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(TGIO DI
MEDICINA MILITARE Giornalo d i modicino mllllaro · 1861-1884 Glomalo medico del Regio , Etercilo • della Regia Merina : 188&-1Bg& Giornale medico del Reaio E1erci10 :: 1896..1907
ANNO LXI - 191 3
, FASCICOLO
I
31 G E'.\7'i A10
SOMMARIO I.a meJaglla d'argento al v11lor militare al r.orro sanitario militar~ e all'A ~suciai,one delJa Croce ro<s:, Italiana • , . . . · . . . . . . . . . • • . . . . . Po.g.
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M IEHO R • • ~ ORflG I :I & I.I .
Caccia. - Ferite d'arma da fuoco del torace ussr·n ate a Bengasi durame 11 conflltto iialo-turco . . • . • • • • • • . . . . . . • . . • . . • . . . . .
blt•ta. - Reodjconto clinico '1el feriti d'arma da fuoco provenienti dalla Libia e ricover ati net primo r iparto chirurgico, diretto dal capitano medico Ameota rlott. Antonino . . . • . • . . . . . . • • . . . . • . . C.n1ifll1t, - NeVTosi e psicosi in guerra . . . . • • • . . . • • . . . . . .
5 16
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CAS(jl:;TICA CI.INIC:\.
Ber1uool. - Lussa1.ione iliaca da contatto d1 elel lricila inrlu,t riale . Rl'l'l8T" DI ,aoa:1,u.1 IT.11,U!'H IED IEIITIEKI. ( V. l'/ndlct n ell'l11ter11n ddl<1 copel'lin11 ) - - •ei--a,-e• - -
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE
.11011.A . Palazzo del_Mloistero della Guerra, Via XX Setumbre • ROBA
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INDICE DELLA RIVI!ft'A DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI KIVISfA m ; 111c11.
Maragllano - Il cv11trollv ~11ato111t1- pa1of,.gic,, della Ronti:en.Jiatrno;i 1:ella t ubercolo, ,
polmonare
.
Pag.
Tuld. - Nuova cura. medlcamti,tv,a d~lle di:irree . • V1lagus'i11. - Sulla malaula 111 ùukes o quarto e~anltm:i.
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FU VI STA DI NKVllùPATOI.OGI A
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Fenom,•nn riel Dal>rn~kl Il renc,meno ò • lle d ita
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111 \'ISTA UI Clllll l"AGJA n1 (;UERRA. Le Cerite nella ;1 uerra •lf·i l)a lcani .
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CONCuflSI.
Prem,o della Societa Fren i~lr1ca Italiana
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CONFERENZE SCIE.'iTIFICHE UKULI OSPKDAI.I MILITARI
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MOVI Ml':;>;TI AVVENUTI NEI, CORPO SANITAIIIO E l'iEL PEHSONAl, E FAR:\IACEUTICO
7~
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del " Giornale di medicina militare ,. Amropomuria militare. -
Risultati ottenuti d&llo spoglio del fogli sanitari delle claa8i '1869- 1863: due volumi in 4° con atlante: Voi. l (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antrqpologica dell'Italia. - Roma 1896. . L. 18 . 1 6 Voi. Il (Dati demografici e biologici) - Roma, 1905 B.usor no e S.roaz.i.. - Compendio di chirurgia di guerra compilato 1ulla storia mediòo-chirurgica della guerra di 11&oeeeione d'America. Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto 1 6 GO B1nuu.1U>o e Ba11:zzx. - Lo egombero degli ammalati e feriti in guerra. M&moria premiata al conooreo Riberi-. U n volume di pa.g. 276 con molte ligure e tavole grafiche. - Roma, 1906 . . , a 60 C.u.t.RIN1. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel conool'IIO Riberi 190• -1906. Un volume di pag. 330 oon 65 figure. - Roma, 1908 . . • • 6 ID. -- Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al conool'80 Riberi 1905- 1906. Un volume di pag. 402 coo tavole grafiche e stat i• stiche.- Roma, 1908 , , 8 CuuNL - Esposizione 80mmaria dell'ordinamento e funzionsmento del aervizio aanitario in campagna pree!!O l'esercito italiano. - Roma. 1906 . , I 50 D• OBs.us& - Studio aulle mediaatioiti (mediastiniti euppurative, uceeao mediut!nioo). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • • • • . , 2 HY:e.TL. - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. T raduzione libera italiana dei dottori C. Parrn e C. Sroaz.t.. Roma, 1884. (Edizione rnra) • 9 e,~ /ente car,aaù dalle armi da guerra. Sintesi della relazione eanitaria wgli eeerciti tedeechi durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma, 1889. Un volume di pa.g. 348, prezzo ridotto.. . . • . . • . • . , 2 M.AlfAYRA, Studii atorico-critioi sulla meningite cerobro-Bpinale epidemioa in TtaliB e particolarmente nell'9118roito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 t I 60 oon 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto S u.INARJ. - Le lesioni t1,mmatiche de i centri oervoei. Memoria onorata del premi, Riberi. - Roma, 1900. Un volu,ue di pag. 320. Prezzo ridotto . • S 60 8•onu e G10UABELLT, - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. On volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. • 3 TOltSI.lJNI, Delle m alattie più freque ntemente simulate o provocate dagl.i i118<·ritti. - Roma, 18 75 . . • . . 3 60
,' f. 11. - Per 1•acqul,to delle opere topralndloate Inviare oommlnlonl e veglia all'Ammlnl1trazfon1 dal Giornale di medicina mllltare via XX Settembre Roma.
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE Giornale di medicina militare: 1851-1884 Giornale modico del Regio Eaercito e della Regia Marina : 1885-1895
Glorn1le medico d el Reg o Eaorcito 1896 · 190?
ANNO LXI -
1913
RO)IA TIPOGRAFIA ENlUCO VOGJIERA.
rn13
INDICEGENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1913 MEMORIE ORIGINALI. AMll:NTA A...'<TONINO, capitano medico. Rendiconto clinico dei feriti d'arma da fuoco provenienti dalle. Lfbia, e ricoveruti nel primo riparto chirurgico, diretto de.l capitano medico Amenta dott. Antonino AcooruNTI VwcE.Nzo, capitano medico. - Contributo Rllo studio per le.
conoscenza dei proferoglifl e soleno~lifi dell'Eritrea . BEB:NUCOI G1ov.uun, tenente colonnello medico. - Delle. mahrie. nel presidio di Mantova. • BALLA ALBERTO, capitano medico. A proposito dello nevrosi riflesse ne.se.li . CACCIA FJL1PPO, capitano medico. - Ferite d'arma da fuoco dol torace osservate a Bengasi durante il conflitto iWo-turco . CoNe1ouo PLACIDO, ce.pite.no medico. Nevrosi e psicosi in guerre.. 1• nota CoR.JlADI NuMA, capitruio medico. - Ricerche eziologiche sopra un' opidemia dissenterica, manifestatasi a Derna dnrnnte la guerra italoturca . Cossu ALBCRTO, capite.no medico. - L'eliminazione dei principi immunizzanti del sangue dalla superficie delle piaghe . CACCIA FILTPPO, capitano medico. - Le ferite della teste. osservate a Bengasi durante il conflitto ite.lo-tur<'o CAlimlU.NO ALESSANDRO, t,.,nen te medico. Contributo alla. cura della sifilide essenzialmente col Neo-Salvarsan (914). D11: SARLO EuoEmo, capitano medico. - L'epatite suppurativa nel presidio di Dema • :MANoI ANTI Ezro, colonnello medico. La tubercolosi in rapporto e.I reclutamento ed alle riforme dei militari • MozzE'l.TI ELISEO, maggiore medico, - Osservazioni sulle sorgenti di infezione nella malaria in Abissinia . MlcNNELLA ARoA.NoELO, maggiore medico. Sull'azione deUe acque d i
Ce.eci&na. • NJEDDU-SD1ID1:1 ANTONIO, maggiore medico. -
Acuroetria teorica ed acu-
metria pratica . ENRICO, capitMo mt'ldic". -- Ri<-ercha 11perimentali su llu Edo11ttlflebonarcoai . Pll:BN.&. All:EDEO, capitano medico. Diaodontie.si del 3° multicu~pide.to inferiore (dente <lelli. eRggezza) • PA.LK1n1 R.&.l'J'.&.ELB, capitano medico. - Studio critico compe.rnt.ivo fra i vari metodi di colorazione del treponema pallido •
Pag.
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PoMPONI
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lNOICi,; GE1'E11ALI•: !Jl•:Ll,F: MAn;RIE PER L' ANXO
1913
Rendicont.o statistico dolle operazioni chirurgì cho esogu11R negli stabilimenti sanitnri milit ari nell'anno 1912. SANTUOOI STEFANO, mRggiore medico. - Rl.'101.ione somme.rie. s ul f11nzìonnme nto dell'ospod11le militare territorialo n. l in Beng,ISi durante il 2° somostrn 1912 . SPADAtlO Gru&El"PE, capite.no modi<'o, Dì tm • motodo di olezione • per ln ricorca e:,l'esnme dei hmcociti a contenuto gra.~soso, c onsidera.ti come el<>menti semiologioi . S.un•a:m G AET ANO, cnpit,.mo medico. - OssArvazioni sullo male.ttiC' ocu lari dominanti in Tripo li e s ul trattamento della trichiasi . SEvEat Lmcn, capitono medico. - Il Salvarsan nf.'lla c llra: della sifìlidu . TERRA- ÀBRAMI G t uSEJ'PE, capitano: m odico. Ln frattitra isolato dello sce.foido d e l turso . ZAl'J'IRO ANTONfNO, cnpit.ono medico. Contributo allo studio d el!' idrocele ruultilocnlare e delle ('isti connottivali . Zuno.a.ru FEot;mco, capirono medico. Contributo allo studio delle artriti blenorragiche.
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CASUISTICA CLlf\ICA. ~1 Er.TA ANTONHIO,
capitl\Do medico. - Cang rena simmetrica dl'llo ostre111ilù. (l'llolottia di Raynall(l). - Contributo clinico all 'au to-trapianto osseo. B&n:scccr Gtovt.NXl, tenente colonnello medico. Lussaziono iliaca do c-ontntto di olottri1:ità industrialo C ,uirt::oOIANt MMsnio, capite.no medico. Sordità bilaterale tolnle e di nntura ieterio11 . CALEN"nOU S,WP:Rln, cnpitano medico. Tre cas i di paralii;i di muscoli e~terni doll'o<'chio por trouma dirotto . CoBTA E)uuo, cnpitano modico. Un caso di parassitismo ne ll'uon,o eia lìmnati~ nilotica . DE SARLO EuOEX!O, cnpitauo medico. - QutAltord ici mesi di servizio ehirurgìco noll'o~pede.lo da cnmpo di 100 IPt ti o . 2 . 0001 Ooooirn, capite.no medico. D ell'amaurosi isterica compltila bilat.orale dn trauma chirur~ico, portnto su regione lontane. dalla orbitale , S1mTOLt ALFONSO, capitano modico. - Calcolo del canale di Worton. Ablaziono tota.le della glanùola sottoma.sC'ellare destra. - Guarigione. (Contributo nllo Sc iololitiasi) .
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RIVISTE GENERALI. C'o.-.smuo Pr,Ac 100, capitano medico. - La recidiva· militare e la delin'1.uenzn dei minorenni I progrrssi contro le m'llattie infettive e la loro difTus ione noi principali eserciti europei. - 11. Vayedes
INDICE GENERALE DELLE YATERm PER 1) \~~o
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RIVISTA DEI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI. RIVISTA MEDICA. Il controllo anatomo--patologico della R ontgcndiagnosi nella tubercolosi polmonare - V. Maragl iano . Nuova cura medicamentosa delle diarree - E. Tuld Snlla malattia di Dukes o quarto esantema - T. Valagussa. Ln terapia specifica della febbre mediterranea col siero antimelitense T rambusti-Donzello - S. Natnle Contributo alla sieroterapia specifica della meningite cerebro-spinale G. Lanzo. La curu. della sciatica co)le iniezioni d i calomelano - A. Rossi . La febbre post-critica nella polmonite lobare - E . :\fondo)fo. Contributo allo studio di una nuova tecnica per la d iazoreazione d'Ehrlich - E. Bozzi. Di un nuovo reperto ematologico nel morbillo - E. Mondolio . Sul t rattamento doll'eresipela • La ohimioterapia nelle tripanosomiasi da t ripanosoma Brucoi B rieger
e Krause.
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La malattia di Hodgkin (lipamotosi gronulom e tosa) - p rof. E. Fraenkel Contributo alla clinica e alla profilassi della parot idite epidemica - dott. G. L. Petrilli .
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808 808 80!}
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. Fenomeno del Babinski. Il fenomeno delle djta . Riflessi del Bechterew . L'adduzione sincineti :a del braccio malato nella emiplegia organica. Simuliu:ione della pazzia e sindrome di Ganser - proL E. R 0gis Os!'ervazioni sopra un militare già. de tenuto in un reclu~orio, in rapporto alla medicina legale militare - G. Funaioli . La posizione cliruca deUa cosiddetta epilessia genuina - Emile R ed lich li Ii qwdo oofalo-racbidiano degli alcoo]jsti - Dal Lago
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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA.
Le ferite nella guerra. dei Balcani . L'ontisepsi sul ca mpo di battaglia - dott. J. Antoniu . I primi insegnamenti della. guerra balcanica - dott. Logrand La chirurgia nella guerra. dei Balcanj - M. Monprofìt La chirurgia di guerra in Bulgnria - O. ' Laurent .
Pag.
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224 337 338
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE. L a t,intura di iodio nel trattamento d egli ascessi freddi tube1·colari V. Camera Modificazioni alla tecnica degli impianti nervosi - C. Barile .
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JNDif' I~ GE~ERAI,1' DELLE lUT lèIUE PER L'ANNO
1913
D ella rachia.nah,esia lombare ottenuta per mezzo dolla. novocaina O. Tenani . Sulla compressione temporanea dell'ilo della milza - R. Ricci R isult ati della eutosicroterapia dell'id rocele - dott. Zdanowicz La lussazione del meta<·arpo - Eduartl et Jean P oulain A q ual punto si t rovo il problc,ma operativo della cura dell'ulcera gastrica - prof. P ietro Bastianolli Duo casi di contusione dol duodeno - B. von ,viniwarter. Ematuria durante il decorso d i appendicite - Frisch. Frattura dell'opistrofeo, senza sintomi m idollari - p rof. Taddei Domenico Le cause d'insuccesso nella sutura dei va.si - Robert Danis .
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RIVISTA DI OTO-RrNO-LARINGOIATRIA. La strage delle Lonsille - J. X. :Uackonzie . Il timpano bleu - A. Cnne pele Il compito del laringologo nolla lotta contro la tuber colosi - C. Poli. Un cn~o rnrissimo d i uscita abbondante spontanea intermittente di liquido cefalo- r achiclious dall'orecchio - F. Gntteschi. Sopra una lesiono ac:ita. della membrana timpanica dovut a all'uso del ricevitore telefonico - E. FalJri Trattamento della sordità per mezzo della ginnastica auricolare e d egli esercizi a<'ustici - M . Fcrnct. Applicazioni pratiche di medicina l<'gale militare median te l'acurnetro Stefanini - P. Tonietti . Iniezioni int ra-bronchia li e int rn- polmonnri - Guisez e Stodel
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RIVISTA Dl OCULISTICA.
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Nuova !,avola ottotipica. - G. Ricchi Sull'aziono delle streptotricee nell'occhio con par ti<-olare riguardo alla cheratite dei m ietitori - Caldoraro. Cura dell'oftalmia simpatica col salva rsan e col neosalvarsan - Chaillous S ulla dacriorinostomia (socondo TotìJ - F. Speciale-Cirinciooe . Ricerche spe1imontali s ul trncomn - Nicolle, Cu"&nod e Blaizot . L'importanza dell'esame delle feci e dello urine nello m alattie oculari S. H. Brownini::. Il glaucoma traumatico - Ca.milio ed Enrico F romaget La lotta al trncoma in provincia di Sirncu.~a - clott. S!ll\"atore Leone La cauterizzl\7.iono carbonica nel trattnmonlo dell'oftalmia granulosa. D. Wibo . Un caso di pare~i del qua rt,o nervo sussegnita ad erpes zoster oftal mico com plicato da prcesi8tento eteroforia - H. Af. Traquair. Il controllo d ell'occhio nelle opera.:,;ioni di cataratta - r:apiLano S 111nner .
827 828 829
RIVISTA DI A~ATOmA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA.
Lo correnti a rapide intermiLtenze (Il sonno elottrico) - F . Piccinino. R eazione del cuore nella fatica e nelle emozioni - E. P oggio e C. Olfrero
Pag. 128 • 486
INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L' AX IW
1913
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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE. Eritema pellagroso ed eritema solare - P. L Fiorani The problem of venereal prophylaxis - von R. A. Bacbmann La. cura ùelle dermatosi pruriginose col siero umano normo.le - prof. Linser
Pag. •
342 488 830
Del rapporto tra tumori ed infortuni - [Lo.bbarsch . Pag. Saggio statistico e considerazioni su 19,611 infortuni occorsi fra gli operai del R . arsenale di Spezia negli anni 1904, 1906, 1907, 1908 e 1909 J) - A. Gio.nnone • Contributo allo. conoscenze. della midriasi pupillare come sintomo obbiettivo del dolore - G. Panza.echi . La profilassi generico. della simulazione - O. Bellucci . » I Un metodo di controllo obbiettivo dell'esistenza d elle nevralgie - Ziilzer La vita apparente negli uccisi sul campo di batto.glia - I. Matignon Studio sull'o.natomio. patologico. dei militari suicidi - Miloslo.vich. . Studio sul mancinismo in rapporto con le differenze funzionali del cervello - E. Stier . • »
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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE.
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227 343 490 49 1
831 832 832
RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE. Modificazioni introdot te nello. nostra scuo la di sanitil. militare. Pag. Il servizio sanitario in tempo di guerra. Disposizioni recenti - dott. PiusI san • Una visita in Serbia ed in Bulgaria ai feriti della guerra nei Balcani I R. Le Fort. . Norme per lo sgombero dei feriti sul campo di battaglia > I Sanità militare e Croce Rossa - dott. i\fyrdacz. La tintura di iodo negli approvvigiono.ment i di riservo. - P rocesso di preparazione estemporanea - A. Gautbier I Codice Deontologico del medico militare - Jos~e •
344 345 492 496 497 498 833
RIVISTA D'IGIENE MILITARE. La vaccinazione preventiva contro il tifo nella marina francese - prof. Chantemsse : . . I prinoipii della igiene e dell'equipaggiamento del fuciliere - L. De Bonedetti . Il latte In polvere nelle formazioni sanitarie del Marocc0 - dott. Pellerio . . La vaccinazione antitifìco. nell'esercito degli St~ti Uniti - Tomey e Kero.n
Pag,
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Pag. • •
352 352
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA. Il lavovo o. domicilio per le forniture militari in Roma - A R anellett i Devesi vaccinare per difenderai dal vaiuolo - D i V est ea La vaccinazione negli eserciti - Tosti
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INDICE GF:XEIULE DELl,E .MATEIHE PER L'.u;:-;o
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Sulla neceesiti:L d ella vaccinazione - Abba Sugli innesti del vaiuolo eseguiti in Siena dal 1758 al l 760, e sui danni evitabili della vaccin1.1,ziono - Di Vesten.. Ricerche sulle carni congelate - prof. V. Asco li o dott. S. Silvestri . Lo tU1bercolosi nell'uomo e nei bovini - l'iI. latta, G. Loriga, R. Maggiora.. Polveri o tubercoloai polmonare - D.~Cosa-Bianchi Un'epidemia di dissenteria bacillare in Piemonte - G. Sangiorgl e G. Ilongiovannini . La disinfezione dolio sputo tubercolare negli ambienti - A. L on<lini . Caratteri epidemio logici e prolila.'!Si della m eningite cerobro-spiualo I. Raimondo . Sulln disinfezione dogli nmbienti senza l'impiego di speciRli 1.1,pparocchi e con particolare riguardo al sor,·izio militare in campngna dott. Hi.ino . La 1•ia respiratoria quale porta d'ontrata ùei batteri nell'orgnnismo - G. Marchetti . La durata doll'immunitls vaccinica - E . Bertarelli . 50 anni di lotta contro la malaria noi porto militare di Pola - dott G. Okuniewski Tubercolosi umana e tubercolosi bovina. Sui bacilli tubercolari del tipo umano e bovino - i\lalm Rapporti fra la tubercolosi bovina e quella umana - B. Gosio •
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352 352 356 357
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RIVISTA SINTETICA. Lo stato attuale della dottrina intorno al roclutnmento e nlh• destinazione m ilitare degli anomali e d e i delinquenti - dot t. Gaeta.no Fu.nnioli. Par,.
838
RI\"ISTA DI PATOLOGIA CE);ERALE. Studio c linico sull'azione cmnth·a degli estratti leucocitari ne lle infezioni ;J, Garfìeld Dwyer .
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489
p,,g, »
502 503
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l'ag.
:i:rn 231
RIYISTA TERAPEUTICA. Cura della febbre tifoidea colla tintura di iodo -
dott. ;I[. Brelot
RlYISTA DI! PATOLOOIA E::;OTlCA. Appunti di moù.icina tropicole raccolti in Libia - )L So.lagh i La • fio'- vre boutonneuso • a Tripoli - t;. Gabbi. Osst•r,·azio ni s ul tifo ricorrente a Tripoli- G . Rizzuti .
RIVISTA BIBLIOGRAFICA. Mora le fisica - E .Piccoli Alessandro Riberi e gli '. ultimi g iorni di Co.rio Alberto - C. Rinaudo L'arto della occhialeria - La scolta d elle le nti e d e llo loro armature in oftalmologia - dott. 1[, Cnillaud . Corsn di operazioni chi rurgic he - p rof. Yittorio Sc hmie<len
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233 :!3:J
I:(OTCE GEXER.\LE DELLt, MATF.IHE PER L'ANNO
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Par,. Ricerche sulle. fisiologia de1le tonsille palatine - dott Ciro Caldera n medico a bordo e nei paesi tropicali - dott Romolo Ribolla , . Le malattie del sangue e degli or,c:ani emopoietici - C D Martelli Le diarree croniche etudiate col pa~to di prova intestinale di Schmiclt - A.Furno. La clinica delle malattio del cuore e dei vasi nell'ultimo ventennio L. Ferrio. ~ Il senilismo e i dismorfismi sessuali - dott. R. Ciauri • Simulazione in rapporto e.Ila vista e relativi ~metodi d'indagine - dott. Santamaria . Manuale di pt~tologia e uirapia dermosifilopatica o.d uso dei medici e degli studenti - prof. V, D'Amato. • », Trattato di c hirurgie. - Wullstein e Wilms . In Abissinia - Carlo Aonaraton1> . I l cuore. suoi mali e sue cure - dott. Guido Form,seri • 1\fanul\le d' igiene e tecnica ospitalierf\ - dott. E. Ligorio Patologia e profilMsi mentale - prof. De SanctiR
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309
370 505 iiOCì
508 602 003 09t 841 84 1
843 843
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844
&socooto del XXIV Congresso della Societt\ italiana di chi rurgia Pag. R elazione sul IV Congresso na·~iona.le per le malattie del lavoro (malattie profetasionali) - dott. Arturo Casarini. XXII Congresso dei medici a lienisti e neurologi di Francia e dei paesi di lingua francese - R égis e dott. Reboul .
131
CONGRESSI,
470 (105
CO~COR SI. Premio della Società Freniatrica I ta liana XI1I Promio di Rioori lire 20,000.
•
69 370
Pag. •
6ll 6!'18
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845 S46
P
84 8
Pag.
371 371
Pag.
VARIETÀ. Per lo studio della patologia e dell'igieno della Lib ia italiana - L. Messedaglia. . Raggi violetti, azioni vitali e loro valore in fisiologia ed in medicina . Statistica italiana delle carceri, delle colonie per domiciliati coatti e dei riforme.tori per il 1010 . La nuova Accademie. Imperator e Cluglielmo pei medici militari teùeschi. Le concezioni moderne della me.uiria e dell'energia NOTIZIE. Onorificenze e. ufficiali medici per i servizi prestati durante la guerra italo-turca. : Ai medici . , Commemorazione del 1° e.nniverea.rio della battRglia di Monticelli di Lebda. La libera docenza in chimica broma.tologiof\ - e.I dott. Alfredo Pe.gniello . Atti del XI Gongres.~o nazionale di climatologia idrologia e terapia fisica.
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PER IL LIBRO p'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE.
Pag. 014, 7 01, s:;z.
INDICE (lE~ERALE DELLE .MATtmrn PER L ' A:-;~o 1913
NECROLOGIO. Frigoli cav. Leonardo Michele Domine . . Albano dott. Luigi . Dottor Liborio ProCeta Farroni o.iav. Enrico Boccia r av. Salvatore. Panfilo Panara , . • Miohelangelo Pu~liai. .
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373 518 518 6.9
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Pag. 70, 164, 234, 374, 522, 70-l, 867 MOVlllENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSO· NALE FARMACEU11CO ·. . . . • . Pag. 16, 166, 238, 377, 525, 706, 861
LA MEDAOLIA D'AROENTO AL VALOR MILITARE al Corpo sanitario militare e ali' Associazione della Croce rossa italiana
Il 19 corrente, sull'Altare della P atria, S. M. il Re consegnava. al tenente genArale medico ispettore capo di sanità mi litare la medaglia d'argento al valor militare, stata decretata al corpo sani tario militare « per gl'importa.nti servizi resi nel la campagna di guerra in Libia 1911-HJ12 >. Ci è grato trascrivere qui le parole con cui S. E. il ministro della guerra form ulò la proposta dell'onorificeuza nella Relazione che precede il regio decreto. e Mi onoro proporre alla Maest,à Vostra che sia conferita la medaglia. d'argento al valor mili tare al corpo sanitario militare e all'associazione della Croce Rossa italiana, ai quali, sulla linea del fuoco, l'estremo pericolo non fu limite nella grande umana opera pietosa ». Questo Giornale, che da oltre cinquant'amù vive della vita stessa del corpo sanitario militare condividendone i dolori, le gioie e le g lorie, è oggi lieto e orgoglioso di rendere nota a' suoi lettori la concessione di cosi ambita. onorifiuenza, che è meritato premio dei valorosi. Vada, in questo momento, il nostro pensiero riconoscente ai prodi ufficiali medici caduti sul campo, a quelli ohe riportarono gloriose fe rite nell'adempimento del loro pietoso dovere, e ai nostri colleghi tutti, che presero parte alla. recente guerra, dando continue prove delle più elevate qualità di medici e di soldati.
MEMOR I E
ORIGINALI
FERITE D'ARMA DA FUOCO DEL TORACE OSSERVATE A BENGAS1 DURANTE IL CONFLIITO ITALO-TURCO Per il capitarto med ico dot.t. Filippo Caccia. dirNtore 11('1 3° ospo<lal,n to cli\ ca,np<•, libero d ocente in tra11mnto log ia, R. U ni versiti1 di Roma
Su un totale complessivo di 446 perdite (morti e feriti l, vf'rifìcatesi a Bengasi, nei combattenti del R. esercito italiano. dal principio del conH itto italoturco fino a tutto il luglio lDl~, se ne sono osservate 33 per ferite nel torace, ossia il 7.4 per llJO.' Le perdite per ferite al torace sono così r ipar tite: 14 mort.i sul c-ampo di battaglia= Hì.l per 100 sugli 83 morti sul campo, e 19 fei·iti -= 5.2 per 100 sui 363 feriti. La percentuale di mortalità sul campo di battaglia relativa alle sole perdite per ferita d'arma da fuoco del torace ascende al 42 per 100. Tale percentuale alta di mortalità è dovuta esclusivame11te ad emor· ragie per ferite del cuore o dei grossi vasi. Per quanto io mi sappia per ferite esclusivamente polmonari non sì sono verificati decessi. Dei 19 feriti, in 11 la lesione era penetrante in cavità, in 8 intere$sava solo le pareti esterne del torace. FnF:QUE::-ZA DELLE FF:Hin: o·,1 rou DA FUOCO DET. TORACE. -
FERl'rF: NON PENETRANTT. Ke sono occorsi 8 casi su 19 ricoverati negli ospedali da campo. Bisogna comiderare però che se ne sono osservati anche altri che pre8enta,ano lesioni di maggiore en tità in altre regioni e quiI1di enumerati in q uec;;te. Tali ferite non hanno pre,-entato alcun interesse speciale. Solo fo notare una. particolarità dovuta ai proiettili di piombo. In u n caso, come si può rilevare dalla radiografia, il pr oiettile si arrestò in una. costola deformandosi in modo da di mostrare la modalità dell'urto (intaccA.tura parziale). Un proiettile r ivestito, molto più facilmente pe· netrante per le sue superiori qualità fisi che e dinamiche, avrebbe certamente leso la cavità toracica. Una volta tanto si riscontra un vantaggio nei disastrosi proiettili di piombo non rivestiti. In . qualche caso si sono verificate ferite a tragitto contornante.
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FERITE D.ARMA DA FUOCO DEL TORACE OS~ERVATE A BENGASI, ECO.
FimrTE PENETRANTI. - Fo precedere un cenno dei casi più interessanti osservati, ai quali appartengono anche feriti indigeni dell'esercito nemico, non compresi nella statistica precedente (1). I. C. A.., soldato 79° fanteria. Egli riportò una ferita penetrante nel torace da proiettile di piombo non rivestito, nel fatto d'armi di Hoefia 128 novembre 1911). E. O. Foro di entrata in corrispondenza d ella regione sottospinosa sinistra (metà esterna} con margini introflessi, anneriti ed escoriati, rotondeggiante, della. grandezza. di una moneta da 2 cent. Da esso non fuoriesce sangue. Foro di uscita protuberante della grandezza ò.i una moneta da 10 cent. con. margini marcatamente sfrangiati, estroflessi, nella regione clavioolare sinistra (parte mediana). Nell'ampio orifìcio esistono grumi sanguigni commisti a scheggia ossee. Paresi dell'arto superiore corrispondente; molto limitati i movimenti del braccio, sensibilità. normale. Espettorato sanguigno in modica quantità con tosse poco accentuata.. Condizioni genera.li relati va.mente buone.
Trattamento. - Nella sera del ferimento, semplice medicatura occlusiva con disinfezione dei fori con la tintura di iodio, dopo aver nettata la parte con benzina. Il mattino consecutivo, con la clorona.rcosi, eseguo lo sbrigliamento della ferita nella regione clavicola.re, rimuovendo i coaguli, le numerose scheggie ossee appartenenti alla clavicola (porzione mediana) ed alla prima costola.
Attraverso alla breccia piuttosto ampia apparisce un'ernia polmonare poco voluminosa; la succlavia è integra ; l'emorragia proviene dalh ossa e dal polmone. Regolarizzo i frammenti clavicola1·i rimasti, cercando di conservare il peri0stio che lascio in sito anche nell'asportazione delle scheggie (resezione sottoperiostea). Fatta l'emostasi di piccoli vasi, :ii sutura parzialmente la ferita, applicando un drenaggio di garza iodoformi ca nella parte più declive. Medicat ura occlusiva, previa, disin fezione con tintura di iodio, nella ferita posteriore (foro di entrata). A pparecchio alla Desault.
Deco1·so postope1·atorio. - · La parte operata procede asetticamente; il 10 dicembre la feri ta è cicatrizzat a. L 'emottisi in una settimana è scomparsa. r l > .N"oli a s~ t ist ica sono compresi tuni i fe riti d i Bengasi del n ostro esercito, ment re la relazio no che segue r ig ua rda solo i fr rit.i rico verati nel min o~peda let to.
F&RITE O'AR~tA DA FUOCO DEL TORACE OSS ERVATe: A BENGASI, EOC.
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Parma.ne la paresi dell'arto superiore corrispondente, specie del braccio. Non si è notato alcun apprezza.bile versa.mento toracico. Nell'orificio posteriore (regione sottospinosa) è comparsa suppurazione. Specillando il tragitto che procede dall'indietro all'avanti e dal basso all'alto, si giunge ad una superficie ossea, data dal corpo della scapola, evidentemente fratturata. Con il drenagitio del tragitto la suppurazione è venuta diminuendo fino a scomparire completamente in modo che il 17 dicembre, quando il ferito è traslocato sulla nave• ospedale per il rimpatrio, è in via di guarigione. Anteriormente la cicatrice è ben formata e la parete toracica è tornata abbastanza solida senz1.1. traccia di ernia polmonare. Persiste limitazione dei movimenti del braccio sinistro. Condizioni generali buone. Comiderazioni. - 1•. Tale ferita polmonare, non ostante fosse stata provocata da proiettile di piombo (Ma.user), ha decorso favorevolmente, non producendo gravi conseguenze. È pur vero t:he le ferite dell'apice sono meno gravi. 2•. .A.uterior mente /foro di uscita), non ostante la vasta. contusione e distruzione dei tessuti,. si è avuta guarigione a.settica. con l'intervento; posteriormente invece, eseguendo la sola medica.tura occlusiva, si è avuta suppurazione. Ciò va. spiegato con la facilità. con la quale i proiettili di piombo trasporta.no davanti a loro brandelli di inclumenti, che nel caso speciale con tutta probabilità sono stati arrestati dai frammenti della scapola. 3". La consolidazione torMica, non ostante la vasta asportazione ossea, è abbastanza solida e resisientt>, perchè fu eseguita la resezione sotto-peri ostea. 4'. La paresi dell'arto superiore corrispondente è dovuta a contusione del plasso nervoso con consecutiva nevrite, ovvero a parziale lacera1.ione? Dato il tragitto della lesione l'ipotesi più probabile è che si tratti di contusione, provocata forse da.i frammenti os:;ei della clavicola, che, per l'azione violenta dello scoppio, sono stati proietta.ti in tutte le direzioni. Tali fatti del reato potranno essere meglio precisati da chi ha seguito il decorso ulteriore del ferito. (Istituto ortopedico Rizzoli a Bologna). II. Tenente-colonnello De B. N., comandante il 75° fanteria, ricoverato il 12 marzo per ferita d'arma da fuoco penetrante nel torace, riportata nel combattimento dell'oasi delle Dne Palme.
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FERI'l'E D'ARMA DA FUOOO Oll:L TORACE OSSI.R\'ATF: A BENGASI, ECC.
E. O. Foro di entrata nel 3° spazio intercostale destro tra la linea ascellare anteriore e la mammillare, rotondeggiante, con diametro di circa 6 mm. a bordi regolari, poco contusi, lievemente introflessi. Foro di uscita nel 6° spazio intercostale nella linea scapolare posteriore, rotondeggiante, del diametro di circa 10 mm., a margini regolari, poco contusi, leggermente estroflessi. ~on si è verificata emottisi: solo è com parso emotorace che ha raggiunto la punta della scapola. 1;; stato curato con la semplice medicazione occlusiva dopo avPr disinfettato con la tintura di iodio. JJei:r,rso ottimo · - Si è Yerificato solo qualche lieve rialzo termil'O nella St~ra (massimo 37.8). L'emotorace si è andato rapidamente riassorbel)(lo. Dopo 10 giorni dalla lesione poteva passeggiar~, senza alcun disttirbo, nel giardino dell'o::;pedaletto. Es.-guita la radiografia non si è riscontrata lesione ossea apparente.
Co11sirfr1·azioni - l ". La suddescritta lesione per i carati.eri riferiti si de,e ritenere 1·he sia prodotta da proiettile innamici!lto (}Iauser nuo,o modello'.J). Tale diagnostico differenziale è facile per chi ha pra tiea delle va::!te lesioni prodotte dai proiettili non rivesti ti. 2". È notevole il decorso straordinariamente benigno di tale ferita che ha att,rn.versatu il polmone per un tragitto co:;ì lungo nel punto ùi maggiore spessezza. Uu indigeno, straordinariMnente resistente a tidi lesioni, con tutta proba.bilitit. uon sarebbe stato posto neppure fuori combattimento, come dimostra il caso ehe segne. III. Mohammed R 1 tlet, nativo del 1!,e1.zan, di anni olJ, vennto all'ambulatorio del mio o,:pedalett.o il 1° 110\~embre 1911 per farsi curare una ferita d'arma rla fuoco al torace. riportata a suo d ire sei giorni primo, per<:hè alcuui soldati italiani gli spararono cour.ro, memre si recava in città. Evidentemente egli roent,iva per non essere arrestat.o, con tutta probabilità egli era stato ferito durante la presa di Bengasi ( 19 e 20 ottobre), combattendo contro di noi. E. O. Foro rotondeggiante, della dimensione di un centesimo, a margini r egolari, in via di guarigione, ìu corrispondenza della regione sottoùlavicolare dest.ra, con tutta probabilità foro di eutrata; altro foro (di uscita?) di dimensioni poco più graurli del precedente, a margini regolari, rotonrleggia.nte1 anch'esso in via di guarigione, nella regione scapolare al disotto della spina. Non si è verificata emottisi, nè alcun altro disturbo di entità.; l'a.mmalato assicura di non essere stato mai a letto. All'esame del torace nulla si riscouLra d i obbiettivamente rilevabile.
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PERITE D ABIU DA FUOCO D EL TORACE OSSER\.ATE A BEX(U I 1 ECC.
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È tornato una seconda volta. all'ambulatorio dopo quattro giorni e poi non si è più visto, perch è la sua lesione non g li produceva. alcun- fastidio. Considercizioni - P. La lesioue, prodotta evidentemente da proiettile 1891, dato il tragitto del m edesi mo, è sicurameute penetrante in cavità con lesione polmonare. 2a. È vero che iu questo caso è interessato svio l'apice polmonare, ma quale notevole differenza dalla grave lesione riportata clal soldato C:. (1° caso), provocata da proie1,tile di piombo! 3". Egli non è stato mai a. letto, quindi, in caso di bisogno, a.vrehbe potuto di nuovo combattere. IV. Hammed ben Hnbsnlem, di auui 60, da SlietPn. Egli è stato trasportato nel mio ospedaletto la notte del 22 febbraio; era stato ferito ùai nostri carabi nieri pochi minuti prima, a pochi metri di d istanza. E g li, oltre una ferita ttll'addome con lesione vescicale e rettale e con frattura comminutiva del pu be. presenta le seguenti lesioni toraciche: 1°. Foro d i entrata in co1Tispondenza dell11. linea scaµo lare posteriore sinistra, t.re dita al di sotto della spina. della scapola. ond are, cou di1u11 ctro maggiore di circa ~O millimfltri, con escoriazioue alla parte opposta al tragitto per strisciamento del pwiettile. lunga circa 15 millimetri, a margini introflessi, contusi . Il tragitto e lliretto in, feriormente ed esternamente : con la specilla;,;io1te ,;i pnò seguire per 12 c entimetri iucon1,ran<lo l'osso scapolare fratturato. Non esiste foro di uscita. 2 ' . Esistono altre lesioni del tora.ce interessanti le sole parti molli. Non ostante sia, st>1.to ::;ottoposto due volte alla cloronarcosi per le gravi operazioni nell'addome e uel r etto. egli non ha avver tito alcun disturbo al torace. Solo si è notato un limitato , e rsamento che si è andato rapidamente rias;:;orbendo. Anche iu questo caso n on si è ,·rrificata emottisi.
V. Rammed beu Mohammed ; è stat.o ferito nelle medesime condizioni e nella stessa notte del precedente con fncile 1891 caricato a mitraglia ; egli presenta inoltre parecchie ferite da pu uta e taglio (baionetta) nel torace e nell'addome. interessanti la sola eute e sottocu~a.neo; una però a bbastanza ampia è penetrante nell'addome senza 10s10ne viscerale. Mi limiterò solo a lla descrizione delle lesioni d'arma da fuoco toraciche.
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FERITE D' ARMA DA FUOCO DE L TORAOI, OSSE:BVATE A B1, NGASI 1 ECO.
Posteriormente nell'emotorace destro esistono cinque fori rotondeggianti con i caratteri dei fori di entrata dei proiettili rivestiti a piccolo calibro, uno nella regione sopraspiuosa, uno nella sottospinosa e tre nella regione sotto,,;capolare. Non si è verificato ematemesi, nà l'infermo accusa sofferenze. Si è sviluppato emotorace a de:itra che raggiunge la punta della scapola. Tale versamento si è audato rapidamente riassorbendo, tanto che il 16 marzo (<lopo 22 giorni dal ferimento) l'ho trasferito a.I carcere milita.re completamente guarito. Non ostante le lesioni descritte, il ferito ha tentato, subito dopo il ferimento, sottrarsi a.lì'arresto, fuggendo.
Considerazioni sul IV e V caso. l8. La penetrazione non i>, dubbia in questi due casi, data la brevità della distanza alla quale furono feriti ed anche per il versamento pleurico consecutivo a.Ha )Asione. Forse la mancanza del foro di uscita può spiegarsi per due motivi: 1° l'essere i proiettili a mitra.glia, qnindi animati da minore forza vi va di penetrazione per la. frammentazione e la deformazion e di essi; 2° la resistenza fornita da lla scapola, che ba dovuto notevolmente diminuire la forza dell'urto. 2'". È provata ancora una volta la grande resi=<tenza di questa razza alle ferite per la rapidità della guarigione di IE>~ioni multiple e relativamente gravi. 311• Risulta anche la soverchia. uma.nitarietà dei nostri proiettili 1891 che, anche a piccole distanze, con ferite polmonnri multiple, difficilmente mettono fuori combattim~nto uomini della razza che si combatte in Libia. VI. Caporal maggiore C. A., del 79° fanteria., fe.rito il 12 marzo all'oasi delle Due Palme. Egli, oltre una ferita penetrante nell'addome. presenta. la seguente lesione t.oracica. : Foro d'e ntrata nol primo spazio intercostale sinistro nel la linea
mammillare, a margini contusi leggermente escoria.ti ed introflessi con colore nerastro, rotondeggiante, del diametro di circa 15 millimetri. Esiste lieve ecchimosi all' interno ed enfisema sottocutaneo piuttosto diffuso che si estende all'interno fin o alla linea mediana dello sterno ed esternamente fino all'ascellare anteriore. Non esiste foro di uscita. Cond izioni generali gravi, polso piccolo e frequente, pallore piuttosto a.ccen tuato. È sopravvenuta tosse, emottisi subito dopo il ferimento, piuttosto abbondante per un quattro giorni, diminuendo poi fin o a scomparire completamen te dopo 8 g iorni.
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PERIT8 0 ARMA DA FUOCO DEL TORACE 0'4SERVATE A BENGASI, ECO.
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Per 5 giorni si è avuto un lieve stato febbrile, raggiungendo nella sera. un massimo di 39~ (2° giorno). Si è verificato versamento toracico abbondante che ba ragginnto la spina della scapola; questo dopo circa 10 giorni ha cominciato a. riassorbirsi grad ual men te. Esame radiografico ripetutameute negativo per la poca potenzialità. dell'apparecchio.
Trattamento. - Medicatura occlusi va con tintura di iodio, ghiaccio a.I tora..:e e per uso interno ; dieta opportuna. Il 29 marzo (dopo 17 giorni dalla riportata lesione) è trasferì to in ottime condizioni nella. na.ve·ospeda.le Regina d' It11lia. La ferita all'addome è cicatrizzata, decorrendo senza complicazioni di sorta. L'emotorace è sensibilmente ridotto; all'infermo non produce più alcun fastidio. L'enfisema. sottocutaneo è completamente scomparso da qualche giorno. CicatrizzazionA delle ferite con decorso asettico. Ho avuto poi ulteriori notizie ; egli, dopo essere stato trattenuto per qualche tempo nell'ospedale civile di Catania, è andato a casa., e mi scriveva. il 10 maggio che non aveva mai più risentito alcun disturbo. Ripeto le parole del ferito. « In riguardo a quanto ella mi domanda se i proiettili mi danno disturbo, le posso assicurare che da •1 uando partii da Bengasi non ebbi un miniruo dolore >. Considerazioni. - ia. La ferita desm·itta per i suoi caratteri (foro grande ed irregolare) è stata certamente prodotta. da un grosso proiettile di piombo. 2•. Non ostante la gravità della lesion etoracioa si è avuto un decorso ottimo ed una guarigione abbasta:1za rapida. 3"'. L'apparecchio portatile radiografico (modello Ferrero di Cavallerleone), che m'ha dato uno splendido risultato specialmente negli arti, non serve per le radiografie dell'interno del torace e dell'addome, almeno il modello a me ·distribuito. *** Ai casi riferiti f'o seguirne uno capitato alla mia osservazione, appena tornato dalla Libia. Il caso in parola merita di essere descritto per la diversa patogenesi della lesione e conseguente differenza. morfologica di essa.
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ll'&RITE 0 ARMA OA F UOCO DEL TORACE OSSERVATE A JJEYGA SI 1 ECC.
V. De D ., individuo ben con for mato e r o busto, da Bom111A1.co (Aquila) di a. 44, riportò il 29 settembre IG12 una ferita d'arma da fuoco al torace, perchè, essendogli caduto il sno fucile da caccia ad avaucanca, caricato a pallini , g li P.splose a hruciapelo dal basso in alto e dall 'avant i a ll'iudietr o nella r egione sottoascella.re de.stra. Ho v is it a to il ferito circa sei ore d opo l'a1;cidente. l!'oro d'entrata in corrispondenza della 011 e (;a costola, sul prolungameu to dell'aiicellar e posteriore, rot.ondeggian te, am pio qmi n to una moneta da i'> franch:, a margini molto irregolari, imroties.si ed anneriti, con pelle all'i n torno ustiollata ed a.nnerita per 1111·e,::t e n sione abbastanza grande. E siste forte traumatopnea con fuoriuscita d alla fe rita di sangue piuttosto abbondante. Eufì~ema sc,t.tocutaneo n ella regione sotto:;pi11osa corri spondente, doYe si percepi;;e:ono 11E'tt.ame11te alt:uni pallini. Kou ,i rinviene foro ili uscita. Cundizioui generali gravi per l'anemia acu 1a sopn1n·em1ta in seguilo all'emorragia al1bondantc- (pallore accentuato, polso piccolo e fre quente, re,-pi r o <'elere1. Nota~i inul1,re paresi deffitrto superiore destro; sono possil,ili i mo,imenLi delle dita, m o lto limitati i mo,imenti dell'arnmbracc io ed impo,sibi li qnE'lli del h rac:l' io. N orm11,le la sensibi li tà . ="un esisle trrwcia di espettoralo s1mguinole11tu. (cir ('n, ::;ei ore cl0po l 'accidellte . Disinfezione ciel t.·t1mpv operatorio con il metodo Grussich ; cloronarco:si. t-ibngliame11to della ferita in alt,o ::wguendc, Il d ecorso del tragitto : si trova fnttìma comminnti \·a della 5" e 1:;'' c:ostola con cl is coutiuuità di circt~ 8 centimetri nelle ossa e nelle pinti molli circostanti : frammenti ossei mobili, alcuni pitllini, detriti della cari ca (stoppa) e grumi sanguigni si trovano ai.:cumulati nel ca\·o pleurico. F att,a un'ac1.:urnta em o11tasi e n ettez,1a del ca,o, recentati i margini costali irregolari e a ,-sicu ratisi ùe1J'i11tegrità polmonare, si sutura parzialme11te la fc-rita, applicando un drenaggio di garza iodoformic a n ella par te più declive. Noto n ell 'allargare l'ampia breccia toracica con le val\'e che il p o lmone tende a retrar,-i, ma poi subito si rie8pande, purchè non si dilati troppo. N on s i crede, per le condizioni generali, sbrigliare la ferita in alto in corrispondenza della regione sottospinosa, supposto termine del fragitto, anche p erc hè n on si rt>puta urge nte. S i è subito fatto un'ipodermoclisi di ~50 cent imetri cubici d i soluzione fisiologicR, ed iniel11tN1;e11/u.
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FERITE D'ARMA DA FUOCO DEL. TORACE OSSERVATE A BENGASI1 ECC.
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zioni ecoitanti, lasciando così il ferito in condizioni relativamente soddisfacenti. Rivisto l'ammalato la sera del 4 ottobre (dopo 5 giorni dall'intervento). Er11. sopravvenuta dal giorno avanti polmonite del lobo inferiore destro; polso 120 abbastanza. sostenuto, R. 34, temp. 39°. Ha insonnia ostinata. Decorso a.settico deli!l. ferita. Sera del 10 ottobre. Polso buono, temp. 37~4; polmonite in via di risoluzione; lieve emotorace. Decorso asettico della ferita. Condizioni generali abbastanza buone, principia a dormire. L'arto superiore destro incomincia a muoverlo abbastanza beue. Rivisto il 12 dicembre 19m perfettamente guarito; il polmone si espande come normalmente; le condizioni generali sono ottime. L 'arto superiore destro è tornato normale da parecchio tempo.
Conside1·azioni - Ho creduto riportare anche questo caso perchè la ferita descritta presenta caratteristiche patologiche molto diff~renti dalle ferite toraciche precedentemente osservate in Libia. La. ferita del De D. è stata prodotta da un colpo a bruciapelo e quindi presenta un meccanismo <lel tutto diverso, éome opportunamente fa rilevare il De Sarlo (1), dai colpi prodotti a distanza. Se in questo caso la ferita fosse st11.ta prodotta dai soli proiettili (pallini), si sarebbero dovuti avere parecchi piccoli -fori <l'entrata, o forse anche uno solo, essenJo appena all'inizio il cono di dispersione della carica, però sempre limitato, invece ne esiste uno solo e molto esteso. Quindi deve essere sopravvenuto un nuovo elemento, dato cert.amente dall'azione esplosiva. dei gas, sviluppatisi per l'accensione della cuica. InfaLti non mi pare possa.no ammettersi tanti proiettili aerei mobilitati da tanti piccoli pallini di piombo. La quantità d'aria spinta mnanzi da. un pal lino da caccia è cosi trascura.bile che non può spiegarsi un'azione e:,plosi ,-a così violenta da perforare tanto ampiamente la cute e per giunta produrre un'azione di scoppio in due costole. In vece I'i pote;-i del proiettile gassoso del capita.no medico De Sa.do spiega molto bene la patogenesi della lesione da me descritta ne l De D .. Infatti l'azione vnln~rante dei pallini ha aperto la via, nella quale sono penetrati i gas del la 0arica, che hanuo provocato azione di scoppio nell'orificio di entrata.. il qu:i.le appunto perciò, come afferma i l Dfl Sarlo, ba i caratteri di u 11 foro di usci r,a. Nel caso da me descritto non si è verificata l'emostasi spontanea, osservata dal De Sarlo nei suoi casi. ( l I DE SARLO. - L'azione t•11foeranie del /uri/e itfllÙIWJ cli pi,·colo calibro n ri tsolpi a bruciapelo. (r.iomalc di m edicina militare, fa~c. X. 1912).
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FERIT E D'ARMA DA FUOCO DEL TORACE OSSERVATE A BEXGASI, ECO.
Questa evenienza. viene spiegata dalla regione molto vascolarizzata e dal volume dei vasi lacerati, che nel mio caso erano piuttosto importanti (arteria e vena in tercostale). Infatti, non essendo stato fatto il soccorso immed iato, fu uotevole la perdita sanguigna, per cui sopravvennero sintomi d'anemia acuta. Un' altra considerazione importante riguarda la modalità del colpo che è stato tangen ziale al torace in modo che i pallini souo andati ad arrestarsi nel moncone Jella spalla corrispondente. Solo così può spiegarsi come il polmone sia potuto rimanere iJJeso. Naturalmente nel momento del colpo deve supporsi che il polmone fosse in. espira.zit>ne forzata, movimento istintivo del resto dopo una forte emozione, come quella subita dall'infortunato. A ltri menti, data la vast!t lacerazione della parete costale e dlella pleura parietale, avrebbe dovuto necessariamente prodursi qualche lesione polmonare, almeno limitata. I pallini rinvenuti nel cavo pleurico hanno la loro spiegazione nel fatto che la loro forza viva d i penetrazioue, relativamente scarsa, si era Psauri ta nell'urto delle costole. La paresi infine dell 'arto inferiore, e più specialmente del braccio, del lato corrisponrlente alla lesione, era dovuta evidentemente alla lesioue molto limitata del deltoide, dove appunto sono rimasti incuneati alcuni pallini. CoKcL11s10x1.
P . Le ferite penetranti del torace, qu11ndo non è interessato il cuore o i grossi vasi , banno costantemente decorso favorevole, purcbè il soccorso sia rapido ed oppor tuuo. 23 . J,e ferite penetranti toraciche, interessanti il solo polmone, quaudo sono prodotte da proiettili di piccolo calibro incam jciati, provocano lesioni anatomo-patologiche di così lie\·e entità, che possono non mettere fuori combattimento individui resistenti come gl'in<ligeni della Libia. 3° L'emottisi è lungi dall'essere un sintomo costa nte nelle ferite polmonari, mentre di regola si osserva abbastanza imponente nelle lesioni prodotte da proiettili di piombo non rivestiti; manca in genere nelle ferite da proiettili incamiciati. 4• L'enfisema sottocutaneo si osserva con i proiettili di piombo, mentre è costantemente assente con i proiettili incamiciati. 5" L 'emotorace si produce quasi costantemente, ma è molto limitato o quasi nullo con i proiettili rivestiti, mentre è molto più grave con i p roiettili di piombo.
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FERITE D'ARMA DA FUOCO DEL TORACE OSSERVAT~; A Bl•::SGASC, ECO.
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611 La polmonite non si è mai verificata nei casi di ferite polmonari da me osservati in Libia. Si è sviluppata solo Ml De D. (per accidente di caccia), ma ha. avuto decorso favorevole. 7a L'ernia polmonare è in genere poco accentuata n olle ferite d'arma da fuoco e se ne ha facilmente ragione con l'ordinario trattamento delle ferite. 8" Nelle ferite d 'arma. da fuoco del torace bisogna di regola aste• nersi, salvo nei casi di emorragia imponente e solo, anche iu questi casi, qnando le condizioni di tempo A cli R.mhiirn1,e lo permettano. l'el,braio 1918.
16 OSPEDALE i\llLITARE PRINCIPALE DI PAL ERMO.
RENDICON'I10 CLINICO dei feriti d'arma da fuoco provenienti dalla Libia e ricoverati nel primo riparto c hirurgico, diretto dal capitano medico Amenta dott. Antonino
Avendo avuto la fortuna di dirigere questo reparto, nel quale sono stati ricoverati i fori ti più grn vi pro,·eoieuti dal teatro della guerra., ne espongo brevemente ed esattamente il rendiconto cl inico, con la sodùù,fazioue che 1 crin la cura couservati ni anche dei casi più gnwi, abbiamo ottenuto ottimi risultati. e perehè esso, unito a quello che farannc auche gli altri colleghi rhe, co me me: ebbero la sor te di curare gli altri feriti, v::ilga rl1 aiuto nella compilazione della statistica di tutte le lesioni avute uella attuale guerra . .,Vennero coruµ les!'.irnmeute rico"t'erati n. :3613 militari di truppa e 24 ufficiali . Vennero inoltre ric,w·erat,i n. 74 :inferm i per lesioni chirurgiche, tra i qua.li 12 ufficiali.
Ft'1·ite al capo. Fra le lesioni a.I capo è interess11.nte la storia cli nica del capo1·aL maggiore dell' 11 ° reggimento Ùdrsaglieri B., il quale il 213 ottobre riportù ferita d'arma da fuoco alla regione tempora-parietale ;iinistra con permanenza del proiettile, paresi fa,:ciale, emiparalisi destra e disartria. Ri coverflto il 80 ottobre, ùopo 1lne giorni ,enne colto da accessi cJ..1ssici di conn1lsione Jacksoniana, per cui si esegui la craniot.omia ed, incisa la dura madre, ,enne aperto un ,asto ascesso cerebrale ed asportata una g rossa sdwggia metallica e varie scheggo ossee, dopodichè l'infermo anrlò rapidami->nLe migliorando, scomparve la emiparalisi dcsLra, tanto che potè alzarsi da letto e camminare, migliorò la clisart.ria, tanto da potersi fare intendere dai compagni. La ferita cerebrale alla fine d i gennaio era complotament,e chiusa . .A.i primi di febbraio però si com inciò a notar<} uno stato genernle di depressione,
RENDICONTO CLINICO DEI FERITI D'ARMA DA F UOCO, ECO.
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forte stitichezza, insonnia, e quindi ritorno della. emiplegia destra e disartria, che andarono aumentando nei giorni seguenti. Il 13 feb-
braio si eseguì una. puntura. esplorativa nella. regione temporale sinistra, sede della lesione, con risultato negativo, ma ripetutala. il 15 si estrasse del pus verdastro, per cui sulla guida dell' ago si incise profondamente la sostanza. encefalica., scoprendo un va.sto ascesso cerebrale e dando esito ad abbondante secrezione purulenta ematica. La cavità ascessuale, grande quanto un uovo di pollo, a forma di clessidra, occupava. buone. parte dell'emisfero sinistro. Benchè momentaneamente le condizioni dell'infermo fossero migliorate, pure dopo pochi giorni insorsero i sintomi gravi della encefalite reattiva., con forte rialzo di temperatura.. Aumentando la pressione endocranica. cominciò a venir fuori dalla breccia praticata. il fungo del cervello, per cui giornalmente si dovevano asportare grossi pezzi di sostanza. cerebrale chefce.devano in cancrena., e si fini con l'asporta.re una. buona parte dell'emisfero sinistro. In queste gravi condizioni il povero ferito finì di vivere il 29 febbraio. Le altre due lesioni al cervello riguardano, l'una. il soldato F ..., che presentava una ferita da. arma da fuoco con foro d'entrata sul ponte zigomatico sinistro e foro d'uscita sul margine posteriore della apofisi mastoidea, con fenomeni di scoppio dell' osso temporale, fuo· riuscita. di sostanza. cerebrale, eohimosi delle palpebre ed ematoma. considerevole presso il foro d'entrata ed otorragia sinistra. Presentava inoltre paralisi vescica.le. In tali condizioni morì l'indomani dal s1.10 arrivo in q uesto ospedale. L'altra riguardava il caporale G. _L., del 50° reggimento fan teria, ferito anche lui 1'8 luglio a Misurata.. Esso presentava una ferita d'arma da fuoco con eolo foro d'entrata. a.Ila regione frontale sinistra presso la. radice del naso, con lesione delle ossa nasali, echimosi delle palpebre ed amaurosi dell'occhio sinistro. Eseguita una incisione sulla piega naso labiale, si diede esito ad abbondante liquido purulento ematico ed a. numerose ~ohegge ossee e ai consta.t,ò la fratt~ua auche dell'osso fronta.1e con scoprimento della sostanze. oerebrale. L'infermo, perduta. la. coscienza, cessò di vivere dopo due giorni· dal sno arrivo in questo ospedale, cioè i l 16 luglio. Fra le ferite d'arma. da. fuoco con frattura dei mascellari, ohe vennero affida.te alla cura dell'odontoiatra dottor Pizzuto, è interessante quella riguardante l'ascaro A. Egli aveva riportato nne. ferita d'arma da fu<;>co alla faccia., con foro d'entrata. a.Ila guancia sinistra e d'uscita. t - GIONlalt di medicina mllilart. - Fa,c. f.
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RENDICO;(TO CLJNI ('O DEI ],'l,;IHTI
o' ARMA DA. Fuoco, ECO.
all'angolo del mascellare inferiore destro, con frattura semplice dell'angolo sinistro, e comminutiva di quello destro, con perdite. di sostanza osòea e lesione grave della lingua. Per la cura di tale lesione si dovette procedere in va.rii tempi. Iu un primo tempo, previa cloronarcosi, si asportarono le numerose schegge ossee del mascellare inferiore, i cenci necrntici delle parti molli e si eseguì una larga. disinfazione della bocca. In secondo tempo, quando le piaghe dells. bocca furono rimarginate e cessò le secrezione icorosa, che la infettava, si eseguì la osteo-sintesi con filo metallico dei monconi fratturati della branca sinistra del mascellare che poterono mettersi in uontatto, mentre per la grave perdita di sostanza ciò non potè essere eseguito a destra. Allo scopo d'immobilizzare le due mascelle ed ottenere con ciò la consolidazione della frattura, lo specialista costruì un apposito apparecchio, che nel suo mezzo presenta.va. un foro per il passaggio di una sonda elastica con la quale si compi va la nutrizione lattea. Con ciò si ottenne la consolidazione della frattura. Finalmente per rimediare alla vasta perdite di sostanza della branca destm lo specialista dottor Pizzuto ideò ed esegui col mio concorso uu innesto a.utopia.stico con un pezzo di costola resecata dallo stesso infermo e che fu messa in sito. Fummo fortuna.ti, chè detto pezzo non solo non venne eliminato, ma prese vitalità. con i frammenti vicini, in modo da de.re una sufficiente consolidazione. L'ascaro parti contento di aver ripreso la. masticazione. Il soldato F. S. riportò ferita d'arma da fuoco al mento, con frattura doppia ad Y del mascellare inferiore. Lo specialista costruì anche per questo oaso un apparecchio di protesi, consistente iu una gronda. di caucciù fenestrata, che pur immobilizzando la mascella permetteva la masticazione. Essa venne tolta a.l 35° giorno, quando si constatò una buona consolidazione ossea. Il soldato A. L. riportò ferita d'arma da fuoco alla faccia con foro d'entrata presso l'angolo nasale sinistro e foro d'uscita alla regione laterale destra del collo, con perforazione del palato duro e frattura comminutiva della hranca. montaute destra del mascellare inferiore. Venne eseguita la legatura con filo di argento dei molari rimasti nel moncone anteriore col molare rimasto in quello posteriore, e con ciò si ottenne la consolidazione ossea dopo 40 giorni circa.; per rimediare poi alla perforazione del palato venne costruito un apposito otturatore, che permetteva ali' infermo la masticazione senza difficoltà.
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Il capitano B .•. del 34° fanteria. riportò ferita. di. arma da fuoco, con foro d'entrata alla regione temporale sinistra, con frattura del mascellare superiore, apertura dell'antro di Ighrnoro, fratturi\ del bordo alveolare sinistro del mascellare inferiore, perdita di ben 14 denti e foro d'uscita dal labbro inferiore con lacerazione dello stesso. Sotto cloronarcosi si estrassero le radici dei denti fratturati e nu: merose schegge dei mascellari superiore e inferiore; si dovette quindi eseguire una contro apertura sulla guancia sinistra. per dare esito alla secrezione. Quando t utte le ferite rimarginarono complet,amente, lo specialista dottor Pizzuto applicò un apparecchio di protesi dentaria in ore fisse pel mascellare inferiore. Le altre fratture del mascella.re, fra cui due per ferite contuse, consolidarono completamente con adatte cure, tranne quella dell'ascaro N., il quale ebbe asportata tutta la sinfisi del mento. Si potè soltanto eseguire la plastica del labbro inferiore e l'applicazione di un apparecchio di protesi, che tiene fermo in certo modo le due branche fratturate del mascellare. Purtroppo non è possibile la masticazione, e l'infermo si nutrisce soltanto di latte.
Ferite della regione orbitale. Tra esse è importante quella del soldato S..•, con foro d'entrata. nella regione frontale sinistra presso la radice del naso, e d' uscita alla regione retro-auricola.re, con amaurosi completa dell'occhio sini!!tro. Non si ebbero fenomeni meningei, ed il tra.mite della ferita si chiuse piuttosto rapidamente con decorso asettico. All'esame oftalmoscopico si rivelò dista.eco completo della retine., per cui la visione ri• mase abolita.. L'ascaro G ... riportò ferita d'arma da fuoco (schegge) all'occhio sinistro con cataratta traumatica., che venne estratta in Clinica. dall'illustre professor Lodato. Le altre tre lesioni decorsero senza gra:d complicanze.
*•* Fra le altre lesioni al ca.po è interessante quella dell'ascaro T ..., il quale riportò ferita d'arma da fuoco con solo foro d'entrata nella regione sottorbita.le sinistra, nè presentava gravi disturbi, tranne la voce un poco rauca. Eseguita la radiografia., si riscontrò un proiettile Ma.user incuneato nella regione naso-faringea. Procedendo per la via
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RENJ)IOONTO CLINICO DEI F ERITI D'ARMA DA Fooco, ECO.
orale e sollevato il velopendelo, potei infatti palpare il proiettih, eh& liberai da.i tessuti, 1rni qua.li era incuneato e poscia estrassi con una. pinza curva. Eseguii un raschia.mento della cavità. nasale dove esisteva.no cattive granulazioni, dopodichè il ferito guarì rapidamente e completamente.
Ferite a.I torace. Le ferite al torace furono in tutte 66, in modo da dare una percentuale di circa il 20 %, percentuale che a prima vista sembra. altat e quasi uguale a quella della guerra russo-giapponese, che secondo il Sonnenblick fu del 21 %. Però, se si tien conto che nel primo riparto vennero ricoverati i feriti più gravi, fra i quali molti al torace, essa. è solo apparentemente alta. Le ferite penetranti poi furono soltanto 26, in modo che la percentuale delle ferite penetranti al torace è stata di circa il 7°;). Le ferite non penetranti (40) lesero, la maggior parte, le sole parti molli (ferite a striscio): tutta.via. alcune di esse produssero scheggia.menti e fratture delle ossa della gabbia toracica.. Fra. essi è importante il caso del soldato S ..., il quale riportò una ferita d'arma da. fuoco con solo foro d'entrata alla regione sopraclavicolare destra. con frattura della clavicola. alla sua estremità a.cromia.le. Bencbè le sue condizioni fossero da principio molto gravi, perchè ebbe vomito, shok ed abbondante perdita di sangue, pure dopo pochi giorni tali sintomi scomparvero ed invece insorsero gravi disturbi della urinazione e dolori alla regione perineale. Eseguita la esplorazione rettale, si oonstatò che la prostata era tumefatta, dolente, di consistenza elastica, per cui si fece diagnosi di ascesso p eriprostatico, che venne inciso. Dopo di ciò scomparvero del tutto i disturbi della urinazione. Dal tramite fistoloso della clavicola, inciso profondamente, vennero estratte varie scht,gge ossee, pezzi di abito, dopo di che la. secrezione diminuì. Il proiettile, riscontrato con la radiografia presso la colonna vertebre.le, non dava alcun disturbo, e venneestratto. La consolidazione delle. frattura della sp!1.lla avvenne normalmente e il ferito uscì dopo circa tre mesi dalla lesione. Importante anche fu la ferita riportata dal soldato B. F ., del 60° fanteria, alla regione scapolare sinistra, con solo foro di entrata a livello dell'ffl costola lungo l'ascellare posteriore, con dolorabilità e.Ila. regione posteriore della clavicola, dove la palpa.idone fa. sentire une. resistenza anormale.
RENDIOONTO OLINIOO DE! FERITI D1 ABYA DA 1'00001 ECO.
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La radiografia mostra in quella regione un proiettile deformato, -che viene estratto mediante incisione sulla regione sopraclaveare, e che -era accollato ai grossi vasi. Il tenente M... dell'S' bersaglieri ebbe estratte due schegge metalliche di proiettile di granata, incuneate fra la 6 11 e sacostola destra, pres!lo la regione mammaria. Il soldato V. dell'l1° bersaglieri riportò ferita alla spalla destra, con solo foro d'entrata e frattura della testa omerale. Il proiettile non venne riscontrato, ma i l tramite fistoloso, dal quale vennero estratte numerose schegge ossee, tardò ad obliterarsi e lasciò una semianchilosi della. spalla. Abbiamo ~vuto anche casi delle cosi dette ferite giranti, dovute a proiettili che hanno battuto prima contro un ostacolo e che strisciando sulle costole per un buon tratto sono fuoriusciti, senza dar sintomi di iesione pleurale. Le ferite penetranti (26) diedero luogo quasi tutte ad emotorace, il quale, quando non fu molto abbondante, si riassorbì completamente con le sole cure mediche, nello spazio di circa trenta giorni. In nove di esse fu necessario però praticare la toracentesi, estraendo in media circa grammi 500 di liquido ematico, dopodichè si ebbe la completa guarigione. In due soli però, essendo la lesione molto alta e riformatosi il li.. quido, la toracentesi si dovette ripetere. Una riguarda il tenente P ... dell'11° bersaglieri che riportò ferita d'arma da fuoco alla spalla sinistra con foro d'entrata alla faccia esterna, frattura comminutiva del collo dell'omero e foro d'uscita lun6 o la para.vertebrale destra, due dita al disotto della scapola, con abbondante emotorace. Ferito il 14 luglio, entrò in questo ospedale il 31. Nei primi giorni, per i sintomi di emorragia interna, gli vennero praticate iniezioni di gelatina., ergotina ed ipodermoclisi. Al suo ingresso aveva temperatura 38°, ohe l'indomani salì a 39•, dispnea, spostamento della. punta cardiaca ed emotorace sinistro, che arrivava sino alla spina della. scapola.. Persistendo le gravi condizioni, il 5 agosto si eseguì la prima toracentesi, estraendo grammi 600 di liquido ematico, e riformatosi il versamento, si ripetette nei giorni 11 e ~6, eRtraendo rispettivamente altri grammi 300 e 600 di liquido. Quello residuale andò lentamente riassorbendosi, e la. frattura. dell'omero consolidò bene. Venne dimesso il 3 ottobre. L'altra. ferita. con abbondante emotorace sinistro fu riportata dal 8 ?ldato C. del 1° artiglieria, con solo foro d'entrata. al bordo poste• 'riore della regione sottoascella.re sinistra, senza lesione ossea.
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RENDICONTO OW)<ICO DBI FERITI 0 ARMA DA F UOCO, ECO.
Ferito il 3 marzo, e constatato che il liquido ematico tarda.va. a.. riassorbirsi, il 31 si praticò la. toracente.ii con estrazione di g rammi 800 di liquido, ma rinnova.tosi si tornò ad eseguirne una seconda il 9 aprile> estraendo altri grammi 1000 di liquido. In seguito, benchè sArahnente si avessero forti rialzi di temperatura., il liquido residuale andò riassorbendosi e l'infermo potè essere dimesso 1'11 giugno, dopo circa tre mesi dalla lesione. La ferita d'arma da fuoco all'emitorace sinistro, riportata dal sottotenente D ... con foro d'en trata al 7° spazio lungo la. linea ascella.re anteriore e d'uscita presso l'angolo della scapola con emotorace sinistro, fu complicata. da broncopolmonite destra, tuttavia. si ebbe la. completa guar igione anatomica e funziona.le entro i due mesi dalla lesione. Il capitano B ... del 6° battaglic,ne indigeni riportò ferita d'arma da fuoco, che dopo aver leso il 3° superiore dell'avambraccio sinistro con consecutiva paresi radiale penetrò nel torace con foro d'entrata al 5° spazio intercostale sinistro e d'uscita. aJ 4° spazio intercostale destro lungo la linea. ascellare posteriore. Ebbe emotorace destro che in parte venne estratto, mentre il resto si riassorbi e le ferite decorsero asetticamente. Accanto a questo esempio tipico di ferite trapassanti in senso trasversale il torace completamente guarite mi piace ricordare quella r iportata. dal soldato R. .. del 1° alpini, con solo foro d'entrata alla regione acromia.le sinistra, versamento emorragico sino all'angolo della. scapola. Il proiettile dopo attraversato il torace si era. soffermato in corrispondenza della regione lombare sinistra, donde venne estratto con taglio cutaneo all'ospedale da campo. Il versamento sieroematico venne in parte aspira.Lo con la toracentesi, mentre il resto si andò r iassorbendo. L'infermo ebbe soltanto ad avvertire parestesia delle ultime dita della mano ~inistra, probabilmente per lesione di radici del nervo cubitale. Uscì del tutto guarito, dopo due mesi circa dalla lesione. Soltanto in t.re casi si ebbe trasformazione del liquido ematico con formazione di piotora.ce. Il primo ca.so (soldato T ...), con solo foro d'entrata alla. faccia posteriore del torace destro a livello della 11a. vertebra lungo la. para vertebrale, con frattura comminutiva della costola, che venne estratta. assieme a pezzi di giubba. Quivi per la Jarg.a. breccia lasciata dal proiettile probabilmente caduto, non fu necessario la resezione costale, e si ottenne la guarigione dopo circa tre mesi. Negli altri due casi venne praticata. la resezione costale alla. Estlander. Uno riguardante il soldato G... dell'l1° bersaglieri presentava.
RENDICONTO OLINICO DEI )PERITI D'ARMA DA FUOCO, ECC.
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foro d'entrata a.1111. regione pa.rasterna.le destra., all'altezza della 2• CO• stola e d'uscita alla regione scapolare destra., con scheggia.mento della. scapola ed emopneumotorace.
Ferito il 26 ottobre, ben presto il liquido ematico si trasformò in pus, per cui prima il 26 novembre si eseguì una larga toracotomia e poscia. il 21 dicembre la resezione costale, asportando due pezzi dell'8& e 9a costola. destra. Guarì completa.mente ai primi di marzo. L'altro ca.so di piotorace riguarda il soldato A ... , del 6° alpini, che presentò ferita d'arma da fuoco all'avambraccio e al torace destro. Il proiettile uscito dal braccio penetrò nel torace, in corrispondenza del 6° spazio intercostale destro e si soffermò nella doccia vertebrale. Si ebbe abbondante emotorace, febbre alta e dispnea, indi trasformazione del liquido ematico in purulento, per cui il 20 agosto si praticò la resezione costale della 7a. e sa. costola di destra. Anche in q nesto caso si ebbe la completa guarigione dopo circa. tre mesi dalla lesione. Si ebbe un solo decesso. Il i1oldato D..., dell'll bersaglieri, con ferita. d'arma. da fuoco con solo foro d'entrata alla regione sottospi· nata sinistra. F erito il 30 novembre, e trasportato all'ospedale da campo dopo pochi giorni si notò all'ascella destra una tumefazione echimotica di consistenza. plastica e crepitante, accompagnata a febbre alta. Incisa. ampiamente tale tumefazione, venne fuori pus fetido misto a. sangue e vennero estratte varie schegge ossee. Arrivato in questo ospedale il 21 dicembre, si notò ohe lo spazio pleurico destro era quasi completamente riempito di liquido, che dallo esame microscopico eseguito risultò costituito da. emazie in via. di disfacimento e corpuscoli di pus. Si tentò di eseguire una toracentesi, ma date le condizioni gravissime del ferito si dovette sospendere, e con tutti i sintomi delle gravi emorragie interne cessò di vivere dopo quattro giorni. Dall'autopsia eseguita si riscontrò che il proiettile dopo perforato l'a.pice polmonare con lesione di grossi vasi, aveva. fratturato la 3:i costola. e si era quindi incuneato nel muscolo gran pettorale destro. 0
Ferite alla eolonna. vertebrale. Purtroppo queste diedero il maggior contributo di mortalità., perohè, su sette, cinque morirono dopo poco tempo con t.utti i sint.omi e le conseg11enze della grave lesione midollare: paraplegia più o meno completa, abolizione della sensibilità., incontinenza di feci di urine, piaghe da decubito, e ancora prima cancrena. delle estremità. Tali fenomeni decorsero tanto più gra~i, quanto più alta era. stat& la lesione, ed infatti :il soldato C ... , ferito alla 1oa vertebra dorsale
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RE~DIOONTO CLINICO DEI ll'EIUTI D ARM A DA FUOOO, EOC.
morì dopo 15 giorni dalla lesione, V ..., ferito alla 7• vertebra dorsale morì dopo 18 giorni, M. .., alla s• dopo 10 giorni ; vissero di più e fecero anche sperare per poco della loro gLtarigione i soldati C... e z ..., le cui storie cliniche credo utile ricordare. Il soldato C..., de11'82° fanteria, riportò il 26 ottobre una ferita. d'arma da fuoco alla regione lombare sinistra, con solo foro d'entrata all'altezza della 2" vertebra lombare, con para.lisi dell'arto inferiore sinistro. Dal tramite della ferita veniva fuori secrezione purulenta e schegge ossee, per frattura della 2" vertebra. Ben presto cominciarono le piaghe da decubito alh. regione sacrale ed al trocantere destro. Esisteva paralisi vescicale, per cui si applicò catetere a pe.rmanenza.. Il 23 novembre, previa cloronarcosi, si operò la laminectomia della 2~ verte lira lombare. Si rimossero varie schegge ossee e piccoli frammenti del proiettile, che però non si rinvenne. La ferita fu in parte suturata e drenata. L'infermo ai primi di dicembre moveva debolmente le dita del piede sinistro; però accusava, forti dolori, che si diffundevauo all'arto ed alla colonna vertebrale. La suppurazione del tramite llella forita persisteva e l' infermo veniva colto alla sera da febbre che raggiungeva i 4.0°. Per calmare i do.lori folgoranti gli si praticavano iniezioni giornaliere di eroina, morfina, ecc. La febbre cominciò a diminuire verso la metà di gennaio; però il 2G si ebbe uu forte rialzo di temperaLura, per cui dubitando di qualche raccolta purulenta, si riaprì la ferita, ùan~o esito a discreta quantità di pus, donde il 6 febbraio venne estratto un proiettile Martini. Cionouo5tante la secrezione persisteva sempre abbondante, i dolori per hre,e sospesi ritornarono, i decubiti sulla regione sacro-lombare si estesero, la para lisi del retto e della vescica fu com pi eta. I n queste gravi co11dizioni il ferito cessò di vivere il 9 marzo, dopo 135 giorni dalla lesione. Il soldato Z., de] 34~ reggimento fanteria, il 13 marzo a Tobruk riportò ferita d'arma <la fuoco con solo foro d'entrata fra l'ultima vertebra dorsale e la prima lombare, con paralisi ed insensibilità degli ani inferiori, paralisi vescicale e retta!~ e forti dolori al tronco, che lo costringevano alla assoluta immobilità. Il proiettile, riscontrato nella regione laterale sinistra del torace a. li vello del 6" spazio intercostale, era stato estratto all'ospedale da campo. Fino al giorno H) fu necessario cateterizzarlo, perchè vi era ritenzione uri11aria; da quel giorno subentrò incontinenza di urina e pa· re.'Jtesia in tu tto l'arto inferiore siuistro.
RENDIOONTO OLINIOO DEI FERITI D'ARMA DA li'UOCO, ECO.
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Al suo ingresso in questo ospedale (26 marzo) notava.si alla regione laterale sinistra. del torace, lungo l'ascellare anteriore, una. cicatrice, -esito dell'incisione praticata. per l'estrazione del proiettile, e alla regione dorsale lungo la para.vertebrale destra una lesione di continuo ricoperta. da crosta.. Sulla regione glutea si nota.no piaghe di decubito, mentre nell'arto sinistro è ritornata la sensibilità ed anzi l'infermo accusava parestesia. Il giorno 2 aprile, benohè avesse cominciato a muovere l'arto inferiore sinistro, le urine sono molto ·torbide,· insorgono dolori folgoranti in ambo gli arti, i decubiti della i-egione lombo-sacrale si esten· -dono rapidamente e l'infermo cessa di vivere il giorno 8 maggio, dopo 67 giorni dalla lesione. I due ca.si sopravvissuti riguardano, l'uno il soldato F. con solo foro d'entrata all'ipocondrio sinistro e che all'ospedale da campo, ove venne ricoverato, presentò i sintomi di risentimento peritoneale, contrattura. dei muscoli addominali, singhiozzo, voruito, meteorismo, ematuria, ipertemia, che cessarono dopo circa dieci giorni. Eseguita in quest'ospedale la radiografia, si riscontrò infatti un proiettile rotondo (Shrappnel) in corrispondenza della regione renale sinistra (2 1 lombare), ohe tuttavia non portava all'infermo alcun disturbo, sicchè il 10 maggio si alzò da. letto e il 26, dopo circa due mesi dalla lesione, potè essere dimesso. Il soldato F ... del 23° fanteria riportò il 20 settembre a Za.nzur ferita. d'arma da fuoco con solo foro d'entrata nella regione sopra.spinata destra. ed arresto del proiettile tra. la. 2• e 3a vertebra dorsale, oome venne constatato da.Ila radiografia eseguita in quest'ospedale, Mn paraplegia crurale completa, anestesia sino a.Ila. linea trasversa passante per la 5·L costola e paralisi vescica.le e anale. Il giorno 11 ottobre, previa anestesia morfi.oformica e sterilizzazione alla Gro3sig, si praticò un'incisione lungo la doccia para.vertebrale destra. e si rinvenne ed esLrasse un proiettile Ma.user, che incuneato fra la 2• e 3• vertebra. comprimeva il midollo spinale. Dopo l'operazione si ebbe il ripristino quasi completo della. sensibilità, scomparvero del tutto la paralisi anale e vescicale ed i disturbi trofici, che erano cominciati alla. regione sacrale. Quanto alla. motilità, anch'essa cominciò a ritor· ne.re prima. nell'arto inferiore sinistro e poi lentamente nel destro. Tuttavia ancora, benchè l'infermo compia i movimenti di flessione della. g~mba. sulla coscia, meglio a sinistra, pure è incapace di reggersi in piedi, e presenta contrattura. spastica del piede destro. Si sta. praticando la cura. elettrica e chinesiterapica, nella. spera11za. che i detti reliquati scomparisca.no.
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F erite dell' addome. Le ferite all'addome furono complessiva.mente 20, delle quali 4 certa.mente penetranti, perchè si ebbero sintomi manifesti d' infiammazione peritoneale. Il soldato T ..., del 34° fanteria., riportò ferita. d'arma da. fuoco a.11' ipocondrio sinistro con foro d'entrata in corrispondenza. dell'ascella.re anteriore due centimetri sotto l'arco costale e foro di uscita lungo la linea para.vertebrale presso la 2a vertebra lombare penetrante in cavità. Ferito 1'11 marzo a Tobruk e ricoverato subito all'ospedale da campo, si constatò polso piccolo e frequente; mentre egli accusava forti dolori a.Il' ipocondrio sinistro, per cui, disinfettate le ferite alla Grossig, venne immobilizzato l'addome con iniezioni di morfina e applicazione di vescica di ghiaccio sull'ipocondrio sinistro, la. temperatura la sera. del 12 arrivò a 37° e 6, dopo tre giorni r itornò al normale. Si seguitò la dieta liquida e l'immobilizzazione con ghiaccio e sei ceutigrnmmi d'oppio, 1n·o die. L'infermo si alzò da letto il 10 aprile e il 18 uscì completamente guarito. L'altro caso riguarria il tenente del ne alpini E ... G ..., il quale il 3 marzo a Derna riportò due ferite d'arma da fuoco, di cui una interessa.va. la regione g lutea destra ed un'altra. la regione del fianco sinistro, con foro d'entrata a bordi brunastri ed introflessi e foro di nsci ta con bordi irregolari ed estrofiessi nella regione glutea sinistra.. Arrivò nell'ospedale da. eampo in istato di shok, difesa. della parete addominale, addome tumido e dolente alla pressione. Il g iorno seguente si ebbe ritenzione di urina, temperatura 37° 1, polso piccolo, frequente; per cui venne praticata la ipodermoclisi ed immobilizzato l'addome con iniezioni di morfina ed applicazione della vescica di ghiaccio. Durante la notte il ferito ebbe senso di nausea. e singhiozzo: la. ipodermoclisi venne ripetuta per parecchi giorni successivi ; la temperatura. però ritornò a 11ormale il giorno 6 e cessarono il senso di nanseu. e singhiozzo. Il giorno 10 l'addome era completamente indolente; le ferite decorsero regolarmtinte. Il giorno 17 si ebbe una lieve elevazione di.temperatura (37°,4), dovuta. a sta.si fecale. Il 19 venne imbarcato sulla nave-ospedale ed arrivò in questo ospedale il 26 in buone condizioni. Nei primi di aprile si alzò da letto, mentre le ferite si andarono cicatrizzando. Avverti va un poco di stiramento alla coscia destra, per la ferita. riportata. alla regione glutea.
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o' AIUU DA Ft:oco, ECO.
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Venne dimesso guarito il 14 aprile. Gli altri due casi riguarda.no, uno il soldato B ..., che riportò fe. rita d'arma da fuoco all'ipocondrio sinistro con solo foro d'entrata sul prolungamento della linea ascellare anteriore, per cui venne im· mobilizzato l'addome; non si ebbero g ravi sintomi di risentimento peritoneale e dopo 6 giorni si alzò da letto e venne quindi trasferito in quest'ospedale, dove venne praticata la radiografia. Questa rivelò la presenza di un proiettile Ma.user sulla faccia interni\. della. fossa iliaca sinistra, e siccom,e non dava alcun disturbo non venne asportato e fu inviato in patria guarito. L'altro, l'ascaro G ... , che il 23 aprile riportò ferita d'arma da fuoco con solo foro d'entrata in corrispondenza dell'ipocondrio sinistro con risentimento peritoneale. Gli venne applicata la vescica di ghiaccio e furono praticate iniezioni di morfina, e, dopo una settimana, cessarono i sintomi di risentimento peritoneale. Trasportato in questo ospedale, con la palpazione profonda. si suscitava dolore in corrispondenza della. fossa iliaca interna destra. La radiografia. mostrò la presenza di un grosso proiettile in questa regione, ma siccome non provocava alcun disturbo, non venne estratto. L'ascaro fu dimesso del tutto guarito alla fine di maggio. Le altre 12 ferite all'addome interessR.rono i varì quadranti di esso, e benchè non av68sero presentato sintomi gravi d'infiammazione peritoneale, pure non si può escludere che alcuna di esse sia :;tata penetrante~ considerando specialmente che il grosso proiettile Mauser difficilmente perfora le pareti addominali, senza ledere il peritoneo parietale. Tra esse ricordo quella riportata dal soldato B ... , del 57° fanteria, con solo foro d'entrata. alla regione dell'ipocondrio sinistro, prtlsso l'arco costale lungo la. linea ascellare anteriore. F erito il 12 marzo entrò in questo ospedale il 17. Dal tramite della ferita veniva fuori secrezione purulenta, ed introducendovi lo specillo esso si dirigeva obliquamente all'interno. Il ferito il 24 accusa.va forti dolori all'addome, per cui il 1° aprile, previa anestesia locale, si incise il tramite fistoloso arrivando fin dietro il muscolo retto, dove nello spazio preperit.oneale si estrasse un pezzo di cuoio del cinturino, che sosteneva la suppurazione. Questa infatti diminuì rapidamente e la. piaga della parete addominale si ricopri di buone granulazioni. Uscì guarito il 21 aprile. In una delle ferite interessanti il perii neo, lo scroto e la base del pene venne praticata una plastica., che coprì la vasta perùita di sostanza, senza arrecare disturbi funzionali.
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REIW!OONrO OLtNIOO DEI Fl!:B.ITl o' ARMA DA FUOoo, BOO.
La ferita della vescica riguarda il soldato C. del 18° fanteria, con foro d'entrata nella regione della fossa. iliaca. destra e d'uscita nella. regione glutea sinistra. Dal foro d'entrata. poco a.I disopra. dell'arcata crurale desLra gemeva. !pus ed urina, per cui si applicò un catetere a permanenza e si praticarono giornalmente lavagg i vescicali antisettici. Ferito il 9 novembre ed entrato il 16 gennaio dopo circa no,e giorni, si tolse il catetere a permanenza e lo si applicò ogni sei ore. Il 30 la ferita ve;;cicale era chiusa completamente, per cui si sospese il -cateterismo. Uscì guarito del tutto il 25 febbraio.
Ferite degli a1·ti. Numerose furono le ferite agli arti, specialmente quelle interessanti le sole parti molli, che in gener ale guarirono abbastanza rapidamente, alcune anzi senza alcun intervento, perchè, per la rapida disinfezione con la tintura di iodio praticata. nei !)Osti di medicazione, la. magg ior parte decorsero asetticamente. In poche, che per il lungo tramite o la permanenza di proiettili e stracci di abiti erano infette, si dovettero prnticare sbrigliamenti e raschiamenti, che spesso si ripet.erono. Vennero complessi va.mente estratti 41 proiettili delle varie reg ioni . Molti d ì tali proiettili avevano causato fratture più o meno comminulive, p er cui contemporaneamente si dovette praticare la riduzione dei monconi ed applicare apparecchi immobilizzanti. Nei casi in cui per la difficoltà di tenere bene a contatto i frammenti non bastò il semplice apparecchio immobilizzante, si procedette alla osteorafìa, di cui se ne dovettero eseguire sei. La prima riguarda il soldato V. del 1° regg imento genio, il quale riportò il 26 ottobre 1!'111 uua ferita d'arma da fuoco al braccio sinistro con foro d'entrata nella faccia. anteriore interna 3° inferiore e foro d'uscita largo ed anfrattuoso di quella postero-esterna 3• medio con frattura comminuti va della dia.fisi omerale e flemmone consecutivo. Dopo di avere asportato numerosi frammenti ossei ed eseguita una larga ed accurata disi n fezioue, in modo da vincere il flemmone, si constatò che le estremità. dei due frammenti non venivano a contatto per l'interposizione di fibre muscolari del bicipite. Il 19 novembre, previa cloronarcosi, :ii allargo il foro d'uscita della faccia posteriore e lussati all'esterno i frammenti ossei si allontanarono i . fasci muscolari che li coprivano e si asportò il giovane callo che su di essi sì era. andato formando. Tali estremità vennero resecate in
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modo da fare un gradino in ciascuna di esse e vennero sutura.te con doppio filo d'argento. Si applicò l'a.ppa.recchio amidato fenestrato con stecca ad angolo,. che venne tolto dopo circa. due mesi, constatandosi la perfetta consolidazione della frattura, con accorciamento dell'omero di appena 2 centimetri. Si notò però che esisteva. ipoestesia di tutto il margine cubitale della. ma.no e dell'avambraccio, iperestesia. delle prime tre dita, le qua.li era.no distese ed impo11sibilitate a flettersi. Il pollice era. in abduzione ed ipotrofico. Tutta la. mano prendeva. l'aspetto della co• sidetta mano da aci,mmia, caratteristica delle lesioni del nervo mediano. L'infermo migliorò molto con il massaggio, la cura. elettrica e quella dei fanghi. Rifiutò però l' interve11to per praticare la sutura nervosa del mediano. Il caporale maggiore S. del 4° bersaglieri riportò il 16 maggio a Rodi una ferita d'arma da fuoco al braccio sinistro, con foro d'entrata. al 3° superiore del braccio faccia interna, e foro di uscita a bordi fra~tagliati estrofl.essi al 3° medio faccia esterna, con frattura comminutiva e consecutiva suppurazione. Vennero in primo tempo tolte le schegge mobili necrotiche, ed il 1° giugno, !quando fu vinta la suppurazione, fn ampiamente aperto il focolaio di frattura e furono regola.rizzate, resecandole a. baionetta., le estremità dei due principali frammenti, che vennero suturate con filo metallico. Le altre schegge mobili della diafisi ancora unite al periostio furono riunite con due nodi di filo metallico, e venne applicato quindi apparecchio immobilizzante fenestrato con stecca a.d angolo. La ferita chirurgica ed i fori si chiusero dopo circa due mesi: quando si tolse l'apparecchio, si constatò con soddisfazione che i monconi ossei era.no consolida.ti da. callo robusto. Col massaggio e con cure elettriche si rimediò alla. lieve anchilosi del gomito, sicchè il ferito completamente guarito venne dimesso alla fine di agosto. L'ascaro B. riportò ferita. d'arma da. fuoco alla coscia sinistra. con frattura. del femore, per cui, ridotta la. frattura., venne applicato apparecchio immobilizzante con estensione. Constatato però dopo circa due mesi che il callo non si era formato e ritentata la. riduziClne sotto narcosi con la strofi.nazione dei capi fratturati, anche essa riuscita infruttuosa, si intervenne mettendo allo scoperto i monconi fratturati, recentandoJi e suturandoli con filo metallico. Dopo altri due mesi si ottenne la consolidazione con accorciamento di circa. 4 centimetri. L'ascaro W ... riportò ferita d'arma da fuoco alla gamba sini• stra con frattura. comminutiva aperta al 3° medio della tibia, per cui
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estratte le schegge ossee mobili e disinfettata la ferita, siccome i monconi erano tagliati a becco di flauto, in modo che non si potevano tenere a contatto e ):li sarebbe rischiato di ot.tenere un pseudoartrosi o un forte accorciamento, regolarizzati i margini di essi, vennero riuniti con sutura. metallica. Dopo circa due mesi si ottenne la consolidazione ossea con accorciamento di appena 1 centimetro. Molto più grave fu la frat,tura di ferita d'arma. da fuoco alla gamba sinistra riportata dal soldato C... del 57" fanteria. Oltre la frattura doppia della tibia e del perone al 3° superiore, si ebbe notevole perdit-.a di sostanza ossea della tibia, per cui i due fram menti non poterono essere in un primo t empo avvicinati anche perchè al suo arrivo in questo ospedale la ferita era infetta e dava mol ta secrezione. Quando la suppurazione fu vinta. e l'arto si prdsentò in buone condizioni, sotto narcosi venne riaperto il focolaio di frattura., a.sporta.udo il ca.Ho fibroso, che si era formato fra i due capi fratturati distanti circa 4 centimetri e che avrebbe impedito sempre la consolidazione ossea.. R esecati i monconi e praticati su di essi delle -opportune intaccature, vennero riuniti con sutura di filo metallico. Constatato dopo circa un mese che la testa del perone lussata allo esterno usurava. i tessuti molli e minaccia.va di impedire la consolidazione, venne con nuovo intervento resecata e praticata la sutura metallica di essa al moncone centrale della tibia. La consolidazione ossea è bene avviata, le ferite ormai chiuse e non resterà che un accorciamento di 4 centimetri.
Il sergente L ... dell'lle> bersaglieri riportò ferita. d'arma da fuoco all'arto superiore sinistro con frattura. comminutiva. dell'omero al 3' medio e doppia. al 3° medio del radio e del cubito. Venne ricoverato in primo tempo nella. R. clinica chirurgica, diretta dall' illustre prof. Tric0mi, dove opportunamente curato con l'immobilizzazione perfetta. dell'arto, non solo si ottenne la consolidazione dei capi fratturati in buona. posizione, ma. la conservazione dei movimenti articolari del cubito. Il soldato Z ... del 79' fanteria riportò in seguito a ferita d'arma da fuoco frattura commìnutìva del 3" inferiore del radio destro e recisione dei tendini estensori. Praticata la sutura di questi e la riduzione dai frammenti ossei, gli fu applicat.o apparecchio immobilizzante. Constatato però, con la radiografia, che fra i due capì fratturati intercedeva una grossa scheggia, posta obliquamente, e che ne impediva la consolidazione, sotto narcosi venne riaperto il focolaio di frattura, asportata la scheggia ossea lunga 3 centimetri e rimessa in
RENDICONTO CLISICO DEI FERITI D'ARMA DA FUOCO, ECC.
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buona posizione fra i due frammenti, tentando così un vero innesto e.utoplastico, Fummo fortune.ti di vedere dopo circa un mese che la detta scheggia non solo non venne eliminata, me. prese vitalità e consolidazione con i due frammenti, che in tal modo ristabilirono la funziona.lità del braccio. Fra le fratture comminutive del gomito sono importanti quelle riportate dai soldati C..., e B ... , che non ostante le molteplici schegge e l'infezione consolidarono bene con anchilosi angolare. Fra. le operazioni eseguite sugli ammalati per malattie chirurgiche provenienti dalla Libia., ricorderò quella di un caso di mastoidite doppia con ascesso estradurale, operato dal prof. Alagna con trapanazione della mastoide, apertura. delle fosse craniche e del seno, guarito completamente non ostante fosse stata. complicata da polmonite. Mi è confortante consta.tare che in seguito a te.li svariati interventi ho potuto conservare arti, che per lò stato d'infezione in cui pervennel'o, sembra.vano destina.ti alla demolizione. Lunghe modificazioni, pazienti cure, piccoli e replicati interventi valsero e.ilo scopo, e le tre sole amputazioni che dovetti eseguire con rincrescimento le feci, quando ho visto minacciata dalla infezione progressive. le. vita dei feriti. Sento il dovere infine di ringrazia.re il tenente medico Ciulla professor Mario, il qua.le sin dai primi giorni mi fu collaboratore intelligente e zelante ed infaticabile, tanto de. rendermi molto più facile l'enorme lavoro, che con piacere abbiamo ultimato. Palermo, gennaio J 913. Dott. AME?>TA AKTo~xNo CIJJ>iltm n nwdico.
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NEVROSI E PSICOSI IN GUERRA I NOTA Per il capitano medico P. Consiglio, dell'ospedale militare di R oma, assist.ente onomrio alla clinica de lle m alattie nervose del prof. G. MINOA%Znn.
].
Questo argomento è di notevole importanza, n on solo per la medicina militare, m a anche nel campo della psichiatria sociale: raccogliere t ntt.i i casi di manifestazioni morbose della psiche o di turbe nevrotiche che in un lnngo periodo di guerra si ~ono osservate ; indagarne le forme, gli aspetti ed i rapporti con determinati fattori i nerenti alle speciali condizioni di vita e di ambiente, ed il valore - occasionale o d eterminante - di uno cime emot.ivo specifico, e dei disagi di guerra e dello strapazzo fi sico o delle into;;sicazioni autoctone in periodi di disagio grave (per esempio negli assedii o in trincea); e poi, mettere in luce specialmente ìa efficienza dell'elemento bio-antropologico, e la importanza fondamentale della indagine anamnestica, e del fattore eredo-costituzionale: tutto ciò .a me sembra giustificare le presenti ricerche ed osservazioni, e dare un certo valore a questo cont.ributo. '11 anto più se consideriamo che, dopo la guerra russo-nipponica - nella quale furono praticate le prime osservazioni sistematiche sull'argomento - questa nostra è stata la prima guerra. che abbia. permesso ripetere tale studio, n on per ritrovare note nuove o vie div erse nella conoscenza umana, ma. per completare ed integ1·a.re q uesto capitolo di medicina sociale e militare. La qual cosa ha importanza sopratutto per le ragioni curative, e specialmente per i modi di prevenzione d i tali turbe neuro-psichiche, i quali vanno da una raziona.le organizzazione dell'assistenza psichiatrica in guerra alla profilassi morale dei dé1·acin4s dall'esercito.
II. In tempo di guerra le malattie mentali e n ervose dovranno moltiplicarsi, perchè le medesime cautie che agiscono in pace si intensificano nella loro azione pertnrbatrice (fatica, calore, d isagio d'ogni sorta, disciplina, patemi varii); ma. altre se ne aggiungono, quali: lo scarso allenamento delle classi anziane, la paura. della morte, il do-
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!ore della. lontananza, e sopra.tutto il modo attuale di combattere che, assieme al temperamento moderno più impressionabile e meno guerresco, dovranno aumentare le détentes nervose e menta.li, in modo sconosciuto per il passato (1). Le battaglie, terrestri o navali, d'oggidì, si assomigliano a. dei grandi cataclismi abbattentisi sull'umanità, e è. la fa.çon des cata.stropbes cosroiques (2) (Ia.coby di Orel), nel fra.gore immenso delle numerose artiglierie, e nel crepitio assordante delle fucila.te che spazzano in un baleno centinaia di uomini insieme, prima che si scorga il nemico, o nello scoppio delle mine poderose che sovvertono e squarciano la terra seppellendo intere compagnie, o nelle ritirate rlisastrose sotto la. furia dei proiettili nemici e con lo incalzare minaccioso dei vincitori, o nello affondare rapido di una corazzata. insidiosamente silurata, con tutta la popolazione di armati che pochi istanti prima l'animava; e, negli assedii, l'ansia dell'attesa e la tensione della vigilanza, e gli strapazzi delle vedette notturne, ed i sùbiti furiosi assalti, e gli e ffetti spaventevoli dello scoppio dei grossi proiettili dei cannoni da assedio o delle corazzate, cui oggidì si aggiunge l'impressione paurosa e sbalorditoria di un improvviso bombardamento dall'alto, per opern di aeroplani e dirigibili, contro i quali non riparano nè mura nè trincee 11è tettoie o fossati (3). Ne deve conseguire,idi necessità, il sorgere di numerose forme nevrotiche e psichiche da choc mora.le, a sindrome isteriforme, a. tinte depressive, specialmente per la. disposizione angosciante che tanti soldati, dalle industrie, dai commerci, da.Ile professioni varie, portel'anno con le classi anziane; e, sopratutto, con le att itudini nevrotiche che indubbiamente hanno molti, in realtà anormali o ncvropatici, ma sino !!_.~ora in latenza, o non discovertii ma rhe il trauma morale o gli l)
(1) • Fra gli orrori dello guerra ... vi sono una' serie di cause particolarmente atte sviluppare la follia nei cervelli più predispos ti ... L'alrcolim:o e gli 11busi sessuali e.prono la ae.r ie etiologica (negli ufficiali); poi sopragg iungono lo 11trnpozzo e le fatiche del bivacco, le privazioni d'ogni specie; infine il gran colpo: l'emozione del combattimento, la vista del eangne, dei feriti, degli onori della ritir ato. .. , . (MARCOU. - No~• de VUe,.,.e et de Rmaie, in Archives gfoé,:alea de m édecine, 23 moggio 1Y05). (2) ,, Nelle guerre moderne li pericolo, la morte, si presentono sotto forme m1oye, •tre.ne, una specie di c:ataatrofe cosmica; le fo1rno nuove della morte, forme di cui non Ili ha ancora l'abitudine mentale, e gli stati psicologici che esse creano, influiranno certo sulle condiitioni psico-fisiche e sullo patogeneRi della morbilità nervoM, e li creeranno fol'll8 delle forme morbose nuove isteriformi , . (IAOOllY). (3) • Comme dane les grande einietres collectifa, en effet, ont voit des eoldota éperdus, aflol~, fuirautomatiquement devant eux, égnrée, incoscient.a, hallucinés parfoie, ne eachant plua ce qu'ils font, en proie è. cee nouvellee formea de maladies, apparentées aux n 6 ~ traumatique,1 et hyetériquee d'origine industrielle • , (I.AcoeY), 8
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Gi-Orna~ df med~ina mili/art. -
Fase. I.
:SEVHOSI E P ICOSl lN GUERRA
stimoli fi sici d'ogni sorta disvela.no ed acuiscono. Ben poco però s1 e pubblicato in proposito; e può ben dirsi che, a. parte qualche accenno isolato di alcune osservazioni fatte nella. guerra ispano-americana ed anglo-boera,gli studii sull'argomento datano dalla. guerra russo-giapponese, e si riferiscono in piccola parte ad osservazioni sommarie fatte sul teatro di guerra, ma specialmente a quelle praticate negli ospedali di riserva (per esempio a Karbin), o della madre patria (sopratutto a Kiew e Mosca) . La guerra russo-giapponese, intanto, ha. messo bene in e videnza molte cose che debbono a:ssai ammaestrarci, col gran n umero di alienati cbe q uei conflitti titanici fecero manifesti e provocarono; quei risulta ti ùebbono imporci provvediment i razionali sin dal tempo ài pace (1), pur tenendo -conto dell!i grande importanza cho l'alcoolismo aveva per molti russi, e del fa tto che per essi la guerra. era impopolare - mancando quindi quell'ent usiasmo che innalza il tono della personali tà e rende più lievi le fatiche ed i disagi - e per essere il teatro della guerra a troppo grande distanza dalla patria, la qual cosa acuiva gravemente il senso nostalgico e deprimeva. specialmente i numerosi riservisti, per la maggior parte con famiglia., che formava.no il grosso dell'esercito, meutre che per gran parte l'esercito staoziale, più allenato e di giova ni, sta.va in patria per fronteggiare qualunque evento. Quindi la maggioranza delle osservazioni cliniche si debbouo a.gli ufficiali medici russi, ed ai sanitari russi degli ospedali di riserva.. Non furono però riscontrate forme speciali di psicosi, ma si osservò: apparizione rapida della paralisi progressiva poco tempo dopo aver contratta la. sifilide: frequenl!a assai grand~ di allucinazioni acustiche, ed anche visive, per lo più di natura al coolica (istero-tossica'!); infine forme a.cute di confusione mentale, spesso con agitazione, della durata di una quiudicina di giorn i, magari facendo posto, di poi, a d un q uadro morboso classico (2). L 'alcoolismo cr onico era più frequente negli ufticiali e nei riser visti; tra- i soldati di le va in vece spesseggia van o le psicosi epilettiehe (B). ( l) )!a urvi. nozione s'irn po ne sopra.tutto al servizio st,nitario presso t utti gli eserciti, e cioè che ciascuna armata deve possedere uno. orgs.n izzo.zione ~pecio.le, d e11tino.ta: 1° . in pe.ce, o.d oliminn.ro prontamente gli A.l ien,iti od i oandidnt i allo psicosi; 2° in guerra, a raecogliero, per iziare e c urRre sub ito i cnsi di psicoRi provocat i d oi p er turba.menti intensivi delle g uerre m oderne. ( C.BAVIGl'fY di Val-do-Grlìco). (2 ) EnMA KOli'li', - Osseroazioni cU 257 alienati tra i combattenti rm~i. (Vedi E n oéph.ale, 1907). (3 ) AWTOlt.RATON delegato della Croce R ossa tedesco. por il n uLrimen to, t,ro.tta11,unto ed evacunzione dei milita ri im puzziti tlurante la guerra.
NEVROST E PSICOSI IN Gt;ERRA
Nei soldati, le. frequenze. delle ve.rie forme di psicosi fu la seguente: psicosi aloooliohe, confusione allucinatoria acuta (da fatica. e d11, colpi sole), psicosi epilettiche, paralisi generale (e demenza. precoce?, (1) ; negli ufficiali invece paralisi progressiva e psicosi alcooliche tRoubinovitch). Un altro medico, l'Ozeretzkowsky, potè osservare uhe fra i militari russi i disturbi psichici furono più frequen ti nell'esercito attivo, che nelle retroguardie e nelle riserve; in quello predominavano le psicosi nevrasteniche, in queste le varie forme alcooliche. L'influenza delle gravi emozioni guerresche spiega come la maggior parte degli alienati abbiano presentato una forme. o uno stato depressivo, fina.nco d1 stupore, sì che le varie forme di psicosi si siano avvicinate e.l cacltet comune di una psicosi traumatica. (o da spavento); ta.nto più che alle neurastenie da t,rauma, durante la guerra, con grande frequenza si associarono sintomi psichici penosi. Lo studio etiologico spiegn. pure: la frequenza maggiore di queste psicosi traumatiche negli artiglieri; delle psicosi in genere, e delle forme depressive in ispecie, tra i riservisti, dall'età di 31-40 anni; la. maggior gravità nel corso dell'epilessia, e nelle sue manifestazioni a.ccessionali, durante il soggiorno nel teatro di guerra.; e le. analogia sintomatica di molti ca.si con le così dette dette psicosi da esaurimento (del Krapelin) (stati confusionali od amenziali), spesso frustre se manifestatesi in soggetti senza tare eredita.rie o degenerative. (Ermakoff, Lubarsky, Soukhanoff, Iacoubovitch, Chaikevitch). Nellefo1·me allucinatorio-delirant,i, il delirio spesso aveva. rer soggetto gli avvenimenti del111. g uerra, come nelle psicosi traumatiche ed isteriche (Ozeretkowsky). 'l 'utti i paralitici progressivi studiati da.ll'Erma.koff durante le. guerra, nell'Estremo Oriente, divennero ma.lati conclamati per le condizioni penose della vita militare in campagna, e solo pochi anni dopo la infezione luetica; ben presto, e rapidam'3nte, apparivano sintomi gravi, e con frequenza allucinazioni; infine, la malattia. debuttò assai spesso col qua.dro ingannernle della. confusione men tale acuta (e la stessa cosa deve essere surcessa con la demenza precoce dei soldati, che tanto spesso, in seguito a forti influenze esterne, assume la forma di confusione all ncinatoria\ Lo Ohaikevitch ebbe pure campo di notare la frequ enza probabile di stati epilettiformi od epilettici, fondandosi sulle notizie anamne(1) È strano che i colleghi russi non parlino di cosi di demenza precoco, che invece si può l'iscontrare non m olt.o raraiuent.o fra i soldati, e che i colleghi frnncesi spesso doscrivono, sopratutto n ei battag lioni d'Africa e nei Corpi d i prova: probnbil1.llente era.no tali molti dei CMi assognati a lla paralisi progressivo., tanto rara sotto i 3 o anni, e qualcuna delle forme di così detta confusione alluc inatoria acuta o di
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NEVROS I E PSI COSI IN GUERR A
stiche; ma. soprat11tto ebbe agio di conferma.re i l quadro pa.rticolaredella. debolezza p~ivofisics notata da alcuni medici tedeschi, e ohe si manifesta dopo qua.lche affezione somatica., cui egli diede il nome di ce.~thenia comwne a. causa dell'assenza. del disturbo menta.le accusat,o· dai soggetti: la t rovò, però, in uno scarso numero di oasi. Ed invepe· la maggior parte delle forme di alienazione possono conglobarsi, secondo il suo parere, nel tipo clin ico della vesania depressiva stuporosa, del resto constatabile anche nel tempo di pace (1) (analoghe cioè a_lle forme illustrate dal Saporito q ua.le tipo di pazzia nei militari), però a ssai più frequente e più grave (e che, come nei casi del Saporito, debbono ripetere, probabilmente, la loro genesi da intossica.menti va.rii d'origine intestinale, da. fatiche fi siche, ed anche di natura _infeziosa). Ed invece - egli aggiunge - è difficile notare 1l'influenza immediata della. gue1Ta sugli ufficiali, perc hè la maggior parte di essi hanno sofferto di malattie nervose o mentali (non da noi !J o erano predisposti in un modo o nell'altro (lues, alcool, arteriosclerosi). R iguardo alla varia frequenza;di queste forme morbose, il Minor, osservando 26950:;feriti e mala.ti che passarono per Mosca, dei quali 1350 ufficiali, trovò 1908 soldati infermi di malattie nervose, cioè il 7 1[2 p. 100 !, ed invece ben 404 ufficiali, cioè il 30 p. 100! (alcoolismo e sifilide); di queste malattie nervose i l 71 p. 100 erano nevrosi èiatrauma, negli ufficiali il 56 p. 100 soltanto; il resto d'origine tossiiitfettiva. Nella sezione psichiatrica dell'ospedale milit are di Port· Artbur furono curati 39 militari, su 52 mila. uomini (0,75 p. 1000), dei quali 20 a mmalatisi durante l'assedio (0,38 p.1000); in tutti c'erano segni di degenerazione fisica e psichica; nella anamnesi si riscontrava lues, o alcool, o tare ereditarie nenropsicopatiche, o combinate. Ivi le psicosi più frequenti, e col cachet depressivo speciale, furono: l'amentia di Meynert o disnoia di Korsakov (7 casi) (che noi potremo dire confusione mentale, o d1;1menza precoce più probabilrr:ent.e), la. melancolia periodica - 6 casi - (p8icosi cyclo.çthimica), e le psicosi neurasteniche (4 casi) (Vladytchzko). Appunto di padicolare interesse sono stati gli studii sulle forme psicopatiche osser vate durante tale assedio epico: anche qui l'aumento (I ) Egli sorivevB che n ei soldati predominava tale forma di psicosi, non riportabile ad una qualcbo forma definita, e del resto da lui osservata anche prima d ella guerra; esaa è più o mono grave, ed in genero gli ammalati si ristabiliscono in un tempo piì'I o meno presto. Ma vide anche paranoie acute, confuaio,i..i mentali acute, melancolie, n evrosi traumatiche, isterismo; le allucinazioni e i dolirìi in 10 su 25 avevano per sogget to gli avvenimenti delle. guerra. Quindi questa o le condizioni specifiche del!& 1'ita militare, e del servizio, possono ben provocare affezioni psichiche fra i 11oldatL
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-men11ile fu notevole e specialmente alla fine dell'assedio, per il moltiplicarsi e l'intensificarsi di tutti i fattori perturbanti, dalla fatica al patema della guerra, ne!Pansia continua. e nell'aspettazione anche angosciosa. deJl'aggua.to, dell'assalto improvviso, dello scoppio catastrofico d'una mina, della sorpresa. nel sonno, con le torture della fame, e il moltiplicarsi delle malattie infettive ed esaurienti. Ma presso tutti, per la legge generale che, in fondo, gueste cause perturbatrici dirompono l'equilibrio dei sistemi instabili, scarsi di pot~nziale, o di atti:vita. reintegrativa, - vale a dire disvelano, aggravandole, le manchevolezze origina.rie della personalità, - si potevano quasi sempre riscontra.re note degenerative e fa.ttol'i anamnestici importanti nella storia individuale o filetica, e, nella gran parte del!~ forme psicosiche, il solito cachet depressivo, od anche stupor0so. Su 42 casi studiati, in 26 la malattia mentale si sviluppò rapida, per lo più dopo un fatt o emotivo, od anche dopo fatti banali; in 22 c'erano sintomi di grave depressioHe distimica: furono studiati - oltre quelli accennati di sopra - 4 ca.si di psicosi alcoolica, 3 di psicosi traumatica, 2 di demenza precoce tipica ed 1 di psicosi epilettica. Parecchi casi, interessantissimi per gli effetti ambienta.li, erano di confusione allucinatoria acuta, forse su base epilettica, con mi.sdeismi tentati o mancati, prendendosi i compagni per giapponesi investitori (per lo più nelle trincee). A.nche qui, .mentre negli ufficiali e riservisti predominava.no le forme alcooliche o sintomi precoci di mete.sifilide, nei soldati si avevano sindromi depressive traumatiche, episodi psicopatici dei degenerati, acnzie psi-coepilettica o psicoisterica, e manifestazioni di demenza. precoce sino allora latente. Ma se la guerra non creò psicosi speciali - ed in ciò sono perfettemente d.'accordo col Soukhanoff - è certo che valse molto a. far manifesta.re assai più presto i disturbi mentali, ad esempio nella. demenza precoce e nella para.lisi progressiva; inoltre i sintomi isolati delle psicopatiti, nei soldati di ritorno dall'Estremo Oriente, si esprimevano in modo assai più accentuato, dando talvolta un quadro classico dell'una o dell'altra. sindrome. Nell'asilo privato del Lakhtine, in Mosca, nel materiale clinico si t rovava.no molto più di casi di demenza primitiva degli adulti, con combinazione particolare di sintomi fisici, che ricorda.vano specialmente la para.lisi generale, la qua.le pe:-ò doveva. essere eliminata., per come dimostrava l'osservazione ulteriore ; sintomi che però poteva.no essere riferiti alla demenza precoce. Proba.· bihnente, aggiunge il Soukhanoff, molti di questi malati, sopra.tutto i nevrotici, 110n avrebbero ma.i avuto psicosi vere e proprie se non fossero a.oda.ti alla. guerra: e, forse, le fasi iniziali della demenza pre-
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\;QCe e della para.lisi progressiva. sarebbero durate più a lungo, e con maggior quiete sintomatica, nel periodo prodromico, o di latenza ap· parente. Il dottor Vialatte (Tli. de Lyon, 1911, Les rnaladies numtales dans les année.~ en campagne) ha pubblicato di recente uno studio sintetico di tutte le osservazioni fatte da tanti autori sulle psicosi durante la guerra in parola. Egli conclude il suo studio cosi: lo stato di guerra determina negli eserciti un aumento delle psicosi dal 0,5·0,8 p. 1000 (di pace) al 2-2,f> p. 1000. Nella maggior parte esse appaiono nei soggetti presentanti pre· disposizioni ereditarie o ccstituzionali. Le fatiche della campagna, le privazioni, il sonno, prepara.no il terreno. Le emozioni violente, le infezioni, le intossicazioni esogene ed endogene, in partieolare l'alcool, determinano lo scoppio della psicosi. E s1~te una categoria di disturbi mentali che ev0lvono generalmente secondo il tipo confusionale, dovuto all'azione sul sistema nervoso delle grandi esplosioni. Non c'è una psicosi propria alla guerra, ma predominio marcato degli sta.ti depressivi. Queste conclusioni riassumono nella massima parte le osser,a· ~ioni che si possono fare nello studio dei molteplici casi di nevrosi e psicosi sviluppatesi in tempo di guerra negli eserciti combattenti. La neurastenia. è assai frequente neg1i ufficiali, sopratutto a forma cerebrale, talora anche a forma dispeptica, od anche associata all'isterismo, per lo più da. trauma (Boigey) (1). Modificazioni im portanti nello stato mentale di parecchi soldati furono osservate pure prima de!le battaglie, ed anche nello stato morale, con agita7.ione emotiva., che è pericoloso substrato di quel pànic0, collettivo diffusibile con estrema rapidità, cui si debbono spesso i disastri guerreschi; tali condizioni morbose, invero, si acce.ntuavano e si estendeva.no nelle ritirate preci pi tose e nelle fughe sotto il grandinare degli shrapnel.v nemici. Prima di qualche grossa bRttaglia il Soukha(1) Il Boigey, a parte la guerra, trova la neurastenie. frequentiaeima nelle colonie fra gli ufficiali, pereino_nell'SO p. 100 di essi. Ce.use predisponenti: l'eredità neuropatica. o d iates ica; poi gli eeami, i concorsi, la responsabilità, i lavori speciali, il sunn.!nage p1icbico, la cattivo educazione delle. volontà, ecc., e poi l'alcool, le. lues, l 'arteriosolerosi, il taba<'co, le passioni, le preoccupazioni a ffettive o di interessi (il disagio ses~
suale e la vita par ticolare della colonia, con maggiori e più vivi attriti, e varie cause di disagio morale costritivo, come ai è potuto osservare in Libia d.o po le operazioni. di guerra).
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noff notava, oltre alle classiche modificazioni funzionali interne descritte da.I Mosso nella Paura (poliuria, pollachiuria., diarrea, sudore freddo), che il corso del pensiero si accelerava, il tono sentimentale diveniva sgradevole, appariva. uno stato di agitazione emotiva, la suggestibilità aumentava, nei casi più gravi si osservava pure un affievolimento del senso morale, gli organi sensoriali si facevano iperestesici, il polso ed il respiro più frequenti. Io genere questi disturbi cessavano al principio della lotta, quando l'animo si accende e la furia. guerresca travolge ; ma si ripresentavano, ed in modo allarmante (facilmente comunicandosi dai più emotivi, da.i nevrotici suggestionabili) quando i riparti di truppe. erano obbligati a starsene sdraiati, in vigile attesa, per ore ed ore, mentre su di esse passavano sibilando sinistramente i proiettili ed il rombo cupo e lo schianto delle granate nemiche. Ma disturbi nervosi si osservano pure in molti feriti, sino alla forma clamorosa del delirio traumatico. ~ul campo di battaglia il soldato ferito è un ne1-voso, ,;cosso da!Ja paura, dall'imperioso istinto della conservazione, che lo mette alle prese con il suo cervello e il suo midollo congestionati, e con i suoi riflessi esii.ltati, donde la grande varia.bi! ità delle sue sofferenze dolorifiche nei varii casi. Alcuni sono taciturni, tristi, mnti ; altri piangono come bambini, o mandano alte grida lugubri come per dolori inenarrabili ; altri, iufine, sembrano allegri, e:;altati, scherzosi, d'nna ilarità morbosa che li costringe a ridere dol loro stato lamentevole. (Bonnette, Pres.qe médica.le, 31 maggio 1911: Stoì'ci.-1,ne et inse11Ribilité dit solcfot blessé ). TI Granju:x, riportando queste righe del Bonuett.e, scrive (Cacl1tcée n. 111911: L' état d' ame dit .!oldcit ble,qsé) che ciò non è d'accordo con q nello che egli O!'!servò nella guerra del 1870, nella quale egli non vide feriti piangere nè li udì gridare, ma una sola volta l i vide scherzosi, al principio della battaglia. di Froeschwiller, quando le sorti parevano favorevoli ai Francesi. Dopo non più, perchè era in tutti il convincimento della inutilità del sacrificio, e che la morte poteva essere una liberazione, un riposo da tante fatir.he, da tanti disagi, da tanti sacrifici dolorosi e di privazioni incessanti, cui presto si aggiunse la depressione profonda delle continue sconfitte e delle ritirate continue. ~olti erano stoici, insensibili, sicchè si poterono fare gran numero di operazioni dolorosissime senza anestesia.. Per cui, oltre al coraggio personale, si deve molto, nel contegno d el soldato ferito, alla menta, lità d1,lla truppa. . In complesso, molti di questi disturbi mentali, soprat utto per la impronta speciale di depressione, di ipobulia con intontimento µsi -
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chico, ed nnl,he alcune psicosi da. esaurimento secondo Kraepelin, (in c ui lo choc emotivo agisce precipuamen te), sono analoghi a quelli osservat i nei grandi cata clismi, nelle orrende cata strofi (scoppi di ge.s
n elle miniere con crolli di gallerie, ·incendii furiosi come quello del Bazar de la Cha.rité a. Parigi, inondazioni improvvise, gravi scontri ferroviari come quello della M6tropolitaine di Parigi, scoppi di mine o di polveriere, ec:c.). Nel campo militare sono simili i disturbi nervosi osserva.ti nei marinai vittime di gravi accid enti a bordo delle corazza.te, come quello della J éna o della Libe1·fé in Francia, dello scoppio in un sottomarino come q uello della Foca in Napoli e simili. Così il Régis e il Laurés pubblicarono l'osservazione di un capo-cannoniere, della cora7,zata J éna, presentante sopratutto amnesia lacun are per 24 ore, persistente dopo la guarigione degli altri disturbi 11eHosi; ed, insieme, nno stato. d i confusione mentale subacuta con alluci nazioni notturne terrifiche, uditive e visive, con agitazione e periodi quasi stup')rosi per circa 11 gi orni ; disturbi analoghi a <JUelli che possono ri scontrarsi negli scontri ferroviari. Così pure il Matignon 1)0Lè studiare 2 casi, l'uno in persona di un volontario della marina francese, l'al tro di un ufficiale i taliano, durante l'assedio delle legazio:.ii, a Pekino, eia parte dei ho.JJew·.s, in cui, dopo lo scoppio di una grosi:;a mina, l'n no e l'altro seppelliti per una parte del corpo sotto le 111acerie per lo spazio di alcune ore: mentre prima avvertivano soltllnto dolenzie agli arti ed un gran senso di stanchez¼a1 qualche ora. dopo presentava.no grande irritabilità nervosa e poi una fase di eccitamento, con v iolenze verbali coat.te e r.osnienti, insonnia o sonno agi-
tatissimo, con incubi penosi, ed u n senso assai grave di stracch ezza continuato per circa una settimana, dopo la guarigione dello stato i pomaniaco durato tre o quattro giorni, snsseguito nel primo caso cl.a un altro bre,e periodo di abbattiment-0, prostrazione e sonnolenza. Interessante, da molti punti d i vi:;ta., è il confronto di tali disordini acuti cou le turbe nervose e mentali seguite al terremoto di Messina (D 'Abunclo, Gabbi, Lombroso, Neri, e1~c.) (1) : a nd1e qui, in seguito a quella form idabile emozione, la sindrome clinica fu immediata ed in genere sparì in poco tempo, con guarigione completa, anche in questo differenziandosi dalle co::nuni nevrosi da trauma; si trattava di neuro-psicosi da spavento, in predisposti, con parestesie ro u I ti pie e t urbe vasomotorie, fobie ossessi ve del te rremoto, depression e melanconica, insonnia, vertigini, non mancando in alcuni casi (1 ) Vocii lll u n1u, in Rif()t'ffla m.nlica, nn. Hl, Hl e 20 dol l!l0 2: Delle neuro8i da 1rau11.a.
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le allucinazioni, che del resto vi furono osservate da noi nei soldati di sentinella, di notte, nei punti isolati, con frequenti spari d'allarme. La sindrome di tali neurosi, sopratutto quella a tipo neurastenico
del Neri e Stierlin, r i3ponde molto alla sindrome nevrotica. consecutiva alle commozioni in guerra.
III. Che una emozione forte, o prolungata, o ripetuta., possa determina.re i11 alcuni sogget.ti disturbi nervosi va.rii a sindrome isteroide o nevrastenica., non vi ha dubbio: tutto quel moltissimo che si è scritto sulle nevrosi traumatiche sta bene a prova.rio, pur sceverando dalla massa. il gran numero delle nevrosi da. infortunio, in cui entra il fattore economico, l'interesse psicologico e pecuniario, come massimo coefficiente di turbamento e di rumina:i:ione morbosa. Le pure psiconevrosi funzionali possono avere genesi emotiva (da spavento secondo Kra.epelin e Strumpell, da choc morale secondo Oppeuheim ) ; da.I punto di vista pratico è poi indifferente c he tale urto emotivo attivi una latenza isterica, o produca una nevrosi speciale (o un -cachet speciale) da una attitudine nevropatica (De Giovanni) (1). Ma questa attitudine noi dobbiamo ammetterla per comprendére la esagerazione degli effetti da. parte di un diffuso choc morale; ed anche per intendere come, in complesso, nelle grandi catastrofi come quelle del terremoto di Messina in realtà non furono numerosi i casi di acuta nevrosi. Certamente, per la. guerra. debbono influire altri fattori, anche
senza giungere alla esagerazione esclusivista. di chi non vuol dare .all'idea o alla emozione pura una efficienza psico-nevrosigena, ma tutto riporta a fattori tossici: ma di certo le intossicazioni giuocano .una importanza. non piccola, su dei sistemi psiconevrosi di scarsa potenzialità o di tarda e deficiente attività reintegrativa. Vediamo ora che cosA. ci insegna l'esperienza. della guerra nostra in Libia, dal punto di vista delle malattie nevrotiche e menta.li dei nostri soldati durante la ca mpagna (2). I n un suo pregevolissimo studio (3) il prof. D'Abundo giusta.mente mette i n rilievo - dando loro grande importanza. - lo stato d'animo (1) Vedi in proposito, su questo stesso Giornale, una mia rivista sintetica sulle
N etlroai traumatiolie. (2) È bene notare che io, giunto in Tripoli l'll ottobre 1911 col primo scaglione, IOno rimpatriato il O ottobre 1912. (3) Turbe "Muro-paichiche COMeoutive alle commozioni della guerra italo turca, pub· blicato nella sua Rt11ù1ta italiana di neuropatologia, paichic,i ed elettroterap·ia. fase. ~
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dei nostri militari e le loro condizioni fisiche. R iguardo al primo fat• tore nota l'entusiasmo nazionale, che accompagnava sempre i soldati
partenti per la guerra. ; entusiasmo che tutti noi abbiamo visto e constatato sin dalla prima spedizione, che non si è mai smentito, che si alimentava delle ·vittorie e dai mille episodi di valore, che alcune tristissime pagine della ferocia turco-araba sui nostri poveri caduti esasperava, e che giungeva ogni giorno alle trince~ con la voce dei giornali, con i regali dell'Italia tutta, con i tanti biglietti di saluto e di conforto che moltissime signore e rngazze inviavano al grigio soldatino, e con le semplici feste che si organizzavano spesso nelle t rincee sì che il ,;oldato sentisse sem pre il pensiero della fam iglia e della patria, e l'interessamento benevolo e paterno dei suoi ufficiali, i quali con lui di ,•idevano i rischi e i per icoli, gioie e vittorie! La guerra è stata popolare, e, chi non aveva istruzione sufficieute per intend ere il valore politico della conq uista, sapeva però che si andava a combatter e i 11101·i, il tu1·(·0; ed in q uest' idea, della tradizionale guerra al turco, nemico della cristianità , le madri e le spose e le sorelle incoraggiavano i loro cari e traevano conforto e rassegnazione alla lontR.nanza. fra. pericoli e disagi. E nei soldati l'entusiasmo - espresso in tante lettere alle famiglie, veramente preziose dal lato psicol ogico, di cui molte pubblicarono i giornali - si esasperava dopo i primi agguati, contro il uemi1..:o insidioso e traditore, e per la maniera selvaggia di combattere che non è la guerra ordi11 aria; donde la rabbia che tante volte ho sentito esprimere dai feriti, sopratutto nell'ottobre e novembre, pe1· non poter pii1 vendicarsi dell' insidia e del tradimento, rabbia che derivava non solo dal fatto d'essere caduto a tradimento, ma anche dal disvrezzo per l'uomo nemico, dalla coscienza della propria superiorità civile. Ora indubbiamente questi stati d'ani mo, che elevano il tono della persouaJità, che mantengono più vivo lo ,;pirito d 'iniziativa e il senso della lotta, sono faUori d-i vittoria, non solo, ma valgono anche molto a far meglio sopportare disagi e rischi e fati0he e pericoli; il soldato che lotta, cosciente, per un'idea, lotta per sè stesso, e nella solidarietà si sente più forte, e ne fa. quistione personale, vale a dire entra. in campo anche il propr10 inte1·esse, (nel senso psicologico), che allontana i per icoli delle défa.illance.~ morali o nervose. Onde, se queste t,ut.tavia avvengono, se si hanno delle eccezioni - d ice benissimo il D. Abundo - « esse debl>ono psicologicamente ricercarsi nel fattore individuale » . 'J.lrattl\ndo di questo fattore individuale il detto autore considera , di esso, l'elemento organico, e q uello sentimentale. R ispetto al primo
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egli fa. due constatazioni, nelle qua.li non sono completamente d'accordo, e cioè: 1° i soldati mandati in Libia, se apparentemente erano tutti i u buone condizioni di sa.Iute, di fatto non lo era.no (« almeno nei miei casi >): noi possiamo dire che la visita preventiva aveva già prodotto unà.- selezione, oltre a quelli che periodicamente si mettono, per ogni reggimento, nella. categ0ria dei non atti alle fatiche di guerra; quindi non potevano esservi degli usciti da. poco da ospedali (sono militari nevrotici che dicono cose false anche a. noi, che però noi, medici dell'esercito, abbiamo modo di controllare, e smentire, con i documenti amministrativi e sanita.rii), o, se ve ne era.no, a vranno avuto infermità lievi, e di breve durata; non malarici da poco tempo, perchè i malarici si mandano per lo più in licenza o nei nostri depositi di convalescenza., e si dichiarano non atti temporaneamente a.Ile fatiche di guerra, mentre i militari che avevano presentato in Libia accessi malarici, di prima infezione, o recidiva di pregressa, erano rimpatriati (ma quante volte dei soldati, in cura per pochissimi giorni per un'effimera od una febbre da im ba.razzo gastrico, non ci dicono che hanno avuto 1~ malaria?). Sono d'accordo soltanto nell'affermazione che parecchi militari avevano contratto la 8ifilide nei luoghi d'imbarco, più spesso ulceri molli o blenorragia; ma i sifilitici, dopo il primo periodo di cura mercuriale, erano rimpatria ti per tenerli in lungo ri poso, ed anche molti dei venerei comuni, tanto più nei primi mesi in cui, per affluenza. di feriti, colerosi, tifosi e paratifi.ci, - oltre ai malati comuni di stagione - il bisogno di posti induceva più largamente a rimpatriare anche i venerei. 2° Ancora. un'altra affermazione, nella quale in parte non consento, per l'esperienza che noi medici militari abbiamo di quest e cose: che vi fossero dei soldati epilettici, nessun dubbio, ma sono quelli non disvelatisi in alcun modo, o che non accusarono alcuu ma.le, di cui - perciò - il medico nulla sospettava; ed invece noi sappiamo, con quanta frequenza e facilità, oggi, - per varie ragioni - i soldati, o le famiglie, accusano mali nervosi, vertigini, convulsioni, anche quando ci sia poco ùa credere, o si tratti di pretestazioni da parte di ipomorali e degenerati: comunque, essi sono mandati senz'altro in osservazione negli ospedali, ove si tien conto anche dei risultati dell'esame neuro-psicologico, ed antropologico, e dell'anamnesi raccolta dalle varie autorità. del paese di nascita. Indubbiamente non tutti lo sono, o possono essere riconosciuti, e parecchi anormali, od anche epilettici, possono resta.re nelle file, sopratutto i degenerati epilettoidi, per va.rie ragioni (che qui non è i I caso di esporre), e cb&
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tanto piu giustifica.no i nostri sforzi perchè si possa. addivenire a.d una. raziona.le larga profilassi morale dell'esercito, sopratutto contro i degenernti, amorali, impulsivi, che possono in date circostanze presentare crisi epilettoidi. Fra le ca.use ambientali, non dò importa nza specie.le alle condizioni climatiche (salvo una probabile influenza radio-attinica della luce sola.re, sparsa per l'atmosfera, e per cui dopo poco tempo di dimora, in Tripoli al meno, ho notato in moltissimi - e sopratut.to nei più nervosi ed impressiona.bili, - uno stato di illanguidimento nervoso, di sminuita energia psichica, specie volitiva, con acuita suscettibilità morale); invece grande peso dò, d'accordo col D' Abundo, alla vita speciale delle trincee. Nei primi mesi il lavoro era continuo, ed abbastanza faticoso, per quanto in molti vi fosse dell'allegria, o almeno della spensieratez1.a, e in tutti la persuasione che si era più sicuri dalle insidie ne· miche quando si fosse protetti da una buona cinta fortificata; me. gli allarmi incessanti, di giorno e di notte, l'attesa ansiosa, l'incertezza continua, le voci ripetute di prossimi attacchi, mettevano facilmente in orgasmo. Ciò, sopratntto (parlo di Tripoli) sino al 4 dicembre, e poi ad Ain-Zara per qualche mese ancora, e poi a Gargaresh, ed a Zanzur, poichè il nemi'JO non dava tregua; ma tali influenze iperemotive sopratutto nell'ottobre e novembre si manifestarono, perchè dall'oasi le insidie erano incessanti, ed incessanti gli spari, e continue le ricognizioni, durante le quali c'era da lamentare qualche perditr,., spesso non vedendosi da qual parte venissero i col pi, che perfino al di qua delle trincee col pi vano chi stava ad attendere tranquillo alle 01·dinarie occupazioni. Sopratutto era elemento turbatore il serviz io notturno di vedet.ta, quando la tensione vigilatrice poteva ben disorientare una mente nevrotica, allorcbè lo sforzo esaurisce, e ciascun rumore im pressiona, e tutto pare ombril. di nemico, e il deserto sembra popolarsi di fantasmi armati striscianti come rettili, e gli alberi sembrano animarsi, muoversi, venire incontro, precipitare addosso! E quanti falsi allarmi, quanti spari furiosi, ed un balzare precipiti, ed un correre alle trincee nella certezza dell'attacco, ed una furia di fucilate secche e di rombanti cannonate scuotere il silenzio notturno, propagandosi per largo tratto di trincee! Soltanto l'abitudine, alla lunga, temprò gli animi, rendendo più guardinghi e meno pron ti alle fucila.te, e la. persuasione di meglio poter danneggiare il nemico attendendolo, e di esser ù~n protetti e difosi dalle perfezionate trincee; ma, fìnchè le oasi erano in mano ai nemiei, non vi era sicurezza, non tregua, e poi troppo vicini erano i ricordi dolorosi del 23 e 2(3 ottobre, e la insidia tene-
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brose. e selvaggia., e l'rrompere furioso sulle trincee nel silenzio ingannatore della notte, senza che le vedette se ne accorgessero! Quindi, tale .s tato di tensione :nervosa doveva esaurire i sistemi deboli, dismorfici o ad equilibrio instabile e · dalla emotività facile, in che essenzialmente consiste la disposizione nevrotic:a, senza che, come ben dice il D' Abundo, bastasse a controbilanciarla. la suggestione, dirò tonica., da parte dei compagni allegri e spensierati, o più entusiasti. Però vi si debbono aggiungere - io penso - e sopratutto nei primi giorni, quando ancora l'abitudine non li aveva smorzato, e poi dopo la prima avanzata, - quando la vita a.Ile trincee della città si fece meno variata.,- · gli a.Itri fattor i psicoemotivi cui giusta.mente accenna. il detto A., e che ciascuno di noi ha ben potuto prova.re, ed analizzare in sè stesso, nella formazione di un disagio mora.le, cui però presto e facilmente attenuava, o cancella.va la. coscienza del proprio dovere, e la necessità dell'esempio agli altri, e la speranza di una prossima. fine, e la virtl4 entusiastica ed :incitatrice, della voce patria a noi giungente sopra.tutto con le calde frasi dei giornali, e la febbre dell'azione e della. lottti.. E cioè: « la lontananzti. della fa.miglia, sovente la mancanza di notizie, le lettere impronta.te I\ gravi preoccupazioni da parte dei parenti, la trepidazione dei richiamati che avevano lasciata sola. la moglie con uno o più bambini e senza (meglio, con incerti) mezzi di sussistenza, il timore di soccombere e lasciare la fa.miglia nella miseria., costituì vano delle condizioni particolari dell'animo, che, associate a. quelle di sopTa menzionate, tendevano a diminuire la resist.enza del sistema nervoso in quei soldati, in cui esisteva per cause ereditarie, o per malattie acquisite (alcoolismo, sifilide), (o per modalità dell'Essere) una pre:disposizione nevropatica >. Comunque, a me sembra che il fattore bio-psicologico individuale giuochi la massima importA.nza: le cause ambientali acuiscono, o <lanuo l'occasione al disvela.rsi delle attitudini nevropatich6, ed invero anche il D' Abundo trova.va nei suoi casi o l'eredità o la predisposizione nevropatica; e ciò ha grande importanza sopratutto per la profilassi morale dell'esercito.
VI. Spigoliamo ora nelle 50 osservazioni; del D' Abundo, non solo per lo studio di controllo che esse rappresentano, ma anche perchè esse vennero fatte dopo parecchio tempo del primo manifestarsi morboso a differenza. di quelle che noi potevamo raccogliere, e perchè si riferiscono a militari dei vari presidii della Libia. Fra i 50 ve n'e-
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rano 15 affetti da epilessia, dei qua.li 7 avevano presentato convu lsioni prima di andare in Libia, a. ca.sa o a reggimento; ciò, però, secondo le asserzioni di soggetti. Ad ogni modo pare non ci fosse stata osservazione di tali soggetti in ospedali militari. Di questi 7 il detto A. riporta 3 storie cliniche: 1• un artigliere, figlio di madre epilettica, con un accesso convulsivo prima del servizio, ed uno durante il servi:do militare, essendo stato per molto tempo esposto al sole a Bengasi e poi per 3 notti senza dormire. presentò una crisi convulsiva epilettica, ripetutasi nell'ospedale, ove furono constatate da un medico; - il 2o, che pare avesse presentato più accessi nel periodo del la. mobilitazione, dopo la presa del Mergheb, ebbe accesso convulsivo, seguito dn inteusa agitazione psicomotoria per più di 3 ore, con tentativo di fuga annata contro il nemico (clie non c'era) e in nltimo da sonno profondo; aveva molte note degenerative; - il 3°, volontario della Croce Rossa, bevitore e poco tollerante dell'alcool, con produzione - talora - di accessi convulsivi (epilessia alcoolica?), dopo essere stato - pare- aggredito da Arabi nell'oasi di Tripoli (10 febbraio I), si mise a bere per rimettersi dell'impressione avutane, fu preso da convulsioni, e poi da intensa ag itazione, cui assistè un medico, ed infine, dopo 2 ore, da sonno.
Per questi tre ca.si osservo solamente: 1° che, data l'esattezza della diagnosi, le autorità competenti dovevano r iforma.re i soggetti, anzichè inviarli a. casa in licenza ; mi pare che in casi simili sia. bene, da. parte degli ospedali civili, provocare l'esam e, ed il parere medicolegale dei medici militari cui spett.a; 2° che tntti e tre erano richia.mat,i (il 3° volontario), della. classe 1888, dunque avevano prestato regolarmente circa tre anni di servizio militare senza manifestare segni nevrotici, a.Imeno evidenti, la qual cosa rende tanto difficile la. profilass i morale; H che anche per i militi della Croce Rossa debba mettersi in opera l'indagine anamnest.ica ed una. rigorosa visita preventiva, ciò eh~ può fartiÌ assai più facilmente per il piccolo numero dei reclutati. Negli altri 8 militari l'Bccesc;o convulsi,o si manifestò dopo una intensa emozione: 0
co:::ì, un solùato, pure della cl11,;se 18.'38, con ereditii neuropat ica, un giorno dopo un fort.e spa\'"ento (a Tobruk), e dopo aver passata la notte assai turbato eù i11sonne, ebbe un acccs;;o convulsivo epil,•ttico, ripetutosi ogni giorno per 12 giomi di seguito: in clinica alLri due. nettamente epilettic i 1fu riformato); - un 2°, dclii\ clas;;e 1sno, con eredità epi lettica, a Derna. fortemente impre;;!iion:1tosi dumnte uua ricognizione contrastata, ehl.ie varii acce,;si conntlsivi, e poi tre iu clinica nette.mente e pilettici; avern asimmet rin facciRle, (fu riformato); negli altri r; pure eredifa n1:uropntica e note degenerative.
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Una seconde. categorie. di individui studiati dal D'Abundo è co11tituit.a da. nevrastenici, dei quali 5 già. tali prima d'andare in Libia. (almeno secondo le asserzioni dei soggetti), e 10 divenuti tali in seguito alle commozioni delle. guerra. Nel l° gruppo: Un caporale del 1890, calzolaio, già sofferente di emicrania, c-0n sorella isterica, impressionabile, distu·rbato dalle emozioni dei comuni fatti guerreschi, presentò sintomi di nevrastenia gastrica, vertigini, irrequietezza ed a.ngoscia, pa.reste~ie e lipotimie, e stato depressivo, pt>r cui fu rimpatriato, migliorando- dopo - rapidamente non appena tolto da quegli stimo) i d'ambiente; - un soldato, contadino, del '90, malarico da. borghf'se, alquanto deficiente, dopo il primo combattimento, a Bengas i, presentò un quadro nevrastenico cerebro-spinale, con consecutivo dimagramento e<l anemia; anch'egli migliorò presto, r impatriato, e con u1111 energic;1 cura ricostitut>nte; - un soldato, contadino, del 18~0, con padre a lcoolista, e chiare note degenerative craniche, ebbe prima emeralopia da sforzi di accomodazione nel servizio di vedetta ed in seguito a scaramuccia, che crebbe sino alla cecit1\ funzionali' suJI' im brunire, accom pagnata da distur bi nevrastenici varii; rimpatriato dopo 60 g iorni di tali ·J isturbi, poco rlopo cominciò a migliorare, e in breve guad ciel tutto.
Nel 2° gruppo, tutti aveva.no eredità neuropatica. o avevano sofferto malattie importanti, trovandosi così disposti a.i disturbi ne"rastenici : Uno aveva un fratello paz.z o; un altro, con forti no te degenerative craniche, tre anni prima aveva avuto nevrosi da. spavento; un terzo contrasse sifilide un giorno prima di part ire per la Libia, ove presentò gli accidenti secondari e t urbe a carico del VII e del V paio di sinistra; un quarto, pure con note degenerative craniche, alcoolista ed erecloalcoolistn, presentò nevras tenia dopo un combattimento; altri tre avevano note di nevrastenia cos titm>:ionale, e su di essi le impressioni guerresche agfrono in uno stato di fatica. fisica.
Une. terza categoria com prende 20 osservazioni di psicosi. Di esse: Una. riguarda un sergente del 1892, ex-studente ,lei 2° corso d'istituto tecnico, con eredità psicopatic a multipla dal lnto materno, di carattere misantropo ed egocentrico, volontario a Tripoli, poi a Bengasi e ad Homs; dopo la battaglia del .Mergheb (27 febbrai o) fece rapporto al Ministero per 5 sue grandi scoperte nell'arte Jella guerra, ebbe qualche a llucinazione visiva; prt'Sl'ntava tinta par11.noide, contegno a ltezzoso e grandeggiA.nt(\; era cioè « 110 mattoide cho avev11, già i germi di un delirio fastoso-persccutorio-par:inoico », germogliRto e reso piti manifesto con le fatiche e le emozioni della guerra; - ed una seconda riguarda un soldato, conlndino del 1890, del genio, già curato due volte nell'ospedale militare di Roma, nell'aprile e nel settembre, prr 81 g:iornf, per anemia; ebbe 2 m,•si di licenza éli con valescenza; di. borghese ulcera so,;p(ltta: aveva già. alcuni sintomi n evrastenici, che si aggravarono a Derna., ove ten tò suicidarsi per avvelenamento;
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sopntg14i unse uno stato di forte de pressione psichica, fini col non par lar più, p urcomprendendo gli altri; deperi n1oltissimo, era insonne, aveva forte cefalea notturna; in clinica migliorò rapidament-e con cura ricostituente e psicoterapia, e poi cu re. mercuriale; gu11ori in poco tempo, ricordava bene tutti gli avven imenti. - Gli altri 18 casi ra ppresentano psicos i manifestatesi in L ibia in seguito e.Ile commozioni della guerra: un solda to, d el1'88, neuropatico, ereditario, di ot tima condotta, preoccupato d'aver lasciate. hi moglie senza parenti, con une. bambina ~ avendo fatto sempre bene, dopo la ricogn izione dc·l 23 gen naio, a Derna, im press ionato pe r alcuni cadaveri dei nostri, seviziati, cadde in istato depressivo, poi con mutismo, a volte assai ag ita to, con allucinazioui, poi stupore intramezzato a delirio; sulla nave ospedale cominciò a rispondere a qualche domanda; in cl in ica insonnia, disgri pnia, quasi uno stato sogn1\nte, ma poi miglion1mento rapido, reshluan.Io però lacuna mnemonica per tutto il periodo della psicosi; g uarito, conservava ancora faci lità. a sogna.re episodi g u<'rreschi; - un a l tro, dell' '89, ereditnrio, plagioprosopo, stando in vedett n,, a. Tripoli, vedeva s pesso degli arabi (illusioni o allucinazioni). dormiva poco, combattè bene; ad Ain Zara., nella. notte del 28 gennaio, svegliato di soprassalto per un allarme, cominciò ad avere allucinazioni visive ed ud itive di arabi; dopo, a gitazione forte, con impulsi 11,ggressivi; a ndato in clinira il 3 marzo, era diffidente, >1ssai depresso, inquieto, i nsonne, talora con allucinazioni visive terrifiche cui seguivano impulsi violenti, e così, in clinica, stava I er strozzare un compag no sc11gliaurl,,s i d'improvviso con tro di lui; stava benino sino ali' improvvisa. comparsa (dell'allucioaziont1, che porta.va inibizione mentale forte, od anche assoluta , t!d impulsi aggressivi che 11oi non ricordava;; nel giugno non era ancora guarito; - un terzo, soldato. dell' '89, con note dt•gen Prative, malvolentieri faceva il servizio notturno di vedetta perchè credeva veder St'tnpre dPgl i arnbi; dopo un combattimento, turbato alla vista di compagni feriti, cominciò ad esser depresso, sitofobo, insonne, quas i ;;Luporoso, a volte• a gitato per reazione alle allucinnzioni visive terrifiche, s pecie di not te ; in clinica guui in c irca un mese, presentando dapprima ebetudine, irrequietezza notturna, allucinazioni v isive eri uditive di battaglia ; era un frenasten ico originario; - un quarto, maresciallo, dell' '81, neurnstenico o con eredità neuropatica., con precedente malaria, che in Tripoli si ripetè, onde fo rimplltriato ; in Itnlia per 40 giorn i febbri intestinali; insiste pc•r tornare a T ri poli il 25 gennaio; dormiva poco per i continui 11llarmi, vedeva sposso arnbi (una volta alluc inazione collt>t· tiva del plotone, con 700 .spari); nella metà di febbraio, dopo un allarme reale che lo svegliò d'improvvi~o. cambiò d i caratiere, i::osp11ttoso, inquieto, irritabile. e poi allucinazioni vis ive t·d uditive a contenuto persecutorio, insonnia ed ngitazioue a tratti; in clinica dopo un mese migliorò rapidame1Jte; presentava amnesia lacuuare del primo periodo della psicosi, e sommaria do) s,•condo per iodo, in clinica, dalla fine del marzo; - un quinto, soldato, de11"88, facilmente emicranico, eia borghese, come la madre, a Tobriik, in seguito a l la pa rtenza do· l orosn del frr,tello delln sun 6clnozata, e ad allnrme notLorno, fu preso da emicrania, accomp11~nata da ngitazione, allucinazioni, delirio; l'emicrania forte per 8 giorni ; dopo, depressione forlo e sitofobia; in clinicR guR rl rap idamen te, conservato ricortlo sommario <' D('buloso delln p~icosi {clisfrenia emicran ica del Mingazzini); - un sesto, soldato, dell' '8!}, nlcoolista, cli vedetta aveva allucinazioni visive, e più volte sparava; dopo un combattimento, impressionR.tiiasimo, ebbe dep ressione sospettosa, parestesie, allucinazion i e illusioni multiple, e poi delirio persecutorio con tendenze i mpulsive aggressive, e stato melanconico interoa-
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lare; in clinica migliorò rapidamente; - un settimo, soldato, del '90, ereditario, emicranico dalla pubertà, precocemente blenorragico e poi sifilitico, già con ten• t.ativo di suicidio per avvelenamento, a Derna 3 mesi in trincea, aveva illusicni di arabi la notte, in vedetta; dopo la battaglia del 3 marzo presentò delirio intenso, con agitazione maniacale durante la quale si gettò in mare; dopo, stato stuporoso, psichialgico; in clinica migliorò rapidamente anche con cura specifica nulla ricorùando dell'episodio psicopatico; - l'ottavo, soldato, <lel 1890, ereditario, a Derna spesso illusioni notturne di arabi, di notte. in vedetta, onde s parava; combattè bene, mr• dopo alcuni lievi combattimenti, il 3 aprile, ebbe stato depressivo, con intense allucinazioni, e poi grande agitazione psicomotoria, indi confusione mentale, denutrizione, insonnia, allucinazioni visive e stati vertiginosi; migliorò rapidamente in clinica, rimanendogli però una lacuna mnemonica dell'episodio psicopatico acuto; - il nono, soldato dell' '89, prese la sifilide a Napoli poco prima d'imbarcarsi per Tripoli; di notte, alle trincee, continue illusioni visive d'ara.bi; dopo lieve combattimento, nel gennaio, divenne melanconico, confuso, poi arresto psichico, sitofobia, insonnia; tale persisté per un po' di tempo in clinica, migliorò poi molto, e rapidamente con la cura specifica, residuando lacuna mnemonica; - il decimo, dell' '89, mentre in Tripoli abbatteva una palma, questa gli cadde addosso, colpendolo al capo e gettandolo privo di coscienza per terra; gli rimase cefalea continua; dopo 2 mesi, spaventato da un allarme notturno con viva fucileria, ebbe parestesie notevoli, allucinazioni visive ed uditive, agitazione maniaca.le, e poi stupore; in clinica, tipica. confusione mentale, e denutrizione, ma migliorò rapida.mente; amnesia lacunare dell'episodio psicopatico, ricordo sommario e confuso dei due mesi precedenti.
Analoghi ad essi gli altri 8 casi, in 5 dei quali predominava « una sintomatica freno!ri .~ensoria in miniatura,. (allucinazioni visive di arabi). Ho riportato dettagliatamente queste osservazioni del D'Abundo per il loro grande pregio e valore, sia per l'autorità grande dell'au· tore, sia perchè egli ha illustrato per il primo le psicosi della nostra guerra, prevenendo ciò che noi, per necessità. di servizio in gueITa, non potemmo far prima, elaborando le osservazioni raccolte volta per volta; sia perchè tale studio serve di controllo e di conferma alle indagini nostre ed ai risultati dei nostri esami, tanto più perchè raccolte nel 2° periodo, direi, delle manifestazioni morbose, e vale anche contro le facili punture da parte di chi crede che dalla presenza di uno specialista, in tutte le collettività umane, dipende l'aumento dei casi di nevrosi e di psicosi ; sia, infine, - come dicevo perchè le osservazioni si riferiscono a. militari provenienti dai vari presidii della Libia, che veni vano studiati per un certo periodo di tempo, durante tutto il decorso dell'episodio psicopatico, sino alla guarigione o quando già erano in istato da essere mandat i in famiglia per lunghe licenze di convalescenza. , -
Giornale di 11Udlllna militare. -
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1'EVRO,J E PSICO:il li> Gt:E:HR~
V.
In Tripoli, nei primi due mesi e mezzo, i militari aliena.ti venivano ricoverati nel 3" ospedale da campo, ove io facevo servizio; ivi si a.ppresta.rono due piccoli locali per accoglierli, che, per quanto non molto adatti , t uttavia, da.te le condizioni del momento, bastavano sopratutto per il loro isola.mento, e per la custodia, il secondo special• mente, in una camera a pianterreno del locale delle scuole elemen-
tari italiane femmini li. Dal gennaio parecchi ne furono ricoverati nel 2° ospedale territoriale, per poi accoglierli tutti, essendosi apprestato un loca.le adatto; dai primi di aprile tutti i nevrotici ed alienati erano ricoverati nel 1° ospedale, territoriale, ove si erano potuti pre· parare convenienti locali. Quindi io personalmente non ho una numerosa raccolta di osservazioni proprie; ma intantochè - come spero - mi sa.rii. \lato raccogliere tutte le altre (per una 2a nota), mi pare sempre interessante riassumere in breve questi miei casi, perchè possono sempre trarsene utili insegnamenti, specie per la medicina militare, tanto più per il controllo che dà.uno ad essi le osservazioni del D'Abundo. Con questa differenza, a. parte la competenza ed i mezzi di esame, che il prof. D' Abnndo poteva meglio raccogliere l'anamnesi remota, e la ereditaria., da.i soggetti guariti, avendo anche le cartelle cliniche nostre nelle quali si riassumeva là storia dei sintomi direttamente da noi osservati. E vengo senz'altro a questi casi: 1° Un soldato, P. R., già di recente blenorragico, di carattere nervoso, di temperamento vivace ed impressionabile,~stando in trincea, dopo il se,-vizio di sentinella, d'improvviso mandò un grido, e cadde per terra, in preda a com·ulsioni, nccompagnnte - pare - da bava, con stordimento consecutivo; in tali condi:r.ioni fu portato all'os pedale, era quasi ebete, sonnolente, rispondevn a monosillabi, e non sempre; era ipoalgcsico, con riliess i tendinei esagerati e pupillari torpidi; dormi profondamente; l'indomani era sve1?:lio, non ricordava, d iceYa aver sofferto, nell'oasi, altre due volte di disturbi nervosi ncu ti, pare con convulsioni; A.veva plngio prosopia, mandibole forti; padre alcoolista; gi;'L tenuto in OS· scrvazione nell'o,,pedale milit,are di Palermo, r itenuto idoneo; - sussPgni febbre .gastrica per J2 g iorni, dopo di che fu rimpatriato. Pare siasi trattalo di convulsioni epilettiche, In cui e~plosione forse l'u facilitntn d11lla intossicazione g>1strica febbrile, cert11mcote iniziatasi prima dell'ultimo acce~ao. 20 Mi lite della Croce Rossa, esscnrlogli scoppiato dappresso uuo shrapnel t urco, presentò lipotimia erl iperemotività, seguita ,111, una fase psicoistericl\ tipica, con attegp;huncnt.o estatico e mimica esprimente il torroro, alternato nd episodii agitati prodotti <la allu<"inazioni visive terrifiche, per cui fuggiva verso un angolo dl!lli.stanzn, e vi si ranuicchiava spaventalo e:tremaute, con gli occhi sbarrati, guar-
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,dando intorno a sè, vedendo dnppertutto nemici che lo aggredivano; in tuie stato si t rovava da dua giorni, e la fase estatico-allucinatoria più volte era intramezzata da accessi cònvulsiformi; dopo alcune ore di isolamento completo, a letto, migliorò molto, le allucinazioni si illanguidirono; dopo alcuni giorni potevo ritenersi guarito, ma fu rimpatriato; - diceva aver avuto per il passato crisi nervose, i!pecialmente dopo patemi d'animo, o bevendo alcoolici, di cui era poco tollerante. So Altro milite della Crocei Rossa, dopo aver assistito a delle fucilate in trincea, cadde pure in istato di agitazione e motiva, anche in questo seguitn da fatti allucinatorii visivi, terrifici , con insonnia ed irrequietezza e disturbi convul siformi; infh:,e uno s tRto depressivo con 'm utismo; anche questo con l'isolamento migliorò rapidame nte; - tipo timido, facile ad impressiona1·si, ed a sofl:rire di cefalee. In ambedue questi casi i soggetti era.no neuropatici, e per una. banale impressione cli guerra - alla qua le non erano direttamente part ecipi - presentarono una sindrome psico-isterica, in cui l'allucinazione visiva terrifica pare costituisca il punto di partenza per la condizione ipostimica e per la depressione mentale. 4° Soldato del genio, dopo aver lavorato varie ore in trincea, al sole, fn preso ·da for te cefalea ; poi, d'improvviso, si mise a gridare, a smaniare, entrando infine in ist:ato d'agitazione, orientata attorno ad un,, monoiperallucinosi visiva a base terrifica (visione di nemici aggressivi}, insonnia; alqua nto migliorato, caduto in istato depressivo, con ipoalgesia cutanea. ed emotività. esagerata, fu rimpatriato; esisteva. a mnesia lacunare, ed ancora uno stato di disorientamento psichico, per .eai non s i potè raccogliere una sicura anamnesi. 6° Caporal maggiore <lei bersaglieri, dopo un allarme notturno con viva fucileria, pur avendo preso parte a diversi fatti d'arme, bene comportandosi, cominciò a mostrarsi depresso, n volte inquieto e nervoso perchè non riceveva lettere da casa, si appartava., si concentrava in sè stesso, aveva incubi notturni; poi si diè a commettere stranezze, ad assumere pose strane, verbigerando; condotto a ll'ospe,dale, presentava un t ipico stato sognante psicoisterico, con delirio <l'azione, per -cui non solo riviveva delle scene guerresche, ma le rappresenta.va, parlando molto e continuamente, t utto atteggiato nel volto, nella. mimici~, nelle pose, nell'intonazione della voce, ai diversi mome nti scenici dell'azione sognante: si piE>gava, s i inginocohia va, si ritirava, s i buttava. a terra, i,i rialzava av nnzando circospetto o risoluto, sparava, caricava il fucile, anelava alla baiomitta, e, mentre cosi agiva, gridava ordini relativi, di difendersi, di piega.rsi dietro la trincea, di raccogliere le munizioni dei caduti, di correre per aver soccorsi, di assaltare per respingere il nemico dai ripari, ecc.: cos i per 10 ore consecnti ve, senz.a stancarsi, finchè a poco a poco si quietò, e si addormi profondamente; dopo, manifesta.vasi esageratamente euforico, ricco di espressioni verbali e mimiche, vivace, irrequieto, non dava di sè notizie precise, anzi non gli piaceva parlarne, eù a volte aveva tendenze reattive ostili ed attitudini aggressive nella voce, nel gesto e nella fisionomia., che, insieme a varie note degenera.ti,e craniche, potovano far sospettare uno stato di epilettoiclismo precedente (o di c11rattere isterico-degenerativo) - fu rimpatriato. G• Soldato, blenorr11gico, in tri ncea, dopo varie not ti insonni per allarmi ri• petuti, ebbe violenta crisi, sospettata di natura epilettica.; n ello stato d!'pressivo dopo l'accesso fn portato nell'ospedale, ove gli s i riscontrarouo stigmate i:steric he ed ebbe <lne crisi emotive isteroid i, con pianti e querimonie psichia.lgiche; res id uò ga.stricismo; era di temperamento precedente nenopat ico, di Clll'l\ttere vivnce e,l impressionabile - fu rimpatriato.
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7° Soldato, idem.; 1mch'egl1 presentò gastricismo consecutivo, lievemente febbrile, che <li certo avern. <;Ontribuito a dirompere l'equilibrio del sistema. 8° Soldato, anch'egli dopo servizi faticosi di vedetta. e facili allarmi notturni,_ presentò crisi nervosa isteroide, con cefalea, pianti, parestesie multiple, stato psichialgico ed agitazione emotiva per parecchie ore, rlopo di che si reintegrò a poco a poco, tenuto in isolamento. 9" Notevole il caso d i un carabiniere, da me visitato d'urgenza in caserma la mattina. del 23 ottobre, e che, mentre cucinava (era. addetto alla cucina deldrappello), in giornata di molto caldo, cadde a terra, dibattendosi e smaniando, congesto _in volto, con contorsioni incompos te, pianti e lamentele, ed infine accenni convulsivi; con eccitanti e ripreso con la voce, si rimise alquanto, ma dando più copiosamente in lagrime, dicendosi vergognoso d'esser visto in quello stato,. timoroso di qualche cosa a suo dànno, tanto più che mai aveva sofferto di quei d isturbi; col pianto e le lamentele si riacuiva lo stato psichialgico, donde nuova crisi isteroide, per cui dibattevasi a forza da chi lo tratteneva; e ciò per tre volte consecutive: durante la terza crisi giunsero i primi feriti (2 ufficiali}, da Henni e da Sciara-Sciat, mentre che voci d'allarme venivano a mettere lo scompiglio, denunciando la sommossa in città. e le trincee sfondate dagli a.rabi: intanto che noi si correva per dare soccorso ai fer iti e disporre l 'ospedale per iJ ricovero di altri, il carabiniere guariva miracolosamente e correva i11 caserma ad armarsi, per d ifendere la propria vita. F' i1 l()'> D. L., soldato, già licenziato dall'istituto tecnico, classe 1890, il 1• gen• naio 1911 si presentò allievo ufficiale in fanteria a Bari; and11.to via dal plotone perchè boc,ciato agli esami; dice avei· avuto due volte con vulsioni al Corpo, la 1• per l'impressione ricevuta essendo stato punito d i prigione; la 2•, dopo 25 giorni,. di sera, in camerata, per l'impressione spiacevole prodott11.gli da una lettera della famiglia ; d ice pure averne sofferto in casa, dopo dispiaceri o rimproveri: durante il servizio, come soldato semplice, non più ; dopo pochi giorni cli servizio al forte B:a.midie,\ venne in Tripoli con la coml)agnia ; stando di sentinella al portone del 2" osped11.le, seccato per rimproveri avuti d al pad re, per mezzo di l ettera ricevuta roco prima, stette tutto il pomeriggio con cefalea, e nodo alla. goln e senso di sconforto, e, a volte, gran bisogno di piangere; d 'improvviso svenimento, con caduta, e poi convulsioni per circa 20'; la crisi finì senza pianto, tutto il resto della g iornata e il giorno dopofsi lamentava di grande spossatezza fisico-morale, con senso di c01,wbatu1·e lombare; era cupo e taciturno, rispondeva appena, rimase insonne ed anoressico, ei lamentava ili parestesie, 11.veva note psichialgiche; dopo 8 giorni,. e profondo sonno, si svegliò ilare ed euforico; ride facilmente, scherza con tutti, mostra puerilità psichica, scarsa serietà, inconsideratezza, emotività facile ma primordiale, troppo in contrasto con lo st.ato precedente, nè in modo pe r lui abituale, essendo anzi - in genere - a tipo depressivo; all'esame, iperestesia cutanea, rifles.5i cutanei pronti e forti, lievi tremori tielle d ita protese, dermografismo pront;.o e persistente, riflessi tenrlinei pronti, facili turbo vasomotorie; d isfatnia, lieve esoftalmo, plagiocefalia modica. In complesso: temperamento nevropatico, puerilitA psichica, stato psicho•isteroide. w°Soldato In. It,, richiamato della. classe 1888, rivedibile d i un anno per rleficienza t oracica; nei 10 mesi di servizio 2 volte convulsioni in se guito a marce;. ncll'o!!pedale militare di Bari per fistol a. ann.le, ebbe pure accesso convulsivo; dichìnmto idoneo; - appena sbarcato a Tripoli, condotto all'ospedale per 2 accessi convulsivi avuti i n seguito a mo.l di mo.re, una volta ripetnt.osi nell'ospedale; ca-
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:rattere nevropatico, stigmate isteroidi, emotività esagerata, oscillazioni <lel tòno mentale, mitomania. 12" Soldato S. O., richiamato del 1887; da borghese convulsioni, rivedibile ili un anno per nevrosi cardiaca; in due anni di servizio stette bene, ma inviato ·a soa.sa in licenza per la morte di un fratello, ucciso, ebbe un .accesso convulsivo; avendo bevuto un po' di marsala. s i fece molto allegro ed irrequieto, onde fu messo in prigione disturbando mentre era in riga; allora ebbe un accesso convulsivo; - nell'ospedale note isteroidi varie, somato-psichiche, e per di più atteggiamento femmineo, leziosaggine, ricerca della compagnia di giovani forti; denunziato per precedente pederastia, da lui negata, ma ammise essere stato 6 mesi in compagnie. di disciplina per pederastia passi va, amando un borghese, al qua.lo scriveva appassionatamente, e ne era assai · geloso. Nevropatico, omo-sessuale, so.pratutto psichico. 130 Soldato Pie., classe 1888, nei due anni di servizio militare mai disturbi nervosi; richiamato, mandato a Procicl a, ebbe una prima crisi convulsiva per l'impressione di stare fra i reclusi; giunto il 29 ottobre, sparò per la 1• volta nella battaglia. d'Aio-Zara; in quella avanzata era impressionatissimo, trema,a tutto, non poteva spara.re, nè era capace di dominarsi, pur sentendone vergogna, ma tuttavia and11.va con gli altri; pili vo·Jtc si sporcò i calzoni di fttci e di urine (l), ·6 ciò aumentava il suo t:urbamento e la vergogna; - rimase agitato, turbato, taciturno, insonne sino al 20, in cui, uscendo d a Ain-Zara per andare verso BirTobras, gli capitò la stessa impressione paurosa, acuitasi quando, la sera, vide giungere i feriti; stette cupo, depresso, anoressico sino al 24, in cui ebbe convulsioni ripetute, con grida, smanie, agitazione, incubi notturni ed allucinazioni ter.rifìche, reazioni di difesa, confusione mentale, jucoerenze verbigeranti; ciò si ripetè 2 volte nell'ospedale, restando poi depresso, con tardità percettiva, psicbialgico, incubico ; note isteroidi della sensibilità, puerilità psichica, timidezza di carattere. 14° Soldato Pie., Helle trincee, dopo servizi di vedetta., allucinosi, con smanie furiose, tendenze aggress ive contro supposti nemici, tentativi di sparo, agitazione grave, sforzi clastici; nell'ospedale per 16 giorni ci1·ca frequtintemente a.Kitato, ipomaniaco, spesso con allucinazioni visive di nemici cui rMgiva impe'tuosamente, incubico spesso, gridava quasi tutta la notte bestemmiando e minacciando, sudicio, spesso sitofobo, credeva i cibi avvelenati,'~si induceva a prendere qualche cosa di liquido quando glielo clava la suora dopo averlo assaggiato, ma spesso troncava scagliando tutto contro il muro, più volte clastico, con veri episod ii di eccitamento maniacale, a tipo epilettoide; stigma.ti deg enerative variEI; - appena possibile, fu imbarcato;-non si potè raccogliere l'anamnesi. La psiC'< •i aveva molte note degli episodi i crepuscolari protratti dell'epilessia. (misdei··:;:, .,,,:;:~:- ~\ 15° Sol dato Pie., dopo un allarme notturn() :·: .t,listo agitato ed irrequieto, ·ebbe accesso convulsivo, e_ ~~·i-o, un periodo di psicosi isterica con rase estaticoa1lucin&t::::...., intramezzata da azione sognan te. Hì0 -17° Due soldati, romani, con precedenti note criminali, e di cattiYa. r.ondotta disciplinare, di servizio in Tripoli, dopo aver bevuto, crisi convuls iformi co:· turpiloquio, atteggiamento aggressivo. agitazione psicomotoria, e sonno con• sec:. tivo; stigmate degenerative tisiche e morali, ipoalgesia; tipi crimin11,loir!i su bas1> epilettoide. 18° Altro soldato, condotto di sera da un tenente d'artiglieria, pure con crisi e ,nvulsiforme in seguito a poco vino bevuto ; tipo criminaloide, su base epilet.toide, con condanne da borghese.
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Varìe osservazioni (5), poi, di soldati presentanti, dopo i primi fatti, d'armi, e per la. impressione depressiva. dell'insidia. del 23 ottobre, sindromi nevrasteniche: cefalea., parestesie, insonnia, preoccupazioni varie, disturbi cenestesici per lo più a. tipo cardiaco (Krishaber), stato depressivo. A queste, aggiungo 5 osservazioni di ufficia.li, curati in detto ospedale, in ~ dei quali si aveva.no semplici disturbi nevrastenici con malessere gastrico, in uno un forte stato psicastenico con deperimento organico, e grave senso di sconforto, insonnia ostinata ed incubi ponosi: nel 4° e nel 5° ai disturbi nevrastenici 1:1i a.ggiungevanostrauezze di contegno, stramberie ed incoerenze varie, talora quasi uno stato sognante, una puerilità bi,1Zarra, tendenze procursive, intercorrenti stati depressivi con t inta ipocondriaco-paranoide (sospettodi avvelenamento, però allo stato di spitnto fugace, e facilmente vincibile). Di questi 5, i primi 2 guarirono in poco tempo; gli altri rimpatriarono, e li ho rivisti (gli ultimi 2) guariti bene, tornati in Tripoli dopo 3 mesi di convalescenza ai loro reggimenti ; il 3° riprese servizio in Italia dopo 2 mesi; è bene però aggiungere che, per rela:,,;ione degli altri ufficiali dei Corpi, e per dichiarazione degli stessi pazienti, questi 3 soggetti erano stati sempre di carattere i m pressionabile, emoti vi, irritabili. A questi casi si possono aggiungere, per avere un quadro completo, alcu11e osservazioni (8) riguardanti militari che, agli inizii di un comune gastricismo febbrile o di una enterite dissenteriforme comune, vresentavano disturbi nervosi e mentali vari i: Cosi un sergente mnnifesta.viI sintomi psichici ed emotivi isteroidi, con leziosaggine, smorfie, oscillazioni d'umore (pianti e risa impro,visi), insonnia, disgripnie, facile s uggestiona bi liti,, parestesie varie, chiodo solare; idem un soldato ed uu allievo uH-iciale, nel quale ultimo, inoltre, c'er11no spesso atfennazioni di sentil"si morire, di essere forse avvelenato nel latte (ma a guisa di s punto fugace incongruo e puerile nella mimica), di \'Olersi confossare s pesso (ciò cbe faceva· realmente, pur non essendo stato in precedenza molto religioso). Oppure che ven ivano all'ospedale con una comune forma cli neurasteni a acuta, però con qualche incongruenza nel contegno e nelle frasi logorroiche, ed una certa apparenza di confu~o o di stupido nel vol to e ;1ello sguardo, e ne i qu1tli dopo due o t re giorni si sviluppava una febbre gastl"ica, con la qu1tle cessavano qu1ts i del t utto i disturbi psichici; per es., un grarluato della Croce Rossa pareva avesse una psicosi confusionale, con episodii ipomaniaci, o tendenze procursive, quando, dopo tre g iorni, presentò febbre elevata, con sta,to saburrale, per più di ,ma settimana.
Evidentamente, in questi casi, l'intossicamento spi ega la massima azione psicogena, ma bisogna pure ammettere una speciale disposizione nevropatica uei soggetti, sia come attitudine delirante, sia perla facilità. alla rottura di equilibrio del sistema nerveo-1)sichico.
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VI. Per fare un quadro completo delle anomalie psico-nervose dei militari durante questa. guerra., dovrei anche riassumere le osservazioni sulla. criminalità in Tripoli, e le forme che es!:la abbia. potuto assumere nell'ambiente speciale, ed in rapporto allo stato di guerra; però l'importanza dell'argomento merita uno studio particolareggiato, che pubblicherò separata mente nella Rivista milita?"e (1). Ma, come argomento di passaggio, perchè legame tra le anomalie psichiche e le morali, studierò qui tre casi di militari delinquenti ed alienati (nel senso ampio della parola.), per i quali fui chiamato a redigere perizie psichiatriche al1Tribuna.le di guerra, che in tutti e tre portarono il proscioglimento dalle accuse in Camera di consiglio, per vizio totale di mente, e conseguente irresponsabilità penale (riassumo brevemente): 1° Il soldato Coln., la sera del 12 novembre, di servizio in trincea, verso le ore 19, si mostrò - d'improvviso - assai agitato, dando in escandoscenze furiose, simile ad un 1tlcoolizzato acuto, donde l'imputazione di ubbl'iachezzn in servizio, di fronte al nemico; per t utta la notte durò l'agitazione psicomotoria, a volte semplicemente delirante e verbigerante, a volte con azioni aggressive, con improvvise impulsioni violente, Secondo la ùichiarnziono dell'ufficio.lo medico del Corpo, che lo assist.è, il delirio pareva riferirsi ad allucinazioni, di cui erano tema gli avvenimenti guerreschi, e che lo eccitnvano molto, o lo spingevano a reagire violentemente (visione di turchi assalitori, tugR o reazione nggressivn, atteggiamenti di difesa o di minaccia); po.re, anche, che pur<' nelle n ot t i precedenti, nello. settimana, egli fosse in preda o.d incubi, ad onirismo allucinatorio, di cui conservava il ricordo, e che nella g iornata raccontava ai compAgn i; però, nella notte del fatto, egli sembrò al detto sani tu.rio in istato di completa u bliriachf'zza forse perchè esalava odore di alcool, sebbene nella dichiRrazione non fosse fatto cenno dei segni obbiettivi dell'alcoolismo; sta in fatto che In mattina dopo era semi-incosciente, sto1·dito. Ora, quello era il punto importante, perchè da esso sorse la imputazione, mentre l'esperienza psichiatrica ci ammaestra t.:he episo<lii ncuti di degeoernti, eqnivalenze psichiche di accessi isterici on epiletti,·i, fasi esaltnte delle frrmMi ciclostimiche, o delle sensorio-allucinatorie acu te, possono grossolanamente simulare periodi di alcoolismo acuto allucinatorio, tanto più che spesso l'alcool occn• siona, o trovasi all'inizio di qualcuno di quegli episodi i, in quanto fra i prodromi può anche trovarsi unn forte tendenza al bere. Tanto più, poi (scrivevo n ella. detta perizia-- 18 dicembre-), che « l'esperienza medico-legale , nell'attuale cam· pagna, come nelle altre, e sopratutto nella più rer.Pnte russo-giappon~~o, insegna come siano, per l'appunto, frequenti gli episod ii a c.;ti psico-isterici, od (1) Sarà pubblicnto nei fasricoli di mn~gio e giugno ; unn untn prdiminore, ma da un altro punto di vista, ho pubblicato nello 8c,wla P <>.•ilim ùi E. Fe rri dr>! t?en· naio. e, come argomento affine, conto pubhlicaro prossimo,ncnto in questo (;iorn nle uno studio sulla Rie...!;:~'> l)ilitA d~i pregiudicsni militnri in ; 11errn.
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isteriformi, perfettamente con la sindrome presentata dal Coln., in cui, cioé, una forte impressione morale d'indole guerresca. perturbando e disorientando una men• talità in latenza nevrotica, od a base emotiva, provoca uno stato di psicalessi, coatto.mente poll\rizzando le attività nervose e mentali i.ttorno al nucleo ideo-emozionale esageratamente imperante: donde uno stato di frenosi isterica, o sensorioallucin11tori~ o. forma isteroide, d i c ui sono a ttributi sintomatici: l'esaltamento, l'agitar.iont> distimica, le escandescenze, l'eccitamento psicomotorio, e, sopratutto, le allucinn.zioni, le quali h,1.nno un sol contenuto, un sol colorito, e sono intense di vivacità espressiva , e, quindi, cii azione mentale (1no1w-iper-aUucino.'>'i): ne der iva il subdelirio semi-conscio od incosciente, per lo più a fondo depressivo, pauroso, di d ifesa, di concentrnzione, talora, in\·ece, con reazioni esterne, o con impulsioni eccentriohe, sempre imperniate sulla fondam1mtale impressione perturbat rice, causale od occasiouale (atto guerresco, episodio di battaglia, aggressione improvvisa, ecc.). 1 sogget.ti sono, talora (nelle form e psicoistericbe) in una vera condizione ipersognante: la reverie allucinatoria delirante ed agitata è una esagera7.ione az,onatn del sogno incnhico o terrifico che spesso lll precede (onirismo delle not ti prima rlf'l f11.tr o, nel Coln.); l'alcool può farla scoppiare e provocarla dalla latenza in cui si ordisce, rompendo le ultime potenze inibitorie, tanto più che d1 freq11ente. in quell'ini?.io di s tato crepuscolare che si costituisce tra una allucina7.ione ed un'altra, il soggetto lwve per bisogno di sollevs,rsi: cosi può aversi la parvenza dell'akoolismo acuto-.. Come controprova : il Coln. sarebbe sofferente, da tempo, e ad intervalli, di crisi emotive, o cefalalgiche pare anche di fatti conVl;lsiformi, come la madre; d'altra parte il 23 ottobre fu in p1·ocinto di essere massacr11to d11g!i arabi, cl,e lo avevano assediato in 11na casettu, dalla quale per vero miracolo riusd a fuggire men t re il suo compagno era ucciso; i sogni incubici suHsegnirono a quell'episodio, il cui ricordo pauroso andava ruminando nella sua mente, mentre si faceva depresso d' umore, più e motivo, e di frequente cefalalgico; ciò si acuì dopo gli scontri del 26 e del :28 successivi ai quali preseparto(una battag lia ed una ricogn izionc); infine, ces~ati dopo una settimana, - con l'isolamento e la cura suggestiva da parte di chi lo assisteva, ed in modo graduale, - i disturbi psicouervos;, quaudo g ià. egli poteva dare ben ragione di sè, l'esame nevrologico faceva an,·ora rilev1ne note\·ole iperestesio cutanea, dissociazione sensazionale (non avvertito il contatto, poco il caldo, moltissimo il freddo o il dolore), irregolarità delle sensr1zio11i su varie p>1rti della cute, defic iente localizzazione degli stimoli sulla. pelle, e della cines te;:ia cutanea secondo Buccola, csngerazione di alcuni riflessi, discroma topsia, zone p;;eudovaralgiche e lombari, e poi le caratteristiche mentali di un isterico (iperemotività primordiale, le facili e note voli oscillazioni dell'umore, e do! tono della persona.liti\, s uggestibiJi.tà, agevole, distraibilità, instabilità ideativa,'spunti di preoccupazioni residuali delJo ;;tato allucinatorio, frequenti ed improvvise crisi d i p i,-nto senzn motivi adegua.ti, atti impulsivi subitanei, clau strofobia, disgripnie, verbigernzioni notturne, tendenze clasticheì. Di ques ti sin• tomi alcuui, però, debbono porsi in relazione all'episodio p.sicopn.tico, non ancora del tutto emendatosi, tanto più chf· meglio si riallacciano allo stato confusionale e dPpressivo (forse stato crepuscolare protmf;to, conseguente alla prima crisi psi· coisrerica), che il Colu. presentò por circa 15 giorni rlopo il fatto; durante tale tempo, prima di essere trasferto al !3° os pedale, ove io lo studiai, egli fu ricove• rato nel 4° da campo, in cui s i mantenne s emi-st uporoso, assai depresso, muta• cis ta, s itofobo, poco :accessibile, e ce>u :risposte monostereotipe. Quindi, o egli bev\·e (s e bevve) per una tendenza coatta, per incoercibili tà dipsomane, che è segnacolo
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ed espress ione di psicosi, o addlirittura equivalenza di aura, o l'alcool dette l'occasione, o fu il r eattivo squisito che dirompe l'ins tabilità del s istema, ch e andava
già atteggiandosi verso la psicosi, traente le scaturigini de.li' anormalità preesi• stente e dai motivi esterni emozionali che di loro la informavano: il quadro clinico residuale era di una psicosi isterica, o di una frenosi allucina toria acuta a tipo isteroide. Quindi il Colo. doveva riteners i irresponsabile de l reato a scrit tog li, per vizio totale di m ente quando lo commettevi\, 2° Soldato P. B., accusato di d iserzion e in tEim po d i g uen n, essendosi allontanato il 16 giugno, e per 4 g iorni, dall'alloggiamen to ; d isse che la mattina aveva forte cefalea, che andò via senza avere la coscienza. di quello ch e faceva, e di commetter e un r eato, che del resto ignorava. d'aver commesso, P cb e per la sua assenza fosse un disertore; affermava non sapPr dire come e dove avesse t rascorso quei 4 giorni, e che, del r esto, cer te v olte non s i sen t e bene, e la sua t es ta non fun ziona. In 8 mesi di servizio tRnne buona condotta, obb(•dii>nte ed esat to, ed era ben visto da t utti; però eccessivamente ch iuso, poco socievole, e.mante' d ella solit udine, di poch e parole, per lo più ris ponde va a monosillabi ai com pa gni o e.tlat t o, ed usciva solo; i suoi com pagni d icevano ch e, secon do loro, non si ren deva per fet tamente conto di quel che face va, ed appariva dC'ficieute; in fine, un m,,se prima fu punito di prigione di rigore per essersi a llontana to dalla S<·zion(' in ore non consentite, nè sapeva dare r agione sufficiente di dove volesse a ndare. Dà poche e scars e, frammentarie, informazioni di sè e de lla famig l ia; poco tollerante dell'alcool , si addormenta o rimane ,;tord ito, onde gli ripugna,; a scuola nulla impa rò, non sa dire per c hè smise, poco lti vo rava e poco h a app reso de i lavori c ampestri ; non capisce che vuol clire mast u rbarsi , pa r <> n on lo abbia fatto m a i (I), nulla sen te pr r le donne, non comprende perohè ci s i sposi e che ci s i possa sposare, eg li non een te di sposare, schive.va le donnr n ei lavori clPi campi, pare un completo a n afrodisie.co. Inol tre, a d in tervall i irregolari, secon do Je s tagio ni, presen t e.v a crisi cefa.lalgiche, e allora lasciava il lavoro e se nr andava per In campagna senz& scopo, in istato di s tordimento, a.utomaticamfln te, per 3 ad 8 g iorni, dormendo sotto gli e.Iberi, non mangiando, o masticando qualc he cosa ch e poteva t rovare sui suoi pa.ssi ; pare che di tali giorni, alcuni li passav a del t utt o incoscientE-, o al meno non ri cordan dosen e, e il r esto come ann<>bbia to, in ra ppor to con l'ambiente come att raverso ad un velo, tra sognato. L'esame psichico faceva rilev are soprat.utto l'indiffer entismo s entimen tale, dalln. notevole ipoaffettività alla noncuranza di sè s tesso, e della imputazione a.scr it t ag l i, con un senso di fatalis mo che rive la va il vuoto me1Jtnle cd i l nessun interesse psicologico della sua vita; apa·tia, notevole ipobul ia, not evole deficit>nz a. men tale, nel grado di un infantilismo psichico : m enta.lita. incomplet a, insufficientemente integrata, dismorfica., cioè un frenastenico orig inario, col quale stan n o spesso, la appa rente bo:ntà e mitezze. d'i o.dole e remissiva. t imidezza. di ca rattere, men t re egli non ha espresso me.i un vizio, une. t endenza a n ormale, e qulnd i non ba alcuna attit 11dine criminale. Già per questo suo stato m entale egli doveva, per Jo meno, essPre ritenuto un semi-irresponsabile delln d iserzione; ma inoltr e, egli, cefa lalgico ad. episodii, è un dromomaniaco, per q uelle tendenze errabonde e.11toma tiche che hanno spesso i psicastenici secondo Bened ik t, a periodi, con st1bcosc ienza, impulsive ed involontarie, senza scopo, per semplici impuls i inter iori, in istat o sognante, e di au~ma, e con amnesie lacunari consecutive. L'esame e l'anamnesi facevano ,escludere la crisi procursive. de ll'isterico o dell'ep ilet tico, o le forme ò' :~~ se-<:Ondo, di azioni sognanti, ecc.; qui si trat ta d i parab ulia r -; ••~ta impulsiv a (hlor-
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relli ), nel senso dro1nom.aniaco (R égis e Dubourd ien), « rampollo della nevrastenia e d ella degenerazione mentale », se non è addirittura - la fuga - un episodio di psicosi cefalalgica per la crisi dolorifica che in lui precede l'atto automatico protratto subconscio od incosciente e senza possibilità d1 diversa determinazioni:! volitiva. Qu_indi il P. deve ri ternersi un irresponsabile, per vizio totale di mente. 3° Quest'altro caso è molto interessante per IR particolarità della. forma morbosa, così. rarn, veramente, a riscontrarsi nei nostri soldati (1), al contrario di quello che scrivono alcuni nostri colleghi per l'esercito francese, sopratutto nei corpi di prova e nei battaglioni d'Africa: la demenza precoce - soldlito Pod., della classe 18UO, da 26 giorni in Tripoli, dui·ante i quali a ppariva fiacco, indo. lente, noncuran te di tutto, insocievole, taci turno, ma di carattere malleabile, d'indole mite, molt o disciplinato. Dovendosi fare una ricognizione, si diè malato dicendosi fisicam ente incapace di sopportare la fatica d'una marcia; comandato di andare perché dal lato fisico non appariva malato, obbediva, ma per via, poco dopo la partenza / prima dell'alba), di n uovo affermava sentirsi stanco ed incapace rh•I peso dello zaino; obbli~ato a camminare, poco dopo ripetEwa le medesime lamentele, e, da li a poco, abbandonò le file inosservato, e se ue tornò all'accampamento a dormire; fu , ivi t rova to all' ind omani, per nulla divc>rso dal sol ito, anzi si mostrò sorpreso qua!ldo lo punirono di prigione, e si mise a piangere: due g iorni dopo si sparavi\ un colpo di mosch etto a lla regione inguinale sinistra, producendosi una feritA. per la quale stette circa fl m esi in cura n el 6° ospedale. Ivi diede presto a rilevare una serie di turbe mentali, p r r cui fu avvertito i l 'Iribun a le, cbe già aveva ri cevuto denunz ia dal corpo di abbandono di posto e disel'zione in guerra. I n breve. quando io l'osservai, preseutava intero il quadro della demenza precoce, immutato da quas i tre mesi, e tale rimasto fino a che, dopo essere stnto pro~ciolto, dicb iarato i n P.spons,1bi le, fu imbarcato per il rimpatrio: egli giacevi, immobile, in posa sLereot ipa, fissa, pallido in volto, con flsonomia. contratta, sopracciglia corrugate, palpebr e semichiuse, per nessuna ragion e togl iendosi da tale immobilit:\ St> non qnando lo si forzava. ad alza rsi per ri fare il letto o per qualche bisogno, o per seders i 1wll'ora del past o, in genere imboccato dall'iufermiere; inacces.:;ibilitl1 comp leta, vnno ogni tentativo di fargli dire qua lche co~a, di farlo parl11re, o rispondere anche a monosill11bi; appa rPntemente analgesico, però talvoltu, specie se anch e semplicC'mente t occato nei trsticoli, rispor;deva con tono uguale, lamentevolmente m onotono e con mossa mim ica stereotipa : " Madonn11 m ia , :Madonna min! :. ; cosi pure, se gli si diceva. osi d iceva fra i presenti che 1,i~ogn:<va tagliargli i testicoli. dava n ella medesima st ereotipia ver b11le (cosi come la p,·ima v olta qu11udo per ischerzo gli fu det.ta quella frase, rimastagli quasi unica viven te nel buio della m ente), e solo qu ella invocazione, puramentR formale, ripote, a a lungo quando lo si meclicnvn; per il r esto, intoppo psichico note\·ole, manierismo, goffaggi ne, atteggiamenti s ta t uarii, flessibilità cerea degli arti, una certa r igidit,\ - tAlora - delle gnmbe, indifferentismo completo, 11110.ffettiviill, buio t ot ale n ello. vi ta ::1cntiuieut11le e notevole scialbore psichico. Natnrnlmente egli trovnvn!<i non ;;olo nei prodromi della schizofrenia. m11 in una f ase di apparente rPmissione quando venne l\lle armi. o forse la novitii della vit&
( 1) Pochi casi io ne ho troYnti, nellR miu pratica d i ormni 12 aDDi, ed uno solo, n ell'o~pedale militare di Roma, cosi completo e con l'abbandono finale avutosi nel presente ammnlnto.
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militare valse a lui come pungolo mentale; certo il reato da. lui commesso era. pretta manifestazione morbosa, coma reale era l'accusata sua sensazione di stanchezza fisica; importante qui, anche, il fatto del tentato suicidio, in regione incongrua; cosi, talora, i dementi precoci possono commettere reat i attivi, per impulsioni improvvise, omicide o d'ordine sessuale. come il caso studiato dalla Commissione sanitaria nel reclus orio di Gaeta (tentativo di violenza carnale su di una vecchia di 86 anni).
VII. Con i 50 casi del D'Abundo, e questi 39 che qui ho riassunto, potrei ·venire a delle conclusioni, sia d'ordine dottrinale per i miei casi nel raffronto con quelli del D'Abundo, sia per ciò che occorre mettere in opera al duplice scopo: di' prevenire il manifestarsi di queste forme morbose, sopratutto di quelle che possono riuscire pericolose (fondo di epilettoidismo) ; e di provvedere, in guerra, al ricovero e sgombero successivo di tali infermi. Il tema però è di notevole importanza scientifica e pratica, e poichè in Tripoli si sono avuti un altro centinaio di casi, se non più, a. me pare valga la pena di raccoglierli tutti, con le osservazioni dirette ed immediate fatte dai medici che primi accolsero, studiarono e curarono tali infermi; e poi venire alla sintesi integrale, sia per le varietà di forme morbose osservate in guerra, sia per i rapporti di esse con i va.rii coefficienti gene tici. In questa prima nota, int.anto, mi preme fissare i] concetto : della evidente predisposizione che molti di tali soggetti presentavano; delle note eredo-mQrbose che parecchi di essi portavano nella loro costituzione fisico- psichica, rilevabili ad un accurato esame obbiettivo; quindi del valore grande cbe può avere l'anamnesi dei presunti anormali (presunti, cioè, per il fatto di precedenti anomalie od irregolarità nella vita familiare e sociale), e della sua importanza per la profilassi preventiva sin dalle prime visite d'arrolamento: e, infine, della neces· sità di ben studiare quegli individui ch e commettono dei reati, sopratutto con le note della. violenza., quando specialmente, o i procedenti di condotta. o qualche cosa di strano o di singolare ci sia stato nella. manifestazione criminosa. A questo soggetto ricordo la singolarità, e la impor tanza psichiatrico-forense, dei miei tre casi: un degenerato isterico, con crisi pro · tratte e stato crepuscolare, forse provocato da alcool, e conseguente abbandono di posto, in vedetta., di front e al nemico, con crisi violenti\ a tipo epilettoide, durante la quale poteva 0ommettere ecces:ii dannosi; - un frenastenico originario, con crisi cefa]a.lgiche e conseguente dromoma.nia. protratta, durante la quale un suo atto impulsivo poteva.
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recar danno altrui, come il suo stato di automatismo psichico poteva portarlo al di l à delle trincee, e farlo v ittima. del nemico; - un demente precoce, a tipo ebefrenico, con catatonie, che, nei prodromi del male (periodo detto opportunamente medico-l,egale) commette un reato di diserzione in guerra, e poi si fracassa una coscia, forse per essere riformato . In questo caso fu tumultuoso il decorso della psicosi cronica, e quindi evidente la irrespon sabilità. d el soggetto; ma potremo dire che siano stati sani di mente quegli altri pochi soldati che si sono i nferti grnvi ferì te per la paura d i even tua] i danni in guerra? E cco un problema che mi riprometto studiare, insieme alla, raccolta. di tutti gli altri casi di turbe n euro psichiche avveratesi i n un anno di campagna in Tripoli, aggiungendovi le indagin i che mi sarà possibile compiere sui suicidii. Dal punto di vista nosografico premetto soltanto che, nei miei 39 casi, la forme comuni erano le nevrasteniche, per lo più a tipo depressivo, quasi una forma intensa ed aeutl\ di quello stato, lieve e latente, di disagio m orale che potevasi rist:ontrare in molti, e manifesto in una condizione non ordinaria di nervosismo, di eccitabihtà., di insoffPreuza, anche (la parte di uomi ni calmi ed eqnilibrati; ed importerebbe i ndagare qua.nto vi abbia contribuito la forzata astinenza sessuale. A tali forme neurasteniche seguono le isteriche, le qua.li facil mente assumevano ti nte od aspetti psichici, fra i quali il più frequen te era lo .~tafo sognante, la r P-vei·ie azionata, ripr odL1cente le impressioni forti dell'episodio guerresco. In alcuni casi si. sono rileva.te tinte di epilettoidismo, ma poco frequenti, ed epifenomeni nel quadro psicoi· sterico, men tre non ho osservato veri epilettici, in crisi o n ella costituzione p~i co- autropologica; ed invece frequente è stato l'epilettoidismo nei mi litari delinquenti, a t ipo d i violenza, dei quali ho raccolto i dati, per come dirò in altro lavoro. Stato emotivo, impressioni esterne, intossicazioni, fatich e fisiche,
banno tutte contribuito allo sviluppo di tali forme morbose; ma una indagine sintetica mostra., io credo, cbe l'effetto emozionale è relativo al soggetto, che si tratta di un riflesso, di una ripercussione emotiva for te, stragrande, e quindi personale, di stimoli banali. d ' ambiente ; cioè della faci Ii tà alla. formazione di una val auga e moti \7 a, o di una vera ruminazione distimica, che è condizionata dalla. attitu.dine nevrotica dei singoli, dalla faci lità suggestiva, e so!1rll~:::.~.:-, uaila agevole ten· d enza a oueuli F.~r-~:. p ..~c,a~ettici che aboliscono, o rendono assai sbiadit i, il controllo, Ja critica, la i nibizione di singoli stati d'animo; essi quindi fat:ilitano un dato orientamento distimico, e psichico, lo affermarsi parassitario di certi nuclei ideo-emotivi, la effervescenza. di
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alcuni centri subprima.rii, e quindi il sorgere di alluciuazioni·monosintomatiche. Così si forma tutto un oligoideismo, con contrattura. del resto della. psiche, e della coscienza., a forte tonalità emoziona.le, in cui lo stimolo esteriore rapprésenta. un semplice punto di 1:>a.rtenza, una. banale occasionalità. Quindi, la. indagine prevent iva può discoprire molti, almeno, di tali soggetti, e selezionarli sin da. principio, o mettendoli in condizioni speciali di servizio, ove possono essere pure utili, senza. danno. D'altra parte, in alcuni episodii psicopatici . acuti le auto- od eterointossicazioni sembra esercitino una prevalente azione perturbatrice, anche per come appare da.I quadro clinico, in cui fa capolino - più o meno manifesta e pura. - l'apparenza sintomatica. dello intossicato (facies, stato saburrale, tempera.tura., condizioni intestinali, ecc.), sino ad una. vera condizione stuporosa.. In genere, si hanno le forme confusionali a.cute, o diretta.mente prodotte da tossiemia, o fors'a.nche - altre volte - consecutive allo irrompere di allucinazioni perturbatrici, col meccanismo cosi bene illustrato dal Bianchi nella sua {renosi sensoria; in alcuni ca.si, all'allucinazione, conseguono o si associa.no impulsioni, sta.ti convulsiformi, fragore, subdelirio, stRti deliranti protratti, ecc., ciò che fa pensare essenzill.1mente a.i modi va.rii dell'Essere, alle reattività individua.li diversa.mente manifeste dinanzi ad element.ì ca.usa.li similari. Tutto ciò, poi, ha importanza. - dal lato logistico-guerresco - per il tratta.mento, il ricovero e lo sgombero (successivo di tali ammalat i; lato gravoso del problema. che abborderò nella II Nota, e chA ha richiamato perfino l'attenzione di Congressi, come q nello tenutosi a Tunisi nell'aprile scorso per parte dei neurologi ed alienisti di Francia. L'esperienza. nostra suffraga. quanto ivi fu esposto, e discusso, sull'assistenza. psichiatrica in guerra, sopratutto per le spedizioni coloniali; da noi fu fatto qualche cosa, anzi parecchie cose utili, ma dell'altro ancora poteva.si, e può farsi, sopratutto per le spedizioni nell'interno della Libia. Comunque, quanto già è stato fatto, e lo studio di questi ca.si numerosi di turbe neuropsichiche, ci ammaestra di quanto occorre predisporre per una eventuale mobilitazione generale anche nel campo dell'assistenza. psichiatrica., onde giova.re agli infermi, com battere il pernicioso contagio psichico, e facilitare i servizi di sgombero; qui la. Scienza. medica diviene sopra.tutto Arte medica, e tutto ciò che vale a [mantenere il tono elevato all'elemento psichico, ad impedirne le défaillances, a. combatterne gli inquinamenti, largamente contribuisce alla vittoria. I
CASUISTICA CLINICA LUSSAZIONE ILIACA DA CONTATTO DI ELET'l'RICITA INDUSTRIALE, pel tonante colonnello m edico R erouccl dott. Giovanni. Nelle ore pomeridiane del 20 l uglio scorso, nel meutrP in Casalma.ggiore, il soldato del 4° r eggimento g1-nio (pontieri), Jl. :1\f.. stava raccogliendo dei materassi che gli Vt'nivano lanciati didl'alto, uno di questi, nello. caduta, rompeva uu filo della corrente elettrica illumina nte. Il materasso cadeva sul c.a po del soldato, che istintivamente curvava le gambe e la p ersona, mentre uno dei capi del filo me tallico rotto lo colpiva sferzandolo alla coscia sinistrn. La g iornata era afosa ed il soldato aveva prima preso un bagno, indossando quindi mutande e calzoni asciuttissimi, mentrf' perfettamente asci u tto era il suolo sul quale posava i piedi. Lo. cor r ente elettrica era di soli 160 wolts. ed il colp ito, date le circostanze cotanto favorevoli, non ebbe a risentirne che una forte scossa. però tale da pro• vocarne l'immediata caduta al suolo, con assoluta impossibilit à di rialzarsi da solo. Dopo lungo tragitto, parte in battello, parte in ferrovia, nella giornata, egli veniva trasferto in quest'ospedale militare. Presenta vasi soggetto dotato di robusta cos tituzione 6.sicu, con poderose masse muscolari, senza traccia di mala ttie costituzionali, 11è di tare ereditarie di sorta. All'esame dell'arto mferiore sinistro rilevavns i paresi dello stesso, senza traccia alc una di scottature, nè di alterazioni c utanee di v eruna specie. Colpiva invece, anche ad un primo superficiale esame. il fotto che l'ar to in feriore sinistro sembrava alquanto più corto del corrispondente destro, mentre lo stesso presentavasi distintamt>nte rivolto all'indentro, con la coscia leggermente p iegata sull'addome e la gamba seroiilessa, sicchè il ginocchio innalza.vasi alqu an to sulln s uperficie sulla quale giaceva il paziente. Contem poraneamente il piede era rivolto all'interno, in modo che la base del· l'alluce poggiava contro il ma lleolo interno del piede opposto. Cosi per la rotaz ione interna ed ad,! uzione delln. coscia, il ginocchio sinistro era sovrapposto al destro, in guisa che il condilo esterno del femore guardava in avanti. Sorse tosto il dubbio p otesse trattarsi di l uss.. zione dtll'anca, dubbio che ebbe piena conferma, esplorando profondamente la nat ica sin istra, dove avvertivasi la presenza di un corpo duro, rotondo, coperto dai muscoli glutei, collocato posteriormente al cotile, che sposta vasi n ei movimenti impressi rt!la coscia, mentre la spor· genza ossea data dal gran trocantere mostrnvasi a\-vicinnt1< all1l cresta iliaca, con evidente deviazione dei normali r apporti segnati dalla classica liuea cli RoserNelaton. Aggiungasi che i movimenti passivi di alnluzion P e di rotazione esterna, cli adduzione e di estensione, erano impossibilitati, mentre molto limitat i r isultav auo quelli di ndcluzioue e d ì rotRzione iutcn1a. Imponevasi pertanto la dingnosi di Ju;.sazioue iliaca comune sinistra, d iag nosi che tro,ò piena conferma sette giorni dopo, quando scomparsi completamente i
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fatti paretici, vennero praticati gli esami radioscopico e radiografico della parte, dopo dei quali si procedè tosto, sotto narcosi morfo-cloroformica, alla riduzione della lussazione col metodo di dolcezza. del Després, metod izzato dal Bigelow. A.lla riduzione segui prima l'applicazione di un apparecchio a trazione ed immobilizzante, poscia. gra.dunta ginnastica di movimenti attivi e pass ivi della parte, in modo che il paziente, dopo quaranta giorni dal suo ingresso, lasciava questo luogo di cura completa.mente guarito. Molteplici sono le osservadoni che si possono dedurre dal caso in esame. Piuttosto unica che rara ne è l'eziologi11; non riscontrandosi nelle numerose statistiche di accidenti provocati da correnti elettr iche ness un caso di simil genere. Nè la lussazione in parola sarebbe av venuta se contemporaneamente all'ist11.ntanea paralisi ll i muscoli, capsula e legamenti periarticolari, il nostro colpito non si fosse trovato proprio in quella posizione che tutti i trattatis ti considerano come conditi? ,ine qua non per la produzione della stessa. Difntti, 11vendo egli prima ricevuto un materasso sul capo, dovette chinar la persona e piegar le gambe, cosi il trauma paralizzante elettrico veniva a colpirlo mentre egli trovavasi in abduzione col corpo piegato in avanti sulla coscia e la coscia sull'addome. In simile posizione tanto se la forza del corpo agisce sul dorso, oppure se l'individuo cade portando sulle s palle un grave peso, o vvoro se è spinto in avanti, tutta la forza del corpo va a cadere s ulla parte superiore e posteriore dell'articolazione, rompendo il legamento capsuhtre con sfuggita del capo articola.re. Mentre è noto come gli accidenti dati dall'elettr icità industria.le possono essere tanto gravi da causa.re una morte immediata, ed al contrario limitarsi in alcuni -easi ad una semplice commozione, e come fra questi estremi i casi intermedia.rii s ieno innumerevoli, nel caso nostro una serie di circostanze favorevoli, quali il brev issimo contatto su di una parte che presentava forte resistenza, perchè perfetta.mente asch1tta., e la corrente di bassa tensione, fecero sì che questa agisse paratizzando in primo tempo muscoli, capsula e legamenti articolari, inducendo, in secondo tempo, la fuoriuscita del capo femorale dalla cavità acetabolare. Nè sembrami fuor di luogo l'acce1rnare somm11,riame11te alle versioni date per ispiegare il po)jmorfismo degl i accidenti in parola, oggilli che simili infortunii, pur n ell'esercito, possono facilmente aversi, dato lo sviluppo dell'illuminazione elettrica. nelle caserme e con l'adozione della forza elettric11 nelle officine mil itari. Vennero incriminate la tensione elP.ttrica t!cl filo o .!ol con<lutto1·e tocca to, lu. forma della corrente t rasportata, il numero dei poli, la durata rlel contatto, ma in complesso i fattori essenziali della gravità maggiore o minore ,!egli accidenti elettrici possono riassumersi in due: 1° L'intensità della corrente che h a attraversato il colpito; 2° Il t:,·agitto seguito daJJa corrente a ttraverso il corpo. L'intensità della cor1'ente, secondo la nota legge di Ohm, si ,aiuta 1lividendo la diffe re n za. del pot-enziale ai punti d'entrata e t1·uscita per la resistenza del conduttore. Sicchè, a par ità. di circostanze, più la tensione sarà elevata e piu gli accidenti sa.ranno gravi. Fra simili circostanze la resistenza del corpo è un1t delle più importanti e specialmente la resistenza ai punti d'entrata e d'uscita della corrente, Degli operai dalla cute cornea e secca possono tocca.re imp unemente, con brevissimo cootat·to, dei fili di 6,000 wolts, mentre con un contatto perfetto, con una debole resistenza, con la pelle umida o bagna.te. al punto d'entrata, una corrente
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di bu~siss ima tensione, talvolta di soli 60 wolts, può causare un'intensità pericolosa e la morte. Il tragitto 11eguito dalla corrente attraverso il corpo, .v errebbe a rappresentar& il fottore!biologico piu importante della. gravità dell'accidente. Facendo pa.ssa.re con pochi wolts un'intens ità di qualche milliampères della durata di qualche secondo attraverso il bulbo di un animale addormentato, si avrà immediatamente l'arresto~definitivo della respirazione con distr_uzione del centro respiratorio. Invece facendo attraversare da una corrente di piu ampères la coscia od il polpaccio fra due elettrodi regolando esattnme nte il tragitto della corrente, senza che essa si scarti, se l'applicazione non venne prolunga ta di troppo non s'avrà. alcun accidente, e con un'applicazione per quanto prolunga ta t utto si ridurrà ad una distruzione più o meno estesa di tessuti. Mantova, ottobre 1912.
BIBLIOGRAFIA. TraUato di F~Logia umana Trattato di t.erapio e palolouia chirurgica. TILLIAux. - Trattato di ohirvr gia olmioa. TESTUT-JAOOB. TNJ4talo di anatomia topourafica. JELLINEL Patolog-ia e cura degli accidenti elettrici. BEBOOMU:. Traitemem du acciàe~ U ectriquu. - (Pa~ m«l~ù, deoembre 1910 ). NOTNAOBL. Zur lthre der Wirkungen dea Blitzu auf den thieriachffl J:orper. - (Wirchow'a À.rohiti , 1888). LUCU..NI.~-
DURANTE. -
VoY. -
Ar"Oh. d'tlearicitt médic., agosto llHO.
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l{lVISTA DI GIORNALL ITALIA~! ED ESTERI
RIVISTA MEDICA n oontrollo anatomo-patologtoo della Bontgen41agnod nella tu!Mrooloal polmonare. - (Gazutta internazionale di medicina, chirurgia, n. 40, novembre 1912).
V. MA.RAGLIANO. -
Quantunque l'importanza dei raggi Rontgen nella diagnosi della tubercolosi polmonare sia ormai universalmente riconosciuta, tuttavia non sono: mancati gli oppositori che hanno infirmato la bontil del metodo, specialmente per quanto ri• guarda l'interpretazione delle fini alterazioni pcr ibroncbiali e la difficoltà di ottenere nei di versi soggetti delle immagini comparate. Uno dei còmpiti più difficili per il tecnico radiologo è quello di saper propor• zionare il grado di penetrazione dei raggi alla costituzione dell'esaminando e giudicarlo, nell'interpretazione della las tra, in base alle condizioni tecniche in cui fu eseguita, ed è per questo che cosi spesso nascono contestazioni, nei casi difficili, sulla tecnica o sulJa durezza dei raggi adopen,ti. Ne consegue che appunto nei casi di tubercolosi iniziale, dove sarebbe di massimo interesse il poter stabilire la diagnosi r6ntgenologicamente, spesso il radiologo s i trova in imbara zzo, tanto più che poi manca naturalmente1in questi casi sempre il controllo di una s ezione anatomica. R iconoscendo questa. lacuna, Von Dehn, Assmann pemmrono di fotografare sistematicamen te cadaveri, per potere poi a ddivenire ad un concetto più esfltto delle lesioni osservate in rapporto ad eventuali alterazioni polmonari trovate nel cadavere stesso, ma. la questione è ancora lungi dall'essere risolta. L 'A. ha portato un nuovo contributo, cercando di stabilire con una serie di rontgeno~rammi sistematici di cadaveri fino a qual punto una diagnosi rontgcnologica corris ponda. a una diagnos i anatomo-patologica, e se esista nel quadro rad iologico una specificità di lesioni, come può e!is tere nel quadro anatomo-pntolog ico. Sotto quest'ultimo punto di vista l'A. distingue i seguenti fotti : i l tubercolo iniziale, che si può trovare generalmente nella mucosa bronchiale e nei tessuti peri bronchiali degl i apici polmonari; vengono poi i noduli cascosi, genera lmente incapsu lati in tessuto fibroso e con contenuto ricco Ji sali calcari, e con sede per lo più agli apici e intorno ai bronchioli. Riguardo all'aggruppamento di q ueste lesioni vengono distinti tre · tipi principa li di malattia: la peri brouch ite tubercolare o tubercolosi di origine linfogena, la broncopolmonite caseosa e l'infiltrazione gelatinosa. Nella evoluzione di queste lesioni dobbiamo ricordare sopra.tutto la sclerosi e il rammollimento con successiva fusione delle masse caseose, con relativa formazione di cavità e caverne: abbiamo cosi una forma Rclcrosante ed una. forma cavitaria. 5 -
Glo,,11ale d1 medicina militare. - F'asc. I.
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Rl VISTA MEDICA
D'altra pa rte nelle osservazioni radiologiche dominano i seguenti fat ti morbos i: tubercolosi gangliare all'ilo polmonare; peribronchite; focola.i di broncopolmonite disseminat i o confluenti, o distruttive. con fatti cavitari; sclerosi polmona.re; tubercolos i miliare; polmonite caseosa; lesioni pleuriche. L'A. ha rad iografato una ventina di cadaveri, che dovevano in seguito essere sottoposti all'autopsit\: il rontgenogramma veniva eseguito con un diagramma localizzatore e si prendevano fotografie totali del torace sopra lastre 30 X 40 con uno sche1·mo di ri nforzo. Solamente dopo aver fatto la diagnos i rad iologica, si assisteva all'autopsia ; perciò essa non era per nulla intiuenznta dal reperto anatomo-patologico. L'A. ha potuto constatare che le diagnosi radiologiche coincidevano abba.stanza bene con quelle Rnatomo-patologiche: il controllo aua.tomo-patologico dei Nlntgenogrammi ha <li mos trato che la massima parte delle lesioni polmon,,ri, gangliari, possono essere d iagnosticate coi r11ggi X. Non esiste grande d ifferenza fra il quadro radiologico nel cadavere o nel viven te, e la differenza s ta, per quanto riguarda la d iagnosi, in favore della radiografia sul vivente. Le lesioni che meglio si diagnosticano sono quelle che portano una calcificazione del tessuto polmonare, della pleura o dei gRngli ilari: per dette lesioni non vi è un caso in cui le. dio.gnosi nnn.tomo-patologice. non c orris ponda e.Ila diagnosi radiologica. Sfuggono invece quasi sempre gli ispessimenti e le aderenze pleuriche, come pure le lesioni peribronchiali, per il fatto che nel cadavere il polmone non presenta le condizioni ~di t rasparenza ~necessarie per r ivelare le finissime alterazioni morbose. P er quanto infine r iguarda la differenzi azione dei fatti broncopol· monari non tubercolari acuti dai fatti tubercolari, differenziazione radiologica che presenta nel vivente minor interesse, poichè in tal caso h avvi il decorso clinico ohe ci illumina su questo punto, si può dire che dalle osservazioni fatte le lesioni !\cute s i contradistìnguono per delle punteggiature dell'ambito polmonare piuttosto un iformi che prendono regolarmente tutto un lobo o parte di un lobo polmonare, mentre le lesioni d i indole specifica sono marmorizzate e disposte più irregolarmente. C ASAJUNI.
E. TuLo. -
Ruova oura me4toameDtosa 4elle cllarree. -
(Sem,a ine m éd.,
28 agosto 1912, p. 409).
L'A. si è servito con successo della cocaina associata alla codeina per atte• nuare l'irritabilità del sistemi\ nervoso centrale. Egli insiste sul fatto che questi m edicamenti e la loro a ssociazione non hanno determinato costipazione nei ma• lati diarroici e gas tropat ici, costatazioni che concordano assolutamente con le osservazioni anteriori, Ecco le dosi alle quali egli prescrive i rimedi : Negli adulti fa prendere in un poco d'acqua comune dieci minuti prima d i ciascuno dei tre principali pasti del giorno, 10 gocce di una soluzione al 8 p. 100 di cloridrato di cocaina, e una quantità uguale d ' nna soluzione similo di fosfato d i codeina nell'acqua. di menta. Nei bambini l'.A. di, t re volte a l giorno tante gor.i:e di cia scuna soluzione per quanti sono gli anni di età; ma egli s i serve di soluzioni all'l p. 100 solamente, Siffatto r imedio e applicabile alle diarree dei tubercolosi. Può essere anche i mpiegato uei bambi ni lattanti. Ma in siffatti malati l'A. non ha esperienza.- che dei casi volgari. HAt..h:~TRA .
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RIVISTA ME DICA
T. VALAGUSSA. - Balla malattia 41 Duke• o quarto H&ntema. - (Riv. ospedaliera, 16 settembre 1912). La malattia di Dukes era già stata descritta nel 1885 da Filatow sotto il uome di roseola scarlattinosa, malattia infettiva acuta idiopatica e contagiosa caratterizzata da un esantema cutaneo analogo a quello della scarlattina, dalla quale però si distingue per un decorso sempre benigno e sovrattutto per le particolarità del contagio; secondo Filatow il periodo di incubazione era di 9 a 21 .g iorno/ e di più siffatta malattia non vaccinava contro la scarlattina o viceversl\. I prodromi allorquando esistono sono caratterizzati da leggiero dolore alla gola, talvolta da nausee, cefalea, a.norressia, rachialgia, raramente brivido. L'esantema. è rosso pallido con punteggiature rileva.te, dapprima sul viso in forma d iscreta lasciando libero il solco naso-labiale, il dorso del naso, le labbra; si estende quindi rnpida.meote n. tutto il resto del corpo. La lingua è patinosa; le congiunti~e iniettate; i gangli linfatici del collo, delle ascelle e della nuca acquistano il volume d'un cece; talvolta. sono presi anche i gangli inguinali. L'esantema impallidisce rapidamente, e rapidamente si constata una desquamazione furfuracea che dura da una a due settimane. La temperatura osci lla tra 37° 4 e 400 C.; il polso è in rapporto con la temperatura; e lo stato generale è poco alterato. Frequentemente si osserva albuminuria senza cilindri, che scompare rapidamente. Il contagio dura circa due settimane soltanto. Il Weawer, che ha anche studiato bene questa forma morbosa, insiste sull'aspetto u niforme e puntiforme dell'esantema. L'A. ha osservato 12 volte la malattia di Dukes in bambini che 40 giorni a sette mesi prima avevano avuto la scar lattina, e inversamente egli ha visto 19 volte l'infezione scarlattinosa sopra'"venire 7 giorni a due mesi dopo la quarta malattia. Secondo l'A. la morfologia dell'eruzione non ha valore per caratteri:i:• zare il tipo morboso; si possono osservare delle scarlattine con piccole macchie iperemiche rosso-chiaro, vescicole miliari, eruzioni morbilliformi a tipo eritematoso diffuso. Di più l'A. osserva che nella malattia di Dukes le complicazioni renali si osservano con una frequenza pari a quella della scarlattina; egli ha osservato che nel 16 p . 100 dei casi l'albuminuria sopravviene dal 16° a.I 21° giorno, e in S6 casi su 42 l'acetonuria; in 5 di questi poi diaceturia: nella scarlattina si ha acetonuria. nel 7 p. 100 dei casi. Pertanto secondo l'A. vi sarebbe una identità etiologica e clin ica tra la scar. lattina e la quarta, e ritieoe che questa sia una forma frusta di quella per virus attenuato. Come misura profilattica questa malattia va denunciata a fine di poter prevenire le epidemie di scarlattina. BA!, ESTRA,
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA Fenomeno del B&bln•kl. Il cln.ssico fenomeno d ell'alluce è ormai assai noto a tutt:, come a nche il suo grande valore semeiologico nelle ,\ltera1:ioni del fascio piramids,le. T,e osservazioni di molti studiosi hanno potuto dimostra re c he esso è indi pendente dl\l ri-
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RIVISTA DI NEVROPATOLOOIA
flesso plantare; quindi, data la ipercinesia riflessa della quale esso è conseguenza,. lo si è potuto provoc:ir.i r.on manoVTe, ed in iuodi assai diversi, che import,n conoscere. <Josì Fromnel' lo otteneva premendo forte sulla volta pl'lntare; Scheffer stringendo il tendine achilleo;; (rifl. antagonista); Oppenheìm strisciando dall'alto in basso lungo il margine posteroesterno della tibia., o premendo sulla faccia interna di questa (fen. dell'Oppenheim); Gordon premendo sui polpacci (riflesso paradosso); Redlich rigando la faccia posteriore della gamba; Bentley Frochmorton percuotendo il tendine del lungo estensore dell'alluce; Mendel strisciando lungo il margine interno del piede e sul dorso di questo presso il detto margine; Bectorew e F . Marie flettendo le dita. del piede. Inoltre il detto fenomeno può essere provocato non solo strisciando sulla cute, o premendo, o con la percussione ossea o col mass:iggio dei muscoli del polpaccio, ma anche con stimoli elettrici, termici, dolorosi ecc. Il prof. Austregesilo ed il dott. Espose! (della facoltà medica di Rio Ia.neiro)(l) in 2 casi di paraplegia. pottiana ed in un caso di paraplegia da. idromielia, con notevole irritazione del fasc io piramidalo, lo hanno provocato eviden tissimo o strisciando forte sulla pelle de lla cosc ia, o con la pressione dello sciatico, o, meglio, con la pressione fra le dita. delle masse muscolari della: facci a. interna, od a nteroesterna, o posteriore della cosciaj in uno dei paraplegici da Pott premendo i muscoli esterni del braccio si otteneva l'estensione del 2" e 3° dito della mano destra (equi valente nella mano del rifl ..tdi Babins cki). Applicanùo nell'arto inferiore lA. fascia di Esma.rch, tutti questi varii segni para-Ba.binski spariscono dopo 10'-SO', in ordine vario, ed in diverso ordine riappariscono dopo tolta la fa.scia, mostrandosi in genere più resistenti il suddetto f. di Scheffer, il Babinski originario e il clono del piede. P. C o NSIGLlO. Il fenomeno delle 4lta.
È di comune conoscenza il riflesso o segno del B1tbins ki, che i francesi chiamano il fenomeno du orteits, e la s ua grande importanza semeiologica per le paralisi organiche. in genere, per le les ioni delle vie piramidali. Il Gordon di Filade1fia, che già. nel 190! aveva descritto il c. ritlesso paradosso delle dita del piede:. (des orteili;) - couststente ne l segno del Babinski provocato con la compressione del polpaccio - descrive ora il « fenomeno delle dita ,. come corrispondente, nellA. mano, del segno di Babins ki per il p iede (Revue n eurologique, SO ottobre 1912). E sso s i provoca nel modo seguentti: s i solle va l'avambraccio paralizzato, la mauo de l ricercatore ne a fferra. il pug no, con le 4 d ita ultime poggianti s ul lato dors a le dell'avambraccio. sotto dell'art icolazione del pugno, e con il pollice sul pis iforme, cbe s i comprime specia lmente sul suo lato radiale; allora le diti\ cominciano ad elevMsi, sino nll'estensioue più o meno completa, perfino con di!:!posizionc a venta glio, in modo più o me no rapido ed eguale per le varie dita. In ben 55 casi d i pa ralisi organ ica, d'orig ine centrale, questo segno è s tato sempre ritrovato dall'A. (t ranne qua ndo vi è già contrattura), mai invece nelle forme isteriche o nevrotiche da trauma. E sso ha, perciò, la stessa importanza eemeiologica del segno di Babinski, e nat ura l men te lo sostituisce nelle monoplegie brach iali, acquistando così notevole valore nella diag nosi d ifferenziale, e medicolega le, di cer te pa ralis i. indennizza.bili, consecutive a d infortuni s ul lavoro (o, per noi, a lesioni in servi zio). P. ÙONSIGUO. (1) Encéphale, maggio 1912.
RIVISTA DI CHIRURGIA DI GU ~HRA Leggiamo nella Gazette des H opiiau.x del 17 dicembre urna il seguente arti-coletto, che ha il pregio dell'attualità. « :,i era fin qui ammesso, in modo generale, oh e le ferite d.a. sbrapnol fossero meno gravi e meno frequenti di quelle da proiettili di fucile; e si diceva pel'fino che, nel .Marocco, gli Arabi ne fossero, fino a un ce rto punto, protetti dal loro turbante. « Uno dei nostri colleghi, il dott. Bruzon (di Parigi), che si t rovava qualche mese fa nel campo turco di Aziza in Tripolitania., fece però delle osservazioni diametralmente opposte, le quali confermano i dati che noi riceviamo ora dai campi di ba ttaglia dei Balcani, dove g li shrapnels del Creusot pare abbiano fatto un ragguardevole numero di vi ttime. Come già aveva accertato H ildebrandt dopo la guerra della Manciuria, i l oO p. 100 almeno dei proiettili restano nei tessuti, p roducendo fe rite ordinariamente suppuranti; ossia, t utto al contrario di quanto avviene per le ferite da pallottole di fucile, le quali sono ben di rado infette. Questa particolarità si spiega coll'àlta temperatura a cui vien portata la pallottola sotto l'influenza della deflagra zione della polvere e di quella dell'attrito. Ma qui v' ha di certo esagerazione, perchò, secondo le esperienze di von Coler citate dal Weiss, la temperatura. della pallottola non supera che di poco i 66°-70°. In -ogni modo è un fatto che merita di essere seg na lato )j.
CONC OR S I Premio della Bootetà Frenlatrloa ~Italiana. È aperto il concorso ad un premio di lire 600, istituito dalla Società Freniatrica Italiana, per la migliore memoria originale d i P s ichiatria alle seguenti condizioni: 1° Al concorso potranno prender parte solo i membri della Società Frenia• trica Italiana : 2" Le memorie invio.te al concorso dovranno trattare argomenti di P sichia tria. clinicn; 3° Le memorie potranno essere manoscritte, oppure stampate entro il biennio dal 1° giugno 1911 o.l Sl maggio 191S; 4° Esse devono essere inviate al presidente della Società Freniutrica pro• fessore Augusto Tamburini (Corso Vi ttorio Emanuele, 184, Rom a), non più tardi -del 1° giugno 1913. Li\ commissione che dovrà giudicare il con('.orso sarà nominata dal Consiglio -direttivo della Società Freniatrica appena chiuso il concorso. I l presidente della società freniafrica TAMBURINI.
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CONFERENlE ~CIENTinCHEDEGU O~PEDALI MILITARI SOIIWO D!GIJ ARGODNTI TR!'l'rATI
( DAI PROCESSI VEllBALI PERVENUTI 4LL'lSPETTORATO DI BSNITÀ MILITARE DAL
1° AL $1 GENNAIO 1913).
ALERSANDRIA (gennitio). - Citpitano medico CESARE MAROARA - Come tema della confrrenze. tratta della rndioscopia e dell11. rndiografiA.. Pl'emesse alcune notizie storiche sul magnetismo e sull'elettl'icità ed accennato alle unità d misura dell'energia. elettrica Pd alle varie qualità di elettricità, parla in seguito d ell'impianto di apparecchi pei raggi X, indicando le diverse sorgenti di elet tricità ed illustrnndo successivamente le macchine dinamo-elettriche e l'apparecchio portatile tipo militare, F<'rrel'o di Cavallerleone. Viene quindi a descrivere i rocchetti d 'induzione, gli interruttori elettrici ed a mercurio e si trattiene in modo speciale sui tubi radioscopici. A tale riguardo egli risale ai dati storici dt·gli esperimenti coi tubi Geisler e coi tubi Krookes ed alla scoperta del R l.intgon. Enumera le proprietà dei raggi catodici e d ei raggi X, e tratta delle varie forme e qunlità rlci tubi K1·ookcs, della loro durezza o mollezza e delle precauzioni m•cessarie per non guMtatli, del modo di correggere il grado di du~ l'ezza e dei rn.diocromometri. Dopo di l\,er accennato agli inconvenienti che si possono incontrare nella pratici, radioscopica e radiografica, ed ai mezzi per eliminarli, l'A. fa una d imostrazione pratica d el funz ionamento dell'apparecchio in uso nell'ospedale, presentando radiografie già sviluppate, e facendo esaminare sdcuni soggetti al radiosco!)iO. Conclude facendo voti per il p<'rfezionamento dei mezzi, di cui ora. si dis pone in questo ospedale per il gabinetto radiogrn6co, dimostrando la necessità di a cquistare un radio- compressore <'d a ltri strumenti di moderna invenzione per uso rad ioscopico. BARI (covembre). - Maggiore medico Lu101 D, GIAC:0)10. - Presente. un infermo di anni -13, affetto da disturbi di minzione fin dall'infanzia, avendo egli fin da. quell'epoca. notato che essa si compiva con un getto doppio. A 20 anni i::i contagiò di blenorragia, alla quale segui res tringimento urr-trale, per cui fu operato nel 18J8 di uretrotomia interna e dopo due anni fu sottoposto alla dilatazione grnduale dell'uretra. con poco vantn ggio. Attualmente presenta restringimento uretrale, passando appena appena una c:mdeletta n. 5 della filil'ra Oharrier. L'am1m\lato è ostinRto nel ritenere che il suo disturbo provenga non tanto d11l rest1·ingimento uretrale, qnnnto dall'a· ,ere un'uretra doppia od altro canule che decorra p,1rn.llelamc•nte alla vere. uretra. VA. passa quindi a discutere se qua11to afferma il sogg€tto corrispondo al vero, cioè se realmente possa esister!' un' uretra d oppia e se le osservazioni dell'individuo siano effetto di allucinazioui. Dopo avere svolto tutto il processo
CONFERENZE SCIEN 'l'IFIOHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
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embriologico degli orgapi genito-urinari, passa a trattare delle anomalie dell'urotrn maschile ed ammette si possano verificare dei casi in cui si abbia un doppio canale o qua.lchfl cosa. di simile che corra parallelamente all'uretra, citando qualche esempio ri portato da Fischer e da a.Itri a utori. Espone successivamente l'esame obbiettivo dell'intarmo e dim0stri~ che egli non presenta uretra doppia, nè altro canale che percorra parali eia.mente l'uretra, ma che è affetto da grave restringimeuto sclerotico di qua.si tutta la porzione cavernosa dell'uretra e di quella membrnnosa. Il getto doppio osservato diptinde da una membrana, la qua.le divide in due il meato urinario. CASERTA (dicembre). - Dimostrazione pratica dell'autopsia di un soldato ùel 100 règgimento artigliet;ia, 111orto per commozione cere brale e frattura del cranio, in seguito a caduta da cavallo. All'apertura della s catola cranica si è cons tatato grande raccolta di grumi sanguig ni tra la medesima e la dura meninge, con distacco a guis a di scheggia della lamina vitrea delhi calotta, in corrispondenza della reg ione temporo-parietale sinistra, con estremità anteriore aguzza, in corrispoudemrn. di uno dei tronchi principali della meningea media, elle s i osservi\ recisa. nella sua continuità. Inoltre nella faccia interna. della voltn cranica, verso la t·egione parietale dello stesso lato, ri levasi una fessum a tutto s pessore, dire t.ta indietro ed in alto, con effus ione sanguigna uella diploe e nelle zone adiacenti. Sulla sos tanza cerebrale, in corrispondenzn delle s uddette regioni, temporale e parietale, notasi un appiattimento di detta sostanza, che si presenta congesta e rammollita. In corrispondenza della regiou~ fronta le destra si osserva invece una contusione superficiale con spaJ)polameuto della massa cere brale. As portato il cervello, nonchè la dura meninge della base, rile vasi un'altra fessura a tutto s pessore di c irca 3 cm. ne lla g rande ahl dello sf'enoidP, a ttraverso cui s i presume sia avvenuta emorragia ex t ra-cranica. In base a questi r isultat i ana tomo-patologici è stata f11tta ùiagnosi di frattura del cranio in corrispondenza della regione temporale, parietale e dello sfenoide di sinistra, con coutu!:ione per contracolpo del lobo fronta le des tro e recisione della men i ngea media sinistra, con profu~a e rapida emorragia. intr11. ed extracranica, cui sopratutto è dov uta In morte. CAVA DE[ TIRRENI (gennaio). - 'renenre celonnello medico G1ovANNt ANTONCO P.ElRASS r. L'O. ba prescelto come argomento della conferenza i l servizio delle rassegne. Comincia dal far rilev;cre come il regolamento pubblicato il 9 luglio 1010 non prevede, nò determina la procedurn. di~ seguire 11e!le due seguenti s ituazioni, che nella pratif'a ospitnliera militare non sono tan to infrequenti a verificarsi: 1) Un militare giudicato idoneo al servizio, dopo osservazione, da un direttore d'ospedale, colonnello medico, può essere iuviato in osserva;done, per il meJesimo motivo, in ospedale diretto da. un tenente colonnello. In tal caso indubbiamente la ques tione medico-legale va deferita al giudizio del direttore di sanità. · 2) Un militare giudicato idoneo al servizio pure da un direttore, colonnello medico, può r ient rare in osservazione in a ltro ospedale diretto da un ten('ute colonnello, ma per una causa diversa ùa. quella che ha motivata la prima osservazione. In questo secondo caso si ritiene r. lie J,,IJl,a eSsPre compett•nte ad emet~re un nuovo giudizio il direttore ,l'ospedale di grado inferiore, a ncorcllè il nuovo parere venga pronunzia to sopra mnlattill oJ infezion i, già esistenti
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CONFERENZE SOIENTl~IOBK DI.OLI O!"PEDALI MILITARI
all'epoca della prima osservazione, ma non rilevate, nè vagliate con speciali cenni descrittivi nella rlichiarazione medica precedentemente rilasciata. Cogli esposti dati di fatto, 1'0. mette in evidenza la necessità che il paragrafo 10 della circolare 262 venga opportunamente ritoccato dalle competenti autorità militari, corne pure fa rilevare che il paragrafo 18 del regolamento sul servi?.io sanitario militare territoriale non si trova piu in armonia colle disposizioni contenute nell'accennata circolare. Conclude col ritenere che anche le discussioni sopra questioni procedurali non mancano d'importanza e valgono a promuovere nuove disposizioni regolamentari, intese a rendere piu sollecita ed uniforme la soluzione di difficili e controverse situazioni medico-legali. CHIETI (d icembre) - Capitano medico I!'1urPo CACCIA. Sulle ferite d'arma dn fuoco osservate a Bengasi durante la guerra italo-turca. L'O., dopo un lneve cenno st.atistico sui tre principali fat'ti d'arme svoltisi a Bengasi, e cioè sullo sbarco ( 19 e 20 ottobre 1911), sulla battaglia di Hoofia (28 novembre) e sul com battimento dell'oasi tlelle rl ue palme (12 marzo), mette a confronto le cifre rile vato con quelle dt-lle guerre piu importanti degli ultimi tempi, e da questo paragone r isulta che nessuna guerra ha un riscontro perfetto con l'attuale. Dopo averne esposto le principali ragioni, l'O. òescrive i principali caratteri d~lle ferite, con speciale riguardo a quelle prorlotte dai g rossi proiettili di piombo non riv<>stiti. Passa quindi a trattare rlelln morfologia dcli.e lesioni delle parti molli, òellc ossR, ciel cranio, del torace, rloll'a<ldome e della colonna vertcurale. Fa un rapido acr,enno anche al suss idio diagnostico prezioso dato dalla. rndiograffa, affermando c he l'apparecchio portatile, tipo militare «Fer• rero di Cavallerleone> è comodo in campagna, di facile uso e risponde bene a llo scopo. Riferisce s uccessivamente sul trattamento generale e speciale per lesingole regioni, raccomandanrlo di massima l'as len!lione, particolarmente in primo tempo, e riporta gli ottimi risultati ottenuti con l' uso della tintura di iodio per le disinfezioni non solo delle ferite, ma anche del campo operatorio. Per quanto poi riguanla l'anestesia, ritiene che il metorlo ideale sia la racbianest<.i.~ia. la quale porta una rilevante economia cli personale medico e di sc,rvizio. Conclu.Je rivolgendo un memore saluto ai colleghi morti eroicamente s ul campo di battaglia ed un augurio ai numerosi fer iti, che ancl1e in questa campagna. hanno cosi brillantemente tenuto alto il preatigio del corpo sanitario militare. GENOYA (dicembre). Tenente medico di complemen to Ezio CAWA'l'EHRA. Riferisce sopra 82 casi di infezione tifoidea os~ervati nell'ospedale durante l'epidemia manifestatasi della scorsa estate. Dopo aver rilevato la spiccata gravità della forma morbosa, che portò ad una mortalità superiore al 20 °10, cifra elevatissima data l'età. dei colpiti e il loro grado di robustezza, egli spiega tale elevata. mortalità in confronto di quella che potè osservarsi nella popol a7.ionA civile di Genova, nmmet.tendo che questa, abi tuata da lung_o tempo a fare uso di acqua più o meno inquinata s i s ia andata acquistnndo come una speciale immunizzazione, la quale non poteva sussistere nei soldati provenienti dai luoghi, in cui le acque sono naturalmt- nte pure. "Cn'altra pro,·a della particolare graviti\ dell'epidem ia è desunta dall'O. dalle n11merose complican,;e riguardanti specialmente l'apparecchio circolatorio ed
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il respiratorio, e dai caratteri morfologici dell'agente patogeno, che si presentava tanto diverso dai comuni germi tifosi, e dal mancato fenomeno dell'agglutinazione. Dopo altre brevi considerazioni l' A. pone termine alla sua conferenza, illustrando i casi più importanti osservati. l1.ESSINA ( novembre). - Tenente medico di complemento S'l'EFANO Puousr-AL· LEGUA. - Riferisce su alcuni casi di tumori infiammatori dello stom.aco, e comincia dall'osserv11re come in tutto il tulio gastro.enterico si possono avere dei tumori, che all'esame anatomo-patologico grossolano presentano tutti i caratteri del carcinoma, ma che poi invece non sono tali, sia per l'ulteriore decorso clinico, sia per i caratteri istologici, quando ne venga praticato l'esame microscopico. Clinicamente infatti sono in completo contrasto colla malignità. dei neoplasmi veri, coll'evoluzione progressiva di questi, perchè regrediscono e scompaiono, sia spontuneamente. sia con intei·venti unicamente palliativi. Tali tumori non presentano all'esame microscopico alcuna prolifemzione epiteliale, ma le note di un processo infiammatorio puro e semplice, senza alcun segno di lesioni specifiche. Sono stati da alcuni au tori giudicati di natura tubercolare, perchè facilmente si riscontrano in soggetti tubercolotici o in am-
malati che secondariamente diventano tubercolosi. Ma per tale conforma man• cano le prove istologiche, batteriologiche e speriment11li di inoculazione negli animali, nè possiamo afftmnue, solo perchè un infermo è t ubercoloso, che tutti i processi morbosi da cui è !\fletto siano delll\ stessa nat ura. Per gli ammalati poi che diventano in seguito tubercolosi si deve tene1· presente se il manifestarsi detr infezione sia stato favorito dal deperimento organico determina to dall' infezione gastrica. L'O. riporta tre osservazioni personali, nelle quali la diagnosi clinica di carcinoma fu confermata al tavolo operatorio. Due degli infermi furono operati di pilorectomia alla seconda maniera di Billrot b, il terzo di gastroenterostomia, richiesta dall'estensione del processo ritenuto neoplastico: ia tutti e tre i casi ,ai otteUDe guarigione completa e permanente, e l'esame microscopico dimostrò trattarsi di semplici processi infiammatori. Come conclusione, l'O. ammette che accaato ai pseudoneoplasmi di natura specifica hanno il loro posto quelli di natura puramente e semplicemente infiammatoria, dovut i ad infezioni croniche e poco virulenti, o a processi ulcer l\tivi cronici, poichè nO'Il possiamo affermare 111 natura tubercolare di una lesione, basandoci soltanto su dati clinici, non sempre costanti, senza che questi s iano confortati da prove itnatomo-patologicbe, batteriologiche e sperimentali. P ALERMO (dicembre). - Capitano medico ANT()N INO AMENTA: Espone il rendiconto clinico dei feriti n'arma da fuoco provenienti dalla Libia, con speciale riguardo alle ferite penetranti dell'addome. Vennero ricoverati nel 1° reparto chirurgico, diretto dall'O., complessivamente 356 militari di truppa e 24 ufficiali, di cui : S7 per fedte al crtpo, delle quali 10 con fratture del mascellare inferiore e 8 con lesioni del cervello, tutte e tre con esito letale ; 37 per ferite al t o race,delle quali 26 penetranti; 20 per ferite n.lJ'addome, delle quali 5 certam ente penetranti e. tutte guarite; 7 per frattura della colonna vertebrale e les ion i spinali, con 6 decessi; 226 per ferite degli arti, di cui 38 con frattura. Si ebbero i n tutto 10 decessi, con una mortalità complessiva di circa il 4 p. 100. L'O. espone quindi l'elenco delle operazioni praticate, fr:i. cui 3 amputazioni,
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1 craniotomia, 2 resezioni costali a ll'Estl!lnder, 1 laminectomia, 42 estrazioni di proiettili, 26 riduzioni di fratture, ecc. L'O. illustra brevemente i casi più importanti, tra i qua.li quello del caporale maggiore B ....., con ferita d'arma da fuoco alla regione temporo pa.r ietale sinistra, permanenza del proiettile, paralisi dell'arto superiore destro e disartria. Praticata la craniot-0mia ed incisa la dura madre, si diede esito ad un vasto ascesso cerebra le e s i aspor tò anche una, g rossa scheggia metallica, dopo di (:he l'iut'erroo migliorò notevolmente, tanto da muovere il braccio e cominciare a parlare. Anche l'arto inferiore destro, che era prima paretico, riprese l a bua funzione ed il ferito cominciò ad alzarsi e camminare. Ai primi di febbraio però si manifestò uno stato di depressione, forte stitichezza e in• sonnia, che aumen tarono nei giorni seguenti. Fu allora praticata una. puntura esplorativa nella regione temporale, sede della lesione, ma con r isultato nega tivo: ripetutala dopo due giorni, s i estrasse d el pus verdastro, per cui sulla guida dell'ago si incise profondamente !ti sostAnza encefalica e si mise allo scopèrto uu vasto a sce.sso cerebrale, con esit-0 di abbondante secrezione purulenta ematica. Benchè momentaneamente le condizioni del!' infermo fossero migliorate, pure ricomparvero la paralisi emi laterale dfstra e la disartria e nei giorni seguenti si ma nifestò un'encefalite reattiva, con forte ria lzo di tempe· re.tu ra e cancrena della sostanza, cereLrale, che r ichiese l'asportazione di buona pnrte d1,ll'emisfero sinistro: in q neste gravissime condizioni l'infermo mori il 2lJ febbraio H/12. L'O. espone quindi i CllSi più impor t11.nti di le»ioni alla colonna vertebrale ed os,wrva che i sin tomi di le><ioni midollare, (parnplegia più o meno completa, abolizione della »en$ibil ità, incontiue11za di feci e di urine, r i11ghe da decubito, cancrena delle est-remità) decorsero tanto più J·apidameote quanto più alta era. lll Lesione midollare, mentre due soldati feriti alla regione lombare, con pa· ralisi dell'arto superiore de,;;tro vissero rispettivamente 135 e 57 giorni dalla lesione, ave11do fatto sperare per poco anche della loro guarigione. Riferisce inolLre il caso del soldato F ....., ri<'overato per ferita d'arma da fuoco, con foro d'entrai.a nella regione so pra spina ta destra ed arresto del proiettile fra la 2° e 3° vertebra dc.rsale, con paraplegia crursde completa, anestesia sino a.Ila lino11. trasversa passante per ltt o" r.ostola e p11ral isi vescicale ed anale. Ese· guit.a la radiografia. eJ estratto il proiettile che comprimeva il midollo, si ebbe ripristino q uasi completo della sensibilità, ed a poco a poco anche della mo· tilitt\, prillla dell'arto inferiore sini:;;tro e poi lenta1Uente del destro, e scomparirono del tutto fa paralisi anale e vescicale ed i disturbi trofici, c he si erano manifostati alla regione sacrale. 1,'0. r1ferisc1:: s uccessivamente le storie cliniche dei feriti all'addome, di cui cinque certamente penetranti: due con solo foro d'entrata all'ipocondrio sinistro, e nei quali la 1 ad iograBa mostrò la presenza di un proietti le Ma user, con guarigione senza l'estrazione di esso. Un altro caso riguard11.va il soldato F ...., ferito all',uldome. con solo foro d'en trata ali' ipocondrio s inistro, il quale aveva riseutiment-0 peritoneale ed ematuria ed era stato curato con la imrnobiliiimzione. Al suo ingresso nell'ospednle, nn mese dopo la lesione, l' in• f,amo accu!;ava un lieve dolore in corrisponde nza dell'ipocondrio s inistro e l'esame radiografico rivelò In presenza di un proiettile rotondo all'altezza della regione renale (2' vertebra. lomba1·0) : l'infermo guari completamente senza alcun interv~nto. Le altt-e due ferite addominali penetranti furono curate con
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l'immobilizzazione e con l'applicazione di vesciche di ghiaccio, e decorsero completamente asettiche con graduale scomparsa dei sintomi infiammatori (febbre, dolore, vomito) e guarigione perfetta. Le rimanenti ferite dell'addome non diedero sintomi di risentimento pP.ritoneale: tuttavia non si può escl udere che alcune siano s tate penetra nti, tanto più che sembra veramente difficile che il proiettile Mause1· possa attraverasre semplicemente le pareti addominali, senza ledere il peritoneo parietale. Questi ottimi risultati con:;eguiti con In cura astensionista delle ferite ad· domina.li sono molto confortanti e confermano quanto ebbero gh\ a constatare i chirurgi militari nella guerra russo-giapponese, d urante la quale furono co· stretti ad abbandona.re comple tamente la laparatomia immed iata, per il fatto che tutti i feriti all'addome, che ave,·ano s ubito nu intervento chirurgico presso le unità sanitarie mobili, morivano negli ospedali di seconda linea, mentre invece con la sola cura aspettante si ottenne perfino ii 4-1% di guarigioni. L'unica e principale qU(,stione, di cui si dovrà occupare il chirurgo per detti feriti sarà quelln.;del trasporto e cioè cercando di evitar lo, per quanto è po_s sibile, co!l'ospitalizza re in sito il ferito o tu tt'al più trasportarlo con le migliori cautele possibili nell'ospedale più vicino : in tal modo si è osservato e dimostrato specialmente che anche piccole ferite dell'intestino (colon) possono essere obliterate 1lall'ectropion rlella mucosa e clell'epiplooo. L'O. espone infine le storie cliniche dei frattiirati del mascella re inferiol'e, fra cui ricorda. s pecialmente l'ascaro Adum-Ritl i, che ri po1·tò una feri ta alla faccia con foro ll'entrata alla guancia sinistrn. e foro d' uscita all'angolo del mascellare inferiore destro, con frattura semplice dell'angolo sinistro e comminut i va del destro, perdita di ;;ostanza ossea e lesic:.ne izrave della li11glta. Si dovette intervenire in primo tempo con l'asportazione di numerose scheggia ossee del mascellare inferiore e tli cenci ossei ilei tessuti molli : in seconrlo tempo, cessata. completamente la secre;\ione icorosa rl11.ta da tali tes~uti, s i praticò un'osteo-sintes i con filo metalJico fra i due monconi della branca sinistra del m!l• scellare e si applicò un apparecchio di protesi immobilizzante i due mascellari e te.le da permettere l'introduzione cl i un tubo elastico, col quale l'infermo poteva ingoiare alimenti liquidi. La fra tt ura della branca sinistra Jconsolidò completamente. In terzo tempo per rimediare alla sostanza ossea penlutn della branca destra del mascellare si praticò un innesto osseo antoplastico, utilizzando un pezzo di costola tolta all'infermo e s i ottenne un felice a ttecchi• mento, tanto da permettere al ferito In. masticazione. L'A. da ultimo presenta nume rose rad iografie con i risultati tielle osteosintesi eseguite con ottimi ris ulta ti anatomici e funzional i, anche in cal"i in cui sembrava mol to difficile l'attecchi mento .lei frammenti ossei.
Movimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale Farmaceutico ( lJalla disrensa 1• alla 5• rtel llollettiuo ufficiale delle 11om(ne).
Ut4ol&ll ln aervl:uo attivo permanente. Determinazio,1e ministeriale 2 gennaio 1913. Umbe1·to, capitano medico 3 artiglieria campngna. - Trasferito ospedale Bologna. ZuccARI F ederico, id. ospedale Cava tlt:i Tirreni (Salerno). - Id. id. Caserta1 VERANDO Ettore, id. id. Savigliano. - Id. id. Livorno. MASSA Goffredo, id. 31 fanteria. - Id. carcere mil itare. BRACCO Eduardo. id. carcere militare. - Id. 61 fanteria. DI LAl, LO Carmine, id. reggimento lancieri di Aosta, Id. 6 artiglieria campagna. MONACO Costanfi,w, id. ospedale Alessandria. - Id. 28 id. id. FUNAIOLI Gaetano, id. id. Ancona. - FABu1z1 Nicola, tenente medico reggimento lancieri di lrila.no (comimdato scuola applicazione sanità militare). - M1GLIACCIO Romano, id. 19 artiglierin campagna. - Tras feriti scuola a pplicazione sanità m ilitare. BAsrr,E Antonio, id. 11 bersaglieri. - Trasferito, d'au torità, R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. Ha preso imbarco a Napoli il 22 dicembre 1912. GRAZIANO Carmine, id. 16 fanteria. - Id. ospedale Caserta.
STEFANO
R. <krreto 2 gennaio 1913.
Mario, maggiore medico ospedale Roma. - P romosso tenente colonnello medico, con anziauitR 81 dicembre 1912 e con decorrenza per gli assegni dal 1° gennaio 1!.l1S, continuando come soprn. I seguenti ufficiali sono promossi al grado superiore, con riservn di anzianità, con decorrenze. per gli assegni dal 1° gennaio 191S e con la destinazione per cinscuno indicata. : Capitani medici promossi maggiori medici: RIVA cav. Umberto, ospedale Roma. Continua come contro (dichiara.to promo• vibi le a scelta - nrt. 26). PET'l'tNELLI Filomeno, id. Torino. - Id. id. Carnr Gaetano, id. Venezia. - Des tinato ospedale Bologna. Nou Celio, 5 genio. - Id. id. Alessandria. PAS'l'ORELLO Liborio, HS fanteria. - Id. id. Ancona. LA CAVA Ignazio, 74 id. - Id. in fermeria presidiaria Capua. Tenenti medici promossi capitani medici: RASEHO R iccardo, 8 alpini. Destinato 66 fanteria. AccotuNn l 'i11ce11zo, 6 ar tiglieria fortezza (costa e fortezza). - Id. 26 a rtiglieria campag nn. VIRGALLl"rA cav.
NOVn!ENTI AV"VENUTI NEL CORPO SA NIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
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MAROTTA Gaetano, R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. - Id. 6:3 fanteria.. DE MARZO Vincenzo, ospedale Firenze (comnndato scuola applicni;ione sanità militare). - Id. 27 id., continuando comandato come sopra. SFJiIBRAZZO Filadelfo, id. Genova. - Id. 44 id. RE!8EGOTTI Enrico, infermeria presidiaria Pavia. - Id. 6 artiglieria campagna..
Determinazione minisf.eriale 9 gennaio 1918. GIAGNONI Pietro, tenente medico 2 artiglieria fortei;za. (costa). tiglieria campagna. VANNOCCI Quintilio, id. 2 id. id. (id.). - Id. 7 id. id. CtONINI Giulio, id. 88 fanteria. - Id. ospedale Livorno. GALLO Arturo, id. 66 id. - Id. 69 fanteria.
Trasferito 19 ar-
R . decreto ~ dicembre 1912, di motu proprio di S. M. il Re. SuLLIOTTI cav. Efisio, maggiore medico ospedale Torino. - Nominato cavaliere nell'Ordine dei SS. Ma.urfaio e Lai;za.ro. MAFFI Giuseppe, tenente medico o~pedale Roma. - ld. id. nell'Ordine della Corona. d'Italia..
R. decreto 12 gennaio 1913.
Silvio, capitano medico R. corpo truppe coloniali della Somalia. italiana (a. disposizione Ministero affari esteri). - Cessa di essere a disposizione del sopraindicato Ministero dal 17 dicembre 1912 e trasferito reggimento lancieri di Aosta. CtAURI &solino, id. a disposizione Ministero interno. (R. decreto 10 marzo 1912)" - Id. id. id. dal !Jl dicembre lfl12 e destinato ospednle milito.re Perugia. C.UIERANESI Dino, tenente medico 10 a rtiglieria fortezzA. (assedio). - Collocato in aspettativa per infermità temporanee provenienti da. causa di servizio.
Z .ARA
Decreto ministeriale 81 gennaio 1915. GozzANO cav. Franceaco, maggiore generale medico ispettore di snnità militare. - Nominato membro effettivo della commissione permanente pei collaudi in appello.
Determinazione ministeriale 16 gennaio 1913. Dlil SARLO Eugenio, capitano medico ospedale Livorno. - Trasferito ospedale Firenze. FIORENZA Ignazio, id. id. Messina. - Id. 10 bersaglieri. DEMllDIO Arturo, tenente medico 4 bersaglieri. - Id. 86 artig lieria campagna.. BASSI Giuseppe, id. 17 artiglieriA. campagna. - Id. ospedale Verona. GELORM:INI Lu.igi, id. ospedale Caserta. - Id. 1° artiglieria montagna. ToKASELLl Vito, id, id. Chieti. - Id. reggimento lancieri di Montebello. PILmLLA Alessandro, id. 67 fanteria. - Id. 3 artiglieria fortezza (costA. e fortezza.), I seguenti capitani medici sono ammessi a.I corso preparatorio per gli esami di avanzamento ohe, oome da circolare 3 del corrente anno, avrà luogo presso
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MO\.JMl•:KTT AYVE:SUTl :SEL CORPO SAKIT. E ?rnL PERS. FARMAOEULICO
la scuola Ji appli<'azione di sanità militare alla quale si presenteranno nelle ore antimeridiane del 16 gennaio 1913: LICASTRO Giuseppe, ospedale Palermo. - BONO Giovanni, id. Sa.vigliano. - MARRI Eligio, ld. Firenze. - VARDEAU Efisio, 23 fanteria.. - LANZA Tomnuuo, ospedale Torino. - SANNA Attilio, 89 !fanteria. - MAnTtNELJ.l Gi1tseppe, 2 artiglieria fortezz.. (costa). - To::ffE'l"l'l Pietro, ospedale Livorno.·- F AZIO GaetaM, reggimento artiglieria a cavallo. I Sflguenti ufficiali medici della scuola d'applicazione di sanità militare sono nominati insegnanti militari aggiunti presso la scuola stessa, della materia per ciascuno sottonotata : .FUNAIOLI Gaetauo, capitano medico. - Medicina legale. ~'Amuz1 Nicow.. tenente medico. - I giene milit1ue. MIOLtACCIO R omano, id. - Medicina legale. I seguenti tenenti mfldic i sono comandati presso la scuola di snnità militare in qualità di assisten ti straordinari: PEZZAr,, Roberto, ospedale Torino - om SIMONE Giuseppe, reggimento ca.vallegg eri di Vicenza. - VAt,ENTE Gioacchin,..>, 1° a lpini. - CHIABHERA Giar,qio, 60 fanteria
Deier1ninazione ministeriale 23 yennaio 1913. TANGlllllROl\l Dante, tenente medico S bersagli.eri. - Trasferito ospedale di Livorno. V!GLIANI Federico, id. ospedale Alessandria. - I d. battaglione nviatori. P1vETTI Francesco, id. 76 fa.nteria. - Id. 4 fanteria. SALVA'rORE Luigi, id. 6 bersaglieri. - Id. ospedalo Chieti.
F&rmaouti _mWt&ri effettivi. R. decreto 14 novembre 1912. Promozioni n el personale dei farmacisti mi li t ari, a data.re da.l,16 novembre 1912. AMOROSO cav. Vincenzo, farmacista capo di 1a classe, farmacia. centrala m ili tare. - Promosso chimico farmacis ta ispettore. ABIJATl .Anto1iio1 id. id. 1• id. ospedale mili tare Alessandria. - Id. id. direttore. NONIS Raffa ele, farmacista di 1• id., id. Caglia.ri. - Idi. farmacista capo di 2" classe, con riserva d'anzianità. Sn:oxr nob. Maurizio, id. l' id., id. Firenze. - Id. id. 2° id., id. id. e desti nato ospedale militare Ravenna..
Decreto ministeriale 14 novembre 1912. A1,11ERANI ca.v. .J,:milio, farmacisti\ capo di 2" classe, o*'pedale militare Ravenna. Promos.,o farmacista capo di l" classe e destinato O!Spodn.le militare Bologna. CEttvELLlN ca.v. Anf.onio, id. 2° id., id. Snvigliano. - Id. id. 1• id., id. id. Alessa.ndria. CASTELLl::-11 cav. Giu~eppe, id. 2" id., a di'lposizione nlinistero finan ze. - FERRAR! cav. Cla11dio, id. ~· id., ospedale militare Roma. - Po~1PEIANI ca.v. Carlo, id. 2• id., id. Roma. - Promossi farmacisti capi di l " classe. Bon1,1KE'J"ro dott. Oreste, farmacista di 2" id., farmacia centrale militare. ToDEmxt DEI GA01,1AIWIS oli:l,LA Vo1:1·A noli. dott. Trodo1·0, id. 2• id., id. ospe-
·.:r.,.
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MOVIMESTJ A \'VENUTI NEL CORPO SANIT. F. NEL PER S. FARMACE UT ICO
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date militare Padova. - GH!i:RARDINI dott, Naldo, id. 21 id., id. Bologna. PAGNIELLO dott. Alfredo, id. 2 1 id., farmacia centrale militare. - APPIOTTI dott. Ftrdinando, id. 2' id., a dis posizione Ministero finanze - Promossi farmacisti di l" classe.
Determinazione ministeriale 2 gennaio 1913. CoaN&uo Luigi, farmacista di 1• classe, ospedale militare Torino. ospedale milita.re Sa.viglia.no,,
T.rasferi to
R. decreto 12 dicembre 1912. LAUR!Nf Carlo, farmacista di
1• classe, in aspettativa per infermità com provata, per un anno, dal 1° gennaio 1912. {R , decreto Sl dicembre 1911. - L 'aspettat iva di cui sopra è prorogata di un anno, dal 1° gennaio 1913.
Unlolali tn poatstone 41 Hrvtslo auldll&rlo. R. decreto 2 gennaio 1913.
I seguenti ufficiali sono promossi al grado superiore : Capitani medici promossi maggiori medici: DEL BELLO cav. Antonio, distretto Roma - PALUMBO cav. Giuseppe, id. C.hietl BuccINo cav. Tobia, id. Foggia - RosTAONO cav. Gi11seppe, id. Torin o - ì\[i;:. L.4MPO Giu,eppe, id. Bologna.
R . decreto 13 gi1tgno U/12. I seguenti ufficiali sono collocati a riposo, per anzianità di servizio, con;decorrenza dal 16 giugno 1912; inscritti nella riserva ed insigniti della croce di cavaliere nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. ZINOALES ca.v . .An tonio, colonnello medico distretto Messina. - R1outNl cav. Pio Ettore, tenente colonnello medico id. Mantova. - ÙARD1 cav. Francesco, maggiore medico id. Gaeta. - CusMANO cav. E n rico, id. id. Siracusa. - ABATE cav.:Az. f<>mo, id. id. Benevento. - CEVASCHI cav. Catullo, id. id. P arma. - CAJRO!iE cav. Fabrizio, id. id. Napoli. Uftiolall 4l rtaerva. R . decreto 2 gennaio 1913.
I seguenti ufficiali sono p romoss i al g rado s uperiore : Colonnello medico promosso maggiore generale medico : Moaoss1 cav. Giovanni, distretto Sacile. maggiore medico promosso tenente colonnello medico: 0ARLUCCI Nicola, distretto A velli no. Tenenti medici promossi capitani medici : SPtCACCI Giuseppe, distretto Barletta. - l\IQNTALTO Vincenzo, id. T rapani. - P18AN1 Giacomo, id. Catan:>:aro. R 10Azzr E -milio, id. Torino. - Ct:-QUE R a ffaet,e, id. Cas trovillari. - TOMMASO:S'E I ,n igi, id. Avellino. Sottotenenti promossi tenenti medici: LUCTANl Arturo, distretto Napoli. l\Irr,tTE Gen11ano, id. Salerno.
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MOVIMENTI AVVENUTI NEI, CORPO SANIT. E NEL PERS. P'ARMAOEUTlCO
ONOBIFIOEJ!fZE
neWOrdine del SS. Maurizio e Lazzaro concesse nella ricorrenza della festa di S. Maurizio 1913. R. decreto 9 9ennaio 1918.
In considerazione di lunghi e buoni servizi.
Co11wwndatore. F'ERRRRO Dl CAVALLEHT,EONE cav. Lui9i, tenen te generale medico ispettore ci.po di sanità militare.
Cavaliere. GERUNDO cav. Giuliano, colonnello medico direttore o3pedale militare Milano. DEGLI UBERTJ cav. Gennaro, id. id. id. Verona. AMOROSO cav. Vincenzo, chimico farmncista ispettore ispettorato di sanità milita.re.
In considerazione di speciali benemerenze.
Cavaliere. CUSANl cav. J.fartino, maggiore medico dir..,zione sanità militare I corpo d 'armata. Defunti.
VECCHIO Ciro, capitano medico riservR. distretto Piiicenza. - Morto a Fiorenzuola d'Arda (Piacenza), ii 13 dicembre 1912. SANTOLJ Emilio, m aggiore id. ospedale Cava dei Tirreni (Salerno). - I d . a Cava dei Tirreni (Salerno), il 1° gennaio 1913. Nrcos1A Salvatore, sottotenente id. di com plemento distretto Catania, in servizio 76° fanteria. - Id. a Tremestieri Etnf'O (Cat11nia), il S id. B&LLISARl Gaetano, tenente id, non piti inscritto nei ruoli. - Id. ad Aquila, il 15 id.,
RETT1FIUAZI0NE. A pag. 987 del fascicolo XI-XII ciel 1912, in fine della relazione sul X V Congresso internazionale di igiene e di clemogra6a, ecc., aggiungere e Prof. F rancesco Testi, tenente colonnello medico ».
li Direttore
C omm. C1,AODIO SFORZA,
maggior generale medico.
li R edattor~
EDMONDO TROMBET'rA, tenente colonnello medico.
ctm) - noma, l9t2 - T,p. E. voi:hera.
LUIOI PALIIIElll1 gtrt1i-lt.
Alt1·e pubblicazioni, tne<llco-milit,,ri: Fua.uu LELLI Fa.L'fOBsco, ca.pltano medico. - Manuale di bromatologia pei m&dici militari. - Firenze, 1000. U n ,·ol. in 16° di pag. 484. (Vendibile pre68o l'Autore in Firenze, ecuola d'applic,.zione di sa.nit/\ rnilitore). . . . L. 5 A. SisRTOLI, capitano medico libero a.oceme o, patoiogia spec1aie chirurgica neiia R. Università di Pisa. ·- Contributo allo studio del rìno6rna e ricerche istologiche sui trapionti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine gra6che Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). . • 6 J.umoto CoaTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica.. Manllllle teorico-pratico. Un voi. i.n 8° con S.2 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Furrante, 1905. (Vendibìle presso l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) . . . . . 8 IIANOU.NTt Ezio, colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po ( 1889, 1898, 1905). Testo e !Progetto con illuatro.2.ioni, i:,remiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, direzione sanità militare) . • 4 [D. 1:0. - Esercito e tubercoloeL (Notill!.ie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Fe~a biennale. Abbaaearuento della statura). Relazione. al congresso nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . . . > 2 8AUN,UU SALVA.TOR!C, mu.ggiore medioo. L'anatomia e la chirurgia operatoria della man-:libola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi, in a• di pa'g. 130, con 58 figure intercalate uel testo, (Vendibile preS110 l'A11toC"e, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . a 3 ID. 10. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attt>stato di lode della Società medico-chirurgica di Boloyna.. - Bologna, 1003. Un voi. in 16° di pag: 198, (Vendibile pre88o l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli), • l 8.t.l'TUCCl $TENANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regie. Università di T-0rino. Studio scientifico pratico sui t1aamatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professor C. REYMOND, direttore della Regia clinica oculietica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibile preeeo la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma 1 • > , R. RtV.U.TA, capitano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vita militarf!. Rocca. S. Casciano 1908. (Vendibile pre880 l'autore, 11 ° reggimento fanteria, ForH). ,. 5CAIALl PlETM, tenente medioo. - La chirurgia co!ll!ervatrice nei suoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trat.tato di eaagòAi clinica in rapporto alla Propedeutica chirUl'gica generale e alla :egiela:tione sociale italiana. - Roma. .1901, Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile preaeo l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . • 3 Il>. m. - L' ipoteei dell'evoluzione. Studi e rioorche. - Milano, Al!.90cia·z.ione tip. pri.. 2a ediz., 1900. (Vendibile pre88o l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) " t D11: F.ALOO ANDae:.1., tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un voL in s0 di pag. 2-W con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale librarla, 1906 . " S 8 .ABBLLlCO URBANO, capitano medico. Fasciature ed apparecchi, fratture A lueaazioni. - Firenze, tip. Barb~ra . • Ta:sTJ F'BANOl!!SCO, tenente colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. - "\:Jn voi. in 16° di pag. 408. Fi.r enze, 1906, (Vendibile presso l'Autore, eouola d'applicazione di sanità milit-are, Firenze). · . . . . . • 6 Il>. ID. - Le malattie infettive diffusibili piò frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epidemiologia militare. Un voi. in S0 grande di pag. 298. - Firenze, 1901. (Vendibile preseo l'Autore, scuola d'applicazione di eanitò. militare, Firenze). • 7 ID. CD. - Le grandi epid~mie esotiche. Colera, peste e febbre gialla, - Milano, Ulrico Hoepli editore, (Manuali Hoepli) . • 2 VIRDJA TollilfASO, maggiore medico. TI corurulonte Sanitario, Guida pratica. per conoac«e e curare le ma.Jattie in assenze. del medico. llI Edizione. Un voi. di pag. .410; elegantemente rilegato in tela.. Rocca San c~sciano. L. Cappelli 1899. (Vendibile presso l'Autore, via Napoleone Jll o. 70.Roma). • 3 Ds S.ABLO Eo<;J:NJO, capitano medico. - Le ferite prodotte dalle moderne arm:i da fuoco d.a guerra, escluse le artiglierie. - Ravenna, 1911, T ip. Ravegnana. (Vendibile presso l'Autore, ospedale militare di Livorno • 10 -
GIORNALE DI
JvlED I CIN _i\ _ 1'IILI T A R E Direzione e Amministrai: Via Venti Settembre (Palazzo del Ministero della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONAJIENTO. 1° Il Giomale cli medicina militare ;1i pubblica l'u Ili m o giorno cli ci~scuo m ese in fascicoli di 6 fogli di s tampa. 2D L'abbonamento è annuo e decorre dnl 1° ji!;ennaio. ~ Il prezzo del!'abbol)amenlo è: P er l' I talia e la Colonia E ritrea . . L. 1 2,Per l' Estero . . . . . . . • • . ,. 15 , ~ I t ~ io Italia . > 1,25 n ,a!:!c1co o separa o cos1a I ali' Estero ,. 1 ,so
u
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Il supplem ento cnotenente l' A nni,ario ~ iu I taha . • 2,50 <id corpo .sanita r io militare costa . 1 all'Estero. • 2,~!'i 4• L·abbonarneoto non disdetto -prima del 1" dicembre s·intenùe rinnova lo per l'anno s ucce!:ir,ivo. 5° I siirnori abbonati militari in effettività di servizio possono pagar e l'im porto dell'abbonamE>.nlo per mezzo dei rispettivi comandanli di oorpo (anche a rate mensili) . . 6° Per i i:,oli ufficiali m edici (dell' Eser cito e della Merina) è ammesso un abbonamento oumulatiyo al Gior nale di medicina militare ed agli Annali di medicina naoale e coloniale al prezzo di L. 18 a nnue. P er ottenere tale abbo· namenLo ~li abbonati del gior na le di medicina militare devono far per venire di rettamente L. 6. a ll'a mministr azione degli Annali (presso H minister o della Marina). 7° Ai librai si fa lo l:'COnto del '10 °10 , m a soltanto per gli a bbonamenti delle pereone e degli enti non militari, che non posl:'ono fruire della fa cilitazione di cui al n. 5 e 6. s• Le spese per E?li estra tti e quelle per le tavole litografiche, folo graf.che, ecc. , che accom pagnas sero le m emor ie , sono a carico degli autor i. 9<> Gli autor i delle memorie potra nno a ver ne gli estratti facendone richiesi.ti all'atlo tiell'invio delle bozze corr ette. Gli el;traUi !<OOO di due tipi : T1Po 4 . - Con copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina· tura e numerazione del fascicolo . TIPO B . - Con cope:-i.ina stampata, fron tespizio, im paginatura e nume ra· zione speciale. Il prezzo é r egolato d alla seguente tariffa : Pre .z.zo cl:I. o:l.e.aou.:n. ~pgiio cl:I.. ate.m N UMBRO DBLLB OOPIB 25
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Gli estratti minor i di un fop:lio sì contano come fo#llìo intero per le ordì • nazioni di 100 estratti o meno. P er quelli che s u perano un foglio, le frazioni in più, che non s uper1100 il a:iezzo f<:Jglio, ~i contano come meta, purchA però l'ordinazione o, .., s111 mfer1ore a oO copie . Potr anno a versi estratti in carta e formalo diversi, previi accor di personali tra gli Autori e la Tipo(lra fla 101 I man'lscrilti non s i r estituiscono.
INDI CE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI lllVISTA ldEUICA.
Nata.la. - La terapia specinca della febbre medilerrnnea col siero antlmehten.se TrambuPo.g.
sli•Ooolello •
Lanzi . - contributo alla sieroterapia specillcà della meoinQite cerebro-spinale .
1,0
ttl
RIVISTA 01 NEVIIOPATOLOGIA Riflessi del Oech terew L'adduzione s111cinetica del braccio malalo nella emiplegia organica
111
1!3
IIIVISTA Ili CHIRt:RGIA 01 GUERRA.
Antonlu. - L'anlisepsi sul carnµo dì lJ"llaglh• .
U4
lllVISTA DI t:HIRURGIA GKNERAU:.
Cameri . - La tintura di ioclil> nel trattamcoto degli ascessi rreoJdi tubercolari
U5
RIVISTA DI OCULISTICA. Ricchi, -
U6
Nuova tavola ottotipica .
f\lVISTA 01 ANATO}IIA E FISlùl,UGIA NOIUIALE E PATOLOGICA.
Plcclnlno. - te correnti a rapide Intermittenze (il sonno elettr1co). RIVISTA 01 MIWICINA LEGALE.
Labbarach. -
Del rapporto tra tumori ed lufortuol .
U9
CONGllESSI.
Resoconto del XXI V Congresso delta Sociela Italiana di chiru rgia .
131
COWERENZE SCIENTIFIUHE DEGLI OSl'KU.H.I MlLlTAlll MOVIMENTI AVVENUTI l'iEL COHPO SANITA RIO K NEL PKR:,;(.1NALK FARMACEUTICO
!M t 56
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del II Giornale di medicina militare " "•• xx SK'rTRMllRK, PAUZZQ O&L MlNISTRIIO D& l. l,J. OU KnKA btssuoo PIETRO, tenente genere.le mecUco. -
Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello dì medio calibro. /Studi sperimentali., con 15 tav. di fotografie e radiografie riprodotte iD fototipograful.).-Roma, 1903. (Vendibile pr&SBo la Tip. Vogbera)L . , ID. ID. - Le operazioni più frequenti nelle. chirurgia dì guerra con 112 figure intercalate nel teato. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Llb. Berna.rdo Soober Firenze) . . , . • . ., • 8 Antropometria militare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle olMei 1859-1863; duo volumi in 4° con atlant.J: Voi. I (De.ti antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell' Italia. - Roma 18116. " 18 Voi. Il (Dati demogràfioi e biologici) - Romo, 1905 , 8 B.uorno e S.voBzA. - Compendio di chirurgin di g uerra compilato sulla e,oria medico-chirurgici\ della guerre. di secesaione d'America. - Roma, 1888 , volumi, prezzo ridotto • 5 liO BEB.NABDO e BRBZZI. - Lo sgombero degli &mmalati e feriti in gu.e rra. Memoria premiato. al concorso Riberi. Un volume di pe.g. 276 con molte figure e tavole grafiche. - RomR, 1905 . , 8 60 C.U.A.RlNI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel conool'90 R iberi 1904'-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 . . . " 6 Io. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memorie premiata al oonooreo Riberi 1906-1906. Un volume di pe.g. 402 con tavole grafiche e stat istiche.- Roma, 1908 • 8 -
M E MORI E
OR I G I NAL I
REGIO I STITUTO DI CLI NICA CHIRURGICA DIRETTO DAL PROF. DURAXTE
Ricerche sperimentali sulla Edonal-flebonarcosi
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Per il capitano medico Pomponi dott. Enrico. già ussistente onorario\ ' .
P er quanto da tem pi ant ic h issi mi i chirurg hi ave<,soro adope· rata tutta la loro buona volontà n ella rieerca di me11zi adat ti a lenire il dolore nei pazi enti che dovevano essere sottoposti ad atti ope· ra.tivi, nelle loro investigazion i furono poco fort nnati e li abbiamo visti doversi acconten tare dell'nso di sostanze fatte a base di oppio, che spesse volte riuscivano pe ricolose e sull'azione delle quali p oco affid amento poteva no fare. Se il desiderio di poter otten e re u na vera e com pieta anestesia fu sentito dai vecch i cb irur,.,hi quando l' nzione loro ri man eva limitata . h ' lll una cerchia ass>ti ris tretta perchè mancarnno an cor a alla chirurg ia tan~i coeffi cienti per poter.si ~levare all'a ltez7,a c ui oggi è g iun t a, t a le ~es iderio si mut ò in assolu ta necess it à qm1.ndo si vide nell'a nestes ia (in grazia alle nuove scoper te, supera t i molti ostacoli) uuo dei mezzi ~he poteva cont ribuire più efficacemente a ragg iuagere una perfezione .empre maggiore . . Devesi a llo Jackson, a l Mo rto11 ed a l S iu1pso n, il g nm merito di avere i due pri mi nel 1846 in trod otto nel la prat ica l'et ere, ed il terzo, nell'anno successivo il clorofor mio per otte nere 1'anest esia generale. ' A ~che per queste due sostan ze, i chirurghi rim asero s ui primi tempi alquanto t itubanti n ell'usarli cansa g li iucideuti che non di ra~o cagionavano; però il periodo incert ezza fu molto breve, dappo1chè · · · accurata d e 1 f armaco, 1·1 pe rrez1oname11to /! • de . la pre paraz1one p1u gli a pparecchi da usarsi per la somm in ist razione, non chè la conoscenza p · · I! iu pro1onda delle alterazioni che possono dette sost an ze d e-
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6-
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rnal e d,· medicina militare. - Fase. 11.
I
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RIC E RC HE SPERIMENTALI SU LLA ED0NAL-1!'LEBONAR00SI
t ermina.re nell'organismo, e di certe condizioni :speciali nelle quali"pos·
sono trovarsi alcuni individui e per le quali debbono questi considerarsi non tolleranti al rimedio, ebbero ridotti gli insuccessi ad una cifra sempre più bassa. Furono così portati ad utilizzarle non solo quei chirurghi che fino allora erano rimasti incerti, ma anche quelli che con tro esse avevano alzato alta la voce sia perchè contrarii alle cose nuove, sia percbè effettivamente avevano assistito a fatti spiacevoli. Il cloroformio e l'etere sono i d ue anestetici ai quali tutti i chirurghi oggigiorno ricorrono nella pratica ordinaria e possiamo dire con verità che qualche volta sono essi costretti ad usarli, quando forse non vorrebbero, ad insistenza dei pazienti i quali pur di evitare la. minima sofferenza, r eclamano di essere anestetizzati; tanto largamente è generalizzato il concetto dell'anestesia e radicalmente allontanato il timore del pericolo. Però dobbiamo dire che se in v irtù degli studii diligentemente cond0tti e delle continue modificazioni si è ottenuto indiscutibile miglioramento in questo nuovo ed im portante a cquisto della moderna chirurgia, in un periodo di tempo relativamente breve, pure non siamo arri vati ancora al massi mo del desiderato. La prova sta nel fatto che anche oggi assistiamo a continue discussioni che hanno lo scopo di far concludere per la priorità di questo o quell'altro anestetico, di trovare, quali siano i mezzi più a.datti per combattere anche i più piccoli inconvenienti che possono durante e dopo l'anestesia capitare. La ragione di t9,le diba,ttito deve ricercarsi è vero n el fatto che anche in chirurgia, come in tutte le cose, il desiderio del continuo miglioramento non fa restare mai il chirurgo soddisfatto di quanto possiede e lo invoglia ad acquisti maggiori, ma senza dubbio anche in un altro punto non menò importante, in quello cioè di non aver ancora l'assoluta certezza sulla innocuità degli usati anestetici. E tale discussione rimarrà aperta per molto e molto tempo ancora fincbè non verrà ad aprirsi nuovo e migliore orizzonte, Non è priva di interesse la conoscenza delle opinioni delle varie scuole circa la preferenza che deve darsi all'uno piuttosto che all'altro dfli due anestetici che più comunemente si adoperano e cioè il cloroformio e l'etere, nonchè delle ragioni sulle quali il giudizio è fondato; meriterebbe pure dire una parola intorno all'anestesia locale che oggiùì va acquistando sempre maggiore diffusione : tali argomenti, che furono già tanto ampiamente studiati e discussi e per conseguenza sono conosciuti in ogni dettaglio, si allontanano alquanto dalla tesi
RICERCHE: SPERIMENTALI SULl,A EDONAL-FLKDONARCOSI
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,che fu oggetto delle mie ricerche onde non credo opportuno su di essi
fermarmi. Per ottenere l'anestesia generale sia col cloroformio o coll'etere come con qualsiasi altra. sostanza adatta allo scopo qual'è il modo di somministrazione che meglio risponde, e ciò tenuto conto sia dei danni minori che produce agli opera.udi come dei maggiori vantaggi che offre all'operatore? Anche sotto questo secondo punto di vista la questione deve essere studiata. inquantochè non va. dimentlcat~ che le facilitazioni risentite dal chirurgo in ogni perfeziona.mento della tecnica operatoria. sono tanti coefficienti che si risolvono in una migliore riuscita dell'operazione stessa e di ·conseguenza altrettanti vantaggi per l'ammalato. Possiamo dire che dai primi tempi in cui l'anestesia generale cominciò ad entrare nel campo chirurgico pratico fino a pochi anni .addietro la via respiratoria fu la sola. usata; il chirurgo durante -questo periodo si interesso solo a migliorare la sostanza narcotizza.ntA, a perfezionare gli strumenti necessari alla. narcosi, a. studiare più profondamente le proprietà. chimico-farmacologiche del narcotico e le sue ~ zioni fìsio-patologiche e mai si domanù6 se, ad evitare gli inconvenienti che qualche volta. inevitabilmente si hanno dalla narcosi aerea -0 nei casi nei quali detta. vi11. è impegnata dall'atto operativo stesso, non fosse stato possibile servirsi di altra via. Se vi fu e vi è ancora un certo dissenso sulla scelta dell'anestetico da adoperarsi e specialmente fra il cloroformio e l'etere, perfetto accordo esiste sul mezzo -di somministrazione; la via respiratoria rimase semi:,re non solo la preferita., ma. l'unica utilizzatg., e su tale quesito sembrava orma.i detta l'ultima. parola.. l:)enonchè lo spirito innovativo volle anche su questo p ortare il suo contributo non già per demolire ciò che era il risultato -di oltre mezzo secolo di esperienza, bensì per provvedere a quei casi -eccezionali, fortunatamente non frequenti, nei quali lu narcosi. per via aerea non è possibile praticarla o per lo meno riesce di grande impaccio all'operatore che in cerLi momenti desidera avere libero il -campo operatorio, pur tenendo l'operanda in prot'ond11. narcosi. A chi ha assistito ad atti operativi di una certa importanza sulla faccia, sulla bocca o sul primo tratto dell'apparato respiratorio non saranno certamente sfuggite le difficoltà nelle quali veniv1mo a trovarsi narcotizzatore ed operatore e come il ridestarsi del malato prima ancora che l'operazione fosse portata. a compimento mettesse il chirurgo in un certo imbarazzo. Ecco perchè quattro anni or sono si apprese con entusiasmo l'an.nunzio fatto dal Burkardt di aver cioè praticato quattro narcosi sul-
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R i m:RCllE
SPlm!MF.:,;TALI SU L.1,A EDO:'\AL- FLr.no:URCOSI
l'uomo son ·endosi l1ensì del cloroformio ma somministrato non come al soli to per via aerea, m a per quella venosa, e c iò per eseguire atti operativi d i una cer ta Pntità, protraendo la narcosi ol tre un'ora. E gli, incoraggiato dai primi b uon i successi, i.on volle accon tent arsi in ap p res.so di adoperare se:::1pre lo stesso uarcot,ico, i l cloroformio, ma volle ntil i:..:zare in al tri 33 pazienti l'etere, in 8 casi una miscela d i clorofo rmio ed etere. Ed a11che in questo fu non meno fort u nat o, avendo r iferi to di essC'Te rimasto pi ù che soddisfatto e di non a ver a.vuto m ai r.. notr.r{: il minimo i nconvoniente. Il Burkardt si ser vì di una solu7,ione satura. di cloroform io (circa i l 0,60 p. 100) nei primi casi e di u na soluz ione fisiologica nelht quale erano stati discio lti 5-7 p. 100 di ctf're solforico purissimo negli altri. Xon g li r iuscì di adoperare soluzioni pil'.1 intense nel pri mo ca~o perchè i l cloroform io n on. è solubile in proporzione m!l.ggiore ; r iguardo all'eter e, perchè soluzioni pii1 concentrate possono e;;sere assai pericoloso, quali coagulanti del sangui¼ con relative conseguenze. I l Durkar,lt stei::so n el ri f<> ri re il r isu ltato favoravole del le proprie e-;perienze non volle nascondere g li inconveniPnti che a tale metodo poteYano accompagnarsi ma che a suo giudi?.io fnr ono ritenuti n ou gra\ Ì , pas,,eggeri e non d iffe rent i cla quf'lli che spesso si associano alla narcosi per via aere11.. Accennò alla possi bile emoglobin uria e qualche volta a lla comparsa nelle urine d i cell ule renali e ci liu<lri ; tal i alterazion i n on a.venrno mai assunto segni di g ravità ed era.no scomparse completamente dopo due o tre gior ni, sen za alcuna. conseguenza. Lo Jansenn prima e poco dopo i l Clair roont e ,v. Denk vollero spe· r imentalmente control larP qnU,nt.o il Burkardt aveva r ifer ito, ed flll · ch'e.;si poteLtcro ri le,·!l.re che n on :;olo solenu10 ,eri fì ca rsi le suddettealterazioni renai i riscontrate dal Burkardt ma ch e ad esse era da aggimJgerne nn'alt;ra cieli~ qnale clove,a tenersi molto 1rn\ggior conto e cioè la possibilità di fo rmazione di coaguli, tanto che i n un esperimento lo Ja11;;enn si vide morire l'an imale p(;'r Pmbolia. Anche il K tittn er, nonostant·e si dimostra,;se entusia;;ta del metodo e cou siglias<;e di studiarlo più accuratamente onde renderlo accuratamente u t il izzab i le, e ciò in considerazione dei buoni vantaggi che può dare sia all'operando che a ll'operatore, su vcn t it re c;.i,si n ei quali pr ovò la eteroflebonarcosi ebbo a constatare tre volte la coagulazione del sangue nella vena i n cui veniva i mmessa la solu zione, con consecnti va ombolia. A tale inconveniente perè, il Burkarclt cercò riparare coll'aggiun gere alla so luzione i 1 0,0{ p. 100 d i irudina; così facendo potè assicurarsi sia s pe r i mental mente coma pu re una volta sull 'uomo ch e il pericolo della. 0
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coagulazione era con certezza allontanato. Eliminata in tal modo la possibilità di accidenti gravi, la narcosi per via venosa annunziata dal Burkardt avrebbe fatto certamante un cammino molto più rapido se non aves1,e trovato in appresso altri e più forti colltraddittori che mossero al nuovo metodo nuove accuse dn, far rimanere perplei;si per~iuo coloro che al primo annunzio si erano dimostrat,i ad esso favorevoli. Qualche autore arrivò perfino a. voler stabilire in modo più reciso che la narcosi endovenosa in nessun caso-sarebbe stata mai presa in seria considerazione nella pratica chj rurgica e come tale di essa nou si do· vesse più pa.-Iarne. Secondo questi presenter,-bbero UI!,t diffico1tà, la tecnica necessaria per preparare la vena nella quale deve farsi l'iniezione, la preparazione e disinfezione di tutto il materiale occorrente allo scopo (appareccl i, soluzione, ew.), il dover at lenL1ern molto tempo 1,rima di a.vere una buona anestesia, e il 11011 poter 1.:unoscere con e::;attezza la quantità di soluzione uecessaria per ciascun individuo. Se le obiezioni serie che possono farsi ad nn metodo dovessero limitarsi ;;ernplicemente a queste, il coutra<ldittorio sareblJe molto facile. Ed invero: ad un chirurgo che sa di potersi accingere a quabiasi atto operativo, anche se di una certa importanza , dnrà pensiero la ricerca di 11111;1, veua, qualunque sia la regione in cui dovrà. essere isdata.? Opero.udo in una c linica o in un ospedale, poichèsolo in questi lnoghi certi atti operativi possono essere eseguili, si troveranno diffi ,. :oltà per la steril izzazione di un recipiente e della relativa soluzione come di quel poco che i,uò ocC"orrere per unu. fleboclisi? Con questo 110n voglio dire che la flebo narcosi sia UD metodo più scm pl ice della narcosi aerea; ~a d'altra parte ognuno dovrà. ri conoscere cLe se effettivament.e il nuovo metodo può offrire dei vantaggi in certe da.te evenienze, gli ora citati incon\'enienti non hanno tanto ,al ore da poterli distruggere . Per ottenere nna buona a11Pstesia non è troppo esatto il dire che è neeesimrio atten(lere lungamente: chi l1a a,:,,isti to a. qualche flebonarcosi sia sugli animali, sia snll'uomo1 si sarà potuto accertare come dopo pochi secondi l'anestesia comincia a ma.nifostarsi e come trascorso nD periodo di tempo variabile da.i 3 ai 6 minuti si abbia la completa narcosi: hile durata di tempo non mi sembra potersi ritcuere superiore a quella richiesta per la Harcosi per via aerea.. Circa. la. doso uecessf\ria. per ciascun indiv1duo ci trovi amo sempre junanzi alle stesse difficoltà anche quando per via aerea si sou1ministra. l'etere o il cloroformio; non sa difatti ognuno come iu ceni casi la quanbtà occorrente deve di molto elevarsi dalla media. comune e co1nt, qualche volta ne occorra mia quantità minima? Al tra. ,obiezione a.Il a quale si diede maggior peso si disse essere quella elio 1
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RICEROITE SPERIMENTALI SULLA F.DOXAL-FLEBO~ARCOSI
l'anestetico, diversamente da quanto accade nella narcosi per inalazione, va ad unirsi al sangue circolante direttamente in modo troppo violento; conseguenza. ne sarebbero il sopracarico.rsi eccessivo da partedelle emazie e possibili emoglobinnrie. Ed uu'altra ancora più gTa,e sarebbe quella che agendo gli ipnotici con predilezione sulle celi ule, 1w rvose, ed an che meglio sugli aggrnppamenti cellulari, allorchè tali sostanze si somministrano per via endovenosa, vanno a sviluppare la loro azione in primo tempo sui gangli cardiaci che si trovano nel cnore destro e che sono appunto quelli incaricati de)la regolare contrattilità del mioc~rdio: ne deriverebbero da ciò disordini accenhrn,tissimi nAlla funzionalità cardiaca e qualche volta finanche la morte, come fu visto sperimentalmente. Che qualcuno dei succitati i neon venienti po$sa talvolta verificarsi e che 3iano vere le osservazion i degli sperimentatori, specie in quanto concerne le due ultime obiezioni, nessuno può metterlo in dnbbio; francamente però a me pare che per questo soltanto il metodo n 0 11 dovrebbe es~ere abbandonato, qnnndo in di lui favore militano due fotti im portflnLi e cioè: 1° che gli ste;::si inconvenienti possono aver;::i e non con gra,-it~t minore, anche durante la narcosi prat,icata per,ia aerea; 2° che contrariamente a quanto si è pensato dover accadere, tali accid!,nti ll On si sono tal'lto facilmente avverati e raramente ebbero conseguenze fo11este. Se a, tutto qnesto aggiungiamo i vantaggi che effettivamente può fornire, dovremo dire che la flebcnarcosi va più serenamente considerata come il mezzo che può eccel)Pntemente sostituire la narcosi per inalazione ogni volta che questa per ragioni speciali non può esse1·e praticat a. Un ultimo fatto ci resta ancora da valutare: la necessità di dover iniettare nelle vene nna quantità. troppo elevata di soluzione per poter determinare e mMl tenere una profonda narcosi; fatto che ele,·ando sensibilmente la pressione sanguigna far sì che durante l'atto operativo dalJa ferita operatoria.si prodtwa un gemizio sanguigno troppo abbondante clie disturba indubbiamente l'operazione stessa. Non si può rimediare a tale inconveniente col rendere più intense le soluzioni siano es;;e di cloroformio che di etere per le ragioni alle qual i abbiamo già accenuato·, come non sembra abbiano dato bnon nsultato sull'uomo, al pari che sugli an imali, le soluzioni fatte con idrato di cloralio ed nretano. Esperienze importanti al riguardo furono fatte dne anni or sono nella clinica 1•hirnrgica di Roma dal Giani, il qnn.le provò sui cani soluzioni di etere a va.ria concentrazione (dnl 2 al 10 p. 100), di cloroformio a soluzione satura, di idrato di doralio ed uretano al 0,50
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA EDONAL-FLEB0NARC0S I
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P- 100 il primo ed 1 p. 100 il secondo. Colle due prime sostanze dovè impiegare quantità di liquido assai rilevanti che oscillarono, nello spazio di un'ora, dai 900 ai 1100 centimeLri cubi, per ot.teue1:e una
narcosi discreta e non sempre profonda. Colla terza soluzione soltanto la 'luantità del liquido iniettato potè essere alquanto ridotta e portata ad una media di 350 centimetri cubi circa per la durata di un'ora. In quanto alla soluzione eterea l'autore concluse, a differenza di quello che aveva detto il Burkardt, che il suo impiego poteva riescire dannoso sull'uomo perchè le soluzioni al 5 e 7 p. 100, le uniche che riescono a produrre la narcosi, possono produrre la coagulazione del sangue nelle vene e facile embolia polmonare. Di più, non sempre con essa si ha una buona narcosi, ma invece o frequ enti risvegli o minacce di paralisi respiratoria: troppo frequente è inoltre l'emoglobinuria e l'albuminuria. Per tali ragioni il Giani, si di chiarò ad essa sfavorevole e non consigliò doversi adoperare sull'uomo. Delle altre due si mostrò più propenso per la prima cioè per la cloroformica e ciò sia perchè la cloralio-uretanica non rispoi::e effett,i va.men te sull'uomo proporzionalmente come sugli animali nella quantità. di liquido abbisognevole, che deve essere invece in quantità press'apoco eguale all'altra, sia perchè essa non dà sempre una narcosi oltima e non e,ita l'insorgenza., sebbene transitoria., dei noti disturbi rGnali: emoglobinuria, albuminuria. Quanto aveva. rilevato il Giani SP.erimentalmente sugli animali, venne conferm ato clinicamente dal Durante su q uo tt1·0 malati operati in clinica, su tre dei quali venne Rdoperata la. soluzione cloroformica, in uno la cloralio uretanica. Nei primi casi si ebbe due volte abbreviamento del periodo di eccitazione preanestetica, una volta mancanza assoluta di esso; mancanza costante del senso di soffocazione, produzione di sonno profondo, anestesia completa e pronto risveglio ; co;ne pure assenza di disturbi post-cloroformici, quali la nausea , il vomito, la sete, l'anoressia:; l'abbb.ttim~nto fu meno intenso e più pronto ritornò nel malato il desiderio di volersi nutrire. L 'emoglobinuria si ebbe due volte e fu leggera e transitoria; come inconveniente più gra,e non tanto per il malato quanto per l'operatore, dovè rilevarsi un sensibile gemizio sanguigno sulla ferita chirurgica che obbligò ad un continuo tamponamento e pinzettamento di moltissimi vasi. Inconveniente da attribuirsi alla non indifferente quantità. di li1uido che penetrato nel torrente circolatorio deve necessariam ente aumentare la pressione sanguigna e rendere più facile la sua fuoriuscita dai più piccoli vasi.
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IRI OE RCHE S PERDIE~TALI SU LLA Y.DONAL·FLEflOXARCOS l
G li .,tessi vantaggi si eùbero nel quarto caso; al risveglio si ebbe l'emissi on e di abbondant.e quantità. di orina contenente emoglobina ed albumina al ¼ p . 1000, con as,;enza però nel sedimento di emazie, elemen ti 1·enali e ci lindri.. Il mattino seguen te ne,n si notava più alC'U na traccia uè di al bumina nè di emoglobina. Di soluzione clorofo rmica fo rono iniettati in un malato 1100 centimetri cubi per la durata di 4.0'; in n n altro centin1etri c ubi 1500 per un 'ora ed· un quarto; in un tPrzo centimetri cubi 850 per soli 30'; nel quarto malato per la durata di poco p iù di un 'ora YP.nn ero adoperati circa 1500 centinietri cubi d i solnzione clm-al io-uret auica. Si ebbe cioè una media di oltre J.JOO centimetri cubi d i consumo all'ora, cifra 11011 ind iffere nte per le consegnem:e sulla pressione sauguigna. Un'ossen •a zione va rilenita, che g ioverà a rich iamare in appresso la nostra atlenziouo : fra la quanti tà. di soluzione impiegata in media negli animali e qn ella aJopernta nel l'uomo nou è apparsa n1111 proporzione strettamente legata a l peso del corpo dei nni pazienti ; difatti Yed iamo che men t re nei cani, il cni peso 0sci llù dai sette ai qninùici chilogrammi, abbisognarono in media 1000 ce:nLimetri cubi per nn'()ra, n ell ' u omo, .di peso piit d i quattro Yolte superiore, non ne occor:-e ro per la medesi ma durata più di 1-:l-00 centimet.ri C'ubi. Ci,, dimostra che il liq uirlo impiegabil e nell'uomo non de·n~ ritenersi di molto ,;uperiorn a quello che se lle consuma u egl i a nimali da esperimento. Come corollario dei su ri feri t i esperirneuti clin ici si doveva evid1·ntomente es,;ere autorizzati a rit.enere che tanto la flebona rcosi cloroformica quanto quella cloralio• nretc111ica poteYano adoperarsi impunemeHte a 11c:lie sull'uomo, sicuri di non i11correre i11 grn,Yi pericoli; e;l1e delle dnfl s0Juzio11i la prima risponde meglio dell' a ltra: che però sarebbe stato da augurarsi il possiLile impiego d i altra. sostan7.a che pur offrendo gli stessi Yant.aggi evjta~se anche i p iccoli i11eou,enieuti p ro\·ornti sia da.I cloroformi o come tlal cloralio ed urctano, ed in special modo faC'essc ridnrre ad una cifra più bassa la quantità di soluzione occorre11te per u na com u11f' narcosi . ~ L'Edoual 1tpparve la sostan za che riun isse i11 s~ i Yoluti requisiti, e potesse sost,itnir:;i alle al~re. L'Edo11al 1 sul quale i] Dreser ed il E.oio11karoff focero t'Stesi e:a:perilllenti sia sugli a nim11 li che sull'uomo, offre difatti '<lll comuni ipnotic i r:onosciuti dei vantaggi appre7.zRbili quali cioi:, l"liP a pariti d i peso hil u11'azioue doppia del cloralio idrato seuza Lloterruiuare alcu11a iufluenza specia le nè sulla r espirazione uè sulla pressi une ,mnguigna ; a ùbassa di poco la tl'mperatura del corpo ed eccita sen,;iuilme11te lii secrezione urinaria durante il sonno edou al ico. Durante la sua p<:!nnanenza nell'organismo agisce sulle cel-
BlOERCHll: SPERIME~TALI St: LLA EDO~AL•FLEBO:-ARCOSI
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l ule nervose centrali (neuroni ) determinandone una retrazion e, onde il loro isolamen to dall'ambiente, per cui si ha il sonno ed il riposo inLerno del sistema nervmio centrale. E sso si scioglie uell'acq ua a 37° nel rapporto di 1-102, aumenta la secrezione renale di quattro volte più del normale ma n on d eterm ina uè albuminuria, nè glicosuria n è sfaldamenti epiteliali. P er v ia gastrica la dose giornaliera puù essere elevata fi no a 3-4: grammi senza alcun perico lo che riesca tossico. Non ha a Icuna controindicazione n ei malati dell'apparato respiratorio, circolatorio e renale; puù essere somministrato per più giorni, anche un mese, sen za accenno al suo accuI!'.!ulo n ell'organismo e sen za determinare alcun prodotto anormal~ nelle orine e mai eceessi vo aumento della diuresi. Consi derando che i risultati ottenuLi cogli altri anestetici non erano riusciti troppo soddisfacenti, il Krn.wl.otf, basandosi ::1u lle vantaggiose proprietà dell'Edonal volle fare con esso ri cerche sperimental i su ani mali, ricerche che lo por tarono a concludere per la d i lui quasi perfetta inno<:uità sull'organismo a11 cLe quando venne adoperato in dose elevata. Egli si servì di u na soluzione al 75 p. 100 sciol to in soluzione fisiologica e potè con e;sa ottenere uni\ narcosi completa e suffic ientemente prolungata. Dati i buoni risnlt.ati ottenuti dal Krawkoff, il Fedoroff che si era moistrato poco propenso per il cloroformio od etere, ,olle anche lui provarlo in un malato snl quale doveva praticare u na folgorazione per un tumore addomiualo e che durante la laparotomia esplorat i va t1 ntecedente a,eva a,u to gra\1i disturbi da cloroformio, somministrato per- v ia aerea. Ottenutone anche lui ottimo risultato con appena 200 centimetri eubi di sol uzione e senza avere dovuto rilevare alcun disturbo nè a carico delle orine nè degli apparati circolatorio e respiratorio, fu incoraggiato ad adoperarlo largamente p~r a lt ri malat i, tanLo che dopo breve tempo potè p re,.:enttire una statistica di 65 cas i, dei qua li 60 operati da lui stesso nella su,L clinica e tre ne lla prat.ica privata, uno operato dal dottor I-liibben et all'os_1JeÙale milit<1,r e Niculai eù u11 terzo Ù<1,} duttur Reùl ic li iu diu ica ginecologica. Gli att i operativi da lui eseguit i s ul capo, t orace, collo, adnome, perinei, genitali, arti i nferiori, ebbero una dur11,ra massima di due -Ore e 52', mini ma di 15 minuti. Circa, la tecnica preparatOl'ia ed operatori11. di poco modificò quella anteceJen temente tenuta dal Burkardt: usò soluzioni a 0,75 p. 100 alla tem peratura di 37"-40') inietta11do il liquido in quantità meclia d i 70 centimetri e:ubi al minuto primo, e non mai superiore ai 100, per evitare un possibile intossìcamento. Praticò l ' iniezione nelle vene della piega del gom ito ed in 3G ca;;i
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BICEllOHE SPF.RIHENTALI SULLA EOO~AL·FLEBONARCOSI
iutrodusse il liquido in direzione periferica. llouz;ichè centra.le per evita.re il possibile distacco del trombo qualora. eventualmente si fosse formato. Iniziata la immissione del liquido non la continuò a. somiglianza. di quanto si fa coi comuni anestetici somministrati per via aerea., in modo lento e graduale, sibbene frazionò in va.rie riprese la quantità. totale della soluzione, a seconda dC'l!a durata di ciascun atto operativo. I n sei casi fece una sola introduzione con un minimo quantitativo di 315 centimetri cubi ed un massimo di 1100 centimetri cubi, alle quali corrispose una durata operatoria di 46 e 75 minuti primi. Negli altri fece 2 -3 susseguenti introduzioni, quattro volte 4, ed una sola. volta cinque. Circa la quantità totale di soluzione impiegata per eseg uire operazioni che ebbero la durata di mezz'ora, 1 ora, 2 ore e tre ore circa, essa si mantenne in una media relati ,· a di centimetri cubi 760, 1020 1 1200, 1.480 consumando cioè rli Erìonal grammi 5,7-7,G0-11. 10. Tal i cifre messe in confronto con quelle avute con so luzione clorofor mica e cloralio- m etanica dicono chi1uamente come l'impiego dell'Edonal riesea ad abbassare effettivamen te in modo sensibile la. quantità di soluzione n ecessaria. Difatti mentre per la durata di un 'ora di profonda narcm:,i vediamo impiegati in m edia 1400-1500 centimetri cubi delle due prime sol uzioni, d i quest'ultima ne c,ccorsero soli 1025 cioè q nasi un terzo dì meno. Potremmo a priori ritenere che anche quando la durata operato1;a dovesse protrarsi oltre le rlue ore non occorrerebbe ma.i l' impiego di rilemnte quantità di li quido; nelle operazioni poi dì breve durata 11e sarebbe necessaria un quautilà insignificante . li sonno in quasi tutti non cessò appena term inata l'operazione, ma. si protrasse Rncora per q ualche tempo e qualche volta coutinnò per parecchie ore senza però dar luogo ad al cu n inconveniente. li ri torno dei riflessi fu diverso in ciascun caso e non fu stretta.mente legato alla quantità d i liquido usato. Durante il sonno cuore e respiro si mantPnnero in ott ime condizioni (in due casi sol tan to durante la flobonarcosi si ebbe la sospensione del respi ro, che però fu di breve dura.ta e non diede luogo a t risti conseguenze). Al risveglio g li ammala.ti avver t irono un senso di freddo, il polso si fece un po' lento e si lctgnavano di cefalett; erano però tranquilli . Cateteriz;.rnLi appena fìni•a l 'opera zione, le orine si mostrarono sem· p re n ormal i s<?nza a lcu na benchè minima traccia di elementi patolo· gici. La pressione sanguigna, cbe venne sem!•re esaminata coll 'appa· recchio del R iva Rocci, subi insensibili inualzamenti, anzi durante e
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA ll:DO:-.AL·FLEB0::-1' ARCOSI
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dopo la flebonarcosi essa diminuì leggermente. Fatto questo di grandeinteres~e poichè non ne farebbe controindica.re l'applicazione negli individui aff~tti da miocardite. Come casi sfavorevoli ne riferisce due, in uno dei qnali essendo la. veua troppo piccola l' introduzione del liquido fu molto lenta e non si potè a.vere sonno ma. invece dolori; nel secondo, nel quale si servì della safena interna, essendo questa as~ai dilatata, dovè in soli 24 minuti adoperare 8~0 centimetri cubi di soluzione e ciononostante non riuscì ad ottenere una sufficiente narcosi. Negli ammalati nei quali la flebonarcosi si potrasse per oltre due ore e quindi furono impiegati più di 7 grammi di Edonal si notò soltanto uno stato di eccitazione che facilmen~e fu vinta con qtrnlche iniezione di morfina. L'autore raccomanda di sorvegliare gli ammalati durante il sonno post-operatorio per la possibile paresi della lingua e fa rilevare infine come, nelle operazioni di breve durata nelle quali deve farsi una sola introduzione della soluzione, lo stesso operatore può prima narcotizzare l'ammalato, indi operare. In seguito a.i numerosi e differenti c:asi clinici occorsigli, sui quali portò tutta. la sna attenzione in modo da poterne rilevare i più piccoli inconvenienti che eventualmente fossero potuti insorgere, il Fedoroff, che si era mostrato poco propenso per la flebonarcosi fatta con tutte le sostanze adoperate dal Burkardt, si credè autorizuito a dichiararsi favorevole per il metodo, pnrchè praticato coll'Edonal ed a poter quiudi concludere : 1) che l'Edonal può essere impunemente somministrato per la via venosa iu tntti gli individ ui ed a qualsiasi età avendone provato su malati dai 9 ai 67 anni; 2) che la soluzione migliore e quindi da adoperarsi è quella dl'll 0,75 p. 100 in soluzione fisiologica; 3) che si può prolungare la narcosi introducendo periodicamente quantiti>. di soluzione sempre minore ; 4) che la. dose necessaria. di Edonal si avvicina a quella ipnotica e dista dalla tossica; 5) che la narcosi si prolunga con cuore e respiro sempre bnono ed uniforme; 6) che la pressione sanguigna rimane qnasi invariata; 7) che il periodo di eccitazione manca quasi del tutto e che la narcosi comincia dopo 5-8 minuti con una corrente cli immissione limitata fra i 70 e i 100 centimetri cubi al minuto primo; 8) che l'imm issione non deve ess~re al di sotto di tale cifra onde non ritarda.re di troppo l'inizio della narcosi nè ad essa superiore affinchè non diventi tossica; 9) che l'arresto del respiro qualche volta dipende dalla troppo rapida introduzione del liquido: 10) che il sonno edonalico è profondo ed al risveglio il paziente non accusa. cefalea nè indolenzimento; 11) che si può evita.re l'insorgenza di possibili embolie facendo l' inie-
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RICERCHE S PE RIMENTALI SULLA EOON AL · F L EBOl\AR COSl
zion e io senso centrifugo e s usseguente legat ura. dalla par te centrale; 12) che è bene indicato per chi soffre malattie de l respiro e del sangue
e n egli atti operativi c he cadon o specialmente sul capo e sul collo ; 13) che è u t ilissimo nelle operazioni ad dominali poichè in tali casi il cuore ed il r espir o ne sono sensibil mente avvantaggiati; 14) che allorquando s i r ic hiede un sonno profondo dopo l 'oper a zione è bene som ministra r e per via rettale 2-3 grammi d i E donal ; 15) c he la narcosi eJonaliea endovenosa rispoHde in modo evidentemente ed indiscutibilmente miglio re sulle alt,re finora Jll'aticate. Dopo quanto \?ra stato detto dal ~·edoroff e dagli altr i con una. nfft·rmazione tanto c hiara e recisa credetti opportu no, consigli ato anche dal mio maestro prof. Dura;1t.e, r iprender e iu esame sì i mpor t ante arg omeuto 110n giìi allo scopo di voler ese1·ci tare un controllo allo studio che al tri a ve,ano fatto, sibbeue òi rnderne più da vieiuo i buoni risuHati e, o,e mai fosse stato possi \iile, provare qualche modificazione che potes:;e r i nsci re Yn n taggiosa.. Nell'eseguire le m ie e...;perienze 11.doperai cani di varia g randez11a dai 7 ai 20 chilogrammi onde av,, icina rmi più possibilmente ·a ll'uomo; feci anch' io uso <li solnzione al 0,7G di Edonal in soluzione :lhi ologica, poichè potei o:;sen·are che pur potendo,:;i aver soluzione in maggior propor zione (fino all'l p. 10<1) quella al 0,75 p. 100 è la più stabile. · La soluzione Yeuirn. prrparata la sera innauzi ed accuratamente ste1·ilizzaca in autoclitYe iu 1111 r ecipienLe ùella cn pacità di a litri, in quello stt>sso che dùYern, ser ,i r e durante l'operaziuno, chiuso da tappo di gomma avt>nte fre fori per il passaggio di un termometro che pesca\'a fino al fondo, ed a due tubi d i ,,,tro r ipiegati ad augolo, uno dei q uali arrivava anch'esso al fondo cd al quale dove,a in seguito essere innestalo un tubo di gomma portante all'estremità l 'ag o-can nula, l'allro d1e si anestarn al d isopra del liquido ed al qua.le veniva adattato un corunne i nsufllatore di gomma. All'estrc,mità esterna il secondo tubo e ra fornjto ili uu rigonfia mento denLro il quale, prima che il recipiente fosse stato sterilizzalo, "eniva. mes~o un batuffolo d i cotone onde ser vire da fi ltro all' aria che doYeva entra.re. La soluzione prima del suo impiego noiva ri scaldata a bagnomaria fino ai f,0'' cin·a, per essere sicuri che tutto l 'Edonale fosse sciolto, eppui npurlata a f37" e maRtenuta a tale t emperatura durante tntt.a l'operazione; eiò tenendo il r eeipiente con la soluzione dentro un seeondo più ampio dove voui~·a n'essa e riuno,a.ta dell 'acqua calda ad identica temperatura. A<loperanJo un sottile ago cannula a,Pnte un diametro di millimetri l e mezzo circa e11 adattando il r cci pi ente che conteneva la
RICERCHE SPl':RD!ENTAL( St;L.r,A F:DON ,IL • 8LF.:eo:-.HtCO:-iI
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soluzione ad un proporzionato livello al disop, a del corpo del pa?:iente riesoivo in modo facile ed esatto a ragginnr;ere la velocità voluta. Gli animali venivano prima dell'esperin.ento cateteriz;,,ati e l'urina esaminata accuratamente; dnrante la narcosi, quando questR. si protrasse oltre la. mezz'ora, forono una e c! ne volte siringati per ev i· tare la ripienezza vescic!tle. L'esame <lelJ 3 orine si fece appena finito l'esperimento e si ripetè a dist.anza di U-24-48 ore. L'iniezione fu fatta la mag~ior p!\rt.e ùelle volte nella vena femorale, qualche altra nella. safena magna o nell'ascellare; qu.nsi sempre in direzione centripeta, in pochi casi in senso centrifugo. In va.rii animali, per saggiare l'intensità della narcosi, furono eseguiti atti operati ,i, in altri fu ripetuto l'e ·perimento due ed anche tre volte a di;;tanza cli pochi giorni, affine di poter stabilire se vi fo:,;se stato o no accumulo del farmaco o se più facile fosse il ri~ontimento renale. Scopo principale che mi prefissi nelle mie esperienze fn di modificare la tecnica a':lottata dal Fedoroff circa il ·modo d1 introdnrre il liquido anestetizzante, cioè non tralasc iare, come egli fa, l' introduzione della soluzione appena cttenuta )9, profonda n arcos i per riprenderla al primo riapparire del risveglio. Troppa e.sperienza si ha per non riconoscere che duranti, la narcosi aerea, fatta siR. con clo,oformio o con etere o altro, se non sì continua la somministrazione sia pure in modo lento, ma nJn interrot ta, e si lascia invece che il paziente torni quasi a ride~tsrsi, si consum i una quantità molto mAggiore di anesteLico, con grn.v 3 dan:i.o per l'operatore che de,e ogni tanto arrestarsi e per il malato che al ris~·egl io soffre maggiormente e più facilmente ha tendenza al vomito. Io quindi, nne. volta ottenuta la profonda narcosi, ridussi quasi sempre di un te1·zo ed anche della metà la v0locitù. iniziale de lla crirrente, di tratto in t ratto sospendendola completamente pt-r soli 2-3 minuti. Ciò facendo ho potuto ottenere una narcosi sempre buona e costante, senza mai alcun risveglio; non ho avuto il fastidio rii dover togliere e rimettere la cannula due o più volte; non ho dovuto mai notare la formazione immediata di trombo nella vena ferita, e sembrami invece di aver potuto raggiungere quanto mi proponevo, ridurre cioè la quantità di soluzione impiegabile per ottenere una buona narcosi, capa.ce di permettere l'esecuzione di qualsiasi atto operativo. Riferirò ora con maggiori dettagli i risultati delle mie esperienze.
E,:;p1mrnNZA
I. -- Cane maschio del peso di chilogrammi 9. As-
senza. di albumina e zucchero nelle orine.
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RICERCHF: SPERDIE:STALI SOLLA EDONAL•FLEBONARCOSI
Soluzione Edonalica al 0,75 p. 100 alla. temperatura di 37,. Si sceglie la vena femorale destra - immissione in senso centripeto - velocità. iniziale centimetri cubi 20 a.l minnto, e cioè centi· metri cubi 2,22 per chilogramma del peso dell'animale. D urata dell'ei>perieuza 30 minuti - liquido consumato 150 grammi. D opo aver iniettato appena 100 centimetri cubi l'animale cade in profonda narcosi ; narcosi che si ha dopo soli cinque minuti e non è preceduta da viva reazione. Emette solo qualche grido; il respiro ed il battito cardiaco si accelemno alquanto, ma. appena entrato in nar-
cosi essi tornano normali. Si rallenta, a.Uora la corrente della metà della velocità iniziale e si introducono ancora altri GO grammi di soluzione. Trascorrono 30 minuti circa di sonno profondo dopo i quali ricompare il riflesso corneale e la. sensi bilitàa gli stimoli dolorifici; il cane comincia a muoversi e dopo 10 minuti, levato dal tavolo ope· ratorio e messo in terra, si regge sulle gambe e prova a camminare. La tempera t ura rettfde che prima dell'esperimento era di 38~8 rimane invariata durante e dopo l'esperimento. Le orine, esaminate dopo il risveglio e dopo 12 ore, non contengono nè albumina o zucchero, nè elementi sanguigni. E SPE RIENZA II. - Cane lnpetto di media taglia, peso chilogrammi 13. Orine normali, temperatura rettale 38"5 C. Identica aoluzione alla temperatura di 20". Yena prescelta l'ascellare destra. Direzione d'immissione centripeta. Durata dell'esperimento 35 minuti, liquido consumato 300 grammi, velocità iniziale 2li al minuto e cioè 2.0 per chi "ogr.amma. Inizio della. Harcosi dopo 3 minuti, completa dopo 6. A questo momen to ha consumato 150 grammi circa di soluzione; se ne fanno entrare altri 50 grammi a corrente rallentata. eppoi si sospende. Risveglio tranquillo come fu l'addormentarsi; il cuore ed il respiro non presenta no segui di grande eccitamento nè di depressione. L'esame delle orine, più volte ripetuto, è sempre negativo; la temperat ura rettale discesa di mezzo grado; l'animale al ridestarsi sem· bra seuta un po' freddo ma è perfettamente d esto e cammintl.. Nessun segno di coagulazione si rileva in corrispondenza del punto 10 cui venne fatta la fleboclisi.
E sr1wrn2'zA III. - Cane del primo esperim~nto. Via d'introduziont" femorale sinistra. Direzione centrifuga. Durata dell'esperimen to 35 minuti.
RICBllORE SPERIMENTA.LI SULLA. BDONAL·FLEBONARCOS I
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L'esperimento si esegue 48 ore dopo il primo. Esame delle orine negativo. La velocità iniziale d'immissione è pure di 20 centimetri cubi .al minuto, ma questa. volta l'animale si addormenta dopo otto minuti circa, e cioè impiega 3 minuti più della prima volta. Una volta però arrivata. nel circolo quasi la stessa quantità di soluzione il sonno diviene profondo e tale si mantiene oltre i 30 minuti, trascorsi i qua.li l'animale è desto ed emette qualche lamento. Anche questa volti\ non si ha accenno alcuno di disordini a carico dei reni: vuotata la. vescica un'ora. dopo che era. sveglio si levano circa 100 grammi di orine limpide. A completa narcosi si esegue su di esso una resezione costale, durante la. quale l'animale nè si scuote nè ha mai a lamentarsi. EsPERIE:>ZA IV. - Cane grosso da pastore del peso di chilogrammi 20. ·Orine normali. Soluzione recentemente preparata; temperatura 37° C. Durata dell'esperimento · 35 minuti; consumo di soluzione 200 .grammi. Velocità iniziale 1,50 per cbilogra.mma, e cioè 30 centimetri cubi al minuto. Via d'accesso safena magna di destra essendo ben sviluppata; direzione centripeta. Il cane si agita alquanto all'inizio della fleboclisi e grida, ma a poco a poco si rilascia e si quieta; dopo 6 6 minuti perde il riflesso -corneale ed è addormentato. Da questo momento i battiti cardiaci e gli atti respiratorii, sulle prime anmentati di frequenza, torna.no normali; di tanto in tanto fa delle profonde inspirazioni. Per addormentarsi ba consumato poco più di 150 grammi ed in tutto n e ha avuti 200. Il risveglio è come nei casi precedenti tranquillo e sollecito; a.p- / pene. desto emette orine in discreta. quantità che raccolte od esaminate si presenta.no normali e tali si mantengono anche il giorno suc·Cess1vo. EsPERIENZA V. - Medesimo cane dell'esperienza antecedente; esperi1umto eseguito circa 72 ore dopo il primo. Unica. variante è il cambiamento della velocità inizia.le della corrente ohe elevasi a circa. GO centimetri cubi al minuto, vale a dire a 3 per chilogramroa del peso dell'animale. Via d'accesso safena magna di sinistra.
