefrontale • . • . • . . . . . . • . . . . . . Rl\riSTA CHifiUHGICA. Zagato. - Di uno speciale metodo di cura nella poliarlrìte reumatica acuta . . . . • . . . . . . . . . . • . . . . • . · Pog. U t Pastega e tavlsonl. - Le iniezioni intrnaracnoldee dì cocaina . . . • 413 Pagenstecher. - Ferita del venLTtcoto sinistro guarita colla sutura, 417 contnbulo alla chirurgia rlel cuore. . . . . . 41S • Elaboro. - Sulle rerite e sulla sutura del cuore . . RIVI STA 1)1 OCU LIS'I'ICA. Trombetta e Dstlno. - l sensi o il loro compenso nei sordo-muti e nei ciechi. • . . . . . . . . . • . . . . . . . . Guthrle. - Ortalmoplegia tabetica . . . • . . . . • . . · · · Panu - RsllroRzione ij!nPa dell'occhio . . . . . . . . . · · Trombetta e Datino. - N1stagmo e canali semicircolarì . . . • · · Trombetta. - Ambliopia alcoolica e ambliopia oicolioica . . · . · · Id. - L'espor1en1.a di Scheiner e le sne aprlicazioni prat1che Id. - l movimenti dci bulhi oculari nel neo-veggenu Id. - Dne casi d1 lacerazione rlella coroidea . . . . Id. - Angiosarcoma del seno frontale . . . . . . Gherhardt. - Cecità per l"azzurro nel! li ncfrile intersliz1ale : · . ·. · Addarla. - Ricerche anatomiche e batteriologiche sulla coogJuntlvJte tracomatosa. . . . • . . . . . . . . • . . · · · · · (Per ta eonlint4aziont dell'indice uedad la pagina s• della eopertinal.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO llEt:LL IXXESTr t:lt \XICI E DELL \ C:RAXIECTO)IIA
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Val e rio , tt•ur ntc medico a:;sistcnte
l buoni risultati ottenuti dall'uso dei lembi osteoplastici nella chirurgia cranica, dopo che Wagner con felice intento applicò all'uomo (1889) il processo praticato per la prima volta con successo sul cane da Wolf, contribuirono molto a limitare in questi ultimi anni l'uso del trapano. I molteplici inconvenienti attribuiti a questo tstrumento e più ancora gl'incerti e contradditori risultati clinici e sperimentali offerti dallt~ protesi cranica dopo la trapanazione, fecero ragionevolmente prevalere i lembi osteo-pla.stici, ottenuti mercè lo scalpello ed il martello, come quelli che, oltre ad offrire un vasto campo di esplorazione al chirurgo, facilitandogli il compito delle ulteriori manualità. operative, assicuravano, una volta riapplicati, la completa reintegrazione anatomica della scatola cranica. . Di fronte a tali indiscussi vantaggi la pratica clinica e l' · esperunento mostrarono però assai presto non essere indifferente i pericoli, che dall'uso dello scalpello talora. ne derivavano, tutti dipendenti dal suo delicato 2~
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CONTRrBUTO ALLO STUDIO '
meccanismo d'azione, onde i classici processi di Ohalot, Wagner furono per opera di molti chirurgi variamente modificati, nell' intento sia di limitar e la pratica dello scalpello (Bruns, Ohipault, Salzer) sia di abolirla (Toison, Padula) tornando all'uso di piccole corone di trapano, o servendosi della sega a catena, o di speciali forbici ossivore, o ideando istrumenti aventi un meccanismo d'azione identico a quello del tr apano. ~Nella grave difficoltà di colmare in modo definitivo e sicuro la breccia cranica dopo la t rapanazione devesi riscontrare una delle principali cause, che contribuirono a distogliere la mente dei chirurghi dall' uso del trapano, e la letteratura, dall'epoca più remota della chirurgia ai tempi nostri, parla in proposito in modo assai eloquente. Stimo cosi utile accennare brevemente ai punti più salienti della storia della cranioplastica. massimamente per quanto {riguarda il trattamento delle perdite di sostanza ossea pr aticate col trapano, secondo le moderne ricerche, nell' intento di chiarire lo scopo di questo mio studio. A nche i moderni operatori han spesso fatto ricorso per colmare le perdite di sostanza del cranio, ai vecchi metodi eteroplastioi; così alle placche di oro, di argento, di avorio, di alluminio, di cellulosio, proposto questo ultimo in un 'epoca assai recente da F raenckel (1) ; ma più interessante è il ricordo dei metodi di anaplastica e degli innesti di ossa prese dal vivo, come quelli, che molto prevalsero sui primi, sebbene la contradittorietà. dei risultati loro dimostri, come l'argomento degli innesti ossei cr anici sia ben altro che definito e fuori di ogni discussione. (t ) FnAENCI(Rt. - Ue~r Deeku.1lg 111111 TrapanatìonNù(eckten am Sehtidel àu.r eh llelerOplallik. ( \Viener klinisehe \Voelten~ehrifl, n. !5, t 890J.
DEGLI INNESTI ORANICI E DELLA ORA:\IEOTOMlA
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Iacopo Neckren del secolo xvn avrebbe per primo tentato nell'uomo l'innesto di un pezzo di cranio di cane con successo. Nel secolo xvm Duhamel ed Hunter sperimentarono sugli innesti ossei, Maunoir e W alter tentarono, e sembra con buon esito, l'anaplastica cranica per proteggere il cervello dopo la trapanazione; ma dopo non si ebbero che scarsi ed insignificanti tentativi, ~empre abbandonati per la frequenza degli insuccessi, e solo per gli studi sperimentali di Wolf (1863), con l'ausilio dell' antisepsi e dell'asepsi, fu ripreso lo studio importante degli innesti cranici, cui per altro si diede un contributo più sperimentale che clinico. Nel campo sperimentale Mossè e Gnerix (l) e A.damlcieviz (2) eseguirono innesti di dischi ossei presi da altri animali di specie eguale e diversa, concludendo, che merce la scrupolosa asepsi della parte, i dischi innestati po::~sono in tutto od in parte fissarsi al contorno osseo ricattatore con punti di assficazioue nel connettivo fibroso interposto. Sacchi di Genova (3) in una bella serie di esperienze, ripetendo :mi conigli i vari tentati vi fatti dai chirurghi sull'uomo, concluse che la breccia ossea cranica, dopo la rimozione del disco, è colmata da connettivo non suscettibile di oRsifìca.rsi, anche conservando
il periostio e la. dura madre ; che i dischi ossei o fragmenti di essi, presi dallo stesso o da. altro individuo, si saldano mediante tessuto fibroso al contorno della breccia cranica del coniglio, anche in assenza. del periostlO, mentre i fra.gmenti di dischi di altre ossa (fe( l) M•lSSE e GoRRlltc. - Reimpla1lla!lqn det r ondelles osseuses aprù la lrapanallou. (B1dl. de l'A c. de ,1/U., n. 44, 1888). (! ) .-I.OA!ni&Vlt. - Ober Knoc/ientrall-'planlali011. (Stparttlabdruck aus dem Aka. Anztìger, n. 11, t 8S9). (3) E. SACCUl. - Del modo di riparan le perdil~ di sosta11:;a d el e~·anio. - Plartiche deUa dtmJ madre. (111(. Mea., 11. 43, t 894).
3·10
CON'!'RU3UTO ALLO STUDI O
more, omero), trasportati nella perdita di sostanza del cranio, si saldano per una vera vascolarizzazione fra. osso innestato e contorno osseo ricattator e. I dischi ed i frag menti di dischi cranici innestati subiscono, secondo Sacchi, un processo di rarefazione al centro, che il più delle volte prelude alla loro completa distruzione, e solo raramente ciò non avviene e l' innesto può continuare a vivere per interposizione di connettivo fibroso. Migliori vantaggi ritrasse l'autore dall'uso di dischi cartilaginei, che trovò suscettibili di vi vere e di trasformarsi in sostanza ossea. Anche l'osso decalcificato, sì largamente entrato nel dominio della chirurgia, dopo che il Senn ne propugnò l'uso (1889) per la prot:.esi ossea in genere, ed utilizzato anche nelle perdite di sostanza delle ossa craniche da. Ma.ckie, J ones, Miller, Murra.y e da altri circonderebbesi, secondo Sacchi, al pari di qualsiasi altro corpo es lira neo, di tessuto connettivo senza possibilità di neoformazione ossea. Su questo istesso argomento il dottor Ventura di Pisa (1), un anno dopo gli studi del Sacchi, pubblicò i risultati di un suo lavoro, dal quale sembra aver egli seguite le fasi macroscopiche ed ist:.ologiche del processo di r iparazione delle ossa craniche, mediante gl'innesti di osso decalcificato, giungendo a resultati del tutto opposti. Così il disco osseo decalcificato manterrebbe, secondo questo osservatore, nel sito di tra.piantazione una irritazione asettica, capace in primo tempo di determinare una neoformazione connettiva, che dopo aver fissato il disco, finirebbe per sostituirlo per sua diretta m~taplasia in tessuto osseo. Per questa trasformazione occorrerebbero 50 o 60 g iorni. ( l ) V ~:HUIIA. -
Intorno al 11·api1mti di OWl decalcificale 11elle perdi/e di
~OSI1111 ;a ossea. (Ili(. .!led., vol . 1!1, n.
16, 1895).
DEGLI IN NESTI CRA.NIC'l E DELLA ORAXIE C1'0 ~l!A.
3J.1
Più recentemente Vallan (1898), nel laboratorio di patologia generale di Torino, in un suo lavoro sull'innesto osseo del cranio, concluse, eh e i l d iscoosseo nella trapana.zione, tosto riapplicato nel posto di origine, si necrosa nella parte centrale. conservasi vivente alla peri feria in zone più o meno limitate. Avverrebbe indi come primo fatto, il riassorbimento la·cunare della parte necrotica per mezzo di osteoclasti e poscia., col progredire dell'att ività. osteogeuetica del tessuto di granulazione, che avvo~ge ed infiltra l'osso innestato, si avrebbe, con meccanismo non ben noto, la sostituzione della sostanza ossea necr otica con osso di nuova formazione. Il tessuto osteogeno, che secondo l'autore proviene dalla dura madre, dalla diploe e dal periostio della porzione limitrofa dell'osso, necessiterebbe per esplicarsi di un substrato di sali di calcio, forniti appunto dal disco innestato. Per tal fatto l'innesto di un osso decaleificato sarebbe sempre seguito da neoformazione connetti va. Pascale (l ), ripetendo nel laboratorio del prof. D' An· tona le contradittorie ricerche del Barth, del Wolf e del David ed istituendone delle proprie, concluse che la vascolarizzazione e la neoformazione di tessuto nel disco osseo riapplioato è assai limitata ed a lungo andare si arresta; così nella sostanza ossea necrotica s'inizia. nn lento processo di rarefazione, che termina. col suo riassorbimen to. Migliori risultat.i ottenne sollevando dischi ossei con tutti i tessuti molli soprastanti. Ma. non mancarono contemporanei tentativi di anapla.stica e d' innesti di osso vivente nelle perdite di sostanza del cranio umano. Mac Ewen tentò primo la riposizione del disco osseo sano sia intiero che in fragmenti. Il ) P ASC ALE· - Ullerìorl rice,·che mgl' innesti O!sei. Archivio et! Atti doll!l Socleta italiana d i chirurgia, 1898.
M2
CONTRIBUTO ALLO STUDIO
Caselli (l) mantenne nel disco osseo trapanato il periostio, che tornò a suturare al periostio cranico. Seydel (2 ), in una perdita di sostanze del cranio per trauma, ricorse all'innesto osteo-periosteo tolto dalla tibia dell' istesso individuo, e Riohardt (3) colmò una breccia cranica con tessuto osseo preso dall'osso iliaco e dal femore. L o stesso Sacchi (4) usò, con ottimo risultato, dischi osteo-cartilaginei prflsi dall'articolazione coxo- femora.ls di un giovane cane, per colmare una vasta per dita di sostanza nella regione frontale di un ragazzo. *:::*
Tale breve esposizione dei principali esperimenti s tentat1vi clinici, che itl parte illustrano l'argomento degl'innesti cranici giustifica con sufficiente chiarezza le idee oscure e le incerte conoscenze, che r estano t uttora nella mente degli autori intorno alla sorte, cui sottostanno gl'innesti del cranio ed in particolar modo i dischi ossei trapanati e riapplicati. Rispetto a questi ultimi mi sembra non siano stati convenieutemente considerati due fattori importanti: r la speciale lentezza con cui si compiono i processi osteo-genetici nel cranio adulto, chiamato a riparare una perdita di sostanza ossea q ualsia.si;
(l) CASllLLt. - Epilessia corticale - lra(Jaoazione del crlnio conSllrvanolo il penoslio nei suoi rl<pporti normnll coll 'osso, ricollocamenlo in sito del disco os>eo Lrapanato. CRi{. Jt ed., n. \!l , 1891). (2) SsvoEL. - Ei11e tteue .t!et~ode grosse KtiOCiltll· de{eckle dts ScliCidets zu decke11. ( CeniralblatL {iit' Chir.. n. U, 1889). (3) M. RtCDARDT . - l l èparulion d'une parlie de subslanct de la voult cranien 71e par la Ql't/Tt osseure immediate. (IJuUelin de l'A.cadémie de ,1/èd.ecine, 11. 17. 1893). (~l S Ac cnt. Ulteriore contributo alle plastiche del cranio. (Rif. Al eà .• n. 56, 1891).
D~(;.LI IN::-<ESTI CRANICI E DELLA ORA)<lECT OMlA
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2• la disposizione sfavorevole al proprio attecchimento, che il disco osseo trapanato assume nel sito di riposizione. Le comuni corone di trapano determinano, per quanto sottili sieno, una perdita di sostanza ossea, periferica· mente al disco trapanato, che per tal fatto e reso incapace, una volta riapplioa.to, a. provocat:e l'ermetica occlusione della breccia ctanica determinata dal trapano. Manca così la principale condizione, cui il suo attecchimento dovrebbe essere affidato, cioè il contatto intimo fra il contorno del disco e quello dell'osso ricattatore, ed è in conseguenza reso anche impossibile il ritorno di quelle vie natritizie, alla cui rap ida reintegrazione, è esclusivamente affidata la vitalità dell'innesto. I dischi ossei trapanati e riapplicati sono perciò nella maggior parte dei casi destinati fatalmente a morire e &d agir e da semplici corpi estranei asettici. Seguendo in una lunga serie di esperienze, per altri scopi praticate dal prof. L. Bonomo, direttore del gabinetto, e da me, le fasi, che il disco osseo trapanato e riapplicato in sito, con o senza il proprio periostio, subisce da qualche giorno fino ad alcuni mesi dopo la trapanazione, ebbi agio di constatare molti esiti precoci & tardivi, che, data la loro incertezza e varietà, mi spinsero ad eseguire sull'ar gomento nuove ricerche. Mi pr oposi frattanto di stabilire: r le condizioni di attecchimento dei dischi ossei trapan a.ti nei cani, quando con essi si asporti uno strato del robusto muscolo temporale, di cui tali animali sono forniti, che ne permetta. il pronto at'frontamento con punti di sutura. muscolo-muscolare alla superficie cruenta del lembo p reformato, secondo ch.e se ne pratichi la riposizione im mediata o tardiva; 2• se il totale contatto della periferia del disco osseo trapana.to col contorno della. breccia cranica., quale non
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CONTRID UT O ALLO ST UDIC
può del resto mai verificarsi in pratica, od il semplice contatto parziale modifichi, nel senso di facilitarle, le condizioni del suo attecchimento; 3" la partecipazione del periostio e della dura madre a.U'osteogenesi nelle perdite di sostanza del cranio; 4" i risultati, che dobbiamo riprometterci dall'innesto di dischi ossei decalcificati o non decalcificati, tolti da crani conservati, allorchè ad essi si ricorra per colmare le perdite di sostanza del cranio praticate col trapano.
*** Una condizione da soddisfare nella trapanazione, e di cui tutti gli autori non fanno parola, sebbene sembri a me avere tanta influenza. sul ria.ttecchimento dei dischi ossei trapanati, consiste nella loro solida fissazione nel sito di origine. N el corso delle mie esperienze adottai un metodo, da me ideato, semplice e di facile pratica. Consiste nel far passare attraverso il pertugio centrale praticato dalla piramide del trapano nel disco osseo, dal lato della lamina vitrea, i due capi di una ansa di filo di seta. alla cui parte media. sia annodata una sottile striscia di osso decalcificato. Quest'ultima., dello spessore di uno o due millimetri, viene facilmente arrestata. di contro al tavolato interno del disco nello stiramento dei capi liberi dell'ansa. di filo, i quali, successivamente montati su aghi, vengono in direzione opposta passati attraverso lo strato profondo dei tessuti pericranici sul conoorno della breccia ossea e quindi strettamente annodati fra loro al di sopra del disco r iapplica.to. Tale disposizione vale a. rendere immobile il disco, che, mentre non può affondarsi, non può del pari da qualsiasi pressione endocranica esser sollevato.
DEGLI I:-1:\'EST! CRANICI E DELLA CRA:'IIE("l'i1MIA
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Il prof. Bonomo ha sempre efficacemente usato nelle sue esperienze un altro mezzo di :fissazione del disco osseo. Consiste nel tendere attraverso la breccia cranica, praticata ool trapano, un doppio :filo in croce, i cui capi vengono passati nei tessuti pericranioi sul contorno di detta breccia ed annodati, dopo la riapplica· zione del disco os!leo, al di sopra di questo, ohe per tal modo resta. solidamente fissato.
*** In una prima. serie di esperienze ho praticata la. trapa.nazione sui cani, penetrando, dopo l' incisione dei tegumenti e della. rob1;1sta. aponevrosi temporale, col bisturi tangente alla superficie cranica, nello spessore del muscolo crotafìte, del quale uno strato variabile da 3 a 5 millimetri veniva lasciato aderente all'osso. Su tale strato muscolare, mancando di una corona di trapano priva di denti, ho sempre applicato direttamente il trapano comune in guisa da rimuovere un disco osteo· muscolar e, che in alcuni esperimenti veniva prontamente rifìssato nel posto di origine, nel modo sopra descritt.o, e quindi suturato, mercè il proprio strato muscolare alla faccia. profonda. muscolare del lembo (la. sutura degli strati pericranici completava l'operazione); in altri casi invece la fissazione del disco osteo- muscolare era. direttamente fatta. sulla super ficie cruenta del lembo muscolo-cutaneo, il quale veniva tosto avvolto con abbondante garza sterile e ben calda. I dischi osteo- muscolari, così trattati, erano definitivamente riposti nel loro sito di origine dopo 5 o 6 giorni, avuta.si cioè la prova manifesta del loro attecchimen to sul lembo. I risultati definitivi, constatati mercè il sacrificio dei cani opera.ti ad intervalli vari, dimostr~rono sempre la.
346
CO:\TRffiUTO ALLO S'l'ODIO
completa. reintegrazione della continuità ossea fra il bordo periferico del disco ed il contorno dell'osso r icattatore, la quale si effettua generalmente in un intervallo minimo di 30 giorni senza alcun accenno ad interposizione di connettivo. I dischi ossei, non assottigliati, nè rarefatti, si presentarono nelle identiche condizioni macroscopiche ed istologiche delle altre ossa craniche.
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Divisi la seconda serie di esperienze in var i gruppi a seconda dello scopo prefissomi, applicando di massima una doppia corona di trapano in ogni cane di esperimento; una per ciascuna regione temporale. In un primo gruppo di esperienze asportai dei dischi ossei con e senza il proprio periostio, praticando successivamente coi tessuti molli conservati nel lembo, la occlusione della breccia cranica, sul cui contorno essi erano fissati con punti di sutura. In un secondo gruppo, dopo aver posta allo scoperto la scatola cranica, ora denudandola ora no del proprio periostio, delimitai in ambo le regioni temporali un disco osseo, che da un lato tornai a fissare in sito in modo, che esso non contraesse alcun rapporto di con· tatto col bordo dell'osso ricattatore, dall'altr o invece ne pratioa.i la. fissazione facendo sì, che un tal rappor to fra. la perifer ia della breccia cranica ed il contorno del disco per un certo tratto avvenisse. In un terzo gruppo di esperienze applicai due corone di trapano di diversa ampiezza, ed invertir la. posizione dei dischi ossei trapanati, in modo che il più grande di · questi potesse ermeticamente occludere la breccia più piccola.. In un quarto gruppo finalmente le perdite di so-
D EGLI L"Sii:~TI OR.A::>IOl E DELLA CRAXIECTO ~liA
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stanza. praticate col trapano fu rono da un lato colmate con dischi di osso decalcificato, dall'altro con dischi di osso non decalcificato, tolti da crani di cani conserv11.ti in una soluzione di formolo. La dimensione dei dischi er11. tale da permettere l'ermetica occlusione della breccia. cranica. In alcune delle esperienze dei primi tre gruppi mi limitai , dopo la fissazione del d iseo osseo, ad interporre fra esso ed il lembo, formato dai tessuti molli incisi, un doppio strato di garza sterile, proteggendo indi la parte con abbondante medica.tura asciutta. Mediante un tal procedimen t o potei, de v i.<~u, seguire a brevi intervalli le fasi, cui sottostanno i d ischi ossei secondo le accennate condizioni di riposizione. Ottenni i seguenti risultati: nei cani nei quali le perdite di sostanza ossea del cranio determinate col trapano furono occluse coi soli tessuti molli pericranioi, sia che in questi si conservasse o no il periostio, la. scontinuità ossea fu sempre colmata da uua doppia lamina di tessuto connettivale fibroso dipartentesi dai margini superficiale e profondo della breccia ossea. Le due lamine connettive, di qualche millimetro di spessore, rav vicinate e intimamente unite alla. loro parte centrale, si presentavano divise alla periferia per un tratto corrispondente allo spessore delle ossa craniche. Trovai sempre i tessuti molli pericranici notevolmente aderenti alla lamina superficiale, su cui apparivano lie vemente depressi, ed aderenze ancor più solide constatai fra il disco connettivale profondo e la dura madre ispessita ed a sua. volta aderente alla corteccia cerebrale. Nei cani iu cui i dischi ossei furono ria.pplicati senza far loro contrarre alcun rapporto con il bordo dell'osso ricattatore, ho constatato, che la loro primitiva fissazione si effettua per un tessuto di granulazione, che
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CO:'\TRIRUTO ALLO STUDIO
emana costantemente dallo strato diploico della breccia. cranica, ed, una volta iniziatosi, invade e colma rapidamente lo spazio interposto fra la periferia del disco ed il margine di detta breccia. L'inizio del tessuto di granulazione non si rende ma · nifesto che verso la fine del t~rzo giorno, prima di che il elisco osseo si dimostra completamente isolato. L e ulteriori fasi subite dall'inn esto, tanto nelle esperienze in cui la superlì.cie ossea del cranio era mantenuta scoperta, quanto in quelle nelle quali alla riapplicazione del disco osseo seguiva la sutura a strati dei t essuti molli superficiali, furono sempre involutive e caratterizzate dal suo progressivo assottigliamento fino all'assoluta scomparsa, per la quale occorrono alcuni mest. I risu ltati apparvero assai diversi là dove i dischi furono posti per un certo tratto del loro contorno ad immediato contatto col bordo osseo ricattatore. Nei cani in cui laseiai il focolaio scoperto, potei constatare, che le granulazioni s'iniziano rapidamente agli angoli, risult~nti dal contatto dei 2 margini ossei, e colmano con pari rapidità lo spazio interposto fra essi, sì da riemprirlo nell'intervallo di circa 2 giorni. Tale tessuto di g ranulazione, invadendo successivamente i bordi della breccia cranica e la superficie esterna del disco osseo, riveste ben presto l'innesto e lo sottrae ad ulteriori osservazioni dirette. Il sacrificio dei cani, anche di recente operati, mi rivelò costantemente l'attecchimento del disco, sebbene solo tardivamente e non sempre, abbia potuto constatare una com p leta rigenerazione ossea nello spazio colmato dal primitivo tessuto di granulazione. Nei cani in cui furono usate due corone di trapano di diversa dimensione ed invertiti i dischi nel ria.pplica.rli, in modo da. accludere ermeticamente la. brecc ia
DEGLI INNEST I CRANICI E DELLA CR A:-<IECTOUIA
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cranica più piccola col disco maggiore, ottenni sempre di questo il rapido attecchimento. Identico risultato anatomico ebbi dall'uso di dischi ossei non decalci ficati, che rinvenni sem pre fortemente cementati col bordo osseo ricattatore; là. dove i dischi eli osso decalcificl\to trovai costantemente riassorbiti in un periodo variabile da 40 a 50 giorni.
*** Da tali esperienze, che in parte confermano i risultati già ottenuti da altri o:>servatori, mi sembra che se ne possano trarre deduzioni pratiche di una certa entità. l dischi ossei trapanati e riapplioati generalmente non a.ttecchiscono, quando non si stabilisca nn contatto, sia pure limitato, fra il loro bordo periferico, ed il contorno osseo della breccia cranica, mercè il quale contatto è possibile, a spese dei vasi diploici, riottenere la. loro pronta. vascolarizzazione. In questo caso, se pure non è dato aver sempre una vera reintegrazione n ello stretto senso anatomico, mancando talora la rigenerazione ossea nel connettivo circondante l'innesto, questo non va soggetto ad alcuna fase involutiva, che ne dimostri la difettosa nutrizione. Quando il detto contatto non si stabilisca, il disco osseo resta. isolato, ed, al pari di qualsiasi altro tessuto organico morto ed asettico, è lenta'm ente avviluppato da un tessuto connettivo di nuova formazione ed eliminato per riassorbimento. L'esame del focolaio residuo svela allora la. presenza di un doppio disco connettivale, che, dipartentesi rlai margini superficiale e profondo del contorno osseo della. breccia cranica, si espande verso il centro di questa, ove le 2 lamine, che lo compongono, fortemente 3Ì saldano fra. loro.
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CO~TBIBU'rO
ALLO STUDI O
I dentico risultato si ottiene colmando le perdite di sostanza ossea del cranio, praticate col trapano, per mezzo dei soli tessuti molli comprendenti o no il pe· riostio, oppure con dischi di osso decalcificato, che co. sta.ntemente e con sufficiente rapidità si ria.ssorbono senza. alcuno accenno a. nuova osteogenesi nel sito di loro trapìantazione. I dischi ossei presi dal cranio dello stesso animale di esperimento, purchè occludenti ermeticamente la breccia o;;sea, non sottostanno ad alcun processo involutivo e rapidamente attecchiscono. Ottimo risul tato anatomico si ottiene mercè l'uso di dischi ossei presi da crani di cane non decalcificati e conservati in liquidi antisettici, purchè posti nelle identiche condizioni dei precedenti. Queste ultime conclusioni, alle quali fui tratto dai risultati degli esperimenti eseguiti dopo la lettura del lavoro del Vallan, m'inducono a ritenere per vero quanto ~gli afferma, che 0ioè il tessuto osteogeno, che emana dalla dura madre, dalla diploe e dal periostio della porzione limitrofa del rosso, necessiti per esplicarsi di un substrato di sali di calcio, forniti appunto dal disco innestato; ma purchè questo occluda ermeticamente la breccia cranica abolendo ogni spazio morto. In condizioni diverse esso, più o meno rapidamente, è invaso e circondato da una neoformazione connettivale, che lo isola, lo sottrae all'influenza osteogena dei tre fattori ricordati e ne rende inevitabile il ria.ssorbimento. Incontrastati vantaggi si ottengono dall'uso di dischi .oslef}·muscola1'Ì, i quali, se0ondo le mie ricerche, attecchiscono sempre, partecipando attivamente al processo riparativo, sia che vengano tosto riapplicati nel loro posto di origine, e posoia uniti meroè punti di sutura muscolo-muscolare alla faccia. profonda del lembo, sia.
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DEGLI DINES'ri CRANICI E DELLA CRANl ECTOMIA
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che a questa siano in primo tempo accuratamente fissati e la loro riposizione si faccia dopo l'avvenuto attecchimento sul lembo. Gli esperimenti mi hanno dimostrato infatti, che essi sono suscettibili di rapidamente attecchire mercè alcuni punti d ì sutura, che li fissi alla superficie cruenta del lembo anzidetto senza sottostare ad alcun proces!'!o involutivo. All'uso di dischi osteO-'"I?luscolari potrebbe utilmen te ricorrere il chirurgo, che dovesse penetrare nella cavità cranica per la parte bassa della regione occipitale od attraverso la regione temporale, per lesione, ad esempio, dell'arteria meningea media. In tal caso l'innesto del disco o dei dischi osteo·plastici alla superficie profonda del lembo muscolo-cutaneo offrirebbe il mezzo di mantenere aperta la. breccia chirurgica. senza rinunziare ai vantaggi di una protesi ossea definitiva e naturale Nel corso delle mie esperienze ho potuto convincermi, che una delle prime condizioni sommamente influenti sull'attecchimento dei dischi trapanati ossei od osteomuscolari è rappresentata dal mezzo, in cui i medesimi sono conservati prima della loro r iposizione nel sito di origine. V ari sono i liquidi usati dagli autori: Seydel propone la soluzione fisiologica di cloruro di sodio; Iaboulf.'ly la soluzione di sublimato corrosivo all' l p. 1000; Ma.c Ewen la soluzione di acido fenico al 3 p. 100, Frank l'acqua bollita; Derman il siero di sangue recentemente preparato. Io mi sono valso, nella maggior parte dei casi, del siero artificiale di Ha.yem portato ad una temperatura di qltre 37°, col quale venivano imbevuti i ba.tufoli di garza destinati a contenere i dischi da riinnestarsi..
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CO:'\TRIBUTO ALLO STUDIO
Il facile attecchimento dei dischi osteo-muscolari mi ha fatto pensare all'opportunità di trasportare nel dominio della chirurgia. pratica il principio di utilizzaTe il trapano convenientemente modificato, nella forma· zione di dischi osteo-plastici comprendenti anche la cute. Non vi ha dubbio, che le molteplici esperienze, praticate fin q ui da tanti osservatori intorno al riattecchimento dei dischi ossei tra.panati, offrano un in· teresse q ua.si esclusi va.m.ente sperimentale, rare volte occorrendo al chirurgo di dover richiudere a breve in· tervallo dalla sua apèrtura la scatola. cranica, prima condizione per l'attecchimento dei dischi ossei trapanati. La ricerca quindi di un mezzo nuovo, che permet.ta di mobilizzare grossi dischi osteo-plastici senza il concorso d ello scalpello e del martello e quindi col minimo traumatismo cranico, ed in pari tempo ne assicuri la vitalità senza il bisogno di. doverli tosto e completamente riporre nel posto di ongine, a me sembra molto razionale. Lontano dal voler dare a questa. parte del mio lavoro, ail quale flli tratto da considerazioni più anato· miche che sperimentali, un valore assoluto, mi limi.to ad esporre l'idea meritevole, secondo il mio modesto avviso, di esser presa in considerazione. L'esperimento sugl'animali (cani) mi h!l. dimostrato, che, se si delimitano sul cranio dei dischi cutanei o outa.neo·muscolari col bisturi, ed una volta distaccati si tornano a suturare per circa un terzo della loro circonferenza, alla parte più declive della breccia outa nea, in modo da. ottenere q ni vi un perfetto adatta-
DEGLI INNESTI CRANICI E DELLA CRA NJ ECTOMU.
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mento dei margini, avvolgendo la porzione di ess1 rimasta. libera., con garza sterile e bene calda e proteggendo tutta la parte con abbondante medicatura., si ottiene, coçne fatto costante, il loro saldo attecchimento nel periodo di qualche giorno. Questi risultati, avvalorati dalla facilità con cui i dischi osteo-muscolari attecchiscono, secondo quanto dimostrano le mie esperienze, fanno logicamente supporre, che anche dischi plastici conservanti lo strato osseo potranno, mercè una simile pratica., che li trasforma in veri lembi circolari, indefinitamente rimaner vitali. I trapani adebiti a tale scopo debbono essere alquanto dissimili da quelli attualmente in uso. È indispensabile la sostituzione della. piramide con un'asta simile all'ago perforatore delle ossa annesso al trapano di Collin, affine di evitare durante i giri dell' istrumento un movimento di torsione sui tessuti pe· rioranici. Occorre poi che a ciascun trapano sieno annesse almeno due corone, aventi un diametro non inferiore a centimetri 3. Di queste, una, a margine estremamente tagliente e priva di denti, è destinata. a compiere il primo tempo dell'operazione consistente, dopo la solida fissazione dei tegumenti, mediante la. sottile piramide spinta di: contro alla superficie ossea., nell' incisione circolar~ dei: tessuti molli pericranici e del periostio; la seconda. con margine seghettato, pari alla prima per diametro e spessore e da sostituirsi ad essa compiuto ill0 tempo, serve alla sezione ossea. Si può facilmente evitare la poss~bile lesione della. dura madre, resa dall'aumentato spessore del disco più facile, arrestando la progressione della corona al seguito di pochi e delicati giri oltre la diploe. Così, dopo ricuciti nuovamente con alcuni punti di sutura i margini dell'incisione cutanea neUa sua. parte 23
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CONTRIBUTO ALLO ST UDIO EOO.
plU declive e per un terzo della sua estensione, resta facile impegnare, nel punto diametralmente opposto, una leva sottile nel solco osseo praticato dall' istrumento, e sollevare il disco osteo-plastico con o senza la vitrea (metodo di RouK), nel qual ultimo caso, questa. senza difficoltà, con alcuni delicati colpi di scalpello, si può far definitivamente saltare. Sarebbe indispensabile con un ta.l _procedimento attendere qualche giorno, prima. di passare all'atto ehi· rurgico sul contenuto cranico, involgendo il lembo oste o-p\astico circolare (tale il disco plastico essendo divenuto dopo la sua parziale sutura al contorno della breccia. cutanea) in abbondante medicatura sterile e ben calda, atta a facilitarne l'attecchimento. Le molte osservazioni anatomiche, praticate sul ca· davere, mi hanno persuaso esser ben altro ohe insormontabile la difficoltà di adattare ampie corone di trapano nelle varie zone della convessità. cranica., sulla quale è possibile, mercè l'opportuna inclinazione dell' ist rumento in vario senso, condurre una sezione ossea ugualmente profonda sopra un osso di disuguale spessore. Le ampie corone di trapano applicate oon le modalità suggerite, permettono di ottenere considerevoli brecce craniche, con un mezzo molto più facile e m·e no lesivo di quello fornitoci dallo scalpello e dal martello, suscettibili di essere ampliate mercè i comuni craniotomi.
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LA Cllll\URGIA ASETTICA E LE ABILITAZIONI ALLA MILIZIA
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Studio critico di Patologia applicata nelle alternr.ioni della cosmesi e della spermatogenesi, per il dott. .l.n&onl• P e ra.,.i, capitano medico
PARTE GENERALE.
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Per le moderne conquiste dell'arte chirurgica, sorrette da.l progresso scientifico, tanto nel campo professionale civile quanto in quello militare, si sono generalizzati gli interventi operativi, compresi quelli abilitanti al servizio militare. Questo fatto oltre a costituire un indizio certo di perfezionato sentimento di dignità umana, giova a migliorare il benessere sociale, col favorire l'incremento nel capitale di forza produttiva. Mi limiterò ad esaminare le utili applicazioni della nuova c hinugia, relative alla cura radicale asettica di alcune deformità localizzate e ritenute motivo d'esclusione dal servizio militare attivo. È questa. una parte della clinica. non com presa nel programma della chirurgia di guerra, intesa secondo"" il senso classico della parola. Del resto coll'uniforme indirizzo pratico, basato sull'asepsi ed a.ntisepsi, sulla cloro· narcosi e sulla perfezionata tecnica. per l'emostasia., l'operosità. dei chirurghi si svolge in modo da rendere poco sentite le varie specializza.zioni di quest'arte.
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LA CHIRURGIA ASETTICA
Alla designazione di chirurgia di guerra o d'armata~ ora fanno riscontro locuzioni quasi equipollenti, quali chirurgia d'urgenza e traumatologia, le cui caratteristiche vere consistono nel richiedere speciali attitudini e sufficiente preparazione professionale nell'operatore. Analogamente una parte della vecchia nomenclatura. medica venne semplificata., perchè si comprese che per· molte varietà cliniche descritte, l'individualizzazione dipendeva da criteri soggettivi o da fenomeni secondari in rapporto alle condizioni di vita, di età o ambiente. Chi vorrà ancora designare il tifo castrense, come una particolare forma nosografica, o la goccetta militare· q11ale esito comune delle blenorragie nei soldati? Ma il concetto espresso di considerare la chirurgia come unità organica, non contrasta forse colle numerose suddivisioni esistenti nella pratica? Tutti coloro che riconoscono l'utilità di uno studioparticolareggiato sulla medicina dei bambini, della gioventù, ecc., perchè in tali età si rivelano attività fisiologiche e fisio-patologiche differenti, facilmente ammetteranno il reale bisogno di sanitari addestrati per curare le varie m&.lattie presentate dalle raccolte costituite da individui di una speciale età e occupazione. Ed è soprattutto per l'importanza professionale di questa classe selezionata di giovani, che desidero mettere in evidenza il nuovo contributo di forza morale e materiale, emanazione diretta della crescente fiducia. nell'arte chirurgica, mercè cui si procura a. molti operati la qualifica. di idonei al servizio milHare. In questo. campo chi interviene a. mano armata non si contiene fra i limiti restrittivi di un noto aforisma ippocratico, poichè la sua potenzialità spesso raggiunge il grado che, se non di dominatore, è di benefico modificatore. della natura.
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E LE ABILITAZIONI ALLA MILIZIA
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Ma quali confi.ni inizialmente sicuri si possono as-segnare nella trattazione della chirurgia asettica abilitante alla milizia? Procedendo per via di esclusione, devonsi radiare an-zitutto dal novero degli argomenti da svolgersi, quelli relativi alle varie localizzazioni tubercolari esterne e ai tumori maligni, malattie per le quali il furore operativo di alcuni singolarmente contrasta colle prudenti :astensioni di altri. L 'operatore equanime nei giudizi e seguace dell'as·siomatico indirizzo curativo di limitare gli interventi a -quei casi pei quali possiede la certezza chirurgica di giovare, quando ricorre al coltello nelle mentovateforme morbose, malgrado gli splendidi risultati dell'asepsi, -dovrà tuttavia ripetere la modesta, quanto scultoria frase di Ambrogio Pa.reo: io ti opero: Dio ti guarisce. Fin d'ora è prevedi bile che i maggiori vantaggi nella terapia. delle manifestazioni esterne tubercolari saranno dati dalla medicina preventiva anzichè dalle resezioni -economiche o dalle mutilazioni, prima di ricorrere alle -quali, massime quando si tratta di giovani militari, devonsi prevedere le tristi impressioni prodotte dallo stato miserevole di alcuni operati, non protetti da al-cuna disposizione di legge. Conseguentemente occorre non obliare in tali casi il monito dell'esperienza antica: noli me tangere (1). Parimenti va. eliminata una non breve serie di atti <>perat i vi, che illustrano la. chirurgia moderna, per l'unico
- -------( t ) Biso:rna non dimenticare (scri ve un chirurgo molto operoso. Il GooROANO)
ehe gh ammalati di tubercolosi chirurgiche multiple ed estese possono conseguire guarigioni sorprenrteoli, quasi che il bacillo, esaurlto~i nei moltr.pliel attacchi nelle ossa e nelle glandu le. Unisca co l ris11ettare gli organi piil nobiH
-e collo seomparire dall'organismo, che egli ha vulnemt.o est.csameu le ma noo .prorondamente. Questa villoroa dell'organismo può essere apparentemente atlrìbuitll tanto a t.varlati soccorsi terapeoticl, come all 'esaurim ento ~ te$;0 dell'agente infettivo. (Compendio di chirurgia operativa italiana, pag. 64).
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LA OlliRURGIA ASETTICA
fatto che i risultati incoraggianti e giovevoli non corrispondono allo scopo professionale stabilito. Un esempio appropriato servirà a. chiarire meglio il concetto direttivo seguito nella rigorosa selezione, tendente a. formulare un programma minimo d'innovaZlOlll.
Un operato del compianto prof.Ma.rga.ry diosteotomia. sopracondiloidea dei femori, potè, 15 anni sono, essere incorporato in un reggimento di fanteria, tanto completo apparve al primo esame l'esito funzionaleottenuto. Il richiesto passaggio nell'arma. dt~i carabinieri determinò un'osservazione più accurata del caso nell'ospeda.lemilitare di Alessandria; e ne risultò che permanevano agli arti inferiori, dopo due anni dall'atto operativo, notevoli ipotrofie di gruppi muscolari, sì da ingenerare la certezza che gli arti corretti nel sostegno scheletrico, sino a riacquistare la direzione perfettamente normale, erano tuttavia rimasti difettosi, in modo stabile, in alcune parti anatomiche motrici. Così pure non presi in considerazione le malattieesterne o meglio i loro esiti, inabilitanti al servizio militare, nelle quali la presenza di una. discontinuità. nel rivestimento cutaneo o mucoso faccia supporre che sia. avvenuta un'invasione dei comuni piogeni. I n altri termi ni esclusi le forme morbose, in cui esiste un atrio d'infezione, a causa della possibilità che seguano complicazioni negli interventi operativi, o che rendano per lo meno incerta la prognosi per realizzare· le guarigioni di prima intenzione. Perciò iniziando questo studio lo restrinsi all'esame delle deformità regionali, presunte amovibili radicalmente e asetticamente con cure chirurgiche. A questo speciale raggruppamento vorrei imprimere una fisionomi~ propria, attribuendogli un valore me-
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E LE ABILITAZI ONI ALLA MILIZIA
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dico-legale distinto; propongo cioè che ad un ristretto numero di non gravi affezioni chirurgiche sia applicata esclusivamente la riforma dal servizio militare nel periodo di pace, riforma corrispondente alle assegnazioni pel servizio ausiliario, come si pratica. nell'esercito fran cese. Questa. disposizione potrà risvegliare, in un numero maggiore di giovani, il desiderio di liberarsi, mercè l'opera del chirurgo, da difetti deturpanti o da malattie insidiose e di conseguenza. nell'aumentare il capitale utile di forza. sociale, contribuirebbe pure il conti ngente delle abilitazioni ottenute per meglio soddisfare agli obblighi del servizio militare. Dalle relazioni ufficiali è dato constatare che per la applicazione dei dispositivi medico-legali contenuti negli articoli dell'elenco unico delle imperfezioni e in· fermità esimenti dal servizio militare. la cifra dei riformat i e dei rivedibili avanti al consiglio di leva e ai corpi raggiunge proporzioni assai ragguardevoli. Nella leva sui giovani nati nell'anno 1878 i riformati sono nella proporzione del 20,05 p. 100 sul numero dei presentatisi alla visita, e i portati in capo delle liste della. leva stessa raggiungono il 24,43 p. 100 dei visitati. Riservandomi di prendere in esame alcune delle cause che concorrono a far salire la percentuale dei riformati, basta. mettere in rilievo il fatto che la proposta di istituire una categoria di idonei per un servizio miljtare in guerra, tanto più se venisse applicata alle forme di gracilità. dipendenti da incompleto sviluppo organico e alle lievi deficienze di statura, servirebbe a far discendere sensibilmente la cifra dei rivedibili e delle esenzioni per inabilità. fisica. Nel costituire il primo nucleo comprendente alcune deformità amovibili asetticamente, tenni pure conto del criterio che la precedenza. assoluta degli atti operativi
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LA CHIRURGIA ASETTICA
spetti a quelli riconosciuti urgenti per conseguire la. conservazione della vita e della funzionalità. di un organo; e che in seguito per importanza sono consigliabili quelli destinati sia a rimuovere le malattie che limitano la funzione genetica, sia ari pristinare l'alterata cosmesi. Per l'anzidetto motivo ho riunito in un solo grnppo poche applicazioni chirurgiche, dirette alla sop pressione asettica di infermità s uperficiali e circoscritte, che riescono deturpanti ovvero contrastano in modo simultaneo due delle più proficue attività. umane, le produttive e le riproduttive. Non sarebbe per altro logico promuovere un abbozzo di modificazioni regolamentari, senza considerare iu pari tempo i vari lati della questione sollevata. Si potrà facilmente obiettare che per raggiungere il caldeggiato maggiore perfezionamento corporeo possibile, bisognerà anzitutto un esteso e diligente lavoro di preparazione, da compiersi in gran parte coi sussidi della. profilassi ortopedica, le cui applicazioni benchè col progredire della civiltà sempre più si diffondano, tuttavia sono meno esclusi ve, che nel periodo preantisettico della chirurgia. I dispensari incaricati di distribuire gratuitamente gli apparecchi ortopedici ai fanciulli poveri in tenera età, serviranno indubbiamente ad alleviare l'opera del chirurgo, sapendosi come, nell'età del più atti v o accrescimento corporeo, si ottengano numerose e stabili le guarigioni coi mezzi correttivi incruenti. P er citare un esempio, è indiscutibile l'influenza curati va del cinto nei casi di ernie inguinali sviluppatesi dopo la nascita. Koenig ritiene questionabile se il medesimo fatto possa verificarsi per ernie riferibili a.d una causa congenita, ma che si rendono evidenti solo più tardi. Egli mette perciò in dubbio l'idea espressa da. Ma.lgaigne della loro gua.ribilità tìno al 35" anno ed opina.
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E LE A:BILITAZIONI ALLA MILIZIA
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~he solo in qualche caso si constati la guarigione di ;aingole ernie, comparse dopo i dieci anni. Una permanenza sesseuna.le fra una raccolta di adolescenti sele'Zionati militarmente, in media. ai 15 anni e avviati alla carriera delle armi, ha offerto in tre casi a. chi scrive l'opportunità di osservare, per un periodo di tempo abbastanza protratto, che le canalizzazioni del ~ondotto peritoneo-vagina.le non saldamente obliterato, manifestatesi la prima. volta, senza cause peculiari, in forma dì idroceli o di enteroceli, possono ancora. -durevolmente scomparire, mediante reazione adesiva -determinata. dalla pressione esercitata per parecchi mAsi ~onsecutivi dall'uso del cinto erniario; e ciò anche verso il 20• anno di età. Quindi, malgrado l'odierno gigantesco progresso della. -<:hirurgia asettica, sarebbe un'omissione non lieve dim<enticare lo svariato e spesso prezioso corredo di risorse terapeutiche, insegnateci dai nostri predecessori e tuttora applicabili in casi ed età, in cui siano più o meno assolute le controindicazioni agli interventi radicali. Concludendo, se oggi giorno si propone di attnarè l 'accennata modificazione, ciò è precipuamente cliovuto agli universali successi della chirurgia asettica. Invero non sarebbe un'esagerazione peccante di volga:.rità. l'affermare che gli interventi: asettici, nelJe superficiali e non gravi deformità regionali, curabili radicalmente per le abilitazioni al servizio militare, non espongono a pericoli maggiori, di quelli affatto eventuali, che si affrontano durante un viaggio ferroviario, di non troppo lunga durata. È degno quindi di tutta la nostra. ammirazione l'enorme progresso raggiunto nel campo dell'asepsi chirurgica, nell'ultimo quarto del secolo ora trascorso, secolo funestato nel periodo preantisettico, da risultati
sconforta.nti per la. pratica, di guisa che non suscita
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LA CHIRURGIA ASETTICA
alcuna meraviglia se un operatore abile ed ardito quale fu il Dupuytren, ammalato di un empiema mortale e bisognevole del pronto soccorso della tora.cE'ntesi, che già Ippocrate e i suoi allievi spesso eseguirono felice• mente, dichiarò voler piuttosto morire per la mano di Dio che per la mano dell'uomo. Nel porre termine alla trattazione della parte generale del tema, confido che l'annunziata proposta possa col tempo essere benevolmente presa in esame, siccome diretta al miglioramento della virile educazione del popolo. Promuovere le utili applicazioni della. scienza. chirurgica e ravvivare in pari tempo il sentimento di devozione alla patria e al lavoro proficuo, ecco in compendio le due grandi leve morali che si tenta di far agire con più efficacia, affìnchè col concorso delle nuove energie umane, procurate dall'arte, maggiormente si avvantaggino il benessere e il prestigio della nazione. Attendendo la vagheggiata approvazione dell'espostoconcetto innovatore, mi sia intanto concesso di pubblicamente ringraziare l'ispettore capo di sanità militarer generale medico Giov. Battista Givogre che, nelle> svolgimento della tesi, mi indirizzò con saggi consigli.
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I twno1-i benigni circoscritti, inabilitanti, quando sono cntanei o sottocutanei (cisti, lipomi epapillomi cm·nei) se .qi ritengono di facile a.çportazione asettica e non producono notevoli disturbi fltnzionali. Un elenco che segnasse i nomi dei riformati per tumori indubbiamente benigni e superficiali, indicherebbe a p1·iori per parecchi di costoro un difetto di inclinazione se non an-arsione pel servizio militare.
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E LE ABILITAZIONI ALLA MILIZIA
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La scienza. ci accerta che esiste una speciale categoria di neopla.smi con sintomi esterni caratteristici e spesso patagnomonici, i quali crescono lentissimamente senza mai trapiantarsi a distanza e sono inoltre su~ scettibili di estirpazione asettica completa. Si accorda la riforma per l'alterata cosmesi o per discutibili ma~ nifesta2ioni dolorifiche, prodotte dagli indumenti militari o dal maneggio delle armi. Il concedere in questi casi una completa esonera~ zione da ogni servizio militare, significa non impedire che si appiattino sotto la protezione di un articolo dell'E>leuco soggetti superlativamente robusti, nei quali la pretesa scaltrezza soffoca ogni influenza di un ben in~ teso pudore, che vieter~bbe di far tesoro delle mani~ festazioni patologiche esterne, facilmente amovibili e per lo più circoscritte da. naturali barriere protettrici, quasi ad indicare i confini delle incisioni chirurgiche curative. Fortunatamente la temuta. depressione morale in Italia o non esiste o è ridotta ad un valore quasi insignifìcativo. Infatti basta consultare la relazione, che riguarda la leva sui giovani nati nell'anno 1878, per riscontrare sull'argomento una cifra molto conforte~ vole. D numero complessivo dei tumori deformanti od im ~ pedenti la funzione di un organo, è appena di 98 sopra 361,654 visitati, il che è quanto dire 0,03 p. 100. Non è possibile asserire a quanti ascendano i tumori benigni e a quanti i maligni; in ogni modo si può af~ fermare con fondata presunzione che gli infingardi fra i 98 riformati sono ridotti ad un numero molto vicino allo zero. Allo scopo di ostacolare la possibile coltura presente od avvenire di giovani dotati di eccessiva timidezza, basterebbe prescrivere che i tumori benigni superficiali
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LA CHIRURGIA ASETTICA
inabilitanti, determinassero esclusivamente la riforma nel periodo di pace. La proposta può essere contrastata dall'obiezione, ~he essa non sia di agevole e sollecita applicazione. Benchè la dottrina dei tumori presenti tuttora qualche punto discusso, tuttavia dinanzi al quesito se seduta stante, si possa stabilire la natura benigna o maligna dei neoplasmi cutanei o sottocutanei, è ovvio che la risposta sia affermativa. Ciò posto, volendo stabilire una differenza nelle valutazioni medico-legali, al gruppo degli abili al servizio militare nel periodo di guerra, si dovrebbero almeno assegnare gli affetti da tumori benigni di facile estirpazione asettica, assolutamente circoscritti e riscontrabili nelle sedi sovra indicate. .Appartengono a questa categoria di tumori le cisti da ritenzione e i lipomi. Resterebbero così messe insieme due forme di neoplasmi, che la clinica in ogni caso ha riconosciuto di natura benigna, ma la cui istogenesi è completamente discordante. I nfatti le cisti da ritenzione non sono annoverabili fra i tumori genuini poichè, secondo anche la opinione del Tillmanns, in esse non si produce una neoformazione anormale di cellule, ma. soltanto un aumento di secrezioni. Malgrado questa differenza iatologica sostanziale, nessun inconveniente avverrà se gli anzidetti tumori si raggruppano per le pratiche applicazioni. Del resto la diagnosi differenziale di regola non offre salienti difficoltà, essendo il li poma caratterizzato dalla presenza di uno strato molle, lobare, spostabile. Recentemente il Grosch avrebbe riscontrato che ai li pomi sembra esser propria una pronunziata legittimità di localizzazione: si troverebbero in quei punti del corpo contrassegnati da scarso sviluppo di peli e da un nu-
mero minimo di glandule sebacee e sudorifere. Perciò,
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E LE ABILITAZIONI ALLA :MILIZIA
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secondo quanto affermano pure Koenig e Gussembauer, i lipomi alla. faccia e specialmente al cuoio capelluto, sono rarissimi. Per spiegare questo fatto si ammise che le glandole sebacee e sudorifere asportano i prodotti residua.li del ricambio nutritizio, compreso l'adipe o i suoi derivati. Chi seguisse questo criterio unilaterale della. sede, potrebbe esser tratto ad errori di diagnosi, come si verificò per un caso osst~rvato nell'ospedale militare di Roma, qualche mese addietro. Trattava ~i di un tumor e sotloculaneo che cresciuto lentamente raggiunse le òimensioni di un mezzo uovo di gallina, e, si noti bene, situato nell'eslremila sup~riore della regior•e temporale. Il reperto obiettivo si appropriava tanto per la ci!ò.'li da ritenzione, quanto pel lipoma. L'incertezza diagno!'tica d~>ter'· minata dalla sede, si prolras!'e fino 131 momento in cui rope ratore, maggiore medico Bima, sgusciò un tipico lipoma. Ritorno nuovamente sopra un punto importante della.. questione or ora accennata. Quali altri tumori benigni, riconosciuti inabilitantit sono pure da ritenersi causa della riforma pel solo periodo di pa-ce? Non si erra certamente se si ascriveranno allo stesso gruppo i papillomi cornei non diffusi della. cute, cioè le -verruche e l' ipertrofia del tessutounguea.le, conosciuta con la denominazione di onicoma.. A proposito di quest'ultimo tumore, sorge spontanea. l'obiezione che sia. superflua. una qualsiasi modificazione regolamentare per raggiungere lo scopo di giudicli.re con la massima equità chi ne è affetto. Eppure un caso pratico, frutto di osservazione personale, varrà a dimostrare quali incertezze siano possibili a. questo riguardo. Un ventennio addietro fu inviato da un reggimento di fanteria io osservazione all'ospedale militare di Messina, un inscritto dotato di sviluppo organico alletico, perché non po-
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LA OHIRURGIA ASETI'IOA
leva far uso della calzatura militare, a cagione di un enorme ipertrofta delle unghie degli alluci, conformate come due appendici cornee, sollevantisi ad arco da cerchio sulla perle terminale dei grossi dati planta!'i. Evidentemente si trattava di un militare, che si era proposto di sfruttare un difetto, il quale nelle comuni circostanze della vita non ostacolava il lavot•o e tanto meno la deambulazione, dalo l'uso abituale della comoda calzatura df>lle ciocie. lo una visita collegiale a cui l'osservando fu sottoposto, i pareri furono discordi, e siccome chi seri ve sostenne la tesi che le unghie ipertroflche si pote vano convenientemente raccorciare con una operazione incruenta, cosl ebbe l'ancarico di demolire con una sega rabnorme produzione di tessuto COL' neo.
Per analogia fra le malattie non inabilitanti, sarebbero da comprendersi quelle prodotte da tm'appendice dentaria, profondamente alterata e debolmente connessa agli alveoli, quando risultasse causa permanente di un processo suppurativo esterno, localizzato alla faccia. Sotto l'aspet to embrionale che cosa rappresentano gli organi della masticazione? Essi vengono considerati come prodotti di secrezione paragona.bjli alle unghie e ai cap~lli; e ogni qualvolta resti totalmente compromessa la loro vitalità., assomigliano a corpi estranei seq nestrati, la cui eliminazione richiede una assai lieve violenza. benefica. Chi non ha vissuto in mezzo alla delicata e difficoltosa pratica medico-militare, dura fatica ad uniformarsi alle esigenze imposte dalla prudenza necessaria per conciliare i doveri della legalità con quelli esclusivamente pro· fessiona li. Un caso di osservazione personale gioverà a mettere in evidenza quanto sopra venne accennato. Un inscritto dotato di ·una robustezza super iore all' orJi· naria entrò, tre lustri addietro, nell'Ospedale militare di Ales· sandria in osservezione, esaurito il per iodo dei. due anni di rivedibilità, perché affetto da un lungo e inveleralo seno fisto-
367 toso esterno, in corrispond eo:~a della mandibola e manifestamente prodotto da una vacillttnte radice cariala di un ~rosso molar·e. L'ordine avuto era di applicare una cura regolamentare, cioè in cruenta se mancavli il consenso dell' in scritto. Questi asseriva di essere proclive lid intraprendbre il servizro militare, pur·ché lo si fosse liberato da quella bruttura che lo molestava da anni, colla sola limitazione di non praticare indsioni suila faccia. l n base a questa dichiarazione mi ritenni autorizzato ad intrapr·endere una cura razionale; perci6, dopo una locale accurata disinrezione, con una comune pinza di medicazione estrassi il sequestro, costituito dal frammento di appendice denlal'ÌA e che rappresentava un corpo estraneo alveolare. La guarigione rapida del cronico &eno fistoloso, p1·ocur6 all'nperato un senso maggior·e di sorpresa che di sodtlisrazione. E LE ABILITAZIONI ALLA MILIZIA
Ad evitare che possano ripetersi simili fatti incre· sciosi, in cui si agisce con astuzia per smascherare l'altrui infingarda ignoranza, sarebbe forse migliore la soluzione di dichiarare senz'altro idonei al servizio militare i soggetti robusti con sviluppo corporeo armonico e lodevole, i quali in modo palese presentassero unicamente un processo :flogistico superficiale, sostenuto da un corpo estraneo, o da un suo equivalente, ritenuto di facile eliminazione. È fuor di dubbio che gli arruolati definitivamente con difetti così patenti e semplici, senza indugio, cessato lo scopo sperato, farebbero domanda di essere curati in modo conveniente per cancellare il marchio delle ributtanti e volontarie degradazioni fisiche e morali.