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RIO~;RCH8 SPEIUME:-ìrA L I SULLA. EDOXAL-Fl,EBO!IIARCOSI
.\..nche questa volta il cane si dibatte e grida ma ciò che maggiormPnte fa risalto è l'ambascia respiratoria che l'assale ; anche i bat titi cardiaci sono frequentissimi e non si riesce a contarli. Però dopo quattro minuti tutto è tornato quasi allo stato normalee l'animale dor me profondamente. Si sospende l' immi ssione continua e si ri prende ad intervalli di S-10 minuti, mau<lando ogu i volta altri 30-10 centimetri cubi di liquido fino a raggiungere i '100 ~rnmmi. indi si sospende. Dopo 30 35 minuti di sonno si ha il risveglio con qualche lamento e null'altro. Questa volta però il cane manifesta un po' di sonnol0uza e r esta più di un'ora coricato a terra, facenrlo d i tanto in tanto profontle inspirazioni e spesso emettendo orine. Tra<:corse 4-5 ore cammina per la stanza ed avvicinatogìi clell'acquR. beve V\)l0ntieri. La temperatnra r ettale due ore dopo la narcosi è d iscesa di un grado P mezzo circa. T,e orine, più volte e,:;aminate, sono sempre normali . E,-rF:1HENZA. VI. Cane maschio1 lupetto, di chilogrammi 7. Orine normali. Velocità iniziale ceutiruetri cubi 2 al minuto: cioè centimetri cubi 3 per cbi logramm a di peso. Vena femorale destra. Dnrata dell'c-srerimeuto nn'ora quantità totale consumata g ramm i 150. Dopo CJUaUro minuti l'animale è addormentato, a\"endo ricevuto circa 80 grarnmi d i liquido; si sospende R.l lora l'introdu:;,:ione, ma dopo3-4 minuti comincia a ride5tarsi 1 onde si iniettnno altri quaranta centimetri cubi che bR.stano a farlo r ia<ldorm'3ntiire profonnamente. A.Itri trenta grammi sono sufTicienti a. mantenerlo in narcosi, essendo stata. però nillentata la corrente di una metà e continuata l' iniezione ogni cinqne minuti con piccole do~i. T rn.sc:orsi qnnra11taninque minuti si sospeude del tutto la fleboclisi, si fa la Jegatnra della vena e la sntn ra dell e parti molli a doppio strato senza che l'animale dia segno cli risentimento al dolore. Passano co!-Ì altri quindici minuti e solo a. questo punto comincia a destarsi, facendo di tanto in tR.nto profonde inspirazioni e poi trattenendo.,i q nalche secondo. Durante questo tempo emette spontaneamente <li:;creta quantità di orine che esaminate si trovano normali e come tali si mantengono la sera e il giorno successi,o. L'animale è in preda a. forte sonnolenza che si protrae per 5-6 ore~ durante questo tempo riprende spirito e si alza.
RICERCHE SPERIMENTALI SULLA J<:OONAL·FLEBONARCOSI
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EsPERil!:NZA VII. - Medesimo c&ue dell'esperienza antecedente (VI). Durata un'ora; liquido consumato grammi 250. Vena femorale sinistra. Orine normali. L'esperimento è ripetuto quattro giorni dopo e viene adoperata una soluzione preparata quattro giorni innanzi, mantenuta durante questo tempo in luogo fresco. Agitando la. soluzione si osservano in essa sospesi dei finissimi cristalli aghiformi nonostante fosse stata scaldata oltre i 50 gradi. Si mantiene la stessa velocità di due centimetri cu bi al minuto. È necessaria. l'introduzione di 150 grammi di liquido prima che l'animale dorma, impiegando in tal modo circa 11 minuti. Per il resto del tempo occorrono altri 100 grammi di soluzione. Anche questa volta l'animale resta abbattuto per 5-6 ore; le orine sempre normali. E:,PERIENZA VIII. - Come lupo di kg. 13. Orine normali. Durata 65 minuti; liquido consumato 400 g r. Via d'accesso femorale destra. Velocità iniziale del 2, cioè centimetri cubi 26 al minuto. Temperatura del liquido 37° C. Inizio della nar cosi dopo ·! minuti, completa dopo 8 , avendo consumato oltre 200 grammi di soluzione. Il sonno dura circa dieci minuti, indi comincia a destarsi; però prima del completo risveglio si mandano altri 100 centimetri cubi, che sono sufficienti per farlo riaddormentare. Questa volta il sonno è più duraturo; occorre per ò fare una. terza mandata di altri 100 centimetri cn bi per mantenerlo in narcosi fiG minuti, trascorsi i quali si desta. Come al solito si ha un periodo di lieve eccitazione, durato brevsmente; risveglio calmo, ma anche questa volta sonnolenza che si protrae 3-4 ore. Durante l'esperimento una. volta emette orina spoutaneamente, una seconda si cateterizza. Nessun disturbo a carico dell'apparato respiratorio. La temperatura rettale durante il ~onno post-operatorio diminuisce di 1 grado e mez?:o. L e orine raccolte alla fine dell'esperimento ed esami nate presenta.no appena tracce di albumina. Ad un esame ripetuto l'indomani, cioè dopo 12-24 ore, ne sono assolutamente prive. EsPEBIENZA
IX. -
Cane grosso da pastore, del peso di kg. 18.
7 - Giornale di medicina milita,·e. - Fase. Il
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n1c1,:11cHE SPERlMl•::--TA LI :<t: J,LA
IWOXAL•FLl".HOXAllCOSI
Durata un'ora - liquido consumato 2 O g rammi - Velocit~ rn1ziale centimetri enbi 1,GO cioè 27 circa. al minuto. Temperatura della solu1.ione quella deirambiente cioò 20° C. Soluzio ne preparata la sera innanzi all'esperimento. Yena presc.:elta la safena magna di destra. Dopo l'iuiezione di 140 grnmmi circa e c ioè trascorsi 5 minuti il cane è in pr ofonda narcosi; dopo 7-8 minuti senza aspettare che si rid esti se ne mandano 1:1.ltri GO e così si fa di seguito r a ll entanrlo però di un terzo q uasi la vel ocità e facendone ontrare 20 25 grammi og11i 4.5 mi11uti. <~innti ai GO minnti sono stflti cons umnti 2SO g rammi di soluxione sntlicienti per mantenerlo in narcosi per u n 'ora c;irca.. A] risveglio la sonnolemm è meno pronunziata del caso precedP.nte - due oro dopo giù. cammina per la. stanza . E,ame delle orine negal iYO per albumina, zucchero, elementi sanguigni . E:-:PERIE:'>ZA X. -
Cane di media taglia chilogrammi 11,~00- Orine
normali.
Durata. uu·ora - Yeloci1à iniziale 114!'1 per <;lii logramrna d'animale, cioe centimetri cubi 17 al minuto. Via aùopera.ta ascellari:' de-:tra . Qnantit.n tota.le di soluzione impiegata, grammi 280. Inizio della nan:osi doro t re minuti, a,-solnta dopo sei con nn con-
sumo di ci rca 110 grammi. S comparsa compleLa d ei rifl e,.:si pupi ll1iri. Si incomincia. su di l'sso 1111 a.tto operati\-o - nefrectomia si nistra. 'l'rascorsi oLto minuti appena l'a.11imale sem:a però muo'7"ersi, emette qualche la,uento, il ritles;;o pupillare è tornato. 8i r imanda di nuovo il liquido che lino a11 ora era stato sospeso, colltt sleRsa ,·elocita. e p t>r Ire minuti (eentimetri cubi 50 circa) dopo i qnali, pur reagendo le cornee, l'animale ricade nel sonno. Si c-onLinna l'atto operativo e -:i porta a termine in venti minuti. Durante q uu:ito tempo e sw·cessivamt!nte si introducono 1 70 centimetri l!llÙÌ di solnxione che coi primi 110 fanno ~80. Da notarsi che gli ull1m1 120 centimetri c ubi vengono introdotti colla vPlocità ,1i uno <'d in modo frazio11at,o . ~ei:;sun coagulo si trova in corrisi,ondem111, Jella ferita venosa. ~e::;suna traccia di elementi patologici nelle o rine.
J~sPE1ui:::-,;zA XI. Orine normali.
Cane da caccia del peso di chil ogrammi D,50
RICl·;RC118 :-rlWIM8C\TAl,J SVJ.L,\
J•:oo:,;,H,·FLl·:oo:s,\HCOSl
uu
Durata dell 'esperime nto un'om e me~za. Yeloc ità inìziale 1/>ì per chilogramma del peso l1ell'auimale cioè D per minuto primo. Yia d'acces:;o veua fe1norale Jestra. Teni pera tura del la, ;;\Il uzione 30 c. Narcosi completa dopo ;;ei minuti con un c:onsu10o d i 100 grammi <:ir.:a . Ottenuta la narc.:osi si continua di tanto ìn tanto l 'immissione del liquido con il m edesimo sistema, rallenta11do cioè la velocìta e so· spe11deudo dopo 2-B minuti per un tempo variabile dai 5-8 iuinnti ; verso la fine g li intervalii si fanno p iù lungh i dei primi. Così facendo si mantiene l' animale in narcosi per tJO minuti, con un c.:011sumo totale di grammi 2-!IJ. Temperatura r ettale aubassata. di r.n grado. - Esame delle orine negativo. Leggera. soullo hmza che si protrae per tre o re cin:a . Risveglio tmnquillo.
F.:-r>Enrn:-;zA XlJ. - Medesimo ca11e dell'esp,:;rionza aatececlente. Ori11e normali. 'i ripete la proni dopo sei giorni con sol11zio11c preparata sei giorni prima. Nella ~ol uzione che viene però riscald atrL prima a i>0° eppoi riportata ~L ;j'j ' 0 Sl YedullO 80S[)E':SÌ pie;eo]i l;l"Ì:;tal[i . L'esperienza ,·iene esegui,a colle ,m1s:;e m od alità clul caso precedeute. Vena femorale sinistra. La nareosi si ottie11e ;;olo tlopo trascorsi J() minnti c·on H>O an· zichè 100 cent:imetri cubi di solnzioue e pi'l· tutto jl tempo si sono don1ti impiegare 3HO centimetri cubi con una di!fe re11za cioè in più <li \.)li ce11tiruetri eubi. 'l'ntto proce d o però regolarme nte. La sonnu lenzll è nn r·o' µi\'.1 accentuata, le orine s i ma.11le11gono normali. Llt tempe ra.Lura r C'!t..Ie s i abbassa. d i quasi d ne gradi. EsP1':RlEK7.A xur. Cane lupo di chilogrnm111i 13. Orine normali. via d'accesso ascellare destra. Veloc ità iui;:ia le 2,-!6 c iue 52 ceH· ti metri cubi al Ili in uto. Tempe ratura del In. soluzione 37" C. Durat11. uu'oru. e -!0° : qnantita totalf' consumata gr. 380. Appena. incominciata l'immissioue il cane si cliL,aUe e grida - emette bava dalla bocca, il cuore batte coleremente, il respiro di v.iene frequente e superficiale.
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RICEncm,: SPElll MENTA T,1 Sti l.LA EOOXAf,·E'Ll-:BOKAnOOSJ
Dopo sei minuti durante i quali continua sempre l'iniezione, l'animale si addormenta con una dose cioè di circa l!JO centimetri cubi. Arrivati a questo punto dopo una breve sospensione di cinque minut i si riprende, ma questa volta con la velocità portata ad uno, dimi nuita. cioè di oltre la metà. Così facendo si riesce a tenerlo in q nasi completa narcosi per tutto i l rimanente tempo, cc,11sumando solo altri 140 centimetri cubi di solnzione. Trascorso questo t empo si desta, apre gli occbi e si agi ta.; viene allora tolto dal ta,olo operatorio, ma allora si corica. in un angolo della. stanza e si riacldormentA,. Solo dopo 2 -3 ore comincia a muoversi e si alza. Si tol~ono dell11. vesc ica. tinita la narcosi, circa loO grammi di orine che esaminate appaiono normali; così restano il giorno successi \'O.
EsPEnrn~zA Xl V. - Ca.ne da caccia d<' I peso cli chilogrammi 13, 00. Yiene siringatu prima dell'esperimento - orine n or mali. Vena ascel111.re destnt. Direzion e cen t rifuga . Dnrn,ta ',JO minut i. Y elocit,à i niziale 1,44. Quantità consuma tR, grammi 30(). Tem pern.tura del la 1,0 I uzione 37° O. Occorrono pure s<'i minuti per avore la narcosi completa; questa volta però con un consumo dì soli 120 centimetri cubi mentre, è snffìcente pc>r tutto il tempo successivo la s tessa qnantitii che ne occorse nel caso ante~e,lcnte. All'inizio dell'esperimento il cane non è assali to come n ell'altro da forte a111hascia ma comincia subilo a tranq uilli;,;zarsi 11,ppena tra· scon,i i ~-3 primi minuti. Yerso la. fine, quanùo ancora è sopito, orina 51pontaneamente orine perfettamente normali . E sr1.:nn::-11.A XV. - Cane lnpetto di chilogrammi 7 - quello stesso del 6° e 7° esperimento. Durata dne ore. V elocità iniziale 1,-,B cioè 10 centimetri cubi al
minuto.
Via. d'accesso vena ascellare destra. Son passa.ti venti giorni dal· l'ultimo esperimen to. La narcosi si inizi ii. dopo pochi minuti ma dobbiamo arrivare al· l'ottavo per averla com plettt; ha consumato a quest'ora 80 centimetri cubi. Con l e stesse modalità si procede per le due ore sommin istrando
RICERCHE Sl'ERBl 1':.ISTALI SUL LA ll:00::-fAL· FLKBO.NA.RCOSI
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nella. prima ora altri 100 centimotri cubi e durante la 21. soli 120, -0on un complessivo di 300 centimetri cubi. Trascorsa. l'ora e mezza di narcosi poch i grammi manda.ti di tan to in tanto bastano a ma.ntenerla. Risveglio calmo - prolungata sonnolenza (circa 4 ore). Orine sempre normali. XVI. - Cane da caccia. chilogrammi 12. Orine norma.li. Soluzione sempre al 0,75 p. 100 alla. tomperatura di 137c C. Vena femorale destra. Velocità iniziale 1,66 per chilogramma cioè Hl,!H centimetri cubi a.I minuto. Prima di addormentarsi passa.no nove minuti consumando 180 centimetri cubi di liquido. Si giunge al termine dell'ora e ne ha presi altri 1:-,0. P er quanto sia in narcosi e non risenta neppure i forti pinzetta.menti all'addome e alle labbra, i riflessi pupillari non si perdono mai. Essendosi tra.la.sciata l'iniezione per 10 minuti l'animale si muove onde si ricomincia l'introdnzione a velocità anche diminuita; con 40 centimetri cubi dorme di nuo,o e così continua fino al t'3rmine delle due ore consumando in tutto 450 centimetri cubi di liquido. ~~ I risveglio si lamentn ed è preso da ansia respiratoria; si fa una iniezione di un centigrammo di morfina. e subito si calma e si riaddormenta per altre due ore circa. Reagisce però durante questo tempo agli stimoli dolorifici. Siringato si estraggono oltre 200 centimetri cubi di orina normale. TempeE S PERIENZA
...1:
ramra. rettale discesa. di un grado e mezzo c irca.
E>'PEIUENZA XVII. - Caue da. pastore di chi logrammi 18, il medesimo dell'esperienza IX; veloci t,a iniziale 2 per cbilogramma d i peso. 36 centimetri cubi al min uto. ViA. d'accesso safena magna d i sinistra, quantità totale impiegi~ta c~ntimetri cubi 380. R1 introd ucono circa ~00 grammi di soluzione e dopo sei minuti l'nnimale dorme. Occorrono altri 180 grammi solamente per poter protrarre la narcosi che se non è sempre profonda è su1licente per far eseguire una resezione costale e senza fargli emettere alcun lamento. Orina spontaneamente mentre ancora. dorme e si siringa al termine della narcosi. Urjne senza ernoglobi11a, albumina e ,mcchero, nulla nel se,limento. Sonno post-operativo di alt.re due ore e null'altro. EsrERIE:-IZA.
-Orine normal i.
XVIII. -
Cane piccolo àa caccia di chilogrammi G/10.
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1uc r-:nr11 r: sr• r-:nl.\J~::S-TALI SOl,LA EDO~AL·Fl.lrnO:,.:ARCOSI
vena d "acccsso femorale destra. "Velocità iniziale 2 ci oè centi metri cubi 13 al miuuto. Qnantit à tot.al o co11~umata. g rammi 320 dr soluzione al 0,7G p. 100 alla temperatn ra cie ll'am biente 22n C. Ai ha la nar cosi all'ottavo minuto con soli 100 gr ammi di soluzio ne ed altri 22() circa ba<;tano per l'al tro tempo. Risveglio tarrio e trn.nquil lo, nulla d i p>ttologico ne lle orine nè su bito nè i I giorno seguente. E sPE rm: :szA XIX. - Cane di chilogrammi R,?HlO. Or in e nor mnli. Rolnzione fil 0,75 p. 11)/J, ti·qiperatura 37' C. Y e locità iniziale 2 per chilogramma rJi pe;;o, cioè cent imetr i c uhi 17 a l rninnt.o. Sni primi momeuti e a lquanto a~itato e griila; a poco a poco si calma, e si addorment,a. :Narcosi profonda dopo (ì minuti con snl i 1()0 g rammi di solnzinnf'. P assata la prima ora e consumati allri 1(1() ce ntimetri cnbi , l a r espi razione si ,·a focenrlo sempre più super ricialP ed in fìne si arresta. S ospesa l 'in iPzio11e e fatta p e r pochi secon li la r espirazione artificiale, i I r espiro ri t ornn. e con e~;;o anche i I ri flo,;so pn pi Ilare che era
prima m ancant e. Si riprende la flebor.lis i con una velocità rni11ore e si giunge a l termine delle t re ore con un consumo t otale d i :1Cì0 grammi.
L e orine si mostrano sempr e n ormali a i ripetL!ti esami. Sonno po,.:t-operatorio di c:irca 3 orP, tem pcralura retta]f' a.b hnssatasi ùi tre gracl i circa. E s rE1trn:--zA XX. Cane da gnard in, di ch ilogrammi 14. Orine normali. Si cominc i11. la iniezione endovenosa con unf\ Ye locità di 21 centimetri c ubi a l minuto cioè 1,50 per c hilograrnma dell ' animale. Si di batte al momento della preparazione della vena ma s ubito cfopo n on appena iniziati~ la fleboclisi si calma e fìni,we per addorm entarsi Rl 7° m inuto quan1lo sono entr ati circa UHI grammi di i;olnzi011e. P e r tutto il tem po delle tre ore con;;nma appen a 400 ce ntimet ri c ubi di soluzione a lla temperatura cle!J"ambieme 20·· C.
Ne,;,;un coagulo si r ileva nel punto dell"iniezione. Il cane resta co· ricato un paio ci'ore ad oech i c hiusi, inrl i s i alza e g ira per la stanza. Abbassamento dell a tE'mperat.11 ra retLa ledi ci rca 2 g radi e mezzo. Oriul\ spontaneamen te clne volte (lnr;:i,n to l'esperim ento e sempre come pure il giorno successivo <·ssa si mn~tra nornrnle sia all"Mame chimico che mic rosc;op ico.
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RICERCHE SPERIMENTALI St;LLA ED0NAL•FLEl30"1ARC0SI
Dal risultato delle eseguite esperienze mi sembra possano ritrars i q neste ded nzioni: l° Che la direzione della corrente ha. ben poca influenza snl rag· giungimento della narcosi: difatti veniamo che se ci t'u una piccola differe11za in più nel 3° esperimento in confronto rlel 1°, non ve ne è stata alcuna fra il 13 · e il 14:0 11ei quali si ebbe la completa narcosi dopo 6 minuti . Volendosi prescegliere la direzi one centrifuga alla centripeta per uua possibile formazione di trombo ciò non avrebbe alcuna controin<lir.azione; però negli esperimenti mai ebbesi a notare il p iù piccolo accenno a tale ·inconveniente. 2~ Che la velocità della corrente all'i nizio della fleboclisi non deve essere troppo forte e che meglio risponde, sia per la quantità di consnmo cli anestetic..:o come por i disturbi che provoca al paziente, quella c he si mantiene fra l ' l e 1/2 - 2 centim etri cubi per minuto primo e per chilogramma dell'animale. 'l'ale velocità, una volta raggiunta la completa un.rcosi. de ve essPre possibi.lmen.te ancora. abba~· ,mta; c iò port.a. con sè una sensibile diminuzione nella. quantità. necessaria di anestetico e pro,oca un so1ino molto più calmo. a~ Che il largo frazionamPuto delle iniezioni e a maggiori quantità non ha alcun vanta~gio sulla quasi continuità di esse, fatte con do'-i piccolissi me a simiglianza dell11, narcosi fat.ta per via aerea: a.ozi il 2' metodo, da me e;ieguito, por ta ad un consumo molto minore ed è meglio tollerato da.] paziente. 4° Che nou si produce accumulo del farmaco nell'organismo come lo hanno dimostrato le esperienze ripetute due e tre volte, a breve intervallo, sugli stessi animali. 5" Che lu so!nzione deve essere preparata di recede per evitare che una p111·t,e del farmaco cristallizzando depositi nel fondo del recipiente e dimiunisca in tal modo la con centrazi one dell a soluzione. 6° Che Ja Le m peratura della sol nzione non è necessario abbia un grn<lo fisso pote ndo quedto varia re dai 18° ai 37° C. 7 ' Che il raggiungimento della profonda narcosi si ha in un tem po molto ri,,trPtto; difatti ad eccez ion e dei poch i casi nei qua li occor.,ero dagl i S agli 11 minuti primi, essa, nei pi ù si ebbe dai 3 ai 5 minuti primi. S ' Che la quantità cli soluzione necessa ria per ottenere la comple1,a. 111w.:osi 111 nn primo t e mpo variò di poco nei d ive rs i esperiment i manteneu<losi in una proporziona molto uassa. !l' Che la qnnnti ta di solnzione di Edonal n ecessaria fu m blto minore di quella impiegata dal G:ani sia compoi;ta con cloroformio che cou clor,t!io e,l uretauo. Difatti mentre di queste due soluzioni
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RIOEROHE SPERIMENTALI SU LLA EOONAL·FLEBONARCOSI
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della prima furono adoperati dai 900 ai 1100 centimetri cubi e della seconda circa. 350 centimetri cubi per la. durata di un'ora, della soluzione edonalica, in animali che press'apoco si eguagliarono nel peso, occorse una media di 202 centimetri cubi per lo spazio di mezz'ora, 270 centimetri cubi per un'ora, 305 centimetri cubi un'ora e mezza, 362,50 centimetri cuhi due ore e 380 centimetri cubi per tre ore. L'aumento di durata della narcosi non richiese un aumento proporzionale di soluzione ma un aumento assai relativo tanto che per due ore occorse meno del doppio di quanto fece bisogno per soli trenta. minuti.
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Se dovessimo riportare le medie ottenute sugli animali e quelle che potrebbero occorrere nell' uomo, e ciò a somiglianza di quanto abbia.mo visto accadere colle soluzioni di cloroformio e di cloralio ed uretano, dovremmo ritenere tali cifre necessariamente molto basse e tali da non portare gravi modificazioni sulla pressione sanguigna: e più basse senza dubbio dovrebbero essere di quelle che vedemmo impiegate dal Fedoroff nei suoi casi clini ci. 10" Che l'abbassa.mento termico del narcotizzato è insignificante -e l'alterazio110 a carico dei reni nulla: difatti una sola volta fu notatR. una leggera e tra.nsitoria albuminmia. 11° Ohe la. flebonarcosi, specie se prolungata di oltre mezz'ora, induce per un certo tempo una sonnolenza che invece di destllre preoccupazione serve a procurare quella calma tanto necessaria dopo qualsiasi atto operativo. Concludendo quindi dirò: è mio avviso, come del resto lo è anche di tutti i chirurghi, che la flebonarcosi non sia un mezzo di narcosi che possa completamente sostituire '1twll a aerea: ciò per le moltepli~i ragioni esposte nel principio del mio la,oro, ragioni che vengono a scomparire quando il metodo viene impiegato in ambienti dove ogni ostacolo può essere facilmeute eliminato. La flebonarcosi quinùi nelle cliniche ed o,;pedali, sempre quando quella aerea può riuscire pericolosa al paziente e d'impaccio all'oper atore, può esgere impunemente ~doperata, avenrlosi la certezza. che non provocherà quei disturbi che ad essa si vollero attribuire. Di tutte le sostanze fino ad oggi usate sembram i che l' Edonal meglio risponda, perchè fa diminuire lR. quantili~ ùi soluzione necessaria per produrre una per fetta e duratura narcosi, e perchè evita )1 insor genza di ogni più lieve e transitoria, altera-::ione dagli altri ane· stetici non di rado determinata.
106
R I CE flC'H E S PEilJ:\fENTALI SCLLA E:OONAL-FLERONARCOSI
BlBLfOGHAFI A .
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108 CLI~ICA <.;HIRURGICA DELLA R. Ul\'IVERSITA DI PADOVA Diretta dal prof. Eoo,rnno BA6SINI
CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELL'IDIWGELE MULTILOCULARE E DELLE CISTI CONNETTIVALI
Per il capitano medico Zaffiro dott. Antonino assistente onora.rio.
~ elio studio anatomo-patologico dell'idrocele, di questo vecchio quanto importante capitolo della patologia èhirurgica, esistono ancora lacune e punti contro,,ersi dovuti più che altro alla descrizione di forme rare o complicate, variamente interpretate dai diversi autori che le illustrarono e sempre più succedentisi numerose sotto la guida dei progressi della tecnica istologie-a. 'l'ra le varietà appunto d'idrocele che trovano posto tanto nei trattati classici quanto in memorie originali, una delle più rare e più discusse è l'idrot.:ele muliilocnlw·e o policistico della vaginale del testicolo e del funicolo. Larrey, Yelpcau, Hnbbard, Hugnier,Laogenbeck, Mouod e Terrillon, 'l'rélat, Heclus e Festa), Crnmer, Lesser, 8tPintbal, Bittner, Kraske, descrissero questa forma illu:otraudola sia dal punto di vista clinico ed operatorio che da quello istopatologico. Dalle loro osservazioni però quel che si può con certezza dedurre si è, nei riguardi nel punto più discusso, la patogonesi cioè delle cisti, un origine differente nei d iversi casi pur possibili se non identici all'apparenza marroscopica. Kel pubblicare pertanto una mia osservazione su di uu caso d'idrocele polil·istieo, uon t.endo risolvere definitivameute una questione, nè tanto meno di creare un capitolo nuovo sulle affezioni d ella regione, ma coll"acc:nrnta descrizione cliniea del ca~o e col reperto degli esami istologici, mi propongo di portare un contribuf;o, per quanto modesto, non trascura.bile ad un argoment.o la cui conoscenza può interessare, olt.re che da.l punto di vista strettamente dottrinario, da quello pratico, sia in eYentuali giudizi tliagno~tici che in indicati i nterventi operativi.
CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELL'IDROCELE MOLTILOCULARE, ECC.
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Agostini V. di anni 37 sarto, celibe da Padova, ricevut o in clinica. il 16-6-1912. Padre vivente e sano. La madr e decedette a 61 anni , dopo 10 anni circa di sofferenze per reumatismo articola.re complicatosi in fine a vizio cardiaco. In vie. colla.tera.le è da ricorda.re che uno dei fratelli, affetto in adolescenza. da adeniti cervicali, morì in seguito a complicanze polmonari. Il P., modico bevitore e fuwatore, s'è alimentato sempre con moderazione. Compì senza conseguenze il servizio militare nell'arma. di fan teria.. Da bambino e da adolescente non ebbe a superare malattie
degne di nota. A 25 anni contrasse la blenorragia, che esordita dopo,
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un periodo d'incubazione insolitamente lungo, si svolse in maniera torpida, con ~ca.rsa. secrezione, modici disturbi funzionali e guarì dopo circa un mese senza complica.nze nè reliq ua.ti morbosi. A. 30 anni in se · guito a. prolungati abusi sessuali andò soggetto a fenomeni d'esaurimento che l'obbligarono per un mese al riposo, all'aria. in montag na., a cure ricostituenti, mercè lt, qua.li ottenne la guarigione nel volgere di due mesi . A. 34 anni, in fine, si con tagiò per la seconda. volta di blenorragia, e il processo morboso anche questa. volta assunse decorso torpido e la. secrezione uretra.le dopo circa. 45 giorni di cura. scompa.r,e in maniera duratura senza complicanze a carico degli organi prossimiori . D'allora sino alla presente infermità il P . esclur!e di aver avuto disturbi funzionali a. carico dell 'a.ppn.rato uropoietico ; non s'è a.vcort,o di alterazioni ne i caratteri organoletici dell'urina, il mitto s'è mante nutonormale, n orma.le pure la funzione sessuale. Ammette il P. che sin dalla prima gioventù è andato facilmente incontro alle affezioni dell e prime vie aeree, spesso a leggieri catarri bronchiali ; esclude però in ogni caso d i averne sofferto nello stato generale o di avere avuto bisogno di cure speciali. La. presente infermità· senza cansa. determinante esordì, o quanto meno così pare al P ., nell'estate del 1911 con una molesta sensaz ione di pesan tezza a lla. regìone scrotale, prevalentementedell,:1, metà si nistra. e pur sapendo di aver sempre avuto un'abnorme distensione degli involucri scr otali e con.seguente ptosi testicolare, si accorse c he tanto l'una. che l'alt ra. s'era.no negli ultimi tempi maggiormente accent.uate. Non a.vendo per altro disturbi funziona.li sia nella sfera sessuale che nel rimanente dell'organismo, il P. non si diede pensiero d i chiedere il parere di un sa.uita.rio; solo circa 15 giorni or sono impressionato della
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cr,:-;1·1nouTO Al , l..(J :,Tt"IJJO U<.'IDROCEJ,li: ~llòJ,TI LOCULANF., ECC.
progro,,,ini. per quanto lent:L cresc ita dell'intumescenza e per il mo· lesto seni;o di pesRn tezza ma lgrado l' u~o del sospensorio, sollecito il ricovero prPsso lit 110,.,1 ra c,Ji t\Ìl'R.. RTATO GEXER,u.. ,,:. Indi,·iJno d i sv ilu ppo scl,eletrico van tH-ggioso, con ma ··se muscolari di><Cr<'t,amenlP s,7 i Jn ppat", cute di colorito bià11cor oseo, mucose apparenti su!Jìcienterne11te irrorate. L'e,;ame degli apparati re,piratorio, cn.nlilwa:<colare e digerente nulla lasc ia constatare d i mor l,oso; i ntegro il siste ma nervoso e J,1. sensibilità specifi1.:a.
E--., m: LOC,11.E. - La metà de:c;tra ùella logia s<.:rotale è q nasi. il duppio più volumino,,a del la sinistra con spo,-tamento proporzionato del rn.fe. (~ l'im,olncri :,;crotal i nppuiouo però soverchiamente diste:<i, fatto q uesto che a detta <lel P . per ()Uanto i n misur a p iii limitata, esiste fin cln.1\'adoli>seenza, t.antv da essere da molti a1111i obbligato a por tare il sospensorio. La cute, olt re ohe sollevabi le 11,ncora a larghe pliche appare di 1.:olori to r o~so-fosco e ,i si disegnano nnme ro~e vene ectasiche e serp igi uose; ednsic::1, pure apparo la vena dorsale dell'asta. Con la pal par.ione si m et tuno in evidenza i seguenti fatt.i : a ) A sinistra : I1wolncri snota li pu111-o ispessiti e normali al termotat t.n. _} [odica quantita d i liquido nèllit ,,nginale, porcepibilo oltre che eon la con:sneta manona a11cl1e per mezzo clella diafanoscopia. Il test.icolo cli sinisLrn appare d i V(,lu me e consisLenza normale con sen~ibilit.à specifica pnfoU.amPnte conservar.a. L >1. te,.,ta dell'epididimo appar~ alquani.o i ngi-os;;atn, ma aneh'essa di consistenza n ormale e p u nto deforma.to . 1·0111e 11<1rm,di appaiono le rimanenti sezion i del l'orgauo. A ('ireii i> cent.imPtri dalla tPStfl, dell'epididimo, sul dPcor;;o degli element,L dPI fuui1.:olo. a11Leri(Jrme11te a l deferente, che appare a sua volta uniformemente liscio e di \'olnme fisi<Jlogico, si ris1,;ontra una int11mesceuza, della grossezza eomples,-i,·a d i nna uoce, d i forma reg~darmeute o,uilb.le, t.esa, ela:<tica, HOn fluttuante però, il c ni polo o e:itremità superiore r a~giunge e sorpas;ut la. radice dello scroto dove si percepisce beu distinto dllgli elemenLi del fonicv lo i n cui le ,ene appaiono n tratl i ,,nicose. b ) A <frslr11: La. metà destra della lo~gia scrotale, come si <li,,se, è del doppio più grossa della sinistm, ri vest~ in toto Ja for ma di un ovoide allnng.'lto col polo inferiore mc,ILo svasato. Esiste nella mwit:i ddhi vagiuale una e\·itlellte r accolt.a, eomproYata anche qui dalla <lia.fano:.<'opia . Il testicol..> appare d i volume e consi,;t.enza normale, così pnre l' e1,id1dimo esaminato in cia;cuua delle tre sezioni. Seguendo
C0);T8IBUTO Al.LO STUDIO DELL'IDROCELE MULTILOCULARl, 1 ECO.
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-però quest'ult.imo dall'estr emità. cefalica alla caudale, si constatò ri-spett.irnmente all'alte2.Za della testa, corpo e coda, e in !asso rapporfo di contiguità col viscere, la presenza di tr1;1 tumefa11ioni, regolarmente r otondeggianti, di consistenza duro-ela.~tica, facenti corpo con larga base con la parete della v aginale e sovrappost,e l'una all'altra. did fonJo alla rad ice della borsa e come si di s.;e dal l'estremità, caudale alla cetal:ica d oll"epididimo. In quanto al volume mentre l'inferiore r aggiungeva quallo d i un'avelhwa, la me.lia lo supera va d i p oco, la superiore poteva identificarsi a quello <li una noce Io tutta vicinanza, in fine, dC'l sepimento d ivisorio delle due loggie, a metà d 'altezza del rafe, si riscontra un'ultima int umescenza della grossezza d i una grossa avellana, di consi:;:teuza molle elastica. indolente, spostabile, facente corpo con la vaginale ma indipendente tanto tlal testicolo che dall'epididimo e clagli e lemen t i del cordone. Durante tutto il tempo dell'osservazione preoperatoria il P . si man· tenne apiretico, di buon appet,it o e con a lvo regolare. L'esplorazione digitale della prostata e delle vescichette semina li n u lla fece O!>:-en-are di anormale. ì\IaJ1carono sempre disturbi a carico della minzione. L'esame delle urine praticato ri petu btme11te fece constatare la presenza di scarsi e minuti fìlame11t,i, p iù nnmer o~i in quel la del secondo bicchiere durante la prova clel 1'J10mpso11, filam enti costi tuiti da cellule p urulenti, scarsi elementi <>piteliali di ,:fal<la10e11to e numerosi micrococchi. La ricerca del gonocO('CO nel sedimento, ottenuto dopo centrifugaz.ione, r iusci co<:tautPmente negtttiv11. N0ga ti,·a in fine riu;;cì la cutireazione tubercolio ica. DJAG~os1. - Se da un lat,J l'esistenza di mm i-:ensaz.io11e 11 etta cl i fluttuazione e l::i prov A. posit.i\'a del la diaf,rnoscopia inducevano :se11 11a difficoltà ad ammettere l 'esi:stenza di un idrocele, 11011 altret t :rnto fa.. cile presentavasi i l qnesiLo diagnostico circa la natura de lle tumefazioni suddP.scritte, nè d'alt,ra parte era consigliabile una puntura cli prova Qitraverso nna parete vAginale setle cli un processo morboso con ogni probabilità di na.t,ura iu fetli,a infiammatorio. L'ipotesi di cisti multiple, con punto di parLenza dalla vaginale !,ede a sua volta d i versamer.to mo<li<"O bilateral e e di cisr.i dt'l foni C'olo spermatico d i sini:.tra, era q ue lla cl1e ant1.Lomic:amen te appariva p iù v er osimile, dat.i i ris ultati dell'esame obbiettivo. D'a.l tra parte nn' indagine più soLti le cir ca. la vera ,:ecle e la natura della cisti di fronte alla. volontìt del iberat-.a del P . richi edente un int ervento cb irnrgico, che a,rebbe r eso possibile la ,isiooe direft.t\ macroscopi ca ed i stologica dell e le:-:ioni a.ppari,a se non utile, superflua .
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CONTRIBUTO AI.LO STUD10 DEJ.L IDHOCELE MULTILOCULARE1 ECO.
Ù?E llAZIOXJ.; (17-6-1!"112, operatore Zaffiro). - Previa. anestesia cloro· formi0a si pratica, cominciando dal lato destro, l' a.bituale incisione Jei comuni tegumenti per un tratto di 7-8 centimetr i a partire d alla regione dell'anello sino a metà del!' altezza degli involucri scrotali. Messa allo scoperto la vaginale, qu esta viene incisa per un tratto uguale all'incisione cutanea . dando e,ito ad una discreta quantità. d i liqniLlO limpido-citrino. Distacco in via. ottusa del foglietto parietale della sierosa come nell'ordimuio proces;;o di cura rarlica.le dell'idrocele sino quasi in pr0ssimità dell'epirlidimo ed escissione di tutta la porzione d i~taccata, alla cui superficie in terna presso a poco all'altezza stabilita con l'esame manuale si ri scontrano quattro cisti della grossezza v ariabile da un'M-elln,ua ad uua noce, che all'aspetto grossolano diurno l'impre;isione di cisti. idatidee, di colori to biancastro, contenenti liquido sotto forte ten::;ione. (V. fì u;.). Tanto il t.esticolo, quanto l'epididimo appaiono n orma.li, sia nel colorit0 che nella consi,;tenz.,-1,, nè si ri,con trano, nlmeuo macroscopicamente, a.Iterazion i a cariro della sierosa, la quale anche negli spazi c0m presi tra le ci ~ti appttre liscia, I ncente, di colorito grigio-roseo. Addo~sa.ti con t re pnnLi di catgnt i lPmbi del foglietto resid uo a rirlos:so dell"epididimo, si suturano i comuni tegumenti con seta., lasciando nel punto più decli\·e un drenaggio tubulare. A i;inistra, messo a llo scoperto il funicolo spermatico, sfibrando appena il connettivo clte riYeste gli el ementi del cordone nella sua parte anteriore, vi riscontro, nel tra.tto di quest'ultimo che sta fra. l 'auello inferiore del canale inguinale e la radice dello ~eroto, un corpiciattolo del volume e delln forma di una. noce che appare essere nna cisti. Con faci li tà e ,empre per via ottusa, si riesce ad en ucleare la. cist,i meùesima dal connettivo lasso nel cui spessorn ha la sua sede. Dato anche qui esito a.d una sc11rsissima quantità cli l iquido sieroso limpido-citri no raccolta n ella vaginale, !'Ì rinnist·ono con seta i comuni tegumenti, lasciando come a destra un drenaggio tubulare al 1iunto più declive. • 11 decorso operatorio fn dei più regolari; l a temreratura si mantenne cost,antemente sotto i i37° e il P. poco ebbe a. soffrire in couse· guenza della cloroua.rcosi. In terza giornata furono rimo,,si i drenaggi , i 11 ottava i punti cutanei e in undicesima giornata il P. venne dimesso completamente guarito. E,;AME DEI P l~ZZI ANATOMO·PATO LOGfCJ. H.El'EllTO MACROSCOPI CO . -
La
porzione escissa del foglietto parietale della vaginale misura, a. disteu-
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELL IDBOCELE MULTILOCGLARE, ECC.
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sione completa, e nella massima. larghezza centimetri 15 per 8 di m!\ssima. altezza.. La. superficie esterna è liscia: grigiastra, quella interna grigio-rosea, ma anch'essa come si disse, levigata e lucente di spessore di circa tre millimetri. Il liquido conteuuto nella. cavità (circa 100 centimetri cnbi) è trasparente giallo-paglierino, della deusità di 1016, leggermente alcalino, contiene piccola quantità d'albumina, niente muco. L'esame del ,;e dimento, ottenuto mercè centrifugazione, non ci mostra nessun altro elemento a.11' infuori di qualche leucocito e di vari corpuscoli rossi . Le cisti sopra ricordate protenduno sulla faccia interna della sierosa con una larga base d'impianto, e in tutto attraver:,;o la sottilissima parete traspare uu contenuto liquido chi,~ro, che dalla consistenza della cisti si ritiene stia sotto forte prec:;sione. Una puntura infatti con ago· cannula Pravaz dà esito a questo liquido che viene successivamente raccolto in separata provetta per le quattro cisti, nella quantità rispettiva dagli 8 ai 15 centimetri cubi. Esaminato dal punto di vista chimico-microscopico si banno i seguenti risultati: colorito giallo-citi-ino, aspetto lim pidissimo, reazione alcalina, albumina traccie, zucchero assente, sangue (reazione colla benzidina) assente, cloruri, carbonat.i, solfati: tra.cci~; sedimento (ottenuto con la centrifugazione) non si riscontra che qualche linfocita. LR. cisti facente capo al funicolo spermatico di sinistra, gros~a quanto una piccola. noce, allungata ad una estremità (la superiore), ha colorito biancastro, superficie esterna liscia, superficie ii1terna gng10-rosea irregolare in alcuni punti come fosse vellutata. Lo spessore della. parete è di circa 1 millimetro. Il liquido contenuto (circa 14 centimetri cubii è trasparente, bianco-g ia ll astro, leggermente a.lcalino, scarso di sali, quasi privo d'albumina. Ne.,:,;uu elemento morfo· logico alresame del liquido centrifugato. Per resa.me istologico dello pareti delle cisti di destra, venne scisso un tratto della vaginale corri;;pondente al punto d'impianto di una cisti. Fissazione in formalina. al 10 p. 100, in liquido di Flemming, sublimato; inclusione in pn.rafìna colorazione con emallume-eosina, coll'ematossilina Delafìeld, con il liquido del Van Gieson; c0ll'orceina per le fì bre elastiche. Nei preparati (Ved. :fig. 1-2) la sezione rapprese:u.tR. un tratto della parete vaginale, da cui si distaccano come due lunghe propaggini le pareti della cisti. La vagina.le appare alquanto aumentata di spessore cost"ituita come di norma di due strati regolarmente sovrapposti: uno profondo che R!!:PERTO MICROSCOPICO. -
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Giornale di medicina mililare. -
Fas~. Il.
l li
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CO~TRIDUTO ALLO STUDIO DELL IDROCJ!:LB ~IULTI LOOOLARE, ECC.
comprende la. quasi totalit.à della parete costituito da fibre connetti,ali, fibre elastiche, fìbrocell nle muscolari, ed elementi vascolari; uno superficiale rappreseota.to da un unico stra to di cellule appiattite con pr otoplasma chiaro e nucleo centrale, strato non sempre continuo ed in alcuni punti mascherato d al connettivo fascicolare, rappresentante l'endotelio di rivestìmento. Il connettivo fascicola re è rioco di elementi cellulari rotondi od ovnlari, ora isolat,i ora riuniti in gruppi, più numerosi attorno ai vasi sangu igni, dove assumono carattere d' infiltra· zione parvicellulare. I -vasi appaiono notevolmente numerosi in massima con i caratteri di vasi adulti, di rado, e negli st.rati più superficiali, con caratteri di capi llari fini e flesso,;i. ::'follo spessore del connettivo fascicolare in fine vien fatto di r iscontrare delle ca.vita ora rotonùeggianti, ora allungtLte, tappe7.zate incompletament.e ci11. un uni.co strato di cellule appiattite non sempre ben consern1.te. Attorno a questi spazi come attorno ai vasi è pii'.1 eddente l'infiltrazione parvicellnlare. La parete cistica si di;;tacca dal la vaginale insensibilmente daudo l'impressione di esserne la continuazione d irctt.a assottigliata nello spessore, morlificataalquanto nella tessitura. Dall'esterno verso l'interno infatti ri sul ta costit uita da connetti'>'O fascicolare a strati sovrapposti , più fiU.o negli strat i più profondi ùove decorrono p iù numero~e le fibre elastiche a decorso parallelo od obliquo incrociantisi sotto angoli vari, alquanto più lasso in uno strato intermeclio. al di sopra del quale disposti in unica serie si ri scontnrno a tratti discontinui elt:'menti cellulari appiattiti che rivestono il carattere di cellule endotelia li. I vasi sono scarsi e si presentano in mas~ima con caratteri adnlti : arteriole con tuni ca muscolare a ,·olte bene evidente o di vene a lume pi uttosto ampio. Attorno a questi -vasi 1 segna.tamonte attor no alle venuzze, si riscontrano gruppi di cell ule rotonde piccole e scure con i caratteri di li nfocit i (infiltra.zione parviccllulare). Per tutl,a l'altezza del connettivo fascicolare e segnatamente nogli strati più p rofondi si riscontrano elementi piatti a nucleo oscuro ed allungato con tutti i caratteri della cellula connettivale adulta. Kei tratti infine dove manca il rivest imento di cellule endoteliali che l imita all' interno la parete cistica. i fasc i di connettivo fatti pi ù las~i terminano come sfior:cantisi verso la CA.vita della cisti medesima. Identici processi di fissazione, inclusione e colorazione si adoperauo per i pez,1i tli parete della cisti del funico lo. L'osserva,1ione istologica della parete stessa non ci fa riscontrare alcun elemento di rive,,timento epiteli11le o endoteliale limitante all'interno la cavità. La pa,rete stessa risulta. in massima costituita da tessuto connettivo fascicolare con disposizione ed apparenza. varia
CO::S'!'IUHUTO AT,1.0 STUDIO OELL'lOROCEU: )JUL'rlLOt.:ULA.RE, ECC.
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n ei diversi strati: pi 1ltto'lto lasso cioè all'esterno e di uno strato in· termedio, dove si riscontrano numerosi elementi cellulari con i carat· teri di cellule connettivali adult~: non che numerosi v,tsi a pareti be n custituite; ed uno strato interno, i l m eno ,ascolarizzato, costiLuito da fascj connetti vali assai massicci, a decorso parallelo tra loro, ben colo· riti in rosso dal Van Gieson con scarsi elementi cell ul nri appiattiti intercalati. CoNsrngHAz10:-.1. - La diagnosi adu11que di probabilità fatta pri m a dell·interveoto operativo di idrocele bilaterale, policistico a destra, e d i cisti del funicolo di sinistra rimaneva confermata dalla visione diretta; rimaneva a risolvere sulla scorta dei ri sultati dell'esame dei pezzi anatomo-patologici il quesito della patogenesi delle cisti , tanto d el la vaginale che del funicolo, e stabilire i nfine se la concomitanza del le a lterazioni riscontrate fosse puramente cansale ovvero l'esponente di un'unica causa determinante. I cl'iteri sui quali è possibil e d i porre la d iagnosi patogenetica del le cisti in d iscorso vanno desumi in ma.;sima piti che sui caratteri mor fologiui macroseopici; sull' ubicazione sui rapporti di cont i nui tà o contingenti co l testicolo e coll'epididimo1 ID!!, più c he tutto sui reperti microscopici, sia della pa re t e che del liq n ido della cisti. A parte le altera;,;ioni infiammatorie cron iche clelltt sierosa, noi a bbiamo potuLo rilevare che il liqnido tanto della rnginale che della cisti limpillO e c itrino, con scar::;issimi elementi morfologici privi di uncini d 'orig ine parassitaria, di nemaspern1i, non differisce dai comuni tras uda.ti degl' idroceli volgari. Qnesti cartitteri sommati all'assenza di un rivestimento epiteliale della parete r i portabile a quello dei tuboli sem im feri, alla mancanza di qualsiasi connossione col testicolo e coll'e pididimo, ci permettono r1i escludere tutte le categorie di ci sti sper· maticbe e d'origine embrionaria da resid ui del cor po di \Vol ff (cfl>nale di Haller, cor po del Giraldes, idatide di ) Iorgagni), ci permettono di esclnclere le cisti i dat.idee e quelle sacculari per versameu ti in residui del condotto peritoneo-\·aginale, eco. Non rimane dunque d11, considerare che le uisti d'origine puramente infiammatoria da sepime ntazione, cioè dipendenti da. vaginalite plastica o da l infogectasia produttiva, come sosten:!ero nei loro casi lo Steinthal e il B1ttner . Fu propriamente il Reclus, che basandosi sulla frequenza con cui in 244 autopsie di vecchi dell'ospizio di Bic{>tre, ebbe a riscontrare idrocele di vario volume con ade renze, lamine, briglie e placche, sostenne la quasi costanté dipflndenzn dell'idrocele multiloculare da ade-
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CONTRIBUTO ALLO STUD10 DJJ:LL.lDROCE l,I:: MULTI LOCULARE 1 ECO.
renze parziali della vaginale infiam mata.1 lasciando u n posto ristretto ai versamenti cisti1.:i in cavità ùi ver ticolari n ormalmente esistenti nella vaginale come in un caso descritto da Velpeau . Ma nel caso nostro, se da un lato abbiamo riscontrato uno stato irritati vo cronico della sierosa parietale contrassegnata da notevole VF,scolar izzazione e modica iufiltraziono linfocitaria, dall'altra non si rinvenne traccia alcu na di briglie o di sinechie sia pure parziali, mentre completamente integri apparivano testicolo ed epididimo co l foglietto viscerale della sierosa. La presenza di cisti nel la vagin ale del testicolo ebbe una spiegazione differente dallo Steinthal, i cui due casi d'idrocele multi· .locu lara avrnlorati da minuziosi reperti microst:opici por tano alla conclusione a s;:iolutamente nuova della linfoectasia della cisti. Ha potuto inratti l'A. dimostrare in entrambi· i casi che la parete eistiea era costituita <la uno strat,o di endoLclio molto fino appli cato su di u n connettivo vascolare. In alcune d i queste cisti e segnatamente iu quelle di mi11or volume si riscontrava110 dei trombi linfatici, mentre in seno al connettivo riccamente infiltrato di liufociti not,ava delle lacune rivestite da eudotelio da cui si ri partivano <lei cordoni linfatil'i. Da questo reper to l 'A. fu iudoUo a riteuere le cisti ùi origine lrnfoec•, tasi,·a (]infoa.11giomi ci>'toidi) e nel l'hie,lersi se le st.es,:;e di pendessero da u no stato congenit,, o acrp1isito egli 1110::;tra <li propendere per quest'ultimo, trovan<lone la spiegazione in uno sra>;o irritativo del te;:suto ron larga parteeipazi one df'i rnsi linfatici nei quali si determina una, st,lsi, da cui llllfl. prima spinta a.Ila fo rmazione cistica. Possiamo uel caso nostro iuvoe,tre una genesi linfati ca delle cisti'? La presen za d i sp1lz i rivestiti da endotelio nel connettivo sot t,O· ~iero.so, di un rive,;timenLn endoteliare della parete cist.icn, potrebbero far pensa.re ad nna genesi linfatica d elle cist,i; cisti sierose d'origine linfatica vennero in qnest.i ultimi tempi descritte nell'omento e nel mesentere a1.:canto a for moz ioni cistich e d 'altrn, natura (da ritenzione, occlusione , congenite, neoplasticli~, ecc.) e nulla. si opporrebbe quiwlt a riLeuere che cisti della stes~a naLnra pos~ano insorgere nella vagina.le, la cui struttura n on differisce sostan zialmente rhdle altre siero~e )[a nel caso nostro l'a mmettere la schietta genesi linfatica delle cisti, sia pnre alla di pendenza d i nn proces:;o infia,mmai.orio, nou trova spiegazione a1legun.ta nei l'Pperti istologici. Noi i11fatti non abbiamo tronno n<> un a n otevole infilt.razione cli linfociti, nè presenza di t rombi o di cordoni linfatici, che unit.amente alla peculiare struttura della parete cistica giustificano le conclusioni cui era ven uto lo Steinth al nei suoi casi. Non r esta pertanto nel caso nostro che pensare a lla possibilità di un er-sudato i nfiammatorio che distendendo le maglie del connettin>
CONTRIBUTO ALLO ST UDIO DELL'IDROCELE MULTILOCULARE, ECC.
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sottoepiteliar e, ne ecciti la. facoltà. produtti va. sino a. dar luogo alla produzione d i cisti con pareti proprie, conser van ti in parte Ja strnttura. del foglietto sieroso da cui prendono origine. Una tale patogenesi non credo neanche io possa rappresentare un fatto frequente, nè tanto meno una regola generale. Basterebbe per tutte la considerazione oht d i fronte alla frequen:r.a di essndati o trasudn.ti che determinano raccolte nella vaginale, pochi sono i casi dove si formano cisti o idroceli policistici. Una risposta esauriente non potrà sull'argomento esser data che da esperienze ulteriori o da osservazioni condotte in circostanze più fa\""orevoli, sorp1·e11dendo cioè un processo infiammatorio in corso di evo1nzione non già quando è venuto ad esit,i definitiYi come va interpretato l'i nsieme delle a lterazioni da noi <lescritte. Circa alla patogenesi del la cisti risc;o111,r:1 la sul decorso del funi<!olo l' i nterpretazione al giorno d'oggi dopo le pubblicazioni del F iori, del Donati, del Bindi, del Mnmm e affatto cli recente del Maggi è abhastauza chiara. Si t ratta di cisti connettivale con punto di partenza dalla tunica vaginale comune clel funi colo o, se si vuole, d'idrocele cistico extra.vaginale. Già il Pott pL'ima e il Velpeau cli poi ave, ano affacciata l'ipotesi della possibilità di un irlrocelt, diffnso o incistato delle cellule della tonaca comune e quantunquo scrittori sue~ ce~sivi l'abbiano negato o c:onfnso con cisti di altra natura, le osservazioni istologiche chiaramente dimostrative dei sopracitati autori non ln~cìano du bbio sulla ginstezza delle osservazioni primitive. Caratteri fonda men tal i di q nesto genere di cisti sono la perfetta indi pendenza dalla vaginale propria del funicolo appena masc;herata da parziali ader enze di natura infiammatoria e b mancanza assol uta di cellule ep1teliari . sia nella paret.e che nel conterrnto delltt cisti. Questi carat.teri noi abbia.mo potuto rilevare al caso nostro, sia d urante l'intervento operativo, sia coll'esame istologico e del li q uido con tenuto. I n conclusione, adurn1L10, nol caso da noi descritlo d'idrocele bila1:,,rale, policistico a destra e di cisti connettivale del funicolo di sinistra, il reperto microscopico dei pezzi anatomici ha faUo consta.taro 11.1. natura i 11fiammatoria delle produzioni patologiche, la qual cosa dn pn s-:i stessa, ove ma11ca%e In. conferma dei dubbi anainne,-tetici e cliniC'i, basterebbe a dimostrare che la concomitanz11. d ell e descritt,e alterazioni non rapl_)resen ta uu fatto acci lleuttde, ma una suc.:c:ossione m orbosa di un unico momento patogenetico. :\fa da quanto il P. ci ha riferito sappiamo ehe egli, a distauza d i 5 anni, contrasse due volte la blenorragia, della quale si riten11 e d opo un determ inato periodo guarito, ma della cui presenza allo stato
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co:-;TillBCJTO ALT.O fiTL'DlO DELL1IDR0CII I.E MUL1'!LOCULARE, ECO,
cronico non è l ecito <lubitare dopo l'esame delle urine nel cui sedimento, per quanto non si siano riscon trat i go11ococchi, si rinvenn t"ro filam enti caratteristici con cellule purulenti frammiste ad elementi epiteliari cli sfalclameuto. Nnlla si oppone prrtanto a ritenere che il p1"11c,)sso infiammatorio metrnle primiti,amonte s1)f'cifico si sia diffuso alll'l. regionale propria. del testicolo di destra ed al la regionale com un e del fnnicolo di siuisr:rar d1Lta rampi11. comti11 icaziono esistente tra le reti linfatiche rlelle n'gionali e l 'epididimo. J\Ia qui c,ide appunto cli rile,-are un fatto in apearenza contradittorio. Il P. ne~a ili aver sofferto sintom i mor b0s i ri feribili ad u n attacco di epid idi roite, sia durante che dopo lo snilgimen to del processo flogistic•o uretrale, per q 1rn.nto torpido e di r,on lunga durata. Sfug~i pure al suo iniz io l'aumento di volume d ello sc~oto, che so lo richiamò l'attenzione del P. qnando per l'()ntità della, raecolta si resero manifest i i sintomi meccanici deter minanti mole,-;tl\ pe,;antezza eù accentuat11, diste11Sione degl'in,olucri. Decorso singolare aù11nr1ne, s i ugolari f' Ucccs~ioni morbose ed esiti non comuu i nei r ig1rn.nli dei rC'perti e.n11,t0mo-patologiC"i. A voler trovare una spiegazione ~oddi;,facente ai suddetti fatti, nou volendo invocare unA. pnr ticolilre virulen:1.a del supposto agente infettivo, n on rimane che pensc1re a pecul iare recet,tività dei tessuti in cui si s,olse il processo infi ammatorio. E q_ui torna conto r ichiamare !" attenzione su guanto si ehbe ad Oi'<servare n ell'esame generale del nostro P, i l qnalo presen tava un'orig inaria pto:-si test.i colare h ilat,erale per abnorme d istensione delle tuniche scrornli,
con sviluppo evidente d i ectasie venose superficial i e cons0guent e congestione passiva, che dava agl'involucri medesim i un c0lori to rosso-fosco. A me n on sembra soverchiamente azzardato dare a quest o fatt ore morfologico· u n' importanza rile ,ante per la spiegn.zione dei fenomeni morbosi già <leseri tti : sarebbe una nno,a <limof;trazione che riconferma qu anto or mai concordemente si ammette da tutti i patologi, drlla correlazione ciuè esistente tra modalità ed estensione dei processi m orbosi e determina.te pa r ticolarità strutturali. BIBLIOG R AJi'I A . L ARRE'>' - 1(.;ite.to dnl Re:onEs, Trattato Ili Ohir11rr1ia, ,•ol. \'lii, pug. 31-52.J , PoTr . - Trcotise on hydrocrle. pa_g. 370 . CU RLt:<o. - 1'raité pratiqtt~ drs ma/adira citi tr.,ticule, dn cordrm ~pcrmati')tte cl d11 scrotu111, lrnduit, pnr Gossolin, l 85i. Clini•1ue <'hirurgic(l/e, toi-n . IJ, png. 43:, e sog.
TRÉLAT. -
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Fig. Ili.
CO::iTRIBUTO ALLO STGDlO D F:LL'rnnoCF:LE AIULTILOCOLAl<E, ECC.
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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVIS1,A MEDICA La terapia •peolflca della febbre mediterranea ool •tero antlmelltenae Trambusti-Donzello. - (lli•·isfa critica di clinica medica, n. 50, U.112)
S. Ì\A'l'.~u:. -
Ln sieroternpia ddla f.,bbre mediterranea è d i dRta r ecen tis~ima, per cui è fn . cile r iassumerne la storia. I primi tentrttivi r imontano a Wrigh t, che n el 1905 cercò cli otten ..re un siero cumtivo, t rnttando prima le cn.pre ed in segu ito il cavnllo cou colture morte di micrococco molitense, con scarsi r isultnti. Eyre nel 19(>3 riprese questo esperienze, le qua li co ndussero a risultati molto inter essanti p er quanto riguarda la for mazione del!,• 11g~h1tin ine, l'oscillazione del potere 11gglutinante del sino e il rappor to trR potere 1tggl11tinrmt.e e conten uto microbico del sangut>, ma non diedrro però risultati molto soùdisfncrnti per quan to riguarJa le proprirtà curative e profilattiche dl'I siero. )\el lfl07 Trambusti e Donzello trattuono ~li animali da ,1sperime11to (conigli, cavie, c:i.pretti e scimmi~) con soluz ioni rli nucleo- proteide del m. melitense, ottPnute col metodo usato da Lustig e Galeotti per ott;ent-re il n ncleo-proleide dt'l bacillo pi·Stoso. Dapprima esaltarono la virulruza dol m. m1,Jitense, da cui dovev11no estrari-e il nucl1•0-protoiùe, con successivi passaggi sottodura li a.ttr av<'r so i couiili, ed ottennero co.~i <l1·lle culture assai v irulenti che uccidevano in '.U ore un coniglio di 500 gr. con un 'ansa di coltura in agar. Da questo germe, cosi ,,i. rul,·nto, estrassero il nud1·0-proteide, di cui si S<·n·irono p1•r imrnunizzare n n ci.prc•tto, dal quale !inHlmentt• estras~e ro un si,·ro. che, provato dnpprima dagli A. A. in Sicilia e dal hlor purgo in Tunisi, hn ::;empre dato ottimi ris ultati. ~ cl ]!lll i l siero è stato posto in comnw1·rio con le inrlicazioni complelr <legli A. A. drlll'Tstituto sieroterapico di Berna. e· da quest'rpo<'a datan o i contiD11ati succcs~i. the autorizzano il medico più s r rupoloso a ricorre1·e alla sieroterapia d1·1la febl, re mediterrnnPa nell'uomo, a condizioDe, beuinte-<o, di u n iformarsi alll:! regolo di prudenza. e R.! melo<lo rigoroso, che <'Sige l'applicazione di procedimenti sempre un po' delirati. Auche il ~ris;.i roli. dirr-ttore dell'Jstitnlo microgra.fìro m unicipale di Sassnri, ha puhlilicato 4 ca;.i di frbbre m<'diturra1wa, fra cui due OS>'<'rvati in m ilitari del 450 r,•gg. fanteria, concludendo che il siero è etìfrnci!'simo nei casi che datano da 1 a 2 mc"li, ed a forti do,-i anche in quel li chi· data.no dR. ollre G mesi. Cosi il Bald uzz i. as~i~t,-ntc· d11ll'o~pedah· civile di Algl1er o, ha confermato questi risultati ii: :1 lt1 i !I ca~i, dimostrnndo 11ltre.'li l'assoluta iuuocuitil di>! metodo; Morpurgo ha pubblicato dne nuovi casi e Tomaselli nn nitro, c11rat,i col siPro antimc litense con ottimo sucr,-sso lncora~giato dalla serietà degli studi fatti o dai procerleuti esiti, l'A. ha iutrnpro,;o il trattamento specifico della frl,bre tnetliterrnnea in l3 rasi, ossen·ati a Palermo, ott,•ncndo ugualmente felicissimo ri ~u ltato.
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lHVIl:!TA MIWICA
La diagnosi della febbre med iterr anea non è sempre faci le a farsi. Clinicamente la ma lattia si manife~ta in qualche caso con una sintomatologia ben evid ente, per cui è possibile quasi con sicurezza formu lare la diagnosi cl inica; alle volte invece si v erifica che unicR. espressione dell'i n fezione m eliteuse è una nevralgia di qualche tronco nervoso e una qualche costipazione intestinale. Ora fra queste forme e quelle prima accen nate vi è una serie di grad,17,ioni che permettono di confondere dal lato clinico detta malattia con altre infezioni, comt> quelle del gruppo tifo-coli, la t u bercolosi e la sifilide ad andamento acuto, la maluria a tipo interm ittente od irregolare, l'ascesso epatico latente, ecc. Di qui la necessità di dover ricorrere tìll'esame siero-diagnostico e batteriologico ed e!ltenderlo per essere scrupolosi anche agli altri germi, che pos~ono dare delle sindromi cliniche simili alla feb bre mediterranea. E ciò per poter giudicare dell'eOicacia o meno del siero, nel caso in esame, poiche il siero antimeliteose agisce solo sull' infciione specifica, lasciando indisturbata l' iufezion!' concomitante, e gli insuccessi avuti con In s.ieroterapia si possono giustamente attribuire da mii, parte a facili errori diagnostici. Altra causa di insuMesso può ri cercarsi n ell'usare dosi insufficil'nli di siero, o nel ricorre re tr.lppo tardi a tale cura, quando sono già nulli i poteri difensivi dell'organismo. L ' A. conclude affermaudo la grande <'ffìcacia dc•lla sieroterapia antimelitense, la quale è di facile u so ed, attuata a tempo, anche nei casi in cui non può guarire del tutto l'infr,zione (forme associate) o rapidnmPntc (forme inveterate), ri esce sempre ad atten uare il decorso ed arresta re delle ksioni che possono riusc ire di grave d11nno all' iufermo. CASAHIKJ.
Contributo alla ale1·oterapia specifioa della m eningite cerebro -s pinale - (La Li!J11ria Medica, n 22, J91Z).
G. L A~ZA. -
L'A., aiuto alla Clinica pediatrica di Genova, ha avuto occasione di osser vnre contemporaneamente negli ospedali civili di quella città tre casi di meningite cerebro-spinale, i quali facevuno sospettare potf,rsi trnttare di meningite da me• ningococco di ,veichselbaum a forma epidemica, anche per il fatto che due d i essi provenivano dallo stesso I s t,ituto di ricovero. Le indagini compiute per la identifìcnzione dellil forma dal punto di vi!<ta etiologico furono l'esame batterioscopico del liquido cefalo-mchidiano, dal quale risultò la prese1rna in esso di un microrganismo avente i caratteri del meningococco d i ·w cichsel baum, ed in uuo dei casi anche l'esame colturale, che confermò il r cpeTto microsco pico. uno degli ammalati fu sottoposto nd un trnttamento puramente sintomatico e ne~li altri due fu sporimentato il siero antimeniogococcico, che non diede però r isultati efficaci, essendo venuto precisamente a mnncare quello degli ammalati cbe era stato assoggettato ad una curn di siero a dosi abbastamm intensive. L'A., dopo aver rilevato come sia notevole la discordanza di vedute circa l'etHcacia di detto -siero, si propone di indagnrne le ragioni, e prende anzitutto i n esame le casuistiche cliniche pili importanti sulla sieroterapia antimeningococcica pubblicate dal l906 ad oggi, dalle quali risulta che la maggiorama degli o:-servntori si dimostra favorevo le, e che pochi im·ecc sono i dubbiosi e i contrari. rer spiegare come possa esistere una divergenza sopra una questione, che è b a sata, o dovrebbe esclusi\·amenle basu r;;i, sopra dati di fatto, l'A. comincia dal considerare le difficoltà di preparazione e d i controllo del siero, che in;;orgono sia
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R IV1STA ME DICA
per li\ vnriabilità dei carattt.:r i biologici d,, \ germe, sia perc hè non si dimostrano ancora sicuri i diversi metodi pe r saggiare sperimentalmente le s ue proprietà curntive: da ciò ne consegue che può a vo1·si un siero antimeningococcico atth>o, poco a ttivo, o add ir ittura inattivo sopra. il ceppo di meninµ:ococco che determina una dat,a forma sporadica o epillemica di meningite cerebro- spi nale. D'stltra pnrte sappiamo che il diplococc11-s i11tracell1<larfa men ingitidis h a una individualità propria e che in esso si deve riconoscere !"agente specifico della me• niugi te cen.ibro-!lpi nale propriamente detta, mentre esistono a ltd ge1·mi (pseudo m eninµ:ococchi). molto aflini dal punto di Yist0, morfologico, che possono det erminare egualnwute la mnlattia. Ora le inda.giui che si devono praticare per le. esatta identiGcazione dell'agente pntogeno sono molteplici e comple$se, e può qulllche voltn nccadere, per svariate CllUSll, ehe non si giunga a stahilire con certezZll se si trntta del uwn ingococco o di forme affini: in quci<to caso, se ìl trnt· tnmento con s iPro nntimeningot"occico fallisce, n on siamo autorir.zati a parlaredell'ine B:k ncia di esso. poichr 11011 sappinmo precisamente se la. forma trllttnta col s iero sia dovutA. al me11i11gocco. Altri fattori da non trascurare sono la. forma e la grnvità del la meningite cer ebro-s1,i nale, l'età e lo precedenti condizioni fi,iche dell"ammaL1to. Esistono for me a dProrso \'nric>. ora m ik, ora mnliguo, e le fo1·me epìdemicb e sono genern!m(•n\,e più grnvi delle forme sporadiche : a tali d ifforem:e corrisponde naturalmente mm mag~iore o minore mortalità...d è perciò ne,·es~1n io di tener presente ques ta circostauzn 1wr una. g iusta valutnzioue dell'..fncncia del siero. li moolo c0n cui è pr11tklltn la sie roternpin h a infine g rande importanza p,•r poler giudicare d,•l \·nlore cumtivo del si,·ro : tanto pii1 sono notevol i i r i~ultnti, qunnto più preroce l'interveuto; inoltre il siero deve essere iuil'ttnto 1w l rachide a dosi forti e ripetu te. L'A. conclw!o affnmamlo che, s<• 1wi ca'.:i ossen-nti il trattamento si(•rot.. rapi r,o non ha dato !"isultnti positivi. non si pno p(•r nitro m1·ttne in forse l'eJìicncia del siero antimeningococcico, poichi• non furono ,,Jimin1\te tu tt,e le po~sibil i cnuse di en ol'e. La dis.:or lnuza di v,·dute id riguardo dipendt' dai suesposti futtor i, e le più recenti st11ti;;ticlw, informate a questo concetto, d,·pongono in fa\·ore della s ie ro· t.-rnpin, sicché. mnlgrnclo qualche paninlt• iu~ucc,•s,,o, dobbinmo ri tenere clie il si,·ro antirneningocorcico può riuscire efficac,·, quando ne sia buona lll preparazion~ e sia u<iato colle dovute modalità.
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C'A!!AI0:0:1.
ltIVISTA D r NEVROP A'l'()LOG[A_ Rlflessl del B eohterew. Il prof. Ber.hterew nel H/05 ,lescrisse ,lue sintomi n ervosi che s i riscontra uo;;pe<;so in Je.,ioni midollari o cerehral i, molte volte insi'lme al fenomeno dt-1 Babin<;ki e 111 clono «.le] piedr·, dri quali hn il medPi:imo valore quale s~gDo cli alt erazione orgirnica del neura!l~e: 1° Prentlemlo n piena mano il piede 1lel mnl11to, s i produce una forte flessione plnotare del pil'tle stcs;;o e delle dita; abbnnolonandolo, si vede subito sue-
RIVISTA DI NF..VROPATOLOC: U.
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cedere una flessione dorsale del piede e delle dita. Ciò pcr chè JR distensione dei tendini <lei flessori dorsali del piede e degli estensori delle dita provoca la contrazione successiva, immediata, dei muscoli corris pon,le nti. 2° Nei casi più pronunziati di lesioni nervose, e per una pressione flessoria pi.ù forte, i precedenti mo,imenti riflessi sono accompagnati dalla flessione della co,;cia su I bacino e della gamba sulla coscia; questo fl'nomeno a vviene per effetto di una ipercinesia riflessa generale, consecutiva alle afl't,zioni di parti diverse del neur one motorio centrale, Quindi si possono trovare nelle lesioni traumatiehe del mielasse, n ella sifilide cer ebrale, nelle mieliti, ed in altre affezioni cerebrali del detto neurone; ha nno grande valore semeiologico soprntutto quando o per uua contra ttura o per l'ipertonia dei muscoli deg li :ir ti inferiori, non si può provocare nè il riflesso del Biibinski, n è i I clono del piede. P iérre Ma rie e Foix, ch e cinque anni dopo descrissero un medesimo s in tomo come cosi, nuova (con la d ifferenza che essi agiscono tlettendo soltanto. forteffiP,nte e progre~sivamente, le dit11,1 o con la pressione t rasversale del piede, pro\'Ocando - spesso - anche h f!E:ssione dorsale del p iede, ed ancLe la sua adduzione e rotniione inte rna), lo trovaro no pressor,bè costante n elle parnplegie organiche, nella sclerosi a. plRcche, nella paraplE>gin ,la male d i Pott o da cancro vertebrale, nelle paraplegie sifilitiche del tipo apoplettico o del tipo Erb, nel!a paraplegia !<p;osti ca familial1· ecc. L o s i può osser vare anche senza segno del B11bi11ski in alcuni p,eudobulbari, o in alcuni casi di emi plegie antiche, m en t re è ass,ti precoce, da qunlche ora dopo l'ictus, nell'affeidono del fascio piramidale (emorrngiR capsulare); meno frequente, invece, del Ba\Jinski ne ll'eredo atassia cerebel lare, nel morbo d i Friedrcich e nell'atotosi doppia. Il dott. Nonna Barnnow (I) ha r icor c11 t o questi due segni del llechterew in 43 casi di paralisi spinale spastica: ha trovato il sintomo della flessione plantare dello dita (1°) n el 60 p. 101) ci rcn, il r itrars i ,li tutto l'.. rto (2"J ne l 70 p. 100, il clono del ph•cle nel 67 p. 100. il Babinski nel 9G p. 100; dunque il puro fenomeno di Bechterew (phé11omè11e de retrait du membre infe1'icur) per ordine <l i frequenza vi,·ne poco tlopo de l Babinski e precede lo s tesso clono del piede. P. Co ~swuo.
L 'adduzione slnotnetloa del braccio m alato nella emiplegia orgaDloa. La diagnosi d ifferenzia le fra pnralisi organiche e paralisi isteriche non è sempre rosi facile, o,l a.Imeno possibile in tutti casi, come romlmemente si crede; talora i segni differenziali che s i trovano descr itti 11ei m1111uali falliscono allo scopo, onde i nenropatologi ricercRno sempre nuovi segni delle p1, ralisi or~a nicb e, quali quelli ormai moltiplicatisi per le membra inferiori, dal segno del Babin,-ki o dal clono del piede sino a quelli di Schaefer, Gordon e simili. Il frnomeno delle dita del Gordon ba g rande importanz11; ma un al t r o fenomeno noi possiamo utilizza re, sopratutto per il lato medico- legale. indenniziabile, d i cer te lesioni, anatom iche o n~vr~t'.che, nella prnticn. d.i medicina militare, e cioil la ri cerch dei m o1:imenti sinClnl'tic i pn!olo9i ci. Già. alcun.i anni fa il Ra'imist e aveva descritto l'ad<luzio11e sincinelica de ll'arto inferi.ore malato nelle emiplegie or~anicbe : ora lo Sterling di Varsavia ( Renu~ neu• ·rologrque, 30 ottobre 1912), descr ive l'adduzione sincinetica del braccio mala to, & ( l) Encéphale, gennaio 1912.
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R I VISTA 01 N € VROPATOLOGrA
n~ studia i~ meccanis mo genetico. Come per il f enomeno d el Rai' miste nella g am ba, s 1 tratta dt fare esel-(uire al brarci.> sano un forte mov imen to d i a dduzion e (mentre i due a rti sono stati meS'!i in estre mR a bduzione, ed il ma lato sta n el let t o, cori• cnto sul dor;;o) i a tale movimento l'osservatore si oppone, e d a llora si vede il braccio parnli¼zato muover l:! i ve r,io il petto, in modo p iù o meno com pleto, in m odo bru sco o lento, ,ion t inuo o di~1·on ti nuo {saccadé), solo o ins ieme a Ieggiera flessione d elle d ita e dell'n vam l>raccio, n lie ve p ronazione e<! a lieve rotazione in · terna; in qun lcbe ca~o nn tico q uesti movime nt i concom itanti possono cost ituire quasi l'unii:n es pressione de l movimento si n cinetico. Nelle emi ple1,:ie s i può anch e avere tale 111lduzione qu a ndo si r ice rca il sel-(no de l R a"imistc, come pure, v iceversa, può a ,ers i que~t'u ltimo r icercando lo Sterl inl-(; am bed ue sono dovuti a d un cc, ccs;;o d i in nen •azione motr ice, ed alla a bitudine si ncinet ica dei mo,imenti nei se!!;· meuti s im metr ici del 110!-tro cor po (1). Orn, io n olo, se tali seg ni hanno gninde valor e n eurologico, massimo ne acq u istano in medici na leg alo, perchil l'isterico, il nevrotico dn in fortun io, il simula tore, non prese nta no n ell' arto con ,parnlis i psichica o preteso pnr1\litico le adduzioni siucinet ich e quando ci si oppon e all'analo~o mov imento comandato dell' a r to sRno (:?). P. Co :ss 10 L10.
RIVISTA or CHIRURGIA DI GUERRA Dott. J. A KTO:Sl l'. co1on nello meaico nell'eserci to ru11w u o. campo di battqglla . - ([,e rad1m:~, n. ,I, lfJ H3).
L 'antl1ep1l 1ul
« Gl' iu tor w·n t i primitivi - dis-:e i l Delorme al Con~ r,•sso ,li chirurg1R tenu · losi lo scor,o a nno n l 'ar,gi - costituiscono, n elle un ità <;an itarie d i prima linea, u na cbi n n gia d '1·cr<·zionc. q. l,'alt,•11unzio no doi fenomen i inf'ctt h ·i, dovu t a n una Antis!'psi Rccn rata in primo t Pm po, lla ridotlo ln mort ali t à, u n t1•mpo cosi gm ve, d E: i n ostr i traumati-,m i, nll' 1 p. 100 ;,, Per rn~giung,•re, 11111ntener f' e 1111chc sorpassare, se è possilJile, qu<·sto risult ato co,-.i sothlisfacente. l'.A. fa oss,•n •a,·e gi ustamen t e c h l' bi,,ogua cer care og ni
( l > L'ipou-si più r111ionnlo è qm,Jln d i Strorlin, p<'r il quuk• J'esisfon rn ùi uno le· s ione nel trai:!Ìl tt> dc-Ile ,·ie motrici i111pcd1FcO olio funzione inibitrice di produrai. e il loto mnlnto d,•I corpo i!- dominato dnl loto snno per mezzo d,•lle co111mc~~ure intrnmidollMi, 10 <lollr fi b re dol fasC'io pin1111itlnlc d iretto). 12) :\ q11,·~ta cnlu)(nl'Ìn di sin<'i1wsiQ pntologi<•lw pa l'ccchi<' nl l rc \'i opp1irt,•nl(o11n, C'l1<•, in m ..cli,·mn le~ulc p1•, nnçor,l <·lit• in neurop11tolo1?iu, honno grande 11nporta n7,a, Rirnr,lo qui solrnnto: il i,•nnmeno <1,,1111 c?,,ria di J:al,i11•ki (il soitr,:etto. pll~,ondo dalla po~izione c,,ricntu 111111 s,•,lutn, pu',l.llllfl, nell'orlo ,,arali:zaro. un <'t'rto ~rlitlo ù i flt>ssione dclln <·n~èill sul tronca); - il r1•110111cmo d l' I tibiale di Strii m pdl (n<>li<' Rfhs~C' co n · di7.i,mi lu l{,lmhn si fl..itt• ,mila cn~r·i11, <' il pie1l,• Ili t•Hten<le , 111Pntro si fonno tN1ero lo g11mbe p,md,•nti dul l!'tto); - il f,n,,mrw, di 011rciap11nti (l'al,hnssnmento d..Il,1 ~nml,u &;\nn porto l't•lt•v,1zi mu (l,,IJa pnr,1liunt,,); - <Jl>cllo d i H nut·..r. t·ht> è il , i1·1•,·er~a. eC'c.
RlVISTA DI CHIRURGIA DI GUE:RRA
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mezzo per r ealizzare, sullo stesso campo di battaglia, una medicazione immediate. e un'antisepsi efficace e alla po1tata di tutti. A un tale scopo v'he. nell'esercit·J rumeno (come in tutti i principali eserciti) il pacchetto di medicazione individuale, portato da ogni soldato e da ogni uflici11,le; e, per di più, l'A. propose, in una conferenza fatti\ a Bucarest nel 1011, 4-: che, in tempo di guerra, tutto il personale sanitario reggi men tale e, per conseguenza, anche i portaferiti, siano muniti di tiutnra di iodio in boccette contagocce; e che vengano date le necessarie istruzioni a.ffinchè, senza toccl\re la ferita, si versi a goccia a goccia, sopra e intorno la ferita, la stessa tintura di iodio, applicaudovi poi una o due medicazioni individua li, oppure altre medicazioni sterilizzate in antecedenza e portate dal personale sanitario reggimentale». L'A. non sa ancora se la sua proposta, la quale ebbe l'assentimento genernl e in occasione delle manovre sanitarie rumene, sia stata inseri t!l noi 1movo regolamento di servizio sanitario in campagna tuttora in preparazione, ma ebbe la soddisfazione di vedere tale proposta raccoroandilta da un chirurgo rumeno che p rese parte, per ordine del governo, alla guerra balcanica. Nel suo reparto di chirurgia dell'ospedale militare del 1° corpo d'armata (Crafova) l'Antoniu intl'odusse questo meto,lo ll<'lle mPdica:,,;ioni dei malati, sostit uendo, col versamen to a gocee dellii t in tura di iodio, le cla~sicbe pennellnturt'. Con questo me todo s i g uadagna. del tempo; qtrnlum1m~ persona può essere incaricata di versare la t intul'a di iodio men t re si fa la medicatura; e non ò necessario aver sotto mano nè il cotone nè il portatamponi. In tal modo si è anche più sicuri di realizza re l'antisepsi.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENE RALE V. CAMERA. - La tlntura dl lodlo nel trattamento degli asceHl freddi tubercolarL - (Giornale della R. Accad,•mia cli medicina di Torino, nmneri 10 -11, 1912).
Nell'ultimo congresso internazionale contro la tubercolosi fu trattata ampian1en tf• le. questione dell'intervento chirurgico nei processi specifici e ris ultò <,videntemcnte che l'opinione universalmente accPttata era quP.lla della cura conservati va. Però l'astensionismo sistematico, cosi caldamente sostenuto dal Calot., parve troppo esagerato, e specialmente dagli autori italiani la questione venne post a n ei giusti termini, e cioè cho lo ~tud io dei singoli r.asi dovesse esclusivamente ser vi re ùi guida nell'intervento e che, se il metodo dell'astensione deve avere la preferenza negli interventi t ipici demolitivi, in certi casi però l' int ervento s' impone ver non aggravare, coll'attesa senza alcuna speranza di risoluziono del processo, le conùizioni dell'ammalato, come nel caso di ampie raccol te di pus, dovute ad estese erosioni locali e che abbiano resistito a di\·ersi tentativi d i cnra con iniezioni locali modificatrici. Gli a stensionisti sistematici tu ttavia oppongono all'intervento il pericolo che si possa. manifestare un seno fistoloso di durata interminabi le, che esaur isce l'infermo e può condurlo a. morte o in gravissime condizioni per il sopraggiungere
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n1VIiìTA DI CB TRCRGJA OE:S E RA LI~
di u na infc:zio ne secondaria, e sono n ot i cer t i d,·cor;:i di!'gra zi,.ti, che s i aveva no quando g li ascessi tube rcolari era no trat ta t i coll' incisione, scuccbia nwn to e zaffo. M igliori r isultati si sono ottenuti raschiando gli ascessi, as port ando la m embra n a p iol-(e11ica e chiud en tl o per primam, ma quan do si tratta di ttscessi profond i il metodo non è elticace. L'A. ha pen'<R.to di r iconl're 11.lla t intura d i iodio, sia pcrc11è q uest a. è entra t a brilla nternl'ote e d iffusameut e negli inter venti ch ir ur g ici per la s ua uotevole azi on e disiofet.t an l e e per l'alto i>uo poter e d i penet r azione, s ia por la quas i s r~cifici til. d el iodio con t ro il baci llo d i Eock e sia pl·r la sua a zion e emint-n temente scle r osante. L a tec ui ca seguita ùa ll'A. è mol to semplice : disinfetta la cu te e gli str11ti, ch e ma n mano incide, con tintu ra di iodio ed ,1rrivato sulla. rnccolta purulen t a , l'apre ampiumcnte, lasciando i;gor~a re sen ia alcu na p ression e il p us, ed asSol' bendo ed al1011uurnnd·o con garza ste rile qu,•llo che ri ma ne. Aspor ta in seguito, per qunu Lo è possibile. la membrana piog<mica e scucch iaia e r asch ia min uziosamPnte in tutti i suoi recessi <[UPl!o r.he r iman e ; quin di asciuga e fa una energica friziouP con un batuffolo iu1preg1.1a to d i t intura d i iodio. Sù esistono triq~itti fistolosi approfonditisi nei tessuti l imitrofi, li segue, rasch iandol i ,:o! cucc h iaio e poi trnttirndoli energicamente cou la tintura. Pro,·ede ,la n ltimo nd una n uova toeletta iodica drlla cnvità, delle parti molli tagliate e del la cut e circostante, e solo in 'JUc,to 111omento, se è caduto sopra il focolaio infia m mat orio origiualt·, lo asporta po.~:sil1ilrncnte : fH ']Hindi un'altra accurnta frizione con tin · tur,o e C'hiuil,• per pri111nm. Una coudizione ùi somma importanza è l'emo1;tasi perfetta: i11t'atti, per poco che questa venga trascurata., si p uò accu111ulare d!'l san g ue nei rec,-,si e dar luo~o a lncune stagniin t.i, cosi fa vorevoli ad ogni proliferaz ione di microrganismi. L'A. ha avutotnlo fiducinin qu<',;toprocedimc nto,pc r qL11111tn rig11a rda la comp leta stcrilizzaziom• dd focolaio, che ha tenta to u na volt!\ di compiere nella stessa sodutn e nr:llo ,;t,•sso campo oporntorio un t rnpiauto d i teudi n i, con ottimo r i• s ultnto. Consid,·rando poi che solo eccezionl\lmeote ie tulit•rcolosi ch ir urgicl,e sono p ri m:ti ve. ma per lo µiù sero nclarie ad a ltri focohli, non i::cmpn• a ccessibi li, l,o. co11:-iglirtto 11.i;li infermi una cu ra generale a ba~e di i niezioni a lla Dt1ran tll, intercalnte da nitri r icoslituenti. Riporta infi ne le storiecl1nicl,e di otto 111nmalA.ti sotlnposti a tale trntlamen to, e dnl quale lrn. ottenuto ottimi risultati sotto tutti i n1pporti. per cui l'A. r rede di potere corhig liani e ('Ou ~idernre questo m~todo, corne 11110 ,lei miglio ri nel t rnrtarnent0 cl,in1rgil'o delle affczion i tub,· rcolari. C.1S.\ R l l\"I.
l{LV I'3 TA DI OCULIST ICA G. R 1cn11. -
Nuov& tavola ottotipica. - ((:a::zettn mt>dfro- 1ombar da, o . R, l fllJ).
Uno dei llletodi più semplici per scoprire la simulazione della cecità. mon olatern lr, è quello llrands, fondato sulh~ neutrnlizzazione d i u n oggett,o di pro"a color ito !'li fondo bianco per mezzo di un vetro dello 1>tes~o colorn. lJi quci::to met odo si sono valsi Micbaud e(] altr i per co!'truire lette re o nume ri d i di mension i
RIVISTA DI OCULI:Sl'ICA
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uguali a quelle dei comuni ottotipi e scritti parte in nero, parte in rosso, così -da apparire differenti a seconda che siano percepiti nella loro totalità e soltanto parzialmente: siffatte tavole, utilissime nella. pnitich, non servono tuttnvia pt>r gli ana.lfnbuti . Per impedire poi che dinanzi all'ottotipo, composto come d'ordinnrio di caratteri allineati ed a grandezza decrescente, !'esaminando poss:i. orientarsi in modo da leggere, anche in sedute diverse, soltanto lettere o numeri di una. determinata d imensione ,i l Terson, il P11sse1·a ed nitri hanno costruito d elle così dette « t avole murali di confusione», in cui gli oggetti visivi sono neri su fondo bianco, ma disposti qua e là senz'ordine alcuno. Nell'ottotipo di Armaignac sono 11n cl1e lettere e segni a lternativamente r ossi e verrli s u fondo nero: esso scorre in uno -chilssis mobile, pertugiato da sei fori, nei quali 11ppaiono or11 i caratteri pari, ora i dispari. L'A. hn composto una nuova t avola, a ssai utile, la quale è un'appl icaziooe dei metodi d i Bravnis e di Terson r iuniti insieme; serve an r he per gli analfabeti e si dift'e renzia da quelle di Arm ni ~nac per m!\/!'giore semplicit:\ di applic;izione, per maggiore difficoltà d'orientamento e sopratutto per maggiore luminosità. L'ottotipo Ricchi è costitui to con segni tipo Snellen, rossi e neri, per una distanza di metri 5: è perfett,.mente quadrato, perchè sin possil.,ile, una volta fer. mato al centro con una punta da disegno, girarlo in d irezioni v111·iat issi111e, cosi d:o confondere sempre più l'esaminan,lo e moltiplicare le direzioni dei SE'gni di prova: porta sotto a ciascun carattere le misure (in decimi) dell'acutezza visint. Per la neutralizzazione del rosso è sufficiente il vetro di questo colon,, d i cui sono provviste le comuni sc:1tole di lenti. Qualora la v ista di un occhio sia completamente perduta, l'esaminanda che nl.,bia l'occhio dichiarato sRno coperto da l vetro ros~o, non potrà percC'pire C'he i segni neri: se vede anche i ross i, si ovr/1 ln pro,a che il supposto occhio cieco conserva ancom li\ sua funzione, il graclo dC'lla q u11le po i sarà. determinato dnl più piccolo segno rosso es:i ttanw nte perce, ito. Tiie;;ce poi evidente che iu casi d'ambliopia bila ternle s i può, facendo l'esRrne orn sull'uno, ora sull'.iltro occh io, misur,1re l'acuteua v isivi\ d'entrnm bi. Se si ha ragione di sospettare che l'e~aminan~io sia o. conoscenza d ella prova, cui è chiamato, s i pongn d:ivnnti :il v Ptro r osso umi le nte convoi'S>I d i 6 -8 diottrie: il simulatore continuer/i ad indica re la direz ione dei soli segni neri, mo. il doppio g iuoco di lui sarà sventato, perchè evidentemente eg-li li per cepi~.:e coll'occhio dichiarato cieco o gravemente ambliopico, essendo l'altro reso artifìcinlme nte miope ed in misura tale da non potere distiuguer e nemmeno i segni pi1ì gran,li dell'ottotipo. La tavola del Ricchi è indubbiamente utile a i medici prntici, i quali sono og· g idi spesso chiamati a. determinare l'acutezza ,·ishsa d i individui colpiti da infortunio, e non hanno mezzi semplici e s icuri per fa l'Io, qu>1ndo l'esamimi.nrlo tenti di sorprendere la loro buona fede, e può tornare n on meno v,intaggio,a ai direttori dei nostri os pedali militari per l'esame di individui in os;;ervazione, unitamente agli altri mezzi di scrpresa. CASARl:-11.
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RIVI~TA DI ANArnmA E H~IOLOG[A NORMALE EPATOLOGICA F. P,ccnm:o. - !.e correnti & rapide Intermittenze (Il •onno elettrtoo). (Il mo'IJiinento sanital'io, n . 20 ottobre 1912). L e correnti a rapide io tPrmit tènze furono realizzate e studiate sotto l'aspetto fisiologico e nelle ;me applicazioni terapeutiche dal L edu c di N:rntes, il quale, prima dina117.i ali' Accademia delle scienze di Parigi, n ella tornata del 21 IL1glio 1902, poscia in una serie di comunica~iooi, indicò il dis positivo necessario per ottenerle, ed in seguito a qualche ardito tentati,·o esegu ito sulla sua persona, fece intravedere la possibilità di poter determinare impunemente il son no elettrico nel, l'uomo e l'anest,·sia chirurp;ica in sostituzione dsl cloroformio. Come è noto. ps r la pro1luziooe di queste correnti basta una comune sor gente d i elettricillt rappresentata da un insieme di pi le . L' A . nelle sue ricPr che è ri coTso alle pile al bicromato di potas.;io o f~l hisolfo.to di mer cu rio, oppure alla corre11te strndnlc. Come interruttore ha u~ato un motorino port1rnte ad un estremo dell'asso un <li.s.:o girante con quat tro SPttori isohmti : su questo disco strh,ci11no du e spazzole, in comunicnzione ognuna con uno <lc•i poli ùella f<orgente .,.Jc,ttricn. per modo che nel momento in cui le sp11zzole toccano i settori isolanti, la corrente, dirNta sempre m,llo ste~so senso, è interrotta. L'A. ba iniziato le sue eSJ)(' rienze sui cani e sui conigli collo stud io del fenomeno p iù importante, del sonno elettrico. UnA. placca d i stagno, l'i vestita di uno strato spesso di cotone idrofilo, i1ub<'vuto ùi ncqua tiep id11. e salata, veniva le· gat a a l polo negativo e fissata sul capo dell'nuimale ,:on delle s t riscio elastiche; l'al tra placra in comunicazione col polo positivo era fis:;at a sulla porzione lombare delle ,·erteure. Potenziale G a 8 r olts per nn co11iglio; intensità 1 1/2 a 2 m A.; por un cane, potem;iale 10 a 12 Volts ; intensi ti\ 3 m A. ; 100 i nterru zioui al minuto secondo. I fenomeni constatati de ll'A. n on differiscono molto d11. quelli n otati dul Leduc. Con la le nta introduz ione della corrente s i notano contmzioni toniche prolungnte del capo sul collo e coutmzioui degli ani, Donchè urevi con trnzioui clonicbe, con caduta su di uu fianco e immobilità as~oluta, sen7a reazione agli fltimoli, sicchè si può punge re l'animale e prnticnl'8 ùell~ in r ision i, senza. osserva re movimenti di dlfesn, o lamenti, o r enzioni ùi ,;orta. Lo s t ato provoc-ato dalla corrnnte negli animnli non è di coma, poich è cessa coli' inter ruzione di essa, ma n ou è nemmeno stato d i sonno : il Letluc con espres · siano felice l'ha chiamato inibizione. Ini biti il cervello e ìl mi<lollo, infa tti, la vitn. motoria e sensitiva resta parnlizzatn, come lo dimostrn il fatto che gli animali serbano il ricordo di ciò che nvviene di loro e ad e~perimento finito s i r eg· gono male in gamba e s i orientano male. Gli effetti de\111 stimolazione l:llettrica sulla cor teccia cerebrale degli an imali, mes;sa 11110 scoi,er to, di\ luogo a moviroent.i di un ,uto o di più pa r ti assieme, a sccouda dell'estensione e dc-Ila localizzazione dell'eccitamento, mentre invece qurste correnti a r apide inte rmittenze non dàono luogo n Ila stessa fenomenologia, i I che è spi,·ga to dal L ed uc colla bassa tensione, e da ll'A. coll'<'saurimcnto degli elementi nervosi, che flu iscono per diveutaro ineccitnbili do po r ipetu ti stimoli.
RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA
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A conferma di questa leg1te dell'esaurimento, l'A.. ha fatto un'altra serie di e;perim11nti sugli arti posteriori dei cani e dei conigli, dirigendo lentamente le rorrenti a rapide intermittenze dalla porzione lombo-dorsale delle vertebre alla zampa posteriore, ed ha notato che si manifestava subito una contrazione tetanica, che obbligava l'animale ad incurvare la colonna vertebrale e quindi seguivano contrazioni ritmiche dell'arto, le quali, a poco a poco, cessnvano anch'esse, e l'a rto si rila~ciava, mostrandosi completamente imestesico. Convinto d <'ll' innocuità di dette correnti sugli arti degli animali, l'A. ha flltt-0 anche quakbe tentativo sull'uomo, adattando uel cavo ascellare un eccitatore a sfera. ben ovattato e legato ad uno dei poli, mentre l'altro pescava in una vaschetta di acqua clorurata, dove era immersa la mano: la corrente era di 20 Volts e 1 m A, con 100-120 interr uzioni al m". Dopo pochi minuti ha notato anestesia completa dell'arto, profonda al punto da permettere di praticare delle incisioni, senza reazione per par te del paziente. Nel convincimento che queste correnti hanno In proprietà di penetrare nei tessuti e stimolare organi profondi ed allo scopo di realizzare possibilmente qualche nuovo procedimento ter11pico, l'A. in una serie di casi di amiotrofìe da poliomcliti e da nevriti si è proposto di sperimentare comparativamente il contegno dei muscoli atrofici di fronte allo stimolo di dette correnti t>d a quello delle correnti ga.l vani,:he e faradiche, ed ha constatato un reale vantaggio su queste ultime, poichè !Il resistenza dei tessuti è vinta più facilmente, 11 lo stimolo e portato più profondamente e può essere prolungato senza dolorose sofferenze da i;arte degli infermi, In base a questi risultati, l'A. ha applic,1 to le conenti a. rapi de intermitten ze per la stimolazione dei muscoli a trofici nelle nevrit i isolate o mul ti ple e nelle para.lisi infantili, ed ha notato che, l)ltre all'assolu ta innocuità ed all'abbrevia• mento del dec-0rso dell'affezione, si ha una grande tolleranza, che permette, specialmente nei bambini, di prolungare lo stimolo con metodo e con rigore. Ha. u t ilizzato inoltre l'altra proprietà analgesica. di dette correnti sui nervi perife rici nella curn della sciatica, applicando sull'anca una placca di stagno, bene ova tta t a e inzuppata d'acqua tiepida, in comunicazione col polo positivo, ed immerg,, udo il piede corrispondente in una vasca d'acqua egualmente tiepida, ove pescava il polo negativo: corrente discendente 12-16 Volts, 3-4 m A. L'A. riporta 6 casi tutt.i con esit<> favorevole, e conclude affE'rmando che ques t i risulta.ti autorizzano a diffondere un mezzo cosi semplice, cosi innocuo e cosi tollerabile, che di fron te agli altri moltissimi, che possedinmo nelln terapia elettrica, ba il vantaggio della semplicità, della. speditezza ed anche quell n di abbr.iviare la durat,a ed i l numero delle sedute. CASA1t1N1.
RIVISrr A DI MEDICINA LEGALE LABBARSCH. - Del rapporto tra tumori ed Infortuni. as11icurazioni sociali, n. 11, novembre 1912).
(La medicina delle
L'argomento, della più grande importanza. per la medicina degli infortuni, fu tra t tato come b0 tema generale al 8° Congresso medico inte rnazionale pe r gli infortuni del la.voro, tenutosi a Diisseldorf nell'agosto u. s., ed il Labba.rsch fu uno dei più autorevoli relatori. 9 - Gìornala ai m~dicina milUare -
fa;c. Il.
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RIVISTA DI MEDIC!:'IA LEGALE
Premesso che quando si parla di nesso causale tra trauma. e tumore dobbiamo riferirci unicamente alle condizioni essenziali che deter minano l'esistenza di un fatto patologico, perchè anche nelle malattie infettive i microrganismi non sono p itt considerati come causa della malattia, ma come una condizione necessaria. allo sviluppo dell'infezione, l'A. pone il quesito se l'11zione del trRumatismo può essere consider11ta come una essenzia le condizione per lo sviluppo del tumore. Le te;:irie di Ribbert e di Conlieim circa l'origine embrionale dei tumori non dilnno la spiegazione esauriente sull'azione cLe i traumi esercitano sul loro sviluppo, nè finora è stata fornita la prova sicuramente scieuti6ca che un'azione violenta unica possa. direttamente provocarne lo formazione. Anche le statistiche dei tumori post-traumatici, vagliate dalla critica, riducono a pochissimi i casi positivi, percbè l'espel'ienza anatomica. dimostra sempre più che ogni specie di tumore, anche di natura maligna, come i carcinomi e i sarcomi, possiede un lungo per.odo di latenza e può ra ggiungere uno sviluppo considerevole, rima.nenrlo latente clinicamente. Anche la questione dell'aggravamento dei tumori in seguito a traumi, se può e~scre spiegata teoricamente coll'ammettere che gli strav11si sanguigni e le alterazioni del chimismo cellulare che si producono in s,•guito a lesioni violente possono avere una notevoh• influenza sulla vi ta dei tumori. nei singoli casi è diffir.ilm,mte ,limostral.,ile, p,•rcltù non si può 1dfermnre che lo sviluppo di essi sin progressi vo c·d uniform(·, esistendo dei periodi d i nrresto ed anche di regr.,ssione spontanei. L'A. infine ha fatto d,•gli esperimenti sui topi e s ui cani, provocando in e,-si la manifestazione di tumor i a mezzo di stimoli ripetuti per settimane e mesi, sin percuotendoli con un martello, sia comprimendoli o coll'iniezione di sangue estraneo, e non ha mai o.~servato uu rrrnnifesto aumento di volume delle 11ooforruazioni. Quali conclusioni pratiche possiamo dedurre per le perizie medico-legali ni,i casi di infortunio? L.A. r itiene che non bisogna concludl•re neg:,tivamente, ma bensi opporsi allii grande• foci lit/1. colla quR.hl si ammette l'inf:luenza dei traumi sui tumori. Può itmmottersi con sutlìciente ve ro:c< imig liauzo. un nesso causale fra la formazione di un tumore e un trauma unico, quando la lesione violent11 sia stata talmente forte e localizzata da poter produrn, considerevoli e dur11,ture mod ificazioni in quei punti dove pii, tHrdi si sviluppò il tumore. e lo spazio di tempo intercorso fra il tr:wma ll i l manifestarsi della neo formazione sia tale da coinci d e re colla grosseMa, la nalurA. e la struttura istologica di questa. Ad ogni modo p Prò non è sempre a.ssolutarnente necessario un rapporto esatto fra. la sede del trauma e quella del tumorP, poichè forti t rau mi.tis mi po.ssono esercitare la loro aziorn:, anche a distnnza, nè si possono assegnare teJ"mini di tempo por ammettere l'origiue traumatica del tumore stesso, pot!'nùo svilupp11,rsi in seguito a t rauma certi fibros1ucomi o carcinomi, anche alla distanza. di 3 o -~ o nni, mentre lo sviluppo d i un tumore d ella grossezza di un ovo, dopo soli poc bi mesi, sembra poco vrro,imile. Per quanto infine riguarda l'aggrav:unent-0 trauma tico dei tumori, l'A. ammette che il trauma debba e-;sere d i n11tura e gravitil. tali da poter esercitare una azione esseuziale sulla nutrizione cellulare e che lo sviluppo del tumore sia più rapido di quello che normalmen te avviene. Inoltre l'esame istologico,di esso deve mllrtel'e in evidenza sogni manifesti di un'azione violenta, quali emorragie recenti od autiche, necrosi, ecc., nonch~ altL<razioni che dc•pongauo pl•r u n a ccrescimento a normale del tumore stesso. C.1.SARIN!.
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CONGRESSI ll11000.ato (1) del XXIV Oongreaso della Società italiana dl ohlrurgl a. Roma, 7-10 novembre rn12. 11 giorno 7 novembl·e, alle o ro 10, in uua sala Jella Clinio.;a chirurgica di Roma, si riuni rono i soci della Società italiana di chirurgia. Il Presidente sen. prof. Durnnte upre la seduta, commemorando con commossa parola i professori Codivilla, Vi rnicchi e Berti. L'O. specialmente mette in rilievo la fìgurn del Codivilla, come chirurgo e come ortopedico e accenna alla sua 'vasta proJmdone scientifica, per la (!un.lo tan to lu~tro venne al nost ro paese. Dopo l'f lczione dell'uliicio di Presidenza del Congresso, al quale vengono eletti: prof. Ceci di Pis a, pres idente i prof. Bioutli di Siena e Tricorni di Palermo, vicepresidenti; pro!. Cbiarolanza e dott. Albergo segretari, il prof. Ceci si a lza 11. parlare, e, poiché tra i presenti ha veduto il tenente generale modico Ferrero di Cll· vallerleone, gli rivolge il seg uente affettuoso saluto: Prima di iniziare i lavo ri del nostro Congresso, io, sicuro d'interpretare l'unan ime sentimento dell'assemblea, mando un caloroso saluto al g enera le Fenero ed un voto di plauso ai nostri colleghi dell'esercito e della marina i quali al campo, n elh, guerra in Libia, e nella curn dei feri ti negli ospedali milit a1·i haono dimostrat o la eccellenza della. loro organizzazione, prestando un servizio amm ir evole ed ottenendo risultnt i veramente brillanti, come io s t es~o ho avuto occns ione di constatare visita11to alcuni guariti dalle ferite riportate combattendo Vad1\ adunque il nostro cordiale ed a ffettuoso saluto ai colleghi dcll'eser.cito e dell"ar mat11: anche come simbùlo dei vincoli di collegiali ti. e di stima dei chirurghi ita liani con quelli dei corpi arm:,ti, la cui opera fa onore al loro patriottismo eù alla chirurgia. ( Vi1:i applausi). Gnieraie l!'errero. - Le parole co~i g entili che il Presiden te h a voluto ri volg1:re agli ufficiali medici d ell'esercito, e gli apµlau ::;i dell'assemblea, che ha v olu to far eco alle sue parole, non possono non commuove re profondamente J'anirno mio; e lo commuovono di a l t issima g ratiturli ne perci1è nt>.ssun plauso pNeva, me presente, t ornarmi più caro e . più grndito che il plauso a i m iei utliciali; p laui;o ben meritato, po ichè g li u lliciali med ici sui campi della Libia hanno realmente as;;ollo nel migl iore dei modi il compito loro. E non solo essi hanno da to prova d i sapet· fare t ecnicamente ill loro dovere, ma han no di mo-strato vero ernismo su i campi d i battaglia sacrif:candosi costantemente per portare aiuto ai ferit i cd ai malati. Ed io mi compiaccio che una persona cosi au t orevole come il prof. Ccci abbia potuto cons tatare come l'opera loro s in stata consona ai dettami della scienza: ma posso altres i asseverare che essa è stata pur conson,i ai detu1,mi del cuore.
( l ) Questo resoconto, fatto per incarico della redazione del nostro giornale, mette in rilie vo principalmente quanto riguarda. il corpo sanitario militare, le comunic azioni
degli ufficiali medici e gli argomenti che più interesse.no il nostro speciale servizio. F . C.
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CONGR ESSI
U o grnzie v1v1ss1mo io rendo A.I Presidente Pd all'assemblea a nome di t u tti g li ut'fìcìali mediti. ( Vit"issimi applausi). Prof. CPci. - Debbo an ch e aggiunge 1·e una parola di lode (l'ho prima dimen· ti,·ata. poichè e ro del tutto impreparato a q ue;:,to còmpito di Pres idenza) ai s ervizi della Croce R ossn, i quali hanno mirabil mente coadiuvato i eervizi sanitari dell'esercito nelle s pl1·n dide p rove che hanno dato, come h o potuto io stesso constatare - e mi pi.,ce ripeterlo - mediante la SRpie nto direzione e i giui:.ti concetti di ch iru1·gia cui s i sono inspirati. (IJenP. !). Yiene quiu,l i fotta l'ammissione dei nuovi soci, fra cui il ca pitano medico Bevrtcqua (l ). Schiassi (rPlalorP). - S ui vari metodi di anPstesia. - L'O. ba creduto dividere la trattazione dei vari 11H•todi d'anestesia in due parti, com prendend o nella prima le narcosi, nella seco11da le annstesie regionali-locali. Poichè son o quosi settnnt'rtn ni che la 11>trcosi eter ei\ e clor oforroica s i vanno u t ilizznndo in chir urgia. semlm•rebbe C'he il prohlerna della preferenza da darsi all'una od nll'altr:i sostnu:m dovesse essere giil risolto; ma non è cosi. Una delle principali r agioui cli!• co,,tribul a m11.ntenere di;:,cordo11za di giu,lizi fu che s i venne sempre con fer endo un soverchio valor e al metodo statistico; e mentro da questo risulta ch P c'erano chirurghi che avevano indott o c1•nti11aia e cen tinaia di narcosi 1·teree senzn esiti inf,rn4i, risulta,·n d'altra. par te che altri ch irurghi avevnno determinate oltrdtnnte 11:1.rcosi col cloroformi o pure senza esiti funesti, ond'e che se parevi\ avessi,ro ra giono i primi a preferire l'etf're, non sembrava a vesser torto i secondi d i predilige re il cloroformio. Al Congres,o tedesco di c h iru rgia d i dne nnn i fn, in cui all'ordino del giorno !'rii. inscritto il temn delle narcosi, il Nrber, relntor e, v olle egli pure considPrare il problema dal punto di vistfl stntistico, 11m, con clnclend o. di chiarò che le sue cifre n on potevano avere un g rnn valore per chè g li risultava chedes•e non en1110 complete. Le r agioni dcttnglint<· per le quali s i e rnie che, nel caso drlle narcosi, n on pos!';a In statistica offrire ,•antnggi, le espose n el rapporto: mn. orn qu i d en• ripetere la d1chiamziono che Sl· nella relllzio11e 11011 si con tengono cifre statistiche, ciò e perché assu nse da t(!mpo la conYi nzione delln lor o pocn utilità. Ra c1•rcato invece di presentine nelh relnzione il problema dal punto di ,ista prevalentemeulP scientifico di ra ggruppare insieme tutti i fat ti accerta.ti d1dll'.' r icNche biologich.-, guancia i,bbero per finr di mPttere in luce lrt r eazio:::e di ciasrun orgnno e di tutto l'orgRnis mo al segu ito d1·l l'invRsionP breve e prolungJ1t11 dell'uno o d,·ll'altro ipno anestetico; e dalla compnn, zione di tutti i fatti raggru p· pnti in con nessione logicA. si è studiato di trarre la illazione che scrnbrass<' piti giu<:ta circa Il\ pn•ferenza. da dare >11l'nnn oc! a ll'altrn sostanza. ì\fa poicbò la r elazion<' dove,·a. nverc rtnr,h1• u n rarnttere clinico, ba dovuto p rendere in consiJ,.rnzion... i dr·t.tagli di somministrazione: • e non ha potuto t ralasciare dal sottoporre rtd u nn brt>ve disamina cri ticn In prnticA, che 6110 al l'anno scorso sembrnva pe r tnluno eccellcnte, della sommin istrn7.ione delle sostanze ipno-anestelizzanti pei- v ia endo, en osa; ( l) È stato notato lo scarso numero degli uffici'lli medici inscritti alla Società italinna di chirurgia, rilevando che un corpo che ha specialmente un indirizzo chirurgico, brilla quasi p er la eua assenza nelle riunioni annuali di questa dotta e veramente profirua Societ à. F. C.
CO;,.'GRESSI
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« ha preso in esame la proposta del Klapp che riguarda l'induzione della narcosi con circolo ridotto e ha E.>Sposto le ragioni per le quai i la proposta non li da accogliersi nonostante che qualche chirurgo ne abbia scritto favorevolmente; « ba esposto il nuovissimo metodo del chirurgo di Rubi, ix di sommini~tmre cioè il narcotico per via intramuscolare e pr r r rigioni tPoriche P per es perien;,,a fat. tane a lui è sembrato di dover concludese in senso sfavorevole; « ha ripreso in considerazione il mPtodo di somministrazione delll' sostanze me,:lica.mentose per via r ettale e, come già el,be ad esporre in altro CongrPsso, gli pare che il metodo po•sa offrire in casi speciali qualche v1rnt11ggio, ma che non possa avere quel valore i,he qualche entus iasta gli ha voluto attribuire ». FinalmentP, insieme con qualche altra manif.'ra di propinazione di minore importanza, ha riferito anche il proced imento di hl(,Jtzer, il quale 1wrebbe ch iamato il suo metodo il migliore eri il pii, sicuro metodo cli anestesia geuerale. L'O. n on è stato in grnclo, perchè non ne ha avuta l'occasione, di sperimen. t are il procedimento del Meltirnr, ma a desumerne da quanto ebbero a pubblicare alcuni autori, fra i quali FnJconi ed A les;:8 udri, 11011 sembra che, almeno nell'uomo cotesto modo di propinazione p1·eseuti util ità cosj :,i,iccv te da farlo preferire, come metodo di propinazione ordinario, alla vecchia maniera cl'inala7.ione.
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Qucnto poi e. cas i eccezionali, nei quali il metodo sia sostituibile con vantaggio
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alle casse aJ iperpressione. di Brauer, crede che solo una prolungata osRervazione in avvenire potrà decidere. I}O. si è indugiato con qualche particolare sulla uarcosi per inalazione. E poichè la forza dei fatti ed il rigore della logica applicat.a all'insieme di tutto quanto sino ad oggi è stato raccol to colla esperienza e più di tutto colla indagine scientifica, conduco110 a far ritenere come verità non più bisognevole di ulteriori dimostrazioni, ch e, ai fini chirnrgici, nell'iuteresse dei malati, debba essere somministrato agli operandi per la narcosi di lu11ga durata l 'etere solforico piuttosto che il cloroformio, ba dedi cato alcune pagine aJJa descrizione di qurlln che chiamerebbe tecnica di eler.ione. Un chirurgo tedesco, il \Vitzell, ha detto in più occfi;:ioni ed ha fatto scrivere ad un s uo ainto, il \\'enzel, che : la som ministrazione d!lll'etere a goccie e la rec li11azion<' forzata della te;;tii costituiscono due co11dizio11i nuove rnlevoli a caratterizzare un progresso nella tt,cnica clelln narcosi; e si è attribuito, con molta insistenza, il merito di avere proprio lui immngi11ato la posizione reclinata come in certi momenti della nlll'cosi la più rn11tnggiosa. Tutto ciò non è esatto perohè: I . Rispetto alla somministrazione a goccie la pratica è rnlativumente antica e I rent'anni or sono pn.rer.r.hi chirm·glti In. 11,:;R vn no ror,·entemPnt.e: citP1·ò f,·ll. que~ti il 'l'ompson che amministran, l'e te re facendolo cadere a goccie sopra un con o d i stoffa da filtro tenuto sulla r egio11e nnso-ornle. Ben è vero che per indurre narcosi più pro11te e forse più profonde con un minimo di consumo di etere si vennero adoperando eia mol tissimi in quest\1ltimo quindicennio le grandi masche re a rivestimento im permeahile, col lo quali si sommiuistrava il narcotico a dosi mass imP, ma è altrettanto vero che tutte IP succe,;sioni morbose attribuite all'nso d ell'etere clerh·nrono semprn dalla propinazio11e del narcotico in vapori conc<>ntrati per mezzo delle maschere tipo Jul liard, e fJUesto metodo fu quello che eostitul sempre un forte ostacolo alla diffusione od aliii gen erale accettazione della narcosi eterea. Ma poicltè molti seppero trai· profitto dulia esperienza e seppero seguir~ quanto le ricerche scientifiche venivano mettendo in luce, è accaduto -:he si s'a ricoao-
co:sorn:~sr sduto buono quello che ;;i faceva in princ1p10, di propi nA.te cioè l'etere a goct'i& ;;enza procedinuenti menomamente sofTor 1tnti. Dunque il metllrlo di somministrazicnf> a goccie non è un procedimento nuo\·o come ha 1tsserito Wi t1.e l1 ed a.Itri, ma una vecchia munieJ·a di amm inistrare l'etere riapplicata con criteri aventi in ce rto qunl modo un carl\ttere scientifico s cnt u rito dn ricerche mod errn' . Il. flispetto nlla. reclin11zione fonata del cap:> è indubbiamente che non fu nè Gros<aman ad imm,~ginarla, nè tanto mc110 il W itzcll: fn invece il nostro Mo · re lli (J883) che ne vi<le per primo i vnntag~i quando egli ìllarcotiz1.ava nella Clinica ,lcl prof Oallozzi a J\11poli, {' ne ~criss,' piu volte<' ne pndò anche il profe~sor G11l· la zzi nella « En,:i clopedia Intel'llazionid& » dello .Ascburstcoi più minuti pnrtirolnri. Contro cotesto metodo drlla n11rr.osi eterea con piena li bertà respiratoria fu . r ono elevate parecchie piccole obbiezioni. qunli: , occorre mnl{gio1· tempo arl indurre una. narc•>si completa utile ai fini rhirurgici; « è <iiftici le col solo etere pone il mnlato io un grado di nn.rcosi così pro• fond11, alle volte, da risultarne una risoluzione musco In re completa; « vi è UD dispendio notevol ic;simo perchè il consumo dell'etere è molto forte ; « lo spandimento dell'etere in vapori nella stnnza d'operazione disturb11 gli opnatori ». }fa sono queste tut t e p iccole obhier.io11i che non banno ven1n valore, uè poss .mo da ~ole o prese insieme moclillcarn il giudizio favorevole al metodo ch'è diretto sopra tu tto a sorldis fare, anche se desse lo costringono, ad a%oggettarsi ad uni. serie di pi ccol i s1tcrifizi. L'O. poi non h11. cre,lnto di tra<;curare un piccolo I\C('euno alle narcosi di hreve durata. E dopo aver ,preso in cons iderazione le propriet~ 6,;iologi..:he delle principal i sostanze medicament ose pre,icelte per tale narcosi, h11. fn.tto una breve menzione della el,brezza eterea nlla Suder• k. È uno stato pec ulìnre questo i-n ducibile con )a somministrazione rapida e<i in dosi un po' elevate d i pa recchie sostanze del gruppo 11en-ino-alcool ico. quali l'alcool etilico. il cloruro di etile, il metilale ed a lcu ni nitriti. E stata riconosc iu t a l'utilità di s im ile ebbrezza io interventi di breve dura ta, m i\ taluni si giovarono dell'ebbrezza prolungat11 anclrn per interventi della durata d i mezz'ora e pili. Fra n oi il Marian i specialmente d i t11le pr,lticn. si è gio vato Jodevolmento. l\Ia il più utile anestetico per narcosi di brev., durata per consenso univer3f\le è il clon11·0 di eLile: ne lln stMSii Inglii ltena. dove si bo un11. grande predi lezione per il prolo<;-sido di 11mto, il r.lornro di etile accenna oggi ad acquistare il sopr.\v\·ento. La ras;ion"! di tnnto succes,o sta nel fatto che il clorn-etile pur eserc:itando
lllÙlilioue i pno nneliLetiiilante considerevole aderi,co agli elementi onatomici. sc.gnatam1·nt11 del sa11gue e tlel Ristema nervoso. in maniera 11ss11,i labi le: e mrntre sc,no snfli<:ienti uno o rl.ue minut.i n r.1ggiungere uel sangue IR. proporzione di fll)-40 millit: r per 100 rmc. di s:i.n gue baste voli per una ip110-aneStPSi11, dopo altri due o tre minuti, dellfl p1Jrce11tuale del m~dicanrnnto nel sangue \'enoso non ne risulti\ più nemmPnO pre;,·nte In m eLÌL, secondo p ilt volte ebbero R valutare :Nicloux e Camu;:. È ,·,,rt;, pe rò che il cloro -eti l,1 è un t os,ico ch e può cagionare, per la sua. ina· )azi one, dei fenomeni per -<i no mortali immP.diati: e qurdc he i.ncidt1nte fun e,to p11r& accad u t o a d1·n tis ti c he propionr,,uo la SJStanzo. nd aroma.lati seduti,
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Fortunatamente cotesti casi, dat11. la piccola tossicità del cloro-etile, sono molto rari, ma con tutto ciò la sua inalazione deve esser fatta, come ,;i fa co n le altre sostanze simili, con molta prudenza e con metodo. Gli è perciò che l'O. si è indugiato nella d escrizione, per quanto un po' sommaria, della tecnica di propinazione. P er la quale ha una certa importanza la maschera e siccome, come 1'< i sa, il cloruro di etile possiede una proprietà. d i volatilizzazione veramente cos pict1a e la proporzione del medidnale e dell'aria di inspirazione è stato rico11osciuto dover /\Vere Rimeno volumi uguali, si sono ~·enute proponendo molte val'i~tll. di maschere che rispondono in generale abbastl\nza bene n ques to princ ipie>. l\fo quella che al\'orn. attuale sembra la più propria, perchè armon izza insieme le due condizioni fondamentali che si richiedono, cioè un minimo di dispersione eri unn. giusta concentrazione della miscela aereo-cloro etilica, è la mn.~cherR imm11ginnta dallo Siffer che forse dalla maggioranza dei chirurghi sn.rà conosciutn. ANESTESIE REGIONALI E LOCALI. Si è 11ndato ripetendo in piu OCC:l.'< ioni, nnche nel penultimo Congresso internazionRle di chirurgia per opera di M. Arthur, che l'anestesia locale va utilizmta per le persone in età avanzata arterio-s<'lerotiche con affezioni bronchiali o renali, con lesioni da microbi e via d icendo. Questo modo di considerRre le indicazioni dell'anestes ia locale sembrR oggi debba f's,ere interamente modificato. La legge genera.le della confo1·mità allo .~copo spesso colla nRrcoqi è sorpassata, poichè anche quando non suole riuscire- apparenteme11te mo lto nociva l'i n vnsione in mezzo agli organi dei tossici ipno anestetici, è certo che tanto durante la. n,u·cosi che nel periodo post-operativo, l'infermo deve sostenere un lnvoro cospicuo di difesa e di eliminazione, lavoro cui sono costre tti parecchi orgRn i essenzia li allR vita che non hanno verun rapporto col fenomeno loca le anestetico, del quale i=<olo avrebbe bisogno il chirurgo per i suoi fini operntorii: per quPsto ln. narcosi è spe~so un mezzo eccessivo ch'è da evitRrsi non s olo nei casi d'nffezioni broncliinli, miocardiche e simili in cni può indurre in pericolo di vita, mn. in generale in tutti quei casi in cui l'insensibilità della sola regione ove cadrà l'intervento s iano ottenibili con altri mezzi. E poichè esistono oggi i mez1.i Rppropriati per detflrminare anest<'sie profonrle ed estese cosi da permettere. nella. completa indolombilità, operazioni della pi1'1 grande importanza, lR formola di indica:1.ione dell'Arthur sembra a l l'O. do,ere essere modificata cosi: • La ane<itesia locale è indicata sempre, ad eccezione d i quei casi in cui esigenze specialissime di tf'cnica. opera~oria o p~rticolal'i cond izioni dell'operando, impongono al chirnr$l'o di ricorrere alla narcosi, la qua.le non costituirà in chirurgia. un presidio· di elezioni', ma di necessità ». Dopo aver accennato ai vari mezzi, coi qu1tli in passato si ot tenevano anestes ie in piccole regioni per atti operatorii brevi, ha creduto di fare q u11lche a ccenno alla azione 6siologica dell11. cocaina, quale sostanzR tipo fra tutte q uelll' che sono state scoperte dopo ad azione anestetizzante amdoga in causR di un mecc11nismo affatto i;imi~liante: allude alla proprietà di detorminRre nn'azione più o m.,;no energic11 sulle funzioni elementari respira torie riel protoplasma. L'O, ba fatto un rapido cenno 11.lla pratica dello Schleich ed hn. es po<;to i:iolt re le ragioni, per le qu11\i codesta pratica non ha potuto es<iere mantenu ta oell' u~o corrente. Ha creduto di soffermarsi con qualche periodo sull'azione fisiolog ica della acl re· nalina ed ha redatto un cenno critic'> d imostrando essere nel verç quelli che ri -
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teug.>no che le soluzioni ane;;te ti zza.nti essere preferibile siano adopera te senza l 1 aggi1.10ta dell'ormone s urrenale. E dopo aver passato in rassegna le varie !>ostanze med icamentose scoperte ed impiegate dopo la cocaina, s i è soffermato ne l considerare danni e vantaggi inereIJ ti all'impiego della s tovaina e face ndo un raffronto tossico ane:::tetico fra le tre sostanze che >tll'ora attuale sembrano tenere il cnmpo nell'a nes tesia locnle regioo,de, ha concluso che per ,. ragioni di costituzione c himica, per ragioni s perimentali e per ragioni cliniche» il med ioinnle da preferire è la novocainn. Gi11cchè l'nnes tesia di una d ata regione otte uuta colla introduzione in seno a i tessut i d i un niedici u1de è un fe11omeno ch'è in dipewienza diretta della innervaz ÌOné éùiltripeta., è av ven uto che si era tentnto in fJÌÙ tempi d'impedite l'ùscesa delle iu1prt'ssioni dolorifiche, dett>rminando se:ziolli fi siol ogiche di uno o più nervi desti uate a raccogliere e trasmettere le semmzioni dolorifiche provenienti da lla zoua uella qua le il chirurgo dovt-sse compiere l'atto operatorio. Venne derivando da ciò la tecn ic11 dell'anestesi a tronculnre. Ma il conseguimento dell'aneste,ia trooculare è talvol ta ostar olato da forti d ifficoltà, in quan t o che uon sono molti i nervi faci lmente ed e:-attamente rag· giungi bi li n cute intittta dalla punta de1J'ago d'iniezio ne P talvolta lo spaudi111eoto del medicinale nella prol'onditit di unn, r~gione è necessario avvenga solo secondo Llll criterio topograLico appro•simath-o. Per questo nell'esercizio corrente della chi rnrgia il metodo tronculare ideale, qulile dovrtobbe essere 'tpplicat0 sulla str ..g ua di norme an,1tomiche e fisiologiche, nou è util izzabile così di soveute come giu,tamente si desidererebbe dai più. È uece::sario per ciò integrare il metodo t ao nculn. re co!l quello ad in6Jtrnzione. Circa la preferenza dn dare al medicinale non sembra che il dubbio s ia più cousen t ito: 11\ novo~ocaiua è la sostanw p rrferibi le Vi è Ancora uu uumero notevole di chi rurghi che conservano la cosi de t ta idea tissa dell'adreu11l ina, ma si è già accennato a.Ile ragioui che sconsigliano il loro uso. Di una not e vole i111portn nza sembra quan to ha d imostr1,to il Oroas che cioè i snli degl i alcaloidi ngiscouo Sl'pratutto per c iò cb!I essi hanuo una più o meno spiccata faci lità di scissione i<lrolitica e poichè è la base che esercita la caratteristica proprietà ane:::tetizznnte, un 1nedicio11le d i tal fa tta eserciterà il suo potere « a seco nda del potere 11nestetico della bnse e a seconda del grado d i scissione id roliLira » ;:iulln. scor ti\ di questi dati il Gross ha potnto cou l'A ggiu nta del bicarbonato di s odr~ aumentare i gradi di scis;;ione id r olitica di diverse sostanze aDestetiche; egli ha sper iment11to colla cocai na, l'ali piua, la tropococain:t, la novococai na i con questa ha. ottE-nuto i m iglior i effetti aggiunge ndo 25 centi grammi di bicarbom,to per ogni grammo di novorocainu. L'O. ha aggiunto poi illcuui dettagli di notizie fa rmacologiche ed ba descr itto in fin e qualche patticola re di ternic11 delle iniezioni per atti operatori speciali. Pa:<s a11do all'aue!ltes ia spinale poco Yen1mente ern da dire a lla Società di chirurg ia itali:1m1 che aveva giiì. ampinmente t ra tta to l'argorneuto nell>1 penultima a duua11,:a . Qu:dc he Ul'cenno anc he qui ha dovuto fare intorno ai medicinali ed ba e,;poste le nigioni per le quali non sembri~ delJba essere conservata la fiducia completa, nè alla stornina, nt: alla t ropo1:oca i11a. E si è sentito in dovere di sottoporre ad u n breve esame critico la idea con ta11to mal ripo.,to ardore ,;aldeggiatn dal Jounesco.
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Questi riflettendo alla elevata dignità. funzionale dei nuclei raggruppati nel midollo encefalico era venuto pensando di salvaguardare la vulnerabilità. di fronte agli anestetici coll'introdurre questi insieme con una sost11nza eccittmte, e dopo aver praticato alcuni sperimenti con la stovaina e la atropina, ne pratico alcuni altri colla stovaina e In. stricninn: da questi ultimi trasse la convinzione di « a\·er trovata la combinazione nece~saria per abolire l'aiione paralizzante della stovaina sopra il cuor!l e la respirazione pur lasciando intatti gli effetti anestetici ». Ma a Bruxelles al Congresso internazionale ed a Parigi il metodo dimostrato dallo stesso Jonnesco fece cattiva prova. Gli è che l'idea del Jonnesco era fondata sopra un grosso errore farmacologì,;o. Il possedere la stricnina un'azione eccitante sul midollo non autorizza niente affatto a ritenere che se messa a contatto contemporaneamente ad un'al t1·a sostanza paral izzante come la stovaina, col !1Jidollo s pinale esel'citi una vera e propria. azione antagonistica Tln tessuto nervoso qualsit.si messo a contatto nello stesso tempo con due medicinali uno ad azione paralizzante forte, l',.ltro ad az ione eccitante media non presenta come risultante una reazione d'iutensita media., come se gli e ffetti del medicamento paralizzante dovessero essere mitig1<ti dalla presenzu. del medicamento eccitante. La risultante di reazione è che il tessuto nervoso si paralizza o si eccita a secondu della dose d i med i~inale rispettivamente pamlizzante od eccitante con cui fl posto a contatto. Questa è uni\ verità che ba giil avuto una triplice dimostrazione: 1. Dal Nicosia dell'Istituto farmacologico di Catania; Il. Dai fatti accaduti " Bruxell~s ed a Parigi; III. Dai cosi di morte accaduti all'Abadic in l!'raucia. Dunque i fatti sperimentali del Giannuzzi in ltalii,1 i fatti c linici di Bruxel les e di P:Higi, i fatti clinici di Abadie e Ginnnuzzi raccolti in connessione offrono un insieme di prove che confortano a ritenere per vero che non esiste antagonismo d'azione fisiologica fra stovaina e stricnina e che qi111ndo il Jonnesco introdusse uello spazio dnrale-cen,icale 2-8 centigrammi di stovnin,. con un milligramma di stricnina senza cagionare effetti mortali, la stricnina rimase là ina tti va come non fosse statti iniettata, e la iniezione stovainica dimoetrò che l'uomo può sopportare, senza morirne, che gli si mettano in sol uzione a contatto del midollo encefalico dosi di stovaina che oscillino fra. due e tre centigrammi. Ma d'altro canto ad Abadie ed a Giannuzzi a ccadde di verificat·e che l'uomo invece può morire quo.udo gli siano postti a contatto del midollo oncefolico dosi di stovaina precise a quelle indicate dal Jonnesco. La conclusiooe risul t ante non ha bisogno di essere segnalata. Piuttosto la infatuazione stricno-stovainica è stata trasformata prtJ5So di noi da Marc<>telli in infatuazione novocaina-stricnico.: meno m!\le che il Ma rcotelli predilesse un medicinale meno nocivo e uon ebbe verun morlo: ebbe invece casi di intossicazione piu o meno gravi. Gli è che se la novocaina è meno tossica della stovaina, pure anch'essa, por• tata a contatto coi centri bulbari, può cagionare effrtti noc ivi. La conformazione anatomica e le proprietil !biologiche del segmento alto dtJI midollo spinale non consentono e forse non consl'11tira11no mai che nè la n orn caina nè altre sostnnze ad azione anestetizzante siano depo,;te in concentrnzione .utile ni fini cbitu1·gici nell'11mbier\te dul'al., .ct!l'vicale, perché anche quando la cli -
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nica avra s copl·rti altri medicamruti ri,lotti di più nel g1·uppo piperidinico l'influeuza che v e1·~à e,ercitata da ques ti formaci per sospendere le conduzioni delle st•us azioni dolorose sugli el,·meuti 11lti del midollo, verra esercitata n ecessaria mente anche sui centri vitali raggruppati n el segm(•nto bulbare : e la dign ita ele vatissima di codc-sti Ct' ntri imporrà S!·mpre al chirurgo prudente di non avventurarsi mai a lederne menomam,·nte l'integri tà funziona le. P erciò l'O. crede che l'aneste~iii spinale deliba util izzar si: l° In troduce ndo il m,,dicinale secon do la primitiva concezione Quincke-Bier non più in R.lto della tl•r:m lombare; 2" In atksa che la chimica scupra nuove s ostanze 11nche m eno tossicl1e, predili g ere la novocai na d11. iniettars i nella dose che non oltrPpassi i 7-8 centigra mmi. P er tal modo solo la anestl',ia potrà continuare ad essere usata con la certezza di non nuocere, an zi cou profitto. Fasann. - P arla de ll'nuestesia eterPa con spe.;iale r iguardo all'anestesia secondo Sudeck, v antando ottillli l'isult:oti. Nasse/ti - Dell'a11e:;iesiri 1·egio11ale endon,:;ale. - L'ha eseguita undi ci volte ~ con..:h iude che per i risultati ottenu t i essa sia a,1 a pplicarsi nei cas i in cui c'è controindicazione alla narcosi e specie n egl i art i superiori. Giaco111 r/li - F,ffetti cldla racllia11al!Je~ia. - Riferii;c~ un caso di morte avuto adoptnmdo 10 c,·otigr1mrn1i di novocaina e quattro casi, nei quali si :;ono ,crificati distu r bi ahbastanza gravi (fenomeni di collasso, rachialgiu grave, dolori violen t i agli arti superiori td inferior i, d ecubito sacro -coccigeo, perdita di feci e r itenzione di or ina in un ca so p er 15 giorn i) . Gilaccei-o. - Vnnta buoui risultati colla ra r bian a lgesia senz,1 m a i r iscontrare i fenomeni gravi descr itti da qualcuno. Clti a?"Vfli Mario. - L'O. riportnndo i risultati di :?500 r nch iaoa lgesie conchiu<le chA l'anestesia spinale con un',•satta tecnica rappr<'senta u11a delle migl iori risorse del ch irurgo e c he, quantunque noll si sia t rov/\ta ancorn la sostanza ideale, la tropococaiua è la mig l iorn delle sostanze 6110 ad ora adoperate ptr l'insor gtmza rapida, es tensioni· e duruta d,·ll'azione analges ica nonche per la s ua cos tanza e per l'assen za quasi a ,:sol uta di fenome ni tossici generali o locali immediati o & di~ta1na da lla m r h ipu11tnrn. R ussi l'aldo. - L'c·,;;peri enza dell'O. è basata su 4500 osservaz ioni cbe r i1uontano fino nl UJOG. Egli ha adoperato dapprima la s tovai na da J-10 centigrammi con acido lattico, poi per rlimiuu ire la do,;o <lol la sto,·aina ha fatto precedere alla puntura lombar e una iniezione di m ezzo mil ligrammo di scop'llamioa con risult a.ti poco incoraggianti. I n seguito ha u!;a to la mescolnnza di novocain a un cent igrammo e stovaina 4 centigrnmmi . Successivam~ule alla ~oluzione d i novocaina ha aggiunto un• milligrammo d i nitrato di stricnina, otte nendo cosi risul tati molto sodd isfacent i. Conclude che i risultati della sua es pl"r ienza gli fanuo t\pprezzare l'anestesia lombare come un m etodo deg i.o d i acquist>1re attualmente per la sua sicurezza di azione e per la voca entità deg li in1·onven ienti (i q uali potranno ancorn d iminuire per ulteriori perfezionanl\' nt i), t ut ta la fid ucia dei chirurghi e di entrare largamente n ella prat ica a sos t ituire, og ni YOlta c:he s ia applicabile, la n arcosi p er inalazione. Capita no Caccia. - lla,·hi a11r1f.1/l'.çia i,t rhirurgia di gnen·a. - Io mi limiterò a poche o,::servnz ion i esdus iva meu t e in rnpporto alla. rachianalgesia in chirurgia d i g uerra , bnsat11. princ ipalmente ~n lJ p d ue segurnti qu est ioni : 1° la cooservazion& d elle tiale tte 11nest,·tizzanti; 2° l'economia di p1•rsonale medico e di assistenza.
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Io ho eseguito circa un centinaio di rachianalgesie nel mio osp<•dalel to da campo a Beugasi. Ho :\dopentto la soluzione stovaiu ica ac idulata al 10 p. 100 e quella al 4 p. 100 in soluzione fis iolog ici, non acidulata, con i se~uen~i risul t a t i: Esi ti positivi, 81,2 p. 100; esiti negativi, 15,6 p. 100 ; esiti incerti, 3 2 p. 100. In gcnetie sono state adoperate fi olette che datavuoo da circa un anno, e panicchie anche da due anni. La data remota della preparazionr· s piega la percentuale relativ1unente alta degl i es it i n egativi . A lt.re tta u t o non potrf'i di re dell'az ione t os,-;ir a, po ichè non ho avu to cbe limitati, passeggeri e li Pvi d isturbi con la dose ordinHria. di 0,05-0,08. In un caso (in un indigeno s udanese di proporzio ni colo,;s qli), dusc, t a negati va una prima in iezione di IO ccn t igrnmmi, ne feci eccezio11almeu t e una secondn. S i è verificata in t al caso ritenz ione d i orin a 41 p iaghe da decu bito guari te in circa due mesi. Non ho bisogno di spendere moltu parole per dimos trnre quanta e q ua.le pre• ziosa economia di personnle medi co e di servizio v ientl real izzatn con tale prezioso m etod o di anulgesil\ in circostanz(· in cni i b isogni cl i personale si molt iplicano Concludendo, in chirurgia di guerra, la rnchiannlg1·sia ren de ottimi s..rvizi ; peccato che sia limitat a d1dl'ombelico in giù. l\farayliano. - Ver so In rnchianestes ia, eg l i di ce, do po un p t-riodo d i quas i entusi,.l'rno, è di ventnto diffidente perc hè ha perduto un ammalato p1'i 111a ancora di incidere la pelle per la iniezioue di soli o ctmti grammi di stovaina ad dizionati d i un centigrammo di novocoina. Giannantonio - Riferisr,e su 120 casi, avend o pratica to iniezio ni alte (dorsal i) e busse (lombari), non trovando le prime più pericoloso delle seconde . Inoltre eg li d icP che qualunque sintomo allarmante nou :<i è p iù veri6 cato, da flUando appena fatta la iniezione spinale con novocaina (nuche cen t ig rammi 15) pratichi s ub ito una. iniezione sottocutanea di solfato di ~parte inl\ e d i solfato d i str icnina. Fra,u:ini. - L'O. ritien e che fro. le varie s:islanze utilizzate pe r l'analgesia rac hidea la. migliore sia la tropococ,iina. Cecchere/li. - L'a.nestPsia è uno di>gli elementi essenziali della chirurgia. odi erna e quindi è n ecessa rio m i>ltei:s i in comp!eio accordo. Per parte mia sono pnrtigiano de l cloroformio, ma usato con parsimon ia e correttamente, non coll'antica p ezzuola e magari con la maschera. di E s march. Il cloroformio ha avuto un appoggio al suo uso dRllit m isc<,la che se ne è fatta con la un io ne all'oss ig eno, e facendo precedere la inie:done d i ot rop ina e n.o r fina: in tale modo i pericoli s compaiono o per lo m eno d imi nuiscono e l'anest e5iit è perf etta e non si hanno ris ultati dis astros i. ma ottimi: e mi compiaccio se itll'a"pp rir,..cchio non facilmentP trasportabile del Rot h-Drnger si può S<>><titu ire una bo,·sa cl i oss igeno come· fn il Ceci. Non ho i,sperieozn s pec iale con l'eter e, tanto p iù che trov11.ndomi contento del c 1oroformio non avevo ragione di a bba ndonnrlo, ma non m i sento propens > R quest? se penso che l'etere d i,turbR 1'01 Ibero res piratorio ed è l'albero respiratorio che è il locus minoris res is t eu t ia.e in caso di ll'sioni ed operazione sul ventre. Sono partigia no dell'anestesia. locale e della rachianestin, che fui fra i prim i ad usare i n Itdia: ma anche per questo credo c he il card ine fondA.men t:t!e s in n ella tecn ica., e cioè non oisogna eccedere n ella do,;11: conviene r id urre molt o la doiB u s 11.ta da. altri, e gli effe tti ane;tes ici sono g li s tessi .~enza. di.re luo.,;o ad effetti cl isastrosi.
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Le dosi dPhhono essere molto d im inuire, ed io adoperandone m101missi me me ne trovo sodd iqfattis,imo. Tutt'11l p i ù si dil ui:<:nn o le dos i e si avrà una piu !urga zona an.-stesica senzl\ pericol i. Nicolfrli. - L'O. d ichiara che egli adopr ra <'scl usi,,amente la rachianestt•sia col la stov:1im, (Billon). Sopra 415 casi non ha avuto alcun morto, nè ba notati rlistu1·bi notHoli e duraturi. In un caso in seguito all'it1iezioue lombare d i 3 centigrn mmi di stovaina, praticata i n un uomo cli 73 anni, prost,atico, si veri6cò istantam·amente la mo1·t.-. Tale ilect>sso fu ver ificato a ll'nutop,ia d ipen dente ù1, embolia gassosa in Sl'guiro a ll'init•zione endo,·e.~cicalP di 21)0 centimetri cubi di aria. Se 1' 0. non avessP riconlnto quanto avev11 sc ri tto il chirnrgo nmericl\no Lewis che<:ioè riempiedoJa y p,;cil'n. ,li 11ria si poteva avere t•mbolìll gas:-'0:,11, certamt-nte coll'autopsia non s i sn.rebhr> trovata la cau ,a dt>lla morte e si sarel,be attribuita alla stovaina. L'O non ri ..sce poi a comprencl,,re come qualche au tore consigli di u sar e 111. rachiaoest,•sia n ei casi nPÌ quali l'ane:ste,-ia cloroformica od eterea sar ebbe peri colosa, 1w rcbè in q ut·sLi ca:;i rlovrcl,l,e ("$sere ancora più pericolosn. la stovaina se fosse v ,,ro tutto il mah· che ,li es:<,, si disse. Ma:(l'M$i. - L'O. porta il suo contributo di esperie nza ch1° ha potuto fnre all'os pednlt• dei bambini di Bresci11 e non es ita a schif.lre.rsi in favore dell'etne aJ. meno pe1· quanto hn ri guar do al la cl1irurg ia pediatrir.11. i\/ltscatello. - Da mol t.1 a11ni nrlopera l'anc·stesia. locale e ne ha esteso sempre più il c11111po ,li applicnzione, sicchè ades:so est,gue con qu,·sto metod o la più gran parte ,h•lle operazioni. ]~ crede che l'une:<t,,sia s1•i uu le, nonos tante i perfrziooan,Pnti ,J,,lla tern ica d i es"a. non de\·e essPrP a doperata nella massima parte delle opPrnzi()ni sui gen i1ali 1,Sterni, sull'ano, sullu vescica, n!'lle operazi oni per ernie, pE'r Y>lrici, ecc., le quali op1·1·!\zioni possono osegu irs i sotto l'aneste,-in. locale senza nlcuno degli ioro11v,·u ienti 1 anche piccoli, che s i possono osservare dopo l'am•stesia spinalt> In quanto all'an""tesi n ~eoerale prefe ri sce in ~enerale l'<'t ere al cloroform io : spesso comincia l'ane"lt·<ia co n piccole rlo:;i d i cloroformio e la contintrn con l'et,ere : sommini~tra l'anl·Stc•sico semprè insieme all'ossigeno: ron qu esta pratica n on si hanno incon ven ien ti pri111:u-i, c, sono r idotti al min,i mo i disturbi secondal'i. Crosti. - X ell'o~pèJale m11ggiore di M il1lno dopo che il cloroformio venne e~clusivarneute adoperato pH lungo or di ne di anni, iu SPgui to ad alcuni casi Ji , i:~nizinti di morte immerlinta o tardiva ed in seguito a casi di ittno ripet.utisi e ili II Jl,um inuria trn11~itoria si ricorre orn ab itualmen te all'uso dell'etere sommini,-tr:i lo a go<·ce. Orn si u<n an che opnazioni <li una c,;,rtR. durata, il ~,mooform io "d il liquido son ni f,·ro del Zambeletti, specinlmen t e nel comparto di chiro rgin. dei bambini. Nelle 0nestl'sic lombill'i r icorre, nlln soluzione di novocain&. e stovl\ina U!ìall' dal prof. Hossi pe r oltn· W(H) cnsi senza fcn om (' ni Ji parillisi, Sl'n za ineo1He nien t i genernli. No n cr,·de col prof. :\Ju~catello clie n cll'opnnzione ch·ll'ern ia i:ia consigli11bile l'anein·esia locali· alla :-ichleich per im bibizione, data la facil ità di infeziont> del tf•,ricolo iu •1ue,ae operazioni , cb& n ..ces,-ita d i m11utenere n ella maggioni in-
r•·r
te~riLil. Cliiarola11za. - Nella cliuicA. chirurgica e nt·gli ospedali di Napoli s i sdopera i:u lat·ga scitln da molrissimi anni la n., rcosi g1•nerale cloroformica, che si esegue
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facendola prece<lere <la una iniezione di morfina. Non abbiamo avuti inconvenienti apprezzabili ne lla mag~ioranza dei cas i_ sicchè crede che molti dei danni lamen ta.ti dipendano dal In, tecnica di somro inistrazione Non o.bbiamo però doto l'ostrncismo agli nltri metod i di 11nes tes ia, compres o quella locale, il cui cnmpo si è andn.to sempre piu ampliando. Per i bambini, i giovani, le donne applicbi1uno a pr!'t'erenza l'etPre, per anestes ia gen1;rale. Per la rachiancstr;,ia nc.lop,:,rinmo la novocaina. accoppiata alla adrenalina, alla dose di 8 cent igrammi e ci serviamo dei preparaci di Me i"<ter Lucius e Brunning Ceci. - Prima di dare la parola al prof. Ceccherell i che deve ris pondPre alla domanda fatta dal prof. Crosti riguardo agli effetti del sonnoformio, debbo al prof. Crosti una dichiarazione. L'ho interrotto vivacemente quando Pgli riferiva i cattivi effetti dell'anestes ia locale riportati dal prof. R Pclus, non con una ne · gazione, non perchè io non credess i a quanto il prof. Crosti riferiva, ma perchè negava, sulla base di molte migliaia di opera zioni fatte senza inconven ienti cou l'anf'Stt>s ia locale coca.inic111 fra le qual i oltre 2000 ernie, il valore di questi fatti ci tati. L'anes tesio locale a cui ho da to da molt i anni una grandiss im,1 estensioni', viene mano mano adottata da operatori sempr11 più numc·ros i. Da ul t imo deb bo all'as semblea una dichiarazione. In precedenti d iscussioni io mi Pro dimostrato avverso alla rachi,an,•stesia per la quale non mi si·mbrava di t rova re indicezio11i s ufficie>n t i. Invece da circa t111 anno in casi non numerosi, dove le altre srecie cli a.nestt·sie mi semhr1tvano meno indica te, ho adope rato la rachianestesiacon la tropo.:ocainn le:- cui fìa l..tte mi erano state 1>u l principio favorite ditl prof. B iondi a S i;;ua. Ceccherl'lli. P or la. cura radicale dell'ernia ;;ono, malgrado l'opinione dPl dott. Crosti e d'accordo col Ceci, pe r l'anestesia locale e ne rimarrò fautore P" r molti e mol t i anni, tanto bene mi corrisponcle e mi d/1. ott im i risultati. In quanto a.I sonnoformio ed al sonnifero ZambPllett i mi s paventa no, perchè anestetizzano rapidamente, troppo rapidamente, istantanea.mr ntP; P quPllo che mi spaven t a è il non sapere prevedere ciò che 11ccadc con tale istn.ntaneità ùi effetto. È poi la poca du rabilità d ell'anestesia che ne limitano l'applicn.zione e non la rendono gius tificata che in cas i eccezionali;;simi . Schias!li (relatore), risponde ringraziando i vnri oratori per il contributo di esperienzt1. clinica. portato sulla questione : e fa osst>rvare a quei colleghi che si d ichiararono entusiasti od afff'ziona ti a questo o quel m r todo che in materia di ane.~tes·ia la preferenza deve essere dat,i solo sulla base della osservazione rigida dei fatti comparati fra loro con rigorismo logico. A quelli che citarono c ifre di centinaia di ca.si in appoggio della. loro predilezione, ris ponde che la stn.tist,irn n on è elemento sufficiente, da. solo, di giudizio; occorre la ricerca. scientifica de lle ragioni b iologiche poicbè bas ta ·Ja possibilità avverabile, anche pochis sime volte, che ur• medicinale rechi nocumento percbè sia gius tifkato di diffi,lnre. L'O. nega che l'adrenalina sia meritevole di essere conservatn nelle soluzioni a.nest r siche, come non si l'Ìtiene conveniente la pratica di qur lli cl1e vogl iono iniettare sottocute o nella rachide me<,colanza di 2, S, i med icinali, s tovaina, novocaina, stricnina, a dronaJina, ecc. Quanto alla anes tesia alla Me ltzer ritiene possa. essere usata con profitto quando sia dimostrato che il suo uso sia proprio privo di danni. Infine ro. dice che non è vero che non vi s iano individui differentemr nte recett ivi a.i medicamenti; è vera invC'cc lit legge g Pnerale che nc,gli individui le reazioni s ono variabilissime.
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Tritomi (rela tore;. - Sulla chiru rgia delle all'ezioni lJeni!Jne dello stomaco - Le a ffezioni benigne dello stomaco, g raz ie a i progressi compiutisi in q ues t i ultimi 30 anni n ello stud io clinico delle gastropatie e nella tecnica operativa, formRno ogg i un capitolo import.ante e m olto esteso della c hirurgia, ma vi sono d el le questioni n on an cor a r isolte come pure vi sono ricerche che devono essere continuate. Afr1wi v izi co11genili di co11 f or mazione : l'atr esia, lo spasmo, la s tenosi pilor ica sono d a pochi anni d ivenut i cli pe rtin en za chirurgica e lo s tudio si perfez·on a " lR sta t ist ic11. dei cas i opera t i ccn la gas tro-en t e rosto mia mig l iora sempr e più : s u 77 cas i il 40 p. 100 d i mor te. La dia gnosi pr ecoce di per forazione de llo s toma co in seguito a contusion e n on e s em pre facile : lo choc, il vom ito, l'emn.t e mesi, la riduzione o la s comparsa d ell'ai11. epatica er.l i fenomeni local i non sono costa nti, nè precoc i. Io n on so no pPr l a la par otom ia immC'rliata e s isterun ti ca in ogni traumat ismo m ol to v iolen to del l'addome. L'int ervento deve essel"e affiliato RI criterio del ch irurgo, ed il su o cr iter io de"l"e fond arsi s ulla n atura dell'agente t rauma t ico, s ulla sua violenza, sulla sue. d ire· zion e, sull a. sua sedo, sullo ,,ta to di vacuità o di p ienezza del viscere, sull'in tea. sità. de.I clolo re violen to, fisso, circoscr itto, per sistente, sulla forte d ifesa muscolare e sugli a ltr i sintomi che p resi insieme possono fare ri tenere probabile o no la perfora zion e. Lo sta to a t tu a le delle n ostre conoscen ze sulla cura de lle ferite dell' adome può cosi r iassum ersi : Ne lle feri te d'arma b ia n ca, ma s pecial men t e n elle f Pr ite da punt a, in cui n on si h a la certezza se la ferita. sia o n o penetran te, il chirurgo dt•ve sem pr e in terve n ire al più presto, seguendo a s tra to a strato il decorso de lla feri ta e, se il pe· i-itoneo è scout ioua lo, r icercare il viscere ferito ; C'segue cioé la lapa rotomia in corri,;J'on<len za dt· lla per foraz ione per i tona le;; i nvece n elle fo ritA mul t iple es,·g ue l a lapa rotomia m edia11a. Ma quest'u lti mo corollari o s ull'i n tP rvento chi rur gico d,•ri1·a dalla nos tr!l. espe· 1·ienza in t,m1po di pace; iuvece in tPmpo d i f!IIPrra, in generale , bisogna asle 11Pnsi dall'i ntervento, pcr r h è i r isultati son o disastrosi. Nel men t re nella pratica civile la JapR rotomia per fe,ite penetrant i con lesiono di viscer e dà nna morta· liti\ non e l.,qita, m·lla chi r urgi1~ di gtwrrn dii 9::, p. 100 di morti ; senzn operazione io guen a guariscono il ,37 p. 100 {guerra r usso gia pponesr) e.I an ch e i l 60 p. 100 ' guc·rra itRlo.tu rca J"!Sultati di Derna). For mano indieazio11t· d' in terVt· nto i corp i e.strnnei ch o por il lor o volume non p 0S$Ono attra,·e1·s11rf' il piloro, o quelli che son o peri colosi per la loro couforma· zio11e, agh i mol to gro~si, punteruoli, l esi ne, In.me ,li coltello, ecc. Co~i p ure è ind icato l'i ntervento 11elle H~tolo g11sstr iche. Il K ronh ei mer , uel 18d9, r accolse 70 fi 0 toll" gastrich e, di c ui 15 erano consecutive a d ulcera g astrka. Lo stomaco può e rn iare in s,•guito a ferita do! diafr am ma e può formare il conten uto di u u'ernia epigrt~trica, ombelica le, ingui na le o cr ur a le. Ossrn ·azion i ao:1t omo-patologiche ed a l tavolo opernti1·0, noncbè ricer ch e s pe· rim(·ntnli fotte dapprim11 s ul cRd11verc (dal Duyon, dal B orch a rd t e dal Neumnnn), e quindi sui caui (,1al 'l'uflier e J eann), r endono compl eto lo studio ri i u n nuo\·o processo morbo,o cbe ha diritto cli essere com preso nel g r uppo delle affezioni ben ig nr gastr iche: il voi volo de llo stom11co. L a torsioue dello s t onmco atlorno n.d un asse non i:: sem p re costante per sede e dir ezione, ma nel n111ggior numero dei casi si e~t,,nde dal card ias a l p iloro. L e prime os~er vRzioni sono state fatte da Italian i : dal Berti (18G6), dal Maz· zotti (187'1), dal Dini (18"ìtl).
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È un'affezione assai rara: nella lettera.tura non ne ho potuto raccogliere che '20 casi, dei quali 6 osservati al tavolo anatomico, e 15 operati. Talora è tutto il viscere che ruota a ttorno a ll'asse ca1dio-pilor ico : altra volta è soltanto una parte rli esso. Nel primo caso il voi volo si d ice tota.le, D f'I secondo caso parziale. Per quanto riguard a il trattamento, siccome per lo più il vol volo irn;orge nello stato di pienezza gastrica., cosi il chirurgo prima d'intervenire t enta d'introdurre la sonda. Se c iò è possibile fa. la gRstrolusi, al trimen ti esegue la lRpnrotomia., allR quale deve ri correre a.oche nel caso che, m:dgrado la emissioni> di contenu to gastrico, i sintomi gravi persista.no. Il nhi rurgo, aperto l'addome, fatta diagnosi di volvolo gast rico, fa trazione sul colon, sul legamento gastro-colico, sullo stomaco, e tenta d i far compiere a.Ilo s tomaco il cammino inverso ch e ba fatto nella sua tor,;ione. Nr l maggior numero dei casi s i è riusciti dopo l'atliosciamento del viscei·e, ottenuto co n l'uscita del gas e d el liquido con un trequarti. Dopo la riduz ione gli operatori pi ù r ecenti h anno agg iunto la gRstropessia (Delaogrt>), o meglio la gn:;t ro-euterostom in, corne hanno fotto il c,,ci ed il Turmos. La yaslrite fle111monosa è un 'o.ffeziooe piuttosto rnra, tnnto che Jeosen nel 19ll n e ha potuto ra ccogliere nella letteratuni solamente U.11 casi; e può present arsi sotto due forme : l:i. circoscritta e la ddfosa. Quest'ultima è la più frequente (63 casi cont ro 11, secondo la statistica di R obson e Moynihau). La gastrite flommon osa è stata osservata a preferenza nel sesso mn.'<chile (8 v olte su 10), ed il p;ù delle volte ne ll'età medi11. (dn.i :!O n i 4u Rnoi). Nella primn a decorso meno acuto s i p.>sso no stabilire ascessi peri-gastrici cou tutte le loro conseguenze. La diagn osi è St<mpre difficile. Nella fo1·ma d iffu~a non è il caso di parlare d'inte rvento chirurgico; nelln. forma circoscr itta l'intervenLo è indicato (un ca~o del Bon:e ed uno del hlayo R ob~on). li Novaro, i l Wespbale a, il Doyen od il }[onprofit sono inle1Tenuti poi· gastrite cronica con la gastro eoterostomia, ma la maggio r parte d ei chirnrgbi sono del part re che non è indicata la suddr,tta operazione. La ga:;tro1ito.yi con disturbi funzionali (ristagno gi.strieo, vomito, ecc.), o con notevole g1tstrectasia spesso dovuta all'in ginoccbiumento piloro -duodenale, forma indicazione d'intervento cbirnrgico. LR gastropessia ha dato risultat i catti\Ti perchè lo stomaco per compiere la sua fun;,;ione deve essere libero. · La gRstro-e nterostomia è chiaramente indicata. Un processo mor boso il cui studio deve e~s,•r e continuato è la dill\tazione gastrica acuta la quale in teresda il chirurgo pe rchè su :H7 ..:asi rnccolti dal Laff..r, vi sono 97 cas i post-operatorii, di cui 60 consecutivi a lnparotomia. I gnoriamo la patogenesi e l'f•tiologia. La si u tomatologia ricorda in parte quella dell'occlusione intest inale, la prognosi è sempre grave (U:3 p. 1UO di morti) La gastrolusi praticata una o tre volte al giorno, associata .}O! d ecubito Y61l· trale, o genu pet torale od alla Trendel,•mburg, ha dato buoui risultati. Non tutti i chirurghi sono del parere che m•lla gl\Strectasia primaria o a tonica sia indicat a la gastro·en terostomia.
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Il Tuffi<'r dice che i risultati non sono buoni. Nei casi grnvi il sintoma dominante è il ri:<t11gno, ed io credo che nessun mezzo è più efficace <idla gastro.enterostom ia. Se vi è energia di riserva l'ectasia diminuisc~. Le nostre conoscenze sulla tubercolosi ga:,trica sono andate ogni di più eslend<'ndo,-.i, in modo da possedere oggi una ricca letteratura su questo importante proces.~o morboso. Fra i contributi italiani r icorderò quelli del Bai·bacci, del Serafini, dell'Orlandi, ,!PI Lava. del Durante, d,·l Patetta., del De Vecchi, drl Giorgi, del Frugoni, del· l'Alessandri e R om,rni, del Cordcro e del D'Antona. Si presi-nta sotto forrna di ulcera o di tubercolomn.: ha sede piu frequen te al piloro e l'ulcera p llÒ essere unica o multipla e di dimensioni varie. Può dar luogo a tu tte le complicazioni dell'ulcera semplice. La steno,ai pilc rica in individui tubercolosi studiata dal Patettt1, Poncet e Leriche ba bisogno di ulteriori ricerche clini che ed 11uatomo,p11tologiclJe L'operazione p iù ind icata è la resezione gastrica associata colla g.i.stro ,enterostomia qualunq ue sia 111 stide dell'ulcern. Le osservazioni di 8ifi,lide .11ast1·ica sono andate n.um<'ntando ed il Pater nel 1!)07 ne ha raccolte 122. Più frequentemente è acquisit11, e si manifesta nel pe· riodo terzi:irio; orn. si presenta comc- gastritd diffusa, ora come circoscritta e quest;, ultima sotto forma di ulcera o di gomm11. Le forma ulcerativa ba presentate quasi tutte le complicazioni dell'ulcer a gastrica semplicP, quella gommosa i caratteri di un neoplasma, diagnosticato carcinoma come nei casi di Hflycm, Hc•mmeter e Stockes. Si trae da ciò la d,,duzione che non bisogm. trnscurnre l'i·sami, Jel malato dal punto di vista dell'infezione celtica. L'ttlcera seinplic~ dello stomaco è la piu grande malattia fra le affezioni ben igne dello stomaco per la grave sintomatologia che !·accom pagna, e per le fu. n este couseguPnze che ne pos11ono cleri \·are. L'etiologia è ancora oscura, i risultati sperirnentnli sono contradittorii ed è Ja 1\llgurarsi che ulteriori ricerchi) possano portitre un po' più di luce. Quasi tutti i chirurghi sono del parere che si debba inte rvenire : quando I<' cure med iche ben condotte souo state infruttuose ; nei casi di dolori intensi pers istenti; di emor· mgi1• frequenti, q unntunq uc non abbondati; di vomi Li ostina Li; nei casi di dima• g rnmento e t!i caches~in; per l'insorgenza di un tumore in relazione con lo sto· mnco, e quando trattasi di malati poveri, che hanno bi.:;ogno di lavora.re per vivere. Nel mentre fino a. pochi anni or sono i chirurghi eseguivano la. gastro euterostomin in tutti i casi, oggi s i d iscute se n on convenga mPglio n elle ulceri a piloro pervio eseguire la gastro-enterostomia associata coll'esclusione del piloro. Altri chirurghi pensano più ind icatn. l a resezione gnstri!'a semplice o associata colla gastro-enterostomia. L ' esclusione segna un progresso nelle ulceri a.I di là. del piloro, ma per dare un giudizio bi«ogna. attendore statistiche più numerose. Io ultimo dirò in modo pn.rticolnre dello stato a ttuale delle nostre conosc<'nze sulle suddette opernzioni. L'accordo fra i chirurghi è completo !':ulla necessità. dell'intervento operativo n elle complicazioni dell'ulcera. Nelle gnstrorragie frequenti e non iibbondanti è fuori discussione che si deve intervenire. Se si giudica che l'ammalato non possa sopportare la gastro,entero-
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s tomia associata coll'esclusione del piloro, s i eseguirà la sola gasLro-eutorostoruia. Nelle emorragitl gravi sono d'avviso che non s i debba intervenire durante la gastrorragia, ma a.ppenn. le condizioni dell'ammalato lo permettano senza aspettare un'altra emo1Tagia. Non vi è dubbio che si debba intervenire più precocemente po~i:si bil e ne ll'ulcera gM,trica con perforazione; così pure ntigli asce~si perigas trici, nella fistola gastro- cutanea. e nella 6stola gastro-col ica. Nella stenosi cicatriziale pilorica consecutiva ad ulcera la. g a~tro-enteros tomia è l'operazione ideale. Cosi pure nelle stenosi c icatriziali consecutive ad ustioni. In quelle e-;t rinseche devesi sempre intervenire rimovendo la causa. On altro esito <lell'ulcc, rn gastrica. è lo stomaco a clessidra che abbiamo gii, appn·so a <liagnostic:i.rr con varie ind agini dinic-he, alle quali oggi si aggiunge l'esame tadiologico. Se facciamo l'esnme critico de i vari me tod i operativi vc,liamo che ]a gastroenterostomia è l'operazione di scelta; se vi è associata s tenos i pilorica occorrerà eseguire una. doppia gastro-!'nterostomin e credo ehc con\·eng a quell n. alla Ruggi. Pe r fortuna le stenosi del carclias il/lrinseche (s pa,nuodiclw , cica tri )dali P neopl>1sticbe benigne, o per corpi estranr i) e le estrins,·cb(• sono assai r11re, e la diagnosi viene resa. più agevole oggi con In rad ioscopia ,lurante no pas to al bismuto. Nellf.-' stenosi cicatriziali e neoplastiche perm,en.bili si ricorre a lla dilatazione gr1,duale ; nelle impermeabili alla. gastrostomia temporan,·a per fare la divulsione alla Lo reta, o lo. dilnta.zione retrogr;Hln graduA.]e nlla BergmRnn. n morbo di Reichmanii è una nevrosi gastrica. con alterazione· df·lla. funz iono secretoria e motoria da cui d erivano poi l'ulcera e la. stenosi, oppure è una va rietil d ell'ulcera semplice, cioè accompngnntr, da ga stro-sucrorrea, in,li pendi-nte dai pa.Mti? Le teorie patogenetiche sono parecchie ; gl i s tudi sperime ntali sono però R fa.. vore ùi una ga.stronevrosi. Lo studio anatomo- patologico doi vari periodi della ga,;tl'o-succorren manca. e l'aver trovato in poohi casi a\ t n.volo anatomico l'ulcera non autorizza ad aff("rma.re clbe questa prod uca la gastro-succorrea., potPotlos i pensare ancht· il contra rio. Se la cura medica prolungata u inefficace, se il malRto d imagra è indicata la. gastro-e oterostomia. I neoplasmi benigni dello stom!l.co sono rari: sono stati de;;critt i cl ui lipomi, dei fibromi e dei miomi in forma nodo"''• i qua li hanno per lo piìi uno sviluppo endogastric<'. Secondo il Caminiti si a.vrelibero, fino al 1901, % ca.~i di tumori benig ni dE'IIO stomaco, di cui 21 miomi e di qn<!SLi lJ n. sviluppo all' intP1·no, con SE'de a li!\ grande curvatura, nella. piccola, nel carclias, uno soltanto (P!'rnice) vici no al piloro, ed uno al piloro (Cn.miniti). È natura.le che il chirurgo debba intervenire ora per provvetlr re alla. stenosi pilorica, ora. per asportare il tumore. Senza dilungarmi intorno alle obbiezioni cbo si fanno allA. g astro-enterostomia (nlteraziono d ella funzione gastrica. pt>I versamento d i bile e di s ucco pancrea tico nello stomaco, altemzione della funzione duod,rna.le, perchè si t>sclude un t ratto importa nte d'intestino, ulcera peptica del digiuno, cirrolo vizioso, c hiuaurn del neopiloro nella ga.stro-en terostom ia a piloro pervio) anche pt>rchè tali obbiezioni non sono completa.mente fondate, chiu(lo esponendo lo s talo attualo de lle nosLre conoscenze sull'intervento chirurgico n ell'ulcera gastrica. 10 -
Glnrnale d i medicina militare. - Fase. 11.
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CONGRESSI
Ai sos tenitori della res<'zione gastrica si obietta a ragione che l'operazion e non è mdical!' come si vuol far credere; che quasi sempre non s i togl.ie completamente
il !D lll<' e-;scndo l'ulcol'R. nel 20 p. 100 multipla (Brioton); che non s i toglie la d i sposizionP nello s t ornRco ad aromA.lare (In r eciti iva. second1J Don;lti, Graf, Kroenlein, Cl1tirmont, Buscb, Mayo Rob,soo è ug1rnle II q nella della gastro-en terostomia; Galpern (1911) ba 1tvuto su 4 resezioni per ul cera <lelll\ piccola curvatura una sola guarigione, un miglioramento e due recidive·), che la mortalità rispetto a qu ella della g1tstro-i>oterostomia, che è del 10 p. 100, è elevata essendo secondo Caskey del 30 p. 100, secondo Donati do! 21,4 p. 100, secondo Payr dt>I 12 p. 100 s u 2-22 casi, che le emorragie consl'cuti ve allR r es(•zione sono 1:<ta.te osservate da.Il' Eiselberg, da Jonnesco come noli il ga.stro-enterostomia erano state osservate da Kocher, Gra..ser . La resezione è c<' rtunenu- un'operazion e più fisiologica, però n on deve disconoscrrsi che la. gastro-enterostom ia. è un'operazione meno grave e che dà il 90 p. 100 di guarigione .:ompleta. I chiruri;hi accettallo in m1tggioranza la resez ione nei casi di ulcera callosa. ed in quell i io cui si sospetti fortemente la degenerazione carcinomatosa. dell'ulcera ; sono assa i disrordi in tutti gli altri casi. Io credo che h sola re.s1:z ione non può essere pre:<11 in considerazione perchè non cura il processo, perchè è più grnve, p erchò n on è ecmpre di facile esecuzione pel fatto di ,derenze. nlOlt,•plic ità rii ulreri, ecc. La resrzione ,<;astrica a.~:1ociata alla ga:;tro-enleroslomia è un'operazione lunga cht> complica l'intervento aggrav1tndo 111. prognosi. L'esclusione del pi/01·0 a.~socinla alla gastroenterostomia è u n intervento c he vien e a ccettato sempre dai chirurghi in quanto che segna un progresso, e segoatitmente uC"lle ulcer i al di 1/J. dt·l piloro. Qursto atto operativo infatti eliminR una delle obbiezioni che si fanno alla gnstro-enterostomia., quella cioè che, m igliorando la motilità gastrica, l'o.ntico p iloro riprend <' a. funlionare normalmrntc·, g li a limenti segllono l'antica circolazione e in cousegu c· uza il n,,opi loro si restri ng<', si chiude causando dopo più o IIlP.UO tempo la r iapparizione del quadro morboso dell'ulcE-ra. AncL' io ri u•n:-;o che l'escl usionP del pilo ro pnò formare un utile complemento dclh gastro-entt•rostomia. nella curll dr,ll'ulc!'ra gastr ica, p erò non accetto quando si pretende da alt.:uni che cioè in tutti' lE\ gl\strop1ttie a o iloro pervio si debba as;;ociRre I,\ gAstro-anlorostomi11 all'esrlu-;ione dd pi loro: n ella. gastrectasia, gastl'Opto;;i ecc, due p ilori provvPderanno meglio al vuot alll euto dello stomaco. R ilevo inta.11to che l'e,a;clu~ionf' as~ociatR a.Ila. gastroenterostomia. non può fa~s i nei mRlati molto dcp,•riti, e l'opn1ttor e quindi deve fare l'l scelta. dei casi; che l'esclusione 1,on sempre è Sl·mplice, facile, senza pericoli; che è inutile nei casi di slenosi pilorica.. Infine ritengo opport.11no ch e prima di da re un giudi1,io definitivo su tille doppio interven t o ~i a.ttenda ancora qualche tempo, giaccbè la. statis t ica p iù numeros a è qu,,Jla di R en e-De\-ereux, che ba. raccolti in tutto 50 casi, con un morto, di cu i 29 appartengono a Jonn<'Sco. Ultc,riori osservazioni i ntan to dir1tnno pure SI' la mancata. funzione del n eopi· loro s ia lc·gala A.I piloro p rrvio oppurP a cattiva tPcnica. : dR piccola. npert11ra, da. n on a_-ert> proc urata un'estesa adcn·n;,:a dt•llo ,;tomaco col d igiuno; d alla. troppA. ,listRn?.a ,lei n C'opiloro in individui afferti da stc·nos i p ilorica (Hartmann 12 casi, Calderara 2 oasi, Pap!ldopoulos 9 casi). Con,·lmlendo si può d i re che la gastr oenterostomia nou è perfetta, ma non s i può negn.re <"110 hii r esi clri grandi s•·n·igi nella pratica chirurgiea, e che con essa si sono ott,,nuti meravigliosi r isultat i.
CONG RESSI
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D. Biondi. - Fa un'importante comunicazione sulla chirurgia gastrica con dimostrazioni. Egli, fondandosi sui dati di fatto forniti da 109 osservazioni di chirurgia gastrica, conclude che per i risultati conseguiti in 46 operati di ga~troenterostomia poste riore verticale, per gli altri avuti in !J ca si di esclusione pilorit-a. per lii. semplicità t ecnjca, innocuità ed efficacia Jet s uo proces;o di esclusion e pilorica, ritiene siano operazioni meritevoli di essere prese in casi adatti in considerazione, come anche r itiene, che c:on In diagnosi precore e con le este!:<e gastrecrnmie si possa raggiungere come in altri organi e sedi, la cura radi cale d i alcune forme di cancri gastrici. Porla Silvio. - J.'O. espone i risultati sperimentali otte nuti con l'esclus ione pilorica. alla Biondi e concllllh che la siclll'ezia della chiusura dei monconi, specie <li quello verso il duodeno, la s t abilità della occlu., iooc rendono il metodo di esclusione pilorica alla Biondi perfettamente corrispon dente allo scopo. R·uggi. - L'O. espone dettagliatamente e con fortando il suo a sserto con nu· n1<-rose osservazioni come la doppia neostomia stomaco digiunale possa meglio l'isolvere importanti qu esiti pratici. Rossi Baldo. - Presentii alcuni strumenti nuovi per la chirurgi:i. dello stomaco, Parl.avecchio. - Ricorda il suo metodo di escl usione e xiba tte le critiche che gli vennero fatte specialmente da l Biondi. Capitano Caccia. - Io mi limiterò a pocht> cons iderazioni sull'intervento ad<lominale in chirurgia di g uerra. Non posso nssocìn.rmi all'assolutismo dell'illustre relatore, prof. Tricomi, quando d ice che « ne lle ferite addominali pt>r arma da fuoco io guerra bisogna astenersi, mentre n el ia pratica ci vile biso~na intervenire». Prima di tutto bisogna di~tinguere le ferite da arma da fuoco prodotte da proiettil i rivestiti, e quelle da g r ossi proiett ili di piombo non rivestiti. Kelle ferite dn. proiettili incamiciati non bisogna di regola inte rve nire tan to in gurrrn. quanto i n pa~e, perchè è nota la tendenza alla guarigioue spontanea d i queste ferite. Riguardo alle feri te prodotte tln. proiettili non rivestiti. io gi,\ ur lio scorso settembre, ne l CongrPsso r egiooalt" medico abruzzese t enuto in Aquila, avevo riassunlo cosi le mie conclusioni in proposito: « In caso d i emorragia interna, inntile ogni intervento se sono passate parecchie ore dal ferimen to. Non si fa che sacrifì,·nre un tempo preziose. Se il ferito invece è isolato o non s i ba urgenzn per 1dtri feriti che danno maggiore affidamento d i successo, l'inte rw•nto costi tu isce l'un ica, seb· bene molto problematicn, spera nzi~ In caso di lesione intestinale l 'unico atfolamento si deve r iporre nell'intervento, poichè le lesioni anatomo-patologiche sono talmente vaste, che il contenuto intestinale d eve n ecessar iamen tC' vt•rsarsi n C"lla cavità. aJdominale e quindi ò assolutamente impossibi le la ricostituziom• spou tanea di una. qualsiasi canalizzazione. Ciò deve eSSC're sempre subor ,linato all'entitiL degli altri ammalati ed all'ambien te (a. Bengasi avevamo buoni ambi1•nti, ass istenti pratici, e mezzi s uliicienti), i n cons iderazione che a nche l'intervento dà. scarse p robabilità di s uccesso, poichò è difficile poter praticar r subito un in t ei·veuto o qu:i.si. ..: !n conclusione, per t«l g en er e di fn ite n on vak l'assiomatica asten sioue di quasi tutti i chirurghi delle ultime gnerre; astenC'rsi, vuol dire co ndanna.re a morte certa il ferito; in t ervenire, se !\Itri feriti richiedenti iufrrvonto con esito più proficuo non lo impediscano, potrà s ignificare qualche barlume di speranza di vi ta, almeno in qualche caso». Le statistiche portate a valore ddla. sua tesi dal relatore, n on hanno, serondo me, grn.n valore, poiché eliminate le stalist ii.:he dellu ulti mt' guerr e con proiettili rivestiti che non entra.no in questa mia tesi, le nitre sono scn.r;;c, e poi no n ò pre-
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co :-;GREs,:;1
cisnt,0 il numero dei feriti osservati t1 principal mente non sono indicati i criteri che hanno guidato noi far diagno,i di fer iti, penetrant i noll'addome. Non pos~o Rn che sottoscrivere l'assolutismo dell'illus tre relatore quand o dice che ogni ferita d'arma. da fuoco n cll'ad domo è sinomino di ferita penetrante con lesione in testina le Io ho osservato, nel mio ospe:l.aletto da campo a Bengasi , parecrhi casi di fe. r ite pe netranti o ch e dovevano giudirnrs i ~li P\' I' il dt•corso del trngi t to, eppure in qualche caso ho verificato, con l'interv.iuto. che non era penetrante e in a ltri casi i sintomi c linici, all'11tto del ferimento, od il decorso ulte riore non mi lrnnno autoriz1,ato a dingnostic11re la lr·sione viscerale. Generale l!'cJ1-rero di Cru:allerleo11P. - l\el pn•nder e la parola dopo il ca pitano medico Caccia mi sia p1•rmesso a nzitutto esprim ere la estimazion11 grandissima che ho p,•r il suo valor,• scie ntifico e t ecnico, poich è ]P mio parole debbono suonnro contradd ittorie n parte di quanto Pgli lm aSSl'r ito. A di!Ter1·nza di l lii, iofo.tti, io mi 11ssocio comple t11me ute nlle conclusioni del rel::itore prof. Tricomi, p er quanto riguarda l'aste ns ione chirurgica dellt> fe rite pi·netran t i dell'a ddome; conclusioni 11nzi, delle qua li mi compiaccio g ran demen te per l'11utori til dd lo illustre profPs.~ore, co rrispondendo esso ali<' mie convinzioni le più invetemtt>. Giit fi n dal I H!H, iu vr>ro, in un • mio contr ibuto chiruq;ico di guerrn in rapporto ai proiettili di piccolo c::dibro » <>Sprinwvo l'opi nione che la l11p11rotomia fo•se in lin,·a gcuen,le da proscrinr,si in g m·rra, nelle fedte penetranti dell' adclome. basnudomi sulle contingenze specin.li nelle quali n•·ve S\'Olgt:rsi la chirurgia di guerra e non meno sui r isultati consegnati nelle s tatistiche d ellt> guen e anteriori 11. ·1 uell'epoca. E tn.le convi nzio11,• ri corclo av<'re t•spressa, non nw no. quando nel congresso di )[osca nel l8lJ7 gli esi m i colleghi colomwllo medico Honomo e colonnello medico Rho ave~·ano presentata una pre!;n•ole me moria di esperime nti fatti sui cani in questo stesso i~t itu to di Roma, d educendone la con\·in1.ione ch e la la.p11rotomia s'imponesse nelle ferite pe11etran ti dd lo addome anche nulla chirur gia di guerra. E la e;;pr-rien7.a di tutte le ~nen o ,;ucl'essive non ha fat.to che rnfferm nrm i 11111.g~iormente in questa upinione e M i;o uo la prova più eloque nt e le statistich e che il prof. T ricomi ha. r iportato come nota nella sua relazione, le quali tutte stanno a dimo,:trn.rP come la morta lita con l'in terven to operat ivo s ia enorm e, del 75 % in n1Pdia, ll)entre q1101la. 1h1ta tlal no n intervento si ap;gira, in medin, !<lii 55 % d i guariti. Ed è na tural n iuqnantochè IP condizion i m·lle qua.li si opera in guerra in g"nere sono ben divers,1 da quelle n elle qn:di s i opera in una clinira orl in nn ospodale in tempo d i pace : come pure sono diYerse le condizione degli o p,·randi. Altro è l'operare tranq u illamente con l',1i uto di a Hsistenti p1·ovetti 1,ffiatati con l'operante, di abi li inl'er mi,·t·i, \'OD una buona l uce, con un ri cco mat<'riale cbir urgi,·o a disposizio11e, con tutta calma e 1-icur,·zza clon1tn e l'operar.-, inve<'e, con p<'r sonale, sow ut i non suf1\r.i1·ntementP an cora allooato :i.Ile gruntli operazi0ni e rnrissimamente a ffhtato <'On l'opl·ri;,n te, con nwzzi t alorn insufficienti e magari mentrl' t uona. il cannon e e scoppiano attorno obici e granate, ,come è successo an cori\ recentemente nella n o'\tra campagi111 di L ib ia; a ltro è op c rnre individui che si trovano re l11tiva1nente in buone condizioni, por t11 ti su l tn~olo opera.torio poco dopo l'accidente chC' li colpi, e l'operare iU\'Cl'e individui sfiniti dalla fat ica, nrsi dal calore o g e lati rlnl frr•ddo; a lt ro è l'oporaro due o t r e ammala ti al massimo
CO~GRESSI
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al giorno e l'operare in vPce giornate in t,iere, senza l"iposo, sapendo che CP.ntinnia di pazienti attendono con Rns ia l'opera. nostra :; come ben altro è curare gli operati ed i feriti in sale bene ae reftte, s pRziose, b,olate Pd il ciov1:,rli t en ere, i11vecP, dopo un'operazione cosi grave su letti improvvisati, magari su giacigli, accatastRti l'uno sull'altro alla rinfusa, io l ocali m a.le adtttti. t a lora forse anche non ancora sufficientemente disinf't:ttati, esposti persino alle intemperie, sottoposti, certamente, a disagi e privazioni. I risu ltati sono perciò s ovente ben diversi da quelli c he si ottl'n gono nelle cliniche ed il chirurgo civilo andrebbe in guerra R<'ggetto a molte delus ioni se n on modificasse il suo operRto a seconda del le esigen:.1r. :'iè si creda che qnp,;te conJizioni speciali sicno dovut~, o a manc:,nza. di prev id~·11:-,a nella organizzazione sanitaria, o a Jesineria di chi presiede alla mnministmzione del In, guerra: sono contingenze che derivnno diii la nec1·s~ità delle cose, dnlle difficoltà logistic he d'ogni ~tlnere che di~µ;rnziatnmente impediscono l'd impediranno sem pre che il servizio sanitario in una guerra, specialmente iu una del!,· grandi guene che si 1·ombatto110 oggidì, sia RSsicumto a s ufnciem:n. N,· porterò il più mod!'st o deµ; li Psempi: nel riorga11iun1"e r eceut1•mente gli ospedaletti ed o.:' pedali d~ campo vo lli ass i('urare un lettuccio almeno a i f'HiLi pit\ grnvi, proponendone soltanto una decina per gli ospechletti da 50 e n1111 ventiua per quelli da 100 : ospedali che, all'atto pratico, vengono sempre a raccogliere 100 o 200 ammn1ati a lmeno. Ebbene mi s i è r isposto che per le esigenze di trasporto dò non era possibile perch è, per gli o~pedali da 60 letti, ciò avrebbe p or tato la necessiti, di un mulo di più e per quelli da 100 avrebbi. gravato troppo sul carreggio e ciò, moltipli· ca to pel numero d ogE ospedali stessi, porterebbe la n cc<·~si tà. di un cont ingento maggiore dei m ezzi di trasporto che a l momento attuale è impossibile concedt•re. Ed a ques to proposito aggiungerò che la questione del trnsporto di queste u nità sanitarie ha a.oche un'importanza g randi~sima rispetto all'i ntervento operativo nelle fe rite penetranti dello addome, poic hé sarebbe follia l'immaginare che tali feriti potc!;sero essere operati snl cnmpo di battaglia, lii dove essi caddero: è da proscriversi, non meno. in modo assoluto cl11· essi sieno op<>rati nelle sezioni di sanitìt che vengono portato fin presso al luogo d i coml,attimen lo, perchè in quella ressa di lavoro, in quel bisogno di soccorso e prontamente di tanti foriti, per alcuni dei qmlli l'opern sollecita del ch i r u1·go p uò sign ificare salvezza. della v ita o, per lo meno, cess11zione d i inaudite sofferenze, il dedicare ad un solo ammalato, un'ora almeno dell'attività di tutti g li nfliciali medici della sezione stessa, sarf'Lbe opera, 03e rei dire, irrazionale e forse anche disumana. Per operare i foriti dell'ailclome con l a laparotom ia occorre dunque poterli ricoverare negli ospedali da campo, i qual i ce1tillnente non potrnnno al'l'ivare o rH lo rneno non pot ranno impiantarsi in prc~simiti, dei r ampi lli b11ttaglia, se non quak h e ora dopo l 'inizio del combattimento. Orbene, lR stessa princi pessa Dietroitz, la quale vantò ,lei buoni r isullati pn le lapa rotomie primitive nella guerra rnsso giapponeRe, pe1·el,è operava in u n va gone trasformato i n sala operatoria e cc,nvc·nien r1·me11te a n edat~, diede come t~rminP massimo per l'intervento prima rio un periodo di tre ore dopo la ferita. Noi sappiRmo infatt i come s'in fetti prontamen te la cavit/\ p eritoneale e come gi:', dopo~ o 10 ore si banno dei fenomeni cli peii tonite. I nfine a tutte queste consi,ler az ioni si dcve aggiu ngere quella incrente al tm:aporto ùei feriti stessi.
F>O
COXGftP.SSI
É ormai assioma. di cl1 irurgia di guerra che possibilmente si <lebbano sotto· p orre quanto meno è possibi le i feriti dell'addome a trasporto a distanzJt, ma il p ii, d,-]le volte que,t.i. mss:<ima p,Lt i;;ce, n ocess11riement,e, delle ecci>z;ioni e il trasporto fat to n on infrequente men te per ~t ratle disagiat e riesce ancora più ,\ann oso ai poveri feriti e li poue in condizioni non opera bili. Io ste:;so a Doma, n ella penultimn. battaglia che si S\·olse su quelle alture, alla qn11le p, tei a<;si~te re, per cosi dirP, dal sno inizio al suo t ermine, vidi, dopo a lcune ore, trasport'lto un 1".!r ito dell'addome 11.d uno degli ospedali di DJ rna in condizioni tali che me11tre per la ferita avrel>be certamente ric h ie~to un ioter· vE>nlo .d'11rgen1.a perchè vi er11. fuoriuscite. d'epir,loon e dai due fori della fer;t , em1u111 \·a di già odore fecale, lo sh.. to d; shoch profondo n el qua le era cadnt.o face\'tt temere quasi certameute mortale l'atto opemtiv0. Egli aveva ,lovuto esi::ere tra-=;port;1to per qtrntlro ori· su b11 rella per strade n,~sni disa.giate, dal sommo della mont11gnu sulla qua le per ragi oni tattid1e non era stato 1·epl1tato coo\·e niente impi1rnt11re un ospedale d11 cnmpo. È per tuttt· queste r ngioni che io ho creduto mio dovere Ji indicare in forma es,siomntica si miei ufliciali medici dipendenti, nelle norme che a loro dettai primn ancora rhe s' ini1.iasso l:i campagna della Libia, la con,lotta ch'essi aYrebbHo d on1to tc·nere in cnso di ferita penetrnnte dello 11,,hlome, io questi termini, che mi onoro d i leggere nll'assembk•a: Ricord:i111lo "clie nelle ferit" cavitarie e specialmente del l'lldd'ome, l'astensione h a dato ri ~ultati ben più fnvore\·oli che non l' in terven to operativo, questo dovrà essere praticatv sol tanto in "in, tutt'afl'atro eccezionnl<·, qtrnodo lo imponga, io modo a,;soluto, la natura o gra, ità ,!ella lesione o lo pernwttiu10 le condiz ioni di ricovero ; « che i l traspol'to tli tali feriti a dist11n1.a dovri essere assolut11meote condannato~ . E come si ve.le, ciò dicendo, io ho previsto quei casi speciali, nei quali soltanto I interve11to opcrati,·o può salvare il ferito, come per emonl\gia grnve o per lesioni gra\·iqsime nppai:iscenti, ed ho voluto la~ciare ai miei stessi unìciali una in1<·lligente libertit di criterio e di decisione a dilh>renzn. di quanto fi>ce il rapo del seHizio sanitario giapponese generale medico lfaga, il quale proibi, sen~·altro, in 1uotlo assol uto, qualunque intervento operativo nel le feri te pene• trnuti addominal i. E ciò vaaa a. conforto di quanto ha esposto il capitano medico Caccia. lJc\'o però a~giungHe che le sue obiezioni in ri g-uanlo al proiettile d i piombo n on incamiciato e d i grnsso calibro per coonestare l'intervento operativo per la maggior gravit,'t delle 1f.sioni, non )iul n,·en• grande rnlore, JJer chò gi:'L nelle guerr'3 nnleriori all'uiìo del piccolo proi1·ttile inuu11icio.to1 si cons tato la mortnliti1 molto magu;iore nei cnsi d' i ntervPnl o oper,1 t i vo per le fi>rite penetranti dell'addornr, anzicbè p<,r 1'11ste11,;io 1,e, Tadd,,i. - Si u<socia rompletamente alle cou<·lusioni del r,~lntore prof. Tri· comi o del gen~nile F,·rrero, conclusioni g ià esposte nel suo lavoro sulle ferite prodotte dai nhide rni fuc-ili ola guerre. e b11sate :sµccialmente ,ml le statisticho ott enute da ottimi ch irurgl1i india guena nnglo-boera, i quali tutti bnnno tleci~o p••r l'ast ensioHe d,·lle ftrite penetrnnti dell'addome in ;!Uerrn. Al prof. Parlavecchio de \'e f'Are os;:ervare rhe la questione della caduta d~i lacci, coi qun li '-i è lel-('at > l' intl'st.i 110 o ttn cnnn le esnct.ore è 01·m11i r isoluta nel S<'nso dw il lnN·i() r.ade sempre nel cnnnle, Il Uurri e In i-u a scuoi!\ hanno di mo,;trato que;to por l'intestino, l'uret,' re, il coledoco, l'ovidotto ecc.
CONGRE~SI
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Dalle mie esperienze è r isultato che anche il laccio cade se si lega l'uretere separato dal ren P. É certo, e non dubbio, come dice il Parlavecchio, qu indi che come hanno di mostrato le r icerche del Por ta e cli altri lo s t esso ri -,ultato deve otteners i Jegautlo l'antro pilorico. Matlofi. Espone gli ottimi r isultati ot tenuti su 1:20 cas i di chinngia gastrica. Fanno altre importanti comunicazioni relative alla chirurg ia gnstrica i professori Tusini, Cecchere lli, Bnstianelli Ralfaela, Ma riani Carlo, Parlave::chio e Biondi. Clemen'i. - Yorrebbe rovesciare completamente la formola del generale F c1·rero, e cioè d i regola l'intervento e per eccezione l'astens ione nelle ferite nddomin ~li. Ceci. - Cretle che il pruf. Clementi e il generale Ferrero non siano aifatto in disa ccordo. Il F errero tlice che sconsiglia l'interven to quan do qLH·sto, come f'ncilmente succede in guerra, non presenta gannzie nè per n rubit,ntE', nè per cure che debbono avere gli operati. Del resto il g enerale Ferrere, dopo :i.vere vietate le laparotomie, aggiunge che si rimett e ad ogni modo n l chirurgo curante quando per caso questi s i trovi nelle condizioni fa,·o revoli per potere operare con qualche sicurezza. Non c' è dubbio: l'intorveoziooismo ad o~ni costo, amme:>so per la pratica ci,·ile nelle ferite nd<lominali n ou s i può trasportare a.Ila chirurgia di gt1erra dove è eccezionale l 'esistenza delle condizioni fa,·orevoli per una ~rave operazione 11<ldominale. T1·icomi. - La. nostra esperienza sul l'astens ione n elle ferite d'arma da fuoro dell'aclclome deriva dal:e statistiche delle ultime guerre : ciao-giapponese, del Transvaal, da quella russo-giapponese, itnlo-turca ecc. Si trae il precetto seguente: L a astensione deve essere la. regola perchè il ferito viene po r tato nll'ospedale da campo inevitabilmente dopo nn tempo quasi sem pre troppo lun ~o per ,•ssere ope· rato e spesso con i primi sintomi di peritonite, perchè in guerra f'aimo difetto le buone condizioni d'ambiente, i mezzi per la sterilizzazione e la necessaria. calma. R ig ua r do a l i' esclusione tlel piloro con un laccio circolare osserva che l'ar,_:omen to è stato ~ia s tu,liato e da molti anni or sono sia sperimentalme nte e sia clin icamentE'. Il processo di gastro·enterostom in. alla R uggi n on può accettarsi come r egola, perchè adottandolo sistematicamente s i prol11111{hnebbe l'atto opernti,·o aggrnvando l'esito. La gastro•enteros tom ia amplia i! sull'ieiente. lnvecEJ il processo Ruµ-g i lo crede ottimo nello stomaco a dessidra con sten osi pilorica. A propcs ito del!a tubercolosi gastrica ha detto nella ~ua r e lazione che crede utile associare la r est'zione cou la gR.~troenterostomia, qualunque s ia. la sede della ulcerA. Sulla quf'stione se nella cura rlell'ukero. semplice si d.,bha preferire la soln. resezione o la sola gn-stro-enterostomia cr ede che la r esezione, quontunque sia un'opPrazione fisiologica, pure deve essere limitata a i cnc;i di ulcera ('O.llosa ed 11, quelli in cui si sospetti fortemente lo. degener~zione in carcinoma. La re~ezione uon pnò accettarsi n egli a.Itri casi perchi! non cura il proce:<:,;o, per la moltE>plicitli d elle ulce r i, pcr chè è più grave e non è sempre di facile esecuzione.
CO~GRE:-Sl
La cauterizzazione, la gi1strorrafìa, ln legatura dt:i vasi, la resezione dell'u lcera pe1· la cura della gastro rrag ia gravo sono di ditlìcilo eSe<"uzione e non sono apvlicabili in tutti i ~asi ; rapprcseutano atti operativi pericoksi. Sono di a v viso c he n elle gustrorragie gravi non iai debba int ervenire du r an te l'emorl"llgiu, ma appena le condizioni del malato lo permettano senza aspettare uua a ltra emorragil\ eJ allorn il migliore in tervento è In gastroent erostomia .
•• • Esauriti ,:o;.i i due temi di re lazione seguono molte importanti comunicazioni che u o n si c rede oppo1 t uno di r ia ,1;umer.-1 porchi! si oltrepa5serebbero i l imiti im}JO~ti dHl uostro giornale. Ci si limi t erà per conseguenia alle comunica zioni dei soli ufficiali medici. 'ri:1tr,1le rolannPllo Perassi. L f (ormazioni em i arie caHsa fe da smagliature veriln11eali. - È quas i sempre possibile distingue,·~ clini ca111eute le ernie con sacco preformato rl11 quel le cou sacco :u·q II isi lo. Oggigiorno n elle regioni ing uinali, si riscont.rnno nllro furmazio11 i erni:uie, recidi1·e di ernie sottoposte a cura radicale. Queste redJi ,·e va nno dal setupli,·e lapn rocele post OpP,1ativo, t:ino allo s ven· tn1mento. '.'lelle formnz·oni erniarie recidiva te, di grado intermedio. d i sol ito si not.a che non sono a decorso obliqtto e i Yiscni sono c.;11tenuti entro un Sllcco n t:oformnto, n o n elast ico, e pri,·o di colletto: manca110 cioc le coudii.io11i princirJa li favorevoli nllo sviluppo Jegli strozzamenti n11 ia r i. t-i dircLhero pe1·ciò eru ic n~tl'nuate. Le recidive si 11trribui::1cono ad errori di teeoica opera tiva, ma si :ammette pure la couca.us11, n ella pree,isle1na di urnlfonuaziuni anatomiche della par,lle addoininale. Si r itiene pure che vi concornwno gli esiti di Hogosi suppurative, capa ci di deter minare smaglio.ture nella m eml,rnua peritoneale E mia opiniune rbe gli sf:ìlinimeuti peritoneali po~t-o perativi, non immediati, co11seguano spes,c v0lte al In flogos i a lento decorso. Bas ta ricordar e che nella r egio ne ingui u alo il semi11imn morbi può rimanere i11dov11.to nelle g hiandole li n· fatiche r cgiomdi. Inoltre l'osservazio 11e clinica fa constatare svilu ppo di tlrnie consecutive o cou;;i,.,ten li ,~ prcgres!'le aden iti ingui nrdi o crurali. E ' specia.liuente nelle ernie crur,di che si b imlotti ad ,im111eUere come ele111eu t.o ca usale prim ith1 0 , un p.-o~esso di tfogo3i a len to decor so, s\"olwsi ali' in terno, n ell'omento, où allo esterno negli orgn.ni g hiandolari contigui. Una omento-sierosite ci rcoscriLla sembra s i dcbLa consiùentse quale momento eiivlogico in iziale dt lle ernie epigastriche, poichè esse sono eonsuetame nte a con. tenuto omenln.le, co11 aùereuze al :;11cro. 1Ju:ile importanza può avere quest,a tra t tuzione sulla dinguosi et iologica di una pani•·olare <"ab·goria di formazioni e rniarie? Giova 11011 solo per la progn<>si, ma anche por proporzionare le cure operative in rapporto alltt ,·er11 natnrA. dellt- avvenute allcrnzioni auntomo-patolog id1e S,,conùo il mio parere ,11u-,·bl,e Ja r iserv1usi . por deter minati casi, 111 ripetizione d,Jlla cura chirnrgici\ nelle formazioni e1 11 iarie rccidi,·nte, comprese nelle sottol> Jwcie di lnpinoceli inguinali po~t-011erativi. Cosi l' intcn-cuto chirurgico nelle ernie crurali di piccolo ,·olume può e5sere S<.:lllpli licnLo.
CONGRESSI
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Faccio in fine la proposta che da uno specchio numerico, suddiviso per provincie, risulti quanti operati di ernia e guariti radicalmente venga no ogni ann o incorporati nell'esercito e nell'armata, e ciò per mettere in evidenza una delle mol te bentimenmze della c hirurgia itali1rna. Capitan-0 Be-vacqua. -
A p1·011osilo di una l'arn (onna d i pseudo ele(antiasi
dell'arto fa(eri ore sinistro i1~ un m ·abo. - Ho avuto occasione di osservare a Tdpoli una forma di pseudo-elefantiasi iu un arabo, importante dal IJUoto di vista etiologico ed anatomico. Si tratta di un infermo che Vénti anni p 1ima, in seguito ad una pestatura al piede sinistro, questo si tumefece enormemente, diventò dolente e da quel g iorno uon è più guarito. Un anno fa vide anche la gamba dello stesso lato gonfiarsi, dopo alcuni giorni si ulcerò in vari punt:. All'~same l 'arto inferior e sinistro s i presenta enormemente tumefatto, specie in corrispon denza del piede e d~lla gamba L a pelle è cosparsa di noduli d i varia grnndezza che sul dor::o delle dita del piede sono conf:lucnti. L'esame l,atterioscopico del materiale preso da i noduli fa notare, oltre a dei germi bamdi, un buci llo identico al fus iforme d i Vinceut, ed uno spirillo sim ile o.I perf'unyen:;. Lo stesso reper to ha dato l'esame del pus e dell'essudato riscontrato nel connetti vo sottocutaneo ùella garuba. L'esame istologico dei nodnli h a dimostrato trattarsi di un granuloma a ssai simile a quello della tul.,ercolosi, lep1·a1 ecc.; però non s i sono riscontrate chiazze necrotiche e caseose. La ricerca del bacil lo della lepra, della tubercolosi, della spirochete pallida, fu negativa. Il caso è interessante perchè l'etiologia f'l1.~o-spirilhre da pochi anni ha occu· pato il campo della patologia, tanto più che la lesione nnatomica accennnta è uua vera rarità in rapporto agli agenti che la detenninnrono. Terminate co"i le discussioni sopra i vari temi l'asseml,lea delibera: 1° che la pn,ssima riunione della Società itnliRn!\ di chi rurgia. avverrà !'11.nno prossimo a Catania e terminer;\ con una gi t a dei congressisti io Tripolitnn ia; 2 ' la riun ione nell'anno prossimo co:ue in tutti quelli avvenire a vn\ luogo il terzo lunedì di ottobre. I temi proposti da discutere nella riunione del 1!)18 sono i seguenti : 1° chirurgia delle affezion i endocrriniche; 2<> Plastiche e trr,pil\ nti. F rr,IPP<> CACCIA
capita110 m edico
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CONrnltENrn SCIENTlfI CH~ DEGLI O~PEDALI MIUTARI SOMMARIO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI
1
(DA I PROCESSI \"ERBAl.l PERVENUTI ALL 1SPETTt •RATO Dl S ANITÀ )II LITARE DAI, 1° AL 28 FEBBRAIO 1913).
BàRI (gennaio). -
Capitano medico MARIO Pi::NNETTA. R iferisce la storia clinica di un sold!l.to dell'll" compaguia d i sanità, g iunto e.l corpo il 31 dicembre u. s., nvendo ritardato la sua presentazione, perchè affetto da tonsillite. La sera del 1° g cnn:1.io fu colto da intensi dolori addomi nali, che cessarono colla somministrazione di l!lUdano e di un purgante nl mattino successivo. Sino 111 6 gennaio prestò regol011·e servizio, mn. in detto giorno, verso sera, fu colto da febbre alta, non 1t()C0111'{lagoata da a lcun disturbo; ricoverato a ll'o!<pedale, l a febbre cadde il di seguente per crisi e l'informo per no,e giorni non accusò alcun sintoma Al decimo g iorno fu colto novamente da febbre, associata a dolori accessionl\li e intensi alla regione epigastrica, vomito e dianea. I detti disturbi aumentarono g iorno per giorno, con notevole decadimento d elle condizioni generali dell'infern10, tan to che si dovette r icorrere giornalmente all'alimentazione rettale. a prolungati bag11i caldi e ad iniezioni di morfina. .All'esame obbiettivo del tornce non si rilevò che un lieve cambiamento di suono nello i,p:<zio di Trn.ube, s iutoma che scomparve dopo JJoc hi g iorni. A_lln palpazione dell'addome si risvegliava in corrispondenza dell'epigastrio dolore, che s i esteudevn. egualmente a destrn, a sinistra e in b&sso, senza però oltrepassare la cicatrice omb<lll icr,le: posteriormente la dolorabilith. si provocnva lateralmeu te alle prime vertebre lomlmri. L'esplornzione di tutti gli a ltri organi addominali è tinscitil nogat iva e nulla s i è riscontrl\to a carico degli altri apparecc hi. Passando alla di,1~uosi, l'O . comincia dall'eqpone le rngioni cliniche, per le q11:.li bi!"og na escludere la po~sibilith di unR malattia ge11erale, che dia d isturbi locali (~pecialmente i l tifo e l'infezione melitense). Parla poi della possibilità di uua localizzazione vertebrale, di un'ulcera duodenale, d i llllfl enteralgia, mettendo in ril ievo le ragioni per le quali debbono, escludersi tali ,,lfezioni; rileva pure le poche probRbilitlt per l'esistenza di un asce~so epatico, o sotto· frenico, o di una paur.reatite, e concluie coll'ammettere l'esistenza di un fo. colnio infìa mnmrorio, probabilmente suppurativo, localizzato nella metà superiore d ell'addome: ma l1t sintomntologia nor. permette d'i ndicare alcun organo, come sede del focolaio infiammatorio.
CONFlì:RENZE SCIE);'TIFICHB DEGLI OSl'EDAU )IlLI'l'ARI
15f>
CASERTA (febbraio). - Tenent.e medico di complemento CI.EMEN'fF. SAN1'IL.t.O. Comunica la s toria clinica d.i un carabiniere l'icove1·ato all'ospedale nel luglio 1912 per cefalea continua, lievi disturbi gastrici, dolori alle ginocchia ed in seguito disturbi della deambulazione· essendosi allora sospettato un'infezione sifilitica fu sottoposto alla cura specifica , dulia quale ottenne notevole giovamen to, tanto da poter essere dim es~o in buone condizioni nell'ottobre surcessivo. li 25 gennaio u. s. entrò nuovamente all'ospedale, accusando cefalea intensa frontale, dolore diffuso all11, guanc ia destra, ipo(stesia alla muc.osa boccale dello stesso lato, vomito mattutino, perdita della memoria,diminuzione del vis us, dolori lancinanti alle ginocchia ed ai polpacci , con diffi coltà nella de11,mbulaziooe. L'esame obbiettivo foce ri levare al la regione la tero cer,·icale la presenza di glandolette spostabili, indolenti; i ri Hessi iridei, cremastorico e addominale consenati, i rotuli quasi aboliti. All'esa.me dell'occhio si ri"contrò papilla da stasi con vasi dili\tati e tortuosi ed emorragia puntiforme lungo i vasi, con opacamento centralu alla parte poste riore del cristalliuo a sinistnL La deambulazio ne si compie m oven do le ga mbe lentamente, qu as i strisciando le pnnto dei piedi ed avendo bisogno di appoggio pe r conservare la stazione eretta. \' enendo a formu lare la diagno~i, l'O. esclude hnzitutto la paralisi progre~siva, perchè nei parali tici l'andatura è incerta, atassira. spas tica, molto differente da que lla r he presenta l'infermo i11 esame: q uelli inoltre pres entano d i,;uguaglianz:i pupillare e lentezza, se non rigidità, n el ritles so irirleo t1 di più banno perturbamenti psichici fino alla completa dem enza, meutre il soggetto attuale è cosciente ed equilibrato. No11 può trattarsi ne mmeno di tabe dorsale, poiché iu questa malattia le crisi dello s tomaco consistono iu violenti dolori all'e pigastrio, con vomito incoercibile, men tre l'infermo ha solo de i rigurgiti: i t1ibetici per contro hanno ri g idità pupillare con mio:;i pu n tiforme, e ca mminano lanciando le gamb!! cc• n violen:;rn, d i varicandole. battendo for te i talloni e quasi aiutandosi con movimenti disordinati de lle mani. L'O. esclude ancore. un interessamento ce rE'bolh\l'e por la mancnn,:e. dell'andatura vacillante ed incoorrlinsta. ma amme t te iuvece l'esistenza di un neoplasma cerebrale per i sintomi di aumentata press ione endocr anica, cioè papilla da s:ta~i, cefalgia tenace, vomito, lieve sopore. e per il dol ore frontnl f' e pt'r i disturbi della s,·nsi bili tà dc-Ila gunncia e mu cosa boemi <' destra localizza lii neofonnazione alla bnse in vicinanza del trigemino. g iacchè d,•tto nervo se mbra subir,• l'azion e compressiva. R it iene inoltre cht> lll neofonuaz ionesin di natur11.lu11ticn, ginccbè s:ono i granulom; s ifilitici, quelli c he ordinariam t>nte si localizzano alla base del cervf'llo, e percbè il trattamento specifico dei primi nu·si col con secutivo n otevole miglioramento od il decorso coi s uoi perioìi di aggrn.vam,' nto e di sostn fanno pt·usare a lle neoformazioni sifi lilic he tn1. inriP, chP tPndono period icamente a riassorbirs i od Il palPsarsi : d'altra parte si possono esclu1lere le neof'vrmazioni di altra naturn e mS1ligne, ~incchè in otto ml'si il male nvrebbe g ià risoluto il suo ciclo o per lo meno l'infermo snrr bbe già in preda n cRcliessia cancerigna, mentre è poss:ibile cbe una sifilide a cqni~ita ed es trius,,c,.tasi subdolamente, o una sifilide ci·editnria abbia indotto la mitnift.stazione in parola in quel n euresse debil itato dalla dis posizione en-ditf,ria m•rvosR. L'O. conclude formulantlo una progno.~i ri,;ervata e proponendo una c ura a prefen·nza iodica.
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COYFEflt::Xz~; SCIE~TlFI CBE DEGLI OSPEOAU MILITARl
KO V ARA (febbrnio). - Tenente colonnello med ico ENRICO SANDRETTl. Rife1·isce sopra un cas0 di meningite osservato nul riparto di medicina, da lui diretta. Dopo avere esposto minutamente i sintomi clinici pa tognomonici r iscontrati (fra cui anisocoria, ri gidità della nuca, delirio, paresi arto super iore sinistro, ccc.), l'O. fa rilevue la grande importanza che deve essere data e.I sintoma cefalea terebrante. quando fanno completamente difetto gli altri sintomi. Col metodo dei ri1·ulsi\'i, derivativi ed antisettici si ebbe ris ultato di gunrigione: si ebbe soltanto come postumo una leg~era ptosi nlla palpebra superiore siuistr11.
11orimenti arrnrnti nel Coq10 ~aniiario o noi Personale Farmareutiro (Il.d ia .11,11•11,a ~· alla 9• dr·I Uolfrllfoo ,,f/iri<l/r d el/,· 11omi11n
Ufficiali in servizio &ttlvo permanente.
R. de~nto 9 gennaio 1!)13 s~:1.1co11:;1 cav. Ca1·fo, colonnello medico diretto re sanità III corpo armata. Collocato i n posizione ausi liaria, per ragione di età, dal 13 gennaio lUIB. GA ETA cav. Antonio, magiziore medico r eclusorio militare. Id. id. id. id., dal 7 id. H. decreto 2:1 gennaio 1913. D'A:-1GELASTu:-111 cav. Ettore, colo11nello
me,lico di rettore o;;pedale Ancona. 1'iom in11.to d irettore ~nnità militare Ill corpo arnrn1a. PM.i;sAc<·o Cn \·. Pn.w1ualP, terwute colonn•·llo menico direttori' ospedale Perugia. - Pro111osso colonn ello medico e nomiuato direttor e ospedale Ani:ona. D Pc r eto 111i11isfrriafe :?G uemwio 1913.
Lo st.ipcndio annuo dei maggiori 1rn·dici. inscritti nel1'a1111uario111ifilareeon auzianit:, :!:.! dicembre 1!)07 e 1° gennaio WU8, è portato a lire 6600 dal 1° gen· naio 1!11:l
L o stipennio annno ,lei capitnni medici, inscritti nell'annuario militare ron anzianit,\ 2:! dicembre 1:107 e 1° gennaio 1008, è portato a lire -!400 dal 1° genna io 1Ul3.
?tfOVl?,fEN'l'l AVVE~OTI NEL CORP{) :-;ANll' . E NEL PER$. FARlUCEUTlCO
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Dete-rminaziO'l'le ministe-riale 30 gennaio 1913. ZICPPOSI NapoleQne., tenente mPdico 66 fanteria. Trasferito 86 fanteria. T&o&scm Giacomo, id. 1!l id. - Id. infermeria pres idiaria Monteleone. FERRANO! Romilio, id. ospedale Bari. - ld. ospeclnle ).filano.
B. decreto 26 gennai? 1913.
MAUGERI cav. France_çco, tenente colonnello medico d irettore os pedale Ravenna_ - Collocato in posizione ausiliaria, p!lr ragione di età, dal 2 febbraio 1918. RE cav. Giuseppe, id. scuola guerra. - Id. id .. id. id., dal 15 id. P1zzocOLO Ognibme Paolo, capitano medico in aspetta tiva per infermità. te mporanee dipendenti da cause di servizio, per sei mesi. (H.. decreto, 16 giugno 1912). - L'aspettativa di cui contro è prornga ta. P1zzoco1.o Ogrtibene Paolo, id . in aspettativa, a Ro!lla. Richiamato in servizio dal 19 dicembre 1912 e dC'stinato ospedale Perniria.
Determinazione ministeriale (; f ebbraio 191:3. D'ALOJA Gi01:an11i, capitano medico 69 fanteria. - T·~as ferito ospedale N npoli. Rrcc1 S e·1'afì110, id. 69 id. (comandato os pe<fale Napo li). - Id. id. Roma, cessando di essere comandato come sopra. B1111 ca v. G'uido, id. 60 id. (id. scuola applicaziooe sanità mili tare). - Id. 69 fanteria, continuando comandato comi' sopra. MAzzocoNE Camillo, tenente medico 4 alpini. -- Id. 11 bors nglieri. DE CARtS Agostino, id. 4l fant,wia, - [d. ospedale Livorno. CERVELLO Ugo, id ospedale Palermo - )JAc111 Sebastiano, id. id. Palermo. Trasferiti d'autorità nel R. corpo di truppe colonia li dell'Erit rea. Hanno preso imbarco R Napol i il 22 g ennaio 1913.
R. d ecreto 26 gennaio 1918. Ettore, tenente colonnello medico direttore os pedale Udine. Coll..,cato in posizione a11silia1 ia, per ragione di et à, dal 27 febbraio 1Vl3.
STEl'FENONI cav.
Determinazione mfa'isleriale 13 f ebbraio 1Ul3. Su u,10TT1 cav. Efisio, magg iore medico oSpt>dale 'l'orino. -
Tras ferito sc•.10la guerra. PIAZZA Beniamino, capit11no medico 8 bersaglieri. Id. 6 fa11teria. TAM Guglielmo, id. 2 genio. Id. 6 genio. G10RDANO Giuseppe, id. 6 fanteria (comandato ospeda le NnpoliJ. - Id. os pedale Palermo, contin uando comandato come sopra. Ilo~IANO Nicola, tenente medico ospedale Milano (a disposizione Ministero interni ). - Cessa di essere a disposizione come sopra. dal 6 fobbrnio 1913.
158
Y OVIME!\TI AVVENUTI :SEL CORPO SA!\IT, E NEL PERS. F ARMACE UTICO
R ossi Ferruccio, tenente medico reggim1•nto Savoia cavaller ia. battagl ione aviatori. M A~CO~ l M ,chele. id. 81 fanteria . Tras ferit o 3 bersaglieri.
Comandato
R . <kcreto 6 febbra io 1918. NoCE L.Lr cav. Domenico
Gi?tsepp •, maggiore nwd:co in asp ettativa per iufermità temporanee dipen d;,nti da. cause di servizio per sei mesi . (R. decreto 20 giugno l 9l2) - L'aspettativa d i cui sopra e prorogata. R. decl'eto 9 febbraio 1913.
Camillo. tenente colon nello medico osp<'dnle succursale Parma. - Nominato direttore os pedale principRle Ravenn a VA C'CARO N a tale, tenente medico ospe,lale Messina. Collocato in a:=:pettativa per motivi s peciali pe r un anno.
Ru1N 1 cnv.
il. decr eto 1G { t·bbraio 1913. C..irm elo, t e n ente medico 2 ii.lpini. - D ispen sato, -per sua doman da, dal serv1z10 permanente ; inscr itto col suo grado e con la s ua anziani t à n ei ruoli tlegli ufficiali medici di cornpl,•meuto (dis tre tt.o Firenzeì, eri assegnato direzione sanità. ,·ru corpo nrmata.
FER RO
Delen,ti11azione ministeriale 20 f ebbraio 1913. VA 1,i,::,;·1·E Gioachino,
niti1 mil itnre. D o:<1AIIEO
t e o,·nte medico 1° nlpini (coman,111.to scuola applicazione s a·
Tr:u,ferito 3 alpiHi <'O ntiuu:rndo coman dato come sopra.
Vittorio, id . 25 f;interia. -
Id. ospedale Bari.
Farmacis ti mUltarl effettivi. il. decreto 24 ottobre 1H12.
JJeniard o, chimico farmacista ispettore, farmac ia centrale mili· t.11.re. - Collocato a r iposo, 11er rag ione di etù, con decorrenza dal 10 settem· bre 1912 e no111inato ufliziale ne ll'Ordine della Corooa d'Italia. BR1mo c,w. C:iot·mmi, id. id. diretto re, id. id. - Id. id., id. id, dal 4 settembre 19111 e nominato ('avaliere n(·ll'Online de i SS . .Mauriz io e Lazzaro. LA R crro:-;oA cav. Jtaflriele, farmacista capo d i 1• classe, ospedale Cav11. dei Tirreni (Salerno). - Id. id., id. id., dal 18 settembre U/12 e nomin ato cavaliere n<'ll'Ordine dei SS )!anrizio e L11zz11.ro. Russo cav. Rurico, id. id. l ", id . Napoli. - I d. id ., id. id., dal 12 settembre 1912 o n orninato ca\·aliere nell'Or<line dei SS· Mnurizio e Lazzaro. ÀNT0 1.,1~0 ca\".
))
MOVIMENTI AVVE1'U'TI NEL CORPO SA NIT. F. NEL PERS. FARMAOEUTIOU
15\:J
On),
tl'fdclall ln poalztone di servblo auantarlo. Dec1·eto rniniste?"iale 10 febbrnio 1913.
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Cocou cav. Vincenzo, maggiore medico distretto Barletta. in se1·v1z10 ospedale Roma. - 0ROTT1 cav. Carlo, id. id. Milano, id. id. Mil11no. - L'assegno complessivo annuo è portato a lire 5500 dal 1° febbl'aio 1913.
tl'fflclall 41 riserva. R. decreto 23 gennaio 1913. Ambrogio, capitano medico d istretto Milauo - Trasferito col suo grado e con la sua anziani tà nel ruolo degli ufficiali medici di mil izi ri territosiale, a sua doman da, ed n.s~egnato effettivo per mobi litazione alla direzione sani tà 11I corpo armata.
8ANCA8SAN1
R. clecreto 30 9ennaio 1913. I seguenti. ufficiali di riserva. i,ono promossi al grn,Jo superiore Maggiori medici promoss i tenenti colonnelli medici: CANTARAi-o ca·v. Costantino, distretto Gaeta. - G1ANOLA cav. Antonio, id. Vicenza. - R osso cnv. 01'esle, id. Mondovì. - NALWONI cuv. Antonio, id. Siena. - 0 F.LL'0LIO cav. Gio. Battista, jd, lleirgio Calabria.. - MExo,:--1 cav. Giuseppe, id. Bologna. - FASCIA cav. Giuseppe, id. Foggia. Tenenti medici promossi capitani m ed ici: PmACNO Giuseppe, distretto Cefaltì. D'J<'LrA Gaetano, id. Nola. - LOMBARDI Ghtseppe, id. Nnpoli - DAmAKI Girolamo, id. Gaeta. - SACHA Errico, id. Caserta. - GAGLIARDI Donato, id. Tamnto. - L1sc 1A R enato, id. Livorno. TRAt' FICANTE lr'rancesco, id. Girgenti, - CAnuso Corrado, id . Palermo. - PAc 1uo Ernesto, id. Napoli. - VA<.:<.:ARL Ltti.<ti, id Bologna. - RA:,;k'A 1. 01 A11toni110, id. Caltanissetta. - SPEDrACCl Corrado, id. Siena. - SOLA Ernesto, id. Torino. -QUASSOLO Luigi, id. Pinerolo. - GIAMMARCO Pier Giuseppe, id. Sulmona. GRUJALDI Arl11ro, id. Fo1·ll. - NASI Stefano, id. Mondovì. - MARINI Annibale, id. Catanzaro. - BARBAOALLO Mario, id. Catania. - AnHA F rnncesco, id. Torino. - FORZANI Lttig~ id. Mondovì. - SARRA Raffaele, id. Tarnnto.
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Determinazione mi11isteria!e 20 febbraio lf/13. APnos10 cav. Roberto, mnggio1·e medico dis tretto A)egsandria. Trasferi t o distretto Torino per cambio di res idenza. RAGONE S(J.t•erio, tenente medico id. Roma. - Id. id. Bnri id. id.
160
MO\"DIE:s'TT AVVENUTI XEL OORPO SA:s'l'l'. E .\"EL P ERS. FARMACB OTICO
NOTIFICAZIONI.
Arrivi e partenze da e per l'Africa. I seguenti ufllcil\li ed im p iegati civili sono partiti per la colonia Eritrea il 22 g enuaio Hll3 : C1-:nn.:1.1,Q Ugo, tenente medico ospedale Palermo. MACIII S ebastiano, id. id. id. Palnmo. C'APANNINl Ànton io, farmacis t:i militare di complemento di 3' classe, ospedale Milano. CA RDANO B erna11<lino, id. id. s• id., id. Torino.
D efantl. Romeo, farmacisti\. di ~· classe, in as pettativa per infermità. Morto a Sii,n a, il ~9 d icembre l!H2. SEQut to.v. Emamule, teneole colonnullo med ico riserva, distretto Cagliari. Id. a Rourn, I' 11 gennaio l!lHl. MIH<J l,t, 1 dott.
==
=·-~==========
J I D1t'rLtnrc
Corom. Cu.uoro SFORZA, maggior generale medico. I] ROdR t tnr .-,
Eouo:mo TRO)IBETTA, tenente colonnello medico, (t 3f:3) -
Horn~. 191i -
Tap. E. V, , ~hern.
LorG1 P~L111ER1,
ger,,.lt,
Cus.i.m. - Esposizione somma.ria deU'ordinamento e funziona.mento del Ber• vit.io ea.nltario in ca.mpagna prea!Kl l'esercito ita.liaoo. - Roma. 1906 . L. D• C:&s.u1.1:. - Studio sulle mediaetiniti (mediastiniti suppurative, BII00fll!O mediutinico) - Roma., 1900. Un voi. di pag. 144 • . . , 8Yll'l't- Onomatologia. anatomica. Storia e c.r itica del moderno linguagiio anatomico. Tra.duzione lìbera. italiana dei dottori C. PRl!:TTl e C. Sl'ORZA. Roma, 1884. (Edizione rnra.) • Lt ferite cau,,ate dalle armi da guerra. S intesi della relazione sanitaria sugli -rciti tedeechi durante la guerra franco-germanica 18'10-'11. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo rldot~. . . . , lluu,Y8A. - Studii etorico-oritici sulla meningite oorobro-spioalo epidemica in Italia e particolarmente nell'eeercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . . . . . . . . . . . , 8.lLINillL Le lesioni t,,minatiche dei centri nervoeL Memoria onorata del premi> Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . • 8roazA e OmLIARELLT. - La malaria in Italia. Opera onerata del 1° premio al concoreo Riberi. Un volume con '1 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1885; prezzo ridotto. , Toll.:.r.LLINl. - Delle malattie più frequentemente simula.te o provocate dagli U111Critti. - Roma, 18'15 .
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.4 lt1·e p1ebb llcrizioni m ecUco-1nllita1•i,: ti'UR.uu LELLI F'aASOEBCO, capitano medico. -
:Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preeao l'Autore in Firenr.e. eouola d'applicazione di sanità militare) . . L. 5 A. SERTOLI, capitano medico. libero docente cu patologia speciaie chirurgica nella R. Università di Pisa. ·- Contributo allo studio del rinofima e ricerche istologiche sui trapianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine grafiche Chii.ppini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). . . . > 6 JANDOLO CoSTAN'l'INO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica o~ulistica. Manua.le teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavol_e. - Napoli, stabil.imentq.. tipografico Fer:rante, 1905. (Vendibile preaeo l'Autore, Roma, via Princip~ Amedeo 47) . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 8 Mn,otAll'l'I EZJo, colonnello medico - Lo sgombero acqueo dei feriti neUa valle del Po (1889, l!l98, 1905). Testo e progetto con illustrozioni, premiati con diploma. d'onore a.li' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Venilibile presso l'Autore, diri,zione sanità militare) > 4 lD. ID. - Esercito e tubercolosi, (Notizie. - Profilassi attuale. ·Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). Relazione al congresso na.zionsle d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id. ) . . . . • 2 8J.LIN.lm S.u.VATORE, ml'ggiore medico. -- L'a.natomia. e la. chirurgia operatoria della maniibola e delle parti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi. in 8· di pag. 130, con 118 figure intercalate nel testo. (Vendibile presso l'Anta.re, Corso Vittorìo Emanuele 386, Napoli) . • 3 In. m. - La chirurgia deUe vio biliari. Memoria onorata. di un attestato di lode della Società medico-cbiru.rgica di BoloP'na. - Bologna, 1903. Un voi. in 16° di pag. 198, (Vendibile p reeeo l'Autore. Corso Vittorio Emanuele 386, N1<poli). • I 8.&NTOc01 $T.P.:l'ANO, maggiore modico, libero docente di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia Università 'di Torino. Studio scientifico pratico eui traumatismi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e con prefazione del professor.O. REYMOND. direttore della Re~ia clinica oculistica di Torino. - Roma, Enrico Voghem 1906. (Vendil.Jile • pr088o la. tipografia Enrico Voghera., via Po 3, R oma, . . . R. R1v.U.TA, capjtano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella. vite. civile e nella vita militar<'. Rocca S . Casciano 1908. (Vendibile Pre8ll0 l'autore, Il O reggimento fanterfo,., Forll). . • 5CJ.S.lLI PIETRO, tenente medico. - La cltirurgia conservatrice nei suoi rapporti con la tra.umatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di esegeei clinica io rapporto alla P ropedeutica chirurgica generale e alla '.egiewione sociale italiaua.. - Roma, 1901. Società. editrice Dante Alighieri. (Vendibil.e preseo l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . • 3 lo. ID. - L'ipotesi dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, Associazione tip. pri,. 2• ediz., 1900. {Vendibile presso l'Autore, via XX settembre, 89 p. 1°) • 2
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RIVISTA D'IGIE\I~ GENERALR E BATTERIOl,OGU . Ranellfttl. - Il lavoro a d amicilio per le forniture militari In Roma RIVISTA BIBLIOGRAFICA. ~
Ploooll. - Morale IPi~lr.a . fth..udo. - Alessandro !\Iberi e gli ultimi ,:iornl di Carlo Alberto • Calllaud. - L'arte dell'occhlalerla. - La scelta delle lenti e delle loro armature in oftalmologia. Sohmled1n. - Corso di opera-zionl ch1rnrglche .
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MLI.ITARI
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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO g NEI. PERSONALE FARMACEUTICO
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XX SRTTKWIIIIR, PALAllO OIL /d1NUT6RO OKLLA flUKHRA
tenente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello , di medio calibro. (Studi sperimentali, con 15 tav. di fotografie e radiografi.e riprodott.e in' fototipogrsfia).-Roina, 1903. (Vendibile preBBo la Tip Voghera)L. • fo, ID. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure Intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . : . . • , 8 A"*'°f)ommia milUOl'e. RÌl!ultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle claaai 1859-1863; due volumi in 4° con atlante: Voi. I (Dati antropologici ed etnologici) <'on Atlante della geogra& antropologica dell'Italia. - Roma 1896. . . . . • 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 • . • . • 8 8.t.BOJTIO e BroBZA. Compendio di chirurgia di guerra compilato eulla 1toria medioo-ohirurgioa della guerra di eeceesione d'Amerioa. - Roma, 1888 , volumi. pr8'LZo ridotto . . . . . . . ·· . . , . . . . . . . • 6 50 BBBl'IAllDO e BREZZI. Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. llf&moria premiata al ooncol'llo Riberi, Un volume di pag. 2'76 con molte figure e tavole grafiche. - RomR, 1905 . . . . . . . . . , . • , . • I 50 C.t.11.uuin. La fatica nella vita militare. Memoritl premiata nel oonoono Riberl 190.-1005. Un volume di pag. 330 oon 65 figure. - Roma, 1908 . . . • 8 ID. - Le m&lattie e gli infortuni nella vita militare. Memoti1 premiata al oonoon,o Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 ooo tavole gradobe e etatistiche.- Roma, 1908 . . • . . • 8IKBBl,\00 PIETRO,
MEMORIE OR IG I N ALI
VII CONGRESSO INTER:N'AZIONALE CONTRO LA Tl."BERCOLOSI
LA TUB&:RCOLOSf TN RAPPORTO AL RECLUTAMENTO ED ALLE !:{!FORME DE[ MILlTARf - - -o--RELAZIONE
del colonnello medico Ezio Mangianti Direttore di sanità militare - R oma - Delegato dnl :lfinistero dello. guerr o.
PRO GRAMMA . (Estratto del II fascicolo « R iassunto delle relazioni > Sezioue: Eziolo(Jia .ed epidemiologia. - Seduta 19 aprile 1912).
I. < L'autoinfezione tubercolare in rapporto al r eclutamento. - Misure in atto per prevenire l'incorporamento d 'uomin i pretnbercolosi, o dubbi, o di costituzione fisica non rassicurante » .
II. < Il contagio tnbercolare nelle milizie, sue valutazioni e misure preventive in atto. - Co11siderazioni sui militari ammalatisi in ordine alla loro sorte ed. a.Un profilassi generale. - Sanatori militari e popolari > .
III. « Contributo alla tubercolosi dei van eserciti . zioni I>.
Sintesi e ded u-
IV. < Si può concorrere con altri criteri ad attenuare riuesto contributo ed a favorire la generale profilassi? > . 11 - Giornale di medicina mi/Ilare. -
f ase. 111.
162
LA TUllERCOLOSI 1N RAPPORTO AL RECLUTA.ME1'TO, E CC,
Premessa. Or sono tre lustri esordivo nella Scuola di sanità. - il nostro < Va.1de-Gràce » - il corso d'Igiene militare, allora affidatomi, dando di essa. la seguente definizione, piuttosto rivoluzionaria. in confronto di quelle correnti. « L'igiene militare è quell'igiene speciale ohe mira a c:onservare la salute del soldato, a completar ne la costituzione e ad aumentarne la resistenza, per il vantaggio suo, dell'esercito al quale appartiene e della società cui deve far ritorno ... Ho creduto opportuno di qui richiamarla perchè la sua conoscenza darà pronta ragione di taluni punti compresi in questo lavoro. Evidentemente essa si propone di stimolare il sempre lento procedere della fiducia. nel fatto che a mio avviso: la tutela sanitaria degli eserciti - cla dividersi in preventii.,a (igiene) e curativa (malattie, ecc.) - dere com:ergere la gna attil·itù moggiore e le sue maggiori risorse nella appl ic11zfone dei titoli tulti7 che l' iyiene militare 1·egye e 1·eclama.
Solo seguendo questa via, la parte cm·atica. - con JR. quale si com· pleta. la tutela -~{mit(//·ia, degl i eserciti - si può assottigliare sponta· neamente, mentre di pil'.1 si eleverà la quota degli uominj robusti che in ogni congedamento gli eserciti riversano n el pa,ese ad accrescere il fondo sociale - Yalido - della nazione, aumentandovi pnre la vita media della popolazione. L'incari co d i questa Relazione mi giunse per i non rari avvicina· menti diretti e indiretti, che durante i preferiti studi di medicina e di igiene ebbi, nei p:1,;$ati anni, con la tisiogenesi nelle milizie. Siccome per assolvere questo ultimo impegno dovrò richiamare qualche nota dalle mie pre~edenti pnbbl icazioai, che trattarono snl proposito, le sottoind ico qualora - inducendo dai titoli - piacesse a ta· l n no di consultarle iu esteso.
Tù,i t11h11 r1·olare a co1·w rapid1J, ,. Gior11ale di mellicinrt militare, 1880, R oma, - /,ft salute del sohla.to, corso di lezioni agli ufficiali della scuola di !>armo, Y . J,'itistci militcu·e itctliana, 1800, Roma. L'etìr della i·erlata, studio di antropologia militare, V. Rù:i.~ta militare italiana, 18!):3, Roma. - In di(esti dei piccoli, studio di antropologia militare, Y. J:iri.,·/a milita1·e italiana, 18!)8, R oma, - La cliniw gener(lle cli To1·i110, liiennio scolastico 1896 e 18D7. Rendiconti come assistenLe onornrio, Y. Societù. editrice libraria « Morgagni » , 18\J6 e mi,,, )[ilnuo. - S tudio lmtteriolouico sugli effetti militari di clm·se e ,rnr;li al,iti cirili di oci:osi:;n" , comunicazioni alla. Società fiorentina di
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL RECLUTAMENTO, ECC.
163
1g1ene. Seduta 6 febbraio 1903 (V. Atti e giornali id.) ed a l XIII Congresso internazionale d'igiene a Bruxelles. Seduta. 3 settembre 1903 (V. Atti ed estratti id.). - La Tachica1·dia semplice in 1·elazione al 1·eclutamento, comunicazione al congresso internazionale di medicina in Budapest, 190!), V. Atti e Gionrnle di medicina m.ilita1·e, 1910, ma sopratutto: EsEROJTO E TUBERCO LOSI 1 Relazione al Congresso inte1'nazionale d'Igiene, rnOG, Milano, V. Atti e presso la tip. Fossati, Milano, 1907.
Il tema: La tttbe1·colosi in 1·apporto al 1'ecfotamento ed alle 1·ifm·me dei militm·i proposto dal nostro ispettore capo Ferrero di Cavallerleone
(tenente generale medico) al Comitato ordinatore ed affidatomi per loro comune invito, si presenta di molto interesse e dr attualità, m a piuttosto aspro. C iò in ispecie: ci) per il dovere di comprendere n ella Relazione contributi per-
sona1i e considerazioni critiche onde essa non si trasformi, come talora, in una semplice e tediosa r ecensione di cose risapute, specie in questi ambienti; b) perchè da qualche tempo e senza contrasti - si è istradato il concetto di considerare la vita militare una causa corrente di tubercolosi e di diffusione di essa. Da ciò la preti?sa. in ogni dove, che l'ente « Esercito > intervenga nella « Organizzazione di lotta coutro la tubercolosi > neanche per dovere morale, o per sentimento, come si domanda ai poteri pubblici, agli istituti benefici ed alla carità p!·Ì· vata, ma per quegli obblighi che incom bono a chi ha delle respo11:-;abilità proprie e dirette. PARTE I.
J,'auloinfezione tubercolcu·e in 1·elazio11e al nclutamento. - Jl'lisu1·e in atto per p1·eveni1·e l'inco1·po1·amento d 16omini tubercolosi o dubbi o di cn.~tituzione fisica non 1·assicurante. 1
* * *
È passato cirra un trentennio da quando l'allora ispettore generale medico L. Colin dell'esercito francese, nel periodo appunto in cui sovraneggiava il principio del contagio come causa della tubercolosi nelle milizie, seri veva : On entre tztbei·cou leux dans l' 1i1·m~e aussi ROn· 1:ent, plus souvent qit'on ne l';,; devient.
16.J:
LA TUJJERCOLO~I lN RAPPORTO AL REOLUTAME N1'0, ECO.
Questa prop0sizione, da. prima molt.o contrastata, allorchè si proclamò poi che l'autoinfezione, o reinfezione, della tubercolosi negli adulti è la causa massima di essa, vinse la sua partita e da tem po può, io penso, essere più consentaneamente co;;Ì parafrasata : Jvell' esercito - di norma - si enh-a preclispo8ti, senza di clie non t•i si <lhenfa tubercolosi. Qni la parola « predisposti » implica pure il concetto d i pretubercolosi . Per autninfeztone però - nel senso nostro - non s'intende solamente il rivivere, nei giornni incorporati, di focolaj quiescenti, od obsoleti - lascito comune di tubercolosi infantile tacitata - ma, prendendo qualche licenza etimologica, si comprende pure la tara tuber colare, o tossitubercolare, o distrofica (congenita debolezza) non che gli antecedenti personali e l'ambiente tubercoloide sia d i fa.miglia, sia d i mestiere, sia di professione in cui può aver vissuto il coscritto avanti la chiamata. · Così compresa l'aufoinfezione determ inò nei medici militar i un vivo e concorde ritorno allo studio dei mezzi tradizionali miranti a tassare in blocco l'idoneità al servizio con unità di misure basate su elementi quota bili : statura, perimetro toracico, peso, ecc. i quali del resto concorrono anche normalmente alla valutazione della oostit u· zione fisica. Con questo la medicina mi litare più odierna tornò, come nel passato, a proporsi di togliere l'ingresso nell'esercito ai soggetti legittimanti dubbi di inettitu<line, spe0ie <lal punto d i vista di una evoluzione tubercolare ulteriore. Si ripresero quindi e si perfezionarono strumenti t.assometrici e si sbibilirono « indici <li robustezza • combinando peso - perimetro toracico - p 0 scapolare - p' bras~ellare - p0 i lliaco ; ovvero si è ristretto tale indice ad ·un concerto delle tre misure fondamentali : sta.tura - perimetro toracico - peso. Onde guadagnar tempo nelle visite per questi calcoli si è esordito con il far s<>gnare da tre carabinieri, a mezzo di matite dermografiche di Yario colore, sotto la linea bic!aveare dell'inscritto, il numero estratto, il peso e la statura, per finire con gli ingegnosi apparecchi rapportanti ormai ben noti. Il paziente ed animato interesse con il quale furono riprese queste ultime investigazioni è ammirevole, ma nulla.meno esse non fecero pro· cedore le conclusioni già sistemate dai nostri p redecessori, vale a dire che gl' indici nume1·ici, in qualunque modo combinati, lasciano una parte considere,ole di incertezze.
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL HECLUTAY ENTO, ECC.
163 .
Infatti venne bene accertato da numerosi anni che sotto un torace di apparenze atletiche possono celarsi bacilli comatosi, OYvero materia post-tubercolare A.ssai fertile per il fiorire dei germi. D'altra parte è ugualmente vero ohe fu sempre riconosciuto come un gran n umero di reclute di mediocri,;simo insieme fisico ed anche pretubercolari, già dopo i primi mesi passati sotto le armi acquist.ano di peso, di perimetro toracico, di vigore e d'aspetto generale. Il che, e non certo da ora, si ritenne dipendere dal buon vitto, dagli esercizi appresi con ponderato allenamento, dalla vita sistemata, dall'igiene personale obbligata, dalle molte ore del giorno vissute nell'aria e nella luce ecc. È questo un fatto assai rilevante di fronte al dovere, in tutti i capaci, di · servire il paese e sul quale, per diverse ragioni, ritornerò altra volta.. In sostanza dunque se il medico militare dovesse attenersi ai soli iodici quota.bili di fronte al giovane da esaminare, egli si troverebbe, io direi, come un cliente di fronte alla contrattazione di un abito. Questo gli corrisponde nelle dimensioni; lo veste bene è pesante, ma e la durata? Ciò d1 pende dalla stoffa, dalla trama, dall'ordito, ecc. Ora per valutare tutto quanto, occorrono, ognuno lo sa, delle esperte e non brevi manipolizzazioni e se il cliente le omette o non può eseguirle, numerose volte rimarrà. ingannato. Similmente misurare, pesare, dedurre combinazioni sta bene, ma per discernere le costituzioni dubbie lo è assai più ispezionare, palpare, percuotere, ascoltare: insomma riattaccarsi con convincimento alla semejottica ed alle investigazioni cliniche.
Fu dunque un sottile e3ame obbiettivo, coadiuvato tutto il possibile da documenti a.na.mmestici e sociali, quello che prese il posto di prima linea per guidare i criteri di accettazione, o di rivedibilità, o di riforma del soldato dubbio. Dico esame obbiettivo sottile perchè non si tratta quasi nemmeno di rilevare i segni costituenti il punto focale di diagnosi che è necessario onde entrare nei sana.tori esclusivi per la tubercolosi iniziale -al più. Occorre invece prescindendo da quanto ci dice l'abito esteriore, fissare gli indizi prenunciatori del pericolo tubercolare, come a dire le note adenoidee, i punt-i circoscritti di pre6 resse pleurodinia, gli abbassa· menti degli apici, le caratteristiche, anche fugaci, del loro respiro ecc. ed in quanto ai diagnostici l'uso di quelli che la nostra saggezza. critica. ci perrnette di esercitm·e co1, più, cor,fidenza: e minore esposizione clel soggetto. - E mi spiego. Con questa ultima allusione - a. parte anche la non ferma fiducia nelle radioimmagini delle tubercolosi iniziali, stante l'alterno contrad-
. 166
LA TUBIIB.COLOSI IN RAPPORTO AL Rll:CLUTAME KT0 1 E CC.
dirsi sulle interpretazioni specie in rjguardo agli annessi bronco-polmonari - io ho inteso essenzialmente richiamare il tuttora. negato valore 1·iv-llafiw alla schiera delle prove biologiche, perocchè le 1·eazioni che àànno queste prove non si dissociano da segni prima già presunti per via clinica. Infatti tali reazioni si trovano strettamente lega te alla simultanea. presenza di punti t,ubercola.ri attivi. Oltre a ciò non sono infallibili e sovente riescono negativi. Il loro uso infine è delicato e non tanto di raro nocivo. Per la 11omma poi di questi particolari è evidente che tanto gli e3ami clinici di carattere fine, quanto le radioimmagini e sovratutto l'impiego dei diagnostici sono cli competenza degli osped,ali (Osser1:azione).
Ho udito qui, come in precedenti congressi e conferenze - non mai però d11. colleghi militari ·- riavanznre la proposta di aggiungere alle pratiche metodiche per l'accertamento dell'idoneità. o di pr ofilassi come sono le misurn.zioui, la vaccinazione ecc., le prove biologiche estese a tutti gli uomini dei contingenti. Tale proposta mi sembra ancora un prodotto della prima e più a.cnta fase di sbigottimento tubercolare - sorta ovunque - quando le atti· vità scientifiche d'ogni paese parte per proprio convincimento - in allora - parte per suscitare pronta ed universa lotta antitubercolare inalberarono come un dogma: che il bacillo d i Kock, ugualmente virulento sia umido, sia secco, Ma nell'aria, nella terra ed in ogn i luogc,. Nè realmente al i' iuflueuza di quel periodo di im pulso si sottrassero le stesse autorità sanitarie di alcuni eserciti stranieri. Ram menterò fra l'altro che per tali saggi si è sperimentata ]a sierodiagnosi. Ma. essa parve tosto non generalizzabile perchè, come sappiamo, quando l'agglutinamento dovrebbe avverarsi, o si avvera, molto prima. dei segni più correnti determinarono la. cerLezza che tratta.si di organismo destinato alla tubercolosi. Di conseguenza si h a l'eliminazione da ll'esercito del soggetto, temporanea nel dubbio, altrimenti defìnitivA.. Più lusinghe, teoricamente, poteva porgere la prova delle tubercoline. Essa venne infatti eseguita, ed affinchè non sorgessero obbiAzioni sul fisico degli individui la si usò in corpi di sceltissima idoneità, come le guardie imperi~li, in Austria, in Russia, in Germania., ma fo mestieri similmente abbandonarla, e subito, verificandosi troppo volte reazione febbrile, anche inquietante, in uomini campioni accertati di robustezza.
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL Rl.:CLUTAMENTO, ECO.
167
Sono fatti ripetuti e lontani, ma che appunto per la loro classicità dovevano essere qui richiamati mentre per questa stessa ragione mi dispensano di particolareggiare ulteriormente (1). ** *
Con ciò rimangono definiti i termini di base che la medicina militare di tutti i paesi 8eguì e segue affinchè non giungano nelle file e, se mai, debbano nscirne prest,o, il coscritto e la recluta. lu Italia tali termini sono scaglionati nelle tre ·d site formali e categoriche: della leva cioè - dal distretto - del corpo. Visite che si fanno naturalmente più agevoli e più rigorose man mano che le tre vagliature l'una all'altra si seguono. Sono in sostanza tre operazioni vere e proprie di reclutamento. Come periti per le dne prime e cioè: ai consigli di leva ed ai distretti devono essere ,delegati esclusivamente maggiori e capitani medici. La terza operazione, quella cioè d'incorporamento, che comprende pure la vaccinazione, viene disimpegnata dal capitano medico del corpo assistito da un collega subalterno e dal personale sanitario inferiore. È poi di norma che a questa visita partecipino i comandan ti di compagnia cui appartengono le reclute in esame. L'intervento del maggiore relatore ha carattere di consuetudine. Quello però del consiglio d 'amministrazione, presieduto dal comandan te del corpo, è di dovere per gli arruolamenti volontari. A rendere più ponderato e calmo il giudizio dei periti venne stabilito che nelle due prime operazioni (leve e distret,to) .ogui medico non visiti più di 100 uomini al giorno. Quanto alle visite d'incorporamento esse sono già scaglionate di propria natura per il fatto che le reclute provenendo da distretti più o meno lontani, arrivano al reggimento per gruppi distanziati. Dopo tali operazioni seguono, specie per il periodo di recluta., altre prescrizioni convergenti a. promuovere una. assidua vigilanza da coloro che hanno rapporto giornaliero coi giovani soldati, ma. sovratutto però dai medici dei corpi. È dovere di questi, per ogni caso dubbio di investigare specialmente i precedenti, di controlla.re le eventuali variazioni di peso, di eseguire indagini informative e cliniche.
(11 Per maggiori nozioni, V. Eaeroito e tuhercololli, ed. 1906.
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LA Tl:BF.IWOLO::<l IS
RAPPORTO AL RE CLULAYENTO, ECO
Incombe pure ad essi, e rigorosamente, liJ. tenuta. al corrente dei registri riguardanti i nou idonei - temporaneamente - ai servizi attivi (manone, campi, gncrr>t) e di quelli assegnati a.i «depositi,. dei corpi con carico d i moderate occupaz ion i. Registri che devono essere consultati a bre,e scadenza onde argomentare il da farsi volta per volta, di tali nomini . Al disopra poi di queste misure sta permanente l'os.,·e1"wzione negli ospedali, come ebbi g ià ad accennare. Gli atti e le responsabilità finali di essa spettano allo stesso direttore dell'ospedale. Il q uale dispone l)erò di ufficiali medici coadiutori - anche specialisti - di sua scelta e possiede nn cospicuo presidio di mat.eriale diagnostico, da g,tbinettc ecc. L e nonne diretti ve per rendere uniforme e più sicuro ai medici militari l'adempimento del l0ro difficile incarico, sono raccolte nell'Elenco delle i,11pe1'('ezùmi i,d infermità., inal,ilitanti ecc. che viene man, t enuto, da parte dell'autorità med iche centrali, in parallelismo con le conquiste scientifiche del giorno, Da esso « Elenco » si apprende che i nostri « indici numerici » sono q uelli della statura e del perimetro toracico : n1a però nelle vi, oite di incorporamento viene notato poi anche il peso dell' individuo in una casella apposita del suo « libretto personale». Questo peso rimane poi come t ermine di controllo, utile in ogni tempo, ma specie per tutte le volte che l'aspetto di un soldato, il quale nulla di<1e o di nulla si d uole, pure solleva nel m edico del corpo, od in obi di frequente l'av,icina, ragioni di sospetto. Ritornerò sul proposito. P er ora aggiungo che nell' « Elenco » - prescindendo dagl i articoli riferibil i ad infe.rmi tà tassative J.ell'a ppara to respiratorio, delle ossa, dei linfa.tici, ecc. - stanno pure articoli ed avvertenze riguardanti le stimmate ,pregresse di tare costiLuzionali, le alterazioni della tiroide, le stenosi nasali compromettenti respiro e circolo, le spropor· zioni dei diametri ed i caratteri in genere della non sceltezza del tera.ce: infine numerose altre indicazioni che interessano in modo più o meno diretto :il nostl'o argomento. Dopo l' « Elenco » meritano ricordo le «Norme> che va emanando P I spettorato come a dire : oculatezza nel fare affidamento, specie per gl~ ingaggi di gio,ani inferiori ai vent.'anni, sui miglioramenti presumibili dello sviluppo ulteriore dell'organismo per quanto la vita militare possa non di rado favo rirlo; così pure una maggiore fa. coltà di dare ponderato credito alle testimonianze ed ai certificati civili . I quali anzi per l'ossen:azione, ed in alt ri casi, devono essere
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chiesti, anche se si limitano a riferire sulle predisposizioni congenite ed acquisite. Dirò ancora che gli individui meno validi accedono a reparti di truppe cui spettano servizi meno attivi (depositi reggimentali ecc.) e ricorderò da ultimo come - per tutelare il principio che nessun giovine idoneo debba sottrarsi all'obbligo di servire il paese - allorquando è rstzionale il dubbio su tale idoneità pel' le note fisico-cliniche della costituzione, o per infermità. di data recente ecc., il coscritto e la re · cluta vengono mandati rivedibili <li anno in auno, ed il soldato in licenza di convalescenza estensibile a dodici mesi. Licenza che egli può usufruire al suo paese se il sindaco documenta i. mezzi di sussistenza, per parte della famiglia; altrimenti deve passarla in uno degli « stabilimenti di convalescenza per militari > di cui disponiamo in vari ed ameni punti delle. penisola.. Al convalescente di malattie dipendenti da. servizio si dà questo stesso ultimo trattamento, altrimenti lo si trasferisce in famiglia con proporzionato sussidio fino al suo ritorno al corpo,
PA.RTE II. l l contagio tubercolare clelle milizie. - Sua valutazione e misure pre· .,;entive in atto. - Conside1·azioni sui rnilifari ammalatisi in online alla. loro so1·te ed alla pro(ìlas.yi generale. Sa11at01·i rnilita,·i e popolari.
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Come ebbi già ad indicare, secondo voleva la clottr:ina del primo periodo di lotta, la medicina militare considerò origine della tubercolosi negli eserciti puramente il < contagio >. Seguendo poi il semplicismo della dottrina stessa fn ritenuto che esso contagio si trovasse essenzialmente nella parte di pulviscolo sparso· in specie sul pavimento delle camerate ecc. e derivante dagli sputi con bacilli disseccatisi negli ambienti e coinvolti poi con la polvere CO· mune di questi. Tali sputi specifici si ritenevano em&ssi da soldati presi da tubercolosi iniziale aperta e sostanti inavvertiti nelle caserme per l'ingannevole loro buona nutrizione e l'assenza, o quasi, di tosse. La. polvere poi dell'ambiente, così amalgamata., con le sue alternati ve di solleva.mento e di posa avrebbe dovuto penetrare nel soldato
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sano per le vie del respiro direttamente, o previo accantonamento nelle tonsille ecc., determinando una tubercolcsi primitive. nel polmone oppure altrove per traslazione dei bacilli. Quanto alla ben nota. modalità di contagio umido e diretto per cui goccioline di sputi spttcifici proiettati da un tisico avanti a sè nei colpi di tosse, sar1-<bbero ricoverati nella bocca dei compagni che l'assistono, es,;a veniva appena presa ju considerazione, perocchè l'episodio qui indicato, di massima 0011 può verificarsi, fino a tal punto, nelle caserme, - mentre lo sappiamo rappresentare per noi un impegno vigile di profilassi negli ospedali. Così dicasi del latte, che come in altri eserciti non entra nella razione del nostro soldato ; mentre negli ospedali, il latte su bisce rutinariamente la sterilizzav.ione. Circa la tubercolosi di origine alimentare, per la via del rancio, osservo che la provvista giornaliera di carne, tanto viva che macallata, per i presidi, viene collaudata da commissioni delle quali fanno parte anche ufficiali medici. Per le altre derrate - sia di fondamento, sia complementari della razione, esse sono pure sottoposte ad esame e di più vengono con· sumate cotte. Di conseguenza anche la tra~missione per Yia alimentare è da ritenersi allo incirca fuori concorso nella tisiogenesi dei contingenti. ***
L a sopravvenuta retrocessione della causa contagio, che raggiunse, negli ultimi lustri, tal grado da quasi escl uderlo, fu sovra.tutto conseguenza dei seguenti fattori. In primo lnogo essa si dovette all'avanzare quasi di corsa della antoi11f'ezione come causa massima, in tesi generale, della tubercol osi negli adulti. In secondo luogo ginnsero le constatazioni di fatto che essa antoinfezione è caratteristica negli eserciti. Infine abbassarono il valore del contagio lo scredito degli sputi bacilliferi dis,;;eccati, quali agenti specifici e costanti di tubercolosi e la non cli111ostrabile presenza di bacilli vfrulenti negli ambienti delle ca.~en11e, ·negli ai·redi di questa o nel c01·redo del soldlifo che t,•i SO{J(Ji'>rna.
A quanto si riferisce questo ultimo fatto io pure concorsi con numerosi saggi bat,leriologici sperimentali, il di cui risultato comunicai
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nella seduta del 6 febbraio 1903 alla Sooietà fiorentina d' igiene (v. a.tti e giornali id.) ed al X III Congresso internazionale d'igiene a Bruxelles seduta. del 5 settembre 1903 lv. Cornpte-1·endn 1903, div. I giene ed i corrispondenti estratti) appoggiata da tavole dimostrative esposte nella « Mostra> di quel Congresso. Poichè l'argomento parmi ancora interessante permettetemi un brevissimo cenno. I mutamenti che riflettono uomini di truppa come cambio di corpo, licenziamenti di classe, riforma, ecc., determin1:1,no il versamento delle vesti per riparazioni, ripulitura ed una. conser,azione più o meno lunga nei magazzini dei corpi. Queste pratiche quando anche seguite accurata.mente non danno certo un'affida.mento sicuro di rimuovere il fine pulviscolo che si cela nelle giunte, nei raccordi, nel fondo dei velluti, nell'orlo delle la.ne, ecc. Tali oggetti per tanto sono poi distribuiti agli uomini sotto le armi che hanno consumato gli effetti corrispondenti, od ai richiamati, od anche alle stesse reclute. Ebbene io mi proposi di constatare se essi, a ll'atto della nuova distribuzione, contengono, ovvero no, germi allo ,;ta.to di virulenza. La questione così posta costituiva. una pagina originale di indagini. In diverse epoche, ed in vario modo, ho trattato, di soli to per iniezioni peritoneali, un insieme di 68 animali, tra cavie e conigli, con la. polvere fat.ta sollevare, o tolta, o raspata da 70 indumenti. Perdetti solo 4 animali e per cause non riferibili alle prove. In capo a. sei mesi sacrificai la colonia per praticare, d'ordine del Ministero esperienze sul veleno delle frecce dei Somali. Alla autopsia. trovai sempre condizioni normali per quanto riguardava, ben s'intende, i lontani innesti e uou le esperienze in atto.
Se però - in base alle molte dimo~trazioni di questo o di altro carnttere è da ::ritenersi ridotta a.ssni negli eserciti l'importanza del « contagio > considerato nel modo sopra. esposto non ritengo tuttavia, con la maggioranza dei tisiologi militnri, che tutto quanto il posto causale della tubercolosi nell'esercito debba essere lasciato alla crntoinfezione (o reinfezione) intesa sia pure nel senso lato che indicai a. sue, tempo. Questo - non tanto perchè malgrado le trincee e gli altri ostacoli complementari, che si elevano contro l'ingresso e sosta. nelle file
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delle reclute pretubercolari sempre ne scivolano per la loro ingannevole apparenza - Lensì per il fatto assai corrente che il soldato si contagia del bacillo molte volte fuori caserma e precisamente o nei bassi e polverosi ritrovi da lui frequentati, o con la reciprocità di baci avuti, mediante piccola mercede, da codeste femmine dalle voci rauche e dalle scarne sommità toraciche, od altrimenti. Ed è appunto per simili considerazioni che le misure attuali di profilassi tt1bercola.ré nelle milizie d'ogni esercito, contengono sempre anche qnelle che furono concretate nel periodo di sovranità del contagio. Lo insieme di tali misure si trovano da noi incorporate nelle: i struzioni per Vigiene dei militari del R. e:,;ercito. Volumetto ova si alt.emano· prescrizioni tassative - note di guida. ai comandi - e . precetti aventi carattere di propaganda e di educazione igienica. Taluni di questi precetti anzi, compresi naturalmente i riguardanti la tubercolosi, ridotti in forma ancor più piana, sono s~ampati pure nel « Libretto personale del soldato », che egli, dopo il congedo, porta seco. Per tal modo simili ammaestramenti lo seguono anche nella futura. vita ci,ile. Nel « manualetto > sono proposti aÌla. profilassi tubercolare alcuni motivi dei capitoli: igiene dPtla pelli' - Sul vestim-io - Esercitazioni e marce (allenamento) - Alloggiamenti - Jlfalottie infettive - Visite umiinrie (scopo e modalità) - Nonne igieniche per i trasporti i11 fer· roi·ia - Vi.~infezioni ed il capitolo Tubercolosi. Questo comprende, fra. l'altro, le misure speciali contro di essa delle quali richiamerò ·1e seguenti: a) sputacchiere sterilizza.bili negli ambienti delle caserme; b) pulizia umida dei medesimi e degli arredi previo sgombro di uomini; e) diagnosi pronta dei tubercolosi e pronto trasferimento di essi e dei dubbi all'ospedale; cui fa tosto seguito la disinfezionedei corredi, dell'arredo e dei locali, come per tutte le malattie infettivo,contagiose; d) isolamento dei tubercolosi negli ospedali associato all'uso di sputacchiere appropriate, alla disinfezione giornaliera delle loro stoviglie nell 'acqua bollente e della biancheria avanti la trasmissione fil bucato, all'impermeabilità. sia. nei pavimenti sia delle pareti della loro sala, alla protezione degli infermieri aùdettivi, ecc.; e) eliminazione di malati per riforma (previo tentativo di cura se ne ò il caso) quando appena il concorso cli circostanze lo consentano ~ senza che abbi i.no ma.i più a rientra.re in cas~rma., ecc.
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I precetti igienici « dell'istruzione » ecc. devono essere metodicamente diffusi - ai sottufficiali per lettw·a e spiegazioni; agli ufficiali
pe1· c·otiferenze. Noto infine che onde impedire ai caporali e soldati di accedere ad osterie e caffè di infima classe si istituirono da un decennio sale di ritrovo nelle caserme, le quali offro·no loro un riuscito convegno sano, proprio e confortevole per luce, per temperatura e per distrazioni .
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Qui è il momento di riferire su un punto importantissimo di quanto sto ora trattando, la preparazione cioè ed il valore scientifico dei nostri ufficiali medici sul proposito. Appena. consolidata. la scoperta. di Koch con le sue conseguenze, essa trova stabilita. alla Scuola di applicazione di sanità militare, nella sezione « Batteriologia applica.ta all'igiene » indirizzo e mezzi onde rendere famigliare la ricerca del germe causale e le prove sperimentali delle rovine che esso provoca. Tale fatto, in quei tempi, riuscì molto provvido perchè ben rare erano - se pure - le università. che porgevano materiale per esercitazioni batteriologiche persona.li a ciascun studente. Cosi avvenne che per numerosi anni, circa 150 allievi ufficiali medici, ogni corso, entrati nella scuola igna.ri delle pratiche roicrobatteriologiche poterono uscirne con acquistata famiglirità. di esse e seri criteri profilattici. Assai presto ufficiali del corpo nostro vennero destinati all'anno di perfezionamento per l'igiene stabilito in Roma presso la direzione di sanità pubblica, e questo si susseguì fino quando durò 1' isti. tuzione. Da oltre tre lustri - a metà della carriera - ogni biennio una quindicina. di capitani o tenenti medici sono delegati « assistenti onorari > nelle varie cliniche del Regno, fra cui le m~diche, od a isti-
tuti scientifici equi valenti. Col sorgere dei corsi accelerati d'igiene nelle università stesse, vi vediamo addetti ufficiali medici ugualmente con larghezza. Questo fino al 1898. Destinato alla scuola di sanità in detto anno per l'insegnamento dell'igiene militare, ivi allestisco un arreciamento destinato a dimostrazioni applicate all'igie11e delle milizie: come pure altro e cospicuo per le pratiche ·i nd ii:iduali der1li allie'l.:i di m ieroscopia e chimica essenzialmente rivolte agli alimenti e bevande di usone]la
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truppa e nei nostri stabilimenti di cura. Con tale opera. porto in _breve l'intera materia - come le spettava - nel rango delle maggiori che n ella scuola si insegn ano. Da allora cessò la assegnazione a l corso universitar io accelerato d'ig.i ene, perchè ,enne sostituito con altro analogo n ella scuola di sanità. Le pratiche mwrochimiche, ora accennate, divennero poi obbligatorie anche nei periodi annuali di preparazione agli esami di avanzamento da tenente a capitn.no medico, pure istituitisi nella S cuola. di sanità atteso c11e tali pratiche furono innestate nel programma di detti esami. Questo valore nella tecnica igienica del nostro corpo sanitario h a dato di recente solide e chiarissime attestazioni. Durante l'ora decorso biennio U)l0-11 nel quale diverse regioni d'Italia, talune pnre di confine, furono iuvase dal colera - rimanendone pressochè immuni i corpi militari resiùentivi - un ragguardevole numero dei nostri ufficiali medici vennero chiesti (non posti) in servizio denla direzione d i sanità pubblica (111inistero d egli interni) ed i mpiegati, i più, nella p rofilassi scientifìce.. Di tale opera essi riportarono s1Jiccati e caratteristici encom1.
*** Con tale u lti ma notizia p~nso d i aver chiarite, senza altre dimostrazioni che, in materia d i pro/itu.~.~i tube1·co/.are nelle milizie, il n ostro estlrcito dispone di una forte oyganizzazioi.e, la quale vuole soltanto essere seguita con fedel t.'1, e rigore. Affermo anzi che tale organizzazione p1·esa nel suo insieme e per lo meno non seconda alle migliori degli altri eserciti. E qui, onde evitare subito diff:itl enze, opposizioni e cc. su questa mia. franca affermazione, comuuico d ue prove categoriche ed inappellabili. 1° Nel l ' congresso nazionale per la lotttt contro la. tubercolosi (:\I ilano, HlOG) il Sonnani (Colonnello medico della riserva) professore d 'igiene dell'Ateneo parns~, su lla. parlante base d i vistoso diagramma a due 1iuee, concr eta va : « o ) che la dimin uzione della mortalità per forme tubercolari nell'esercito i taliano, durante il corso di ,entisette anni, è stata dell'ottn.utR. per cento. « b) che anche la diminuzione delle perdite per riforme, nello stesso periodo, risulta del sessanta pa cento>.
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Ciò significa essere, la. abbassata morta lita non di pendente nemmeno da un aumento delle riforme (che, se pure fosse, tornerebbe già a prova. di diagnosi precoci e di vigilanza eliminatrice) poichè vediamo simultaneamente declinare in modo notevole pure la linea. de lle perdite per riforma. L'opera. citata suggella dunque « i grandissimi migliora.menti» per ripetere i termini stessi della. r~Je-zione Sormani - « ottenuti nel nostro esercito rispetto alla profilassi della tubercolosi. Il che attesta. sulla bontà. delle disposizioni emanate in proposito dal Ministero della guerra., nonchè sull'attività illuminata e sull'ottimo indirizzo scientifico del nostro corpo sanitario militare » . 2 ' Accanto a tale prova. sta poi l'altra d i pari grado e cioè che l'esercito italiano precede gli stranieri tutti con la percentuale mi· nima di tubercolosi sia polmonare sia di quest.a sommata alla tubercolosi degli altri organi. 'l'ale precedenza si trova iu rapporto di 1 a 7 nel confronto degli eserciti più ta.~sati, per quanto le tre nostre endemie distrofiche: malaria-pellagra-gozzo, abbia.no aggredito da se· coli ed in parte ancora attaccano la organica resistenza in diversi gruppi di italiani e della loro stirpe. * * *
P1tsserò ora ad altro ed interessante titolo di qnesta II P\l,rte, le consiclerazioni cioè sui milita1·i divenuti tubercolosi nelle file, in orcline alla lo1·0 .~orte ed alla p1·o(ilassi generale. Abbiamo già visto che gli ammalat,i ùi tubercolosi medica di qualsi<J.si grado, vengono da noi riformati e ritornati poi direttamente dall'ospedale alle loro case od in ospedali civili appropriati appena diviene lecito il loro trasferimento i il quale si compie poi con tutte le agevolazioni di un buono e vigilato viaggio. Aggiungerò che per i tubercolosi chirurgici, la riforma, di mass:ima, procede in egual modo ma però dopo essere stati prima francati, tutto il possibile, con operazioni liberatrici, completate da cure balneari o marine, o salsoiodiche, in stabiliment i militari. Vediamo t1.ppress.:>. Si sa che in ogni esercito - prescindendo dalle ferite e lesioni di guerra, od equivalenti - al militare riformato anche per infermità qualsiasi dipendenti da canae di servizio viene assegnata una pensione vitalizia proporzionata. a.I grado di inabilità al lavoro. Tale d i pendenza, do. tempo la si vede ammessa con molta generosità, vale a. dire quando appena. dalle ragioni che si portano in
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campo, riesce aggrappare un motivo per tessere il nesso fra ca.use ed effetto. In ta l senso la tubercolosi è s~nza dubbio la più favorita. delle infermi tà. Cosi occasioni di servizio ordinaria.mente non du calcolarsi come cause efficienti, quali : sorprese climateriche, un e alt• a corpo sudato, raffreddori « cli petto i. cl i effimera. a ppareuza, un col po alla spalla, ecc. se in un militare danno luogo direttamente ed anche dopo non tanto breve scadenza ad un catarro specifico, fossero pure di poi accertabili tara od espressioni tisiog&ne da lui sofferte avanti l'arruo lamento e spente poi, gli verrà nulla meno - di massima - concessa. la pensione vitalizia. Per la tubercolosi chirurgica si noti che stante il criterio dei piccoli traumi cui essa può far seguito, la pensione è di norma. Ai militari tutti, poi, riformati per esito di lesioni e di malattie di ogni specie non dipendenti da evento di servizio ma che non li pongono in grado di rimettersi ad immediato lavoro, o che rich iedono trattamenti nutriti vi ecc. da noi sono accordate1 correntemente gratificazioni le qual i possano raggiungere per il soldato lire 360, per il caporale lire ·110, per i caporali maggiori li re 485, per il carabiniere lire 10!)0, per l'appuntato carabiniere lire 1180 . È appena il ca~o di notare che quanto ai sottufficiali le disposi zioni io merito ~ono costitui te in rapporto al loro grado ed alle q ualità di militari in servizio permanente. Le grati ficazioni ora indicatevi, per gli uscenti dalle file a ca.usa di tubercolosi, vengono d'ordinario corrisposte a quota intera anche se si tratta di forme iniziali e se il soldato abbia. fatto breve tempo sotto le armi. Le somme che vi ho precisate corrispondono a circa un anno della paga assegnata alle varie categorie degli uomini nominati. - Ma oltre a ciò devesi teuer presente quanto tostè il nostro ispettore capo Ferrero di Cavallerleone obbiettava all'ispettore Lemoine (generale medico) - l'emerito igienista dell'esercito francese - e cioè ohe a cocodesti riformati per tubercolosi non dipendente da cause di servizio, la gratificaz ione può estendersi al doppio e dopo ancora, non tanto di rado, si danno pure nuo,i sussidi. Dall'ora esposto frattauto consegue che a nche questi uomini restituiti alla famiglia senza pensione ma con le gratificazioni sopra in· dica.te, se sono amorevolmente persuasi ed ammaestr ati durante la loro dege11za nei nostri osperlali sulla profilassi da compiere versosèegli altri - ma so,ratutto se vc11gono sottratti alla partecipazione dei congiunti nel consumo del pe('ulio essi possono ottenere, al meno nei primi mesi, una maggiore efficacia dall'azione dei dispensari ecc. e
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comunque dalla subentrante assistenza e cura nella vita civile, specie in ordine alla ipernutrizione. Ho accennato a.Ila p1ntecipazione altrui nel consumo del peculio perchè questo particolare rappresenta una circostanza non infrequente, la quale, a mio lungo avviso, fa entrare talora la larga generosità dello Stato - verso i militari riformati per infermità non dal servizio ma. più o meno abbisognevoli di soccorso - nell'orbita delJa « caritù cieca> . Per un rigoroso prescritto, che data da più lustri - la di cui responsabilità. disciplinate grava sugli ufficiali medici capi dei reparti spedalieri dove è degente il soggetto - le direzioni dei nostri istituti sanitari de,ono comunicare, d'ttf!ìcio, ai sindaci, le malattie gravi, tubercolosi quindi in prima linea, dei militari dipendenti dalla loro giurisdizione. Questo percbè detta autorità civile avverta la. di lui fa. miglia. Ciò dà luogo poi ad alterna.te corrispondenze informative sul decorso delle malattie e sui loro esiti, in specie nei riguardi di licenze, riforma, ecc. quando viene superata la crisi. Per la stessa via, in senso inverso, ovvero per quella dei carabi, nieri noi prendiamo infor.mazioni sui precedenti famigliari ecc. degli uomini dubbi, sospetti ecc. onde favorire la. diagnosi sovratutto quando trattasi di provvedimeuti medico legali. Tali informazioni, le autorità civili interpellate, assumono quasi sempre d11.l medico privato di casa, altrime nti dr.I medico comunale, o condotto, o dall'ufficiale sanitario. Ho notificato questo interessante punto - dirò così di <r burocrazia sanitaria.> - onde porre in evidenza come con queste disposizioni da noi è gettato da anni il ponte, senza rumore ma con spiccatissimo interesse per l'ammalato, sulla vecchia e sempre insoluta. questione circa la. denuncia ufficiale - oppure no - dei casi di tuber colosi . *•*
In conseguenza. di tutto questo si può liberamente concludere: a) che ogni milita.re riformato per tubercolosi - salvo ricorrenze sfuggevoli - rientra. nella propria casa essendo edotti ufficialmente della. infermità, la sua famiglia, l'autorità comunale e sovente gli stessi medici curanti, specie i condotti o gli ufficiali sanitari dei comuni rurali per lo meno ; b) che anche quegli ammalati, cui non si potè concedere la pen· sione vitalizia, vengono però guidati con i mezzi per affrontare le prime n - Giorno~ di mt dieino mllUort - l'a,c. lii.
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strettezze, oltre quel confine dove debbono trovarsi ad attenderlo le disposizioni, che si R.Jlacciano alla protezione civile, all'intervento curativo - spettanti, secondo l'avviso comune dei tisiologi e degli igienisti, alle provincie, ai comuni, agli istituti benefici ed alla privata carità orgn nizzati in consorzio. Intendo con questo alludere, per l'Italia, in primo luogo a quanto è da ritenersi, in gran parte almeno, attuato siccome corrispondente a deliberazioni stabili te da. più anni. Vale a dire: « Il risanamento iirbarzo, rurale, edilizio ed ospitaliero » che comprende i prestiti di favore delle casse di risparmio ecc. come pure la legge sulle « Case operaie ampie, sane, m·iose e molto lmneggiate » . Il che risponde a l vecchio e t utt'ora fondamentale metodo di lotta dell'Inghilterra. Così anche mi ri ferisco ad altre protezioni, ovvero convenzioni, ovvero leggi pure da anni sanzionate e perciò da considerarsi, per noi dell'esercito, in attività. nel civile. Intendo l'opera: a) delle « Associazioni italiane contro la tubercolosi>; b) dei « Comitati di soccorso dei tubercolosi poveri»; e) delle« Disinfezioni gratuite obbligatorie in tutte le convivenze collettive compresi alberghi ed equivalenti»; d) del « Di,ieto agli ospedali, ospizi, istituti ed analoghi > di ricevere tisici se non dispongono di locali adatti ; e) della « Inibizione agli stessi enti di spedalizzare promiscuamente >. {) dell' e Obbligo invece d'attuare negli ospedali, a nche non nuovi, una sei.ione speciale dove non devono entrare tutti i til'ici ma solo gli imminenti, o poco oltre, e rimanervi in cura. isolati >; g) dalle e Protezioni alimentari in ogni senso >; h) del « Dovere - indicato con leggenda - nei collegi, scuole, luoghi di pubblico convegno ecc. e:.:c. di s1mtare in appositi, recipienti >; i ) della e Denuncia obbligatoria per gli ospizi di mendicità ed invalidi, ospedali, case di sa lute, vaccherie e latterie ec0. >. Tutte leggi e misure la di CLlÌ r esponsabi lità ed esercizio non hanno più nulla a che fare con l'ente Esercito. Sanatori militari e popolari.
Do spicco a questo ultimo titolo della Parte II per la sua importanza generica nrn ~pecialmente pcrcLè nella premessa mi sono impegnato di toccare la questione dei« Sanatori militari> che sono invocati - nnclte autorevolmenLe - da tanto tempo e nullameno non si danno.
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••• Intanto stabiliamo bene che a.Il' infuori del Belgio e degli Stati Uniti (America del Nord) i quali furono coinvolti, una dozzina. d'anni o r sono, dalla folata propizia ai sanatori, nessun altro esercito negli a nni sopravvenuti, pure avendo udito le mille voci competenti che li chiedevano, ritenne di istituirli. L a stessa Germania che, unica, fino dalle origini di lotta, impernia.va il suo armamento sui Sanato1·i popolari non ha creato « Sanat ori militari > determinati. Quivi soltanto devono essere notificati alle autorità comunali (nell'esercito prussiano quelli solo che lo desiderano) i riformati dal servizio per tubercolosi, onde tali autorità prendano delle disposizioni per assicura.re ai riformati i tratta.menti ulteriori di. cui: l'orga.niz· zaz ione germanica, solida.mente ed estesamente dispone anche a.Il' infuori degli stessi sanatori popolari. Questa denimcia ba certo un carattere più tassativo e specificato da i mitarsi - ma però, nella sostanza, corrisponde a. quella che noi affidiamo ai direttori dell'ospedale per le malattie gravi e che trovasi in attività. da. numerosi anni, come menzionai di recente. Detto q nesto, per le ragioni che informano la. presente relazione occorre indugiare alquanto sulle origini e sopra alcune particolarità, -che credo anche genericamente interessanti, dei due sanatori militari, it quali furono nello stesso tempo primi ed ultimi siccome non seguiti da oltre tre lustri.
Sanatorio militare dell'esercito belga.
Bandita calorosamente la lotta antitubercolare sul triplice cri terio d ella gua,-ibilità, cm·abilità ed evitabilità - il Belgio si distinse tosto nell'organizzare la sua fervente opera ma secondo le vedute dei prnpri tisiologi. La e Lega Nazioiale Belga contro la tubercolosi» costituitasi con generoso slancio nel 1897 dopo aver posto tante sue sezioni nei circondari dello Stato ed istituito il suo organo ufficiale la « Revue J3elge de la tuberculose • concretò rapidamente l'armamento di lotta sovratutto poggiato sul programma di : n) molti dispens11,ri sparsi ed associati a gallerie per e cura di .ana >;
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LA T om: RCOLOSI rn RAPPORTO AL RECLUTAMENTO, Ec.;,
b) servizi ospedalieri d'isolamento; e) stabilimenti per i fanciulli deboli ed i convalescenti; cl) ser vizi pubblici per analisi di espettorati ecc. L'organizzazione procedeva alacre allorchè la Germania schierava di fronte al mondo scientifico quali « stendardi di vittoria > festonati da persuasive statistiche, la colonna dei suoi sanatori popolari intesi come unico sistema contro la tubercolosi. Questo provocò allora clamorosa ed avvolgente entusiasmo. La po• polazione scientifica o non scientifica delle nazioni invocò l'impianto dei sanatori popolari ti po germanico come fondamento simultaneo: di profilassi - di cura - di educazione igienica antitubercolare. La precedente opera del Belgio subì t urbamenti, ma d'altra parte era divenuto obbligo, per questo Stato già primeggiante, di adottarli. Si dovettero appunto a ciò tanto la determinazione della provincia di Liegi di impiantare a proprie spese il primo e magnifico sanatorio popolare belga per i tubercolosi indigenti, quanto l'allestimento del sanatorio militare nel campo perm11,nente di Beverloo - Sanatorio in relazione con l'ospedale militare del campo stesso, che è di odierna costruzione, a tipo ogivale con padiglioni separati da giardini. Va notato che il Belgio ama ed è orgoglioso, ben a ragione, del suo e Campo permanente > presso il villaggio Beverloo e che perciò lo fa oggetto di assidue cure e di miglioramenti. · Quivi, q ualche anno fa, mi sono trattenuto ed ho visitato pure il sanatorio i n funzione. L o dirigeva un giovane collega molto animato e confidente nei fini dell' istituzione, che così egli sintetizzava: e far entrare i tu ber· colosi militari guaribili -- guarirli - ritornarli al servizio ,., Vista la serena semplicità del programma ed in specie dell' ultima parte, gli feci qualche obbiezione ma r.on mi parve trasparisse alcuna. re3trizione mentale sul di lui sincero convincimento. Nel sana.torio, circa le pratiche di « cura d'aria> e di sole all'occorrenza, esse si rendevano evidenti dal tipo stesso di costruzione, dalle praterie, dai viali, dalle piantagioni, dai fiori circostanti. Quanto a.Il' , ipernutrizione> stralcio delle• mie vecchie note la. colonna riassuntiva del e regime alimentare giornaliero> .
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LA TUDERCOLOSI IN IlAPPOflTO Al, RECLUTAMENT0 1 E CC.
-Dieta
--
-
AL I ME!',TI
Ore
I 7
275 gr. di pane e 40 gr. di burro
2 uova. a frittate. 25 centilitri di caffà 10 11
I I
60 centilitri di latte 150 gr. di carni} arrostite. 75 gr. di pane 40 centilitri di zuppa
une. porzione di birre. (20 centilit ri) 1/4 \
14
1 cac~o (10 gr.) 60 centilitri di latte
17
150 gr. di oarne arrostita
iHO gr. di patate 200 gr. di legumi o 60 di piselli 20 centilitri di birra 75 gr. di pane -
19
50 gr. di avene.
una avene. o un riso e.I latte 60 centilitri di latte 10 gr. di zuccaro
7
800 gr. di pano 25 gr. di burro 26 centilitri di caffà 2 uova a frittata
1/2 10
l uovo
50 centilitri di latte Il
IO gr. di zucchero 200 gr. di carne arrostite 100 gr. di pane 50 centilitri di zuppe.
un gr. di cannolla
-
Jliol e
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LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL RECLUT,\YENT01 ECO.
Oiela
Ore
14
A l. I MENTI
l cacao (10 gr.) 50 centilitri d i latte -
10 gr. di zucchero
160 gr. di carne arrostita 680 gr. di patate 200 gr. di legumi freschi e 160 di piselli 1/ 2
17
25 centilitri di birra 100 gr. di pane l gr. di cannella
19
wia avena o un riso al latte 10 gr. di zuccaro 1(1 gr. di a vena o riso
50 centilitri di latte
7
I
250 gr. di pane 50 1;r.: di burro 25 centilitri di caffè 2 uova a frittata
10
1 uovo 50 centilitri di latte
3/ 4
10 gr. di zucchero
I
11
160 gr. di pane 250 g r. di carne arrosto 75 centilitri di zuppa 25 centilitri di bordea u x
14
l cncno (10 gr.) 50 centilitri di latte
Note
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LA TOBl!:RCOLOSI IN RAPPORTO AL RECLUTAMENTO, ECC.
Ore
!lieta
! 17
A LI MENT I
Note
160 gr. di carne 150 gr. di pane 650 gr. di potate ZOO gr. di legumi e 30 di piselli
3/4
40 centilitri di birra 50 gr. di avena o di riso 1
I
19
una avf)na o un riao al latte 10 gr. di zuccaro 1 gr. di cannella 50 centilitri di latte
La colonna qui riportata. - lo ripeto - è quella riassuntiva degli alimenti ordinari e speciali che a.llorn si davano agli ammalati iniziali o di primo grado. I soli che si accolgono nel sana.torio. Con l'aggiunta degli alimenti speciali, nello stesso regime ordina.rio che corrisponde a lt4, vediamo toccare e talora sorpassare il valore nutritivo di una razione intera. di regime ordinario. Per quanto però di massima nei sanatori in genere si ponga come una delle basi di cura l' ipernntrizione, constatai però che in quello di Beverloo l'applicazione di essa non era fanatica., ma. ammanita con i criteri della facile digeribilità- della varietà. - e d i una logica distribuzione frazion ata de i pasti. Vitle a dire : tre pasti fondamentali e tre di complemento. Gli alimenti speciali (detti pure straordinari) sono quelli ivi ritenuti por leggeri e più facili a digerire come il latte, le uova, il p ane, il riso, l'avena. Siccome poi il latte deve entrare per una parte importante nell'a limentazione, esso lo vediamo distribuito io tre forme: latte puro, l atte e cacao ed infine, in giorni alterni, sotto fo rma di riso al latte, e di avena. al latte. Questa disposizione evidentemente ha il val'l!taggio di variare la p r eparazione del latte ed aumentarne nello stesso tempo sensibilmente i l valore nutritivo .
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LA TUB!.RCOL0Sf I~ RAPPORTO AL RECLUTAMENTO, ECC.
In tal modo i malati non possono - in genere - stancarsi del loro regime e si arriva a sovralimentarli in una maniera rimarche · vole senza imporre un lavoro eccessivo agli organi digestivi e senza diminuire l'appetito e lit capacità digestiva. Per norma, a meno d'iudicazioni formali, non si fa entrare il vino nel regime come nessun altro eccititnte. La birra stessa è data con molta moderazione. peroccbè si è convinti che più, si bei:e bin·a meno ,;i mangia. ~ell' inverno viene modificato alquanto il trattamento. Così le uova sono in gran parte rimpiazzate dal lardo affumicato, o da frittata al lardo. Di più molti ammala.ti, che lo digeriscono bene, prendono olio di fegato di merluzzo in due od anche in tre dei loro pasti principali. Come vi accenna i non devono entrare nel sanatorio, che i tubercolosi imminenti od iniziali . Essi fanno qualche mese d i cura ed - attualmente - se presentano le note di guarigione non pa.ssano più la loro prova in un servizio teuue, bensì dopo aver sperimentato una licenza di 6 mesi in una sezione isolata d ello stesso ospedale militare del campo. Se poi lo desidera la famiglia, i convalescenti possono essere anche mandati temporaneamente a lle loro case. In quello stesso periodo di entusiasmo sanatoriale, il Belgio, istituiva, in Ostenda, anche una stazione sanitaria marittime. semi- gratuita per i fanciulli (ma estendibile fino ai 1(j anni) onde curarvi le tubercolosi chirurgiche, nonchè scrofola, rachitismo, affezioni ortopediche. La retta è al più da 3 a 4 franchi secondo l'età degli accolti, ma. però si concedono forti ridur.ioni per i l'agazzi inviati da opere di carità. Su tale esempio, presso l'ospedale militare di Ostenda, fu poi annesso un istituto balneario, _per i militari affetti dai tipi di tubercolosi chirurg ica, analogo appunto ai nostri stabilimenti balneo-termali, ecc. di cui dissi . Sanatorio militare di Fort-Bayard. (Note d('sunte da: 'l'!t,• Anny llospital li'ort-/Jayal'd di C 1,PJ:1AS c. BATE)lAN, lDll).
Attratto nella stessa epoca dall'ugua le fanatismo sanatoriale il Ministero della guerra degli Stati Uniti metteva a. disposizione del generale m ed ico dell'esercito il Fort-Bayard (Nuovo Messico). Le vecchie rovine d el for te si presentavano inadattabili per sè stesse allo scopo, ma erano compensate con generosità dell'aria dolce, asciuHa della montagna e delle Yiriue foreste di ginepri, cedri e pini.
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL R!WLUTAMENTO, ECO.
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A condurre l'impianto vi fu qualche predecessore nei primi tempi ma la vera trasformazione scientifica., prn.tica, moderna e d ebbo aggiungere pure sontuosa è da attribuirsi al dott. Giorgio E . Bushnell (colonnello medico) tisiologo di nome che dirige l'istituto da otto o dieci anni. Prescindendo dal fabbricato proprio del sanatorio, che è costrutto in modo da assicurare il principio dell'aereot.erapia anche la notte, si trovano annessi: una grandiosa ed isolata galleria in acciaio e vetri con 300 poltrone, palcoscenico, apparecchi d'attrattive, destinata aricreazioni, conferenze, lettura - una biblioteca di 3000 volumi - laboratori per ogni ramo di studio e di ricerche con ufficiali medici numerosi e specialisti. L 'assistenza diretta è affidata ad infermiere (nurses) il di cui alloggio spicca fra i migliori e più costosi di quelle sedi. L'istituto ha : solarium, amplissimi cortili pianeggianti, palestre per moderati esercizi ginnastici, sa le da giuoco, ecc. È proibito però giuocare denar i sotto ogni forma, come viene pure evitata ogni ragione emotiva.. lnolt.re gli ammalati sono messi in guardia contro i giuochi che richiedono esercizi violenti per quanto appariscano buone le loro condizioni : così nessuno deve giocare ai birilli, al tennis e si.:nili. Ed è troppo giusto. I tisici di regola sono gente eccitabile che fanno troppa. fiducia nella loro forza. ed i più intelligenti risultono quelli che meno sanno giudicare i1 loro stato rea.le. I medici addetti sono instancabili nei loro sforzi ma q ue&ti ven• gono talvolta mal compresi, perchè la. media degli 11mmalati crede il ·proprio ca.so molto semplice e vuol guarire in breve tempo. < Chi ha condotto una vita attiva faci lmente si irrita ad essere confinato in un ospedale a considera l'infermeria come una prigione. E inutile mettergli a.vanti un regime var iato, egli vi dirà che non ba nulla da mangiare, ecc., ~algrado il ricco vettovagliamento, l 'impianto frigorifero, servizi da tavola, da cucina, ecc. tutto affatto moderni ed i giardini e frutteti circostanti, ecc. :. . D opo d i ciò vi prego dare la vostra attenzione a questo pungente e melanconico passo. « Tra le prime domande fatte dlal visitatore di Fort-Bay ard viene questa. 9ual percentuale di guarigioni dà il t rattamento? S i risponde come appresso. « L a parola giiarigione è usata parcamente dagli specialisti dei tubercolosi, se pure non viene evitata ed omessa. Noi dobbiamo guardarci dagli sfacciati ciarlatani, che scrivono questa parola a grandi l ettere. Il tisiologo retto vi info rmerà : che l'infezione pa1·e arrestata, che le lesioni sono chiuse e secche, che infine la t emperatura nor-
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LA TUBltBCOLOSI IN RAPPORTO AL RECLUTAME~T01 ECC.
male, il buon appetito, il peso cresciuto sono segni della salute del paziente. Il ciarlatano vi dirà: Egli è guarito! e Il professionista retto si mantiene guardingo speci~ per gli inganni che si trovano sul cammino dei tisici. e Se guarigione significa assfr1irazione contro una 1·icaduta, essa. può essere tolta dal vocabolario. e D'altro lato il medico leale sa che l'immunità dalla tubercolosi non è non solo possibile ma comune, e che molti i quali furono affetti da questa, sono guariti inconsapevolmente e non l'avranno ma.1 di nuovo >. Le serene parole di questo passo sono ben esemplari! Tutti gli ufficiali ed i militari dell'esercito degli Stati Uniti sofferenti di tubercolosi polmonare sono inviati subito a Fort-Bayard per la cura. Al loro arrivo i militari passano alla sala di ricevimento e d i osservazione dell'ospedale - gli ufficiali all' e infermeria ufficiali > ove, dopo essersi riavuti dal viaggio, sono visitati. Gli sputi dei nuovi g iunti vengono trattati dieci volte consecutive, se occorre, secondo il metod0 ordinario, poi col metodo a12tiformin, e finalmente lo sputo è esaminato per i granuli di Much, prima. che venga dichiarato l'esito negativo. I militari usualmente rimangono un mese nell' « a.nnex >, e fratt anto essi sono completamente famigliarizzati con la loro malatt ia. e colla cura. < Siccome poi la rnaggior parte dei pazienti sono più o meno lontcini dal trar vantaggio e pochi hanno lusinga di ottenere g1iar-igione completa, è importante rhe e1Ssi siano pe,'(ettamente ?'.nstruiti sul come combatfe1·e con successo la Zo1·0 rnalaftia e fittl rnodo migli01·e cli tenerla in freno pe1· 1·imandare, 1:1e p o.~sibile, inde(i11itii'amente tma fatale fiT1e.' .' « L a cura non consiste nel dare droghe nè nel far inghiot.tire grande quantità di uova crode e latte li), Essa si fo nda : 1° ri poso al latte; 2° vivere senza porte; 3° clima fa,ore vole; 4. ciùo buono, n utriente, in quantità digeribile; 5° evitare og ni eccesso. Per gli ammalati di truppa, alla fine del primo mese od anche prima, i casi p ii'.1 gravi sono portati nell'infermeria dei soldati e quelli senza feùbre nelle sale per i « passeggianti>. · In q ueste sale g li ammalati sono divisi in due classi A e B. Quelli della. classe A de vono stare qualche ora a letto durante il giorno e fare un moderato esercizio, quelli della letter a B non hanno ore d i letto, fanno pii\ eserciz io e possono lavorare. Alla fine del quarto mese d i cnra gl i ammn lati di t ruppa sono 0
LA TOBE:RCOLOS1 IN RAPPORTO AL RECLO'rAMENT01 ECC,
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esaminati da un consiglio ài medici militari, il quale determina se debbano essere riformati. Gli ufficiali ammalati hanno a loro disposizioM infermerie distinte dove rimangono i nuovi arrivati e gli ammala.ti gravi. Vi è poi un dormitorio per quelli senza febbre ed i convalescenti. Un'altra. infermeria. è mantenuta per le m'ogli ammala.te degli ufficia.li. Gli ufficiali medici in servizio al Fort·Bayard con un ampio eqnipaggiament.o e abbondanza di materiale di lavoro, hanno opportunitè. eccezionali per lo studio della. tubercolosi. Una società clinica si riunisce ogni martedì nel pomeriggio per leggere e discutere la\Tori originali e per la. presentazione dei casi. Fort-Bayard è una località isolata, a quindici chilometri circa da Silver City ed a cinque circa dalla più vicina sta7,ione ferroviuia. Le autorità. dirigenti in comeguenza, per rendere il luogo più iu contatto del mondo, spendono già 1500 dollari all'anno in giornali. « Ma. il processo di guarigione è spesso lento e il tempo grava pesantemente sui convalescenti specie quando essi incominciano ad essere lasciati liberi di camminare e passeggiare>. « Questo in realtà è riconosciuto da tempo per quanto nessun mezzo razionale sia stato trascurato che potesse rendere la vita tollerabile se non piacevole >.
**"' Il fatto prima che emerge dalle notizie ora esposte sul grandioso istituto di Fort-Bayard è che iniziato questo con indirizzo da sanatorio tipo popolare, si vide poi la necessità grado grado di trasformarlo in un ospedale speciaJe per i tubercolosi tutti dell'esercito ed anzi, nel riguardo degli uffici ali, anche delle loro mogli. Nondimeno vi abbiamo visti trattati separatam,3nte con buona organizzazione clinica i tre gradi di tubercolosi e tutto questo con una sontuosità. ben degna. del paese « dei dollari » ma che non potrebbe avere seguito in Europa nè altrove. Ora gli ospedali per tubercolosi con atteggi,lment.i sanatoriali, souo appunto quelli che hanno in parte già. sostituiti, e dovranno sostituire, a mio parere, nell'avvenire interamente il posto dei sanat,ori popolari sistematizzati a solo beneficio delle forme iniziali o chinse. Questo poi è necessario t\Vvenga nelle nazioni - e lo sono quasi tutte - prive di un soEdo funzionamento d'ist,ituzioni analoghe alla <0: Assicm·azione obbligatoria contro la malattia e l' ilwaliditù » che pos-
lfl.S
LA T UDERCOJ.OSI IX RAPPORTO AL HECLUTàMENTO, ECC.
siede invece floridissima la. Germania, solle,ando lo Stato da ogni !,pesa d'impianto e di gestione. Tornerò fra breve sulrargomento. ***
Dunque, secondo giìl accennai, gli esempi del sanatorio militare del Belgio e dE>gli Stati Uniti - trasformatosi questo in Ospedale militare per tuber(\olosi - per quanto la loro fondazione risalga a quasi tre lustri, non furono dagli altri eserciti ripetnti. Perchè questo? Yediamo. * ** Tratteggio un primo episodio che per quanto circoscritto presenta, in merito, un significato tutt'altro che trascurabile contro il sanatorio militare. In un diagramma sull'andamento della tubercolosi nell'esercito 111glese, che face,a parte della Relazione annuale sullo stato Mnitario dell'es~1·cito pr,l J !106' (Army medical depm·timent Report) al Jllinistero della guerra, spiccava che la curva della morbosità e delle riforme per tubercolosi, già in diminuzione dal 1886 al 1809, subi,a un rilevante <'d improvviso rialzo nel 1900. Discendeva cli poi ma con le1,tezza, per riprendere la migliore si tnazione lasciata, solo dopo tre anni. In conseguenza di questo e di altri rilievi, il Ministero della guerra affidò ad unfl. commissione l'incarico di « riferire sui provvedimenti da prendersi per i militari divenuti tubercolosi )). Il rapporto di questa commissione fu presentato al Parlamento il 16 no,embre 1907. Da esso risulta che i delegati 1 prima di concretare, si erano posti innanzi da discutere i quesiti che seguono. Q.uEsrTO Pnnw.
Si dere contimuo·e, come finora (1907) a ri(o,.mm·e il tnbercoloso tosto s·tabilita la diagnosi e f arlo 11srire dell'o.~pedale milifm·e appena ò in grado rli sopportarf\ il riaggio senza piì1 curarci di lui i
Kot.o in primo luogo, onde temperare l'impressione di questa misura d'apparenze tiranniche e ,igente tuttora nell 'esercito inglese, che dopo la sua rigida applicazione si era constatata una note,ole rido-
J,A TUBERCOLOSI IX RAPPOnTO AL llECLO'fAME:--To, ECC.
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zione di tubercolosi e di più che in fa vore dei riforma ti per tu bercolosi sogliono norm almente inter venire sussidi r eggimen tali e protezioni combinate con la carità privata. D'altra parte - astraendoci dal sentimen to - secondo il mio avviso si deve considerare quanto segue. Il reclutamento nell'esercito inglese si è mantenuto ad ingaggio volontario per ciò può seguire il principio di richieder e l'icloneitù m as., ima; invece con il reclutamento obbligatorio, o coscrizione, degli altri eserciti è necessario adattarsi a.Ila idoneitù mini ma. Il primo sistema, dell'idoneilù 11w.<;sim a, risponde in sosta nza ad un contratto. Il giovane - supponiamo - dice all'amministra zione militare inglese: io vi do la. mia sceltezza ed il mio vigore. Ebbene voi che date a me? E l'amministrazione militare inglese potrà, supponiamo sempre, rispondere; io vi do un buon soldo, ed una carriera ben assestata un alloggia.mento sano, molto a.areato e ricco di luce - sale di ritrovo allestite a. caffè (mi riporto alla caserma Chelsea (Chelsea. Barracks) di Londra che ho visitato nel 1903) libri e ginochi - ottima e variata alimentazione (con un eccellente« bodino • quasi tutti i giorni) gestita a cooperati va, i di cui utili tornano a vost.ro vant aggio - ele· ganti tenute oltre quella di fatica, ecc. - Vi do poi ancora. per la toeletta personale il pennello da barba, rasoi, pettine, sapone, ecc. nonchè l'occorrente per far brilla.re gli ornamenti della divisa e così attirare la. conquista. della sposa, onde crearvi una famiglia. E questa sarà. fornita. di conveniente alloggio e di più si provvederà ad impiegare la vostra. moglie, se crederete, nella stireria, o coILe sarta, ecc. nei magazzini del quartiere. Voi. avrete un baguo ad a.equa calda o fredda in qualunque giorno dell'anno dalle 6 alle 20. Per difendervi dal freddo umido riceverete un costoso cappotto impermeabile, ca.micie e mutande di lana ed avrete a. vostra disposizione delle macchine e Singer.,. con le qua.li voi, se siete a.bile, altriment.i i vostri compagni istruiti per questo, o le vostre mogli potranno eseguire tutte le riparazioni che vi abbisogna.no . . . . Ma però bada.te! Se la vostra. validità. viene meno, per cause estranee alle vicende del servizio non avrete nulla. a. ripetere da noi! E su questi dati il contratto moralmente si stringe. Nè in verità saprei, a mia volta, dar torto all'amministrazione milite.re inglese, se pone le cose così praticamente in chiaro. Procediamo. Sul primo quesito testè indicatovi la Commissione delibera.va in senso negativo - contra.rio cioè alla continuazione dello statLt quo.
H)Q
LA TUBERCOLOSI IX RAPPORTO AL RECLUTAMENTO, ECC.
Qt:P.SITO SECONDO.
Creare un sanato1-io militare centrale dove i soldati tubercolosi possano essere trattati.
La Commissione studiò anche questo secondo proposito ma lo respinse: a l per generali considerazioni ostili; b) perchè le espei·ienze fatte in America danno risultati inferiori a guelle degli a naloglii istituti civili; e) perchè la spesa annuale sarebbe assai considerevole ì cl) perchè bisognerebbe creare un corpo di speeialisti militari; e) perchè l'ubicazione centrale del Sanatorio metterebbe la maggior parte degli ammalati a grande distanza dal loro paese e della loro famiglia e d'altronde non si potrebbe trovare, sul posto, abbastanza occupazione per i convalescenti in uscita. **• Fu preseutato al Parlamento, come la migliore soluzione, quella di un 1'erzo quesito che riassumo: « Sollecitare un rapido aumento dei sanatori civili sparsi, nei quali un certo numero dei letti sarebbe tenuto a disposizione per i casi di tubercolosi recente da curarsi per la durata di 3· 6 mesi, al prezzo, secondo il presuntivo, di L. G per giorno circa. - Spesa da portarsi a carico dell'amministrazione dell a guerra. - Durante tale periodo però dovevano rimanere sospese le pensioni a quegli ammalati che, per essere stata posta la loro tubercolosi esordiente in rapporto agli e,enti di servizio, ne avevano diritto>. Osservo con compiacimento che si era Yenuti nelle ste.sse mie conclusioni pubblicate un anno prima. nella rel azione « E.~erf'ito e tubei·colo;,:i >) al Oongresso nazionale di Milano 190G - pur opponendomi, di massiina, sino da allora, a numerose ed autore,oli vedute, che erano e sono sempre fed eli allo impi anto dei sanatori militari. Infatti - in merito - cosi io co11creta vo : « Un organizzazione sanatoriale. con preciso intendimento profilatico e curativa, non può concepirsi - a mio parere - se non sistemata in analogia a quella dei manicomi. « Sorga tale organizzazione ed allora, come avviene con questi ultimi, Yi si i11,iern 11110 i militari minacciati di tisi per entrambi gli
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL RRCLU'l'AMENT0 1 ECO,
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intendimenti sopra detti, tenendoli a oarico dell'amministrazione mili tare fino ad un punto da determinarsi . « Epperò sino a tanto che mancherà tale organizzazione è mestieri. continuare nei provvedimenti finora seguiti>. I quali ho già precisamente riprodotto in numerosi punti di questo studio.
• ** :Malgrado la terza proposta « di sollecitare un rapido aumento dei sanatori civili e di passare il riformato per qualche mese in sanatorio civile > portata al Parlamento inglese nel 1907, essa non ebbe sviluppo metodico in quella nazione. Si aumentò qualche sa natorio « sporadico > specie a diaria elevata., tal quale come era. già accaduto in altri Stati, i quali avevano messo ogni impegno per adottare la « sistemazione sanatoriale• quando appunto la Germania pro· clamò essere i sanatori popolari - schierandoli di botto in numero di cento circa - il caposaldo di combattimento e di vittoria. Senonchè da allora, }'esperienze. e le dimostrazioni seguite abbatterono in tempo relativamente breve, prima l'entusiasmo già sollevato dal « sistema. > e di poi la stessa confidenza nei risultati. S iccome questo contrasta in via assoluta principio sanatoriale, e quindi a. maggior ragione convalida l'opposizione allo impianto dei sanatori militari, così trovo molto appropriato di qui tratteggiare le vicende che Stlguirono la questione generale dei sanatori durante gli ultimi anni e la situazione odierna snl proposito, spogliata, tutto il possibile, da quanto di caotico sempre la circonda. ,;.
** La dottrina di lotta sanatoriale lanciata dalla Germania, ed a ccolta con ,·ero fanatismo nel Congresso di Berlino 1899, parve ancora raccogliere, nella conferenza del Hl02, nn forte successo. Dopo di allora però esordi quella rivolta, la quale ebbe a generare, - lo ricorderete il motto: la e faillite des Sanatoriums ». Realmente dei colpi di a,;•amposti già si erano sentiti anche nel periodo di fortuna. Rammento, per esempio, quelli intesi ad abbattere la rigorosa norma sanatoriale e cioè: accettm·e i soli tubercolosi
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LA TU BERCOLOSI IN HAPPOR'rO AL REOLUTAUENTO, ECC.
iniz iali. Cosi si è letto in un autorevole pubblicazione (1) che non solamente nei sanatori « on guette la tu berculose à son extréme debut » mt1. e on la prévient ·meme en hospitalisant de simples bron-
chitiques ». La vera aggressione però al principio avvenne nel XIII Congresso internazionale d'igiene di Bruxelles durante le due sedute del o settembre 1903. Attendevamo in quel giorno la trattl\.zione pura e semplice del tema: e lntPr-i:ention des pouvofrs public dans la latte contre la tube,·· culose. Il !J cmra liezt de disti11g1ter les pCt!J,'> dans les quel.~ existe l'assurance obliga.toirr contrP- le maladie et l' invalidité et ce11.x; où elle n'e.àqte pas >. Sette erano i relatori ufficiali, appartenenti a nazioni varie e di competenza assai nots.. Per l'Italia si aveva il Snntoliquido allora direttore della. Sanita. pubblica ed oggi consigliere di Stato. La maggior parte dei relatori e congressisti, partecipanti in notevole numero allo animatissime sedute, deviarono dal « Tema.> - che si trasformò essenzialmente in un « Tema sanatoriale > - e di più si spiegarono co11trari alla istituzione dei sanatori popolari, considerati come card!ne di lotta antituber0olare. Raccolgo q nalche nota sulle argomentazioni opposte a.l e sistema >. a) In Inghilterra dal 1851 al 18H5 vale a dire da oltre quarant'anni ed in modo assai marcato dal 1861 e 1886 - malgrado le condizioni sfavorevoli del clima - la mortalità per tubercolosi discese di oltre il 40 p. 100 - Diminuzione costante progressi va senza interruzione od arresti sensibili. E questo, non solo si è iniziato e svolto con l'assenza des sanatori, ma qualche decennio prima delle. stessa scoperta di Koch. Qui cade acconcia, breve disgressione per chiarire un errore che vedo continuarsi anche in questi giorni. Koch nel Congresso di Londra ebbe ad itttribuire tale sorprendente diminuzione in gran parte al fatto che l'Inghilterra. è il solo paese il quale possiede un numero considerevole di ospedali speciali per i tubercolosi. L' « i pse dixit > ha poi perpetmLto il suo stesso inganno. Le. proporzione di codesti ospedal i è invece piccola e la loro influenza. sul(1) Br:uAnDKL et GnANt 11ia:n, Les Sanatorimns, Archives d'hygiène publique et de mi:decioc légnle. - Luglio 18:19.
LA TUBERCOLOSI JX RAPPORTO AL REULI;TAME XTO, ECC.
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l'abba;:samento della mortalità per tubercolosi non poteva in qualsiasi modo avere avuto quellit portata che ebbe ad attrilbuire loro il Koch. Ripreudo. Le vere ragioni del fat to sono al contrario le sot todistinte. b) L'Inghilterra come l'Italia ed altre nazioni .o.on ha consolidate leggi di previdenza che si sostituiscono ai po teri pubblici nelle spe':!e di gestione r iferibili alla salute, ecc. delle collettività. Ora le. vantaggiosa sittutzione conquistata con JJerseveranza e sacrifici in Inghilterra, in quel periodo, trova le sne origini ne l memorabile programma che essa si impose e man mano rese concreto. Eccone i prinoipii categorici. - Favorire i grandi lavori di risanamento nel le citta. - Migliorare l'igiene degli stabilimenti ind ustriali e le condizioni del lavoro. - - Sistemare l'igiene delle abitazioni, e promuovere nelle città la costruzione di case popolari salubri specie per luce, per aria, per cubatura. - Migliorare ugu0lmente le case rurali. Sono da attribuirsi alle tre ultime, l'azione antitubercolare diretta: l'indiretta. invece a quella dei risanamenti urbani. Un'azione complementare ebbero quindi delle altre misure che si aggi unsero negli anni meno lontani fra cui spicca il rialzo economico (salari, ecc.) che portò come conseguenza di primo ordine l'elevamento
dell'alimentazione. e) Riferendo per l'Italia, il Santoliquido dopo aver tratteggiato
la nostra organizz~zione sanitaria recava un appoggio valido e dimostrativo della sistemazione inglese, da noi pure seguita, col far conoscere la diminuzione progressiva c.lella mortalità in Italia, sovratutto in quanto concerne le malattie trasmissibili e che per la tubercolosi toccav1t il 26 p. 100. Per tali riferimenti del Santoliquido, nella stessa seduta il D . Ar· maingaud di Bordeaux, tisiologo propagandista di nome, disse: « Ebbi già a provare (1 ) che la diminuzione della mortalità per tubercolosi in Germania non è dovuta ai sanatori. « Essa è invece la conseguenza delle misure d'igiene pubblica quivi prese; per tal modo l'esempio della Germania in questo senso viene ad aggiungersi a quello dell'Inghilterra - ecl io p os,qo orn unirl"i anche qttello dell'Italia - onde di mostrare che l'igiene pub( I) D e la dt ci·oissancc de la mortali té tubcrcttle,ue cn A lhmaync. Srs cat,ses re.lles. P .nrigi 1003. t3 -
r;ivrnale di 111eJ i :i,1a mi/1!<10·,· . - Fase. III.
H).I
LA TUBERCOLOSI IN HAL'l'OIH'O Al, RECLUTAM ll:NT0 1 E OC.
blica. basta solo da se stessa - per far raggiungere in pochi anni nua riduzione considerevole delle ruine causa.te dalla. tuberc.olosi > . Lo stesso Armaingaud portò poi le seguenti sfavorevoli note al sistema sanato riale germanico, che a.Itri congressisti confortarono pure con dettagli dello stesso ordine. d) I sanatori sono estranei alla diminuzione della mortalità per tubercolosi avvenuta in Germania., perchè tale diminuzione è anteriore a.I loro impianto ed anzi ha toccato il suo massimo nei dieci anni precedenti l'organizzazione sanatoriale; appunto per a.vere essa. seguito, in quel periodo, l'indirizzo dell'Inghilterra. e) Il 67 p. 100 d i guarigione sugli entrat,i dopo tre mesi, tassativi, di degenza. sanatoriale, lanciato, dalla Germania come imponente prova che il sistema à da considerarsi lo. rocca. assoluta. di difesa. antitubercolare e che nel loro entusiasmo gli a mmiratori del metodo ritengono una percentuale i nattaccabile deve essere ridotto al1'1 l p 100 all'incirca. I nfatti d isse1.ionando questo numero si trova che i 67 p. 100 usciti con l'etichetta d i guarigione, un anno dopo si videro scendere nella misura del 44 p. 100; al termine di dne anni essa era condotta al 30 p. 100 e dopo 4 anni al 28 p. 100. Ora siccome tale ultima cifra. non va applicat a. a. dei malati veramente guaTiti, che ra.ppre!lenta.no invece la parte minore ma a quelli che hanno ottenuto la così detta e guarigione economica > e cioè ricu-
perata il tt,rzo cli capacità al lavoro, così bisogna dar foogo ad un'altra sudd ivisione che conduce appunto alle c ifre minime t estè indicate. ***
Qui, a maggiore schi arimento è necessario ch'io aggiunga. queste considerazioni. In Germania l'organizzazione sanatoriale è a tutta spesa, dirò quasi ad e impresa> d' una delle sue poderose e fi orenti leggi di previdenza sociale l' : A ssicurazione obbligatoria contro l'invalidità e la vecchiaia. Questa possfldeva capitali per oltre un miliardo d i mu chi fino dal l GOl do vuti alla cot.izza.zione d i 14 milioni di operai e più, ya]e a dire un quarto della. popolaziuue - assicur ata da quindici anni. La stessa Società, specie nei dieci a nni precedenti la lotta del tipo 1ta 11atoricile, aveva speso somme considerevoli sovra.tutto per la <'O· strnzione d i case operaie salubri noncbè in opere antituber colari, ospedali, ecc. Questo ad immagine dell'Ing hilterra., appunto come ho iudica!,o test.è, ottenendo una diminuzione della mortitlità in tuber-
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL RE:CLU'TA~IENT0 1 ECC.
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colosi molto più marcata che nel decennio e sanatoriale », venuto in seguito. Quando gli scenziati di Germania sorsero unanimi a precisare che )a fortuna della grande lotta antitubercolare risiedeva unicamente nell'organizzazione sanatoriale, la Società converse i suoi mezzi a tal fine. E ques~o pure con rapidità affinchè col rivelare al mondo l'insieme della nuova istituzione e dei suoi magnifici risultati fosse dimostrato anche che la Germania, in Europa, era stata la sapiente iniziatrice della lotta. Ci<\ intendiamoci, con tutto lo slancio, il convincimento e la buona fede immaginabile tanto degli scenziati inspiratori ohe della Associazione esecutrice e gerente i sanatori popolari. Avvenne poi che tali esecuzioni e gestioni si ravvisarono divenire in certa guisa proficue all'Associazione stessa mediante appunto la creazione del tipo « gttarigione economica >. Mi spiego. Il tubercoloso (socio) che dà lusinghe di migliora.mento se non entra nel sanatorio rimarrebbe a carico dell'Associazione. Ora siccome la probabilità è che la malattia prosegua pit1 o meno lenta· mente verso la triste fine - (ricordiamo la melanconica riflessione di Fort Bayard! - Pag.185-86)- così, di norma, la società sarebbe costretta ad avere in carico il colpito sino a tal gioruo. Al contrario ricoverando questo malato nei propri sanatori per tre mesi, la probabilità di.iene in· vece quella di condurla. al punto che all'Associaziune preme, quello cioè di fargli ricuperare il terzo della capacità. del lavoro - e si noti, senza preoccupar:,Ì dei segni clinici d'ascoltazione - tanto da poter guadagnare un terzo del salario in uso nella località dove l' individuo è do· miciliato. Con ciò cessano le ragioni di qualsiasi compenso. l\fi sono indugiato sui caratteri - senza esempio - di tale As;;o ciazione, onde illuminare la grandiosità del potere economico e dei suoi benefici. In ispecie poi per far emergere che senza l'intervento e la sovrap posizione di essa la Germania « Stato • ovvero la Gòrma· nia « caritatevole » non avrebbero, al pari delle altre nazioni, potuto ricoprire di sfarzosa veste il vecchio principio di profilassi e cura sanatoriale per i tisici dei polmoni, quello cioè di in viarli - come si trova scritto con molta semplicità nei trattati p iù anziani del secolo scorso « a passare l'inverno, sotto vigilanza di merlil1i rigorosi, nelle località dove e;;si possono trovarsi la maggior parte della giornata all'aria libera senza pericolo di raffreddarsi > (cura d'aria metodica) « e per quelli che possono viaggiare senza pericolo > (attualmente: for:ne iniziali) e prescriver loro il soggiorno prolungato in luoghi molto elevati nei quali è rara la. tisi polmonare>. In entrambe le circostanze poi, affid ando la parte supplementare di vitto od ipernutrizione al e latte
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LA T OBERCO LOSI IN JUP PORTO AL REOLUTAMEKTO, ECO,
appenà munto da.gli animfl.li (mucche, capre) pascolanti sui monti, onde rima nga i nalterata la qnota di panna» . Il che produsse gi à. in quei tempi, per i non abbienti, l'apprestamento caritatevole di case modeste e per gli abbienti quei sanatori con diaria. più o meno elevata per i tubercolosi di tutti i g,·adi, i quali sono tuttora in nome e mol tiplicatisi poi. Rono fatti di antica data ma n t1llameno mi sentii cond otto a ri 0ordarli perchè la loro esistenza, nelle di:icu~sioni che si agitano in questi nostri periodici convegni e negli scritti correnti in tema di tubercolosi, mi sembrano in verità dimenticati. Considerando poi sotto altro punto d i vista, il sistem a sanatoriale in argomento, io penso ancora, che senza la fonte inesauribile della Associazione, la stessa Germania non si sarebbe lasciata avvolgere da.l principio di dominare la tubercolosi con la estesa creazione dei sa natori popolari - nel senso noto - dei quali, i più semplici e modesti (80-100 letti) costano lire 500,000 per la costruzione, più 100,00(). all'anno ed oltre, per il funzionamento. Il che richiede, per ogni sana torio un capitale non inferiore a quattro milioni. E questo onde isolare in essi con rigore soltanto a. partire dai bronchit ici dubbi fino ai tubercolosi inizia li - e cioè, appunto il massimo gmppo dei non contagiosi nè pericolosi.. Per tal modo può dirsi che quando, per versare allo esterno il contenuto cli bacilli, i polmoni "degli ammalati si aprono, il sanatorio si chiude a questi, e se già vi si t rovano, li espelle.
*** Riproducendo e commentando i punti che furono molto dliscussi nelle due precitate sed ute del Congresso di Bruxelles, io mi sonoristretto all'argomento « Sanatori >. Però il quP-sito generale r iprodotto (V. pag. 1D2) che era n el programma di- quel g iorno si svolse integralmente e si venne p ure a precise couclnsioni con votazione unanime. P er tal modo si stab:lì: 1° Ai poteri pubblici: spettm·e la p1·o(ìlassi ttibercolare mediante l'applicazione 1·igida, 'intransigente, di quelle leggi, o prestazion'i o nol'lne, ocl i11teri:e11ti giuridici, ecc., che vediamo agitare cla un ventennio neJJa letteratnra di Stato, o scientifica; 2' Ai sanatori popolari : tor;liere il cai·attere profilattico e specifico; co11[1lobc111doli iiu-ec13 con tutte l e altre misure e t1·atta111enti de, tubercolosi (cligpe11sm·i, cure d"arici, ecc.) 1·itenufi di competen::a delle Provincie, Comuni, Associazioni fìlanfropiche ed operaie, lvlttiual ità, ecc. alle qnali le>
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL RECLt:TAMENTO, E CC.
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,::Jtato deve permette1·e ecl anche agerolare la esposizione dei lo1·0 benefici e lo spfrito sociale ed i bisogni v ·r opri cli
secondo - si noti bene ciascuna nazione >.