II. Il cirsocele inabilitante non agg·ravato da complicazioni. La distinzione regolamentare istituita. fra le riforme causate per cirsocele e quelle motivate dalle varici di· altre sedi non è appoggiata. da. reperti ana.tom,i-pato-
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LA CIHRURGIA ASETTICA
logici differenziali. Ha però il vantaggio di far conoscere quanti inabili annualmente sianvi per ectasia e. tortuosità delle vene del cordone spermatico (varicocele) e dello scroto (cirsocele) e quanti per varici riscon tra.bili nelle altre regioni, fra cui primeggiano q nelledelle estremità inferiori. Nella leva sui giovani nati nell'anno 1878, sopra. 361,65·! visitati, le riforme per cirsocele salgono a 707 tcioè a 0,20 p. 100. La cifra. è molto esigua; non ritengo per altro superflluo un esame critico sull'accennato difetto inabilitante al servizio militare, se le fiebectasie sono vistosamente voluminose e nodose. Guyon pel primo {l) ha segnalato un varicocele sin·· tomatico di tumore renale, i cui caratteri peculiari consistono nello sviluppo rapidamente progressivo enell'essere talvolta complicato a idrocele. Questa varietà di varicocele evidentemente sta in rapporto coll'aumento della pressione laterale all'interno delle vene. Nei casi comuni invece prevale come elemento etiologico la diminuzione della resistenza della. parete vasai e, q nasi sempre congenita. Entrambe le cause soprariferite possono agire simultaneamente o col concorso sussidiario' delle congestioni collegate alle funzioni piu o meno attive o aberranti delle glandule seminali, alla stipsi, ai mestieri esercitati, alle contu· sioni o sforzi; in genere cioè a tutte le cause che ostacolano il deflusso venoso nelle regioni periferiche del corpo. Una cura appropriata deve anzitutto soddisfare al-~ l'indicazione causale. Chi operasse un varicocele sintomatico otterrebbe con certezza un insuccesso come.
quo.ndo erroneamente intervenisse nei tumori emor~ (t ) LeçotloS cliniques aur le1 maladiu del voiel urinairu.
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,, E LE ADILlTAZlONI ALLA MILIZIA
roida.ri prodotti da cirrosi epatica. La cura radicale è perciò applicabile al varicocele idiopatico, persistente malgrado l'eliminazione dei momenti causali supposti aggravanti e amovibili. Intanto risulterebbe da statistiche attendibili uhe appena un quinto dei varicoceli, siano pnre notevolmente sviluppati, dànno luogo a disturbi (1). Secondo Socin, anche l'ottanta per cento degli ingrossamenti prostatici non determinano impedimenti nella minzione e vengono unicamente rilevati al tavolo anatomico. Parrebbe da. ciò ch e le indicazioni ad operare abbiano t uttora per guida criteri empirici o almeno soggettivi . P er giustificare l'escisione parziale dei plessi pam· piniformi ectasici di regola si ritengono sufficienti le ostinata manifestazioni dolorifiche localizzate al testicolo. E!!istono per altro elementi obiettivi più concreti per consigliare l'asportazione dei gomitoli veuosi alterati o la legatura delle vene, come già praticarono i migliori chirurghi dell'antichità, da Celso ad Ambrogio Pareo. E bensì vero uh e quando si riconobbe il movimento centripeto del sangue, tale atto operativo si ritenne un controsenso fisiologico e ciò in contraddizione culle dimnstrazioni cliniche, da. cui risultava vantaggiosa la legatura della safena interna sotto il ginocchio per la cura delle varici sottostanti. Il concetto clinico non poteva allora affermarsi, essendo contrast.ato dalle dis astrose infezioni piemiche. Eliminato questo pericolo, Trendelenburg, basandosi sul fatto che se le valvole nelle vene non funzionano più :;i verifica un morboso rallentamento nel moto cen;
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Chirurgia spt cialt.
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LA CHIRt;RGIA ASETTICA
tripeto di tutta la colonna sanguigna dal cuore destro al piede, dimostrò che l'applicazione di un laccio ad un tronco venoso principale limita utilmente la stasi nelle diramazioni alterate periferiche (1). Seguendo quest'indirizzo curativo nel varicocele, l'escisione di a lcune vene per favorire la riduzione dei plessi ectasici avvolgent.i il primo tratto del dott.o deferente, dovrebbe praticarsi nella regione inguinale, mediante l'incisione indicata da Kocher. Quando è che la funzione delle valvole dei plessi pampiniformi si può ritenere non più suscettiva di ulteriori vantaggiosi compensi naturali? Clinicamente sono da supporsi in simili condizioni i casi in cui non giova l'uso del sospensorio o la modificazione delle cause che aggravano la stasi venosa degli organi genitali. Rappresenta un reperto obiettivo importante l'atrofia del testicolo coi rel~tivi possibili effetti determinati dalla ostacolata spermatogenesi. Come l' indicatore dell'accrescimento dei nodi va,ricosi negli arti inferiori si rintraccia nell'usura progressiva della cute e negli impedimenti alla deambulazione, così i varicoceli che tendono a peggiorare si riconoscono non tanto pei sintomi dolorifici, quanto per la bene apprezzabile diminuzione nel volume e nella consistenza della glandula seminale. Di essa è n ota l'alta importanza fisiologica per la conservazione dello stato dinamico generale. Basta ricordare che l'esordire della funzione genetica coincide coll' inizio dei periodi più produttivi della vita, mentre la cessazione apre le porte alla decadenza senile.
( l ) Veùi anche G•onuANO. -
Mtmuale d• metliçinn ope•·ativa, pag. 119.
E LE AJ3!LI'rAZIONI ALLA MILIZIA
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L'operazione radicale del varicocele sarebbe perc1o indicata essenzialmente per la compromessa spermato genesi, verificabile nei casi in cui la gianduia sana non spiegando un'attività compensatrice, entrano in scena. spiccate manifestazioni nevrasteniche (1). In tali circostanze l'atto operativo ha per scopo di migliorare la funzionalità di un organo, divenuto per eccesso di congestione morbosamente improduttivo, al pari di un terreno innondato. L'indicazione ad operare è perciò perfettamente consona a q uanto insegnava Langenbeck, che cioè alla chirnrgia si arriva passando per la fisiologia. Quante operazioni non conformi ai dettami di questa scienza ebbero in ogni tempo una durata effimera! L'ammonizione di un illustre medico il prof. Augusto Murri, completa il concetto espresso da L angenbeck. Il Murri consiglia di avvant aggiarsi nello studio della patologia medica a quegli allievi, che aspirano a riuscire valenti chirurghi (2). Di massima oggidì sugli organi glandulari si praticano operazioni economiche, di cui se ne hanno esempi dimostrativi nelle strumectomie parziali e nelle resezioni limita te all'epididimo, per non compromet-
(IJ • Gardez vous (scrive Sebileau) chez le neurasthéni•1ues im pui~sa nt~. de premdre l'efTut pour la cause et de mellre sur le co mpte d'un varicocele concomitant uno incapaci te génitale dont le s y:;téme nerveus seui rloit étre renùu respoosable. • Conclude: • Les troubles des racult.és mentales qui éclatent si souvent chez le! va ricocéliques, doivent arr~ler la mai o de l'opérateur ( Leçor1s cle Clrir·urgie). Basta ricordare il misfatto di cui ru vittima il chi rurgo Oehlech, per aver operato con esito negativo un nevropatico di varicocele bilateral e. ~) Guglielmo da Saliceto, nel secolo xm, aveva già riconosci uto essere la chirurgia una scienza che non ha limiti e che richiede cognizioni infinite. Il Maest.ro Piacentino con rude semplicità, agg1unge • quelli che operano senza le cognizioni scientifiche necessarie possono riuscire accidentalmente in qualche operazione: ciò non ostante sono uomini Irragionevoli ed ignoranti. • Da oltre sei secoli Laorranco analogamente sentenziava: che un chirurgo noo può aver valore quando ignori la medicina.
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LA CHIRURGIA ASETTICA
tere la salute generale con perniciose diminuzioni o soppressioni eli secreti glanclulari, stimolanti energicamente i poteri vitali. Nel tempo abbastanza recente in cui fu accolta con favore la resezione bilaterale dei dotti deferenti per la cura degli ingrossamenti prostatici, associati a fenomeni di iscurìa, si ebbe modo di osservare fino all'evidenza che negli operati si determinava un rattri-
stante mutamento psicbico, che .in alcuni casi era aggravato da tendenza al suicidio. 'l'entai allora con pazienti ricerhe di dimostrare che l'accennata grave mutilazione non aveva l'appoggio della fisio-patologia nè dell'anatomia patologica (1). Indipendentemente da qualsiasi lavoro critico demolitivo l'operazione, basata sopra un'erronea indicazione, fu dalla pubblica disistima rapidamente abbattuta. Oggi giorno sarebbero perciò affatto inutili le restrizioni legali dirette a vietare alcuni discutibili interventi dell'arte cmativa, come già si ritenne necessario ai tempi di Costantino, in cui ad esempio si puniva col bando chiunque praticasse la castrazione per guarire le ernie. L'ammirevole sentimento di rispetto per la forza genetica in quell'epoca meno civile dell'attuale, avrebbe fatto comminare pene ben più gravi se avesse dovuto opporsi alla odiosa resezione bilaterale dei dotti deferenti, sia pure praticata verso il tramonto della virilità. Intanto per la somma importanza della funzione delle glandule seminali sarebbe anzitutto indicato di prevenire gli aggravamenti dei varicoceli iniziali da cui sono affetti alcuni soldati sotto le. armi. A q ne sto riguardo è opportuno ricordare le disposizioni eli Il i Cistomiop l a.slirll •pertment111e. (fii Ot'tlale medico dtl fltgio e.~ercito, ~oJI tem lll'e 189i).
E LI:: ABILITAZIONI ALLA MI LIZIA
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un' antica circolare, recante la data del 12 settembre 1853, secondo cui si giudicavano come insutlicienti alla riforma di un militare in servizio anche le varici voluminose (varicocele e cirsocele) qunn•lu si faccia uso del sospensorio. Se attualmente ai miopi e agli ipermetropi, arruolati quando il difetto di rifrazione non raggiunge il grado rPgolamentare per la riforma, le autorità militari prO\·vedono gli appropriati mezzi con-attivi per neutralizzare il difetto diottrico e impedirn e l'aggravamento, parmi che analogamente ogni inl:ioritto incorporato nell'esercito e affetto da varicocele non inabilitante dovrebbe a vere la dotazione gratuita e permanente del sospensorio. Sono con vinto che questa proposta sarà trovata ragionevole a.l pari di quellA. messa innanzi nel 1883 di concedere ai soldati miopi l'uso in servizio delle necessarie lenti negative (1). L'ufficio di medico disimpegnato per un sessennio fra una raccolta di adolescenti selezionati, i quali temprano il cor po con svariate esercitazioni fisiche preparandosi alle dure fatiche militari, mi diede la opportunità di constatare la reale ut ilità del menzionato semplicissimo mezzo profilattico. Pochi in questo periodo di tempo, furono gli allievi che, giunti all'età in cui esplode rigogliosa la funzione sessuale, si presentarono alla. visita medica, perchè risentivano molestie determinate da orchialgie ricon-enti cogli intensi esercizi muscolari. I n tali oasi affatto rari per lo più rilevai inoipienti ftebecta.sie funicolo-scrotali, per le quali sempre corrispose l'applicazione di adatto sospensorio. Non trascurai la ricerca di un altro ele(l) La proposta tl r.ootenuta io uuo scritto (Sulla tlelermìuazione ollalmoccopica della tM iopia) ravorevol.mente apprezzato con uoa ci ta1.ione speciale
n@l Cior~t<~le me.Jico del Reg io utrrito, riai compian to i~pflltore-cnro rtottor PBLJCg BnOPPIO.
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LA CHlRCRGI.\ ASETTICA.
mento causale talora concomitante e reso palese da prove ind iziarie di sconcie abitudini. Così facendo mai ebbi occasione di osservare incapacità durevole per le istruzioni pratiche e tanto meno dovetti addivenire acl atti operativi radicali. Però si deve riconoscere che l'attesa ad operare è contenuta nei limiti di una saggia prudenza finch~ il processo morboso non venga. aggravato da iniziatasi atrofia del testicolo, oltre che da ostinate sofferenze, che impediscano le abituali occupazioni. È pure da tenersi present~ la considerazione che alla maggior parte dei malati ordinari non sono concessi gli agi di lunghi riposi per intraprendere cure palliative o blande. Non tutti ad esempio possono attendere i benefici risultati dalla sottoposizione di strati di garza antisettica nella cura dell'unghia. incarnata. Sonvi spesso ragioni impellenti che obbligano a ricorrere alla. terapia sbrigativa e radicale asettica. Pel varicocele esiste l'imbarazzo nella scelta. del metodo operativo. Un cenno cronologico che ricordasse le varie applicazioni cruente riuscirebbe tedioso, tanto più che da tempo il discernimento crit.ico ha segnalato i mezzi curativi più razionali e proporzionati al morbo da modificare.
L'incisione inguinale di Kocher; già si disse, me· rita la preferenza, però anzichè, come egli consiglia, preparare ed escidere le vene e.c tasiche per una. lunghezza da 15 a 20 centimetri, si può limitare ad un tratto di 5 centimetri, secondo quanto ordinariamente si pratica per la safena inagna i n vicinanza del punto in cui sbocca nella vena crurale, per la cura delle varici sottostanti. La canalizzazione dei trombi già molte volte osservatasi nei punti in cui sulle vene fu applicata un'unica o una duplice allacciatura, induce a ricorrere a quel mezzo che è riconosciuto il piu si-
E LE ABILJTAZIONI ALLA )I!LJZlA
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curo per prevenire le recidiv(', cioè all'escisione di un tratto del tronco venoso, previa doppia legatura. Coll'indicata modificazione si produce una minore dissociazione di tessuti e consegu ~nte formazione di spazi morti, così si evita meglio il pericolo di determinare un inginocchiamento del dotto defer~nte o coartazioni sul medesimo, come pure meno facilmente si dà motivo all'insorgenza di idroceli poatoperatori. Inoltre l' incisione inguinale, a differenza di quella praticata sulle borse avviene in un punto in cui la vitalità del comune integumento e degli strati sottostanti è maggiore. Si aggiunga che il metodo raccomandato riesce esplorativo per controllare direttamente l'esistenza del laparocele inguinale, di ernie incipienti, di lipomi sottosierosi o prevescicali, di cisti o tumori del cordone spermatico; alterazioni tutte a cui è necessario provvedere con speciali e simultanei atti operativi. Il prof. Giordano, già aiuto del Nova.ro, riscontrò con una certa frequenza il varicocelo associato allaparocele inguina.le in individui gracili. Così ha notato la non rara coesistenza colle varici delle safene, ciò che denoterebbe un' ipoplasia di pitl tessuti e in regioni varie, indicanti operazioni multiple (l). È ovvio che in tali casi il varicocele debba considerarsi aggravato da complicazioni, sintomatiche di uno stato generale o locale difettoso. Perciò in queste condizioni il giudizio medico-legale relativo s'impone col valore della riforma assoluta, corrispondente cioè alla inabilità. anche per nn eventuale servizio ausiliario in guerra. Un' ultima considerazione resta a farsi ed è che di
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Volume ottavo.
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LA C'liTRURG IA ASETTICA
regola nell'operazione del varicocele la precedenza va data all'anestesia locale cocainica. Malgrado la tossicità della cocaina e la sua variabilità alq nanto infida. di azione, Reclus registra sette mila anestesie ottenute colle iniezioni cutanee di soluzioni cocainiche (ancora analgesiche nella proporzione di 0,5 °i 0 ) senza un solo caso di morte. Si può dirò altrettanto dell'anestesia cocainica, secondo il processo di Bier? A questo proposito ritengo interessante segnalare che il prof. Postempski già annovera un centinaio di casi, in cui coll'iniezione, nello spazio sotto-aracnoideo lombare, di un gt·amma di una soluzione sterilizzata di cocaina al 2 v;,, , dopo aver lasciato fuqru scire poche goccie di liquido cefalo-rachideo, consegui, salvo rare eccezioni tuttora inesplicabili, l'analgesia complet a. servibile pure nelle operazioni laparatomiche, senza inconvenienti di rilievo durante e dopo l'intervento chirurgico. I disturbi postoperatori rilevati si limita rono a fenomeni non gravi di cefalalgia, a vomito, a qualche crampo muscolare ed a lieve e fugace innalzamento di temperatura. Tali risultati posi ti vi, che io stesso ebbi opportunità di osservare in qualche caso, fanno intravedere applicazioni sempre più generalizzate ed estensibili alla chirurgia di guerra. Sarebbe per altro prematuro un giudizio definitivo, conoscendosi la notevole morta lità attribuita al processo di Bier, comparativamente agli altri mezzi usati per realizzare l'anestesia chirurgica. (1) (Il \'Prll rapporto rli lleclu ~ aii 'A cc~r!emia rli Medicina di Parigi, >eduta rtd 19 marzo 1901. (Conlinrta ),
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LA STERILIZZAZIONE DELLE ACQUE PER MEZZO DEL BROl\10
Studio spertmeotale ciel dott. • ·ranee.ooeo T eiJti, capttano rnrolico
rconli,.u1nio11e e /ine v. (au. n. :11.
Questa. lunga serie di esperienze che ho voluto riportare per meglio far comprendere le uose che riferirò piit innanzi, mi dimostrò dunque che la sterilizzazione completa anche in queste ricerche non era avvenuta, ad eccezione dell'ultima serie nella quale con una permanenza. d'azione del bromo per 30 minuti, si ebbe un risultato di sterilizzazione quasi completa. Pensai allora che questi risultati insufficienti fossero dovuti non già a mancata azione del bromo, ma piuttosto alla qualità di germi che trovavansi nelle acque, e specialmente fosse dovuta alla resistenza di alcuni fra quelli, specialmente degli sporigeni o degli sporificati. Era. quindi indispensabile dare un nuovo indirizzo alle esperienze e cimentare l'azione del bromo rispetto ad alcuni determinati germi. Scelsi perciò i germi patogeni più interessanti perchè non raramente abitatori delle acque, quali il bacillo del tifo, il colibacillo, il vib-rione del colera, ed aggiunsi il b. :<nbtilis quale germe di prova fra gli sporigeni. Preparai colture fresche di
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LA STERILIZZ.U I O:'IE DELLE ACQUE
questi quattro germi, inquinai diveré tubi d'assaggio e li trattai successivamente con bromo e col liquido neutralizzante, variando anche la durata dell'azione del bromo. Aggiunsi poi una certa quantità di quest'acqua così trattata a dei tubi contenenti brodo peptonizzfl.to che misi in termostato a 37°. I risultati non furono molto soddisfacenti; pur tnttavia di tre tubi inquinati con vibrione colerico ebromizzati, due si mantennero sterili. Altri dubbi allora mi s9rsero alla mente, e pensai alla quantità dei germi sospesi nell'acqua, quantità certamente enorme in queste esverienze preliminari sui bacilli patogeni, come anche alla possibilità che il bromo usato non fosse in dose sufficiente, dose non già relativa alla soluzione impiegata, giacchè io non aveva ragione di credere che le indicazioni date dallo Schumburg e da lui dimostrate giuste con tanto corredo di esperienze, fossero fallaci, ma relative piuttosto a qualche modificazione avvenuta nella soluzione bromica. Ed invero io avevo finora usato non più di quattro soluzioni bromo-bromurate, conservate, per quasi un mese ciascuna, entro recipienti a tappo smerigliato, ritenendole poco o nulla alterate, mentre poi col saggio iodometrico ebbi la sorpresa di constatare che in così poco tempo la soluzione suddetta dal 6 p. 1000 era discesa al 5.232 per 1000. Era naturale dunqne sospettare che buona parte degli insuccessi si dovessero attribuire a questo fatto, e fu allora che rifatta una soluzione fresca, e ripetendo innanzi tutto i saggi sull'acqua del Tevere, ebbi i seguenti risultati:
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LA STERILIZZAZIONE DELLE ACQUE
A proposito degli esperimenti suesposti, due cose ancora sono da ricordarsi : 1° che l'acqua scelta per la bromizzazione era acqua del Tevere già. lasciata. in riposo da parecchi giorni, e quindi completamente limpida; 2° che il saggio numerico dell'acqua stessa aveva dato nell'8° giorno 9500 germi per centimetro cubico, numero assai inferiore a quello trovato nelle acque che servirono pei saggi precedenti. Risultava quindi evidente, accanto alla necessità. di un perfetto titolo nella soluzione bromica da usarsi, l'importanza somma degli altri elementi qnali la assenza maggiore o minore di particelle sospese, ed il numero dei germi, due fatti del resto che il più delle volte vanno strettamente legati l'uno all'altro, giacchè è noto come i germi più che nuotare liberi nell'acqua, stanno aderenti alle particelle solide sospese in esse, tanto è vero che uno dei mezzi pratici di depurazione dell'acqua consiste nell'introdurre delle speciali sostanze in polvere le quali nel cadere in fondo traggono con sè i detti germi. Siccome però anche indipendentemente dal grado di intorbidamento, può un'acqua essere p iù o meno inquinata, sorgeva la necessità, a complemento di quanto io avevo praticato finora, di studiare sepa.ra.ta.mente questi due fattori nel loro rapporto coll'agente disinfettante, grado di limpidezza cioè, e numero dei germi. Intanto però, circa al secondo quesito, si poteva dire all'ingrosso che uu'acq ua con un contenuto batterico di circa 9500 germi per centimetro cubico, può essere facilmente sterilizzata dal bromo.
*** Chola chiarificazione dell'acqua. abbia un'importanza grandissima quale mezzo preparatorio per una sterilizzazione successiva, lo si può dedurre dallo specchietto
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383
PER ~O!:ZZO DEL BR OJdO
che segue dal quale si può anche ricavare qualche criterio del quantitativo in germi dell'acqua del Tevere a seconda della maggiore o minore chiarificazione ottenuta all'ingrosso !asciandola più o meno a lungo depositare. In questo esperimento, per avere più pre1·ise indicazioni, mi servii di diluzioni in diverse quantità dell'acqua stessa, in precedenza agitata, con qnantita ngua.li di acqua distillata sterilizzata. Espe-rienza 8 ... - Calcolo del numero dei germ1 per centimetro cubico.
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PER i\U!!ZZO DEL BROMO
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Per termina.re poi sull'argomento delle diverse condizioni che possono più o meno modificare l'azione del bromo, devo notare che lo Schnmburg accenna all' importanza che possono avere le quantità piuttosto ri.. levanti di sostanze organiche, e di ammoniaca disciolte nell'acqua, e la sua durezza. Rileverò a questo proposito che in quasi tutti gli esperimenti, praticai le relative ricerche, e che in media trovai, nell'acqua del Tevere, millig. 0.01 di ammoniaca per litro, e millig. 2 per litro di sostanze organiche calcolate in ossigeno consumato, mentre la durezza totale in gradi idrotimetrici Boutron e Boudet oscillò sempre fra 14 e 12. Provai anche ad aggiungere sostanze organiche (peptone, brodo) ed ammoniaca, e nelle poche esperienze relative parvemi evillente, cosa del resto a priori concepibile, la loro dannosa influenza sull'azione sterilizzante del bromo.
* "'* Dopo questa serie di esperienze, credetti giunto il momento di abbandonare lo studio dell'azione sterilizzante del bromo in genere, per venire alla parte più importante e più pratica. qual' era quella relativa ai germi pa.togeni che più ci interessano, ma che si "riducono poi al bacillo del tifo, a quello del colera, ed ai coli bacilli. Alcune esperienze preliminari ebberO", come vedemmo, su questo proposito esito vario a seconda c h e man mano si andarono eliminando le caus~ di errore riscontrate nelle prime esperienze. Modificate però le modalità sperimentali, ed usata una soluzione bromo-bromurata freschissima, i risultati furono ottimi, fatta eccezione per qualche germe speciale come vedremo in seguito. Per questa nuova serie di esperienze, usai colture fresche dei d etti germi in agar, che sospesi poi in acqua 25
386
LA STERILIZZAZIONE DELLE AOQUE
del Tevere filtrata e sterilizzata, e quest'ultima m1s1 in termostato a 37° per 24 ore, per avere un ulteriore sviluppo di germi; ciò per mettermi nelle condizioni di esperime~to più vicine a quelle naturali. Con queste sospensioni batteriche inquinavo, per mezzo di pipette sterilizzate di calibro uguale, altrettanti tubi ripieni di quantità note di acqua del Tevere filtrata. e sterilizzata, variando il numero delle gocce, per avere un quantitativo vario di germi. Ad ogni tubo aggiungevo, colle debite precauzioni di completa asepsi, del brodo nutritivo, oppure coi tubi stessi inquinavo altri tubi di brodo sterile e ponevo in termostato a 37°. L'aggiunta del bromo la. facevo usando parti aliquote di soluzione bromica., partendo sempre da. quella madre allOOO; dopo 5-6 minuti neutralizzavo colla soluzione di iposolfiti e carbonato sodico. Per ogni eE>perimento preparai sempre nuove colture.
E sperienza 10a. - Acqua del Tevere filtrata e 8terilizzata. 5 Erlenmeyer con 100 eme. ciascuna di quest'acqua, vengono inquinate dalla prima alla quinta rispettivamente, con 5 gocce delle diverse sospensioni batteriche, poi si trattano col bromo e si neutralizzano. Le colture in scatole di P etri, e quelle in brodo diedero i seguenti risultati:
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Esperienza 12•. - Adoperai per questa. esperienza. 20 provette c~n 10 eme. ciascuna di acqua del Tever& filtrata e sterilizzata che, a. quattro a quattro, ininquinai coi soliti germi, usando rispettivamente 1,. 5, 10 gocce, della sospensione batterica, e 2 anse di coltura in aga.r.
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Tutti questi risultati, come si vede, erano soddisfacenti. Però mi accorgevo, man mano che proseguivo negli esperi;m.enti, delle difficoltà che spesso si incontrano nell'usare quantità. cosi piccole d'acqua. in rap· · porto alla. loro sterilizzazione. L 'impiego necessario di soluzioni ridotte per avere la. relativa quantità di bromo, i molti maneggi resi necessari, la. difficoltà. di agitare bene il liquido dopo la. bromizza.zione, potevano qua.lo~e volta. dar luogo a risultati negativi che for~e si sarebbero impediti operando in grande. Volli quindi ripe.. tere l'esperimento usando due litri d'acqua., in uno de1 qua.li introdussi 2 eme. di sospensione batterica. del oolibacillo, nell'p.ltro 2 ome. di sospensione batterica. di colera e tifo. Un terz"l litro volli anche !asciarlo tal quale, previe. però filtrazione. Trattai con brome e
390
L.A. STERILIZZAZIONE DELLE .A.CQU'm
neutralizzai nel solito modo tutti tre i litri, e per la. conoscenza dei risultati, presi lO gocce di ciascuna acqua. e le misi in brodo ed in termost ato a 37°1 e con cmc.l, O, 3, 0.1 di -::iascuna feci colture a. piatto in gelatina. E cco il risultato delle due esperienze: E spenenza . 1 D. ~• 23 clic.
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PER :MEZZO DEL BROMO
***
391
Nelle esperienze coi batteri patogeni come con quelle precedenti sull'acqua naturale del Tevere, più volte saltò agli occhi questo fatto che cioè l'azione battericida del bromo sta in relazione col quantitativo dei germi che trovansi nell'acqua da sterilizzare, in altri termini che vi è un limite nel contenuto batterico oltre il quale il bromo cessa di agire quale battericida, o . per lo meno si mostra incerto nella sua azione. Qualche dato in proposito lo avevo avuto anche nella prima serie di esperienze con acque naturali. Volli pertanto anche a proposito dei bacilli patogeni, con acque artificialmente inquinate, cercare (ben inteso nei limiti approssimativi) quale fosse a un dipresso questo quantitativo. Troppo luugi mi avrebbe portato questo tentativo, se avessi voluto studiare separatamente ogni singolo bacillo. Studiai quindi il fenomeno complessivamente, e, a tale scopo, preparata nel solito modo una sospensione batterica di colera, tifo, colibacillo in 100 eme. di acqua del Tevere filtrata e sterilizzata, usando un'ansa di coltura in agar fresca per ogni bacillo, e lasciando in termostato a 37° per 24: ore, inquinai 30 Erlenmeyer contenenti ognuna 100 eme. di acqua del Tevere filtrata e sterilizzata con 1, 2, 3 ecc. gocce della medesima rispettivamente alla 1\ 2\ sa, ecc. boccetta. Contemporaneamente feci con diverse quantità della sospensione batterica delle colture a piatto in gelatina per avere un'idea del numero dei germi contenuti in una goccia, per potere poi calcolare il numero dei medesimi rispetto alle Erlenmeyer, nelle quali, ad onta del bromo, si fossero sviluppati i germi. Per avere un criterio sulla. sterilizzazione o no delle singole Erlenmeyer, prelevai da ciascuna una quantità. uguale di acqua (l eme.) che introdussi in altrettanti tubi di brodo.
392
LA ST E RILIZZAZIONE DELLE ACQUE
Il computo delle colonie sviluppatesi nelle colture a piatt o mi diede per la sospensione batterica. 373 1865 germ i per goccia. E sperienza 16". NUMERO
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393
PER XEZZO DEL BROMO
Come si vede l'azione del bromo fu perfetta fino al 27" saggio, ad eccezione del 14" pel quale il risultato negativo è da attribuirsi a qualche imperfezione sperimentale. Per i liquidi contenenti 27, 28, 30 gocce la sterilizzazione fece invece difetto . .Moltiplicando ora il numero dei germi trovati in una goccia. della sospensione batterica, si avrà rispettivamente 10,094,355 ; 10,468,220; 11,215,950 germi non distrutti dal bromo. Per meglio dimostrare il fenomeno, era però necessario ripetere ancora l'esperienza, stando però nei limiti compresi fra il 26° o il 27" saggio ed un 35" saggio riferentesi cioè a 35 gocce. Preparai allora una nuova. sospensione batterica cercando di mettermi nelle medesime condizioni di prima, ed inquinai nel solito modo 10 Erlenmeyer. Il computo dei germi per ogni goccia della sospensione batterica, e calcolato all'S• giorno come nel precedente esperimento, mi diede una media di 492,836 germi per goccia. Esperienza 17•.
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394
LA STERILCZZAZIONE DELLE ACQUE
Moltiplicando ora il numero dei germi contenuti in una goccia della sospensione batterica per 27, 29, 32, 34, 35 si hanno i seguenti valori: 13,305,572; 14,292,244;. 15,770,752 ; 16,756,424; 17,249,260. Con ciò, senza pretendere di dare una legge generale, giacchè mille circostanze possono far variare certi risultati sperimentali, si può dire che a partire da 27 gocce, vale a dire da. un quantitativo di 13,305,572 in media, ai quali aggiungendo il 25 p. 100 voluto dal Mipul si ha la cifra di 16631965, la sterilizzazione ·c ol bromo è per lo meno dubbia nella sua azione.
*"'* Venendo ora alle conclusioni quali emergono dalle numerose esperienze istituite, debbo dire intanto in linea generale che il bromo nella proporzione del 0.0& p. 1000 come raccomanda lo Sohumburg è un buon mezzo di depurazione dell'acqua. Certamente anche qui non si può, come per tanti altri mezzi depurativi delle acque, esclusa la. ebollizione, dire che esso corrisponda sempre, senza eccezione, allo scopo. Vi sono molte circostanze, come abbiamo visto, che possono diminuire quest'azione: la quantità dei germi, la limpidezza o meno dell'acqua, il suo contenuto in sostanze organiche ed ammoniaca, la sua durezza. Nondimeno è certo che fra. i mezzi chimici, questo offre delle garanzie tali da poter essere con fiducia accettato nella pratica corrente, ma. specialmente in determinate circostanze, specie della vita militare, e delle spedizioni coloniali. Si può domandare quale azione abbia sull'organismo l'uso alquanto continuato del-
l'acqua. bromizzata, o per meglio dire del bromuro di sodio che viene a formarsi in seguito alla sua neutra.lizza.zione, ma, come è facile vedere, è tanto piccola
PER MEZZO DEL BROMO
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la quantità. che si forma di questi composti, che non è da temersi certamente alcuna azione nociva sulla salute. D'altra parte anche i caratteri generali, organolattici dell'acqua. così trattata, non subiscono che lievissime modificazioni, ed il sapore ne viene appena modificato e riesce tollerabilissimo non solo agli uomini, ma anche agli animali, come il cavallo, sensibilissimi a queste alterazioni di sapore, del che ho potuto convincermi dietro numerose esperienze. L'azione del bromo è poi sensibile non solo nelle acque comuni, ma anche in quelle paludose, fortemente inquinate. Lo Schumburg ha istituito una serie di speciali esperienze al proposito. Io ho creduto di potermena dispensare dopo che vidi gli splendidi risultati ottenuti su acque del Tevere torbidissime e fortemente inquinate, dopo aver la accuratamente fil tra ta. Lo Schum · burg si è valso a questo scopo di uno strato di arena alto almeno 15 cm. In quanto al modo migliore di impiegare questo metodo nelle speciali contingenze suaccennate, allo scopo di renderlo pratico, di facile maneggio, alla portata di tutti, è questione che può essere risolta con opportuni studi, e dei quali presentemente mi sto occupando. Per ora mi limito alla. sola. questione batteriologica dichiarando, a. mio modo di vedere, molto utile questo mezzo di depurazione delle acque. I corollari che ho potuto ricavare da questo studio sperimentale, sono adunque i seguenti: l • L'acqua che deve trattarsi col bromo, se torbida, deve essere accuratamente liberata dalle particelle estranee per mezzo di un filtro a.ncho grossolano; 2° La durezza delle acque, il contenuto in sostanze organiche sciolte e in ammoniaca, quando sono piut-
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Là STERILliZZAZI ONE DELLE ACQUE ECC.
tosto elevati richie.ggono l'impiego di una quantità di bromo leggerme-nte maggiore; 8° Analogamente si deve prooedere quando la quantità dei germi si suppone essere molto forte; 4o La durata della bromizzazione per 6-6 minuti, prima che si neutralizzi il bromo, è dimostrata suf. fìciente; però, all'atto pratico, non ·s arà ma1e protrarla. a 10 minuti circa; 5° I germi patogeni che sono distrutti dal bromo seguono la seguente scala discenden te in quanto a sicu· rezza di effetto: colera, tifo, colibacillo, piogeni. I genni sporificati, stando almeno alle esperienze col bacillo sottile, appaiono assai più resistenti. Roma., 20 febbraio 1901.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERt
RIVISTA MEDICA Cara delle fermeutaliloDlga• trlohe. - (Médecine moderne, n. 27, 1900).
A. ROBIN. -
Venne sperimentalmente dimostrato che il bicarbonato di soda amminilitraLo durante il primo periodo della di~estion e gastrica favorisce le fet·mentazioni. Neppure possiede una azione utile immediata saturando gli actdi ed impedendo così la loro azione irritante sulla mucosa . Pertanto per saturare gli aciJi ai possono impiegare degli altri alcalini, quali il carbonato di !:soda e la magnesia, che non banno l'azione eccilo-secretoria del bicarbonato ùi soda. Si potrà prescrivere la segue n t~ formula: Carbonato di calce precipitato gr. 1 Sottonitrato di bismuto . • 0,20 a 0,60 D 0,001 a O,C02 Cloridratro di morfina . . Magnesia calcinata . . . » 0,75 ad 1 gt·. Prendere tal polvere una sola volta in un po' di acqua quando il paziente percepisce sensazione di pirosi. Si puòassociare il bicarbonato di soda a piccole dosi al carbonato di calce ed alla magnesia e somministra re la miscela subito dopo il pasto. · Così ei prevengono e si moderano le fer mentazioni acide: Carbonato di calce precipitato. gr. 6 Magnesia calcinatH. . . . . . . . . n 4 Bicar bonato di soda . . . . . . . . » 4 Mescola e dividi in polveri numero 12. Da prenderne una in un po' d'acqua immediatamente dopo il pasto. L'uso dell'acido cloridrico pure non impedisce le fermentazion i gastriche; ciò venne dimostralo sperimentalmente e praticamente. Quanto all'acido lattico, esso r itarda e tal volta perfino impedisce l!! digestione e può provocare l'ipersecrezione gastrica e l'ipercloridria . Gli antisettici quali il naftolo-
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RIVISTA MEDICA
il benzonaflolo, il salolo ecc. oggidì caddero in abbandono.
Di essi le alle dosi sono irritanti, le piccole non posseggono alcun potere antasetlico e tal vota perfino accelerano le fermenta zioni. Pertanto l'autore consiglia di ricorre re all'antisepsi slomacale indiretta, che consis te nell'impedire l'azione dei fe rmenti figurali, senza ostacolare l'attività dei f~rme nLi solubili. A tele scopo egli consiglia tre rimedi: il fluoruro d'a mmonio, l'ioduro doppio eli bismuto e di cinconidina ed il solfo iodato . Il fluoruro d'ammonio viene impiegato nelle industrie della birra e della distilleria per arr·estare la fermentazione lattica , che esso impedisce alla dose di 1 p. 100. D'altra parte, i fermenti salubili della saliva, del succo gastrico, del succo pancrealico, cons ervano ug ualmente le loro proprie tà anche a contatto di una soluzione di fluoruro d'ammonio all't 0/o, che invece impedisce lo sviluppo del bacillo del colèra, dello stafilococco piogeno, aureo etc. A ciò si aggiunga la piccola tossicità dei fluoruri, i quali d' altronde non sono affatto tos s ic; se somminis trati a dosi Lerapeuliche. L'autore sommini~tra dopo colazione e pranzo un cucchiaio da brodo della seguente soluzione: Floruro d'ammonio da gr. 0,10 ad 1 gr. Acqua distillala. . . » 300 vale a dire da 1 a 10 centigrammi di fluoruro di ammonio nelle 24 ot•e. L'ioduro doppio di bismuto e cinconidina (eritrolo) e gli Io prescrive secondo la formula seg uente: Ioduro doppio di bismuto e gr 0,02 .a 0,10 di cinconidina. Fluoruro di calcio . . • 0,02 a 0,10 Mag nesia calcinala . . • 0,10 Sommiuistra tal polvere alla fine di ciaschedun pasto. li solfo iodato rende grandi servigi quando trattasi di fer-
mentazioni a tipo ga zzoso. Lo prescrive in polvere alla dose di 10 e 30 centigrammi pel'" pasto. La lavatura dello stomaco oggidi è ben decaduta dalla vo~a primiera; essa h~:t il grande inconveniente di disturbare la nutrizione sottraendo una grande quantità di residui alimentari quando viene praticata a distanza dal pasto, mentre a digiuno non rimedia punto alle fermentazioni che si producono dopo l'ingestione degli alimenli. Si dovrebbe per conseguenza riservare s ol-
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tanto pei casi di stasi da stenosi. I purganti cos lHuiscono uo' ultimo mezzo di antisepsi indiretta. L'autore consiglia l' impiego del zolfo: Zolfo s ublimato e lavato Magnesia calcinala . . ana g r . 10 Dividi in carte n. 6. Da prende1·ne una o due al giorno alla fin e della colazione o del pranzo. Oppure: Zolfo sublimato e lavato gr. 50 Polvere di t<an na • • • • 20 Essenza di arancio . . » 0,30 Scir·oppo di zucchero quanto bas ta per fora un'elettuario solido, di cui si prenderà un cucchiaio G. B. da caffè prima di coricarsi. E. BoiNET. - Aloe11l oerebrall da pneumooooohl.- (Reoue de Médecine, n. 2, 1901).
L'ascesso del cervello è una complicazione rara della pneumonite, e s u 43 casi di ascessi ce rebrali consecutivi a diverse affezioni del polmone e della pleura, studiati dal Conchon , non venne riscontrato che cinque volte. L'a utore dà una s uccinta dascrizione dei no ve s oli casi regis trati dalla bibliogra.fìa, dei quali due per sonali, per addivenire da ultimo a lle seguenti conclusioni: 1° Gli ascessi del cervello da pneumocco sono assa i rari ; nella letter atura medica se ne trovano registrati soltanto nove casi ; 2° Nel pus degli ascessi, il pneumococco è quas i sempr·e associato allo slreptococco od allo ~:~tafllococoo , soltanto in due casi si riscontrò allo stato di purezza ; 3° Tali ascessi sono ordinariamente multipli, ed ordina riamente il pus è verdastro, fetido, s pesso, molLo bene ineapsulato; 4' In sette casi venne trovato del pus a livello dei ventricoli intracer ebrali, p•·oveniente in tre casi dalla r ottura del rocolaio purulenlo, ed in tre da propagazione dello stato purulento m eningeo ; 5• Raramente la meningite consecutiva all'apertura di tali ascessi, piu di sovente trattasi di localizzazioni concomitanti della pneumococcia;
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6' Ordinariamente tali ascessi del cervello da pneumococchi sono consecutivi ad una pneumonite giunta od al periodo di risoluzione od allo stadio di epatizzazione grigia COD infiltrazione purulenla; in un caso, tali focolai purulenti in. tracer ebrali sopravvennero dopo una pneumonite lobular& catarrale di ambedue le basi polmonali; 7• Questi ascessi si sviluppano di preferenza nell'uo movet•so l'età media della vi tu, ne venne però osservato un casoa 6 anni ed uno a 56; s• I sintomi di tali ascessi variano secondo la loro sede, il loro volume, il loro numero, le lor o complicazio ni. Da principio, i segni di localizza1.ione cerebt•ale sono talvolta mollo netti, mentre l'esistenza di una recente pneumonile farà pensare ad una raccolta purulenta. La durata di t.nli a scessi oscilla in media d11. tre a cinque settimane. La loro diagnos i differenziale è talvolta mollo difficile basandosi soprattuttosull'anamnesi, la temperatura e l'evoluzione di tali raccoll& purulente; go Quando l'esistenza di tali ascessi è certa, o per Iomeno probabile, è consigliato l'intervento chirurgico. Occorrerà praticare una larga tr apanazione e delle numerose punture esplorative. Sovente accade che fenomeni di eccitazionedelle zone ner vose vicine e complicazioni concomitanti (quali meni n gite, rottura dell'ascesso nel ventricolo, trombosi, sintomi d'infezione secondaria, ecc.) impediscano di delimitar& la s ede, il volume, l'estensione del focolaio purulento con sufficiente chiarezza; iO• Bisogna inoltre pensare all'asce sso del cervelletto di ori gine pneumonica ; finora non venne riscontrato isolato. ma sempre coesiste nt~ con gli ascessi cerebrali. In simili· casi, la sindrome cerebellare, pur tanto caratteristka, può passare inosservata come avvenne difatti in uno dei casi ci. lati dalla statistica suaccennata, G. B. A. RoatN e M. BrNET. - Le condlzlonl è la 41agqoatloa 4el. teneuo 4eUa tuberooloat. - (GtUette des Hdpita~a,
marzo 1901). Lo studio di quasi 400 malati ed oltre 1300 analisi fecero· ris ul\are agli autori un fatto importantissimo dal puqt.o di vista diagnostico e terapeutico della tubercolosi, giacché esso. sconvolg e tutte le idee finora in corso circa tal malattia_
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luratli genera lmente ~i ammelte che un lisico resptrt meno di un sano, e che i suoi atti res piratori e la s ua ematosi si abbassino tanto quanto maggior e é l'esteusione delle sue loca lizzazioni polmonari. Ora gli autori, dalle loro ricerche, rilevano che il ricambio respiratorio è molto piu elevato nei lisici che negli in dividui sani e ctò con uon g rande costanza, aveo:lo l'iscon tralo soltanto 1'8 p. 100 di eccezion i, venendo alle ~eRuen li conclusioni: t• La ventilazione polmonare cresce del IlO p. 100 nella donna, e dell'80,5 p. 100 nell' uomo; 2° L'acido carbonico esalato per chilo~ramma di peso e per minuto ~ i accresce dell'86 p. 100 nella do nna e del 64 p. tOO nell'uomo; 3° L'ossigeno totale consumato per chilogramma- minuLo cr esce del 100,5 p. 100 nella donna e ùel 70 p. 100 nell'uomo; 4• L'ossigeno assorbito dai tessuti ct·esce del 162,8 p. 100 nella donna, e del !34,8 p. 100 nell'uomo. Tale so!)rattività degli scambi respiratorii esiste anche nelle forme acute della malattia. Essa si manifesta in tutti i periodi della forma cr onica. tanto nel principio, come nei pel'iodi avanzati, e persis te fino agli ultimi giorni della ma· latLia. Essa s ubisce delle oscillazioni che mostrano un certo rapporto col progresso e col miglioramento della malattia. Il ma l di Polt. la tubercolosi ossea, la tubercolosi del te· sticolo, la pleul'ite tubercolar e, le adeniti tubercolari, presentano una sovratlività analoga degli scambi , men tre questa manca nella perilonite, nella meninp;ile tube Pcolare e nel lupus. Se nelle diverse malattie che si possono confondere con la tubercolosi polmonare, s e ne incontra qua lcheduna nella quale gli scambi r espir ator ii sono esagerati, tuttavia questi differiscono sempre per qualche circostanza da quelli della tubercolosi. L'esagerazione degli scambi r espiralorii, secondo gli autori, non rappt'esenta una difesa dell'ot·ganismo e ~neppure una manifestazione dell'attacco bacillare, poichè si rileva prima dell'invasione bacillar e in tr e quarti circa dei discendenti da tubercolosi. Invece nelle infermità antagoniste alla tisi, come l'artritis mo, gli scambi res piratorii sono al di sotto del nor· male. P ertanto tale esagerazione degli scambi res piratorii costituisce una delle condizioni del terreno della tube rcolosi. L'altra condizione sarebbe la demineralizzazione o r ganica,
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che gli autori si ri pr omellono di spiegare in un'altra nota. Tali nozioni ricondurrebbero alla concezione ippocratica: La tisi è una consun.tione. È la consunzione prodotta dagli scambi respii·atorii più vivaci e la demineralizzazione che preparano il te rreno all'invasione bacillai'e. P erciò, se sara possibile riconoscere da bel p1•incipio gli indi vidui pt·edisposli alla tubercolosi, non bac;;terà tenerli lontani dallo specifico bacillo, ma occorrerà sottoporli anche ad una cura terapeutica ed igienica, <-apace di modificare i disturbi funzionali e nutritivi ~he sono condizione necessaria per lo sviluppo del bacillo. La tubercolosi polmonare, non sara effeUivamente e vitabile eh& rendendo l'organismo dei predisposti refrattario al germe della malattia. G. B. G. KLACZYCKI. -
prof. Fez. -
Clroa ll nuovo ••tratto antltl.tloo del (Wiene,. klinisclle Wochenschrift, n. 4,
1901).
L'autore ebbe a sperimf>n la re in numerosi casi, tanto n egli animali, come nell'uomo, l'estratto in parola, sempre con o ttimo risultato. L'estratto antitifico sarebbe ottenuto imm unizzando il coniglio mediante iiniezioni di bacilli del tifo, raeco· gliendo poscia le antitossine esistenti nei varii organi, q111ali milza, timo. midùllo spi nale. L'estt·atto viene somministrato nella dose di due cucchiai giornalieri fino al momento eh e si pr esenta la prima remissione; allora si comincia a somminisl!·arne un cucchiaio ogni tre ore, finch é la temperatura del mattino non scende sotlo i 38° i da quel momento se n~ amministrano soltanto l!·e cucchiai al giorno, e ci6 per tre giorni soltanto. La quantità totale dell'estratto consumato durante la cura, puoss i ragguagliare a 400 o 500 grammi Si possono anche praticare iniezioni ipodermiche mediante materiale derivato dagli organi immunizzati i queste r iescono sempre più efficaci della somministrazione dell'estratto per bocca, ma non vanno disgiunte dagli spiacevoli incidenti che sogliono accompagnar e troppo spesso le iniezioni di sostanze immunizza nti di qualsiasi specie. Concludendo, secondo l'autore: 1• L'estratto antilifìco del Fez è sostanza che agisce in modo specifico sul tifo addominale, manifestando una spie· cat.a. azione terapeulica ;
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2' È rimedio innocuo, ben toller·ato dai malati anche se somministrato ad alte dosi; 3° E buon m ezzo ausiliare per la diagnosi differenziale, a seconda che esso manifesta o meno la sua efficAcia; 4° Nel tifo addominale, oppol'lunamente somministrato, senza interruzione, rinforza il polso ed abbassa la temperatura; 5° Abbrevia la durata del tifo addominale, od almeno al tenua il decorso dello stesso; 6° Migliore sistema é quello di somministr•a•·lo per bocca, garantendosi cosi daJie spiacevoli sorprese date spesso dalle iniezioni ipodermicbe. L'intera cura non verr ebbe a costare che da f)O a 60 lire.
G. B.
ed U •uo •lgnlfloato dlagnoaUoo. - (.Wed. R ecord, gennaio 1901).
ABRAMS.- D a rUle•• o oar4laoo »
Circa tre anni or sono l'~:~utore ha descritto sotto il nome di riflesso cardiaco un fenomeno non rosi segnalato da a iLri
e che consiste in una contrazione del miocardio manifestan· tesi quando si fanno con un istrumento smussa to energiche frizioni in corr·ispondenza della r•egione pr·ecordiale. Questa contrazione è facilmente r-ilevabile con la radioscopia, se però sr ha l'accortezza di tenere lo schermo fluorescente in pros· simità della parete a nteriore del torace. Più tAI'di l'autore stesso ha avuto occasione di stabilire che la conoscenzt1 di questo riflesso presenta un interesse pratico inconteslttbile, potendo specialmente differenziare la dilatazione del cuore dallo spaodi.mento pericardico. Le frizi oni si fanno energicamente e pre ferrbilmente con un pezzo di gomma (possono servir·e i pezzi cii gomma in uso per cassa1·e); la contrazione miocardica è soprattutto manifesta nei fanciulli e nei soggetti con pannicolo adiposo e <:On rnusculature poco sviluppata. Molto variabile per ioten· silà, in alcuni è appena rimarchevole, in altri s i traduce con lo spostamento dei limiti del cuore per 25 millimetri da cias cun lato. Nelle maggioranza dei casi si mostra più pronunciata pel ventrroolo sinistro, che pel suo congenere; persiste più o meno per 2 minuti dopo che si cessa dalle fr·izioni ed in ·casi di dilatazione cardiaca il riflesso è più consider·evole. Va notato che un fenomeno diametralmente opposto si os$rva nel polmone; infatti la irr itazione artificiale dei tegu-
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menti del torace pr oduce dilAtazione polmonare, rilevabile anche senzu ricort•ere ai ral!gi Ronlgen, dilatazione, la cui intensità vat·ia in ra gione diretta del grado e della estensione della eccitazione cutanea. Le ft•izioni energiche limitate a lla regione precordiale bastano perché il polmone, dilatalo solto l' influenza delle medesime, venga a copr ire il cuore, in modo che la mattezza cardiaca res ti mascherata in gran pa rte dalla: ..risuouanza oolmonar e; ma ques ta dilatazione riflessa è transitoria, riprendendo 1l polmone in 2 minuti le sue dimensioni abituali. Suppongasi ora di avere un caso, io cui la percuss ione ùella r•egione precot•diale faccia r·ilevare l'aumento dell'are a di ottusità cardiaca, senza che si possa s tabilire con es attezza se questo sia dovuto a dilatazione del cuore od l'l span dimento pericardico. Se dopo aver fallo frizioni ener g iche alla località si lasciano trascorrere 2 minuti - tempo neces sario per la scomparsa del riflesso polmonare - e se s i no ta una dimin uzione oella estensione della ollusilA, se condo l'autore, si lralLa di dila tazione cat•diaca e non di essudato pe ricardico. Egli ~onsid e ra questo s egno come palognomonico, a ttribuendogli un valore di t={ran lunga superiore a quello, c he possono aver e i mezzi abituali di diagnosi differenziale tra le duE< affezioni in discorso. cq. R EMLINGBR . -Contributo
allo atu4lo del rUle..l tendlnel nella febbre tlfoldea. - (Re o. de méd., gennaio 1901) .
Stante la disparità delle opinioni circa lo stato dei r ifless i tendinei ne l decorso della febbr·e tifoidea , l'autore ha voluto portare il s uo contributo, desunto dalla esplor azione giornaliera dei m edesi mi in 96 dotienenterici. Egli ha trovato che se la diminuzione o l'abolizione dei riflessi rolulei no:-~ ha alcun valor e pronos tico nella febbre ti· foidea , la esager·azione invt)ce é un indi.zio di malignità d ella infezione, r·iscontrandos i specialmente nelle forme alassiche ed in ryuelle atasso-adinamic:he. l n fatti la mortali la dei tifosi sludi11li é stata del 25 p. 100 quando i rillessi rotulei s i addimos travano esa gerali, 1'11,76 p. 100 qlllando e rano diminuiLi il 10,34 p. 100 quando abolili, il 9,09 p. 100 quanJo nello sta lonormale. Il clono del piede coes isteva 16 volLe con la esagerazione dei riflessi r otulei, 2 volte con la diminuzione e 2 volte con
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lo stato normale. La dissociazione s arebbe s piegata dall'autore col fallo, che la trepidazione epilettoide é un fenomeno di orig ine muscolare (secondo vuole la scuola tedesca), me ntre il riflesso rotuleo ha la sua origine nella stessa midolla. giusta la opini0ne dei classici. Ed a proposito del clono del piede va pure notato che in 8 casi desso é comparso al momento della d efervescenza febbrile, coincidendo in 2 casi con i su· dor·i profus! e con la poliuria; pare dunque che qua lche volla poFsa avere il significato di un fen omeno critico. La morta· lità nei tifosi aventi la trepidazione epilettoide del piede é stata del 28,57 p. 100. La p ercussione del tendine di Achille ha provoca to in 3 malati il clono del piede intensissimo e l'autore propone di chiamare questo s intomo t repidazione epilettoide achillea. Ques to dono particolare in 2 ca~i coesisteva con la esagerazio ne del riflesso achilleo, in un caso con l'abolizione del lo stesso ; si avrebbe per ciò una dissociazione analoga a quella riscontrat.n tra la trepidazione epilettoide volgare P.d il riflesso patella re. L'autore ha pure riscontrato in 2 ca s i un fenomeno non ancora descritto , e cioè, la trepidazione degli alluci cons ecutiva alla percussione del tendine r otuleo; in questi malati tutti i riflesst tendinei erano e sagerali. Egli seg nala pure un altro fenomeno, il riflesso rotuleo contro-laterale, cioè, la produzione del riflesso r otuleo dai due lati quando si percuote il tendine dj un solo a r to; però i movimenti di estensione della gamba sono sempre più marcati dal lat<> ove si fa la pereussione. Anche questo fenomeno fu osservato in 2 malati, nei quali i riflessi in generale e quelli patellari in particolar e ~rano molto esagerati. cq. J . GABRILOWITSCH. - Bulle emottld nella tuberooloal polmonare a 4eoono oroDloo. - (Berl. klin. Wochenschr., 1900).
Non tenendo con lo di quelle emorragie capillari transitorie ehe abbisognano appena di cura, vi sono altre due specie di emottisi che decorrono in modo seulo e subacuto. Le prime -conducono qua~i sempre ad esito letale, spesso in brevissimo tempo, venendo emesse quanlHà veramente straordinarie di sangue. talvolla fino ollre 3000 centimetri cubi. Nei cas i a ~eco rso subacuto ltt quantità di sangue emesso è talvolta non minore, ma le emorragie avvengono a poco a poco e, tra le une e le altre vi sono dei periodi di pa usa più o meno lunghi.