*
* * In sostanza dunque il sanatorio, àopo il Congresso di Bruxelles, rimaneva sempre in una vita rispettata ma come uno dei vari fattori antitubercolari, da prendere o la,gciare, della catena di assistenza pei tubercolosi secondo lo spit·ito sociale ecl i bisogni propri di ciascuna nazione. Vennero invece rotte le ali e alla organizzazione metodica dei Sanatori popoh.ri » intes11, come più volte ho precisato. Forse perchè nou tornasse a spaziare, come precedentemente, nel cielo delle altre nazioci e suggestionarle tanto da far abbandonare gli altri loro fattori di lotta, pregevoli q nanto i sn,natori. ,;e ,;e *
Senonchè le conclusioni del Congresso qui sintetizzate rappresenta.va.no certo un degnissimo consiglio uscito con voto unanime da molto autorevole c0nvegno, ma si trattava sempre di consiglio e non di esecuzione del voto fatto. È giusto dunque domandarci cosa avven ne nei nove anni che decorsero da allora del Sistema sanatoriale. Ha progredito nello scredito od ha riguadagnato la sua. via? Si è arrestato senza patrocinatori ma. anche senza oppositori sulla sua strada? Questo è dunque quanto dobbiamo concretare. Conoscere cioè la situazione attuale. A. ta le compito non sa.prei meglio corrispondere che riprodurre il sintetico e sobrio passo stralciato dal volumetto del D. Ala.badar de Fay Ispettore generale d'igiene a Budapest, offerto in dono a.i congress isti convennti nel Congresso Internazionale di medicina. tre anni sono. « In questi ultimi tempi, l'ammirazione per i sanatori ò singolarmente caduta, avendo l'esperienza dimostrato che a.nche con la maggiore volontà nè lo Stato nè la Società non sono in grado di fornire le somme enormi che esigono la fondazione e sovra.tutto il governo di tali stabilimenti. Delle altre circostanze hanno contribuito a. tale raffreddamento; cosi si osserva in particolare che i tisici i quali devono sostenere la loro famiglie, non vanno nei sanatoi-i, allorchè il loro male è ancora in principio, perchè non hanno ale;uno per sostenere la famiglia. durante il soggiorno che dernno fare. D'altra parte i risult.ati ottenuti nei sanatori non sono affatto in rapporto con le considerevoli spese.
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LA TUDERCOLOS[ l ~
RAPPORTO AL RECl,UTA~lb::l'T0 1 E CC.
e Poco a
poco tutti si sono reso conw che in Germania sono principalmente le Associazioni operaie di assicurazioni e d i assistenza. delle quali la fort.una s i accresce annualmente di 100,000,000 di marchi. Esse provvedono le spese enormi dei sanatori non che le sovvenzioni alle famiglie durante i tre mesi di degenza dei tubercolosi iniziali. L'attenzione pubblica oggi è rivolta verso la lotta contr o la. tubercolosi tal quale è ingaggiata nei paesi in cui le circostanze non permettono di stabilire in massa d ei sanatori e che possono no nostante dare dei risultati soddisfacenti, in particolare poi verso i dispensari di origine francese e be,lga •. Un ultimo punto. Quanto a luoghi di cura dei tubercolosi non abbienti - come feci altrove cenno - specialmente in questi ultimi anni è una con vergenza generale ed anche già. in applicazione, di abbandonare il concetto del sanatorio popolare ed impegnare h1tte le energie nella co~truzione di ospedali per tubercolosi con atteggiamenti sanatoriali i 11 parte. E nell'attesa che ciò vada a completarsi in proporzione ai bisogni proseguire con adattamenti ed aggiunte razionali negli ospedali comuni.
Il fine, come dissi, di questa digressione« sanatoriale> fu quello di tratteggiare la serie dei fatti più salienti che si sono associati nei prossimi trascorsi anni, d irettamente od indirettamente, contro i sanatori militari. Questo non solo per ragioni ,olnte dal Tema ma altresì pere:hè vedendo tali sanatori ri tornare - malgrado tutto sempre sul tappeto, sorge legittimo il dubbio che non siano perfettamente note, ai so~tC"nitori, le retrocessioui e lo st.ato odierno della questione sanatoriale tipo germanico, e non sia loro famigliare la massima di Disraì:li « che il primo obbligo del lo Stato deve essere la preoccupazione della sanità pubulica ed il secondo quella del denaro pubblico, il quale vuole essere impiegat9 solo per spese indispensabili la di cui efficacia sia incontestabile > . Sia comnuq ne, io penso che dallo esposto si deduce esplicitamente quanto segue: a) Sanatori :Uililari no perchè l"esempio cli taluno che qualche esercito si affrettò a.d allestire quando lo schieramento dei sanatori popolari fu bandito come sola arma di lotta e di vittori a, non diedero affatto risultati incor11,ggianti. b) Sanatori )lilitari no perchè aucho il « Sistema Sanatoriale», cl:rò cosi ci,ile1 organizzatu in Germania, dopo un effimero trioufo,
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO A!, RECLUTAMENTO, ECC.
199
rientrò nel rango delle misure comuni, non essendosi consolidate quelle vantate prerogative alle quali gli altri metodi di lotta, che si stava.no istituendo in sequela, od erano da po::o attuate in diverse Nazioni, aveva.no dovuto cedere il posto.
*** NelPatto di abbandonare questo ultimo titolo mi punge di sottoporvi la seguente singolare osservazione. Perchè, io dico, si sono fatti e si fanno bersagl io unica.mente i Ministeri della guerra Ollde impiantino « Sanatori militari?». Dato e non concesso che a.gli ~tati spettino simili costruzioni ed il loro governo, percbè la folla dei patrocinatori di SR-natori popolari, non va a gridare l_a stessa protesta sotto le finestre dei Ministeri dei lavori pubblici, i quali fanno vivere formidabile numero dei loro dipendenti nella polvere dei magazzini e sopratutto in q nella delle strade, delle ferrovie e clei treni, che sono anche pungenti e le ultime pure ustionanti l"epitelio protettore dell'apparecchio respiratorio? ;perchè la. medesima folla non va a protestare nello stesso scopo ai palazzi dei Ministeri delle poste, ricordando la grande massa dei distributori e ricevitori, stabili e circolanti, di lettere, di francobolli, ecc. che sono quindi permanentemente esposti a maneggiare ed a veico· lare bauilli? Percbè voi, Ministero dell'istruzione, non create Sanatori a vantaggio del per/ìonale insegnante che diviene tube1·coloso, nou di rado, col forza.re la voce lunghe ore ogni giorno, su tutt.i i toni, onde fare entrare e: l'ignoto> nei cervelli specie dei ragazzi e giovanetti, fra i quali ve ne sono che rappresentano essi stessi un pericolo tubercolare - come a. dir il vero lo rappreseuta poi verso la scolaresca il professore od il maestro colpiti? - E così via. Orbene, ripeto, perchè qc,esta concentrazione di pretese, dispendiosissima verso il solo Ministero della guerra? Non se ne immischierebbe, per avventura, anche qualche intendimento estraneo?
PARTE III. Contributi alla, tubercolosi nei vari ese1·citi.
*** Ho riassunto, a suo tempo, i cardini di oppos1z1one contro l'ingresso e lo stazionare negli eserciti dei militari predestinati, o dubbi, o divenuti palesemente tubercolosi sotto le armi.
200
LA. TlillERCOLOSI IN ~APPORTO A.L RECLUTA.MENTO, ECO,
V ediamo ora quale situazione queste operazioni hanuo creato rispetto a i contributi d i perdite in t ubercolosi che diedero e danno ag li eserciti. P er questo bisogna consul tare le statistiche nosologiche militari . Sappiamo che le statist iche in genore perchè abbiano un valore fì · duciario occorre che siano sincere, u niformi nella costituzione e t rattate con molta competenza. Ora a queste prerogative risponde lo studio ricco di tavole e bilanciato con raffronti sintetici nel testo, deli' i~pettore capo Myrdacz (tenente generale medico) dell'esercito austro-ungarico; presidente della Commisflione internazionale (li 111eclici militm·i per l'mufii:azion e della sta· tisiica sanitm·in miiitare. In verità per rendersi i ntera ragioHe sul valore di tale pubblicazione andrebbe prima - come invita l'au tore - consultato un al tro scritto più lontano tlello stesso autore sulla: Stcitistica sanitaria militai·e internazionale, apparso nei numeri 11 e 14 del period ico e D er Militararzt • appendice del « "\Viener medicinischen wochenschrift >, anno 18D8. Indispensabilmente poi occorrerebbe leggere l'intera. relazione basata sullo studio sopra. iHdicato e presentata. a.l Congresso foternazionale di medicina a Budapest, t re anni sono (V. Compterendu, sez. 20". P. Il). P er i flui però cui m ira questo m io lavoro basta quanto segue. Dalle deduzioni sintAticbe fatte dallo stesso Myrdacz separatamente per tutte le malattie stra lcio questa notizia: « N . 20 T ubercolosi.9 p ulmonum. S i trova il massimo degli e ntra ti nell'esercito spa,g nnolo con il 7.7 p. 1000: seguono Francia, Paesi Bassi ed il Belgio tra il 4.9 p . 1000 ed il 4.4 p. 1000. Nell'eserci to austro-ungarico si ha 1.3 p. 1000. Negli altri stati la media. si muove dall'l.6 al 3.3 p. 1000. « La più piccola media è data dall 'esercito i taliano: 1.1 p. 1000 (con la terza cifra 1.15 p. 1000). Es,;a si conser,a tale anche associando la tubercolosi polm onar e con quella degli a ltri organi (1.63 p.1000) » .
...
*. Senonchè q ueste graduatorie e raffronti non hanno distinta inger enza con il mio tema . Il contrario è della seguente tavola, che riproduco intera per le con· siderazioni d i cui appresso Essa è d imostr ati va ùegli entra.ti per m ille in cansa d i t ubercolosi polmonare (cardine del mio Ja,oro) nei vari eserciti in un certo periodo d'anni.
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202
LA TUBERCOLOSI I~ RAPPORTO AL RECLUTA MENTO, EOC.
*"'* Noi da questa tavola rileviamo che i dati di alcuni eserciti si appoggiano ad un rispettabile numero di anni (tredicennio) mentre altri ad un numero sensibilmente minore, dando luogo al facile appunto della scarsezza nella serie. Appunto però, che si dirada facilmente. Vediamo. Per l'Italia le medie si vedono corrispondere solo tl. sei anni. Ma. questo nulla dice, poichè io vi ho esposto altrove qualche cosa di ben più vistoso. Voglio dire i risultati del Sormani, i quali incominciano dal 187(:i e proseguono con un abbassamento della mortalità. e delle riforme progressive fino al 1902. Fatto da ritenersi senza. esempio, negli eserciti, ed è notevole anche per la circostanza d'essersi iniziato alcuni anni prima della scoperta di Ifoch e di aver proseguito n e! periodo in cui i criteri della odierna lotta diretta e specifica contro la tubercolosi, non erauo ancora sorti e diffusi. Quanto ai dati degli eserciti di altri stati, ugualmente col'l"ispondenti a pochi anni, non sarebbe legittimo obiettare che se il loro più breve periodo statistico avesse una maggiore estensione si potrebbe verificare una u1edia molto meno pesante di contributo tubercolare e quindi far mutare le congetture. Questo perchè la media prodotta è t roppo di rilievo (Spagna in 3 anni, m. 7.80 p. 1000) ecc. e la serie, per quanto bre,e, prosegue talmente senza sbalzi negli anni contempla.ti dalle rispettive statistiche, da non lasciar supporre la possibilità ùi un rialzo d'azzardo negli ulteriori. Noi dobbiamo dunque accettare con confidenza quanto dicono le statistiche del Myrdacz. Passo ad un secondo commenLo molto di rilievo. Noi vediamo che pure essendo questi dati statistici del Myrdacz nel periodo pit'.1 determinato di organizzazione antitubercolare, tanto fuori che dentro le milizie, essi se ci indicano nel senso aritmetico effettivamente una diminuzione in t utti gli eserciti, - meno in quello dei raesi Bassi e degli Stati Uniti do>'e la tubercolosi sarebbe invece in aumento, - bisogna convenire che tale abbassamento - fatta eccezione per la Russia dove esso è veramente <listi11to - ha un colorito scialbo per lentezza. per le oscillazioni e per il decorso minimo, onde talora sembra confinare con la stazionarietà., come è de!l' Austria-Ungheria. Mi pongo volentieri l'ipotesi, niente avventata, che gli eseroit.i forti di quote minori, come appunto l'Italia, abbiano raggiunto, o
LA TUBERCOLOSI IN RAPPORTO AL RECLUTAMENTO, EOO.
203
siano per raggiungere il limite minimo di contributo che di fronte ad una mafottia universale e diffusissima, specie nella età più propizia. per le sue aggressioni, può considerarsi obbligato. Ma questa induzione cessa di fronte agli eserciti assai più tassati fra i quali t.rovansi certamente taluni che spiegarono notoriamente attivissimo impuls<, profilattico e riparatore fino ad inglobarvi i sanatori. E si noti bene che la nomenclatura della statistica nosologica militare è uniforme per tutti gli eserciti. Potrà aver bisogno di ritocchi, di miglioramenti, ma questo è ben lungi da far supporre una attenuazione sensibile delle alte quote che abbiamo letto. Se a questo aggiungiamo che più nazioni e qualche esercito, quale il nostro, videro sceme.re il contributo della tnbercolosi prima che fosse dichiarata la lotta antitubercolare ed applicate le nuovo armi io - respingendo a priori ogni insidia di sfiducia nelle speranze vaticinate - penso che come insegna la favola del buon Lafontaine « Le labonreur et ses enfants it doversi con tenacia fidElnte: Trompez, fouilloz. becher, ne laissez nulle trace Où hi main ne passo et repa.sse ...
Ora è appunto per questo principio che nella seguente ultima Parte - omettendo con rigore quanto fu già detto, scritto ed anche applicato, di cos~, a noi delln. partita, conosciute fino al tedio - riferisco qualche nota profilattiche originale, che numerose esperienze ed osservazioni mi hanno da anni convinto essere ben meritevoli di applicazione. Solo la 1• Proposizione - la quale dat a dal gennaio 18fJ4 - ha il carattere di una ripresa cui diedi però già reiteratamente diffnsione e che ho visto con il tempo, ma solo in parte, farsi strada.
PARTE IV. Si può concon-ere ancora con altri criteri acl atfenitare il contril)l(to degli e..,erciti alla ttibercolosi ed a fav01·ire la generale pro(ilas8i.
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PROPO S IZION E .
L'età della recluta.
Venti anni sono - io ,i prego di tenere presente la data - in fascicoli della Rivista milita1·e i'taliana (Ministero della guerra) ho pubblicato due studi di antropologia militare l'uno portante, come sopra, il titolo L'età della 1·eclutci e l'altro In difesa dei p iccoli.
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LA 1'lJBEllCOLO:,I IX R.\Pf'ORTO AL Rh:CLOTA~IE~TO, ECO.
Questo secondo mirava a dimostrare che da uoi la statura minima di capacità al ser,izio de,-e essere abbassata da metri 1.55 a metri 1.54-, essendo d:i. ritenere, gli uomini di tale statura, idouei quanto gli altri. -
Le molte e tenaci ragioni cho avevano mosso, quindi p ropagato (1) il mio studio (eq uità, aumento di contingente, ecc.) non è il caso di richiamarle percbè ormai maturate ed estranee al te11ia. Merita solo cenno il particolare: « che gli uomini bassi, nelle popolazioni con statura media non elevata, come è di noi ed in genere per le popolazioni del sud, offrono maggiore resistenza organica del tipo relativamente alto >. E basta. Xel primo studio: « L'etù della 1·µ,clnta • dimostravo la necessità: cli prot,·m·re la chiamata di dne anni e più precisamente, parafrasando i termini di legge, /a1· co11co1-re1·e in tempi no1·mali; i giovani alla leva, nell'anno in etti compiono il vigesimo secondo di età e non più il ventesimo. La mia proposta emergeva dal convincimento che l' insufficenza dell'età deve considerarsi come il terreno più propizio per lo sviluppo di un cospicuo gruppo di malattie e sovratutto della. tubercolosi . A favore di questa tesi evocai tutte le notizie per dimostrare e concludère: e che a vent'anni, te1·mioe generale del reclutamento di tutti gli esercìti, l'uomo non solo non h11. raggiunto il suo complet.o sviluppo, ma nemmeno quel grado di fisico vigore che si presume accordarsi con il mestiere delle armi >. Cosi in primo luogo difetta di os~ilìcazione lo scheletro, ciò che minorR. e perturba l'azione dei muscoli, i quali prendono sulle ossa punto di appoggio. La statura deve ancora progredire di parecchi punti così il perimetro del capo, del tronco e degli arti, nonchè il peso del corpo; e cosi ancora la distanza degli organi appariscenti e simmetrici, perocchè anche nelle lin~e esterne, a venti anni, di massima il giovane non presenta le proporzioni che sono indicate dai canoni antropomet.rici ed artistici. Non meno provata è l'imperfezione e lo squilibrio delle facoltà intellettive e morali, che il Quetelet, appunto nel volume 5° della Antropometria - precursore dell'antropologia criminale - dimostrò seguire le stesse leggi dell"evoluzione fisica. Onde è facile argomen· tare che l'uomo a ve11ti anni de,e a,ere conservate ancora tracce dellP caratteristiube proprie al fanciullo e cioè : irreflessione, tirannia deglì istinti, facilità ai traviarnenLi, ,olontà malferma, un fondo di egoismo ed infine l'intolleranza delle privazioni, essendo i bisogni negli organismi in costruzione, più imponenti, perchè non si tratta (1) Vedasi anche Esercito e t •,IJercolosi, HIOO.
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soltanto di introdurre q uanto basta per riparare al consumo giornaliero, ma ancora di immaga,zzinare ogni giorno dei materiali che devono trasformarsi in esso. È chiaro d unque che t utt.i questi fattori negativi, sebbene nel ventenne siano in grado minore delle precedenti età, hanno però ugualment e importanza, perocchè vengono associati al mestiere delle armi dove lo spirito di sacrifi cio, l'impero di sè stesso e persino gli atti generosi, in molte circostan ze, sono un semplice imprescindibile dovere. I nfine, qui sintetizzando le vedut.e di un gruppo cospicuo per numero e per fama di saggi in materia, si può accettare come un dogma: che, per la grande maggioranza degli uomini il ter mine d'nccrescimento cade nel 25° anno : per buona parte invece degli individui scelti, quali devono es~ere, di norma, quelli destinati a costituire il contin gente di combat timento, esso termine viene raggiunto qualche anno prima, ma giammai a vent.'anni. e Guai al soldato che cresce sotto lo zaino! > . È questo il noto e memorabile motto riferito ai giovani inferiori, per verità, ai 20 anni, che Buonaparte aveva dovuto sperimentare in più di una campagna. L a grande armata - cito cosa vecchia ma non è male ripeterla - che abbandon ava il campo di Boulogne per la campagna di Austerlit z, compiva centinaia di leghe senza quasi dare ammalati perchè forma.te. di soldati di 23 o 22 anni almeno. Nel 1009 invece, la seconda armata composta di giovani ventenni e meno ancora, in una marcia minore assai, semina la strada di infermi e di esausti. Le leve anticipato del 1913 riempiona le ambulanze e fanno cadere a migliaia gli uomini, o piuttosto i (ancittlli sulle strade. Durante la gnerra. di Crimea lord Raglan rifiuta al duca di Newcastle, nonostante i bisogni, 2000 reclute, perchè quelle ricevute precedentemente e sembravano cosi giovani e poco sviluppate, da cader tutte e venir raccolte come spicbe,.. Statistiche dirette ed esempi venuti dopo confermarono con larghPzza gli storici insegnamenti di allora. * * *
Qui dobbiamo domanda.rei per quali ragioni venne stabilito, da sì lungo tempo, la c hiamata alle bandiere n<'l 20, anno di età? Chiusa l'era napoleonica, le nazioni d'Europa si accinsero man mano ad organizzare i propri eserciti .secondo gli ammaestramenti lasciati dalla sanguinosa epopea.. I n tale epoca venne appunto deterl'.!!inato
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ovunqu e, quindi anche per l'esercito sardo, l'età del reclutamento da compiersi al 20° anno. Il principio poggiava sopra due basi allora ritenute tra. loro t1,r· monizzan ti. L'una era sorta dal fatto che la scarsità delle nozioni faceva.no considerare dai clinici il 21° a.uno, termine definitivo per lo sviluppo fisico, come, ai giuristi sembra tuttora garan zia di senno maturo; mentre tutto dimostra, nella vita odierna, il bisogno di protrarlo anche in questo campo. L'altra ragione, imponente per il suo carattere economico-sociale, rispondeva alle esigenze de lle famin lie e all'interesse dell'individuo, in ordì ne a lle arti ed alle professioni; onde per le lunghe ferme, diveniva necessario che si ritarciasse del meno possibile la chiamata ed il conseguente ritorno dei soldati alle loro case. Da quell'epoca, a parte i progressi d'arte militare, per il diffondersi sopratutto dello spirito d'uguaglianza ed il chiarirsi delle acienze biologiche, l'organizzazione e la vita sanitaria degli eserciti subirono una serie di mutamenti e di innovazioni. Così vediamo: graduale scom· parsa d!i privi legi e delle esenzioni legali, abolizione del cambio, stabilita li\ rivedibilità, più ricercata. la scelta e il benessere materiale e morale del soldato, vigilato l'agglomeramentò, evitati i mutamenti bruschi di clima e le fatiche a scatto, riduzione delle ferme e via... ma intanto rimane sempre intangibile e fissa la chiamata a vent'anni. Perchè dunque questa intangibilità nel far concorrere alla leva i giovani nell'anno in cui compiono il 20° di età? Essa poteva essere logicamente presa in considerazione fino a quando le ferme del se1·vizio effettivo sotto le armi furono di otto, d i sei, di cinque, sia pure di quattro anni. Ma di fronte alla riduzione di ferma prima a tre ed attualmente a. due, la persistenza dell'appello a vent'anni ritengo dovuta a t radizione passiva - a legge d'inerzia - a. pregiudizio ! Io mi domando quale padre di fam iglia il quale conosca il pre· esposto vorrà preferire anche il solo dubbio d i un pericolo per la sa· lute del figlio al bre vissimo sacrificio - quando pm·e f osse un reale sacrificio -- di ritardare fino al termine indicato il ritorno definitivo di esso nella famiglia, compensato da un distacco di due soli anni e per un certo numero anche di uno. Ho det.to rpwndo pure fosse u.n reale saci·i(icio e mi spiego. Rispetto alla q uest,ione economico-sociale onde in passato era necessario per le famiglie e per l' individuo che si anticipasse il lungo servizio e più
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presto da questo fosse liberato, oggi i tempi sono radicalmente mutati e tale necessità è quasi scomparsa, perocchè il progresso delle arti, delle industrie, dell'agricoltura, del commercio e dei mestieri stessi - con le conseguenti molteplici cognizioni che 1,sige l'esercizio di essi - fanno sempre più aumentare il numero degli interessati per il rinvio .estensibile al 26° anno di età. Ciò significa dunque che vi è una grande classe di cittadini indifferente, anzi favorite. dal ritardo della chiamata. A. chi spetta. la responsabilità di questa fissazione sui vent'anni? Le leggi che stabilirono, nella corrente storica, l'età dell'ammissione alle armi sono sempre uscite dai poteri dello Stato; mai parzialmente da.i ministeri della guerra. E si com prende perchè il fatto interessa l' intera popolazione del paese. Di conseguenza. se l'a ttuale precoce chiamata alle bandiere, implica delle responsabilità sul movimento, per così dire, < demografico > degli eserciti - secondo mio vecchio e tenace proposito - e se si volesse riparare a questo - la. mossa benefica per condurre allo sposta.mento in avanti dell'età per la. leva mediante il noto metodo gra· due.torio che si applica in queste ed analoghe operazioni detraendo pure ammaestramento dello aro pii are il « meccanismo > della. « Rivedibili tii. > - deve uscire dai governi o dai poteri legislativi degli Stati. Ed io faccio perciò voti che un'azione scientifica di propagaurla guidi in ogni paese la mente dei legislatori su questo grande cardine profilattico contro la nosologia delle milizie. 2• PROPOSIZIO:-E. Temperamento a nutrizione accelerata.
Alla. suddivisione anziana dei temperamenti, si va sovrapponendo e, ad ogni modo questo è assai accetto nel campo igienico un'altra. più semplice e pil'.1 scientifica. Essa si fonda sul « ricambio > e segne un principio che credo il caso di riassumere. La vita è in quanto esiste la nufrizione. Ora. perchè la vita non abbia scarti della sua integrità - od almeno scarti non effimeri occorre che la. nutrizione si compia. costantemente con la velocità e con la energia corrispondente al bilancio appunto veloce ed incessante del ricambio. Il quale, a. sua volta, de,e uniformarsi alle vicende di lavoro che all'uomo incombe.
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Chi regge e muove tutto ciò è i l sistema ner voso : perciò esattez za, puntualità ancbe in esso. Ora uua situazione così perfetta, così pe1·pendicola1·e, non si a m mette o la si considera assai rara. L'uomo vien ritenuto portar seco, come disposizione congenita, una. tendenw ad un r icambio o ritardato, od accelerato. Da ciò nascono l e due divisioni di temperamento cioè a 11utrizione ritm·dante, e d i temperamento a nutrù:io11e accelerata. Però fìnchè l'uno e l 'altro ri man gono nei termini di tendenza devono entrambi con siderarsi in un a. si tuazione fi siologica, come del resto s' intese ognora e si i ntende per i temperamenti vecchio stile. Se non che l 'uomo con teropera1Lento a combustione ritardante, se non provvede con un buon governo ig ienico preventivo h a in prospettiva. due successive stazioni da r aggiungere l'.11.?•tritismo - quind i la Gotta con quanto di patologico, sia più lieve, sia pi ù grave, si aggro,iglia intorno a queste due l ocuzioni. Il temperamento a nutrizione accelerata si t rova pure avan ti, precedute, d i solito, da spontaneo deperimento - la. diatesi consunt fra ed al lo estremo la tnbercolosi. S'iutencle però - tanto per l'un tipo quanto per l'altro - che io qui alludo a quelli caratteristici e completi Ma essi si congi ungono poi con una graduatoria d i at.tenuazioni discendenti da l'un capo e dall'altro, la. quale rappresenta i n realtà la maggioranza. umana ed al cui cen~.ro forse sono gli organismi a r icambio pei·fetto. Veri rappresentanti, io d ire i, in tal caso, del la felicità terrena. *** Bisogna ora ben distin guere che i l soggetto a n utrizione ritardata. salvo, ripeto, che egli cerchi d i modi ficare la situazione del suo essere, a tempo debito - procederà per il cammino testè indicato, ma i n i ziandolo u ella seconda metà della vita. - È naturale, di conseguenza. che io qui abbandoni tale tipo a nutrizione r itardante, non interessando la m ia tesi. Tanto pii1 che esso i o ogni caso si avvantaggia della vi ta mil itare per il movimento, g li esercizi, le marce, 8.}C. Il soggetto invece con temperamento a nutrizion e accelerata si manifes ta assai presLo, sino c1oe da.Ila fanciullezza e già. intorno ai 25 anni e, cl'ordiuario, più non si presenta. Esso od avrà cedu to, o si sara corretto. E chiaro quindi che se nel fratt empo il soggetto non verrà prov veduto <lel combust.ibìle pareggiante il snperconsumo, egli raggiun,
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gerà il precoce deperimento, poi la. fa.se generica di consunzione che stende il terreno propizio al germogliare (fancinllezza) o rigermogliA.re (giovani) della. tubercolosi. Ora i coscritti a e nutrizione accelerata • che sono anche soltanto nel periodo di scadimento nutritivo, hanno già note così distinte per cui vengono scartati o fatti rìvedibili già alla visita leva. Possouo invece - dopo le visite di reclutamento - entrare quasi tutti i tipi attenuati il di cui esame ecc. non denuncia tosto la situazione che loro incombe. Allora una porzione di questi, come precedentemente feci cenno si chiariscono presto e sono riformati poco dopo l'incorporamento. Parte di essi tutto il contrario, grado graclo già nei primi tempi di servizio dimostra giovarsi nella nnova vita e sovra.tutto della « r nzione alimentare~ e così procedono sempre più rinvigorendo fino al congedo. Rimane infine un gruppo d'incorporati nei quali non è possibile da un canto afferrare indizi posi ti vi di pretubercolosi o di loca1izzazione qualsiasi, dall'altro si vedono lentamente diminuire di peso e n ullameno serbano un contegno attivo ed anche di gradimento della vita milit,are. Questi, di massima., una volta riconosciuti nelle pesate di norma o speciali, che effettivamente esiste graduale diminuzione di peso, vengono mandati dai medici dei corpi in cura ocl in osservazione all'ospedale. Quiv:i, dopo breve trattamento sono, di massima, posti in licenza di convalescenza, i più, presso la propria fa.miglia che li attende con ansia ovvero nei nostri stabilimenti di convalescenza. Di là poi sogliono ritornare o nelle stesse condizioni, o, ma di rado, scarsamente migliorati. Finiscono infine dopo qualche altra misnra cli favore intermediaria, ad essere riformati senza che mai.si sia potuto stabilire coscentemente una diagnosi convincente. Questi sono appunto uomini di temper11,mento a nutrizione accelerata, i qua.li non trovano nel trattamen.to vittuario comune del soldato, quella esuberanza che loro occorre come era avvenuto mvece per il gruppo precedente.
* ...... Questo premesso, venia.tao alla proposta. In tutti gli eserciti è data facoltà d i concedere un supplemento alla razione, per i soldati nei quali si può accertare questo bisogno. Senonchè, di massima, sono favoriti g1i uomini d i forte sviluppo costituzionale, od i capaci dì fatiche anche eccezionali. H -
Gior·11a!e d ì medicina militare. -
Fase. 111.
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Il che è logico poichè corrisponde perfettamente alla teoria. della alimentazione. Gli individui invece di cui t ratto, i quali avrebbero per altre ragioni questo stesso bisogno, il più delle volte essi stessi non lo provano - e, di più se, lo fanno conoscere, non persuadono tosto i comandi a. concederlo stante la loro media fi gura.. e la nessuna estrinsecazione di deficienza Di massima l'osservatore, il giudice che deve fare le proposte, per l'indicato aumento della razione è il capitano della. compagnia. Cosa naturalissima perchè egli conosce ogni giorno le vicende e gli atti del soldato. Da noi il supplemento razione vien portato sul pane; giustamente uniformandosi alle consuetudini alimentari della popolazione italiana jn cui esso prevale appunto e senza misura sopra ogni altra derrata. di consumo. Oltre a ciò il pane è simult aneamente un alimento completo e saziante. Prerogativa anche quest'ultima di primo ordine da tener presente nello organizzare le r azioni delle milizie, specie poi in quei paesi come il nostro, dove si ricerca il senso della. sazietà. med iante sostanze voluminose per q nanto deficienti dal lato albumina. La proposta « della razione supplementare » vuol essere accompa· gnata da una dichiarazione dell'ufficiale medico che faccia. conoscere al comandante il reggimento, cui spetta di concederla, i due dati tas· sativi: la quantità~ la durata. Naturalmente la concessione è illimitata. L'aumento giornaliero di pane può essere dato nella misura di un quarto, di mezza, di tre quarti e di una razione intera, la quale corrisponde a 700 grammi: d'onda sommata con la 01·di11a1·ia porge il t otale giornaliero grammi 1400 di pane al giorno, da consumarsi in zuppa ecc. Non è superfluo aggiungere che si danno pure, nei corpi, razioni variate, o vitti, o supplementi speciali, ma questi si accordano più facilmente agli usciti dall 'ospedaìe e dall'infermeria del corpo, epperò anche nelle circostanze sopraùett.e. *
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Io vi ho da poco detto che r estano incorporat i nelle file due gruppi di giovani a nu trizione acrclorata. Uno di essi si vede avvantaggiare presto e pr0segue rinvigorendosi . Il che riposa nel fatto che tale gruppo ha cessato di bruciare sostanza propria come era i;tato costretto fino allora in sua casa e che la « razione ~ trovata nel servizio, non solo basta a sopperire le perdite giornaliere ma poic hè l'organismo di ciascun componente questo gruppo guadagna sempre,
J,A TUBERCOLOSI I~ RAPPORTO AL RECLvTAMEXTO, l~CC.
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è da ammettersi che essa razione possieda anche l'occorrente onde
completare la loro costituzione (20 anni?). Per quelli invece che formano il secondo gruppo la. razioue non porge elementi in tanta copia da poter mettersi in bilancio - perciò deperiscono.. Ho pure indicato testè la sorte più comune di questi sospetti e <lioè che malgrado tutte le attenzioni ed i buoni provvedimenti transitori, finiscono, il più delle volte, a.d essere eliminati da.Ile file senza avervi in realtà fatto mai servizio. Va aggiunto ancora che siccome essi, allo opposto del gruppo precedente, nemmeno nella sosta sotto le bandiere trovarono tutto il materiale snfficiente per correggere la congenita superattività delle loro combustioni organiche, così anche nello ambiente famigliare dove vengono ritor nati in modo definitivo procederanno, nella maggior parte, il cammino consuntivo cui sono predestinati. Questo considerato - unitamente alle premesse sulla. proposizione in <lorso: « Temperamento a nutrizione accelerata> - concreto quanto segue, <lhe non risponde solo a vedute dottrinarie ma è il risultato di applicazioni fatte durante il settennio in cui ho diretto l'ospedale militare di Milano, dopo lasciato l'insegnamento nella scuola. a) Gli uomini a nutrizione accelerata che si incorporano negli eserciti, appartengono ai gradi più attenuati di questa classe perciò in essi mancano distinte manifestazionj oggettive. b) Per questo la bilancia e Je pesate assidue diventano i soli m ezzi caratteristici di sicura diagnosi delia loro decadenza. e) li primo punto da ritenere è che all'età della coscrizione tali tipi presentano un peso relativamente basso in rapporto al volume del corpo, come pure che a questo fatto corrisponde, di solito, anche la provenienza da ambienti poveri e comunque non in grado di fornire il sovrabbondante combustibile di cui già abbisognavano nella pre· eedente vita civile. cl) La norma di pesare, nella visita d'incorporamento, tutti gli. uomini e di registrare il risultato sul rispettivo libretto personale devesi applicare con rigore. e) Se nelle ulteriori prime pesate si constata diminuzion J, si dovrà passare ad un accurato esame clinico dell'individuo. f) Nnlla rilevando si rinnoveranno le pesate a breve distanza per eliminl\.re qualsiasi causa aleatoria.: dopo di che si passi alla razione supplementare di pane, lo chieda o non la chieda l'indi viduo. g ) Bisogna tener presente che non si tratta di un ammalato, bensì di un uomo sano ma che ha bisogno di una alimentazione so· vra. b bondan te.
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h) Se il soggetto, per eccezione, non gradisce il pane ~arà. il caso t,sare un supplemento alimen tare diverso. i) Io mi sono giovato mo!t,0 1 in simili circostanze, col somministra.re lardo piuttosto magro (lardo venato} frapposto in fette di pane a guisa di sandwich. l) Con tali misure l'aumento di peso, d'ordinario, non ritarda. e con esso il g raduale trapasso del giovane a quel precedente gruppo dei soggetti a nutri11ione accelerata, che si avva ntaggiano dell'ambiente e della alimentazione militare. m) Pure con tale misura :,ssai più di rado avverrà. che questi uomini siano inviati in osservazione od in cura negli ospedali sotto il ritornello generico di « oligoemia > mentre i l colore della pelle, le mucose irorate, il tasso emoglobinico, ecc. li dimostrano di sa.nguinifìcazione, di massima, normale. n) Ma anche nell'ospedale sia prima guida la razionale ipernutrizione ed a loro volta le pesate freqnenti guidino il pronostico, rispetto alla idoneità. ben assicurata al servizio. *
* * Con tali propositi sono ben certo che si farà sempre maggiore i l contingente d'uomini che consegnati dalla Società. all'esercito come mediocri - per opera dell'esercito stesso le vengono ritornati , - al termine di ferma - dopo aver estinto le loro tendenze consuntive ed averli fortificati. 31 PROPOSIZIONE.
Lavatura della piccola biancheria.
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Il corredo prescritto di biancheria individ uale del soldato comprende alcuni capi fra i quali, per tutti gli eserciti due fazzoletti - due pl\ia di pe7,zuole da piedi, ovvero calze - due cravatte di cotone ovvero di lana, generalmente bianche ed altri capi di tela. Se si osserva il numero dei nominati oggetti e si pongono in rapporto alla nettev.za ed ai bisogni pe rsonali esso appare assai ristretto. - Senoncbè tale limitazione viene imposta dal principio, sempre vigile, di alleggerire i l carico e di non moltir,licare, anche nel senso del la quantità, gl i articoli di corredo.
LA TCTilERCOLOSI IN RAPPORTO AL REOl,UTA~fE:\'TO, ECO.
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D'altra parte quando pure fosse lecito stabilire, ad esempio, pel fazzoletto - cui riguarda sopratutto questa nota - di darne taluno in più non si giungerebbe mai a coinvolgerli nella rotazione metod ica e dilazionata. del bucato ordinario (ca.micie, mutande, ecc.) fino al punto di a.vere, ogni giorno, un fazzoletto pulito secondo porta naturale necessità., Oltre a ciò i fazzoletti esauriti, dovrebbero sostare sudici qualche giorni nel sacchetto individuale di piccolo uso. Per soddisfare invece a queste esigenze i soldati sono tenuti a lavare da sè il fazzoletto ed il resto indicato. Fa. eccezione l'esercito 'inglese dove tali cure sono affidate a quelle mogli dei soldati c:be esercitano nel quartiere il mestiere di lavandaie. E sse però vengono compensate, secoudo tariffa, dai militari stessi. Allo scopo preindicato, nella caserme sono disposti vasche, e talora lavatoi coperti con bordi piatti, larghi ed inclinati verso la -corrente, per poggiarvi gli oggetti. Essi sono di solito ad afflusso e deflusso d'acqua regolare. Si stabiliscono poi località per sciorinare tale piccola. biancheria cercando il più possibile, secondo le buone r:orme, di non stenderla nei dormitori e stanze di convegno, qualunque siano le condizioni del tempo. Se piove si approfitta dei porticati, delle tettoie, delle sottobalconate, o simili. Questo di massima. · Per la pratica di tale lavatura si distribuisce a ciascun uomo il sapone occorrente. Egli ha. pure a. disposizione delle piccole brusche. L'operazione procede come segue : immersione protratt i\ del fazzoletto nell'acqua fredda del lavatoio - insapona.tura. - stropicciatura di esso con le mani e con la piccola brusca - eliminazione dell'ac,1ua sporca e lavatura della vasca - risciacquatura. generosa degli oggetti nell'acqua., resa corrente strizza.tura del fazzoletto ecc. - stendimento di questo a.ll'aperto, o se piove, nei luoghi designati.
...... * .E'acciam0 ora attendere per un momento queste premesse per il richiamo scientifico di cui appresso. La. bocca. ed il naso con i loro annessi sono le vie principali di ingreseo ed anche un gradito accantonamento, non solo del germe tubercolare ma. pure, in modo accertato, di alcuni gruppi d'altri germi noti, che sono cause di malattie epidemico-contagiose molto diffu-
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sibili, come difterite, influenza, meuingite cerebro-spinale - ovvero in modo p1·esunto come è per il morbillo, la scarlattina, gli orecchioni. L'agente ed il com portarsi delle tre ultime infezioni si p1·esume analogo a quello delle prenominate sia per le loro ca.ratteristiche similiari di rappresentazione, di diffusibilità, sia perchè esse pure si preannunciano con segni aventi sede nelle due cavità - bocca e naso - od in organi in vicino rapporto. È dunque da credere che nella bocca, nella retrobocca, nelle fauci, nelle tonsille, nelle narici, le singole famiglie di germi trovino un centro strategico per diffondere la loro ~irulenza nel corpo del loro ospite, oppure - se esse per il momento scarseggiano di attività. è da ritenersi che ne lle parti indicate e loro accessori esse abbiano un optimum di cultura, di vitalità, di alleanze per rinvigorirsi tanto da abbattere il loro ospite, se non dispone di eccezionale potere immunizzo.nto (como appresso) ovvero per nsoire fuori dall'ospite con gli
escreati, le mucosità della sua bocca, del naso ecc. - od anche libere, alla ricerca di sedi analoghe, onde riattaccare nuova gente con un maggior carico di munizioni violentissime.
Qui è il preciso punto d'aprire parentesi e pensare al fazzoletto del soldato raccoglitore per eccellenza delle di lui mucosità ed escreti sopra detti; strumento pure accessorio per pulire cento cose che al soldato cadono sott'occhi nel giorno, ovvero necessario per asciugar~i il sudore, e la boccR. dopo aver mangiato ecc. fincbè divenuto secco e g rinzo il fazzoletto raggiunge il grado di essere dimesso e lavato!
Procediamo. É pure sempre stabile il p rincipio clell'i111m1tnitù assoluta. Principio del resto provato largamente nella storia delle epidemie d'ogni tempo eh tutti coloro che rimangono per così dire « immersi » in esse, socconendo gli infermi , lavorando nei lazzaretti e nei servizi di sanità pubblica ecc. sempre sani ed immuni del contagio in corso, malgrado le caparbie trascuratezze verso se stessi, e malgrado pure non abbiano sovente il titolo dell'immunità acquisita rispetto a quelle in te½ ioni che porgono all'uomo tale prerogativa.
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Nell'opposta fronte di questi privilegiati stanno invece quelli che presentano la ricettività massima. Sono le sentinelle avanzate di ogni epidemia sia. delle malattie di cui parlo, sia di altri contagi. Quando tutto ancora tace di una futura epidemia essi passano come casi sporadici e non gatta.no alcun allarme. Sono pure tipi che vengono &.dditati come bersaglio di tutti i malanni, poichè nemmeno traggono il beneficio di quell'immunità acquisita, accennata testè, seconJo la quale il primo attacco della infezione rende la maggior parte degli uomini protetta da un secondo. Tra l' uno e l'altro dei due estremi: immunità assolu.tct e recetti'vità completa. è pure sempre correntemente ammesso - ed anzi costituiscono la grande maggioranza - una serie variata di rondizioni intermedie dove o per scarsa ricettività o per immunità incompleta - il che per le conseguenze fa lo stesso -- si verificano le forme spurie o rudimentali delle singole infezioni. Le quali se oggi sono d imostrabili nella loro esc;enza per lo intervento batteri osco pico, furono sta-bi Ii te nnllameno l'esperieza secolare in modo assoluto e da tempo assai lontano. Ci accertano questo i vecchi trattati di patologia appunto quando commentano tali form e molte benignA - Ricordiamo, ad esempio, la scarlat· tina sine exanthemate e sine angirw ed i morbi lii equivalenti ad effimere catarrali, ovvero ridotti alla sola fugace e dubbia apparizione della esantema tanto che si faceva - e si fa - la diagnosi più per la esistenza dell'epidemia sul luogo che per le note cliniche offerte dell'ammalato ecc. .A completare infine la situazione che mi sono qui proposto di dise• g nare, avanti di dl3durre, trovo acconcio richiamare il seguente passo del dott. J. Hericourt, che credo essere stato il primo (1), dopo consolidatasi la ca.usa animata dei morbi contagiosi ed i metodi d i investiga· zione, a trattare efficacemente su questi propositi. In q uesto tratto è questione delle forme cliniche estremamente attenuate dell' infezioni in argomento. 4 In fondo alla scala della graviià, l'attacco e così debole, cosi mal designato che la malattia non esiòte più per cosi dire come tale; i d isturbi dell'organismo si presentano come quelli di una semplice indisposizione. « Donde un doppio risultato. In primo l uogo l'individ uo preso non è immobilizzato non solo nel letto ma nemmeno nella camera. Egli non sospende le sue occupazioni, i suoi lavori, i suoi g iuocbi abituali, continua a circolare. Ma poichè non si considera a mm alato (I) Lu maladies conta_qiew1es atté111.1ces, R evue scienti6que, 19 agosto 189fl.
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e non ha in conseguenza domandato consiglio al medico, che forse l'avrebbe esaminato con sospetto, egli va veicolando, in tutta libertà, i germi dei quali è portatore>. Aggiungerò, per il nostro tema, nella. bocca e nelle nari. « Ora si sa che questi germi ricevuti da un individuo leggerissi~
mamente preso possono ess,e re nullameno virulentissimi >. *
* "' Queste serie di particolari illuminano evidentemente la causa ignota e prevalente delle sconcordanze che si leggono sulla durata nel periodo d'mcubazione nelle infezioni in parola. Sovratutt.o poi esse spiegano le cause determinanti di q ue1le epidemie, che sono caratterizzate dalla com parsa di un caso a lontana scadenza dall'altro, ma ancor più di quelle a. 1'ip1·esa dopo cioè che gli uomini di scienza preposti al governò della salute pubbli:!a avevano decretato la parola fine, e tolte le restrizioni profilattiche come ogni misura vessatoria, Eppure si tratta. per lo più di germi, ecc. a biologia conosciuta e comunque ritenuti poco resistenti quando vivono allo esterno. Per giustificare questo ultimo e notissimo fatto si è divulgato nelle opere e si divulga ancora, ma più nebulosamente, che in tali circostanze esisteranno condizioni speciali nello ambiente esterno le quali possono t ener vivi e virulenti i germi di cui trattasi. Il che evidentemente escluderebbe la continuità di nesso epidemico tra il caso lontano da.ll'altro e più ancora nelle inaspettate ed impre,ed u te riprese. Invece tutto al contrario deve ritenersi - finchè una epidemia non è spenta in modo assoluto - essere questa concatenata. senza affatto interruzione. Soltanto che gli anelli di essa non sono tutti della stessa dimensione. Cosi fra quell i vistosi (forme gravi) ve ne sono dei medi, dei piccoli, dei molto pìcccli, (forme rudimentali, attenuate, ecc.) che sovente non souo sensibili nemmeno agli occhi di chi osserva, e quindi danno luogo all'i llusione della fine. Domandiamoci ora cosa avviene in questi periodi inavvertiti? Avviene precisamente che gli agenti hanno emigrato di bocca in bocca, di narice in narice senza interruzione ed anche senza dar luogo ai segui appariscenti o completi dell'infezione. Tutto ciò poi mette in chiaro non solo la sorprendente durata che si osserva di intervallo libero, ma anche gli sbalzi dei casi da un punto all'altro di una grande abitazione, dove però se si indaga, si viene a
LA TUBERCOLOSI IN R,\PPORTO AL RF.0I,UTAME~T01 ECC.
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sa.pere per esempio che le domestiche delle famiglie ove sono degli ammals.ti e verosimilmente preso esse pure dalla stessa forma lievissima, si riuniscono il matti:10 nei vestiboli e dal portinaio a far mercato con le altre compagne immuni. Analogamente si pensi delle scude, delle officine, dei collegi, dei seminari, delle caserme allorchè accade, una o più volte nel giorno, di far convenire tutta la collettività dagli e$tremi dei singoli alloggiamenti. In tal caso il germe, il virus sono là pre;;enti in diversi soggetti - semplicemente un po' indisposti - e sempre pronti a passare in altre bocche tenendo così ininterrotto, latentemente, il filo dell'epidemia finchè apparirà un caso tipico, il quale avverte il mondo interessato che l'epidemia. è tutt'ora in corso - secoJ1do altrove accenna.i. All'ingrosso questa digressione parrebbe convolgibile nella vecchia nozione « dei portatori di germi > ma oltre che osservando i dettagli la. si riconosce da questa ben distinta. - a me era necessario, sottilizzare la pecularietà dello svolgiu,ento per venire alle conclusioni ohe seguono.
*** Riprendiamo la questione : la va tura e fazzoletti. Ho condotto le ultime considerazioni in m Jdc di mettere l'allarme con il contrasto tra l'assembramento dei germi pericolosi nelle nari e nella bocca del soldato, ed il loro scarico varie volte del giorno nel suo fazzoletto, di cui sappiamo pure le funzioni complementari. Fatta risuonare questa situaziolle - sulla quale spero di avere ottenuto il com une consenso pe1·cb13 la. si elevi negli eserciti fra. le rilevanti cause di diffusione delle infezioni trattate - così argomento. Fra le varie operazioni che subisce, nel bucato comune, il resto della biancheria del corpo e quella da. letto del soldato, due sono specialmente destinate alla sterilizzazione, cioè : a) l'immersione nell'acqua bollente; b) la lisci vazione. Ora. sono appunto le due, 11,lle quali 11011 viene sottoposta la piccola biancheria in argomento ed in particolar modo il fazzoletto benchè esso porga piì1 di ogni altro capo, la necessità di tali agenti. Si osserva d'altra parte che anche in qualche esercito do,e si adottò per taluna caserme la lavand~ria a vapore (sottoponendosi ad una ril.~vante passività annuale) i piccoli oggetti di cui parlo - dato
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LA. TUDERCOI.OSI IN RAPPORTO AL RECLUTAMF-NT0 1 ECO,
che il soldat,o non ne disponga del proprio - non vi sono mandati stante le specificate esigenze del numero ristretto per il carico. Ed allora? Allora spiegherò le mie intl'>nzioni sul proposito, per la via più breve, quella degli episodì. Pochi anni sono (1!)07) dal Comando del corpo d'armata di Milano fui invitato a esperimentare iu quell'ospedale e se talune specialità straniere di disinfettanti genorici 1 ed in ispecie di saponi, lesoivie, ecc. da applicarsi a fred<lo sugli oggetti di tela bianca e su altri colo· rati corrispondevano alle prerogative che le singole specialità annunciava.no >, In questi stessi t=1speri menti volli com prendere i vari altri materiali che sono in uso nel nostro esercito ed indicate nel capitolo e Infezioni-. del manualetto: e Istruzione per l'igiene della truppa, ecc.>. Siccome quanto dissi del fazzoletto costituiva per me titolo di preoccupazione profilattica, mi sono valso appunto di fazzoletti adopernti per la parte di esperimento, che riguardava la sterilizzazione a freddo.
Di massima qnauto ai saggi batterioscorici procedetti, per tutti i materiali disinfettanti, ecc, in due tempi e cioè prima. con l'eliminazione avente come base il numero delle colonie, quindi con la eliminazione in rapporto alla qualità delle medesime. Nella relazione ho dA.to parere negativo sulle nuove specialità spe· rimentate In quanto a l coutrollo dei mezzi in uso e prescritti nel nostro
esercito per la sterilizzazione a {l'edclo1 dopo aver pure considerate anche talune modalità. più facilmente eseguibili, la preced(ln za. fu gnaclagnata. dalla soluzione d'ipoclorito di soda corrente con il nome di e Liquido del Ja>'el > . ,jl
** Circa a lle modalità esecutive riproduco le seguenti, che include.o in un rapporto t25 febbraio l!)IJSJ circa provved imenti contro un'epidemia non grave ma a,,sai ostinata di morbillo inse<liatosi nella caserma ~an Francesco di Milano. ..... « 3' . Stabilire e vigilare che i 51,ldati bwino -- con Ja. frp. qnenza necessaria - i propri fazzoletti ecc. nelle vasche del quar· tiere, impiegando però in luogo dell"Ae;qua comune, il « liquido del Jn vel > dilnito all'l per 3() e prelevabile dalla farmacia mi litare. QnestH. soluzione molt,o economica e che è anche tm le prescritte
LA TU.BERCOLOSI IN RAPPOWIO AL RKOLCTAMENTO, ECO.
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per le disinfezioni in genere riesce assai opportuna per la bian· cberia., siccome alle sue buone qualità disinfettanti associa quelle solventi e decoloranti, donde faci lità a rimnovere le mucosità secche, ecc. ed a imbiancare i tessuti >. e Essa non ha poi azione dannosa su q 11esti tanto di lino cbe di cotone>. e Vi è solo da a.spettarsi a lunga scadenza lieve scolorimento dei fazzoletti ecc. di corredo totalmente colorati >. «Perla esec.:uzione, molto semplice, si rammenti che esauriti un periodo d'immersione('/,, 1 ora e più secondo lo stato dell'oggetto) e quindi la lavatura come normalmente ma sempre nella diluzione Javel piit il sapone e la brusca - si completerà l'operazione mediante risciacqua.· mento generoso valendosi allora di acqua comune corrente >. *** Da quel tempo nei cousigli e nelle disposizioni che mi occorse di da.re in circostanze analoghe, ebbi ragione per conservarmi buon amico dell'a cqua. di Javel, onde esprimo il voto che: i trattamenti sopra indicati v engano i'l1trodotti come misura ,ç fnbile cli profilassi generale, ecl in specie contro un gruppo di in(ezio11i trasmissibili f1·a le quali è compresa la tubercolvRi.
Mi resta qui solo di aggiungerne talune note complementari, in merito, e cioè: 1). <Jhe i lavatoi siano piantati in local it~l coperte bene accessibili con buon funzionamento di presa, d'arresto e di scarico, infine, che corr ispondino, nel senso dell'edilizia sanitaria, allo scopo cui sono desti nati. 2). Gli igienisti militari - anche di tempi più lontani - sono d'accordo nell'esigere che le caserme siano munite di sola acqua buona, pure quando non si tratti di berla, onde evitare confusioni. - È teoricamente giusto, ma nella pratica. credo sia troppo. L'acqua potabile ed a bbondante costa cara qnasi ovunque. - Io peuso pen:iò che per l'nso dei lavatoi non si debba. pretendere - se le ragioni economiche lo chiedono - acqua con qualità. pari all'acqua da. bere tanto più che durante l e operazioni, interviene l'azione sterilizzante della soluzione Javel.11 divieto - se mai~ di berla e sovratutto nna vigilata chiusura. della pr esa dopo l'uso, completeranno le precauzioni.
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LA T t;DKRCO LOSI IX R APPORTO AL REOLUTAMRNT01 ECC.
3). Battericida è l'azione del sole ed anche della ventilazione - così è molto utile che nelle buone giornate gli oggetti lavati siano esposti per l'essiccazione, ad entrambi questi fattori. Si osservi però che lo stenderli liberamente nello spazio de' cortile, ecc ., a cava llo su filo di ferro gal rnnizzato sarà assai più confacente che sciorinarli lungo le pareti dei cortili ; questo perchè nel primo caso l'azione del vento e quel la battericida del sole (specie per il bacillo della tubercolosi) viene spiegata assai più facilmeu te. 4). È da evitarsi con rigore lo stendimeuto nelle camerate e luoghi d i convegno: onde, per i giorui di pioggia, o di mal tempo in genere, è necessario che vi siano nelle caserme degli essiccatoi ben ventilat i e pruvvisti di buona chiusura affinchè i soldati possano lasciare la. loro piccola biancheria lavata e di c ui abbisognano ogni giorno fino a. disseccazione totale senza ... p1·eoccltpazio11e di smarrimenti. Da uoi è prescritto che si debbano allestire fuochi in locali appropriati nelle caserme per as-::iugare i panni della truppa che rientra dopo marce o servizi con pioggia. Queste pratiche sono senza dubbio pure indicate al disseccamento di cui trattasi.
**... Tale è il mio abboz~o genera.le delle modalità per l'applicazione del principio che include questa ult ima parte del lavoro. L 'esercizio di esse recherà certo dei perfezionamenti i qua.li sempre più gioveranno ai fini cui il principio stesso mira.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIV1STA MEDICA La cura della •clatloa colle luleslonl dl calomelano. - (Gaz zetta internazio1iale di m edirina, chil'11rgia, i9iene, ecc., n. 48, novembre, 1912).
A. Rossr. -
Il nervo sciatico, a. cagione specialmente della lung hezza e delhi superficialità del suo decorso, frequentemente è colpito dai traumi, o risente con grnnde fa.. cilit.A degli strapazzi, delle cause reumatizzanti, ecc. : ammala perciò con una straordinaria. frequenzn, alterandosi più o meno profondamente nella sua struttura, dalla. semplice turba. funzionale (nevralgia) ad un vl!ro processo infiammatorio, che può colpire a sua v olln la sola l!;Ua.ina (perineurite), o invadere tutto il parenchima nervoso (neurite). È noto pure che le sciatiche resistono con una certa freque11za alle cure medicamentose. L'.A., as~istente alla Clinica medica di Parma, fra i ta.nti metodi di cura proposti b11. prescelto quello delle iniezioni di calomelano, propc,sto dal Riva fin dal 1007, e l'ha sperimentato nelle forme primitive pil\ gravi ed inveterate, ribelli anche ai più energici trattamtinti. E gli ha usato delle cartine di calomo:lauo rli 10 centigrammi l'una e come veicolo ha ricorso a 5-6 grammi di olio di VR.selina, che è fatto bollire a parte per mezz'ora, mentre il calomelano, la siringa di vetro con ago lungo dni 6 ad 8 cm. sono lasciati nella stufa per un quarto d'ora ad alta. tem peratura (1100-1200). Fatta un'accurata asepsi della cute dell'infermo e delle man i di ch i opera, si fn. c adere in una cap,;suletta di v e tro, c h e pure è stata tenuta nella stufa, il calomelnno e quindi a poco a poco l'olio di vaselinn, mescolando u.pidamente con una bacchetta sino ad a.vere ottenuta una buona sospensione; poi si riempie la siringa, e si fa l'iniezione nella massR. dei glutei, nel punto più dolente, approfondendo l'ago perpendicolnrmente sino ad ani vare iu v icinanza del tro nco nervoso. L'.A. riporta 10 casi trnttati colle iniezioni di calomelano: di questi, in 9 si è avuta la. guarigione completa, o quasi; in uno soltanto, nel qunle non si aveva lo. certezza sulla diagnosi di sciatica primitiva, non si è notnt,o un sensibile miglioramento. Il giorno dopo l'iniezione od al primo manifestarsi dei fenomeni reattivi il paziente non sentiva più il dolore, all'infuori di quello dell'iniezione fatta: spesso il dolore cessava nel tratto del tronco :lervoso pil\ vicino al punto tl'inieziooe, ed in generale per a.vere la guarigione completa furono necess~rie due iniezioui. Non si ò a.vuto occa!\ione di lamentare inconvenienti di sorta: non ascessi, nè nodosità, e la stomatite, che qualche ,olta si o mnnif..stata, mai ha lasciato traccie di se. In seguito alle iniezio ni si sono avute manif.,stazioni locali e generali: nl 8° giorno compari va nlla sede dell'inieziouo una tumefazione <'he andava aumentando sino al 6° giorno, d iventando calda e dolentissima. ali!~ palpnzione, per poi diminuire e scomparire affatto in 10" giornata. : contemporaneamente si aveva \lD aumento di temperatura che dura,·a due o tre g[omi.
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RIVISTA l1E0I0A
Come agisce il calomelano? Pur non negando un'azione generale, l'A. r itiene che esso esplichi la sua azione sopratutto localmente: la. scomparsa. rapida di a t tacchi dolorosi intensi e ravvicinati e persino delle atrofie ben manifest e, la scomparsa del dolore a porzioni limitate del tronco nervoso, e di preferenza a quelle vicine al punto di in iezione, depongono chiara mente per un'energica rt'lazione locale, la quale ba per effetto di far risolvere il processo infiammatorio stabil itosi n el perinervio o n el parenchimrl del nervo stesso. P arla pure in favore <li q uesto concetto l'osservazione clinica, e cioè In persistenza dei disturbi lamentati e quindi la nessuna efficacia della cura , quando i fenomeni reattivi venivano a mancare. L'A. conclude affermando che, qualunque sia l'interpretazione che si voglia dare al modo d'azione al calomelano, i c:isi trattati non sono che una brillante conferma di quanto il prof. Riva dichiarava qualche anno fa, e cioè che « le iniezioni di calomelano costituiscono un ottimo mezzo di ter apie. nelle sciatiche, anche le più inveterate, purchè primitive, s ian o esse sifilitiche o non si• .f ìlitiche » . CASARI.Nl.
RIVISTA DI NEVROPArfOLOGIA Prof. E. Rto1s. - Blmul&ztone della pazzia e 11D4rome di O&naer. (Enciiphale, agosto l!J12. e comunicazione al 2° Congresso di medicina legale di lingua francese in P,1r igi). Questo studio è di una grande importanza per In medicina legale milita.re, tanto piò che il p ròf. R ègis della Clinìtil di Bordeau:1:, olti·e I\ coltivare ml\gistral· mente la psichiatria militare, la insegna alla Scuola degli allievi ufficiali m edici di S. Maixeut. Dice il R~gis, che l'assurdità esagerata dell'atteggiamento, della mimica e della condotta, l'arti6ciosità marcate. nel modo d'essere e d'agire, lo sforzo nel calcare le tinte del quadro, e la sceneggiatura che appare nel fondo d i esso, sono i migliori indiz i per la simulazione della -pazzia, men tre il vero alienato resta naturale (e conseg1,ente) anche nelle sue peggiori conseguenze, che appaiono davvero mosso dalle sue idee morbose e dai suoi sentimenti per t urbati. Ma ciò - io aggiungo - non deve far pensare che sia sempr e faci le, ecl anche possibile, a tutti sceverare il vero dal falso, e, comunque. fare la diagnosi di simulazione ; occor re pn,ticità non poca, e tal volta esami ripetuti, tanto più per la importanza pratica che può a vere il giudizio di una simulazione, tanto nelle malattie mentali, ch e nelle nervose, oggidì sopratutto in cui conosciamo alcune modalità della demenza precoce incipiente e la facilità a mentire molti quadri morbosi che ba l'isterismo, sopratutto l'isterismo dcgPnernti vo, od a lcune forme speciali d i esso (akinesia a lgera), o la nevros i da trauma, o altre forme morbose al loro inizio (sclerosi a placche, miotonia congenita, ecc }.
RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA
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Fra le sopradette manifestaz~oni strane della pretesa pazzia una delle piu importanti, com·uni e significative è la stranezza eccessiva e artificiosa delle risposte, e del linguaggio (la più comune nei militari simulatori di pazzia) (domirndato di anni, risponde ÌD franchi o in metri, dar la mano sinistra quando si invita per la destra, dire che è notte se si chiede che giorno è, ecc.) Ma questa nozione si è non poco imbrogliata e confusa dopo la descrizione della i;iiidrome di Ganser, specie di stato crepuscolare (stato di sogno, sveglia di sogno, ebbrezza di sonno dei tedeschi), subcosciente (dal torpore della cos cienza sino allo stupore completo), con amnesie o dismnesie, riferibili Rll' isterismo, e che ha un cachd speciale per il sintomo d-elle risposte assurde, assurdità quasi cercata, come nei simulatori, talora compagna ad assurdità. degli atti, a risa senza motivo, a reazioni illogiche, quali descritte in dementi precoci. Peggio, quando, invece della sindrome integrale di Ganser (nelle gravi isterie). si trova soltanto il sintomo di Ganser, delle risposte assurde, rilevabile specialmente in dementi precoci nello inizio, ma che - d'altra parte - il Ladame ha potuto ben studiare nelle psicosi dei carcerati, e il Martin (con collaboratori) in un militare imputato. A questo proposito il Régis nota quanto sia frequente la simulazione della pazzia presso i milìtari, sopra.tutto in quelli che debbono essere g iudicati di qualche reato, molto più che non fra i giudicabili ordinari i; sopratutto per essi, quindi, si rone nella pratica il problema. diagnostico differenziale, segnala to in modo speciale, in Germnnia , dagli studi i di tre ufficiali medici, Schultze, Drastich e Becker. E' vero, dice il Régis, che la. detta sindrome, o il solo sintomo di Ganser si osservano sopratutto nei delinquenti (giudicati o da giudicare, psicosi dei carcerati), come pure che spesso trattasi di una forma speciale di simulazione che volge spesso verso la vera pazzia e anche n.Jb demenza.; con tutto ciò non si deve rigettar totalmente la loro importanza differenziale, pur rilevandone la grave difficoltà. pmtica e la facile sorgente di errori I Il Régis mette a confronto due suoi ca!:i, che pres,mtnvano il seguo del Ganser : n el primo, ;ioldato coloniale, volon· tari o, di 21 anno, già condannato 7 volte prima di l\rruolar$i1 ed imputato di guasti di oggetti ed edifici militari operati nella prigione, concluse per li\ simul azione; nell'altro, di anni 40, portinaio, incolpato di vagabondaggio, degenerato, alcoolista, già. in un manicomio per delirio alcoolico, concluse per la pazzia. vera. La diagnosi differenziale, più che pn il contenùto, o l'aspetto del lingnaggio a ssurdo ( più tendenziosamente assurdo nel 1°, e più grossolanamente strnvaga11te) si è fondata sul fatto che nel 2° l'assmdità rimontava a un certo tempo, e precedeva l'esame medico legale, mentre nel 1° era un fatto nuovo, soprnggiunto bruscamente, per i bisogni della causa e dopo n.ver chiesto per iscritto d'essere sottoposto a perizia; inoltre: per la concordanz&. nell'uno, e la d iscord11nza nell'altro del linguaggio con l'insieme dello stato, e per lo sguardo incerto del simulatore, il quale sfugge sempre di guarJ are negli occhi; per il fatto di trattarsi di un militare incolpato, ma, forse sopratutto, perchè, in:<ieine al sintoma di Go.nser, esistevano nel 2° cnso una serie di fatti morbosi indiscutibili, mentre nel primo non si rilevavano, specinlmente, altri segui di d emrnza precoce Ma, in fondo, anche il 1° era uno squilibrato, un àegencrato a tipo is teroide, e quindi - io aggiungo - dal punto di vista dell'idoneità al servizio militare, il giudizio da. noi non poteva mutare. P. Co:-s1ouo.
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RIVISTA DI CHIRURGIA Dl GUERRA Dott. L1o:GRAND, maggiore tu<·<lico. - I prlml Insegnamenti della gaerra. baloanloa. - ( Le Cad11cée, n. 3, 1D13;. Quc-st·articolo, molto interessnnte, com prende una serie di considerazioni sugge rite all'A. da una conferenza fatta 1'8 gennaio del corrente an no all'Unione fe. dE>rativa degli ufficiali me,lici della riserva dal professore Lefort (di Lilla), il quale fu in Sorl,ia. "' ;n Bulgaria. nel novembre del 1912 e vi pote osservare mig lir,ia di feriti. 1. -
EPFET'l' l VULNERANTI DEL!,E .ARm.
(N. B. I nem1c1 erano tutti muniti d i fucili moderni a calibro r idotto) Gli effetti dello armi nel coml>attiiuento dipendono dalla qualit à.del proiettile
e dalle contingenze tat tiche. Secondo il Lefort, la mortal ità immediata fu elevatissima. sul ca mpo di battaglia. Parecchie compagnie bulgare lasciarono sul terreno il 42 p. 100 del loro effettivo, e alcune unità turche perf:ino il 50 p. 100. Fra le truppe alleate era accreditata l'opinione che il soldato turco fosse un cattivo tiratore, che i suoi proiettili andassero troppo oltre, e che la. miglior tattica fosse quella. di correre sul nemico: donde, un eccitamento all'assalto veramente frenetico, che mol tiplicò i pericoli della lotta molto ravvicinata. Gli effetti esplosivi a corta distanza del proiettile moderno produssero moltissimi esiti immediata.mente mortali. P er contro, la vroynosi secondal'ia delle ferite da pallottole di fudle, si mostrò generalmente molto favorevole. La maggioranza dei feriti, che non rest1\Vano sul terreno, guarivano in buone condizioni : il che è una conferma dei da.ti che ci son forniti da tutte le guerre, dopo l'adozione del proiettile di piccolo calibro. L e fe. rite delle parti molli permet tono per l o più, il prossimo ritorno al combattimento. Le ferite diafisarie delle ossa. sono accompagnate cla. lunghe schegge, le quali, però, restano, in posto e non disturbano la coattazione. L e ferite d'arma da. fuoco delle a1·ticolazioni si comportano a un dipresso altrettanto semplicemente quanto le ferite delle pai·li molli, e il loro, ritorno all'integrità. è rapido e completo. Le ferite del polmone sono sovente benigne, e il pneumotorace .finisce di solito colla guarigione. Uua notevole proporzione di ferite addominali non produce la morte consecutiva. Gli esiti meno favorevoli si osservarono nelle ferite del cranio; benchè ln sopravvivenza a lle stesse non sia stata rai:issi ma. Gli ane urismi semplici o n.i:terio-ve nosi complicauo sovente i trauma tismi vascolari. Le ferite d ei nervi sono fr<'ciuenti, ma debbono essere ricercate con cma speciale, gin.cchè i feriti, nell'atto in cui ricevono il colpo, non accusano altro che l'impre~sione d'un buffetto: osservazioni queste che confermano i dati raccolti nelle guerre immediatnmC'n te anteriori.
RIVISTA DI CHIR'GRGl,l DI GCERRA
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I pl':>ietlili <l'artigliel'ia produssero, ne lla guerrn rns,o-giappouese, un pie• colissimo numero di ferite (circa l'd p. 100). Secondo il Lacombe di Costantinopoli, la proporzione di queste ferite sarebbfl s tata, invece, molto conside revole fra i Turchi. 1\Ia non bisogna prendere all:i. lettera questa. dicbiarazione, perchè il Lacombe non potè osservare, nel suo reparto, che un esiguo numero di feriti, e quindi insufficiente per un'argomentazione d'ordine generale. Cos i, ad esempio, non è impossibile che un'unità. turca, s fuggendo la lotta da vicino, abbia subito a un ùato momento gli e ffetti dell'artiglie ria neiuica Le constatazioni del dottor Lefort, che si riferiscono a "tm numero grandissimo di feriti, sono assai più interessanti e più conformi 111 vero. Esse confermano che le ferite di fucile sono di gran lunga le più frequen ti; e portano una novella prova che il traumatismo per proiG_ttile di s hra puell ha una prognosi gene ralmente meno favorevole che la ferita da fucile di fanteria. La. pallottola ro tonda, mE'no rigida e provvista di minore energia, p1·oduce guasti me no circoscritti, si ferma nello scheletro frantumato e trascina brandelli di abiti; in una parola: prepara. ben sovente il terreno all'infezione secondaria de lle feri te. L'A. a.ggiunge che non bisogna lasciar accred itare la legg~nda de ll' inunocuità. degli shrn,pnells. Nel com· battimento di R'faka nel 1908, una sezione del ~0 cacciatori, !\ cui egli ern addetto, ricevette due obici che uccisero due uomini e ne feri rono sei. Una pallottola di sbrapnell aveva fratturato un omero. Gli obici erano s tati tira.ti a. 5 lOO metri. L e ferite da arma bianca, in particolar modo di\ colpi <li .~ciabola, sarebbero state sovente molto gravi, e frequentemente mortali. 2. -
LA. cu:nuRGIA DEL LE FERITE.
S i fece u30 sistematico del pacchetto individuale d11, metl icazione. Le truppe serbe e bulgare erano state specialmente addP.strate ad applicarlo. Furono comunemente impiega.te la tintura. di iodio e la medicazione secca.. Tutto indusse il Lefort ad ammettere che la chirurgia di guerra, nelle prime formazioni sa.nitnr;e, deve es~ere nstensionista. Ed è questa un'opinione rlivenut,a fa.miliare ai medici militari dopo la guerra in :Manciuria: opinione che, orm11i, merita. d'essere elevata. a dogma.
8. -
Gu SflOMBERr.
Se tutti i medici militari son disposti ad accogliere se nza sorpreso. l e opinioni ora accreditate sulla prognosi delle ferite di guerra e sulla. natura. del loro trat· tamento, v'è tuttavia. un punto su cui l'accordo non sembrn perfetto: e questo punto si riferisce alla que3t ione di regolare l'intensità degli sgomberi dopo la. batta.glia. I termini del problema. sono i seguenti: se è certo che l'interesse del ferito i mpone di curarlo lungi dalle operazioni militari e in un ambiente veramente ospita.liero. non è forse il caso di temere per lui i pericoli del trasporto vers o un luogo lontano? Vi sono qui due indicazioni contraddittorie che bisogna. separnre. Nella. discussione avvenuta recentemente alla Societ1 di medicina militare, si son visti gli uni rimaner pauro'> i dinanzi ai risc hi dello s gombero, e a ltri tendere nr• dita.mente verso il trasporto agli ospedali stabili. Ora, si è constatato che, frn ques ti ultimi, si sono schierati coloro i qua.li potevano parlaN dell'argomento basandosi sulla loro esperienza pe r,;onale. Dai fatti riferi t i durante la guerra d i (5 -
Glorllale di medicina militare. - Fas~. Ilf.
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RIVISTA DI CllIRl:RGU DI GUERRA
Mnnciuria e Ja co.mpngn1t mat·or.r.hi11,i 1 in cui gli sgomberi totali furono di regola, risulta che le condizioni d'un trasporto eccezionalmente penoso non aggravarono sensibilmente la prognosi delle ferite. L' A. che attendeva con cui-iosità i dati che, n questo riguardo, avrebbe fornito l a guerra balcanica, ebbe schiarimenti precisi, tanto dalla conferenza. del Lefort quanto dnlla dichiarazione personale che questi fece nl Legrand. NPgli eserciti serbo-bulgari. si fec1;,ro sgomberi totali, e i trasporti in terreni difficili furono tanto lenti, precari e penosi, da riprodu1·re sovente l'immagine dei dolorosi convogli nelle r egioni marocchine. Orbene, i feriti giunsero a destinazione in condi;doni soddisfacenti, e i decessi p rovocati dai trasporti furono in numero minimo; cosicchè il Lefort cosi espresse la. sua impressione: « Lo sgombero dei feriti fu un'impresa. sanitaria che diede risultati eccellenti, giacchè aveva lo scopo di condurre i feriti in un luogo adatto alla loro cura >. E qursta esplicita dichiarazione - dice l'A. - va raccolta. per aggiungerla a tutti gli argomenti forniti dall'esperienza del passato.
E.
filVISTA DI CHIRURGIA GENERALE C. B..\RILF:. - Mo411lcaz lonl alla te onloa degli lmpla ntt nervosi. Riforma medica, anno XXVIII, n. 48).
La
Una <J,, llc diflicoltà p iu notevoli ila supr-rare n,•ll'accicgm·si ad un im p iRoto è qul'lla. di ottenere il massi mo effPtto utile per il r ipristino funzionale d('l nervo pn.ralizza to col minimo !:!acr i6cio del nervo sn.no ausi liario, L'A., g ià a-;,istt' nte onorario alla clinica chirurg ica di Pisa, i n una seriP di ricr rche SpP· r imPn tali ba rivol to le sue indagini a quPsto intento, di cercare cioè il miglior m odo per mettere a·a ccortlo lP due opposte r;,i g<'nze, del mnssimo ricupero funzionale del n ervo paralizzato e del minimo sacrificio dol n ervo sano, adottando un m<-todo proprio d 'impianto perifnico totalr. P E'r poi.ere iwzionare un notevole nume ro ùi fibre OP! nervo snno, senza alterarne gravemente e pNmanrntc>mc>nte la funzione, )'A. pratica con un b isturi bE'n affilato un 'incis ione su 2 3 ed aucb o 3-! dPI contorno del nervo prPscelto, IE'dendo solo l'ep incurio e le fibre più supc>rfìciali, e, poichè dalle ricerch e rl<'llo Stoffe ( è dimo'<trato che ogni tronco nervoso ,h•ve considerarsi comP un aggrPgato di ta nti si ngoli cordon ciui, tlt-sti uati ognuno ad un det<'rmin11to muscolo o ad una. d,'tP rminata zona cutan ra, con d1•t.t<\ inci,:ionP supprficinlC' non si v<'ngono a SC'Zionare cbe poche fibre pn ciascuno di u11 cert-> 1Jullwro di cor<loncini, pn modo c hi' J'11lrernzione dC'lla fun7.ionn.l ità è minima, m r·nt re la sommn delle fibre lcse dà un consi,IC'rPYOIP conting1·11te di elt•ru,•uti pronti a d entrnr e in connessione col n e r\'o paralizzato. P C' r pot., rr poi utilizzare m.J modo migliore possibile questa estr sa s uperfi cie cì'affrontamt'nto, l'A. eezioua il n <'t·vo paralizzato, anzicbè trasversalmente, con taminazionP pro~simal;> n co.ta ili rondine, sufficien te per abbracciare tutta la ll<'l'VO!-O
RIVISTA DI CHIRCRGIA. GEKEHALE
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p erit'eria cruen ta <lei nervo sano animatore, al qual<' si fis~eranno le ~lue alette de lla coda di ronJine con punti transnervos i. A cl e vitare maltrattam<!nti di e,,;(', si passano n el nervo paralizzato, prima di sezionarlo, due anse trasversali ,li ;,ottilissirna seta o catgut nelle porzioni marginali, che co.st ituiranno le al,·ttf' df'lla coda di rond ine : introdotta poi la punta di un tenotomo o di una forbice fin i,;simn s ulla line a mediana d t·l nen·o !ltes:<o, poco piu d istalmentc dnlle Rn>'(' di filo si sezionano in direzionP obl iquanwute pros~imale le due mPt:\ laterali di esso. in modo che le anse di filo restino fissate a.I moncone periferico, emergendo dalle due superficie di sezione Allora non rimane che adattare esattamente l'apertura della coda di rondine al taglio dell'nltrn nervo, traendo le alette con le due anse di filo, che mediante gli aghi, di cui sono munite, servono anche a fissarle nel solco inciso nel ntlrvo sano per mezzo di punti longitudina li, che non traversino però a tutto spessore il tronco. I risul tati che ha ottenuto l'A. sono molto più soddisfacenti di quelli forniti dai comuni metodi d'impianto, compreso quello alla Stoffe!, non essendosi generalmente riscontrato disturbi nel cnmpo del nel'vo sano, neanche ne l primo giorno dopo l'intervento, ed essendosi ottenuto sempre un ripristino della funzione molto più pronto e completo. Tenendo conto poi delln diversità evidente dei risultati che s i bnnno in clinica, a seconda che la neuroplastica è diretta a cui:are paralis i traumatiche o paralisi tossi-infettive, specie le cosidette paralisi infantili, l'A. si è proposto di eseguire ricerche sperimentali nuche in nervi paralizzati con tossine batteriche, oltre che su nervi sezionati, e ciò allo scopo di stabilire il modo di comportarsi rispetto alla neuroplastica di nervi degenerati per influenza. di to!!sine ed anohe per a ccertare le cause del dive1:so risultato. Pur non dissimulandosi le difficol tà di ottenere paralisi che restino localizzate ad un solo tronco nervoso, l'A. ba pensato di ricorrere ad iniezioni intrnvenose di tossina difteri,:a e si riserva di riferire sulle modalità e sui risultati nel lavoro <:ompleto. Accenna. infine alla. tecnica usata ne~li C!'l perimenti: per evitare che il tratto dell'anastomosi fosse incluso e strozzato da tessuto cicatriziale egli si à servito, a11zichè delle arterie alla Forn.mitti e d egli altri mezzi di protezione, di vaselina bianca sterilizzata. Per ora j risultati non sono stati molto soddisfacenti, ma egli intende sperimentare in avvenire olio di vaselina puro ed a reazione neutrn cd altre sostanze nell'intento di trovare, se possibile, un mezzo protettivo semplice e sempre a portata di mano. CASARINI ,
RIVISTA DI MEDICINA LEGALE A.
G1ANNONE.- Saggio atatiJltloo e
oonalderazlonhu 19.811 lnfortuni oo-
corat fra gU operai del B . arsenale dt Speda neg ll annl 1904, 1908, 1907, 1908 e 1909. - (Annali cli medicinali nai:ale e coloniale, fase. IV, 1012).
L'A. ha preso in esame 19.6l1 infortuni a\·vennti nel maggior arsenale delln R. marina negli anni 1D04, 190G, 1907, 1908 e 1009: mancano i dati del 1905, perchè i n completi. Questa cifra notevole consente di accertare elementi importanti per
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RIVIS'l'A DI MEDI OI!l'A LEGALE
ciò che r igua rda il r apporto frn lesioni ( determinati g1>neri rii lavoro e l'influenza di alcuni fattori rl ipcmdenti dall':imbfonte eskrno e d al modo di lavoro n ella produzioiie dC'gli infortuni. P er quanto riguarda In frequenza delle le~ioni nello varie parti del co1·po, l'A. ha constatato che sono in maggior numero lo lesioni dell'arto superiore (67S p. 1000): seguono le lesioni dell'ocrhio e annessi (169, p. lCJOO), dell'arto inferiore (157,4 p. 1000), del capo (G-! p. 1000) t' del t ronco nr;,8 p. 1000). Risulta inol t re costante una prevalenza delle lesioni a carico del lato sinistro. La massimH parte degli in for tun i fn di lie,·e enti tà. e p ermise all'operaio di riprendere il pr oprio laYoro (Gl2,8 p. HlOO) senza alcun danno fisico, nè economico; il 116,5 p. 1000 r ichiese invece lR Ros pt·nsionr del lavoro, il :?27,6 p. 1000 la cura a domicilio, il ,13,1 p. 1000 l'ospitalizzazione. Circa il genere di lavoro, il maggior contingPnte di infortuni è dato dai calderai con il 125,G p 1000; vengono quindi gli operai 11ddetti Rlle costruzioni io forro con il llH,6 p. 1000, quelli incaric.. ti dei lnvori di montaggio di macchine a terra e a bordo con il 92 p. 1000, i fonditori con il !lO,l p. 1000, gli stipettai, i fabbri, gli ell'ttricisli, i carpentieri, i pitto ri, ecc. Non si può dire che esista per ogni officina un infortunio caratteristico, e q uesto è da attri buirsi al fotto che in molto:, t1 i es;s<' vi sono op<·mi ni II na. stessa specialità. Per quanto si rifPrisco a lla natura dE-lla lesione, si sono notnte in prevalenza le !"eritc laccro-contui:e e· le escoriazioni, con una proporzione riepet t h·amente dPl 258,3 p. 1000 e dc·l 213,8 p. 1000. Sc•gnono in ordine d i freq uenzn le contusioni (1G9,4), i corpi 1·strant'i (l:l7,G/, l o foritt' da punta e taglio ,94,9), le ustioni (81,9), le d istrazioni musrolari (2o,2J, l,• distorsioni art icolari ( lG,8), le fratture (S,8), le suppurazioni, flemmoni, ecc. c0,8), lussnzioni (0,2). P er studiare nel modo più esatto possihile il rapporto intercl'dente fra i vari mes i rlrll'anno e ln produzione 1legli infortuni l'A. si ò riferito molto opportunamente al numc•ro d1•1lP ore lavorative' in cinscun mese, variando qu11Ste n <'gli arsenali marittimi, n seconda della stagione, da un m inimo di ore 8,30 ad un massimo di ore 9,80. Queste ricnche vengono a confermare in modo non dubbio i risultati già constatati dal P in11ccin i e Mnffei e dal Pe ri, e cioè che i mesi p iò battuti dngli il,fortuni souo qut>ll i a tempern.ture estremo e precisamt'nte febbraio, luglio, novembre, dicembre e g iugno, il che viene a dimostrare l'influenza del fat· tor o m eter cologico n ella prod uzione cli essi. In rapporto a i giorni dt'lln settimRna. l'A. ha constatato che il numero d egli infortuni subisce un lieve aumento dal lunedl al martedi, d iscende ad un minimo al giovedì, per poi risalirn brusrameute nei due giorni successivi e toccare il mRS· simo al sabato: l a cifra giornali<'ra media è del 12,76, la quale non è oltre passRta nei giorni di lunedì, g iovedì e vrnerdì. · Lr· ricerche precedc•oti dt>ll'lmbert, dl'i Zanellini, del Bertarelli, del P e ri e di P i,,rnccini e llfnffei confermano Il\ perc1•n tunle elevata degli infortuni n el giorno di sabato, ma dàn no r isultato diver;,o per il lunedl, che rappr~~enterebbe, secondo cll'tti a11tori, il g iorno pi ù r icco d i infortuni, sia per l'intluen,;a degli s travizi domen icali, sia per lr, mngi:;iore energia al lavoro, conseguente Rl riposo festivo, clll' moltipl ichc>r rbl,e le circostanze favorevoli alla produzione dell'inforlunio. L'A. invero spi<'~a l'nnJamen t.o degli infortuni nei g iorni d ella sett imana amrndkndo che il r ipo,o dom1>nicale a ~icca ri~torando l'individuo, il quale p<•rò nel frattempo ha p1•rduto tm A. parte, per qu an to piccola, dc,Jl'allenamento permanente n\ ln,oro, perdi ta che si fa pnles<• Ili mnrl<·di, quando diminuito il benefi zio d t>l
RIVISTA DI llEDIOIXA LEGALE
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riposo, essa prende il sopravvento, donde il leggicro aumento di infortuni, quasi costante, che si verifica in quel giorno. Quindi, stabilitosi di nuovo il normnle allenamento permanente, la cifra discende raggiungendo il minimo a l giovedì, giorno in cui si stabilisce l'equilibrio fra i duf' elementi, riacq uistato allenamento ed affaticamento progn·ssivo. A questo punto entra in campo nuche l'altro fattore, l'aff'nticamento settimanale, che se da un lato può apportare un rallentamento nel ritmo del lavoro e quindi una dim inuzione del rischio d'infortunio, dall'altro può indurre anche una diminuzione di attenzione, inf'l'f·nte all'esaurimento cerebrale, la quale può esporre più facil mente a quegli incidenti chE> sono più strettamen te legati al rischio professionale. Per quanto in6 oe riguarda l'alta cifra degli infortuni riscontra ta pe r il sa· bato, l'A. ritiene che tale aumento debba imputarsi in massima parte alla stan• cbezza dell'operaio dopo un lavoro sdtimanalo e in parte molto più limitata :d ia frode del piccolo infortunio simulato, allo scopo di ottenere che anche il riposo domenicale gli s ia compensato comi' giornata lucrativa. CASAHI~I.
RIVISTA D'IGIENE GENERUE E BATTERIOLOGI! A. RA:<.Ii1LLETTJ. -
11 lavoro a 4omlo1Uo per le forniture mllltarl in Roma.
- ( Pubblicazioni della Sezione italiana dell'Associazione internazionale per la protezione lega le dei lavoratori, n. 9, 1912). L'A. ha portato con questa pubblicazione un importante contributo all'arduo problema del lavoro a domicilio, che ha destato, specie negli ultimi anni, il più vivo interessamento da pa rte di studiosi d'ogni paese, r ichiamando s uccessivamente anche l'attenzione dei vari governi Egli ha preferito limitare lo studio ad una sola categoria. di lavoratori per avere dati più precis i e completi, e vitando gli inconveniente di parziali rilievi delle osservazioni precedenti compiute simultaneamente su molte categorie di operai, ed ba perciò ristretta la sua inchiesta del lavoro I\ domicilio prevalentemente nella s pecie delle fC1rn i ture militari in Roma.
L'indagine, compiuta negli anni. 1911·1912, si è estesa a r.irca 200 la voratrici, di cui 182 addette alle forniture militari, e di queste 100 titolari e 82 compagne d i lavoro : le prime sono per la maggior parte marita te e adulte; le altre quasi tutte uubili, in massima parte minorenni, dai 12 ai 21 anni. Tale inchiest11. ha rivelato che anche in Roma il lavoro a domicilio presenta g li stessi inconvenienti accer· tati nelle recenti inchieste analoghe di ~Iilano e Torino e nelle inchieste straniere, a cioè , a) Salario troppo basso con un guadagno orario uguale in media ad un terzo od allf, metà di quello dei lavoratori ,!egli opifici, e cioe variabile da 3 a 15 centesimi nei 2/3 dei casi ; b) Giornate di la voro troppo prolungat.-, con una differenza in più cli qual· che ora, sin quasi il doppio delle giornate dei la.vo1·atori, e cioò vnriabile d,t 10
a 17 ore ;
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RIV ISTA n'IGlE~E GEXERALI': E BATTERIOLOOiA
e) Cattive condizioni d\'ll'ambiente cli lavoro, c he nella maggioranza dei casi è la stessa camera <la letto, talora di per sè stessa insalu bre, con 1-3 letti p t·r
3·8 persone, oppure la cucina. o la camera ria letto e cucina insieme; d) Abuso del lavoro delle llonue e de i fanciulli, le qual i sfuggono a tutte lo disposizioni prote ttive per la salute stabilite dalla legge relativa. e) Pericol i per la salut<> gPnerale dei lavora tori e quindi una maggiore predisposizione allo mall\ttie infettive, specinlrnent P nlla tubercolosi. D'altra parte pericoli cli trasmissione di cl<'tta malattia, specie della tube rcolosi, ai consumatori, (nel caso speciale ai militari) per mezzo degli ogg,, tti confezionati in locali infetti da esse malattie. L'A., su 103 case visitnte, ha acce:·t!\to in 7 l'e><i<,tc-nza d i malattie infettive, di cui 5 casi di tu bercolosi polmonare. Secondo l'A. il l avo ro a domicilio non può essere soppres~o, pe>rcbè dà alle madri di famigl ia guadagni complementari di quelli dei mariti, insufficienti ai bisogni, e pnchò permette il lavoro e il guadnguo a tutti g li incapaci, per difetti fisici od altro, cli recarsi agli opifici, È necessnrio per tanto man tene re il lavoro a dom icilio, ma non ineoraggiarlo, bensì limitarlo, prnte ggerlo coll'inti•rvento di unn legge di Stato, la quale dovrebbe basarsi sui seguenti capisaldi: a) l'<ell'interesse dei lavorntori: Fissazione di un salario minimo; obl,ligo della t enuta d i elenchi dei la,•oratori a <lomicilio (' l ibrctti corri::pontlenti n ciascun opera i o; estensione al lavoro a clomicilio delle dispo,:izioni legislative fondamPntal i igieniche e,:or:iali stabilite p•·i JavorRtori degH opifici in gimere. specialment e in rnpporto alla. prntezione delle donne e dei fanciull i ed al l' igiene dei locali; proibizione dt•l lavoro a domicilio, allorchè siano inapplicahili le suddette norm1> fondamen tali di protezione. b) N1·ll' interrsse dl'i consum:itori : Obbligo pl'i medici del la denuncia non solo delle malattie infettive, compr,:,sa la tubercolosi, ma :anche del l:tvoro a domicilio compiuto nelll\ casa d<•I malnto per conto di ditte o clien ti private, affinchò gli oggetti conf.,zionati durante il t1·mpo d1·1l' infezione siano sottoposti a disinfezione pc-r curn dell'ufficio d' igil•ne municipale, prima della loro consegna ai ,latori di lavoro; proibizione dei ln,·ori e tlel)r, ind ustrie a dom icilio, non suscettibili di disinfezione, come quelle alimeutari. CASAHIZ);I.
ltlVIS'rA BIBLIOGRAFICA E. PwcoLr. - Morale Flsloa. :\Innuale d' igie ne razionale con normo per,;ouali e colle! tive. - "Ca ione Tipografico- editrice Torinese, 1913. Svtto lo pseudonimo di dottor Par'\"a l'.~., già favorevolmente noto per nitre pubblicazioni, ha compilato u11 mnnuille di igiene razionale, eh(• lungi dal r appr<·· son tare un lavoro r igidamente scientifico e talora poco penetrabile, vie11E1 a portare colla snn forma popolare e suggesti\·a un v1dido contributo alla for mazione di quella coscienza igienica, che ormai è d iv,•otnta di una nl"cessit/l impresciudibiJ,., e de'l"C creare p<'r vin di ~nno e non contorto ragionamento la conosce nza delle 11'-pirnzioni naturali , commisurata al fi ne bioloc;ico che si addic" all'uo111c,.
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RIVISTA UIBLIOGRAFIOA
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Il programma dell'opera sta tutto nel titolo: l' A. si è propos to di fare intendere l'igiene come una morale fisica, facendola. scaturire da un fondo di dovere ed insieme di opportunità <'OSciente, e presentandola come emanazione di rag ione biologicn, come espressione del più congruo adattamento idl'ambiente dc•ll'uomo sulla base delle nostre aspirazioni naturali. In altrettanti capitoli dedicati all'igiene alimentiue, all'igiene d'ambien te, dell'amore, della scuola, ali' igiene esotica, alla prevenzione delle grandi epidemie l'A. in forma semplice, spassionata, deduttiva mira a portar l'uomo, compatibilmente colle nuove attitudini e senza danno delle aspirazioni e delle conquiste cui è avviato, a ll adottare un regime civile della vita, seguendolo nelle varie sue incursioni, nei vari adattamenti incontrati, nelle varie vicende della razza, influenze di clima, di professione, ecc. È fatto pure cenno in questo lavoro di quanto si è venuto creando attorno al principio igienico delle leggi e dei regolamenti, allo scopo di dimostrare quello che si è fatto, ma nello stesso wmpo ciò che ancora resta a fare. L'opera, ispirata sempre ad una certa originalità. nelle vedutE", dimostra esaurientemente che l'igiene razionale, che ha per principio l'omaggio a lla congruenza. si identifica in un'igiene naturale, ossia in un'igiene che fa. scudo all'uomo contro i danni che gli provengono dallo stato civile, ma che per fortuna non sono con esso intimamente legati, bensì suscettibili di emendamento e di abolizione, senza. pregiudizio del fine, cui è chiamata la razza nostra. Il manuale del d·ott. Piccoli è destinal,o perciò ad essere letto con piacere e con profitto, non solo dal profano, ma anche dal medico, al quale non fa più ormai difetto il lavoro di scienza, denso e pesante, ma quello socinJmente inteso e che può fare dell'opera sua un contributo pili sentito e più intonato di quello che non sia attualmente. CASAIUNJ. C. R1NAUDO. - AleHandro :Klbed e gll ultimi glornl dl C u lo Alberto. Turino. Officina pol igrafica editrice subalpina, 1912. Ttitto ciò che può contribuire ad accrescere, se non la fama (chè questa è oramai consacrata dalle opere e dalla storia), la reverenza e l'nffetto per la rne1no1·ia di Alessandro Riberi, viene accolto con git1bilo dal corpo sanita rio militnre, che nel sommo chirurgo piemontese riconosce il suo in~tauratore. Siamo p('rciò molto srati all'illustre Costanzo Rinnudo, ben noto cultore di studi storici e valente professore nella Scuola di guerra, d'aver curato la pubblic1tzio11e dL'lla relnzione integrale (quasi tutta inedita) del Riberi sull'ultima malattia d i Carlo Albe rto, facendovi precedere alcune succinte note biografiche e corredandola cli parecchie lettere scritte al Riberi stesso da principi e dn uomini politici del tempo, dalle quali trnspaiono sentimenti di amicizia, di ricono.~cen,rn, di devozione e di nm niirazione profonda. Com'è noto, Alessandro Riberi parti alla volta di Oporto non appena ebbe notizia che le condizioni di salute del Re si andavano nggnwando; e rimase presso di Lui fino al giorno delln sua morte, prodigandogli tutte quelle eme e tutti quei conforti c he la scien:rn e il cuore g li suggerivano p11r alleviare i dolori della lenta agonia . La relazione del Riberi, nella sua semplicità e sincerità, non s i può leggere senza intensa commozione; ne, ltJgg('ndola, ci si può sottrarre n un sentimento di vivissima ammirazione per quel grande e infeliciss imo Sovrano, il quale, benchè fìaccato dnl morbo e dalle sventure, aveva sempre dinanzi ngli occhi ln visione d' un Italia libera dai ce ppi dello stranirro, e si mostrava con vinto che
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RIVJST.-1 BIBLIOGRAFICA
l' ullinia lolla, I uttochè disav1·e11tum sa, in cui la fortuna era mancata a lui e non lui, alla forttLna, sarebbe sfata la stelìa condottiera de.ql' Italiani. E dopo v,•ntun anni di epiche lotte. di sacrifi,r.i e d'eroismi, l'augusto figlio di Carlo Alberto, che av1•va i·a('colto sui r.nmpi sanguinosi di Novara, insieme colla coro1rn 1 la spernuz11. e la fc·de ne i dc-stini della patria, sciolse il voto paterno conducendo gl'Italiani in Roma, aspirazione suprema de i principi e del popolo. Quale alf,.tto n utrisse Cado Allwrto per Alessandro Riberi. e come questi lo r icmnbiasse. appare da più punti della relazione. e in p:uticola.r modo dal seguente. Nel giorno cbe pre,·edette la par tenza di S. A. R. il principe di Savoia Carignnno da Opor to, il R e disse ri solutamente a l Ri beri che se egli credeva alla possibililii dr,) s uo r,stnbili mento, gl i avrelibe fotto cosa molto gr11ta col continu:ne ad assisterlo; ma che, in caso contrario, avrebbe v1-,duto con piacere che fo~se ripartito prir 'l'orino ins ieme col principe, p e,·chè .~o - Egli aggiunse - che Ella. 1ni ama, e percÌÌ! t·uglio ev1tade il cruccio di vedermi 1no?·ire; olli'echè non i·orrei che la mia morte nulla loglie-;ii;e alla sua reputazione cotaulo bene acquistata. Quanta dclicateua di s1;nLinwnto in queste parole, quanto riguardo gentile verso il medico, o quanta ero ica fern1(•zza dinanzi alla morte vicina! Il Rib,·ri rispose che purtroppo la mal::tttia e ra di esito du bbio e che, in q uesta dubbiezza, era suo dovere r iman,·re presso di Lui. In quan to allo scapito delli. sua ri putazione in caso rl'infelice e~ito, disse essei· questo l'ultimo de' suoi pens ieri, giaccltù qua11do credo d'ai:er ieomJAlo il mio dovere facendo ciò che lu. ragione illiwiinala dall'eRperie11za m i prescrive, io pie,qn il capo e lascio passare la 9iuslizilt dP.<Jli iiomini, as,,ettando qu~lla di Dio. Parolr, queste, che rispecc hiano In bontii. di quell'animo ve ramente superiore, e una saggezza d('gna dei filosofi a ntichi. Ben conoscono i medici l'acredine d i certi giudizi sulla loro opera professionale, dove raccolgono più amHezze rbe compensi : orbene, abbiano essi almeno il conforto tli sapere che il R e magnanimo non cessò mai, durante la sua ultima malattia, dall'espri mere al R iberi la sua alta stima per i medici e la. sua piena. fiducia ne ll'arte salutare U n g iorn o, in cui i l Ribcri gli aveva reso un s ervizio d i professione coll'nmorevoiczza ch'egli poteva mnggio1·e, Carlo Albert o lo rin-
graziò colla sna gentilezza cons ueta, dicendogli, nel tempo stesso, che : egli onorava sommamente la medicina e il medico q1iando questi, nel compiere la nobile missione, ?,1ostra che il s110 c11ore è la molla dell'opera s11a. L'onorai·a ancora per ciò che, mentre gli altri uomini hanno la bella sorte di si1npatizzare coi loro simili nelle gioie, nei piaceri e in t utti gli accidenti fortunati della vita, il medico, in q11ella vece, dei:e simpatizza1·e colle angoscie del dolore, con tutti i gradi della sensibilità e.~altata dal male e con tutte le wnane m iserie. In un'altra occasione l'augusto infermo, già ridotto allo stremo delle forze, ben lungi dal sent irs i scemare la fiducia nel suo medico e nel la. medic ina. diceva al R iberi che : a -malgrado ciel presentimento, ch'era in lui, d'un esito infausw, pel gracZ.Uale suo de1,erinw11fo, e1·a v ,·1·ò in doi·ere di riconoscere che i mezzi dell'arte gli ai:ei:ano p rolungalo e gli prot11n9ava110 la t:ita oltre alla sua aspettazione, e che, quale ne fosse l'evento, egli era sodclisfaUissimo e gratissimo. E altri colloqui son riportati, in cu i Carlo Alberto, nelle brevi ore di tregua concessogli dal ma le, aprin\ l'ai:;ima suo 111 Bibcri come ad intimo amico, discorrendo ùel P iemonte, d ~ll'Italia. della sua reale famiglia, della quale era amantissimo, del t riste retaggio delle s1·enture umane e de i conforti della fede, m a nifestando una rettitudi ne <li giudizio e un' elevatczzn di !lentimenti verame nte ernmplari.
RlVISTA DIRLIOGRA F ICA
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Ma se volessimo trascr ivere qui i pass i più intorcssnnti della. relazionr, ci ved remmo costretti a ristamparla per intero: a noi basti l'aver invogliato i nostri let tori a procurarsene una copia, che - ne siam certi - essi l eggcrnnno e r ileggeranno più volte con diletto non di~gi unto da r.ommozione, riugnrnziando con noi il professore Rinaudo d'aver 1·ievocato, colla sua pubblicazionr, quelle <lue grandi fig ure, le quali, nelle pagine dc>lla relazione, s i accostano tanto all'animo nostro, da darci l'illusione di vivere accanto ad esse e d i partecipare alle loro ans ie e a.i loro dolori.
L'arte dell'o cohialerla. - La soelta delle lenti ,e delle loro armature ln oftalmologia. - Traduzione italiana con note ed aggiunte del dott. Ercole P a ssera, capitano med ico, g ià assis tente onorario della R. Cli-
Dott. M. CAJLL,\UO -
nica oculistica di Tor ino. - Li breria int~ rnazionale Rosenbe rg -Sellier. Torino 1913. Un volumetto rilegato in tela, di 288 pagine, con 109 figure nel testo.
Il dott. P assera, che d iede gi,\ numerosi e preg evoli saggi della sua attività scientifica colla pubblicazione di lavori originali, ha voluto questa volt11. fare opera più modesta, ma non meno proticua, t r aducendo il bel l ibro del dot tor Caillaud, e corredandolo di note ed aggiunte specialmente relative all'industria dell'occhin• leria in Italia, di cui si avevano finora notizie scnrse e incomplete. Questo volumetto, edito con se~era eleganza dalla ben uota libreria internaziona le Rosenberg-Sellier di Torino (via Maria Vittoria, 18), è non soltanto utile, ma indispensabile ai cultori della diottrica oculare: ragione per cui lo raccomandiamo ca ldamente ai nostri colleghi, ben sapendo con quanto interesse essi si occupino di questo ramo dell'oftal mologia , cosi importante nella pratica medicomili tare. E. T. Prof. V1TTonio Scm11EDEN, dell'Università d i Berlino. - Cor•o dl operazioni ohlrurglohe. - .M1muale per modici e studenti. Tmduzione sulla 2° eJizione tedesca, con note e appendice de l prof. dott. O. Uffretluzzi, docente e aiuto nella clinica chirurgica della R. Università di Torino. Prefazione del p rof. Antonio Carie, - Torino, Unione tipografica-editrice torinese, 1913. (t; Presento volentieri scrive il prof. Carie cella prefazione - ai medici e agli studenti questo libro, perchè contribuisca ane he presso di coi a quella profonda modificazione, che ovunq ue ha subito lo studio de lla medicina operatrice"'· E basta quest'affermazione dell'insigne chirurgo di Torino, pienamente confermate. dal testo, pe r far s i che il libro dello Schmieden; egregiamente tradott o dall'Uffreduzzi, t1·o~·i posto non soltanto nella biblioteca degli studenti, ma altresl in quella di tutti quei med ici pratici, i quali, per quanto riguarda i metodi operatorì, non s on rimasti attaccati ali~ vie te formolo della seconda metà del secolo scorso. I n quel tempo, infatti la medicinn operatoria costituiva una ~pecie di campo chiuso, in cai certe regole fisse e certi metodi intangibili escludevano i llogicamen te le indicazioni s variatissime d ella chirurgia giornaliera e le norme che si desumono da.Ila necessità della clinica. Ma oggi fortunatamente la medicina ope· ratoria non si mantiene più es tranea agli incessanti progressi della chirurgia, e, pur facendo ancorn una discreta parte alle antiche e classiche operazioni d'anfiteatro, accoglie ed applica i metodi operatori sul cranio, sull'addome e sulle vie
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RIVISTà BlBL10GRAF I0A
or ina l'ie, dimo3tra·ntlo cosi che essa n on è un p uro e semplice« d ilettantismo opera torio» ma uua :-eria p repar a7.ione agli a rdui cimenti della pratica. TI lib ro dello Sch mieden rispecchia fedelmen t e questo progresso e contieue, nella sua mole non rngguardevole, tutt'i me tod i operator i modern i, non t rascuran do tutt11.via quoll i, fr a i metodi antich i, che son giudic·ati me,r itev oli anc.he oggiùi di essere applicati. L n t raduzione drtl tedesco è, come già si è det to, impeccabi le; le 6g\ire n umer osissime (441) e nitidissimo,;; la veste tipografica vera mente splendida, e degna d ell a ri nomata Casa editr ice di Torino: i qua li pregi, a.<;,ni p iù che le nostre pa.· r ole, r accomandano il libr o ai nwdici pratici e ag li studiosi. E. T.
CONfEllENlE ~CIENTlffCH~DEGLI O~PEDALI MILITARI SOMMARIO DEGLI ARGOMENTI TRATTAT[ (OA I PR•1<.:ESSI YEHBALl PERVENU1'1 ALL'I SPETTORATO DI SANITÀ ~11.TTARJ-:! DA I,
1° AL 31 MARZO 1913).
ANCO~A (marzo). - Maggiore medico G1u,.:EPl'E Noe&LLl. - Il tracom~ nell'esercito. L'O., dopo essersi in trattenuto sulla graw:le importan za etiologica che esercitnno i cletritus del le impurità. del le s cuderie sullo sv il uppo del tracoma, illustra no pl'ovvedimento igienico da lu i adottat o, quando pr estava ser vizio io Genovll ca,·a lleriR, che consiste nella lavatu ra automatica delle con giu ntive. EliminRt e le forme più gravi o complicate per ch eratite in cipient e col!' in vio a ll'ospedale militare. l'O. ordinava a tutti i sol,lati r imasti in caser ma, a ll'ora del S'}COnclo governo, dopo un'accuratll pulizia per;;onale, di tuffare il v iso entro l'acqua potabi l e e fresca , contenuta nelle rispettive catinelle, apr en do e chiudendo più vol t-e gli occhi, io modo d:o lanu-e e cletngere tutto il con tenuto nel sac<'o con~iunti'nl!P. L'O. attribuisce la causi~ dt;) tracomi\ nP-l l' esercito a,ll' il'ritnzione continua arreC'ata agli occh i dn.lln polvere dei cavalli (forfora) : la congiu n tivite folli colnt"e si svi luppa e ris ierle in primo tempo n,·lle part:i p iù declivi della con· giuotiva, nl contrario del trncoma, ed è suscet tib ile di reintegrazione s pont1rnca, completa, e rela.ti\·nmcote rapida. Col metodo tlella lavn t ura automatica delle coni:riuntive l'O. ba potuto ottene re la scompari-a dell'oftalmia n ella truppa. : gran parte doi mnlnti fu1·ono congednli guariti colla classe anzinna e gli nitri furono trnttcu11ti poco tempo in curo., ed a prorn d i ciò riportn una lettera del colonnello ilei tempo, comandanto il reggimento, nella quale sono confermati gli ottimi risultnti. L'O. a eccona iofine alla diffusione del trncoma nel pc.polo ed ai mezzi per preven irlo e combatterlo, commentando al rig uardo un lavoro del Min ici, di r e · cente pubblicn?.ione. ed insiste sulla opiiortunitt\ che la lavatura. automatica drlle congiunti ve entl'Ì neJle ab itudi ni igieniche ocula1·i della nostra popola1.io n11, si:i. p erc b è tale operazione nou tich iede l'opera del medico, sia perchè si compie f'ncilmonte s,·n7.a dolore e Sfllza incomodo.
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CONFJ,;RENZE SCJE:>;TIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
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BRESCIA (marzo). - Maggiore med ico GLUSEPPE SANTORO. Riferisce sul servizio sanitario in Libia durante la guerra italo-turca. Dopo aver accennato al la sapiente orgnnizzazione dei nostri servizi, curata e razionnlmente preparata anche nei minuti particola ri fin dal tempo di pace ed ai miglioramenti introdotti nel nostro materiale sanitario, l'O. fa. una dettngl iata esposizione del le malattie predominanti nella Libia e della lotta sostenuta dalle autorità civili e militari per pre venire lo sviluppo di epidemie nel corpo di s pedizione. Parla nnzitutto del colera, il quale si manit'e.~tò a 'fripoli nella s econda metà dell'ottobre 1911, raggiunse il massimo sviluppo in novembre e scomparve in dicembre. Contro il terribile morbo furono imme,iiatamente adot tate misure profilattiche, quali la segregazione degli straccioni mendicanti, r impjanto di lazzaretti e di posti di osservazione, la vigilanza s ulla vendita delle frutta e dolciumi, la chiusura dei pozzi infetti, la sterilizzazione dell'acqùa potabile, li\ distruzione col fuoco dei materiali infetti, ecc. L'O. viene quimli a trattani della malaria, di cui si ebbe una V<' ra endemia, nc JJ .. t rincee attorno a Tripoli, con massimn prevalenza di forme di te rzana-malig na o tropica: mentre non fu possibile di osservare alcuna specie di z1.u,imra dol genere crnopheles nelle acque stagnanti e nelle cisterne 11bh1tndonate, si r invennero invece numerosissime slf'gornie e ~anguisughe in diver~i stad ì di sviluppo. Contro la rnal:iria rispose bene. corn o al solito, la cb in;zzazione preventiva frazionnta ambnlntoria,
quella intensiva ospedaliern ed il c1tmbiamento d'aria in localit~ non inl'otta . Successivamente i.l lnstrn il tifo ndtlomina.ll'I, esl\ntema tico e ricorrente, accennando ai risultati 0Ue11uti colla vaccinazione antititica, e quindi tratta della dissenteria e de lle enterocoliti muco-membranose. Anche il trnconl!l è diffuso nella nostra nuova colonia e le mosche, le quali si atta ccano alle secrezioni degli occhi degli infermi, che non si curano affatto di scacciarle, contribuiscono non poco alla diffusione rlell' in fo1.ione. Le malattie celtiche sono comuni e gravi in tutta la Libia, trovando nel la sporc izia degli abitan! i. nell'inosservanza di profilassi e nella mancanza di cure dirette un terreuo favore volo per il loro s viluppo. L'O in una s econda parte della conferenzn tratta dell'organizzaziom, e del funzionamento del servi1.io s1tnitario militare durnnte i vari combattimenti, inviando anzitutto un memore pensiero ai valorosi colleghi cnduti sul campo di battaglia. Parla dell'impinnto dei posti di medicn.zioue, dello sgombero dei feriti a.lle sezioni di sanità ed ospedali e successivo invio in patria colle navi· ospellali, e si indugia specinlmente ad esporre la mirabile organizzn.zione dei servizi sanitari a lla bnttaglia di Zanzur dell'S giugno !OL2, 0(1 n r1uella di SicliBilal del 20 settembre 19 12. E l'opera del corpo sanitario militare non poteva. avere più ambita ricompensa de lla. medaglia d'argen t o al valore militare, assegnntngli dal Re nella solenne npoteosi delle bandiere rerluci dai campi dolln. gloria, ni piedi del monumento d,·lla terzn. Romn. C.lSERTà (marzo). - Capitano medico Ei111.10 M11,1Tii:1.LO. L'O. ha iniziato le conferenze di ig iene, come da d b posizioni dell'Is pettorato di saniti\ militare, trattando il tema della malaria e sun. profilassi. CAVA DEI TIRRENI (marzo) - Tenente colonnel lo medico GIOVANNI ANTONIO PEnAssr: L'ernia inguinale dn. sforzo nei militari mobilitati. In relazione alle comunicazioni già presentate dni genera li mPù ici Randone e Ferrero cli Ciwal lerleono al II Congresso in ternazionale sugl i infortuni del lavoro del lD!J!'l, l'O. si propone di portare al pross imo Congresso nazionnlo per le mnlatti<' del lavoro (malattie professiouali), che s i t,•rrl\ in R oma nel giugno p. v., un semplice
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C01''FEREXZE SCIEXTIFICHE DEGLI 0SPIW ALI MILITARI
contributo di osservazioni proprie, istituite sopra militari infermi e rico,erati in Caserla nello stRbilimmto san itario di riserva, il quale essendo il maggiore in l talia pe r capacità di r icovero, si è -prestato ad uno straordinario movimento di ammalati. Soggiunge inoltre cho prima d i recare alla pubblica discussioue l'argomento prescelto, <'S So sarà sottoposto all'esame preliminare delle competenti super iori autorità tecniche. ID. {aprile). - Tenen te colonnello medico GJoJvAXXI ANTOKIO PERASSI: Sulla deontologia medico-militare. L'O. dopo a vere ricordato il Bonalumi, che già fece parte della famiglia san itaria di quest'ospedale, altamente onorandola, e scrisse in moi.lo mag is trale sulle regole deontologiche che l'utliciale m edico novi zio deve scol· pir~i bene nella lncnte, quando compie la sua delicnta lnissione presso il consiglio di lev11, osserva che, se egli ancora vivesse, compi lerebbe ce1·tamcnte una aggiun t a. sulla deontologia riguardan te l'ufficiale me:lico nella prestazione dell 'opera s anitaria, oggig iorno frequentemente richiesta da persone estranee alla milizia, sia nelle case private, sia nel le sale di pronto soccorso, che ora attivamente funzionano iu q_unsi t utti gli stabilimenti sanitari militari del Regno. Ma l'lirbana e 1,crupolosa riservatezza professionale tantQ raccom1u1.data dal Bonnlu1u i si osserva oggidl costantemente nei vari preeid i d'Italia? L'O., se dovesse affidarsi a ll'esperienza personale, dovrebbe ammettere che qualche strnppo increscioso s i va ora verificando, tanto che l'ordine ·dei sanitari della p rovincia di Sale rno ha seg nalato al Comando della Divisione un fatto s piacevole, da cui r isulterebbe che un t1ffici1de medico di complemento ignora.va di commettere una grave t rasgressione, richiedendo un compenso, d opo aver pre• sta to nd una s igncra le cure d i pronto soccorso in questo osped.ale militare, e perciò fu s &vera.mente rich iamato. Benchè il )amen tato incidente sia avvenuto prima che l'O. ass umesse la dir ezione dell'ospedale, tuttavia egli r itiene doveroso rivolgere uno speciale monito agli ufficiali medici dipendenti, allo scopo di prevenire l'eventuale ripetersi di simili e deplorovoli imprudenze di condotta.. Aggiunge inoltre che durante la. sua permanenza in questa sede, ove gli ufficiali medici sono tenuti in grande estimazione, ebbe a r ilevare un altro e non meno grave inconveniente, che consiste nella richiesta. ai sanitari militari, con rut:todi reconditi, di visite mediche, per infermi borghesi, già tenuti in cura da. medici civili del luogo. Per ora. fu inviato un unico documento, che riguarda tale modo di procedere, respin to, perché contrario al galateo medico e comprovante l'assoluto bisogno che gli ufficiali medici osservino scrupolosnmente le regole deontologiche, ove non si ,oglia compromettere b loro r eputazione d 'onestà e per riverbero anche quella rlcl corpo, cui appartengono. L'O. av verte in6ne che qualsiasi a.buso lesivo della dignità professiona le, sarà da lui con esemplare severità punito, pe r mezzo di regolare denunzia. allo. superiore autorità militare. MA NTOVA (marzo). - Tenente ~olonlll.:llo medico GIOVANNI BEnKucc1. - Della malaria. nel presidio di Mantova, Premessi alcuni cenni storici, che dimostrano l'esistenza. ab a11liq110 in Ma ntova d el I' infezioue malarico., l'O. fa rilevare come la città fino a pochi anni or sono r1,ppreseutasse un vero e proprio f<'.'colaio autocto110 di rnaluria., focolaio che limitato sovra tu tLo alla zona periferica cir· condata dai lag hi e pantani col piva quasi es clusivamente In parte più povera della popolazione ed in proporzioue infiuitamen te minore i soldati del presidio a rcasermati nei quar t ieri peri ferici. l'\Pl Ul02, in iziata. per cura della deputazione proYinciale di Mantovl\ In bo· ni6ca umnua de i mnlarici, e i.lietro le d irettive tlell' ispettorato di sanità mi-
COXFIWENZE SCIEXTIFICn E DEGLI OSPED,\LI MILITARI
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litare quella del presidio, ed essendo stati contemporanenmente rnsati nl suolo i bastioni e fortilizi ccn successi va colmata dei fossati sotto:itanti, ra pidn,meute l'infezione malarica andòscomparrndo, in guisa che dn 2G9G (su appena !30,000 a bitanti) den uncinti nel UJOl, nel Hlll questi e rnno ridotti appena a 2G (su d 'unA. popolazione di circA. !3:l,000 a bitanti', mentre da sei an ni nella guarnigioni! noH verificasi alcun nuovo caso d i malaria. L'O. conclude i\ffermando che Mantova rappre><en Laoggidl u na diq uc·\lezone non infrequenti ne ll'al ta Ita lia, ove perdurano, per quanto atten uati, il palndismo e l'anofelismo, ma immu ni da malaria: sicchè la città, ora liberata da simile forma endemica, fornita d'ottima acqua potabil,:,, con servizi sanitari perfetti, offre un soggiorno sanissimo, certamente non inferio re por salu brità. a quello di molte altre cittt'L dell'Italin settentrionale. :MESSINA(febbraio.-Tenente medico d i complemento STEFA:;;o Puca.1s 1-ALrJF:GnA. R iferisce a lcune osservazioni cliniche e ricerdrn sperimenta.li sull'a.nacloridria. nelle affezioni epatiche. L'O. con r,sperienze sugli animai i s i è proposto di di mostrare che l'anncloridria, frequente m,l le affezioni t>patiche e non patognomonica del ca rcinoma dello stomaco, sta in rapporto con le alterazioni organichtie funz ionali del fegato econtrnriam<'nlealle ipotesi scien tifiche del\'Hohlweg del Von Noorden, del Rosenheim, del Bambergl\r, del Velden, addotte per s piegare l'anacloridria nel carcinoma dC'llo stomaco, riti,·ne che il fatt o sin io relazione con un perturbamento secretivo delle ghiandole dovuto all'azione dei prodotti tossici del cancro sui n(•rvi propri dello stomaco : uguale patogenesi crede ,I i invoc,ue per l'anacloridria nelle a ffezioni e patiche. Dopo avere es posto 25 osservazion i cliuiche di lesioni epatiche '\"arie (calcolosi delle vie b11ia.ri, del la cistifellea, del coledoco, empi,:,ma della cistifellea, col,:,cistite :infettiva, si6loma ed ech inococco d ..! f,•l.{ato), m•llo quali fu con· statata l'anacloridria, l'O. riassume le esperienze prnticnte sui cani. Ad una serie di questi fu fatta la h•µ-atura ilei colh loco, ad una seconda qur:lla dell'arter ia. epatica, ad una terza quella del colC'doco e d ell'arteria epatica, ad una quarta quelt,t di rami seconda, i della vena porta, ad un" quinta inS ne furono praticate estese resezioni del fegato. Nel);li esperimenti d ella p rima serie l'esa me del succo gMtrico, fatto dal 12° al 200 giomo dalratto operl\tivo diede in due casi anac loridria, i n due altri ipocloridria; in quelli della seconda serie solamente due volte s i riscontrò ipocloridria; in quelli della terza serie sempre anacloridria. completi\; in quelli della quartR serie in alcuni ca si a.nacloridria ed in altri solo ipocloridria; in que lli infine della q u intll serio sempre anacloridria completa. L'esame microscopico del parenchima epatico fatto s istematicamrnte ha provato che la distruzione per necrosi delle col\ ule epatiche ., dello stroma era sempre in rapporto con la sco ruparsa dell'acido cloridrico d el succo gastrico; infatti nei casi negativi, ed in q uelli iu cu i riscontravasi SC'mplicemente ipocloridria, le lPsioni epatiche, o mancarono, od e rano limitate. La scomparsa. dell'acido cloridico non era da. imputarsi all'azione del cloroformio, percbè in esperienze di controllo senza lesioni epatiche nel s ucco gastrico dopo oLto giorni ricompariva sempre racido clori,lic:o ~comparso. Resta quindi sperimentalmente dimostrato, secondo l'O.. che l alterata o diminuitn, funzionalità del fegato per lesioni anatomiche o sopprensioue di una parte dell"organo in parola deter mina un distur bo secretivo della mucosa ga· strica, che s i manifes ta con ranncloridrin .
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Movimenti avvenuti nel Corro ~anitario e nel Personale Farmaceutico (fl~ll.t tl ispeosa IO' alla 14' dd /Jol/1'/(i,w u(/ìriri!r dtl/1• 11omi11e1.
Ufficiali io servizio attivo perm&nente . Decreto 1ni11i~teriale 20 fehbraio 1V13.
Lo s t ipendio annuo del capitano medico M Att lA:-.t Ercole, insrri ;to nell'a,,. nuario militare con anzianità 18 gennaio 1903, è porta to a lire 4800 dal 1° feb· braio 1913. Deii•n11i11azion r ,ninisleria!e 27 fel,ùraio Ul13. MA1,zocc11t cRv. Fabio, maggiore med ico os1wdale Ra venna. -Trasferito ospedale
PRdova. Antonio, capitano medico reggimento cavalleggeri di Roma, MilRUO. Gn1u,o Gfrolamo, tar,:,nte medic:o.. 1° fanteTia . - I d. lO bersaglieri. MAOLH!l,I
I ù. id.
R. d ecreto 27 {12,braio 1913. SPonzA cav. Claudio, maggiore generale medico i;:;pettore di sanità militare. Collocato in posizione ausiliar ia, per ragione di età, dal 12 marzo 1913.
R. decreto '27 /i!.ùbraio 191:3. A1.F.SsANDHE1.1.o Gioi:rrnni, capitano medico in as pettativa per infermità tem po-
ranee dipendenti da cause di servizio, per sei mesi. (R. decreto 26 maggio 191'2). L'Rspettntiva di cui soprn è prorogiltn. De/P.rmlnazione mini.feriale G marzo 1918, l Acoxo Francesco, capitano medico l30 fan tcrin . -
Tras ferito ospedale Cava dei Tirreni (Salerno) e comandato deposito d i convnlùscenzo. l\fassalubrcnse. D etenninazione minis!Pl"ialP rn marzo 1913.
Pmor.1 cav. Am.edro,
capitano medico ospedale Bari. -
Trl\sferito 16 artiglieria
rampagna. LRo:rn lfocco, tenente medico 2!} fanter ia. - Id. 8 id. fortezza. I seguenti ufl'ìciali medici souo chinm ati agli esami d i ictoneità. all'avanzamento ad anzianità cd a scelta. Si presenteranno il mattino tlel 16 nel corrente mese, alle ore 10, all'ispettorato d i sanità militare: r&TTI NEr.u cav. Filomeno, maggiore merl ico ospedale Torino. - MARTIKELLI Giv.sPpp~, capitano medico 2 a r tiglieria fortezza (costa\ - L rCASTRO Giuseppe, id. oJSpeda.le ralcrmo. - ZonzoLr Giovanni Rnrico, id. id. Alessandrin. - Pli:r,LE· n1xo Andrea, id. infermeria presidiaria No\>Ì Ligure. - :I'A ZlO Gaetano, id. re~gimonto artiglieria a cavnllo. - Gu.WrnlDA Luigi, id. 2 artiglieria ca m· pni:;na. - B<J~om Gaetano, id. 3 genio. - VARDE U Efisio, id. 28 fan teri.a. -
MOVIMENTI AVVEt-:tiTl NEL CORPO SA1.', lT. E NEL P ER S. FARMAOEUTIOO
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BONO Giovanni. id. ospedale Sa vigliano. - M,uuu Ezio, id. id. Firenze. - To N1E·r 'rt Piefro, id. id. Livorno. LA:-.zA cav. T ommaso, id. id. T orino. - LA CASCIA Sal·t·atore, id. 8G fanteria.
R. decreto B marzo 1913.
•
Bosa10 cav. Eugenio, colon nello medico direttore di sanità. militare II corpo armata. - Promosso maggiore generale med ico e nominato ispettore di sanità. militare. R. decreto 30 gennaio 1913. BENATI cav. Alfònso, capita.no medico ospedale Bologna. - V1SALLI Paolo, id. id. Messinn. - Colloca.ti in posi zione ausiliario. dal 1° febbraio 1913. R. decreto 20 11w1·v1 1913.
FELICIANOELI Guido, tenente medico in aspett'ativa per infermi ti\ temporanee non provenien t i da cause di servizio, per sei mesi. (Il. decreto 18 luglio 1912). L'aspettativa di cui sopra è prorogata di sei mesi dal 18 gennaio 1910. RANDACCJO Paolo, id. ospedale Cnglinri. - Collocato in aspettativa pet· infermità tempora nee non provenienti da cause di s ervizio, per sei mesi. Luzz1AN1 Luciano, id. 69 fanteria. - Id. id . id. provenienti da cause di servizio.
.Detenninazio11e mi11isteriale 27 marzo 1913. SctBETTA Gaetano, tenente med ico 7 artigliel'ia campagna. glieria campagna.
Trasferito 22 al'ti-
Farmaol1t1 militari effettivi. R. dec1'eto 22 dicem.bre 1912, FA1,CHl E1nilio, farmacista di l" dasse, ospedale Chieti. capo di l° classe, con riserva di anzianità.
Promosso farmacista
D ecreto mini~tel'iale 22 dicembre 1912. I seguenti farmacisti militari sono promossi alla classe s uperiore dal 1G no• vembre 1912 : G m~·rnEor Giuffl'edo, farma cista capo di 2 1 classe, ospedale Piacenza. - Promosso farmacista. ca po di 1• classe. REOARD dott. Pietro, farmacista di 2• id., farmaP,ia centrale militare. - MARINI dott. Carlo, id. 2• id., id. id. (fuori ruolo). - MozzANA dott. Carlo, i d. 2• id., id. id. - L O)IBARDl dott. Manlio, id. 2• id., ospedale Roma (fuori ruolo. SALVATORI dott. Gi·useppe, id. 2• id., id. Roma (id.). - ANTOLIXO Alberto, id. 2• id., id. An~ona. - Promossi farm acisti di l " classe.
Ufflolall 1n poalzlone di servizio au.lllario. R. decreto 9 settembl'e 1912. MARSANICII cav. A1·turo, capitano med ico distretto Roma. - Collocato a riposo, per anzianità di servizio, cou decorrenza dal 1° ottobre 1912 ed inscritto nella riserva . CECCl:IETTANI ci~v. D01ne1iico, maggiore medico distretto Aquila. - I d. id. id. id. ed insignito della croce di ca.valiere nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. BENINCASA Vincenzo, capitano medico id. Mantova. - Id. id. id. id. croce di cavaliere nell'Ordine della Corona d'Italia.
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MOYnJ EKTI AV'Vé:NUTI :SEL COR PO SANI'!'. E .'\EL PERS . FARMACRUTI CO
Decreto ministeriale 18 marzo 1918. R E cav. Giuseppe, tenente colonnello medico d istretto Torino. - Ri chiamato in servizio temporaneo dal 15 febbraio 191:3 all'ospedale Torino T u11s1N1 cav. Gio. F,·anccsco, id. id. Aquila. - I d . id. dal 10 marzo 1913 al distretto Sulmona. • CunTI PETAHDA cav. Xicolrt, id. id . Torinl). - Icl. id. dal 10 id., all'ospedale T orino. B E~ATl cav . Al/011so, capitano medico id. Bologna. - Id. id. dal 10 id., 1d. Bologna.
Decreto ministeriale 22 marzo 1913. NATO l, r cav. Prancesco, tenente colonnello medico dis tretto Caltanissetta., in ser-
L'assegno comples sivo annuo è portato a lire 7000,
vizio ospedale Palermo. Jal 1° ottobre 1\)12.
Ufflolall dl riserva. Decreto 11ii11isteriale 18 marzo 1913. I seguenti ufficial i medi ci sono chian111ti io servizio, con assegni, per tempo indeterm inato, dal 10 m arzo IV13, con la. destinazione per ciascuno indicata: CAREDDA Federico, t enente colonne llo med ico distretto Cagliari. - Ospedale Cagl iari. DETT0 1t1 cnv. Angelo, maggiore medico id. Sa~sari. Id. Cagliari. OAt,ASsu Co!l/a11tino, capitano medico id . L ecce. - 9 fanteria. P1zz11.Lo Nicolò, id. id. Bologna. - Ospedale Bologna . 'l'enzAOll l Gi11seppe, id. id. Milano. - I d. M ilano.
De<"relo m,i11isteriale 19 marzo 1913 GIU LIL\N I :M ichele, sottote nente medico distretto Padova, in servizio ospedale Padovt~. - Ricollocato in congedo dal 16 dicem bre 1912.
Arrivi e partenze da e per l'Afrloa. O asco Domenico, tenente medico 2 artiglier ia montagna. - BoccA Tito, id. ospedale Turino. - RIGACCI Umberto, f:nmacis ta militare di complemento direzione fnnita VJlI corpo a n nata. - Partiti per la eolonia della Somalia italiana il 16 m a rzo 1913.
Defunti. ,A , BANO Luigi, cnpitaoo m edico ospedale Caserta (com1mdato ospedale Genova). -
Morto a Napoli, il 17 g ennaio 1913. F ttEOA Domenico, id. id. riserva, distretto B enevento. -
Id. ad Arpaise (Bene-
vento), il 15 febbraio 1913.
Ufdolall medlol morti per ma.lattle contratte in Llbta. e nell'Egeo. DAllJANO J.Yicola, Mpitano med ico 82 fantel'ia. - ~orto a Tripoli il 9 dicembr e 1911.
l i H cd aLlon "
ED~!ONDO TROMBElTTA, tenente colonnello medico. (! l;OJ -
R, mn. 191'! -
T,p. E, V~ghera.
LUIGI PALIIISRI, gert1&Jt.
Eçoeizione eommaria dell'ord: namento e funr.ionarnento del eervizio sanitario in campagna preeso l'aaercito italiano. - Roma. 1906 • L. 1 60 O. CgUBL - Studio aulle mediaetiniti (mediaBtiniti euppurative, 811061!180 mediaatmiooi - Roma, 1900. Un voi. di pag. Hi . • • • • • . . . • 2 HnTL. ~ Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana dei dottori C. PaBT'l'l e C. Sroau. Roma, 18M. (Edizione rara) • g Le ferm cauaaù dalle armi da gUttra. Sinteei della relazione sanitaria augli eeerciti tedeechi durant.e la guerra franco-germanica 1870-71. - RoII16* 1889. · Un· volume di pag. 3'8, prll'UO ridotto. • • . • • 1 ! ILu,.t.YnA. - Studii .torico-critici eulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'eeeroito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 oon 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto . . ,. • l 60 8.t.LIN~ - Le lesioni ti I\Umatiohe de i oentri nervoai. Memoria · onorata del premi.> Riberi. - Roma. 1900. Un volurue di pag. 320. Prezzo ridotto , • 3 50 81'0BZA e G10LI.t.llll:LLT. La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al oonooreo Riberi. Un volnme con 7 $l'andi tavole oromolitograBohe. Roma, 1886; preu:o ridotto. . . . . . . . . . . . . . • . . • 3 To111u.u;m. - Delle malattie pii) frequentemente simulate o provocate dagli insmitti. - Roma, 1876 • . • » 3 60 1 li. R - Per l'ac:qulato delle opere topralndloate Inviare commistioni e vaglia all'Ammlnlatruton, 4el lllorn1le di medicina militare via XX Seliembre Roma. Cvll4NL -
.ti ltt•e pubbli.cazio1ii medico-tnilita1·i: Fua.t.RI Liu:.u Flu.No11:eco, capitano medico. - Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. 1 Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preaao l'Autore in Firenze, eouola d'applicar.ione di sanità militare). . . L. 6 A. SE'RTOLI, capitano medico. libero docente a, patologia epeoiaie chirurgica neiia R. Università di Pisa. ·- Contributo allo studio del rinofima e ricerche istologiche sui trapianti di out.e secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine grafiche Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale Mili tare di Livorno). . · . • GJ.t.l{J)OLO. CosTANTINO, cofonnello medico. - OftalmOllCopia ed ottica oculistica. Manullle teorico-pratico. Un voL'in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilimento tipografico Ftirrante, 1906. (Vendibile p1'81180 l'Autore, Roma, via Principe Amedeo 47) ,, 8 IL.NOIA.l!ITI Ezro, colonnello medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po ( 1889, Hl98, 1905). Testo e progetto con illustrazioni, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile pr8880 l'Autore1 direi.ione sanità militare) , , ID. lD. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profila88Ì attuale. - · Etè. della chiamata. - Ferma biennale. - Abbll88amento della statura). Relazione al oongreeso naa;ionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 2 8.t.LIN.t.n1 S.u.VA.701!.E, mi.ggiore medico. L'anatomia e la chirurgia operatoria della m.a niibola ~ delle P.ftl'ti molli che la rivestono. - Napoli, 1906. Un voi.• in s• di pag. 130, con 68 figure intercalate nel teeto. (Vendibile pteaao • . . • 3 l'A,ntoce, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli) . . In. ID. - La chirurgia delle vie biliari. Memoria onorata di un attestato di lode · della Società medico-chirurgica di Boloyna. - Bologna, 1903. Un vol. in 10° d i pag. 198, (Vendibile pr8880 l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napoli). • I 8.a.Nroc01 M'll:P'ANO, maggiore medico, libero docente di oftalmologia e di clinica ooufistica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico pratico IUi traumatiami oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 mi~ofo~afie e con prefa~ione del profeuor C. R1tY!llOND, direttore della Regia ch.n.ica oculistica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1906. (Vendibìle preeeo la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, RomaJ . • 4 R. RIVAI/l:A, capitano medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vita militare. Rooca S. CaBOiano 1908. (Vendibile Preeeo l'autore, 11 ° reggimento fanteria, Forll). • 5C.a.uu Plrrllo, tenente medico. - La chirurgia coneervatrice nei suoi r-apporti con la. traumatologia e la legge co)lcernente gli infortuni euJ lavoro. Trat~~ 1 . eaegeei clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla .(Vega ~1?ne eooiale italiana. - Roma, 1901, Società editrioe Dante Alighieri. ID endibile pr888o l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) . . . . • 3 · t1?· ""-: L' ipoteei dell'evoluzione. Studi e ricerche. - Milano, AMociaz.ione lp. pn.,..'2- ediz., 1900, (Vendibile pr888oll'Autore, via XX eettembre, 89 p. 10) • I -
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Monprolll. - La chirurgia nella gunra dei Oalcani Laurent, - La chirurgia di guerra in Outgar ia .
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Panzacchl. -
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RIVISTA 01 n cNlCA E SERVIZIO MEDI CO MILITARE. M ,d1lic~zioni ·introdotte nella nost ra scuola di saolta militare • Plusun. - li ser vizio sanitario in tempo di guerra. Disposizioni recenti
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RIVISTA D' IGIE'>E GE:-lERALE E BATTERIOLOGI.~. Devesi vaccinare per difenderci '1al valuoto. - T••II : La vaccinazioue negli eserciti. - Abba : Sulla nece~si ta della vacelnazione. - Barduzzl : Sugli inoe~ti del vaiuolo e5~gulU Jn Siena dal t 758 al 1760. e sul danni ev1tabil1 dùlla vacclnadooe A,coll e Sllteslrl. - Ricerche sulle carni congelate . latta, Lorlga e Ma19lora. - La tubercolosi nell'uomo e nel bovini. Cesa-Blanchl. - Polv11rl e tubercolosi polmona re Sanglorgl e Bonglowannlnl. - Un'epidemia di dissenteria bauillare in Piemonte Londlni. - La disi nfezione dello sputo tubercolare negli amblenll. Ral111ondo. - Caratteri epidemiologici e prolllassl della men in giu cerebro solnale Hlne. - Sulla disinfezione degli ambienti sen1.a l'impiego di sredall apparecchi e con particolare riguardo al servizio mllltare lo campagna. Mar chetti . - La via respiratoria quale porta d"entrata del batteri nell'or_gaoismo DI Vestea. -
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RIVISTA BIBLIOGRAFiq. Rieerche sulla 11,lologia clelle tonsille palatine Ribolla. - li medico a bordo e nel Paesi tfopic,.li .
Caldera. -
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CONf.OllSI. Xlii Premio Rib«1r1 lire ~o.ooo.
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NOTIZIE. Onorificenze n ufnciali medici per i ser viti prestati dorante la goerra !lato-turca Ai medici .
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NECROLOGIO. Frigoll cav. Leonardo
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CONFERENZE SCIENTlFICRE DEGLI OSPEDALI MILl1'Alll
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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSONA.LE FARMAC&UTICO
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MEMORIE ORIGINALI
L'epatite suppurativa nel presidio di Derna ConeiderAzioni cliniche su tredici epatostomio
praticate dal cap. med. E. De Sarlo libero docente di patologia speciale chirurgica nolla R. Università di Pisa
Il rapporto tra. dissenteria ed ascesso epatico, messo in dubbio da taluni, è ormai riconosciuto dalla. maggioranza. dei patologi. L'epatite suppurativa, infatti, va considerata generalmente come una successione morbosa o una complicanza della dissenteria, e propriamente di quella forma endemica dei paesi caldi prodotta. dall'anioeba histol,ljtica o da quella tetragena. Inoltre i l concetto etiogenetico dell'ascesso epatico è andato allargandosi in modo che esso non è ritenuto più una malattia esclusiva dei climi caldi (ascesso tropicale), potendosi aw1re anche in paesi freddi, come attestano, fra gli altri, i numerosi casi operati dal Giordano nell'ospedale civile di Vene?.ia.. Ed invero tutte le infezioni intestinali , da. quella. semplicemente colibacillare fino all'infezioiie Eberthiana, possono dar luogo all'epatite suppurativa, la cui frequenza in Europa è molto maggiore di quanto generalmente si creda, pur non comprendendo le suppurazioni epatiche dovute ad altre ca.use (cisti idatidea suppurata., infezione delle vie biliari, lesioni traumatiche dirette, ecc.). L'ascesso epatico tropicale come dimostrano concordemente le varie st atistiche colonia.li, colpisc~ a. preferenza gli Europei, mentre è piutto~to raro fra gl'indigeni. Non è da mera.vigliarsi, quindi, se durante un epidemia di tifo addominale e di dissenteria amebica, verificatasi nel_ presidio di Derna., io abbia potuto, nel decorso anno, operare in solt ' · ca.si· d1· ascesso epat100, · d e 1· qua.I·1 uno sol o d 1· . . tre me81· d 1vers1 ~l"lg1ne Eberthiana. Gl'infermi eccettuati due, vennero tra.sferiti tutti ~-ll'ospe~ale_ da campo da letti N. 8 il quale, destinato ad a.eco~ iere ~l individui affetti da malattie infettive e per giunta provvedi un ott imo laboratorio ba.cteriologico, ha offerto un immenso e interessantissimo materia.le di studio.
100
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e di llltdicina militare. - fas~. IV•V.
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L'EPATITE SUPPURATIVA NEL PRESIDIO DI DERNA
Riporterò un breve riasstmto delle storie cliniche e delle biopsie operatorie, facendo in ultimo qualche considerazione, specialmente dal punto di vista chirurgico. **•
1° « Guardia di finanza. C. F. - Da un mese e mezzo è affetto da dissenteria amebica. e da soli otto giorni accusa un dolore all'ipocondrio destro con irradiazioni alla. spalla corrispondente: il dolore si accentua sotto la pressione, esercitata. specialmentf, al disotto dell'arcata costale lungo la linea emiclaveare, e disturba l'inspirazione. In seguito la sindrome dolorosa si estende anche a.I quadrante inferiore destro dell'addome, che presenta. una vi v:ace difesa muscola.r~. In pari tempo il fegato si va ingrossando, mentre la febbre a tipo continuo presenta. delle forti remittenze associate a sudori profusi. Infine al disotto dell'arcata costale destra, tra la linea ascellare anteriore e quella para.sterna.le, appare una tumefazione, che si circoscrive abbastanza bene, ha consistenza elastica., è dolentissima. alla pressione ed appartiene evidentemente al fegato. L'infermo è assai deperito ed oligoemico. Egli vien tra.sportato in condizioni gravi al riparto chirurgico, dove è sottoposto d'urgenza al seguente atto operativo: < Previa. antisepsi alla Grossich ed anestesia morfo-cocainica si pratica, in corrispondenza della tumefazione, un'incisione lunga 10 cen· timetri a due dita trasverse al disotto dell'arcata costale e parallelamente a questa. S'interessano i vari strati della parete addominale sino a mettere allo scoperto il fegato, il qua.le appare notevolmente aumentato di volume, congesto e senza alcuna aderenza col peritoneo parietale, che viene riunito a quello viscerale mercà una serie di punti ad U. Indi si apre un vasto ascesso, che occupa gran parte del lobo destro, dando esito a pus cremoso, di colorito biancastro e commisto a cenci necrotici. « Nei giorni consecutivi si apre spontaneamente nel cavo principale una raccolta purulenta secondarie.. Intanto persiste sempre abbondante la suppurazione, associata a fuoruscita di bile e di molti detriti epatici necrosati, per cui a poco a poco il fegato è scavato dal processo distruttivo e ridotto ad un semplice guscio. In pari tempo persiste immutata l'infezione dissenterica e si ha la morte in 9• giornata con fenomeni di adinamia. progressiva e ribelle a tutti i car· diocinetici >. 2° « Soldato S. V. del 22° reggiment.o fanteria. - Da circa un mese è affetto da. dissenteria amebica. e da 9 giorni accusa dolore
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all'ipocondrio destro. Esiste lieve tinta. itterica.. Il fegato è aumentato di volume in modo da deborda.re, sull'emiclaveare prolungata, quasi -quattro dita trasverse sotto l'arcata costale. e: L'infermo viene trasferito in condizioni gravi al riparto chi· rurgico, dove d'urgenza. è sottoposto alla epatost<>rnia per via addominale. Previa fissazione del peritoneo parietale a quello viscerale, s i apre un vasto ascesso del lobo destro, attraversando uno strato abbastanza spesso di pa.renchima epatico congesto, per cui si ha una discreta emorragia, dominata subito col Paqiielin. Si dà esito ad abbondante pus cremoso biancastro e misto a. numerosi cenci necrotici. e Intanto l'infezione dissenterica persiste immutata e l'infermo, dopo una. transitoria mìglioria1 cessa di vivere in 3a giornata con fen<nueni di adinamia progressiva.:.. 3,Q c. SQlda.to S. N. del 22'> reggimento fanteria.. - Da un mese e mez?.o è aSAto: da dissenteria amebica e da 11 giorni accusa dolore a.U'ipocondrìo àes:uo, dove il fegato appare ingrandito in modo da debordare due dita tr&S-verse al disotto dell'arcata costale, lungo la linea emiclaveare, al oni livello l'ottusità epatica corrisponde in alto a.I margine inferiore della 5• costa. Inoltre nella regione epigastrica, e propriamente a sinistra della linea mediana, osservasi una tumefazione globosa, ben delimitata e manifestamente fluttuante. Esiste febbre a tipo intermittente. e: Egli giunge al riparto chirurgico in condizioni gravi e viene d'urgenza operato: si pratica un'incisione verticale in corrispondenza. della tumefazione epigastrica e si mette allo scoperto la piccola. ala. <lel fegato, che appare tumefatta e congesta. Applicati tutt'intorno dei punti ad U, che fissa.no il peritoneo parietale a quello viscerale, "SÌ apre un cavo ascessoide non molto volumir.oso, dando esito a pus biancastro, misto a cenci necrotici. e: L'infermo ha un transitorio miglioramento, ma poi peggiora di nuovo e muore in 5• giornata colla sindrome dissenterica. immutata e coi soliti fenomeni di collasso ». 4° e Soldato D. G. de,l reggimento lancieri Vercelli (26c). - Da 40 giorni è affetto da dissenteria amebica e da 8 giorni accusa dolore all'ipocondrio destro, dove il fegato appare ingrandito in modo che il margine epatico, lungo l'emiclaveare, giunge a circa un centimetro .al disopra dell'ombelicale trasversa, mentre in alto l'ottusità epatica, lnngo la stessa linea, comincia al bordo superiore della 6• costa. La palpazione suscita vivo dolore. La fehbre è a tipo intermittente e le defervescenze sono accoro pagnate da sudori profusi.
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e L'infermo è sottoposto d'urgenza. a.IP epatostomia per via addominale, con incisione parallela. all'arcata costale. Si mette allo scoperto il fegato, che appare enormemente tumefatto e congesto; riunito, il peritoneo parietale a quello viscerale, sì apre una voluminosa raccolta purulenta, svoltasi tutta. nel lobo destro, dando esito a. pus. biancastro, misto a. grossi cenci necrotici. e L'infermo, alquanto migliorato da principio, va in seguito peggiorando e muore in lll" giornata. colla solita sindrome >. 6° e Soldato B. A. del 22° reggimento fanteria.. - Da un mese e mezzo è affetto da dissenteria. associata a febbre dapprima continuoremittente e poi a tipo iutermit.tente. L'infermo comincia. a.d accusa.re dolore all'ipocondrio destro dieci giorni prima di essere tra.sferit.o al riparto chirurgico, dove giunge in condizioni assai gravi. Egli è molto emaciato, ha. tinta itterica, r espirazione superficiale, dispnoica., a tipo toracico. L'aia epatica è notevolmente ingrandita, raggiungendo in alto, lungo la linea emiclaveare, il quarto spazio intercostale, in basso 2 centimetri al disopra dell'ombelicale trasversa. La palpazione suscita vivo dolor e. e Egli quindi viene d'urgenza sottoposto alla. epatosfomia per via addominale e con incisione parallela all'arca.te. costale. Il fegato è tumefatto e per null1:1. aderente al peritoneo parietale, per cui si ap· plica.no i soliti punti ad U. Si apre un voluminoso ascesso del lobo destro, attraversando uno strato spesso di parenchima epatico, per cui si provoca una discreta emorragia, la quale viene subito dominata col Pa· q_tielin. Si dà esito ad abbondante pus biancastro e misto a cenci necrotici. e L'infermo muore in 6• giornata colla. solita sindrome >. 6° e Caporale F. C. del 2' reggimento alpini. - Da circa 30 giorni è affetto da. dissenteria, la quale fu preceduta da disturbi gastro-enterici e da itterizia. Da sole 24 ore ha cominciato ad avvertire dolore all'ipocondrio destro con irradiazioni alla ~palla dello stesso lato. L'infermo viene trasferito al riparto chirurgico in condizioni gravi; è deperito, ha. occhiaie profonde e tinta subitterica delle congiuntive sclerali. La lingua è impatinata, r.rida, arrossita all'apice. Il fegato è ingra.ndito in modo che, lungo la. linea emiclavea.re, rag giunge in alto il margine superiore della 6" costa ed in basso deborda per quattro dita traverse dall'arcata costa.le. La. pressione digita.le, esercitata nel f> 0 spazio intercostale destro fra l'ascellare anteriore e la paras~ernale, riesce molto dolorosa. La febbre è a. tipo continuo con forti r emittenze matt utine ed a volte addirittura intermittente. e Si procede all'epato.{tomia pe1· via addom1·nale e con incisione parallela all'arcata. costfl.le dest ra. Il fegato è tumefatto, congesto e
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-non preseuta. alcuna aderenza col fogliet.to parietale della. sierosa. pe·ritoneale. Quindi si applicano i soliti punti ad U e si apr~ un vasto ascesso ·del lobo destro, dando esito a pus rossastro e misto a frammenti epatici necrosati. « L'infermo migliora subito dopo l'operazione e per i primi giorni si mantiene in condizioni discrete; ma poi peggiora progressiva.mente e muore iu 15a giornata, malgrado le più assidue ed energiche cure i., 7° < Soldato B. A. del 22° reggimento fanteria. - Da 40 giorni ha dissenteria amebica e da 7 giorni ha cominciato ad avvertire dolore alla regione epatica con irradiazioni alla spalla destra. Esiste tinta subitte,rica. delle congiuntive !>clerali. Il fegato deborda tre dita trasverse al disotto dell'arcata costale, lungo l'emiclaveare, in corrispondenza della quale arriva in alto al margine inferiore della 4" costa. La pressione digitale, esercitata sotto il bordo costale destro, suscita vivo dolore. La febbre è continuo•remittente ed ha esacerbazioni vespertine precedute da brividi. e Praticata una puntura esplorativa, si estraggono pochi centimetri -cubici di essudato purulento tenue, <li color paglierino, leggermente torbido, commisto a pochi fiocchi di fibrina ed a scarsi detriti. Si esegue quindi la la.paratomia con incisione parallela all'arcata costale destra e corrispondente al punto preciso in cui venne infisso l'ago della siringa esploratrice. Si mette allo scoperto il fegato, che appare tumefatto e congesto ma non lascia rilevare alcuna raccolta superficiale di pus. Viene quindi ripetuta la. puntura esplorativa allo stesso livello di quelle. precedente, di cui osservai,i traccia evidente sulla superficie epatica, ma non si riesce ad estrarre che poco sangue; epperò senza. fare ulteriori manovre si medica la ferita. laparotomica. con garza asettica. Due giorni dopo, rimossa. la medica.tura, viene ripetuta la puntura. esploratrice la. quale, anche questa volta, è negativa; evi·dentemente tratta.vasi di un ascessolino in via di formazione, svuoti~tosi colla prima. puntura. < Il decorso post-operatorio è ottimo: scompare il dolore all'ipo·condrio destro ed alla spalla corrispondente, la temperatura diviene normale. Però, continuando immutata. la grave sindrome dissenterica. ·(perfino SO scariche alvine muco-sanguinolente nelle 24 ore), l'infermo muore in 5a giornata con fenomeni di adinamia progressiva e ribelle a. tutte le cure ,. . 8° < Capora.l maggiore F. D. del 4° reggimento alpini. - Da un mese e mezzo è affetto da dissenteria, associata a febbre continua, la -qua.le da pochi giorni presenta delle forti remittenze mattutine; in pari tempo è apparsa itterizia, nonchè dolore all'ipocondrio destro con
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irradiazioni alla spalla corrispondente. L'aia epatica è aumentata in modo che, lungo la linea emiclaveare, corrisponde in alto al margin& superiore della 4:'~ costa, mentre in basso il fegato deborda. per circa. un dito trasverso dall'arcata. costa.le. Infine persiste immutata. la sindrome dissenterica e le condizioni dell'infermo sono gravi. « Si procede quindi d'urgenza. all'epatostomia per via frampleurofrenica, essendosi la raccolta intra-epa.tica estrinsecat" in alto: previa. a.ntisepsi alla Grossich ed anestesia. morfo-cloroformica., si pratica. nel la regione postero-laterale destra. del torace un'incisione lunga. 16 centimetri in corrispondenza della. nona. costa, di cui si reseca un tratto di 12 centimetri. Diviso il periostio costa.le, nonchè i due foglietti pleurici, si procede alla riunione di questi ultimi con punti di sutura. a.d TI, in modo da garantire il cavo pleurico da. eventuale inquinamento. Si incide il diaframma, il quale appare intima.mente saldato al fega.to con valide aderenze, epperò si esegue senz'altro l'epatostornia, aprendo un voluminoso ascesso del lobo destro. L'essudato purulento è biancastro e misto a cenci necrotici. « L'infermo sopporta bene la cloro-narcosi ed il trauma operativo; però continua ad avere frequentissime scariche alvine muco-sanguinolente ed il giorno seguente muore in seguito a grave a.dina.mia, ribelle a tutte le cure •. 9° « Soldato F. P. del 22° r eggimento fanteria. - Da circa du& mesi è affetto da dissenteria. amebica e da quattro giorni ha cominciato ad avvertire dolore all'epigastrio ed (all'ipocondrio destro. La. febbre è a tipo continuo con forti remitten ze mattutine. Esiste tinta subitterica delle congiuntive sclerali. La lingua è patinosa. Il fegato è aumentato di "ç'olume .in modo che l'ottusità, lungo la linea emiclaveare, arri va in alto al margine inferi ore della 4:l costa, mentre in basso il margine epatico deborda. tre dita trasverse dall'arcata costale. La palpazione del fegato riesce tdolorosa sopra.tutto fra le linee emiclavea.re e mediana subito al disotto del bordo costale. L'infermo è in condizioni gravissime. Il polso è filiforme e frequente (100 battiti al minuto). « Egli vien sottoposto a.ll'epatostomia per via addominale con incisione obliqua, parallela all'arcata. costale. Il fegato è notevolmente tumefatto e congesto; il peritoneo parietale aderisce larga.mente al periepate. Col palpamento si constata sulla superficie convessa. del lobo destro una voluminosa raccolta purulenta, che si apre senz'altro, dando esito a pus biancastro, commisto a. cenci necrotici. « In seguito all'atto operativo l'infermo ha una leggera miglioria.; ma poi le scariche alvine muco-sanguinolente diventano frequentis-
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s1me e l'infermo muore in 4:a giornata con fenomeni di adinamia progressiva.>. 100 « Soldato O. A. del reggimento cavalleggeri di Lodi (15°). De. due mesi è affetto de. dissenterie. amebica e da 4 giorni accusa forte dolore all'ipocondrio destro. La febbre è a tipo continuo, con forti remittenze mattutine. Esiste ittero intenso. Il fegato è a.umen· tato di volume in modo che l'ottusità, lungo la linea emiclaveare, arriva in alto al margine superiore della 5a costa, mentre in basso il margine epatico deborda. tM dita trasverse dall'arcata. costale. La. palpazione del fegato riesce dolentissima, specie fra le linee emiclaveare e mediana, subito al disotto del bordo costale. « L'infermo vien trasferito in condizioni gravissime al riparto chirurgico, dove è sottoposto alla epatostomia per via addominale, con incisione obliqua, parallela al bordo costale. Il fegato è tumefatto e congesto; esso presenta sulla superficie conveesa un va.sto ascesso, il quale viene inciso, previa riunione del peritoneo parietale al periepate. Si dà. e:,ito ad abbondante pus giallastro, commisto a cenci necrotici. « L'infermo continua ad a.vere, dopo l'intervento chirurgico, scariche alvine frequentissime e muco-sanguinolente; in 8" giornata muore coi sintomi di una grave adinamia >, 11° « Soldato P. S. del 22~ reggimento fanteria. - Due mesi or sono ebbe, per un periodo di dieci giorni, dei disturbi intestinali caratterizz~ti da diàrrea muco-sanguinolenta e da enteralgie. Indi fu preso da dolori all'epigastrit• ed all'ipocondrio destro; in pari tempo apparve una febbre continua. con forti remittenze mattutine. Nella regione epigastrica si osserva una tumefazione emisferica, a contorni abbastanza ben delimita.ti, che si estende dalla parasternale sinistra. alle. mammillare v~rticale di destra, mentre in basso si arresta ad un dito trasverso dull'ombelico. La cute presenta. lieve marezzamento ve· noso. La detta tumefazione si continua coll'ottusità del fegato, che appare ingrandita in modo de. raggiungere in alto il margine superiore delle. o• costa lungo la linea emicla.vea.re, mentre il margine epatico deborda di tre dita trasverse dall'arcata. costale. La tumefazione epigastrica presenta una fluttuazione profonda ed è dolente a.Ila. pressione. Esiste ascite. e L'infermo vien trasferito al riparto chirurgico in condizioni gravi ed è sottoposto alla. laparatomia mediana. Il fegato, messo allo scoperto, presenta una voluminosa bozza fluttuante, sulla quale il peritoneo parietala aderisce intimamente e. quello viscerale ; epperò si procede senz'altro e.Il'epatostomia, dando esito ad abbondante pus ere-
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moso, di colorito rossastro, commisto a cenci necrotici. La. raccolta. purulenta ha sede nella piccola ala>. 12° « Soldato P. A. del 7° reggimento fanteria.. - Da circa un mese è affetto da dissenteria amebica e da 4 giorni ha cominciato a.d avvertire dolore all'epigastrio. Ha febbre continua con forti remittenze mattutine. Esiste tinta subitterica delle congiuntive sclerali. Nella regione epigastrica notasi una tumefazione emisferica, la quale si estende in basso sino a due dita trasverse al disopra dell'ombelico, ha consistenza fluttuante ed è dolentissima alla pressione; essa inoltre dà alla. percussione suono ottuso, che si continua coll'aia di ottusità epatica.. Il fegato è ingrandito in modo che, lungo la lineu emiclaveare, deborda due dita trasverse dall'arcata costale, mentre il limite superiore dell'ottusità. corrisponde alla. 5• costa. « L'infermo giunge in condizioni gravis<iime al riparto chirurgico, dove viene d'urgenza sottoposto alla lapa1·otomia mediana. Messa allo scoperto la piccola ala del fegato, si constata. che q ue.:1t.a. è tumefatta, congesta e presenta un'intumescenza fluttuante, circondata da valide aderenze. S'incide quindi la raccolta., dando esito a pus cremoso, verdastro e commisto a cenci necrotici •. Di q nesti due ultimi operati non posso riferire l'esito, perchè rimpatriai quando essi era.no in COl'SO di cura.. Riporterò infine la storia di un infermo affetto da ascesso epatico di origine Eberthiana: « Soldato N. L. del 22° reggimento fanteria. - Da circa. un mese ha disturbi ga.stro-tmterici associa.ti a febbre continuo-remittente. La siero-diagnosi risulta positiva per il tifo e l'esame delle feci è negativo per l'ameba dissenterica. Da 10 giorni ha cominciato ad avvertire dolore all'addome e propriamente alla regione epigastrica., nella cui metà sinistra osservasi una tumefazione emisferica, la quale si estende in basso sino alla linea ombelicale trasversa, ha consistenza. fluttuante ed è dolentissima alla pressione. Il limite inferiore dell'aia epatica. si confonde con essa. e Viene d'urgenza praticata la laparotomia e, messa allo scoperto la piccoìa ala del fegato, si constata. che questa è tumefatta, congesta e presenta un'intumescenza fluttuante, circondata. da valide aderenze, salvo che a destra.. Quivi si applicano dei punti ad D, in modo da garentire il cavo peritoneale; indi s'incide la raccolta dando esito a pus cremoso biancastro, misto a cenci necrotici. e Il decorso post-operatorio è regolare e l'infermo, del tutto guarito ed in ottime condizioni generali, viene traslocato su di una naveospedale >.
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*** Com'è facile rileva.re dalle storie cliniche, riportate di sopra, in tntti gl'infermi da me operati, eccettuato quello che presentava ascesso ~patico consecutivo a tifo addominale, trattava.si di grave dissenteria amebica di data non recente. In essi la sindrome dolorosa caratteristica appare '2-14 giorni prima della chiara e manifesta esplicazione obbietti va della raccolta purulenta .intraepatica. È noto come non sia ancora ben chiarita la questione riguardante il tempo in cui precisamente si manifesta l'ascesso epatico di origine dissenterica, tanto che da taluno si ammette perfino che talvolta l'ascesso possa precedere addirittura la. dissenteria; in tl\.l caso si tratterrebbe di manifestazioni differenti di una medesima entità morbosa. Si badi però, come fa nota.re giustamente il Manson, che in alcuni casi di dissenteria i sintomi possano mancare, pur essendovi l'infezione, ovvero, r.ome ritenia mo noi, possano essere così attenua.ti da sfuggire all'attenzione dell'infermo. La. tumefazione del fegato, il dolore intenso alla 1·egione ipocond1·iaca .destra, e più specialmente al disotto dell'arcata. costale lungo la_linea emiclaveare, il punto doloroso scapolare, i brividi, i sud01·i, la feb·bre intermittente ovvero a tipo continuo con esaspemzioni vespertine e grandi .oscillazioni i1·regolar-i, la tinta s1tbitterica, il dimag·r amento prog1·essivo, la facies caratter-isticct costituiscono nel loro insieme un complesso sintomatico tale da rendere b1.1,nale la diagnosi di epatite suppurata.. Tali sintomi però sono ben lungi dall'apparire tutti ed in pari tempo, mentre l'ipertrofia dolorosa del fegato, associata o no a. febbre continuo-remittente, è tutt'altro che patognomonica di suppurazione intraepatica. Ed infatti in alcuni infermi, trasferiti ~1 mio riparto chirurgico per essere d'urgenza operati, mi convinsi trattarsi di una semplice epatite congestiva, e la sindrome andò dileguandosi in modo progressivo m~rcè la cara medica. Non v'ha dubbio, a.dunque, che specie nella dissenteria amebica sia frequente la compartecipa1,ione del fegato, per cui si ha spesso un ingrandimento dell'aia epatica dovuto a congestione, la quale spiega bene tutta la sintomatologia dolorosa concomitante. Tale fatto, probabilmente, è in rapporto coi prodotti del ricambio dell'ameba. rlissenterica; essi debbono avere un'azione elettiva patogena sulla celi nla. epatica., pressochè simile a quella esercitata dall'alcool e da. veleni elaborati da.i parassiti mala-r ici e dalla spirocl1aeta pallida, che producono frequenti attacchi di congestione epatica. e diminuiscono la resistenza <>rga.nica for mando, come ben si sa, la. triade etiogenetica delle epatiti.
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Però ad un esame clinico accurato la. confusione dell'ascesso colla semplice epatite congestiva può essere evitata, almeno nelle. massima parte dei casi. Ed infatti, quando esiste già la raccolta. purulenta., il dolore è molto più intenso e circoscritto, la. difesa. muscolare così viv~oe da a.versi un vero irrigidimento del muscolo retto addominale di destra., per cui riesce assai difficile la palpazione dell'addome; questo rimane immobile nei movimenti respira.torii, che assumono un tipo schiettamente toracico. ·rnoltre la cute si presenta infiltrata, quasi edema.tosa. in corrispondenza dell'ipocondrio destro, dove nelle raccolte cc,spicue appare anche un marezzamento venoso; però l'infiltrazione cutanea non va confusa. con quella perdita di elasticità della. cute di tutto l'addome che si riscontra con frequenza nelle formA gravi di dissenteria, cc,me anche nel colera, in seguito alla esagerata. disidratazione dei tessuti. Talvolta ho osservato una pleurite consensua.le a. destra., nella forma di pleurite secca o siero ,fibrinosa. La. piintura esplorativa, fatta colle debite cauteile e con aghi di medie dimensioni, è nei casi dubbiti un ottimo mezzo diagnostico, al quale si può ricorrere senza. esitazione. Essa poi costituisce per iJ chirurgo un grande aiuto nello stabilire la sede precisa. in cui va fatta l'epatostomia; inoltre può arrecare anche un reale beneficio all'infermo produ'cendo, come rileva Mac L eod, uno stimolo meccanico, che attiva. la intorpidita. funzionalità epatica, ed agendo, in seguito all'aspirazione di una. certa. quantità. di sangue, come un vero salas.so che pro-
duce una. reale decongestione del fegato. Ed io infatti, a.llorchè non mi è riuscito estrarre pus, ho sempre aspirato colla siringa del sangue brunastro e nell'introdurre l'ago ho avuto costantemente la precisa. sensazione di un notevole aumento di consistenza. d~l parenchima epatico, dovuto senza dubbio alla cospicua congestione dell'organo. Nè alle biopsie opera.tori e mi è capitato di osservare delle emon-agie attraverso la ferita puntiforme prodotta. dall'ago. La via di scelta per praticare l'epatostomia è, secondo noi, quella addominale, che permette di eseguire l'intervento colla semplice anestesia locale e produce un minimo traumatismo. Tenuto conto dell'insufficienza epatica concomitante, la cloro-narcosi costituisce un serio pericolo; però nell'intervento per via. transpleuro-frenica è difficile farne a meno. Salvo i casi di ascesso dellll. piccola ala, nei q uali l'incisione verticale, mediana. o para.retta.le sinistra., risponde assai bene, in quelli del lobo destro mi è risultata assai. utile l'inci.sione obliqua, praticata parallelamente al bordo costale, a due dita trasverse a.l disotto di esso. È vero che sono incisi gli strati muscolari per traverso; ma tale inconveniente è compensato dal vantaggio di ottenere colla. detta inci-
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sione molto spazio e di potere raggiungere delle raccolte estrinsecate piuttosto in alto, permettendo essa eventualmente una resezione extra.pleurale del bordo costale, ovvero la formazione di un lembo osteoplastico, che comprenda le ultime cartilagini costali, come consiglia il Giordano. Qu11.ndo, invece, l'ascesso evolve prevalentemente verso la cupola epatica, bisogna. ricorrere alla via transpleuro-frenica, la. quale costituisce un processo più complicato e traumatizzante, poichè richiede la resezione di una o due costole. Infine la v ia lombare è usata eccezionalmente per le raccolte intraepa.tiche po5tero-inferiori. In quasi tutte le biopsie operatorie, salvo qualche caso di ascesso estrinsecato completa.mente alla superficie e chiaramente flutt uante, la raccolta ora di solito più o meno profonda e mascherata da uno strato abbastanza spesso di parenchima epatico di colorito rosso-cupo, talora. marmorizzato. In soli quattro casi era col pita la piccola ala, mentre di solito la raccolta purulenta occupa.va il lobo destro. Nei q nattro casi su menziona.ti il fegato presentava. una forma. irregolare, per cui il suo limite inferiore subiva in vicinanza del lobo sinistro un brusco abbassamento, che a volte giungeva. poco al disopra della linea ombelicale trasversa. Inoltre all'esame obbiettivo ho sempre constatato, come rilevasi dalle storie cliniche, un ingrossamento congestizio di tutta la ghiandola, in modo da risultare un aumento dell'aia, epatica non solo in basso ma anche in alto, dove l'ottusità giungeva a volte fino a.Ila quarta coste. lungo la linea emicla.veare. Non ebbi a nota.re frequentemente delle aderenze fibrose o fibrinoso tra il peritoneo parietale e quello epatico, in modo che, facendo l'operazione in un sol tempo, corue si pratica oggidì, è bene proce<lere alle. fissazione della sierosa peritoneale mercè punti di sutura ad U; lo stesso dicasi della. pleura negl'interventi per via transpleuro frenica. È quindi facile comprendere come non sia prudente praticare, come regola. generale, 111. famosa sciabvlata di S tromeyer-Littre. È vero che il pus epatico, come risultò dall'esame praticato presso il laboratorio bacteriologico dell'ospedale da campo da 100 letti N.8,ebbe a dimostrarsi ba.eterica.mente sterile nei va.rii casi da me opera.ii, facendo rilevare solo la presenza dell'ameba. dissenterica; è meglio però non fidarsi troppo di questa. sterilità la quale, come rileva il L ejars, è lungi dall'essere costante. D'altra. parte ignoriamo quale azione possano a vere le amebe ed i prodotti del loro ricambio sulla sierosa. peritoneale; nè mancano i casi, bene accertati, di morte consecutiva al versamento del contenuto a.scessoide nel cavo peritoneale (Mense). Riteniamo quindi che non sia tempo perduto quello impiegato a mettere una barriera di punti ad U, ohe per giunta si applicano abbasta nza. agevolmente e
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con rapidità.. Come dicevamo piu su, oggi si preferisce generalmente l'epatostomia in un sol tempo; ed in verità, tenuto conto dei notevoli progressi raggiunti dall'asepsi e dalla tecnica operativa, non vi è alcuna ragione per rimandare ad un secondo tempo lo svuota.mento dell'ascesso, che costituisce un'operazione di vera e propria urgenza. e quindi nell'interesse dell'infermo va fatto al più presto. Nell'epatostomia impiegai sempre il comune coltello senza. osservar mai inconvenienti di sorta; solo due volte la ferita epatica diede luogo ad una discreta emorragia, la quale però fu subito dominata col Paquelin. In due casi di ascesso epatico, dei quali uno di data assai recente, il pus aveva la caratteristica tinta rossastra; in tutti gli a.Itri presentava un colorito biancastro o giallo-verdastro. Sempre fu riscontrata in esso l'amoeba histolytica (Schaudinn). Una volta. sola ebbi ad osservare una vera colerrA,g ia seconda.ria.. Mentre nell'infermo, affetto da. asces90 epatico di origine Eberthiana, l'intervento chirurgico fu seguito da. una. rapida e completa. guarigione, invece negli ascessi epll.tici consecutivi a dissenteria amebica la mia statistica operatoria, malgrado lo scrupolo dell'asepsi ed il rigore delle. tecnica operativa., è tutt'altro che confortante. L'esito letale però non può nè deve in alcun modo imputarsi al trauma chirurgico; infatti non ho mai osservato reazione peritoneale, nè il minimo incidente da. potersi attribuire all'atto operativo. Anzi, subito dopo Pintervento, ho notato quasi sempre una sensibile miglioria. nell'informo; la. sindrome dolorosa si attenuava. fino a. scomparire, cessavano gli eventuali brividi e sudori, la tinta itterica. andava svanendo ed infine cadeva. generalmente anche la. febbre. Però, mentre l'animo si apriva alla speranza, r.vveniva un brusco peggioramento, di cui l'infermo aveva perfetta coscienza: l'infezione dissenterica. ridi veniva grave, quasichè le amebe, scoperte ed aggredite nell'organo da. loro prediletto, ritornassero con maggior lena ad invadere l'intestino; le scariche e.lvine muco-sanguinolente divenivano frequentissime, mentre le condizioni generali in pari tempo precipitavano in un stato di adinamia ribelle a.i pit'.1 efficaci cardiocinetici. 11 sensorio rimaneva integro sino a.Ila fine, mentre persisteva immutata la diarrea; tale decorso ebbe a. notarsi costantemente. L'esito letale avvenne perfino in quindù:esimu giornata dopo l'intervento operativo, il che fa escludere in modo assoluto qualsivoglia fatto imputabile all'intervento stesso. Epperò l'esito disgraziato non può spiegarsi che colla grande virulenza. dell'infezione dissenterica svoltasi nel presidio di Derua. e con una vera ad irreparabile insunìcienza epatica prodotta dalle tossine a.me-
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biche ed incompatibile colla. vita. Infatti, trattandosi di infermi esauriti da una infezione tutt'altro che recente e per nulla atteuuata, è facile comprendere come anche quella parte del fegato: sfuggita al processo necrotizzante dovuto ai veleni elaborati dal germe dissenterico, fosse in preda ad una ipe1·emia cronfoa passiva alla q ual~3i com'è noto, può succedere col tempo perfino l'atrofia rossa della ghiandola epatica (Mense). Nei nostri infermi quindi veniva a mancare una delle funzioni più importanti, qual'è quella epu1·atrice del fegato, per cui il loro organismo trovavasi completamente alla mercè delle sostanze tossiche le quali, penetrate in circolo, eser~itavano un'azione nociva sopratutto sul cuore, già. esaurito dal lungo decorso dell'infezione. P erò, malgrado i risultati oltremodo sconfortanti, ritengo ch1, l'indicazione operatoria negli ascessi epatici consecutivi a dissente-ria, non possa nè debba mettersi in dubbio, non foss'altro che per il noto precetto ttbi pus, i'&i evacua; tanto più che l'operazione, specie se vien fatta coll'anestesia locale, è assai ben tollerata dagl'infermi ed arreca un indiscutibile beneficio, per quanto transitorio esso sia. Se non che l'intervento, affinchè possa avere una maggiore probabilità. di successo, va praticato precocemente; epperò è indispensabile che il chirurgo si mostri ardito ed operi presto. Nel riparto chirurgico dell'ospedale da. campo da 100 letti N. 2 in Derna. avevo organizzato il servizio in modo che l'infermo senza indugio era. da me sottoposto all'epatostomia, preceduta da un'ipodermoclisi.
*** Prima di porre termine a queste brevi note cliniche, ricorderò un infermo affetto da dissenteria amebica e trasferito al mio riparto chirurgico per probabile ascesso iliaco; eccone la storia clinica: < Aoldato M. C. del 3° reggimento genio. Da un mese e mezzo è affetto da dissenteria amebica e da. una diecina di giorni ha cominciato ad avvertire un vivo dolore alla regione ileo-ceca.le, mentre la febbre, dapprima continuo-remittente, assumeva poi il tipo intermittente. e Il quadrante inferiore destro dell'addome è tumefatto; col palpamento profondo si riesce a. circoscrivere una tumefazione pressochè cilindrica, la qua.le dà un oscuro senso di fluttuazione ed è a.ssa.i dolente alla pressione, per cui si suscita una vivace difesa muscolare. Rilevasi il punto doloroso di Mac-Burney, nonchè il segno di Diealafoy. La cute è infiltrata. leggermente, per cui è appena accennato il segno di K een. L 'infermo ha freqnenti scariche alvine muco-sanguinolent& ed è in condizioni gravi.
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antisepsi alla Grossich ed anestesia. morfo-coca.inica, si pratica un'incisione di circa 10 centimetri, leggermente curva, ad un dito in dentro della. spina iliaca antero-superiore destrK, che ne segue il punto medio. S'incidono i varii stra.ti della parete addominale, compreso il peritoneo: appare il cieco dilatato, congesto e circondato da aderenze multiple. Non esiste raccolt,a purulenta, nè si riesce a vedere l'appendice,.. poichè si evita. di proposito ogni manovra inopportuna. Riunita. parzialmente la. ferita. open.tori& con sutura a. strati, si applica nell'estremo inferiore una. striscia di g&l'Z& sterile. « Il decorso post-operatorio è regola.re: il tratto mt\ll'a.to gaaris.c.e per prùnam. Se non che l'infezione dissenterica. continua. immutata e trae a morte l'infermo in 81, giornata colla eelita ei.uàronm di adinamia. progressiva >. Un altro caso, pressochè identico a quello precedente, si ebbe nel soldato C. A. della 3a compagnia di sanità, affetto da. una forma di enterecolite, non di origine amebica, associata a sindrome appendicolare. In lui venne praticata la cura d'immobilizzazione :alla Jala.guier la quale, ancora una volta, corrispose in modo meraviglioso. Il quadro clinico della dissenteria, a.dunque, può assumere a volte la. drammatica forma dell'appendicite acuta. Tale fatto non può nè deve sorprendere se si pensi che il processo dissenterico è un'affezione propria. dell'intestino crasso, di cui è colpito a. preferenza il colon, specie nella sua porzione ascendente; e quindi non vi è nulla di strano che talora le lesioni anatomo-patologiche si localizzino anche nel cieco, producendo in esso una vera flogosi ulcerativa, alla qua.le partecipa. eventualmente l'appendice. La cara.tteristica diarrea muco-sanguinolenta. elimina ogni confusione colla. vera appendicite acuta.
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RICERCHE EZIOLOGICHE SOPRA UN'EPIDEMIA DJSSENTERICA mani!estatasi a Derna durante la guerra italo-turca Per il dott Numa Corradl, capit-1tno medico.
Manson, nel suo Mantiale delle malattie dei clirni caldi, dice aragione che la dissenteria si avvicina, per importanza epidemiologica, alla. mala.ria e discutendone l'eziologia, afferma che uon si può ancora venire a. conclusioni che almeno si apprE>8W'imino e. qualche cosa di scientifico. Senza arrivare alla riserva-tezza. del Manson e senza. chiamare riposata ignoranza l'opinione di chi ha. creduto risolto il problema eziologico della dissenteria-, bisogna pur convenire che i dubbi, i qua.li possono ancora off'endere la più pura ortodossia scientifica, non sono per a.neo completamente dissipati. Tuttavia., dopo la. congerie dei lavori sull' argomento che vanno dal 1860, epoca in cui Lambl osservò le amebe nelle feci, all'anno 1903, in cui l'autorità di Schaudinn affermava l'esistenza di due specie di amebe, una non patogena (Entamoeba coli Losch) ed una altamente patogena (Entamoeba histolytica), non si può intanto non propendere per
la teoria del dualismo eziologico della dissenteria. E già i clinici dell'era. prebatteriologica ne avevano ben distinto due forme: una a carattere prevalentemente epidemico, con decorso particolarmente acuto, con rarissimo esito di complicanza epatica. e comune a. tutti i paesi: l'altra. a carattere endemico, con decorso cronico, con frequente complicazione suppurativa del fegato e propria dei paesi ca.Idi. L'applicazione delle ricerche biologiche alla diagnosi delle malattie doveva in seguito tendere a. stabilire che la prima è causata da un bacillo, la seconda da un protozoo. In quanto alla. dissenteria bacillare, dopo che Shiga nel 1898 isola.va il suo germe in una epidemia del Giappone e due anni dopo Kruse in Westfalia ne isolava uno molto simile, gran numero di ricercatori, qqali Flexner, Schmiedecke, Pfubl, Driga.lski, Strong, Doerr, Rosenthal, L. Rogers, Vaillard e Dopter, si occuparono dell'argomento pervenendo all'isolamento di germi quasi identici, i quali soprattnto ha.nno comune col ceppo di Shiga il carattere dell'agglutina;;,;ione specifica, come risulta dalle ricerche esaurienti di Martini e Lentz.
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RICr;[lCHE EZlOLOGICHI,: SOPRA UN .EPIDEMIA DISSENT!sRIC.A1 ECC.
E Bertarelli, nella. sua. annotazione al capitolo del Ruge nel Trattato delle malattie tropicali di Carlo Meuse (dal quale ho tra.ti.o molti dati storici anche per quanto si r iferisce alla. dissenteria amebica), crede di poter concludere che e esiste una sola e vera dissenteria baci Ilare, quella del tipo Shiga, e questa dissenteria ha. caratteri eziologici ed epidemiologici ben definiti >. Più controversa, più lungamente studiata e discussa, maggiormente ostacolata da difficoltà di ordine tecnico e sperimentale è la. questione della patogenicità e della specificiLà dell'ameba nella dissent eria cronica. Loesch per il primo nel 1875 riconobbe l' azione patogena. delle amebe: successivamente viene un lungo periodo di studi dedicati a. risolvere tale questione. Grassi nel 1879, studiando il ciclo vitale delle amebe, dimostrò che, in determinate condizioni, assumono delle forme di resistenza (cisti). Le successive osservazioni di Perroncito, di Casa.grandi e Biubagallo, le esperienze di Oalandruccio, di Calli e Fiocca. tendono a dimostrare la. non patogenicità delle amebe. Per contro però Roberto Koch, studiando l'epidemia di Egitto (1883} ed eseguendo numerose sezioni nell'intestino di dissenterici, dove le a.meùe venivano sempre riscontra.te negli strati profonch, concludeva per la. patogenicità di questi protozoi. Più tardi (1890) Baumgarten riteneva che le amebe, per essere patogene, hanno bisogno della simbiosi di speciali batteri e nho (1896) ammette che la via di penetrazione delle amebe negli strati profondi debba. essern necessariamente aperta. da.i batteri. E si arriva. così ai numerosi lavori di Kartulis intesi a dimostr~re la natura am1:1bica della dissenteria egiziana; agli studì di Councilmann e Lafieur, Kruse e Pasquale, i quali ammisero concor demente che vi sieno due specie di amebe: una patogena ed una no. La. questione fu con metodo severo e con paziente indagine, studiata dallo Schaudinn, il quale potè dimostrare, come già accennammo, la non dubbia esistenza di due specie di amebe ben distinte tra loro da caratteri morfologici e biologici peculiari.
Le es!)erienze dello Schaudinn, prematuramente rapito alla scienza, furono continuate da. Musgrave e Olegg, che però non poterono confermarle in modo sicuro, e successivamente da Lesage, che, doIJO aver ottenuto le sue colture pure miste di amebe, conferma.va una delle conclusioni di l::schaudinn, che cioè soltanto le forme cistiche erano capaci di infettare per via. orale. E gli ultimi recenti studi di Chatton e Lalung-Bonnaire (1912) tenderebbero a concludere che le amebe osservate finora nell'intestino umano sono tutte del tipo Entamoeba. (E. coli, E. tetragena) , caratterizzate dal loro nucleo vescicolare, la loro
RICERCHE EZIOLOGICHE SOPRA UN'F.PIDE)UA DISSENTERICA, ~oc.
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divisione mesomitotica. e le loro cisti poHnucleate. Avrebbero poi coltivata. sol terreno di Musgrave e Clegg, una sp eciale ameba. riscontrata. nelle feci di un ammalato proveniente dalla. Cocincina. e soffe. rente da. molti anni di diarrea cronica. Dopo averla. minuta.mente descritta la identificarono per l'a. punctata di Dangeard .
*** L 'epidemia. dissenterica verificatasi a. Derna. si iniziò nella seconda. metà. di settembre del 1912. Già. nel periodo preepidemico, quar.do cioè i casi presentanti i sintomi clinici della dissenteria. si manifestavano quasi sporadicamente, con relativa poca. frequenza, l'esame microscopico delle feci permetteva di riscontrare )a. presenza di amebe molto frequente. D'altra parte le ricerche sierodiagnostiche col sangue degli ammalati davano risul- . tato negativo verso il bacillo di Shiga-Kmse, come negativo riusciva l'esame emocolturale praticato in 8 ammalati con sintomi gravi. Fu anche praticato in 4 casi l'esame batteriologico delle feci col metodo delle piastre di aga.r semplice e di agar alle Driga.lski. In due oasi si isolò un germe che da.va colonie azzurre sull'agar laccamuffato, che non coagula.va il latte, non produceva gas nel brodo glucosato, non formava. indolo. Esaminato in goccia. pendente era perfetta.mente immobile nell'acqua distillata ed animato da. vi vt1.ce movimento molecolare in soluzione fisiologica. di cloruro sodico, Nei prepara.ti colorati si presentava come un bacillo corto e tozzo, spesso a due e tre elementi, uniformemente colorato, non resistente al Gram. Non ne fu saggiato il potere tossico sugli animali, ma non fu mai agglutinato, anche a piccole diluizioni (1: 10) dal siero di ammala.ti, nè da quello di convalescenti. Si ritenne pertanto trattarsi verosimilmente di un pa.radissenterico, Henza importanza eziologica nell'epidemia allora in corso. Intanto i casi di dissenteria erano in considerevole aumento e il numero delle feci che pervenivano quotidianamente al laboratorio per essere esaminate saliva in proporzione: e, quando si potè veramente parlare di dissenteria <t forma epidemica, il reperto microscopico dell'ameba, i cui caratteri sara.nn_? più oltre descritt i, saliva. ad una percentuale altissima dei casi studiati. Infatti su 477 esRmi di feci pratica.ti dal 16 settembre a.I 13 novembre 1912 fu possibile in 393 casi (82,2 %) constata.re sicuramente la presenza. di numerose amebe a morfologia costante, sicchè a.I nostro occhio quotidianamente esercitato ne riusciva rapida ed ovvia la. identi fìcazione. 17 -
Giornale di meu idna miWare. - Fase. IV-V.
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RIOEROHE EZIOLCIGIOHE SOPRA UN'EPIDEMIA D(SSENTERICA, ECO.
CARAT1'ERI . DBLL' AMEBA.
Forma, dimensioni, movimento. - Nei preparati a. fresco di feci d& poco emesse l'ameba era. costantemente mobile. L'emissione dei lobopodi, costituiti da un ialoplasma. chiaro e splendente, avveniva. anche a t emperatura ambiente, del resto sempre piuttosto elevata (oltre i 80° C) e con una certa vivacità: essi poteva.no ragginngere la massima. lunghezza. di 40, 50, 60 µ, mentre i dia.metri del parassita in riposo superava.no rarament e i 30 11. Il nucleo era in genere poco manifesto, definibile per il suo contorno, tutta.via non molto ma.reato, ed a contenuto un po' rifrangente ed omogeneo. Nei movimenti del parassita. il nucleo appariva spostato verso l' estremo diametralmente opposto al lobopodio, circondato da. una massa protoplasmatica granulosa, grigiastra, in cui si distinguevano detriti e Quasi sempre globuli rossi, il cui numero variava. da uno a una. diecina e più. Qne;ite emazie talora si presentavano ben conservate e nei preparati colorati col Giemsa. prendeva.no abbastanza bene l'eosina, e talaltra. notevolmente scolora.ti e rimpiccioliti sì da assumere l'aspetto e le dimensioni di microciti. Ap· pena il lobopodio ialino a.veva cessato di allungarsi, il contenuto granuloso, le emazie, i detriti subiva.no una specie di gorgoglio, come se diverse correnti li dominassero, quindi si stabiliva. una corrente unica. nel senso dell'espansione ialoplasmatica fino a riempirla. Dopo una fase di riposo di pochi secondi, in cui il parassita assumeva. la. forma sferica, il movimento si ripeteva. Tale mobilità poteva. persistere anche qualche ora., se si aveva. cura. di chiudere gli orli del vetrino con vaselina.. Nei numerosi esami prRti-0a.ti non ho mai potuto assistere all'ingloba.mento di emazie sotto il microscopio. Le forme di riposo si presenta.vano sferiche, con 25-BO µ di ·dia.metro, col nucleo eccentrico e, quando non contenevano globuli rossi o ne contenevano pochi, si poteva ben distinguere un ectoplasma ialino e splendente da un entopla.sma granuloso circondante il nucleo: di solito potevano vedersi uno o più vacuoli non contrattili. Forme di gemmazione (e di scissione,). - Insieme alle forme sopra. descritte, specie esaminando le feci qualche ora dopo l'emissione e mantenute a. temperatura conveniente, si osservavano forme che sembravano diminuite di volume (fino a 10 µ), a cont enuto chiaro, con piccoJe e sparse granulosità, dove talora rimaneva una debole traccia di nucleo, ma. non sempre. Queste forme mostravano a volte alla. periferia. delle appendici globose; una o due, come fossero gemme. Più ra.-
RIOEROBE EZIOJ.OGIOBE SOPRA UN' EPIDEMIA DISSENTERICA, ECO,
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ramante si vedevano forme a. biscotto, preRenta.nti al centro una. specie di strozza.tura., sì da far pensa.re ad un processo di scissione. Non bo mai però assistito al dista.eco completo di alcuna di queste forme, a.nébe osservando i preparati a lungo e in buone condizioni di temperatura. Forme di dege11erazio1ie e forme dttratttre. :.._ Esaminando le feci di convalescenti si potevano riscontra.re forme di degenerazione e forme che definimmo per cistiche del parassita.. Queste ultime si poteva.no facilmente riscontra.re anche esa.niinando le feci essicca.t e. Le forme degenerative era.no rappresenta.te da globi omogenei, conserva.nt.i il dia.met ro primitivo, ma uniformemente granulose, senza traccia. di nucleo e a contorno mal definito. Le forme cistiche si rivelava.no subito per il loro contenuto splen-
dente, per il doppio contorno delicatissimo ed elegante, più a.ppa.ris cente nei preparati colora.ti col bleu di Loeffier, e per la. qùa.si costante evidenza di esili pun teggia.ture, meglio dimostrabili nei preparati a. fresco. Il loro dia.metro era. di 8-10 µ. COLTURE.
Premesso che la. coltura .ielle amebe fu per i primi tentata. da. Celli e Fiocca servendosi di un terreno trasparente e semisolido a ba.se di
Fucus ( Chondrus) crispus, ricorderemo che in seguito Frosoh pervenne tempo ed eliminando con ripetuti isola.menti tutte le specie batteriche sporigine. L'ameba. in questione cresceva. su agar contenente colonie di un tozzo batterio immobile, a estremi arrotonda.ti. Beyerinck riuscì a. coltiva.re due specie di amebe (A. nitrophila e A. zymofohila) in presenza. di speciali fermenti non liquefacenti la. gelatina., e constatò che, quando 11i sviluppa.va.no le amebe, la. gelatina. veniva. liquefatta.: perciò ritenne che tali protozoi possano secernere una dia.sta.si proteolitica, la. qua.le, perchè più attiva. in un mezzo alca.lino che in un mey;zo a.uido, aia. da. avvicinarsi a.Ila. tripsina.. Tsujita.ni sarebbe riuscito· in certe condizioni a. nutrire le amebe con batteri u0cisi col calore: ma i ri• sulta.ti sarebbero tutta.via. stati mediocri. Il primo ad ottenere vere colture pure·miste di amebe sarebbero sta.to Henri Mouton, a.I qua.le riuscì di studiare, con metodo molto ingeg noso, i prodotti di secrezione di questi protozoi. a. coltiva.re una specie saprofitica, sterilizzando le colture col
....* Per conto nostro tentammo di ottenere le colture delle amebe, sia partendo diretta.mente dalle feci fresche, sia. partendo dall'acqua. di lav aggio delle med!esime, sia. essiccandole preventiva.mente in modo da.
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RJOBBOBE EZIOLOGICHE SOP RA UN'EP1DEMIA DISSBNTERIOA1 EOC.
a.vere soltanto le forme cistiche en una contemporanea attenuazion&
proliferativa. dei germi concomitanti. I terreni impiega.ti furono l'a.ga.r semplice (a.equa di condensazione),. l'agar all'infuso di fieno e diversi infusi vegete.li sterilizza.ti e convenientemente alcalinizza.ti. Tenta.i anche di ottenere, ma sempre con esito negativo, colture pure miste servendomi di tubi di brodo e di agar, in cui avevo fatto sviluppa.re il b. di Eberth, il paratifo B, il vibrione colerigeno ed un v. colerasimile, ed insemenzandoli con pus di ascesso epatico contenente amebe e privo di batteri. Soltanto in un palloncino contenente infuso di fieno, sul qua.le erano state semina.te feci di un dissenterico grave presentante molte. forme vegetative, fu possibile assistere ad una. scarsa. moltiplicazione delle amebe per scission~ ed alla formazione di numerosissime forme d1ir<tture. Queste mostravano qua.si costantemente una. punteggia.tura. tenuissima. (che si metteva. in evidenza con un molto esatto aggiustamento del microscopio) ed un doppio contorno fine ed elegante. Avevano il diametro di 6-10 µ, sprovviste di nucleo e presenta.vano una forte rifra.genza come fossero delle spore. Devo tuttavia convenire che l'esperimento colture.le fu incompleto e che non mi autorizza a tentare, in base esclusiva.mente ad esso, una. classificazione del parassita.
**"' Di gran lunga piu probativo fu l'esperimento biologico sugli animali . .A questo scopo mi sérvii di giovani gatti, che inoculai per via rettale e per via. orale. Dopo essermi assicurato che gli animali non portavano amebe nelle, loro feci, procedetti alle inoculazioni. Eccone i risulta.ti: Gatto n. 1. - Inoculazione nel retto di 6 centimetri cubi di soluzione fisiologica, in cui avevo precedentemente sospeso circa. 1 gra.mma. di feci, dove l'esame microscopico aveva. fatt o constata.re gran numero di forme vegetative di amebe. L'anima.le al 2° giorno dalla inoculazionEI mostra il pelo irto, è abbattuto: si nutre di poco latte; muore in 6• giornata. dopo ·aver avuto parecchie scariche diarroic he sanguinolente, in cui viene identificata. l'ameba. All'autopsia si riscontra tutta. la mucosa del colon ricoperta da. un essudato giallastro, congesta. Nella posizione più alta si notano alcune ulcerazioni un po' pi ù piccole che una moneta da un centesimo,. a margini tagliati a. picco, ricoperte di un essudato poco aderente, ri-
RIO&RCIIE EZIOLOGIOHE SOPRA UN'EPIDEMIA DISSENTERiOA 1 ECO.
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mosso il qua.le, appare la sierosa.. Fegato ingrandito e congesto. Gli altri -organi norma.li.
L'esame microscopico dimostra nell'essudato, e specialmente nei prepara.ti fatti con materiale re.schia.to dal fondo dell'ulcera, un gran numero di amebe. · Gatro n. 2. - Infettato ripetuta.mente per via orale con boli carnei ~ontenenti parecchi grammi di feci con numerose forme vegetative. Non presenta alcun segno di malattia. anche dopo due mesi. Gatto n. 3. - Infettato per via. orale con feci disseccate e con feci di dissenterici convalescenti contenenti forme dttratti1·e. Ebbe, dopo 16 giorni, qualche scarica. diarroica ed ona. con traccie -di sangue. L'esame delle feci eseguito a vari intervalli ha. fatto rilevare sempre la presenza di sole forme di incistidamento. L 'animale non dà. a.Itri segni di malattia all'infuori di un lieve deperimento <lopo la. 1• quindicina. Dopo due mesi vive ancora. ANATOMIA PATOLOGICA.
Fu eseguito un discreto numero di autopsie di dissenterici, dove il -reperto, a.stra.endo dalle complicazioni che potevano differire da caso a caso, era., uniforme. Ne tra.scrivo tre, come quelle che rappresentano i tipi fondamentali riscontrati, e cioè: 1 ° Ulcerazioni caratteristiche del colon, senza altre localizzazioni ; 2° Secondaria localizzazione epatica.; 3° Esito in perforazione, intestina.le, sempre verificatasi lentamente, e quindi con focolai di peritonite circoscritta. I. Autopsia del 7 ottobre 1912 (soldato S. G.). Si apre la sola cavità addominale. Peritoneo parietale: Normale. Versa.mento siero-ematico in cavità di circa 200 centimetri cubi. Intestino tenue leggiermente congesto. Forte congestione delle pareti intestina.li nella fossa. ileo-ciecale, dove si nota.no aderenze abbastanza. estese: con trazioni lievi si rompono le aderenze e fuoriescono foci; la piccola ca.vit,à comunica. col cieco.
Aperto l'intestino grasso si riscontra: nelle. mucose. del cieco nu-
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merose chiazze nero-sporche, erosioni estese della mucosa e della muscolare, larghe quanto una. moneta da. due lire. a. margini irregolari e fra.staglia.ti, con fondo limita.tO' alla. sola. sierosa, che appare esile e atrofica.: in un punto -vi è la perforazione di cui sopra. Dette alterazioni incomincia.no alla. superficie cieca.le della. valvola del Ba.nino. Le lesioni diminuiscono per numero e gravità nel colon trasverso per ridursi a. pochissime nel colon discendente.
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RJOERCB.ll: BZIOLOGIOHE SOPRA UN'KPIDBMIA DISSENTERICA, 1WO.
Fegato : Ingrandito e un po' congesto. Alla superficie non si nota nulla di anormale: al taglio il parenchima si pres&nta giallo-rosse.atro. Milza: Appena ingrandita. Reni: Normali. II. Autopsia del 17 ottobre 1912 (sold. F.). Polmoni e pleure : normali. Milza: ingrandita, qua.si doppia del normale, congesta. Fegato: ingrandito; deborda quattro dita. tra.sver:ie sotto l'arco costale. Presenta una. grande cavità ascessuale occupante 2/3 del lobo destro con pus giallo-rossastro contenente fiocchi mucosi e cenci necrotici. Le pareti dell'ascesso sono scabre e ricoperte di brandelli necrotici lassa.mente aderenti. Una piccola. cavità a.scessua.le si trova in corrispondenza della volta diaframmatica con pus cremoso, fluido, giallo chia.ro. Sul lobo sinistro si riscont,rano aree di degenerazione grassa. Rene: normale, leggermente congesto. Intestino: ulceri disseminate in tutta. la mucosa del colore trasverso e ascendente. Le ulceri sono tondeggianti larghe come una monet!I. di un soldo ed anche come uno scudo: il fondo è rosso-cupo o nerastro, interessante la mucosa e la sottomucosa.: qualche ulcerazione giunge fino alla sierosa., su cui traspare all'esterno come una macchia. nerastra.. Le lesioni si arrestano alla valvola del Baccino. La prima porzione del tenue è però fortemente congesta. per 4 o 5 centimetri. III. Autopsia del 20 ottobre 1912 (sold. P. A.). Si apre la sola cavità addominale. Peritoneo: ha. conservata la sua lucentezza. norma.le; il grande omento non ricopre le anse intestinali, è atrofico. Anse del tenue con· geste, distese da gas. Il crasso si present'l. al tatto alquanto ispessito: sulla. superficie esterna si notano molte chiazze di colorito nero· bluastro, di diversa grandezza.. Aperto il tubo intestinale si riscontra.: mucosa del tenue normale fino al cieco. Questo e tutto il colon è disseminato di ulceri delle dimensioni di monete da uno a due soldi, poco discoste tra. loro, a margini irregolari e minati, dove si r iscontrano qua e là piccoli ascessolini. La scarsa mucosa. rima.sta appare a.rrossata e tumefatta, in certi punti scollata, sicchè si riesce facil mente a penetrarvi sotto con la sonda. Il fondo delle ulceri è necro· tico e spesso giunge :fino alla sierosa, che non è perforata in alcun punto. Fegato: ingrandito, con numerose chiazze di degenerazione grassa. Milz(t e reni: norma.li.
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RIOBRORE EZIOLOGICHE SOPRA UN'EPIDEll'.IA DISSENTERICA, ECC.
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Riassumendo: le ulceri intestinali osservate varia.vano per numero e per dimensioni. Potevano aver distrutto i 4;6 di tutte le mucose del grosso intestino, come, ma più raramente, potevano aver interessato sezioni singole di esso. Erano sempre tondeggianti, larghe come una moneta da 1 centesimo ed anche quanto nno scudo, a. margini irregolari, presentanti insenature e minati. La mucosa circostante era spesso scollata., sicchè era agevole sollevarla con un istrument,o ottuso. I tratti di mucosa intercedenti tra l'una e l'altra ulcerazione si presentavano turgidi, arrossati, ed eme.tosi. Il fondo delle ulceri ricoperto da un essudato più mucoso che purulento, grigio-nerastro, poco aderente: la loro profondità raggiungeva la tunica muscolare ed anche la sierosa. In quest'ultimo ca.so la sede delle ulceri era. già definibile osservando l'intestino dalla. sua faccia. peritoneale, perchè la necrosi tra.spariva attraverso la sierosa. come una macchia nerastra. Tale aspetto era così comune che veniva fatto di domandarsi come l'esito in perforazione non fosse più frequente. L'esame microscopico degli essudati delle ulceri e del pus degli ascessi epatici ha sem_p re dimostrata la presenzi\ di numerose amebe immobili, coi soliti caratteri. Caratteristico era l'aspetto dei prepara.ti fatti col materiale ottenuto raschiando le pa.reti degli ascessi epatici, in cui le amebe si presentava.no spesso allunga.te, come stipa.te una contro l'altra. e dove si riscontra.va.no numerose forme cistiche. Nei preparati colora.ti, accanto al numero enorme di forme amebiche, si vedeva.no pochi resti ceJlula.ri endoteliali e nuclei in degenerazione, discreto numero di emazie abbastanza ben conserva.te e rarissimi leucociti. Col pus degli ascessi prelevato asetticamente in vita, dara.nte parecchi atti opera.tori, che veniva.no eseguiti dal capitano medico professore De Sarlo, insemenza.i ripetuta.mente tubi di brodo e di a.gara.ga.r, i qua.li si mostr.a.rono costantemente sterili. L'esame morfologico del sangue di alcuni di que:Jti ammalati mi ha dato leucocitosi polinucleare neutrofila., diminuzione degli eosinofili. Fn sempre negati va la. dimostrazione delle granulazioni sudano• file di Cesaris-Demel. CoNOLUSIONI.
Per la. descritta morfologia e biologia del parassita riscontrato nel]'82 p. 100 dei oasi (è anche da tenersi conto che in questi e;;emi fì. gura.no altresì quelli appartenenti a forme clinicamente dubbie e di individui convalescenti), e sopratutto per la sua patogenicità sicura-
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RIOEBORE EZIOLOGJCHE SOPBA UN'EPIDEMIA DJSSENTERJOA1 BOO,
mente dimostrata. inoculando i giovani gatti per via. rettale, e benchè non chiaramente confermata l'asserzione di Schaudinn e di Lesa.ge, ohe cioè le forme cistiche, perchè più resistenti a.Ila acidità del succo gastrico, sia.no capa.ci di infetta.re gli animali recettivi per via. ora.le; per la costante negatività nell'agglutinazione specifica praticata. col sangue degli ammalati verso un ceppo di Laboratorio sicuramente dis.~enterico e verso due germi paradissenterici isola.ti durante l'epidemia; per le lesioni 1ma.tomo-pa.tologiche, cli cui si è dato cenno somma.rio; per la. sicuramente accertata sterilità. batterica. degli ascessi epatici nei comuni mezzi colturali, e per l'aspetto morfologico-microscopico del pus, che non era certo quello del comune pus, mi sembra poter concludere: 1° L'epidemia manifestata.si a Derna nei mesi di settembre, ottobre e novembre 1912 deve essere identificata per dissenteria amebica, la qua.le, in un ambiente dove si verificava. allora un inevitabile agglomeramento accompagnato e.Ile eccezionali fatiche della guerra, al clima caldo, ecc. ha potuto esplodere epidemica.mente. 2° L'ameba, che ne era la ca.usa eziologica, deve essere, con ogni probabilità. classificata sotto la spenie dell' Entamoeba hystolitica. Parma, 18 aprile 1913.
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PERBONCITO. M.ui'IION. -
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Osservazioni sulle sorgenti di infezione nella malaria IN ABISSINIA
Per il maggiore medico E Mozzettl.
Sul finir del marzo scorso partì qui da Ha.rrar una spedizione militare abissina. di un cinquemila uomini all'incirca per andar giù nella Somalia e dirigersi, propriamente, sulle tribù degli ScebeWo Scia.veli, tribù che, a una altitudine forse al di sotto dei 200 metri, stanno a cavallo del fiume Uebi Scebeli presso a poco fra il 5° e il 6°,30 di latitudine e il 43° e 4.5° di longitudine. Da Harrar a.gli Scebel i la spedizione, camminando a marce lente e non lunghe - come anche si esigeva per mantenersi ben unita fra. gente i nfida. o nemica - impiegò una quarantina e più di giorni. Appena. sceso l'altipiano di Harrar, il territorio che la spedizione ha attraversato è quasi desertico: senza aver popolazione fissa., esso qua e là è coperto da qualche boscaglia ed è scarsissimo estremamente d'acqua così da trovarvi dei piccoli e profondi pozzi solamente a grande distanza di chilometri, pozzi che vengono anche a segnare i luoghi di tl:Lppa. obbliga.tori per le truppe e le ca.rova.ne in viaggio. A cagione della natura del terreno e delle altre sue co·ndizioni nessuna coltura vi esiste. Partendo da Harrar con direzione sugli Scebeli, non si trovano coltivazioni che al giungere negli Scebeli: e fra questi, in grazia del fiume che in date stagioni period:camente allaga, e in grazia. di un regime di pioggia più abbondante e diverso da quello che esso non sia nella regione intermedia che si percorre venendovi da Harra.r, le coltivazioni a.i la.ti del fiume sono quanto mai si può immaginare rigogliose ed intense. La spedizione giunse negli ScebeJi."nel mese di maggio: ed è precisamente dai primi di aprile fin verso la metà di giugno che li cade la stagione delle pioggia, al cui cominciare i:ii fanno le seminagioni. Durante tale stagione, per lo spazio di due-tre mesi, il paese diventa. oltremodo malsano: per gli stranieri in specie esso si fa veramente pericoloso e ne son causa le febbri malariche che vi vengono ad in• fierire.
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OSSERVAZIONI SULLE SORGENTI DI lNJ'KZlONE NELLA MALARIA, ECC.
Fatta. eccezione del terreno in stretta. prossimità. del fiume, la re• gioue, prima. delle pioggie e al cessar di esse, è del tutto arida e secca.. L'erba comincia a. crescere coìl'inizio delle p?Qggie: e allora. contemporanea.mente cominciano a comparir le zanzare e ogni varia. specie di culicidi e di altri insetti ema.tofagi che vanno man mano aumentando, così da farsi poi, a detta. degli indigeni, in numero ve· re.mente sterminato qua.odo si è nel colmo della stagione umida e nel momento della maggiore rigogliosità delle coltivazioni e della vita. vegetativa in genere: scompaiono poi di nnovo quasi totalmente a. pioggia finite. Ed è col maei:1imo delle zanzare che coincide pure il periodo del maggiore infieri re d1:11le febbri, per le quali, se i nativi del luogo hanno una qualche refrattarietà. o relativa immunità, gli indigeni stranieri al luogo vengono incolti da forme perniciose gravissime, che d'ordinario si manifestano con imponenti sintomi colerici. Negli Scebeli la. spedizione giunse proprio nel tempo più cattivo: e gran parte di essa, pressata da. viste d'indole militare e diverse, trascurò anche di prendere quelle misure precauzionali, sia va.rie che di posizione per rispetto al luogo del suo accampamento. Così essa. venne tosto incolta fulminea.mente dal morbo: e, se ben pochi furono quelli che se la tirarono d'impaccio senza ca.der più o meno ammalati, i morti - allorohè in sulla metà di agosto la spedizione fu di ritorno in Harrar - si trovarono stare, a conti fatti, sulla ben elevata. cifra. del migliaio, morti la. ma.esima parte in brevissimi giorni di malattia. per le forme di perniciosa colerica. succitata. anzichè per altre forme malariche a corso subacuto. E qui in rapporto al fatto e per meglio misurare l'importanza, che esso riveste anche sotto l'aspetto puramente militare, cade in acooncio far conoscere come, per esempio anche nel 1897 una grossa spedizione abissina., partita pure da Harra.r e comandata da. certo Fita.urari Uolde Emanuel, messa che fu a terra. dalle febbri al suo giungerP. nella regione degli Scebeli, venne poi dai Somali quasi per intero distrut.ta, perdendone anche il capo. E posterioTmente - per tra.la.sciare di parlare sui tristi eventi toccati a dei minori corpi di truppa. recatisi a frequenti intervalli, in stagioni inopportune. da quelle parti - una spedizione pur notevolissima, condotta nel 1907 da Fita.urari Ga.brè verso gli Scebeli, dopo aver patito a. cagione delle febbri gravissimi danni, cor..;e il più serio pericolo di subir una sorte uguale a quella. toccata. a.lla spedizione del Fita.ura.ri Uolde Emanuel. Tutto ciò fu premesso per venire ora a dire di un'osservazione d egli indigeni sul propo3ito di un modo di trasmissione di tali febbri, osservazione che, in base alla continua. ed estesissima. loro esperienza.,
OSSERVAZIONI SU~LE SORGENTI DI INB'EZIONR NELLA llfALARIA 1 ECC.
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è ritenuta come asi!olutamente sicura e che anche l'ultima volta trovò,
INJlh:ieeimi latti p,uticolari succ.ednti, la ,9m piena .ccmf«ma. Codesta osservazione ·è nel '1M!l!l'IO che il latte e la. carne di quei bovini del luogo sono come saturi del virus della febbre malarica. Sono di questo come avvelenati: e chi se ne ciba viene preso dalla. febbre senza troppo ritardo e senza lasciar dubbio tra causa. ed effetto, tanto che gli indigeni ne rassomigliano la manifestazione con quella che accade qua.ndo un individuo ingerisca una sostanza comune capace di ,eneficio o quando gli si pratichi artificialmente la inoculazione di una qualche infezione, come, ad esempio, quella del vaiuolo a loro ben nota. Gli 8tessi indigeni - che ritengono le zanzare e i culicidi in genere quali produttori della febbre malarica - dànno spiega.zie>ne del fatto coll'immensa. quantità di zanzare e di culicidi che a quel tempo sopra di loro hanno i bovini, i qua.li ne appaiono addirittura coperti. Così, per opera delle loro punture, si fa derivare l'infezione, l'avvelenamento, come comunemente vien detto, del l!l.tte e della carne. E a confermare siffatta credonza. viene poi il fatto - pure ben certo - che, se al cominciare della stagione dei culicidi il latte e la carne si fanno malefici, essi tornano a diventar cibi ancora perfettamente innocui tosto dopo che, col cambiar della stagione, le zanzare vengono di nuovo a. scomparire. Il latte, a confronto della carne, è di gran lunga. più venefico. E . ciò non si attribuisce a cosa che stia in relazione colla circostanza che quello generalmente si beve tale e quale come viene munto, mentre la carne si cuoce: è in via. assoluta. che cosi si ritiene. Poicbè, fra l'altro, gli Abissini se, quando sono fermi e qui&ti nelle lor case, hanno fra le lor pietanze d'abitudine quella della carne cruda., essi, quando si trovano in campagna e con mezzi a disposizione ancor p iù scarili dell'ordinario, hanno quasi per regola. di mangiar cruda la carne, senza sottoporla . ad alcuna. pi·eparazione di sorta. Previa cottura. od ebollizione, così la carne come il latte non fanno ammala.re. Ed anche il burro e la. ricotta, che si ricavino dal latte infetto, sarebbero pure innocui. Ma. i nativi del luogo, in forza. di quella. relativa. refrattarietà alle febbri già dianzi accenoa.ta, possono usare del latte crudo dei loro armenti, senza quasi risentirsene, anche nella massima stagione delle zanzare. Però non è detto che essi pure, onde meglio proteggersi, non trovino utile e necessario prendere, secondo i loro mezzi, una. qualche misura profilattica. Durante, infatti, la. stagione delle zanzare essi non entra.no nelle lor capanne che di giorno pieno: prima. di sera. vi escono, nè mai dentro esse •
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08SERVAZJ0Nl SULLE SORGENTI DI U,'l'SZIONE NELLA KALARU., EOO.
vi dormono la. notte. Con tronchi d'albero essi si fanno delle abitazioni sollevate dal suolo quattro-cinque metri e al disotto vi mantengono per tutta la. notte dei fuochi accesi in modo da. produrre all'intorno una fitta nube di fumo, la quale molto serve a tener le zanzare a. distanza. Ben sanno che, ove così non facessero, molto più numerosi !larebbero fra loro gli ammalati: e di molto si aumenterebbero i casi di forma. più grave in luogo di quelli ordinari a forma assai mite. Sulla trasmissione, sullo svillllppo delle febbri in seguito all'uso che, in quella. data stagione, sii faccia. del latte e della. carne di animali ùel luogo, havvi ragione di rimanerne convinti. Ed io ne ho acquistata. intera. la. convinzione per esserne stato così indotto da.Ile particolarità dei fatti specifici richiasti, che mi vennero racconta.ti da tutti indistintamente gli interrogati nell'identico senso, senza ombra di artefici, tali e quali come era.no accaduti e con una semplicità e forza, insieme, di ragione da escludere ogni equivoco e ogni differenza. di inter pretazioni. Se ne esprimono al riguardo con parole di tali sicure affermazioni che ricorda.no quelle che, anni addietro, facevano sulla malattia speciale (febbre ricorrente africana) prodotta da certe zecche locali, malattia che, benchè in allora non fosse da noi conosciuta nè scientificamente studiata., era. dagli indigeni di qui in modo assoluto precisata nel suo speciale agente di trasmissione; era anche da essi, dirò così, identificata. come una. entità morbosa a sè ed era da essi diversificata. dalla ma.la.ria, nonostante ci fosse, a tutta prima, da credere che, datane la stretta. rassomiglianza di alcuni sintomi, potesse da essi venirne confusa. Provandosi a. negare il fatto o a mostrarsene soltanto inoredùli ci si vede far riscontro con dèi sorrisi di tutta mera.viglià comè ai fan.no a chi neghi o a chi non voglia. credere un fatto comune della più evidente realtà e per il qua.le basta essere stati o metterai in quelle date circostanze per averne fat!:o la constatazione o per farnela ben tosto. Nè l'obbiezione della coincidenza del fatto con la massima vita delle zanzare, obbiezione che si volesse metter innanzi per far osservare che esclusivamente dalle punture delle zanzare potrebbero dipendere le febbri e non già dall'ingestione di latte o di carne, può essere, credo, opposta. È sempre questa ingestione che ai dimostra la causa diretta determinante: ed è appunto colla coincidenza del massimo del le zanzare che il la.tte e la carne si rendono infetti e che, per rendersi tali, è codest,o gran massimo che deve esistere come con-dizione sine qua 110n. Che poi la. natura delle fobbri in parola aia veramente mal,nica, io, secondo il giudizio che me ne son formato, no.a ne ho dubbio al-
OSSERVAZIONI SULLE SORGENTI DI INFEZIONE NELLA MALARIA, ECO.
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cuno, sebbene la diagnosi non abbia potuto esser controllata. dall'esame microscopico. Ho avuto occasione di vedere ben molti individui fra quelli che ritornarono ammalati e la forma si è mostrata per quella malarica, che era, all'esame obbiettivo, tanto più riconoscibile in quantoohe i molti casi veniva.no a darsi fra. di loro la reciproca conferma e veduti in un loro stato sub-cronico e cronieo era.no anche meglio riconoscibili sia per la presenza dei più pronunciati sintomi esistenti che per le informazioni sull'andamento anteriore del male e sulle sue cara.tter.istiche manifestazioni in corso. Di più - per quanto esso può valere - la forma morbosa venne confermata. come malarica dal criterio terapeutico, essendosene ottenuta la guarigione, o quanto meno tratto costante giovamento, a. mezzo della chinina. E il medesimo criterio è venuto a conferma anche per l'uso preventivo del rimedio: la. esperienza non ebbe una troppo larga. estensione, ma tuttavia fu più che sufficiente. Poichè, nel partire per la spedizione, tre o quattro capi di soldati vennero, dietro lor richiesta, forniti di qualche quantità di chinina: e, quando ritornarono, vennero tosto a. ringraziare e a. riferire, col più profondo convincimento di esser nel vero, come, in mezzo al generale disastro sanitario, la. buona salute che durante la spedizione, sia essi personalmente che gli altri dei loro ai quali avevano potuto far fare la. cura. profilattica., la dovessero alla chinina presa. E riferirono, inoltre, di essersi conservati immuni o pressochè immuni dal male a malgrado che, resisi assai fidenti sul preventivo che seco loro tenevano, non di rado non si fossero astenuti da.I cibarsi di latte e carne crudi, raccogliendo in simil guisa una. prova di più sull'efficace azione del rimedio. Ora, comunque si voglia.no guarda.re e comunque si vogliano apprezzare i fatti surriferiti, sia presi singolarmente, sia presi nel loro i nsieme, sia in relazione a.i giudizi espressine, credo che degni di considerazione essi, ad ogni modo, lo siano. Indipendentemente da altre riflessioni, è ben certo che un'esperienza colletti va, quantunque fatta da genti primi ti ve, non deve esser trascurata: essa ha sempre un suo valore. E va, nel caso, tenuto anche presente che, se, da una parte, fra genti di ta.l sorta le facoltà di osseryazione ed i mezzi di osservazione non sono, per alcune. maniera, neanche lontanissimamente paragonabili a quelli che fra i popoli civili si hanno, vi À però, d'altra parte, la circostanza che una data malattia coi suoi fatti in connessione viene a. trovarsi in un paese di popoli primitivi, del tutto libera nel auo corso: essa si trova senza 4?-elle molte condizioni artificiali che sopra vi esercitano delle influenze, senza cause che, dall'uomo ad essa opposte, intervenga.no o a.
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OSSEB\'AZJONI SULLE SORGENTI DI INFEZIONE NELLA )ULARIA, ECO.
mascherarla. o a. modificarla. o a. snaturarla: e senza es11er, altresi, menoma.mente impedita in tutte le sue manifestazioni od ostacolata nelle sue tendenze e proprietà. intrinseche specifiche, ciò che ne rende, sotto certi aspetti, l'osservazione immensamente più facile e meglio acces• sibile 1mche alle menti inferiori. Così, per venir ad un esempio dei più pratici e dei più dimostrativi, se taluni da noi ancor discutono sulla utilità. o meno della vaccinazione autivajuolo~, qualora essi una volta si foss:ero trovati durante una epidemia di vajuolo fra popoli pressochè barbari ed avessero, in mezzo a. questi, veduto il comportarsi dell'epidemia di fronte agli individui ai quali era fortunatamente capitato di poter esser vaccinati in paragone della massa di tutti gli altri rimasti al loro stato naturale, essi certo non si sentirebbero di ulteriormente parlare sulla efficacia della vaccinazione jenneriana per metterla in dubbio. E questo che, cioè, in un luogo dura. fatica ad esser veduto dall'uomo di scienza mentre nell'altro vien veduto anche dall'osservatore più grossolano, non si deve che alla circostanza che, mancando contro il morbo quelle condizioni sfavorevoli che da. una parte esistono o quei presidi generici che a protezione più o meno si adottano, viene ad a pparire e a nsaltare evidentissimo il valore di quel solo presidio profilattico che l'individuo in sè personalmente possa esser venuto a posse:lere. Del resto, sul proposito della buona attendibilità che conviene dare anche alla esperienza secolare dei popoli per quanto si vedano bassi nel rango della civiltà. e dell'istruzione, è pur da rammentare come sia. ad ~ssa esperieuza che noi dobbiamo quasi tutt.e le prime scoperte sulle virtù medit:inali delle erl,e e delle piante, perchè furono i nativi dei luog hi, dove le erbe e le piante crescevano, che per i primi se ne resero conto. E se ciò avvengd. per specie.li ragionamenti o per procedimenti quasi istintivi, se lo si debba al complesso delle circostanze -0ppure al semplice caso, non vale andar ora a distinguere: vale, per intanto, guardare all'esistenza del fatto. E vuolsi, ad esempio, in relazione considerare che, dopo due o tre anni dall'invasione della. peste bovina avvenuta nel loro paese nel 1889-90, i Galla, senza che alcun -europeo sia. entrato per nessuna. maniera a darne suggerimento, trovarono di dover ricorrere - come al presente ricorrono nell'atto del vedersi alla porta minaccia.ti dalla peste bovina - al mezzo profilattico di recarsi sul luogo vicino dove esistono i bovini pestosi per raccoglierne orine e feci di soli to diarroiche onde farle a. forza, in buona quantità, ing<>iare ai loro animali sani. È una specie di vaccin azione che con tal mezzo essi intendono di fare e che fanno realmente, e che essi, lo ripetiamo, da sè medesimi hanno scoperto. E -
OSSERVAZIO'.'>I SULLE SORGEXTI DI INFEZIONE NELLA MALARIA 1 ECO.
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stando anche alla autorevoli11sima parola del vescovo dei Galla monsignor Iarosseau che ebbe campo di ben vedere per trovarsi sopraluogo nel tempo della maggiore epizoozia. e di ben sentire per conoscere a perfezione la lingua - se ne ritraggono degli indiscutibili grandi vantaggi, riuscendo, se non ad invertire addirittura, a. modificare di molto la percentuale tra morti e guariti; vantaggi che poggiano su di un fondo scientifico perchè ai rendono spiegabili colla malattia, della stessa natura ma. di forma ordinariamente più leggiera, che le orine e le feci, quali materiali attivi d'infezione, vengono dopo tre-quattro giorni a far sviluppare. D'altre consimili primitive vaccinazioni si potrebbe citar0 esempio come quello antico che, in altro morbo del bestiame, si pratica coll'inoculare, mediante incisione sulla pelle frontale dell'animale sano, il succo della polpa polmonare o splenica dell'animale infetto. Ma, lasciando di parlare sui rimedi per torna.re alle malattie e ritornando al nostro argomento speciale della malaria, vi è pur da riflettere sul fatto che, se da noi lo strettissimo nesso tra malaria e zanzare è soltanto da pochissimi anni che venne riconosciuto, esso da queste popolazioni di Etiopia è da secoli ohe viene in modo assoluto ammesso. Ed è tanto vero ohe, come per associazione stretta. di idee, si chiama con la stessa parola di Kousso il rimedio vermifugo - la cui pianta in paese cresce - ed il tenia per cui il Kousso, unico vermifugo loca.le, si adopera; così nell'idioma galla, con una. analoga assooiazioue e traslazione di idee, vengono chiamate col medesimo nome di bimbe sia lé zanzare come le febbri malariche che sono dalle zanzare prodotte: comunemente, quindi, si sente parlare di individui di bimbe decupsatè e di bimbe duè ossia di individui ammalati di zanzara e morti di zanzara. Ed è, dopo ciò, quasi inutile soggiungere che la data della. teoria. zanzaro-malarica. fra i Galla e gli Abissini si va. invano a ricercarla nella notte dei tempi. Harrar, novembre 1911.
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Disodontiasi del 3° multicuspidato inferiore (dente della saggezza)
Per il dotto~ Amedeo Perna, oapit.no medico
Per questo lavoro ho a disposizione 631 casi di disodontiasi del terzo multicuspidato inferiore, da me osserva.ti e cura.ti a.l gabinetto dentistico dell'ospedale del Celio, dal 1904 ad oggi, come risalta. dalla seguente statistica.: Numero complessivo degli ammalati da. me curati al gabinetto dell'ospedale da.I 1904 fino a.d ora: 31,830. Affetti da. disodontiasi del terzo multicuspidato inferiore n . 630 (circa il 2 p. 100). R ipartizione dei casi di disodontiasi a. seconda. dell'età. dei pazienti: da 18 a 20 anni da 20 > 23 > da 26 > 30 > da 30 > 40 >
n. 61 > 480 >
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a
Come molte altre questioni di odontoiatria., cosi questa della disodontiasi del 3° multicuspidato inferiore non è ancora sufficiente• mente chiarita.. Difatti, a. parte il disaccordo che c'è tuttora sulla. sua. patogenesi ed anche 1mlla. sua cura., la. grandissima maggioranza degli aut ori nemmeno accenna alle lesioni concomitanti del sistema linfat ico glandola.re sottomascellare, le quali dominano in moltissimi ca.si la sindrome fenome nica, e spiegano alcuni disturbi funzionl\li e le ne• vralgie, talvolt a gravi, che insorgono nel campo innen·ato dalla corda del timpano e da tutto il facciale. E non è mancato chi ha confuso i fenomeni morbosi causati da denti della saggezza profondamente cariati e affetti da pericementi te acuta con quelli provocati dalla disodontiasi. Alcuni, massime il J3aume, negano qualsiasi importanza alla. ristrettezza. dell o spazio nella patogenesi di tale affezione e attribuiscono
DISOD0N'rIASI DEL 3° MULTIOUSPIDATO INFERIORE, ECC.
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il trisma. che raramente manca. in una d isodontia.si ben dichiarata., a diffusione del processo flogistico della gengiva all'articolazione temporo•mascella.re; altri, specie il Nessel, considerano la. periostite e )'osteite del processo alveolare come lesione prima.ria della. disodontia.si e non danno un esatto valore alle alterazioni gengivali e non fanno menzione alcuna delle speciali condizioni anatomiche indispensabili percbè la. malattia si manifesti. In aeguito a.Ile n umerose osservazioni sono convinto che onde si produca. la sindrome dei fenomeni che caratterizzano la malattia. sono indispensabili, almeno nella. grandissima maggioranza dei casi, due fattori anatomici: 1° la ristrettezza. dello spazio destinato al 3° multicnspidato inferiore; 2° la persistenza della gengiva e del follicolo dentale su una. superficie più o meno estesa della corona dentale.
Il dente della saggezza si abbozza nella mandibola. alla base dell 'apofisi coronoide e poi viene progressiva.mente spostato in basso e in avanti per lo sviluppo delle due b ranche montanti della mandibola, cosa che d' altronde avviene anche per gli altri multi cuspidati per·manenti. Come nella mandibola di un bambino di 2 mesi l'abbozzo del 1° multicnspidato permanente si riscontra. verso l'angolo mandibola.re e alquanto in a lto nella base della branca montante, così nella mandibola di un bambino di 6 anni l'abbozzo del 3° multicuspidato è situato molto i ndietro e alquanto in alto, rispetto alla. linea di combaciamento dei denti inferiori esistenti. Per lo sviluppo successivo della mandibola, specie della branca ascendente in alto ed indietro, l'abbozzo del 3° multicuspidato viene spostato in basso e in a.vanti, verso il punto cioè che offre una minore resistenza. In condizioni. di normale sviluppo della mandibola il predetto dente fuoriesce, 1:1civola.ndo qua.si (mi si perdoni l'espressione), sulla. faccia dista.le del ~· m ulticuspidato, senza produrre alcuna. sofferenza.. Se però lo sviluppo della mandibola non è completo, se le due branche montanti forma.no un angolo retto coll'arco mascellare, se gli altri multicuspida.ti sono tutti in posto e sono sviluppa.ti più del normale, viene allora a manca.re lo spazio riservato al dente della saggezza, e questo può venir ritenuto nello spessore dell'osso o può fuoruscire parzialmente ed in posizione anormale. Secondo Ca.pdepont, un arco mandibolare si deve considerare normalmente sviluppato quando, guardandolo di lato, si vede che la faccia. 18 - Giornale di medicina milUare. - Fase. IV·V.
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OISODONTlAS I DBL 3° MULTICUSPIOATO INB'SRIORE 1 ECO.
distale del dente della. saggezza è distante circa 6 millimetri dal margine anteriore della branca ascendente. Secondo il medesimo autore, se in individui verso il 17° o il 18° anno di età si è chiamati a far la. prognosi sulla fuoruscita. del dente della. saggezza, bisogna tener conto dello spazio che intercede fra la. faccia. distale del 2° multicuspidato ed il margine anteriore della bra..a.ca. monta.nte: si escluderanno i disturbi della disodontiasi se fra la faccia. distale del 2') multicuspidato ed il margine anteriore della. branca mont a.ntec' è tanto spazio da poterci in tromettere la punta del proprio indice. Quando questo spazio è più stretto e non esiste nessnn fatto anatomico compensatore, il dente uscirà incompletamente ed avrà una. direzione anormale: sarà cioè inclinato all'innanzi, in modo che le sue cuspidi mesio-linguale e mesio-vestibola.re punteranno contro la faccia. distale della corona del 2') multicuspidato, o sarà. inclinato verso l'esterno in modo da premere sulle. mucosa. della guancia, o piegherà all'indietro contro la branca montante, o all' interno verso la. lingua.. Le deviazioni all'esterno ed all'indietro sono assai frequentemente seguite dai fenomeni che clinica.mente cara.tterizzano la disodontiasi; la deviazione all'innanzi, lo è meno frequentemente i mentre la deviazione all'interno, verso la lingua, non s'accompagna. mai a fenomeni di disodontiasi. Questa deviazione del dente della saggezza all'interno, deve essere anzi ritenuta come un fattore a.natomico che compe!lsa la. ristrettezza dello spazio. Se si esaminano molte mandibole, come ho avuto opportunità di fa.re, si osserva. assai frequentemente questa deviazione all'interno. Però è tutto il processo alveolare che in corrispondenza della estremità posteriore della linea. obliqua. int erna è come tratto all'interno e in basso, in guisa da forma.re come una specie di aggetto, o sporto, situato in corrispondenza dell'estremità posteriore della faccia interna della branca orizzontale. Questa sporgenza del processo alveolare all'interno, con r elativa deviazione del dente della saggezza all'interno, è in intima relazione con lo sviluppo dei muscoli, specie del milo-ioideo, che s'inseriscono alla linea obliqua interna. Tale sporgenza è più facile trovarla in individui con sistema muscolare bene S\-iluppato, mentre è appena accennata o manca in indiv id ui deboli, con gracile sistema muscolare. Dico questo, perchè il Witzel, senza dare alcuna spiega zione de l perchè di questo aggetto osseo, costruisce su la sua. presenza una lunga. ed intricata teoria, la quale dovrebbe lumeggiare, senza riusci rci, Ja patogenesi di tale disodont iasi.
DIS0DONT1ASI DEL
3° MULTICUSPIOATO I.NFERIORE, KCC.
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Secondo lui, quando in una mandibola il prolungamento indietro del 2' e del 3<> multi_Q.'Q.jpida.to appartiene ad una ellisi, mancano le condizioni .anatomiche predispo:g.enti onde si abbia la disodontiasi, perchè in -questo caso il dente delltt.. saggezza resta lontano dalla base dell'apofisi coronoide. Quando inve-0e it prolungamento di detta linea .form11. una parabola e passa. attraverso la proiezione del condilo sul piano della parabola, esistono le condizioni anatomiche favore'\"oli alla di·s odontiasi, perchè in que~to caso il dente della. saggezza è molto vi• oino alla radice dell'apofisi coronoide. In appoggio di questa sua teoria dice che molte mandibole, le quali hanno quest'ultimo particolare anatomico, presentano, dopo la macerazione, tracce det processo ~~~ linea. che limita. la. superficie vestibolare della corona
flogistico della parete distale dell'alveolo del 3° multicuspidato. A. questa teoria non possiamo dare un valore assoluto. Anche quando la linea tangente esterna, che tocca la faccia vestibolare del ·2~ e del 3° multicuspidato, passa rasente il margine esterno dell'apofi:si condiloide, non sì avrà. disodontiasi se nell'arcata dentaria inferiore manchi H primo multicuspidato ad il secondo mnlticuspìdato sia.si spo11tato in avanti, in modo da far posto al dente della. saggezza.
Per potere comprendere i fenomeni clinici de]la disodontiasi bi· 11ogna avere una idea b,:m chiara del meccanismo dì fuoruscita del -dente della saggezza, e delle ragioni che determinano la persistenza della gengiva e del sa.ccv follicolare di questo dente, specie in corrispondenza delle due cuspidi disto-linguale e disto-vestibolare e della -sua faccia distale. Anche in ciò il giudizio di molti autori non ò del tutto esatto. A.d es. Kailhand, il quale ha il grande merito di avere applicato allo studio dell'odontogenesi il metodo di petrificazione del Koch, dice -che il fenomeno della fuornscita del dente si deve riferire ad una. pressione che determina, nel punto di minùre resistenza, l'atrofia e lo. scomparsa dei tessuti. < Per lo sviluppo completo dello smalto, per la apposizione progressiva di nuova dentina e per il progressivo sviluppo della radice, il dente fuoriesce. Io considero il proces110 della fuoruscita essenzialmente come un fenomeno di pressione, o dipendente da pres· sione, il quale in ultima analisi ha la. sua. causa nello sviluppo della radice>. Come si vede, il Kallhs.rd non accenna nemmeno allo spostamento ,che il follicolo dentale subisce per l'incremento stesso dell'osso mandibola.re, come io ho avuto opportunità di esporre in altri miei la-vori sullo sviluppo della bocca e sullo sviluppù dei denti.
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DISODONT1ASI DEL 3° MULTICUSPIDATO INFERIORE, EOC.
Walkhoff poi dice che il germe denta.le, dopo il suo primo a.bboz-
za.mento, mostra una forte crescenza. espansiva., la. qua.le aumenta. durante il processo di calcificazione. L'alveolo neoformato presenta. precocemente un addensamento della. sostanza. spongiosa., dovuto al rapido, incremento dell'abbozzo dentale e alla pressione che questo esercita.. sull'osso. Secondo Walkhoff, te.le ispessimento sarebbe una. prova. della. energica a.zione che un tessuto molle può esercita.re su un tessntoduro. La sostanza compatta, prodottasi in seguito a t1\le compressione,. rappresenterebbe, nella fuoruscita del dente, la parte più importante, fa. cendo da strato di contrasto all'energia espansiva dell'abbozzo dentalein via di sviluppo. Così, lo spostamento del dente avverrebbe nella direzione della minima. resistenza, che in genera.le si trova verso il marginesuperiore della mascella. Per la ristrettezza del bordo mascella.r e (dovuto o a. un insufficiente sviluppo della. mandibola, o ad enorrue sviluppo degli altri denti) tale punto di minima resistenza. può trovarsi spostato verso l'interno o verso )'esterno, con relativa deviazione del dente verso l'uno o l'altra di queste direzioni. Wa.lkhoff però non parla delle ragioni che possono determina.re 111. ristrettezza. del processo a.I veolare, e non interpreta. gi ust.a.men te, secondo me, lo ispessimento delle pareti alveolari, da lui molto chia.ra.men~,e messo in evidenza. con numerose radiografie. Tale ispessimento che, come risulta da.lle stesse radiografie di \',alkhoff, è netta.mente manifesto alla. faccia esterna del follicolo dentale,. in corrispondenza della radice neoformata, pi.ù che a.d infittimento della sostanza. spongiosa, è dovuto a.d osso neoforma.to, che si addossa. alla parete interna dell'alveolo e che proviene dall'attività osteogeua.. dell'opposta pa.rete del follicolo dentale. Anche Walkhoff non considera l'incremento dell'osso come unodei fattori dello spostamento dello abbozzo dentale del dente della. saggezza; il quale incremento, secondo noi, ha grandissima. importanze. nel meccanismo di fuoriuscita di tutti i denti, e specialmente det terzo multicuspidato inferiore, che più di tutti gli a.Itri denti deve· subire un notevole spostamento per arrivare al suo posto normale. Dato il lungo tempo che passa fra. il primo abbozzarsi del dentedella sagge;,;za e la sua fuoriuscita, si compia essa. in condizioni normali o no, il follicolo dentale, in corrispondenza della corona, si ispessisce, e resiste, più lungamente di quanto fanno le pozioni corrispondenti, dei follìc()li dentali degli altri denti, alle proliferazioni dell'epitelio esterno dell'organo dello smalto. Così, non è infrequente il caso che, durante la fuoruscita del terzo multicuspida.to inferiore,. la gengiva s'atrofizzi e scomparisca prima del follicolo dentale.
DISODONTIA8I DEL 3° MULT10USPIDATO INP'EBIORE1 ECO.
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Oltre a ciò, tale follicolo dentale, che, per così lungo tempo, si trova. esp<?sto a. tutti gli dtimoli più sva.riati, può presenta.re, insieme ,con l'aumento di spessore e di resistenza., una te.le modificazione di -struttura. da. diventare molto somiglia.nte a.l cemento coronale, non .ancora. calcificato, della cavia., come ha messo in evidenza. Von Brunn, -e come io stesso ho potuto confermare. Nei casi di fuoriuscita normale del dente della saggezza., nei qua.li non fa difetto lo spazio o ·nei quali pure essendoci ristrettezza di spazio, non manc11. quolla condi>1iono anatomica componso.trice della
quale abbia.mo parlato e che fa devia.re il dente della saggezza. verso l'interno, il follicolo dentale non tarda., dopo che si è atrofizzato, a ,contrassi verso la linea cervicale del dente, per la sua. natura. di tessuto connettivo fibroso, contenente in sè fibre elastiche, come mise a principio in evidenza. Dop, e a trascinare seco la. mucosa. che lo riveste. Quando invece lo spazio fa difetto per una delle ragioni suromentovate ed il dente è deviato all'esterno, verso la guancia, o resta. molto .aderente al margine anteriore dell'apofisi coronoide o, parzialmente fuoriuscito, è inclinato in avanti e la gengiva. che lo ricopre si continua. -con la. mucosa che riveste l'apofisi coronoide, il sa.eco gengivo-follicola.re non può più retrarsi, anche quando mesialmente si è in gran parte atrofizzato e riassorbito, verso la linea. cervicale del dente. Viene così a. costituirsi un'ampia tasca. a fondo cieco che ordinariamente contorna tutta. la. faccia. dista.le del terzo multicuspidato e parzialmente la faccia linguale, quella. vestibolare, e quella masticatoria., in maggiore o minore estensione a. seconda. dei diversi casi. Ora è quest·a. cavità a. fondo citico, così formatasi, quella ohe r ap· presenta la. condizione anatomica. predisponente indispensabile perchè si verifichino i fenomeni della disodontia.si. Questi fenomeni non si producono se mancano la ca.use determinanti, che rara.mente non esistono nella bocca e che sono costituite dallo stimolo meccanico, che agisce ledendo le pareti del sacco, e dall'intervento dei batteri che comunemente si riscontra.no nella cavità boccale. Tuttavia gli autori non sono in ciò d'accordo. Ca.pdepont sostiene che i più gra.,i fenomeni di disodontiasi del terzo multicuspidato inferiore si possono verificare senza ohe vi sia alcuna. soluzione di continuo della gengiva. e del sacco follicolare, e che i batteri possano penetra.re al disotto del sacco gengivale e determinarvi un processo flogistico, anche quando la gengiva ed il follicolo dentale rivestono 11JJ.cora. totalmente la. corona dentale e non mostrano alcuna soluzione di continuo.
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DISODONTIASI DEL 3° X ULTICUSPIDATO INFERIORE, ECC,
Anche Oruet so::itiene che e non sempre è necessario perchè gli accidents si verifichino, che il capoitchon presenti nna soluzione di continuo, potendo i batteri attaccare la gengiva ed il follicolo anche quando l'uno e l'altro siano integri, ed iniziare il processo flogistico alla superficie interna del sacco >. Magitot, la: sua scuola, R omer ed altri, sostengono che il processo flogistico non s'inizia se prima la gengiva non è meccanicamente lesa anche in grado minimo. Per quanto le teorie di Oa.pdepont e di Cruet siano teoricamente fondate, pure noi pensiamo che la gengiva non è attaccata da.i piogeni se non subisce una lesione. La quale può essere anche lievissima e consistere in una semplice abrasione della superficie esterna della. gengiva. o di quella interna del follicolo. Il dente superiore antagonista, una crosta di pane o qualsiasi altro corpo duro che durante la mast icazione capiti sul cappuccio del terzo multicuspidato inferiore, gli spigoli di una cavità dovuta a carie o ad ipoplasia. dello smalto, così frequenti nella corona del dente della. saggezza, sono le cause traumatizzanti più frequenti. Sni punti traumatizzati esordiscono poi facilmente processi ulcerosi e flogistici, eh& rapida.mente si diffondono a.i muscoli ed alle linfoglandole vicine. Se quivi, più facilmente che in altri distretti della cavità boccale, il processo flogistico più facimente insorge e si diffunde, ciò è dovuto al posto occupato dal dente della saggezza e alle speciali condizioni anatomiche predisponenti summentovate. Difatti, in corrispondenza dell'angolo mandibolare facilmente si accumulano detriti alimentarit che non è facile rimuovere con la. lingua o con l'nso affrettato dello spazzolino dentario, e che formano, in un ambiente cosi adatto per tempera.tura ed umidità, un ottimo terreno di coltura di germi infettivi, specie dei piogeni, sempre pront-i ad invadere il tessuto gengiva.le ove presenti una qualsia.si soluzione di continuo. 11 processo fl.ogi'.ltico, una volta iniziatosi, trova nel fondo cieco del cappuccio gengivale le condizioni più favorevoli per la. sua persistenza e pel suo rapido incremento, per la sua. rapida diffusione ali& glandole linfatiche sottomascellari, al periostio ed all'osgo del processo alveolare, alla. mucosa della guancia, ai pilastri palatini anteriori, alle tonsille, ai ·muscoli, specie al pterigoideo interno e al massetere. Così, dalle forme di disodontiasi più lievi si può passare alle forme più gravi, che possono anch'essere rapidamente mortali pel diffondersi del processo infiammatorio ai tessuti periJaringei, con produzione di un edema a.cuto della glottide. Casi di tal genere sono certo assai rari, e ne trovo ricordato qualcuno nella letteratura francese dal Moty;
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però è be,ne ricorde.r!!ene pel trattamento pronto e raziona.le che dobbiamo fare di ogni ce.so di disodontiasi. Dall'esame degl' infermi da. me cura.ti posso dire che ordinaria.mente i pazienti ricorrono alle nostre cure perchè avvertono, da. tempo più o meno lungo, dolore loca.lizze.to alla. regione del dente inferiore destro o sinistro della. saggezza, con esacerbazione durante la. masticazione, peso a.I capo, otalgia. di grado assai varia.bile, difficoltà nei movimenti della mascella. inferiore. All'esame obbiettivo esterno si riscontra., nella gran maggioranza dei casi, tumefazione dei tessuti mòlli, ora. più ed ora meno ma.uifesta, in corrispondenza dell'angolo mandibola.re; all'esame della cavità boccale si nota la tumefazione flogistica. del cappuccio gengi vo-follicolare, che ancora. riveste il dente della saggezza. in procinto di erompere, con edema infiammatorio reattivo dell'arco palatoglosso e della mucoe1a della. guancia. corrispondente. La superficie esterna ed i margini, più o meno cercinosi o sfrangiati, del cappuccio gengivale presentano spesso zone ulcerose, che si diffondono anche alla sua superficie interna. Nella tasca. gengiva.le si riscontra costantemente pus e detrit11s pu· riforme. Quando le. tumefazione dei tessuti molli, in corrispondenza dell'angolo mandibolare, è appena accennata., si riesce a palpare distintamente una. o due glandole linfatiche, situate tra l'angolo della. mandibola e la gla.ndola. salivare sottomascellare. La. palpazione di queste glandole, le quali campeggiano tanto nel quadro clinico della. disodontiasi, sebbene da.Il& gran µ:isggioranza degli autori non siano nemmeno ricorda.te e da a.Itri appena. accenna.te, suscita. un intensissimo dolore. Il quale è dovuto all'intimo rapporto di queste glandole col ganglio nervoso sottomascellare. Con la conoscenza. di questo rapporto anatomico si possono spiegare alcuni sintomi subbiettivi della disodontiasi, quali sono la nevralgia auricolare, il mal di capo ed i disturbi iniziali dei movimenti della mascella. inferiore. Difatti, a principio dell'affezione, tali disturbi funzionali non sono davvero dovuti alla parte che prenderebbt:ro al processo infiammatorio anche i muscoli massetere e pterigoideo interno, o, come pretendono Baume ed altri, a.Ila diffusione della flogosi all'articolazione temporo-mascella.re. Ritengo perciò di somma. importanze. ricordare che i gruppi glandola.ri i quali sono in diretta. relazione col si!::tema dentario, sono due: il gruppo sottomentoniero ed il gruppo sottomascellare propriamente detto.
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DISODONTIAS I DEL 3° IIULTICUSPIDATO INHEBIORE, KOC,
Ora, a noi interessa sola.mente quest'ultimo, il quale è costituito da tre sole glandole, situa.te lunghesso il margine inferiore della branca orizzontale della mandibola., assai vicino alla. glandola saliva.re sottomascellare. La prima. di queste glandole si trova. immediatamente a.l davanti dell'arteria mascellare esterna o faccia.I& e giace in una fossetta. situa.te. alla faccia. interna della mandibula, in corrispondenza. dell'estremità dista.le della linea obliqua interna; la seconda è posta.
immediatamente dietro la predetta arteria; in vicinanza del polo anteriore della gla.ndola. salivare sottomascellare; la terza. è situata più indietro della seconda, presso il contorno posteriore della glandola salivare, e più vicino delle altre due all'angolo mandibolare. Nelle due ultime di tali gla.ndole confluiscono prevalentemente i linfatici che provengono da.Ba gengiva del terzo multicuspidato inferiore, del terzo multicuspidato superiore e dell'arco palato-glosso; ed ~ questa la ragione per la quale esse partecipano subito al processo infiammatorio del quale trattiamo. Lt1. seconda di queste gla.ndole è in immediata vicinanza del ganglio sottomascellare, ehe, naturalmente, viene irritato dalla glandola infiammata e tumefatta.. Come si può venere dalla fig. 1, tratta dal Sobotta e nella fìg. 2 presa. dal Kron, il ganglio sottomascellare è collegato, per mezzo di molti rami, col nervo linguale, grosso ramo terminale della terza branca del trigemino. Se si considera che il nervo linguale è connesso, per mezzo della corda del timpano, al nervo facciale, e per mezzo dei rami del ganglio oti~o al nervo petroso superficiale minore, si comprende in qua.le vasto territorio si possano propagare le irritazioni del ganglio sottomascellare e come si originino le nevralgie auricolari ed il mal di capo, che raramente mancano nella disodontiasi ben dichiarata del terzo multicuspida.to inferiore. E così si spiega anche come tutti i movimenti trasmessi, con la palpazione o con i movimenti attivi della. mascella inferiore, al ganglio sottomascellare determinano accessi dolorosi riflessi. I sintomi da noi finora ricordati si riferiscono ai casi più leggieri di disodontiasi, che in tempo relativamente breve guariscono con adatto trattamento, come diremo in seguito. Quando il processo infiammatorio si diffonde dal sacco gengivofollicola.re al periostio del processo alveolare, alle inserzioni dei muscoli massetere e pterigoideo interno, la difficoltà del paziente ad aprir la bocca aumenta, tanto che in qualche caso la costrizione delle arcate mascellari è invincibile con i movimenti attivi.
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DISODONTIASI DEL 3,0 MULTIOUSPIDA'IO IN1l'ERIORE1 ECO.
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Il grado di trisma. non è sempre lo stesso, perohè talvolta. la boCC'a. può essere aperta., sebbene a. stento e con dolore riflesso, in modo suf-
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OISODONTIASI DEL 3° VULTICUSPJOATO INFERIORE, EOO.
Qna.ndo c'è trisma. più o meno completo e la. ma.la.ttia. decorre da. diversi giorni, si può talvolta. con la. palpazione trova.re il limite del massetere tumefatto, teso, sensibilissimo. La ragione del trisma perciò non si può cerca.re, come vogliono la. gra.n maggioranza. degli autori, in azioni riflesse o nella diffusione del processo flogistico a.ll'a.rticolazione temporo-mascella.re, ·ma a.Ila miosite del pterigoideo interno e del massetere.
Flg. S.
Non s1 può escludere però che secondariamente e tardivamente può concorrere ta.lvolt.a. a. mantenere il trisma una sinovite dell'articolazione temporo-mascellare. Col trisma aumentano il malessere 6 enera.le dell'infermo e la sua. debolezza. per mancanza di nutrimento. Il dolore in corrispondenza del fo colaio flogistico si acuisce e si irradia con maggiore intensità all'orecchio e ~ tutta la metà corrispondente della faccia ad ogni tentativo che il paziente fa per aprire la bocca e per muovere la lingua e le labbra. Resasi difficile ed impossibile la pulitura artificale e la. detersione naturale della bocca, ne aumenta lo stato settico e non tarda a prodursi una stomatite ulcerosa, che rende fetido l'alito dei pazienti.
DISODONTIASI DEL 3° KULTIOUSPIDATO INFERIORE, ECC.
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!n questo stato si riscontra. per solito una vasta. tumefazione di tutta. la guancia corrispondente, con pelle tesa, lucente, e di tutta la. regione sotto mascellare, dove le glandole linfatiche, in seguito a.I processo di perilinfadenite, non sono più distinte e spostabili. La febbre, che in que,iti gravi casi di disodontiasi non manca ma.i, si eleva. ed acquista il tipo suppurativo se, nell'nlteriore decorso, av· viene (ciò che è assai raro) la. fusione purulenta delle glandole sottomascellari, o se la periostite del procesRo alveolare ha esito in suppurazione, con formazione di ascesso. È ovvio pensare ohe la periostite, localizzata. al processo alveolare, può estendersi al disotto della linea obliqua esterna e della linea obliqua intern11, determinando gravi osteiti con necrosi dell'osso e formazione di sequestri e di fistole, che possono aprirsi nella cavità boccale o all'esterno, Rulla cute della. guancia o del collo. Questi casi gravi di disodontiasi complica.ti da periostite diffusa e da ascesso glandolare sono rarissimi e non si avverano mai quandogl'infermi richiedano a tempo l'opera nostra. Nella mia casnistica, ricorcata. al principio del lavoro, ho due casi di disodontiasi, nei quali l'opera. mia fa invocata tardivamente, e chefurono complicati da grave periostite della mandibola e formazione di fistola cutanea sottomascellare; ed un caso che fu complicato da ascesso delle linfoglandole sotto-mascellari. La gran maggioranza degli autori francesi citano diversi di siffatti casi gravi che loro è capitato di curare, e fanno menzione di complicazioni · ancora peggiori, che noi fortunatamente non abbiamoavuto opportunità di asservare. Tali complicazioni consisterebbE1ro in 9-scessi metastasici, in empiema per diffusione del processo a.Ila pleura pel tramite del collo, di meningite purulenta della base per la diffusione del processo suppurativo attraverso il fora.me ovale, seguendo la.. guaina del trigemino. In altri casi la. sindrome fenomenica cambia. per il diffondersi del processo infiamma.torio del cappuccio gengivale prevalentemente indietro, al faringe, specie al pilastro palatino anteriore ed a.Ile tonsille. Per siffatt11, ragione i pazienti si lagnano, in ispecial modo, di dolore nella d~glutizione e di un senso di strozzamento. Con la pronta. cura locale può estinguersi il focolaio flogistico primitivo, ed invece può persistere ed aggi-avarsi la tonsillite, per la formazione di un ascesso tonsillare, come nei seguenti miei due casi: 1° Caso : S. N. T., di 22 anni. Accusa dolore nella regione del 3° multicuspidato inferiore destro,. ot.algia. a destra, dolore nel deglutire.
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DISODONTIASI DEL 3° llULTICUSPIDATO INFERIORE, KOO.
Presenta: lieve tumefazione dei tessuti molli in corrispondenze. dell'angolo mandibolare; dolore nei movimenti attivi del mascellare
inferiore, ma non trisma; gla.ndole sottomascellari ingorga.te, dolentissime alla palpazione; terzo multfouspidato inferiore destro qu&si -completamente ricoperto da un cappuccio tumefatto, arrossato, e in parte ulceroso; tumefatti e parimenti arrossati il pilastro palato-glosso e la tonsilla corrispondente; iperimia m.eno intensa del pavimento della bocca, dell'arco palato-glosso sinistro e degli archi faringoglossi. Con trat tamento adeguato si spegne la flogosi nella regione del dente della saggezza; diminuisce la tumefazione dei tessuti molli in corrispondenza dell"augolo mandibolare; sparisce !'otalgie. sinistra. Invece persistono ed aumentano i disturbi della deglutizione, e sopratutto la febbre pel formarsi di un ascesso tonsillare a destra. 2° Caso: S. A. V. di 20 anni. Si lamenta di intenso mal di capo, di dolore alla regione del multicuspida.to inferiore destro e di dolore nella deglutizione. Presenta: tumefazione dei tessuti molli in corrispondenza dell'angolo mandibolare e della regione sottomascellare destra; apertura massima attiva della bocca, circa 2 cm.; dente inferiore destro della saggezza, inclinato verso la guancia, per mt'tà e distalmente ricoperto dal cappuccio gengi vo-follicolare tumefatto, arrossato, a bordi fraste.gliati e qua e là. ulcerosi; ulcera circoscritta della mucosa della guancia
in corrispondenza. della. cuspide mesio-vestibolare del dente; tnmefazione ed arrossamento della mucosa che riveste il margine anteriore il la faccia interna. dell'apofisi coronoide e dell'arco palato-glosso corrispondente; tonsillite follicolare sinistra. Con la cura loca.le si estingue in pochi giorni il focolaio flogistico iniziale, ma insorge a. destra. un ascesso tonsilla.re con aumento della. temperatura.
•*• La gran maggioranza degli autori distinguono diversi stadi nel decorso dfllle. disodontiasi, fondandoli sulla intensità dei sintomi subbiettivi ed obbiettivi che carat~erizzano la malattia, e che noi abbiamo ricordati. Tale distinzione ha. senza dubbio un gran valore didattico; ma. nella pratica, almeno nella grandissima. maggioranza dei casi, osserviamo forme lievi di disoclontiasi, le quali corrispondono ai primi stadi de.scritti dagli autori.
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Così, alcuni distinguono quattro stadì o gradi di disodontiasi: 1° Disodontiasi di primo grado, quella che presenta {oltre alla.. tumefazione flogistica., comune a. tutti gli stadi, del cappuccio gengivofollicola.re il qua.le riveste il dente della. saggezze. che sta spuntando): tenue diffusione dell'edema. infiamma.torio all'arco palato-glosso ed alla. tonsilla (angina dentaria); lieve impedimento ai movimenti della. mascella inferiore. Tali fenomeni possono spontanea.mente scomparire, & possono recidivare con la comparsa. di sintomi subbiettivi sempre più intensi. 2., Disodontiasi di secondo grado, la quale è caratterizzata: da.. limita.te. apertura della bocca., potendo il paziente divaricare le duearcate dentarie poco più di 1 cm.; da lieve tumefazione dei tessuti molli situa.ti immediatamente al davanti e a.I disotto del lobulo dell'orecchio; da ingorgo delle glandole linfatiche sottomascellari, dolentissime alla. pressione: da malessere generale e da disturbi del sonno. 3° Disodontiasi di terzo grado, nella qua.le si constata: trisma completo, in modo da poter appena introdurre fra le due arca.te mascellari una sottile spatola; estesa tumefazione della guancia e della re· gioné sottomascellare corrispondent.e ; periostite diffusa ed osteite di quella porzione di mandibola. ch'è vicinà al dente che sta fuoriuscendo., con esiti gravi e svaria.ti: necrosi dell'osso, fistole, ecc.; stomatite ulcerosa. diffusa.; febbre alta, insonnia e debolezza. genera.le. 4~ Disodontia.si di quarto grado, quella in cui predomina.no lelesioni dell'osso e si hanno ascessi meta.statici. In questo stn.dio possono, secondo tali autori, scomparire i fenomeni flogistici acuti; può la. bocca riacquistare la sua apertura. norma.le, ma. può seguitare per· !un.g o tempo a esserci pus per uno dei seguenti motivi: 1° periostite cronica della mandibola; 2° pericementite cronica secondaria. del dente della saggezza; 3° necrosi dell'alveolo di questo dente; 4° sequestro osseo della mandibola.. Il prof. Haderup1 di Kopenhagen1 distingue sei forme di disodont ia.si, ed annovera. fra la diRodontiasi la ritenzione, accompagnata a fenomeni nevralgici, del dente della saggezza. Egli si sforza di riporta.re, in ogni caso, i diversi sintomi a.Ila differente posizione presentata dal dente della saggezza1 e a tale proposito allega una grande quantità. di figure di sezioni sa.gittali e frontali della mandibola da lui tratte il.all'opera monumentale di M. H. Cryer: Sttulies of internal Anatomy o( the (ace.
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OISODO~TIASI DEL. 3° MULT10USPI0AT0 L'IB'EBI0RE 1 ECC,
Egli distingue sei forme di disodontiasi. PRIMA FORMA. Il dente è ritenuto ed è situato piuttosto profon·da.mente nella porzione basa.le dell'apofisi coronoide. In tale caso può -ellservi nevralgi11. dell'alveolare inferiore.
Il dente è rit~nuto, ma. è situato più superficialmente che nel caso precedente, in modo da. essere alquanto di'Stante dal cane.le mandibola.re. In tale condizione si può avere la formazione di una cisti per l'accumulo, all'interno del follicolo dentale, di liquido sieroso, che in seguito può anche diventare purulento e -determinare un ingorgo delle ghiandole linfatiche sottomascellari. SECONDA FORMA. -
TERZA FORM.A. Il dente ritenuto è rivolto con la. sua. superficie masticatoria. verso la. radice distale del secondo multicuepida.to. La. nevralgia esistente, in tal ca.so, nell'àmbito ove si dire.ma. il nervo alveolare inferiore non si dtn·e attribuire, come spesso è sta.to fa.tto, al 'Secondo multicuspidato, ma. al terzo.
QUARTA FORMA. Il dente della saggezza, che pure potrebbe fuoriuscire inclinandosi verso l'esterno o verso l'interno, non lo può fare perchè il rivestimento gengivo-follicolare è oltremodo duro e resistente. La gengiva può finire per tumefarsi, escoriarsi ed ulcerarsi con edema nattivo i.ofia.mmatorio esteso all'istmo delle fauci , alle tonsille ed al pavimento della bocca.
Il dente che sta fuoriuscendo è incinato in a.vanti, in modo che con le sue cuspidi mesio-lingua.le e mesìo-vestibolare si appoggia sulla faccia distale della. corona. del secondo multicuspida.to. In corrispondenza di tali cuspidi avviene, per pressione, l'usura. della gengiva., prima, e del sacco follicolare, poi; il quale, così, resta. mesialmente aperto per breve tratto. Se questo sacco è irritato ed a.braso, facilmente s'iufìamma. QutNTA FORMA.
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SE,,TA FORMA. -- Il dente è quasi com pleta.mente fuoriuscito, ma la sua corona. resta ancora distalmente ricoperta., per circa. '/ , della. sua superficie, dal sacco gengi vo-follicolare, che può tardare lungamente prima di andar giù e di lasciare allo scoperto le cuspidi disto· linguale e disto-vestibolare. In q uesto stato faci lmente i detriti alimentari ristagnano nella predetta doccia gengivo-follicola.re, formandovi un ottimo terreno di
DISODONTIASI DEL 3° MULTICUSPIDATO INFERlùRE, ECC.
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cultura per gli agenti specifici della suppurazione, che non tardano ad invadere la papilla. gengivale distale. I disturbi subbiettivi ed obbiettivi sono di grado miuimo; e si può a.vere la guarigione spontanea se, per un processo di osteite rarefacente del margine anteriore della. ba.se del processo coronoide, la plica gengivo-follicolare finisce per ritrarsi ed accollarsi distalmente alla linea cervicale del dente. Dal lato diagnostico differenziale bisogna considerare che la disodontiasi del terzo multicuspidato inferiore può talvolta confondersi con manifestazioni sifilitiche nella cavità. boccale. Un nodulo sifilitico ulcerato, una placca mucosa o un sifiloma iniziale, come ammette specialmente Ritter, localizzato alla gengiva del terzo multicuspidato inferiore, può dar luogo ad equivoco, specie quando poi c'è una stomatite ulcerosa diffusa. In tali casi ì'anamnesi negativa per la sifilide, lo esame generale, la pronta guarigione dell'affezione con adatto trattamento locale, conforteranno la diagnosi di disodontiasi. Altra volta può sorgere il dubbio se la tumefazione dei tessuti molli, in corrispondenza dell'angolo mascella.re, sia dovuta a disodontiasi del terzo multicuspida.to corrispondente, o a pericementite del secondo multicuspida.to. In tale caso questo dente avrà. carie profonda. cangrena. della polpa, o sarà. otturato e dolente alla percussione. Qualche autore accenna anche ch'è possibile confondere un'ulcera. caroinomatosa. con l'ulcerazione del sa.eco gengivo-follicolare del dente ohe sta fuoriuscendo, in individui che hanno superato il 35° anno di età. In tale rarissimo caso la diagnosi sarà particolarmente decisa dall'esame istologico di un pezzetto di gengiva ulcerato. La prognosi della. disodontia.si è fausta. I pazienti, che hanno richiesto le nostre cure, sono guariti tutti in un tempo varia.bile dagli 8 ai 15 giorni. Nella letteratura. però, spe· cialmente in quella francese, come già. ho a.vuto opportunità di accenna.re, si trova.no registrati diversi casi di morte per disodontiasi gra.ve. La morte fu dovuta. o a. periostite diffusa della mandibola. con formazione di ascesso e pioemia, o ad osteo-mielite della. mandibola con setticemia, o alla. diffusione del processo infiamma.torio ai tessuti perilaringei con edema della. gk,ttide. Nella. grandissima. maggioranza dei casi da noi curati fu sufficiente, p er ottenere una completa. e rapida guarigione, contrariamente a. quanto sostiene il Moty, il tratta.mento del cappuccio gengivo-follicolare, del trisma. e dell'ingorgo glandolare. In rari ca.si fu necessario estrarre il dente della saggezza, e in casi eccezionali l'attiguo secondo multicuspidato.
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Nelle forme più leggiere, nelle quali il cappuccio gengivo-follicolare, che ordinariamente in siffatti casi ricopre dista.lmente, per breve tratto, il terzo multicuspidato, è di poco ulcerato e tumefatto, e solo esiste un lieve impedimento a.i movimenti attivi della. mascella inferiore, con lieve ingorgo delle glandole linfatiche sottomascellari, unitamente a tenui disturbi subbiettivi (modico dolore localizzato alla regione del dente della saggezza. int eressato, dolore che si esacerba ed irradia. all'orecchio dello stesso lato durante la m.a sticazione), basta fare dei lavaggi con acqua ossigenata medie. 3 p. 100 cercando d'irriga.re ripetutamente il fondo dell>i. tasca gengivale. Ciò si può facilmente ottenere spingendo la punta sottile della cannula metallica ricurva di una siringa di vetro, fin dietro la faccia dista.le del dente. Invece dell'acqua. ossigenata può adoperarsi, per tale irrigazione, una soluzione tepida di lisoformio (dal 3 al 5 p. 100) o una soluzione di timolo (timolo 0,5 - alcool 10010 - un cucchiaino da caffè in un bicchiere d 1acqua). Ripetendo ogni gior!lo il trattamento immmentovato, le forme lievi guariscono per solito in meno di una settimana. Quando il processo flogistico locale è più intenso e il processo ulceroso del cappuccio gengivo-follicolare è più esteso; quando, di pari passo, si ha tumefezione dolente delle glangole sottomascellari, tumefazione dei tessuti molli in corrispondenza dell'angolo mandibola.re, liir.itata apertura della bocca. (ma non a. tal segno da non permettere l'esame ed il trattamento del focolaio flogistico); quando i disturbi subbiettivi sono aumentati, il lavaggio, l'irrigazione della. tasca. gengivale e la disinfezione generale della bocca uon sono più sufficienti, ma occorre anche praticare il drenaggio, con sottili striscioline di garza al joùoformio, del sacco gengivo-follicolare, in modo da impedire che al fondo di esso ristagni materiale settico purulento. In secondo tempo poi, nel giorno successivo o più tardi, in condizioni più favorevoli di ambiente., si farà l'incisione e l'a.sporta.zioue del sacco, onde evitare una possibile ricaduta. Il drenaggio del sacco gengivo-follicolare è riscontrato efficace dalla. maggioranza degli autori, tanto che Partsch arri va a dire che « dopo il drenaggio le moleste sofferenze scompariscono come ad un colpo di bacchetta magica >. Per tale drenaggio occrorono una pinza da medicazione a lunghe branche, un lungo specillo piegato ad angolo ottuso, e piccoli pezzetti di garza al jodoformio, lunghi circa 2 centimetri e largo più di 1 cen• timeiro. Con la pinza si porterà. uno o due di talj pezzetti di garza. in vicinanza dei bordi del sa.eco e vi si spingeranno al fondo con la.
DISODONTIASI DEL 3° lil.ULTJCUSPI'DATO INPBBIORE, ECC.
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l!Onda. Tale medicazione si ripeterà una o più volte nei giorni successivi, a seconda. del ca.so. Scomparsi o, attenuatisi notevolmente i fenomeni flogistici locali & gli a.Itri fenomeni obbiettivi e subbiettivi, è mia. consuetudine incidere ampia.mente ed asportare il sa.eco gengivo-follicole.re, in guisa da. mettere a.Ilo scoperto la. maggiore porzione possibile di corona dentale e rimuovere gli spa.zi morti. La. semplice incisione del sa.eco, come vogliono alcuni autori, o la. semplice escisione di quella. sua. porzione che riveste la superficie masticatoria del dente, come sostengono altri autori, non sempre preserva, come risulta. dalla mia esperienza., dalle ricadute. Il solleva.re la. linea. di combacia.mento con una. speciale stecca. di caucciu, come vuole Ackermann, o con un anello di celluloidt:l fissato a,d un bicuspidato e poi riemito di cemento, allo scopo di togliere lo irritante contatto del dente superiore antagonista. col cappuccio ancora. tumefatto ed alquanto sollevato sulla. superficie di combacia.mento dell'arcata. inferiore, può avere, in qualche caso, un'applioa.zione temporanea.mente utile, ma non è un mezzo pratico e non preserva. in modo definitivo dalla. recidiva.. Per l'incisione e l'asportazione, talvolta non facili, del sa.eco gengivale, sono adatte le forbici a baionetta. di Rose, le sottili forbici curve a lunghe branche, ed una qualsiasi pinza ad uncino. Con le forbici a baionetta s'incide il sacco gengivo-follicolare lingualmente e vestibolarmente, più in basso ch'è possibile, e poi se ne completa distaimente l'incisione con le forbici curve e si asporta con la. pinza uncinata. Per l'incisione del sacco, Romer impiega e consiglia l'uso del termocauterio. Non sempre è facile incidere il sacco con le forbici summentovate, specie quando esso si approfonda. alla fac cia. distale del dente, o quando è tanto ispessito e duro d" opporre al taglio una resistenza anche maggiore di quella. che oppone il tessuto cartilagineo. E oiò non sembrerà, certo, esagerato a.i pratici che hanno avuto opportunità di osservare e di incidere molti di questi sacchi gengivo-follicolari. Per tali casi io adopero, con migliori risultati che non con le forbìci , una serie di tre bisturini a lungo manico, da me ideati, ed una. mia speciale pinza. uncinata (fig. 3). Tali bisturini, come appare dalle figure 4, 5 e 6, meglio che da ogni più minuta descrizione, presentano ciascuno una curva diversa; di guisa. che l'uno a curva semplice, porta una piccola. e robusta lama col tagliente rivolt.a in avanti, e gli altri due, piegati a forma di baion etta, lo portano rivolto rispettiva.mente a destra ed a 11inist ra.. !9 -
Giornale di meclìcina mimare. - Fase. IV-V.
Pìg, 3.
DISODONTIAS I DEL 3° MOLTIOUSPIDATO IN1l'ERI0RE1 ECO.
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trlg. 4.
Flg. 5.
Plg. 6.
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DlSODONTU.SI DEL 3° lLULTIOUSPIDATO INJ1'ER10RE1 EOC.
Col primo bistorino faccio un'incisione mediaua sagittale df'l sacco penetrando, con la punta sottile e bene affilata dello strumento, il più profondamente ohe mi è possibile, tra la faccia distale del dente del1a. saggezza e la base del marginata anteriore dell'apofisi coronoide. Poi con la pinza uncinata afferro successivamente i dueJlembi e li recidot il più basso possibile, adoperando per l'incisione:del~lembo linguale il bisturino a baionetta col tagliente rivolto verso l'esterno, e per l'incisione del lembo vestibolare l'altro bisturino con tagliente rivolto verso l'interno.
Flg. 7. - Conocotomo di Klllian.
In qualche caso in cui il sacco era molto residtente ho voluto anche provare l'uso del concotomo di Killian (fig. 7) del quale ho dii poco modificato l'anello distale, a8sottigliandolo in modo da renderlo più adatto allo spezzettamento del sa.eco. Posso affermare di averlo trovato di facile maneggio, di rapida. azione e di utile effetto. È superfluo l'aggiungere che non bisogna trascurare in questa piccola operazione le altre norme della chirurgia; e però farla precedere da un'accurata disinfezio~e della cavità boccale, dalla pennellatura con tintura di iodio dei tessuti da incidere e dalla anestesia locale.
DISODONTIASI DEL 3° llULTlCUSPIDATO INFERIORE, ECO.
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Per te.le anestesie. sconsiglio l'uso del cloruro d'etile perchè indurisce, ancora maggiormente, il se.eco gengivo-follicola.re e ne rende meno facile l'incisione; mentre trovo assai utili le iniezioni intragengivali di une. soluzione di cocaina e adrenalina in fialette (per ogni -<lentimetro cubo di soluzione fisiologica: cocaina cloridrato milli.grammi 2,6 e adrenalina cloridre.to 1:1000 c. c. 0,05. Te.lvolta a produrre l'anestesia., come alcuni autori consigliano, è -sufficiente sovrapporre al sa.eco da. incidere, e farvele rima.nere per pochi minuti, un batuffolo di ovatta imbevuto di una soluzione di -cocaina al 6 p. 100. Contro l'edema reattivo dei tessuti molli, e contro la. tumefazione -delle glandole sotto-mascellari - la quale, come abbia.mo già. detto innanzi, è la. ca.usa. deHa nevralgia. auricola.re e degli altri disturbi nel dominio del facciale - riescono efficacissimi gl'impa.cchi ca.ldoiamidi, con una. leggera. soluzione acquosa. di cloruro di sodio. Gl'impacohi caldi-umidi con una. soluzione alcoolica. diluita. di allumina. acetica., o gl'iropacchi caldi-secchi, l'uso del termoforo, le pen-
nellazioni di tintura di iodio, tutti mezzi più o meno preferiti dai diversi autori, non son davvero pìù efficaci e più pratici dei semplici impacchi caldi-umidi impiegati qui da noi. Quando i pazienti ci si presentano col trisma completo o con co-strizione notevole delle mascelle, noi dobbiamo incomincia.re la cura ,col rimuovere te.le costrizione, per poter poi fare l'esame della cavità buccale ed iniziare il tratta.mento col focolaio flogistico. L'applicazione immediate. di uno degli specoli boccali più in uso {quello di Heister, quello di Bier, quello di legno) riesce molto dolorosa ; e se non c'è la. ragione del pronto intervento, possiamo pre-sori vere l'uso degli impacchi caldi-umidi, che anche contro il trisma spiegano un'azione molto efficace, facendo diminuire ]a reazione flogistica e la contrazione dei muscoli massetere e petrigoideo interno. Contemporanee.mente si prescriverà. del cloralio idrato, da, prendere per bocca (grammi 2 in 4 carte, una. carta ogni tre ore), Talvolta dopo poche ore, per solito dopo 12-24 ore, i pazienti riescono, con l'uso degl'impacchi, ad aprire la bocca in modo da. permettere l'ispezione, o per lo meno tollerano più facilmente l'applicazione dell'e.priboC'le.. Io dò la preferenze. all'apribocca. di Bier (vedi figura 8) e faccio l'apertura della bocca. lenta.mente, sostando ogni 3 o 4 giri di vite. Nei ca.si gravi, che esigono l'immediato intervento, si può aprire la bocca sotto clorona.rcosi. Contro la persistenza. ostinata del trisma, la quale in qualche raro
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Dl80DONTIASI DEL 3° MULTIOUSPIDATO INP'EBIORE, EOC.
ca.so si verifica. nonostante eia.no da. lungo tempo scomparsi i fenomeni ftogi.stici a.cuti del focolaio iniziale e la. tumefazione dolente delle gla.ndole sottomascellari, ho trovato giovevole il massaggio semplice· dei muscoli interessa.ti e, l' apertura. metodica. forzata. della. bocca., fatta. uno o due volte al giorno passivamente con le mani o con l'apribocca.. In tutti quei ca.si invero asgai rari, come abFig. s. - Apriboeu di Bier. bia::no già detto - in cui si ha periostite diffusa. della mandibola, necrosi dell'osso, fusione purulenta. delle gla.ndole linfe.tiohe sottoma.soelle.ri, ascesso tonsille.re, si procede secondo l& norme fondamentali della chirurgia. Una. questione lungamente dibattuta ed ancor oggidì controversa., èquella che si riferisce alla estrazione del dente della. saggezza interessato. Lo si deve estrarre nella. gran maggioranza dei casi, come vogliono alcuni, specialmente il Moty; o solo eccezionalmente, come sostengono gli altri, specie Romer e Rose? J,>er la mia esperienza. posso dire che alla estrazione del dente si deve ricorrere soltanto in via eccezionale e limitarla. unicamente a quei casi in ca i predominano Flg. 11. - Leva di Leclus. nella sindrome fenomenica i segni della. periostite del processo alveolare o della pericementite a.cut e. del terzo multicuspidato, e nei ca.si, ugualmente poco frequenti, in cui il terzo multiouspidato è assai inclinato all'esterno~ verso la. guancia.
DISODONTIASI DEL 8° MULTIOUSPIDATO INFERIORE, ECO,
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L'estrazione però non può essere eseguita se il paziente non può aprire la bùcca tanto da permetterci una. suffici~nte ispezione de],. ca.mpo opera.torio, la disinfezione accurata della. bocca., l'introduzione ed il maneggio degli strumenti a.datti. Perciò in tutti i ce.si in cui esiste trisma, si deve anzitutto cerca.re di vincer questo adopera.udo tutti i mezzi da noi in precedenza ricordati. Se l'energica applicazione dell'apribocca provoca forti dolori, e non si ritiene prudente differire l'estra.zione, si può, senza esitazione, effettuare l'apertura. della. bocca sotto cloronarcosi. L'estrazione del terzo multicuspidato inferiore, la quale alle volte presenta notevoli difficoltà anche quando il paziente può aprir normalmente la bocca, diviene ancora più difficile nella disodontiasi, ove il divaricamento delle arcate mascellari è limitato e il dente da estran-e è in parte ritenuto, e ricoperto dal cappuccio gengi vo-fo Ilicolare. Strumenti preziosi per tale ~strazione sono la leva di Leol1J8 (fig. 8), .quella. di Sch.efl' (fig. 10) e quella ingegx,.osi.ssima. di Ohit'varo (fig. ÙJ, la nota tauaglie. a lunghe branche di moFig. to. - Levn di Scheff. dello;americano e, talvolta, la tane.glia da radici inferiori, con la quale si può1 fa.r pr~sa sul dente più a · fondo che non con la tenaglia per dente di saggezza. Quando la leva si può applicare con esattezza, già dopo i primi movimenti si riesce a lussa.re il dente all'indietro e in alto. È consigliabile di completare l'estrazione con la tene.glia, onde evitare, come talvolta. è avvenuto, per quanto a me risulta dalla letteratura., che il dente cada sulla radice della lingua e, scorrendo giù, penetri nel laringe. Ove dopo alcuni movimenti a leva la lussazione del dente non avvenga, se ne tent.i l'estrazione con la summentovata tenaglia a
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DISOD0NTIASI DEL 3° KULTIOUSPIDATO INFERIORE, l!!CC.
lunghe branche, e poi con quella da. radici inferiori, oon la quale, come abbiamo già. detto, si può far presa sul dente più profondamente che con l'altra.. Estratto il dente, si schizzetti ripetute volte l'alveolo con una soluzione tepida. antisettica (di liso· formio, di fenolo, eoc.) e si tamponi leggermente con una striscia. di garza al jodoformio. Se con i mezzi che sono a. nostra disposizione, non si riesce ad estrarre il terzo multicuspidato, mentre persistono e si aggrava.no i fenomeni obbiettivi e subbiettivi, siamo autorizzati a.d estrarre il secondo multicuspidato, per poi procedere o no, in secondo tempo, all'estrazione del terzo multiouspidato, la quale ora è diventata più facile. Certo, noi non conserveremo il t.erzo multiouspidato quando sia affetto da pericementite acuta, la qua.le può complicare il decorso della. disodontiasi ; ma. potremo invece risparmiarlo quando il detto dente sia in parte ritenuto e sia. di poco inclinato verso l'esterno; perchè, in tal caso, estratto il secondo multicuspidato, il terzo si sposta. in avanti e verso l'interno, determinando la rapida. diminuzione e la cessazione dei fe· Flg. u. - Leva di Chiavaro. nomeni subbiettivi ed obbiettivi prima esistenti. Estratti i due denti e spento il processo flogistico, è consigliabile di ripianta.re il secondo multicuspida.to, come in 6 ca.si ho fatto con ottimo risultato, per non priva.re il paziente in una volta. sola, di due denti così importanti dal punto di vista funzionale, ed in omaggio al prin-0ipio d'ogni possibile conservazione, che sempre ci deve guidare nei nostri interventi.
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DlSODO:'l'TIASI DBL 3° MULTIOUSPIDATO INFERIORE, E CO.
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DISODONTIASI DEL 3° .MULTIOUSPIDATO INFEBI0RE1 ECC.
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Contriouto allo stuaio ~er la conoscenza aei ~rofero~lifi e soleno~lifi dell'Eritrea
Per il capita.no medico Accorlntl dott. Vincenzo
I frequenti casi di morsicature di serpenti in indivi<lui ed in animali, alcuni susseguiti da morte, altri da fatti generali gravi o da lesioni locali di una certa importanza, osservati sull'altipiano eritreo, mi hanno invogliato ad illustrare i serpenti velenosi abitatori di quelle zone ritenute dagli europei, fino a tempo addietro, sprovviste di tale fauna. *
** La difficile distinzione dei rettili velenosi dagli innocui ha fatto sì che in tutti i tempi tutte le specie ispirassero terrore, e ciò riscontriamo nelle credenze religiose, nei popoli, nelle leggende. Nella genesi vien considerato il serpe essere maligno e seduttore, ed i Galli del centro dell'Africa lo credono l'antenato del genere umano. Gli indigeni dell'Eritrea hanno paura di qualunque rettile che ritengono tutti velenosi ed apporta.tori di calamità; non cosi nell'India, ove la Naja è venerata e protetta da. B udda. Da ciò si rileva. quale difficoltà si incontra. per ottenere, a scopo di studio, un materiale di tal genere. Gli ascari del secondo battaglione mi sono stati di grande aiuto nel procurarmi degli esemplari, che, dopo fotografa.ti, sono sta.ti da me anatomizzati per rileva.re le caratteristiche zoologiche e per l'isolamento delle ghiandole venefiche ed il saggio dell'azione tossica. **•
Le. fam iglia. dei colubridi e quella dei viperidi hanno ambedue i loro rappresentanti sullo a.croporo eritreo. Il Dentraapia Antinorii della sottofamiglia delle elapinae è il colubride. ritrovato ed appartiene ai proteroglifì. Ha testa allungata e stretta, ricoperta d~ piastre cefaliche liscia, distinta dal corpo cilindrico e grosso
CONTRIBUTO ALLO STUDI01 BOO.
oon squame dorsali, ventrali e caudali, disposti in ordini (1), H a color azione variabile a. seconda della stagione; ordinaria.mente il dorso è verde scuro con macchie bianche ed il ventre è bianco. Se ne rinvengono di oltre due metri con una coda. cilindrica. di -oltre 30 centimetri. Il Dent?-aspis porta, articolati sul mascella.re superiore, due vigorosi -den ti solcati, coi bordi del solco ta.lmente ravvicinati da costituire quasi un canale che si apre al di sopra della punta. del dente e con incisura. a becco di flauto. Una membrana mucosa, continuazione della. gengiva., sporge in modo da. coprire il dente articolato che dall'animale vien portato a volontà in posizione orizzonta.le o vertice.le, rispetto a.l palato, nei movimenti della mastica.zione. Poco dista.nte dai due denti, detti velenosi, più indentro, si trovano anche, &rticolati al mascellare superiore, altri due denti piccoli, detti di sostituzione, costituiti da. tes-suto ancora giovane e meno resistente. Oia.scuna. mascella. ha poi una. . fila. di denti non solcati da servire per la mastifioa.zione. L'animale vive nei cespugli o nei ca.solari disabitati e si nutre di ratti o di uccelli.
*•* Rappresentante della famiglia dei vi peridi nell'Africa orientale ita, liana abbiamo solo, l' Atractaspis variata hildebrandtii, che appartiene .al gruppo dei solenoglifi ed è della. famiglia. delle t,iperinae. I vecchi coloni eritrei assicura.no trovarsi nel basso piano anche la vipera ed il Bitis con la. varietà. Arietans, però non son riuscito ad avere ~semplari nemmeno dopo il periodo delle piogge ohe, pare, sia q uello più propizio per la. ricerca. L' Atractaspis, trovata. nelle vicinanze di Saganeiti, è un serpe a testa triangolare e piccola, non distinta dal corpo. È coperta da. piooole scaglie embricate, ba occhi piccoli, pupille rotonde, narici rilevate e di-
vise da due o tre scaglie, corpo tozzo e cilidrico, dorso ricoperto da 27 ordini di scaglie liscie. Sul ventre si conta.no 155 ordini di scaglie, -dei quali 28 sono della. coda. che è più breve. L'animale ba. enormi denti velenosi in numero di 6 o 7 (2) cani· ·culati e collocati sul mascellare superiore, ricoperti da. tessuto mn· (1) In un esemplare sono stnti contati 22 ordini di squame dorsali e 211 ventrali, 65 sotto caudali. (2) I denti non hanno t utti la medesima grandezza: i primi sono più lunghi e più Tobusti e eenono all ' inoculazione del vele no, gli altri sono di sostituzione.
CONTRIBUTO ALLO STUDIO, ECC.
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coso, continuazione della gengiva.. La lunghezza. dell' Atractaspis èdi 60 centimetri, vive fra. i capti o sotto 1 sa.ss1 e si nutre di rettili. o d'insetti.
....* L'apparecchio secretore ed escretore del veleno ta.nto nei l,"Qlubridi quanto nei viperidi è identico. Consta di ghiandole a tipo acinoso, sierQ·· mucose che sboccano nella. cavità orale ed in comunicazione coi denti. del veleno. Le ghiandole, però, per eccellenza destinate alla secrezione velenosa. sono le parotidee1 che, nei soggetti da me sezionati, ho riscontra.te della grandezza di un pisello o di un pignuolo ed erano mantenute in sito, dietro il massatere da tessuto connettivo lasso. Il dotto escretore di ciascuna ghiandola cammina lungo il bordo esterno del mascellare superiore e si apre alla base del dente velenoso, ove si ingrandisce in diametro per modo da costituire con l'aumento delle fibre muscolari quasi uno sfintere. La quantità della secrezione è in rapporto colla stagione; abbondante e fluente si trova nei mesi delle piogge, sciropposa. e scarsa nei periodi asciutti. Il colore di detta secrezione è opalescente· o limpido subito emessa dalla ghiandola, e la costituzione è complessa. Il Gautier ritiene che i veleni contengano alcaloidi, ma studi condotti dal Wall, dal Martin e da altri dimostrano che i veleni presentano, come le diastasi, una non semplice composizione. Importante è che i veleni dei colubridi tollerano, senza alcuna alterazione, una temperatura di 100 gradi per breve tempo, prolungato il quale, diminuisce la tossicità; a 120 gradi essi vengono distrutti. I veleni dei viperidi sono più labili, ed a 70 gradi il potere tossico diminuisce per scomparire a 90°. Alcune sostanze, quali il permanganato di potassio (soluzione 1: 100),.. il .:iloruro d'oro (1: 100), l'ipoclorito di calcio [(sol. 1: 12), il tricloruro di jodio (1: 100), l'acido cromico (1 : 100), !'e.equa. bromica, soluzione . satura, possono distruggere i veleni (1).
**... .A. secondo della specie dei serpeuti, l'azione velenosa si esplica in modo differente. (l) Queste sostanze possono adoperarsi con profitto dopo un morso velenoso, purchè
il veleno non eia passato in circolo.
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CONTRIBUTO ALLO STODI01 ECO.
Si ha una. azione loca.le sul tessuto ove è stato praticato il morso, ed una azione generale emotossica o neurotossica. a seconda della. pre-0ilezione che ha. il veleno sul sistema. sanguigno o sul nervoso. Nei proteroglifi (colubridi) è nulla l'azione loca.le, mentre è spic-cata e sollecita quella. neurotossica.; invece nei solenoglifi (vi peridi) l'azione locale è importante, e si può anche manifestare una azione emotossice., però con lentezza. e senza sintomi tumultuanti. La densità del veleno, la consistenza e va.scolarizzazione del sito, ove è avvenuta la inoculazione, e la quantità del veleno propinato sono i fattori principali che hanno influenza sul tempo di assorbimento del veleno stesso. La stagione asciutta è la più malefica, data le. scarsezza della preda e l'accumulo del secreto nelle ghiandole. Ordinariamente il morso, a colpo di martello, avviene e.i piedi o ai polpacci e l'impronta dei denti del serpe non sempre è visibile, data la retrazione sollecita. dei tes.suti ed il non aver leso con la puntura alcun va.so del derma.
••• La vittima del colubrida sente, pochi minuti dopo della puntura, un intorpidimento della parte morsicata. che può estendersi a buona parte del corpo. A capo di 30 o 40 minuti sopraggiunge una. certa rilasciatezza, che si accoro pagna a scialorrea. ed a sudori freddi con conati di vomito se il morsicato ha mangiato da. poco. Le pupille reagiscono alla luce, e la sensibilità. si mantiene integra. Può avvenire anche rilascia.mento degli sfinteri. Il respiro è difficile e la. paresi ri.el diaframma fa aumentare l'ansia respiratoria. Il polso è da principio frequente indi diventa. raro. Questo quadro clinico può svolgersi a capo di due o tre ore, come .a vvenne per un giovane operaio italiano, che, morsicato da un colubride. nel marzo 1910 mentre da Nofasit si recava ad Asmara, quivi -fu tra!!portato cadavere. Questo tumultuante svolgersi di avvenimenti non si ha nel morsicato dal viperide, dappoicbè la sua azione tossica. produce localmente tumefazione della parte con fenomeni di asfissia. dei tessuti per tensione. Le conseguenze di simili fatti venivano ogni anno constatati dalle cure che si dovevano intraprendere per gli indigeni, che morsicati dai serpi, si trova.vano per ragioni di pascolo nel basso pia.no. A fine di stagione questi individui si presenta.va.no nei luoghi di cura con ulce· razioni torpide ed estese alle gambe, ove assicuravano avere avuto il
CON'.l'RIBUTO ALLO STUDIO, ECO.
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morso del serpe. Nè mancò l'opportunità di consta.te.re delle flebiti in ~egnito a. tali morsi (1). I fenomeni genera.li nel morsicato dal vi peride consisteva.no nel vivo dolore dell'arto, nella. secchezza. delle fauci, nella forte iperemia. di tutte le mucose, nella frequenza. del polso ed in una leggera. ansia. respiratoria.. Facile era. il deliquio, e dopo poco tempo si constata.va.no anche versamenti, di solito alle pleure (2). In t e.li morsica.ti però dopo poche ore di eccita.mento nervoso ritorna.va la. calma. e l'attenzione del medico era richiamata. più sui fatti loca.li che sui fenomeni genera.li.
*** Da. dette ricerche si deduce: che i serpenti velenosi che vivono ~ull'a.ltipia.no eritreo i!-Ono il Dentraspis antinorii della. fa.miglia. dei colubridi e l'Atractaspis hildebrandtii della fa.miglia. dei ~iperidi. Mentre il veleno del primo agisce sul sistema. nervoso, quello del secondo sul sistema. sanguigno. Nell'un ca.so o nell'altro gli indigeni, secondo la loro tra.dizione, usano come mezzo terapeutico l'immersione
della parte offesa nel burro ca.Ido. Detto mezzo empirico lenisce il do• lore, ma non può distruggere gli effetti dell'azione tossica. In tali casi, solo l'applicazione della. siero-terapia Ca.lmette, a. parere di autorevoli competenze, pratica.te. a tempo,neutralizza. Pa.zione tossica. del veleno(*). (1) Ho constatato ciò nella moglie di Degiacc Bocrù di Afalba. (8) Bo constatato un versamento pleurico leggero a destra in un ascaro due giorni
dop.:, un morso di una viperide ; ed all'autopsia di un cane adulto, al quale avevo inoculato discreta quantità venefica. di un viperide, ebbi anche a risc~ntrare un versamento ematico nella pleura destra.
(•) Le leggende esplicative delle figure che seguono, essendo giunte in ritardo, verranno pubblicate nel prossimo fascicolo.
(Nota della Redazione) .
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CO~TR.IBUTO ALLO STUDIO, ECC,
FJg. t•.
Flg. to.
COSTR!HOTO ALLO STUDIO, ECC.
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...
iO - Giornat. d( mtdidna mi/ilare. - f.isc. IV-V.
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...
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...~
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CONTRIBUTO ALLO STODI0 1 E CC.
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO, EOC.
CASUISTICA CLINICA
CALCOLO DEL CANALE DI WARTON. ABLAZIONE TOTALE DELLA GLANDOLA SOTTOMASCELLARE DESTRA - GUARIGIONE. (Contributo alla Scialolitiasiì, pel capitano medico dott. prof. A. Sertoll, docen te di patologia chirurgica nella R. Università di Pisa. Nel giugno dello scorso anno venne ricoverato nella sezione chirurgic11, di quest'ospedale il soldato dell'88° reggimento fanteria, della classe 1891, Panettieri Niccolino, per una tumefazione alla regione sottomascellare destra. Individuo di robusta costituzione, con ereditarietà patologica negativa, ricordava di aver sofferto pel pa~ ato solo di febbri malariche. Non era fumatore. Da due anni circa aveva rilevato una tumefazione costante in corrispondenza della regione sottomascellare df'stra, le cui dimensioni erano essenziulmente variabili: essa diminuiva con la pressione, mediante la quale ve• niva fuori in vicinanza della lingua ed a des tra del pus. Durante le fasi di aumento della tumefazìone provava dolore irradiato ai denti della metà destra della mandibola con difficoltà della inRSticazione e della deglutizione. All'esame obbiettivo si rilevava quanto segue: La regione sopraioidea laterale destra era occupata da una tumefazione a limiti non n etti ricoperta da cute affatto normalo e spostabile su di essa. Colla palpa zione s i apprezzava meglio la tumefazione, la quale aveva le dimensioni di un uovo d i pollo, sorpassava il bordo inferiore della mandibola, dalla quale era indipendente, ed era abbastanza spostabile su i pjani sottostanti. La pressione era nlq uanto dolorosa. La consistenza. variabile; in alcuni punti duro-fibrosa, in altri di un tumore liquido sotto tensione. All'ispezione del cavo orale si const11,tava a livello della regione sottolinguale una piccola tumefazione della mucosa delle dimensioni di un pinocchio, il cui polo anteriore arrivava. alla base del . frenulo della lingua: quivi scorgevasi lo sbocco del dotto di \Varton arrossato, tumefatto, piuttosto beante. Premendo la regione sopraioidea laterale destra e scorrendo coll'indice della mnno destra sul pa.'l"'imento della bocca, luogo il decorso del dotto di \.Varton, si percepiva. alla sua origine un piccolo corpo duro della fonna e dimensioni di un pisello, alquanto spos tabile e che confondevasi con la glandola sottomascellare tumefatta. Inolt r e con la s tessa manovra vedevasi fuoriuscire dallo sbocco del dotto di "V\"arton di destra Jel pus. Facendo il sondaggio di esso, la minugia si arrestava in corris pondenza del corpo s uddetto. Fatta diagnosi di calcolo del dotto di \Varton con scialoadenite sottomascellare destra suppurativa cronica fu proposto al paziente l'operazione che accettò s ubito.
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CASUJS'l'ICA CLlNICA
Non essendo però possibile l'estrazione cli esso per via orale per la sua pro· fondità, fu necessario intervenire per via cutanea, procedendo all'ablazione completa. della glandola col relativo dotto. OPERAZIONE. Antisepsi della mg.i one sop1·aioide0. laterale destra col metodo di Grossich. Anestesia locale cocaiuicn. Con un'incisione curvilinea a concavità superiore a.Ila regione sopraioidea laterale destra, i cui estremi corrispondono al bordo inferiore della mandibola s'incidono successivamente la cute, il pelliccia.io e l'aponevrosi cervicale superficiale, si disseca il lembo e si rovescia in alto.
Ricerca e sezione dell'arte ria facciale fra due leg ature a livello d el punto ni
cui il vase inc,·ocia il bordo inferiore della mandibola. I solamento della glanJola salivare sottomascellare dalle sue connessioni con la mandibola e con i tessuti profondi ed ablazione di esso con porzione del dotto (il oui capo orale vieni" allacciato) e con le linfoglandole contenute nr.lla loggia stessa. L'isolamento riesce indaginoso per le fitte aderenze al tessuti profondi della glandola salivare, specie verso il suo peduncolo fibro-vascolare, per cui si aspor ta per spezzettamento. Emostasi e zaffa.mento. In secondo tempo. 4.S ore ùopo, sutura a piani. Guarigione per prima. E sA ME ANATO) IO·l'ATO LOOICO. L'esame is tologico della. glandola salivare asportata, che riassumo per brevità, fece constatare in alcune sezioni un'infiammazione cronica interstiziale con presenza di piccoli ascessi isolati e di focolai d i granulazione, mentre il p1u·enchima glandolare era intatto. In altri pezzi s i rilevò distruzione del parenchima glandulare: al posto di ogni lobulo vi era un ascesso, ed altri se ne osservava no al centro dei lobuli non ancora risparmiati. I dutti erano dilatati: l'epitelio in parte distrutto, in parte diventato piatto. Il lume di essi era pieno di cellule di pus e di cocchi. Il connettivo circostante leggermente infilt rato. Il calcolo, il quale er11, incuneato nel dutto principale. alfa sua origine, a veva la grandezza di un pisello. Il colore era bianco-grigiastro. Ln s uperficie legger• mente ineguale. P esava circll u11 grammo. Alla sezione si mos trava duro e con una struttura ,1 strati concen trici. Nel centro non si riuscì a vedere alcun corpo estraneo, nè il microscopio rivelò alcun microrganismo. All'analisi qualitativa si mostrò costituito di carbonato di calcio e di magnesia, cli fosfato di calcio, di fosfato ammoniaco-magnesiaco e di sos tanze organic he.
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"' " I calcoli salivari provenienti tlall'uomo sono rari. Con maggiore frequènza l a scialolitiasi si cons tata ntilla glanilola sottomascellare e relati vo dutto, poi nella parotide ed infine nella sublinguale. Il presentarsi con maggiore frequenza nella sottomascellare o nel suo dutto dipenderebbe secondo alcuni A A., dall'ampiezza e dalla situazione dell'orifizio d i sbocco; secondo o.Itri dalla maggiore densità d,,lJa secrezione di detta glandola. Il sesso maschile è più disposto a lla calcolosi sali vare del femminile nel rapporto secondo alcune statistiche, del 70 ° o, e ciò si mette in rapporto con l'a buso del fumo ed ancho con la poc,, igiene della bocca. I calcoli salivari si osservano generalmente in indiv idui da i 20 l\i 40 anni: è riportato qualche rarissimo caso di calcolosi salivare consta.tata in bnmbini :1.nche al disotto d i un a ooo e(l anche di un mese casi di Vierzon, ,li Wright, di B11nlel).
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C.A.S0l:sT1CA CLINICA
Per lo più il calcolo è unico: però ne furono osservati molteplici, cosi Ribes ne trovò in un cnso dieci, Drelincourt in un altro sette, Arrachard un vero rosario. J! loro volume è varia.bile; dalla grandezza di un grano di miglio raggiungono talvol ta grandezze considerevoli: in media non sorpassano il volume di un pisello. AncLe il peso è variabile da meno di un gra.mmo a. p1n grammi: esso raggiunse nel caso riferito da Powder 44 grammi o nell'operato di Thorowgood 98 grammi.
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L1, forma dei calcoli è per lo più olive.re se risiedono nel dotto, rotondeggiante, se nella glnndola. La superficie a volte liscia, a volte rugosa. La consistenza è durn e la struttura è foliacea, cioè è formata. ùa s trat i concentrici che si separano facilmente gli uui dagli altri. Il colore è qua.si sempre giallastro, di mro rosso- mattone. Chimicamente essi risultano costituiti di fosfato di calce. di carbonato di caJce, di piccole quantitk di magnesia e cloruro sodico e di sostanze organiche. Al centro talvolta vi si trovano corpi estranei di natura diversa. La sede del c,,lcolo è nel dotto o nel parenchima glandolare. Nel caso ùescritto da Baumgarten esso risiedeva a livello tlel canale di Warton e tlel cant1.le di Bartolini. Sulla patogenesi dei ca.lcoli salivari sono state emP.Sse varie e ùisparate teorie. Secondo alcuni A. A., come Lancelot e :Mareau, il calcolo si formerebbe se nella saliva aumentano gli elementi minerali e diminu isce la parte acquosa (teori,\ fisica). Per Robin la formazione dei calcoli sa.li vari è dovuta. a.Ila modificazione <lella reazio1:1e della saliva od al difetto di certi prmcipì organici che servono a tenere in essa normalmente scialti altri (teoria chimica). Si è voluto inoltre connettere la genesi dalla scialolitiasi colla diatesi artritica, ipotesi sostenuta da Schmidt, da. Wright, da Ulzma.nn ecc. Anche la teoria nervosa si ò invocata per la litogenes i salivar,• basandosi sugli
esperimenti dei fi9iologi riguardo alla. irritazione del111, corda del timpano e del simpatico. Per altri r\. A. (Ségnignol, DP!ere.v, Richet) il ca.lcolo si formerebbe t~ttorno a corpi estranei penetrati accidentalmente o nel condotto escretore della glandola o nella glandola stessa. lnnalmente una ipotesi che si accorda con quanto si è dimostrato per la formazione dei calcoli biliari è quella della origine battnica tielle concrezioni salivari. Alcuni microrganismi pos!lono esercitare nei liquid i organici dPllc azioni chi.miche elettive e ùeterminare la precipitazione di sostanze mantenute solubili a llo stato normale. Cosi. il lepthotrix buccalis, lo streptococco, l'actinomices rcc. provocherebbero la precipitazione dei carbonati e dei fosfati terrosi, i quali costituirebbero il nucleo del calcolo attorno a cui si formerebcero successìvamente altre deposizioni concentriche. Quest'ultima teoria, sostenuta da Klebs, Galippe, Loison, Maioccbi ecc., ba trovato maggiori fautori e mi sembra la più plausibile, sempre ammettendo però Jei momenti etiologici ausiliari che favoriscano da un lat,o l'immigrazione dei microrg a nismi nell'apparato glandolare e ostacol ino dall'altro lo scolo della salivi\; e questi momenti etiologi possono essere determinati da una Aogo;i dei canali escretori.
CASGlSTIOA CLlNlCA
Le 11.lterazioni ana.tomo-patologiche della scialolitiasi variano dal semplice catarro della mucosa del dotto escretore della glandola con dilatazione più o meno copiscua di es;,01 alla formazione di ascessi sia nel dotto sia nel paranch.ima glandolare, dove può stabilirsi un'infiammazione cronica interstizio.le, aumento del tessuto connf'ttivo ed un'atrofia più o meno avanzata del tessuto glandolare. L,, sintomatologia della calcolosi salivare è anche variabile. In gene1-e, se la secrezione non è ostacolata del tutto, la oalcolosi può passare inosservata. Se invece l'alimentazione della saliva è resa difficile od impossibile, si ma.n ifestano disturbi, come un certo inceppamento nella mastificazione, nella deglutizione e nella varola; la glandola per la ritenzione si tumet'o; insorgono crisi dolorose intense localizzate alla sede della glaudola ed irradiate al collo, all'istmo delle fauci o verso l'orecch io, delle vere coliche salivari che si manifestano di preferenza durante i pas ti. Può aversi una piorrea s alivare intermittente e possono formarsi degli ascessi che si a.prono spontaneamente dando luogo a delle fistole salivari. Ne ll'amma lato, d i cui ho riferito la storia, figura nella sintomatologi11 anche il dolore dentario a.Ila metà. destra della. mandibola, che trova spiegazione in una ragione anatomica per l'anastomosi del nervo dentario inferiore e del linguale, il q uale fornisce mediante il ganglio di Meckel rami alla glandola s->ttomascelJare ed alle pareti del condotto di Warton. La diagnosi della calcolosi salivare nella maggior parte dei casi è facile: non mancano per altro degli esempi in cui essa è stata confusa con affezioni periostee, con adeno•fiemmoni con neoplasmi. Nei casi in cui il calcolo si è arrestato nel dotto il cateterismo può essere di aiuto nella di11.gnosi: esso però sarA fatto sempre senza successo se il calcolo risiede altrove che nel canale escretore prin· cipale. Certi co.lcoli situati nella gl11.ndola sono stati rivelati anche dalla radfo· grafia. Circn gli esiti il calcolo può essere espulso spontaneamente e dare tregua alle sofferenze del paziente. 8 pesso però è necessario l'intervento chirurgico. :-,e il calcolo è incuneato nel dotto può essere estratto per via orale con una semplice incisione della mucosa: la piccola ferita guarisce rapidamente e la saliva di nuovo torna a defluir!' dall'apurtura normale del dotto sali vare. Quando il cal· colo ha sede neJl,1 glandola, la terapia consis te nell'ablazione totale o parziale di essa: e l'operazione può essere resa più o meno difficile dalle alterazioni determinatesi e dai rapporti anatomici.
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0.-.UPP&. -
CASUISTICA CLl ~lCA
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U n ca10 di calcolosi salivare Calcolo della glandola 11ottoma11cellare tenuto per 19 ann-i. Errori diugno~t·ici. Eliminacunle spontanea. (Qm:ieua degl,'. ~edali, 190 7). BAOMOARTt:N. - Caloi,l aalivaire d 'une groa~eur rure, auec récidive. (Wien . med. Presse, 20 ja.nvie r 1907 re<:. in Sem Méd., n. 19. 1!107). i\lARTr:r.. - Calc11/ R<•livr,ire d11 canal de War1011. datant rfr vin gt-1<ept ana. ( Rev11e de Chirurgie. 1909). RATERA, - Gas de calc11l de la g lande S01um1(txillaire diagn oatique par la radiographie. (Revue de Chirurgie, 191 I). REVER<:HON , Calcul d n canal de Warton-Abcès localisé à l' ori/ice du ca11<1l. (R11lletin de la S oc de Médecin e militaire franca.iae, n. 11, 19 12). C RUIEIIO Y Vol1tmineux calcul du canc,l ck IVart,on aim11l<m t ,m adétlophlegm<m 110•,sm=illnire. E:r:p11l11ion spontanée. ( Bulleti,1 de la Soc. de Méd m il. fratle,, n. 12, 1912). BRANDINI, -
DELL'AMAUROSI ISTERICA COMPLETA BILATERALE DA TRAU MA CHIRURGICO, PORTATO SU REGIONE LONTANA DALLA ORBITALE, per il dott. Oddl Oddone, capitano medico assistente onorario alla clinica chirurgica d i Roma.
I casi che mi fu dato osservare non sono certamente unic i. Nella lotttoratura sono citati casi di amaurosi isterica consecutiva ad accesso convulsivo, al t ri per grave e violento patema d'animo, per traumi, ecc...; ma ciò che riveste uua certa importanza nelle osservazioni da me fatte è l'essersi l'amaurosi is terica manifestata in individui giovani, appnrentemente for ti e robusti che non avevano mai dato alcun segno di affezione nervosa e che a nche in prosieguo presentarono uno scarso reperto obiettivo. In seguito a quest,e considerazioni ed a nche tenuto con to che l'amaurosi isterica completa bilatera le è detta da Le Roux « affezione rara ,. mi a ccinsi a farne oggetto di u na noto. clinica. Era credenza antica, ed il nome stesso lo dice che l'isterismo fosse una malattia del sesso femminile; e indubitato anche oggi, che in q uesto prevalen temente si OS$erva; ma che s i presenti negli uomini e ragazzi molto più s pesso d i quello che non si possa sospettare è a priot·i cosa ben dimostrata fin dal 1880 dn l Bonfigli. Allo Charcot p oi si deve la conoscenza del fatto che l'isterismo sr.esso s i pl'eseuta frll i militar i. I due casi da me o;iservati nel breve periodo di esercizio professionale furono di amaurosi completa bilaterale certamente di natu ra istericu e furono originati per traum n chirurgico.
C. G. ulliciale, venne rico verato d'urgenza nell'ospedale militare per polmonite sinistra. Fino dall'inizio si prevede che. l'attacco deve essere grave per i I s uo violento modo cl i insorgere. L'infermo però è calmo, ragiona assai bene, non si mostra eccessivamente pr;,occupa to del s uo stato.
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CASU ISTIOA CLINICA
L'esame obbiettivo oltre i fatti de)la polmonite in atto ci dì1 ad osservare che è individuo robustissimo, masse mi1scolari e panicolo adiposo molto sviluppato,
colorito della cute bronzino, ha tutte le stigmate di un individuo forte. Si viene infatti a sapere interrogando i compagni do) predetto ufficiale che egli era fra i più resistenti alle futicbe e che mni accusò la più lieva infermità. L'impianto dei capelli è normale, fronte alta, non esiste alcuna cicatrice a carico del cuoio capelluto e del viso, non s ..gni degenerativi. All'esame della cavi tà orale s i osserva c he non esistono cici1trici o carico della lingua, non denti spezzati. L'anamnPsi ereditaria e personale è nega tiva, solo egli dice che In madre è di temperamento nervoso; ma non soffri mai di convulsioni di alcuna nat.ura. Dal suo ingresso all'ospedale le condizioni andarono aggravandosi per la polmonite la q naia finì con esito in r isoluzione ri tardata e formazione di empiema meta.pneumonico. Non stnrò qui a riportarle' la storia Pd il diario della predetta malattia la quale trascorse gravissima, volendo in\·ece richiamare l'attenzione su i fatt i successivi. F atta diagnosi di pio-torace si venne nellR det,erminazione di pratfonre il vuo-
tamento mediante l'apertura della pleura per taglio intercostale; ed a questo atto operativo l'infermo si sortopose abbastanzu risoluto e SPnzn dare manifes tazioni di gravi sofferenze d urante esso. Terminato il lavaggio dr-11a cnvità toracica ed applicati i drenaggi, l'infermo disse di provare un senso di disgusto; ma che rapidamente scomparve e fino al di sPguente nulla fu dato di notare. Durante la seconda medicntura ad un t ratto egli, senza alcuna ragione, cominciò ad inveire in modo s i violento contro un infermiere che lo sosteneva semiseduto, da impressionarP il personule medico che lo assistl'va. Nessuno pensò che quello potesse essrre il prodromo di un accesso as,;ai più grave. Si procedeva alla medicatura Pd al lavag gio della pleura per la quarta volta allorquando l'infermo disse di sentirsi venir male e senz11. dare il tempo di sospendere la medicaturn senza grida si gettò rivt>rso s ul letto e cou una violentissima scossa entrò in coutrazione tonica g eneralizzata a tutto il corpo. L r1 bocca serr>1t11. fortem ,:, ute. la l ingua al s uo posto, non emissioni' di bava, g li occhi sbarrati t'cl immobili, non una sola contrnzione c lonica, la respirazione lentissima e ste1·toro a. Tale stato durò per circa d ieci minuti invariato. L>I coscienza però non era scomparsa in modo assoluto, giacc hi'.• l'infermo volgev11. il i\apo da.Ila parte ove s i chiamava, le convulsioni le quali i:<tantaneam<•n te si erano iniziate con contra.zioni toniche di tutto l'organismo andarono lentamPnte risolvendo. Un dirotto pianto segnò il termine del periodo convulsivo dopo di che sedutosi sul letto e volgendo il capo con espressione d i pe rsona sorpresa disse di aver perduto la vista. I ,:uoi oc1·hi era110 immobili, le pupille molto dilntate non reagivano allo s timolo luminoso. L'ammalato non era eccessivnmente im p ressiona to da.Ile sue c6nd izioni p<!rÒ prPs,•otava disfagia per oodo is terico e conseguente difficoltà nella deglutizioo,• d egli alimenti. Praticato un l'Snme s ommario delll\ varie sens ibilità e dei riflPssi, che è ripetuto anche nei g iorni success ivi, si rileva solo, iperestesiii !in prossimità de lla fer ita prat icata al torac·e, mancanza dE> I r iflesso faringeo e saltuarie zone di an•'· s tes ia nella regione interna della co:cia s inistrn nella regione deltoiclen des trn,
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fotofobia intensa, lacrimazione, anestesie. congiunti vale della cornea e palpe brale, aspetto in secondo tempo di occhio imbambolato. Prnticato l'esame oftalmoscopico del fondo oculare il reperto fu n egativo sia per quanto riguarda i mezzi diottrici che per il fondo retinico. Persiste la contrazione spastica degli arti inferiori. DoJ>Q 36 ore da che l'infermo era in queste condizioni fu necessario estrarre i drene.ggi che per fiocchi fìbrinosi si erano otturati non eh<.' e.lcune striace di garza che 1,vevl\no aderito alle pe.reti. In questo intervento si determinò stimolo di do• lore, l'infermo fu preso da un tremito convulso generalizzato di tutto il corpo e da uno stato di ilare f'motività dopo la qul\le con sua sorpresa esclamò di nver riacquistu.to la vista. Col ritorno della facoltà visiva percettiva scomparvero tutti gli altri fatti di eccitamento isterico, quali la disfagia e le ultime t raccie di contratture spastiche dei gruppi muscolari degli arti inferiori. Da questo momento non si ripeterono più vere convulsioni isteriche nè equivalenti; ma si ebbero acl'enni di stato di e.gite.zione durante le successive medicature, dominati dalle. suggestione esercitatii dl\l capo reparto. Le. infermità toracica migliorò rapidamente e anche la ipereccitabilità a tutte le cause rooraJj, che era residuata andò gradate.menti' scomparendo. L'infermo poteva essere dichiare.to completamente guarito. Prima che il malato abbandonasse il nosocomio praticai l'esame del campo visivo e del senso cromatico. Il primo era leggerissimamente ristretto in modo uniforme, il senso cromatico presentava solo
alterazione per la percezione del violetto (1). M. F. giovane di anni venticinque, di aspetto sano, robusto, dedito allo sport, specie all'uso della bicicletta, non ha mai sofferto malattie di carattere. Ha genitori viventi e sani, solo la madre andò soggetta a disturbi che dai sanitari fu. rono detti di leggera isteria. Il giovane dA. circa un mese l\ccusa dolore alle. r·eg/one inguinale destra, dolore che si sarebbe acutizzato dopo uua corsa di resistenzR fatti\ in bicicletta e dopo la quale comparve pure una lieve tumefazione. Esaminato il soggetto lo riconobl,i affetto da adenite inguinale destra da sforno. Consigliai il riposo, l'applicazione di pomata cinerea topicamente; ma l'ingorgo glandolarc andò vi e più aumenta.udo fino a fusioue del pacco glaodolare. Mi accinsi allora allo spaccamento dell'ascesso ed usai la anestesia locale con cloruro di etile. Il soggetto si sottopose all'atto operativo assai preoccupato; ma desideroso di una cura rapida e cruenta dalla q aale egli ,pere.va una pronta guarigione. Allorquando mi accinsi all'intervento il giovane appe.riva tranquillo e solo dopo che ebbi inciso l'ascesso e vuotato il pus, improvvisamente gettato un acuto grido fece arco della colonna vertebre.le, puntò i piedi e la nuca rimanendo per qualche minuto in tale contrazione con arti inferiori e superiori rigidi, occhi rotati in alto, bocca serratR seuza bava. Accel1>rai l'intervento e rapidamente zaffai la ferita, convincendomi per la tipica contre.zione e per la improvvisa esplosione dell'accesso convulsivo di essere di fronte ad un soggetto ignorato isterico. Segui rilasciamento generale muscolare mentre il soggetto era subcoscente compiendo limitati movime1,ti che ad alta voce venivo imponendogli. In seguito l'infermo fu colto da ilarità e quindi da pianto dirotto che mi fa. cevano oramai ritenere risolt,i, come di solito a.vviene dopo un eccesso d i grave (1) Il caeo è stato curato dal colonnello me<lico cav. Ct!rvigni allora maggiore capo reparto nell'ospedale di Roma. Per eua gentilezza nella qualità di euo 11Ssistente mi era stato conc111150 di fare dol caso uoa nota clinica.
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OASUISTICA CLINICA
emotività, la convulsione isterica, quando con mia sorpresa e con grande coster· nazione riei cougiunti l'infermo col ,ritorno completo della coscienza dichiuava con quasi di lu i indifferenza di essère perfetta mente cieco. Il caso richiamò subito alla mia mente il quadro fenomenico precedentemente esposto ed al quale pure avevo assistito e senz'altro venni nella convinzione che s i t rattasse di amaurosi is tel'Ìca io soggetto affetto da is teri» latente. Non stò a riportare quanta costernazione l'accidente portasse fra i famigliari e quanto abbia io dovuto insistere per convincerli della nessuna gravità dell'infermo c he giaceva calmo e non certo preoccupato _di quanto aragli occorso colla perdita. di uno dei sensi più squisiti e più importanti della nos tra vita di relazione. Pratica i nella sera s tessa un esame del soggetto, riscontrai che le p11pille dilntate ('rano normalmente sensibili allo s timolo luminoso, maucRva il riflesso fa. ringeo, esagerRto lo scrotale. Saltuarie w ne di anes tesia riscontn1i al lato in te rno delle coscia e delle braccia; ne~>1 tivo in modo assoluto l' esame oftalmoscopico del fondo oculare. L'infermo t rascorse iu q ueste condizioni quattro- giorni ; ne valse a modificarle la medicatura fa me praticata iu seconda giornata dopo l'operazione. E stata n,ella 4• giora na ta che nt>lla med icazione de lla pinga ; mi accorsi della necess ità di un inter,·ento per l'as portazione di una piccola glandola; ed anche allo scopo di determina.re uua acuta reazione dolorosa nello infermo intervenni col cucchiaio tagliente senza a pplica.,donc di an est.-sia a lcuna. Ri co1·davo il caso già occorsomi e non mi sbagliai nella previsione. Allo sti molo doloroso il giovane malato reagi coll'emissione di un acu·to grido, una scossa violenta di tutto il corpo ed abortivo accesso convul· s ivo. (..luind i sotto l'impressione quas i di paura dichiarò ai presenti di aver riacq uistat.o la vis ta. Oli a ccessi di natura isterica cessarono con questo, l e successive medica t ure a nche dolorose non diede1·0 luogo ad incidente alcuno, sempre da me fatte precedere da imposizione sugges tiva. L'infermità chirurgica guarì rapidamente ed in ven tesima g iornu ta l'infermo lasciò le mie C\lre. Il ca mpo visivo risultò omogeneamente ristretto per il bianco il rosso ed il ve rde alterato era il senso cromatico, cecitk per il viole tto, rosso cupo scambiato col nero non ostante le ripetute osservazioni per richiamare l' attenzione del malato. Ca.1111po visirn V. F ig ura n. I (l).
Nessun d ubbio che nei citati casi c l inici s ie.si trattalo di Amaurosi bilaterale completa i~terica originll.ta dal trau ma chirurg ico. Col vocabolo di amauros i intendevano gli antichi scrittori di o ttal mologia l'abolizione completa della facoltà visiva per a ffe,.ioni dellR retina, dei nervi ottic i, o del cervello senza. lesioni dei 111,-,.?.i t rasparenti. F iuchè mancarono i reperti dell'anatomia patologica e non fu po;;,sibile ver ificRre d urante la vi ta le alterazioni intraoculari che dànno origine alla menom1Lta sensibilità della retina o alla cecità più o meno completa ; l' ambliopia e l'ama uro~i veni vano coHs iderate non già comi' sintomi di pRrticolari e d ivers i processi ; s ibbeue q uali .-ntità. mor bose primitive, ve re paresi o par.il isi e~seuzia l i dei ne rd ot t ici. Coi progressi del l'anatomia patologica si -riten ne che l'altera t a funzionalità retinica o dei ne rvi ottici fossi' il più delle volte l'effetto di flltre coudizioni mor bose operanti su queste parti .
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OASUISTICA CLINICA
Si ammettevano allora quali causali, la congestione, l'infiammazione, il torpore o l'eretismo nervoso ed altre condizioni che per induzione venivano sospettate. Tali dati non mancavano alle volte di dare criteri sufficienti per formuiare una diag nosi approssimative.~ente cotforme al vero ma l'osservatore non trovandosi in grado di dare un giudizio sulla vera natura della i:.1alattia faceva sempre prognos i incerta, inopportuna ed alle volte dannosa la cura. Altri autori classificarono le affezioni amaurotiche in steniche ed asteniche, distiuzione, che prati· camente doveva e poteva &'\'ere uua notevole importanza giacchè escludeva a priori i l conc<'tto che l'amaurosi fosse sempre l'effetto di debolezza nervosa o di para• lisi. I caratteri di amaurosi stenica si fondavano s ulla robustezza, temperamento sanguigno; l'amaurosi astenica aveva la sua orig ine dalla debolezza generale, da lla prostrazione delle forz<' dall'anemia grave ecc. Siccome però queste categorie non potevano comprendere tutti i gradi di affezioni amaurotiche giacchè in molte non riscontravansi i citati caratteri, cosi si 8:tnmisero le amaurosi puramente nervose od eretisticbe che consistevano in un turbamento puramente nervoso (isterismo) e le s impatiche ~be ripetevano la loro origine da a_ffeziòni di organi o visceri lontani; mentre poi per ultimo si ammettevano alcune particolari discrasie, desig nnndo l'amaurosi erpetica, la artritica, le uremica, la glicosurica la sifilitica ecc. Ma IP difti,:oltà di esame, la impossibilità di ispezionare il fondo oculare, gli incerti esami obiettivi sui qua!i n ella maggior pa.rte dei casi si cercava di fondare una diagnosi ; erano tutti dati cosi poco attendibili per cui gli errori di diaµ: nos i erano frequentissimi. Le varie amaurosi di origine centrale o periferica, idiopatica o simpatica, stenica od astenic11, venivano con grande facilità scambiate. Il vero progresso della scienza in merito a.Ila natura di tali infermità ed alla s ua origine devesi alla scoperta dell'oftalmoscopio. Da questa epoca iuiziaronsi gli studi dei processi morbosi e della loro sede per quanto riguarda le affezioni delle membrane oculari e delle terminazioni del nervo ottico ed ai capitoli di patologia che tratta.vano delle ambliopie, scotomie, amaurosi ecc. vediamo sost ituiti quelli riferentisi alle stasi, all'ischemia retinica, all'embolismo dei vasi centrali retinici, alle atrofie del nervo ottico ecc. Coll'au· silio dell'oftalmoscopia fu possibile differenziare le amaurosi da affezioni intraoculari da quelle che non presentavano reperto positivo oftalmoscopico e che dovevano quindi originarsi o da una lesione del cervello o da condizioni anormali dell'organismo o per puro turbamento nervoso. La dia~nosi differenziale delle amauros i con reperto oftalmoscopico negativo doVTi~ essere formulata per Psclusione e ciò an.c he in merito alla amaurosi isterica giacché pur pre,a:entand · un SO!-(;!;Ctto sintomi di una ne vrosi non è escluso che possa essere anch<' affetto da lesione organica del fondo. Tralascio di parlare delle varie amaurosi p~r soffermarmi senz'altro su quene dovute a temporanea inibizione della facoltà visiva che si osservano in soggetti isterici e e.b e come tali sono d1::6ni te amaurosi isteriche. Dette amaurosi sono anche dai moderni classificate sotto la denominazione di a oastesie retiniche che per la loro comparsa, per il decorso, per il momento di origine possono associarsi a tu tte le a ltre forme di anestesie, tattili termiche e dolorifiche che accompagnnno la polimorfa is teria. Per amaurosi isterica s i intende la man,'anza di potere conduttivo nelle fibbre del nervo ottico che trasportano al cervello le impressioni percepite ùnl la retinn che pur sempre resta sensibile, cosi che l'amrual11to rice verebbe l'impressione retinica pur rimanendone estraneo ed in coscio.
CASUISTICA CLINICA
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Per Le Roux l'amaurosi isterica completa bilaterale è affezione rara, Kerneis fino al 1901 non aveva potuto raccogliere nella lettera.tura che 35 casi, e che più rare siano le vere amaurosi isteriche da trauma s ta a comprovarlo anche il fatto che lo stesso professor L. Borri nel suo trattato sugli infortuni sul lavoro, t.rattando magistralmente delle nemosi traumatiche parla di restringimento del campo visivo con conservazione alle volte dellii sola visione centrale; ma ness11n accenno fa della amaurosi isterica da trauma. pur citando le osserva.zioni fatte Jal Kouig in 6 cl\Si di neurosi traumatica nei quali egli avrebbe constatato auetitesie della retina. Come gli altri accidenti isterici l'amaurosi succede d'ordinario ad una impressione morale, ad una collera ad un traumatiAmo. È opinione del Sichel e di altri che ranes tesia retinica cominci improvvisamente; Adamuk riporta un caso di un letterato di 44 anni di temperament.o un po' nervoso preso rla cecità. completa nello stesso momento che stendeva la. mnno per prendere una tazza di thé - Pupille ineguali e senza reazione - trascorsi 2 giorni la visione si era ristabilita. dopo che il malato si era ingaggiato in una viva. discussione. Mas dice di uno, giovane donna che presa da un vio!ento accesso is1 erico divenne cieca. Al ma.ttino del 1ì0 g iorno ricompariva la visione. Ma dopo qu,dche mese una novella crisi ist irica generò nuovo attacco di oocità che ebbe la durata di 38 giorni. L'amaurosi isterica si a.ccompagna frequentemente a fotofobia, lacrimazione, anestesia congiuntiva.le, della cornea e palpebrale e da. paralisi dei muscoli oculari. Essa può es:;ere secondo il Wilbrand il primo e solo sintomo dell'ist eria ed il Kron mentre cita ventinove casi nei quali erano apprezzabili a.Itri sintomi isterici ne addita quattro nei quali era stata notata. la loro assenza. L'amH-urosi bilaterale è la più frequente (Wilbrand), il suo decorso è variatissimo e mentre lo stesso autore illustra casi che persistettero per solo qualche giorno, ne descrive altri la cui dura ta. raggiunge s ino i dieci anni. Nell'amaurosi isterica i sintomi obiettivi oftal moscopici svno completamente negativi solo in 2° tempo allorquando la funzion e visiva si sia r ipristinata sarà ce rto di grande ausil io diagnostico l'esame del c nmpo visivo e 1A constatazione di un ristringimento concentrico di esso, la presenza di scotomi, le al terazioni del senso cromatico, ecc., sintomi tutti ohe uniti ad altri dell'isteria forniscono un valido quadro clinico per il cri terio diagnostico, che occorre sia formulato rapidamente dal sanitario allo scopo di poter tra.nquillizzare i famigliari con una prognosi assolutam1mte fausta in rapporto a llR funzione che si ripris ti na più o meno rapida.mente. La mancanza del reperto positivo oftalmoscopico non certo sarà s ufficiente per infirmare la possi bile esis tenza di una nevrite retrobulbnre acuta ; ma In mancanm di cause dewrminant i (intossicazioni, malattie infettive, raffreddamenti, ecc. ) la bilateralità dell'amauro:;i, la cecità n;:soluta., la istnntauea s ua comp1,rsa. e la conservazione del riflesso pupillare ci porranno in grado di escludere !ti nevrite. Nella grande maggioranza. delle >lmaurosi is teriche il riflesso pupillare alla luce persiste e si ma.ntiene perfetto. Ciò se sta a confermare che i n euroni retino ganglionari vengono, come allo stato normale, eccitati dalla. impressione luminosa, non esclude che essendo per inibizione nervosa intercettate le radiazion i ottico corticali manchi la percezione. Come riporta il Bonomo in una sua recente pubbi icazione sull'amaurosi traumatica per contusione dell'orbita, secondo Betcherew e Grasset ; la. insensibilità ret inica pet la percezione delle immagini luminose (fun-
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CA8U1ST1CA CLDllCA
zione cerebro co1·ticale) non escluderebbe la. esistenza di altre fibbre sensibili &Jln luce per provocare il riflesso pupillare non collegate colle radiazioni ot.tico
corticali. È perciò logico dedurre che lesioni anatomiche della corteccia cerebrale o tran· sitorie sospensioni delle radiazioni ottico cerebra.li, non aboliscono di per sè il riflesso pupillare alla luce; ed in merito piacemi qui riportare una. felice frase del Bonomo che crede « la contrasione ed il rilascio pupillare fenomeni automatici che precedono la percezione coscent"\6 e distinta dell'immagine luminosa e che perciò avvengono senza l'intervento della corteccia o per lo meno il suo intf>rvento non è necessario analogamente al meccanismo dei ritiessi spinali che non sono soggetti al controllo della corteccia cerebrale ;,, · La scomparsa dell'amauros i isterica è variabile, come è variabile il modo di prodursi. Il Kerneis dt\ li\ seguente regola a cui vanno aggiunt~ le debite ecceziòni. Se la cecità si è manifestata e stabilita rapidamente nello stesso modo sparisce, se si è manifestata senza crisi sparisce se>1za crisi, se la sua comparsa fu graduale sparisce gradualmente.
Sulla natura istl'rir.a ùelle amaurosi riscontrate nei due soggetti di osser\"'azione, credo non possa in alcun modo cadere dubbio nè sia quindi necessario che sull'argomento ulteriormente mi trattenga. Resta a stabilire quale possa essere stato il momento etiologico della infermità riscontrata. I due soggetti furono sottoposti a t rauma materiale chirurgico e che i t rauma materiali possano generare traumi psich ir:i è fuori tlubbio; come è ornmai dogmatico che mezzi morali possano arrecare pregiudichevole effetto al normale fon zionamento organico e psichico· Principio che fu accettato indiscutibilmente sino da qunndo il Cnbanis colla sua opera del morale sul fisico, intravedeva l'azione che l'uno esercita sull'altro. Il Filippi parafrasando le esprl'ssioni del Oabanis cosi si esprimeva ~ vivere è sentire, e sentire è, nelle or~u nizzazioni animali le piu perfette, origine del pen· sare: le sensazioni giunte al centro cerebrale, sono convertite in idea per il movimento molecolare che nella sostnnzn. nervosa si genera ; ed essendo questa diffusa in ogni parte dell'organismo, la influenza che parte dal sistema cerebrale, quale organo del pensiero e dell11. volontà, eccita, sospende e anche denatura tutte le funzioni dell'organ ismo stesso » . li trauma materiale, ed io ritengo con maggior valore le cause impressionanti per condizioni di ambascia, gli stati di concitazione d'animo, in una parola i traumi psichici, possono determinare stati di inibizione funzionale e s ens itiva, quando sotto la denominazione di inibizione vogl iasi concepire quella. che il Bro,vnsequard definisce: < un atto pcl quale una proprietà od una attiviti\ e secondariamente una funzione od un11. semplice azione d is pnre completamente o parzialmente, impro\"n· saroente o r~pidamente, per sempre o transitoriamente in uno o parecchi punti dell'organismo, n d istanza dal punto irritato d i>! s istema nervoso ed in grazia ad uua influenza speciale esercitata per i traumi fisici, da}ln. irritazione t rasmessa dal punto vulnerato alle diversi> parti in cui tale disposizione si manifesta e p()t i traumi psichici direttamente ripercossa ilall'encefalo.
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<JASUISTlOA CUNICA
Ma è sempre facile nei casi di trauma, stabiliJ-e quanto nella esplicaiione del fenomeno osservato possa spettnre al trauma psichico quanto ,tl fisico? Questa appunto è la. domanda che è logico rivolgerci specie nei casi istero traumatici; ed allora, giacchè il più delle volte l'effetto del trauma è sproporzionato a.I momento causale è giusto presupporre che abbia predominio il trauma psichico il quale certo apporterà maggiore o minore gravità a seconda dello stato di vulnerabiliti\ mag• giore o minore del sistema nervoso del sogget to, sia questa maggiore vulnerabi· lità. dovuta a tare originarie, o acquisite, o transitorie. Ed ora a qu.ale causa. potremo ascrivere l'insorgere di ques ti accessi isterici con conseguente amaurosi? Entrambi i traumi, morale e fisico, generarono l'accesso isterico e l'anestesia retinica; l'atto ope1·ativo, quale trauma che colpi il corpo; l'impressione n1ora.le quale cau1<a che riguarda. la. psiche, e che secondo alcuni rievocherebbe un disordine morboso latente mentre -per altri sare bbe causa dell'esplosione di una ma· 1nttia nervosa che pur essendo virtuale poteva., ove il trauma non fosse avve nuto, r imanere tale per tutta )11, vita del soggetto.
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ti -
Giornale a, ,,1ediei,1a milila,·e.
Fase. l\'-V.
(Monate. BI. fiir
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0ASUI$'TIC' A CLINICA
UN CASO DI PARASSITI:·mo NELL'UmIO DA LIMNATIS NILOTICA. Contributo alla conoscenza dt>lla patologia della Libia, per il capitano medico Emilio (:osta.
Un giorno dùl stttl·mbrP u . s., mPntre a capo del servizio sanitario del 930 reg· gimr nto fanteria mi trovavo alle trincee oltre Sciara..Sciat, nel settore orientale di Tripol i, al posto di m>'dicazione di Bu-Kumescia, mi si presentò a.Ila visita il soldato N. N. del reggimento, accusando epistassi. Una sottile stria di sangue gli rigava, infatti. il contorno posteriore della narice sinistra. ' Interrogatolo sulle cause, non seppe specificarmene alcuna e siccome la quantità di l'angue fluente era esigua. mi limitai a prescrivergli, dopo un breve, sommario esame, riuscito negativo, i più semplici metodi di emostasia: bagni freddi locali, chiusura delle narici. astensione dal soffiarsi il naso violentemente, riposo. Due di dopo egli si presentò aff<•rmandomi che non era migliorato. Reinterrogatolo sulle cause, ripetuto un più l\ttf'nto esame del naso, sempre con esito negativo, gli prescrissi la stessa cura intensificandola e raccomandandogli la massima attenzione ed Psattezza nell'applicarla. Al quarto giorno l'emorragia. sottile non era cessata. Non disponendo di rinoscopio, nè di specchio frontale ril:lettore, misi il malato in posizionP adatta ed esaminai la cavità del naso, facendola illuminare quanto più profondamente era possibile colla luce diretta del sole, ma non scorsi sulla mucosa nè vene turgide, nè soluzioni di .:ontinuo, nè croste, sicchè gli prescrissi de lle pillole a forte azione emostatica, eomposte di hydrastis canadensis, hama.mc-lis v irginica, estratto di ergotina e polvere di tannino, ch'io stesso provvidi apposta per lui a Tripoli, ma inuLilmen te. Breve, al 6° giorno l'individuo continuava a perdere sangue; era. divenuto pallido, indebolito, preoccupato tanto ch'io m'accingevo a. praticargli il tamponamento delle fosse nasali, quando stringendolo più davvicino con domande egli fini col confessarmi che aveva bevuto parecchi g iorni prima dell'acqua di un pozzo vicino e che provava un legger senso di ve!Jichio in gola; non accusava n" pizzicore, nè tosse, nè dispnea. F tt.ttagli aprfre la bocca, abbassai fortemente la ling ua e non fu sen;\a mia meraviglia ch'io vidi comparire sporgent.e dal mazgiue del velo pendulo l'estremità d i un corpo cilindrico, grosso quanto un dito, molle, contrnttile, lubrico, quello d'una sanguisuga. L'afferrai con una. pinza di P ean s ell7.a far trazionP per non is trappare i tessuti nel punto d'impianto dei suoi denti (1 la strinsi fortemente. L'anellide, sentendosi strozzare, lasciò la presa ri,olg1mdo la testa r.ontro la pinza. Estratto e lasciatolo libero presentò dei mo• vimenti vivacissimi contraendosi, allungandosi per più di 15 centimetr i. Lo posi in una soluzione di formalina, lo conservai, lo portai a Padova, lo stmlin.i ali' Is tituto di ~oologia della R. Università, cui lo regalai, mercè i mezzi forni timi con estrema corksia dal suo direttore, l' illu~tre professore Carazzi, rilernndo i seguenti dati : Corpo con dorso e ventre di color bruno-verdastro formato da quas i cento anelli, di forma rotondeggiante, percbè repleto di sangue, d'aspetto lucente, lubrico. fortemen te retratto per effetto della formalina e dell'alcool in cui fu immerso, epperciò rappresentato nell'annessa. figura alquanto ingrandito. A.i lati, in tu t to il senso della loro lunghezza, ha,vi una stria larga 1,5 mil• liruet ri che ben risalta nella figura, di color rosso arancione. L'estremità. poster :ore termina in una larga. ventos a del d iametro di o millimetri.., a. marginEi elevato e robusto. L'estr<'mitit cefalica e assottigliata e porta. nel centro una infos-
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OASOISTIOA CLINICA
satura larga 2 millimetri, dov'è contenuta una piccola ventosa e la bocca. Si tratta, iW1omma, d'una sanguisuga del genere Limnatis e conosciuta sotto il nome di Limoatis Nilotica (Savigny, 1820) dal greco ),iµvtirn; o Àtµ•rr,-r1~ che sta. in pa· !ude; nilotica perchè originaria del Nilo. Degradando le acque essa può vivere per qualche tempo a nche fuori di esse n ella melma. Altre sue caratteristiche costanti sono : labbro anteriore inferiormente solcato; tre mascelle armate da più di 100 denti acuminatissimi; dieci occhi disposti a ferro di cavallo sulla ventosa anteriore; intestino provvisto ad entrambi i lati di dieci fondi ciechi a margine lobato, l'ultimo dei qunli più grande I, ripiegato ali' indietro. Essa è dunque molto diversa da quella comunemente usata in medicina, la Hirudo medicinalis, pit\ piccola, con minor numero di denti, recante due strie nere ai lati del ventre. La L. nilotica è nota anche sotto altri nomi: Sangsue d' Egypte (Larrey, 1803), E1·pobd;,lln vulgaris (Delle Ghiaje, 182S), Sanguisuga a egyptiaca - Haemopis vorax (Moquin-Tandon, 18'2 6), Pa.laeobdella nilotica di Blainville ( 1828). Essa non è usata in m edicinu, ma lo sono due specie affini, la L. mysomelas e la L. granulo,;a; la prima al Senegal e nel Sahara, In seconda in India, dove dà luogo talvolta, specialmente nei bambini, ad emorragie ditficili ad esser e infrena te. La L. nilotica è diffusa in tutta l'Africa settentrionale m editerranea, trovasi quindi anche in molti degli innumeri pozzi dell'oasi di Tripoli: (molti, non tutti, perchè io ne ho fatto epurare alcuni intorno a Bu-Kumescia e non v e l'ho trovata), -nelle isole Azorre, nell'Europa meridionale. Pare, però, che la sua zona di distribuzione si estenda anche in Asia, segnata.mente in Siria, Armenia, Turkestan (Brumpt.). Llmoalls Nilotica. In Italia fu segnalata per la prime. volta dal Delle Ghiaje, nel Sebeto (1828). Essa fu rinvenuta in Sicilia a Gibilmanna e nei dintorni di Castelbuono (Blanchard). In Sardegna fu notata la sua presenza d,, Marcialis. Casi di sanguisughe nelle prime vie aeree, riconosciute poi della stessi\ specie di cui tratta questa mia nota, furono clinicamente illustrati da Clementi, Calandruccio, Gondorelli, Francavilla e da Massei. In Francia fu studiata specialmente da Blanchard e da Guyon. Esse. infesta tan to l' uomo che gli animl\li, sop rattutto i cavalli, e perciò è detta anche sanguisuga cavallini\. A1 93° reggimento fanterie. fu r invenuta infatti anche sotto la lingua di muli e ca valli. In Algeria, quando la si vuol trovare, basta ricercarla negli abbeveratoi pubblici nei quali gli animali bevendo lasciano cadere le sanguisughe ingoiate e ch'essi alber gavano da un certo numero di giorni In faringe (Brumpt).
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CASUISTICA CLINICA
Ma come mai può esser bevuta da.Jl'uomo? L'anellide appena nato è piccolissimo ed sllungandosi diventa sottile come un ago; se l'uomo beve sbadatamente o l'acqua è torbida o il fondo del vaso scuro passa facilmente inosse~ato. Pur troppo devo qui far rilevare che taluno dei nostri soldati o per ignoranza o per irriflessione o perchè vinto dal tormento della sete o perchè stanco non s'attiene sempre agli utili precetti igienici con tanto amore suggeritigli dai sanitari. Egli si disseta nell'oasi nell'acqua del primo pozzo che incontra., perchè più fresca e più comoda . piuttos to che usar quella che i medici o bromidrandoln o acidifìcan<iola e facendola contenere in recipienti ben disinfettati si sono adoperati in sommo grado di couservi\r pura da inquina• menti, epperciò s'infetta. Già il capitano medico Tonietti del cui lavoro venni per caso a conoscenza quando il presente era finito, illustrò parecchi casi di sanguisughe nelle prime vie aeree in soldati che avevano 'bevuto l'acqua dei pozzi dell'oasi di Tripoli. Penetrato nella bocca il piccolo verme si fissa rapidamente o sulle amigdale o sul faringe o nei dintorni delle corde vocali; in genere là dove risente minori molestie. Talora migra e penetra nelle fosse nasali, nei ventricoli del Morgo.g ni e persino in trachea. Nel soldato in parola il parassita dovevn essere infisso o al contorno della coana o a qualcuno dei turbina.ti di sinistra o in qualche punto de lla mucosa circostante se l'emorragia si effettuava, a stazione eretta, per lanarice sin ist1·a. Il periodo del suo soggiorno negli animali può durare anche più di 20 giorni e per non meno di 1,; calcolo sia stato albergato nel militare da me visto, considerato il notevole volume ch'esso aveva raggiunto quando lo estrassi. Anche le truppe francesi della spedizione d'Egitto furono molto tormentate dal parass ita i n parola. Laney fa una descrizione splendida del quadro clinico completo da esso offerto che merita d 'esser no to ne i punti essen,;iali ch'io traduco. « I soldati francesi reduci dalla S iria prima di Ssalahhieh s'imbatterono in qualche stagno d'acqua dolce e fangosa che torturati dalla sete, ventre a terra, bevvero avidamente Non tardarono, però, parecchi di loro, a risentire gli effetti d elle sanguisughe ingoiate consistenti in un senso di dolorosa puntura nlla retrobocca, tosse s tizzoso. accompagnata da espettorato mucoso striato di sangue e da conati di vomi to. A tale irritazione delle parti sensibili della retro-bocca succedevan ben presto senso di occlusione alln gola ed emorragie frequenti. La d eg luti1.ione diveniva difficile; la respirazione s tentata e gli scuotimenti prodotti dalla toss e sui polmoni e d iRframmo. causavano ai malati dei vivi dolori in tutto il petto. I pazienti dimagrivano a vis ta d'occhio; perdevano l'nppetito e il sonno; erano inquieti; agi tnti, e, se non s i interveniva a loro van taggio in tempo, tali inconvenienti li mettevam, in pericolo di soccombere, come t,1lvolta avvenne -.. L'uomo che s'abbevera d irettamente alle pozze corre rischio d'esser assai pi ù gravemen te infetta to dal verme per il motivo seguente. Le sanguis ughe adulte vivono a l fond o; quelle giovani che sono a digiuno piccole, sottili, qua si inv is ibi li sta nno alla superficie o nascos te tra le alghe. E sse sono dota te d 'una estre ma sens ibilità , sicchè basta toccnre o bat tere un punto delh~ sponda per vederle precipit.arsi a quella volta potendo esse nuotare veloce men te coll',tiuto delln g rande ventosa posteriore di cui son fornite. Come s i vide, dunq ue, il parassite. può esser ca.usa a nche di morte. La. sua pre!WDZH nell'uomo costituisce sempre un serio inconveniente e il pronostico deve
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esser ussolutameute riserYato qu11nJo esso trovasi infitto ili trachea per il pericolo che staccnndosi V1lda ad occludere uno dei grossi bronchi producendo la morte per asfissia. Riguardo alla profilassi bl\sta aYer l'attenzione di acidificar bene l'acqua sospetta con aceto, succo di limone, .. cido cloridrico ecc. Il piccolo anellide in ambiente acido muore subito. P er quanto eoncerne la cura, la migliore di tutte è In estrazione, se si dispone di pinze adutte o se il pa.rassita sta in punto che din possibilità di presa . Altrimenti, si deve ricorrere a gargarismi di aceto o d'acqua salata per far distnccare le mignatte eventualmente infisse nella ret1·obocc,1; alle aspirazioni o irrigazioni con acqua salata per quelle penetrate nelle fosse nasali; ai suffumigi di tabacco o di bulbi di scill11 per quelle attaccate in laringe o dintorni.
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RIVI S TE G ENERALI
v. VAOEDES, - I prosrH td contro le malattie Infettive e la loro 4llfulo11• Del prlDolp&U eseroltl europei. - (D1i1tsche Milittiran.tliche Z eitschrif~ 5 genna io 1918, n. 1). Dalla storia delle epidemie noi sappiamo che generalmente nelle camp,1 gne di lunga durata il 20 p. 100 delle perdite totali dei combattenti si è verifìc.1to per le anni nemiche e 1'80 p. 100 per malattie, e in pri ma linea per malatt ie infettive. Solo in alcune recenti guerre, questo < nemico nascosto, che uccide 1'80 p. 100 ,. ha diminuito nell,1 sua potenzu: cos i per la prima volta nella guerra franco-prussiana del 70- 71 le perdite per ferite sono state di 1/6 superiori alle perdite per mal11ttie e nelln guerra russo-giapponese del 904-905 i russi hanno perduto per feri te un numero di uomini quattro volte maggiore che per malattia e i giapponesi un numero doppio. Quando però per difficoltà o per scarsezza di mezzi non è possibile un'accurata profilassi, ritorna subito l'antica preponderanza della. mortalit à. per malattie : infatti nella guerra cino-giapponese del 1894-95 i giappones i hanno s ubito perdite qunttro volte maggiori per mn.lattie che per combattimenti, e più ancora nella guerra cubana del 98-99 gli americani han no avuto un numero di morti per malaitia ben nove volte superiore al nu· mero dei caduti per ferite. Sono sempre le malattie infett ive que lle che hanno cagionato cosi gravi perdite agli eserciti combattenti, e fra esse sovra.tutto il tifo e la d issenterin. Ma anche nei tempi di pace le malattie infettive dominano non indifferen· temente nei varii eserciti europei, e in diagrammi l'A. riporta In morbosità to· tale, la morbosi tà per malnttie infett ive e il rapporto fra le due per il qni n· quennio 905-909 (per l'Italia invece per il quinquennio 900-90-l, mancando ancora le statistiche). Credia mo utile tradurre i diagmmmi in cifre nel seguen te specchio:
!!·.,
,_.
·:.i
-~--=====:======== , . RapptJrlo Morb o sità Morbo, lla rra m r hos,ta per malaltie per maiat ue e g~n raIe Infet tive [ 1nret11,·r par 1000 di rorza per IOOU di ron:a e mort,,,siti
E S ~: R C ITI
l(r n • r:ile
'
Germnnin (esclusa In Baviera)
602,3
Ingh ilt.erra Franciu
18.3
1:32
428
35,7
1:12
718,8
S l ,.J.
I: 8,5
Italia .
738,6
78,6
1: 9,4
Austria.
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RIVISTE GENERALI
E la mortalità. dovuta a lle malattie infettive è ancora a lta nei v11rii eserciti, poicbè su 100 decessi si son.o verificati per le sole malattie infettive le seguenti percentuali: Germania. Inghilterra Francia. .
• 37 18,9
. 50
Italia . Austria Russia. .
. flO . 40,9
. 49
Certamente per le progredite conoscenze sulle caus e e ,;ulle vie di diffusione delle malat tie infettive si può constatare in tutti gli eserciti una diminuzione del numero dei ma.lati e dei morti, specialmente in quelle malattie, delle qua l i si conosce l'agente pa togeno, come il tifo e la dissent eria. P e r quelle malattie invece delle quali ancom non conosciamo i germi nè le vie esatte di contagio non s i ha nessuna. diminuzione, anzi spesso un nuwento, come per es. per il morbillo e per la scarlattina. nell'esercito francese ; e l' influenza dà ancora un n umero notevole di ma.lati nei varii eserciti, sebbene si possa ritenere che la diagnosi d'influenza si faccia troppo f,,cilmente solo sulle manifestazioni febbrili o sintoma tiche e non per la r icerca bat teriologica dell'agente infettivo. Per giudicare dell'efficacia. delle mis urB di profilassi adot ta te, le statistiche s anitarie militari ci d.a nno un s icuro affidamento, perchè, ft. differenza d i quello che avviene nella popolazione civile, ogni cas o d i malattia infettive. è ricoverato negli ospedali ed è riportato nelle statistiche, né vi e incertezza nelle denunzie o nella profi.lassi, sempre rigorosamen te eseguita. L'A. tratta delle norme generali adottate per la lotta e cont ro la diffusione delle malattie infett ive, soffermandosi su que lle di particolare interesse per gli eserci ti, come il tifo, la dissenteria, la meningite cerebro-s pine.le, le malattie veneree. Non si può certa.mente escludere che nella lotta contro le malatt ie infettive rimane pur sempre le. vecchia esperienza, che cioè l e norme generali per la t u· tela della salute del solda to hanno uno n.ltissimo valore, q uali quelle che riguardano gli alloggiamenti, la n u trizione, il vestiario, la rimozione delle materie di rifiuto ecc.: perchè una tru ppa la quale è affaticata., mal nutrita, strettamente e male ricoverata. è anche e.Ile conoscenze odierne, in particolare modo esposta. alle malattie in fet tive. Non è invero possibile pensare a combat tere una epidemia solo dal punto di vis ta batt eriologico : e nelle prescrizioni dei med ici inglesi durante la guerra d i Crimea, della commissione sanitaria nella guerra americane. del 61-65 e delle autori"tà sanitarie tedesche nella guerra del 70, noi t roviamo una ricca messe di prudent i norme e di cons igli d~r ivati de.ll'esperienzn, ni q uali ancora oggi noi ricorriamo e che ci guardiamo bene dal trascu rare. :\[a per edificare più oltre s u q ueste basi e per gi ungere a più a lte mete, il progresso delle nostre conoscenze scientifiche ci ha for nito altri mezzi di lotta e di difesa. Il primo provvedimento, e anche s econdo l'esperienza, dei nuovi tempi il più efficace, è la sollecita denunzia: ogni caso d i malat tia infettiva deve essere im• media tamente notificato alle a utorità sanitarie, perchè queste possano prendere le opport une misure. Le autorità sanita rie militari devono avverti re le autori tà civili per la protezione della popola zione borghese: mn devono alla lor volta es· sere sollecitamente informate delli;. comparsa d i ma lattie infettive nella popolazione. L'attivn. lotta cont ro le ma.lattie infetti ve nella popolazione civile rappre• senta naturalmente una essenziale difei1a per le truppe. T utto ciò è regolato da leggi nazione.li e in parta anche da leggi internazionali.
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RfVISTE GENERALI
Ma per la profi lass i neg li eserciti, come si comprende, le comunicazioni ufficial i danno sempre un'idea s olo approsaimativa intorno alla diffusione delle malat tie denunciate. 8 e e quanti casi sospetti di malattia s ieno avvenuti prima o avvengano dopo la denuncia ufficiale , quali sieno le possibili vie di importazione e d i infezione in altre locali ta , quale importanza abbiano queste circostanze nel· l'eventualità rli occupare con truppe una data zona o un territorio più vasto, tut to ciò non s i può facilmente rilevare da lle denuncie scritte, e solo le infor. inazioni mediche locali, s ul pos to, possono dare esatte indicazioni al riguardo. È per questo che in Prus sia è prescritto che il medico circondariale riferisca annualmente s u Quanto ha osservato nei riguardi di spostamenti di tr appe nel ter ritorio a lle s ue dipendenze; e prima delle esercitazioni estive un ufficirale igien ista per cura del comando è ìnvie.to in quelle loce.lità per le opportune indagini e r icerche nei rigua rdi dell'igiene. P er la sua esperienza l'A. assic ura che mol te s pesso i n queste visite si ha tutt'altro quad ro che quello ris ultante dalle inforinazioni ufficiali. Anche i ricoveri per le truppe o i baraccamenti dove spes~o devono tra t tenersi reparti a scopo di esercitazioni per qualche settimana. rich iedono particolare a ttenz.ione e s i devono esaminare t utte le località a.ccura· tamente anche nei rapporti delle condizioni di s alute della popolazione c ivile. Dat a l' importanza che possono avere le acque potabili n ella d iffus ione delle malattie infet t ive, sono appena da r icordare le norme di sorveglianza s u di esse. Le prescrizioni militari sia in ca mpag na come nelle manovre sono d'accordo nel proibire l'uso d i a cqua n on s icura, anche nel s emplice sospetto. Non ma ncano tuttavia m ezzi per rende re potabile un'acqua.. L e d isinfezioni chimiche rappresenterebbero per le t ruppe in campagna il più semplice modo per evitar e il pericolo de lle acque i nquinate: disgraziatamen t e però le accurate ricerche ùi labo ra torio ba nno dimostrato che nessuna d elle s ostanze finora. proposte può dare una sicura. gara nzia. I fi ltri hanno anche es~i una notevole importnnza ma, tra g li altri inconvenienti, presentano quello principale dello. frag ilità., anche se individuali; e l'espe· r ien1.a non è stat« a d essi a pertamente favorevole: nelle statistiche infatt i dell 'eser cito frnncese si legge talora trn le ca use d i epidt>mia di tifo lo Stl\tO di fet. toso di un filtro o il s uo imperfetto funzioname n to. Il mezzo più s icuro r imane q ui ndi la disinfezione con il calore: vi sono a.ppa-. r ecch i portati li, i cui diver3i t ipi s i vanno sempre più adottando nei vari eserciti In guerra però spesso questi appa recchi n on s i possono t rasporto.re, s pec ie se OO· corro no u rg,• ntemente, e bisogna 1tllora provvedere con l'ebullizione dell'a c qua nei recipien ti. Durante la s p,·di zioue in Cina le truppe tf•descbe ba nno fat to largo impiego rlell'ebullizione, e nel la guerra cont ro la Russia. l'eserci to giapponese aveva per ogn i ba ttaglionr.- un r ecipiente per l'ebullizione dell'acqua. Secon do ~ell ma n i sold ati giapponesi avevano ordine di bere solo ncq ua l>ollitn, e spesso molt i soffrivano l'ardente sete piuttosto che t rasgredire In prescrizione avuta. I nostri soldati han no ri pugnanza a bere caldo, sempl icemente perchè non vi s ono abituat i: le bevande calde tolgono le. sete più rapidament e che le bevande fredde. ~n rebù1> molto bene d urunte le manovre, le marcie e anche nelll\ v ita d i q uartiere abitua re il s olda t o a here acq ua bollita ed educnrlo a lh\ d iscip lina e al dominio s u se stesso. A p reYenire lo svil uppo e la diffusione d elle malattie infett ive s i devono a nche sor vegli11re le cucine e le c:mti nc. li personale addetto dovrebbe alloggiar~ n ei lo-
RIVISTE GENl!:BALI
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cali delle caserme, onde poter essere sottoposto a continua vigilanza: ma i bambini dovrebbero essere tenuti lontani dalle cantine, perchè possono propagare il morbillo. la scarlattina, li\ difterite. Una sorveglianza accurata si deve fare sul persona.le addetto alle cucine, pe rchè più volt.e tra i cucinieri sono stil.ti riscontrati portatori dei germi, specie del tifo. Si osserva generalmente in Germania la pratica che nello scoppio di un'epidemia nella truppa, per generi alimentari o per le cucine, viene fatta una nota delle persone, ohe forniscono i generi alimentari o che frequentano le cucine, e viene indicata anche la. loro a.bitazione: in modo che dalle comunicazioni fornite dall'autorità civili riesce poi facile poter trovare le cause e le vie dell'infezione o compiere al riguardo accurate ricerche batteriologiche. Dalla esperienza degli ultimi anni poco possiamo ancora dire sul valore dell'impiego in campagna di sieri curativi e profilattici e sull'immunizzazione attiva contro l'insorgere e la diffusione delle malattie infettive. L'A. dice che siamo ancora a l punto stabilito dallo Schierning nella se,luta del 30 novembre 907 all'.dccademia di Berlino: che cioè sono da raccomandarsi nelle formazioni sanitarie in guerra le dotazioni di siero antitetanico e di siero antidifterico, ma que· st'ultimo in piccola quantità, perchè difficilmente si avve1·ano epidemie di difterite. Le vaccinazioni antitifiche sono state seguite con grande interesse pe r le nppl icnzioni nelle armate in guerra, ma finora sono state poco l\pplicate e poco si può dire oggi al riguardo. · Rimane quindi ancora come principale mez7.o di profilassi contro la dl.iffo;;ione delle malattie la rapida ricog nizione dei primi casi di una ma.latt.ia infettiva, accertati, quando è possibile, con gli esami batteriologici, e quindi l' isolamenro e le disinf'Rzioni. In ogni esercito moderno per le ricerche batteriologiche vi deve essere sempre un nucleo di batteriologi a dis pos izione: e nelle arma te tedesche, in caso di guerra, è assicurato un certo numero di ufficiali competenti, che devono stare al lato degli igienisti. L'isolamento dei malati può urtare in guerra cont ro difficoltà non lievi, mn. non deve mancare la possibilità di attuarlo, anche limitatamente. P er le disinfezioni occorre distruggere i germi emessi dai malati fin dai primi giorni dPlh, malattia; e per la disinfezione degli ambien ti nei riguardi delìla guerra è sempre più in uso la formalina per la sua faciliti\ di trasporto e per la semplic ità. dell'impiego, specialmente se si ricorre al paraformio e al permanganato di potassio. L'A. passa quindi rapidamente in rivis ta le principnli malat tie infettive pili import11nti in camp11gna. La ·rneningite ce,·el>ro-:spinale non è rigorosamente una malatt ia frequente nelle armate: ma può manifestarsi e recare notevole ostacolo ai servizi per la s ua fa. ciii t i\ di diffusione e per la mortalità elevata (fino al 60 °(o)• U na di11gnosi e!!atta, e quindi un'efficace profilassi, si può fare solo con la pun• tura lombare e con il reperto positivo <lei diplococco intracellulnre. Notevole importanza ha la r icerca dei portatori di germi nell'ambiente, pPr poter dominare prontamente la malattia. La r icerca d(•i portatori non è certo facile, perch,e i germi si trovano allP volte solo nelle cavità naSltli, mentre alt ri> volte si trovano nelle tonsille.
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:RJH'5TE GEN EllALl
In tempo di epidemia si devono attuare tutte le norme di profilassi g enerale, e n ei quartieri s i deve evitare l'eccessivo a ffollamento della truppa. I conva) Pscenti e i portatori di germi non devono essf're dimessi, se n on Jopo tre esami batteriologici negat ivi, fatti ad UJJ certo intt>rva.llo cl i tempo. L 'A. ha. trovato efficace n el trattamento di questi in dividui ]P pennellazioni della gola con la soluzione di L ugol e le tlocce nasali con a.equa ossigenata. Nel trattamento curativo dei mala.ti possono a vere una. certa. eriìcncia i sieri specifici: in P russia n el 1908 morirono il 38,1 p. 1()0 dei t,ratta ti con il sino contro il o8 6 p. 100 dei non trat.tati e nel 1909 il 80,9 contro il 58,8. I casi gravi decorrono spesso così rapidamente che un trattame11to con il siero rima.ne inefficaci", mentre i ca.si medii e i lievi 1>ossono esserne beneficamente influenzRti. La lot ta contro il tifo ba. trovato nn valido aiuto n ei pert't•zionam enti della diagnosi ba.ttel'iologica, mediante l'impiego d i terren i di coltura elettivi, come quPlli d i Corradi, Drigalski, Endo, l'arricchimento con la bile: e traune rarissime eccezioni oggi si p uò bat teriologicamente riconoscer t1 qualsia si malattia di or igine tifica. Con In diagnos i bRtteriologica si possono rintracciare anche i portator i di germi n t>ll'a mbiente d ... J malato: e secondo Rune la ricerca si deve fonùare sull'esame batteriologico ripetuto delle feci e delle urine degli individui: non vi è un rapporto costan te fra titolo di agglutinazione e manifestazioni tifiche. Non abbiamo però disgrazi,\tumente un metodo sicuro per libera.re i portatori di germi dai loro bacilli: l'urotropina è il preparato che meglio corrisponde, ma non sempre. I convalescenti nnn àovrebbero essl' re riammessi in ser vizio tino a quando gli esami batteriologici non riescono dl'I tutto negativi. Circa il modo di t rasmissione del tifo, le osservazioni e le ricerche nella. popolazione civile e milita.re hanno dimostrnto ch e è molto rara l'infezione per le a cque potab ili, ammessa quasi come una regola generale n ei tempi pnssati : per contrario invece é stata riconosciuta più volte l'importanza. del latte e specialm ente delle va ccherie. Nella massima parte dei casi però la t rasmissione del tifo avviene per contagio, in modo che il miglior mezzo di difesn è rappresen tato do.Ila. pulizia personale e dalle disinfezioni. Ma non è solo 111 lotta contro il bacillo, sulla quale 1i deve basare la profilassi c0ntro il t ifo: è l'igiene delln caserma eh <' ha. valore, e in ispecie.I modo la. sorveglianza sulle latrine, sulle acque potabili, sulle cucin e, h1. pulizia del terreno, la protezione contro le polveri e gli insett i. Le norme generali di igiene h anno fatto diminui r e il tifo in tu tti gli eserciti eu ropei: lo d imostra la d iminuzione delle cifre della m ortal iti\ riferita a 1000 uo· mini di forza: E sercito prussiano O,:l p. 1000 nel 1901-902 :,, fra n cese 5 » » 1901-9()-2 » inglese 0,8 > l!lOS > 'f> n1sso 12,6 » » 1890 » ital iano 1,H » » 1891
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0,83
1908 909
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,. 1900
Ci rca la vaccinazione anti tifica l'A. r icorda i due mod i d i prepurazion e del vaccino: il vaccino Wright, ch e s i ottiene dn col t ure in br odo del germe uc cise a 130° e i l vaccino K olle-Pfeiffer, che s i prepara con emulsioni in soluzione tlsiologica e sterilizzate d i colture su Rgar. P er i risult.ati finora ottenuti. ambedue i vaccini l'appresentano un vero prog resso nella lotta con t.ro il tifo pre;;so gli eser,
RIVISTE GENERALI
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citi: ma in tempo di guerra bisogna tener presen ti le reazioni locali e generali, che possono costituire una grave difficoltà nell'applicazione in truppe combattenti. La dissenteria è stata considerata come una epidemia vera e propria delle guerl'I'. Secondo le ricerche batteriologiche vi sono diversi agenti patogeni, tra loro certamente molto vicini, ma diversi per i caratteri colturali e biologici, c he possono provocare !a malattia. Per la lot ta contro la dissenteria ba massima. importanzn. il pronto riconoscimento dei primi casi Il il loro rigoroso isolamento. Più che il tifoso, il dissenterico diffonde ovunque intorno a sè i germi patogeni, sia per il grande tenesmo, che compare fin dall'inizio della malattia e che non dà tempo al malato d i correre 11.lla latrine., s ia perchè i materiali liquidi(sono emessi e spruzzati sotto forma di goccioline. Questo spiega perchè la dissenteria si diffo nda cosi rapidamente e pcrchè vici no ai malati si trovano cos i numeros i i portatori di bacilli : in una epidt>mia fu. rono trovati ben 120 portntori a lato di 150 malati: nè il loro ricouoscimento è facile. Le difficoltà della lotta sono quindi gravi fuori del quartiere e in nessuna a ltra malattia ha tanta importanza nella trasmissione il contatto con i malati. Bisogoerebbe isolare tutti i casi sos petti e tali dovrebbero essere considerati in tempo di e pidemia tutti gli individui affetti da disturbi intestinali. Per le vaccinazioni sono state impiegate l'immuniz;,;azione attiva tcon bacilli d issenterici uccisi e l'immunizzazione passiva con s ieri specifici, e sembra con.buoni risultati: ma una difficoltà nell'applicazione in pratica. di tale mezzo di difesa è rappresentata dalla varietà degli stipiti di b. dissenterico, causa dell'epidemi11. L'A. pnssa infine in rivis t n. le malattie venerP~, le q uali sono importanti per gli eserciti, perchè sottraggono !Uomini al servizio e rappresentano una s pesa non lieve. In Germania si h1tnno in media ogni anno ·100,000 giornate rii presenza n egli ospedali militari per malat t ie veneree, e calcolando per lo Stato una spesa di 2 marchi al giorno per ogni mnlat-0, s i ha una perdita annuale di hen 81)(),(){lO marchi. La sorgente naturalmente delle infezioni veneree è dah, dalla prosti t uzione libera e dalla prostituzione clandestina., e il pericolo maggiore è rappresentnto do. quest' ultima. Nel 908 09 nelle piccole guarnigioni di 3-4000 uomini si è avuto il 5,8 p. 1000 d i venerei, mentre nelle grandi guarnig ioni superiori ai 10,000 uomin i, dove è molt.o più difficile sorvegliare la prostituzione clandestina, la cifra dei ven erei è salita al 26,9 p. 1000. Dove la. prostituzione è energicamente combatt uta, le mala t.tii> venercr. sono in di m.inuzione. L'impiego della reazione di Wassermann sarà importante anche per gli ese1·· citi per la diag nosi e per la cura della sifilide. Circa la profilassi, l'obbligo ai soldati di dichiarare subito le malatt ie veneree, le ripetute visite sanitarie dànno in fondo ben poco risultato. Si deve invece cercare di dare ai soldati i me7.zi di difesa, come già da qualche anno è fatto presso la marina tedesca cioè protnrgolo, pomata al calomelano; o dove questo sistema è stato applicato si sono avuti ottimi risultati. Non sono naturalmente mancate le proteste e le opposizion i in nome del pu· dore e di>lla mornle : m a lo scopo di proteggere dall'infezione il soldato nei più belli anni della vita, da un'infezione, che può avvelenar(' t utta la suri vita. e la sua prole è uno scopo troppo elevato, pcrchè si drbbn. trovare os tacoli per una obliqiia J'.J]orale, n ella dura s trada, che a questo scopo comluc<'.
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RIVISTE GE~ERALI
\
Crediamo utile tradune in un quadro i Yarii diagrammi, che accomp&gnauo il lavoro dell'A. e che rappresentano la ditfusione delle malattie infettive nei d1· versi esercit i europei per 1000 uomini di forza: i dati sono per il quinquennio 906-909 e per l'Italia per il q uinquennio 900-90~.
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I
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Tu hercolusi polmonRre .
1
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ScarlRttina
o..;s o.s.:;
E resipela .
O.O!
1.34
LO
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Parotite .
1.5
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1.8
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m>
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Dis~enterill .
o. )(j
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o.4- I
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0.631 0.7(
Tifo
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0.32
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O.O
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4.8
5.2
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0.64
0.27
0.08
0.5
1.3
0.15
0.09
l\leninf?ite corol,ro spinalo .
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( \) Prazi~no mrnlm~. (BI Non sono riportale le cifre.
Noto.. - I dati per l'Italin non si possono paragonare a quelli degli al tri eser· citi, perchè sono compilati dal!' A. sulle statistiche del 900- 904, mentre le ma.l&ttie infettive anche n el nostro esercito sono in continua diminuzione. La malaria, per esempio, per la quale nello specchio l'Italia ha il t riste primato, è discese. nel quinquennio 005-909 nl 113,6 p. 1000 e nell'anno 1911 al 4,90 p. lOOOesolo all'l,86, se si consid(·rano le infezioni prim itive. Dott. 010,· Al\'Nl MF.mH>.
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RIVISTA DI GIORNALI lTALIANI ED ESTERl
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RIVISrrA MEDICA
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E. MONDOLFO. - La febbre po•t-orltloa nella polmonite lobare. critica di clinica ·medica, n. 5, febbraio 19Hl).
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Non è infrequente di osservare nelle prime ore dopo la crisi pneumonica che la curva termica risale ad uu tratto sopra la norma, per poi declinare nuovamente sino a. dar luogo, in breve periodo di tempo, alla definiciva apiressid.. Tali rialzi di tempera.tura insorgono e passano senza modificare sensibilmente le condizioni dell'ammalato, non essendo accompagnati nè dall'estendersi del processo fiogistioo ad altra sede del parenchima polmonare, nè da alcuna complicanza ob· biettiva.mente dimostrabile. Questa febbre post-critica. non è stata finora sufficientemente illus trnta, sia nella etiologia. che nel suo significato clinico, e l'A., assistente alla. clinica medica di Pisa, si è proposto di studiarne, oltre la frequenza, anche i caratteri diagnostici e la .pa togenPsi. Sopra una statistica di 171 casi di polmonite lobare, di cui 58 risoluti per crisi, per ben 27 volte egli ha. constatato l'insorgenza di una febbricola metapneumonica, con una percentuale cioè del 46.65, rispetto alla polmonite, in cui ebbe luogo la tipica defervescenza per crisi e del 15,78 in rnpporto alla totalità dei ca.si osserva.ti. L'elemento termico insorge in genere 'nelle prime 24 ore, che seguono la. crisi della polmonite, od al p iù tardi entro i tre giorni successivi e la temperatura si mantiene subfebbrile: la febbricola talora raggiunge i 88°, 38°,8 g radi centigradi per esaurirsi, di solito, entro il corso ,li poche ore. All'inizio della febbre e dmante il suo decorso le condizioni generali del p:~ziente si mantengono buone, il polso:e il respiro sono normali, né all'r,same fisico del torace si rileva alcun fatto nuovo. Anche gli esami delle urine e del sangue d epongono favorevolmente per la risoluzione delh, malattia. Un quadro clinico ben diverso è invece quello che annuncia ricadute o prelude a complicanze del p r ocesso pneumonico: mancanza di euforia nel paziente, frequenza. eccessiva del polso, dispnea, oliguri& e brus<'.a diminnzione dei cloruri nelle nrine, aumento dei leucociti nel sangue, ecc. Quanto alla patogenesi, il Fiscber e il Moutier pongono queste febbricole postcritiche fra le febbri di riassorbimento. L'A. ritiene però che un altro elemento concorra alla produzione del fenomeno e cioè la ritardata risoluzione anatomica del focolaio pneumonico, avendo egli pot uto accertare uno stretto e costante rapp orto, come di eausa ad effetto, tra il p~rsistere a lungo dei segni tisici toracici e il determinarsi del fenomeno febbrile. Ammette quindi, come più probabile i potesi, che in quei focolai pneumonici, nei quali si vi1rifica un ritardo della risoluzione anatomica, sia bensl attenuata, ma non estinta, la virulenzR dei germi, e quindi si abbi.a una nuova produzione di tossine, contro le quali l'organismo reagisce con la elevazione termica.
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LUVJSTA M EDICA
Qualunque sia, del resto, la genesi della febbricola post-critica, nella quale intervengono for3e cause molteplici, l'A. ha cerca to col presente studio di porre in rilie vo il fatto clinico e segnala rne la importanza pratica, specie agli effetti della prognos i. Poiché a nessuno può sfuggire q uanto sia. neces1Utrio il sapere precocemente differenziare que-ste innocue e fugR.ci elevazioni termiche da quelle temperature febbr ili, che col loro insorgere segnnno l'accendersi di n uovi focolai o l'i niziars i di temibili complicanze; e ben s i comprende a qual valore as s urga la interpretazione di una febbre metapneumonica, dopo che una buona crisi aveva nnnunciato l'inizio della convalescen,:11. CASAR!NJ.
Contri buto allo • tu4to 41 una nuova teoDioa per la dlasoreasloaae 4 'Ehrlloh. - (Rivista critica di clinica medica; n. 7, febbrnio HllBJ.
E. Bozzi. -
Frn. le modificu ,ioni proposte a ll a tecnica classica d ella diazoreazione secondo Ebrl ich, l'A. s i limita. a ricordare quella dovuta a Dmitrenko, che consistere bbe nt· l mettere in luce una diazoreazione mascherata mediante l'aggiunta all'urina in esame di alcool am ilico, e si trattiene più dettagliatamente a parlare di quella proposta d11 Feri, avendo avuto l'opportunità di sottoporla. a ricerche d i controllo. Il Fer i, in una nota pubblicata nella Wiener Kli11ische Wocli.e11s chrift ciel B giugno 1912, ha proposto l'uso di un Paranitrodiazobenzoloi-olfato, che s i trova. in commercio col nome di Azopborrott P. N., in forma di granelli color gia.llo bruno, fac ilmente solubili in acqua comune lllla temperllturn ambiente, e che è usato nelle tintorie per tingere i tessuti in vi'l'aci colora zioni rosse. L a reazione si eseguisce ne>l modo seg uenti.· : si sciolgono pochi gra.Dt' lli d i Azophorrot P . N. i n 6-6 ct>ntimetri c u bi d'acqua, s i aggiungono poche goccie di tale soluzione a circa 10 centimetri cubi rii urina, previamente alcalinizzata con soluzione di s oda o di pota ssa cau~tica e s i agita.. S cuotendo fortemente il miscuglio tanto questo, che la s chiuma formantesi alla superficie devono a ssumere, a rea zione positi va , un colore rosso ciliegia intenso. In caso di reazione negativa la schiuma. ed ancl1e il liquido prendono un colorito giallo o bruno pallido. Il Ferì raccocaauda r1 i non mai adoperare ammoni a r a e di a lc1\linizzare fino a tanto che l'urina assum1: per trasparenza uu lieve intorbidamento; la glicosuria, l' 11.lbmninuria, la bilinuria non sono di ostacolo alle. ricerca della diazoreazione colla suddetta tecnica, ed anche certi med icamenti, come i derivati dal fenolo, la fenacetina, la latt-ofenina, il salv11rsan non riescono, coi prodotti di scomposizione el imi nantisi pe r i reni, a trarre in ing an no nell'interpreta zione della rea zione, perchè, sotto la loro infl uenza, la colorazione che risulta non è rossa, ma giallo arancio, e scompare coll'ag giunta di a cido acetico, mentre in caso di reazione posi ti va, l'aggiunta di a c ido porta solo un lieve cambiamento nelln. ,mance del colore. La fac ilità e la. comodità di 11pplicazione, che offre ques to n uovo metodo, hanno indotto l'A. ad eseguire una sede di esperienze di controllo, profittando degli am· ma lati degenti nella. sala, in cui presta s ervizio pr~sso l'ospednle maggiore d i Milano, ed ha preso in esame s variate forme morbose e piu particolarmente a lcuni ca s i di tubercolos i polmonn1·e e nume rosi casi di infezione tifoide, in cui il vecchio met odo dell'E11rlich dava risul1ato pos itivo. I ris u ltati ottenuti non h anno contraddetto affatto le affermazioni del Feri : la colora zione rosso cilieg ia iutensa della r eazione pos it iva e così ci,rntteris tica , da lasciare s olo molto di rado nell'incertezza e nel d ubbio.
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RI VlSTA MEDICA
Secondo le osservazioni dell'A. la reazione riesce bene anche con soluzioni di Azophor rot P. N. di diversa. concentrazione: l'aggiungere qualche goccia in più o in meuo del reattivo non altera i risultati. Cosi pure l'uso dell'ammoniaca, invece della soda o della potassa caustica. per alcalinizzare le urine, non altera molto l'esattezza e l'attendibilità dei ris ultati; soltanto, mentre con la soda o potassa si ottiene un colorito rosso ciliegia della sch iuma., adoperando invece l'atnmoniaca, la schiuma assume un colorito rosso vinoso o paona zzo intenso, facilmente differenziabile però dal color giallo bruno, caratteril<tico della reazione negati va. l'.n fatto importante rilevato dall' A. è che in tre casi di ileo•tifo, con sierodiag nosi pv::<itiva . e che ba potuto seguire giorno per giorno fino a completa gnal'igione, ha a ccertato la maggiore sensibilità della nuova reazione proposta, in quanto che s i aveva ancora risultato positivo, laddove già da quattro ed anche d a cinque giorni era negativa con l'an tico ri•atrivo. Kon ha pt·rò potuto stabilire se talr st>n~ibilità è maggi,1re anche ntll periodo di insorgenza, non es;;euùo srati accolli nPlla s,tla chP t ifosi, già in SPconda s.-ttimana di malatt:a. Jnfìnt> sui tubercolotici a r C'azione positiva non ha osservato alcunn modificazione della reazione s tessa. in seguito alla somm inistrazione di bisolfnto di chinino, fe. nacetina, antipirina, piramidonA. Concludendo. l' A. -:onferma l'utilità della nuova tecnica per la diar.orea?.ione proposta dal Ferì, richiamandone l'attenzione sui vantaggi della maggiore sensibilità, della semplifi,;nzione della te<'nica e dell::i. maggiore attendibilitil dei ri· sultati, essendo necessari ,;olt,mto due reattivi, 110n faciliuente alterabili. CA:iA IC!l>(.
RIVIS1,A DI NEVROP ATOLOGIA G. F t:sAlOLl. - Osaervaslonl sopra un mllltare già. detenuto ln un reola.sorto, In rapporto alla me4tolna legale mWtare. - (Atti della Società d i medicina legale, Fase. I e II, Roma HH2). Il soggetto illustrato dall'A. fa parte di uno di quei militari, che, preYia auto• rizzazione del Ministero della. guerra e col pieno consenso dell' Jspettorr,to di sanità, egli e bbe modo di studiare in u no s tabilimento di pe0>1 1 ed il caso interessante si presta a considerazioni d'indole morfologica, psicologico-funzioonle e medico-leg ale , Da.I pun to di vista morfologico l'iudivi,luo presenta un tipo cranico facciale essenzialmente anti-euritmico ed un'asimmetria nella circonferenza toracica: si nota inoltre l'uguaglianza di sviluppo del d ito indice e dell'anulare sinistro e la sos tituzioue nel palmo della mano sini~tra al tipico hl di una solcaturl\ trasversale, profonda.. Fra i dati antropometrici rilevasi, oltre all'ipsicefalia ed allo sviluppo prevalente dei due segmenti faciali inferio r i rispetto al superiore, indicd an t ibrar,b ialf' e tibio -femornle uguali a quello dei negri e dissimetria marcata trll l'altezza. personale e la g rande apertura. delle braccia. Quasi t utta la superficie cutanea e coperta da tatuaggi. improntati ad atti osceni.
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RIVISTA 01 NEVROPATOLOGIA
Oal lato funzionale colpisce il mancinismo motorio, i.'ottusiti\ dolorifica , il visus prevalente a sinistra e la disuguaglianza dei riilessi: il soggetto è bene orientato rispetto al tempo e alla località., ha vivacità e costanza di percezione e di attenzione e presenta ideazione fncile e cost&Xlto, Mn sebbene abbia in astratto nozione del furto, manca in modo a ssoluto del senti mento del rispetto all'altrui proprietà, e tale mancanza lo rende vanitoso, scettico, apatico, facendogli parere corretto e accettabile quello che è manifestazione del più volgare egoismo. Ed in tale concetto conferm1mo anche le sue risposte inerenti a domande sui ricordi de lla vita militare, sul profitto fat to sotto le armi, e sulle punizioni disciplinari avut e, ;:ui reati, da lui riferiti a modo di chi è pe·rsuaso d i aver a~ito per fatalità. P e1·ciò la deficienza di St'nso etico non è totale: se egli è indifferente pn il furto, prova orror e per l'om icidio ed ha pure sentimenti affettivi per la famiglia. Esposta l'analisi psicologica del militare, l'A. viene a fo,nnulare la diagnosi, escludendo anzitutto l'epilessia e la ne vros i isterica. È un delinquenté nato o un criminaloide ~ La sua precocità. criminale (sei condanne per furto da.i 18 ai 21 ann i}, le ano'Tlalie nel campo f ,mzionale e ps icologico fanno parte Jella s indrome fenomenica della delinquenza congenita; d'altra parte l'assenza di ogni ereditaril'ltà, la parziale cecità di s•mtimento, la possibilità di adattamento alle cond izioni me ologiche sono manifestazioni sintomatiche a favore della d iagnosi di delinquenza. .incompleta: sicchè l'A. riterrebbe più veroi<imile classificare il militare n ella Cl\· tegcria dei criminaloidi su fondo nevrastenico-costituzionale, e si domandn se, pr esen tandos i al peri to militare un i11d ividuo dei p1·ecedenti del soggetto in e.se me, sia possibilt' all'inizio della di lui co rriera valutarne l'adattabilità. o meno al servizio dal punto di vista ps ichico, indipendente mente da un periodo di prova reggimentn,le, come si è verificato nel CI\SO presente. L'A ritiene che al lume della criminologia il problema non si prest>nta troppo irto di difficoltà.; il fatto anamnestir.o, accertato, della precocità criminale colla recidi va nello stesso crim ine dimostra ne l soggetto attitudini così profondamente organizzate per legge di sviluppo da essere poco modificabili, e t a le con cetto è confe rmato dall'altro fatto del t atuaggio osceno, che s i riscontra di solito D<!i de-
linquenti più tarati e quindi meno riduci bili. Ora queste considerazioni snl valore del tatuaggio e della precocità e recid ività criminale avrebbero do.v uto indurre nel perito seri i dubbi sulla capacità accomodati va dtill'individuo all'ambiente iuilitare e da consigliare l'invio in osservaz ione all'ospedale, ove dal complesso delle fada giui psico-fisiologiche sarebbe emersa la diagnosi che avrebùe dato la prova oggettiva dell'inadattabilità al servizio militare in genere o almeno a quello reg gimentale, ed in tal modo si sarebbero prevenuti i reat i di ins ubord inazione, di diserzione e di alienazione di corredo, in cui l'individuo è incorso, con vantaggio della disciplina. Una tale procedura, da applicarsi per il segnalamento precoce del reo sulla base dell'utilizzazione razionale del criterio anamnestico per i fini di un buon rec lu tamento ed a llo s copo del rinnovamento morale dell'esercito rappresenta, secondo l'A.., u no dei còmpiti nuovi del medico m ilitare, il quale dovr à atting ere dalla- m edicina legale militare, orientatn verse i pi ù moderni problemi di antropo-psicologia criminale, le n orme adeguate per la valut.izione dei singoli d.ati biografici individuali, in rapporto ai dati del segnala mento descrittivo, anatomico, funzioz,a le e psichico. C ASARINI.
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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA .M. MosPROr lT. - La oblrurgla nella guerra 4el ]Jalo•Dl. l'.Aeadémie de Médecine, Paris, n . 8, 1913).
(Bulletin dP.
L'A., incaricato dalla Croce Rosse. greca di di.r igere il servizio chirurgico negli ospedali di Salonicco, ha fatto uno studio interessante sui feriti delle. guerra balcanica ricoverati in quegli stabilimenti, estendendo inolt re le sue ricerche ai feriti raccolti ad Uskub, a Belgrado ed in Atene, ed ha comunicato i r isultati delle osservazioni ali' Accademia di medicina di Parigi nella seduta del 13 mnrzo u. s. La guerra. nei Balcani ha confermato una volta di più che una buona organizzazione del servizio sanitario, associata ad una preparazione diligente e meto• dice., mette gli eserciti belligeranti nelle m igliori condizioni per evitare le. ma.g• giore parte di quelle complicazioni che furono cosi frequenti nelle guerre passate, e per diminuire sensibilmente la mortalità. Il primo e principale elemento di progresso odierno nel trattamento delle ferite in g uerra è stata la medicatura, il più possibilmente asettica fatte. nella linea del fuoco col pacchetto individuale da medicazione, unite. all'impiego della tinture. di iodio. L'A, fa rilevare la grande importanza del se.per convincere i soldati sull'utilità di questo pacchetto, che devono conservare colla massima cura fino al momento del bisogno: un combattent.e che sciupa o distrugge il proprio pacchetto da medicazione può paragonarsi esattamente ad un passeggero che trovando nella sua ce.bina una cintura. di salvataggio la prende e la getta a. mare. Il numero di feriti, ohe nella recente guerra. balcanica. devono la. conservazione di un arto o la loro salvezza all'uso razionale del pacchetto ùa medicazione, è incalcolabile. Fra le truppe greche ogni combattente era stato provvisto del pacchetto individuale ed istruito sul modo J'impiego, sicchè l'uso di esso nella linea del fuocp s i può ritenere sia. stato genere.le: la maggior parte dei feriti anzi ha. a pplicato da sò stessa tale prima medicature., convinta di non mettersi soltanto un semplice bendaggio, ma di fare una. vera e propria medicazione. L'A. ha potuto constatare col s emplice impiego del pacchetto da medicazione, associato o non all'uso della tintura di iodjo, la gulirigione per primam delle più svariate ferite d'arma da fuoco: lunghi tra.gitti attraverso gli arti, perforazioni delle grandi articolnzioni e delle epifisi, ferite trasversali od antero posteriori del torace interessanti i polmoni, perforazioni dell'addome con lesioni de llo stomaco, o dell'intestino, o della. vescica, ferite tra.sverse del collo, ecc. Un a ltro elemento prezioso di successo è sta.tu l'as te nsione completa da ogni manovra. d'esplorazione. Qualunque intervento, che non sia imperiosamente reclamato da un accidente che minacci immediatamente la vita del feri to, come un'emorragia grave por lesione d i un grosso vaso o il pericolo d'asfiss ia per ferita della laringe, è controindicata sul campo di batte.gli.i.: la chirurgia m ilitare moderna deve essere soprat utto una. chirurgia d'attesa e di vigilanza. ti -
Giornale di medicina 111tl1lare -
Fase. IV- V.
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RIVISTA DI ClllRURGIA DI GUERRA
Le lesioni prodotte dai proiettili dei fucili di piccolo calibro sulle parti molli sono in genere assai semplici: i fori d'entrata. e d'uscita sono piccolissimi ed i tessuti divaricati si riuniscono dopo il loro passaggio. Le ossa spes.90 sono fran· turnate, ma non è infrequente, specie a livello delle estremità articolari, di osser· va.re che i proiettili hanno scavato un semplice tunnel : così le epifisi omerali, del femore, della tibia sono tra.passa.te senza. dar luogo a. fratture comminute, e queste lesioni, ben protette fin dal principio, guariscono rapida.mente colla piu grande semplicità. Le ferite del torace hanno, in genere, avuto un decorso favore· vole ed anche quelle penetranti con perforazioni dei polmoni sono guarite per lo più senza alcun intervento, ed infimo è stato il numero delle toracotomia per empiema. Anche per le ferite addominali i risultati più brillanti sono stati otte· nuti coll'astensione. Infine per le ferite degli arti con frattura. delle ossa la cura conservativa con abbondanti irriga.zioni~ntisettiche ha dato i migliori effetti, e le amputazioni e disarticolazioni hanno costituito l'eocezione. Più gravi invece sono state le ferite prodotte da shrappnells: nelle trappe alleate hanno costituito soltanto il 16 p. 100 delle lesioni, mentre le ferite per fucili hanno dato una percentuale dell'80 p. lOOJe quelle ad arma. bia nca del 6 p. 100. Nelle truppe turche, invece, come ha osservato Depa.ge, si sarebbe riscontrato 1'8(1 p. 100 di ferit.e per shrapnells, il 10 p. 100 di ferite per fucili e il 10 p. 100 di lesioni per arma. bianca. È pure da notarsi che a favorire la rapida guarigione delle ferite fra. i belligeranti alleati ha. contribuito grandemente la notevole resistenza organica di quei montanari sobri, vegetariani, poco dediti all'alcool ed entusiasti della guerra e delle vittorie, mentre nelle file turche ser• peggiava il malcontento e la sfiducia. CASARINI.
O. LAURENT. - La ohlrurp 41 gaerra In Bulsarla. - (Bulletin del'.4cadé,nie de médecine, n. 7, 1913, Parie). Il prof. Delorme, nella seduta del 26 febbraio u. s., ha comunicato all'Accademia di medicina di Parigi alcune interessantissime osse rvazioni raccolte dal dott. Lau• rent, professore di medicina operatoria all'università di Bruxelles, a Fìlippopoli durante la guerra balcanica, ove egli ha diretto un ospedale di riserva della ca· paoità di 800 letti, compiendo numerosi int.erventi chirurgici e raccogliendo oltre duecento radiografie dei casi più importanti. Il Laurent, in base alle sue osservazioni personali ed a quelle raccolte negli altri os pedali,' crede di poter riassumere nei seguenti corollari q uanto ha potuto constatare durante la guerra in Bulgaria: 1° Eccessiva. lrarità delle ferite g ravi addominali e delle l1lparatomie negli ospedali; 2° Frequenza relat iva degli aneuris mi e sopratutto dell11 lesioni dei nervi; 8° Notevole frequenza delle fratture da scoppio delle ossa degli arti e speciahnente delle mani; 4° Prevalenza negli ospedali delle ferite prodotte dai proie t til i di piccolo ca.libro, in confronto alle lesioni da s hrapnels ;'1 6° Nella grande maggioranza rlei casi inno~ui tà dei proiettili attravers anti a setone e rarità delle lesioni inducenti deturpazione del viso;
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So Rarità delle amputazioni, che sono risultate inferiori all'l p. 100 e frequenza relativa delle trapanazioni; 7° Esito infausto pei feriti infetti, sottoposti ad. un secon do intervento ope• ratorio sotto narcosi cloroformica. In rapporto alla frequenza delle regioni colpite l'A. ha potuto accertare che le ferite più numerose sono quelle delle mani (22 p. 100); seguono quelle della coscia e del piede (18,5 p. 11 0), poi le lesioni della spalla e del braccio (12,15 p. 100), della testa e della faccia (12 p. 100), della gamba (9 p. 100), del gomito (7,5 p. 100). P iù rare infine sono le ferite del petto (6 p. 100), d.e l collo, dell'addome e del ba· cino (2 p. l<lO). Dobbiamo notare però che queste cifre si riferiscono a feriti ricoverati in un ospedale di riserva, lontano dal campo di battaglia, i quali naturalmente sono stati selezionati nella varie unità sanitarie di prima e seconda linea, e che perciò tale proporzione non può corrispondere a quella accertata sulla linea del fuoco. Le ferite a setone prodotte dai proiettili senza concomitanti lesioni ossee sono state curate con una semplice medicatura occlusiva e sono guarite per lo più rapidamente e per prima intenzione, e l'A. a.I riguardo presenta una radiografia d'un soldato colpito in varie parti da 7 proiettili di piccolo calibro. L'estrazione dei corpi estranei in genere si è praticata con facilità, ma si è consigliato però l'astensione da manovre inutili e dannose di ricerche in caso :ai proiettili approfonditi nella massa cerebrale, o nella cavità addominale. L'A. illustra quindi le operazioni più importanti praticate. Delle nove trapanazioni del cranio eseguite, la più interessante è quella fattn su un soldato colpito alla testa da uno sbrapnell, a tre dita trasverse posteriormente la zona rolandica superiore destra, con affondamento di numerose scheggie ossee nella BO· stanza cerebrale: l'asportazione di una di queste provocò una violente emorragia del seno longitudinale superiore, che obbligò a sospendere l'operazione ed a tamponare immediatamente con garza; lo stato attuale dell'infermo è soddisfacente. Riporta successivamente il cnso di una ferita da proiettile Mauser alla colonnu vertebrale: la pallottola si era. incuneata fra la dodicesima vertebra dorsale e la prima lombare; l'estrazione laboriosa del proiettile fu praticata previa resezione della dodicesima costola. e delle apofisi trasverse delle due vertebre. Ma la ferita datava da trentanove giorni, e il midollo spinale era stato sezionato dalla pallottola, per cui si aveva una paralisi incompleta della metà inferiore del corpo, -complicata ad infezione vescicale e ad escara del sacro: l'infermo morl sei setti:roane dopo l'intervento chirurgico. R iferisce ancora il caso di una ferita da pro· iettile Martini, che aveva fratturato la sc11.pola e quattro costole e perforato il polmone, determinando un emotorace: fu estmtto felicemente il proiettile rasente H d iaframma e si ebbe esito di guarigione. La. chirurgia delle arterie ba subito, dopo le ultime guerre, un'importa.nte evo• luzione, dovuta specialmente alla grande rarità delle emonagie primarie per le favorevoli condizioni di emostasi spontanea create d,~i tragitti a minime dimensioni e dalla loro più fa.cile obliterazione. Ma se le legature immediate soi10 diventate meno necessarie, la frequenza degli aneuris mi ha, a.I contrario, moltiplicato le indicazioni degli interventi in rapporto alla loro estirpazione, dopo qualche settimana dal traumatismo. L'.a. osserva che in chirurgia. di guerra ·1a ri costruzione del calibro del\'artEJria a mezzo della sutura è quasi sempre impossihile, ed in ogni cnso non dà mai risultati $upèriori a. (lUell i della. legatura, difficilè già di per sè s tessa : riporta infatti 5 casi d'a.neu•
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rismi in cui l'estensione della lesione delle arter ie era tale da non poter pensarealla sutura, senza contare che gli incidenti operatorii non avrebbero lasciato nem• meno il tempo di eseguirla. Le ferite dei nervi da arma da fuoco hanno da.to occasione all'A. di applicareun metodo speciale fondato sul principio di inguainare, di dirigere la riparazione del nervo, evitando che il tessuto nervoso di nuova. formazione si diffonda irre· golarmente fra i tessuti vicini: la guaina è costituita da un lembo di aponeurosi· preso in vicinanza della lesione. Su 9 casi cosi operati egli ha ottenuto risultatL favorevoli, ed è bene osservare in proposito che l'intervento è sempre st&.to tar divo, dopo parecchi giorni che i soldati erano rimasti colpiti. Le fratture delle ossa lunghe e specialmente le fratture scheggiate nella guerra in Bulgaria hanno costituito una delle lesioni pih importanti : la maggior parte dei fratturati raggiungeva gli ospedali delle retrovie dopo due o tre settima.ne e· con fenomeni di infezione: l'intervento si limita quasi sempre all'applicazione di apparecchi contentivi, con o senza. asportazione di frammenti, e rarissimamente si ricorse all'amputazione. Il Laurent infine riferisce che, se le gravi complicazioni infettive fortunata.mente oggi sono pressocbè scomparse da.I campo di battaglia, tuttavia egli h& potuto osservare alcuni casi di cancrena nosocomiale, più frequenti fra le truppe turche che fra quelle bulgare, il che dipende da una poco rigorosa medicatura sulla linea del fuoco e da un trasporto lento e disagevole dei feriti sulle retrovie. CASARIN!,
RIVISTA DI OTO-RINO·LARINGOJATRIA J. N. MACKENZIE. - La strage delle toullle. - (Archivi italian i di laringologia, fase. 2, l!H3). Nei r esoconti annua.li di quasi tutti gli ospedali, nei quali vi sono cultori di malattie del naso e dellR gola, il numero delle tonsille demolite, paragonato a. quello di tutte le altre operazioni nelle vie Reree superiori, è davvero impressionante. L'A., professore all'Università Iohn Hopkin, ha pubblicato nel giugno u. s. un brillante e notevole articol,., nel Maryland Medica[ Journal, contro la distruzione e l'ablazione delle tonsille che si praticano in massa e senza ragione, e che attualmente costituiscono il più grande abuso della laringologia, esaminando la. questione sotto diversi punti importanti. Allo stato attuale delle nostre conoscenze le funzioni delle tonsille sono ancora ignote. Che siano porte d'entrata o di uscita per l'infezione; che siano fabbriche o depositi di leur.ociti o di linfociti; che ro.ppresE-ntino gli ultimi baluardi proteltori per mezzo di una circolRzione continua di linfa che si produce dall'interno ve:·so la superficie, In quRle si opporrebbe all'invasione dei germi che pro·
RI"VISTA DI OTO•RINO·LARINGOIATRIA
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vengono da.11' esterno; che infine il tessuto tonsillare sia indis pensabile per lo stato di buona salute: ecco altrettanti quesiti che non sono ancora stati defìnitivt.mente risolti. Ad ogni modo, qualunque siano le sue funzioni, la tonsilla. non è, come gene• ralmente si crede, una ghiandola linfatica, e que11ta opinione purtroppo è ca.usa -del sacrificio inutile di migliaia di tonsille, sotto il fallace pretesto che la loro attività ìunzionale può essere facilmente supplita dalle innumerevoli altre glandole l infatiche del nostro organismo. L'integrità fisiologica della tonsilla einvece della più grande importanza nell'infanzia e nella giovinezza, poichè sotto il punto di vista embriologico può essere classificata. assieme al timo ed alla tiroide, prendendo origine dalla s• fessura branchiale, ed inoltre, quale che sia il modo onde venga nascosta da. pliche membranose, è sempre in comunicazione con il faringe, ,e dalla. sua sostanza adenoide si verifica una continua migrazione di linfociti. La parte che le tonsille hanno nelle infezioni, come porta d'entrata, cosi come avviene dl tutte le nuove dottrine in medicina, è stata grandemente es&gerata. La questione si presenta sotto due punti di vista: quello puramente batteriologico e quello pur/Ullente clinico. Se consideriamo la vasta superficie per cui può avvenire un'infezione e spingiamo all'estremo limlte la considerazione clinica o la sperimentale, vedremo che nessuna specie di coltello metterà completamente al <:operto da un'infezione per la via della gola. D'altra parte, se consideriRmo che in prossimità. della faringe orale e di quella nasale formicolano i batteri pato.geni e che ogni giorno vengono praticate migliaia. di operazioni in queste regioni, senza preca.uzioni antisettiche, vediamo che, malgrado ciò, queste operazioni non sono seguite da accidenti settici. Il semplice aumento di volume dell'amigdala non basta a giustificarne la rimo:zione, ammenochè non sia tanto ingrandita o talmente lesa da ostac:olare la respirazione, la deglutizione o la voce, nei quali casi se ne asporterà, senz'altro, una parte sufficiente. Una tonsilla grande non significa che sia necessariamente malata, come una piccola non denota sempre un organo sano: la tonsilla può ~ere aumentata notevolmente di volume. discendere profondamente, od essere respinta nell'arcata palatina, e, ciò malgrado, non influenzare lo stato generale. In un gran numéro di casi la tonsilla ammala con, o senza, adenite cervicale, in seguito ad una infezione delle fosse nasali, o pel cattivo stato dei denti nel periodo della. dentizione. In tutti i casi, se la tonsillotomia si impone. i migliori risulta.ti si potranno raggiungere in genere con un metodo meno radicale: cosi, ad es., nel cl\80 di una tonsillite a rip~tizione è provato che basta incidere completamente ed asportare il lobo superiore della ghiandola, poicbè in questa re• .gione si formano gli ascessi, e la demolizione di questa porzione della tonsilla e sufficiente ad impedire le recidive, senza comprometterne la funzione, evitandosi a l tresl la comparsa dell'ascesso nei pilastri della faringe, come talora si osserva -dopo la enucleazione radica.le. Riguardo all'eterna questione della tonsillotomia o della tonsillectomia, l'A. non vuole discutere questi processi, ognuno dei quali ha la. sua netta indicazione: osserva soltanto che l 'enucleazione della tonsilla, compresa l'ablazione della sua capsula può farsi senza mnggiot' pericolo e con risultati ugualmente buoni, specialmente nei bambini, per mezzo della ghigliottina o di uno strumento analogo: la cosi detta enucleazione completa, alla quale,. del resto, può obbiettarsi che non ~ mai completa, non e, ad ec<:ezione degli individui nei quali l'organo e interamente malato, un'operazione, il più delle volte indispensabile e può essere egre-
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g i amente sostituita da molti altri processi sicuriMimi, pratici ed efficaci. Oiò che dimostra inoltre che la tonsilla ha una qualche importante missione, è 111. sua frequente ricomparsa dopo la enucleazione, come se la natura volesse protestare contro la distruzione completa delle sue funzioni, e l'attività vicariante dei tes· suti linfatici prossimiori, una volta che cessano le proprietà fisiologiche. La tonsillotomia è un'operazione importante, pericolosa e non dovrebbe esser fatta che in un ospedale o in qualche altro sito, ove si abbia tutto sotto mano per rimediare ai gravi inconvenienti che possono prodursi. L'A. non ba levato la voce ~tro questo intervento, quando viene praticato per una causa ben definita e legittitils, ma contro gli abusi ai quali esso ha dato pretesto, e conclude affer• m1mdo che non bisogna tener conto nella laringologia moderna di questa teoria, insensata, che vede nella distruzione delle tonsille l'unico modo di cura e che senza preoccuparsi dei linfatici e delle altre particolarità anatomiche dei tessut~ prossimiori e della loro fisiologia non comprende che è difficile, per non dire impossibile, provare che la tonsilla è l'unica porta di entrata di uno. data infezione. Quando avremo rischiarato le nostre idee intorno a questi punti, allora si sentirà meno parlare della strage di organi innocenti, ed avremo una letteratura meno sfrenata su questi argomenti. 0ASARINI.
RIVISTA DI MALATTIE VENEREE E DELLA PELLE P. L. FroRANt. -
Eritema pellagroso ed eritema aolare. -
(Arch. fiir f'er-
matologie und Syphilis, Bd. OXIJ, Heft 2, 1912).
In un infermo di pellagra l'A, osservò, oltre a due chiazze di eritema specifico a limiti netti localizzate a livello delle mani, e che non oltrepassavano il polso, altre due chiazze di eritema solare, che dai polsi risalivano fino ai gomiti, arrestandosi cioè laddove cessava l'azione protettiva sulla cute esercitata dalla camicia che veniva portata dall'individuo abitualmente con le maniche rimboccate. Da questo fatto il Fiorani ne deduce, analogamente a quanto ritengono il Raymond, il Daiaco ed il Merck, che la causa determinante del vero eritema specifico pellagroso non è costituita dai raggi del sole, perchè in tal caso l'eritema osservato nell'infermo avrebbe dovuto estendersi - e con gli stessi caratteri - a tutta la. regione colpita. dalla forma solare e non limitarsi a lle mani. RUTA • .
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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE Ooatrlbato all& OODOIIOOS& della mldrtut pupillare oome sbatomo obbie"1vo del dolore· - (Bollettino delle scie11zè mediche, Bologna.
G. PANliCCBl. -
fe.ac. III, 191S).
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Nella medicina lega.le in genere, e specialmente in quella degli infortuni, si dà grande importanza da alcuni alla dilatazione pupillare, come sintomo obbiettivo del dolore. Sono tutti concordi nel ritenere che l'assenza di questo sintomo non autorizza. certo a negare l'esistenza del dolore, ma, quando esso è positivo, allora il dolore trova un grande appoggio obbiettivo, al qua.le nella pratica si vuole dare un'importanza eccessiva, tanto che da 11010 è ritenuto spesso sufficiente ad attestare la presenza. del dolore. L'A., aiuto nell'istituto di patologia. speciale chirurgica della R. Università di Bologna, ha avuto occasione di os11ervare un caso, che rappresenta. un'eccezion& curiosa a questa regola quasi indiscussa.. Trattasi di u n operaio, al quale, nella caduta d a un carro, si era conficcato uno scalpello nella regione glutea destra; obbiettivamente non presentava nè lesioni del trofismo muscolare, nè alterazioni delle varie sensibilità.: la piccola ferita aveva interessato solo la cute ed era guarita per prima intenzione. L'individuo manifestava sintomi di paresi e dolore all'arto leso, riacutizzantesi nei movimenti di flessione e alla pression ·. L'esame generale fece inoltre rilevare un leg gero grado di esoftalmo, accompagnato da. tachicardia e da sviluppo della ghiandola tiroide. Un'osservazione quotidiana per oltre due mesi fece rilevare all'A. fatti contradditori, che forse l'avrebbero indotto ad affermare senz'altro la simulazione, se non vi fosse stato il dolore, unico sintomo costante, che t rovava una conferma nell'esa me obbiettivo. Infatti, mentre i noti segni di Milller e di Ma.nn~opf non contradicevano l'esistenza di questo dolore, il segno pupillare fu costant&ment& positivo, e ogni volta che si provoca.va il dolore si notava una spiccatissima dilatazione della pupilla. Però questo dato non trovava alcun appoggio nel complesso degli altri sin tomi, e per<",iò l'A. fu indotto a studiare sistematicamente il fenomeno, e dopo ripetuti esami potè constatare che la sua costanza non era. assoluta e che la dilatazione pupillare, pure essendo sempre evidentissima., variava molto, nella prontezza a manifestarsi, nell'intensità e nella durata. Inoltre il soggetto jn esame nel manifestare il suo dolore eseguiva una profonda inspiraz.ione, e l'A., ricordando che la pupilla ha un moto sincron o coi movimenti respiratori, volle prov~re quale azione es1:1i esercitavano sul ma.lato, e potè accertare che, spesso alla prima. inspirazione, ma. costantemente alla seconda, si aveva un'ampia dilat azione pupillare, la q uale poteva cosi ripetere la sua origine, non nell'esistenza. o meno del dolore, ma. in un r iflesso che poteva considerarsi fisiologico e che iu ogni modo non aveva nessun legame coll'esistenza o meno del dolore s tesso. .I. fatti ulteriori confermarono la diagnosi di simulazione, perchè l'operaio dopo po· chissimo tempo riprese il lavoro, ed ora non i,ccusa alcun disturbo all'arto leqo
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Senza esagerare l'importa nza del caso riferito, l'A. crede di trarre dal medesimo alcune considerazioni d·ordine pratico. li riflesso dolorifico della pupilla è, di sua natura, variabilissimo. tanto che spessissimo mnnca, e tutti concordano nel ritenere che non si è autorizza.ti n negare l'ésistenza del d,olore, quando manca la dilatazione pupillare. Per contro altre volte la midriasi pupillare è estremamente facile; sono sufffoienti talora a provocarla piccolissime impressioni cutanee, ~ome il solletico del palmo della mano. Anche gli stllti emotivi esercitano una pn1·ticolare influenza.: 1rnzi vi sono degli individui, nei quali la ~ola immagine mentale dell'oscurità o del dolore è sufficiente a produrre midriasi (riflesso ideol oc;ico), ed altri infine possono provocnre il fenomeno a volontà. Ad una di queste categorie di soggetti, in cui la dilatazione pupillare avviene in modo assolutamente ,ibnorme. doveva appartenere l'iudividuo in esame, e l'estrema facilità colla quale si otteneva la midriasi può esse:ve in parte spiegata. dal fatto che egli presentava indubl,iamente dei sintomi bascdowiani e conseguente irritabilità del simpatico. Ma tale fatto può trovare un'altra s piegazione in un fenomeno molto più comune: sappia.mo infatti che la reazione pupillare, oltre che per stimoli sensitivi, sensoriali e psichici, avviene anche per unn serie di riflessi, detti splancnici, perchè si originano d1t spec iali condizioni degli organi interni: fra i vari riflessi splancnici, il riEesso respiratorio è quello megl io studiato, e da numerosi osservator i sono sta.te frequ1mtemente riscontrate modificazioni pupillari nelle mala ttie acute e croniche dell'apparato respiratorio. Anzi il Signorelli avrebbe constatato che normalmente avviene una dilatazione delle pupille ogni volta che viene eseguita una forte inspirazione; l'A. invece su 112 individui esaminat i avrebbe riscontrato la midriasi inspiratorifL a luce intensa nel 17,3 p. 100, a luce moderatfl n el 83.r:. p. 100: la. midriasi pili forte si verifica nei giovani e io genere in quelli, nei quali l'eccitabilità neuro-muscolare è molto manifesta. L'A. conclude ritenendo che la reazione pupillare al dolore è un sintomo che va assunto con 11:rande prudenza sempre, e s pecialmente nella medicina degli infortuni: occorreri\ sempre tene re presente tutte le condizioni patologiche e fisiologiche che possono dare la midriasi e poterle tutte sicuramente escludere, se si vorrl,. dare un valore di sintomo obbiettivo del dolore alla midriasi etessa. Schiff chiamò la pupilla un estesiometro, e ciò non può essere io realtà negato : ma si deve aggiungere che ques to estesiometro è molto capriccioso ed incostante e che dà dei risultati, i quali rlevono sempre t:,-sere accuratamente controllati. CASARINJ.
RIVISTA DI TECNICA E SF,RVJllO MEDICO MILITARE Le modificazioni iotrodotLe nella nostra sc uola di sanità militare, rendono di attualità le notizie che, int.orno agli Istituti militari cl'ugual genere, leggiamo nei giornali stranieri. Ecco, per esempio, il programma ufficiale del corso teorico• prntico che sarà tenuto nell'Accademia medico-militare di Madrid nell'anno scola· stico 1912-913. 1. C111RU RGIA DI ou&RRA. (Professore rongg iore medico Enrique Pedra za Visa!llco). - Traumatologia di guerra. Anatomia chirurgica delle regioni. Opera-
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zioni d'urgenza. I mprovvisazione degli apparecchi. Per tutta la durata del corso. (Sul cadavere). Esperienze sugli effetti tìsico-dill!lmici dei proie ttili di picr,olo calibro n ella loro applicazione alla traumatologia di guerra. (Dal 1° al 30 giugno). · 2. RADlOORAltU. (Professore medico primario Olegario de la Cruz Repila). Elettrologia generale. Radiologia generale. Radiografia speciale. (Per tutta la durala del corso). - Radiografia di campagna. (Dal 16 al 30 giugno). 3. IGIENE. ( Professore maggiore medico Diego Ne.ranjo Mo reno). - I giene e relati va pratic11, di laboratorio. ( P~r t '!Llt~ lil <forata de( corso). - Igiene da campo: disinfe:11ione, analisi delle acque, potabilizzazione, impianto degli accampamenti, delle infermerie, delle latrine, ecc. (Da l io al BO giugno). 4. SERVIZI SANITARI. (Professore maggiore medico Sixto Martin Miguel). Parte teorica. Organizzazione sanitaria in pace e in guerra. Parte p1·atica relativa ai documenti che l'ufficiale medko deve redigere nel disimpegno de i servizi sanitari. (Per tutta la durat,, del corso). 6. MATER!Al,E SANITARIO, ( P rofessore maggiore medico José Garcia Monto rio). - Parte teorico-pratica. Materiale di medicazioue. Mezzi di tms porto e di r icovero. (Per tutta la durata del cm·so). - Parte 11ratica. Organizznzione delle am· ,bulanze in campagna. Manovre d'llmhulanza. (Dal 1° a.I 30 giugno, per mezzo di temi tattici). 6. MEDICINA LEGALlì:. (Profe~sore maggiore medico Franci5co F ernandéz Victorio). - Legislazione militare. Codice penale militare (.:ittobre, novembre e dicembre). Medicina legale militare (gennaio e febbraio). Studio teorico dell'oftalmoscopia e della. refrazione (ma.r:zo). - Parte pr,,tica. Esercizi di oftalmoscopia e di refrazione oculare (aprile, maggio e giugno). 7. Ps1c111ATRIA. (Professore maggiore medico Antonio Feroandéz Victorio). Malattie mentali. (Per tutta la durata del corso). 8. LARINGOSCOPIA 1il OTOLOOIA. (Professore maggiore medico José Garc ia Montorio) - E sercizi di laringos<>.opia. e di otologia (gennaio).
Dott. PIUSSAK, medico principale nell'esercito francese. - n " rvtslo ll&Dltarto ID tempo 41 guerra. Dlaponslonl reoenti. - ( Revue scientifiqne, n. 25, 1912). Premessi alcuni cenni sulla cost1tuziooe dei vari reparti di truppe combattenti, sulla loro posizione, sui servizi ferroviari e snlle linee di comunicazione, l' A. passa a parie.re del servizio sanitario militare secondo le recenti disposizioni. Ne diamo un largo riassunto, trattandosi d'un argomento della più grande importanze., e che interessa direttamente i corpi s anitari militari di tutti gli eserciti. SERVIZIO DI SANITÀ DI PltlMA LINEA, Le. divisione, eh' è l'unità tattica medica, ci presenta una piccola organizza._zione sanitaria completa, col servizio reggimentale, ospitaliero (ambulanze), e di trasporti, dire tta dal medico di divisione, il quale riunisce tutti gìi scaglioni se.Ditari fra loro, che, senza di lui, non si troverebbero in rapporto e andrebbero ~agando, inutilizza.ti, sul campo di battaglia. L'esperienza delle guerre passate
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ha dimostrato la neces;;iità di mettere in immediato contatto il servizio St.nitario e lo stato maggiore, come, del resto, tutti gli altri servizi. Nessuno ignora ciò che fecero delle nostre ambulanze, in Italia e sui campi dell'Alsazia, alcuni funzionari amministrativi, certo intelligenti, ma sprovvisti d'ogni cognizione relativa alle esigenze chirurgiche e mediche. Bisogna assolutamente che il tecni<>o sia, ael servizio di sanità, in contatto immediato col comando. Nella divisione, che mar~ia verso il nemico, ciascun reggimento ha il suo personale e il suo materiale: vale a dire, due medici per battaglione, oltre il medico capo-servizio del reggimento. Ogni combattente ha la sua medicazione individuale: le vetture mediche di battaglione contengono 800 medicazioni preparate e divise in tre dimensioni, oltre ai medicinali: l'equipaggiamento degl°infermieri, le tasche da medicazione dei portaferiti, i l sacco d'ambulanza, contribuiscono ancora a1Ja ricchezza del materiale reggimentale. Dietro a questo primo scaglione sanitario vengono le ambulanze. Il nuovo re• gola.mento del 26 aprile 1910 ha sostituito le antiche ambulanze divisionali e dei corpi d'a.rmata con ambulanze più numerose, più leggiere e, per conseguenza, più mobili. Ogni nuova ambulanza comprende 6 medici, 1 farmacista, 2 ufficiali di amministrazione, 6 vetture (5 furgoni, di cui 2 con tenda Tortoise, e una vettura. per il pe rsonale). Quest'unità sanitaria, che non potrà riuscire d'ingombro sulle strade percors& dalle truppe, contiene 2 146 medicazioni, sempre pronte e divise in tre grandezze, e un armamentario chirurgico notevole per la varietà e per la ricchezza degli strumenti, non meno che per la sua semplicità. Non bisogne. dimenticare che l'at-tuale ambulanza dovrà sovente trasformarsi sul posto in una formazione ospita• Jiera temporanea, a cui provvedono benissimo il materiale (medicazioni, medici· nalil e il personale. Il corpo d'armata ha 8 ambulanze ; cioè, 4 ambulanze per divisione. Normalmente, due sono nddette a ciascuna divisione marciante sulle strad.e; le altr& quattro seguono lo svolgersi del combattimento, o fan parte del gruppo dei parchi. Il nuovo regolamento rese più leggiera l'attuale ambulanza, togliendole tutto. ciò che si riferisce ai trasporti. Mentre nell'antica ambulanza del 189'.&, tutto il personale destinato al soccorso dei feriti marciava con quest'unità munito del relativo materiale, ora quei:to personale costituis<:tl un'unità a parte sotto il nome di « gruppo divisionario di portaferiti~: inoltre, il nuovo regolamento ha istituito un « gruppo di portaferiti di corpo• per corpi d'armata. Il gruppo divi;-;ionario di portaferiti s i compone di 200 uomini e di 21 vetture, e si può dividere in due sezioni. Il medico d i divisione li fa.rii entram in azione, al mome nto opportuno, tra i rifn gi dei feriti e l'ambulanza. Il gruppo di portaferiti di corpo è composto di 800 uomini e di 27 vetture: esso si divide io tre· s ezioni, di cui unfl1 chiamata « di profilassi e d'igieue ~, è incaricata della disinfezione, d ~lle analis i dell'ac'iua, delle ricerche batteriologiche, formando cosi arma di difesa contro le ep:demie, <'he sovente si manifestano nelle collettività. Il sorvi?.io sanitario, come dice benissimo il medico Ì!<pettore Troussaint, deve lottare contro i tr~ pericoli c he stan sempre sospesi sulle truppe in campagna.: il pericolo fecale, i l pericolo del terreno, il pericolo d<'ll'acqua. L'os perlale <la campo dell'antico regolamento è stato soppres.c;o come formazione autonoma Quest'o~peda\e (4 furgoni / doveva - la sera del combat.timeDto so~tituire l'ambulanza divisionale che, libe rata da.' suoi feriti, seguiva la. s ua divis ione; mn questo concetto ern semplicemente teorico, giacchè la sostituzione-
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prescritta dal regolamento era impossibile. Si pensò, dunque, saggia.mente che l'ambulanza non aveva. da fare altro che immobilizzarsi qua.n<io avesse un numero troppo grande di feriti intrasportabili: e per fare d'una tale unità, già ricca d.i personale e di materiale, una formaziono ospitaliera, non 1., mancava che un supplemento di materiale (coperte, saccoui, drappi, ecc.): il quale supplemento> caricato su tre furgoni del servizio di sanita, costituisce ciò c,he il nuovv regolamento chiama e sezione d'ospitalizzazione ». Questa Sfzione, la sera del combattimento, verrà ad aggiungersi all'ambulan.za che, funzionando da quel momento. come ospedale, si chiamerà e ambulanza immobilizzata ». Il corpo d'armata è dotato di sei sezioni d·ospitalizzazione, che seguono lo svolgersi del r.ombattimento o fa.n pl\rte del gruppo dei parchi secondo le circo·, stanze, precisamente come le otto ambulanze nella zona d i prima linea. In riassunto: il medico di divisione ha nelle sue mani, sul terreno dell'azione, ìl servizio di reggimento, quattro ambulanze e trn sezioni d'ospitalizzazione. Se il bisogno lo richieda, egli può fare assegnamento sulla formazione del secondo scaglione nella zona delle tappe, dopo averne fatto rapporto al direttore del servizio di sanità di corpo d'armati\. Il servizio di sanità nel combattimento - La divisione marcia al combattimento con una av11nguardia, che comprende truppe di ogni arma e un'ambulanza•. Questa divisione, quanclo sia sviluppata, coprir/\ una fronte di S-4 chilometri, e quindi il terreno del combnttimento sarà rappresentato da un rettangolo di 4 chilometri di larghezza e di 6-10 di profondità. Dopo l'avangu11rdia, che s'impegna sempre sopra un fronte abbastanza esteso per forzare il nemico a spiegarsi e anche per fissarlo sulle sue posizioni, i reggimenti del grosso della colonna sono a poco a poco condotti indietro e scaglionati in profondità. per riparare le perdite e rinforzare le linee fino all'assalto. E là si. compie una serie di movimenti in avanti delle linee di fanteria per avvicinarsi alla posizione da occupare, a salti, a onda.te, nascondendosi e intrattenendosi il più che sia possibile, cosiccbè si disse, con ragione che l'aspetto d'un cnmpo di battaglia moderno è veramente desertico. Lo scopo del generale comandante la divisione è d'impadronirsi d'un dato obbiettivo: una cr8!'ta, un altipiano, come quello di Woerth nel 1870; e vi perviene combinando i tiri d'artiglieria e di fanteria, preparando i salti i n avanti per mezzo dei tiri di scaglioni accoppiati, e finalmente per mezzo d'un attacco contro un'ala, che può essere affidnto a un'altra divisione. Avanznndo, le linee di fanteria costituiscono delle formazioni sempre più dense; ma è soltanto verso 1000 metti dal nemico che si forma la linea dei tiratori. È a SOO, 400 metri che la fanteria ei lancia all'assalto. Dal principio dell'azione vi è qualche ferito; ma non bisogna che i reggimenti impiantino troppo presto i loro posti di soccorso. Teoricamente non è che quando la marcia in avanti si r nllenta a motivo delle perdite e quando i tiratori sono a 1000 metri dalla linea nemica, che si potrà pensare n impiantare le unità sanitarie ora. dette: fino a quel momento, i medici di battaglione faranno delle medicazioni specialmente durante gl'intervalli di calma del combattimento. Sembra. ali' A. che vi debbano essere due di questi intervalli di calma rel1itiva: l'uno, dopo il primo impegno dell'artiglieri11, quand'essa, :sostenendo l'avanguardia impegnata., apre il fuoco a circa SOOO m.; l'altro, quando l'artiglieria, prendendo posizioni più vicine, passa da SOOO a 1800 metri di distanza. dal nemico. Pare eh~ il momento più propizio per impiantare un posto di soccorso sia quello in cui lo spiegamento delle truppe è completo, quando l'artiglieria, avendo-
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crunbiato di pos1z1one, si è avvicinata al nemico. Questo j>OSto di soccorso è im• piantato a 1600 metri circa dalla. linea del fuoco; ma il regolamen to ba previsto che i feriti potrebbero essere soccorsi nei 4: rifugi dei feriti ~ che si for mano, d'altronde, automaticamente coll'arrivo dei feriti stessi nei punti ._morti» del campo di battaglia: e le medicazioni, anche sommarie, fatte propriamente dai medici di battaglione, metteranno al riparo dall'infezione la maggior parte delle ferite. Il medico di divisione, che è col generale al posto del comando, pensa a impiantare le sue 11mbulanze. Egli sa e ha fatto riconoscere dove sono i posti di soccorso, e li indica al gruppo dei portaferiti e ai medici delle ambulanze chiamate o. entrare ili azione, Queste ultime non debbono neppur esse impiantarsi troppo presto; tuttavia il loro impianto dovrà seguire quello dei posti di soccorso. Il medico di divisione impianterà una o due ambulnnze, secondo lo svolgimento della battaglia, in castelli, grandi fattorie, gruppi importanti di case, poco lontani dai villaggi e dai posti di soccorso. Finito il combattimento, il medico di divisione si rende conto delle ambulanze che si dovranno immobilizzare e fa. avanzare le sezioni d'ospitalizzazione, che portano il loro m1tte1·iale alle ambulanze stesse. I gruppi di portaferiti sono, in <J.Uel momento, in piena attività e dovranno continuare durante la notte il ser• vizio di ttasporto.
SERVlt\10 DI SA NITÀ DI SECO~DA UNEA.
La battaglia è finita 0 le truppe hanno abbandonato il terreno della. lotta. Il medico di divisione divide il terreno in tanti settori per la ricerca dei feriti da parte d ei gruppi di portaferiti, in nttesa che il servizio d elle tappe venga. a. et&· bilire dei comandi di tappa. Nelle zona delle tappe, il servitio sanitario ba. per iscopo: 1° !..'evacua zione continua sugli ospedali; 20 La. cura dei feriti e malati intrasportabili e dei feriti leggieri; 3° Il rifornimento in materiale del servizio di prima linea; 4° L'organizzazione sanitaria del campo di battaglia (inumazioni, risanam,mto, ecc.); 6° La sostituzione e il rinforzo delle formazioni sanitarie di prima linea colle formazioni sani ta.rie che s i trovano alla stazione regolatrice, su richiesta. dei direttori di sanità di corpo d'armata al medico d'armata. P el' queste diverse missioni, il servizio sanitario possiede nella seconda linea. un persooA.le e un ma te riale per l'ospitalizzazione, e un personale e un materiale per l'evacuazion('. L'os pitalizzazione ~i fa nelle ambulanze immobilizzate che son pass ate al servizio delle tappe, n <'gli oepedali e negli ospizi temporanei o perma· nenti, esistent i o impi11.ntati presso le linee di comunicazione e sui territori occ upati. I l regolamento ha previsto In costituzione di « centri ospitalieri » sulla zona de lle tappe, o nella zona d!'lle armate, per i feriti in grndo di sopportare un bre ve trasporto. In questi « cent1·i ospitai ieri ,. raggruppati in centri o intorno a centri importanti, potranno s piegare l'opera loro dei chirurghi di competenza n ota. Si è anche pensato - e l'idea è pratica e seducente - che in quei centri si potreb· -bero costituire dei servizi di s pL•cialit/1 chirurgica: addominale, cranira, toracica;
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per i qul\li lo strumentario è speciale, e che richiedono impianti accessori, come.
ad esempio, la radiografia. L'ospitalizzazione si fa pure negli ospedali ausiliari, aperti dalle società. di soccorso sotto la direzione e il controllo della direzione del servizio di sanità.;. come anche nei depositi di convalescenza, nella zona delle tappe, di dove i fori ti leggieri guariti possono raggiungere facilmente i loro reparti. Tutte queste formazioni sanitarie sono intimamente studiate fin dal tempo di pace ed è già st&bilito tanto il personale quanto il materiale. Per il servizio di sgombero, il servizio di sanità. ha costituito: 1° Gli ospedali di sgombero provvbti d'i,pparecchi destinati a esser posti nei vagoni per il trasporto dei feriti in barelle; 2<> Le infermerie di tappa, di stazione, di porto (per gli sgomberi sui canali). Le infermerie di stazione sono in gran parte impiantate dalle società. di soccorso; S0 I treni sanitari permanenti e improvvisati; 4° Eventualmente, un convoglio d'automobili messo a disposizione del ser• vizio di sanità dal direttore delle tappe e dei servizi. Alla stazione regolatrice, dove attendono sui binari le ambulanze e le sezioni d'ospitalizzazione del secondo scaglione, in ragione di otto ambulanze e di sei. sezioni per corpo d'armata, v'ha inoltre una r iserva di materiale sa.nit.a.rio d'armata., che permette di spedire, per mezzo del treno di vettovagliamento giornaliero e senza preventiva richiesta, oggetti di medicazione e medicinali. Nella medesima stazione v'ha una riserva di personale sanitario d'armata. Se la rapidità della prima medicatura (tanto importante per le sorti del feri to, che il Nussbaum non esitò a pronunciare l'aforisma : « medicatura antisettica immediata, assenza d'infezione ») costituisce la gran difficoltà del servizio. di prima linea., bisogna pur riconoscere che, nel servizio di seconda linea, la questione degli sgomberi è quella che più si presta a discussione. Se, in questa discussione, si domanda il parere del comando, esso dirit di sgomberare sistematicamente e a oltranza; giaco.:hè il coman do è unicamente preoccupato dal pensiero (d'altronde esagerato) dell'impedimento che possono portare i feriti per le cure che richiedono, per il personale che immobilizzano e per il loro vettovagliamento. Questo parere non tien conto che d'un solo elemento del problema: il meno importante. Ma i medici non devono lasciarsi guidare che dalle indicazioni cliniche e dall'interesse dei feriti: tanto più, poi, che, essendo in seconda. linea, le formazioni sanitarie non possono essere incolpate di riuscire d'ingombro, giacchè non ne è difficile il vetto vagliamento. Il vero criterio è dunque nello studio clinico delle ferite, nelle indicazioni primitive e secondarie che esse ci danno, ed anche nella natura del paese occupato. Secondo il medico ispettore Troussaint, su 1000 feriti si calcolano: 108 feriti alla testa e al collo; 18! feriti al tronco; Sfl7 feriti agli arti superiori; 851 feriti agli arti inferiori. Si prevede che su 100 feriti, 25 sono intrasportabili e che il 20 p. 100 può camminare. Ne resta il 55 p 100 da sgomberare, o seduti o distesi. Il numero dei feriti a cui ci si deve attendere in una grande battaglia è <li circa 24,000 per un'armata di 160,000 uomini. I feriti gravi la.scinti sul t<>rreno dal nemico e che il servizio di sanitil deve curare, sono compresi nella sud letta cifra, che è quella delle battaglie d el 1870 e di Manciuria.
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I feriti, che non possono essere trasportati st-nza pericolo, sono: 1° I ferit-i al torace, nei quali i trnbalzi delle vetture, e perfino le scosse ilelle automobili di lus so su strade disagevoli, possono provocare emorragie mortali. 20 I feriti al cranio, in cui l'infezione - e, per <'Onseguenza, la meningite sono favorite dal t rnsporto. 30 I feriti all'addome, la cui s alvezza d ipende uoicaml'nte dal riposo assoluto e prolunga to. Per le ferite dell'addome, noi abbiamo dei dati d'esperienza oltremodo suggestivi. Al Transvaal, nell'ambulanza tedesca di Iacobsthal, tutti i feriti all'addome cur11.ti s ul posto pe rvennero II guarigione. A Spionkoff, dove i feriti avevano dovuto subire le scosse della discesa fra le rocce, mm·irono tutti. Dopo nove ore di t rnsporto, il medico giapponese ebbe 19 morti per peritonite su 22 feri t i. Si concluderà, dunque, col prof. Weiss di Nancy, che l'immobilità a ssoluta è il mig lior coefficiente di g uarigione nelle ferite dell'addome: il che, ilei resto, aveva. già insegnato l'esperienza clinica giornaliera. 4° Alcune frat ture dell'arto inferiore e del bacino. Tutte le altre fratture sembraùo essere s uscettibili di trasporto. 5° Le ferite dei vasi a rt eriosi. I Tedeschi nel 1870 non ebbero gran che a lodars i dei loro sgomberi sistematici. Tuttavia, i Russi li banno praticati in Manciuria e pare che ora essi ne s iano partigiani. In una campngna in Europa, in un paese abitnto e con gli attuali mezzi di formazioni sanitarie, sembra all'A. che la questione degli sgomberi sia di facile soluzione: basta, secondo il suo avviso, a ttenersi alle indicazioni cliniche e curare sul posto quei feriti che, chirurgicamente parlando, s'aggraverebbero col trasporto. In quanto ag li sgom beri per sè stes,,i, l'A. si ~ottoscrive alla formula del me, dico principale di P classe dott. Boisson, i l qunlP.1 nelle sue conferenze nlla Scuola 1ii guerra, r.lassifica i fe riti nel modo !'eguente: 1° 01' intrnsportabili; 8° G1'inevacunbili; 3° Gli evacua.bili; 4° I fer iti leggeri. Egli intende per 4: inevacua bili:. quei feriti, quei frat turati, per esempio, che, non potendo :-:oppor t are un lu ngo tragitto, sono t uttavia in grado di essere t ra sportati; s opratt utto in automobile, n 60 o 100 chilometri, fino ni <.: cent ri ospi· talieri :.. I ferit i legg ieri soo tra ttenu t i nella zona d elle t nppe ; in ogoi caso, a poca distanza dall'arma ta, c he ess i possono raggiungere dopo la g uarig ione. Il meccanis mo degli s gomberi è non s oltanto semplice, ma a lt resì preYisto dai regola.ment i: esso è nelle ma ni d el d ireLtore de lle tappe e dei servizi, del medico ca po superio re del se rvizio d i s an ità e de' suoi ngg iun ti. I treni mandati dalla s tazione r <,golatrice son diretti sulle s taz ioni di sgombero indicate negli ord ini dei cor pi d 'armata. I n q ueste stazioni funziona no deg li ospedali di sgom bero, il cui personale e materiale son fissa ti fi n da l tempo di pa ce, e che r icevono i ferit i port11ti d ai con vog li di sgombero sulle strade, con pu nto d i partenza dalle form11zioni immobilizzate.
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I treni sono diretti sulle zonf' dell'interno del paese prepnrate a tale scopo; e il loro arrivo è annunziato al direttore del servizio di sanità della regione di corpo d'armata, il quale dà ordini affinchè i feriti, giunti a una stazione detta di • ripartizione i. siano distribuiti negli ospedali fissi o tempora.nei della regione
stessa. Le Società di soccorso rappresentano una parte importante nella previsione dell'ospitalizzazione, essendo innaricate delle infermerie di stazione e della preparazione degli ospedali nusiliari. Pur tuttavia si deve dire che, senza gli ospedali temporanei previsti dal servizio di sanità, l'ospitnlizza.zione preparata fino nl giorno d'oggi dalle Società di soccorso - benchè rappresenti un considerevole sforzo sarebbe assolutamente impari ai bisogni.
CONCLUSlOlS'l.
Il prof. L ucas-Championnière, in un recente articolo nel suo Journal de médecine et de chirurgie pratique sulla medicina militare in Francia, racconta che parlando con alcuni ufficiali addetti al grande stato maggiore, li aveva intesi affermare più volte che: e una campagna europea non può durare più di due mesi; e perciò un numeroso corpo sanitario è inutile I medici civili provvederanno alle necessita. urgenti "· Quegli ufficiali - dk.e l' A. - avevano due scuse: non erano mai stati in guerra, e ignoravano del tutto che cosa sia una ferita, come d ebba essere soc<.-orsa. e le condizioni ineluttabili dei soccorsi utili. La guerra esige dei chirurghi specializzati fin dal tempo di pace nelle malattie e nei traumatismi del soldato, nonchè in tutte le questioni che interessano l'organizzazione e l'amministrazione dell'esercito. Coloro, che fanno 11,ppello ai medici civili, non pongono mente che la maggior parte di questi è oggidi tutta specializzata e che questa specializzazione essica in parte la fonte in cui si po· trebbero trovare dei chirurghi per l'esercito. Che cosa faranno in un'ambulnnza un oculista, un otoiatra, un psichiatra e un dentista, ecc. ecc.? Rispondano gli ufficiali e i soldati, ai quali non ci sarebbe davvero da augurare di cadere in una tnle ambulnnza. Il servizio di sanità, al· l'infuori della sua parte tecnicn, ha pensato a tutti questi problemi fin dal tempo di pace; e spetta precisa.mente ai direttori di sanità di corpo d'armata e al Ministero il distribuire, nelle formnzioni sanitarie, i medici e i chirurghi adatti i~ spee:iali servizi: la qual cosa fanno con gran cum e competenza, Altre persone, altrettanto incompetenti quanto gli ·ufficiali citati dnl Lucas Championnière, e non corrette dalle tristi esperienze del 1870, fanno assegnamento sulle Società di soccorso. Queste hanno una loro missione bene stabilita in seconda e in terza linea, e il voler contare su di esse nel servizio di prima linea, equivale a non conoscere la loro funzione, le loro risorse e la loro organizzazione. Gli amministratori di queste Società sono animati da uno zelo ammirevole ed hanno una buona volontà. a tutta. prova ; ma la loro influPnza sarebbe più funesta ai feriti che quella degli amministratori militari, i quali erano frapposti trn il Comando e il servizio di sanità in Italia e in Crimea. Essi non banno nulla da fare in uua zona in cui non deve essere ammesso alcun servizio borghese, e dove il servizio di sanità largamente preparato, è s ufficiente: questa è l'opinione del Lucns-Championnière, il quale prese parte alla. guerrn del 1870, precisamente in una Società. di soccol'So.
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RIVISTA DI TECNI CA E SERVIZIO MEDICO MILITAR E
Se noi insistiamo - conclude l' A. - sul s ervizio delle Società di soccorso neli 1870, si è perchè sembrn. che attualmente l'opinione pubblica male informata, si&. ricondotta agli antichi errori. E' necessario che il pubblico colto sappia e facci&. sapere che il servizio sa nitario dell'esercito ha, da quar1rnt'anni n questa parte, costantemente perfezionato il suo strum~ntario e il suo materiale. E' necessnrio che il pubblico comprenda che tutto questo considerevole materiale non può essere utilizzato che da specialisti, vale a dire, da medici militari abituo.ti a viver& nell'ambiente militare e a parla re il suo linguaggio. E' necessario che gli ufficiali - cosi completi da altri punti di vista - non trascurino lo studio del servizio sanitario, di cni molti disgraziatamente non conoscono 11 funzionamento. Essi allora non diranno più delle eresie sul genere di quella rar,eolta dal L ucas-Championnièrt>, e, dopo avervi riflettuto, comprenderanno che, per la. grande missione umanitaria affidata a.i medici militari, occorre un ser vizio di sanità fortemente organizzato. Questo servizio merita molto di più che l'indifferenza che ordinariamente gli si accorda, giaccbè e~so non è soltanto un elemento di disci• plina, ma un elemento di vittoria da non trascurarsi dai comandanti. Il soldato si batte meglio quando sa che, dietro di sè, a portata quasi della sua voce, v' ha.un giovane commilitone, pronto, come nel Marocco, e.a affrontare ogni pericolo per sostenerlo, mediC11.rlo e guarirlo. Se la Guardia imperiale, non ba mai tremato, si è perchè, con tutti i suoi nobili sentimenti, essa sapeva che il gran Larrey la seguiva vigilante.
L. V.
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA. Deveal vaoolnare per 41fenderol dal valuolo. - Pisa, 1912. La vaoolnazlone negli eaeroltl. - Firenze, tip. Claudiana, 1912. A B BA. Sulla neoeHltà. della vaoolnaztoae. - Biella, 1912. BARouzzr. - Bugll lnne•U del va.taolo eseguiti lD Siena dal 17 &8 al 1780, e sul danni evitabili della vaoolnasloae. - Siena, 1912. D 1 VESTEA. -
TEiSTr. -
Io credo fermamente che sulla importanza che ha la vaccinazione nella profilassi del vaiuolo e sui benefici effetti ottenuti nel nostro paese da che fu messa. in uso e venne diffusa e resa obbligatoria la pratica della vaccinazione non vi sia. a lcuno fra i nostri medici militari che possa elevare il menomo dubbio. :-ì'onpertanto, dato il momento attuale uel quale con accani mento degno di miglior causa. alcuni colleghi, ai quali fanno eco volentieri persone che iu medicina e in profilassi non h i\nno compete nza ma che prendono volentieri la penna in mano pur di demolire o per solo spirito di opposizione e qualche voltn pur. troppo M Che una parte della s tnmpR, ribellandos i a quanto fino ad oggi è stato de tto e fatto in prò della vac.:inazione cercano di dimostrarne l'inutilità e ne vanno propalando i per icol i p iù o meno imaginari, è hene ricordare che le con quis te clella sc ienza e della pratica non si distruggono e significare che vigili e pront i ad ogni attacco
RIVISTA D IGIEN E GE:-IERALE E BA'l.J'ERJOJ.OGIA
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i nost.r i igienisti e d epidemiologi vegliano e con pubblicazioni e con conferenze, e colla parola e collo scritto dimostrano che l'opera benefattrici'! dello I enner non potrà mai essere dimenticata. È perciò che io reputo opera non inutile il riportare un elenco di lavori recenti e di riassumerne in breve il contenuto a climostrazione che la buona. parola non manca, pronta a rintuzzare il negativismo minaceìnnte
nella profilassi scientifica (e dico ad arte questa p1trola) dell'infezione vaiolosa. Il lavoro del Di Vestea per primo segnato in questo elenco fu scritto poco tempo prima che si tenesse una delle più importanti sedute della Società toscana d'igiene, e fu, si può dire, il fulcro attorno a cui si svolse la memoranda riunione. Il h\voro ricco di dati statistici, condotto con quella logica fine, con quel metodo rigoroso che è dote principale dell'eminente igienista dell'universitll. di Pisa, è una delle più chiare, ùelle più nitide esposizioni ùi quanto valga la pratica della vaccinazione contro la diffusione del vaiuolo. Un merito prec ipuo di questo lavoro è quello di avere lumeggiato in modo particolare e corroborato con osservazioni e considerazioni statistiche la gran parte che alla vaccinazione deve l'Impero tedesco nel risanamento rispetto alla epidemia vaiolosa, e d'avere dimostrato che appunto con essa e con essa, soltanto l'Impero in parola hn ottenuto il più grande trionfo profilattico, pur trovandosi nelle peggiori condizioni rispetto al vaiuolo. L'Impero tedesco è infatti circondato da Stati che s ono sempre gravemente funestati dal vaiuolo e che molto di frequente impo rtano nel suo tenitorio la terribile
epidemia. Ebbene il Di Vestea dimostra, e questa è una delle prove più convincenti dell'importanza della pratica vacc inale, che sebbene daJie statistiche recenti appaia che la. proporzione tra vaiuolosi morti tedesch i e vaiuolosi stranieri sia alquanto diminuita. tuttavia un terzo delle denunzie riguardano individui d i altra nazionalità, s pecialmente russi, olanclesi, austriaci, italiani (purtroppo!), ed il 70 p . 100 dei casi verificatisi coincide colla sta gione primaverile, che è l'epoca culminante dell'immigra zione, mentrn il vaiuolo è una mal .. ttia essem:ialmente inverna le. Ad onta di questo, la mortalità tedesca del periodo 1900-1909 discese da 0,46 a 0,82 por 100,000 abitanti Fu in occasione della sopr1t cit.ata seduta della Società toscana d'igiene, che io credetti opportuno trattare ancora della vaccinazione negli eserciti colla certezza di fare opera buona, se pur ve ne era bis ogno, in difesa della vaccinazione. Io concludeva in quella relazione basata s ull'esame dei dati statistici del nos tro esercito col metodo e colle rlirettive già lt!'ate rfal Livi nel mngistrale suo studio sull'argomento e su quello dei dati statistici riflettenti gli eserciti stranieri, con queste parole: « l'esame deJla morbosità e della mortalità per vaiuolo nel nostro esercito fatti!. per un lungo decorso di anni, la dimostrazione che la morbosità è minore negli individui regolarmente vaccinati e rivaccina ti di quello che nei non vaccinati, l'osservazione che negli individui vaccinati con esito positivo la malattia decorre con una. gra vezza minore, lo studio comparativo ri i c iò che avviene negli altri eserciti dove .la vaccinazione è tenuta in altissimo onore pei sempre migliori frutti che essa arreca nella diminuzione delle epidemie vaiolose, sono argomenti tali da r ibadire sempre più nel concetto del medico militare l1t convinzione che, pure non trascurando, anzi dando il massimo impulso, come ciel resto si fa, ai progressi igienic i di ogni specie nella profilassi delle malattie diffusibili, bene altrime nti andrebbero le cose se a questi gius ti conati dell'igiene moderna non andasse compagna. la pratica della vaccinazione, una pratica, del resto, la quale non porta con sè n è disturbi nè difficoltà, la quale non offre, quan,lo ;.ia ben condotta, alcun pericolo, come le statist iche san itar ie, a tutti visibili, ,3 - Giornal e d ì mtcticina milUare - Fase. Jv.v.
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RI\"ISTA D 10IENE GEN ERALE E BATTERIOLOGIA
stanno a d imostrare 10, Il lavoro terminava. poi coll'accennnre a.JJ'importanza. della ,accinazione antivaiolosa ne lle sp&dizioni coloniali, come la nostra attuale. e col d imostrare ch'essa non è basata. sull'empirismo, come taluni si c redono in d iritto di asserire, ma è f'rutt<, di studi, di osservazioni, di ricerche scientifiche, e fa, parte a n zi di uno dei più moderni e fulgidi capitoli delle dottr ine immunitarie. Il prof. Abba t rattò l'argomento in una conferenza tenuta a Torino il 28 marzo di quest'anno, la quale è tutta. un'evocazione di una classica conferenza tenuta il 16 novembre 1898 dal Bi;r,zozzero, conferenza. con la quale, come ben dice l'Abba, pareva fosse stat" detta l'ultima parola sull'argomento, ta.nto fu lucida e precisa l 'esposizione dei dati, dei fatti, delle prove atte a. dimostrare che sarebbe una a berrazione il ripudiare una p ratica alla quale si deve se il vaiuolo fu debellato come malattia endemica, e col concorso della quale è possibile soffocarlo allorquando tenta d i risorgere come malattia epidemi ca. Il lavoro del!' Abba è denso di f atti e di argomentazioni e prende in esame tutti i punti di attacco contro la vaccinazione e tutte le ragioni di difes a in suo favore. .Nei ca.pitali sull'opera. denigratrice degli antiva.ccinisti, sugli addebiti e sulle accuse fatti alla vaccinazione &ia di danni che di inutilità, l'Abba dimostra pienamente tutti gli errori sui quali poggia.no le conclusioni degli .a.ntivaccinisti. Kotcvole è la dimostrazione, a ba.se di 11tatistiche, dei benefici effetti dovuti alla vaccina7.ione in Prussia, specie durante la. guerra franco-prussiana., in Aui.tria, in Inghilterra, in Baviera, nel Giappone, a Buenos A y res, in lta.lia, a proposito di che sono degni di nota i risultati statistici di trenta città inglesi (nel paese cioè più disposto al1'1Lntivaccinismo), quelli d ei dottori Barry e Flinzer a. proposito dell'e pidemia di Scheffield, coi quali fu luminosamP.nte dimostrato che una per. sona vaccinata, di fronte ad un'altra vaccio.ata due volte, ha una probabilità 31 Yolte maggiore di venir colpita dal vaiuolo e 640 di morirne, e le valide argomentazioni dimostranti che la decantata. immunità di Leicester ve·rso il vaiuolo la quale vien citata dagli anti vacdnisti per dimostrare l'inefficacia dell'innesto vaccinico, anzi per dimostrarne il danno dovuto a.l traviamento delle idee profìla.t• tiche, non ha valore alcuno giacchè lo s tudio spassionato dei fat ti dimostra pre· cisamente che la pretesa. immunità è in relazione coll'uso che si era fatto della vaccinazione preventiva come è messo in evidenza dai da.ti statistici. Due capitoli speciali sono dest ina.ti alle vaccinazioni nel nost ro esercito e alla vaccinazione nelle colonie, al qual proposito vien citato il prezioso la"oro del Livi e \·engono riportate le osservazioni del Rho a proposito del va.iuolo frequentissimo a. Massaua, nelle quali vengono messe in raffronto le statistiche m ilitari con quelle degli indigeni, e le cui conclusioni roi piace riportare perc hè veramente degne d i nota: « Se non esist.essero altre prove, conclude il Rho, dovrebbe ba.stare que.:;to esempio di ntissun vaioloso militare, in mezzo a cosi vasta epidemia. fra gli indigeni d i Massaua , per convincere anche gli scettici più cocciuti dell' uti lità della vaccinazione e rivaccinazione e del debito di ri conoscenza ohe l 'umanità. intiera ha verso Ienner per il suo trovato • . l" na parte del lavoro è destinata allo studio di epidemie pa.rzia.li domate colla vaccinazione; e fra queste sono da. citarsi l 'epidemia di Noicattaro nel 1903 studia ta dallo Sturni, l'epidemia che infes tò Acqui e 28 comuni limitrofi dal 1899 al 1901 studiata da.I dott. Ubertis, una nel territorio di Padova nel 1902 studia t a. dal dott. Vivaldi, una interessantissima studiata dal Sorrentino a Napoli nel 19001~01, le numerose epidemie s tudiate dal Ba.lp ne lle provincie di Porto Maurizio,
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Torino e Bari, etl infìne i casi di vaiuolo manifestatisi a Torino nel pdmo se• mestre del 1903 e s tudiati d-ullo stesso Abba, e quelli stud!ati dal Ramello, predecessore dell'Abba nell'ufticio d'igien~ municipale di Torino. A conclus ione del suo lavoro, l'Abba invoca un nuovo voto il qua.le valga a. portare « nelle alte sfere della sanità pubblica italiana l'espressione del desiderio di una delle regioni e di una. delle città più benefici.te dalla \·accinszione e che valga, con quella di altri autorevoli consess i, a. distruggere il deleterio lavorio dell'insana ed antipatriottica azione d i antivaccinisti nos trani e stranieri, che si possono qualificare per veri nemici di ogni progresso scientifico • · Ed infatti, dopo que3ta conferenza, la Società piemontese d'igiene convocata in seduta pubblica straordinaria, confermò che la vnccinazione, praticata colle dovute ca:itele e con \·acci no animale ben depurato, è assolutamente innocua; riconobbe che unicamente alla vaccinazione si deve se pote farsi cessare lo stato endemico del vaiuolo i n ltalta, e che la rigorosa applicazione del regolamento sulla vaccinazione in tutti i comuni del Regno, può da sola. impedire l'insorgenza di epidemie di vaiuolo e soffocarle se insorte, anche là doYe non funzionano ancora servizi di isolamento e di disinfezione; ricorda i grandi immediati benefici che il paese ritrasse dalle. creazione ùi un istituto va.ccinogeno dello S tato fra. il 1888 e il 1896 (e di questo non se ne può mai ahbastanza deplorare la soppressione); fa voti perchè il Go\·erno, richiamando le autori tà sanitarie e i funziona1·i tutti all'osservanza dei propri doveri, provveda, coi mazzi che le leggi gli accordano, all'energica repres· sione del minacciante vaiuolo, e perchè, senza ulteriori indugi, rimetta in funzione l'i~tituto vaccinogeno dello Stato. Il prof. Barduzzi dell'università di Siena espone agli a t ti dell'accademia delle s,'ienze di Siena, ,detta dei fisiocritici, una nota nella quale fa un po' di storia. della pratica della vaccinazione ed assegna alla scuola senese uno dei primi posti nella. medesima, giacchè fin dal 1765 nell'ospedale di S. Maria della Scala, per opera <lei rettore Girolamo Pannilini, venne invitato a fare esperimenti il dott. Dome· nico Peverini di Citta di Castello, il qllale, per essere stato fra i primi che aveva ~/abilito in Toscana e nello Stato pontificio l' innesto, era in questa operazione e1pertissimo. A proposito della importanza. della vaccinazione, ne fa vedere i risultati indiscutibili. Si ferma poi in modo s peciale a dimostrare come i pretesi danni, i pericoli esagerati della vaccinazione, sono sempre evitabil i. Trat tasi gene ralmente di dermatosi, le quali presentano vari e ta morfologiche e topografiche riferibili a cagioni cliverse estrinseche od intrinseche e distinguibili i n tossiche ed autotossiche e in microbiche, a seconda che trattasi di condizioni individuali, del ricambio materiale o di condizioni accidentali, oppure della pe netrazione di germi infettivi o contenuti nel vaccino stesso mal.depurato od inquinato o troppo fre.,co, oppure che penet rano nell'organismo durante la inoculazi-:.ne vaccinica ed anche du rante tutto il periodo dell'evoluzione delle pap ulo-pus tule vacciniche. Tutte queste derma.tosi sono però evitabili, purchè si seguano le piu scrupolose norme di asepsi e si usi vaccino ,li buona qualità e che po,:isegga tutte le garanzie della s ua produzione. An1·he a questa comunicazione fece seguito un ordiue del giorno dell'accademia. dei tisiocriticii, affermante l'indiscutibile efficacia della vaccinazione insieme alle· altre misure profìla.t tich~ d'ordi ne igienico generale. Con questo facciamo punto per ora. Come si ,ede, se l'antivacciniswo tenta di sollevare il capo, non ma.neo.no le voci di protesta, che ci auguriamo sempre ,ive e feconde di risultati. TE:;TI.
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RIVISTA D IGJE:SE GENERALE E 0 1 BATTERIOLOGIA
Prof. V. Ascou e Dott. S. S1Lv&sTRT. -· Blo•roh• aulle oarnt ooncelate. (Archivio di farmacoJ.ogia sperimentale e scienze affeni, voi. XIII). Gli AA. hanno eseguito queste ricerche per incarico della Commissione amministrativa degli ospedali di Roma ed hanno studiato : a) la composizione chimica delle carni congelate comparativamente a!Ja composizione chimica delle carni fresche, b) l'azione delle mrni congelate sulla secrezione gastrica, c) la digeribilità in vitro, d) l'assimilazione in uomo normale, e) le modificazioni istologiche, f) i processi autolitici. Dall'esame dei dati 1malitici per quanto si rift1risce alla composizione chimica risulta: 1) Le carni congelate contengono meno acqua delle fresche conservate da uno o due g iorni alla temperatu ra ambiente, e ciò in rapporto al prosciugamento necessario a cui vengono sottoposte prima della congelazione. Questo dato fu già rilevato dal Gauthier, ma mentre questi ritrovava sulle carni congelate una quantità di acqua in meno che nelle fresche dt1ll'urw pe-i· cento si ha invece nelle analis i degli AA. una perdita in meno del 2, S per cento. 2) Le carni congela.te hanno •ma percentuale maggiore di sostanze azotate ed anche una percentuale maggiore di grasso. Que~to re perto si può mettere in rapporto da un lato con il minore contenuto in acqua in cento parti di carni congelate, da un altro lato con il diverso regime di vita dei bestiami argentini ed australiani , e che rappresentano come bestiame d11 macello un genere migliore che i bovini che sono comunemente mattati da noi. 8) Nelle carni congela.te vi è diminuzione nella quantità di glicoge no. aumento degli albuminoidi solu bili in acqua e dei peptoni. La d iminuzione nella quantità. di glicogeno, l'aumento degli albuminoidi sol ubili e dei peptoni fanno. pensare che la congelazione, pare inibendo completa mente i germi della putrefazione, non impedisca completamente i fenomeni <li autodigestione. Quindi, sebbene l entamente, si hanno fenomeni di proteolisi dov uti all'azione di e11zimi capaci ancora di agire alle temperature rli congelazione. Per studiare l 'azione delle carni congelate sul succo gastrico gli AA. si sono serviti di una cagna oper11ta di stomaco succent uriato, secondo il metodo di Pawlo\V· H Pidenheim, e dalle numerose analisi fatte risulta che la quantità e la composizione del succo gastrico non si modificn con l'ingestione delle carni congelate. Servendosi dello stesso succo gastrico puro ottenuto dalla c11gn111 hanno studiato la digeribil ità in 1·1tro e non banno trovato notevoli differenze fra le due carni. Una serie di ricerche è stata diretta allo studio d1•1l'assimilazione nell'uomo delle carni congelate comparativamente alle carni fresche, e dall'esame delle cifre ottenute si vede che non esistono differenze apprezzabili tra l'assorbimento della carne congelata e della fresca, cosi pure non si notano variazioni evidenti nell'acidità dell'urina, nell'.-liminazione dei solfati ed eteri solforici. L'autolisi è stata studiata con il metodo di Soerensen e dai dati ottenuti, dati che hanno un valore puramente approssimativo, appare che in uguali condizioni di esperimento si ba per le carni congelate produzione di una quantità maggiore di prodotti autolitici: bisogna però tener conto della maggiore percentuale in sost.anze azotate r iscontrata nelle carni congelate. P er quanto si rifer isce alle modificazioni istologiche, esami di preparati a fresco per 1lilacerazione, o di sezioni congelate e montati' in glicerina o fissate in alcool e colorate con ematossilinn ed eosinn, mostrano fibre muscolari nonn:ili, doppi ~
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RIVIS'l'A D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA
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striatura visibile, solo talvolta si osservano spazi ohe separa.no quaei brusca.men.te le fibre muscolari; i n u clei in trafoscicolari, i capillari interstiziali, il sarcolemma non presentano modificazioni. Dall'insieme di tutte le loro ricerche gli AA. concludono che le carni conservate con il freddo artificiale rappresentano un alimento sano, e certamente queste carni possono essere adoperate senza incouvenienti. La congelazione non impedisce però che non si determinino nelle carni delle modificazioni. Queste modificazioni si appalt>sano sopratutto n el ovlor it.o diverso, n1>ll'aumento dell'al bumina. solubi le, che fuoriesce nella. decon gelazione come un liquido rossastro, n.el gusto sui generis che prende la carne congelata, nella dimin uzione dell'odore arom1,,tico del brodo. L e cause dei cambiamenti lievi, lenti, che avvengono nelle carni congelate, risiedono con probabilità. nell'azione di enzimi ohe anche a temperature mol to basse non perdono attività.
o. BA!.ES1' R~.
M. lAT'rA, G L onwA, R. MAO(JJO.rtA. - La tuberooloal nell'uomo e nel bovini. - (Roma, ti pografìa delle Man tellate, UJÌ2).
È un'ampia monografia. reda.tta con una larghezza di vedute ed una ricchez.za. di dati che sono supera.ti solo d111la perfetta conoscenza dei numerosissimi studi che dal 1001 t>i sono s ucceduti ovunque per in iziativa. di governi, di accademie, olt re che di singoli scienziati, sui. r apporti che legano la tubercolcsi umana alla tisi perlacea dei bovini. Koch aveva fondato la sua teoria della non trasmissibilità. della tubercolosi dei boviui all'uomo su tte serie di fatti: 1° Il bacillo de lla t ubercolosi isolu to dall'uomo e inoculato sotto cute dei bovini nella quantità di 10 milligrammi non produce in questi l'infezione generalizza.tu, c he cost antemente, in quant,ità anche minore, produ ce il bacillo isolnto dai bovini s tessi; 2<> le le:;ioni tubercolari primarie dell'intestino sono rare nell'uomo, il che non dovrel,be accadere se il lat te e le carni di a nimali tubercolosi rappresentussero una fonte frequente di in fezion e; 8° nessun c;iso di tu bercolosi nell'uomo è stato sicuramente dimostrato come pro veniente d ,.JJ'uso di carni o di latte d i bovini contenenti il bacillo della t ubercolosi Oggi, dopo tanti anni di con t roversie e di polemicha, il dato batteriologico come quello anatomico, pur e.vendo perduto l'esclusivismo che in principio att r ibui,a loro il Kocb, son o universalmen te riconosciuti t>satti, ed a questi risultati ha cont ribuito valid1,,mentfl qualcuno dei nostri >1utori (latt a e Cosco) Gli AA. vollero col presente studio ricercare quale iILportanza la tisi perlacea a bhia c ome sotgente d'infer.ione per l'uomo, e pe1·ciò intruptèSeto, primi ed unici in Ita lia, ac·curate e lunghe ricerche epidemiologiche in un a regiont, come la Sard.Jgna, ove la tubercolosi bovina è quas i sconosciuta., ment re infierisce crudelmente quella uman a. Pre messo un sobrio cenno sulle condizioni demografiche e socie.li della Sardegna, s opratutto della provincia di Sassari, v1ione studiutr, la diffusion e della tu bercolosi nell'uomo e nei bovini. E perché il contributo alla soluzione del problema fosse i natta.!ca.bile, indagaron o in modo pa.1·ticolare, da una part e, le co nd izion i demogr afic he, igieniche e socia li della popol azione, dall'al t ra la r azza degli
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animali bovini, il sistema di allevamento, il consumo locale del latte, ecc. Le indagini molteplici, che sono riassunte in numerose tavole, furono compiute per· sonalmente dai tre va!Pnti professori dei laboratorii della sanità pubblica, in tutti i 107 comuni della provincia. di Sassari. Da.Il' inchiesta risultano, fra gli altri diversi, i seguenti più importanti fatti: la tubercolosi in Sardegna colpisce la popolazione dell'e tÀ. adulta fra 20-40 anni molto più gravem ente della popolazione di qualunque altra età i non vi sono differenze apprezzabili fra la malattia dell'infanzia (0-10 anni e quella dell'adolescenza (10-20) e delle età avanzate (41 anni in su); le rlonne dìmno una cifra ili mortalità più elevata degli uomini, e fra questi quelli atlrletti all'agricoltura, alla. silvicoltur11, all'allevamento e custodia del bestiame, molto meno grave dPgli individui appartenenti alle a ltre professioni; la. malattia colpisce più frequen t!'mente i membri di una stessa famiglia; la causa dPI contagio quindi deve risiedE>re nell'a.mbientu domestico, oppure deve riferirsi ad un elemento comune. Mentre la Sardegna occupa il 7° posto nella scala di gravezza della mortalità per tubercolosi, la provincia di Sassari occupa il 3° posto, venendo immediatamente dopo la. Liguria e la Lombardia.. Dall'altro lato la Sardegna sopravanza, è vero, tutte le al tre regioni ù' Italia nel rapporto ilei bovini al numero degli abitanti: mentre la media del R egno è d i 18,28 bovini per ogni 100 abitanti, quella della Sardegna. in genere è di ·16,!!8, quella provincia. di Sassari 53,46. Ma i contatti con i bovini sono rari: il bestiame vive in tutte le stagioni a. brado, in istnto spesso semi-selvaggio: m11ncano i caseifici ed i lattifici; non esistono stalle e quinùi ma.oca la coabitazione degli uomini con le bestie lattiferej l'allattamento artificiale è raro, raro è pure l' uso del Jatté di vacca, essendo preferito in molti punti quello di pecora o di capra, il latte viene ovunque usato bollito. Da tutto ciò risulta che in Sardegna non esistono, oppure hanno una. importanza molto limitata, tutte quelle condizioni che potrebbero favorire la trasmissione della tubercolosi bovina all'uomo in misura. tale ùa influire sull'andamen to epidemiologico di questa mala.tti11. Ma la J'agione fondamentale ed assoluta, per cui è impossibile supporre che l'uomo possa esser contagiato dul bue, sta nel fatto che la tubercolosi bovina non esiste in SardPgna come malattia endemica. A Cagliari su 27,989 bovini macellati dal 1892 al 1&16 furono constuta.ti solo 2 casi di t ubercolosi; a Sassari fra 17,585 bovini (1900-1905) furono OS'iervat i solo due casi di tubercolosi, di cui uno in una vacca di pura razza svizzera, importata. 1lirettamentP, P l'altro in un buP di razza incrociata. A Roma, che è il mprcato più import.ante ti i PSportazione dei bovini sardi, la tubercolosi fra questi animali fu rinvenuta nella proporzione di 1-2 su 10,000. Le altre cifre, raccolte qua e là dagli AA .. confermano i dati precedenti. Inoltre dalle statistiche umpiamente qui esposte risulta che fra la quant ità. d ei bovini e quella degli abitanti, e dei morti per tubPrcolosi, non "'sisre assolut.amente alcuna relazione, e chP quindi devono considerarsi come indipendenti l'una <lall'altra. · Dalle ricerche sperimentali fatte sottoponendo ad esame batteriologico numerosi campioni di latte provenienti d1, 231 luoghi di produzione, risulta che gli autori non sono riusciti ma.i a mettere m evidenza nel h\ tte esaminuto il bacillo della. tubercolosi. N<'lle diverse localiz,:azioni tubercolari dell'uomo in Sardegna t rovarono esclusivamen te il bacillo t ipo umano. Dunque, anche du questo studio epidemiologico, si può concludere che la t ubercolosi dell'uomo e quella dei bovini decorrono l'una. indipendentemente dall'a ltra; l\nzi, fondandosi sui risultati ott.P·
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nuti dagli autori, si può dire che la tubercolosi l,ovina ·rappresenta per l'uomo una fonte d'infezione tale, che ove essa venisse a mancare, non SI' 11e potrebbe apprezzare l'assenza con una notevole e corrispondente diminuzione ,li tubercolosi nell'uomo. Come corolla.rio pratico si può perciò concludere r.he nella lotta cnntro la tubercolosi dell' uomo bisogna in primo luogo clift>ndere l'uomo sano dal contagio dell'uomo ammalato, come nella lotta contro la tubercolosi dei bovini bisogn,1 difendere gli anim,ìli sani d11 quelli ammalati. Questi i risultati capiti<li dell'importantissimo lavoro, che non può t'&serc riassunto in breve spazio, tanto esso è ricco di fatti e di inSPgn11.menti. GRIXt)~J.
D. CESA-BI ANCHI, vembre 1912).
Polveri e tubercolosi polmonare. -
(Il La1;oro, n 2, no-
L'A., aiuto presso la. clinica delle malattie professionali di Milano, ha fatto una serie di ricerche sperimenta li intese a meglio chiarire i rnpporti che conono fra polveri e tubercolosi polmonare Fra le polveri prese in esame, ha dato la preferenza a quelle a prevalente azione meccanica, che più di -frequente si riscontrano nelle industrie, come la polvere di t alco, di gesso, di carbone, le scorie Thomas, il cemento, lo smeriglio, ecc. Come animale di esperienza, ha scelto la cavia, la quale, pure essendo sensibile all'infezione tubercolure, presenta tuttavia una certa d ifficoltà alla. riproduzione sperimentale della t11bercolosi polmonare, specialmente della s ua forma lenta, con formazione di cn verne, esiti di sclerosi, t:!cc. Come agente infettivo, ha sempre usato due ceppi di tubercolosi, tipo umano, di modica virulenza ed artificinlmente attenuati con l'essicamento e col calore. Per l'inalazione delle polveri l'A. ha f'atto uso di speciali apparecchi a ventilazione, che pur permettendo un sufficiente ricambio di aria, tuttavia la mantenevano satura della polvere in esperienza, e come ricerche preliminari si è proposto di vedere se dette polveri, inalute tutti i giorni per 2-4 ore e per un periodo di 8-10 settiinane, erano capaci di provocare lesioni della mucosi. delle vie aeree e dei polmoni, ed ba constatHto che in animali robusti, ben nu triti ed a vie aeree integre, le polveri sperimentate, inalate nelle cond izioni di tempo e di ambiente sopra r icordate, non sono cupaci di provocare lesioni gravi, primitive deg] i organi dfllla respirazione, od almeno lesioni tali da compromettere l'esistenza degli animali. Ciò non vuol dire però che dette polveri siano innocue e neppure poco pericolose. lnfi.tti l'A. ha esposto a contrarre J"infezione tubercolare, nelle pili diverse condizioni di esperimento, le cavie precedentemente sott;oposte 11,ll'i11alazioM delle polveri industriali e che all'atto deJl'infez.ione si trovavano in ottime condizioni. Per ciascuno dei diversi tipi di polveri sperimentate, ba sottopos to un gruppo di 12 cavie robuste all'inalazione quotidiana di 2-4 ore, e per la durata di 8-10 settimane della polvere in esame: in seguito ha tenuto due di q uesti animali, come contl'ollo, in condizioni.di amb ie11ti e di nu trizione normali, mentre negli altri ha iniettato per una sola voJt,. nelle vene, oppure sotto cute, od in peritoneo, od in tmche11, a seconda dei casi, quantitit varie di bacilli tubercolari, attenuati fr,, 1/100 e 1/lO di ansa normale, sospese ciascuni1 in 1 eme. di soluzione fisiologica di cloruro di sodio. Contemporaneamente l'autore ba pure int'et·
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tato collo stesso virus tubercolare un ugual numero di cavie normali di controllo, nelle identiche condizioni di quantità e di via di somministrazione. Dnlle suddette ricerche è risultato che le cavie sottoposte ali' inalazione delle d iverse polveri e quindi ritornate in condizioni normali, non presentano, anche a dist,rnza di parecchi mesi, fenomeni notevoli. Alcune vennero uccise, ed ugualmente l'autopsia nulla dimostrò di importante, tranne lievi lesioni per lo più in via dì riparazione, a carico della mucosa bronchiale e de i gangli linfatici dell'ilo. Le cade di controllo, quelle cioè esposte nelle stesse condizioni a contrarre Pinfezione tubercolare, seuza prima aver subito l'inalazione di polvere, sopravvissero q uas i tutte in ragione della scarsa virulenza e della piccola quantità. dei bacilli iniettati. Soltanto poche di esse vennero a morte spontaneamente prima di due mesi dall'infezione, ed all'autops ia presentarono lesioni tubercolari diffuse, e solo di mdo e mai esclusivamente interessanti i polmoni, mentre le alt re cavie, uccise, alla d i:4anza anche di parecchi mesi, o non presentarono t racce della pregressa infezione, o fecero r ilevare soltanto lesioni tubercolari a t tenuate, ad andamento cronico, con esito di sclerosi o di caseificazione. Le cavie invece preventivamente sottoposte all'inalazione delle polveri e quindi esposte a contrarre l' infezione tubercolare nelle ,stesse condizioni dei coutrolli, soccombet tero quasi tutte ad una v iolenta tubercolosi polmonare, pure presentando il processo morboso andamento di verso nei di versi animali. In alcune cavie difatti il processo tubercolare decorse rnpidamente, determinando la morte entro un mese, ed all'autopsia si riscontrò una tubercolosi polmonare diffusa., a tipo pneumonico o miliare; nella maggior parte però l'infezione assunse un nndarnento assa i l ento, con estrema cachessia e morte al secondo e terzo mese, e il reperto necroscopico dimostrò quasi 11empre caverne disseminate in tutto il parenchima, più o meno estese. In alcune ca,·ie poi infettate per via tracheale si manifestò un Yero processo di medias tinite tubercolare, spesso cosi cospicuo da determinare gravi disturbi della respirazione e del circolo. Di fronte n. q ueste lesioni cosi gravi e costanti dell'apparecchio respiratorio, indubbiamen te s pecifiche, e per l'as petto microscopico e per la constatata presenza de\ bacillo di Koch, fa nno invece contras to le lesioni, pure t ubercolari, ma sempre lievi, limit11te e s pesso mancant i degli altri organi, qualunque sia s tata la via seguita. nella somministrazione del virus tubercolare. Poichè il risultato più importante di queste ricerche è che la lesione. tubercolare degli organi della res pirnz ione raggiunge un grande sviluppo, qualunque sia stata la porta d'ingresso dei bacilli tubercolari; e questa è la prova migliore e più sicura del!'azione dannosa esercitiita dalle polveri inalate nel parenchi ma polmonare, creando in esso un locu,; minoris resistentiae, che prepara il terre no r facilita l'at techimento e lo s viluppo del proces,o tubercolare. L'A. quindi conclude che le polveri in ge nere, od almeno le polveri industriai i a prevalente azione mec<'tinica, inalate a lungo ed in notevole quantità, par quan to di per sè stesse non siano capaci di provocare che lievi lesioni delle vie ae ree, costituiscono tuttnv.i a il più importan te fattore coadiuvante nello stabilirsi di una tul1ercolosi polmonare, anche uei casi in cui il germe s pecifico riesca a penetrare nell'organismo all'i nfuori delle vie a eree. 0 A:'(ARIN1.
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G. SANGtoRGl e G. Bo:smovAsN1N1. - un·ept4emla 41 41Henterl&b&olllare 111 Piemonte. - (Pathologica, ,ol. V. febbraio 1913, n. 103). Gli AA. riferiscono su di un'epidemia scoppiata nel suttembre scorso nella piccola frazione Piana, comune di Rocca nel Canavese, la quale colpì un quinto della intera popolazione, cioè 12 individui, di cui S bambini E' 9 adul ti della più dh·ersa età. Tale affezione ebbe indistintamente nei bambini un decorso g ravissimo, seguito da esito le tale, dopo pochi giorni dall'ini,zio dei fe nomeni mor bosi; negli adulti invHce ebbe un decorso meno grave, seguito ùa esito favorevole nello spazio di 10-15 giorni in media. L'inizio della mal1tttia, Lauto nei bambini che nE>gli adult i, era brusco, con for. tissimi dolori addominali, tal volt.a accompagnati da vomito, cui seguiva una diarrea irrefrenabile: le feci, mol to fet;de, perdeva.no ben prl'sto il loro aspetto normale per assumere quello dl un liquame muco-purulen to commisto a sangue, il più delle volte in discreta. quanti tà. L'affezione nella maggioranza dei casi ebbe un decor30 febbrile, più eccentuato nei bambini, i quali però soccombettero in uno stato d'ipotermia, stabilitasi molte oro prima che la morte sopravvenisse. Il reperto au11.tomo- putologico ba confermato pienamente il giudizio clinico, e"'1 ba ù imostrato t rattarsi di un'affezione intestina.le, propria del grosso intestino (colite d iffusa follicolare, ulceroso-necrotica.) indubbia.men te di natura infottivn. L'esame microscopico de lle fec i prelevate in condizioni diverse (int ra vitame post mortem), e rivolto in par ticolar modo ai fiocchl'tti di aspetto muco-purulento, mise in rilievo la presenza di cellule ep,i teliali df'lla mucosa intestina.le più o mflno gra\·emente al terate, un gran numero di corpuscoli purulenti, globuli rossi, muco. Nei preparati colorati colla fucsina di Ziebl d iluita, col Gram seguito dalla colorazione di contrasto col Giemsa, si dimostrò la presenza di una grande quantità di bacilli corti, non molti grossi, c,on estremit~ arrotondate. Quali caratteri morfologici e biologici del germe isolato, si notò che esso intorbidiva uniformemente il brodo formandovi un tenue collaretto, non produceva. indolo, anche dopo due settimane di termostato, nè n"ll brodo, nè nell'acqua peptonizzata.. Nella gelatina., non liquefatta, le colonie superficial i si mostrarono dopo 48 ore, delicate, trasparenti. a contorni i rregolari, ricordanti il noto :ispetto della foglia di vite: nell'a.gar al rosso neu t ro non dava traccia di fluorescenza, non fermentava il saccarosio, e nell'agar maltosio h\ccamuffato dava rea zione alcalina dopo 48 ore. In base allo studio dei caratteri colturali e ad altre ricerche, basate sul fenomeno dell'a.gglut,inazione, gli AA. banno coust.ata to che il germe isolato non era identificabile con nessuno dei qua t tro ti pi fondamentali dei b. dissenterici, marisponde,,a a l tipo di un bacillo dissenterico ad essi tliolog icamenre intermedio. D'altra parte l'aver ottenuto l'identico reperto del ma teriale fecale di due casi diversi, prele,ati in diverse condizioni e l'avor r iscontrato il germe in tutti e du<· i casi quasi in coltura pura, già nel primo saggio d'isolamento, dimostra. che la causa dell'epidemia di Rocca Canavese si deve attribuire unicamente a questo germe. Oggigiorno per nume rose e recenti ricerche si è 1nesso molto in dubbio la vecchia teoria. della pluralità della d[ssen teria bacillare o si propende poi conce tto esclusivo di < d issenteria bacillare ,._ L'epi<lemia di Rocca Canavese offre appunto un esempio, che contribuisce ad avvalorare ancor più questo nuovo orientamento, tendente verso il riconoscimento dC>ll'unità s pecifica delle dissenterie bacillari, Il
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va ritt>nu ta come una vera e dissenteria bacillare :. sostenuta da un bacillo dissenterico biologicamente intermedio a.i tipi più comuni s t ati descritti. In seguito ad opportune indi.gioi si è pot uto accertare che il primo caso si manifes tò parecchi giorni dopo l'arrivo nel piccolo centro di un soldato r educe dalla Libia, ove ci rea due mesi innanzi s i e ra ammalato di d issenteria. Da notizie raccolte verbalmente risultava una g1·andl' analogia tra i fenomeni m?rbosi sofferti d al soldato e quelli riscontrati negli individui colpiti durante l'epidemia. Disgraziat amente questo soggetto sfuggi agli AA., quando sarebbe stato opportuno prat icarne l'esa m e batteriologico delle feci: t uttavia è logico pensare che egli, probabilmente eliminatore di bacilli, abbia segnato il punto di partenza dell'epidemia, tanto più che Pgli asseri di aver d eposto le sue deiezioni n tii punti più sva.riati dPl piccolo centro. Che a questo deplorevole atto s ia seguito l'inquinamento dell'acqua dei pozzi e che quindi per via idrica l'epidemia si sia diffusa, lo d imos tra, tanto la rapidità con cui si succedet tero i casi dopo la manifesta.zione del primo, quanto la coincidenza. d ella cess,lzione dell'epidemia coll'epurazione dei pozzi, opport unament,... praticata dall'ufficiale sanitario. Gli A.A. concludono richiamando l'attenzione sul pericolo dell'even t uale importazione in Italia dalla Libia di quest,a forma morbosa, che per la sua notevole cont agiosit à, pel numero rilevante di pe,r sone che colpisce, per i pos~umj , per J',,Jevata percentt1ale di morti non ha nulla da invidia.re ad altre più t e mute. CAS ARINI,
A. LoND1N1. - La dtalD.fe:done dello aputo taberoolare aegll amblentt. (Atti della R Accademia cki fisiocritici in Siena, nn. S·4, 1Ul2). Un o dei principali ID('zzi profilattici nella lottn contro la tt1borcolosi è rappresentato dalla distruzione del bac illo n egli escreati, e perciò sono stati sperimentati molti disinfettan ti chimici per t rovarne uno prntico e veramente r ispondente alle prat iche esigenze, ma fino ad og gi gli autori non si t1·ovano ancora d'accordo nella scelta. Tra gli agenti chimici sui quali si fanno t uttora apprezzamenti di vers i ri , guardo a ll'azione mic robicida va annoverata la soda caustica . Recenti lavori d el Pellegrini, di Ottolenghi e di Bormans ha.nno dimostrato che la soda caus tico è un s icuro e comodo disinfettante, specie per i pavimenti sudici, in cui la d isinfezione col sublimato non d à assoluta garanzja., Vincent afferma che in meno di sei ore con la soluzione di soda al 10 p. 100 si re ndono s icuramente s terili gli sp uti t ubercolari; Stazzi ritiene che una doppia o tripla applicazione di detta soluzione è sufficiente ad uccidere il bacillo di Koch. Al cont rario ricerche di Sormani, di Bofinger e di Ge ilinger avrebbero condotto a divers i risultati, non avendo ottenuto la morte d~l bac illo nemmeno dopo 24 ore. L'A. presso l'istituto d'igiene della R. U niversità d i S iena, sia a titolo d i controllo, sia nell'intento di portare un nuovo contributo alla p1·at icn della disinfez ione de i pn vimeu t i event ualment e con t aminati con sputi secchi, ha iniziato delle ricerche, facendo caòere su dei mattoni, che si usano comunemente per la pa vimen t azione, degli sputi t ubercolari e lasciandoli essiccare spontaneamente. Alla.gava qui ndi i ma ttoni con sol uzione di soda. caus tica a diversa concentraz ione
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(o-10-16-20 p. 100), raschiandoli dopo 24 ore ed emulsionando la raschiatura con brodo, che iniettava in proporzione di 1 eme. a delle cavie, sia in peritoneo, sin. sotto cute. L'iniezione di materiale su cui avevano agito queste varie diluizioni di soda caustica diede luogo in genere nelle cavie a tubercolosi peritoneali, con lesioni specifiche nelle ghiandole linfatiche mesenteriche, prelomba.ri, preaortiche, ecc , a lesioni specifiche nella milza, nel fegato, nelle ghiandole retrosterna.li, mediastiniche e nei polmoni. Nella maggioranza dei casi il quadro anatomo-patologico non fu punto dissimile da quello che si riscontrava negli animali controllo iniettati con raschiatura di mattoni con sputi disseccati emulsionata in brodo sterile. Per stabilire con sicurezza. la natura delle lesioni che riscontrava negli animali morti od u-:cisi, l'A. ha praticato numerosi esami microscopici, per poter confermare col reperto del bacillo tubercolare che realmente si trattava di lesioni s pecifiche, ed ha potuto accertare che le soluzioni di soda caustica al f>-10-16-20 p. 100 non riescono efficaci contro il bacillo della tubercolosi, e che, data la catt.iva abitudine di sputare per terra, nessun affidamento si può fare per la disinfezione degli ambienti con dette s oluzioni, portate anche alla concentrazione del 20 p. 100. Contemporaneamente e nelle identiche condizioni di esperimento l'A. ha studiato anche l'azione microbicida negli sputi tubercolari secchi della miscela di La.piace al 10 p: 100, di una speciale creolina {Fenosop) al 10 p. 100, della. soluzione saponosa di catrame di Norvegia e di altre sostnn.1:e, ed ha ugualmente constatato la morte per tubercolosi di tutte l e cavie iniettate col materiale s u cui avevano agito dette sostanze. Data d u nque l' innefficacin, dei vari disinfettanti sperimentati. l'A. conclude che l'unica sostanzà ch·e abbia dato buona prova per la disinfezione degli sputi tobercolari negli a mbienti è il sublimato cor roHivo, che, come da ricerche dell'Ottolenghi, in soluzione almeno del 6 p. 1000 rende inoffensivi gli s puti tubercolari secchi. CA S ARINI .
I. RA1llO.sJ)(,. - Can.tterl ep14emlologtot e profllu•l dellt, me obagite oerebro-•plnale. - (Il modmento sanitario, n. 1-2, 1913. L'A. ha compilato una nota interessante su questa malattia. chi! presenta caratteri puticolnri nella sua trasmissione e diffusione, ed ha limitato l'argomento al decorso di questa in fezione, alla sua speciale forma diffusiva ed alla profilassi, da r.ui si può ottenere più o meno efficacemente qu!llche risultato. La meningite cerebro-spinale si diffonde saltuariamente da una località. all'altra, colpendo apparentemente a casaccio, senza avere un ciclo più o men regolare; ed è difficile seguire in senso inverso tutto il cammino tenuto dall'epidemia, sicchè il portatore dell'infezione rimane per lo lpiù sconosciuto. È una malattia di tutte l'età: però più frequentemente colpisce l'infanzia e l'adolescenza. I soldati ne sono molto spesso attaccati, perchè questi, come i fanciulli, offrono alla malattia. maggiore ricettività. L'organismo dei g iovani soldati in via di sviluppo risente facilmente tutte le cause esterne, che pur troppo sono n11-
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merose ed agiscono t utte sfavorevolmente. La vita in comune, il contatto pe.rma• nente, l'agglomeramento nelle camera.te e specialmente l'affatica.mento, l'indebolimento organico, l'esposizione a tutte le intemperie sono tutti fattori che COD• tribuiscono a rendcm., più vulnerabile quei giovani organismi. Ma quando essi si
sono abituati al nuovo g enere Ji vita, acquistano naturnlmente maggior resistenza alle fatiche della vite. militare e quindi alle malat tie infettive. Il freddo, e specialmente le brusche variazioni di temperat ura, hanno una particolare influenza sullo sviluppo della malattia. Il g erme specifico è un meningococco, scoperto da Weichselbaum nel 1887, che penetra nell'organismo per le vie aeree superiori e dett>rmi na in primo tem po una tino-faringite e poscia attacca le meningi. Ricerche fattl:l nel muco nasale di individui sani, ma che furono in conta. tto con individ ui colpit i dall'infezione, banno dimost rato nel 25p.cento la pre· senza. del meningococco, e questi portatori devono essere considerati come gli anelli di una cawna ininterrotta, che unisce in una stessa località ed anche da un s ito all'altro i ca si di meningite cerebro-s pinale, che sembrano assolutamente ind ipendenti. Non vi è dubùio perciò che la diffusio ne del meningococco sia molto elevata, ma ordinariamente questo germe non produce clw lieve infiammazione della caYi tà rino-faringea e stabilisce in tal modo i portatori sani: perchè si sviluppi la malattia, l'at tecchimento del microrgani:.ruo deve essere favorito da cause predi· spooeoti che sono riposte nell'organismo e che fanno acquistare al germe la mas· sima virnlenza e sviluppo. Riguardo alla profi lassi, si è cercato an zi tutto di dis infettare la cavità rinofaringea, ma si constatò che i risultati erano quasi del tutto negativi, perchè, se riusciva facile uccidere il microrganismo in coltura o nell'ambiente esterno, non cosi succed<.',·a yuando esso era in un 1ne1.zo albuminoide ed in una cavità anfrattuosa. Recentemente Bel] ige ha sper imentato con risultato confortante l'impiego del Perydrolo al 3 p. cento nella disinfezione della cavità nasale, facendola precedere da lavaggi con soluzioni alcaline, ed ha ottenuto la &comparsa del menmgococco in media da S ad 8 giorn i, ment re col protargolo se ne r ichiedono 9. Quando poi s i venne alla scoperta dei portatori sani, si trascese in misure p rofilatt iche, col vo lerli isola re tutti, spera ndo in tal modo di limitare la d iffus ione della malattia, ed in German ia, come in Russia, fur<>no dettate leggi per combattere le epidemie di mening ite ceret.ro-spinale, s pecialmente fra i militari. Tale pratica però, se da un lato incontra non poche difficoltà per il numero elevato dei porta.tori, dall'altro è una misura di scarso effetto, poichè, quando si cerca di t ogl iere dal contatto q uei pochi che cadono sotto il controllo sauitario, già il rnenin~ococco è stato trasportato altrove e diffus o. Attualmente la profilassi non s i occupa più accanita.mente dei portatori sa.ni . .!\ell'epidr•mia del l:Jl l-Hl12 avvenuta nel Texas, dove si ebbero 4ll loca.lita colpite con 550 cas i e :HH morti, da quella d irezione d i sanità furono inviate a.i singoli d istre tti due circolari, che dettavano misure profilattiche inspirate a crit e ri scien t ifici: si raccomandava di isohue strettamen te gli ammalati, di chiudere le scuole l' di impedire le riunioni di qualsiasi natul'a nelle località infette; si for nivano istruzioni pel prele vamento de i campioni da servire all'accertamento batteriologico. I portatori, come risulta, non ebbero alcuna considerazione in qnest.e due circolari, e d i essi nemmeno si sono pt'eoccupate le autorità sani tarie di (: recia nell'ultima epidemia. La lotrn. \'era e proficua contl'O la meningite cerebro- 3pinale deve is pirarsi
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alla profilassi generale e individuale: l'una mira ad accertare la. marcia del microbo, l'altra a rendergli il terreno non adatto al suo sviluppo, rin:orzando e rendendo l'organismo meno vulnerabile con un adeguato nutrimento e sufficiente ri• poso. Nelle caserme e nelle comunanze un caso di meningite cerebro-spinale dovrà essere trattato colle stesse norme di isolamento e di disinfezione adottate per le altre malattie infettive: si dovri\ inoltre evitare l'affaticamento dei sani, migliorare il vitto giornaliero, ed impedire i raffreddamenti e lo disposizioni a cause perfrigeran ti. C ASARI~!.
Dott. Hl'.l'sE - Sulla cllshlfeslooe degli ambienti Hnza l'Impiego dl ..,._ chll appareoohl e oon particolare riguardo a l servizio militare In campagna. - (Deut.,che Militlirlirztliche Zeitsc:hrift, 20 gen:naio 1913). Una disinfezione ideale degli ambienti si dovrebbe poter fare ;;enza molestia degli abitanti, senza deterioramento dt>gli oggetti, senza notevole s pesa e in breve tempo, ma siamo ancor ben lungi dall'aver raggiunto tale ideale. Tra i diversi gas impiegati a tale scopo, la formaldeide ancora è quella che é più larga mente in uso: come è noto per essa occorrono 5 grammi per 1 centimetro cubo di s pazio da disinfetta re, una saturazione dell'ambiente con vapore
d'acqua, un'azione per 5.7 ore o per 24 ore, se si vuole avere una maggiore azione in profondità. Gli apparecchi, che si impiegano per la produzione della formald eide, pur avendo il vantaggio di un più regolato consumo di disinfettante, hanno l'inconvenien te dei facili guasti e delle riparazioni, che non possono essere fatte che da persone dell'arte : presentano una difficoltà di trasporto dell'apparecchio, dell'alcool, della formalina e dell'ammoniaca per la facile rottura dei recipienti, in seguito a urti o 11. scosse : sono per lo più pesanti: limitano il numero delle disinfezioni, che si devono eseguire, al numero degli apparecchi disponibili: ricl1iedono una conoscenza del montaggio e del funzionamento degli apparecchi stessi. Questi inconvenienti tutti si devono tener presenti, specialmente in tempo di guerra, e si deve quindi, pel S'3rvizio militare in campagna dare la preferenza a mezzi di disinfezione, che non richiedano l'uso di speciali appa,reccbi, ma che abbiano per fondamento l'impiego di sostanze solide, di facile tra.sporto e conserva• zione nei deposit i. Tra i numerosi mezzi propos ti, tre specinlmente sono quelli piu largamente diffusi e stndia.ti Anebe scientificàmente, e cioè: 1° metodo formalina e permangato di potassio; 2<> metodo Paraformio e biossido di bario (Autan ); 3° metodo Paraformio e permanganato di potassio (Pernut.an o Paragan). L'A. esamina minutamente i tre me todi in base a ricerche scienti fiche circa la determinazione quantitativa delle formaldPide, che si sviluppa e dell'azione disinfettante, che ne deriva, e tiene poi conto, nei riguardi militari, del trasporto e della conservazione dei materinli nei depositi e cioe del peso, grandezza e forma dei recipienti, della resistenza allA vicende atmosferiche. Come è g ià noto, il primo m etodo, cioè la disinfezione con formalina e permanganato di potassio, non richiede che la semplice mescolanza di queste sostanze con l'acqua, perchè si sviluppi l'aldeide formica, più o meno celermente secondo la tem-
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peratur11 dell'ambiente. Nei riguardi militari la formalina deve essere trasportata in recipienti di vetro, bene protetti e che non sono quindi adatti nelle circostanze di guerra. I materiali però si consenrnno indefinitamente, nvendo oura di evitare che la formaldeide, r.he si potrebbe s,iluppare dai recipienti con la formalina, possa venire a contatto con il permanganato, specialmente in ambiente umido, donde la necessità d i adottare una semplice ermetica chiusura per i recipienti stessi, n el cnso di temperature alquanto e levate. Il peso dei disinfettanti s i può calcolnre di circa 4 chilogrammi per 100 centimetri embi. L'Autan è contenuto in pacchetti, che si.versano direttamente nell'acqua. I Te· cipienti di latta, nei quali sono confezionati, assicurano al prodotto una conservabilità indetlnita e indipendente dai fattori atmosferici, oltre che offrono notevole facili tà e sicurezza. di trasporto. Il peso dei p11cchetti e di chilogrammi 6,2 per 100 centimetri cubi. Il Perautan o Paragan, preparato con paraformio e permanganato di potassio, ~ il metodo migliore e pi ù pratico tra quelli esaminati. Oltre all'nvere una sod· dis facente azione disinfet tant-e e al non presentare pericoli di infiammabilità, il perautan è superiore alla formaldeide e permang anato di potassio, perchè è costituito da materia.le solido e di facile tra.sporto, richiede per lo sviluppo piccoli recipienti e la reazione non si inizia bru~camente: ed è anche i-uperiore all'Autan, perchè presenta una reazione più tardiva, produce il doppio di formaldeide e vapor di acqua, costa meno e occupa uno s pazio minore di 1/5. Il peso del Perautan è di chilogrammi 3,5 per 100 centimetri cubi. L"A. quindi ritiene il P erautan il disinfettante più adatto per le contingenze della guerra. Vi sono molti alt ri compo~ti del genere di quelli esaminati come l'Autoformio, il Formangan, l'Aldogen, il preparato con la calce, ma sono prodotti di prezzo elevato, e d i azione disinfettante limitata e controversa. Ultimata la disinfezione dell'ambiente con la formalina, si dovrebbe sviluppare l'ammoniaca per neutr11.lizzare l'azione irritante del gas e permett,ere l'occupazione del locale. Anche per questo scopo vi s ono in commercio delle polveri capaci di svilupp11.re l'ammoniaca: l'A. però riti ene che in guerra. tale pratica possa e5sere tralasciata, pottindos i limitare all'aere azione semplice del locale per 7 ore. L'A. infine fa alcune considerazioni di indole generale, strettamente legate alle condizioni di guerra. Non solo t.la clinici ma anche dn igienisti viene detto che spesso nella lotta contro l e epidemie si fanno delle « disinfe zioni di lusso », come per es., quella degli ambien t i: e che i mezzi per esse impiegati, il danaro speso. il la voro necessar io, la molestia del vubblico e, per i militari, dei servizi, non corrispondono in fondo all'utilità., che se ne può ricavare. Se queste disinfez ioni di lusso sono ammissibili e tollerabili in pace, non lo sono certamente in guerra, dow• ogni medico, specialmente igienista, indica solo ciò che è strettnmente necessario e approfitta solo di quello che ha a sua disposizione. Ce rta.mente la d isinfezione degli ambienti è necessaria solo in rarissimi casi nelle malattie infettive, il cui agente patogeno, emesso dal corpo umano, muore in brevissimo te mpo n PJl'ambiente, quando natural men te si provveda a.Ila raccolta. e 11.lla distrnzione dei prodotti infettanti, e si curi la dis infezione del terreno con liquidi disinfettanti: cosi per es., meningite cerebrospinale, difterite, infezioni da protozoi . Cosi si dovrà provvedere con le disinfei ioni liqu ide e meccaniche negli ambienti e fabbricati, che per la loro costruzione e mole non permettono una s uffi-
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ciente concentrazione della fol'ma ldeide: come c hiese, capanne, fabbricati cbE> non poswno essere l'igorosamente chiusi. E queste dis infezioni non drvono essere tralasciate in alcun caso, anche quando si sia stabilito d i fa re la d isinfezione dell'ambien te. Ma nei tempi di guerra può occorre re una disinfezione di ambienti, perchù non sa.ranno mai troppe le misure d i profilassi coutro le malattie infettive : ed essa è poi necessa ria per la dis infezione delle sc11rpe, degli zaini, delle armi. L'A. quindi conclude che il procedimento del paraform io e permang.inato di potassio è il migliore dei mezzi finora conosciuti di disinfezione degli umbien ti alla formalina, senza l'impiego di speciali apparecchi, ciò che ba u n alto valore per le t ruppe in guerra. Certamente anche questo procedimento lascia n desidera.re, perchè la formaldeide ba scarso potere di penr trazione e limitata nzioue disinfet• tante s ui bacilli della tubercolosi e sulle forme sporali; e ;:iamo qu indi ancora lontani da una ideale disinfezione degli ambient i. G. ;\[EMMO .
G. MAHCHETTI. - La v ia re1plratorla qu.a le porta d'entrata del batteri nell'organbmo. - (Rivista rritica di clinica medica, n. 19, 1913). L'A., aiuto presso la cl inica medica generale d i Firenze, ha portato con queste sue ricerche sperimentali un importante contributo a lla questione ancora discus;;a delle vie che tengono i bat teri nel passaggio rlalla. superficie polmonare nel sangue. La tecnica seguita. si discos ta da quella. generalmente prescelta. dagli autori, poichè la maggiora.nw di questi ha. fatto inalare od ha. in iet tato direttamente in trachea ( previa o no tracheotomia.) il ma teriule infettante, metodi l'uno e l'altro non esenti da critica. I nfatti col primo non vengono eliminate altre even tuali porte d'ingresso (tonsille, tubo digerente, ecc.), mentre col secondo la soluzione di continuo, sia pure minima, non p uò farci escludere in modo assoluto un diretto riassorbimento dei ger mi, s pecialmente di que lli generatori d i setticem ie. L'A. ba preferito il metodo dell'int roduzione diret ta dei germi attraverso la laringe, ed ha scelto come animali da esperienza i conigli. Dopo a,ere fissato l'ani ma le col capo in iperestensione, veniva mantenuta aperta. la. bocca mediante una sbarra munita di ampia apertura, attraverso alla quale si introduceva un piccolo tubo di vetro, a bordi lisci, convenientemen te incurva.to ad un'estremità e spalmato d i vaselina: a cquistata una certa. pratica, l'introduzione del t ubicino riusci,a facilmente, nè dava luogo a. lesioni di sorta. Il mater iale infett1rnt(' ,e• nh·a quindi iniettato per mezzo di una siringa. di Pravaz, cui era innestato, in, <:ce dell'ngo, un sottilissimo catetere molle, che era spinto il più rapidamente possibile in t rachea per 3- 6 centimet1·i, attraverso il tu bo di vetro. Le esperienze furono eseguite col d iplococco di Frilnkel, e pe r 1were una cert,~ omogeneità nella sua virulenza, cosi faci le ad at tenuarsi, venivano contemporaneamente fatte serie piuttosto numerose di c onigli, in cui, ri petendo s u piastra, ad intervalli regolari di tempo, l'esame batte riologico def sangue ot te nuto dalla vena marginale dell'orecch io, era possibile determinare l'epoca di insorgenza e il modo di decorrere della batteriemia. Come è noto, i conigli tollerano assai bene
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la presenza di liquido nelle vie bronchiali, sicchè l'A. non ebbe a notare nelle sue ricerche fatti riflessi, nè espulsione del me.teril\le introdotto. In una prima serie di esperienze l'A. ha notato che in seguito all'iniezione endotrncbeole di 1 5 di agar coltura di 24 ore di diplococco virulento si ha la comparsa della hatteriemi" dopo un periodo presso a poco costante, che varia dalle ~ alle S ore dopo l'iniezione. In prosieguo il numero dei germi nel sangue aumenta progressi va.mente fino alla morte dell'animale, che, in media, si verifica dopo 48 ore. Per lo più all'autopsia si riscontra polisierosite essudativa sierofibrinosa, polmonite lobulare, iperemia di tutti i visceri toracici e addominali. In alcuni casi questo quadro può fare difetto, quando lu morte avviene in un periodo più precoce: con l'assenza di polisierosite coincide in generale l'esistenza di maggiori lesioni polmonari. E la diversità di reperti è spiegata dall'A. colla maggiore o minore resisten1.a individuale. È ormai nota l'inliuenza difensiva che il sistema linfatico esercita in molte infezioni: se essa è energica ed oppone una maggiore resistenza contro l'invadere dei germi, si comprende come questi possano colla loro moltiplicazione locale eccitare la flogosi delle sierose, perdendo cosi per l'azione del siero e dei leucociti una parte della loro virulenza; se invece è più fiacca, i batteri, penetr11ndo in gran quantità nel sangue, determinano la morte più rapida. Per stabilire se queste vedute teoretiche p~tevano avere una sanzione dall'esperimento, l'A. ha cercato quali vie seguiva il diplococco nella sua penetrazione in circolo, ed a tale scopo, con un colpo alla nuca, ba ucciso dei conigli trattati nello stesso modo dei precedenti, ad intervalli di tempo v11riabili. mn sempre compresi nel periodo che va dall'iniezione alla comparsa della batteriemia, studiandone contemporaneamente il contenuto batterico del sangue prelevato du.l cuore e dalle ghiandole linfatiche peri broncb iali. Dall'esame b11tteriologico ed istologico è risultato in modo indiscusso la pM senza del diplococco nelle glr,ndole linfatiche in un periodo in cui esso non esiste ancora nel sangue, e di numerosi <liplococchi nei linfatici del centro frenico del diaframma, quanrlo ancora la batteriemia non s i è stabilita. Perciò l'.!. conclude che la prima via di r iassorbimento è quella linfatica: anche in condizioni normali esiste un continuo pass agl!io di leucociti dai linfatici del polmone nella cavità pleurica e viceversa. Per to.le corrente linfatica periferica i diplococchi si portano m·lla cavità pleurale, e quindi, seguendo le vie di riassorbimento del centro frenico, nel peritoneo : questo modo di propagazione spiega altresi l'esistenza di una polisierosite essudativa in molti ùei conigli spontaneamente morti in seguito all'infezione. Ammesso a.dunque che i diplococchi introdotti nell'organismo seguono in un primo tempo le vie linfatiche e che la batteriemia è solo secondaria, l'A. r itiene, pur non potendo portare la dimostrazione diret ta che i germi penetrati nelle ghiandole linfatiche e sopravvissuti all'azione fagocita.ria dei leucociti ed a q\1ella esercitata. dal siero proseguivano il loro decorso per il dotto torncico. La presenza del diplococco nelle ghiandole linfatiche si verifica solo quando l'epitelio alveolare risulta all'esame microscopico a lterato ed il numero dei germi si accresce notevol mente col progn,dire dei fatti tlogistici polmonari, i quali. del res to, insorgono con molta rapidità e consistono essenzialmente in perivasculite, iperemia e Lroncopolmonite. Il riassorbimento dei diplococchi, olt re che dai linfatici che vanno alle ghi1rndole tracheo-bronc hiali, viene effettuato anche da Quelli che vanno nelle cavità.
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sièrose, ed in nessun caso l' A. ha osservato una fa~i tosi molto :att.iva, essendostato usati nelle esperienze diplococchi molt.o virulenti ed i niettati a dose letale: ora è noto che l'attività della fagocitosi è in rappor to inverso colla vi~lenza del germe, massi ma con batteri avirulenti, minima con vi rulenti. L'A.. perciò conclude che· i risultati delle sue ricerche concordano pienamente, con quelli esposti dal Banti nelle sue lezioni sulla e Patologia del polmone». CASARINJ.
ltIVISTA BIBLIOGRAFICA Dott. CJRo CALD&RA. - Bloerclle aalla a.tologla 4elle toullle palatble. Rosemberg e Sellier, Torino, 191S.
Il JProblema dell'estirpazione ùelle tonsille palatine si presenta sotto un du-
plice aspetto: chirurgico e funzionale, La questione chirurgica, dibattuta fra i fautori dell'estirpazione totale o parziale delle amigdale, deve intendersi risoluta in quanto la maggior parte degli autori, per evitare emorragia primarie e secondarie, consiglia di limitarsi prevalentemente all'estirpazione pa rziale (amigdalotomia) col tonsillotomo, o allo spezzettamento. L'amigdalotomia può essere seguita in secondo tempo dallo spezzettamento, o dallo schiacciamento del tessuto linfoide in caso di emorragia in emofiliMi. Un'altra questione non meno importante è quella che riflette la funzione delle tonsille e la sua importan za nell'economia animale. Antiche e recenti t eorie tendono a conferire alle tonsille speciali qualità secretive, esterne ed interne, lo che naturalmente porterebbe aUln valutazione <li queste, prima di procedere ad operazioni demoliti ve. Ebbene l'A., con ricerche condotte con metodi scrupolosi ed esatti, ba potuto dimostrare sul funzionamento fisiologico delle tonsille : 1° Che gli estratti tonsillari non sono tossici per gli animali; non hanno azione eritropoietica ed emolitica, non potére bactericida; non neutralizzano le tossine in vitro; non agiscono sul si.itema cardiovasco'are, se filtrati, ma possono più o meno provocare fenomeni d'ipotensione, se filtrati per candela a pori grossi, per azione dei nucleoproteidi che vi rimangono non trattenut i dalla filtrazione; non modificano in contatto di leucociti il potere fagocitario di ess i, non presentano azione complementare o anticomplementare; non contengono fermenti triptici. 2<> Che le tonsille non costituiscono.·una facile via di penet razione per le for me bacteriche o per gli elementi formati in 'genere; che non rappresentano veri organi di dife3a. ma che esse debbono considerarsi come semplici organi a fuuzione linfatica, privi di qualsiasi potere di secrezione interna, manca.n ti di ogni a.ziou-e sullo sviluppo dell'organismo. 4° Che le tonsille palatine debbono essere rispettate come t utti gli organi del corpo normalmente funzionanti, ma che non si debba d'altra parte esitare a praticarne l'ablazione q uando si presentano patologicamente alterate, potendo es. sere fonti d'infezione gravissima e mancando assolutamente il pericolo, che era.si supposto, delle turbe organiche da tonsilla- privazione. U - GU>rna~ di mtdi:ina milllal't - Fase. IV-V.
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BIVIS'l'A BIBLIOGRAFICA
Le recenti scoperte di sierologia sono state di grande sussidio all'A. nelle sue r icerche, conferendo a queste uno spiccato carattere di novità, u n indirizzo mod ernamente scien tifico, e portandolo a resultati meritevoli di tutta la nostra con• siderazione. Per gli studiosi in genere, per coloro cui importa •pprofondirsi in simili ricerche, per gli specializzati nelle discipline di otorinolaringologia, ritengo che il lavoro del Caldera possa essere consultato con vero profitto. TONI.ETTI.
Dott. RowoLo R1BOLLA. - n me4loo a bordo • nel Pa•l troploalL - Manuale teorico pratico di igiene e patologia esotica. Secondo i programmi ban, diti dal Ministero dell'interno per gli esa.m i di abilitazione a medico di bordo. - Volume di pag. XX· 826. Milano, Ulrico Hoepli editore, 1913. L. 8,60. Ha viato la luce in questi giorni un nuovo manuale Hoepli scritto dal dottor Romolo Ribolla, manuale di igiene n.a vale e medicina tropicale. Il libro, in forma piana e concisa, contiene tutte quelle nozioni che possono riuscire utili non solo ai medici delle navi, ma altresl ai sanitari che vivono isolati nei piccoli centri coloniali. Dato lo sviluppo che orm!\i 1mche le no~tre Colonie v!\1rno prendendo, la pub· blicazione del Ribolla riempie una lacuna tino ad oggi molto lame.n tata in [talia, Senza estendersi troppo in disquisizioni scientifiche, questo manuale contiene, in forma pratica, tutto quanto concerne la diagnosi, la cura e la 1•rofìlassi delle più comuni malattie esotiche: esso è frutto non soltanto di una diligente compilazione delle maggiori opere recenti pubblicate all'estero, ma altresì dell'esperienza personalmente fatta dall'Autore il quale ha visitato tutta l'Africa orientale e nordica, e ba avuto occasione di studiarne, negli ospedali locali, le forme morbose più importanti e più diffuse. Il libro del Ribolla, che è anche ufficiale medico del nostro esercito, sarà di grande comodità ai giovani uffici&li del corpo sanitario militare, che in questi momenti debbono recarsi a prestare la loro opera a ltamente umanitaria nei piccoli centri delle Colonie africane. Molto importante è la parte che riguarda gli esami bromatologici: il medico a bordo o nei piccoli centri coloniali, colla guida delle nozioni contenute nel m&· nuale, è al caso di poter fare con grande facilità le principali ricerche sul latte, sul vino, sull'olio, sui cereali, sulle paste. A. C.
CO NCORSI Xli.I Premio JUberl Ure ao,ooo. È aperto un concorso al 13° Premio Riberi di lire 20,000 bandito dalla R. Accademia di Medicina di Torino, per lavori scientifìlli di argomento appartenente alle discipline mediche in genere. Scadono i termini col 31 dicembre U/16. Per le condizioni del concorso rivolgersi alla Segreteria dell'Accademin, via Po, 18, Torino. Il segretario ge11erale V . OLIVA.
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NOTIZIE Onortfloense a afllolall medlol per l Hrvlsl prutaU 4mate la perra it&lo-turca. - In altra parte di questo fascicolo, e insieme coll'elenco delle ono-
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rificenze cavalleresche, è pubblicato l'elenco dei duecento ufficiali medici, che ot~IUlero la med.a glia al valor militare o l'encomio solenne durante la guerra. italo• turca: ma. sembrandoci che la. semplice indicazione dei nomi non sia bastevole a porre in piena luce tutta la mirabile sflrie di atti d'eroismo e d'abnegazione compiuti da quei nostri colleghi nei vari comba ttimenti, in cui rifulse il va.lore del nostro esercito, prendiamo fin d'ora impegno di pubblicare nei prossimi numeri le motiva zioni delle ricompense, che sono altrettanti capitoli del libro d'oro del Corpo sanitario militare. Non vogliamo tuttavia licenziare alle stampe questQ f&$cicolo senza far ~oto ai lettori (giacchè ciò non può risultare dal nostro bollettino ufficiale) che ali. maggior generale medico SFORZA comm. CLAUDIO, già direttore dei servizi sanitari in Libia, venne recentemente conferita da S. M. l'Imperatore di Germania la decorazione dell'Aquila rossa di 2" classe con placca: onorificenza, questa, che acquista maggiore importanza dalle circostanze speciali per cui essa venne concessa. A 1 generale medico Sforza giunga, coll'espressione del più vivo compiacimento per la. nuova distinzione ricevuta, il nostro affettuoso saluto nell'atio che egli, dopo una lunga. e onorata carriera, lascia il servizio militare attivo per ragione di età.
Al medlcL - Se vi è unn professione alla quale l'Esperanto sia molto utile, essa è la p rofessione medica. Quando l'Esperanto sarà più diffuso presso i me• 13.ici, non si vedranno più quei congressi internazionali, un po' ridicoli, nei quali '<>gni scienziato parla la propria lingua, ed è soltanto compreso dai suoi connazionali. Gli importnnti scritti dei medici di ogni Nazione saranno tradotti ,o riassunti in una sola lingua: l'E.Yperanto; essi saranno subito compresi, e potranno essere copiati dai giornalisti di tutto il mondo. I medici potranno corrispondere fra loro, da un paese all'altro, senza traduttori, e consultarsi fra loro intorno n temi scientifici o riguardo a questioni professionali, etica, tariffe, ecc. Ma, diranno i medici, non bastn s.a pere le tre lingue, inglese, francese e te• -de&c:a? No, perchè, a parte la difficoltà, il sapere quelle lingue non pMmette le relazioni con i russi, gli italiani, i giapponesi, ecc. Ma, diranno ancora i medici, non basta la lingua latina? No, perchè essa è poco diffusa presso i medici, è difficile da scriversi, non è pu.rlatn nella stessa.
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NOTIZIE
maniera in tutti i paesi, non è adattabile ai nostri attuali bisogni (sarebbe necessario creare molti nuovi vocnboli); infine una stessn parola latina ha spesS<>molti e diversi significati, cosa che rende difficile la traduzione. L'Esperanto è facilissimo; la sua grammo.tion non ho. eccezioni e i medici. dopo alcune ore, possono saperlo sufficientemente per scriverlo; dopo alcune set· timane essi lo possono parlare correntemente. Spesso io udii dei colleghi dire: Come comprenderci fra noi ? L'inglese parlerà. l'Esperanto in unn maniera, il tedesco in un'altra, il fr!ìncese in una terza ma• niera. No, perchè in Esperanto ogni lettera ha sempre lo stesso suono. L'Rccenio tonico è, in ogni parola, sopra la penultima sillaba. Anch'io temevo ciò, ma mi convinsi non essere vero perchè, al Congresso di Dresd,ì, io facilmente parlai in Esperanto coi colleghi tedeschi, inglesi, svevi, danesi, ecc. Durante i Congressi di Cambridge, Dresda, Anversa e Cracovia, i medici di più di dieci Nazioni po· terono, grazie all'Esperanto, tenere seduta e parlare fra loro riguardo a temi divenci. È fondata un'associazione per riunire tutti i medici esperantisti; essa si chiama· Teka, ed è l'associazione mondiale esperantista medica. Tutti i medici esperan-tisti banno il dovere di sostenerln, pagando h, quota e procurando nuovi membri. Indirizzate la quota, lire 5,00, nl cassiere dottor Giorgio Johuston, 24 Seymour Str. Portman Square London. Riceverete gratuitamente l'interessantissimo nuovo. giornale internazionale n Medico. Dottor Ba1QUET.
N.B. - Per informazioni sul facile modo di imparare l'Esperanto scrivere coa, cnrtoliua doppia all'Unione Esperantista Genovese (Salita Polla iuoli, 13-4, Genova)., la quale spedisce gratuitamente un opuscolo di 32 pagine.
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NECROLOGIO Il G aprile u . s. spegnevasi serenamente in Albenga, sua città nativa, il mag· giore medico nella riserva F8160LI cav. LEONARDO. Nominato sottotenente medico di complemento nel 1888 e passato effettivo nel 1884, fu destinato, nell'ottobre 1886, ai presidi d'Africa dove rimase fino al maggio del 1886. Rientrato in Italia e promosso tenente medico, venne assegnato prima al 6° reggimento d'artiglieria da campagna, poi 1alla direzione di sanitàl militare di Piacenza, di dove fu ehiamato, quale assistente, alla scuola d'applicazione di sanità militare di Firenze, in considerazione della sua speciale cultura a natomica e delle sue attitudini chirurgiche. Ottenne la promoziono a capitano medico nel marzo del 1890: fu nominato &SSistente onorario nella clinica chirurgica deHa R. Università di Genova per il biennio 189!-1896; al termine del quale, passò all'ospedale militare di Genova, in eui prestò servizio fino al 21 gennaio 1904, data del collocamento in posizione ausiliaria per sua domanda. Chi scrive questi rapidi cenni fu legato da fraterna amicizia col maggiore medico Frigoli, di cui ricorda oggi con vivo rimpianto le belle doti di mente e -di onore, e sopratutto la grande bontà dell'animo, che ispirava simp1\tia ed affetto in quanti lo avvicinavano. Medico colto e chirurgo espertissimo, ebbe per parecchi ~nni la direzione dei reparti di chirurgia negli ospedali militari di Torino e di Genova, dove lasciò traccie durature della sua abilità. operatoria, ch'egli esplicava attivamente e sapientemente seguendo alla !et.tera 11 noto aforisma tute cito et jucimde: cosa, questa, che da lui non richiedeva. il minimo sforzo, gia.cchè alla sicurezza della ma.no accoppiava. la non mai smentita giovialità di carattere, dalla .quale gl'infermi attingevano speranza e conforto. Tutto dedito al servizio, in cui era zelantissimo, passava le intere giornate fra lo studio e la cura dei malati, permettendosi il solo svago della musica, di cui era cultore appa.ssionato, e che - come soleva ripetere agli amici - gli pro• -curava un fuggevole compenso estetico a lle lunghe ore pros11iche della vita. Povero amico( L'ultimo ritratto ch'egli mi mandò poco prima di lasciare il servizio attivo e che conservo fra i più cari ricordi, lo rappresentava in un gruppo -di assistenti e di aiutanti, col suo buon sorriso sulle labbra e coll'espressione di tanta giocondità e d i tai1ta salute sul suo volto schietto di galant uomo, che io, nel ringraziarlo del ricordo, gli scriBSi che i limiti di età, da cui doveva essere p rossimamente colpito, avrebbero segnato per lui la soglia d'una seconda giovinezza, che gli auguravo lieta, sana e attiva come la prima. Ahimè ! Queste liete parole d'augurio si son trasformate, in breve volger di tempo, in parole di dolore e dì rimpianto per la sua morte immatura e c rudele. A suo fratello Candido, ch'egli teneramente amava e dal quale era ricambiato di pari affetto, giungano le profonde e sincere condoglianze dei numerosi amici e colleghi. EDMONDO TROUBETTA.
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CONFERENlE ~CIENTlflCHE DEGLI OSPEDALI MILITARI IOlllllO oau moDlffl mrr1TJ
(DAI PROCESSI VERBALI PERVENUTI ALL'ISPETTORATO DI SANITÀ MILITARE DAL 1° APRILE AL 31 MAGGIO 1918).
CASERTA (aprile). - Come da disposizione dell'Ispettorato di sanità militare si sono svolte le conferenze d'igiene sui seguenti temi. Capitano medico FELICE BARILE: Colera, tifo, dissenteria, vaccinazione antitifica. Maggiore medico Lumi Di: Pa,sco: Nozioni di pronto soccorso (Insolazione, colpi di calore, emorragie, lesioni principnli delle varie parti del corpo, asfissia, annegamento). Tenente colonn&llo medico BENEDETTO PRONOTTO. Cibi e bevande; acqua potabile: modo di presa, di trasporto, di conservazione e distribuzione. CA VA DEI TIRRENI (aprile). - Tenente colonnello medico 0IOVAN~l ANTONIC> PERASSI: Riferisce sopra unll recente ··pubblicazione riportata dal Policlinico, parte pratica, relativa ad un primo cont.ributo clinico, dato dal dott. Carmelo Ferro, della R. Clinica chirurgica di Firenze, sull'npplicazione della cistopessia. per il ripristino c.lt1llt1 fuuz;ioni vescicali. Dopo di avere esposto la bibliografia riguardante l'argomento in esame, l'O. ricorda come il concetto di r inforzare il muscolo detrusorio per mez o dell'azione ausiliare dei muscoli retti addominali sia stato da lui espresso per la prima volta, appoizgiandolo a. numerose prove dimostrative, desunte dalla chirurgia sperimentale e rese di pubblica ragione nel « Giornale di medicina militare :. del 1897. La medesima concezione ebbero in Germania Krynski nel 1897, fondandola sopra ragionamenti teoretici e Goldmann nel 1891, basandola sopra osservazioni ed _esperienze sui cadl\veri. Questi fatti risultano documentati dalle. monografia. che il Goldmann inviò, come omaggio, all' O., e di cui il no• stro Vigliardi pubblicò un fedele e completo riassunto nel « Giornale di rre-dicina militare > del 1901, a pag. 1301. Verosimilmente gli indicati nuovi studi sulla chirurgia vescica.le ebbero tutti un a nalogo punto di partenza. In quell'epoca di parossismo operativo, divenuto non piti. rispettoso della virilità. umana, per curare l'iscuria dei prostat ici si ricorreva alla castrazione, preparando in tal modo, come afferma. Da-vide Giordano, candidati al suicidio e al manicomio, per gli sconvolgimenti psichici ai quali può condurre l'evirazione. È bene d'altra parte rammentare che n 91la storia della chirurgie. degli organi genito-urinari sono registra.te geniali intuiz;ioni, che molto onorano la medicina operatoria italiana..
CONFERENZE SOIEN~'IJl'IORE DEGLI OSPEDALI MILITARI
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Il nostro Riberi, esponendo alcuni fatti comprovanti il più probabile ufficio della prostata, aveva già dimostràto con sicuri dati anatomici che, asportando per malattia ambo i testicoli, la prostata si atrofizza, Ma il Riberi non si indusse al pensiero di sopprimere ad arte i testicoli per provocare l'atrofia della prostata. Eppure egli era altrettanto valente nell'adoperare lo scalpello come la penna, e, secondo arguisce il Giordano precitato, l'epigrafe « Riberi ! -., scolpita nel cimitero di Torino su piccolo marmo solitario, nella sua magnifica concisione denota la grande ammirazione dei contemporanei per quel chirurgo, che raggiunse, conservando Bnchb visse, il primato nella medicina civile e militare italiana. VERONA (aprile). - Capitano medico ETTORE TRUFFI: Intorno al cosidetto osteoma muscolare. L" O. tratta di due osteomi muscolari trnumntici da lui curati. Il primo caso riguarda un soldato, nel quale l'affezione si produsse in seguito a lussazione posteriore del gomito sinistro. Il tumore, Jel volume di un uovo, sviluppatosi a carico del brachiale anteriore, era aderente all'apofisi coronoide del cubito per mezzo di un peduncolo. L'esame istologico accertò trattarsi di vero tessuto osseo, compatto alla periferia, spugnoso internamente. Nel secondo cuso il miosteoma si verificò in seguito a distorsione del gomito
sinistro ed in questa osservazione, il tumore, formatosi pur esso nal brachiale anteriore, aveva forma di placca ed era completamente siaccato dallo scheletro. Esposte le storie cliniche dei casi in esame, I' O. si intrattiene sulla etio• logia, sull'anatomia patologica e si sofferma in modo speciale sulJa paiogenesi e sulla cura. Circa la patogenesi, discute le due teorie principali, e oiob quella del disseminamento periosteo e quella della miosite ossificante local izzata, tendendo a dimostrare che anche nel 1° caso, poiché nel 2" ormai più non es iste disaccordo essendo il tumore legnto allo scheletro, debba accogliersi quest'ultima teoria. Secondo l' O. l'ipotesi dell'origine periostale nei vari CMi di osteomi trau• matici, sarebbe sempre da rigettarsi. Riguardo la cura afferma che si può accogliere per gli osteomi, nel primo e nel ser.ondo periodo della loro evoluzione, e cioè nelle fasi dell'ematoma, quando esiste, e dell'osteoma in via. di formazione, una terapia. generica, che deve consistere 'nell' immobilizzazi~ne e nel riposo protratto, con cui si b ottenuto non rare volte una notevole riduzione del tumore e talvolta anche la sua scomparsa. Nel terzo periodo delJ'osteomn costituito assai discordi sono ancora oggi i pareri degli autori sulla utilità di un interveuto operativo. A parere dell' O.• in questo periodo noq è possibile seguire un' unici. via ma questa sad, tracciata. da ogni singolo caso.
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Movimenti avnnuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (Oalla dlspen$a l!I" alla ti• del /Julll'lli110 11(flcic1le delle 110111ine).
Uftlolall In servblo perm&nente. R. decreto 27 marzo 1913
Ernesto, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per un anno. (R, decreto 11 aprile ·1912). - Dispensato, per sua domanda, dal Servizio permanente; inscritto col suo grado ed anzianità nei ruoli degli ufficiali medici di complemento (distretto Frosinone) ed assegnato direzione sanità militare Roma a datare dal 16 aprile 1018. Decreto ministeriale t 0 aprile 1916 Lo stipendio annuo normale dei capitani medici inscritti nell'anm,ario militare con anzianità 16 marzo 1908, è portato a lire 4400 dal 1° aprile 1916.
<CURLA
R. decreto S aprile 1918. Alfredo, colonnello medico direttore ospedale Torino. - Esonerato dalla sopra indicata carica e nominato direttore sanità II corpo armata dal 1° aprile 1918. VlVALDA cav. Carlo, id. id. id. Palermo. Id. id e nominato direttore ospedale Torino dal 1° id. 'TESTI cav. Francesco, tenente colonnello medico, id id. Livorno. P romosso colonnello medico e nominato direttore ospedale Palermo, con anzianità 31 marzo 1916 e con decorrenza per gli as~egni dal 1° aprile 1913. B2R:,iucc1 cav Giovanni, id. ospedale succursale Mantova. - Nominato direttore ospedale Perugia dal 1° id. FA.RALLI cav. Celestino, id. ospedale Firenze. Id. id. id. Livorno dal 1° id -BANGUINE'rl cav. Giovanni CarlQ, id. id. Firenze. Id. id. id. Udine dal 1° id. I seguenti ufficiali medici sono promossi al grado superiore, con anzianità 31 marzo 191S e con decorrenze per gli assegni dal 1° aprile 1913: Maggiori medioi promossi tenenti colonnelli medici: MAGOE.Sl cav Tomma,o, dire~ione sanità IV corpo armata. - Destinato ospeda le Genova. PuwJNELLI cav. Pietro, ospedale Firen:i:e. - Continua come contro. 8ANTORO cav. Giuseppe, id. Brescia. Id. id. 01u11 cav. Pietro, ospedale succursale Parma.. - Id. id. Capitani medici promossi ma~giori medici : GrnPFREDI cav.
MARTINELLI Giuseppe; 2 artiglieria. fortei:za (costa), - Destinato ospedale Piaceua. L tCASTRO Giw,eppe, ospedale Palermo. Continua come sopra (dichiarato pro·
movibile a 1celta). -Out ,1 Alpinolo, reggimento cavalleggeri di Catania. - Destinato ospedale Torino.
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lilOVIMENTl AVVENUTI NEL CORPO SANIT. lt NEL PBBS. FARlUOEUTICO
PELLERlNO Andrea, infermeria presidiaria Novi Ligur e. - Continua come contro (a aoel'a\ ZoRZOLl Giovanni Enrico Luigi, ospedale Alessandria. - I d. id. PrzzocoLO Ognibene Paol-0, id. Perugia. - Id. id. MARIANI Enrico, infermeria p residiaria Siena. Id. id. I seguenti tenenti medici sono promossi capitani medici, con riserva di anzianità e con decorrenza per gli assegni dal 1° aprile 1913: CONCIATORE Domenico, ospedale Genova. - Destinato 26 artiglieria campagna. G IARRUSSO Gesualdo, id. Milano. - Id. reggimento cavalleggeri di Catania. DONATI Giuseppe, legione allievi carabinieri. - ld. 60 fanteria. CoL!TTI Silvio, ospedale Cava Tirreni (Salerno). - I d. SO id. COLLOCA Enrico, R. corpo di truppe coloniali Eritrea. - Id. infermeria presidia.ria. Monteleone. BERTELLI Enrico, reggimento lancieri di Novara. - Id. reggime.n to cavalleggeri di Lucca. DE P OROELLINtS Carlo, reggimento cavalleggeri di Udine. - I d. 711 fanteria. FABRIZI Nicola. scuola applicazione sanità militare (insegnante aggiunto). Continua come sopra. FRAU Giuseppe, ospedale Firenze. - Destinato ospedale succursale Mantova. L'anzianità assoluta e r elativa dei seguenti capitani medici promossi maggiori medid con i R egi decreti 3 ottobre 1912 e 2 gennaio 1918, è stabilita come segue:
Anzianità 30 settembre 1912. REs1•1vo PANTALO:SE cav. Giuseppe, infermeria presidia.ria Girgenti, - CATTAN) cav. Carlo, ospedale Genova. - G1MELLI cav. Eugenio, ospedale Cava Tirreni (Salerno) (a scelta). - R1vA cav. Antonio, id. Ravenna. - GRADO cav. Paow, id. Palermo.
Anzianità 31 dicembre 1912. R1vA cav. Umberto, ospedale Roma (dichiarato promovibile a scelta eccezionale - art. 25. - PETTJNELLI cav. Filomeno, id. Torino (a scelta). - Carni Gaetano, id. Bologna. NOTA Celio, id. Alessandria. - PASTORELLO Liborio, id. Anconn - LA CAvA lgnazio, infer meria presidiaria Cnpua (a scelta).
R. decreto 10 aprtle H'13, I seguenti sottotenenti medici, appartenenti a reparti mobilitati in Libia, sono numinati tenenti m edici in servizio attivo permanente in base alla legge 27 giugno 1912, n. 6991 con anzianitll 1° aprile 1913 e con decorrenza per gli assegni dal 1° magg io 19113. :M:ARTINAZZl Pietro. - Destinato reggimento lancieri di Milano. ANOELI.;o Giuseppe. - Id. os pedale Palermo. CARDONE Gino. - Id. id. Novara. DECARO Y icola. - Id. 48 fanteria. CATAPA~O Ed·uardo. - Id. 8 alpini. CuT1°1CA Eugenio, - I<l. osp~dale Piacenza. ZAN ET'l"l Giovanni. Id. r eggimento lancieri di Mon tebello.
MOVIMENTI AVVENOTI NEL CORPO SANIT, E NEL PERS. P'ABMACEUTIOO
37~
Filippo. - destinato r eggim ento Savoia cavalleria. Angelo. - Id. ospedale Verona. FANELLI Vitantonio. - Id. 6 alpini. ZuooAs Silvio. - Id S bersaglieri CunJRc Giaccmo. - Id 2 alpini ANOELUII Àntonio. - I d. 87 fanteria. BACCARO Benedetto. Id. EG id. D'AldsHOS10 Giuseppe - Id. 7 alpini. FouiNA Umberto. Id r eggimento cavalleggeri di Lucca. CmLLEMI Onofrio. - Id. ospedale Sa vigliano. CASSINIS Ugo. - Id. l3 artiglieria campagna. BINI Dome11icc, Id. 1° id. pesante campale. Be:VILACQUA Antonio. - Id. 38 fanteria. CoRS, Alfredo. - I d. 72 id. PEDRAZZl A1-rlgo. Id. 13 id. MAIMO NE Dogalino. - Id. stabilimento costruzioni ed esperienze aeronautiche. CoLUCCIA Vincenzo. - Id. 4 alpini. CAN!TANO Saverio. - Id. 8 id. BIANCONI Riccardo. Id. ospedale P erugia. CoKPJERCHIO Angelan tonio - Id. id. Ancona. BoNACCORSO Letterio. - Id. 8 alpini. Po>10 Felice. - Id. 1° id. On Iginio. - Id. 1° id. V.l!ILTRI F'rancescc. - Id. 17 artiglieria campagna. BBNOA
AROMA.NDO
Determinazione ministeriale 10 api/e 1913. MARCBESS: cav. Gio.
Battista, maggiore medico ospeda\e Yenezia. - Trasferitoospedale succursale Mantova. GALASSO cav. Antonio, id. infermeria presidiaria Foggia. - Id. ospedale Verona. OooERA. cav. Luigi, id. ospedale Genova. - Id. direzione sanità IV corpo armata. FRANCHI Luigi, capitano medico. 21 fanteria. - Id. 2 artiglieria fortezza (costa).. PALMIERI Raffaele, id. infermeria presidiaria Monteleone (comandato ospedale Napoli). - Id. ospedale Catanzaro, continuando comandato come sopra. GABRI Giuseppe, id. 26 fanteria. - Id. ospedale Genova. D&ll.traTAS Cornelio, id. 72 id. Id. id. Ca gliari. Di: A NGELI8 Gaetano, reggimento cavalleggeri di Lucca. - Jd. si:uola applica.zione cavalie ri.a. FERRAR! Piefro, id. 25 fanteria. - Id. 7 artiglieria campagna. SANTOMAURO Buggiero, id. 14 id Id. infermeria presidiaria Foggia. FocK J,.Af}ardo, id. 7 a1 tiglieril\ campagna. - Id. 21 fanteria. Aocomt.Tr Vincenzo, id. 26 id. id. Id. 69 id. D 'ANNA Giuseppe, tenente medico ospedale Palermo. - Id. 85 id. BILANCIA Costantino, id. infermeria presid.i aria Foggia. - Id. 14 id. G&ANATA Save1•io, id. 7 alpini. Id. ospedale Cagliari. TALENTI Cesare, id. S8 fanteria. - Id. 4, bersaglieri. MANOONI Mich&f, id. IS bersaglieri. - Id. 81 fr.nteria . 81.ccoMANI Giorgio, id. i l fanteria. Id. ospedale Venezia. ORL,ANDI Nino, id. 79 id. - Id. id. Verona. CALU. Gaetano, id ospedale, Savigliano. - Id. infenneria presidiaria Lecce.
380
KOVIMENTI AVVENUTI NEL OORPO SA.NIT. E NEL PERS, J'ABMAOEUTIOO
Decreto ministeriale 22 aprile 191S.
Lo stipendio dei capitani medici, inscriiti nell'annuario militare con anzianità 16 aprile 1908, è portato a L. 4800 dal 1° maggio 191S. Determinazione ministeriale 24 aprile 1918. C.uma1 Giacom-0,· tenente medico 2 alpini. - Trasferito 76 fanteria. L'anzianità relativa dei sottotenenti medici di complemento nominati con R. decreto 16 gennaio 1913 è stabilita come llppresso. Essi si presenteranno la mattina del 1° maggio 1918 alla sede del reggimento a fianco d'ognuno indicato per compiervi il servizio di prima nomina che avrà la durata di 8 mesi per quelli vincolati alla ferma di un anno e di 14 mesi per quelH vincolati a ferma maggiore:
Giuseppe, lancieri Firenze (l:J). - D& SANTtS Carl,0, Piemonte Reale cavalleria (2). - CtAPRINI Gino, 2 bersaglieri. - LORENZINl Anchise, cavalleggeri Treviso. - MALic& Alessandro, 14 fanteria. SIGNORINI Luigi, 69 id. - FELSANI Giacinto, cavalleggeri F oggia (11). - DuRAND Felice, 42 fanteria. - VARCASJA Salvatore, 8L id. - R1cc1 Angelo, 82 id. - CAMPBNNJ Cristofaro, 11 bersaglieri. - GRECO Alfredo, Sl fanter ia. - LANOl!lLLA France.yco, S2 id. - MErn&RI Luigi, 4 bersaglieri. PBR'ETTI France.sco, lancieri Milano t7). LoMBARDl En~co, 89 fanteria. - PASSALACQU4 Gioacchino, 86 id. CARVAGLIO Ed-Oardo, 70 id. - PIETRA Paolo, cavalleggeri Catania (22). - GJOROI Gaetano, lancieri Mantova (26). - DE PAous-FoOLJETTA Ferài11ando, 28 fanteria. - APE Nicola, S9 id. - ROTTli:nO StefaM, 90 id. - VILLARI Achille, <6 id. - DE MART\NO Roberto, 40 id. - RElTANI Gfaseppe, 14 idi. - LILLO .Nunzio, 9 id. - ZANALDA Davide, 49 id. - BASIL! Eusebio, 8! id. - MICl:lEl· LETTI Ettore, 6 bersaglieri, - P1sc1TELLI .il.rigelo, cavalleggeri Foggia (11). N1sn ..4ntonio, 27 fanteria. - FERRARO Paolo, cavalleggeri Roma (W). - VAS· SOLLI Donato, 68 fanteria. - P1ETJ!OS.1t:LLI Filippo. GO id. - TOSCANO V incenzo, ~ id. PLAJA Natale, 8 bersaglieri. - CAPANNA Arnald-0, 9S fanteria. 'BUGLIARELLO Federico, 4 id. - CORTEGOIANI .Mario, 13 id. - LuCCA-CUTHERT Guglielmo, 91 id. - V1cm Antonio, 91 id. - CASTELLANI Pietro, cavallegger i "Padova (21), - MomNA Em,ilio, 88 fanteria. - AMBROSI Luigi, 22 id. - C ASELLI Carl-0, 92 id. - CALlFANO Mariano, cavalleggeri Piacenza ( ,8). - F10TT1 Orirtofaro, Savoia cavalleria (8). - MARZAGALLI Ed-Oard-0, 6 fanterin. - VAC· <:ARO Ge?·ardo, 16 id. - CONTI Paolo, 6 bersaglieri. - N1Ro Vincenzo, 87 fanteria. - DE M&o Enrico, 76 id. - HEROAMASCHI Giuseppe, cavalleggeri Vicenza {24'. - CBJMElNTI Salvatore, S fanteria . - Tua&1 Francesco, 12 bersaglieri. FIWPPI Stefa1w, 36 fanteria. Boaou&s1 Francesco, 12 id. - DE G1ono1 .Attilio, 88 id - MONTAN ARO Giuseppe, 71 id. - D1 SALVO Gi11seppe, 7 id. G1ANNETT1 Bernard-0, 64 id. RoNCt Armando, S5 id. - MEROLA Gennaro, .SO id. - BARCO Carlo, 9 bersaglieri. - C ELLINI Luigi, 51 fanteria. - NAC· ~A RATO Filippo, 75 id. - FLon10 Armando, 61 id. - R1ccA Salvatore, 52 id. - CAPANO Ignazio, 10 id. - ALBERIOu Giuseppe, S7 id. - PASQUALI Remigio, 8 id. FACCIONE Giovanni, 68 id. - MARTONE Gennaro, cavalleggeri Umberto I (23). - PERRO'l'TA Pietro, 23 fanteria. - L OMBA1<D1-CO.YIT1D Francesco, 19 id. - STEFANELLI Secero, 16 id. - LtZIA Gaetano, 85 id, - GATTI Gilibert-0, 17
SABATINJ
KOVIllENTI AVVENUTI NEL CORPO 8ANIT, E NEL PERS. Jl'ARMAOEUTIOO
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fanteria - CarnoNI Pietro, 47 id. - ZuccA Riccardo, 46 id. TA'M'ONI Fileno, 69 id. - VKNDRA Salvawre, S bersaglieri. SA VELLI Gi'o. Battista, cavalleggeri Caserta (17). - G 1ACOSA Euclide, 64 fanteria. - MERLINO V ero, 66 id. - NAPPI Gioacchino, 68 id. AVANZI .Alighiero, ~4 id. - DELL'Ou o Angelo, 20 id. BAtARDO Etwre, 46 id. - FA0010L1 Carlo, 57 id. Ross i Arturo, 1° bersaglieri.
Farmaolatt mWtarl. Determinazicne 1ninisteriale S aprile 1918. Antonio, farmacista capo di 2• classe, ospedale militare Perugia. Tras ferito ospedale militare Brescia. :Muzz10L1 Antonio, farmacista di 1• id., inf'ermel'ia presit.liaria Aquila. - Id. id. Perugia. Lo:11BARD1 dott. Manlio, id. 1• id, ospedale militare Roma. Id. id. Palermo. !NTOLJNO .Alberto, id. 1• id., id. Ancona. - Infermeria presidiaria Aquila.
lliCCBl NI
R. decreto 2T febbraio 1918. :MUTJNOTTI dott. cav. Carlo, farmacista capo di 2• classe, ospedale militare Torino. - Collocato a disposizione del Ministero delJe finanze, dal quale riceverà. gli assegni e le indennità spettantegli.
R. decreto 27 febbraio 1913.
s•
I se guenti farmacisti militari di complemento di classe sono nominati farmacisti militar i effettivi di 2• classe, con riserva di anzianità e con la destinazione per ciascuno indicata: lli11PRED1 Luigi. -
Ospedale Cava dei Tirreni (Salerno}. Id. Ancona. ROBBA Claudio. I d . Piacenza. MASSOBRIO Carlo. I d. Messina. SoLARO Alessandro. - Id. Torino. IANATA Angelo. Id. Lienova. DE V1NCENZI Cosmo. - Id. Chieti. CARHTO dot t. Ercole. - Id. Brescia. VITA dott. Gaetano. - Id. Milano. SrccARDI G1,ido. - Id. Livorno PADOVANI dott. Casimiro. - Td. Catanzaro. FARINA Felice. Id. Firenze. SA V1No Vito. - Id. Bari. M&Lr..o dott. Corrado. - Id. Savigliauo. PARRI dott. Valter. - Irl. Caserta. P10R1N1 dott. Dame. - Id. Udine. MARTI Nl Francesco. Id. Bologna. YtCIIELI Teodorico. -
Il. dec1·eto 6 aprile 1913. Coecuu Primo, farmi.cista di 1• clnsse, ospedale Milano - Promosso farmacist& capo di 2• classe, con riserva. d'an zianità, dal 1° aprile 1913.
-382 MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS, FARIIACBUTIOO Decreto mini,teriale 6 aprile 1913. AocosSATO dott. Ermenegildo, farmacista di 2° c lasse, ospedale Torino. - GoRRli:TA dott. Carlo, id. 2" id., id. Savigliano. - Promossi farmacisti di l ' cl&SSe, dal 1° aprile 191S.
Determinazione minilteriale 24 aprile 1916. FABRIS cav. Riccardo, farmacista capo di l ' classe, ospedale Padova. - Trasferi to ospedale Torin o.
tJ'ftlolall ln poslslone cU Mrvido aulllarto. R. decreto 3 aprile 191S.
I seJ;ruenti ufficiali in posizione ausiliaria sono promossi al grado superiore : Tenenti cofonnelli medici promossi colonnelli medici: -OnLANDI cav. Giovanni, distr etto Mantova. - NATOLI cav. Francesco, id. Caltanissetta. - Btti. cav. Giovanni, id. Roma. - PooL1s1 cav. Michelangelo, id. Firenze. - DESTINO cav. Salvatore, id. Caserta. - LICAIU cav. Vincenzo, id. Torino. - MACCAGNO cav. Giacomo, id. Cuneo. - PERFETTI c&v. Francesco, id. Cosenza. Capitani medici promossi maggiori medici: -COPPOLA cav. Nicola, distretto Roma. - VESPASIANO ca.v. Domenico, id. Caserta, - Cuoco cav. Luigi, id. Vicenza. - CASTELLO cav. Francesco, id. Ma11tova. - MARINI cav. Pio, id. Roma.
tJ'ftlolalt 41 riserva. DI P AOLO Luigi, capitano medico distretto Chieti. -
D ispensato da ogni eventuale servizio militare per infermità non dipendenti da cause di servizio.
R. decreto 3 aprile 1913.
I seguenti ufficiali di riserva sono promossi al grado superiore : Tenenti colonnelli medici promossi colonnelli m edici: 'TEMPESTA. cav. Luigi, distretto Frosinone. - DE CESARE cav. Zaccaria, id. Chieti. - RIGHINI cav. Pio Ettore, id. Mantova. - ATZENI cav. GitL8eppe, id. Cagliari. Capitani medici promossi maggiori medici: .MA.RCACCI .Francesco, distretto L ivor no. - ZAVANONE Euazio, id. Casale. - LAzZli:RI Àu9ttsto, id. Firenze. - ANOELINI PAROLI Carfo, id. Perugia. - ToNOLLI Vittorio, id. Mantova. - VOGUERA l&me, id. Roma. - PANDOU'I Ar,wlfo, id. Pistoia. - PANSINI Gaspare, id. Monza. - CARO Orazio, id. Napoli. DE MATTEIS Jt'rancesi.o, id. Aquila. - BENINCASA cav. Vincenzo, id. Mantova. Ten enti medici promossi capitani medici: · PASSKRI l:Jiagio, distretto Potenza. - A)IATURO Fra11cesco, id. Salerno. - FERRO Florindo, id. Napoli. - SAVARESE Raffaele, id Nola. - CARLEVARIS Giuseppe, id. Cuneo. - BAGNOLI Achille, id. Barletta. - RoccA Celso, id. LoJi. - MA.STRANGELO Marco, id. Avellino. - CASTAONERl Gio. Rattista, id. Torino. MOLTJSANTI Carmelo, id. 8ir&cusa. - Bosr Carlo, id. Forlì. - LAGORIO Maurizio, id. Savona. - CA.COZZA Francesco, id. Catanzaro. - MAONAVACCHI Paolo, id. Reggio Emilia. - Rli1NDA .iintonio, i<l. Cata.nzaro. - 8PADAC01 Git,.seppe, id. Siena. -- ARGENTO Gitiseppe, id. Girgenti. - Muoo10 Riccardo, id. Torino. - GIOVINAZZO Giu.seppe, id. Reggio Calabria.
KOVIMENTI AVVE:-IUTl NEL CORPO SANIT, E NEL Pl!:RS. FARMACEUTICO
383
m oo••z• si: AL VALOJt IIILir ABE al morti ID oomb&Wmento aella oampasna cU sa.erra ltalo-ta.roa. R. decreto 22 ma1·zo 1918. MEDAGLIA D'ARGENTO. I 1° reggtaento bersaglieri.
DE MoRTAS Amerigo, da Ierzu (Cagliari), tenente medico. -
Mentre con un pio. tone di scorta stava curando i feriti sulle retrovie del suo battaglione, violentemente attaccato di fronte e da tergo, rimaneva vittima del proprio dovere. - Henni, 23 ottobre 1911.
BI00.PE1l8E AL VALOB •ILITABE
per la oampagua dl sa•rra ltalo-ta.roa. R. decreto 22 marzo 1913.
MEDA OLIA D'ARGENTO. CHINI Gaetano, maggiore medico. BARBARO Nicolò, capitano medico. - GRASSI Giuseppe, id. - GILLONE Carlo, id. - BEDEI Maurizio, Id. - DAMlANO Nicola, id. - PALADINO Domenico, id. GALLIA .;l.melio, id. - ROHANO Enrico, id. LA GaoTTERlA Pasquale, id. TROVANBLLI Luigi, id. - Buccu.NTE Alfredo, id. - MAUOTTA Gaetano, id. PANAGJ.A Antonio, tenente medico. - GERMINO Alfred-0, id. - SELVI Giovanni, id. - Russo Domenico, id. - Dm Lrso Carlo, id. - RELLINI Gttiào, id. 8oR01 Giuseppe, id. - 0RLANDI Vincenzo, id. - PERRIER Stefano, id. CoLLOCA Enrico, id. - PAOLETTI Verecondo. id. CAPPONAGO DICL MONTE Luigi, sottotenente medico complemento. - PAGLIARO Giuseppe, id. MEDAGLIA DI BRONZO. MARROCCO Achille, maggiore medico. Bamuouo Santi, capitano medico. - CRESCIMONE Rosario, id. - G1.t.NNBLLJ ..tl.es,andro, id. - VERANDO Etto,re, id. - VABDEU Efisio, (dmJ id. - O.URI Giuseppe, id. - lAOONO Ji'rance.sco, id. - R ts!CATO Emanuele, id. - DE BER· NARDINJS Luigi, id. - SANNA Attilio, id. - PIAZZA Beniamino, id. - RASERO Hiccard-0, id. - FALCHI Luigino, id. - LIONTI Girolamo, id. - DELOU Gino, id. - ZUCCART FP.derico, - NACCIARONE Amleto. - GRmou Enrico, id. D1 LALLO Carmine, (due) id. - D' ELIA Antonio, id. - SIBECI Giu~eppe, id. - 8EBASTJANIDLLI Gian. Giuseppe, id. - SATTA·PULETTO Salvato,re, id. MAST&OVITI Nicola, tenente medico. Fw11n,ll'REDDO Vincenzo, id. - :liASILE Aiitonio, (due) id. - P 1vETTI France.~co, id. - CoGLIATI-DEzzA Giuseppe, id. - P 1TRELI.l Nicola, id. - Rizzo Cofflelio, (due) id. - LEPRI Giulio. id. D'ANNA Augu.sto, id. - PELLEOlllNO Lorenzo, id. - VrscONTI Giuseppe, id. BELLOTTI Roberto, id. - SAMBATARO Giuseppe, id. - CASTAGNERI Giorgio, id. - ADINOLl!'I Salvatore, id. - FERRANDI Romilio, id. - MAFFEO L iiigi, id. TURILLI Antonio, id. - ZEPPONI Napoleone, id. - CHIABRERA Giorgio, id. F ORTI Igino, id. - MEREU Rosolino, - 8JLIOTTI Erminio, id. - BASSI Giu· seppe, id, - FJORINl Jfuzio, id. - BUONOPANE Carlo, id. - COSTAGLIOLA
384
lLOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT, E NBL PERS. FARMACEUTIOO
A 1donio, tenente medico - DowNE Mic°Mle, id. - VAJOLA Nazzareno, id. - MAuGERI Nicolò, id. - !NGRAVALLE Alfredo, id. - 0RLANDl Vincenzo, id. - PJ;JRETTI Ori1toforo, id. - VIGLIANI Federico, id. - GALANTE Carlo, id. - BERTJNlllffl Marcellino, id. - CASTORINA Giuseppe, id. - lNDELlOATO Giuseppe, id.. BERTOLOI Amilcare, id. - LENTlNI Diego, id. - DEXEOIO Arturo, id. - DA· NERI Giuseppe, id. - GIAMBI Luigi, id. - ScHlPANI Vincenzo, id. - TENAGLI A Giuseppe, id. - BIFANI Mario, id. - SA VINI Gualtiero, id. - ARA Achille, (dm} id. - GRECO D0me1iico, id. - M1Ao NNA A ntonio, id - VANNOCCl Quintilio, id. - FERA Giuseppe, id. - BALESTRAZZl Luigi, id. - Cons1 Alfredo, id. MABSERA:SO Giulio, id. - PAOl,ETTJ Verecondo, id. - 0RLAND1 Nino, id. CIVITA Raffaele, id. NEGRI Giovanni, tenente medico complemento. - LA UREATI Enrico, id. id. ANGRISANI .J.lberto, id. id. Lon100 Car1ni11anto11io; tenente medico ri'>erva. Ruoo Luigi, sottotenente medico complemento. - BELLAZZI Luigi, id. id. GARANI Giovanni id. id. ENCOMIO SOLENNE.
R. derreto 22 ma1-zo 1913. SALINARI Salvatore, maggiore medico. - V ASILIOÒ Giuseppe, id. - GUALDf Carlo, id. LANZA Francesco, capitano medico, - CoTRONEI Tomma,o, id. A:sNINO Beniamino, id. - DE STEPHAMIS Gi1.1,.~eppe, id. - CATINI Alpinolo, id. - R1vALTA Raffaele, id. - VIOLA Pietro, id. - MARENGO L<>re,1zo, id. - AIMONE Modesto, id. - BRACCO Giacomo, id. - PAPALE Raniero, id. - MOLINARI Marw, id. - RrvA Umberto, id. - MILITELLO Emilio, id. L OPRESTJ Antonio, tenente medico. - G1ARD1 Galileo, id. - CASTELLI Epifanio id. - GRILLO Girolamo, id. - RESEGOTTI Enrico, id. - Rossi F erruccio, id. - CASELLA Dante, id. - PILATO Adolfo, id. - LoFFRElJO Alfredo, id. B oRELLI Giacomo, id. - Ro!IIBOLA .Antonio, id. - R ossi Antonio, id. - SCI• BETTA Gaetano, id. - TANGUERONI Dante, id. - DEGLI ATTI Vincenzo, id. DANERI Giuseppe, id. - RELL1N1 Guido, id. - DE MARTINO Nicola, id. SPERRAZZO Filadelfo, id. - VALENTE Gioacchino, id. - AzzARO Giuseppe, id. - PELLEGRINI Francesco, id. - FRANCO Vincenzo, id. - DONATI GiiLseppe, id. - Cn1sc10 NE Gaetano, id. - Ruoo1&R1 Antonio, id. - Cuccio Vito, id. ALBANO Luigi, id. - FIORENZA Ignazio, id. - FxORINA Sali:atore, id. - GA· Bl'ARINI f.gino, id. - TOMASELLI Vito, id. - GAIJA Paolo, id. - AzzAno Nicolò, id. - DE PoRC.ELLlNIS Carlo, id. - LEONE Rocco, id. - V ANNELLl Enrico, id. - PAZZI Ermanno, id. - MAROTTA Gaetano id. DA NEO Luigi, tenente medico complemento. - SALERJ Leopoldo, id. - SATURNINO Pasquale, id. D1 STEE'ANO Giuseppe, sottotenente m edico complemento. - P1LELT,A Alessandro, id. - BEV1LACQUA Antonio, id. - B1N1 Domenico, id. - G1ALLOMBARD0 Or~te, id. - TnA~1owr1 Ernesto, id. - REmzz, Robel'f.O, id. - MANCONJ Attilio, id. - SAI.I.USTIO Luigi, id. - PICCOLI Giovanni, id. - FRANCO Augusto, id. CArs~: ss A Git,.~eppe, id. - o 'AL&SSANDRO A less,mdro, id. - SCOTTI 01 Ucc10 Domenico, id. - BARTOLONE Gioacchino, id. - SALVATORE Luigi, id. - Cl!l! Isidoro, id. - SACCO Rosario, (due) id. - ALAGNA Emilio, id. - GtGLJO Rocco, id.
AIOVIMEXTJ AVVENl'Tl XEL CORPO SAX!T. E XEL l'ER s . FA R MA CEUTJCO
3R5
ONORIFICENZE oonoeHe in ooasl4eraJ.1one 41 partloolarl benemerenze aoqulatate
1ul teatro della guerra durante la oampagna italo-turo& 1911-1912. R. decreto !3 a7J1·ile 1913, di molo pr&prio di 8 . 11'I. il Re. Ordine dei 88. Kaurh.lo e Lazzaro.
Commenda/01·1'. Sr oRzA cav. Claudio,
m ng~ iore genera le · medico pos izione aus iliaria.
Cavaliere. cav. Enric?, ,euente colonnello medico ospedale militare Novara. cav. Pietro, maggiore med ico id. id. Firenze. SALJXAR! cav. Sal1;c,.tore, id. id. id. NRpoli. C.U -l'ELLA ca.v. Mariano, iù. id. id. Napol i. VIALE cav. Angelo, id. id. id. Genova. DEL}11N10 cav. Oi·azio, id. in id. Livorno. S.1:.T11cc 1 cav. Ste/'ano, id. id. id. Roma. Ru:lle:O cav, /i',·a11cesco, id. id. id Napoli . Lo S<:ALZO cav. Vito, id. id . id. Napoli. V ASll..t(.'Ò ca v. Giuseppe, id. i<t. id. Bologna. Guuo, cav. Carlo, id id. id. Napoli. MAoTA cav. Giv.'ieppe, id. id. id. Napoli. PASSARELLA cav. Ugo, id. id. id. Roma. R1VA cav. Umberto, itl. id. id. Roma Cosau cav. Alberto, capitano medico ospe,lale militarn Venezia. Ptr.OLI cav. .,bnccko, id. id. id. Bnri. SASDRETTI
Prnrrn&LLI
Ordine della Corona d 'Italia.
U(fiz iale. M 1x1c1 cav. Euyenio, colonnello medico di1·ettore san ità VII corpo d 'arma tA. BoXAVOGLIA cav. L11igi, id. segretario ispet t orato
sanità militare.
Vittorio, t enente colonnello medico ospedale militare Napoli. PACE ca v. Luigi, maggior e medico direzione s anità 1ì' III corpo d 'a rmata. DI LA.J,LO cav. Carmine, capitano medico S artiglieria CRmpag na. ARPA cav.
Cavaliere. Di;: SARLO cav. Eugenio, capitano medico ospedale m ilit are F irenze. DE 8 TflPilANIS Giuseppe, id. r eggimento cavalleggeri Treviso (28). FIORENTINI Emilio, id. 70 fanteria. CACCIA Filippo, id. infermeria presidiarin Aquila. GE1<ULL1 Andrea, id. ospeda le militare Firenze. 1fESS INEO GiusPppe, id. 4-9 fanteria. '5 -
Glo1·110~ d, medicina mlWare. - Fa;c, IV V
386
MOVIMEXTI AVVE.SUTI NEL CORPO SA:-l'l'. F. NEL PER$. FARMACEUTICO
Tu1 ur,z1 Giacinto. capitano medico 73 fanteria. SALVATORE Domenico, id. ospedale militare Caserta. V10LA Pietro, id. id. Palermo. D'E1,1A .J.ntonio, id. reggim ento cavalleggeri Umberto l (23). Bu.OT'J'A Vince11zo, id. 20 fanteria . TA» Guylielrno, id. 2 genio. TEDDE Gi'llsP.p/>e, id. reggimento :-.avoia cavalleria (3). BALLA Alberto, id. ospedale mi lit.are To1 ino. CuRRADI Nmna, id. id. Paru111. P o1mu Pietro, id. 4G fanter ia. BEvACQUA Alfredo, id. ospedale militare Napoli, comandato iospedale militare Roma. PAZZI Ermanno, id. ospedale mili tare Roma. M1<c;L1ACCI Giovanni, id. 19 a rtiglieria campagna. F1tAU Giuseppe, tenente medico o,pedale milita.re Firenze. Bnu s1 Nicola, id. ospedale militare Bologna. SASBOLI Ernesto, id. id. Can1. dei Tirreeni. P1cc,N1JSJ Giot•anni, id. complemento ,lirezione sanità militare Firenze. MAGNO Giuseppe, id. id. id. id. id. id. Palermo. MAGGIORE Salvatorr•1 id. id. id. id. :MmABELLA F~rdinando. id. mil izia territoriale Palermo, id. id. C1u1, LA l\fa1-iano, id. id. id. id. CANTAFVRA Sicola, id. id. id. Napoli.
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Bnoomlo •olenne. R. decreto 1l a1,rile 19 Hl FAZIO Gaetano, cap itano medico reggimento artiglieria~a <:avallo, Tno,·A:-;&LLI /.11i,q i 1 id. id. 16 artiglieria Cllmpagna. ~EIIASTJA:-.~:u,1 Giangiuseppe, id. id. reggimento,:<:avalleggeri di Foggia (11). JA co:-.o .F-rancPsco, id. id. BO fanteri a . J,w:,;T1 cav. Girolamo, id. id. ospedale, militare Palermo. DEm' HTAS Cornelio, id. iJ. 72 fanteria. MAZZAOLJA Oiova,mi, id. id. ospedale militare Messina. CONSIGLIO Placido, capi tano medico ospedale mili ta re Messinll. C,1STE1.:,;o,· r Lodovi co, id. 67 fanteria . ' PAPALE Raniero, id. addetto arsenale costruzione artiglieri,, Napoli. BAiiso Er-mPnPfJildo, id. ospedale mi litare Cagliari. GI ARRUSSO Ge.oitafdo, tenente medico id. id. Milano. CANo,OvRr E11rico, id. id. id. Roma. CATAI.ANO Ji'1·ancesco, id. id. id. Catanzaro. hl HO:-;E Giuseppe, id. 6 genio. Bnn.o FrancPsco. id. 2 artiglieria campagna. RO)IBY P(lo[o, id. scuc,la appl icazione sanità militare. C1At:CIO Vito, id. infermeria presidiaria di Trapnni. CAFFARE1,. L1 B enedetto, id. os peda le militare Palermo. CosTA F austo, id. scuola applicazione sanità militare. Dli: Dt:nANTE z..-icola, id. 12 arti glieria campagna.
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KOVIMENTI AVVENUTI ~EL CORPO SANI'l'. E SEL PER,.;. PA RMACEOTICO
387
PAIU.:NTE Ferdinando,
tenente medico 22 artigl ieria campagna. id. reggimento cavalleggeri di Foggia (11). TEDESCHI Giacomo, id. Hl fanteria. M.,\NCONI Michele, id. 8] id. fìABATINI Angelo, id. 21 id. QuNz11 Raffaello, id. di complemento direzione sanità militare Ancona. TEDESCHI Francesco, farmacista di l8 classe, ospedale militare Nai:oli. PADOVANI Casimiro, farmacista di complemento di 3 1 classe, direzione di sanità militare XI corpo armata. Cuvio Ubertino, farmacista di complemento ai 3" clbsse, direzione di sanità mil itare I X corpo armata. Dlii: AaOELIS Arduino,
Ol'IIOBIFIOERZE ooDoeaae In oon•lderulone 41 partloolarl benctmerenze aoqulataie durante la campagna cU gaerra ltalo-turoa 1911 -912.
R. decr eto 8 aprile 1818 di moto proprio di o. M. il Re. OI'tlioe tlei SS. Maurizio e l ~azzaro.
Cavaliere. PBRA.SSJ cav. Giovanni, tenente colonnello direttore
ospedule militare Cava à ei Tirreni (Salerno). ME:>."IELLA cav. Arcang,lo, maggiore medico ospedale militare F ire nze GRIS.TINA cav. Castrense, id. id. id. Palermo. Bo~o:MO cav. N icolino, id. id. id. Napoli. lhRDINI cav. Giulio, id. id. id. Livorno. ll.usTO cav. Pasqua.le, id. direzione san itn. X corpo d'armA.ta. AlilENTA cav. Antonino, capitano medico id. id. Palermo. NATOLI cav. Francesco, tenente colonnello medico posiziont aus iliaria dis tretto Caltanissetta, DE SJMoNE cav. Z e(erino, maggio1·e medico posizione ausiliaria richiamato ospedale Caserta. CAIRONE cav. Fabrizio, id. id. id. id. Napoli. Ordine della Co1•ona d 'Italia.
Uf!ìziale. CARINO cav.
Tomma.si110, colonnello medico direttol"8 ospedale m ilitare Napuli. Cavaliere.
Pasquale, capita.no medico ospedale militlire Napoli. Po1.ESTRA Giuseppe, id. R. corpo truppe coloniali Eritrea. VOLPE Mazzini, id. ospedale militare Napoli. R1c<:1 Serafino, id. id. Roma. S1111EONI Alessandru, id. 12 r~rtiglieria campagna. lNPANTl!l Carlo, id. ospedale militare Napol i. SANTA-MARIA Alberto, id. id. Napoli. Mo:sAco Costantino. id. 23 nrtiglieria campagna. CmrnANO Giac01no, id. nella riserva, distretto Palermo. M1NNEC1 Edoardo, id. id. id. Palermo, TECCE
38S
MOVIMEXTI A \.\.EXUT l .:-; EL CO RPO S ANIT. E NEL PERS. FARMACP.GTIOO
Arrivi e parte nze di,. e per l 'Afrloa. PARF::-.Ti;: F erdi11ando, t enente medico 2:2 a r ti~lier ia campagna.
- PRrtit-0 per la colonia Eritrea il 13 nprile 1vrn. R1n·co1- CH1::-Nr :'i yosli110, tenente medico O!<pedale Bolog na. - C1usERÀ G inseppF, id. id. Catanzaro. - Id. id. dolla ~omalia italiana i 1 13 aprile 1913.
Defuntl. D'ANTO:-A
cav. Gi11.~e,,pe, maggiore medico. non piu inscritto n ei ruoli. -
Morto
a Milano, il ii marzo Hl13. E\'ANOEL1s·r1 Pilippo,
tenenttl medico os pednle Geno va. - Id. a Genova, il 29 id. Leonardo, maggiore med ico, riserva, distretto Savon a. - Id ad Albenga (1'avona), il (; aprile Hll3.
F1(1 0o 1.1 cav.
( flJlla d 1,pe•1.<a ~i· alla ?7' del llolldli110 11(/irlal,• àPII•· ,i<1rni.,1el.
Uffloiall tu servizio a ttivo permanent e .
Dete,·111ina'i?io11e millisteriale 1° ma9gio 191:l.
Luigino, capitano medico reggimento lancieri d i Montebello (comandate, battaglione avintor i). - Trasferito battnglione avi11tor i. D 'ACCAR J>O Salt-atore, tenente m edico ospedale Brescia. Id. os1wdale Palen :no. HF.HT0 1, 01 Ami{carc, id. !hl fanteria. l d. id. Nova ra. ARGENTINA Gio. Uattista, id. 1G id. I d. id . Cagliari BELL01"1'J Rol)edo, id. li5 id. ld. id. Gc·nova. C.\ V,\1,1.A ltf A ogusto, id. !l-1 id. - I d. 8 artig lier i.i fortezrn. FA LCHI
H. decr eto 2i aJ•rile HH3. ca,·. U·1,iùerto, capitano medico 1° arti~lieria campag na - GIVFt'RID" L11igi, id. 2 id. id. - L A C Asc ,.,. Salvatore, id. 86 fanteria. - Collocnti in po-
B ,,,.;T/ANli:Ll,t
sizione aus iliaria dal L0 rnaggio HJ13.
Detenninaz ione 111i1tisterialt:. 8 m nggio 1913. BAIWAltu Nicolò, capitauo medico 4
fanteria. - Trasferito ospellalE• P 1denuo. t en ente m1·dico -19 id. - Id. id. Gf'norn. R IC'c1 ua~tone, id. 22 id. - I d. id. F irem: ...
ht PEIHAI.E Cesare,
B. dl'r reto 3 a11rile 1913. Bocci., cav. Salralo,·t>, maggiore medico os pedale militart, Napoli. eavn!iere n ell'Ordine dei :-J::i. Maurizio e Lazzaro.
Nominato
R. decreto 27 aprile 1913, di moto proprio di S. il/. il Re, I'r,:1rnt:" cn,. i·;11orio, maggio ro med ico os pedale militare M ilnno. -
utliziale n ell'Ordine della l ;orona d'lrnlin.
:Komioat.o
~!O\"IMEK'l'I AV\"r.:-: UT[ )<EL CORPO SA:-:rr. r,: NEL PER~. FAR~lACECTI CO
389
Detenninazio,ie ministeriale :H mag,qio 1D 13. TATARP.1,LI L1!igi, tenente medico 15 fanteria. - Trasferito ospedale Caserta. Auoi-,\ Elflilio, id. reggimento Nizza cavalleria. - Id. ·lO fanteria. 'iASSALI.I Giovanni, id. :20 fantnia. - I d. ospr dale l\itpoli.
H. decreto 20 a111·ile W13. G1u:co {lomen1t:o, tenente medico 2 artiglieria montagna - BOCCA 'l'ilo, id. ospedale •rorino. - Collocati, d'autoritB, a d isposizionP Ministr ro colonie. Rirnno preso imbarco R Kit poli il 1li marzo 1!113 p,•r la colonia della , 'omnlia italiana, PAJH:NTE F erdinando, id. 22 artiglieria campng11a. - Co llocato. d'1rntorit:\, e. clisposizione Ministero coloniP. Ht, preso imba rco e. Ne.poli il l3 aprile UJ13 per la colonia Eritrea. R oltA!'.UCC I Francesco, itl. in aspettativa pP r motivi di famiglia, pt'r d iciotto mesi. (Reg i decr eti 13 ottobre 1911 e 31 marzo e 2-1, ottoure l!Jl:2). - L'nspc•ttativa di cui contro è prorogata di sei mesi, dal 13 aprile l Hl!J.
R. dee1·eto 29 inaygio 1913. SE1.vr Gioi:anni, tenente medi co R. corpo di truppe coloniali delln ,. omalia italiana (a disposizione Ministero esteri). - Cessa di essere a disposizionr : come ~opra e trasferito 27 artiglieria campagna dal 20 maggio 1913.
Deter111i11azione ministeriale 2V maygio 19l3. Cuf.LES~ur cav. Camillo, maggiore m edico os pedale \"eronn. - Trllsferito ospedale Ì\o,·ara. GrALr,mrnARDO Oresfr, t eucnte medico oSpl:dnle Napoli. - ld. id. Cava dei Ti n eni (Salerno).
Farmaolstl mllltarl eft'ettlvt. Determinazione. mfoi,;leriale S ma9yio J9lJ. CErrr Urio. farmacista cnpo di 2' classe, os pedale Cnsrrtn. .!lfr,;;sin,1.
Trasferito osre.!ale
Dei(•r111inaziom· ini11isle1·ia!e 29 maggio IU13. GonitETA dott. Carlo, farmacis ta di P clusse, ospedale Savi~liano. ospedale militare Torino.
Trasferito
Ufflolall ln posizione di servlzlo attivo anstllarlo.
R. decreto 29 mayyio l!l U3, Tenenti colonoell i medici promossi colonnelli me1lici: PrcE:-.i Giulio, ùistretto Novn.rn. - ll1rnzz1 cav, Giu.sr·pJ,e, id. Roma - GA~IBINO cav. Gaetano, id. Roma - Rizzo cnv. Jl[id1elan!1elo, id. Messina - C1m110LA ('av. Giusep1,e, id. Salerno. C Maggiori medici promossi t Pnente colo1111<•lli medic i: ll>k!A:-;o ca.v. Luigi, d istretto Palermo l'l'Tld c11.v. l'enlinando, id. (.;aserta CR1scooL1 cn.v. Nicola, iJ. Bari,
3\:10
~lOV IMENT I AVVENl:Tl S E L C'ORPO SANlT. E SEL P E RS, F AR~IACEUTICO
Decreto miiiisteriale 16 maggio 1913. cav. Carlo, colonnello medico distretto Alessandria. - Richiamato in servizio temporaneo dal 20 maggio 1913, all'ispettorr,to di Sl\nità militare.
SELICORNI
Uffioiall dl rlaerva. Decreto m inisteriale1;2 aprile 191S. DE MATTE1S, Francesco, capitano mPdi<:o di~~rPtto Aquila, in servizio 18 nr tiglieria
ca mpagna. -
Ricollocato in congl:'do dal 12 aprile 1913.
Decreto ministe1-iale 18 aprile 1913. ScuNCIO Domenico, tenente
medico d istretto Caserta. - Chiamato in servizio, con ass,...gni, dici 28 ottobre 191:J a.I 6 aprile 1913, nei reparti mobilitati della Libia.
Decreto mi,1isleriale 20 april,e 1913. Nicolb, C<Lpitanò medico di;.tretto Bologna, in servizio ospedale Bologna. - Ricollocato in cong Pdo dal 16 aprile 19H3. T AllANTl Vasco, tenente medico id. Pesaro, chiamato in servizio dal 19 febbraio al 19 aprile 1913, al 94 fanterifl. - Dovrà considerarsi ricollocato in congedo dal 1° aprile 1913. Il. decreto 2~ maggio l\-Jl3.
Pizzll,LO
Tenenti colonnelli medici promossi colonnelli medici : MALAVASI cav. Enrico, distretto Modena - DE F ALCO Antonio, id. Roma. Maggi0ri medici promossi tenenti colonnelli med ici : A bate cav. .4lfo11so, distretto Benevento - RA!-!DACJO cav, Ernesto, id. Savona ASTE!IIGO cav. F1·ancesco, id. ~avona - TAHO<.;c111 cav. Adolfo, id. Ptirugia - DELLK P1ANE cav. l .uigi, id. Torino. Tenente medico promosso capitl\no medico: RAG01''E Saverio, distrc•tto Bari.
NOTIFICAZI01U
Arrlvl e partenze da e per l'Africa. PKDl!INI A nlonio, id 28 arti· glieria. campagna. - Partiti per la colo nia Eritrea 1'11 maggio 1913. F ADDA Bi1·0, tenente medico. Ritornato in Italia dalla colonia Eritrea, per;rimpat rio defini rivo, il 17 magg io 1913, previa licenza di giorn i 129 Cche decorre dal 5 ma ggio 1:c)Hl, D o 111ADEO Vi i torio, tenente medico osp!'dale Bari. - Partito per la colonia Eritrea il 18 maggio 1913. C o STAGl.tOLA
Ànto11io, tenentl· medico 6! fanteria -
OJIOBIFICENZE
conce•ae in con•lderaslone di particalarl benemerense acquista.te 4ara.n te la campagna 41 guerra ltalo-turoa 1811-812. R. de(-rP.l o 29 1nay9io 1913, di moto propl'io d i 8. M. il R e. Ordine d e l S S. l\tau1·izlo e La:r..z a1•0.
Utfi?.inle. PAR!SI
cav. l!'clice, colonnello medico direttore s nnitll militare X corpo d 'armata.
MOVI1lE:--TI AVV EXUTl :SEL CORPO "ANIT. E :'\EL PER., . FARMACEUTICO
391
Cavaliere. Vi1l cenzo, farmacista capo 2" classf' ispettora ro sanit:'l mil itare.
CEILLI cav.
Ordine della Corona d 'ltalla.
Cm;aliere di Gran Croce dt·corato del Gra11 Cordone. F EKRFlRO di
CAvALr,JmLEO:-IE cav. L11i[J1, tenentf· gener:ile medico ispettore capo di sanità. militare.
Carn/i(,1·e. CASALI dott.
Pietro, capitano medico Comandato comando corpo stato maggiore. ONOBIFI0E5ZE
ln oonalderazlone dl apeolall benemerenze aoqulatate aal teatro della guerra. R. decreto 29 mag[Jio 1913, d i moto pro1irio <li S. M. il Re. Ordine clel SS. !\faurùio e L:u:zn l•o.
Cai-atiere. Dol\u,'l cav. Giuseppe, mag giore medico ospedale militare Ancona. ONORIFIOE!IZE
conoeaae nella rloorrensa della Festa 5azlonale 1913. Ordine dei SS. l\laurlzio e Lazzaro.
R. decreto 29 11iao.fJiO 1918.
In considerazione di lunghi e buoni servizi.
Cai·a Iie1·e. PRESSAcco cn.v. Pasquale, colonnello medico direttore ospedale militare Ancona.
In considerazione di speciali benemerenze. Cavaliere.
.Morino cav. Francesco, maggiore medico ospedale militare Torino. Mi.ic:110 cav. Giovanni, capitano medico Ispettorato sanità militare. Ordine della ( :01·ona d 'Ualla.
In considerazione di lunghi:e buoni servizi.
Commendatore. Bossro cav. Eugenio. maggiore generale medico ispet tori.' di sanità. militare. 'Cavalie1·r. GiUFFRlilD( G·
ff
C . tu redo, farmacista capo 1" cla ~se ospedale militare Piacenza. N:INr GCa~ a,to, maggiore medico ospedale militare Bologna. TA elio, id. id. Alessandria.
392 :MOVIMENTI AV VE NU'rf '.'\10: L CORPO SANIT. E NEL PERS. FAR .I IAC E UTICO PA STORELLO Libol'io, maggiorn medico ospedale militare Ancona.
Ignazio, id. infermeria. presidin.l'in Capua. Gi llSP /J/11'. , id. ospedale militare Piacenza L1CASTRO Giuse11/X', id. i d. Palermo. C.HI :-:1 A lpinolo, id. id. 1'o rino. P E Lt.1:,:n1No Andrea, id. inferme ria presidiaria Navi Ligure. Z on:r.OLI Gio1·anni, id. o!<pednle militarP Alessaml ria. P1zzocoLO Ognibme Paolo, id. id. Perugia. M AR IA~ • Enrico, id. infermeria pres id iana Siena. LA CA vA
1\IAR'r1NELLI
In considerazione di speciali benemerenze. Cat·alfr1'P. BEHGu1sz1
dot t. C1•sa1·e, maggiorf' medico n ella r iser-.;n. di:stretto R eg gio Emilio.
Defunit. RANDACCIO Paolo, tenente
medico in aspettat iva per infermità non provenienti da ca.usa di s~rvizio. (R. dt>creto 20 marzo lHlS.) i\Iorto a Bologna il 13 aprile 1913. Cur.ò Giaco mo, id . di risen·a, distr etto Messina. - Id. a Napoli, il 20 marzo 1913. T EnzAGO cav. Gi11s1•11/Je, tenente colonnello medico riserva, distretto Alessa ndria. - Id. a Valenza (A lessand ria), il 12 maggio 1913.
Il Rcdat.t.or~ EDMONDO TROlJ BETTA, tenente colonnello medico.
(t 5i6) -
Roma. i913 -
T1f>. E. ,·llshera.
LUIGI PALIIIERI, gt rt11lt.
fubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del " Giornale di medicina militare " V1 A X X S n T E!IDRlf. Pu .uw
o•~ M1Nu TERO oSLLA o u t RRA
111aau.oo PlETRo, tenente generale medico. - Sull'azione degli attuali Cacìli da guerra e specialmente delfucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi sperimentali, con 15 tav. di fotografie e radiografie riprodotte in fototipogro.fia).-Roma, 1903. tVendlbile preeao la Tip Voghera)L. , 'lcr. ID. - Le operazioni più frequenti nelle. chirurgia di guerra con 112 figure intorcale.te nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . • . . . . . . . , 8 Aiuropomdria mililore. - Risultati ottenuti de.Ilo apoglio dei fogli aanitari delle cl•i 1859-1863; due volumi in 4° con atlante: VoL l (Dati antropologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma \896 . • , 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 , 6 ·Buorno e Sl'Oaz.1.. - Compendio di chirurgie. di guerl"!I compilato eulla storie. Roma, 1888 medioo-ohitargica della guerra di seoe88ione d'America. , volumi, prezzo ridotto . . . . . . . . • . , G 10 B1BN°'"k0o e BREZZI, - Lo sgombero degli ammalati e feriti in guerra. M~· moria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavolo gra,fiche. - Roma, 1905 . . . . . . . . • . . • • 3 tlO Cuuun. - La fatica nella vita militare. J\Iemoria premiata nel concorso Riberi 1904-1905. Un volume di pllfJ. 330 con 65 figure. 7"' Roma, 1908 . . • n 6 lo. - Lo me.le.ttie e gli infortuni nells vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi 1905-1906. Un volumo di pag. 402 con tavole grafiohe e atatiatiche. - Roma, 1908 . . . . . . . . • . . . . . . , , , • g Coa.n. - Espoeizione sornrnaria dell'ord!namento e funéonamento del eerviiio sanitario in campagna presso l'aeeroito italiano. - Roma. l 906 . -. l 60 01 CJ:ua& - Studio sulle medie.etiniti (roediaatiniti auppurative, aaoeaao mediaatinico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 • • • • • . , . . 1 2 •JhaTI. - Onomatologia anato.m ioa. Storia e critica del moderno ling~ìo anatomico. Tr&<luzione libera italiana dei dottori C. P&lffTl e C. Sroau. Roma, 188~ (Edizione mra) • • • • • • . • • 9 •Le /trite C01"ate dalle armi da gUMra. Sintesi della relazione eanitaria 1111gli llltrciti tedeschi durante la guerra franc;o-germanica 1870-71. - Roma, 1889. • Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. , . • • . . • • . • • • 1 2 111.K.&'l'U. Btudil atorioo-criticì aulla meningite cerebro-spinale epidemica in Il.\lia e partioolarmente nell'eeeroito. - Roma, 1883. Un volume di PllfJ· 261 con 2 tavole graflohe. Prezzo ridotto . . • • • . . . • . • : • • l GO 84LllfH1. Le lesionl tr"umatiohe dei centri nervoei. Memorja onorata del premi., Riberi.. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto • • S GO 11toau e G!Gt.LUlBY.Lt. - Le malaria in Italia, Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. T Roma, .1 886; prezzo ridotto. • • • . • • • • • . . • 3 0 ~~ - Delle malattie più frequentemente simula~ o provocate dagli IIIIC"ttL Roma, 1875 • • • . • • • • • • • • • • • • • • 1 3 GO ·del
:;!1·
-dP,r l'acqullto dene opar, 1opralndloata Inviare commlHionl e vagila all'Ammlnistru 1011, ' I ""'dlctna militare via XX Settembre ftoma.
...,a1•
altre publ>Ucazlonl me<Uco-mUitarl:
~:X ~~ F:a.+.Youoo..,.capitano medioo. - Manuale di bromatologia pei me\' A nùlit~i. :- Firenar 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preNO ..A. Sout.oro in Fll'e117.e, scuola d'applicazione di sanità militare). • • • • L. 6 R. ~ ~1 • capitano medico. libero docente 01 patologia speciale chirurgica nella logiohruve~ità di Pisa. - Contributo allo a~udio del rinofima. e rioeroho iatoOJ!I . e aui trapianti di cute eecondo Wolfe (oòn 18 t6'9'0ie)- L i ~ 1911, Li,.:ine)gra6che Chiappini. (Vendibile pre1j\O ,vmo . l'Autore, Ospedale r.lilitare di
6 -
0
.JA~~e-r'~~o. ·coioU:U.eÙo m~di~o. ·_· ortaim~~pi~ edotti~ ~cliliati~
ltabi.llrn t4,or~pratico. Un voi. in 8° con 82 figute e 12 tavole. - Napoli, via Pr· e~to tipografioo Ferrante, 1905. (Vendibile · preao l'Autore, Roma, IDClpe Amedeo 47)
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GIOR~TALE • DI
MEDICINA MILI T ARE Direzione e;Ammlnistraz: ViaJVenti Settembre:(Palazz(del1Ministero:della guerra)
CONDIZIONI DI ABBONA.MENTO. t• II Uio,·nale di medicina militare si pubblica l'ultimo g iorno di ciascun, mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 20 L'ahbonamenlo è annuo e decorre da l 1° gennaio. 3• li prezzo dell'abbonamento é: Per I' IL-alia e la Colonia Eritrea . . L. 1 2,Per l' E~tero . . . • • . . • • • > 1 5,. i in llalia • > 1,25 Un fascicolo separalo costa I all' Estero ,, , ,so Il supplemento contenente l'Annuario ~ io llalia . > 2,50 del corpo sanitario militare costa . ( all'Estero. > 2,75 4° L'abbonamento non disdetto prima del 1• dicembre s'inle11rle rinnovato. per l'anno succes!:'ivo. . 5° I signori abbonati militari• in effettività di servizio possono pagare l'importo dell'abbonamento per mezzo dei rispettivi comandanti di corpo (anche a rate mensili). 6° Per i soli ufficiali medici (dell' Esercilo e delle Marina) è ammesso un, aboonamento cun1ulatho al Giornale di medicina militare ed agli Annali di· medicina naoale e co;oniale al prezzo di ~ 18 annue. Per ottenere tale abbo· namento gli abbonati del giornale di med1cinll militare devono far pervenir& direttamente L 6. all'amministrazione degli Annali (presso il ministero dell& Marina). i 0 Ai librai si fa lo sconto del 10 'to• ma soltanto per gli abbonamenti delle pertione e degli enti non militari, che non possono fruire della facilitazione di cui al n. 5 e 6. 8° Le ::1peae per gli e::1tralli e quelle per le la vole lilografiche, folograf.che, ecc., che accompagnassero Id memorie, sono a carico dogli autor i. 9o Gli autor i delle memorie potranno averne gli estratti facendone richiesta all'atto riell'invio delle bozze corrette. Gli estraUi sono di due tipi: T1Po .4.. - Oon copertina in bianco, senza frontespizio, e colla impaginatura e numerazione del fascicolo. TIPO B. - Con còpe:-i.ina stampala, frontespizio, impaginatura e numerazione speciale. Il prezzo è r egolato dalla seguente tariffa : Pre2.2:"o cl.i oi.a•ou:n. i'og.1i.o· di. •tampe. TIPI DI ESTRATTI
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7,50.
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3,80 4,80
Gli estratti minori di un foglio .si contano come foglio intero per le ordì • naiioni d1 100 estratti o meno. Per quelli che superano un foglio, le frazioni in più, che non superano il ~ezzo f4?glio, ~i contano come meta, purchA però l'ordinazione non sia inferiore a 50 copie. Potranno aversi estralli in carta e formato diversi, previi accordi personali tra gli Autori e la Tipografia 10- I manoscritti non si restituiscono.
INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTEB.J 111 VJ!;TA MElllt:A .
MondoIlo. -
01 un ouovo reperto ematologi oo nel mur t,•llo
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Sul lrnltameato doll'ereslpela.
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IIIVISTA UI CIIIIIUllGIA GENlì:IIAU;.
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Della rachianalgesla lombare otteuula 1,er mezzo ctella uovocalna Ricci . - Sulla compressione temporanea de.Jl'llo ,telfa mllz.a Zdanowloz. - Risultati della an tosidroterapla dell'1drocele Edouard e Jean Poulaln. - La lus,;nJ, ne del met;icarpo
Tenanl. -
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lllVISTA 01 ANHOMIA E f'l~IOI.O(òlA NOIUIALE E PATOLOGICA. Pogg lo e Ollvero. -
RIV1Sn Bachmann. -
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Reaz,onc del r.uor,, 11ell.1 fat,ra e nelle emozioni 1)1 ~iAI.ATTIK VKì\EHP.E E llKLLA PELLF..
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lll\'IST A Ili TER.H EU TICA. 1
Brelet - Cnm della fel•brc 1lfo1•lra colla ! 111\ur:1 do ;.,,lo.
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IIIVl5TA nl ~l~:lllf.11\A l, IWALE, 490
Belluccl. -
I.a 1m10lassi J!Cnorira della sim nlazioot' . ZOlzer. - Un melo h• di rontrollo obbi,•tt,, o t.Jell',., l~lenia 1IPll,1 11•,•ral!(ir .
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RIVISTA Dl Tl!:CNlr.A F, s~:nvmo Ml!OJCO MILITARE. 19':! 19ò ig:
Le Fori. - Una q ;itn In Snrbia ed In !lui,.:, rin ai fent1 i!Plln guerra or i ll11lcaD1 , !'iorme per lo ~_gom brro dei fPr ltl sul eamp(, rii balt/l!!fia. Myrdaçz. - Sa.olla Milirnre e Crore Ro•,a . G1uthler. - Lo. tintura d! lod o ne:,11 approv, 11?i<>11amrnt1 ,11 rlsnva - Prorc,so di 1, repa1·,uione e,temporanea.
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Rl\"1:-fA IJ'UòlKMi: Mll, ITAflJ,;. Chantemesse. -
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l.·1 \'a,·rina1.1(tnP prt>,entira coutro il tifo nPlla niarlnn france,e .
RIVISTA ll'IGIE\E GENERALE K D\ Tl'ERIOI.OGIA. il/lii
Bertarelll. - La durata 11(,II' lm11111mta vacc in ira IU V ISTA IJI P.\ TOI.OGtA f:S'IT{r;A.
Appunti rti me llcina lroplr.ale racrolll ,n l.11.t,a Gabbi. - L/l • ll~vre houto1111euse, a Trlpnl i Salaghl. -
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RIVISTA lll RI.I OtrnH'ICA. I.~ m1tattie rlrl ~:u1g11e e !lr~li Mf.(Rn, cmopo1~11e1 Furno. - !.e rl1Mrl'• rro,urh,• ,Lu,h:. te ,·ol 1111,10 ,11 11rov~ inte., t lMIP di :-rhmfd l. Ferrlio. - I~• .-!in ca delle malatti~ ,1el cuore e del •R11 ,wll 'ullimo \'flltennlo
Martelli. -
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Con1111rmor~,iQ11r ,1~1 I' anuiv,•r,ari(I <lella b:o fl:11(11~ rtl ~lonlir,·111 •li L~IJ1t., ·
vA1m:n Messo&daglla. -
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PEII IL LIBRO !)'ORO flEL CORPO :-\l'-ITARI O )111,ITA CH: SF.CIIOI or.io. Mii;lh.·l•• 0011)11,e •
A,IJaoo doll. Lul~I llotl. Lil,ono l'rof,·t:t. Farr,mi ,•:.1,·. Enri1•0 . llvc,·ii rn, . ~-,t,at,,r,• f'O\FKIIE;'\/.E '-UE\flFICllt•: p,.,; 1,1 o:-n:11 \i.I 1111.1 f.\111 1i-1,·1~\E\fl Al'I.F.:0.l'TI -.,:1. t ,11 ,•, , :i\'-lf\ 11111 r: :'11~1. l'f:H;;it~.\l.f: f\R)I\Cf:l'Tlt:O
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ACUMETRIA T l~ORICA ED ACUMETRIA PRAT ICA Prof. Nieddu- Semldei A., maggioM mediro
La determinazione dell'acutezza uditi va (Àtt=aadit,t~) si fa a scopi diversi. Nelle ricerche di fisiologia. pura si vuole per essa conoscere il potere uditivo norm.ale assoluto, negli esami clinici quello del malato rispetto al su.no e negli esami medico-legtdi per lo piu quello del soggetto relativamente all'udito necessario per il disimpegno delle mansioni di una data professione, di un dato mest iere. Ne consegue che i n fisiologia ed in clinica. gli stimoli usati <levc,no essere specifici, cioè puramtmte sonori, e che devono eliminarsi, più che è possibile, le svariate cause di disturbo della percezione acustica., n.,entre in medicina. legale la determinazione di Au. deve essere relati va: 1° A certe fonti sonore o prevalentemente sonore (stimoli misti); 2° All'ambiente di lavoro. Inoltre, mentre in :fisiologia l'esattezza della determinazione è la considerazione che deve prevalere su qualsiasi altra, di tempo, di spesa ecc., in clinica ed in medicina legale: 3° S i richiedono mezzi di facile impiego, di maneggio rapido. di costo l imitato. Qual'è lo stato attuale della acumetria relat,ivamente agli scopi che con essa ci p rqponiamo? Stntme11 fi.
Per l'e8aml' qualitalii:o in princ1p 10 si impiegarono l'armonium, il clavicembalo, l'organetto e l'armonica, coi quali si riusci,7a a svela.re soltanto le grandi lacune dell'udito, essendo tutti strumenti impropri per nume rosi ed intensi toni superiori. In segui to si usarono ì diapason, ottimi strumenti dì acustica, in quanto ch e danno toni che praticamente possono ritenersi puri, sono '6 -
Giornale cti medicina militare - Fa,c. VI VII.
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A0Ulfl':1'1UA TEOJIJCA ED ACUM ETRIA PHATICA
applicabili all'esame di unfl. zona tonale molto estesa., :sono maneg· gevoli. poco costosi. Coi diapason, in unione ai :fischietti (uno grande. uno piccolo ed uno del modello dello Galton-E delmann), il Bezold ha d ..to una. serie tonale continua, recentemente migliorata con u na modificazione introdotta da Edelmann nel fischietto Galton-Edelma1rn, la quale ba reso fisinamente migliore questo strumento di determinazione del limite superiore della scala tona le fisiologica, che ora può inoltre determinarsi esattamente col monocordo a vibrazioni lon· gitudi11ali, applicabile anche sul cranio per l'esame a. trasmissione osteo-timpanica, modello Sculze o modello Struycken o, meglio, modello pi ù pratico Stefanini. Colla SP-rie tonale continua di Bezold si può fare un completo esa me q ualit.ativo dell'udito, ma essa è di prezzo ele,ato ed il suo impiego richiede molto tempo. Per l'esame qumititativo si adoperarono e si adoperano l'orologio da tasca ed i I martelletto di P olitzer. Essi hanno il pregio di essere applicabili anche all'esame per trasmissione osteo-timpauica, sono molto maneggevoli e l'orologio anche alla mano. Ma questi strurn1,nti danno risultati assai variabili a. seconda del modo con cui sono fatti funzionare; inoltre essi prod ucono un solo tono e non ben determinato: cirea do' per il marte lletto, var io, e ora, a quanto pare, determinabile con una certa approssimazione per l'orologio. Coi diapason l'esame quantitativo h a presentato notevoli d ifficoltà. I l metodo di Schmiegelow, di determinare il pot,ere uditivo per Jp diverse intensità dei toni mediante la distanza di udizioue dei diapason: è stato presto scartato, per le numerose cause di complicazione introdotte coll'elemento d istanza. In g enerale si è seguìto il metodo di determinazione del potere uditivo mediante la dnrata d i percezione dei diapason vibranti. Così si sono presi i campi tonali a lla Hartmann, alla Hart mann-Gradenigo, alla Bezold. _1\fa · anche q nesto metodo non era esatto dal lato fisico, non essendo e;onosciuta la curva di decremento della intensità dei d iapason , cioè dell'am piezza delle loro vibrazioni, la quale varia non solo secondo l'impulso (ampiezza iuiziale), ma anche secondo nua st:rif' di circostanze intrinseche ed estrinseche. In seguito si è tentato d i m isurare direttamente il decremento dell'ampiezza delle vibrazioni e così pure l'ampiezza di un dato momemo, di quello per esempio d i cessata udizione, corrispondente a.Ila soglia di percez ione. Su questo procedimento si basa il metodo ottico d i Grad enigo. Egli per primo ha applicato alla estremita. libera delle branche dei diapason figure <la osser varsi direttamente (figure a gradinate o triangoli ). hla il niet0do non si presta che ai diapason sui quali il
ACC:~lETRU. •n:ORIOA ED ACUMETRIA PRATICA
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periodo ottico delle vibrazioni non è troppo inferiore al periodo acustico, cioè a. quelli fino a 2f>O v. d. Per estenderlo a toni più acuti Struyckec prima e poi Quix hanno fissato ad una branca dei diapason microscopici triangoli di Gradenigo, ottenuti per fotografia sul vetro, da osservarsi con una Lente fissata all'altra branca. In tal modo si pos· sono osserva.re a.m piezze di vibrazioni piccolissime, di 1 µ. Ma Q uest.i diapason sono di costruzione complicata e costosi, inoltre occorre molta abilità. e molta pratica per riuscire, adattando prestamente l'occhio, accostandogli a tutta vicinanza. la piccolissima ]ente, a vedere la. microfotografia in modo distinto ed a. cogliere il punto preciso di essa in cui è cessata l'udizione. Stefanini ha reso più pratico il metodo, applicando ad una branca dei diapason un filino di metallo o una linguetta di carta, le cui ampiezze di oscillazione vengono lette direttamente su una strisciolina di mica annerita. millimetrata, sostenuta. presso il filo o linguetta da un braccio metallico fissato al gambo del diapason. Il metodo è cosi est1msibile fino a 512 v. d. Più recentemente si e tentato di ottenere una misurazione esatta della. eccitazione dei diapason e di dettirminare la eccitazione capa.ce di dare l'intensità minima. che può percepirsi (acumetro elettro-telefonico Stefanini), o di eccitare i diapason mediante pesi e quindi con una energia ben ponderabile (metodo a pesi Gradeuigo-Stefanini), o mediante un pendolo (acumetro Lunghini). Dell' acumetro Lunghiui hanno dato, per renderlo più preciso, un nuovo modello Gradenigo ~ Stefanini: in esso sono evitati gli errori dell'uso dei diapason a mano, perchè i diapason sono fissati alla distanza costante di metri 0,50, i bassi montati su casse di risonanza per rinforzarne il suono: il pElndolo è uno solo per diapason, per evitare la non contemporanea percussione di un peso per branca; ogni diapason ba. un so$tegno ed un peso appositi, stante le variazioni delle dimensioni dei di versi diapason. Questi met.odi sono fisicamente esatti, e danno esatti risultati. Come si e visto, la grande questione circa i diapason è quella di conoscere l'andamento della intensità. del suono in rapporto al tempo, andamento trascurato negli antichi metodi di impiego dei diapason, b!i.sati sulla. durata di percezione, }Jer cui i risultati di essi sono tutti errati. Fra i metodi più recentemente proposti per risolvere la questione alcuni sono fisicamente esatti ed utilizzabili per le ricerche fisiologiche, sebbene complicati e costosi. Ma essi · non si sono dimostrt1.ti pratici per gli esami clinici. Non si sono quindi diffusi in clinica i dispositivi Struycken e Quix del metodo ottico, che, col permettere l'esame di una. zona tonale a.lq uanto
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AOU:llETRU. TEORI CA ED .ACUMETRIA PRATICA
maggiore, non compensano la semplicità. di quelli primitivi di Gradenigo, n è hanno i vantaggi di quello di Stefa.nini. Non si sono diffusi nè l'acumetro elettro-telefonico Stefa.nin i, nè l'acumetro a pesi Gradenigo-Stefanini, riconosciuti dagli stessi autori strumenti p iù da laboratorio che di clinica, perchè di maneggio non abbastanza. semplice e rapido. Ora è la volta del metodo a pendolo di Lunghini, modificato dal Gradenigo e dallo Stefanini, ma anch'esso è un metodo poco rapido ~ che richiede apparecchi ingombranti e di poca t raspor tabilità. È perciò che per la pratica clinica quotidiana è st,a to p roposto di limitare l'esame del campo uditivo, determinando solo, oltre il lim ite in feriore ed il limite superiore, la capacità udit.iva per la_ zona veramente mnsicale della scalit, al minimmn per un tono basso, per un tono medio, per un tono alto. In medicina legale, nei casi d'importanza, è n ecessa ria anche più che in clinica la determinazione del potere uditivo in t utto il campo tonale fisiologico. I n tali casi non si può fare a meno della serie tonale continua di Bezold. L 'estensione e la con tinuità del campo tonale con essa esplorabile, onde deriva lA. possibilità. di un esA.me qualitativo completo, che si ottiene certamente con dispendio di tempo, ma con st rumenti inaneggevoli e trasportabili, compensa in mediciua legale il minor va.loro intrinseco che essa ha rispetto ai metodi più moderni di esnme quantitati vo, che richiedono egualmente lungo tempo e inoltre strumenti meno manflg-gevolì e meno t raspor tabili. Essa ci informa. suOicientemente sulla attendibilità. di a ltri esami specialmente quantitativi e ci dà. mez:i:o di svelare le simulaz ioni facendo a meno dei mezzi di s0rpresa, che ha reso inutili. Per il tempo che il suo uso richiede, per il suo costo, per l'abilità. che occorre in chi l'adopera, per le indicazioni del suo impiego è da. riservare agli ospedali , come in clinica a.i gabinetti degli specia listi otologi. Nell'eserci to te• desco è in dotazione alle stazioni otologiche di corpo d'armata, alle qual i è addetto un ufficiale medico specialista. Per la medicina legale comune, dei casi più frequenti, è sufficiente la molto pratica serie di d iapason Hart.mann-Gradenigo dei sette do, più il fisch ietto Ga.lton-Edel mann nuovo modello per la deter minazione del limite superiore ed un diapason basf:O carico di pesi per quella rlel limite inferiore. Della serie dei do i t re d iapason bas:oi devono essere forniti delle figure Gradenigo o i quattro bassi del filino metallico Stefanin.i. Questi sono gli stru menti Ji acustica. di cui dovrPbbero essere dotati tutti i g~\binetti di osservazione degli ospedali militari . )[o!to uhlì sono pure i diapason .~ol per l'esame della con-
ACU~IETIHA n:ORICA ED ACUMETIUA PRATICA
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<luzione ossea in luogo del do, ed il diapason la quale touo medio oltre il do'. La inesattezza. fisica dei metodi coi d iapason ritenuti pratici torna a danno sopra tu tto dell'esame quantitativo, per c ui questo dovrà essere in medicina legale molto accurato cogli altri mezzi. ·
rocl'. La voce, prima usata per l'esame quantitativo, è stata poscia messa a profitto anche per l'esame qualitativo ed ai metodi basati sulla. intensità dei suoi elementi hanno seguìto quelli basati anche sull'altezza tonale di essi, alle scale acumeiriche di Oscar Wolf, di Rezold (numerica) cl i Ostino, di Corradi hanno tenuto dietro, fondate sugli studi riassuntivi di Zwa11rdemaker, quelle di Quix, di Reuter; di Nieddu, di Stevani , di Nieddu-Granedigo, di Ferreri, di Gradenigo (numerica), di Tonietti. Ma gli studi degli otologi e dei fisici non sono ancora riusci ti a dare un'esatta determinazionfl nè dell"alte?.za tonale, nè dell'intensità dei fonemi, per una serie di cause che sarebbe lungo enumerare, Circa la tonalità, le ricerche di Stefanini e di Gradenigo sulle vocali banno condotto alla conclusione che per esse la teoria delle note caratteristiche fisse deve essere abbandonata. A questo fatto è forse in parte dovuta una seconda deficienza nelle nostre cognizioni: in che relazione stanno l'udizione per la. voce e l' udizione per i diapason. Circa l'intensità, devesi confessare che non è ancora ben determinata la distanza dì udizionè della voce, r,è la relazione fra le distanze di udizioue delle divers,e voci, altre due gravi deficienze nelle nostre cognizioni. Gra· denigo, che con ardore colti va questi ~tudi, ba trovato che per la voce afona media la distanza di udizione delle vocali cresce con la tonalità e l'ha fissata sia. in luoghi chiusi ampi che all'aperto. Le vocali sono i fonèmi che presentano maggiori differenze d'intensità fra la voce afona e quolla di conversazione, perchè nella voce afona sono prive del tono dato dalla vibrazione delle corde vocali, mentre le con· sonanti hanno intensità quasi uguale nelle due voci (ss. per esempio). Gradenigo ha. limitato quindi le ricer che alle sole vocal-i ed ha fissato per la voce afona media e per la voce di conservazione ordinaria, a.l· l'aperto, il rapporto delle distanze di udizione fra le due voci, eh.e ha denominato indice 1:ocale (index vocalis SJJrachinclea:) e che 8a· rebbe 1/6 per le vocali a, e, o, i, 1/15 per la u, poichè quelle sono sentite rispettivamente per le due voci a 15 -20 ed a 80-100 metri e questa. ri~pet.tivamente a 4-G ed a ci rca 80 metri. Per le brevi frasi
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AOUMETRIA T F.:ORIOA F.O ,\ COME'fRIA PRATICA
la distanza di udizione con voce afona media dipende prevalentemente dal grado di cultura dell'esaminato e dalle particolarità delle consonant i; con v oce di converse,zione ordinaria è di c irca 80-100 metri come per le vocali. e Una conversazione a voce ordinaria può del pari essere scambiata fra due persone a 80 metri; a 100 metri per farsi ben comprendere è talora necessario di gridare, talora di ripetere qualche parola ». La voce che offre maggiori vantaggi per l'esa.me del potere uditivo a scopo clinico è la voce afona, cui è necessario ricorrere per la ordi· naria ristrettezza dei locali e nelle prove monoaurali. Sulle orme di Bezold, generalmente è stata usata la voce afona debole, quella pro· nnnciata con aria di riserva. Ora 11i tenta preferire la v oce afona di media intensità, voce afona media, che impropriamente è detta a. volte comune. P er conto mio spezzo ancora una lancia in favore della p rima, poichè ritengo che essa, ali ' offrire in maggior grado i vantaggi della voce afona in generale, associa quello d 'avere minori differenze individua li d'intensità, in quanto che, se l'aria di riserva polmonare varia fra uno ed altro individ uo e ne può anche variare il modo di emissione, tuttavia s:i ha per mezzo suo una limitazione alla insorgenza di più notevoli variazioni d'intensità fra uno ed altr o espe· rimentatore ed una norma per lo stesso sperimentatore. Ad ogni modo, alculle differenze nelle distanze di udizione normale della. voce afona fra le recenti e le meno recenti ricerch e, fra cui le mie, sono dovute alla differente varietà di voce afona adoperata, Le deficienze sopra accennate delle nostre conoscenze sulla voce A q uelle sulla relazione d i percettibilità fra la. voce ed i diapason sono state e sono t u ttora altrettant,e limita zioni ai risultati dell'esame dell'udito con la voce a scopo clinico. Tali risultat i sono tuttavia di grande aiuto d iagnostico e vanno sempre più aumentando in utilità. Che in caso di deficienza uditiva non esista u n rapporto costan te fra le distanze di udizione per la voce afona e quelle per la vooe di conversazione, e che quindi debhasi far la prova anche con la voce di conversazione, pare ormai superfluo ripetere, essendo il fatto giii. ben stabilito (Magnus, Malherbe, Ostino, Politzer, Delsaux-Gradenigo, Nieddu, Putelli). Io ho affrontato la spiegazione di questo fenomeno ed ho soggiunto che, raccogliendo una sufficiente copia, di osservazioni , si sarebbe forse potuto farlo assurgere a sintomo diagnostico. Ciò può considerarsi av• ven nto: i I rapporto è varif1.bi le nelle diverse malattie dell'orecchio ed esso può fornire importanti criteri diagnostici sulla natura. e sede di aloune affezioni auricolari.
ACUMETRIA TEORICA ED ACt.\lETRIA PRATICA
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Gradenigo ha trovato ohe nelle otiti interne la distanza minore di udizione è, fra le vocali, per la i, sì che in affezioni labirintiche professionali l'indice vocale di i può essere di 1/225, invece di 1/6. Nelle otiti medie la distanza. minore è per la 1,; in certe forme di otiti medi~ secche la a è tanto ben percepita che l'indice vocale d i essa può essere 2/3, invece che un sesto. Nelle otiti miste sono meglio per· cepite a, o, e, peggio ", i. Putelli, nella involuzione dell 'orecchio interno e nelle otiti int.erne professionali, ha trovato la voce afona per· cepita a un metro soltanto, quando quella di conversazione Jo era. ancora. e. 4-5-1 O metri. Ai singoli fonèmi e specialmente alle vocali sono più particolarmente dovuti i criteri clinici che otteniamo coll'esame mediante la voce. Le vocali, potendo essere pronunciate a sè e quindi libere da influenza. di altro fonèmil. e di elemen to psichico, danno a voce afona risultati netti e precisi, utilissimi per l'esame qualitativo. La. prova di esse si potrebbe designare colla d enominazione di prora vo.:alicet ed è meritevole di essere fatta e registrata, specialmente nei casi d i grave diminuzione dell'udito. Essendo poi le vocali i fonèmi che offrono maggiori differen ze di intensità nelle due qualità di voce in uso negli esami cl inici, resperimento dovrebbe farsi anche per la. voce di conver sazione. E sso però presenta le difficol t.à di dover essere praticato all'aperto e di non potersi escludere, se migliore, l'altro orecchio. L 'esperimento vocalico a voce afoua e quello a voce di conversazione, sempre all'aperto, a meno che si tratti di sordità molto gra,e, daranno nel loro rapporto l'ind·ice vocalico (sp iegherò in seguito perchè non dico indice vocale). Una prova consonantica non pnò farsi che pronunciando le consonanti in unione alle vocali . E ssa può risultare dall'esame con le scale. L'indice consonantico ha. per ora poco valore, stante la. poca differenza che hanno in intensità le consonanti fra le d ue voci . In medicina legale l' utilità diagnostica. della voce afona non farà trascurare l'ese.me con la voce di conversazione, la buona percezione della quale è q nella che ha maggiore impor tanza nei riguardi sociali. Criticabile apparisce il regolamento militare tedesco, che prescrive l'esame con la voce afona e per giunta coi numeri. La prova per la voce di conversazione deve farsi all'aperto e binaurale. La determinazione dell'indice vocalico richiede che le prove sian0 fatte alraperto, tanto per la voce afona quanto per quella di conversazione, e binaurali. In speciali casi (militari) può essere indicata anche la prova con la voce di comando (indice vocalico composto).
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ACU METRIA TEORI CA ED AOl.:M:ETR I A PRA'rIOA
A proposito dell'esame con la. voce in medicina legale io voglio insistere soprat utto su di un punto. In med icina legale non è la capacità di percepire i suoni vocali che si ricerca, ma quella di intendere la parola, nel senso di linguaggio. Orbene, la parola è stata divisa fino Il.i suoni elementari di cui si forma, ai fonèmi. E col fonèma, costituito da un primo aggruppamento di toni vocali, si è avuto un acumetro analogo all 'acumetl'O diapason, che dà un raggruppamento di toni attorno ad uno fondamentale. Solo il g ruppo di toni di un fonèma è, secondo le ultime ricerche, non costant.e oome quello di u n diapason. Osserviamo per esempio i fonogrammi delle vocali. Esse vi appaiono distinte nettamente solo quando sono pronunciate con tono naturale e con brevissima emissione di voce, mentre se q uesta è gridata i tracciati di esse n on sono più ri· couosci bili e se è cantata assumono !11, forma dei tracciati dei s uoni musical i tfìtefanini e Gradenigo). Come coi diapason, cogli a.cumetri fo11èmi si soY\o avuti importanti ragguagli qualitativi sull'udito, ut ilissimi dal la.Lo diagnostico. Qui sta il valore della. prova vocalica. e clell 'indice ,-ocalico. :Ma, come quella pe1· i dia.pasun, l' udizione per i fonèmi non può ind ica.re l' udizione per il linguaggio : prova ne sja che sordomuti percepiscono alcune vocali. Nè l'ind ice vocalico è indice della. parola: in un sordomuto quello può essere 0/0,20, questo è 0/0. Ne l linguaggio, fin dalla espressione p iù semplice di sillaba e più nella parola isolata, più ancora n ella frase e al massi mo nel d iscorso i fouèmi muLano n otevolmente e variamente in caratteri fisi ci e specialmente nella durata dei suoni, fatto sul quale da molto tempo insisto e cui poco si è badato... Le vocR.li non si riconoscono nemmen o nei fonogrammi di parole, perchè le consonanti alterano la forma dell'onda complessiva. e la parte ca.ratteristica della vocale è di così poca durata, che la. forma ti pica. hen difficilmente si riconosce (Stefanini e Gradenigo) ~Bisogna dunque inten dersi una. v olta per sempre su ciò ohe si vuol dire con e esame con la voce >. P er me il minimo medico le gale d i uclizi one per la voce è la parola isolata. e di « esame con la parola » dovrebbesi parlare in medicina legale. Per alcune di queste considerazioni vengono aumenta.te le esigenze medico-legali sulla integrità funzionale dell'orecchio. Devesi però an· cora tener presenle che nepp ure l'udizione delle parole isolate indica. la capacità reale di in tend ere il linguaggio, poicbè, constando questo geueralmente di frasi, vengono colle frasi portate pure facilitazioni alla intelligenza dol linguaggio. Aggiungasi che, per r agioni di equità, deve~i anch e tener conio del con ten uto e delle moda lità del quantum.
ACUMETRIA . TEORICA ED ACU~lE'fRI A PRATICA
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-di udizione messo in opera. nell'esercizio della professione, del mestiere, per cui l'esame deve essere praticato anche con brevi frasi e usando parole e frasi di più frequent.e ricorrenza nell'esercizio sopradetto. Solo il rapporto fra l ' udizione delle brevi frasi a voce afona e quella a. voce di conversazione potrebbe dirsi, almeno in medicina legale, indice del linguaggio (Sprachindex). >!<
* * In conseguenza. delle due esigenze fondamentali che in principio ho enunoia.to, un esame astratto dell'udito, quale si fa per ricerche fisiologiche e per esami clinici, non può dare pratici risùltati medicolegali che a condizione: 1° Di sapere in che relazione sta il potere uditivo normale per i mezzi di esame da noi adoperati con quello per gli stimoli acustici dell'eserciz,io professionale; 2° Di sapere esattamente in che relazione stanno le condizioni <lell'ambiente nel quale si svolge l'esercizio professionale con q nelle dell'ambiente in cui si pratica l'esame, quando le prime non sieno state riprodotte durante l'esame stesso. A nessuna di queste condizioni ottemperiamo nai nostri esami. L'osservazione diretta del soggetto nell'atto del disimpegno delle sue funzioni sarebbe quindi preferibile. Ma il metodo presenta gravi difficoltà di vario ordine, anche e·conomico, e d'altra part,e una conoscenza preliminare della capacità uditiva è necessaria nei casi di possibile simulazione. L'osservazione diretta è dunque da riservare a certe amministrazioni, ove può essere applicata senza inconvenienti, ~ in esse soltanto ai casi dubbi, che però tiono i più importanti, dopo l'esame preliminare. Encomiabile è perciò il disposto del r egolamento militare tedesco, il quale nei su detti casi, pres<;rive l'osservazione in un corpo di truppa e che i risult ati di essa siano i decisivi, estendendo così anche all'allegata deficienza uditiva l 'osservaziÒne al Corpo, tanto proficua per l'apprezzamento pratico di altre deficienze fnnzionali. Naturalmente questa prescrizione presuppone che le conoscenze -0tol ogiche siano diffuse nei medici dei Corpi, che devono visit.are gli osservandi almeno una volta alla settimana. Onde la necessità anche in medicina lega.le del primo metodo, il metodo teorico, astratto, che nella maggior parte dei casi è sufficiente, purchè si tengano presenti alcune norme: 10 In primo luogo è necessario che il perito conosca (e in caso ,iiverso richieda i regolamenti di :-ervizio, ecc. ), le mansioni di spet-
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ACUMF:TRIA TEORICA ED ACUMETRI.! PRATlCA
tanza del visitando, l'ambiente di lavoro e possibilmente &appia quale capacit à uditiva è stata dalla esperit,nza riconosciuta. sufficiente all'esercizio di tale professione, di tale mestiere. A questo scopo alcuni hanno preso nota del potere ud itivo di quelli che ricorrono all'otoJogo perchè il loro udito si è abbassato di tanto da non essere sufficiente alla professione; a q uesto scopo tendono lavori miei e di altri sull'udito necessario nei militari, nei ferrovieri e lavori miei su quellonecessario in alcuue professioni e cariche pubbliche e uegli aviatori. Qui sta la ragione per cui il perito, oltre che essere specialista, dovrebbe prefe1·ibilmente appartenere all'amministrazione che lo i·ichiede e conoscerne il funzi ona.mento dei servizi, condizione ch e si rea.lizza nella misura .più ampia n el medico militare, che d i,ide coi soldati esercizi, fatiche e pericoli; 2° Non sarà trascurata, ove possibile, la prova. diretta per le fon ti sonor e usate nell'esercizio professionale, a volte del tutto speci11li, e si terrà soprat utt.o conto dell'udi to per quelle di uso più esteso. È questa la. stregua alla quale dal lato modico-legale devesi g iudicare l'importanza dell'u!-o per l'esame di una piuttosto che di altra qualità di voce, con concetti quindi affatto d iversi da q uelli tanto controversi in clinica. E se ln. voce di conversazione i, da rite11ersi generalmente la più importan te, n on è g iusto sempre abbassare perciò l'importanza di altre ,-oci, come per esempio della voce di comando e della voce afonA., usata anche quest'ultima estesamente nell'esercitoin combattimenti notturni eò in altre circostanze, in cui la mancata percezione di essa potrebbe ÒA.r lungo e gravi i nconvenienti; 3° I n tesi generale è da rit.enersi equo, par t icolarmente per gli stimoli misti, che sia amm essa la supplenza fmJ?,ionale degli organi. Ma anche questa concessione deve corrispondere alle condizioni di lavoro ed essa è da negare in casi in cui queste sono sfavorevoli alla supplenza. Analogamente agli oftalmologi, che designano l'acutez za visiva di un occhio, il cisns, con V (V = Visu.s-), da me e poi da. altri é stata. desigJJata l'acu_tezza uditiva di un orecchio, l'auditus, con Au. (Au -:::: iluditns). Nel concetto m edico-legale però, come giusta.mente osser,a il Gradenigo, l'Au . di un individuo è il complesso delle impressioni che egli sa u t ilizzare per riconoscere e distinguere :i vari suoni. Nel detto concetto entra dunq ue la capacità uditiva. contemporanea dell'uno e dell'a.lt.ro orecchio e vi son o comprese non solo le impression i acustiche, ma anche le ottiche, tattili, ecc., della supplenza di cui snpra. I n generale l'Au. inteso così, come il valore uditivo complessivo
AOUMETRU. TEORICA ED ACUMETRIA PRATICA
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di una persona, è superiore all'udito dell'uno e dell'altro orecchio. Un orecchio, anche se meno sensibile, aiuta l'altro ed è assai raro, diversa.mente da quanto avviene per gli Oc<!hi, che Lo disturbi. La vista poi aiuta l'udito colla lettura delle parole dalle labbra dell' interloautore, colla. interpretazione dei gesti mimici. Il potere di supplem:a, specialmente per parte della vista, è maggiore se il difetto udi ti vo rimonta a molto tempo addietro e varia coll'intelligenza del soggetti>, a seconda che egli sa più o meno utilizzare le impressioni di compenso e ch e si è fatta una. esperienza al riguardo. È logico quindi fissare l'A.u., nel senso medico-lega.le, di un individuo per la. voce, coll'esaminarlo situandosi di fronte a lui ed in buona luce, permettend o che egli uti lizzi entrambi' g li orecchi, che prenda la. posizione del capo che meglio crede e che si aiuti con la vista, usando parole e fra.li d'uso comune e quelle che sono abituali nella. professione che egli esercita. • •*
Esame funzionale rnono·am·ale. - In generale si fa occludere alJ'esaminando l'orecchio n on in esame, col l'est.remitè. del dito mignoh) o dell'indice, nell'esame coi diapason quando si pratica.no ]e prove per trasmission-, aerea. dalla piccola ottava in su, nell'esame colla voce qua.udo si praticano le prove con la voce di conver!iazione e cou voci pi1\ intense. Ma è facile persuadersi che q nesto procedimento è insufficiente : se occludiamo i nostri orecchi con i due indici saremo sempre in grado di sentire il suono dei diapason dalla piccola ottava. in sn, la voce di conversazione da 1,'2 ad un metro e la foce afona forte a 20,30 centimetri . Da molti esper imenti, fra cui sono da ricordare quelli di Corra.di ed i recenti di Gradenigo e Stefanini, è risultato che nessun mezzo di occlu sione garantisce l'asclusione dalla udizione di un orecchio normalmente senziente. Praticamente nei casi ordinari si potrà limitarsi a far occludere l'orecchio fuori esame con cotone bagnato da comprimersi sull'apertura del condotto colle dita, non dal visitando ma da un assistente. Le i llusioni anche così sono possibili se e grave la diminuzione dell'udi to dell'orecchio in esame e buono l'udito dell'altro. Per accertarsi che illusione n on vi sia, si fa. occludere anche l'orecchio in esame e, se allora. sentesi alla stessa distanza di prima, è segno che prima. si era sent ito dall'orecchio non esaminato.
4-04
AUU~IETRIA TEORICA F.O ACl.:METRIA P R ATICA
Il metod0 migliore per praticare l'esame mono-aurale è attualmente quello di produrre una sordità. artificiale dell'orecchio non in esame, o mediante la. compressione di una colonna di ar ia nel condotto tVoos), o con apparecchi elettrici (Neuma.un), o meglio con l'apparecchio assordante di Barany. Quest' apparecchio è consigliato da Gradenigo per determinare l'indice vocale nei casi di diminuzione dell'udito nuilatera.le e notevole. Per la d iagnosi di sordità unilaterale Quix si basa sul campo uditivo apparente e sull'esame dopo assordato l'orecchio sa.no con l'apparecchio Barany, Alexander usa il tubo binaurale, il tamburo assordante Barany o l'apparecchio assordante eìettrico Neumann. L ombard ba indicato un segno (segno di Lom hard) della. sordità. unilaterale: facendo leggere a voce ordinaria !'esaminando, egli alza la voce quando si fa funzionare l'apparecchio Barany sul suo orecchio sano.
*** Considera zioni speciali alla medicina legale militare. - 1° Dato lo stato att.uale dell'acumetria, l'indeterminatezza in cui è lasciato dall'articolo 50 dell'elenco il grado di diminuzione dell'udito inabile al servizio militare, essendo detto che essa deve essere « notevole •, ha anche le sue giustificazioni e l'appunto fatto da. Leon Beco, nella seduta del 18 febbraio 1912 della Società otologica Belga, al regolamento militare del suo pR.ese, cLe si esprime come il nostro, può dal legislatore venir r iversato sulla insufficienza delle proposte; 2° La prescrizione dell'a rti colo 50 del nostro elenco, che la diminuzione dell'udito deve essere doppia, oltre che essere equa, htt il vantaggio di non metterci nei casi ordinari a lle prese con la diagnosi della diminuzione dell'uJito unilaterale. Questa diagnosi occorre specialmente nei casi di perizia o di simulazione. Per essa, dato che non si disponga di un apparecchio Barany o anche di un apparecchio da massaggio o altro per escludere l'orecchio sano, tornerà utile la. voce afona, tanto più che nei giovani soldati sono meno frequenti le affezioni che alterano notevolmente l' indice vocalico. La prova del doppio tnbo per svelare la simulazione della sordità unilaterale non ha alcun valore. Come p er la vista l'immagine offuscata, così per l'udito la sensazione sonora diversa rende facile distinguere anche nella lieve diminuzi11ne fun:r.ionale unilaterale da che parte ci viene l' impressione. Xeppure nel sano intellige nte ciò è diflic.ile. Il Dolger riferisce che l'esperimento in discorso aveva fat,to ammette.re una sordità unilaterale in un si mulat.ore della più bell'acqua ;
ACU)IETRIA "rEOBICA ED ACUMETRIA PRATICA
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3° Le ostruzioni tubariche dell'infanzia, poi scomparse, sono a volte causa di informazioni scolastiche che pcssono trarre in errore. I meno pratici tengano presente anche l'eventualitil di una ostruzione tuba.rjca. in at.to al momento dell'esame. La rivedibilità, di cui all'ar· ticolo 50 sopracitato, per tutte le diminuzioni dell'udito ha anche in detta eventualità un fondo di giustificazione ; 4° Io pratico l'esame nel mo:.lo seguente: dopo le comuni prove, compresa la prova vocalica e la determinazione dell'indice vocalico, qua.le conclusione degli esperimenti praticati e prima del giudizio me· dico-legale sull'attitudine al servizio, nei casi dubbi procedo alle prove con la voce di conversazione e con la voce di comando, all'aperto, riproducendo le normali condizioni d'ambiente del servizio e usando le frasi che negli esercizi e nelle varie mansioni del so!dato sono di più frequente ricorrenza.
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RELAZIONE ~O)f~1AR IA sul funzionamento dell'osped'ale militare territoriale n. I m Bengasi durante il 2° semestre 1912
Per il muggiore modi co prof. dott
Stefano Santucci
Nel fascicolo VII del decorso anno 1912 di questo stesso giornale pubblicai una breve relazione sull'azione svolta. a Bengasi dall'ospedale da campo N. 1 nei primi nove mesi della campagna. italo-turca., e cioè nei ruesi di ottobre, novembre e dicembre 1911 e nel primo semestre del 1912. Ora, siccome dall'antico ospedale da campo N. 1, trasformato a vita nuova, è sorto in Bengasi in brevissimo tempo il 1° ospedale militare territoriale della Cirenaica, una delle più belle affermazioni della. civiltà. nuova in Libia, suscitando finanche l'ammirazione di tutto l'elemento indigeno, che non aveva mai visto nulla di simile durante gli 80 anni della dominazione che ci aveva. preceduto, così credo opportuno riunire qualche n otizia a questo riguardo e nell'istesso tempo es porre l'operato di detto ospedale nel secondo semestre I 912.
L 'ospedale da campo da 100 letti N. 1 giunse a Bengasi il 19 otto bre Hlll in accompagname11to del corpo di spedizione per la presa. di Bengasi. Si impiantò nella attuale piazza. del Re (ex piazza del Sale), occupando oltre tutto lo stabile dove, prima della nostra venuta, trovavasi la missione archeologica. italian11, anche buona. parte della piazza prospicente al fabbricat0 stesso con tende pel ricovero degli ammalati . Nel mese di novembre e dicembre forono costruite due ampie baracche per i mala.ti più importanti e le tende rimasero per i piu leggieri.
RELAZfONF:: SOMMA RIA, F:CC.
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Ma pt,r l'aumento della morbilità si costruirono in marzo, sempr e m piazza del Re, altri q uattro ampi e comodi baraccamenti riuniti in quadrato e adiacenti al nostro ospedale. In essi furono riuniti tutti gli ammalati di medicina, tanto truppa che ufficiali; mentre nelle prime baracche costruite fu lasciato il reparto ubirurgia, il reparto venerei ed il reparto indigeni traumatizzati, trovandosi esse adiacenti allo stabile dove era.no ,itate impia.nt.a.te la. sala di operazione, due distinte salette di medicazioni una per la chirurgia., l'altra per i ve· nerei ed il gabinetto radiografico. Intanto per le fortunose successive azioni di guerra si andava sempr e più affermando la potenza d'ItH.lia e si pensò che u na delle più belle e più necessarie manifestazioni morali fosse la. sollecita costruzion e di lln ospedale militare degno dei tempi moderni, doverosa opera di piet.à, che raccogliesse e curasse con ogni possibile conforto i figli di Italia che col loro sangue e con l'opera loro avevano ridonata all a madre patria. queste terre che furono già nostre. E così il Governo decise che il nuovo ospedale su disegno del tenente colonn·e llo medico Fa.ralli cav. Celestino, capo ufficio della 23 d ivisione, sorgesse nella sal ubre zona di Sabri nei pressi del m are e del palmet.o. I lavori incominciP.rooo nel maggio 1912. La vasta zona che ora. occupa l'ospedale era t utta ineguale e ingombra di parecchie e misere casupole arabe, e quindi fu necessario fare an lungo e faticoso la voro di preparazione del suolo, per la co · struzione dell'ospedale. Inta nto per la necessità di aver presto un comodo e dPcoroso luogo cli cura fu stabilito che l' ospedale fosse costituito di padiglioni Docker. E così i lavori incominciati in m!iggio furouo p roseguiti con celerità tutta italiana, ed il 10 ottobre 1912 anniversari o della presa di Bengasi si inaugurava il nuovo ospedale, il 1° ospedale militare italiano della Cirenaica., che con decreto del Governo fu isti tuito come ospedale militare territoriale. A ll'inaugurazione intervenne S. E . il Governatore con tutte le autorità militari e civili della cittit, una rappresentanza di t utte le armi e corpi, e S. E. con n obili parole inneggiò a. questa grande opera uma nitaria che sorgeva a Bengasi, resa italiana per virtù delle armi n ostre e del valore dei nostri soldati e ri cordò le grandi benemerenze acquistate dal corpo sanitario mili tare italiano in questa. campagna. Dopo la visita del governatore e delle au torità civili , furono anche invitati tutti i capi arabi, i ca.pi za,~ie e notabili della città a visitare ]'ospedale. Ad essi furono mostrati i padiglion i, i comodi letti, la ma-
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RELAZIONE SOMMARIA, ECC.
goifica biancheria, le cucine, i bagni, i locali per le disinfezioni e per la lisciviatrice, e tutti manifesta.va.no la loro grande ammirazione nel constatare con qlianta ricchezza e quanto amorevolmente l'Italia. custodisce la salute dei suoi cari figli mala.ti o fe1·iti . 8ott,o questi lieti. auspici, come non si sarebbero potuti desidera.re migliori, il nuovoospedale militare di Bengasi iniziò l'opera sua. L'ospedale, come dia nzi ho accennato, è stato istituito con 18 padiglioni Docker dei quali due, grandi, modello modificato dal nostro ispet.tore capo genera.I Ferrero di Cavallerleone e questi sono veramente meravigliosi, provvisti di tutte le comodità e rispondono a tutti i dettati della igiene, e gli altr i 16 sono i comuni padiglioni Docker, i. q uali non presentano certamente i pregi dei primi. La capienza dell'ospedale è di 300 letti. A l servizio degli ammalati, oltre il personale mili tare- infermieri, sono state assunte sei suore· di S. Anna, dell'ordine scacciato da Costantinopoli. Di esse 3 sono adibite ai reparti, e 3 alla cucina, dispensa e guardaroba. L'ospedale si può considerare diviso in 2 grandi sezioni, una è verso nord, più ristretta, destinata agli ammalati di malattie infettive e comprende 5 padiglioni Docker , uno per ufficiali e 4 per la truppa,. un fabbrj cato per i bagni, il gabinetto di batteriologia, e la casermetta per gli infermieri degli infettivi. Questa sezione è completamente separata dalla seconda mediante un muro di cinta. La seconda parte comprende i 1/ , della grande area dell'ospedale : in essa sono disposti gli altri 13 padiglioni piccoli per i reparti di medicina, e i due grandi padiglioni Docker -Ferrero. Di questi, uuo è adibito per gli ufficiali ammalati, l'altro serve temporanea.mente per alloggiare tutti gli ufficia li che fanno se.rvizio all'ospedale, finch è non sar à finito il fabl,ricato destinato a quest,o scopo. Sulla linea divisoria fra la sezione infettivi e quella per malattie com uni è costrui to una palazzina centrale do,e sono allogati: al pian terreno l'ufficia le medico di guardia, la farmacia, la. cucina. ammala.ti, la dispensa e la guardaroba; al piano superiore l'ulloggio delle suore e gli ufiì ci di direzione, maggiorità ed amministrazione. Sulla stessa lin ea è costrui ta la chiesa, la camera mortuaria e quella per dissezioni e nello stesso spazio cl.te rimane fra questa ed i bagni trovano posto la sterilizzatrice Geneste-B.en,cher, la lavanderia, fornita di adatta lisciviatrice, il potabi lizzatore ed il distillatore dell'acqua per la farmacia. In un piazzale adiacente a ll'ospedale verso ovest trovasi alloggiat a in 2 ampie baracche la compagnia di sanitil., in attesa che sia costruite>
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RELAZIONE SOMMARIA, E CO.
il relativo locale in muratura a.l lato sud dell'ospedale stesso. Vi è annessa la cucina della truppa, alcuni piccoli magazzini ed, a conveniente distanza, la scuderia. ed il pollaio. Lo spazio che r imane compreso fra questi vari locali, abbellito da da. una trentina. di palme centenarie, è stato coltivato ad orto da servire, sia come campicello sperimentale in queste terre diventate dopo secoli nuovamente italiche, sia per avere della verdura per rendere più svariato e gradito il vitto della truppa. Riassumendo, l'ospedale militare territoriale N. 1 ha ora la sede a Sabri, un distaccamento a Piazza del Re che comprende la chirurgia, i venerei e gli indigeni traumatici ed un deposito di convalescenza a.Ila Giuliana. La sezione chirurgica di Piazza del Re sarà in maggio prossimo trasferita a.nch'es!la a Sabri dove sta per essere ultimato in muratnra un padiglione che comprende la sala di preparazione, la sala operatoria, le sale di medicazione, il gabinetto radiografico, ecc.
•** Ed ora un rapido sguardo al funzioname!lto dell'ospedale dal 1° luglio a.I 31 dicembre 1912. Il movimento generale degli ammalati in questo 2° semestre dell'anno 1912 risulta dal seguente specchio n. 1. SPEOCHIO N. 1.
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Da esso risulta che oltre gli ufficiali e truppa l 'ospedale aeooglìe anche operai borghesi ed indigeni. Ciò in seguito ad autorizzazione di S . E. il Governatore, poiché, pel momento, non esiste altro luogo di cura.. I borghesi sono quasi tutti operai, sia del genio militare che 27 -
Giornale di ,mdicina milila,·e. - Fi1sc. VJ-V lf.
410
RELAZIONE S0MHARJA 1 EOO.
di altre ditte. Gli indigeni ricoverati sono in parte quelli affetti da lesioni traumatiche, in parte quelli stati sottoposti ad a.tti operativi per malattie che richiedevano d'urgenza l'intervento chirurgico. Essi trovansi in un riparto separato, assistiti da un infermiere indigeno. La. morbilità e mortalità non sono state molto accentua.te. La. massima mortalità si è avuta. nei mesi nei qua.li vi furono maggior numero di tifosi e nel periodo di maggior calore, come in agosto, quando a.l caldo spossante si aggiungeva. l'effetto straordinariamente deprimente del ghibli. Non si è a.vut,o a deplora.re nessun decesso fra. gli ufficia.li. Dallo specchio n. 2 rilevansi le cause dei decessi. SPECORIO N . 2.
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2) Anemia acuta consecutiva a vasta ferita Jacero-oontuaa al 'h auperiore della coscia deatra . Ileo-tifo .
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Dei 35 morti appartenenti pur troppo alle nostre truppe, 30 si eb· bero per ileo-t ifo; 1 per ferita d'arma da fuoco riportata accidentalmente a.Ila testa e morto appena trasportato all'ospedale; 1 per.vasta ferita lacero-contusa alla coscia destra seguita da. schoo nervoso, riportata. per caduta da un vagoncino della Decauville; 1 per appendicite; 1 per ascesso epatico, e l'ultimo per peritonite t ubercolare. Fra. gli operai borghesi sono da notare uno per ustioni multiple diffuse in tutto il corpo ed uno per appendicite e peritonite. Nei sei indigeni deceduti sono compresi 2 nostri ascari eritrei morti per meningite cerebro-spinale ; 1 a.scaro bengasino per ferita.:di arma da fuoco all'addome infertagli da un suo compagno, che lo aveva sorpreso cou la sua donna.; 8 sono indigeni giunti all'ospedale moribondi per gravi lesioni traumatiche riportate durante il la voro.
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RELAZIONE SOMMARIA, E CO.
REPARTI DI ve:DICINA. -- Il movimento degli ammala.ti di medicina, come appare da.Ilo specchio n. 3, fu abbastanza rilevante.
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RELAZIONE SOMMARIA, EOO.
La. maggior pa.rte di questi ammalati però dopo la. scomparsa. della febbre presentavano un discreto grado di deperimento orga.nioo, il quale. mentre non era tale da determinare il rimpatrio dell'individuo, non permetteva però che essi potessero subito riprendere servizio. • Per questa considerazione e per non sovraccaricare di convalescenti gli ospedali e per favorire il repristinamento della loro completa. sa.· Iute, fu istituito alla fine di magg io 1912 con ordine del coma.udo della divisione un deposito di convalescenza alla panta Giuliana., diretto da un ufficia.le medico subalterno . DEPOSITO DI CONVALESCENZA. Esso comprende 145 letti, è allogato in 2 recinti con quattre comode baracche. Jn maggio e giugno vi furono ricovera.ti 301 ammalati: dal luglio al dicembre 1912, ve ne furono invia.ti n. 819, così divisi: luglio 176, agosto 154, settembre 124:, ottobre 138, novembre 119, dicembre 99. REPARTO CHIRURGIA E VENEREI. -- Il movimento degli ammalati di questo reparto risulta dallo specchio n. 4. Dall'esame di esso si nota. ohe non_ vi sono state malattie predominanti. I feriti furono in tutti 25, dei quali 8 per ferite lacero-contuse di poca importanza.: 1 per ferita d'arma da punta occasione.le, non pe· netrante in cavità; 16 per ferita d'arma da fuoco. Fra questi vanno ricavati i seguenti casi importanti: 1° un cavalleggero con ferita trasfossa. alla. coscia destra, 2° nn altro cavalleggero con ferita trasfossa e.liti. regione iliaca destra, 3° un soldato del 4° fanteria per ferita trasfossa alla spalla sinistra, 4° un altro anche del 4" per ferita trasfossa al gomito sinistro: tutte e quattro riportate in combattimento, 5° un carabiniere, che a scopo suicida si tirò un colpo di rivoltella. all'ipocondrio sinistro ed il proiettile si incuneò alla regione para.renale sinistra donde fu estratto, (i0 un militare del genio ferito alla coscia destra per scoppio di una g ranata a mano: tutti g uariti. Fra i feriti indigeni meritano menzione: un beduino preso al forte Castellaccio: presente.va una ferita d'arma da fuoco al dorso con frattura di due costole: un ascaro bengasino con ferit11, trasfossa all'ad· dome con lesione allo stomaco ed i utestino: ed un nostro informatore seviziato personalmente da un ufficiale turco, per quanto racconta l'individuo, che presentava. le due orecchie, il naso, la lingua ed il labbro inferiore recisi. L e fratture più importanti si ebbero negli indigeni, e sono degno di menzione un caso di fra ttura esposta bimalleolarea.lle. gamba sinistra;
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RELAZIONE SOMMARIA, E CO. S PJ:001110 N. 4.
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3
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2
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1
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Malattie deJ:'orecchio
2
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2
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5
7
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Ulceri-adeniti veneree
6
13
6
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A !tre malattie organi genitali
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1
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sifilide.
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63
41
59
297
414
RELAZIONE SOMMARIA, ECC .
una di fratture multiple di costale; una di frattura esposta all'omero; una di frattura. esposta del cubito destro; una di frattura esposta doppia della gamba. sinistra; una di frattura di Colles doppia; due di frattura dell'olecrano destro, complicate a lussazione del gomito corrispondente. T utti sono guariti. Gli atti operativi compiuti sommano a. 170, con 37 anestesie lombari come vedesi dallo specchio 11. 5. Da esso risulta. che la metà circa. furono eseguiti sopra indigeni, tanto è la. fiducia che ormai essi hanno nella nostra ehirurgia, alla quale ricorrono con piena fede.
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SrE<:Cmo N. 5.