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P er quanto rigaat·da la terapia l'A . raccomanda di somministr·are, subito do po l'emorragia e per quallro settimane consecutive, l'et-tratto di hydrastis Canadensis, secondo le nor m& seguenti: nei prim i 14 giorni , trenta goccia tre volle il giorno; nella terza sellimana, la stessa dose due volte il giorno, ed una sola volla il ~iorno nella quarta. Even tualmente, nei s uccessivi 15 giorni, si possono ancora somministrare 30 gocce, due o tre volle la settimana. Il solo inconveniente del rimedio è di produrre qualch& volt.s stitichezza, che a llora bisogna combatte re. E. T. SERGENT. -La 4tazoreaztone 41 Ehrlloh nel v&luolo. -
(Le
Bulletin Métl.ical, febbra io 1901). È noto come la diazoreazione consista nella reazione colorante data dalla combinazione d'un derivato diazoico (acido solfanilico) con d·e lle sostanze organ iche ancora indeterminate, esistenti in t.slune urine. La lliazor eazioue, messa in evidenza da E hrlich ne l 1882 nelle orine dei tifosi, non venne
mai r:iscontrata nell'orina di per sone sane. L e malaLLie nelle
quali venne r iscontrata souo diverse, ma finora nessuno l& a veva sistematicamente ricer·cata nelle orine dei vaiuolosi. L'autore lo fece impiegando la tecnica indicata da Engel, adoperando due realtivi antecedentemente prepurali allo scopo Il primo compr ende : Acido solfanilico . . . . . grani 5 Acido cloridr•ico concen trato . • 10 Acqua distillala . . . . . • 1000 Si aggiungono 5 c. c. di questo primo r eagente ad un egual volume di orino. da esaminar e, e si uniscono alla mis tura cos' ottenuta due goccie del seguente secondo reattivo: Nitrato di soda . . . . . . gr. 0,50 Acqua distillata . . . . . . » 100 Si agit.s il tu\to in una provetta in modo da produrre della schiuma che di sove nte presenlasi biancastra o leggermentegia lla. In seguito si versano uno o due cent. cub. di a mmoniaca. Quando la reazione è positiva, il liquido diventa rosso, e rossa la spuma. Questo ultimo segno è il solo caratter istico. L'autore ricercò con tal metodo giornalmente la diazoreazione in 53 vaiuolosi, ed ebbe ad osservare la medes ima, durante l'eruzione, positiva in 9 ca si, negativa in 2; dUI·aole iL
·.
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periodo suppurativo, positiva in 32 casi, negativa in 4 ; durante il per iodo di essiccamento, positiva io 9 casi, oe ~-:aliva in 42. ' In due dei tre casi osservati che finirono con esito letale, le diazor eazione disparve bruscamente, ci6 che altri os ser· vatMi antecedentemente rimarcarono in cas i di tubercolosi e di risipola ter minati in modo letale. Per tanto la diazoreazione essendo quasi costante nel corso del vaiuolo in piena evoluzione, l'autore reputa che essa possa costituire un ele· mento di diagnostica differenziale fra il vaiuolo e la v&ricella, essendo stato pr ovato come quest'ultima , in via generale non presenti la diazoreazione. G. B. G. APPtNG. - Un ouo 41 •ettloem.l& orlptogenetloa gua-
rita ool IJlero anU.taaJ.oooooloo. - (Petersb. mecl. Wochenschr., 1900, n. 13). Circa due settimane do po aver superato un'angina, un medico ammal6, tra brividi intensi, di un'aiTezione caratterizzata da febbre intermiLteote, e in sette giorni si manifestarono i sintomi di una nefrile parenchimatosa. Si fece diagnosi di setticemia criplogenetica e di nefr ite settica. Lo s tato dell'infermo aod6 a poco a poco ag gravandosi nelle tre settimane successive, le forze decaddero, la nutri· zione s'era fatta impossibile a motivo della nausea e del ve mite,. Fu allora iniettato, per tre giorni consecutivi, lo siero aotistreptococcico senza alcun eff~tto sul decorso della malattia. Finalmente s'iniettarono 10 centimetri cubi di s iero antistafllococcico; e gié un'or a dopo l'iniezione, la temperatura era scesa di 2<> senza abbondante diaforesi e il paziente ac· cusava un senso di benessere. La stessa dose di siero fu poi iniettata gior nalmente, in modo da raggiung~re , in complesso, 50 centimetr i cubi. La temperatura si mantenne ap· pena sopra la normale, il senso di benessere generale anci6 aumoota ndo rapidamente, e in breve tempo diminul l'a lbumina nelle orine. Non è possibile il contestare che, in questo caso, la gua· rigione si dovette all'uso del siero antistatllococcico. R. T.
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Sindrome paranotoa e Uo aerofagtoo nello stato prodromloo della. demenza parallttoa. - (Rioista di pat. nero. e meni., fase. l V, vol. XXVI).
LAMBRAN ZI . -
La osservazione dell'autore tenue a dimostrare come, sebbene lo studio della demenza paralilica sia completo, pure possono aversi casi assai lenti e mendaci nel periodo prodromico, nei quali se fosse stato tenuto in debito conto un segno da poco posto in evidenza, si avrebbe potuto enticipar·e il g iudizio d i a~nosLi co definitivo. Una inferma, dì 51 anni, ricoverata nel manicomio nel 1895 con la diagnosi di paranoia, tre anni dopo fece rilevare le prime manifestazioni della demenza paralitica; osservata dall'autore nel 1900, questi potè for mulare la diagnosi di questa ultima infermità nel per iodo di stato. Ma la donna aveva presentato e presentava ancora un s intomo speciale, la degluti~ione e la er uttazione d'aria che Pitres pel primo ha messo io rapporto con l'isterismo. L'aria, secondo fu spiegato il sintomo, può venire dal polmone o dall'ester no. Nel primo e<~so una certa quantità della stessa viene arr·eslata a principio della espirazione nella cavità farin go- esofegea, i cui orificl r estano chiusi dalla contra zione combinata dei muscoli del velopendulo, della glottide e della base della lingua; una brusca contrazione dei costrittori della faringe scaccia l'aria accumulata, che sfugge sotto forma di er uttazione farin go-esofagea, più o meno sonore par le vibrazioni impresse alle pareti circondanti l'orificio supero-anter·iore delle cavità. Che se poi l'orificìo boccale non s i ap1·e B tempo opportuno, allora l'aria è compressa e ricaccia ta in fondo all'esofago, sicché passa nello stomaco e quivl accumulatasi in quantità sufficiente, viene poi emessa come eruttazione gastrica. Se l'aria poi proviene dallo esterno, la deglutizione della stessa è preceduta da uno sfor zo d'aspirazione l<'racica ; per la chiusura della glollide si esagera il vuoto inlraloracico, ne cr es ce la pressione negativa, l'esofago tende a trasformare il suo lume virtuale in rea le, provocando un richiamo d'aria esteriore. l n tanto cessa l'aspirazione toraci ca e l'aria rinchiusa
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nella ca.viLà faringo-esofagea può essere espulsa immediatamente fuori o pure ricacciata nello stomaco, come nel caso precede ole. O bici notò il sintomo sopraesposto in un individuo isterico con varie note degenerative; soltant0 nel 1899 Séglas lo se · gnalava in a ltri stati neuropatici e lo annunziava come prodr omo di demenza paralitica, chiamandolo tic aero{agico. L'autore, tenendo conto del fenomeno fisico e del fallo mentana concomitante; considerando che il sostratc anatomico dello stesso non sia riposto in un arco riflesso inferiore, ma in una anastomosi cor tico- spinale; d'altra parte pensando che le psicosi presumibilmente e la demenza paralitica certamente banno localizzazione corticale, ritiene il tic aerofag ico come un segno premonilorio. Desso osservato nell' infermo fin dal primo esame costituiva il primo anello della catena, che svolgendosi attraver so il delirio persecutorio-grandioso, doveva continuarsi con lo !.'lato attuale di paralisi progressi va. Concludendo, egli ammette quanto già era slalo notato, che, cioè, una vera e propria sindr ome paranoica può sostituirsi ai prodromi più volgari della paralisi progressiva e che il tic aerofagico può rappresentarne una delle ·manifestazioni iniziali. Questo sintomo non ha valore a ssoluto o patognomonico, giacché è stato riscontrato anche nell'isterismo ed in aUri stati psicopatici (iJee ossessi ve, delirio ipoconrlr·iaco, dclirio paranoide); però può a vere un valore st~meiologico relativo, pari a quello ch e si suole riconoscere 10 altri segni, come, p. es., un attaccco di emicrania oftalmica, una paresi oculare, uno stato nevralgico o vertiginoso, un !mutamento improvviso nel carattere o nella ~on dotta. cq.
DE PASTROVIcH e MoDENA. - Sopra un oa•o eU epUeula da trauma della regione prefrontale. - (Rio. sper. di .frenialria, vol. XXVI, fase. I V). Prendendo occasione da un caso di epilessia da trauma della regione frontale, studiato dal prof. D'Abundo e pii.t tardi ricoverato nel frenocomio di Reggio o ve morì per stato epilettico, gli autori ne riferiscono il r eperto ner.roscopico e fanno alcune considerazioni sulla pato genesi della epilessia tr auma· tica, non prive d'interesse pel pra tico. Mentre i casi di epilessia :Jacksoniana, dovuta a lesioni traumatiche o ad altre alter azioni delle zone corticali motrici,
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sono numerosi; mentr e si contano pure numerose osserva· zioni di epilessia parziale , convertitasi più lardi in vera e tipica epilessia generale con lulle le allerazioni psichicbe ca•·attt>r is tiche, é relativamente esiguo il numero dei casi di epil•'ss:.ia ~ener·a le consecutiva a tt·aumalismi delle r egion i exlrarolamliche ed in special modo dei lobi pr efrontali. Però dessi diedero sempre luo~o ad importanti considerazioni, sia per la genesi della e pilessia in genere, sia per interpetrare come una lesione localizzata in un'area , che si sa clinicamentee s pe t·imenlalme nte ess er del tutto priva o quasi di centri della motilita, riesca a crear e nell'ence falo le condizioni necessarie pet• lo sviluppo delle convulsioni generali. I ca si poi dovuti a lesione dei lobi prefrontali nei qut~li i fen omeni motori sono accompa!lnati del gt·andissimo arresto psichico. confet•mano sempre più che nei io bi fr·ontali avvenga l'associazione e la coordinazione di tutte le percezioni, pt·ocesso necessar ioper cnstituire e mantenere unita la personalità psichica dell' indi viduo. Gli fllllot'i dopo aver ricordati i cosi di quest'ultima categor ia riferiti dai vari autori, ne studrano le analogie col Cil~o loro. Anche in questo la prima e più manifesta conseg uenza del t1·a uma del lobo prefrontale fu la perdita od il notevole indebolimento di quelle facoltà ps ichiche, che si r ife riscono alla intelligenza ed al caratte re; le più alte funzioni della psiche adunque ris iedono nelle r·egioni prefrontali e la dissoluziofle della personalitA ra ppresenta il sintoma essenziale per la diag nosi di sede delle lesioni (Bianchi). Molte volle passati i sintomi più o meno gravi, nel soggetto s i nota la p~ r·dtta o la diminuzione d~lle facoltà psichiche; altre volte la epilessia si sviluppa più tardi, o sotto forma Jacksoniana, che poi diventa generale , opput·e fin da principio coi veri caratteri dell'epilessia genuina, eventualment.~ sostituita dH equivalenti. Caralleristica la compar sa della epilessia molto tempo dopo la lesione; nel caso r1ferito dagli a utori dopo 5 anni, negli altr·i cas i osservati dopo un periodo di· tempo vartabile dai 5-6 mesi oi 9 -10 anni (t). Cl) Il doli. Ventra ha rHerilo n el X Congres~o !Iella Società freniatrica italiana (Napoli, otto bre 18901 un ca."o, lo eu i dopo Il ~noi di una ferii~ d'arma da fuoco al la lronle coo penetrazionc del proiettile l'individuo eh bo il primo accesso rll cpilossla; 4 anni dopo il secondo cd In seguito gli accessi si fecero abituali .•~ncho Q\Jesto malato presentava un diletto delle lacoltà In tellettuali iD diretto rapporto col trauma.
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Qu6$lo fatto è interessante per la patogenesi dell'epilessia; desso fa supporre che i fenomeni convulsivi period ici non conseguono immediatamente alla distruzione locale di s ostanza, ma beosl siano dovuti a processi di lesioni anatomiche o funzionali , che si sviluppano secondariamente e che a Lbi· sognano di una lunga incubazione, onde raggiungano quella intensita nece ssaria pnr la comparsa della ef.lilessia. Or quali sono queste alteJ·azioni secondarie, che danno luo~o alle manifestazioni tardive delle crisi convulsive geneJ'slizzale Y J n un caso studiato dal pro f. Angiolelln si rinvenner o, oltre a g ravissime alterazioni istologiche ed intenso processo cicatriziale al punto della lesione, un processo Oogis tico interstiziale cronico di minore intensita, diffut<o a tutta la corteccia dei due emisferi, e s variate alterazioni islologiche in molle cellule di tutta la corteccia; sicché il dotto re latore ammise che la disintegrazione cellulare fosse la conseguenza del processo interstizìale e che tutte queste alterazioni rappresentassero la origine della epilessia. Invece nel caso degli autori i prodotti cicatriziali erano li· mila ti alla regione frontale destra nell'ambito della les ione; non esisteva alcuna alterazione interstiziale né nelle regioni rolandiche dello stesso lato, nè in altt·i punti degli emisfer·i. Però furono riscontrate alterazioni della sostanza c1·omatica nelle cellule, colorate col metodo Nissi, forma e disp()sizione irregolare del nucleo in moHi elemen~i cellulari. Ma quest& stesse lesioni sono s tate 1·iscontr ate i n tanti e tanto svariati processi, che gli autori nou sanno tino a qual punto s i possa ad esse attribuire un valor·e, tanto più poi che si hauno reperti positivi anche per sem plici alter azioni cadavet·iche (Barbact:i). Con questo non vuoi negarsi per la epilessia un subslrato di alterazioni cellulari; queste sono necessarie ed esistono, oome lo prova il fatto che si ebber o tanto nel caso degl i autori , quanto in altri casi allucinazioni dei sensi, che, secondo Tamburini, hanno origine nella corteccia cerebrale. Forse gli attuali mezzi d'investigazione non bastano a mettere in evidenza le condizioni morfologiche anormali. Ammessa un'alleJ•ata funzionalità di tutta la corteccia cerebrale, co ns e g uita per lentu propagazione del trauma frontale, è lecilo arguire che gli elementi tossici convulsivanti presenti nel sangue non furono vinti, come lo sarebber·o s tati in condizio ni normali, dal potere ioibilore dei centri superio!'i corticali; dunque la mancanza o la imperrezione di questa atti·
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vita inibiloria a vrebbe determinato le ma nifestazioni delle scariche convulsive. Nel caso riferilo dagli autori esisteva la pr edisposizione ereditaria individuale, dovuta all'alcoC>lismo del padre ed alle condizioni psicopatiche dal lato materno ; il trauma del cranio determinò la epilessia, ma anche s enza questo, qualsiasi altra causa avrebbe determinato nel soggetto le manifestazioni convulsivanti. Le cons iderazioni sopraesposte gli autori credono poter le fare anche per gli altr·i casi riferiti di epilessia traumati ca; é vero che per alcuni é stato detto non esistere la pr edisposizione ereditar ia, ma pur· troppo è risaputo quanto sia difficile l'avere sicure e s incere informazioni anamnestiche, massime trattandosi d'individui di poca o nessuna cultura. È per questo fallo che Kraepelin sostiene nel suo Trallato che come la epilessia essenziale, cosl la gran maggic>ranza dei casi di epi lessia consecutiva a lesioni del capo si sviluppi sulla base della degenerazione congenita, e che la prova precisa del r ap- _ porto intimo ed esclusivo tra lesione e convulsioni non si possa produr re che molto raramente. cq.
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F. Z~GATo. - Dl uno •peolale metodo 41 oura nella pollartrlte reumattoa aouta. - (Gauetla degli ospedali e delle cliniclte, n. 18, 1901). L'autor e, in un caso di reumatismo a r ticolare acuto , con preponderanza dei sintomi morbosi al ginocchio destr o, dopo <l'aver sperimentata senza successo la medicazione salicilica e le iniezioni ipoder miche r ipetute di cloridrato di morfina, pPos6, per sollevare il malato dai dolori, di prol!edere all'estrazione del Jjquido accumulato nel ginocchio, attribuendo la causa principale dei dolori che provava il pa ziente, alla distensione della capsula per l'essudato. Con le più grandi precauzioni antisetliche infisse l'ago di uoa siringa da iniezioni sollocutanee a livello del punto ove la fluttuazione sembrava più notevole, aspira ndo consecul i· vamente sessanta centimetri cubici di un liquido chiaro, as-
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~olu tamente inodor o e che pel suo colore ricorda va l'olio di oliva. l dolor i diminuirono mano mano con lo s vuotal's i del CU\'O articolar e, per scomparire completamente a lla fine dell'intervento ope r ati vo. PPrò prima di ritirar la cannula, l'autore iniettò nell'articolazione una soluzione antisettica, per influenzare diretta m e nte il processo morboso, e non avendo sottomano che dell'flcqua fenicata al2 1/ 1 p. 100, ne iniettò un c~ nlimelro cubico . T olto dopo di ciò l'ago, potè constatare come il ginocchio avesse subita una notevole diminuzion e di volume, m e ntre gli si poteva imprimere qualsias i movimento senza che il malato accusasse il me nomo dolore. Pet' evitare la ri pr oduzione del liquido, ordinò il massaggio e degli impacchi umidi all 'acido salicilico. L'indomani ser a trovò un le~g iero grado di paslosità, accennante alla pre~e nza di lieve quantità di s ie ro nella giuntura, ma non esis tevano piu dolori, e n ello spazio di tre a quatlro giorni disparvero tulli i sintomi morbos i del ~inocchio destro. P oco te mpo dopo, a sua voi ta, amma lò il ginocchio s inis tro, che sottoposto allo stesso tra llame nlo, permise all'articolazione ùi ri pr enu e1·e rapidamente il suo a ~petto nor male. L'autore opiua cbe il s uo processo, pur rappresenLando un mezzo cut·ativo puramente sintoma tico, mer i ti di prender posto nella tet•apia del r eumatismo poliarlicolat'e acuto . P er evitare l'infezione de lla cavità articolare, raccomanda l'uso ui una cannula m ollo finr., la cui puntura viene oblitet·ata dall'elasticità stessa dei tessuti. G. B.
e LA VISONI. - Le: lolezionl totraaraonoldee 4l oooalna. - (Annal i di med. nao., ottobre 19001.
P&STEGA
Il dott. Pastega, medico di l• classe della R. marina e il dott. Lavisoni, secondario all'ospedale civile di Venezia, hanno pubblicato una relazione sull'esito !3iugolo e complessivo di 42 operazioni, eseguile eia! dott . Guido Cavazzani, pr·imario dell'ospedale civile di Venezia, sotto l'anestesia cocainica ottenuta mediante iniezione nell'ar·acnoiciealombare. Dall'esame dei fa\ti es posti gli AA. sono slati tratti a de lle conclusioni assai favorevoli per questo nuovo m etodo, ed in una aggiunta, nella quale vengono riportati altri 33 a tti operativi compiuti nelle stesse condizioni, dico no che il metodo in ciiscorso non ha mai dato luogo ad inconvenienti, salvo qualche conato di vomito, e più raramente vomito, qualche leggera febbre e
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-cefalea, che, solo io numer o ris tretlissimo di casi, sj continuarono, rimettendo gradatamente, fino al giorno successivo a quello dell'operazione . Non é qui il caso di entrare in discussione sulla bontà, praticità e ulilila di ques to nuovo metodo di anestesia, ma non sarà del lutto privo d'interesse I'iport.Are l'opinione di taluni chirurg hi, che ne ban'lo fatto l'espet·imenlo, tanto più che, secondo alcuni, esso sarebbe destinato a portare una grande rivoluzione in chirurgia col permettere all'operaloi'e una riduzione nel numero degli as sis tenti e col fare degli operandi tanti Maroncelli, che assis tono imperter riti alle più gravi operazioni compiute su di loro. Il Bier, che per il primo lo introdusse nella pratica chirur gica, compì operazioni sulle estremità inferiori in sei pazienti, con iniezioni di 5 a 10 milligr. La tecnica da lUI seguita e che è stata poi adottala anche daglì alli·i é quella stessa usata da -Quincke per la puntura lombare. La cocaina si diffonde nello speco vertebrale e si pone in contatto colla superficie del midollo e dei nervi spinali diluendosi nel liquido cefalo-rachidiano raccolto nella guaina aracuoidea, che s i allarga a g uisa di serbatoio attor no alla coda equina , inducendo in brevissimo tempo i suoi effetti analgesici. Il Bier osserva che pet• quanto le operazioni eseg uile solto l'influenza della cocaina, somministrata in tal modo, fossero poco o nulla dolorose, i dolori sopravvenuti in seguilo superarono quelli soliti a provars i dopo un anestetico generale e furono generalmente a cco mpa~nali da sintomi spiacevoli, quali la tachicardia, l'eccitamento al vomito e violenti dolori di testa che dura.rono parec<!hi fZio rni. Più Lardi lo stesso Bier e l'Hildebrand, suo assis tente, vollero pagare di persona il tributo a questo nuovo metodo esperimentandolo su lor o stessi e trovarono che piccole dosi (5 milligr l di cocaina erano s ufficienti a rendere .analgesica la parte del cor po situata al disoll•J del luogo dell'iniezione e che dosi più for ti producevano l'analgesia dt lutto il cor po, eccettuata la testa. Riman ~ va pu1·e integra la sensazione tal· tile delle articolazioni del ~inocchio. Ambedue soffr irono nausee, mal di testa e i~tupidimento, per modo che il Bier dovè star e in letto per 9 giorni e I' Hildebrand, per quanto sia stato obbligato in letto un solo giorno, si senti debole per 2 o 3 settimane. Allora il Bier volle sostituire la tropococaina ma ebbe gli stessi resultati: abbandonò quindi il metodo'
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nella pratica clinica, !o;eguitaodo gli espet'imeoli sopra gli animali. Il Saldowitsch e lo Zeider hanno sperimentato sopr·a cani ed banno impiegato la cocainizzazione sopra 4 pazienli per operazioni s ulle estremita inferiori. Essi concludono che tra le conseguenze può a versi ctilalazione delle pupille, br i vidi e febbre fino a 40°, in aggiunta ai fatti osservati dal Bier. D'altra parte il Kocher di Berna è caldo patrocinatore di questo metodo. Egli dice di aver fatta la disarticolazione dell'anca ad un bambino, il quale mostrò di sentire cosi poco dolore cbe durante l'operazione seguitò a mang iar e della cioccolata. Più tardi però il .ragazzo mori con sintomi di meningite . 1 rapporti più favorevoli su q•1esto s oggetto sono venuti dalla Francia. Il Tuffier ritiene che il metodo non sia in genere applicabile ai bambini , che non 11bbiano superato i 12 anni, ed ai soggetti isterici. Egli basa le sue osserva:.:ioni sopra 63 operazioni e segu ile senza un solo insuccesso. Ammelle che ne conseguano, qualche volla, senso di ambascia, vomito, febbr e, brividi e s udori, ma tali fatti, nella sua pratica, non destarono mai serie apprensioni. L'allievo del T uffìer , il Cado!, va a ncora più oltre ed afferma recisamente che il metodo non . ha né complicazioni nè con· troindicazioni ed è scevro di pericoli come è pronto, semplice e sicuro. Il Dumont nel Correspondenzbl. jur Sch.weizer Aer.:le (ottobre 1900) r iporta tre casi che lo hanno sconsiglìato dal continuarne l'uso. 1° Un paziente tisico fu operato di ernia ombelicale dolo· rosa. Dopo un'iniezione di 15 milligr•. di cocaina comparve un leggiei'o tremilo al piede; quindici minuti più tar·di, fatta una incisione sopra l'ernia, l'infermo provò un dolore cosi forte che fu n ecessario amminis trar gli dell'eter e. Per tre giorni dopo l'oper azione il paziente soffrì leggera febbre, insonnia, nausea e dolor di capo. 2" Fur ono iniettati 15 milligr. di cocaina per effelluare la rimozione d.i uno scirr o mammario in una donna di 40 anni. Anche in questo caso l'incisione fu dolorosa e si dovette ri· corr ere all'eter e . Ne segul dolor di testa, irrequietezza, febbre, nausea e dolor di caro. 3• La stessa dose fu iniettata in un giovane tuber•coloso per B!Jrire alcu·ni sem fistolosi alle jlambe L'anestesia fu suf· ficiente ma sei giorni dopo il paziente morì.
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Fot'se l'incisione mammaria ed anche quella ombelical e erano situate tr oppo in alto per fornire u11a buona prova della ulilita di questo metodo benché impiegando una d-ose piuttoslo for te, come fu in r ealtà, l'anestesia avrebbe <!ovulo estendersi fino alla nuca. Il Goilav nel Bullet. de la Soc. de Chir. de Bnkarest (ap.1900) afferma di e~sere st.ato indotto dalla sua personale esperienza a format'si del metodo ira discorso un concetto decisamente sfavorevole e a considerarlo più per icoloso dell'ammin istrazione dell'etere e del cloroformio. Egli riporla due casi in appoggio di questa sua asset·zìone. Nel primo una iniezione di cocaina, falla 15 minuti prima dell'amputazione di u oa gamba, fu seguita da sintomi di grave avvelenamento e, dopo un intervallo dì circa 20 ore, dalla mor te del paziente. Nel secondo l'operato fini per guarire dopo essere stato per tre ore tr a la vtta e la mor te. A m mette che questi suoi casi non costituiscano un'obiezione ossolut.a, perché i due soggetti erano assai progrediti in età e mostravano marcati segni di degenerazione senil e dei ,·asi sanguigni. l n ogni modo si crede autorizzalo ad i nferir ne che, quando esista artet·ite obliterante od arterio-sclerosi, la scelta dt fJUesto metodo di anestesia non si può considerare come felice. Cosi pur e lo ritiene controindicato nei casi di malattia r enate. Espr ime inoltre !'opinione che molte, più assai dì quel che non apparisca dai r esoconti, anche le iniezioni exlraspinali di tale sostanza abbiano dato luogo a decisi e spesso allarmanti stati di avvelenamento. Conclude affermando la. sua. contrarietà alruso della cocaina per le seguenti ragioni: Essa é più tossica dei suoi risultati, che non l'uso dell'etere e del clor oformio; può condurre a. legioni ed allerazioni di struttura del midollo e dei nervi; spesso fallisce nel produrre il grado di anestesia. necessario, diveuendo in tal modo causa di ritardi nell'operazione e di ot·gasmo prolungato da parte del paziente. Le iniezioni ìnlt•ospinali di cocaina non dovt•ebbero insomma esser e praticate, secondo il Golia v. che in due sole circostanze~ quando il chirurgo si tr ovi a dover eseguire un' opet•azione in campagna, senza alcuna assistenza, e quanto il pazient& si rifiuti in modo assoluto di pr endet'e l'eter e o il clor oformi o.
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Ferita del '9"8Dtrloolo •IDlatro gaarlta ooUa ••tura, oontrlbuto alla ohlrargla del ouore. (Centralblat t fu r Chirttrg., n. 7, 1900).
PAGENSTECHER. -
Uno studen te di 17 anni fu colpito alla regione sinistra del petto da un colt e llo appuntato come un pugnale. Rinvenuto dodici ore dopo al ferimento in gravissime condizioni, si fece una incisione sulla 5• costa e la resezione di un pezzo di cartilagine lungo 6 centimetri. Dopo dilatala la ferita nella pleura, fu allargata la ferita del pericardlo che era di due centimetri, fino a cinque centimetri e cosi fu messa allo scoperto in vicinanza all'apice una parte del cuore lunga tre centimetri e mezzo decorrente dal di dietro ed in allo, verso il basso ed in avanti. Si applicarono tre profonde suture con filo di celluloide e coll'ago di Hagedorn. I punti non attraversarono l'endocardio. L'emorragia si fermò dopo annodati i fili. La ferita del pericardio fu rimpicciolita con suture di catgul ed i fili condotti verso l'apertura del pericardio servirono di drenaggio. Nello spazio pleurale si era raccolto molto sangue. Il paziente guar i e i punti di sutura si staccarono poco per volta m ediante trazione. L'individuo fu licenziato con una piccola fistola. Due mesi dopo le condizioni del torace si trovarono ritornate alle condizioni normali. Pagenstecher dall'osservazione di questo caso trova occasione di far osservare ;che le piccole ferite del cuore spesso guariscono spontaneamente (purché non sia s tato colpito il centro coor dinatore situato nel setto degli atrii) quando il pericat'dio è pure ferilo. Conclude ìnoltre l'A. che i risullali operativi delle ferile del cuore sorpassano di gran lunga quelli della cura aspettante.
Tutte le opera:t.ioni che tino ad ora si sono eseguile si riferivano a ferile dei venlricoli . . Studiati uno per uno i singoli casi sino ad ora conosciuti, si deve riconoscere che il cuore é in modo straordinario tollerante ai maneggi chirurgici, che si lascia afferrare, comprimere e stirare senza che la sua funzione sia gravemente disturbata. L'A. da ultimo tentò sul cadavere· un processo operativo cbe a s uo parere corrisponderebbe a tutte le indicazioni. In questo pr ocesso si rialza e si rovescia in fuori lo sterno con 27
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una porzione dei suoi attacchi costali e si distaccano i cordoni che uniscono la superficie posteriore dello sterno col per icardio i così si guadagna maggiore s pazio per rag-giungere il cuore. In pratica egli non ebbe ancora opporlunita di attuare rruesto processo. c. p . ELSB!!:RG.
- Bulle ferite e sulla sutura del ouore. - (Cen-
t r alblatt jìl r Chi r ., n. 7, 1900).
Con una serie di esperimenti eseguiti sopra animali vivi (pet• la maggior par te conigli) Elsber g tentò di determinare l'estensione della lesione come pure il numero dei punti che pnò sopportare senza da nno il cuore di un mam mifero. La puntura prodotta dall'ago ebbe per effello una passeggiera aritmia, remorragia si mos trò più forte nei punti por tati alle orecchielle che in quelli applicali ai venlricoli, ma si fermò dopo breve tempo. l ili animali restarono in vita. Dalle ferite prodotte dal coltello s i ebbe sempre emorragia mortale quando esse sor passavano in luughezza i due o tr·e centimetri e non venivano cucite. Le suture al cuore s enza previa ferila furono ben sopportate ai seni ed ai venlricoli. Però è da notarsi che tutte le fibre muscola ri che vengono compresse dalla sutura si a trofizzano e sono sostituite da tes s uto connettivo. Le ferile del cuot·e larghe da 2 a 4 rom. si lasciano facilmente chiudere dalla sutura i nelle grandi ferile la sutura deve essere eseguita con grande celerità altrimenti l'animale muore dissanguato. Si può operare una specie di is chemia alla Esmarch applicando legature temporarie intorno alle orecchietle. Con ques ta specie di ischemia, come pure dopo una s ulura preventiva a borsa di tabacco si riuscì ad incidet·e estese parti del cuore e quindi cucire le s uperficie cr uenti. Anche questi animali cosi operati restarono per la maggior parte in vita. Applicando ilds ultato di queste esper ienze alla pratica chir urgica l'autore conchiude cho il chir urgo deve procedere aUa sutura del cuor·e quando vede che il paziente con fer ita a l cuore, peggiora nonostante l'ordinario trattamento. l punti d i sutura devono essere per quanto è possibile pochi o devon o applicarsi allravers ando il pet•icardio e le fibre superficjali del miocardio; l'applicazione dei punli de ve avet·luogo durant e la diastole. Però non lulle indjstintamente le fer ite del cuor e r ichiedono la s utura. È nolo ormai cbe anche grandi ferì t e del cuore possono guar ire senza locale lt·attamento. C P .
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RlVIST A DI OCULISTICA Dottori: Eo:o.tONDO TR OM BETTA e GIOV A NNI OSTINO, capitani medici. - X ••u•l e U loro oompen•o nel •ordo-mutl e nel oleobl . -(Annali d "ofta lmolo!7ia, fa~c. 4°, 1.900. 1irehioio ital i ano di otologi a, fa se. 3, 1900). Gli autori s i proposero tii risolvere il seguente problema: q uali sen si specifici si . compensa il senso Ji orientazione oggettiva quando manchi la vista o l'udito, che sono tanto e ssenzia li pe1· l'or ientazione stessa e per la localiz7azion e? • N ume r osissime sono le esperienze che gli a utori pralicat'ono s ui sordo-muti e sui ciechi di vari istituli di Firenze, relativamente all' acutezza visi va, al ca ro po visi vo, al campo di sguardo, alla sensibilità. luminosa, al senso cromalicoall"acutezza uditiva ed olfatti va, al sensotattile, ecc. ecc. ; ma singolarmente interessanti e del tutto nuo,·e son fJHelle relative alla sen sibilità sismestesica, che per la pl'ima volta figura come oggetto di ricer che scientifiche e che - come ~Zii autori dimostrano - ha un'importanza di pr imo ot•dine nelrorien tazione oggettiva s ia dei sordo-muti che dei ciechi. Ci è impossibile, per ragioni di spazio, il segui t·e passo passo gli autori attraverso i loro molteplici esperimenti, tutti di g rande interesse e dobbiamo limitarcj a t1·ascr·ivere le loro conclusioni, r imandando il leltore alla memoria ori!:inale che, sia detto di passaggio, fu riportata quasi per intero io uno d(:'gli ultimi fascicoli di un autorevole gior nale scientifico tedesco (A re h . (iir Oh rerthei/kunclf:): t• L 'or ientazione oggettiva dei sordo-muti si mantiene, quasi nor male, poichè, in difetto dell' udito e ntr·ano in fun· zione vicariante: a) l'occhio, il quale affina la s ua a cutezza, estende e perfeziona la sua visione perifer ica e la sua mobilità; b) l'olfatto, che diventa più delicato; c) il tatto, che si fa piu sensibile ai contatti, piu fin~ nel dillerenzia re d ue sensazioni contigue, e s viluppa, coll'educazione, una sensibilità specia le- la sismestesica - attributo delle forma:~.ioni ectodermiche degli animali inferiori, e che, nell'uomo nor male, s i trova allo stato potenziale o di late.nza; c A spese di
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2° L' orientazione dei ciechi si compie, malgrado l' assenza della visione, mettendo a contributo: a) l'aumentata acuità olfatti va; b) l'orecchio, la cui acutezza è aguzzata dall' esercizio e dall'attenzione, il cui campo uditivo si estende oltre misut·a per l'abnorme mobilità del padiglione e del capo, perfezion'ando la localizzazione dei suoni; c) il tatto, reso più sensibile alle eccitazioni anemestesiche, al differenziamento di due sensazioni contigue, ed ai fremiti vibratori di sorgenti di movimento collocate a distanza. Oftalmoplegta tabettoa. 2 gtlnnaio 1900).
GuTI!RIE . -
(Medical Press,
Davanti alla società Harveiana di Londra il dottor Gu.thrie presentò un caso importante per il modo col quale si era iniziata una tabe dorsale, e per le difficoltà diagnostiche presentate da questo s tesso caso in sull'esordire. L'infermo, un porta-lettere di s essanlacioque anni, sette mesi prima aveva visto prodursi r epentinamente la ptosi della palpebra superiore sinistra con diplopia incrociata e strabismo esterno. P er dodici mesi prima egli aveva sofferto di debolezza ed instabilità noll'anda~ura , vertigini e tremore della testa e del braccio destro. Due anni prima egli aveva avuto una specie di accesso convulsivo seguito da momentanea perdita di coscienza; ma questo accesso non si era più ripetuto da allora. Egli aveva avuLo un'ulcera seguita da bubone non suppurato e da forti dolori alla gola all'età di ventiquattro anni. L' infermo rimase in osservazione sei mèsi durante i quali i sintomi divennero meno accentuali, ma il globo oculare sinistro segui.t ava ad essere devialo in fuori come prima e non poteva essere portato in alto nè in dentro oltre la linea mediana. Recentemente anche il globo oculare destro cominciò a non potersi più muove!'e in dentro oltre la linea mediana, né in sopra; ma i suoi movimenti in fuori ed in basso rimasero inalterati. · Le pupille er·ano moderatamente contratte e reagivano poco o quasi nulla alla luce. L'accomodazione non poteva esse:re provata a causa della pel'dila di convergenza Il riflesso r e... luleo che esisteva sei mesi prima, andò scomparendo gradatamente. L'andatura dell'infermo era diventata più atassica ed il segno di Romberg era ora manifesto. La sensibililil era
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inallerata, trann e quella dei nervi ulnari al disotto dei condili dell'omero che e ra scomparsa. L'infermo provava qualche difficoltà ne l tratten ere· l'urina. Non vi erano dolori lancinanti. 11 dottore Guth r ie osservò che la diagnosi di tabe era ovvia quantunque sei m esi prima la prese nza dei tr emori e la man· canza di qualsia si sintomo definito della malattia, inclusi i dolori lancinanti, a veva no fatto sorgere dei dubbi intorno alla natur a del caso. Egli r ichiamò l'allenzione sulla frequenza della pa ral isi dei muscoli ocular i come sintomo pr eatassico. Tali casi di paralisi oculari ordinariamente cadono sotto l'osservazione degli oculisti e sono spesso curati con successo, o la paralisi guarisce sponta neamente, forse parecchi anni prima che altri segni della tabe appaiano. A. M .
Eatlrpaslone Ignea dell' ooohlo. - (Atti d ella Aeea demia di medici na di Par ig i, 1900).
PANAS. -
L'autore com unica, a nome di Laper sonne, un proces!:O di estirpazione ip;nea del globo oculare nei C8:3i di panofte~lmite .
Dopo la nar cosi cloroformica, Lapersonne incide la cornea in quattro senza esciderla; poi, quando il pus é uscito, introduce nella cavità dell'occhio il lungo coltello del termoca uterio scaldato al rosso, e questo viene portato circolarmente onde carbonizzare, dopo l'estra zione del cristallino, il corpo vitreo, la retina e la coroidea. Ciò fallo, si porta ~er l'ul tima volta la punta del coltello sul disco ottico e quindi, nella cavità scle rale vuotata, si inietta a più riprese una soluzione acquosa di sublimalo o di cianuro di merc ur io. La medicatura consiste nell'insuffiare polvere di iodoformio tra i quattro lembi cor nei e nel lasciare avvenire la cicatrizzazion e senza sutura " senza la fascia ovattala occlusi va. E. T. Dottori EDMONDO TROMBBTTA e GIOVA NNI OST INO, capitani medici. - Blatasmo e o&D&ll aemlclroolarl. Studio sperimentale e clinico. - (Clinica moderna, n. 4, 1901). Jn una comunicazione preventiva fatta all'Accademia di medicina di Torino (seduta del 7 dicembre 1900), gli autori avevano r iassunto le conclusioni delle loro esperienze sui cani, da cui r isultava che l'irritazione ampollaJ•e pr ovoca il
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nislagmo, mentre la distruzione delle ampolle lo sopprime : in questo lavoro gli aulori stessi espongono in modo par ticolareggiato e completo ..:li esperimenti sopt·adelti, tendenti a mettere in nuova luce i rapporti che esistono fra i canali semicircolar1 e i movimenti oculart. Ai risultati sperimentali si a~giun~ono qui i falLi clm1ci, onde provare la correlazione fra 1 detlì movimenti e il nervo vestibolare; e mentre il concetto pato~enelico del Trornbetla circa il mstagmo riceve piena conl't>rmo, v1ene adombrala dagli autori un'ardita teoria, confortala, del resto, da alcune prove sperimentali, <:he, cioè, il njstagmo s1a l'equivalente molorio della vertigine. R. G. Ooll. EDMONDO TROMBETTA, C8p1lt\no medico.- AmbUopla aloooUoa e ambliopia nlootinloa. - (Clintca moderna, n. 48, 1000). In questo lavoro, l'A. sostiene che è sempre possibile fare la diagnos1 differenziale fra l'ambliopia alcoolica e l'ambliopia nicotiruca, ba«aodol'i !IU alcuni punti di esame, di cui i più imporlanli sar ebbero: l'esame delle pupille, la determinazione del ettmpo visivo, e la ricerca dello scotoma centrale. Fra i 19 casi da lui studiati e raccoll1 in tre anm, egli ne riferisce lre, veramente l1pic1: il pr imo, di 'mbliopia alcooUco-nicolinictt; il secondo, di ambliopia nicotinica; il terzo, di ambliopia alcoolica, e ne melle io rilievo i caratler1 dif· ferenziali, passando poi a discuterne la cura, che non r itiene debba essere uguale nelle tre forme morbose. OotL. EDMONDo TROMAETTA, capitano medico.- L'..perlenu. dl Sobelner e le aue appUoaslonl pratlobe.- (Af'cltioio d'oflalrnolouia, fase. 3- ~. 1900). Partendo dall' esperienza di Scheiner, la quale ha per iscopo di valutare la refrazione sl8L1ca e il potere accomodalivo basandosi sul princ1pio dei circoli di d1ffugione sulla retina, l'A. dellcrive un suo apparecchio, cl.te riunisce le proprieL8 di un oft.almoscopio a r efrazione e quelle di un olLomelro, e col quale si può determinar e rapidamente la rerra· zione s tatica e dinamica, nonché provocare diplopia monocular e. Quest'ultimo fatto renderebbe vantaggioso l'oftalmo· scopio-oltomelro del Trombetta nella diagnosi medico-legale
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dell 'amaurosi monoculare simulata , la cui diftìC('lta più apparente che rea le consiste in ciò, che la maggior parte dei mezzi di sorpresa, non escluso quello del Graefe, non sono oramai più un segreto pei simulatori mediocremente istruiti. Dott. EDMONDO TROMBETTA, capitano medico.- I movimenti d•l bulbi ooularl nel neo-veggentl. - (Annali di oftalmologia, fase. 1' , 1901). In ques to lavoro, l'A. riferisce uu suo secondo saggio di educazione visiva in un neo-veggente, compiuto n ella Cii· nica oculistica del R. Is tituto di studi s uperiori di Fire nze, il cui risultato fu 'soddisfacentissimo. Egli però, in questo caso, si occupa di preferenza dei movimenti dei bulbi oculari, da cui prende il punto di partenza per stabilire le basi di UID nuovo ciclo educativo del senso oculare dello spazio, co1legando la sua teoria circa lo sviluppo della visione hino· cula.re con quella della coordinazione dei movimenti oculari. Nel caso riferito dall'A. esisteva pure uno spiccatissimo nistagno, che si dileguò gradatam e nt~ nel decorso delle fasi educative, confermando ancora una volla la teoria palogenica del Trombetta su quest'affezione morbosa ; teoria svolta ampiamente in precedenti pubblicazioni. Dott. EDMONDO T ROMBETTA, capitano medico. - Due oa•ldl laoeraslone della ooroldea. - (La Clin.ica ocuEistica, fase.. 1-2, 1901). L'A. r lfer·isce due storie mollo interessanti di due infermi da lui curati, in cui, o!Lre a d altre lesioni di mino1·e importanza , esisteva una lacerazione della coroidea, in seguito a Lraumatismo della faccia,. Trae profitto da questi caai per rliscutere la questione relativa alla genesi della lacerazione di tale membrana oculare, di mo~trando pr iva d'appoggio scientifico la teoria del contraccolpo. Do~L EoMONDù TRot\tBETTA, capilano medico. -
Anglosarooma del seno frontale. -(Annali di o(tal mologia, fa· scicolo 3, 1901).
È un completo contributo clinico ed anatoroo-patologico
circa un inter essa nte e raro caso di sarcoma periteliale del seno frontale destro studiato dall'A.; il quale ne trae argo-
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mento per discutere la questione relativa alla genesi ed alla strutlura istologica degli angiosarcomi. Il lavoro é cor redato da sei zincotipie nitidissime, di cu i quattro riproducono il reperto microscopico del n eoplasma in di verse sezioni. B. R.
Ceoltà per l'azaurro nella nefrlte lnter•tldale. - (Milnclt. mcd. Wochenschr ., 1901).
C. GnERHARDT. -
Nel 1897 Arturo Koenig a veva constatato che, s u 25 individui i quali presentavano cecità per l'azzurro, 14 erano affetti da re tinile albuminurica, 3 da r etinile sifl.litica, 3 da r e tinite centrale e 5 da distacco di r etina, e che io parecchi di tali casi, col miglioramento della r etinite, scompar iva pure il fenomeno morboso suaccennalo. Ora il Gherhard r ifer isce circa due casi di nefrite inter E . T. stiziale in cui esisteva pure cecita per l'azzuJ•ro.
Bloerohe &D&tomlohe e baHerloloslohe •alla oongluntlvlte traoomato•a. - (Arch ioio di oftalmologia, anno Vlf, fase . 1-12).
Dott. AooARIA. -
Le conclusioni che l'A. trae dalle sue ricerche sono le seg uen ti : ·Jo Il nod ulo lracomatoso, come ogni nodulo linfatico, è cos tituilo da uno. str oma e da elementi cellular i di due specie: la prima, cbe rap presenta la più gran parte del nodulo, è formata da elementi linfoidi d i dimensioni varie ; la s econda, é formata da cellule connettive, di cui alcune nor · mali, altre ipertroftche, in diversi s tadi. Il tracoma può e ssere consider ato come un pr ocesso infiammatorio cronico a focolai prodotto da una causa specifica , caratterizzata dalla produzione di noduli linfatici che, in seg uito 11 necr osi parziale o ad uno svuotamt~nto verso l'esterno più o meno completo, s paris cono, provocando una neoformazione connettiva con cicatrizzazione consecutiva nello strato adenoideo della congiuntiva. 2' L'A. fece delle ricerche batteriologiche iu 20 casi di tracoma e riusci 8 coltivare 17 volLe lo staphglococcus albus, due volle un micrococcus minutissimus, una sola volta lo 8lreptococcus, dieci volte il bacillo della :x:erosis. Queste r icerche fu rono falle nella clinica del prof. Hess a E. T. Marburgo.
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RIVISTA DI MALATTIEVENEREE E DELLA PELLE LANG. -
Le lDieztoDJ di prepar&tllo41ol oontro la •l8U4e. - (La Semaine médicale, n. 28, 1900).
Nei rari casi nei quali riesce impossibile la somministrazione dell' ioduro di pola~sio a dei sifilitici causa l' intolleranza assoluta dello stomaco per tal rimedio, ordinariamente si riesce a superare tale difficoltà mediante clis teri iodurati. Però talvolta accade che stante l' irrilabilita della mucosa ret· tale o causa l' incontinenza dello stìnter e anale, tal mezzo non può esser utilizzato. In tali casi il pt•of. Lang dell'Univer· si là di Vienna, amministra l' ioduro di potassio per via sol· toculanea se~·endosi della seguen te formula: loduro di potassio Cloridrato di codeina da gr. 0,05 a Acqua distillata . . . . . .
g r. 5 » 0,10 )) 5
Si iniettano giornalmente da uno a tre centimetri cubici di tal liquido che si avrà cura di riscaldare preventivamente perché non vi r imangano particelle indisciolle. La codeina rende tali iniezioni poco dolorose, senza os tacolare, in alcun modo, la r apidità d'assor bimento del rimedio. In altri casi, il Lang impiega, allo stesso scopo, un preparato di iodoformio cosi composto. Iodoformio . . . . . Vaselina liquida . . .
gr. 5 )) 6,50
Si pratica quotirlianamenle, oppure ogni due gior ni, una iniezione di mezzo ad un centimetro cubico di tale miscuglio. Da uUimo, lo stesso Lang, ottiene il rapido riassorbimento di certe infiltrazioni ghiandolari, specialmente di tumefazioni ganglionari, praticando vicino ad esse dell~ iniezioni sottocutanee di una debole dose di iodoformio in sospensione a l IO p. 100 nella vaselina liquida (un decimo di centimetro cubico al maximum). G. B.
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RIVISTA DI MALATTIE VE:-<EREE E DELLA PELLE
FOURNIER.- Dl&gnoal delle aUllldl uloeroae terzl&rle della
lingua. - (Journal de Médecine et de Chiruroie, marzo 1900).
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Tra le lesioni che possono essere comprese con le lesioni terziarie ulcerose della lingua, ve ne sono tre specialmente che meritano richiamare l'attenzione del pratico; sono le glossiti dentarie, le ulcerazioni tubercolari ed il cancro. La glossite dentaria ha per origine il contatto di una sca· brosità dentaria che determina un indurimento sotto forma di nodulo cbe può simulare completamente il sifiloma terziario ulcerato. Vi sono però segni chiari che permettono di farne la distinzione. Il primo é la circoscrizione della lesione in un punto ben limitato della lingua. Il secondo é il rapporto di Dia-à-D is fra il dente leso e l'indurimenlo della lingua. Inoltre la soppressione del dente è seguita rapidamente dalla guarigione. L'ulcera tubercolare presenta maggiori difficoltà diagnostiche. I caratteri sui q uali si può basare la diagnosi sono i seguenti: é dolorosa , in istato d'eretismo, e rende il con· tatto degli alimenti mollo molesto, ciò che é l'eccezione nella sifilide. P er altra parte essa é r efrattaria a qualsiasi cu rae, tranne alcuni casi eccezionali, no·n migliora con alcun trattamento locale o generale. Infine, esM coincide quasi sempre con lesioni polmonari più o meno a<!centuate. Eccezionalmente essa costituisce una 1esione precoce della tuoercolosi. I soli caratteri patogno, monici sono costituiti dai punti gialli di Trélat e dall'esame batteriologico. Ma questi punti gialli, che sono costituiti da seminagioni tubercolari, non sono costanti. Quanto alla ricerca dei bacilli, che avrebbe un così grande interesse, essa non dà risul tati positivi che assai raramente; di guisaché i risultati negativi, anche ripetuti, non permettono alcuna conclusione. Il cancroide presenta anche maggiori difficoltà diagnostiche. Vi sono però alcuni caratteri differenziali che si devono sempre ricercare per stabilire questa distinzione. Il cancro è costituito da un'ulcerazione situata sopra una massa neoplasica prominente. Talvolta però questa prominenza molto caratteristica non esitste più perché venne distrutta dall'ulcerazione e non si riscontra più che una specie di geode, cavilà di profondità variabile.
RIVISTA DI :MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
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La base é indurit.a; l'ulc~razion e è di cattivo a spetto, fca· staglia la, saniosa, con margini arrovesciali ; ma mentre questi segni non sono molto netti, ve n'ha uno di grandissima i m· port.anza: è quello che si può chiamare il gemizio sanguino· lento. Consiste in ciò, che se si comprime un po' la lesione e si asciug.a con una compressa o con un pezzo d'ovatta, s i vede s ubito uscire un po' di liquido roseo. L'ulceJ•azione s ifì· litica, al contrario, non sanguina. Si deve pur tener conto dei segni funzionali che sono mollo più pronunciati nel cancro. Questo è doloros.o, sopratutto sotto l'influenza della maslicazione o per il con !.atto dell'alcool; vi ba inoltre una salivazione più o:meno abbondante; so venti anche si no\ano dolori a ll'orecchio; segni tulli che non si ri· scontrano guarì nelle sifìlidi, a meno che la lesione sia molLo considerevole. L' ingorgo dei ganglii e la cachessia più o meno ra pida co· stituiscono ancora elementi importanti, ai quali si deve ag· giungere un punto relativo alla localizzazione della lesione: la sifilide non si presenta mai sotto la lingua, mentre che il cancro vi si stabilisce molto spesso. Un ultimo segno, infine, può, in certi casi, essere utilizzato: é la woltiplicità possibile delle lesioni nella sifilide, mentre il cancro è quasi sempre unico; il cancro duplice, in falli, co· stiluisce un'assoluta rarità. Ma non ostante tutti questi elementi di diagnosi, gli er· rori non sono rari ; soventi é difficile fare la diagnosi e fa· d'uopo allora ricorrere a!l'istologia ed all'esperimento tera· peutico. La biopsia, che é senza inconvenienti per il malato, ha molto valore in caso di cancro, ma richiede una grande pratica di quesLi esami e sovente si va incontro a cause di errore che anche gli istologisli più competenti non sempre evitauo. Quanto all'esperimento terapeutico, esso può essere molto u\i!e: si somministrano l' ioduro potassico ed il mercurio, ma sopra lutto quest'ultimo, ed a questo proposito, non ostante gli inconvenienti che gli sono stati attribuili, F ournier preconizza sopratutto le iniezioni di calomelano, ritenendo egli questo preparato un vero specifico delle affezioni ·s ifllitiche della lingua.
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RIVISTA DI TERAPEUTICA L. CORNELIO, farmarisli militari. - 8al1oUato ba.too 41 bl•muto. - (Bollettino farmaceutico, marzo i90J).
C. MARTINOTTI e
Segnalata la confusione che regna intorno al salicitato basico di bismuto del commer cio riguardo alla sua for mola di costituzione ed alla sua preparazione, gli autori, in base ad esper ienze da loro eseguite, traccia no la via per attener lo il più possibilmente stabile e puro, stabiliscono la formala del prodotto ottenuto, e ne fissano i caratteri precisi, cui esso deve cor r ispondere. Basandosi inoltre su deduzioni e saggi da loro praticati, combattono la possibilità, da alcuni autori e messa, che sal.e s iffatlo sia da considerarsi piuttosto un miscuglio che un sale neLlamente definito. M. C.
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L'euohiDIDa nella to••• oonva.lllva. - ( T!terap. Monatsh., n. 190).
C ASSE L. -
L'A. tentò l'uso dell'euchinina in un cer to numero di casi di tosse convulsi va, seguendo il consiglio del Noor de n, e somministrandola in a cqua zuccherata o nel latte. Le dosi, in principio, furono le seguenti: Ai fa nciulli dai 4 ai 7 anni 0,3 gr. pro die: ai fanciulli più piccoli, 0,15 gr.; mu non appena e~li si fu assicurato dell' ionocuità del rimedio, portò a poco a poco la dose fi no a 0,5-1,0 g r. al giorno, senza alcun danno per l'infermo quantunque se ne prolungas!ie l'uso per più settimane. Il giudizio dell'A. sul valore dell'euchinina si può r iassumere in questo modo: essa non deve considera rsi come uno s pecifico della tosse convulsiva ; ma è innegabile che riuscì utilissima io un buon numero di casi , specialmente in quelli c he decorser o senza febbre e senza complicazione. I n q ues ti ultimi non si constatò soltanto una favorevole influenza s ul numero e sulla violenza degli accessi, ma un abbreviamento della dura ta media della malattia.
E T.
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RIVISTA DI TEB APEUTIOA
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La paraldetde oome oalmante respiratorio. (The Lancet, n. 3942).
W. M ACKIE. -
!L'A. riferl già sei anni or sono circa la favorevole azione de] la paraldeide nel!" asma; e da quell'epoca in poi ha contin.uaLo ad ottenere con questo rimedio dei risultati oltremodo soddisfacenti. Ma la paraldeide riusl pure mollo efficace in stati dispnoici di altra specie, come risulta dalla r elazione dei due ca s i ora pu'bbliceli, il primo dei quali si r iferisce ad una donna di 34 anni affetta da nefrite cronica con edemi, dispnea, irre· quiet~zza e insonnia; il secondo, ad un'inferma di 50 anni, aJfelta da dispnea consecutiva a vizio valvolare. Il solo inconveniente, del resto comune agli altri rimedi, é che l'efficacia della paraldeide cessa con l'uso prolungato.
E. T. G. GRAUL. - OoDtrlbuto alla ooDOIOeDsa dell'avveleD&• mento da antlplriDa. - (Deutsche ~med. Wochenschr). I fenomeni di avvelenamento che t'A. constatò su se stesso ricordano quelli descritti dall' Immerwahr (Be 1"l. klin. Woehenseh1"., 1898, n. 34). Dopo l'in gestione di 1,0 gr. di antipirina, o di 1,1 gr. di migranina, sopravvennero starnuti violenti e ripetuti; poscia lep;giera angina , arrossamento edematoso e dolente delle estreme falangi delle dita, ansia precor diale accompagnata da brividi e da febbre, e finalmente continua saliva~ione, con forte tumefazione.delle lahbra, mentre la lingua presentava una spessa patina bianchiccia, e sul palato duro s'eran formate due vescicole dure e tese. Ne.! giorno successivo comparve su tutte e due le gambe un eritema maculoso polimorfo non pr uriginoso, e , ulteriormente, un eczema sulla parte posteriore dt1llo scroto, e un lieve edema del prepuzio. Al qua rto giorno tali fenomeni morbosi andarono dileguandosi a poco a poco, ma la guarigione completa non si ebbe che dopo una settimana. Che i sintomi ora descritti si dovesser o esclusivamente riferire all'antìpirina fu dimostralo dal faUo che essi si manifestarono di bel nuovo ad una seconda somministrazione del medicamento. E. T.