-------=-=========;=;========= ==== ATTI OPERATIVI
llllllnrl
corn1iiuti dal t• luglio n.l 31 rticembre 1912
popolazione civile ltallaoa
e
Frotture (suture ). Tumori (upitolioma-J,!02.zo) R ostizion e (ossee) . Mastoidcctomie Artrotomi<' Disarticolnzio ni Amputazio ni J~strozione proiettili e s cheggio . Emartri traum,itiri Emoto.raco-ompie ma. Ferite da punte. e tag lio . Ferite !acoro-contuse F erite d 'arma da fuoco Riduzione di lussazioni Distorsioni grevi . Flemmoni ascessi pllterecci L ussazioni Ernie. Varicoceli Orchiec tomie Idroce li vaginali Fimo9Ì Ure trotomie in teme. Emorroidi Linfo,adoni t i Ungh ie incarnate. Adeniti vonerl'e Innesti cutonei To:r.u,1
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Anest.l,sie lombari K. 3ì.
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415
RELAZIO:s'E SOMMARIA, EOO.
GABINE'fTO RADIOGRAFICO. È stato di grande aiuto per il reparto chirurgia il gabinetto radiografico che ha funzionato sempre egregia• mente bene, .mercè l'opera del capitano medico Cossu cav. Alberto, che è anche il ca.po-reparto della chirurgia sin dall'inizio della campagna.. Si dispone dell'apparecchio da campo modello Ferrero di Cavalier· leone, situato in un loca.le che a via di successive modificazioni è stato adottato in modo qua.si perfetto. Il movimen.to a. mano dell'apparecchio è stato sostituito con quello elettrico, mediant e la. corrent-.e fornita dalla dinamo impiantata nel vicino parco di artiglieria.. Si è ottenuto cosi risparmio di persona.le, maggior regolarità del movimento, migliore 1:onservazione dell'apparecchio, e radiografie perfette. Anzi dal lusinghiero risultato dell'applicazione della corrente allo apparecchio succitato, si può dedurre la grande utilità che potrebbe ricavarsi in campagna. se esso fosse adattato in apposite autoamhulanze, dal motore delle quali si potesso prendere l'energia occorrente pel suo movimento. A questo riguardo il capitano Cossu ha già iniziato delle prove ed esperienze che riferirà in una sua prossima pubblicazione insieme a tutte le splendide radiografie da lui esegui te durante la campagna italo-turca. Come vedesi dallo specchio n. 6, se ne sono eseguite 28 e fra le più importanti vanno segnate una del cranio esegnit~ per carie della mastoide, ed una dell'addome per corpo estraneo (un soldo) nello stomaco; ambedue in indigeni. Sl'ECCHJO
N 6.
RADIOGRAFIE eseguite dal L° litglio al .11 dicembl'e 191 i Testa. . .
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N.
2
Tronco .
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Bacino (fratture e calcolosi)
Art-0 superiore Arto inferiore.
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• 1O T oTAr.E .
N. 28
REPARTO UFYIOIALI. Come rilevasi da.Ilo specchio n. 7, il maggior numero dei ricoverati si è avuto in luglio e tutti per febbri intestinali, :ome nella truppa; difatti fra 60 ricovera.ti, 38 lo furono per affezioni all'apparato ge.11tro enterico. ·
416
RELAZIONE S0!0IARI.A 1 EOO.
Da questo devesi dedurre quanta attenzioue occorre presta.re in queste regioni all'igiene degli organi addominali. Le cause morbigene delle affezioni gastro enteriche sono svariatissime, e perciò la dietetica e la profilassi delle malattie intestinali deve essere la prima cura di chi vive in colonia. SPE:OOlllo N. 7.
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GABrNETTO DI BATTERJOLOOlA. - - Tanto i reparti di medicina quanto quelli di chirurgia e venerei ricorsero soventi a.11' aiuto degli esami microscopici. Il gabinetto di batteriologia, prima della inaugurazione dell'ospe· da.le di Sabri, funzionava presso il reparto infettivi sito nei locali
RELAZIONE SOMMARIA1 EOC.
417
-<lella Missione cattolica: fu trasferito poi ed impia.ntn.to a Sabri in due -camere adatte che trovansi nel recinto dei reparti infettivi. La direzione fu affidata al capitano medico Farroni cav. Enrico. Il gabinetto è fornito di tutti gli apparecchi necessa.ri (microscopio, stufa di Kock, termostato Sa.rtorius, autoclave, centrifuga, cassetta per la presa. e trasporto delle acque da esaminare, bilancia di precision e, contacolouie di Wolfo.gel, ecc.). Le culture dei germi più importanti furono fornite dal gabinetto -di batteriologia della Scuola di applicazione di sanità. militare. Si sono praticati molteplici e svariati esami, sia di clinica medica e dermosifilopatica, sia di batteriologia, sia di bromatologia. A MBULAT01UO . Questa umanitaria istituzione, che è sorta sin dal })rimo giorno del nostro sbarco a Bengasi, ha dato i più benefici risultati materiali e morali. Tutta la popolazione di Bengasi conosce i medici di questo presidio, poichè quasi tutti gli indigeni hanno avuto bisogno dell'opera nostra. offerta sempre con alto sentimento di pieta a poveri ed a ricchi. Ed a S. E . il Governatore ed alle altre autorità i_taliane di Bengasi ·sono giunte reiteratamente le lodi che tutta la popolazione fa ai medici militari italiani, poichè presso tutti i reggimenti sono sorti dei piccoli ambulatori per la popolazione circonvicina ad essi. Noi siamo stati i primi a penetrare nelle case arabe e curare le loro donne, mentre nessun medico militare turco era mai entrato in una casa araba per curare una donna araba. Noi siamo stati chiamati in tutte le famiglie, cominciando da ,queJJe del ricchissimo notabile bengasino, del senusso, dell'ulema, del kadi a quella. dell'ultimo misero cittadino ed al tucul dei sudanesi. E quando, dopo la pace, cominciarono ad entrare dei beduini ven:nero subito all'ambulatorio dapprima sospett-osi e più tardi, dopo le loro guarigioni, andavano fuori e tornavano con i loro parenti malati per essere sollevati dall'abbandono nel quale si trovavano. L' ambulatorio ha subito diverse fa!li che val la pena di ri-cordar e: Esso sorse in piazza del Sale il 21 ottobre 1911, cioè il giorno dopo lo sbarco sotto una tenda di medicazione modello Guida, poscia quando il vento e le intemperie la resero inadatta e inservibile ci trasportammo in una cameretta attigua a ll'ospedale. Più t!),rdi, dopo la costruzione degli ottimi baraccamenti per i reparti di medicina. in piazza del Sale, ivi furono allestite due belle e comode ca.mere per l'ambulatorio.
418
RELAZIONE SOMMARIA, E CC,
Finalmente, siccome l'affluenza si accentuava. sempre prn, sia. per l'elemento borghese italiano nuovo arrivat o, sia per la crescente fiducia. dell'elemento ara.bo, si pensò di trasferirlo nel centro della città araba al di là del Bazar in piazza Addada. Ivi avemmo dal Municipio un ampio locale composto di quattro camerette con due ingressi, uno per l'entrata, uno per l'uscita degli ammalati, con una camera di medicazione per le malattie degli occhi, una per le medicazioni chirurgiche, una per le donne. L'ambulatorio allora prese il nome di Ambulator io mtmicipale gratuito « Regina Elena> per riunire insieme quello che la nostra amata sovrana. aveva voluto fosse istit uito per i bambini poveri. Il nuovo locale fu occupato alla metà di dicembre, e questa nuova sede nel centro della città. fece subito elevare la percentuale dei curati, come rilevasi dallo specchio N. 8. SPECCHlO N. 8.
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113
412
538
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Malattie veneree Malattie cutanee
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-- -- -'l'OTA.Ll
2232
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174
---17116
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I n esso appare anche il movimento sempre a.scendente delle curepraticate, prescindendo del mese di luglio, nel quale il numero maggiore è dovuto in massima. parte a svaria.te affezioni intestina.li. Il favore poi sempre crescente che questa benefica. ist ituzione ha incontrato risulta chiaro dallo specchio N. 9 dove sono stati riportati anche i curati nel mese di gennaio e febbraio 1913. Le forme che predominano nell'ambulatorio sono le malattie oculari nel l'elemento indigeno e principalmente il tracoma con tutte le svariate complicazioni ed esiti.
RELAZIONE SOMMA.llJA 1 ECC.
Di questo argomento e propriamente delle malattie oculari più frequenti nella popolazione di Bengasi; dei metodi di cura. praticati e dei risulta.ti ottenuti, sarà oggetto una. relazione a parte. Snccmo N. 9. ~ N~.!J (Ìnr/u:r, dmto.,/ra/(ro d l?((e Vt.,lfc laLIL m:1/ ;,(1116,da/ur,o ln.d{?=l
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Il servizio della. farmacia, dopo l'inaugurazione dell'~spedale territoriale di Sabri si è dovuto sdoppiare : al reparto di P1~zza del Re è rima.sto un farmacista per il servizio del reparto misto, dell'ambulatorio e degli ufficiali del presidio: a. Sabri vi è un altro farmacista. per le spedizioni dei medicinali occorreuti per i vari reparti ivi esistenti. FARllAOIA. -
420
R~~t,AZIONE SOMMARIA, !!:CC.
Cuorne:. - Le cucine in piazza. del Re funzionano ancora come nel primo semestre: a. Sabri è stata impiantata una grande · cucina. m ghisa, che funziona perfettamente sotto la. direzione di una suora.. AoQOA POTABILE. - Fino al mese di novembre si è usata l'acqua. del Fueibat e quella di Dechechin trasportata. a. Sabri da.i rispettivi pozzi per me;1;zo della ferrovia. Decauville con botti di ferro e poscia potabilizzata. prima di essere immessa nel serbatoio che è stato appo· sita.mente costruito nella palazzina centrale. Dal novembre funziona la conduttura in g hisa. e cemento che porta. l'acqua direttamente da.I Fueibat non solo all'ospedale, ma anc he ai vari corpi del presidio. Detta acqua però, viene sempre potabilizzata prima di essere immessa nel serbatoio. SERVIZIO nr DISINFEZIOKE. Vien fatto al reparto di piazza. del Re mediante nna stufa locomobile Giannoli, ed a Sabri per mezzo di una stufa Geneste-Herscher. Si hanno poi disponibili diverse pompe da disinfezione a mano, sia a piazza del Jle, sia a Sabri per le disinfezioni dei locali e per ri· spondere alle svariate richieste che vengono dal presidio.
Per soddisfazione morale degli ufficiali medici che vennero pr1m1 a Bengasi e concorsero con tanto zelo ed amore alla istituzione e funzionamento del 1° ospedale territoriale di Bengasi è doveroso ricordare quanto segue: Il 1° capo ufficio di sanità della. di visione fu il tenente colonnello medico Marocco cav. Achille che rimpatriato per malattia fu sostituito dal maggiore · medico Santucci cav. Stefano fino al mese di febbraio 1912, poscia giunse il 2" capo ufficio titolare tenente colonnello Fara.lii cav. Celestino, che copre tuttora quest'ufficio. Il personale addetto all'ospedale da 100 N. 1 che arrivò con la 1 a spedizione era il seguente: 1° maggior medico Santucci prof. Stefano, direzione ed ambulatorio; 2° capitano medico Cossu cav. Alberto, capo reparto chirurgia; 8° capitano medico Gerulli dott. Andrea, capo reparto 1a medicina; 4° tenente medico Villasanta dott. Giuseppe, aiutante maggiore ed assistente in chirurg ia; 5° tenente m edico Frau dott. Giuseppe, assistente in chirurgia;
RELAZIONE SOMMARIA, !WC.
421
6° tenente medico Di Paolo dott. Emilio, assistente in medicina; 7° tenente d'amministrazione Gia.ngrandi sig. A.verardo; S0 farmacista di 1" classe Segni cav. Maurizio. L'ospedale milita.re territoriale N. 1 alla sua costituzio11e ebbe il seguente personale: l" maggiore medico Santucci prof. Stefano, direzione ed ambulatorio; 20 capitano medico Della Cioppa dott. Angelo, aiutante maggiore , 3° capitano medico Farroni cav. Enrico, capo reparto l' merlicina; 4° capitano medico Simula dott. Ubaldo, capo reparto 2a medicina.; 6° capitano medico Cossu cav. Alberto, capo reparto chirurgia e venerei, piazza del Re; 6° capitano medico Frisoni dott. Gino, ca.po reparto ufficia.li ed infettivi ; 7° tenente medico La Manna dott. Salvatore, assistente 1° medicina.; S0 tenente medico Di Paolo dott. Emilio, assistente ufficiali ed infettivi; 9° sottotenente medico Montessori <lott. Napoleone, assistente chirurgia., a piazza del Re; 10° tenente medico Del Vasto dott. Emanuele, assistente chirurgia, a piazza. del Re ; 11° sottotenente medico Veltri dott. Francesco, assistente all'ambulatorio, a piazza del Re; 12° capitano d'amministrazione· Zummi sig. Giovanni; 13° sottotenente d'amministrazione Marchetti sig. Giovanni ; 14° sottotenente d'amministrazione Zamboni sig. Alessandro; 15° farmacista di 1n classe Nicolai sig. Angelo; 16° farmacista di complemento Valenti sig. Antonino.
42:&
DELLA ì\IALARIA NEL PRESIDIO DJ MANTOVA
·,
Por il tenente colonnello medico Giovanni Bernuool
Non molto he. corso (1) che trove. una lama, nella qual si distende e s"impaluda, e suol d'estate talor esser grama. Gli uomini poi che intorno erano sparti
s'accolsero a quel loco ch'era forte per lo pantan che aveva da tutte parti. (DANTE, Canto XX dell'Inferno).
Con questi versi il nostro sommo Poeta e grande geografo, or son 'Sei, secoli, scnltoriamente descriveva origine geologica, topografia e -condizioni sanitarie della patria. del suo dttce e rnaesfro. E tale si mantenne attraverso i secoli la Mantova di Dante, bell.-0 .e foi·te m·nese di guerra, perchè circondata d'ogni parte dA. laghi e paludi, ma d'estate grama per malaria, con una popolazione forzatamente conservatasi quasi sempre stazionaria (2), senza industrie, ,,oltanto piccolo fervido centro di vita locale principesca, fino a.I principio del diciottesimo secolo, poscia di intensa attività agricola. Ed a migliorar?, le condizioni igieniche della prediletta loro residenza poco o nulla fecero i Signori del luogo, pur dimostrandosi insigni cultori delle arti e spesso antesignani di civile progresso. Numerose cronache d'ogni tempo parlauo della malaria di Mantova, senza che in alcun modo si cercasse di porvi rimedio, mentre ben sapevasi come origine della stessa fossero le paludi che circondR.vano la città . ( l) Il 6umc i\Iiocio. (2) Lo. p opohtzione di Mantovo. dal 1705 io poi aggi rossi aompre intorno ai 25,000 o.bitanti; era 29,360 col censimento del 1901, sali o. 32,600 con l'ultimo. fatto indubbicimento dovuto, per buona parte, alle condizion i igie niche locali radico.lmonte migliornte.
DELLA MALARIA NEL PRESIDIO DI MANTOVA
423
Me. queste erano se.ere perchè rappresentavano le. miglior difese. <lella stessa, e soltanto in epoca relativamente recente, sotto l'illuminato governo di Me.ria Teresa (quando per le provincie Lombarde, venivano emanate provvide leggi sanitarie che regolavano la coltivazione delle ritie.ie), anche Mantova vedeva iniziarsi un timido principio di bonifica. con il parziale prosciugamento del lago del Paiolo che la cingeva. a sud-ovest. Ma Popera, rimasta incompleti!-, disgraziatamente ottenne un effetto ben diverso da quello desiderato, convertendo invece il lago primitivo in vera palude. Vennero le guerre Napoleoniche e l'assedio della città (1796-97), le. di cui capitolazione si qovette in buona parte alle cattive condizioni igieniche del presidio. Nè queste migliorarono quando sotto la dominazione austriaca la fortezza di Mantova fece parte del celebre qua:ìrilatero. Unita Mantova alla patria comune, l'antica. sua importanza di piazza for te veniva man mano riducendosi col perfezionarsi delle ar• tiglierie, che resero alla fine inutile la precipua sua natural difesa dai celebri laghi circostanti (1). Per conseguenza gradatamente subiva forte diminuzione anche il presidio, finchè nell'anno 19021 tolte molte delle servitu militari, Mantova poteva :finalmente iniziare quel risorgimento igienico che, dopo un decennio, puossi considerare come perfett.amente raggiunto1 risor· gimento che per riverbero rilevasi nel contemporaneo aumento della popolazione e nelle migliora.te condizioni economiche. Fu vera fortuna 0he con la riduzione delle servitù militari comcidesse l'illuminata filantropica iniziativa della deputazione provinciale, che, per corrispondere alle nuove teorie endemiche e profilattiche, nell'intento di praticare la cosidetta bonifica umana, nell'anno 1902 1 estendeva a tutta la zona malariua della provincia il provvedimento che il chinino (bicloridrato per gli adulti, etilcarbonato per i bambini), venisse somministrato gratis e se nza risparmio ai malarici, dietro prescrizione medica, precorrendo così le disposizioni, sancite in seguito, Jalla provvida legge sanitaria. Con temporaneamente, dietro le diretti ve fornite da.Il' I spettorato di sanità militare, con identici criteri, simile campagna veniva applicata alle truppe del presidio. I quartieri del presidio di Mantova sono spar si un po' dappertntto nell'area. della città ; se ne trovano al centro ed alla periferia, (1 ) Notisi che la popolazione di ;\fontova per la speciale topografia della città. abita tutta. e ntro la cinta murata, no n esistendo o.f!atto sobborghi.
424
ùELLA )IALARIA NEL PRE!':IDI O DI MANTO\·A
fronteggianti laghi e paludi. Ora la distribuzione delle febbri nella città di Mantova fu sempre quasi esclusiva delle località periferiche. Costantemente, nei quartieri del presidio, verificossi nna progressione di casi estendentesi dal centro immune ai quartieri perimetraii ed alle opere staccate sparse nelle circostanti campagne. Ed identica distribuzione mostrò sempre la. produzione anofelica. Mentre nelle caserme del centro (la citt.à p resenta forma irregolarmente q uadrata), nei ripet uti esami vennero sempre riscontrati soltA.n t.o numerosj cui ex, il dottor Sol ia.ni, che incaricat,o dal prof. Calli, nell'inverno-primavera 1903, ebbe a visitare diligentemente tutt i i locali della cinta perimetrale e le opere .s taccate di Belfìore, Migliarino, S. Giorgio e Cittadella, ebbe a dimostrare come privi di anofe le fossero i locali aperti e ventilati, numerosissimi invece in alcuni ricoveri completamente oscuri, col massimo numero nelle opere staccate di Pietole e S. G-iorgio. Ed il dotto diligente cultore di studi malarici co,;ì concludeva : Le mura e le fortificazioni di Mantova sono a considerarsi come un favorito ricettacolo delle anofele, le quali nella stagione invernale t rovano nei vasti e deserti vani un più che adatto ambiente. iu attesa del soffio tiepido di primavera, per risvegliarsi, uscire e deporre le uova nelle fosse sottoposte, sempre ricche d'acqua stagnante e di vegetazione. Questi fossati dalla primavera all'autunno sono pullulanti di miriadi di larve di anofele, e perciò s'impone il loro risanamento che potrebbesi ottenere mediante colmata, impiegando il terreno dei for tilizii (1). Trattasi dunque di una caratteristica epidemia. autoctona delle località palustri, che da q ueste si trasmette a limitata distanza. e prog ressivamente diminuisce di intensità e scompare alla periferia, di un breve raggio d'azione, dei luoghi paludosi (2). Così nell'anno 1901, uel quale vennero iniziate regolari ricerche sul decorf;O della malaria nel presidio di Mantova si potè rilevare come dei 23 casi di malaria osservati, ben 21 fossero rappresentati da soldati accasermati iu località. attigue ai laghi e soltanto due abitanti nei quartieri del centro, e ciò sn d'una popolazione militare di 1180 soldati, mentre nella popolazione civile di circa 30,000 abitanti i casi denunciati all' ufficio d'igiene municipale furono a tutto novembre 2605, essendo stati pochissimi i risparmiati fra la gente povera, abitante in gran par te nelle vie periferiche della città (3). La malar<ia di Manlova n el 1903. La campagna antimalarica nella ciltà e provi1~ia di Manlo~'<l ,,d 1904. I Estratto degli atti per gli 1,tudi delln malaria. Voi. IV, 1905). 13) G. SoLIANJ. - Le,. malaria in vrot•incia di Mnntova. Noto e pidemiologiche per l 'annu l 001. (Estrnt.to dogl i au.i per lo Sodetà dello malarie.. \'olnme III, 1902). ( !) G. Sot..L\NI. ( 2) G . SoLTA1'1:. -
DELLA MALARIA NEL PRESIDIO DI MANTOVA
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Come è noto anche per l'endemia. malarica, come per tutte le forme iofettive, la miseria alimentare, gli strapazzi per eccessivo lavoro muscolare, gli a.gEinti reumatizzanti sono cause predisponenti e perpetuanti l'infezione. Ed anche a Mantova. la. quasi totalità dei colpiti venne costantemente da.te. dalle classi più povere e diseredate, che purtroppo anche oggidì rappresentano oltre la. metà dell'intera popolazione (1), mentre nelle truppe del presidio, composte di elementi giovani, sani e robusti, sottoposti a. moderato lavoro, conveniente, mente alloggiati, abbondantemente e sana.mente nutriti, la proporzione dei colpiti fu sempre di gran lunga inferiore a quella. data dalla popolazione civile. Fra le forme malariche osservate in Mantova. nel decennio 1901-1911, tanto nella popolazione civile come nel presidio, mai s'ebbero a. nota.re delle perniciose (2); nei primi anni s'osservarono frequenti le terza.ne gravi, meno frequenti le leggiere, pochi i casi di quartana., con i c&.ratteri di un'epidemia da prima molto estesa e di media. gravità (3), ·ridottasi alla. fine di detto periodo alla sola forma terzana lieve con l'as!<oluta scomparsa della grave. Cosi nei due ultimi anni (1911 -1912) i ce.ai osserva.ti in città furono in tutto 26 nel primo, 20 nel secondo e di questi parecchi in persone provenienti dal forese (6 nel 1911, 4 nel 1912), mentre già. da sei anni fortunatamente rilevasi la scomparsa. di qualsiasi forma malarica. primitiva nei soldati del presidio. Come ben vedesi, i risulta.ti ottenuti nel decennio furono straordinariamente soddisfacenti, talchè ben si può dire che oggidì la. male.ria nella città e provincia. di Mantova sia quasi totalmente vinta. e de. molto tempo dal tutto scomparsa nelle truppe della. guarnigione. Lo dimostrano i seguenti prospetti, il primo pubblicato per cura del dott. Giovanni Solia.ni negli atti della. Società per gli studi della mala.ria. (vol. VIII, anno 1912), il secondo basato su dati gentilmente forniti dal locale comando di presidio, per la forza media dello stesso> e consultando l'archivio di questo ospedale militare. (1) A. Cz;;u,1. - N el manuale dcll'I yicnietci così si es prime : Alle volte co mo o Ma ntova, la malaria è limitata alla periferiA della città, olle sponde dei loghi così rigo gliosame nte um:r.arigcni. (Manuale d ell'Igiem 8t«, voi. II, p. 274). (2) D el rMto rarissime in tutta l'alt.a Italia (CF.1,LI, ope ra citata, voi. H, pag. 276). 13 / Nel decennio preso in esame le m orti per mula ria in :.\lnntova si riducono ad una nel 190,3 ed a due nel 1904 (Doti forniti dall' ufficio <l' ig ie ne dello citti\ <li Mantova).
,s - Gto1·1rnle ,1, >11 edici•1a mi/ilare - Fa,c. VI-VII.
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DELLA }(ALARI A NEL PRESIDIO DI llANTOV A
SPECOBIO
I. ANNO
Numero totale d··lle denuncia io cittil e rruvincia
Numero dei malarlei denunciati a Mantova
Sali di ebm1no distribuit i in c h i l og ramm i
7999 6620 5296 3289 3064 2280 1104 541 540 590 311
2695 1277 197:2 1348 749 869 250 14:5 43 33 26
38,187 27,339 95,526 112,358 177,057 216,311 193,191 168,368 190,670 177,100
1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1011
-
SPECCHIO Il.
SPECCH IO dei mala1·ici clel Presidio di Mantova nel decennio 1901-1.911. IOR7.A m'.DIA ANNO UCllciall
1901. 1902 . 1903. 1904. 1905 . 1906. 1907. 1908. 1909. 19 10. 1911 .
.
90 84 86 92 95 104 102 70 72
74 73 (4)
I
Truppa
1180 1170 1200 1206 I 360 (1) 1708 1690 1660 (2) 1025 1300 (3) 1280
Malarici di 1• m1nires1azione
25 19 Il 12 6
-
Malarid reclrlh'i
14 16
12 7 10 9 7 6
10 4 5
(I) Aumenta Il contìngenle per la rormniio1e ,11 una c,Jmpagnin operai d"arligli~rin. fi ) Oimlnulsce nel presidio un reggimento di ranteria. (3) Aumenta il contingente per la ferma biennale. (4) Nel decennio negli ufficiali dPI Presidio non ,'ebbero mai a ~·errneare casi d'infezione mal.rico.
Risulta.ti così brillanti debbonsi ad una serie di misure igieniche applica.te razionalmente e rigorosa.mente, ed in pr imo luogo, come ebbi ad accenna.re, al provvido intervento delll\ Deputazione provinciale di Mantova, che n el 1902 a sè avocava. il servizio antimalarico. Fu una vera.
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lotta. ruionale e pratica, inspirata. al fermo proposito di debellare il morbo -con la boaifica umana, lotta svoltasi con l'applicazione di una perfetta profilassi (cura. intensiva degli accessi nel periodo epidemico, cura. preepidemica delle recidive, somministrazione preventiva. del chinino). Fu lotta iniziata. e continuata con fede ed amore da. tutti i sanitari di questa terra., sapientemente guida.ti da quell'apostolo dell'igiene che corrisponde a.I nome illustre del prof: A, Celli. Contemporanea.mente, con le servitù militari: ridotte, fu possibile -combattere efficacemente l'altro capitale fattore epidemiologico dato dall'anofelismo. Abbatt.uti mura., bastioni e fortilizii, al lato sud-ovest -della città, vennero colmate le fosse sottostanti ed i terreni paludosi -adiRcenti, rendendo sola.zia. ed aprica. una va.sta zona. della. città prima quasi sepolta. sotto i mastodontici terrapieni (1). Parimenti, rase al suolo alcune di quelle opere stacca.te nelle quali le anofele trovava.no il loro optimum di vita. (Gra.daro-Belfiore) ed altre abbandonate (Pietole-S. Giorgio), veniva tolta una delle precipue cause di contagio per le numerose guardie ad esse destinate, essendo oggidì ·simile servizio ridotto a. pochi piantoni ed alla guardia. di due polveriere. Ed alla lotta contro l'anofelismo contribuì pure efficacemente il genio civile procedendo metodicamente e sistematicamente ogni anno 111 diserbo dei laghi, sovra.tutto dell'inferiore. Abbondantissime le anofele vennero sempre trovate nelle erbe galleggianti, sviluppandosi rigogliosamente sovrattutto nelle epoche di magra, quando la vegeta-zione palustre ricopre buona parte del letto dei laghi. In queste acque stagnanti, non mosse dal vento, le larve trovano il loro miglior ricetto e vi si sviluppa.no indisturbate, ovunque numer osissime, in una sola estesissima colonia. Nè devesi dimenticare l'Rdiicazione igienica del popolo, nei primi "tempi praticata in città e provincia con l'impianto ed il funzionamento di veri campi esperimentali, con soggetti di controllo, onde dimostrare praticamente la necessità. della profilassi chininica (2). ( 1 ) In quella plaga do,·e soltanto pochi anni or sono tristemente prospe-ravano gli a genti trasmettitori deJla malaria, oggidì res a una delle più salub ri di Manto,•a, <:onvertita in passeggi e giardini pubblici, come cantò uno dei nostri grandi poeti: Or ride amore e ride primavera Ciancian le donne ed i fanciulli al eol. (G .. CAnouccr -
Il Canto dell'Amore).
' (2) L'intelligente contadino manto•,ano che l'on. Enrico Ferri, pure mantovano, in un suo dtscorso alla Camera dei deputati, paraòoseolm~nte affe rmava posseder maggiore ingegno di un professore tedesco, intuiva tosto l'utilità e l'importanza della bo-nifìca umann e di buon g rado vi ei sottometteva .
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DELLA MALARIA NEL PRESIDIO DI MANTOVA
Da ultimo per sè stessa la. città. di Mantova, cosi bene isolata. d~ a.Itri centri d'infezione,, presentava un focolaio forse unico in Italia,. dove fosse possibile effettuare con buon risu.ltato la bonifica. umana (1). Oggidì Mantova e provincia. rappresenta.no una di quelle zone che il Celli asserisce non infrequenti nell'Italia superiore e media, sovratutto in Toscana., dove ebbesi la scomparsa. della malaria, che prima. regna.va epidemica, pur rimanendovi le condizioni palustri del suolo, (A. Celli e G. Ga.sparini. - Stato palustre ed ano(elico, paludismo senza malaria. - Atti della Società per gli studi della malaria,. vol. III) (2). Anofelismo e paludismo, pur ridotti, ma resi innocui persistono tut· tora.; scompariranno soltanto quando la. bonifica. idraulica del Mantovano sarà un fatto compiuto, mettendo in esecuzione un grandiosoprogetto ideato dal direttore di questo magistero delle acque (ingegnere Averone) di natura tale da. tra.sformare la. città e molti paesi limitrofi da. squallide paludi in plaghe ridenti e salubri, deviando il Mincio nel suo antico letto (l'attuale ca.ne.le Tartaro) e facendo scomparire i laghi. Simile progetto s'impone, ed il bel idea.le vedremo. presto o tardi realizzato. Intanto valga. questo mio scritto a. far rilevare qua.le vecchio vieto pregùdizio, vera m~nzogna convenzionale, sia la malaria di Mantova (3), ed a far conoscere la. benemerenza nella lotta. contro la. mala.ria di questa Deputazione pro,incia.le. Essa., da. oltre un decennio, si è assunta l'onore e l'onere di offrire alle consorelle uno splendido unico esempio (perohè finora. inimita.to) di esecuzione ùella legge contro la. mala.ria., e con costanza. tenacia e fede lottò e vinse, memore sempre del detto dei Padri: Salus pubblica suprema lex esto. l\Ia.ntova., marzo 1913. ( 1) Fin dal 1905 veniva pure istituito in Mantova, a spese de lla provinoia un am· b u lato rio antimalarico. (2) P arimenti il Celli recentemente scriveva : Paludismo ed Anofelismo possono persistere anche dovo e quanto s i attenua o s compare la malaria, che perciò si può com· battere anche senza disturbare le anofole. (C ELLT. - La diminuzione della malarica in I talia (Re lazione al Congresso internazionale d ' ig ien e e di domogmfia di Waahingtoo. li Polic/iniw , Seziono pratica, fase. 43, ottobre 1912). (3) Oggidl la c ittà di Mantova risanata dalla malaria, dotata d'ottima acqua potabile e di serv izii igienici perfetti, presentasi sog giorno sanissimo, certamente non inferior e por sa lubrità a qu ello di molte altre città della Val Padana
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SULL'AZIONE DELLE ACQUE DI CASCIANA Osservazioni cliniche e terapeutiche del maggiore med. A. Mennella
Al dott. Eduardo l"airman.
Dal 1° giugno al 30 settembre 1913 nello stabilimento milita.re di (la.scia.na., divisi in 7 mute, sono stati cura.ti 253 malati, dei qua.li "205 militari e militarizzati, e 48 impiega.ti. Tra i militari 63 ufficiali e 144 uomini di truppa. Di ,1uesti però sono sta.ti riconferma.ti a. cura in mute successive ·e posteriori 13 malati, cioè 5 ufficia.li del R. esercito ed 8 uomini di truppa, dei quali 6 del R. esercito, 1 della. R. marina. e 2 di corpi -armati non appartenenti all'esercito. Onde effettivamente, se furono ricoverati e pre!:!i in forza 253 in-dividui, furono curati 240 ma.lati. Malattie curate.
Quando giunsi a Ca.scia.ne. seppi e vidi che nessuna sorgente ballleare ha una bibliografia così ricca. Eppure quelle acque sono poco -conosciute, quantunque il loro uso sia ~ecolare e molto antico. È fuori dubbio, che esse in certe malattie sia.no molto utili, e qua.l·che volta anche di effetto sorprendente; ma non bisogna esagerare nell'allunga.re l'elenco delle malattie, nelle quali esse giovino. Le esagerazioni creano più scettici che fedeli. La. maggior parte di malattie curate sono state di reumati::imi articolari e muscolari e di ischialgie. Infatti su 205 militari, 116 erano affetti da reumatismi articolari, 16 da reumatismi muscolari e 26 da ischialgie. Orbene, ho osservato che in fondo al quadro clinico di queste forme non solo, ma anche di altre vi era. assai spesso una. discrasia uricelDÌca., di gotta regolare o anomala, colle sue svariate localizzazioni -nelle vie digestive, respiratorie, ca.rdio-vascolari, urinarie, nell'apparecchio locomotore, nelle sierose, nella cute! nel sistema nervoso centrale e periferico. Ed effettivamente in queste a.Iterazioni di ricambio la cura di Casciana è davvero molto efficace,
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SULL AZIO:SE DELLE ACQUE DI CASCIANA
Con ciò non voglio dire, che le forme di comune infezione reumatica e le nevralgie di origine diversa non possano trarre vantaggi<> da quella cura; ma queste forme possono essere curate con vantaggi<> altrove e con buoni risultati. Talchè si può afferma.re, senza esagerazioni e con giusto criteri<> clinico, che la vera, la grande specialità di questa cura è nelle formesvariatissime di diatesi uricemica e gottosa.. Così, per esempio, si vedranno migliora.re e guarire delle malattie cutanee, quando in esse vi è una causa. uricemica., e restare indifferenti e ribelli a quelle cure le derma.tosi di altra origine. Ciò spiega.. perchè il Maestrelli venti anni fa aveva notato, che i bagni di Cascis.na. non sono utili in tutte le derma.tosi, e nemmeno in tutti i casi della stessa forma. Si vedranno migliorare delle nevrosi e nevriti a fondo tossico uricemico, ma poco o nulla quelle, che dipendono da. al tre cause. S'impongono perciò a Cascis.na ricerche cliniche e microscopiche,. specialmente della secrezione orine.ria, le quali daranno spiegazioni di t,anti miglioramenti, alle volte sorprendenti e miracolosi, e fa.ranno luce nel buio di una. intricata. sindron:e clinica. Un generale della. riserva venne a Casciana presentando impressionante ematuria, che non reca.va. all'infermo sofferenze e molestia. Egli anzi non sapeva di averla, e da più mesi, giacchè era venuto in cura per dolori a.Ila spalla destra. L'esame dell'urina rivelò numerosi eritrociti e leucociti, ma a.ltresi. numerosi cristalli a.morfi di acido urico. Associando alla. cura dieta. lattea e poscia dieta. di vegeta.li, l'ematuria tosto disparve, ma riappa· riva appena tornava a diet.a carnea. In fine della muta andò via quasi guarito del dolore alla spalla, ma completa.mente dell'ematuria., che. come quello era manifestazione di discrasia. uricemica.. Un maresciallo di cavalleria fu inviato per la seconda. volta in cure, perchè affetto da forma di eccitabilità nervosa., attribuita. a probabile frattura della base del cranio riportata l'anno prima; ma l' irritabilità dipendeva. invece da grave uricemia. e da auto-intossicazioni gastriche abbondanti e mantenute da uso abbondante di vino, ed il grave traumatismo rappresentava il momento occasiona.le, perchè la. discrasia si manifestasse. Ma anche, senza le ricerche di gabinetto, ba.sta qualche volta il risultato terapeutico di quelle acque per rivelare una dia.gnosi di uricemia. non intravista nè sospettata.; perchè, ripeto, esse hanno azione specifica in queste svariatissime e numerose forme di discrasia., al punto da rivelare tal volta una diagnosi ea;-i11,i1antiln~.
SULL'AZIONE DELLE ACQUE DI CASCIANA
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Ecco in cifre il numero degli uricemici e got.tosi intervenuti alle diverse mute, nei quali la discrasia era indiscutibile; ma debbo in coscienza affermare che il numero sarebbe stato anche maggiore, se fosse stato possibile fare a tutti l'esam1:1 delle urine. Erano uricemici e gottosi 63 ufficiali su 63, 88 uomini di truppa su 142, e 41 su 48 impiegati. In totalità su 240, 180 ma.lati presenta.va.no in modo indiscutibile discrasia uricemica. o gottosa, cioè il 76 p. 100.
Considerazioni. Naturalmente questo criterio dia.gnostico, se da un lato semplifica l'elenco delle infermità curabili a. Casciana, attenua dall'altro il numero delle guarigioni; poichè la diagnosi di diatesi uricemica o gottosa non a.utorizza alcun medico a segnalare come guarito colui, che dopo la cura esca dallo stabilimento ba.lneare senza alcun sintoma della discra.sia surriferita, sapendo come e quanto facilmente quelle manifestazioni possono tornare a riapparire al primo va.ria.r di temperatura o al primo errore dietetico. Ma questa ricerca clinica ha grande importanza. sul giudizio me, dico lega.le, che i medi<'i militari sono così di frequente chiamati a. dare per lesioni incontrate in servizio o per infortuni sul lavoro. Si vedono girare per pare.}chi anni per stabilimenti balneari, ammessi a cura gratuita, individui, nei quali, per esempio, una nevralgia ischiatica destra., dichiarata dipendente da cause di servizio, migliora da. quel lato e passa a sinistra; si osservano delle artrosinoviti, provocate da trauma localizzato, che passano ad altre articolazioni, o delle forme di r eumatismo, dapprima. muscolare, che diventa articola.re in seguito, senza giungere a guarigione definitiva., me. soltanto a transitori miglioramenti. Onde avviene che, mentre alcuni migliorati torna.no al proprio corpo, altri invece da.Il' infermità. traggono profit to, riuscendo a aott rarsi per anni al servizio con gr&.ve danno della disciplina. In questi ca.si la causa di servizio rappresenta il momento occasiona.le; ma. la causa vera è nell'alterato ricambio dell'organismo. Di fronte a simili casi, ben limitato è il còmpito del direttore di uno stabilimento balneario. Egli può e deve illuminare la. diagnosi con attento esame e con franchezza di giudizio, rivelando la causa discra.sica, che campeggia in fondo ai quadri clinici di tanti processi, che nel servizio hanno trovato la ca.usa occasionale, perchè eRsa si manifestasse. Ciò servirà a.i corpi, nei qua.li i colpiti d'infortunio do-
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vrebbero prestare servizio, e metterà. in guardia. coloro, che saranno chiamati a. giudicare sulle pretese, che in seguito saranno eventualmente acca.m pate su qu~l dato infortunio. Non può essere responsabile lo Stato delle varie localizzazioni di forme uricemiche, gottose in quei militari e impiega.ti, che sono a.f. fetti da anomalie ed alterazicn.i nel rica.tnbio, specié qua.ndo intémperanza. o errori dietetici vengono a .rendere più fosco il quadro clinico della discrasia.
Azione della cura. Essa è duplice: esterna ed interna.; la prima. è per contatto delle acque sulla superficie del corpo, l'altra. si svolge nell'ambiente intraorganico. La prima non è discutibile; non così la seconda.. Non è ancora dimostrato in modo inoppugnabile il meccanismo di azione dei componenti clinici delle acqu0 termo-minerali nell'organismo, e specialmente delle sostanze solide disciolte. Considerazioni fisiologiche e sperimentnli inducono ad escludere l'assorbimento per la. cute ; ma pur vi sono esperienze . che dimostrano il contra.rio. Non credo, che si possano e si debbano spiega.re per altra via gli effetti di queste acque, ciascuna delle qua.li ha. impronta terapeutica speciale, in base alla propria composizione chimica.. Tante acque inalate o iniettate nell'organismo producono gli stessi effetti se.lute.ri dei bagni fatti in esse, soltanto con differenze di re.· pidità ed intensità negli effetti, che nel be.gno, com'è ne.tura.le, sono minori. E gli effetti sono in ragione diretta della quantità. di sostanze disciolte, come ho potuto djmostra.re con ba.gni iniezioni, ed inalazioni di acqua madre e acqua galsoiodica a Salsomaggiore; dappoichè i miglioramenti sul sangue sono assai maggiori con quelle. salsoiodica., nhe contiene gas e ferro disciolti con grande quantità di cloruro di sodio e di altri sali, in confronto dell'acqua madre, che non ha. più gas, nè fon-o, e contiene assai minore quantità di cloruro di sodio; mentre gli altri sali, che sarebbero più concentrati, ohe nall'acqua salsoiodica, vengono poi artificialmente molto diluiti. Di talchè l'assorbimento, che spesso le esperienze non riescono a dimostrare, viene ammesso agli effetti. Sarà. empirismo, ma i fatti nou mi sembrano spiegabili per altra via. L'assorbimento è ammesso per le muçose genitali, per le palme delle mani e piante dei piedi sprovviste di glandole sebacee, ma non è giudicato sufficiente. Ore. sta in fa tto, che, in opposizione ad ogni legge fisiologica 1 delle sostanze anche minerali, dei metalli come il mercurio, proprio sotto
SULL'AZIONE DELLE ACQUE DI CASCIANA
433
forma di unguenti penetra.no nell'organismo. Si è invocata un'azione elettiva, una frase vuota, che nulla spiega. come l'idiosincrasia. Sta infatti, che i medicinali sotto forma di tinture alcooliche o ~teree sono assorbiti, e del fenomeno fisico si fa merito a.i veicolo ed .a.lla sua. evaporazione. È indiscutibile l'assorbimento di sostanze medicamentose disciolte -con la ca.tafor,esi elettrica. Una legge fisica del Fara.day in segna., che un corpo umano immerso in bagno minerale si elettrizza positivamente, e l'acqua negativamente, salvo per i bagni solforosi, nei quali il fenomeno s'inverte. Di guisa che il corpo umano e l'acqua rappresentano i due poli di una corrente, che da un lato deve favorire la -dissociazione elettrolitica in joni, e dall'altro l'assorbimento per cataforesi. È anche dimostrato l'assorbimento per la. cute dei gas disciolti nelle acque minerali. Può darsi, che all'assorbimento contribuisca anche la radio-attività, -che si riscontra nelle acque termo-minerali. Quando il corpo è immerso in un bagno termo-minerale, la cute, <ihe è pure un tessuto organico, si trova fra liquidi interni ed esterni di diversa. densità. Perchè mai essa dovrebbe sottrarsi al fenomeno fisico di ricambio osmotico? Un maresciallo, per liberare dalle pulci un cagnolino, lo tuffò in una soluzione di sublimato all'uno per mille. Orbene le pulci sono 8opravvissute, ed il cagnolino è morto avvelenato. Ed il bagno era freddo. Invece quando il bagno è caldo e ad una certa densità, si osser-vano due fenomeni fisici: il sangue affluisce alla periferia per dila• tazione dei vasi sanguigni, e la cute subisce, secondo la durata. e densità del bagno, un certo grado di imbibizione. E questi fattori debbono determinare il ricambio osmotico e quindi l'assorbimento, favorito da un altro grande fattore fisico, cioè dalla pressione delle 11cque ~ml corpo, pressione che a Casoiana è in proporzione di 500-600 chilogrammi! Un soldato, ricordato dal Taylor, e Oamillo Berna.is morirono avvelenati per oppio, perchè il primo aveva. prolungato fomenti caldi çon laudano sopra una gamba ed il Eiecondo aveva versato grande quantità di laudanl> sopra un cataplasma di semi di lino applicato -sull'addome. La penetrazione del veleno in questi casi deve attribuirsi appunto alla imbibizione della cute e successivo assorbimento. Perchè non può avvenire altrettanto nei bagni termo-minerali? Nei bagni di Casciana, come dirò in seguito, si produce una vera macerazione del-
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SULL'AZIONE DELLE ACQUE DI OASCIANA
l'epidermide, dovuta a.i sa.li disciolti, che da un lato detergono e dall'altro producono uno sfaldamento dell'epidermide. Ma nei bagni termo-minerali ed in quelli di Ca.sciane. in ispecie, un altro fattore va. preso in grande considerazione, il gas acido carbonico. Il Va.ocà. un tempo sostenne, ohe il solo principio attivo nelle acque termo-minerali fosse l'acido carbonico, ohe in tutte si trova. Se ciò fosse, l'efficacia. terapeutica delle a.eque dovrebbe dipendere solamente dalla. quantità. maggiore o minore di questo gas; ma ciò non è. L'azione delle acque varia secondo i principii mineralizzatori; però siccome il gas acido carbonico mantiene disciolti alcuni di essi, cosi non è improba.bile, che il suo assorbimento per la. cute favorisca a.n· che la. penetrazione di quelle sostanze. Non è stra.no, che i gas, come l'alcool e l'etere, sia.no veicolo per favorire l'osmosi attraverso una membrana. organica. Onde la temperaturA., la densità. delle a.eque minerali vengono ad avere grande importanza. nella cura dei bagni termo-minerali, essendo due fattori, che debbono determinare l'assorbimento delle sostanze disciolte, gassose e minerali ed a Casciana. assai meglio, parchi\ col continuo rin1>ova.rsi dell'acqua la temperatura è costante, nè va soggetta. a raffreddarsi. Dal suesposto si può giudicare, che l'assorbimento sarebbe maggiore, se la temperatura e la. densità fossero più eleva.te; ma questo vantaggio condurrebbe ad uno svantaggio, cioè a diminuire la tolleranza della. cura. La temperatura differente e la. densità. lieve e costante dei bagni di Cascia.na permettono di continuare a. lungo la cura anche con due bagni al giorno; mentre nei bagni a. tempera.tura. più elevata, e dove la densità è maggiore, la tolleranza. è assai minore, manifestandosi fenomeni deprimenti sul sistema nervoso e congesti vi nell'apparecchio card io-vascolare. A Ca.sciane. la. tolleranza. è grande, non solo per organismi infiacchiti, i quali ne tornano rinfrancati, ma. anche per ammalati negli organi della circolazione, i qual i anzichè dànno, possono risentirne vantaggio. Un altro sistema per dimostrare l'assorhimento dei liquidi nei bagni termo-minerali in genere, e di Casciana in ispecie, è il bisogno di orinare appena si esce dalla vasca, anche quando si vuoti la vescica prima di entrarvi. Non è possibile che l'aumento di azione cardiaca e l'azione diuretica dell'acido carbonico dopo mezz'ora d'immersione possano produrre un bisogno cosi urgente. I cardiocinetici più potenti, senza il bagno, non riescono a produrre effetti cosi ra.• pidi ed intensi anche per la quantità di secrezione orine.ria, che si emette dopo il bagno.
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Concludendo adunque dirò, che anche a Ce.sciane., escludendo gli effetti esteriori, l'efficacia. della. cura, come nelle a.eque termo-mineralirdeve dipendere da assorbimento d~lle sostanze gassose e minerali disciolte, a.Ile quali si deve l'impronta speciale e la. specie.le azione terapeutica.. La temperatura, la densità, l'alta pressione, i fenomeni elettrici, radio-atti vi e fisici, la presenza dei gas possono da $Oli <> insieme determinare l'assorbimento. Vi saranno forse a.Itri fattori, altre forze, ma l'assorbimento, ripeto, non si può escludere. Allo statoattuale delle cognizioni scientifiche sull'argomento le mie conclusioni parranno poco prudenti; ma parmi siano ragionevoli. La balneo-terapia. non si può sottrarre ai fenomeni ed alle leggi fisiche. Dalle premesse debbo trarre la conseguenza, che la ragione degli effetti specifici dei bagni di Cascia.na bisogna. cercarl11. nella. composizione chimica di quelle acque, le quali appunto, come ho detto innanzi, sono efficacissime nelle diatasi uricemiche, gottose e poco <> tante punto efficaci in altre malattie, per le quali si deve ricorrerecon speranza di migliori risultati ad altre acque. Innanzi tutto debbo dichiarare, che le varie analisi delle acquedi Casciana sono poco soddisfacenti, perchè antiquate, e la più recenteè dei professori Orosi e Tassinari, che rimonta a. molti anni fa. Sarebbe necessario affidare alla chimica. moderna una più accurata a.nali;;i qualitativa. e quantitativa di quelle a.eque. Vi è sempre la. possibilita., che qualche elemento nuovo si riveli. Il professore Nansini~ della regia università di Pisa, mi ha dichiarato, che, dopo ripetute analisi deile acque di Salsomaggiore, fatte da lui stesso, in altra più recente vi ha scoperto grandi quantità. di acido borico. Ciò può darragione della grande efficacia di quelle acque in certe malattie ginecologiche. L'analisi delle acque di Casciana ha rilevato presenza di gas con _grande qnantita. di alcalini terrosi, cioè calce e magnesia, allo stato di sopra.carbonati, solfati ed idroclorati. Dei gas notevole è la quantità. di azoto e assai più di acido carbonico, che tiene in soluzioneparte della calce e magnesia. I principi attivi però col continuo rinnovarsi delle acque del bagno vengono a moltiplicarsi, aumentando gli effetti nell'organismo. Gli effetti si debbono dividere in due categorie: esterni ed internirimmediati e tardivi. Appena. il corpo umano è immerso in quei bagni, vengono in contatto della cute sostanze gassose e minera.li. Il gas acido carbonico tosto l'investe, e vi si deposita in numerose bollicine: col rinnovarsi dell'acqua arriva al punto da ricoprirlo.
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SIJLL'AZIONE DELLE ACQUE DI OASOIANA
Intanto i carbona.ti alca.lini di calce e magnesia, appena. in contatto con i grassi della cute, si saponificano e la detergono. La cute, così detersa, rima.ne in contatto di notevole quantità di solfato di calce, che, mentre contribuisce a distruggerne l'untuosità, wanifesta la sua azione astringente. Frattanto i vasi periferici si dilatano, il sangue affluisce, si esplica l'azione leggermente irritante de ll'acido carbonico, e dopo breve tempo, sotto l'azione costante della temperatura a. più di 35° Celsius, l'epi· dermide si iperemizza, e per processo d'imbibizione si macera., si sfalda per precipua azione del solfato di calce; e fin dal primo bagno sulla superficie delle acque si osserva.no larghe falde di epidermide trasportate dalla corrente. È sorprendente la sensazione di secchezza e di nettezza, che si avverte sulla cute dopo un bagno a Casciana.. Per tal modo si ha da un lato iperemia. periferica e dall'altro un processo di sfaldamento con notevole detersione dell'epidermide e delle aperture glandolari. Onde la cute ben presto viene a trovarsi nelle condizioni, più favorevoli all'assorbimento, allo scambio osmotico tra i liquidi interni ed esterni, fra gli alca.lini circolanti nel sa.ngue e quelli disciolti delle acque. Tra gli effetti immediati è necessario ricordare, che l'acido ca.r· bonico è eccitatore per eccelleoza delle contrazioni muscolari e spe· oia.lmente di quelle uterine e peristaltiche intestinali (Brown-Séquard). Forse in questa azione è coadiuvato dal cloruro di magnesia. nelle acque di Casoiana, poichè anch'esso, come ha dimostrato Laborde, è eccito-motore della fibra muscolare. Perciò il prof. Cuzzi ha ricono· .sciuto in quelle acque un'azione ecbolica dell'utero, confermando le. comune credenza., per la. qua.le alcune partorienti, per vincere le difficoltà del parto, sono andate a. sgravare nel bagno. Intanto l'acido carbonico, depositato sulla superficie del corpo, dopo un primo periodo di eccita.mento, produce effetti di anestesia sulla cute dapprima, e poi sull 'orga.nismo. con la sua successiva. pe· notra.zione. Perciò avviene qualche volta il ca.so sorprendente, che, fin dal primo bagno, non solo si a.tteu uino, ma sparisca.no addirittura. forme nevralgiche e dolorose. E oiò dimostra.. perchè quando in quei bagni si entra con eccitabilità n~rvosa·, se ne esce più calmi e più sereni. Questi risultati anestetici rappresentano una cura. sintomatica., perchè, com'è naturale, hanno carattere transitorio; ma possono averlo definitivo con la ripetizione dei bagni, e specialmente con gli effetti generali d.:1lla cura contro la ca usa discrasica e tossica.
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Dappoichè la. cute in quei bagni ben presto si pone in condizioni favorevoli per l'assorbimento delle sostanze disciolte, è ammissibile, che coi gas, per ricambio osmotico, per cataforesi elettrica o per altre. cause penetrino il carbonato di calce, il solfato di magnesia., il cloruro di sodio e magnesia, l'acido salicilico; perchè gli effetti generali di q nesti bagni sono spiega.bili con l'azione terapeutica., che queste sostanze svolgono nell'organismo. Fin dai primi giorni di cura., più abbondante si fa la diuresi con grande eliminazione di urati, fosfati, acido urico, e mentre si atte• nua.no i sintomi dolorosi, di pari pas110 negli artritici la. tumefazionearticolare accenna. a. diminuire. Orbene io credo, che gli effetti diuretici siano prodotti non solo dall'acido carbonico, ma ancor più daglii alcalini terrosi, e tra essi dai carbonati di calce e magnesia, che, essendo avidi di acidi, spiega.no la loro azione antiacida. nel sanguet nell'organismo degli uricemici e gottosi, agevolando l'elimirtazione del1'9.cido urico, libero o sotto forma di urati. Ed il risveglio di attacchi artritici o di altre forme dolorose, cheall'inizio della cura talvolta si manifestano, io penso si dP.bba. appunto alla. penetrazione diretta nel sangue di questi alcalini, che,. asseta.ti come sono di acidi, li ricerchino, li risveglino dal letargo e li riversino, trasforma.ti in tutto o in parte, nel torrente ci-rcolatorio. Questa. proprietà di riacutizzanti, dice il Fairman, può servire per illuminare alcune diagnosi incerte, e conferma, secondo me, la. spe• cificità. delle acque di Cascia.na nelle malattie reumatiche e discrasiche, specialmente uricemiche e gottose. È indiRcutibile l'azione lassativa di quelle acque, che può giungere a forme di vero catarro gastro-enterico. Già da altri è stato constatato infatti aumento nella peristalsi intestina. le. Orbene non è strano pensare, che questo effetto sia dovuto non solo ~ll'a.cido carbonico, ma anche ad assorbimento del solfato di magnesia disciolto in quelle acque. Questo sa.le infatti, iniettato in uomini ad animali alla dose di 10 centigrammi, produce immediato effetto purgativo ( Viilpian e Liiton). Tale azione antacida, diuretica. e lassativa rappresenta. una vera disintossicazione organica., ed è la. base fonda.mentale per ottenere vantaggi durevoli e seri nei gottosi ed uricemici, cioè nella maggior parte dei ma.la.ti, che traggono a.Ile cure di Casciana.. È ammissibile, che negli effetti contro l'uricemia all'azione degli alca.lini si associ quella. dell'acido silicico, che in piccola quantità è disciolto in quellee.cque, e che in passato era stato dichiarato rimedio sovrano contro la gotta e la litiasi urica per la proprietà <li scomporre l'urato di soda.
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SULL AZIONE DELLE ACQUE DI CASCIAN A
Come è naturale questi effetti dovuti all'acido carbo.nico ed agli .alcalini, sono egualmente efficaci in tutte le forme reum!l,tiche comuni, nelle svariate localizzazioni articolari, muscolari, tendinee, e nervose, perchè anche in queste infezioni ·si osserva tendenza. all'acidità ~sagerata del sangue e dei liquidi intraorga.nicj; come pure anche in -esse è necessario tenere sgombre le vie intestinali, che con le putride fermentazioni prolunga.110 gli attacchi reumatici e rendono vane le -0ure. Intanto bisogna. osservare che durante il bagno di Casciana e anche -dopo si nota aumento nella. frequenza respiratoria e nella circolazione. Il prof. Minati con la. sfigmografia ha dimostrato aumento di forza -e di frequenza nel polso; ed il prof. Ouzzi, per aumento di circolazione e quindi di nutrizione dell'utero , ha riconosciuto una virtù -emenagoga in quelle acque. Ora è naturald pensare, che )'aumento ·di circolazione debba condurra a miglioramento di nutrizione, a mag· giore vivacità ed energia. di ricambio. Ma. questa cura. oltre ad aumentare la circolazione, porta miglioramento nella crasi sanguigna ; infatti il Fafrma·n ha. osservato discreto aumento di eritrociti e di -emoglobina. Di tal che il malato parte con un piccolo capitale nel ·sangue, che presto o tardi dovr&. dare i suoi frutti benefici sul ri·Ca.m bio, sulla ricostituzione organica. Ciò dà ragione dei vantaggi, -0be l'anemia e l'oligoemia ritraggono a Casciana. Orbene sull'aumento della funzionalità. respiratoria e circolatoria -certamente ha influenza l'assorbimento dell'acido carbonico, che quando -è nel torrente sanguigno manifesta effetti generali di eccitamento e di ebbrezza. Ma il suo assorbimento non è sufficiente a spiegare gli -ef:fetti fin ali. La ragione dei miglioramenti sulla. crasi Fanguigna io credo si -debba ricercare nell'assorbiir.ento del cloruro di sodio, e forse anche -dAl carbonato di ferro disciolti m quelle acque. Discreta è la quantità -del primo, minore quella del secondo; ma queste proporzioni, come ho già detto, di\·entano maggiori, e si moltiplica.no per il continuo rinnovarsi della. corrente nel bagno; e se opposizione irriducibile si possa fare per l'assorbimento del ferro, nun si può escludere attravarso fa cute sgrassata. e detersa uno scambio tra il cloruro di sodio del sangue, che accorre alla periferia, e quello delle acque, a diversa densità.. E sso avrebbe natural mente gli effetti del siero fisiologico, a grado minore, perchè minore è la quantità disciolta. Rpero di essere riuscito in modo razionale a. mettere in rilievo la possibilità, che nellt1. cura di Ca.sciane. ogni effetto locale e generale possa trovare ragione nell'azione terapeutica dei componenti gassosi e
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minerali disciolti in quelle acque, e di aver fatto osservare come e perchè il risultato finale di quella. cura sia il miglioramento nel ri-
cambio. Ho fede nell'assorbimento di quelle sostanze. Sarò in ·~rrore, ma ho speranza, che in avvenire della mia fede si troveranno prove dimostrative ed indiscutibili.
Effetti cnratiri. Le malattie, che prima dettero credito a questi bagni, furono le cutanee, come quelle, di cui più facile era constata.re da tutti la guarigione (Faralli). Da. un lato gli alcalini, detergendo la cute, dall'altro il solfato di calce, macerando croste ed epidermide, iniziano fin dalla. prima immersione la cura razionale di tante dermatosi, e specialmente delle forme eczematose, sulle quali hanno molta efficacia l'acido salici· lico ed il solfato di calce disciolti nelle acque per la loro azione astrin.gente, utilissima o. rista.bilire la circolazione e la funzione dello. cute
infiltrata dalle forme croniche. Nel riordina.re la circolazione cutanea giova'anche l 'azione eccitante dell'acido carbonico, che per giunta è -ostile allo sviluppo di microbi. Per tal guisa gli eczemi in quelle acque trovano una cura fisica e <ihimica, razionale e definiti va. Ma i risultati sorprendenti si hanno quando queste forme sono effetto di discrasie uricemiche, perchè allora mentre si curano le manifestazioni esterne, si combatte altresì la causa interna e nel modo più efficace; perchè attraverso tante zone di epidermide esfoliata. è indiscutibile l'assorbimento di quelle sostanze, che per chimiche virtù -distruggono ed espellono dall'organismo i prodotti uricemici. Una guardia. carceraria affetta da. uricemia, dopo aver curato invano per 9 mesi in un ambulatorio di clinica. dermo-sifilopatica un ~czema pustoloso diffuso a.gli avambracci, dopo il terzo bagno era perfettamente guarito. Nelle altre dermatosi i risultati sono minori o nulli addirittura; onde di 8 malati con derma.tosi, intervenuti quest'anno a Casciana, a sono guariti, 4 sono migliorati in vario grado, ed 1 è partito senza .aver ritratto alcun vantaggio. Sulle forme cutanee però debbono influire efficacemente i gas solfurei, che io ho sentito molte volte sul cratere, e che furono riscontrati perfino dal Cesalpino; ma l' Oro3i e T assinari affermano, che questo prodotto solfureo è incostante. Perciò è necessaria, come ho detto, un'analisi più rigorosa di queste acque.
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S0LL AZIO:SE DELLE ACQUE DI CASCIANA
La. massima. parte dei ma.la.ti, che accorrono alla. cura. di Casciana.> è colpita. da. processi localizzati negli organ i del movimento; artico-
lazioni, sierose, tendini, legamenti e muscoli; e tutti traggono vantaggio grande o piccolo nelle forme ordinarie ed asse.i più in quelle a. fondo uricemico e gottoso. In queste speciali anomalie del sangue e del rica.m bio, di q ua.lunq ue grado o forma, le acq ue di Cascia.na. hanno azione vera.mente speciale e superiore a. tutte le altre in Italia. Però è bene intendersi, per evitare disillusioni. Non À possibile pensare, che una stessa. cura in tutte le forme di queste anomalie di ricambio, possa e debba. dare identici risultati. Essi variano secondo il grado, la. durata., i reliquati del processo, la. tolleranza., la resistenza., l'età, la. costituzione, e secondo tutte quelle circostanze, che inducono in pratica il medico sapiente a curare i\ malato e non la malattia. Onde a Ca.sciane. vi sarà. ohi ritrarrà guarigioni miracolose, chi avrà miglioramenti rapidi o lenti, chi non ri~ trarrà vantaggio alcuno, e chi avrà una riacutizzazione, un nnovo attacco ed anche un peggioramento. Ciò è spiega.bile col meccanismo di azione esposto innanzi. Si tratta spesso di correggere un'anomalia. di ricambio; e non si può sempre e con facilità riorganizza.re · tutta. la funzionalità complessa. di un organismo, che funzioni ma.le da moltissimi anni e forse dalla nascita. Perciò tante volte bisogna. prolun· gare il comune periodo di cura, ed ho avuto molto a lodarmi tutte le volte, che ho riconfermato simili ma.lp.ti a mute successive. Del resto il migliora.mento è la. norma, l'inefficacia o il peggioramento sono l'eccezione. Infatti, su 134 militari cura.ti per processi articolari e muscolari, ho ottenuto 22 guarigioni, 108 miglioramenti e 4 risultati nulli. Tra le anomalie di ricambio in nn uricemico, fu pure riscontrata. glicosuria; ma questa rimase invariata nelle analisi quantitative pratica.te durante e dopo la cura. Nelle malattie del sistema nervoso centrale e periferico, quasi tutte a fondo uricemico, non ho avuto guarigioni definitive, ma soltanto miglioramenti, con 2 risultati nulli e con un peggioramento. Un sergente maggiore del 70° fanteria non affetto da discrasia uricemica è venuto alla cura per nevrite sciatica sinistra. Dopo i primi bagni associati a cure elettriche, i dolori sono aumentati a dismisura, con notti angosciose; mentre durante l'immersione dei primi giorni aveva cessazione completa delle sofferenze. Il peggioramento è stato così g rande e progressivo, che dopo 7 giorni di permanenza ho dovuto concedergli di torna.re in licenza di convalescenza., accompagnato dal p adre, venuto a riprenderlo.
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Di fronte a. questo insuccesso debbo segna.lare un brilli:i.ntA risul-
tato in un soldato del 32° artiglieria, malato di ischialgia destra con ascesso freddo alla regione sacro-lombare dello stesso lato. Con aspirazioni quotidiane del pus dall'ascesso, e con iniezioni alla Durante associa.te ai bagni, dopo due mut,e è uscito guarito dell'ascesso e molto migliorato della nevralgia. Nelle statistiche delle cure a Casciana sono numerose le nevralgie e sopratutto le ischiatiche, ed anche quest'anno su 35 23 erano localizzate nf,l nervo ischiatico. Due casi invece di tabe hanno ritratto vantaggio notevole dal la cura persino con scomparsa. del sintoma di Romberg, ma esso a dir vero, è da attribuirsi in gran parte alle applicazioni di corrente galvanica e fa.radica. In uno dei casi vi erano sintomi di paralisi spinale con andatura spastica. Fra 6 malati di coliche nefritiche, uno dopo 10 bagni ha emesso un grosso calcolo di acido urico. In conclusione su 240 curati si sono avuti 26 guariti, 210 miglion.ti e 14 con esito nullo.
1'ecnica. curativa. La cura fondamentale prescritta a tutti i malati è stato il bagno, che per gli ufficiali è invece in vasche isolate, alla romana, mentre per la truppa è in vasche comuni. L' impressione igienicamente deplorevole, che si riceve da questa comunione del bagno, viene molto attenuata dalla considerazione, che l'acqua si rinnova continua.mente; essa. l\rriva dalla sorgente vulcanica così n elle vasche isola.te come in quelle comuni, ed esce da una bocca di scarico; ed a misnra che è aspirata dalla superficie, dal fondo della vasca gorgogliando arriva l'altra a sostituirla. Si stabilisce così una corrente, che mantiene costante la quantità dell'acqua, e la rinnova. di continuo per tutta la durata. del bagno, che oscilla da 30 a 40 minuti, e che richiede il con • sumo di 3 o 4 mila litri di acqua. Del resto, ad evitare pericoli di contagio nelle vasche comuni, tutti i malati con manifestazioni cutanee hanno sempre preso il bagno in vasche isolate. Era difficile che qualche lesione suppurante o qualche dermatosi sfuggisse alla vigilanza del medico visi tau te; in ogni caso non sarebbero sfuggite all'oculata ed inesorabile vigilanza dei compagni. La truppa a.Il' inizio di ogni muta era divisa in 3 squadre di circa 10 persone, e ciascun gruppo, accompagnato da un capo squadra, si recava al bagno nell'ora assegnata. t9 -
Giornale di medidna mi/ila,-e. - Fase. VI-VII.
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SCLL ' AZIO KE DE LLE ACQUE DI CASOlAXA
Il bagno ò n. temperatura indifferente; p orò mentre l'acqua a.llo. sorgente vulcanica è di 36° C. precisi, incanalata per tubi arri va nelle
vasche a t emperatura di 35° e qualch e decimo, come più volte ho avu to agio d i dimostrare. L ' i mmersione dà una tenue sensazione di caldo, essendo la. temperat ura. esterna. del corpo di parecchi gradi in feriore all'interna; ma ben presto si stabilisce l'equilibrio, ed il corpo rimane in un tepore p iacevole ed in variabile.
Gotta e bagni. Ho g ià detto, che ta l volta a Cascian a durante la cura si m anifestino dei veri accessi di g otta. Orbene è convinzione tradizionale, che i n quei casi la cura aggravi le condizioni dell'accesso, e che ne sia n ecessario sorprenderla fino a.Ila risoluzione di esso. A m e parve i n vece n ece ssario, ch e appu n to in quei casi n on si do-
vesse interrompere la cura, e ne adduco le ragioni. Il fatto, che con la con ti nuazion e della cura. l'accesso gottoso peg· giora, ha fatto sorgere la. convinzione, che il bagno nuocia. in quei casi ; men t re in realtà q uel peggioram'e nto è normale in tutti gli accessi gottosi tanto col bagno, e assai più senza. Quegli accessi hanno infatti un periodo ascensiona le o di pegg ioramento, ed un altro di discesa o di risoluzione ; ed il. bagno può e deve ag evolare questa risoluzione, accorcian don e la durata ed attenuan do le sofferenze, per i suoi effetti generali e locali. Infatti , se q uelle cure favoriscono l'eliminazione di prodotti uricem ici e got;to~i, mai come :iu qu ei casi i l bagno è n ecessario ed urgente. Se le ar ticolazioni col pite ri traggono van taggio dalle applicaz ioni calde e di sostanze a11estetiehe, d ebbono ritrarlo assai più .dal bagno caldo e dall'azione a nestetica dell'acido carbonico, ch e cer tam ente peneLrer à nell'ar ticolazione dolente, men t re ciò è dubbio per le applicazion i farmaceutich e. La t umefazione e l'iperemia att iva. dell'articolazione e <lei t essuti periarticolari rappresenta.no un momen to prop1zio all'assor bimento dei gas e dei minerali disciolti e non un a controindicazion e. Convinto della ragionevolezza d i queste argomen tazioni, ho fatto continuare i bagni ad un capitano e ad un m aresciallo colpiti da at tacchi gottosi all'alluce si nistro . Entra.rubi si lodavano dei bagni, che calmavano le sofferenze dolorose durante l'immersione e per qualche ora dopo, e gli accessi sono giunti a risoluzione dopo 7 bagni nell'uiriciale e dopo ~ nel maresciallo ; mentre in condizioni norma li nel
SULL.'AZIO'.\E DELLE ACQUE DI CASOIANA
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primo gli accessi sono durati da 20 a 30 giorni, e nell'altro una. settimana circa. Com' è naturale, al bagno ho associato tutti gli ausili terapeutici interni ed esterni, cui si ricorre in simili casi per affrettare la guarigione. Due casi son poca. cosa. per trarre conclusioni; ma essi assurgono a grande importanza quando sono conferma e dimostrazione di considerazioni terapeutiche razionali. Cure accessorie.
La cura a Casciana è coadiuvata negli effetti da a.Itri mezzi, che le discipline medico-chirurgiche hanno escogitato, e di cui la balneoterapia trae grande vantaggio: e sono il massaggio, l'elettroterapia ed i bagni idro-elettrici. Del massaggio ho fatto la.rgo uso per favo· rire il riassorbimento di prodotti flogistici peri o endo-articolari, per vincere il torpore funzionale di muscoli, o tendini e legamenti; mentre della corrente fa.radica e galvanica mi sono servito con grandi risultati nelle malattie dei nervi periferici ed anche in qualcuna. della midolla spinale. Poco o nulla, a dir vero, ho ritratto dall'uso dei bagni idro-elettrici, mentre i miglioramenti ottenuti dal massaggio e dall'elettroterapia sono stati tali, che qualche volta è sorto nell'animo mio il dubbio, che le vittorie terapeutiche fossero da attribuire, se non del tutto, certo in gran parte alle cure accessorie, anzichè alla cura balneare. Ed il dubbio ha preso maggiore consistenza nei casi incipienti di tabe, dove i risultati nulli coi bagni idro-elettrici si mutarono in notevoli miglioramenti, tostochè bo divisa la cura in bagno ordinario, seguito da applicazioni di corrente galvanica e faradica. <:onclusioni.
I risultati terapeutici della cura cli Casciana a.dunque consistono nel ricostituire e riorganizzare il ricambio. Perc iò hanno azione fondamentale e specifica nelle anomalie di ricambio e specialmente nelle forme svariatissime di uricemia e di gotta anomala o vera. Il miglioramento di ricambio materiale si può constatare a. bre,e o lunga scadenza. per le ragioni esposte innanzi. La dimost,·azione completa posso presentarla in cifre, significando le medie di aumento in peso individuale, ohe in tutta la stagione per gli ufficiali è stata di chilo-
SULL'AZIOXF: DELLE ACQUE ·n.f OA.SCIA~A
grammi 0,964, e di chilogrammi 0,896 per la truppa.. L'aumento in media per ciascun individuo militare o impiegato, è stato di chilogrammi 0,930. L'aumen to aoo è stato in tutti: in alcuni il peso è rimasto invariato; in parecchi è diminuito. È naturale che ciò sia, perchè il miglioramento di ricambio materiale deve porta.re aumento in cbi è abituato a vita attiva, come avviene nei militari in genere, e diminuzione in quelli, che presenta.no torpore funzionale per vita sedentaria., come per gl' impiegati e sottufficiali add etti agli ulfìci . Del resto non saprei davvero giudicare, se l'aumento nella. grande maggioranza degli intervenuti sia da attribuirsi del tutto a risultati della cura, o in buona parte alla buona ed abbondante alimentazione dello stabilimento ed all'eccellente appetito, al cui risveglio contribuiscono la cura corroborante di quelle acque, deliziose per tepore e limpidezza, l'aria dolce e purissima di quelle colline verdeggianti, la. temperatura mite, la vita tranquilla e serena in quella zona ridente e calma. Il senso di benessere offerto dalla cittadina ospitale, che nei suoi magnifici ed eleganti alberghi, nelle nitide ca.se e pensioni offre un comfort eguale a quello delle più rinomate stazioni balnearie, è pure coefficiente notevole di cura e della maggiore importanza.. Vi è però una cosa, che in nessuna stazione si ritrova. a quel grado, ed è l'ammira.bile cortesia dei cittadini di Oasciana, i qua.li nella dol00zza dell'idioma rispecchiano la gra.ude bontà dell'animo. E que· sta cortesia sincera., con i vantaggi. delle cure, saranno sempre l' invito migliore per richiamare i vecchi bagnanti, e farne accorrere dei nuovi .
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DI UN « METODO DI ELEZIONE » per la ricerca e l'esame dei leucociti a contenuto grassoso c onsiderati come elementi semiologici
Pel dott. G. Spadaro, capitano medico
Fin dal 1906, cioè fin dal tempo in cui Cesaris-Demel (1) additò i leucociti a granulazioni grasse come esponenti diagnostici dei processi suppurativi latenti, s'iniziò un periodo attivissimo d ' indagini tendenti a determinare se, per l'appunto, i dett i leucociti potessero essere utilizzati, fosse pure entro certi limiti, come elementi semiologici nel senso voi uto da Cesaris-Demel. L'argomento, pera Itro, per varie ragioni, e principalmente per la mancanza di un adatto metodo che servisse non pure per la ricerca ma per un esame accurato dei - leucociti a contenuto grassoso, rimase poco fertile di risultati pratici. Questa è la convinzione che a me deriva da una lunga serie di osservazioni (oltre 800, ossia corrispondenti da sole a una buona metà di tutte quelle fino ad oggi esistenti nella ricca letteratura in proposito). • **
a) Nozioni preliminari sul conte,qno mic1·ochùnico dei C01'JJi grassi. L'istologia dispone di alcune sostanze che valgono per la ricerca microchimica dei princiJ.>ali grassi; esse so no principalmente: l' acirlo osmico, il Sttdan III, lo S cliarlach-R, la tintura d'alkannri e l'aclòtato di rame. Queste sostanze vennero largamente impiegate nella tecnica istologica da Daddi (2), Onna (3), HandwPrk (4\ Rosenthal (5), Benda (6) , (1) Css..uns-D EMEL. - Di un reperto rnwtologi.co BJ)eci/ic(J delle i11/iamma zio11i 7mrule»te. - (Giorn. della R. A ce. d i T orino , voi. Xlt, fase. 6-7, 1006). (2) D Aoo r. - Giom. d ella R . A ce. di T oriM, lROG-97; Arch. it. de biol., 189G. (3) Umu, Dc la /011ction des g/<111dea, ecc. (.,hm. dr dcrmat. et de Byphil. , 1895). (4 ) BANDWERK. B eitréigc z 11r K N11t111ÙJ~I\ von V erhalten der F et1korpcr, ec c. (Zeitachr. /. wiase11scl,. mi kr. T eck,1., 1898). (5) Ros&NTau.. - Verba,ul. d. dw tsch. pathol. Gesella('h ., 1899. (6) BE?orliA. Eine makro-,md mikrochemischc R eactio10 dea F ettgewebea. ( Virchows Arch., Jld. 161, 1900).
DI UN « METODO DI ELEZIONE > 1 EOO.
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Liepmann (1), Herxheimer (2), Fischer (3), Lubarsch (4), Fischler (5), Poll (6), Michaelis (7), Andry (8), Rossi (9), ecc. Le nostre conoscenze sul contegno microchimico che offrono i principali grassi in presenza di dette sostanze hanno avuto recentemente un notevole incremento; tuttavia non cessano di essere dubbie o per lo meno scarse in molti punti, e, a prescinde·re da ciò, dobbiamo riconoscere che il contegno microchimico in discorso, o non è affatto differenziale, o non é differenziale a seguo da rendersi utile per una netta distinzione delle singole varietà di grasso. Lombardo C. (10), nel 1906, st udiò comparati va mente il modo di comportarsi in presenza delle menzionate sostanze dei principali g ra.ssi che furono riscontrati nell'uomo: i suoi risultati sono raccolti in apposita tabella (a ). La parte più importa.nte di tali risulta.ti è quella riguardante il Sudan III e l'acido osmico. Il Sudan III è un a.mido-azo-benzol-azo-,S-naftolo (formula grezza: 0° H' 0 NO·; formula. di strut tura : OH' N == N - 0 6 - H ' - N ~ N 0 H 0 [~l O'); l'acido osmico è un tetrossido d'osmio. Il Sudan III ri· vela i grassi sciogliendovisi e colorandoli sul giallo e sul rosso ; l'acido osmico li mette in evidenza lasciandosi da essi ridurre e provocando in tal modo una tinta che oscilla generalmente dal grigio al nero: la riduzione consisterebbe nel passaggio del tetrossido d'osmio in biossido secondo Bristol-Stark, in idrossido secondo Dammer, in ossido metallico secondo diversi altri autori. Dalla t abella del L '.)mbardo risulta intanto che col S udan III e lo Scharlach-R a doperati secondo il metodo di D addi si colorano non solo l'acido oleico, la trioleina e la mielina, come ammise Ledermann (11), ma anche l'n.cido capl'ilico, palmitico e stearico, la tripalmitina, la tristearina, la lanolina e la lecitina; risulta inoltre che i medesimi corpi grassi vengono imbruniti dall'acido osmico in forma di va.pori, il quale rivela per di più l'acido formico, propionico, butirrico, vale10
(l) LrEPl1ANN. -
U efler die Bewic111ch-e Reac.tion, ecc. (Virch. Ar,;h,, ~d. 169),
(2) H e:RXHl!:Bte:R. - DcuJ;,ch. m ed. Woch., 1901. (3) F1scmm. - Oewralbl. ollg. Path., 1902-03.
Fet1,ab/agemng. Encyklopii.1.ie der mikr. T echn.• 1903. Virch. Arch., 13d. 170 ; Ocntralbl. allg. Path., ]904, (6) P oLI.. 08mi111n~(i.itre. E11t yklopiidie der mikr. T echn., 1903. (7) Mroan:us. - Virch. Arch., Bd. 164, 1901, pag. 263. (8) ANDR\". 8eborrltée. ( La Pratique dermat., t. I V, 1904 ), (9) Rossr. - Sull'a~sorbimento dei 8aponi e degli acidi gra88i.. (A roh. di Fisiol., voi. IV, fase. 6, 1007 ). ( I O) Lo,t0.\RDO C. Sulla di11io8/razio1.e i8tochimiw d ei corpi gra11ai, (Sperim., anno LX, 1906, png. 272), ( I l) L &1>ER~tAN"N. - Uwer die F ett~ecretion,, ecc. (Arch. / . derm. u . 8yph., 1001). ( 4) L ODARSOII, -
(6) F1sC11Lr:R. -
(O)
TABELLA.
Acido osmlco Sostanse di esperimento
Acido formico . » acetico • propionioo butirrico ll valerianico . » capronico • caprilico. caprinico.
• •
ll
pa.lmitico
•
stearico
»
oleico. lattico
>I
Tripa.lruitina • Trietea.rina Trioleina • Lanolina, Alcool etilico Glicerina. . Colesterina. Palmitato cli sodio Stearato di sodio . Oleato di sodio. Palmita.to di pota.ssio Stearato di pota.esio . Oleato di pota.eeio. Lecitina ~ielina
I
Vapori
' Sol.acquosa/ Flemming
Acetato di ram O Benda
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l
Sostanze coloranti Sodanlll I I e Scharlach-Rj Tintura IScharlacb-RI Herxhelmcri di aJkanna Dan,11 •
Oiser vaz!onl
t:acldo osmlco, come risulta dalla + --1 (+) (+ ) li\hella, veane Impiegato sotto lrtplico rorma: \&pori s1,l. acquosa I¼, o ++ sol. osmio· h1cromo - aert,ca sec. ... -Fl(•mm,nK; l'acetato d1 rame in sol. d +- + Rctruo,a eone. sec. Ren~a; ,t Sudan z (-+1 + + - ++ rii e 10 Scharlach R m sol alcool. + -- + C- -H (-+) sature sec. IJad,h; lo Sch:irlacb-R . In sol. alrool. al ca!••ec. (-+) ancora ++- 1 + + + + H~rxheimer (alcool a. p 70, sol. ~ +-- ++ (-++1 + + ac11110,a d1 so,ta ,·aust,ca al lO • /, ... p. !O, ac,1ua p. tO, Scha rlach-R a o +- -62°,l +- -1\ + + - - i++o salurBZIOlli). +62° (-)+62° (-)+62' (-+)62° o + + + - - l ~-ti,; ! + + - l + 6\10 ! X j(-+)69° o ( - -t )69° .... Spiegazione dei stoni: + rt>a1.. pos. - reaz. neg. ; 1 segr,I fra pa+ + + + + reatesi esprimono cbt, 1;uanlunque t"' + + < +> la reaz. sia 8tata nef, se la sol. cc- l'l t"l loran te si ~ersa va o acqua o m .... ++-) +01 + + + lc-+)6JO a1c1ol a 711'. rlmdoevano in essa In· o °( + di1lllualizzate le gocc•ole di grasso z + + + + + l(- .+)67° o ,iel prec1111ia, ti colorali. ..,l'l -· + + + + + + Pl + + + + + + a + + p +- + - - +--+ -+ - - ++ - ++---+- +- - ++- ++. + - I + +++ i-:i + + + + + ..1. - -
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DI UN e METODO DI ELEZIONE >, ECO,
rianico, capronico, caprinico, lattico e la colesterina, !o stearato e l'oleato di sodio e di potassio - sostanze tutte per le quali il Sudan I II e lo Scharlach-R non possono rendere alcun utile risultato. Riguardo all'acido osmico facciamo le seguenti consi.derazioni: 1° L'acido osmico in forma di vapori si lascia. ridurre (v. tab.) da un maggior numero di grassi e con maggiore intensità che non quando venga impiega.Lo in forma di soluzioni, specialmente se trat tasi del Flemming. Ciò parrebbe dovuto al fatto ~he, impiegando le s0luzioni, da una parte entra in gioco l'azione solvente dell'acqua. su alcuni grassi la quale impedisce o inibisce la riduzione che essi dovrebbero effettuare dell'acido osmico, dall'altra si ba una minore concentrazione dell'acido osmico stesso, con che resta alterato uno dei coefficienti dol grado di imbrunimento dei grassi. Kel F'lemming (soluzione osmio-bicromo-acetica) l'acido acetico agevola probabilmente il potore solvente dell'a.cqna e inoltre la concentrazione dell'acido osmico è minore che non nella soluzione al 2 p. 100. 2° Non tutti i citati g rassi che riducono l'acido osmico assumono una tinta completamente nera. Ciò, secondo Schmorl (1), è dovuto con ogni probabilità. al fatto che la riduzione del tetrossido d 'osmio riesce or più or meno completo a. norma dei vari grassi ; secondo Mulov (2), invece, la spiegazione dovrebbe r icercarsi in una variabile quantità di grassi oleici contenuti nei singoli g ra.ssi in esame. Schmorl distingue un annerimento p1·ima1·io, che si compie in primo t empo, da un rmne1·imento secoudcwio, che si compie in secondo e pre· cisamente in seguito a lavaggio in acqua e a trattamento con alcool assoluto dei grassi che di esso sono suscettibili. A spiegare l'annerì· mento secondario ammette che la riduzione del tetrossido d'osmio da parte dei detti grassi si effettui soltanto con l'aiuto dell'alcool assoluto ehe opera da agente riduttore. Starke invece avanza l'ipotesi che l'annerimento secondario debba così interpretarsi: alcuni grassi ba.uno la proprietà di fissare il tetrossido d'osmio; per l'azione dell'alcool essi vengono porta.ti allo stato molle e possono allora ridurre in secondo tempo il tetrossido d'osmio, che iu primo tempo aveva.no semplice· mente fissato. L'ipotesi di Starke non è confortata. dalle osservazioni sul lo stato di durezza dei grassi posto a confronto col fenomeno del] 'annerimento secondario: anzi contro di essa può addursi il fatto che l'acido palmitico e la colesterina, pochissimo imbruniti dal tetrossido d'osmio, assumono rapidamente una tinta nera. se immersi nell'alcool, (1) Sc1nro11L. (2) ::\ltr LO\', -
D i e p<&/lw l. hil!lologi6chol Unters11ch1111gRmethodcn, Lipsia, 1907. Biblwt. nt1(1/., 100-1.
DI ON
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pur conservando inalterato il loro stato di durezza, e per contro altri grassi solidi a.venti lo stesso punto di fusione dell'acido palmitico (acido stearico, tristea.rina., tripalmitina.) offrono la prerogativa di un annerimento primario (Lombardo). Per esprimere il concetto di Schmorl, alcuni usa.no il termine di e osmizzazione > anzi che quello, meno significativo, di « annerimento >, Sec~ndo Starke (1), Michaelis (]oc. cit.), Cremer (2), Marburg (3). ecc. l'osmizzazione primaria è propria dell'acido oleico libero e dell'oleina, men tre per la stearina e palmitina coi relativi acidi - ed eventualmente per la colesterina - non può ottenersi che l'osmizzazione secondaria. Handwerk (4), più restrittivo degli altri, ammette che l'o::imizzazione secondariK pet· le dette sostanze è tutt'altro che costante. Altmann (5), mentre definisce riduzione grassoso-osmica la osmizza.zione in primo tempo, dà all'osmizzazione secondaria il semplice significato di riduzione alcool-osmica. Nè la 1·eazione osmica, nè la col01·azione col Sndan III e sostanze afffoi sono specifiche dei g1·cMsi: esse, cioè, non hanno il privilegio d' inte ressare i grassi soltanto con esclusione di qualsiasi altra sos tanza. Si è cercato d'altra parte di ottenere colorazioni specifiche degli acidi grassi e saponi: abbiamo a tal uopo il metodo dì Fischl,er, il quale si fonda sulla proprietà che hanno gli acidi grassi principali e i loro sali (di sodio, potassio e P-alcio) di formare con l'acetato di rame in soluzione concentrata una combinazione chimica insolubile, verdastra, la quale diventa. br uno-bluastra in seguito a trattamento con l'ema· tossilina Weighert. Per i saponi sono sta.te in questi ultimi anni uti, lizze.te speciali sostanze coloranti introdotte nella tecnica istologica da Schmith, e cioè il Nilblan e il ~Y eiimethyleriblen; ma. tali sostanze sono ben lontane dall'essere spec:ifìcate dei saponi. La prima di esse fu adoperata cou molteplici fini dal Pellizzi (6) in alcune sue ricerche istologiche sui plessi coroidei, e si è rivelata ca pace di colorare non pure i grassi comuni e certe formazioni presumibilmente costituite da lecitina, ma fine.neo i sali di calcio e certi granuli dei leucocit i mononucleati che nulla avevauo di comune cui grasso. Il Nilblan Cit. de. Tirelli (v. e.ppresso). (2) Ca1rn1m. - Cit. da Handwo rk (v. appresso ). (3) MABBURO. - Jahrbiicher f. P sych. 1i. N e1trol., Bd. XXVII, 1906, pag. 213. (-1) HA..vow1mK. - Zeitach. fiir Mikr., Bd. YV, 1898, pag. 177.
(I) STA.RKE. -
(J) ALTltANN. Die ele111e11tcirorya11isme11 ,m d ihre B e:ich1m gtm z« der Z ellen, Leipzig, 1894, pa.g. 116. (6) PELLlZZJ. - R-i.cerche ù11olo(liche e tJpe ri m entc,l i aui ple~Bi co,·oidei . (Riv. 8perim. di freniatria, voi. XXXVII, fase. 1, 1911 ).
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DI UN « METODO DI ELEZIO:SE », EOO.
fu pure largamente usato, dopo Pellizzi, da Cesaris-Demel (1) nello studio delle _piastrine degli ovipari: questi ha creduto di ottenerf' una. colorazione specifica del grasso in senso largo! Pare che tanto il N1lblan quanto il Neumethylenblen siano in grado di colorare perfino i microrgan 1sm1. Non credo possa asserirsi per ora nulla di concreto intorno al ble1i di chinoleina e i metodi di Unna (aventi per base la presenza di acido tannico, picrico e nitrico nel liquido fissatore). Accennerò brevemente alle reazioni microchimiche di quella cc1.tegoria di corpi grassi che vanno col nome di lipoidi. In questi ultimi anni tali sostanze hanno assunto una notevole importanza. nella biologia cell ulare. Casa-Bianchi(~) richiamò l'attenzione sui lipoidi della cellula renale, che fece assorgere a dignitÌI. d i veri organi cellulari e chiamò liposomi; Uffreduzzi (3), avvalorando precedenti osservazioni di Friedma.nn, Plato, Ganfini, ecc., accertò la presenza dei lipoidi nelle cellule interstiziali del testicolo, nelle quali si mccolgono verso la zona protoplasmatica opposta al nucleo - che è generalmente situato alla. periferia - costituendovi una formazione tondeggiante o semiluna.re che abbraccia il nucleo stesso con la sua concavità. Ciaccio ritiene rhe i lipoidi delle cellule interstiziali in discorso, le quali egli qualifica tra gli elementi a metaboli.rn10 tipo-lipoide, siano specialmente abbondanti durante l'attività genitale e rappresentino un prodotto della attività secreti va del protoplasma cellulare; ma U ffred uzzi, associandosi a quanto venne ammesso da Cesa-Bianchi per il rene, tende a considerarli veri organi cellulari. Una categoria speciale di lipoidi, i lipocrorni, vennero segnalati nel sistema nervoso da Ramon y Cajal (4), Roncoroni (f>), Obersteiner (6), ecc.: Marzocchi (7) li trovò assai abbondanti in un'epilettica morta in istato di male; Tirel li (8), allargando il campo delle indagini, potè conseguirne il reperto, a volte cospicuo, in molti alienati. ( 1} CESARIS·Da:11.u,;L. - S11lla natura lc11cocitaria delle piMtrine degli ovipari. (V. Areh. ital. de biol, t. LVI, fase. 3, 1911, pag. 3'15). (2) Ci-:s.~-.BrANClU. - Boll. della Soc. med.·chir. di Pada , 1007, pag. 96. (3) l'FmP.ouzz1. - Liposon~i e lipoidi <klla cellula inlerRtiziale. (Giom. dell11 R. Ace. a,: mcd. di Tr>rin'1, n. 3-4, l 940, pag 123). (4) RA~ION y CAJAJ,. H istoloyie dtt ,;yetèmc n erveux. 1909, pag. 191. (5J RosCORONL - l11trodui ione alla clin u;a delle »wlallie nervose e metuali, 1910, pag. li.
(6) Oae:1t'<TEIN&H. - Cit. da Tìrelli (v. appresso). (7) i\1Anzoc<'m. - Arclt. per le scien=e 1111,d., voi, XXVIII, n . 6, 1904, png. 85, (8) T-1ni::i:.i.1. LipoHomi n elle celfulc ganglionari degli alienati. (Giom. della R. A ce. di med.<iiTorino, n. 1-2, l!lJO, pa:r. 3).
DI UN e METODO 0 1 ELEzJO:,;g ,., ECC.
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Non è qui il caso d'intrattenersi sui rapporti tra lipoidi e processi fermentativi intracellulari. S i domanda.: esistono reazioni microchimiche specifiche per i lipoidi 1 Il metodo cli Giaccio si fonda in ciò, che i lipoidi, a differenza dei grassi comuni, sono suscettibili di subire la così detta « cromizzazione >, ossia una speciale modificazione nella loro costituzione chimica, in virtù della quale essi divengono inwlubili nei comuni solventi dei grassi (alcool, etere, xilolo, cloroformio, solforo di carbonio, ecc.), per modo che, successivamente, possono esser messi in evidenza dal Sudan III, Scharlach-.R e sostanze coloranti affini. (In seguito alla cromizzazione i lipoidi perdono la proprietà di ridurre a freddo l'ac. osmico). Cia<'cio esegue cosi il suo mtlt.odo (1): fi ssa i tessuti, tagliati in sottile spessore, 24-48 o. in bicromato di K 5 p. 100 cm• 100, formolo 40 p. 100 ~O, ac. formico puro 10-15 gonce oppure a.e. acetico ero.• 5; trapassa poi i pezzi del liquido fissatore in bicromato di K 3 p. 100 per 7 giorni a 37°. Dopo aver subita, così, la cromizzazione, i li poidi possono esser coloniti col Sudan IIT, con lo Scharlach R, ecc. ed esser messi iu evidenza in seno alle cellule anche se commisti ai grassi comuni e ad altre sostanze. Ciaccio ha dimostrato, col suo metodo, come nei processi flogist ici sperimentali dell'epiplon si ha l'intervento di cellule speciali, cariche di lipoidi, che egli attribuisce alla. lecitina: queste e cellule lecitiniche > s'incontrano precisamen te: 1° nel prodotto della d.i gestione endocellulare di eritrociti e leucociti fagocitati dai macrofagi (leucociti polinucleati neutrofi li, plasmazellen, cellule epit.elioidi, cellule giganti); 2 1 nel prodotto del metabolismo dei poli blasti di Maximow; fP nei mate1·iali degenerativi esistenti nei focolai di necrosi. Ciaccio fa deriva.re i lipoidi dai grassi comuni per opera. di fermenti speciali. Senonchè il metodo di Ciaccio è stato recentemente esaminato a titolo di controllo, da Ka.sarinoff (2), Ka.wamura (3) e Rocchi (4), e i risulta.ti di questi ricercatori inducono a concludere che esso non è .'ftrettamente specifico dei lipoidi, J)(H·chè mette pw·e in eridenza l 'acido oleico; inolti·e, stanclo ai lipoidi, pnr colorando bene la l-ecitinn e il protagono nel gruppo clei fos(atidi e la cef'alina e la cerebrina nel grnppo dei cerebrosidi, il metodo in disco1·so non m ette in evidenza, secondo Kaicamura, nè la sfingomielina (fos(atide ) nè l<t frtnosina (cerebro.'/'ide). ( 1) C'ùl.cCJo - Ar.:h. /. Z ellforsch•mg, 1010; Zit:1ler8 B eitragc. Bd. 1, l \J l I. (2) K ASAllTNOFF, - ZieglerB B eitrii(Je, Bd. 41), 1010. (3) KAWAITTIRA.. - Die Cholesterinesterverlett1mg. G. Fischer. Iena, 1911. (4) Roc-ca1 - S1tl m,etodo Cù.1ccio 7,er la colorazirme elci lipoidi. (Speri,n., fase. 4 ~ 1911, pag. 441).
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Quanto ai lipocromi, essi sono tuttavia poco definiti dal lato chimico e - probabilmente in conseguenza di ciò - sono lontani dal possedere uua colorazione specifica. Se ne sono particolarmente interessati in Francia, Ba.bes l l ), l\Iarinesco e Parkon (2), Régand (3). Rieder (4) li ritiene essenzialmente costituiti da acidi grassi, con esclusione però degli acidi palmi tinieo e stearinico. Se così fosse, potrebbero esser colorati col metodo di Fischler (v. avanti). **"'
b) La colorazione a fresco e a secco col Sudan Il 1 e 'il « metodo osmico » p er lo 8fudio dei: leucociti a contenu.to grassoso. - Il Sudan III, designa.Lo fin dal 18!)5 da Studiati e Da.dcli (5) come preziosa sostanza colorante per i grassi del corpo animale vivente, largamente usato nella tecnica istologica dallo stesso Daddi e da altri (v. avanti), acquistò in ultimo un posto notevole nella tecnica ematologica per merito di Cesaris-Demel (già cit.). Questi impiegò il Sudan III, semplice o associato al brillant-cresylbleu, in un suo metodo di colo1·azione a fresco o ?:itale del sangue aven te come scopo precipuo lo studio dei leucociti a contenuto grassoso, ossia, secondo la denominazione adottata dallo stesso A., dei lei,cociti sudano/il i. Il metodo va esvg ui to nel modo seguente : sulla facci11 superiore di un portoggetti, previamente ripulito ed esposto alla fiamma di un becco Bunsen o ad Rlcool in modo che sia ben calùo al momento in cui dev'essere utilizzato, si passa e ripassa una baccht' ttioa di vetro ben levigata e intrisa di una i::oluzione alcoolic1< diluita di SL1dan III (Surlan III gr. 0,20; alcool assoluto gr. 100 fino al momento in cui vi si è determinato un sottilissimo e omogeneo strato di sostanza colorante). ]lopo, con le nbituali norme, si preleva una piccola goccia di sangLte su <li un conog getti, il quale !:'ubito dopo vn deposto sul portoggetti preparato come sopra e collocato orizzontalmente, per modo da comprimervi col proprio peso il campione di sangue da esaminare. Si vedrà quest'ultimo - sotto il p (';;o del covroggetti e sopratutto pN· c11pillarità - distendersi rnpidnm ente in uno strato più o meno tint., sul giallo dal Sudan I II che si è sciolto nel plasma e nel grasso rventualmente contenuto n el campione in discorso. Dopo alcuni minuti - tempo, a nostro avviso, indispensabile non solo percbè cessi nt>l prepnrato ogni oscilln1.ione da parto degli ell'menti morfologici, ma anche pi>rchtl la sostanza <:olorn.nte abbia modo di diffondersi nei diversi punti del preparato - si comincia ( I) B,,DES. -
Oompt. rend. de la Soc. cle biol., 1908. Jb., 1908. (3 ) R~; r:AND. Jh .• 1908. (~ ) R1 E 1>t: n. - D c1,tRch. A rch. f iir kl fo . .Mrd. Bd. LIX, 1808. (."•) STt't >U TI e D.w o1. - S ul fe,u>uto adi po8o. (S pr rim., fnsc. 2, 1805).
(2) )I.rnr~esco e PA.1 \KON. -
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DI UN e METODO DI ELEZIONE > 1 E CC.
l'osservazione microspica. Del contingenta Jeucocitico solo gli eosinofili sono, per solito, sicuramente identificati; e a preferenza di qualsiasi altro criterio valgono, a tal uopo, la grandezza e un aspetto verdognolo brillante dei loro granuli ossifili. Le granulazioni grasse prendono un colore che va dal giallo- zafferano al rossomogano. Per dare una colo raidone ai nuclei e n e llo stesso t empo m etterc> in migl ior rilievo le alterazioni morfologiche e cromatiche dei leucociti, Cesaris-Demel .associò al Sudan III il brillant-cresylbleu (brillant-cresylblcu gr. 0,0'!; alcol assoluto g r. 20, restando come sopra le. sol. di Sudan III). Il Guyot (1), nel 1007, propose un meto<lo di colorazione a secco del s ang ue con J'em11to~solin11. FoA e lo stesso Sudan III, sempre per lo studio ,J.-i le u cociti a contenuto grassoso. Egli lo esegue cosi: f1ttto il prelevamento ed eseguita una regolare Hssazione coi vapori di formolo o col calore o coi vapori osmici, lava. in H iO dist. e colore. cun ematossolina Foà.; asportato l'eccesso di soluzione color>tnte, include in una goccia di una miscela composta di glicerina p. 6 e soluzione satura di Sudan JII in alcool a 70° p. 1 (osservazione in capo a 10-12 orPJ. I l nucleo dei leucociti resta tinto in violetto; le granula zioni grasse presentano una tinta giallo-aranciata in virtù della q uale spiccano sul resto del protoplasma che b rimasto incolore. D"Amore (2 /, osse-rvando « a. priori • .in nna nota a pie' di pagina che gl'inconvenienti da lui rilevati per J"impiego del S udan III non sono « affatto eliminati • dal metodo di Guyot, pensò di avvalnsi di un suo « metodo os mico ", il cui procedimento b il seguente: 1° si pone su di un covroggetti una piccola goccia di sol. di acido osmico 1 p. 100; 2° vi si m escola intimamente una piccola. quantità d el sangue da esaminare, prelevato con l'ansa d i plastino dalla punt ura del dito; 3° vi si striscia. sopra un covroggetti asciutto; 4° si espongono all'ar ia fino a diss eccamento le due superficie bagnat e; 6° si colora con sol. acquosa di bruno di Bismarch per la. durata di 1 ora. Il nucleo d ei leucociti, secondo l'A., prende una tinta gialla intensa con reticolo cromatico evidente ; il protoplasma resta meno colorato; la re11zione osmice. avviene anche nelle « infinitesimali goccioline di grasso», che 11.ppaiono n ere e « in di verso livello clel g lobulo secondo i movimenti della vite micrometrica» (pag. 891). :!<
** Tra i metodi accennati incontrò maggior fortuna quello di Cesaris-Demel. Rivolgerò ad esso alcune considerazioni, che a me derivano da. lunga. esperienza in proposito e trovano in part e riscontro in osservazioni fatte dallo stesso Cesaris-Demel (3). Senza dubbio è pr egevole il metodo p er la rapidità di esecuzione. Anche la semplici tà ne costituirebbe un privilegio, se non fosse soltanto apparente, o me(I ) GuYoT. ( 2 ) D'.AMORE.
Gazz. dcr;li oeped., n. J.\ . 907 ; , ·. Tom,11aRi, n . 17, 1907, pag. 404. Sulle gran11lazio1ti g,·r,.,sc dei leucociti circolanti. (Tomnwei, n. 17,
-
1907, pag. e89). (3) C&S~RIS·DEllf!J,. -
S 11/la colorazio1.r a fr,(lco drl s<m r;uc. (Lavori
chimica e microscopia chimica , voi. I, fosc. 2 e 3. 1908/.
B
R iviste di
4.54
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g lio, come dice Cesaris-Demel 7 « facilmente ingannevole•. Invero possono aversi risultati poco attendibili o addirittura. erronei per le se· guenti circostanze. che non sempre si riesce a elimina.re con un lungo esercizio e rigore di tecnica: 1° la quantità di sostanza colorante non è proporzionata alla goccia di sangue che vi è stata sovrapposta: può essere relativamente scarsa, e allora la colorazione riesce insufficiente e un numero considerevole di granulazioni grasse potranno passare inosservate; può essere relativamente abbondante, e in tal caso il campo di osservazione resta intorbidato da accumuli di colore indisciolto; (oltre a ciò, nota Desaris-Demel che « le fini differenziazioni basate sulla metacromasia non sono più possibili ») ; 2° la sostanza colorante è rimasta distribuita in uno strato non omorreneo: gli stessi in con venienti del caso precedente riferibili ai diversi punti del preparato nei quali si ha un difetto o un eccesso della medesima. A. queste circostanze bisogna poi aggiung ere delle altre che sono affatto indipendenti dalle ragioni di tecnica e sono invece inerenti alla natura propria del metodo. Seguendo l'ordine di esposizione, possiamo cosi raggrupparle: 3° la temperatura dell'ambiente e altre influenze per ora non precisabili influiscono decisamente sui risult ati del metodo. Una temperaturA. bassa è in grado di sottrarre a lla colorazione e quindi all'osservazione tutto il grasso esistente nel preparato: in una determinazione eseguita a temp. di G° C in uu soggetto con· vasto em piema meta.pneumonico ebbi reperto di sudanofili del tutto negativo, mentre ripétendo la ricerca a distanza. di poche ore in una sala operatoria riscaldata a 27° C ottenni il 65 p. 100 di sudanofili, cifra abbastanza concordante coc. un'altra (58 p. 100) ottenuta nello stesso soggetto - da un campione di sangue prelevato al momento della. prima ricerca col Sudan III - co! metodo ai vapori osmici che sarò per esporre. Lo stesso Cesaris-Demel riconosce la dannosa influenza di una t em· peratura inferiore ai 20° C, e avverte la necessità di proporre un piccolo apparecchio (che è una modificazione della comune stufa da paraffina) onde mantenere a 011portuno riscaldamento il materiale inerente al suo metodo d i colorazi one vitale. È p robabile che una ragione fond<>mentale della diversità di r isultati ottenuti da va.rii ricercatori debba, appunto consistere io unaùiven,ità di t emperatura alla quale si son trovati esposti secondo abbiauo lavorato nei mesi freddi o nei mesi caldi; 4° l'osservazione microscopi<.:a d eve fa rsi subito dopo il prelevamento della goccia di sangue: il che rende praticamente inservibile il metoÙ1> sempre che il sanit.ario uon 11.ùbia un microscopio a sua im-
DI UN e METODO DI EL,EZIO:,/E > 1 ECC.
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m ediata disposizione (circostanza tutt'altro che eccezionale in alcuni paesi rurali e del resto possibile in qualsiasi paese o città, potendovi::;i l'ammalato trovare in un sito ben distan te dalla sede di osservazione); 5° il tempo u~ile per un'osservazione rigorosa è piuttosto breve : secondo la. mia personale esperienza non deve oltrepassare i 20-25 minuti a partire dal momento del prelevamento. Infatti gli elementi morfologici del sangue, non fi ssati, vanno incontro per un p rocesso <li necrobio.si a quelle alterazioni p rogressive dimostrate in ogni loro particolarità dal Ca.stellino (1), in forza delle quali subentrano quauto prima due inconv'3nienti: 1° il protoplasma - e con esso tutte le formazioni granulari, incluse le granulazioni sud!lnofHe - si appiattisce ~ si espande; 2° le affinità cromatiche delle cellule e dei loro componenti m orfologici si pervertiscono - e nel nostro cas<• avvitme che il :::ìudan III sarà assuntu via via tanto dai nuclei (il che è ril~vato dallo stesso Cesa.ris-Demel) quanto da granuli protoplasmatici che evidentemente non hanno nulla di comune col grasso. Pertanto il metodo della colorazione vitale non mi pare adat to per ricerche che ri<:hiedono un sufficiente dettaglio di osservazione, poichè, dopo 20-25 minuti :...... perio:lo piuttosto b reve, più breve ancora se si sottraggono i primi miuuti, inutilizzabili, che precedono il principio dell'osservazione - bisogna rinunciare all'osservazione stessa: in caso contrario, oltre che non si potrebbe teuere alcun conto del volume delle granulazioni sudanofile, si con-erebbe il rischio di scambiare per g ranulazioni suda.nofile elementi del protoplasma affatt.o differenti per natura. e significato. Ma è d'uop0 aggiungere che, accanto alle altera.zioni che inter-vengono nei leucociti per la inevi tabile neernbiosi in cilt o1 altre, probabilmente della stessa natura o molto affini: potranno g ià. esister vi fin dal principio dell'osservazione per effetto d i un a n ecrobiosi in vitam e, se mai, di contingenze n ocive donite allo stesso procediuie11to di tecnica; per m odo che, anche circoscri veudo l'osservazione a.I periodo d i tempo da noi trovato comuneme11te utile, neppure siamo sicuri che il S udan li! abbia esercitata. la sua az ione colornnte esclusivamente sui grassi. Tutte queste circostanze, pertanto, aumentano a dismisura le cause di errore già inerenti alla n on specifici tà del Sudan III. Queste le ragioni principali che m 'indussero ad avvalermi cli uu metodo che, come vedremo, elimina g l' inconvenienti or oro, menzionati. 11 ) CAS1'1!:LL[N'O. -
Ric,rch<· 8J)('r i 1M 11,/a{i RU i gfolmli bi1mc !ti del ,, (lll!fltP. (Bull. ddlu
R . .-1~ . mcd. di Oerw,·a, fnac. 2, 1892/.
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DI UN « METODO DI ELEZIONE >, ECC.
Sul metodo di Guyot, che ha pure per base il Sudan III, non è il caso che io m'intra.ttenga. Del « metodo osmico > di D'Amore non ho esperienza diretta, anzi, a dir vero, non ho creduto valesse la pena procurarmela, tenuto conto che le percentuali dei leucociti a. granulazioni grasse ottenute dall'A. sono più o meno deficienti (la maggiore percentuale raggiunta nelle infezioni purulente, è appena il fl6 p. 100), se si mettano a confronto con le percentuali ottenute da me col mio metodo e dagli altri e da. me con la colorazione vitale al Sndan III. e ) Metodo p1·oprio. - L'impiego dei vapo,·i osmici per lo stu,dio dei lencociti a contenuto gra.~soso. - I vapori osmici a. scopo di fissazione furono da me usati e preferiti a qualsiasi altro mezzo fin dalle mie prime ricerche ematologiche; la tecnica corrispondente perfezionai uu po' per voìta e finalmente esposi con sufficiente dettaglio nel 1907 in un mio la voro sulle piastrine del sangue (1). Continuando su questa via, mi riuscì finalmente di venire in po'!sesso di un metodo inerente allo studio dei leucociti a. contenuto grassoso, metodo in cui l'attribuzione dei vapori osmici non è soltanto di fissare gli elementi in discorso (come tutti i rimanen ti del preparato, ma anche di rivelarne l'eventuale presenza del grasso. Il procedimento è il seguente: 1° si versano 2-3 gocce di sol. di acido osmico a l 2 p. 100 in un comune recipieute di vetro con coperchio che chiudt1. ermeticamente (è bene che il coperchio, a tal uopo, porti un solco periferico smerigliato che si adatti al bordo, egualmente smerigliato, del reci pien Le); 2° prelevata su di un couoggetti, dietro puntura del polpastrell o di un dito, una piccola. goccia del sangue da esaminare, vi poggio sopra un secondo covroggetti, e poi separo i due vetrini per strisciamento, in modo da. ottenere sn ciascuno di essi uno strato di sangue sottilissimo. Asciugo rapidamente con l'aiuto di una. fiamma a gas o ad alcool; determino una prima fissazione, piuttosto debole, col passare i vetrini 2-3 volte attraverso l'estremità della fiamma; 3° Eiipongo lo straterello di sangue ai vapori osmici g ià. raccoltisi a sufficiente concentrazione dentro il recipiente, facendo aderire i vetrini, dalla parte del dorso, mercè una goccia. d'acqua, alla. superficie inferiore del coperchio. L'esposizione va protratta 5'; 4° immergo per 5' in soluzione acquosa di eosina marca AB 1 p. 1001 lavo con q nalche getto di acqua comune (con che la sostanza (I) SrADAno. -
L r p i w1/r(,ip e In loro a'r riMzi<m c dai gln/ni/i rOBfi. (Poliçl. M., 1907).
DI UN « .ILETODO DI ELEZIONE >, Ji:00.
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colorante viene asportata in modo apparentemente completo); immergo per altri 6' in soluzione acquosa. di bleu di metilene Hoescht 1 p. 100. Lavaggio abbondante. Asciugamento. L o strato di sangue mostra una tinta vivacemente turchina: 5° monto in balsamo e procedo all'osservazione immediata con obiettivo a immersione. Sul mare plasmatico, che ha assunto una tinta viola-rosea legge· rissima, la qua.le si rende gradatamente azzurra verso la periferia degli elementi corpuscolari, spiccano questi in modo da essere nettamente identificabili, spiccano in particolar modo i polinucleari e gli eosinofìli per essere rimasto del tutto o alquanto chiaro (v. appresso) il loro ialocitoplasma, sul quale risalta il mitocitopla.sma come nitidissimo reticolo tinto in azzurro. I nuclei si tingono pure in azzurro, ed è evidentissimo il disegno della. loro sostanza cromatica in tutti i suoi dettagli. Il reperto è perfettamente utilizzabile per la determinazione della formula leucocitaria. Poichè a noi interesserà. più che altro la distinzione tra polinucleari ed eosinofili, credo opportuno insistere sulle seguenti note differenziali: a) nei polinucleari il mitocitoplasma è più stretto ohe negli eosinofìli e inoltre, a differenza che in questi, verso la periferia si mostra di massima in rapporto con qualche gra· nulo neutrofilo, che avrà assunto una tinta quasi azzurra per influenza prevalente del radicale basofilo; b) il ialecitoplasma è rimasto affatto incolore nei polinuoleari mentre negli eosinofili ha assunto una nuance rosea; e) i caratteri morfologici del nucleo e le dimensioni degli elementi (per solito maggiori negli eosinofìli) potranno accessoriamente contribuire alla identificazione - sebbene io non abbia trovato mai necessario ricorrere a questi ultimi criterii, essendo già sufficienti i due primi. Con questo metodo i linfociti, i mononucleari, le mastzellen, ecc., restano colorati come se il preparato fosse stato trattato col solo bleu di metilene; gli eritrociti offrono una tinta giallognola. nel mezzo, la quale passa gradatamente all'azzurro fo·ncé verso la periferia. In tutti i leucociti sono ben riconoscibili le granulazioni e l~ forma· zioni di grasso eventualmente esistenti: esse si presentano nere con centro brillante ai movimenti della vite micrometrica. Il rilievo è massimo nei polinucleari e negli eosinofìli - ohe saranno, come ho notato, i più interessanti dal nostro punto di vista - per il contrasto tra la tintR. nera e il fondo chiaro del protoplasma. Questo contrasto, utilissimo per una rapida e netta ricognizione delle granulazioni grasse, non escluse quelle estremamente piccole, è appunto uno dei criterii fondamentali che hanno informato il presente metodo. Tutti gl'inconvenienti menzionati pe1· la coloi·azione vitale col Sudan TII regtano eliminciti. La conservazione dei prepm•ati colO'rati, per quanto 30 -
GI-Ornale dt meJlclna mi/Ilare. - F,,sc. Vl·Vll.
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DI UN e METODO DI ELEZIONE » 1 ECO.
riguarda l'evidenza del grasso leucocitico, è di breve durata, ma suf. ficiente in o6 ni caso per un esame accu.ra.to e completo del grasso medesimo. È interessante notare, d'altra. parte, che i preparati non colorati restano del tutto integri, e pronti per la colorazione e l'esame del grasso leucocitico, per un tempo, se non illimitato, lunghissimo: ho avuto l'opportuni tà di convincermi di ciò, colorando e osservando preparati di sangue, che avevano subito il trattamento osmico suesposto da circa 20 mesi. È quasi superfluo aggiungere che, oltre al grasso leucocitico, il metodo mette in evidenza. tanto il grasso libero, quanto quello even• tualmente esistente in altre forme cellulari diverse dai leucociti (es., nelle piastrine). Si domanda: è dato, con tal metodo. riconoscere tutto il grasso leucocitico o soltanto una parte di esso? ed è dato costantemente distinguere i I grasso leucocitico da sostanze di natura di versa? Una risposta esauriente non mi ps.re possibile allo stato attua.le delle nostre conoscenze. Quanto al primo quesito, osserverò che, in un grandissimo numero di ricerche comparative, la percentuale dei leucociti a contenuto grassoso messi in evidenza dai vapori ogmici ossia, più brevemente, dei leucociti e osmiofili » ha concordato con la percentuale dei leucociti e sudanofili > ottenuta col metodo di Cese.ris-Demel; in pochi casi la. prima percentuale si è mostrata inferiore, e talora di molto, alla seconda; in parecchi altri oasi si è mostrata superiore. Ora, mentre ho potuto sempre giustifica.re i pochi casi con percent,ue.le di osmiofili inferiore a quella dei sudanofìli, ammettendo che il Sudan III, a. causa delle forti note degenerative esisten1,i nei leucociti, avesse esercitata. la sua azione colora.nte anche su sostanze diverse dal gr.a.sso (v. a:vanti}, non sempre ho potuto giustificare i pa.recchi casi con percentuale di osmiofili superiore a quella dei sudano.fili invocando a carico di questi ultimi un'adegua.ta. ca.usa di errore (es., temperatura, scarsità di sostanza., colorazione, ecc.) di quelle, già menzionate, inerenti al metodo della colorazionè vitale. Da queste osservazioni, per qua.nto signifìca.nti - riferendosi tutte a. oscillazioni numeriche che non rientrarono nei limiti degli inevitabili errori -, sarebbe prematuro trarre una conclusione qualsiasi; d'altra. pa:rte esse non risolvono il quesito, se il nostro metodo (dato pure che riveli, conformemente a.Ila. riportata ta.bella del Lombardo, una maggior quantità di grasso che non il metodo di Cesaris-Demel) sia poi in grado di mettere in evidenza tutto il grasso leucocitico o soltanto una parte. Merita, d'altro verso, una. speciale considerazione la lipemia dei diabetici.
DI ON < METODO DI EJ,EZIONE > 1 ECO.
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Fischer (1), in un caso di diabete grave con lipemia, trovò che il Sudan III colorava fortissime quantità. di grasso non imbrunite da.1J>acido osmico impiegato sotto varie forme. Io ho recentemente esaminato un caso di diabete grave a 48 ore di distanza dalla morte, e posso assicura.re che negli organi interni (fegato, rene, polmone, ecc.), ho rilevato una notevolissima infiltrazione di grasso, tanto nei pezzi trattati col Flemming, quanto in quelli trattati con formalina e Suda n III: nel sangue dello 11tesso soggetto, in cui esisteva una intensa lipemia (il grasso emulsionato nel siero occupava, in un bicchiere a -cono, quasi la metà superiore della colonna liquida.; da ricerche chimiche quantitative fatte da un nostro chiarissimo collega, il capitano medico Bosco, risultò circa il 10 p. 100 di grasso), il grasso leucocitioo, col mio metodo, si è mostrato scarsissimo (7 p. 100 di osmiofili a granulazioni fini e rare) e vi si è notata assenza completa di grasso libero nel plasma. Non mi è stato possibile, peraltro, fare ricerche ,comparative col metodo di Cesaris-Demel. Quanto, poi, a specificità della reazione osmica, io già mi trovo <li aver osservato, a proposito delle reazioni microchimiche dei corpi .grassi, che di specificità vera e propria non è il caso di parlare nè per l'acido osmico nè per il Sudan III. Dobbiamo riconoscere, però, -che anche da questo punto di vista l'acido osmico gode dei privilegi sul Sudan III. Infatti quest'ultimo - lo abbiamo già rilevato - colora sostanze assolutamente diverse dal grasso (perfino i nuclei!) sempre che gli elementi cellulari vanno in necrobiosi. Risulta poi dai la-vori di Mayer (2), Dorset (3), Preisz (4), Daddi G. (5), ecc., essere il Sudan III capace di conferire una colorazione vitale a. varii mi-crorganismi (bacillo tubercolare, carbonchioso, ba.et. coli, bacillo tifìco, ecc.); Dietrich e Liebermeister lo impiegarono per lo studio di .granuli non grassosi, che essi riscontrarono in molti germi e riten · nero veicoli di ossigeno. L'acido osmico, invece, a meno che non siano degenerati in grasso, non imbrunisce affatto i microrganismi. (I ) Ftscmra. U ebcr Lipamie tl'nd Chole.steriimi e, sowie uber Veriinderungen dea .Pankrea,; ,md der L eber bei Dùtbetes mellitw1. (Virch. Arch., Bd. 172, 1903, pag. 30 e 2lR). (2) MAY&R. - Ueber Geisseln, R eser~l',/JtoUe, K em e 1m d S porenbildun g der Baktcrien, .Flora, 1899, pag. 429. (3) D oas.ET. - N eu:- Y ork mcd. J oum., 1899. ( 4) PREtSz. S tudùn uber M orphologi e ,md Bi ologie der M ilzbran dbacillus mit besonderer der Sporenbildtm g auc/1 bei anderen Bakt1rien. (Oentr. f. Bakt. u. Pharm ., Bd . 35, pag. 2RO, 416, 537, 657). {1') D.t.DDI G. - Sopra l 'Io coloraz ion e ~·itale del bacillo del tifo e del coli 1,er m ezzo 4 el S udan III. (Sperim. , nnno L I X , 1905, pag. 639).
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CASUISTICA CLINICA CANGRENA SIMMETRICA DELLE ESTREMITA. (MALATTIA DI RAYNA.OD),. pel capitano medico A.menta cav. Antonino. Il R aynaud nel 1863 descrisse questa malattia caratterizzata prima da asfissia locale, raffreddamento, sudore delle estremità, colorito cianotico, e quindi dolore e formazione di flittene : se il processo cangrenoso continua, si arriva alla mortificazione dei tessuti, che diventano neri, e quindi alle. eliminazione della parte cangrenata e alle. cicatrizzazione dei tessuti sani. li processo può colpire contemporaneamente le estremità: però raggiunge il massimo in uno solo. L e condizioni generali intanto resterebbero buone. Egli attribui ques ta affezione ad una nevrosi, caratterizzata da una estrema: irritabilità dei cen tri vasomotori dell'asse gri~io spinale. Recentemente però si volle di,re un'altr/t interpretazione, attribuendo tali sintomi ad una leaione nervosa, che determinerebbe l'endarterite obliterante. Le cause sarebbero quelle reumatizzanti, diatesiche, artritiche, neuropatiche, ecc. Molto affine a tale malattia è quelta descritta dal Morran, caratterizzata dit paresi Analgesiche delle estremità superiori e consi!':tenti in sudori eccessivi durante il lavoro, colore vinoso e violaceo della pelle, e che forse è il primo grado delle. malattia del Rayuaud. Altra malattia affine è quella di Weiz-Mitchell, o edema angionevrotico transitorio, che può presentarsi in qualunque parte del corpo, specie in corrispondenza delle articolazioni, e dovuta a para lisi de i centri va.so-motori. Rapporti etiologid sembrano avere il cosidetto male perforante del piede e il morbo di Dupuytren, o retrazione dell'aponevrosi plantare, Nella razza negra è stata osservata. l'ekuhan a decorso lungo, in cui si ingrossa.. il dito mignolo, devia all 'esterno e con dolori fortiss imi finisce con 111. caduta della parte ipertrofizzata.. Avendo avuta la fortuna di osservare in questo ambulatorio quattro ca.si di cangrena asfittica delle estremit/t, ne es pongo la storia clinica per d-!durne delle cons iderazioni etiologiche. 1° Caso. - Mohamed Bocres è un ragazzo di 12 anni circa: ha i genitori viventi e sani; tre fratelli sono morti in tenera età. Egli, com(1 è risultato dalla testimonianza del nostro interprete, sino a t,re mesi prima stava bene, nè aveva m ai sofferto malattie i mpor tanti. La malattia. si iniziò circa tre mesi addietro (dopo la pace italo-turca, 18 ottobre rn 12), e com inciò con febbre alta, preceduta da brividi e dolori ad e1Jtrambi i p i<'d i, ma specialmente al destro che tosto si tumefece; i dolori, a suo dire, erano lancinanti a t rafittura, e contempo1·aneamente s i andò attutendo la sensibilità delle due estremità: la febl.ire durò continue. circa un mese per cedere quindi a poco a poco per lisi. Do~,o l'edema. ,lel piede destro e la sua. insensibilità, cominciò a nota.re delle fl ittene a livello dell'a,·t:coln;done tibio-lars icn, che si nnrlarono rapidamente estr>n-
OASUISTIOA OLINICA
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-dendo e contorna.odo l'articolazione, mettendo a.Ho scoperto prima il s:ottocutaneo e quindi, progredendo il processo distruttivo necrotico, i tendini sottostanti e le ossa dell'articolazione tibio-astragalica. Tutto il piede intanto si andava. disseccando, indurendo, e prendeva un colorito nerastro di vera cangrena.. Negli ultimi quindici giorni notò pure che le stesse flittene comparse prima "Sul piede destro cominciarono a comparire anche sul sinistro, a livello delle articolazioni metatarso-f'alangee, pl"ima su quellll dell'alluce e poi a. po,lo a poco anche su quelle delle altre quattro dita. Qua ndo l'inft1rmo si presentò al nostro ambulatorio, era in uno stato da fare pietà: tut to il piede destro in preda a cangrena secca e nera come un carbone -era quasi del tutto distaccato dalla gamba: l'articolazione tibio-tarsica era tutta allo scoperto; la superficie articolare dello astragalo nt>crosata e annerita: i tendini del tibiale anteriore e degli estensori delle dita, come dei peronieri, ridotti a sottili corde: la superficie articolare della tibia ricoperta da un grosso strato di _grA111daziQni rQssa$tre delimitante la. linel\ di deiµarcAzione. La can grena si era ivi arrestata. Sul piede sinistro, sulla linea articolare metatarso falangea, lato dorsale, si -vedevano delle ulcerazioni profonde, alcune delle quali, quella dell'alluce, hanno .raggiunto il piano osseo ed iniziano la disarticolazione delle falangi; sembra. che una mano intelligente le abbia prodotte. tutte quasi allo stesso livello, contornano l'articolasione, ne cominciano il distacco. Il resto del piede è quasi sano, 138 si eccettua un po' di edema sul dorso di esso : però ivi la sensibilità è nor.male, invece sulle dita essa è completamt:nte distrutta. Lo stato generale dell'infermo era notevolmente deperito, pallore vis ibile dei <:omani tegumenti: faccia alquanto edematosa, elevazione febbrile serotina: l'esame del sangue rivelò una distinta leucocitosi. Quello delle urine tracce di albumina. I riflessi superficiali e la sensibilità delle gambe alquanto attutita. Date queste gravi condizioni, decisi di operarlo. La prima operazione venne eseguita da me il 26 gennaio u. s. e, non potendo utilizzare nemmeno parte del piede destro caduto in cangrt>na e quasi del tutto disarticolato, dovetti praticare l'amputazione del So medio della gamba destra, con metodo circolare: i tessuti molli erano un poco infiltrati, e nel sottocutaneo -esisteva un po' di edema. Infatti, benchè usassi tutte le cautele di antisepsi, pure il lembo cutaneo non attecchi per prima, ma sul moncone rivestito da un buono strato muscolare si formò a. poo~o a poco una vasta cicatrice: l'altra operazione sul piede sinistro venne eseguita il BO gennaio: consistè nella di11articolazione medio-tarsica alla -Ohopart, cadendo su tessuti sani e la9ciando fuori l'avampiede atta-0cato dalla ~angrena.
La guarigione si ottenne per prima. 2° Caso. - Si tratta di un altro arabo di nome Alt ben Agibial, di ci rea 46 anni di età, anche esso del villaggio di Zarrog, poco distante da Misurata. La malattia anche in esso si iniziò -Oirca 4 mesi prima con febbre. e dolori a varie articolazioni, ma sopratutto ai piedi, e durò circa un venti giorni; dopo uotò insen.s ibilita e raff~damento dei p iedi, i quali si tumefecero prima e poi andarono assottigliandosi e prendendo un aspetto nerastro. A livello delle articolazioni tibio tarsiche si formarono delle ulcerazioni, che andarono circondando il -00llo del piede e affondandosi sino all'articolazione : infine dopo la distruzione dei
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CASUISTICA CLINICA
tessuti molli cominciò anche quella. dei legamenti, perciò a poco a poco i piedi si distaccarono e caddero prima il destro e poscia il sinistro. Qu,mdo il 20 febbraio u. s. l'infermo venne a dorso di un asinello al .nostro. ambulatorio, entra.mbi i piedi erano caduti e rimane,ano allo scoperto i capi articolari della tibia e perone ricoperti in parte da. granulazioni flaccide e irregolari,. per cui parte delle superficie cartihtginee rimanevano allo scoperto. L'infermo da più tempo non aveva avuto febbre nè altri disturbi, la sensibilità negli arti inferiori era ritornata, nè si notarono altre lesioni nervose. Chiedeva però che fol'lse operato per avere regolarizzato gli ani. L'indomani (21-2) infatti, eseguita la anestesia con la iniezione di 5 centigrammi di stovaina nel canale rachidiano, procedetti alla. amputazione del S0 medio dellegambe con metodo circolare. I tessuti molli erano alquanto edematosi, ma i muscoli non presentavano lesioni gravi, per cui si tentò la. prima. Durante l'operazione l'assistente dott. Formiggini riportò unn piccola punturit, al'A. faccia. dorsale dell'anulare destro, che tuttavh dopo due giorni fu causa di un flemmone, che diede luogo a febbre e per cui fu necessario praticare una incisione. Esaminato il pus di questa piaga e la secrezione data·dal moncone amputato,. in entrambi si rinvennero dei cocci di dimensioni ogu1,li, quasi in cultura pura. accoppiati a due. Le ferite cominciarono a suppurare, per cui si dovettero rimuovere i fili e medica re giornalmente i due monconi, e specie quello di destra, da l qua.le venne fuori grande quantità di pui:. Tuttavia. con pazienti cure e medicazioni giornaliere riuscimmo a vincere la suppurazione e ad ottenere dopo circa due mesi la. cica trizzazione perfetta con un buon moncone, sul ciuale si potè anche npplicare un& s tampella di lPgno. 3° Caso. - Si tratta d.i u n arabo di circa 16 anni, il quale mancava della mano destra, che era caduta. circa un mese prima in seguito a. cangrena. e rimaneva allo scoperto il moncone dell'avambraccio. Le tre ultime dita della mano sinistra era.no in preda a cangrena secca ed alla base delle prime falangi cominciava a manifestarsi il solco di delimitazione. • La malattia anche in questo caso era cominciata con dolori alle estremità e con febbre alta, edema e quindi cangrena. Beochè avessi proposto all'infermo l'amputazione dell'avambraccio per impedire il progredire del male, egli, come tanti altri, non ritornò.più all'ambulatorio. 4° Caso. - Riguarda una ragazza araba di circa. 18 anni, la quale presentava cangrena simmetrica di due alluci: anzi q uello del piede dest1·0 era quasi completamentti distaccato ed il solco di delimitazione era lungo la linea meta.tarso falangea. La mala ttia si era quasi iniziatli e svolta come nei ca.si precedenti, Rifiutò l'oper11.zione e dopo la 1• medicatura non tornò più a farsi vedere. CONCLUSIONE. Dnlln storia clinica. di tutti e q uattro i casi risulta chiaramente: 1° Che la mala ttia si iniziò iu modo acuto, come una infezione generale dell'orga.nismo; 2'° Che cessato lo stato acuto i sintomi dolorifici si localizzarono alle estrem ità, dove qui11di più o meno esternamente si svolge la cangrena asfittica, preceduta da edema paralitico e da insensibilità;
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S0 Interpretando giustamente tali sintomi, non è il caso di pensare ad una nevrosi dei centri vaso-motori spinali, ma ad una vera lesione nervosa di tali centri, nei quali hanno agito localizzandosi le tossine dei microTganismi che determinarono la infezione: esse si localizzano ora alle cellule del rigonfiamento dorsale ed ora a quello lombare, secondo che la cangrena attacca gli arti superiori od inferiori, quasi mai contemporanea.mente. I disturbi di sola sensibilità (acroparestesie) sono dovuti a lesione centrale della colonna di Clat"ke presso li\ commissura posteriore e a quella dei gangli solitari delle colonne posteriori, mentre le alterazioni cutanee t1 le distrofie sino alla formazione di escare profonde è dovuta a. localizzazione, in '?icina.nza del canale centrale. In tal modo si possono spiegare le lesioni sistematiche, progressive, fatali sino alla completa caduta dell'estremità colpite dalla malattia di Reynaud, che in tal guisa assume importanza di vera entità nosologica. Misurata, maggio 1918.
CONTRIBUTO CLINICO ALL'AUTO TRAPIANTO OSSEO, per il dott. Amenta Antonino, capitano medico. Benchè le prove sperimentali abbiamo constatato che pezzi di osso vivente auto o omoplastici, qualora vengono messi come caviglie fra i capi fratturati di ossa. lunghe per la cura. di pseudo a.rtrosi, essi vengono quasi constantemente riassorbiti, od eliminati, pure qualche volta. è riuscito che essi ha.nno attecchito, arrivando a prendere connessione con le ossa fratturate e ristabilendone la continuità. Per ottecere tali risultati è indispensabile la presenza del periostio, essendo ormai provato che le trabecole ossee già dopo dieci giorni dal trapianto cadono in necrosi. I t rapianti viventi sono preferibili a quelli tolti da cadaveri; quelli tolti da anima.li non riescono affatto, com'è stato d imost rato in numerose esperienze; le ossa decalcificate agiscono soltanto da stimolo alla rigenerazione ossea, ma vengono ben presto riassorbi te. Lo Schone ba stabilito che i trapianti per riuscire debbono esser fatti fra. tessuti similari della medesima razza; che attecchiscono meglio trapianti da fratello a sorella e in generale fra consanguinei. I tessuti fetali banno maggiore vitalità. Già ho potuto constatare ne lle fratture comminutive delle ossa lunghe per feri te d'arma. da fuoco nella presente guerra italo-turca che frammenti di osso lungo circa 10 centimetri e completamente dis taccati dalla continuità dell'osso, come si può bene osservare nelle nostre radiografie, hanno preso non solo vitalità., ma hanno contribuito alla perfetta consolidazione ossea: tale risultato l'abbiamo potuto osservare anche dopo circa sette mesi dalla lesione (sold. P.), e questo ottimo risultato è dovuto certamente alla conservazione del periostio. Tuttavia si è avuto un caso fortunnto di vero e proprio innesto osseo autoplastico in persona del soldato Z. Emilio del 7° fanteria, il quale entrò nell'ospe·
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OASUI STIOA CLINICA
dale militare di P alermo il 17 marzo u. s. per ferita di arma da fuoco all'avambr!lccio destro con frattura comminutiva del 3" inf. del radio, recisione dei tendini estensori del 1° e 2° d ito, riportata nel combattimento del 12 marzo alle Due Palme {Bengasi). Al suo ingresso venne praticata d isinfezione della ferita, estrazione di varie piccole schegge del radio e sutura tendinea, ridotta la frattura ed applicato un apparecchio immobilizzante finestrato. Constatata però, dopo alquanti giorni, colla radiografia, che la consolidazione non poteva a vve.oire regolarmente per la presenza fra l'estremità fratturate di una grossa scheggia ossea posta obliquamente fra di essi, quando cessò comple tamente la secrezione, si riapri il focolare di frattura (26 maggio), si estrasse la scheggia ossea lunga circa 6 centimetri e che già aveva preso vitalità e la si ricollocò fra i ce.pi frattu rati in posizione rettilinea. La ferita cutanea praticata si restrinse con punti di sutura. Venne riapplicata la fasciatura immobilizzante fenestrata, e dopo un mese, quando la ferita cutanea era cicatrizzata, venne tolta, constatandosi la perfetta consolidazione dei capi fratturati riuniti fra di loro dall'innesto osseo prat icato, come si osserva dalla nostra radiografia. Comt\ reliquati della lesione riporta ta rimase una limitazione dei movimenti articolari del pugno e delle dita, per cui venne inviRto alla cura balneo termale d i Acqui. Normale però è la sensibilità. dell'avambraccio e della mano. Bencbè il tempo trascorso dalla lesione (circa sei mesi) nou sia abbastanza lungo, tuttavia é confortevole il risultato ottenuto da questo innesto osseo autoplastico, che, dovuto certamente alla conservazione del periostio, è r iuscito ad a ttecchire fra le estremità fratturate ed a riunirle anche in mezzo a minori schegge ossee ed a due schegge meta lliche che sono rimaste in sito, senza disturbare affa tto il processo plastico. Tali o ttimi risultati, insieme con altri molteplici di fratture comminutive consolidate ottimamen te dopo mesi di pazient i ed accurate disinfezioni e ad opport uni piccoli interventi, ci incoraggiano alla chirurgia conservativa, anche quando sembrerebbe che non esistano tutti i dati s ufficienti per il buon risultato della St<SS& ,
PI(!. t•.
Frg. li' .
Soltlalo Z. - Frattnr;i cc,mminutiva del 3' iu'.cr i ore del radio sin!· ,tro per rerrla ,1 'arrPn ,,a rnoco. nallìo;:r:illa esq:uila 1•rr11w della ri,fuzione.
Sol dat o JnneilO dr una ;ch•g~ia o;~ra lunga 5 cm. Radi o):!rafla rseguila <1<·! o 40 giorni ,la ll'uperaz!one : I" innesto osseo è ronsoridaio.
z. -
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RIVISTE GENERALl
LA RECIDIVA MILITARE E LA DELINQUENZA DEI MINORENNI, per il capitano medico P. Consiglio, ospedale militare di Roma.
I. Uno dei più discussi argomenti dt,l grande problema della criminalità, sociale -o militare, è quello della recidiva, tanto più per l'aumento progressivo che essa pre·
senta in questi ultimi anni. Essa dimostra (come anche per la recidiva nelle mancanze disciplinari e nella cattiva condotta dei militari) due fatti - messi in luce meridiana dalla. scuoln Positiva Antropologico criminale - di grande importanza bio·psicologica, e giuridico sociale, e cioè per la concezione del delinquente, e per la razionalità. dei rimedii: 1° il delinquente, nelle sue varie forme di occasionale, d'abitudine, passionale, nato e pazzo(Ferri) è sempre - più o meno· un essere anormale, varietà biologica o prodotto morboso, spesso alienato nel senso più lato della parola, sopratutto un degenerato morale, per lo più a base epilettoide; prodotto inferiore d'evoluzione, degenerato o frenastenico, è inadatto al clima storico che lo accoglie, refrattario costituzionalmente alle norme regolari di convivenza civile, o facile alle suggestioni ambientali od alle reazioni ostili od agli uragani i:,sicologici ed alle crisi emotive non equivalenti agli st,imoli ·esteriori. Ti pico il delinquente-nato, che si innesta sull'epilettoidismo e sulla pazzia morale, cui tanto si avvicina il professionale od abitua.le che del delitto si fa un costume per anormale orientamento della sua dismorfica. personalità etica : essi dànno la reciJiva criminale, cotanto più frequente in realtà se si tenesse conto delle gravi equivttlenze delittuose (giuoco, dissolutezza, manovre di borsa, vagabondaggio, prostituzione, ecc.) - 20 la nessuna efficacitt, in tali soggetti, della pena attua.le, che non pub giungere a costituire un elemento determinante nella loro tessitura psichica, cbe è condizionata nel senso di un determinis mo etico, e ·quindi antisociale; donde la irrazionalità, scienti6ca e pratica della presente do-
cimasia penale (Ferri), e il corollario positivo di uno spostamento della sanzione penale verso la preservazione della società. con la profilassi preventiva e la pena a tempo indetermina to. Naturalmente, data l'amoralità. costituzionale, o le tendenze psicopilettoidi di tali rifiuti umani, presto si esplicano i primi tentativi, o le prime azioni criminose, che trova.no nel carattere perverso:ed impetuoso, incorreggibile e discolo o iracondo e dissoluto dei ragazzi, la loro prova anamnestica evidente: quindi la -delinquenza precoce, che meglio ancora dimostra la a.normalità. dei soggetti. 1n (1) Vedi, su questi a rgomenti, uno studio testè pubblicato in 2 foacicoli dalla .Rivuta M ilitare Ìt{lliana, ed un articolo prossimo a pubblicarsi Mila Rivùita d'Italia.
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RrVISTE GENERALI
criminologia, oggidl, si riserva il termine di delinquente precoce ai minori di anni 16; il delinquente minorile va dai 16 ai 21 anni; la prima forma, perciò e tanto più se ha pure la qualifica della recidiva - ha un significato biologico~ e degenerativo, di maggior gravità. II.
Lo sturlio della criminalità militare lumeggia parecchi lati del problema di tantn att ualità sociale, quello cioè della delinquenza minorile: prima di tuttoperchè le reclute che già abbiano riportata. una condanne. prima de lla venuta Allearmi. fanno parte della categoria dei ., minorenni delinquenti »; l'esperienza poi insegna che spesso proprio questi soggetti tarati delinquouo sotto le armi (recidiva generica) e spesso anche vi recidiva.no; inoltre non pochi di tali recidivi militari furono delinquenti precoci, e precocemente recidivi, la qual cose. luminosamente insegna quale sie. la via mae!ltra per evitare si gravi danni alla col• lettività militare: la prevenzione nel reclutamento e la pronta eliminazione di ess i dalle file, una volta si siano disvelati a noi. Prendendo in esame le cifre della delinquenza militare nel ventennio 18851905, possiamo rirelare - in rapporto 11. questo argomento - varii fatti interessantissimi. 1° nei primi 10 anni, sino al 1894, le cifre dei militari recidivi diminuiscono progressivamente, e fortemente, con una riduzione di circa il 60 p. 100 ~ 840-776-707-605- 562- 488-377-344-342; nel 1895 si ha uno sbalzo in aumento, ed~ allora esse crescono alquanto, con oscillazioni irregolari: 415-414-379-416-437-Jv°2889- 430-457-500-583; tuttavia fra il 1° e l'ultimo anno del periodo si ha una riduzione del SO,o p. 100. Se le cifre sono aumenta te, nonostante il sempre maggiorrigore nell'arruolamento median te la profilassi morale, e nonostante l'aumento nei motivi d 'indegnità. nl servizio militare e la riduzione - a tale scopo - dell'entità della pena (legge sul reclutamento 1890), ciò significa chiaramente un forte aumento nt-lla delinquenza minorile nel popolo, o, quanto meno, nel numtiro dei soggetti predisposti a lle manifestazioni aiuorali, od antinmbientali. Ma più importante è la 2" constatazione; la ripetizione dei reati durante il servizio militare, cioè la 1·ecidit-a specifica in s enso lato, va riducendosi progressi vnmente, (salvo qualche piccola oscillazione) ed in proporzione notevole, fluo dell'89 p. 100, considerando i due termini estremi della serie : 3fì2-S3-i-284-2o9-194-I53 -108-I08-l02-57-90 82-64-SG-64-50 58-70-75-72-40. Dunque, l'anomalo e il degenerato, e più facilmente il nevrotico o l'alienato, St' sfuggito alle indngini selezionatrici, una volta manchevole, oade sotto l'osservazione tecnica, e v iene eliminato, prima o dopo la condanna, o la espiazionedella pena. Ma più interessante ancora è la s• constatazione, che cioè la recidiva generica in senso lato, cioà il delinquere nelle fi le dell'esercito di chi già aveva riportlltO condanne da borghese, se scema in discreto modo dal 1885 al 1893;: 478--i42-423346-B<',8-285-269-2r.9-242, dopo aumenta, quasi p rogressive.mente, ed nlla fine in. modo notevole, con una lei fra più che doppia di quella del 1893, e più alta dell'iniziale: 285-S2o-332-S15-330-B73-S82-83l-360-382-4S8·493. Non solo, ma facendo le tre grafiche, si può vedere chiare.mente il parallelismo esatto della curva di t utta la recidiva con ques ta della recidiva generica; dunquel'aumento finale della prirua è dovuto all'aumento più forte dell'ultima, cioè a.
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dire - se non si vuole ammettere un peggioramento morale nei soggetti, invero poco plausibile -, entra nell'esercito un sempre maggiore numero di giovani. condannati in età minore, proprio perchè aumenta nella società la delinquenza. minorile. Come corollario pratico per noi, ha grande valore la 4• constatazione, rilevabile dall'esame delle cifre deJla recidiva e di tutti i militari condannati, e sottoun quadruplice aspetto; !per brevità. esaminiamo le varie cifre di ogni quinquennio, e poi mettiamo in rapporto: a) la recidiva specifica con quella generica. (in senso. lato), b) la recidiva generica con la recidiva tota.le, e) la medesima con il totale. delle condanne, d) il totale dei recidivi con il totale dei condannati, e ciò secondo. il quadro seguente: Anni
1885
t890
f895
f900
t905
p. 100 a)
75-9 56-9 27-tl 48-5
58-7
27-7 78-8 82-2 41-1
13-1 88 4 40-7 461
8-1 92-5 45-9
..
b)
• C)
• d)
65 25-1 25-5
64-S
Vale a dire che: a) i recidivi militari specifici, mentre rappresentano un'alta. quota nella recidiva, sono diminuiti fortemente, e progressivamente, sino alla. sparuta percentuale dell'S-1, in confronto di quelli che portavano sotto le armi il segno di una condanna; b) quindi la recidiva borghese va sempre piu a formare la recidiva militare, sino quasi a costituirla 92-5 p. 1()0); e) essa va. semprepiù crescendo nella formazione della delinquenza militare, costituendola dapprima per circa 1; 4, e poi gradatamente alla metà; d) la recidiva. forma una notevole parte della criminalità. nell'esercito, e tanto più alla fine del periodo (51-8 p. 100). E quindi, se si potesse allontanare, dopo la condanna, ogni delinquente militare, che all'esame risnlti un degenerato amorale, e quindi disposto a recidivare; e se, specialmente, si addivenisse ad una selezione preventiva rigorosa, previo esamec psichiatrico dei segnalati, delle reolute di già condannate prima dell'arruolamento (riforma, reparti speciali, gruppi coloniali, sezioni di emenda o simili, purchè sot• tratti al vivo dell'esercito), vedremmo subito dimezzata la criminalità militare~ e più notevole il suo decrescere, di già cotanto accentuato, nonostante il sempre maggior numero di tipi delinquenziali che sono arrolati, a causa del dilagaredella criminalità minorile. E finalmente una o• constatazione è bene fare, per rapporto alle varie formedi reati: prendendo l'insubordiuazione come tipo di reato militare, ed il furto. come tipo di reato comune, si trova: a) che nell'insubordinazione la recidiva borghese giuoca quasi sempre un'azione che non per il furto (nel 1905, rispettivamente. 21-7 e 16-S p. 100), perohè la insubordinazione esprime la inadattabilità e la conseguente reazione alle costrittive norme di disciplina, cui il degenerato non può plasticizzarsi; · b) la proporzione dei recidivi, nel ventennio, scende in modo più notevole nella prima. che nel furto, dal 62-1 al 26-7 p. 100 per quella, dal S34 al W-5 p. 100 per questo, data la più larga selezione che avviene nel 10caeo, tratt&ndosi di nevrotici o di degenerati impulsivi, quindi più pericolosi per l'ambiente militare; e) tuttavia il percentuale della 1• rimane sempre più alto di quello del furto, perchè di violenti ed emotivi ne rimangono pur sempre nelle file, perchè la inadattabilità prende più spesso la forma di una reazione vivace,. di an atto antidisciplinare, e perchè i degenerati e gli ipomorali, specie se gii.
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provati dal carcere, più facilmente si ribellano alle costrizioni esteriori della di-scipliol\, anche se le loro tendenze criminali siano, d'ordinario, più nel tipo di frode che di quello di violenza.
III. La delinquenza dei minorenni costituisce, oa.mai, un uroblema molto preoc-cupante per sociologi e per uomini politici, in tutte le nazioni ; in questi ultimi .anni le cifre sono divenute formidabili,' ed il loro aumento progressivo è veramente spaventoso. In Italia, nel decennio 181/Q.1906 sono stati condannati, di minorenni: 30,108-3i,068-S4,202-3l ,806-35,612-39, l 09•4 l ,S06-39,688 44, 172-42,062 4-3,684 -eioè con un aumento del 45 p. 100; ma già nel triennio 1904-1906 le cifre sono salite a 62,437-67,696-69,787, e nel 1908 a ben 77,6681 Questi delinquenti precoci, dei quali molti candidati alla recidiva, sono degli ~reditarì, o dei maleducati sociali, o soggetti nei quali si è anestata e pervertita. l'evoluzione morale per influenze perniciose d'ambiente. L'ereditarietà sopratu tto, -0 le note degenerative somato-psichiche, o la. nevrosi è dimostrata da.I loro esame antropologico-clinico, come meglio che tutti ha potuto fare la Commissione sanitaria militare speciale con lo studio di tutti i militari delin1uenti o disciplinari, in espiazione di pena: la immensa parte dei precoci e recidivi era realmente ammalata, nel senso della nevrosi o della degenerazione, con grave peso eredituio, o, per lo meno, di pessimo, condizioni famigliari (1!. Del resto le indagini dei &O· ciologi dimostrano essere dovuto, tale aumento, ad un complesso di condizioni economico-sociali: al sempre più diffuso nervosismo, al dilagare dell'alcoolismo e della sifilide, ai dissesti familiari - conseguenza dell'inizio nella fase di industrializzuione, per cui i bambini rimangono senza tutela, senza protezione edu-cativa, e vivono sul lastrico delle grandi città-piovre, verso le quali affluisce il popolo del contado in cerca di fortuna e di lavoro con facili guadagni. Condizioni queste le quali. riflettendosi sulla nuova generazione, aggrava le abnormità nervose, per selezione regressiva, come insegna l'aumento impressionan te delle riforme per nevrosi, psicosi e deficienze mentali, che - queste ultime sopratutto - dipendono per nna certa parte da un reale aumento nella popola.zione. Va di pari passo la dissoluzione familiare, e l'aumento enorme degli illegittimi; invece altre nazioni e dove su una compagine sociale più omogenea, si è raggiunta una fase più superiore della civiltà industriale .., e e dove la legislazione sociale è più ampia e più intensa, e le opere di assistenza sociale si moltiplicano e si coordinano,. (B. Franchi), hanno cifre minori dei delinquenti precoci, od in parecchie di esse il fenomeno va digradando. L'esattezza della diagnosi è la suprema necessità della cura, dice il Baccelli con parola d'oro: se poco può farsi da un giorno all'altro, in riguardo all'attuale assetto sociale, ed alle competizioni economiche, ed alla igiene sociale, e per lo ( l) In un gruppo di 164 delinquenti irriducibili (epilettoidi, degenerati, anormali) ei sono trovati 68 delinquenti precoci, cioè il 46 p. 100, e di easi il 50 p. 100 reoi-
<iivarono pià volte primo. di venire alle anni; la proporzione di stati neuro-psicopatici, di alcooli~rno. di criminalità negli ascendenti sono fortissime, dal 31 al 76 p. 100, e pitì ancoro. nei genitori, sopratutto n~I padre.
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acceleramento nella sistemazione della presente fase di evoluzione - fase indnstriale - molto può farsi per la prevenzione della delinquenza minorile; tenendo però presente il fatto fondamentale che essa ha spesso origini biologiche più eh& ambientali, e che le favorevoli condizioni di vita agiscono sopratutto per la di· scendenza, e sulla prole da l lato organico come dal lato educativo-morale. Tale profilassi è funzione di Stato, e lo Stato deve attuare provvedimenti d'ordine vario, e di valore preventivo, in rapporto a lle varie categorie di bambini e fanciulli normali poveri, deficienti ed anomali educabili o non, non pericolosi o dannosi, indigenti o benestanti, per gli orfani o moralmente abbandonati, ecc. (Ca.se di bambini, riformatorii, colonie agricole, asili-scuole, scuole per arriérés, istituti intermedii, colonie di lavoro per epilettici, ecc.) ; ed inoltre un magistrato speciale per minorenni, patrona.ti di tutela e di lavoro, ecc. La. diminuzione dei delinquenti minorili è grande cagione di migliora.mento della razza, perchè tale folla di anormali e di degenerati costa troppo alla s ocietà e si moltiplica nelle generazioni, isterilendo ed attossicando le tonti di vita normale, e turbando il ritmo di lavoro e d i progresso delle società umnne. Per contraccolpo scemeranno le nevrosi e le psicosi, sopratutto le degenerative ed amorali; donde una notevole diminuzione della criminalità militare, una decrescenza dei degenerati e dei nevrotici nell'esercito, ed una più facile profilassi morale di questo. E noi, per converso, potremo additare a questi istituti di difesa sociale quanti giovani avremo potuto diagnosticare anorma li o degenerati al cimento dei fatti e della costituzionale inadattabilità alle norme ordinarie di convivenza e di disciplina, o si siano manifestati tali con una di quelle r,ne io chiamai equivalenze di criminalità. Quinci e quindi, difesa contro l'anormale ed il degenerato, dovunque e in tutte le sue forme, in sè e nella sua discendenza; invero (come io scri,eva in altrolavoro) (1) « nella gra nde opera d i difesa sociale contro l'anomalo risiede principalmente una valida ragione di feli cità umana, perchè tale selezionamento restauratore della linfa, che torbida. scorre per li rami, cos tituisce l'energia vivificatrice per una più nobile elevazione nella scala ascensionale dei valori uma ni, rende l'uomo rinnovellato, più forte, geueroso temprato e sa.no nelle sue attività molteplici, nel lavoro fecondo e lieto delle sue braccia e della sua mente creatrice! • (I) PllW>8i, neuro.ti e criminalita, nella Riv. ltal. di Sociologia, 1910.
-4.70
CONGRESSI lleladon• IIU1 IV0 OongreHo nazional e per le malatde dd la voro (malattie profeutonalt). - Roma., 8-11 giugno 1913 - per il capitano medico ARTURO 0ASARINI.
Delegato da S. E. il Ministro della guerra, unitamente al tenente colonnello medico Perassi prof. G. Antonio, a rappresentare il corpo sanitario militare in -questa importante riunione nazionale, alla quale sono stati portati da ogni par te d'Italia i frutti dei rinnovati studi nel campo della patologia, fisiologia e igiene ·del lavoro, ho creduto opportuno di riassumere per il Giornale di medicina mtlitare le principali questioni che si sono svolte e che hanno più attinenza col nostro -servizio sanitario.
Al -
Comunicazioni sulle •alattle prore11lon1ll degli stabilimenti militari.
Comincierò dagli stabilimenti militari, che pur raccogliendo oltre 10,000 operai, .addetti per la maggior parte a lavorazioni pericolose e nocive, pagano un minimo <lOntributo alle malattie professionali, per la rigorosa sorveglianza e per le saggie norme di profilassi che ivi sono applicate. 1. Il prof. FERRANNfNJ, incaricato per l'insegnamento delle malattie del lavoro nell'Università di Napoli, ha fatto un'interessante relazione sulle alterazioni del .sangue di origine professionale, e nell'illustrare l'influenza del!& temperatura. del· l'ambiente di lavoro ha riferito intorno ad alcune ricerche istituite sugli operai -di quell'arsenale di artiglieria, e più precisamente su coloro che sono esposti a temperature che raggiungono e superano facilmente i 40°. E liminando tutti quelli -che manifestamente per altre cause apparivano ammalati, egli ha potuto notare che su 2o individui esaminati, tra calderai, fonditori ed operai, soltanto in due l'emoglobina è scesa a 68, mentre negli altri si è mantenuta tra 70 e 82: tre volte solamente ha osservato il numero degli eritrociti superiore a 4,500,000, .ma sempre inferiore ai 6,000,000; 16 volte ba oscillato dai 4 milioni ai 4 milioni e mezzo; 6 volte dai 8 milioni e mezzo a i 4 milioni, e solo una volta.è sceso al disotto dei tre milioni e meuo in un operaio, che da sei anni era occupato -come calderaio, nel qua.le si è pure avuto il più alto valore globulare (l,12), mentre nella maggioranza esso è variato tra. 0,80 e O 90. In 10 individui dei più anziani ba pott1to inoltre determinare la resistenza globulare, e mentre ha trovato sempre nei limiti normali la resistenza minima, ha constatato per lo più un aumento della resistenza media fino a raggiungere circa 0,46 nella metà dei casi. Final· mente la nota più costante nei risultati di queste ricerche è stata una notevole anisocitosi con microciti e macrociti, osservata qu11si in tutti i casi, come pure una tendenza del numeco dei leucociti verso le cifre più alte, pur mantenendosi in g1mere intorno ai limiti normali. 2. Il capitano medico S CALJA ha riferito sulle aUerazioni mo1'(ologiche del sang11e nP/le intossicazioni professionali e sperimentali da antimonio. Questa sostnnza, se·
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condo ricerche, eseguite nello stesso arsenale di Napoli, sugli operai che lavorano pallottole contenenti antimonio, esercita. un'azione prevalenteme:i.te organotropa, .anzichè ematotropa, ed il grado delle modificazioni del sangue è in rapporto alqua.nto alla sensibilità individuale, n1a sopratutto alla durata ed intensità della intossicazione. Le alterazioni riscontrate consistono in ipoglobulia, anisocitosi, poio~ilocitosi, policromatofilia, diminuzione del tasso emoglobinico e del valore globulare, lieve aumento degli eosinofili, leucocitosi prevalentem1mte polimorfo. nucleare, presenza di granulazioni sudanofìle in questi ultimi e nei grandi mononucleari. Ma gli opera( per opportune disposizioni della direzione dell'arsenale sono addetti alla lavorazione a lunghi intervalli di tempo e per turni di lieve durata, per cui le modificazioni del sangue si riducono a condizioni anemiche di lieve o media gravità. 8. Merita ancora di essere, segnalata qu&utunque non strettamente inerente ai nostri stabilimenti, uun. comunicazione del dott. QUARELLI sui distm·bi profes&ionali 11ei lavoratori del dinamitificio di Avigliana. Egli ritiene che l'organismo umano presenti una spiccata adattabilità per la nitroglicerina, assorbita per le vie respiratorie, o gastro-enteriche, o per la via cutanea, adattabilità che è dimostrata dalla quasi assenza iii un avvelenameuto cronico da nitroglicerina di fronte ai sintomi imponenti, per quanto passeggeri, dell'avvelenamento acuto, il quale è caratterizzato da un'intensa azione paralizzante sulle piccole arterie, con abbaSS!)-mento della tensione circolatoria, cefalee, vomiti, tremori, ecc., mentre in seguito ad un lavoro continuato ed intenso per anni i disturbi possono essere limitati a sintomi d'intolleranza per l'alcool, a stipsi, specie nelle donne, a variabile diminuzione della pressione diastolica, polso talora celere, emotività esagerata: sintomi d'altra parte 11011 gravi e che non possono fare giudicare come insalubre la lavorazione della nitroglicerina. B) -
Comunicazioni sulla « fatica li>.
Per lo speciale interesse che possono avere queste ricerche in rapporto alla vita milita.re, ho creduto conveniente farne menzione in un capitolo "' parte. l. Dott. CARPENTill:RT. - Su alcune proprietà flsico-chi,n.iche e biologiche del
sangue degli animali affaticati. L'A. ha fatto alcune ricerche sul sangue dei cani prima. e dopo l'affaticamento: gli animali erano affaticati a mezzo del tapis-roulant, e l'esaurimento era spinto fino a 'che essi non erano più capaci di muoversi. Ha ricercata la resistenn globulare, l'alcalinità, la coagulabilità e l'attività catalitica del sangue, ed ha osservato che la resistenza globulare e l'alcalinità. dopo la fatica risultano diminuite, mentre app:iiono aumentate la coagulabilità e l'attività ca· te.litica: non conoscendosi la funzione del fermento catalitico dell'organismo, nulla si può sapere dell'importanza di questa modificazione del sangue prodotta dalla fatica muscolare. 2. Dott. PALMULI.I - Sulle modificazioni quantitative ed istologi<:he dei cor• puscoli del sangue nel l-avoro muscolare. Affaticando gli anima.li a stomaco digiuno, mediante la corsa. sul tapis--roulant, regolato alla velocità di chilometri 4,800 per la durata di 7-8 ore in media, l'A. ha notato un aumento degli eritrociti nelle prime ore di lavoro e lieve diminuzione nel periodo di stanchezza, un aumento dei leucociti determinato dai polinucleati neutrofili ed in minima parte dai grossi mononucleati ed un aumento di emoglobina e di emazie, con sostanze. granulofì !amentoso.
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S. Dott. FICHERA . - Ricerche sulla natura detle tossi~ dell'affaticamento. Dopo avere accennato alle ricerche del Weichardt e sua scuola sulle tossine che si elaborano nella fatica e sull'isolamento ottenuto di una sostanza di elevatope!;O molecolare, capace di causare in animali sani ed a dose forte i sintomi "tipici dell'affaticamento ed a dosi deboli e gradatamente ascendenti la prodozione di anticorpi s pecifici e immunitari, l'A. espone le sue esperienze fatte sui e.ani palla s• Clinica medica di Napoli, seguendo la stessa tecnica dettata dll.l Weicbardt per la prepazione degli estratti moscolari. · Dopo aver affaticato on cane, facendolo correre per circa 7-8 ore sul tapiJJroulant, fino al suo completo esaurimento ed a ridurlo in uno stato di profondo sopore e di imiensibilità, con abbassamento del respiro e rallentamento del polso, egli sacrificava l'auimale, e mediante una pressa preparava un estratto d ei muscoli ancora freschi, liberati previamente dal grasso. Siccome pPrò tale estratto è formato da sostanze poco stabili e facilmente scomponibili, le operazioni successive furono fatte a bassa temperatura e quanto più possibile lontano dalla luce, mettendo a. dializzare l'estratto per circa 20 ore sopra una membrana animale, ed allontennudo successivamente dal liquido le albumine indifferenti, mercè aggiunta leggera di acido cloridrico, fino a chiara reazione acida e quindi neutralizza ndo con idrato di sodio, fino a leggerissima reazione alcalina. Si otteneva. cosi un precipitato, facilmente el im inabile mercè la filtrazione, da cui si aveva un liquido intensamente rosso, limpido e trasparente. L'azione delle kenotossine, cosi ricavate, fu studiata sui muscoli di rana a mezzo di un miografo di Pfluger, scrivente sopra un cilindro di carta affumicn.ta: s ul tavolinetto del miografo venivn fissa ta un11 1·1ma, la cui estremità inferiore del muscolo gastrocnemio era in rapporto cou li. penna. scrivente e il nervo scia· tico con i poli di un circuito elettrico, in cui ern inserita una chiave, che veniva chiusa a un momento determinato dal movimento del cilindro. · Le rane, cui si inietta un centimetro cubo di kenotossine, reagiscono allo stimolo con una curva di contrazione che si va rapidamente abbassando, finchè si arriva all'esaurimento completo in un tempo brevissimo: quando la fatica muscolare in u na. rn na cosl trattata è ava nzata, si ha una. specie di claudicazione muscolare, cioè il muscolo, di tanto in tanto, ad uno o a due più stimoli non si coutrae, mentre r isponde 11gli stimoli s uccessivi con una. curva distinta, ohe si ab bussa anch'essa rapidamente, per poi scomparire del tutto intine, q unndo l'esnurimento muscolare è completo. Le rane di controllo invece reagiscono molto pi1ì fortemente, la curva di contrazione si m11:ntie ne alta, e l'esaurimento s.i presenta molto più ritardato che nelle rane trattate con kenotossine, nè si ha la SO\)ra accennata manca nza. di reaz ione allo stimolo. Dubitando che l'iniezione per sè s tessa, a nche di sostanza indifferf'ln te, potesse produrre t r,li alterazioni, l'A. ha iniettato ad alcune rane un centimetro cubo di soluzione fisiologica, ed ha notato che la curva di queste è perfettamente simiJe a quella di controllo e l'esaurimento è molto tardivo. In un'altra serie di esperienze ha ricerca to sul tempo di latenza : la. rana cui era stata iniettata un centimetro cubo di kenotossine veniva stimolata. ogni 10' da una corrente indotta di chiusura, n1>llo stesso tempo in cui un segnale elettrico segnava il momento preciso del passaggio dell'eccitamento: nelle rane trattate colle kenotossine il tempo di Intenza è maggiore di quello che si ha nelle rane sane : esso snbito dopo l'ineziooe è di 0,01", e man m nno che la tossina ha più tempo di agirn HO minuti dopo l'iniezione) aumentn di più del triplo.
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Sopra una terza serie di rane l'A. ha. sperimen tato con correnti indotte, a brevissimo intervallo interrotte, ed ha notato c he le rane normali resistono alla fatica per più del doppio che non le rane iniettate di 1 centimetro di kenotossine, ed inoltre dopo 2CY di riposo la rana normal11 reagisce di nuovo allo stimolo elettrico, e vi resiste più lungamente, mentre la rana iniettata, o non reagisce affatto, oppure, se reagisce, si esaurisce in brevissimo tempo. Inoltre le contrazioni delle rane tratta.te con tossine sono molto più irregolari, poiché presenta.no un'alternativa di contrazioni valide e di contrazioni nulle. In ultimo l'A. ba. esaminata la fatica muscolare del gastrocnemio di rana, cui era stata praticata l'iniezione della mescolanza, fatta in vitro, di un centimetro cubo di kenotossine e di un centimetro cubo di siero di cane, precedentemente trattato con iniezioni endovenose di kenotossine. In anima.li cosi preparati il muscolo reagisce come se esso fosse in condizioni fisiologiche, non sì ha abbassamento della contra.zione musùolare e l'esaurimento avviene con molto ritardo: inoltre le contrazioni non presentano alcuna irregolarità. 4. Dott. N1ss1M. - Il ·volum e del cu-0re durante e @po il,lavoromuscolare. L' A. ba studiato nei sani e nei cardiopatici il comportamento del volume del cuore, ortodiagrafìcamente, sottoponendo ì sani, allenati o non allena.ti, a fatiche assai rilevanti e facendo eseguire agli infermi sforzi lievi, secondo la resistenza individuale. Dall'esame ortodingrafico di un podista di profossione, dopo una corsa di 1820 chilometri, egli ha potuto constatare una riduzione del diametro trasverso del cuore di 6 millimetri, con una diminuzione di superficie di 20 centimetriqundrati: nei soggetti meno allenati l'impicoiolimento di volume del cuore è minore. Nei cardiopatici invece la diminuzione della superticie cardiaca, quando esis te, è inversamente proporzionale alla lesione del cuore, e può fon.ire un mezzo prognostico di uni\ certa sicurezza. Tale diminuzione non è in rapporto colla pressione endoto1·acica a umentata, nè con la maggior frequenza delle pu1sazioni, ma cou la tonicità della fibrn cardiaca. Essa si presenta subito dopo l'inizio dello sforzo, e va lentamente scompa· rendo dopo che il soggetto 1:,s aminato sta in assoluto riposo.
C) -
Comunicazioni sulle ernie -
malattie profeselonall.
1. Tenente colonnello medico PlòRASSI. - L'ernia inguinale da sforzo nei militar i mobilitati. Secondo le nostre disposizioni regolamentari l'ernia inguinale da
infortunio nei militari deve presupporre l'assenza di qualsiasi causa predisponente e l'intervento subita.neo dello sforzo violento, per gli effetti del qual,, la protrusione del viscere a.ddomiJ1alt1 sia.si fatta ava n ti in una sol volta. Teoricamente parre bbe ch e la concezione pa.togenica., ammessa dal legislatore, ri produca. un'im• possibilità patologica, o quanto meno un'accidentalità. rarissima a veriticarsi : ma nella pratica ordinaria ciò non accade. L'A. prende in considerazione, in modo speciale, le più numerostl cause pato• geniche, che con maggiore freque02.a. e violenza agiscono nei lunghi periodi di guerra, in cui vengono a manifestars i nei militari situazioni cliniche diverse dalle ordinarie e nelle quali l'unicità della. causa vulnerante può essere sostituita da una vera catena di azioni traumatiche, t utte coordinate per determina.re il me• desimo effetto finale. 31 -
Gior110/e di meditino militare. -
Fas~. VI-VII.
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In questo campo particolare d'indagini ed in base ad osser vazioni pe rsonali egli è in grado di riferire che l'affermazione di alcuni pazienti, i quali attr ibui vano la comparsa dell'ernia inguinale all'accumularsi di azioni 11ocive, poteva ritene1·si assolutamente verosimile. Nell'ospedale mi.litare di Caserta furono ricoverati non meno di venti m ilitari di truppa, r impa tria ti perchè riconosciuti affetti da manifestazioni erniarie, in vario grado di sviluppo. Per un quarto dei casi esa mi nati fu udottato il provvedimento dell'invio al deposito reggimentale, essendosi notato nelle regioni erniarie una cost ituzione anatomica. ind icante difettosa s<>lidità. In una metà dei casi po.i la manifestnzione dell'ernia era :i.vvenuta gradatamente e silenziosamente, e non sotto l'azione di un11 o più scosse dolorose o part ico lannente violente. Nel restante quarto dei casi il racconto dei pazienti che l'e1"0 1a fosse la. conseguenza di gravi incide nti i m provvisi e ripetuti meritava di essere presa in cons idera.z ione. Infatti, oltre alla constatazione obbiettiva dell'integrità a natomica del canale inguinale, t ali ernie si presentavano di pie-00!0 volume, poco mobili e riducibili solo nella pos izione orizzontale. Perciò era ammissibile per questi casi che l'ernia avesse seguito, ripetendosi l'azione degli sforzi, una discesn graduale, fi!lo a rendersi visibile improvvisamente alla. superficie del corpo, ma senza la concomitanza det sintomi di strozzamen to o di manifestazioni contusive sensibili nel canale i nguinale. L'A. si domanda perciò se in guerra una serie di sforzi eccezionalmente gra.vi non equivalga a quello sforzo più grande del solito, capa.ce di compiere la. subitanea fuoriuscita di visceri dalla cavità addominale. Perc iò il legis latore dovrà per l'avvenire considerare se gli obblighi del servizio militare durante le lunghe guerre siano ancora paragonabili a quelli del periodo di pace, e, qualor n le accennate prestazioni d i la.voro siano vagliate, e commisurate conven ientemente, pot rù. essere adottato un ragionevole provved imento aggiunti vo alle dispos izioni legislative, in vigore nell'esercito fin dal 14 dicembre 1865, e cioè che venga esplicitamente stabilito pei milita ri mobilitati la ricerca, non della causa unica, ma degli elementi ca usali concorrenti e concordanti, idonei a produrre lo sviluppo dell'ernia inguinale. Ammesao questo concetto, basterà. la semplice diagnosi di ernia da sforzo per parte degli ufficiali medici al seguito delle truppe mobilitnte, per costituire il primo documento legale, atto a tutelare il diritto acquisito in t utti i casi verame1,te autentici ili ernia inguinale da infortunio (1). (l) All'ultim'ora riceviamo dal tenente colonnello medico PeraS8i la seguente nota. che di buon grado pubblichiamo a maggiore schiarimento della sua comunicazione. sull'ernia inguinal11 da. sforzo. (N . ~- R.).
Quest'argoroento comunictlto al IV Congresso nazionale delle malattie professionali, ne l mese di giugno, anno in corso, provocò una vivace, e simpatica discussione, da cui è risultato che l'opinione espressa dal Randone e relativa all'attuale imperfetta tutela dei militari divenuti erniosi, durante il servizio militare, ,•i era conosciuta. Nè poteva essere altrimenti, t rattandosi di un uomo, che dotato di speciale competenza e di lodevole spirito d 'iniziativa, seppe percorrere, con s ingolare ardimento la via dell' tspcrienza e dell'osservazione clinica, piuttosto ohe quella fallace del s istema. Ora si ritiene opportuno oggiungere che il precitato autore ha semplicemente prospettota la questione in modo generico sen1.a addivenire a qualsiasi conclusionP. In bRee al contributo di osservazioni cliniche, fatte sopra militari reduci dalla guerra li-
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2. Dott. CA LV ELLO. - Le ernie malattie 1,1·ofessionali. L'art. 74 de l l'egolamento 26 settembre 1898 in esecuzione alla legge degli infortani sul lavoro annoverava l'ernia fra le lesioni che riducono la capacita lavorativa dell'operaio e ne determinava la percentuale. I nvece l'art. 96 del nuovo regolamento lS marzo 1904 non elenca l'ernia, e la circolare successiva del 5 maggio 1904 epiega tale volontaria omissione, stabilendo due specie di ernie: una indennizzabile ai fini della legge degli infortlllli ed una non risarcibile, e devolve Ili magistrato il compito di sta. bilire, caso per caso, la specie dell'ernia. Da ciò le numerose contestazioni e litigi, poiché non è giusto che l'operaio al quale si sia manifestata l'ernia per azione lenta e continua no.n riceva indennità. alcuna. L'A. propoue che nell'attesa di speciali provvedimenti legislativi, le ernie siano a nnoverate fra le malattie ·professionali e come tali indennizzate, ad ecc ezione di quelle· che si manifestano sotto l'iutiuenza di un traumatismo diretto o di una contusione dell'addome. S. Il capitano medico C nESCHIONE osservò in merito che, quando si parla di ernia da sforzo nei militari in rapporto al servizio, debba sempre differenziarsi l'ernia inguinale esterna dalle diretta edalhi crurale, le quali senza dubbio si formano in seguito a piccoli ripetuti sforzi e perciò so110 da considerarsi sempre come dipendenti da vera. e propria causa. di servizio, mentre l'ernia inguinale obliqua esterna ha il sacco preformato per mancabt obliterazione del proce~so vagino-pe· ritoneale. 4, II prof. BERNACCHI sostenue in,ece che l'ernia solo in condizioni specialissime, come nei militari, possa assurgere alla forma di malattia professionale. L'elemento anatomico predisponente domina la qu estione della formazione o della manifestazione clinica del l'ernia, e si deve ritenere che l'ele mento accidentale rappr esenti la concausa per l'aggro.vameuto, piuttosto che per la produzione ex novo dell'ernia. Per questo motivo, mentre consiglia di largheggiare 11el riconoecere l'ernia in!'ortunio, anche ne i casi dubbi. ritiene opportuno di limitare la misura dell'assegno nei casi comuni fra il 5 e il 10 p. 100 dell'inden11ità totale. bica. e di cui alcuni presentavano manift>etozioni erniarie, coi sintomi veri e propri, di quello a svolgimento acuto, qià si potrebbe pensare ad un provvedimento medico-legale, adeguato alla forma morbosa individualizzata. Che cosa bisognerebbe fare di nuo,·o perohè i militari, riformati per ernia da strapazzo bellico rimanessero meno scontenti, dopoohè vengono rinviati in famiglia riformati t Tenuto presente il dato di fatto che ora ..i parla di procedere, mediante un provvedimento legislativo, ad una revisione fiscale delle pensioni precedentemente arcorclate per infermità., lesioni determinnt8 da eventi di eervi1.io, ogni proposta innovatrice deve eBs1 r contenuta entro limiti molto ristretti. In sede di raseegn'\ i direttori degli stabilimenti sanitari militari hanno la facoltà di proporre una congrua gratificazione a quegli erniosi, rimpatriati dalle colonie e riformati, 1<empre quando presentino tale considerevole deperimento orgllnieo, da causare inabilitò. al lavoro proficuo per un lungo peri odo di tempo, e il cui limite massimo è qU(,llo di un anno. A cotesta epeoialecategoria di riformati, di regola bisognevoli di ripristinare anzitutto lo stato generale <'rganico decaduto, si potre bbe accordare quest'altro beneficio, specificato nella seguente propoBte.: ogni militare di truppa divenuto ernioso, dopo le fatiche della guerra, ha diritto di ricovera.re in uno degli ospedali militari del Regno, per essere 1ott-0poato a oura opera.tiva radicale, e ciò prima cho siano decorsi due anni dalla ottenuta determinazione di riforma, la qu ah,, a guarigione conseguita, resterebbe revocata,
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Comu11loazlonl aulla leglslazlone delle malattie profe11loHII.
1. Prof. B81<1HCCHI. - L'assiciu·azio11e delle nialattie professionali specifiche col sistema della lista. L"A. ha. ripresentata la questione, che fu giii. portata al congresso i11ternazionale di DuBeldorf del 1912, dell'assimile.zioue delle malattie professionali specifiche agli infortuni del laYoro, in rapporto alla prevenzione, alla cura ed 1lll'inden11izzazio11e. Le mala.ttie professionali possono indurre l'iovn.li:lità. temporanea (malattia), !"invalidità. permanente e la morte: quindi una legge che protegga !"ope raio contro le malattie professionali deve provvedere a tutte la lesioni temporanee o pPrma11enti della capacita. lucrativa dell'operaio. Coll"assicure.zione obhligatoria contro le malattie comuui e I invaliditil, le malattie professiouali non possono trovare quella tutela e que lla ripnrnzione che hanno gli infortuni dPl lavoro. 8rco11do l'A. rassicurazioni' contro le malattie professionali, limitatamente a.lit> m,dattit> contenute in una «lista ~ e in dP.te rminate lavorazioni, è il solo mezzo pe r risolvere la qu,ntione con criteri di praticità, e la· regolame11tazionc igienica dt>l la.voro insalubre dovrebbe formare la parte integrante dell'assicu razione e precedere J'indennizzazione. 2. Tenente colonnello mtid ico FoSSATARO, della R. Ma.rinn. O:mfronto fra la legge sulle pensioni degli impiegati, civili e militari e la legge per gli infortuni <legli operai sul lav01·0. Dopo avere ricordato che la legge sulle pensioni dei militari è più antica cl.i quelh\ civile, risalendo sino al 18o0, ;l'A. uccenna nlle principali differenze che esistono fn1 queste due leggi e che riguardano anzitutto la forma dell'indennizzo e la stima dell'invalidi tà. Mentre infatti nella legge civile degli infortuni il risarcimento è accordato sotto forma di capitale, e s i fa distinzione fra inabilità, assoluta o par-1.iale, permanente, e fra inabilità, assoluta o parziale, t ransitoria, i;; quella mili tare l'indennizzo viene assegnato in forma di rendita vitalizia, e soltanto qr.ando l" conseguenze dell'infermità e della malattia sono tali da. essere causa. di riforma.: una volta l'iformato l'individuo, da un collegio medico viene fatta l'assegnazione della lesione o della me.le.ttin, a. seconda. dell'entità, ad una delle tre categorie s tabilite dalla legge. Altra differen1.a e,:senziale fra la legge delle pensioni e quella degli infortuni consiste nella. facoltà. concessa da queste. tanto nll' infortunato quanto agli istituti di nssicurazione di chiedere nel termine di dne nnni, dal giorno della lesione, la revisione dell'indennità, quando nelle condizioni fisiche dell'operaio siano intervenute modificazioni, laddove nella legge milit,,re. tanto il soldato quanto l'impiegato, in caso di aggravamento dell'int'ermita. o lesione, per la quale furono collocati e. riposo, possono far valere i loro maggiori diritti, entro il termine di cinque e.nni, ment1·e lo S~e.to, accordata che abbia la pensione, non ba. fa.colta di ordine.re una revisione di perizia. L'A. osserva però che la. legge milite.re non risarcisce che le lesioni od infermità che danno diritto a. riforma e pel' le altre non accorda alcun indennizzo, come, ad es., per le. perdita di un dito della. ma.no, che non sia il pollice, o per la riduzione del V. ad 1/ 10 in un occhio. Ora, se ciò pel' un operaio dell'e.r-,enale non h 11 alcuna conseguenza dal punto di vista economico, perchè egli dopo la. guarigione continue. ad essere uo salariato llello Stato colla stessn. paga, per un marina io invece che s iit. pros3imo alla fine dt'II servizio le conseguen.1e sono dannose, perchè, usceudo dall'ospedale, egli riprenderà il mestiere che professa.va. da bor-
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ghese con un dìt-o di meno o con la vista notevolmente ridotta, il che porterà naturalmente a d una diminuzione del suo valore sul mercato del lavoro. Ricorda in pro1>osito l'A. il caso di un fuochista, che aveva riportato scottatu re di 8° grado con escare profonde al braccio ed avambraccio destro e che in seguito ad opportune cure, a vendo riacquistato la quasi completa funzionalità dell'arto, fu dimesso dall'ospedale, senza a lcun indennizzo, uon avendo raggiunto i postumi della lesione i limiti della riforma, mentre un nitro marinaio che aveva riportato una semplice contusione al pollice, sfruttò la sua condizione col mettere il bracccio al collo e immobilizzarlo, per cui i muscoli si atro6zzo.rono, le n,rticolazioni si irrigidirono e l'individuo ven ne riforma to per paralisi isterica con assegnazione alla :.!" categoria. Se la nost ra legge avesse ammesso l'indennizzo sotto forma di capitale, oltre che sotto form a di rendita, questi due marinai sarebbero stati indennizzati in modo più equo: invet'e colle v igenti dis posizioni uno ebbe niente e l'altro ebbe troppo. L'A. porta infine la sua attenzione sui tubercolosi, ai quo.li lo Stato, una volta accertata la dipendenza della mnlattii. dal servizio, accordo. una pensione, la quale è sufficiente appena al proprio sostentamento, ma non bnst,i per farli curare. Egli è d'avviso che, senza pregiudizio della pensione spettante agli aventi d iritto, ai tubercolosi dovrebbe essere concessa la cura gratuita in luoghi di cura speciale e non nei comuni ospedali, che difettano delle ri11orse terapeutiche e di ambiente indica te pe r tale infezione. Concludendo, l'A. ritiene che fra le due leggi dovrebbe esiste1·e maggiore uniformità. di concetti, ammettendo J)er entrambe il sistema misto di indennizzo (sotto forma di renditfl o di capitale) ed introducendo nella nostra il diritto da parte dello Stato alla revisione. I noltre occorrerebbe per la riforma degli operni degli arsenali uno speciale elenco delle infermità, non essendo l ogico giudicare dell'inabilità al la voro di essi coi medesimi criteri, con cui si giudica dell'inabilitil al servizio militare dei marina.i. Da ultimo dovrebbo essere sanzionato l'obbligo da parte dello Stato della cura de i tubercolosi in stabilimen ti speciali. 8. La seduta, in cui fu presentata la suddetta comunicazione, venne presieduta dal tenente generale medico FEnRERO or CAVALLERLEONE, membl"o d'onore del Congresso, il quale ringraziò il colonnello Fossataro della sua interessi,nte comunicazione, ohe dimostra come l'amministrazione della ma rina provveda per le pensioni in caso di infortuni, a ccennand9 alle modificazioni che sarebbe opportuno apportarvi per pareggiare i p rovvedimenti d i quell'11mministrazione per gli opera.i degli a rsenali con queìli che sono adottati ptir gli operai d elle industrie colla legge sugli infort uni. Ritenne a sua volta utile accenna re a quan to si pratica presso l'esercito, fa. cendo a n zitutto r ilevare come l'amministra zione militare si possa considerare per i provvedimenti di pensione come antesignana di quello che si è andato svolgendo in questi ultimi anni nell'orbita civile, in quantochè 6n da.I 1860, colla legge del 27 giugno, n. 10-18, ha provveduto non soltl\nto ngli infortuni, ma anche a lle malattie da servizio, ossia al le malattie, cosi dette professionali, per le quali e si l\cuto attualmente il dibattito per i provvedimenti socil\Ji cb., si vorrebbero ·a ttuati per i lavoratori e che sono tuttora un pio de,,iderio. E l'attuazione di questi provvedimenti per le mal11ttie da servizio andarono man mano applicandosi sempre pili. su larga scaln, ascrivtindo a Cl\use d i servizio tutto quelle affezioni, che possono essere determinate da fatiche esage rate, da. Servizi speciali od anche da vicissitudini a t mosferiche di violenza eccezionnle.
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E contrariamente a quanto aveva osservato per la mnrina il prof. Fossatnl'o, il presidente si compiacque rendere noto all'assemblea. che presso l'esercito non soltanto si pensionano gli individui resi inabili al servizio, quando la. loro ina· bil ità dipende da. ca.use inerenti al me:lesimo, ma si è larghi nel concedere gratificazioni anche a tut ti quelli che vengono riformati per malattie non dipen· denti dal servizio, e si ritiene Ol'a per di più, in seguito alle proposte oppo1tune inoltrate, anche conto di quelle inabilità pa.niali non motiva.nt i riforma, di cui il prof. :rossa.taro citò a lcuni esempi. deplora.odo che per essi non vi fossero provvedimenti, dist inguendole in inabilità parziali temporanee o permanenti, accordi>ndo risarcimenti adeguati sulla base pr.icisa.mente delle tabelle annesse alla legge sugli infortuni, a nzi con notevole larghezza. Larghezzza. che si verifica. non meno nelle pensioni, poichè, se si tien conto, sia per gli infortuni che per Je malattie producenti inabilità., della. somma. che '\"iene assicurata pe r tu tta la vita ai riformati, s pecialmente se di seconda o di prima cnt<'goria, si vede di quuuto s ia superiore a.I risarcimento s tabilito per la legge degli operai. E ciò tanto pili, in quanto che. come h 1\ già. detto il professore Fossa.taro, i riformati secondo la legg e per un periodo di 6 anni possono far valere i loro d iritt i ad aumento di penc:;ione, se i postumi della malattia o dell'infortunio s i sono agg ravati, diritto anzi che ormai non h11 più limite di tempo, perchè vengono r iconosciuti e c• mpensati degli aggrnvamenti anche tnlora dopo un per iodo di tempo lunghiss imo, persino di 30 anni, come si è fatto per alcuni veterani. Il generale F errero però soggiunse che a difesri delk, Stato aveva creduto non meno opportuno di proporre c he sia quest i pure nel diritto di richinmare a visit a improvvisa riformati, cui fu concessu la pensione, nel periodo di 6 anni per poter g iudicare dei migliora.monti avvenuti, che potrebbero 11nche fnr cessare l' ina bilità al servizio, e ciò specialmen te per difendersi dalle simulazioni e d n.lle esagerazioni, che vanno sempre più disgraziatamen te moltiplicandosi, specialmentll nel campo delle nevrosi traumatiche, per l e quali purtroppo non si hnnno anco ra dei sintomi obbiettivi s icuri ed indi~cns,i, s i da evit11re errori e frodi. Prendendo occasione dall'accenno del prof. Fossata1·0 agli ammalati di tubercolosi, che vengono riformati senza. compensi e riversati senz'altro nell'ambiente sociale, il presidente fu lieto di affermare -che oggidì dall'amministrazione militare s i è molto più larghi nel riconoscere la d ipende nz1~ da servizio e perciò il diri tto a pens ione per i tu bercolosi, ammettendo alcune cause che potrebbero avere la p1\rvenza di semplici cau,~e occasionali, come vere ,·ause determinanti, non soltanto cioè l'assistenza a tubercolosi o la coabitazione con tubercolosi o il soggiorno in loca.li già a bita.ti da tubercolosi, in cui si può s tabilire il contagio diretto, ma anche molte di quelle vicende atmosferiche e gravi fatiche riconosciute tali da menomare sensibilmente la resistenza dell'organismo all'infezione s pecifica. E1 ai tubercolosi che vengono dimessi per semplice riforma, senza ri• conoscere la dipendenza. dal servizio, vengono cos tantemente date gratificazioni non mai inferiori e.1111. somma equivalente alla paga di un anno di servizio, e SO· venti di due, quando le loro condizioni sono più gravi. Purtroppo, come osservò il prof. Fossatnro, essi vengono senz'alt1:o ancora riversati nella popolazione ci· vile, senza specie.li provvedimenti, ma. a questo proposito !'O. ha sempre pensato, e pensa. tuttora, c he l'amminis trazione militare non debba provvedere alla cura continuativa degli individui che diveng0no inabili al servizio, che deve a.ozi eli· minare a.I più presto dal le file dell'esercito. Còmpito s uo morale e materiale deve
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essere soltanto quello di provvedere nei limiti del p ossibile a che essi possano curarsi e provvedere al proprio sostentamento, per un certo tempo almeno, quando ne vengano dimessi. Ed a salvaguardare dal loro contagio l'ambiente civile l'O. si augura che possa. anche venite a ccolta una sua proposta colla quale i tubercolosi eliminati dall'esercito vengano inviati in ospedali od in sanatort, pagando per essi la retta dovuta per uo dato periodo di tem_po, anzichè da.re loro la gratificazione usuale. Sarà questa una vera e provvidenziale profilassi per le famiglie, intesa ad assicurare ,contemporaneumente una cura adeguata pei poveri malati. E ciò per sentimento umanitario, e per prestigio dell'esercito stesso, anzi della Nazione. Ragione questa che consente anche di ritenere più conveniente il concedere una pensione, per qu.anto modesta, ai riformati per infol"tunio o per malatti a , anzichè una data somma, come è stabilito per gli opt>rai dalla l(•i;ge sugli infortuni, poichè si1ppiamo quanta e quale sia l'imprevidenza. dei nost ri operai e dell,,. gente del popolo, per cui colla pensione al meno si ovvia allo sconcio, che non infrequentemente si avre bbe, di vedere dopu qualche tempo rido t ti all'accatton a ggio coloro che, o per ferii t e glorios e o per malattie dovute al serv izio prestato al proprio paese, sono diventati incapaci al lavoro.
••• Riassunti cosi i princ ipali temi più s trettament e riguardanti la medicina mil it are, credo opportuno di a ggiungere che essi naturalmente n on h irnno cost ituito che una parte delle importnnti discu ssioni svolte al Congresso. Altre inte ressanti relazioni furono presentate sull'anchilostom iasi, s ulla mortalità infnntilo in rapporto ai mestie ri ed .alle condizioni socia.li dei g eni tori, sulle derma titi di or igine profession9sle, sulla patologia d11i ferrovieri, sul satur!lismo, ecc., da llo s volg imento delle quali è n.pparsa luminosa l'opera. intrapresa dai medici, igienis ti, chimici, sociologi per attuare quelle misure di pu r ificaz ione del lavo ro, sia per sè stesso che per l'ambi ente in cui si compie. Il congresso di Roma p erc iò. oltreché essere riuscito come le precedenti riunioni di Palermo, Firenze e Torino un'a ffermllzione naziona le nel campo della medic ina soc iale, è stato altresi palest ra pr eparatoria agli Italiani d i fecondo lavoro pe r il III Cong1·esso internazionale pe r le malattie professionali, che avrà luogo a Vie,rna nell'autunno del 1914.
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA E. ::'lfo1soo1.Fo. - Dl un nuovo reverto ematologloo nel morbtllo. critica di clinica m eclica, n. 24, giugno 1918).
{Rivista
Michaelis e \\1olff, sin dal 190~, hanno de~critto nelle cellule linfoidi del sangue normnle (linfociti, grossi monunucleari e forme di passaggio), delle speciali granulaidoni che per la loro particolare affinità cromatica si denominano granulazioni azzurrofile. Queste non si osservano in tutte le cellule linfoidi, ma soltan to in una parte di esse e rappresentano probabilmente prodotti di secrezione di orig ine nucleare. L'.\., i,!<sistente alla clinica medii:a del prof. Queirolo, ba avuto occasione in una recrnte epidemia di morbi llo in Pist1. di esaminare il sangue di n umerosi ammalati, ed ha stlldiato sistematicamente il comportamento delle granulazioni azzurrotile negli individui normali, nei morbillosi ed in varie ma lattie a cute da infezionl'. Su 23 casi tli morbillo egli ha determinato le relative formole leucocitarie iu due faqi diverse della malattia: uoa prima volta nello s tadio di inva• s ione, una seconda nel periodo desquamativo, dopo l'inizio della definitiva apiressia, e per In colorazionB dei preparati a secco ha usato esclusivamente il m Ptodo l\[ary-Grunwald-Giemsa, secondo Pappenheim. Dall'esame di queste formu le lf'ucocitarie si è rilevato anzitutto che durante il periodo d'i nvasione della malattia le va.rie specie di cellule linfoidi con tenenti granulazioni azzurrofile ;;ono straordinariamen te abbonòanti, mentre, avvenuta la defen·escenza e iniziatosi il periodo desqua mativo, il loro n umero rapidamente decresce. Inoltre si è notato un'evidente antitesi fra il comportamento degli elementi azzurro~ili e quello Jei leucociti eosinofili, perchè questi ultimi scarseggiano o mancano nel periodo eruttivo, per poi ricompa rire in numero 11ormale e talora anche sovrabbondante, all'inizio della convalescenza. I nfine è risultato che il tasso elevato degli elementi uzurrofili è un fenomeno singolarmente precoce, poichè compare in genere 2-4 giorni innanzi l'esantema. La percentuale degli elementi azzurrofìli nei morbillosi è rappresentata da. cifre osrillanti fra un minimo di 41,07 ed un nrnssimo di 66,4, durante l'eruzione e fra 9,!3 e 31,6 nel periodo dl'Squ11,mativo 1 m~ntre in soggetti sani (adulti e bam· bini) l'A. non ha mai ottenuto cifre superiori al 18-20 p. 100. Oltre a l notevole numento delle cellule azzurrofile, egli ha notato ancora all'inizio del periodo d'invasione e durnnto l'intero decorso dell'esan tema che le granulazioni a pparivano in quei preparnti evidentis8i1ne, intensarnentB isolate, talora cosi numerose da infarcire il protoplas ma cellulare, taJ.,ra scars11 di numero, ma grosse e disposte a gui~a di zolle; a p('riodo desquamativo inoltrato, invece, si presentavano meno intensamente colora.te, meno brilll\llti, meno numerose ed nssa.i più minute. L'A. ba ancora. ri cercato se in a l tre malattie acute da infezione, e sopratutto in quelle esant ~rualiche, era possibile ottenere un simile repe rto ematologico, ma
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RrVISTA Ml!:DICA
àa. numerosi esa.mi del sangue praticati nel tifo, nella polmonite lobare, nella broncopolmonite, nella pertosse, nel reuma tismo articolare acuto, nella malaria e in genere in vari"' malattie febbrili non ebbe a notare alcun aumento degli elementi azzurro6li, o, se pure aumento esisteva, era di modico grado; e soltanto in un caso di eresipela facciale, in uno di sr.~.rlattina ed in un altro di tubercolosi polmonare osservò azzurrofili. Sicchè egli conclude che l'aumento degli ele• menti azzurrofili, se non può considerarsi come un reperto specifico del morbillo, non è neppure una reazione organica costante,· sia dello stnto febbrile in genere, sia delle varie tosRi-infezioni, e richiama perciò l'attenzione dei patologi e speeialmente dei clinici sull'azzurrofilia uel morbillo, in cui si rivela nettamente positiva non solo fin dai primissimi inizi delPeruzione, allorchè le prime ma.culopapult! compaiono al volto. ma anche due, tre e perfino quattro giorni innanzi lo t>Santema. Ricorda in proposito tre casi di morbillo, in cui il reperto dell'e.zzurrofilia apparve già nettamente positivo, 1;tuaudo ancora non esistevano nè macchie di Koplik, nè fotofobia, nè lacrimazione, nè tutto quel complesso di sintomi climiei che sogliono precorrere e preannunciare la comparsa. dell'esantema. Se l'azzurrofilin delle cellule linfoidi depone per il morbillo, d'altra parte la mancanza di questo reperto esclude, o per lo me110 rende assai poco probabile, la insorgenze. di una febbre eruttiva, ed al ri g uardo l'A. cita il caso di un bambino il quale, mentre era convalescente di une. grave di fterite, presentò un'eruzione morbilliforme al volto, al troncv e agli arti. Praticato imrnedi,ìtamente l'esRme del sengue, egli riscontrò sopra venti cellule linfoidi quattro contenenti granulazioni azzurrofile, ossia una percentuale del 20 p. 100 di elementi azzurrofìli: reperto evidentemente negativo, per il quale potti escludere il morbillo e formulare una precoce ed esatta diagnosi di semplice t>lmntema da siero: infatti esso scomparve completamente dopo 36 ore, insieme alla febbre, ed il bambino non ebbe a soffrire ulteriori disturbi. In conclusione, senza volerne esagerare il valore, l'A. ritiene utile la ricerca dell'azzurrofilia. delle cellule linfoidi, ogniqualvolta esista il sospetto di una febbre eruttiva: un reperto pos itivo depone per questa, me11tre, in li11ea generale, un reperto negativo la esclude.
c.
9111 trattamento 4 ell'erealpela. -
(De,,mafol. Woche11scl11·ift, n. I, 1913 Da una recensione della Polinische Zeitschr. f. De1·mat. und S:1ph.).
II dott. L. Wernich riferisce che in 3 anni, nella sua Rothlaufstation, trattò più rii 2000 casi, dis,mte sui vari metodi terapeutici da lui sperimentati e viene a queste conclusioni: a) il decorso clinico dell'eresipela è diverso; il raggruppamento dei vari casi non può e;iser fatto secondo i vari sintomi, ma in rel nzione a tutto il decorso; b) si devono dis tinguere tre tipi: 10 una eresipela localizzata , 20 una che si t:stende maggiormente - E. migrnns, 8° una eresipeln recidivante; e) più frtiquente me nte viene interessata la faccia, più raramente il torace; d ) più frequenti sono le forme localizzR.te (8é p. 100), più rare 'luelle recidivanti (5 p. 100) ;
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") nel trattamento dell'eresipela che ha tendenza a diffondersi deve impiegars i ,~nzitutto il co llargolo, poi il siero antidifterico. On grande va.lore ha. pure l'impiego dell' ittiolcollodio (lchthyolkollodium) al torace e della pomata di cloralio 6 p. 100 (cbloralsalbe) al viso e alla testa; f) in caso di E . rec idivante vengono in prima linea la vaccino-tempia (vakzinothernpie) e le iniezioni di trementina sterilizzato (clie In. von sterilisierten Terpentin). La via d'ingresso dell'infezione Jeve essere continuamente e scrupolosamente curata; y) fra i metodi locali serve ottimamente la. pomata. al cloralio 6 p. 100; piu debolmente agisce la. tintura di iodio.
RIVISTA DI CHIRURGIA GENERALE O. T•·:NAN 1• - Della raohtaualgHia lombare ottenuta per mezzo della novooalna. - ( Riv~la i ·e11eta di scienze mediche1 fase. maggio 1913). L' A., assistente nell'ospedale civile di Ferra ra, riporta un'interessante s tatistica di 660 casi, fra cui 160 la parntomie e 280 interventi per ern ie, idroceli e varicoceli, in cui fu applicata la rachianitlgesia lombare, servendos i della soluzione di novocaina preparata dalla casa Mister Lucius in fialette di 3 eme. Fu sempre prat icata la puntura mediana interspinosa, generalmente nel terzo spazio lombare, coll' infermo seduto con ]A gambe penzolanti d:,l piano del letto, oppure distese su d i es~o, con la colonna vertebrale più nrcuata che fosse possibile, e la disinfezione della parte fu fotta con la tintura di iodio. Il senso di scatto che fa l'ago, allorchè ha perforato la dura madre. e la susseguente fuoruscita di liquido cefalo-rachidiano, secondo l'A., sono la prova sicura che esso è penetrato nello spazio sottoaracnoideo: se eventualmente il liquido non esce, allora egli imprime qualche leggerissimo movimento all'ago, o fa su di esso un'aspirazione media nte una siringa vuota, oppure sospinge cautamente i n avanti un mandrino, che alle volte introduce insieme coll'ago. Lascia inoltre fuoruscire una quantità di liquido cefalo-rachidiano corrisponden te, o di poco superiore a quella della s oluzione da iniettare, e per ottenere un'analgesia più completa. l asc ia mescolare da sè entro la siringa il liquido con 111 sostanza anestetizzante. Hopra 650 punture lombari, in cui fu usata la novocaina, in 6SO, e cioè nel 9G,OO p . 100, l'effetto fu evidentemente positivo; in 13 casi, e cioè nel 2.30 p. 100, l'effetto fu incompleto o tardo; in 7, vale a dire nell'l,40 p. 100, l'effetto risultò negativo (tre erniotomie, un'ernia orubellicale, un'operazione di Alexander ed u n a. appendicectomia). Si deve osservare però che di questi ultimi sette atti operativi due furono praticati in bambine, che con la lo ro irrequietezza avevano impedito di compiere la rach icentesi secondo l e regole perfette.
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Eccettuato qualche caso isolato, in cui si è avuto un rallentamento del polso, da ascriversi in g ran parte al trauma operatorio, più che all'azione della novocaina, l'A. ben raramente ha osservato fatti di depressione generale. Anzi egli ritiene che l'uso della novocaina sia più innocuo di quello della stovaina: il pnllore, il polso filiforme, la dispnea, il vomito, il sudor freddo s i manifestano meno comunemente e con minore in tensità, ed anche in rapporto 11gli eventuali inconvenienti: post operatori i egli ha potuto accertare una volta soln la cefalea, del resto non esagerata, in uno dei 660 operati, al quale durò soltanto quattro giorni. Cosi il vomito è stato pure osservato molto rarament'3 ed in proporzione del 2 p. 100. ed ugualmente dicasi della ritenzione d'urina, dPlla stipsi e meteorismo, e delle ele· vazioni febbrili, inerenti piuttosto all'atto operativo che non all'nzione della sostnnza anestetica. Né sono mai state riscontrate lesioni della funziona lità cardio-respira· toria, come pure paresi o paralisi ostinate degli a rti inferiori, del retto o della vescica, o disturbi nell'innervazione dei muscoli oculari. L'A. riferisce inoltre di avere operato parecchi casi, in cui erano in corso flogosi acute e croniche, senza che si siano mai verificate complicazioni postume: infatti nella mortalità dei rachinovocainfazati figurano sette cai:.i, in cui l'esito letale non si deve attribuire all'anestetico, ma in parte alla malattia preesistente, in parte all'entità dell'atto operativo. Riguardo all'età, egli non può iitrermare che questa costìtuisca una controindicazione alla rncbipunturn novocninica, avendola eseguita senzn inconvenienti in casi al disotto dei 10 ed 11! di là dei 60 anni. Egli- conclude perciò affermando che con troppo disinteresse si sia voluto dareil bando a. questa sostanza, la quale effettivamente ha un'azione sicura, che s i manifesta nel tempo che impiegano gli altri anestetici, non manca che per condizioni indipendenti da esse. e non è mai tossica, e ritiene che la. differenza di conclusioni, a cui è giunto in confronto degli altri autori, trovi la sua spiegazione nella perfezionata tecnica de.Ila rachicentesi di oggi e nella più appropriata preparazione della soluzione di novocaina. A, C.
8. R1cc1. - Sulla oompreHlone temporanea 4ell'tlo 4 ella. mtlz11.. - (Estratto dalla Gazzetta internazionale di medicina, chirurgia, ecc., n. 9, 1913). Il Sbeldon nell'A.prile 1912 pubblicav11 nell'Amel'"ican Jounial of the medical Sciences un 11\voro sperimenta.le sul trattamento delle emorragie della milzn, nel
quale, esponendo un suo nuovo metodo s pel'imentllle sui cani, affei·mavn che a frenare l'emorrag ia traumatica splenica basta la compressione elastica temporanea del peduncolo per un periodo di. 4-8 ore, eccezion fatta delle ferite molto vicine all'ilo, che non risentono gli effetti ,della compressione e che l'arresto della circolazione fino ad otto ore non è dannoso per il ript·istino della circolazione stessa e per la integrità a.natomo istologica dell'organo, mentre soltanto in due casi, in cui la compressione fu prolungata fino a 10 ore, si ebbe necrosi della milza. Prendendo occasione dn questo lavoro, l'A., assistente onorario presso la clinica chirurgica. di Boma, dubitando che in un organo cosi riccamente vascolarizzato come la milza, la compressione temporanea dell'ilo bastasse a frenare un'emorragia di qualche entità e che un parenchima a struttura così fine ed a funzioni cosi importanti potesse non risentire gravi danni nella sua compagi nE" per effetto dell'ischemia totale di 11na c:erta durata, si è proposto di ripetere gli esperimenti se-
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condo la tecnica dettata dal Sheldon, allo scopo di controllare, da un lato l'efficacia della forcipressura tempora.nea sulle emorragie e dall'altro saggiare la. resistenza. del t essuto splenico all'ischemia. Egli si è servito per alcune esperienze di conigli e per altre più nnmerose di <:ani, che meglio si prestavano per volume dell'organo e per la minore fragilità del peduncolo della milza . Aperto l'addome con un taglio obliquo diretto in basso e iu fuori nella regione ipocondriaca sinistra, e ricercata la milza, l'A. praticava sul marg ine opposto all'ilo una ferita di varia profondità ed a.pplicava nel suo pe· duncolo una. pinza con br1mcbe previamente rivestite di cautchouc. Quindi, dopo essersi assicurato che dalla ferita splenica non fuoriusciva più sangue, affondava. leggermente nell'addome la pinza e richiudeva parzialmente la breccia, tenendo l'animale per un periodo di 4-8 ore in un ambiente caldo, dopodiché rimoveva la pinza e quando l'emorra g ia era frenata, prima di richiudere l'addome si nssi<:uravn se tutti i vasi splenici fossero pervii al d i là della compressione, per po· tere cosi eliminare il dubbio che questa li avesse profondamente danneggiati, e rin ch iuso il ventre abbandonava l'animale senz'altro trattamento. Dopo qualche settimana sncrifìcl\va l'animale e. ricercata la milza, s i assicurava che i vas, fosserv pervii e quindi l'asportavR, fissandone i ptzzi pel' l'esame istologico in alcool, sublimato, liquido di Zenker. In base alle suddette rsperienze l'A . ha constatato che la compressione temporanea dell'ilo della milza è su1-lìciente a frenare l'emorragia. solo nelle ferite superliciali, che oltre R!la caps ula intacchino di poco la polpa, mentre nelle ferite p iù profonde l'animale, anche se la compressione sia stata praticata per otto ore, muore per emorragia poche e.re dopo la rimozione della pinza. Il tessuto splenico res iste all'i!'chemia temporanea fino a quattro ore, ma se la c ompressione si prolunga, si riscontra no nlteraz ioni anatomo ed isto patologiche a.bbastl\nza profonde, che variano a seconda della durata dell'ischemia, ed a seconda del tempo trascorso fra l'esperimento e l'epoca in cui viene splenectomizzato l'animale. CASARINI.
Dott . Z1lANow1cz. - Blault&tl dell& autosleroter&pl& 4 ell'14rooele. - (Osservazioni fatte nel policlinico prof. Micheiloff - Zeitschrift f. Urol-0gie, 1913, fase. Y). Vennero curati 6 casi, coi seguenti risultati: N. 2 guarigioni dopo una iniezione : » 1 ripetuta 4 volte l'iniezione (a quanto pare con esito di guarigione): » 2 guarigione temporanea con s usseguente recidivn. Tecnica della operazione. - Per mezzo di un grosso ngo si levano l>-20 centimetri cul.,i di essuda to de ll'idrocele, se ne levano poi di nuovo'2 ·centimetri cubi. Q uesta ultima quantità. viene iniettata con altro ngo sottile, sottocutaneamente, nella coscia. Spesso si ebbe di minuzione, talo ra scomparsa dell'idrocele. L'etiologia di esso non fu ben s t nbilita nei casi ,;uaccC'unati. L'A. consiglia ai collt>ghi, che da.Ila cura conservativa non ebbero ris ultati soddisfacenti, di provare que~to metodo, prima di ricorrere alla cura radicale. Z ,1N UTTl~J.
RIVISTA EooUARD et JEAN PouLA.I N. -
DI CHIRURGIA GENERALE
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La luHulone del metaoarpo. - (Archfres yé-
nérales de Chfrurgie, 1912J. Gli AA., avendo avuto occasione di osservare un caso di lussazione simultanea.
dei quattro metacarpi, raccolsero nella lettera.tura gli altri casi citati. che sommano l'esiguo numero di otto e, tenuto conto della rarità della lesione ne fecero un accurato studio. Per l'etiologie gli AA. accertano che essa e determinata sempre di\ un colpo applicata sulla palma della mo.no in !Dodo violento, caduta dall'alto, caduta da cava llo, esplosione di un fucile ecc., e suddividono l'entità morbosa sotto il punto di vista anatomo patologico in tre varietà. :dorsale, palmare, e mista. Circa il meccanismo di sua formazione gli AA. hanno potut.:> accertare mediante osservazioni fatte sul cadavere che nella iperestensione della mano, se il legamento carpo metacarpico resiste, ed e il caso più fr!lquente, si ha rottura dei metacarpi raramente, o più di consueto frattura delle ossa dell'avambraccio. Se i legamenti cedono, allora a detta degli autori si possono determinare due eventualità, o la forza traumatizzante è applicata. sull'estremità inferiore del metacarpo ed allora l'estremità euperiore è portata in avanti, originando una s ub-lussazione paln:are; o la forza agisce su tutto il metacarpo che è spinto indietro, e si produce nllora. la lussazione dorsale, che è sovente completa. Per la i.,intomologia della lesione in parola, oltre i comuni sintomi delle lussazioni in genere, gli AA. notano sint.omi propri di ciascun.a. varietà, soffermandosi in specie sui sintomi della sub-lussazione io avanti ed in dietro, mentre po~he parole spendono per la lussazione mista, della quale nella letteratura non se ne conosce che un solo caso descritto dal Schutz, uel quale il 2" S0 e 4° metacarpo erano lussati in dietro, il 5n in avanti e riposava sulla faccia palmare. Per la lusB&.zione dorsale, gli AA. asseriscono che la deformazione ricorda il dorso di forchetta nella frattura dell'estremit1' inferiore de l radio, la mano è flessa ad artiglio e osserva&i una forte depressione palmare limitata in alto da unR salienza convessa; in basso dalle ossa del 2" rango del carpo, mentre nella facc ia dorsale si rileva l'esistenza di un tumore duro più o meno voluminoso ma che sempre ha disposizione trasversale e sormontato da una depressione. P er la sub-lussazione palmare, la mano è pure flessa, la piega della mano ò più saliente che dal lato sano, mentre si nota una anormale sporgenza ilei tallone della mano. Dal lato dorsale poi, in corri~pondenza dell'articolazione carpo metacarpica, è manifesta. una considerevole depressione corrispondente alla intumescenza palmare e limitata da una massa. regolarmente convessa che altro non è se non la 2• serie delle ossa del carpo. Gli A.A. inoltre per questa varietà di lussazione notano quale sintomo la scomparsa della tabacchiera anatomica dovuta alla lussazione del 6° metacarpo. Gli AA. annettono grande importanza alla sicurezza di diag nosi della lesione in parola in rapporto alla prognosi, giacchè asseriscono che la lussazione di tutto il metacarpo, se è sut.ito ridotta, l'integrità funzionale può essere ripristins.ta, se al contra.rio la. lesione non è giustamente diagnosticata, l'infermità può rim1mere stabile e dare una impotenza permanente e deformità ad artiglio della mano. In rapporto quindi agli esiti gli AA. richiamano l'nttenzione dei chirurgi sulla necessità. di occnparsi della spechilità del trauma in parola. "' Il trattamento curat.ivo adottat.o è facile. Gli AA. fanoo praticare la estensione delle dita da un assistente, mentre essi spingono in a.van ti o in dietro se-
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-condo la varietà dei carpi le t1::s te metacarpiche compreEse dalle palme delle loro mani. 011 piccolo apparecchio conte ntivo con palmare completa l'atto operativo. In ottava o decima giornata comincia la mobilizzazione ed il massaggio. Gli A.A. si rivolgono inoltre la domauda, se tunuto conto che la lussazione meta.carpica completa di antica data è irreducibile, sia il caso di applicare il trattamento cruento ed esprimo:no parere che l'intervento produrrebbe tali lesioni da non compensare .certo i lievi benefici che potrebbers i sperare dn un atto operntivo OoDI.
RIVISTA DI ANATOMIA E FISIOLOGIANORMALE E P~TOLOGICA E. P ooo10 e C. Ouvi::ur). - :Reulone del ouore nella fatlo& e nelle emosloDl. - (Rivista critica di clinica medica, n. 25 e 26, giugno 191!3).
E noto che per mezzo dell'ortodi;1gra6a si può disegnare sopra una superficie .piana, situata perpendicolarmente alla direzione dei raggi X, il ,c ontorno del cuore, in modo da ottenere l'area di proiezione esatta del viscere e misurare su questa. i diametri: questo metodo è stato applicato, specialmente in Germania ed in Italia, per indagare le variazioni volumetriche del cuore in seguito a.ll'a.1faticamento, ed i fatti dell'osservazione diretta banno modificato profondamente i concetti aprio· ristici prevalenti in fisiologia, ritenuti fino ad oggi come inconcussi, della dilatazione del cuore, dimostrandoli errati e provando per contro essere vero il fatto opposto, che cioè il cuore affaticato, invece che dilatarsi, si impicciolisce, invece che sfiancarsi, si contrae. Moritz nel 1902 fece le prime osservazioni su 3 lottatori e 3 ciclisti, dimos trando che la riduzione volumetrica del cuore rappresenta un fatto costante, che s i manifesta regolarmente in seguito a strapazzi: tali risultati furono confermati in Italia da successive ricerche del De Agostini sui cavatori di pietre, dal Galli su sei corridori, che avevano preso parte ad una gara di podismo, da Tarabini su bersaglieri che avevano t'ompiuto marcia faticosissime, e dallo Zuccola s u sog• getti Rppositamente affatica ti con esercizi vari. Gli A.A.. nella clinica medica generale di Torino hanno eseguito in teressa.nti -esperienze sopra individui sani e di normale costituzione, i quali venivano esnm inati prima e dopo di essere stati sottoposti ad una fatica leggera (rapida Slll ita del le scale, esercizi vari con pesi, ecc.) spinta fino al massimo della tolleranza individua.le, e ciò ,a llo scopo di determinn,re l'intensità e la rapidità della reazione del cuore n elle persone normali e per stabilire se la reazione sia più facile e più spiccati\ nei cuori deboli e ipoplasici, oppure in quelJi allenati e resistenti alle fatiche. Un'altra serie d i osservazioni è stata praticata. su individui sani, ma che
Rl\'IS'l'A DI ANATOMIA. E FIS IOLOGIA NORMALE B PATOLO(HCA
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-davano segni di possedere un cuore debole, come le clorotiche, i soggetti con abito tubercoloso, ecc. Mediante speciali precauzioni gli AA. sono riusciti ad ottenere <i01l'ortodiografia delle proiezic,ni così esatte, che le variazioni minime fra i diametri di due figure prese successivamente nelle stesse condizioni di riposo ,o di fatica non presentavano differenze superiori a 1-2 mm. I soggetti esaminati farono 26: di questi però, 6 non presentarono un impic-ciolimento del cuore in seguito alla fatica moderata sopra indicata, ma soltanto dopo fatiche più gravi, pur palesando affanno di respiro e cardiopalmo, il che b>1sterebbe a dimostrare che la riduzione df'l cuore non è in rapporto coll'aumentata frequenza del polso e che non deve essere considerata come un semplice fenomeno passivo, ma bensì come una reazione atth•a, la qua.le esige tutta. l'integrità.della fibrn muscolare. Come tutte le reazioni fisiologiche, anche questa. è più o meno intensa e più o meno pronta a seconda. degli individui e la quantità. di lavoro necessaria. per provocare il fenomeno non è uguale per tutti. Gli A.A n questo propos ito hanno voluto studiare se la facilità colla q uale si manifesta lo. riduzione volumetrica s ia indizio di resistenza o meno della fibra muscolare cardiaca, od in a.Itri termini se sia propria dei cuori allenati e dota.ti di particolare resistenza oppure dei cuori deboli e cedevoli. A tale s copo banno esaminato altre due çategorie di individui: l'una costituita. da soggetti deperiti (convalescenti di malattie infettive, intossica.ti, diabetici, ecc.), in cui era presumibile che la fibrocellula muscolare fosse deteriorata n el suo stato di nutrizione e nella sun capacità. funzionale da un precedente processo infettivo o da. qua lche intossicazione: l'altra rappresentata da. soggetti sani, ma gracili, in cui era dato di sos pettare on cuore piccolo, debole, ipoplastico, cioè scarsamente provvisto di tessuto muscolare: (clorotici, individui -0on abito tubercolare, ecc.). Il risultato per la prima. categoria fu uno solo: il cuore dei convalescenti, dei tubercolotici, dei diabetici non si riduce o presenta soltanto de lle ridu7.ioni ins ignificanti; pei soggetti della seconda categoria. invece si ottennero riduzioni volumetriche già per una lieve e talora lievissima fatica. Il che fa supporre che di fronte alle es igenze de!l' ..umentato lavoro il cuore debole e cedevole debba subito spiega.re tutte le sue energie ed assumere quindi lo stato di cardiotono fisiologico, mentre un cuore normale, o meglio in condizioni di ipertrofiA fisiologica. provocata dall'allenamento, è meno sensibile alle aumentate ri<.'hieste, cui sopperiscono, fino ad un certo l imite, le riserve ordinarie. Ma se l'aumento di lavoro diventa. eccessivo, se il lavoro diventa fatica, allora anche un miocardio ben sviluppato ed a.llennto a umenta. la sua. tonicità ed impicciolisce nella direzione di tutti i suoi diametri, assumendo quell'atteggiamento di reazione, che è proprio del cuore sano durante l'affaticamento, non solo, ma in ques to a tteggiamento, appunto per la speciale resistenza. di cui è dotato, persiste più a lungo di un cuore debole e ma.I provvisto di te.;suto contrattile. I fatti rilevati dagli A.A. verrebbero quindi a forma.re una. s pecie di conca.te· nazione: il miocardio 11llenato ed in istato di ipertrofia fisiologica, m,rntiene tenacemente lo stato d'ipertonia, l'atteggia.mento da fati ca., anche qu11ndo questa. è enorme, spinta a tal punto da. provocare la. febbre da strapazzo; il cuore norma.le resiste meno in tale stato, e più presto quindi il soggetto prova i sintomi della stanchezza, dello spossamento e deve rinunciare a.1111 fatica.; il miocardio ipopla.sico resiste meno ancora a. quello dei convalescenti; quello intossicato non reagisce affatto.
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Gli esami eseguiti sopra individui nervosi od anche semplicemente emoziona• bili hanno permesso infine agli A.A. di svelare l'influenza ohe l 'emozione esercita sul volume del cuore: basta che alcuni di questi soggetti (non tutti) siano abil· mente interrogati sui loro precedenti morbosi, in modo da ingenerare in essi il sospetto di qu11lehe affezione cardiaca, perchè il cuore diminuisca di volume in tutti i dinmetri, come in seguito alla fatica, raggiungendo 11.nche la differenza di 1 cm. per quelli longitudinale e trasversale. Trattasi di una riduzione, alla quale forse corrisponde la sensazione ben nota di stringimento al cuore, e che potrebbe essere causa dcli~ modificazioni dell'ampiezza del polso che succedono alle emozioni. Perciò gli A.A. concludono che anche per stimoli extra.cardiaci di origine emozionale il cuore può subire una notevole riduzione di vol ume. CASARINJ
RIVISTA- DI MALATTIE V~NEREE E DELLA PELLE VoN R. A. B .. c1H1•N N . - The problem of venereal prol)hyl&Jtu - (Newport, (J{edical R ecol"d, B. 8, ~12). - (Da una recens ione dell;). Z eitsch. f Urologie, 1913, fase. IV, p S39, del dott Meyer-Wildungen).
R. A. Bachmann - un medico delln marina - rirerisce in merito ad alcuni lavori di medici dell'esercito e della marina degli Stati Uniti, che t rattano della profilassi delle malattie veneree e portano un ricco ml\teriale di osservazione. È in discussione il doppio metodo secondo il 11uale viene applicato un preparato di mercurio e un prPparato antigonorroico " il semplice metodo che consiste solo nell'applicnzione della pomnt,i di calomelano. L'.A. ha preparato un tubo cli metallo, da potersi però comprimere, che contiene 6 gre.mmi di pomata di calomelano 33 p. 100 e 1 p. 100 d i tricresolo. Essenziale è l'applicazione di un bocchino di gomma lun go c1uasi 4 centimetri, che permette di introdurre la punta abbastanza profondameute nel canale uretrale e di tenervela più a lungo Con questo sistema si ebbero i seguenti risultati: Un ammalato venne infettato di blenorragia in un postribolo e si riusci a t rovare la ragazza da cui era st>1to contagiato. Preparati microscopici fatti con secrezione proven iente dall'uretra, vagina e collo uterino erano positivi. Una serie di 15 uomini r imast< immune da blenorragia, adoperando il rimedio suindicato, ,ld eccezione di uno a metil de lla s erie. Si potè però stabilire che questo individuo nutrivi\ una passione per la ragazza e l'avea ripetutamente visitata, senza applicare i l metodo profilattico. I preparnt.i tratti dalla ragazza furono sempre poshivi ver il gonococco, e ad essa era stato anche prescritto di non fare lavaggi dunmte il periodo di osservaiione. Z .1NUTTJNI,
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RIVISTA DI ':rERAPEUTICÀ Cura della febbre tifoidea oolla tintura 41 lodo. (Gazette des Htìpitaux , n. 144 del 1912).
Dottor M. BnELET. -
L'Arnoza,n e i l Car les hanno recentemente segnalato i buoni risultati dn essi ottenuti curando quarantaquattro cnsi di febbre tifoidea colhL tintura di iodo e hanno fatto osservare ohe, teoricamente, l'uso di questo preparato nelfa cura della suddetta mala ttia è molto razionale, perchè è noto che uno dei più importa.nti mezzi di difesa dell'orgnnismo mah,to è costituito dall'iperleucocitosi; e siccome 1n febbre tifoidea è un'infezione con iperleucocitosi, cosl è chiara l'indicazione di cerca r di rilllzare la cifra dei leucociti in codesti infermi Om, lo iodo può precisamente essere impieg1\to a tale scopo, essendo dimostrato dai lavori di Lortat· Jacob. che esso è an agente potentissimo di iperleuoocitosi con mononucleosi. Le formule raccom nndabili son molto semplici. li Raynnud prescrive : Tintura di iodo . Ioduro di potat!Sio Acqua . .
gocce XX-XXV grammi 0,01 » 160
Da prendere in 2-J. ore. Il Lafìtte dà ai suoi m11!11ti dP.ll'ncqwL iod,1ta e fa loro delle iniezioni di glicerin a iodo-iodurata secondo la formula seguente: ·Iodo metallico. Ioduro di potussio Guaiacolo Glicerina pura. , .
grammi 0,10 » 1 >
»
2 10
Il Cnvazzani dà. ogni giorno ai tifosi da XX a XXV gocce di ti ntura lii iodo e J grammo di ioduro di potass io in mezzo litro d'ncqun zucchewta. Con questa cura, la lingua si ripulisce, la d iarrea s'arresta, le feci cessauo d'esser fetide e la tempera tura s'abbassa. L'Arnozan e il Cnrles consigliano di dnre ai malati o dell'ucqua iodata secondo la formula del Reynaud, o XX-XXV gocce di tintura di iodo noi vino <li chin,\ al malaga oppure nel latte ogni giorno. Ma, come ben si comprendo, l'uso del la tintura di iodo nei tifosi non dispens,. affatto dal ricorrere ad altri mezzi ternp()utici, c he si1ranno u tilizzat i secondo i cast e le complicazioni: per esempio, al le lozioni fredde, ai clist.eri freddi, allo iniezioni sottocutunee di stricnina e d'olio canfor11to.
L. S
31 _ Gfornolt dì mtàii ina mililarc. - F:1<r.. VI-VII.
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RIVISTA DI MEDICINA LEGALE O. B ELLucc1. n . 10, 1913).
La protlla9al s•nerloa 4ella almalastoae. - (Il Cesalpino,
L'A., dall'osservazione che in uno stesso centro opera.io e in due stabilimenti diversi, nei quali il lavoro si svolge in condizioni prtissochè identiche, si è manifestato nell'uno cronicamente il triste fenomeno della simulazione, mentre nell'altro, in grazia di provvedimenti diretti ad impedire l'attecchimento del cattivo seme, non si è avuto alcun caso, prende occasione per domandarsi se è possibile una cura profilattica della simulazione nell'ambiente ind ustriale, e ritiene d~roso che gli imprenditori, i medici ed i magistrati, ciascuno con compito essenzialmente diverso, ma coordinato ad un'unica. finalità. socia le, intraprendano una. campngna energica ed effica,ce, intesn a sradicare la mala pian ta. prima. che essa abbia potuto stendere le sue pericolose propaggini. In questa lotta l'industriale potrà. fare opera utile e proficua nei seguenti modi: 1) Esercitando un'oculata. vigilanza sulla. cernita del persona.le colla richiesta di una fedina penale netta, eliminando quei soggetti, di dubbia. moralità, facili al trucco e a.ll'astuzia, che portano nell'ambiente del lavoro quell'incoercibile inadattabilità., che li rende preda designata, a più o meno breve scadenza, dell'infortunio, e da.udo l'ostrascismo agli operai dediti all'alcool, i quali sono quasi sempre egoisti, abulici, incapaci di uno sforzo durevole e facili perciò a.Ila perversa suggestione ed alla simula?.ione. 2) Favorendo l'attaccamento a.I lavoro della massa operai.a mediante gius te ed eque concessioni, promoyendo. utili e pratiche istituzioni e mirando a mantener salda la famiglia ed a rendere qua.nto più confortevole l'ambiente domestico. I n Germania fra gli operai cosi organizza.ti la simulazione è un fenomeno raro e l'epidemia di essa è affatto sconosciuta Il medico, che come esercente o consulente trovasi a. fianco dell'industriale in ogni centro di lavoro di qualche importanza., viene a rappresentare uno dei coo• peratori più utili per imredire che la. simulazione come fenomeno colle ttivo sorga e dilaghi nell'ambiente operaio, siA. consigliando e guidando l'opera benefica ed illuminata, o r igorosa ed inflessibile dell'imprenditore, sia coll'ispirare nelle masse la presunzione che è difficile tra.rio in inganno e che la simulazione, sotto qualunque forma, non avrebbe o non potrebbe a vere con lui g rand i speranze di successo, prendendo s ubi to e senza esitazior.e i necessari provvedimenti contro i pochi frodatori volgari, ed usando un contegno oltremodo riservato nei casi sospetti, e l iminando con sapiente e ponderato la voro di critica tutte le cause di errore, senza alcun accenno ad Ulla troppo inquieta sollecitudine, che nello spirito sem· plicista anche del piò. evoluto simulatore, passerebbe per una documentazione indiretta della realtà della lesione. Compito del medico deve essere inoltre quello di incoraggiare i timidi, fugnre i terrori degli 'impressionabili ed ottenere che la
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ripresa del lavoro rude sia preceduta da un certo periodo di allenamento in la· vori meno faticosi. L'A. ricorda in proposito il consiglio dato :dal B rouardel ai medici periti d i non lasciarsi trascina re dall'affetto pei mal~ti e di evitare ogni tendenza all'esagerazione nel loro apprezzamento sulle conseguenze della lesione. I nfine, per q uanto riguarda l'opera. del magistrato nella profilassi della simulazione, l' A. r icorda che deve essere bandito ogni sentimentalismo e che il castigo deve essere pronto per essere salutare, poichè inna nzi ai tribuna.li non sono porte.ti che i casi certi, per il fatto che nessun medico si indurrebbe a formulare un giudizio di simulazione, se non a vesse la prova provata e convincente de lla CASARINI. sua asserzione.
Un meto4o 41 oontrollo obbiettivo 4ell'e•l•tenz&delle nevralgie. - ( Rivista critica di clinica medica, n 21, 1913).
.ZiiLZER. -
Nella s eduta del SO aprile 1918 lo Zi.ilzer ha comunicato alla Società di me-dicina berlinese un nuovo metodo essenzialmente obbiettivo per distinguere le nevralgie dE1termina.te da un'affezione di un organo situato sotto la sede del dolore dalle semplici iperestesie dovute ad un'irritazione dei nervi del derma, come se ne riscont rano sopratutto negli isterici e ne i nevrastenici. Il metodo, che consiste ·nell'esame della sensibilità. tattile, praticata col procedimento abituale per mezzo -di uno spillo, è stato dal!' A. anzitutto applicato per lo studio della rachialgia., la quale, mentre per l a grande maggioranza degli autori costituirebbe un sintomo eminentemente istero,nevra.s tenico, rappresenterebbe invece, secondo altri, un se,gno organico, rivelatore precoce di una tubercolosi dei gangli bronchiali. In un discreto numero di casi egli ha potuto veri ficare l'a ttendibilità di q ueste ultime vedute: iu altri invece si trRttava di lesione vertebra.le e qualche volta, infine, si era in presenza. di un reumatismo articolare acuto localizzato alla CO· lonna vertebrale. Nel decorso di tali affezioni, esistesse o meno una nevra lgia uni o bilaterale, l'A. potè sempre constatare delle zone di iperestesia cutanea, corri·spondenti il più spesso alle ramificazioni delle branche posteriori di diversi nervi intercostali, zone queste che si arrestavano anteriormente a livello d i una linea intermedia. alla linea ascellare e mammillare, men t re le branche anteriori sono in generale immuni. Per quanto riguarda l'origine di que;ste zone di iperestesia, quantunque non si -conosca oggi la ragione della loro localizzazione alle branche posteriori, l'A. è ·d'avviso che la loro disposizione rigorosamente simmetrica. autorizzi ad ammett ere un'origine centrale, laddove la rachialgia, dovuta all'adenopatia bronchiale ·dipenderebbe da un'irritazione ner vos a consecuti va, alla sua vol t a, alla ~tas i venosa. Egli ha a v uto occasi"ne di vedere, in base all'uniteralità <lei fenom eni dolo rosi, degli infermi operati per litiasi bil iare, per appenrlicitf', per ulcera gastrica o duodenale, mentrti in r ea ltà erano affetti soprattutto da lesione vertebrale ed in individui affetti da una p resuntr.. rachialgia nevropatica ba riscontrato il più spesso u:n'adenopatia bronchiale. L'A. dà termine a lla s ua inte1·essan te comunicazione consiglia ndo l'es a111e della sensibilità nei casi di sciatica, nella q uale affezione egli nvrebbe costantemente osservato una zona di i perestesia, che manca nei casi di pieJe piatto, affezione .questa spesso con fusa con la sciatica. C ASARIN!.
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RIVISTA DI TECNICA E SERVJlJO MEDICO MILITARE R. LE FoRT. - Una vlatta in Serbia eGl in Bulgarla al ferltt della guerra. net Baloant. - ( l'éclw médical du Nord, n. 8, 23 febbraio 1913). Su questo argomento l'A. ha tenuto un'interessnntissima conferenza ali.a Société de médecine du Nord, il IO gennaio u. s., della quale stimiamo opportuno dare un largo riassunto. Le osservazioni raccolte non si riferiscono naturalmente e. tutta le. cnmpe.gna, ma si limitano ad un dete1·minato periodo, alla prima. quin· dicina di novembre, ad un periodo cioè dei più attivi, che fa seguito alle grandi battaglie di Koumanovo, di Kirk-Kilisse, d ' Eski-Bnba e di Liile-Bourgas, le qual i. si succedettero dal 22 al SO ottobre 1912; inoltre l'assedio di Adrianopoli ha for-nito nella s uddetta epoCA un largo contingente di feriti. L'A ha. visitato soltanto la Serbia e la Bulgaria, il che porta. indubbiamentea. qualche divergen:,;a fra. le proprie investigazioni e i dati raccolti da altri osservnwri. I feriti esaminati nel campo turco differiscono per molteplici ragioni dai feriti osservati fra le truppe alleate; cosi i feriti dei primi scontri, non esposti a lunghe fe. t.iche, che hanno 11 !rollato gli ospedali n el principio della. campagna~ non pos~on o essere paragonati ai feriti ricoverati verso In fine ed estenuo.ti dai gravi, continui disagi della guerra. La coo.ferenz11. è stata svolta prineipalroe nte su questi tre argomenti: ospedali; feriti; soccorso e sgombero dei medesimi. I. OSPEDALI TERR1·ron1A1,t. - Oli ospedali territoriali sono di due categorie: appartengono alla prima gli ospedali perm.anenti, alla seconda stabilimenti destinnti a vari uffici e tre.s formati in ospedali per le esigenze della guerra. Fra i primi si annoverano gli ospedali militari e gli os pedali civili, funzionanti temporaneamente da ospedali militari. Come tipo d'ospedale militare, quello di Belgrado è il modello del genere: è costituito da otto padiglioni disposti su una superficie di otto ettsri, e può ricoverare 600 malati. In tempo di pace, 2 padiglioni sono destinati alla chirurgia, e gli altri alle malatt.ie interne, veneree, oculari, infet,-.. t ive, ecc : nell'attuale campagna s ono stn.ti tutti assegnati al ricovero di feriti. Tutti gli ospedali cidli, ospizi, cliniche, sono stati trasformati in stabiliment~ militari: solo il manicomio di Belgrado ha conservato le proprie funzioni~ Per l'in sufficie nza degli ospedali permanenti si è pure dovuto ri correre 11gli edifici scolastici, ai seminari, alle caserme ed anche alle case private, utilizzancloue i locRli come ospedali temporanei : nel!a sola città. di B elgrado, ai primi di novembre, si avevano 18 di questi s tabilimenti. lOltre ja questi o<spedali di una ce rta importanza e bene organizzati, si sono impiantati anche dei piccoli nosocomi, v <•ri depositi di feriti, contenenti soltanto un limitato numero di letti e maaca11 t i di sale d'operar.ioni e di medicazione : queste venivano pratic ate negli o~podali più vicini, ove gli infermi veniva.no trasportati a m e:,;:,;o di b11,relle. L 'os pedale più importA.nte che l 'A. ha avuto occasione di visitare, th quello impii,ntato nella scuola militare dei cadetti a So6n ed oc~upato da 1500 feriti. E ~li hn osservato <1ei riparti d i 1-lO, di 160 ed anche d i 180 individui, coi letti disposti sn quatt ro tilo, d i cui due a c:costate nlle pareti, e due nella r.orsi a cen-
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trale ed addossati in modo da lasciare soltanto lo spazio sufficiente per potere avvicinarsi agli infermi. Quasi tutti i feriti venivano medicati nelle apposite sale -ed erano ripartiti al loro ingresso in categorie, raggruppando i gravi in un unico riparto. Mentre il servizio sanitario in genere nulla lascia va a desiderare. data la .gravità. del momento, quello radiografico si è dimostrato insufficiente al bisogno, per cui i feriti dovevano attendere un lungo turno prima di essere sottoposti ad esame e non poche volte dovevano essere t rasportati in vettura in altri ospedali, più o meno lontani, cbP. erano provvisti di apparecchi rndiografici, Il movimento d'entrata ed uscita degli infermi nei vari ospedali si effettuava ·con una certa attività, dato il decorso generalmente favorevole delle ferite in guerra: per facilitare poi ai pa renti la ricerca dei loro congiunti veniva affisso -alla porta di ciascun ospedale l'elenco dei ricove rnti, che era, giomo per giorno, tenuto scrupolosamente al cotTente . Il servizio d'assistenza ai malati era lodevolmente disimpegnato anche dalle infermiere volontariEI slave delle associazioni ·di soccorso, le quali, essendo nella maggioranza poliglotte, prestnvano altresl un utilissimo servizio come interpreti fra i feriti del luogo e i medici stranieri. II. FERITI. - Le ferite osservate nei Serbi e nei Bulgari sono state prodotte quasi esclusivamente da armi di fabbrica tedesca, e cioè dal fucile Mauser 1889, -con proiettili di piccolo calibro (7,65), e da. cannoni Krupp 96 A, mod. 190!, con obici da 77. La maggior parte delle lesioni fu determinata da i fucili; seguono le ferite da shrapnels, da mitragliatrici, da <:annoni e d&. arma bianca, La mortalità sul campo di battaglia è stata rilevante, poichè essendovi stata tendenza per parte dei Serbi e dei Bulgari ad attacc11,re quasi sempre a lla baionetta, gli effetti esplo-sivi dei modemi proiettili a breve dis tanza sono stati micidiali. Si è constatato inoltre una notevolissima prevalenza dAlle ferite delle estremità, in confronto di ~uella delle altre regioni del corpo, il che dipende probabilmente dal modo di ·combattere delle truppe balcaniche. La visita agli ospedn,li delle retrovie ba. consentito all'A. di formarsi un'idea -esatta sull!e ferite di guerra. Egli è rimasto anzitutto impressionnto dalla straor-dinaria varietà di lesioni osservate. Le ferite delle parti molli prodotte dai proiettili di piccolo calibro banno un piccolissimo foro d'entra ta e d'uscita e presentano un decorso quasi sempre favorevolissimo. Fra le lesioni delle ossa, le fratture -esposte dànno un larghissimo contingente, ma. hanno quasi tutte un andamento regolare, per cui sono rare le operazioni demolitive e rarissime le amputazioni: i'A. non ne ha visto praticare alcuna nell'ospedale della. Croce Rossa. ungherese in Sofia, che ricoverava ben 400 feriti, ed una sola, della co&cia, nell'ospedale della ·Croce di Malta austriaca, per cancrena. dell'arto interiore. Le ferite delle articolazioni sono in genere, meno gravi dello lesioni diafisarie : l'osso spungioso delle epifisi si lascia più facilmente attraversare dni proiettili, mentre le grandi artriti sono e ccezionali e gli emartri ba11no pe1· lo più un decorso asettico. Le ferite dell'addome osservate negli ospedali sono nssai rare, il che forse dipende dal gran numero di feriti cavitari colpiti a. breve distanza e morti sul campo di battaglia per l'azione esplosiYa dei proiettili sugli organi viscerali. Le ferite e.ddominalii nei sopravvissuti decorrono favorevolmente e guariscono in pochi giorni, non soltanto quelle a semplice setone delle pareti muscolari, ma anche ·quelle penetranti in cavità e non ledenti organi viscerali: aQzi l'A .cita. casi di ferite della. vescica, dello stomaco guarite spontaneamente. Naturalmente le laparatomie costituiscono l'eccezione ne lle operazioni chirurgiche: così nessuno dei 400 feriti della Croce Rossa ungherese ha subito ;tale intervento. A Podgoritza,
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ove affl uivano in meno di tre giorni i feriti caduti nell'a'.!sedio di Scutari, su 60() feriti ricoverati si sono avuti soltanto 4 o 6 feriti all'addome, e tutti sono guariti senza alcun intervento. :\folto più frequenti sono le ferite della cavit/1. toracica: in una snla di 8 letti dell'ospedale militare di Belg·rado l'A. ha notato che 7 erano occupati da feriti con emotorace: la maggio1· par te di queste lesioni sono guarite rapida mente, senz,, opernzioni. Numerosissime sono state le ferite penetranti del cranio, che hanno richiesto per lo più la trnpana.zio:ne e l'estrazione del proiettile ed hanno dato un'elevatr, mortalità. Le ferite della. faccia sono state 1~ pia dolorose ed banno dato origine a non poche infezioni. Quanto alle ferite di grossi vasi, abbastanza numerosi .s ono stati gli ematomi pulsatili e gìi aneurismi trau matici: nell'ospedale della Croce Rossa. francese di Sofia, l'A. su 180 ricove-rati ne ha osservato tre casi: un aueunsma d1>ll'arteria om,•rale, uno della carotide primitiva ed il terzo della s ucclavia. L e ferite dei nervi invece pa.ssano facilmente inosservate: l'A. ha potuto constatare a Sofia. che una lesione del braccio 'in apparenza insignificnnte era associata a paralisi completa del rad iale. Circa le ferite prodotte dalle pallottole lli shrapneli3 l'A. ha notato che si infettano più facilmente delle ferite de terminate da.i proiettili d i piccolo calibro, specialmente per l'ampie zza degli orifìci cutanei, che resta.no beanti. Lo stesso dicasi delle lesioni prodotte dalle mitragliatrici e dagli obioi. lesioni atipiche, larghe e soggette facilmente ad infettarsi. .Molto frequenti sono state infine le ferite di sciabola-baionetta e pure n umerose le ferite multiple, prodotte <la uno stesso proiettile. Il trattamento de i feriti nei vari ospedali tielle retrovie non è stato fatto naturalmente secondo regole fisse ed inspirate ad un'unica direttiva. La diversa. nazionalità dei chirurghi, accorsi da tutte le nazioni a prestare l'opera umanitaria> e la diversi tà. di scuole b anno portato a segui re metodi di versi: però, se si sono i1,vute disuguaglianze nei particolari, si sono seguiti nell'insieme criteri unici, che meri tano di essere segnalati. Infatti la chi rurgia è stata speci.almente conservativa : lo laparntomie, le resezioni, le amputazioni sono state ridotte a i minimi termini, e compito prin-cipale fu quello di applica re dei buoni A.ppareccbi per fratture, fare delle razionali medicature e d i estrarre proiettili o scheggia ossee s upe rficiali. Lo. mortalità negli ospedali è stata molto bassa: a. Belgrado Sll 2500 feri ti ricoverati nei vari ospedali si sono avuti fino al 10 novembre U.112 50 d~cessi, co1Tisponde oti ad una percentuale del 2 % : ciò dipe nde in g ran parte dal fatto che le ferite delle parti molli hanno A.Vuto un decorso regolarissimo, le lesioni ossèe non sono stA.te complicate nellA. magg ior pnte da infezioni, ed il te tano, la setticemia, la cancrena nosocomiale, triste ricordo delle guerre passate, sono pres socbè scomparo€". UI. Plll)ll SOt:CO RSI li: SL10:IIREIW DEI FEtUTt. - Gli eccellenti risultati ottenutinella cura dei feriti fra le truppe serbe e bulgare si devono ascrivere principalme nte a tre fattori: al larghissimo uso del pacchetto individuale da m edicazione. di cui ciascun soldato e ra munito, conoscendone altresl piennmente l'uso e l'impo r tanza; all'impiego de Ila tint ura di iodio e delln medicatura asciutta nei ser• vizi sanitari di 1·· linea; allo sgombero sistematico de i feriti. li pacche tto da medicazione è rinscit,o di un'utilità straordinaria: i soldati ste::si fin sulla linea. del fooco han no provvPduto a coprire con esso le proprie ferite_
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Nelle formazioni ~anita.rie di primo soccorso è stato pure fatto un largo uso ùella tintura di iodio e della medica.tura. asciutto.. Le ferite prodotte d11i proiettili di piccolo calibro sono in genere a':lctticbe: la crosta, che s i forma spontaneamente ai fori d'entrata. e di uscita, miscela di sangne e di linfa, è il me;,:zo che la nat ura impiega per difendere la. ferita dalle infezioni. Ora una semplice penoellatnra di tintura di iodio e l'a.pplica;,:ione di una medicatura a.scettica è sufficiente a coa.diuva.re l'azione protettiva dell'organismo. L'A. ritiene che in guerra l'antisepsi è di gran lunga inferiore all'asepsi e deve essere applicata come ecce;,:ione per le grandi ferite aperte ed infeUe. Quanto allo sgombero dei feriti, si è seguito il criterio di allontanare in massa dal cnmpo di battaglia tutti coloro che si ritenevnno innbili a riprondero entro
breve tempo il loro posto sulla linPa di combattimento, concetto assai difficile ad effettuarsi, da.te le perdite ingentissime che si sono avute in questo periodo della guerra balcanica e che corrispondono pei Bulgari a circa il 43 p.100 della forza e pei Turchi al 52 p. 100. Lo sgc,mbero dei feriti è stato praticato nelle condizioni più sval'Ìate, a. seconda della natura del terreno e i periodi della battaglia, ed un gran numero di essi ha potuto raggiungere a piedi le prime unità ,sanitarie. I posti di medicazione sono stati illlpiantati in genere ad 1 o 2 chilometri, dietro la linea del fuoco e gli ospedali dn campo a o-10 chilometri. Set'bi e Bulgnr i hanno dovuto superare le più grandi difficoltà per la distanza delle linee ferroviarie, e per il cattivo stato delle str11de, rese ancorn pi1't impr,1ticabili dalla neve. Come mezzi di trasporto dei feriti sono state utilizzate carrette a due ruote, tirate da buoi, con un percorso massimo di 20 chilometri a l giorno. Anche il tras porto per ferrovia si è effettuato con una certa lentezza : un treno da Kouma novo a Belgrado non impiegava meno di SI> ore. La mortaliU1 però non è stata elev11t11 durante lo sgombero, poichè s u dei convogli di -JOO feriti ,;i sono avuti soltanto 2 o S morti al più, per un vinggio di 7-8 giorni. Tale res istenza dei feriti a cosi lunghi e disagiati trasporti dipende senza dubbio da molteplici fattori, quali la mirabile vigoria della razza, l'eccellente morale dei vincitori e l'entus iasmo che li ha so• stenuti durante la guerra. Come conclusione della sua importante relazione, l'A. riconosce che il servizio sanitario nella Serbia e nella B ulgaria ha funzionato in modo r rgolare ed eccellente, m grazia specialmen te della preziosa collaborazione cli tutte le nazioni di Europa, le quali hanno fornito ai belligHanti, risorse di ogni natura, in personale e materiale. L'attuale campngna ba confermato la grancle utilita. del pacchetto da medicazione individuale, e l' A., in vista dell;1 notevole frequenza delle ferite m u 1tiple, insiste sulla necessità che og ui com battente ~in fornito di due pacchPtti. Si è pure constatato \"ottimo impiego della tintura di iodio e della medicatura asciutta nei servizi sanitari di prima linea e ln s uperiorità dell"asepsi snll'nntisepsi. Si e ancora dimostrata. la necessitll di un largo sgombero i m1nt'diato dei feriti gravi e medi negli ospedali delle retrovie: l'ambulanza corno dice R-app deve es• sere ·u n atelier d'emòallage do11bl1; d'im bureau d'e,)p é<lition, e gli inconvenienti di un trasporto precoce sono di grAn lunga compensati da lle. calma e dalla completa organizzazione degli stabilimenti sanitari dell'interno. L'astensione chirurgica deve essere la regola e l'alta chirurgia deve essere prosciolta dai servizi di prima linea, mentre negli stabilimenti di riserva essa deve essere completamente conservatrice. La chfrurgia di guerra infi ne richiede delle conoscenze speciali sulla composizione dei proiettili, sulla loro deformazione e sugli effetti balistici sul corpo umano, che non si apprendono nelle università, ma che sono oggetto di corsi speciali nelle scuole di snnità militare. CASAIUNI.
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RIV!S'!'A DI TJ,:C:-ICA E SEB\"JZIO MEDIOO MILITARE
Borme per lo •gombero del feriti •al oampo dl battaglia. -
(Gazette d.ea
Hopitattx, n. 87, agosto 1912).
Il principio dello sgombero di tutti i feriti sembra ammesso da tutti; ma per contrario le opinioni variano circa il momento nel quale deve effettuarsi e la sua modalità. Per alcLmi è necessario sgombrare immediatamente i feriti o malati in qualsiasi momento e qualsiasi na t ura della ferita. M. Legrand è avversario assoluto della os pedalizzazione in sito, lo sgombero egli dice deve essere il più rapido ed il più febbrile possibile sui vari ospedali, ove i feriti potranno essere veramente cura.ti. Questa è pure l'opinione del signor medico ispettore generale Robert, il quale dopo i ricordi del 1870 opina cbe tutte le divisioni, tutte le ripartizioni dei feriti sono impossibili. M. Simonin riferisce ugualmente l'opinione di L arrey e di Percy, i quali si trovarono dopo la battaglia di Austerlitz e di Eylau in presenza di numerosi feri ti dati da grossi contingenti analogamen te a quanto avviene nelle guerre moderne. Egli così riassume la pratica di Larrey : 1° Operare e medicare i feriti g ravi sul campo di battaglia, nelle ambulanze volo ntarie o in una formazione sanitaria puramente chirurgica situata momen• taueamente nelle vicinanze e cbe Lttrrey chiama quartier generale. 2° Inviare immediatamente verso le retrovie t u tti i feriti meno g ravi ed ing ombranti, principal mente i feriti leggeri possibilitati a marciare. 3° Ulteriol'mente e sempre nel più breve periodo di tempo possibile proced ere allo sgombero degli operati s ulle re trovie, usando anche mez,d improvvisati e malgrado le intemperie. 4.° Continuare lo sgombero per tappe ininterrottamente sino alla madre patria. M. Simonin trae gli stessi insegnamenti e le stesse conclusioni dalle relazioni di Percy : 1° Necessità di sgombrare tutti i feriti e me.lati colla più grande celerità. ed usando di tutti i mezzi. 2, Relativa innocuità. anch11 per i feriti gravi di questo sgombero rapidamente fatto anche con mezzi im provvisati ed in condizion i preca1·ie di igiene. 3° Lentez;,;R inesplica bile di questo sgombero. Per altri al contrario lo sgombero dei feriti gravi non sarebbe privo di in· convenienti e danni. Cahier e Roufliandis proposero, allo scopo di sfollare, l o sgombero immediato òei feriti leggeri, ritenendo che per i g rav i s ia necessario saper temporeggiare. Il t rasporto _infatti nou potrà essere iniziato se non dopo effettuata la medicazione; egli quindi propone di sgombrare dopo c iascun combattimento nella sera o durante la notte i fer iti seduti; mentre per i feriti coricati lo sgombero si effettueni. l' indom1mi ed a llo scopo di renderlo sicuro d'orna.odano in unione al professor Sieur che ~iano dota.ti i serv izi sanitari di mezzi di tnsporto rispondenti alla bisogni\ ed in quantitiL sufiicienti. )[. Boigey impres,;ionRto dei dati raccolti nella g uerra di Manciuria e degli esompi citRt.i da Bornhaupt, Brente.no, von Manteuffel, dimostra gli inconvenienti del t rasporto immediato e asserisce che potranno essere sgombrati solo quei fe-
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riti per i quali si giudichi non possa derivarne un aggravamento delle loro con• -dizioni per il trasporto stesso. M. Delorme ugualmente cita esempi della guerra fra nco-alemanna e della cam'J)agna della Manciuria e dimostra i danni dello sgombero incondizionato, che è ,necessario evitare, come da evitarsi è la sistematica o!'pedal izzazione sul campo ,di battaglia. Nelle guerre coloniali, le condizioni sono mutate, tanto che risulta. dalle osservazioni fatte da M. M. Toubert, Bechard e Rauzy nel Marocco che lo -sgombero dei feriti è cosa assai difficile se non impossibile, sarà necessario agire a secondo delle circostanze e seguendo quale direttiva questa formola: Sgombrare il maggior numero, nel miglior modo, e più rapidamente possibile, sfuggendo con questo ingombro il nemico.
Credo di non essere in errore affermando che nella attuale guerra coloniale italo-turca, la formola proposta dalla società di medicina militare francese nella ·seduta del luglio u. s. è stata scrupolosamente tradotta in. atto dai colleghi tutti operanti sul teatro della guerra sin dal!' inizio della campagna, Inspirati dal sentimento del dovere e desiderosi di intervenire prontamente e di sottrarre alle possibili insidie arabe i caduti, essi si tennero sempre a contatto delle file combattenti, provvedendo alla cura dei feriti ed al loro immediato sgombero, sacrificando alle volte è stessi ed il personale addetto a l servizio; ma raggiungendo sempre lo scopo prefisso con grande beneficio fisico dei caduti e morale dei combattenti e traducendo in fatti, quanto più volte di viva voce prima -0el presente conflitto aveva raccomandato il nostro Ispettore capo di sanità mi• Htare, tenente generale medico F11rrero di Cavallerleone. 0DDI.
Dott. MYRDACZ, generale medico. - Sanltà Militare e 0Tooe BoH&. -(Wiener Medizinischen Wochenschrift, n. 12, 1913). L'A. comincia con l'osservare che secondo l'art. 1 delle « Norme per l'orga· nizzazione e funzionamento delle società ausiliari i., le società patriottiche riconoscono per loro còmpito di completare i provvedimenti che prende lo Stato per i soldati malati o feriti in guerra e di migliorare per quanto è possibile la cura di essi oltre il limite stabilito dalle disposizioni militari. In altre parole 1d sol·dati feriti o malati provvede in prima lint:a l'amministrazione militare, in se-conda linea la Croce Rossa. Gli avvenimenti più recenti dei Balcani hanno esaltato straordinariamente in Austria il favore del pubblico per le. Croce Ross,t e con apposite riunioni, ca)orosi discorsi, sollecita.zioni da. parte di personalità influenti sulle dipendenti autoTità, si sono ottenuti per essa notevoli s:iccorsi. Chi osserva però tali manifestazioni con occhio spregiudicato, deve constatare che in molti casi viene a ttribuito alla. Croce Rossa. una. parte eccessiva e prern• ricanta, mentre non si fa parola alcuna del fatto che nell'esercito esiste una or_ganizzazione di grande proporzione, dotata di tutte le perfezioni moderne. Anzi non di rado le cose vengono rappresentate in modo da far credere ,c he i soldati feriti morirebbero di fame, di sete, dissanguKti o in preda nd indic ibili torture, ~e provvidtcuzialmente non interl"enisf<e la Croce Rossa.
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Dn tutto ciò risulta che la. pubblica opinione viene orientata in una falsa direzione e che nelle sfere militari il corpo sanitario militare viene volentieri considerato come la quinta ruota del carro. In questa ·inversione delle parti si trova anzi una ragione di più per non interessarsi dei miglioramenti della sanità mi• lita.re. Perchè adattarlo al progresso? Perchè applicare ad esso i ritrovati moderni?' In caso di necessità provvederà. la Croce Rossa. Passando a parlare degli Stati balcanici, l'A. osserva che, facendo assegnamento sull'aiuto della Croce Rossa, essi hanno preso provvedimenti s anitari insufficienti. LA. Croce Rossa è vigorosamente intervenuta, ma il più delle volte rimanendoad una certa distanza dal campo di battaglia, nè poteva es!'a funzionare durante il combattimento, nei posti di medicazione, ecc., non disponendo di personale assuefatto alla guerra e mancnndo di mezzi di trasporto, ecc. Cosi chè malgrado l'intervento della Croce Rossa i feriti sono rimasti esposti a tutte quelle dolorose conseguenze, che fatalmente derivano dalla mancanza di un servizio di soccorso bene organizzato: morti per emorragia, per esaurimento, di fame, di sete, di freddo... La cura della Croce Rossa potè solo essere riservata a quei feriti, che dopo un tormentoso viaggio di parecchi giorni sopra carri tirati da buoi o su treni stl"acarichi, potevano finalmente giungere nell'interno del paese. Ciò valga a dimostrare che la Croce Rossa non può assumere il còmpito di sost ituire il servizio sanitttrio militare sul campo di battaglia, ma compiere la sue.. opera benefica limitandola e concentrandola alle zone di tappa e nell'interno. In bA.Se n questi criteri i moderni eserciti delle potenze militari hanno fatto oggetto di speciale studio il perfezionamento del servizio sanitario sul luogo del combattiai9nto e cosi nell'esercito austro- ungarico esso può soddisfare n tutte le esigenze di una battagli11. entro le 24 ore successive, se il numero dei feriti non superi il 10 p. 100. Anche per il servizio sanitario sulle zone di tappa e nell'interno la sanità mi· li tare è in via di prendere importanti disposizioni (formazione di nuovi stabilimenti sanitari, sviluppo di quelli già esistenti). Qui però si avverte 1n mancanza di medici e di personale esercitato nella cura dei malati e dei feriti, ed è appunt<> in t ale posto cl1e la Croce Rossa troverebbe modo di esplicare la sua attività molto proficuamente. Concludendo l'A. afferma che il servizio i:;nnitario sulle linee avanza.te - com• pref:o quelJo degli ospedali da campo e degli ospedali mobili di riserva - è stat<> s empre, e deve r imanere l'incontestabile campo di azione della sanità militare. A. BucouNTE. A GAUTBIER, farmacista. militare di l' classe. - La tintura dl lodo negli approvvlglonamentt 41 rlaerva. - Prooea10 41 preparazione eatemporanea. ( ..t rchit"e.s de m édecine et de pha1-macie militaires, n · 12, 1912). La tiutur11. di iodo si 11.ltera molto rapidamente per la form11.zione di acido iod idri<'o; la quale nlterazione comincia qualche giorno soltanto dopo la preparazione e prosegue rnpidamente durante i due primi mesi, per rallentare in seguito e raggiungere - in capo a sette- otto mesi - un ma:rimmn che non viene più. oltrepassato. La tintura d i iodo contiene allora, per litro, 16 grammi d'acido iod idrico, che hanno sostituto un peso uguale di iodo.
RIVISTA DI TECNICA E SERVJZIO MKDlCO MILITARE
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La tintura. di iodo cosi nlteratu è irritante e caustica: applicnta. sulla. pelle,. :provoca un eritema e distrugge l'epidermide, aprendo ht por ta all'infezion11. In tal modo, quando la si ndopern in chirurgia come nntisettico, può divenire un temibile agente d'infezione. li farmacista di l' classe Courtot, in seguito ai suoi lavori sulle« Alterazioni della tintura di iodo e mezzi per conservarla >, propose l'aggiunta di 35 grammi di ioduro di sodio per chilogrammi\ alla tintura. di iodio dei nostri medicinali di riserva, ottenendo così una tintur,, di iodio iodur!lta assolutamente inalterabile. Un altro metodo consisterebbe nella preparazione estemporanea della tintura.. di iodo al momento dell'uso; ma questa preparazione, secondo il procedimento del formula.rio, richiede per lo meno tre o quattro ore e non potrehl,e essere eseguita in campagnn. Nel\11. pratica civile, i chirurghi utilizzano sovente una tintura di iodo preparata estemporaneamente per soluzione, vale a dire una miscela di iodo e di ioduro nell'alcool puro a 95°, o anche il iodo puro nell'al..:ool n 95°, contenente disciolti\ una notevole proporzione di sodio; la soluzione di iodo è in entrambi i cusi, immediata mercè il ioduro alcalino. Ma il medicamento cosi ottenuto non è più tintura d i iodo, bensl una soluzione alcoolica di iodo fortemente iodurata. Se, invece d'impiegare il iodo sublimato in pagliuzze cristalline, la cui dissoluzione nell'alcool a 95° è lunga e difficile, si fa uso di iodo ottenuto per precipitazione col mezzo dell'acqua distillata da una soluzione alcoolica satura di iodo, si può preparare, per semplice dissoluzione, una tintura di iodo estemporanen . Il iodo precipitato in tali condizioni e seccato sull'acido solforico, si presenta sotto l'aspetto d'una polvere nerastra, porosa, tenuissima, molto facilmente solubile nell'alcool a 96°. 5 grammi di questo iodo precipitato iutrodotti in una boccetta contenente 45 grammi d'alcool a 95° (formula della. tinturn di iodo) si sciolgono completamente in cinqut> minuti agitando il recipiente e di\uno una tint ura di iodo, la, quale corrisponde esattamente al saggio del formulario degli ospedali militari. Il iodo precipitato, che risolverebbe, il problema della preparazione estemporanea della tintura di iodo in campagnn,, non esisto in commercio; mR. la sua preparazione, ~he viene eseguita giornalmente nel laboratorio della sezione tecnica di sanità, non presenta difficoltà alcuna; e l'industria lo produrrebbe agevolment& se le fosse richiesto. Le farmacie d'approvvigionamento potrebbero, dal resto, preparare questo prodotto e utilizzare le grandi quantitA di tintura di iodo che esistono nei depoeiti di riservR. e che attualmente non vengono piu adoperate. Il iodo precipitato potrebb"esstore introdotto n elle diverse formazioni sanitari& in ampolle di 5-tO grammi, che dànno modo di preparare, nel momento del bi· sogno, 50 o 100 grammi di tintura di iodo. In luogo dei 200 grammi di tintura di iodo esistenti attualmente in un'ambulanza di corpo e che sarebbero presto esauri Li in campagna, si potrebbe, in un volume molto ridotto, introdurre una quantitil. di iodo precipitata che permette di preparare una dose di tintura quattro o cinque volte maggiore per mezzo dell'alcool esistente nella formazione sanitaria stessa, e che potrebb'essere facilmentesostituito dovunque. La tintura di iodo estemporanea permetterebbe di dare ii tutti i chirurgi pratici di mobilizzazione un medicamento di purezza assoluta: vale n. dire, la tintura di iodo della Convenzione internazionale di Bruxelles la cui riputazione com& antisettico è universalmente riconosciuta. E. T.
RIVISTA D'IGIENE MILITARE La vaooluaslone preventiva oontro il Ufo nella marla& tranoeae. - (flevue 8 cie11.Ufique, 1° febbraio 1913).
Prof. CaANTEMESSli:. -
Nella comunicazioue fatta all'Accademia delle scienze, il 20 gennaio 1913, lo <Jhantemesse ricorda i gravi dauni prodotti dal tifo in Francia, Algeria, Tunisi e Tonkino, e come la lotta organi1.zata con l 'epurazione dell'acqua potabile non sia sufficiente, percbè tutto il problema profilattico non può rieutrare in questa etiologia. Rifer isce quindi le prime ricerche e i primi tentativi da lui fatti per la vaccinazione antiti6ca in Francia e l'incarico avuto dal Mini!<tro della guerra nel Wl2 per iniziare insieme con un medico militare tale mezzo di profilassi nelle truppe ai confini del Marocco e dell'Algeria. Nel Marocco nessuno dei vaccinati fu colpito dal tifo m algrado persistesse l'e· pidemia. E nell'aprile 1n2 il Minis tro della marina ha autorizzato la vacciua,:ione facoltativa degli equipaggi della flotta: mentre su 67,8-13 individui non vaccinati ,si sono avuti 542 cnsi di febbre tifoide, e 118 casi di imbnrazzo gastrico febbri!.,, su 3107 inùividui vaiolnti non si è verificato un sol caso di tifo. Nel congresso di Wash iog ton del settembre scorso i l maggiore Russe! ha dichiarato che. dopo l'impiego della vaccinazione, la febbre tifoide è praticamente scomparsa nell'armata navnle degli Stati Uniti Lo Chantemesse conclude che gli ammaestramenti concordi ven uti da tutti i pacqi del mondo legittimano la speranza che il nostro secolo vedrà la febbre tifoide scomparire poco a poco dai paesi civilizzati per efficacia della vaccina zione, -come il 19° secolo ha visto scomparire il vaiuolo. G. MEMMO.
RIVISTA D'IGIENE GEN~RUE EBATT~RIOLOGIA E. BEHTAREl,Lt . D. 25, 1913).
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La durata 4ell'lmmunltà vaootnloa. -
(I l Morgagnì,
L'A., premesso che la vaccinazione uon solo è un procedimento logico e non nocivo, ma che è perfettamente giu,;tifìcata ed utile e risponde a tutti i dettami delle nostre concezioni i n materia di immunità attiva, ritiene tuttavia che nell'accHtnmento di alcuni fatti ad essa inerenti sia lecito di dubitare. Cosl, ad es., in tuLLi i trntta ti s i ripete che la vaccinazione conferisce una immunita che dura attorno ai nove-dieci anni, e la frase ba assunto persino un valore legale, in quanto cbti da questa noz ione è st!lta regolata la rotaz:one della rivaccinazione.
RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLCJOIA
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Egli ha cercato di rendersi ragione sulle fonti primitive del dove e del come1'aecertamento sperimentale è stato fatto per giungere alla conclusione che l'immunità vaccinale ha la sua durata che di solito i trattati le attribuiscono, ma senza risultato proficuo. Infatti i nostri accertamenti statistici non possono ser· vire per tale documentazione, sia perchè quasi sempre 1n dichiarazion e di buon esitoè rilasciata, senza che iB effetto si constati il fatto reattivo locale al punto di inoculazione del pus vaccinico, sia perchè allo scopo di avere dati posi ti vi in me· rito occorre ripetere ordinatamente e sistematicamente le inoculazioni di vaccinoper verificare in qual momento cessa la immunità vaccinica. L'A., conformemente alla legge, ha ~accinato quattro suoi nipoti nel primosemestre di vita con esito positivo e ·più tardi, alla. distanza di cinque anni, ne ba rivacci nati due per l'ammissione ad un istituto infantile e gli altri due dopo sei anni: ora in due dei ragazzi rivaccinati si ebbe un perfetto attechimento della seconda vaccinazione. Questo fatto, pur avendo una cosi scarsa importanza numerica ba fatto sorgere dubbi nell'A. che la cifra di anni, che di solito si dà per esprimere la durata dell'immunità va-ccinica, non soltanto soffra numerose eccezioni, ma. rappresenti un fenomeno lontano della regola. Cita in proposito un lavoro di Paschen, direttore dell'istituto vaccinogeno di Amburgo, il quale fu inviato nelle colonie occidentali tedesche dell'Africa, pressola Costa d'Oro, per impiantare un laboratorio vaccinogeno reclamato dalla gravità assunta dal vaiolo nella zona, e procedere ad una. vaccinazione generale. Pochi anni prima la massima parte degli abitanti di alcuni villaggi della costa ernnogià. stati vaccinati per cura di un medico coloniale, il che era dimostrato tanto dai registri appositi, quanto dalla cicatrice relativnmente recente. Or bene, la massima parte dei rivaccinati reagì ROS:itivamente alla seconda vaccinazione, compresi coloro che da solo due anni avevano subito la vaccinazione. Inoltre il Paschen ba constatato che le recidive di vaiolo, anche a distanza di non molti anni, sono assai meno rare di quanto meno si veda di solito ed anzi egli ba avuto oceasione di osservare dei casi con due recidive di vaiolo grnve a distanza di non molti anni, E pure ammettendo che i negri sono assai più sensibili al vaiolo ed al vaccino dei bianchi, è noto però che i11 quelli l'infezione ha. sempre un decorsomolto grave, e per questo sarebbe anche logico attendersi una più solida immu, nità reattiva di quanto non sia lecito attendersi nei bianchi. Anche Cbaumier, un vaccinista di vera grande competenza, ha pure fatto cenno in un suo recente rappo1·to sulla brevità. di alcune immunità vacciniche, offrendoaltra materia per un logico sospetto. L'A. perciò ritiene che l'affermazione scolastica che la vaccinazione dell'uomo conferisca verso il vaccino stesso una immunità di nove e dieci anni deve, per il momento, essere considerata con riserva, e d ammette che convenga passare il fatto ad una documentazione sperimentale, per la quale occorre un numero disc1·eto di unità. in esame, un accertamento non dubbio degli effetti della prima e delle ulteriori vaccinazioni da praticarsi regolarmente a distanza. di anni. Ed all'A. non pare improbabile che un accertamento con· dotto in questo modo abbia a corregge re la cifra che siamo soliti dare come espressione cronologica della immunità vaccinica. CASARINJ.
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RIVISrrA DI PATOLOGIA ESOTICA App11DU 41 me41olaa troplo&le raoooltt lD Libia. - (Rivi8ta critica di clinica medica, n, 10, marzo 1913).
1,!. SALAOBI. -
In un rer.ente viaggio fatto in Libia l'A, grazie alla gentilezza del prof. Onorato, chirurgo primario dell'ospedale civile di Tripoli, ha potuto studiare molti cnsi nella popolazione indigena e raccogliere interessanti osservnzioni, che furono oggetto di una memoria presentata nel febbraio u. s. all'Accademia medico.fisica fiorentina. L'A. ha portato primieramcnte la sua attenzione sul pian, malattia propria dei tropici, che è frequente tra gli arabi e si inizia sotto forma di cerchi di papule confluenti, che a poco a poco si ulcerano e si estendono a tutta la superficie del corpo ed anche alle mucose: la malattie è una spirillosi dovuta allo spirocheta pallidulo, nella quale è negativa In reazione di Wassermann. Ciò non ostante i primi casi furono curati con esito favorevole dal Gabbi mediante le iniezioni di neosal varsan, ed anche l'Onomto ne ha cura.ti molti con iniezioni endovenose di salvarse.n e neosalvarsan e con risultato egualmente favorevole. La rapida gua, rigione è avvenuta nello s pazio di una settimana, e si è osservato che nella maggioranza dei casi la. sterilizzazione dell'organismo avveniva in 2•..S- giornata, nel senso che le eruzioni cutanee per distruzione dello spirocheta non erano più contagiose. Oggetto di studio furono pure le ulceri fagedeniche, che si riscontrano per lo più negli individui deperiti e cachettici, e si ritiene siano dovute esclusivamente al bacillo del Vincent. Secondo invece l'Onorato individui affetti in massima' parte da gomme sifilitiche ulcera.te. quasi sempre degli arti inferiori, oppure in• dividui con soluzioni di continuo di natura. traumatica, possono venir contagiati d nl bacillo di Vinceut, ed allora le ulceri sifilitiche o le piaghe diventano fagedeniche. Curandole energicnmente con tintura di iodio e raschiamento, si ottiene rapida guarigione, se il fondo è traumatico; per contro si mostrano ribelli, se il fondo è sifilitico, nel qual caso la cura mercuriale a.ile volte dlt buoni risultati in soggetti non molto deperiti, mentre riesce addirittura. dannosa, quando l'organismo è cachettico e il rene compromesso. Al contrario col « 606 » si ottengono se mpre risultati meravigliosi, anche in soggetti con gravi lesioni e patiche. Assai più diffusa. che in Europa, specialmente fra gli arabi dell'interno, è la sifilide. L'Onorato ha per primo praticato la cura del « 60G », mediante iniezioni endovenose di 60 ctg r. diluito in 260-360 eme. di liquido, e su circa 1000 iniezioni di s alvarsnn e neosalv11.rsan non ba mai osservato inconvenienti di sorta, all'infu ori dell'elevnzionEJ termica ed in qualche caso di conati di vomito. Frequeutis· s ime sono le epatiti sifilitiche, il che può spiegarsi coi disturbi gastroenterici, cos i freq uenti nei paesi cald i: il fegato può presentare degli enormi ingrossamenti e arrivare anche al d i sotto dell'ombelico. eri è sorprendente la rapidit,\colla quale -esso ritorna nei limiti quasi normali. L'A. riporta un caso di paralisi sifilitica.
RlVJSTA DI PATOLOGIA ESOTICA
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eompleta del braccio sinistro, ribelle da due anni alla cura mercuriale e iodica i.·tensa, guarito con due sole iniezioni di salvarsan, ed un altro caso di coxite -sifilitica in ragazza araba, trattato coll'estensione a pesi e con iniezione di « 606 ,., con rapido miglioramento e ritorno della mobilita dell'anca. Diffusissima è pure tra gli arabi la tubercolosi, associata o no a sifilide, segnatamente come tubercolosi chirurgica. e dei genitali: quest'ultima è più frequente nella donna che nell'uomo. ~otto il punto di vista ortopedico l'A. ha potuto accertare in Libia la rarità dei casi di lussazione congenita dell'anca e delle arcuature rachitiche degli arti, perchè i bambini affetti da rachitismo, non essendo curati, muoiono per atrepsia od altre malattie intercorrenti. Quanto alla grande rarità del ginocchio valgosta• tico nellla. razza araba, confenn11.ta anche dal T<>rtora, l'A. ritene che dipenda non dalla maggiore resistenza di quella razza, ma dall'abitudine di stare il piu possibilmente nella caratteristica posizione seduta accocolata, colla quale si elimina l'azione d el peso del corpo. Le scoliosi dell'adolescenza sono molto rare, anche in quelli che frequentano le scuole: il che dipende in parte dal modo di scrivere dritto, tenendo la cal'ta non inclinata colla sinistra, e la penna o lo s tecchino intinto d'inchiostro colla ~estra. La scrittura va da destra a sinistra e il ragazzo che scrive siede a terra o sulla sedia senz'appoggiare la schiena nell'attitudine caratteristica degli arabi colle gambe incrociate, posando sulle natiche e sul lato esterno delle coscie e delle gambe, con forte ondulazione e rotazione esterna degli arti. L'A, infine ha potuto osservare un gran numero di fratture esposte da arma da fuoco e da investimenti, poichè gli indigeni non banno ancora imparato a scansarsi dai veicoli e specialmente dalle automobili: in molti casi sono residuate p3eudoartrosi e si è ritardato il consolidamento. Merita di essere segnalato il metodo prescelto dall'Onorato delle iniezioni in loco di acido osmico, le quali banno determinato la formazione di un callo osseo solido anche in soggetti nei quali l'osteosintesi era. fallita. Cosi l'A. ha constatato che in un caso di pseudartrosi della tibia, che datava. da parecchi mesi, con unn sola iniezione di acido osmico, (1 eme. all'l p. 100) fatta nel focolaio della frattura si è avuta una rapida guarigione, essendosi risvegliata l'attività osteogenica dei tessuti, in modo d a dar l uogo alla formazione di u n callo resistente, e perciò non può a meno di rilevare la grande importanza di questo metodo di cura, date le difficoltà che spesso si incontrano e gli insuccessi degli altri metodi. CASAnINI.
U. GABBI. - La « flèvre boutonneuae i. a Tripoli. - (Jlalaria e malattia del paesi caldi, fase. II, marzo 1913). L'A. richiama l'attenzione delle autorità .sanitarie della Libia su di un'infezione febbrile, che è caratterizzata da un particola.re esantema, piu che da uno speciale decorso, e che per la sua etiolog ia ancora sconosciuta merita. di essere studiata. accuratamente. Riporta anzitutto la storia cl inica di due casi, l'uno osservato dal tenente medico prof. Banchi in un soldato di fanteria, il quale fu colto nel giugno u. s. da febbre alta, associata a vivi dolori, interessanti quasi tutti i muscoli e le artico-
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)azioni, ad anoressia, ed a qualche conato di vomito. Ricovera to all'ospedale, si notò all'esame obbiettivo uno stato tonico, quasi di contrattura dei muscoli sternocleido-mastoidei e dei masset eri, mentre la. regione carotidea appariva come tume fatta. Sul torace e sull'a.ddome, sugli arti e specialmente in prossimità. d ellearticolazioni (polso e collo del piede), nonchè sulla palma della mano ed alla pianta del piede si osservavano numerose chiazze di esantema, vere macchie di forma tondeggiante, a. contorno lievemente dentellato, di color rosa pallido, che dànno l'impressione di un rilievo che non si constata al tatto. Sulla mucosa orale, in vicinanza dell'ugola, s i r iscontrarono circoscritti arrossamenti da far pensare ad un esantema. Il decorso della malattia fu breve: la temperatm·a oscillò intorno a.i 59°, ed in settima giornata scPse alla. normale. Al quinto giorno scomparvero i dolori e le macchie cutanee, lasciando come delle suggellazioni di colorito violaceo pr ima eppoi bruno, e provocando in seguito, una lieve desquamazione forfomcea , se nza prurito. L'infermo r imase in uno stato di profonda astenia, con dolore al sinci pite, anche quando cominciò ad alzars i: dopo otto giorni di apiressia ebbe tre giorni di febbre, senza comparsa. d i esantema. Il secondo caso fu osservato dal dott. Mazzolani, primario dell'ospedale civile di Tripoli. in \Hl 1m\bO del reparto infet tivi, present&pte un'eru zione cutanea, chesulle prime 1<,• eva molti caratteri del pinn. Al malnto, da otto giorni con febbre e dolori muscolari e perin.r t icolari, si erano manifestate sul tror.co e sugli art i, specie verso il cubito ed al dorso e palma delle mani, delle macchie rosee, della grandezza. di unn. lenticchia e talora confluenti, che dopo due giorni, col cadere della. febbre, scomparvero. L'A. s i domanda di quale malattia si può parlare in questi due casi, ed esclude an zitutt o le forme anormali di morbillo, o di scarlattina, o di tifo esantematico, o di dengue. Non può nemmeno trattarsi di eritema acuto polimorfo per la mancanza di manifestazioni papulose o vescicolose, di prurito intenso e de ll'abbondante desquamazione. Si potrebbe invece pensare a lla febbre maculosa delle montagne rocciose, malattia a cuta endemica, che predomina. nella stagione estiva. ed è caratterizzata da una febbre elevata, da dolori articolari o muscolari e da un'eruzione della pelle macu]o.papulosa, estesa a tutto il corpo; ma nei casi in esame manca.no le macchie emorragiche, caratteristiche dell'esantema e la l'ua localizzazione al cuoio capelluto, senza contare clie tale affezione non è stata finora trovata e descritta che nella parte occidentale dell'America. del Nord. All'A. sembra perciò che il quadro clinico co rrisponda alla fìévre boutonneuse, che venne descritta di recente in Tunisia da Conor e Bruch ed è caratterizzata di~ macchie rosse, che r iposano sopra una base indurita, localizzate alla palma delle mani etl e.Ila pianta dei piedi e S()Ompaiono dopo la caduta d ella febbre, lasciando nna traccia leggermen te pig mentata. All"eruzione si associano dolori m uscolari e periarticoln ri e talora un c-santema ne lla mucosa boccn.le come nel primo caso. La. malattia dura dai 10 ai 14 giorni, nè si presenta accompagnata da lesioni del circolo. del respiro e delle vie u r inarie, ed è di prognosi benig na. L'A. ritiene che il quadro clinico dei due casi si possii a dattare, s pecialmente il primo, percbè più completo, a quest'ult ima affezione, ed ha e.reduto quindi opportuno richiamare l'atten r.ione s11 que~ta foi·ma morbosa della nost ra colonia per stimolare i medici a stabilirne e completarne il quadro nosogmfico, allo scopo di differenziare In malattia dalle forme affini e d i studiarne la diffusione e l'etiolog ia, che s ono ancora qua.si completamE>nte ignote. A. C.
ltIVISTA BIBLIOGRAF[CA
C. D. MAKTP.LLJ. -
Le malattie de l • angoe e degli o rganl emopotetiol. Unione Tipografic11 editrice Torinese, HHS.
Il l ibro pubblicato recentemente dal prof. Martelli, docente di anatomie. patologica nell'Università di Napoli, sotto il titolo« Le malattie del sangue e degli organi omopojetici » è opera vere.mente pregevole per il metodo rigoroso, scientifico ed in pari tempo sommamente pratico con cui è s tata condotta, per le. chiarezza e precisione di idee e di lingunggio e per l'enorme materiale raccoltovi dall'A., il quale ha dato rrova di un lavoro indefesso, in cui rifulge sempre la sana e giusta critic,L ed un forte potere di assimilazione e di sintesi: nessun lavoro che riguarda la moderna letteratura sull'argomento è stato trascurato. Crediamo fare cosa utile additare tale libro agli studiosi, per i quali può servire come guida preziosa e completa per gli studi <li patologia ematologica e di clinica. Il lavoro è di'l"iso in tre parti. Nella prima I' A. tratta dell'istologia e fisiopatologia degli organi emolìnfopoietici e del sangue, seguendo le più recenti vedute. Con molta sobrietà e perizia vi sono descritti: la morfologia delle cellule linfoidi, il tessuto mieloide col midollo osseo, il tessuto linfoide cogli organi linfoidi; segue lo studio dell'emopoiesi con la classifica degli elementi emolin· foi.di, ed infine, con g1ande competPDza, tratta dell'intima tessitura del sangue e delle varie sindromi ematologiche. La seconda parte riguarda le e1nopatie iperplnsticbe e neoplastiche cbe l' A. suddi vide in 3 grandi sezioni; 1. Iperplasie. - 2. Forme misto o di passaggio (Emosarcosi sistematiche). 8. Neoplasie. A seconda della predominante tessitura istopntologica, suddivide poi le emopatia ip11rplastiche in : iperplasie semplici (oligoemie, policitemie, diatesi emorragiche) ; iperplasie linfoidi (status lynphaticus o morbo di P a ltauf - , s plenomegali~ con linfocitosi) ; iperplasie granulomatose (malatti:i di Hodghin, scrofolosi ecc.); iperplasie fibroadeniche (sindrome di Cardarelli - Yaksch, di Griesinger Banti, d i Banti); e considera in appendice le Leishmaniosi (malattia di t'iancse, Ka.la- Azar), e le splenomagalie emolitiche (ittero cronico emolitico splenomegalico, splenomegalia emolitica). Descrive poi nella seconda sezione le emosarcosi sistem11tiche, e dopo una lunga esposizione delle generalità stol'iche, etiolog iche e patogenetiche, stabilisce uno n uova e più completa cl11Ssi6ca delle numerose forme di leucemie, pseudoleucemie ecc. suddividendole in : Jinfosi (semplice iperplastica, neoplastiforme o linfosarcosi - varietà leucemica ed e.leucemica); 33 -
GloNWle di mtdlcina militare -
Fase. VI- VII .
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RIVISTA BlBLIOGRAFIOA
mic,los i (semplice o mieloadenosi, neoplastiforme o mielosarcosi) ; endotel iosi (semplice iperplastica, neoplastiforme od endoteliomatosi - ma• lattia di Gaucher) ; l,d in appendice espone in ta.nti capitoli il cloroma. il mieloma, la leucanemia, riportando in succinto i pochi casi an noverati nella letter atura. Nella terza s~zione, dopo un breve cenno sulle g eneralità dei tumori, sono trattate le neoplasie degli organi emolinfopoietici, ed esposti in ordine i vari neoplasmi linfoidi, endoteliali, connettivo-vascolari, delle Jinfogla ndole, della milza e del midollv delle ossa, ed in appendice i parassiti del sang ue ed organi emolinfoidi. La terza parte comprende le 31 osservazioni originali studiate dall'A., specie dal lato istopatolog ico, con molta diligenza e finissima tecnica. Di ease, qualcuna rarissima di leucanemia, plasmoma, mieloblastoma ecc. rappresentl•no un contributo prezioso allo studio dei rispettivi argomenti, tuttora tanto cont roversi. 1n q uesto complesso lavoro risalta sopratutto l'originalità e novità di vedute dell'A. a proposito della clnssifica delle iperplasie e d ella teoria neoplastiforme delle emosarcosi, segnando un vero progresso nello studio di questo nuo,o ed oscuro capito lo della patologia degli organi emopoietici. Nel trattare poi ogni singola forma morbosa, J'A., esposte in breve le più re· centi ed interessanti q uistioni, descrive in modo diffuso la etiologia e la pato· genes i, l'anatomia ed istologia patologica, la forma clinica e la sindrome ematologica, la diag nosi, la prognosi e la cura. Tale esposizione, arricchita da 192 fi11:ure, q uasi tutte d i preparati originali, renie l'opera veramente completa e degna di prende!' posto fra i libri indispensabili, che oggi debbono corredare la biblioteca più modesta del medico. A. Bt.VACQUA.
A. Fuow. -
Le dlarree oronlohe atudtate ool pa•to 41 prova lntHtlnale dl 8ohmldt. - (Rivista c,·itica di clinica medica, 1912, n n. 38-41 l.
L'A. ha modificato i pasti di Schmidt nella maniera. seguente: al mattino latte con pochissimo ca ffè o cacao; un panino con bnrro e un uovo alla coque. A me zzogiorno un semmolino al latte con burro, e un uovo; 126 grammi di carne di bue confezionata in polpettine, passate al burro; un piatto di purée di patate con latte e burro; uno o due panini. Alla sera come a mezzogiorno, o anche minestra in brodo con uovo, un11, piccola beefteack, patate a pw·ée o bollite con burro, od anche fritte con burro, un panino. Facoltativamente alle 10 del mnttino e nel pomeriggio un bicchiere di latte con o senza un po' di cacao, con biscotti e burro. Gli alimenti possono essere zuccherati o salati. Pass ati tre giorni di ques to regime si pratica l'esame coprologico delle féci. Se ne di luisce una piccola quantità nell'acqua ordinuia o di;1tilla ta nel morta.io, a ggiung endo l'acqua a poco a poco. Il modo di sciogliere le feci è assai importante, poichè esse devono essere rese molto fluide ed omogenee in modo d a. fare emergere solo le parti solide (connettivo, frammenti carnei, ecc.) che banno carattere p ntologico. Una parte delle feci fluidificate ei versa in un piatto a fondo nero per mettere in evidenza tutti i vari elementi macroscopicamente interessanti, e vi si cerca la reazione con cautela portando la ,cartina reattiva a contatto delicatamente con una sola faccia; si sa che la reazione deve essere neutra ; se e~sa è acida ind ica prevalenza di fatti fermentativi, se alcalina prevalenza di fatti putrefattivi.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
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Per l'esame microscopico si fanno tre prepnrati: un primo preparato per un esame d'insie me a fine di constatare fibre muscolari, residui amorfi, detriti; il secondo con una goccia di soluzione di Lugol per mettere in evidenza gli amilacei non digeriti e certi microrganismi; il terzo con aggiunta d'una goccia. di acido ac&tico per l'esame dei grassi, prima sMldando il preparato e poi lasciandolo raffreddare. L'esame chimico delle fec i consta anch'esso di tre prove: a) Prova del sublimato: aggiungendo alle feci una soluzione sutura di sublimato, esse divengono rosse se è presente il pigmento biliare ( idrobiliru6ina), verdi se il pigmento e immodifica.to, scolorate se il pigmento è assente. Importante è esaminare gli straccetti di muco per poter dimostut·e la 101·0 provenienza dal duodeno. b) P1·ova del termostato, fondata sulla digestione degli nmidi per effetto di un'azione più prolungata dell'amilasi. E poichè esistono batteri gassogeni i quali sullo zucchero Ol'iginato producono fermentazicne, CJSÌ svolgonsi dei gas; questa prova è molto importante perchè dalle. quantità. di gas sviluppe.ti si può dedurre il grado della fermentazione e putrefazione. c) La prova dell'albumina disciolta. È la meno usata perchè difficile; può 888ere utile quando si sospettino diarree ulcerati ve: un po' di feci si emulsiona.no accuratamente con acqua; poi si filtrano; al filtrato limpido si aggiunge acido ecetico al 30 p. 100; si filtra di nuovo e il filtrato limpido si tratta. con una goccia di ferrocianuro di K, col quale si precipita l'albumina. disciolta. Oltre questi esami da praticare sulle feci, non bisogna trascurare le ricerche sul chimismo gastl'ico, e sulle urine, e un esame rettQscopico se alle feci è misto sangue e muco. _ L'A. ha fatto una serie di ricerche su 19 malati affetti tutti di diarrea cronica, non spiegabile nè chie.ribile con i comuni mezzi diagnostici, e in cui In diarrea aveva. assunto tale carattere d'imponenza da costituire p~r sè sola una malattia vera e propria. Dai risultati delle ricerche da lui praticate l'A. opina che si debbono d istinguere tre diverse specie di diarree croniche: 1) Diarree croniche gastrogeniche. 2) Diarree croniche intestinali. 8! Diarree nervose. Ed ecco io complesso le conclusioni genera.li che egli formula in base alle sue osservazioni e ai suoi studi: 1° Il pe.sto di prova intestinale di Schmidt, modificato dall'A., è pratica.mente utile per trarne conclus ioni sulla funir.ione dell'a pparato digerente. 2<> Anch e nello studio della die.rrea tale pasto di prova riesce in un gran numero di ca.si a dare risultati ottimi pElr la diagnosi e per la terapia. S0 Per ricerche tendenti a di1~gnosticare una les ione pancreatica i mezzi consigliati dallo Schmidt per l'esame delle feci non sono sufficienti. Ma bisogna associarvi indagini t'himiche più complesse, determinanti specialmente l'azoturia e la utilizzazione dei grassi e infine la ricerca dei fermenti. 4° Al pasto di prova. intestinn le deve essere sempre associato il pasto di prova gastrico, essendo esso un controllo utile e qu n.lche volta indispensabile per la cbiare:,;za della diagnosi. 5° Vi sono die.rree croniche di origine essenzialmente gastrogenice. per achilia gastrica, carcinoma. gastrico, stenosi pilorica, gastro-succorrea. non complicata. 6° La diarrea nella gastl'O-Succorrea è una di,urea da fermentazione. 7° Il pasto di prova intestinale può essere un mezzo utilissimo di indagine ~lella. funzionalità. gastrica, nei casi in cui non si voglia o non si possa praticare il sondaggio dello stomaco.
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RIVISTA BIBL!OOR.tFICA
8" L e diarree g astrogeniche s i curo.no modificando le condizioni funzionali ed 11.natomiehe dello stomaco.
9<> Le diRrree intestinali sono o da fermentaz ione con processi irritativi (presenza. di muco nelle feci), o senza di ess i; oppure sono dit putrefazioni ed allora han no seJe pato11;ena o nel ceco o nel colon; in queste è patognomonica la reazione delle feci prima e dopo la prova del tc rmos tnto. 10° Alcune diarree di origine intestinale sono legate a. fatti di trans ndazione cu i succedono fenomeni putrefattivi dovuti a li' intervento di s peciali rlore batrer iche. La d ieta a milacea o albuminoidea costit uisce il substrato necessario per una determi nn ta colonizzazione batterica e per la precedenza. di uno dei due processi su ll'al&ro. 11° Nella patogenesi delle dii, rree intestine.li si deve assegnare un posto d i primo ordine alle malattie tossi-infettive a carattere generale. 12'> L e dianee nervose sono di due forme, una prevalentemente sierosa e forse localizzata all'ultimo t ratto ùell' intestino; l'altr:i peristaltica in cui l'ec,ame delle feci dà risultati abbondanti, ma negativi ris petto a.lii' forme intesti nali (as• senin di muco, prova del termo~tato negativa, reazione neutra, assenzn di flora iodofila). Qu('sta sconcordanza nei reperti è im p,) rtantissima per la. d iagnosi.
P. B ALES TRA.
La olluioa delle malattie del ouore e del vasi nell'ultimo ve ntennio. - (Unione tipografico editrice torinese, 1913).
L. FEnn10. -
li prof. Ferrio in una bellissima. conferenza tenuta alla Sezione d 'Alba dell'Associazione dei medici condotti nel novembre 1912, espose in riassunto il progresso fatto in q ue~ti ultimi venti anni nelle rnalattie del cuore e dei vasi. Circa venti anni addietro sembrò che la clinica delle malattie del cuore avesse raggiunto il suo assetto definitivo e completo; senonchè, pur restando quasi intatto il patri• monio d,·llt, antiche conoscenze, i nuovi studii hnnno a perto nuove vie all'indagine, E-d i fenomeni hanno ricevuta una più ampia e sicura interpretazione. Quanto all'eziologia nulla è nttua.lmente mu tato circa l'origine infettiva. di molte endocarditi valvolari. Una. s peciale importanza ha lo studio dei t raumi ohe 11giscono sul cuore sia come uno s forzo unico e violento ca.pace di produrre per la. pressione rapidamente a umentata lr1cerazioni valvolari e di corde tendinee, s u cui può s econdariamente insediarsi una endocardite vegetante, sia come uno sforzo ripetu to che, esaurendo le notevoli forze di riserva del cuore, porta al111 co,;tit uzione di quello 1-ta to morboso non ben definito clinicamente che va sotto il nome di cuore da strapazzo, e che è il risultato di dilatazione, ipertrofia e spesso di fatti degenerativi del miocard io, non ra r11mente aggravati dall'alcool, dal tabacco, d11lla s itìlicle. Dalhi conoscenza d i questi fatti scaturiscono i precetti di igiene del cuore, ricordando sovra.t utto ohe g li effetti dell'allenamento sono meravigliosi, ma hanno dei limiti a l di lll dei quali s i entra nel campo della patologia. La seme iologia delle malattie del cuore è rimasta f edele ai metodi clnssici; la s fìgmogrnfìa non fornisce dati migliori della is pezione, dellA. pa.lpaz ione, dell',,scoltazione, della percussione e della. percussione pa lp.i ta. L u radioscopia ha in vece segnato u n notevole progresso, specialmente nelle ectopie cardiache, e nelle ectasie ed >111eurisn,i dell'aorta. Non vi è nulla di mutato nella diagnosi dei vizii strn-
RIVISTA BIBL100RA1J'1CA
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mentali del cuore, fondata sui reperti dell'esame obbietti vo. In fatto di vizii di cuore, dal punto di vista pratico, è il più delle volte sufficiente ai fini della prognosi e della tempia ridurre tutto come fanno i Francesi a due grandi formule: la malattii\ mitrale (corrispondente alh, comune insufficienz,~ quasi sempre con• giunta a stenosi), e la malattia aortica (insufficienza della sigmoidee d'origine endocarditica od arteriosclerotica). Una importante eccezione viene fatta dalla Stenosi mitralica pura o Malaf{ia di Durosiez, che è malattia congenita, i cui sintomi però cominciano a farsi evidenti solo nell'adolescenza e nella giovinezza; detta malattia è pit\ frequente nelle donne, le quali hanno aspetto molto deperito con i caratteri di una pseudoclorosi; i sintomi fis ici della stenosi mitralica pura sono in stretto rapporto col d isturbo meccanico circolatorio, e sono perciò anche facilmente spiegabili. L'esito comune di tutte le malattie c:ndiache è la i11s11f!ìcieuza miocardica, la quale può essere acutissima od anche assai Jimta e cronicissima; essa s egue alla ipertrofia di adattamento, la quale per altro è variabilissima da individuo ad individuo; privilegio di cuori giovaui e ùi lesioni valvolari limitate, in non pochi casi non ba più tempo nè modo di prodursi. La insufficienza miocardica si appalosa con i fenomeni del cosidetto Scompenso, il cui tipo clinico è vnriabilissimo secondo il genere delle lesioni e secondo certe predisposizioni. Praticamente è importante la distinzione in tre tipi principali: a) Lo scompenso ne lle cardiopatie valvolari, in cui è necessario rialzare la forza del cuore e il tono dei vasi, ed in cui perciò trovano utile applicazione la digitale e gli altri cardiocinetici. b) Lo scompeuso nelle cardiopatie arteriose, in cui dal punto di vista terapeutico è necessario ricorrere Il.i vasodilatatori ed ai moderatori della pressione arteriosa,; sono utili quindi lo iodio, la trinitina, i nitriti. e) Le asistolie locali, io cui lo scompeuso è limitato o predominante nel terl'itorio vasale di certi organi (asistolia cardiopolmonare, a, epatica). Grande importanza hanno, dal punto di vista clinico, le l'Titmie la cui interpretazione è attualmente molto diversa che nel passato, essendosi sostituita alla teoria dell'automatismo ganglionare quella dell'automatismo miocardico, secondo la quale la contrazione si propaga sempre autonoma.mente da fibra a fibra, seguendo una certa l egge e una determinata direzione. Con la teoria miogena si rende facile l'interpretazione di certi fenomeni quali il blocco del cuore e l'estrasistole; tuttavia essa è molto discussa. Certo dal punto di vista pratico è vana pretesa voler sceverare quello chti, fisiologicamente o p"tologicameote, dipende dalle fibre muscolari e quello che dipende dal tessuto nervoso iutrinseco del cuore; l'essenziale per noi è di conoscere quali alterazioni del ritmo stiano a denotare una lesione del mioc.!\rdio, e quali invece dipendano da influenze del sistema ner• voso in generale, lasciando integro il cuore nella sua struttura. 11 primo criterio per distinguere le aritmie funzionali da quelle organiche è ,quello eziologico, abbiamo io secondo luogo il criterio terapeutico; altri criterii infine vanno ricercati nella semiologia stessa del fenomeno, ricordando principalmente che le palpitazioni subbiettive accompagnano ordinariamente l'aritmia. nervosa, che in questa i toni sono netti e non vi è insufficienza. del cuore, che l'e· strasistole si riscontra di regola. nelle aritmie organiche, che le alloritmie (aritmie ritmiche) sono dovute per lo più a. disturbi di innervazione, a. differenza delle aritmie irregolari di cui il prototipo é l'aritmia perpetua, quasi sempre associata. a tachica.rdi& (taC\hiaritmia).
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RIVISTA BIBLIOGRAFIC.-1.
Notevolissimo interesse ba acquistato in quest'ultimo ventennio la patologi& del sis tema vasale, il cui ciclo evolutivo, come og ni altro organo e sistema si comvie dalla infanzia alla senilità, la quale ultima è contrassegnata da un pe· riodo di inevitabile decadenza che si manifesta con fatti degenerativi, i quali portano in definitiva all'a.rteriosclerosi: questa però non è un portato esclusivo della senilità, ma può manifes tarsi nnche in altr i periodi della vita a seconda della intensità e dell.i. qualità. delle cause numerosissime che possono produrla e che sono certamente di indole toss ica, agendo veros imilmente come agenti irritanti. L'agente irritante, secondo la geniale teori n di Hucha.rd, produrrebbe ipertensione, la quale da. sola cos tituirebbe il periodo della prescle rosi. I sintomi dell'ipertensione possono es,ere vasomotorii, aortic i, cardiaci e viscerali; Pd essi dominano in gran part.e s ul quadro s intomatologico dell'arteriosclerosi, unitamente all'altro feno· meno descritto dal Potain col nome di m eiopragia, c ioè l'incapacità per certi organi di compiere un l a voro superiore alla norma. Particolarità importantissima nella. patologia, dell'art erioscleros i è la distribuzione irregolare del processo nei cl iver3i te rritorii arte riosi, variabile da individuo atl individuo (arteriosclerosi cardiaca, cerebrale, renale, carcl iorenale, viscerale). Circa la terapia delle malat tie del cuore e dei vasi, essa tleve essere raziona.le, brisnta cioò s ulla esnt t a. interpretazione anatomica e patogenetica di ogni singolo caso. Le° s timolare il cuore s i rende necE>ssario ogni qualvoltn s i fanno palesi i s intomi di scompenso o quando ques to sia imminente; nel qual caso oltre a rial7,are le terze del cuore con cardiotonici e c11rdiooine tici, bisogna provvedtire a.n· che a di minuire le resistenze periferiche; uotevolissima im portanza hR il riposo in letto anche per lung hi periodi. Trn tu t ti i medicamenti la digitale, in infuso o mace razione, è il rimedio principe, ricordando che le varie sos tanze est ratte non ne possiedono tu t ti gli a tt.ril, ut i. I tonici cardiaci E' gli ipotensiv i Msociati poss ono riuscire utili qua ndo il polso è iperteso. B ALESTXA.
N01.1 J.ZIE [l giorno 12 gi,,g n,o u. s., commemorandosi solennemente in H oms il 1° anniversario della battaglia di Monticelli di Lebda, furono inaugurati due nuovi padiglioni del 100 os pedale da campo da 100 !ptli Olt r(' al comandante del presidio e ad un grnndiss imo numero di utficie.li, inter vennero alla cer imonia una c inquantina di notabili arabi, alcuni di Homs ed altri venu ti da MesellRta, dal Sakel e da altre regioni vicine. Essi ammirarono la nuova lavanderia, l e cucine economiche, il gabinetto batteriologico e più specialm('nte quello di radioscopia , n el quale fu fatto funzionare in loro presenza l' apparecchio radiog rafico portatile, tipo Ferrere di Cavallerleone. Il d irettore dell'ospedale, capitano medico Tobia cav. Arturo, tenne un applaudito d iscorso di circostanza., che fu poi tra.dotto e letto in ling ua araba, destnndo g rande entusias mo in tutti i pres enti.
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I
VARIETA
L . MESSEDAGJ,I A. - Per lo atudlo 4ell& p atologi& e dell'l slene della Llbt& lt&ll&n& - (Atti Accademia 8Cienze, lettere ed arti di Verona. Voi. :Xfll, anno 1912).
L'ufficio storico del comando del corpo di stato maggiore, col concorso della direzione degli Annali di medicina navale e coloniaie e con una pregevolissima prefazione del colonnello Rho delln R . Marina, ha recentemente ristn.mpl\tO il libro del medico ligure Paolo Della Celh\, sul viaggio da Tripoli di Barberia alle frontiere occidentali dell'Egitto, edito per la prima volta nel 1819. sotto forma di lettere dirette dall'allievo riconoscente a Domenico Viviani, professore di bo· tanica nell'ateneo genovese. Quantunque trattasi di osservazioni raccolte quasi cent'anni 01· sono, il libro non viene ad assumere semplicemente un valore storico, poichè la Libia, per ragioni varie, è rimasta immobile, semibarbara, chiusa alle correnti moderne, di modo che la sua patologia e la sua igien11 sono rimaste quelle di un secolo fa. Molto opportunamente l'on. Messedaglia ha fatto un interessante e minuzioso commento a ques to libro, illustrandolo specialmente in quelle parti che si riferiscono alla patologia dello.Libia, che il medico genovese percorse per buon tratto lungo la costo. e in parte attrav11rso regioni più interne, dalla '.I'ripolitania propriamente detta alla Marmarica. Partito da Tripoli 1'11 febbraio 1817, il Della Celln, fa una primn. tappa a Tagiura, ove segnala le conseguenze della speciale alimentazione a ba.se di paste crude e droghe irritanti, inducenti malattie dello stomaco e della vescica, e dalla visita ad un marabutto trae occasione per dare curiose notizie di questi ciurmatori intenti alle cure mediche e dispensanti amuleti che hanno la forza di rendere invulnerabili coloro che se lo appendono al collo. Da buon seguace della scuola vitalista il Della Cella si acquistò gran fama presso gli arabi col salasso, tanto che molti iiccusavano incomodi e mala ttie per la sola curiosità. di vedere eseguita cosi facilmente e senza grave dolore qhesta operazione. Altre notizie interessonti egli dà. sulle malattie dominanti nell'importante centro di Misurata, quali le malattie oculari, le manifestazioni reumatiche e le forme dissenteriche, prodotte specialmente dall'umiditA degli abituri. I noltrandosi sulla costa ocnidentale della Gran Sirte, il genovese evita il paese cli Tavarga, perchè il suolo è infetto da esalazioni paludose, e qui il commentatore trova. modo di fare brevi osservazioni sulle condizioni sanitarie della Tripolitanie. nei tempi antichi, in rapporto specialmente alla malaria, insistendo sulla necessità di nuovi studi sulle condizioni attuali. Giunto ad Ara r il dotto medico genovese ha occasione di osservare un curioso uso del carbone, che viene spolverato come antisettico nelle otri destinnte al trasporto dell'acqua potabile, il c!1e dimostra come i barbari possano contrastare
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VA RlKTÀ
l'anteriorità della scoperta della pro prietà disinfettante del carbone ai nostri chi• rnic i. L'arida Sirte non riserba però al viaggiatore lo spettacolo dei mostri e degli animali velenos i, poiché egli non ha potuto scovare che un serpentello « tristo e venetico"· Trattasi assai probabilmeute, secondo il commentatore, d ella vipe1'a cerasles, o vipe ra del corno, r iconoscibile facilmente per le piccole protuberanze a modo di corna che porta sulla testa. Anche oggigiorno, per quan to riguarda i rettili, la. fauna libica può vantare una certa singolarità, ma non è s tato ancora inizinto uno studio completo scient ifico !'lugli animali velenosi e sui s11r pe11ti in ispecie, e d è questo uno dei tanti problemi che la scienza italiana è ,chiamata a r isolvere nel campo della pa tologia de l le nostre nuove terre. ).la gli auimnli, che il Della Cella non si attendevn di combat tere,« sono immense s c hiere d i pulci chti sbucano a sciami da ques te sabbie, coprnno le gambe dei v iaggia tori, filtrano nei baraccani e preparano notti più penose ancora che i dis~gi del giorno, mentre i cavalli e i camelli sono non meno noiosa.mente tormentati da una prodigiosa quan tità di zecche>. Ed anche le mosche tormentano l'escurs ionista, s pecialmente durante la sua permanenza a Bengasi. • Non solo l'interno delle case, egl i scrive, ma le strade, le piazze e i contorni stessi della città l,rulicano di questi fastidiosissimi insetti. che gettansi a scie.mi sopra chi passa, nè senza un continuo armegg_iare si riesce a liberarsene. Sarebbe impossìbi le di t enere un lungo discorso, senza che l'oratore non avesse a ingoiarne molte dozzine; non si può scrivere una linea che non corra.no ad agglomerarsi sulla penna Il la seguitano ostinate nei s uoi movimenti. Non si è tosto me11so un piatto in tavola, che queste s chifos issime mosche non scendano foltissime e peggio assai delle arpie a ricoprirlo, e per dieci che se ne scacciano, vi subentrano a. migliaia, più accanite delle prime >. L'acu to scienziato è rimasto impressionato nel suo viaggio dalla. frequtinza de lle e flussioni d'occhi" prodotte dall' e umidore "• cui sono continua mente espos te l e popolazioni per il loro modo di vivere, pressochè a. cielo scoperto o ma.le ripa.rate nelle loro tende. Anche la sifilide è molto diffusn ed è di data molto an• tica: ne l sud iciume, nell'assenza d i ogni nol'ma d'igiene le mala t tie della pelle e veneree trovano le migliori cause di sviluppo e di gravità: « un'alta intonacatura di s porcizia, n&rra il medico genovese, è la vernice comune di tutta 111, loro mobilia e si può d ire del loro corpo, tantochè non s i sa di che colore sia la loro pelle, e g li armenti li seguono per il fetore che man:ia.no >. Parla1tdo dei costumi della. Cirenaica, egli riporta qualche ricordo dj igiene e , d1 medicina popolare, come l ' uso di ma..<iticar tabacco insieme a pezzetti di carbonato d i soda, che oltre a produrre una copiosa salivazione, ha azione t~nche benel.ìc'n s ul sistema nervoso. È pure credeziza del beduino che la ping11edine dello struzzo appena ucciso, attaccato alle zHmpe del suo cavallo e trascinato per alcune ore al galoppo, ac:quisti meravigliose virtu medicatrici. Trat ta anche delle proprietà terapeutiche del silfio, un'ombrellifera. che vegeta nelle prater ie, e del loto, usato anche come nutl'i mento da aloune tribù. Il Della Cella uel suo viaggio arriva n Derna, infestata della peste, che è favorita nel suo sviluppo dall'enorme sporcizie., dalla completa mancanza d'igiene e d>1l la miseria della popolazione araba: e qui il cotnm6ntatore fa.alcune conside· razioni sul clima della Cirenaica, che non ostante il soffiare del ghibli è ottimo e sulle condizioni s anitarie che sono, in generale. buone. Un indice non trascurnbile delle felici dispos izioni alla salute di quelle popolazioni è che difficilmente in tutta q11ell11, regiollfl s i incontrano gobbi, sciancati o deformi, ed e anche da
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VAlUETA
ricordarsi che rare sono la scarlattina, la tosse convulsiva, il morbillo, mentre è più frequente il vaiuolo. Il Messedaglia accenna anche alla malaria ed al colera fra. le epidemie verifi~atesi nella. Libia. Oltre il tifo addominale propriamente detto, da infezione ebertbia.na, che non di rado assume nei paes i tropicali speciale gravezza, è fre• q11ente altresi il tifo esantematico e il tifo rinorrente. Esistono inoltre altre forme morbose, che, fatte conoscere con pochi cenni da viaggiatori: e da medici, non sono ancora state esattamente classificate e che forse in buona parte almeno dovranno rientrare in gruppi di malattie conosciute: tale la malattia speciale di Bengasi, <:hiamata in arabo lmdebus, che si manifesta nell'estate, quando per lungo tempo non ha soffiato il ghibli ed attacca gli intestini; tale la febbre dei tre giorni, riscontrata a Tripoli, la febbre dei datteri, etc. Se poco è a nostra conosr.enza deJla patologia delle regioni costiere, presso che nulla si sa delle malattie delle regioni dell'interno, che richiedono anche per il commercio carovaniero, che si esercita con la costa, la più attenta. vigilanza: nel Fezzan, a Murzuk, regnano le febbri palustri; a Gbadames la malaria, le malattie della pelle e le oftalmie, e non v'ha dubbio che l'elenco delle malattie della Libia, quando il tema verrà convenientemente studiato, sarà. aumentato sensibilmente con i nomi di malattie tropicali, già. studiate dai francesi e dagli inglesi in Egitto, Tunisia e Algeria. Fra queste affezioni i l Messedaglia ricorda specialmente certe forme parassita.rie, sia da funghi. come quelle micosi infiammatorie note sotto il nome di micetomi, sia de. elminti, come la bilharziosi, la anchilostomiasi, la filariosi, etc. Ed urge altresi, per più ragioni, una precisa conoscenza delle malattie del bestiame. Il Della Cella, scrivendo e.I suo maestro dei ricchi prodotti delle terre cirenaiche, chiude una delle sue lettere in questi termini: ~ ffo ferma speranza che queste sorgenti di vera ricchezza faranno un qualche giorno risorgere a nuova vita queste belle contrade, o offriranno nuovi rami di traffico e di industria, principalmente alle città marittime d'Italia che stabiliranno relazioni coi nuovi coloni. Ma troppo a lungo, senza avvedermene l'ho trattenuta in questo mio progetto: ora le do la buona not te. e spero di goderne alm,eno in sogno la sua eeecuzione , . Il sogno dell'illustre genovese, che può dirsi precursore, si è avverato nella sua parte essenziale. Ma, conclude il Messedaglia, la realtà non diventerà. per l'Italia nuova, piena e completa, se alla voce ed all'opera dei nostri soldati e dei nostri lavoratori non si unirà )>1. voce e l'opera. della scien.~a italiana. E capitolo di primo ordine dell'esplorazione scientifica della Libia è certamente quello della patologia e dell'igiene locale: la ricerca, del resto, è iniziata, ed ora possiamo es· serne sicuri, continuerà. più vigorosa che mai. CASARJNI.
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Per il Libro d'Oro del corpo sanitario militare
Fedeli alla nostra promeS$R, cominciamo in questo fascicolo la pubblict1zionedr lle motivazioni delle ricompense al valer militare i:tate concessC' agli ufficiali medici durante la guena italo-turco.. Nello scorrere queste pagine, i lettori si sentiranno, al pari di noi, orgogliosi e commossi dell'opera altamente efficace e valorosa prestata. dal corpo sanitario militare in tutti i combattimenti che si svolsero in Tripolitania e in Cirenaica, e dei numerosi atti d'eroismo compiuti dai nostri colleghi, i quali hanno luminosamente dimostrato che, ol tre all'attendere con serena. calma al soccorso dei fe riti sotto il fuoco nemico, il medico può pure, in date circostanze, - cos ì fì·C'q uenti soprattutto nelle guerre coloniali - dar prova di queJJ., qualità più propriamen te ed essenzialmente militari, che in lui non sono punto e ccezional i, come qua lcuno crede, ma perfettamente consentanee alla sua educazione scientifica e alla sua lunga cons uetudine d'affrontare e di sprezzare i pericoli in un campo di bfl ttaglia che non ha limiti di spazio, e dove migliaia di nem ici ins idios i non gli do.o tr<"gua un minuto. I capitani medici, Chini, Bttc· ciante, Gallia, L ionti ed altri, i quali s'erano mostrati infaticabili nell'adempi mento del lo!'O pietc,so dovere presso i feriti, seppero anche, quando so ne presr otò l'accas ione, comportnrsi dn valorosi combattenti: e questo f'a.tto, che non è nuovo, essendo avvenuto pure nelle guel're del nostro risorgim r>nto e nella camp11.gna erit rPo-abiss inn, significa che, sul campo di battaglia, tutti gli ufficiali - combattenti e non combattenti - sono ug uali dinanzi al dovere, nl pericolo e alla gloria..
Promozione atraor4lo.a rla per merito 41 guerra. CAr,EG.\RI
Giov. Battista, ma~giore med ico. -
Promosso t;.(>nente colonnello
medico.
•e4aglla d 'argento al valor militare. 1. DE MURTA S Amerigo, tenente medico 11° reggimento bersaglieri. - :.\Jentr1t con un plotone dì scorta ~ta vn curando i feriti sulle retrovie del suo batta.gliene, violentemente 11.tt>tccato di fronte e da tergo, rimaneva vittimn del proprio dovere. - Henni, 23 ottobr e 1911. 2. Prt10R1 Alfonso, tenente medico 89° reggimento fanteria. - Utf:iciale me,l ico d' una r :dotta attaccata improvvisamente e violentflmente di notte, sereno e im· pr·rterrito sacrificò la vita, rimanendo fermo al suo posto nella r idotta sopraffatta e incendiata, per curare i suoi feri t i e per coadiuvnre, con esemplare coraggio nell' ultima disperata res is tenza, il piccolo presidio. - J,Jontice llì di Le bd11., 12 giugno 1912 .
PF:R Il, L IBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILIT ARE
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3. TENTONI Raffaele, capitano medico 52° reggimento fanteria. - Incurante del pericolo, si spingeva. sulla linea di fuoco per compiere il suo ufficio, e vi cadeva colpito ,la, una palla alla testa. - Sidi Bila!, 20 settembre 1912 (1). 4. DAMIANO Nicola, ce.pita.no medico 82° reggimento fanteria. - In località insidiosa., battuta da ogni parte da arabi ribelli, con mirabile sangue freddo e serenità, n on curante del pericolo, riusciva da prima a impiantare un posto di medicazione nella pericolosa località di Feschlum, ove rimaneva fino a tarda ora. sempre esposto al fuoco nemico; poscia, a sera. inoltrata riusciva a trasportare a Tripoli t utti i feriti e i morti delle tre compagnie che ivi avevano combattuto durante tutto il pomeriggio. - Feschlum, 23 ottobre 1911. (2). 6. C1:11N1 Gaetano, capitano medico sezione di sanità. - Sorpreso in marcia, colla sezione di sanità da montagna, dalln rivolta amba, In fronteggiò va.lidamente. Nei combattimenti del 26 novembre e del 4 dicembre, si spinse con grande coraggio a raccogliere feriti n elle zone più battute dal fuoco nemico. - Bu Malia na, 23 ottobre 1911. - Henni, 26 novembre 1911. - Ain Zara, 9 dicembre 1911. 6. TROVANELL1 Luigi, capitano medico. - Per dare nobile esempio di coraggio ai suoi dipendenti, si portò sulla linea di fuoco p er raccogliere e curare i caduti, e riportò grave reritfl di fucile a l fi1tnco sinistro. - Bu Kemez, 81 maggio 1912. 7. Bucc 1AN,E Alfredo, tenente medico sezione di sanità. - Con grande ardimento penetrò in un caseggiato, covo di l'ivoltosi armati, facendone sfasciare le porte sbarrati', traendo individui in arres to e s equestrando armi, munizioni e una bandiera turca da campo. - Bu Maliana, 23 ottobrt:: 1911. 8. 0RLAND1 Vinceo?:o, tenente medico. - Nell'imptovvisa inondazione notturna dell'Uadi Megenin, gettandosi vestito a nuoto in a cqua irruente e profonda, con generoso sprezzo dell'evidente pericolo, contribuiva efficacemente al salvataggio di soldati rimasti isolati nelle trincee allagate. - Bu Maliane, 18 novembre 1911. 9. BARBARO Nicolò, capitano 11° reggiment o fanteria. - Nella giornata del 12 marzo provvide In modo efficacissimo nlla curn. dei feriti s ulla linea di fuoco ed al lo·ro sollecito sgombero, curando egli stessu con evidente pericolo non pochi feriti. Si distinse per calma e coraggio esemplari nel disimpegno delle sue man-
sioni anche nello sbarco alla Giuliana. - Bengasi, 19 ottobre 1911. - Due Palme (Bengasi), 12 marzo 1912. 10. PANAGtA An tonino, tenente medico 23° r eggimento fanteria. - Dimostrò grande calma e noncuranza del pericolo quando, nel ripiegament<' del bnttaglione, il posto di medica:r.ione da lui tenuto rimnse quasi iuteram('nte scoperto, e ripi égò col suo personale solo quando vide tutti i feriti al sicuro. - Sidi Bila!, 20 set· tembre 1912. ( J) Al capitano medico Tentoni era già. stato decretato l'encomio solenne il 4 dicembre 1911 per il seguente motivo: • Nel combattimento, noncurante del pericolo, a.ocorreva dov'era necesse.ria l'opera sua, portandosi talvolta sulla linea di fuoco. Coadiuvato dagli ufficiali medici dei battaglioni con scarsi mezzi, cura.va. i feriti e provvedeva si loro sgombero e al t ra.sporto dei morei. - Moschea di Bin Bu Sa.ed, 4 di-
cembre 1911. ('i!J Il valoroso capitano medico Damiano, ch'eora rimas to miracolosamente incolume nella pericolosa zona di Feschlum, fu più t.a.rdi ucciso da sincope, mentre accorreva a
pr eetare aiuto a. un ferito. (N ota della R.).
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PER lL LIBRO D 0 RO DEL CORPO SANITARIO ~IILITARE
11. GHASSI Giuseppe, capitano medico 40° reggimento fanteria. - Disimpegnava cou serena ca lma ed esemplare coraggio le sue ma11sioni durante il com• batt imento, e vi rimaneva gravemente ferito. - Zauzur, 8 giugno 1912. 12. Ga.LONE Cario, ca.pitauo medico o()O regsimento fanteria. - Ferito al braccio nll' inizio del combattimento di Mes3ri (26 novembre 1911), non abbandonò il suo pos to e cont iuuò Rd a iutare col cons ig lio e coll'opera del braccio rimastogli disponibile, la cura de i feriti lu ngo le t rincee. Si couirortò lodevolmente anche nel com battimento del Gh er a.n (20 luglio 1942). 13. 01':RMINO AlfreJo, tenente medico 52° reggimento fanteria. - Sostituiva. il ca pitano medico caduto e d isimpegna.va. con grande .energia, calma e coraggio il s uo còmpito sot to il fuoco nemico, nonostante le gravissime perdite subite dal reggimento. - Sidi Bila!, 20 settembre 1912. 14. BEDEI Maurizio, capitano med ico 07° reggimento fanteria. - In ripetuti comba t ti menti, diede l odevoli prove esemplari di valore e di spirito di sacrificio, prestando con provat a. inruizione dei bisogni e con ottimi risultati l'opera sua sotto i l fuoco nemico. - D ue Palme (Bengasi), 12 marzo Hll2. - Rodi 15. PALADINO Domenico, capitano medico 63v reg gimento fanteria. - In terreno scoperto e sotto .il fuoco nemico, prestava la propria opera di soccorso ai numerosi feriti sino a caderne esausto per la fatico, da.udo mirabile esempio di coragg io e d'a ltruismo ai dipendenti. - Gheran. 20 luglio 1912. - Si comportò con intelligenza e valore anche all'atta cco di Misurata 1'8 luglio 1912. 16, SELVI Giovanni, tenente medico 68° reg gimento fanteria. - F erito ad un piede mentre curava un ferito, dopo essers i fatto medicare, continuava. a prestare le s ue cure ai feriti facendosi trasportaro sopra una burella. - Koefia, 28 novembre 1911. 17. CAPPONA.00 DEL MONTE Luigi, sottotenente medico di complemento SS° reg· gimento fanteria. - F erito ad una spalla ment re curava un ferito, dopo t:Ssersi fatto allacciare il braccio al collo, continuava. a prestare le cure ai feriti. - Koefia, 28 novern bre 1911. 18. Russo Domenico, sottotenente med ico di complemento 79° reggimento fanteria. - Mostrò esemplare ardimento nel portarsi sulla linea di fuoco per raccog liere e curnre i feriti. - Si portò valorosamente anche nei combattimenti di Koefia e d elle Due Poi me. - K oefia, 28 novembre 1911. - Bengasi, S dicembre 1911. - Due Palme (Beng as i), 12 marzo 1912. 19. D1~ Liso Carlo, sottotenente medico di complemento 790 reggimento fanteria. - Dimos trò coragg io e calma nella g iornata dell~ Due P,.lme, portandosi fra i combattenti a prestare le s ue cure. - S i segnalò per coraggioso contegno anche a K oefia e nel combattimento notturno del 10-ll dicembre 1911 - Koefia, 28 novembre 1911. - Bengasi, 10-11 dicembre 1911. - Due Palme (Bengasi), 12 marzo 1912 . 20. GALLIA Amelio, tenente medico 34° reggimento fanteria. - Nei vari combattimen t i fu sempre ze lante, premuroso, ard itissimo nel d isempegno delle spe· c hil i sue ma ns i,::,ni. li 29 ottobre, andato alla ricerca di feriti con quattro soldati, con molto ardire e mol to coraggio affrontava un numeroso gruppo di arabi insor t i, tenacementf- trincerati in una ca.sa, ed aveva con essi un lungo e tflnace combattimento. - Tri poli, 29 ottobre 1911. 21. R OMANV E n r ico, cnpi tano medico 11° reggimento bersaglieri. - Per l'opera coraggiosi\ e ze lnute prestata nella campagna di Libia, - Ain Zara, 4 dicembre HHl - Bir T obras, 19 d icembre 1911. - S idi Ali, 14 luglio 1912. - Regdaline, 15 agosto rn12 - Sidi B ila], 20 s ettembre 1912.
PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO M:Il,ITARE
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22. LA GnoTTBR'A Pasquale, 11 reggimento bersaglie ri. - Durante il combattimento e mentre attendeva alla medicazione dei feri ti, colpito piuttosto gravemente alla spalla sinistra, subito dopo avute le prime cure, continuò con mirabile calma e sangue frejdo e. dirigere l'opera dei subalterni medi'li da lui dipendenti. - Henni, 22 ot tobre 1911. 23. RELLHII Guido, sot totenente medico di complemento 11° reggi mento berse.saglieri. - Non curando i l pericolo cui si esponeva attre.versando una zona intensamente ba ttuta dalla fucile ria nemica, si recò più volte s ulla linea di fuoco per raccogliere feriti. - Heuni, 23 ottobre 1911. 2-!. Sono, Giuseppe, tenente medico 2° reggimento alpini. - In ripetuti combattimenti, prestò l'opera s ue. di sanitario con intrepidezza s ulla linea di fuoco - Derna, 17 genne.io e l3 marzo 1912. 26. PERIUER St;efa.no, tene nte medico 5° battaglione indigeni eritrei. - In ri· petuti combattimenti, prestò coraggiosamen te l'opera sue. anche in prima linea per facilitare il tras porto di feriti g ravi, riuscendo cosi a. t rar li più facilmente in salvo. Ce.imo, intelligente, attiviss imo, seppe d a solo provvedere a numerosi feriti, prestando a tutti le prime cure per avviarli poi alle s ezioni di sanità. Bir el Turki, 4 marzo 1912. - Zanzur, 8 giugno 1912. 26. COLLOCA Enrico, tenente medico 6° battaglione indigeni eritrei. - In ripetuti combattimenti, prestò l'opera s ua efficacemente e coraggiosamente sotto il fuoco nemico. - Bu Kemez, 28 aprile e 3 mag gio UJ12. - Sidi Said, 28 giugno 1912. 27. PAGLIARO Giuseppe, sottotenente medico di comp!t,mento 6° b9.tte.glione i n digeni eritrei. - In ripetuti combattimenti prestò l'opera. sua efficacemen te e CO· raggiosamente sotto il fuoco nemico, rimanendo ferito, - Bu Kemez, aprile-maggio 1912. 28. lt:AROTTA Gaetano, tenente medico 7° battaglione indigeni eritrei. - Con gre.ve rischio della vita, disimpegnò con calma e sangue freddo il s uo s ervizio. -·· Sidi Said, 27 giugno 1912. - S i comportò lodevolmente s otto il fuoco anche in altre g iornate. - Sidi Sa.id, 28 giug no 1912. - Sidi Alì, 4 e 11 luglio 1912. Sidi Abdessamad, 16 agosto 1912. 29. P AOLETTI Verecondo, tenente medico 7•.hatta.glione indigeni eritrei. - Con grave rischio della vitn., disimpegnò con calma e s angue freddo il suo servizio. - Sidi Said, 27 giugno 1912. - Si comportò lode volmente sotto il fuoco anche in altre giornate. - Sidi Sa.id, 28 giugno 19!2. - Sidi Ali, 4 e 11 luglio 1912. Sidi Abdessamad, 16 agosto 1912. (Continua)
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NECROLOGIO
Aì gloriosi nomi degli ufficiali medici cad uti sul campo di battaglia nell'adem• pimento del loro dovere, dobbiamo aggiung<lre oggi quAllo del tenente medico MlCHELE DOMINE, ìl quale da oltre un a n no prestava servizio presso le truppe del corpo d'occupazione ed e ra prossimo al ritorno in patriu, dov'era atteso col più intenso desiderio dall'adorata famiglia. Egli fu ucciso da un proiettile nemico il 16 giugno presso Tokra (Bengasi) in un insidioso e improvviso attacco di beduini, mentre accompagnava un piccolo reparto di truppa, che rientrava all'accampamento dopo aver proceduto al disarmo di un gruppo di ribelli. Chiniamo riverenti la fronte dinanzi alla salma <li quest'eroe del dovere. e scriviamone il nome nel libro d'oro del nostro corpo.
••• Il 18 gennaio u. s. cessava d i vivere in Napoli, fra il più grande cordoglio de' suoi congiunti. d11gli amici e dei numerosi ammiratori, il capitano medico ALBANO dottor LUIGI, addetto all'ospedale militare di Caserta e comandato n, quello di Genova, in q uali tà di assistente onorario alla clinica. chirurgica. li corpo sanitario militare ha perduto in lui un ufficiale di belle idealità e di gran valore scientifico, che, al tratto fine e gentile, univa una sod a competenza. t ecnica e un'istancabile ed ammirevole operosità. Medico studiosissimo e chirurgo altrettanto valente quanto morlesto, d i carattere superlativamente leale, d'un'affabi lità e d'una bontà senza pari, egli segui, senza ma.i smentirsi un sol momento, la religione del dovere, per il quale non conobbe limite alcuno, nè di disagio, nè d'abnegazione, nè di sacrifizio personale. Subito dopo il terremoto calabro-siculo, lo vedemmo premuroso, attivo, instancabile nel soccorso pietoso e nella cura amorevole ilei numerosissimi feriti e malati, che giungevano all'ospedale militare di Napoli, sempre >"tnimato dal più 1tlto spiri~ di filantropia, pago soltanto quando, colla parola o coll'oper11. riusciva ad alleviare un dolore o a vincere u.no sconforto. Mobilitato sin dall'inizio della g uerra italo- turca, sbarcò a Tripoli coll& primn spedizione ; e, 11ssegnato a.Ila direzione di sanità militare, concorse effica· cementa all'organiz,mzione dei pl'imi soccorsi e degli altri"servizi sanitari; organ izzazione che suscitò un sentimento d'ammirazione nell'esercito e nel paese. Per gl'importanti servizi resi, e gli si meritò i più lusinghieri elogi de' suoi superiori ; ed ottenne un encomio solenne per aver provveduto, nella giornata del 23 ottobre 1911, al tr&E<porto tlei feriti e alla custodia dei pr igionieri arabi con proprio pericolo. Nell'aprile 1912 ritornato in Italia e promosso capitano me• d ico a scelta, fu chiamato all'ufficio di sanità dell'Intendenza del corpo d'occupazione della Libia, dove portò il prezioso contributo della sua cultura e dell'esperienza che aveva acquistata sul teneno !IJ;esso dell'azione. Ammalatosi in Libia di coliche appendicolari, ebbe successivamente in Italia delle recidi ve che lo turbarono profonda men te ; e, pensando alle dannose conse-
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guenze, che avrebbero purtroppo potuto menomare la sua piena a ttitudine al disimpegno Jel servizio, senti l'imperiosa necessità d'assoggettarsi a un a t to operativo, che sperava gli avrebbe ridato la primitiva. floridezza. Ma il triste passo gli fu fatale; e il destino crudele volle troncargli la giovane vita e, le rosee speranze di un b1·illa.nte avvenire. La perdita del valoroso e distinto collega lascia in noi tutti, e nella sua famigliuola ch'egli adorava. un amarissimo rimpianto; ma 111 sua cara memorin, cui reverenti e commossi rendiamo affettuoso omaggio, rimarrà sempre circondata dalla. stima., d11.ll'ammirazione, dall'affetto; nè potrà mai cancellarsi il ricordo della sua bella e simpatica figura di medico e di soldato, clel suo forte intelletto, del suo nobile cuore e del suo carattere romanamente adamantino.
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11 giorno 1° maggio a Lugh, nella. terra già resa. sacra alla patria dal sangue di :Molinari e Buongiova.nui, umile pioniere della civil tà, compiendo con rara abnegazione l'opera altamente patriottica di diffondere il prestigio del nom8' d'Ita.lia • fra le popolazioni indigene dnudo tutta la sua attività di professionista intelligente e di uomo generoso, il dott. LIBORIO PROFETA, tenente medico del R. corpo di truppe coloniali della Somalia., è caduto vittima non delle armi, ma di un male insidioso, ribelle ad ogni cura. Studioso, ama.ntissimo della propria professione e della famiglia, era stato de· stinato in colonia, dove con alto sentimento del dovere, accolta. serenamente la mis~ione nel punto più lontano e isolato di questa estrema terra. italiana, la. compiè fino all'ultimo con zelo e alto sentimento d'umanità. Umile eroe del dovere, egli resterà colà. insieme ai caduti sul campo di battaglia, fulgido segno dellll patria lontana.. La sua morte segna un lutto grave per il corpo sanitario militare, ma più ancora per la sventurata famiglia, orbata di un figlio modello. Ai desolati genitori vada.no le condoglianze nostre; e l'affetto e la stima altissima., che circondano la memoria del loro caro nell'animo di quanti lo conobbero, possano lenire in parte il loro dolore.
. La morte ha strappato un altro dei migliori dalla famiglia sanitarie. militare cosi i:ipetutamente colpita in questi ultimi tempi: il capitano medico FARRONI cav. ENRICO, in seguito a setticemia contratta in Libia, si spegneva. il 2 giugno u. s. nell'ospedale milita.re di Napoli a 45 anni, Noi vogliamo solo deporre sulla sua tomba cosi precocemente e crudelmnnte disc hiuse. il fiore del più vivo rimpianto, poicbè dire adeguatamente di Lui non sarebbe possibile ora che l'onda della commozione ci preme troppo piena sul cuore; noi lo avemmo compagno carissimo per più anni, i quali ci ripassano davanti la memoria. per farci avvertire più a.cui.o il dolore della sua morte. E il compianto non può essere che genere.le e profondo poicbè le sue doti caratteristiche era.no la infinita bontà, la grande rettitudine, mentre nella sua anima nobilissima accoglieva le più squisite delicatezze di figlio, di marito, di pa.dre. Altra qualità. predominante era il forte e tenace amore aJlo studio: aveva. compiuto i l biennio di perfezionamento come assistente nella clinica del Baccelli por·
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tandone raffinata e arrobustita la coltura, e lasciandovi durevole ricordo della suP. a t tività e del suo v nlore. Già da. vari anni aveva da par sao superai.i gli esami di ava..nzamento a scelta, per cui avrebbe qua nto prima conseguita la promozione a maggiore. Animo m ite e sereno, ma pur sempre pronto a tutti gli ardimenti, ad ogni lotta in cui fiammeggiasse un ideale, tempra vjgorosa di lavoratore, il sentimento del dovere sa peva iapingere fino alla tensione più alta e più nobile ed ba voluto poi spingere 111 supremo sacrificio. Poichè, quando In guerra aveva chiamata in Libia gran parte del corpo sani• tario militare, a lui, che pur non partecipando alla guerra, aveva sostenuto, con i p ochi rimasti in patr ia, il riflusso di ùn lavoro logorante e senza tregua, non parve d i aver compiuto ancora tutto il suo dovere e, dopo ripetute insistenze, ottenne di partire anch'egli . E in un ospedale di Bengasi, alla d irezione di un repart o infettivi e di un Gabinetto batteriologico, dette per più mesi a piene mani intellettualmente tuttele risorse e tutti gli entusiasmi del suo animo g eneroso. Ammalatosi, continuò nell'arduo e pericoloso suo compito con sublime noncuranza di sé. finché la sua fibra n on fu sopraffatta. da una forma setticemica. Per più di un mese la sua esisten.1a ondeggiò fra la vita e la morte; traspor· tato nell'ospedale militare di Napoli, parve che le tremule forze si rialzassero sotto la dolce carezza. della compagna adorata, ma dopo un breve periodo, al quale l'alterna vicenda di speranze di trepidazioni dette un intenso carattere e.n· goscioso per noi tutti, ogni speranza si dimostrò vana. Ed egli, nella più complt,ta. lucidità delle. mente, vide il tenue filo che lo lega.va alla vita assottigliarsi, teso lentamente, incessantemente dalla morte, mentre beveva con l'aria l'amara dolcezza. delle sollecitudini famigliari e l'occhio vagava n ella infinit a tristezza dell'azzurro iu ceroa de-1 sorriso delle. bimba lontana, che non avrebbe rivist o più m11i. Povero amico I come la v ita non aveva dato alcun compenso manifesto al tuo valore, cosi la morte ti assegnava una lenta, oscura agonia con lo strazio più acuto dello spirito. Tu sei invero la spoglia p iù .<iRcra e pili lagrimevole che la guerra res tituisca alla. nos tra. faro iglia sanitaria: a te non fu concesso dal martirio di Henni o di L ebda salire glor ioso alla storia, nè che il pio,mbo nemico ti fulminasse la fronte radiosa sul campo, m a solo di agg iungere il t uo nome m odes to a quello delle innumerevoli vittin:ie del dovere nel marti rologio scientifico. Ma. voi, o sacri spiriti d i De Murtas e di Priori, di Domine e di Tentoni, accogliete fra voi questo al tro nobilissimo eroe, percbè egli è degno di voi, perché egli completa la grandiosa bellezza vostra ed è tutta la famiglia sanitaria che, con commosso orgoglio, al vostro amplesso piange e benedice.
••• Il g iorno 5 di lug lio mori va in Lenola (Caserta), il maggiore medico BOCCIA cav. SALVATORE, d irettore dell'infermeria pres idiaria di R eggio Calabria. Giun to alle armi il 1° novembre 1883 per compiervi l'anno di volontariato al termine del corso univers itario, e passato alla scuola d'applicazione di sanità mi• li te.re il flO giugno 188-J., fu nominato sottotenente m edico di complemento il 19 settembre dello stesso anno, e poi pffettivo nel novembre 1885 con destinazione al-
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1'11° reggimento bersaglieri. Fu in seguito trasferta, col grado di tenente, all'ospedale militare di Parma, dove occupò la carica di aiutante m o.ggiore in 2°; poscia al So rf'ggimento alpini e successivamente al 2° bersaglieri, in cui fu promosso capite.no il 7 marzo 1895. Passato di nuovo al 8° reggimento alpi.ni, parti per l'Africa il 8 febbraio 1896 prendendo parte alla campagna di guerra, durante la quale disimpegnò con tanta intelligenza e con tanto zelo alcuni delicati incarichi affidatigli, da meritarne una speciale nota molto favorevole dal tenente generale Heusch, comandante la 2• divisione. Ritornato in Italia, riprese servizio nel 8° reggimento alpini, in cui, oltre ad essere molto apprezzato per le sue esimie doti professionali, per la sua instancabile orerosità e per il suo zelo pietoso nella cura degl'infermi, era pure ammiratissimo per la non comune robustezza, che gli l)ermetteva d'affrontare tutte le fatiche e i disagi delle lunghe escursioni in alta montagno., sempre primo fra i primi, senza mai concedersi riposo. Il 16 giugno 1899 venne trasferto all'8° reggimento bersaglieri, e il 4 aprile 1901 all'ospedale militare di Napoli in qualità di aiutante maggiore in 14; dal quale ospedale passò, nel giugno 1904, a quello di Caserta, per for ritorno all'ospedale di Napoli il 22 marzo 1906. Quivi, nelle tristissime giornate che seguirono all'im• mane catastrofe tellurica di Messina e di R eggio, e fra l'incessante succedersi di feriti gravi nel reparto di chirurgia, egli diede segnalate prove di abilità opera• toria, di diligenza scrupolosa nel servizio, di grande serenità di spirito, e di una resistenza veramente straordinaria a quel lavoro colossale, che avrebbe fiaccato organismi più robusti, i quali non fossero - com'era il s uo - temprati di lunga mano ai disagi d'ogni specie da.Ila dura vita delle Alpi. Promosso maggiore medico a scelta il 28 maggio 1908, rimase, fino al 1° nprile 1912, nell'ospedale milita.re di Napoli, di cui, p er l'assenza del titolare, dovette assumere la direzione interinale nel primo periodo della· guerrn italo-turca, dimostrando ancora una. volta quale stoffa di lavoratore egli fosse, e con quanta. intelligenza e calma sapesse affrontare e supera.re le gravi difficoltà della direzione d'un ospedale in momenti eccezionali e quando vi affluivo.no i feriti e i malati provenienti dal teatro della guerra. Il suo trasferimento, in seguito a. sua domanda, all'infermeria presidiaria di Reggio Calabria, avrebbe forse potuto rappresentare, per chi non fosse stato avvezzo all'assiduo lavoro, una specie di posto di riposo dopo il gravosissimo servizio di Ne.poli; ma per lui, che viveva e si compiaceva nell'attivi tà esuberante e feconda d'ogni giorno, anzi, d'ogni ora, la nuova carica fu stimolo a nuovo Ja. voro, che si esplicò mnssimamente nello studiare i mezzi più acconci per appor• tur e n. quell'infermeria tutti i miglioramenti richies ti dall'igiene os pitaliera. e dall'ingegneria sanitaria moderna. Collocato il 17 giugno in po~izione ausiliaria per limiti d'età, la morte insidiosa lo colse mentr'egli stava finalmente per concedersi un merito.to riposo: il pri mo riposo in trent'anni di servizio non mai interrotto 11ei corpi di truppa e negli ospe dali, dov'egli lascia un ricordo incancellabile e un vivissimo rimpianto. Il maggiore medico Boccia fu non soltanto um medico studioso e un abile chir urgo; ma. fu anche un uomo di singolare rettitudine e d'i11esn.uribile bontà, un amico a. t utta prova e un padre di famiglia amorosissimo. A lla. vedova e ai figli, che ora p iangono la perdita del loro caro, giungano le nostr e profonde e sincere condogl ianze. 3t _
Giornale di me1i; ina 11111i111rc -
Fase. VI-VII.
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CONrnRENlE SCIENTl~ICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI SOIIARIO DEGLI HGOIKNTJ TlATl'ATI
(DAI PROCESSI VERBALl PERVENUTI ALL'ISPETTORATO DI 8ANITÀ MILITARE DAL 1° AL SQ OIUONO 1918).
DEI TIRRENI (maggio). - Capitano medico ENRICO CALIENDO. Dalla lett ura d i una circolare dell'Ispettorato d i Sanità militare, dell' 8 marzo u. s. ave·nte per ogge tto e dati anamnestici degli inscritti di leva», l'O. fa rilevare come con q uest'inchiesta l'Ispet torato si proponga uno st udio molto complesso ed 'importan te sull'ereditarietà. delle forme nervose e mentali degli inscritti di l eva delle varie circoscrizioni territoriali del Regno. Dalle accurate s torie anamnestic he della maggior parte degli alienati risulta indubbiamenté che nelle loro famiglie, specie negli a8cendenti, vi furono ca.si di turbamento psichico, spesso casi d i malattie nervose, di alcoolismo, oppure pers one d i carattere stravagante, di abitudini criminali o con tendenza al suicid io. Le famiglie ed anche l'ambiente sociale preparano tutti gli elementi d elle anomalie psichiche, della pazzia e delle nevropatie: le nat ure emotive, le indoli litigiose, intolleranti, i queruli, i sessuali imprimono coll'esempio nella crescente anima del fanciullo e del giovane le traccie profonde e indelebili della morbosi tà. Di nessuna funzione si trasmettono cosi frequentemente il marchio ed i carat teri dei progenitori, come di quella del sistema nervoso : la t nbe ereditaria si aggrava nelle generazioni successive, se non intervengono a neutralizzarla, a1meno temporaneamente, i grnndi modificatori del s istema nervos o, come l 'ambiente fisico, morale, l'educazione, ecc. Fra i dati anamnestici, sia individuali, che familiari, richiest i dall'Ispettorato di Sanità con la sua tabella a.namnestica vi sono a nche quelli dell'alcoolismo e dell'illegitti mità.. Questi due dati sono degni di molta considerazione, come fattore patogenetico delle form e in ist udio. L'alcool infiitti è un veleno, che, olt re alle alterazioni fisiche c he determina, ha. una. potente azione nociva s ullo stato mentale: dal 10 al 40 p. 100 dei ricoverati nei manicomi sono affet ti da psicosi a lcooliche. L'azione dell'alcool è tanto più funesta, in quanto che ini?:ia la degenerazione familia re, dando luogo nella discendenza alle forme più gravi di cerebro patie: ecla mpsia ed e ncefaliti infantili, epilessia e idiotismo. Ed anche la illegittimità ba non poca importanza, poichè i tigli illegitti mi dànno una percentuale assa i più accent uata di fenomeni patologici, che non i figli legittimi: c iò s i deve allo stato d'angoscia, in cui v ivono dn r n.nte la gestazione le madri colpevoli, e n on è neanche improbabile che lo stesso fatto di a bbandonars i ad a tti e passioni che l a legge e la moralità vietano, dimostra già una fiacchezza mora le dei genitori.
CAVA
CONFERENZE SCIENTIFICHE D EGLI OSPEDALI MILITARI
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Quindi l'O., dopo aver accennato ad altri fattori patogenetici, più o meno importanti, delle forme mentali e nervose, come lo. consanguineità dei matri· moni ~pecie tra persone nevrope.tiche, d'età avanzate. o deboli di costituzioni, fa. notare che una causa morbosa non è costantemente legata ad un determinato quadro sintomatico, ma una stessa ce.usa può provocare sindromi morbose -differenti, come, per esempio, le psicopatie da alcoolismo assumono i più sva· riati aspetti clinici. Di guisa che, se cause affatto disparate provocano stati morbosi del tutto analoghi, si deve ammettere che nessuna di queste cause ha valore assoluto di causa determinante. Si tratta dunque di cause occasionali, mentre la vera causa efficiente della malattia risiede in una congenita l)redisposizione, analogamente a quanto si verifica nella medicina somatica, ·quando, ad esempio, un'artrite tubercolare dell'articolazione coxo-femorale sopraviene in seguito ad una caduta sul bacino, la quale non rappresenta altro ·che l'occasione esterna al risveglio dell'infezione specifica, rimasta fino anora latente nell'organismo. Da quanto sopra, l'O. conclude che il lavoro che si propone l'Ispettorato di Sanità, anche sotto questo riguardo, è molto importante e complesso oltre a ·quello pure di stabilire la percentuale degli psicopatici, gravati da eredità morbosa, e si domande. se tutte le direzioni degli ospedali militari siano in grado di fornire i da.ti richiesti. Dal registro dell'ospedale di Cava dei Tirreni risulta che negli ultimi cinque anni entrarono complessivamente 146 inscritti, cosi ripartiti: 72 frena.stenici, 51 epilettici, 12 isterici, 5 coreici, 4 nevrastenici e 2 per alienazione mentale. Si deduce pertanto che nella circo.scrizione territoriale di Salerno prevalsero i frenastenici. Circa i dati anamnestici degli inscritti ricoverati in osservazione, 1'0. fa rilevare che essi mancano quasi complete.mente nei suddetti registri, siccbè non .potranno essere fornite le notizie richieste dall'Ispettorato di Sanità. Tale mancanza non è da ascriversi a negligenza o deficienza di zelo d a parte dei vari ·dirigenti di questo ospedale degli ultimi cinque anni, ma bensì al fatto, degno di considerazione, che non si era preparati a fornire all'autorità. superiore -elementi per un'inchiesta del genere, ed in tali condizioni si troveranno pro· babilmente varie direzioni di ospedali, specialmente di quelli che hanno pochi locali disponibili per ricoverare gli inscritti di leva in osservazione. Per l'avvenire è stato istituito un apposito registro, col quale si potrà ottemperare alle disposizioni date dall'Ispettorato di Sanità per lo scopo sopra accennato. Io. (giugno). - Tenente colonnello medico G. ANTONIO PERASS1: Dà. lettura di una nota esplicativa riguardante la sua comunicazione al IX Congresso nazio• ne.le delle malattie professionali sull'ernia inguinale dà sforzo nei {militari mobilitati. L'O. pensa cbè certi punti interrogativi, da qualche e.11no messi innanzi, non vanno più lasciati sospesi. Chiunque conosca lo studio del H.nndone e sia richiesto di un giudizio peritale a propo:;ito di una supposta ernia da infortunio, m11,nifestatasi durante il servizio militare, e non riconosciuta come tale, potrebbe proporre al magistrato un r isarcimento di danni, non contesta• bile in modo assoluto, stante cl1e non ,ii può scientificameute escludere che la causa o le cause eccezionali di .~e1·vizio, non a bhiano prodott0 lo s,1 ih1ppo prt>coce d ell'ernia, in individui predisposti a tale infermità. Il provvedimento medico-legale ora proposto, avente minime conseguenze amministrative, tenderebbe ad eliminare possibili motivi di scontentezza ed ~ventuali incresciose contestazioni.
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CONFERENZE SOIENTIJl'IOHB: DEGLI OflPEDA.Ll MILITARI
È poi meritevole di particolare menzione il seguente episodio: Dopo là lettura della precitata comunicazione al Congresso, il Biondi (professore di medicina legale a Siena), dal seggio presidenziale rivolse alcune obbiezioni, conformemente alle consuete formole dottrinali aprioristic'he. Ma io. seguito essendo venuto e. conferire con l'O. ed a.vute piu ampie delucidazioni sulla particolare situazione clinica esposta, dichiarò che h~ nuova specialissima tesi lumeggiata era de. prendersi in considerazione, CHIETI (maggio). - Tenente medico I0rn10 GASPERIMI. Presenta un malato, che ebbe già a soffrire di infezione malarica., però non bene accertata.. poi da una grave forma d1 pioemia, in seguito alla quale fu operato di uno straordinario numero di ascessi sviluppatisi qua e là, ma piu specialmente al lato destro· del corpo. L'i·nfermo fu recentemente ricoverato in questo ospedale per adenite inguinale venerea, guarito della quale gli si manifestò una forma di orchiepididimi te,. che si ritenne idiopatica. Si constatò in questo frattempo un enorme tumoredi milza che occupava 1, che occupa anche attualmente quasi per intero i due qnadranti addominali di sinistra e di cui l'ammalato riferi avere notato la comparsa da circa otto anni, ma senza alcun disturbo, tranne qua.tebe lieve· dolore, di quando in quando, nella regione. Fu fatta. diagnosi di proba.bile leucemia spleno-midollare e si stava già iniziando la relativa cura, allorcbè l'infermo fu colto da. una forma grave di eresipela migrante, l)er la quale si dovette sospendere ogni trattamento terapeutico riguardante la prima affezione. Guarita l'eresipela, nuovi fatti clinici insorsero a sconvolgere la. diagnosi di leucemia: l'infermo infatti incominciò,. a lagnarsi di disturbi emorroidari e si notò la comparsa di una piccola quantità di liquido endoperitoneale, che andò man mano aumentando fino ad aver:1i una. vera. e propria ascite, mentre il colorito della. pelle già terreo si fece addiritt ura bronzino e si aggiunse un certo graJo di deperimento. La febbre eresipelatos11, scomparsa da diversi giorni, venne poi sostituita da lieve movimento febbrile nelle ore pomeridiane e l'esame del sangue rilevò diminuzione della massa corpuscolare in genere, senza aumento di leucociti. Esposta cosi la storia clinica, l'O. si domanda se è il caso di pensare ancora alla forma leucemica, in vista della sopraggiunta ascite e di una diminuz10ne del volume del f egato, non constatata nei precedenti esami, tanto più che non fu trovato al reperto ematologico leucocitosi. A priori egli esclude il morbo bronzino di Addison, e quindi non resta che ammettere quella forma di splenomegalia primitiva. studiatm dal Banti e che va sotto il suo nome. Stabilita cosi la diagnosi, la prognosi è naturalmente riservata. Circa la. cura sono stnte proposte le iniezioni di metila.rsenato sodico e, se del caso, si praticherà la paracentesi a ddominale, poichè la splenectomia, già di esito dubbio nel periodc preascitico, è controindicata nel periodo ascitico.
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,Movimenti unnuti nel C-Or~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico 10~11a dispensa !8• all3 31• del Bolleltino ufllcia~ delle nom'-t).
Unlot&ll tn • ervblo penn&neate. R. decreto 5 giugno 1918. :SALVATORE Luigi, tenente medico ospedale Chieti. -Dispensato, per sua domanda,
dal servizio permanente; inscritto col suo grado e con la sua anzianità nel ruolo degli ufficiali medici di complemento (distretto Chieti) ~ assegnato direzione sanità Ancona dal 16 giugno 191S.
Decreto ministeriale 16 maggio 1918. Lo stipendio annuo dei maggiori medit\i, inscritti nell'annuario militare con anzianità. 28 maggio 1908, è portato a L. 5500 dal 1° giugno 191S.
Determinazione miniateriale 5 giugno 1918. -SANNA .Attilio, capitano medico 89 fanteria. -
Trasferito ospedale Genova. - Id. 26 artiglieria campagna. CONCIATORE Domenico, id. 26 artiglieria campagna. - Id. 52 fanteria. PERILLI Giovanni, tenente medico reggimento cavalleggeri di Padova. - I d. ospedale R oma. -CASTELLI Epifanio, id. 6 fanteria. - I d. id. Palermo. ·D'ALBSSANDRO ..tles,andro, id. infermeria presidiaria Capua. - Id. i~. Napoli. -GABRI Gimeppe, id. ospedale Genova
R. decreto 12 giugno 1!113. LEONB Rocce, tenente medico 8 artiglieria fortezza. -
Dispensato, per sua domanda, dal servizio permanente; inscritto col suo gTado e con la sua anzianità. nel ruolo degli ufficiali medici di complemento (distretto Taranto) ed llSsegnato direzione sani tà Bari, e datare dal 16 giugno 19Ì8.
R. decreto 8 maggto 1918. Ugo, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per un anno. (R. decreto 2 maggio 1912). - Trasferito in aspettativa per riduzione di quadri dal 2 maggio 1918. P1cc1NINJ Ugo, id. id. per riduzione di quadri, ad Aquila. Richiamato in ser•
"P1cc1N1NI
vizio dal 2 maggio 1912 e destinato 18 artiglieria campagna.
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MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO S ANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
R. <Ucreto 26 maggio 1913. P&TRACCONE Michele,
tenente medico in aspettativa per infermità tempora.ne& provenienti da cause di servizio, per due anni. (Regi decre,ti 16 marzo 1911 e 19 maggio 1913. - L'aspettativa dì cui svpra è prorogata dal 1° aprile 1913.
R. dureto 11 maggio 1913. C UBTOTTt Donato, tenente medico
reggimento Genova cavalleria. - Dispensato, per sua domanda, dal servizio permanente; inscritto col suo grado e con la e s u!i. anzianità. nel ruolo degli ufficiali medici di complemento (distretto Foggia). ed assegnato effettivo direzion,e dì sa.nitè. Ancona dal 16 maggio ll:113.
R. dec1·eto 19 giugno 1913. R uro Vincenzo, capitano medico in aspettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, per due anni. (Regi decreti 10 maggio 1910, 9 luglio 1911 e 12 maggio 1912). - L'aspettativa di cui sopra è prorogata dal l<> dicembre 1912.
R. <Ucreto 26 giugno 1918. Italo, maggiore mediico in aspettativa per infermità. non dipendenti da cause di servizio, per quattro mesi. (R. decreto 19 dicembre 1912). - Trasferito in aspettativa per riduzione di quadri dal 19 aprile 1918. GASOLE ca'v. Italo, id. id. per riduzione di quadri, a Cagliari. - Richiamato in GASOLE cav.
servizio dal 19 aprile 1916, con decorrenza per gli as~egni, dal 1° maggio 1913 e destinato ospedale Genova. Enrico, id. infermeria presidiaria Siena. - Collocato in aspettati, a per riduzione di quadri dal 19 aprile 1918, in applicazione degli articoli 13 & 14 della legge 18 luglio 1912, n. 806. MARIANI ce.v. Enrico, id. id. in aspettativa. per riduzione di quadri. Richia• m.ato in servizio dal 17 giugno 1918 e destinato infermeria presidio.ria Siena. MARIANI cav.
Determinazione ministeriale 26 git1g110 1913. I capitani medici assistenti onora ri alle cliniche universi te.rie continueranno a frequentare le cliniche stesse anche nel periodo delle vacanze estiv& fino a l l'apertura dell'anno scolo.stico 1913-914, rimanendo nella posizione attuale.
UfilotaU 1n po•l zlone dl aervlslo aulllarto. Decreto ministeriale B giugrio 1918 T t;ns 1:-11 cav. Gio. F rancesco, tenente colonnello medico distretto Aquila, in servizio ospedale Roma e comandato ispettorato sanità milite.re. - Ricollocato in congedo dal 27 maggio 191!3.
:MOVIILBNTI AVVENUTI XEL CORPO SA~lT. E ~EL PERS. FAR)UCEUTlCO
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Decreto ministeriale 5 giugno 191S. ONGARO cav. Giuseppe, magg iore medico distretto Padova, in servizio ospedale Mantova. - Ricolloc ato in cong edo dall'll giugno H/18,
D ecreto mini:;teriàle 25 gittgno 1013. T uasrnr cav. Gio. J:,'rancesco, tenente colonnello medico distretto Aquila. - Richiamato in 88rvizio temporaneo dal 18 giugno a l 2 agosto 1913 al d istretto Aquila, BILE cav. Giovanni, ,:olonnello medico distretto Roma. Trasferito distretto Napoli. CEDROLA cav. Giuseppe, id. id. Salerno. - I d. Campagna.
Ufilol all 41 riserva. Dec,·eto ministeriale 2 giugno 1913 DETTORI cav. Angelo, maggiore medico distretto Sass11ri, in servizio ospedale Cagliari. - Ricollocato in congedo dal 21 maggio 1913.
R. decreto 10 aprile l!HS. Loarno cav. Giuseppe, maggiore medico distretto Avellino. - Promosso tenente colonnello con anzinni tà 30 gennaio 1913. Seguirà nel ruolo il tenen te colonnello DELL'OLIO cav. Gio. Ha.ttista.
R . decreto 11 maggio 1913. I seguenti ufficiali medici sono dispensati da ogni eventuale servizio militare per ragione di età, conservando il grado con la rela.tivn uniforme: MoRrunoo cav. Giacomo, colonnello medico distretto Milano. - GALANTE cav, Giu• seppe, maggiore medico id. Venezia. - ALESSANDRI Carlo, capitano medico id. Arezzo. - IURA Filippo, tenente medico id. Potenza.
Decreto 1niniste1·iale 14 maggio 1913. BLAS1 Giulio, capitano medico distretto Ancona, in servizio 5 ber saglieri. - Ricollocato in congedo dal 5 maggio l lHS.
Decreto ministeriale 9 giugno 1913. GALASSO Costantino, capitano
medico d is tretto Lecce, in servizio 9 fanteria. Ricollocato in congedo dal 10 giugno 1913. L'anzianità di g rado dei seguenti capitani medici d i riserva è s tabilit a come appresso: 9 luglio 1905.
BPICAcc1 Giuseppe, distretto Barle tta. B .li:NBDETTELLI Manlio.
Seguirà. nel ruolo il capitano medico
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:MOVI:MENTI AV\'ENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PEBS. FARKAOEUTlCO
1° aprile 1909. PrRAINO GiWleppe, distretto Cefalù. - Seguirà nel ruolo il capitano medico CIANI Giuseppe. 14 ottof>re 1909. MoNTÀLTO Vincenzo, distretto Trapani. - Seguirà nel ruolo il capitano medico STOLl"I Alessandro. 30 maggio 1912. R1GAZZI Emilio, distretto Torino. - Seguirà nel ruolo il capitano medico BLUNDO Giorgio· . L'anzianità. di grado dei seguenti tenenti medici di riserva. è sta.l,ilita come appresso: 23 giugno 1907. LucrANI Arturo, distretto Ne.poli. Costanzo.
Seguir à nel ruolo il tenente medico RoccA
2 aprile 1908.
MILITE Germano, distretto Sa.terno. - Seguirà uel molo il tenente medico NuTI Antonio. Decreto ministeriale 20 yiugno 1913. CAREODA cav. Federico, tenente colonnello medico distretto Cagliari, in servizio ospeda.le Cagliari. - Ricollocato in congedo da.l 12 giugno 1918. BELLINZONA Eugenio, capitano medico id. Milano. - Chiamato in servizio, con assegni, per tempo indeterminato, dal 10 giugno 1918, all'ospedale Milano, a sua domanda.
Decreto ministeriale 25 giugno 1918. MARINI Annibale, capitano medico distretto
Catanzaro. - Chiamato in servizio con assegni, per tempo indeterminato, dal 20 giugno 1918, al 48 fanteria. BLASI Giulio, id. id. Ancona. - Jd. id., con assegni, per tempo indeterminato, dal 21, id., al 5 bersaglieri. CARRATÙ cav. Celestino, colonnello medico distretto Salerno. -Trasferito distretto Savona.
llOTIFlOAZIOllL Arrlv l e partenze da e per l'Africa. SOLARI Cesare, tenente medico. - Ritorna.to in Italia dalla. colonia. Eritrea, per rimpatrio definitivo, il 25 genna.io 1913, previa licenza di giorni 120 che de· corre dal 13 gennaio 191a. Ro111ANO Gennaro, id. id. S1 fanteria. Partito per In colonia Eritrea il 4 giugno lfl1S. DefunU. Gi11Seppe, capitano 1~edico ospedale Venezia. - Morto a Rotondella (Potenza), il 7 giugno 1913. FaRRONt cav. Enrico, id. id. Ancona. Id. a. Napoli, il 2 id.
AMA'fl
lCOVJKENTI AYVENUTI NEL CORPO SANIT. E NF.L PERS FARMAOEUTICO
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(Dalla dlspeoaa 39" alla 35• del Bollettino u(fitiale ddl~ nomine),
'D'tllol&ll in aervblo permanente. I
B. decreto 12 giugM 1915. 130001A cav. Salvatore, maggiore medico infermeria presidiaria R eggio Calabria. - Collocato in posizione ausiliaria, per ragione di età, dal 17 giugno 191!'J.
B. decreto 29 giugno 1915. Tenenti medici promossi capitani medici con riserva di anzianità, con de• correnza per gli assegni dal 1° luglio 1918 e con la destinazione per ciascuno indicata: Oozz1 Celestino, 9 artiglieria campagna. - Destinato 38 fanteria. ROMBOLÀ ..fntonio, 4 id. fortezza (costa), - Id. infermeria. presidia.ria Reggio Calabria. :SOttDI Giuseppe, 2 alpini. - Id. 87 fanteria. llA.LANGA Donato, 8 artiglieria fortezza (costa e fortezza). - Id. ospedale Genova. D'ANNA Giuseppe, 85 fanteria. - Continua come contro. 13ILANCIA Costantino. 14 id. - Id. id. <lATTI Dionigi, 1° artiglieria montagna. - Destinato 6 artiglieria campagna.
Decreto ministeriale 20 giugno 1913. Lo stipendio annuo dei capitani medici, inscritti nell'amiuario militare, con anzianità 1° luglio 1908, è portato a lire 4400 dal 1° luglio 1915,
Determinazione ministeriale 10 luglio 1918. VIALE cav• .A.'fl{lelo, maggiore medico ospedale Genova. -
Trasferito ospedale succursale Mantova. -SANNA Attilio, capitano medico id. Genova. - Id. ospedale Milano. M OLISANI Alf1·ed-O, id. 93 fanteria· - Id. id. Ancona. ScoTo Filippo, id. 36 artiglieria campagna. - Id. 86 fanteria. RESEGOTTI Enrico. id G id. id. - Id. 9 artiglieria campagna. .SOLARI Cesare, tenente medico R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea. Id. ospedale Genova dal 21 giugno 1913. PINTACUDA Salvatore, id. id. id. - Id. id. Palermo dal 12 luglio 1918.
B. decreto 11 luglio 1918. I seguenti ufficiali medici sono collocati in posizione ausiliaria, per ragione di età, dalla data per ciascuno controindicata.: BussoNE-CmATTONE cav. Giovanni Antonio, colonnello medico direttore sanit à VIII corpo armata. - Dal 14 luglio ll:115. PETTlNARI cav. Adriano, ten1mte colonnello medico d irettore ospedale Padova. Dall'8 id.
o3ù
KOVIMENTL A V VENUTI NEL OORPO SANIT. E ~EL PERS. JrARMACEUTICO
Determi11azione mini11teriale 17 foglio 1918. CemoNt Pietro, capitano medico 9 artiglieria campagna (comandato ospedale To·
rino). - Trasferito ospedale Brescia continuando comanda to come sopra. R. decreto 1l luglio 191S.
BORELLA .Alessandro, tenente medico ospedale Milano. - Dispensato, per sua do. manda, dal servizio permanente; inscritto col suo grado e con la sua anzianità nel ruolo degli nfficiali medici di complemento (distretto Cremona), ed assegnato d irezione sanità Genova dal 1° agosto 1918.
R. decreto 17 luglio 1913. CANESSA Giu.seppe, tenente medico 89 fanteria. - Dispensato, per SU!' domanda, dal s ervizio permanente; inscritto col suo grado e con la sua anzianità nel ruolo degli ufficia li medici di complemento (distretto Genova), ed assegnato. direzione sanità Genova dal 1° agosto 1913.
R. decreto 20 luglio 1913. I seguenti tenen ti medici sono 'dispensati, per loro domanda, dal servizio permanente e sono inscritti col loro grado e con la loro anzianità nel ruolo degli ufficiali medici di complementc dal 16 agosto 1913, con l'assegnazione. per ogn una indicata: DI PAOLO Emilio, tenente medico re~gimento cavalleggeri di Lodi. - Distretto. di residenza Caro pob&sso, assegnato per mobilitazione direzione sanità Ancona. ~ELLOTTt Roberto, id. os pedale Genova. - I d. id. Genova, id. id., id. id. Genova. CAMURI Paolo, id. 76 fan teria. - Id. id. Messina, id. id., id. id. P nlermo.
Determinazione 1ninisteriale 24 lti,glio 1913. CASTAGNONE Pietro, capitano medico os pedale Savigliauo. - Trasferito 2 genio~ 18 fanteria. - Id. ospedale Roma.
LovAGLlO Rocco, tenente medico
Farm&ot..tl militari.
R. decreto 22 giug,io 1918. POLO Lorenzo, farmacista di 1" clnsse, ospedale militare Palermo. - <Jollocato, a sua domanda, in a spettativa per infermità comprovatn dal 1° luglio 1918, con l'annuo assegno di lire 1750.
F&rm&cl•tl militari 41 complemento. R. decreto 19 giugno 1913.
P1ANO M ario, soldato in congedo, distretto Savona, diplomato in farmacia.. ~ Nominato farmacis ta militare di compleme nto di 8" classe ed assQgnato dire. zione ·s anità IV corpo armata. P resterà il mese di servizio presso l'osped ale militare di Torino dal 1° agosto 1913.
MOVUU:NTl A VVENUTl NEL CORPO SANlT, E NEL PERS. B'AR}lAOEUTJCO
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Decreto m iniste1·iale 15 gfogno 1913. :MAGLtANO Artm·o, farmacista di 3° classe. distretto Mondovl, direzione sanità II corpo armata, in servizio ospedale Torino. - RicoJlocato in congedo dal 20 aprile 1913. CASTELU Carlo, id. S id, Livorno, id. VIII id., id. id. Li7orno. Id. id. dal 6 maggio 1913. CANOBB10 Tomaso, id, s• id., id. Voghera, id. IV id .. id. id. Roma. Id. id. dal 3 giugno 1913.
U 11lclali 41 oompleiaento. R. decreto 12 giugno 1913, DURANDO Giulio, tenen te medico distretto Pinerolo, direzione sanità Torino. BONINI Galeazzo, id. id. Catanzaro, id. id. Bari. - Cessano di appnrtenere al ruolo degli ufficiali di complemento per ragione di ~tà, e sono inscritti con lo stesso grado ed 11.nzianitll, a loro domanda, ne l ruolo degli ufficiali medici di riserva. CARDINALE Gio. Rattista, sottotenente fanterin, distretto Genova, deposito Cuneo~ - Revocata e considerata come non avvenuta la sua promozione a tenente di cui il R. decreto 31 marzo 1912. CARDINALE Gio. Battisf.a, id., id. id. Genova, id. Cuneo, hureato in medicina e chirurgia. - Trasferito col suo grado e la sua anzianità nel corpo sanitario militnre, distretto residenza Genova, ed assegnato effettivo per mobilitazionedirezione sanità Genova, con l'obbligo di compiere il prescritto mese di servizio all'ospedale Genovll, entro un anno dall'attuale trasferimento. I seguenti tenenti medici cessano di appartenere al ruolo degli ufficiali di complemento per ragione di età, e sono inscritti con lo stesso grado ed anzin.nità, a loro domanda, nel ruolo· degli ufficia.li medici di milizil\ territoriale, continuando nella loro attuale assegnazione per mobilitazione: PALMIERI 1\lario, distretto Genova, direzione sn,nità Genova. - FtNEf,Lt Enrico, id. Firenze, id. id. Firenze. - CAVARZERANI .iintonio, id. Bacile, id. id. Bologna. - MATTOLl Ayostino, id. Roma, id. id. Roma. - BERNABAJ Vincenzo, id. Roma, id. id. Roma. - MON'CA Carmine, id. Salerno, id. id. Na poli - DE PERSIIS Raimondo, id. Frosinone, id. id. Roma. - Mu rurnou Bachisio, id. Sassari, id. id. Roma. I seguenti ufficiali medici di complemen to sono dispensati da ogni eveutul\le· servizio militare per ragione di età: TASSO Francesco, t enente medico distretto Genova, direzione sanità Genova. VESSELLA Pasquale, id. id. Caserta, id, id. Napoli. - Nti:ono:-11 Alfon.,o, id. id. Bologna, id. id. Bologna. - SALAROGr.10 Vincenzo, id. id. Mondovì, id. id. Alessand ria. - VENTURU-11 Bernardo, id. id. Padova. id. id. Verona. - SPAnA::;io. Genna1·0, id. id. Salerno, id. id. Napoli. Decreto mittisteriale 3 l11glio 1913. AMICO Salvatore,
tenente medico distretto Siracusa, dire2.ione sanità P alermo. D1 CRISTINA Nunzio, id, id. Pale rmo, id. id . .Palermo. - Chiamati in servizio. con assegni, per tempo indeterminato, dal 26 giug110 1918 all'ospedale Palermo .
-032
MOVIKENTI AVVEYUTI NEL OORPO SA NIT. E NEL PERS. FARKAOBUTIOO
Decretc mini~teriale 8 luglio 1913. I seguenti ufficiali me.iici, in servizio per tempo indeterminato, sono ricol• locati in congedo dal giorno a fianco di ciascuno indicato: LA VISTA Luigi, teuente medico distretto Barletta, direzione sanità Bari, in ser-
vizio ospedale Torino. - Dal 10 giugno 1918. 'S&SSA CamiUo, id. id. Vercelli,
·
id. id. T orino, id. reggimento lanceri di Vercelli.
- Dal 10 id. -CASTIA'fl Carlo, id. id. Torino, id. id. Torino, id. 91 fanteria. - Dal 10 id. MARINO Oreste, id. id. Torino. id. id. Torino, id. 49 id. Dal SO id. PIOLTT Guido, id. id. T orino, id. id. Torino, id. 4,- alpini. - Dal 81 luglio 1913. -010FFRÈ Salvat-Ore, sottotenente medico id. R eggio Calabria, id. id. Bari, id. 20 fanteria. - Dal 10 gennaio 1913. STANCHI Sebastiano, id. id. Nola, id. id. Nilpoli, id. 84 id. - Dal 28 id. -CELESIA Albino, id. id. Torino, id. id. Torino, id. ospedale Torino. - Dal 10 giu• g no 1913. 'TORRAOA .Antonio, id. id. Massa, id. id. Firenze, id. id. Firenze. - Dal 10 id. MANNA Arturo, i d. id. Roma, id. id. Roma, id. id. Roma . Dal IO id . .SANTORO Emmanuele, id. id. Castrovillari, id. id. Ba ri, id. id. Bari. - Dal 10 id. FOT1 Alfre<ro, sottotenente medico distretto Catania , direzione siinità Palermo, in servizio 86 fanter ia. - Dal 10 id. ·CAMIIAZZO Mario, id. id. Cagliari, id. id. Roma, id. 46 id . - Dal 10 id. ALt Oscar, id. id. Napoli. id. id. Napoli, id. reggimento cavalleggeri di Piacenza. - Dal 10 id. .l30RTOLAZZI Antonio, id. id, Venezia, id. id. B ologn a, id. 71 fanteria. - Dal 10 id, -0AY Lino, id. id. Napoli, id. id. Napoli, id. 24 artiglieria campagna - Dal 10 id. ScelAFFINO Lorenzo, id. id. Genova, id. id. Genova, id. 90 fanteria. - Dal 20 id. -OAYNO Ore,te, id. id. Genova, id. id. Genova, id. ospedale Genova. - Dal 21 id.
trf!ol< 41 mWsta terdtorlale. R. decreto 12 gitlgno U118. -OnJSTANI Ugo, capitano medico distretto Bologna, direzione sanità VI corpo ar· mBta. - Cessa di appartenere al ruolo degli ufilciali di milizia territoriale, per ragion e di età, ed è inscritto con l'attuale g rado ed 11.nziauità, a sua do. manda , nel ruolo degli ufficiali medici di r iserva,
Decreto ministeriale 8 lu9lio 1918. 'TODEJU Pio, maggiore m edico dist retto
Ancona , direzion e sanità VII corpo armata. - Chiamato in servizio, con assegni, dal 28 giugno al 6 agosto 1918, al 2 artiglieria campagna. N ASCA Giovanni, tenente medico id. Palermo, id, id. XII id. - Id. id., con asS<'gni, per tempo indeterminato, dal 26 giugno lfl13, all'ospedale Palermo.
Decreto ministeriale 3 luglio 1913. 'TM1A:sT1 Vasco, tentlnte me dico distretto Pesaro.-· Chiamato in sen·izio, con &S· segni, dal 14 maggio al 12 g iug no 1913, al 94 fan ter ia.
KOVIKENTI A V VENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL P ERS. P'ARKACEUTICO
533:
Decreto ministeriale S luglio 1918. CH11iiSA Ca,nillo, capitano medico distretto Voghera, 1° alpini. - ARIMOND1 Giulio,. id. id. Mon dovl, 1° id, - Chiamati in servizio, con assegni' de.I 1° al 30 agosto 1918~ al 1° alpini.
R. decreto 11 luglio 1913. Tenenti medici promossi capitani medici; ACCORDINI F-rancesco, (Sanile), direzione sanità VI corpo armata. - S1N1 Damiano, (Sassari), id. id. IX id. - PASCA Umberto, (Roma), id id. IX id. - CARABILLÒ Gimeppe, (Cefalù), id. id. XII id. - Z,otBONI Antonio, (Treviso), id. id. V id. Mosso cav. F-rancesco, (Genova), S alpini. - ZARrcu cav. Alfredo, (Roma), direzion e sanità. IX corpo armnta. - A~nOTTI Enrico, (Torino), S a lpini. - PwcmELLA Giova1mi, (Foggia), direzione sl\nità VII corpo armata. ·- TREZZA Sainuele, (Salerno), id. id. X id. - LAOURI Eugenio, (Milano), id. id. III id. Rossi Gio. Battista, (Benevento}, id. id, X id. - TERE8I Simone, (Cefalù), id. id. XII id, - BEmH L'ttigi, (Genova), id. id. IV id. - DE PoMPEU:! Gi1•ola1no, (Teramo), id. id. vn id. - BOERI Emilio, (Arezzo). id. id. VIII id. - MARCANTliiLLI Antonio, (Pesaro), id. id. V id. - REOAZ ZONJ Luigi, (Bergamo), 6 alpini. - LEONCINI Pilade, (Reggio Emilia), direzione sanità IV corpo armata. CoLETTI Tiùlio, (Sacile), id. id. VI id. ALVINO Pietro, (Caserta), id. id. X id - ZUNINO Pietro, (Genova), id. id. IV id. - CIULLA Mariano, (Palermoì, id. id. XII id. - Sozzr Giovanni, (Milano), id. id. V id. - B ARDERA Calcgero~ (Palermo), id. id, XII id. - MANFRIDA Michele, (Catania), id. id. XII id. ARATA Ange.lo, (Genova), id. id. IV id . - P&TREI Giuseppe, (Sulmona), id. id. vn id. - CoLUCCI Giacinto, (Taranto), id. id. XI id. - DE S·nFANO Gio. Battista, (Campagna), id. id. X id. - DE CnrSTOE'ARO Michelangelo, (Catania), id. id. XII id. - MARESIO Giuseppe, (Treviso), 7 alpini. - CALIARI Fra1icesco, (Verona), direzione sanità. V corpo armata. - B AROLA Giovanni, (P erugia), id. id. IX id. - :MAzzARACC}ltO Filippo, (Taranto), id. id. XI id. - URs NO Giuseppe, (Reggio Calabria), id. id. XI id. - Lor Bonaventura, (Cagliari), ospedale Cagliari. - SoRnrso-VALVO Stanislao, (Caltanissetta), direzione sanità. XII corpo armata. - DE MAORI Enrico, (Reggio Emilia), id. id. IV id°.- MA· STROOJACOMO Giacomo, (Siracusa), id, id. Xli id. - DOLEI Casimiro, (Catania), id. id. XII id. - IuorcA .Ros1J.rio, (Monza), 2 alpini. - SoLERO Valentino, (Sacile), direzioDe sanità VI corpo armata. - DE Vrvo Ettore, •Frosinone), id. id. IX id. - LJBONATI Bernardino, (Roma), id. id. IX id. - ORLANDO Francesco, (Palermo), id. id. XII id. - LANDUCCI Alfredo, (Livorno), id. id. VIil id . B1ANCON1 Luigi, (Pesaro), icl. id. V id. - Rrccr Raffaele, (Catani1t), id. id. XIl id. - lMPALLOMENJ Nicolò, (Catania), id. id. XII id. - MANCINI Paolo, (Gaeta), id. irl. X ia. - LA BRUNA & bastiano, (Siracusa), id. id. XII id. - DALLA P ozzA Gio. Battista, {Vicenza), 6 alpini. - Fr.:R.RARESE Arnaldo, (Verona), G id. - LA CALCE Giovanni, {Cefalù), direzione sanità XII corpo armata. - MA· UNV&RNI Eugenio, (Novn.ra), 3 alpini. LUPPJNO Andrea, (Trapani), direzione s anità. XII corpo armata. - G Ril!ALD'ESCIH Ruggero, (Perugin), id. id. V id. CAPELLINI Piero, (Bologna), id. i<l. VI id. - CENI Ugo, (Roma), id. id. IX id.
.534
MOVIMENTI AVVE:S- UTI NE L CORPO S ANIT. E NEL PERS.FARYACEUTlOO
- Boccu Leona1·do, (Sulmona ), d istretto Aquila . -
MASSA Francesco, (Genova), id. Genova. - B1AOJONI Gustavo, (Lucca), id. Massa. - DA Pozzo Cesare, (Massa), 5 alpini. - CARRADI.NJ Eliodoro, (Lucca), distretto Pistoia. MASTROFJNJ Paolo, (R oma), direzione sanità IX corpo armata. - NAPPI Michele, (Nola), id. id. X id.
Ufflolall di rlaerv&. R. decreto 12 giugM 1913. DE RosA Fran cesco, maggiore medico distretto Napoli. - TRAVOSTINI cav. Tommaso, id. id. Roma. - Dispensati da ogni eventuale servizio militare per ragione di età, conservando il grado con la relat iva u n iforme. Tenenti medici promossi capitani medici: D&BEU,1s E ustacchio, d istretto Bari. - PERCHINUNNO Vincenzo, !d. Foggia. FrLIPPI Giacomo, id. Savona . - lAROSSI Genna1·0, id. Benevento. - S0LLIN1 P·r ancesco, id. Roma. - SANDRINI Umbe1·to, id. Sacile. - DE GAETANI Luigi, id. Mes,;ina. - CACCIATORE J.dolfo, id Lecce. - CuTORE Gaetano, id. Catania. - MARINO Salt:atore, id. Caltanissetta. - VALDAMERI Ansano. id Milano. PoRTIOLIOTTJ S tefano, id. Vercelli. - MESCHINELLl Comino, id. Vicenza. 'MELZI U1·bano, id. Milano. - BARTOLOTTA ..4ntonino, id. Cefalù. -TECClil Nicola, id. S ulmona. - VAt, ENTJ Carmelo, id. Catania. - ZANNA Giuseppe, id. Monza. - Sons Ermete, id. Gaeta. - GALLO DE To~tMASI Genm1J·o, id. Napoli. MAZZA A lessandro, id. Foggia. - CANDELA Rocco, id. Castrovillari. - S c0Nc10 Domenico, id. Caserta. - ConAZZA Giovanni, id. Arezz~. - RAMELLA Pietro, id. Milano. - CuccA S ebustiano, id. Sassari. - BELLINZONA Carlo, id. Pavia. - MATtINO Ciro, id. Chie ti. - MACALUSO Michelangelo, id. Girgenti. - SooPINARO Raffaele, id Chie ti. - CASSINI Italico, id. Sacile. - GIGANTI Enrico Vittorio, id. Girgenti. - Ruo oIERI Giuseppe, id. Barletta. - FuNDARÒ Paolo, id. Trapani. - CHIERICHETTI .Angelo, id. Mila.no. - Moa1 Umberto, id. Reggio Emilia.. - CACCURI Domenico, id. Caserta. - BONELLI Francesco, id. Avelli.no. - BAIULÀ Domenico Antonio, id. Regg io Calabria.. - VrANA Gi1tseppe, id. Novara. - P o zzANI Ettore, iJ. Verona. - Lo GIUDICE Paolo, id. Catania. G UAS'l'AFIERRO Vincenzo, id. Nola. - 01.,\1,ANTONI Pompeo, id. Ancona.
D etnntt.
Giuseppe. capi t ano medico di riserva, dis t retto Milano. - Morto a Milano, il 5 luglio 1912. Con~IAG l cav. Giuseppe, maggiore medico di riserva, distretto Catania. Id. a Cata nia, il 21 id. FootìA Pasquale, capitano medico d i riser va., d istretto Casert a. - Id. a Marcianise (Caserta.), i l 23 id. PHOFETA Liborio, t enente m edico R. corpo di truppe coloniali della Somalia italiana. - ld. a L ugh (Somalia), il 1° m 11ggio 1918. PEVIAN I
MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO 8ANIT. E NEL PERS . l!'ARMAOEUTlOO
536
-CASTELLINI cav. Giuseppe, farmacista capo di 1• classe, farmacia centrale miti tare (a disposizione Minis tero finauzt>). - Id. a Carrodano, il 17 giugno 1913. BocclA cav. Salvatore, maggiore medico in posizione ausiliaria, distretto Gaeta. Id. a Lenola (Ga~ta), i l 6 id.
•oTIFIOAZIO•I.
Arrivi e partenze da e per l 'Afrloa. <::ARDANO dott. Bernardino, farmacista militare di complemento. - Ritornato in Italia dalla colonia della Somalia italiana, per rimpatrio definitivo l' 11 luglio 191S, previa licenza di convalescenza di giorni 90 che decorre dal SO giugno 1913. PERRARI Gfoi·anni, tenente medico. - Id. id. id. id., il 14 luglio 191S, previa licenza di giorni 129 che decorre dal 15 luglio 1918.
Decreto mini,teriale 30 giugno 1913. FRAVEGA Giovanni,
tenente medico distretto Genova, direzione sanità. Genova. Chiamato in servizio, con assegni, per tempo indeterminato, dal 1° luglio 1918, al 1° artiglieria fortezza (costa). LEVI Emilio, id. id. Genova, id. id. Genova, in servizio 1° artiglieria fortezza (costa). - Ricollocato in congedo dal 30 giugno 1918. D'AVACK Alfredo, sottotenente medico id. Roma, id. id. Roma, in servizio di prima nomina ospedale Roma. - Trattenuto in servizio, cou assegni, per tempo indeterminato.
Decreto mini8teriale 9 luglio 191S. A1Uc1 Silvio, sottotenente medico distretto Macerata, direzione sanità. Ancona, in servizio ospedale Venezia. - Ricollocato in congedo dal 1° luglio 1913. D'AvACK Alfredo, id. id. Roma, id. id. Roma, id. id. Roma. - Id. id. dal 8 id.
Decreto ministeriale 10 luglio 191S. BIANCHINI Alessandro, tenente medico distretto Roma, direzione sanità Roma. Chiamato in servizio, con assegni, per tempo indeterminato, dal 6 luglio 1913, all'ospedale Roma. VIVALDI Ferna11do, id. id. Roma, id. id. Roma. - Id. id., con assegni, per tempo indeterminato, dal 6 id., id. Roma. SALvrn1 A iigusto, id. id. Milano, id. id. Milano. - Id. id., con assegni, per tempo indetermfoato, dall'S id., id Milano. DELL'ElPI ANlil Adolfo, id. id. Genova, id. id. Genova, in servizio di fanteria. - Ricollocato in congedo dal 6 luglio 1913. D.& ANOELIS Giovanni, id. id. Milano, id. id. Milano, id. 8 id. - ld. id. dal 1° id. Cor.uccI AuguBto, id. id. Taranto, id. id. Bari, id. 1° gruppo artiglie.ria. fortezza in Taranto. - Id. id. dal 1° id.
636 MOVllltENTI A VVENOTI NEL CORPO SANIT. E NEL PBRS. FABMAOEUTIOO R. decreto 17 luglio 1918. I seguenti militari di 2• categoria in congedo illimitato, laureati in medicina e chirurgia, sono nominati sottotenenti medici di complemento. Essi si presenteranno la mattina del 16 agosto 1913 alla direzione dell'ospedale per ciascuno indicato, per prestarvi il servizio di prima nomina, che avrè. la durata di 3 mesi. Ds SIMONE Stefano, distretto Gaeta. - Distretto di residenza Caserta, assegnato per mobilitazione direzione di safjità Napoli e per il servizio di prima nomina ospedale Napoli. CASTELLI Alessandro, id. Girgenti. - Id. Girgenti, id. id. Palermo, id. id. Roma. Lo CASCIO Vincenzo, id • .Messina. - Id. Palermo, id. id. Palermo, id. id. Palermo.
LEGGENDA ESPLICATIVA delle figure annesse aUa nota del eapitano medico ACCORINTI pubblicata nel fascicolo IV- V 1918
Testa di Atractaepis hildebrandtii (viperide) vista dall'alto. Atractruipis hildebrandtii nella sua lunghezza.. Dente del veleno di colubrida con solcatura mediana ed apertura terminale a becco di flauto. 4a - Due Dentraspis Antinorii (colubrida) di grandezze. diversa. 5• - Dente del veleno di Atractaepis hildebrandtii sezionato; è visibile il canal& centrale che termina quasi alla punta. 6" - Testa di Dentr88pia Antinorii vi'lta di lato. 7" - Dente del veleno di Atractaspis non sezionato. 8• - Mascella superiore di Dentraspis. I denti del veleno sono situati in fuori dei masticatori. 9• - Testa di Dentraspis guardata dall'alto. 10" Dente velenoso del Dentraspis. TI solco centrale è appena visibile. ll • - Articolazione del dente del veleno al mascellare superiore, 1• -
2• 3• -
!I Redat.torc~ EDMONDO TROMBETTA, tenente colonnello medico.
(i715) -
Rvma, 1913 -
T,p. E. Voghera.
LUIGI PAUll&RI, gerenti.
Pubblicazioni vendibili·presso I' Amministraz, del " Giornale di medicina militare 11 0 \
1A
x°:'i: Sn·rswuns. l'ALAZ7.0 on M1N1.;TllJIV 0 R1.1.A n u sR11•
hrnau.co PIETRO, tflnente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. 1Studi sperimentali, con 15 tav. di fotografie e radiografie ri· prodotte in fototipografia).-Roma, 1903. (Vendibile presso la Tip Voghera) L. 4 la. ID. - Le operazioni pii) frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile p resso la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . • 8 AnlrOf)Omdna mtlùar•. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle clll88i 1859-1863; d ue volumi in 4° con atlante: Voi. t (Dati antr opologici ed etnologici) con Atlante della geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. » 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici). - Roma , 1905 • 6 BuoFno e S~ORZA. - Compendio di chirurgia di guerra compilato sulla storia medioo-cbirurgìca della guerra di B00088ione d ' America. - Roma, 1888 ~ volumi, prezzo ridotto 5 60 8 • 11..~A.llDO e Bx.11:zzt. - Lo sgombero degli amma lati e feriti in guerra. M&. moria premiata al concorso Riberi. Un volume di p11g. 276 con molte Bgur11 e tavole grafiche. - Romn, 1905 • 3 ~O C.t.8A RINI , La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel concon,o R iberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. » 6 ID. - Le malattie e gli infot"tuni nella vita militare. Memoria premiata e.I concol'80 Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con t avole gt"a6ohe e stati. stiche.- Roma, 1908 . . . . . . . . . . . . . , • 8 Cus,uu. - Esposizione eomnia ria ·dell'ord:namento e funzione.mento del servizio sanitario in campagna pres~o l'i!Sercito italiano. - Rom11. 1906 > 50 Da: Cms.&.RE. - Studio sulle mediaatiniti (medi!\Sti.niti suppurative, aacesso m&d.iaatinico) - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . .• 2 H n TL. - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguagp:io ana~o,nico. Tredll2!ione libera italiana dei dottori C. PRH:TTI e C. SroRZA. Roma, 1884. (Edizione rnra) • 9 Le ferite cou.,ate dalle armi da guerra. Sintesi della relazione sanitaria sugli eeeroiti todeschl durante la guerra franco-germanica 1870 -7 1. - Roma, 1889. On volume di pag. 348, prezzo ridotto. • 2 MANAYl.lA, -- Studii ntorico-critici sulla meningite cerebro-spinalo epidemica in Ttalia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 001.1 2 tavole grafiche. Preuo ridott o I 50 S ALINAnL Le lesioni tltluma.tioho dei centri nervOBi. Memoria onorata del premij R iberi. - Romo., 1900. volurue di pag. 320. Pre'llZO ridotto. • 3 60 8 l'OllZA e G 1ot.1.!.R&LLT. La malaria in ite.lia. Opera onorata del 1° premio al concorso Ribori. On volume con 7 grandi tavole cromolitogra6che. .Roma, 1885; prezzo ridotto. • 3 To1n,LLJm. - Delle malattie pii) frequentemente simulate o provocate dagli insc:ritti. - Roma, 1875 . 3 50
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..\NNO LXI- HH;J
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lleodir.011to ~tali;tloo d~llc 011or,1l1on1 ,·hlrnrglohe ~,el,"ulle negli s1'lLllimcn11 ,aottari C mU1tarl nell'an111, iOI! , . • , , , , , • • • , • • , . . . , • , , Pa,i, 537 ~ - - L"tlimloaz1011e dei principi imm11nlm1nu ,lei 1:in)lue dall:1 s11pern~t· d••lle 57R s P naho • . • . • • . • • • • • . • . . • • • . • . . • . • • . • ampe,1. - Ossèrvt1z1on1 ~ullP. m,llatt,e oculll.rl ,lomln,1111l 111 Tripoli e sul trJttaniento T della lrithlasl. . • • • • . • • . . • • . . • . . • • • , • • . • 601 e"*'8 A~i. - La lr-Jttuta i~olala dello scnfoirte rtel t.,r~o (con I t:wola). . • . llt7 aoo11. - I.e ferite ,teli.\ tisia oS:!étvate :i. B••ag.. ~I .tur:.tltr, il ~nn1110 ilalo-ture.1. tUt
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I ND ICE DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED E STERI
UI VISTA Ili CIIIIWllGIA GE!'iEllALV.. Bulianelll. - A qual punto si trova il r rol>l~ma orerath·o tiella cura '1ell'ulcera J[astrlca. Pa9 6i7 Wlnltfaiter. - Due e&$i rii contusione del .tuodeno . 6:8 RIVISTA DI OTO-Rli'iO-t.AlllNGOl.,TRIA. Canepele. - Il timpano blel\l Potl - Il compilo J et larin.gologo nella lot ta cootro la 1uher<'olosl Gatteschi. - Un caso rarissimo di um ta a bboodaute spontanea ln termittcnle dì llriu hlo c~ra10-rachlclieus dall'orerch lo . Fabbri. - Sopra una le~ione acut~ ,tell., mr mhrana tl,np3nira ,lovma nl ruso del ricevitore tele Ionico
.
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61!11
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RIVISTA DI OCULISTICA.
Sull'azione <!elle s treptotrlcce nell'occhio con particolare rijluarcl,, a lla cherame dei miet itor i Challlou1. - Cura deU'oflahnia ; 1mp.,tica col i ah a1·sa11 e col neosal varsan Speofale-Clrl11oiont . - Sulla d:icrlorlno~lomia (secondo Totl ) . Nicolle. Cu6nod o Bl&IIOl. - Ricerche s(lcrì'men tall s ol tracoma Catderar o. -
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61-3 683 1134
Rl VIS fA O' IGIEi'. E lll lsl TARE. De Btnedettl. -
I prmclpll <lolla ii.:ienP e dell'cqui(lR~;;iam1•uto del fuciliere. RI VISTA IJ"IGIE\ E GEi'i EIHLE E B.ITTERI OI.OGI.\ .
50 anni d i lotta contro la malaria nel J11lr to mili tare ,11 Pola Tut,ercolosi umana e tu lJcrcolosi ho, in:1 M1lm. - Sul bacil li lnherco lari rlel llpo um~no e lu,vino. Gosto. - Hnpporti fra la tuhertolosi ho\'l na o (tUPlla um:ina Okunlewskl. -
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x:rn r.ongresso dei me,tici o Ileo i•1,1 e oenrologi i.li rrancia e tlei raP;I di lingua fraoCl'se .
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NOTIZIE. La liher., docen101 in chimica. hrornatolog1c11 al dot.. Al fredo Pa~n1èllo .
Ra!!i!l v10Jettl. ai!•J11I vitali e l,iru ,·alore In fisiol ogia e lo n1P•licioa
PER IL I.IIIRCI D'ORO OEL CORPO SANITARIO MI LITARE
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P:inttlo Panara • CON l'ERE!\7.E SCIE~TIFICHE DEl;1,1 OSl' IWAI.I .ltll.11'AHI MOVIMEi'il'I A\"V fa;:Xlll'I :XEI. CORl'n ~A1'ITA1lh 1 E :X F:t PERSO:X.\U: P.\R~.1-\CEt 'Tlr.o
7tl3
MEMORIE ORIGINALI
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RENDICONTO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE ESEGUITE NEGLI STABILD.IENTT SANITARI MfLI'rARL NELL'ANNO 1912
Le o perazioni chirurgiche praticate negli stabilimenti sa.nitari militari durante l'anno 1912 furono 2285, cifra. che rappresenta una lieve diminuzione in confronto del numero delle operazioni eseguite nell'anno precedente (2584) : ma, se consideriamo che questo rendiconto non comprende i numerosissimi intervent i operatori prat,icati nelle formazioni sanitarie mobilitate rlella Libia e dell'Egeo, che formeranno oggetto d' una. relazione speciale, e che la. maggior parte dei nostri chirurghi ha esplicato per quasi tntto l'anno la propria attività presso le suddette unità, abbia mo ragione di ritenere che anche per il 1912 si è vèrifìcato quell'aumento progressivo di . atti operativi, che è sempre più venuto accentuandosi dal 18!18, epoca in cui detti interventi sommarono appena a 864. I mort i furono 23, il che corrisponde alla proporzione del 1,004 p. 100, percentuale ancora. più bassa di quella. degli anni scorsi, tenuto anche conto che 1 di essi non sono riferibili all'atto operatorio. Con1e si è fatto nei precedenti rendiconti, si sono raccolti nollo specchio A i dati statistici delle operazion i classificate in gruppi, col nome degli opera.tori e l'esito degli atti operativi, e uel successi vo specchio B le operazioni sono ripartite a seconda dei vari stabilimenti ove furono eseguite. I 2:&15 interventi chirurgici, fra cui sono comprese 42 1·iduzioni incruente di fratture e 20 rid uzioni incruente di lus.ciazioni, sono stati distribuit i in J6 gruppi, comprendendo nei pri• mi 7 le operazioni sulle varie r egioni, negli altri 5 successivi gli atti operativi sui diversi sistemi e tessuti e nei rimanenti le asportazioni di tumori, le estrazioni di corpi estranei e le operazioni per flemmoui, ascessi e paterecci, che si è riten uto conveuiente riunire in un grnppo a parte, anzicbè ripartirle per regioni. L 'ultimo gruppo comprende \ufine gli atti operatori di minore importanza, come le aspor tazioni di unghie incarn_a~e, le spaccature di ematomi e seni fi stolosi, le escisioni di cicat r1c1, ecc. ari _ Gio.rllale 11, mtdicrn a militare - Fase. \'lll ·IX.
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m:NOICO~TO STATISTICO
Seguendo la consuetudine degli anni precedenti, faremo precedere 11.i quadri statistici una hreve relazione sui casi più gravi ed importanti, desunta dalle succinte annotazioni segnate nelle tabelle nomi-nate, mod. 8, dei singoli operati. l. -
ÙP1tRA7.I0NI SUL ORANlO.
Accenneremo anzit utto ad una craniectomia. eseguita dal tenente colonnello medico Geru!1do su un bersa.gliere, che aveva riportato il 23 ottobre H)ll a 8ciara-Sciat una ferita d'arma da fuoco ell'emit.orace destro e ferita contusa alla volta cranica. Egli fu r icoverato all'ospedale milita.re di Palermo, e ne usci con licenza di convalescenza, durante la. qua.le per sviluppo di empiema destro fu costretto ad entrare nel vicino ospedale di Cava dei Tirreni. Mentre quest'ultima affezione tendeva a riso!versi con risultato _favorevole, si manifestarono lentamente feuomeni clinici di meningo-encefa.lite, con probtt· bile esito di suppurazione, per cui si ritenne opportuno l'intervento, e fu praticata perciò la craniectoruia sulla regione parietale sinistra, con successive punture esplorative in varie direzioni, senza però poter dar luogo ad esito di pns. L'infermo mori dopo 48 ore, ed alla necroscopia si riscontrò una raccolta purulenta nel céntro ovale, in corrispondenza del lobo tempora.le sinistro, a 2 centimetri circa dalla su · perficie delle circonvoluzioni e n el ventricolo laterale. Una seconda craniectomia fu praticata dal tenen·te medico Pugli;iiAllegra su uu so!dato del ,3° fanteria, il quale in seguito a feri ta lacero -contusa al sopracciglio destro presentava periostite purulenta estesa a tutto il frontale, che si complicò, in seguito, a flemmon·e paraparotideo destro con diffusione alla regione cervicale corrispondent(·. l\lentre l'infezione andava esaurendosi nella nuova localizzazione, l"iufermo cominciò a. presenta.re fenomeni cerebrali, con paresi del fac ciale e dell'oculo-motore a sinistra. e degli arti superiore ed inferiore a destra, per cui si stabilì la sede del processo infiammatorio prentle11temente sulla regione rolandica si nistra. Praticata la craniectomia, si riscontrò una piccola raccolta fibriuosa purulenta. sottodurale: la morte seguì a l 3° giorno dall'inter ,ento, e l'aut opsia dimostrò la pre, senza di altri focolai della stessa natura su tutta la superficie cere brale, sempre sot,todurale. Sono successivamente registrate 38 trapanazioni dell'apofisi ma.stoidea per diffusione del processo suppurativo dell'orecchio medio, con ,H esiti di guarigione e 4 rimasti in cura al 31 dicembre 1!)12. In 10 cas i l' inter-ento chirurgico si limitò al taglio alla Wilde, in
DEl,LE OP EBAZCONl (' RIRUBGICHI, , F.:C'C.
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altri 22 la mastoidotomia. fu seguita dall'a.ntrotomia, e nei rimànenti fi casi fu eseguita l'antroattiootomia. Fra. le altre operazioni sul cranio ricorderemo un ca.so di ascesso cerebrale da pregressa ferita d'arma dia fuoco alla fronte : il maggiore medico Perego praticò la sequestrotomia e lo svuotamento dell'ascesso, con esito di guarigione per granulazioni. In un soldato del Piemonte Reale cavalleria, affetto da osteoperiostite consecutiva a ferita lacero contusa da calcio cii ca vallo nella regione parietale sinistra, il maggiore medico Rossi allargò la ferita e fece un generoso raschiamento col cucchiaio del Wolkmann e con sgorbia, con risultato fa-.;-orevole.
II. -
OPERAZIONI SU l ,LA F ACC IA.
a1 Operazioni sugli occhi. - Dei molti interventi praticati sull' ap~arecchio visivo ricorderemo da prima 4 enucl~azioni del globo ocu. lare: la prima eseguita col processo del Bonnet dal colonnello medico Buonomo rn un caso di panoftalmite sifilitica aJI' O. D.; la seconda dal capitano medico Passera su un csporale d el 23° fanteria, che, ferito all'occipite da una s<:heggia di shrapnel penetrante in cavità., aveva presentato segni di emi pleg ia totale sinistra, paralisi del VII, anesr.esia del 1' e 2e ramo del V II e paralisi di senso del 11) ramo del V, inducente cheratitE, neuropla-stica a.li' O. S., con ulcera perforante della cornea. e svuotament.o del globo oculare; per evi tare l'oftalmia simpatica si procedette all'enucleazione del bnlbo a.trofico, senza sutur11, d ella congiuntiva. La terza· fu praticata dal capitano m edico Sertoli in u n caso di ferita penetrante all'O. D. da scoppio di fucile, che aveva dato luogo ad irido-ciclite, Lussazione del cristallino e distacco della coroide : essendosi in seguito manifestati fenomeni d i reazione, fu fatta l'enucleazione col metodo del Tillaux. La quarta enucleazione fu eseguita dal capita.111; medico Santamaria in nn caso di ferita ali' O. S., interessante tutto lo spessore e il d iametro orizzontale della cornea, con ernia dell' iride. Il decor so post-operatorio fu normale in tutti i casi, ed è segnato per tutti esito di guarigione. Seguono 2 e.ce11te1·atio bulbi, fatte, l'una dal capitano medico Sancassani in un caso di panoftalmite all'O. S., l'altra dal capitano m edico Monaco C. in nn caso di scoppio d el bulbo del!' O. D., cc,n frattura delle ossa nasali, da calcio di cavallo: è sPgnato per entram be esito di guarigione per primam.
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Rll:~DI ,O:-TO STATlSTTCO
Sono quindi registrate 8 asportazioni di pterigio, di cui 8 bila.teni.li: 5 opera.te col metodo dell'Arlt e 3 col processo Knapp; 17 estirpazioni di cala.zio, di cui 11 eseguite mediante escisione dal lato esterno e 6 dal lato della c3ngiuntiva. pa.l pebrale; 1 a.sportazionè completa del sacco lacrima.le e 2 dilatazioni del canale naso-lacrimale colle sonde del Bowmann, per dacriocistite: detti interventi hanno avnto tutti esito di gnarigione, meno per 2 non indica.ti. I>) Opn·azioni sttZ naso e orecchi. - Sono segna.te in questo g1·uppo fn't gli interventi sul naso 6 asportazioni di polipi nasali, 3 resezioni dei turbinati inferiori ed 1 della. mucosa in casi di rinite ipertrofica; 3 r esezioni sottomucose del setto per deviazione del medesimo col metodo del Killiam-Halle, con risultato di guarigione, meno per 1 11011 spE>cificato. Fra. le operazioni sull'orecchio figurano 3 asportazioni di poli pi auricolari e 3 paracentesi della membrana timpaniea nel quadrante postero-inferiore in casi di otiti medie acute, con esito favorevole in o casi ed 1 tuttora in cura al 31 dicembre 1912. e) ()perazioni ,n~lla boe.ca e nt,·obocca. - Sono notate 43 ablazioni di tonsille i pertrofìche, delle quali 26 asportate col tonsillotomo di Fahnenst.ok, 8 col metodo di Celso, 6 collo spezzettamento a mezzo delJa pinza cJell'ArsJan, 2 con il concotomo di Hartmann ed 1 col tousillotomo di Matbieu: per 4U è iuclicato esito di guarigione e per le rimanenti 11011 è specificato. Ricorderemo inoltre 1 operazione sulla lingua, eseguita dal capi· tano medico Pettinelli i11 un caso di ferita d'arma da fuoco al mascellare inferiore destro, con aderenze del margine destro .della lingua alla parete interna. della guancia destra ed al bordo interno del mascellare inferiore: previa applicazione di un punto cli ca.tgut, si com i nciò a. libera.re parzialmente la lingua. e staccarla. completa.mente dalle sue adere11ze laterali fino all'augolo della. mandibola, applicando successivamente altri 5 punti: guarigione per primam, con ripristiuo quasi perfetto della funzionalità dell'organo. È segnata ancora 1 asportazione della mucosa e sottomucosa esuberante in un caso di ipertrofia del labbro superiore, fatta. da.I tenente medico Pertini ed 1 estirpazione di polipo-faringeo, con esito favorevole. :-ìono infine riportate iu fondo al II gruppo 18 operazioni sulle ossa clella faccia, con 12 guarigioni e 1 rimasto in cura al 31 dicembre: fra queste ricorderemo 6 sequestrotomie per necrosi della mandibola, 2 ricluzioni di frnttnra del mascellare supe1·iore e della mandibola, 4 estrazioni di frammenti ossei necr<,sati in casi di periostite del mascellare inferiore. DPgno di nota un caso di frattura comminut.i-va
DELLE OPERAZIONI OHIRUllGIOHE, ~;(;C.
f14.1
doppia della mandibola, con perdita. di sostanza della branca montante e della branca ~rizzonta.le, verificatosi in nn ascaro del 6° battaglione indigeni. 11 capitano medico Ameuta, in collaborazione col dott. Piz:iuti1 prati,oò la. resezione di un segmento di costa, l'innesto di detto segmento f ra i due monconi della. branca destra e la sutura metallica. di quella sinistra., con risultato favorevole.
III. -
OPERAZIONI SUL COLLO.
Fra le, operazioni sul collo sono segnati 4 interventi per angina del Ludwig, con 3 guarigioni, ed 1 operato il 22 dicembre d'urgenza, essendo comparsi fenomeni di asfissia, tuttora in cura al 31 dello stesso mese. Notevoli due interventi su l canide laringo-tracheale. In un caso di ferite trasversali del collo per tentato suicidio con col pi di rasoio, compiuto da un soldato del 50° fanteria, ricoverato per ileo-tifo, cho si produsse la sezione netta dellà cartilagine t iroide in corrispondenza del terzo superiore, il capi tano medico Sertoli frenò i n primo tempo l'abbondante emorragia, poi, disinfettai.a la ferita, fece la riunione ermetica con punti di catgut della cartilagine t iroide sezionata, senza attraversare la mucosa ; otto ore dopo praticò la sutura dei piani mu.scolo-fibrosi e della cute. Non si verificò alcuna complicazione chirurgica, ma l'infermo morì dopo due giorni con fenomeni di adinamia cardiaca. causata dalla grave infezione tifica. I n un altro caso di recisione della trachea e dei tessut.i molli pretra.cheali il capitano medico Valerio esegui la. sutura parziale della trachea e dei tessuti molli con· tigui, ed applicò successivamente la cannula trachea.le, con esito di guarigione. Ricorderemo infine un caso di sublussazione ciel la 611 vertebra t:ervicale, p rodottasi in un soldato del 4° bersaglieri nell'urtare violentement e contro il muro, mentre saliva le scale con una branda sull~ spalle: .l'in d ividuo risenti fortissimo dolore ed impossibilità irnmediata di muovere i] collo e la te.:ta, che ern rotata a destra e chinata s11lla spalla sinistra, senza fenomeni di compressione del midollo spinale. Jl capita.no medico P ettinèlli esegui, sotto narcosi, l'estensione e cou· troestensione, con risultato di guarigione. IV•· -
0PERAZTONI SU L T ORACE.
Sono comprese in questo gruppo 7 toracentesi, praticate quasi tutte coll'aspiratore del Pota.in e con esito favorevol e: 4 per pleurite essudati va e 3 per emotorace da ferit a d'arma da fuoco ; in un caso
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RENDICONTO STATT'\TlCO
l'estrazione di liquido ematico fu eseguita 3 volte. È segnata 1 sola toracotomia nel 1° spazio intercostale in un caso di empiema sinistro meta.pneumonico, con risultato di guarigione. Numerose invee~ furono le toracotomie retrocostali: ne furono pratica.te 21, delle qual i 13 per empiema pleurico, 1 per ascesso polmonare, 3 per emv-pio-torace da ferite d'arma da fuoco e 4 per carie costale, con 16 guarigioni, 1 esito non indicato e 4 morti per settico-piemia in casi di pleurite purulenta. Nei 21 interventi, 1 volta fu resecata la 411 costa, 1 la 5\ 6 la 6\ 4 la 73, 5 l'Sa, 1 la 9°, 1 la 101 : negli altri 3 casi fu fatta la resezione all'Estlander di 2 coste (2 volte la 6~ e 7•, 1 volta la 7• ed s•). Fra le operazioni sul torace noteremo infine un caso di ferita d'arma da fuoco a scopo suicida, con foro d'entrata nel 5° spazio intercostale sinistro lungo ·1a. parasternale e foro d'uscita nel 7° spazio, lungo l'ascellare posteriore, con lesione del polmone ed emotorace: il maggiore medico Santoro sbrigliò la ferita, arrestando l'emorragia delle parti molli, e l'infermo fu dimesso dopo un mese guarito. In un altro caso di ferita d'arma da fuoco al torace sinistro per tentato suicidio, con foro d'entrnta nel 4° spazio intercostale sulla ma.mille.re e foro d'uscita alla regione scapolare con lesione della vena ascella.re, il capitano medico Truffi pra.t1cò una lunga incisione attraverso il gran pettorale fino all'ascella, ove r invenne il vaso leso ta.ngenzialm~nte, per cui, ritenendo malagevole e pericoloso un tentativo di allacciamento, fece la. forcipressura, togliendo la pinza dopo 48 ore, con risultato di guarigione. È da ultimo segnato un caso di frattur11, della 71' costa di sinistra, curata coll'immobilizzazione della parte e con esito favorevole. V. -
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0PEIUZIONI SULl. ADOOME E BACINO.
a) Laparatomie. - Ne sono registrate 18, con 13 guarigioni e 4 morti: per l non è indicato l'esito. Fu praticata 1 sola. lapa.ratomia per lesione traumatica dal tenente colonnello medico Tursini in nn caso di ferita da punta e taglio all'addome nel punto medio fra la cresta iliaca e l'arco costale, lungo l'asceliare anteriore sinistro, con ernia epiploica: fu fat ta la resezione dell'ernia. e prolungata per 7 centimetri la primitiva ferita per accertare se vi era lesione del colon1 indi fu praticata la sutura a triplice strato: guarigione per primam. Sono successivamente uota.te 9 la.para.tomie per appendicite, cou 8 guarigioni e 1 esito letale per occlusione intestinale consecutiva. all'ascesso appendicolare: in 7 casi l'intervento fu richiesto da appendiciti acute o subacute passate di già ad esito d'ascesso. In un caso
DELU: Ol'ERAZJONI CHIR URGI CHE, ECC.
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operato dal capitauo medico Amenta e dal tenente medico Ciulla l'appendicite era associata. a 10bercolosi del cieco, ad aderenze del grande epiploon eull'a.ppendi'Ce ed alla presenza di un grosso granuloma. Praticata l'appendicectomia e l'affrontamento del moncone dell'appendice sul cieco, si fece il distacco delle aderenze dal pe~toneo parietale, la resezione del grande epiploon e l'asportaziou13 del tumore, con risultato di guarigione per prima.m. Altre 2 la.para.tomie sottoombellicali mediane furono eseguite per perit.onite tubercolare: in un caso si ebbe guarigione per primam della ferita. laparatomioa, nell'altro non è segnato l'esito: 2 furono inoltre praticate per peritonite purulenta, l'una con esito favorevole, l'altra con esito !et.a.le in seconda. giornata dall'intervento. Seguono 1 laparatomi11. per a:Jcesso subfrenico sinistro eseguita. dal maggior medico Perego col taglio alla. Simon, con risultato favorevole; 2 la.para.tomie pe1· ascesso epatico eseguite dai capitani medici Monaco C. ed Amenta, con esito infausto in 2• giornata. per set.ticoemia; 1 la.para.tomia esplorativa. fatta dal colonnello medico Buonomo in un ca.so di sarcoma dell'omento: si riscontrò il tumore diffuso all'omento ed alla parete addominale e quindi inasporta.bile, e si praticò perciò la sutura a stra.ti, con guarigione per primam della lesione chirurgica. b) Operazioni 1·adicali di ernie vùsceraf;i. - Hli interventi per la cura radicale delle ernie viscera.li furono nel 1912 301, di cui 280 per ernie inguinali unilaterali , 11 per ernie inguinali bilaterali, 4 per ernie crurali e 6 per ernie della linea. alba : per 295 è segnato esito di guarigione, per 3 non è indicato e per 3 si ebbe esito letale_ Delle ~ ernie inguinali unila.tera.li, 166 aveva.no sede a destra. e 114 a sinistra., e si ebbe per la. gra nde maggioranza. la guarigione per prima intenzione. Il metodo generalmente prescelto fu quello classico del Ba.ssini adottato 269 volte; in 9 casi fu applicato il pro• cesso Mugn~i ed in 2 quello Buonomo. ~ono registrate tra i suddetti inter'l'·ent.i 6 opernzioni radicali di ernie strozz&te; per 5 la riduzione dell 'ansa si fece in buone condizioni e si ebbe esito di guarigione per primam i in un caso fu eseguita. l'incisione del e.ingoio strozzante, la resezione dell'ansa intesti · na.le ca.ncrellata. e l'enteroanastomosi col bot.tone di Murphy, ma si ebbe esito infausto a.Jl"8n giorno dall'intervento. Sono ancora segnate G operazioni per ernie recidive, con altrettanti esit i favorevo li , e 17 erniotomie per ernia inguine.le congeni ta. Inoltre in 5 ca.si l'ernia era associata a varicocele, in 2 ad idrocele comunicante, ed in 1 ad idrocele cistico della vaginale, e contemporaneamente alla cura ra.dicale
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REN' l.HCONTO STATISTICO
dell'eruia. fu fatta la resezione d t3lle vene ectasiche e l'asportazione dell'idrocele. Gli altri due esiti letali non furono det~rminati da. complica nze dell'erniotomia, che anzi ebbe esito per prima.m, ma bensì da. sopraggiunta polmonite Jobare, che condusse a mort-e gli infermi, rispettivamente all'8° ed al 16° giorno dall'operazione. Neg li 11 operati per ernie i11gui11ali bilatera.li fu adottato il pro· cesso 11assini, e si ottenne la guarigione per primam ; nei 4 operati di ernie crurali. 3 volte fu seguito il metodo Bassini ed 1 volta quello del Tricomi, e si ebbe ugualmente guarigione per prima inte n11ione, come nei 6 o perati per ernia della li nea alba, nei quali si fece l'asportazione del sacco peritoneale e l"affrontame11to dei muscoli ret ti addomi nali. e) Operazioni di fistole anali, emon·oidi e 1·agadi anali. - Sono com· prese anzit ut to in questa categor ia 78 operazioni di fistola anale, di cui 40 eseguite col µrocesso ord inario dell' incisione col bistori e 38 colla spaccat ura mediante il termocau terio, con risultato di guarigione per tu tte, meno per 3 rimasti i n l'Ura al Bl dicembre e per 2, in c ui l'esito non è i ud icato. Dei 37 operati coll'incisione del bistori e con esito di g llarigione, ~I guarirono prima del 20° g iorno, 1] fra il 20° e il 30°, 7 fra il 30° e il 45° e 10 su perarono i 45 g iorni d i cura. Dei 3G g uariti in seguit,o all'operazione col termocauterio, per 5 la d urata della cura po,~t.operatoria fn infer iore ai 20 giorni, per 8 oscillò fra i 20 e i 30, per 13 fra i ;30 e i 4r, e per 10 infine superò questo limite. Le operazioni di emorroid i fu rono 111, di cui lR praticate col metodo della legatura e 9~ <:ol termocau terio, con 108 risult.ati d i guarigione, 1 r i masto in cnra al 31 d icembre ed 1 esito non inr.li1;ato. Dei J 7 operat i colla leg atura cou esito fa,·ore vole, S guari rono p ri ma del 20· giorno, G fra il 21r e il/30°. 1 tra il 31J" e il -:1:5° e oltre il 4i{'. Nei 92 guariti col termocauterio si ebbero a ,erificare ,38 g uftrig ioni pri ma clel :W' giorno, 36 fra il 20" e il 30'', 13 fra il ,:0° e i l 45° e 5 dopo i 45 giorn i. · Sono da ultimo segnate 11 operazioni pe r mgadi a nali con a ltrettante guarigioni, e la di vulsioue degli sfinter i fn seguit a nella maggior parte dei casi dalla cauteri zzazione col ter mocauterio. Dei suddetti operati, 5 guarirono pri ma de l 20° g iorno. 4 tra il 20° e il 30° e g li altri oltre il 45°. d 1 011(!.r uzio11i sull'npparn to u ro-geni.tali>. - È seguata anzitutto in questo gruppo un·epicistotomia eseguita dal colonnello medico Buo· nomo in u n caso di emat uria grave con tinua da neopl asia vescicale, (papi Ilo ma), con. nefrite interstiziale e lesione cardiaca; fn constatata
DEL.1,E OPEflAZIO!,l CHIRURG1CH1'~.
r-:cc.
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la presenza di un tumore molle a largo impianto sul trigono vescicale, della grandezza. di un mandarino. Per le gravi condizioni dell'infermo e per le difficoltà. dell'emostasi, si ritenne conveniente dividere l'atto operativo radicale in 2 tempi, anche per le condizioni settiche della vescica, e lo scopo fu raggiunto con la cessazione dell'emorragia e la. disinfezione vescicale. Al 15° giorno dll>ll'intervento, in procinto di procedere all'asportazione del tumore con la galvano-caustica, le condizioni rena.li si aggravarono, dopo nu periodo di miglioramento se_guito all'atto operativo, e l'infermo morì per uremia al 28" giorno da.li 'operazione. Fra le altre operazioni ricorderemo l'estrazione di un pezzetto di cera di candela stearica usata sotto forma di candeletta. da una guardia di finanza, affetta da catarro vescicale (maggiore medico Hantoro), e la puntura della vescica in un caso di spasmo del collo (tenente medico Signorino), uon esito di guarigione per entrambi . Sono successivamente riportate 8 uretrot,omie interne eseguite coll' uretrotomo del Maisonneuve, con 7 guarigioni ed 1 esito non indicato; 2 uretrot.omie esterne, praticate, l'una in un c:aso di lacerazioue dell' uretra, con guarigione per primam, l'altra per asportazione di un calcolo uretrale che, inuastrato nella mucosa, non si era spostato ai vari tentativi di estrazione incruenta: nou ostante la sutura della mucosa e l'applicazione di caudelette in permanenza, ne residuò una fistola, la quale però guarì c0mpletamente dopo due mesi; 6 dilata7.ioni dell'u· retra, con esito di guarigione, delle quali 4 eseguite col divulsore del Le Forte 2 graduali colle sonde del Beniquet. Seguono 4 orchiectomie, d·i cui H per tubercolosi del testicolo e dE11l'epididimo ed 1 per adeno-~arcoma, con esito di guarigione. Le operazioni per la cura radicale del varicocele furono 400, con 3H4 risultati di guarigione e (ì non specificati. Nel maggior numero dei casi (131) fu eseguita la resezione fra due legature delle vene -.;-aricose e fissazione del moncone inferiore al pilastro interno del canale inguinale, o mediante l'affrontamento dei due monconi; in 30 praticato il taglio pubico inguinale, in 12 la scrotectomia tras~ersale ; in 77 fu preseelto il metodo del Durante, in 68 qnello del Carta e sue modificazioni, in 36 il processo del Kahler, in 17 quello Bnonomo, in 14 qnello Na.ratb, in 7 il metodo Kocher, in 4 il processo Parona, in 2 quello Ruggi e in 2 quello Parla.vecchio. Dei 3!14 risultati di guarigione, in 280 essa avvenne prima del 20° giorno, in 109 fra il 20° e il 46° e in o dopo il 46°. Sono ancora registrate 50 operazioni per idrocele, di cui 38 per idrocele cistico della vaginale, 9 per idrocele cistico del funicolo sper-
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.RBNOIOONTO ~TATISTICO
matico e 3 per idrocele comunicante, con alt.rettanti esiti· di guarigione. Nei 38 interventi per idrocele cistico della vagine.le, 12 volte fu seguito il· processo del Wolkmann, 10 quello del Bergma.nn, in 7 fu fatte. l'eversione della vaginale alla Jabula.y-Vautron e per gli altri non è indica.to. Nei 9 operati di idrocele cistico del funicolo fu a..pplicato 5 volte il processo Bassini e 4 quelli del Wolkma.nn; nei 3 operati di idrocele comunicante fu prescelto il metodo Bassini. Dei 50 guariti, per 39 la durata della cura post-operatoria fu inferiore ai 20 giorni e per gli. altri variò fra i 20 e i 45. Fra le opel'alilioni suil'apparato uro-poietico sono io fine registrate 99 operazioni per fimo;ii, con altrettanti esiti favorevoli, meno per 2, in cui non è indicato ; in 66 casi si praticò la circoncisione, in 23 il taglio dorsale del prepuzio, in 6 fu seguito il processo Campana ed in 4 quello del Malgaigne. In fondo al V g ruppo è segna.t.a una la minectomia della 2" vort ebra lombare eseguita dal capitano medico Amenta e dal prof. Aiello su un soldato dell'8'2 fanteria, che presentava frattura della colonna vertebrale alla regione dorso-lombare da ferita d'arma da fuoco, con lesione del midollo spina.le e paralisi dell'arto inferiore sinistro : l'infermo mori tre mesi dopo l' intervento e la relativa tabella mod. 8 non porta altra indicazione.
VI. -
0PEllAZl0Xl SULL'AR TO SU P ERIORE.
Fra gli atti operativi eseguiti sull'arto superiore ricorderemo in primo luogo 6 amputazioni, con altrettanti esiti di guarigione. Fra queste noteremo: 1 amputazione al 3° superiore del braccio destro eseg uita dal capitano medico Amenta. in un caso di ferita d 'arma da. fuo co dell 'arto superiore, con frattura comminutiva dell'omero e fl~mm one diffuso: altra. amputazione al 3° superiore del braccio sinistro prati cata dal tonente colonnello medico Tommasina in un caso di ferita lacera da schiacciamento dell'arto corrispondente, con spappola.mento delle parti molli e frattura comminutiva. dell'omero; ed l amputa7.ione all'unione del 3° medio col 3° superiore del braccio destro fatta dal capitano medico Monaco C. in un caso di artrocace del gomito destro, con diffusione ai tessuti molli del braccio ed infiltrazione delle ghiandole ascellari: oltre l'amputazione fu eseguito lo svuotamento de l cavo ascellare di numerosi gangli in parte caseifìuati. In uu caso di ferite multiple delle dita della ma.no destra con frattura della fa.la.11• getta e falangina. dell'indice e della falange dell'anulare e recisione del t endine estensore di riuesto il tell(mte colonnello medico Tommasina
DELLE OP!i:RAZIONI OHIRURGICHE, ECO.
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praticò l'a.mputa.zione dell'indice all'estremo inferioxe della ferita e la. sutura tendinea.; in un altro caso di osteo-periostite della falangetta del pollice della mano destra con seno fistoloso e artrite settica fa.langofa.la.ngea. il tenente medico Signorino amputò la 1a falange al 3° medio con processo a lembo palmare; finalmente il capitano medico Trulli fece l'amputazione della falangetta. dell'anulare destro in un caso di ferita da strappamento t:on denuda.mento della falange. Sono quindi segnate rn disarticolazioni, Mn risulta.ti favorevoli : 2 dell'indice, praticate rispettivamente dai maggiori medici Perego e Fa.nchiotti in casi di feriti\ lacero-contusa e da arma da fuoco al 2° dito; 1 del medio dallo stesso ma.ggiore me,lico Perego per osteo-mielite ; 3 del mignolo eseguite dai maggiori medici Pierigianni e Federici e dal tenente medico Denaro, rispettivamente in casi di cancrena secca, di sinovite gra.mùo-fungosa e di ferita d'arma da fuoco al 5° dito; 6 disarticolazioni della 2• falange (2 dell'anulare e 3 del mignolo) e 2 della 3• (1 dell'anulare e 1 del mignolo) per lesioni traumatiche. Seguono 7 asportazioni di sequestri ossei, rii cui 4 per esiti di ferita d'A.rma da fuoco, 1 per ferita da strappamento e 2 per osteomielite, e 7 estrazioni di scheggie, delle quali 6 per postumi di lesio11i da arma da fuoco e 1 per ferita lacera-contusa.: per 1H è segnato esito di guarigione ed 1 era tuttora in cura al 31 dicembre. Sono successivamente riportate 26 riduzioni <li fratture dell'arto superiore, di cui 3 cruente e 23 incruente, con 21 risultati di guarigione e 6 non indicati. Delle 3 riduzioni cruente, 2 furono eseguite per frattura dell'omero ed ~ della 1" falange del pollice (in 1 caso il capitano medico Amenta praticò l'osteosintesi con fili d'argento, previa. re<.:entazione dei monconi dell'omero). Delle 23 incruente, 10 furono praticit.te per fratture della clavicola., 3 per frattura dell'omero, 8 per frattura del radio, 1 del cubito ed 1 del 20 metacarpo. Sono da. ultimo segnate 18 riduzioni di lussazioni, delle quali 1 cruenta. e 17 incruente: la prima fu eseguita in un caso di lussazione esterna della clavicola (sutura metallica). Delle altre 17, 11 furono praticate per lussazione della spalla (9 sottocoracoidee e 2 intraco"racoidee), 4 per lussazione poste1}ore del gomito e 2 per lussazione radio-carpica. È segnato esito di guarigione per tutte, meno per 2, in cui non è indicato.
VII. -
ÙPERAZIONI SULL'ARTO INFER,JORF:.
Fra le operazioni praticate sull'arto infe1·iore sono anzitutto r1portt1.te 10 amputazioni, delle quali 3 della. coscia., all' unione del 0° medio col 3n superiore, eseguite dal tenente colonnello me<lico Tommassina e
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RF:li OIOON'l'U STATISTICO
dai ca.pi tani medici Amenta e Truffi, rispettiva.mente in casi di artrocace a.l gin9cchio sinistro, di frattura della. tibia. destra. con oancr~na. della. gamba e di osteo-mielite della tibia destra, associata. a necrosi estesa. dell'osso ed a diffusione purulenta alle articolazioni del ginocchio e del piede. con esito di guarigione per p1·imam. In un soldato dei cavalleggeri di Udille, presentante un monco1te osseo sporgente per pregressa amputazione rlella. cosci11, sinistra., il capitano medico Pettinelli riamputò l'arto 8 cm. più in alto, rifacendo un uuscinetto cutaneo-muscolare con guarigione persee;oncla. Seguono 6 amputazioni della gamba~ una eseguita da.I tenente colonnello medico Tommasina al 3° medio con metodo circola.re in un caso di osteo-periostitespecifica.del tarso e metatarso destro, con esito letale in 3:1 giornata per tubercolosi meningea.; un'altra dal capitano medico Sertoli, all'unione del 3° superiore col 3° medio, d'urgenza, su di un soldato dell'84 fanteria, il quale era caduto acciden, talmente dal treno in moto, rimanendo colle ge.mbe sotto le ruote ed era stato ricoverato all'ospedale in stato gravissimo di anemia acul.tl. per !a forte emorragia: la morte avve nne <lue ore dopo per shok; le altre 3 amputazioni fnrono eseguite al o' medio dal tenente colonnello medico Gerundo, dal maggiore medico Perego e dal capitano medico A.menta, in casi di tubercolo~i àell' articolazione tibio-astragalica e con Psito di guarigioue. Finalmeute il e;apitano medico Pettinelli in un caso di osteo-periostite specifica ta.rsometatarsica destra fece l'apertura del 3° spazio intermetatarsico e l'asportazione completa del cuboide, del 2'' e 3° cuneiforme, e dei 4 ultimi metatarsi, con zaffameuto ed ampio drenaggio; dopo lj giorni, è riferito nella rPlati va tabe! la, fu praticata l'amputazione della. gamba al 3° medio co.11 metodo circolare, ma l'inferm o morì in 3~ giornata. dall'intervento per sopraggiunta meningite basilare Sono suece,;sivamente registrate 8 disarticolazioui, di cui: 2 del ginocchio alla Mackenzie per cancreua. della gamba siuistra e per osteo-sare;oma della tibia dello stesso lato, eseguite dal tenente medico Sc,aglione; 1 del 1° metatarso in caso di seni fistolosi e necrosi dell'osso, esiti di ferita d'fuma da fuoco, fatta dal maggiore medico Santoro; 1 del 3° dito sinistro per osteo-mielite tubercolare dal maggiore medico Perego; 1 per dito soprannumerario al piede sinistro dal capitano medico Valerio; 2 della l" falange dell'alluce e del 2° dito destro, rispettivamente dal tenente colonnello medico Rina.Idi e dal maggiore mt>dico Federici per cont,usione e per dito a martello, e iu fine l della 3° falange del 2" dito sini;;tro dal maggiore medico Santor~ in un caso di osteoma Jella falangetta. P~r tutti gli interventi è segnato esito di guarigione.
UELLI': <)PRRAZIO~I CHIR URGICRE, E CC.
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Seguono 5 artrotomie, delle quali 3 per gonemartro traumatico e 2 per gonidra.rto; 24 paracentel'li articolari al ginocchio, di cui 19 per gonemartro traumatico, 3 per gonidre.rto traumatico e 2 per gonartrite reumatica,; 3 asportazioni di borse sierose prerotulee, ed 1 estrazione di corpo mobile articolare al ginocchio sinistro: esito di guarigione in tutti i casi, meno per 1 rima.sto in cura. al 31 dicembre 1912. Sono inoltre registrate 1 resezione del ginocchio alla Durante eseguita dal tenente medico Puglisi-Allegra. in un ce.so di gonartrite destra tubercolare ; 1 sequestrotomia per osteo-mielite del femore desLro; 3 raschiamenti per osteo-periostite specifica. (2 delle. tibia. e 1 del calcagno) e 3 rimozioni di scheggie ossee. In un caso di osteomielite acuta rlel femore sinistro, consecutiva. a. ferita d'arma da fuoco il tenente medico Adamo praticò, previa emostasia col laccio d'Esmarch, un'incisio11e delle parti molli al 3° inferiore latero-esterno della coscia. sinistra. fino affosso, con aspor~azione di scheggie parzialmente mobili e delle fungosità. esistenti, mu, l"esito fu infausto e la morte seguì dopo 36 ore per esaurimento generale. Per gli altri casi è segnato esito di guarigione, meno 2 in cui non è indicate,. Sono ancora segnate 30 riduzioni di fratture dell'arto inferiore, delle quali Jl cruente e 19 i11crnente. Delle prime: 2 furono fatte in seguito a fratt ura del femore destro; 3 per frattura della rotula tl trasversale e 2 con 3 fr,1,mmenti) ; 3 per frattura delle ossa della gamba.: in un caso di frattura comminuta completa esposta, associata a lesioni multiple a.l capo e alla faccia con commozione genera.le, il maggiore me. dico Piergianni fece l'immobilizzazione della frattura con apparecchio provvisorio e, la medicazione delle ferite la.cero -contuse, ma si ebbe esito letale in 2 11 giornata ; 2 riduzioni per frattura. della tibia destra ed 1 del metatarso sinistro. Per 9 casi si ebbe risultato di guarigione ed 1 era tuttora in cura al 31 dicembr~ 1912. Delle 19 riduzioni incruente, 4 furono eseguite per fratt ura del collo rlel fem ore, 8 per frattura delle ossa dell_a. gamba, 5 della tibia., 1 del perone e 1 del 3° metatarso. Per 14 è segnato esito favorevole, e i rimanent i al ~l dicembre 1912 si tro,avu.no tuttora. in cura. Da ultimo sono riportate 3 riduzioni in cruente per lussazione iliaca e~. 1 per lussazione posteriore del ginocchio sini stro, con risultato di guarigione per tutte.
VIII.
ÙPl': RAZIONI SU I VA SI.
Furono eseguite 11 allacciatnre di artttrie cou risultato di guarigione per primam, meno per 1, in cui l'esito non è indicato. In un caso di ferita da ta.glio a.Ila regi one temporale sinistra il tenente me-
560
RENDICONTO STA'J'ISTICU
ciico Signorino pl'at icò la legatura. .dE'll'arteria temporale profonda- an teriore ; in un altro caso di scialoe.denite sottomascellare destra eupiJUrativa cronica, con calcolo del dotto di \Ve.rtou il capitano medico Sertoli, non poten<lo estrarre il calcolo per via ora.le, intervenne per via. cutanea, con incisione curvilinea alla regione sopraioidealaterale destra, a concavit à superiore, interessante cute, connettivo col pellicciaio ed aponeurosi cervic1tle superficiale, ed, a perta la loggia della glandola sali va.re sottomascellare, isolò ed asportò la glandola stesse. con parte del dotto, con tenente 11el suo lume il calcolo: nell'isolamento, che riusci indaginoso per le fitte aderenze del tessuto glandolare, fu lesa l' ar teria faccia.le, che venne tosto allacciata: dopo 48 ore fu fatta la sutura a strati. Altra legatura della facciale fu praticata dal capitano merf ico Pettinelli in un caso di ferita lacero contusa aJla. guancia sinistra ; 1 allacciatura dell'omerale dal capitano medico Saggini in un caso di aneurisma del braccio sinistro; 2 della radiale, rispettivùme>nte dal capitano medico Trnffi e dal tenente medico Bruno in casi di ferita da t aglio all'avambraccio sinistro con recisione dell 'arteria e vene radiali e dei tendini dei flessori del pollice e dell'indice e di ferita lacera a.ll'avam· braccio i:ainistro con recisione della. radiale e strappamento dei tendini del lungo estensl!re del pollice, del piccolo palmare e del lungo supina tore: lìltre la lega.turR dei vasi fu fatta. anche la sutura. dei tendini recisi. Seguono 2 legature delJ'art~ria cubitale eseguite dal capitano medico Truffi e dal tenente medico Simnla per lesioni da taglio dell'avambraccio sinistro1 interessati muscoli ed aponeurosi; 1 allaccia.tnra dell'ar teria iliaca esterna. operata dal ca.pita.no medico Amenta, cou taglio alla Cooper, in un caso di ferita d'arma da fuoco, con solo fom d'entrata a l 3° superiore della. co:<cia destra ed aneurisma falso dif fuso; 1 legatura dell ' arteria f amorale al 3° medio del triangolo di Scarpa in un caso di ferita da. sciabola-baionetta a l B0 inferiore della coscia destra, interessa.nte i muscoli e l'arter ia, ove non era stata possibile la legatura in situ; finalmente 1 allaccia.tura dell'arteria tibiale posteriore fatta dal tenente medico· Ga.llinga.ni in u11 caso <li aneurisma traumatico da rottura sottocutanea di detto va.so. Sono inoltre registrate in questo gruppo 15 opera.zioni per varici, di cui 7 all'arto inferiore destro, 6 al sinistro e 2 ad limbo gli arti. Nella maggior parte dei casi la vena interessata fu la safena interna e la. fiebectomia fu praticata col process~ del 'l' rendelemburg, meno in u n caso in e;ui fu eseguita col metodo Schiassi. In 9 casi le vene ectasicbe si estendevano a tutto l'arto inferiore ; in 3 erano limitate alla r egione pop! itea ed in 3 alla gamba. È segnat.a la guarigione per 1a intenzione in tutti i casi, meno per 1, in cui avvenne per granulazione.
01,;LI.F. O Pl•; 8 A7.IONC C,'H!RUHGJCBPJ1 ltCO.
!X.. -
661
ÙPERAZIONI SUL SISTEMA GJ,ANOOLARF. l,IHF4T I CO.
Gli interventi sul sistema glandolare linfatico sommano a 248, con 236 esiti di guarigione, 6 non i ndicati e 6 tuttora in cura al 31 dicembre 1912. Sono segnate 13 asportazioni di gla.ndole ingorgate alla regione sottomas<'-ellare, di cui 8 ebbero una durata postoperatoria. inferiore ai 30 giorni e 4 superiore (1 esito non indicato); ~6 enucleazioni di adeniti alla regione cervicale, con 10 guarigioni entro i 130 giorni e 14 oltre il mese (1 tuttora in cura. al 31 dicembre) : 18 asportazioni di adeniti alla regione ascellare, di cui 9 guarirono prima del 30° giorno e 7 dopo (2 tuttora in cura). 'Numerosissimi al solito furono gli interventi sulla regione ìnguinoc.:rurale, con Inl enucleazioni di adenopatie, di cui 94 di natura idiopatica e 97 di origine venerea. Delle prime, 4: furono praticate in ambo i lati , 52 a sinistra. e HR a destra: 9 a.denopatie interessarono solo la regione crurale; degli altri ~7 interventi, 9 furono bilaterali, 67 a sinistra e 31 a destra. P er quelli la durata della cura post-operatoria fo inferiore ad un mese in 22 casi e per questi soltanto in 23. È riportata infine 1 enuclea,,.ione di glandole iperplastiche alla regione poplitea sinist.ra, in cui la durata della cura postoperatoria fu inferiore a 30 giorni. X. -
ÙPERA7.I0N I
sue 'l'E:.OJNI E SUI MUSCOLI.
Sono registrate in questo gruppo : 1 tenotomia praticata dal capitano medico Amenta in un caso di retra:.1ione tendinee. del tendine di Achille, consecutiva a, frattura del femore, con esito favorevole; 12 tenorrafie, con altrettante guarigioni operatorie e funzionali: fra queste: 1 dei tendini del gra.n palmare, palmare gracile e flessore superficiale, 1 degli estensori della mano, 2 del flessore superfi ciale dell'indice, 2 dell'estensore dell' indice, 1 del flessore superficiale dell'anulare, 2 del flessore profondo, 2 dell'estensore del mignolo ed 1 del tendine d 'Achille. Rono ancora indicate 14 estirpazioni di cisti sino,;,iali (gangli), con esito di gnarigione per primam: di queste, 4 avevano sede a.Lia re· gione del polso, 8 al dorso della mano e 2 alla regione dorsale del piede. Seguono 2 operazioni d i ernie muscolari, l' una alra.va.mbraccio destro, l'altra alla regione posteriore della gamba dello »te,;so lato, cou r isultato favorevole.
llE:"ll•ll'O:-ITO STA1'l:,!1'ICO
}~ infine segnata una sutura muscolare eseguita dal ca pita.no medico Truffi in un ca.so di ferita da. rasoio al collo, a scopo suicida, con recisione degli sterno-cleiclo-mastoiùei : egli praticò a destra la sutura dello sterno-mastoideo completamente reciso e da sinistra la sutura della sua metà esterna, ottenendo la guarigione per prima intenzione.
XL -
01'E:RAZIONJ SUI SF.R\"l.
Sono riportate due sole operazioni sui nervi eseguite d al capitano medi~o Pomponi: 1 neurorrafia in un caso di ferita d'arma da punta al 3° medio del braccio destro con lesione del nervo radia.le, che fu su turato con punti staccati, interes,;anti solo il perinervio; in un altro ca,;o di postumi di ferita d'arma da fnoco al braccio sinistro egli fece la ricerca. del nervo radiale al 3° superiore del braccio, liberando il nervo dal tessuto cicatriziale che lo a,volgeva: esito di guarigione per primam iu ambo i casi.
XII. - 0PERAz1o~r lH PI.A '1'tCA. Figurano in questo grnppo: 1 cheiloplastica del labbro inferiore eseguita. dal maggiore medico Fanchiotti in un caso di ferita lacerocon tusa al labbro inferiore da calcio di cavallo, con fra ttura. alveolare di ambedue i masce llari; 1 innesto cutaneo a.Ha Thiersch dal capitano medi co Sertoli in un caso di vasta piaga cutanea alla gamba rlestra, consecutiva a. frattura esposta e comminuta delle tibia e del perone; B plastiche per scorrimento praticate dai capitani medici Pettinelli, Cimino, e Passera, rispettivamente in ca.si di ferita lacero-contusa al naso, di vasta piaga alla r egione anteriore della gamba destra (esito di ferita d'arma da fu oco) e di ferita lacera con perdita di sostanza della palpebra superiore destra al lato interno. Finalmente fu r ono operati due casi di sindattilia: l'uno tra l'anulare e il medio della mano destra dal tenente medico Gallingaui, che fece una plastica con sezione interdigitale e successiva sutura; l'altro fra l'indice e il mignolo della mano destra tmancavano il medio e l'anulare) dal tenente medico Signorino, il riuale tagliò il ponte cutaneo interdigitale e fece quindi la plast ica delle labbra della far itR.. Bi ebbe risultato di guarigione in tn tti i casi.
XUI. -
As1•onTAZIO:-II Dt Tli~I0111.
I.e asportazioni di tumori furono 118, con altrettanti esiti di guarigi0ne, meno per 1 i11 cui l'esito non è indicato: le loro varietà sonoriportate nello specchio A per onli ne alfabeti co.
DELLE OPKRAZlONI OHJRURGl CHE, KCC.
653
Ricorderemo anzitutto 2 estirpazioni di angiomi, di cui 1 alla. fronte ed 1 all'interno del labbro superiore; 2 di ateromi, dei quali 1 a.I1a. regione occipite.le ed 1 al padiglione dell'orecchio; 1 asportazione di cancro melanotico su neo materno alla coscia sinistra, complicato da. metastasi glandolare melanotica alla regione crurale (caso controllato e confermato dall'esame microscopico); 82 estirpazioni di cisti, di cui 11 al cuoio capelluto, 4 alla. fronte, l alla radice del naso, 13 a.Ha. regione sopraciliare, 6 alla parotidea, 3 alla labiale, 9 a l padiglione dell'orecchio, 16 alla guancia, 2 al mento, 4 alla regione cervicale, 1 alla deltoidea, 2 al gomito, 1 all'addome, 1 alla regione peri-anale, l allo scroto, 1 all'epididimo, 4 al funicolo, 1 alla natica, 1 alla coscia, 1 alla tibia ed 1 retrocalcaneare, Di queste, 29 erano di origine sebacea, 21 dermoidi e le altre di natura non specificata. Noteremo ancora 10 asportazioni di fibromi, dei quali 1 alla regione sopraioidea, 2 alla parete addominale, 1 alla regione dorso-lombare 1 ai corpi cavernosi, 1 alla regione peri-anale, 1 a l dorso della mano, 1 a.Ila 1a falange del medio e 2 al ginocchio; 4 enucleazioni di igromi, di cui 2 al dorso della mano e 2 a quello del piede; 5 estirpazioni di lipomi, dei quali 1 alla nuca, 1 alla parete addominale, 1 al coccige, 1 all'ascella e 1 all'avambracnio; 3 asportazioni di osteomi, di cui 2 al gomito ed 1 al femore; 1 di papilloma al letto ungueale del pollice; 3 di sarcoma, di cui 1 alla natic!l., in soggetto di già operato 9 anni fa. per la. stessa. affezione, 1 (tibro-sarcoma.) al pollice ed 1 epulide sarcoma.tosa tra. il 1° e il 2° incisivo; finalmen te abbiamo compreso nel gruppo dei tumori 5 estirpazioni di verruche, di cui 1 a.Ba nuca, 1 allo scroto, 1 alle. mano e 2 al piede.
XIV. -
E sTRAZJONI 0 1 coRPI ES'l'BA:NEr.
Numerosissime furono nel 1912 le estrazioni di proiettili interi e di frammenti di essi, praticate per la più gran parte su feriti reduci dalla. Libia: si estrassero infatti 66 proiettili interi e 19 frammenti, con 79 esiti di guarigione, 1 rimasto in cura al 31 dicembre e 6 esiti non indica.ti. Noteremo: 1 estre.zione di proiettile dalla la.mina del temporale sinistro; 1 per via. orale dalla coana destra; 1 dalla porzione anteriore superiore della. rocca. petrosa.; 1 dagli archi vertebrali di sinistra. della. 6'\ sa e 7a cervicale, che <,omprimendo le branche anteriori dei nervi cervicali componenti il plesso brachiale, aveva indotto paralisi di moto e di senso dell'arto superiore corrispondente, 1 dallo spazio subcricoideo, 1 dalla regione ca.rotidea sinistra.; 1 dall'angolo della costa. 36 - Giornate di medl; ina mi!Uu re -
lo'asc. \'Ili-IX.
554
RENDICONTO S'i'ATISTICO
destra ; 1 dal 6° spazio intercostale ; 1 dalla regione vertebrale (sezione cervicale) ; 2 dal gran pettorale; 1 posteriormente al retto addominale di destra, 1 dalla regione lombare; 1 dalla. fossa iliaca esterna; 2 da.ll'nscella; 3 dalla scapola; 6 dal braccio ; 1 dalla piega del gomito, 4 dall'avambraccio ; 2 dal polso; 2 dal palmo della mano; 1 dalla regione glutea; 12 da.Ila. coscia; 6 dal cavo popliteo ; 10 dalla gamba e 6 dal piede. Delle I 9 estrazioni di frammenti di proiettile: 1 fu estratto dalle palpebra inferiore; l dalla cornea sinistra. sotto la membrana del Bowmann, 1 dalla. branca montante della mandibola., 1 dall'emitoraoe sinistro, 1 dalla spalla; 2 da.Ila piega del gomito; 2 dall'ava.mbraecio; 6 dal palmo della mano, 1 dal pollice, 1 dalla regione glutea e 2 dalla gamba. Sono infine riporta.te 13 estrazioni di corpi estranei, con altrettanti esiti di guarigione. Di queste ricorderemo: 1 estirpazione di due scheggie di legno dalla. parete della. volta cranica. : 6 estrazioni di scheggia metalliche dalla cornea; 1 di u n pezzo di culatta. di fucile da caccia dal tricipite brachiale; I di un frammento di canna da fucile dalla tuberosità radio-carpica; 1 estrazione della punta di uno spillo dal dito medio; 1 di uno spillone dai glutei ; e finalmente 2 di grossi spini dalla coscia e dalla regione poplitea . XV. -
0PERAZI01'1 PER :B'LEIOlONI ED ASCESSI PROFONDI E PER PATERECCI.
Gli interventi per flem moni furono 82, con 72 risultati di g uarigione, 3 rimasti in cura al 31 dicembre 1912, 5 esiti non indicati e 2 morti. Di questi, 2 avevano sede alla. nuca, 3 alla. guancia., 1 alla regione retrobulbare, con oherato-ipopion, 2 alla r~gione sottomascellare, l1 a quella. cervicale, 3 alla toracica, 3 al cavo ischio-retta.le, 1 periuretrale, 3 alla regione ascellare, 4 al braccio, 1 al gomito, 6 all'avambraccio, 2' al polso, 17 al palmo e 6 alle dita della ma.uo, 1 alla coscia, 2 al ca.vo popliteo, 4 alla. gamba ed 11 al piede. Gli esiti letali si verificarono, l'uno in 6a giornata in un caso di flemmone al co!Jo, in cui furono praticate incisioni multiple superficiali e controaperture profonde, nè la relativa. tabella porta altre indicazioni; l'altro in un soldato dei cavalleggeri di Aquila, operato di flemmone tra.u• maticu alla mano destra : mentre l'infermo avviava.si alla. g uarigione, fu colto da un accesso violento di appendicite, della qua.le aveva. sofferto da borghese altri 4 atta.echi, complicata a grave e diffusa pe· ritoniLe, per ùUi la morte seguì al 20° giorno dell'int1:1rvento, ed al-
DELLE OPERAZIONI OHIRURGICHE, ECC.
656
l'autopsia si constatò peritonite adesiva diffusa. con distruzione · dell'appendice per cancrena.. Le operazioni per ascessi furono 90: per 81 è segnato risultato di guarigione, per 4 non è indicato e 5 era.no tuttora in cura. a.l 31 dicembre 1912. Di questi: 1 aveva sede alla. nuca, 3 alla guancia, 3 gengivali, 2 alla regione sottomascellare, 6 alle tonsille, 11 alla. regione cervicale, 1 alla toracica, 1 all'ombellicale, 2 alla dorsale, 3 para.renali (operati rispettivamente dai tenenti colonnelli medici Tommasina. e. Parassi e dal ca.pite.no medico Ca.liendo), 4 alla. fossa iliaca, 6 ischio rettali, 13 perianali, 2 alla. regione coccigea, 6 periuretrali, 1 alla prostata, 1 allo scroto, 5 alla. regione ascellare, 3 al braccio, 8 alla natica, 5 alla. coscia, 1 alla gamba. e 4 a.I piede. Sono da. ultimo registrati in questo gruppo 19 interventi per paterecci, con 18 guarigioni ed 1 esito non indicato: 5 interessa.nti il
pollice, 7 l'indice, 6 il medio e 1 il mignolo. XVI. -
ÙPll:RAZIONI VARIE.
L'ultimo gruppo comprende 73 operazioni di unghia incarnata, con 70 esiti di guarigione e 3 non indica.ti: nella maggior parte dei casi l'asportazione dell'unghia fu fatta coll'incisione mediana. Seguono 7 svuota.menti di ematomi, di cui 1 a.Ila regione occipitale, 1 al braccio, 2 alla. coscia e 3 alla gamba, con 4 risultati favorevoli, 1 non indi.ca.to e 2 rimasti in cura al 31 dicembre 1912 ; 21 spaccature di seni fistolosi, con a.ltretta.nte gua.rigioni, dei quali 2 a.lveolo-dentari, 3 al mento, 2 al collo, 1 al dorso, 1 a.ll'ombellico, 1 sottoclavicolare, 1 ascellare, 1 ischio retta.le, 3 sopra.sfinterici, 1 alla natica., 1 all'inguine, 2 alla coscia. e 2 alla gamba.; 4 escisioni di cicatrici, con esito di guarigione, di <mi 2 alla guancia, 1 all'ascella. ed 1 al coccige, e finalmente 6 suture <li ferite (1 a.Ba regione zigomatica, 1 al mento, 1 alla. mano, 1 allo scroto, 1 al braccio ed 1 alla. gamba.), con risultato di guarigione per tutte.
666
RENDICONTO ST.lTISTIOO
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Quadro atatletico. delle operazioni.
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•) cranlectomle . Tenente colonnello medico: Gerundo l. Tenente medico: Puglia! 1,
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6) trapanazioni dell'apoftel mutoldea
38
S4
Colonnello medico: Buonomo, 2. Maggiori medici : Vuilicò 2, Perego 1, Piergianni 1, &ntoro 1, Loacbl 1, Rinaldi 1. Capitani medici: Caccia 1, Sertoll 2, Cimino 1, Pettinelll 'i. Antonelll 1, Valerlo 1, Amati s, Federici 2, Amenta e Profes10r Alaqna 1. Tenenti medici: Gallingani 1, Mantovani 1, Cocci 1. Sotto tenenti medici: Torrigianl •, Fiori-Ratti, S. e) altre operazioni
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Maggiori medici: Perego 1, Rossi 1. 2
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0PaRAZIONJ BULLA FACCIA.
•) operaaionl 1ugli occhi; . 1) enucleaaloni del globo oculare: Colonnello medico: Bonomo 1. Capitani medici: Pasaera 1, Sertoli 1, Santa· maria 1.
.
2) exenteratlo bulbi Capitani medici ; Pas1era 1, Sertoll I. S) a1J1ortasionl di pterigio Colonnello medico: Buonomo 1. Magg:ore medico: Mo rin o 1. Capitani medici : Paaaera 2, Sertoll 1. Tenenti medici : Mantovani l Pugllsi 2.
a) 4 ) 11aportuioni di calazio
Tenente colonnello medico: Citanna 1. Da rìp()f"tar,,
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Capitano medico: Pettinelli 1. Tenente medico : P inaroll 2. e) operazioni sulla bocca e retrobocca. 1) uportazlonl di tonsille. Tenenti colonnelli medici : Citanoa 2, Rinaldi l, Bernucol 8.
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Riporto Maggiori medici: Morlno 2, Federicl 1, Perego 3, S.ntoro 1, Canna. 1. Pierglannl 1, Marini 2, Ceino 1. Capitani medici: Massarotti 2, Sartoll 1, Tenente medico : Pertini 1. 5) opera1lonl per dacrioci11tlte Maggiore medico : Fanchiotti 1. Capitano medioo: Pa88era 1. Tenente medico: Giunta 1. b) operazioni 1ul naso: 1) asportazioni di polipi nasali . . Maggiori medici: Paachetto 1, Gurgo 1, Santoro 1. Capitano medico: Sertoli I. Tenenti medici: Cocci 1, Pinaroll 1. 2) turblnotomle . Maggiore medico: Piergi1nni 1. Capitani medici: Amati 1, Sertoli 1. 3) operazioni sul 1etto . Tenenti medici: Cocci 1, Pinaroll l. Sottotenente medico: Torrlgianl 1. 4) al$re operazioni 11ul naao Maggiore medico: Piergianni 1. 5) operaslonl anll'orecchio; a) Aaportaslonl di polipi auricolari
Capitani medici: Pettinelll 1, Truffi 1. T enente medico : P1naroli 1.
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Maggiori medici: S ant.oro 3, Marini 2, De Roea 1. Capitani medici : Vinelli 1, Federlcl 2, Amati S, Caccia 2, Tfrelll 2, Sert.oli 1, Antonelli 2, Angellnl 1, Alesaandrello l, Truffi 2. Tenenti medici: Oalllngani 1, Porfldla 11 Pugllal S, Plnaroll 3 Sotto tenente medico; Cartolari 1.
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Capl~no medico : Pettlnelli l. Tenente medico: Pertlni J Sotto tenente medico: Cartolari l
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I.) operazioni sulle oeaa della faccia
Maggiori medici : Piergianni 1, @otls 1, Santoro T. Capitani medici : Valerlo 1, Monaco C. 1, Truffi 1, Costantini 1, Ricci 1, Amenta S. Tenente medico : Pugll1i 2.
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s 0PBBAZION1 S UL COLLO. 1) operar.ioni per angina del Ludwlg
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Maggiore medico : P!erglannl 1. Capitano medico I Truffl 1. Tenente medico : Denaro 2. 2) operar.ioni sul canale larlngo-traoheale
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Capitani medici : Valerlo l, Sertoli 1. 3) altre opera1fonl .
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Capitano medico: Pettlnelll 1. 4 I 0PBRAZIONI SUL T OIUCK.
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•) toracentt!al Tenente colonnello medico: Peraaal 1. Maggiore medico: Ro811 1. Capitani medici : Sertoll 2, Volpe 1, Amenta 1. Tenente medico : Carpi 1. Da
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Capitano medioo: _Valerlo 1.
e) toracotomle retroeoetall Maggiori medici: Vaeilicò 1, Santoro 1, Perego 3. Capitani medici : Volpe l, Pompon! 2, Sag~lni I, Truffi 1, Vinelli I, Pettfnelli b, Amenta 2.
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d) opera1io11i V!lr ie .
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2) per appendicite . Capitani medici: Molisani 1, Pomponi 1, Rieci 1, Amenta 1, Amenta e tenente Ciulla 1. Tenenti medici: Cocci I, Pngliei S.
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~) per peritonite tuberoolare . Ca.plt.an,, medico: Saggint 1. Tenente medico : Mantovani 1.
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4) per peritonite purulenta Tenente colonnello medico: Tommasina 1. Capitano medico: Pomponi J.
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5) per aeceaso eubrrenico Maggiore m11dlco: Perego 1.
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6) per 11ceS10 epatico . Capitani medici : 'Monaco C. 1, Amenta l.
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Maggiori medici : Ro11i 1, Santoro Capìtano medico: Truffi l. 5
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OPERAZIONI S1JLL'ADl>OMB E SUL BACINO.
•l laparatomie 1) per traumi Tenente colonnello medico : Tureini 1.
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b) operazioni radicali d1 ernie viscerali 1) ernie
inguinali unilateral i.
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Colonnello medico: Buonomo 4. Tenenti colonnelli medici: Tommasina 6, Carta Mantiglia 2, Carbone 2, Bernuccl 6, Gendolft 1, Peraaai 2, Geruodo 8. Cltaor.a S. Carino 1. Maggiori medici: Federicl 7, A belli 1, Perego 7, Santoro 8, Fanchlotti l, Va11flleò 2. Loschi 1, Donlni 2. Plergianni 3, Ma.rin! 11, Di Olaoomo 15, Sot11 1, Delogu 2 . Capitani medici: Pettinelll 7. l\laesarotti 2, Cimino 6, Vinelli 4, Truffi 7, Saggio! 3, Amati 4, Molisan i 5, Coatantini 4, Valerio :i, Strtolì S, Pomponi 15, Bucclante 2, Ziecard i 1, Ricci 6, Monaco A. 2, Monaco C. 16, Amenta 21. Aleesandrello 12, Cat:ela 1. Tenenti medici: Manfrloi 7, Gallìngani 21, Zoli 1, Sing litlco 1, Cocci 4, Barzellotti 1. Paparozzi 4, t.laatrofl ni 1, Pugl11! 19, Signorino 2. Sottotenenti medici : Cartolari 1, Siracusa 2 Merano 1. :l) ernie inguinali bilaterali .
Tenente oolonnello a.edico: Gerundo 1, Tommasina I. Magg iore med ico: Di Giacomo 1. Capitani medici : Virgili 1, Masurottl l, Saggini 1, Amati 1, Amenta e Tenente Ci ull a 1. Tenente medico: Pugli1i 2. S) ernie crurali
Tenente colonnello medico: Pera11I 1. Maggiore medico: Perego 2. Capitano medico : Amenta I.
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Capitani medici: Pomponi 1, Amenta 8. Tenente medico: Cocci 1. e) operazioni di flatolel anali. emorroidi e ragadi
anali 1) flatole anali : incisione col bisturi
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Tenenti colonnelli medici: Peraul 1, Bernuccl 2, Citanna 8. Maggiori medici : Pizzocaro 2, Santoro 5, Abelll 1, Delogu 2, DI Giacomo 1. Rosei 1. Capitani medici: Vinelli 2, Cimino 1, Truffi 4. Gazza 2, Sa!?glnl 1, Costantinl 2, Molisani l, Sertoli 1, Antonelll 1, Ricci l, Alessandrello 1. Tenenti medici: Mogllaua 2, Gallingani 2, Ciulla 1. 2) ftetole anali: Incisioni col
termocauterio
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Tenenti colonnelli medici : Oerundo 1, Bernuccl 2. Maggiori medici: SoUe 2, Perego 4, Plergianni 2, Marini I, Pizzocaro 1. Capitani medici: Truffi 1, Pompon! J, Monaco C. 1, Angellnl l, Valerio 2, Pettlnelli 6, Amenta 2, Saggio! 2, Caccia 2, AmaU 4. Tenenti medici: Marano l, Mogliazza 1, Mantrini 1. 3) emorroidi : asportazione colla legatura Tenente colonnello medico: Ci tanna I. Maggiori medici: San toro 4, Loschi 8. Capitani medici: Truffi 3, Ricci l , Saggio i 1, Federlcl l, Valerio 1, Amenta l. Tenenti medici: Galllnganl 1, Mn.nfrlni l. 4) emorroidi: aeportazlone col termocauterio Colonnello medico: Boonomo 1. Tenenti colonnelli medici: Carbone 1, Cltanna 1.
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Maggiori medici: Perego 3, Donlnl 2 , Marini, 3 Tavauanl 3. Capitani medici: Pettinelll 10, Truffi 1, Amati 15, Coatantlni 1. Valerio 4 . S ertoli 1, Pompon! 6. Bocciante 1, Mo1,aco C. 5, Amenta 1, AleuandN!llo 4. Tenenti medici : Bruno 1, Pertlnl 1, Maurrinl 2, Cocci 6, Maatro6nl S, Pug llai 11, Signorino 1, Delalnl 1. Sottotenenti medici: Di Paola 1, Marano 2, D'Avaok 1. li) ragaJ.l anali
11
Tenente colonnello medico: Cltanna l. Maggiori medici: DI Giacomo l, Donlnl 2 , Santoro 1, Perego 1. Capitani medici: A.menta l, Antonelll 1, !mati 2 Tenente mfdlco: Man frini l. 5
0PBRAZ10NI S ULL'APPARATO UIIO-GBNITAL E.
1) ol1totomle 11oprapublcbe Colonnello medico : Buonomo 1. 2) altre operaslonl 1ulla vescica
Maggiore medico : Santoro 1. Tenente medico: Signorino l. S) uretrotomie interne .
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Colonnello medico: Buonomo 2. Ttnente colonnello medico: Cltanna 1. Maggiore medicc.: Di Giacomo 1. Capitani medici: Vinelli l, Sertoli 1, Amental. Tenente medico : Gallinganl l. 41 uretrotomle esterne .
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7) operazioni per nrlcocele Colonnelli medici: Buonomo 6, Cametti 4, Gerundo l. Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantiglia l , Beilia 1, Bernuccl '7, Cl•onna l Maggiori medici: Federkl 84, Abelli 2, Perego 6, Santoro 13, Fanr.blottl 2, Vaalllcò S, Piergianni 5, Petrone 1. Marini 18, Di Giacom o 8, Tavauani l O, S0t11 8. Capitani medici: Pettinelll 12, Mauarottl l , Vinelli l, Truffi SO, Alee1sndrello 12, Sair· gin! 16, Amati 15. MoliB8nl 13, Coatantinl 5, Valerlo 18, Sertoli l S, Pompon! 4, Angelinl 4, Ricci 2, Volpe 1, Monaco C. 2, Amenta 22. Tenenti medici.: Pertinl 2, Mauarotti 1, Manfrini 12, Mogliana 1, Costa 2. Oallingani 4, Slnglltlco 1, Mantonnl 2, Cocci 8, Schia• vonl 2. Lovagllo I. MHtrofinl 1, Giuuo 1, Ciulla 1, Pugliai S8. Sottotenenti meo lei: Bruno 2, Zoli 1, Cartolari 9, Delalni 2. Pellegri u o l , Antonl l, Mar~ no 9, &arcella I>. Caporale volontario: Bargtgla 2.
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Colonnello medico: Buonomo 1. Tenenti colonnelli med icl: Carbone 1, Bezna ccl 2. Maggiori medici: Pereiro 1, Santoro 1, Petrone 1, Marini S, DI Giacomo 1, S0t111. Capitani medie:! : Truffi 2, Molisani I, Valerlo 1, Antonelll l, Pomp<,nl 1, Volpe 1, Monaco C. l , Amenta S.
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Colonnelo viedioo: Ca metti 1. Tenente colonnello medico: Beruucci 2. Maggior i medici: Federlol 1, DI Giacomo 2.
Capitano medico: Pompon i }. Tenente medico: Pagliai 2. e) Idrocele comunicante .
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Capitano medioo: Amenta 1. Tenenti medici: Slnglitlco 1, Pugll1i I. 9) operufonl per ftmoei
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Tenenti colonnell i medici : Rlnaldi 1, Bernncci 4, Cltanna 8. Maggiori medid: Cl~liutti 1, Federlci 1, Abel-
li 3. Perego 5, Santoro 1, Fancblottl 1, Roeal 1, Lo11Cbl 1, Pizzooaro 2, Donio! 1, Plergiannl 1. Petrone 1, Marini 11 , Tavaz· sani 2, Turainl 1, Celno 1, Delogu 1. Cap itani medic i: Pettloelli S, \"lnelli 2, Truffl5, Sagginl 1, Amati 1, Va lerlo 6, Antonellì S, Pomponl2, Angellni 1, MonacoC. l , Amenta 1, Mariani 1, Tirelll 4. Tenenti medici: Cnmerano Oallinganl 8.
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Sottotenenti medici: Bru no 2, Cerutti 1, Cartolari 2, Dì Paola 1, Duratorre l. C.porale volon tario : Barrtgla 1. d) lamlnect-Omie C1,pltano medico: Amenta 1
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Maggiori medici : Feder lol S, Perego 2, Santoro 1, Fanoblotti 1, P lergiannl 1. Capitani medici : Pettinelll 1, Amenta 1. Tenenti medici: Manfrlnl 1, Campegglani 1, Denaro l . a equeatrotomle, aaportasionl di frammenU, ecc.
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Tenente colonnello medico: Oerundo 1. Maggiori medici: Roast 2, Santoro 1, Fanchiotti 1. C-.apltani medici : Sertoll 1, Peltlnelll 4, Amen· ta 1, Volpe 1, Truffi 1. Tenente medico: Gallinganl 1.
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lrido1ionl d i trattore 1) OTuente
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Maggiore medico: Santoro 1. Capitani medici : Amenta 1, Amenta e T&nente Cl ulla 1. 2) Incruente Tenente colonnello medico: Citanna 8. Maggiori medici : Rinaldi 2, Beccarla 1, Sen· toro 4, Marini S, Rosai J. Capitani medici: Sertoli 2, Pettinelli 1, Amen· ta 1, Tirelli 1, Toniettl 1. Tenenti medici: Bruno 1, Scaglione 1. Sottotenente medico: Antoni 1.
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e) riduzioni di luesaaioni
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0PIUU.ZIONI SULL'ARTO INFERIORE.
a) amputazioni
Tenenti c J)oonelll medici : Gerundo 1, Tom maslna 2. Maggiore medico: Perego 1. <.;apitani medici : Petti nel li 2, Truffi l. Sertoli 1, Amenta 2. b) disa.r tlcolazioni .
Tenente eollonoello medico: Rinaldl 1. Ma.g giori med ici: Perego 1, Sanwro 2, Federici 1. Capitano medico: Valerio 1. Tenente medico: Scaglione 2.
3
e) artrotomlt, pal'llcentesi articolari, estirpazioni di borse mucoee, est razione di corpi mobili articolarl.
1) artrotomie Maggiore medico: Perego 1. Capitano medico: Sertoli 2. Tenente medico: Mantovani 1. Sotto tenente medico: Delainl l. 2) paracentesi articolari Tenenti colonnelli medici : Car bone 3 , Bellìa 2. ' I
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Maggiori medici: Perego l , Santoro 8 , Fanchiotti 4, Loschi l . Capitani medici: Gazza l, T ruffi 4, Sagginl S. Sottotenenti medici : Bruno l, Cartolari l. S) esilrp~ionl di borse mucose
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I 8
Maggiori medici : Perego !J, Sotls 1. 4) eatrazloni di corpi mobili articolari .
Tenente Medico : Cocci 1 . Il) reeezloni, sequeatrotomle, raschiamenti, eco.
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Maggiore medico: Perego l. Capitani medici: Pettinelll 8, Sagg lnl l . Tenenti medici: Adamo 1, Puglisi 1.
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e) riduzioni di fratture
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1) cruente .
111
Tenente colonnello medico: Cltanna l. Maggiori medici : Plergiannl 2, Calegarl 1, Federici l. Capltlinl medici: Ameuta 2, Sertoll 1, Amati 1, Sagginl l. Tenenti medici : Mao frini, Ciulla 1. 2) lncruente.
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Tenenil oolonnelll medici : Carbone 1, Citanna 1, Bellla I. Maggiori medici: Santoro 4, Roa11I l , Federlcl I. Capitani medici: Pettlnelli 4, Pettlnellf e aottotenente Cerutti 1 , Capitani medici : Amati 1, Sertoll l, Volpe 1, Aleasandrello 1, Tlrelli l. Tenente medico: Man frini 1.
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I> riduzioni di lussazioni 1) cruent~
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T enenti colonnelli medici: Bernuccl 2. Pro· notto J. Capitano medico : Pettinelli l. Da riportarli •
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RENDICONTO STATISTICO
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Colonnello medioo : Buonomo l . Tenenti ooloonelli medici: Santoro 1, Federiel 1. Bemncci 1, Vasillcò l, Plergianni 1, Marini 1 Capitano medico: Truffi 2. Tenenti medici : Singlitloo 1, Cocci 1, Pu-
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gllal 2.
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Sottotenente medico : Cartolari 1.
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1) allacciature di arterie Capitani medici: Pettinelli 2, Truffi 2, Sag· glnl 1, Senoll 1, Amenta l. Tenente medico : Bruno 1, Gallingaoi l, SIgoorino l , Slmnla 1. 2) operaa:iool per varici
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0PBJUZIONI SUI VAI!
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OL.lNDOLAllE
LINPATICO:
1) asport.uioni di glandole nella regione aottomaecellare Tenente colonntillo medico: Rlnaldi 4, Maggiori medici: Perego I , Pluoearo I. Capitani medici: Pettlnelli 2, Truffi 1, Amati 1. Tenenti medici : Galllngani 1, Monia,. 2.
2) nella regione cervicale . Tenenti colonnelli medici: Carta-Mantiglia 1, Rlnaldi l. Maggiori medici: Perego 2, Santoro 4. Capitani medici: Pet\lnellt I, Vinelll l, Trnffl 1, Sagglnl 2, Amati 2, Valerio 2, Mona.oo C. 1. Tenenti medici: Bruno 1, Plolli 1, Manfrlnl l, Galllnganl 2. Sottotenenti medici: Cerutti 1, Cerutti e Bruno 1. S) nella regione ascellare . Tenente colonnello medico: Rinaldi l. Maggiore medico: Perego 1, Santoro 2.
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Tenente colonnello medico : l:linaldi :2. M~R"g'iorl medici: SnntnTn ll, Y~ijilicò 3, p j z. zocaro 4, Donini 1, De Rosa 2. Capitani med ici: Amati 8, Yirgili J, Tn1ffl li, Saggini 2, Molisani 1, Valerio 2, Autonell i 3, Moua.co C. 6, Volpe l. Amenta 3, Caccia 2, Marfaui 4, Carpiotieri I, Tirell! 5. Tenenti medici: Camemoo 2, Manfrlo i I , Picozzi 4, Gallingaui 7, Santacroce 3, Campeggiani 2, Ciulla I , Denaro S. Sottotenen ti medici: Cartolari 2, !)i Paola I.
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Colonnello medico: Buonomo I.
a) tenotomie . Capitano medico: Amenta 1.
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1;) nella regione poplitea
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Colonnello medico: Buonorno 3 Tenenti colonnelli medici: Tommasina 2, Carbone 3, Rinaldi 2, Beruucci 1, Cita.una 3. Maggiori medici: Cigliutti I, Federici 2, Pe· re::ro 3, Fanchiotti 1, Vaeilici, 5, Pizzocaro 2, Marini 6, De Rosa 5, Ros si 1. Sotis l. Capitani medici: Pettinell i e ten eute Bruno l, Cimino 1, Truffi 4, Saggini 5, Am,Lti 2, Costantini I , Valerio 7, Monar.o C. 3, Bari leC. l , Amenta 1, Caccia 2 Tenentì medici: Carnera.no 4. Bruno ,l, Bruno e Cerut ti l , Manfrini I , Galli ngani I, Mantovani 3, Antonelli 1. Valletta 1, Ci ulla ~. Pugliei 4, Signor ino 2 . Caporale volontario: Ba rgigia I.
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4) nella. regione inguiuo-crurale (idiopatiche)
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Capitani medici: Pettinelli 1, Tru i"ft l , Saggin! 2, Ama.ti 2, Valerio 2, Amenta 1. Tenenti medici: Denaro 1, Bruno 2. Sottot.enenti medici : Cerutti 1, Zanetti 1.
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Magg iore medico : Federioi 1. Ca pitaoi medici : Pettinei!! 3, Trufli 2, Amati I. Monaco C. 1, Amenta I. Tenenti medic i: Gallingani J. Taogheroo i I. Fadda 1. e) e, ti rpazioni di c isti sino viali (ganglll .
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Tenenti colounelli medici: Rinald i I, Bernucci 1 Mag-giori medici: Fetlerici l, Santoro 2. Capitani medici: P ettinelli 1, Amati 3 Pom1>on i 1 . Tenente medico: Santacroce 1. Sottotenenti medici : Di Paola l, Cartolari l, Bruno I. Il) est irpazioni di e rnie muscola ri
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O P ERAZIONI DI Pl,A!lTICA
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Mag!(iore medico: Fancblotti 1. Capitani medici: Se rtoli 1, Passera 1, Cimino J, Pettinei! i 1 . Tenenti medici: Gallinga n i 1, Signorino 1.
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a ) angiomi. . . . . . . . . . . . Maggiori medici: Pere~o I , Santoro I .
b; ateromi . . . . . . . . . .
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Tenente colon nello medico: Citanna 2. e) carcinomi . . . . r.1~giriore merlico: $antoro l.
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Tenenti colonnelli medici: Belli:1 1, RIMldl 1. Bernucci 1, PeMUl8i I. Maggiori medici: Perego 5, Federici 5, Santoro 6, Faocbiotti I, \'asillcò 1, Lolcbi 8, Plergtannl l . Marini S, De Roea l , Tavazzani I. Capitani med ici: Petline lli 8. Pettinelll e sottotene Dte Uruno 1, Foruti I, Truffi :'>, Sag, 2int 1. Amati :'>, Margotta 1, Sertoli I, }tonaco C. a. T enenti medici: Manfrini 8, Pertini 1, Mo· gliazza 1 . Gall ingani 8 1 De iaini 1, Singlltioo l, Mantovani ,, Campeggian i 1, Clulla 1, Puglisi 4. Sottotenenti medici : C11.rtolari 2, A utonl l , Verga 1, Mar:rno 1, Lag ravione 1.
e) ftbromi . . . . • . , Tenent e oolonnello medico : Rioaldi 1. Ma~iorl medici . Federici l, Petrone 2, Delogu I. Capitani medici: Truffi 2, Pomponi 1, Monaco c. 1. Tenente medico : Manto vani l. f) lgromi • . Maniere medico: Loschi 2. Capitano medico: Saggiai 1. Tenente medicoj: Pugii11i 1. 9) li pomi •
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Tenente coloone11o ruecl ico: Citanna 1. Capitani medici: Trufft I, Molisani l. Tenente medico : Signorino l. Sottotenente mfdico: Cartolari 1. h) osteomi.
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Mair!!'iore medico: Pert>go 1 . Ten eu ti medici: Maofrini 1, Sin p-litico 1. Dela ioi 1. So ttote ne nte medico: Cartolari 1. E STRAZION I DI l 'Oltl> l ESTRA1'RI .
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Colonnello medico : Buonorno 1. Te nenti rolonnelll m ed ici: Ci!anna 3, Be r11uccl :3, Prouotto 1, Perasei 1, Gerundo 1, Tommasnna I. Magg iori m ed ic i: Marini 1. Vaeili c<Ì I, Perego 4, Federi cl :?, Del oµ-11 I, Loschi I , Abell i 1. Capitani medici: Amenta 17, Amoota e Sotto tene o te di Forti I. Mouaco C 9, Ri cci 9, \"olpe 4, P om pou i 2, Ser toli 6, P ettinelli 4, Truffi 1. Tenenti medici: Ciulla 5, Oalllnµ-ani 1, Magliazza li , Pertini l. So tto tenen te me dico : Ruirgiero 2.
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Ten e nto colonnello medico! De rou cci 1.
1\laitgiori medici: f:antoro l, Loschi 1, Marini I. Cnpitani medi ci: Sertol i 1, Pe ttio elli 1, Pa11-
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derici 1, Pizzoearo 2, Don in! l. Simoni 1, Petrone 4, Marini I. Capitani medici: Pettinelli 1, Pettinelli e sottotenente Bruno I, Cimino 1. Vinelli 1, Truffi 7, Amati ~. Tonietti 8, Amenta 2. Tenenti medici: Bruno 1, Gnllingani 13, Mantovani 2. Campeggiani 2, Ciulla 2, Puglisi 2, Denaro 1. Molino 3. Sottotenente medico: Cartolari 4. b) aacessi .
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Tenenti colonnelli medici . Tommas ina 2, Ri· naldi 6. Pera,si ~. Cltauna 1. Maggiori medici : Santoro 4, Fancbiotti 1, Loschi I, Doui11i I, Petronll 4, Marini l , De Rosa 2. Capitani medici : Valerlo 2, Tonietti I, Petti· nelli 4, Vmellì 2, Cimino 1, Truffi l, Sagirlni 1, Amati I, Sertolf 1, Antonelll 4, Ricci 8, Barile C. 1, l\fona('o C. 1, Caliendo l, Amenta 3. Tenenti me.lici: Puglisi 3, Gallin~:.ni 14, Plnaroli 1, Man tovani 1 , Campeggiani 2, Le· tizia I, Ciulla 2, Denaro 1, Signorino 8. Sottotenente medico: Cartolari 4.
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Tenenti colonnelli medici : Carbone 1, Bernucci 2. Maggiori medici : Santoro :?, Vaailicu l, Loschi l , Piergianni l, Petrone 2, Tavszzani 1, Ro11I l . Capitani medici: Truffi l, Costantini 1. Tenenti medici: Gallin:;tani 3, Denaro 1.
VARIE: 1, •• 0PBBAZIONI • ) -.eporta:rioni di UD!l:hie incarnate
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Maggiori medici: Perel!O l, Santoro 11 , Fe-
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Tenenti oolonnelll medici: Rinaldi G, Bernu<> cl 4, Carbone 2. :Maggiori medici: Federici 1, Fancbiottl 1, Rosai 1, Ceino S, s~ntoro ti, Marini 5, Piazocaro 6, Loschi 4. Da r(p&rlarli
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CapitAni medici: Pettluelli 1, Am•ti S, Tirelli 2, Antonelll I, Valerio I, Margotta 8. Tenenti medici: Pertloi 1, Galliogan; 9, Delaiul 1, Donaro 1, Campeg glan i I, Cocci I . Sottotenenti medici: Ceruttl 1, Bruno 5, Cartolari 2, De Marhii1 1. b) aperture di
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Tenente colonnelli medici : Bellla 1. Maggiore medico: Bantoro l. Capitani medici: Cost.nt lni I, Cimino l, Tonletti 1. Tenenti medici : Gallìngani 1, Denaro I. e) 1paeeature di eeni flatoloal .
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Colonnello medico: Buonomo l . .Maggiori medici: Santoro S, Marini 2. Capitani medici: Pettinelll 7, Vinelli I, Amati 1, Pompon! l. Tenenti medici: Oallingani 3, C1ulla 1, Denaro 1. ti) eeei1lon i di cicatrici .
Maggiore medico : Perego 2 . Tenenti medici : Cocci 1, Maofrlol l. e) ,uture di rerfte
Tenente colonnello medico: Tommasina 1, Maggiore medloo: Vaeilioò I. Capitani medici : Valerio 1, Truffi 1, Pettlnelli I . Sottotenente medi co: Cartolar i l.
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L'ELIMINAZIONE DEI PRINCIPI IMMUNIZZANTI DEL SANGUE DALLA SUPERFICIE DELLE PlAGHE Per il dott. Alberte Coasu, capitano medico
Dalle teorie emesse nei primi tempi delle ricerche, il va.sto e importantissimo problema dell'immunità non aveva ancora ricevuto quell'im pulso capa ce di fargli conquistare la cosci enza. del pubblico medico. Acca.nto alla fagocitosi la qua.le, per essere un fatto tangibile e dimostrabile anche all'occhio poco sperimentato, era.si assisa arbitra nel campo delll\ patologia e della clinica delle malattie infettive, si vennero mettendo in luce molti fatti poco conciliabili con essa per opera del Fodor, del Nissen, del Behring e precipuamente del Buchner, che, in opposizione alla. teoria. biologica, ne fecero sorgere una chimica. La. teoria. chimica. fini per a.vere incontrastato dÒminio quando Behring scopri il potere antitossico del siero degli a.nimali immuni:,;zati. F u vano tentativo del Metschnikoff di riportare ·a.i suoi leucociti aoche l'assorbimento e la distruzione dei veleni. Fin <lai principio l'azione delle antitossine apparve come una. influenza. neutralizzante dìrett& fra. antitossine e veleno, senza. intermezzo delle cellule dell'organismo. ludi a. non molto Pfeiffer aprì una. altra grande breccia alla teoria fagocita.ria, dimostrando, nel fenomeno di batteriolisi che porta il suo nome, come anche batteri potessero essere distrutti da.Ila sola opera degli umori. Pur tutta via, nonostante le conquiste preziose e sempre più ricche nel terreno dei fatti, mancava un filo conduttore che li collegasse e rendesse accessibili alle intelligenze comuni : ed è stato merito esimio di Ehrlich di averne proposto uno che ha avuto il più largo consenso. Egli da.Ho studio dei raH orti fra tossina e antitodsina., fra antitossina. ed elementi dei tessuti_ guidato da. analogie tratte da.Ila. stereochimica, ricavò il sistema di spiegazione del m~ccanismo del1' immunit.à che è raccolto sotto il nome di teoria delle f"atene late1·ali.
L' KLBIINAZIONE DEI PRINCIPI lldllUNIZZANTI DEL SANGUF.1 !':OC,
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Non solo la sieroterapia, ma. la biologia in genere da. tale concezione ritrassero grandissimo giova.mento, poichè, se l'immunità ha. per ba.se un fatto che è partito da.Ilo studio delle infezioni, dopo che si sono scoperti anticorpi numerosi anche nel sangue in condizioni fì • siologiche, e che debbono perciò compiere nn nfficio nel ricambio, i fatti immunitari rientrano fra le manifestazioni di vita degli elementi che costituiscono i tessuti. Le nozioni incomplet.e che si avevano sul ricambio cellulare da.li& fisiologia, hanno ricevuto nuovo impulso dalla chimica biologica e da.Ha fisico-chimica ; ma al mistero delle relazioni cellulari rispondeva meglio la. teoria. delle catene la.tera.li, la qua.le per questo assunse immensa. popolarità, e resta. a.ucora prezioso sussidio, sebbene molte partì sieno ipotetiche e di altre si sia. riconosciuta. la poca. solidità. Si riconosce pure cbe non tutto ciò che va col nome di teoria. di Ehrlfoh è stato crea.to da esso, gia.cchè il principio delle fissa.zioni specifiche che ora forma. il nucleo della teoria dei ricettori era già stabilito dalla fisiologia e dalla farmacologia, come pure uell' immunità la saturazione specifica dei ricet tori o stomifi per opera del prin· cipio vaccinale era stata illust rata dal Centanni negli studi sull' immunità cellulare.
I tipi della reazione immunlt.arfa.. La. forma. più ampiamente st udiata è quella delle emolisine.
La stori!I. di qneste comincia. fin dal 1898 quando Belfe.nti e Carbone constatarono nel siero di sangue di cava.Ilo trattato con globuli rossi di coniglio la presenza. di una sostanza tossica. per questi, che Bordet spiegò riportandola a formazione di una li.vina pe1· globuli con lo stesso meccanismo che per le lisine batteriche. In sostanza, ele·m ento microbico ed elemento dei tessuti sono sempre una cellnla e oome tale soggetti a leggi comuni . · Le prove di contatto in vifro, ampiamente applicate da Ebrlich, fermarono anzitutto l'attenzione sulla specificità di questi corpi. Sulla. guida. della sua teo.ria potè stabilirsi la differenza della. lisi ottenuta coi corpi immunitari di carattere ant igeno e quella colle .sostanze chimiche comuni, e oioè mentre nelle prime tratta.si di molecola semplice, le emolisine hanno ·una. molecola composta. di due parti: l' ambocetfo1·e ed il compleme11to che sono analoghe rispettiva.mente al gruppo apto(ot·o e to11so(oro delle tossine. Molto interessanti sono gli ultimi studi 1mll' intervento delle sostanze lipoidi, sopratutto la. lecitina, nei fenomeni immunitari. Ji~sse
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L'ELIMINAZIONE DEI PRINCIPI HlllTNIZZA:STI DEL SANOUB, ECC.
non solo sono li\.iche come tali, ma. funziona.no da complemento per l'azione emolitica del veleno del cobra, e intervengono in modo non ancora ben determinato nelle reazioni della. sifilide (assorbimento del complemento con antigene li poide, flocculazione della lecitina). . 1:i •
***
Par me1·ito di DQrha.m, discepolo del Gruber, si ·ri velò un' altra prnprietà importante insita in speciali sieri, di aggfotina1·e cioè batteri, globuli rossi, elementi cellulari i1J genere; fatto questo che pel Widal assunse importanza. clinica.. grandissima. Kraus, Pfeiffer, Frankel, Widal, Gengou, Bordet ed una serie numerosissima. di ricerca.tori hanno concordemente stabilito che esiste sostanzia.le diversità fra. lisi ed agglutinazione, la quale sui primi tempi si ritenne basata su un rammollimen to periferico e quindi come adesione dei germi per un principio di lisi. Oggi il fatto è rischia.rato molto dallo studio sul cambiamento di stato dei colloidi, cioè il passaggio delle micPl)e minutissime dalla forma. di sospensione omogenea. nel mezzo liquido ad agglomera.ti di esse che precipitano come fiocchi. Viene riportato ad una modifica· zione fìsico·chimica della tensione di superficie e probabilmente a.Ila neutralizzazione delle cariche elettriche che si sviluppano attorno ad ogni elemento sospeso.
Poco dopo 'l'schistowitsch e Bordet scoprirono un'altra forma di principi immunitari S.\"enti proprietà di precipitare le a.llmmine con la cui vaccinazione erano sta.ti preparati. Anticorpi anche questi strettamente specifici, nel senso che le albumine di diverse razze od organo, pur non essendosi potute ancora i.solare a.Ilo stato puro vengono con questa reazione a palesare la Joro impron ta. La specificità nou è contraddetta dal fatto ehe albumine di razze vicinissime (scimmia. e uomo, asino e cava.Ilo) precipita.no in parte coa lo stesso siero; anzi è una fine conferma della parentela zoologica sulla ba.se della presenza di proteine comuni. Da ciò l'importanza. grandissima che acquista nel campo della bromatologia e della medicina. forense la ricerca delle precipitine per la dia.gnosi biologica del sangue e per soovrire le adulterazioni di alcuni generi alimentari.
J.'ELJMIN'.\:t.IQ::,.r,; DEI P·RI:!<Cll'I IM)IU:-.IZZANTI DEI. SANGUE, E CC.
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Uhlenhuth fu il primo a giungere a conclusioni pratiche nello studio dell'argomento e a stabilire che le precipitazioni che si ottengono con sangue di specie affini, sono dovute a una parte di ricettori esclusivi della razza.
*** Nel proseguire con incessante attività le ricerche nel campo impiunitario, si sono aggiun te negli ult imi tempi due altre forme di reazione: l'antùx1rnpll'1ne11fw·e e la opMnica. L'azione anticomplementm·e o assorbimento del complelllento venne rivelata dallo studio delle precipitine, notandosi per opera di Bordet e IJengou che ogni v olta che si verificava tale reazione, il complemento veniva 1:1, scomparire. Si stabilì pertanto che dopo l'incontro specifico di precipitina e precipitogene, il nuovo composto formatosi acquistsva un'avidità. peJ complemento. In seg uito si è riconosciu to che n on è solo il composto risultante dalla reazione di preci pitina che acquista tale proprietà, ma co111binazioni di antigeno e anticorpo di di versa natura e, forse, di una natura a parte, dove domina. sempre il princi pio che il fenomeno appare solo quando l'antigeno ritrova il risp~ttivo anticorpo. Dati due liquidi limpidi che rr,escolati rimangono tali dopo la loro unione, si può, in assenza di ogni altro indi7.io, per mezzo di questa reazione svelare se fra di loro vi siit corrispondenza o no, e, dato che sia noto l'uno, giudicare della presen;,,a dell'altro. Per limite di finezza questa reazione supera di molto quella delle precipitine e l'ha sostitui ta con gran v antaggio nelle prove cliniche e sperimentali. La reazion e di W ,issermann, che ha reso q uesta pratica popolare, si fonda su q uesto principio, con la par ticolarità. che nel siero di sifiliti'!o si è sviluppata una capacità reattiva non contro il materia le sifilitico, ma contro i lipoidi in g enere ; anche da questa unione si sviluppa l'attività assor bente sul complemento.
** * Con la scoperta. fatta da Wright d elle op ~onine si è venuti a trovare il punto di fusione fra la t eoria f11,gocitaria e la umorale, che per tanti anni si erano co mbattute in campi oppusti. Quello che opara qui è sempre un prodotto reattivo promosso dal batterio , e che si fissa sul bA.tterio stesso; ma per questa unione il
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r) eI.tM{);A7.I0:- J.: D&I P RINCIPI IM YUSIZZA ~ TI DE L Sll.:'\G C E; ECC.
ba tterio n on resta dan neggiato, ma solo diventa centro di d iffusione chemotattica positiva che richiama i leucociti . Non tutti i batteri sviluppano i n eguale misura. questi prod otti : prevalgono i piogeni e lo pneumococ:co, mentre il ba.e. della difterite sembra esserne privo. Domina anche qui il pri ncipio della specificità, e il metodo ha trovato pure imp iego pratico, ma. n e è impedito il gen eralizzarsi dalla delicatezza dell::i. prova e d all'oscillare grandemente a seconda della dose rispet tiva dei reagen t i e dell' attività dei leucociti adoperati .
*•* L"anafìla.~si11 è l'arg omento p iù coltivato e discusso in questi ultimi tempi, ed e facile conoscere com'esso si manifesta., ma. anc·ora altamente controversa ne è la spiega:r.ione. Fat ta una prima iniezione di un siero o di un' al bumina qualunque, se a distanza media di rn giorni se ne fa una seconda, anche in dose minore, l'animale risente effetti tossi1.:i e~alta ti e arriva anch e a soccombere. S i è dimostrato che tale i persensibilit à è basa ta sulla presenza <li un principio nuovo che n ell'intervallo si è forma to e che ci rcola nel sang ue; tanto che con questo sangue l'aua.filassia. si può trasporta.re passivamente sa un animale nuovo. Questo principio chiamato sen;iibilisina avr ebbe la proprietà, unendosi con l' ant igene, di formare u n corpo tossico ; ma questa unione non è dimostrata (Richet, Otto) e in ogni ca~o l'antigene non sembra. q uello de ll'albumina iniettata. Una s piegazione ha. offerto Centanni, ammettendo che la prima in iezione d enat uri il protoplasma delle cellule che assorbono il materiale; sono que~ti protoplasmi denaturat i che funziona.no da antigene (m eta.ntigene). L a seconda i niezione, riformando nelle cellule simile modificazione, vi richiam a il metanticorpo specifico circolan te, che a vendo carattere di citotossina , forma l'agente d ella reazione esaltata .
*•• I n q uesti ultimi tempi è stata rilevat a da M. Ascoli una nuova. reazione immunitaria, la rneiostagminica. È basata sul fatto fisico-chim ico chE' antig eno e ant icorpo combinandosi abbassa.no la. tensione superficiane del liquido dove sono disciol ti. La misurazione si fa contando le gocce allo stalagmometro prima e do po int rodotto l'antigene ; <lupo introdotto, q uando l'incontro è specifico, si trova u n aumento !OH GO g occe d i 2-4.
r.'é:LDIINAZlONr: DEI PRl:,/C IPI DIMUNJZZANTI DEL SAl\'OO E, ECC.
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È nna. reazione analoga. alla. sottrazione del complemento ed ha. dato già risultati dimostrativi per diagnosi di ba1..terì, di tnmori, <ii sieri eterogenei, ecc. *
** Il movimento di idee promosso dall'ampio sviluppo delle ricerche immunitarie ha fatto sentire un alito innovatore su tutto l'àmbi to della medicina. Non sono tanto i vantaggi terapeutici, non così estes.i come sul principio si sperava, ma. una concezione nuova de! modo di funzionare dell'organismo e conseguentemente nell'interpretazione dei disordini che lo colpiscono. A prescindere da.Ile infezioni, do,e le rea.ziuni immunitarie hanno la massima. espressione ed ebbero sul principio interpretazioni di un fatto a puro scopo difensivo, successi va mente si vide che tali reazioni pote,auo rientrare fra i fenomeni del ricambio, e precisamente fra quelli destinati alla digestione e trasformazione interna delle proteine eterogenee. Si sa che l'organismo riassorba nel corso delle malattie le proprie proteine modificate dall'agente patogeno. Vengono esse - come pare assalite e rese inattive da anti corpi che si form1tno nel corso della malattia, e la malattia risulta quindi aggravata quando questa difesa ,enga ad esaurirsi ? Forma un organo che si riassorbe la sua speciale citotossina, la quale si rivolge ad attaccare l'organo intatto e accende così un <;ircolo vizioso, che può spiegarci lo stabilirsi di forme progressive di distruzione degli organi, per es., le atrofie del sistema nervoso e fino alcune malattie del ricambio? Di questa produzione di antoci tolisine si a vrebbe un indizio pei t umori nella formazione di focolai di rammollimento interno, e si è tentato di trarne profit,to terapeutico fabbricando sieri contro di essi, impiegandoli come materiale di vaccinazione : ma i risultati non hanno corrisposto alle primttive speranze. In psichiatria accennerebbero nello stesso senso le ricerche del Ceni sulla tossicità del sangue degli epilettici, sia psichici che motori - specie dopo l'accesso - c he avrebbero dimostrato come le iniezioni di detto siero sieno capaci di dare negli animali un quadro clinico identico a quello del morbo comiziale e che, iniettato ne llo stesso soggetto in periodo di calma producono fen omeni d 'inteusa gravità. A proposito di queste distruv.ioni nervose ora si studia molto una . reazione atta a svelare i composti di tal tessuto disciolti e passati nel sangue. Poichè il veleno del Cobra diventa. emolitico solo in presen:r.a di lecitina, se unendo alcune gocce di sangue del ma.lato con
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1:ELIMl~AZIO.SE D~:I l'Hl:-ICll'I DIMC~IZZANT1 DEL SA~GUK, F.C.:<'.
solo ,eleno di Cobra., vediamo comparire emolisi, ne dedurremo che lecitina. è presP11to e che quindi preferibilmente elementi nervosi si d istruggono. La reazione difatti ha dato buoni risultati i n diverse forme e sopra! tutto uella demenza precoce. Do1ve le reazioni immun itarie hanno assunto un impiego dei più vasti, è stato nel campo della ginecologi~ con ricerche tendenti a risolvere i complicati problemi della fisiologia e patologia della gravidanza e la trasmissione dei principi infettivi immunizzanti dalla. madre al prodotto del concepimento. )fessa da parte, 1,>erchè non sufficienLemente dimostrati va, l'in· 1foen1.a patema sul feto, l)rmai è dimostrato che le agglutinine da ChambnlMt, dal Mohre, le precipitine dal Mertenz e di re~ente le lisine d11l Kraus El Bertino passa.no dal sangue materno, attraverso il filtro placentare, al feto, sebbene ;:otto determinate condizioni di tempo e sempre con qualche deficienza in paragone del sangue materno. Viceversa prodotti fetali passano nel sangue materno : se il feto è sifilitico i suoi anticorpi vanno ad immunizzare la madre, e così si spiegano alcuni teoremi del Colles e del Profeta sull'eredo-sifilide basati fi11ora u11icameute sull'osservazione clinica.. Dobbiamo citare una teoria. recente sulla eclampsia, per la Quale si è cercato ripetutame.nte (Veit) una spiegazione nell'intervento di anticorpi come se n e scoprinmo le varie forme. Ora l'attenzione s1 ò rivolta all 'a.nafila.;;si, ritenendo che prodotti fetali riassorbiti 10 primo tempo sensibilizzino la ma,1 re, in secondo tempo s,·iluppino lo .~hock anafilattico sotto forma d i acce. so eclampsico. ::(ell'oculistica il circolo vizioso interno degli anticorpi é stato in,-oc:a.to per spiegare l'oftalmia simpatica : i prodotti dell'occhio che si dist,ru~ge darebbero anticorpi citotossici che attaccano poi il sano. A.n<.:hP nella terapia delle malattie oculari i vantaggi risentiti non S(•no meno significanti, sopratuUo per merito del Romer. Oltre le forme difteriche e pneumococciche (11/cu8 ...e1·pe11s) curate coi rispettivi anticorpi, si è rivolta la terapia a migliorare il trattamento brutale dt1i vecchi panni corneali col je111iiriiy, introducendo un siero-jequfritol, 11 promuovere il riassorbimento~ col mezzo di sieri litici, delle emorrn.gie retiniche, del vitreo, della camera anteriore; e ultima.monte a neutralizzare con iHgestio11e di cristaJli ni gli anticorpi che si suppone sieno presenti come precipitanti per la produzione della cateratta. Non è a dubitare che proseguendo in questa. via così feconda non si giunga ben prllsto a nuovi e soddisfacen ti risultati pei molti altri problemi di patologia e ternpia ormai venuti all'onore dell'indagine biologica e iutorno ai quali si erano tormentate tanto tempo invano 10 enel'gie di pensiero e di o:-servazione <lel!e g1merazioni passate.
L'ELUflNAZIC>NE DEI PRINCIPI Il01UN1ZZANTI DEL SANGUE, ECC.
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Parte sperimentale. Le sostanze immunizzanti si trovano nel sangue ed è dimostrato che si origina.no per opera del sangue stesso negli organi ematopoietici. Nella. linfa. e negli umori interstiziali, nelle cavità sierose e negli umori dell'occhio sono molto scarsi, e simile povertà. Metsohnikoff ha dimostrato anche nel liquido dell'edema promosso meccanicamente con la stasi. Resta.va quindi a. spiegare come le sostanze immunizzanti potessero agire sopra le infezioni, dove i germi solo più tardi, e non tutte le specie egualmente, invadono il sangue mentre loro sede di predilezione resta.no gl'interstizi dei tessuti, e per i germi a sede specifica, quali i protozoi, l'interno di da.te specie di cellule dell'organismo. Ricerche cliniche e di la.bora.torio hanno messo in chiaro che ba.sta. si stabilisca in una. parte uno stimolo infiammatorio, perche i sepimenti vasali o le membrane divenga.no permeabili per questi principi e li versino in copia. nel focolaio. Io ho voluto prendere a studia.re un caso speciale, non ancora bene considerato, e cioè in qual misura tali sostanze traversino il tessnto di granulazione e vengano a comparire nell'umore ohe bagna la superficie delle piaghe, adempiendovi presumibilmente un ufficio protettivo. Sappiamo infatti fin dalle osservazioni del Billroth, come le piaghe granulanti si infettino con molto maggior difficoltà. delle superficie cruenti. Come agenti di difesa si pensò dapprima a una barriera meccanica interposta. dal serrato tessuto d i granulazione e in seguito all'azione fagocita.ria degli elementi mobili che ne fauno parte. Ora. voglia.mo veder fino a. qual punto agiscono i principi umorali, cui sembra. affidata la massima parte dell'ufficio difensivo dell'organismo. E un'altra questione ho visto che poteva collegarsi con lo stesso quesito, e cioè se fossero solo i principi difensivi a travasar la piaga, o anche le sostanze tossiche che contemporaneamente potessero inquinare il sangue. Ho così cercato di esplorare quanto vi fosse di vero in un metodo . di cura puramente empirico fin dall'antichità usato ed abusato per emungere quel qi,id dannoso che credevnsi commisto agli umori dell'organismo. Se i fonticoli, i setoni, i vescicanti e tutti i derivativi cutanei più o meno cruenti hanno turbato la mente e. scrittori ed insigni professionisti di arte medica in ogni tempo, e se, giustamente sono ore. solo ricordati come espedienti inquisitoriali della medicina filosofir,a di 38 -
Giornale di medufna militare. -
Fase. Yllf.lX.
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L1ELIMIXAZI0NE DEI PRINCIPI Il(KlJNlZZANTl DB.L SANGUE1 ECC.
un'età ormai tramontata, è innegabile che il concetto che li aveva guidati non fosse giusto, come solo ora hanno dimostrato le odierne ricerche suB'immunità. Espongo ora la serie di esperienze finora da me praticate e che hanno lo scopo di dimostrare: 1° se i principi immunizzanti del sangue passino nella sierosità delle piaghe cutanee; determinare la durata in rapporto a quella degli stessi principi esistenti nel sangue nel medesimo soggetto; 3~ stabilire una. legge che rapporti il ciclo dei corpi immuni del sangue e del siero-piaga ad una formula semplice. Per le ricerche ho scelto i p~odotti di reazione del sa.ngue etereogeneo in toto: le emolisine, le emoglutinine, le precipitine e i prodotti immunitari contro un batterio: lo pneumococco. Per la preparazione degli anticorpi ematici ho adoperato il coniglio cui iniettavo sottocute o in cavità. addominale del sangue di cave.Ilo nella media di 5 centimetri cubi per chilogramma per volta, e in dosi minori nelle vene, ripetendole tre volte nello spazio di otto giorni. Per gli e.nt.icorpi contro lo pneumococco facevo iniezioni di culture di questo germe in sangue sterilizzato con etere. Preso un saggio di sangue della vene. marginale dell'orecchio per esplorare il potere litico ed agglutinante, si cercava di produrre nella regione dorsale, in conigli così vaccinati, una piaga chirurgica nel modo seguente: si pratica.va un'incisione lineare di 3-4 o.entimetri in direzione e sopra la colonna vertebrale, interessante tutti i tegumenti, i quali veni ve.no scolla.ti lateralmente in modo da a.versi una tasca di discreta capacità, che si zaffa.va con garza sterilizzata. mantenuta in sito con sutura ed apparecchio protettivo. Ogni anime.le così trattato era posto in gabbia pulita. e da. solo. Dopo le prime 24 ore, estratta la garza, si rinnovava. lo zaffa.mento per asportare i coaguli e mettere le superficie secernenti nelle coudiziooi di una piaga granulante possibilmente a.settica. Nei giorni seguenti si prendeva ad un tempo un saggio del sangue e si spremeva. la garza lasciata. nella piaga per estrarre l'umore di cui !::il era imbevuta. Sul potere di questi due liquidi si praticava. un esame comparativo. Per stabilire una differenza fra a.n ti corpi di origine artificiale e quelli naturali, giacchè il siero di coniglio normal~ di per sè è emo· liti<:o ed agglutinai.te contro i globuli rossi di cavallo, ho provato in animali norma.li la lisi e l'agglnt.ina.zione fisiologiche: per l'agglutinazione trovai che esiste nel rappotto da 1: 50-60; mai ottenni precipitine. 0
~
L'ELIMINAZIONE DEI PRINCIPI nnroNIZZANTl DBL SANGUE, ECO,
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Colle stesse modalità ricercavo nel medesimo soggetto il valore litico e l'agglutinamento della. sierosità. della piaga chirurgica cutanea. praticata. ottenendone valori che va.riavano da 1-30-40: anche qui non ~bbi precipitine. Pel dosaggio delle lisine, secondo la. norma. generale, ricordo che pl'epa.ra.vo una. so::ipensione al 6 p. 100 di globuli di ca.vallo lavati iu soluzione ali' 85 p. 100 di Ne.Cl, che distribuivo in una serie di 8 -10 tubetti nella. quantità di 2 centimetri cubi in ciascuno. Ogni serie era trattata. con frazioni di valore crescente di sierosangue o di siero-piaga presi dal coniglio vaccinato. I tubetti venivano tenuti in stufa a 37° per un'ora e 24 ore a t emperatura ambiente, riferendo i differenti risultati, per maggiore comod ità., a indici colorimetrici. Per l'agglutinazione la prova. era analoga, solo il siero ed il secreto venivano in antecedenza inattivati per mezz'ora a 58° a fine di pri va.rli del complemento litico. L 'osservazione !,li faceva sia macroscopics.mente, notandosi la. ra.pidita <li precipitazione al fondo dei tubetti, sia per maggior precisione per mezzo dell'esame microscopico, ritenendo come limite ultimo un'agglutinazione in piccoli gruppi di 15-20 globuli rossi senza elementi liberi interposti. Il dosaggio delle precipitine veniva eseguito con una serie di cinque tubetti contenenti ciascuno 2 centimetri cubi di una diluzione a 1/ 10 di siero norma.le di ca.vallo in soluzione fisiologica, a. ciascuno <lei quali si aggiungeva.no frazioni di centimetro cubo di siero di sangue o di secreto-piaga. del coniglio immunizzato. Debbo nota.re che le ferite chirurgiche non diedero suppurazione, e che per qualche coniglio non fu potuta protrarre a lungo l'osservazione per essere morto o per cause accidentali o per esaurimento col ripetersi di salassi. Il peso subì poche oscillazioni e solo in pochi si ebbe diminuzione ad esperienze inoltrate.
••• Nelle esperienze coi principi immunizzanti del sangue e del se<:reto-pia.ga contro lo pneumococco ho seguito lo stesso metodo, limitando le prove al potere immunizzante sul vivente. Non erano allora sufficientemente sviluppati gli studi sulle opsonine, che avrebbero potuto trovare utile applicazione. Alcuni degli umori furono usati fre. schi, altri per facilità di dosaggio o per migliore conservazione furono essiccati a vuoto.
~ ESPERIENZA I.
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Iniezione endovenosa in seme d i globuli e siero sangue cavallo. • endoperitoneale di 10 omo. di globuli e siero di cavallo. ,, endovenosa di 1/ 2 eme. e ipodermica di 10 cmo. siero sangue OSl'Vallo, • • 1/ 2 omo. • 10 omo. • Si pratica la tasca dorsale. Si prele vano 20 omo. di sangue dalla carotide d. e 10 omo. di siero piaga. 20 eme. • e. e 15 omo. • 15 omo. \J giugulare d. e 10 eme. I I 20 eme. >> s. e 16 omo. li
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Agglutinuione I
1/6 di provet. visibile
completa meno incomple ta q uasi assente 1111sente
tracce intorbid.
-
Sospensione sangue coniglio sangue cavallo
I
Preci1lltlne
completa· fiocchi al fondo incompleta tracce visibili debole meno deboli.eesima aseente &1111ente
•
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3 : Pru4 dd 20-11. Siero
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4 : Prua del 25-8.
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AIU!lotln:uione
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Agglutinatlone
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1/20 eme. 1/-!0 I/ZOO » 1/4.00 )) 1/800 l/1000
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2 eme.
1-40 1-80 1--100 1-800 1-1600 1-2000
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completa incompleta debole
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AggloUnulone
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Sospensione
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1/!0 eme. 1/410 1/200 1/4.00 1/800 • 1/1000
completa
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1-40 1-80 l 400 1-800 1-1600 1-1200
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completa debolisaima
completa incomplE>ta debole debolissima
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io . s . uo5 31 - 6 · 905 2 - 6 • 906 O - 6 - 905 11- 6-905 16 - 6 - 005 21 • 6 - 005 26 • 6 - 006 -
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p. kg. 1.620.
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Iniezione endovenosa d i sa ngue d i cavallo. • e ndoporitonoa le di 10 em e. di sangue cavallo. » e ndo ven osa di 1/ 2 eme. d i sangue cavallo o ipodermica di 10 eme. » • 1/ 2 em e. • • • di lu omo. Si pratica la taaoa dorsale. Si prele va no 20 eme. di sangue dalla carot ide d. e 15 eme. d ! siero piaga. I I 20 eme. a. e 20 eme . )) giugulare d. e 15 omo. 16 eme. • D I 15 eme. I e. o 20 eme. »
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2: Pr ua del 16-6.
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san11ue coniglio i:lobull cavallo I
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1- 40 1- 80 1- 400 1- 800
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completissima com ple tU11im a 1/6 di provot. I I men o compl f;)l.a complota t racce visibili mono inco mplet.a in com piota
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cornpletieaim a comple tisaima !visibili al fondo )I m eno t rfl,00() co m pleta com piuta meno leggero intor b.
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Soapenalone
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plaga r.,onlgllo globuli ravallo
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l/ 200 1/400 1/800 1/ 1000
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Titolo
Agglatloazlooe
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completa.
completa
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1-80 1- 400 1-800 1-600 1-2000
• meno
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aseente
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Preci
debole prec. meno tracce assenti ·
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Agglullnaùooe I
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completa.
completa meno incompleta meno aseente
visibili a.l fondo t,ra.cce meno assenti
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S: P rua ckl 21-6.
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Siero
Soapen1lone
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1/200 1/400 1/800 1/ 1000 1/ 1600
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Sobpenslone
piaga coniglio glòbuli cavallo
1/ 20 eme. 1/40 • l /200 • 1/400 • 1/800 •
2 eme.
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Agglutinaalone
Lisi
Preeipitio11
Agglutinazione
1-40 1-80
compl etissima meno completa meno debole
completa. meno incompleta. deboliElllima assente
pr. al fondo tra.coe
completa
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incompleta debole debolissima o.ssente
1- (00
1-800 1- 1600 1- 2000 l-3200
Ttlolo
asseuti
sca.raa
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e.esente
I Agglutinazione
I)
Lisi
I completa meno debole debolissima assente
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PreelplUoe
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precip. a.I fondo
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tracce a.esenti
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Preci pilino
Agglutinazione
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I 1- 40 1-80 1-400 1-800 1-1600
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completa meno sca.rsa
debolissima. assente
completa incompleta debole assente
leggero prec. tracce
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completa mono d ebole deboliseimu. aesente
incompleta debolo debolieaima a.ssente
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tracce al fondo in torbida.mento
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ESPERIENZA TTI. t'"_ t9
C ONIULIA BIANCA -
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p. kg. t.GOO.
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Iniezione ipodermica dorsale di 20 eme. di Rangue cavallo. endovenosa (v. marg. d .) 1 omo. di sangue cavallo. • • ( • a.) 1 eme. • • • • ( • s.) 1/2 em e • • • Si pratica la tasca dorsale. Si prelevano 20 eme. di sangue dal.la carotide d . e 20 eme. di siero piaga. I e. e 30 eme. I Il 20 eme. 17 • 6 - 905 • giugul&re d. e 30 omo. I 10 eme. 22 · 6 · 90fi • I I e. e 20 omo. I 10 omo. 27 • 6 · 905 "
H - 5 - 905 19 • 5 · 905 25 • 5 • 905 2-6 - 905 9 - 5 - 905 12 · 6 • 906 -
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Preve e•l ,-,ere degli •mori.
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1 : Prua cùl 12-6.
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2: P,.ua del 17-6.
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Siero
Sospeoatooe aangue eoolglio globuli cavallo 1
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Titolo
Agglullnnlone
2 eme
1- 40
completa
completa
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Agglotlnntone I
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precipitato al fondo tracce
completa
completa
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incompleta d.ebolillllima
incompleta deboliBSima
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aaeente
preoipitato al fondo t racce visi bili intorbid*1lento aaeentl
I
siero Sospen•looe plaP conlgllo globuli e&Yallo
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Preclpltloe
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completa
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889enti
I
LIII
Preclpltloe
completa preoip. al fondo scarsa tracce debolissima assenti aaeente
meno incompleta debolieaima 1188ente
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3 : Prua cùl 22-6.
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4 : Prtl#a cùl 28-6.
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Siero
Sospe111lone
sangue coalgllo globuli cavallo
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Agglatinuloae
Lisi
Preelpltlne
Agglutlnazlone
Lisi
Preciplline
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:;... 1/20 eme. n 1/ 40 I 1/ 200 l> 1/ 400 I 1/800 1/ 1000
•
2 eme.
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1-40 1-80 1- 400 1--800 1-1600 1-2000
completissima completieaima precipitato meno meno tracce vi.si bili incompleta incompleta intorbidamento deboliseima debolieaima aaenti a.ente assente -
-
-
-
Agglutinazione
l.lsl
Preclplllne
,
Siero
Sospensione
plaga eonlgllo glohuli enallo
Titolo
-
incompleta debole debolieeima e.esente
incomplete. debole debolissima
tracce vi.sibili
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Agglntlaa1ione
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2 eme.
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l--40 1-80 l-400 1- 800 1- 1600 1-2000
completa meno debole debolissima aeaente
-
completa meno debole aaeente
-
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precipitato precip. BC8!'80 tracce assenti
-
incompleta debolissime. quasi assente 11886nte
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incompleta tre.cce al fondo debolissima intorbidamento quasi aaeente aeaente aseente
--
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tzJ
? ~ O.)
594
J}ELIMI NAZlO~F.: DEI PRINC IPJ l:I.IMU2'1ZZ.ANT1 DEL SA:SG'CE1 ECC.
Vaccinazione antipneu mococcica E e PEBI.ENU.
Coniglio n ero. -
I.
P el!o kg. 2.320; K. 1.
8- 4-905 - Iniezione ipode rmica dorsale di ce. 10 di cult. diplococcica steril. con etere » » di cc. 10 2 1-4-905 » di cc. 10 30--i-905 j di cc. 10 » 9-5-905 " di CO. IO » » » 16- 5-905 J) ùi oc. 25 20-5-90,j 29-5-905 - si pratica la tasca sul dorso 30-5--905 - &alasso dalla carotide sin. fornisce cc. 4 di siero pari l\ gr. 0.371 di resid. secco 30- 5-906 - secreto-piaga » cc. 4.75 » gr. 0.335 • 2-6-905 - salasso dalla carotide destra » cc. 6.83 » gr. 0.427 » 2- 0- 905 - secreto-piaga » cc. 3.50 gr. 0.210 • • cc. 5.00 » gr. 0.35-! 6- 6-905 - salasso dalla femorale 6- 6- 905 - secre to- piaga • cc. 4.5 gr. 0.294 •
•
•
•
•
•
•
EsrJl:Rll':NU
Co,iiglio ner-:> rhwzzato di bianco. d ella cultura).
-
•
Il.
Peao kg. 1.240 (controllo ha il potere
2- 6-90.; - Inie zione ipodermica dorsale di mgr. 2 di cultura diplocoocica in sangue. 4-6- 906 - T. 40° 2. Edema circoscritto al sito d'innesto. 5-6-906 - T . 4 1°. Edema esteso alle pareti addominali. 6- 6-905 - T. 41° 1. Edema esteso alle pareti addominali. 7-6-905 - Morto. L 'esame del sangue prelevato dal cuore mostrò n umerosi diplococchi capsulati; il s nngue in termostato diede sempre una cultura diplococcica pura.
E8PE RleNU IU.
Conigl i<J bigio. -
P e110 kg. 1.040.
2- 6- 905 -
Iniezione endo venosa di cc. I.O di siero coniglio N. l vaccinato prelevato il 30- 6, pa~i a gr. 0.158 di prodotto essiccnto al vuoto. 3- 6- 005 - Iniezio ne ipodermica dorsale di mgr. 2 di cultura diplococcica attiva. 4 - G- 905 - P eso kg. 0.990 - T. 39° I. - X essuna reazione locale auJ sito d 'innea10. 5 - 6- 905 O 980 - T. 30o 8. • 6-6 , 905 0.980 - T. 4 1)0 • i - 6- 905 tl.985 - T . 39° 5. Nei g io rni 8. 9. 10 e seguenti non si hanno elevazioni termiche, il coniglio aun,entò progre3si,·amente di peso. Sopravvissuto.
,,
L'ELIM INAZIClNB DEI PRINCIPI U .DfU:\'IZZANTI DEL SANGUE, EOC,
595
E8PERIJ::NZ.A IV.
Oonigli.o biamo. -
2-6-903 3- 6-905 4-6-905 5-6-905 6-6-905 7-6-905 -
P eso kg. 1.160.
I oiezione endovenosa d i cc. 1.7 di siero-piaga del coniglio N. 1, materiale prelevato il 30-5 pari a gr. O.IO di prodotto essiccato nel vuoto. Iniezione ipodermica dorsale di cultura diplococcica di mgr. 2. Peso kg. 1.125 - T. 39" 5, leggerissimo edema sul sito d'innesto. 1 120 - T. 40° 4, l'edema resta stazionario. 1.125 - T. 40° l. la reazione locale tendo a scomparire. 1.125 - T. 39°, la rea.zione locale è quasi scomp&rsa.
• •
Nei giorni seguenti l'animale non presenta fatti notevoli generali, nè locali. Soprav,;ive.
ESP!';BJJ':NZA
O<migli.o nero. -
9-6-905 -
1-0-6-906 11-6-905 12- 6-906 13-6-905 14-6-905 l iHl-905 16-6-905 -
V.
Peso kg. l 270.
Iniezione endovenosa di cc. 1.276 di siero-sangue, pari a gr. 0.12 di residuo essiccato al vuoto (materialo fornito dal coniglio N. l il giorno 2-6-905). Peso kg. 1.260. - Iniezione sottodermica dorsale di mgr. 2 di cultura diplococcica attiva . Peso kg. 1.200 - T. 39° 4, leggera reazione locale circoscritta. 1.200 T. 40° 2, persisto edema paetoso al punto d'innesto. 1.160 - T. 41° 2, 1.200 - T. 40° l, l'edema dimin uisce. l.200 T. 400, l'edema è quaei scomparao. l. 210 - T. 39°,
•
• •
Nsssuna elevazione termica nei gie>rni seguenti; si ha. aumento di peso. Soprovvisauto.
EsPI':Rtll:l'iZA VI.
Coniglio nero chiazzato bianco. 9-6-905 10-6--905 11-6-905 12-6-905 13-6-905 14- 6-905 15-6-905 16-6- 905 -
P&Jo kg. J.160.
Iniezione endo,·enosa di siero-piaga cc. I. 15 pari a gr, 0.07 di prodotto essiccato al vuoto (materiale prelevato il 2-6 al N. l ). Peso kg. 1,150. - I niezione ipodermica dorsale di mgr. 2 di cultura. diplococcica attiva. Peso kg. l.140 T. 40° 2, leggero edema circoscritto a l punto d'innesto. a 1.110 - T, 40° 9, n • » » 1.110 - T. 40° 4, persiste leggero edema pastoso. • 1.115 - T. 40° 3, l'edema tende a scomparire. » 1.115 - T . 390 7, reazione locale qua.si scomparsa. }.118 - T. 39°, residua leggero indurimento sul punlo d'inneeto. Sopravvis8uto.
5\:36
L'ELIMINAZIONE DEI PRINCIPI TMMUNlZZANTI DEL SAKOUE, ROC.
E sPERtt.Nz• VII.
Ooniglio b-igio. 12-6-905 13-6-905 -
P uo kg. l.255.
Iniezione endovenosa d i eecreto -pio.ga cc, l.90 pari a gr. 0.1! di prodotto eseicco.to al vuoto. Iniezione ipodermica dorsale di mgr. l e meuo di cultura diploooocioa a ttiva. Peso kg. 1.230 - T. 39° 5, scarsa reazione locale. • 1.230 T. 39u 5 , •
14-6-906 lli--6-905 J!Hl-905 Sopravvissuto.
1.220 -
T. 39~,
EIIPERl bZ4
Coni glio mro. -
•
VIII.
Peao kg. 1.245.
Iniezione endovenoaa di cc. 1,9 siero sangue coniglio, pari a gr. 0.09 di prodotto essiccato al vuoto (ma teriale prelevato il 6-6). 13-6-905 - Iniezione ipodermica. dorsale di mgr, l e un quarto d i oultura diplococcice. attiva. 14-6-905 - Peso kg. 1.230 - T . 39° 8, leggero e dema sul sito d'innesto. 15-6-905 • 1.230 - T. 39° 2, • • 16-6-905 • 1.230 - T. 39°, neasuna reazione locale. Sopra vvissuto. 12-6-905 -
ESPE RrF,NZA IX.
Coniglio bianco. -
Puo kg. 1.080.
Iniezione endovenosa cc. 1 siero-piaga, pari a gr. 0.05 prodotto eseicC'ato al vuoto (materiale del 30-5), 15-6-905 Iniezione end ovenosa mgr. l di cultura diplococcioa attiva. 16-6-405 - P eso kg. l.060 .:.... T. 40° 5, eeneibile edema pastoso nel punto d'innesto. 17-6-905 • l.050 T. 40°, persiste l'edema locale . • 1.040 T. 40°, edema leggermente diminuito. 18- 6-905 • 1.025 T. 39°, edema tende a scomparire. 19-6-905 20-6-905 • 1.0:?.j - T. 39°, edema quaei scompar10. Sopra v viesuto, 14-6-905
ESPERIENZA
X.
Con iglia biaw:a. -· Pu o kg. 1,080. Iniezione e ndo\'enosa di gr. 0.01 di residuo secco, pari e. oc. 0.20 di siero-piaga (materiale d el 6-6). 15--6-006 - Iniezione ipodermica dorsale di mgr. l di cultura diploooccioa attive.. P eso kg. 1.00 - T. 39° 9, leggera reazione loce.le. 16- 6-906 17-6-905 0.990 - T. 41°, edeme. loce.le pastoso che tende ad eetendel'l!i, • 18- 6-905 » 0.980 - T. 40°5, » ,. 19-6-905 0.970 - 1'. 400, tldema leggermente diminuito. 20-6-906 0.970 - T. 39° 7. edema qut\Si eco1apano. 21-6-905 ll.970 - T. 39" 7. » • Sopre.,·vissuto. 14-6-905 -
L'ELIMINAZIONE DE[ PRINCIPI IlDlUNIZZANTI DEL SANGUE, EOC.
591
EsP'tBIENZA XI.
Ooniglia bigia. -
Puo kg. 2.000.
15-6-905 -
Iniézione endovenosa di gr. O. I O di prodotto essiccato nel vuoto, pari a cc. 2.01 di siero-se.ng11e coniglio (materiale del 6-6). 16-6-905 - Iniezione ipodermica dorsale di mgr. 2 e un quarto di cultura diplocoocica attiva. 17-6-905 - Peso kg. 1.900 - T. 390 3, edema locale. 18-6-905 » l.870 - T. 40° 2, edema molto esteso anche ai fianchi.: 19-6-905 • 1.850 - T. 41°, persiste l'edema. 20-6-905 • 1.850 - T. 41°, edema stazionario senza tendenza a progredire. 1 790 - T. 40° 6, edema stazionario senza tendenza a pro21-6-905 gredire (l'eee.me del sangue estratto dalla \'ena marginale destra non fa vedere al microecopio diplococchi, l'ee80le culturale è parimenti negativo). 1,750 - T. 39° 5, edema. appena diminuito. 22-6-905 1.740 - T. 390, edema abbastaru-a limitato e la.teralmente 33-6-905 tende a scomparir&. » 1.740 .....,. T. 39°, edema quasi scomparso. 24-6-905 Sopravissuto.
•
ESPERIENU. XI1.
Coniglio bigio. -
Puo kg. 1.900.
15-6-905 -
Iniezione endovenosa di gr. O.IO, pari a cc. 2.00 d i siero-piaga (mat.eriale del 6-6). 16-6-905 - Iniezione ipodermica dorsale di mgr. 2 e un quarto di cultura diplococcica a.ttiva. 17-6-905 - Peso kg. 1.880 - T. 40°. edema pastoso aul sito d'innesto. 18-6-905 • 1.850 - T. 41°, edema esteso alle pareti addominali. 19-6-905 > 1.800 - T. 41°, edema perBiste. 20-6-905 » 1.780 - T. 39°, » 21-6-905 - Morto ore 17. Il aangue preso dal cuore dà una cultura pura diplococcica. Reazione lencocitaria nel sito d'innesto.
Conclusioni.
Nel riassunto dei risultati dell'esperienze eseguite, come appaiono dalle tabelle precedenti, trovasi la risposta ai quesiti propostimi. 1. Le lisine, le agglutinine, le precipitine ed i principi immunizzanti del sangue in genere passa.no nella. sierosità di una. piaga chirurgica normale, in una. superficie cioè nella qua.le il processo infiammatorio decorre indisturbato da. stimolanti estranei.
598
L'ELI!.UNAZIO~E DEI PRI:-OIPI Il0l0 NIZZANT1 DEL SANGUE, ECC.
~ La. presenza. di questi anticorpi nei secreti fisiologici dell'organismo, come in quelli ricava.ti artificialmente, è subordinata sempre al contenuto nel siero del sangue. 3. Le oscillazioni nel decorso, riguardo a.l tempo, vanno parallele, manifestandosi le sostanze attive nella piaga non appena se ne dimostra la presenza nel sangue, e abbassandosi fino a. scomparire gradualmente man mano che diminuiscono e scompaiono nel sangue stesso. 4. Riguardo alla. quantità, nella. piaga il grado risulta sempre più basso se si calcola a volume, non però se si fa. il rapporto col materiale secco. Si può quindi escludere la compartecipazione del tessuto di granulazione ad accumulare anticorpi a.Ila produzione di essi come organo secretivo; ma se la presenza è subordinata. al sangue, non si può a tal tessuto n egare ogni ufficio nel promuoverne il trasudamento uegli umori. Il deficit, rivelato costantemente nei saggi, sembra dovuto a di· luzione per imbibizione locale. Sicchè la. semplice espressione che quantit ativa.mente il siero-sangue contiene principi immunizzanti a.d un indice più elevato che il siero piaga si deve intendere in modo relativo. Riguardo a.I tempo di prima manifestazione di scomparsa il siero-samgue conser va sempre la precedenza, seguendo però entrambi nelle dliverse fasi due curve paraboliche quasi parallele. Ciò pd.rrebbe almeno nelle condizioni normali, certo che non sarebbe privo d'interesse conoscere il modo di regolarsi di questi anticorpi attraverso piaghe infette o ricoverte da. g ranulazioni torpide per malattie conco mitanti o per fatti cronici ed ereditari. La chimica biologica, acquisizione ultima della. biologia, solo ora muove più speditamente i suoi passi e ha vinto le riluttanze che la. facevano accogliere con diffidenza P scarso incoraggiamento. Si crederebbe ch'ella. voglir. det.ronizzare le sorelle maggiori; essa invece le aiuta, rivelando nelle minime unità della ml\teria. vivente i fondamenti delle azioni che poi vediamo comparire all'esterno come ultimi effetti. In tali unità stanno le prime determinanti e la. conoscenza di esse è la vera efficace, se voglie.mo tali effetti, come quadro della malattia, rettamente conoscere, e come offesa. alle. salute, efficacemente curare.
Queste esperienze le quali dat:i.no da qualche anno, solo ora fu possibile pubblica.re con innovazioni nella parte sintetica. Al mio maestl·o prof. Centanni il sincero ri ngraziament o dell'allievo.
L'ELI MIN AZIONE DEI PRINCIPI l)U,lUXIZZANTI DEL SANGUE 1 ECO,
:,99
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ti(Jl
Osservazioni sulle malattie oculari dominanti in Tripoli e sul trattamento della trichiasi P er il capitano mecl ico dott. Gaetano Samperl, libero docente d i oftalmologiA
Chiamato a sostituire il capitano m edico Marri, che per rngioni di salute era rimpatriato, io ho presa la direzione della sezione oftalmica dell'ambulatorio Baccelli il 1J maggio 1\)1:2. Come risulta dalla relazione t rimestrale pubblica ta dal capitano medico Tonietti tl), il prof. ì\Iarri, dal febbraio all'aprile 1912, ebbe a regist rare 1081 ammal ati, di cui 129 cattolici, i385 musulmani e 567 ebrei, con una media giornaliera. d i frequentatori che variò da 48 a 82. Io quindi, facendo astrazione da queste cifre, mi fermerò solo sulle altre ch e vanno dal maggio al dicembre, che si riferiscono cioè al periodo nel qnale ho t,muta la direzione della sezione suddetta. Per metterle in evidenza le raggrupperò in un solo quadro, perchè cou un ~emplice sguardo se ne possa intendere meglio il valore: R. AMBULATOR IO G. BACCELLI I~ TRIPOLI. S.EZIOYE: Of"l'ALMlCA,
S11ecchlo rlagsuntlvo d1•1dl ammolatl Tisltati r curati nella Sezione. I HIM.\I.HI
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Cattolici hracliti. ~lusulmnni
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A mmalati che freq nen tnrouo la sezione . TOTALE OE~ERALE,
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1800 2302 219i l 1002 1754 29~7 2041 676 15805
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' 22 1612611 2600 ;2Gl 2001) 3344 223GI 742 1801 1
Tn qnesto specchio n on figurano gli ammalati Yisitati e curat,i gratuitamente a. domit.:ilio e qnind i le cifre si debbono considerare i II feriori al numero degli individui ;;tati effetti va.mente curati. ( l) T oNiltTTI P. Relazione trimcetrale s1tt funzionamento del R. Amhulalorw Eac,;clli in Tripoli. - Giomale medi.;o del R. Esercito, lug lio 1912. :19 -
Gforn11leclì 11i,dic111<1 ,ullil ,irr -
fa,r . VII I- IX.
un'altra spiegazione è poi necessaria per compren,le:re la diminuzio ne degli ammal~ti verificatasi nei mesi d i ago.sto e sHtemhre. U ft<imadan nello Hcorso anno 1!11:!. è comin ciato il U agosto ed è fi. nito il 14 settembre. In questo mese i musulmani si votano al p iù a11solnto digiuno dalle /3 del mattino alle fì d i sera cl i ciascun gio rno e c re<lon o d i rotnperlo per l' u!-<o di q uals iasi medicina e persino per l ' i.,ti!lazione di un semplice <.:olli ri,,, ragione per cui a,Tehbero voluto freq uentare l'ambulatorio di sera, cosa c he non pote,a (~ssere possibile. "Xè q uest a credenza è limitara a l popolo per sè ;,tes;;o :::u per,-tizioso eri ignorantr·, m a i> este:aa anche ali•· famiglie c he per poqizi une socialP e per un certo grado di cu ltura non dovrebbero a verla. Dico questo percliè in una delle fami~lie più note di T ripoli, ho dovuto rimettere la med icazione alle \l rii sera. perchè pregatone espre;,same11r@. Ciù ~piega appunto come il numero clei mnsultnani pre;,entatisi ue i tnf'si d1 ago~to e settembr e sia diminui t o anzich~· cres1·e re. Y er so la fiue di settembre è 00incisa inr,ltre la Pasr1ua degli Ebrei c he <Ìnra 10 giorni . r.loude la diminu7.ioue anche degl'i;,raeliti "t"e rifica1 as i ne I :<f't t.e rn bre. Cessate l e cani,e r eligio;:;e c he a,evano fatto tras1·nrare la cura a molti infe rmi d1e ne avevano assoluro hisog1101 era 11aturale chi> nel l'ottobrP cr Pscesse enùrmemente il numero ta11to da a ,·ere pnsiuo piit rli 17() a111malati 1,er gior110. Nel no vem bre ,-i Ì! verifkata m1R nuo,a dimì11uzio11e a ·ammalati, in partd dovu1a alla cuincid,-nza della Pasqna degli arabi, durante la quale roc.:hi;;-,imi di loro si presentarono, ed in parte a l tempo orri bile e l1e ìmpe rvPrsò per settimane intere. Nel di cembre infine la c ifra appare es igua sia pRr il perdnra:·e del cattivo tem po, s iu perc hè l'anibu latorio stette effett.i,·amente apert.o pochi giorni per poi c hiu,ler,1ì definiti,ame nte. Ad ogn i m orfo quello che da u n sem plice sguardo del superiore ~pecuhio ris1:1.lta si è la differenza not rvo le tra il numer o d, •gli ebr ei e quel lo dei musulmani, diffe renza c he si vede divenire più sen,-ihil €1 man man o c he la nos tra opera vien sempre più affermandosi. E ;::e :-ii consid~ra d1e neJla citata relazione del capitano T onietti il numero lle i mus nlma11i che si presentarono all'amlmlatorio oftalmico fn nel primo trime:;tre di :185, mentre quello degli ebrei raggiun,;e la cifra di 5!i7 1 apparirà più evicl@llte come la prPponderanza graduale dell'elemC' nto musu lmauo stia in di retto rapporto colla fiducia che cvl s,:.rio, dis i11ten·ssato e c:oscienzioso lavor o abbiamo gradatamente guadagHata preo;so la popolazione amba. Chi convsce tutte le supersti'l.i1111i e la g rnnde ditlide11za di qne,;to popolo, d1e lrn avuti ;:plendo ri
r 603
OSSEHVAZIONI !::!ULLE ltlAl,A'rTrn OCULARI, ECC.
di civiltà., ma che è oggi disceso al livello dei popoli barbari è solo al grado di apprezzare il valore della nostra. opera di penetrazione pacifica. L'ambulatorio Baccelli che funzionava già da diversi anni sotto la direzione del dott. Ba.rl•a, era sta to di preferenza frequentato da, gl'israeliti. Gli arabi, tranne eccezioni, se ne erano tenuti lontani non solo per la loro naturale diHidenza, quanto anche per non avere contatto con gli ebrei, che essi odiano mortalmente. E bbene, noi, pur avendo reclutat.o il personale degl i interpreti tra gli ebrei, abbiamo a vuta la meritata soddisfazione di vedere aumentare l'elemento aral>o a tal punto che mentre esso in principio era esiguo, ha avuto in seguito Ja preponderanza. Per dare un'idea approssimativamente esatta delle malattie oculari curate nell'ambulatorio oftalmico ho fatto un quadro che riproduco più sotto, nel quale ho dato maggior risalto al tracoma che è la malattia predominantP, mentre ho raggruppate le altre affezioni sotto espres· sioni che possono abbracciare forme morbose di~erse : S1iecel1Io numerico degl'lntlivldnl presentatisi all'ambulatorio •lai maggio al tliC'emhr<' l!IJ 2 ri1>arliti 1wr malatt ie. ;:
PORME .IIIJkOO:iE
Affezioni p11rulent11 dellu congiunt ivn
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Iriti ed irido-cicliti
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Affe7.ioni endoculari
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Vizi di refrazione
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i 2206
O~'iER\'.\ZI 0 :-1 SU l.l.ls .IULATTIE ()CUI.AR I , ECC.
Come ;;1 vede da questo spe0chio, il trMoma è la malattia pre<lum immte, ma non la sola come vorrebbe il dott. Re ! 1), poichè senza con siclérare le affe:-.io_ni (irite, ca taratta, glaucoma ec c.) che pote vano essere
e.ccom p11gnale da una forma t racomatosa pregressa, vi si osserva un numero non in<lifferente di a.ffeziooi cong iuntiva.li di natura diversa.. N el mese di ottobre anzi si è avuta una vera epidemia. di congiuntivite l'!l.· tarrale acuta. specie uei ba lllbini, ragione per cui le forme congiunti,·ali semplici risultano in numero rilevante nella colonna relat iva. Contemporaneamente venne notata una riacutizzazione di molte forme antiche di tracoma cou presenza <lel bacillo di "\Veechs, dovute evidentemente alla sovrappo:;izione dell'infezione dominante. Re poi ta,le infezione e h, conseguente riacutizza7,ione del t racoma. a\'ven ga t utti gli anni in questo periodo o si manifesti anche in primavera. io non potrei nè affermarlo nè negarlo, perchè sarebbe occorso per far ciò un periodo più lungo d·osserva.z10ne. Non posso parimente affPr mare l'e.si:;tenzit o meno di una forma ac11ta l1 i tracoma amme:;sa. dal Saemisch (2), Hirschberg ~o), Kuut (.J: 1, e Greeff ~o) e negata invece dal l' Axenfeld (H), poichè i pochi esami battereologici eseguiti in alcun.e forme sospette mi dettero sempre la presenza del solo bacillo ùi W eechs ; posso però affermare che la diitguosi clinica in alcuni casi non può essere posata con abbastan,-;a sicurezza e che occorre un periodo d'osservazione di due sett imane almeno pr.ima di stabilirhL, non potendosi esclntlere col l'esame bat,t,ereologico la esistenza di un'inft>zione mistn.. Una cosa che fa veramente im pre::;sione P, l 'enorme numero dell e com plicanze corneali(~ palpebrali.}} r1sa,puto che nel decorso del tracoma è sempre d a provetlersi la partecipazione della cornea e d ei tessuti palpebrali al processo tracomatoso per la ragione s~mplicissima che le itl terazioni della meml,rana primi ti,amente affetta hanno tendenza ( 1 ) RE Lioit . FRANC l!:SCO. Brevi ,vite <11dlr malalfie oc11lari doniinanti ù~ Tripoli. Archivio d' Onalmologia. voi. XX. fase. 2. llll2. (2) GRAEF&- 8 .IBMJ,<OH. - H cmd/;uch der Gcsamten A11gmheilk11wle. II T ei!., V Dd.• I Ab., V K !\pibol. 1904. (3) HtnSCH8ERO. U eber die K nmiyr. Augenentziirldung in Ost- ,m d W e.,tprctisscn wvl ihre Bekiimp/tmg. - K lin Ja /,i·buch, VI, J on1< 1807. (4) K uNT. - Uc/>P.r die 'I'l>crnpie der Oongiuntivi'ti.R gra,wioBa. - K lin . Jahrbuch, VT, JouR, 1S!l7. (5) U1n:E~·. - Uebrr A k11te .4ugmepid>'l>iien. - ,'\.liin.chener med. lfoche11,.•chr. p. 407 ,
-
lll!I~. (lì) A X ESFELO. P a10Log;e dr8 A11gcs. A /l. Pnth. 11ml pnth . At1at. t.l. Auge;,, O .lnhrir.• p. 114- l rn, l!lll l. r\ )(F.N'FEI.D . Spccie//e l1nktrrerJ/rigic dt'R At1!7(8, - Jena, 1903.
OSSERVAr. lO:\"I ~ULLE J.CALATTIE 0 C:ULARI 1 l".CC.
606-
ad invadere anche gli 11.ltri te~suti che sono in rapporto di contiguità. e di continuità con essa. Or se tale partecipazione è da temersi in linea generale, è naturale cb'essa avvenga con maggiore frequenza colà dove non è sentita la necessità di una cura rigorosa e sistematica. Il numero ril<'vante delle alterazioni corneali e palpebrali da noi rilevate ha difatt.i la sua ragione d'essere, più che nella natura stessa. della lesione, nella mancata continuità. di un adatto tr attamento, la di cui originA va ricercata oltre che nella naturale diffidenza della popolazione, in tutti quei pregiudizi che hanno facile preso nelle menti incolte ed ignorant i. Così ad esempio non sono pochi coloro che non coutenti di rifiutare l'operazione della trichiasi, non vogliono neppure che si asportino loro quelle ciglia che battendo sulla cornea finiscono per ulcerarla, per l'inveterato pregiudizio che là dove sono state tolte, esse tornauo a crescere moltiplicate, e nessun ragionamento, nè la. dimostrazione dei pericoliaiquali vanno incontro riesce a persuaderli, sicchè finiscono prima o poi per allontanarsi e ritornare quando l'ulcerazione della cornea ve
li costringe di nuovo. Si presentano allora con una serie di punte di fuoco, che circondano ed occupano tutta la regione orbitaria. dell'occhio ammalato, poichè pare che il ferro rovente, messo in pratica dai medici arabi dei secoli x1 e xn, sia press9 di loro tuttora. largamente impiegato. Ma quel che è peggio si è che l'esperienza non insegna loro niente, poichè malgrado si ripeta che la cura deve essere sempre continuata anche quando le molestie sono scomparse, essi si allontanano non appena la complicanza che li aveva ricondotti è vinta, per ritornare all'insorgere di nuove molestie. E così il tracoma prende facile piede e diviene loro compagno. per tutta la vita. E cco perchè su 1685 tracomatosi presentatisi dal maggio a l dicembre alla sezione oftalmica dell'ambulatorio, ben 484 (cioè il 28 °~) presentavano complicanze corneali e 385 (cioè più del 21 °0 ) complicanze palpebrali; il che è quanto dire che la malattia si presentava complicata nel 50 % .dei casi. Il Martinson (1), Saemisch (2) .e Lncanus (3) riferiscono anch'essi delle cifre abbastanza eleva.te di panno ed infiltrazione corneale; ma se si considera che moltissimi sono in Tripoli coloro che divengono persino ciechi senza richiedere mai l'aiuto di
Ueber die Hail/lgkeit und die Abh.dngiokett1111erhàltni$se de., Pann«a Inaug. Diss. D o rpart. 1886. (2) 8.U:KJSOH. - Th. loc. cit. (3) L u c.A.NUs. UnteT1mclmngm ubcr die Verhutimg ml<I A1111teclwngB/àhigkeil d er Traohoma auf Gn,nd des Maten"als der Marburger Augcnklini k . - Inaug. Di.es. Marburg, l ~90. ( 1) àhRTINSON. -
bei Traohom. -
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OSSF:RVAZWN J Sl"l,I.E MAJ,,\ 1"rlE OCULARI , ECC,
nessuno, si comprenderà di leggeri come le cifre da. noi r iportate sieno di molto inferiori a l vero. Rig uardo a ll'età è da. notare che il t racoma. colpisce tutte le età compresa. l'infanzia.. A tal riguardo presento una. tabella dalle. qua.le risulta che su 168~ tracomatosi presenta.tisi all'ambulatorio ben 322 avevano un'età inferiore ai 10 anni . Speeehlo Indicante Il numero dei tracomatosi h1rerlore a 10 anni visitati nell'A111bnlatorlo Baccelli (sez. onaJmlca)
:-.umero
Percentuale on r~fllH.1rto a l totale I <lei tracomatosi
Di un anno o meno .
j9
1,7 "o
D i 2 ann i.
33
U) '}o
Di 3 anni .
20
1, 1 %
Di 4 anni.
27
1,6 ~0
Di !i anni .
31
1,8 ~o
DRi 5 ai IU flnni
182
10,8 ~o
322
19, 1 °o
'fOTUE,
Si era ritenuto un tempo che tale affezione non si riscontra:e1se nella. prima. infanzia. \1) ma le o:.servazioni di Ottingen (2), E wetzky t3), Jitta (4), Stra.uh (5), Schiele (fi), Saemiscb (7) e quelle più recenti dell'Angelucci (8) hanno or mai fatto stabilire che neppure i bambini ne sono risparmiati. Le cifre da me riportate conferma.no ancora un a volta tali vedute e dimostrano inoltre che nei paesi dove la malattia è endemica il numero dei bambini colpiti è sem pre rilevante. Traì~ complrt d'ophtal·u wlogie. D ie ophthalmologi.ache K linik Dorparts in dm drei t'f'd/m .lal,r m Jhrr,8 B eatrhcn. - Dorparter mcd. z ~ischr. II, 1871. (3) Ews:TZKY. - Vort mg iiher die V erl>rrit1my drd 7'rachoma. - Oe,1trc,ll,t . f. pmf~. Augmheilk. , p. 461, 1897. (.J.) ,fiTTA . E in iye c.<Jf~ra in Vrr/Jmi.d mft de trachome,vlem ie te Am,11terdom. N ederl. Tyrirchr. v. Uemeak. I, 1898. (6) SntAOB. - N otiz zur Kontagio11 itiU d!'a Traclwm11. - K lin . M onalahl. /. A ,,grnhri/k., XXXI X, S. 225, 19(11. (6) Sn1n~u~. - Dc~ Trachom beùn K indr- - .Ardi. /. Augm h eilk., XLI V, 1901. ~ i) s.. ~:m scn. Loc. (·it. {8 ) ANOBLUOCJ . L<1 lotta contro il trocoma - t:azzelta inter1iazi0t"1ale di m ,dici,i.<, , ann. IX, gingno I !)<16. ( I ) V edi D~:-Wf:ci.i,:a e L A NDOLT. (2) 0Tr1NOF:N. -
Os.<;ERl'AUO~I Sl"T,T,IJ: ~IALATTU: orO LAllI, ~:C('.
G07
Nello specchio su 1·iportato risulta. una percentuale del 19 p. 100; occorre però osservare che essa sarebbe stata. di gran lunga maggiore se il pregiudiziu inveterato presso la popolazione iuJigena, di non medica.re gli occhi a.i bambini, non avesse impedito alle madri di condurci i loro piccoli. Ed invero, se si eccettua qualche bambino appartenente a famiglia europea. già. de. tempo domiciliata in Tripoli, degli altri si può dire che sono stati registrati casualmente per essere venuti in compagnia delle madri affette da tracoma. Ecco la ragione che c'induce a ritenere l'infezione nell'infanzia più diffusa di quello che non appaia dalla superiore tabella, ed ecco spiegato anche come si trovino un gran numero di bambini contagiati prima del loro ingresso nella scuola ( l) senza che abbiano mai ricevuto un congruo trattamento. Da que;;ta rilevante diffusione del tra.coma nei bambini si può facilmente dedurre quant.o g rande essa sia nella popolazione tutta. li tracoma in 'l'ripoli è difatti uniformemente diffuso senza distinzione nè di età, nè di cla.;;se sociale e quelli che risultano immuni dalla malattia lo debbono più alla. poca predisposizione della loro congiuntiva a contrarre il male che alle cure personali. Quando un membro di una famiglia anche notabile ne è colpito, lo sono successivamente tutti gli altri per la nessuna conosce1rna di quelle regole igieniche indispensabili per salvaguardarsi dal male, cosa di cui è facile convincersi quando si ha l'opportunità di varcare la soglia inaccessibile delle case ara.be. Nella massa. del populo poi, composta in ma.~gioranza di miserabili senza tetto, il tracoma è ancora più difÌll80, perchè avvenendo l'infezione per contagio diretto, esso trova nell'agglomerazione e nell'assoluta mancanza di nettezza le condizioni più favorevoli alla propagazione. Si vorrebbe s,,stenere da taluni (Sulzer (2) e ½iem (3) ) che l"infe~ione tracomatosa avviene per me:r.zo dell'aria viziata anziche per contagio diretto e che il pulviscolo e la sabbia mossa dal vento ne siano la causa vera, cosa già sostenut.fl. da La.rrey e dagli altri medici dell'esercito napoleonico che fecero la campagna d'Egitto. Allo stato attuale della scienza una tale ipotesi non è più sostenibile, essendo oggi generalmente ammesso per il tracoma la esistenza di uu contagio fisso. Certo, la congiuntiva irritata è predisposta a. questa come ( l ) Il dott. R~:. nella c itata relazione, riforisco che nella scuo la fe mminile dell';llliance l sraélite su 1'75 alunne ne ha trovate solo 26 immuni da t.racoma e nella maschile. sn 186 solo 12 qani. (2) SOLZER. - V~hand. d. IO intPTri. 11w l. Kotigr. - Berlin. lV, 1892. (3) Zr&M. - 7.ur l;ehre oom T raclwm. - Vic>n. K lin Vochl'ff8chr, N. 41 e 42, 1900.
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os:;~:RV'AZI0:0-1 !WLU: .MA LATTIE OCULARI, ECC.
alle altre infezioni, e poiche nna. tale irritazione è più comunemeute determinata dalla poi vere, cosi esistono in Tripoli le condizioni predisponenti per l'attecchimento del male. Ma se ciò malgrado il contagin non esi~tesse n on si avrebbe mai l'esplosione del male, come lo dimostra il fatto che :::u più di 100 mila i:;oldati vissuti per lungo tempo anche tra le tempeste di polvere non si è avuto a deplorare nessun caso di tracoma. Gli atti operativi esegui ti nella sezione, dal maggio a l dicembre l!ll2, furono in t u tto 121, così ri part iti:
N. 4
Cataratta. lridectomia Discissione . Stafilotomia Sclerotoru ia Tatuaggio
.. s ,. ..
'rotale
4 4
>
1
..
2
K. ~3
r 1pn·azim1i sulle palpe/Jre.
Trichiasi c,1mplicata o non ad entropiou Cautopla,-tica . Totale Pterigio. Strabi,,mo A blazione del i:;acco lacrimale. Flemmone del sncco Cisti dt•l la regione orbi !,aria Plastic-a . 'l'otale Totale generale
X. R2 ,. :2
N . 84:
N.
2
,.
t
• ,. • ..
7 L 2 1
N. 14-
N. 121
L 'esito degl"interYent.i non pote,a essere migliore, r agione per C"ui molti si son sott.oposti v olentieri a r ipetu ti att i <Jperativi ritenuti necessari per ri muo,ere, una a lla volta. tutte.le alterazioni che si erauo stabilite in conseguenza del tracoma. Le ulceri corneali perforate con impegno dell'iride, t.rattate coll'iridectom ia volge,ano rapidamente a guari~ione lasciando integra la. cur,at.u ra della cornea.
O~SERVAZIO'.\'I $O LLE MAI.A'l"l'lE OOl'LARI ,
~:oc.
!109
Gli stafilomi cornet\li mediante la stafilotomia, l ' iridectomia. e la fasciatura compressiva lasciavano un leucoma limitato e reudevano la. cornea alla sua normale curvatura. In un ba mbino affetto da stafiloma totale vescicolare, che per il suo esagerato !-iviluppo impediva la regolare chiusnra delle palpebre, mercè lo spaccamento e la discissione del cristallino, si ottenne non solo la guarigione rapida, ma quel che più conta, .)'appianamento della cornea a tal punto che essa per curvatura non differì va per niente da quella corneale. Sono dolente di non poter dare d i questi come d i altri casi lariproduzione fotografica, cosa di cui mi hanno ripetutamente rimproverato i colJeghi dell' ambulatorio ai quali ho sempre presentato i casi più i mportanti. Ma ciò che merita a mio giudizio una speciale considerazione per le a pplicazioni p ratiche che 11e po:;sono derirnre, è lo stndio del trattamento della trichiasi. I o ho fatte 82 operaziolli di trichiasi complicate 0 n on ad entropion ed ho messi in pratica i processi operatori pii1 i11 uso, sicchè, per l'esperienza personale acquistata, posso permettermi delle osser.azioni al rignarrlo. Dirò anzitutto che nella tri(.;hiasi, consecutiva a tracoma, riescono inutili i processi operatori ch e si limitano alla eute senza interessare il tarso, per la semplice ragione che nella fase cicatriz iale del tra· coma non è la. sola congiun tiva, ma è principalmente il tarso che si retrae. Ed è naturale che così sia, perchè tarso e congiun tiva. sono così in timamente connessi che, come ben osserva il lllerckel, 1·iesce Ìm· possibile il separarli nettamente, ed è per questa maniera intima con la quale la congi unti va aderisce a l tarso che ,-i spiega come nel le affezioni croniche del la muco,;a n on possa essere risparmiato il tarso, cosa ch e per il tracoma è stato dimostrato dai lavori di Wolfring (1 1, Bock (2) e Raehlmann (0). Ora se è indu bitato che le modificazioni d i forma della palpebra, che avvengono nella fase cicatriziale dt!l tracoma, e che danno per conseguenza la trichiasi e l'eutropioo sono do,·ute al raggrizzamento <lella congiuntiva ed a.I contemporaneo accartocciamento del tarso, è natura.le che per rimediare a ta li conseguenze· è necessario attaccare anche questo, se si vnole che l'esi to dell 'operazione sia rispondente allo scopo che si prefigge. (l J W O L'FRING, - Ein Beitrag zur Histologie des Tracliom." - Arch. f. Ophth. XIV, 3. S. 150, lSSG. (2) B oe&. - Pat7wlogische Anatomie der A ugea mii ein em Àtlaa. - \rien., 1886. (3) RAF.HUtA!'lN. - Ueber tracomatòl'C E rkranhmg dea uidrandes tmd Lidktiorpel• Ber1cl1t iiber d. 30 V ers. d. Ophtl,. Gu. zt• H eidelberg, 1902.
1110
O'-SF.R,Al.fONI "vLLE }(Al ,ATTIE OCULARJ, E CC.
Per t.l.l i motivi io ho ,;cartato a priori i processi operativi aventi per iscopo il raccorciamento cutaneo ottenuto sia. mediante l'escissione di un tratto di cute /Celso) che con la cauterizzazione ignea (Abulcasis ,. Di quest'ultimo metodo poi, il solo in uso presso gli a rabi, ho visto così 1l isastrose conseguen ze in individui operati forse da empirici, che anche per q uesta ragione mi sa.rei astenuto da un simile intervento. Degli altri processi operatori che si limita.no alla cute senza interes:are il tarso meritano qualche consìderazione solo quelli che si propo11g1>uo lo spostamento del margine ciliare. Di tali processi io mi sono limitato a::l eseguire quello d i Hotz e di Oettingen, che hanno lo scopo d i ottenere lo stiramento in alto delle radici delle ciglia, e q nello di Bpencer Watsoo, che si propone lo spostamento autoplastico ciel bordo ciliare, men tre ho lasciato da parte il metodo del trapia11to del margine ci liare secondo Jaesche-A.rlt, basato anch'esso in gran parte sul ra<'corciameuto cutaneo. Dirò perù semi:a indugio che il metodo del isollevamento del margine cil iare ~econdo Hotz da me tentat0 è stato tosto a.bbanJonato, perd1è mi sono ~ubito convinto che se è facile ottenere l'adesio11e della cute palpebrale al margine tarsale superiore e consegnente:nente stirME\ in alto il margine ciliare, è difficile per non dire impo;;sibile man tenerA a lungo lo stira.mento, poichè a breve scadenza si ha. il ritorno allo stato primitiv0 per lo sfiancamento dell'elasticità cutanea che prima o poi si verifica. Il processo di Oettingen, che è una modificazione del preceriente., inq nan tochè ai tempi operativi proposti da Hotz vi aggiunge il taglio iutermargina.le, trova invece speciali indic:izioui ed è sotto questo riguardo raccc,maudabile in date circostanze. Io l'ho eseguito in tre casi: in due che presenta.vano una trichiasi parziale centra.le ed in un terzo che per essere stato ab antico operato col metodo delle cauterizza.ziolli ignee, aveva un tale raccorciamento della palpebra da essere pericoloso il tentare qualsiasi a ltro processo. In tutti ho avuto a lodanni del metodo, che ha corrisposto perfetta.mente. Esso però, a mio avviso, non è applicabile che in quei casi in cui non esiste che una trichiasi lieve e parziale e nei quali il hordo libero del tarso superior e non è nè atrofizzato nè raggrin;,,ato, percbè allora non trattandosi di altro che di spostare in fuori la rad ice delle poche ciglia viziosamente dirett.e, miglior metodo non p uò esservi di questo, che procure. un aumento di spessore del margine tarsale, lasciando per il resto inalterata la palpobn1. Ed in vero, ment.re col tllglio intermarginale si procura la separazione de] bordo ciliare dal bordo tarsale, colla sut ura speciale
OS<; r,;RVAZIONI S li l.L,I': MALA'l'TIE OCULAllJ 1 E Ct'.
Gll
di Hotz, che fa. aderire la cute palpebrale al margine superiore del tarso, si mantiene divaricato il taglio intermarginale, in tuodo che questo si trasforma in una superficie granulante che cicatrizza. solo qnando il fondo della lesione ha. raggiunto l'altezza del margine tarsale. Qua.le effett-0 si ha: aQmento di spessore del bordo palpebrale proprio in rorrispondeuza della. linea interroa.rginale e quindi maggior distanza delle ciglia dal bulbo, che per conseguenza non viene più offeso. La marginoplastica di Spencer-Watson ha altre indicazioni. Io l'ho eseguita come metodo di elezione per la palpebra inferiore mentrechè per la palpebra suµeriore l'ho adottata solo nei casi di trìc hi11.si parziale angolare. Nella, palpebra inferiore difatti, il tarso troppo stretto non offre quella resistenza che dà invtice il tarso della palpehra superiore, sicchè in quella i processi operatori che si basano su lla tarsotomia e sulle suture speciali per ottenere il raddrizzamento completo del bordo ciliare, non dànno i buoni risultati che dànno in questa, per la mancanza di una superficie larga e resistente che possa servire di punto d'appoggio per il rovesciamento del margine. È perciò che nell1\ palpebra inferiore 110n vi sono altri metodi da seguire che quelli che si basano sullo spostamento del margine ciliare e tra questi merita, a mio avviso, la preferenza lo spostamento autoplastico del bo1·do ciliare dello Spencer-\Va.tsun. Occorra però per la buona riuscita dell'operazione che il ponte cmt,rneo che deve adattarsi sul posto lasc1a,to libero dal bordo ciliare sia più lungo del tratto di st1perfìcie che de.,e ricoprire e sia accurata~e11te privato del tes.;;uto sottocut,ineo per evitare lo stiramento e lo sfacelo. Onde ovviare poi all'iuconvenieute che giustamente si rimprovera al metodo della facile mortificazione dei lembi, io consiglio di fare un trapianto parziale, che non oltrf'lpasc,i i due terzi del la palpebra, salvo a ripetere l'operazione dalla parte opposta, ove il primo intervento sia rit.enuto insufficiente. ~eguendo questi criteri io ho ottenuti ottimi risultat i. Per la palpebra superiore però sono preferibili i processi che agi scono raddrizzando il tarso. Tra essi offrono le maggiori garenzie di sue0esso i proces,;i di Pa.nas e Snellen, che ho eseguiti dapprima senza distinzione, in svariati casi. L 'esperienza personale però mi ha indotto in seguito ad adottare un processo misto di cui ecco la descrizione: Fatta l'incisione e lo scolla.me!~to della cute L:O!:iÌ come consiglia Panas, escido gran parte delle fì bre dell'orbicolare onde indebolire il muscolo reso il più delle volte ipertrofico; messo così allo scoperto il tarso lo incido in tutta la sua lunghezza a dne millimetri circa
(jJ ~
OS,El<\"AZ I() :,."1 ,;t;I.I.E l l ALATTIE OCC:LARI. E CC.
dalla radi,·e delle ciglia: l'inti:;ione d,:i, e essere pratica ta con d elicatezza, i n modo da intere.;sare tutta la ~pessezza del tarso senza ledere la. congiuntirn ; nei casi in c·ui il tarso è troppo spesso è bene a ssottigli&.rlo l ungo la su perficie d i sezione. S i procede i n ultimo alla sutura. con 3 o 4 anse come è indicato d al metodo di P anas : i fili delle singole anse si tagliano però rasente il nodo, non essendo affatto necessario atta<'carl i alla fronte. Questo meto<lo, a mio modo di vedere, meglio degli altri risponde allo scopo che ogni operazione di trich iasi complicata o non a.den tropion ÒHe proporsi, che è quello della r icostruzione del marg ine palpebra le. EJ in effetti, osser,ando attentamente i casi d i t racoma, in cni g radatamente si stabilisce la t richiasi e l'entropion. si osserva che man mano che l' in fi ltrazione li ufoicle dello strat0 sott.ocongiunti,ale sparisce, il t arso si atrofizza, si ri tira e si deforma. A q uest a d egenerazio11e m<>rhosa progresi:;iva. del tarso segne prima lo spostamento e poi l'annuJlamento dPl suo bordo libero, in modo che in ul timo il marg ine prdpebrale viene ad essere r appre1-entato da u na listarella dell a. cartila~ine atrofizzata e retratta e dalla cute provvista delle cigEa, necessariamente spostate e deviate. Questa. i n,ersione del bordo palpebrale viene ancora pii1 favorita dalla contrazione della por zione c·il iare dell 'orbic·0lare, la cni contratti lità può esser aumen tata per azi one rif1essa, dovuta all'irritaz ione della mncoi:a malata. Data questa patogenesi, il trattame11to della trichiasi, per essere razionaledeveproporsi due compiti, e cioè: l'inòeholimento del muscolo <'iliare e la rico~trur.ione del bordo palpebrale. A I pr imu compito si prov\'ede coll'escissione dei faHcetti dell 'orbicolare, ed all'>t ltro con l'arrovesciamento del bordo libero del tarso. ~eguernlo il proce;;so puro d i P anas o di :-inellen n on si ottiene lf~ ricostrn?.ioue del bordo palpebrale, siùbene il radci ri zzameu to d i esso. Seguendo innce la modificazione che Sameh Be.,· (1) h a a pporta ta al metodo di Panas, si otterrel,be tale ricostruzione mediante l'accavallamento del bordo Ìttferiore del tarso, reso libero, sul superiore. Questo metodo però ha l' ineonveniente di stabilire a l livello del marg ine pa.lpebrflle, per lR sezione tar>'o-co11g iuntiv ale, una superfic ie cruenta, che si ricopre il pii, spesso di bottoni carno~i, simili a quelli c·lie si fo rma,no nPI colazion che prolifera da lla par te della congi u ntiva o che r ichiedono tempo e cauterizzazioni ripetute p rima d i scom· pan r~ <'lei tutto. T,a sezione del tarso senza le;;ione della cong iuntiva L'opfration du trichwsia, de l'entro71ion et lu c:on dition a de ~cm La Cliniqut oplitalmologiq,u. giuip,o Hl l 2, pai:r. 301.
( I ) S A MEH BEY. -
a11ccèa. -
OSSl::HVAZIO~l ::t·r.Li:: MAl, A.TTir: o<'CLAR I, F.< ·c.
613
da me adottata ripara a,ppunto ad un tale incon,eniente e dà i11oltre per risnltato finale una maggiore regolarità. del margiue. Nei casi di eccessiva. spessezza del tarso, anzichè ricorrere alh~ asport,azione di un piccolo cuneo, ho preferito l'assottigliamento della cartilagine lungo la superficie di sezione del tarso, essendo il mio obbiettivo rarrovesciame11to del margine e non il raddrizzamento, che si propone il metodo di Snellen. Ecco così chiarite le ragioni per le quali ho preferito un me todo che senza essere nè q uello puro cli Panas nè quello di 8nelle11, li abbina, riparando agl'inconvenieuti che essi presentano. E' bene ricordare però che ad evitare l" ecc.essi va correzione della trichiasi e dell 'entropion, la tarsotomia non tleve essere fatta troppo in alto, ed è per ciò che il taglio snl tarso deve essere per altezza pro· porzionato alla. correzione che si vuole raggi ungere. IJ taglio del tarso <leve andare inoltre abbastanza lonta.no negli angoli per evitare le recidive, ed è per questa ragione che io ho prPferito sempre una semplice spatola alle comuni pinze di Snellen.
Tra i tanti problemi che il Governo è chiamato a risolvere uella nuova colonia non è certamente nè l'ultimo nè il meno grave quello Ji impedirP l'ulteriore diffusione del tracoma. Il compito si prnsenta irto di difficolta e richiede provvedjmenti d i ordine generale, q uale la lastricazione delle strade per impedire lo enorme polverio, che irrita costantemente la congiuntiva e la predi;.pone all'in fezione, e provvedimenti speciali diversi per coloro che ,ivono di una vita. nomade e per quelli che hanno invece dimora stabile. In quelli che vivono di vita nomade, come i beduini, non po~ndosi avere l'osservanza delle regole igieniehe individuali, non è possibile arresta.re il contagio, a meno èhe non si voglia ricorrere a dei mezzi draconiani. Data infatti l'enorme diffusione del tracoma tra i beduini, che quasi senza eccezione ne sono col piti, 110n vi sarel>be altro modo d"impedire l' ulteriore diffusione dol male all'infuori di quello di stabilire dei campi di concen trazione per gli adulti e di speciali stabilimenti di isolamento per i nC\onati, che verrebbero cosi sottratti al loro ambiente prima rii contagiarsi. )ra. se è facile stabilire dei campi d i ,!onceutrazione per gente che normalmente vive accampata, nou lo è ugualmente quello d'impadronirsi <lella loro prole per internarla in codesti stabilimenti. ~on potendo~i far ciò che è necessario per im·
(i l •J
11.....,~:tc,·..1z1nx1 Sl'I.T. E 1,(,\1...ITTJ F. O<TLA RI , F.t ·c.
perlire il contiuno propagarsi delrinfrzione t ra loro, non rimane altro mezzo c he curare il male al suo inizio, essendo certo c he i l tracoma guariiwe se curato l.,ene ed a tempo. Per la popolazione nomade s 'im pone quindi la necessità della istituzione di speciali ambulatori, stabiliti in v iciuanza dei maggiori centri d·accampamento, e l'obhligo della cura per t u t.ti, cosa nun diffic ile ad ottenere d11 gente abituata ad obbedire se opportunamente C'Omandata. Per la popolazione in,ece che ha una dimora :,;tabile e che ,ive nei centri aliitati, il proble ma presenta le identiche d ifficoltà che pre;a;<o di noi ed ahhi sogna perciò degli stessi provvedimenti. ( 'erto che per comLattere con profitto il male è indisp1msabile la ist ruzione e l"educazione del popolo, perchè cosi solo esso può a rri,·are n comprendere il pe ricolo della malattia e la sna contagicsità. )fa nrin e,;~c·ndo possibile fai- ciò per g l"individui d1e hanno c,r mai una eerta erà e quindi abitudini inveterate e mQd i propri d i pensare <·he diftiui l me111.e si m0cl ifì ca110, non ri mane per costoro a ltro che l 'im pia11io <li ambuhitori e ci i specia li os pedali , come ,enr,e fatt.o un tempo in Franciit e collle è s1ato fatto di recente in Ungheria, che è la nazio11e cl1e meglio di tutte ha organizzato la vera lotta contro il trac:on1.1. Ma tu1,to('iò non sortirebbe l'effetto <lesidl:'lr,,to se non s i emanassero (·Olltl'm poraneamente speciali ordini per obbligare tutti i colpiti da tracoma a curarsi tino a guarigiolle compiuta. I ca.pi religiosi, d1e esercita no una influenza incontestata sull' animo delle masse, potrel,bero, opportunamente inspirati , consigliare quei disgraziat i a non sospendere li\ cura !-e non a. guarigione dichiarata per evitare di pa n.are la malattia per tutta la vita, ed introdurre n ello stesso tempo in ynelle m enti snperstiziose e primitive i primi germi cli:!rigiene sociale, c:he varrà a sah ·arli da questa tome da altre infezioni . Onde on1iar<> ai pericoli del contagio è indispensabile difatti che g li ebrei smett ano il costume di lavarsi in una vasca comune e che gli arn ht segnano nor me rletermi nate per fare l e loro a bluzioni, cose più facil i ari ott<'nere dai capi delle varie comunità religiose. p,,r le nuove generazion i il l'Olllpito è più agevole, ma ric hiede cootanza e rigore assoluto. Per loro è anzitutto necessario stabilire l' i!<trnzione ol,bligatoria; le scuole sudicie ed iuadatteldove attualmente g li ebrei e gli ara.bi ricevono la loro istru;;ioue dovrebbero essere ch iuse e sof'tirnite dt1. a lt re costruite sec;ondo tnttele 11orme dell'igiene m ..d ,m1a. G li alnnni visitati accuratamente da medici specializ>1ati nel ramo doHelihero e-;sere ripartiti nelle varie classi separando i sani rll\i malati . p,, r qne,-t'ultimi la eura de,e essere obbligatoria e da farsi
O.,-; ERVA:l.!\1Nf SGLf,E MA1,.\'t'TII·: 0Ct'l.A.RI 1 F.CC.
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in ambuhitorì attigui alle scuole stesse: gli uui e gli altri poi dovrebbero ricevere un·adatta istruzione sulle regole più elementari della igiene in generalt> e sul modo di garentirsi dal contagio del tracoma. in modo speciale. Ma tutto questo congegno sanitario per riuscire utile deve essere, a mio giudizio, affidato ad un per;;onale òisinteressitto e peruliò tRle organizzato militarmente, cosi come si è fatto in Austria- Ungheria e come ha praticato ciel rest.o la Francia per la ' l'nnisja e l'Algeria. A dire il ,ero il Comando d'occupazione, per c0nsiglio della Dire· zione ge11erale dei servizi san itari, a.veva subito sentita questa llocessità. Fu perciò clie l'ambulatorio Baccelli, che già funzionava e.la anni sotto la direzione del dott. Barba, venne atli<lato a medici militari specializzati nei var1 rami. I dati messi in hu-e dalla relazione del capitano medico 'l'onietti f' gli altri che v erranno resi di pubblinL ragione dalle rf'lazioni che ciascuno di noi si è riservato di fare, l,asteranuo da soli a testimouiare tutto il )aYoro compiut,o. Sarebbe SOYerchia presunzione da l'arte nostra il pret.endere di a\·ere fatto opera del tutto immune da appu11ti, wa ciò 11c,11ostau1e crediamo -cli poter con sicnra co:;c.:ienza affermare che più 11011 s,u·Pbl1e stato possibil e fare, dato l'ambiente e la scarsezza dei mezzi di cui si dispoue,a. L'ignoranza e le numerose superstizioni di cui è impastata l'anima araba, il misoneismo che è in11ato nelle meHti semplici e primitin', non potC'vaoo difatti che creare ostacoli alla nost,ra mi,;sione, che venne perci,, iniziata in mezzo alla più grande tliftiderna; ma hdfabilità che abbiamo usata con tutti . il grande amore c he abbiamo posto nel soccorrere tanti infelici che non aveyano conosciuto nè affettuose premure, nè cure benr-fìclie, fecero sì che gradatamente si dissipasse la primitiva diffidenza e vi si sostituisse la fiducia e la rwono~cenza. Col crescere del nostro prestigio, venne così ad a umentare gradata mente l'aJtluenza degli ammalati, che div~nnero talmente numerosi da renderci difficile persino il disbrigo delle medicature ordinarie. Vesigenze dei vari servizi, per l'iucalr,are del le operazioni militari, avevano intanto obbligata 1~ Direzione cli sanità militare a ridurre il personale al minimo possibile, ragione per cui dovemmo, come suol dirsi, moltiplicarci p er supplire, col nostro lavoro, alla mancanza degli assistenti. Ma tntto ciò anzichè sconiggiarci c'infondeva nuova lena., pa.ghi come eravamo della grande reputazione acquistata. Ma l!uamlo, do po tante fatiche, l'ambulatorio era rin:,cito a penetrare nell'animo della popolazione e ad assidersi su granitica base, per ordine superiore, ,enne soppresso.
f i j lj
<l:SSF.R,A%IO~T '-l l,LF. )I ALA'l'rIE OCL"LAJ:1 , E CC. 0
Per quanto riteniamo nnu essere privo d'interesse il cono;icere le vere ragioni che determinarono tale soppressione, pure ci astenia.mo dal ricercarle, anche per i] motivo che non sarebbe qui il luogo di discuterle Qui ci basta solo di dare la dimostrazione del lavoro compiuto e di far constatare di qun,le st.ima. e ri:!onoscenza ci circondasse l' intera popolazione: unÌ<!a ricompensa alla q uale abbiamo sinceramente aspirato.
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LA FRATTURA ISOLATA DELLO SCAFOIDE DEL TARSO Per il dott. Giuseppe Terra Abraml capitano medico assistento onor. nella Clinica chirurgica de!Ja R. università di Pisa
Le fratture isolate dello scafoide del tarso hanno una storia recente, da. quando cioè la radiografia. venne col suo prezioso aiuto ad illuminare la clinica e l'a.n. patologica. in tanti casi di volute distorsioni e contusioni articolari; le fratture dello scafoide del tarso non rappresentarono più da allora « une trouvaille d'autopsia >. In pochi anni si ebbero diverse ossPrvazioni, ben controlla.te, ma non pertanto la frattura sottocutanea isolata dell'osso navicolare rappresenta ancora adesso una lesione molto rara. A darne un'idea basti citare una statistica. del Finsterer che riguarda un quinquennio dal 1908 a.1 1908. Su 1165 casi di frattura. compaiono solo quattro fratture del tarso. Di queste due sole erano dello scafoide, 0.17 p. 100. Nippold, nel 1907, ne riportò 40 osservazioni; (1) Finsterer, nell'anno successivo, escludendo dalla statistica di Nippold 18 casi del Golebiewsky, che considerò come lussazione più che come come frattura. dell'osso na.vicolaro, e 5 casi del Deutchliinder, ridusse i casi a 17. Hoffmann in un lavoro di poco posteriore riprendendo in esame i casi del Finsterer ritenne sicuramente dimostrativi solo 11 casi, mentre in un lavoro recente Abadie e Raugé ~orta.no il numero dei casi conosciuti a. 29. L'esame analitico delle osservazioni non ci dà ragione dell'esclusivismo dell' Hoffmann; mentre cinque casi del Deutchlander riportati nella. statistica. dell' Aba.die e Raugé non mi sembra possano
senz'altro essere classifica.ti tra le fratture isolate dello scafoide del carpo. Riferendosi quindi, a.I lavoro del Finsterer che enumera. 17 ca.si ben conosciuti e sicuri ne elimineremo solo uno del Golebiewsky che non può essere considerato in questo studio poichè per la molteplicità. delle frattura lesioni, del collo dell'astragalo, del proc. ant. del calcagno, e del primo cuneiforme la frattura dello scafoide diviene di secondaria importanza. (l}NIPPOLD. -
Ueòer die Verlet::ungenduOanavinicolare Pedia. - Diss Treiberg, 1007.
40 - Giornale dì meJici11a t11ìlllan. -
FASc. Vili-IX.
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I,A FRATTURA I SOLATA DELLO SCAFOIDE DEL TARSO
Aggiungendo a questi 16 casi altri 13 successivamente pubblicati del Nicoletti, Capillery e Ferron, Hoffmann, un secondo caso di Serafini, uno di Kunz, uno di Aba.die e Raugé, uno di Linhart, tre di V. Cook, 3 di Loison e infine un caso di osservaEione personale, il numero viene portato a 29. Il caso clinico è il seguente: Nencioni Gino, operaio, il 20 febbraio 1911 cade da un lucernario alto 6 metri su un muricciuolo ricoperto di tegoli, sulla punta dei piedi e specie del sinistro. Forte dolore a causa del qua.le breve e transitoria perdita di coscienza. Il piede si tumefece rapidamente e qualche ora dopo comparve ecchimosi limitata in corrispondenza. della regione tarsie.a e sul ma.rgiue interno del piede. Con diagnosi di distorsione grave il paziente fu curato con impacchi fred<ii, bendaggio, riposo. In seguito massaggio. La tumefazione e i dolori tuttavia non scomparvero del tutto e ogni tentativo di cammino fu ancora impossibile per circa un mese. Quando diminuita la dolorabilità potè incominciare a posare il piede a terra dovè a.intarsi con un bastone, e solo a poco per volta si rese possibile il cammino senza mezzi di sostegno. Questo però solo per breve tratto, perchè un cammino di una certa durata o anche la sola stazione eretta per un tempo piuttosto lungo producevano prima stanchezza. e poi dolore in corrispondenza del piede leso. Per tali disturbi funziona.li che gli impediscono il lavoro e il cam• mino, egli è oggetto di osservazione, circa 4 mesi dopo riportato il trauma. Giovane sa.no e robusto senza precedenti morbosi famigliari nè in• dividuali. Il piede destro è in atteggiamento normale, con volta ossea ben conformata., riposa al suolo ~on gli appoggi anteriori e posteriori e col màrgine esterno in modo da da.re l'impronta di un piede norme.le. Sul margine interno si palpano i rilievi ossei norma.li. Il piede sinistro presentasi pure in atteggiamento normale quando il soggetto è seduto, ma se lo si invita. a stare in piedi e a riposare sui due piedi o ancora., più sul piede sinistro, allora il margine interno di esso si abbassa sino a toccare quasi per tutta. la sua. estens ione il piano su cui riposa e l'avampiede si pone in leggiero valgismo. Tale posizione non è tollerata. a lungo. Sul dorso del piede si nota al davanti del malleolo interno una tumefazione diffusa dei tessuti molli e al disotto di essa una tumefazione ossea non molto sporgente, a margini indistinti, che si continua. col tubercolo dello scafoide sul quale la pressione è dolorosa. La circonferenza del piede al ivello di questa tumefazione è aumentata di due centimetri in con -
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fronto del piede destro allo stesso livello. L'esplorazione dei movi. n1enti dà integrità. della flessione ed estensione; molto limitati e dolorosi la rotazione e la a.bduzione·adduzione. Anche più limitati sono i movimenti attivi di supinazione. Il margine interno del piede non a.ppa.re accorciato, e infatti le o.distanze : dàlla. faccia. posteriore del calcagno a.Ila. testa. del 1° metata.rseo, ,dal malleolo interno (contorno anteriore) a.Ila testa del 1 ° meta.• tarseo, dalla testa dell'astragalo alla testa del 1° meta.ta.rseo, che sono -rispettivamente di centimetri 18, centimetri 12.6, centimetri 9.6, in ,corrispondenza del piede destro, risultano minori solo di qualche millimetro in corrispondenza del piede sinistro. · Esiste a.trofia. dei muscoli del polpaccio. Il risultato dell'esame radiografico fu il seguente : In una prova. in posizione peroneo-tibiale si nota (v. Radiografia :n. 2) a destra aspetto norma.le dello scheletro del piede; a sinistra (',. Radiografia n. 1) lo scafoide appare aumentato in senso verticale, .nisurando 42 millimetri, mentre a destra l'altezza. è di millimetri 27. Esso sporge al dorso del piede di 4 millimetri sulla testa. astra.galica, ,che viene coperta dalla sua ombra. La distanza. fra te11ta. dell'a.stra.ga.lo e cuneiformi, che a destra è di millimetri 18 in alto, di millimetri 13 in basso, è ridotta a sinistra .a millimetri 11 in alto, a soli 7 millimetri in b&:iSO. La testa del•l 'astraga1o è ancora visibile nei suoi contorni, ma a.ttra.versa. l'ombra. ,dello scafoide che la. sormonta. cosi da. da.re l'immagine che essa. sia penetrata nel corpo dello scafoide. Questo sporge anche dal lato plantare ma la sua ombra si confonde con quelle del cuboide. In una prova pJa.nto-dorsale a destra (v. Radiografia. n. III) si 'ha l'ombra. normale dello scafoide, il suo tubercolo però alquanto più voluminoso e sporgente mentre il corpo dell'osso è leggermente più stretto, ohe d'ordina.rio. A sinistra. (v. Radiografia. n. IV) l'ombra. dello -scafoide è divenuta. triangola.re a.d apice esterno, per cui mentre internamente presenta. lo stesso spessore che a destra., all'esterno è rìdotta. e. una. sottile ombra. trasversale. La. distanza fra. testa a.straga·lica. e cuneiformi che a. destra è di millimetri 15 all'esterno, è di millimetri 20 all'interno, a sinistra è rispettivamente di millimetri 18 internamente mentre all'esterno è ridotta a. soli millimetri 5. Il contorno posteriore dello scafoide non è regolare ma presenta :alla unione del 3° interno coi '/, esterni una sporgenza posteriore a. forma di piccola. punta che si sovrappone alla. testa dell'astragalo e :i n,ece di essere regolarmente concavo forma un angolo aperto indietro.
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Il contorno anteriore dello scafoide parimenti non è regolarmente convesso ma foggiato ad angolo il cui vertice corrisponde allo spigolo posteriore interno del primo cuneiforme, ne resulta che la. parte interna. dello scafoide comprendente il tubercolo si unisce al resto dell'osso,. non secondo una linea curva. regola.re che rappresenta l'asse dell'osso ma secondo una. linea spezzata ad angolo aperto indietro, sicchè la tuberosità appare spostata. posteriormente. Se infatti si misura. la distanza fra contorno della testa. a.straga.lica e punto posteriore più sporgente del tubercolo dello scafoide, troviamo a destra millimetri 9, a. sinistra. millimetri 17. Se si unisce l'angolo rientrante esistente sul margine posteriore del navicolare in corrispondenza. della. base della. punta dianzi descritta e l'angolo sporgente del contorno anteriore, si ha una linea obliqua in avanti e in dentro che corrisponde a. una linea. di frattura (la qua.le però sulla prova appena. si indovina. L'interlinea. di Lisfra.nc è norma.le. Integre tutte le altre ossa. e articolazioni del piede. La. volta. del piede è abbassata.. Misurando la. distanza. del .margine inferiore della. testa astra.galica I\ nn pia.no che passa. per la. tuberosità del calcagno e la testa del 1° meta.tarseo, abbia.mo a destra.== a. millimetri 40 a sinistra = a. millimetri 30. In base al resultato dell'esame radiografico si potè fa.re diagnosi di esiti di frattura da compressione isolata dello scafoide del tarso con schiacciamento della sua porzione laterale, e leggero spostamento del frammento media.le indietro.
Avendo l'interessato rifiutato ogni intervento si consigliarono massaggio, kinesiterapia, e gli si prescrisse di far uso di una. scarpa adatta.. per piede piatto.
Etiologia. La frattura. isolata dello scafoide è sempre prodotta da una vio-lenza. di una rilevante entità. Essa è perciò specialmente frequente in quella classe di individui che più sono esposti ai traumi. È perciò quasi esclusivamente un appannaggio dei lavoratori nella giovane O· nella media età e si verifica specialmente nel sesso maschile. Quattro sole osservazioni abbiamo che si riferiscono a donne. Un caso di Serafini in cui si trattò di una donna di 32 anni che salta da una finestra alta 10 metri in un accesso di isterismo, un ca.so dell'Abadie in una donna di 30 anni per accidente di vettura, un caso del Landwer e un secoudo caso del Serafini per caduta da. una.. scala a pioli.
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Le cause agiscono in genere nelle lesioni traumatiche delle ossa. in modo diretto o indiretto. Malgaigne e Hoffa. ritennero che le fratture del tarso anteriore .risultino g~neralmento da. causa diretta e considerano perciò le lesioni delle ossa del tarso nel loro insieme. Parimenti esplicito è l'Hamilton. Nasse e Borckardt nella nuova edizione del manuale di chirurgia pratica., afferma.no che e le fratture delle piccole ossa del tarso sono prodotte solo per violenze dirette ». Ma contro tale giudizio dell' Hoffa. e del Malgaigne, dell'Hamilton ·e del Nasse-Borckardt sta. questa. considerazione: Data la solidarietà. delle piccole ossa del tarso, tenute stretta.mente insieme dai loro ligamenti, e la superficie necessariamente larga di applicazione della. violenza. è chiaro ohe per violenze dirette non possono prodursi generalmente che gravi lesioni simultanee delle ossa del tarso, ma tali iesioni non entrano nel nostro studio in cui solo si fanno oggetto di esame le fratture isolate dello scafoide. Rimanendo in tali limiti vediamo come la. violenza agì in alcuni ca.si (Piedagnel, Gocht, Berger, Finsterer, Nicoletti), solo in apparenza direttamente vedremo infatti, nel parlare del meccanismo di produzione delle fratture come anche in tali ca.si di violenza a.gente sul dorso del piede, il meccanismo di aziun~ sia indiretto. Tra le ca.use indirette troviamo come più frequenti la caduta da un luogo elevato sulla punta dei piedi da 4 a 18 metri in 18 ca.si, mentre in altri 4 si trattò di una violenza. agente sulla parte poste• riore del tallone (individuo inginocchiato) o di un urto con la parte :anteriore del piede contro un corpo duro o sul suolo nel salto. Esistono cause accessorie che rendono più facile tale frattura.? non pare almeno dal punto di vista. genera.le. Troviamo menzionata una. sola volta la sifilide (caso di Finsterer 1°) senza per altro che sembri .avere alcuna relazione con gli effetti del trauma e col decorso e gli esiti della lesione. Esiste però una disposizione dal punto di vista. della. possibilità -della lesione isolata dello scafoide in rapporto alla frattura. isolata delle altre ossa del tarso anteriore, di cui nessun caso è finora descritto, nella struttura., conformazione e posizione dell'osso: la sua struttura. a trabecole assai sottili, orientate secondo le linee di pressione ohe subisce, la mancanza. di uno strato vero e proprio corti-cale di tessuto compatto, la. sua. forma di osso molto largo ma assai sottile specialmente al centro, l'inserzione speciale dei suoi liga.menti e muscoli, le trazioni parziali e le pressioni va.ria.mente distribuite .a cui è assoggettato nei vari movimenti fisiologici o forzati da.ll'ar-
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ticolazione di cui è parte integrante, la sua posizione infine che rappresenta la chiave di volta. dell'arco del piede a cui l'astragalo trasmette direttamente il carico e per cui passano (Riedinger) specialmente alla. parte esterna tutte le linee di pressione del piede, sono più che sufficienti disposizioni per renderci ragione della. preferenza. con cui i traumi si localizza.no su di esso nello stesso modo ohe il fatto che il 2° e 3° meta.rseo costituiscono l'appoggio anteriore del piede ci dà ragione della. grande prevalenza. delle fratture isola.te di essi a paragone degli altri metata.rsei.
Anatomia patologica e meeeanismo. Lo studio anatomo-pa.tologico delle fratture isolate dello scafoide, ·si basa. su un materia.le molto esiguo e precisamente su tre risultati di autopsia (caso di Piedagnel, di Linhart, di Bergmann), 5 interventi, i due casi di Serafini, il caso di Berger, il ca~o di Paublan, un caso di Mignon e un certo numero di interpretazioni di radiografie. Per quanto esiguo tale materialeè abbastanza sufficiente per costituire dei tipi distinti di frattura e descrivere delle forme anatomo-patologichein di pendenza del modo di agire della. violenza. Poche parole per le fratture dirette. Esse non possono essere altro che dolle fratture da schia.cciamento, in cui la resistenza dell'osso viene vinta dalla forza di pressione della causa agente in senso verticale. Ma tali fratture, come già abbia.mo accennato per la. larga. superficie di applicazione della. violenza, trattandosi generalmente di pas· saggio di una ruota di carro o di caduta di pesi sul dorso o sul margine interno del piede, sono accompagnate a. lesioni di altre ossa del tarso, generalmente con scontinuità dei tegumenti, tali casi non entrano nel nostro studio. Il caso di Linha.rt che dall'Abadie e Raugé è messo tra. le fratture da. causa diretta. È invece da. interpretarsi come vedl"emo, altrimenti, essendo prodotto da un meccanismo indiretto. Le fratture dello scafoide si possono classificare secondo due ti pi: 1° frattura da. strappa.mento ; 2° frattura. da com pressione. FRATTURA DA STRAPPA~[ENTO, -
Tipo della. frattura. da strappamento
è quella in cui l'osso per un movimento di torsione vien diviso in.
due frammenti: un frammento supero-esterno e un frammento inferointerno. In tal caso in una. prova. radiografica. dorso-plantare si scol"gesulla parte dorsale dello scafoide una linea di frattura diretta da a.vanti indietro ma se si esamina. per esempio in pezzi sperimentali
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la. faccia articolare posteriore dello scafoide si scorge una seconda linea. di frattura. diretta. in basso e a.ll'esterno che si continua con la prima. Abbia.mo qui le stesse disposizioni che si verificano in una fra.tturR. spiroide di un osso lungo. Il piano di frattura considerato nel suo insieme è obliquo in bas~o all'esterno e in avanti e si producono così due frammenti , uno grande supero-esterno, l'altro piccolo infero-interno comprendente anche il tubercolo dello scafoide fig. 3. Può avvenire però che il tubercolo dello scafoide sia. distaccato d_a.l resto del frammento e allora si hanno tre frammenti di cui il più piccolo è l'inferiore in forma di scheggia ritenuto dal ligamento calca.neo sc~foideo plantare. MECCANISMO. La lesione si produce per una violenza agente nel senso di accentuare la flessione, i•abduzione e la supinazione. Fisio; logica.mente in un simile movimento, lo sca.foid~ è solida.le cou i cuneiformi e quindi segue i movimenti dell'avampiede. Per la flessione forzata come dimostrarono le ricerche del Bonnet di Lione, il bordo anteriore del mortaio tibiale viene a urtare sul collo dell'astragalot quest'osso s~ivola leggermente per quanto glielo consente il ligamento interosseo sul calcagno e subisce un leggero movimento di rotazione intorno all'asse frontale per cui la sua testa fa pressione non solo sullo scafoide ma anche sul ligamento calcaneo-navicolare inferiore. .Aggiungendosi a tal movimento quello di rotazione media.le, (supinazione) e di abduzione si tendono i ligamenti plantari mentre si rilasciano i ligamenti dorsali cuneo-scafoidei e astragalo scafoideo. Ora in tal movimento le diverse par ti dello scafoide sono diversa• mente sollecitate. Mentre l'estremo laterale, fortemente legato al cuboide da. forti fasci fibrosi, incuneato, fra il massiccio dei cuneiformi da un lato, la testa dell'astragalo, l'apofisi del calcagno dall'altro, subisce pochi spostamenti, l'estremo interno invece trascinato in alto dalle sue unioni liga.mentose coi cuneiformi con cui solidalmente si muove descrive un arco di cerchio scorrendo sulla. testa. dell'astragalo e sorpassandolo dorsalmente. I limiti di questo movimento sono fi . siologicamente segnati dalla distensione del ligamento calce.neo scafoideo inferiore, come normalmente può osservarsi ~n un piede preparato. Se la violenza. oltrepassa i limiti fisiologici allora o si produce la lacerazione del robustissimo liga.mento calca.neo sca.foideo inferiore o la frattura dell'osso per strappamento della sua inserzione fig. 1. Il Morian istituendo delle esperienze cada.veriche per riprodurre sperimen• talmente la lussazione astragalo scafoidea, ottenne solo una volta la ricercata lesione con un movimento di supinazione forzata ed estensione dell'avampiede, dopo aver fissato solidamente astragalo e r.alcagno.
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Non è però detto ove il liga.mento vi sie. la.cerato e ad ogni modo noi anche qui non possiamo non elevare il dubbio che il ligamento non abbia trascinato seco un frammento del navicolare in corrispon· denza. della sua inserzione. Ad ogni modo un punto ci preme mettere in chiaro fin dal principio. Una violenza. che tende a svolgere la volta del piede, data la. grandissima. resistenza. dei ligame nti plantari (nel caso il ligamento astragalo scafoideo e il cuneo sca.foideo) vincerà assai più facilmente la forza di coesione dell'osso auziohè la resist.enza alla t razione delle sne connessioni fibrose e la fratturi\ si verificherà nei punti deboli a seconda della direzione della violenza. Un altro fattore ancora per la frattura da strappamento è da ricercarsi uella funzione muscolare, nella contrazione rapida e valida dei muscoli il che avverasi istintiva.mente al mome nto di una caduta o di un trauma. Data la direzione in cui si esercita l'azione del muscolo tibiale p osteriore esso tende a trascinare il tubercolo dello scafoide in dietro. Ora se la c0ntrazione rapida istantanea, sia. pure valida del muscolo non sembra da sola sufficiente a produrre lo strappamento della sua inserzione distale (come ammette il Detttschlande1·) , non si può non tener conto della sua azione quando esso si renda solida.le col ligamento ce.lcaneo scafoideo inferiore. La frattura da strappamento dello scafoide può prodursi anche nella caduta dall'alto sulla punta dei piedi come nel caso di Abadie. Il meccanismo non è diverso. Data. la contrattura muscolare istintiva, ne risulta che poichè i nrn;;coli estensori e pronatori del piede sono complessivamente più validi dei loro antagonisti, l'urto sarà ricevuto sulla punta del piede e precisamente, come osserva il Finsterer sulla testa dei metatarsi. Data l'attitudine di proDazione il margine interno subirà per il primo l'urto e sarà violentemente respinto, si anà qui ndi un movimento di supi nA.zione e abduzione forzato tanto più accentuato se essendo l 'ava.m· piede già. fisso al suolo per la. forza stessa del cor po cadente, questo tende ad abbattersi rnotando verso l'interno. (V. tav. 1", fig. 2•). D'altra. parte la stessa forza muscolare fissa solidamente il tarso posteriore nell 'articolazìone del collo del piede sicchè la. violenza verrà a. scaricarsi in gran parte in corrispondenza del tarso e specialmente dell 'articolazione più mobile, l'articolazione di Chopart. Ne a~errà che appunto in corrispondenza di essa si avranno i primi e talora u nici effetti dello. violenza.. 'l'ale forma a.natomo patologica. di frattura dello scafoide per tor-
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sione troviamo riportata. in cinque casi: Loison, Le.ndwer, Capillery e Ferron, Abe.die et Rangé, Paubla.n. Sperimentalmente l'Honigschmidt dimostrò che una violenza. a.gente nel senso di produrre pronazione ed abduzione del piede dà origine a una frattura. tipica. da pronazione della tibia, mentre la supinazione combinata. all'abduzione può dar origine a una frattura dello scafoide. Anche il Quenu potè riprodurre sperimentalmente tale lesione. Nelle nostre ricerche cadaveriche; fissando l'avampiede in una monu~ come Quenu e trasmettendo la violenza. per mezzo dell'arto inferiore che veniva conservato intero per a.vere lunghi bracci di leva non ottenemmo mai lesioni nelle ossa del tarso. Queste venivano invece lolocalizze.te costantemente in con-ispondenza dell'articolazione tibiotarsica, frattura del malleolo interno, frattura bimalleolare del Tillaux., frattura sopra.malleolare. Ne ricercammo la ragione nella mancanza di fissazione del tarso posteriore mancando nel cadavere l'azione muscolare. Perciò in una seconda serie si ricorse invece al seguente procedimento: Solida fissazione del tarso posteriore in una morsa, previa disarticolazione del piede nell'articolazione tibio-tarsica; movimento di supinazione forzata ed estensione dell'avampiede mercè lunghi bracci di leva che per mezzo di un morsetto solidamente fissato all'ava.mpiede trasmettevano ad esso la violenza. Il resultato fu una frattnra isolata dello scafoide eia strappamento per torsione. (V. Rad. n. VII). Quale è la sorte dei frammenti? È noto che in ogni frattura due i:1ono i fattori principali che producono lo spostamento dei frammenti: 1° la. direzione della violenza, 2' in secondo tempo l'azione muscolare. Nei nostri casi troviamo che il frammento i nferiore resta generalmente a. posto, trattenuto dal ligamento calca.neo scafoideo inferiore; il frammento superiore seguendo la direzione della violenza è spostato in alto e all'esterno, avendosi allora o una semplice sublussazione o una lussazione completa. Il tipo di questa è la lussazione scafoideo-cuneana quando il margine inferiore del frammento, che comprende talora tutta la parte superiore esterna e anteriore dell'osso viene ad accavalcarsi sulla parte dorsale dei cuneiformi, restando con la sua faccia posteriore in connessione ar ticolare con l'astragalo (casi di Capillery e Ferron, Loison), o la lu;;;sazione astragalo scafoidea. qnando il frammento dello scafoide restando in connessione con i cuneiformi si lussa dorsalmente all'astragalo (ce.so di Abadie e Raugé). È facile intendere il modo di produzione della lussazione del frammento quando si pensi alla direzione della violenza la quale, esage-
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re.odo la supinazione ed abduzione tende a.d allontanare le superficie articolari in corrispondenza del margine interno del piede. Se la violenza non si esaurisce nel vincere la coesione dell'osso, i ligamenti dorsali sono assogget tati ancora a una rilevante forza. di trazione e allora cedono. Cederanno i ligamenti cune-0 scafoidei o astragalo scaf oidei a seconda. delle variazioni di resistenza individuali. Assai più che l'intervento secondario attivo della forza muscolare come ritiene Boeckel, per la lussazione dello scafoide, è in questo caso la direzione della violenza e la sua intensità che determina. lo sposta.mento dei frammenti. Quando è fratturato solo il tubercolo dello scafoide (caso di Landwer, allora lo spostamento di esso segue una direzione impressa dalla fu nzione del muscolo che ad esso si unis0e; quindi tende ad allontanarsi in dietro e in dentro. Essa. però è sempre molto scarso date lE, espansioni tendinee del muscolo ai tre cuneiformi e ai met atarsei.
•*• FRATTURA DA COMPRESSIONE. Dn alt ro tipo di frattura dello scafoi de è la frattura da compressione. Se escludiamo il caso di Nippold, in cui si prorlusse solo una frattura incompleta estendentesi dalla faccia articolare posteriore al centro dell'osso, in tutti i casi indistint amente si è trattato di una frattura multipla o comminutiva. Il Bergmann descrisse in un caso una frattura dello scafoide che l'Hoffmann considera come ideale. Il piano di frattura principale passa per la part e più debole dell'osso; è orizzonta.le e distacca. due frammenti: uno grande dorsale che resta in connessione con . i cuneiformi e uno piccolo plantare che resta in connessione col calcagno mercè il ligamento calca.neo scafoideo inferiore. Il framment o dorsale è a sua volta. diviso in 3 frammenti da due piani di fra ttura. che corrispondono agli interstizi dei cuneiformi. Se il piano di fratt ura non è orizzontale, ma obliquo, in bas~o e in fuori allora. i framm enti saranno, uno infero interno, l'altro supero esterno e q uesto può presentare parimenti due tratti di fratt ura avvicinandosi allora a.I caso del Cook (III). P uò mancare il piano di frattura. orizzontale, ma la forza, secondo le sue component i aver provocato la frattura nella direzione delle linee di resistenza antero posteriori dell'osso e aversi allora dei frammenti separat i da piani di frattura verticali decorrenti in senso a.n· t ero posteriore (Bergmann caso 1° e Serafini caso 2°). Sono queste le forme t ipiche della. frattura da compressione dello scafoide il cui modo di produzione è in nesso stretto con la direzione
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della violenza. e le resistenze dell'osso in base alla. iiua. struttura. anatomica..
Nella. grande maggioranza dei casi troviamo menzionato come momento etiologico la. caduta da un lnogo elevato sulla. punta dei piedi. Al momento della caduta dato lo stato di contrazione spontaneo riflesso muscolare essendo riguardo al piede i muscoli estensori pià. validi dei flessori, il piede tenderà a. mettersi in posizione di flessione pianta.re più o meno accentuata. sulla. gamba. In simile movimento secondo le esperienze del Rognetta. (citato dal Delorme), il bordo posteriore del mortaio tibiale viene a. poggiare sulla. parte posteriore dell'astragalo il qua.le scorre verso il da.vanti per quanto glielo consente il robusto liga.mento interosseo astragalo ca.lcaneare e a. premere così contro la faccia. posteriore dello scafoide. Giunto l'a.va.mpiede sul suolo viene fissato da.Ila stessa forza rappresentata. dal peso del corpo cadente (Quenu) e allora tutte le ossa e tutti i segmenti articolari del piede possono subire gli effetti della violenza.. Ma generalmente ]e lesioni risiedono nell'articolazione che precede il segmento fissato. Sappiamo che il metatarso e il tarso an· teriore sono strettamente solidali fra loro, mentre, data la contrazione muscolare violenta., il tarso posteriore resta solidale con le ossa della gamba; ne risulta che la violenza. si scaricherà. in corrispondenza delle due articolazioni astragalo scafoidea. e cuneo scafoidea. Questa violenza. trasmessa. lungo l'asse longitudine.le della tibia all'astragalo che funziona da porta.carico, viene così ad esaurirsi al davanti di questo, in corrispondenza dell'osso appunto che sta tra. le due articolazioni menzionate e che rappresenta il vertice della volta. del piede. Se tracciamo il parallelogrammo delle forze (V. fig. 1•) vediamo ohe la violenza trasmessa lungo l'asse della tibia e l'asse dell'astragalo si divide al davanti di questo in due risultanti, l'una agisce nella direzione dell'asse longitudinale del piede e tende a comprimere lo scafoide nel senso antero posteriore, nel senso quindi della sua sotiigliezza. massima., l'a-ltra agisce in senso perpendicolare a questa e tende ed abbassa.re la volta del piede, per cui vengono assogge!;tati a una. forte trazione, i liga.menti della pianta e specialmente il calca.neo navicolare inferiore che più è in gioco. La violenza verrà ad esercitarsi in duplice modo sull'osso il quale è sottoposto a due forze agenti in senso opposto 1° una. violenza che tende a comprimerlo nel suo asse a.ntero posteriore fra la testa astragalica. e i cuneiformi ; 2° una. forza divulsiva rappresentata dalla trazione del ligamento calca.neo navicolare che resiste finchè vinta. la. resistenza dell'osso verificasi la frattura. in corrispondenza della sua parte più debole (?he
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sappiamo, è al centro dell'osso, secondo un pia.no più o meno orizzontale od obliquo (fìg. 5). Il frammento inferiore può essere spostato verso la. pianta. (caso 2° del Finsterer). Tale sposta.mento che trova. la sua ragione di essere nell'aver seguito il frammento inferiore la. direzione di una delle risultanti della scomposizione delle forze è vere.mente eccezionale data. la resistenza dei liga.menti plantari e da ravvicinarsi all'unico caso di lussazione plantare del navi cola.re descritto dal Thiem (1). Quando la violenza. agisce nella direzione dell'asse longitudine.le del piede come per esempio avviene quando poggiando il piede sul terreno con dita. in estensione nella. posizione in ginocchio un grave peso cada sul calcagno (miuatore del Finsterer) o quando nella. caduta dall'alto trovisi nella posizione di fl essione plantare massima (come nel nostro caso) allora si ha un vero tamponamento dello scafoide con lo scoppio di esso in minuti frammenti, o nei casi più favorevoli con lo schiaccia.mento della. sua metà. esterna per dove passa.no appunto tutte le linee di pressione del piede. La. frattura. da scoppio dello scafoide che si può avvicina.re ai casi di Cook (3°) e di Serafici (2°) mi è stato possibile riprodurre (rad. n. 8) fi ssando solidamente sul margine di un tavolo l'estremo dell'arto inferiore di nn cadavere ed esercitando una forte violenza. con un maglio sulla test a dei met acarsei mentre il piede si manteneva in iperstensione forzata con reflessione della volta. Son questi i meccanismi più frequenti con · cui si producono i due principali ti pi di frattura da strappamento o da com pressione. Tuttavia anche le violenze che tendono ad esagerare la volta del piede o a spianarla possono condurre alla frattura dell'osso navicolare. Nei casi di Serafini (1°) di L inhart e di Kohlardt si trattò di aumento di curvatura. della volta per una violenza che si esercitò sul dorso dell'a.vampiede ASsendo il tarso posteriore immobilizzato. L'aumento di curvatura. è limitata sia dalla elasticità dei liga.menti che dalla resistenza dell'osso che occupa il vertice di questa volta e ne forma la. chiave. Data una violenza. che tenda. ad esagerarla. i ligamenti dorsali vengono t,esi e sono allontanate le loro inserzioni mentre la parte inferiore dello scafoide subisce la pressione della testa. dell'astragalo e dei cuneiformi che tendono ad avvicinarsi in basso (fig. o). Se i liga.menti cedono si ha la sublussazione e la lussazione semplice o doppia dello scafoide (casi di Eicbel e di Smith) se essi resistono è la metà in(1) R o cltl:L. l!UO. on. 7 e 8
Lux atio11.9 t.l,raum.ntiqrtP-8 du acaphouie Taraien. Revue de Chir.,
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feriore dello scafoide che viene assoggettata a una. pressione rilevante che può condurre al suo schiacciamento. Infine nei oasi di Berger, Piedaguel, Gooht, Finsterer, Nicoletti, la violenza. agì nel senso di produrre uno spianamento della. volta. Anche qui contro le opinioni del Deutchla.nder e del Finsterer il meccanismo non può essere che indiretto. Per una. violenza che tende ad abbassa.re e far precipita.re la. volta i ligamenti plantari entra.no in tensione seguendo la direzione delle risult anti della. violenza. e tendono ad allontanare le loro inserzioni ; mentre la. parte dorsale dello scafoide viene com pressa fra testa. a.stra.galica. e cuneiformi (fig. 8). L'azione divulsi,a è generalmente quella che predomina, e però la frattura è generalmente una. frattura. da strappamento (tav. V. fig. 1a). Sommamente istruttivo è al riguardo il caso del Nicoletti in cui l'apice della. volta. ha ceduto per le opposte trazioni esercitate da.i due ligamenti plantari producendosi la. divisione del navicolare secondo un pia.no di frattura. frontale in due frammenti, uno anteriore comprendente il tubercolo dello scafoide e porzione della sua faccia anteriore con tutti gli attacchi dei cuneiformi e e uno posteriore comprendente col resto dell'osso l'inserzione del ligamento calca.neo sca.foideo plantare (fig. 10). Non meno istruttivo è il caso di Berger in cui la. violenza che tende ad allontana.re le inserzioni dei ligamenti plantari dello scafoide ha fratturato isolatamente da una parte il tubercolo del navicolare per la trazione usata. dal liga.mento cuneo scafoideo pianta.re, dall'altra l'inserzione del ligamento calcaueo sca.foideo, mentre il terzo frammento formato dalla. restante parte dell'osso cedendo alle pressioni la.tera.li si è lussato la.cerando gli attacchi dorsali (fig. 9). Come si vede dunque la. frattura. è sopratutto una frattura. da. strappa.mento. La ragione si può ricerca.re nel fatto: 1° che la. testa. dell'astragalo in una violenza che tende a schiacciare la volta. tende ad abbassarsi nello spazio calca.neo-soafoideo e qnindi a.d aumenta.re la tensione del liga.mento che porta. allo strap· pa.mento della sua inserzione; 2" la parte dorsale dello soa.foide è più spessa. e robusta della. plantare mentre i ligamenti dorsali sono meno resistenti, ne viene che dato le pressioni la.tera.li a cui il frammento superiore soggiace è più facile la sua. lussazione che la sua compenetrazione da. parte della testa. astra.ga.lica.. Se vi è schiacciamento questo À piuttosto a carico della parte inferiore o media. dell'osso. Riassumendo: 1• Non si conoscono fratture da. causa diretta. dello scafoide;
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2° Le violenze agendo per via indiretta si esercitano sullo scafoide per mezzo di due meccanismi fondamenta.li : lo schiacciamento e la divulsione; 3° Il tipo della frattura è in funzione dei seguenti fattori: a) la ·struttura dello scafoide; ò) le sue condizioni a.na.tomiche; e) la direzione della violenza ; 4° La frattura. da. schiacciamento pura si ha qu:a.ndo la. violenza si trasmette secondo l'asse longitudinale del piede, sia nella caduta. dall'alto con iperestensione e reflessione del piede, sia nel caso che essa si eserciti sul calcagno o sulla parte posteriore o inferiore della gamba posta ad angolo retto sul piede il quale poggia al suolo con le teste <lei metata.rsei; 6° La frattura da strappa.mento pura si ha per la torsione del piede e si può paragonare a una. frattura spiroide; 6° In tutti gli altri casi i due meccanismi fondamentali si fon-dono, prevalendo ora. l'uno ora l'altro in rapporto aUa. resistenza relati va. dell'osso rispetto alla. trazione o alla pressione.
Decorso -
E,qiti.
Quando si tratta di frattura. sottocutanea o anche nei casi di frattura. esposta. ma. razionalmente trattata. si può avere la saldatura. dei frammenti e il piede essere restituito a.Ila sua. funzione. Tale esito fortunato però è l 'eccezione e ne troviamo un unico esempio nel ca.so di Aba.die in cui la guarigione con integrità. assoluta. della funzione si ebbe in 40 giorni, e in cui il trattamento usato fu: riduzione sotto anestesia, apparecchio gessato, massaggio. In tutti gli a.Itri ca.si il ritorno della funzione è stato ben lungi dall'essere completo e sollecito. E non deve mera.vigliare: se infatti in una. frattura con due frammenti non troppo differenti per volume, e senza. grave sposta.mento, è possibile spera.re una. riduzione e coattazione esatta. di essi e una. formazione regolare del callo, altra. cosa è quando i frammenti sono più numerosi, come genera.lmente avviene nella. frat tura da. compressione. Allora. o può aversi un callo voluminoso (caso di Landwer), o mancando la formazione del callo formarsi, come nelle fratture dello scafoide del carpo, una. pseudo-artrosi. Nelle fratture comminutive non si ha neppure questa. e i frammenti piccoli e senza nessuna. connessione liga.meutosa divengono delle schegge libere più o meno arrotondate incinse frR. le superficie articolari. Agendo allora da corpi estranei danno luogo a fatti di artrite traumatica alla qua.le clinicamente corrispondono i dolori spontanei e provocati, la limitazione dei
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movimenti attivi, i movimenti passivi incompleti e dolorosi, il dolore alla pressione localizzata, l'infiltrazione dei tessuti periarticolari, fatti che possono constatarsi anche dopo mesi dalla riportata lesione e che trovano una. riprova nella stratificazione di lamelle ossee di neoformazione da irritazione periostale, che chiaramente si scorgono nella radiografi.a di alcuni casi intorno al focolaio di frattura. Deutchliinder fa risalta.re l'importanza dell'artrite traumatica per la funzione ulteriore dell'arto. Se però in alcuni ca.si è chiaramente essa la. causa della grave diminuzione della funzione, in un'altra serie di casi dobbiamo ricer· care la ca.usa. di questa nelle modifica.te condizioni di statica. e di meccanica. del piede, che conducono all'esito piì1 frequente della lesione a.I piede piatto tra.umatico. Come e quando si produsse il piede piatto o valgo trauma.tioo? I sintomi comincia.no a comparire dopo qualche settimana. generalmente 1 1/ 1 o 2 mesi dalla lesione, appena. ricominciò la funzione del piede, e i casi 1° e 2° del Finsterer sono molto dimostrativi a. quAsto riguardo. Il Finsterer forse inspirandosi a.i concetti del Gosselin sulla
patogenesi del piede piatto statico-mecca.nico o funziona.le, dà. grande importanza. nella produzion"' del piede piatto traumatico all'artrite la qua.le produsse a.trofia muscolare riflessa e conseguentemente appia.namento della volta. Noi faremo semplicemente osservare che: 1° L'atrofia. muscolare esiste ma. è da considerarsi come a.trofia. da. inazione; . 2° Le alterazioni nell'architettura del piede che rendono possi• bile il prodursi di un piede piatto si sono già avverate all'atto del trauma ; 3° Esso però non si produce che q ua.ndo comincia. il carico del piede, cioè quando ricomincia il cammino, e la. funzione muscolare <lon.tribuisce sopra.tutto fi.ssauilo il piede in posizione viziosa.
Infatti, già all'atto e per e.fletto del trauma si ha. un'alterazione di distribuzione della. pressione sulle superficie di contatto disposte in direzione frontale e specialmente delle superficie ohe vengono a. formare la. parte interna. dell'articolazione di Chopart per cui i margini dorsali dei cuneiformi vengono ad avvicinarsi alla. testa. dell'astragalo. Inoltre per la fratt ura dello scafoide si ha insufficienza funzionale del muscolo tib. post. antagonista. del lungo peroneo laterale per quanto riguarda i movimenti di lateralità e di rota.zioue del piede. Si ha allora preponderanza dei muscoli abduttori, specie del lungo peroneo laterale, il quale entra in funzione già nella semplice stazione eretta; ma tanto
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piu nel cammino, quando il piede si regge col solo appoggio a nteriore producendo abduzione e pronazione dell'ava.mpiede, la volta è spianata. e il piede che ha perso i suoi mezzi di sostegno diviene piatto e valgo. Tale è il compito dell'azione muscolare, ma., è opportuno affermarlo a ncora, essa interviene secondariamente, le condizioni necessarie e sufficienti per la produzione di un piede piatto traumatico, ineren ti alle modificazioni di struttura della. volta del piede, si verifica.no tino da principio all'atto del trauma. Si ha già. allora in potenza un piede piatto o valgo. Il disquilibrìo fra peso del corpo e resistenza della. volta agisce in i,eguito e si rende manifesto quando incomincia. di nuovo nel cammino o nella stazione eretta prolungata. il carico del piede.
Sintomi e diagnosi. V importanza. della diàgnòsi è capitale, prima di tutto pétèhè differente è l'esito della lesione a seconda che essa. rimanga sconosciuta o vengt1 bene identificata e sia quindi oggetto di un trattamento razionale, secondariamente per gli effetti riguardo a.Ila legge sugli infortuni del lavoro. Ris~rbandoci, nel trattare della prognosi, la va.lutazione medico lega.le della lesione, diremo qui solamente che in qualche caso, non sembrando che i disturbi allegati avessero un fondamento anatomico, vennero ritenuti i i raumatizzati simulatori o esageratori (Nippold, Heimann). La dia.gnosi però con i soli sintomi clinici è difficile e solo è possibile come mil caso di Paubl11,n una diagnosi di probabilità insieme con altre lesioni. Se consideriamo in modo analitico i sintomi troviamo che nessuno di essi è patognomonico della frattnra dello scafoide. Il dolore, la tumefazione, la limitazione .dei movimenti sono comuni alla distorsione, l'atteggiamento del piede, la salienza al dorso, l'aumento della volta in primo tempo l'accorciamento del margine interno sono comuni con la lussazione dell'astragalo e con la frattnra. del collo di esso. L'ecchimosi tardiva molte volte manca, la crepitazione ossea. rara mente può appr~zzarsi e in ogni caso (Hamilton) non sa. farci conoscere l'osso fratturato e più spesso ancora non c'infor ma sulla estensione e di rezione della lesioneossea; l'apprezzamento della mobilità anormale è veramente eccezionale (un caso d i Bergmann e uno di Serafini) e non è quindi da coutarci. Se a tutto ciò si agi_;innge la tumefazione che talvolta enorme imped isce, sempre in ogni caso distur ba l'esatto apprezzamento dei rilievi e punti di ritrovo del margine interno del
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piede, si ,edrà. come mancano i dati per formulare una diagnosi di certezza. La difficoltà della diagnosi è tan to grande chi> solo in due casi fu posta come diagnosi di probabilità . Il Panblan ritiene 3 sintomi come i pri ncipali: Anmento d i spessore del piede. Accorciamento del margine interno. Presenza. d i una salieuza ossen sulla facc i a dorsale. Ora t ali sintomi da soli non possono bastare a pone la diaguosi di frat t ura dello scafoide. Essi parlano allo st.esso modo per una lussazione o frattura dell'a;;tragalo, il caso di Berger informi, il caso di P iedagnel in cui p ure esisteva scontinuità <lei tegnmenti, e quindi la possibilita dell'esame diretto rl ella. lesione os,-ea, il caso stesso del Paublac in cui la diagnosi oscillò fra lnssazion~ dello scafoide iu alto o lussazione dell'astragalo in d entro. Il Finsterer ritiene segno imponaut e l' accorciamento ùol margine i nterno de1 piede e la possibilità di provocare dolore forte con la pres"ione sull'asse longirndinale. :.\fa l'a.(:corciamento può mancare o essere appena apprezzabile e allora se 11 0 11 esiste spostamento dorsale dei frammenti, nè <l1wiazione dell'avampierle nè accorciamento, quando non si può constatare 1.;repita!lione osse,t il dolore pro,ocato alla pressione secondo l'asse longi tudinale del piede è poca cosa per far diagn osi di frattura e ad ogni modo 11011 n.111,orizza a loca lizzare la lesione nello scafoide. ( leneralme11te o la d iagnosi "C"ieue la:;ciata iu sospeso o si em ette quell11, di distor., ione. 8arà il decor~o ult,eriore allora quello ch e porrà su lla v ia giusta. Se esiste deviazione del piede, se attrnverso la tumefazione delle par ti molli del dorso si viene a sentire un rilievo osseo più o meno marcat.o, la diag;uosi re..:ta d ubbia fra lussa.7.ione o frattura della testa <lell 'astragalo o lussazione dello scafoid e o frattura d i esso. È ben vero che nelle lussazioni dell'astragalo si associano spesso fratture malleolari , specialmente del ma.lleolo esterno e si nota sporgi>nza del calcagno indietro: tali pA.rticolari però sono così sottili che ditlfoilmente si possono (caso di B erger ) prendere come criterio diffprenziale fri'. l'unn. e l'altra Je.:;ione. La diagnosi di frat tura dello scafoide è possibile porla in discu~,,ione quando esistono almeno t re dei segni della frattura a cui qu indi è da dare nel caso la massima importa,nza: .L 0 crepitRzio11e osst>a; 2° ecch imosi tnrdi,a; 3° dolore localizz,ìto a.li.i pressione cliret.ta o ]ungo l'asse longittHìiuale del piede. ,: due p rimi ci faranno fare la cliagno:-ii generica rl i una lesione o-;:;P,l eri esc·lnr1ere la, lns~azionB. Il
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terzo c1 permétterà di localizzarla nella regione dello scafoide, ma. nessuno di essi ci permetterà di differenziare una frattura. dello scafoide da una. frattura del collo o della testa. dell 'astragalo. Una. parte della difficoltà della. diagnosi sta certo nella mancanza di conoscenza della lesione e nel ritenerla. del tutto eccezionale il che non è Il sapere che è possibile la frattura isolata. dello scafoide, pnò far entrare t ale d iagnosi nella discussione fra le altre possibili lesioni delle ossa del tarso. i\[a il solo esame clinico non ci consente di dire di più e in ogni caso non ci da mezzo per ammettere o escludere lesioni concomitanti di altre ossa del tarso. Quando la tn mefazione, il dolore vivo sono diminuiti come nei casi n on più recenti, allora la sporgenza dei frnmmenti più facilmen te apprezzabile. l'atteggiamento del piede, la misurazione, i dolori al cammino e a lla stazione eretta che persistono mentre i commem orativi e l'esame somati co ci faranno escludere un' artrite tubercolare e specialmente l'associazione dell'artrite tubercolare col piede piatto t l) potranno far diagnosticare con maggior probabilità la lesione dello scafoide senza darcene la certezza. Nei casi a ntichi ci troviamo in presenza di un piede piatto o valgo doloroso e i commemorativi e il paragone con l' altro piede ci permet· teranno solo di metterlo i 11 relazione col trauma sofferto. La d iagnosi quindi è dithcile, possiamo dire impossibile i n modo i;icuro con i soli risultati dell'esame clinico e certo in tutti i casi solo la ra,liogra.fia ha permesso la diagnosi esatta della natura sede ed esteusi.oue della lesione. Non è quilllli ma i t roppo da. raccomandare « sempre e sempre nelle lesioni ùello scheletro e specialmente in quelle poste in regioni art,icolari in cui con tanta freq uenza non solo dai profani ma anche dai pratici generici esse sono caratterizzate con la diagnosi breve di d istorsione, di sentire l 'a,viso del rontgenologo. Solo a llora è possibile rid urre al minimo i danni temporanei e perma nenti dell'infortunio subito• · L'esame rad iografi co è un prezioso mezzo di diagnosi permetten· doei la sicurezza assoluta della lesione in tutti i suoi minimi detta· gli. Bisogna però porre in guard ia contro un possibile errore di inter · p retazione su cui giil. il L ilieufeld richiamò l'attenzione e che è dovuto a delle anomalie dello scheletro ben messe in evidenza dallo P fi tzner. ( I J EwA1..D. 1 \)l)j, s. 23:!6;.
Ft1l!dlc11rzel T11berk11/r,~e 1md Plut1/11s~ .lll1mclt. I ftfed. K . Wocho~chr.
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Si tratta di ossa soprannumerarie che si trovano nelle seguenti proporzioni : Os trigonum 8 p. 100. Os sostentaculi raro. Calcan. secunda.rium 2 a 8 p. 100. Tibiale externum 11 o 12 p. 100. Cuneif. 1° Bipa:rt 1/2 p. 100. Peroneum 8 a 9 p. 100. I ntermetatarseum 8 a 9 p. 100. Vesalianum molto raro. A noi interessa. l' Os Tibiale externum cbe è dunque come si vede, tutt'altro che raro. È posto al lato interno del tubercolo dello scafoide talora separato da esso e allora appare come un osso sesamoide sviluppatosi sul tendine del Tib. P o;:t., talora con esso articolato <> fuso. Quando è bilaterale è maggiore da una parte che dall'altra. Ora è evidente quanto sia facile fare diagnosi di frattura del tubercolo dello scafoide in seguito a un trauma anehe a mezzo della radiografia, quando esiste una tale disposizione. L' Haglund (1) appunto incorse in tale errore descrivendo 2 citsi, e il Momburg l'evitò in un sno caso avendo riscontrato una simile disposizione nel piede non traumatizzato (2). Anche i 3 casi del Deutchla.nder in giovani ragazze che riportarono una distorsione duran te il ballo furono interpretati da.l Finsterer simili ai casi di Haglund. È dunque sempre neeessaria. una radiografia di controllo per quanto anche con questa talora l'errore è presso che inevitabile quando l'anomalia. è solo dal lato leso. In tal ca.so forse la conoscenza di tale disposizione anatomicl\, la. leggerezza. del trauma, l'esistenza. di un piede piatto ohe dà ragione dei sintomi sopratutto dolorosi può illuminare la diagnosi.
Pro;no-.,i. Tralasciando di considerare i casi in cui si ha scontinui tà dei tegumenti nei qua.li la prognosi acquista speciale gravità per la natura esposta della frattura e limi tandoci ad esaminare solo i casi di frattura isolata sottoc11tanea, troviamo che la prognosi q_uoad (1mcfio11em ( l) Z eit;,ch. /iir Orthop. Chirurgie, Bel. 16, 19(16. (2) l\lo~tBuno. - Ein ,<.,'chei,lbarer bruch de.• Oa narfe11fare Tnni. Bd. 77 (riportato in Finsteror).
Ebenda, 1005,
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è emi11eut1::mente ve.rii;. a seconda che la. lesione sia stata riconosciuta e quindi trattata razionalmente o abbandonata a. sè. Specialmente in 'luesto caso gli esiti sono stati assai g ravi, le sofferenze hanno du• rato a !ungo, il piede piatto o ,algo traumatico è ..tata. la. regola, la funzion e del piede gravemente compromessa. La. forma della frattura intl ui~ce fino a un certo punto dal momento che troviamo come anche una frattura incompleta dell 'osso può dieci auni dopo (Nippold I dare ' grave disturbo della funzione. La prognosi quindi è sempre eia cou:siderarsi quoacl (nnctione11t molto riservata .sopratutt.0 per la facile eventualità di una artri~e traumatit;a e cli un piede piatto traum,\tico o valgo doloroso. Riguardo alla legge degli infort uni su l lavoro gli esiti generalmente possono es.sere considerati stabili dopo :1 o 4 mesi dalla riportata lesione e allora è possibile di applica.re loro un provvedimento m ...1ico- le~ale . Conoscendo infatt i quanto g ravi sia110 le conseguenze del cammino troppo precocemente ripreso dobbiamo ritenere che uei primi tempi che seguono a ll' infortunio, l'impotenza è assoluta. L a legge sugli iufortmii sul lavon) del 31 gennaio Hl04 n. 51 art. 9 at;corrl11, una indennità giornaliera eguale all11, metà del salario, per l'art. 11 peraltro l' indennità è limitata a non oltre 3 mesi nel caso della succes:;iv,t indennità per inabiliLà parziale, di qui sorge chiara la necessità per consideraziolli economiche nei riguardi dell'iufort,nnato d i attuare il trattamento che nel minor tempo dia i resultati migliori e pii1 sicuri. 'l'rascorso iì periodo di inabilità assoluta, l'infortunato nella g eneralità dei casi non riacquista integra la sua funziou o. Anche se quest.a migliora e rende pos,;ibile con adatte cRl zature o mezzi di sostegno il camm ino e il la,oro, non può però considerar;-i la funzione restituita alla sua integrità assoluta, dal momento che le m odifit;azioni statiehe e meccaniche del piede, prodotte di:tl trauma richiedono tali me;1,zi di correzionf'. E ' perfet tarnent,e il caso contemplato dall' articolo tl4 del regolamen to in ba:;e al quale bisogna considerare come inabilitù. parziale perm anente la consegnenza. dell'infortunio cLe diminuisce in parte, ma essenzial mente e per tutta la vita l'atti t udine al lavoro. ~aturalmente le. diminuzione della fun zione nel caso di frattura <lello scafoide 11 011 è da valut.ar~i sempre al lo stesso modo; mentre in alcuui casi è gravissima tale da fa.r considerare la lesione pOC'O meno che alla st.regua dPlla perdita del piede (casi di Finsterer llergmann ) in altri è leggera . :-,e quin<li si potrà conc·edere un massi mo
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del 35 o 40 p. 100 o anche più in caso di artrite traumatica grave, piede piatto o valgo doloroso di a lto gra.do con a.trofia dei muscoli e contrattura, pos!lia.mo in casi meno gravi e che sono la maggioranza attenerci a un minimo del 12 o 15 p. 100.
Abbiamo detto che la prognosi varia a. seconda del trattamento instituito; se esaminiamo i casi citati si vede che mentre poche volte la. lesione fu oggetto di intervento operativo immediato o tardivo nella grande maggioranza. si attuò un trattamento strettamente conserva.ti vo, pura.mente ortopedico. Gli autori Serafini Finsterer Hoffmann generalmente riservano l"inter,ento immediato ai casi con gravi deformazioni dello scheletro del piede portante a un piede piatto o valgo doloroso. Nei casi recenti secondo i cit.ati autori, la cura. dovrebbe mirare a riottenere la riduzione del frammento o dei frammenti, la loro esatta coattazione e contenzione, la giusta posizione del piede. La riduzione si opera allontanando la superficie della testa a stragalica. dai cuneiformi mercè inflessione e abduzione del!' avampiede e pressione sui frammenti dislocati in senso inverso al loro spostamento. E ' da nota.re come però spesso la riduzione riusci impossibile (Berger Serafini) per opera dei ligamenti. P er mantenere i frammenti e impedire lo spostamento successivo il Finsterer consiglia nei casi di frattura multipla con spostamento dei frarnmen ti in diverse direzioni di porre una striscia. di cerotto circolarmente al disopra. dello scafoide, mentre l'avampiede è assoggettato a una estensione continua mercè una stecca di legno fissante il piede e la gamba. A mantenere la giusta posizione del piede si dia. all'e.va.mpiede una posiziono di supinazione e adduzione in modo cli 1.:orreggere la tendenza al valgism,, e si tenga il piede in tal posizione conetta mercè un apparecchio gessato. Ad evitare il pericolo del decubito :ml frammento dorsale sporgente, il Bergmann si servi di una stecca plantare modellata, di gesso che giungeva. posteriormente fino alla. metà del polpaccio e n. cui il piede era :fhsato con una fasciatura elastica. bene imbottita. L'apparecchio gessato chiuso viene applicato quando non esiste o sia ridotta la sporgenza ossea del dorso del piede e quando sia d iminuita la tumefazione dei tessuti molli. E sso non deve rimanere troppo a lungo per la legge generale che impedisce una troppo protratta immobilizzazione delle frattnre articolari.
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L'Hoffmann consiglia 3 o 4 settimane, il Finsterer e il Sera.fini una. Riconoscendo il valore della. mobilizzazione precoce nelle fratture delle grandi articolazioni, osserveremo che qui per evitare la rigidità. delle articolazioni del piede non bisogna incorrere nel pericolo assai facile, come ne1le fratture malleolari di avere la non saldatura dei frammenti o il callo fibroso o la deformazione consecutiva al cedimento del callo, assa i più gravi. Perciò volendo attuare tale trattamento è preferibile protrarre da 35 a 40 giorni la durata della immobilizzazione iniziando subito do po sedute di massaggio, kinesiterapia, trattamento con aria, calda, idroterapia, ecc. Il cammino 110n sarà. ripre'>O prima di 8 o 10 settimane e anche allora non Henza. l'uso di una scarpa con suola rialzata. a.l lato interno, sia p ure nella semplice stazione eretta. Tale scarpa sarà usata anche per quei casi in cui la volta sembri più arcuata (Kohlardt) perchè altrimenti la volta non ben sostenuta a causa della. debolezza dello scafoide fratturato può cedere sotto il peso del corpo e per l'azione dei muscoli e prodursi allora. un piede piatto o valgo. La scarpa è opportuno sia. co'3tru i ta come consiglia. l 'Hoffm a.nn su un modello d i gesso per fa.r si che si adatti perfettamente a.Ila volta del piede. E' questo il tratta.mento generalmente adottato e consigliato dal Finsterer e dopo di lui dall' Hoffmann e da.IP Aba.die un trattamento che come si vede non diversifica. da quello comune di og ni frattura. ì\Ia qui ci troviamo in presenza di condizioni speciali. 1° La qualità d i frattura emi nentemente articolare e di una. ar t icolazione che ha tanta importanza nella statica e nella meccanica del piede; 2° La ditlicoltà della riduzi one dei frammenti e la nessuna sicurezza della rid uzione perfetta e della contenzione di essi ; anche 1:10 si p ratichi la. riduzione allo scoperto e si voglia assicurare la contenzione con la sutura dei lig ameuti dorsali lacerati. (Caso di Mignon - cit. in Loison; 3° La mancam:a di saldatura dei frammen t i piccoli e numerosi quali restano ad agire da corpi estranei; 4° La facile insorgenza perciò dell'artrite tra.umPtica; ò0 La d ifficoltà. di mantenere l'avaro piede in giust11, posizione ri· spetto al tar,;o posteriore, <lovuto alla. presenza dei frammenti. Sono tutte queste le ragioni che gitt so ltanto dal punto di vista dottrinale consigliano nn trattamenLO diverso.
LA FRATTURA ISOLATA DELLO SCAl,'OIDE DEL TARSO
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Abbia.mo una. serie di ca.si in cui fu adottato l'intervento operativo, breve serie senza. dubbio, ma. che ha una grande forza di convinzione. In quattro casi (Berger, Paublan, i dnedi Serafini) si intervenne precocemente con la es·tirpazione dei frammenti; in due previo fallimento di ogni tentativo di riduzione, in due dopo diagnosi radiografica e l'esito fu ottimo: Perfetto il ristabilirsi della funzione, scarsa deformazione d~l piede, e cosa importantissima, guarigione ottenuta. in tempo relativamente breve: 40 giorni per il caso di Paublan; 39 giorni per il caso 1° di Serafini. Nel secondo ca.so del Serafini la. frattura concomitante di due vertebre lombari impedì di controllare esattamente la funzione del piede, però dopo tre mesi l'~same dimostrò movimenti completi e indolori, ,-pos'3ibilità di appoggiare validamente sul piede operato, normalmente arcuata alla radiografia la volta del _piede. Nel ma.lato di Berger la guarigione avvenne per seconda in 4 mesi; risultato eccellente riguardo alla funzione. Se contrapponiamo a questi casi tutti gli altri in cui la cura fu semplicemente ortopedica., facendo eccezione per il caso di Aba.die ili cui forse la semplicità della frattura. e la. facilità della riduzione ci danno ragione del successo eccezionalmente lieto, e forse quello di Capillery, in tutti gli altri troviamo una. durata assai lunga di tratta.mento, deformità del piede, diminuzione più o meno grave della. funzione anche lungo tempo dopo. La differenza non può non colpire. In tutti i casi recenti è quindi da consigliare l'intervento che con la rimozione dei frammenti , con la completa toe lette de ll'articolazione, toglie di mezzo la causa dell'a.rtl'ite traumatica e, permettendo a.Ila testa dell'astragalo di portarsi a contatto coi -cuneiformi, consente una giust.a posizione del piede, elimina per la. retrazione dei tessuti molli e dei ligamenti, che secondariamente interviene, la formazione di un piede piatto o valgo, la volta resulta maggiormente arcuata a.uzichè appianata., e conserva.udo il tibiale posteriore la. sua inserzione distale per mezzo delle espansioni fibrose a.i cuneiformi, la funzione muscolare resta integra.. Una sola eccezione si può fare per quei casi di frattura sem pi ice senza. sc hiacciamento dei frammenti, quindi nella frattura pura da strappamento per torsione, in cui la riposizione del frammento superointerno lussato si verifica senza difficoltà e in cui la. radiogra.fh~ most ri una perfetta coattazione de i frammen ti, salvo a intervenire secondariamente se il risult ato è poco felice. Tanto più è consiglia.bile l' interveuto in fpianto è assai semplice e può essere eseguito con la sola anestesia regionale.