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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE ' : DE QuERVAIN . - L'erma da sforso. eale, n. 11, 1900).
(La semaine médi-
L'autore richiama l'attenzione dei pratici sulla origine traumatica dell'ernia, essendo che oggi le assicur azioni contro gli in fortuni sono in rapido aum8nto e molli Stati hanno r eso obbligatoria l'assicurazione per ~li operai (legge sugl'infortuni del lavoro). Dopo definita l'ernia da sforzo (er nia accidentale dei ted~ schi), ricorda i l!·aumatismi esteriori e gli sforzi capaci di determinar·la, facendo notare come non sembra che il traumatismo possa da solo spiegar e la formazione di un'er nia. Nella maggioranza dei casi fa d'uopo ammettere una causa anatomica predisponente, la quale é costituita o dal sacco preformato (per le er nie ioguinali persistenza del ca nale peritoneo- vaginale), o pure dalla prom inenza del peritoneo a livello de ll'anello inguinale inter no, accompag nala dalla dilatazione .del medesimo e dal difel\o di resistenza delle pare ti del canale (ernia di debolez.za di Kin gton). Però é stata ammessa anche la possibilità dell'ernia traumatica senza alterazione preesistente del periloneo, appoggiandosi sul fatto che si sono prodotte ernie da sfot•zo ancora dopo la cura r adicale, quando, cioè, il sacco era stato interamente asportato (Kaufmann). Le ernie inguinali esterne costituiscono la gran maggioranza delle ernie traumatiche; però possono essere di origine traumatica anche quelle crurali (Éonnet), ombelicali (Kauffmann), epigastriche (Wilzel). Nella formazione delle ernie in discorso si ba per complicazione sovente lo strozzamento, più di rado la contusione dell"ernia e la lacerazione del sacco, e più di rado ancora la rottura dell' intestino (Sicl,). Ora l'ernia da sforzo va considerata come un accidente nelle assic urazioni contro gl' infot·tuni? Alcuni dicono di no, perché ritengono che la formazione istantanea della medesima s ia impossibil e (Blasius) e che debba esser giudicalo ernioso ancbe chi ha la sola predisposizione anatomica, appor tando
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RIV ISTA DI MEDI OJ NA L EG ALE
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questa fatalmente l'er nia, inter venga o pur no un lt·aumatismo od uno sforzo (K ronlein). Altt·i invece oppon gono che non tutti coloro, che han no un piccolo sacco preformato sono predestinati a diventar e erniosi e perciò se sono colpiti dal· l'er nia da sforzo dt:bbono esser e indennizzaU (Kocher), per ché quest'uHima va consiaerata come un a cciden te, non ma i come semplice fa se della evo luzione morbosa (Kaufmann , Thiem). L'autore è di quest'ultimo par ere, essendo impossibile identificare la predisposizi<>ne all'er nia col fatto de lla s ua r eale esis tenza ; la predisposizione può restare latente per tulta la vita e perciò non è in ragione della evoluzione della malatti!l che l'individuo predisposto diventa ernioso sotto l' inJluenza del trauma. Eg li ricorda le disposizioni in vigore io Ge rmania, in Au· str ia, in Svizzera circa l e indennità per er nia da !:!forzo, mentr e in Francia variano le pratiche secondo le compagnie di a ssicurazione. Intanto come possono evitarsi gli abusi in simili quislioni? Il perito de ve procedere ad un minuzioso esa me di tutte le cause , cbe valgono a mettere in chiat•o la natura dell'er nia. Devesi anzitullo esigere che l' individuo s i faccia e saminare possibilmente subito dopo l'accaduto. I segni evidenti della origine tra umatica dell'er nia s ono il dolor vivo, tanto da far sospendere il lavor o a l s oggetto e consultare il medico, lo strozzamento dell'er nia . Lo s forzo deve essere di tal nalura da sorpass are quelli, c he l• indi viduo è costretto a fa r e nelle sue occupazio ni ordinar te, e dev'essere fallo specia lmente trovandosi cos tui in una fals a posizione, p. e s. con le estremità inferiori diva ricate (Berger). La lar g hezza e ccessiva del canale inguioale, specialmente se ha perduta la dir ezione obliqua; l'ernia m olto volumi nosa (più gr ossa d' un limone, Kaufmann); la irriducibilità della s tessa , senza che esista s trozzamen to e quindi per a ntic he adere nze del contenuto col sacco, sono segni, che fanno scartare la poss ibilit.A di un'er nia da s forzo. L'ectopia del testicolo s ta contro la esistenza di quest'ultima , sapeo1osi questa cond izione r a pprese ntare non so lo uua ca usa predis ponente , ma a ssociarsi all'e rnia bene sviluppata. La forma zione di un'ernia da s forzo bila ter ale farà. pronunziare il per ito con r iser va, perché é es tremamente rara la uscita de l vis cere simultaneamente dai due la ti ; cosi pur e desterà soapetto la coesis tenza di un'er nia o della s emplice predisposizione erniosa a l lato opposto, od anche l'età avanzata
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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE
del soggeHo, la sua incapacità a lavori faticosi prima che !!!ia avvenuto il disgraziato accidente. Alle volle il perito é interrogato se esisteva la predisposizione all'ernia nell'individuo. Se questi ha le pareti addominali normalmente conformate, non si può rispondere in modo catego~ico, meno che dall'allro lato non esista un'ernia ben sviluppata od anche interstiziale; se invece le pareti addominali sono flaccide , se il ventre é trilobato, se il lato sano ha una punta d'ernia, le risposta !:!arà affermativa; sarà invece probabile, se l'individuo appartiene ad una famiglia di erniosi. La risposta sarà pure molto delicata quando sia già stata praticata la cura radica:Je. Infatti un sacco sottile, senza aderenze col cordone, senza ispessimènto degl'involucri di ques t'ultimo, sta per un'ernia di recente data, traumatica o no; un sacco ispessito diffusamente, aderente col cordone sta per un'ernia di antica data. Lo ispessimento del peritoneo a livello dell'anello interno dimostra un sacco giammai abitato, mentre invece la lacerazione di una parete del canale inguinale (fatto rarissimo) indica un'ernia da sforzo. Circa poi la questione dell'influenza di un'ernia da sforzo sulla capacità al lavoro, i pareri sono discordi. Alcu ni dicono che la capacità al lavoro non resta menomata se l'ernia è contenibile (Blasius); la maggioranza però ritiene che l'ernia da sforzo menoma sempre quest.a capacit.à, sia subbieUiva-
mente perchè l'operaio ernioso non viene accettato in molti impieghi, sia obbietlivamente perchè l'ernia tende ad aumentare. Si può imporre all'ernioso la cura radicale 1 No, si è detto finora. Certo la cura radicale rappresenterebbe un vantaggio per la Compagnia di assicurazione, che paga solo le spese dell'operazione; per l'individuo, che si libera d' un male. N essullO però ha dritto d'imporre un'operazione, che alla fin fine non pare indispensabile. In Svizzera l'indennità accordata a l soldato, colpito da ernia da sforzo durante il servizio, consiste nella cura radicale gratuita e nell'indennizzo del tempo perduto per la cura stessa. Analoszamente e queste disposizioni, un individuo con ernia traumatica, al quale ia Compagnia non riconosce una malattia p~rmanente, dovrebbe almeno avere il diritto di esigere il pagamento delle spese per la cura radicale, come minimo d'indennità.
eg.
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RIVISTA DI BATTERIOLOGIA VALENTI e FER RAlU-LELLI.- 0888rV&'siODl D1UD8rlOheiiUl
mlororgaàml clell'&rl& atmo•terlo& eli •oden&. (Istituto d' Igiene della R. Università di Modena, 1900).
In uno stu.dio che gli auLori hanno fatto sui micror ganismi dell'aria atmosferica di Modena, vengono discussi\ i diversi metodi escogitati per tale esame che possono dividersi in due grandi categ.o rie: apparecchi a gorgogliamento, apparecchi che filtr ano p-er mezzo di sostanze solide ridotte in flni granelli. Gli autori danno la preferenza agli apparecchi di Petri e di Miquel, ma preferiscono il primo, colla differenza però che invece di usare come materiale filtrante la sabbia in granelli, usano lo zucchero di canna in granelli di circa millimetri O,f>.1, la cui sterilizzazione r iesce ottimamente qualora si abbia cura di usare zucchero di buona qualità, perfettamente essiccato alla stufa, e di por t&r e lentissimamente la temperatura a 15()o alla quale poi lo s i può mante nere per un wmpo molto luogo. Un'altra modificazione consiste nel fare le due colonnette di sostanza filtrante di altezza diffe rente, ossia la superiore, ver amente filtrante, più lunga dell' inferiore. Dalle esperienze fatte io diverse località, tanto nella città, che nel suburbio, e in diverse ore del giorno, tenendo calcolo della temperatura, dell' umidit'à re lali va e assoluta, della direzione del vento e della sua velocità, della pressione barometr ica e dello ~tato atmosferico del giorno stesso e del giorno precedente l'esperienza, e seguendo in massima parte le indicazioni date dal ~iquel in rapporto ei massimi giornalieri di ricchezza microbica, r isultai'ono i s eguenti fatti: La media della quantità di germi s viluppalisi per ogni 100 litri d'aria raccolta a un metro dal suolo, fu : per la città: Schizomiceti 1153. Ifomiceti 344; pel suburbio : » 34. » 165. Nessun rapporto si é potuto stabilire t'l'a il numero dei mi· crorganisrni e lo stato meteorologico del giorno precedente 28
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e dal momento s tesso in cui sì eseguiva l'esperienza, forse per lo scarso l'icambio che offr'e raria per la speciale disposizione della maggior parte delle strade cittadine. Il maggior inquinamento dell'aria delle strade, più che dal suolo, sembra provenire dalle finestre delle case dalle quali vengono MS&i spesso scossi og~elti carichi di polvere. Merita menzione l'aver r iscontrato che il numero dei m i erorganismi contenuti nell'aria atmosferica diminuisce col progredire in altezza sul livello del s uolo, e eh~ nel suburbio si ha un numero di germi assai scarso in confronto di quello della citta. Questo risultato é della massima importllnza per ciò che si rifer isce ad alcune opere di risanamenlo s ull'opportun ita delle quali molto si discute, ma che non possono essere che ottime dal punto di vista delle qualità batteriologiche dell'ar ia delle vie cittadine.
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A. CIPOLLINA.- Sulla paeudo-tuberooloal d'origine baoll-
l&re. ~ (Annali d'igiene sper imentale, fase . I , 1900).
Dopo avere esaminata la letterat11ra relativa all'argomento, i punti controversi in rapporto a questa forma morbosa, l'A. constala la importanza che assume lo studio della pseudotubercolosi, giacché, mentre prima s i riteneva che essa si riscontrasse solo nei piccoli roditor·i, oggi invece si sa che miete numerose vittime nei I'uminanti e colpisce, non raramente, anche l'uomo; descrive quindi un'epizoozia di pseudotubercolosi s viluppalasi tra le cavie tenute in allevamento nell'Istituto d'igiene della R. Universita di Genova, descr ive i prodotti anatomò-patologici della malattia, ne esamina i caratteri ìstologici e per ci6 che si riferisce al bacillo speçiflco, ne descrive i caratteri colturali, il reperto sperimentale ed il rèperto batterioscopico. Per l'esame di quest' ultimo, é da osservarsi la difficolt.é che spesso si prova nel colorire i badili specifici. Nei noduli spontanei, solo col bleu di Loffle1· s i riusci in quaiGhe caso di otlenerne la colorazione. Esaminando a immersione le sezioni trattate col bleu di Lòffler, si osser vano i noduli colorati debolmente in bleu, nei puoli dove esistono infilLrazioni parvicellulari, mentre sono completamente scolorati in èltri ))unti ave esiste una soslaoza omogenea amorfa. È precisamente nel centro di questa sostanza che si osser vano
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masse granulose intensamente coloi·ate, costituite da tanti micrococchi e bacilli corti, connessi tra di loro per mezzo della detta sostanza amorfa, il che r·icorda perfettamente le zooglee di Malassez e Vignal. L'autore fa infine uno studio comparativo di tutti i germi descritti dai diversi autor i come specifici della pseudo-tubercolosi, cercando di raggruppare quelli che hanno rassomiglianza fra di loro, per costituir e possibilmente una unitu specifica. Da questo studLO risulta che, senza pregiudicare la questione dell'unità o meno del bacillo della pseudo-tubercolosi, é utile fare una divisione schematica fra la forma comune e le forme rare, chiama ndo la prima, bacillo tipico della pseudo·tubercolosi, la seconda, bacilli atipici, divisiont~ cer tamente poco scientifica, ma per il momento giovevole a diminuire la confusione che fino ad oggi esisteva nel campo di questa malattia. In quanto ai bacilli pseudo-tubercolosi riscontrati nell'uomo da Hayem, da Du Cazal e Vaillard, da Br igidi, si tratta peobabilmente del bacillo ati pico. Del resto, b~ncM rari, i casi di pseudo-tu beJ'colosi nell'uomo sono bene accertati, ed é possibile che facendo ricerche accurate alle a utopsie essi si moltiplichiuo, potendo cosi lo studio di questo pr ocesso mor· boso assumere un indirizzo clinico.
te.
RIVISTA D'IGIENE D. JEMMA . -- Olroal'adoDe touloa 4el latte foraUo 4& &lllmaU tuber~olo•l . - (Alti del congresso contro la tubercolosi, Napoli 1900).
Finora si credette che la trasmissione della tubercolosi mediante il latte fosse dovuta ai bacilli della tubercolosi me· scolati al latte stesso e che per conseguenza bastasse ucci· dere tali m icrot•ganismi mediante il calore per evitar e la trasmissione del contagio. Oggidi, studii più recenti, dimosLrarono che anche sAnza la presenza di bacilli tubercolosi nel latte, bastano le sole
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tossine a determinare gravi lesioni nelle persone che si nutrono di latte d'animali tubercolosi. L'autore, da ultimo volle studiare sperimentalmente quale rosse l'azion~ dei bacilli tubercolari morti, contenuti nel latLe, sull'organismo. Nutrendo dei conigli con latte contenente bacilli tubercolari morti vide diminuir tutti di peso, mentre alcuni morirono in istato di avvanzata cachessi a ed altri con i piu accentuati sintomi di marasma. All'autopsia riscontrò l'esistenza di una leggiera enterite, caratterizzata da un marcato rossore della mucosa intestinale con degenerazione grassa del regalo. Contemporaneamente, altri conigli nutriti con latte di vacca sterilizzato, senza bacilli, ed alattati dalla loro madre, aumentavano di peso, senza presentare disturbi di sorta. - Tali esperimenti pertanto stabiliscono come sia nocivo l'uso del latte anche sterilizzato a 100• ma contenente spoglie di bacilli tubercolari morti, doversi pertanto respingere sempre, ~t~pecialmente nella nutrizione dei bambini, il latte anche bollito proveniente da vacche tubercolose, esser necessario sottomeltt!re le vacche lattirere alle iniezioni di tubercolina ed eliminare dalla produzione del latte quelle che presentassero la caratteristica reazione, provvedimento questo pre!'lo in via ufficiale da talun Stato, come ad esempio, dalla Danimarca. G. B.
Sall'uo e 1111 r1oono1olmento 41 aloanl oolorl verdl derivati dal oatrame. - (Rio. cf igiene e san. pub. 16 genn. 1901).
MAZZA . -
L'A. dimostra che bisogna mettere in guardia i consumatori di bevande o di sostanze alimentari aventi color verde, giacché quest'ultimo può provenire da sostanze nocive deJ·ivate dal catrame. Salvo poche eccezioni, questi colori verdi risulterebbero dalla mescolanza di azzurro d'indaco con un colore giallo derivato dal catrame che generalmente é il giallo Martius . Dapprima l'A., per identificare tali colori, usò il solito me_ Lodo che si usa per i colori rossi dei vini e pei gialli delle paste alimentari, basato sulla fissazione della sostanza colorante sulla lana sgrassata. Siccome però spesse volle avviene che l'azzurro aggiunto rimane tenacemente legato al giall o, impartendo alla lana ed alle soluzioni in soluzione acquosa
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ammoniacale una tinta giallo-verdognola la quale rende meno evidenti le reazioni successive per ide ntificare il color e, cosi ha cercato parecchi mezzi ridutlori per decolorare o precipitare il bleu d'indaco, ed ha trovato che il migliore effetto si ottiene fisicamente colla esposizione per 7-8 ore alla luce solare e diretta, e chimicamentl\ trattando a caldo il male· riale con una soluzione di bisolfito sodico a 35° cor rispondente ad un peso specifico di 1,326:1. Le sostanze coloranti verdi possono essere presentate al perito solto due aspetti diversi, o come polvere colorante, o incorporata ad una derrata alimentare. Nel primo caso il giudizio è piu facile giacchè sul colore in polvere si possono praticare direttamente le reazioni acconcia e per fare la prova sulle soluzioni non bisogna ricorrere ad e!'trazioni g iacché l'acqua è sufficiente per scioglier le. Nel secondo caso occorre l'estrazione della sostanza colorante, e quindi la cosa diventa piu dirtìcile specialmente quando la quantità della sostanza usata sia piccola. Se però essa é sufficiente, si possono anche in questo caso pratica re le reazioni a secco, facendo evaporare in una capsulina di porcellana una parte della soluzione ottenuta. La sostanza in polvere o quel\a e ssicala si tra ttano con H1 SO,, Hcl, Na OH; dal colore che assumono, dall' intorbi· damenlo o meno che si produce, o dal non reagire affatto il ricercatore vien messo sulla via per la identificazione del colore. te. VooRHEES.
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Avvelenamenti per miele. -
(Meclieal
P r ess, n. 186).
La letteratura che riguarda gli avvelenamenti per miele è abbas tanza voluminosa e l'argomento è di interesse pi ut~ tosto pratico. L'autor e riferisce nella Tlter apeutic Gauette il caso di un un uomo di 54 anni di età , che mangiò 4 once di miele fresco. Subito dopo egli avverU un senso di br uciore alla fronte; soffrì di allucinazioni, di accessi di brividi . e di intenso freddo. L'azione del cuore divenne debole ed irregolare, la r espirazione difficile, ster torosa e lenta . Delle convulsioni, cominciale in un br accio, gradatamente si estesero a lutto il corpo. Fur ono amministrali un emetico ed alcuni s tim olanti , e l'infermo si r iebbe, ma la midriasi,
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il pizzicore alla lingua ed una g rava debolezza persisterono per lungo tempo. Senofonte r iporta che alcuni dei suoi soldati soffrirono di vomito, dolori e delirio dopo aver mangiato dAl miele. Barton nel 1799, riportò ca8i simili avvenuti nella Florida nella Pelsivania ed aHrove. Hasemann riferisce che in Alt-iorf, nella Svizzera, si ebbero due morti per aver msngiato del miele, e Jenner osservò accidenti gravi consecutivi nell'uso di esso. Gli PffeLLi tossici sono attribuili ai fiori dei f!Uali le api si cibano. È poi noto fin dall'antichità che in Sardegna esiste una qualità di miele di saporA amaro. Hassemann ascrive i suoi casi alla A.a-alea pontiea ed a l Rhododend ,.am ponticum, che secondo P lugge conliene un veleno molto attivo che esiste anche in molte ericacee e che fu trovato per la prima volta nella And,.omea faponiea donde il nome di Andromedotoxina. Berton accusa la Cad mia an.gu~t(folia, che fu LI·ovata conlt3nere l' Andromedotoxina. lewett incolpò la digitale. Kebler ripo•·ta un caso di avvelenamento per miele, i cui sintomi furono vomito, diarrea e dolori acuti addominali seguiti da perdita di coscienza, raffreddamento dell'estremità, indebolimento dell'azione del cuore fin quasi al collasso. L'infermo non si riebbe se non dopo alcune ore. Gli effetti furono attribuiti all'Andromedo· to.xina proveniente dalle piante delrordine delle Ericacee. Ma la presenza del principio velenoso non potelte essere stabi· lita definitivamente. Si dice che una vespa del Brasile produce una varietà di miele velenoso indipendentemente dai fiori dei quali essa si nutre. A. M.
•todo nmpltoe onde rilevare la pre•enza del plombo nell'aoqu&. - ( The Sanita,.ian, n. 36, 1900).
Basterà prendere un bicchiere di grandezza media e du& aghi da calze ben puliti. Riempito il bicchiere con l'acqu a che si vuole esaminare, 'i si aggiungeranno otto o dieci gocce di acido acetico, oppure, ciò che e alla portata di tutti , un cucchiaino da caffé di aceto comune. QuaiOI'a l'acqua da esaminare fosse torbida, occorrerà triplicare la dose del l'acido o dell'aceto. Immersi i due aghi nell'acqua, si mu o vono leggermente, e se esistono quantità anche minime d i
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piombo, queste si manifesteranno ben tosto con macchie oscur a o nere sugli aghi, e dopo sette od otto ore d' immersione degli aghi nell'acqua in parola, tutta la pRrte dell'ego immer se , sarà coperta da una patina grigia più o meno oscura, a seconda della quantità di piombo contenuta nel liquido preso in esame. Per essere certi in modo a ssoluto della pr esenza o meno del piombo nell'acqua, sara conveniente, dopo estratto l'ago dal bicchiere, esaminare con una lente le varie macchie e quindi collocerlo in una scattole ben chiusa per circa 24 ore. Tra· scorso un tal periodo di tempo, nl riparo dei ra ggi luminosi, anche se la quanlita di piombo contenuta nell'acqua era minima, essa si reudet·à manifesta con piccole macchie caratteristiche, gialle o giallo-rossastre. G. B.
Proftlaul ecl estologla clell& cU..enterl&clellearmatelll oampagna. - tMadriJ ,1900).
ANGEL DE LARRA C EREZO. -
Le conclusioni più importanti di questa memoria presen-
tata alla sezione di epidemiolo~ie del Xlii Congresso internazionale di medicina a Parigi sono le seguenti : t• È da ammellersi l'origine microbica della dissenteria, ma non vi sono elementi s ufficienti pe1· eccellere in modo &lssoluto né l'ameba di U ls ch, n é g li altri rnìcro rganismi indicati da Chanlemesse e Vidal, Normand e Bavay , Carol , Berlrand, Calmelle e Ogata ; 2• Come corollario della premessa suddetta, è da ammet. tersi che !e armale vengono affette da diss enteria per cause che provengono dalla flo ra batteriologica alla qua le servono di princi pali coefficienti l'umidità, l'alimentazione non appropriata, la fatica, i raffreddamenti; , ~ Non si deve dimenticar e che nei climi ti·opicali, e in quelli abitualmente, o accidentalmente palus tri, la malaria presenta spes so, nelle sue forme più gravi, dei dis lurbi intestinali capaci di simuh1re la dissenteria. Segnalando questi falli nell'ordine eziologico, é da consigliarsi di non trascurare la profìJassi della malaria per non occupar si allro che della dissenteria, e sopraltullo d'imporre a tempo una cura convenien.te s ollo il punto di vista farmaceutico ed igienico ; 4• l m·e dici militari co ~siglieranno., quando le necessità della guerra Jo permelteranno, di mutare il piu s pesso possibile i soldati incarica li di lavori sul terreno, come anche
RIVISTA D' IGIEN E 440 la guarn i~d o n e dei forti com presi nella zona palus tre. Ques ti precetti sel.'vono tanto per la dissenteria che per la malaria. o• Per crò che concerne la profil assi intestinale cbe deve variare per l'uomo sano e per quello ammalato , pel pr imo s i richiede un'alimentazione bene a ppro priata, l'us o gio r:-na lier o d'ncqua fi ltrata, s te r·i lizzata, la protezione del ventr e con una flan ella ; s• Se il soldato amma la con s intomi intestinali, la pr o tezione del ve nll'e deve esse re aumenl.ala. L'uso di clis teri di s ublimato a l 1 per 5000 o p er 10000, o meglio le i1·rigazio ni intestinali d'acqua borica al 2 p. 100, scongiur eranno for3e la propagazione del male e diminuira nno grandeme nte la sua intens ità; · 7• I nfine, pe r limitare lo svilu ppo della dissenter ia sarà bene s tabilir e nei campi, nelle piazze assediate e sopra ttutto negli ospP.dali, dolle latrin e mobili ermeticamente chius e dove, per mezzo del fuoco, s i distruggeranno com pletame nt~ le materie fecali.
te. Della aleroterapla nella ta'beroololi. Btoerohe 1perlmeatall. - (Estratto dalla Rioista d'igiene e sanità pubblica, a nno XI, 1901).
MAFF UCCI e Dr V EST EA. -
Gli aulori riassumono il lavoro di più di quattro anni s ulla s ier oterapia della tubet·colosi divJdendo il complesso delle os servazioni in tre prospetti s intetici, il primo dei quali dimos tra il procedime nto tenuto per la pr eparazio ne de gli animali s ieriferi, il secondo espone i par·licolar i più intere ssa nti de lle e sperienze is tituite pe r s aggiare l'eventua le potere a ntitossico dei s ieri ottenuti, il ter·zo espone la numerosa s e r ie dei tentativi fa tti, in vario senso, per vedere se ai s ie t•i stess i si potesse a ttt·ibuire qualclhe azione modificatrice vers o il processo della tubercolosi spe rimentale. Le conclusioni alle quali giungono gli autori, sono c he i s ieri dn essi prepar ati non ha nno potuto fo rnire il modo di controllar-e ne ppure uno dei dati indirelli coi quali da tal uni s i é cercato di gius ti ficare l'applicazione dei s ier i s tessi alla pa tologia umana. Ques ti dati indiretli sare bbero : il poter e ba tte r icida, ed il potere antitossico. In quanto al pr imo, è da osser varsi ehe s i può ben i~sim o coltiva re il bacillo s pecifico sopra s iero
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coagulato di pecore che erano s tate trattate con iniezioni di sostanza bacillare morta nelle vene, e nessuna attenuazione della s ua vir ulenza si é potuta ottenere col contatto in ottro, prolungato non oltre a f>-10 ore. con divers i sieri, malgrado il lie ve potere battericida che ogni s iero pos siede naturalmente per rispetto ad altre s pecie microbicbe. In quanto al notere antitos sico, esso non pota essere dimos tralo, per quanto si fos sero scelti animali posti agli estremi della scala della dis pos izione naturale 11lla tubercolosi (pecore e vitelli). Gli autori s ono perciò d'avviso che allo stato attuale della patologia sperimentale, non s ia giustificata l'applicazione di un tentativo sieroterapico antitubercolare nell' uomo. Per loro, allo s tato attuale, la vera antitossina contro la tubercolosi è l'aria pura e ossigenata, quale viene restituita all'atmosfera dalla respirazione delle piante. Con ess a s i diminuisce la tossicitil. del virus contenuto nelle parli prese dal proces so infettivo, si prevengono le reinfezioni e le infezioni collaterali, s i stimolano i processi digestivi, s i attivano gli scambi organici, s i rides tano e si rinvogoris cono i com pens i vari che ci offre la natura medicatrice. Questo mezzo indiretto dis pensato nella sua forma più razionale di amministrazione, nei sanatorii pei tubercolosi, in si~me ad altre indicazioni igieniche é della più grande importanza medico-sociale. te.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA Dott. RU ATA , professore d'igiene all' Università di Perugia. 01U'& • PArl8'lone 4eU& tuberoolod polmouare. Citta di Castello, s. La pi, 1900. L'autore nota anzitutto c he la tubercolosi ·polmonare in Italia fa circa 80 mila vitt.ime all'anno, e ne dimostra il maggior pericolo di diffusione· rispetto alle altre forme di tuber· colosi. Espone quindi in modo c hiaro e piano l'anatomia dell'apparecchio respìratorio, facendo notare la difesa che gli epi· teti dell'albero bronchiale oppongono all'invas ione del bacillo
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del Koch. Tratta quindi del funzionamento della respirazione con particolari considerazioni sullo scambio dei gas ch'egli spiega brevemente con ragioni di pura fisica. E n lrando poi nell'argomento principale della tesi, parla delle modiftcazioni anatomo-palologicbe determinale nel pol· rnone dalla penetrazione del bacillo specifico, della formazione del tubercolo grigio, successiva trasformazione caseosa e necrobiosi polmonare per l'azione combinata di altri mi· crorganismi piogeni introdotti colla respi1•ezione. Per spiegare lo sviluppo della tubercolosi osservato tal· volla, in molli membri di una stessa famiglia, piu che alla predisposizione individuale, ne attribuisce la causa al gran numero di germi specifici contenuti nell'ambiente del malato, nel quale i parenti abitualmente dimorano. Rileva i danni eh~ derivano dalle ecces~i ve precauzioni e dal vivere in luoghi chiusi, mettendo in contra pposto i g rand i benefici che tali malati ricavano dalla vita all'aria aperta. Dà una descrizione precisa dell'andamento della tubercolosi nei suoi di versi stadi, facendo notare cb e i fenomani dell'aumento di temperatura, dei sudori profusi e dello sca· dimenlo di nutrizione sono dovute all' infezione settica dei vari microbi piogeni contenuti nell'aria ed invadenti le ulcerazioni polmonari, più che all"aziooe stessa d~l vero bacillo specifico. Ammette l'ereditariet.é della lisi, e cita. in appoggio molti dati statistici. Dopo aver parlato della diagnosi della tubercolosi iniziale, viene a discorrere della cura, esprimendo scarsa fiducia ne i comuni farmachi somministrati per bocca, non esclusi il ci·eosoto, 11 guaiacolo, e l'ar!i!emco che pure sono ritenuti tra i più giovevoli; ed altrettanto dice di tutti i sieri antitubercolari. Viene in ultimo a trattare dei sanatori, e dOJ.lO aver pagato un ~iusto tributo di encomio al Bodington, povero medico inglese di campag na che pel primo nel1837 istituì una casa di salute a tale scopo, e, per quanto inascoltato, difese strenuamente i principi della cura all'aria libera e della buona dieta, entra a parlare delle successive fasi che tale idea per~ corse, e come ripreso il ~aggio conce tto del Bodington dopo ~O anni da altri medici inglesi, i sanatori a poco a poco si diffuser o dau· Inghilterra, alla Germania, all'America, in. Francia, ed ora pure nel nostro paese.
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Dice che i m iglioramenti ottenuti nei sanatori s ono dovu ti specialmente al faU.o che gli ammalati vengono s ottratti a ll'azione dei microbi piogeni contenuti negli ambienti chiusi, per cui le lesioni polmonari diventano asettiche, la febbr e cesstt, l~;~ nutrizione migliora; e se pure il fondo della ma· Jatlia permane, si oUiene tut tavia una remora che può durare anni ed anni. Descrive il m etodo di cura io uso nei sanatori e dopo aver rilevato l'impossibilità economica dell'impianto e funzionamento di tali s tabilimenti per la cura dei tisici pove ri, s tante l'enorme spesa di circa 100 milioni a ll'anno c he ne der iverebbe pel solo mantenimento dei r icoverati, insiste e raccomanda la semplice cura a.ll' a r ia libera del Bodington, che può essere adottata da tutti e in ogni luogo senza aumento sensibile di ~;pesa . Passa poi in rassegna la cura" ed i metodi d'inalazione tln dai tempi remoti, e consiglia specialmente le inalazioni continue con sostanze antisettiche g ia da lui esperimentale con notevoli vantaggi fin dal 1883 (1). È un libro che si legge con molt.o piacere, scritto con grande chiarezza e praticità d'idee, e che può essere consultato con profitto dai medici e dai profani; e l'eg regio professor e e collega può e ssere soddisfatto gia cché •·iesce ad infondere in chi lo legge un sicuro sentimento di difesa e di azione che tutti - per concluder e colle ~ue stesse parole - dobbiamo avere per giungere a debellare il più g rande flagello dei nostri tempi. G. F. Dott. GIUSEPPE PoRTIGL IOTTt. - L'eredità oon~~&~~.gutne&. - Torino, Bocca 1901 (Vol. XLI della Biblioteca antro. pol.ogico-giur idica, serie II). L. 3,50. È uno studio critico completo ed erudilo, e in molte p&rti affatto originale, sulla dibattuta questione dell'eredità consanguinea. All'opinione antica, che le unioni consanguinee dànno sem· pre una prole debole e malata, é andata ma no a mano sosti(l) Tale metodo d'inalazione venne pure validamente propagato dal colonnello medico attualmente in posi:&ione ausiliaria Cara.sso dott. Yiche.le, il quale presentò al rigl\ardo un'interessante memoria al r;ongresso medico <li Roma nel 1894, metodo che ru usato e si osa tuttora con successo in molti ospedali miUtari.
RIVISTA BmLIOGRAFIOA
tuendosi e rafforzandosi l'opinione, che l' influenza di queste unioni s ulla prole vaeia a seconda dello stato fisico-psichico dei genitori. Se questo è patologico, l'unione consanguinea é noci va; se é normale l'unione innocua. L'autore dimostra, non so lo coi fa lli gia raccoHi dai precedenti autori che si occuparono dell'argomento, ma anche con prove tratte dall'etnologia e della storia, come la seconda opinione sia ormai la sola sostenibile. La teorla deglt apeoohl e delle lentl a pplicate alla 4lagnoal del vld 4l refradone. - Fir enze, 1001, L . Nicolai editore. Un volume rilegato con 78 figure inter calate nel tes to. L. 5.
Tli.OMBET TA E. -
Il collega Trombetta, la cui competenza in materia é ben nota a lutti glì ufficiali del corpo sanitario militare, ha reso uo ve1·o servigio ai pratici, dando alle stampe queslo suo voa lume. Nella s ua modestia l'autore dice di non aver colmato a lcuna lacuna nella lettera tura scientifica, perchè lacuna non esis teva: invece essa esisteva, ed egli l'ha colmata. Il suo libro é essenzialme nte pratico, e nella tra ttazione della non facile materia é d'una chiarezza senza pat·i, s icché chiunque, anche poco familiare colla diottrica, può eseguire l'esame dei vizi di rerrazlone con ogni sicurezza e senza esitazione. Ci afl"rettiamo a dire che la praticità delliibro non va a s capito come suole spes&o avvenire del rigor e scientifico, il quale regna sovrano in tutto ciò che l'autore dice. U no dei non piccoli pregi del libro é la parsimonia delle for mole matematiche, le quali sono ridotte al minimo e r ese facilissime, sicché anche uno r efrattario alla scie llza di Euclide non ne rimane sgomento, anzi dir emmo quasi ci trova gusto. Certamente le for mole matematiche avrebbe ro reso più facil e H cammino allo scr ittore, ma per contrario lo avrebbero r eso più scabro~ o al lettore : il Trombe tta, con sa ggio consiglio, ha rovesciato i te rmini della questione, e di ciò debbono essergli grat.i i pratici. Chii poi é desideroso di matematica trvver à nella succosa bibliografia, che a d ogni capitolo e aggiunta, l' indicazione dei principali libri che ne sono pieni. Di ~peciale interesse sono i quadri sinottici che chiudono buon numero de' capitoli; essi sintetizzano quanto neL capitolo r elativo è stato svolto.
VARIETÀ
445
Tra gli altri argomenti trattati io modo magistrale segnaliamo al lettore quelli rela~ivi all' ollalmoscopia, alla schiascopia ed all'astigmatismo. Conchiudendo, il libro del Trombetla è indispensabile agli ufficiali medici che desiderino far bene quanto è necessario circa la diagnosi dei vizi di refra zione, e per ciò non dovrebbe mancare nella per quanto modesta loro biblioteca. Chiudiamo questa breve recensione aug urando al caro collega numer ose edizioni del libro, che hA dovuto costargli non piccola fatica. G. G.
VARIETÀ PRus.- n mu•agsto del ouore 4opo la morte. - (Wien. klin. Woeh. , ottobre 1900).
Appoggiando!li a l fallo che dopo la morte i tessuti non perdono subito la loro eccitabilità, l'A. fece alla Clinica di Vienna alcuni esperimenti sopra cani per dimostrare che sotto l'azione di stimoli, applicati pr ima che certe funzioni spariscano, gli organi vitali possono r iassumere le loro condizioni normali di vitalita. Egli riusci, mediante il massaggio dt l cuore posi mortem, pr evia apertura del torace, a produrre delle contrazioni cardiache e delle respirazioni ritmiche, le quali continuarono per qualche ora. l metodo fu anche esperimentato sopra un suicida, due ore dopo la morte. Il cuore si contrasse solo d~bolmente e presto si arrestò. Un'altra applicazione è riportata dal dottor Peterson nello Hospitalslidende, n. 47, 1900. Dur·ante un'operazione il paziente soccombette sotto l'azione del cloroformio. La respirazione artificiale e tutte le comuni r isorse solite a praticarsi furono esperimentale senza successo; venne anche eseguita la tracheotomia e fatta penetrare a for za l'aria nei polmoni, ma il paziente r imaneva cianotico, senza polso e senza far nessun atto respiratorio. Finalmente, come estrema risorsa, fu pra• ticato il massaggio del cuore. Sollevata la pareLe toracica
446
VARIETÀ
anteriore, compreso lo sterno, e rispettato il pericardio, il cuore fu afferralo dalla mano dell'operatore e compresso per rilasciarlo subito dopo a fine d i renderne possibile la dilatazione. Sulle prime le conlraz:oni del muscolo cardiaco non erano apprezzabili, ma dopo alcune compressioni il ritmo del cuore fu g radualmente e manifestamente ripreso. Nello s tesso tempo l'aria fu fatta penetrare nei polmoni, comprimendo successivamente il torace per aiutare l'atto espiratorio. Passò qualche tempo prima che il paziente respi1·asse senza aiuto. L'operazione era stata cominciata alle 8 antimeridiane e soltanto alle 11 il paziente fece qualche manifesto s forzo r e spi ratoi•io. Alle 12 il cuore si contraeva vigorosamente, la respirazione era pressoché no1·male, le pupille si dilatavano e si contraevano seguendo le fasi respiratorie, il polso e ra valido" e regolare e le mascelle fortemente serrate. Le diverse ferite venner·o a llora suturate e medicate ed il paziente fu rimesso nel suo letto. Per venti minuti la respi · razione procedè con piena soddisfazione del chirurgo, ma poi divenne all'improvviso imbarazzata e presto cessò. Furono subito messe in opera, e continuale poi per 8 ore. le inalazioni d'aria, fu ricorso all' eleltricità, alle iniezioni di ~tet'€\ e di canfora, alle infusioni saline, ma inutilmente. Il cuore però continuò a balLare fino alle 8 pomeridiane, allorché, facendosi gradatamente più debole, fini per cessare completamente. La temperatura re ttale era alle 4 pomeridiane 36. 0 9, a lle 5, 35° e alle 7,30, 34.• 6. Le pupille si contraevano lentamente durante le ullime ore. Pr1\licata la necroscopia furono trovati i visceri comple·tamente s ani. Osserva Petersoo che durante l' insuffiazi c•ne dell' a r ia bisogna aver cura di evitare ch'essa possa talvolta prendere la via dell'esofago, potendo esser causa di meleorismo che, sospingendo in alto il diaframma sarebbe di ostacolo ai m ovimenti respiratori. Nel caso descritto successe appunto che la circonfer enza addominale erasi g radualmente e notevol mente aumentata, il che può aver contribuito all'arresto della respirazione. Un' alka avvertenza di grandissimo conto è che durante la resezione dello ster no tutta la cura deve e ssere rivolta a non offendere la pleura.
c.t.
4.47
CORRISPONDENZA Roma, tO aprile t90t.
Illustrissimo slg. Direttore, Alla seduta del 10 aprime anno corrente del XXX Congresso della societa tedesca di chirurgia io Berlino, il dottore Goldmann (di Friburgo in Brisgovia) ha fatto una comunicazione sulla cistopessia contro l'ipertrofia prostatica. I n essa (stando al r esoconto pubblicato nella Semaine mddicale del i i aprile, n. 16) , egli ha esposto un caso di un prostatico, in cui aveva ese guito una puntura vescicale col trequarti, lasciando la cannula a per ma, enza, finché fu possibile il cateteris mo, seguito da ori nazione spor.tanea . Essendosi poi offerta l'occasione di fa rne l'autopsia, cons tatò che la fistola formata dalla puntura a veva solidamente fissata la parete anteriore della vescica alla pa rete addominale a l disopra della sintls i pubica, e conclude : « Je m e demande dés lor s s'il ne serait pas utile de lraiter· l'hypertrophie prostatique par la cys topexie ; celte opération obvierait non s eulement à la tensio n circulaire du col vésical en lui opposant la tension verticale de la par oi antér ieure de la vessie, mais elle diminuerait é galement !es risqut::s de formation d'un diver ticute dans la paroi poslé rieure, eo arrière de la prostate ». Nella discu s sione relativa il prof. Rydygier di Lemberg ba fatto osservare : • Que la cystopexie com me mé thode de lraitement de l'hypertropbie prostalique a été proposée il y a quelques années déjà par son éléve M. Krynski >>. Ora, ~en go a ricordare come fin dal 1896, di mia iniziativa, bo eseguito nel laboratorio della clinica chirurgica di Bologna, diretta dal prof. N ovaro, numerose cistopessie s ui cani, allo scopo appunto di tentarne l'applicazione nell' uomo nei casi di ins ufficienza e distensione della vescica con ingros · samento proslalico. Questi miei esperimenti furono ampiamente s volti nel Gior· nale medico del R . esereito del successivo anno 1897 (fasci-
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NECROLOGIE
colo di ottobre) io una monografia colla data 12 seltewbre, intitolata: Cistomioplastica sperimentale. Possibili applica~ioni n~lla insuJfìeien~a e distensione della oesciea con ingrossamento prostatico. Della S. V. devotissimo
Dott.. ANTONIO PER&sst capitano mul~o.
NECROLOGI E
-
.l•
Dopo breve malattia spengevasi in Torino 1' 8 aprile una esistenza veramente preziosa per la scienza italiana, quella di Giulio BizzozePo. Ingegno eccezionalmente precoce, egli conquistò, fin dall' elé. in cui la maggior parte dei medici frequenta ancora le scuole, un posto distinto nell' insegnamento. Da Pavia, dove poco più che ventenne rondò col Manlegazza il primo laboratorio di patologia sperimentale; passò nel 1873 a Torino alla cattedra di Pa tologia genrrale. Lunga e vana opera, e fuor i di luogo sarebbe enumera r qui tulli i suoi meriti scientifici. Vogliamo solo accennar e come dopo aver dedicato una gran parte della sua vita di scienziato alla patologia sperimenl.t\le, egli aveva negli ultimi anni rivolta la sua attività anche alla medicina pubblica, s ia colla penna, fondando e dirigendo l'impor tante Rioista di Igiene pubblica, sia colla parola e col consiglio negli alti seggi a cui era stato assunto, del Senato e del Consiglio superiore di sanita. L'igiene pubblica e la legis la1.ione sanitaria italiana molto aspe ttavano dall' opera dell'eccelso patologo, quando morte inopinatamente lo incolse, in eta di appena 55 anni, essendo na to il 20 mar zo 1846, a Varese. Come medici militari non dobbiamo poi tacere che, appena laureatosi in Pavia nel 1866, il Bizzozero corse volontario ad arruolarsi sotto Garibaldi, con cui fece tutta la campagna. Il Dire ttore
Dott. F . LANJ>oLi'I, maggior generale medioo. Il Redattore
D.• RtDOLPo Ltvt, maggiore medico. GtoVANNI
ScoLARI, Gerente.
GIORNALE MEDICO DEL
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ESERCITO
Dl"ziOIIt e Ammln lat razlo11t: presso l'Ispettorato di Sa1111i M!lltart Yla Venti Settembre (Palauo del llllnlttero della 1111rra)
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L. l !
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Recentissima pubblicazione : Dott. EDMONDO TROMBETTA, Capitano medico
LA TEOUil DEGLI SPECCHI EDELLE LENTI APPLICATA
ALLA DIAGNOSI DEl VIZI DI REFRAZlONE . XII-270 con Un volume in 8', legato in tela, dl pa.g. N 10 ! olai 78 figure intercalate Ml testo. - Fir enze, 1901. L. editore. - Prezzo L. ~».
GIORNALE MEDICO DEL
REGIO ESERCITO
Anno XLIX
N. 9. -
51 laggio 190t
ROMA TIPOGRAYU ENRICO VOG.HEIU.
Gli ·lhbonamentl si rlcèvono dall'Amministrazione del gtomale VIa Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra).
--
13.GIU. Ol
SO MMARI O DELLE MA T ERIE CONTENUTE NEL PRESENTE F A SCICOLO
.II II'JIU&BI I! OBIGI!W.4.1. 1.
Perassl - La chirurgia asettica e i<J abilitazioni alla milizia Marlotti-Bianchl. - Sulla sierodiagnosi del t.Jfo addominale • . Ostino. - Sulla meningile otiLica . . . . . . . . . . . . A ltro[losilo di una nuo1·a teoria dell'ombra nella schiascopia .
Pag. H9 •
4&8 493 498
RIVI 8 TA. DI GIOR~A.Ll IT.-\1,1.4.~1 lE D E8T E IU.
niVlSTA MEOICA. Richter. - Somministrazione del creosoto a dosP. elevata nella febbre uroioJca . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . Pag. 504 Lucas-Champlonnlère. - Sulla grande rrcquen1.a d1 accidenti appendicolari grafi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Mathleu. - Cura tlelle emorragie intestioalì durante il decorso della 505 fehl.lre tifoidea mediante ~randi lavature rti acqua calda. • . . Battesti. - Alimentazione dca tubercolosi mediante la carne cruda 506 <halizzuta . . . . • . . . . . . . . . . . . • - - 507 Lanceraux. - Ematuria essenziale. . . . . . . . . . . . . . -, agesson -Moller. - 11 1nassag~io contro il dolore puntorio dci pneu508 monici. . . . . . . . ' . . . . . . . . . . . . . . . RIVISTA DI NEVfiOPATOLOGIA.
Gille& de la Tourette. - Sull'applicazione del cos1 dello metodo • della dose sulllciente • nel trattamento di a tenne malattie rtel sistema 11ervoso, come forme gravi ed associate di em1crania, vertigine di Pag. 509 Mcniére, nevralgia e tic doloroso della faccia . . . . . . . · Serleu e Farnarler. - L'etiologia della demenza paralitica. . - · • 5i3 Ceni. - lpotennie nell'epilessia e loro rapporti col potere tossico515 ipotermico del sangue . . . . . . . . . . . . . . . · . · 517 Petròn -La frequenza della neurasteoia nelle diverse cla.isi soc1&l1 • RIVISTA CHIRURGICA.
Hol me Wlggln.- Escissiouc d ~ll'intesUno cieco per tumore c riunione dei due capi rnsiduall. - Gn~rigioue . . . . . . • . - · TPcmca della rcsezione dell'app~nrtice a rretldo. . . . . . - · Oelprat. - Le artropatie ttoncn~ nel traumatisml midollari. - · · Tell ler. - La lussazionc dei tenoJìni poronel laterali. . . . · • · Mignon. - Cellnllto peri-tendinosa dei mu~coli anteriori della gamba. Boecke l. - Ablnzione totale dello stomaco seguita da guarig1one. · Fowler. - Nuovo metodo per ragginogere l'appendice eecale - .- · Herold. - Sulla periostite non traumatica alle gambe nei soldati • Mar6. - La frattura dei metatarsi nel soldato di fanteria. - · · · Sudeck. - Sostituzione dell'etere al protossido di azoto ed al bromuro dì etile per le anestesie chirurgiche di brt~ve durata· · · RIVISTA 01 OTO- RINO-J,ARINGOJATRJA.
Sainte-Cialre· ThoiiiSOn. - Il liquido cefalo-rachidiano e il s uo scolo spontaneo dal naso. • . . . . . . . . . . . - • · · · Caatex. - Le anomalie dell'udito . • . . . . . . . . · · · • Bablnskl. - La vertigine voltaica. . . . . • . . . . . - · · ,.,trlinal. CPer la conlinuazlone dell'indice vedasì la pagina s• dtl l a Cvr
LA CHIRURGIA ASETTICA E LE AB ILITAZION I ALLA MILIZIA Studio critico di Patologia applicata nelle alterazioni della cosmesi P er•••'• capitano med1co
e~ella sperma togenesi, per il\lott. Antoaie
(Continuazione e fine V. (asc. n . 4).
III. L' ·idrocele cistico della vaginale o del cm·done .c;pe·1'1natico, idiopatico, persistente e non eccessivamente voluminoso. Siccome la forma d'idrocele cistico idiopatico, dipenàente da croniche vaginaliti sierose è quella maggiormente suscettibile di cure radicali, così è sopra di essa. che si vorrebbe richiamare l'attenzione per facilitare e diffondere l'applicazione di una adeguata terapia. Se il versamento pleurico compromette la funzione respiratoria e circolatoria perchè determina coll'atelectasia una riduzione dell'area utile pel circolo cardiopolmonare e per l'assorbimento dell'ossigeno aereo, in modo analogo, la pressione meccanica del liquido raccolto nella vaginale, essendo esso incompressibile, spiega un'influenza. progressiva atrofizzante sul testicolo, con proporzionale alterazione della spermatogenesi. Danni a. lontana scadenza sono pure prevedibili, determinati dallo stira.mento abnorme sul cordone sperma.tico, il quale cavalcando sulla piega falciforme dell'orifizio inguinale superiore fa a sua volta risentire un'azione tensiva continua sulla membrana peritoneale, occludente la fossetta esterna. Oltre a ciò l'idrocele riesce 29
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LA. ORIRURG'IA ASBTI'ICA
molesto pel suo volume e rappresenta per chi lo tollera in silenzio un testimonio di difettosa virilità non solo organica ma. anche morale. Il concetto di propugnare gli interventi operativi in forme morbose così semplici e in pari tempo degra.da.nti trova un riscontro nella. già citata circolare del 12 settembre 18531 nella quale si considerava come in-
sufficiente a giustificare il rinvio di un militare in servizio per idrocele, quando la malattia sia suscettiva di cura ra<licale. Evidentemente la disposizione si riferisce alla varietà di idrocele idiopatico, che allora. già si guariva in modo completo e stabile, in una percentuale soddisfacente, colJa puntura seguita da iniezione iodica (1). Il fatto accennato è degno di nota. riconoscendosi che le prescrizioni allora vigenti sono essenzialmente basate sul concetto di limitare le riforme per lievi deformità regionali, sempre quando l'arte non si dimostri impotente a produrre utili modifìcazioni. Alle applicazioni terapeutiche sia pure, come si vedrà in seguito, palliative si attribuiva un giusto valore, ciò che rivela un indirizzo prevalentemente medico, anzichè medico-legale. Da codesti piccoli saggi, come ea; ungue leonem, si ammira la dottrina di c hi allora. presiedeva il corpo sanitario militare, si rivela.
il potente senso pratico dell'eminente clinico e chirurgo Alessandro Riberi. Studi moderni più completi hanno dimostrato patentemente quali siano le gravi con seguenze causate da. idroceli di antica data. Basti citare che Lannelongue, in base a numerosi esami praticati all'ospizio di Bicetre ha. potuto concludere che coi vecchi idroceli spesso mancano gli sperma.tozoi, ovvero essi sono dotati di una vitalità. minore per subire poscia. la degenerazione gra,(t ) Usata pel primo da MARTIN di Calcutta nn dal t834, In sostituzione delle lnlezloo i d l vino caldo.
E LE ABILI TAZIONI ALLA MILIZIA
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nulosa. Furono pure constatati casi di azoospermia intermittente nei giovani, comparsa cioè coll'accrescimento dell'idrocele e cessata dopo la. cura radicale (1). Questi fatti sono così eloquenti da. togliere qualsiasi dubbio cir<'a l'indicazione di operare gli idroceli, massime nella giovane età. Lo svuotamento della raccolta colla puntura, susseguita da iniezione iodica anche oggidi può costituire una buona operazione di scelta nelle forme semplici cistiche (2). L'incisione asettica della vaginale, combinata coll' escisione della parte esuberante del sacco sieroso, è da. riservarsi nei casi di recidiva, ovvero nelle forme in cui si ha fondato motivo di sospettare l'esistenza di un processo morboso interessante il didimo o l'epididimo. Per considerazioni già svolte trattando del varicocele è preferibile, quando si ricorre alla vaginalectomia parziale, cominciare l'incisione cutanea dal polo superiore del testicolo, dirigendola in alto sul decorso del tratto inferiore del tragitto inguina.le. Attraverso la breccia operatoria, il testicolo può essere facilmente spinto in alto e snucleato; e dopochè siasi praticato il rivestimento colla va.ginale reseca.ta lo si ripone nella. sua sede normale. L'escisione anche totale della va.ginale o il raschiamento col cucchiaio della parte restante, sono da riservarsi pei casi in cui la sierosa sia colpita da ispessimento diffuso. Nelle forme comun i non è opportuno privare, come consiglia Bergmann, il testicolo di un suo naturale involucro protettore. (l ) Vedi DUPLAY e RECLUS, tradotto. Volume ottavo, paJ. 45.
(l) le recidive dell'Idrocele corato colla puntum e coll'iniezione, secondo i vari operatori, vanno da zero a trentatre per cento. Malgrado tali eontra•ldl-
tioni statistiche, anche recentemente S EBILKAU per gli idroceli idiopatici o pseudo Idiopatici consiglia: (altt8 la ponction rutvit de l' tnjecUon ìodù. Bile est sìmpl e, (tUile, innocente el t(ficaee.
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LA CHIRURGIA ASET'PICA
La menzionata incisione cutanea. praticata sul decorso del funicolo spermatico, arriva direttamente sulle raccolte cistiche uniche o a rosario, che non tanto di rado si accoppiano a. quelle della va.ginale del testicolo. Tali idroceli sviluppatisi nella porzione inguinale del canale peritoneo va.ginale, obliterato a. sepimenti trasversali, sono quelle per le quali l'opera. del chirurgo operatore è maggiormente vantaggiosa. Mentre è supponibile che gli effetti delle cisti in parola sulla funzione genitale siano pressochè nulli, per lo contrario rappresentano esse un pericolo permanente per la conservazione della normale integrità. del tragitto inguinale, in cui giaciono incuneate. Resta per la loro presenza alterata la naturale sovra.pposizione dei due piani aponeurotico-muscolari, costitnenti la parete anteriore e posteriore del tragitto inguinale e necessariamente riesce meno efficace il sostegno elastico attivo, che rinforza la membrana peritoneale. Questa condizione anormale fa subire al peritoneo nella regione inguinale una continua. e progressiva distensione seguita da. spostamento: e l'effetto ultimo può giungere persino allA. formazione di un'ernia acquisita. IV.
L'idrocele c01nunicante colla cavitcì addominale, .'Je di piccolo volrtme e il tragitto inguinale presenta no1·-male conformazione anatomica, ma.~.~me se illiqu.i do fatto -reflui-re nel cavo peritoneale -reRta contennto colla p1·es·'tione digitale praticata sull'o-ri(icio s1tpe-rio1·e del condotto peritoneo-vaginale, -rima.<Jto pervio.
P er frequenza. P idrocele comunicante colla cavità addominale, secondo i risultati statistici ottenuti nella. leva 1878, segue rappresentato da una cifra alquanto
E LE A.BILITAZ IONI ALLA .MILIZIA
453
inferiore, le forme cistiche della vagina.le e del cordone spermatico. Si comprende che in relazione all'ampiezza dell'apertura. di comunicazione e secondo lo stato di orga· nizza.zione del tragitto inguinale risiede l' importanza. del menzionato processo morboso, che con espressione geniale venne da V el peau caratterizzato come idrocele che è c ad un tempo meno e più grave ,_ Le valutazioni, tenute presenti le esigenze della professione militare, possono perciò essere assai differenti. Anzi per precisare meglio il concetto esposto ritengo opportuno riferire sopra. due casi tipici, che sono praticamente dimostrativi. L'allievo Di B... giovane robusto e prestante, all'allo della ammissione, avvenuta a 14 anni, nel colle~io militare di Roma, é riconosciuto scevro da qualsiasi imperfezione organica, anche incipiente o suscettibile di aggravarsi col tempo. Nella visita medica di arrolamento praticata al 17• anno di età, rilevai la presenza di una tumefazione, volumino~a quanto un uovo di piccione ed estesa dal polo superiore del testicolo destro all'oriflcio superficiale del tragitto inguinale. La distinta flut· tuszione e l'indolenza alla palpazione non lasciavano sussistere alcun dubbio sulla natura del morbo. Nel decubito dorsale col sus sidio di moderata pressione la raccolta liquida scompariva ad un tratto, per ricomparire a poco a poco durante la stazione eretta. Era ovvia la diagnosi di idrocele del funicolo spermatico, comunicante colla cavità addominale. Mentre risultava completo il sepimento isolante la vaginale propria del testicolo, invece, essendosi reso pervio uno dei sovra~tanti diaframmi. si raccoglieva un cucchiaio circa di liquido peritoneale nella porzione inferiore del condotto funiculare canalizzato. Poiché la rilevata dtlformità non si collegava ad alcun processo morbo!!o locale, ritenni che sopprimendo, per un tempo a sufficienza protratto, il deflusso del liquido sieroso nella saccoccia svuotata, si sarebbe in essa determinato un raggrinzamento progt·essivo, favorito da una encora po~sibile reazione adesiva, qualora le pareti per ef· fetto di una pressio11e esterna, venissero a combaciare per· manentemenle.