6-10
LA Fl:ATTORA ISOLATA DEI.LO :-:t:AF-ù lOE DEL TARSO
Iucisioue ::m l dorso del piede di 5 o 6 cen timetri decorrente lungo il margine interno del tendine dell'estensore dell'a.lluce i,i modo da cadere nell'interstizio fra qu~sto tendine e quello del tibiale anteriore. Allontanando i tendini si cade su bito sul foC'olaio di frattura. I frammenti sono liberati mercè staccaperiustio e asportati con pinze a sequestri, si rispetterà assolutamente il tendine del tibiale posteriore sai vando le sue espansioni tendinee ai cuneiformi. La ferita vien chi usa completamen te con un piano di sutura perchÀ la cavità residuata viene subito a scomparire per l'avvicinamento della testa dell'astragalo ai cuneiformi. · Come cura post operatoria, apparecchio gessato manteuent.e il piede· in adduzione-supinazione e con volta normalmeute arcuata. Questo sarà trattenuto ,15 o 40 giorni rinnovandolo qua,ndo viene d isfatto il primo per 11"1. rimozione dei punti al decimo o dodicesimo giomo. Alla rimozione del bendaggio, massaggio e kinesiterapit~. Non sara consentito oei primi tempi il cammino e anche il sem-plice stare a lungo in piedi senza una scarpa o sottopiede per piedP piatto, ad evit.are che la volta ceda. L a enucleR.zione del lo scafoiòe o dei suoi fra.mmcnt.i ~ anche indicata nei casi nou più rel!enti in cui esist a R.rt.rite t rnumaticfl : fratt ura comminntiva senza saldamento dei frammenti, psencio-Rrtrosi. di essi. III tR.li casi che non si gioYano neppure molte volte di una correzione rnernè scarpa adatta, e specialmente trattandosi di nn opernio l'i ntervento è rigorosamente logico. Nei casi tardivi in cui esif<t<' callo ipertrofico e la consolidaz ion e Jei frammenti remi'} im possibile la correzionf' do] piede guarito in po · siziione viziosa. si può ri correre a un inter,en to egeguito dal Landwer con ottimo risn lt.iito e ri ferito dal l'J loffmann, e cioè asportazione del t ubercolo dello scafoide e scuccb iniamento del resto dell"osso in modo da risparmiare solo la sogtanza corticale dello scafoide e le sne cartilagini. Allora esso è ridot.t.o a un guscio sotti le e non impedisce la correzione del piede.
l\lA,L01>1n~E. -
'l'raité de~ F'ra.ct.1treJJ et d rs L 1uatio11J< . -
P 1u·ia , 18 H .
Traitl pro1iq11.e de~ Frac11trCJJ et <ks L!t~=ntùnl6. l 84. HOF>"A. Lehrlmc/, d,ÀJ F'ract11rer. 1md Lur(ttùmen . - l 9U~. Stutlgart. l\IEt,t :Al~P: e t STDrBO'<. Pmctir;al trwtise ,,n fracturCJJ a,w dislocalion.11.
H .-MTLTO)(. -
FrricturrR PI L11,·C1/irnl,6. - Be.illière, P e.ris. IS!lG. Oictinn,v,irr d,· Dechambrc. (Article Pird. T. XX\"). ni<:tio1m<1ire dc Jlhl. et ('hfr. pmti q.,, d,, .faccond. (Artiole P ird. 187!))
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I..A P IUTTURA I SUf,ATA DELI,O ~CAFOI IJ~; Ul•:J, TA US(•
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Ueber Verlctz1111gcn im bcreiche d er F11aswurr.elknochen mit buonderer Z. K l i,,. Chir., Bd. LIX, Heft 1°) Hol'F:llANIS'. Ueber àie isolier/e /raktur dr,. 01!8 ,w,vic11/ore Tarai. (lleitrage Z . I<l in Ohir.• H/08, Bd. LIX). A DA OIE e t RA u.,~:. l ,,. / rlfct11r u ,t., "cap/,o·;,t,· t/11 1.'or,.c , (Rel'ltr dP ()71ir11rgie. n. 9, 19 10). BOl!:('Kli:r.. Dea L ,1-.r ationx 1rau111al1•111e.s d 11 "co.photdr /a r,,i,,,. ,m , ,oniculitr (/,,,. l11,<1tion do 11l,lea. (Herne de Ohirnrgir , n. S, llllfl). B.~LLKx <: 111F;;,.. Frric111rr.• d es ox r/11 Tarar. Thè.sc de Paris, l i-;90. n. 25. PAitllt.AN. - Co11tri/,,11ion rì l'ée11de rie., / w rtnrrfl d1r RNip/,oule dll P ied. - Thè8e rie Paris, 1900. Lo1$0N. - Fract nre,, et en•1cU•1tfona i11comp lhrs f/11 RCflpho,de d11 l'inl (IJ,,/l. cl ., fl>m. de lr, Sociétf· d r ('hir11rgi1>, HIO I). B L U M)I , Chiru rgie d tt l'ied. - l'nris, ) 88!<. GRl' YER . C'o,.,ri.1, u t;on rì la />111/u)g,,ni, d, '" tar,,nli1fr ,/,~ adolcdCOlt~. - Tlw~<' d o ~anc_v . l!}(IH.
FlNS'TtmER. -
13emcksichtig,mg de11 Osa navic11lare J,cdù1, (Beit.
Qrn::i,;u_ - Lit.ratio» inco1111,/1:1e "'"'"·HNl/•ho,-rlie,me en d1·d11nl!. (/Jull. a J.li.m. d e fu Sorihé d e Uh irurg iP dr P ari.;1, 181li 1. CAPILLErtY et F~: RHIIN. /le l'hmrl•atirm i ,u:01111,l(tf du •C{1ph111d, clu 7'11rxe. (Ue1·11r ,le ('l,ir11rgie . l!lOO, p. 03). '.\lfl>1UURO. Ein S r/,,.jnJ,orcr lm,r/, ll(ll'irir/,,r, 'l'C11·.•1. (.-lrf/1. /iir 1.;,1;,., 01,ir.,
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SER.H'INI. -
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I l pie,/~ piallo. (Archit·io di Or1q11edia1 1911~ ). :.~ Y. ur m, l'i.rmi<'k d, 9 xtel,e,..,, ;,1,, r rlie l1tidc•1t11n g d, ;: /•1s,i11, w1,II,, ~ ll'im 1,(l·/,e11. ( Arclr. liir /{liti. Chi,·., Hd. XX\'1[, l8S2J. :'.IE\'ER. • • Stalfrk 11wl merktmik d•x 111,·1..-ch/i,·/,,,., t·,,~~•·"· fpnf1, l SSli. )lorc1Ax . - U,,l,er d. Lu.rotio,i i 11 1ah r.-,.m ·ir11lr,r r,r/,rxke i n n r11tch. Y.cit ,,. j,, , ('hir11rr1ir, 86 Hd .. 20 Heft. T1iJ E)1 . Vurenlomr, d ,~ k al11.l,rit1 ,wc/, 11i11t1t1 Ìl1 /ii,· (i11/al/1rcìlbmrle. -
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Le ip;,,ig, 19()0, n . lO. l-:o1<is111uos. - Uel,er Stfr,la dc·11 fo r1s,,1z,·8 (/,,,. Spr,mr,1,, i11. 1Z ri1. /
Or!h. ('li ir.•
20, l!lOl'\1.
PF!T7.Nen. -
Dir IJ(lriatiom·n d, ,i P u.,.,,,i,, /, //.<. (.llor11l,ol. Arb, it, n, VI, li4!ì4;),
nd.
642
LE FERITE DELLA TESTA OSSERVATE A BENGASI DURANTE IL CONFLITTO ITALO-TURCO P t:r il capitano med ico dott. FIiippo Caccia, direttore del 8° ospedaletto da campo libero docente in traumatologia nella R. Università di Roma
Fre<toenza delle ferite del er ll.nio e delle t'eri te ,d ella. faccia. Sopra un totale complessivo di 446 perdite (morti e feriti ) (1) in t utti i combattimenti di Bengasi, se ne sono verificate 86 per ferite al capo, ossia il Hl.o p. 100. Le 86 perdite per ferite alla testa i.ono così ripartite: 44 mo1·ti sul campo di battaglia. e 42 ricoverati negli ospedali da campo. I 42 feriti alla testa si ripartiscono come seg ue: 31 feriti al cranio ed 11 àlla. faccia. L a percentuale dei feriti alla testa. rispetto a tutti i feriti è dell'll.6 p. 100 ; di quelli al cranio 8 .o p. 100; di quelli alla faccia 3.03 p. 100. Dei feriti al cranio ne morirono due nello stesso giorno del loro ricovero, quindi si potrebbero anche questi enumerare tra i morti immediati, elevandosi co::il la. mortalità. immediata. per ferite al cranio a 46 su 86 perdite ossia a l 53.4 p. 100. Gli altri feriti al cranio sono stati tutti imbarcati sulla nave ospedale in buone condizioni, poichè a Bengasi, i feriLi gravi del cranio furono trattenuti finchè si tro varono in via.di gti,rigione. Dei feriti alla faccia non è mort.o alcuno. Riguardo al lato ferito non ho trovato sensi bi le differenza, mentre in genere nelle alt r e guerre si è trovato sempre più coipito il lato ~inistro che il destro. Differenza. del resto che esiste anche nella. mia statistica per le altre regioni del cor po. Ai;ente rnlnerante e sua azione. L e feri ttt della testa enumerate sono state qua.si tutte provocl\te da grossi proiettil i di piombo n on rivestiti; Mauser (11 millimetri) (l ì Nel le per,!ite non sono <'ompre"i i fer iti o morti dell11 R. ~farina e g li assoldati indigeni.
LE FERITE Dl!:LL,A 'l'ESTA os::;1rnVAT~: A BENGA"I, ECO.
643
e Martini-Henry (11.43 millimetri), solo qualcuna da qualche proiettile rivestito di piccolo calibro. Ora è risaputo che tali proiettili hanno minor forza di penetrazione dei proiettili rivestiti per la loro minor forza di propulsione, la defici~nte forza di rotazione e per la loro struttura (facile deformabilità dei proiettili di pjombo, meno regolari e d'un calibro più grande).
Quindi teoricamente l'azione vulnerante di essi dovrebbe essere più lieve. Ciò è vero a piccole distanze nelle cosiddette zone esplosiv·e (fino a 300-400 metri), ma si tratta solo di une. differenza nell'azione di scoppio, nel senso che i proiettili rivestiti, specialmente a piccolissime distanze, producono, colpendo il cranio, nu'azione più intensa e quindi più deleteria. Però è solo questione d'intensi tà, poichè anche i proiettili di piombo a piccole distanze producono azione di scoppio sul cranio e quindi morte immediata. Nvn vanno co;iì le cose per le ferite della faccia, dove non esistono condizioni favorevoli per lo scoppio. Quivi i proiettili dì piombo producono gravi distruzioni per il loro grosso calibro e la loro facile deformabilità, mentre i proiettili incamiciati fanno relativamente lesioni lievi per la debole resistenza che incontrano nelle ossa poco compatte della. faccia, ad eccezione natural men te del mascellare inferiore. Nelle ferite della testa vanno considerati i proiettili secondari (scheggie di ferro di o pere di difesa, brandelli di copriùapo, terra, sabbia, ecc.) che possono avere importanza nqn lieve per il decorso dellfl ferite. Ho insistito solo sulle piccole distanze, poichè quasi tutte queste ferite sono state provocate a<Ì. una distanza non certamente ,mperiore ai 300-400 metri e la maggior parte a meno di 100 metri, nei presRi delle opere di fortificazioni ovvero nei combattimenti in campo aperto, quando le nostre truppe, vista la breve distanza e la ferocia del nemico, era.no lanciate alla baionetta. P er questa ragione e per l'importanza dell'organo (cervello) si spiega l'alta mortalità. df"lle ferite della testa.
***
A queste considerazioni di ordine generale, detratte da tutte le nostre perdite in combattimento occorse a Bengasi, pex dare maggiore importanza ai dati statistici, fo seguire le osservazioni sui casi ricoverati nel mio ospedaletto, riguardanti lesioni per arma da fuoco e per cause accide11tali, curat,e n ei nostri soldati ed in indigeni del-
644
LE 1.l'ERITE DE LLA TESTA OSSER VATE A BEN'GASI 1 E CC.
l'esercito nemico. Su 175 lesioni d'arma da fuoco ed accidentali curate nel 3" ospedaletto da campo si sono osservate 37 lesioni riguardanti la testa, ripartite nel modo che segue: senza lesioni ossee .. . 4 con lesioni ossee senza lesione cerehrale ... 1
ferite d'arma du fuoco 7
con lesiona cerebrale.. 2 Crnuio. ..
senza lesioni ossee . . . 7
\ con lesioni ossee .. .. . 1 1'
fe rite accidentali. .. .. 9 '
\ Testa l:17
lesioni ossee e fatti f concet"ebrali ...
I
ferite d'nrma cta fuoco
~
Facci:1... 21 foi-ite accident,,li . . . .. 12
l
1 senza. lesioui ossee. . . 4 I con lesioni ossee. . . . . o
se11za lesioni o~see . . . 10 con lesioni os;;ee. . . . . 2
lfto ritt> de l cranio. Nelle fer ite craniche bisogaa distinguere: 1~ Ferite i11teressanti le sole parti moll i; 2' q nelle con frattura della scatola cranica; 3° infine quelle che, oltre ,1.Ile lesioni ossee, presentano lesioni cerebrali.
I.
FERITE OF:1,LE i'ART! MOT,Ll
L e ferite d'arma da fu oco iuteressant.i le sole parti molli hanno presentato scarso interesse chirurgico. Nella mia statistica ne figura.no solo 4, però ne sono state osservate molte altre con ferite più interessanti in altre regioni e quindi comprese in queste. In genere queste ferite sono state prodotte da colpi tangenziali o di rimba lzo, quindi è raro il foro di entrata e di usci ta: si tratta per lo pit1 di estese lacerazioni nelle parti molli pe· ricraniche con scovertnra dell'osso. Principale fattore di ciò è il proiettile grosso di piombo m olto deformabile. L'emorragia è scarsa o nulla. Non esistono fe nomen i di reazione cerebrale. Il decorso di tali ferite è in genere asettico, e ciò per 2 fattori: 1° la scarsezza delle parti molli pericranil'he, quindi sono poco accentuate la forte con tusione, la distruzione dei tessuti e la consecutin1. n ecrosi, così ub1tuali uon i g rossi proiettili di piom bo nelle reg10111
l ,F. ~'ER!'J'E OELI.A 'l'F.~TA 0!':~J,RVA'l'E A HE.'IGASI, ECC.
645
molto fornite di parti molli; 2° l'abl,ondante vascolarizzazione della parte. Per tali ragioni, in qualche caso, si è potuto anche eseguire la sutura completa, previa recentazione dei margini, e si è ottenuta la guar igione di 1'1.
IL -
:E'F:RITE CON LESIONI o,.:sEE.
~ el mio ospedaletto sono stati curati tre casi di fratture del cranio senza concomita11ti sintomi di lesione cerebrale, uno in seguito a calcio di cavallo e due per ferita d'arma da fuoco. Uno di questi, però, con frattura del temporale, presentava alt.re lesioni di maggiore interesse nella. cavità retrohulbare e nel mascellare superiore, e perciò lo cle.·criverò tra le lesioni della faC'cia. l 0 • Soldato B ... E ..., -l0 reg~iml'nto fanteria, ferito il 12 mal'ZO l!ll2 n ella battnglia dPll'oasi delle Dne Palme. ~ella regione parietale sinis tra prese nta unn. lesione rii continuo, lunga circa •! centimetri. a margini contusi, sfrangiati ed anneriti. interessante tutte le pani molli con s"overturit d ell'osso sottostante. Questo si presenta forato f3 millimetri). scheggiato ed avvallato. Non esist,,no fenomeni di rea zione cerelirale, s,,lvo lie,e comruozione che è scomparsa rapidamen te in qualche giol'llo. Coscienza integra, polso e respiro regolari. lii primo tempo. fatta la rasaturn delln parte II secco e nettatala con alcool denaturato, ho eseguita la disi nfezione con la tintura di iodio e la m edicatura asettica occlusiva. Dopo 4 giorni ho dec iso l'intervento. olLre che per rimuovern le sd1eggie os,.:ee, anche nella supposizione che potessero esist ere nella caviti, crnnfra corpi es trituei (scheggie di proif'ttile o detriti riel covrirapo), 1100 esistendo forarne di u,;cita, sebhene i caratteri dell:\ lesioue potessero far pensare ad un colpo tangenziale. L'espl'rienza però mi aveva d imostrnto che co11 i proiettili !li piombo n elle lesioni ossee, anche quando il proiettile era fuoriuscito, poteva fa. cilml'nto verificarsi la permnnen,.a di qualche scheggia di esso. Atto ope,·ati,.o ( lG marzo l!ll:2). - Con la na1·co"'i cloroformica, esegu ita la clisinf1·zione del campo ope ratorio ali!\ Grossich, sbriglio la ferita cutanea in modo da ;;covrir bene tutta la p:orte frnlturata !'Stesa circa quanto una moneta da lO centesimi. Rimosso il tavolato esterno con la sgorbia, ho asportato parecchie scheggie ossee incuneate tr8. il tavolato i11ter110 e la dura. ~ cllinge integra, asse11za di corpi estrn11ei. È risultato un foro della grandezza cii u11a moneta da 10 centesimi. Snturn parziale <iella cute, drenaggio con garza iodoforru ica. Decor;,o post-operatorio rp~olare. [I '3H ma rzo è stato trasferito sulla 11ave- osped:1.le R Pyinn. <l' Italia tll ottime conrli7.ioni locali (piaga in via di cicatri zznzione) e ~enern.li. Egli è andato al porto a piedi percorrendo circa 1 chilometro. 2°. Soldato A . . E ... dPI 2° regg imento artiglieria da mo11tagna, fu ferito il 213 ottobre da un calcio di cavallo e ricoverato all'ospedale il giorno 2!l co11secutivo. Olihiettivamente ,ii n ota. in rorri;;pondenzn. della bozza frontale sinis tra, una feri ta lacero- cootm::it di forma sem i- circolare, con margini. irregolari, lunga circa
LI•: ~'El<J1'E DELLA TES1'A os,-.ERVATE "
BK:-.GASI, RCC.
4 centimetri, in:teressa11ti le p1\rti molli sino all'osso sottostante che s i presenta fratturato ed avvallato sensibilmente. Si uota anche ecchimosi di tutta la pal· pebra superiore dello stesso lato. Lo stato gellerale è abbMtanza grave. sebben e sia conservata la coscienza; polso pieno ed alquanto tardo. SuLhiettivamente a ccusa cefalea e pesantezza alla test,L. Puntura lombare negativa. Atto 1111eratiro (llO ottobre 1911). - Cra11iectomia con la sgorbia, p raticaudo uuo sportello della gr1111dezza di 11111\ moneta da 10 centesimi; rimozione di 3 schegr;ie os:-ee incuneate t n il tavolato interno e 111 dura e di un piccolo ematoma epidurale. Dure. integra. Sutura delle parti molli con piccolo drenaggio di garza iodoformica. Cloronarcosi. Disinfezione del c11mpo operatorio con la tintura di iodio alla Grossich. lliass1wto lf.rl t.lia1·iiJ. - Decorso post-operatorio l,uouo. Ha solo avuto un paio di giorni lieve cefalea frontale . . Dopo quattro g-iorni dall'atto operativo viene da sè io camera di n1edica7.ione. Al settimo giorno sono stati rimossi i punti, ottene11do adesione dell1.1. parte suturata: dal drenaggio non geme punto secre-.ione purule11 ta li 23 uovembn• \11. pnrte i, completa mente cicatriz?.ata In corrisponde11za della perdite. d; sostanzA. os,;ea. la resis te11r.a alla pres<aione d iµ;italc· i, s utticientcrncnte valida. Vi,·lle tra"ferito per ri111p1ttrio sullR ui1ve ospedale Mwi fl. C,l~SIDERA7.!0N1. Le crauiectomie nei casi d i lesioni ossee, e~egnite con le dovutfl regole, sono relativamente innocue. IL decorso in ambedue i casi riferiti i> stato vttimo, e l'operazione, mentre ha evitat0 possibili conseguenze immediate e lontane, non ha provocato 11essun aggravamento nello stato del ferit,o. Quindi se ne può dedurre che in casi di fondati dubbi, nna craniectomia, anche esplorativa, mentre, eseguita bene, in genere non arreca danno alcuno, può invece riuscire di sicura utilità, dato che si rinvengano corpi estranei o scheggia incuneate comprimenti la dura.
III. -
F1rnnr-: co~ 1,1;;sro~1
0 EREBHALI.
Nel mio ospedaletto bo avuto occasione di ossen•arne tre casi: uno presentavit grave commozione cerebrale, uno contusione cerebrale ed il terzo una ferita della sostanza cere brale. .Fo seguire la descri;,;ione delle lesioni, verificatesi in tre indigeni. 1° Sabi ben Hamroed, beduino d ell'esercito nemico, ferito la mattina del 3J g,·nnnio, durante l'a!'<salto alla ridotta Foyat. Nelle. regione mastoidea sinistra notasi una lesione di continuo con margrn1 sfrangiati, molto contusi e s,1nguinnnti, introtlessi, con e.Ione nerastro di forma ovalare, con diametro maggiore di circa 3 centimetri. diretto dall'indietro all'a· vanti fiuo a rng ~i11ngore il pad iglione dl'll'orecch io (foro d'entrata).
Lt: FERITE DJ,;Lf,,\ TESTA OSSE!t VA'l'E A DENGAS11 r.CC.
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Nella regione temporale dello stesso lnto si nota un'altra lesione di continuo con margini irregolari, estroAPssi, lunga circa 3 centimetri, dall'indietro all'avanti, J,nga circa 1 c1mtimetro (foro d'uscita). Nel padiglione dell'orecchio sinistro al disopra della conca, si nota unu terza lesione di forma irregolarmente stellata, con margini frastagliati e contusi. Le sudde,;critte tl'e lesioni sono in comunicazione tra loro mediante un largo tragitto sottocutaneo. dove penetra comodamente il dito. Con questo si percepisce lungo il tragitto, al disopra d ell'arcata. zigomatica, unR. discontinuità ossea, della grandezza di una moneta da 2 centesimi. Condizioni generali dell'infermo molto grR.vi, rl:spiro frequente e !'uperfìciale (50), polso freqne11tissimo e fi liforme (tSO). Coscienza obnubilata; t r emolio g1·nerale continuo. Vomito ad intervalli piuttosto lunghi (1-2 ore). Con la puntura lombare si è estratto Iiqu itlo rachiJiano limpido, Nessun'altra lesione rilevnbile uegli altri organi e regioni· I fatti sunnotati, proseguendo iuvnri11ti nel mattiuo consecutivo, mi decisero pt!r l 'intervento. Atfo operativo ( 1° febllraio Hll2). - Sbrigliamento dellt! f~rite, spaccando il tragitto: si scorge la mer.inge S(·operta a.ttraverso un foro rotondcggi11nte, con diametro di circa 12 millimetri, in corrispondenza della r egione tempomle. due centimetri al di sopra dell'arcata zigomatica e due circa al do.v,mti dell'orificio auricolare esterno. Da esso gocciola sangu ... nerastro e si intravi>dono scbegg;e. ~i esegui> con la sgorbia uno sportello del diametro di <·irca 3 centimetri e si rimuovono le scheggi,e incuneate al di sopra. d Plla durR. integra e non te!'a. Y1tsi meningei integri: l'emorragia era diploica. Sutura con drenaggio. Cloronarcosi. Disenfezione del campo 01,eratorio cou la tintura di iodio. Oopo l'operazione le condizioni generali 1100 sono migliorate; è compan:o il delirio molto a ccentuato, il polso è andato sempre peggiorando, malgrndo g li eccitanti. È morto circa 86 ore dall'atto operatorio con fatti di grave commozione cerebrale. Dopo morto uon s i :sono riscontrati fatti apparenti meningei n ell r, parte operata, che fo opportunamente allargata, incidendo la meninge.
CoNSIDERAZIO~I. -- 1~ In ta l <'aso, dati i caratteri morfologici della lesione, bisogna escludore che essa sia stata prodotta dal nostro fu. cile 1891, che dà in genere nelle parti molli fori piccoli e nfltti, con tragitti irriconosc.:ibili 1 tanto ne è limitato il lume. Quindi, siccome nel conflitto del 31 gennaio, alla ridoLta Foyat, fo molto adoperato il cannone, caricato con scatole a mitraglia a zero, così si può am· mettere, senza tema di errore, che la. lesione fu provocata da un colpo tangenziale di palletta di scatola a mitraglia. La lesione stellata, lungo il tragitto, e comunicante con il medesimo, fu con tutta probabilità prodotta. da una scheggia della scatola.. Volendo ricostruire dai caratteri delle lesioni la modalità del colpo, si può pensare, essendo il ferito a circa 100 metri dalla bocca del can· none, che egli si.a stato colpito, mentre tentava ritirarsi in posizione pancia a terra.
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LE FE RITE DY.T.I .A Tr>•TA 0!--SIW\"AT I': A llE1'0 AS l 1 ECC,
~-, P roseguendo lo stato grave e dato il fatto della lesione della scatola cranica, si è pens1tto ad u n a lesione cerebrale e perciò si è in tervenuLo. nonostante che lR, puntura lom bare negat.iva ei potesse fa r e!-1,;lud0rA la lesione endo<·r an ica. ~ a La cralliectomia è stR.ta un inter , ento breve e di lieve con to, il quale poco ha potuto infl u ire snl decorso u lteriore. Quest a considenrn ione ha avuta la sua im por tallza per la decisione presa. -1" La grave commoz io11 e cerebrale ch e ha prodotto la morte del ferito non si spiega con l'entita della lesione r iscontrata. Abbiamo visto lesioni molto pitl gra\'i con nPssun accenno o solamen te lieve di commozione. Cer tamente bisogna supporre d1e il feri to abbi,t subito altri urti ben p iù foni alia te,.:t a tcadnta, per cosse, ec<'.1. 2" Jlnis~a beu lin bsu le111, bed u ino dell"esercito nemico, ferito an ch'esso come il precl'!den te, la ·ma t tinll. del ,jJ g ennaio Hl l2, n t!ll'assalto a lla ridotta di F oyat. Le,-,ione di continuo n,·lln r,·gione pal'ietale si nis tra, io corrispondenza d ella linea bi:ouri cola re, a cir ca :2 cent imet r i dalla l i1w;i sag itta le. a marg i1ù contus i, fra ,;t:igliat.i. u o11 11.11neri! i. di for n111. il'l'e~olare, del ò 1a met ro d i c irca 15 millimetri. A ppPnn r imossa la medi ca t u ra p rovvisor ia, ~i vede fuo riuscire dalla detta lesione su,na11,;a r.er,•bmle e sangue a 1•ter ioso iu a.bbondiin ?.a. .E~iste pn r alis i completa deg li art, di destra; 110n sono p,·rò tl a('cidi. :\"ell'ar t o su pe riorP s i no tano l ievi contl"11zion i clon icl11:. 1~,.cci11.le iufod ore l ie1·e mc nte pnre Lico. ~ormale la sen 'libilità tilt· tile. t ermira e ùolot· ifica. Le nl~re u on sono state s aggiate. Ha perd ita in,·olontar i:l di u rine, non d i feci . Polso n.bbasta n7,a buo110, alqua11 to ttso e tll rdo liO). Respi ro regolare. Cosr•ie11za i nte/); rn, memor ia buona, fomisce con chiare,.za tutte le informazioni c h e s i dornandan o. ila chiesto d i fumar e, men tre Pra tras port11.10 in barello. all'o,;;peda letto. :--i p roct·d,i suhito a ll'inter ven to per l'em orragia. l'l'im n esegu o la pnn t ura lomban;, estrae11do liquido <;c·t'alorach i•liano in t im[,111cnte comn,i~to a san· g ue d al p r imo g1•tto a ll'u ltimo. • lito OJJ1'1'fltiro (ore J,l del Hl g-cunnio rn12 dopo ('i r ca 7 ore dal fer imento). /-;IJ1·iia:l i111ui,nt o ampio de-I la fer ita cu t a nea, praticando un'in cision e semicu 1..,a ii hasc superiore. l\ella scatola oss,·a si è tro vn.to un foro netto a ·m a rgini irregolari. tl,•1111. p;rnu ùezzn d'u na moneta ,la :? c,·n lesi mi. Dn esso fuo riesce sn.ngu,• nhbon•ln11 t,· e so~ ta nza ce rebrale. Per frenare l'enrnn agia h o tam pona to con g a rza. i11troducl'ndoln n el forarne osseo. Allora con la sgorbia ho potulo praticMe uu nmpio s portello dolio. gmndez,:a d i un a moneta da cinq ue fra ne-lii. Ho su bito pinzrttato due rami della meninµ;e a me,l ia sanguinanti e pvscia bo a lla1·g1tta 1n brPcc ia me11i ngea s u tre Inti, evitn ndo di incidere s u quello m ..Jiale per i l sen o lon · gitudi1rnle. Si è trova io spappolamen to cerebrale ei'<te>'o e profondo; la sost1111za cerebntle è ,:ommista a sangue. :-,i sono rimossi con il cucchiaio i g rnmi ssugui~ni. la sostan za. cPrebn.le spappolata e n u 111erose p ic{'ole scheggie ossee, frarn m is Le :od es~n. ( '011 il d ito r hl' p,metrn p rofo11d11men tP l'd age, olmen te, bo esplo rato la. c1wità, ma non lto pe rrepito alcu n corpo est ran ,•o, ho potuto invece sent ir b<·ne il lega mrnro fa kiforme intatto. La sost,tn?.a cereb,·ale qu ind i i! in ternm e11t e :-pappolata in supel'ti,1ir, s ino nl margiu e interm isfor ico, e molto lesa anclw m profo11dit,\. Dopò un'a,·curata nettezza, n'-porurndo anche con il cuo·ch inio la so-
LE PERITI.: DELLA TESTA 0 S$ERVATI!: A BENGASI, ECC.
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stanza. cerebrale contusa, si è eseguito con catgut la sutura delle meningi, lasciando un piccolo drenaggio di garza nella parte più declive. Cloronarcosi (tenente Florio); assistenti i tenenti Lucnngeli, Lamanna . .Disinfezione del campo operatorio alla Grossich. Decorso post-ope1·atorio. - Dopo un'ora dall'operazione ha mangiato pane, da· togli da. un nostro sa.varo (caval1eggero indigeno}, ricoverato nello stesso ambien te, ed ha chiesto di fumare. La tempnatura non ha mai oltrep11ssato i 37•, polso buono, solo alquanto teso e tardo (66-61) per circa 10 giorni, poi è tornato normalP. La parte ,operata. ha avuto dceor30 regolarp, asettico. Dopo circa 10 giorni la paralisi è diventata flaccida. · Dopo 20 giorni dall'atto operatorio ba avvertito formicolio nell'arto superiore destro ed ba cominciato a flettere le dita ed a portare indietro il braccio. Contemporaneamente ba cominciato ad ilseg11ire movimenti di flessione e di estensione della. coscia e gatnba destra, come pure quelli di abduzione della. coscia.. Egli poteva venire con le proprie gambe in camera di medicazione, sebbene sostenuto. Dopo altri 4.5 giorni ha potuto camminare per piccoli tratti senza alcun sostegno. Nella deambulazione striscia il piede destro che è n1otato all'esterno, e muove la gamba a falciglia. 29 febbraio 19 12. Esegue abbastanza bene i movimenti di flessione e di estensione delle dita de lle mani, più limitati quelli del pollice, come pure esegue i movimenti di flessione dell'avambraccio ed un po' più limitatamente quelli di estensione. Esistono anche, sebbene limitati, i movimenti di abduzione e di elevazione del braccio. Esame completo eseg11ito il 4 marzo 1912. (Dopo 34 giorni dall'atto operntorio). - Esame somatico: Nulla a carico del facciale superiore: a carico del facciale inferiore si nota la plica na.so·lRbbiale destra alquanto appiattita: n el digrignare i de11ti e nell'entiagione d Plla bocca. il movimen to a des tra è alquanto meno pronunciato che a sinistra. 1 fatti detti ..ono rimasti stazionari, come sono stati osservati dopo il ferimento. Arto superiore. - I movimenti di flessione e di estensione sono quasi completi, un po' meno pronuncia.ti quelli di adduzione del pollice ; il movimento di prensiono della mano si va facendo ogni giorno pi1i forte; il movimento di flessione del polso non è più possibile, mentre lo è quello di estensione i possibili i movimenti di flessione e di estensione dell'avambrRccio; i movimenti di abduzione, di adduzione, di elevazione del braccio sebbene a lquanto limitati, sono t utti i;ossi bili; però nell'esecuzione di essi esiste oscillazione: sembrnno movimenti coreici. Arto infe-riore. - I movimenti delle dita dol piede non sono affatto possi bi li, i movimenti di estensione e di flessione della gamba e della coscia, sono quasi completi, ma barcollanti, cosi anche quelli di adduzione di abduzione della coscia. Tutti gli altri movimenti sono normali. Esame dei rifiessi. - Riflessi. oculari normali. A 1·to supel'iore. - Il riflPsso del bicipitP a destra è più ni•centnnto che a sinistra: anche il ritlesso dei tendini tlessori <lolle ultime qua ttro dita ùi destra è più accentuato che a sinistra. Bene evidenti i riflessi addominali. Arto infe riore. - Riflesso cremasterico più accentua to n destra che e. sinistra, identici i rotulei, esiste il clono del p iede destro bene accentuato, esiste il Babinllki a destra; tutti gli e.Itri rii-lessi dell'arto sono asi,enti. 4S -
liior11a.le d1 meaìcma 11< ilitare. -
F:m·. Vlll·IX.
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LE ~·ERITE Dl!:LLA TESTA 0 '\Sll\"ATE A BENGASI, E CO.
E same della sensibilità tattile, dolorifica, termica, del senso muscolare e steo reognostico normali e bene sviluppati. Muscoli flaccidi. Fatta ripetute volte la radiografia non si è mai riscontrata traccia di corpo estraneo endocranico, 1° aprile 1912. I movimenti sono andati sempre migliorando, quelli del piede però sono rimasti stazionari. La parte è già. da tempo ben cicatri?.zata, però è ben visibile la pulsazione cerebrale. Pensavo di fare una plastica ossea quando r icevo ordine di trasferirlo in altro stabilimento per ragioni politiche.
CoNSIDERAZIONI. - Riserbandomi in altro lavoro di fa.re uno stu• dio completo sulle lesioni nervose, ora mi limito solo a qualche consid~razione più importante. 1a Meccani81no dell,a luione. - La lesione descritta in questo caso non è stata certamente provocata da proiettili di fucili 1891; i caratteri della ferita ce lo fanno escludere in modo assoluto. E poichè le armi offensive italiane erano costituite dal fucile 1891 e dal cannone, così è ovvio pensare a quest'ultimo. Infatti ammettendo che un.a scheggia. di mitraglia con una sua punta. abbia potuto colpire obliquamente la parete cranica., possiamo spiegarci facilmente il meccanismo della frattura. Nella violenza del colpo la resistente lamina esterna è stata lesa limitata.mente, mentre la vitrea più fragile è stata più estesamente scheggiata e proietta.te. nella ma.ssa cerebrale con le conseguenze sunnotate. 2a Degna di rilievo è la grande resistenza della razz.11, arabo-bed uina anche alle lesioni più gravi, delle. quale l'esempio riferito è una delle prove più evidenti. 3• La riparazione e la. cicatrizzazione della grave lesione è stata rapida, come è stato rapido il ritorno dei movimenti. Ultimi a ripri· stinarsi sono stati i movimenti del piede, mentre quelH delle dita del medesimo sono rimasti completa.mente aboliti. Ciò si spiega. bene pensando alla. va.sti tà della. distruzione ed alla modalità della. localizzazione corticale dei diversi segmenti degli arti. S- Bubaker bin Kedefir, di anni 8. da Sidi Daud (Bengasi) riportò il 16 luglio 1912 u1i grave traumatis mo alla testa, prodcttogli da un ciottolo nello scoppio di una mi11a. Presenta frattura cranica. con avvallamento piuttosto accentuato nella. regione parietale destra; nes,uu sintvmo di loclliizzazione cerebrale. Accusa cefalea; polso teso e tardo. I 111ervento 16 luglio 1912 (il giorno consecutivo al trauma). - Cloronarcosi. Disinfezione del campo operatorio alla Gro~sich. Crnniec tomia con la sgorbin, rimozione di parecchi frammenti della lamina vitrea incunea ti, senza. però aver la• cerato la dura: sollevame11to della porzione di sca tola cranica. avvalh~ta attorno alla brC'ccia eseguita, dell'estensione di circa una moneta di 10 c~ntesimi.
LE FERITE DI!:LLA TESTA OSSERVATE A BENGASI, E CO.
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Rimozione di un piccolo ematoma epidurale e di un altro sottodurale, dopo :aver inciso la. dura in croce. Cervello contuso superficialmente in modo limitato. Sutura delle meningi, su·tura parziale della. ferita. cutanea con drenaggio di garza iodoformica. Dece>rso post-operatmo. - Non ostante le vive raccomandazioni non è stato possibile trattenere l'operato all'ospedale che un quattro ore dopo l'intervento, poi -è stato portato iu barella a casa dai parenti. Il ma ttino consecutivo a.ll'operazione si è recato a piedi all'ambulatorio d,ell'ospedaletto. Nella medie.e.tura si è trovll.to che tutto procedeva regolarmente; si -è fatto di nuovo comprendere ai parenti il g rave pericolo di non tenerlo a. letto. Consecutivamente però, essendo 11opravvenuta febbre alta con sintomi geneTali gravi (polso frequente e piccolo, stupore, ecc.) è stato costretto a non muo• ·ve~i, ed è rimasto in un giaciglio con stuoia per terra. Dopo 4 giorni è morto ì n uno stato soporoso con polso piccolo e frequente , febbre piuttosto alta (39°.6-400), senza alcun sintomo caratteristico di meningite. Non è stato possibile eseguire l'autopsia. Il decorso grave di tale malato è da. attribuirsi esclusivamente ulla ignoranza invincibile di quella. razza s emi-barbara. Precisare però assoluta.mente la causa -della morte è difficile in questo caso senza. aver potuto praticare l'autopsia.
Ferite della faccia. Le ferite d'~rma. da fuoco esclusivamente della fa.écia non sono -molto frequenti. In genere le ferite della faccia interessano spesso an• ,che il cranio e meno frequentemente il collo. Nel mio ospeda.letto sono sta.ti ricovera.ti 21 ca.si di ferite della faccia, nove prodotte da arma da. fuoco e dorlici da cause accidentali. Io descriverò dapprima. le ferite delle parti molli, poi quelle dello
,scheletro ed infine le lesioni interessanti l'organo visivo. Ferite delle parti molli. - Le ferite d'arma da. fuoco delle parti -molli della faccia sono scarse, però ne esistono numerose altre con ferite più interessanti in altre regioni. In genere queste ferite, come -quelle delle parti molli del cranio, sono provocate da proiettili di rimbalzo o da colpi tangenziali. Per tali ragioni è piuttosto -raro riscontrare la. tipica. ferita. d'arma da fuoco con foro di entrata e di ·,u scita con il relativo tra.gitto. In genere si tratta di escoriazioni con contusioni, di ferite ca.naliformi con asportazione di sostanza più o meno profonda.mente, secondo l'incidenza del colpo. Tali lesioni sono tutte di lieve entità con emorragia. insignificante. Il decorso in genere è buono per le ragioni già esposte nelle ferite delle parti molli del cranio. Fe1·ite della faccia con inte1·essamento dello scltelefro. - Sono oc-corsi 7 casi nell'ospeda.letto, 6 per armi da fuoco e 2 per cause ac-<:identali.
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LE FERlTE DELLA TESTA OSSERVATE A BEXGASI, ECC.
Tre dei sette ca.si interessano anche l'organo visivo e questi, com&ho già. detto, li riassumerò a parte. Fo quindi segui re la descrizione dei quattro casi che rimangono. 1° Sergente C ... G..., del 68° fanteria, ferito nel fatto d'a.rmi del Blockaus A. la notte dal 10 all'll gennaio. Egli era il più elevato in grado e quind i il comandante di quel piccolo posto avanzato. Ha. riportato mol te lesioni, perchè egli, nonostante fosse ferito, ba se, guitato a sparare. È stato ricoverato il mattino consecutivo. Presentava le seguenti fe rite: 1) Cinque ferite lacere senza alcun alone nerastro, a margini irregolari, contusi, alcuni escoriati, di profondità e di estensione differente (6 millimetri a 2 centimentri) nella regione zigomatica-facciale sinistra; 2) Quattro le.,;ioni di continuo a.venti presso a poco il medesimo carattere nella regione mastoidea dello s tesso lato; 3) Due lesioni di continuo superficiali interessanti il solo derma nella pinna nasale sinistra; 4) Lesione di continuo nel_labbro superiore in corrispondenza del primo molare falso sinistro interessante il solo derma. con contusione escoriata della. mucos a corr ispondente e scheggiamento del dente detto; 5) Una lesione di continuo in corrispondenza del centro del mascellare SU· per iore s inistro C(ln tutti i noti caratteri del foro di entrata delle grosse pallot· tole di piombo, evidentemente penetrante nel seno mascellare senza foro d'uscita. Tumefazionè a ccentuata della guancin sinistra e della regione latero-cervicale corrispondente (porzione s uperiore). Notasi enfisema sottocutaneo limit,ato alla regione del mascellare superiore sinistro. Ecchimosi accentuata nel palato molle, po~zione sinist ra, ed escoriazione del pilastro superiore senza traccia di fori nel cavo orale. 23 dicembre 1913. R nsatura dei peli, nettezza accurata con alcool, medicatura occlusiva con tintura di iodio, senza alcuna specillazione. 27 dicemhre HllB. Rimozione di piccole scheggie di piombo nella conginntiv n. sinistro. SO dicembre 1911. Da una ferita in corrispondenza del mascellare superiore sinistro al disotto del bordo orbitale inferiore, alla pressione fuoriesce gas: persiste l'enfisema sottocutaneo limitato alla regione llel mascellare superiore sinistro. La radioscopia e la rad iografia con il modello Ferrero riscollo negative per i corpi estrnnei. 7 gennaio Hl12. Rimargi nate completamente le lesioni esterne, s compars a. ogni traccia di gns, persisto Jieye tumefazione della guancia, per cui i movimenti della boc:ca nella parte s inistra si compiono iucompletamente, come pure è diminuita la contrazione del labbro s uperiore conispondente. 11 geunaio 1912. Tumefazione modicn della guancia, sebbene diminuita. L ie,e limitazione nei mov;menti della bocca a sinistra. Fu t rasferito in tal giorno sulla DILVe-ospedale R e d'Italia. Appena sbarr..ato in Italit~ fu inviato in licenza d i convalescenza. Egli ha scritto di essere completamente guarito e di non a\·ver ti re alcun dist.urbo nd la masticazione.
CoNxIDERAZIO~I. - I. La moltepl icità d elle lesioni, in tal caso, più che a proiettili ed a scheggiamenti di essi, è dovuta in massima parte
LE FERITE DELLA TF.STA OSSERVATB A BKNGA.SI1 ECC,
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.,a,i proiettili secondari partiti, in seguito all'urto delle palle, dallo rugginose rotaie esistenti nelle feritoie del Blockaus. Ciò si deve presumere dai caratteri delle ferite. II. Decorso asettico delle ferite svariate nella faccia, perchè in tale regione esistono poche parti molli e quindi non vi è spappolamento, fattore importante per la. suppurazione. III. Lesione ossea relativamente lieve, poichè il mascellare superiore poco compatto offre poca resi~tenza alla penetrazione dei proiettili. IV. Il proiettile o scheggia. di proiettile è rimasta. nel mascellare superiore sinistro senza. provocare, almeno finora, conseguenza alcuna. 20 Bersagliere Di S ... D..., del 4° reggimento, ferito nella notte dal 2S al 2,1 gennaio da un nostro proiettile 1891 a circa 60 metri, mentre era di sentinella nelle trincee. Egli è stato ferito da un suo compagno, anch'egli di sentinella, dal quale è stato scambiato per nemico; era in posizione pancia a. terra. Ricoverato all'ospedaletto il mattino del 24 gennaio, presentava le seguenti lesioni: Foro di entrata in corrispondenza del lobulo dell'orecchio sinistro, ovalare, ,con il diametro maggiore di 8 millimetri a margini alquanto sfrangiati ed introflessi. Foro di uscita in corrispondenza della regione zigomatica destra, poco più grande di quello d i entrata, rotondeggiante, anch'esso a margini alquanto sfrangiati, contusi e leggermente estrofiessi. Tumefazione molto accentuata della g uancia sinistra, emorragia nasale in .ambedue le narici piuttosto accentuata. All'apertura della bocca si nota sangue aggrnmato nelJa. parte posteriore del palato duro, però senza a lcuna lesione apparente. Alla palpazione della. cavità orale si nota dolore lungo la porzione posteriore del palato duro e porzione posteriore interna del mascellare superiore destro. Colla. palpazione combinata si rileva lungo il tmgitto del mascellare superiore ·sinistro lesione ossea, appena percepibile per lieve mobilità. Esiste lieve enfisema. n ella guancia sinistra. Si è avuto vomito piuttosto abbondante di sangue nerastro. Ore 7 dEII 22 dicembre 1911. - Accurata nettezza e rasatura di peli a secco; medicatura occlusiva con tintura di iodio, tamponamento delle coane nasali. SO dicembre 1911. - A.Ila r inoscopia an teriore si nota evidentemente lace razione della mucosa n nsale in corrispondenza del tratto tra il cornetto inferiore e medio in ambedue le conne, più evidente a sinistra, perchè più anteriore la lesione. Perforato il setto (vomere). Si nota inolt re paresi del facciale superiore di destra. Non es iste più accenno ·di enfisema. 2 gennaio 1912. - Cicatrizzate le lesioni esterne della faccia e orecchio. 6 gennaio 1912. - Esaminato dall'illustre otologo prof. Ftn·reri, dell'univer• ·sità di Roma, questi h1t riscontrato la cicatrizzazione delle lesioni nasnli. La paresi del facciale destro diminuisce. L n fronte si corruga un po' meglio ~ rimane solo una. lieve fessura nella chiusunt delle palpebre a destra. La chiusura della bocca, la contrazione del fabbro superiore di des tra è normale.
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LE FERITE DELLA TESTA OSSERVATE A BENGASI, EOO.
Molto l imitata l'apert ura della bocca peT interessamento dell'articolazionetem poro-mascellare sinis t ra. 10 gennaio 1912. - La. chlusuni delle palpebre di destra è possibile, ma per breve tempo; avviene poi la ria pert ura, comparendo movimenti fibrillari della palpebra supe1fore. I n ta li condizioni è stato trasferito sulla nave-ospedale Ire d'Italia. C ONSIDERAZIONI. I. Da.te. la. piccola. distanza. e gli organi attraversati (articolazione temporo-mascellare sinistra., ambedue i mascel-larl superiori, vomere, ecc.), la. lesione è stata ben lieve. Solo impo· neva alquanto la rinorragia., ma molto facilmente frena.bile. II. Scomparsa rapida dell'enfisema. e della. tumefazione, rapida cicatrizzazione delle lesioni interne ed esterne (antitesi evidente con la.. lentezza. della cicatrizzazione delle lesioni prodotte dai proiettili di piombo). III. La. lesione nervosa, sebbène in una regione molto pericolosa, è stata molto lieve, perchè i nostri proiettili incamiciati, con il loro. piccolo calibro, producono lesioni minime delle parti molli. I V. Da tut te quest e ragioni di fatto emerge in tal caso la. soverchia. umanitarietà. del fucile 1891 : manco male, questa. volta almeno,. a nostro favore. Però, se si fosse trattato di un indigeno, questo cert amente non sarebbe stato posto fuori combat timento.
8°. Ali ben Hammed, di anni 85, da Misurata, il 23 novembre 1911 alle ore 1~ fu portato al nostro ospeda lett.o. E gli, circa due ore prima, hn cercato di forzareg li avamposti ed è s tato raggiunto da un colpo di fucile (1891ì di una nos t ra sen tinella (spara to da i 800 ai 360 metri). H n tentato fuggire, ma raggiunto, è· stato condotto 1tl nostro ospedaletto dni carabinieri; presentava le seguenti lesioni : I . Foro d'entrnta. del d i11met ro di circa 4 millimetri a m11rgini leggermente int roflessi, senza traccia di ustione o di a nnerimento della cute, nella regione cervicale posteriore in corrispondenza della qunr ta apofisi spinosa, n c irca S centimet ri da essa verso il lato sinistro. Nulla fu oriesce da esso (non s pecillato). Il. Ferita a t u t to spessore del labbro inferiore fino alla regione sottomentonicra con ma rgini contusi e sfrangiati, estroflessi ; lievemente sanguinanti. Hl. F ra ttura esposta e comminuta del mascella re inferiore (porzione mentoniera). I V. Al disotto della ling ua, nel pavimento della ca vità orale, feri ta c,ana• lifor me, piuttos to larga (il mio d ito indi~e vi penetrava bene e si approfondiva fino in corris pondenza del lato interno dell'angolo gonieno sinistro). Tale cnnales,mg uinavn piuttosto a bbondantemente, Polso in condizioni discrete. L' individ uo si è spoglia to da sè e da. sè, si è adagiato sul tavolo operntorio. I nterveni-0 (ore 19,80). - Sen za anestesia si è fatta l'asportazione delle n umerose scheggia ossee con regolari zz11zione dei fra mmenti con l a pinza incish-a. Sutura del lalibro inferiore dopo nver recent11to i ma rgi ni piuttos to abbondantemente, essendo molto sfrangiati. TamponamentÒ del ca nale nell11 cavità or ale con ga rza, ottenendo le. scomp:,rsa dell'emorr:,gia.
LE FERI TE DELLA TBSTA OSSERVATE A BENGASI, "ECO.
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Dopo l'operazione il ferito si è rivestito da sé ed è and,,to 11. piedi nel luogo assegnatogli, facendo una diecina di scalini e qualche centinaio di metri. La notte l'h" passata accoccolato in una, stoia (uso arabo); non si è sdmiato. 24 mattino. - L'ammalato seguita II perder sangue dal pnvi mento della bocca attraverso la gana, accusa difficoltt\ della respirazione con senso di compressione nella laringe; pare soffochi in certi momenti. Si procede a.d m11 s econdo atto operatorio per l'allacciatura della carotide esterna, ma di questa riferirò, per non ripetermi, nelle ferittl del collo che fanno parte della relazione generale sulle ferite d'arma da fuoco osservate a Bengasi,
Co:ssIDERAz1ox1. - I. Proiettile il nostro (1891) troppo umanitario, per questa. gente barbara stra.ordina.ria.mente resistente, che sente poco il dolore e sprezzante di tutto per il fanatismo religioso. Infatti il ferito, nonostante avesse il collo attraversato a.ntero-posteriormente, con tra.gitto che ha attraversato i vasi, pure ha tentato fuggire. II. Caratteristico il foro di entrata ed il piccolo tragitto iniziale (con lo specillo e con sonde elastiche piccole era appena possibile rintracciarlo); tra.gitto piuttosto grande in corrispondenza. del foro d'uscita con fenomeni di scoppio nell'osso mentoniero, ohe nella proiezione dei frammenti ha. prodotto la ferita enorme e cara.tteri,;tica delle parti molli.
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4° Tenente L.. A,.., ricoverato d' urgenza nell'ospednletto il SO nprile 191Z, percbè ,circa mezz'ora prima si era esploso nel mento un colpo di rivoltell,L d'ordinanza. (1889) cnl ibro 10,85 Obbiettivumente si è riscontrato: I. Foro di entrata. nella parte mediana dell:L regione sopraioidea, a circa 4 dita tra.sverse dall'estremità. del mento, grande quanto una moneta da due centesimi, e-On margini anneriti, contusi, introflessi, circondati da una larga zona di cute annerita; foro di uscita nella regione anteriore del mento, :i circa un dito trasverso dal margine del labbro inferiore, di forma irregoh1rmente circoh1re, grande quasi quanto una moneta da. 5 centesimi, con margini estroflessi, molto sanguinanti ed irregol.\ri. II. Frattura comminuta della porzione mentouiera della. mandibola, con caduta del primo incisivo destro, mobilità dPgl i al tri incisivi ed estes i. lacerazione gengivale. III. Ferita lacero:'contusa can1tl i forme interessante la soln cute, prodotta dallo strisciamento del proiettile, sull'estremità anteriore delle lab bra e sulla }Junta del naso. Le condizioni generali dell'infermo non sono gravi, il polso è buono, il respiro è un -po' difficolta to a causa del sangue sulla retrobocca. Le condizioni psichiche non sono norme.li; l'infermo ha allucinazioni visive ed uditive, ha idee deliranti di persecuzione, è in preda a viva agitazione, non sa precisnre per qunle ragione hn Mtent&to alla sua v ita. Intervento, eseguito circa nn'ora dopo avvenuto il fatto.
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LE FERITE DELLA TERTA OSSER\"ATE A BENGASI, ECC.
Disinfezione alla Orossicb, cloronarcosi. Sutura con filo d'argento della man dibola dopo a ver regolarizzati i margini ed asportato i numerosi frammenti liberi. Sutura parziale delle parti molli dopo at"Cr recentati i ma rgini. Il 1° magg io, io buono condizioni locali e gene rali, ma. ancora iri preda ad ec-
citazione psichica , è stato trasferito sulla regia nave-ospedale Regina d'l talia.
Co:--srnERAZlONI. - La lesioue :iuddescritta, sebbene prodotta da un colpo a b r uciapelo, presenta un vero e proprio foro di entrata con i medesimi caratteri dei col pi a distanza, salvo naturalmente la estesa zona di cute annerita all'intorno. provocata dalla ustione della polvere. Tale aspetto della ferita è differ"'nte da quello descritto dal capitano medic0 De Sarlo (1) nei suoi sei casi osservati a Derna. per colpi a bruciapelo del nostro proiettile 1891. Però, in questi, oltre al proiettile differente, era di,ersa. anche la regione colpita (5 volte nelle mani ed una nell'avambraccio). Nei casi riferiti dal De Sarlo sem.brava trattarsi di una vera e propria lacerazione, anzicbè di una perforazione di tessuti con la caratteristi ca perdita di sostanza. Quindi se ne deve concludere che i caratteri morfologici delle le, sioni prodotte dai col pi a bruciapelo è varia a seconda dei proiettili e delle r egi on i col pite. Resta però sempre costante il sintoma caratteristico di tali lesioni, dato dalla ustione di una la.rga zona di cute attorno alla soluzione di continuo nel punto di penetrazione del proiettile. A conforma di questo mio asserto, aggiungo un altro caso osservato nella infermeria di presidio di Aquila nello scorso gennaio, che ri11-s• sumo brevemente. L .. A..., ulliciale <l'ordine nel 13° fanteria, si è esploso un colpo di rivoltella alrorecchio destro, il 10 gennaio 1913, a scopo suicida. All'esame si r iscontra tutto il padiglione dell'orecchio destro abbruciacchiato ed annerito: nella conca del nwdes imo si rile,·a un foro rotondeggiante, del dia.metro di circa 3 millimetri a margini poco netti, alquanto introflessi ed anneriti. !\on esiste foro di uscita. All'atto operativo si trova il proiettile deformato ed incuneato nella mastoide; dal forarne osseo partono S rime appena accennate, e precisamente una diretta postPrionuente e due superiermente verso l'osso tempornle. Tale r ime denotano l'inizio di una azione di scoppio, fortunatamente evitata por le deficienti qualità dinamiche del proiettile. Il tragitto è piuttosto angusto con limitata lesione del m uscolo temporale.
CoNSIDERAzroxr. - Anche questo caso presenta un vero e proprio foro cli entrata., forse per la spt>ciale struttura del padiglione, con 1 ( l ) Di;: S,rnt.o. L'a:ione tiuln er,rnte del /t1cìlt italiano di 71ì« olo calìbro ~i colpi a lH'uciaprlo. - Giorll(lf~ di medi<"ino militare, fase. X, 1913.
LE FERITE DELLA TESTA OSSERVATE A BENGASI, ECC.
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ca1·a.tteri dei fori prodotti da colpi a. distanza, pe1·ò con la nota ampia zona di cute annerita, caratteristica dei colpi a bruciapelo. In questo ca.so il proiettile vero ed il gassoso, dato dall'accensione della. carica, somma.ti insieme non sono stati sufficienti a produrre azione molto vuh;1erante, e ciò evidentemente per due fattori: le deficienti qualità. fìsico,dinamiche del proiettile e la grande resistenza della mastoide. Quindi parecchi fattori vanno tenuti in considerazione anche nelle lesioni prodotte da.i colpi a brucia.pelo, e sono necessarie, a mio credere, ulteriori osservazioni per poterli meglio definire. Jnta.nto,da.lle osservazioni descritte, dobbiamo concludere che mentre in alcuni casi le lesioni dei colpi a bruciapelo, in corrispondenza del punto di penetrazione del proietti le, banno l'aspetto di ordinarie ferite lacero-contuse (casi r iferiti da.I De Sa.rio, caso mio, descritto sulle ferite d'arma da fuoco del torace (1), in altri casi invece, come nei due da me riportati, banno l'aspetto vero e proprio degli ordinari foram i di ~ntrata.
Ferite con lesioni oculari. Ho creduto conveniente riunire e descrivere a parte le lesioni interessanti l'apparecchio visivo, prima di tutto per la grande importanza dell'orgti.no, ed in secondo luogo per la fisionomia clinica ed anatomo-patologica caratteristica di tali lesioni. Sono cinque i oasi osservati con interessamento dell'organo visivo; tre già accennati con lesione anche dello scheletro e due con interessamento delle sole parti molli della faccia e con lesione oculare più o me no grave. Fo seguire la descrizione particolareggill.ta dei singoli casi e le relative considerazioni ad essi inerenti. 1°. D ... s... A •.., soldato del GS0 fanteria. È stato ferito la sera del 22 g ennaio, meotre era di vedetta sulla piattaforma del Blockaus A, posto avanzato di Sabri Egli, appena incominciato l'assalto ne1nico, si è posto s ubito bocconi ed in tale posizione ha ricevuto la prima ferita. Poi è disceso nell'in terno del Blockaus, dove ha proseguito a spara.re dalle feritoie, riportando le seguenti lesioni: L Lesione di continuo nella regione temporale sinistra immediatamente a l disopra. dell'arcata zigomatica., molto irregolare e s frnngiat,a. con il diametro maggiore antero-posteriore di circa 16 millimetri a margini contusi ed escoriati, lie vemente introflessi (foro di entrata) Tragitto profondo senza foro di uscita. II. Lesione di continuo stellata nella regione sopra.orbitale sinistra., a margini, alcuni molto con tusi, irregolari, sfrangiati. altri netti, dell'estensione di circa 6 centimetri nel diametro a.utero-posteriore, giungendo fino ella glabella, e di 25 millimetri nel diame tro verticale, interessante le sole parti molli. (1 ) Giornale di medicina mi litare. Gennaio, 1913.
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LE FERITE DKLLA TESTA OSSF.RVATE A BENGASI, EOO.
III. Cinque piccole lesioni di continuo, interessa nti il solo derma a margini nerastri nella regione temporale sinistra, posteriormente alla suddetta lesione. IV. Lesione di continuo nella regione del mascellare superiore sinistro, sfrangia t a, a margini contusi (nerastri), introflessi ed escoriati (foro d'entrata ), interessante il seno mascellare. Non esiste foro di uscita. V. Lesione di contino nt11la punta del naso interessante il solo derma. VI. E cchimosi e chemosi congiuntivale nella metà esterna delle congiuntive bulbari e palpebrali dell'occhio sinistro, Condizioni generali buone. Appena ricoverato all'osped1,le la mattina del 23 geunaio 1912, fu eseguita la solita disinfezione alla Grossich e la medica.tura con materiale asettico: polso buono, ma alquanto tardo. Nessun fatto d'irritazione cerebrale. Nel g iorno consecutivo, esaminata. la parte, si è trovata la chemosi congi un, tivale molto accentuata, specialmente all'esterno. Nella supposizione che la ferita fosse penetrante ho d eciso l'intervento. .J.tto operativo (24 gennaio 1912). - Con la cloronarcosi, eseguita la disinfeiione del campo operatorio con la tinturn di iodio, ho praticato lo sbrigliamento della ferita nella regione temporale, mettendola in comunicazione con quella della regione sopra-orbitaria. Queste due ferite erano perfettamente ind ipendenti, non esistendo tra loro trnccia di tngitto. La feritn i:;opra-orbitinia arrivava fino all'osso, con scovertura del medesimo; furono rimosse numerose piccole scheggie di piombo ivi esistenti. La ferita nella r<>gione t.emporale aveva un tragitto che si approfondiva. nella fossa temporale. P er esaminare bene la medesima ho dovuto recidere il muscolo tem porale. Distaccato il periostio, si è trovato un foro irregolare sull'osso, del diam ~tro di circa 15 millimetri. Colla sgorbia si è ingrandito lo sportello, potendo cosi rimuovere due scheggia ossee con piccoli fxammenti di proiettili di piombo aderen t i ad esse. Tali scheg~ie e rano incunea te tra la lamina interna e la dura intntta. Ne è risultato così uno sportello della grandezza di 10 centimetri circa., in modo che si è potuto bene esnminare la parte ed escludere che ivi es istesse proiettile nell'interno del cranio. Allora, messa bene allo scoperto la parete esterna del cnvo orbitnrio, s i è n ot-a.to che anch'essa era forata e che alcune scheggie erano affondate nella cavitti retro-bulbare. Allargata alquanto la breccia ossea con la s gorbia, si sono potute asportare alcune scheggia ossee, delle quali una relativamente un po' grande, di forma ovale, con il diametro maggiore di 27 millimetri diretta verso 111 fessura temporo mascellare, con il margine distale liscio. R:mosse le scheggie si è potuto scorgere nel cavo r e tro-bulbare un grosso fra mmento di proiettile d i p iombo in mezzo al tess uto grassoso. Fatto un tamponamento provvisorio a scopo emostatico dell'ampia breccia, ho esegu ito lo sbri gl iamento della ferita alla guancia sinistra, anch'essa non com u nicante con la precedente, e si è trovato il mascellare superiore completamente perforato attraverso il seno. Vi entrava bene l'indice, il quale era ben percepibile nella bocca con movimen to combinato. Mucosa orale integra. Non si è rinven uto traccia dilproiettile. Rimosse alcune scheggie ossee, bo drenato con garza iodoformica il seno mascellare suturando parzialmente la breccia cutanea. Rimosso il t Hmponamento provvisorio d ella breccia orbito-temporale, ho drenato separat am ente con garza iodoformica il cavo 1·etro-orbitario e la fossa temporale, bo sut u• rato con ca tgut il muscolo temporale. e con punti di seta. ho ristretto le ferite cutanee. Decors o post-operatorio buono, lieve ipertermia nei primi giorni, s pecialmente serotina (massimo !18°).
LE FERITE DELLA TESTA OSSERVATE A BEXGASI, ECC"
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Medicatura. - 27 dicembre 1911. Chemosi congiuntivale accentuata sensibil. mente, specialmente all'esterno e lieve sfaldamento corneale. In seguito a consiglio dt'll distinto oculista maggiore mi,dico professor Stefa.noSantucci, ho eseguito ~on il bistori scarificazioni di tutta la congiuntiva chemotica, principalmente in corrispondenza della palpebra inferiore che era molto ectro. pizzata. Le parti operate procedono regolarmente. 1° gennaio 1912. Si rimuovono i punti, avendo ottenuto adesione delle parti suturate. Non si nota suppurazione dei punti drenaggiati. Chemosi senèibìlmentfi diminuita, scomparsa nella metà interna, permane an-
cora leggermente nella metà esterna. Si ripetouo le scnrificuzioni. Cornea solo lievemente sfaldata inferiormente. Visione conservata. Non si rinvengono sintomi paretici nei muscoli della faccia e fronte. Nulla all'esame orale. 3 gennaio 1912. Comparsa di lieve suppurazione in corriApondenza del drenaggio orbitale, perciò si esegue un limitato sbrigli11mento. Ricomparsa della chemosi congiuntiva.le, particolarmente all'esterno. 7 gennaio 1912. Suppurazione diminuita, come anche la chemosi congiunti,;ale. 10 gennaio 1912. Chemosi congiuntivale completamente scomparsa. Assenza di suppurazione nel drenaggio dell'antro d'Higmoro; prosegue la lieve suppurazionenel punto sunnotato. 19 gennaio 1912. Suppurazione quasi scomparsa; buone grA.nulnzioni nei cavi mascellari e temporale, che tendo110 a restringersi rapidamente. Trasferito in queste condi1.ioni sulla n nve-ospedale Regina Jlargherita, dove il direttc-re sanitnrio era l'illustre mio maestro, il professor senatore F. Durante. Ho avuto poi notizie ulteriori del ferito. Egli, dopo la cicatrizzazione completa, verificatasi in pochi giorni, è stato inviato in licenza di convalescenza, completamente guarito della lesione riportata. CONSIDERAZIONI. Questo caso ne offre parecchie ed interessanti, sia dal lato clinico che dal lato curativo. 1•. La. molteplicità delle ferite fu ca.usata dallo scheggia.mento. del proiettile battuto contro rotaie di ferrovia., esiste,nti nelle feritoie· del Blockaus, ed à proiettili secondari multipli partiti dalle rotaie r.ugginose in seguito all'urto del proiettile medesimo. Porta.tomi in giornata. sul luogo del combattimento, ho potuto esaminare e raccogliere numerose scheggia di ferro delle rotaie, mobilizzate a. distanzediverse. 2\ La. parte principale del proiettile, spezzata. e deformata dall'urto, ha prodotta la ferita della regione temporale sinistra. con forod'enb"ata. molto irregolare e diretto alquanto nel senso a.ntero-pòsteriore; ciò che fa pensare che il colpo non è stato perpendicolare, ma sensibilmente obliquo. Per tale ragione e per la diminuita forza. di propulsione e quindi di penetrazione ca.usata. dall'urto neJla. rotaia, il proiettile. ha battuto dapprima tangenzialmente nella. poca. resistente · fossa. tempora.le, producendo frattura. dell'osso sfenoidale con affonda.mento di scheggia di proiettile ed ossee in cavità, e poi il grosso del
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L E FERITE DELLA T ESTA OSSERVATE A BBNGASI 1 EOO.
proiettile, rimbalzando, è andato ad urtare nella parete esterna. del ca,o orbitale, provocando frattura scheggiata. Una delle scheggie più gratJdi si prolunga va fin o alla fessura t emporo-mascella.re, come sta.va. a dimostra re il margine liscio della scheggia nel punt o distale corrispondente alla fessura. Il grosso frammento di proiettile era annida.to nel cavo retro-bulbare, dove il grasso, facendo da cuscinetto, ha att utito la forza dell ' urto, già sensibilmente diminuita. dal doppio rimbalzo e dalla duplice frattura. 3 '. Fatta la crnniectomia, esaminata bene la meninge, mi son potuto accorgere che essa era intatta ·e che il proiettile non era annidato nel c11.vo cranico in quel punto. Allora, allargata l'incisione, ho riscontrato la fra ttura della parete postero-esterna dell'orbita e quindi la lesione de l cavo retro-bulbare. A ciò poteva far pensare la considerazione che segue. 4•_ La ecchimosi e la chemosi congiuntivale prima dell'atto operativo era.no localizzate quasi esclusivamente alla metà esterna della congiuntiva bulbare e palpebrale dell'occhio sinistro. È vero che tali sintomi appaiono precocememte in tutti i traumi orbi tal i e periorbitali, ma non cosi localizzati ; quindi quando tale localizzazione è ben manifesta potrebbe costituire un sintomo prezioso per l'indirizzo diagnostico e quasi terapeutico per la ricerca della lesione. 5'. L'assenza del proiettile nel cavo orale a mucosa. integra, nonostante la completa perforazione del mascellare superiore, fa pensare che tale lesione sia stata prodotta da una di quelle scheggia mobilizzate dalle rotaie, piuttosto grossa e lunga, la qua.le ha dovuto essere r imos,:a. nella prima medicazione sul posto. Ga. Nessuna. snppura zione si è verificata nella parte lesa della calotta cranica, come anche nelle diverse lesioni della faccia, mentre si è avuta una limitatp, suppurazione dell'orbita. Questo fatto v a riportato alla regola genera.le dei proiettili di piombo in consegna alle orde arabo-beduine. Questi proiettili grandi fac ilmente deformabili e ~pesso deformati ad arte, conservati da indi,idui che banno l' indiscut ibile primato, nel mondo, del sudiciume, producono con facilità. inquinamento per loro stessi e principalmente per l'agevole t raspor to di brandelli di t essuti, detriti di oggetti diver;;i, ecc., ordinariamente molto sudici, dato il genere di vita del soldato in campagna. E risaputo a nche che tali brandelli o detriti sono facilmen te tratten uti dalle scheggie ossee. A ciò si aggiunga che i l grasso retro-or bitale è facile terreno d i coltura d i germi. 7·1 • P er queste considerilzioni è age, ole dedurre quanto sia stato
LE PERITE DELLA TESTA OSSERVATE A BENGASI1 ECC.
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opportuno l'intervento precoce in te.I caso. Certo sarebbe stato facile lo sviluppo di un ftemmone retro-bulbare con le conseguenze che ognuno sa. 2'. Soldat-0 Z ... A ... del 6'0 fanteria, ferito alle tre ùel 20 aprile, mentre dormiva nella proprin be.racca a Sidi Daud. In quell'ora avveniva un fatto d'armi in un fortino a circe. 2000 metri. Il proiettile, pl'ima. di colpire lo Z ... ha forato obliquamente una tavola della be.racca. Foro di entrata della grandezza di una moneta da due centesimi, raggiato, alquanto ovalare, con il diametro maggiore antero-posteriore, a margini piuttosto regolari, al disopra ed all'esterno dell'npofisi orbitaria esterna sinistl'a. La dire· zione del tragitto è alquanto superiormente e verso l'interno, Non esiste foro di uscita. Ha epistassi. Polso teso e raro (66). Respirazione re&olare. Condizioni generali :>ttime. Dopo circa 4 ore è comparsa ecchimosi e tumefazioné delle palpebre di sinistra, specialmente della. superiore. Visione conservata. Fatta. la radiografia con l'apparecchio Ferrero, con la guida di uno specillo nel tragitto, si riscontra un corpo estritneo oblungo, della forma di un proiettile, in corrispondenza della parte inferiore della. regione frontale. Atto operativo (dopo 6 ore dal ferimento). - Sbrigliamento della. ferita ante· riormente in direzione del seno frontale sinistro e fino a.d esso posteriormente lungo l'arcata zigomatica. Distaccato il periostio, si trova. frattura del 3° anter iore dell'arcata. zigomatica e frattura del bordo orbitale superiore con una. rima diretta. superiormente ed internamen te sull'osso frontale per 6 centimetri. Il nervo sopra-orbitale si trova lacerato in mezzo ai frammenti ossei, Fatta la resezione sotto-periostea della metà anteriore del ponte zigomatico e di porzione del bordo orbitario superiore, si il potuto osservare il tragitto; il muscolo temporale sottostante è' spappolato, cont,uso il t88Suto grassoso retro. bulbare, dove esistono piccole scheggia di proiettile che sono state rimosse. Piccole scheggia di proiettile esistono anche tra le scheggia ossee del ponte zigomatico. Non rintracciando il proiettile, si prosegue la resezione sottoperiostea della parte superiore interna. del bordo orbitale e della porzione dell'osso frontale che ricovre il seno sinistro. Appena scoverto il seno, si trova il proiettile che era pe· netrato in esso dalla parete orbitaria superiore interna. Rimossa completamente la pnrete an teriore rlel seno, si estrae il proiettile di piombo (Ma user vecchio modello). L'operazione è stata eseguita con 111 sgorbia e con il craniotomo del Montenovesi. Sutura parziale; drenaggio del cnvo r etro-orbitario e del seno frontale. Punti
perduti ca.tgut, superficiali seta. Disinfezione alln Grossich. Clorona.rcosi. Decorso 'po1t-operaf,qruJ buono, a.febbrile. Dopo sette giorni sono stati rimossi i punti; nel drenaggio esiste lieve secrezione purisimile; non può aprire le palpebre di sinistrn per la tumefazione. Tale tumefazione è andata. progressivamente diminuendo, come pure è subito scomparsa la suppurazione. Nel 1° maggio 1912 viene traslocato sulla nRve-ospedale Regina d'Italia nelle seguenti condizioni: le palpebre erano tornate normali; piaga ben granuleggiante, non suppurante, che andava progressiva.mente res tringendosi. Ho ricevuto ulteriori informazioni dallo stesso z... , il quale mi ha affermato, dopo circa un mese, che egli era. in licenza di convalescenza. completamente guarito della ferita; però, egli dice, ho perduto tre quarti della mia vista nell'occhio sinistro.
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LE J'EBITE DELLA TESTA OSSERVA.T.B A BENGASI, ECO.
CoNSIDERAZIONI, - I. La ferita esterna è di lieve entità., perchè i tessuti molli nella. regione sono scarsi. II. Il tragitto è stato il seguente: il proiettile, con direzione dal basso in alto e dall'esterno all'interno, penetrato in corrispondenza del 3° anteriore del ponte zigomat ico, lo ha fratturato e quindi è penetrato nel cavo retro-orbitario superiormente, poscia obliqua.mente è penetrato nella superficie superiore interna dell'orbita in vicinanza del bordo orbitario, arrestandosi nel seno frontale sinistro. III. Subito è comparsa la rinorragia ed il polso teso e lento (polso cerebrale): tali sintomi mi hanno fatto pensare che la lesione doveva essere di una certa ent ità.. Data la direzione del tragitto e la rinorragia., si è supposta la lesione del seno frontale; supposizione avvalorata maggiormente dalla radiografia. IV. La ecchimosi e la tumefazione, localizzate più specialmente nella palpebra. superiore sinistra e comparse dopo circa quattro ore dalla riportata lesione, potevano far anche pensa.re alla lesione bulbare nella sua porzione su peri ore. V. Come al solito, il proiettile di piombo ha la.sciato frammenti di esso nelle ossa prima col pite. VI. Trattandosi di Ma.user ohe ha perforato una spessa tavola in senso obliquo e poi parecchi piani ossei, non ritengo che il colpo possa. essere partito dal luogo del fatto d'armi (a circa 2000 metri). Le qualità. fisico-dinamiche di tali proie~tili non possono spiega.re una così intensa forza di penetrazione a tanta distànza. Il colpo dev'essere partito da un punto molto più vicino (for~e da qualche casa viciniore?). VII. La guarigione operatoria è stata completa. e sollecita, la reintegrazione funzi onale non è stata completa. Ulteriori osservazioni con mezzi adatti negli ospedali territoriali potranno precisare la causa di tale diminuita. funzione. 8°. Solduto S ... O... , del 4° regg. beuaglieri, ferito il 12 gennaio 1912, per lo scoppio di una focaia petriera alla ridotta n. 2. Egli aveva accesa la miccia e la teneva ancora in mano al momento dello scoppio. Egli, oltre a gravi lesioni della m"no sinistra (spappolamento delle dita), ha r iportato le seguenti ferite del capo: 1° Escoriazioni va rie, puntiformi, nerastre, interessanti il solo de1·m11 all1\ fron te, 1\l naso, alla guancia sinistra ed al mento. 2° Ferita lacera della cornea sinistra estesn. 2 millimetri, lacera zione dell'iride nel quadran te inferiore, lussazione del cristallino, emorragi n, nelln camer1i a nteriore, emonagia congiuntivale. La funzionalità dell'occhio s inistro è ridotta a z,·ro. Tratlame-nto. - Disi nfezione delle ferite s uperficiali colla tintora di iodio; luvnnde boriche calde delle lesioni oculari, inst illuzione congiuntiv,,le di atropina;
LE FERITE DELLA TESTA OSSER\"ATB A BENGASI ,
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medicature asettiche protettive. Tutte le lesioni h nnno avuto decorso regolare; nessuna reazione flogistica e sopravvenutii nell'occhio sinistro: il versamento sa.nguigno della camera a nteriore è andato progressivamente riassorbendosi. Il 19 gennaio è stato trasferito sulla nave-ospedale Regina Margherita in buone condizioni generali. Le lesioni della mano destra erano in via di guarigione. L'occhio con vi.s-us ridotto a zero non presenta reazione infiammatoria di sorta. !poema riassorbito. CONSIDERAZIONI, -
1•. La. miccia. era. rivestita di una. lega di zinco
-e piombo, donde le numerose ferite (escoriazioni) piccolissime date dalle minute scheggia metalliche, di cui una nell'occhio ha da.to le-
sione molto grave (lacerazione della cornea., iride, capsula anteriore, {fonde lussazione del cristallino, con p roba.bile lesione retinica, poichè era anche abolita la percezione della luce e tenebre). Il corpo lacerante è rimasto con tutta probabilità nell'occhio. 2'.1. Si è seguita la cura aspettante nella speranza di qualche miglioramento, essendo la lesione corneale di entità non grave. Forse rimovendo il cristallino, nel caso di lesione non grave interna, r occhio potrebbe essere ancora utile. 3•, In ogni caso, sgombrato l'ammalato in ospedale stabile e ben fornito di mezzi d'indagine, decideranno a.Itri sull'enucleazione, quando si potrà essere sicuri che la visione è completamente ed irrimediabilmentre perduta. 4°. Soldato B.- A... , del 24• artiglieria, feri to il 26 ottobre da un calcio di eavallo, riportando le seguenti lesioni : 1° Ferita lacero-contusa dì formii semi-circolare, intereai!nnte la cute ed il -sottocutaneo, all'angolo orbitale esterno sinistro; 2° Ferite multiple lacero-contuse interessnnti la cute eti il sottocutaneo e.lla T,idice del naso ; 3° Fratt ure. comminutiva espostn. all'interno delle ossa nasali e dei seni frontali; 4° Emoftalmo sinistro con gra ve lacerazione corneale e consecutiva chemosi eongiuntivale. Visione ridotta a zero. Condizioni generali del paziente abbastanza buone; sensorio alquanto attutito; lieve shoc traumatico. TTattamento. - Furono subito disinfettate le ferite con la tintura di iodio; per la frattura delle ossa nasali furono applicate due tratti di catetere americano n. 20 nelle coa ne e due ferule di garza compresse nelle parti lnterali del naso. Fasciatura a sparviero. P er l'occhio si fanno semplici lavande boriche calde, instillazione di ntropin11, -ed impacchi caldi. Si attende per l'enucleazione, nonostante che la visione sin completamente a bolita, nella spera.n zn di una. qualche ripristinazione funr.ionale. Anche questa volta fu sentito il parere dello specialista maggiore medico professor Santucci, tanto competente in oculisticn e specialmente nei traumi ocuhni.
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LE FERITE DELLA TES'l'A OSSERVATE A BE:s'GAS11 ECC.
Nei giorni consecu tivi nessun!I renzioue infiammatoria è compa1-sa nel bulbo oculare sinistro; esso però è andato man mano riducendosi di volume (atrofi a ) con funzionalità ridotta a zero, senza percezione di luce e tenebre. Per tale ragione dopo 22 g iorni dal t rauma, eseguo l'enucleazione del bulbo, assistito dal maggiore San t ucci. Cloronarcosi. Intanto le altre lesioni erano completamente guarite; le fratture si erano consolidate ed erano già stati tolti, dopo circa 15 giorni, i drenllggi nasali. Il naso a,eva conservato la sua forma. e la respirazione ero liber& a t traverso le coane. Il 23 novembre , iene tras ferito in ottime condizioni generali e locali sulla nnve ospedale !Jf e11 fl .
CoNSJDERAZIONI. - I. In questo caso, anche in un ospedale da campo~ fornito di ambi('nte adatto e dei necessari mezzi di sterilizzazione, ho creduto conveniente fare la enucleazione del bulbo oculare, poichè la. funzione visiva era definit ivamente perduta ed il bulbo andava progressivamente atrofiz zandosi. Uu ritardo ulteriore non avrebbe certamente giovato a nulla, mentre sarebbe potuto riuscire nocivo per l'altro occhio (oftalmia. simpatica), tanto più che le condizioni del mare non fa cevano pre,edere un im barco a breve scadenza per il trasporto· del ferito in un'ospedale territoriale italiano. II. Anc he nel caso de,icritto, sebbene la frattura delle ossa nasali fosse esposta, si è ottenuta una g uarigione anatomica e funzionale relatit"amente rapida con il sistema di tratti di catetere indur ito, tenu to a permanonza nelle coaue nasali per un periodo di ci rca. 16 giorni. III. La fratt ura delle os,;a della parete anteriore dei seni frontali si è consolidata in un periodo di tempo piuttosto breve (16 giorni) senza dar luogo ad alcuna complicazione o deformità. 5° Il soldato ;\L . . R. ... del 63 fanteria, riporrò il 18 aprile le seguenti lesioni prodot te dn frnm rnenti di vetro : 1° ferita lacero-contusa a margini ne tti e regolari interessanti la palpebra s uper iore e l'angolo pa lpebrale interno di destra a lembi penduli; 2° forita lacero-contusa della pi nna nasale destra a tutto spessore ; 3° ferita lac:na del q uad ra.nte superiore d,•lla ,:ornea, estesa circa I centimetro, con prolasso dell' iride. Pupilla deformnt a ed ingrandi ta. Assen ui. d i versamento sn.uguigno nella. camera a nteriore. Funzionalità visi va. di minuita. Conùizioui genera li del ferito buone. 1'rallamenlo. - PlRstica delle palpebre e del naso. R ecentazione dell'iride prolas,;ata. Decorso successivo normale. Adesione delle ferite suturate di prima intenzion.,, Anche la ferita corneale ed iridea ba proceduto senza com plicazioni; la pupilla è r imasta deformata. Il 1° maggio è tra.~loca to sulla nave ospedale "' Regina cl' I talia 11.
1,E FERITE DELLA ·rESrA o:-:sERVNrF: A Hlrn(~A1-T, ECC.
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('oucìus.ioni sullti ferite del cranio con Jesioui ossee o CPrebrali . La percentuale d i mortalità i mmediata. delle ferite alla. testa nella. g uerra. i talo -turca, al meno per q nanto riguarda l a zona di Bengasi, è mc;lto a lta =: 52,4 p. 100. Tale alta mortalità è dovuta a ferite cranio-encefaliche ed è in relazione alle segue n I.i cause : L0 grande azione vulnerante dei grossi pr«Jietti li di piombo unn rivestit i dei fucili ~Iartini e )fauser, Yecchio model lo, usati dai nostri nem1c1; 2° l a maggior parte delle ferite de i nostri sono state prodotte a piccole distan ze, e c:iò per due mot ivi principali: a) graude impeto delle orde arabo-beduine nell'assalto, avvicinaud,>si molto; b) assaltt) da parte dei uosLri, quando le di.~tanze fra i belligeranti erano ridotte, alla baionettn.. ~~ si sa che, a piccole distanze, si prod ucono fe. nnmeni esplosivi con fratture c:ommiuutive nella calotta crnnica e spappolamento esteso del l;ervello. lnvece i fer iti del cranio che sopravvissero al combattimenttl e che quindi fnrn no trn:-:pnrtati al l'os1mdale, in gi>nere non hanno pre· sentato fenomen i m olto g ravi, pvichè ta.li ferite erano r1nasi tutte pr,1· dotte da colpi tangenziali. La percentuale di mortai ità dei feri ti al crauio curati nell' ospedale è bassi:;sirna. Il decorso delle lesioni craniche è stato per lo pifa fav,)revole cd ordinariamente asettico, a\""endo di regola prn.ticato l'inten·ento. I u genere, ,m,lvo nei ca:3i di eworra.gia, ho praticn.&o l' iuterventtJ, in secondo 'tempo e sono iuterveuuto perchè trattanclosi di colpi tange11 ziali, i l prniettile n ell\uto frat.tura.n do la parete cranica, proietta scheggia vssee n ella profondità, ed il proiettile di piombo, mnlto deformabi le e poeo compatto, lascia n el tragir.to faeilmente scheggie e trl\;:;por ta detriti di indumenti, capelli, ecc. In questi casi, rimuovere le schl'ggie e nettare bene la ferita è, a mio credere, nna buona pratica, sempre natnralmente quando le condizioni d i tempo e di ambiente lo permettano. Io ho tenuto appunto questa condotta, e posso affermare cl1e essa mi ha ben corrisposto, poichè non ho avuto alcu n decesso nei nost i·i soldati, e credo di aver scongiurato, almeno i n parecchi casi, una 111evitabile infezion e. La puntura lombare è stata, uei miei casi, u n buon sussiùio diagnostico per d ifferenziare le lesioni semplici della scatola cran ica ,la quelle con interessamento anche dell'encefalo. ,:i - r.10,·1wle d1 111P,licill<1 ml/ilare. - rase. \"111·1X.
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!,E F l".H!Tl". l>Er,r.A 1'1-'.STA OS:<RR\' \T~: A BE:-f. ASJ, ECC'.
Concl11sio11i sulle ferite della faccia con lesioni ossee. In genere le ferite della. faccia. ha.uno decorso favorevole. Le le:;ioni del mascellare super iore non presentano gravi tà, poichè la scarsa compattezza del l"osso non offre C/Jndizion i favorevo li a i fe11tJmeni esplosi,i. 8 1,no specialmeute di poca eutita le ferite prod11t.te dai proietti li r ivestiti , puic,hè essi pruducono un'azione vulnerante cosi poco a.rcentuata, che i feriti hanno lievi disturbi e la guarigione è rapid a e comp l<:ita (caso bersagliere D ... S ... 1. Jn,ece, con i proiettili di piombo, le lesion i sr,no maggioriie la gnarig iune ric h iede u n tempo sensibilmente piL1 lu ngo. Per le lesioni d'ar ma da fnocv del masc:ellare superiore, !'a.st en· sione deve essere ia regola.. I nfatti tutte le lesioni del mascella re snJ>eriore sono guarite c1Jmpleta1uen te anche sen za a lc un iuter ve11to. ben· chè in un cas,i (sergente C.. . ) i I proiet t ile non Bia stato estratto. In CHSu di 11euessiLà i;i pt1t1 sumpre in ter venire in secondo tem po, poic he la regi,ine è be ne esami nabile e qurncli beue sorvegli11bile. Le fe rite del nas(,, anc he con le fratture delle ossa, decor rono bene e gnari ,;cuno cun rapidità. } [olLo più gravi ,;ono le frattu re del mascellare inferiore, dove esistono le condizion i per l 'azione 1;:,;p\osiva. 1,;s;;e in genere richiedono l' inteneuto per la rimozione delle sc heggi a ossee li bere, per la ricostituzio1lf' delle parti mol li estesamente lacera.te e per la r iduzione e fìssazio11e dei trammenti ossei. e onclns ioni sulle ferite dell'a1)J)1u·ecchio ris i vo. Le fe rite interessa nti il g lobo oculare sono state i n genere gra· vissime, poic he su cinque casi os~er vati, in due si e a Yuta la perditi\ completa dell'ucchio ed in d ue, che ora i nteress11t a la cavi tit retrobulbare, s i è r~vuta riduzione sensibi le d el risus. Caratteristica, nelle lesiuui retro-bulbari, è la cb emosi congiuntintle l'euch imosi e la tumefaz ione pal pe hrale abbastan za precoce (poche ore dop•> i l feriment.o) con svi l uppo maggiore s ul lato ferito. Q uesto sintoma deve eR:,ere ten uto molto in consideraz ione i n casi n ei quali i l tragitto del proiettile può far pensare ad una possibile lesione d el cavo ret ro-bulbare. Come g ià ho fatto notarP, è ben vero che t ali sin· t omi ~ono abitnali in tutti i traumi orbitali e periorbitali, per ò quaudo :;0110 localizzati, almeno nell"ini z:10, ad nua sola porzione del le con giunti ve o rlelle palpebre, comP si è , erific:ato nei no.stri due casi, un a Y11lta n elll\ metà esterna delle r:011giunti,e bul bar i o palpebrali del-
LF: ~·ERITI•: DELLA Tb:STA o~Sl':RVATE A BENGA~r , E('C.
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l'occhio sinist ro e l'altra nella palpebra superiore sinistra, possono essere di grande aiuto diagnostico e conseguentemente anche terapeutico. Infatti in tali casi l' intervento s'impone ed al piil presto possibile. Inoltre tali sintomi riescono indubbiamente di guida preziosa nell'atto operatorio, potendo regolarsi nello stabilire la direzioue da dare all'incisione per raggiungere la parte lesa. Solo così si possono evitare alle volte lunghe indagini, durante l'operazione, ed i nutili incisioni deturpanti il viso. Quando si tratta di esegu ire l'enucleazione di uu bulbo oculare, oltre alla certezza assoluta della perduta funzionalità, deve avere il suo peso anche il fatto che l'ulteriore indugio possa riuscire noci,·o all'altro occhio. Altrimenti :'lflrebbe prudente fare eseguire tali interventi n egli ospedali territoriali, dove si dispone di mezzi opportuni per tutte le indagini che il c-aso molto delicato richiede .
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** Non posso terminare il mio dire senza rivolgere la mia mente C(Jll fraterna rietà, con legittimo orgoglio, agli eroici colleghi cad uti com piendo il propriù dovere con quella fede e quello slancio che le n obili t radizioni del Cor po sanitario militare italiano aveva luro 1u segnato in Eritrea. Fede e slancio che ha animato tutti gli altri, i quali, solo com presi della loro sacrosanta missione, impavidi a l loro posto, tra il grandinare feroce del piombo n emico, mentre tentttvano strappare alla morte i nostri eroici feriti, veni vano atterrati, bersaglio preferito, dagli spergiuri dei pit'.l sacrosanti diritti umanitari. Ai superstiti un augurio, agli estinti un pensiew: rimangano essi sempre vivi nella n ostra memoria e nei nostri affetti. E tu, eroico Tentoni, esem pio di virtù civili e militari, tantu 11istinto nel nostro Ateneo romano, così apprezzato dal nostro illustre e venerato Maestro, dai colleghi e dai primari: durante il tuo ser,izio di assi.,tente in chirurgia negli ospedali d i R oma , mentre gene · roso offrivi il tuo sapere a vantaggio della patria, facevi olocausto della tua giovane esistenzs.. E ppure noi tutti, tuoi intimi, sa ppiamo quanto fosse n ecessaria per i tuoi cari. P erò il t uo eroismo e al disopra di qualsiasi sentimento; moristi da grande, E: tale rimarrai nella memoria dei buoni.
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CAS UI STICA CLI N ICA
QUATTOHDJCI _\lES [ JJI SER\.I1/.JO CHIHliRGI CO ::,;ELL'O::iPEDALE 0.4 CAll PO DA 100 LETTI N. 2. - Rend iconto Clin ico ,leJ capitano medico E n ~eni o IJ<- S a rto, libero d oce nte di Patologia s peciale chirurgica nellri R. Univ.,r,:ità di Pis a. JI pre~eute lavoro è tutt'al tro che unn s tat ist ica ri c<'a di atti operatorii d·alta ch iru rg ia e d'interven t i ossei pii.i o meno de1noli t ivi, com e a p ri ma giunta. potrebbe far supporr,· un rendiconto del SPrvizio chirurgico prestato in guerra. Eù iuvero lu scopo, a ,·ui si mira ne lla pubblica 1,ione d i queste note cliniche, è ap· punto quel lo di metter bene in e v idenza come p!!r i t raumi di g uerra l'ntti \·iti1 o perator ia sia a l,l,nst1rnza limitnta in un o:; pedale da campo, nel qualE> t utta,· i11. n es,,u11 in te rven to c hirurg ico, c he ii,·esse a,·uto unR ve r!l i11d icazione, venne mAi tra~cu rn to. Come n,;lle nllre guerre ,·01nhattut P; di rerente, an che n e lla campag na libica, malgrado J., nrmi di vario calib ro e per nulla umanitnr ie nsitte dai turco-nr alii. si ebbe modo di co11-,t.'l.tare c l,e g li ><tti operati vi 1n·i11ia1·ii ,siano ben lungi da\ l'11vere una. fre(1uente indicazione. Nè db de\'e iu alcun modo soq )rendere poichè il trio11fo d<,ll'a.•wp~i e dell'a11lisepsi nella pratica chirurgica ordinarin non pote va non avere u na n1agnilica eco a11che in chiru rgia di guerra, do ,·e nulla si trascurn pcrche i più r ecenti progressi, fat t i dHlle discipline c hirurgiche, nngano accolti e messi in prati,·a, per quanto lo p1·rmetruuo le difìicoltà di ogni genere fra le quali si SYolge il sl'l',·izio chirnr1tiro in CRrnpagnR. ::-e poi si a ggiunge la r!!a le 11111a1iilariPfì1 dt>lle moderne pR.llotto le di piccolo calib ro, impiega t e dn,lle varie Nazion i, si c·ompremleri\ di leggieri c:011,e, in u na g uerra ,iuropea, nel mag;;ior nu111ero cli fer ite. quali so no qut:l le prodotte dalle armi da fuoco portatil i, n on simtnno quasi più indicaLt• le operazioni demol itive primarie- sugli Rrti. Il faino<.;o l'(;Cl)f<l di Larr,•y, il ' Iuale dopo lu battaglia della hl oskon, a,Tebht" fatto :WU 11111pu1;,zìoni m un gioi-no solo, resrt>rà. quale esem![lìo m irabile d i r é~isten1,a fisica del sommo cltirurgo o dei suoi aiuti ma non t roverà orma i più imit1uori, uè d'altra p;u-te provocherà iu noi alcun senso d"ill\·iùia. Oggidi i l ,·alorn prot',•-;,;101111.le 110 n si desum e p;i,\ dal numero di operazioni dcmolitiYe eseg uitt>. rua sibbe1w dR quel le rispanniate, sah ·a ndo in pnri tempo l'arto e la vita del pazie n te. grazie a lla scrnpoiosa o~;:er,anza dei modnni precetti di terapia ch irurg ic.'I conservati va. :\ gµ;iu 11~e remo intine eh,• l'attivitìt o peratoria relativamente limitata in 1111 o,:pe· dal,· ùa campo di prima li1wa è dùvu1;1. nnclte a l "ogue:ute fatto : pt'r edtare iugo111l,ro ed :dfoll ameut.o e per iw,•r l'agio ,l i ricoyerare, in caso di bisogno, il maggior numero di feriti, s i e\'itano in generale tu, ti qu egl' interventi che non abbillllv carattere d i ve:ra u rge117.fL e richiedano dopo la guarigione :un p et·iodo di riposo 11intto,;co prolungato. pri1t11t eh,, ;:i po~sa ripren der e il servizio.
CASOISTICA CLINICA
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In questo rendiconto son ripor tati solo gli atti opPra tivi di maggiore importanza e vien fatta. q ualche considerazione sulle ferite d'a r me da fuoco, nonchè sui traumatismi ordinari i e sulle malattie chirurgiche comuni che abbiano presentato un certo in teresse clinico.
• •• O l' in terventi cranici per forite d'arme da fuoco, come ebbi a dire g i1L in un preceden te mio lavoro ( 1), si limitarono al solleva.mento di schegge infossate, alla rimozione di quelle libere, in modo da realizzare l'obbiettivo precipuo ,.J quale bisogna. essenzialmente mirare, cioè la disinfezione scrupolosa del focol!lio di fri:ittura e la facile fuoruscita dei transudati ed essudati dal tramite scolpito dalla pallottola: una feri ta cranio- encefalica. infatti, deve considerarsi come una vera e propr ia f rattura compl icata. Ed iuYero, se la lesion(• enc,•falica non è cosi grave da ucciderll in breve tempo il fer ito e se non esiste un\' morragia impon,,nte, la m orte è dovuta ùi solito alla meningo- encefalite infettiva, la qu,\le dev'essere s!'mpre temutR dal chirurgo, tratta.udo-,i di ferite r ht> pn•sentano le migliori condizioni per infettarsi (capelli, su diciume cranico, ecc ). Quindi non bisogna ritenere che s ia perdita di tempo pratic1tre una estesa t ricotomia, poichè questa soltanto rende possibile, in tutta la sua efficacia, l'azione disinfett.. ute della tintura di iod io impiegata. nella. meJicatura; da es~a. quindi, può dipend,,,·e eventualmente la sal v ezza dell'individuo. Su 15 frrite cra.nio-~ocefolich c si ebbero 8 decessi, ossiR una mortalità del 5~,3 p. 100, iuferioro a quulln. che riportai in una statistica parziale del lavoro già citato. Tra le lt•siooi accid,•11t1tli merita di esser menzionato un caso dì fr1ttrura eilposta d elliL volta cranica, di cui riporto in breve h storia cli11ica: « Soldato A. R del :?u0 reggimento fanteria. È trasportato al riparto chirurgico perchè nffetto da ferite con tu~e nl cranio riportate in seguito a calcio di cavallo. -. Nella region,• pal'ieto occipitRle sinistra si notano due soluzioni di continuo delle qual i una, situata più in alto, è lun ga cir!'a ·l centimetri. con margini irregolari e contusi, profonJ11. all'osso, il qual,, è per un C(•r to tratto sc~,perto e fratturato. Al d isotto clell,1 prima solmiione di continuo se ne o::;serva un'altrn della stessa lunghPzza ma profonda :,J perio::;tio, il quale appRre integro. Il ferito ha per,l ita di coscienzn. Polso 54. T e mp. 38°-fl ». Ritenni qu ind i neces:=;;irio l'inrerv,•nto chirurgi"o, il quale fo dn me praticnto nel seguente modo : Previa. aotisepsi 1tlla Grossicli i>d anestesia. morfo-rocainìca, allnrg11i con taglio in croce la ferita su per iore e d is taccai col rnschintoio i quattro lembi, in modo da metter ben e in evidenza lo schelet ro sottostante; a ppar \'P subito un focolaio di frattura, in cui si presenta.va avvallata uu'a inpia scheggia, avente i margini tagliRti in modo da rimanere incastratn c:0111e un vet ro da orologio. Collo scalpello allargai da un lato la broccia ossea e riuscii così R pnssn.rP al disotto d.-Jla larga scheggia la branca di mut pinzn, men:è la qua le potei rialze,rla. P erò il frammento, distaccato lungo tutto il suo contorno. minacciava di ricadere, producendo di nuovo s intomi di compressione: e quindi lo a,;portai senz'altro, t nnto più che la perdita (1) DE SAaLO. - Note chirurqiche s•dle ferite osseri-ate a Den1<, durant~ lr1 g11erra italo-turca (Giomule di med-ic1:na •m ilitare, aprile, 1912).
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OASU J:--TJCA CLIXIC A
d,•lla sosta n za ossea uoo er a cos picua. L a dura-meninge appariva integra epperò, suturatn par1.ialmeote la ferita operatoria, a pplicai una s triscia d i garza asettica. Jnfin,, procedetti all'esplora1.ion e e s utura della seconda soluzione di continuo, la quale non presentava a lcuna importanza.. Il giorno segu,,n te il ferito era cosciente : polso 70, temperatura normale. Egli purò ebbe per qu1\lche tempo u na completa amnesia delle circostanze nelle quali era. a,·veuuto il trauma tismo; presentò inoltre uno srnto ps ichico, direi quasi, infantile, dnndo delle r isposte non sempre coerenti e ri den do senza. rag ion e; ebbe intin,· incontinenza di urina e di-;turbi vaghi dellu visio11e senza alterazioni oi:ulari ouiettive. dovuti evide11temente ad alterazioni transitorie del centro visivo. 'l'ali distu rbi a1,darono gradatamente migliorando ed in fine scomparvero del tutto. 11 decorso del la ferita operatoria fu perfettame nte regolare ed il paziente dopo circa un mese venne t rasferito io ottime condizioni su d i una nave-os pedale. Negl'int1•r venti cra11ici l'i ncisione a croce corrisponde benissi mo e forse meglio di 'luella cnnilillea a lemùv unico, poicb è, mentre dà un largo campo per le manovre succes-,i ve sulla scatola cranica, permette dopo la riunione parziale della ferita operatoria l'applicazione del dr enaggio capillare proprio in corrispondenza dt!lla lesione o<;sen. la quale r imano facilmente rsplorabile attraverso la fer ita resi,i ua. Ri co1·tlcrò, infine, un c11so d i otite esterna perioste" associata a risentimento delli1. mastoide ed A. g ravi disturbi generali. Praticai d'urgenza il taglio alla Wilde che fu segui to da un a rapida miglioria. Tale forma di otite ;:;i accompagna spesso a condizioni genen, li p iuttosto g ravi che prontamente s i attenuano col suddetto i ntnvPn to, co11H· ebbi ad oss.,rv11.re in molti 1altd casi. Il taglio a lln. \Vilde, ch e si pratica rapid11rnl'nte o colla .~emplice anestesia cocainica, ha pure il v antaggio d i potr·r se rvire per una ovc·ntua la trapanazione della mas to ide, nt' l caso che il proc,,~so si complicns.~e a mastoidit e suppurativa .
.•..
A Ila faccia le ferite d'arme da fuoco non rich iesero specin.li interventi chirnrgici. R icorderò, tra le t'er i te più importA.nti, un ca so nel quale la p allottola ( proi1•ttile di fucilP ~Iartini. non inc11mici,1to), penPtrata a ttra verso il bulbo oculare sinistro e f'uol'iuscita dalla regione parotidea dello stesso lato, rientrava per ln n ·gio1w sottoclavicolare nel to race, a rrPstantlosi nella regione lnt.erale sinistra, 11.ll'n.lte;r,za. dl,l n° spn.zio intercostalr e lungo la linea ascellare roedin.. Il ferito non volle sottoporsi all'enu.tlPrizio111: immediata del bulbo oculare, in gran parte di,:tru tto, e ve1111P trnslocnto :::u di u11n nave-os pedale. 8i ehb,·ro diversi casi di frnttura d el masc,,llarc in{e1·iore per calcio ,l i carnllo; merita s peciale mpn;r,iooe una frattura doppia di mandibola, il cui fra mmento mer!iR.no spostava;;i colla pi ù grnndP facilità. Praticata la riduzione iu modo <la ottenere la r(•stn.ur11.z:onL· intPgrnle del margi ne dentario, si procedette in tutti i casi alln. le~nturn dei due drnti viciniori n.lln, linea d i frattum, impiegando il filo di 11q~e11to; inoltre non fu trascurata la p ii) scrn polosa disi nfezione della bocca. J ri,;1dtnti furono ottimi. :-u::;li occhi vennero e,eguite varie estrazioni di corpi estranei (particelle metallit-he), infissi nelln corn ea , P due chemtotomie per ulcera fagedenica della cor· n,·a sinistra associata ad ipopio11. Ebbi inoltre a notare divNsi casi di cheratiti int>no g r11.vi, che sono piuttosto frequen ti a Derna, prob,,bilroente a causa delll\ poh·ere e de lh\ s aul, ia sollevate dal vento olie spira quas i continuame nte.
CA~l'J!:;TICA CLI'.'I ICA
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Ricorderò, infine, un caso di sifilide oculare, con manifestazioni tutt'altro che frequenti in persona del soldato P. I!', del SO" reggimento artiglieria d,t montagna. L'esame obbiettivo fece rile vare q11a11to segue : « La congiunti va e in ambo i lati iperemica; sulla porzione bulbare, e propriamente all'Pstern o della cornea, notas i una placca inucoNa della ,griindezza di un seme di miglio a sinistra ed a lqu..nto più piccola a destra. "Esiste iniezione perichera.tica. L'iride presenta cambiamento di colorito ed una spiccata mattezza della sua faccia anteriore. La pupilla è ristretta e non 1·eagisce 1\lla luce; sul margine pupilla1·e si rilevrmo dei noduli giallo-rossastri d ella grandezza lli una tes ta di spillo ( papule). E s iste un lieve intorbidamento dell'umor acqueo, no11chè lieve opacamento della cornea. Quali sintomi subbi,:ttivi e funzionali si nota: fotobia. lagrimazione, dolori sopraciliar i ed un lieve 1.nnebbiamento della vista. Nelle regioni latero-cervicali, epitrocleari e hiinguina.li si palp1tno linfoglandole che prese11tauo le note caratteristiche dPll'adenopatia sifilitica •· Merce la cura antiluetica le varie ma11ifestazioni oculari scomparvero rapida.mente. Ho voluto r iportare il pres,mtr. caso, perchii le plaeche mucose della congiuntiva sono, come ben si sa, una rara manifestazione secondaria della lue, essendo essa più spesso sede di papule, come rile va anche l'A11to1wlli (1) in un caso di placca mucosa del limbus corn,•ale, da lu i illustra to .
.•. L'inte rvento di maggiore importanza sul collo è costituito eia u11a lrachcotomia praticata pe1· ferira d'arme da fuoco a ssociata a le;;ione tiella trarhea. Il pa,1iente giunse all'ospedale in condizioni gravi e ritrasse u11 sollievo immediato dall'intervent.o chirurgico; p.. rò 1w i giorni con:;ecutivi, come acca.de spesso in un simil genere di forite . sopraggiunse una bronco-pneumonite diffusa la qual e, malgrado le più energic he ed a•sidtt e cure, uccide va l'infermo.
Le ferito d'armo da fu oco del lomce, penetranti in cal'Ìtà, non rid1iesero alcu n atto operativo d'urgenza ed ebbero un decorso regolare, eccettuate due associate a lesione della colonna vert<:b rale. Queste ultime soltanto, su di un t otale di 2~ ferite torncic he, ebhero un esi to lc>tale; in es;;e notavasi la caratteristica. sinòrome ti elle lesioni m idol hui del tratto dorsale (paraplegici con aneste.~ia, ritenzione cli urine e di /èci, erezion,i rlell'a~fa, ecc.).
.. •. Le ferite d'arme da fuoco peuC'traut i dell'addome, c-o nl't· bbi a d ire n <'l mio lavoro già citato, furono in generale trattate ~enza intervento. c ioè colla ci.m <l'int· mobilizzazione, com,~ qudla tormulat>i. da Jalaguier per l'appendicite acut11, ed i risultati furono molto incoraggianti. Nelle frritt>, associate a fuoruscita d'epiploon, m i limitai alla re~ezione ciel tratto er11iato, pl'evia sutura n catena.. Solo in u n c>1so di v11sta ferita dell'addome, prodotta dallo scoppio di una granata, procedetti uJ enterorafie multiple. In caso di lesione vescicale mirai a canali,;zar l'urina, allo (I) A:n'ONl!:LLT. Placca m,,coea del limbtt,. cornwlP, Si/ìlide secondaria clella co1lgiunti1:a. (Annalu des malriclies tuin<'.rienne8, octobre l li09).
n,2
CA"l' bTlCA Cf,lSICA
scopo d' itnpedire lo s pandimento d i essa nei tessuti circostanti, il che ottenn i applicando in primo tempo il cate tere a permanenza ed in seguito facendo il sondagi;io p iu volte al g iorno. In un paziente, nel quale la ferita vescicale era asso• ciata a lesione del retto, sopraggiunse un flemmone settico alla regione ipogastrica che, malgrado il pronto intervento. uccideva l'infermo. li concetto d i trattare in guerra le ferite penetranti dell'addome senza intern nto oprrat.ivo fu difeso strenuamen te nell'ultimo Congresso d ella Società italia na di chirurgi" (1) non solo dal no~tro ispettore capo, tenente generale m edico F erre re di Cavalle rleone (che· fin tlal 189-! esprimeva l'opinionC' che la laparotomia fo'lse, in line a g encralt,, da proscriversi in guerra nelle ferite penetranti dell'addome), ma anc:o rn da valoros i chirurgh i civili. Il prof T r icomi con cluse che erast1•nsione d~bba essere la reyola, perc/1è il ferito i;ien portato all'ospedale da campo inedlaùilinente do1,o im tecmpo quasi sn npre troppo lungo per essere ope•rato e ;;pesso coi pri.1,ii sintomi di p e1;tonite, pe1·chè ì11 g11e1·ra fanno d ifetto le buorn· con· dizio1ii d 'm,ihienl e, i mezzi pe1· lo ste7"ilizzazione e ln necessa,;a calma "· L',·lncacia. della cura d" i ru rnobilizznzione nelle ferite penetranti del l'a,ldome dipende non solo dal grado d elle lesioni viscerali, ma ancora dal 1·iposo assoluto n el quale ol•·v'essere lasciato il ferito s in dal momento in cui caùde. r n soldato c-on ferita penetraute dell'addome. r imasto per 2.t ore sul campo di battaglia, perchè ca duto in un vallone e sfuggito alle ricerch e dei port,aferiti, ve1111e raccolto e tras portato all'ospedale· il giorno seguente; orbene egli, pur avendo una lesione grnw e certnmente penetran Le, gi unsi"' in condi:r.ioni molto migliori di tu t t i gli 1tltri feriti raccolti e trasportati prontamente. Inolt re negli ultimi combattimenti avvenuti a D erna i fer iti addomi11ali, avendo sopportato, a causa dL·lia grand;, distanza dal campo di battaglia, un trasporto prolung:1to e disagevole, giunsero all'ospedale in condizioni a lquanto più g rav i e la mor talità s i accrebbe sens ibilmente. Tuttavia su HI fe1·it,- addominali (non comprese due complicate a lesione rnidollare, che fu induhbiamente la causa del decesso), ri conosei ute penetmnti sia pur la sede rispett i\•a ,I.il forarne d'entrata e di quello d'uscita, sia ancora ptir In manif,.s ta siJJdrome Addominale apparsa in seguit0, si ebbero 17 decessi, ossia uua mo rtali tà del 50 p. IOO. Tra gl'indiviolui gu nriti, JO presentavano ferite aventi oritii-io d'eutraLa di L0-15 mm .. prodotte evidentemente da proietti li non incamiciati I li es1<•· merita speciale men:r.ioue il cnso ri!-{tmnlanti.' il ten ente del 5° r eggimento alpini E. G., il qunle presentava due ferite d'a1 roll da fuoco, di cui una penet rau te nell'addome con fornme d'entrata circolarti ed aven te un diametro di 12 m illimet ri. Grnzie a l la cura d'immobilizznzione, alla quale si sottopose colla più gran,le fiduc ia, egli sup,, rò non solo il grnxe s hock ma Rnr he la flog osi peritoneale. e quindi, en trnlo in piena convales<·,,nza, potè essere trasferito su di una nave-ospe· dalc. Probabilmen te la percentuale d(•l!e guarigioni sarebbe stata maggiore se n egli u ltimi combatti men t i lo rng ioni tattiche avessero permesso l'impianto di un osp,·daletto da campo da 60 letti in vicinanzll ciel luogo ove si era svolta irl bnttnglin. 1·n progrc•sso r eale del servizio chirurgico in r.ampagna StHà. costituito i11dubhia111e11 te dalla renliz7.azionf' di q\rnl precetto riconosciuto ormA.i da tutti, cioè del l'o><pitali1.z11zioue dei feriti cav itA.ni il p iu v icino possi bile ul luogo dove ("addero. E d io credo ch e In soluzione r!el l' importaute :probi<'ma stia nell'opportuno impirgo degli O!> pcdaletti d1t campo da 50 letti, i quali hanno il pregio ines tima· ( I) XXIV Cma!!rcsso d ,•lln S11<'i1>tà italinnfl d i ohiru rcin. (Roma. 7, 10 nove111bro, l !H21.
CA:St:rsT! C A C Ll:Sl('A
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bile di es<iere delle formazioni s11.nitar ie così mobili da potere impiantarsi, in un tempo relativamen t1> breve, in vicinanza del campo di battaglia. Tra le complicazioni delle ferite penetranti nell',tddome è degno di menzione u n caso di flebite all'arto infer iore destro, appuso in 18" giomata quando la flogosi peritoneale era del tutto ~penta. :'lfercè :., opportune cure la guarigione fu abbastn nza rapi da e completa. La. chirur gia addominale fo piuttosto atti va per diversi c,tsi di ascesso Ppatico sui quitl i è inutile indugiarmi. essrndomene già occupato in altro mio lavoro (I) .
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•• Le ferite d'armc da fuoco r,gli adi s11periori non rich ie;sero frequenti atti operativi d'una c'erta importanza; venne praticata una sola allacciatura per lesione dell'arteria omerale in caso di ferita al bn1ccio destro as~ociata a frattura comminuta d ell'omero e prodotta da proiettile incamiciato d i piccolo calibro (fucile l\[su1ser mod. 1890). La biopsia operatoria pose in evidenza un'interessante lesione parziale a doccia ti!'! ne1T o mediano, piuttosto 1·e;.çol:i re e prodotti\ evidentemente da un colpo taugenziale. Fu praticato. un'amputazione cli anlibNu·eio per ferita prodotta dallo scoppio accidf'ntnle di una granata, nouchè uu'ampul!lzione di t,1·acdo in u11 caporalmaggiore di artiglil'ria, il quale, mentre cariCa\·a il pezzo, venne colpito dall'otturatore lanciRto violcntement,t> indietro, es,wndo partito il colpo prima della r.1,ii:.sura cornplcta. '.l'rattnva~i di una va,;ta ferita lacc ro- coutusa alln mano ed a ll'autibrnccio di destra con grnvi lesioni nerveo-vMcolari ud estu." R frattura comminuta d,•lle ossa, nom·bè ustiuni multiph· al viso, 1.J collo, al tronco ed agli a r ti iuf... r iori. Sebbene la t'erita operatoria ave;:se un decorso r egolare, l'infermo ce,sava di vivere in 4• giornata con fr nomeni ,Ii collas s.o. In lui mancava completamente il quad ro clinico dell'embolia. g,·assosa, J11, quale, com'è not0, può pre~eutarsi anche uel decorso asettico delle lesioni ossee: probnhilrueote la morte fu dovu La agli effetti delle estese scottature " sopratutto all'intenso shock nen·oso prodotto dal grn vissi mo traumati,smo. Vennero pmticate rnrie disnl'licolrzzioni m1·.tacarpo-fala119N• lld inlerfalrm.<;ee, •1uasi sempre p,·r feritl' larero-c·o11tuse associate a fraLlura c·ommiouu, delle fala11gi e cosi gra,i ed esle11e da riuscire impos~ih1ile quidsi rnglia rura co11,;èn·ativa. Infine fur,:)llo e:<eguite diviarse te,iorafie e 11~111·orafie, delle c1 unli credo uti le riportare il ;:eguente caso ahbast11nza complesso: e Soldato S. P. del 2G'' reggimento fa11te1 ia. t rico,er;,lo d'urg,mi:a al r i• pnrto chirurgiro percliò affetto da ferite lacero-co11tuse allR fronte, ali:. gu:tnC'ia si11istm ed al pol,o d•·l lo stesso lalo, riportato i11 swguito ;, scoppio d'un S<'rhatoio di gas a.retilene. « L a ferita ùi maggiore imporlauza è quel la situa tu oelln regio11e antl' rio re del polso sinistro, dove si osser va un'a111p ia soluzione di coutinuo; nel fondo appaio110 lesi: il tendine del c11òilale anteriore, l'al'f eria ed il nert"O ·ulna1·1• colle vene omonime, i fies.,ol'i s11pPr/iciali de lle dita i11sie111e ccl 11e1-ro mediano e col lendine del gra11 pal,na,·P,. e Pre,ia a11tisepsi alla Grossich e-d !Llll'Stesia morfo-rocainica, si esegue l'allacciatura dell'ar teria cubitale e delle ,·1111e omo11ime in Lor·o t·ulneris e. praticata ( I) De S.rnr.o. -
L "c7)(ltite «11pf»1rati>'a ,.,,/ pre.,,;dio di Dt1·11a (Uiomale di medicina
militare, aprilo-maggio 1913).
67.J:
G,ISt:ISTH, A CLJ:s'ICA
lungo l'antibraccio e parallclamcute al suo ,1s~e maggiore un'incisione lunga circl\ 4 C!·ntimetri, si va alla rici:-rca dei monconi prossimali tendinei e nervosi, cbe vcngo110 con dilige11za. individualizzati e rispettivame ute suturati e.i monconi distali coi processi di Wolfiel' e di Mick ulicz :.. Il decorso post·operatorio fu regolare, per cui l'infermo venne traslocato su di 1111a ,1ave- ospednle. Dn. informazioni, a~sunte i11 seguito, è risul tato che la fuuzionalità della mano si sarebbe abbasta nza bene ripristinata. Infine tra i comuni t raumatismi ri corde rò u11 ca:-o di lw;:;aziolle isolata del radio de~tro per caduta sulla mano ad a vaml,raccio in pron azione ed iperestensione. La regio11e del gomito era tumcf;,tta e mostrava sulla faccia poster o-esterna uua larga ecchimosi. L'antibraccio presentava~i iu flessione e prouazione. Col pnlpiu uento s i constatava al disotto dt:Jl co11diloom\' rale uu av\·al l,rn1ento, mentre i11 ava11 ti si palpava il capitello del rndio. Era impossibile la supinazione a t t iY>i; la tlessionc limitata ad nn a11golo r etto. L 'esame radioscopico riconfermò la su,i • detta lcsiool' la quale, come si sa, e piuttosto rara ; essa ven ne senz'altro ridotta.
Degli intervpnti praticnti sugl i ar/i i n/iJl'iori meritano speciale me11zioue una di:;articolazione melalarso-falangea dell'alluce ed un'auip1ilazione parziale <Ùl pie<l~ pt:!r ca11gre11a simmetrica consecutiva a ferita d'arme da fuoco. Tra i comuni traum11 tismi ebbi ad osservare uua lesio11e i11teressa11te, di cui credo utile riferire la storia clinica: « Soldato F. I. del u• r eggimento alpini. - Ri fer isce clw, mentre tra.sportav" un g rosso blocco di pietra, que~to cFLdde rolpe1tdolo con uno spigolo al dorso del piede sinis tro. « L;, regione dorsale dtil piede suddetto è t urnèfatta ed ecchimotica. Col palpamento si constata lussazione del seco11do cunei/onn e, il che viene confermato d1lll'esnme radioscopico. « La rirluzione i11crue11tn riesce impos:iibile, per cui si procede senz'altro all'atto operativo: si mette allo scoperto l'osso lussa to, il quale e rivolto colla snperticie distale io alto ed è parzialme11te fratturato . .No11 si riesc:e a ridurlo e quindi esso viene senz'altro asportnto ». La le,iione !'1tddnta, come in generale tutte le lussazioni delle ossa tarsiche, il i11clu bbiame11te assn i rara.
*** 1\ei diversi atti opernti.vi ve11ne praticata solo due volte la clorona r co:;i ; fu i11vece usata largamente l'a11es/esia locale cocainica, preceduta da u11n inìezioue ipodermica di morfina. Impi,·gai sempre il proce,:so di anafyesia cir colare, consigliato da Hackenbruch ( I) mcdianlt.> iniezioni cir coln1·i del campo o perati,•o colle quali s i evita <Juell't•dr•rua dei te~suti che si ha colranestesia per infi1trazione alla Reclus-Schleir.b, pM cui è più difficile l'orientame11to e sono quindi aume11 tate le difficoltà operatorie. li metodo corrispo<;e in modo meraviglioso per fin o nelle lapu,rotomie e nei limitati i11terveuti demolitivi sulle mani e sui piedi. È davvero (1) WJTZEL-\VENZEL-HACKENllROcn
(Societil editrice lilmuia, 1\lilano, UJ07 1.
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Narcosi eterea e anute<iÌ<I chirnrr,ica lorole.
CA~U l STICA CLl~ JC A
675
stupefacente il vedere come gl' infermi assistano alla propria operazion e senza dimos trare, in generale, alcuna sofferenza. Un g iovane collega, da. me operato iii dito pollice d'una mano, rimase addirittura sorpreso dell'efficacia de l metodo ed è ormai divenuto un entnsi.ista ammintore dell'anestesi11. morfo- cocainica. Del r esto anche nell'ultimo congresso della Soc;età italiana di chirurgia, già da noi <'-itato, lo $chia ssi nella sua dott a relazioue sui vari metodi d i imestesia espose le indicazioni di quella locale e regionale, proponendo la for mula seguente : l'ancste.~ia locale ,: indicata seinp1·e, ad eccezione di quei !'asi in cui ,esigenze specialissime di tecnica op eratoria o particolari condizioni dell'ope1·a11do impongano al chirurgo di ricorrere alla narco~i, la q11ale non co.,tàtuirà in chirnr.'Jia un 11re,yidio di elezio11e, ma di necessità. L 'anestesia loc:ale, adu11que, com'ebbi giit a dire di\·ersi anni OL· souo (1), trova la maggiore applica1.ione so pratutto iu chirurgia di guen-a sin per la semplicitii. ed innocuità del metodo, sia ,111cora per il fr1,quente stato di shock o di debolezza estrema, in cui si t rov:ino i feriti, le qua I i co11d izioni rendono poricolos11. la n,m;o~i c:loroformica f' costituiscono una vera controindicazion€', Riguardo poi nll'ane.,tesia spi.11ale, della quale lo Scbiassi si mostrn l'a_qionalo e prudente (aufol'e, ritengo c:he essa, malgrado g li immens i ed iucontestabili vantaggi che offre specialmente a l chirurgo militare in campag11a, non può n è deve in alcun modo sostituire quella locale. che può cons iderarsi scevra da pericol i, m11 solt,mto potrà impiegarsi in sostituzione della. nnrl'oSi generale negli interveuti c ircoscritti a quelle parti del corpo sulle quali esplica l'azioue e.ualgesica: la rachia11estesia <(Uindi 0011 può essere usata che in modo abbastanza limitato.
La disinfezione prcoperaloria dellci pelle fu osegu ite. col metoclo Grossich in tutta la sua classicn semplicità, otteueudo dei risultati dnvvero 1ueravigliosi: le ferite opera.torie, i11fatti, ebbero sempre u n decorso regolare, senza. il più lontauo accenno di flogosi per rventuale i11tervento di baclerii. La disinfezione delle m cmi venne praticata, in g .. nere, coll'ordiuario metodo di Filrbringen, cioè spaz1.olameuto con acqua e sapone ed immersioue in soluzione di sublimato, a ggiungendovi, uegli interventi di maggiore importanza., il lavaggio con a lcool ed etere, per toglier v ia il subli1unto, ed "pplicazione di t intura di iodio sulle estreiuiti\ d,·lle dita. Di, qualche t empo però bo cominciato ad usare il metodo proposto da Zahloudovsky e 'l'atarinov (2), cioè quello della detersione per due minuti con garza steri le impregnata d'u11n soluzioue d'acido tannico al 5 p. 100 in nlcool a V5°, la cui azione è duplice: ambedue le sostanze, oltre ad esse re bacte ricide, hanno aucora proprietà as tri11gen ti· e quindi i germi, che sono alla superficie, vengono uccisi, mentre quelli situati profo11damen te nei bulbi piliferi e nelle glaudole sebacee e sudoripare ri mangono imprigionati in seguito alla coarta~ione dei pori cutnn,ii. Il suddetto metodo av rel,be dato ottirui risulta ti anche al Dialti (!!) in -!SO atti ( I ) Dm SARLO. - Le ferite prod'Jtle dalle modcme armi da fuoco uclw,e le artiglierie. (Ravenna., premiata tipo-litografia Re.v1:1gne.ne., 1910 ). (2) Z ABLOUDOVSKY et TATA.RJNOV. La délJinfection cutanée par ime aolutùm alcoolique de tannin. (La Sem. mia., 23 fév 1910). (3) Du.tTI. - D i8ùifezione delle mani coll'acido tannico. (ll Policlinico, Sezione pre.tino, fase. 44, 27 ottobre 1012).
67G
CASUISTICA CLINICA
opera tivi e , secondo tal i' C"birurgo, oltre o.d assicurare la sterili tà de lle mani, pre• sent.. rebhe a11chP il vaHta.ggio di non essere per nulla irritante, r e ndendole amr,i lii;ce, soffici, pieghevoli e perfino helle ed cle9a11ti. Il metodo dell'alcool tannico, anunque, potrà r iusci re oltremodo vn ntaggioso in chirurgin di gus rra, spt•cialmente nelle prime formazioni sanit&.rie, per la sua grande sem pl ici tà. Se Il' ulteriori esperieuze ne riconfermer nnno l'efficacia, esso è destinato a diveni r e l)er In d isi11 fezio11e delle mani c iò che è il metodo Grossich per quella del campo operatorio.
Sorvo laudo sulle incisioni dei comuni a •cessi e tlemmon i, supe rficiali e profon di, no11 chil sulle molteplici t·straz io11 i dei corpi estranei (pallottole d-i fucile, pallctte di s hrapuel, frammeuti" di bo~solo, ecc.) e sulle enucleazioni di li11fog landole, gli atti operati vi d' import1lllza possono ridursi ai seguen ti: N. 1 Crn11io tomia. » 2 Cherntotomie. » 1 As portazio1Je di esteso cheloide alla uuca e plasti ca l\lla Cuopart. .. l Epatostomia per via trnuspleu ro-frenica. » 12 E patostomie pl'r via addominale. » 1 Laparotomia per poritiH ite. » Lnp,u·ot.omin con 1•11ter orafie multiple. ,. i Laparotomia per fer ita d'nrmo da fuoco ul liaci110 con lesic.ue della vesci,·a e d1·l retto. ,. 9 'l'euorA{ie alln "\\"iilller. » 2 Neu1·ornfie nlln Mirkuli <·z. ,. 2 Allacciatur<' di arterie (omerale e cnhitalP). > 1 .\mputnzione di braccio. "I> 1 Amput.17.ioue di avambraccio. ~ D isnrticolazio11i metn<·nrpo-folangee. ,. Disnrticolazioni i11terfnlangee. » 1 Arupn t11zio11e parzinle di piede. l Disartirolnzioue metntarso-faln11gea dell'nll11cP. » 1 à.--port11zio11e del secondo cuneiforme. l Operazio11e rii fistola ,wale. Aspor tnzioue di emonoidi 1·01 Pa<p1elin
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*** Dal preSellt<' rendicont o r li11 ico, adunque, s i vede chiarnme11te come per le ferite d'arme da t'noro l'attiYilil operatorin di u n ospedal(' da campo in gue rrl\ può cousidcrarsi oggidì abbastanza limit·.ita. Certn111entt" in u11 co11Hitto europeo. dove so110 impc·gnate e.la rtmbo le parti gra11di u111sse bel ligeranti e si fa largo impiego dell'nrtiglieri,,, il 11umcro ,lei feriti 1;an'l molto maggiore che in una guerra coloniale, COIUP Ili\ dimo~trato ancho il rece11te conBit to bakauico. Però gli intervc·nti overativi 11rh11arii s11rn11 no pur semp r,, relntivarnento scarsi gmzie ai uuo,·i metodi cli cura delle ferite; tutta,·ia l'u1ticinle mtdico i11 campng11n avrà un lavoro olt ren1odo faticoso poichè, se le indicazioni operntorie souo limitate. è per compl'nso assai elevntn ln cifrn ,lei feriti c.he richi edouo le più a,;~idne e diligenti cu re.
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RIVISTA DI GIORNALl ITALIANI ED ESTER]
RIVI STA DI CHI HlJ RGI A GI~NEHA LE A qual punto si trova U problema operativo della cara dell'ulcera gutrloa.-1 !,a clinica chimrgica, o. 7, l_uglio 1!)1:3).
P rofessor PIETRO BASTIAXEt.r,r . -
L'A. uot11. come giusrn.mente dal rnedica sia m ol te volte criticato l'operato del chirurgo il quale in un caso di ulcera gastl'ica iuterv iene colla pul'a <· semplke ga~tro.,nterostomia. Ossel'va come tille intervento operlltivo al lume di una c ritica ,-evern non rap pri>seuti ,:he il periododcll'empil'ismo nel la cnrachirul'gica d el l'ulcera. Rileva come valenti chirurgi abbiano c .. rcato di spiegare la rag ione del loro ope rato mentl'e poi coll'opera zioue i11 p1uo!11. non E'l"ll pl'esa d i mira d irettamente l'ulcera, compiendo invee<-' opel'azione molto meno perico!o,,:11. rua c·he purtror po in molti casi lasci11. i! tempo che t rovn. Osst'n·a C'onie !'imporrnnza de ll'ar gomento sia tale da rwerne in<licato In Ì115r•rb1ione all'ordi ne dc! giol'no de i COll· gressi di\ parec<' hi ann i, mentre la risposta net1a, osaul'iC11te, de finitiva non s i è nncora avuta, !'C pure-. co1.ue sembra, h:uttenC'r e l'11y r n el :l!)0 ,·ongl'es"o di chirurgi!L t edes<'a. nel llJlO n on s i siano me,-si ,-ulla vera \·ia. L'A. fa r ilev a re a cconciRrn .. u te ~0111<' gli ult im i interven t i !'iportati ual Pay r e dal Kutten er manifesti no la Stc!'sa carnt te l'is t ica di radica lità di guari gione di quelli riferiti diii Rydygier lino dal 1881 otteuuti mercò la r,•sczione riel piloro pt:r ulcera, di modo che eg li dice: do po flO a11ni di !'tnrlio s iamo ora giu nti ovCI partimmo. 8osticne sia d11. abbandona rsi iu modo a,-soluto la pnrn g;i~r roe11ter ostom ia n elle ulcere gas tr iche 1•rrand o colui d1P tu ttorn in (•ssa ripo~i 6duci(L di pronta e dc1ìnitiva guarigione, non imped,,ndosi:con essa l'emn.tcme~i iu >1tto, nè la nuovn., non rimediando~i nlle pPrfoni.zioni, 11è alle po~sibili trnsfol'ma ;(ioni d i un· ulce ra s<'m plic<• in tumore cancerigno. L'A. pas-m quindi ad esn1u iua1·e le tnppe speciali seguite ad ogni congres,o dove i chirurgi e i medici ha Pno discusso la questione, dimostrando come l'argomt:11to sia ,;tnto t ra t tato in modo i11corto si uo al 1H07 allorquando il .Brechot e il Gauthier e l:tiviere proposel'O un tr/\ttamento più dirrtto dcll'ulcna, n.llorquaodo cioè il 1:lr<>r hot, do po le esperienze cl inidw fatte, d ich iara In. g astro,·n terostornin nell'ulcera d el p iloro illogica, lasc iando es~a sussi~tere i pel'icoli dell'ulcera cos icchè per essere ellicnce d,,ve completal'si colla n•!lezione dell'ulcera e ciò a.Ilo sco po di allon tnnaro la ipcrr: lo r idl'ia grnve d(•ll'ulcera a se,l e pilorica. che sussis te dopo la gastro,'n terostomin, ed ossnva. come i l Jaboulay dopo a\·er eseguito in 4 affetti di ulcera !'escissioni- secondn.ria dopo la gastroenterostomia ha proposLo di compier e conremporaneamc11te la sudd,·tta ope razione. L'A. s i domanda inolt re si> la gastl'Ol'nterostoroia, con q ualunqur; tecnica ese gi,ita, tol ga r ealmen te la stasi alimental'e ed allora riporta i r <'spons i del Soupa11lt ch i> amm.:tt,•va colla gastroe nterostom ia un vuotamt>n t o in completo e <ld Henechaux e Pn.rmentie1· che trovarono anrora r esidui a limen tar i dopo 12 ore dai pas ti.
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RIVISTA
ur ClUl!l' RGIA GENERALE
li i porta inoltre la brillante esperienza:dello Scliiiller fatta su individui gastroeaterostomizzati, i quali sotto l'esame radioscopico e radiografico dopo ingestione d,,I brodo con carbonato di bismuto dimostrarono all'evidenza che la evacua• zione dello stomaco non si fa immediata e rapida; ma giunto l'alimento nell'ansa efferente si origiuano delle contrazioni nell'antro pilorico ed una certa quantità del contenuto stomacale passa per il piloro. Ora se qui, egli dice, esistesse un'ulcera non sarebbe certo evitato il passaggio su di essa degli alimenti per la esis u-nza della gastroenwrostomia. ed a sostegno di ciò riporta le esperienze fatte in ca.ni dallo Schiiller che vide il piloro sano funzionare normalmente in stomachi enterostoroizzati mentre qulllla piccola parte di alimen ti che passa per la 11eo11tomia, vi pnssa con più sicurezza e rapidità qu,mto più questa è viciua al piloro, L'A. dopo aver messo in e videnza questi fatti ripor ta i cas i c liuici a lui occors i, por i quali attent•ndosi alll' risultanze dr gli studi fatti da ,a lenti chirurgi. couvinto che nessuno, salvo difficoltà vnamentl' eccezione.li si limiterebbe oggi a d una semplict> gastroe11terostomin in casi di ulceri infiltrnte e callose, prat icò nel tratta me nto dell'ulcera rotontla una volta la resezione segmenta.ria seguita dalla gas troen~rostomia, un11. volta la sola rest·zione segmentaria, ·1 volt<' resezioni subtotali descrivendo l'interveuto e riporta11do i brillanti risulta.ti avuti. Dopo alcu11e altr(• considerazion i sulla. fu11zionali ti\ della apertura. pilorica, l'A. esprime parer<' che la soppressiono in genere della funzione d.,) piloro sia Ja n uova via c he il chirurgo d e ve s1·mpro seguire intervenendo per ulceri in attività con piloro chiuso a meno c he speciali condizioni non impediscano tale logico intervento, tanto che a suo dire, si può conclu1lere senza t eola di errore, e per le decluzioni fatte alt ra verso i risultati ottenuti in HO anni di osserva.zi oni: l' Che le ulceri callose debbono eSSt're asportate segme11tariamente o con nna resezione s ubtotale; ~0 L'ulcera in evoluzione io stomaco con piloro pervio sia pure parzialmc11t e dovrebbe essese trattata colla esclusione del (,iloro e la gastroente ros tomia; 3° P er la modalità di esclusione l'A. propoue, come la meno pericolosa, quella cbe si oLtiene colla sczio11e dell'a11tro in modo da avere 2 monconi comodamente tratt1d,ili. 0 0D1 0DD0Nli:.
B. von W1N1WAHTE1t. - Due oa•l di oontu.lone del duodeno. - (Dwlsche Zeitscltrift fiir I 'hi1'11 rgic, tom e, CXIII, fase. 5, 11, lf!l2J. L'A. ripo rta e descrive dettagliatamente due casi occorsigli alla. osservazione per venire alb conclusione pr:i.tica ~he il successo nelle lesioni del duodeno dipeuda primit>1·ame11te dalla immediata e gius ta. diaguosi e dal rapidissimo inte1·vc•oto operativo. Nei due tranmatizzati da lui st11d iati la lesione al duodeno erasi effettuata per grave contusion e ripo r tatn. all'addome. qundrante destro e superiore. Al trauma aveva fatto seguito ncuto dolore, vomito biliare, la coscienza si era m:rn te11nta integ n1. rn ~11traml>i i cas i s i notò poco d OIJO del trauma la compar.~n a destrn e poco al di sotto da ll'omhellico di una piccola. macch ia echimotics. L il lesio11e c•ra. localizzata n ella porzione de l duodeno a destra della l inea meclinun. VA. iusiste in modo pa rticola1·e s ul fatto che il 1nesocolon trasver,;o era in tn tto m1,nt re e<;is ~eva unn t nmefaz iona ret roperitonenle.
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Rl\'T~TA DI <'H TR URGIA GENERALE
L'es istenza delr integritii me;;ocolica può a suo dire nas.condere la lesione duodecalf'. Dei due sogge tti, l 'uno operato ve11tic1 uattro ore dopo il riportato trauma, mor i ed a ll'nutopsiri si riscontrò J',~sis.tenza di un e11orme ascesso retroperitoneale. Il 2" malA.to, operato <lopo 11ove ore dall'accaduto gnarl con la formazione ,li una fistola stercoracea pure di p1·ndcn te da una su gelIazione del!' in t esti 110 colon ascendente. 0001 OoooNF-
RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATRIA A. CANEP~~L"'. -
11 timpano bleu -(A1·chivio italiano cli otolo,qia, ecc., vol. XXIV, gennaio 1913, 1, pag. I).
Di questa affezio11e n on frt>CJ uo11te, Can epele brevemente 1lapprima r iferisee i pochi cnsi finora pubblicati. E sponP poi le stor ie cliniche di duf' suoi casi : 1° Un:1 r1tgazza d i 15 anni, otopatica 11ella prima h1fanzia. accusava da 20 giorni uu dolore intenso. conti JJuo n till'o1·ecch io destro. All'otos.<·opia la membrana t impanica s porgt>va fortemeJJte verso l'esterno e Cù D t>utrambi i quadranti posteriori di colorito intens11.mPnte azzurro, colorito eh<' dopo ci rca u n mese ;;:comparve de l tutto per essere sostituito dii. una tinta rosea cn.ricn, e nuovnmente comparire dopo altri tre 111Psi, ma in rnodo più limitato nei qu,1dranti posteriori sotto forma di una zona di forma a ll nngnta nllargant,,si verso il biis;;o e divisa in due frazie>11i ineguali d11 u11a l im,a g r igio- binn cnst.ra. 2" Giovane ili rn anni, afff·tto da s ten osi tub11ria, vegrtazioni adenoidi e rin ite ipertrofica iufrriore bilaterale. All'esam e obbiPttivo la membrana timpan ica destra presen tava sulla zona di Shrapnell una zona ovale, intPnsamente bleu, della grandezza di una mez,,a lenticchia e s ul qund ran w antero-infer iorf' un'altn1 consimile zona piriforme. pure azzurra, di grandezza quasi doppia dt> lla prima. Il q uale t esté a ccennato r eperto otoscopil'O mutò del tutto due m esi dopo, .i n SP· guito a forte ot11.lgia di raffreddor e, per la scomparsa delle due zone azzurre. Opportunamen te l'A. r icorda il criterio diffPreuziale principale tra timpano bleu e miringite bollosa emorragica, n ella quale ultima IR bolla o le bolle durano di solito pochi giorni ~ difth ·enzn che 1wl tirnpnno bh·u. in cui il colori to cnratteris t.ico può durare anche pan•ccbi mesi (Kohrer ). Per ultimo l'A. cosi r iassume le pos;;ibili cause della colornziotw az,,u1Ta dC'l timpano: 1° la protrusione del bulbo giugulare per a ssottigliamPnto o d<'crescPnzn del pavimento della cas;a:a; 2" la presenza di sangue nella cavit/1 dPI timpano, ivi raccoltosi in seguito ad en1orrag ia dPlla membra11a o dr-Huitovi pn la tromba in seguito ad epistassi ; 3° la presenr,a d i muffe sullo strnto epidermico della membrana; 4° l'alterazione del la parf'tc labirintica tl,·lla cassa det1·rminat a d a un proces~o infiammatorio e coos1•guen te altc>razione nei rapporti tra i riflessi ,J.,lla mPmbrnna: 6° la presenza di un f•ssudaro gdatino~o endotim panico; G0 le varici del t im pano. BALLA.
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RIVISTA DI OTO·RI .SO•LA RI~GOI ATIHA
O. P OLI n oomplto del laringologo nella lotta oontl'o lt. tuberoolo•i. ( Bollettino d elle malattie ddl'orecchio, 1V13 5. png. 97). L'A. richi:,ma l'attPuzione dPgli studiosi sulla poss ibile esistenza. di alfozione tuberc,, Iiu-e primaria ~o serondar ia) delle vie a eree superiori, pur riman endo allo ;;tato di Jaten7.a « rino a che nou intervenga un opportuno esame speciale tlelle parti a rile varne l',·si,;teuza ,., Il quale stato di laten-i:n, ol t re ad essere di grave cons<'gu,•uza per l'individuo, ù di possibile danno per la collettivitil in mezw a cui egli ,·ive. E cosi è per il lupus del le fo:;se nasRl i, talune otiti medie purult·nti cronich <', la. tube rcolosi clvll'nneiio linfatico fR.ringPo, li\ lariugite tubercola ri'. La quale ultima, i; assodato, può esistPrc lungamente allo s tato latente e· la cui d1ng-11o;;i ha spe~,w l'i mpor tanza di richiamare l'attenzione del med ico s ull'apparnto polmonare. Con hla,:gei, l'A. iDsisre sul compito del liuingo logo nella lotti\ contro la tubercolosi, compito che si ria-:~ume nei seguenti postulati: 1° sap,•r r ia,..sumert' con un esnm,• locale una eventuale e latent,· localizzazione 1lelia infezion e tube rcolare ncll,., prime vie res piratorie e nell'orC'ccb io anche quando u1tco1·a nuiucnno al tr i '-C'g11i tie lla i11l'e ziom·, 11 s pq~n<'re a frmpo il focolaio loca lizzato. clie è quanto di re oppors i alla costituzione di nuovi centri di contagio per In colletti v itil. :2° se~nalar<' il pei·icolo del coutn~io s periali1wute famiglinrt.> ,. provveder,· ali~ c<;igc·n7.<' del cn.,o. Co11 '.\Illssei e P oli. pure F,•rreri e '.\rasucci insistono sul co111pito d,•1 Jaring"Jogo n ella lotta "outro la tu b,•rcolosi. Ferrer i ( 1·1/ Congresso internaziQnale co11lro la tllbPrc,1/o« i) r itien" ue"e«~ario che un la ri11 gologo fa.-c ia parti' d,•i disp(•nsari proHlattiri p,·r 111, ;!iagno:;:i d,,lle le~ioni delle prinw vie aere"; :\Jasucci (.Xl" Con!Jl'P~so d ella Societh i/liliana di /11rinvolo!;ia) propone senz'altro che -,in ol,\1lii.,:atoria la ,·isita medica per pane di m1 t i,iologo e di nn laringoiatrn di t u t ti cittmli11i dai lo ,mn i in s u. BALI.A.
F. GATTi::scu,. - Un oa.10 ra.'l"IHlmo dl u1clta. abbondante •pontanea. l.ntermittente di liquido oefalo-raohldieu• dall'oreoohto. - (Archi,io italin.no d i otologia, ecc. \"ol. XXI\-, gennaio 1918, T, p. ltl. Dai due oi·•·cchi di una rnga1.7.a di 13 anni, ma prefei-ibilmente d al destro. vi fu u5cita di liq uid o CPfalo-racl\id,•o (con trollnto Rll'e•mme chimico- microscopi ro), ripetutasi c io'lue volte iu tr,, auni, neTla quaulità variabile tl a centilitri or,o ., d 11e litri e precedut a da otalgin., intenso do lore gravativo ~nl ve rt ici>, stordimento e sordi ri~. L'orina diminui\"11. di quan t it;l dur1111te le crisi, dopo le quali la hRmbina tornava uelle sue >tbiwnli e rt·ll\th·e huone condi7.ioni d i salute. A li'esamt' ol,1,iet ti\'O: Otite media purnleuta cronica bilaterale. l>i u n si rarissimo fatto 11aturalmen re e;:clusi i casi di trRumi dt>l capo) r A. "tntlia le condizion i che lo rendono p o,.;sibile e le cause dell'inte rm itte11za. ~uali condi zioni Anatomiche, egli amm,·tte uoa possi bile deiscenza coDgenita del ter;ml'Y4 t im11ani e, per il processo Hogistico c ro n ico. la consun zione del perio.,;tio e del h\ dura mad re. Circa l'interm itrenza del fenom,•110 egli lo mett.e in r elazione colla anme nrata pressione sanguigun (e con..:eguente aumen to di pressione del liq u ido aracooidco) per <'ause nHie, anche comuni (sfon.i mnseolari, tosse, sternu to, ,-mto di replezione tie lle vie digerenti, ecc.). lhl,LA.
RIVISTA DI OTO·IUXO · L,\RJ:--GOIATRIA
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E. F ABRL -
Sopra una lealone acuta della membrana timpanica dovuta. all'uao del rloevltore telefonloo. - (/Jollell i110 delle malnttie dell'orecd1io, Htl3, 3, pag. ,W).
Su1la bnse di due casi cli11ir.i, l'A. parla di una lesione acuta, finori;. non dt·scritta. crPdo. da altri: i:ero e 111·oprio in(ortunio, succ,·ssivo al rapido di;;tacco dn.1 padiglio1w Ruricolare d,·ll't1rlitore teJ,,fo11ico, 111odi/icato per l'aggiunta alln. sua ~stremitit infer iore ùi un i,.ncllo di gomrnri piuttosto \·olumi11030 1 p,·rn1ane11tPm(,11te riPmpito tli aria, allo scopo di formare attorno al padiglione dell'orecchio uno spa,do chiuso, onde impedire « che rumori e,;tranei turbi110 quauto dal lontano corrispondente vien., trasmt·~so per mezzo cle!l'elettricitii. i>. L'uditore telefonico deve combaciare pc rfctta111ente coll'orecchio, perchè, di.-;taccato brnscameute, si esplichi come una trazione " s11lla lll(·mbr:1,na timpa11ica, d,·licati~si ma per sua natu rn., oft'n•11te, p.,r la poca est1,nsione 1 un limite di elastir·itil facilm,,ute vincibile e 1noltis.~iru" volte anche un i11tegro pel' st1.Lti morbosi pregres~i ~\" et primo caso, ad uu J olore a,·uto ni,lla profo11dità dell'orncchio, avvertito suhiro dopo il rlistacco ddl'nditore telefonico, sncce;:;se arros~ame11to de l timpa110 con lesion,, d i qtwsto dall'alto al bas,::o e dall'itv11nti all'indietro, ri,enti111c11to dell'o,·eccl1io nwdio e della ma-.toid,•. nonche suppurazione i11 izird~·. Kel secondo caso, ad un dolore nel la profonditit dell'orecchio si asso"iò obbi,-Ltinune nte solo nna S10Ltili'l-;i111,1 stria rossa sulla m,·mbrana ti.npani<'a. l:!Af.1 ..\.
RIV['3'I'A DL OCULISTLCA CA1,nr.1um,. - Sull' azione delle atreptotrlcee n ell' occh\o oon particolare riguardo alla cheratite del mleUtori. - ' La Clioica oculi~/il'a, giugno J!l13). L'd. 611 dal 1:103 intraprese, ins ieme al pro f. Cirincioue, nume l'ose ricerclw per provocare !'-perimPntal111enlc il clterato-ipopio m·gli auin1ali, mediante svariati traumatismi, con spighe di grano; ma il solo risultttto fu il reperto costante ,li steptotrice nelle dette spigh,·. S11ccessivarnente egli ha ri pre;;o le r icerche iadirizza11dole sop1·attutto all'e · same biologico delle streptotricee che si annidano na le nnfrattuosita delle barbe ,li spiga, convinto che la eventuale presenza di esse doveva avf're una importa11za nella patogenesi della cheratite dei mietitori. A tale scopo ha ri cercato i germi ia tutti gli elemen ti che possono concorrere alla produzione della cheratite dei mietitori e cioè nelle spighe di frumento e di orzo, nella Aora batterica e nella congiuntiYa dei contadini mietitori e d i qu elli am·tli da cherato--ipopio traumatico. L',•same del contenuto batterico delle reste di spighe di frumento e Ji orzo, dnra.11te il periodo della mietitura (nei me;,i di giugno e di luglio) ha dimoi"tl'ato che. in 11lcuni camµi durnnte il periodo delle messi, sono molto diffuse Jc strepa -
r;,on1t1/, di IIINlitiua mili/111·P. -
F'a,c. YIII-IX.
totricee non solo nelle reste delle spi!;he di frumento e di orzo, ma. anche negli estremi aerei d i quasi tutti g l i alberi ri1·col'tanti; che le str eptotri cee si riscon· tra no a pr<·ferenza. sugli estremi dei r am poi li già secchi anzichè in quelli ancor verdi; che nelle reste d,·i cereal i si riscontrano anche dopo G- 8 m esi da che sono a111massn ti nei magazzini. f Jivl'rsi stipiti isolati sono asc ritti dall'autore a.I genere Streptotrice .411.,a, in base a lla loro deboli· virulenza, non essendo elementi attendibili nè il loro colorito nè l'ncido-resistemm. Oltre le streptotricee delle r este ilelle spighe SODO stati bolati ,:oltanto ml, gari saproHti. L'A. ba pra ticato inolu·e l'es:une ddln tlora batterica cong:unti vale nei mietitori snui ed in quelli affetti da cherato-ipopion. Nella congiu11tiva e vie larrirnali sono stnti r iscontrati di plococchi, stafilococchi e streptotricee; ne ll'ulcera corneil!e e risp,,tth·a congiuntiva in prim o tempo streptotricee, dopo il fl0 e n° giorno uou più streptotricee, ma soltanto il diplococco di Fr,inkel. r pl'imi a scomparire sono gli stipiti oli streptotrice n on patogeni su~li animali, mentre sopra vv ivono p ii1 a lungo quelli dotati di virulenza, talchè il tempo deJ)a scompar<a del gt>rmesarebbe in rapporto diretto col /.(rado dPlh sua \'Ìrulenze.. La p1·eS('nza di streptotricee nell'oc<:laio nornrnle dei mietitori rappresenta UD fatto 1•ur:tmente accident:ile e deve ritennsi che l'SSe penetrino nellP congiuntive col pul\'i!-lcolo atmo~fer iro nel quale sono s par~e dallo scuotimento dC"lle estremitii atlree dello graminacei'. Per valutare l'azione patogc:ua delle streptotr icee sull'occhio, l'A laa praticato una lunga serie di ricer,·lae sull'occhio dei èonigli 11lbini, del ca ne, del gatto e della cavia con diversi stipiti di streptotricee (venti apparteuenti al genere alba, tre cronaog,•ne e dtw violii.c,·c) ed ha potu t o riun ire i diver1,i stipiti in tre grnppi S<'coudo il 1,1;rndo d a \' irulenza 111a11ir'estato nell'o<'cl,io e cioè: 1° le ,;treptotl'i<'ee si sono compor tat(· come un inuoc:uo i"apr ofira: :?0 i µ;er mi hanno rnanif1·stato u111\ me<liocrP \· irulenza pt·r l'occhio : f}• le strt,ptot1'icee si !Sono 111o~trnte \'ind en ti provocando cheratite o coroi· dite suppurativo. L'A. i· in,lotto <la tutto cao a r itenere che 1nol1e specie di streptot1·icee possono vivere sapl'ofiticameute nel sacco congiu11ti\·ale (.-..·. Albe), poc hl• d,·tenniuano, al punto di i n ne~to, uua ,·irulenra circoscrittR. c!ie p n •sto si d ilPgua, p<>· clais~ime ,letcru1inano lloµ;osi plastil'a e purulenta in ten sa e progres,,iva (S. Pù;-
111entate). Con cludendo: f,p ricerche sperimentali e le os,ervazioni clinich,· autoi·izznno l'A. a ricostrui re cosi la p:tto~enesi dcii C'laernto-ipopio dei mietitori. L a s piga. urtan do contro l'occhio, vi produc,• una 1tbrasione a 11111.rgini e fondo irregolari.~,;imi t' anfratt uosi. Q11ando i fnarnmeDti che riman gono inf:issi nella cornea portano con sè streptotricee, la r eazione locale è più i ntensa e non si ha la ri produzione di epitelio che dovrcbb<' ri<;opri re il corpo estraneo, mentre. ver l'azione del le tossine e lim ina te dai detti m icrorgirn ismi, l'at,tività fagocitica e la n·si-;tea:r.a organ ica. dei kssuti diminuisco110. Cosi si forma una perdita e un t,·1To110 molto propizio ,dl'aLtccchim('nto del diplococt·o e di.li comuni piogeni evenUtaltne11Le pn•senti. Le streptotricc<', ~opralfatle dalla attiviti1 invadE<nte di q ue.;ati H1 i,·1·organismi scompn.iono io 11-lS Ol'e, ln.~cianJo in campo soltanto il diplo c•>cco o i p iogeui o~:oltnti nella loro virulenza (ulcera pro~rc,ssi,·a, ipopionì. l kL't;IA:\'TI,;,
Rl\'!S1'A Dl OCCJLlSTJC'A
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J CHAU,LOUS. - CIIJ'& delroftalml& almpatlc& c ol aalvaraan e ool neoaalvaraR.n. - (A nnafos d'oculistique, giu~no 1913). Data la gravità del pronostico di quest'nffezione e la freqi1ente inefficacia della cu ra, l'A. crede intere;;san te di rifer ire i buoni risultati ottenuti usando il salvarsao ed il neosa lvarsan, sull'esPmpio cl i Flc ischer, di De Ridder e di Siegrist, che per il primo adoperò il 60/ì i11 questa affezione, intr a.-,edendo la possibilità di un a p arentela tra l'age11te infettivo di !'Ssa ed il treponema. L'A. ha curato due casi. I n uno il 1'is11s n:i. r i,lotto a 2/ 10 : sotto l'i n fluenza di due iniezioni intravenosP d'arseno-ibenzolo, di 30 centigrammi l'una con l' intervallo• di S giorni, si Pbhe scomparsa di tutti i sintomi dell'affezione con ritorno dell'occhio, dopo tre settimane, al suo stato normale'. Nell'altro caso, il pazirnto non poteva piu condursi dR solo e tutto faceva credpre ch e l'occhio simpat·; zzato dovesse rapidamente arrivare alla cecitit completa: dopo 5 iniezioni intravenose di neos11 l varsan, d i 3Q centigraIUrni l' una, praticate in sei settim~ne, ad iuter,·all i regolari, i disturbi obl,iettiYi andarono a JJOCO a poco scomparendo. me11tre si aveva un miglioramento prog ressi\"O del i;i,;tis con ricupero di 2 10. L'A. non ci dice a quali a ltri mPzzi terapeutici al,bia fatto ricorso nel primo caso oltrt> al salvarsnn, mentre n~I Sl'Condo proc<;;dette alla e nucleazione dell'occhio simpatizzante e praticò nell'altro ccchio inie:r.ioni sottor:ongiuntivali di cianuro di merc·ur io e di r·ollargolo. L'A. r itiene che i prepnrati in p-arola debbano ancbe riu~cire efficaci come mezzi preventivi. Con..ludeudo egli li consiglia: 1° Nei casi di trswma dell'occhio con iridociclite a carnttere simpatizzante, pro..:edendo, o meno, contemporaneamente alln. pronta euuch·azionP dell'occhio, R ~econd,, drlle divet'S(· circo~tanze. 2<> Kei c11s i in cui ~i de l,1,a intcn-en ire ,;oprn un occhio. ch'è gia stato affetto da oftalmia simpatica (aÙ e~. con uD'iridectomia se l'affezione diede luogo a :,eclusione pupillare). L'A. consiglia l'nrs1·no-benzolo nei ca~i grad et\ il neosah·arsa11 in q tH'lli di m edia gro.vitit, rirordando quanto sia importante di mettere in atto quvsta terapeutica il pi& precocemente pos~ibile. S. l',\LF.:--1101.1.
F . Sn,c1t\.t,F.-C1H1Nc111:-...:. - Sulla daorlortnos tomla (secondo Toti ). Cli11icci ociilistica, maggio, giugno HlI3J.
(La
Mentre si dibatte la qucstionr se sia preferibile il metodo conservativo od il demoli t ivo n ella cura delle vir lacrimali, ,iene io luce questn pubblic11zione della scuola di Roma, seguace della cura con~ervativa, nella quale è descritto il metodo ivi adopeL·ato, ch'è una modificazione e semplific11zionC' apportata dall'A. a quello di Toti, cbo così rest a alla portatf\ di ogni mPdico, mentre è atto. secondo l 'espe1-ienza fatta in detta ,;cuoia, a guarirr in pochi giomi cd io modo J)t·l'fetto uua malattia tanto fri.stidiosa, peri colosa e rib,•lle. .Ecco in clre consiste il metodo in parola: S'introùuce n Plla ca,itii n11sa l!', dopo ri.vcrla pulita, un sottile zaffo imbl'\-uto i11 una soluzione di 1(J p. 100 di novocaina t'd adr,rnalina, quindi ,,'i11i1•t.tano -1 c. ('_ dell a S tl!S:-.a solm:ione, mn al 2 p. LOO, 1wlla regione d1·ll'n11g,>lo interno P del dorso d.-1 naso-
tiS..J:
!:IVJ:STA Ul OCULISTl(.'A
10 Tr:111po. Incisione cnrvilinea. 1\ conca.v iti\ all'esterno lunga c irca S cell· tirnetri e profonda. tino al pei·ios tio, che, partendo a.I disopra della cupola del sncco, finisce s u l margine or bitar io in corrisponden za dèlla cresta lacrimale àll · ttwiore, rnentrt' il tratto più con\•e,so ddl'i Hcisione viene a trovarsi ill corrisµond1·D7.& della sutura tra l'osso nasale e la branca mon tante del mascellare supe· riore. !;i scolla il per iostio tino alla c1·tst11 lacrimale i.nte1·iore, per modo da metter,· a n udo il sacco per la sua pare t,, post...riore ed interna . .!' 'J.'l 'l11po. - Men t re un assi,;;tenw tiene di varicatt.' le l11 bbra d~lla ferita, con un bisturino a baionetta iutrodotto nel_canale 11asale, si isolR il conJotto dall'o.,so ci rcostante e si d istacca; ,;i scollA. cou una forl>ici11a dai! .. sue aderenze n d tratto sur,eriore e s i asporta, lasl'ian:lone aden •nte ai tessuti un piccolo tratto attorno a llo ;;bocco d,·i caualicoli. Jn 'l'e111po. - Si e,;eguc 111,a !miccia os,;ea. nel la lira.n ca montant e dtil nrnsci-1Jare superiore, al davauti della cresta lacrimale, pr,•sso a poco di ~ X 12 m illimeu·i : si praticano, mediante uno S<:alpt>l lo lcggP rntuute cu rvo, prima due profo ude inc;isioni parallele ,. quasi o ri.::7.outali, che dalla. connata cresta v anno tiu pressv lfl ,;ntllrn naso-mascella re, e si riu u iscono quindi r on un'altra verticalt>, parallp)a e poco cl iscosta a 4 ue~t'nl timfl s11tun1. ::ii può tosi asportare un frn mmento os,;1·0 disanicola11dolo d1dl ' u1t11uis. H egolarizzati i 1oargi n i osst•i, s' iucide ra.~ ente essi, con un bistu .-i retto, ht mucosa nasrd u riru,~sta a nudo. Si mtttb co,.:i allo scoperto e si a-,pon1i da lla li rcccia lo zl.llfo introdotto dal uu.so. -J0 Tl'mpo - Jlopo in trodotto per la stu~,m bn,ccia, dentro la cavità nas ale, un luui;o ;,.alfo dt gar;,.a i111hevu to J i va:<elli11n. e spolve rato di xeroformio, ::.i prntic:i sopra Ji e,so la sutura dfdlla fe r ita C•J11 tre puuti profondi, eq uidistanti e che c0mpre11dono an che la fal:>cia aulerion· d,·11;, loggia lacrimale. Si a ssicura i l combaritt1n,-.nco dei 1,-ml,i l'On qu a khe altro pun to iut,•rnwdio :..11pertici:1.le.
R l'..\1.F.:--11,>1.1.
Nwvt.u:, <.:e1-::--,J1> 1-: B1.A1%.vT. - B.toerche aperlmentall sul tracoma. ( .1 n 11afr11 i1:oc11/isli111u!., giugno l:J13). Gli A .-\ . ria...su n111110 iu 'lll<'St'art 1colo ljt11i11to g1a avevano reso no to i11 pn:1.'t'· d,·nti pubhlicn.ziou i. ni.giunge11do il r isul tato di 11uove e,;per ie11ze i1ttraprese. J::s,:i erano già riu ...!'iti a ripro<lu1·r~ il li:t.eoma Ul'lle sci1Um ie Sulla congiu uriva de l macac11s sinicHs a1·e\·it110 otten uto ,;olameure rare e scarse gninulazioni t-d un •111adro morbo,o eh,! 11011 si poteva p.1 rago11are a qu,·llo cbe ._i ha nell' uomo: n~l lo sdmpanzè in1·e,·0 a ve\·ano n1·utc l.isioui ,follo s lc,;so tipo l' dello stesso decor,,o che nd l" uomo. Per la d itlfroltlt pf'rù di pror.uran,i quest'1mimrll,•, si r i volsero 1111· cora ad al tre spcri1· di ;;cimli1ie più co muni e furono t'ortu11n.ti di trovare cl1e i l magot (nwcn ctts biints) offre una recettività se non perfet ta, t ale a hn,•n o dR pern1ctt1·re lo studio ~perimen tale <lf'lln 1mtlattia. ('on successive esperien;,.e poterono dimostrare che l'ag1•11te invis ibile Jel trsco1t1:i ~ un microbo tiltrn.n t,,, e che le ln1:ri rue del trncornatoso riescono inf,·ttRnti a co11rn.rt o d i uua co11giun t i\·:t escoriata ed anche di una co11giu11tiva sana. F.d ..cco i risu ltati ai quali sono ora pcr veouti continuando le loro ricerch e : 1° Il 1:irns traco1,iatoso perd,· la ,;11a atti \'i tft se v iene esposto alla t emperi\· tu r:\ ù i 50° pe1· ;jo miomi; esso iHwce mantiene le sui> proprietà pe1· d i\·crsi giorni (7 ;il meno/ se cnnsern1to nel 111. e;licc1i11a.
Rl V t:;TA DI OCCI.l:-TTCA
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~ Un primo attacco sperimentale della malattia nel magot r,are gli conferisca l'immunità rispetto ad unn nuova inoculazione sperimentale, a coudizione però che questa venga praticnta dopo la guarigione completa del primo attacco, mentre nel caso contra.rio si ha piuttosto una maggiore seus ibilità dell'animale al virus. 3° Nel magot si può ot.tenC're l'immunizznzione pr1wentiva me diante inoculazione intravenosa del virus. Essi hanno praticato sopra. detta scimmia, ad i11tPrvalli di S giorni, o iooculaziooi intrnvenose ,li 1:irus triturato, di luito in ~oluzion« fhiologica e centrifugato; quindi dopo 66 giorni, le hanno inoc ulato del ?"ir-u.:< attivo - a destra mediante iniezione i11tracongiuntival!', a sinistra rnedianti, scarificazione della congiuntiva - : nou si è ma11ifestata infezione. Pass e.udo ora all' uomo. s i può da quanto ;ai è d1•tto ,.,onc lude re che anche in esso s i possa ottenere l'immunizzazione preventive.? S<'mbrl\ temere.rio agli AA. stessi poterlo affermare; tuttavia, avendo essi proced u to II qualche prova di trattamento del tracoma nell'uJrno merct'., in oculaiioni iutravenose o sol toco ng iuntivali di 1·ims, hanno ottenuto risultati. clte, se ncn a ssolutament e probanti, sono per lo meno incoraggianti. Ramno anzitutto potuto dimostrare chr· Il' inie1.ioni intrnvenose <li 1·irus preparato come si ò a<'cenuato per le iniezioni intrM·enose nel magot, ri escono inof• feusivf' per l'uomo, e, d'altra parte, che nei tracomatosi le l\uto o etero,iui ezioni intravenose e le auto-iniezioni s ottoc o11giuntiv11li iclw al contrn.rio delle prime non pres entano dillicoltà. pl'atich e} h!\11110 dato un discr et o m ig liom_mento, spesso rapido e talora dure\'ole, frequp11t eme11te s u,;,;,•g u it<> però eia r ecid ive più o meno lontfloe. Certa mentl' quPs t i ei:per i111,.nti sono dfll mass imo interesse : ma occorre moltiplicarli. essendo io vt·rit,1 11;,se.i scarsi a11cor11, e vaglinrli meglio; ed è que,;to che gli AA. s i propongono di fan•. 8 . l'Al, END•>l.l.
RIVrSTA D'IGIENE MILITARE L. Dr: BE,'>li:Oi.:-r•r,. - I prlnolpli della tglene e dell'equipaggiamento del faolll&re. -- (/.a ,mora rivista di fante1·ici. Roma, IH13). La qu!'stione del lo zaino pc> r fontl'ria, c he hl\ dato orig iHe ad una ricca lt>tteratura ed 111la. creazioue di un numero non meno in differente rli ti pi f' mode lli delle più sv11 .. iate forme e dime11s io11i, ha trov11,to rerentemPnte oel c" pit,1110 di fanteria De Benedetti un nuovo ed appn;;sio11ato cultore. E g li hn s tudiato l'nrduo problema specialme11te sotto il punto di vistn dt'l fis iologo, c he, facendo tesoro delle osservazioni dt•i pratici, viene n s ubord ini\re i princ ipi o 'le ragioni de l!n, statica alle esigenze dell11 macchina uml\na, in rappor to ali" fa t ica: e tale lo.varo gli ha fruttato un'onorifica dis tinz ione nll'Esposizioue int~rnazionall' d i igiene sociale in R oma, t enutas i nello scorso anno. L e. naturale conformazione ciel corpo umano indica le spalle eome lii regio ue più esat ta pe1· sostenere pesi, pe rchè ben prot!'tte da mnscol i e da ossa, ed in base a qne..~to principio fu adottnto 1o zain o. Però esso, in c11u~a degli spallacci
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IHYISTA D'H,IE:-1·: lUl, IT..\RI<:
che comprimono le ascelle l'd il petto, viene ,.d ostacolare non poco le funzioni d>'I respiro, specialmente dura11te la murc ia e la corsa, nè ad eliminare tale inconveniente è serubrnta suflkiente la sostituzione dello zaino in pelle bovina R quello di tela grigia. L'A. pRrte q uindi dal principio cbe lo ;mino devo soltanto appoggiare contro le s palle, se11za compriroére il petto cogli spallacci e reggi-cartucci1ne: inoltre è nece:s.~ari o che le pa rti più pesanti dd fardello siano portato in alto. È osservazione ormai 11ot11 che i soldati dunonte la marcia cercano d i spostai-e-> il più pos,-ihile sulle spid le il peso dello zai110, strin~endo :se11sibilmeute gli spallacci: in fotti lo zaino situato die tro le spalle vic11e a devia re il cen t ro di gravità, 1ue1Jtre portato sulle spalle permette. di conservare il norurn le equilibrio durante la ma rcia. Gli s pallacri rappresentauo una leva di primo g enere, e l'A. ha cercato d i acco,;tare quanto piu possibile il peso dello 7.aino al fulcro per rendere pi(1 corto il brn::cio di 1cm della resistemrn, ed alla tra:done, che negli altri tipi si otteneva med in nte lo sforzo t!ei muscoli del petto, ha sostitui to quella delle gi berne che tirano in seuso verticale dall'alto al bnsso e scompongono la r esistenza in due forze : l'una curvil in,·a in senso quas i orizzontale verso i gauci degli spallac.c i, a o centimetri sotto le a._celle tlel solda to <' quella rettilinea in senso vert icale e che è 1lcmarcA.ta da lla linea d,,lle n·gg i-cartucciere: ed a tale scopo queste soni) state e~pressamente applicate rlnll'A. agli spallacci, cosi d a forma re quasi un tutto coi mede.,.imi, in modo c he il tiraggio d,· llo zaino, in lucgo d i compiersi imme diatnmeute sotto le asc!'l le, viPne ad av\·antnggiarsi del doppio braccio di leva, e cioò d i quello verticaJ,, lungo tanto quil.nto il petto del soldilto e di quello orizzontale, che misurn la distanza dal punto i11 cui la reggi-cartuccie ra s i unisce con lo s pallaccio a quello in cui lo spallaccio st1::sso si aggn,ncia. I.',\. ha dato la prefer emm alle gibcl'llettc per solf' 18 ,mrtuccie, adottando un sistema di 4 reggi-cartu<'ciere, invece di 2 sole e facendo cadere la loro agga nciatnra proprio nel m ezzo del coperchietto di c1ascnnn gibernetta, sicchè queste, quaudo si appendono. rimangono diritte e bene equilibrate al proprio posto, senzn comprim ere il petto n e l'addome. Inoltre egli molto opportuname nte ha connesso il tasca pane con gli indu,nenti, in modo da eliminare ogui sbattimento contro il dorso ed ogui costringimen to di uughie sul pe t to. Con dt·tti spallacci e col co11geg uo ,lr,gli attacchi l'A. è riuscito a ridurre al minimo il cosi detto pes o morto dello zaino, e dis ponendo i caricatori no11 g iil per taglio ma per piatto. ha otteuuto il vantaggio che il soldato può portare oltre 90 ca.rtueci•', ossia pii.i di qua n to so110 astualmell te in dotaz ione individuale presso gli e~erciti europei. Lo zaino moderno deve 1•ssP.re perciò costruito i11 modo da per mctlerr· ai comnn,1:1.nti di fornire i soldati dt'l la ma.;;sima potenzialit à. bellica, auche là dove n on possano seguir li i mezzi di t raspor to che segnono le trupp,•. ma nello st esso tempo d eYe essere costruito conte mperando e ri:-<pett ando i principi 1· le ragio11i della stl\tica, a ltrettanto importanti qnanto le Jpggi fisiologiche i11 rnpporto alla resistenza alla t'ntica. R endere capa ce il no!:tro fucil iere di sostenere uo certo sforzo e-on un mi11ill111m di PSauri me11 to significa implicitamr11tl· au mt·n tare la sua. r Psis tPnUt fi'lica e m orale. L'A. conclude l'inte ressante suo articolo affermando ch e 0011 è u11 paradosso, come potrebbe sembrare a prima Yista, che per la g iusta valorizzazione della fonteria non basta a v1:rle dato u n buon fucile. con il sus,;iclio magari di ottime m itraglia tr ici, ma è indispensabile altresi di dotarla di un f'CJ uipaggiamento. eh<> sia in iutimo rap porto colle esigcnr.e della tattica odierna e con le norme del!' igiene. C.\SARINI.
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RIVISTA O' I~rnN ~:~~NrnH~ EBATT[RIOWGIA 50 annl di lotta contro I& malaria. nel porto militare dl Pola - U!l3.
Dott. .J. 0Kti:-m;ws1s1. -
Il Ja,·oro del dott. Okunir•\\·ski è uno studio igie11ico e storico sulla malnri1i in. Pola, e dimo~tn, ad evidenza quello che s i può ottenere con una lotta tennce, conti11ua e bene ,liretta. Qua11do L~ustri,i 11r,l 18-IS d1,libe rò di istituire in Pola un pOl'tO Ulilitare, uo11 vi era nella lo::alitit che uu ,•illaggio di 1 1110 abita11ti, i quali, battu ti dalle febbri, s i uascondevano iu poveri lugurii, addos~ati ai ruderi di a11tiche e riccho costruzioni r om,~ne: le paludi si este11deva110 fino nel!' interno del Yillaggio stesso. Il porto militare J i Pola era considerato n ei priiui tempi come la. « Caieuna. austriaca & 1 dove i miasmi veuelici delle paludi decimavano i militari della guarnigione: e dai più si ritenenL che sarel,be stat,o u,olto piu conveniente e opportuno abbandonHre alla rodna. e alla morte la località, pe rcbè non si ri tene,·a possibile una lotta contro la malaria. NPllo studio del dott. Oku11iew.~ki vie111> riferito tutto quello che la J\farina ha fatto in questo pe1·iodo di le mpo p,·r migliorare le condizioni igle11icbll di Pola, e :,uanto è stato fatto contro la mal:tria, p1·ima sulle conoscenze empiriche e quindi snlle vedute modl'rn<', prendendo Rd l'Sempio e a guicta quello che si veniva fo.c&n<lo in I talia. L e paludi sono stnte man ma.no bo11ilicatP, le acqul' sistenmte e incanalate, la città fornita di ncqua pura pot:ibile. La lotta contro la malaria, in bas.. a quanto av•·,·a riferito il dott. Krnn,pfholz, ufficialo medio:o della Marina, inviato a.ppositamt-nte in Italia a seguire la c11.mpa.gna an timalarica nella :i.!ar,·mma Toscana, è sttt.ta condotta sotto tre punti di vista: 1° lotta contro i parn;;siti doli,. malaria nell'nomo; 2° lotta cout:·o le ,mofeli : 3° protezione degli uomiui da.Ile punture delle :mnzare. I mala1·ic:i sono immediat11.mente i.;;olati 11ell'ospetlale milit11.re e sottopo~ti a una cura intensiva di chi11iuo fino alla scomparsa dei parassiti da l sangue pc•rifei-ico, ciò che si avvern in media Jai 7 ai l<1 giorni. Le forme di malaria eh!' predominano in Pola ~ono le tt•rzr1nc primaverili: su tCO infrzioni rualarich H 60,1 sono r11pprest•ntnte d1tlla tenana, 8,5 dalla quartrma, 29,6 dall't·stivo autunnale e 1,7 da infezioni miste. Nelle forme di malaria primaverile (terzana e qullrtana) viene somm inistrato g1·amtui 1,5 di c loridrn,to di cbiui n o 6 o 6 ore prima d,•ll'accesso febbril e, e tale somministrazione \'i<'ne ripetuta pt•r 4- giorni, o, se In. febbre è pers i~tente. pl'r fl- 8 giorni. Si somministra quindi I grammo di chinino giornalmente per 14 giorni. Nelle forme di estivo autunnale, nei periodi di ap iressia o di declinazioun de lla febbre si somministra grammi 1,5 di chinino P"r -l-U g-iorni ~ si pros,·gu"-' per l-!-21 giorni.
RIVIS'rA D' IGIENE GE~ERALE E BATTERIOLOGIA
L e rec idive vl'ngono trattate nello ste;;so modo. La bonifica poi de i malarici si prosegue per tre mesi, somministrando periodit:at11eu te a div.-rsi giorni di inwrvallo dosi frnzionate di cl.tiuino. La profilassi ch ininica per i sani è fatta <:on la somministrazione di tabloidi di chinino di 40 centigra.mmi al giorno, ch e sono dati alle 5 di sera sotto la sor Vf·glianza dell'ufficia!!' di servizio. La lotta e-0ntro lù anofeli è sta ta a ttiva con lavori di bonifica, contro le acque stagnant i, con la cli i usura e la protezione dt'i pozzi e delle cisterne, con la sii;,ternaz ione e dre naggio delle acque piovane: s i sono stabiliti anche premi p!!r la cattura d(•llll zanzare. In quanto alla protPzione dalle punture delle anofeli gl i ufficiali hanno l'obbligo di sorvf,gliarr che s ia no ri gorosamente osserva te le 11ormt> d i profilassi : proil,iziouc di dormire nei luoghi rico11osciuti malarici, adozione d i guanti, m as,·her<' di protezioue, vl"!i nei forti e n ei posti fuori d(•lll\ città.
... L'A. os~ervn come pri111a rlella sropl'rta del parassita della malaria e prima degli es11mi si-;tni1ati,·i d!•I sangue d,·gl i infermi, molrn fi,bbri ri tt'11u te malariche nou erano probabilmente c·he lH>bri da pap patnci, studiate e 111e:;se in evidenza pc•r la prima \·olt1L da I)o,· r, t'rn11i e Tau,;~ig. In ogni rnodo i risultati ottnrnti sono vt>mnwntt> notlc',·oli e dimostrano quPllo c he si può ottPnerP n;,lla lottn r.ontro 10. malaria. :\l,·ntn• 1wgli anni prect·denti la mùrbosità pPr malaria 1wlla guarn igio11e di Pola è stata del liU p. LOU e iu al cuni forti auclw Je l 100 p. 100. nell'anno 1:Jl2 la morbosit:ì. e J iscesa 11! l!.S p. ILIO nellfl. marina e al 2.8 p . 100 nell'c;;ercit0, 111•1 qualP i 1wricoli tl,·ll' ini,·zio11e Rono corto maggiori, perchè la truppa ,-, 11cqt111rtiernla 11ei forti i11 località vicine a zone ancora midatiche. Dott. O. l'lfEm10.
Toberoolo111 uma.na e tuberooloal b ovina. Commi;;'>ionl' n•ale ingle~1· . -
Relazione lìnule presentata dalla
Londra. 1Ul2.
La Cornmi:a,;ione era incnricata di studiare: 1° se le malattie llell'animu.le e de lJ' nomo sono ident.i<'he: 2° se gli animali e l'uomo possono contaminarsi r eriproc,imente; 3° in quali casi, nell'!tffcrina.tiva. la trasmi.ssione dell'animale al l'uomo può a,·or luogo. e quali sono le ci rcostanze f1worevoli o sfavorevoli a q uestll trasmissione. La Commissione ha elaborato tre rela1.ioni. m ,lla prima (1904) d iscuteva il r,sulta.to delle esperienze prelimin:.ri, e dimostrava che i bacilli trovati in qualche casi) di Lubc·rcolosi umaTut erano capaci di produrre n ei bovini delle lesioni n on distinguibili da quelle provocate da!IA. tubercolo,;i bovi na. Nella secon da. (Hl07) trnttava in dettaglio del la tuhercolosi bovina e di quella umana, e dei bacilli ddl'una e dell'altra. Nella terza. (1!)09) studiava le condi zioni in cui le vacche tubercolotic he possono infott11re il loro latte. N c•I rapporto finale tratta n ell' insieme le questioni relative alla tubercolosi di tutti questi animali. Le s pecie ani mali studiate sono: buoi, conigli, cavie, mahl i, capre, chimpanzè ed al tre scimie, cnYalli. ratti, topi, cani. gatti, uccelli. Le inoculazioni fu rono fatte ;per le v ie : :-;ottocutanen, endoperitoneale, clige~ti\·a. Non ha fat to uso di quella in alatoria.
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RIVISTA D IGIE:Nr. Ob:NERALE E llATTERifl t.OOU,
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R ispondeDdo ai quPsiti proposti la Commissione, dopo molteJJlici accura te ricerche, conclude: 1° I bacilli della tubercolosi bovina e di qudla umana piuttosto che due specie diverse costituiscono due varietà ddlo stesso bacillo, e le lesioni da essi provocate nell'uomo é negli altri animali debbono ritenersi espressioni d i un 'identica malattia. Non cred e di poter, all o stato attuale delle indagini, ,lecidere se la tubercolosi aviaria e quel la bo vina, e que lla umana e quella aviaria siano una sola ed identica malattia. ~0 Lasciando da parte la tubercolosi aviaria ritiene che i m.ammiferi e l'uomo po~sono reuiprocaroPnte infettarsi di tul.iercolos i. Parecchi casi di infezion e mortale 11ell'uomo sono stati infatti provocati da bnc illi trovati nelle lesioni di bovini. per cui non può metter.;;i in dubbio il pericolo che n~ppre~enta;no p er l'uomo gli animali tuher rolo;<i. 3° l\on s i può negare. per quel lo che riguarda i bambin i, che i cRsi di tubercolosi s ia110 in proporzione cott· ~iùerevole d i origine bovina, e che la tubercolosi ndd o111inalf' P cercbntle primaria siano dovute comunemen te all' inges tion e d i materiale tuberc-ohtre. La Commi;;:< ione pe r~iò si c 1·rdi• Hutori7.zata a preconizznrc misure profilattiche
contro la trasmissione riel bacillo della tubtlrcolo~i bovina per mezzo d,·gli alimr nti. I bacilli della tubercolosi bovi na possono r iscontr<1rsi in grande abbondanw nel la tte. se les ion i tubercolari esistono uelle mnmmclle 0011 solo, ma a11cora qua ndo tali lesioni non sono riscontrabili ntlmmcno all'autop!'ia. Inol tre il lattr di animR li tul,ercolotici, pur non contenendo bacilli all'uscita d 11lla mnm· m C'lla, può essei· intettnto con Le de iezioni o co n le secr~zioni lltc rine di animnl i malati. P l'rc iò rie1·e e~ser vietRto l'uso d,·1 latte prov<'nir, nte ,la animali riconosciuti t uhercolotici, qualuoquP. i-:ia l'orga no ~ede della mnlnttiR.
G1uxo:-:1. MA1,.11. -
Bui bactlll tuberoolarl del tipo umano e bovino. -
(C~ntralò. f.
Bakt., 3 lu1;lio W12,.
L' A .• che d11. dieci anni si occu pa dPll'n rgo111ento. r i I iene un' ipotesi infondata la divis ione <lei rl ue bacil li 11111ano e boYino, e fon<ia la sun t tiorin sui :<eguenti fotti: 1° è provato ch e hiicilli tuberco lari cli origine umRua nu mentano di Yi ntln1za quamlo ve11g0Do ini1·ttati 11lle capre, ai vitelli, ai 1·011i~li, mentre ln, virulenza dico inu i,-ce iu ~egu"to al pa,;~1\~gio trrL\·erso il t·orpo ,!ella ;:cimia: 2° bacill i isolati da a11tiche lesioni polmowiri uma11p ed nventi tutti caratteri del bacillo umano, s i son mostrn t.i virulenti s ui bo vini : fl0 sono ,;tnti is)l:i ti dall'uomo bac illi pn•,;e11 tanti i caratteri del tipo bovino: 4° la Colllmissione inglese hn trovato nella tubercolosi ~oontancr1 dei rumi 11anti (antilopi) dei bacilli del t ipo umnn o : 5° si sono r itro1·ati co;;tantemente nell' uo mo, nel ln ~ci mia e in a ltri aniarnli de i baC"illi ddti atipici, e dei qua li non s i può affermnr o che Rppnrt1•n gn110 all'uno o all'altro tip<>: 6° s i ,;ono colti1·Rti dei bacilli proveni,•nti dai hodni. nO!l vintlenti per qu<·!'ti animali: 7° ne i cn1·a lli, rnn inli, cani, gaui si t rol"auo dei l.,acilli tubercola1· i umani e l,o vini. I baci lli della tu bercolosi de i mammifei:-i nou apparteugono dunque, secon do l'autore, a tipi di ffc1enti, ma costituiscono un solo t•ù uni <.'o tipo. GncxONl.
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IUVJ',1'A n'rnrnsE GE'.l.'ERALE E IIATTERIOl,OGIA
B. G•>sro. - B a.pportl fra la tuberooloal bovina e quella umana. - (Comunicazione fatte. all'Office iuternntional d'hygiène publique, Paris, I9l2).
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È uno stuù io magistrale che sulla di l>attu t a que&tione riassume le indagini che da dieci anni veng ono condotte con largb~zza di vedute e di mezzi de.li' illu-;trc d iretton• dei labor:1tori sc i... ntific i della sanitil publ>lica del Regno, e dai suoi vRlenti colla borntori (Ia t t'l, Cosco, Lorig1~, 'rira.boschi, Magi;iora, Collodi, Pergola, Virnldi) e del <Juale non si può ,1ui fare che un pallido riassunto. L a ,Jis,;ussione sui danni eh,• presenti~no pe r l'uomo gli animali bovini tubercolotir.i fu riaccesa dal K och nel 190 1. ed agitata da un numero enorme di sperimenta tori, di clinic i, d i so,·iologi. L'ii:upressione siotcLica del Gosio è fond a ta su tre s,•ri e di documen ti. li coufronto ;;ul t l.'rritorio italiano dell',rndameuto della tub,•rcolosi bovina e di quella umana, prendendo la provincia come uniti\ ùi te rri to rio. Dn questo s t udio stati st ico ri,-ulte. che vi souo delle provincie che hanno numeros i ca s i di tuber colosi bov inèl. e pochi di tube rcolosi 11mana, e1 altre do ve la t ubercolos i umR.na è eccessivamente di ffusa menue vi sono pochi o punti <'asi di LUb,·rcolosi bovina, ,·d infine delle provincie che banno une. percentuale elevata. dell'una e dell'11,ltra forma. Un'os~ervazio11e minn t a Ji queste ultime rngioni dimostra che i focole.i •li tubercolosi u mane. sono i!ld i peL1deoti da quelli di tuberr oloc;i bovina, !À. dovi' qu,•sta predomina l'uomo ~ più ris parmiato dalla tisi. Pe1· cu i si può d ire cli,. ill ltalia n on si he. sovrappo:,i,d one delle. tubercolosi umana e di •1uella l,ovina s e non in re.ri casi, e c he lo studio anal iti<·o fatto con le p iù scrupolose norme conduce a rig1•ttare la apprtJ:i:zahile correlazione fra tuber,·olosi umana e uo1·ina, qu e lla r·s..;endo -,<;,;enzi1tl111ente un Hagello d elle indus trie e di tutto le condi,don1 sori1tl i chr• fa vori;:cono il contag io umano. Lo s tud io s perime ntale porta a condusioni poco div,•rse K ossel ha riass,mto tutte le diagnosi batte riologirhc rel;1t ive al tipo di virus tubercolare in coltura purn degli P'><'rea.ti di tis ici nelle diverse parti del mondo. I cas i sono 709, e il tipo umano da solo fu trove.to in 705 c:as i; degli altri quattro casi: dne avrebbero dato il bacillo di tipo bovino dn, solo, P due i due bncilli mescolati insieuw . Aggiungendo a qu este le diag oo.;i fatte in Jtalin dal prof. Gos io e dai suoi colJo.horato•·i il numero vien portato a 71;1>, dei quali due soli (s ui quali d'altra parte n on è an cor detta l'ultimn parola} sono d PI t i po bovino. Vien quindi con fe rmata anc he bn.tteriologicamente li\ leg g e ,·he I! tubercolosi polmonare è prodotta da ll'a,.ione patog,me. de i germi <lei tipo umiino. P e r c iò che con cerue le e.ltre form"' di Ulbi! rcolosi vi è un accordo qu!\si r:nrople to per escludere l'influ enza s ull 'a\h1lto del v irus bovino. La divergenze. si manit'1•<;ta per riò clt e com·erne la età infantilP, essendo le opinioni molto ,livise, ed il Gos io, pur prnpend011ùo, in ba se a!IP. suo ricerch e. ad amm,·ttr re l'esigua influenza d el gt!rme hov ino, ritien,! che ,;iano ancora necessari maggio ri studi s u qu e,s t'ullimo cnpitolo. P<' r la tubercolo,;i µeritoueale dell' infon1. ie. ogli c rode chn olt rlc! l'azioue del g erme infe t t ivo debbano essere e.ttentnm ente stud iati anc he nitri numero..;i fattori colla tt>rali; infatti risu lta che l'Italia settentrionale dà un conting,•nu• di tubercolosi peritoneal e non proporzionale alla gramle d iffusione della tube rcolosi bovina cd all'uc;o uote\'ole del latte, mentre In p,·rcen t uale è mol to ele vnta nell' Ite.lia meridionale dove pure si beve poco latte e la tu ùcrcolos i bo,·ina è sconosciutn. Pur non ,lovendo, i trn,;curare, il pei·icolo offerto dal latte n,•lla diffus ioue della tube rcolosi fra g li uo mini è fra i meno impellPnti.
TH\"ISTA D 1 I/':m::,n: GEXF:RALI•: E IIA'l'TERIOI.OGIA
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L'uomo sano, conclude il Glosio, ba poco da temerti dal bovino tubercolotico, molt-0 invece dall'uomo tisico; nella lotta sociale contro la tisi le prime vere preoccupazioni devouo dunque rivolgersi verso' quest'ultimo e l' insii:,me d ..lle energie convergere verso di esso. Se si vuol combat tere la tnlwrcolo;;i dei bovini noi ce ne rallegreremo sinceramente DAii'interesse della zootecnia e della salute generale, e si prendano pure precauzioui contro i danni eventuali, non ancora ben definiti, della tubercolosi alimentare. Augu1·ia1110 cbe scompaia l'equivoco sulla portata della profilassi voterinada come difesa contro la tubercolosi u:nana. perch é di questf~ malattia infettiva non s'arresteril neppur un istante la marcia fatale col semplice risanamento della caroe e del latte. G1t1xos1.
RLV[ST1\ DI PATOLOGIA ESOrrICA G. R 1r.7.t1T1. - 0Hervaztoni sul tifo ricorrente a Tripoli - (.\fa laria e 111alattie dei paP.si calcli. Auno IV, fase lif. Messin", llllR). D,11 dice11,bre l!lll a l 111arzo l!Jl2, durante il primo periodo delle opcmzioni militari, si m,mifestarono a '.rripoli alcuni casi di tifo ricorrente, cui ~cguirono nitri di tifo esantematico, i11 fezion i diffuse specialmente nella part<" più povera. della popoL,zione indigena. Veuticiuque dei nostri militari uiumalarano di tifo ricorrente, alcuni iu cittit, altri negli accampamf'11 ti dell'oasi, ed il contagio avvL·une facilmente durante le perquisizioui delle case infette o per contatto indiretto con oggetti app:irtenenti ai malati. In tutti i ca!<i il tifo r icorrente ebb<· un dccor.so poco gravf' e senza notevoli complicanze: in qualche caso comparvero sintomi della febbré ricorrente biliosa, descri tta dal Griesiug.,r uell'alto Egitto, che no11 t'u ro1to causa però di alcuna gr>tvitn dell'infezione. Il potne di diffusioue e il co11tagio furono limitati, sicché n o11 si ebbe un'epidemia vera e propria. I caratteri essenziali della forma di tifo ricorrente, oilservata 11. 'l'1·ipoli, furono: l'inizio improvviso della malattia, con breve periodo d'incubazione (2·:3 giorn i); la fPbbre alta sin da l primo giorno, preceduta da brividi ed accompagnata da mialgie e spesso da vo111ito, se11za la sonuole117.a propria delle febbri co11tinue, con caduta per crisi e sudori profusissimi e rapidamente seguita da un senso di euforia; il dP.corso breve costituito in geuere da duo accessi febbri li, di cui il primo della tlurata media dai 5 ai 7 ~iorni. l'altro di -1, iutercalati de. un periodo di e.piressie. di -!-6 g iorni; lu sete intensa, fo pt>lle secca e calda, la lingua patin osa, il polso forte e frequente, la m ilza aumentat11. di volume, dura e dol('ote; e finalmen te l'esito costante in gun.rigione e 1'L lunga oonvnlescenza, caratteriz;,:atfl. da senso di spossatezza generale e da anemia. L'A. riporta 10 storie cliuiche dei casi piL1 interessanti, verificatis i nei mi litari, fra cui quella d.il tenente medico D. D., che ha contribuito personalmente nella descrizione esatta dei ~·ari sintomi della sua mala ttia, e 2 osservazioni raccolte su arabi che rifiutarono di entrare all'ospedale. L'esame del sangue fu eseguito in tutti i cnsi dur an te gli accessi fobbr ili in preparati a fresco e preparati colorati coi metodi de l G iemsa e bleu boracico e
fi!l2
RI\. I:,TA Ill PA1'0 1,0GIA E SOTIC A
de l Giiu t her . Nei primi, lo s pirillo J eLla febbre ricorrente d i Tripuli è mobilissi mo con il triplice mo,·imento di t raslazione. di torsione e di lateralità, n è si osservano ammassi ; nei second i, si prPse11ta molto sottile, raccolto a s pirale, lu ngo 15-30 µ., e no11 rPSis tP a l G ram. In ~occia pendente, prote t ta dall'evaporazione, cons erva la mobili t a per ,IB ore. a temperatura d i 39°, e per S a 4 giorni a tem peratura ambiente: pr rduta lll. mob ilit à, gli s piri lli si aggluti na no e s i disfanno, dissolv;,ndos1 nel p la s ma sanguigno. L a comparsa degli spirill i nel san g ue coincicle col sopraggiu ng ere dl'l la febbre e scompa iono du rante la cr isi rapidamente: freq uente è pure la com parsa d i bas tonci ni cor t i, molto rifrangenti, in m ezzo a i g lobu li r ossi. da a lcuni considerati come spi r illi n ella fase in iziale. I cor puscoli ro,;si e l'emoglobina s u bisco110 costant emen te una diminuzione duraute l'a ccesso febbr ile, so prat utto q ua11do compare l'i t te ro e nei cas i comp licati ad emo rragie nasali e vescical i: s pe;,so s i n ota a nisocitem ia, e p iù freq uent emente la poichilocitos i. I leucociti invece aum P11tauo gra datamente di n umer o dura11 t<l l'R<'cesso, a s pe!'e <lei polinucle1ni neutrofili. ln cinque cas i l'A . ha eseguito la prorn a g glu ti nante col bacillo del tifo, col paratifo A e H e col micrococco m el it ense, p re levando il sang ue s ul finire del primo a ccesso fo bbrile, e soltan to in u n caso, in c u i l'i nfer mo a veva n ell 'infan zin soffer to di tifo addominalt', la pr ova d el W idal fu positiv>1 : negli a lt ri ca.si furono tu tte negative. H a fatto pu re <·sperienze sull'azione p,ltogeoa del t opo, ed h:i. consta ta to che l'inoculaz ione so1tocutrwea d i 1 c. c. di sangut> infetto riesce po$it iva: n ei con igli invece l'inoculaz.ione di 2 c. c. è negativa L' A.. ri ferendos i a llf' es peria11z;e eseguite i11 A lger ia dal Serge11t, Gi llot e F olley, am mette c he· il veicolo pr in ci pale d e 1 t ifo r icorrente 11el J:\ord -Africa d ebba rice rcarsi nei pidocuhi, come pu re quel lo d,•l tifo esan tematico: la coincid enza d elle du;, in fe1.ion i nella. s tes~a localitit sta an ch e a denotare che forse un ico d;,ve es sere l'ect oparassita vettore d,· ll'age11t.e s peci fi co. L a fobbn, ricorn·nte a •rripoli DOll sembra (,sistere a llo stato en dem ico: cau se predis ponenti so1,o la llliser ia, l'agg lomeramento, la stagion e fredda, l'.iti, adulta, ,. l'inl',·z:ione ha una contagios iti, debole e ristretta come estensione. L 'A .. non ave11do a v uto pr ima d'ora a ltri animali da es perime uto, all' infuori dei conigli, c;i propoue in segu ito <l1 s t udiRrc "e ln virnlcnza d,·g li s pirilli sia es altata attrav erso i pa!>sagg i in au imali pii1 rice t ti vi, quali le scimmie. C M iAHl:S J.
l{IVIS'rA BLBLlOGRAF[CA !Jou. H.. C1ALllt r. -
D senlll1mo e l dl•morfl•mt •e sanali. - (Roma, L · Unirer-
., el !P, l1111,ri111n·i e ,,olyglollr, l!Jl:?. -
U n ,·olumett o di pag . 118. L. 5l.
Quest.o libro d el cap itano m ,·d ico dottor C in u ri l· u no s tud io c linico accu rato e m inuzioso di quella importn nt e va r it>t il cli d ismorfic;m o sessuR.le già s tudi ato dal Rum mo e Fer ra11111i sott o i I nome di ,qer od e1·111u genilo-distrofico, e alla qullle egli dli la de nominnzioue di se11ili.~1110. Fa precedere innan zi tutt o la esposizione di due import11.n t i cns i c linici di os;;erv:i.zione p1•rsona le, ch e rAppresentano due esem plari d i sen ilis mo puro, per ven ir<' poi II di;;cutcre e ad espone minu tamente la sinto-
RIV!$T, ll l !Jl,IOGllAh'l CA
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matologia, la P.1·oluzic,n e, e le v,U'ie iorme diuic he di qu e.-:ta forron mor bosa dis tinte in due gruppi: .d) Forme regolari o ge1·01lerm.~ geoito-distrolìco puro. JJ) 1"ornw auormali, irrego lari " frus te comprend enLi il senilismo pseudo-a.cromegalico, il senilismo p seudo-m ixedematoso, il sen ilismo con infantilismo, il seuilismn con femm in ismo, il gerodenna genito-distrotico n el la donna. Di speciale intnesse è la parte riguardan te la patogenesi. L'oSSl·n·azione clinica. i fenomeni rilevabi li n ulla costr uzione umana, o quelli nou meno iute rr·,;san ti della Cl\strazio n1· sperimentalo n egli an imali e dello rk1:rc he sperimentali su a ltre ghiauJole a :;ecrezioue intemit, ri imostraoo c hP il geroderma geo ito- disrrolico è nna anournlia morfologica e sessuale w·lla quale e evidPnt,! il rapporto con le pr ofondi! alte razioni d,·11,· ghiandole geuitali. l 'o me conclusione del suo lavoro l'A., dal punto d i \"ista pntoge11ico, d<:fìniscc il gerod,·r ma genito-di.~trofìco come una « anomalia morfologica che ò effetto rii Je;;;ioni pro babilmente iutiani . urntor it·. fetali od estrn- uterine µr ..-puberali, d,·lle ghiandole genit,\li; essa. :u111logaineu te a riunnw avviene nella castrazione umana pre-pu!.erale. rispondL· ad una deficienza di secrL·zìon tl iu terna, ad uu Yer o e proprio ipo rc hitis mo o disorchitismo pri111itivo 1· ri,sultacli11icam~ n te in rappono d iretto cuu questi.\ def:ice uza funzionale ; Rembra probabile d1e parecchi si11 t.omi dfllla sindrome ge rodermic!L r isulti no d!Llla partecipazion,• della, Lil'Oide, dell' ipoti~i e fors,• ancor:\ delle capsull' surren;ili con dev:azio11c del lt> loro funzioni sec rvtive, atlua lmeut<· no u µrecis»bile in quantità ,. qualità~Uno speciale capitolo l'A. ,Jedic:-1. nllo studio d<·lla 1mporta11te questione con · cemenre l!L sistematiz1.n1.ione cliui,·,~ e patog,•nicn di certL· 1\11om1die, patogeiwticamente e clin ica111eute affini al sou i lismo : ed e,;,;e sono: l' iofautilismo ruixt>de matoso o ,!ist. iroideo; I" infantili,;mo del tipo Lornin; i11t'antili~mo co11 gigami,;mo di Cnµitan Brissaud-~lt·ige; gig11nti::H110 ncrom,·gidico; gigau tismo 1>reco1"e con J)ll· lieniL precot·,·; feminismo, ,iriiisn10, inf:intili-;,110 ri,v,:rsivo dell'11dulto.
p. HA 1.ESTllA. Dott. BA:-TA.,t.\lt!A, cnpicauo llledi,·o libero doce11tc di oftalm0Jogi11 111:lla R. UniYersitù di ~apoli. - S im u laz ion e in rapporto alla. v ista e r elativi m etodi d indag ine. - Un volum,• di WO pagine co11 !) tigure e vnrie t.avole sclwm:,ti,·he. ~apoli, stRLilimen10 tipogmlico Lubmno, JUL:?. L e ope1·e d1e trnttano iu modo venuneute completo ÙE;lle ;:irn11lazitJ11i iu rap· porto alla vista souo molto rnre s ia in l talia c he ,ill'est\'ro; p,·r la qua l cosa, ch i voglitt pi·ocurarsi cono-;cenze 1·,;t,·~e incorno a uu ta.le argorneuto o deve r iconen, al libro del \\'ick (UelJ1ff .,·iuwlation i;on fllindltdt w,d ,'icl11cachsi<·hliyk~it wai deren E,dlar,uun!f) stampato a He rliuo iwl l !J07, o trascorrere tutta la letteratura oftalmologica , spars,l nei vari g iornflli della s pccialit/,. Ora, il volume del ifa n ta maria risparmia. agli stu<liosi e ai pratici codesta fn.rica. present.wdo. ch ia ram eute esposti e commPntati, tutti i IDC'tolli - anche i tnl'llO noti ma non perciò m eno preziosi - ;;tati 1>,;cogitati pr·r s vela re lt, onmeros<· simulazioni ,lell'or ga110 visivo, segue11flo, in tah, esposi,douc, un metodo prntico e, nel lo ste:;so tempo, c r itico, l'he dimostra non soltanto la soliùa coltnrn dell·1wtore. ma alt rcsi gli ottimi frutti degli insPgn,onwnt i dell'iusiguc Sl'Uola di N,ipoli, dov'egli fu nssi~tenlo o norn r io per J ue a nn i consecutivi, e dove con,;egui con plauso li, lil.Jera do,:,.117,a.
Rl\'ISTA
HIDL l(l(;RAFI CA
Il l ibro del Santamaria é diviso in sC>tte ca pitoli. li primo comprende alcune considerazioni preliminari s ulle si mula.zioni i o ge11erale e in ra pporto alla v ista; il second o tratta della si mulazione dei .i zi di refrazione; il t er1.o, tiella s imulazione dell'emeralopia.; il quarto e il quinto, della simulazione uella percezione dei colori e dei lim iti del campo vis ivo: il sesto,
della !!imuh1zione delle ambliopie e delle amauro~i, e il settimo, delle simulazioni in rapporto ni d ifetti d i mobilità delle palpebr e e del bulbo. In ogn i capitolo, il tema è :,vol t o a fondo ed ò corredato iu fine da una ropio-;a bibliog rafia : ma òovP l'autore si è maggiormen t e ,wvicinato alln perfezione ti nel capitolo sesto, che è scnM confronto il pit. interessante, e che costitu isce vernmei1le un11 guida utilissima e preziosa per tutti quei med ici - sia. mil itl\ri che civili ·- i quali si dl'bLono trovan, alle J)resP coi s imulatori di ambliopia e d i amauro!;1; s imulatori non di r ado intelligenti e ammaes trati cla lunga mano alla lro1le, contro i quali v:\le non tanto la complicazione, quanto la molteplicit:\ dei nwn i che sono a conoscenz:t o a disposizione del perito. È in 4uesto sLe,so C>1 pitolo sesto che il Santamaria descrh-f' rninutamentP il s uo ingegnosiHsimo apparecch io fond ato s ul!,. proprietit del prisma ad ui golo retto, e11l at•:ole s i ric!'ce a svelare. in modo rapido ;, sicuro, la s imulazione dell'arnau1·osi e d1-lra111l,liopia monocu lnre : 111 q ua le stupo (e questo è un vantaggio ines timabile ) si giu nge con una gnmde semplicità di mezzi associata a Ha moltepli· citil d,·lle prove, tutte esa tte e di effetto d1>cisi\·o. 11 riassumere in poche riglw
lH desci·i:doue di que~t'app:trccchio, che fu pi-erniato al Congresso oftalmolo.tdco i1,ternn?.ionale di Napoli ed ottenn e gli elogi di tutti gli t>culisti, equiv11rrebl,e a vole r re ndere confosa la chiara E' particol:irE'~ginta desc ri z ione che ne fa l'auto re nel s uo libro, corredandola anche Ji nlcune 6gun• esplicative: ragione per cui, noi rim anrli Rmo il lettore 1tl tE•sto 01·igin1tle, nella cert·,ezia di fargli cosa utile t- gradita: utile, porchè v i troverà un g ran numero di cognizioui iuteres:=:anti e in parte n uove ci rca le si1uulazio11i; gradita, perché il libro del Santamaria si leg~c da ca po a fondo con rl iletto, come si legi.:ouo i lib ri - siano pun· scienti· fici - scritti eon proprietil. di fo rma f' COD quella ,-ciollez1.a nt!llo s volgimento del ternn. che d1°riv:, dalla couoscenza profonda della materia.
E. 'J'.
llllan11a le dl Patologia e terapia dermos Ullopatioa ad uao dei m edici e degli studenti. - ( Roma, Salvatori e Oo:<semt, 191il).
Prof. \". JY.\ .\tATo . -
Il professor !)'Amato ci presenta una frr1.a edi;r.ione del st10 mnuuale di pn· t .. log-ia e terapia dcrmu.~ ifilopatica : ma più che di un11 Duovn cdizi11 oe tr:ittnsi in veriti1 d'un'opera pe1·fettnmcnte nuova, 11ella quale troviamo trnttati, con inten· diincnto eminentem1•nte pratico e con chirirezza e pa rsimonia nell'esposi,:ion1•, g li svariati capitoli riforentisi nlle malattie venl're", all:i s ifilogr116a e alla der matologia. L'.\ . si propone in sp,•cial mo,lo di scmplitìrnre piti che po,;sibile le difiicolt/\ clinirltc, las1·ia11do ti:, parte ogni divag:iziwne dottrin11ria e le teorie i11gombranti, o ,laudo iuv~ce il piii l11rgo e completo svilu ppo ni mr>zzi din~11ostici e curati\·i senza tno~curnre :id u11 tempo i pit1 importanti ri cordi di anatomia normale e p11· tc,lo~ica. L·o1wn, com plPln si compoDc di tre· 111,rt.i : I . ~la luttio ven eree: JI. :\fal:1lti e :.iHliticl,!': Il I. :\fal1tltit- cutanee : e in quPst'ultinrn pari<' un capitolo sp,• ·
UIV[~TA
JIIIH.IOOll,\Ffl'A
r.uo
eia le è dedicato alla d1·rmopati:l. 111odern11, si:o f., .. ma<'ol<ig1ca clic fisica, t'ototerRpia, raggi R ootgen, radium, ecc.. in armonia con le scopet·te più rec.-nti e pl'f\tiC'amente più interessanti. In complesso il libro del D'A111uto, pur senza avere la pretesa di essere un trnttato voluminoso, completo e pPrft!tto in ogn i sua parte. i> tuttavi11 un ottimo manuale in cui il m edico pratico e lo studente possono trov~re esposto con chiarezza e semplicità quanto n ella p1·Rtica ordinaria può bast are alle csigen1:e dell'esercizio professionale in questa hrarn·a della p,i.tologìa. .BA I.R~TI!.\.
CONGRESSI XXII CongreHo del medlol aUenlstl e neurologi dl Fran0la e del paesl di lingua francese ('l'unisi, 1-7 aprile Hll2). - Roh:zione del prof. fiJ::c:tl'I e del dott. REHOl'L. snll'.A8sistniza d.-yli alien,1ti nelle colo11ie.
e
Qlit·sta relazione cli un grandis~irno iuteresse scie11tifico, e soprntutto pratico, e non rue110 Jl!'r noi e he per la Fra nei a, Ol'f\ che i 1 11ostro pae~e ha couq u istR to una cosi '\"Asta coloni,1 all a qua le d,·ve nri;entcment,· p t·O\'Wdern anche p,·r questo lato; inte1·ess:1D te pure p,·r la medi cina milit:iro, c,Jme l'e~perienza cli quest'anuo di guerra ha largamente dimostrato. La rcl:.1:ione, as;:ai volunl inosa. e d'i11dole ufficiosa, si occupa con molti dettagl i, u clhL ><mt I' parte, dl'I lato stor ico, e delle condizioni 1Lttuali dell'assisten1:a dL·gli alien tt ri nelle cololllie franresi, con i confro11ti alle colonie SLrnn iere: JH.:a· qu,~sto lato a noi, ancorn all'iuizio della colonizzaz ione libica, interes,:a <.'ono:-:cere clie. trn dette colo11ie fr11.uecsi, alcuue - di data. receHtl' - non banno am·ora studiato lalc prohlema, ed altro lrnuno in\'ano cercato di risoh·edo radicalmt·lltL', sicché si trovano ora - in ge11ere istall11zioni loc11.li pron·i~orie e poco congrue, oppurr· - ed è peggio - si pro\'vede col dannoso rimpatrio degli 11lien:\ti . Inve<·e l'Olanda, e ,-oJ>ratutto l'Inghilterra, h anno mirahilmente prO\'vedLtlo, e m ol ti asili coloninli sono dei ve ri m odt!li del genere: l 'f11ghilterra ne possiede 7oJ. t1PIJ,. sue colonie, con unn org:l.11Ìz· zazione sanitaria pert'ettn: la sola Aust ralin ne ha 2u oltre alle Case cli salute pri\·ate. L'Al,a ;cria non nA pos;;i1,de. e gli alienati, purtroppo, ,ono tra11portnti nei manicomi del!a Francia ùel Sud: n ella Tunisia, gl i indigeni sono accolli . m pir.. colo numero, in un asilo pe1· malati e mendicant i l!). gli curop,·ì in un padi~lione clell'o,;pedale frnn cese. flijCrto l'nnuo scorso. 1: cap11c11 soltauto <li 25 post.i: i francesi sono tmsportati a )farsiµ; lia. n ell'asilo cli ::i. Pkrre, cl,c di~pone a tale scopo soltanto di 1:1 posti. Pegg io per n,ltre colonie: uel ;\larocco i pazzi vivono in Ji. berta, o nello carceri, taluni a.uche con il collnre ,ti ferro(!): i s,•negnlesi muoiono a )!arsiglia n ella quota dt-1 75 p. lùO, di cui il 50 per tubercolosi; nell'fndo- Cina, Jlf.: 1' 18 milioni di abitanti, no n \'i ha un asilo. e i pa2zi europei souo ac<'olli nei locali di sicurezza dei 5 grnncli ospednli, iosiPme ai <letl•nuti (!, . e poi rimp11.triati, ect; · solt:mto nel )ln<iagasca r fu117,iona I.,·ni,,-imo un :.silo di lfJU letti, sotto la direzione di un medico-maggiore colonialt-, ed nlruni nnche nt· lla Guadalupa, R iun io ne e )fnrtin it·a .
Tali dcfi<'it·nze dipew!ouo d,1) perche autorità e b·urocraz ia pens11no sia scarso il nuruero degli alienat i fra gli indigeni (t.ra t te in errore d a lle credenze primiti,·e. che cioi: i pazzi siano degli i.~pirati - santoni e marabutti, - riò che produce una scars1:.sima sensibilità sociale verso la pazzia , secondo Tambu r in i). I n· vece le cifre sono eloquenti al r ig uardo, facendoci vedere come in A lgeria fossero 588 n<'l 1834 ( i ri(·overati). e ben l:?:38 nel 1909, mentre la cifra totale dei pazzi si aggira sui · 4000 !) : pt>r la Tunisi11 si calcola un fabbisogno di circa 300 letti : n el Marocco 1-\'!i alienati pare siano circa 15 mila\!), ecc. E u n grnve errore, dicono i due relatori, che 111 pazzia sia rara fra gli indigeni; mentre i casi di e,;sa aumentano man m11no si 1·icer c:ano meglio. studiando da vicino vita e costu mi di essi (e man mano essi si diurno all'alcoolismo importato dalla civiltà!) : ma poi c'è la categoria degli europei civili, i quali ndle colonie sono assai esposti alle turbe net"1ose e mentali, p i: r lo più d'origine tossi-inf'etfr1·a1 a dccor;:;o acuto, spe· cial111ente n ei primi tempi ,lell'acclimat;,mento 1fatiche, calore, cattivo nutrimento. pri\·a7.iooi, <lisngi morall ecc.) (l J: inoltre. vi è la cntegoria dei militari, per cui s<·l:ondo i rapporti degli urliciali medici delle colonie - fra le truppe coloniali la pazzia è 3 volte più frequente !lell'elemento europeo che nell'indigeno, e in quello la quota (1.7G p.1rn11J) è superiorù non solo alla media dell't>sercito metropolitano. H,a. anche nlln media dei bnctnglioni d'Africa e delle ca1·ceri. penitenzia.l'i ed flt · gn,;toli ~!), inferiore solrnuto a lla meLlia d,·i clisciplin,tri e delle legioni Stl'aoiere (alcoolismo, e ;;opratutto ano111alie costituzionali fra il nu111ero ùei volontan, de,·lass,:s) (i n medi,, sono r impiuriat.i 50 militari pa7,zi ogni auuo); ed infine e',• la terz11 categoria dei peuite111.iari coloniali, n ei quali permnue ci rca il :3 p. 1011 di alienati, olt re HÙ altri gruppi di irre:;pon,;abili. <~ui lllli il progr1tm ma da reali7.1.are è quello : l O di formare p:;icbiatri coloniali. civili e 111ilitari (in parte ciò co111incia a farsi pei· gli allievi dulia ::::cuoia di g,.. nitit milit1tre di Borde1tux. l' per i medici che opt.arono per la •J1arina nella ~cuoia di applicazione di Tolone ,:3); :?" di fare una legislazione per gli alienati delle colonie. sul Lipo di 'I nella patrin; :3° di creare degli stitbilimenti di ossern~z ione e di cura per ~li alienati suddetti, Il forma mista, ed internazionale (camere d'isolamento e pfrcoli padiglioni nei vari ospedali dell'i11terno - servizi di 1° linea e veri asi li nei centri strategici, es~enzialmcnte a lipo agricolo, con bene ada tti infer111ieri, indigeui ed europei); J 0 di ab,) lire 11.ssolutn.mente il rimp1ttr io, e il trasporto dei pa1.z1 i11digeni u,·11.t nH.:tropoli: gli europei con psicosi acute debbono essere in1111e,!intam1:11te curati sul posto, e nou com prometterne la salute, o anche la vita, con un \·iaggio scm)'re peno;:;o e disagiato (dat.- le lor o condizioni mentali), 1nc11tre po:;sono es;;ere l'impatriati quelli con psicosi cr on iche (quaudo è et!"'· ,nto l'episodio acuto). ma con mezzi opponuni e arlattanàov i locali speciali sui bastiu1e11ti (infermeria, ccc.) (3,; gli indigeni non debbono a,..solut;1mentc esser mossi: 1l ) 8iSOjZ'lllL H)?l,!illll~ere, io Cl'C'ÒO, i foci) i ùisturbi intcstin11Ji, disp,•p(lei e t<>"-'l• •I, In più agevole nziono pcmiL·iosn ,il'l!'fllcool e della l11e11, e, fors·nnchc, d e lle influenze r..dio-uttinicho aolari. •2J 11 maggioro medico )lMtin ricord ò che nella Souulo <l'npplicuzione tli 11wdil·ina milit1<re coloniolo di )lorsi:.;lia, la <'n!IC'dro di nwdieinu ,·tnnpN'nd c a11cl1e un insegnamento di psichiat ria. ùnl prineipio ùcl 1912. (31 Coruo riC'or<lò il Orni!, i s pettore meùico delle colonie, si co rnincin n disporre LUI servnio p<·riotlico, mensile, per trtli trnsporti, su 1111 Yapore delle • i\lessns:eries •. ('On du,- t•,1hino ndouc, cui se ne può IIJ!!?iuna;er·P l]llHlc·he nltrn 01..-linarin, e con lu cnstodin rii 1111 informi,•re adatto.
607 e non è affntto umano strappare fl.l lo ro paese, alle loro famiglie, ai lo\'o costumi dei d i., g rRziati pri\·i di ragi o nt\ i quali, convogliati rni~erumente in traversate più o meno lunghe e per,ose. vengono a sorcomhere in nsili in c ui e~si non ritro v11no nè il loro clima, 11è il loro 11utrim .. 11to, né il loro modo di vestire. ne la loro r eligione, n ù lR- loro lingna, ed in cui la nrnggio1· parte finisce col morire di tube r colosi " : o0 ,1 i bttne ,.~sicurnre l'assiste,1za degli a/iP1iati dPl/e tl'uppe colo11iali, per i q nali s'impongono pro,,vedime n ti s pec iali, in mo,lo che essi - n elle ps icosi a cute · po,sano esserf' subito curati (cd o~servati) sul post.o, u s ando i dive rs i stabilimen ti d i 1• linea, suacce11nfl.ti, t1rnto piu ,·he molti di essi rie11trano nelle fil e rda 11oi, invece, pochi~~i111i, per e~elllpio, iu seguito ad :llcoolismo acuto', mentre solo i cronici saran no rim p:ltria ti; inol~re, iu seguito all'es,•mpio d elJa Russ ia (e in parre an ch,· nostro), diviene neces.sario, in previsione di una guen·a coloniale, regolare pre ventivR1neute l'ass istenz;, psichiatrica dell'esercito in can,pagim, e la lltl' SSa cosa deve e., sere studiata JW r u11a possibile gu ena contine ntal e ; 6° di fare una lo tta etlicitce, preve nti ni, cont ro le psicosi coloniali f igienf· e profilassi genernl,·. , sopratutto con t ro l'alcooli,-mo, piL1 grave ancoTa della m;iJaria e della tripa no,.;ornia~i pe r le s tess,· colo nie tro11icali (I ) ; e, inol~re, cliffont!e1·e t ra gli ind igc11 i l,L 1107,io11e del vll.11tal!gio di una cora medica dei pazzi, cornuatte!ldone i pregi 11'1 iz i dirnno~i, e proccdPre ad uua Sl'elta r ig,)rosa prevt>nti va dei funzio nar i <'ol,minli, ,,i,·ili e militari, psichica oltre c·he fisira, per sel,•ziomLre i pnlllisposti e gli s•1uilihrati, cl11· ,·ic·,·versa in grnn nu10Pro vi sono att.rn tti, e c hiedono cli anila re. Il Congre:<so ha !Lc.cettato entusiasticamente queste proposte e le ha trnsform:tt,· iu voti da trasmettc·re al Governo; i 111t-clic·i uelgi li hauno fatt i propri. '.'\ella discus.~ionP <lei Congrl'S~o, due cose assunsero s peciale im J)Ortanr.a, da esse re qui ricordate, anche porche relative a due uffìeiali m edici: 1° il medico magf{iore delle trnppe ,·olo niali, dott. Cazeno\·e, parlò della necessitil di nubordare lo stud io dl'lla µarolog ill. 111o·ntalc de!lt, colonie dal triplice punt,o di ,·isra indi· viclua le, geuern.le e C'ol letti vo, in q uanto che, su lla uase essen:1.ialmente mistica, sorge facilm e11te uu delirio colletti vo (licantropia, de111onopati1t), e giit delle società sog,·ete si riuniscono pei· cel,Jirare cPrimouiesimili ni baccanali ed alle or~ir antich e, e pra t icano il culto fallico e l'o moses,;ual ità r iturile; 2° il dott. S imon in, pro fc,;sore cli. m,~ni <'.ina legale a Vnl-de-G r ,1ce1 pa rlò ù ottam en te della n ecess itit ,li A'lsic nrn.rt> una buona a,:si,:tenzn p~iC'h intricit nei corpi di spedizione per le <'Olou ie, r icordn ndo la freq11en1.a cli episodi psicopat ici ac11ti in g1wl'l'a, he n cu rabi li coll' i,;ola u,e11to e col ri poso, sen1.a bisog no di rimpa trio ed isolul,ili sul posto, in a11t· bulanz,·. imrnobil iu;ati, o sotto t e nde a parte, conii' per i contagiosi - pe r lo più stati co11fusio11:oli depressi v i, più freque11ii 11ei pred is pos ti, derivanti o dalle e 1110zioni multiple cieli" gu,•rr;i p><icosi eia cho.: o da 1rnto-intoss ici11.io ni pe r str:q,azii f-' per iusullicienza iO incon g rue nza' a limentare (p;;i\'o<>i dn. esaurimento) - ; im·,·r:e ,:aranno convenientem e nte trn;,portati. e po i ,·impatriati, gli alie nati del le psico..;i caratw rizzni e (demenza pn•cocc, pa.ra.li ~i generale. ecc.) svil u ppatesi sotto l'influ1•11za llella guerra. J:: pl)ich,: cont·iP1le est,m.d1>1·e e yeueralizzare qursto JJ?'O· b(Pma. è nerP:-Sario. in prcvi;;ion c di una mobilitRziODP, pn.rziale o generale, pensar<· ulhi fonna1.io ne cli bene a1lf1t to versonale, anch P serv<-·ndosi di quello dei ma.( I J Oa qtic:;to pnnto tli , ·ista è prn,·vido, per gli indiµcni m11s11lnrnni, il p<'riodo d r l Rn111orlu11, c ho li pl'iva cumplota11wnt.o di O\lo·ool Jura11to 1111 pe riodo d i tre 111esi, como ricordii,·11 il d uLt. Bla nc nl C,mgr,·sS<l,
C<J :SG R t,;SSI
n icomi e c::ase di s a lute, CPnsito ed inquadrato gi,\ fin ùa l t e mpo di pace, pro vandone i modi e, I i posti d'impiego, ood,· 110n e:;sere presi alla s provvista. C"ome accadde a i russi, da nna massa di C'; ,si d i pn zzia a c uta, provocante le più gravi difticoltà uelle formazio ni s an itarie e nelle linee d i :<g o rnlJe ro (L).
P. C o s s 1GL10. 1I ) Ri,:orclo d 'a \'Ore irnµi nntatC>, e ùiretto pe r :i ttH·s i. in Tripoli, un piecolo asilo per P""" i ind i;_;f'ni, c1111 una slnn1.a per e uro pei. e d'nve rnc avutn ~ino a IS ricoverati. P o i la buroc rnzia !o abo lì. in\'iando i paui al manico rniu cli Palermo! - Col direttore Scnbia dl'l 111anil'Outio di Volterra si è elaborato. o prt!sentuto ili G0,·emntnrc, un progetto d i un re part o d'o~servazi,, ne o di depo8it o per aliN1ati, ma per un pezzo noo se nfl furà nulla.
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N 0 '!11.Z IE S,·gna.liamo eon pia.:,·r, · la l ib,·n• doce nza in chi m ica bromatolog ica couseg u ita presso la R Un ive rsi tà ùi llom11 dal dott. Alfredo Pagnlello. farmacis ta di l" classe addetto alla farmacia ce11tn:1 le militare. 1:gli trauò come tema. del la lt·ziom· or:d,·: • Criter i ed csp1·rime11li a/li u yi11dica ,.e d ella ye11ui1tilè d d burro•. Al val e nte dott. Pagniello, c he apn· la ser i,· dei l ibe r i docenti nd corpo farmacentico n, ilitan•, vad,o no i no~tr i piu sentiti rn ll1Jg ram e uti.
I
VARIETA Raggi vlolettl, azioal vltall e loro valore in flalologla ed in medicina. T r a i tau ti r11ggi r h t! si sono scoperti (x. ~. y, .,·, di B~cq ue r el, ecc) quelli che t.:ugon u il /'l'l'Ol'(t della noci vita e della pericolosi·. !\ sooo rimas ti quelli ultrnvio· letti: essi uccido110 qua,u is Lauta11ea,11e11 te i microbi ed i piccol issiwt'animali (elio· c11zione); uc-ll' uom o e uei grossi ttnima.li do po alcun i St!Co udi prod uco 110 hruciature cu tauee, e co11giu nti \·iti mol to dolo rose c he pos~oao andare s i110 alla ceci tà (lesione ottica) Do11de la lo ro etli.iacia pe r lit su,ril izzazion e d tJi liquidi, e degli a ùi t11t.,i, o per l a c urn ùi lesioni cutaue,•, ad es. i l lupus. Ma quei ruggi c he Imano cvsi vi \'e prop1·it,tà abiotiche, lrnu uo grande im port ,,u;:a btJuolica nel la vit a cosmica. e uell ' equ i librio d l·i t re reg1 ii d ul ia 11atu ra: i r11ggi Jella 111orte c i guidano ve rso i m isLeri J,,lla vita. 11,fa t t i : ricordiamo le 1111tiche esperieuze del Prie:;tley, secou<lo le ltllld : u 11 sor cio m esso sotto una cam· paua di ve t ro rnuon· in breve aslissiato, come muore all 'oscuro il so rcio i11sieme ali llllH pia11ticella. verd,•, meu tre, ·a] solt:, vivono bene Lutti e due; l'a11iuude l>ru ciamlo i pro prii compo,-u .:ar bo11ici cou l'O d,·l l'a1·ia, ,l,·g rmla il C eli1nina111.lolo i11 fonnn minernle (C 0,), ma lfl pinutll ,·1 s tabil isce l'equilibrio e ria lza il "alor~ l'nergetico del C ,;i nte t 1zzo.1nlolo dal!:, Cl)' dell'ar ,,l p,ir mezzo delle parti verdi· do ro tillac<?e, .: sottu lo ,-timolo dalltt luce solare : Jm u1,o co,;I val ore reale lt! l>.;prcs,;iu11 i po polari : dig1u11are d i ;:ole, e uu trir:;i dell'n r in del terupo ! (;;li a11i
G09 mali, come i fu11ghi, sono rna11giatori di cadaveri, le pi:inte f'abb1·i catrici di vitll, che è trnsformazione di energia solare, che i giacime nti di carbone e di torba immagazzinano nel tempo infi11 ito. L'equilibrio tra il r egno minerale degradato d'e11ergia, il vegetale fattore di costrnzio11e e di si11tesi, e l'a11itnale orgimo di co11sumo e di dt>gradazione, è stabilito dalla luce solar?., e soprntutto dalla µ:i.1-te estrema del lo sp1:1ttro, <lai raggi atti11ici (violetti ed ultra-violetti). Per mezzo di essi, anche nel labo1·ntorio si è riusciti (Berthclot) se11za i reattivi antibiotic i (calore, Scdriche tJlettriche, acidi, al r ali, ecc), usati nelle prime sintesi sp(·ri111e11tali, ad otteuere l'aldeide formica (CII, 0), il pili semplice degli idrnti di carbonio (C 0, = C0+0;H1 0=H,+O;O+O -= O,; CO+H, - CH,OJ insitime ad una sorgente di oss ige110, che forse nell'avve11ire potrà utilizzar,;i Nello stes~o modo, agendo in laboratorio su di una me!'colan,;a cli CO, e N H ,, i detti raggi
KH, provocano la siutesi, a temperatura ordinaria, d ell'r.i,nido fu 1·111ico I
il più sem-
C OH plice dei composti o,.g,rnici qnatern11.rii. L'e11ergia s i11tetica è data, qui, <lai detti l'llggi, che ~ono quelli cui si deve l'effetto curativo della fototernpia {artifir iale o solare); an che l'arsenico, s,·c:011do le dosi, è tof'sico o fortifica nte degli organismi E così è n11ch,• dimostrnta In natura. fisica dei fenome ni che s i sono ritenuti !'empre di na tura 'l"itale: le pinnte, mercè i fermC'nti che abbassano il poteozinlt> necessario alle reazio11i, produco110 ridnzio11i e sinte~i, ma ora pare che ciò po,sa ottenersi 11ei laboratorii u~ando come cat}ìlizzatori (fermenti) i sal i di nranio. AbbiRmo cosi un·:dtrn forma di energia da utilizzare: detti raggi si produco110 tanto pii1, per quanto mflggiore è la temperl\tura dt•llfl sorg1·11te lumi 11osa : oggidì s i ge11em110 fo c iimente con le lampacte di quarzo n vapori di mercurio, c he l'esame sp,,ttroscopico dimostra a temperatura più alta c he quell11 del sole. Ed è veramente meraviglioso che 11oi oggidì possi11.mo disporre d' una energil\ rn.diautP di cosi t• levatA. qual ità! Il sole è il gran focolllio d'en,'rgi11, pe r la tena: fr11. le radin.z ioni invii,,te dal sole ci sono le luminose, alle qi1ali però nulla aggiunge il fatto che e 0 se i:;0110 11edute dagli occhi degli animali; la luce non esiste per sè stessa, e!'sn. non è che una veritiL contingent e, ed il mondo - senza occhi - nòn a\'rebbe alcuna noz ione delle ondulazioni relative se queste non fossero an che termid1e o chimiche, le quali solta n to per c iò eccitano la vita e la siutesi albuminoide e curbooic1. Si dice che la luce è indisp;,osabile alla vita, ma ciò è da inte11der,;i sopratutto per la suA. parte termica; anche questa però può diveni l'e ab iotica in c+irte co11dizioni {colpo di calore ad esempio, che è diverso dal colpo di sole cl.,. vuto a i raggi att inici, cui pure sono dovut i gli C'l'Ìtcmi solari, o delle energie radianti). La coesistenza dei rag gi rossi attenua il danno dei raggi attinici ; es,i sono in antagonismo nelle az ioni vita li, come per la lastl'a fotogrnlira, per b fluorescenza e la fosforescenza, tutte eccitate did lo spettro att inico. L'atmosfera a ssorbe o smorza una certa qunutità di ra ggi A.ttinici !<OIRri, per cui essi sono più dannosi a grandi altezze : cosi sono più noch·i quelli delle i<orgenti artificiali in cui si banno rng-gi di più cor ta lunghezza d'ondr,, che iu,·ece l'atmosfera a~:so1·be prima che drd sole giungano alla superficie terrestre. I raggi :i: del rndio !'i comportano ugualmente. Invece i raggi X. ugualment(· noci vi alle cellule dei n o~tri te!'suti, sono senza azione sui mir robi e sui protozo i. pPrrhè non si smorzano Ilo ~mo rzamen to produce il datno).
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V.!IIIRTÀ
Una r ad i&1iooe attinica può essere intercetta ta: !'OI vetro r osso che l'a ssor be, con uno schermo nero che RSSorbe mtti i rRggi luminosi, degradan dola i n J,i 11 graudi lungh ezze d'onda (ttuoresceuza); l'occhio mette in ope ra t utti e tre i mezzi (vasi retin ici, pigme nto, Huoresccm:a dei mezzi tr..sparenti). E la cute? I gr an uli di eleit!irw che ril'mpiono le cellule de llo strnto grnn uloso e dào no lllla pelle del bianco il suo colore s pec inle, riHettono una buona pnrte della luce incide nte>: 111 ]llgm1-nU\zione poi costi tuisc.e lo ,-,·hnmo n pro che assorhe tutti i rnggi, per cui i neg ri sono co~i refrattari Ili colpi di sole ed 1,lle attinode rm iti L'eri t ema >-O· ]are, ,,ffctto dell'azione :11.ttinica, co;;tituisce ri'altrond,· una difes11. organica d'ad llttamen to, mentr e assume forma morbosa in quelli che, n.mmnl1ui, non sono in grado di tale reuzione adn.tlRtiva (punlitici, alcool isti, pellagrosi), co~i come allorch è 11.giscono rad iazioni troppo forti, cui seguono distru1.ioni di tessut i (fin ;;en ternpi,1 ). Jutìne quan do si vuole agire per cu ra (ad es. nel lupus o nel ca n croide) si110 agli strntl µrot'onc.li de l derma occorre anneizzare la pelle. perché il s11 ngue s111orz11. rapidamen te le dette rndiazioni. Tale adattamen to però non !-i ha co11 i rnggi X e con q u elli ilei radio : pe r qunuto deboli, se la loro applic111.ione è prol1111ga t n, o ripetu t a. t>sercit11.uo sui t essuti u u·a;done distruttiva, il cui meccan is mo intimo si e tentato spiegare io ptu modi: solo può di r,-i e lle in tal moc.lo qualunque me,; cani;;nrn agi~re, io qunnLO gli elet· troni hombardn1i dal t ulio di Crookes se hanno grande velocità (dati cioe dll un tubo molto duroì passnno n.ttrawr~o i l corpo, se pi1·c·ol11. (tuho rnolro m o lle) si arrestano all,L superticie se medi a si arrestano io 'Jlll'llo. vi :;i smor 1.ano 1 e quindi danneggiano i tessuti. '.fale spe<· ie di rnggi esi1;te, p iù o m eno, in ogni tubo di Crook,:,;, e i do.noi ,·a11110 dalle ri i;;trotie cutanee iper plasicho (desquan1a:i;iou i, ispessimenti, verruche, papillomi), nelle npplicnzioni lirevi o ripe tute. nll11 mo rti· lkazione, n elle nppJi,-azioni prolungale. )la u on tu ue le c,·llllle sono 11gual1uonte suscettibili : me uo n:~is t enti :-on o le cellule embrionali, d,·i t e~~uli animali come dello UO\"ll, e dei semi vcgetRli ~arr e~ti o d<'viazion i di svi luppo, ecc.), e q1,i ndi 11nd1e degli orgalli emopoil·tic·i. e dei r iproduttor i. Es,-,en<lo 1 il coetl:icieute ,li seusil,iliti, della pplle nonullle. e 10 quella dei t,·sticoli ed o vaie, della m ilza gani;li linfatici e mid ollo os;,;eo. P e r i tes~uti patologic i è 2 il liul"onw puro o tnberl'olar e, il lu pn,- ipe r tTofico, In :,icosi e il favo: 10 i linfomi leucem ici, al cuni sarco mi. le p.~o rin,i r ecenti, la mic,J-,i fungoide. •rutto ciò è sinteLizzato in tre leggi (di Heq.:;oni~) : e cioè i raggi 1lgiscono cou tanta ma;q~iore iutensit:\ sulle cdlule: 1° p,•r qu,rnto 111 loro atti vitit 1·iprod11ttiva è più grande (str nti di )Ialpigbi, spermatogoni, t•cc.); 2° pe r quanto pi i1 il loro divenire cari o<·i n etico eluu;;o (p rima d'nrrirnre nl tipo d,·nD iti,·, ed adL11lo); ?1° per quanto la loro morfologia e lè loro funzioni sono meno deli uit i 1"1:11n1·nte !issate. Ed ecco perchè, fra l'altro, IP r acliodcrm iti app:iiono dopo 10-Jo gio rni,qunn to ci mettono le c,•llule malpighiane a t"euiro a lhL sup1>rl:i cie cornea dl'll"ep id<'n ni te. I r aggi ultravioletti s 1 comportano n el lo,:tesso modo che i rnggi X ; e la 1,e!le non lm altro modo di 1·i.;pon dere, quando non r im1ine sul,ito mortificatn, che con l'iperemia, lu pip;uwntazione i• l'ispessimento, rugoso,, ve1Tuco.,o (i pcrcborato~i), rbe di, alla nu1.no roentgoniRna tanta somig lian;rn. con la mano da lllllt"inaio (Unna): tali altern1. ion i dc· rmi che .500 0 s pe<;so punto di 111ntc mm di ult:11~ m delLs. o di epiteliomi pre~cmili, e ciò può in gmn p1u·te spiegar e In. rnt"rnttarietà r,•ln.ti va dei negri Ili cn nr i-o nl m,•oo della J)<' II P. O s 1,IN e Znnnm)<. -
;n . BERTRELOT. -
/
Lr radia:i,mi ;,. ti,i"l"iJi" e in ,n..J;,.;,.,1 . ) rny')i .,f,r,,1·i,,le11i e le 11:irmi ,.;,,,li, in Re•·u,, .~,.;, ,itifi,1,,.., ffl I%.)
1~. Cu:s:ilG 1,w.
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Per il Libro d' Oro_del corpo sanitario militare ,c..11li1111(10iu 11P -
IP,11 rasrirolù \'(.VII )
Kedaglla dl bronzo al valor militare. 1. MARnocco Achille, tenente colonrn·llo medico. - ::;ba reato coll'in•anguardia sotto i tiri della fucileria nemica, attese fil collocamento di posti di medicazione e prestò di prrsonR. e con coraggio la sun opera di sanitario. - Bengasi, 19 ottobre 1911. 2. LIO!lTI Girolamo, capitano medico. - Ali' improvviso attacco subito dalla sezione di sanità da monta~na, il 2G oLtobre, da pai-te di numerosi arabi in rivolta , i quali miravano evidentemente a impadronirsi dei loca li da essa t enuti per trincerarvisi, diresse con opera in telligente, coraggiosa e fe1·111a la difesa della località a lui affidata, attendendo pure a Ila cuni Jei feriti. - 'fri poi i, 2G ottobre 1911 • 3. DELOOU Gino, capitano medico. - Con grande coraggio e abnegazione raccolse e curò, anche sotto i l fuoco nemico, numerosi feriti: nella rit irata provvide con efficacia al loro trasporto. - Sidi Bila!, 20 settembre 1912. 4 . ZuCCA!ll F erlerico, capitano med ico. - Comand:1nte di sezione di s ;mi ti< di. visionale, e già. comportatosi con atti vità cosc ienzio;;a e sereua t\ Zanzur (8 giugno 1912), diresse con coraggio e abnegazione il servizio san itario in zona esposta a l fuoco ne mico, provveden,lo a l s ollecito e ord10itto sgon1\Jero di ben oltre duecento feriti. - Sidi Bila]. 20 settembre 1912. 5. N,1c c1ARUN8 Amleto, capitano medico. - 111 ripetute circostanze di combat timento, dette lodevole prova di coraggio o noncuranza. del pericolo, dis irnpegna ndo egregiamente le sue mansioni in ;o;ona esposta al fuoco uc mfro. - Harn mangi, 25-27 ottobre 1911. - Misurata, 8 lugl io Hll2.
6. G 1:1 I0o1.1 Enrico, capitano medico. -
Presiò el'ticacemente l'opera sua in
terreno intensamen t.e bnttuto dal fuoco nemico, dando bell't-s empio d i valore e di sentimento del doYere. - %:anzur, 8 giugno l!Jl2. 7. Dt LA l,LO Carmine, capitauo m1•d ico. - P e r l' iutelligenza, la capacita, l'attitudine e l'al,ucgazione con le quali adempiva i s uoi doveri n el le giornate d a l 14 al 17 s1·ttembre llJl:2 :1 Kas r R as El L Pben, e al Bu ).[,,afcr 1'8, il n e il W ottobre 191:2. 8. Dt LALLO C·trmiue, capitauo medico. - Con molta c,Lima e ferm ezza. in terre no esposto al fnoco nemico. proc(•deva alla med ic1izione dei feriti, immediatamen te a tergo dPile truppe impegnate nel fuoco, d rtndo le opportune dis posizioni per le sgombero del campo e rimanendo sul posto fino a combatti1nento ultimato. - Sidi Abdallah (Oerna), 3 marzo Hll Z. 9. D' Er.1A Antonio. ,:apitauo medico. - Comandante d i sezione di sai1itil, stabiliva un posto di medicazione immediatamente a tngo della prima l inea, dis poneva con calma e criterio il servizio dei por taferiti e, noncurante del per icolo, procedeva a.Ila med icazione dei feriti. - :--idi Abdallah (Derna), 3 marzo HH2. 10. StRECf Giuseppe, capitR.no medico. - Prestavi\ l'opera sua in zone battute dal fuoco nemico, dando esempio di calma e di coraggio. - Zan7.llr. 8 giugno 191:l.
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PER Il, LIBRO 1J orro l)EL COIIPO 5,1:,;"JTARIO :\IILITARE
11. Si,;s,1,.TtANEJ.1.1 Giuseppe. capitauo medico. Per la capacità, lo zelo ed il coraggio dimostrati nel disirnpegao· delle sue mansioni in ripetuti co111battimeuti. - Sidi ~aid, :27 e 28 giugno U:!12. l:2. SATl'A Pu1,i-TTO ~alvatorc, tenente medico. - Io ripetuti comb11ttimenti, con calma. energia e interessamento esplicava 111. sua opera di sanitario, seguendo assni da vici110 le truppe combattenti. - Sidi :-,aid, 28 giugno l!H2. - Sidi Ali, 14 luglio 1912. 13. 8lf'.\:,.;1 :'.\lluio, tenente urndico. - Al segu ito del comaud1mte della 1 • divisioue. chiese ed ottenne di prestare l'opera sua in aiuto ai medici della se?.ione di sanità, <]llando maggiormente vi affluivano i feriti, e reca.vasi più volte attn,verso zone inten~amente battute d,tl fuoco nem ico, per raccogliere e trasportare, da!IP prime linee alle retrovie, fe riti e morti. - Za.nzur, 8 giugno 1912. IJ. $.\ \"I.XI G ualti<"ro, tenente medico. - Con grande coraggio e calma attendeva. iu terreno e~posto al fuoco nemico, alla medicazione e allo sgombero dei feriti. - Sidi Abdnllah (Derna), 3 m1u-zo L912. 15. AHA Achille. tenente medico. - Con grande coraggio e calma attendev11. in terreno c·sposto al fuoco nemico, !\Ila medicazione e allo sgombero dei feriti. - ~idi Ahdall;,h (Derna), 3 marzo 1912. 1H. AnA Achille, tenente medico. - In ripetuti combattimenti disimpegnava ]t) sue mansioni con grande calma e coraggio. riuscendo, in circostanze difficili, Il curare e trasportare al sictJrO parecr hi feriti. Bu Msafer, 8, 9 e 10 ottoure 1912. 17. Gn1,;c.;,1 D01m•nico. tenen te medico.·- In ripetuti combattimenti disimpegnò le sue m:insioni con assiduiU1, zelo e noncuranza del pericolo. - Derna, 3 marzo HU:?. - Kasr Ras El J.eben, 17 settembre l!Jl:1. lB. 1f1Aoo:,is.\ Antonio, t-,nc1ne medico. - ~lentre ,·urava i feriti, dimostrò coraggio e nonrurauza del pericolo di fronte al fuoco nemico. - Bu Msafet., 10 ottohro J !l 12. J9. VANNt1<·c 1 Quintj]io, tenente medico. - Durante il vivo attl\cco dell'a.rtigiieria nem ica, nl fortino LombRrd ia, vi si recò di propria iniziativa, attraversando un terreno scoperto tliOO metri circa) interamente battuto dai colpi lunghi del nemico, per cur are i feriti e, prevedendosi un 11ltro attacco, vi rimase anche la notte succe$~iva dan,lo provn. di ....oraµ-gio e di abneg11zione. - Derna, 21 luglio 1!)12. - Il giorno S ottobre l!lJ2 nel cornbattimento del Marabutto, .l iresl'ìe con ralma e comgg io un posto avanzato di medicazion e e rlj sgombero stabilito alla t estata tlell'01ubo.x in zona continuamente bl\ttuta da proiettili di fucileria e artiglieria. - Derna, 8 ottobre I!l12. go. F1,;n \ Giu~eppe, sottotenente medico di complemento. - Con ccraggio. con c11l111a e con esempio ammirevole. sotto il fuoco nemico. faceva eseguire in brevissimo tempo e n brarciA, il tr11sporto di numerosi feriti al rrparto di sanitil. - H e11 ni, 26 ottobre H!ll. 2L BALF:STttAZZI Luigi, sottotenenre medi co rli com plement.o. - Disimpegnava con molto Rrdim cuto e con1ggio le sue nrnnsioni portandosi 11nche sulla linea di fuoco pP.r raccogliere i feriti e cur:ire il loro immt>diato trasporto a lla sezione san illtria . - Sidi 8t1id, 28 giugno HJL2. - Sidi Ali, l.J. luglio 1912. 2:?, Coni;t Alfredo, sottotenente medico cli r omplemento. - Disimpego ò r-on molta sernniti1 e noncuranza del per icolo le sue funzioni di uff:ici11le di ~a,nilil anche io terrroo esposto nl fuoro n emico. 2:.l. Rn;,, Luigi, sottotenente medico di complemento nel 1° reg-gimento graua
PER II, LlllllO D'<rno 01,;1, CORl'O SAXn'AHlO MII.ITA R E:
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tieri. - In combattim ento dava prova di esemplare ardi111e nto e fe n ne7.za sotto il fuoco nemico. - C:al'garesch, 18 1-:eun:\io 1912. . 21. B1UGL;<;i,1 0 :-o;auti, tf:lnente rnedico d,·1 2° reggimento gmn alieri. Dava. prova di serenita d'an imo e coragg io::;a fermezza prestando le sue cure a i ferii.i in difficili circostanzP. - Bir Tobras, J!I d icembre 1911. Co,ilinua).
NECROLOGIO Ancora uu l utto - e lutto doloro~i,simo -- 11,•l corpo s anitar io militare? [1 16 di agosto moriva imµrovvis!lmente, io Roma, il colonn ello medico n,.IJa l'iserva PANARA com m. PANFILO. già. s,•gretario dcll' ispettorato di s ani tà mil itari•, dove, ll\sciò tr!lcre inrn11cellsbili della sua intelligenza s11gace, del suo ,:pir ito ordinatol'e, della sua squisita gent,ilezza e della s ua bonti1 in,•sauribile. per la quale• quant i lo conobbero un po' in t imamPuW gli si sentirono avvinti dai ?egallli dell'amic izia. E gl i, che aveva J,reso parte con onore all'ultima guc,.-ra del nostro risol'gi• me11to e a fJUella per la liberaziom• d i llowa, fu pur e tra i p ri mi uHi ciali medici a sbarr.are a Massaua, facendo part,, di 'ltwlla memornvile spedizione, la quale dO\'ett c, lott1tn· contro le grav1~sime dillfroltà d'un a primn occnpnzione coloniale. L a stia pubblicaz io ne dal t itolo: J)osvedale da ca111p o i11 J\Ja:;.,a11<1 e le vicende sanitr,rie del cor,,o di spedizio11e dal f P,ò/11·a·io al :;ettembr~ (lel 1885, è un vero modello d i re lazione, completa in o~ni Stia p11,rte e, pr•r (] Uei tempi, veraownte mirnbile pe r qu an to con.:eroe l'igiene del 1e truppe e la proti lussi delle ma latti e infet tive. Ln forma elegante, lo stile ch iaro, conciRo, !>ch ietto come il c11 rattere dello scr ittor e, le numero:-e osservazioni sul clima. sul suolo, sulle ar.que, sulle condizion i di vit1t delle trnppe, sulla patoh)gia tropica\,:,, sui provvedimenti sanitari consigliati e ndottati, fanno di q uel suo lavoro una lettura interessante e attr!lente, che 1tnche oggi, a tanti a nni d i distanza, dà l' impr<'~s:one d'una cosa nuova e r icca, di utili ammae,;trameoti. li P anara, che fn un medico coltissimo e un pratico di gran valore, dcedicò tutte le ore libere d1d serv izio a' suoi sttidi prediletti e alle ri cerche scie ntifiche di cui In.sc iò notevoli s aggi iu alcune pregiate pu bblicazioni, che portano tutte l'impronta de lla sua g,· nialitit e delle s ut singolari attitudini d'os~erviitore: ci tiamo fra Le altre quella che ha per titolo : J,e malattie della litudiosa adole· 11cMza ossen·a te in un s,·ss,·11nio <li sPrrizio mPrlico nel collP.'lio m ilila1·e di Fil'Pnze, nella quale !':tutore tra ttò magistralmente l'intero e poco no to capitolo della pa t ologia prc-pubere e pul,rre condc·nsando io poche pagine e coll'usata chiare,.za tantP acutt'. osser vazion i, tame considerazioni nuove, tanti Sa;.-(gi consigli. da. far si che quel s uo scri tLo sia letto. riletto e meditat.o dai medici od ierui, poichè anche oggi quella monogi-afi,1, m iraliile per l'ori~inal ità ,. le profondità dei p en· sieri, è un'otti ma guida per i medic i e pe r gli educat ori. Abvandooato il ser \' izio a ttivo, il colonnello l'annra non abbaodouò mai la consuetudine d r,Jlo studio: infatti la morte lo colse mentre egli era assorto nella l ettura d'un libro di med icina; e recl in i> il c,1po su quelle pugine come un glad iR.tore antito, che. n el volgere l'estremo sguardo al la fuggent,• luce, china reveren te la fronte s ulla <;(Jada che gli fu compagna fedele in tutte le lotte e in t utti i t rionfi, e con~a crn ad ei;,.<a l' ultimo s uo pensiero.
COXHHXH ~(lf.NTff lrH[ Or.Ili o~nnAUMIUTARI IOWiJO D1'1J UQOIUTI TRA'l'rffl ( D .\I l'l(()CESSI n : 1rn.11.1 n : RVE~L"fl Al.1.'l~l' ETTORATO Ul S.-\ ~ITÀ M! Ll 'fARE DAI,
1°
l.UOLIO AL
31
AGOSTO
l!H3).
ALE:-i~A.r:DRlA (gi ugno). Capitano medico ErrunE C.\1:>TOI.Ul. R iferi,,ce supra un caso d i ceci tà i1npron·isa monocu lare da eml.Jolia dell'arteria cen· t nde della ret ina. Trattasi d , un soldatp dt·l 1° reggimen to genio, cb.. ferito n ;·l combattirnento di Sciara-SciR.t a lla coscia sinistra de. un proiettile Mauser ùd'ormato e ri cove rato :;uccessiv11.meute all"'ospedale militar<.' di Palermo, ern stato, a guarigione appc·n a iniziata, in viato in licenza di con val L•scenza, dalle. quale però av.·va fatto rit orno all'os pedale militare di Castrta . per sistenJo la fer ita a secernc,re pus. .Dimeoso poi da q ud l'o,;pedale, l'individuo era stato inviatu al corpo fl da q u,·sto nu ovamt•nt.e in licenia: durante il viaggio di r iwpatrio improvvisamente uotò di arnr pcrJut-o lu vista dall'occhio destro. Dopo al'Or e.~post.o la stor ia clinica Jell'inf'ermo e tutte le cu re inut1l111.. nte e per lungo tempo tentate. l'O. indica le ctwse probabili e po~sibili dcll'atreziouc, pre,netteudo che su lla diagnosi della s tes,;a nou vi fu mai dubbio fra i vari osservatori e curnnti, che in v arie epoche ebbero in 1•;,am e e cura il soggeLto. E scluse le cause in frtti ve, in is p,·cie l a mala r ica. e l e malattie gc, u erali d 'iudole reumatì,·a, noucb i> la preesist<'uza d i uua forma aru-riusderotica <lill'usa, l'O. espr i1m· la con vinzione che nel caso in esame l a lesione oculare sia l:ltnta u na dm·tta co1u;egut:oza della fel"Ìt a d'arma d11 fuoco ri-pnr ta ta e dovuta cm, c,g111 probabilità ad un piccolissimo trombo local izzato parietale, il quale m,1 pP.riodo d,·lla ri orgnnizzRzione siasi staccato dalla parete s te~sa e, resosi libero nd lume dd va,;o, sia s tato trascinato nel tenente circol:atorio tino all'art,·ria ce uuale della re t iua destrn, dove s i è defiuitivarucn te fi:::sa t o. l'A \' A. LEI TlHH..ENl ( lugli,J). - Tenenu, coluunt-llo wodico G. A.I\TùNln PE1u,;s1. - Hifcri~c(• cltl' nel l'ohclinicu, s,·z1one pratica, da l h1glio. anno i11 cor,;o, è ripu rtat:t lll n,,tizia che il colonnel lo mtdico ci.v. Natoli, d iret tore dell'ospedale mil itare di P11lermo, è sta to aggred ito da un riforma to pei· luliercolo,.i, al quule, a motivo <lelh\ sua int ..·rm itit, era stato tron ca t a la carr iera in tra pn:»a. L'O. oss,·rva che purtroppo oggi g iorno non !;0110 tanto frt•quenti le i11cresciose coinpetiziooi, che insorgo no, quando i d irettori d'ospeda li tni litari, in !it'1le di rnsscgna, delibuuo p,·r ol.ihlig o regoln111entare tassativo accogli t!re le, vropo::.te a nforma in qud casi, in cui la diagnosi <lt:lla r ibelle malatt ia abbia u110 scienti fii-o fon da111e11to. L e coutestnzion i s i veriacano quasi esclusivamente per parte degli apparten,•n ti ai corpi a r mat i n azion11li, ra ffermati una o pi ll volte, ma senza avere 1111co1·a rnggiunto il l imite minimo degl i a nni di servizio, necessario per r on s,·gui re il ,i1ritto alla pen s ione vit al izi:\. 1\ei casi in cui la msdattia non venga r konosr iuta dip(•ndon te da cause di servizio. di regola, il Ministero, sentito il parere dell' lspNtoi·nto di Sllnit:I. militar e, non manc11 di accordare gratili-
2,
CONFEFEr-zE SCIENT!flCRI•: Dr.01,J OSP!i:OA LI 111ILITARI
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cazioni, corrispondenti ad uno e al massimo a due anni della paga ordinaria percepita dal raffermato e che viene licenziato dal suo servizio. Fra gli infermi elimin11ti pn tubercolosi medica o chirurgica vi sono gli affetti da forme lievi e da forme gravi, cosi pure vi sono quelli che banno subito la mutila;tione od il considerevole debi litameoto di un arto, a cause <li ostinate localizzazione morbose osseo-articolari. L'O. si domanda se i provvedimenti amministrativi appl icati oggi g iorno per quei tubercolotici riformati, che non abbia110 conseguito una pensione vitaliiia, riescono veramente sutficieuti. C hi vive nella scuoll\ pratica o~pcdaliera è cost retto. suo malg rado, ad afferma re che la odit>rna tutela dello Stato non corrisponde del tutto ai dPsidernti e neppure ai bisogni di taluni infermi di tubercolos i. provveduti dalla semplice gratiticar.io ne annuale o biennale. P er rendere meno d i;;agiata la pos izione di costoro altro mezr.o non vi è che que llo di inten;;ificare lo elargizioni, a ccordandole per un numero maggiore di anni. Chiunque conosca le istituz ioni CRritatC'voli dell'antica cnpitale del Piemonte ricorda con. ammirazione come in una s11burbana stgglomerazion e di edifizi vi sia una raccolta ùi circa ottomilR indigc11ti, cbe v ivono mediante il quotidiano soccorso d elle elargizioni cittadi n", le quali bastano a far prospernre la pic"olR ( 'nsa della provvidenzR, sorta per opera del benemerito Cottnlt' ngo. Ma è faci le ohbietto.re come l'esc1·cito, l'RrmR ta e le altre ammin istrRzioni go• vernative n on debbono essere C'onvertite in istitu ti di lwnefì"enza.. Con ciò non si distruggono molti onorevoli fatti, da cu i risulm che io alcuni rP.ggirnPnti, formati a prevalenza. d n ufficiali m,ti dov izio'-i. esisi os,ervarono le ,ìVite t radizioni domestich e di dona re generos amen te e sileozio,arncnte a sollie vo dai commilitoni derelitt i dalla, fortuna e privi di sufficiPnti soccorsi, per n1anc hevolezza delle leggi d i pre vidt· nza s tatale. QuestP, osserva l'O, in ogni tempo n on furono mui troppo prodiglw verso coloro che s i dedicarono al sen·izio della. patria. Ba~ta rammentare la severi\ rampogna, scritta. a d nmmaest1·1unento ,li-i poqteri, da llo stor ico Cado Botti\, emulo del Guicciar,jini, n t>ll"e;;pol're gli eroismi m e mora bili di nostra g ente. Egli si ,,ergoguavll per la forma e per l'esiguità del suss idio concesso nlltl famiglia s11pertitc di Pietro )licca. L a rampogna \"enne r egalmente comprPsa dal magmrnimo Carlo Al berto, nomatosi cont,• d i Barg,, nello e!<ilio sublime di Oporto, e per :-ua in iziati\·R l'eroe biellese fu onorato con pubbli<'o monumPnto in 'l'orino e lo sto1·ico 1·IJlJe I,, veccl,iaia alliotnta da una pens ione v it:ilizia li B otta, i cui 1wanzi mortlll i orn ripos ano in Santacroce, ave11do, come 1n.,dico militare, esercitato 1,, funzion i d i direttore rlell'nsped:tle di\'isiona rio d i Chamb(·ry, rn•ll'l•poca della prima occupazione fn111ce-"f', poti, va m ,,gl io di chicches.,;ia conoscere l'insuffi ciente tute la dello Staio verso gli -umil i, sacrifica.tisi in se,·vizio del proprio paese. Or be ne in r Plaz ioue a lla cr ..sccn te rirclwua nazionale, l'O. ritie1w ch e s ia urgente addivenire all'istit uzione di una Cassa di previdonza per i tubercolo· tici elimirn,ti, senr.a pens ioni·, dal se1Tizio de llo Sta to. Per l'eser cito occorrerebbe, a mo' di esempio, che la cassa anr.idetta posta alla dipendenza. amminis trativa dell'Ispr•t torato di SRniti1 n1il itare, fo!<se Rlimentata dal contributo dato dalle vi~ite tiscali a pagamen to, da ehi rgizioni obbligrltorie, da parte dei militari decorat i da ordini cavallereschi, da una tassi\ da impor:::i a speciali cat<,gorie d ei riformati e di esonera t i dalla pre• st,1zione de l sen·ir.io militare. ecc.
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r-o:-FEl?E.\ Z~: , o JE:-T IFICHE D~: G LI O:'PEDALI }IILITARI
Jn mo:lo embrion.de l'O. mette inua11zi la propost;o di prolegg,' re più etlic:oc,•ment" i tu bercolotici r ,ofl'er m:.ti e riform a t i senza pensione, 111edia11te 11S· segni vitalizi, d:o uno a p iù an11Ì. e in una m isu r i\ proponionatH a lla gn,vezza dei casi, suddivisi come s i è detto, in tre diverse c;o tpgor it:. Altri d i maggiore a uto re ,oJ,,zza e compPtenz11 potra nn o r,tccogliere l'en unziata propo~t:o e con intelletto d'a more indirizzarla ad un pratic11 applkazi0ne. ;of'ti11chè v:, Jg,, " placare gli 11n imi scontenti e t a lvol ta tu rbolP11ti d1-gli 1dliitti d:o t ube rcolosi, divenuti perma ne11te11w11 t,• in11 bili a pros{'i;u ire 111 carriera nt- i corp i a rm ati na;,;iom,li.
farmacista di rompleroPnto G1t:s~:l'l'I•: FLA.\1.\1.-\. - 1·omt1nica uon sua rel u, ziooe sulle ana lisi ch imiche dell1- past.. ;oJimc·n tari, in clistrihuzio rw n dl'ei!•·rcito. CASERTA (giuµ;no). - Come d:o disposizioo,· dt·ll' o,;pettorato d i ,,,.n iti, mili t:ire furono svolt,· dun,nt .. il nws,· n!·i pn·sidi d i c.. serta, C,,pua e Gaet11 le segueuti confero•uzP: nrngg ior " nll'dico Luwr DE Pnrsco: Sui pronti soccorsi : (i n,olaz1011i. colpi di calor,•, •··morr agi••, le~ioni pr'in ci pali d.-111' v;orie p11 rt1 d,·1 corpo, astis~ia, a11n,·garo,·11Lo); capit,.no m,·dico F1, uER I('11 Zl.iC<.;AJU: Jgi,·ne del cnmpo, con s 1wciale rigu;,rdo :dia pul izi:i, ai bur.o ccamenti e t,·11d(·, ali,• latri ne. CA!·ìf:J-t'l'A ' agosto). - Cap ita110 med ico SrnAST IA;s;tJ Rt:'l'A, - Espone la 'storia clin ica di u11 capita no dei c11rabiuieri reali ricoverato uel r i part-0 ufficiali per appe11dir:,te con p1·ritillitP. Aperta lo discussion.e sul t rattamento curRtivo, Lu tti conco rdano, dopo u\·ere co11t'ermata la diagnosi, nel rite nere p r,•maturo q ual, iasi mtervento ope rativo. es-;encio ancora io atto i fon omen i ac uti della ,1ppe11dicite e datand, lll iull lattin da 14 giorni. Quanto alla te rapia, si stabili~c,· di con tinuare quella g ià praticata. cioè di .. ta liqu ida COl'l'Oborante, lassati vi bla.udi, applic>tzione locnle <li borsa di ghiaccio e di aggiungere, a scopo possi bi lmente r isoh'ente, pennellazion i d i ittiolo sulla regione.
M o\'imenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale farmaceutico (11.111a •l1<peus,, ;,;, 3iò' alla 4V' ,1,,1 8 folltlli,10 11(/uiate ,Hle n omi 11t).
Uffl.oialt In aervh.lo permane nte U. clPcreto :25 l71ylio l 913
Domµ ni.:o, teno::ite r.olo11nelto med ico direttore os pedale Venezia. Promosso colon1H•llo medico e 11omi1mto direttore os pedale 1:lologoit. 1 s,·guo nti ulìkiali s uperiori med ici souo esonerati d,illa carica attuale e nom i nnri alla <'llrÌCI\ per ciascuno controinclicata: PA111s1 r.11v. Felice, colonuello medico diretto re san ita X corpo annata. - Segretario ispelt,orato ,mu ità militare. B11NAvoo1,1 .t. c"I\V. U•i,<Ji, id. seg 1·et1nio isp,·rlorato sanità mili tare. - DirPttore snnit:°l \" I r I corpo l\rmntl\ . C1i:11vJG-.;1 C'a,·. Giornnni, id. ,l irettore ospedale Bolog na. - Id. id X id Pru;::,;;Al'('<> c11.v . J'a.<q11al ", id. id. id. Anrona. - ] ol , ospeda le Paler mo.
l:'A111w; cn v.
MuV Hil.:NTI A VVENUTI N l~l. ("1.Jl:PO SA:-.ÌT. E XEL PERS. F\R~IACEUTICO
707
T&ST1 cav. Francesco, colo11nello meJi co tli rettoru osp,·dale Palrrmo. - Direttore ospl'dale Ancona. GELMETTJ cav. Arturo, tenente colonnello meùicu id . id. Piacenzu. - Id. lù. Venezia. RUJN I cav. Camilto, id. id . id. H.11venna. l d id. Piacenza.
I seguenti tenenti colonnelli me,lici sono nomi nati dil'ettori dell'ospedale militare per ciascuno controindicl\to: R oM., :-u cav. F1·a1we11co, ospedale C:,iserta - JlirHtor,• ospenale Riwe11na . AOSIEI.LO cav. l'asqu(i!r, id· Uenovn. - Id id Padova.
I segL1t'nti sottoten,mti 111edici di complemento, so110 nom inati h•11enti me dici in servizio pem1a1111n te in ba~e al la legi;e 27 gi ugno Wl2, n . GV9, con anziani tà 30 g iugno l!Jl,I, e con decor re11za pe1 gli assegni dal 1° luglio l:J13: Mario, distretto C:1glìari, dir,,ziooe s11niti\ Ro ma. - Destinato 6 arti glieri>L fortezza. RAr:-ERI U111,berto, 1d. _\le,;siua, id. id. Palermo. Id. ·, bersaglieri. S.!cco Rosurio. id .1 'astrnvillari, id. i,I . Hari. - Id . ospedale i 'atanzaro. Fusuo A,igefo, id. Barlett1i, id . id . .Hari. - ld. id. Gt>nova. PESCE Nicolri, id. l:larlPU,11, id. id. Jfari . Id. l• !'noteria. ÙIOE't'Ht ~aluator e. id. Reggio Calab r ia. id. id . .Hari. [J. ospt!daJ,, B rescia. PossAn Alberto, id. Bologua, iJ. id. Bologoi;.. - Id. 6 alpin i. ScAH t:ELLA Vince,1zo. id. )lessiua, id. id. Palermo. Id. ospedale ).Iessi1111. LA .ROCCA Paolo, id. :-iracusn., id. L'ale r mo. - I d. id . Brescia. G u1100 JJierino, id. Vercel li, id. id. 'l'or ino. - Id. lm.ttaglione aviatori. Sc1L1, 1ER1 Vincenzo, id. :-,iracusa. id. id. Palermo. Id . ospedale \"enezia. M u,,soirn L< ·opold,o, id. \" ei·cell i, id. id . Torino. - Jtl . 1° f:iu tPri a . TR.\ SJ /'aolo, id. Gat>ta, id id. Napoli . - {d. fìb id. G1rnuun10 Gio1·a11ni. id. M e,;sina. id. id. l'aierino. - IJ . o,;pcdale Ud i ne. CA)JBAZZli
Deler111,i11azion•' 111i11isleriale 7 agosto 191,1. .Ma:-.1:1:-.1 Luiyi, tenen rc medico [5:.J fa11teria. - T rasfor ito l° artiglieria moutagn,1. id 'i bersa1;lie1·i. - Id. ospeùu.le Torino. ARr.OTsA M frltele, id. battagliou e aviarori. - Id. id. ~!essina. Do1ART I NO Nic(l{ì1, id. t• fantf'ria. Id. 1° arLi gl ieria montagna. DAN~:ru Giuseppe,
R. d n-reto 11 agoi'IO ll-'JH.
Vox Vincenzo. tenen te medico ospedale Bari.- JJispensnto, per sun domanda, dal ser vi:do permanente; i11:,critto col suo grado e con la sua nnz iauitiL 11t1l ruolo d egli utticial i 1ni•,lici di complemento \disu-etto Bar i) ed Rsseguato di rezione saniti1 Bari dal 1° settemlJre H/1!!.
R. dPcrdo ll luglio Hl H3. R1Tu<.:c1-C1u:,i:,;1 A!J01ili110, tenente medico ospedale .Bologna - CRtSEltÀ Gi11se1,pe, id . 19 fan t eria. - l'ollorati ii dis posizione del ~I in is tero delle colon ie o desti· nati R. <·orpo di truppe coloniali della Som,tlia italiana. Hanno preso imbarco a Xapoli il 13 aprile HIW. Co,-TAGLIOl,A Antonio, id. 6-1 faut.-ria PED R1 NI Antonio. id. ~S artigli eria campagna. - Id. id. id. e d,,sti uat i R. cor po d i truppe coloniali dell'Eritrea. H nnno p,·t>.,o imbarco a Xapoli l'll maggio 191!1. DoNA0.€0 Vittorio, id. ospedale Hari. ('ollocato id. id. id. id. id . l{a preso imbarco " ~a.poli il tx id.
708 MO,D!P:XTI A \'VE}ffTl XEI. CO RPO :':A:--11 . E NEL PE RS. FABMACEl"TICO R. decreto 17 ltwlio 1913. ;\fA1''-AllO Giomnbaffilita, tenente medico in aspettativa per motivi di famiglia, per due ano i. (R. decreto 12 luglio 1912). - Trasferito in aspettativa per ri1lu1.ione ,li quadri dal 15 lu glio 1913. M ASSAllcJ Giora11bnttista, id. id. pi>r riùuzione ,li quad ri, a Caserta. - Ri chiamato in servizio dal lo lu glio 1!•18 a l reggimento lancieri di Milano, con decorrenza per gli a!ls\;gni dal 16 luglio 191!3 e con anzianità 1° april e 1912. Seguir1'1 n el ruolo i l tenent,i medico .FEHA Giu.~eppe. R. decl'eio 23 agosto mm.
i\ l.1.SSA1w GiovwilJattista, tenente medico reggimento lancieri di Milano. - Dis1wns1ito, pe1 sua Jomauda, dal servizio perruaneutt : inscritto col suo grado o con la. ~ua anzianita nel ru olo d egli ufficiali medici di complemento (clistretto Caserta) ed ac:segna to direzionl' sa nità. Napoli dal 1° settembre H/18. Decreto mini.~leriale 2~ agosto 1918.
L o stip,•ndio e11n uo dei capitani medici insC'ritti nell'a11nw:i1·io 111ilila 1 e con nn:>.ianitit 8 luglio 1903, è portato II lire ·ISOO ,fai 1° agosto 1018.
Farmacisti militari effettivi. R. decrl'io 11 agosto 1913. 1A1'ATA A11.11Plo, farmncistn di 2" classe, ospedale militare nenova. - Accettate le volontarie dim i.~si11ni dell'irnpi,,go dal 1° marzo lH!:1 ed inscritto nel ruolo dei farmacisti m ilitnri dì complemento nellu stes,;a cla,:se.
Ufficiali ln poslztone di servblo aus iliario. n,wrelo 11ti11islerir1/c :!7 lllylio l!Jlfl.
cnv. .F1•1·dino11du, t!-'oente colo11nello medico distretto C'nse rta, io sen·17.10 ospedale l 'ava dei Tirreni (Salerno). - Ricollocato in congedo da.I 6 agosto 1913. l>E :,,,DIONE cnv. Z ~f,.rino, 111ag~io re med ico, id Ca,:erta . id. id. Caserta. - lù. id. dal 6 id. ll. <ùcrnlo o yermaio UllH.
C'l"l'IH
D(•IUA Uo.,ario, <·apitano uwdiro cli«tretto Trapani. -
Collocato a riposo. a sua domnn,li,. per 11nzìanìti1 <li servizio, con decorrumrn clnl 1° febbrnio l!llS; iu,;,critto nella rise1Ta e nominato caval iere nell'Ordin,; dell1L l 'o rooa d'ltalin. il. dr<'>·1·lo 1!1 yiufJno HllB.
I Sl'J{Uentì ullie\iali sono collocati a ripoia:o, per anzì n.nitil di servizio, dal 1° luglio l!JU:l, ius~ritti nella riserva ed in'lig11iti dell'onori6ce11za. per ciascuno indicata : :-;11:oMoo ('!IV. Strtate, coloonPllo med ico di~rtetto Torino. C'itvriliere nell'Ordine ,lei ss. ~raurizio e Laz:>.n1 o. OL1 AHN1i,;111 cav. l 'ielro, id . id. H111'i. - l'liiziitl,, nell'Ordine della Corona d'Italia. l\l~: 1.AllP 11, Giu,,1'Pfl", mnggio re med ico id. H,1Jog1111. - Cnv:oli~re nell'Ol'dine della ( 'oronn d 1 It:1li11.
Uffioiall di riserva. Decrl'tO mitti~ff!riale 27 l11ylio mm. F alJ1·izio, maggiori' medico di ,dl'etto Napoli, in servi zio ospe,lale 1'npoli - )IARHAPF:SE GinrC1mo, rn p it nno m edico, id. Caserta, id . id. Caserta. R il'vllocnti i11 cou~e,lo dal 5 ago~to l!ll3.
('.,mo;,;i,: c·av.
MOVI MENTI A vn:xt;TI ::SEI. <'OH PO ~A~ffl'. E XEL l'ER:;. FAHM ACEl T I CO 0
709
DecrPtO mi,ti.v/eriale 18 lu.9lio wrn. T F;STI Guglielmo, tenente .nedico distrl!tto M ilano. - Chiamato in sen·izio con assegni, p,>t· tPmpo incleterminn.to, dal 1° luglio l!llH, all'ospedale :\lilano.
Decreto minislPrialè 3 ayosto lVW. 8c111.\ vo:.ir Mario, tenente medico distretto Rom 11. - ( 'hin.mato in servizio con assegui, per tempo indeterminato, dal 1° n.gosto 1913, all'ospedale Roma. Decreto mini:;/eriale 5 ayoslo Hl W. TESTI Guyliel1110, t e ni,nte meJ ico distretto :\Li lauo, ili ser,izio OSl:)edale :\I iIn.no. - Ricollorn.to in con ~edo dal 1° a ~osto 19W.
/)ecr,;to mi,iisl,:riale 7 a.,;osto W l il. DF.L PR1•rnE cav. Gari/,aldi, maggiore medico distretto F irenze. -
l'hinmato in servizio, con assegni, per t e ,upo in,letermin11to, dal LII ago1;to 1913, ,.!l'ospedale
Firenze.
De,·,·do 111i1usli•,·iale 15 ayoslo U:JUl.
D 1 MAIOA <·a\·. 1.'01110!0 An,q11sto, capitnno medico d istretto Orv ieto, in ,;en·izio U,1
Ricollocato in co11gedo dal u gen11aio H1lll. Orduro. - 1'hinmato in 5er n7.10 con assegni. per tempo iu,lete nninato, dal ti ago~ to l!JJ:l, n el pre<:idio Ji \"iter bo. fnt1ter i11. -
D1 M ARIA c11.v. R o111olo ..\ ny11slo. id . id
l,erTelo minislel'ia{P lli agosto JfJI!!. Nicola, capitano medico cli:;tnlLto ( "astrovilln ri. - Ch ianrnto in st, n·17.10, con assegni, pe r t P111po indeter111 inato, dal JO agosto l !)i:ì. a ll'os pedale H omn.
lR l .\:-l:,1
D •crl'IO m.ini.~t,•riale l ti ayosto rn1:1..
P ozZ,\:-IL FJttore, capitano medico di tratto Veroua. - Chiamato in ,;erv1zl0, con :i~sei;ui, Jlel" tempo indeter,uinato. dal 5 n~o~to JH L3. al 58 fan teria.
Dec1·r,/o 111ini..,tPriale J!) ngosto l l! J:t ("hiamato in se1·vi:,;io, ,·on nssc>gn i, dal o a l Hl ngo~lo rn1:1, all'o«pedale C'h ieti.
)!Azzucco:-m Ferclina,ulo. c,Lpitllno medico distretto ('liieti. -
R. d P,; r,,fo Hl aprili• 1UJ3. CoTViLI.E.~:,A cav. Al/onso, capi tn.no met.lico distretto C' h ieti. -
Eliminato d11i ruoli ai se nsi de ll'itrticolo 2 lettera d ,, n. 2. della legi;,, 18 lugiio 1!112, n. 806, s u Ilo stato dC"gli uffì ci11.li del R e;;erci to.
/Jeaeto 111i11is/p1·iale 26 a_,;u,do HIW. C:ii acomo, capitnno nwrlico di"trerto Ftlrrnra. - ( 'hinmnro in sc:rv1z10 con assegni, per t,·nipo inrleterminato, .tal 1° al flO o:ettemlire HHS, 11.ll'os pc.tale Bologna. NOTIFICAZIONI.
R0"1Dt.'ll.'II
Arrivi e parte nze da e per l 'Afric a. Sera /i110, fa.1·mn.cistl\ militare di complemento di 31 cla,:se. -
Ritornato in I talia d11.lla colonia Eritrea, p.:ir rimpatrio definitivo, il 7 agosto llll3 previ11. licenza di giorni 12!:J, ch11 decorre dal g8 h1glio 1!111. C'An~:TTO dott. Ercole, farm11cista di 2" classe - l~art ito per ln colonia E r itrea i I 7 agosto 19V1 . ARGE:s;'l'fN A Gio. JJ,tlti.~la, tenente medi l'o ospedale C11gli;,ri. - Id. per ln. colo11 ia d ell11. Somalia itali>tna il 7 i'.!. DAmA:-.r
7 !IJ
MOVIME1". T I A Y\'E ~TTI :-r: L COR PO :<ANl'f. ~: NEL P E R $. l• AR MACEGTI00
Defunti. hlAs:;oua1r1 Carlo, farmac ista di 2• cln,.;se, ospr·dalti .:\1es!'i11 n. - Mort-0 a Home, il 4 lugl io 1913. Z A:SOTTI F:nrico, capi tauo medico r ise rva , distretto \"arcse. - Id. a \ ·arcse, id. id . 1llalld di~i,r 11s3 11. 41' al lu h ' ,tel /Jvllell111 0 11(fin ,1le drllf 110111111,1.
Ufilolali ln aervislo permanente. H. decreto 29 ayo11to H>U3. A1<A:s1,;i1 Frnnces co. te11.inte m1:Jic-o :ì:l fanleria. - Dispeus11 t o, per sua Jomnada, dal SP. r vizio p.- rmane nte : inscritto col s uo grado e co a la sua a 11zia11ità ne l ruo lo dt-gli ulficinli medici di c o mplemen to (distretta Barlettii) e d assegnato dire7.ion o sa11 i tà. B a ri dal 11; sette mbre l!) 1:1. (;,urno:s& Gi//O, id. ospedale X ovina. - Id., id., id. id. id. id . id. 1distretto ::;aI.,rno) t•d a sseg n1tto direzione !'anità Napoli 1lal 16 i1l.
neten11.ittazwne ·mi,ii:;teritilr -l :;ft/A.>mbre l !:IHJ. ('1s.11.11ANJ11 Ul1111co, c:ap itano m11dico 7fi faurnria . -
'.rrRsf.. rito ilG art igliér ia cnm -
JJ::1.gua • .F.11,ci,;T'l'l z .,t'PA l,A
l'frlro, id . re ggim e11to lancieri di Nov:1.rn. - I J. 2 id. id. (J iw:omo, teue11te medi co id. cavall11ggc ri di Aqui la.. - ld. uspedulo P;\-
.lerrno. \' iuo ri o E111a11uele I r. - Id . 211 an,glieria campagna. · (;1rnrr1N1 Alfndo, id. 10 nrtiglinia for tezza (11,isedio). - Id . ospedale F ire11 z e <..:1111s1 , lllndo, id. 7:l fouteria. - Id. id. Napoli . .l!tTH~;LLI ~Vicola, id. os pu,lalc: lta.ve1w1t. - Id . id . Fi re111.e. lJAl. C<JLLO , tugu~lo, id. id. lau c il! ri
H. d•·creto :25 I uylio 19 I~ . .HtWNO Carlo, solto~eue11te medico co111ple111e11to, d is trt·tto Cuueo. - Nominalo te· nente medico in servizio perma 11e11te in ba,;e alla le gge :H giug1.o Wl:l, n . UVtl, i.;011 aaziau itù 1° a prile l!llH, con deco rrenza per gh assegni <lai 1° maggio Jltl:3 e desti11.1to reggime n to ca\""llc~gt:n di ('ata1.ia. lyi1w, :"1eguirà nel ruolo il t1·11 e11Le medico
O·,...,
PEL t.~;01< 1i,;1 J ellegri,w, te11&11to medi co ill a s pettativa per motivi di famigli a per In durata d i ùue anni. (Hegi decreti 18 Agosto e 2ti dicembre l!Jll e :?7 agoito Ull:2 ). - D is pe11:<nto, per s11n J o ma11d1t, da l se,·viz io pe r m 1~11 ente: insc ritto r,ol suo grado e co n a 11 r.iaaiti1 2 aprile l\Jll nel r uolo degl i ufli<-ia li med ici di complem1:nto (dis tre tto C11tan1.1uo; ed a ssegw\to din·zione sn11 itn Bari da l 1° setcewbr ... lHVt I segm·nti sottote n e nt i medici di co111ple1111·11to so110 11omi11ati tc·uenti m,·d ici i11 servizio p e rmfu1e11 te 111 bns,: alln leggo '27 giug-no 1:112, 11. t.i!I~, co11 a117.ia oità e co a .lecorre11za JJer gli assegni dnl 1° settembre 1!)1:1 : Bl·o:so lJ1:,111etrio, ùistrotto Ca~tronllari. - D est inato reggi m e nto Gt11ov .. cavalleria. GAtn:•·A Uo11111/o, itl. Pia1·1:11za . - Id. i:! r,,111 ... n,·.
MOVIME~TI A\"VENl'Tl :rnL COJll'tJ SA:SIT. E :SEI, l'ER::'. FARMA CEUTICO
711
Conro l.IANO Enrico, d istrc tto Co,-1•11za. - Destinato reggirneuto cavalleggeri ili Udine. Mo:sTESsoru Napoleon,,, i I. Verona. - Id. id. lancieri di Aosta. CAVA01.1<1NO Berna,·tlilio, id, Novara. - Id. id. id. di ,·o rcelli. K:ul'P Giora,rni, id .. PA.rma. - Id. 1° artigl ie ri!\ campngna. BIA:-.,; o Umberto, id. Yercelli. - Id. 14 id. id. BETTI Bettino. id. Ro·:igo. - Id. ospedtdl· R aveuua. R . decrl'to {; :;t'/tembre 1:11;1. CAVAI.I.Aut ,IU,<Jtisto, tenente medico B 11rtiglieria
fortena. - Di-spen.~atv, per ,;ua. domanda, dal servizio pern11111e11te: iuscritt,l col suo g rado e con la sua a11zia· nità nel rnolo degli ufficiali rnerlid di con1plem .-nto (,listretto Bologna, ed ns-~egnnto direzio11t:, sn11it:'t :Bologna diii 16 sette mbre l !J L:;.
ll. decreto 11 iwtt,,,nbre 1Ul3. ARLOTTA J{ic/wlt, te nente medico os p.,dale :\lessina. - JJispeusato, per sua domanda, dal serviz io perrnauent.e; insc r itto c ol !'110 grndo e con In su" anzianità nel molo degli ufficiali n1edici di compl1·me1.1to idi., tretto Jllt, s!<ina) cd asseg nato di r e;done ~anitii Palermo dal 1° o ttohru 1:1JH.
F armaolsti militari. R. d f'l" r e/o Lii ·11tay:1io UH;j,
ll1u1.1A1w1 ciw. /Ju111 e11ic:o, fannn cista cnpo di l" cla:<SL·. osped,llc Messina. - Col locnto a ripo,-,o, iwr età, dal :!3 mai;gio llll,I e no1uinat<', caYalierc, nell'Ordine dei SS. :Maurizio e Lnz7.aro.
li. d ecreto 5 yiuyno lH W.
I segue11t.i fo.1·1n11cist i m il itari di complenwnto di S•' classl· ~ono uo1n in:1.ti farmac isti di :J• c lusse in se1'd1. io ntti vo, co n riserva d i a11z1ani ti1, con deco rre nza dal 16 giugno l!JW e con la destiunzione pt•r cinscuno in dicata: BATTAULIN I G11ii/,,, di reziont' sanità mill tare \ ' l.l corpo armata. - 0:<pedale mi• litare Roma. B1w ,o J>a.«Jmtfr, id. id. I id. - .Parmacia ceutrale m ilitare T o r i no. CAf.'P~ll.LI Gi,,.,,•ppr, id. id. V[[[ id - 0,;pedale mil itare Rornn.
Determinazio11e 1ni11i,,/erialc ll i:elle111/Jre 191:l. NATALE cav. J.11iyi, farnrn.cista capo di l " cla"sc. ospe!.lale Palermo. - 'l'ntst'erito ospelale m ilitare A11 <·on11. GASPAHJ l'io, id id. 2·' id, id. A11ro1111 . Jd. id. S1L,·igli a 11o. CoI{:SF:LI.I Cor11clìo, far111ncista 1 di P irl ., infermeria rre sidiaria Cremoua - Id. id. Novara. lluLLA }'nmcl.':<ro, id. L·' id., ospcdnle 1\ornra. - Jd. i11f~ nueria prcsidiarill Cremona. NONI$ Gtrolamo, id . 1• id., id. Roma. - Id . o~pedale militare (.'11,·fl dei Tine11i (Salerno}. PAI,LADI;sI dott. .'dal'io, id. l " id , id. H oma. - Jd. iJ. Caserto. CoRIUD1 R emo. id. 1·· id., id. P a lermo (comand ato ospedale R o ma). - CbSll di e!'· sere comandato coruu soprn G11i.RA 1<01:s-1 dott. _Valdo, id. 1• id ., id. l:lolol-{nn. - Tras ferito o,;pedale succursale Udine. PARIU dott. l \1/ter , i.J. l " id., id. Cn~er ra. -- IJ. ospedale militare Geoo\·n.
7 1\:l
~l(J\"BI P.:-:TJ AVVE:- t;TI N EI. CO RPI) ~ ANIT. E Nl~L PERs.n RMACE O'rIOO
J)ett:,·ini nazio,1e 1,tini:;teriale 18 settembre 1913. RIWARO d,)tt. Pietro, t'A.rmacbta di 1• classe, farmacia centrt1le militare. -
T ra·
sfe rito o1'pedalci m ilitar!' Roma, e coman da to is pettorato saniti, mitit.are.
Uf1lol&ll dt riserva. necrl'lo 111i11isleriale Bl agosto 1111:3.
Giw<e111>e, capit>tno m,·,lico distretto Siena. - Chiamato in servizio, con a,;:;egn i, per tempo ind Ateri nina to. dal 1° s..t teiubre UJ13, A.l!' ini'erm eria presidiari a 8iena.
SPAIJ ..\CCJ
R. decreto -t ago~to 1918. F,·ancest·o, capitano med ico distretto Venez ia. - DA~;Asso Pier Litigi, id. id. Torino. - Dispe nsati d!l ogni eventuale servizio milita re per ragione d i età. couserva ndo il p;rado con la relativa uniforme.
STCICC,\ DA
D,-c1'l'lo ministeriale 10 sPl/e>nbre l!Jl3. VE1wt: ii1 1':ntes/1), cap1tauo medico di.~tretto Parma. -
Chiamato in s e r\'1;110, con a,;cp;ni, per tem po indetermi nato, dl\l 1° settembre mm, all'o:;pediilc succursali• Pannn.
R. tf,,.:reto Q,, <l!JOslo 1!)13 ca v. Uius,•ppe, re11eHte colonnf' llo m edico distretto Foggia. - DispeoSn.to da ogni eve11tnnle servizio militare per iuferm ita non ,lip<·ndenti da c11use di Stll'Vi,,;io,
:,p1 '-El.LI
V1 DU (;ilt,<eppe, cn.pitRuo medico di,;tretto Nova·rn. - Cbiamtt.to iu se rdzio, con a<;scgni, per tempo iudetermiuato, dal 15 settembre WW, al l'o~pe !alt! Novara, tt ~ua dom11nda.
RettUloa.zlonl Di«peu,ia lO", p;ig. 8 4fl. -- Rn1.Tv1 - Cu1:,;1 .lyostt1,o. 10•, ,, S W. - C 1:1:;1o;1ù (;i1t .,Pppe. Id. 10•. ,, l-l!H. - co~'l'.~ (lf. !01,\ A nlonio. Jrl. T,l. ~fJ" , ,> 81$1, - J>g11 ,rns1 A ,1/onio. 111 1 1<1. 1> S1U, - D11:,; ,or,: o Villoriu.
.\ !la variazione che li ri gua rd a, n!Jgitrn!f,J1'1' te p n· role: d·autori til.
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Eo.,10:-00 TRO~IBF:TTA, tenente colonnello medico l ,UIGI r-11.~1Frnt , 1/ft'f'tllft.
Pubblicazioni vendibili presso I' Arnministraz, del " Giornale di medicina militare ,,
b1eeu.oo P1ET.RO, tl'nente generale medico. - Su.lJ'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in c·o nfronto con quello di medio calibro. !Studi ,sperimentali, con 15 tav. di fotografie e radiografie riprodotte in fototipografia).-Roma, 1903. (Vendibile presso la Tip Voghera)L. 4 ID. ID. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze 1898. (Vendibile prell8') la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . • 8 AnlrOf)OmUNG militare. - Risultati ottouuti qallo ,;poglio dei fogli sanitari delle o1&88i 1859-1863; due volumi io 4° con atlante: Voi. l (Dati antropo logici ed etnologici) <'OD Atlante deUa geografia antropologica dell'Italia. - Roma 1896. • 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici) - Roma, 1901S • 6 Buorno e SroRZA, - Compendio di chirurgia di guerra compilato aulhr. storia medico-chirurgica della guerra di seceBSione d'America. Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto 5 50 Bsruu.Roo e BazzzL - Lo sgombero degli ammalati e feriti in g uerra. M&moria premiata al concorso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte figure e tavole gTafiche. - Romn, 1905 • 3 51• 0 ,UARINI. La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel concorso R iberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma. 1908. . 6 ID, - Le m!l.lattie e gli infortuni nella vita militare. Memorie premiata al concol'SO Riberi 1905-1906. Un volume di pag. 402 con tavole grafiche e etati&tiche.- Roma, 1908 , • 8 CoeurL - Esposizione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del aervwo 11anitario i.n campagna presso J'aaercito italiano. Roma. 1906 . :. 60 Ds C&t1ABE, - Studio sulle mediastiniti (mediMtlniti suppurative, ascesso mediaetin.ico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . , 2 HYRTL - Onomatologin anatomie.a. Storia e critica del moderno linguagizio anatomico. T r&duzione libera italiana dei dottori O. Pntr-r1 e C. SrOBZA, Roma, 1884. (Edizione rara) • 9 Le feriù cauaale dalle armi da g1,erra. Sintesi della relaziono sanitaria eugli eeerciti tedeschi durante la guerra franco-germanica 1870-71. - Rom&, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • 2 M.,N..,YB,\., - !%udii atorico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica in Italia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole gra6cho. Prezzo ridotto • I 50 Su.orARI, - Le lbsioni t, ,rnmatic he dei centri nervosi. Memoria onorata del premi, Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezzo ridotto . , 3 60 Strollu e G10t.1A.RELLT. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitograBohe. Rom&, 1886; prezzo ridotto . . . . . • 3 TOIULUNI. Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli inaoritti. - Roma, 1876 . 3 60 ~ - h . - Per l'acquisto delle opere sopr1lndlcate Inviare commissioni e vaglia all'Ammlnlstrulon, del Giornale di medicina militare via XX Settembre Roma.
À lh•c 1nif;blicm1:1toni meàtcu-1ni,litat·i: FnA!'ICEsco. capitano medico. - Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° d i pag- 484 . (Vendibile pr81!11o l'Autore in Firenze, scuola d'applicazione di 88nitA militare). • L. A. SEBTOLI, capitano med.i oo. libero doce~te a, pat-0logia s,peciaie chirurgica nelìa R. Univera.ità di Pisa. ·- Contributo allo studio del rinofima e rioerche iBtologiche sui trapianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine grafiche Chiappini. (Vendibile preaso l'Autore, Ospedale Militare di Livorno). , . • J.,NDOLO CoSTANTINO, colonnello medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculistica. 'Manua.le teorico-pratico, Un voi. i.n 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, 1tabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'Autore, Roma, via P r incipe Amedeo 4'7) FitBRARI LELLI
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G IORN A T--1E DI
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Publ>Uc~i one men.,4le
GIORNALE DI
MEDIO.IN A·. MILirrARE Pubblicato dall' Ispettorato di Sanità militare Giornale di medicina milllare: 1861-1884 Glo,.,ale medico del R11gio EHrcllo o della Regia Mulna: t8SIH8Q5 Gior nale mtdico del Reafo E1erclto : 18'il6·1007
ANNO LXI -
191 3
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3t Ott.-30 Kov.-3t Dlc.
FAsc. X-Xl-4Il
SOMMARIO .N • :.\IOR I t,; OR I G I Il_. I , I ,
:-Hrl. - ILsalvar~an n ella enra della slftlide (con l llgura). • . Neo·Salvarsan . . • . . . . , , ,:-•no. - Contributo a lta cura
delb alfllide essenzialmente col (fl4J~ . z mlarl. - Studio erlUco comparativo fra I vari mellldt di colorazione del lreponema pallido Contributo alJo atodlo delle artriti blenorragiche. • 11 •· - A proposito delle nevrosi rllle~se na,ali . • . . . .
u::-rl. -
Pag. H3 7to i rl
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CASUISTICA CLINICA.
::,a-••nl. - Sorditàdi bilat.f'rale totale di natura I.sterica . . . . . • , • · Mlii. - Tre paralisi di muscoli esterni Jell'occhio per trauma diretto casi
781 80t
..........." •• Gloal'IAI.I IT-'I.IAIII Elt E•TEal.
( V. l'hldice nell'tn,erno <t,Ua coperllflal 0Il'tEZJONE ED AMM INISTRAZIONE B.OIU • Palugo del Ministero della Guerra,, Via XX SeUembre • ROMA
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DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTBJU
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UIVISTA MEDICA. Brleger e Krause. - La chlmioterapìa· nelle tripanosomia:;I dn trlp3.Jlosoma Brucci Fraenkel. - La malat!la 01 lfodgkln (lipamoto, graoulvmetosa) • . . . Petrllil, - Contnbuto alla cllmca e alla pr0Hlass1 della paroLidlte epidemica .
Pao 80t! ~
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RIVIS1'A 01 NKVllOP,\TO!.OGIA, Redlich. - L~ po,<lzione clinica della co,;iJdetta epilessia genuina . Dal Lago. - Il liquido cefalo•rachld1a110 ùegll a lcoollst, • . .
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BIVl~TA 01 CHIRURGIA Gl!:NERAU:. Kmaturia r1uran1e Il decorso di appendicite .' Taddal. - Frattura ddl'ep1~troreo. senza sintomi midollari Danl1. - Le cause ,l'msucee,,o nella utura dei v11.>i FrllOh. -
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RIVISTA DI OTO•RlXO-LARINGOIAli'RIA. Fernet. -: Trattamento della sordlta p,•r mc1.zo della glnuaMica auricolare e tl~gli esercizi aCU$l!Cl.
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Tvnlettl. - Apph,':17.ioni pratiche ar ml'Oicina legale militare mediante l"acumetro S1eraol0J Gulaez e Stodel. - Iniezioni intra-uronchiali o i11tra-potmonar1 . . . ., . .
RI VISTA DI OCULISTICA. Brownlng. - L'importanza dell'esame delle feci e delle urine nelle molallie e>cularJ Fromaget. - Il glaucoma traumatico . . . . Leone. - La lotta al tracoma. 111 provi11cia rt1 Sirarusa . . . , . . . . WlbG. - La ca111erizza1.,one carbouico nel trattamento dcll'oftalmh granuJo.a . . . Traqualr . - Uo ca~o rll paresi del quarto nervo sussegui ta ad erpes zoster oftalmico ~otnpllcat<, da r,ree;,;1sten te ctcrorori1t . · . . . . Sumner. - il controllo dell'occhio nelle operazioni ,1, cataratta Llnser. -
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IIIV1Sl'A DI MALATTIE VKNERtE E DELLA PELLE. La rnra de lle rlermalos.i 1,ru1i;,ioo,e col siero umano normale
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RIVISTA Hl MIWICli'iA LEGALE. IUllgnon. - La ,•Ha a1>parfnte negli uccisi sul campo lii battaiilla llllloslavlch. - Stadio su!l'aua1om1a patologica !lui militari S<lic1dl. . . . . Stler. - Studio sul maocinl,mo in rnpporto con le dl1Tereo1.e ruu~Jonali del cervello
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RIVISTA DI TKC~IC:A E SERVIZIO Yl!OICO MILITARE. losse. - Codice rteon tologico nel medico militare
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RIVISTA O' IGIENE MILITAR&. Pellerln. - li latte in 1wlvere nelle rormazi(,r11 sanitarie d11l Marocco . Torney ~ Keran - La vaccinazioue anlilillca nell'esercilo de)!II Stati Unili
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RIVI S f A DI PATOLOGIA Gl!:NERA LE. DwJer. - Studio clinico sull'azione curau,a degli estr~tll leucooitarli nelle mrezionl.
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{RIVISTA SINTETIC\. Funaloli. - Lo stato a1tuale della ,loltrina intorno a l reclutamento e alla destinazione militare deglf anomali e del delinquenti.
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RI VIST ,\ 1Jl6LIO<:RAFICA. Wullstein e WIima. - Trattalo di chirurgia . Annaratone. - In Ahisslnia • • . . . FornaHrl. - Il cuore, s1101 rnall e sue cure. . Llgorlo. - Mauuale di igiene e tecnica os~etl&lie,a Oe Sanctls. - Palolo,::,a e proOla5si meot~le
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;';0 flZIE. Alti dell' Xl Conl(resso nazionale 111 1·1imatolo;:;ia, idrologia e terapia fisica
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VARIKTA. Statistica ilafona d,•lle ,:areen. !lellr rr, lonle per dt>miciliatl coalll e del rirormaton perii l 9 t 0 I.a 11001a a1·ra,lcmi11 lmper.,torc 1:ugllelmo pei medici m1lltnri teele!ch1 . · · • L1· Cùnceuo111 moderno ,Jetla rnater,a u dell'fnorgia . r1m IL l.lOR(I U'ORU ()EL CORPO SA!\ITARIO Mll,11'ARK
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IL SALVARSAN NELLA CURA DELLA SIFILIDE
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Per il capitano medico dottor Luigi Severi Assistente onora.rio nella Clinica dermosifilopatica della R. Univtirsità di Bologna.
La chemioterapia mira a sopprimere, senza provocare alterazioni organiche, il germe delle malattie mediante l'introduzione di sostanze chimiche, dette paras~itrope, le quali, essendo dotate di una grande avidità pei microorganismi, li raggiungono e li distruggono. È grande merito di Paolo Ehrli ch di essersi dedicato alla paziente e minuziosa ricerca df queste speciali sostanze e di averne· scoperta una che, iniettata in individui affetti da sifilide. è sufficiente per distruggere se nc,n totalmente certo in modo rapido ed esteso l'agente patogeno di questa malattia, senza recare alcun nocumento all'organismo. Questa sostanza chiamata < 606 >, numero d'ordine che occupa nella serie delle sostanze preparate nel laboratorio di Ehrlich, e più tardi Salvarsan, è un composto arsenicale, un diclon'drato di diossicliamidoarsenobenzolo, polvere giallastra ch e si con~erva nel vuoto e deve essere sciolta soltanto al momento di iniettarla. Dopo Ehrlich si passò da numerosi venereologi alla prova di questo preparato su ammalati di sifilide. nei suoi vari periodi, e sul principio questo nuovo metodo curativo fu dai più giudicato con prudente ri· serva, da qualcuno con una certa sfiducia. E questo perchè accanto ad esiti brillanti si verificavano qualche volta casi di grave intossicazione, di nevrite ottica , di paresi del treno inferiore ed anche di morte improvYisa, Questi casi andarono poi in gran parte scomparendo sia. per il perfezionamento della tecnica, sia per la maggiore prudenza con la quale vennero praticate le iniezioni, massime in certi individui, sia. ancora per il successivo miglioramento del preparato, nonchè del metodo di soluzione del medesimo. E così oggi, come si può vedere dai molti lavori pubblicati su questo preparato, regna. in tutti la. convinzione che la potenzialità terapeutica del Salvar,'lan sui processi sifilitici è asse.i grand e e superiore a quella, sopratutto per la rapidità d 'azione, dei preparati mercuriali e iodici. E tutti gli osservatori si mostrano d'accordo nell'afferma.re che sotto l'azione di questo medicamento scompaiono in breve tempo le spirocheti pallide dalle mani46 -
Giornale dt medkfoa mlWare. - Fase. X-Xl.
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Il, SALVARSAN NELLA CURA DEI..I,A SIFILIDE
festazìoni sifilitiche1si riducono e si cicatrizza.no i sifìlomi, scompaiono gli esantemi maculosi e papulosi, guariscono molto celermente le placc,he mucose1 i condilomi pia.tti peri genitali ed ana.lì, si ra.mmolliscono le adenopatie specifiche e s i ottengono effetti ter11.peutici ancora. più rapidi nelle forme di lue terzia.ria e di lne maligna. Ottimi risultati anche sono da molti registrati nelle più svariate forme di sifilide ereditaria. e nelle forme così dette di para.sifilide. Ed io che già da. vari mesi posso assistere al largo ed oculato impiego del Salva1·san nei molti ammalati di sifilide che ricorrono alla Clinica Dermosifilopatica di Bolog11a 1 diretta dal prof. Maiocchi1 ho sempre constatato brilla.nti risultati terapeutici nelle manifestazioni primarie e secondarie, effetti poi davvero meravigliosi in casi di sifilide precoce e terziaria1 con completo riassorbimento e rapida cicatrizzazione di gomme fuse al palato, agli arti, a.Ile natiche, alle mammelle. Così in trent.a militari sifilitici, con manifestazioni prima.rie e secondarie1 ricovera.ti all'ospedale militare di Bologna., nei quali ho praticato le iniezioni endovenose di Salvarsnn, bo potuto osservare sovente, oltre che Ja scomparsa dei fenomeni primari e secondari, e dei disturbi subbiettivi (cefalea, dolori osteocopì, debolezza generale, insonnia), uno stato di grande benessere generale, un migliora.mento notevole nella. era.si sanguigna, un aumento di peso assai considerevole. Q11esti splendidi risultati terapeutici non ci autorizza.no però ancora ad afferma.re definitiva la guarigione della sifilide mediante le iniezioni del « 606 », perchè è ancora. troppo breve il tempo dell'impiego di questo medicamento ed occorrerà. l'osservazione clinica paziente ed oculata. di molti anni ancora per dare un giudizio definitivo. Ed anzi possiamo fin d'ora afferma.re che l'idea di Ehrlich di guarire con una sola. iniezione di « 606 » la sifilide umana, come aveva ottenuto negli animali, e realizzare così la sua geniale conce2.ione della therapia ste1·ilisan.<; magna, non è stata raggiunta. Dalla maggior parte degli sperim entatori invece si è constatata l'opportunità di ripetere le iniezioni a dosi piccole e ripetute, cercando di ottenere invece della the1·apia sterili,;ans magna, la tlterapia ste1·ili'.sans discontinua. o cronica. In molti sifilografì poi è radicata. la. convinzione che la miglior cura della sifilide si possa ottenere coll'alternare razionalmente l'uso del nuovo m etodo colla terapia. mercuriale. Così pur concedendo che ancora molto cammino vi è da percorrere, resta però sempre provato che in q uesto preparato abbia.mo un mezzo potentissimo per dist ruggere in breve tempo le spirocheti e per fare
IL SALVAR'iAN NELLA OVRA DELLA SIFIL,IDE
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regredire tutte le manifestazioni specifiche della sifilide. Dobbiamo pertanto pienam ente associtlrci alle conclusioni di Neisser che cioè: e ogni sifilitico dovrebbe oggidì, salvo speciali controiudicazioni, essere sottoposto a.Ile iniezioni del e 6(16 > e ciò, non tanto nella. sicurezza di guarire con esso solo la sifilide in modo radicale e definitivo, quanto nella. certezza di dare alla stessa un colpo salutarmente ferale >. Ed è perciò utile e necessario che questo medica.mento, già in parte usato in qualche ospedale milita.re (primo fra tutti quello di Bologna, per merito del capitano dott. Ferdinando De Napoli) veuga. larga.mente introdotto e generalizzato in tutti i nostri ospedali, t.a.n to più ohe oltre essere un potentissi mo m etodo di cura, costituisce un ottimo mezzo di sterilizzazione di quegli individui che si trova.no nel periodo secondario, nel periodo cioè più contagioso, massime trattandosi di soldati che vivono una vita nel più alto grado collettiva e nella quale maggiore è il pericolo per i sani. In base a questo concetto esporrò brevemente le indicazioni e le controindicazioni all'uso del Salc,wsan e la tecnica necessaria per le sue iniezioni, poichè dal suo impiego piìt o meno ouulato dipende sovente il resultato terapeutico e la comparsa o no di disturbi e di postumi alle volte anche assai gravi. !NniCAZIONI. Nella grande maggioranza dei casi, il e 60fl > può portare il suo benefico effetto; vi sono però ca.si in cui maggiormente è indicato l'impiego di questo medicamento e sono : 1° Nei casi di sifilide recente, nei quali si possa sperare una. distruzione totale delle s pirncheti e raggi ungere così la cura. aborti va. della malattia; molti consigliano in questo frangente anche l' esci.s · sione completa del sifiloma; 2° Nei casi di sifilide secondaria con plaouhe mucose, nei quali è urgente la scomparsa di queste manifestazioni anche a. scopo profilattico, per la loro nota. contagiosità e trasmissibilità; 3° Nei casi in cui si constata idiosincrasia per il mercurio; 4° Nei casi nei quali si notano frequenti recidive e quelli nei qua.li la. sifilide si mostra come insensibile all'azione ripetuta del mercurio, forse per una resistenza man mano acquisita dalle spirocheti i 6° Negli ammala.ti affetti da sifilide maligna e sopratutto nella sifilide terziaria con forme ulcerose, gommose, anche se accoro pagnate da cachessia o da. immediato pericolo di vit11,; 6° Nella si fi Iide eredi tari a.
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JL SALVARSA.N NELLA CURA DELLA SIFILIDE
CoNTROJNDICAZIONI, - Sono da.te: 1° Da gravi disturbi di circolo, dall'a.rterio sclerosi e dall'angina pectoi·is; 2° Dalla. degenerazione progressiva d el sistema .aervoso centra.le; 3° Dalla. bronchite fetida. e dalla. tubercolosi polmonare con emottisi; 4° Da alterazioni non specifiche del nervo ottico; 5° In generale da tutte le gravi lesioni viscerali non sifilitiche. T ECNICA DELLE JNIEZIONI. - Il Salvarsan si somministra. o per iniezioni intramuscolari o per iniezioni endovenose. Da alcuni, tra i quali Trossarello, fu tentata l'introduzione del Salvar.'/an per via rettale senza inconvenienti nè loc1:1.li nè genera.li; non si ottennero però risultati terapeutici incoraggianti e questo insuccesso pare sia. dovuto all'esiguo assorbimento da. parte della mucosa rettale e forse anche all'alterazione che può snbire il medicamento introdotto per questa via. Da altri furono anche raccomandate le iniezioni miste (processo di Iversen) cioè ad una prima iniezione nelle vene fare seguire a breve distanza una. iniezione endomuscolare, e questo nel concetto che alla iniezione endovenosa, che agisce prontamente, debba seguire una iniezione che agisce in modo lento e continuato, gia.cchè coll'iniezione intragluteale l'arsenico può rimanere a lungo nella massa muscolare e continuare per vario tempo la sua azione benefica. La soluzione del Salvarsan da ini€'t.tarsi si prepara al momento di pratica.re la. inie?.ione : cioè si versa il Salvarsan dalla fialett.a. in un vasetto con tappo smerigliato, e lo si scioglie con adatto numero di gocce rii soluzione di idrato sodico al 15 % a. seconda della dose di Sa.I varsan, come è indicato nella istruzione unita a.Ila fialetta.. Otte· nuta la soluzione limpida e completa, questa si diluisce in cinque a dieci cm. cubi di soluzione fisiologi ca in acqua. distillata e di recellte sterilizzata. per l'iniezione intramuscolare, in circa duecento cm. cubi per l'iniezione endovenosa., L'iniezione intra.mnscola.re viene generalmente praticata. nei quadranti esterni nei muscoli glutei, con una. siringa Liier, ,a.pace di 10 cm . cubi, ed un ago piuttosto lungo; è consigliabile di suddividere il liquido nelle due mas~e muscolari, cercando d'introdurlo profondamente e molto lenta.mente, onde evita.re lacerazioni ed emorragie della muscolatura. L'iniezione intragluteale è quasi sempre seguita. da. dolore piuttosto intenso, che può aumenta.re in alcuni dei giorni susseguent.i e può irradiarsi lungo gli arti inferiori; si verifica per lo più un arr ossamento diffuso della. parte con infiltrazione dei tessuti circostanti.
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Da proscriversi è il metodo delle iniezioni endomuscolari mediante grassi od olii che ristagnano lunga.mente in sito, quasi sempre provocano fatti reattivi nei tessuti e persino lesioni necrotiche, ovvero si incapsulano talvolta tra i tessuti con robusta parete cistica. Scevra. invece di dolore è l' iniezione endovenosa., che è ormai quasi da tutti preferita, perchè, attenendosi scrupolosamente a.i dettami di una buona tecnica, non si banno a lamentare fenomeni sgradevoli nè locali nè generali. Ecco il metodo che io seguo : faccio una prima iniezione endovenosa. di centigrammi 30, e ne pratico una. seconda. ed eventualmente una. terza di 30 e più centigrammi (non ma.i più di 60 centigrammi), con intervallo tra le varie iniezioni di circa 10-15 giorni. Scomparsa. in seguito a. queste iniezioni ogni manifestazione sifilitica, l'ammalato viene dimesso dall'ospedale, coll'avvertimento di farsi rivedere dopo 30-40 giorni per consta.tare le sue condizioni di salute e stabilire se sia. il ca.so di ripetere le iniezioni endovenose di e 606 •, o quando ma.i di intraprendere una cura mercuriale. Per queste iniezioni endovenose sono stati ideati vari apparecchi, il più pratico dei qua.li mi sembra quello usato nella. clinica di Bologna, come si può vede.re dall'unita fotografia (apparecchio di Weintraud - Assmy). Quest'apparecchio è costituito da. due tubi cilindrici, della. capacità di circa 250 cm. cubi, tenuti appaia.ti da. un sostegno metallico, in ognuno dei qua.li si versano 200 cm. cubi di soluzione fisiologica., al 0.50 o O 75 %, allestita con cloruro di sodio chimicamente puro ed
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acqua distillata sterilizzata di fresco e riscaldata a 20·25°; in uuo di questi tubi graduati si aggiunge alla soluzione fisiologica quella. di fresco preparata del Salvar:>an. Da questi due tubi che contengono, l'uno la soluzione del Salvarsan e ]'11.ltro la soluzione fisiologica pura, partono due tubicini di gomma, lunghi 0irca metri 1.50, i quali si riuniscono in un rubinetto, fatto in modo che mentre non permette l'unione della soluzione del Salva.rsan alla soluzione fisiologica, ne permette invece il loro passaggio isolato .. A questo rubinetto fa seguito un corto tubicino di gomma (16-20 cm.) il quale termina in un ago di comune grandezz11,, innest11,to sopra un sostegno di metallo, con un'aletta soprastante, che si prende col pollice ed indice della mano destra ed è molto comoda per dirigere e far penetra.re l'ago nella. vena. prescelta. Approntato l'apparecchio colle soluzioni e fatta uscire tutta l'aria (si tenga. ben conto di questa. cautelai, si invita il paziente ad adagiarsi sul letto, si stringe con un laccio i I braccio prescelto al di sopra. del punto dell'iniezione, mentre si fa chiudere forte mente il pugno, per ottenere così un maggiore inturgidimento delle vene; scelta la. vena alla piega del gomito, tra quelle più evidenti, più rette, senza. rigonfiamenti valvolari, si friziona con alcool ed etere e, fissando colla. mano sinistra la cute, colla destra si impugna l'ago e si punge, cercando sempre di penetrare nella vena lungo il suo asse. Appena. entrati n ella vena. si ha una sensazione speciale di penetrazione nel vuoto, che si percepisce assai bene colla pratica. Si scioglie allora il laccio costrittore, si fa aprire il pugno &.l paziente e si gira i.1 rubinetto in modo che passi la soluzione fisiologica; constatato che questa. passa, perchè non si forma a.lcuna bozza sottocutanea, si fa gira.re il rubinetto in modo che penetri il Salvarsan. Quando i 200 cm. cubi di soluzione del« 606 • sono quasi del tutto penetrati, si fa di nuovo passare la soluzione fisiologica per breve tempo, poi si chiude il rubinetto e si estrae l'ago. Il grande vantaggio di questo apparecchio è costituito dal fatto che, prima. e dopo l'iniezione del Salvarsan, si può iniettare !R. soluzione fisiologica, in modo che non si avvera il caso che anche poca soluzione di Sai vari,an rimanga tra i tessuti . Si evitano così infiltrazioni dei tessuti perivenosi 1 flebiti e tromb0si delle vene. Dopo l'iniezione è prudente che il paziente rimanga. in letto almeno por la giornata, d urante la qnale per lo più scompaiono i disturbi generali che a.Ile volte susseguono all'iniezione stessa.
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Si possono avere fatti irritativi diretti più o meno intensi (nel punto dell'iniezione) e talune reazioni iperE>micbe cutanee (orticaria,
eritema scarlattiniforme, accentuazione dell'eritema. roseolico l, che in gran parte sono dovute alle endotossine, messe in libertà dalle spirochete. Sovente si ha rialzo della temperatura, alle -volte assai elevato (39°-40°), molto probabilmente dipendente anche in questo caso dalle endotossine liberate dal corpo delle spirochete. Possono pure comparire nausea, vomiti, agitazione, insonnia e questi disturbi sono dai più messi in relazione coll'acqua. distillata adoperata per sciogliere il Salvarsan non sufficientemente pura, o non di recente sterilizzata. All'infuori di questi fenomeni reattivi, l'iniezione endovenosa di Salvarsan, come ho già detto, non porta con sè alcun pericolo; essa. è un'arma rapida, sicura e sovrana nel trattamento a.ntisifilitico, purcbè sia fattt\ con tecnica scrupolosa, in un soggetto indicato, con dosi adatte e nel momento propizio.