454
LA CHIRURGIA ASETTICA
Con.statato inollre che il tragitto inguinale presentava una struttura anatomica affatto normale, prescrissi l'uso di un cinto erniario, che fu applicato per parecchi mesi durante il giorno. L'esito si mostrò completo ed ancorché già da un t.empo abbastanza lungo siasi smesso l'uso del cinto, non rilevo piu alcuna alterazione residuale. che possa ora far sospettare resistenza della pregressa deformità. Se la guarigione sarà stabile, come presumo, il risultato conseguito è da considerarsi il migliore desiderabile, stante la normale organizzazione del tragitto inguinale.
Lo scopo, talora inafferrabile, di ogni cura è quello di proporzionare i mezzi modificatori a1la natura e gravezza. della malattia. Se questa. è suscettiva di guarigione radicale con un intervento minimo, perchè combatterla con armi troppo potenti e lesive? Ecco pere h è la chirurgia clinica. non potrà mai essere ridotta ad un casellario, nel quale enumerate con diligenza. si osservino elencate le varie operazioni, corrispondenti alle singole malattie. Gli atti operativi, dopo essere stati scrupolosamente vagliati in rapporto al caso studiato, ~ perchè scaturisca precisa l'indicazione, hanno é avranno sempre da affrontare le difficoltà inerenti all' imprevedibile e alle varietà cliniche innumerevoli: per conseguenza la loro applicazione non sarà mai considerata.. nè meccanica, nè manuale. . Riassumo ora in breve l'altro caso di idrocele comunicante, il cui valore medico-legale, è bene dichiararlo i.n precedenza, può essere non da tutti apprezzato nello stesso modo. L'allievo M..... presenta a16 anni uno sviluppo scheletrico e muscolare regolare. E dedito fin dall'infanzia agli eserciz.i fis ici, senza che da essi abbia mai risentito molestia di sorta. La sua propensione per la carriera militare si può qualificare spiccata ed at.avica. Nella vaginale destra rilevo la presenza di uoa raccolta liquida comunicante colla cavità addominale. atlraver·so un foro non t.anto ristretto; bastando il decubit.o supino per far scomparire l' intumescenza scrot.ale.
E LE ABILITAZI ONI ALLA MILIZIA
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lnguainando sulla punta dell'indice la cute per esplorare il tragitto ioguinale constalo lieve dilatazione de·ll'anello super·fìciale, non accoppiata però a sfìnncamento delle pareti anteriore e posteriore. Nella stazione verticale tanto colla pressione digitale quanto con quella fatltì dal cuscinf?tlo di un cinto, la conteoibilità del liquido riesce incompleta. Queslr> caso più grave del precedente, benché non sia complicato da ernia, é tuttavia di tal natura da ritenersi curabile esclusivamente colrinterveolo chirurgico, senza del quale, date le vigenti disposizioni, l'ar·rolamento non potrà mai eft'ettuarsi. E anzi discutibile, se stante la parziale inconlenibilitù del liquido, dopo l'applicazione del cinto, sia conforme alla prUtlente esperienza, la richiesta continuazione nelle esercitazioni pratiche io attesa della licenza autunnale preferita per intr·aprendere la cura radicale. L 'autorità e la scienza altrui furono di soccorso per risolvere la. questione. Nella più volte citata. circolare del 12 settembre 1853 si prescrive che c l'ernia riducibile e contenibile con apposito cinto non sia. sufficiente a. motivare la. riforma di un militare in servizio; solo è ammesso il congedo di rimando per inabilità, nei casi in cui l'ernia incomodi gravemente nelle marce e negli esercizi •- La condizione accennata sfavorevole, per causa dell'idrocele, non esiste affatto nel caso in esame, n el quale però era indicata l'applicazione di un cinto erniario per evitare la comparsa di fatti morbosi nuovi ed aggravanti. Si presume così che l'indugio al necessario a.tt.o operativo (per non pregiudicare la con tinua.zione degli studi) non riuscirà menomamente nocivo. Questa. soluzione panni che non stabilisca nn precedente in favore del ritorno alle antiche prescrizioni regolamentari, come invece potrebbe verificarsi se si scrivesse sull'utilità pratica del tambur) in confronto degli inconvenienti derivanti dall'uso delle trombe. È innegabile ad ogni modo che negli istituti militari l' interpretazione letterale dell'elenco unico delle in-
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fermità. e imperfezioni esimenti dal servizio militare, come già. in altra occasione ho tentato di provare (1), potrebbe distrarre dalla carriera delle armi, alcuni elementi preziosi per qualità intellettuali e morali, a. causa di deficienze temporanee, che sono collegate alle precedenti applicazioni professionali o per deformità lievi, che mediante i sussidi della vecchia o della. nuova chirurgia. sono efficacemente guarite. L'orientamento propugnato spiega. la. proposta. d' iniziativa personale di considerare le minime deformità regionali, nei soggetti veramente robusti, con vedute che forse meglio corrispondono alle reali singole dotazioni di salute. Secondo tale indirizzo l'idrocele comunicante, che è da. ritenersi meno grave del cistico per le connesse alterazioni nella spermatogenesi e più grave nello stesso tempo perchè mantiene aperta la. via per la fuoruscita di un viscere addominale, dovrebbe innanzi al Consiglio di leva essere nei casi ordinari apprezzato appena. sufficiente a. motivare la riforma pel periodo di pace, seppure non si riterrà migliore la. soluzione di istituire il servizio ausiliario, pel quale gli affetti da. idroceli non complicati sarebbero da. ritenersi ancora. idonei. Un positivo sintomo di incompatibilità a qna.lsia.si servizio militare è da. rintracciarsi nella disorganizzazione del t ragitto inguinale, condizione anatomo-patologica codesta che per lo meno richiede nn inter vento curativo di maggiore entità, come in seguito ampiamente sarà. detto, trattando delle varie gradazioni dell 'ernia inguinale. Per ora basta riconoscere che praticamente si possono differenziare due forme di idrocele nel condotto (l ) La ptrimelria toraciea t ilt•tclulamento neoli iallh1ti militari. (Giornale medico del R. utrcito, mese di ottobre 1900).
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peritoneo-va.ginale pervio, secondochè esiste o no l~ normale organizzazione del tragitto inguiuale; dato di fatto importante per basare o no una proguosi favorevole, qualora sia richiesto un mezzo curatiYo incruento, oppure per determinare la scelta di uno anzichè di altro metodo operativo, quando si debba provvedere colla. terapia. a. mano armata. Sopra. il mentovato reperto anatomico è possibile stabilire nettamente la distinzione fra idroceli comunicanti che implicano la proposta riforma pel solo periodo di pace e quegli altri della medesima natura, che per essere aggravati da manifesta disorganizzazione del tragitto inguinale, dovrebbero essere considerati come causa d'inabilita assoluta ad ogni servizio militare.
v. Le ernie inguinali funioolar-i riducibili e ;contenute colla pressione digitale, occludente il tragitto inguinale non disorganizzato, pressione paragonabile a quella e.frercitata dal cinto.
L'argomento enunziato fu, in questi ultimi tempi, discusso esaurientemente, motivo per cui non riuscirà agevole svolgerlo, .a nche dal solo punto di vista della pratica chirurgica militare, senza correre il pericolo di ripetere cose giià note. Osservando, come sempre, la norma direttiva di compendiare il risultato delle osservazioni chniche con formule che si adattino ai bisogni dell'esercizio professionale, ritengo opportuno classificare le deformità delle. regione ingu.inale, indicanti preparazione o svtluppo di ernia, in tre grandi suddivisioni: 1° Lap&rocele inguinale ; 2° Ernia. inguinale riducibile e contenibile; 3° Ernia inguinale irriducibile o incontenibile.
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Che cosa oggidì s'in tende per laparocele inguina.le? Stando alla descrizione che il Giordano, allievo del prof. Novaro, ne fece in uno speciale capitolo del trattato di Duplay e Reclus tradotto, sarebbe caratterizzato dalla protrusione del peritoneo attraverso un difettoso sviluppo, nella regione inguina.le, dei fasci inferiori muscolari del piccolo obliquo e del trasvèrso. L 'alterazione può essere unilaterale o bilaterale, accoppiata o no a gracile costituzione. L'argomento fu già illustrato colla. presentazione ài numerosi casi clinici dal prof. Novaro, mio illustre e venerato maestro. Questi ritiene che il lapa.rocele raramente dia luogo allo strozzamento e che peggiori coll'uso del cinto, aumentando esso l' ipotrofia mu scolare. Opina perciò che sia modificabile utilmente mediante un atto operativo, nel quale, manca l' indicazione di interessare il peritoneo, stante l'assenza. di un sacco erniario vero e proprio. La cura si limita alla. semplice plastica delle pareti del tragitto inguinale col metodo Bassini. Quando il difetto fosse bilaterale, allo scopo di evitare stiramenti in opposte direzioni, è consigliato P intervento in due sedute diverse. Il prof. Occhini, col consueto benevolo interessamento, di cui gli sono gratissimo, mi consigliò di prendere in esame una ,modificazione all'operazione del B assini, recentemente proposta. per la cura della lapa.rocele inguinale, dal dottor Margarucci, basata sul concetto delle stratifica.zioni embricate (supplemento al Policlinico, 15 dicembre 1900). In proposito non potrei che riferire un giudizio, il quale non mi appartiene. Qualche anno addietro, un chirurgo tanto valente quanto coscienzioso, esperimentò un'analoga modificazione alla classica semplice ricostituzione del t ragitto inguinale, secondo Bassini, ma l'abbandonò dopo poche applicazioni, avendo motivo d i ritenere che le
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compressioni e gli imprigionamenti cicatriziali consecutivi, determinassero un danno permanente sulla struttura. e sulle funzioni fisiologiche del cordone sperma.tico e del testicolo corrispondente (1). Dal punto di vista. medico-militare, il lapa.rocele inguina.le non potrebbe per sè solo essere com preao fra le imperfezioni inabilitanti al servizio attivo. Non se ne dovrebbe per altro disconoscere l'importanza sa.pendosi che riesce spesso fastidioso al malato per una. sensazione molesta. alla regione inguinale, esacerbantesi durante le occupazioni faticose. Sarebbe perciò opportuno rilevare il difetto con una particolare annotazione, allo scopo di facilitare util· mente le assegnazioni alle varie specialità di servizio. A.l rapido cenno sopra una deformità preerniaria seguono ora alcune considerazioni circa q nelle erniarie, riscontrabili nella. regione inguinalè. Fra i 361,654 visitati nella leva sui giovani nati nelPanno 1878, compariscono 4805 riformati per ernie viscera.li, il che è quanto dire 1,33 p. 100; cifra superata. appena dalle inabililà motivate per deficienza dello sviluppo tora.cico e per debole costituzione. Non è possibile asserire in qua.le proporzione concorrano le ernie delle varie sedi a determinare il quantitativo menzionato, mancando finora un'apposita classificazione regionale. Secondo i dati statistici raccolti da Berger la proporzione dell'ernia crurale nell'uomo in confronto dell'inguinale raggiunge appena. il 7,9 p. 100. Il) L'ajJpresz.ameoto sovraindieato era già scritto tale e quale, quando lessi nel Polidinico del 9 marzo u. s. n. t 9, nn commento critico molto severo sulla modiOeuione proposta dal dottor Margarncel per la eura del laparocele In· gulnalr, nooehé una nola splegatlva In difesa, dettala dallo stesso autore del metodo. Di lotte le obiezlanl sollevate, emerge come decisiva quella che pone io eTidenza la Inevitabile eompreoslone del funicolo, determinala dalla sovrapllOSillone del lembi aponenroUci e conseguenll disturbi d'innervaxlone o di nutr111011e del testlcolo.
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Tenendo pure calcolo della. debole percentuale data dall'ernia. ombelicale o della linea. alba e da. altre rare varietà: non si esagera soverchiamente supponendo che l'ernia. inguina.le rappresenti almeno il 90 p. 100 sul t otale degli erniosi riformati nelle visite innanzi a.l consiglio di leva. Prima di procedere oltre occorre riso l vere una. q uestione pregiudiziale. Perchè dal novero delle ernie ritenute compatibili con un proposto servizio au siliario furono eliminate le crurali, e fra le inguinali si considerarono come forma. non inabilitante in modo. assoluto, quelle funicolari? Evidententemente la distinzione ideata si basa sui relativi disturbi, che conseguono e sulla. maggiore o minore efficacia della. cura paUia.tiva. col cinto. Già si sono riferiti i criteri dominanti nel tempo in cui si considerava. l'ernia riducibile e contenibil e con apposito cinto come non sufficiente a giustificare la. riforma di un militare in servizio. Se nn ritorno puro e semplice a queste disposizioni r egolamentari non può da. alcuno propngnarsi, vale però a mettere in evidenza. una. norma. direttiva. giovevole tuttora. in px.rte per le applicazioni della. proposta. inabilità limitata. al periodo di pace. Tale disposizione dovrebbe essere prescritta per le sole ernie inguina.li oblique esterne funicolari ridncibili e cont enibili, le quali in genere non si accoppiano a. disorganizzazione del tragitto, come di regola si verifica più spesso per le ernie ingninali oblique testicolari e per le ernie dirette della medesima. regione. Resta a. dimostrare il motivo dell'esclusione fatta per le ernie crurali. Per queste non si può far assegnamento sopra un'efficace contenzione, mediante l'uso dei cinti, e per di più, secondo l'opinione di Malga.igne, non si conseguirebbe mai nn caso a.uten-
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tico di guarigione coi mezzi palliativi. Invece le ernie ingu:inali oblique esterne funi colari, riducibili e contenibili, massime quando si riscontra la perfetta integrità del tragitto inguinale, fino ad una certa età (certamtlnte oltre ai 20 anni) si possono considerare suscettibili di guarigione coll' uso del cinto. Inoltre quando l'operazione cruenta fosse invocata dai pazienti, l'intervento pure riusc~ndo radicale, consiste essenzialmente nell'estirpazione del sacco erniario e nel far scomparire ogni depressione infundibulare, applicando ad esempio il metodo poco lesivo, semplice e rapido di Kocher, avente la sua indicazione in tutti i casi in cui il tragitto inguinale non è stato dalla ernia. piccola e recente modificato nel suo tipo di struttura fisiologica. È cosa nota che finora la chirurgia non ha trovato modo di riparare la perdita di uno sfìntere muscolare. Analogamente incidendo un orifizio così complesso come l' inguinale superficiale per la cura dell'ernia, secondo Bassini, si corre il pericolo d-i deteriorarlo nella. sua mirabile struttura, mentre ciò non avviene col metodo di Kocher. In centinaia di ermos1, presentatisi durante il biennio 1895-97 alla Clinica chirurgica di Bologna, e visitati uno a uno quotidianamente dal prof. Novaro, avendo portato l'attenzione, prima dell' intervento chirurgico, allo stato delle pareti del tragitto inguinale, mi convinsi che le alterazioni riscontrate coll'esame obiettivo, corrispondono bene a quelle, che si constatano de visu durante l'opera.zione, colla quale in una percentuale non tanto piccola si mettono allo scoperto fasci muscolari del piccolo obliquo e del trasverso bene sviluppati e addossati sul tragitto inguinale non sfiancato1 nè abbreviato nel suo decorso obliquo dall'alto al basso e dalle parti profonde alleo
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superficiali. Anzi in una diecina di casi, scelti con riguardosa cura fra. giovani robusti e operati sotto la. direzione del prof. Monari, quasi sempre constatai il fatto che la plastica coJ triplice stato suturato sul margine posteriore del legamento di Falloppio non mi sembrava necessaria per raggiungere lo scopo di una cura radicale. Pur troppo in chirurgia, come in tutte le cose mediche si ha tendenza a voler sempre gene-ralizzare i sistemi tera.peutici, mentre i casi invece mutano indefinitamente. Anzichè rendersi schiavi del met<>do è preferibile l'indirizzo che allo studio esatto delle singole forme seguano applicazioni curative, dirette con un razionale ecletismo. Non sempre dovrebbesi ricorrere al metodo ideato dal chirurgo di Berna., nè sempre a quello più noto e diffuso del chirurgo di Padova., trascurando pensa.tamente di parlare delle altre ormai innumerevoli modificazioni, con cui si tentò migliorare i riferiti processi operativi, nati perfetti. Ed ora quale giudizio spassionato si può dare sulla crescente generale operosità dei chirurghi per la cura. dellEI erifi'tr inguinali? Dal bambino, appena non abbia più perdita invo· lontaria. notturna delle urine, fino all'ottuagenario, tutte le età., professioni e classi sociali invocano og· gidì l'ausilio del metodo Bassini. Se nello strozzamento erniario, secondo Mollière, unica controindicazione alla cura. cruenta è la morte, invece nelle al tre varie ernie, riducibili o no, l' indicazione ad operare è sorretta da criteri ben definiti. Si ritiene ragionevole l'attesa negli adolescenti fin dopo il 15" anno di età, potendo la malattia guarire spontaneamente pel semplice fatto che coll'accrescimento del corpo aumenta. l'obliquità del tragitto inguinale. Cosi pure fino alla. detta età meno facilmente intervengono cause di stroz-
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zamento, mancando di regola l'applicazione a continui lavori pesanti. Inoltre merita importanza il fatto che non essendosi ancora. iniziata l'attività. delle glandole seminati la presenza. temporanea. o permanente di un viscere adàomina.le a ridosso del cordone spermatico o del testicolo non ne compromette la. funzione, che per legge naturale si risveglia. verso quel determinato periodo della vita. V ero è che sonvi casi in cui la compressione dell' ernia sul testicolo, arrestato nella sua discesa nel tragitto inguinale, fa sollecitare l'intervento operativo per migliorare le condizioni trofìche della glandula. Cito nn esempio dimostrativo appropriato. L'allievo U. C., quattro anni addietro, venne dichiarato tem poraneamente inabile all'ammissione nel Collegio militare di Roma, perché affetto da ernia inguinale destra interstiziale, avvolgente il testicolo ectopico cbe, dopo la riduzione dell'intestino erniato , si rilevava ipotrofico e fissato quasi a ridosso dell'orifizio inguinale profondo. Il maggiore medico Bima ed io, benché si trattasse di giovane appena quindicenoe, concordemente consigliammo un atto opet·ativo immediato. La cura radicale e~e guita , senza alcun indugio, dal prof. Colzi ebbe un esito soddisfacente e stabile non solo in rapporto 1tlla guarigione dell'ernia, ma ancora pel risultato conseguito coll'orchidopessia, essendosi da essa sensibilmente avvantaggiato lo sviluppo del testicolo portato nella sua sede naturale (1). Così si comprende l' intervento relativamente precoce in quest'altro caso pure caratteristico. L'allievo M. d. R., ammesso a 16 anni nel Collegio militare, presenta normale e armonico sviluppo scheletrico muscolare. (l ) l'ieU'eetopia ingu inale del testicolo complicala da ernia, benché negl adulti la gianduia resti atrofica ed inre~onda, rappre&enta essa tuttayia un ter· reoo propi:r.io per le inre:tloni acute e pei neoplasmi. Quindi è consigliato l' io· teneoto ehirurgleo dal t3• al t5• an no di eia, mediante l'orchidopessia e la eura radicale dell 'ernia.
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La sua statura raggiunge m. 1. 71 1/ 1 e il perimetro toraci co m. 0.83. Racconta che fin dal sesto anno d'età, durante gli sforzi pronunziati gli compariva alla regione inguinale destra, nel sito che corrisponde alla fossetta media, una lieve intumescenza, la quale raggiungeva al massimo le dimensioni di una mezza noce e spariva spootan ~amente. Gli venne prescritto l'uso del cinto, che fu applicato durante il giorno per nove anni consecutivi, infruttuosamente. Bramoso di dedicarsi all'avita carriera militar~, m seguito a parere del compianto prof. Bruno, $Ì sottopose a 15 anni alla cura radicale dell'ernia, eseguita con ottimo risultato a Torino dal professore lsnardi. Ne1 cinque mesi dacché l'allievo attende assidu!lmente alle esercitazioni militari, scherma e ginnastica non ha mai risentito nella parte operata la benchè minima molestia, nè ora si constata alcun accenno alla ricomparsa di distensioni nel tragitto inguinale.
È cosa troppo ovvia che in questo caso nulla potevasi sperare dall'applicazione del cinto, il quale, a.nzichè inutile riusciva dannoso, favorendo l' ipotrofia. muscolare, là ove il peritoneo formava. un gavocciolo, durante i rapidi e notevoli aumenti della pressione addominale. È supponibile che la deformità inguinale appartenesse al novero dei laparoceli o delle ernie dirette ; forme entrambe, in cui se raro avviene lo strozza.men to, sono però suscettibili di cura radicale esclusivamente coll'esatta plastica muscolare, precisata dal metodoBassini. D agli esposti casi clinici si intravede già l'alta importanza della cura radicale dell'ernia inguinale, per accrescere di anno in anno il numero dei validi difensori della patria. Anzi è tempo ormai nhe risalti colla raccolta di fatti concreti tu tto il contributo d erivante dalle operazioni chirurgiche nelle abilitazioni al servizio militare. A tal fin e mi sono proposto di raccogliere i dati che emergeranno da un'inchiesta d'iniziativa personale &
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che in seguito sarà mia cura rendere noti con una pubblicazione a parte. Ed ora riprendendo a svolgere sommariamente la questione r elativa alle indic azioni per la c ura radicnle
dell'ernia inguinale, bisogna riconoscere che esse, nel massimo numero dei casi, sono motivate dalle esigen ze delle occupazioni. Pei militari come per gli operai che attendono a lavori pesanti, in genere l' uso del cinto riesce poco pratico; costituiscono essi perciò una numerosa care· gorìa dei richiedenti la cura Bassini. Come sono da evitarsi le applicazioni chirurgiche uniformi, così devesi por mente a tutte le condizioni individuali o generali sfavorevoli che in modo temporaueo od assoluto possono controindicare la cura anzidetta. P erò è necessario ammettere che ci mancano ancora i mezzi per afferrare esattamente alcune occulte controindicazioni e che spiegano in parte i risultati negativi, in una piccola percentuale, nella cura cruenta dell'ernia inguinale. Il difetto non consiste nel metodo e spesso neppure nella sua applicazione, ma invece dipende da errore d'indicazione all'atto operativo. Quando si osserva intensamente un fenomeno naturale al microscopio ci serviamo di un occhio solo e dell'altro si è costretti a farne astrazione. Così avviene nello studio clinico delle ernie, con cui si riesce a valutare con precisione ogni elemento causale che favorisce lo sviluppo del sacco e le alterazioni primitive o secondarie nelle pareti addominali. Ma anche in quest'esame si d eve far astrazione di un altro lato della questione, quello importantissimo trattato da Benevoli di Firenze, fin dall797, sull'enteroptosi, consecutiva all'allungamento del mesenterio. Ecco il vivaio del maggior numero di recidive, a scadenza più o meno lontana. L'enter optosi crescente 30
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coll'avanzare degli anni si accoppia ad una simultanea. diminuzione della resistenza nella cintura elastica. attiva, formata più specialmente dalla muscolatura delle pareti addominali, con effetti distensivi nel tragitto inguinale e nel peritoneo e successiva formazione, anche negli operati, di ernie acquisite, a. prevalenza dirette. In questo libero esame critico sulla cura. radicale delle ernie inguinali non ha.vvi ombra di ostile preconcetto. Già si è chiaramente accennato che il metodo Bassini rappresenta quanto di meglio si possa applicare in determinati e pur troppo frequentissimi casi in cui le ernie inguinali sono antiche e voluminose e quando specialmente il tragitto abbia subito profonde modifì.cazioni, che giungono spesso a ta.l grado da. rendere ravvicinati o confusi i due orifì.zi. In simili casi nella sede del tragitto inguinale si riscontra. un ampio orifizio attra-çersa.to dal viscere erniato e nel quale si può introdurre l'estremità di due o tre dita. riunite. Questa disposizione ana.tomo-patologica, osserva giustamente Tillaux (l) c: apporte de sérieuses difficultés à. la. cure radicale de la hernie inguinale, ca.r il ne fan t pas compter sur la fermeture de ce large orifice par la suture, et la hernie se reproduira. fatalement si le cbirurgien se contente de la résection du sac hernia.ire aussi haut qu'il la fasse. Il faut, dans ce cas, reconstituer le canal inguinal, refaire les deux orifìces et le trajet en employant la méthode de Bassini ». Lo stesso autore nel suo Trattato di clinica chiru;rgica così apprezza l'operazione de l Bassini: «C'est une très bonne opération, dont les résultats sont excellents si elle est menée à. bonne fin » . Infatti colla plastica muscolare, secondo Bassini, si ricostruisce schematicamente e quasi normalmente i l (l ) Trailé d'anatomie topographique, pag. 67:1.
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tragitto inguinale. La struttura di questo studiata su molti preparati di anatomia topografica, si riconosce conforme alla descrizione fatta da Testut ed altri, i quali hanno riscontrato eh~ nei soli casi di sviluppo esagerato del muscolo trasverso i fasci inferiori di esso concorrono a rinforzare la parete posteriore, essenzialmente costituita dalla fascia trasversale. Nei casi comuni il margine libero inferiore d~:~i mu scoli piccolo obliquo e trasverso forma la parete superiore del tragitto, però senza. limiti netti, dirigendosi in basso alcuni fasci muscolari a decorso arciforme, i quali si disperdono sulle pareti laterali e perfino su quella inferiore. Le fibre quasi verticali, che si fissano al margine superiore del pube, dietro al legamento di Gimbernat, formano il muscolo pnbo-trasversale di LllSchka. Altre digitazioni abnormi si possono osser· vare, le quali originano dal pube e vanno alla fascia trasversale, nella sua part.e interna. 'Cestut le caratterizza come muscoli soprannumerarì tensori delle aponeurosi dell'addome. Risulta quindi che se le sistematiche applicazioni del metodo Bassini non riproducono con esattezza le naturali disposizioni anatomiche, si modellano però sopra. un tipo di struttura fisiologica. Coll'esperienza desunta da innumerevoli fatti dimostrativi, tutti sono convinti che l'arte chirurgica possieda ora il mezzo di riparare efficacemente e qnasi sempre stabilmente la distruzione o il debilitamento delle pareti inguinali, verifi.cabili in special modo negli affetti da ernie dirette od oblique esterne, voluminose o di antica data, nonchè nei sofferenti di la.parocele inguinale.
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SULLA SIERODIAGNOSI DEL TIFO ADDOMINALE Per il dott. G . B . HarioUi-Biaaebi, t.eneotc medico
nell'ospedale militare !li Roma
Dal settembre 1898, epoca nella quale fui destinato alPospedale militare di Roma, ho eseguito quasi costantemente nei casi di tifo la reazione del Widal, e nello stesso tempo, per l' interesse che aveva l'argomento, eseguiva la sierodiagnosi in numerosi casi di altre malattie. Tali r icerche furono da me condotte nell'ultimo anno in modo sistematico, ed ho ritenuto opportuno pubblicarle, specialmente dopo le critiche che da varì autori furono mosse a questo mezzo diagnostico. Rifare la storia della siero-diagnosi del tifo addominale dai primi lavori di Pfeiffer e Kolle, Bordat, Gruber, Durham a Widal che applicò i risultati sperimentali alla clinica, fino ai lavori più recenti, sarebbe impossibile, tanto è il numero delle pubblicazioni in proposito; d'al tra parte questa lunga enumerazione sarebbe in g ran parte inutile. P erciò mi limiterò a citare man mano quei lavori che avranno maggiore attinenza cogli argomenti ohe verrò trattando. Le mie ricerche possono dividersi in due parti perfettamente distinte. La pr ima va dal settembre 1898 a.l giugno 1899, la seconda dal settembre 1899 ad oggi.
SULLA SIERO DIAG NOSI DE L TIFO ADDOMI NALE
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Dopo i lavori di Kolla, Mesnil de Rochemont, Griim· baum, Ziemke, ecc., essendo stato dimostrato che usando il rapporto di l: 10 istituito dal Widal si avevano dei risultati infidi, io mi proposi di usare la diluizione di l : 20, e con questa. eseguii una prima serie di numerose esperienze, nel tifo, e in molte altre malattie. Ma. dai risultati di esse emerse che anche la diluzione di l : 20 era. insufficiente, e perciò nella successiva serie di esperienze, portai il rapporto a l : 40. Di questa seconda serie perciò mi occuperò in modo speciale, trattando molto brevemente dalla prima.
TECNICA. La tecnica da me usata è la solita ormai in uso presso tutti i laboratori. Cominciai col provvedermi di un'ottima cultura di tifo, sensibilissima all'azione dei sieri tifìci. E ssa. era poco patogena, fatto questo che, come ha dimostrato il Va.lagussa (1), rende la coltura più adatta a presentare il fenomeno dell'agglutinazione. Essa veniva al solito mantenuta in agar, e da questo ripresa per i trapianti in brodo. Il bacillo era mobilissimo. Il brodo veniva preparato col vecchio metodo di K och, e mi ha risposto sempre ottimamente. Qui sorge la questione dei liquidi di cultura più adatti per avere dei germi bene emulsionati. È certo che nel brodo comune, specialmente se la. coltura è un po' vecchia, si forma spesso una. sottile pellicola in superficie e all'esame microscopico si osservano piccoli ammassi. Questo fenomeno, spiegato da alcuni com~ un ac<'.enno ad agglutinazione spontanea, e àa altri, forse (l) V AL AOUSSA. - Ricflrche di tu nica siero-di agnostica nella (ebbr e li(oidea - .4 n~~ali tt·igie11e spel'imtll lale: 1900, fa scicolo l.
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pm giustamente, fatto dipendere da. variazioni nella. reazione del liquido, ha. fatto sì che si sono proposti vari liquidi da. sostituire al brodo. Cosi sono stati usati l'acqua peptonizzata, i brodi artificiali, con glucosio o glicerina, ma. sembrami che tutti questi mezzi abbiano alcuni inconvenienti, qtlali il troppo scarso sviluppo, e il rapido comparire di forme lunge, degenerative, le quali turbano notevolmente l'osservazione. Perciò io sono rimasto fedele al brodo di carne, preparato nel modo sopra indicato: con esso, è ben vero, si formano dei piccoli ammassi, ma. questi sono molto scarsi ove si abbia. l'avvertenza. di non usar mai culture di ~tè. su· periore alle 24 ore; allora i bacilli sono mobilissimi e numerosi, senza. che il loro numero sia. tanto cresciuto da essere di danno all'osservazione. Gli ammassi che si formano nel brodo comune dopo 24 ore, oltre all'essere molto piccoli e scarsi, presentano tali differenze dagli ammassi caratteristici, per la loro grandezza., la mobilità., lo stato di ottima. conservazione dei bacilli, che è impossibile, se non a. un mal pratico, il oa.dere in errore. Su ciò credo di potere essere assoluto, e quando si abbia. la. pratica. conveniente, ritengo che il brodo di carne possa essere adatto altrettanto almeno quanto tutti gli altri liquidi nei quali il bacillo del tito cresce perfettlimente emulsionato. Le altre modalità. della. tecnica non differiscono che per qua.lcb~ particolare indignifioa.nte da. quelle messe in opera. comunemente. Il sangue veniva. aspirato in pipettine piccolissime ovvero nei tubicini da linfa. vaccinica., e il siero separatosi veniva usato per la prova. P er la misurazione del siero e della coltura, mi sono servito di due anse, una piccolissima, ed una più grande. Le anse erano esattamente oa.libra.te per pesata, in modo che nella prima. serie di esperienze il rapporto fu di l : 20. nella. seconda. di l : 40. Avrei potuto usare
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pel siero la cruna d'ago, introdotta uella pratica dal Valagussa., ma siccome avevo cominciato coll'ansa, così ho poi sempre continuato ad usar questa. Del resto ciò non ha importanza, avendo, come ho detto, calibrato esattamente le due anse per pesata. Le anse stesse servivano esclusivamente per la siero-diagnosi. La. prova. venne fatta sempre in goccia. pendente: ciò ha un grande va.ntaggio sul metodo in tubo, perchè si possono seguire le fasi della reazione, e si ha un dato prAzioso che manca coll'altro processo, cioe l'osservazione dei movimenti dei bacilli. E saminavo le gocce pendenti ogni cin!]ne minuti e ritenevo negative quelle prove in cui non si osservava agglutinazione dopo 40 minuti. Dopo questo tempo non mi è mai occorso di vedere prodursi il fenomeno se non si era prima ottenuto. È perciò che ritengo non necessario aspettare sei ore, come vorrebbe il V alagussa. In molti casi ho saggiato il siero degli ammalati a. varie diluzioni per stabilire il limite massimi') e minimo fra cui la agglutinazione av venisse. Tuttavia ciò feci più per curiosità scientifica che llltro, poichè il mio scopo era. essenzialmente questo : Ricercare la diluizione adatta a scopo clinico pe-r mezzo della quctle fosse possibile se1··oirsi d i questo mezzo prezioso senza cadere nell'e?""rore, o di prendere per tifo una malattia diversa, o di m isco· noscere il tifo quando esisteva. Perciò, ferma restando la. diluzione, io andava saggiando il siero dei miei &mmalati. In Serie di esperienze. (Rappor to 1 : 20).
I casi di tifo che fanno pa.rte di questa serie sommano a 51: la siero-diagnosi fu posit iva. in 48 casi, negativa in due. In uno di questi però non mi fu possibile fare l'esame batteriologico delle feci e del succo splenico e
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perciò il caso stesso non può andare esente da obbiezioni. Tuttavia ritengo alquanto esagerato a. questo pro· posito lo spirito che informa alcuni lavori. È giusto, è doveroso dubitare della diagnosi di tifo, quando si tratta di forme che dovrebbero classificarsi come anomale, e che perciò potrebbero essere invece altre forme infettive. I casi di questo genere riferiti dal Fiocca. (l ) sono molto dimostrativi, ed è ben naturale che trovando in essi la siero-diagnosi negati va, anzichè concludere che sì tratti dì tifo, è necessario dubitarne, e ricorrere agli esami batteriologici completi, i quali devono rischiarare tutti i dubbi. Ma quando il quadro clinico è completo, con tutti i sintomi più me· ritevoli di fiducia, è poi necessario per convalidare la diagnosi, l'avere il reperto del bacillo specifico? Io non lo credo, e ritengo invece che in questi casi la clinica debba bastare; altrimenti noi ci ridurremmo a non poter fare alcuna diagnosi senza il laboratorio. Il caso cui ho accennato è appunto uno di questi e merita la pena di riferirlo sommariamente. Str. Ottavio, caporale del 69° reggimento fanteria, entrato il17 ottobre 1898. Individuo di mediocre costitu· zione. Verso il 7 ottobre ammalò con febbre, cefalea, inappetenza, nausee. All'ingresso all'ospedale si rilevano organi toracici sani, lingua fortemente impatinata., arida, rossa ai bordi e alla punta, lieve meteorismo intestinale, gorgolio ileo-cecale, milza ingrandita, roseole sull'addome e stù tronco; alvo diarroico, febbre continua., oscillante fra 38,7 e 39,2. Il decorso della malattia. fu di 5 settenari e l'andamento gravissimo. La siero-diagnosi fu ripetuta molte volte, fino a tre giorni dopo iniziatasila conYalescenza, ma sempre con risultato negativo. Cl) FIOCCA. -
Sulla t·eazione di l~idal. Policlimco, t900, n . 21.
DEL T IFO ADDOMINALE
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Dal brevissimo cenno della storia cllnica risulta per me evidentissimo che si trattava di tifo. Essendo però stato un caso gravissimo, non fa meraviglia che la siero diag nosi sia stata negativa per tutta. la. durata. della ma.· lattia. Disgraziatamente l'osservazione è stata incompleta, poichè non ripetei la prova. in seguito, a. conva · lesoenza più avanzata.. Si vedrà nella seconda serie di esperienze che in qualche altro caso la siero-diagnosi fu positiva solo dopo vari giorni di apiressia. Quindi è da ritenere con tutta. probabilità che nel caso descritto la siero-diagnosi sia riuscita negativa. per tutta la durata. della malattia. per la speciale sua gravità., e che senza. dubbio essa sarebbe stata positiva in seguito, ove per circostanze indipendenti dalla mia volontà non a v essi dovuto trala.scia.rne lo studio. Escluso questo caso, che può andare soggetto alla critica, ne resterebbe un altro in cui la siero-diagnosi riuscì negativa; questo fu un caso gravissimo e s~gui to da morte, e all'autopsia si rilevarono le classiche alterazioni del tifo. In questo ammalato adunque la agglut inazione non si produceva neanche col rapporto di l : 20, e perciò è da concludere che essa mancava realmente (1). Ol tre ai casi di tifo di cui ho fatto parola, ne cimentai molti altri di svariate malattie. Le osservazioni da me eseguite riguardano 175 individui, in -alcuni dei quali la siero-diagnosi veniva eseguita a scopo d iagnostico, quando il quadro clinico non si era ancora ben delì· neato ; in altri invece venne da me pra.ticata a solo scopo di controllo, e trattavasi sempre di forme s'dlle quali non poteva cadere dubbio alcuno. Per ciascuno di questi ammalati tenni conto dell'andamento clinico (l) È In ratti da ritenere ormai. per le ricerche di molLi c per le pre>enti, che non si può p restar rede eeceosiva a una agglutinatJOne ottenuta col rapporto d\ i : tO, IJUao tunque il Wldal abbia aiTermato che con questo rapporto non è mai cad uto in errore.
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SULLA &li':RODIAG~OSI
ulteriore, e in tutti vennero eseguiti gli esami di gabinetto che si manifestavano necessari. In modo speciale per la malaria. dirò che sempre venne fatto l'esame del sangue, e spesso varie volte, fino ad essere sicuri delle. diagnosi, anche dal lato microscopico, oltre che da quello clinico e da. quello a juvantibus. Perciò io debbo esclu· dere che in que~ti 175 casi vi potesse essere qualche ammalato di tifo (forme anomale) E cco i risultati delle mie esperienze: (Rapporto t : 2n}. SIER ODIAGNOSI Po; iti va
Individui sani . . Ft!bbre malarica . Bronchiti. . . . Broncopolmoniti . Polmoniti crupali. Pleuriti . . . . Tubercolosi polmonare Tubercolosi miliare . Poliorrome nile Febbre reumatica Hesipola . . . . Reumatismo poli-articolare . Eudocardite . . . . . . . Periti fii te. . . . . . . . Catarro gastro-duodenale con itterizia. Infezioni intestinali . Ascessi e fl emmoni. Oli li medie puruleole TOTALE
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DEL TIFO .ADDO ~INALE
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Come risulta dal quadro suesposto, su 175 casi di svariate malattie, tutte a decorso classico, in modo da potere escludere il tifo, si sarebbe avuta 23 volte la siero-diagnosi positiva. Il contingente maggiore sarebbe stato dato dalla malaria, pleuriti, polmoniti, resipola ecc. Ma ricercando accuratamente l'anamnesi, ho potuto rilevare alcuni dati non privi d'interesse. In tre dei quattro casi di malaria a siero-diagnosi positiva gli individui avevano sofferto antecedentemente di tifo, uno tre anni prima, uno cinque e uno dieci. Così pure uno dei polmonitici, il cui sangue dava l'agglutinazione, aveva avuto il tifo a 12 anni, cioè nove anni prima, uno dei pleuritici ne aveva. pure sofferto nove anni prima, e un altro cinque anni avanti ; il malato di peritiflite l'àveva avuto tredici anni in-
nanzi, e i tre malati d'infezione intestinale erano stati colti da tifo antecedentemente fra sei ed otto anni. In tutto sarebbero dieci individui che avrebbero avuw il tifo in epoche antecedenti, e in un tempo da tre a tredici anni anteriore all'epoca in cui caddero sotto la mia osservazione. Ora l'aver sofferto già di tifoide può benissimo darci la spiegazione del perchè in quei dieci casi esistesse ancora nel sangue il potere ~glutinante a una diluzione di l: 20. Ricorderò infatti che il Widal aveva trovato che anche dopo 26 anni dalla sofferta. infezione tifoide persisteva il potere agglutinante a l : 10, e in tre casi dopo tre, sette, nove anni il siero era ancora attivo all'l: 150. Così pure lo stesso Widal e Sica.rd trovarono che su 40 oasi, undici mantenevano un siero attivo da l : 10 a l : 1800 dopo un lasso di tempo che variava da 6 a. 26 anl!Ì. Courmont in due casi guariti da oltre un anno costatò il fenomeno, Hofmann trovò la reazione positiva. fin 12 anni dopo la sofferta infezione. Weinberg dopo 27 anni e Peèhère persino dopo 51 anni.
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SULLA S IERODIAGNOSI
Tutti questi sono fatti ormai dimostrati in modo indiscutibile, e perciò noi siamo pienamente autorizzati a. ritenere che nei 10 oa.si più sopra. riferiti il potere agglutinante del siero fosse in diretta. dipendenza della. infezione tifoide già sofferta. Resterebbero 13 ce..'>i, pei quali, per quanto accuratamente ricerce..ssi nell'anamnesi, non potei ritrovare nulla che accennasse a.d una. sofferta infezione tifoide. Escluso ciò, ed esclusa una tifoide concomitante, non . mi rimaneva che ammettere un fatto, che cioè ·i n 13
individui su 115 affetti da svariate malattie infettive e in cui non esisteva nè in atto nè nell'anamnesi il tifo, il sangue possedeva un certo pote·re agglutinante, nel rapporto di 1:20 r ispetto al bacillo di Eberth. È ammissibile tuttavia che in alcuni un tifo pregresso fosse sfuggito alle ricerche anamnestetiche; ma ciò e\·identemente non può essere generalizzato a. tutti i 13 individui. Questi sarebbero dunque divisi come appresso: Malaria P olmoniti. Pleuriti Tubercolosi polmonare Resipola . Reumatismo poli- ar ticolare
l su 24 3 » 36
4 » 36 l » 4
3 » 10 l » 7
Risultava da ciò assolutamente inadatto il rapporto di 1: 20, perchè, sebbene molto raramente, pure si poteva osservare talvolta una. agglutinazione anche nei non tifosi (1). Perciò abbandonai del tutto questo rapporto, e presi come termine fisso l'altro di 1: 40. Con questo eseguii tutte le successive esperienze. (t ) Questo ratto colli m:~ perfettamente con quant o ha tro \"ato di recente i 1 Kuhler (Socleta di medicina e scien1.e naturali in Jena, IO masrgio 1900). s e condo il quale nei non tifosi non si :~vreb lìe mai 1:1 reazio ne con diluizio ni superiori ;i t : 30.
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DEL TIFO ADDOMINALE
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lP Serie di esperienze . (Rapporto l : 40).
I casi di tifo di questa serie sommano a 167. La siero diagnosi fu positiva in 164 oasi, negativa negli altri 3. Questi furono 3 oasi mortali, e la prova fu ripetuta fino a poco prima della morte. L'autopsia rilevò le classiche alterazioni della febbre tifoide, specialmente a carico dell'intestino. Questi tre casi ed il qnarto che ho già riferito e che appartiene alla I serie delle mie esperienze sono da aggiungere ai non numerosi ohe sono già stati pubblicati. Infatti fino ad oggi i oasi di vero tifo, comprovati al tavolo anatomico e in oui mancò la siero-diagnosi fino alla morte, sono due del Widal (l) (se anche vi si vogliano comprendere, quantunque un debole potere agglutinante vi esistesse), uno del Vaulair, uno del Bergintz, uno di Astaud e Barjon, uno di Pescarolo, uno di Schumacher, due di Fischer, quattro di Fiocca. In tutto si avrebbero 13 casi, aggiungendo ai quali i miei 4, si avrebbe un totale di 17 osservazioni, cifra veramente insignificante, ove ~i tenga presente che dalle prime comunicazioni del Widal ad oggi i casi di tifo in cui venne ricercata la siero·dia.gnosi devono certo salire a qualche diecina di migliaia (2). La spiegazione di questo fatto, che cioè in alcuni oasi mortali la siero-diagnosi può essere negativa. fino 111 Bisogn ereb be a questi casi mortali ag~iuogere uo caso con ricaduta se· guito da guarigion e. rirerìto dal Widal e Sicard. Ch'io mi sappia è questo l'unico caso io tutta la letteratura, che possa resistere alla crit1ca, essendosi col livato il bacillo d'Eberth dalla milza. .. (!) Vi sono altri nnmerosi casi di cosi dette reazi oni negative in casi di tila seguiti o no Ila morte ; ma di tutti Jo studio ru incompleto; per lo più la prova ra ~.seguita una sola volla in tutto il deeor~o della malattia l
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SU LLA S IERODIAGNOS I
alla. morte, è stata t entata da molt i. Allche recentemente il Fiocca ha cercato di spiegare il fenomeno, specialmente basandosi sulle r icerche sperimentali del Valagnssa; tale spiegazione è in diretta. dipendenza. dalla. t eoria che hanno emesso l'E mmerich e il Low per spiegare l'agglutinazion e, e conviene riconoscere che è quanto di meglio si possa dire oggi sulra.rgomento. Dato che l'agglutinazione, secondo il concetto di Emmerich e Low, dipenda dalla. combinazione di un'albumina animale con un enzima specifico, prodotto dagli stessi bacterii, e che è capace di distruggerli, è ammissibile_ che più sono i ba.cterii che si distruggono nell'organismo, maggiore è la sostanza batteriolitica che si versa in circolo. Qu indi la maggior quantità di sostanza agglutinante nel siero dipenderebbe dal maggior numero di bacterii che sono stati distrutti dalle forze dell'organismo, ed è perciò che un alto potere agglutinante sa.· rebbe, secondo il concetto del Courmont, un ottimo criterio prognostico, come quello che ci dimostra che i nostri tessuti lottano con fortuna cont ro gli invasori. Se invece l'org anismo è debole, e reagisce male, o se gli invasori sono o troppo numerosi, o troppo virulenti, pochi ne vengono distrutti e la sostanza agglutinante ne l sangue è scarsa (1): Perciò in quei pochi casi mortali di tifo in cui mancò fino alla morte l'agglutinazione. bisogna credere o che l'organismo fosse dotato di mezzi di difesa insufficienti, o che i bacilli fossero numerosi e virulentissimi, in modo da avere il sopravvento sulle forze cellulari.
(l ) Un fatto perfettamen te analogo è stato: dlmostrato d.al Courmout per la s lerodiagnosi dell a: t ubercolosi. Infatti egli ha potuto osser va re che Il liquido dell e pleur iti sperimentali nel can e agglut ma fortemente se le colture Inoculate sono poco vhruleote, ment re non agglutina se sono ,·irulentissime. Lo stesso ratto ha dimost rato clinica mente ; infatti nell e forme acute mìtiari (m~ oiogee, pteuriche, perltooealll non si ha aggtullnaziooe.
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L'esisten.z a di questa possibilità potrebbe ingenerare la sfiducia in questo mezzo diagnostico nell'animo dei medici , ma ciò sarebbe del tutto ingiustificato. Basta riflettere alla scarsezza estrema di questi casi; senza tener conto di altre statistiche, ricorderò ohe su 218 casi com· plessivamente da me osservati, il fatto si notò solo quattro volte. Qual'è il fatto in tutta la patologia, che possa dirsi altrettanto costante ? Fatta du.n que eccezione di questi tre casi, negli altri 164 la siero·diagnosi fu positiva. Di essi 13 morirono, gli altri guarirono, in un tempo variabile da 2 a 6 settenari. In molti la reazione fu positiva fin dal primo sagg_io, negli altri negativa e comparve più tardi. In questi casi io ripetevo ad intervalli regolari di 2 o 3 giorni la siero- diagnosi fino a che non la trovai positiva. I casi in cui la agglutinazione esisteva fin dall' in· gresso nell'ospedale furono in grandissima. maggioranza; ciò non deve far meraviglia, ove si tenga presente il genere speciale di ammalati ohe cadde sotto la mia os · serve.zione. Infatti i soldati che si ammalano ai reggi· menti vengono per lo più tenuti alle infermerie per al· cuni giorni, cosicchè arrivano all'ospedale in s· o 7• gior· nata di malattia e spesso molto più tardi, specialmente se tratta.si di carabinieri, provenienti da stazioni situate nella campagna romana, dei quali alcuni entra· rono persino alla fine del a• settenario. A questo pro· posito è opportuno osservare che in generale i carabi· nieri delle stazioni di campagna, forse perohè venivano a noi molto tardi, fornivano casi gravi e a decorso molto lungo. Ricorderò pure ohe nel calcolare l'inizio della malattia., ho preso per punto di partenza l' inizio della febbre, resa manifesta per i brividi iniziali o per il senso di calore, mentre altri hanno calcolato l'inizio della malattia dal giorno in cui gli ammalati si misero a letto. Questo fatto, come giustamente osserva il Fiocca, è
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SU LLA SlERODIAON OSI
causa non indifferente di errori nello stabilire la cvmparsa della reazione agglutinante. Sull'epoca adunque della sua comparsa le mie rioerohe sono molto scarse; infatti 126 ammalati presentavano la siero-diagnosi positiva fin dal loro ingresso nell'ospedale; di essi si trovavano verso la fine del primo settenario 50, nel secondo settenario 66, nel terzo l O. In 36 oasi potei tuttavia studiare la comparsa della agglutinazione, perchè al loro ingresso essa mancava; e non sarà inopportuno riferirne i risultati. Su 36 casi l'agglutinazione comparve 4 volte nel primo settenario, e precisamente 2 nella 5' giornata, l nella 6& ed l nella. 7•. In 14 casi comparve nel 2° settenario, in 6 nel 3°, in 4 nel 4°, in 8 nella convalescenza. In dne oasi non fu possibile determinare con esattezza l'inizio della malattia e perciò non sono compresi nelle cifre soprastanti. Risulta dunque, a conferma di quanto altri hanno già, dimo~trato, tra oui il Fiocca, ohe la agglutinazione compare per lo più nel secondo settenario, molto meno frequentemente nel l 0 • ~ Dal complesso dei 162 casi risulta un fatto non privo di interesse; i oasi in oui la siero·diagnosi avvenn e t ra. il l" ed il 2° settenario fur ono almeno 134, mentre più tardi si verificò negli altri. Ciò dimostra che d 'ordinari~ la siero·diagnosi può fornire dati sicuri abbastanza precocemente. Non privi d'interesse sono i casi in oui la reaz10ne fu positiva nel4• settenario e nella convalescenza. Sone>in tutto 12 casi, i quali in generale furono tutti grav i. di durata da 4 a 6 settenari, oon fenomeni d'infezione e di intossicazione generale imponenti. Ciò sarebbe di conferma a quanto hanno stabilito vari autori, tra. i quali lo stesso Widal, ohe cioè il presentarsi molto ta.rdivo del fenomeno si abbia nelle forme gravi. Tuttavia..
DEL TIFO ADDOMINALE
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ciò non può essere generalizzato : infatti in uno dei casi in cui la reazione fu positiva all'inizio della c'onvalescenza., si trattava. di forma lieve, mentre altri quattro erano molto gravi. In linea generale però debbo confermare che l'agglutinazione compare molto tardi nei casi di notevole gravità. Vi sono poi tre casi che presentarono l'agglutinazione soltanto al 6', 11°, 12° giorno di convalescenza rispettivamente, mentre essa. era mancata per tutto il resto del decorso. Bisogna. dunque tener pre$ente tale possibilità prima di concludere che in un dato caso la sierodiagnosi fu negativa, e prima. di gettare il discredito su questo mezzo, destinato a r endere tanti servigi. E ben vero che la. esistenza dei casi in cui il fenomeno si presenta nel4° settenario o nella convalescenza, ne scema alquanto l'importanza. diagnostica; ma. questi casi sono rari; sono per lo più casi gravi e quindi se ne può trarre giovamento pel criterio prognostico; e infine possono servire non fosse ':l.ltro per una. diagnosi retrospettiva, vantaggio non indifferente per lo meno per i provvedimenti igienici da. adottare.
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Dopo la loro uscita dall'ospedale i tifosi venivano inviati in licenza. di convalescenza, e la. maggior parte veniv ano perduti di vista. Tuttavia., nei pochi casi che mi riuscì di rintracciare dopo il loro ritorno dalla licenza., non ho mancato di saggiare di nuovo il poter e agglutinante del loro sangue, per vedere se esso si conser,a.va ancora e in quale misura. Questi oasi sommano a 27, e son riassunti nella. tabella seguente:
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SU LLA ~ IERO D I A GNOSI Giorni tleeo rsi S IEROOIAGNOSII I.Imite massi m o dalla !!ne della ddla malattia a t : ~ a t : 40 sierodiagnosl
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P. Giust'ppe . C. Giuseppe . C. Lorenzo T. Giulio. N . Giacomo . M. Giovanni. R. Marco. B. Domenico A. Romeo . G. Virgilio D. A. Pio D. Paolo. l. l ooocenzo D. Attilio . M. Enrico T. Aldo S. Giuseppe. P. Giacomo. C. Candido z. Lorenzo L. Giacomo . G . Luigi F. Sebastiano M. Fortunato De P. Guido. R. Adolfo. P . Carlo
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Da essa risultano con fermate perfettamente le rioerohe di molti autori: si vede infatti che in un caso già. 15 giorni dopo l'apir essia il potere agglutinante era. soom.-
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DEL TU'O ADDOML.'iALE
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parso. In complesso su 27 casi, in 16 si notava la scomparsa dell'agglutinazione in un tempo variabile da 15 a 118 giorni dalla sofferta malattia. Dei rimanenti 11 casi 2 present"vano l'agglutinazione soltanto a l: 20 e non più a l: 40, e gli altri 9 la presentavano ancora a diluzioni varie fra l: 60 e l : 1000. In ogni modo però dopo tre mesi il potere agglutinante fu sempre molto limitato e non superiore a l : 120, ove si eccettui un caso, in cui dopo 114 giorni esisteva ancora a l : 320 ed oltre. In questo caso per circostanze indipendenti dalla mia volontà. non potei dosare il limite del potere agglutinante. In complesso da questi oasi risulta che le sostanze agglutinative spariscono presto dopo la guarigione, talora dopo pochi giorni, al contrario di ciò che ha af fermato r ecentemente il Widenmann (l); ciò come già avevano detto Widal e Sicard, prova una volta di più che la. reazione agglutinante non può in alcun modo considerarsi come una reazione d' immunità .
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* *
Fermo restando il rapporto di l : 40 da me adottato, ho tentato lo studio di un altro elemento che non mi sembrava privo d' interesse. Si sa. che la agglutinazione può avvenire in un tempo variabile, da pochi istanti a. mezz'ora - quaranta minuti. Succede spesso che nel tempo che si prepara la g occia pendente e si mette a fuoco il microscopio, la reazione è già avvenuta Ora dal t~mpo occorrente per la produzione del fenomeno, non s1 poteva dedurre un criterio prognostico? Non doveva .in altre parole la rapidità. di esso dipendere dalla. maggiore o minore quantità di sostanza agglutinante (t) WiDBSIIUN. -
Charite-.dnnalm, t900.
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SULLA SIERODI AGNOSI
contenuta nel siero, tanto più avendo la precauzione di usare sempre la stessa cultura, che quindi doveva ritenersi approssimativamente sensibile sempre allo stesso modo verso i sieri specifici? Se ciò fosse stato esatto, se cioè dal tempo occorrente per avere la reazione si fosse potuta arguire l'abbondanza delle agglutinine di un dato siero, il vantaggio non sarebbe stat.o indifferente. Infatti per stabilire tale ricchezza oggi non abbiamo che un mezzo: ricercare la diluzione massima. e minima fra le quali l'agglutinazione avviene. In tal modo si può costituire la curva della reazione agglutinante, la quale, secondo il concetto del Courmont, servirebbe per stabilire la ·prognosi. ·Ciò importa un numero notevole di goooe pendenti e quindi un tempo non indifferente. Se invece a questo metodo si potesse
sostituire la notizia esatta del tempo occorrente a produrre la reazione, col solo rapporto di l: 40, si avrebbe un grande vantaggio sul metodo sinora in uso. Sotto questo punto di vista io ho confrontato tra di loro i due fatti, cioè il tempo necessario ad otten ere la reazione col rapporto di l: 40, e la diluzione massima a cui l'agglutinazione avveniva. Le ricerche riguardarono circa 30 casi di tifo: col solito sistema delle diluzioni successive ottenevo il dosaggio della reazione agglutinante, che confrontavo col tempo occorso ad avere la reazione col rapporto di l :40. Ho potuto vedere così perfettamente confermato che i due fattori sono in rapporto tra loro, e che l' uno e l'altro sono alla stretta dipendenza della quantità di agglutinine esistenti nel siero. Così per esempio in tre casi in cui l'agglutinazione si otteneva con una diluizione anche maggiore di l: l ()(X), col rapporto di l :40 si aveva istantaneamente. In un altro caso in cui l'agglutinazione avveniva all'l:200, si produceva in 5 minuti all'l:40 ed in uu altro in cui l a.
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DEL' TIFO ADDOHINALE
reazione non avveniva che a l: 80, ocoorreva.no 30 minuti per ottenerla a l: 40. E cosi tutti gli altri casi offrono questo parallelismo costante fra i due fenomeni. Passando poi alla clinio&, ho studiato 160 casi di tifo, e li ho ripartiti in quattro categorie, e. seconda che si trattava di casi mortali, gravi, di media intensità, e leggeri. Il criterio sulla maggiore o minore gravità veniva basato sulla durata, sull'altezza della febbre, sulla imponenza dei sintomi generali. I casi mortali furono 13 : di essi 6 diedero la agglutinazione in meno di 6 minuti, 7 in un tempo supe· riore, va.riabile da 15 a 40 minuti. I casi gravi furono 39, dei quali 18 diedero l" ag· glutinazione in meno di 6 minuti, e 21 fra 10 e 40 minuti. I casi di media intensità sommarono a 60, e di questi 37 presenta.rono il fenomeno in meno di 5 minuti, 23 da 10 a 40 minuti. Finalmente i casi lievi furono 48, dei quali 36 diedero l 'agglutinazione in meno di 5 minuti e 12 da 10 a 40 minuti. I riultati di queste ricerche sono meglio dimostrati dallo specchio seguente. 1 SIEROOIAG~OSI POSITIVA. DJSTINZI01\E DEl CASI
Numero
l In mAno
di 5 minuti
Casi mo rtali. Casi g ravi Casi di media intensiLa. Casi lie vi .
13 39
60 48
6
l
Da to a 40 mmuli
7
1R
21
:17
2:}
:$6
12
Dall'esame dei risultati ottenuti non si possono trarre conclusioni definitive: si vede infatti che anche nei
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SULLA SIERODIAGNOSI
casi gravi e mortali la agglutinazione si produce spesso rapidamente, talora quasi in modo istantaneo. Tuttavia è innegabile che nella maggior parte dei casi gravi e mortali, l'agglutinazione è tarda a prodursi. Nelle forme leggere o di media intensità la cosa è invece cambiata. Sono in grande maggioranza i casi in cui la reazion.a avviene in brevissimo tempo, mentre vanno sempre più diminuendo i oasi in cui è tarda. L'esempio più bello ci viene offerto dalle forme leggere, delle quali 36 diedero la reazione in brevissimo tempo, e soltanto 12 con ritardo. In non sarò certo assoluto in proposito, per la qual cosa oocorrerebbero altre e numerose esperienze. Tuttavia non credo che si possa negare un certo valore a.lle cifre che ho riferito. Da esse apparisce che in regola generale la reazione si produce in tempo brevissimo nei casi lievi, con ritardo nei casi gravi. Il criterio prognostico, che si poteva sperare esiste dunque realmente, pur andando soggetto a numerose eocezioni.
Per·ciò se n()i troveremo che in un dato caso la sierodiagnosi è positiva e molto rapida, avremo un cdlerio non cerio, ma presuntivo, che il caso non presenterà notevole gravità e non sa,·à mortale. Quindi, colle dovute riserve, questo dato potrebbe ragionevolmente sostituire Paltro finora in uso e, saggiando il siero a. giorni alterni, si potrebbe ottenere una curva da. sostituire a quella ricavata alla maniera del Courmont.
**~ Come av,evo già fatto per la diluzione di l: 20, così per quella di l: 40, prima di conèludere per la. sua. accettabilità a scopo clinico, ho reputato convenien. te sottoporre ad esame numerosi casi di altre malattie, Anche qui ebbi l'avvertenza di scegliere casi tipici, nei
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DEL TIFO ;I.DD0!\11NALE
quali il sospetto di una tifoide concomitante dovesse escludersi senz'altro. l casi che sottoposi ad esame furono in numero di 100. Essi possono cosi dividersi: casi
MA L A T T l A
Febbre malarica . R1c:ipola Febbre reumatica . Malallie intestinali varie Bronchiti . Polmoniti e broncopolmoniti . Pleuriti . EndopericardHe. Forme tubercolari (meningee, miliari, glandolari e polmonaH) Selticemia streptococcica . . Otiti medie purulenti febbrili. TOTALE CASI
N.
1:, 6 5 32
a li l-t
7 2 i
100
In tutti questi casi mai una sola volta mi occorse di trovare la sierodiagnosi positiva. Questo è dunque un altro elemento che induce a fa.r concludere per la grande importanza. che ha la. reazione del Widal come mezzo diagnostico (l). (t ) Es<:luso eM un bacillo del lifo bene accertAto sia agglutinato, a dilulllone adatta, dal siero di non tifosi, resterebbe la questione inversa, se cioè n siero d• t1Cosi agglutini altri mlcrorganisml. Su questo argomento esistono llllmero:~e r1eerche (ACII ABO e BI.SSAUDB, GRUD&~, GILBBRT e FOURNIJCR, etc.), ehe mi Tlservo di ri('rendert; sotto un altro JlUDtO di vista, ma fortunatamente, l * la clinica cioè non ha alcuna importAnza. Solo ci deve rar stare in guardia Hlla ~elta dello eultura dl bacillo del Ufo, che dovremo usare a scopo dl mrodlagno:sl; evidentemente useremo un bacillo t• neo che possegga tutti i e&ratteTi morfologlel e che sia agglutinabile a diluizioni molto Corti dal sier~ di animali lmmuoluatl contro il tifo med6$lmo.
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:';ULLA S IERODIAGN OSI
•• • Ed ora, per venù·e alle conclusioni che possono trani dalle mie esperienze, io non ricorderò le numerose ob· biezioni fatte contro il valore diagnostico della. reazione del Widal. Tutte dipendono dall'osservazione di casi male studiati, e quindi tutte hanno un valore negativo. Di esse ha fatto bene giustizia il :Fiocca. nel suo ultimo lavoro. Ricorderò solo che i miei oasi dimostrano ancora. una. volta, se pur ve n'era bisogno, che i casi di tifo in cui manca la reazione del Widal sono scars issimi e mortali, e che in altre malattie, usando una diluzione adatta non si osserva. mai l'agglutinazione. Perciò le mie conclusioni concordano perfettamente con quelle del Va.la.gussa e del Fioooa., e non dovrei che ripetere quanto ha scritto quest'ultimo. Esse sono : l o La sierodia.gnosi del Wida.l è positiva sempre nei casi di tifo, purchè si abbia cuta., quando manca, di ripe· terla a. decorso più avanzato. 2• In alcuni oasi mortali, affatto eccezionali, essa manca per tutta. la durata della malattia.. a• La diluzione adatta a scopo clinico è quella di l : 40. Con essa si può essere sicuri di non trovare la reazione in altre malattie. 4:0 Una. diluzione minore, per esempio l: 20, può esser causa. di errori, essendovi dei casi, sebbene rari, di altre infezioni, che dànno a questo titolo l'agglutinazione. 5° Per lo più il potere agglutinante del siero compare nel seoondo settenario ; per la diagnosi precoce del tifo avrebbe per(}iÒ spesso un valore maggiore il metodo di Neufeld. s- L'epoca. della comparsa del potere agglutinante non ha. un valore assoluto per la prognosi della. malattia.. .~.
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' DEL TIFO ADDOmN ALE
4f:i0
7• Il tempo occorrente per la produzione del fenomeno, uS&Udo del rapporto costante di l: 40, e sempre di una cultura ugualmente sens1bile ai sieri specifici, può essere un elemento prognostico, se non certo, almeno probabile. In generale, quanto più rapidamente avviene l'agglutinazione, tanto più fausta è la prognosi. Ciò potrebbe sostituire il metodo di Courmont; ma come questo, soffre numerose eccezioni. Perciò dal lato prognostico la sierodiagnosi ha molto minor valore che dal lato diagnostico. •
...
Prima di chiudere queste osservazioni, riferirò br evemente, come appendice, alcuni casi tra i più interessanti, nei quali la sierodiagnosi fu di maggiore utilità.. Tra i casi di tifo ricorderò il seguente : B. Aristide, soldato 13" cavalleria, veniva trasportato all'ospedale il 4 dicembre 1900 con una grave lesione traumatica al capo, da calcio di cavallo. Portato in sala operatoria, si riscontrò frattura del frontale, con spappolamento e fuoriuscita di abbondante sostanza cerebrale. Rimossi i frammenti ossei distaccati, veniva fatta una medicatura conveniente, e la ferita il 7 gennaio era completamente cicatrizzata. Il 9 gennaio il malato cominci~ ad avere cefalea, e il giorno successivo si trova una temperatura di 38,6, linqua leggermente impatinata, dolore alla palpazione della cicatrice. S'inizia così una malattia febbrile, che fa sorgere il sospetto che possa. essere con probabilità. legata al trauma sofferto. L'ipotesi più probabile è che si tratti di fatti di meningo-enoefalite. La·sierodiagnosi fu eseguita quattro volte e alla fine riuscì positiva a l: 40, e ·positiva purE> a l : 100. Insorsero poi fatti intestinali evidenti e rose0la. La malattia ebbe il classico decorso del tifo e guarì in quattro setteuarii.
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SU LLA S IEROOIAGl\ OSI
La strana. coincidenz.a di questi due fatti: frattura. esposta del cranio, con fuoriuscita di sostanza. cerebrale, e ileo-tifo, rendeva naturalmente molto facile il mettere la febbre in dipendenza del t rauma. La. sierodiagnosi fu uno degli elementi che ser vì di guida al dia.gnostioo, con quanto vantaggio è facile il comprenderlo, ove si pensi che si sarebbe potuto intervenire chir urgicamente, qualora si fosse fatta diagnosi di meningoencefalite o di ascesso cerebrale. Fra i casi in cui la sierodiagnosi negativa ci fece escludere il tifo e ci mise sulla via. di una diagnosi esatta, citerò in primo luogo parecchi casi di subcontinue malariche; parecchie volte ci occorse di osservare individni che al loro entrare presentavano il quadro di una ·grave infezione, ed ognuno sa quanto sia talora. difficile la diagnosi differenziale fra. il tifo e la malaria. grave. La sierodiagnosi negativa ci indusse a pensar e alla malaria; e il reperto dei plasmodii nel sangue ci permise un diagnostico esatto, e una cura opportuna., che condusse a guarigione gli infermi. R icorderò altresì un caso di broncopolmonite, in cui per sei giorni l'esame del torace non fece rilevare nulla.; la. sierodiagnosi fu negativa in sesta giornata e il giorno successivo si esplicarono dei focolai di bronco-polmonite che,' forse per essere centrali, non si avvertivano nei giorni precedenti. È notevole che in tutto il primo periodo della malattia non vi era che qualche raro colpo di tosse. Altro caso importante ci fu dato da un soldato che al snv entrare presentava i segni di una grave infezione: stato generale depresso; lingua impatinata ecl arida, disturbi intestinali, cefalea, febbre continua.. La. sierod iagnosi fu negativa fino alla giornata, quando insorse tumefazione delle articolazioni maggiori, eri in seguito endocardite che condussero a morte l'infermo.
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DEL TtFO ADDOMINAL E
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E negativa fu pure la siero diagnosi, quantunque ripe-
tuta più volte, in un caso rimasto assai oscuro per molti giorni. Tratta.vasi di un individuo entra.to con una malattia infettiva acuta molto grave: aveva lingua arida. e impa.tinata, disturbi intestinali, cefalea, stato soporoso, febbre alta e continua. Non aveva roseole, ma :iopo qualche giorno comparve un' eruzione limitata alla regione sottocla.vioola.re destra e in corri:ipOndenza del manubrio dello sterno, e che fu riconosciuta appartenente al gruppo della peliosi reumatica. Questa eruzione e la sierodiagnosi negativa ci fecero escludere il tifo, e infatti qualche giorno più tardi comparvero i segni fisici di un'endo-pericardite, a cui si aggiunsero poi infarti polmonali e gangrena polmonale, che pose fine alla vita dell'infermo. All'autopsia. non si rinvenne alcuna alterazione dell'intestino. Citerò anche due casi di tubercolosi miliare acuta, in cui la sierodia.gnosi negativa ci fece escludere il tifo ; ed ognuno sa. quanto sia difficile la diagnosi differenziale tra. queste due malattie. E finalmente riferirò altri due casi di grandissimo interesse, osservati nel febbraio decorso. Tra.ttavasi di due soldati i quali furono ricoverati all'ospedale per eresipelaalla. fa.ccia. Quantunque fossero casi grav i, pure guarirono :senza inconvenienti. Erano già. da molti giorni convalescenti, quando cominciarono a febbricitare, la febbre si elevò e si fece continua con leggerissime remissioni; si aggiunse cefalea, abbattimento, lingua impatinata ed arida, diarrea, lieve timpanismo. Ripetuta la sierodiagnosi parecchie volte, fu sempre negativa. Allora sospettando una forma setticoemica, facemmo le colture del sangue. In uno dei due casi se ne ottennero magnifiche catene di streptococchi, nell'altro non si ottenne nulla, ma essendo venuto a morte, si trovò all'autopsia un'endocardite re·
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l'\ULLA SIERODIAGKOSI DEL TIFO ADDOmNALE
oente delle valvole aortiche, e una bronco-polmonite. Evidentemente questi due casi che furono somigliantissimi pel quadro clinico, furono anche identici per la patogenesi. Trattavasi di due forme di setticoemia streptococcica, le quali decorsero a lungo in modo da simulare l'infezione tifoide. Questi che ho riferito non sono che pochi oasi; tut· tavia. potrei moltiplicare gli esempii, essendo sta.~ la sierodiagnosi utilissima in moltissime circostanze. È perciò da augurarsi che questo mezzo, che merita tanta fiducia, vinca gli ultimi ostacoli e le ultime dubbiezze, ed entri nella pratica quotidiana. Sarà bene però sempre, che la reazione sia fatta. da persone che posseggono una lunga pratica in proposito, ad evitare possibili errori d'interpretazione. Prima di chiudere questo lavoro, sento il dovere di ringraziare pubblicamente il direttore di quest'ospedale, tenente colonnello Ferraro di Cavallerleone, per l'aiuto e i consigli sempre prodigatimi durante la lunga serie delle mie esperienze (1). Marzo 1901. {1.) Come appendice al lavoro do vr11i riferire un indice bibliogrnllco completo del lavori comparsi sn.ll'argomento dal'96 ad oggi. Ma la blbllogrnOa è raccolta con grande aeeurntezr.a sia nel lavoro del FtoccA sopracl tato tPoliclì•l~o. 1900, n. \11), sia In una rivista completa ed ordinatissima pubblicata dal 8ADUJ:L nella Rtvisla crilica dì ~;lìnica medica (t900, nuroer: iO e \Il); sarebhe perciò inutile ripetere la citazione di quanto es~i hanno raccolto. Citero solo i segnenti lavori venuti a mia cognizione e comparsi dopo la pubblicazione della .vemoria del FIOCCA. ZltftLANT. - Gaz. htbli. d~ m rd. et. chirurg., 1900, ~ octobre.
'WIDENIIANN. - CharUe-annalt >l , 1900. WnAt.BU.- The journal o( t11e america n medicnl at<ocwlion, ~ febbraio t90t. AMOR&WS e ScuùLOERG. - Societa patologica di Londra ,~ febbraio t90t . Kii ~ En.- Ztlllchr. (. Hygiene, 1901, Bd. -XXXVI, ~.l. Sc&OLT Z und KRA USE. - Zt lll chr. (. klin . Medichi , Ud. U , H·5, O. 6, 190t.
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SULLA. MENINGITE OTITICA Rivista sintetica per il tlottor GioYanni O•tiao, capitano medico
Di tutte le complicazioni endocr&niche dell'otite media. purulenta. la meningite è quella che offre iii peggior pronostico e che tuttavia è stata. meno soggetto di studio. Riassumiamo j più recenti lavori sull'argomento. La. meningite otogena si sviluppa tanto in seguito ad otiti medie purulente acute che in seguito ad otorree, più frequentemente negli uomini che nelle donne, e più spesso oltre i 40 anni (Heine). I microorganismi portatori dell'infezione sono parecchi, probabilmente in dipendenza della natura della malattia primaria. Leutert crede che i batterii molto virulenti diano tosto una meniugite diffusa., mentre il rimaner circoscritto d'un focolaio meningitico indica attenuazione della loro v1rulenza. Quanto alla qua.lit~ dei mioroorga.nismi, Bergmann trovò lo stafìlooocco albo, Gradenigo pure degli sta.filococchi, Hinsberg diplococchi. Le vie di diffusione del processo purulento dall'orecchio medio alle meningi sono: l'osso cariato o mancante specialmente sul tegmen timpani, il labirinto in seguito a distruzione della finestra ovale o rotonda, il canale del f.a.ccia.le o congenitamente deiscente o eroso nella sua parete timpanica., le vie linfatiche e sanguigne. Su 52 oasi di Heine, in 29 la meningite era portata. da. màlattia dell'osso ste!ISO estendentesi quasi sempre fino alla dura, in 22 l'infezione avvenne attraverso il la.-
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SU LLA M.ENINGITE OTITICA
birinto, una volta pel canale del facciale. La propagazione per via linfatica o sanguigna si deve ammettere per quei casi di meningite da otite acuta purulenta in cui l'autopsia non dimostrò lesioni ossee eli sorta. Il quadro clinico della meningite varia secondo la localizzazione e la ·estensione del processo purulento. Di regola, corrispondentemente ai rapporti di vicinanza coll'orecchio medio primariamente colpito, è la. base dell'encefalo affetta. più frequentemente: come rare localizzazioni sono a. citarsi il plesso coroideo (Swain) e la porzione spinale del sacco aracnoideo. La meningite circoscritta incapsulata può riscontrarsi nel midollo spinale o nella fossa. cerebrale posteriore, ed allora predominano i sintomi di meningite spinale: sensorio libero, dolori alla nuca, al dorso ed alle estremità, rigidità. muscolare generale, iperestesia, disturbi della vescica e del retto ; oppure, come in due casi di Brieger, trovarsi.sul cervelletto e mancare cosi ogni sintomo' di meningite. In un caso di Ja.nsen v'erano sintomi che rendevano impossibile la diagnosi differenziale tra meningite ed ascesso cerebrale corticale: insieme alla rigidità della nuca esisteva afasia ottica, sintomo deciso di localizzazione corticale. Brieger descrive una forma di meningite a decorso intermittente che si trascina per mesi ed anni. Si tratta qui di focolai circoscritti, che di quando in quando provocano passeggieri sintomi meningitici, finchè un bel momento il pus si versa nel sacco aracnoideo e viene la morte per meningite diffusa. n quadro fenomenico della meningite diffusa è variabilissimo: nello stadio terminale non mancano mai tutti i sintomi patognomonioi della meningite, ma. sul principio o mancano o sono combinati in vario modo. Non credo fermarmi su di questi, accennerò solo a.l valore diagnostico della puntura lombare. Anzitutto
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• S ULLA MENINGITE OTITICA
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notano Hinsberg, Leutert, Oppenheim che la puntura lombare non è senza pericolo. Noi in gener ale ricorriamo alla puntura lombare per la diagnosi differenziale tra meningite ed ascesso cerebrale. Ora, scrive Oppenheim, è appunto in quest'ultimo caso che la variazione di pressione portata dalla puntura può far si che l'ascesso si svuoti nei ventricoli od all'esterno. Sa· rebbe interessante ancora il risultato. della puntura per decidere se la meningite è circoscritta o dilfusa: la puntura in questo caso non sarebbe meno pericolosa, secondo Oppenheim, perchè il focolaio circoscritto per la diminuzione di pressione endocranica può diffondersi alle restanti meningi. Essendo questi pericoli in diretto rapporto colla quantità di liquido estratto, è ovvio che non si deve eseguire la puntura a scopo di decompres· sione, ma solo a scopo diagnostico; quindi bisogna li mitarsi a poca quantità. Sulle conclusioni da. trarsi dai risultati della puntura lombare non sono ancora. d'accordo gli a.utori. Leutert dal risultato negativo della. puntura conclude l'a.ssenza di meningite diffusa. Stadelmann fa la diagnosi di meningite solo dalla. presenza di intorbidamento del liquido e del contenuto batterico. Hinsberg dice: l'esito negativo (liquido chia.ro, sterile) rende improbabile una meningite diffusa, ma non depone contro un focolaio circoscritto. Un leggiero intorbidamento con reperto batterico non indicano un processo inguaribile, riscontrandosi anche in meningiti circoscritte. Un forte intorbidamento purulento dimostra un processo diffuso ch'è proba.bilmente inguaribile: Le prove culturali non hanno alcun valore, poichè furono negative anche in meningiti indubbie. La meningite purulenta è guaribile? La forma acuta, rapidamente diffusiva non è guaribile. Per contro pare suscettibile di guarigione la forma meno acuta, la sub-
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~U LLA ~lENIN G ITE OTITICA
cronica.. Macewen di 5 casi operati di meningite cerebrospinale ebbe una guarigione. Gradenigo ebbe coll'operazione tre guarigioni. Cohn dubita che in questi casi di guarigione si tratti realmente di meningite purulenta diffusa, ammette invece v'esista un focolaio cir· 0oscritto purulento che provochi un edema collaterale diffuso al restante spazio aracnoideo - meningite siarosa - e che i sintomi meningitici siano determinati dall'edema. La forma circoscritta della meningite otitica è sicu· ramente guaribile; lo dimostrano i oasi operati di Ma.cewen, Lucae, J ansen, Hinsberg e R opke, Knapp, mentre non è ancora registrato in letteratura un caso in cui la puntura lombare abbia ~sicurata la diagnosi di me· uingite circoscritta otitioa, e che sia guarito senza ope· razione del focolaio purulento primario. Certo è di os'>ervazione frequente che malati di suppura.zione acuta. o cronica aux:icola.re presentino sintomi meningitioi passeggieri, ma questi sarebbero dovuti ad un'azione a. distanza sulle meningi, non ad effettivo trasporto di germ i infettivi. Hinsberg per ò ammette che anche focolai circoscritti di meningite possano guarire spontaneamente. La meningite è indicazione o controindicaz'ione all" intervento operativo? Macewen, Luoae, Gradenigo, '!Ono intervenuti o svuotando solo il focolaio auricolare o incidendo anche la dura, ed ebbero risultati brillanti. Anche Brieger è oggidì di quest'opinione, quantunque m passato ritenesse doversi rinunziare all'operazione quando alla puntura lombare si fosse riscontrato po'litivo il reperto batterico. In simil modo si esprimono Kii.mmel, Jansen, Braun, Ioel, Nasse. A.l contrario Bergmann non ritiene indicata l'apertura d~l cranio quando s'è già svolta indiscutibilmente la meningite otitica.; « essa dev'essere lasciata tran-
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SULLA llENDIGITE OTITICA
quilla ~; sarebbe giustificato invece l'intervento nella forma. circoscritta e nella meningite traumatica. Hinsberg conchiude: Noi ci troviamo ora per riguardo all'operazione di meningite otitica in uno stadio tran· sitorio, in cui non sono ancora posate nettamente le indicazioni. Quale controindicazione deve considerarsi il quadro completo della meningite cerebrospinale quando si hanno tutti i sintomi classici: spiccata rigigità della nuca, ventre a barca, febbre alta continna, eventualmente crampi o fenomeni paralitici, liquido purulento alla puntura lombare. Se vi sono solo sintomi isolati ed il reperto batterico alla puntura lombare è positivo, si venga tosto all'operazione del focolaio purulento nell'orecchio medio, si metta a nudo la dura corrispondente, e, se questa è trovata alterata, la si incida si svuoti l'ascesso e sitamponi con garza all'iodoformio.
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desco, Wiesba.den t898. BKRCIIU~. Dle chlru.ru. BehantJlunQ von 1/(mkrankhelltll, !899, p. :i9i.
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4DR
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PROPOS ITO
DI UNA NUOVA TEORIA DELL'OMBRA NELLA SCHIASCOPIA
Abbiamo rice vuto dal doll. Lorenzo Bardelli, aiuto alla Clinica oculis tica del R. Is tituto di s tudi superiori a Firenze, diretta dal prof. Guaita , la se~ueìlte nota, in r is posta alla parte che lo concerne della Memoria del maggiore m edico doll. De F~lco pubblicata nel 1° fascicolo del corr ente anno,
su una nuora teor1a d el l'ombra nella schiascopia. Allo scopo di termina re più sollecitamente la controversia, abbiamo creduto di far s eguire immediatamente l'ar ticolo del dolt. Bardelli dalla risposta del dott. De Falco. Così potranno i letlod da rs i conto più esattamente delle ragioni di ambe le parti; ed ave udo essi sott' occhio tutti gli elementi per giudicare, ci sembra che t01·nerebbe inutile un prolungamento della polemica. Ecco pertanto la nola del dott. Bardelli:
Nel 1898 il maggiore dott. De Falco pubblicava nel Gior nale M edico del R . .Esercito e presentava poi al
XVèongresso di ofta.lmologia in Torino un suo lavoro intitolato« Nuova teoria dell'ombra nella schiascopia. » Tale lavoro non poteva che fortemente inter essarmi essendomi già ampiamentA occupato di t ale argomento in unione del mio maestro Prof. Guaita (Annali di ottalmologia, a. XXII, pag. 171 e seg. ); e lo lessi con tutta l'attenzione possibile non solo, ma ne feci anche un breve riassunto che fu pubblicato nel resoconto sommario del congresso stesso. Non credetti allora di replicare al De F alco perchè giudicai inutile la cosa.: chiunque infatti legga. attentamente il mio lavoro, e 1•ipela le esper ienze da me
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A PROPOSlTO DI UNA NUOVA T EORI A ECC.
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riferite, vi trova la più ampia e convincente dimostrazione che nessuna legge fisica sta in appoggio della. «nuova teoria H . Il De Falco però torna ora sull'argomento ( Gio1·nale Medico clel R. Esercito, a. XLIX , n.1) con un« esame critico delle diverse teorie emesse sulla. schiasoopia. ,., é dopo a.vér malména.to un poco tutti quoelli che sull'O( ombra. :t avevano cercato di portare un po' di « luce» , o per dirla. con lui, dopo avere « scrollata la base di tutte le teorie :t, giunge nuova-mente a.Ua conclusione che l'ombra pupilla.re non sia altra cosa. che un fenomeno d'interferenza tra. i raggi incidenti ed emergenti nell'occhio osservato. Per amore della scienza non credo dunque di conservare ancora. il silenzio: non dirò cose nuove, perchè non ho da cambiare uua. parola da. quanto fu scri tto nel 1893 da me e dal prof. Guaita; ma trascrivendo qualche punto di tal lavoro, spero questa. volta d'indurre il maggiore dott. De Falco a ripetere quelle esperienze che egli non ha nè ripetute, nè combattute, e tanto meno distrutte. A. pag. 31 del nostro lavoro (loco cit., pag. 201 e seg.), nell893 scrivevamo: << Dimosl1·az ione spm·imenlale dei fenomeni della schiascopia. Per ottenere questa. dimostrazione ci siamo serviti al solito dell'occhio schema.tico di Kiihne, ed abbiamo proceduto nel modo seguente. « L'occhio munito di una larga. pupilla. della forma di una losa.nga., colla maggiore diagonale disposta. in direzione orizzontale e l'angolo ottuso a destra., venne disposto in una camera oscura. su di un sopporto., in modo da. poterlo esaminare liberamente da. ogni parte. Sul suo asse, a due metri al davanti della cornea, venne collocata stabilmente una fiamma. di candela. « Mettendo lo schermo di vetro smerigliato, che funge d~ retina, a. diverse determinate distanze dalla
A PROPOSITO
,;uperficie posteriore della lente abbiamo calcolato la. refrazione corrispondente ad ogni singola distanza., e per ognuna. abbiamo presa la. forma, le dimensioni e la disposizione del campo di illuminazione sulla. retina. t n rapporto alla. pupilla.
« In tanti diafragmi di cartoncino nero abbiamo pra.' icata. nel centro un'apertura corrispondente per forma., dimensioni e disposizione al campo di illuminazione per •>gni singola determinata diRtanza . .: Preparato questo, abbiamo disposto l'occhio in modo da potervi proiettare !ler di dietro la. luce del cielo mediante uno specchio piaao, e messo volta. per volta. lo schermo r etinico in ogni singola. posizione, l'abbiamo ricoperto posteriormente col diafragma corrispondente, tn modo da limitare esattamente sulla retina il relativo campo di illuminazione. .: Facendo in tali condizioni l'esame dell'occhio, pollendosi 2 metri al davanti della cornea, si ri!'lcontra. ;he quando il campo di illuminazione è bene centrato -.;nll'asse geometrico dell'occhio schematico e sull'asse \·isivo dell'occhio osservatore, tutto lo spazio della p~ pllla è precisamente illuminato. Spostando lateralmente ti campo di illuminazione si determina l'ombra, sempre •ii forma eguale al lato della pupilla in cui apparisce, 111 senso diretto od inverso a seconda dello stato di refr azione dell'occhio. .,. Chiunque, non avendo l'occhio di Kiihne, possa di,.;porre di una macchina fotografica può ripetere tali ,,sperienze e convincersi che si possono riprodurre tutti 1 fenomeni della schiascopia facendo a meno della luce 11teiclente e per conseguenza anche... della teoria del dott. De Falco. Firenze, aprile 1901.
Dott. LoRENzo BARDELLI.
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Dl U~A NUOVA TEORIA DEL.L 10MBRA NELLA SCHIA SCOPIA 501
Ed ecco ora quanto ri!>ponde il dott. De Falco:
Le esigenze del giornale non mi permettono di rispondere estesamente all'appunto del dottor Bardelli, cioè di non aver tenuto conto nella mia Oritioa alle dive1·se teorie emesse sulla schiascopia di uno degli esperimenti, fatto nel 1893, da lui e dal professor Guaita sull'occhio schematico di Ktihne. Questo esperimento, secondo lui, avrebbe a priori tagliata la testa... alla mia nuova teoria, la quale fa derivare l'ombra della sohiascopia dall' interferenza fra i raggi incidenti ed emergenti, nell'occhio osservato. Egli, infatti, proiettando luce diffusa per aperture, in diaframmi di cartone, praticate in modo da essere per forma , dimensione e disposizione eguali ai diversi campi d'illuminazione, ha ottenuto, in date condizioni, il rischiaramento completo dal campo pupillare ed, in altre, l'ombra diretta od inversa. Quindi, conchiude l'autore, se si possono riprodurre tutti i fenomeni della schiascopia facendo a meno della luce incidente, si può, di conseguenza, fare a meno anche della teoria del dottor De Falco. n problema delle ombre, non risolto interamente fino a pochi anni sono, ha trovato nella interferenza la completa spiegazione scientifica. Si producono .delle ombre in alcuni casi, in cui la condizione speciale del propagarsi della luce dirige le ondulazioni luminose le une contro le altre, come dicono i fisici, in opposizione di fase. L'esperimento ohe il dottor Bardelli m'invita a ripetere non risponde alle condizioni in cui si esegue la schiasoopia, nella quale l'ombra non è effetto d'intercettamento di luce, ma bensì d'interferenza. La larga pupiLta dalla forma di una losanga (causa di aberrazione e quindi, per sè sola, di formazio.n e di ombra) (l) ; la (l) Os Fuco. -
E1ame criliço, eu., pa~. t!l.
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A PROPOSITO
luce diffusa proiettata con specchio di dietro all'occhio di Kiihne (perciò con direzione diversa fra i raggi luminosi) ; i raggi non partenti dallo schermo retinico (in. conseguenza. differenti dai raggi emergenti schiascopici) ~ la mancanza di coincidenza dei raggi incidenti ed emergenti nell'occhio osservato, come avviene nella. schia· scopia, sono condizioni artificiose e differenti da. quelle che esistono di fatto nell'esame schiascopico, e di conseguenza. il detto esperimento non può a.vet va.lore. Si può, anzi, trovare nello stesso esperimento del dottor Bardelli una conferma della mia teoria; in quanto che l'ombra, da lui ottenuta nell'occhio schematico, facendo passare la luce da dietro in avanti, è pur e ombra di interferenza ed è prodotta dall'azione reciproca dei raggi inoidenti; essa, cioè, è l'ombra che circonda l' immagine luminosa sullo schermo, quando la luoe, attraverso foro 7'istretto, pen etra in camera oscut·a ; e tanto vale che il foro si trovi nell' iride e se ne vegga l' immagine sullo schermo trasparente retinico; quauto che il foro si trovi nello schermo retinico, reso opaco, e la immagine si disegni in corrispondenza del diaframma irideo. La. dimostrazione di ciò appartiene a Fresnel ed è riportata. in r iassunto nel mio opuscolo (l ) e trattata. estesamente da Roiti (2). Un altro bello e convincente esperimento, che dimo. stra essere l'ombra nella. schiascopia effetto d' interfer enza, e dal quale più direttamente deriva la mia teoria., è quello degli specchi di Fresnel (3); ed a questo, per analogia, si aggiuuga. l'altro dell'apparecchio composto di due tubi biforcati di vetro (4), su cui si basa il principio di Quincke per l'interferenza. tra le onde dirette ( t ) D• FA Lco. - Nuova ltoria. pag. t 3 e seg. (t i R OITI. - Bltmtlllì di fisica. vol. !', llag. ~~ e seg. 13) Rom. - Opera citata, vol. t", pag. t'l3-i!~. pag. 180 e seg.
(4) RoiTI. - Opera cita ta , vol. t•, pag. 277, pag. 3!7 e seg.
DI UNA NUOVA T EO RIA DELL'OMBRA NELLA SOHIASCOPIA
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e riflesse dei suoni (l ). Chiunque legga attentamente il mio lavoro (2), e, nella fisica di Roiti o di altri autori moderni le citate dimostrazioni, troverà che la prova scientifica delle leggi fondamentali della camera oscura è in opposizione alle interpretazioni che il d o~t. Bardelli ha. date a.i suoi esperimenti, ed alla conseguente teoria. Napoli, 27 maP'g io 1901. Dott. ANDREA. DE F ALOO.
(l ) Ds FA LCO. (~) Da FALCO. -
Esame criUco, pag. 38. Nuot1a teoria, pag. !6, pag. 4t.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA M. RicH TER. - Sommlut.uasloue 4el oreosoto a dose ele-
.-
'v ata nella febbre tltol4ea. - (Berliner k linisehe Wochenschrift, febbraio 1901).
La cur a della febbre lifoidea nelle campagne, s pecialmen te con clienti poveri, offre spesso delle grandi difficoltà, oerci6 l'autore raccomanda ai colleghi di mettere io pratica un suo metodo curativo che ebbe a rendergli otlimi risultati, cioè di somministrare per bocca delle dosi elevate di creosoto pur o di fa ggio. Egli lo somminis tra alla dose di trenta goccie d iluile nel vino, e fa ripetere tal dose pe1· ben tre volte durantP. la giornata. Quando, come d'or dinario, tal rimedio é ben soppor tato, egli ne aumenta tosto la dose fino a tre cucchiaini da caffè nella giornata. Tale metodo curativo, l~he pu ò essere impiegalo senza inconvenienti a nche in presenza d i un'emorragia intestinal e, avrebbe per r isultato di r idurr e a l minimum la durata del periodo febbrile, e ciò eliminando qualsiasi medicazione antiter mica, alla quale l'autore non ebbe a ricor rer e che in qualche caso eccezionale ed a l prin cipio della cura. G. B. LucAs - CHAMPIONNIÈRE. - Sulla lfl'&D4e trequensa 41 aool4enU appendloolarl lfl'&vl . - (Gazette des Hòpitau:r: n . 22, 1901). L'autore, basandosi s ull'esperienza propria e su quella di altri colleghi specialmente del Dieulafoy, rileva la frequenza sempre maflgiore di appendiciti sotto le più gravi forme. In alcune regioni, ad esempio nell'Inghilterra e nell'Amer ica del Nord, essa sa rebbe più frequente ancora che nei paes i di ra zza latina. Mentre l'autore dal 1882 al 1889 ebbe a tr a ttare chirurgicamente soltanto 3i ascessi della fossa iliaca , nei soli due anni 1899-900 ne aprì ben diciannove.
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Tale recente straordina ria frequenza di ascessi della fossa iliaca, caratterizza cer tamente una form a suppurativa legata all'estrema freq uenza ed alla grande g ravità delle lesioni appendicolari. Egli ritiene che tale frequenza si colleghi sopratutto all'aumento sempr e più g rande del numero delle infezioni intestinali, potendo avere per origine uno sta to epidemico, oppure una modificazione dell'igiene alimentare, un abuso cioè di carne nell'alimen tazione. Cosi i paesi ove l'alimentazione carnea é più diffusa, danno il più forte contingente di appendiciti; secondo l'americano Keen, a F~la dellla un quarto degli a bitanti avrf:bbe l'appendicite. Per suo conto, l'autore, vide l'appendicite fr equentissima nei soggetti che molto pr es to e quasi esclusiva mente si cibano di carne. Sembra che in tali individui si moltiplichino quelle infezioni intestinali c he spesso precedono l'appendicite. Così pure, secondo l'autor e, la diminuzione dell'uso dei purganti nell'igiene domestica, avr ebbe contribuito a stabilire una cer ta predisposizione. Egli pertanto insiste nell'oppor tunità della somministra· zione di purganti, da contrapporsi alla somministrazione del· l'oppio, c he invece favorirebbe tali infezioni. Conclude con l'affermar e che la prevenzio ne di tali malattie sempre più frequenti e gravi non si potrà ottener e se non mediante uno studio ed una allenta riforma dell' igiene alimentare, isti· tuendo una cura protlla ttica, della quale i purganti, soli agenti ser ii di a ntisepsi intestina le, debbono formare il primo G. B. elemento. A. MATHreu. -Cara delle emorragie tnte•~D&U durante
U deoono della f ebbre tltol4ea medlaute gran4ll&· vature dl aoqua oalda. - (Gazelte des H6pita~, mar zo 1901). Verifica ndosi un'emorra~~:ia intestinale, durante il corso di una febbre tifoide, dovrassi, secondo l'autore, mantenere il malato nella massima immobilila, ed i bagni fr eddi sospesi completamente verranno rimpiazzati me diante semplici im-
pacchi con u o panno bagna to. Dovrassi tosto sopprimere qualsias i somministr azione di latte , sostituendolo per due o lre giorni con u na cer ta quantità d'acqua. Gior nalmente si applicheranno all'infer mo uno o due clisteri d'acqua bollita a~. nella p r oporzione di un litro per clistere , ed a debole
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press:one, mediante un enleroclis ma posto a 20 o 40 centimetri d'altezza dal letto. A ciaschedun litro d'~tcqua verranno aggiunti quattro grammi di cloruro di calcio, mentre l'infermo ne prenderà giornalmente altri due grammi per bocca. Tal metodo curativo verrà completato con la som ministrazione per bocca di 4 o 5 centigrammi al giorno, in pillole, di estratto tebaico. Purché il vaso sanguinante non sia di cslihro troppo considerevole, tali grandi lavacri non provocarono mai emorragie secondarie, ma bensì l'emissione di coaguli sang-ui gni più o meno neri, togliendo cosi all'intestino stesso un elemento tanto facile a putrefarsi ed a dare per conseguenza una nuova intossicazione con consecutiva reazione febbrile. Di solilo, dopo lavato con un primo clistere di hn litro di volume, il tubo intestinale, l'11cqua calda introdotta esce quasi limpida, ed allora sarà inutile il somministr·aroe un secondo. Con tal mezzo l'autore asserisce di non aver mai vis to, io molteplici casi, ricomparire una nuova emoraggia. Dopo tre o quattro giorn i si riprende l'uso del latte, e dopo cinque o sei giorni, s e nessuna traccia di saugue più comparve nelle feci, s i riprende il trattamento curativo normale, compresivi i bag ni freddi. G. B. AUmentazlone del tnberooloa mecll&Dte la oarne ora.da dializzata. - (Echo médical du No rd, n. 10, 1901).
D. BATTESTI. -
Sono generalmente noti gli ottimi risultati dall'alimenta2.ione dei tubercolosi mediante la carne cruda, tanto che sembrò a taluno, avesse essa una vera specifica azione antitossica ; ma è del pari noto come a molti infermi tale metodo alimentare ripugni talmente da non potervisi in alcun modo assoggettare, specialmante se si raggiungono le dosi elevale giornaliere richieste da tale trattamento. D'a!Lronde il succo ottenuto mediante pres::sione della carne, non rappresenta che una parte minima del s uo valore nutrilivo, r imanendo complt>tamente inutilizzata la fibra muscolnre. L'autore pertanto, pensò di ricorrere ad una pe~to nizzazione estemporanea della carne ed alla sua digestione artificiale alla temperatura del corpo umano. Sbarazzata la carne dalla a ponevrosi, tendini, ecc., tritata ben bene la p one entro un recipiente qualunque, aggiungendovi 200 grammi d i
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acqua tiP.pida c ui vennero addizionali 5 ~rammi di acido cloridrico, per ogni 100 grammi di carne tritata. Mescolando ben bene s i ottiene dopo pochi minuti una specie di marmellata gelatinosa, alla quale si aggiungono ancora 2 grammi di pepsina al titolo di 100, r imescolando di nuovo il tutto e quindi ponendolo nella stufa a 38~ per cinque o sei ore, dopo trascorso il qual tempo l'operazione è terminata. Il prodotto ottenuto è assolutamente liquido, di colorito rossaslro. d'odore a ~gra devole, Ie~rgermente acidulo, che si altera difticilmente stante la presenza dell'acido cloridrico. Nel volume di 500 gra mmi circa di tal liquido, ra ppresentanti una razione media giornaliera. il malato assorbira oltre 200 grammi di (cal'ne, polpa e succo, che conserva tutte le proprietà della carne cruda, come quando la digestione si opera nel tubo digerente. Lo stomaco dispeptico non deve compiere alcuna fatica per digerirla ; la sul\ as~imilazione è rapida, s icura e totale, talchè in numerosi malati di tubercolosi che non potevano tollerare l'ordinaria alimentazione con carne cruda, cau~a un'in vinci bile ripugna nza e per intolleranzA dello stomaco, tale metodo d'alimentazione r iusci sempre pienamente. G. B. LANCERA UX. - Eaaatuda ..aeDslale . 29 agos to 1900).
(Medical Pr'eS$,
All'Accademia di medicina di Parigi l'A. porlando SIJ questo disse che questa specie di ematuria é prodotta sopratutto dalla soppressione delle emorroidi. Egli ne ha vis ti parecchi caei, ma in nessuno era affetta la sedute generale, né si potè trovare alcuna l~sione negli or gani uri· narii. Il medico Rratico, in presenza di tale affezione, dovrebbe pensare prima di tutto alla possibilitA di un'origine vasomo · trice, e tra ttarla con mezzi medici, prima di ricorrere all'inter vento chirurgico. La causa immediata fu generalmente attr ibuila ad aceessi di emozione violenta, alla collera, a1 freddo ecc. È più frequente negli uomini che nelle donne; preferisce l'età avanzata. e specialmente in coloro che soffrirono di emorroidi. Il corso dell' ematuria essenziale fu sempre interm ittente, durando da parecchi giorni a parecchie settimane. La dia gnosi di ematuria é facile, poiché l'esame delJ'urina solo basta nei casi ordinari i; però nelle donne é ar~omento
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necessario raccogliere l'urina col catetere per essere certi che il sangue non sia di origine mestruale. Al contrario è difficilissimo a determinare la sede e la natura dell'affezione. Se l'ematuria proviene dai reni vi deve essere dolore ai lombi e lungo gli ureteri; mentre se viene dalla vescica il dolore si sente in corrispondenza di essa, mentre si ha frequente bisogno di orinare. La. pro gnosi dell'ematuria neuropatiea non è molto grave; ed in quanto alla cura essa consiste nell'uso degli astringenti oppiacei, e specialmente poi del solfato dì chinino, che quasi sempre arresta l'ematuria. Le docce fredde sono indicate dopo che si è arrestata l'emorragia: esse sono utili non solamente per modificare le condizioni del sistema nervoso, ma anche contro la debolezza e l'anemia consecutiva. A. M.
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TAGESsoN-Mi:iLLER. -
Il ma1sagglo contro 11 4olnre PUD-
torlo del pneumonlol. - (La Sem. méd., n. 1, 1901). Si sa che il dolore intercostale, che accompagna la poi-
monile fibrinosa, oltre all'arrecare penosa molestia al malato, mantiene la congestione polmonare, perché os tacola più o meno la respirazione e p"'r conseguenza l'espansione del- polmone. L'A. combatte felicemente questo sintomo, ricorrendo ad un processo di massaggio, che forma parte integrante del trattamento massoterapeutico della polmonite e che da anni viene usato in Svezia. Desso consiste nel praticare con le estremità delle dita di una mano frizioni poco estese, ma mollo energiche in corr ispondenza dello spazio intercostale, sede del dolore, mentre con l'altra mano si ese~ue la stessa manovra al punto cor rispondente dell'altro lato del toractl. Il massaggio praticato al punto simmetrico non doloroso ha per scopo di aumentare l'effetto UtiJtl delle frizioni alla re~ione dolorosa, ben conoscendosi che la sensibilità di un nervo trovasi diminuita durante l'eccitazione meccanica di un altro nervo. Questa specie di massalZgio provoca dapprima nel malato un arresto di respiro, lo~to però susseguito da una inspirazione profonda. A misura che le frizioni vengono continuate, i movimenti respiratori si fauno piu ampi e facili,. mentre il dolore puntor io si attenua e finisce con lo s parire
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del tutto. Ad ottenere questo favorevole risultato, non di rado si deve prolungare il massa~gio per una mezz'ora; anzi l'A. consiglia di ripeter e le sedute con l'intervallo di 3 a 4 ore, onde si possa avere la più sollecita scomparsa e la non ricomparsa del sintomo m olesto.
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Ball'applloaslone del oo1i eletto metodo «della dOH 1aftlolente • nel trattamento 41 aloane malattie del 1l1tema nervoao, oome fol'me pavl e4 auoolate 4lemlor&Dla, vertlglDe dl •enlère, nevraltrla e tlo doloro•o clelia faoola. - (La Semaine méa. n. 5, 1901).
GJLLES DE LA T ou R ETT E. -
Il metodo dall' A. chiamato della dose sufficiente e proposto per la cura della epilessia con i br.omuri (1), può apportare benefici r isultati anche in altre malattie del sistema ner voso e specialmente nelle forme gravi ed associate di emicrania, nella vertigine di Maniere, nella nevralgia e nel Lic doloroso della faccia, adope rando i rimedi riconosciuti utili per combatter e le medesim e. In generale il metodo e costituito da tre periodi: un primo nel quale si cerca di arrivare in modo progressivo a stabilire la dose sufficiente del farmaco mercè la osser•vazione di fatti precisi, locali e generali ; un secondo. in cui poggiandosi s ugli stessi indizi si mantiene la dose trovata per un certo tempo, baslevole ad annichilire la iper eccitabilità corlico-molrice del cervellc. ed a fare sparire gli accessi; fina lmente un terzo periodo, in cui si diminuisce ~radatamente il f$rmaco tino a soppr imerne completamente l'uso. Forme graoi ed associate di emicrania. - Fin dal 1 88~ Char cot curava con i bromuri le forme semplici di emicrania caratterizzate da accessi prolungati e ripetuti, e le forme asso·
Ul Y. Giornale medico dd r. uercilo anno 1901, pag. 155.
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ciate, quali la varietà oftalmica con scotoma scintillante ed emiopia, quella con afasia transitoria e qualche volta con emiplegia transitoria, la emicrania oftalmoplegica. L'A. ha adoperato con successo lo stesso trattamento in 4 casi; però solo dal settembre 1900 ha comincialo a mettere in pratica il metodo della dose sufficiente e ne riferisce an caso. Egli dichiara che in media la durata di questo trattamento oscilla nei casi gravi da 8 a 12 mesi circa; che gli access i possono scomparire quasi immediatamen~e, se la do:!'e sufficiente é rapidamente raggiunta, ovvero persiste1·e per altri 2-3 mesi e poi estinguer·si; che il periodo di ~lato dovrà durare 6 mesi cil•ca e quello di diminuzione e di soppressione definitiva aver termine a capo di 2-3 mesi. Vertigine di Men ière. - L'A. condividendo l' opinione di Charcot, amme tte che gli accessi d• questa malattia dipendono da uno stato d'ipereccitabilità del laberinto equivalente a quella cortico-motrice del cervello, produttivo dagli accessi epilettici, e che il solfato di chinina sopp1·ime la prima, comd i bromuri annichiliscono la seconda. Io seguito a ripetute osservazioni ha stabilito che i segni fisici, valevoli a dimostrare che si e raggiunta la dose sufficiente del farmaco, sono riposti in sensazioni rumorose speciali. le quali incominciano qualche giorno dopo l'amministrazione dello stesso o invece esagerano i rumori possibilmente esistenti nel soggetto. Sono ronzii, fischi, rumori acuti, che aumentano t;Ol crescere della dose della clùnina e che assai spesso si accompagnano a tali sensazioni ver tiginose esage••ate, da costringere l'infermo a non muoversi di camera. Orbene é a questa dose, che bisogna arrestarsi pel p~riodo di tempo che si suppone bastevole per annichili1·e l'iperecc itabililà labirintica; se questa dose si mantiene fissa ed in rapporto con la tolleranza del soggetto, a poco a poco spariscono i ronzii e lo stato vertiginoso, sicchè puo diminuirsi g radatamente sino a sopprime1·e del tutto il farmaco. Il solfato di cllinina, in pacchelli di gr. 0,25, amminist••ato ad intervalli il più. possibilmente lontani, nel primo giorno di c ura non deve sorpassare un gr. per le 24 ore ; nei jl:iorni successivi la dose sara di 1 gl'. a 2,25 gr; appariscono allora i falli sopraesposti e percio btsognera tenersi a questa dose s uffìcient.e per 10-12 giorni (badando alla tolleranza individuale), sal v o a d accrescerla di poco, se si crede necessa1·io; si comincierà poscia a diminuil'e gradatamente un pacchelo di g r . 0,2ò di solfato
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di chinina per giorno o per ogni due giorni ~econdo i casi, fino a sospenderne l'uso . Seguendo questo metodo scompariscono completamente gli accessi acuti. l'ictus vertiginoso; alle volte può re'liduarsi un lieve stato di vertigine intermittente, che non incomoda il malato, cosi come si residt.ra nell'epilessia qualche fenomeno psichico dopo ullimala la cura brvmica. Si da a llora per 6-8 giorni il solfato nella dose di gr. 0,75 al giorno, in 3 pacchetti , cosi come si dà qualche g rammo di bromuro per 10-15 giorni nel· l'epilessia. Qualche volta l'ictus vertiginoso riappa r e 2 o 3 mesi dopo la guarigione completa od anche più, ma con minore intensitil; é bene allora l'icominciare la cura per un 25 giorni circa. La esper ienza avrebbe dimos~rato che dopo 2 o 3 cut•e, cosi distanti l'una dall'altra., secondo l'epoca delle recidive, il soggetto è completamente guarito. L' A. riporta due casi di sua osservazione, nei quali la cura diede buoni r isultati dopo 25-30 giorni di durata; anzi la so•·· dita cronica esistente in amendue i casi migliorò sensibilmenta dopo la cura, e ciò all'opposto di quanto credesi comunemente, che, cioè, la chinina valga ad aumentarla. Questo mi glioramento d ell' udito sarebbe stato ottenuto anche in altri casi analoghi. Tic doloroso della f accia. - In questa malattia lo stesso trattamento chir urgico produce calma transitoria, quando è rivolt<r contro le es pansioni extracraniche dei territori nervosi colpiti ; la resezione del ganglio di Gasser pare ancora troppo pericolosa per essere consigliata. Dei vari farmaci consigliati il solo estrsllo tebaico (preconizzato da Trousseau e Còarcot) fa cessare momentaneamente l'accesso e realizza intervalli non dolorosi il più possibilmente prolunJZati. Ma é un medicamento pericoloso, ad azione rapida e facilmente tossica; donde la necessi.tà di conoscere i segni fisici locali e generali, che indicano la dose sufficiente. A gT. 0,'15-0,20 in 2t ore produce già in alcuni soggetti di· slurbi generali rileva n ti, come indebolimento fisico e morale, sonnolenza, torpore, vertigini associale a mancanza di appetito, nausee, rigurgiti, voglia di vomitare, costipazione ostinals. Un segno fisico costante é la contrazione permanente deUe pupille con la per dita della reazione luminosa ed acco· modativa, miosi, che in senso opposto é analoga alla midri&si, che si osserva nella cura bromica. Questo segno per la sua
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precocilà è di debole soccorso circa l'apprezzamento della dose suCficienle a sopprimere i par ossismi dolorosi; eppure indica !"insorgere prossimo di accidenti generali, che per loro stessi possono ostacolare la cura . L'A. perciò cons iglia fin dal principio del trattamento, onde siano pervenuti quest'ultimi, di prescrivere un regime toUerablle e sostanzioso, evitando i vomiti e la costipazione; quindi latte, brodi consumali, frutte cotle, purè, stimolanti diffusivi (lhè, caffè, gr ogs caldi), e pur ganti oleosi. La cura speciale poi non va fatta nel periodo intervallare, ma io pieno periodo parossistico, giacché l'at.tenuazione e poscia la scomparsa di '{Uesto varrà a dare il vero segno, che si è raggiunt.a la dose sufficiente di estrat~o te.baieo. In generale la dose di gr. 0,10-0,15 pro die è insufficiente nonostante che in alcuni basti già a produrre seri disturbi ; in altri questi succedono a gr. 0,30-0,.W; è raro che si abbia a sorpassare quella di 0,50·0,60 in 24 ore e L' A. stesso non ba mai raggiunto la cifra di 0,60. Alla dose di 0,30- 0,40 si arriva in quindici o venti giorni e bisognano molle precauzioni igieniche per potervisi mantenere; nel pt\riodo di sosta il medicamento é dato in dosi quotidiane quasi eguali e deve dura re da 10 a 15 giorni ; se gli access1 non sono r1comparsi, si può cominciare il periodo di decrescenza, diminuendo giornalmente una pillola di gr. 0,02; occorrono perciò circa 15 gior ni per arrivare alla soppressione totale del farmaco, a mmesso che il soggetto ne prenda 0,40, dose media secondo l'A. Dunque la dur ata della cura in un cas o di media gra vità s arebbe, a tolleranza soddisfacente, da 40 a 50 giorn1. L' A. ricorda che è raro s i possa giun ger e alla guarigione completa col primo trattamento curativo ; non bisogna quindi esitare n€'1 caso di r ecidiva a riprender e un secondo ed anche un terzo trattamento metodico. E gli rifer isc.e un caso recente di s ua osservazione, in cui la cura durò tre settima ne. Neo ralg ia jacciale di origine grippale. - L' A. ammette una forma di nevr algia facciale molto dolorosa, che per lopiù succede all'influenza (donde il nome datole) e che si distingue dal vero tic doloroso - oltre che per i fenomeni febbrili pr emunitori, per qualche sintomo da parte del naso, della farin ge, della trachea e dei bronchi superiori- per non limitarsi sempre allo slesso territorio nervoso, per essere ert'atica, passando da sinistra a deslra e viceversa e finendo poi per localizza rsi sopra un ramo deter minalo del trigemino, per-
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lo più il sopra o solto or·bita•·io. Gli accessi hanno carattere parossistico e spessissimo nel periodo intervallare es istono crisi di dolorP. sordo, quasi continuo, c he si esager·a per lo più verso sera. Contro questa forma di nevralgia egli ha trovato efficace il bromidr·ato di chinil'\a, che va adoperato come il solfuto nella vert•gine di Men1è re; quindi il ·t • giorno tre cartine di gr·. 0,25 l'una; aumento di una carlina al giorno fino ad arrivare a gr. 1,50-2,00; si hanno allora ronzi i alle orecchie, che dimostrano essersi raggiunta la dose sufficiente. Al primo periodo si arriva in 8-10 ~iorni al massimo; vi s i resla quasi pèr lo stesso las!!!o di tempo, di minuendo od aumentando una car · tina secondo i casi, cioè , secondo che i ronzi i tendono ad esagerare od a sparire; poi si comincia a diminuire una cartina al giorno : il tr'altameuto completo quindi é di :10 giorni nei casi comuni. Dopc la cura metodica la guarigion"' è sembrata definitiva; ciò che non succede nel tic doloroso. L' A . riporta un caso di s ua osservazione, in cui la cur•a durò 17 giorni. Egli pr omette di pubblicare in appresso gl i studi da lui cominciati solto lo stesso punto di vis ta nelle ma· lallie ne lle quali si adopera il salicilato di S(lda, fll.rmaco, che determina pur esso fenomeni particolari e dis turbi auricolari, da potersi considerare come segni cer·ti por la dose s ufficiente alla guarigione.
cq. SF.Rreux e FARNARJER. - L'etiologia de lla demenza p aralltloa.. - (Reoue de médecine, ft~ bbraio 19GO). Per quanto incontri una con!!'iderevole r esistenza in alcun i va tuttavia guadagnando le t•r eno la convinzione che la demenzs. paralitica e la tabe dorsale abbiano nella sifilide il loro più gran.te fattore etiologico. Allo sta to attuale della scienza non e posgibile ritenere che tale associazione esista in tutti i casi, ed una volla ammesso, per nece~ilà, che altre ca use entrino in azione é agevole co ncludere che le proporzioni tra i vari fattori possano e debbano variare a seconda di numerose cir·costanze. Oltre di che non è ancora accerl11lO se queste d ue malattie del sistema nervoso possano considerarsi veramente di!!ordini sifilitici, o non piuttosto r isultati secondari degenerativi di un'affezione antecedente; la quale ipotesi spiegherebbE.' la probabilità eh& palol o~i,
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altri processi in fettivi possano dar luogo a somi glianti conseguenze morbose. Gli autori portano su quesLo argomento un importante contributo statistico, an alizzsndo con molto acume 58 casi <l i demenza paralitica, dei quali 46 in uomini e 12 io donne. Una parte di questi (16) fu ritenuta di una evidenza non abi ws tanza dimostrata e non presa in considerazione quanto al dalo etiologico. I r imanenti 42 fur•ono divisi in 4 gruppi: 1• quelli nei quali la ·s ifilide era certamente el"i slila ; 2° quelli nei quali, per la stor ia e per i !>egni fi sici , una infezione sifili l ica pregressa era sol o pt·obabile; 3' quelli ch e probabilmente n on ave vano mai contrallo sifilide ; 4' quelli che i n m odo sicuro non avevano precede r~ te mente subito infezione sifilitica. Cl)me r isultato di quesran alisi si ebbe che la sifilide era esi<;tila con cer· tezza in 21 (50 p. 100); con probabilità m 12 (~8,6 p. 100) ; con probabditil ~ r·a assente in 6 (14,3 p. 100); e con ccr'leua in 9 (ì, l p. 100). La sifl litl e com e sola pr·esunta causa della malattia fu tr o vata i n 13 casi (31 p. 100). Tra i vari fattori eliologici furono notati: l'er edità neur opalica o psi copatica in i4 casi {33,3 p. 100); l'al coo li ~ m o in 8 (19 p. 100); l'artri tìsmo in 7 (16,7 p 100) ; la febbre tifoidea i n i ; i traum atismì cr·anici in 4 (9,5 p. 101)); il vaj uolo in 2; l'a v vel enamento per ossido di carbonio in 1. Può d edursene che la sifilide è due volle più freq uAn te, come causa eli demenza par alitica, della febbt·e tifoidea, del v11juolo e dell'alr·oolismo. L'er ed ità neuropalica o psico pa tica vi f"i gur•a come un ter zo, ma è m olto probabile che non l e ::sia stato a~seg n a to ìl posto che mer i ta. La dm·a ta del periodo d'incubazione di questa forma m orbosa fu tt·ovalo in meriia tl i 14-15 anni, menlro'l 6 e 22 er·a no gli estr emi. In questo periodo è compreso anche il cos idello s tadi o d'invas10ne, ossia quel pet·iodo in cui i fenomeni m o t·bùsi son o assai poco marcati. A questo 1<li autori assegnano una d ~~t·a ttt di 2 a 3 anni , e cosi il ver o per iodo d' in cubazione può essere rìdot.lo a 1:2. L'etA m edia in cui la cus todia degl i i nfermi era divenuta uecessaria si aggi r•a ,·a sui 40 an ni, da i quali ded ucendo i 15 del per·iodo d'i ncubazione potrebbe inferirsene che l'eta di 25 anni circa sia la p i ù pronizia allo sviluppo della malallia. Qualunque possa esser e insomma l ' impor·tanza che si
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vuole attribuire alla sifilide come causa di paralisi, essa non può certamente dirsene il solo fattore etiologico. L'azione di ques ta infezione deve, per essi, ritenersi come incidentale , parendo loro abbastanza dimostrato che influenze tossichd di varia !Specie sieno capaci di causare meningo-encefalile in individui predisposti. La maltJtlia quindi non mer ita la designazione d i paras1filitica, ma mollo piu pr·opriamenle quella di paratossica. C. F. Ipotermle neU'epue..ta e loro rapporti col potere toaloo-lpotermloo del •angue. - (Rio. Sp erim. di Fren., vol. XX VI, fase. I V).
CENI. -
Misurando la temperatura, ad intervalli regolar i di due ore <luraote il gior no e tli tre ore circa durante la notte, in 21 epile ttici non sottoposti ad alcun trattamento speciale, l'autore ha potuto concludere che nel 66 p. 100 degli epilettici si hanno vPre crisi d' ipolermia transitoria, crisi var iabili per intens1tà, per durala e per numero, A seconda degl'indi vidui. Ad un daLo momento la tempera tura normale dell'epileltico discende a 36•, 3~)· e per fi no a 34' e tale si mantiene pl:lr mezz'ora aù un'ora circa. Questo fen omeno nella maggioranza dei casi si ri pete a periodi irregolarmente intermiltenli, sia nelle or·e antimer idiane, s ia in quelle pom11ridiane; in altri casi a periodi fissi, in determinale ore del gio r·no con untt regolarità ca ratteristica ricordante quel la, che spesso s i oss~ rva nelle a ll•·e cris i epilettiche, s pecialmente nelle motorie. I n alcuni soggeni il fen omeno s i manifesta ad inlet•~alli di una o più settimane; in altri due, tre o piu volte in una s tessa settimana e fin almente in altri una, due o piu volte nello stes:So giorno. Nes sun l'Apporlo ha potuto stabilire l'autore tra il numero de lle cr·isi ipotermiche, l'intensità ed il numero delle crisi epiletlicl•e; desso infatti ora si è mosLre.to diretto, ora inverso, ora ma ncante del tutto. Il fenomeno può precedere di una , due o più ore l'accesso convuls ivo, oppu1·e seguirlo ad intervalli altrettanti lunghi ; in due soli ca si di fre quente si manifestò un'ora cir ca prima della convulsione, quasi da far pensare ad u n sintomo pr odromico della stessa. Può perciò ritenersi che desso non s ia che una mP.ra manifestazione epileHica da non consider e.rsi né come causa, né come effetto
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delle altre manifestazioni; con altre parole, che esso costituisca un fa llo a sé, un fenomeno vaso-motorio tra nsitor io di origine centrale, cui pu6 darsi il nome di sinclrome ipo-
termica. Questa probabilmente de ve dipendere da quella ca us a unica, cui oggi gli autor i altribui!'lcono i diversi fenomeni epilettici, cioè, dai principii tossici ciréolanli nell'organismo degli epiletti ci; giacché intimo é il nesso, chl:l appare tra la nat ur a del s intomo in discorso e quella dei falli determinati dal sangue in genere inietta to neg li an imali. Si sa che l' ipote•·mia è una delle pr incipali e!:'pressioni non !:'Oio delle intossicazioni per veiEini introdotti dall'esterno . ma anche di quelle per vel<'ni autoctoni, cioè a utointossicazioni. le 'lUt~li sembrano a ve1·e tanta importanza nella patogen esi dell'epilessia. La s tessa ipotermia è uuo dei sintomi più n otevoli nelle autointossicazioni determinale da ins ufficie nza epatica o r·enale . da esagerate ,e patolog iche fer mentazioni ga tHo-intestinali; essa ,> pure de terminala dai prodotti dell& disassimilaz.ione generuli dalla vita cellulare e versati n e lla linfa e nel sangue, come si ossHva, p. e., consecutivamente a le!:'ioui del corpo tiroide, delle ghiandole soprarenali, del pancrea!' ecc. Nello s tesòo modo vanno considerate le r icerche sperimentali su l sang ue e sulla linfa tendenti a c;l im oslrare come quei prodotti tossici, cui oggi s pesso si è obbligato di r icorrere per spiegRJ'e la patogenesi cle ll 'epile~sia _. possono da•· luogo a vera intossicaz.ione con ipolermia non appena cessa l'eq uilibrio degli atti fisiologici destinati alla lor o trAsfo•·mazione ed eliminaz.ione. Sono pur noti i dis turbi respiratori e cir·colatori con ipolermia consecutivi aUe iniezion i di sa ngue e di siero negli anima li (Mairete Bosc); alle in iezioni di estratti muscolar·i (Bog-er·), specialmente poi quando Il sangue e gli e s traLLi muscolari provengono da individui ammalati od a/faticati (Abelaus) . In base a tutti questi falli, l'au'lo•·c ritiene che la sindrome ipotermica sia un nuovo appoggio alla teoria autotossicA dell a epilessiu, concetto, che acq uis ta valore non indifferente se il fenomeno in discorso si melLA in rappor t.o con la ipertossicità del sangue de,~rli epile tti ci, Of!:;ti dimostrala sperimental mente. Ma il sintomo è poco costante; dovrà allor a r iteners i che la iper lossicilà del sangué :n egli epil ~tlici sia dovula ad autointossicazione costante dell'organismo, oppure a d autoint.ossicazione l!·ansitoria 1
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Per riso! vere il problema l'autor e è r icorso a speciali r·icer·che s perimentali pe r s tabilire s e realmen te esis te un ra pporto tra le crisi ipotermiche ed il grado di tos sicità del song ue degli e piletLici; ha perciò iniettato nella cavità peritoneale di tre cavie il siero di sangue estratto dall'epilettico duran te un periodo d' ipotermia ed ha ripetuto le iniezioni in a ltre tre caviP di controllo col s iero di sangue e str·allo da a ltro epilettico durante il periodo di pausa assoluta, nel qu11le l' infermo aveva sempre pres entata una temperatura no1·male . l risullali ottenuti non presentano dati s uflicienti per dedurne conclusioni sicure sui r apporti esistenti tra il fenomeno ipotermico de g li epilettici ed il pote re tossico-ipotermico del loro sangue. Egl i quindi crede per ora di poter ritene re s oltanto che per la produzione delle crisi ipotermic he negli ep ilettici non é necessario un accumulo di tos sici o una iperproduzione tra nsitoria degli stessi, come del res to gli autori ammellono per le el lt•e cr isi epilettiche in gene re. Il fe nomeno può spiegarsi come una scarica dinamica dei centri vaso-motori, determina ta da irritazione costante, come lo stesso autore ebbe a dimostr are per altri s intomi e pilellici. Si tra tta per ciò di un fen omeno indi viduale, che, secondo rilevasi dalle osservazioni cliniche, non ha alcun ra pporto con la gravità della malallia né col numero o con la intensità degli altri sintomi della e pilessia.
cq . La frequenza della neurastenla nelle dlverae elusi •ootall. - (Deutsche Zeitschr. f . N eroenheilk., X VII, 5·6, 19(}0).
PET RÈ N. -
Studiando i neurastenici osserva ti dal 1895 al 1897, l'A. ha voluto controllare l'esattezza della opinione classica c he vuole la malattia di Beard predilìgga gl' intellettuali, mentre relativamente riRparmi la classe operaia. Egli fa tre gruppi dei 285 neurastenici studiati e comprende nel primo i contadini, gli operai, gli artigiani; nel secondo g li impiega ti al commercio, i sott'uffid ali, ecc. ; nel terzo gl'intellettuali soltanto. Or bene la proporzione dei ne urastenici, ben s'intende di s esso maschile, è di H .8 p. 100 nel primo g ruppo; di 13.2p.100oelsecondo; di 13.3 p.100nelterzo. Ouoquealmeno almeno nella Svezia, ov'egli esercita, la neura stenia è assai
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più frequente nella classe oper aia, che nelle allre cla ssi ptu favorile. La opinione contraria dei classici é dovuta al fatto che CJUesti hanno studiato la neurastenia pressochè esclusivamente nelle classi ricche, o per lo meno agiate della società; d'altra parte se si volesr:<e tener solt.>lnto conto degli 111dividui ricov ~rati negli ospedali per questa nevr osi, si l)vrebbe necessariamente UM idea falsa della fr equenza della neurastenia, giacche i neurastenici eccezionalmente chiedono ricovero ag li ospedali. L' A. basandosi sulle osservazioni personali combatte la opinione accreditala, che la neurastenia sia una malattia recente, dovuta alle altlllali difficili condizioni della vita. Egli ha curato il maggior numero di neuraslcnici li·a i contadini e gli ope1·ai d'una pr ovincia della Svezia, in cui la civiltà mo · der na fino al presente non ha punto modificato il modo di vivere. In quanto alle cause determinanti ha notato 62 volle dispiacet·i di famiglia; 2i volle diffìcollà. finanzia r ie; 47 volte str apazzo: 29 casi fuJ·ono consecutivi ad influenza; 18 ad allre infezioni; in 2 1 i soggetti confessarono l'abuso della masturb a zione od altri eccessi venere i; in 8 gli eccessi alcoolici; in 13 fu le paura od un traumatis mo l'oJ·igine della malattia ; in 2 la temperatura molto eleoata (erano operai di fabbriche). L'A. attribuisce un'azione importante alla eredita alcoolica; la consumazione dell'alcool era eccessiva nelle campagn& della Svezia durante la prima metà dP.I secolo deco t'ilo, quando, cioè, vivevano i nonni ed i padri della generazione presente. Le condizioni igienic he in cui vtvono gli pperai svedesi, lasciano mollo a desiderare; la mancanza d'aria e di luce nelle abitazioni dei contadini, la cattiva nutr izione costituiscono tanti fattori, c he fa voriscooo la p1·edisposizione alla nP.uras tenia. Se questa è frequente tra le donne delle classi basse, ciò sarebbe dovuta alla esistenza penosa, c ui le stesse sono condannate. L'A. riferisce infine all'ar leJ·iosclerosi un certo num ero di casi di neurastenia, ipotesi confermala da due osser vazion i riportate nel presente aavoro. cq.
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RIVISTA CHIRURGICA Esol•sione 4ell'tntesUno oleoo per tllmore e rluntone 4el 4ue oapt re•l4uaU. - Guarigione. - (.\1edical P r exs, n. 3183).
HoLM E WtGGIN . -
L'autore fu chiam~:~to ad assistere una donna mar·itala di 5 ~ anni di e ta c he raccontava di aver avuti parecchi attacchi di appendici te per un periodo di dieci anni . L' infer ma ed il suo medico dicevano che essa circa sei settimane prima ave va a>uto un attacco più intenso dells altre volte, essendo s tato più for·te il dolore addo minale, ed i sintomi generali piu g ravi. Da allora l' inferma non aveva potuto prender·e pi ù cibo, neanche solto forma liquida, senza soffrire dolori alla r·egione iliaca destra, a ccompag nati da n~:~u sea intensa e persistente ; per la qual co!ia essa si asteneva dagli alimenti per quanto più a lu ngo fo sse poss ibile, onde era r idotta iu g ravissime condbdo ni di nutrizione . All'esame bimanuale nella regione ileo- cecale si riscontrava un tumo re attaccato a ll'utero ed al ligamento largo e che s i estendeva verso la regione inguinale. Avendo decisa l'operazione, fu pr atica ta la laparotomia sul muscolo re lto di destra. Il tumore era contenuto nel cieco e nell'a ppendice . R•1tte le aderenze coll'utero e col ligamenlo largo, la par·te dell' inleslino nella quale era iodovalo il tumore, fu tirata fuori dell'addome e fu escissa ampiamente. Aspor·tato cosi il tumore, i due c!lpi dell' intestino reciso furono lavati con una piccola quantità di una soluzione di acqua ossigenata, e poi l'estremita iliaca di esso fu unita a quella del colon con punti di sutur a a tutta spessezza. Essendo il calibr o del colon maggiore di quello dell'ileo ru a perta in quello una fessura che veone poi chiusa l'estringendone cos\ il lume, e completando la riunione dei due capi intestinali con punti alla Lembert. P er materiale di sutura furono usati i crini di caval1o. Prima di r imettere l'intestino nella cavità peritoneale, la linea di riunione fu lavata con soluzione di acqua ossigenata, e l'addome fu lavato e r ipieno di una soluzione
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salina, e poscia riunita a slr·ati. L 'inferma fu alimentata con latte allungato con acqua di calce, e per le sue gravi condizioni g ener ali l e fu somministrata per clister e la sol uzione salina due volte al giorno. La prima scarica ventrale l'ebbe venLisetLe ore dopo l'operazi one. La convalescenza si svolse senza complicanze in quanto all'allo operativo, ma fu p r olungata dalle cattive condizicni gener ali. Durante questo pel'iodo l'inferma emise una grande quantità di feci che a giudicar ne dal lor·o cattivo odore dov~ van o essere state tr·attenute lung o tempo nell'intaGLino. L'in fer ma quaranta giorni dopo l'oper·azione mangiava e digeriva in modo soddisfacente, si era alzala dal letto e le sue cond•zioni generali er ano miglior ate. Hipo•·liamo il ri sultato dall'esame del Lumot•e pl!'aticato da E. K. Dunham, dell'Uni versi lA di N ew- York. " Le sezioni mostrano un procf'~So infiammntorio cr onico, ma nessuna traccia di tumor·e maligno. Il tessuto muscolare dell' intestino è inflllrato di celulle r otonde, e quel tratto del tumore che non contiene fi bre muscolari liscie é fallo da dense flbre cicatriziali che sono anche la sede J i focolai d'infiltrazione di cellule r otonde. " In 111olti punti i vasi si m ostrano affetti da endoar·terite cr onica che ne obl1ter·a in par·Le il lume. , A . M.
Teonlo& dell& resezlone d.ell'&ppenclloe & freddo . - (La Semai ne medicate, 6 giuguo 1900).
.'
Trattandosi d'oper•azione di pratica quasi corrente, r·i l eni a m o o pportuno ricapitolare il brillante articolo testè co mparso io pr op0sito nella succitata r ivista merlica fran cese . r>rimo tempo: incisione della parete. - Questo tempo, com e é ben noto, vt~ria 5:e·~ondo gli oper atori . Senza perderei iu inutili disfJuisizioni, si può consiglinr·e il m etodo di Roux, consisten te i!'! un'incisione pa r allela all'or cala di Falloppio e posla un dito tr·asver so avanti la spina iliaca anler·i or e superi or·e, che corr·i sponde al suo mezzo, ovvero l e diver se ,irtcJsioni più o meno parallele al bor do estern o del muscolo r etto. L e incisioni laterali destre, hanno oggidi sostituite delìn itivamente le i ncisioni mediane, onde ra~giungere la r egioce cecale n èl caso di appendice. È util e, !:'e(.ruendo il consiglio di parecch i autori, di stirare in dentro il muscolo r·etl(l con un di,·ar·icatore, ìn modo d'aprire il fo glietto poslerior·e della sua guaina, o
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fascia lrasversalis, indie tro del corpo mu<~colare. Wuestl), ,., _ messo una volla a posto, proteggerà bene la cicatJ·ic<~ profonda. Per aprire io questo punto il pe1·itoneo, occo1-rnno delle grandi precauzioni . La sierosa si addossa ol fnglielln aponP.vrolico senza inter posizione di Lessu lo g ra"isoso. Occorre pertaolo sollevat·e una piega di t.al membrana, prima ti i inc1derla , per evi !.are d'entrare, per caso, nell' intestino aùeJ•('JJLe. Qua11do vi sono delle aderenze nel punto ove si trova, si c•· reA di pt'netrare nella cavità perilooeale per un punto vicino ..\p•~rta. la sierosa, occorre isolare con compl'eS"'e Lutti ~lt Ol'~ani ad<lominali vicini alla r egione opc1'ato1·ia, ove puossi t1·ovore u1t ~scesso peri-appendicolare. Secondo cempo: r icerca dell'appenrl ice - Si può rice1·cnro ]'appendice, ~e essa non ~>i presenta Jmmediat.arnentc, con le dita. Ma se occor re portar fuor i un'appendice accolla l/l al cieco od alle pareti del bacino, l'occhio deve indispt•nsHbilnwnte concorrer~ a questa manovr•a . Per procede1 e metodJct'tlnenle, s i porti la mano iuruori sulla parete iliaca, e la Jll'tma an~a che si può prender e indentro quello é il cieco. Tt·ovalo il c1e('o, st cercherà la base ùell'appendice alla sua parte inreriort~ ed inter na. T e r:zo tempo: ltberazione dell'appendiCe. - Ln libt>t'azio11t> dell'appendice dalle adere nze, s e l'appendice non é libe1·a. richie le la più jlrande prudenza. Le briglie che tal volla la trattengono, saranno t.agliote rra due pinze. Verrà immediatamente arrestato quals1asi spandimento san::tuigno. Bisognerà porget•e speciale attenzione per evitare: la rottura d'un'ade renza vascolare ignorala, l'apertura del c1eco, la lacerazione di vasi spermatici od utero-ovarici, quella dell'urelere. Liberata l'appendice, Ili si separa dal sao meso con le rorbici, mcidendo questa piega rra una o più pinze ordinal'ie ed il coi·dooe appendjcolare. Una pinza a lunghe brancbe assicura ancor megho l'emostasia. In seguito la si sostituisce con una legatura semplice o doppia secondo la lar~hezza del meso. Quarto tempo: resezione dell'appendice. - Processo rapido: si colloca un laccio alla base e si t•eseca un poco in avtmli del filo. Col termocauter io si cauterizza l'ernia della mucosa e si infossa il puolo cauterizzalo mediante s utura siero- si erosa . Processo a manichetto: praticare un'incisione circolare a due centimetri dalla base, comprendente la sola sierosa. Con
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1uesta formare un manichello. Legare fJuindi la base dell"ap' endice e chiudere dopo sezione e cauterizzazione, con una , ,tlura sier o- sierosa a borsa . Giova sempre infossare il manone mediante due punti supplem.:mta r i che su di esso conlucano la parete sierosa del cieco. Così s i s arà preser vati da <~S!' i bi li infezioni e da atlerenze dolorose . Quinto tempo: puli~ia del campo operator io ed emosl.esi ri.:r.rosissima, giacchè il gemizio sanguigno favor isce il tra• porto a dis tanzA dei germi locali. Tra ttandosi di ascesso 'l'erto, toccare ie pareti con l'acido fenico. Seslo lempo: chùt8i!f'a delle pareti. - Giova m eglio fare !•Or ecchi piani di sutura invece di un solo, seguendo il mel " do innanzi indicato. I 111 caso di suppurazione o di lunghe •nanovre, ed in Lal ca!'o soltanto. si a pplicherà un drenaggi() ·ostituilo rla un g rosso tubo cirCo.)lldato da liste di garza. In Apo a quar·a ntotlo o re, se non vi è abbondante stillicidio , s i 1·Otrà senz'altro togliere il drenaggio. G. B. l lELPRA T. -
Le artropatie troftohe nel traumatl•ml ml4ol-
!arl. - (Journal de mérlecine el de chirurgie, aprile 1900).
Charcot fu il primo a dimostrare che i distur bi della nutrizione prov0ca li da una lesione della midolia si m anife , tano talvolta nelle giuntur e e si presentano allora solto la Mma di affezioni articolari mollo simili , sotto alcuni rap po rti, a quelle che prod uce il r eumatis mo a•·ticolare acuto o ~ ubacuto; e che consecutivamente ad una l e1>ion~ della mi.Jolla, si vede svilupparsi nel soggetto, contemporaneamente nd un'escara al sede1·e, un'afTezione articola re che presenta 1ualche analo~ia con quella che si osserva negli atassici. Secondo Delprat, tutte le lesioni traumatiche dell'asse ra··hideo sono capaci di pr odurre le alterazioni articolari ~ , :oé, le ferile della midolla per ar ma da fuoco, le contusiom .·on o senza frattura, le commozioni midollari senza spostamento apparente, senza per ò che si conosca la causa dete rminante della complicazione articolare in quelle cir co-,tanze. Dalle osservazioni pubblicate ris ulta che l'art.ico-lazione del g:inocchio è s tata la più soventi interessata ; o •·a una sola.. nra ambedue le giuntur•e delle ginocchia possono essere colpile, e talvolla le a r tropatie sono molteplici.
523 L'articolazione é la seJe di un versamento di media quantita, ili qualita variabile. Può essere sieroso, c itrino od anche emorragico. Uno dei casi piu curiosi é que llo t•iportato da Alessaodr·ini, relativo ad un uomo, il quale, in seguito ad una frattura della 5• e s• vertebra cervicale che a veva de terminato la compressione unilaterale della midolla, sopravvisse s ei mesi. All'autops ia si tro varono versamenti s anguigni nel ginocchio dtlSll'O ed in tutte le articolazioni dello stesso Ialo. L'A. valutò a quattro chilogrammi la totalita del sangue cosi versat~. i\·I a questi fatti , con una si grande abbondanza del ve rs ameolo sang uigno, come pu1·e quelli in cui il versamento é purulenlo, sono del tutto eccezionali. l s intomi delle at•lropatie nei tr~:~umatismi midollari sono di due ord ini: g li uni, locali, articolari, g li allri dipe ndono RIVISTA ORIRURGIOA
dalla s\es!:a causa dt~ ll'arLropa\ia ed esplicano come essa la lesione midolla re , come le esca re, le placche erile mutose o le eruzioni vescicolose. Queste arlt•opRtie possono comparire ad epoche divers e dopo il traumatismo; dopo qullrantollo ore, ma il più spesso dopo o lto o quindici giorni . La localizzazione articolare é preceduta da segni prodromici. Indipendentemente da i dolori folgoranti, che possono irradiars i a tutto l'arto, l'articolazio ne é la sede di un dolore più s peciale, tenebr·ante o fol gorante, da pizzicore, da sensazioni di scottatura, che precedono di qualche ora la formazione del vers amento. Ma questo può prod ursi sile nziosamente in mezzo ai s intomi più violenti della mielopatia. Il versamento articolare distende l'articolazione, i c ui disacco de lla ~inoviale sono lesi e fluttuanti, le linee scompat·se : al ginocchio, la rotula é s olleva ta al disopra dei co ndili e l'urlo rotuleo car·atteristico delle idrartosi non manca. Talvolta un edema particolare accompagna la tumefazione ,Iella g iuntura. Nei ca si os servati tlno ad ora le lesioni articolat'i si limitavano, per cosi dire, ai versamenti nella sinoviale. Questi ver samenti sono di natura variabile. Soventi citrini, essi si presentano sotto l'aspetto di un liquido tral'lparenle, come nelle artriti semplici, traumatiche per esempio. È il caso ordjnario. Allre volte il versamento é san~ruigno: il liquido eslraUo colla puntura é di color rosso più o meno intenso, possedente più o meno i caratteri del sangue puro.
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Tsli sono i sintomi principali dati da queste artl·opalie; gli altri, iperestesie, eruzioni ecc. dipendono direttamen te dalla lesione midollar e. l versam enti articolari nei traumalismi della midolla si formano r~:~pidam ente in modo per cosi dir e acuto. I n ventiquattro o quaranlotlo ore si constala nell'arti colazione un versamento piu o meno abbondante; or dinariamente, dopo qualche giorno, una ventina in media, i l liquido si r iassor be a poco a pocù e l'articolazione ritorna al suo stato normale. J!: degno di nola il faLLo che la comparsa e il corso dell'ar tropatia sono sovenli paralleli a quelli dell'escara. La prognosi non è mollo grave: esse durano relativamente poco tempo e guariscono perf~Uamenle. Si distinguono in ci6 dAlla maggior parte dAlle altre artr opatie speciali cr oniche, come quelle della tabe, della sir ingomielia, in cui le fraUure spontanee, le lusseziooi, lo scheggiamento dell'ar ticolazione, l'enormità degli osteoflti ne rendon o per sem pre impotente l'arto.
B. GeoRaes TELLIER.- La lnssazlone del tendini peronella.terall. - (Jou,.n.al d e Médecine et de Chirnrgie, marzo
1900). Il più sovente la lussa?.ione dei tendini dei peronei laterali l"i produce sotto l'influenza di una ceduta sui piedi; ma essa si osserva sopratutto negli i ndividui vigMosi, con contrazioni muscolari ener gi che. È m olto più frequente nell'uomo che nella donna e si riscontra specialmente nell'età adulta e negl i individui la cui profesc:ione 1·ichiede sforzi muscola r i violenti. Tuttavia, certe particolarità anatomich e fav o1•iscono quesl.a. lussazw ne, come la lunghezza dei tendini, la loro posizione superficiale ed il l ieve grado della sporgenza del margine pol"ter-iol·e del malleolo, disposizione assai frequente, co me venne dimostrato da Jarja,·ay. I nfine, le affezioni ante1•iori della regione del collo del piede hanno una certa influenza, specialmente la distorsione, la fral· tura del malleolo esterno e la parRlisi infantile. Si possono distinguere due varietà dell11 lussazione dei ten ùi ni per onei luterali, secondo che i due tendini sono lussati simultaneamente o che uno solo di essi è spostato; ma la orima varietà è mollo più fl'tlquente.
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Come già s i disse, la lesione si produce il più soventi nell'occasione di u na caduta sui piedi , ma avviene pure in seguito ac! un falso m ovimento, ad un passo fal so, ed in una manier a generale, tutte le volte che il piede girando ncciden talmente in dentro, i muscoli peronei ~i contraggono violentemen te per ricondune il piede nella sua posizione normale. La ve ra ca usa efficiente della lussazione non è la violenza della torsione del piede, ma la contrazione esagerata e simultanea dei muscoli peronei. La lul:sazione per t.raumatismo diretlo è m olto rara; non ne furono pubblicati che due casi, dei quali uno dubbio. Il segno v'e ramente patognomonico è la presenza sulla faccia esterna del malleolo di un cor·done dur·o , sem plice o doppio secondo che vi ha lussazione di uno o dei due tendini ; s i sente nettamente scor·r•ere so tto il dito questo cordone clte il più soventi e mobile e rientra nella doccia retromalleolare con un rumor e secco, con una leggiera pressione in dielt·o. La diagnosi è facile, non potendo essere confusa che con
la disto.-sione, con la frattura del malleolo esterno c con la sinovile tendinosa. Dal punto di vis ta della funzione dell'arto, quest'affezione presen te una prognosi relativamente grAve P er la lussazione abitual e che sussegue gen.eralmente, es~a comprt>m elle il più spesso le funzioni del membro e richiede nella m a g~ior parte dei casi, per g uarire radicalmente, un inter vento chirurgico. In presenza di un ca so r ecent.e, il chirurgo deve ridurre la lussazione e cercare di mantenerla ridolla con un appar·ecchio al silicato. Quantunque rara, la guar igione è possibile con questo semplice trattamento. Quaudo la lussazione e diventala abituale è necessa rio ricorrere a ll'inter vento cruento. L'ope1·azi••ne è abbas tanza complicata , ma il processo di Konig, modificato da HuoUe ha dato ottimi risultati. B. M reNON. - Cellullte perl-tendlnoaa del mu1coU anteriori della gamba. - (A rchioes de M~decine et de Chir urgie
militaires, 1900). Il medico militar e doll. Mignon ha rich iamato l'attenzione sopr·a urn accidenté che si osserva sopralutto nei p;iovani sol· dati ed è abbastanza frequente in essi: è prodotto da una infiammazione limitata all'atmosfera cellulosa che circonda i
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tendini dei muscoli antP.ri ori del la gamba. L 'affezione si presenta sempre nelle stes~e condizioni: nei giovani soldati robo.~stt, ma poco allenalt alla marcia, sopraggiunge un dolore, una ri gidP.zza della gamba che rende ben presto necessario l'arresto dei movimenti. Si r-is contra allor·a l 'inlegrilù assoluta del collo del piede e delle sue g-uaine tendinee, ma in corrispondenza del terzo m ed io della regione anteriore esterna del la gamba, per· un' eslen ~i o ne media di 4 a 5 dita lrasverse, in cort·i !=:pondenza dello spazio inlerosseo, nel punto in cui i muscoli anteriori ùella j:!amba perdono a poco a. poco le loro fibre muscolari e diventano tendinei, esi ste una tumefazione notevole accompap:uala da dolore spontaneo od alla pressione. La zona tum efalta presenta un'infiltrazione profonda con una speci e di falsa Hultuazione. E!lisle edema in corrispondenza della faccia interna della libia ; ma vi é un segno più caralleristko ancora e che dà atratfeziooe il suo cara tter e ver amente personale, cioé l'esistenza di sj regamen.ti analogh i a quelli delle superfi cie sierose scabre. Quando s'imprimono al J.!iede m ovimenti di estensi one o di ft essiorae, la mano applicala sulla tumefazion e sente nellissimarnente sfr egamen l i in cot·rispond enza del libiale anter iore, dell'estenso1•e pr opr io e d ell '~s len sore comune. · Quanto alla l or o natura, essi sono paragonabili in tutto a fJ'Uelli che si osservano al collo del piede od al polso in sef.(Uito a sinovi li tendinose di queste r egioni. I nfine, ultimo caratter e, i m alati dd doll. Mignon , gual'ir ono in pochi giorui col ripo~o e con una fasciatut·a leggierm ente com pressiva. Risulta òall'osset·vazione dei detli maiali c dalle circostanze in cui è comparsa la lor o affezione, c he si é condolli ad ammeUer e l'esi><lenza di una sino vite alquanto anormal e ùella gamba, specie d'ai cr epitante pat·agonabile all'ai crepitante dell'aulibr·accio già descr itto da Larger·. P ar e che la sua sede sia uella guaina cellulosa del Libiale anterior e e degli estensor i; i muscoli e le aponeurosi so no compl etamente illesi. Stando ai falli cli nici o sservati ed alle ricer che aoalomiclte falle a questo t•iguardo , Miguon localizza ral'ft:1zione nelle ~uain e cellulose che accompagnano i tendini dt>l tibial e anteriore e degli estensori delle dita senza che questa infi ammazione possa pro pa~arsi alle guaine sierose che accompagnano questi stessi tendini al livello del collo del piede. D'altra parte, le due varietà di guaine sono ddl tutto indipendenti l a une dalle altre.
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Molto dolorosa ;n pr incipio, al punto da impedire la marc ia, la cellulite peri-tendinosa Cf~de rapidiss imamente all'azione del riposo e dellt1 compréssione ovatlata. Dopo 15 giorni, questi malati hanno potuto riprendet·e il loro servizio. B.
Ablazione totale dello •tomaoo •eguUa . da guarlgloae. - (Bulletin médical, gennaio 1901).
M. l. BoecKeL. -
L'autore ebbe a praticare con successo l'ablazione totale dello !!-tornaco per tumore canceroso in una donna di trentacinque anni, r icavaodone le seguenti conclusioni: L'ablazione totale delio stomaco è nort sollanto compatibile c on l'esistenza , ma la migliora notevolmente s pecialmente in talune affezioni incut·abtli e fatalmente mor tali. Fino al presente tale operazione non tt•o vò indicazione che nel caso di tumori maligni, ma certame nte col te mpo s i estenderà anche ai casi d i gravi affezioni gastriche, che per la loro sede ed es tens i.one non possono esser curate con la semplice a nastomosi gastro-intestinale. Quando il neoplasma è neltame.n te circoscritto, quando gli altri organi vicini sono sani e c he ogni intervento più ristretto è g• udicato impraticabile, l'o perazione in parola può ess er praticata con successo, s e non definitivo, almeno du revole; starebbero a provare tal f11llo i quallro soli inter venti chirurgici di tal genere finora c onosciuti, vale a tlire quelli di Scltlaller, di Brooks Brigham, di Ricllardson e d ell'autore. Il pet•icolo pres entato da tale operaziorre non sarebbe mollo g rande. Sotto ta le rapporto la ~astrectomia totale può sos te ner e vantaggiosamente il confronto co n le o perazioni parziali di tal genet•e , che in a pparenza meno gt·avi, sono in reallà più mortali', Tale c.onclusiooe può essere o ggiùi alquanto prematut'a, ed abbisogna di una conferma dala da una statistica ptù numerosa . Quantunque esislano reali difficolta operatorie, queste sono b en l ungi dall'es sere i nsor mon la bi li. La tecnica operatoria per l'ec;porlazioue dello s tomaco comprende e ssenzialmente cinque t.pmpi dopo l'apt:rtura del ventre ; questi sono : 1° La sezione del legamento gaslr'o·colir,o, pet• liberare lo stomaco in basso a livello della grande curvalut·a . 2" La liberazione del polo super iore dello stomaco, ft•a due pinze intestinali, delle quali la supet•ioi'e posta imme-
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RIVISTA CHIRURGICA
diat.amente al di sopra od immediatamente al di sollo dd cardia~.
3° La liberazione dell'organo a livello della piccola. curva, sezionando 11 legamento ga s tro-epatico. 4• La liberazione <.1~ 1 polo inferiore, dopo sezione fra due pinze intestinali della prima porzione del duodeno. 5o L'anastomosi dell'ol'ilido cardiaco col duodeno. Da ul timo la riunione della parete addominale senza drenaggio chiude l'operazione. · Nel caso narrato dall'autore l'andamento postoperator10 fu dei piu semplici; l'ammalata guarì per prima in tenzione, lal'ICiando il luogo di cura dopo lrentatré giorni di de~enza. Le funzioni digerenti, in seguito all'allo operativo, non ,·annero io alcun modo disturbate, ma continua•·ono bensl ad eseguir:>i t'egola•·mente, mentre aumentò notevol mente il peso del corpo . indice questo il più s ensibile di un'assimilazione •·egolare e perfetta. G. B. G. FowLER.- Nuovo metodo per raggluugere l 'appendlo& oeoale. - ( The medicai Sewt. 3 marzo 190!1).
L'autor·e pratica un' incisione della pelle diretta in modo d& rispondere alla regola seguente, risultato di numer·.:>se sue rice1·che: invece-di a dottare la linea di Clado,sul bordo estern o del muscolo r ello, al contrar io é conveuiente, causa le va r iazioni di larghezza di tal rnu!'lcnlo, di porne il centro a W in ter!!'ezione della linea ot•izzonlllle che va da una spina iliaca ante r ior·e s uperiore all'altra, con la linea vet•Licale che s ta in mezzo dello spazio compreso fra la spina anteriore superiore destra e la linea mediana . P~rtanto il chirurgo deve f11re un lembo triangolare cominciantlo a divider le pelle al disopa·a dello spor~enza della spino iliaca a nteriore superiore de ~ t r a, pPr procedere or izzontalmente verso il bordo e"terno del musrolo r ello e ridiscendere ad angolo arr·otonùato lun ~o Il bor·do esterno di questo muc:;colo lino ad una distanza variabile secondo i casi. Relra ttisi i tessuti supertlcraU, appare la apone \·rosi del muscolo obliquo esterno. Due retratl0ri posti in basso ed in alto servono a scoprirla per fe ttamente. La si incide dall'alto in basso in direzione delle sue flbre e lungo lutlfl la lunghezza della porzio ne scoperta. Collol",ando a ll o ra duo t·etrallori uno a destra ed uno a sinistra, si scopr e
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l'aponevrosi del muscolo retto che s i apre ugualmente n e a direzione dell e fibr e; il muscolo retto e l'arteria epigastr ica con le s ue vene ven~ono in seg uito re tratte fortemente verso la linea mediana, comprenrlendo nel r etrattore il labbro ester no dell'incisione. H assi pertanto un vasto spazio trasverso sopr a l'obliquo interno e la fascia peritoneale, si pratica alll)ra l' incisione del foglietto posterio•·e del muscolo retto, lasciato scoper to per la retru.zione di detto muscolo, ma in direzione trasver::sale, come pure delle fibre del mu-· scolo sottostaote. Cosi viensi a scopr ire largamente il cieco a lla base della sua a ppendice. La sutura comprenderà pertanto una linea profonda trasver sale come l' incisione, ed una linea supel'lìciale, ver ticale o piuttos to obliqua, nella quale i fogl telti del muscolo retto verranno suturati senza interposizione di muscolo per non ostacolar e la loro r iunione. ~ condo l' au tore i van tag gi di tal metodo sarebbero: a) la••go acces!;O alla regione, propizio alle necessarie manovre ; b) verrebbe scongiura to il rischio dell' ernia chi rur gica e d assicurata la riunione mercè l'assen7.a di tessuto cicatrizia le fra i muscoli divisi ; e) vengono conservati nervi e vasi nult•ilizii. G. B. Bulla pertostlte DOD traum&tioa alle sambe nel soldati. - (Cent ralblatt f ii,. Cl! i,.., n. 38, HJOO).
H EROL D. -
Oltre d'aver constatati per propria osl'e r vazione trenta casi di una periostile della libia in se~ uito a ma1·cie mi litari. spontanea , non proveniente da trauma immediato, altri 108 cas i c onsi mili He rold trovò registr ati nei g iornali n o~ologici della pr opr ta g uarnigione nello spazio di un df'cennio. A differen7.a di quanto hanno riferito g li altri che s i sono occupati di questo tem a, eg-li constatò in mol to magg-ior numero di ca si colpita l'estremi tà inferiore della tibia. Pe rò e1·a '(Ui singolare il fatto che l'edema cutaneo si faceva s pesso constatar·e al di sopra della reg ione ossea colpita, il cui p•·ocesso mo rboso si ricono;,:ceva abbastanza chiaramente per la tume fazione de l per iostio o per la sensibilit.à alla pr essione delle dita. Forse con ciò s i s pi ega l'accennata discrepanzA tr a l'osser vazione deiJ'a utor e e quella degli altri. Anche all' inter no della epifisa 3i
RIVISTA CHIRURGICA 530 superiore si manifesta questa forma morbosa (nove volLe fra i 138 casi di Her old, e se questa forma si trova riconosci uta così raramente forse ciò di pende dall'essere essa stata ri· sguardata come una gonartrile e come tale riportata sulle statistiche. Mentre la tumefazione ossea molto spesso si per cepiva col ta tto, e per mezzo dei ra ggi Ronlgen si riconosceva quale un tumore delle par ti molli, l'edema cutaneo era m eno c ostante. Quella si trova alla super ficie anteriore o alla luberosilil. interna, apparisce in parte liscia, in par te bernoccoluta, e in quest'ultimo caso può s imular e una vera formazione di osleofiti. Non fu possibile stabilire una determinata predisposizione morbosa e si può dire che il piede piatto non vi e ntra per nulla come momento predisponente. I militari nel pr imo anno di servizio ne a ndarono colpili in meg-gior numero. Mentre Leisteodòrfer attribuisce questA forma mot' bosa prodotta dalle marcie allo sliramento del muscolo soleo, crede Herold che par tecipi alla patogenesi anche il muscolo ft essor comune delle dil~, il quale si attacca molto più in giù alla libia. l muscoli semimembt•anoso e semitendinos o finalmente dal'ebbet·o occasione a l manifestar si della malattia sulla regione super iore interna della Libia. Col pei·fetLo l'iposo si ottengono i migliori risultati curati,•i di questa affezione. C. P.
La frattura del metatar•l nel aold&to dl Cantarla. - (Centralblalt j'iir ChJr. , n. 38, UJOO).
MARÈ. -
Contrariamente a quanto pensano altri autori france si, Maré a ccetta l'opinione dei medici militari tedeschi (Stechow, Kircber , Thinel) i quali ammellono che il cosi detto tumore del piede (fussgeschwulsst) dei soldati di fanteria dipenda da frattura di un osso metatarseo. Questa ha origine nei giov a n i soldati o in seguito ad una marcia o ad un salto T n1 i s uoi 11 casi la pr ima causa si verificò ollo volte, h1 seconda tre vo lt~ . Quasi esclusivamente s i os~erva•·ono frallul'ali il secondo e terzo metalarso (6 volte il terzo, 4 volte il secondo, 1 volta il quart.o). Caratteristico sintomo è l'edema del dor so del piede e dolor e alla pressione. Dopo 2 o 3 settimane ·la tumefazione dell'osso può confermar e le diagnosi. P et· la cura basta il ripo5o ed il massaggio. C. P.
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" P. SuoEcK. - SottUtuslone dell'etere al protoaal4o 41 azoto e4 al bromuro 41 etlle per le aneateale ohirurglohe 41 breve 4urata. - (Deutsche medi.zi.nisciU! Wochensch r ,ft, febbraio 190 1). Per praticare s enza dolore talune operazioni di rapida esecuzione, l'autor e impiega un processo d'anestesia, che sostituisce le narcosi passeggiare fornile dal protossido d'azoto e del bromuro di etile, e ciò ottiene utilizzando lo stato di speciale ebrezza dalo dalle prime inalaz ioni di etere solforico. A tale s copo, il malato compie da prima qualche profonda inspirazione ed espi razione, poscia, dopo un'espirazione il piu possibile com pleta, egli aspira con la ma ssima forza l'etere, del quale vennero ver sati da 30 a 50 centimetri cubici sulla maschera per inalazione di Czerny (che lascia passare l'aria assieme a i vapori anestetici). Sr può cominciar e ad o pera re dopo la prima o la s econda inalazione, essendo il paziente, da tal momento, diventato insensibi le al dolore. Bisogna affrettars i a compiere l'operazione nei pochi istanti che dura tale completa analgesia; mentre questa sl}ompare tosto ap ptloa comincia l'eccitazione che l'ete r e non tarda a produt·r e. L'autore, con tal metodo, praticò più di 200 operazioni, e non soltan to in piccoli interventi, quali incisioni d'ascessi, estirpazione di ganglii ecc., ma anche in certe operazioni relativamente gravi, come amputazion i d i piede, braccio e perfi no della coscia. P er la ri usci ta del processo, bisogna che il paziente concentri tutta la sua attenzione s ui movimenti r espiralorii, che deve sfot·zar~i a fa re con uguale intens ità malgrado l'odor e penetrante dell'eter e . Cosi pure bisognera nasconder gli la vis ta degli slt·umen t i e pl'ender e da prima tulte le disposizioui r ese ne. cessarie dall'intervento oper atorio. Se, a d onta d1 tutte queste precauzioni, non si ar·riva a produrre un'anal~esi a com pleta dopo le prime inalazioni, ciò che, nelle osser vazioni dello Suùeck, non s i riscontrò che in qualche caso eccezionale ed in soggetti in modo speciale preoccupati e pusilla nimi, non si de ve fa r altro che continuare nella somministrazioue dell'ete1·e fino a che, dopo raggiunto il perrodo di tollera nza, si sia ottenuto il sonno profondo, nel quale suols i operare quando un'anestesia segue il metodo us uale. G. B.
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RIVISTA DI OTO-R!NO-LARIN GOlA iRIA Il llquldo oefalo-raoJ!Lldl&Do & ll ano aoolo spontaneo dal naso. - (Reoue llebdoma -
SAINT - CLAIRE-THOMSON. -
d(lire de lar gngologie, 11. 25, 1900).
L'osservazione di un caso personale ha fornito all'auto r e l'occasione di fare uno stud1o completo di questo stato patologico, ca raLlerizzat.o dallo scolo spontaneo del liquido c efalorachidiano per il naso. La rinorrea cerebr o-spinale non è u na malattia nuova, perché Mo rgagoi e W ill is fanno g ià me nzione nelle lor o opere di uno scolo a cquoso permanente dal naso. L'affezione è per ò se mpre molto rara, e T hom son n e pubblict\ 9 casi autentici e 12 pr oba bili. Con l'autore noi dobbiamo a mmettere oggidì come provato che il li4uido cefa lo rachidiano può sfuggit•e spootu:neamente dalla cavità cranica per il naso e che questo scolo può continuare se nza interruzione dei mesi e degli anni, senza allerare per nulla la salute del paziente. In realtà, qua ntunque nel caso dell'autor e la don na s i lamentasse della noia che le causava lo scolo continuo del liquido, pure certe cefa lalgie vaghe, di cui essa aveva sofferto altre volle, han no cessato di iocomodarla , ma esse r itornavano ogni volta che cessava lo scolo. L'ins1eme dei falli raccolti da Thomson ci dà un q uadro clinico completo della rinorrea cefalo rachidiana. ed il suo differenziamento con le alll·a idrorr·ee nasali non deve più presentare difficoltà. Lo scolo continuo, per manente e di lunga durata d' un liquido acquoso dov rà sempre mettere io guardia contro una. origine soltoaracnoi~ea . Quando questo liquido non ba né gusto, oé odore, n è deposilo, qua ndo è quasi privo di albumina e riduce la soluzione di Fheling , il dubbio divien e cer tezza. È del più g rande interesse dunque fare l'analisi, perché quando si tratta di questa malattie ogni intervento locale non avrà risultati favorevoli per la cu1·a e in ogni caso dovrà es-
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sere fatto con molta precauzione, anche per ev.itare una infezione settica del liquido. Quanto al e~tmmi no seg uito dal liquido cefalo-rachidiano nella sua uscita dal cranio, l'ipotesi la più semplice é che sorta a ttraver so il periner vo delle branche dell'olfattivo. La unica abbiezione che si possa fare a questa teo•·ia , abbiezione prevista da Thomson, è che ne·l caso s uo pe•·sonale non vi era nè per dita , nè pervet•timento del senso dell'odorato, -come si poteva atte ndersi dA un sog gio•·no prolungato delle terminazioni olfattive nel liquido. Ma resta sempre che è piti mverosimile jmmaftinare il passa g.gio attJ·averso un' altra parte della dura madre. L'autore é portato a credere c i1P vi -deve anche essere una alterazione patologica nel contenuto del cranio tendente ad a umentttre la pressione. È degno di nota che dei 21 casi r icordati, 17 hanno presentato sintomi ~erebrali e 8 delle alterazioni •·etiniche. L'autore azzarda l'ipotesi che l'idroeej alia degli adulti potrebbe essere l'origine dei siutoroi cerebrali, dell'alter azione dell'occhio e ddlo scolo per il naso. Ma questo m erita di esM. sere a ncora discusso.
Le aoomaUe 4ell'ucUto. - (Bnlletin de laryngologie, otologie et rhinologie, 30 marzo 1900).
C ASTEX. -
L'audizione si produce alle volte in condizioni anormali; possiamo avere cioè: l'udito doloroso, l'iperacusia, l'autofonia, !a para cusia, le polittcusie. Ud ito c.lolor oso: Certe persone hanno l' udito doloroso e debole nello stesso tempo. Ques to stato morboso fu altre volte chiama to ipere stesia otitica oppur e odinacusis. Può essere un dolore a cuto Q una semplice l"ensazione di press,iooe, di colpi di ma •·tello ,su lle membrane del ti mpano. In a.lcuni soggetti il fen omeno ha luogo solo con dei suoni o rumori particolari. Quando per es. una sega lavor11 in una pietra procura una sensazione che a llega i denti: qui il contraccolpo si fa sentire nella sfera del lr igemioo e può a versi ano!he il contrario, cioè : un uomo ha una cicatrice sulla guancia destra, voi irr itate la cicatr ice e si deter mina una sensazione speciale nel suo o•·ecchio. Le cause dell'odinacusia sono: il nervm•is mo, le o ti ti medie suppuralive, le me ningiti circoscritte, le para lisi del facciale. Quest'ultima condizione provoca l!t paralisi del muscolo sta-
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RIVISTA DI OTQ-RINO•LARINGOIATRIA
pedio r.he è l'antagonista del muscolo del martello, donde s i ha tensione aumentata della membrana del timpano. Allora la plalina della staffa é magbiormente ilifMsuta nella finestra ovale e se un rumore si produce la scossa sarà più forte~ avver rà come una commozione labirintica. È poi da nolar,;i che l'udit.o sarà piu debole perché la platina sarà meno mobile nella fin estra ovale. Jperar.usia: E l'acuilA anormale dell'udito che si incontra negli iste r ici o nev•·aslenici. Essa può sussistere per tutte le note o solo per le gravi, o solo per· le acute. Si può spiegare peruno tensione esagerata del muscolo teosore del mar·tello. Presso alcuni sog~t}tli l'impressione sonora può persister& Jurante un'ora o più: questa é l'ossessione A utofonia o timpan ofonia: H la sensazione d'una risonanza eccessiva della propri& voce in uno o in ambo gli orecchi. Se si ascolta l'orecchi o in causa con un tubo d'ascoltazione, si può controllar·e questa risonanza intensa. Questi soggetti intendono in maniera molesta l'entrata o l'uscita dell'aria attraverso il loro naso e la loro bocca. La pronuncia della lettera H e sopratutlo molesta. In genere è un sintomo di dilal.l\zione tubaria o di catarro tu bo-timpanico per impedito accollaruento delle pareti della tromba o di rinite atrofica. Qualche volta il distur bo ce ssa col decubito dorsale o sternale. Per la cura, Zaurot raccomanè'l il massaggio del padiglioo& della tromba con l'indice portato dietr·o il velo del p'llato;. Hartmann la chiusura ermet.ica del condollo uditivo con la ovatta. Si può fare la galvano-cauterizzazione a livello delle labbra del padiglione tuba rio· e la cura per combattere l' emaciazione dt:l soggetto. Paracu,ia di Willis o sordità paradoJsale: Consiste in questo fatto singolare che alcuui malati intendono meglio in mezzo ai r umori che nel silenzio. Il !fanomeno s i mostra in condizioni diverse, così i malati intenderanno mefZiiO in omnibus, o in ferrovia, o nella strada, O· nel'l'appartameoto colle finestre ape1·te, o quando il ventosoffia. Si può riprovocare il fenomeno, facendo vibrare, come raccomanda Politzer, un diapason sul vertice del malato: in qullslo momento egli intende più distintamente. Questa sordità paradossale si incontra io tutte le affezieni gravi dell'orecchio: otorree djstrullive, sclerosi timpa-
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niche con anchilosi della s taffa e sclerosi labirinliche. Le note acute la producono più sic uramente che le nole gravi. Si può assicurars ene con dei diapason di diver~e allezze. Il miglioramento che no r isulta per l'udito si può prolungare per uno o due gior ni, dopo un viaggio in ferro via. Politzer pensa che i r umori e steriori favoriscono l'audizione scuotendo la catena degli ossi ci n i divenuta •·igida. J. Mi.iller crede che nelle affezioni dell'orecchio vi è torpore del nervo auditivo e che solo delle vive eccitazioni possono scuotere questo torpore. La paracusia di Willis è di un pronostico g •·ave; essa costituisce una controin dicazione a qualunque intervento chirurgico diretLo contro la sordità. Paracusia semplice è l'audizione falsaallorchè l'i{llpression e sonora no n J'isponde ai suoni er·odolti. Paracusia di luogo: un orecchio essendo s ordo, il soggetto Ca errore s ulla di rezione donde viE:oe il suono. L"audi.zione eontraria é una specie di paracusia che si ha quando s i applica il diapason sopra una mastoide ed il malato pe r cepisce meglio dal lato opposto perché ivi la cassa è più sclerosa. Diplacusia o poliacusia:
Il soggetto invece di percepir e a destra e sinistra un suono unico, intende due s uoni distinti e più. M.
La vertigine voltato&. n. 35, 1901).
BABJNSKr. -
(Riforma medica,
Se si Ca passar e da una tempia all'altra una corrente voilaica, aumentandone progressivamente l'intensità, si ha un momento in cui il soggetto ha un senso di vertigine e se il soggetto sta sedu to fa cadere 1:11!' indietro sul dorso della sedia la sua tes ta inclinandola sopra un Ialo del tronco. Questo tènomeno si chiama vertigine vollaica. Finora si é studiato solo in in d t vidui con or ecchie sane; io questi la ceduta si a vvera sempre dal Ialo dove si è ap· plicato il polo positivo. Invece nei soggetti con orecchi malati la caduta si a vvera sempre da l lato malato, qualunque sia il polo applicato su questo Ia lo. Questo é dunque un M. processo inter essante di diagnosi delle olopa lie.
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RIVISTA DI OCULISTICA A BADlE.- Emtopla laterale omonima In •egulto a oolpo
èl'arma da. fuooo. -
(New- Yor lc med. journ., 1900).
L'A. ebbe occasiou~ di osservare un caso d i emi o pia laterale omonima per colpo d'arma da fuoco intracrauica in un giovane di vent'anni che si era sparato un colpo di rivoltella del calibt•o di 11 mm. alla regione temporale destra. Il domani, emiplegia completa sinistra, compr endP-ute il facciale inferiore e gli arli di sinistra, che erano completamente flaccidi. L'emipleg ia persistette, con tali carall.,ri, per lo spazio di 8 gior·ni; inoltre il malato risentiva vivi dolori nella regione temporale destra, dove nna raccolta purulent.a faceva sporgenza sotto la pelle. Questa raccolta venne incisa due giorni dopo la comparsa dei dolori, e ne fuoriusci un mezzo bicchiere circa di pus, otteoendosi, con ciò la scomparsa di ogni fenomeno doloroso. L'inferme. ricuperò ben presto, ma insensibilmente, i mo vimenti dell'a rto paralizzato, e fu sottoposto alla radiog-r·afìa, di cui si ottennero due prove: l'una, falla di profilo, fece rileval"e la presenza, nell' interno della ::;catola cranica, di due cor pi estranei rlle lallici; il più piccolo dei quali era sit.uato a 2 cm. indietro dell'antrolo esterno dell'orbita; e il secondo, più posterior e e più gr·osso, ez•a situato al centro stesso dell'ovoide disegna to dal contorno dell'immagine. L'altra prova radiografica e r a un'immagine in proiezione entero- posteriore ottenuta men tre l'occipite dell'infermo poggiava sulla la stra sensibile. Questa seconda radiog-rafia mostr ava la s ituazione rispettiva dei due frammenti metallici, i quali erano ancor a entr·ambi sopra una stessa linea retta rappresentante il maggior diametro trasverso del cranio. Il piu piccolo era il più esterno; ra ppresentava lu parte posteriore del proiellile e doveva corr·ispondere al centr•o ovale soggiacenle alla regione frontale posteriore; il più. grosso era formalo dal corpo stesso del proiettile, trova vasi situato più profondamente e alla di!>.tanza di 1. cm. dalla scissura ioter- emisferica. Per quanto fùsse difficile il localizzal'e in modo preciso
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fa si tuazione iulr acefalica del proiettile, tuttavia, confrontando le due prove r·adio~rafiche, par ve molto probabile <:he avesse sede nella parte pos teriore e infer iore dello strato {)tlico. Appena uscito dall'ospedale, il malato r iprese le sue ordi· na rie occupazioni; ma non tardò ad accor gersi di alcuni ~istu rbi nella funzione vis iva consistenti essenzialmente nel fatto che non distingueva le persone che giungevano dalla suA sinistr a. L' a pparecchio esterno della visione era per· feltamenle integro; l'esame oftAlmoscopico non faceva rilevare alcuna lesione appare nte del fondo dell'occhio, e l'acutezza oisioa era ancora normale in entrambi gli occhi; ma la determi..nazione del campo visivo dimostrò l' esistenza di una emiopia 11\terale omonima de :>tra. Dall'epoca in cui fu falla questa cons tatazione, tutti i fenomeni paralitici sono s compar si, e più non r imane che una teg~iera deviazione della cornmissut·a labiale e della lingua, un li eve distu rbo di andatura dal Ialo s inis tro, e t·ifles"i tendinei u n po' vivaci. L ' emtopia laterale des tt•a è il solo fatto mo r boso che continua a per sistere con gli stessi car.atteri già accennati.
E. T . VtEussE. - Contributo allo •tadto della tuberoolosl oon· gluntivale. - (Recueil d'Ophtalmologie, n. 1, 1900). L'A. rifer isce tre casi di tuber colosi de lla congi untiva e si propoue di s tudiare due questioni importanti: la etiologia , cioè, della medesima tu tto ra oscut•a in cer·ti suoi puuti; iltr·attamento ancora discusso. Dopo aver r icorda to che la malattia può presental'si sotto tre forme priocipa'i (for ma ulcer ativa, forma diffusa, forma poli posa mollo più rara) ; che la diagnosi é generalmente facile e che nei casi dubbi valgono l'esame microscopico, le iooculazioni nella carnera an terior e dell'occhio del coniglio, attacca la prima quistione circa la via s eguita dal bacillo per anrlarsi a colonizzare ~;ulla congiuntiva. Si è detto, che circolando il bacillo col sangue nulla impedisce a .:cbé, dale influenze favorevoli, desso vada a locaJiz. zarsi sulla co o ~ori un ti va; ma questa etiologia è comune a LuUe le les io ni tubercolari. l dermatologi studiando il lupus della accia hanno dimostralo come desso consegua alla propaga-
RrviSTA DI OOULISTIOA
zione delle ulceri tubercolari, sorte nelle fosse nasali e poi propagatesi alla faccia (Andryl. Ebbene queste stesse ulcet'azioni potrebbero seguire un'altra via, la via naso-lagrimale. e guadagnare la congiuntiva. Certo i casi di tubercolosi delle vie lagrimali, consecutive ad ulcerazioni delle fosse nasali, sa vanno fscendo sempre più numerosi; è perciò ammissibile che l'elemento contagioso supet•i questa prima tappa e venga a localizzarsi sulla congiuntiva. Se poi la trasmissione dP-IIa malattia succeda per migrazione del bacillo di Koch oppure per propagazione dell'ulcera nasale stessa, è difficile a risolversi . Solo è assicurato che un numero rilevante di tubercolosi della congiuntiva è la conseguenza delle ulccrazion i tubercolari, origina lesi nelle fosse nasali; quindi tutte le volte che il pratico trovasi in presenza di una tubercolosi congiunti vale, ha l'obbligo di procedere alla esplorazioue accurata 1 delle fosse nasali. In quanto al trattamento curativo, l'A. <::rede che desso dovrebbe principalmente consistere nell'ablazione completa della neopla sia tubercolare, dissecando profodameute la p11r te malata a colpi di forbici e poscia causticando col galvano-cauterio per ma ggior e sicurezza, senza punto preoccupars i del simblefaro o dell'entr opion della palpebra. Con quE-sto trallamento egli avrebbe ottenuto buonissimi risultati appunto nei casi riferiti. Sulla soluzione di continuità dovrebbesi poi applical'e lo iodoformio, proteggendo l'ocçhio con una IJenda ; l]uesto preparato si dovrebbe pure adoperat·e per uso interno, a tenui dosi toiterabili, non trascurando la cura ricostituente.
cq. - Trattamento del glaucoma oronloo sempUoa oon la galvanlszaztone del dmpattoo oervloale . .. (Gcuette des H dpitaw:, gennaio 1901).
ALLARD.
È una comunicazione fstta dall'A. nel decembre ultimo all' Associazione francese per l'avanzamento delle scienze. Egli preconizza contro il Frlaucoma semplice l'azione sedativa del polo positivo di una cor rente galvanica applicata con forte intensità,15-20 MA m p., a livello del tragilto del s impatico cervicale su tutta la lunghezza del collo. Espone la tecnica operatoria, t'iferendo su sei casi di propria osservazione, trattati tutti con questo metodo.
• RrviST \ D1: OCULISTICA
L'azione sedativa del polo po~ilivo fa si che dirninui«ca la eccilabilità del '!tmpal1co e perctl'l produce un' az1one ~imi le a qu~>lla, che si ottiene con la sezione dello sles-.o, !lt>bbene di mollo attenuala. L'effetto si traduce con una tllnunuz1one notevolissimo della tensione oculare, con l'nllt>nuazione clet fenomeni dol oro~i ed anche con la poss1bde seornp111'"8 dcl.!li stessi, col miRhorameulo Jella visione, rho varia secondo il grado dell'alrofta glaucomalo'!a e che "'l misura s'a per l'aumento dell'A. V., sia per quello del C. V. Se il trattamento viene iniziato a tempo, aii'P~OI'ùire d... lla malattia, può, secondo l'A., perfino far tornare la visione alle condizioni normali.
eq.
A. STAERKLE. -Contributo alla terapia del dlstaooo dl re-
tina. - (ln.aug. Diss., Basel, 1900).
L'A. rifer isce 23 casi di distacco di rolina, curali con le iniezioni sottocongiunl1vali di cloruro d1 sotlio nella clinica oculislica della umvcrsiLà d1 Basilea Lo dosi iniziali furono soluzioni al 2 p. 100; le ulteriori, soluzioni al ~ e al 10 p. 100 Questo metodo terapeulico poggia sul principio che la soluzio.1e di cloruro di sodi o, infiltrandosi nei tessuti ci1·costanti. tenda, per B'!Similaziooe d1 liquido, ad aUenua1·si llno a raggiungere le proporzioni del contenuto di clot•urn th sod1o nei liquidi de1 tessuti stessi, e favorisca percio l'ac;sorblmento dell'essudalo 8SI"~tente sollo la retina. Tale metodo deve essere coadiuvalo (come lo fu nei casi citati dall'A.) dal riposo in letto e dalla fasciatura. Sei volte in 23 casi si ottenne il riadatlameolo completo, ti quale, in 3, rimase duraturo, permodo che si I>UÒ essere autorizzali a parlar<' di guarigione completa; eù in i , persistette per il periodo cii due ann1, ossia durante tutto il tempo in cui l' inrermo venne sottoposto ad osservazione dal medico curante.
E. T.
Leslonl ooularl d& oaloe - (Berl klin. Wochenscltr., n. 36, i900).
SCH\IIOT- RIMPt.ER. -
In questo genere di lesioni, l'A. consiglia l'immediata apertura dell'occh io leso che, nel maggior nume1·o dei casi, r imane chiuso, e l'allontanamento meccanico rapidis~imo dalla cor nea delle par ticelle di calce. Quest'ultimo riesce benissimo
MO
RIVISTA DI OCOLISTIOA
per mezzo di un batuffolo di cotone o di un pezzo di tela inzuppati di olio o, in mancanza di olio, anche asciutti. Bisogna. Lener presente che l'espor tazione dei frammenti di calce. praticata immediatamente dopo la lesione, è la cosa più importante; e se, in tale manovra, si produrrà una legA'Ìera depitelizzazione, le conseguenze non saranno tali da doversene impensierire. I noltre, l'occhio deve essere !avalo con olio (di mandorle dolci o d'oliva tino) per mezzo di una siringa, la quale va tenuta fissa sull'angolo esterno dell'occhiO stesso, dirigendo il getto, in p1·imo tempo, orizzontalmente sul bulbo, poi, con maggior for za solto la p11lpeb1·a superiore, e, ftnalm<>nt~, nel fornice infer iore. Se l'olio facesse difetto, si potrebbe ricorrere all'acqua. Più tardi, sono indicate le instillazioni di olio e le a pplicazioni di acqua calda semplice o borica. Onde facilitarP. l'eliminazione del tessuto causticalo, e, nello stesso tempo, la sua rigenera.zione, é indicatissimo, il caldo umido. E. T. Sul meto4l4l esame e aul1e malattie 4egU ooohl nelle reclute. - ( Wojenno med. Journal).
VADSINSKY. -
Siamo lieti di apprende re da questa sua interessante pubhlicazione, che il dott. Vadsinsky preferi~ce la schiascopia fra tutti 1 metodi d'esame della r efrazione, il qual giudizio è perfe ttamente concorde con quello degli ufficiali medici italiani i quali praticano, da parecchi anni, la schiascopia con risullali che migliori non si potrebbero desiderare. L' A. aggiunge che su 1050 r eclute da lui esaminate le anomalie di refrazione 1·appresentarono il 74 p. '100; le malattie della cornea, il 12 p. '1 00; il lracoma , l' 8 p. 100. Ma du rante il 8er vizio militard, il numero dei tracomatosi aumenta consider evolmente, donde risulta che l'esercito rend~ alla popolazione più tracomatosi che esso non riceva. Le osser vazioni de ll' A. lo indurr·ebbero a pensare che la congiunti vite follicola1'e possa lrasfor·mar~i in vero lracoma. Richiamiamo l'attenzione dei colleghi, i quali prestano servizio nelle armi a cavallo, s u questo fatto, e li invitiamo a continuare le osservazioni del Vadsiosky, che sono veramente di g rande interesse. E. T.
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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE ~ DELLA PELLE S. PECHKRANZ. - Albamlnarta e netrtte dlfla.1a aoata nel deoono 41 aloane malattie della ~Ile (1oabbla, eczema) - (Wiener med. Wochenschr., 1899, n. 51-52). Su 128 individui affdtti da scabbia piu o m eno estesa e ricoverati nell'os pedale israelitico di Varsa via, l'A. potè constatare, ordinariamente 2-' ore dopo l'inizio della cura, l'albumina nelle or ine . In pat·ecchi catoi l'albuminuria pe1·sistette durante l'intero periodo di degenza nell'ospedale (1-2 Reltimane) ; ma piu spesso si manifestava ad intervalli e con intensiLA variabile: in alcuni casi spal'iva dopo alcuni giorni di cura coll 'u n~uen to di Wilkinson: in tre o quattro allri durava per· un breve periOdo di tempo d.opo le friz ioni. In 8 infermi la quanlita dell'albumina era abbastanza abbondante (1/ 1-2 p. 1000): e in -idi essi, i componenti morfologici uelle or10e ed altre circostanze inducevano veramente a sospettare che s i trattasse di un vero e proprio morbo di Bright (in un caso, persino di una nefrite emorragica subacula). Siccome l'A. potè escludet·e, nella maggior pa rte dei casi. malattie infettive preg res se, in specie la scal'laUina e la difterite nonché le ordinarie conrlizioni favorevoli allo sviluppo d'una nefrite, così egli crede che si debba ammettere uno stretto rappor to fra l'albuminuria e la malattia della pelle.
E. T. P . FINSEN. - Cara del lupa• mediante l raggi ohtmlol concentrati .. - (T herap. M onaischr i.[t, n . 7, 1900). Le proprietà battericide della luce vennet·o spet•imenlate molLe volle nelle aff.,zioni s uperficia li d' origi10e microbica. Il prof. Finseo, che da molto Lempo, s'occupa in modo par· licolare dell'argomento, é arrivalo, mercé una tecnica perfezionata, a dei motevolt r isultati. Prtncipiò le sue ricerche mediante una serie di esperimenti intesi a studiare razione battericida dei raggi chimici che egli olteneva facendo passare la luce semplice, oppure la luce elettrica, attraver so
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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLB
nna lente convessa ripiena di una soluzione di bleu di meIJ iene o di solfato di rame. Egli pr ocedette in tal modo. La -=uperficie interna di lastre di vetro piatte e ra ricoperta d'uno :::t.rato di ~Xelatina peptonizzata e di agar-a~ar, seminate di eolture di bacillo p1•odigioso e talvolta di bacillo di Eberth. Esternamente tali lastre erano ricoperte d'una carta bianca 111 di fuori per assorbire il calore, nera al di dentro per imp••dire la penetrazione della luce attraverso la carta. Dei piccoli orifizii rotondi vennero praticati su tal carta ~egoando 1 n nero il numero dei minuti durante i quali un dato punto .iel mezzo di coltura seminato, era stato sottoposto all'azione tlei raggi chimici . Bastava esaminare le lastre di vetro dopo un giorno o due per assicurarsi del risultato: il tempo neces,:;ario per ur.cidere i bacilli si desiguava nettamente sul ··ampo di cultura sterile, esso si manifestava di più sulle ,;olonie che erano SOI'Le io corrispondenza dei punti l'icoperti d i cifre ner·e e per conseguenza non ~oltoposte all'azione della luce. È così, dice l'autore, che i microbi indicano essi ,_ tessi il tempo necessario per· la loro distruzione. Le s ue 11umer ose esperie nze dimostrarono che i raggi concentrati a nno un'azione quindici volte più intensa sui microrganismi, di'Ila luce solare semplice. Quan to ai tessuti organici è ben nolo come muscoli, tend ini, nervi e perfino le ossa si lbsciano attravers are dalla luce. Ma per arrivare a distruggere i microbi negli s tessi tessuti, gli mancava ancora un te rzo elemento. Da principio l'uutore ct•edeva che determinando un' iperernia nei tessuti sotl0posti all'azione della luce, e cosi aumentando la quan. lité. d'ossigeno, aumentasse l' az.iooe b!ltlericida dei ru g~ri, ma l'esperienza gli pr-ovò il contrario, più i tessuti sooo •·s angui, e meglio s i lasciano attraversare dalla luce. P er · tanto basandosi su tal fatto egli associò all'azione luminosa la compr essioue sa nguigna : a tal uopo egli fece co:strurre ~iegli a pparecchi speciali di forme e g randezze <llfferenti, in modo da poterli applicare sulla fronte, sul naso, sulle guaod e. ed il me todo curali vo media o le i raggi chimici egli applicò in un gran numero di malattie de lla pelle, ma speci!llmente lo studiò nel lupus. Il suo modo di pt·ocedere è semplicissimo: egli dirige un fascio luminoso ottenuto da npposito apparecchio sopra un determinato punto della Je!'iione, cominciando p1•eferibilmente dai margini; l'aiuto pl'e!"lerà attenzione perché i raggi cadano sempr·e sullo stesso
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posto. Dopo una serie di sedute quotidianA della durata mi niroa di due ore, si oss erva che i margini salienti del focolaio luposo cominciano a cadere e che scom pare il rossor e. Si dirige allora il fascio luminoso sopra un focolaio vicino ripetendo g10rnalmente lo stesso proct~sso. Non é che dopo tre o quattro mesi che s i avverte un notevole miglioramento; l'autore spera di poter in segt..ilo togliere tale inconveniente mediante perfezionamenti ulter ior i. Cosi negli ultimt m e!!i egli avrebbe guar iti r apidamente molteplici casi di lupu!; con uu apparecchio speciale che funziona mediante l'ajuto di uoa l11ropada di 80 ampéres.. Per concentrare la lu(;e l'autore si ser vi di una lente di cris tallo di rocca, aven te la pr oprieté. di la!'ciar passare Lutti i raggi ultra- violetti. Mercè tal perft>zionamento, delle estese lesioni di lupus migliorarono in 15-20 minuti. L'autore osseJ·v6 59 casi di lupus di for ma ed estensiona differenti che datavano da 2lìno a quaranta anni, salvo qualche eccezione, egli vide costantemente un notevole mip:lioramento. Ventitre malati guarirono compl13tamente, almeno giudicando dal le a ppat·enze esterne, trenta malati erano ancora in cura, ed il maggior numero di essi quasi gua1·ili, Il professore Finsen considera lati risultati come molt.o incoraggianti, sopratutto trathmdosi di un' affezione che fino ad ogfri era r ibelle a quals iasi cura medica. Durante questi due ultimi auni, nei s uoi guariti , uon osservò caso alcuno di reale r ecidiva; tal volta durante la stessa cura vide sopra venire delle recidive locali; ma una nuova a pplic.azione dei raggi luminosi le fece scomparire. G. B. ScnEFFER. - Il trattamento dell'Alopeola.- (B,.itish M ed. Journal, decembre 1900). Dopo avere osserva to che le cause, cui si r iporta questa mala ttia , sono microbi che e nervose, l'A. descr·ive un metodo curativo, che tende a combattere le pr ime col sublimato corrosivo e le seconde colle iniezioni di pilocat•pina. Questa è stata scelta per le sue propr ietà diaforetiche. Le glandule sudoripar e sono analol'!he a i follicoli dei peli, sia embr iolo· gicamente, che pet' la ior·o struttura : di qui la supposizio ne cbe la pilocarvina potesse ugua lmente stimolare i nervi che presiedono alla produzione dei capelli.
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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE
~noto che in talune malattie, in cui la pelle ass ume una es tesa f'unziooe secretoria, osservasi pure un'aumentata ad insolita produzione di peli. La pilocarpina produce inoltre una locale dilatazione dei vasi s anguigni. Il trattamento curativo è semplicissi!I!O. La chiazza alopecie& deve essere ben pulita con alcool e in giro ad essa si fanno de lle iniezioni, alla distunza di 1 cm. circa l'una dall'altra, introducendo l'ago parallelamente alle ossa c raniche, nello spessore del cuoio capelluto, e propriamente sotto lostrato epidermico. La siringa deve essere riempita con una certa cura, e cioè, per un terzo col la soluzione di sublimato 1 p. 1000, per un altro terzo con una soluzione di pilocarpina ('l :su 200) e finalmente per l'ulti ma parte con la soluzione di sublimato. Se la chiazza è molto estesa oltr e leiniezioni alla periferia debbono farsene anche nella parte centrale. L'operazione va ripetuta a giorni alterni per eire& due settimane. L'etfelto immediato consiste nel la produzione di uno stato anemico della chiazza, se~uito poi da una marca ta vascolarizzazione che dura parecchie ore. Cinque o dieci minuti dopo l'i niezione compariscono delle ~occiole di sudor·e nell& zona alopecica e questa essudazione dura per un'ora cir ca. I resultati s econdarii, ottenuti in 60 casi durante 3 anni .. sono l'arresto immediato dell'estender·si dell'alopecia ed il graduale r·ilorno dei capelli dalla periferia verso il centro. Questo lfatto dovrebbe rendersi evidente dopo 4 sedute, ma. in ogni modo il trattamento deve e~sere persistente. La sua. durata, che in media è di due settiman e, può essere pr otratta ed è s empre in relazione colla estensione della pelle scoperta, coll'età del soggetto, colrepoca da cui data la lesione e colla sede di questa; imperocché nell'alopecia tem porale e nella occipitale l'A. ha sempre avuto effetti meno. buoni. Il r isultato finale sarebbe in ogni modo sempre soddisfacen te. A dir vero la pilocarpina era s tata allra volla preconizzata per la cura dell'alopecia, ma poi venne abbandonata'" come tanti allri rimedii proposti, perché inefficace. For se è l'aggiunta del sublim6to che ha procurato all' A. i t •·ionft ch'egli dice di aver riportati. Spel'i amo che sia la buona!
e.
r.
.-
. J '
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RIVISTA DI TERAPEUTICA Etrettl favorevoli del •alolo nel vaiolo. (La Semaine médicale, n. 26, 1900).
B JERNA CKJ e JoNES. -
Gia dal dott. Begg è stato recentemente segnalato l'effetto abortivo del salolo, preso alla dose di 4 (l) grammi per giorno, sulla eruzione vaiolosa . Gli autori avrebbero confermato questo fatto, facendo notare come il vantaggio ottenuto con l'uso del ~alolo s i manifesti specialmente quando il farmaco viene amministrato ad uno stadio precoce della malattia e com•e desso sia in j<rado più lieve, quando il trattamento specifico ve nga istituito dopo il principio del pe.-iodo di suppurnzione. Infatti, secondo le osservazioni di questi due medici inglesi, il trattamento al salolo riduce il numero delle pust.ole, dimìnuisce notevolmente l'int.ensila della febbre se condar ia o di suppurazione, sopprime i fenomeni d'i r·r itazione cutanea, accelera la caduta de lle croste. eq. BAR·ON.- L 'aoqua o•dgenata per evaporazione contro la
~••• oanlna. -
(lndépen.dence médicale, 11 ap1•ile 1900).
L'a cqua ossigenata, che si é mostrata un a gente terapeutico CO!'Ì attivo contro le suppurazioni in gener e e contro quelle dell'orecchio medio in ispecie; contro le emorragie del naso e contro quelle dell'utero, pare ora, secondo l'A. che abbia una azione molto benefica nella tosse as inina. Dopo numerose esperienze l'A. ha potuto stabilire c he li accessi di tosse diminuiscono in media del 62 p. 100. Il modo di amministrazione consigliato sa rebbe il seguente : Pt'ender e 75 g rammi di acqua ossigenata a .12 oolumi (t), imbeverne una o due pPzzuole bianc he di circa un metro quadrato , distenderla ad evapora su di un funicella nella cAmera del malato. Ripetere l'operazione o~ni sei ore. Il beneficio s i ha subito ed oltre la diminuzione della tosse, s i ver1tìca nel malato, un grande ris veglio nele forze di gestive. (l ) Controllare il prodotto fornito anche dalle farma cie pii! accreditate, come quelle militari.
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RIVISTA DI TERAPEUTIOA
Se s i può disporre di due camere di circa 60 metri cubi ciascuna è meglio: una serve per l'evaporazione di giorno, u na di notLe. Come coadiuvante la cura si può prescrivere: Tin tu1•a di drosera g1·ammi due; Idem di belladonna grammi tre; Idem di aconiLo gra mmi quattro. D. S. Novanta goccia al gior no per un a dulto e in scala discendente se condo l'età.
M.
l. M. UPSTUR. - l toDlol del ouore. gi ugno 1900) .
(Medical Recor d, 16
In uno studio fatto dall'A. sopr a quesLo argornenLo sono così riassunte le sue osservazioni: La dig ·tale è un rimedio poco sicuro perché la s ua azione non può essere controllata. Lo stes~o può dir si, sebbene io grado minore, dP.IIa eonoallaria. La spartein.a riesce costantemente di grande aiuLo nei cuor i deboli e fiacchi. Lo strofanto, è mollo superiore alla digitale; è più pronto nella sua azione, è più permanente nei suoi elletli. Colllbinato colla s k icnina riesce mollo utile negli s tati febb r ili e saurienti. L'at ropina ha uno speciale valore nei casi d'insufficienza cardiaca accompagnata da broncorrea. La caffeina è di grande utilita 'luando sono ammalalì i r eni. La stricnina é il migliore dei tonici cardiaci; dala pr 1ma di sottopcrre un paziènte all'anestesia clorofor·mica gR rantisce da qualsiasi per icolo per parte del cuore ed è di aus ilio inestimabile in tutti quei casi, nei quali l'innervazione del cuore è indebolita per una qualsia;;i r agione. La nitroglicerina non è un tonico del cuo1·e eù è specialmente controindicata uegli schock posto-peratori. Negli ultimi sladii della febbre tifoidea sembra che l'oppio ab bia un effetto Lonico s ul cuore Il cactus grandtjlora é utile nei casi d'ipercinesi cardiaca deter minata da avvelenamento per nicotina. C. F.
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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE Lr. morte r.ppr.nate ed U ll1trlto 4 'amlle. - (A rchioio di psichiatr ia, scien;e penali ed antropologia criminale, vol. XXI , fas. Ili, 1900).
L. FRIGERio. -
L'A. ricordando i recenti fatti di Lecce (t) e di P ot·Lo Maurizio nei quah per son e c redute morte sono state r inchiuse nel reretro per essere sepolte, raccomanda l'u!'IO di un mezzo, cui non invano egli stesso è ricorso in m olti casi di morte a pparente ver iflcatasi in donne isteriche in letargia pseudo-cata· lettica. Si sa che nella maggioranza dei casi di mortA appal'ente t rattas i a ppunto di a ccessi pseudù·sincopali o di attacchi di apoplessia ister ica (Debove) in soggetti neuropatici, in iste· riche od in donne, nelle quali la gravidanza induce od ag· grava preesistenti dis turbi neuropalici con prevalenza di stato letargico- cata!etlico o di sonno con morte apparente. Ora l'A. in s imili casi (l'H ha osservato che la inalazione del nitrito d'amile, nella dose di 4-10 g<>cce, bas tò per rieccitare le funzioni dei centri nervosi, richia mandoli alla lor o alli vi là normale. Questa sostanza ha azione pt•evalenlemente rapida sui vasi del cervello, come fu anche r iscontrato da Brugia e Capelli, determina tosto arrossamento della fronte e della facci11, dando luogo ad un senso di fot·te calore. c ui tien diett•o il rilor no della coscienza, s ia per virtu di quell'impercettibile atto inspiratorio, che si rivela talora coll'avvicinare allenarici del SOEr~etto la fiamma di una candela; sia per eccitamento portato alla schneideriana dal volatilizzttt•si dell' amilnitrilo. La semplicilé del mezzo, la sua prati c~ e facile applicazione, esente da qualsiasi pericolo se vi si ricorre con le do vute cautele. dovr ebbero spingere a tentarlo in ogoi caso di morte, (t ) Il caso di Lecce si riferisce ad uoa donna. certa Melito, che sepol ta in atato letargieo partorl nel feretro un bambino 1
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RIVISTA DI MEOICIXA LEGALE
anche perchè, secondo ha osservato l'A . stesso, alla sua inefficacia segui d'ordinario la comparsa dei segni denotanti la mot·te reale. eq. •etodo per dbtlnguere le diverse apeole 41 aangue, parttoolarmente per le dlmo•trazlonl 41&gno•ttohe dU!'erend< del •angue umano. - (Deutsehe med. Wochensch., 7 febbraio 1901).
UHLEI'IHUTH. -
Nes~uno dei metodi finora conosciuti permettono di risolvere in modo certo e scientiflcament.P. esatto il quesito medicolegale se una macchia sia di sangue umano o di sanF-tne di altro animale domestico. L'esame spetlroscopico non può avere alcun valore, in quanto che lo spettro dell'emoglobina è lo stesso, qualunque sia la specie animale donde provenga il sangue. Sarebbe utilizzabile l'esame dei cl'istalli di emoglobina, perché i caratleri dei medesi mi variano ~econdo che tratlasi di sangue d'uomo o di quello dei vari animali; ma p~r avere i cristalli occo1·re una gra nrle quantità di san~ue,. non sempre disponibile nelle ricerche medico-legali. Si potrebbe ricorrere all'esame dei caratteri morfolof(ici dei globuli sans;:uip;ni; ma se le emazie dei mammiferi si distinguono facilmente da quelle degli uccelli, dei pesci e dei rettili. non pu6 dirsi lo stesso quando trattasi del sangue dei vari mammiferi. Infalli tutta la differ enza sta nelle dimensioni del globulo e si sa bene <'he queste variano notevolmente anche in uno stesso animale; nè va dimenticato come non sia facile misurare una emazia ad un decimo quasi di !J., massimamente poi dovendo esaminare !<an~ue disseccalo e perctò con elementi figurati già di molto deformati. Il volere poi riconoscere l'origine del sangue da ll'odo re, dal tempo necessar io?per la coagulazione, ecc., oltre all'essere poco pratico, dà r isultati insufficit~nti ed incerti. Orbene le conoscenze recentemente acquisite sullo propriet.A dei dive1·si si~ri rendono fa cile la r isoluzione del problema medico- le!lale. I lavori di Bordet~sui sieri globulicidi o antiemetici (A nn. de l' /nst. Pasteur 1898-1899) hanno messl'l in sodo che il siero di animali, già sottoposti alle iniezioni di sangue deflbrinato proveniente da un animale di specie differente, dopo un certo tempo acquista pt·oprietà particolar i, le quali si rivelnuo con l'agglutinazione e la dissoluzione delle emuzie eh~
RIVISTA DI MEDIOI.NA LEGA.LE
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~sso provoca in un sangue simile a quello iniettato. Partendo
da questo principio, Uhlenhuth ha fallo una ser ie di ricerche -sul sangue di bue e poi su quello dell'uomo, procedendo nel seg-uente modo: Ha iniettato, ogni 6- 8 giorni, 10 c . c. di sangue defibri nato -di bue nella ca vita peritoneale del coniglio, e dopo 5 iniezion i ~bbe un siero, che addimostrò pr oprietà antiemetiche e sclu sivamente nel sangue di bue; lo stesso risultato oUenne con le iniezioni di sangue defibrinato umano, aven do un siero an tiematico o globulicida esclusivamente nel sangue di uomo , in modo da poter differenziare quest'ultimo, nonos tante che -disseccato per quattro settimane e misto con macchie di sangue di cavallo o di bue. Per dimostrare praticamente -questo fatto, preparava una serie di diluzioni (all'i p. 100) di -sangue umano e di sangue di altri 18 animali; quest~ depositatesi od anche fil trate, vi ag~iungeva una quantità uguale di -acqua salata al 16 p . 1000 e poscia in 2 c. c. del liquido così ottenuto ~ m esso in tubi di saggio faceva cadere 6 ad 8 gocce -del siero ottenuto dal coniglto iniettato. Si aveva intorbidamento e piu tardi precipitato fioccoso nella sola diluzione del -sangue d i bue, quando era s tato adoperato il siero del coniglio iniettato col toangue di bue; n nIla sola diluzione del sangue -umano, quando era stato adoperato il siero del coniglio iniettato col sangue di uomo. WAsseRMANN e ScHù Tze.- Sopra un nuovo metodomedloolegale per dUferenztare tl.angue dell'uomo da quello deg ll antmall. - (Berlin. h·lin. Wochensch., 18 febbraio 190 1). Wasser mann e SchUtze, senza punto conosce re l ~ ricer che di Uhleuhuth, riferite nell'ar li<'.olo precedente, hanno fatto ~spel"imenti analog hi nell' l slituto delle malattie infettive a Berlino. Nei conigli venivano praticate con l'intervallo di due giorni 5-6 iniezioni sottocut.anee di 10 c . c. di siero di sangue umano, privato degli elementi cellulari; uccisi gli animali col sa/asso a bianco, era seperato il siero dal ~an .gue e si agg iungevano 0,5 c. c. di questo siero ad u na miI'!Cela di siero umano e soluzione fisiologica di clorur o di sodio, oppure ad una diluzio11e debole di sangue umano nell'acqua distillata. Immediatamente avevasi un precipitato netto, che diventava ancor più manifesto se il tubo da saggio
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RIVISTA DI HEDIOINA LEGALE
era posto in una s tufa a 37°. Il precipitato non si otteneva in alcun altro sangue, se non in quello dell'uomo, come gli autori stessi han dimostrato adoperando il sangue di ben 23 specie di animali ; dunque questa proprietà de l siero di coniglio, trattato in precedenza col siero umano, va ritenuta speci.ftca. Una sola eccezione deve esser falla pel sangue della scimmia, nel quale il siero determinerebbe un legger precipilato, dopo però un tempo assai lungo. Gli autori ottennero gli s tessi r isultati anche col sanguedisseccato. Essi fecero delle macchie di sangue su LP.ssuti di lana e su lame di coltello ; dopo aver trascurati questi oggetti per 3 mesi, fino a che le macchie fossero quasi irriconoscibili, le lavarono con 5-6 c. c. di acqua salata, a ggiungendo a 4-5 c. c.della soluzione cosl ottenuta e filtrala 1/ 1 c . c. del siero di coniglio, iniettato nel modo anzidetto. Pos ti i tubi da saggio n ella stufa a 37°, si ebbe dopo venti minuti l'int.orbidamenlo caratteristico in quello contenente l'acqua. di lavatura della macchia di sang ue umano, ed un quarto d t ora dopo il precipitato fioccoso, mentre il contenuto degli altri tubi, proveniente dalla lavatura di macchie di sangue d i altri animali, rimase trasparente; soltanto nel tubo contenente il sangue della scimmia si notò lieve intorbidamento. P ... r i bisogni della pratica medico-forense gli autori consigliano il segu ente processv: Diluire in 6-8 c. c. di soluzione fisiologica di sale di cucina la materia della macchia da esaminare; filtrare dili~~:entemente il liquido ollenuto, divider·lo e raccoglierlo in d ue tubi da saggi()s terilizzati. In uno di questi si versa mezzo c. c. di s iero di coniglio inoculato con siero umano ; nell'al ~ro mezzo c. c. di siero di coniglio, che non ha subito alcun trattamento. Occorre un terzo tubo, destinaLo anch'e sso al controllo come. il s econdo, e nel quale va messo da 1-5 c. c. di diluzione di sangue di altra. specie di animale (p. e. di montone o di porco} e mezzo c. a. di siero anliemalico, che é servito pal prim(} tubo. I tre tubi da saggio gi tengono in una stufa a 37•; se nello spazio di un'ora circa si ha nel primo tubo dapprima intorbiJ amenlo e poi precipitato, mentre il cont.,nuto degli al tri due tubi resta trasparente, può affermarsi in modo categorico che la macchia é di sangue umano, a meno che circostanze del tutto eccezionali noo debbano fare amm~ttere che trattasi di sangue di scimmia. cq.
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RIVI~TA Dl TECNICA E SERVIliO MEDICOMILITARE maggiore medico. - Le ferule d' allumJnlo ple· ghevoU nel trattamento Immediato delle ferite ln guerra. - (Deuts . milititrar.:ll Zeitschr., n. 1, 1900).
SEYDEL,
numerosi esperimenti Hnora fatti s ulle ferite d'arma da fuoco ebbero gié per risultato di farci prevedere fino ad un certo punto quale sera il compilo del medico militare sul campo. Fra tutte le lesioni di guerra che richiedono il più pronto soccor ,.o per rendere il ferito trasportabile col minor danno possibile sono senza confronto le ferite ossee delle estremità . Colle moder ne armi da g uer ra si può calcolare d'incontrarsi i11 lesioni ossee gravissime fino alla distanza di 1600 m. riai fuoco nemico, per conseguenza si deve ammettere che le lesioni ossee delle estremità siano quelle fra tutte che maggiormente occuperanno il m e dico militare tanto
in prima linea. come ai posti di medicazione, e alle sezioni di sa01tà. Fatta astrazione delle gr·avissime ferite ossee delle e~t remita che reclamano l'amputazione immediata, per la grande maggioranza di queste lesioni nelle quali si impone la conser vazione dell'arto, si presenta J· indicazione anzi tutto di un buon apparecchio per r·endere il fer·1to tras portabile. Partendo da questo concetto che è ormai un assioma, Seydel trova che il materiale da guerra, ora ~eneral mente adottalo a scopo di apparecchi improvvisati, è assai difdtloso, e da studi ed esperimenti moltiss imi continuati per varti anni, è venuto alla conclusione che il materiale fino ad ora usato debba essere con molto vantaggio sostituito dalle ferule pieghevoli d'alluminio. Le ferule in alluminio da Seyd~>l proposte hanno lo spe$· sor e di 3 o 3.5 mm. e la larghezza di IO o 15 mm. e su di un pernio port11no dei solchi tras versali che servono a fis• sa r e i giri di fascia . Per poter dare l'opportuna piega a ques te fer ule, l'A. fece costrui r e apposito ordigno che ha la forma come di una chiave munita ad una estremità, di spor genze ed incisioni di varia fo rma atte a riunire la ferula sia ad un suo mar gine sia ad uno sua estremita e dar loro qualunque piega adsl-
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tata ai varii casi Con ta le o rdi~ no é possibile piegare le ferule tanto sui loro margini C'lme s ulle loro faccia. Nel
primo caso esse si prestano ad essere 8pplicale pregate ad angolo r'etto all'interno ed all'esterno del gomito in flessione, nel secondo caso trovano applir:azione sulla faccia di fless iona e di estensione. Aggiungas i. che è anche possibile impartir loro la piega nel senso spirale. Con questi tre modi di piegare le ferule si riesce ad applicare l'apparecchio in qualunque punto della superficie del cor po. Lo stesso ordigno é anche provveduto di una piccola se~a la quale serve per tagliare le fer ule. Le ferule d'alluminio possono e~sere portate in campagna lunghe quanto si vuole, sia nei carri di sanita, nelle ceste ed anche negli zaini. Negli zaini possono esser e arrotolate l"econdo la loro grandezza per essere poi raddrizzate e ùistese quando si devono usare. U n metro di queste ferule più larghe pesa 140 gr. , l metro delle più piccole da 75 ad 80 gr. Le ferule d'a llu minio si adattano specialmente a s ostegno e rinfor·zo degli appar ecchi interrotti e fenestrati. Altr·o vantaggio offerto da ques to materiale sarebbe c he esso non arrugginisce e che facilmente SI rende asettico sia strofinandolo con liquidi antisettici, ~ia facendolo passare s ulla fiamma. Ma dove si sarebbe mostrato utilissimo l'ap parecchio d'alluminio sarebbe nelle fratture {lra vi e complicate per arma da fuoco, nelle quali la ft•ammenl.azione s i <.> s tenJe per 10 o 12 centim. Le ferule d'alluminio si associano egregiamente colle rascie amidate, altro non piccolo vantaggio d&! loro us o sul campo, dove non é facile portare gr a ndi quantità di gesso che é assai pesante e che coll'umidità fa cilmente si guasta e si rende inser vibi le. C. P.
RIVISTA DI BATTERIOLOGIA METCIINIKOFF. -
Sulla spermotoaalna e l'antlapermotosslna. - (Annales de l' lnstitut Pasteur, gennaio 1900, n. 1}.
Le esperie nze furono eseguite allo scopo di dar· luce a l problema dell'origine delle antitossine. Dapprima si cer cò di pr·epara re u·na tossiua artificiale contr o gli spermatozoi di una specie anima le, e poi trattando questa
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specie con del s iero tossico si cercò di ottenere un'antitossina corrispondente. Siccome gli organi s~ssua li maschili possono essere levati senza grave pregiudizio per l'organisrno, era da domandarsi s~ gli animali castrati fossero capaci di produrre l' antitossina contr o il veleno degli spermatozoi nel medesimo modo che i maschi intieri. I risul.tati degli esperimenti esegUiiti su cavie e conigli, furono i sep;uenti: t• il siero san gui~no delle cavie alle quali si inocula la mscerazione degli organi maschili dei conigli, acquista in breve il poter·e spermotossico ; 2' il s iero sanguigno dei conigli, ai quali si inocula del -siero spermotossico delle cavie, acquis ta dopo un certo tempo il potere autispermotossico; 3• l'sntispermatossina che s i trova nel s iero san g uig no dei conigli non può essere attribuila agli elementi maschili, g1accbè apparisce ugualmente nel s angue dei conigli in precedenza castrati Queste esperienze parlerebber•o cont1·o la teor ia piu comun emente accettata e sopratutto s ostenuto dali" Erlich. che cioè g h organi colpiti dalla tossina , sono essi stessi i focolai nei q uali s i sviluppano le a ntitossine, ch e di là poi passano nel sangue. te.
Colorazione degli ematosoarll aeoondo U proo..so Bomanowllky-Kage - (Centralblatt fii. r inn . M€dlcin, n. 4, 1901). La m a teria c<>lorante impiegata io tal processo vie ne cosi preparata: ad una sol11zione di ble u di metilene all'l p. 100, si a~gi unge il 0,10 p. 100 di soda cris tallizzala, chimicamente pura e lasciata al termostato a 55 g radi durante ventiquattro o re ; in seguito vi si ag!!iunge 0,20 p. 100 di soda e si rimette d i nuovo il mi~mug lio nel termostato a 55 g radi pure per la d urata di 2t or e. Da ultimo, ·1i si aggiun ga dell'eos ina alla dose di 10 centimetri cubici di una soluzione all'i p. 100 per un centimetro cubico di bleu. Il sa ng ue fissato su dei vetrini mediante riscaldamento a 90-95 g radi, dur·a nte venti a 25 minuti, è poslo io un vetro d'orolol!iO contenente la mistura colora n t~; si riscalda dura nte due minuti, fino al· rappa rizione d1 vapori; dopo altri due o tre minuti si ri-
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sca lda di nuovo dut'ante uno o due minuti. Si lava in seguito il vetrino all'acqua. Allora all'occhio nudo esso sembra scoloreto, mentre invece al microscopio si scorge come il corpo degli emalozoarii sia coloralo in bleu, mentre la sua cromatina ò colorata in ro!lso od in rosso violaceo nei parassiti gio\'&ni, ed in violetto carico nei parassiti nello stadio di sporulazione. Lo Slefanski modificò leggermente il processo del Romanowski-Ruge. Es•tli dopo aver sottomesso il preparato all'azione del bleu alcalinizzalo, come nf!l processo Romanowski, lo pone in una soluzione di cesina all't p 2000 durante uno o due minuti. Grazie a tal processo, le emazie che, nella colorazione precedente restavano molto pall ide, assumono una tinta rosata caratteristica. G. B.
L. T" vERNARI. - Bulle varlasloa.l I.Ddotte d&U'...gluute eU aoldl o eU cloruro aodtoo ueU'attlvUà battericida del •ubUmato oorro•lvo. - (Istituto d'igiene dell~ R. Universita di Modena, '1900). L'A . ha voluto parlare un contributo allo studio delle d iverse sostanze aggiunte alle soluzioni di sublimato corros ivo in rapporto all'attività battericida, sulle quali tlsistono aocot•a non lievi divergenze di giudizi. Tenendo di mira il Jato pr·atico della questione, egli ha usato quelle soluzioni che si usano nella disinfezione corrente impiegando nei diversi espe1·imenli la soluzione dt sublimato all'i p. 1.000 aggiunta a 5 grammi di clorur·o sodico, o di acido cloridrico. o di acido tartarieo. Sali ed a cidi impiegati provenivano dall'officina chimica del dott. Sc.huchardt di Gòrlitz e ne era stata controllata la necessa r ia purezza. Le soluzioni preparate 24 ore prima dell'uso, si conservavano ad e~"otuali condizioni di tempera tura ambiente in bottiglie a perfetta chiusura e a l r iparo della luce. Il potere battericida di questi liquidi fu saggia to colle spore del bacillus anihraeis e collo Stapllylocoeeus pgogenes aureus. Preparati i batter i io sospensione nell'acqua, si usarono poi quali mezzi per far vi aderire ed essicare i medesimi, i eacalieri del Simonelta. I liquidi di prova fu rono distribuili in. piccole scatole di vetro, e con adatti reattivi si cer cò, prima di immergere i eaoalieri nei liquidi di prova, di allontanare o trasformare in sostanze indifferenti quell'eccesso di dit'in-
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fettante che rimanendo aderente ai cavalieri di sostegno po· leva esser trasformato con e!$Si nei terreni di coltura ed agire qui vi io modo sfavorevole sullo sviluppo dei germi. In base a lrenla esper ienze, di cui sarebbe troppo lungo ripetere qui in dettaglio la tecnica paziente, l'A. conclude che rispetto al carbonchio e al piogeoo aureo l'aggi unta del cloruro sodico nella dose di 5 grammi ad una soluzione di sublimato all't p. 1000 lende a diruin u ir·e l'eff<}l~ g erm icida e che uguale r isultato si ha nella soluzione di sublimato acido per 5 gr. di acido cloridrico. Diverso comportamento ba mostrato invece la soluzione contenente in 1000 cm.s di acqua, 1 gr. d sale mercurico e 5 g r. di acido tartarico, alla quale sembra attribuibile di fronte a i due germi studiati un più alto potere battericida . Resterebbe quindi in prat1ca sempre da pref-lr irsi lo soluzione d i sublimato coll'acido lartarico cosi com~ già avevo raccomandato Laplace. te.
RIVISTA D'IGIENE EYSSBL. - Bolaema 4el ololo 4l•vlluppo del ,.,.••odium praf!CO;x! (Grassi e l'eletti) ••oondo l
rlllultaU delle rioerohe dl Gra•sl e Boaudln. - (A rchio f . Schiffs-und Tropen ·Hy giene, vol. 5, n. 4, 1901).
Crediamo utile riprodurre uno schema dello sviluppo del P lasmodium praeco~. il par·assita della lerzana , nel quale è assai bene e chiaramente rappresentato lutto il ciclo di svi-
luppo del parassita , e si ha una idea chiara e precisa della parte rispettiva che prendono l'ospite intermedio, l'uomo, e l'ospite definitivo la zanzara. Riportiamo a nche quasi integralrnente la parte esplicativa che l'A. fa del suo schema, non senz1:1 per ò aggiungere, a maggiore dilucidazione delle figure e del loro significato, la corrispondente nomenclatura che ci dà il Grassi nei s uoi interessanti studi sul parassita malarico. Ciò servirà ad im·
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pedire qualche confusione, che potrebbe avvenire attenendosi esclusivamente alle denominazioni accellate dall' A. e che sono quasi complelamente tratte dai lavori dello Schaudin. Fig. t. Penetrazione del germe f11 lciforme (sporoaoito di Grassi e Schaudin) in un corpusco!(J rosso, per mezzo della puntura di una zanzara infetta. Fig. 2. S viluppo dello schizonte (secondo Scbaudin). Secondo il Grassi quesla forma di sviluppo é denominata m<r nonte. Fig. 3. Principio di divisione del mononte. Scltizogonia di Schaudin; processo di sporulazione per sporogon ia conit<r mica o monogonia di Grassi. Fig. 4. Liberazione d~lle spor e. Merogoiti di Schaudin; sporozoiti monogonici del Grassi. Queste ~po re per lc1 maggior pat•le r icominciauo, colla fig. 1, il ciclo dl'lla moltiplicazione a sessuale. QualctlnO per ò si sviluppa nelle figure seguenti in forme sessuali maschili e femminili. Fig. 5 e 6. Forme sessuali maschili e fem minili, o gameti. Fig. 7 a e 7 b. Ulte rior e sviluppo delle forme sessuali (6 microgametocito di Schaudin; anter idio di Gr·assi; maerogamele di Schaudin ; macrospora, ooide di Grassi). Fig . 8a e 8b. Le medesime forme, le quali succhiate per mezzo della :r.anzara, entrano nello stomaco di quesla. Fig. 9. Parassita maschi le che lascia uscire dal proprio c orpo i flagelli (spermatozoi). Fig. ·10. Copulazione Fig. 11. Verrnicolo risultante dal corpo femmini le fecondato (I)Ocineto di Schaudin). Questa forma penetra fra le cellule epiteliali della mucosa gastrica della zanzar·a e vi s i incapsula . Fig. 12. Divisione del nucleo nella oocisli. F ig. 13. Sporoblasti completamente l!viluppali ed occu· pali alla loro r;uper ficie dai nuclei. Fig. H. Germi falciformi (spor·ozoiti) mobili n ell'interno della cisti. Scoppiata la cisti e divenuti liberi (fig. 15), arrivano nella cavità del corpo della zanzara per m ez.zo della corrente sanguigna, e giungono firw alle glandule salivari ; di qui passano per mezzo della puntura della zanzar·a, nel sangue umano. In tal modo è chiuso il ciclo di svil uppo del parassita, il qua le ricomincia di. nuovo dopo la inoculazione degli sporozoili. Facciamo m •tare che tutto rruesto secondo modo di svi· luppo sessuale del parassita nel corpo della z.a nzara, in op-
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posizione a quello che avviene nel sangue umano sen za sessi
(monogonio), viene dal Grassi dis tinto col nome di o.mjigonia.
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G. BADALON I - L & dblnfezlone alla fol'11l&ldel4e •econdo U metodo 41 8ohertns. - (Bullettmo delle scien;e mediche, febbraio 1900). Secondo l'A. l'apparecchio del metodo di Schering per la disinfezione a lla formaldeide, per la facilità dell'uso e per la mitezza del costo, merita d'esser preso in speciale considerazione. Il metodo di Scheriog consiste nella utilizzazione della paraformaldeide in pastiglie dosate, che volatilizzano per mezzo del calore dalo da una lamvada .a spirito. A differenza di altr i apparecchi, che spandono nell' ambiente la for malina mescolata al vapore d'acqua, questo sviluppa con rapidità un gas che si. distribuisce e ra~giunge sollecitameu te ogni punto del locale sottoposto alla disiufetione, senza ch e possa ver ificarsi la polimel'izzazione della sostanza atlive, come accade spes:so con a ltri metodi. Conci usioni delle s ue esperienze fu r·ono le seguenti: 1" Il wtere di penetr·a zione del gas di for maldeide é scarso, poiché nelle c ultur e in tubi ed in quelle poste entr o sacchetti di g rossa tela non si ottiene la completa sterilizzazione dei germi; 2° La sterilizzazione avviene inve ce sempre e completa ed efficace quando tr:atlasi di agire in superficie, poichè tutti i germi (carbonchio, spore e bacilli, tifo drfterite, tetano) posti in tale condizione perirono ; 3• La forma bacillare muore anche dopo sei ore di contatto con il gas formaldeide, ma tale dut·ata non è sufficiente per le forme dn evoli (spore); 4• La ::ilel'ilizzazio ne dei germi si ottie ne sempre e completa con la disinfezione protr·atta per 20 ore, anche s u li e forme durevoli e più resistenti (spore di car bonchio e di tetano). L'A. fa notare che lo stesso Sclrering r iconosce l' insufficiente azione di penelr azione del gas formaldeide consigl ia ndo per la disinfezione della biancheria l'uso del s ublim11to corrosivo ed ha sempre e costantemente precouizzato che la completa sterilizzazione non si ottiene con la formalina allo stato gazoso che in super ficie. G . B.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA Pror. P. FuNAIOLI. - Bulle oaute e tulla pro81uat clella pazzia. Studto ataU.Uoo- ollnloo. - (SienA., 1900, tipografia all'insegna. dell'Ancora. P rezzo L. 5). Lo scopo, che l'A. si prefigge in questo suo studio, .s i é quello - come enuncia nella prefazione - di popolarizzare le cognizioni relative alla pazz.ia, onde anche i non medici siano messi in grado di evitare le cause, che mag~iormente infl uiscono sullo svilup po della mede sima, o di combatterla al suo inizio. n scopo eminente mente umanitario oggi in :special modo, c he le alienazioni mentali, solto le loro multifor mi parvenze, per le stesse condizioni dell'attuale società hanno tanto esteso il loro dominio; e questo scopo può dirsi r aggiunt o dall'A., il q uale ha dlato alla luce uno studio, che, mentre si po~gia s u base scientifica, è sc1·illo in maniera da adalla.rsi anche alla inte lligenza dei profani. F.gli premette a nzitutto due capitoli r ia ssuntivi, nei quali si contengono nozioni troppo necP.~sarie a lla intelligenza del lavoro; uno di questi tratta della freque nz& della pazzia nel secolo, che tt·amon La; l' altro della eredità biologica e della degene razione mentale, due fa tti, che per lo piu si trovano riuniti nello stesso indi viduo1 ma che pur possono rinvenirsi isolati. E la statistica pur troppo dimostra che a nche in l talia il numero dei pazzi è andato t>ensibilmente aumentando dal 1877 al 1888, in guisa da accostarsi alla proporzione di 1 pazzo liu 1000sani di mente (Verga) ; p roporzione super atA nel :181-18 con la cifra di 1 su 8521 Nella prima pa1·te del lavoro l'A, basandosi s empre sui dati ~tat isli ci e s ull'osservazione clinica, studra le cause d ella pazzia, studio impor tante tanto per una ter apeulica razionale, quanto e piu dal lato profilattico e sociologico. Distin gu& queste, come di consueto, in disponenti ed in determinanti ; t ra le. prime tratta quelle d' ordine generale (civilizzazione, r eligione, avvenimenti politici) e quelle individuali (eredita, sesso, età, s tato civile, professione, educazione); tra le seconde quelle fisiche (cq,ngenitività, t1·aumi del capo, encefalopatre, involuzione cerebrale, epilessia, isterismo, insolazione,
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alcuni stati fisio logici e patolo~ici della donna, ipolrofla, oligoemia, febbr i esantematiche e tipiche, malaria, sifilide, alcoolismo, pellagra), quelle morali (patemi d'animo, vive emozioni, dissensi dom estici) e quelle miste (dissesti economici. abusi della vita, onanismo, miseria). La seconda parte é consacrata alla profilassi della pazzia e contiene le misure protilaltiche, che concernc>no esclusivamente i genitori, valevoli ad impedire, per quanto é pc.s"'ibile, che la influenza ereditaria alligni in modo permanente nella fami:rlia dell' individo.JO ; quelle, che riguardano i figli, necess arie per prevenire certi stati m orbosi, per rimuovere certe cause, per vincere dete rminate influenze alle ad originare qualsiasi psict•palia ; ed infine quelle da mettersi in pratie& dalla società e dai governi, onde siano allontanati certi fattori importanti della pazzia, quali i matrimoni tra i p re disposti, le malatLie infettive, la sifilide, lll tubercolosi, la malar ia,. le intossicazioni, il maidismo, l'slcoolis mo, il paupe r·ismo. Il pror Funaioli pur trattando un tema tutt'altro che n uovo,. ha studiato le nuove cause, che l'ambiente odrer no sommini~lra allo sviluppo della pazzia, in modo esauriente e con quella competenza, che può aver e chi da anni dirige con tanta scienza e perizia un importante mauicomio, qual' è quello di Siena . Questo suo studio va raccomandato ai colleghi dell'esercito, i quali non di rado nella loro pratica p r ofessionale si trovano nelle cir costanze di dover in vestigar& le cacse e la natur·a delle varie forme di pazzia per· consigliare quei rimedi, che m eglio valgono ad opporsi allo insorgere della stessa o, se :-rià sviluppata, a combatterla.
cq.
ERRATA-CORRIGE AL FASCICOLO N. 2 (FEBBRAIO 1901) A pag. 20}, 1• linea, inoece di: apparecchi di illuminazione a carbone, a pett·olio, ad acetilene, leggasi: apparecchi d ' illuminazione a petrolio e ad a cetilene. Il D1ret.t.ore
Dott. F. LANDoLFr, maggior generale medico. I l R eda t. t.o re
D.• RmoLFO L1vr, maggiore medico. GroVANNI ScoLARI, Gerente.
GIORNALE MEDICO DEL
R
E GIO
ESERCITO
DlreziDne e Ammlnlstrulone: preaso l'I spettor ato di Sanltt ll!lllart VIa VI ntl Settembre ( Palazzo del Ministero della auerra)
CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. Il Giontale Medico del n.• Esercito si pubblica l'ultimo giorno di ciascun mese lo fascicolì di 7 fogli ùi s tam pa. L'abbonamento é sempre annuo o decorre dal t• gennaio. Il prezzo dell'abbonamento è: Per l'Italia e la Colonia Eritrea . Per l' Estero . . . . . . . . Un fascieolo separato costa . . .
L. l! • 15 I ,U
L'abbonamento non disdetto prima del t• dicembre s'intende rin novato per l'aono succesaivo. i signori abbonati militari In eiTettlvita di ser vizio possono pagare l'importo dell'a b· bonamento per mez.zo del rispetti vi comandanti di corpo (anche a rate mensili). Lo spose por gli estratti e quelle per le tavole litograftche, fotograllcbe, ecc.• elle ac:compRgnsssero lo memorie, sono a carieo degli autori. . . Gli estratti eostano L. 7 per ogni foglio di stampa (16 pagine), o l'razione lndlmlbrle dm foglio, " per tento esemplari. Il preuo é eJ(uale sia che ai tratti di 100 esemplari o di un numero minore. l manoscritti non si restituisnono.
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