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CON TRIBUTO ALLA CURA DELLA SIFILIDE essenzialmente col Neo-Salvarsan (914) Per il dott. Ale11andro Camerano, tenente medioo di complemento
Da. circa un anno e mezzo nel reparto venerei dell'ospedale mi· lita.re principale di Torino, ho intrapreso la cura della. sifilide nelle sue svariate manifestazioni coll'arseno-benzolo Billon; col salva.rsan (606), e col neo-salvarsan (914), ed ho così potuto raccogliere una. statistica di 200 casi. Tutti gli ammalati venivano sempre pesati prima e dopo la cnra; si esamina.va attenta.mente il cuore; si eseguiva la. ricerca dell'albumina. nelle orine; in molti casi. si fece anche l'esame del fondo dell'occhio, la ricerca degli spirocheti e la. siero diagnosi del Wasserman. Con questo metodo di esame mi fu permesso di tratta.re individui anche alquanto deperiti con forti dosi del rim0dio, e ma.i si ebbero a registrare notevoli inconvenienti. Gli ammalati, che m,lle mattina. doveva.no essere iniettati, erano tenuti a digiuno assoluto: i primi iniettati venivano trasportati a.I proprio letto in barella., in seguito essi vi si recavano da soli. Si ordinava riposo assoluto a letto e digiuno per tutto il giorno: spesso però tali ordini era.no infranti, nè alcun in(;onveniente ebbesi a registrare. Le iniezioni, ad eccezione di qualcuna intramuscolare di Arsenobenzolo, furono tutte praticate per via. endo,venosa. Quando le vene erano poco appariscenti si ricorse alla preparazione della vena stessa· si incideva. la cute per circa dne centimetri, si scollava il cellulare sottocutaneo e così si poteva con facilità far penetrare l'ago nella. vena. Facendo in tal modo si ovviava al pericolo dello spargersi del liquido sotto cute, causa di bruciore intenso e di fenomeni infiammatori; poi con una agralfe si chiudeva la piccola ferita. e in tre giorni si aveva completa.cicatrizzazione. Qu1tndo le vene erano evidenti, e specialmente dopo acquistata una certa pratica, si faceva penetrare Pago nella vena attraverao la cute,
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previa disinfezione della parte, con alcool ed etere solforico, e lo si introduceva nel lume vasale per circa. 2 centimetri: in tale guisa, anche se l'ammalato faceva qualche movimento, si evitava il pericolo che l'ago sfuggisse dalla vena. Non si faceva uso, per la loca.le sterilizzazione, della tintura di iodio, perchè il colore dell'iodio talora. mascherava il decorso della vena. L'apparecchio adoperato per le iniezioni endo-venose consta. di un piccolo irrigatore· di vetro della capacità di circa 300 centimetri cubi coll'estremità inferiore fatta in modo da potersi applica.re ad un tubo di gomma: questo, della lunghezza di circa un metro e mezzo, termina.. con un raccordo di vetro la cui estremità libera è smeriglia.te., e serve per fissarvi l'ago-cannula della lunghezza di circa 6 centimetri e con la punta non molto acuta. Una comune a.lberella di vetro con tappo smerigliato, serve a preparare la soluzione del rimedio; :il tutto si sterilizza. coll'ebullizione per circa. 2 ore in un comune recipiente di ferro smaltato. Ad ogni ammalato furono sempre pratica.te tre iniezioni, una ogni sette giorni: la. dose fu quasi sempre di 60 centigrammi ciascuna di arseno-benzolo Billon e salva!·san, di centigrammi 90 di neo-salvarsan (pari a. centigrammi 60 di salvarsan). ~ola.mente nelle prime di queste esperienze si ricorse ad una dose minore, e ciò per timore di inconvenienti . Non essendosene vf>rifìcati, si passò presto alle iniezioni con dosi alte, perchè gli ammalati da trattare erano generalmente robusti. Un tale trattamento era anche indicato p6rchè gli e.mmalati pre• senta.vano sintomi di sifilide a.Ilo stadio primario od allo stadio secondario iniziale, seguendo in tale pratica il concetto del dottor Ulmann, che il trattamento precoce con dosi alte nei casi in cui la sifilide non è ancora divenuta costituzionale (reazione Wasserman negativa), è affatto senza pericoli per la relativamente minima quantità di ~·eleni organici prodotti colla morte degli spirocheti ancora non diffusi a. tutti i tessuti linfatici e ganglionari. Del resto si intervenne, come consiglia lo stesso Ehrlich, il più precocemente possibile, appen11, la. sifilide era clinicamente accertata., benchè la reazione del vVa.ssermann fosse negativa sia col solo preparato arsenicale, sia colla. cura. mista., alterna.udo cioè le iniezioni di arseno-benzolo colle mercuriali. La. cura mista. era. così praticata ad ogni iniezione intramuscolare o e11dovénosa di questi preparati arsenicali; si faceva seguire, alla. distanza di tre giorni, una iniezione di ~alicilato di mercurio, o di calomelano di centigrammi 10. Nè con questo metodo ebbi a deplo-
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rare alcun inconveniente, se si eccettuano due casi, di cui l'uno con albuminuria. t ransitoria ad ogni iniezione di calomelano (questa non era più rileva bi le nelle orine tre o quattro giorni dopo la iniezione); l'altro con albuminuria grave (1,50 p. 1000) associata a stomatite necrotica a.Ila guancia, al pilastro anteriore di sinistra, ed al velopendolo; nel q uale ultimo caso l'albumina era scomparsa colla dieta lattea. e bagni a vapore dopo una. q uindicir,a. di giorni, e la st-0matite dopo venti, mediante inalazioni di borato di sodio e pennellature locali di tintura d'iodio e ratania.
• •• L 'arseno-benzolo Billon viene messo in commercio in nna scatola contenente tutto il necessario per la preparazione dell'iniezione sia intra-muscolare, che endo-venosa. Ogni scatola ~ontiene un'ampolla coll'arseno-benzolo in atmosfera. d'azcto; un'altra ampolla con soluzione di idrato di sodio sufficiente a neutralizzare il sa.le per l'iniezione intramuscolare, ad alcalinizzarlo per l'endovenosa; una fiala di alcool (110n alcool metilico) per umetta.re l'arseno-benzolo al principio dell'operazione; un tubo con perline di vetro per agitare: il tutto ste• rili zza.to. La tecnica. è semplicissima; una chiara istruzione è unita ad ogni scatola. Si iniettava. la. sospensione neutra. d'arseno-benzolo da centigrammi 60 nei glutei, e precisamente nella regione retrotrocanterica. Siccome la sospensione era di circa 10 centimetri cubi, la. si distribuiva metà per parte. L'asepsi più scrupolosa era os.iervata: si faceva bollire l'ago e la siringa; si disinfettava la parte con tintura d'iodio; terminata l'iniezione si chiudeva il foro di entrata con un poco di collo-:lion; un massaggio dolce e prolungato faceva seguito all'iniezione. L e iniezioni furono sempre dolorose, il dolore era continuo, muto e persisteva anche per due giorni, irradiantesi per tutta la. natica corrispondente; erano spesso seguite da leggero rialzo termico e da notevole indurimento. Tali indurimenti si risolvettero tutti in pochi giorni, nè si ebbero ma.i ascessi. Si potè lenire il dolore locale e diminuire di molto la reazione infiammatoria coll'applicazione topica d'impacchi caldi .:li acqua vegetominerale. Per via endovenosa l'arseno-benzolo veniva. iniettato, previa a.lcalinizzazione, diluito in 250 centimetri cubi di soluzione fisiologica. al O, 75 p. 100 sterilizzata. I Furono curati coll'arst:lno-benzolo Billon: a) per via intramuscolare N . 1 caso di sifilide primaria.;
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N. 7 casi di sifilide secondaria di cui N. 2 già. stati precedentemente trattati con iniezioni mercuriali; b) per via intramuscolare, ttlternato a iniezioni intramuscolari di preparati mercuriali insolubili: N. 2 casi di sifilide primaria; N. 5 casi di sifilide secondaria di cui N. 3 già stati precedentemente tra~tati con iniezioni mercuriali; e) per via endovenosa N. 2 casi di sifilide primaria: N. 7 casi di sifilide secondaria di cui N. 4 già. stati precedentemente trattati con iniezioni mercuriali; d) per via endovenosa alternato ad iniezioni intramuscolari di preparati mercuriali insolubili: N. 1 caso d i sifilide primnria; N. 4 casi di sifilide secondaria di cui N. 1 già stato precedentemente trattato con iniezioni mercuriali. Dopo le iniezioni, si ebbero reazioni febbrili piutto11to accentuate (30°-40°). cefalea intensa; vomito di liquido biliare; brividi di freddo. Tali disturbi ecom parivauo dopo due o tre giorni: i disturbi soggettivi, specie i dolori osteocopi, non era.no più avvertiti dai pazienti qualche giorno dopo l'iniezione, e le manifestazioni secondarie non era.no più palesi dopo tre o quattro giorni. Sovente, dopo la prima iniezione, era. evidente la reazione dell'Herscheim er.
*** Il sa.lvarsan (606) si presenta. sotto forma di una. polvere gialla. di reazione acida. Fu adoperato solo per via endo-venosa, in soluzione alcalina ed alla dose di cen~igra.mmi 60 per ogni iniezione. Il modo di prep'a.razione era. il seguente : si introduceva.no in una bottiglia di vetro sterilizzata della capacità. di circa 300 centimetri cubi delle sferule di vetro sterilizzate; poscia circa 20 centimetri cubi di acqua distillata. e sterilizzata calda ed il salvarsan; si agitava fortemente, coRÌ si determina.va rapidamente la soluzione; si aggi ungevano quindi 250 centimetri cubi di soluzione sterilizzata di cloruro di sodio a 0,50 p. 100 e, a goccia, una soluzione di idrato di sodio al 10 p. 100: dapprima la soluzione diventava torbida. per la precipitazione in fiocchi dell'arseno-benzolo, e poi limpida ridisciogliendosi; allora si sospendeva. l'aggiunta. dell'idrato sodico. La soluzione era. così preparata. per essere iniettata. Furono curati col salvarsa.n : N. 1 ca.so di sifilide primaria.;
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N. 5 casi di sifilide secondaria. di cui N. 3 già stati precedentemente trattati con iniezioni mercuriali, col salvarsan alternato ad iniezioni intramuscolari di preparati mercuriali insolubili ; N. 2 casi di sifil ide primaria; N. 6 casi di sifilide secondaria, di cui N. 4 già. stati precedentemente trattati con iniezioni mercuriali. I risulta.ti ottenuti furono ~molto soddisfacenti: le placche mucose poche ore dopo l'iniezione si detergeva.no e nelle prime ventiquattro ore scompari vano ; i tubercoli mucosi ali 'a.no erano in vece più resistenti, e guarivano in quattro o cinque giorni; i sifilomi ulcera ti cicatrizzavano pochi giorni dopo la prima iniezione (da. 4 a 6 giorni) ; esito della cicatrizzazione era un ind urimento che a.I termine della cura. diminuiva di volume ed era rammollito: alcune volte si rileva.va solo più una. leggera cicatrice; la. pa.nadenopatia. diminuiva dopo qualche settimana., i gangli scomparivano completamente. Molte volte si notò la reazione dell'Herscheimer. Qualche ora dopo l'i niezione i pazienti accusava.no cefalea. intensa e senso di freddo per tutto il corpo; te.luni accusava.no dolori all'addome con scariche diarroiche ; altri conato di vomito e vomito di liquido biliare ; si ebbe sempre rialzo termico fra. i 37,5° ed i 39° ; tali disturbi però scompariva.no in breve, nè ma.i sorpassava.no le 24 ore.
•
** Il neo-salva.r;ian (914) è una. polvere giallastra, perfetta.mente neutra., facilmente solubile in soluzione acquosa di cloruro di sodio di 0,40 p. 100. La. sua. preparazione è semplicissima.. Ba.sta aggiungere a. 250 centimetri cubi di te.le soluzione tiepida la quantità voluta del neo-sai varsan, che questa si scioglie immediatamente, e così può venire iniettata.. Fu sempre adoperata per via endovenosa.. Furono curati col neo•salvarsa!l : N. 28 casi di sifilide primaria; N. 130 casi di sifilide secondaria di cui N. 42 già st,ati prece· dentemente trattati con iniezioni mercuriali. Col neo-sai varsan alternato ad iniezioni intramuscolari di prepara.ti mercuriali insolubili: N. 10 casi di sifilide primaria; N. 39 casi di sifilide secondaria, di cui N. 20 già stati precedentemente trattati con iniezioni mercuriali. I sifilomi iniziali due o t re giorni dopo la prima. iniezione presentavano il fondo deterso; in molti, a.l termine dalla cura., scompa-
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riva. l'infiltrazione marginale persistendo però la ba.sa.le; in alcuni ne residua.va una. leggera cicatrice, in altri non si riesciva. più a rilevare alcuna. manifestazione del sifiloma. I gangli era.no poco influenza.ti dopo la prima iniezione; dopo la cura erano leggermente diminuiti di volume. in alcuni che furono riveduti qualehe mese dopo non erano più pa.l pa.bili. La roseola e l'angina specifica scompari vano in generale due o tre giorni dopo la prima iniezione. Le placche mucose erano rapidam,mte influenza.te e 24 ore dopo la prima iniezione erano completamente scomparso. I tubercoli mucosi dell'ano erano alquanto pit\ resistenti e non scomparivano che da tre a cinque giorni dopo la prima iniezione. Le periostiti poche ore dopo la prima iniezioue di ventavano indolenti, ed al termine della cura. non si rilevava. più alcun ingrossamento. I di sturbi soggettivi (cefalea, dolori osteocopi, facile stanchezza) non erano più avvertiti dai pazienti due o tre giorni dopo l'iniezione. In circa 90 ca.si, in cui si potè ripetere la. reazione del Wassermann a distanza di due-sei mesi dalla cura, questa si mantenne negativa.. Negli individui iniettati non si ebbe generalmente rialzo termico; sola.mente in alcuni affetti da sifilide primaria, dopo la prima iniezione la tempera.tura oscillava. da.i 37°,5 a.i 38>,5 ritornando però alla norma.le dopo 8-10 ore. Non si ebbero mai vomiti, nè disturbi gastroenterici, nè cefalea. intensi\, nè esantemi, nè lesioni oculari, nè si rilevò mai albumina. nell'urina.. In tre ca.si si notò la comparsa., poche ore dopo la prima iniezione di herpes-la.bialis . In moltissimi fu evidente la reazione dell'Herscheimer, che scompari va però entro le 24 ore. Qua.si tutti gli individui inietta.ti, poche ore dopo l'iniezione avvertirono senso di euforia, aumento di appetito, ed al termine della cura. si notò sempre aumento di peso (da.i 2 ai 6 chilogrammi). Da quanto sono venuto esponendo: è risultato che in tutti indistintamente i ca.si trattati, inconvenienti d'importanza. non se ne ebbero. Questo è un risultato v11ramente confortante, dovuto, sia al fatto d'aver operato su individui dotati di forte resistenza fisica, essendo essi nella migliore età della vita, sia allti. preparazione. che fu sempre eseguita. nel modo più scrupoloso. Non si dovrà mai trascura.re l'esame genera.le oculato dei singoli ammalati e della regola.re funzione dei vari organi, onore, polmoni e visceri, nè ma.i dimenticare l'esame delle orine. Non si ebbero finora recidive, ed alcuni che furono nuova.mente visitati due-sei mesi dopo la. cura, non solo non presenta.vano più manifestazioni della sofferta. sifilide, ma. anche la reazione del ·wa.sserma.nn fu negativa.
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li neo salvarsan però per la sua praticità evidente, sia per la sua. facicile preparazione sia per il suo forte potere battericida, si deve sin d'ora. dichiara.rio il migliore dei prepara.ti antisifìlitici, pot,endosi iniziare Ja cura in qualunque periodo la malattia si trovi; e sono lieto di aver avuto in questi giorni la conferma della ragionevolezza delle mie deduzioni pratiche su tal rimedio precisa.m~nte da.. esperimenti fatti presso la clinica dermo-sifilopatica di Napoli dal capitano medico sig. Sebastiano Ruta. E precisamentEI per me, C(Jme per lui, il neo-salvarsan presenta su tutti gli 11.ltri anticeltici i seguenti vantaggi: P Maggiore solubilità; 2° Reazione perfettamente neutra; 3° Tossicità minore; 4° Eliminazione pi1'1 rapida; 5° Maggiore tolleranza. da. parte dei reni; 6' Minore intensità di fenomeni reattivi; 7' A parità di dose, azione specifica più efficace. In conclusione: data la rapidità della cura colla scomparsa di tutt,e le manifestazioni sifilitiche, e specie delle placche mucose, e data la innocuità del rimedio e la facile sua applicazione, ritenendo pure che con questo rimedio si possa ottenere pel malato il grande vantaggio della vita all'aria libera, non necessitando l'assoluto suo r icovero in un ospedale, cioè in aria confinata, sarà certamente opportuno l'uso del neo-sai varsan presso le stesse infermerie reggi menta.li. Tale cura ambulatoria sarà ancora più utile poichè per essa si otterrà di nQn distogliere il soldato dal suo ordinario lavoro, il che avrà anche il g rande beneficio di distrarlo da. una soverchia preoccupazione, e così non renderlo moralmente depresso e facilmente nevrast~nico. Da. q uasi due mesi pratico le iniezioni endovenose di neo-sa.I varsa.n in soluzione concentrata. secondo i consigli di Ravaut e di Scheikevitb (120 iniezioni). Sci olgo in una boccetta di vetro a tappo smerigliato della capacità di 20 centimetri cubi, 90 centigrammi di polvere di neo-sa.lvarsan in 16 centimetri cubi di acqua.. distillata. e sterilizzata c&.lda; aspiro la soluzione con una comune siringa di vetro della capacità. di 15 centimetri cubi e pratico l'iniezione endovenosa. con le note cautele. In quosto modo è molto semplificata la tecnica: ebbi sempre ottimi risultati senza alcun inconveniente.
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STUDIO CRITICO COMPARATIVO FRA I VARI METODI DI COLORAZIONE DEL TREPONEMA PALLIDO Per il dott. R . Palmieri , c11.pitano medico, assistente onorario
Da quando Schaudinn ed Hofmann hanno dimostrato che l'agente patogeno della sifilide è il treponema pallido, altrimenti detto spiroi.:beta pallida, tutti gli studiosi banno rivolto la loro attenzione su tale germe patogeno, ed hanno cer.:-ato con assiduo studio i metodi più adatti per la dimostrazione dello stesso nell'organismo infetto. Da questo assiduo studio sorsero una quantità di metodi per la ricerca stessa, dei quali molti oggi non più si adopera.110, mentre altri sono in uso e raccomandati tuttavia da eminenti sifilografì.. Scopo del presente lavoro è quello di esaminare i va.rii metodi di colorazione e vagJia.re qua.li siano da preferir~i, avuto specialmente riguardo alle esigenze ed al vantaggio del servizio sanitario militare. Tale studio mi è parso interessante, inquantochè talvol ta il medico rimane incerto sul metodo da scegliere e spesso va incontro a risultati incerti o inesatti per aver seguito un metodo piuttosto che un altro. D'altra. parte oggi che si conosce il parassita della sifilide, la sua. ricerca, utile sempre a conferma della diagnosi clinica, si rende ancora più utile nel periodo primario, in cui la diagnosi precoce può giova.re per indicare il tentativo di trattamento abortivo al qua.le si è aperto un nuovo campo di osservazioni e di ricerche. Noi quindi esporremo dettagliatamente i metodi studia.ti e riferiremo i risultati ottenuti con ci11scuno di essi.
PARTE PRIMA. Prelevamento del materl&le da esaminare.
È questo il momento più impor tante della ricerca, dal quale spesso dipende l'attendibilità del risultato. Sappiamo che il treponema paliido si trova. principalmente negli strati profondi dell'epidermide e nel corpo papilla.re del derma., di pre-
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STUDIO CRITICO OOMP-ARATIV0 1 EOC.
ferenza in vicinanza delle papille vasali, intorno alle pareti dei linfatici e dei vasi sanguigni. Ne consegue da ciò che per a.vere mate· ria.le ricco di elementi parassita.rii, non bisogna prelevare la secrezione, che ordinariamente si trova alla suporficie delle lesioni sifilitiche, dove questi difficilmente rimangono, ma occorre farli venir fuori dagli strati profondi dell'epidermide e dal derma con opportune manovre. E cco i metodi proposti a riguardo. A. -
LESIONI lNIZIALl .
1' Il Gheraghty propone di ben pulire con acqua e sapone la lesione iniziale e poi di strofina,1 a piuttosto fortemente con garze. finchè si vedouo comparire dei piccoli punti sanguinanti: in seguito premere fortemente tra il pollice e l'indice la lesione in modo d'averne un trasudamento sanguigno cui ben tosto seguirà. un'es!ludazione sierosa limpid11.1 colla quale si preparer,1,nn0 i vetrini per le ricerche ulteriori. Questo metodo presenta il grave inconveniente di riuscire molto doloroso al paziente, specialmente per le strofìnazioni. Non si presta quindi negli individui molto sensibili e nervosi, e nelle forme eretistiche di sifìloma iuizinle. 2' Thibierge, Ravaut e Le Sourd prescrivono dopo avere scrn· polosamente nettato la lesione, fare una frizione leggiera sulla super· fìcie, o meglio gratta.ria leggermente a più riprese con un va.;cinostile allo scopo di provocare un'essudazione rosea, in cni è facile riscontra.re i treponemi. Anche questo metorlo riesce doloroso, e se le strofinazioni non sono tali da provocare la secrezione del siero degli stra.ti profondi della lesione, come avviene colla pressione proposta dal metodo precedente, i treponemi non sem pro si trovano. 3° Arning e Klein consigliano le frizioni con tttE>re di petrolio, che oltre alla detersione della lesione provocano la secrezione deJla. sierosità necessaria. Il bruciore che produce talvolta. l'applicazione dell'etere di petrolio è tale, che non tutti gl'infermi vi resistono. La secrezione che ne consegue è scarsa e non sempre contiene treponemi. A queste frizioni talvolta. sussegne edema delle parti ammalate ed il d0lore si mantiene a lungo. 4° Krzysztalowicz Siedlecki, dopo aver fatto notare che le ulcere infette fage:ieniche e necrotiche molto profonde, danno un liq uido abbondante ma povero di treponemi, propongono di att~ngere il ma-
STl"Dl O Cl n 1'1(;0 t'OMPAlU'rlVO, E(' J ,
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terial e d'esame dai m1ugi n i clelia lesione me<l ian te leggi e ro grnt.lamell to o prefer ibilmente, se \" I s1 t ronrno, dn. altre lesioni che 110n siano in queste condizioni. È u n metodo da tenersi i11 co11sidera7.ione in casi ,;pecjaJi. 5° Bor rel, Bt1rnet propongono i n caso d i u lcere o cli pemfigo s ili li t ii;o, quando non e possibi le fare una piecola biopsia, di grattare il marg ine della part1:1 u lceratfl, o il fondo della bolla e p rocedere col prodotto cosi ottenuto, o col piccolo frammento esci sso in caso di biopsia, trat,t,andolo con a.ClJlla di.,:ti l lata. 1·~ come il precedente metodo da tenersi in consjdernzione per casi speciali. fi0 Le, aditi e Hoc he, dando la massi ma importanza a. qne::;to momento del la ricer ca, raccomaudano i nnanzi tntto ù i procedere adagio, con molto gar bo e cautela per e\'itare l'emorragia : di s<'r vir si di strume n ti ster i li e di elisi ufet tare per q nanto è possibile la. l esione seu za troppo irritarla.. Se i tegumenti snno intatLi s1 praticliera una pulitura a l sapone segnit1t da 1111 lavaggio a.lJ"all'ool, all'etere o ,,ernplict'tne11te con !<Olnzione fisiol ogica. Se il silìlourn, è ulcerato con supAr fìcie r.o pe r ta da cro:-;to, c1ue;;te s i l<'veran110 e ;;i puli rà il fondo dell'ulcera con aequa steri le, o co11 solnzione fisiologiet~ in modo da mettere il dern1a a n udo sb,irazzandolo dai prodotti c he lo r icopron o. Fatta la nece:;saria deter:,;io11e consig l ia di prat icare cl elle com1n·es.,ioni inter111i tte11ti dei te::,;uti in modo d,1 pro,nC':1.rP b f'uornscita de l siero occorr ente p er gli esami ul Leriori . 7' •r ribo11<IPau, di cui esporrf"mo in seguito i l metodo d i colora zi1111e d0i treponemi, ri por tando i consigli di G-astou e G iraud, propon e <li ben nettare l'uluera.zion e con cotone idrofilo, e poi mercè d'una lancetta, di un vn<'cinostile, o di un bisturi, fare sul bordo dell' u lcera rlPlle scarifica zi0ni parallele, su ffìcientemen te profon de, cor te e molto vieino fra lorù; raccogliere il liqn iùo sie ro san guinolento, ch e ,;gor ga. dalle pi ccole incisioni meùiante ra;;ch iameuto con un Yetrino coprio~gctt i, e collo stesso depositarlo sni vetrini occorrenti per i preparati, sui q uali si stri ,('ia come per le prcpnrn.zioni d<'l sangue. f;iccome 11el metodo da l ui proposto per la colorazione, la presenza. òe l sangue non nuoce al prep,1.n1.to, così l'A. non si c nra. tl'otte11cre i l si e ro l impido ric hiesto dngl i altri. Quest o metodo r iesce perù molto doloroso e n on tutti gl'infer mi vi s i prestt1no : i noltre la. pre,;enza. del sa11gne impedisce di adattare il prodotto così otrennto p!.!r esperimen r.are altri metodi <li t·olorazione ùi versi d a. quel lo da lui p roposto. U' Wlad issave<li tcb d i Belgrado, cr iticando tutti i metodi c he 17 -
<iion1,,1, Ila m<'Ji: 11111 11111i1111·r -
P:a,,·. X- Xl-Xli .
STL'JIIO CRI TI CO CO MPARATl\'O, ECC.
r ie,;couo p1u o meno clol oro,,i per g li ammala.ti, e cbe provocano fuornsc it,a di saugue, propone d i non grattare, uè di esercitare alcnna violem:a sulla lesioue per ottenere la sierosità necessaria per i preparat i, bensì d'asciug,trla semplicemente con un tampoue di garzasterilizza~a, ovver o, se si trar,ta d'una vasta le sione ricoperta da detriti cli tessuti distrutti, tamponare con garz,i nmettata con etere d i µet.rulio etl attendere la fuornscit.a rlt:Jla ,-ierosità, c be cosi facendo Ye rrel.)be fuori spot1ta11eatnellte. Tu questo ultimo cKso consiglia di pre levare la siero,;it:ì. clai pnnti i11 <.: ni l'epitelio non e c:omµ letamente distrutto. Questo rn et,1do non ci lia dato lrno11i ri,mltati , sia perchè l'essuJazioue m,n ;;empre si x·erificH, sin pen :hè, quando si rnrifica è molto sc,lr:,a e po vera d1 trPponenu . L"imbibizi one poi della garza cou l'etere di pd,rolio susi·ial molto bnwicre, come si è rilevato precedentemente. !1' li n1ttoùo generalmord,f' pratin1to in ciinica, e da noi a.<lntrnto n('lle no,-.t,re ricer c he è qnello de ll'nspi raz ione meJ iante p icco!!' \·ento;;p di Klapp. E cco t:ome s1 procede Lrntta11ùu;;i di sifilomi iniziali . t:;i clelerge a principio la r t1gio11e con semplice ovaua asciutta e sterile; t1uin<li si lani. cou soluzione fisiologica, fregando l~ggflrmente cuu batuffult di cotone imbevuti di questa :sostanza, e quindi , se i l silo della le:-;ione si pre,,;1a, si applic a. una piccola ventosa di .Klaµp prev iame11te sterilizzata. .Al riguardo giorn noi are c.;he uei siH lurui iniziali che si riscontrano sulla <:(1rona del ghiande, e t11,lv0Ha a l solco balanico non sempre si può prntic11.re l'aspirazione mediante le Ye11to:,e circolari, ed !l.llora se nvn si dispo11e di c.:ampauine adatte, ca1Nci di abbracciare l a lesione ed esereitnrc la. \"Oln ta aspirazi0110, è meglio r inunciare alla m edesima e ricorrere a quel lo dei m e t odi precedentemente esposti, che si crederà più coufacente al 1·aso. A.u c lie le lesioni non ulcernte dùuno coll'aspirazione il pr odotto necessar io per le ricerch e; ma, qualora, per eccessi va resistenza dei tes,rnti, u ou si verificasse la secre:r.ioue, allora si potrà ricorrere a lie \·i scarilfoa¼io11i mediante un vaccinosnle o un sottil issimo bisturi liueare. Giova in tutti i casi rige ttare la sierosità sanguinolen te, che fuoriesce a principio dell'aspirazione e servirsi i nvece di que ll!l. che è più limpida, o che sgorga dopo. l~ necessario tenere presente che sebbene la detersione, b compre,;sìune, e l'asµirazio11e siano per sè stesse ruanon-e indolenti, o qua.si, pur uo odimeuo in inclividni ipersteLici o m olto preoccupati della m a, la.tt.ia, possono dar luogo ad inc identi e sorprese p oco sgradevoli, q u alt
STUDIO CRITICO CO~tPARATlYO, !,:OC,
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li potimie, vertigini, ecc., perciò è consigliabile avere la precauzione di fare adagiare gl'infermi sopra un letro.
B. -
PLACCHI': MUCOSE.
Queste mauife::;tazioni della sifilide sou quelle più ricche di trepouemi e forniscono, perciò, ottimo materiale per esperimentare i var-i metodi di colorazione. Basta, dopu praticata la. detersiune della superficie, raschiarla leggermente Cùn una spatola o col dorso d'un bisturi per ottenere subito della, sierosità ri <·ca di parassiti per le ricerche. PAHT8 SECONDA. ColorazloDe dei treponemi .
Gi,1ieraliti,. - 'l'rala:;ciamo di parlare dell' u Itrarnicroscopio, di q nesto potente mezzo tl' indagine sc-ientifica, per non nst·ire dall'ambito dell'argom ento propostoci. Quando si di,;poue di tale apparecchio nou è necessario eseguire la Cl)lora;,,ione perchè basta os:;ervare col lu stesso un po' di sierosità rliluit,a eon qnalche goccia d'acqua distilli:1.ta o cli sol uzione fi..;iologica per potere eseguire subito la ri cerca. Noi in og11i caso prima di speri1neutare i metodi di colorazioue ci siame precedentemente serviti dell'nltnuuicro:;copio allo seopo di constatare la presenza dei treponemi 1101 materiale di e;;ame, ec1 f's;:;ere sicuri c<>:::Ì di procedere con materiale 1.:erta111<:11te p<>sitivo. Come norma nell'eseguire questo modesto Jayoro abbiamo adottato la seguente: prelevata la sierosità. t011 i metodi sopra esposti l'abbi amo subito osservata all'ultramicroscopio, e, constatata la presenza dei treponemi, abbiamo preparato nna certa quantità di vetrini in modo da potere collo stesso materiale sperime11tare tuUi i metodi e farne il confronto. Qua udo un metodo n on riusci va, si ri pete,;-a per di ~erse voi te cer-
cando di ottenere sempre qualche risultato. Si è seguito anche un certo ordine progressivo nel fare i vari sperimenti, principiando sempre con quei ruetod i che nelle volte precedenti ave,ano dato risulta.ti incerti o n egativi. Possia mo classifìcarn i metodi di colorazione del treponema pallido in quattro categorie: 1° Metodi ai sali di anilina; 2° Metodi ai sali di argento: 3° Metodi all' inchiostro di China; 4° Metodo al solfato di piombo.
.<:TL: DIO C R1Tl , O CO Ml'AllA'flVO, ECC.
]. -
iY[1noo1 ,\}
SALI
DI
ANILINÀ.
Con .~irlei-azioni genn·ali. - li treponema pallido ha µo ca affinità per i sal i d'anil ina. Con i metodi co munemente usati per gli altri agenti patogeni si colora diffici lme nte e <l.ebolmente, in modo c he spi cca poco sul fondo del preparato . e ri esce difficile a distinguersi. Si può generalmente parlando. ottenere una certa. color azione più spi ccata, facendo precerler e qualche m o rdente all'uso della S()Stan~a coloran te. Di q uesti mor denti si conoscono diversi: acido tannico, a 0ido c romico. acido o~mico, mordente di L uffier, mordente di Proca e Vas ilesco, ecc. rlei quali faremo m ellzion e parlando dei s ingoli metodi. Non esiste una colorazione e lettiva d ella spiroch eta pallida: essa si colnra a seconda dei m etodi o quasi colla stessa in tensità delle altre spirochete, o p oco più d ebolmente. A l riguardo credo opportun o n otare, che s i è ritenuto c h e, espun e n do i 'ìet rini prima., e poi i preparati ai vapori osmio-acetici se· condo il metodo di H offmaun ed ll al le, si potesse ottenere una <.!erta S<'lezione; ma i numerosi p re parati da n ,1i esegu iti con tale metod o c11n materiale co ntenente niverse s pecie d i spirochete ci h an no diru u:;tra10 ch e la voluta selezione non esiste. Con i mezzi attuali d' iudagine la spiroch e t e pali irla si pnò disti ngnere dal le a.Itre per la sua fo rma pi i1 delieata e sottile, per l'u niformi tà delle sue spire, e, nei preparati fr e schi osser vati coll'nltrami crnsc·opio, ()\tre che per i sopradetti caratteri anc h e per i su oi m 0,im('nti cara Ueristici . 1. -
Ì\[ l•;TOllO D I
G1F.~ISA CLA:<S JCO.
SoNf rmze coloranti . - Liquido di G iem.;a che si trova in commercio prepurato dalla casa Griible r. Per dii v<Jlesse cc1noscer e la compo<iizion e, questa è la seguente :
Azzurro II eo;.;i na . gntmmi 3 Azzurro IL > 0:8 <~licerina l\Ie r ck . centimetri cnhi 2!>0 Al cool metilico (Kalbaum \ > ~ 2:--10
Jlt.:to,lo. - Per ottener e buoni risult.ati è necessario fare le celature multo· accuratamente e molto sottili. (Ado periamo il termine velaturit pe r indicare lo strnto sottile d el materiale da e:-aminar e steso ~ul w t.r ino ,. Una goccio lina d i sierosità chiara e limp ida, che scorre dalla lesione dopo rap p licazwne della C,lmpauilla di Klapp, si stende sopra il \·erri no ar·i.:ura.tttm ente pulito in uno strato S()rti le ecl uni forme. Se s i t nnta cli particelle soli d e si sc·hiaccian0 fra due v etrini diluendo le con 1prnlr·l1e gocci11, d i soluzio n e fi :;iologi ca.
S'fU!)lO CIU'l'ICO C0M PARA'1'IV01 E CC.
'i33
Il fissaggio s1 fa. coll'alcool assoluto o con alcool metilico. I vet rini asciugati all'aria si lasciano nell'alcool mezz'ora o poco più. Fissati cosi i preparati, si prepara la soluzione del colore facendo cadere 16 g occe di liquido cli Giemsa in dieci contimetri cubici di acqua distillata e avendo cura nel fare il miscuglio di agitare dopo cias1:mna g occia. Questa diluizione non deve essere filtrata. Vi s' immergono i vetrini e si lasciano da uno a tre giorni alla temperatura dell'ambiente; quindi si la.va.no in a cqua, si asciugano all'aria e si ~ontano in balsamo, o meglio in olio di cedro, potendo le so;;tanze acide, che tal volta contiene il balsa.mo del Canadà, nuocere alla conservazione del preparato. I treponemi si colorano in violetto rosso. Il metodo di Giemsa, eseguito no I modo sopradescritto, dà sempre ottimi risultati. Ha l' inconveniente di essere molto lungo, ed i preparati non si conservano per molto tempo. Si hanno buoni risultati a1rnhe adoperando vetrini :fissati in alcool da diversi giorni, il c he può turnare utile per il servizio sanitario militare, poten<lo gli ufficiali di piccoli presidii, sprovvist,i di microscopi·o, mandare per le opportune indagini i vetrini semplicemente fissati agli ospedali più vicini. 2. -
M ETODO Dl GIEMSA RAPIDO AL CARBONATO DI SODIO.
Si versano in una provetta dieci centimetri cubi di acqua distillata e vi si aggi ungono da 5 a 10 g occe di soluzione acquor-a all' 1 p. 1000 di carbonato cli soclio. S i aggiungono quindi goccia a goccia dieci gocce di li quido d i Giemsa, avendo cura di agitare dopo ciascuna goccia. I vetr ini :fissati iu alcool nel modo sopra indicato, si lascia.no immersi in ,1 uesta sol nzione da una a due ore ci rea. Si la vano in acqua, si asciugano e si montano in balsamo come al solito. I risultati da. noi ottenuti con q nesto metodo furono poco soddisfacenti, poichè i treponemi si culornno molto del>olmente, e talora non si discernono affatto. Migliori risultati si hanno eseguendo la colorazione in un termostato alla tempera.tura di 37° lasciandoveli circa due ore. 3. -
l\IF.TOL>O RAPIDO DI G I E MSA l'ER RISCALOA)fENTO.
I preparativi si fan no su vetrini p01·taoygetti, ben tersi, e lo strato si distende nel modo più sot,tile possibile. J preparati già disseccati al1'11ria da molto tempo non sarebbe necessn.rio fissarli; q uelli freschi , dopo asciutta.ti si passano per tre volte alla fiamma come si fa per
7,H
S'rCilIO C RITICO ro\lPAfUTJ\"O, i,;cc.
gli ordina.rii preparati batteri<>scopici. La sostanza. col1mtnte sarà preparata ver,;autlo Hl gocce ciel li quido d i Giemsa. iu una pro\·etta graduata. contenente 10 1.:en timetri cubici di acqua distillata, avendo cura di evitare ogni minirna traccia d i acid ità, e serveudosi d i reci pienti pulitissimi. Ri agiti adagio adagio la provet ta men t re si fanuo cadere ad u na a<l una le goccie d el colore. T ale m iscug lio colorante d,·ve es,;er fatto al mo1nento ,.li servirsen o eJ il Gie msa, r accoman•la d i aggiungere anche q ui l e cinque a dieci goceie di soluzione acquosa rl i carbonato di sodio all'l p . 10110. La colorazione si e.;egae nel modo seguente : si t iene i l vetrino p reparato con adatt.a pinza e v i si deposita sopra qualch e gocciR di colore, quanto ba,ita a coprire la velatur a fatta col prodot to sifili tico. Si r iscalda per qu alehe secondo s ulla fi amma d i un becco Bunsen aperto per metà fino a llo svilu ppo di vapori evitando l 'ebollizione. f-ii getta subito il l iqnido colorante e si rim piazza con altro riscal<la11do nuovamente come sopra. La manovra. s i ri r,ete per tre ~olte a vendo cura l' ul tima volt a ùi riscaldare per d ue o tre minuti evi tando sempre l'ebu llizione. Ri lava q uin di i l preparato, si asciuga e si fa l' i ncl u<;ione in balsa mo con vetrino coprioggetti. I treponemi si colora.no in violetto ro,;so come n ei m etod i precedenti . (J,nesto metodo per riscaldamento rar.coroandato da l Preiss, dal Le vad:i t i e dn.llo stesso Giemlia, n on clà i ri sulta,ti che si ot tengono col metodo lento, e richiede molt a abili t à per eseguirlo. Spesso col riscaldamen to si b a.u no preci pi ta.t i di sostanza colorante, che guastauo il preparato, e non di rado può a vvenire, che il prodotto si dist,ac· ch i dal ~etrino in modo che dal la~aggio consecutivo non rest a più nulla; inoltre, quando ri<>sce, i t repon emi restano molto debolme11te colorati. D ei t re metodi quindi resta da preferirsi il primo. Quando si d ispone di u n termosta to si può fare la colorazione alla tem peratura rli :37" n,bbrevia nùo di molto il tem po necessario pel metodo classico, In que~to ca;;o però bisogna ag~iungere poche g occie di soluzione di carbonn,to di soda, come t;Ì dis-;e pel metodo esposto al n. 2. 4. -
) li,;1·01)0 0 1 HonMASN E D liALLE.
Questo met,odo d i ff'erisi;e da quello classico d i Gi emsa unicamente per il fissaggio. Ecco co111e si procede : si versano in un vetrino da orologio cinque centimetri cubici di soluzio11e acquosa a ll'l p. 100 di acido osmico, e vi si aggiungono 1/J gocce d i aci<lo aceLico. S i mette questo vetr i no
S'flJDIO CRlTIOO C0)1P,IHATIV0 1 1.::0!'.
,..,.-
l nO
in una capsula di Petri: al disopra dello stesso s i dispon~ono i ve· trin i portao~getti su cui de,e far:::i la p reparazione in modo eia farli rimanere esposti ai vnpori 03tnio acetici, e si copre la capsula per im pedire l'espandersi di tali vapori. I vet rini si Ja5ciano esposti p er dne minuti primi, indi si stcrnde sopra i mel1esimi il m ateriale da esaminare in n uo strato sotii!i,--.;imo ed nniformP., e :si t ornano ad e;:;porra ai ,apori per alt ri dne minuti . T olti i preparati dalla cap'lnla. debbono essere asciugati all'arin 1 e qnindi immer.;i in una soluzione ullnngatissima 1 color rosso chi aro, di per manga11M.o potassico dove si lasciano per un minuto : quin di si trattano col metodo classi co di Giemsa. Alcuni consigliano prima <li rnett.ere i vetrini ne l permanganato di pas;,arli por tre ~0lte al lii fiamma e co mpletare cosi la fissaz10ne. Questo metorlo fu crell uto da alcuni antori comfl elet.tivo per la spirocheta pallida ed al rigua,rdo credo opportuno di rip0rtarn q uant o scri ve il p1·of. I a<lE'r Cappelli in una memoria pubblicl\t,a nell'anno HH)8 nel Giornale ifliliano delle malattie venenJe e dellri pelle in titolata : Hicerche sulla spirocheta pctllidri nei si/ilomi primitivi ed in alwne de1·mfl,tosi .çi(iliticlte. « .... . Nel caso della spirocheta pal lida, in cui n on è conce;;sa la coltura del parassit.a, ma solo dai s uoi caratteri morfologic1 è possibile la differenziazione dalle forme consi mili, una colorazione è tanto p iù buona quanto più elettiva, quanto p iù riesce a mettere in eviden za sia pure delle sfumature, le quali ci sono però necessarie in una diagnosi differenziale. « Ora appunto fra i met,ocli proposti dagli autori q nello che più mi sembra rispondere l~ t a li requisiti è il metodo di Hofl'i.nan Halle : questo consiste nell'esporre precedentemente i vetrini sui q uali ,a steso il materiale ai vapori osmiacetici , che poi viene fissato con una secouda breve -es posizione agli stessi vapori a quindi colorito col liquido originale di Giemsa. e T ale metodo ha su tutt i gli a ltri il vantaggio di nna rapid issima fissazione che permette la, colorazione elettiva dal la spiroch eta pallida in roseo, la qtrnle ha molta. impor tanza per distinguere il parassita di Scbaudiuu dalla fonne consim ili che si trovano alla s uperfi cie delle mucose >. I prepara.ti da noi eseguiti con questo metodo n0n ci han no fatto rilevare alcuna differenza. da q ue lli ottenuti col metodo classico di Giemsa. Q uello che abbiamo notato invece si fu che la colorazione avviene più le ntamente, specie se il preparato ri mane so verchiam ente esposto ai ,a.pori osmioacetici ; e che i vetrini cosi fissati s i prestano
7 ;)(ì
STUD10 CRI'rlCO COMPARATIVO, ECC.
male per le colorazioni coi metodi rapidi al liquido di Giemsa, coi quali abbiamo avu ti continui insuccessi sempre che facemmo uso del fissaggio dei v apori osmiuacetici. P er tanto la modificazione apportata non aggiunge nulla, a parer nostro, alla eccellenztt del metodo originale di Giemsa.
5. -
M ETODO AL DLÒ 01 MARINO.
80.'ifanza col01·ante. - Bli.t, di Marino, che s i trova rn commercio allo sta.to di poi vere. Per chi volesse conoscerne la compos1z1one, questa è la segueute:
.4. -
B. -
Bh't di metilene .
gr.
Blù azzurro . Ac4 na distillata. Carbonato ùi sod,i . Acq na distillata.
•
0,50 0,50
100 g r. 0,50 » 100 »
Si nuiscono le soluzioni A. e B i.n p a rti ugna.li e si lasciano alla stufa alla temperatura <li 37° per 24 a -18 ore, indi si aggiunge una soluzione acquo~a d i eosina del titolo di gr. 0,30 a gr. 0,10 per ceuto. I l tntto si filtra e s i tlissecua nel vuoto, fìnù ad ottenere una polvere solubile nell'acqua e nell'alcool metilico e conosciuta in commer r io col n ome di B l ù Marino. L a soluzione di BI Lt l\Iarino, secon clo il L evaditi, :-1 fa sciogliendo 4 centigrammi d i polvere in 20 grammi d 'a lcool metilir:o: secondo altri, la propor~ione sarebbe tli 1 gramm o d i polvere s u 135 grammi d'alcool m etil ico; ma è preferibile lrt prima sc,luzione più debole, cnnsigliata tlalla mag~iorn.nza de~li autori. Il vetrino, preparato di fre:;co, si as<'inga all'aria, e non dev'essere fissato. Vi si \·ersano sopni ,1 o 5 g<>Ccie di soluzione di bli'1 marino, fatta com e sopra si è detto, e s i lascia in contatto per tre minuti primi, indi si a~~iungono, senza t occare il preparato, altrettant.e goccia di soluzinue diluitissima di eosina all'uno per dnemila, che si lascia in co1Jtt1.tto per altri due minuti. Quindi il preparato si lava, si a.sciuga e s i mon ta in balsamo. Qne~t1> metodo m ol to semplice, che è raccomitndato da molti iintnri, spocial meotfo d1il B ottelli, ric hieile molta. a1.teuzio11e nella sua esecu· zione, tlantlo fac ilmente insuccessi. L e spi roche te pallide si colorauo molto debolmente in rosa-pallido e spiccitno poco sul fondo uniformemente r oseo <le i vetri no.
STO oro C RITICO OO!lf PARA 'l'l vo, E CO.
6. -
METODO DI PROCA E
7:17
V AS1LESCO.
I preparati sono fissati per 30 minuti nell'alcool metilico o n oi. l'alcool assoluto e quindi sottoposti a!Pazione del mordente così composto : Acido fenico pnri ssimo cent. cubi 50 Acido tanni co . gr. 40 Acqua distillatii. . > 100 Soluzione alcoolica di fucsi na al 2 e mezzo p. 100 • 100
Il preparato si lascia in questa soluzione per 10 m inuti alla temperatnra ord inaria ; quindi si lava ad acg na corrente e si colora colla seguente soluzione per al tri 10 m inuti: Soluzion e alcoolica concEc'nt rata d i violetto di genziana. cent. cubi 10 A cido feni co purissimo > > 6 A cqua distillata . » » 100
Si t ermina col solito la.var:gio, asciugamento e montatura in balsamo. Questo metodo è uno dei pm antichi dopo q nello d i Giemsa, rimon taudo al 1905, ed oggi è poco usato. Si trova raccomandato dal Levatliti e R ocbò nel libro la Sypftilis. N on dà risultati molto incoraggian ti, perchè faci lmente ha ILwgo u n copioso precipita.to di colore violetto che osiaoola la n<'tta per cezi on e degli elementi istologici e dei parassiti. Per evitare c io si ùevè aver cura che le velature siano fatte molto sottili ed un iformi, che tanto il mordente che la soluzione colorante siano filtrate prima dell'uso e che il lavaggio dopo il mordente sia molto prolnugstto. Con tutte qneste precauzioni, spesso non si evita il lamen tato incon veniente. Noi abbiamo avuti buoni risul tat,i, invece, limitandoci alla sem plice azione del morclen te p rolungata per mezz'ora senza la colorazione consecutiva : ed ahlJiamo ottenu t.o i treponemi colorati in r oseo, abbastanza visibi li snl fondo d el p reparato, parimenti colorato in rosa più pallido. 7. -
1\fwrooo DI. Bo1rn ri:L E BamrnT1'.
. Questo metodo è analogo a quello adottato da Liiffier per la colornzione delle cigl ia. S i diluisce anzitutto il prodotto in tre o quattro goccia d'acqua distillata e si rlepongouo di q uesta miscela alcune goccioline sopra un
STUIIJO CH IT!CO COlll'AR.\TI\'O, ECC .
vetrino porta-oggt>I ti bon terso. Si fa asciugare a ll'aria e quindi si fhsa passrmJ.olo per tre nilte alht fi amm.i. di un becco Buuse n aperto per metà. Dopo fissn.to il prepinato è souoposto all'azi one del mordente cli L iil11er, co,.:i com po,-r,o : Soluzione acq uosa al 25 p. 100 <li fll:ido tannico c. 1· . 10 Soluzilme ~aturnta a freddo di solfato fe rroso . » G Solmiione elcoolica satura di foc hsina > 1 Si , ersa no sul vetrino po.:he goccie di questo mi,wnglio e si ri Sl:alda le ntamento fino a. S\·ilnppo di vapori, in rli si r ige tta il liqui do e si ripete l'ope ra7,ione per due o tre volte. Si colora in seguito col l iq uido di Zielil ( fuc hsina fenica) riscak1allllo leggermente come ;;opra. ~ i L11rmina col soli to la,ag~io, asciugamento e montatnrn in bnlsa1110. I t r eponemi si colora.no in rosso ,ivo. Questo mew.Jo d à buoni ri sultati quando è be n adoperato. :::le la, diluizione n on e fa."ta bPne ,:i hanno preparati molto dc,nsi clH' non fanno disti nguere nulla.; se nel riscakln men1 0 si ec:ccde fino alla ebl,lli zione del liquido, i l che pnò succeder e i mprovvisamente se il vetrino è un po' gro~,-o, allora il preparato si distact.:a e n on s i , ede più nulla. J falt.-a parte prPseuta g l' iuconveuieuti iu erenti a t utti i metodi che esigono una d i luizione del prodotto sifi li tico; percbè spesso i t reponemi sono scarsi, special mente nei sifilomì iniziali che hanno subito qualche trattamento terapeut ico, ed allorn s i può verifi care il caso di a.vere preparati i u cui non si trovano che ra ri treponemi e Ì1e colla dilni zione diventano rarissimi. ] t esta sempre però un b uon metodo di controllo, quando con altr i metodi si e al·certat!I. la diagnosi. 8. -
)faTooo lii Jf Eax1-:rn1m .
.lfalerirt colorante. - So luzi one a('(1 nosa saturata a caldo di , rnJetto cli genziana. J pr epara.ti veugono fi ssat,i nel l'id eool a~:-:oluto, tenendoli per mezza orn e quind i immersi nella solu7.ione sop raùetta fi ltrata per 15 minuti pri mi. Hi termina col solito lavaggio ad arqtH\ correJ1te, asciugamento e montat.nra in bRlsamo. T.,a. coloraz ione int,ensa <;he si ha. del fondo del pre parato im pedisce di vellere be ne i trepo11 r mi ch e si colorano piuttosto debol men te. In caso poi clie il 1mtteriale i;i prele vi da con dilomi piani della mucosa ornle, i tre.ponemi ven~ono coperl i cl1ti vari microrgan ismi della flora boccl\le, i quali colorand osi mollo i ntensamente in violet.to osta· colano la visione delle spirochete .
S'I'l;oro c i:1·rrco CO~!PARATIVO,
9. -
.:oc.
73!1
Aft-:Tooo ot Fu:,:co.
Differisce da l metodo precedente unicamente perchè alln colornzione fa precedere l'azione mordente del l'acido cromico. Il preparato si fissa nell 'ah:ool n1et.ilico per 30 minuti, e s' im merge per 5 minnti in tma soluzione di a.<:ido cromico al 5 p. 100. Qui ndi si lava i n acqua correute e si colora lasciandolo per mezz'ora in una soluzione satura ta a caldo d i violetto di genziana o di violetto di metile. Si termina col solito lavaggio, asciugamento e mon tatura in balsamo. I treponemi appariscono colorati in lill a, ment.re g li altri microorganismi si colnrano in violetto. I risultati da noi ottenuti con q uesto metotlo furono certamente migliori di quelli aYn ti col metodo precedente ; però a1rnhe quP,:to non va esente dai difetti riscontratj in <Jnello, sebbene in minor g rndo.
10. -
1\[ETODO DI ~HMANIN1, .
Occorrono le seguenti sol uzioni : Soluzione A. - P otassa caustica all'alcool gr. 1 » Acqua distillata . tOO Soluzione B. Fnchsina soluz. akcolica satura. » 1 Acq na distillata » :dO ovvero : Soluzione .A. Carbonato di soda gr. 5 A cq na d istillate. 100 • Soluzione il. - Nolnzione acq nosfl ::m tura. d i cry.~tal-violet. Il preparato si fa sn vetrino copri-oggetti in modo uniforme e sottile : si fissa in alcool metilico o prudentemente alla fiamma. Si fa.nuo cadere sopra poche g occie della soluzione A e poi immediatamente, senza lavare, qualche goccia della soluzione B adoperando a piacere l' una o l'altrn. delle sol nzioni. Si fa agire la. colorazione per tre minut.i, durante i quali il liquido s'intorbida, dando luogo ad un preci pitato; quindi si decolora. A questo punto si toglie il liquido e s:i ripete l'operazione: quillCli i l p reparato si la.va, si asciuga e si monta in balsamo. Con questo metodo la spirochete pall ida si può i n certo modo distinguere dalle a ltre spirochete perchè si coloni. più debolmente ed apparisce più pallida e più sottile d elle altre. È uno dei metod i più recenti ai sali di anilina e dà risultati abbastan za soddisfacenti,. ma non è da preferirsi a quello d ì G-iemsa perchè le spirochete restano colorate il più spesso tanto debolmente che si rende difficile l'osser vazione.
.
7±0
STu l)lO CIIITICO CO MPAHATrvo, EOO.
11 -
)[ETODO
Dl R1C1IARD K A. LB,
Aostanza colorante - Triaciclo E osina della formala seguente: Eosina B A gr . O,fiO Alco0l a 70° > 50 Tri acido . ~ SO Que;;t'ultimo si acquista dal commercio in soluzione e con tiene fnchsina acida, verde di metilene, ed orange, cosi cchè il miscuglio colorante proposto coll'aggiunta dell'Eosina diviene composto di quattro sostanze coloranti. ' l'ale miscuglio deve essere limpido e non deve con tP-nere corpi in sospensione: bisogna agitarlo prima dell'uso. La sostanza d~~ esaminare deve essere costitui ta principalmente da siero molto limpido, quale si ottiell(, secomlo l'a utore dopo aver raschiaLO l'ulcera o il sifiloma con un cucchiaio tagliente, e C"he vien fuori dopo cessata la pi ccola emorragia. Bisogna rigettare quello sang uin,,lellte che esce subito dopo il raschiamento. Il fìs~aggio si fa alla fiamma n el solito modo . Si versa quindi sul vetrino qualc.:he goccia del miscuglio colorante e si passa il preparato per due o tre volte alla. fi amma evi tando uhe l'a lcool s'infiammi . Allora con precauzione si depo:;ita. sul margine del vet rino prima una gocciolina d'a cq ua, poi n na sol uzi one all'uno per dieci d i acido acetico. P er i preparati molto spns~i contenenti san g ue si aumenta l'acidv acetico e si aggiunge anche qualche goccia. di alcool a ssoluto. Se ciò non o:;,tante il pl'eparato non si chiari fica., s'immerge per qualche minuto in una soluzione rii titnnino. Si lava., s i asciuga e si monta iu balsamo. Le spirochete ap pariscono ineolori sopra un foa<lo roseo. Questo metodo non fu da n oi sperimenrato sem braudoci molto complicato e direi q uasi troppo esi~eute fin dal modo di pre levare i l materiale media.11te raschiamento uol ·~ucchiaio. Abbi amo creduto ciò non ostante riportarlo per la sua originalità, es,-eudo l'unico metodo ai sali d'anilina finora proposto pe1· decolo1·azione, che potrebbe a prire un'1d tra via d i ricerc he per la spirocheta pallida, sfrutta.Ddo la s ua p oca affinità pPi sali di a11ilint1. e qui ndi la facilità di decolorarsi.
* ** Oltre ai met.oùi di colorazi one coi sa li d i anilinA. sopradescritti alt.ri ne abbiamo sperimentato per nost.ro couto senza p erò ottenere risu Itati degni d i menzione. Dai nostri esperimenti siamo venuti n oi convin· ciment.o che è :lempre preferibile adoperare solnzioni piutt.osto d eboli
"-TI.: ll ! O C'IU "I reo (."0 \l l'AHA'l'I ,·o,
E(' I".
7,. U
e per lungo tempo anziché soluzioni 1:011ee11tnu.e e Lrnppo energiche, le qua.li C(l]orando n-.olto il fondo riel campo micr oscopi co coprono le spirochete, che si C\Jlorano debolmente. A preferenza di a lt ri mordenti l 'acido tannico, sia. applicato prima, sia insieme alle sost1.\.0ze colo· ranti aumenta in cel'to qual m odo la poca. affin i tà ùei treponemi pei sali di anilina e fol'se con ulteriori tentativi s u questa Yia, come su r1uella della decolorazio11e f!i potra11110 ottenere migliori ri:<nltati.
IL -
.J[ ETOOI AI SAi.r nr
Anr.F.xTo.
Oene,-a/ità. - ~enza entrare in e.latta.gl i d1 storia scientifica ricor· diamo soltanto che fu il Volpi no ehe pel primo scopri J'aflìnità dt' l treponema pallido pei Sali d i a rgPntO, e (lj questa affini là S6 ne SerVÌ per I!\ r icerca dello stesso nei t essuti dei sitilitici. In seguito gli stttdiosi si avvalsero di qnesta afiiuità H11che per le ricerche ne i comuni preparati a gtri,;cio cli prodotti ;;ifilitici, ed oggi numernsi si contano metodi di colorazione ai sal i di argento. Noi ci l imitiamo all'esposizione di q uelli più conrnoomente nsati. In generale i treponemi colorati coi sali cl i 1irge11 to appaiono pi i'.1 grc•ssi del normale, il che talvolta può indurre ad errori diagnostici, t1u11do luogo 11, confnsio1rn con le ,;pirochete banali, che normalrnent,o sono più grosse; però con nn attento es1tme d1 confront<?, ba,lando alla, forma e all'nniforrnit1'.L delle spire, si può facilmente evitare J"equivoco. U n altro inconveniente cli questi preparati è qn<'llo della po1;a stabilila., inc11nYeniente che viene e,mgeratto dal contatto del balsamo del Cauadà, dP!l 'olio di cedro, e dello xilolo. B be11e qu ind i e,•itare per quanto è possibile l'u:;o di tali sostanze, facondo i preµarati sui vetrini porLa-oggetti senza n1ontarli in balsamo ed osservr1rli mettendo direttamente sul prepa,rato nna gocciolina e.li olio di cedro che si avrà cura di rironovere ad osservazione :finita mediante carb~seta. È consigli a.bi le, d isponen<lo cl i forti lenti a secco, fare l'osservl'lziond se11za imme rsione. Indipendentemente da ciò i preparati col orati coi sali di a rgento dopo un cer to tempo vanno a male; perdenclo della loro intensità e nettezza ed as;,nrnendo pr ogres.~ivamente noa tinta giallo-brn nn.slra uniforme che sempre più sbiadisce.
11. -
)[wrono ne f;T1mN.
I prep1nati si fa.mio su vetrini porta-oggetti m olto puliti e nel modo più sottile possi bile. Fatta l a velatura si asciugano all'aria e s i tengono per un'ora in termostato alla temperatura d i H7". l vetrini
STUDIO CRITICO CO MPARATl\"0 1 ECC .
q11i11Ji s1 mettono in recipienti di vetro incnloro couleoeute una soln:r.ione di nitrato d'argento al 10 p. 100 e si esponeono alla luce dif. fu sa . Dopo qualche ora (li ude espo~i z1one i preparati assumono ll n & tinta brunastra con riflessi met1i1Ii<;i; allora si levano dalla. solu zione d'Hrgento, si lasano in acqua distillata. e si asciugano. B isogna evita,re l'esposizione alla luce dire tta, d Pl sole perchè non avYenga la formazione d i precipit1~ti. I treponemi s i . coloruno in bruno scuro o in nero. I risultati ottenuti con tale metodo sono buoni; però è un po' lu n~o e ri..J1iede l'uso di un termostato, che non sempre E-i ha a disposi· z11Jn<'. I preparat.i si mantengono poco specie se si tengono a lla Iure t1o,·e anneriscono progressivamente divenendo sempr e più confusi . • LH. -
:JETOOO
,n Co~uirnu:s-.
S i diluis('e il prodotto co u una soluzione accino:-a d'albumina d'A. non dice in d1e proporzione\ si stri scia sul vf'trino, ;:;i asci uga, alh1riit e si ns:;a alla fia1,rn11t. T1 preparato s' immerge allora i n m1è\. so1117.ione cl i nitra r.o di argento al 10 p. 100 per 5 minuti e ;,i espone al ~c,le . Si hn·a in rv·qna e 1<i tratta cou uua. soluzione d i acido pirogal lico al 5 p. 100 o con altro s,ilnppo fotografico . I treponemi appa· ri,;cono in· n ero sn fondp bruna:-tro. Si t e rmina col solit.o la,agg,o ecc. Kon sempre al mo mento d e ll'esam o si pnù a,er pron ta la soluzione di albumina <che noi facciamo in parti nguali io acqua d istill.ita'. l·:sponend o il preparato al sole si hanno fac ilmente dei p recipitati gra· nulosi neri che disturbano l'ossPrva,zioue del preparato. Qualche , olia dopo il trat.Lamento coll'acido pirogallico il preparato d iviene cosi n ero che non t-i vede più nulla I~ bene far e i l lavaggio sotto un getw di !tcqua djstìllata per evitar e che i snli contenuti n~ll'acqna comnne favoriscano la formaz ione dei JJrecipitati. A parere nostro non è uu mt!todo molto coni-ligl iahile. 14. -
MET0 1,o 01 RAYAt:T 11: PosCELLE ALLA LARGJ NA .
I l materiale ste::;o sopra vet.rini porta·oggetti ben tersi v iene fìs:-:ato all'acido osmico o all'a lcool metilico. In segu ito i vetl'in i i;10110 collocati in umt soluzione di !argina (a.lbumiuato di Argento d i spP· c·iale prepr.ra7.ione, non facile a trovarsi iu com mercio ) a l 2 p. l(l(l in ac 11ua disti llata e tenuti per due o re a lla stufa a lla temperatura di 55° gradi.
STU f ·IO Clll'l'ICO CO)IPAUAT l\'0 1 EC'C .
743
Si opera in seguito la :·idnzi one dell"ar_ge11to senza precedente lav11ggio con una soluzi o11e di acido piroga! ! ie;o a l o p. 100 per la durata di cinque minuti. Si lava iu acqua distillata e si ripete tutta l'operazione per una seconda voi ta. Con q nesta tecnica i treponemi resto.no col urati in brnno oscuro o in nero s u fondo gialliccio. I prepara.ti s i debbono conservare al buio. Non abbiamo sperimentato queste: metoùo sembrnndol·i compl icato e lnngo, ed anche perc bè non è fac ile trornre in commercio la !argina. I n se stesso non sarehlie <'he nna modificar.ione del me!"oclo di Coman•lon t1t1che a hase di a]bnminMo di 11rgeuto.
lo. -
:i\[1·'.TODO ])I Fo~i'l",\NA.
111 Dilni1·e il materiale da esaminare in qnale he goc<: ia d"acq na disti llata, distenderlo sopra nu vetriuo porta-0g~etti, lasciarlo asciugare all'aria. e fì::;sarlo alla fiamma. 2 1 Ver,:are sul preparato qnalcbe gocci/\. cle lla suluzi011e tannica. c"si com po;;ta: Soluzione A - Tannino. gr. G Acqua distillata.. « 100 3° Biscalrlare fino a leggiero s~·ilnppo di vapori 1)er 20 secollrli , evitando l'ebullizione e quindi ]avaro in acqua correute per mezzo minuto . 4" Versare alcune gocoie di soluzioue di nit.rato di arg;Pnto ammoniacale così composta: Soluzione JJ - Nitrato d i argPnto gr. 5 Ac:qua d ist illata. « 100 Ammoniaca q. b.
iY' Riscaldare corue, SO! ra per 20 o 10 ~econdi, a seèooda. del la in~ensità <li colore che si desidera, i urli lavare ed asciugare con carta bibnla. In t0tale occorrono dai 70 agli 80 minuti secondi per fare il preparato. Per prf,parare la solu zione R conosc.:iuta sotto i l nome di .~oluzio1w cli Fontana, occorre una speciale tecnica. necessario che l'ammouiaca venga aggiunt,a a goccie a.l111. soluzione di nitrato di argento: si forma dapprima un precipit.ato, che poi si scioglie nell'eccesso dell'alcali; siccome per ottener e nna bno na colorazione è necessario che la miscela non sia troppo akalina, cosi occrwre: q nando è scomparso il precipitato, 11ggiungere qualche gol}ci a di nitrato di argento al 5
t
74'.1
sn·o,o CRI'rI CO CO~IPARATIYC\
ECC.
11. J()O sino a che il liq uido diventi leggermen te opalescente . La so luzi one fatta in tal m odo si conserva attiva per vari mesi. Col m etodo descritto l'autore ha potuto colorare il t re ponema pa llidum, la spiroch e t a r efringe11s, la s piroc heta dentium, la spiroc he ta bncca lis. La Liut,a riesce g iallo inten;;a o bruna, il corpo d e l parassita è i:.:pt-ssifu, sicchè è age vole di!':tinguere i surldetti microrgan ismi con !"obbiettivo 8 e coll'obiettivo 5 ed oculare 8 compensato combina.ti. H ie...ce facile fotogra farl i. S empre che c i fu dato esegu ire prnpar ati con materiale m olto r icc:<• d i trepo n emi, questo metodo ci ha dato ottimi risultati, n o n c:o.,,ì q n ando i parassiti erano piuttosto scarsi e eiò per la <lilnizio n e del materiitle. Se si omette tale dilu i;iione, il colorito del fondo del 11reparnto s i <'Olora così in tensamente da im pedi re cli distin guer e i par ass1n. 11;. -
l\.fwrono 1H TnrnoNDr.Al".
1'.: nna modifìc.izione del metodo F on t ana. 'l're condi1,i oni sono ne1,;e;;sarie per ottenere buoni p reparati di trt? p011emi con quPsto m Ptodo : 1c F ilre le velat.ure, n on colle secrezioni dell'nlcera in c ui il treponenrn è rnro, e per,l n to in nna g ran massa rli micro-or gftuismi ili,·ersi, 111 0. col :a:ncco ciel tessnto infi ltrato, ed al rig11ardo rantor e propone il meto ìo g ià esposto a.I n. 7 della parte prima d i questo la v oro per prele v,we il m etod o da. esaminRre. 2 ' Elimin ar e dalle x-elature il più ohe sia pOS$ib ile le sostau:1.i> impregunbili col nitrn.to d'argento, principalmente remoglobina perc h è es~e si accaparrano il r eagen te e u ascondou o il trepo nema . I~ io qtH'SI.O c h e il m etorlo 'l'ribondeau diffe risce e:-;senzialmentl) da qnc,llo del Fo1na11tL 13°. Impiegare un metodo di fis:;aggio ed impregnazione ener ~il'a p0tl" hè il trepon ema si colora dillici lmen te. Come s i è detto la pr esenza di cor pu scoli r ossi nel p rodotto da e,;am i11are non n noce a l buon andamento della prepRrazione. 1°. Steso nel m odo sopra rspo!':to (v edi n. 7 a pag. 737) su vetrino por taoi;getti il siero sanguinolento pre levato, si asciugl\ all'aria o in 1111 tPrmostato 1L 37°. Non b isogua fbsar e col calore. È bene fare m olti preparati in caso che i treponemi fossero scarsi . 2°. t'issare e togliere l'emoglubin a con l e a ltre so~tanze capaci di fo,;are i l nitrato di arg(• n to. A. tale nopo si fa cadere sul pre-
745
STUOIO CRITICO COMPARATIVO, ECC .
parato qualche goccia della. seguent e soluzione di Huge, rinnovandola più volte per un minuto o più. Tale soluzione di Huge è così composta: Acqua. distillata . Formolo com merciaie al 40 p. 100 . Acido acetico puro.
gr. 100 > 2 > 1
3°. Completare il fissaggio già cominciato colla soluzione di Huge, facendo cadere a goccia a goccia sul preparato tenuto inclinato dell'alcool assoluto e terminare questa manovra in fiamma.ndo qualche goccia d'alcool sul vetrino. 4°. Si fa cadere sul preparato qualche goccia di soluzione tannica. a.I 5 p.100 in a.equa distillata. (soluzione A di Fontana) e si sci\lda. debolmente alla lampada fino alla emissione di vapori, quindi cessando di riscaldare si lascia agire la soluzione per 30 ~econdi. 5°. Si lava il preparato in acqua corrente per mezzo minuto, poi si sgocciola l'acqua senza asciugarla completa.men te, e si versano sul preparato alcune goccie di soluzione acquosa ammoniacale di Nitrato d'argento, secondo la forrnola del Font,ana (v. soluzione B del metodo Fontana.). Allora si scalda leggermente e con precauzione alla lampada fino alla. comparsa di vapori e si fa agire la soluzione così scaldata per 30 secondi per come si è fatto con la soluzione tannica. Circa il modo di preparare la. soluzione di Fontana vedi pag. 74g_ Il preparato non deve essere opaco, deve a.vere una tinta color ocra con riflessi metallici violacei. I treponemi osservati con obiettivo ad immeraione si vedono nettissimi di colore bruno nerastro o nero, anche insieme a.i corpuscoli rossi del sangne, anzi è in questi punti che sono più tipici, perchè protetti dai corpuscoli stessi contro la deformazione che può avvenire coilo strisciamento. Non si deve montare la preparazione in balsamo, nè lasciare su di essa olio di cetro o xilolo, perchè altrimenti in questi punti la colorazione sbiadisce rapidamente. Se i treponemi appaiono poco colorati si può ripetere l'applicazione della. soluzione tannica seguita da quella. di nitrato d'argento Fontana nel modo sopra. esposto. La. spirocheta refringens, la spirocheta balani tidis, la spirocheta. buccalis, la spirocheta dentium si distinguono facilmente per la loro forma diversa, per la maggiore grossezza e per il colorito più nero che assnmono con questo metodo. Anohe la ~pirocheta. pallida. apparisce più grossa del norme.le con questo metodo, come in genere con ,s - Gior,1ale di mtdlcina mflilare - Fase. X-X l-Xli.
74H
• .
STUDIO CHITIOO COMPARATIV01 ECC,
tut ti i metodi ai sali di argento, e ciò è da tenere presente per -non incorrere in errori. Quésta è la sola obbiezione che può farsi al metodo Tribondeau, che tanto per la sollecitudine quanto per la precisione ed eleganza. dei preparati supera gli altri !Iletodi finora esposti. La tecnica è facile, alhi portata di tutti quelli che posseggono un microscopio: si presta altresì per l'esame di vetrini che possono essere trasmessi da siti lontani, avendo noi avuti ottimi risultati anche con velature fatte da qualche mese, il che è di non lieve importanza. pel servizio sanitario militare, potendo i medici dei piccoli presidii, sprovvisti d1 microscopio, spedire per l'esame agli ospedali militari principali i vetrini prepara.ti con prodotti di lesioni di cui si sospetta la natura sifilitica. 'l'ali vetrini possono venire spediti anche senza. essere precedentemente fìssati, ma semplicemente asciugati all'aria, purchè garantiti contro l'umidità durante il viaggio, la qua.le potrebbe nuocere favorendo lo sviluppo di funghi microscopici. I preparati possono essere f'acilm~nte fotografati, spiccando molto nitidamente i treponemi neri sul fondo debolmente gialletto del campo microscopico. Quando i treponemi sono piuttosto scarsi, noi siamo ricorsi al seguente artifizio. Sul vetrino abbia.mo fatto cadere una goccia piuttosto grossa di. sierosità prelevata mediante la ca.mpanina di Rlapp e senza distenderla molto abbiamo messo ad asciugare il vetrino all~ stufa a 37°. Qumdi abbiamo eseguito la preparazione colle norme prnscritte dal Tribondeau, facendo agire qualche di poco più la soluzione Huge. Siccome con tale applicazione si rendono trasparenti anche preparati piuttosto spessi, abbiamo avuti nella colorazione successiva un buon risultato concentrando molti elementi parassita.rii in piccolo spazio. Questo artifizio pen'i non può essere applicato senza la stufa perchè all'aria l'asciugamento non avviene in modo uniforme ma a strati concentrici di densita differenti, che compromette il buon esito della prepa.raz10ne.
III. -
1
METODO ALL 1:'iCHIOSTRO DI CHINA.
Questo metodo non è dei più recenti rimontando al 1909 epoca in cui fu dapprima a<lottato da Hecht e Vilenco e quindi divulgato dal Burri. Ii metodo originale fu cosi descritto: « Una goccia di siero prelevato a livello di una papula o di altra lesione sifilica è t1·it1wata con una goccia d"inchiostro di China ed esaminata al microscopio con obbiettivo ad immersione. In queste condizioni ì treponemi appari-
STUDIO ORITICO COMPARATIVO, ECO.
747
scono in chiaro su fondo nero -.. In seguito il metodo subì delle modificazioni nella tecnica e si fece qnistione se occorreva o no diluire l'inchiostro di China: og~i lo pratichiamo nel modo seguente: Su d'un vetrino portaoggetti ben terso si mettono vicino una goccia della sierosità da esaminare, una goccia d'inchiostro di China liquido di ottima qualità e, se del caso, una gocciolina d'acqua distillata.: si mescolano insieme Je tre goccioline coll'ansa di platino e quindi col margine di un altro vetrino si stende la miscela in modo uniforme e sottile sul portaoggetti. Si asciuga all'aria, si passa due o tre volte alla fiamma e si osserva ad immersione direttamente senza coprioggetti. I treponemi si vedono in chiaro sul fondo grigio nerastro. Non è sempre necessario diluire con acqua distillata come, per esempio, quando mediante la campanina di Klapp si è potuto avere una certa quantità di siero. È indispensabile invece, quando si ha poco materiale a. disposizione o questo è molt.o denso come nel caso di condilomi piani ecc. Questo metodo supera tutti i metodi finora conosciuti per la sua semplicità. e sollecitudine. Richiede però che l'inchiostro di China sia di ottima qualità altrimenti le spirochete si vedono confuse, colle spire non distinte il chè dà luogo a confusione. Non si presta bene quando il siero è sanguinolente e non può esserd adottato che con materia.le fresco prelevato sul momento. Occorre acquistare una certa pratica per distendere il preparato in modo uniforme. I prepara.ti fatti da màno esperta. sono bellissimi, si presta.no molto bene per la. foto grafia. e si conserva.no indefiniti va.mente.
IV. -
METODO AL SOLFURO DI PIOMBO Dl G OREYEB.
Con questo metodo occorrono tre soluzioni in a.equa. distillata: 1 ° Soluzione di ac ido osmico all'l p. 100.
2° Soluzior,e fresca di sottoa.ceta.to di piombo liquido a.Il' 1 p. 100. 3° Soluzione di s0lfìto di soda. cristallizzato al 10 p. 100. Il preparato non fii:;sato s'immerge successivamente: per trenta minuti secondi nella prima. soluzione, per dieci secondi nella seconda e p e r dieci secondi nella terza, lavandolo accuratamente dopo ciascuna immersione. La manovra. s i ripete tre volte o più: in ultimo si lascia. il preparato per trenta secondi o più nell'a cido osmico e si complèta la preparazione col solito lavaggio, asciugamento e inclusione in ba.1samo.
748
STODIO CRITICO OOllPARATJV01 ECC,
La colorazione da prima bruna per formazione di solfuro di piombo diviene nera sotto l'azione dell'acido osmico. I treponemi, i batterii, ed i detriti cellulari restano colora.ti in nero. I risulta.ti da noi ottenuti con q_uesto metodo non furono molto soddisfa.e.e nti. È piuttosto noiosa. la tecnica, la quale richiede molta pulizia ed attenzione. Bisogua aver cura che colla pinzs. ohe trasporta il preparato da una soluzione all'altra, non si mescolino le soluzioni tra loro, perché in tal caso l' insuccesso è sicuro. È preferibile lavare con a.equa distillate. d0po ciascuna. applicazione e non con acqua comune perchè si verrebbe ad intorbida.re la soluzione di acetato di piombo.
CONCLUSIONE. Di tutti i metodi da noi esaminati resta il metodo origina.le di Giemsa per la nitidezza del preparato, per la differenzazione croma· tica degli elementi istologici, metodo sempre preferibile, quando si dispone del tempo nelle ricerche s<:ientifiche dettagliate nei laboratorii. Per la pratica, quando si vuole rapidamente fa.re la diagnosi etiologica del prodotto, di tutti gli altri metodi sono preferibili quello all'inchiostro di China e quello di Tribondeau. Di questi il primo è il più rapido e il più preciso, ma richiede che la preparazione sia fatta lì per lì con materiale fre'lco. L'altro di Tribondeau alla. sua indicazione q ua.ndo, non potendosi fare la. preparazione appena. re.eco! to il materiale, questo deve essere esaminato dopo qualche tempo; perohè in t al caso i vetrini semplicemente asciugati all'aria e conservati al riparo dell'umidità, possono essere colorati dopo diverso tempo senza perdere nulla pel buon risultato. Presenta quindi il vantaggio che il m11teriale raccolto opportunamente in un sito può essere mandato in altro sito lontano per la colorazione, il ohe pnò essere molto utile in specie.li contingenze di servizio. Napoli, 12 luglio 1918. LETTERATURA.
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l if: RABD
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STUDIO CRlTIC:O COMPARAT IV0 1 I.CC.
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Contributo allo studio delle artriti blenorragiche Per il dott. Federico Zuccarl, capitano medico
La. coincidenza delle manifestazioni articolari e della blenorragia. si conosce~a gi?L alla fine del secolo xvm, ed aveva richiamata l'attenzione specialmente del Selle, dello Swediaur, di Hunter, e, fin da quell'epoca, gli osservatori dei disturbi indotti dall'affezione articolare causata dalla blenorragia, differenti da quelli del reumatismo articolare ordina.rio, fecero del blenorragico una speciale varietà di reumatismo. I primi studi intorno a tale complicazione d~lla blenorragia sono lega.ti ai nomi di Ricord e Fournie, ma altri ancora. fissarono loro attenzione su questa infermità, e cercarono una. spiegazione del fatto morboso quando il Neisser non ancora. aveva scoperto l'agente patogeno dell'affezione primitiva. Il F ournier ammise il rapporto tra il reumatismo speciale e la blenorragia, ma lo considerava come un rewmatisrno rifiesso. 11 Lasègue ne fece qualche cosa di identico alle artriti consecutive alle malattie d' infezione e l'attribui all'assorbimento da parte del sangue del pus uretrale. Il Besnier, ritenendo fondata. e l' una e l'altra ipotesi, ammì~e l'esistenza nell'uretra di una zona speciale rettmatogena, la cui irritazione poteva dare il reumatismo riflesso, o in corrispondenza. della quale poteva farsi l'assorbimento del pus. Sulla natura di quest'affezione, le opinioni furono perciò dapprincipio varie e disparate, ma in sostanza tutte si aggiravano nel campo del fenomeno riflesso e di quello dell'infezione. E, quando ancora il . gonococco era sconosciuto, i sostenitori della natura infettiva del reumatismo blen orragico ritene'l"· ano questo il r isultato di un'intossicazione speciale, differf}nte dalla diatesi r eumatica. Questa teoria che è ammessa oggi come la vera, era già stata emessa e propugnata dal F ereol, e trovava a ppoggio nell'osser vazione di manifestazioni articolari a tipo reumatico, anche i n individui in cui la lesione blenorrag ica primitiva aveva avuto sede extra uretrale, nella congiun tiva dei bambini (blenorrea dei neonati) o in quella di individni adulti, in seguito ad inoculazione di pus blenorrngico a scopo curativo del tracoma.
CO.STRIBUTO ALLO STUDIO DELl,l!: ARTRITI BLENORRAGICHE
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Queste osservazioni annientavano addirittura l'opinione dell'azione riflessa, e l'ipotetica zona reumatogena uretrale del Besnier, la cui irritazione poteva dare il reumatismo riflesso. D'altra parte Je ulteriori ricerche esclusero che fosse il pus uretrale che assorbito passava in circolazione, ma il gonococco, e lo provarono i reperti di questo nell'essudato articolare ottenuti dal P etrone, da Krammer, da Deutschmann, Lindenam, Stern, Rendu, Rock, Neisser, Bordoni Uffreduzzi, Finger, Griffon, Seiftert, Mercier e Metinier, ecc. ecc. Layer e Blnmer ottennero delle culture di gonococco dal sangue preso dalla vena di un braccio di un soggetto affetto da endocardite blenorragica. Ma, se molti sono i risultati posi ti vi ottenuti dalle ricerche battericlogiche e culturali, altrettanti e maggiori sono quelli negativi, ond'è che da taluni fu negata l'azione diretta del microrganismo nella produzione del reumatismo blenorragico, e da altri furono contestati i risultati delle ricerche. Certo è che indagini anche le più accurate fatte in liquidi sierosi e purulenti raccolti da articolazioni affette da artriti di natura indubbiamente blenorragiche, danno risultati negativi per la presenza del germe specifico della infezione, ma bisogna tener calcolo di due fatti accertati e sono: la difficoltà di coltivare il microbo che esige mezzi speciali di cultura, e la rapidità colla quale sparisce dagli essudati. Burci e Respighi però, pur avendo riscontrato sterile il liquido raccolto in un'artrite del ginocchio, trovarono la presenza del gonococco nelle fungosità che tappezzavano la parete sinoviale. Non sembra oggi di dover revocarsi più in dubbio la natura dell'affezione in parola, la. quale dalle vere artriti reumatiche si differenzia oltrechè per la speciale localizzazione, per il decorso clinico e per il germe che lo produce.
• ** Per quanto l'artrite blenorragica dovrebbe rientrare nel dominio della specialità., quasi sempre i casi di tale affezione cadono sotto l'osservazione del medico o del chirurgo a seconda del tipo speciale che rivestono. È pertanto che ho avuto occasione di osservare i tre casi su cui riferisco e che accrescono la casuistica dei tanti simili bene accertati. 1° CASO. - F. G. soldato nel 10° artiglieria da campagna, di anni. 25, da Tomba di Pesaro. È orfano di padre, ha madre vivente e sana, un fratello e tre sorel le.
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CONTRIBUTO ALLO S1'UOIO DELLE ARTRI'l'I BLENORRAGICHE
Prima dell'arruolamento e cioè fino al settembre 1911 esercita.va. la professione di cuoco, e sotto le armi fu adibito in qualità di cuoco presso la mensa dei sottufficiali. Agli ultimi giorni dello scorso aprile avverti dolori alla radice delle dita della. mano destra, dolori che si esacerbarono sempre più nei giorni successivi mentre si estendeva.no all'articolazione mediocarpica, e nello spazio di due o tre giorni notò la tumefazione al dorso della mano. Perciò il 30 aprile fu interna.to in quest'ospedale colla. diagnosi di flemmone della. mano destrn. e ricoverato nel 1° re· parto chirurgia L'infermo ha goduto sempre buona salute, e solo nel 1910 ebbe a. soffrire dolori reumatici vaghi, fuga{'.i, localizzati agli arti inferiori che col riposo cessarono in un paio di settima.ne. Non ricorda. di aver sofferto mai malattie d'importanza nè di es· sersi contngiato di blenorragia, nega la lues. Ha. aspetto notevolmente sofferente, è pallido, quasi cereo, e febbricitante. Accusa forte dolore alla mano destra che si presenta. discret(\mente tumefatta., al dorso, dall'articolazione radio carpica. alla metacarpo· falangea, con un rossore piuttosto accentuato della cute che è tesa, calda, lucente. Anche nel palmo la tumefaziom, è discreta sicchè questa regione si mostra pianeggiante con pelle di C'Olorito pallido-roseo ed i solchi appena apprezza.bili. Le dita sono affusolate e distese, e non solo l'infermo non riesce a fletterle, ma. impedisce che qualsia.si tenta.ti vo di flessione passi va. si compia. su rli esse perchè il minimo movimento risveglia dolori acutissimi. Alla palpazione si nota un senso di fluttuazione appena apprez· zabile in corrispoudenza delle articolazioni metacarpo-falangee delle dita medie della mano, mentre sul dorso di questa, come sul palmo, si apprezza. una. certa. pastosità. L'articolazione radio ca.rpica non è tumefatta, ma è tenuta prefe• ri bilmente i mmobile per evitare il risveglio del dolore nella ma.no che sembra affetta da una infezione flemmonosa. E difatti l'infermo era stato rir,overato in questo reparto chirurgico colla diagnosi di ttemmone della mano. Tale d iagnosi era molto dubbia oltrechè per l'assenza di una qualsiasi circostanza t>tiologica che spiegasse l'insorgenza. di un flemmone proprio I\I dorso della mano, anche perchè il flemmone della mano h a più tende11 za. ad estrinsecarsi nel palmo, e per l'aspetto della. tumefazione pii1 caratt,eristico dell'edema con linfa.ngiClite auperfioiale.
OONTRI BUTO ALLO STUDIO DE LLE ARTRI'!'I BLENORRAGlOHE
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Fu av,olta. la mano in impacchi caldo-umidi e fu somministrato all'infermo dell'antipirina per lenire in qualche modo il dolore Nei cinque giorni successivi le condizioni generali si mantennero sempre gravi, la temperatura era piuttost.o alta con remissioni lievi mattutine; quelle delll\ mano rimasero stazionarie col dolore sempre intenso e più forte la notte. Nella seconda settimana. la. tumefazione in corrispondenza delle articolazioni meta.carpo-falaJ1gee era di poco diminuita, quando l'infermo fu assalito da violenti dolori al pugno, e vide rapidamente tumefarsi quell'articolazione. Fu allora soltanto che si accorse e fece notare la comparsa di una secrezione purulenta dall'uretra di cui asseriva non essersi ma.i accorto in precedenza.. Questa scoperta avvalorò i primi sospetti sulla vera natura. dell1affezione che fu diagnosticata. un'artrite blenorragica. Nell'articolazione del pugno si notava una tumefazione di consistenza molle fluttuante senza. reazione infiammatoria nei tessuti periarticolari, e l'antibraccio presenta,a note di atrofia. che maggiormente facevano risaltare il volnme acquistato dal pugno e dalla mano. In seguito a.I dolore, la mano aveva tendenza ad assumere la po· sizione di semiflessione, sicchè se ne rese necessaria l'immobilizzazione su di un palmare. Lo stato genera.le dell'infermo divenne ancora più alterato, la febbre persisteva, l'anemia si accentuava. e profusi sudori si manifestava.no nella. notte, mentt'e la temperatura. asso.m.eva una. curva, che_ si avvicinava molto a quella dei processi 1mppura.tivi. Furono somministrati internamente i preparati salicilici, e praticate local mente le applicazioni di pomate all'ittiolo, a.ll'a.ntipirina. ed al l'acido salicilico senza benefico effetto. 1 nta.nto venivi\ aspirato con una siringa. di Pravatz dall'articolazione radio carpica. poco liquido di aspetto siero-vischioso, giallo-oscuro, nel quale fu ricercato, con esito negativo, i l gonococco. Ma ciononostante, poichè l'aspetto, la localizzazione, il decorso clinico della lesione, la blenorragia in atto rendeva.no indubbia. la diagnosi, si pensò di combatter e la forma settica genera.lizzata con iniezioni sottocutanee di electra.rgolo preparato dal Clin. La prima iniezione di 10 cc. del preparato fu praticata. la mattina del 26 giugno, e già la sere, la tempera.tura tornava. normale, ed i sudo.ri furono meno profusi che nelle notti precedenti. Successiva.mente si praticò una. iniezione al giorno di 10 cc. di argento colloidale, ed in seguito a queste, che in tutto furono 12, non si ebbero più elevazioni termiche.
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OOXTRIBt:TO ALl, 0 STUDIO DELLE ARTRITI B LENORRAGICHE
Con questo t rattamento, associato 11,lla somministrazione di sa.loto per via gastrica, Java.J!gi uret,rali con soluzione di permanga.nA.to potassico al '/, p. JOOO, ad immobilizzazione assoluta. dell'arto. si ebbe una miglioria nell'andamento dell'affezione siccbè in breve si iniziarono i movimenti d i flessione della mano e delle dita pur rimanendo ancora eircoscritta al pugno una lieve tumefazione che è andata. poi man mano riducendosi coi bagni caldi prolungati ed il massaggio. Il 1° agosto l'infermo è dimesso dall'ospedale ed inviato in lunga. licenza di convalescenza. 2 ' CAso. - I. R. da Vittoria (Siracusa), vicebrigadiere nei RR. CC. t rasferito dall'ospedale mi litare territoriale di Tripoli a questo colla diagnosi di reum11,:.ismo a.rticolara, fu ricoverato il giorno 20 giugno n. s. nel reparto sottufficia li annesso al reparto chirurgico. Ha. 31 anno d i età, padre e madre viventi e sani e due fratelli più giovani di lui, tutti in buona salute. Rife risce che non ha ma.i sofferto malattie d'importanza, ma è stato vittima. della blenorragia di cui si contagiò la prima volta all'età di 15 anni e guarì dopo ci nq ue mesi di cure. V infezione si local izzò nell'uretrea anteriore prima, nella posteriore poscia. e non dette luogo a oom plican ze di sorta. Si contagiò una seconda volt.a due anni or sono ; la fase acuta della nuovi\ b lenorragia fu anche questa volta di br eve durata, ma l'uretrite passò allo stato cronico, e da quel tempo ha dato luogo a. facili e frequenti r iacutizzazioni di entità trascura.bile. Inviato in Libia nell' ottobre 1911 vi stette sempre bene fino al 22 maggio u. s. qua.udo fu assalito da viole11ti dolori al ginoc(;hio destro ~ui seg ui rapidameute la tumefazione dell'articolazione. Ricoverò nell'ospedale militare ìocale, ed in seguito ad immobilizzazione dell'arto ed impacchi cal<li ripetuti, i d olori in pochi giorni cess!\rono, ed il gi nocchio si detumefece . Però, prima ancora che i fatti a carico dell'arto inferiore cessassero completamente, l' i nfermo fu assalito da dolori acutissimi al p olso sinistro con rapida tumefazione dell'articolazione e successivaménte anche del dono della. ma.no fino alla radice delle di ta. È da n otare che q ualcbe giorno prima l'infermo aveva riportato al pugno sinistro una distorsione di lieve grado che non aveva. lascia to reliq ua t,i. Dopo qualche giorno dall'inizio della tumefazione del polso il ginocchio r iacquista va il suo volume n ormale e la. deambulazion·~, che si effettuava. in m otlo perfe tto, non risvegliava alcun dolore. Al cou· tra.rio, dolori sempre pii1 acuti si risvegliavano nei tentativi di mo· vimenti dell a m a:1 0 e di tutto l'arto superiore sinistro.
CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE ARTRITI BLENORRA GICHE
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L'infermo non ebbe me.i febbre, ma la tumefazione divenne in pochi giorni molto marcata facendo assumere alla mano quell'aspetto caratteristico che è stato descritto nel precedente caso. Nel corso della terza settimana i sintomi si modificarono ; il dolore, in seguito e.Ua prolungate. immobilizzazione, si mitigò notevolmente, ma il regredire della tumefazione era. molto lento, mentre au mentava sensibilmente l'atrofia muscolare dell'arto. Rimpatriato i;ulla nave-ospedale Re cl' Italia o ricoverato in questo reparto chirurgico, l'infermo fa notare quanto segue: Nell'aspetto generale si presenta va.lido e robusto, discretamente nutrito e sanguificato. Della passat.a affezione del ginocchio non si notano tracce poichè il processo m0rboso ha avuto una risoluzione favorevole e completa. L'arto superiore sinistro è immobilizzato su di un palmare di legno perchè il polso è sempre tumefatto,_ come tumefatto è ancora il dorso della roano, ed alquanto la radice delle dita. Il cavo palmare è spianato, ma sono ben visibili le pliche che sono appariscenti anche sulla faccia palmare del polso. La cute ba colorito normale, e la temperatura di qnesta non è aumentata. Colla palpazione non si percepisce senso di fluttuazione o pseudo-fluttuazione, ma un lieve grado di pastosità in corrispondenza del pugno, ed una l'esistenza elastica del dorso della mano. Si ' nota nell'arto u na discreta ipotrofia e limitazione dei movimenti in toto; i movimenti attivi del pugno sono quasi impossibili, mentre quelli tentati passivamente sono ancora dolorosi, e perciò osta.· colati dall'infermo. Questi riferisce ohe qualche giorno prima. della manifestazione della lesione articolare a.I g inocchio aveva notato un lieve aumento della secrezione uretrale e ohe nei giorni successivi, senza. alcun tratta.mento locale, ma col solo uso interno di preparati salicilici si era di nuovo attenuata fino a scomparire totalmente dopo pochi giorni. L'esame delle urine, oltre a.i comuni filamenti blenorragici non fa rilevare alcuncbè di speciale. Dopo pochi giorni dall'ingresso in quest'ospedale, in seguito a pra· tiche di bagni caldi locali, in' principio associati alla sommiuistrazione di salicilato di sodio, la tumefazione del pugno a.udò riducendosi sicchè dopo poco più di un mese e mezzo dall'inizio dell'affezione, i movimenti del pugno si compivano di nuovo benchè in modo ancora alquanto limitato e l'infermo abbandonava il palmare. Piu lento invece è stato il ripristino dei movimenti delle dita, ma negli ultimi giorni di luglio anche questi erano abbastanza estesi e l'infermo fu inviato in licenza il giorno 8 agosto.
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()()~TRIBUTO ALLO STUDIO DELLE ARTRITI BLENORRAGICHE
3° CASO. - Questo terzo ca.so è venuto a mia conoscenza per cort esia del cap0-reparto rlella 2• medicina che ebbe in cura il soggetto. È una di quelle forme ostinata.mente recidivanti nonostante le cure più assidue, forse perchè trascurata alla sua prima manifestazione. P. A. soldato nel 29' cavalleria Udine, individuo di apparente buona costituzione organica, senza dati eredita.rii degni di ncta, ma col precedente personale di una blenorragia. sofferta. diversi anni addietro. Riferi,;ce che la sua infermità rimonta al 1910, q uaudo, ancora borghese, fu assalito da un subitaneo forte dolore nell' articolazioni metacarpo-falangee della mano destra, che si accent.uava nei movimenti. Le sofferenze si attenuarono lentamente fino a scomparire sicchè all'atto dell'arrnolamento fu riconosciuto idoneo aJ· servizio militare. Venuto alle armi, in seguito alle ordinarie esercitazioni, si manifestò una tumefazione del polso destro con dolori acutissimi. In seguito a tali fatt.i, l'infermo non ha potuto mai prestar servizio ed è passato da.ll'iufermeria del corpo all'ospedale, e da questo alla licenza. Ultimamente fu dimesso da quest'ospedale nel mese di gennaio u. s. dopo una degenza di 65 giorni ed inviato a casa per 90 giorni, tmscorsi i quali, presentando le note di una nuova riacutizzazione dell'affezione fu ricoverato ancora una volta all'ospedale e, migliorato, inviato in lunga licenza di mesi sei in seguito a rassegna.. Anche in questo infermo si riscontrarono le note di una. blenorragia. cronica e la coincidenza della manifestazione articola.re in seguito a. riacutizzazioni del catarro uretra.le. L'esame radiografico della mano e del polso non decelarono alterazioni nello scheletro.
*•* li reumatismo blenorragico sopravviene nel periodo acuto della blenorragia., non prima del 16° al 46'> giorno dalla manifestazione dell'infezione; ma più spesso è una complicazione tardiva che può aver luogo nel cordO di una. blenorragia cronica, o quando lo scolo uretra.le è addirittura cessato. S""condo Rollet lo scolo che accoro pa.gna l'artrite sarebbe abbondante, ma b'ournier ha osservato che nella media dei casi, lo scolo è di mediocre intensità, ed in 8 su 39 osserv11.zioni sue, lo scolo era. « scarsissimo, minimo, insignificante, ignorato dall'infermo•. Della. stessa opinione sono Duplay e Brun, ed i casi suesposti pare confermino tale pa,rere.
OONTRIBOTO ALLO STUDJO DEl,1,E ARTRITI BLENORRAGICR'E
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8embra cbe una. certa. predisposizione a. simile complicazione della blenorragia, sia. costituita. dalla diatesi reumatica, e più ancora, da un rettmatismo vero precedentemente sofferto dal paziente, come pure non mancano casi nella letteratura, che dimostrano come un'artrit.e blenorragica una volt.a. sofferta rende taluni so~getti suscettibili di una manifestazione in un'articolazione o in un'altra ad ogni riacutizzazione della blenorragia. AltrA cause ausiliarie sono le perfrigeranti e le traumatiche. È una. complicazione comune ai due sessi non solo, mi. si riscontra ugualmente nei fanciulli in seguito ad oftalmite purulenta. o a vulvovaginite, e, se la donna ne va. meno frequentemente soggetta dt:1l'uomo, non è perchè, come da taluni fu opinato, l'affe?.ione blenorragica. nella donna. si localizza, più raramente nell'uretra. Prima. d'ogni altro D(>lla donua la localizzazione uretrale della blenorragia non è affatto rara, e poi non è solo dall'uretra. che il gonococco passa in circolazione. Piuttosto è il minor contingente che le dono~ offrono alla. blenorragia che fa meno frequente l'artrite blenorragica in quel sesso. Del resto. osservando le statistiche a riguardo, mentre Ricord, Cullerier, Fournier ne cìtano pochi esempi, Brun, sopra 20 osservazioni cita 13 casi osservati nella donna, e da ciò conclude che l'artrite blenorragica nella donna. è relativa.mente comune. L'artrite blenorragica, può manifestarsi in forma di artralgia, idra.rtrosi, artrite acuta., artrite suppurata.. L'artralgia si localizza a. preferenza nelle piccole articolazioni, e quelle del piede ne sembrano la sede prediletta ; precede o consegue alle vere artriti. L'idrartrosi si riscontra più specialmente nelle grandi articolazioni ,e predilige in particolar modo quella dei ginocchio; appare in uno solo o in entrambi i ginocchi contemporaneamente. e presenta. tutti i care.tteri clinici di un versamento articola.re comune con assenza di dolori locali e di reazio ne generale; vi è distensione della sinoviale, :fluttuazione e, nel ginoccbio, ballottolamento della r otula. Il Laboulbè.oe constatò che il liquido dell'artrite blenorra.gice. è giallo oscuro, costituito da. siero vischioso, alcalino, torbido o purulento, senza mn· oina, mentre quello dell'idrartrosi ordinaria è un miscuglio di sinovia con un liquido siero-fibrinoso citrino, analogo a. quello della pleurite acuta.. L'artrite acuta è la più comune e fu studiata in ispecial modo da. Duplay e Brun che ne dettero una esatta descrizione. Spesso la sua. manifestazione è preceduta da artralgia cosi repentina. ed intensa. da. r1:1ppresentare il punto di passa.ggio dallo stato sa.no
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C01'T llJBLl T O AL LO ST OIHO DELLE ARTRITI BLENORRAGI CHE
all a infermità che si rivelerà. in seguito. E questa si afferma. subito con u1i quadro clinico netto: tume fazione dell'articolazione, dovuta in pane al versaruent,o e n dosinoviale, ma in gran parte alla infiltrazione
del tessuto celluloso periarticolare. Ben presto la pelle si arrossa. e la temperatura locale s'innalza, mentre al disotto della cute si manifesta uni\ sensazione di fal sa fl11ttuazione. I movimenti dell'arto sono soppressi e l'articolazione assume la posizione di riposo. Il reumatismo gonorroico col pisce le articolazioni non solo, ma il periostio, le guaine tendinee, i muscoli, i nervi, e perciò comprende, oltre le manifestazioni articolari e perie.rticolari, anche le non articolari o abar ticolari studiate dal Ricord, isolate o in associazione colle prime. Spesso si hanno delle complicazioni muscolari, mialgie che accom· pagnano le a trofie muscolari parziali decorrenti colle artrit.i o conse· cutive. a queste, ma l'at rofia p uò essere indipendente dal reumatismo. L o stesso può d irsi delle complicazioni nervose sotto forma di nevralg ie che pre feri bilmen te si JocaJizzano nei nervi deg li arti inferiori. P iù rare sono le complicazioni cardio,vascolari: cardiopatie blenorragiche concomitan t i o indipendenti dal reumatismo. Come innanzi si è detto, le a rtri ti blenorrag iche e le lesioni delle borse sierose hanno nella localizzazione qualche cosa che le differenzia d al reumatismo arLicola.re acuto e dallo pseudo renmati.;mo delle malattie d' infezione. li reumatismo articolare acuto colpisce per lo più parecchie arti· cola.zioni, ed assu me una forma mig rante a ttaccando saltuariamente ora un a, ora un'altra. delle articola zioni, prevalentemente le g randi, mentre nel reumatismo blenorrag ìco, d i regola, solo un piccolo numero ne è col pi to, sia nello stesso tem po, sia successivamente, e ne possono essere affette a nche talune (la sterno-cavicolare, la temporomascellare, quelle della colonna ver tebrale) che ordinariamente non lo sono nel reumatismo a rticolare acuto comune. La forma poliarticolare che simula in qualche modo quest'nltimo g ià se ne di fferenzia per taluui caratteri sostanziali, ma essa è molto rara, ed in pochi g iorni l'affezione si loca.lizza in una o due artirola:t.ion i predi ligendo il ginocchio, il gomito, il pug no. U n'altra forma è subito monoart icolare con predilezione marcata per ta lune a rticolazioni che, per ordine di frequenza., sono il ginocchio ed il gomito, meno freq uentem ente sono sede di localizzazione dell'affezione il collo del piede, il pugno, le articolazioni sterno-costali, la sterno-clavicolare. Talora le lesioni sono osteo-articolari, e tipo ne è la spondilosi rizomelica descr itta da Pierre .llfarie (lesione anchilosante della co·
CONTIUBUTO ALLO tnUOJO DELLE ARTRITI BLE~ORRAGIOH8
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lonna. vertebra.le), ma. tal volta I 'oste o-artrite si è vista localizzarsi anche alla spalla ed all'anca con esit0 in anchilosi. Non sempre lo stato genera.le dell'infermo si a Itera notevolmente, ma talora un deperimento rapido e g rave, e note di profonda anemia accompagnano l'affezione con febbre che può raggiungere i 39() e 40° e persistere finchè dura il processo infiammatorio, con dolori violenti e tJrofusi sudori specialmente di notte. I dolori violenti e la rapida tumefazione sono poi più speciali della localizzazione monoarticolare che della poliarticolare. Certo non sono molte le note sintomatiche che differenzia.no l'artrite blenorragica dal reumatismo articolare acnto e dallo pseudoreumatismo complicante le malattie d'infezione cui il Buchard ed il Bour cy lo ravvicinarono, ma alle suddette possono aggiungersi due altre considerazi oni: la qua.si costante presenza dell'agente p~togeno nelle ricerche batteriologiche negli pseudo-reumatismi, e la facilità con cui questi suppurano. Al contra.rio le localizzazioni articolari della blenorragia non suppurano quasi mai, e la presenza del gonococco eccezionalmente può constatarsi nei versamenti articolari. Se la. suppurazione delle articolazioni affette da reumatismo blenorragico avv iene, essa è dovuta ad un 'infezione secondaria per opera di comuni piogeni. I ca.si di artrite suppnrata osservati da Velpeau. Bauchet, Richard, Has!ung, rappresentano la va.rieta più grave tra le complicazioni articolari della blenorragia che talvolta ebbe esito letale, talaltra richiese la demolizione dell'arto. *
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Il decorso della forma. acuta è piuttosto rapido, ed in pochi giorn i o qualche settimana. i sintomi si attenuano, e le articolazioni ritornano allo stato normale residuandone ancora l'atrofia. muscolare. Ma una guarigione completa è rara., e più spesso le lesioni passano allo stato cronico. Il reumati~mo blenorragico cronico consegue d'ordinario alla forma. acuta, sia. che questa si sia manifestata primitivamente come poliartrite, idra.rtrosi, artralgia, e colpisce un piccolo numero di articolazioni senza però risparmiare le più importanti. Può assumere due tipi differenti, il fibroso e il deformentf}, nodoso, pseudo-gottoso di Fournier. Nel reumatismo cronico deformante blenorragico, come in quello ordinario si riscontrano lesioHi ossee, periostee, distruzioni delle car-
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE ARTRI TI Bl,E:-IOBRAGJCHE
tilagini articolari. L'esit.o dell'affezione giunta a tal punto è quasi sempre plastico-anchilosa nte, e più di rado distruttivo; quest'ultimo più particolaTmente e dell'artrite suppurata. Cornil all'esame istologico di un caso di reumatismo blenorragico anchilosante ha osservato la invasione della cartilagine articolare dalla sinoviale che la ricopre, e la sostituzione di quest& a quella con ten. denza all'anchilosi fibrosa o ossea. Si ha perciò quale esito dell'artrite blenorragica che passa. allo stato cronico un insieme di al terazioni nei tessuti articolari e peria.rticolari che com promettono più o meno estesamente la funzionalità dell'articolazione: retrazioni tendinee, atrofia muscolare rapida. e precoce, periostiti epifìsarie, lesioni ossee, osteofiti, quest'ultime oggi meglio studia.te coll'aiuto della radiografia sul vivo. La òattilite blenorragica, varietà. relativamente frequente, dà alle dita della mano un aspetto caratteristico; per la sinovite tendinea e periostite, le dita della ma.no oolpitl\ diventano fusiformi (doigt PD radis, di F ournier) . Le guaine tendinee, specìalment e quelle della faccia dorsale del pugno, e le borse sierose, sopratutto quella sotto calcaneare sono sovente interessate. La talalgia di ·uatura blenorragica è consecutiva. k.d una borsi te sottocalcaneare o ll.d una. ossificazione delle fibre di inserzione calcaneare dell'aponevrosi plantari e del tendine di Achille. La prognosi di tale affezione, in vista deì po:,1sibili e frequenti esiti suddetti, è sempre riservata, e tale a.nc:ora. deve- farsi per le fa.. ciii recidive ad ogni nuova infezione blenorragica, o in seguito a. cause inapprezzabili nella blenorragia a decorso cronico. Inoltre l'artrite blenorragica predispone alla tubercolosi dell'arti· culazioue affetta rendendola suscettibile all'attecchimento del bacillo di Koch. L a diagnosi è facilitata da.Ili\ presenza della blenorragia. in atto o dalla residuale uretrit.e cronica, tenendo ancora presente che a guarigione avvenuta di una blenorragia, si può avere una manifestazione articolare in diretta ed assoluta dipendenza. di quella infezione. Un esame troppo superficiale dell'ammalato può falsa.re la. diagnosi di natura. dell'artrite specialmente quando la. manifestazione è sta.t& preceduta da un trauma, ed allora il traumatizzato si fa. ammettere in una Se:6ione chirurgica. A Itra volta sem bra di trovare in cause perfrigeranti l'or igine dell'artrite, e si diagnostica oome artrite reumatica quella che invece è di natura blenorragica. Appunto con l'artrite reumatica a frigore, e colla traumatica l'ar-
CONTRIB UTO AI ,LO sn·o10 DELLE AR'L'RlTI BLENORRAGICHE
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trite blenorragica acuta viene facilmente confusa, e talom i sintomi locali e generali sono tali che la si confonde con un flemmone o con una. linfangite. L'm·trite a f1·igo1·e è lenta 111>! sno sviluppo, e raramente si localizza in una sola articolazione, e lento ancora è lo sviluppo dell'artrite traumatìca, t ram1e che non cousegua ad una ferita settica. La rapida apparizione di fatti acutissimi, la limitazione della localizzazione ad una o ad uno sc11,rso numero di articolazioni, l'assenza di migrazione da un'articolazione all un'altra, e poi il lento decorso e la tendenza a diventare cronica, sono i caratteri clinici più salienti da tenersi presenti nellA. diagnosi di un'artrite blenorragica. Innanzi ad un quadro sim ile la causa della malattia la si troverà agevolmente in una blenorragia acnta. sub-acuta o cronica. L'esame batteriologico <lei liq nido articolare, quando è positivo, concorre alla d iagnosi. ma, come si è detto, non sempre, per varie ragioni, i;vela l'agente dell'infe;.:ione.
La cura dell'artrite blenorragica non esiste, dicono taluni, e l'affermazione non sembra esagerata. I rimed ì che tanto efficacemente rispondono nella cura del r eumati:;mo Yolgare, non hanno effetto in quello blenorragico, e le varil"tà di artriti con versamento, si a esso di natura sierosa o purulenta, vauuo in genere trattate coi mezzi adottati per le forme consimili di artriti ch irurgiche. L 'artralgia si cura col riposo, coi rivulsivi, coi calmanti, tra i qntt.li i pii'.1 comuni souo i sali di chinino e l'antipirina. I n tutti i casi è però necessario insistere nella cura locale : immobi liz,mre l 'arto in posizionò conveniente e mantenei-lo CO$Ì fino a che non sieno cessati i fenomeni acuti. L'itnmobilizzazione risponde come il migliore degli antiflogisLici, ed in poeo tempo fa sparire l'edem11, e la tumet'a2ione delle parti molli. Non bisogna essere corrivi a rimuovere troppo presto l'apparecchio immobilizzante per tema della po~sihilità che residui un't-1,nchilosi, cosi pure, bisognerà riappli<"arJo subito, ed esercitare di nuovo u11a adatta com pressione quanrlo i fatti acnti accennassero a ricomparirP. Quando il dolore è cessato, quando la tumefa,1ione è scompar;;rt, aJlora ;;i imprimeran no a ll'arto movimenti passiYi progressivam0ntt> più estesj , coadiuvando tale cura. mec1.:a11ica coi massaggi ed i bagni ca ldi prolungati. 49 -
G1111·1wle ,1 ' med1crna m,lilare -
Fa,,·. X X l· X Il
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<·O :-.THl ll\ "f O ALLO STlTJ>LO DEl,I.E AIITR!Tl llLJ.:NOR R AGfCHB
)fon ri te11gn sia il cc1so ri eonlare la lunga serie di ri nllsivi una volta usat i con pertinace insisti,nza nella cura delle artriti ìn genere: quasi tut.ti sono passati alla storia e 11011 credo c he vi sia chi !'3Ìmp.,t izzi ancora per es:-i. Piuttosto nella cura dPll'idrartrosi v ' ha chi tende a seguire l'indirizzo t ·" rapeutico dt>lle ra,ccolte sierose caYitarie. :\[. Rai1nond consiglia lo stesso trattamento, la stessa tecnica c-he -::\I. Gilbert (d i (~i11evra) ha proposto per la pleurite: « ritirare con una puntura H a i, ci:. di litp1ido si11ovialf' ed iniettarlo di nuovo sotto la ente dell'articcl,iziune, poi appli aare una med icatura compressiva>. · J,"ini,Jzione pnò e;;~ere ripetut,a o~ni d11e o tre giorni se necess,,rio, 111. gm1.rigio11e ha luogo in 8 o 10 giorni sen za anchilosi. li H. asseriscf' di an' r guarito cimiue ammalati di cui due i\\-e,·11110 1111 piarrro. Il Cas;;ai:t., prof di pat11IP~ia P terapia a lla facoltà di medicina di Bordeaux, prf'oc::upat,o dei disordini consecnt ivi al le artriti blc 11urrngiche nolle giunture e vicinanze, lm cercato di rac,~orcii:Lre il più pos:-ihile la durata del la mitlattia senza nuocere alla vitalità dei t essuti. Jl suo met odo che 1,., hiama di <:liuuillantement consisLe nell'evacuare i l siero o il pus dalla sinov iale articolare e prnticare in seguito un Ja,ag~io con acqua bolli ta mantenuta· a 55(). L'applica sp,1cialme11te a l ginccchio, ma lo consiglia per tur,te l,21 alLre articolazioni : sterno-clavicolare, scapolo-omerale, omero-cubitale ecc, affette da artrite blenorragica, a condi zione però che la racclJlta sierosa o purulenta sia abl>ondaute in modo che la punta dell'ago si po>',/\ muovere age volmente nella cavità creata da.Ila raccolta. L'A. ntilizza una siringa tli veLrO della capaci tit di 20 cc., un trequarti di circa li cm. di lunghezza, e<l in man canza, dell 'ago n 2 d oll"aspiratore d i Dieul1J.foy. Si sterilizza ancora il recipiente dove si fa. la mescolanza delle due acque bollite lungamente e recentemente, l'una fredda, e J'aìtra mantenuta nel vaso di ebollizione di maniera che si possa ottenere la temperatura dPsiderabile. Si prepara l' i11fermo colle stes~e cure come per una operazione di •1ualche grnYità., si evacua il [jqnido e si inie ttano 20 cc. di ac4ua bollit,a e mantenuta a fij0 , Prima cli fare uscire l'acqna si farà un massaggio dell'articolazione, e posciA si e,·acuerà l'ac4u11 per aspira:,:ione o liberamente, eomparandola col liquido primitivamente est.ratto. Re questa fosse ancora. purulenta o fiocconosa. si farà 1111a 11110,·a iniezione ed una successiva e,acnazione, ed all 'occorren:,:a si ri111:overà la manovra, fino a che
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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLl~ ARTRITI 13LENOltRAGICIIE
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l"aL·qua non uscirà ben chiara. Indi si applicherà una medicatura com pre5siva. Il dolore si attenuerebbe subito notevolmente, ma si avrebbe un rialzo di temperatura che però decrescerebbe fin dal giorno successivo. Spesso il lavaggio consecutivo alla puntura non sopprime d'un col po tutto lo spandimento articolare, ma a capo di qualche giorno si avrebbe la ricomparsa di una certa qu11,ntità di liquido n ella sino· viale che, e\·acuato ancora una volta, non si riprodurrebbe pii1. I risultati di tale metodo di cura sarebbero soddisfacenti perchè su 16 osservazioni raccolte dal Gentilhe si sarebbero avute 14 guarigioni con 1·e.~titntio ad i-ntegrum, 1 guarigione c0n anchilosi, ed un effetto mancato per errore cli tecnica. Al la cura locale non va disgiunto un trattamento atto a combattere la febbre e la profonda 11nemia che~ q nando esist.ono sono indice di una rea~ione dell'organismo a ll' infezione gonococcica. A tal proposito non poss0 tacermi sull'effetto assolutamente sorprendente ottenuto in uno dei miei infermi coll'uso dell'Elett1-a1·yvlo somministrato per ,ia. i porlerrnica dopo isoton izzazivne. L'azione battericida. o quella. a ttivante dei ricambi organici dei colloidi metallici è oggi riconosciuta, e la somministra1.ione di detta sostanza, sia che si pratichi per via ipodermi<.:a, sia per via endo,enosa, è assolutamente esente di tossicità. La dose da me iniettata fu di 10 cc. al giorno per via ipodermica, e l'effetto soddisfacente si ebbe a constatare già dopo la prima inie· zione (.'011 abbas,:amento della tempera.tura fino all'apiressia, e la scomparsa dei profusi sudori notturni. Non fu perciò necessario elevarla :fino ai 30 -JO cc. al giorno come è con5igliato. Nei casi descritti, data l'esiguità del versamento articola.re non tro,ai l'indicazione del trattamento locale con detta sostanza. che pare risponda a:1sai bene n elle artriti con versamento, grazie al suo potere battericida elevato. Il:la nelle idrartrosi ed artriti blenorragiche purulenti, con versamento discreto l'Elettrargolo iniettato in cavità articolare dopo puntura evacuatrice, in dose variabile da 50 a 200 cc. a seconda deil'a.mpiezza della cavità, deve corrispondere meglio dei CO· muni antisettici. BIBLIOGRAFI A. Conlr ibution à l'étudt du rhumati;,me blenorrhagiqiie. - ( Ano. de Dermatologie, 1869). L .~BOULBÈNF., flu Uquide renfer mé dmM l'<irtic11/ation du gcnou pcmfant le co11ra ali rhtimMi~me bltnQrrhagique , - (Bul l. d e l' Acad. de )[cd., 16 luglio 1872). Dm.-.Y. - Te.ai di Porigi. - 1873.
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K.unran. -
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A PROPOSITO DELLE NEVROSI RIFLESSE NASALI Per il dott,. Alberto Balla, oapitnno m edico, nssistente onorario alla Clinica oto rino -laringoiatrica d ella R. Università di Torinn (Direttore: Prof. G. G RA DENIGO)
Il caso che forma l 'oggetto della prese11te pubbl icazione ed è occasione a che io tratti in modo sommario delle nevrosi riflesse del naso è stato giit da. me comu11 icato al XII Congresso della Società italiana di l aringologia (Torino. Ottobre 1008) ; ma prima. d'ora non ho potuto, per motivi intlipendenti dalla mia volontà, illustrarne la storia clinica. e fare quel1e considerazioni che il caso stesso può s uggerire. Sui riflessi nasali già numerose memorie (*) sono state pubblicate ond"è che a taluno potrà parer superfluo questo mio modesto lavoro, tuttavia sia la rarità dei distnrbi nasali del mio paziente, sia lo scrivere io in un giornale medico ~enerico indnrranno, spero, il lettore ad essermi beniguo. I riflessi na:;ali (.~i1,1patie n el'i;ose del Tissot) erano già noti agli anti chi: Ippoe\rate (n. 4GO a. C.), Aristote (384-322 a . C. J, Plinio il V ecchio (2B-'i9 d. 0.), Galeno (Inl-200?), .A reteo (?-·?) ed ancli e ad Avicenna (~SO'? l1H~7). E in 1\Iarziale si legge che nella compera degli schi1:i,i, era uso servir.si d'odori di fiori por constatare se quell i avessero una. tendenza all 'epilessia [:Kuttner (1 ) I e g ià allora si parla'\'a rli morte impro,visa per annasamento di forti odnri (Jurasz l. N;, pa recc hie nevrosi nasali sfuggirono alla penetrazione c linica di W illis (sec. xv11), Vienssen:; (16!1-1720 ?), i gnali ,-tabilirouo trattarsi di A.zion e riflessa, di Iugrassi as (loL0-1080), Hotallo (:,;Pc. xvr), Morgagni (1682-1771), B oPrhaave (1G68-1738) al pari che ai due sommi del xrx secolo: P ortal e .:'lforgagni I A bat e (2 1J. ~~u tuttavia merito d i Voltoli11i n el 18 71 far passare, per dirla con nfosucci (3), l o studio di tali alterazioni dalla fase empirica alla fase scientifica. E come capita sovente, ment.re vi fu un periodo di tem po in cui n na pleiade di disturbi nervosi o no, dell'01·gauismo, come diremo in appresso, furono fatti d i pendere da condizioni patologiche delle fosse nasali (e òella ri nofaringei, successe nn p eriodo di tempo in cui si cadde nell 'opposto, r itenenrlosi ( w) Già ne l 1904, Kuttnor oitu a l riguardo 718 inclicazioni b ib liogra(khe (34, p11g. 22:l)
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A PROPOSITO DE LLE NgVH0,;1 RUi'L ESSE NASALI
come e 1-rnnea tale primitiva opinione. Attualmente havvi tendenza. a<l applica.re il vecchio motto di Ovidio: ln medio stat virtus e si è venuti ad una d isamina scrupolosa di te.li disturbi organ ico-fun zionali. Naturalmente non ent rano nel nostro argomento le ri viste professional i !Della Vedova l4)J, le a lterar.io11 i di quegli organi che per la immediat,a vicinanza alle fos-;e nasa li sono più facilmente collateral mente col piti, per propagazione di processi in fia m~atori ed i nfc:tt i vi, sia attraver:50 eanali norn_1al me11te esis tenti, sia attraverso l'o::1:;:o. pPr le vie ,:a11guigne e linfatiche. E più specialmente mi riferisco ai moltepliei disturlii oculari, secondari ari altera.zioni delle cavità nasal i e seni a,n nessi: lacrimaz ione, dA. differenziarsi dalla r ifle1-sa [C'era.so 1G\ (~ ellé (5 ) J, esoftalmo, chemoi:.i, paralisi del m. retto interno. dell'obl iquo, retto i ufer iore [Baumgarten (5 111•1; l, neurite retrobulhare ! Rchmiegelow tG), Citel li ( 7 ) /, atrofia cl~l ne1To ottico e cecità l i )nodi l• ,1 R osenberg e Baum (9), Snellen junior (10), Quix {11 ), Struycken (11), Bnrger (11), Devontripont (12), Jlaa,: (!H), Baumgart,eu (l 4 l, Cunuiu g ham (151, S .t Cla.ir T homp;,ou (Hi), Arsla.n ll7J, Davis (18 J, ecc.l E 1\Ieyer (l nl esam inando 88 casi di affezioni lacrimi1li, i11 cui l'epifora era il solo sintomo, trovo il naso normale in soli 7 casi; Bircb Hirschfeld (15), su G84 c,1si di affezio11i ocnl ari ne trovo 409 seconrlar1e t1 si nusiti : Secondo Logan 'l'urner il gruppo anteri0re <lei seni de,c essere tenuto responsabile delle affezioni rlel b ulbo, mentrechè il posteriore deve esserlo per le affezjoni retrobnlbari . Nè pure i1ttend iamo parlare delle complieazioni intracraniche e cerebrali delle sinusiti !Onodi (U} ), Freudentbal (20 e 21 ), Huber (22), Hansan ·w . L oeb 12,~J. Cozzolino (24), Orlandi (2f>), ecc. J, nè delle alterazioni di altri organi seconda.rie ad affezioni nasali: alterazion i polmonari, specialmente simulanti la tubercolosi [Aboulker (2G), Chauvet (27), Willii:. S. Anderson (28), L eroux (29), Levy (HO), Max Ro;;;enberg (31); affezioni gastriche JHP-clit (32)1, cardiache LWilli s S . A.nrlerson (28J, H.. Lévy \01J 1! ; n é a nc:ora intendo parlare delle pOs8ibili alterazio11i oasaJi per c0nd iziuni patologich e generali. Tutto questo h o voluto sommar iament e r iferire per dimostrare quale e qu.tnta par te il naso e seni annessi, anche ind ipenden temente dalle nevrosi riflesse nasali, al>hiano in patologia umana, tantu che fu detto che q nesta sia stata osservata per un certo periodo di t,em po l\ttraYer so 1I naso modesimo. Ko11 saprei dare una defiJ1iziu11e migliore delle nevrosi riflesse dal naso /da distinguersi dalle nevrosi rlella sensibilità comune del naso : ipere-;tesia, pnre~tesia] se uon ri pntendo lJ llanto scrive Trifiletti (/1B 1:
A
PROP0Sl'J'O DELLE NE\" RP:-T lHh'LE,-,SE ;s'.H;A LI
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intendere per nen·o.~i ri/tuise di,l rl(t.~O quei molteplici fenomeni nervosi, soventi molesti e r i belli alla medicazione ordinaria, che si determinaoo per una lesione nas,1.le, temporanea secondo alcuni e permanente secondo altri, che si r ipercuotono, per così dire, sugli or« Sogliamo
gani lontani ~. Iu altri termini, possiamo, con Kuttner (3.J:, pag. 53) intendere per Hevrosi rifl essa nasale la modificazione de l rifles~o 11ormale (stern nlo1 lacrimazione), la quale ue;,rosi sarà nn riflesso hl, cni via ceutripeta o c<'ntrifuga od anche entrambe siano nel nasv ! E a seconda appunto del decorso dell 'onda d'eccitaz ione dell'arco riflesso Jurasz (35, pa.g. 1358) e alt.ri autori hanno distinte le n evrosi rifl,,sse nasali in tre grnppi: 1) Nevrosi rifles:;e in cni l'eccitazione sensiti,-a parte dal naso ed il riflesso provocato si stahil isce in organi si tnati al di fuori del naso: 2) Ne\'l'o;;i riflesse in cui l'eccitazione sensitiva. si trova nel naso e si manifesta con nn riflesso nel caso; 3) NeYrosi riflesse in cui l'eccitazione sensitiva prende la sua origine in un altro orgauo ed è trasmessa in modo riflesso al naso. Altre due classi fic.;azioni dei riflessi nasali sono state date da }felzi e da Suìie y Medan. ::\Ielzi (:16, pag. ~7) ha distiuto le nevrosi rifl@s~e d,il na.so in tre gruppi, secondo la loro qna li tà, e cioè: Nevrosi di moto, nenosi di senso, 11evrosi vasomotorie. Sni1e y Medan (37), ha raggru11pati tali disturbi riflessi secondo le loro affinità clilliche e secondo l'apparato organico in cni si esplicano. E così egli li distingue in: 1) Riflessi le cui manifestazioni hanno luogo esclusivamente nelle fosse nasali (vie respiratorie superiori) : 2J Riflessi prodotti nelle vie laringea e bronchiale; 3) Riflessi che si esplicano nell'apparato digestivo ; 4) Riflessi la cui azione si manifesta nell'apparato circolatorio; 5) Riflessi che flserci.tauo alterazioni uel funzionamento degli organi genito-urinari; 6) Riflessi che si producono nell'apparato uditivo: 7) Riflessi che hanno luogo nell'apparat0 della vista.; Sì Riflessi le cui manifestazioni si esercita.no nel sistema nervoso ; 9) E come appendice, una serie di disturbi riflessi tra sè associati e formauti parte, s~condo il raggruppamento di una aLT'ezioue nasale clinicamente definita (riniti.~ ,;pru:m,odica). ,i; Ma tutte queste prove di defin izione e di classificazione hanno disgraziatame11te solo un valore teorico; ed in pratica poco ci servono i.>. Knttner (84, µag. 37), il qua le così si esprime, ritiene t uttavia che Ja classificazione di Jurasz sia la migliore, per cui noi, segnendola (35, pag. GE58J, ed aggiungendCl quei. dist.t1rbi riflessi da Jurasz stesso non cit.ati, tenteremo di dare l'elenco completo di essi disturbi riflessi dal naso: P grnppo. - Affezioni nervose degl i orga.ni respnal,ori: asma, spa~mo del1a glottide, tosse f Lermo_yez (38) !, respiro anche lentissimo
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A PROPOSITO DELl,1~ NEVROS! RIFLESSE NASALI
L~ t. von Stei n (39) : 6 atti respiratori al minuto primo 1, laringite e bronchite ricorrente; affezioni nervose degli organi circola.tori. come irregolarita dell'attività. cardiaca, tachicardia parossistica fTouello (40), stenocardia, angina pectoris, pseudoangina di petto [Gradeuigo (41 ) J, cardialgia : disturbi ocu lari: epifora, ipeJ"emia e edema della congiuntiva e delle palpebre (*), blefaro~pasmo, stra.biamo, midriasi [Gradenigo (4:2)J, anisocoria, difett o di accomodazione, astenopia, coroidite I Rutler (4!3) I, amaurosi, nistagmo I Ost ino (44) I, restringimento del eampo visivo [Trombetta (45), Shewrsburg (46), \Vallis (16)], fotofobia , scotoma scintillan te, sbadigli, salivazione (Frankel), bal buzie jBiaggi (47), Bre~gen, Gutzman11 I, sigmatismo rs~ern (48), Barth (49) J; a110malie del le orecchie (otalgia., paracusia); anomalie della sfera genitale : dismenorrea, aborto dopo interventi nasali JFliess, Zlatoveroff (GO) (.,.) !; t ics dolorosi Jlno w (t>l)J, crampi del facciale e di a ltri neni motori, cefalea I locale: nevralgica, cerebrale (Veckenstadt (52), Casa li (5:~), Ost,ino (comuuicazi one orn!t:1) G radenigo (:",4)1; nevralgie 11elle regioui confìn!l.nti col naso o da esso distanti, zouti. toracico J:ì\Iahu (5n) (***) I, gastrc1.Jgia [Palomhieri (56)!, esofagismo [J oal (f'.>7 1, dispopsia I De Ge11naro (i)8) I, si n tom i cl i peritonite fMasucci (3) ], emicrania, dolori urnscolari : ri g idi tà della nuca, artralgie (:Uoritz-Scbmidt), versamenti articola ri, erilemi, edema, a lopecia, sudori unilaterali delle e..;trem it,ii. 1'l'rifiletti (i.n) I, ùi.~uria [ Hozi e r (5n), Trii.Betti (33) I, aprosexia (****) I Butler (GO), Delagrauge ((H)], gozzo, morbo di l•'laiani I Seudziak (li2) I, corea, vert,igine I Grad<>nigo (41), .JUassC1i (63): De Carli (64.) 1, enuresi nott.urna ; 'l'rifilei,t.i (3H} !, i11continenza feci>Je [Bugani (IÌJ) '. dia!Jete, melanconia, agorafobia f Abate (2) ' , i:>terisn10, catalessi fSchaeffer ((ili) I, neurastenia i lfoyet 1 (G7) j a lienazione mentale (Rougier), dis1,nrbi p:'ìichici \·ari, dopo interventi nasali l Kuyk (68), Luzzati (6t))ì. 2" gruppo. - H,inite nervosa o vasomotoria, corizza da fieno tllay· [,,,.,.,. dPgl i I nglesi), catarro autun11ale, idrorrea oa;;ale (*****), coriu:11 da rose1 ecc. (*) Uro.dunigo (42) rit iono (·l,o l',·piforn e lo ('ongiu ntiviti, più ch<l frnomrni r1lll"~S i dal naso, d oblm11<l considerorsi il proù,,tto della clifT11siune del lo lesio ni c (l t1\l'rllli d,•1111 111110,,sn 1111,~11le nll'oeehio.
( .. ) K11t lm'r r:J4, p. J.iS) c:ro,lo rbì' si trnt I i di ,sho1' ne r voso, e non cli ritll•:;so nn~al,•. ( ... ) H ,•nd rìtion11 <'ho ,·i si1m<1 r apporti precisi tm In murnsa pituitar ia e gran nnrn,•m di territori cut ..nei donde 01011 n11no i nM,·i sensitivi pPr recnrsi al midollo i;d Al ccn·ello [:'l!ahu (ii:,)'. , ..... ) <:radf'11Ìl!O (·12) ritieuo che in prntica J"sprosoxin s i ri~contri nssai più spos~o di riw•llo eh(, ~, C' reda, quurulo si int,llrrogl,ìno oppnr tunsmente i pazienti. 1•••••1• Con tuttn prohnbilìtò qu<·~to nevroiii riposnno ~u un unico mecce.ni.smo di rill1is~o ., :<i cl1tT,•rc,i1:r.iano non n,•11\·~Renzu. ma solo por In difi,•renza ùol tornpo d<>llll l<+ro r0t11p1lr~a. por J., gnulnulu difi<>rPnzn dei lorn ,>intorni o ln difforen7.n qualital!\"a
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PROPOSITO DELLE NE\'ROSI RTFLE:-SE NASALI
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3° gruppo. - Corizza nervosa, iperemia e tumefazione della muco,;a nasale, epistassi, forte eccitazione di sternuto, eritema, edema ed altre anomalie della cute del n aso. Incidentalmente rammenterò che anche in seguito ad alterazioni auricolari sono stat.e n otate nevrosi rifiesse. Ad es.: V. Urbantschitsch (74, 75 e 76) ha pubblicati casi di disturbo òel linguaggio e della scrittura, di paralisi delle membra superiori ed inferiori, di formicolii nelle braccia e nelle dita, consecutivi a disturbi dell'orecchio medio ed esterno. Jacod (77) ha comunicato un caso di psic1,si, legata ad una affezione aeuta dell'orecchio medio, e cosi pure fu descritta l'epilessia riflessa, oltrechè di origine nasale, anche auricolare e persino faringea [Frey e Fuchs (78)]. Rimini (79) ba scritto su « Le turbe riflesse dell'orecchio e delle v ie respiratorie superiori ~. Di solito la nevrosi riflessa nasale è unica; altre volte si associauo d ue o più n evrosi riflesse per la stessa cansa nasale. Ad es.: 'l1ormene (80) ha descrit.to una sindrome complessa soste11nta dalla presenza di un grosso rinolito, e cioè : nevralgia de lla soronda branca del trigemino, ronzi i persisteu ti all'ore('P-hio sinistro: accessi epi lettiformi (4.5 al me;;e), vertigine qua;:i quotidiana, il tut.to in una donna di 43 anni , la quale era affetta anehe ria otorrea sinistra! D'Ajntolo (Rl l comunira un caso di poli fobia cou altri disordini nervosi in uu rinopatico di 25 auni e O. Masini (82) vertigine, spasmo laringeo e tossP accessiouale in un paziente ! I riflessi dunque variano (Ìa i11dividuo ad individuo, ma nemmeJ10, come diee Abate (z), ci si pnò fi dare che si riproducano da un giorno aJI' altro nello stesso soggetto. « Così lo stimolo -» seri \·e lo stesso autore, « che ieri bastava alla produzione di un asma, di una epilessia, di u11 cardiopalmo, domani è pos:sibile che divenga iusnfficiente por suscitare il benchè m enomo distu rbo clie appartenga alla categoria dei riflessi ,>.
Il gran 1rnmero dei rifles!li nasal i abnormi, numero esagerato senza dubbio, deve evidentemente essere fatto cli penclere dalla ricca vascolari7,;;;azio11e del1e fosse nasa li, dalla intima correlazi011e che i nel',i d<·lle influenze noc ive occasio1111li • Jurnsz (:l;:;. p. 074 / . A tole gC'nore di s inJrome (di c ui ò prototipo la corizw, da fi6no , furo no ,lati molti numi: B<'s,:-horner [citato da Jurnsz. (35, p. 674) 1 ha riunito una cin<iuantino. d i differenti nomi. Circa la patogenes i rcluti\'a, mentre Dn.ly (70) ne l 1882 11.ve,·a parlato Ji teoria endo11Male, poi· a ltri non si trattero hbo di no wosi rifluStiO nasale , 1nu la si farebbe dipendere da una tossina specifica cont.,nuta ne l polline delle grnminacce 'l_'eorin, del polline di Ba,.idey 17U1, Frankenberger (71)1. Garel (72) inr.olpa onche il polline di ultri ,·egetoli. :Il, Kriegcr 173) opina che si tratti di fon()lllPni di nn,1fìlussi.
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A PllOL'OSITO DEI.LE XE\"fl0Sl Hl.l<'LESSE XASALI
di queste hanno coi centri nervosi e nervi che ne emanano, nond1è col s impatico. For<ie il sistema linfatico entra in causa. [Hecentemente Poli, Logan Tnruer e Broeckaert t83) hanno scritto s ull'apparecchio linfll.tico del naso e della rinofaringe e dei suoi rapporti col resto dell'organismo, e Zwillinger (8+l ha scritto sui linfatici della. regione SUJ)eriore del naso e sui loro rapporti cogli spazi perimeningeil, Le arterie delle fosse nasali pro,·engono principalmente dalle arterie etmoida li anteriore e posteriore (rami dell'oftalmica), dalla. sfen opalatina (ramo term inale della mascellare interna). La palatina discN1Ùen te, la infra.orbitale (rami pure della mascellare interna) E' la facciale (per l'arteria del sottosetto) dii.uno rami accessori. I nervi del lo fosse nasali sono di due ordini: di sensibilità g.,nerale e di seuso speciale. I primi emanano dal trigemino a me~zo dei seguenti rami: I ) dalla branca oftalmica del ·willis: 1) dal n. nasociliare: a) filetto sfeno·etmoidale lLuschkaì, che penetra nel foro orbitale interno posteriore e va a distribuirsi alla mucosa del seno sfenoidale e delle cel lule etmoidali posteriori; b) filetti interno ed esterno del nasale interno; il primo dà ramoscelli alla mucosa della parte anteriore del setto, il s~condo alcuni piccoli rami alla. mucosa della parte anteriore della parete esterna del la fossa. nasale: II) dal n. mnscellare superiore: 1) dai nervi dentali posteriori per i filetti muco,ci che dànno alla mucosa del seno mascellare, 2) dal ramo dentale anteriore, ptir i fìluzzi nasali che si recano alla mucosa del canale nasa le ; III ) dal ganglio sfenopalatino [(Meckel ) che dal n. mascellare superiore ha costituito parte della sua radice sensitiva (") I: per il ramo pterigo-palatiuo (faringeo di Bock), che dà parecchi filnzzi alla mucosa della parte superiore e posteriore delle fosse nasali; ~) per il 11er vo sfenopalatino: a) n. sfenopal atino esterno (mucosa dei turbinnti s uperiore e medio 1, b) n. sfenopalatino interno (parete interna delle fosse nasali); 8) per il n. palatino anteriore, a. mezzo del nerYo nasale posteriore ed inferiore (mucosa del meato medio, del turbinato inferiore e del meato inferiore). B super.fino aggiungere che l'orgirno di senso speciale della cavità nasale è dat.o dal nervo olfattorio i cni rami estern i si espandono sopra i cornetti superiore e medio, ed i <'ni rami interni si espaudono sulla faecia profonda della mucosa rlella parte al tu del setto. Le irritazioni, adunque, che colpiscono i rami nasali del trigemino ed il nervo olfattorio, sono trasmesse dapprim1t agli apparati (* ) L'altro parte della radice sonsiliva del ganglio di Mec kftl proviene dal gl<:>ssofaring<'o (grontle petroso profondo) a mozzo del o. vidiaoo (Testut).
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PROPOSITO DELLE ~EVf/OSI RIFLE:-SE NAf>ALI
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centrali e di qui possono passare alle vie motorie, vasomotorie o secretive. « Se si pensa» scrive .Juras~ (35, p. fi67), « che il nervo olfattorio fnori del cervello può essere mes:10 iu unione all'intero sistema delle vie ce11trifnghe e che il trigemiuo già in importantissimi gangli (sfeno,palatino, otico, ciliare) contrae le più differeuti anasto· mosi e che le sue radici comuni cano con i nuclei di tutti i fasci motori (tran11e il n. nbd~1cente) uscente dal. midollo al lungato, è comprensibile come l'irri tazione di senso o sensit,ivo degli elementi nervosi nasali, sotto cfrcostanzo favore\·oh, siano Lrapiantati nell e rewoni viciuo e lontane del c01·po ed a seconda delle vie sulle quali il pro· cesso si fa. può rich i<J.mare i disturbi più vari ». Come già dis~i, fu Volt,olini nel 1871 a sta,bilire nettamente la vera nntu.rn dell,i, rwvro~i ri/f~.,,rn d<1l nciso, col dimostrare la, dipen· denza dell'asma. di duo pazienti dalla presenza di polipi Ilei naso di essi. Fu così dato un vero impulso alla spiegazione di una quantità. di nevrosi riflesse, ed anzi, in modv esagerato, siccbè, come ho gjà fl.ccennato, si credette un momento di spiegare tutti i var i e molteplici. i11numerevoli fenomeni della patologia umana con al terazio1ii nasali ! Non tutti i punti delle fosse nasali anebbero la proprietà, quando eccitati natural mente od artifìcialmeute, di provocare riflessi. Hack 180) dapprima parlò solo della zona anteriore del turbinato inferiore e più tardi anche dell'estremità posteriore dell'inferiore e del cornetto medio. Baratoux t86) ed Heryng (86) parlarono solo della zona posteriore del setto; 8ll.ndmann e 'l'rasher (85) han no ascritto la stessa proprietà a1 setto ed ai cornett,i. Si è inoltre accertato che a determinati rifles:si corrispondono determinati pun1,i nasali. Torstenson11 (85) dall'esperien~a di 400 casi di asma nasale ritenne che il relativo punto specifico di irritazione si trovi nella parte supe1·iore del setto. E Fliess (85) ha localizzato il punto di provoca7,ione della cardialgia di origine nervosa nel terzo anteriore del turbinato medio. Lo stesso F liess (8 7) ba designate quali zone genitali del naso i turbinati inferiori e,I i tubercoli del setto, e più precisamente nella dismenorrea quelli co~tituiscono la zona im rapporto ai dolori ,li ventre e questi la ;1,ona iu rapporto ai dolori renali O. i\lasini (82) da. alcune sue esperienze ritenne che tutta la mucosa del naso, più specialmente nei suoi due terzi anteriori l così pure la pensa Rii lian (88) I, quando sia. irritata artificialmente o morbosamente, possa essere capace di svegliare lesioni d'innervazione passeggera. o permanente, in diretto rapporto colla natura, estensione e grado dell'elemento. E dello stesso parere sono Cartaz (89), il quale persino dice che « lesio11i identi..:he, su punti conispondenti, possono dar luogo
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A PROPO~l TO DF:1,LE NF:Y ROSl RIFLESSE NAS ALI
a rea zioni assolutamente diverse da un soggetto ad un altro > e Gradenigo (90) il q uale scrive ch e : « l'int iera mucosa nasale può es sE>re il punto di parte nza di fenomeni riflessi, ma più speeialmente la. parte a lta e la parte posteriore del n aso, le parti cioè meno vicine alle aper t ure e:1terne che hanno conservato perciò una pii: squisita. sensibilità >. P oichè la diagnosi di nevrosi riflessa dal naso si basa su due prove : 1) p rovocazione d ell'accesso mediante l'eccitazione di uoa det erminat a. rE>gione della m ucosa uasale, 2) cessazione dell'accesso colla sua coca i 11 izz,izione [Ostino (!ll)], e poichè la d istruzione in un q ualche modo (ad es. : galvan oca uterizzazione l del punto d' irrita zione farebbe scomparire il riflesso, g li autori vi si sono provat i, allo scopo di affermare la d iagnosi d i u bicazi one dello sper:iale. pu nto di irritazione di un de terminato riflesso d i orig ine nasale. :Non precisamente così, ma allo stesso scopo, d i 0ioè porre dett,e diagnosi, sarebbe g iun to B on nier (!'l2). Questi, sulla ua.se ùi 60000 gal vauot:auLeriz,!;u;-.ioui 1folla mucosa u a sale, h a stab iliti in q uest'ultima molti punti, la cui ecci t,azione sollecita cen tri bu lbari det.erminat.i sì ,la « Yedere immediatamen te ces· sare U J! g ran numero dj di:,tnrbi anatomo-fisio logici dovu t i R.llo stato di epista!:lia in cui questi centri erano mantenuti talvolta da. ann i :... E~l i ha i noltre stabilito che « l.¼lla supersposi zione di questi rentri bulbari d i regolazionE>, dal basso all'alto, corrisponde una segmentaz ione periferica della m ucosa nasale dal!' iuuan;,ii ali' i n<lietro >. Ri mandn,ndo il lettore al lavoro originale <li Bonuier (92) per la presa di conosce11ui di una tavo la in cui so110 ind icati p unti nasali e centri bulbari corrispondent i, mi limitt>rÒ ad una ra.pida enumerazione dei disturbi riflessi, quali Bonnier stes:-o li enumera : asma., asma da fi eno, atonia polmonare dell'entisema, broncorrea, disfonia, disartria, balbuzie; uevralgia facc iale, cefalea eri emicrania frouLale ed oftalmica: tics, corea, distur bi r iflessi dell'apparecchio couginotivale e lacri male : ta ch icardia, bràdicard ia, palpit:1.zionA, angor ciudiaco, m alatt.ia d i B a -
sedow; d ismenorrea, emicrania men si IP. impotenza, spermatorrea> erezione dolorosa dellà blenorragia, leucorrea; i nconliuen za d'orina (anche nell'epilettico e, quando recente, nel tabetico), sciatica nei varieosi e dolori ùel I.i ta.be, dolori emorroidari: stiti0bPzza, ditlrrea, enteri ti d i viuio genere, ptosi cecale, dolori appenJicolari, ptosi e di latazione del colon trilsv1~rso, colicho in te:-:ti nal i ; gastralgia, iperc loridri a, dispepsia, dilatazione del ventricolo, disturbi epatici (insufficienza, ittero) ; or tiearia; diabete e tutti i disturbi dell'alimentazione elementare ; nevralgie, emi crania. degli artr itici, diatesi vascolari e tuti0 quan to può dipendere dal bn lbo nella elaborazione delle nostre ;;ecrezioni interne;
A PROPOSITO DELLE NEVROSI Rll<'Ll~,.:SJ::
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,omito, vomito della gravidanztt; disturbi faringei; distn r b i Jei t·e11tri della digestione di dif'es&. (dirifilattici), i qual i dist urbi creano delle vere dù,pepsie i11te1·ne e la siderazione dei quali centri costituisce l"ananlassi; der matosi varie; neurastenia, fobia. 1 scrupoli, melanconia, ossessioni; vertigine, rumori subbiettivi d'orecchio, sordità congestizia, disturbi oculo-motori! Sulla v~it,ogenesi dei di,;turbi riflessi dal naso, parecehio è stato scritto. Strane idee a l riguardo furono riferite da De Genuaro (ò8) e per pura curiosità qui le tra.seri YO : Detti distnrbi furono cioè messi in rapporto ~ ad un alù111id dfrinum per Ippocrate, allo Sh-etto, a l !,asso ed alle condizioni dei .~vlidi. per 'l'ero ison e, ad un ar1ente morbo.,o aeri/01·me per Platone ed Aristotile, alle abel'razio11i di .tlrcheo per Vanhelmont, al moto por l' iat romatemacismo rli Boerhave, ad uno ecces.~u o 1n.ancanw di j'urze per Hro\\·n, b.d un più o menu di ca,·bv11io1 idrogeno ed o-~-~igeno per l' iatrochi m ismo, ad un' ipe1·sfenia od ipera,.'f.enia pel controstimolo del Easori; ad uno 8tato tOllf/CRtizio per la teoria congestizia del Brous~ais ! ~ È merito di Uack \!li3) di avere cercato di spiegare l:t patogenesi dei disturbi riflessi dal naso sul la base di dat.i scientifici. D,tpprima egli riten11e che detti disturbi fossero do,·uti alla tumefazione del te:<suto cavarnoso sot.t.omucoso ed a tensione del tessuto ca,-n·noso, l1 una e l'altra dovnte primieramrnte ,id nno specia le stato d'eceitazione c1e!Ja mucosa medei::ima: più tawli egli arnmi,-e che ecc.:,•z ionalme11te « questo specia.le st.ato lli stimolazione ùella mucosa uasale, causa della nevrosi, potrebbe esi:,;tere senza tumefazione del tes.~uto caver· u oso, ma che allora si accompagnerebbe ad i peremia di tutta la 11111cosa. determinata da iµerestesia dell e fibre del simpatico» . l:aratoux (8fì) ritiene che i ft>11ome11i riflessi siano dovuti al rigl)Ufiameuto dei cornett i e specialmente alla congestione dol loro tessuto cnveruo;;o, in dipendenza dei vasomotori. Friiuke1 (114) dimo::,trò con ricer1;he microscopiche sulla parte a.nteriore dei turbinati inferiori che il gonfiore clei cornetti dipende da un proce,-,-o infiammatorio dPIJa mucosa, con e;onseguente i per trofia , ipertrofia il più spesso limitata aliti. mucosa medesima, ma che talora compremle auche il tessuto caverno:::o dei cornetti. ora in zone 1,;ircoscri Lte (Lnbncolo), ora in zone più o mf'llO estese I E della stessa opinione è SchUffer (90 ). H eri11g ((lG J ammette cbe olt,re ad esser causa di riflessi di origine nasalA hl tumefazion\3 del tessuto cavernoso de l turbinato medio eù iuferiore, lo sia anche og ui pressione o irrit1~zi one prolnngata dei col'lletti esen.: it,ata sul setto senza riguardo al d iametro del punto compre,;so, ed alla cousi:.;tenza tl~I punto comprimente !
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A PROPOSITO DEL,1,1': NE\'ROSI RIFLf.~SE ~ASALl
Pare quindi accertato che in generale le condizionidellacavitànasale al.te a destare nevrosi nasitli riflesse debbano distinguersi in permanenti: lesioni organiche ed effimere o passeggere: freddo, caldo, polvere, luee, emozioni psiehiche [Ferreri (97 1) e chimiche, meccan iche, elet;triche [Gordon "\Vilson (98)1 o come scrive Melzi (3fì, p . 54) per gli uni ~i è solo congestione, per gli a lbi infiammazione. A sua volta Lichwitz (90) stabilisce due categorie di nevrosi rifl.e.~se : l'una causata da. lesioni del naso o della faringe, lesioni eserce nti una irri tahione m eccanica. sulle fibre nervose sensitive della mucosa nasa.le, una seconda riferentesi a nevrosi di origine centrale aceompagnata, oltrechè da a ltri sintomi, pure da coudizioni morbos,, naso-faringee. E secondo Feneri (97 ) le cau~e dei disturbi riflessi nasali andrebbero divise in due sole categorie, una nervosa (iperestesia del trigemino ), e l'altrR. riferentesi a disturbi circolatori ( vasomotori 11 entmmbi dipendenti da ~pec-inli condtZioni dell'organo 0lfattivo. Un certo distac:co da quanto finora è stato eletto, è dato dagli :;t ndi r ecenti di R. L evy (100) e Wiclakswich (100). Quegli esaminando dne C•)rnetti provenienti da pazienti affetti da nevrosi rifles~e uasalj, trovò nella mucosa nn numero eccessivame11te abbondante di filamenti nervosi : questi, in ,! casi di asma nasale ed in 4 casi di 1-:evralgia riflessa del t rigemino, constatò nella mucosa del turbinato infe riore numerosi filamenti ner,osi a mielina. Probabilmente le ricer• che al\drehhero intensifica,te da qu esto hito. Furono inoltre enun ciate idee varie esplicar.iv~ dei disturbi riflessi nasali più comuni; 11ec:essariamente le saltiamo per non indug iarci troppo a lungo, limitandoci a lle idee di Fliess sulla dismenorrea nasale, <:Ome quelle che hanno prodotto una profonda impressione nel mondo scientifico. Secondo F liel'ls 1101) nella dismenorrea si os~erverE>bbero: 11 monifìcazioni infet.ti ve dei punti genitali nasali (per malattie es1rntematiche, d ifterite, influenza, eventualmente associa.te a sinusiti, la cui presenza peggiora le condizioni locali; 2 ) congestione dei punti genitali tanto maggiore quanto più scarso è il flusso mestruale (cond izioni frequen t i nei primi tempi della pubertà); BI chi usura del naso ed e morragia negli auzidetti punti. Le lesioni nasali, concomitanti ai . disturbi nasali riflessi, n on s i possono contare: quasi tutta la patologia. del capo e d ei seni ann essi può essere presa in considerazione, perchè come d ice .Jurasz (35, pagina Gt,2 ), ogni processo è nelle con dizioni di irritar e i nervi estremamente sensibili e di prorncsre, sotto 1·apporti favorevoli, manifestazion i rifie~se. Pero più spesso sono causa di que:Rte i ca tani crnnici ( più soventi g l i i per trofici l, le n eoformazi oni, le deviazioni e le spine rl('J Retto, le sinechie, le cicatrici, i corpi estranei ed i parassiti.
,\ PIIOPOSITO DF:r.u;; ~E vno,;1 IIIFLE-.sl•: :'\ASA LI
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Ora nasce spontanea la domanda del perchè tali disturbi riflessi, i-,er quanto si presentino in nnmerose persone, non si abbiano ancora più frequentt•mente! Sono quindi st11.ti studiati i vari fattori prP-rlÌ• sponenti. Parallelamente ad una disposizione locale anatomica trii questa abbia.mo già parlato', ad un aumento del!' irritlibilità locale del trigem ino, all'eredità di un nervosismo generale, all'età I le nevrosi riflesse nasali sono rare nei bambini ), al sesso (le nevrosi riflesse nasali sono più frequent.i nelle donne I ; alla ra;,;za: i n egri sarebbero immuni secondo B earJ (102 1• no .secondo .J. N. )Iackenzie (10~); alla stagione (estate: fébure da fi e no), al cl ima, alle eventuali diatesi : artritismo I Haratoux (86'., Eiras 11'Y31J, neuro-artritismo I Rnault (104)1, agis<'e l a di sposizione i11dividtrnle. Questa consisterebbe in una eccessiva irrita l>ilità, sia come disturbo puramente locale nei singoli segmenti dell'a1·to riflesso jJurasz (35, p. (1(j(J 1], sià <.:ome manifestazione di una nevrosi generale : Ì:<terismo, ne,rnstenia jJnrasz (3\ p. 660), Hobone 110:1), Katz ( 10f1 '1 o da un esaurimento nervoso prodott.o dall'ecces,;ivo la,oro ce1·ebrale, « dal sur1,1e1111ge inteUeetuel e dalle preoccupazioni inerenti a ll a professione ed alla posizione del malato» !Bobone 1)0F> >J. Eiras (103 1 parla di nervosismo, ma non di isterismo, chè i suoi pa· zienti non erano per nulla su~gestionahi li e così pure parla di nerv osismo Barat.oux i8G1. • Invee..: Rossbach, li:n,use, B oeck er, Heymn11 n ( 107) rit.e11gono afle1 ti da isterismo o neurastenia tali pazienti, anche quando non vi siano a ltri ,nntomi di tali malattie e Roger (108) afferma <.:he la malattia attuale [nel caso nostro: la nasale ! ha resa evidente nna predisposizione all'istdri;;mo, che non attendeva che un'occasione per rivelarsi. E Kuttuer (:"34, p . 331: « Come ogni neurosi, così si sviluppa anche ogni neurosi riflessa nasale sulla base di una modificazione morbosa delle C'Ondi zioni del sistema nervoso, morìificazione che, da Griesinger, designiamo <'Ome moditicnzione nervosa o psicopatica. Questa predisposizione può essere erndit,ata. od anche acquisita nella vita intrauterina, alla nascita od anche più tarrìi nel decorso della vita•. Per dippiù lo stato di ipereccitabilità speciale del si:;tema nervuso dei pazienti, secondo O. Mai!ini (821 sarebbe e,entualmente aggravato dalla maggiore quantità di acido carbonico del sangue, per parziale modifica:r.ione dello scambio gassoF<o nei polmc,ni, causa la diminuita ampiezza delle fosse nasali e la t!Onseguente diminuzione di libero passaggio dell'aria atmosferica. Invece Gradenigo (41) riferendo quatt.ro casi di vertigine di origine nasale e facendo notare che quella è tntt'a.ltro che rara, ha potuto
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A PROPOSITO DEL L,E NF:VRo:';I
RIPL,F;ssc: :>/,\SALI
oss~rvare che non s,1mpre :sono neces,,arie particolari condizioni neuropati che dei pazi en t i. Certo non rn, co me giustame nte dice Mengotti (lO!J), a. proposit o cli convulsioni epilettifor mi da tampon11,mento nasale, trascurat a l 'eccitazion e psichica per la paura del l'operazione, ecci tazione psichica cl1e può provocare l'accesso in persona p redisposta. * **
Esporrò ora brevemente la storia t:lin ica del mio caso, agginngendo\"Ì alcu ue ce,nsiderazioni. Donna di anni :33. Cvntagiata di sifilide, maritale, soffre nevrite ot tica luetica; ebbe due aborti e condusse a termine una terza gra,-idanza, colla nasci t.a di una bambina, che, di 10 anni, pure è sifil itica. Dodici mesi a.drlietro, la paziente scherzando con una amica r icevette una, gomitata al naso; ne segni un'abbomlante rinorragia, frenatasi spontaneamente dopo 3 ore circa. Risulto t,a una occlusi one nasale progressiva, la paziente ricor;-;e ad uno speciali;;ta. Ella afferma chequesti praticò unJici cauterizzazioni enclonasali e ch e, subito dopo <li esse, venne presa da un dolore vivissimo lungo il clec:orso del n er vo sciatico llestro, e da uno stato paretico d<>l lo stesso lato e da cefalf'a. vir,leuta che J"obbligavano a letto. All'esame obbiehiYO la paziente si dimostrn itJ buoue coutlizioni geuerali di saluts. All'esame rinoscopico anteriore e posteriore, n otasi una spi na sottile dfl] setto ver,;o siuidtra, che poco ostacola la respirazione nasale. I l turbinato i11feriore sinistro, ridott.o nella sua parte antf'riore, porta la trncciii dc-Ile cauterizzazioni, mentre colla coda riempie quasi cumpletnment.e la relativa coana, il turlJinato in feri ore destro è mediocrem<'nte ipertrofico in t utta la sua eslensione. Ke collo specillo si toccano la parte superiore si nistra dPl setto eJ il tmLinat o medio omonimo, si prornc:ano iutensi rloluri nel campo del t r igemino dello s~esso lato: toccando invece il setto a metà.della sun. altezza ed a mez;zo del ,mo diametro aut.ero-posteriore, la. paziente Fl Mlta cl.i un dolor e ,, i,issimo allo sciatico s inistro, che d ura alcuni minuti per dar luogo a doiliri o;;teocopi della gamba omonimR; cont,em poraneamenLe si stabili,-ce una paresi del braccio corrispondente, sice;hè J"arnmalata non puù più alzarlo, nè mnovere le dita. Cocaiuizzando il pun~o <lei sett,) cessano i dolori e la paresi. :Nnl lii 11osLra paz ie11 t<' aùu nq ne t re erano i disturbi ri ttèssi : la np,mlgi a dello sciriti, ·o, la paralisi c1~1 l,rac0io e la nevralgia del trige•
A PROPOSITO DEL.LE NEV.80SI RIFLESSE ~ASALI
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m ino. Onde il nostro caso presenta un certo quale interesse per la pl uralità di essi disturbi riflessi. La nevralgia. del trigemino da ca.usa nasale è abbastanza comune onde non ci tratterremo su essa. Di paralisi degli arti, per azione riflessa nasale, se ben m'appongo, Cartaz (8D), Jurasz (3G), Kuttner (34) Melzi (36) e Suiié y Medan (37j non parlano. E nella rimanente letteratura a mia disposizione, nulla in proposito ho trovato.Morikava(llO) bensì cita un caso (e lo riferisco per analogial di guarigione di paralisi delle membra inferiori dopo aden otomia; ma già oltre alla deficiente respirazione nasale [causa d'indole meccanica] probabilmente si associava. un disturbo di catt,ivo funzionamento del sistema ipofisario con cui la ghiandola di Luschka. ha presumibili rapporti. Delle nevralgie nel territorio dello sciatico solo trovo cenno in Kuttner (34. p. 220) e nel lavoro di Bonnier (92); almeno dalla letteratnra a mia disposjzione. Per cui il nostrocaso presenta anche un secondo interesse, per la rarità di uno dei riflessi: la. paralisi, e per la poca frequenza di un secondo: la nevralgia dello sciatico. Detti disturbi riflessi furono prodotti in primo tempo dall' interv ento nasale, in secondo tempo essi comparivano per il semplicP. contatto dello specillo. Più su abbiamo citato casi di neurosi riflesse, provocati da a~ti operativi endonasa.li ; alla quale frequenza di neurosi riflesse dal naso accenna Lermoyez (111), il quale per altro aggiunge che « compensano la loro molteplicità colla loro benig11ità > . Neppure egli parlava di nevralgie dello sciatico, ma solo, s~condo Hack e Treite l, accennava. alla possibilità, in coloro la cui suscettibilità nervosa sia assai grande, a che i dolori si irradino nel plesso cervicale e brachiale. La nevralgia dello ;iciatico, quale fenomeno riflesso dal naso, è in dipendenza della partecipazione del .simpatico. Da tempo è nota la r elazione tra quest'ultimo e neurosi riflesse nasali, le quali neurosi, a. differenza. di quelle che si trasmettono per il midollo spinale, sono spesso unilaterali [Nieddu Semidei (112)] e sono dovute ad alterazioni vasomotorie dei vitsi che accompagnano i nervi in causa [Frankenberger (72)J. Sono infatti da un lato conosciu ti i rapporti, direi, di continuità tra nervo mascellare superiore, ganglio sfeno-palatino, nervo vidiano, plesso carotideo ed il ganglio cervicale superiore, e dall'altro le connessioni del simpatico, a mezzo dei suoi mmi comunicanti, col plesso sacrale, di cui il nervo sciati co è branca terminale. Detti rami comunicanti contengono due ordini di f:bre, ganglipete e ganglifnghe, le qnali ultime « vanno dal gang lio simpatico al nervo spinale, dove si dividono in dae g r uppi : alcune inflettendosi in fuori, passano nei 50 - Gionaale di medicina militare. - Pa.-c. X-Xl-Xli.
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A PROPOSITO Dli:LLE NEVROSI RIFLESSE NASALI
nervi spinali, cuu cui raggiuugono la periferia, le altre si portano in dentro e raggiungono le radici S!Jinali del nervo spinale e terminano, secondo Cajal, in parte nel midollo, in parte nel ganglio spinale • [Testut (113)]. A meno che senz'altro non si voglia ammettere una diretta eccitazione delle fì brille del simpatico, cont,enute nella seconda branca del trigemino, eccitazione causata dalla congestione della mu· cosa nasale I Bresgen (114) J. La paralisi del braccio, a. sua volta, è spiega.bile colle già citate connessioni del simpatico col nervo mascellare superiore e colle connessioni tra ganglii cervicali med10 ed infElriore colle branche costituenti il plesso brachiale. Poichè di solito il disturbo riflesso si ha dallo steiiso lato della cavità nasale in cui si esercita l'azione patologica o l'intervento operativo è a domandarsi il perchè nel nostro caso, in primo tempo, i disturbi riflessi si siano avuti a. destra, mentre che l'lltto operativo fu fatto a sinistra. Quindi o bisogna ammettere la trasmissione dell'effetto attraverso l'anastomosi inferiore unente diretta.mente i due simpatici,
od attraverso il ganglio coccigeo, se esistente, o bisogna formulare l"iµotesi di un fenomeno lontana.mente paragonabile al fenomeno del
tran8fert. È tuttavia strano che la stessa azione abbia provocato due differenti orJini di riflessi: nevralgia e paralisi . É perciò logico il domandarsi se n on esistesse nella paziente una disposizione speciale per la manifestazione di questi due diversi riflessi; se cioè la paziente non fosse isterica. E precisamente questa domanda, ricordo, tui fu fatta da,} prof. D'Ajutolo, quando leggevo la storia clinica della paziente stessa, al XII Congresso della. Società italiana di laringologia. Sappiamo infatti, e g ià l'ho accennato, che dalla maggior parte degli autori è ammessa la necessità di una preesistente diatesi o predisposizione nervoi;a. E poichè nella paziente non eranvi segni, almeno appariscenti, ùi ùiatesi artritica, è logico pensare all'isterismo, per quanto di questo non esistessero sintomi caratteristici (zone cutanee di anestesia o iperestesia, bolo, ecc... ). Sappiamo però che non sono infrequenti i casi di isterismo monosintomatico;; e per l'appunto dell' isteria sono frequenti manifestazioni le monoplegie. Una prova che a.vrebhe potuto essere decisiva per la diagnosi di isterismo (prova di cui recentemente mi parlava il Prof. Gradenigol è quella di pennella.re, invece che colla soluzione di cocaina, con acqua distillata i punti nasali d'irritazione e vedere se si ottiAna parimenti che coll'anestetico la scompar:ia della nevrosi na½ale. Tale prova non ho potuto fare, perchè la paziente è attualm~ute sfuggita alla mia. osservazione; ad ogni modo ho creduto accennarla per una eventuale applicazione .
A PROPOSITO D ELJ.E NE\"ROST RIFLESSE XASALI
771.J
La nostra. paziente aveva. anche contratta sifilide. È però poco probabile, secondo me, che tale malattia, possa entrare in causa per la. produzione dei più volte nominati disturbi riflessi nasali, non esistendo, tranne i dolori osteocopi, successi vi agli accessi di nevralgia sciatica., alcuna m anifestazione leetica, e Ja paziente essendo in buone condizioni di salute. Inoltre essi disturbi, non influen zati benefica. , ' mente da adatta cura specifica, avrebbero dovuto indubbiamente esacerbarsi, anzichè presentare dei vari periodi di assenza., per poi esclusivamente ricomparire in seguito ad un'eccitazione della mucosa. nasale.
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780
A PROPOSITO DELLE N~:VR0SJ RIFLESSE N ASAl,I
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CASUISTICA CLINICA
SORDITÀ. BILATER..\LE TOTALE DI NATORA ISTERICA, per il capit,1no medico dott. l't a~slmo Campegglanl, assistente onorurio :i.Ila clinica otorinolaringoiatrica di Roma. Storia. - Il soldato O. F. della classe 1891, a1rgregato alla 9° com pagaia di sanità, mentre accudiva al!e sue mansioni di attendente, nella mia abitazioue, avvertì d'uu tratto fo1·te ronzio in entrambi gli orecchi, chti durò circa. 20 minuti, associato a sensazione moles ta, quas i di dolore. Non si preoccupò di questo fatto, credendolo di nessuna. importanza. I n seguito però gli parve di non udi re piu 1,, voce dello persone, che erano nel vicino cortile: lo assalse allora l'idea di essere sordo, e provò un subitaneo senso di costerna:i;ione, di agitazione e di ansia, a cui segul un po' di calma., confortata dalla speranza che il disturbo fosse pas,eggero. Ma non comprendendo che a stento le parole rivoltegli dalle pe rsone di casa e ripetutegli a voce alta, gli insorse più forte In preoocupazion1:1, l'ansia e la paura; avvertì palpitazione, nodo alla gola e voglia di piangere. Successivamente manifestò sordità completa: accorgendos i solo dal movimento delle labbra che gli si parlava, risponde va: « Non capisco, sono sordo :.. Mi fu quindi mandato a l Policlinico, perchè lo visitRss i. Era pallido in viso, coll'espressione evide nte dello smarrimento, Aveva a ndat ura regolare, non presentava il minimo disturbo dell'equilibrio, ma non percepiva nemmeno la voce gridata in vicina nza dell'orecchio. Per mezzo di un interrogatorio scritto mi fece la narrazione dell'accaduto, dicbi;miodo che l'unico suo rlisturbo ern la improv,isa. sordità, che lo aveva colpito in pieno benessere. non :iccompag,rnta però da. vertigini; il ronzio inizia le era scomparso; disse che in precedenza non aveva avuto nulla di anormale nelle s ue a bitudini e nelle s ue funzioni, e nessun incidente nel suo servizio; mi escluse d ispiaceri di fii miglia, contrarietà intime di qua Isins i g enere. La. parola era bene articola.ta, la voce regolnre per timbro e per inflessione. All'otoscopia si riscontrò lieve otite catarrale con modernta. stenosi tubaria. L'introduzione de ll'aria per mezzo del catetere non apportò nlcun beneficio. Non percepi il diapa.son fattogli vibrare a sua insaputa. sul capo e sulla mastoide. L'esame elettrico fece rileva.re presenza della vertigine voltaica, con 10 milhampères; ma nemmeno con corrente portata. al massimo della tolleranza si riusci a suscitare la sensazione sonora del nervo a cu!,<tico. L 'esame obbiettivo g enerale fu negativo. S i notò solo ipoestesia congiunti vale e d anestesia faringea; la sensibilità. del condotto uditivo E>ra -cormale. Egli si sot toponeva alle ricerche con docilitè.; talora appariva come ipnotizzato o assorto nei suoi pensieri; in genere però prestava 11ttenzione e cerca.va di
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C,ISUISTJCA CLINICA
comprendere dal movime nto delle lnbbra quello che .gli si diceva. Capì solo l a parola «operazione» e la ripetè s t upito. Dimostrava coscienza. intl'gra, facile emotività, t~lvolta ho vi~to empirglisi gli occhi di lngrime. Dn, questo esnme emergev,\ la preosunzione di essere di fronte ad un cnso di sordità isterica; e pertnoto feci accompagnare 1'0. >tll'os pedale militare per esservi ricovera.to Conoscevo molto bene i suoi precedenti, avendolo per attendente dn cir c11 un anno, e mi aveva ispirato stima e fiducia. La diagnosi fat ta alla clinica emergeva cosi l impida, che non mi !balenò mni nello. mente la eventualità di una simulazione. Ma unn circostanza nppuraLa il g iorno seguente, quando mi recai all'ospedale per prendere notizie sull'andamento della malattia, po teva destnre sospetto. Appena si seppe che il soldato O. fin trava nll'ospedn le per sordità, tre testimoni informarono che egli la stessa mattina, sentendo di un suo compagno A D· dato in licenza per malattia d'orecchi, espresse pubblicamente la sua meraviglia. È · vero che egli era. stato in licenza pochi giorni prima, ma ciò non escludeva, anzi poteva rafforzare il desiderio di ritornarvi. Altro elemento di sospetto potevn sorgere dalla coincidenza. della sordità con il fatto di essere egli attendente d i un ufficiale comandato alln clinica otoiatrica. Ma ogni sospetto si dileguò quando, reca tomi a.I riparto, seppi che egli a.vevn. riacquistato l'udito e che era stato messo in uscita. dall'ospedale per suo insistente des iùerio. Da lui appresi che, dlopo un paio di ore d'insonnia, aveva dormito tutta la notte fino alla mattina, quando per l'incubo di un sogno ,rngoscioso (sognava la morte di una nipotina), si era destato; in quel momento suonavano le campane ed egli le intese. Conversò poi con l'infermiere di guardia, esprimendogli il piacere di sentirsi guarito. E la guarigione è stata duratura. Questa l'ec;posizione del caso, che merita di essere illustrato per la sua rarità e per l' impoi·tanza c linica e medico-lPgale. Pertanto bo accolto con vivo piacere l'invito del signor direttore dell'ospedale, colonnello medico Grieco cav. Giustlppe, di studiarlo e portarlo a conoscenza. dei colleghi, insieme con le relative considerazioni.
Es pongo anzitutto le ulteriori inda gini, praticate nei giorni successivi, le quali ci permettono di complotare il sommario e$ame .f atto durante il breve periodo della sordità, e di seguire il completo svolgimento de l fenom eno. Anamnesi. - Il soldato O. ha padre e mR.d1·e viventi e sar.i. Una zin mnterna è mortn per malattia del s isu,ma nervoso, di luuga d urata, ma che egli non sa precisare. LA. sorrlla maggiore ha avuto due figli, di cui uno è morto d i eclampsia.. Dei frati-lii, tuLti simi li a lui nel carattere, uno è spesso sofferente per gracilità della costituzione ed anemia. Egli non ha avuto malattie d' importanza, ma facilmente nell'inverno è andato soggPt to a catnrro bronc hiale. Ha freri uentate e compiute le scuole elementari, risu l tando spesse volte il primo della cla~se. Occupato quale cameriere presso una facoltosa famiglia di Torino, fin dall'età d i 14 aani, ba saputo sempre farsi benvo lere per la scrupolosn osservanza dei suoi doveri e per la sua mitezza.
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Sotto le armi ha tenuto sempre ottimR condotta. È moclico fumatore, modico bevitore, non luetico. Esame obbiettivo. - Individuo di costituzione piuttosto debole, alquanto oligoemico, ha le masse muscolari poco sviluppate, il pannicolo adipC1so scarso, la pelle e le mucose visibili pallide (era stato pertanto dichiarato inabile alle fatiche della guerra). Presenta di patologico ipofonesi degli apici polmonari con respiro leggermente aspro, specie a sinistra., ed ectopia del testicolo sinistro (testicolo inguinale). Dichiara di sentirsi facilmente stanco e abbattuto. Ha. spessissimo sogni, dei quali l'argomento in prevalenza è la farniglia; frequentemente es~i 11ono paurosi, angustiati e accompagnati da sonniloquio, a voce ta nto forte, da svegliare e spaventnr e i vicini. L'esame delle orine hn dato: P. S. HJ-29, assenza di zucchero e albumina, fosfati abbondanti, in prevalenza alcalini. Esame nenrologico. - Cranio ipsicefalo, viso ovale; motilità <lei bulbi oculari normale, facciali alquanto ipotonici. Lieve tremore delle palpebr e, della lingua e Jelle dita. I movimenti attivi e passi vi degli arti sono normali. 11 dinamometro segna a destra 87, a sinistra 81. Riff,essi. - Le pupille reagiscono normalmente a.Ila luce ed all'accomodazione. Riflesso congiuntiva le torpido, faringeo abolito. Manifesti i ritiessi pettorali, accentu,.ti gli addominali, il cremasterico, i patellari; talora si riesce a suscitar e il cubitale ed il radiale a destra. Non clono del piede, non Babinski, non Oppeoheim. Sensibilità. - Lieve ipereatesia tattile, t ermi ca e dolorifica generalizzata.
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Sen;;i specifici. Occhio. - Visione bilaterale uguale a '°/,0 • Campo visivo norma le _pe1· il bianco e per i vari colori. Però nei di 1•ersi esami si è notata una. fn,cile stanchezza, che richiedeva di alternare le prove con periodi di riposo. Naso. - L'esame del naso mostra lieve ipcr~rofia dei turbinati inferiori ed iposmia a destra. L'esame del gusto, i n alcune prove, ha dato lieve ipogeusia. a destra. Orecchio. - Sensibilità del padiglione e del condotto normale. Condotto mlitivo ampio. Note di lieve otite media catarrale cronica.
Esame del labirinto acustico. Voce afona percepita a destra = a 6,- m.; a sinistra = a 6,- m. Orologio percepito ~ » = a 0,76/m. 4; » » = a 0,76/m. 4 Weber non lateralizzat,o » Rione » » + Schwabach = a ccorciato pochi secondi. )) » Gellè » + Diapason di Bezold bene percepiti. Bacchette di Konig - ultime percepite con difficoltà. Fischietto di Oalton be?e percepito.
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+ +
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Esame del labi1'inlo non acustico. Equilibrio statico. - La. stazione eret ta sulla punta dei piedi ravvicinati, ad occhi chiusi, è tenuta con un po' di difficolt-à.
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E quilibrio di1ia11ifro. - L a miircia in avanti, cosi il salto, devia leggermente, ma non costantemente verso destra Nc.n esis te nistagmo spontaneo. La prova. della rotazione prod uce pallore, vertigine e senso di antirotazione, cosi intensi d a dis ~ur bare ]'esaminando per qualche minuto. Conte mporaneamente si nota nistagmo postrotatorio in senso inverso alla direzione del movimento e di d urata presso che 11orm11 le. Prova termica d i Bliràn y. - Iniettando acqua fredda si ha nistagmo diret to vers o l'orecchio oppos to con s intomi molesti di vertigine; iniettando acqua calda s i ha n istag mo ve1·so l'orecchio iniettato e lieve vertigine. Prove elettriche. - La ricerca della vertigine voltaica è pos itiva: la inclinaz ione d e!IR tes ta avviene costan temente verso l'anode. LR 1·eazione galva nica del nervo 11cus tico manca. E same pi.~chico. - E' di carattere timido, impressionabile: rispettoso verso i superior i e co rdia le coi suoi compagni ; è piuttos to tacit urno. Ha. intelligenza comune, pe rce zione pronta, buona memoria.; ideazione normale per il contenuto e per l'associaz ione, in rappo rto con la sua cultura. Il tono se ntimentale è piuttosto depresso, rarRmen te sorride o scherza, ma è molte affet t uoso ; il senso morale è soste11uto dalla disciplina e dall'educazione religiosa ; ba facile emotività.; l'iperestesia ps ichica t 1·ova perfetti\ corrispondenza con l'iperestesia somatica. Non è iras cibile, non indolente però ; talora mos tre. pocu iniziativa, forse per il timore di non far bene. Quanto agli ist inti si nota uo discreto grado di frigidità sessuale, senza però alcun perver timen to; a ssicura di non aver mai frequenLate donne e di non aver mai fa tto ,dl'amore. No n esclude però che, a s uo tempo, si ammoglierà..
* *• Dopo c irca 20 giorni u11 ult,imo esame ha fatto rilevare: Voce a fona percepita a m. 8. Orologio percepito ~ » 4/4 Bacchet te di K onig = t ut te percepite Sch waback non più accorciato. CostRnti i risultati dell'esame elettrico. La turba funzionale quindi era completamente e definitivamente scomparsa; e l'udito, dopo vnri mesi, s i conserva perfetto.
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• ** Riassumendo: s i è t ra ttato d i uua sordità. bilaterale totale improv~isR, insorta comii unico d isturbo, senza causa appa re nte, nel completo beness ere, e scomparsa in s eguito a d u na emozione, con uno strascico di lieve ipoacus ia, dileguatosi in breve tem po. Il risul tato dell'esame locnle e generale, il decorso dell'affezione portano ad un concetto diRgnostico un ivoco, ad una diagnosi diretta di sordità iste rica •
...
Il Castex divide la sordi tà. in : t rau matiche, rifless e, nervose, ps ichiche, tossiche, io ra ppor to con lo stato generale, e centrali. Nel paragrafo delle forme n e rvos., classifica q uelle presen tate dagli isterici e da altri neuropatici ; ma soggiunge
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che il numero di esse, col progredire della coltura medica, è andato diminuendo, e secondo Kramer è sceso dal f>O p. 100 al 4 p. 100. Pertanto dobbiamo uniformarci al concet to generl\le di ammettere il disturbo funzionale solo quando abbiamo potuto escludere ogni lesione organica capace di spiegare il quadro morboso. La sordità sappi1t.mo che può dipendere dR. molteplici lesioni a svariatissima localizzazione, e il relativo esame impone anzitutto di ricercarne la sede: è una malattia dei mezzi di trasmissione, o dell'apparecchio di percezione ? o il procosso, esulando dall'orecchio, colpisce le vie di conduzione ai centri cerebrali, o centri stessi ? Non meno importante è ricercarne la natura In molti casi il modo con cui si è stabiiita la sordità s,;rve ad indirizzarci verso la giusta diagnosi. Lo Chavas3e a tal proposito divide le sordità iit: Recenti e nettamente intermittenti; Confermate, stazionarie o progre!'<si ve ; Improvvise . Nell'ultimo gruppo comprende quelle dovute a; Tamponi di cerume, rinofaringite intensa con catarro infiammatorio della tromba e catarro acuto dell'orecchio medio: Isterismo. sifilide, traumati-;mi, sindrome di Menière; e quelle accompagnate di. turbe sensitivo motrici, anemia. congestione, meningiti, febbre che faccia pensare alla diffusione di un processo settico al labirinto. Ed il compianto maggiore medico Ostino scriveva; Nelle !lordità improvvise, quando non ne sia causa un trauma, domanderemo al paziente: 1°. se la ipoacusia l'incolse al m~tt.ino, dopo essersi lavata la faccia; cara:.teristica dei tamponi di cerume; 2°. se è affetto da occlusione nasale (e l'esame obbiettivo confermerà le asserzioni del paziente), si tratterà in questo caso di sordità temporanea da ostru· zione della tuba Eustachiana, che migliorerà con l'introduzione dell"aria; 3°. escluso il trauma ed i due momenti etiologici su descritti, non ci rimane che ammettere o un'emorragia labirintica (da emotilia, sifilide ecc.), o una sor• dità. isterica, o (casi rarissimi) una metastasi da orecchioni. Le circostanze e,;poste nei primi due numel"Ì, riguardanti l'orecchio esterno e medio, non ricorrono nel nostro caso. La lieve otite catarrale, con sufficiente per• meabilità. della tromba, non basta a spiegare l'imponente grado del disturbo. E facilmente si può escludere un'affezione dell'orecchio interno. La anamnesi è negativa, mancano fatti circolatori, infettivi, e tossici, disturbi dell'equilibrio e ogni altro sintvmo che possa far pensare Rd una lesione primitiva o secondaria del labirinto o delle terminazioni dell'acustico. La esclude anche l'esame elett rico. L'a ffezione dunque esula dall'orecchio. Ma anche risalendo le vie acustiche, non è possibile rapportarla ad alcuna delle note malattie organiche della fossa cranica posteriore, del ponte, della capsula interna (per citare le tappe principali) o della corteccia. Mancano sintomi generali o locali di un processo flogistico, disturbi di pressione intracranica; turbe motrici o sensitive sistematiche, manifestazioni concomitanti a carico di altri territori nervosi; con l'aholizione assolute. dell'udito, contrasta l'integrità de!l_a. coscienza, del l ing uaggio e di tutte le funzioni.
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Quindi senza. un lungo giro di diagnosi differenzia.li, si può con certezza. escl..idere anche una lesione organica dei cenfri nervosi. Che cosa rimo.ue a discutere! Lo. possibilità di una forma funzionale, o il dubbio di una simulazione. La forma fun1,ionale delle malattie auricolari è ammessa dai neuropatologi e dai cultori della speci1ditit. Lo Gendrin per primo nel 1846 osservò l'anestesia degli organi dei sensi nell'isterismo; tale reperto fu confermato nel 1847 dal ;;uo allievo He'l1rot, il quale fece anche uno studio sull'isterismo monosintomatico; fu illustrato con maggiori dettagli dal Briquet nel 185~, e sancito nel i875 dallo Cbarcot e dalla sua scuola. Gli otologi pubblicarono molto osservazioni, raccolte poi e coordinate dt~I Gra.den igo, il quale inves tigando con esatti criteri diagnostici quelle manifestazioni che prima non erano bene conosciute. col contributo e la illustrazione di numerosa cas istica perso1rnle, fondò nel 1895 un nuovo capitolo di otologia, relativo alle manifestazioni auricolari de ll'isterismo. In seguito apparvero altri la vori sull'argomento. Cito per la. sua speciale importanza. quello de llo Cbavanne. Stabilita I~ diagnosi di natura, vediamo se è possibile precisare in qua.le punto si è estrinsecato il disturbo funziona le. Sappiamo che lo stimolo sonoro, pervenuto all'orecchio interno per via aerea, o per via. os teotimpani~a., prosegue attraverso il nervo acustico fino al ponte, e per il tramite della via centrale acustica (posta. al lato esterno del fascio sensi• ti vo) è trasmesso alla corteccia dello stesso litto e del lato opposto, perchè sul pavimE>nto del quarto ventricolo e nella parte ventrale 0 del ponte, avviene una decussazione incompleta delle fibre nervose. Secondo le esperienze del Munk, Lucia.ni e Tamburini il centro dell'audizione è situato ne lla faccia conversa della prima e seconda circonvoluzione temporale. Nella prima, eia a destra cbe a sinistra, p;trte anteriore, è localizzato il centro sensoriale acustico, come ha dimostrato sperimentalmente anche l' A llbutt, (il quale con la distruzione di questa zona da entrambi i lati ha determinato la sorditli totale, ossia la. perdita della sensazione acustica) e come dimostrano i casi clin ici riferiti da vari autori (Friedllinder, Mills, Mott). Oltre il centro sensoriale acustico, dove lo stimolo determina un'impressione non qualificata, un'audizione semplice, vi sono a ltri centri contigui, dove son depositati i ricordi dulle immagini a custiche, e servono a differenziarle. Per le parole ne e dimost.rata la localizzazione dietro quella del centro precedente, nella prima e seconda circonvoluzione temporale; ò il centro di Wernicke, il qu;ile, secondo il parere della maggioranza, funzionn solo nell'emisfero sinistro; e la ctistrnzione de l suddetto centro dà la sordità verbale, cbe consiste nella perd ita della memoria e del significalo delle parole udite, per cui si sentono, ma non si comprendono, come si trattasse di lingua straniera. Analoga mPn te per differenziare i rumod ed i suoni, riconoscerli e riferirli alla loro sorgente, es iste un altro centro nel lobo temporo sfenoidale. centro non bene localizzato, ma dist.into da quello di Wernickc; e la clinica dimostra ammalati, i quali non comprendono le parole , rna di lf.!renzi:tno i suoni. P er avel'e poi l'associazioue psichica della parola cou l'idea che vi corrisponde, ossia la fuuzioue recettiva completa del linguag gio, bisogna che l'immagine acustica sia t ras portata, mediante altre vie, tino a l cosidetto centro mentale o ideogeno ; del G rasset. La les ione di queste vie mette nelle condizioni del bambino e
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del pappagallo, che sentono le parole, le ripetono, ma. non le comprendono: è questa. la sordità. psichica, che si ri!'contra sopra.tutto nei neuropntici (Castex). La forma funzionale può assumere tutte e tre le varietà suddescri.tte di sordità totale, verbale o psichica. Nel nostro caso il disturbo è quindi localizzabile alla prima stazione dei centri corticali, quello dell'audizione bruta. Ma, dice l'Allbutt: tutti i fenomeni dell'isterismo sono funzionali, però non tutte le malattie funzionali sono isterismo; nè l'isterismo è un semplice limbo in cui vadano affondati tutti i casi ·nervosi, che non comprendiamo. Rimane quindi a dimostrare che il soldato O. è un isterico, e che la.sua sorditÀ ba i carR.tteri della forma isterica. Ind i discuteremo se poteva essei'e un simulatore. La. diatesi i,;terica si riconosce da tutti nel soggetto giovane o adolescente, emotivo e impressionabile. c he R.rrossisce, si fa pid lido, si commuove, perde la calma per un nonnulla.. 11 Déjérine nelle cause distingue il fattore ereditario e quello individuale, che contribuiscono alla sua caratteristica mentulitlt. Ad un certo stadio dE>Jla vita l'individuo non è che il rapporto fra. la personalità antecedente e gli avvenimenti successivi, che l'hanno modificata. La. speciale educazione, i 1 genere di vita possono infatti determinare la preoccupazione, lo scrupolo, l'incertezza morale, il difetto di fiducia in sè, la dimin.uzione del controllo individuale, l'emotività, la 11atura sensibile, come si dice; e su essa influiscono anche le condizioni fisiche. Nel nostro caso, sebbene Don g rave, esiste una tara ereditaria neuropatica: la. malattia della zia e del nipote, il carattere famigliare. Esistono le circostanze di et/,, di ambiente in cui egli è cresciuto (costretto a servire fin da bambino in una c,isa facoltosa e di molta etichetta), e la salute a lquanto scadente. Aggiungiamo il fattore della vita colletti va, come occasione di contagi ps ichici, e le disciplina, come causa inibitrice delle f'acoltlt mentali, già oscillanti; ed avremo un sufficiente cumulo cli cause predispone nti. Nelle manifestazioni d ella diatesi troviamo la suscettibilitit alle emozioni, la facile pares i vasomotoria (pallore), la palpitazione, il nodo alla gola. Le stimma.te secoado la s cuoln della Salpètrière sono e!'senzialinente tre: presenza di anestesie, limitazione concentrica del campo visivo, zone isterogene. Nel nos tro soggetto troviamo la presenza. di alcuue anestesie (wngiuntivale, faringea caratteristica, iposmia a destra), mentre prevale la iperestesia, anch'essa propria della neurosi. Mancano evidenti zone isterogene ed il restringimen to del cnmpo visivo, che è la stimmate classica, secondo Charcot; esiste però il facile esaurimento della visione periferica, frequente negli isterici, secondo l'Allbutt. Notammo: ipotonia dei facciali, movimenti involontari (tremori delle mani e della lingua.), aumento dei riflessi, prove di corticalitA debole, e deficiente funzione inibitoria.. Vi si aggiunga la sindrome onirico, con vivacità di sogni, prevalentemente !).ngosciosi, e sonniloquio. All'esame somatico riscontrammo qualche nota degenerativa: cranio ipsicefalo, ectopia testicolare; ed all'esame psichico depressione dell'umore e frigidità sessuale. Tutto u n insieme questo che non è imponente, tanto che l'O. passa come individuo normale; ma cari:tterizza un difetto di sviluppo psichico con anomalie della sfera sessuale, capisaldi della teoria del Freud, e corrisponde alla stato ge-
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nerale dell'isterico. In esso difatti quanto minore è le. evoluzione e la consolidazione della psiche, tanto mnggiore è la impressionabilità dei sentimenti, la sug~estionabilitii., e tento pi ù facile il perturbamento del rapporto fra le. coscieL1za e il contenuto s ub-cosciente, la estrinsecazione rli fenomeni a carico dei centri sensitivi, motori, viscerali, vasomotori o trofici. Ma fio d'ora fissiamo che tale manifestazione reste. allo stato potenziale e di ordinflrio tace, perché la dispos izione cerebrale non è tutto; per le. liberazione degli automatismi occorrono i momenti caus ali, come a lterazioni del ricambio, disturbi psichici e fisiologici, suggestione, autosuggestione, ecc. Vediamo se l'110estesia presentata d,d nostro ammalato ba lo svolgimento e i caratteri dell'anestesia isterica. Secondo l'Allbutt i caratteri delle svariale manifestazioni dell'isterismo sono i seguenti: a ) L'apparizione parossistica la-scia talora, per intervalli, completamente libero l'ammalato, tal'altra comparisce e ~comparisce c.:m estrema repenti nità.. b) Anche le mauifestazioni ostinate, che durnno a lungo, sono suscettibi!i di risoluzione completa. e possibilmente repenti11a. e) Sono dominate dalle influen¼e mentali e morali, oppure sembrano' dotate di una specie di s pontanei tà, insorgendo e scomparendo senza. alcuna. causa apprezz" bi le. d) Incongruenza e mancanza di proporzione tra i vari sintomi, e fra. i sintomi e lo stato generale dell'individuo. Il nostro caso già ad un es11me superficiale s'inquadra a perfezione nei caratteri stabiliti dall'autorevole neuropatologo inglese. Soffermiamoci però ad e~aminare i singoli momenti del fenomeno alla luce delle cognizioni ormai indiscussamente acquisite. Insorse ne: completo benessere, come unico disturbo, senza causa a.ppnrente, all'infuori di una l ieve otite ca tarrale. Questa evenienza nell'isterismo è stata. già dimostrata possibile d i\ numerose osservazi0I1i. Il Gtarlenigo dice appunto che la sordità isterica talora è legata ad emiane. stesia sensitivo- sensoriale e talora invece no; anzi spesso s'incontra quale sintomo isolato del la neurosi, ed è occasionata, pe1· lo più negli individui predisposti, da. lesioni periferiche dell'organo dell'udito, le quali costituiscono il s ustrato necessario, la ca.usa. determinante della loca.lizr.azione auricolare. Ed insiste sul' fatto che tali lesioni non possono spiegare il grado della riduzione dell'udito, ta.n to sono leggere; esse talora sfuggono persino e passano in seconda linea accanto alla gravi tu ed imponenza dei sintomi funzionali. L'anestesia acustica è imputabile all'isterismo e non alle lesioni organiche, le quali dovrebbero essere gravi, per es. difficoltata. Vibrazione della staffa, aumento di pressione dell'orecchio interno per eccessiva retrazione degli o3sicini, iperemia. del labirinto, lesione del nervo acustico. Nel nostro caso lo dimostra la breve durata del proce~so e la completa guarigiune. Es is tono inoltre esempi di sovrapposizione di disturbi auricolari a lesioni anatomiche d i al tri organi e sistemi (occhio, faringe, laringe, sistema nervoso in genere). Come pure si possono avere al terazioni fun zionali su affezioni organi, che ùell'udito in individui isterici, e tali alterazioni sono variabili ed inB.uenzabili per es. con l'elettricità, gli stimoli acustici intensi, la cocainizzazione en:ionasale. Cbavanne, partendo da l concetto che l'anestesia isterica può essere constatata in tutti gli organi e tessuti che ne llo stato fisiologico manifestano della sensibilità, qualunque ne sia il modo, mette in evidenza come, mentre da una parte l'i-
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sterismo può determinare manifesta;.ioni in orecchi sani, o esagerare quelle di una lesione auricolare; dall'altra le lesioni auricolari possono provocare i fenomeni isterici, o esllgerarne l'intensità, ovvero richiamare la localizzazione della neurosi. Basta a ciò un fatto locale insignific,rnte ed insufficiente di per sè a. dare la sorrdità (come corpi es tranei, escoriazioni del coHdotto, otite catarrale). Ln. lesione organica quindi può essere la chiave dei fenomeni osservati. Nell'isteris mo, affezione caratterizzata appunto dalla maggiore o minore labilità del sistema nervo~o, gli stimoli periferici possono determinare fenomeni per estensione, durati\ ed intensità molto più gravi che in condizioni fisiologiche. L'a· zione riflessa in genere non è proporzionata alla intensità del'.o s timolo periferico e nel nostro ammalRto all'affezione organica. La forzn determinante altera l'equilibrio psichico; la formn e l'intensità, colle quali si manifesta il disturbo, non dipendono più dallo stimolo, ma dal terreno iu cui si esplica. Ed in qual modo si è sprigionato lo stimolo dallo stato anatomico che preesisteva late nte? Secondo Charcot lo stato d i temporn.nco intorm..nti mento (sim ile al lo sboch locale traumatico) può costituire la bn.se per sugges tione di una paralisi mot rice o sensitivn. Ed il Bernheim non vede nella sordità isterica che un fenomeno di autosuggestione. Per quanto l'elemento ideoge110 abbiR gran pRrte nello svolgimento di esso, secondo Russe! Reynolds, Moebiui;, Trombetta, ha innegabile valore eziandio il movente emozionale, già am messo dal Briqnet. Anzi il Déjé rine cosi si espri me: tutti gli accidenti che non hn.nno origine in un trau matismo emotivo, che non si rapportano alle diverse modalità dell'emozione fisica, o che non sono dovuti all'inibizione emoti va d'un certo numero di rappresentazioni m ent1di. non sono nccidt>nti isterici. L'ist.erico è insomma un g rande emotivo, che sotto l'azione inibitrice delle emc,zioni registra ed ammette senza discuterli i fenomeni risultanti dallo shoch patito. Ma nel nostro ammalato apparentemente non vi fu akuna azione emotiva. Do· vremo perciò rinunziare a spiegarci l'origine de l fenomeno? Io credo di no, e stimo opportuno ins istervi anche nell'interesse della, prognosi. L'emoz;one. secondo il Dé.jérine, può essere d'origine es teriore ed interiore; vi sono i grandi shochs emoti vi e le piccole eccitazioni emotive e tntte le 1ma 11ces intermediarie. Le emozioni d'indole interna hanno una parte preponderante e possono esser rRppre1'eotate da una semplice idea: '< 011 peut faire de l'é motion pour un simple idée, qui franchit le seuil de la conscience . songer Ì\ la mort ,l'un étre qui vous est chèr, à la ru ine qui vous guette, au déshouneur possible, à In maladie imminente, et, sans qu'à de telles pensées il y ait q nelq ue fondement objectif que t·e soit, ce ia s uffit à. créer des réactions é motives ». E la relazione in rapporto allo shoch ed al terreno s u cui si esercita, può essere stenica, o deprimente, può essere un'a zione siderante de lla mentalità del soggetto, che lo rende incapnce di conoscenza e di critica: « il est aff'olé ~. io uno stato di sincope psicologica durevole o al ternantesi con miglioramenti e peggio• ramenti; all'emozione consegue lo. preoccupazione e l'auto o l'etero suggestione, e dopo un periodo più o meno Jnngo d i ru minazione insorgono le turbe viscerali, le inibizioni motorie o s ensitive. Esaminiamo ora quanto avvenne nel nostro ammalato. Egli era affetto da. otite catarrale con iper trofia dei turbinati inferiori e lieve faringi te.
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È nota l' influenza. delle cause reumatizzanti sulle lesioni delle prime vie res piratorie e quindi sull'orecchio, e come ne risentano coloro che sono affetti da da rinite ipertrofica per l'aggra ve.mento dei loro disturbi, gli adenoidei che lament nno maggiore riduzione di udi to, e gli affetti da otite catarrale che soffrono p iù foi·te la molestia. dei ronzii e la sordità. E g li lavorava curvo in avanti verso il pavimento. Ciò deve o.vere aumentato In congestione dell'orecchio, g ià favorit a dalle condizion i atmosferiche, per il tramite della tromba. Quind i le turbe relative: il forte ronzio, durato circa 20 minuti, che richiamò la sua attenzione, pe1· quanto dice che non se ne preoccupò, e una lieve ottusità uditiva, per cui gli pareva di non sentire, come e.I solito, le persone che era.no in cortile. Di quj si originò lo shoch emoti ,o, e, dato il carattere d e l soggetto, le. reazione fu deprimente, con tutto il s u o corteo di costerna., zione, di ansia, di preoccupazione: le. p reoccupazione di diventar sordo. Egli si calmò nella. speranze. che il disturbo fosse pnsseggero, ed infatti non si er11 ancora stnbilito nella sua gravi tà e gli permise d i sentire alcune parole;
ma fu necessario ripeterle ad alta voce. Allora la preoccupazione crebbe, avverti affanno, palpitazione, nodo alla gola, voglia di piangere, e la sincope psicologica fu completa: eg li non sen tì più llulla. Per a utosuggestione avvenne l'inibizione sen sitive. sui centri uditivi inferiori, che dissociò la funzione di essi da quella. periferica. dell'udito. Tale svolgimento è eviden teme nte analogo a l meccanismo descritto dal Déjérine i i vari momenti si succ.,dono con una conseguenza. logica e continua, come gli anelli di une. cate na, ribRdita dalle vedute e dalle osserv11.zioni di Janet, Russe! R eynolds, Raymond. Un'altra. intensa emozione interna, sorta dall'incosciente, scosse qu el t orpore fun zionale, quel te rnporaneo intormentimento, come lo de6n isce Charcot; il sog no angoscioso ridestò la coscienza e la ric hiamò al dominio cli tutte le sue funzion~ egli si svegliò e udl, e primo suo desiderio fu quello di u scire dall'os pedale, che forse gli ri corda.va ancora l'incubo d ella. b reve, ma dolorosa. parentesi. Fu dunque l'emozione che dominò tutta la scena. Se e quanto su di essa abbiano potuto influire le turbe della vita genitale, che, coll'aumento dell'e motività han no una relazione frequente, secondo lo stesso Dé · jérine e secondo le teor ie di Brener e Freud, non iru è rius~ito rinvenire. Per quanto n el nostro caso la sfera genitale.sia evidentemente c0mpromessa, nel senso però cbe vi s i r ipercuote lo stato depressivo, l'impronta del carattere psichico, io ri tengo secondo le vedut e di Gradenigo e Cha.vanne che per spiegare le. localizzazione e l'estrinsecazione del fenomeno s ieno più che sufficienti, le lievi alterazioni organiche dell'orecchio, lo quidi suscita r ono il primo sintomo e furono il punto di partenza, da cui scaturì l'emozione e l'idea suggestiva deprimente, c he produsse la dis gregnzione mentale in una zona de lle vie cen trnli acustiche, legata alla pr-0teiforme manifestazione della. neurosi. E così, ILnehe secondo il Trombetta, l'isterismo assul'ge all'altezz1\ di una potenza creatrice di disturbi funziona.li, concepiti da prima sotto la pura e semplice forma d i un pensiero. Proseguiamo n ell'esame. L' in sorgenza fu brusca e la scomparsa rapida, la durata breve, di circa u n giorno Quanto nll'insorgenz1L il Gr ndenigo dice che essu è JHU o rueno brusca, succedendo nd u n trauma pRichico; in qu esto caso l'Allbutt afferma che l'udito può
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tornare improvvisamente; il Ramson dà come carat teristica. della sordità completa l'origine e la. guarigione improvvisa; e l'Ostino dà importanza dia.gnos tica alla scomparsa. dopo un trauma ps ichico. Per la. durata i limiti sono varia.bilissimi, da. una. a. poche orè, a. molti giorni, mesi, anni, in r npporto inverso, generalmente, alla gravità delle manifesta zioni. La. sordità fu bila.tera.le completa, l'amnrnlato corrispondeva per mezzo della scrittura; tale varietà, per quanto rara come vedremo, è una. delle più gravi ma• nif~stazioni dell'isteris mo auricola.re. Lo sordità fu semplice senza rumori sogget tivi, nè vertigini. Questa assenza. caratterizza. appunto le forme funzionali, e le distingue dalle lesioni dell'apparecchio di percezione dei suoni. La sordità isterica. può esser preceduta da rumori, e a nche accompagnata; ma sono di carattere transitorio e legati alla neuros i stessa o alle les ioni organiche dòll'orecchio, come nel nostro caso. La diagnosi differenziale con le forme organiche sta nella costanza e nella continuità. Nella maggior parte de i casi manca il sintomo vertigine ed il barcolla.mento, che le è strettamente leguto. L'assenza d i questo sinto mo nella sordità isterica, sta bilitasi rapidamente, h a importante s ig n ificato diagnostir.o, come la manca nza dei rumori soggettivi e la mancanza dell'ipereccitabilità elettrica del nervo acus tico. Nel nostro caso. come assai frequen temente accade (PolitzAr, Urba11tscbitscb), non solo si riscontrò ipoeccitabilità; ma nemmeno con correnta di 10 milliampères si ottenne mai la sensazione s onora di Brenner. Non mancò invece la ve rtig ine voltaica d i Ba binski ; l'inclinazione della tes ta. avveniva sempre dalla parte de l polo positivo. Questo reperto ba. una duplice importanza. probativa: 1° È un carat te re differenziale co n le lesjoni organiche : secondo gli esperim enti di Babinski confermati da Geliè, Napiera.lski, Es cat, nei casi di lesioni labirintiche bila terali con sordità completa, la ver t igine vol taica. non si produce, mentre ne lle lesioni fomdonali la vertigine persis te. Nell'isterismo s i può dunque avere sord ità completa. e pers istenza della vertigine voltaica (Lannois). 2° È una riprova della natura della ne urosi: lu presenza ne!lo stesso nervo di una reazione, quella Ji Babinski, e l'assenza dell'alt ra, q uella di Breuner. dimos tra appunto il carattere dissociativo della neurosi (Chnrcot, Jauet, Onanoff), tanto piu evidente in qunnto, ritornato !"udito normale ai vari acumetri, il risultato della prova. elet t rica rimase costantemente negativo. Si potrebbe obbiettare che la prova d i Breuner"ruaoca nei sani; ma, se il Gradenigo l a trovò nel 6 -12 p. 100 dei casi, fu specialmente nelle persone nervose ed eccitabili. Il diapason per via. ossea non era percepito, e ciò è un fa tto eccezionale nelle lesioni organiche, e secondo l'Osti no si riscontra solo n ella degenerazione dell'acustico o dei SLtoi nuclei d'orig ine, s pecialmente nella ta.be dorsale. La sensibilità dell'orecchio esterno non era al tera ta; ma il rapporto fra questa anestesia tattile e l'anestes;n. acus tica, da alcuni au tori negato, è per lo meno incostante (Lichtwitz, GradC'uigo), anzi non esiste nella maggior parte dei casi .(C.havanne). L'a.nestes:a della mucosa congiun t ivn.le invece i, più frequente, quasi patogno• monica, e noi la cons tatammo. R iscon trammo anche la faringea, sebbene piu rara, e diminuzione dell'olfat to, come di s olito a vviene.
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Mancando altre turbe importanti nella sensibilità generale e nei sensi specifici, nella sfera motoria ecc., possiamo conchiudere che l'anestesia acust ica ha. rappresentato, se non il s intomo unico, per lo meno il sintomo culminante della neurosi, ed é questa la forma della sordità isterica vera, secondo Chavanne. L'esame praticato qua lche gio rno dopo l'accidente fece rilevare che la turba. non na completamente scompar5a, comportamento suscettibile di facile spiegazione, ma cbe indica la profondità della t urba stessa. In quell'esame si riscontrarono : una lieve diminuzione dei ton i acutissimi (già segnalata da L ichtwitz); Schwaback accorciato di qualche secondo (fatto constn.tato a nche dal Graden igo). Tali reperti non hanno a ltro valore che rapportare il di:-turbo alla sindrome labirintica, senza autorizzarci a <'.oncludere per una vera le,ione dell'orecchio interno, nella quale l'abbassamento dovrebbe essere considerevole (Bren ner), e l 'accorciamento non minore di o" (Gradenigo). L'orologio era meno percepito d ella voce afono, in rapporto allo stato dell'o· recchio medio. );on reputo dobbasi dare importanza a lla lieve ed incostante deviazione della marcia, perchè di fronte ad una sordità cosi g rave i disturbi dell'andatura dovevano essere più i mponenti, mentrt>, dall '11.ltra parte, la prese nza d elle reazioni ni~tagroiche o.Ile prove termir.he o rotatorie stava ad indicare la integriti\ dei canali S<'micircolari. Me rita d\,s;;ere me,;,a in ri lievo l'accentuazione de i distu rbi postrotatori: la violenta sensazione vertiginosa, il grado di squilibrio, il forte pallore sono anche essi c1lratteristica di neuropatia, seconJo i recenti lavor i dell'Hautant. Iu fine nel nostro ammalato, si riscontrano le note del carattere psichico della. neurosi, concepito. come un torpo re intellettullle, un restringimento, ma non una abolizione della coscienza, qu1tlche cosa di simile alla dis tra zione (Cbarcot, Gradenigo, Boulay et Mare' Hadour). Egli a veva la percezione subcosciente, lo dimostra la modu:azionc della voce; uon percepiva per deficienza di attenzione, forse perchè occupato e assorto nell 'idea fissa di esser sordo; ma compresa la. parola « operazione > per ché lo scosse di più; forse com prese ancora qualche altra. paro!", clw egli riteneva d i nver letta sulle labbra. Queste osservazioni si col legano colle difficoltà di scoprire la simulazione, della quale è neces'!Rrio fa re un cenno speciale, tanto più che n!cune circostanze, potevano indurne il sospetto. Esper ienze c liniche di Lictwitz, von Stein, Bernheim dimostrano che cosi i sordi, come i ciec hi per s ugge;:;tione sentono e rispettivamente vedono, ma neutralizzano ad ogni momento l'impressione percepita con la loro immaginazione, e restano pllrsu11si di non sentire, ili uon vedere. Cbarcot dice ch t:1 ciò non è simulazione, perché manc:i ogni funzione del simulatore; l'isterico accetta. le cose come vengono presentate, senza discussione; egli i11oltre compie un lavorio incosciente, a differenza del simulatore. Scoprire la simulai1ione è uno d ei com piti più difficili in otoiatria e anche d elicato, che rich iede conoscenza a prudenza. Evidentemente la difficoltà cresce, qunnclo entra in campo l'isterismo; perché di fronte a.Ilo stravagante comportamento dell'ammalato, che sen te e talora non percepisce, talora si, tal'altra alcuni stimoli soltan to, noi non sappiamo se la diminuzione dell'udito é spontanea o voluta (Grnda11igo), specie quando la manifestazione è monosintomatica (Ostino). Quindi tutte le prove funzionali escogitate per scoprire la realtà ed il grado del difetto uditivo non giovano, e so110 tanto meno applicabili al nostro caso di sordità bilaterale completa.
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Di fronte a tale situazione assumono maggior valore le stigmate isteriche; anzi su· di esse, non essendo simula.bili, il Trombetta consiglia di basare la dia.• gnosi medico-legale, fondandosi sull'esa.me clinico dell'individuo, più che sulle manifesta.zioni. ~ ll sospetto della frode sorga nell'animo solo quando lo studio dell'individuo abbia fatto riconoscere che tutti o gran rarte dei sintomi non corrispondono al quadro nosogrofìco della ma.latti~, ed abbia pe1·messo di esclude re l'esis tenza della neurosi ». L'esame somatico dell'individuo sia fatto con esauriente, ma ~erena, dolce e dignit-Ose. investigazione; sia illuminato dalle ricerche anamnestiche circa la tara
ereditaria, la ev~ntuale esistenz11 nei rllmi ascendenti e collaterali di disordini mentali e nervosi; i1ia integ rato dall'esame psicologico, dallo studio del contegno, del linguaggio mimico e fonico emotivo, della sfera dell'intelligenza e dei sentimenti. Un mezzo coadiuvante è l'osservazione ripetuta; il t"6mpo è l'alleato più fedele ed utile del medico, com<:l l'ospitalizzazione, scrive il Bellucci. L'Ostino definisce il giudizio di .simulazione una modalità di diagnosi differenziale' che deve scaturire da tutto il complesso degli esami; e r11ccomanda l'esame elettrico dell'acustic:>, il qua.le rappresenta in otologia qualche cosa di simile all'esame oftalmoscopico degli oculisti. Il Tooie tti richiama l'attenzione s ull'importunza della. vertigine voltllica, e riferisce il ca.so di un'ammalata isterica, nelln. quale l'osservazione ripetuta con l'acl!metro di Stefanini gli permise di fare la diagnosi; llice inolt re che la moderna medicina lega.le, rigettando ogui empirismo, sl leva contro i mezzi di sorpresa e li autorizzn solo quando alla presunzione de l medico occorre una provi\, che per la sua evidenza., decida il soggetto II capitolare. Del resto, secondo il Nieddu, se prima la simulazione della sordità era molto frequente, i progressi dell'otoiaLria l'hanno in gran parte debtollata, eù ora essa riguarda. per lo più non la perdita compfota, ma In diminuziooe dPll'acutezza udit iva, e si osserva a preferenza. negli iscritti, mentre nei militari è più faciJ., la esagerazione. Circa i segni di presmniouc della frode o meno, egli ir,siste sui preccde!)ti e sulla condotta. Dovremmo ripetere tu tto quanto si è f'!>posto e discusso sopra, se volessimo dimostrare come il nos tl"o aroma.lato non era un simulatore; e le due circostanze rife rite nella storia, di fronte al cumulo del le J•rove contra.rie, sono ridotte al valore di una semplice coincidenza. Che cos'altro rima.ne ad offuscare il quad1·0: forst1 ri dea d i uu tentativo abortito? Qua.le interesse ne poteva egli a.vere ? Era prossimo al congedo, non idooeo alle fatiche di guerra, soddisfatto del servizio che compiva e dell'ambita. residenza, non aveva nessun interesse urgente cli famiglia, che lo chiam11sse. Inoltre ciò non si può amme ttere p Pr il cont,·gno tenuto; insorge contro tale ipotesi l'elemento più importante, che è lo stato mentale dei malato di front«-' all'accidente. L'Ostino ci descrisse g iil. l'as petto tipico del sordo. c be difficilmente i simulatori riescono ad i mitare: egli tenta di sopp')rirc cogli altri sensi al difetto del1 udito, i suoi occbi compiono quindi prodigiose escursioni, il suo corpo ba volubilità e pieghevolezze particolari; pende dalle labbra dell'interlocutore per indovinarne la parola. li simulato re invece esage1·a, manca della mimica espressiva 51 - Giornale di medicina m,lilart. - Fase. X·X I-Xll
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dell'attenzione, inchina la testa verso l'esaminatore per ascoltare, ma con_ l'occhio ne sfugge lo sguardo, alle domande risponde come seccato, se parla usa voce forte ed espressione rude, ma in genere resta. taciturno, concentrato in sè, come per sottrarsi al pericolo di cadere in fallo, ovvero per raccogliere le forze necessarie alla lotta. Parlandogli di fronte, egli non ha finezza. d'intuito, non si sforza di affer-
rare le prirole, perché he. intere<ise di non sentirle. L'accid,mte isterico. soggiunae il Déjérine, non preoccupa l'ammalato; egli in qualche modo vi si adatta, mentre il simulatore sembra. ossessiona.to dalla sua localizzazioue funzionale; inoltre nelle turbe dell'isterico si trova qualche cosa di meno logico che nel simulatore. Anche a questa. fine disamina. del contegno e dlello stato mentale possia.mo sottoporre il nostro ammalato, se vi è ulteriormente bisogno di far luce alla diagnosi. Basta ricordare come egli era attento, pronto nel rispondere senza. mai esita.re, senza a.lcuna reticeuza. Era abbattuto, è vero, però rimane va. silenzioso, senza mai lamentarsi o mettere in evidenza. la sua infermità; ed a.lle parole di conforto rispondeva. pieno di gratit udine; la speranza di guarire gli sollevava evidentemente lo spirito. Nulla di artific ioso, nessuno sforzo indirizzato ad atte nuare il contrasto frn la gravità d!!l d isturbo ed il benessere generale, a coordinare qna.1che altro sintomo per accreditare la sua sordita. Il decorso poi e l'andamento posta.ccessuale sono una. riprova superiore a qualsia.si commento dell'aforisma. di Déjérine : gli accid,mti che si producono ne llo stesso tempo dello shoch emotivo non n.mmettono una patogenesi di simulazione.
•• • La sordità in rapporto alla neurosi può costituire tutta la storia del mnlato, accompagnare e coprirn per un istante le varie manifestazioni di essa, de~tare una forma laten te, che, dopo In. scomparsa. del fenomeno, svolgerà. il suo corso. Mll in qualunque dPlle trP eventualità la sua prognosi è ordinariamente benigna, nonostante che accanto alle forme di brevissima durata vi s ieno forme lente e persistenti. Si conoscono solo i ca,;i di Ita.rd, M:oos e Burkner, in cui non si ebbe guarigione. Chavanne a. bi proposito raccomanda. che la diagnosi sia precoce e non si abbandoni a sè la ueurosi, che é il fondamento delle manifestazioni. Però la durata generalmente dipe nde dalla. varietà delle ma.nife~tazioni stesse; risulta infatti come legge che le forme fuozionali, quanto pili sono complesse e specializza te, tanto più diffic ilmente g uariscono; e le forme estese, ma grossolane, tumultuRrie, imponl'l1ti, in g enere. non sono durature. Cosi avve nne nel nostro ca9o, nel quale ormai la prognos i non ri g uarda la manifes tazione cessata, ma. le condizioni postacccssuali, in quRnto esse predispongano ad una recidiva.. NPll'isterismo infatti sappiamo che le crisi, gli accidenti si possono o no ripetere, perchè persiste anche nei periodi interparossistici, insieme con le stimmate, la costituzione mentale dife ttosa e l'emotivi tà, di cui sopra. abbiamo diffusamente in rilievo la im portanza. Non è quind i escluso chf' la sordità possa tornnre, come effettivamente fu osstlrvato. Ma dato che ess,\ è una turba disarmonicR, di disattenzione, di disassociazione, v inta. od esaurita la causii, compre a la natura della causa stessa, rammalato se ne può defini t i vamente sbo.razzare. E dall'intensità dell'ac..:idente dobbiamo infl· rime maggiore facilità di rPcidiva ? No. Non vi è rapporto costante fra il gmdo dell'anestesia e l'intensità., la forma e la freqm·nza degli accessi, è un'altra legge stabilita da Gendrin.
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Persiste nel nostro ammalato la costituzione, ma l'insieme della tara neuropatica non è grave. Le stimmate attuali sono insignificanti, e nel complesso egli è rimasto in con• dizioni tali da autorizzare a non essere tanto pessimisti, a p11r te la considerazione che dalla prognosi scaturisce il provvedbnooto medico- legale con le sue conseguenze non soltanto individuali. Perchè il dominio dell'isteris mo. secondo Babinski si estende giorno per giorno, esistono poche persone che sotto certe circostanze e sotto l'inBuenza di cause occas iona li, più o meno energiche, non soggiacciano al suo potere. Noi dunque terremo conto delle manifestazioni, se e in quanto sono dannose per l'individuo e compatibili con l'ambiente in cui lo tratteniamo, e delle condi· zioni generali all'infuori delle manifestazioni. Secondo rigorose vedute scientifiche la prognosi dell'isterismo sotto il punto di vista individuale, quando esiste qualche male fisico che possa venir rimosso efficacemente e con mezzi semplici, è più favorevole, che quando non es is te alcun m11.le tangibile d11, curare; il migliore esempio è dato dall'anemia, come nel nostro caso. D'altra pa rte non è dannoso per l'individuo rimanere alle armi. I soggetti ipostenici, o timidi, o dubbi mentali possono persino avvan taggiarsi dalla vito militare secondo lo Jude, purchè non siano esposti alle fatiche intense, che farebbero dirompere il loro scarso potenziale. Ed il soldato O., se fosse assoggettat.o alle fatiche dei campi e tanto più df.'lln. guerra, farebbe certamente cattiva prova, ma egli ne fu, fin dai primi te mpi del suo servizio, esonerato. E come non raggiuns1, gli estremi degli articoli l e 4, così non cade sotto 11' sanzione degli articoli 22 e 50 dell'elenco. Nel commento all'a r t icolo 2~ il Trombetta con le sue vedute larghe e geniali coMiglierebbe il provved imento dell'ina bilità dPfinitiva di fronte nl succedersi frequente di acce3si o alterflzioni, che dessero l'impronta di vera psicosi. Ma l'O. nà per le ma nifesta-i:ioni attuali della neuros i, nò per le condizioni generali, se ulteriormente non si aggraveranno, merita nemmeno un prot·1•edi111e11to temporaneo. Quanto nlla sordità basta ricordare che, in fo1·zn dell'art. 50, essa deve essere a<'certata e persistente. Riguardo alle considerazioni di indole collettiva mi riferisco al parere dello Stier. Egli fa quattro categorie di ps icop,itic i a g ravità ascendente: i nevrastenici, che si affaticano, soffrono cefaler1, dormono mnle, sono eccitabi li; gli isterici con d isturbi dell'attenzione e cambiamenti rapidi negli stati nffottivi; gli epilettici con accessi repentini di collera e intolleranza dell'nlcool; i degenerati ered itari con impt1lsività, ossessioni, disturbi de l carattere, mornl ità deficiente. Solo ques ti ultimi egli gi udica pe ricolos i e da eliminars i .
••• Di massima la cura dev'essere indirizzata prefer ibilmente alle condizioni generali, e nel nostro caso ve ne era la s peciale indicazione. Sono inoltre consigliati il riposo, l'i,;;olamento, l'applicnzione elettrica, la metalloterapia e sopratutto la s uggestione. Secondo le vedute più moderne, ispirate ai concetti della patogenes i, il posto di onore spetta a lla psicoter11pia della per-
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suasione, diretta sia alle manifestazioni, sia nl fondo mentale e morale su cui si sono stabiliw. Occorre organizzare nell'ammalato la sicurezza intelligente di fronte ai sintomi di cui è affetto, coml,e.ttere gli errori, le apprensioni, le convinzioni patologiche. E forte dell'immediato avçerars i della mia favorevole previs ione con la quale sostenevo, fin dal principio, 111 speranza dell'infermo, mi sono efficacemente attenuto a questi concetti nel sorvegliare, con opera quMi quotidiane. prima e frt>-· quente poi, il completo evolversi della malattie., cercando di consolidare in lui l'equilibrio mentale e metterlo 111 l"iparo da ulteriori perturbamenti.
••• La forma clinica cosi dettagliatamente investigate. e che si può riassumere in un ce.so di sordità bile.tera.le completa di natura isterica, con lievissime altera,.;ioni locali e stimmate che per il valore clinico impallidiscono di fronte alla imponenza della turba, è forma molto rara. Politzer nP.l s uo classico trattato ammette che si possa determinare, raramente però, 111 sordità isterica. Il Gra.denigo confuta tale 111fermazione con numerosissime osservazioni, concludendo che invece è relati,a.mente frequente. Ma lo Che.vanne distingue le forme d'isU>rismo con ipoestesia acustica, fatto frequente, dall'isterismo auricolare monosintomatico, che è raro. I due autori concordano uell'e.mmettere l'influenza che ha l'isterismo sull'orecchio sano e ammalato e quella che le all'ez.ioni auricolari alla loro volta. hanno sui fenomeni isterici. Nel complesso predomina la insorgenza della manifestazione isterica su lesioni organiçhe dell'orecchio. Infatti il Gradenigo, oltre la raccolta di numerosissimi casi, cita 88 osservazioni personali, e in essa be n 26 volte riscontrò l'otite (negli alt ri casi 6 volte si tratta.va di turbe passeggere dell'ud ito da rin ite o da rinofaringite, 2 volte si trattava di tamponi di cerume..... 2 solo volte il timpano era normale). Pertanto Cbavanne, dietro consiglio di Lannois, studiò 50 isteriche, fra i 12 e i 45 anni; ne escluse 36, percbè presentavano qualche lesione dell'orecchio, e riferisce le storie dei 14 casi rimnnen t i, nei qua.li gli orecchi erano assoluta.mente sani, non vi erano lesioni de lla l,occa o del rinofaringe, che potessero dare risentimento sull'appa, recchio uditivo; in essi trovò quasi sempre turbe piti o m11no marcate dell'udito. Egli inoltre riporta. 121 cn.si rac>!ol t i nella letteratura. e in tutto 26 osservazioni personali, chi:! ordina nei rispettivi cnpitoli, e ohe prl:!valentemente sono rappresentati de. sindromi otitiche de ll'isteria (36); seguono per frequenza le otor, rn.g ie (&"!), 111 sorrlith. monosintomatiche OH), il sordomutismo (l7), le algi<' mastoidt."e (11) ecc. La sordità. grave o totala, di carattere tt-ansitorio, d ipendente dall'isterismo, fu r iferita da vari autori, ma la descrizione incomplete. dei cnsi rende solo probabile la. diagnosi; il Grodenigo la riscontrò con certezza nell'istero-traum11tismo, in seguito n tifo, a polmonite, sitilide, intlue11za, associata. a mutismo, cecità, balbuzie, afonia e 11. lesioni banali dell'orecchio. :Ma In. sordit à. completa bilaterale con abolizione assoluta dell'udito reputava, St·ppure c·sistente, assai rnra e durante la pubblicazione della sua pregevole mon ografia g li s i presentò un caso, che gli foce rettificare tale opinione : si trattava. di un nccr.sso ister ic·o no ttu ruo, che determinò la caduta dal leLto e sordi tà impro\'visR, seuza a,Jtre notevoli stimmate, St·guita da gua rigione dopo u na sola. applicaziont• galvanica.
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Casi analoghi furono . riferiti da altri autori Nei Schmid's Jahrbticher fin dal 1842 si legge di un istero-epilettico, che diet ro un accesso ebbe sorclità. legger a, la quale poi divenne completa e scomparve in 12-14 giorni. Moos riferisce tre casi : Una ragazza di 1-l anni ebbe per 6 giorni dolori alla fronte e alla facciu; al sesto giorno insorsero rumori all'orecchio e poi sordità. bilaterale progressiva, che in due giorni fu completa ed allora i rumori s comparvero. La forma hn il tipo della sordi tà monosiutomatica, ed è uno dei casi in cui essa fu persis tente, n on risentf'ndo ril cun effetto delln cura. Uu soldato preso da ve rtigin i cadde a terra, rimanendo privo di coscienza, indi presentò sordità con ronzio transitorio; aveva corizza e catarro tuba rio lieve, anestesin completa e quasi completa analgf'sia. Dopo 7 settimane era guarito. Un ammalato nffl"tto da r e umatis mo articolare ebbe accessi convulsivi e sordità progressiva, fino a completa, e guarigione d opo due mesi circa. BHrkoer riferisce di un soldato atfd to da isteroepilessia, che durante un accesso divenne affatto sordo, ~enza alcun dis turbo dell'equilibrio; con reperto neg ativo. Non ebbe alcun risultato dalla cura.. Koll narra di uua ragnzza, che prima del periodo mestruale ebbe nause11, vertigini, e in tre gion1i perdita dell'udito, sordit à. assoluta, di cui n<'n si conosce resito. Krakauer osservò una donna ane mica, di 34 anni, convulsionaria, che in seguito ad un accesso divenne completamente sorda; guari e ricadde, ma per suggestione r iacquistò definitivamente l'udito. Chavnnne cita una sola osservazione personale di sordità completa: l'ammalata, durante un tempo nebbioso, andò a passeg g iare 1:l rientrò avvertendo ronzii, vertigini e violen ti dolori auricolari, specie all'orecchio sinistro, dove soffriva d1, 16 giorni e poi fn riscontrato un corpo estraneo; contemporanea.mente si accorse di essere completamente sorda.; ebbe violenti crisi nervose, e dopo circa due anni di sofferenze, durante i qua.li la sordità si attenuò e più volte ridivenne completa, guarì sotto la cura suggestiva della corrente galvanica. Egli cita altri 16 casi di sordità bilaterale, ma 9 di essi erano relativi a con• vulsionari, o a sordità non avente il carattere di sintomo predominante. Per le nostre osservazioni rimangono il caso di: Wudermann; una doona, dopo la guarigionA di otite catarrale, ebbe sordità. bilaterale completa con placche di anestesia e analgesia del condotto del timpano ed ipoestesia alle mani e ai piedi; la sordità. guarì dopo 3 giorni sotto l'azione della corr ente galvanica; Voods: l'amme.lato presentava soltanto sordità, che recidivò per due volte ed in seguito a suggestione guarì; Daby: una ragazza, di 17 anni, si svegliò completamente sorda., e guarl spontaneamen te dopo 6 mesi, non aveva lesioni a uricolari, non disturbi della voce, nè dell'andatura; Guillaume : uua domestica di 46 anni, senza cause n,pprezzabili, ebbe sordità completa bilaterale, che guarl <'<'n tocca mento del rinofaringe ; poi, per !un forte spavento, divenne muta, e guari con la stessa pratica; Taptss: in seguito a contr11.rietà insorge bruscamente sordità completa, senz stigmate nette, nè restringimento del campo visivo, che guarisce in 6 giorui per suggestione;
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Emann: un istitutore, di 22 anni, in seguito a spavento, ebbe sordità progressiva, prima parziale poi assoluta, a netto carattere psichico, acromatopsia, restringimento del campo visivo, placche cutanee di iperes tesia; guarigione con trattamento psichico; Lannois et Le Marc'Hadour: soldato, di 22 anni, che in seguito a tonsillectomia. ebbe sordità qu11si completa, insorta progressivo.mente: inviato in licenza migliorò t a nto dn. riprende re servizio, poi la sordità ritornò completa e fu riformato; guarì dopo 20 mesi. Di ques ti 7 casi solo i primi 4 possono essere rapportati al nostro per la intensità della forma, per il modo d'insorgere e per i sintomi che l'accompagnarono; in taluno però non ne è detta chiaramente la causa. Mac Bride, oltre quelle di Viebe, Dolger, Tbanisch, Boulay et Le Marc'Hadour, riferisce 7 osservazioni personali sull'isterismo monosintomatico, ma solo in due si trattò di sordità tottlle. Una ragazza isterica, affetta da otite catarrale con sospetto di idrotimpano, in seguito a puntura e.,;plorativa, divenne immediatamente sorda, e il disturbo durò vari giorni. Una bambina eredosifilitica, affetta da otite catarrale, ebbe due accessi di sordità improvvisa bilaterale, accompagnata. da gravi disturbi isterici. La guarigione complete. esclude ogni dubbio sulla natura della forma. Fra gli altri casi che sono a rn ia conoscenza, ricordo quelli di isterismo consecutivo a s uppurazioni auricolari, illustrati da R opke; quelli di sordità completa, ma unilaterale di E spezel, Bouyer, Dupond; di sordità. verbale del Callegaris (1); di sordomutismo dell'Hernandez. Nel corrente anno è stato r icoverato in clinica un bambino divenuto improvvisamente sordo durante la notte, e che dopo qualche giorno spontaneamente guari; n ella etiologia figura il contagio morale, e de terminò la guarigione 1a. paura di essere operato. li caso sarà oggetto di pubblicaz ione per oura di un altro assistente del la clinica. Possiamo pertanto concludere che se la sordità è una manifestazione rara dell'isterismo, l'anestesia acustica completa è ancor più rara. In questo giudizio concordava anche l'Ostino. Gli esempi poi che sono da rapportarsi al nos tro caso possiamo definirli rarissimi.
••• N ell'esercito l'isterismo è frequente, sia per l'età e per l'istinto di imitazione dei giovani, sia per g li a.genti provocatori occasionali, come le 11uove abitudini, il fren o disciplinare, lo strapazzo fisico. Eppure raramente se no incont rano le ma nifestazioni auricolari nella nostra letteratura e in quella delle cliniche italiane e s traniere. Oltre i casi sopra riferiti di :\foos, Biirkner e Lannois si conoscono i seguenti: Bounaufont narra. di un sottufficiale, che per lo scoppio di una bomba in sun immediata vic inanza, ebbe perdita di coscienza, emorragia dagli orecchi e otite media purulenta; ind i sordi tà completa, abolizione de l l'olfatto, del gusto, della vista, afas ia, pare;;i degl i arti i nferiori. parestesie, t remori, ecc. (1) Per doveroso oma.ggio figli autori italiani , che scrissero sull'argomento, richiamo le inùicazioni bibliografiche contenute nel pregevole lavoro del B11Ua.
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Lnve ran narra di un soldato, di 2-1 anni, che, per lo scoppio di un fulmine, vicino a lui, ebbe sordità, afasia transitoria, emi anestesia sensitivo-sensoriale, emiparesi destra. Oseretzkowsky riferisce due casi: On giovane soldato, sotto l'inf:luenza di emozioni morali, divenne ad un tratto sordo-muto, con anestesia delle mucose e caratter istica instabilità morale, e più tardi dolori, ipoestesia localizzate, paralisi transitorie, emianestesie ed emiopia destra ecc. Inviato in congedo migliorò. Un soldato convul$io11ario, dopo 4 giorni di a ccessi quotidiani, divenne sordo con anestesia cutanea diffusa, abolizione del gusto ecc. ; dopo pochi giorni riacq uistò l'udito, prima da una parte, poi dall'altra. Turina osservò nn sold11.to, che, in seguito a grave affezione auricolare, otite media acuta, divenne sordo-muto; presentava solo anestesia faringea; guarita la lesio11e auricolare, dopo circa un mese, riacq uistò anche la parola. Gellè narra di un soldRto, affetto da otite purulenta. acuta, il quale avvertiva, durante i lavacri dell'orecchio, dolori vivissimi e la sensazione di un velo, che gli passava. da.vanti ag li occhi; presenta.vi\ ane:;tesie al lato sinistro del viso, della testa, del collo, della m età sinistra della lingua. Min gazzini illustrò il caso di un allievo carabiniere convulsionario, che ave v11. accessi periodici; in luog o di un accesso, elJbe sordo-mutismo con turbe n ervose tali, da richiederne il ricovero al manicomio; guari con l'applicazione di corrente elettrica. Antony racconta c he un giovane soldato si lagnava di sordità. assoluta; dopo alcuni giorni diventò anche muto; presentava. emotiviti\, restringimento del campo visivo, anestesie, paresi ; dopo un mese con elettrizzazioni ed esercizi di fonazione guarl Boland riferisce di un solrlato, che p er un c:olpo di gibernu, cadutagli dall'alto s ulla tes ta, ebbe sordità bilaterale disuguale e sentiva appena; presentava. r estrin gimento del campo vis ivo, era molto n ervoso e soffriva di nostalgia. Gu11ri spontaneamente, dopo qualche giorno. Ostino descrive due casi: il primo di isterismo auricolare in un soldato a ffetto da i perestesia. mastoidea, e diminuzione di udito con altri disturbi uditivi ed ocula.ri, insorti improvvisamente; il secondo di istero-traumatismo consecutivo ad es plosione di proiettile vicino all'orecchio; il soldato ebbe convulsioni i steriche per 7 ore, indi dolore e rumori agli orecchi; egli dopo 6 mesi simulRva sordità unilaterale, che t'u svelata dal compianto maestro. Nel rendiconto dell'Ambulatorio otorinolaringologico della scuola di applicazione di sanità. milita.re, inoltre riferisce che nel periodo di circa 7 onni (26 ottobre 1900-20 luglio 1907) s u 1412 individui, circa la metil iscritti, il 1·imanente ufficiali, sottufficiali, allievi ufficia.li e borghesi, riscontrò 1004 malattie auricolari, e fra esse solo 4 casi di isterismo dell'orecch io. Dui 4 fanno parte le due storie surriferite, nel terzo caso s i trattava di mastoidalgia isterica ; il quarto non ho trovato descritto (1)
(I ) Nella M edicina legale militare dell'orecchi'J t ee. 1904 accenna ad un ~oldato isterico conclamato, in cui riscontrò ocohimosi timpnniche, espressione cert11 di tu rbe vasomot orie.
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••• Anche per questa scarsezza, o possiamo senz'altro dire rarità, della nostra statis tica, spero che il mio mode,;to contributo non sia. vano; servirà almeno a. ricor• dare ch P l'<•same d ell'orecchio, oltre quello dell'occh io, può offrire alla. clinica ed alla medici na legale un altro pn•zio~o mezzo per la diagnosi della neurosi isterica .
••• ConcluderNno con gli au tori più volte citati che: L'i;,teris rno può dete1·min nre nell'o1·ecchi o d isturbi gravi della sens ibilità, come sinto mo unico o predominante (i:.:terismo a uricolare monosintomatico), in rapporto con lesioni orgr1.nicbe inadt>guate e in an11 logi11 a quanto accnde per nitri organi e s is temi. Primo p,'rÒ d i affermare Ja n,, tura iste rica di tali disturbi bisogna accertursi che non e;;i;;tn mala ttia susi:ett i bile di forn irn e la spiegazione. La sorrlità bilatera.lf' complet a. è rara, piu frequentemente è incompleta, può esser disuguAle. talora unilaterale. Non si a ccomp11gna, in ge nere, a vertigini, né a rum ori soggettivi; vi è ipoeccitabilità elettrica, ma presenza di vertigine voltni ca; In diminuzione della percezione ba il tipo labirintico, è uniforme per tutti i s uoni, è variabi le di grado senza causa apparente, è influenzatn dall'impiego di a genti estesiogeni e ùalla ps icoterapia. L e manifestazioni hanno indubbiamente cara t tere psich[co, in 11lcuni cas i è dimostrabile che 1\Vvieue la perrezione s ubcosc iente; e rappresen tano una diminuz ione del cnmpo della coscienza, un fenomeno simile alia distrazione. Hanno inizio brusco o lento, durata variabile, prognosi in generale benigna. Il giudizio medico lc·gale ed i ris pettivi provvedimenti sono in rapporto col grado e colla durata delle m1mifestazioni locali e con lo stato generale del soggett.o. La sor dità. può e~sere a ssociata a cecità, mutis mo, balbuzie, afonia. L'isterismo auricolare monosintoroatico può estrinsecarsi aucbe con fenomeni di iperest..sia (iperacus ie, otalgie, ttlgie mastoidee, zone isteroge ne, che risiedono in tutte le sezioni dell'apparat o uditivo); con fenomeni vasomotori: (otorragie complementari o supplementari delle mes truazioni o indipendenti), e raramente con vertig ini (forma di Ménière, talora apoplettica). Pi u frequenteme nte la sord ità. isterica si pre~enta con gli stessi <:aratteri, ma a.Ilo stato di api fenom eno nel decorso della neurosi. Segue s pesso un accesso convulsivo, e s i accompagna con i disturbi classici della seosibi lità. ge11 <'rale. Il rapporto fra il grado e la distribuzione d ella sensibilit à. acustica. e della cutanea 11011 è costante. Ordir.ariamente sono entrambe diminuite, anche nella emiantistesia la sordità può essere bi late rale e disuguale. La sensibilit à. de l pad iglione e del condotto ud itivo cartilagineo segue ne lle sue variazioui la sensi bilit à di,lla faccia, quella del condotto uditivo osseo e del t, impano han no un andamento autonomo L e mucose ris entono dello st1\ l o della pelle vic ina. L'anestesia congiuntivale è più frequrnte della faringea; ma il loro valore non è patognomonico. P er l'o recchio infine come per tutti gli altri 01·gani esiste l'istero-traumat i8tnO, che vi realizza le diver:;e manifes t azioni dello. neurosi. Anche le sordit à consecu t ive a tra uma s i possono distinguere in due categ or ie : quc,lle che costituiscono u no dei sin to mi d ell'a nestes ia sensitivo-s ensoriale
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e quelle che rappresentano il fenomeno unico o principale del quadro morboso, e sono legate a speciali condizioni del trauma e dell'orecchio. Quando i traumi sono diretti, o indiretti ma gravi, i fenomeni isterici si sommano a quelli riferibili alle lesioni organiche, e ne risulta nn quadro clinico complesso, in cui la diagnosi diff.,renziale ha grande importanza per la prognosi, per la medicina legale e per In terapia.
*** Ringrazio viva.mente il prof. Ferreri ed il prof. Mingazzini, che mi fornirono largo materiale per le ricerche; i professori De Carli e Ghilarducci, che mi coadiuvarono nel priiuo esame dell'ammalato.
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TRE CASI DI PARALISI DI MUSCOLI ESTERNI DELL'OCCHIO PERT.RAU~A DIRE'l"l'O, per il d ott. S. Cale mloli, ca pitano m ed ico, ass istente on orario e.Ila clinica oculistica della R. Unive1·s ità di Torino. I casi di pa ralisi, pòr trauma dire tto, di un muscolo oculare, isolat amente od in corubinazioue cou un altro muscolo, sono piuttosto rari. Negli scarsi rappor ti che si possono leggere è stato, si può di.re, ampiamente d iscusso il meccan ismo d'11zione; ma tuttavia le opinioni sul proposito non sono del tutto concordi. Mi è parso dunque ohe vale:;se la pena di portare un contributo a questa. atatistica e di spendere ancora qualche parola sopra il cen oato meccaniimo, il che varrà
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forse a dimostrare che quello ammesso generalmente non è affatto teoretico e che si verifica. più frequentemente di quel che a prima g iunta possa sembrare. Panas, in u n lavoro pubblicato nel 1902, raccolse 27 casi, ai q ua li ne aggiunse 3 p roprii (1). I 27 casi riguardano 9 volte il retto inferiore solo, e 2 volte in combinazione col retto interno, 6 volte il retto interno solo, 4 volte il retto superiore solo e 2 volte in com binazione con l'elevatore, 1 volta il retto es terno, 2 volte il piccolo obliquo ed una volta il grande obliquo. I casi personali riguardano 1 il retto s uperiore, 1 il retto inferiore od il terzo il retto interno. Altri 6 cas i furono raccolti da Terrien (2) : 1 riguarda il retto interno, 1 il retto inferiore, 3 il piccolo obliquo, 1 il grande obliquo, ai quali ne aggiunse uno proprio riguardante il retto inferiore. Uno venne pubblica to da Cosmettatos (3ì e si riferisce aì ret to inferiore; 2 casi vennero riferiti da Roche (4) - 1 del piccolo obliq uo ed 1 dell'eleva to i·e ed 1 da Kos \5) e riguarda l'obliquo superiore. In tutto dun que 4l casi, dei quali 3 solamente del m. obliquo superiore ed uno dell'elevatore esclusivamen te. I S cas i che io riferisco e che ho raccolti tra gli ammalati ricoverati ali' os pedale oftalmico di Torino nel biennio 1911-191:J, rigllardano appunto 1 l' obliquo superiore in complicanza con l'elevatore della palpebra superiore, e 2 l'elevntore solo. Ecco i dati rigua rdan ti i 3 cas i. CASO I. - Costanzo Frimce;;co, di anni 66, falegname, di Torino. Il 9 aprile del 1911 s i è presentato all'ambulatorio dell'ospedale riferendo d i essere stato fe. rito il giorno antecedeute iu OD, avendo battuto, per via, contro un unci no fis sato ad un attaccapanni ~he 'l<!niva trasportato da un fottorioo. L'occ hio presenta.va ptosi e stt-11bismo io al to ed a.li' indentro con ferita. da strappamento della. cong iuntiva. in alto ed all'interno es tesa fino a lla caruncola. Il campo di sgua rdo in OD em ridotto in basso ed 111l'ester110, ov' e ra relativa.mente di 2o0 e di 40°, mentre dnl lflto sano raggiun ge va i 45° e 50°, oltre che, a causa della ptosi, era ridotto in alto a poco più li i 25° io confronto a.I lato sa.no ov'era di 55°. Vi era. diplop ia, cha disturbava il paziente per modo da rendergli impossibile una qualsiasi applicazione e difficile la deambulazione; essa presen tava i caratteri che riferirò fra poco, nell'esame attuale, nel quale si ritrovano per{> a ssai a ttenuuti. Il V era uguale a O, 1 d ella tavola d el Raymond, e nell' OS = 0.2; ma. da. q uesto lato con la correzione di una lente sferica di + 1,75 arrivava ad 1. Non s i riscontrava a stigmatis mo; In tensioue e ra. normale. (1) PANA.8 -Impotence de;omuaoles oculair~ exlri11Béques par lramnati.Rme. - Etudes de Clinique ophtalmologique. Paris. Stoin.heil é<:lit. p. 86 (nel quale ei puù riscontrare la bibliografia di queti casi). (2) TERB.IEN. - Paralyll'ie trawnatique du muacle droit in/ érimr. - Arch. d'ophtalm. 1902 (nel quale si può riscontrare la bibliografia). (3) CoSMCTTATOS. Paralysie trawnatique di, muBcle droit inférieur. - Arch. d'ophtalm., 1906, p . 7 22. (4) Roon.111. - Note sur deux paralyaies ocnlairlUI. - Recueil d'ophtalm., l O eem. 1906. (6) Kos. - Ueber trau.m. Lahmu.ng. des (m.J obq. au.p. - Wiener medizinische. Wo· chenachrift, n. 11, 1908.
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Le. pupille. di OD ere. leggermente miotica. (dia.metro di 2 mm. mentre quelle. di OS ere. di mm. 2 e 112). Non lesioni della troclea; non aria attraverso alla ferita quando il pazienta si soffiava. il naso. Non si riscontravano malattie degne di note. negli antecedenti del paziente; la. reazione di We.ssermann de.ve. ris ultato negativo. Gli si p1·aticavano subito tre punti di s utura. congiuntiva.le e ben pre.~to veniva sottoposto alle correnti elettriche, cura questa che, con brevi interruzioni, durava. por più di due mesi e dalla quale ritraeva grande giovamento, senza tuttavia. potere ottenere la completa guarigione. ESAME ATTUALE (27 novembre 1~12). - Il margi ne orbitario di OD non si presenta in alcun modo is pessito; il seno congiunti vale inttlrno è ridotto; in alto vi ò traccia della cicatrice cougiuntivaie con pigmentazione. A primo a~petto i due occhi nulla presentano di anormale. La ptosi è scompars a completamente; però, ese.minando attentamente la posizione delle cornee ris petto ai margini palpebrali, si vede che l'occhio destro è leggermente deviato in alto ed all'indentro: fra i due occhi es iste una differenza di livello di circa 1/'2 mm. Il fatto non è facilmente apprezzabile e senza la guida della diplopia la lesione sfuggirebbe. Il paziente non accusa più diplopia. continua e manifesta, ma. l'avverte solamente dopo un certo tempo di applicazione ad un lavoro piuttosto fine od e.Ila lettura: allora comincia a vedere torbido e quindi avverte le. diplopia; la falsa. immn,gine la vede a destra ed in basso, inclinata dall'alto in basso e dnll'interno all'es te rno. La diplopia. viene facilmente risvegliate. nella stanza oscura, facendogli guardare una fiamma a circa S m., col vetro rosso dinanzi a ll'occbio sano. Si be. diploplia omonima: l'immagine falsa é più bassa della vera ed ha la sua estremità superiore inclinata vers o quest'ultima Scompare la diplopia quando le. candela, portata dalla destra del paziente verso la linea mediana, sorpassa questa liuea. L'allontanamento orizzontale delle immagini aumenta man mano che la candela viene allontanata dalla linea mediana verso il lato corr i• spondente all'occhio affetto, con che si accentua. anche l'obliquità della falsa immagine; l'allontanamento verticale aumenta alh,rchè la candela è portata in basso. La pupilla di OD si mantiene alquanto più ristretta di quella di OS. Al fondo dell'occhio nulle. di anormale; il V di OD si mantiene più basso di quello di OS. CASO II. - Crosetti Andrea, di anni 18, contadino, di Mondovl. Il S luglio u. s., mentre con un uncino di ferro infisao ad un palo tirava la. paglia da un solaio, stando in pos izione mal comoda, cadeva battendo con la. testa contro il ferro. Riportava lacerazione della pa lpebra superiore di OS, per cui un lembo veniva staccato dall'angolo interno per circa S cm. verso l'esterno; ferita sotto al sopracciglio in corrispondenza del punto medio tra l'angolo interno ed esterno della pa l bebrn; ptosi ed arrovesciamento del tarso. Secondnriiimente si produceva un ispessimento cicatriziale duro, sotto tutta la cute della palpebra, ispessimento contro il qunle sono stnte praticate n. 10 iniezioni parenchim1\tose di fitrolisina con buon risultato. Aétuahnente (15 novembre mli?) si riscontra, oltre alla ptosi, edema non infiammatorio della p11l pebm superiore. Il tarso superiore, ricoperto dal fornice congiuntivale, sporge sott) a l margine p,dpE'brnle ed è 1iccartoccinto per modo da present are la convessità. rivol ta verso il bulbo. Alla palpebra supe riore si nota.no delle cicatrici in corrispondenza dl'lle feri te soprudescritte; verso il canto interno s i
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rileva infine un'i1>0rostosi che si apprezza come un rilievo osseo sollevantesi per 1/2 cm. dalfa base, la quale ha un diametro è.i circa 1 cm. Nulla di rilevante dr~ parte degli altri muscoli dell'occhio, nè dn parte del bulbo. L'esame dei seni facciali ha dato risultato complete.mente negativo. CASO III. - Chia.mpo Marianna, di anni 34, contadina, di Lis telli. Il 23 ottobre u. s., mentre stnva a sedere con altre due persone che litigavano, veniva colpita in OS casualmente, com'essa "dice, con un ferro puntuto (del qua.le non sa o non vuole dhe oè ln forma, nè l'uso) e che le produceva una piccola ferita al punto medio della palpebra. superiore, nl di sotto del sopmcciglio. Presenta ptosi di quest'occhio ed a nisocorin, con pupilla pia ampia in OS (diametro pupillare di OD 3 mm ; di OS 4 mm.) e con reazione luminosa alquanto pigra. Notasi nel punto sopra designato de lla palpebra una cicatrice lineare, d i circa 1 cm. e 1/2, arcuata a coovessita in a l to in corri,ipondenza dell'arcata. sopraciliare. Il mfirgine di questa palpebra, ad occhio nperto naturalme nte ed a sguardo all'innanzi ed in lont1inanza, scEmde 600 a coprire quasi la metà della pupilla, mentre la palpebra corrispondente dell'altro lato copre la corne11 per circa mm. 1 e 1/2. Il bulbo ha tutti i movimenti e non si risveglia diplopia con nessun artificio. Il fondo dell'occhio é normale. In nessuno dei t1·e ca-si si sono manife,tate nevralgie, anestesie' od iperestesie ni.i territorio dell'oftalmico, nè punti dolorosi all'emergenza. dei nervi.
••• Qualche considerazione sui tre casi, dopo aver premesso che In storia e le lesioni riscontrate alla palpebra ed alla congiuntiva pongono in chiaro che si tratta di lesioni traumatiche dirette. Ci fermere cno ancora un momento su questo punto a proposito del caso 1°. In dguardo al sesso ed ali'etil. risulta, com'era stato notato dai precedenti osservatori, che le lesioni in discorso sono pia freq uenti nell'uomo e nell'età dell:1 maggiore attivita: trattandosi di 3 c,isi sole.men te non è lecito fa.re altrn dedu-
zioni sul proposito Vediamo brevemente le complicai:ioni riscontrate. Nel 1° caso si è avuto la ptosi temporanee., la quale abbiamo visto ch'è stata notata due volte nei casi antecedenti, e la lacerazione della congiuntiva cou conseguente riduzione del seno all'interno, lacernzione che Panas in 16 dei casi raccolti ha trovato segnata 4 volte. La miosi che qui si è riscontrata. è un11 complicanza che non è stata nncora segnalata. La riduzione dell'acutezza visiva dal lato del trauma. non è possibile escludere che fosse preesiste11te, mo. non riesce possibile stabilirne la causa. A favore di questa ipotesi sta il fatto che la r iduzione del visus non ha subito alcuna va.riazione da quando il paziente è stato visitato per la prima. volta fino ad oggi ed inoltre il fatto che l'esame del fondo dell'occhio diede risultato nega.tivo anche quando il paziente si presentnva la prima volta all'ospedale. Egli ritiene, senza tutta.via averne alcuna prova sicura, che prima aveva eguale forza visiva nei due occhi; sappia.mo però che molti, pur avendo una differenza sensibile, non se ne accorgono finchè la loro attenzio11e non. vil'ne richiamata dall'oculista. Debbo inoltre dire che il paziente ti preoccup,\to dnll' idea di una vertenza giudiziaria ch'egli vorrebbe iniziare nella speranza di ottenere un indennizzo; d'altra parte si potrebbe pensare che l'occhio sia andato incontro e.I trauma appunto percbè la. vista da parte di esso ere. assai deficiente.
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Ricordo che Panas nPi ceonati casi da lui raccolti ha trovato una volta il visus ridotto ed una volta assente, ma non è detto se primitivamente o consecutivamente. N ..1 2° rnso Ri Ahhe lesione ossea con conseguente iperos tosi, ed inoltre di!ltacco ed arrovesciamento del tarso; nel 3° caso iridoplegia, riscontrata una sola volta nei casi raccolLi da P1rnas. L'iridoplegia è ben nota; di ciamo solamente che nel nostro c..iso tratta vasi veramuote di una paresi: una goccia di collirio di cocaina dava dilatazione pronta ed evidente della pupilla. Più difficile a comprendere è la miosi peru:1anente del caso 1° Po•sirLmo ora domandarci se pe l caso i,, non possa esse1·si trattato di tronchi nervosi compre,;si o a ltrimenti tesi nella profondità del C>iVO otbitario. In quest'evenhmza avremmo dovuto avere la paralisi di diversi muscoli con la complicanza di disturbi da parte del trigemino o del nervo ottico od anche di emorragia ove fosse stata lesa insieme l'arteria o la ven11 centrale della r11tina. Nel caso nostro vera paralisi l'abbiamo avuta solo ctel gnmde obliquo; non si sono verificate complicanze da parte del trigPmino, non emorragie. Per la miosi non pos ,iamo invocare una paraliri: la pupilla. reagiva. e reagisce bene alla cocaina: dovremo quindi pen~are ad eccitazione dell'oculo motore. Infine in riguardo alla diminuzione dt:l vis us dell'occhio destro, come abbiamo detto, esso non deve dipendere dal .trau;na, L'agente vulnerante merita di essere Psnminato, poichè esso ci dà in certo modo ragione del meccanismo con cui si è prodotta ciascuna lesione: in due casi consisteva in un ferro a forma d i unc ino; nel 3° caso io un ferro acuminato, probabilmente un colt(•llino. ]~ import ante veder e il meccanismo d'azione Si ritiene che la paralisi traumatica d iretta di un muscolo oculare dipenda, se tempornoea da. emorragia intramuscolare OV\"ero da uno spandimento di s angue che eserciti compressione sul muscolo; se permanente da rottnrl\ o dis inserziooe del muscolo o da. allungn.mento de lle fibre, ovvero dn le,:ione del filetto nen·osocbe l'anima. Si è ummesso inoltre che la rottura del muscolo possa essere anche data dalla compress ione violenta del bulbo contro il muscolo con s chiacciamento di questo contro la. parete orbit aria ( un caso di Panas ed uno di R oche). Si pu ò produrre, come si è accennato, la disioserzione del tendine muscolare ovvero la rottura tra que!;to ed il corpo muscolnre; il primo caso si verifica quando il m uscolo viene colpito in istato di contrazione, il secoudo quando il muscolo trovas i dist eso ed a llungato (Malgaigoe). Su questo fatto, che cos tituisce un ca.none di chirurg ia generale. n on è il caso di fermarci. Terrien (1) ritiene che la d isinsl'rzione tendinea, g eneralmente ammessa non esis te il più s pesso; ma e la pratica osservazione oei diversi autori che si sono occupati dell'argomento e l'induzione logic11. ce l'l fanno nmmettere In eff1otti il bulbo, sia per la sua forma sferic11, sia per la sua conformazione r iguardo alla caps ula cd ai tess uti che lo c ircondano {per cui è stato p11.r11gonato ad u11'art icolazione enartrodiale come ln coxo-femorale) ha. foci le mobilità, sicr.he sfug~e di etro l'urto violt•oto del corpo vnluernnte, e ritornando nella posizione normale. scivola sopra di questo. Si verifica in certo modo quella. stessa mnnovra. che si fa quando operando di enucleazione, si uncina col tenotomo un muscolo. Questo dun <1ue res ta impigli11.to n el corpo feritore, tanto più se es so hn la forma a.d uncino. La differenza trn. la manovra operatoria e quella traumatica è che ques ta ultima si ve rifica con violenza. tale che il muscolo, completamente od incompletamente, si stacca dal bulbo o si rompe. (l) Te:nn1&N. -
L oc. cit.
CASUISTICA CLINIOA.
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Identico a questo è del res to il concetto es presso dal de \Vecker (1) in riferenza, s'intende, ai 4 muscoli retti ed ai due obliqui. Panas (2) si è convinto di ciò ed è venuto ad analog he conclusioni, nonostante che con esperimenti sui cadaveri non sia. rius cito ad ottenere le. rottura d el muscolo. Troppo disagevole mi pare in effetti la. riproduzione artificiale delle condizioni nelle quali tali lesioni si verificano, oltrechè opernndo sul cadavere t11li condizioni sono assolutamente mutate: l'occhio è divenuto molle ; i muscoli h1mno pe1·duto la loro tonic ità, e le. mobilità iufìne che costituiRce la ragione fondamentale del modo d: verificarsi della lesione. è andata, s i può dire, perduta. Questo meccanismo dobbiamo riteuere che si s ia verificato nel nostro caso 101 siasi trattato di rottura ovvero di dis ioserzione de l grande obliquo. Ricordo sul proposito che nel caso unico di paralisi di tal 1,~uscolo raccolto da Pa nassi con· statò une. doppia lesione e cioè distacco dalla sclerotica della porzione riflei:,sa d f'l tendine e lacerazione del corpo muscolare. Nel caso nos tro inve~e dobbia mo ammet tere sole.mente una rotture. o dis tacco parziale, date le attuali condizioni dell'occhio, mentre, come abbiamo vis to, contemporaneamen te a. questa lesione ebbe a. verificars i, per la cont us ione o stira.mento, ecchimos i s ia del grande obliquo stesso, sia dell'elevatore, e c iò spiega il miglioramen t o ottennto pel primo e la guarigione completa pel secondo di questi m •1scoli. Il meccanismo di rottnra nei casi 2~ e 3° non ri chiede alcuna discussione. Nel caso 2° il muscolo è stato uncinato dal basrn in alt o direttamente dalìo strumento feritore, che nel ritirars i ha staccato e ti-ascinat.o in g iù il ta rso. Vi è stato anche di stacco di un lembo di pa lpebru e contu~ione e lacerazione del periostio, i l che ha suscitato un processo infiammatorio. Probabilmente lo s trumento ha urtato prima contro il robusto margine os~eo, da rlove, attenuandosi la violenza dell'urto, ba scivolato, rimbal zando da dietro all'innanzi, nel fomice su periore, e, ri t irandosi ba prodotto il1 dis tacco ed arrovesciamento del tarso e la lacerazione d ella palpebra. Nel cnso S0 il meccanis mo è stato molto semplice : forse nulla pi(1 che un pic colo taglio a man sos pesa , ve rso l'impianto dell'eleva tore de lla pa.lpcbrn super iore, da chi brandiva in aria un tem perino, in colluttazione con una terza persona. Come cura, nel 1° caso, attesa l' e til. del paziente ed il disturbo lie ve che gli deriva dalla paralisi, è meg lio il non intervento. Si potrà tentare di corregge re la deviazione mercè un prisma. Nel 2° caso s'interverrà dopo un'altra serie d i iniez ioni di fibr olisine., nella speranza che questa possa anche modificare l'is pessimento os teo-6 broso ; nel 3° caso la paziente attendera ancora ad a ltre cure med ir he e qua ndo si sarà. s icuri che un intervento ope ra t ivo occorre realmente, s i prnt icher:\ una Motais.
*** Debbo porgere qui vive grazie al s ig nor direttore della clinica oculistica profes sore Bajardi per ;\Vermi permesso di es11minare q uesti. ca.s i ed avermi messo .a disposizione i 1uezzi di s tudio doi q uali è ri cca la clinica. Torino, novem b re 1912.
(l) DE WECKIIIB et LAN"DOLT. Babé éclit., voi. l°, p. 806. (2) PANAs. Loc .cil ., p. !l I.
Traité complel d'opht,alnw lo gie. ·. Locrosnier e t
RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI
RIVISTA MEDICA Ba1m0Ea E KaAUSE. -
som& Bruooi. -
La ohlm loterapla nelle trlpan o•omla •l d& trlpano(Berlm. Klin. Woch., 1912, T. XLIX n. Bl , pp. 1453-1455).
Oli autori avevano già al principio dell'anno attratta l'attenzione sull'azione tripauocida specifica dei corpi appartenenti al gruppo della safranina. Essi banno esperimentato una serie di corpi, spparteuenti al gruppo della safra.nina e dell'eurodina, i quali non conte ngono arsenico, poss iedono un altro potere tripanocida, somministrandoli per via orale e sono poco toss·ici, tanto che l'uomo può sopportare impunemente l'ingestione di trenta grammi e più, alla dose di gr. 0.2o ad uno a.I giorno. Fin dal novembre e dicembre 1911 infettarono dei topi e delle cavie con diverse razze di tripanosoma Brucei e dopo avAr consta.tata la loro presenza in quantità abbou<lante nel sangue, cominciarono giornalmente a somministrare, mescolati negli alimenti. le loro sostanze tripanocide a.Ila dose di cinque centi2,ra.mmi o di un decigrammo e per un periodo variante da quattro a sei settimane. Essi vide ro in brevissimo tempo scomparire tutti i tripanosomi e gli animali sono tutt'ora. viventi e sani e senza tripanosomi nel sangue, sebbene la cura sia cessata da diversi mesi. Iuoltre constatarono che animali sbarazzati dai loro tri· panosomi, sono assai più resistentilad una re infezione e infetta ti guariscono assai più facilmente degli animali sa.ni. Ori\ gli autori st11nno sperimentando nelle colonie inglesi, tedesche e belghe i loro cor pi tripauocidi, che provvisoriamente chiamano tryp:-.sofrol, nelle tripanosomiasi degli animali e nellR malattia del sonno umana. TmELLT.
Prof. E. F1u!ò:JSKBL. -
La mal&ttl& di Hodgkln (llpamoto•l granulometosa).
(Dwt. med. Woch., fnsc. XXXVIII, n. 14, 1912, pp. 637-642).
Quesla mala ttia confusa per lungo tempo nel gruppo delle leucemie o delle pseudoleucemie, è camtterizzata cfa adenopatie in una o più parti del corpo, associn.te a splenom.eyalia ass11i manifesta, febbre a tipo intermittente per alcune settimnne o iuesi e le'ltCocitosi polinucleare, con o senza. eosinofilia. D'ordinario i gangli delln regione posteriore del collo vengono colpiti pei primi da una tumefazione indolente e che dura per diverse settimane o mesi; poi si tumefanno 1nan mano gli altri gruppi glandola.ri sotto clavicolari, ascellari, inguinali e femorali, come pure possono ipertrofizzarsi i gangli interni del torace e dell'addome. La mi lza. tranne casi eccezionali, s'ipertrofizza notevolmente, mai però come nella leucemia. mieloide e si fn dura ed ineguale alla superficie. La febbre ricor• rente cronica., la leucocitosi polinucleare, l'eosinofilia non sono sintomi costanti>
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KIVJS'l'A )IIW ICA
e quindi su di essi non s i può bnsnre il giudizio diagnostico. Nei casi dubbi, ]11. diaguosi esatta si potrà fare coll'csamr istologico di un ganglio ipertrofico. La malattia dura a lungo e può dar luogo ad uno stato cl i anemia e di car h essia estrema: i gangli toracici possono ledere e comprimere i poi moni, i gl'ossi bronchi e la trachea: quelli addominali possono comprimere le vie biliari ed aversi la morte mpidA. con itteri1.ia ed ascite. Spes~o si ossL'rva sulla pelle un prurito intenso e delle eruzion i urticarifol'mi, oppure dei tumori cuta11ei e sottocutane i. Nelle formP atipiche la diagnosi ò assai difficile. P ossono mancare le t11mefnzio11i gangliooari ed aversi soltanto dei sintom i simili a quelli delln tubel'colosi miliare acuta, o dcl111. f<>bbre tifoide. Certi autori hanno detto c he questa. malattia i.• UDI\ neoplns ia simile al linfosarcoma. Fraenkel la crede 1111 proct·sso infill.mmatorio di origine infettivo s pt·cialmente manifesta nel tes.~uto lint'A.tico e che può finire con produzioni neoplust.iche, che però bulla banno a che Yedere coi veri e propri tumori: Steinberg hn dimostrato che esist.-· n ella milza e nei gaugli linfatici un t<'ssuto di granulazione infiammatorio, caratterizrnto d.~ u11 poli morfismo cellulal'e, ove in ul t ima. analis i s i o,;servauo dei grandi e dei piccoli linfociti, dc·lle grandi cellule epitelioidi, delle speciali cellule ~iganti, numerose cellule eosinolili e plasmazellen : la prolificazione di queste cellule nel tessu t o può dar luogo a volte a focolai di n;:cro~i e a volte ad unn trasformnzione fibrosa cieatrizale (gang li, ca~i ). Questo quadro istol ogico & <'Osi tipico che si può ri tt•n ere come patognomonico della malattia. lnolrre si po;;<,ono tronne drlle lc1ioni i;;tologfcamonte e bntteriologicameute t uber colari tanto c he in principiv lo StC>inberg aveva consideratoquestamalnttia come una fonun speci n le di tube,·colosi. Jn 30 casi di malattia di Hodgkin l'aut ore ha isolato uno speciale bacillo gr.,n u loso che si colora col Gram, ba una fo1·ma s imil<> a quello tubercolare, ma n on ò acido r esistente . Iniettato nellR ca \•ia. dk luogo a tube1·coli isolati, circoscritti. semrn. alcuna gener,11 iznzione e che quindi nou hanuo nulla a che vedei-e colla tubercolosi. L'autore ri t iene si trait.i di urnt infezione prodotta da un virns - sim il-tub,• t· colare. L'et.iologia di q ue~ta 111alattia, clw U<"Cide in un per iodo da 12 a 18 mesi, dimand n nuove rict•rche. TIRF.LLJ.
Dott. G. L. PE'l'Rll.LI. - Contribu to alla ollnlon e alla pro1Uassl della parotldtte epidemica. - (P1Jliclinfro; scz. pr., a. 1~13). Il dott. Petrilli, ufficiale medico i11 scn-izio presso il 90° r eggimen to fantel'ia, in occasione d'una gmve epidemia d i p:i.rotidit1, v1,rifìc,itasi in que l r eggimt•nto, adottò, quale m isum profilattica, delle pennellMure di tintura di iodio nel fariugo e nelln mucosa orale, e specialmente n el solco gengivale; somministra,·a inoltre sei compresse al giorno di clorn~o potassico da lasciar disciogliern lentamente in bocca. Questo identico trattamento appliciwa anche nei casi sospetti, in quei soldati cioè che erano stati 11. contatto con altri colpiti dall'infezione. L'A . fo i n• dotto a servirsi di tale metodo di cura e di profilassi dalla persu risione che gli agenti della parotite albergas;;ero e sostassero, prima che nella parotide, nella faringe e nel cavo orale; nelle varie centinaia di esami pratica ti avev,\ rilevato ~nfatti che mentre i colpiti da parotite erano relativamen te pochi, numerosi Prauo invPce quelli che ali,, ispezione presentavano la re t robocca notevol mente llrros:;~ -
(;1Q1·na/,· di m edicina 111r/i/w·e -
Fase. X·X l · Xff.
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HIYISTA MIWWA
sata, di un colore quasi vinoso, esteso al fnriuge, ai pilastri anteriori e posteriori, •·d anche al palato molle; inoltre c:011 l'osst•rva::i:ione nc<'urata e ripetuta potè appunto accerta re che alcuni di quelli affetti da faringite ernuo successivame11te col piti da mm forma tipica ùi parotite. . Tutto q uindi induceva.ad ammettere che la l ocali1.zazioue primitiva dell'infe:done fosse uel faringe da cui succ<'ssivamente p,·r il dotto di Sle11on<', si prop11gava alla parotide: si sarebbe in altrn pa role avuto dapprima una faringite epidemica e s,·cond .. riament e una parotite epidemica. A conforto di questo modo di coucepire ln infe1.ione parotitic:i sta app unto il nwto,lo curativo ,. profilattico sopnwicor,lato, il qL1ale elette rapidamente nsnltati altrettanto buoni quanto inaspettati.
RTVISTA DI NEVROPATOLOGIA E l1 11.E Ri;:01.1, ·11. -
La po•lzlone ollnloa della oo•lddetta epUeHl& genuina.
- ( Wie,1er Jf,,dizi,li.~ch• Wochrnsrhri(f, n. 42, 1912).
!--ulla posizione ed l·<,teu-;ionc d..lln cosiddPt~, Ppil.-ssia g,rnuinn, non esiste o.c,•ordo nc-ppurc frn quell i che banno mnggiorment<· sost<·nuta la conservazio1w d i q uesta ent i ti1 clinica. A p:orole possono ess,•rc ritenute s inoni1Pe le esposi1.ioni di epile~sia genuina idiopaticn. o essenziid,. ;,ia ,,tiologicamente chP anatomicamente o patogeneticament,·. Dohhinmo perciò invocar., Ptiologia, clinicn e a.11atomÌ1\ patologica dt•lla epile1<sia cronica, per poter stahilire la posizione di questa di battuta questione. Sotto un primo rigu1trdo la epilessia genuina può essere definita quella chf' non ha una et iologia conosciuta e chiara, ma tale modo di Yedere i.· assolutamente provvisori o. Ahhiamo tuttorn lii!<ogno di far di~tin1.ione fra cause pre>dispouenti e cause det erminanti d.illa epilessia e per 1·agion,· d i principio s iamo con ciò indotti a supporre una Jispos i,done anche dove non /:o d imostrabile>. L'e rediti\ I.iene il primo posto nella etiologia. dell:o epilessia., ma le altE• cifre addotte a sostegno <ii una t.ara e r,•ù itnria, non res istono ad una rigorosa critic11.. Importante è una g rave tara e una eredi ti\. omologa e diretta . Ma l'epilessia non apparti"ne nlle mnlnttie ereditRrie dirette; essn tutto al pili lascia per erediti\ una disposizione ali' insogcre d egli accessi epilettici e r ichiede le alt,re influenze nocive per l"esplodere proprio d,,lla malnttia. Una lesione purnmente sifilitica. dt·ll'embrione t< possibile quale ca.usil dell11. epilt-ssia, ma non è oggi sicuramente afferm,1 bile, mentre una lesione embrionale d,·riv11.nt1• da !l'alcoolismo degli a scendenti può essere nllì·rmato sia pure finora in un ristretto numero di casi. Le ,:te~se inHuenze nociYe esogene possono detel'lninare acce.~si nell'epilettico e anche lit stessa epilPssia negli individui predis posti, possono inoltre determin:ll'e In epiles,;i:i senza a lcuna precli~posizio11e e i.n tal ca.so mancano o possono sussist,•re segni di una lesinne anal'>mica gl'O!'sol1tna.
RI V IS'l'A Df N8\'HOPATOLOCIA
A tal riguardo stanno in prima linea fra le malattie in fetti,e acute leggi eri processi meningo- encefalitici. 'l'm le infezioni croniche la sifilide è la piu importante potendo essa esser cAusa di epi lessia sotto le più diverse forme. Ma non è oggi ammissibile una epilessia para.sifilitica nel senso di Fournier, cioè una forma pura dinamica, poichè verosimilmente qui si tratta di finissime alterazioni istologiche. Ciò vale anche nei casi d i epilessi:i negli stati tardivi della sifilide senza lesioni anatomiche grossolane. UnA. epilessia t rauma tica può essere l' eft\:tto di una lesione anatomica d,·l cranio e del cet"Vello, ma in C<'!'ti casi sussistono solo fini lesion i istologiche del cervello. Fra i veleni l'alcool è quello che etiologicarnentC' ,iene considerato il più importante per l'epilessia. Esso può produrre, con o senza pred isposizione, un,, epilessia che dopo prolungato. astinenza scompare (epilessia alcoolica propria) e in casi rnri può persistere (epilessia. abituale del bevitore). Neanche qui è possibile. u111, delimitazione potendos i ammettere che dall 'alcoolismo c rot\ico si può avPre unn. tJpilessia genuina o una forma ad essa simile. Pubertà e me;,truazione hanno soltanto il valore di momenti determ immti. Gravidanza e pue rperio possono inHuenzare favorevolnwnt~ una epilessia esisteuto ma più spesso agiscono sfavorevolmente. In a lcuni bidividui predis posti e a volte anche non predis posti, si p11ò stabilire una epilessia a tipo mestruale. Ci rea le ma.latti<' dt·lle glandole a secrezioni interne, l'A. fa rilevare i rapporti del morbo di Bal<edow " 'l'etania con la Epilessia; 111a quale influenzn abbiano le dette glandole, almeno pt>r la esplosione degli accessi epilettici. non è oggi e~attamente determinabile. La non rara coincidenza dell'emicrania con l 'epilf'ss irt depone per la esistPnza fra le due affezioni di rapporti patoge11etici. Invece di un'epi lessia genuina e sintomatica si è proposto di distinguere uni\ ~pilessia precoce e tardiva. \\"ober parla di una e pilessia geuuiua e la idE>ntifica con la precoce ammettendo per essa l'influcn:r.a di agenti esogeni quali occasionn.nti di affezioni a focolaio circoscritte e d iffuse. P t>r l'epilessia tardi va e senile le influenze nocive esterne hanno importanza ancora maggiore, ma 11.nche di essa s i hanno casi senza etiologia e con tara ere · ditar ia diretta. Bisogna pure pensare costantemente alla possibilità di una esplosione di access i s intomatici di una affrzione anatomica grossolana ; per l'epiles!'ia senile è di grande importanzn speciale l'arteriosclerosi. Al contrario si hanno casi di epilesc;ia tardiva che clinicamt·nte somigliano del tutto alla epilessia comunP. Etiologicamente dunque non abbiamo elementi per de limitare nettamente la epilessia genuina. Da.I punto di vis ta clinico ha importanza per la delimita:done il diverso modo di presentarsi degli accessi epilettici. Si è voluto distinguere l'accesso universale dell'epilessia gen uina dall'attacco giaksoniano dell'epilessia organica, ma ciò che si è add.otto al riguarJo non ha un valore gene rale nè grande. Nell'epi lessia genuina .compaiono crampi parziali, specialmente nello stato epilettico, si è anzi parlato di uno stato timiepilettico idiopatico. D'altra pa rte compa iono cra mpi univer:-;al i a nche in affezio11i organiche a carattere stazionario e progrrssivo. F ra ques te ultime meritano spec iale interesse la Cysticercosis cerebri e il Tumor cerebri (~pe.cialmente del lobo fronta le e temporale di destra e dell' ipofisi). In entrambi i
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lHVh1'A DI XEVRt1l'AT01,0v ! A
cn .. i si ha talvolta una epiles~in cronicn. così tipicn ch<' in alcune circo!'tnnze si rit1•11utn a cceltn.bile l'opinione di un n epilessia genuina. 1 fenomeni pnralit ici dopo accessi sono ben~I più f 1eqnenti e pronun;:inti dopo tipici a ccesi,;i 1,:i11ksoninni (nffezion i nnntomiclw a fot,olaio) mn rieotrnno anche fra gli ac<'id~nt i ordinari dell'epile~si.1 co1uuue quali leggiere paralisi da esaurimP11to e ,ono ben manife~tt• e ,!urano «li p ili dopo a rc<'ssi ncca'l"allantisi e dopo uno stato ep ilt>ttico. Le parali'li do. esauriru!'nto ù,wono .-;piegarsi con alteraz ioni istologich e d elle quali anche 111·1!0. opiles~in. comune 11011 si p11ò più oggi soste11on: la mancauzn. • A bbiamo sclero:<i del corno d'Ammone, qualche co.sa di mezir,0 frn alterazinni ditl'usj e circoscritte, alu•rnzioni della corteccia per processi me ningitici c rouici. la gliosi miuginule, ecc. In una J)t\l'oln nbbiarno gil una se 0011 forse nncora la an11lomia patologica dell't•pilessia. Grn.nde im portanzn. n el la ,!.·limi tnzione del l'cpilc-.sia gen u i11a hanno i si o tomi p,..icbici. Mer ita rilie'l'o lo !italo p,-ichico abituiile il cui prototi po può considera r;:i il 1·am biam ento E!piletti<'o del caratt..re e la demenza . 'fa li s intomi po!-sono mancare nella epi!e,-.::ia genuina, al contrario insorgo110 in ('asi di epilessia organica st nbilit.isi dnlln. ranciullezzn o·dalln gioventù o Sl· ,::li nrressi Ri verificn110 di\ auni. L'A. passi\ poi a ,:o n,idei·are la epilessia n1·111a che ha cou la cronic1t una. scA rsa rela zione, trntta11dosi o cli e Il etti di a \·vclename11to o di altera1.ioni ac11t,• i n parte ancorn sconosciute (e11cefalite acu ta, t umore cerebr ,'1<', ecc.). Grande intPro11se ban110 riscosso, spe<'ie in qtie;,t'ultim o tempo casi nei qun li si sono a rn I i ncc(•,:~i epilettici isoll\.ti. Vi app1tr t t.' ngtrno i r.oi;i detti cri, m pi p~i. cn~ten ici ,li Opp,·uheim, gli acces~i epil1•t ti<'i da emozione di Bmtz. P os-,iamo a nche a 'l"ernti dopo operazioni ortopedil'he, nelle infinmmH?.ioni ,lel processo ,•ermi forn1e, nelhl den1euza JH\•l'oc·e, ecc. Il modo di ,letorminlll'si dei detti acressi n on ha nulla di "J>eci6<'o ri,petto alla epiil'ssin comune. Bisogna. 111oltre ten1>r <·onto dE'lla pos.<,ibilitil ,·he n egli iu<liddui con HCCl:,,i epilettici isolat i. si sviluppi p iù tardi una ep1h ·-,~in cronica. Concl udendo l'A. dice• che una Ppilcssia g,·n11in111 come ess11 corrispondo nl concetto comtt1H·, uon si può carn tteri zzn re co11 rigore nè etiologic:,me11te, ne dini carnent e, nò 1111atomopntolo~icamente: m,·glio è dt111q11e la~C'iarne ca.lere del tutto nome e coucc lto. Provvisnriamente s i può solo delimi tare una epilessi:, crouit':,. Per spif'gare diificolt/\ ancora 1·sistenti :al riguardo, i11vochi:,mo la 1·catt h·i t à ~pilettica d el cen·ello la qual e può es~ere au1ne11t:1la co11~<'nita111e11te o :,nche d a le"ion i cereb1ali ci rcos.-ritte o a foeol.tio. I fattori etiologici ,J,,Jl'epil«·ssia :igis<'u110 \'Orosimdmente mediante le altor11zion i cerehrnli da essi prodotte. Anch P ;1cc1>ssi e pih·ttici prodnco110 una au ruo11t a t a di-,posizione per ulteriori attncc hi, prohnliilmenlc· per nw zzo delle nllerazion i i;,tologiche ad f'SSÌ corris po11denti. Una seconda questiono im por ti,11!,• è quella del h, parogenesi d,•1 si ngolo ai tacco epil,•tti<'o. Si pensa a proces-,i \'a~<'olari, n.J a11111ent:it11 JH"f>~~ione del liquor cerebri, ecc.• m11 u na dc·,·isioue non si 1~ a I rigu a nlo :mcorr, prnsa. l ,a soluzione di t:o lr !1uestione polrd1he aYcre 11110 special,• ,·olore por la cono•cenz:a Jdlu epile,,sia. B t:CCI \ );TI;;.
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lUVlST A. D l N11:VROPA1'0 I,OGI A
D.u, LAGO. -
Il liquido oefalo-raohldla.no deg li a.looollatt.
Esaminando 3! liquidi di a lcool isti di for ma varia (acu ti e cronici), s ia dal lato chimico che c itologico, l'A. viene alk seguenti interessantissime conclus ioni: 1° nelle forme di alcoolismo acuto si t rovano sca rse note di congestione acuta, trans itoria, delle mening i. perchè n el liquiJ o s i trova soltan to un lieve a umento dello zucchero, a bbassamen to de i cloru ri, incerte va ria z ioni dell'allmmina, n ess una nppri"zzabile modi ficazione citologica ; qu ind i gli sta t i d'intossicazione acuta e su ba cuta. r appreserebbero soltanto, dal lato clinico, un pu ro incidente ce?·ebrale, secondo i l!'raucesi ; 2- nelle forme di alcoolis mo cronico, invece, il quadro è chia ro e complet o: è marcato l'a u men to di al bu mina, ch e oscilla fra O 1(1 e 0.30 p. 1000; è notevole l'au mento del g lucosio (forse per iperglicemia a lcoolica ? si,bbcne in tutte le mening iti croniche non infettive si r isr.outri un fatto simile); è abba ssato il tasso dei cloruri; si trova una rea1.ion.- c itolog ica li nfocitaria, ora scarsa ma chia ra, ed ora invece s piccata. Quindi nell'a lcoolis mo cronico vi è una re a zione meniugeu ri le vabile con l'esame del liquido cefalo-rach idiu oo, c he però è ben d ifferen zia bi le - per la:scars ità re·Ia ti va - da que lla della s ifil ide Ul'rvosa e del la paralis i prog n·ssiva.
P. C ONSIGLIO, -----=---=.-~
RIVISTA DI CHIRURGIA GEN ERALE F mscn. - Ema.turla dorante li decorso di appe ndlolte. - ( W iener Klini~che lVochenschrift, T. X XV, n. 1, 4 J a n vier 1912, p. !30). L'A. ric hiama l'atten zione sul fatto che più frequ en temente di quanto a prima vista non s i creda, s i osservano nella pra tica chi rurgica manifestazioni d i ematuria dura nte il decorso di appendicite cr onica. Nota inoltre come dura nte lo s volgers i di ta le a ffezione s i manifestino s pesso complicazioni a carico dt,I s istema urinario; il che fa pensa re che L'appendice infiammata deter mini risentimento sui plessi nervosi vescicali, ipogastrici e renal i. L' A. i llustra i d ue casi da lui osservati, dei quali uno costituito da un giovane di anni ven t i, il qua le s in da lla g iovine1.za soffrl di dolori e pig as trici 1i c he nel 1897 ò stato colto da dolori, i quali per l e caratteristiche manifest azioni si mulavano una colica renale. NPllo anno s uccessivo Pbbe a l tro att Rcco accompagnato da e maturia, che durò 3 giorni e disparve poi spontaneamente. Dopo alcuni giorni nuova ema turia si manifestò con concomitant i segni di appendicite e la diagnos i fu confermata a l tavolo ope ratorio con l'asportazionP d i un'appendice cvca.le ammalata aderente al lato esterno dell'intestino ceco. L'amma lato io seguito all'intervent o g uarì completamente. Dopo aver illustrato il 2° caso occorsogli fii osserv1ue e che ba molta somiglianza con que llo s u riportato, l'A.. r,,gg1·uppa in 3 a sserti i caratteri principali
814: di queste e111aturie renali per differenziRrle possibi lmtcnte dalle molte altre di varia naturn e cosi si esprime : 1° Le em11turie dn appendicite si osservano sempre accompagnate da crisi .-li roliche appendicolari; 2° I sintomi si attenuano presto e dopo pochi giorni tutto si riordi na e l'urina riprC'n de i suoi caratteri fisici e morfologici normali; 3° Specificità. ciel carnttne microscopico del sedimento, co,tituito da abbondanza d i cilimlri ematici, qualrhc srarso cilindro epite liale e qualche raro globulo rosso. L'A. dopo essers i rivolta la domanda tt!ndente ad ottenere la spiegazione della compa1·sa dell11 ematuria, discute con a cconcie osservazioni come non possa trattarsi cli nefrite tossica per le condizioni generali e loca.li del malato in period i di intervallo per gli accessi. n è tampoco di congestione renale dato. il reperto del sedimento orinario T enuto conto poi che le orine nei due casi da lui osse1·vati erano ase ttiche, escl ude la possibiliti>. del]'t, mbolia settic;i n el sistema glomerulare. L'A è proclive ad ammettere l'inizio di un processo di trombosi delle vene dell'appendice, delle vene quindi peritoneali e r etroperitoneali e che poi per le vie anastomotichfl ri salga a lle veu1· Jella capsula adipo<;a d el rene e di là o~tac-oli direttamente la cirr.olazione ve nosa intrarenide. P l'r quanto questa s piegazione "ia logica ed ammess:t da vari osservatori, l'.-\. non vi pone tutte. la sua. fiducia e pur riconoscendo che il fenomeno della comparsa dell'ematuria alle volte anche ripetuta durante il decorso di appendiciti necessiti di nuove ed accurate ricerche spiegative, condude osservando di essere più incl inato a credPre che si tratti di lesioni dr lle anse g lomerulari.
Ooor 0DDONE. Prof. TADUEI D o)tEN11.:o. - Frattura dell'eplatrofeo. aenza aln.toml mtdol· lari. - (Archil'io cli Ortopedia, Fase. III e IV, 1912). L'autore, p('r In raritù. dPlle lesioni e p er il decorso, riferisce circa il caso seguentP: P. S. falegname, fu colpi to al capo con un primo colpo di bastone e cadd,• in ginocchio; mentre si trovava cosi, col capo flesso, fu colpito alla nuca da un secondo colpo di bastone che gli provocò, senza far~li perJerc la coscienza, un dolore fortissimo e l'impossibilità di muovere il capo, perchè ogni movimento riusciva molto doloroso. Dopo il traum a preS(·ntava solamente i fotti seguenti : vivo dolore spontaneo sotto l'occipite; decubito supino con test a rotata a destra e inclinata vers o sin istra; contrattura de llo sterno cleido ma!stoideo di sinistra, il quale era per ciò a ccorciato di 2 cm. a confronto dell'omonimo d i des tra, contrazione di difesa di tutti i muscoli del collo. Esisteva vivissima dolorabi lità alla palpazione sulla linea mediana a circa 6 cm. a l di sotto della protuberanza occipitale esterna e, nella parete faringea posteriore a livel lo del pa lato, dolorabi lità alla palpazione la quale dava anche una sensazione di pa,;tosi tà. L'infermo fu messo a letto in decubito orizzontale, senza guanciali e gli fu applicato un appare('chio ad estensione con tinua c he fu tolto dopo tre :;ettimane e sostituito con apparecchio gessato immobilizzante la testa, la r.olonna cervicale e la por1.iono superior e della colonna vertebrale, perchè comparvero fotti catarrali all'apice polmonare si n ist.ro P l'A. non r it enne conven iente protrarre più a l u 11 go la degenza a letto. Intanto rlo po una. diecina <ii giorni, fu pratir.llta una.
RlVI~TA DT ClfIRl . RGfA GEXERàLE
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radiografia in proiezione latemle la qunle dimostrò una frattura del!' epistrofoo. Però siccome dopo qualche giorno fu potu to constatare con lA rndiogrn6a un leggero :apostamento dei framme nti ossei fu riapplicitto un apphrecchio ad estcnsioue contin ua che per le st.. ~s<' r ngion i fu dovuto togliere dopo 20 g io rni. Fu poi applicato ancora un npparecchio gessato per circa un mese e poi u n 1tpp11.recchio ortopedico in celluloide. Dopo ('.inque mes i dal tra uma l'A.. rifr r isce .quali postumi dl'lla lesione trnumati('.a: limitnzione ùei movimenti d el capo che ha un vi,:ioc;o a ttP~giarncnto forzato ed esis tenza di un gradino nella parete poste riore del foringt• cl1e s i ri leni. alla palpazione perconendo col dito sulla parte mediana. Delle rad iogrnfì.e praticate Llurnn te la cura l'A. fo. notare come 110n ùes!'ero buoni risultati quelle in proiezione antero- posteriore forse percbè il cnpo non potè essere messo in iperstenzione mentre migliori risultA.ti fu rono ottenuti con quelle in proiC'zione lflternle od in proiezione frontale a bocca apr r ta mediante l'interposizione di un sughero f ra le A.r cate dentarie, propoi,to dA. Holzkneckt, per eliminu e l'ombra delln. mandibola. L'esame clinico radiografico s tabili prec isRmeote unn frA.ttu ra dell'a rco posteriore d ell'epis trofeo al pun to d'unione col corpo e una leggera sutlussazione cli questo sul corpo d ellll. 3• VC'rtebra cerv icale, inoltre l'arco posteriore e l'apo fisi spinosa rlell'as~e si erano spostA.ti indir•tro, in bns'io e un po' verso destrn. L'A. ne deduce che cosi debba esser;;i aumentata la s proporzi0ne che n nturA.lmente p<;iste fra lo speco ver tebrale ed il midollo spec ie in conispondenza dell'asse e quindi l'assenza d ei sin tomi nervosi. L'A. pure r iconoscendo il grande valore diagnostico d t>lla radiografia fa OS · servare come l'esatt11. ind ngine d iagnostica po~sa, anche. nell'as~enza di s intomi mi<lollnri condurre a cert i ris ultati, e come a questo bisogna nttenersi nei primi momenti essendo opportuno rimettere l'esame radiografico a qualche tct:1po dal trauma per i per icoli c he possono derivare dA.i cambiament i di pos izioni del capo necessario ad un buon risul tato d i esso L'autore ii,ùi ripurti. .,ù esawiua var ie statisti.. he d i frattura ùi:ll t: prime vertebre cervicali, vagliandone con A.cume critico le cau1;e determinanti e ~li e,;iti e concludendo co me s ia er rato il concetto, fino a pochi anni fa assiomatico, per cui dette fratture e sp<·cie quelle d Pll'atlante e dell'epistrofeo dovessero inevitabilmente essere nccompagna te (la l,•s ioni ner'vose e seguite da morte immediata o tardiva. Circa il meccanismo patogenetico di queste le,.:ioni l'A. ricorda come in g Pnere si tenda ad ammettere che esse s i V<'ritichino per cause indirette. benchè non manch i chi in base 11, risultati s perimental i a mmetta c he a vvengano solo. per causa di retta e, ne l ca~o rifer ito. l'.à. a mnwtte che la frnttura s i sia prodotta con meccA.nismo indiretto o per lo meno combinato, risultante cioè dalla ipcrflessione del cnpo e dall'az ione diretta de l trnuma sulle apofisi s pinose. L ' A. infine dopo av ..,· a ccennato alla nec"ssità del più attento trns porto di questi t raumatizzati. parlando della tempia condannA. la r iduzione brusca sotto narcosi ed amrnette solo la riduzione lenta, protratta per lungo t empo e segu ita più o meno tardi dall'appl icRzio11e di un appa recchio di sostegno del capo. Tale apparecchio dovrà r<;se re portato A. lung o per evitare fi,cili spo1;tamenti, oppure a permanenza dove esista u na fratru ra d,,ll'apo6si odont.oide in seguito all11 quR le, possono verificars i, anc he A. notevole distanza di te mpo e s enzn sintomi midollari immed iati, acciden ti t nrdivi rapidamente mortali. E fra i sussid i terapeutic:i ricorda anche come in q uniche caso J)05SII usarsi con successo i I tratta meo to eh irtngico cruento. DE B ERARD1:-1 s .
8Hì RoaEJff DANJS. -
RlYJ;;'l'A DI CIUIH.: 12GIA GEN ERALE
Le oau•e d'ln•uooea•o nella •utur& dei vaal. -
(l,a.
Presse médicale, 31 agosto 1912).
t noto che con una tecn ica sempl ice t> ben eseguita si può otten ere l 'attecchimento rl elle nnastomosi \'ascolari, median te llna cicatrice solida e senza nlcuna tendenza alla formn.zione di aneurism i, ma non si può assicurare la permeabi lita defin it iva d,·ll'M t eria e r1ella vPna. Infatti nell'uomo si cakoh 1'85 p. 100 d' insuccessi e n egli a n imali 8:?,:12 p. 100 coi mPtodi dr! l\furpby e del Payr ed il 50,li3 p. LOO colla sutura alla Carrel -Stich. L'autor<·, vis t o ch e n essuna del le t~orie note (den udam ento dell'arteria; fil i di smura: i rregolar ità de l .-al ibr o prodottn da l ;:;opr fl.ggitto; les ioni endoteliali; infezione; succo muscolare) è sufticiente di per sè !;tessa a spieg11re la obliterazio n" <lei va~o a l ivello del punto di sutura, pensò che la causa cli rPtta della t rombosi s i doves;:;e ricerc11re nella tunic11 media " nel succo cbe da essa sfug ge. Questfl. idea sorse dal fatto che in casi d i oblit<·razion i vasali, pressochè imme dirlle, parte della tuni<'a medin si presentava, " l'esame microscopico, leggetmente i11\·er sata ed a contatto col san g ue e semhrnva che i g r u mi p rendessero rnd i<'e n <'l punto inverso. Con una ser i,· di espericn,w dimostrò come il sa11gue raccolto t11l qua1e circola, e cioè senza clw s ia venuto a <·ontatto colla supPr fici e di taglio dell' arteria. è dotnto di pochiss imo potere coag ulirntc e cha questo lo a cquis ta, se viene a contatto coli,~ detta superficie d i taglio. perché s i me~coln con un succo speciale dotato appunto di detta proprietà. Questa inf:ln irebbe assni sui r isultati della sutiua vascoli,re, e cioè sarebbe favorevole qua ndo arresta il g,·tto di sangue chcesce dal tragitto dell'ago e contra r ia qu111hlo p<'r una circo.;tanza. qu1tlunque esce dal lume del vaso. Quindi, se un ~ porz ione nnr be minima dPlla t t1 n icn m edia s i trova esposta al con tatto colla corrente cir colator ia , potrà trn ina re senza inconvenienti u na certa quant,itll. d i succo, ma se l'endotel io non r icopre per bene il vaso, s i forma subito u11 trombo prima parietale e poi occludr,nte. Così l'endotelio è ind ispen sab ile a mantcnflre la p,•rm1Jabilità d el ::a ngue, non p er Jr, sue proprietà nn t i<:oagnla11ti come sostiene il Molf, ma perchè co;;t ilu isce una m Pmb rana protettrice che separa la corren te s.. ngui g na. dalla tun ii:11 m edia e quindi impedendone il conta tto col su cco J>ll r ictalc. Da ciò ne deri va che uelle sut11rc vascolari si deve non solo ot tenere il mas si mo p ossibile di superficie d'alfrontnment-0 delle pareti, ma è nt'cessnrio pure evita re il contlltto tra i l s ucro delle pan•ti vasali ed il sangue. I risnltatì poco sodd i;;fRcenti fino nd oggi ottenut i si dovrobbere quindi imputa r e al fn t to eh~ coi metodi usati (:Murphy , J!ayr. Ottenberg, Cletnont, J abouluy e Bricnu, Ca.rrel-Stich. Fra11in e Floresco) non s i è ten uto calcolo dei concetti su esposti, sui quali invece sarebbe1·0 bnsati i seguenti du,, metodi proposti e provati con esito fel ice dall'autore. Il primo metodo è dPstiuato alJe anastomos i arterio-venose (operazione di Wietiog ) ed a lla fiss1tzione di segmenti venosi sul tragitto di a r terie. Suppon iamo di far imboccare l'arteria colla vena femor ale. Mess i a nudo i vasi femorali, si seziona la vena u n po' al d isopr11 dall'a.rtnia pe1· evitare stiramenti all'a11as tomosi, ind i si prepara il trntto s uperiore dell'arteria, i11fossando in punti equid istanti tre aghi con seta nella paretu a circa. 8 m illimetr i dalla superficie -ii se:'.ione, indi si fanno ritornare a giorno a m età cammino p er circa 1 millimetro e si rinfo~sa110 nelìa parete arteriosa e per ultimo s i fonno u scire dal
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RIVfoTA DI CHIRURGIA CF.NlmAl,E
lu me del vaso, cosi tira11do i tre fili si pro,·oca la iuvagiuazioue ùella parete come nel pr imo tempo del p i·ocesso ciel PtL)T. Indi i tre a ghi s'infos,:ano nel lume della vena a 8 m illimotri dalla superficie di sezione e s i stirano gli l'Stremi dei fìli, facend o cosi avvicinare la bocca. ven o~a verso l'arteria di cui inghiottirà iJ pezzo t(•rmin11le. Si fissano gli estremi vasali con t re nod i o si completa la sutura e-on un sopraggitto. Cosi si ha uu largo addossamèuto d,·lle tu11ich t> in terne e si impedisce il contat,to delle parti recentate delle paruti vnscola ri. Il secondo metodo serve por le suture latero-lrtt<>r,lli, nfline di mettere in connm in1zione delle grosse vene come per esempio lu port,a culla ca va iu ct:irti casi di ascite cirrotica. L'A. ideò uno spcci,, le apparecchio emostatico, ch e permC"ttl· anche rlurnnte la O])erazione, la circola:>:ioue sanguigrm. B una forte pinza d'acciaio le cni hrauche t erminano con una larga mo1·sn fenestrat:,, ovnlnre. I.a pre~sione si regola con una. vite ed i morsi souo lisci per uou ledere l'endotelio e poco spessi p,:r non ostacola.re le s uturo. I vasi si accolla110 mediante un !':Opraggi tto l,mgitud i11nle lu ngo qu alche ceutimetro; s i pone la prima in modo che i suoi mors i stringano una porzione 1.1gun!e delle due vene mett\>11do il gra11dC" rlinmctro tlegli anrl l i nPI !Oenso d(·lla c:orre11tt, sanguigna e si chiudE\ dolcemente la vite. Così , dato che gli anelli pinzetta110 soltanto una. parte dell.e pareti Vl1Sal i, il sa11g no può circolare lilw ranwnte nelle· parti v a~ali non comprese nei limiti dell'istrurneuto. Con 1111a pinza a dissezione si sollt•va una parete di :'1.ml,o i va~i e colle forb ir.i si fn nno due aperture ovali po~te di fronte l'una all'altra, h1.rghe 2 o 8 millimetri e lunghe 2 centimetri. I loro liordi, privati di avventiza e di una net teua assoluta vengono r ovesciati con unn sutnm alla L embert, in moùo da mettere in fuori la tunica interna. Messi dt"i punti tl't1.ppog-gio te mporanei onde mant,mc rle accollat .. e sollev a te, e~se vengono poi detin itivnmente r iullite fra di loro con una sutura da mnteross:,io. L'A. di ce di a1·er otte1111to nei cani dei risultnti tanto incoraggianti. da sent irsi spinto ad appl i('llre questo m,·todo anc he nell'uorno. 'J' rnF-1, LI.
RIVISTA DI OTO-RINO-LARINGOIATHIA. Trattamento della •ordltà per mezzo della ginna•tloa aurtoolare e degli eHrolzl aouatlol.
:hl. FER)lET. -
Analugo a l benefi:>;io, che l'ecluca:>:ione fis ica apportii. negli ,.;t ali 6siolvgici, è quello della rieducazione in talune mala t tie, ed è dovuto 11. molteplici fattori . Anzitutto l'impulso favorevole impresso al trofismo determina il buon governo dt'!ll'organo messo in 1•sercizio, e la r iparazione a i disord ini mat(·rinli dipend enti dalla malattia. Ne deriva inoltre un adattamento progressivo dell'organo a lla sua funzione ed il perfezionamento delle sue facoltà. Infme il concorso di parti ausiliarie in terviene a sostegno e rinforzo dell'organo deficiente. Come all'atass ia della tnbe ed alla rigidità del reumatismo cronico, la rieducazione funz ionale ò applicnbi le alle sordità più comuni, ('he sono quelle dipendenti da perturbnta tr,,s missione dellP onde sonore per il tramite dell'orecchio medio.
HIV!STA or OTO ·RISO·LAHI:'l"GOIA'l'IUA
Da molto tempo si prati,;a la rieducazione dell'udito per mezzo di esercizi a custici; l'A. fin dal lOIJ hn proposto uu nuovo metodo per combA.ttere il torpore uditivo: la ginnastica aurirolar!'. Tn seguito ai buoni risultati ottenuti torna sul suo metodo per tis;:arne le bas i e la tecnica. ·1 muscoli dell'orecchio medio (m . della statfa e m. del martello) hanno iu rapporto all'utlito la stes,:n funzione e la stessa importanza, che i muscoli accomodatori clell'orecchio ha11110 per la vistn.. 1 muscoli dell'orecch io esterno e quelli delh~ tromba giocano u11a parte secon daria, ma <limno un ce,ncorso ausiliario non disprezzabile. Basnndosi sul concetto che tanto gli uni, quanto gli altri, 11011 sieno cosi sottratti n,lla volo11t:',, come si crede, l'A. ritiene cht· con un po' di pazienza e di per~evera.11za si po~sa rigenerare in loro la facoltà di co11trarsi i11 modo apprezzabile. Qni11di nella ginunstica ,111ricolarr· consiglia di mettei·,, in gioco tutti i muscoli, accomodatori ed n.ccessori, la più parte direttamente, qualcuno indirettamente, in virtù della solidarietà che u11isct' gli organi d,· lla stessa funzio11e, e soggetti alla stessa innerva:1.ione. Le lesio11i d!'ll'orecchio me<lio, c;iusa tli sorditlt; ispes~imenti della membrana, essur!ati, adereuze, ostruzio11i e sclerosi sono esiti di infiammazioni pregres~t·, o conseguenza di cong,·stioni frequenti negli artritici e nei gotto!'<i, o atrofie dipendn1ti da iuvoh17.ioni senili, ed in effetti proct•ssi distrofici, che quindi posso110 ri~!'ntire l'int!ueuza di opportuni agenti modificatori della nut-rizione. Nella sordità poi do\'uta all'inerzia funzionale, ed all'atrofia, che ne è la con· seguenza, e rhe progredisce a mis1l1·a che l'orecchio non funziona, la indicazione del metodo e 111, più formale. L'A. div ide gl i esercizi in tre serie, proc1,dendo dai muscoli più lontani a i più vici11i, e facPndo convergere l'attività verso !'11.ppnrecchio d'accomodazione dell'orercbio medio, che è l'obbiettivo principale. Nel I esercizio cousiglia di contrarre i muscoli dnll,• labbra, delle ali del naso e delle palpebre, ripetute più volte, con calma, senza sforzo violento. ma nel modo pi ii completo possibile. Nella II Sf'l'ie cons iglia di contrarre i mu~coli del l'('picranio, prima il front.aie, poi roccipitale, quindi alternativamente; ed influe i muscoli del pndiglione auricola1·e super iore, posteriore•, anteriore. Nella Il[ serie consiglia di far contrai re i muscoli della tromba: è l'e~ercizio pili difficile n. pratica.re. Fa,·endo dei movimenti di deglutizione, alla contrazione simultanea ciel costrittore superiore del faringe e d ei muscoli del palato molle, partecipano autom:otiramente quelli della lingua, della mascella. inferiore e della troml,a per In stretta connessione. che li unisce. Praticando inspirazioni nas:tli forti e rumorose, a bocca "11iu,-a, si favorirà la permeabilità della tromba e la ventilnzione d<•lln. ca~sa. Facendo inoltre una inspimzion(> p:·ofonda, seguita da brusca espirazioni" pPr il uaso, si potrà esercitare una pression<! dall'interno all'ef:terno sulla membrana del timpnno, ~ome nel proces:;o del Valsalva. All'attività dell'orecchio esterno e d.,lJn. tromba p:,,rteciper·à ]'orecchie. medio, e n,• ris ulterà uu miglioranwoto della sua nutrizione e della funziour dei suoi differenti organi. Quc~ta gino:,,~tica dev'es,wre praticata con iutervalli sufficienti fra i vari movimenti, e altPrna11doli con g;innastica respirntorin e con esercizi acustici. Occorre inYero lunga pazicuzn,, P"rseveranza, e ti rociuio, che al medico sarà facilitato dalll' snc, conoscenze anatomo-ti~iolo.~ iche, ed agli altri infermi sarà possibile coll'imit:izione di ciò che Yienc praticato ,la un e5perto maestro.
RIVISTA DI OTO ·RIXO·LARI~OOIATRIA
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Non vi è bisogno di dimostrare l'efticacia deg li esercizi acustici, dopo 1·he Urbantscbiscb li ba rego lati. segnalandone gli eccell!·nti effetti, anche se è rimasta una piccola traccia di udito. Si cerca con essi di suscitare e di s viluppare l'attività. d c,ll'oreccliio, come mezzo della sua rigene razione org anica e fu11zion a lo. Ogni giorno l'orecchio de\·e e:-sere sti,no!t.to a compr.endere In voce alta e s ussurrata, a d istanz1e cre.sc,·nti a misura che l'udito si pei·feziona ; a St.-'r,tire suoni mus ical i e som plic i r u mori, come quelli di uu a p1·11t!ola o di un orologio. Il paziente d t' ve non sol o sentire, ma ascoltar!.' attentameu te ; in tal modo si suscita il concoa·so d i tut ti gli orgRni attivi dell'accomodazione ; questa li ada tt!t ad un migliore fuuzionu.mento, e ne ris veglia la sensi bili ti\, crescendone la potrnza. Colla tensione dell'udito si ri l·Sce a sentire s noui che a princ ipio non s i percep ivano, e a sentirli sempre nH•_glio; nta se essa è prolung ata, s po,,sa e det e riora l'org ano, quind i la 11orma d i ripetere g li eserciz i più volte nl giorno, :wzi r.hè prolungarli Come apparecchio ausiliario, i11dispensabile ne lle sord ità forti, l'A. raccomanda il tubo acustico di Tillot. Non si devP inol tre tras curare il trattamen to causale: riformare le a bitudini igieniche del soggetto, rico rrere ai grandi mod ificatori della nutrizione generale (regime alimentare, esercizi fisiciì. Se la sorditil. è suscettibile di trattameuto medico, In r ieducazione dt• ll'oreccbio potrà ancora apportare un potente concorso. Secondo le conc lusioni d ell'autorf•, la ginnastica auricolare noo ba solo per e ffetto di rendere ai mus coli la loro meno mata attivit,i\; mira ancora a modificare In nutrizione di tutte l e parti ddl'orecchio, attenuare o g uarire certe lesioni in esse localizznte, e m igliorare cos i la loro attitudine funzionale. Gli esercizi a custic i contribuiscono inoltrP nl progresso del l'udi to, a gendo sui muscoli accomodatori, che fanno contrarre per azione riflessa, ed eccitando la sensibilità uditiva. Ques ti due metodi riuniti danno risultati molto sodd isfacenti .
.•. Il prine1p10 che ispira il metodo rhill'nutore ha fondamento sciPntifico; ma a parte i risultati problc.,matici, è evidente come es.~o s i presti a critiche per la noia e la difficoltà ddl'esecuzione n,,gli esel'cizi della I e U serie, ed inoltre non è scevro di inconvenit'nti per quelli della Hl serie, qunli l'eventuale tras porto dl'i g ermi infettivi, e lo sfiancameuto <lell:i mcmhrnna. Dott. M. CA)ll'F:r. G1ANJ P. TONJJ,,TTI. - Applloazlonl pr&tlohe dl medlolna legale militare mediante l'aou m etro 8tefanlnl. - (Archi'vio Italiano cl'Otolo9ia, Voi. XXIV, 1913, fautorjassunto 1) . L'acuroetro St.-fauini ~ uno struml'nto, cht- pernw tte di pnci>pire nttrnv;,rso a due apparecchi te lefonici i snooi eu1essi ·da tre vibratori, che diurno le not e 6-!-612- 1024 v. d. e nell'ultimo moòello anche il suono d i un diapason di 20-18 v. d. EsRo serve all'esame della fa coltà uditiva. È azionato ,]a pile Hazzi, eh" dànno una corrente m ol to costante, ma quando non trattasi di l'icerche estrername11to delicate, può farsi uso anche ,li corrente continua strada.lEJ, opport uname nte regolata con reos tati intercalati nt'l circuito.
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RIVISTA DI O'.rO-RINO-LAIUNOO IATRIA
L'intensità dei suoni emessi dai vibratori può essere regolata. da apposito reo~tato, il s uono percepito attra verso ai tele foni può essere ora interrotto, ora aumentato o dimi nuito e,I PSSere pe rcepito nello s tesso tempo dal paziente e dal pc,rito. AI pari di·gli s trumen ti di ottica per la misurazione de l visus l'acumetro Stefonini può servire• a svelare i ùifetti di udito, a misurarne il g rado e a rendere d ifficile lA. frode. Per la sua speciale costru7.ionc- a solenoide neutro non vi s i <leterminano inflm,11zr secondit rie per mRg neti?:zazione nel nucleo metallico, e quindi, a pariti\ d'intensità di corre nte, misurata con apposito galvanometro e del numero di spir<• intercalaLe nel circnito il s uono de i vibratori resta sempre lo stesso in s uccessivi esperimPnti. Con siffatto strumt•nto, c he fu già descritt-o nelle sue particol,trità in questo giornale (maggio 1908), l'A. bfl procPduto a ricerche d i con fronto fra i res ultRti ottenuti u,;11udo l'acumetro Stefanini nella valutazione della facoltà uditiva in otto pazienti e quelli r icavati da ll'uso ùei diapason, d1,Jl'orolog io, voce afona, ecc. Perchè i dati clinici corris pondessero con mm, certa esattezza fra tli loro fu neces~11.rio a ll'A. procedere al c11mpionamen t o dei v11ri acumetri usati e cioè de i diapa;:on, dell'H. rlella voce afona, delll\ spazzola e dello s t t'SSo apparecchio acu . nwtrico Stefanini . Nel campionamento d ei diapason dedusse da prima le rette log11,1·itmiche ìn soggetti norm11li nel silenzio relRtivo dr! giorno, quindi mise in rapporto i vRlo ri ottenuti con quelli ricRva t i volta per volta negli otopazienti in numero di quaran tadue. Da cosi notevoli se rin di ricr rche e mersero particolarità e di tficolti\ d'esperimen to, cl,e l'A. fa r ilevnr ,:, e d iscute, circo;:tanze che potevano render11 i confronti ù,cilmente errati L'iscrizione in CRmpi uditivi normali, formRt i dalle rette log-ari trn iche per un certo num,·ro di tl iapaso11, in confronto con quell i patologici, d1•tnminava una facile coufusioni· di linee, da non permettere di dis tinguere fa. cilmen te le l'(>tte patologiche dalle normali. Propose perciò un nuovo metodo ,l'iscrizione delle rette logaritmiche, in cui non solo i (', onfronti riescono facili ed esatti. mR J>er 1nez1.o del qua le è subito possibile a colpo d'occhio conoscere tutte le anomnlie d i decorso dPlle rette, dedotte da ammRlati a ffetti da speciali forme 1uorbose. e tutte le irn•golnri,à d i esperimPnto, la cui conoscenza può richiamare ad un più esntto controllo o ad una consecutiva correzione dei resulta.ti d'esame, in base ai quali potrebbe essore scritta una retta s bagliata. Riporta in due tRvole e 17 figure le r ette logaritmiche ottenute nelle più svar iate circosta nze di esperimento, che illustrano i difet ti di udito di molte forme morbose del l'orecchio medio ed inte·roo; specificando il valore clinico di ciascun campo u,litivo, cost ituito dRll'ins ieme di rette logaritmiche, ottenute con l'eccitamento dd d iapRso11 col metodo n pesi. E spone alcune sue particolari vedute sui resultati, che s i ottengono nell'esame della facoltil uditiva coi diapason, eccitati col mc•t,odo a pesi e con la percussione, e s ul modo d'interpretarli, venendo a deduzioni pratiche e fornendo ind icHzio11i necessarie a chi voglia intra p1·endere s imili ricerche. Stabili t i cos i i card ini, su cui s'imperniano g li esperimenti coi diapason , dopo Rlcune considerazioni sull'uso dell'orologio, della voce afona e dell'a.cumetro s pazzola. riferisce sulle modalità praticate pel oam pionamento dei due a cumetri Stefanini da esso sperimentati e sui resultati ottenuti, sia nelle ricerche fisiologiche per l'applica ,11one dt"lla legg e di Weber, ora tenendo i telefoni a dis tanza. dal patl igl ione, ora tenendoli a contatto di esso, sia ne ll'applicazione e uso dello stru-
RIVISTA
lll OTO·RJ:(0 • L.\J:l:'(G0IATRIA
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mento in medicina Jegah•. In recenti pubblicazioni fu pn·co11iuato nei casi di simulnzioue l'uso d.ell'a~sord11tore applicnto da. un sol h1to o da ambedut• le orecchie, secoudo i cus i, per vedere corno si comportn il soggetto in c.~ tuno o n oll'nscoltazione di a l tri suoni con l'orecch io non 11rmnto di asso rdato re, o nell'emiss ione ,!ella ,·oce di conv,•rsazione nel legg1·re e nel parlare ad alta voce, mentre ambedue le orflccbie sono a rmate di i:iiffatto strnmento. L 'A. ebbe cura di esperimentare purl' le variazioni sulln percezione dei suoni dei vibratori dell'ncumetro con l 'uso dell'assordatore applicato ad un 01·eccbio, mentre gli apparecchi trlefonici erano ot'a a conta tto, ora d istanti dnl padiglione dell'orecchio dell'altro lato. Perciò egli si servi d i due acumetri Stefo11i11i uniti in s1•1·ic1 fllcendo giun~erc il forte suono di uo vibratori' di essi, che fungevi\ da assordatore, orn. all'orecchio sano, orn nll'oreccl1io n.mmnl:1to, mentre alternativ:1me11te dal lato opposto giungeva il suono provenieute da un nitro vibratore d ..l secondo acumetro i nten·alato. Ora dn queste e~perienze derivanti .In siffntta speciale disposizione di 11c11rnell'i in S<!rie, che pPrru ctteva la percezione contemporaneo. di suoni di diversa intensit:'t, provenienti da vibratori ora eguali e quindi unison i ed orn <lifl'orenti, lrn potuto tra rre conclu;:;ioni, che po,~ono riuscire di notevole util ità per ;:;volare la frode dei simulatori. Bnsta infatti i-npere, che n,,IJ'ascoltllzione coi du(• orecchi. per es. d i suoni unisoni, questi t endono II lateralizza rsi ora dn uno, ora clall'nltro lato, latemlizz111.ione cho può scompRr ire o alternarsi nei due orecchi, per comprendere la se-rie ddle combinazioni, che possono ,1eterminarsi per confondere In mal a fede del ~imulatore. P crcbè dispom·nJo di due ncumctri 11011 solo si potrà io\·ertirc In percezione dt>i suon i nei due or ecchi, senza che l'ammalato poss,. faciln,ente raccn pez:r.an;i, Jllll si potri~ anche alternu.n· la funzione dell'assordatorP da destra a sìnistn• e vicever"a, e interrompere il fn11zionnme11to di uno o di amlJPduP gli ncumetri, aumentare e diminuire l' inteusiti\ dt•l suono, vari:ire il ~enere d,•1111 notn co n tale celerità e faciliti\ d'esperimento. che non dillii:ilmeote il simulatore snrù costretto a capitolare. Dopo avere così i"olalameuto studinti e analizzati i resultati ùi cinscu n acumetro, messe in r il ievo le ditlicoltn d'es11me, indicati i po~sil,ili errori e i rneZ1.i per ripararvi, in un quadro si ntetico l'A. riunisce i resullati complessivi ottenuti da ciuscuno ncumetro confrontnndoli fra di loro o mett,•ndoli i11 rnpporto alle speciali malattie portate dagl' individui in e;;ame. Le frazioni esprimenti il potere uditirn residunle per cinscun acumetro, riportatu nel quadro, v ennero ottenute per al cuni 11c11111etri da l rapporto fra .I (ncutezza di udito normale e ,, (acule7.za di ud ito patologica); e per i din1Jaso11 dalla ricercn delle r ette Jogn.rit.miche ottenute con l'e<'citnzione di essi col metodo a pesi e con la percus;;ione, e d:i.ll'uso di :\pposite tabelle dei poteri uditivi di r.ui è cen110 nella memoria Acwn,•lria (Grnde11igo-Tipografia ~ . .Bernnrdiuo, Siena, ]!)09). ('on siffatte tnbelle in base nlla formula tn - tp J, in cui tn indica il t e111 po norrn1de di percezione ciel suono e1oesso da un diapason per un dnto p<'so, e tp il tempo pntologico di percezione, si potev11, stahilire \1 oltn per volta, in identi<" he condizioni di vibra:,:ione cli esso, il vn lore delln far·oltil uditiva del soggetto in csrnne. Lo sver irnPnt11,tore, che in avvenire dovrà servirsi di un acumetro Stefanioi, troverà ne l hworo dc: ll'A. una guida tanto sul modo d i usarlo, come su quello di vnlutnre i resultati ottenuti isolatauu·nte e in rapporto con quelli degli altri ncu metri. P otrà. qunndo il mil it:tre in esame atf,·rmeril la perceziouo di 011 dnto
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Rf\"J~TA DI 01'0 -RlNO· LAH!NGOJ..\'lRIA
numero di 11.c nnwtri p6r un dato periodo di tempo, al quale corrisponda un valore noto d i facolil uditiva res iduale, stabilire, anche dopo le s ue false afferm:1.zio11i, quella per gli altri acume tri di cui fosse denegata la percezione. Al rigu11rdo il presente lavoro, che esamina 42 casi di malattie dell'urcccbio, con consegneot,· diu1inuzione d ella faco ltà. uditiva, fa seguito e completa l'a ltro « Sul vnlore acumetrico ctella spazzola » g ià comparso sullo stesso pbtiodo (Arch. Ita l iano cl'Otofoyia 1909) L'A. hn voluto anche indicare di contro n.i resultRti ottenuti, per m11ggio re utilità pralicn di coloro, che successivamente ricorressero a ll'u~o de ll'llcunwtro Rtefani ni, quale valore debba darsi ad essi riguardo all'idoneità o t lll'UO al militare servizio. mnnteuendosi nei limiti massimi di idoneità e di 11011 idoneit à e stabileudo medie approssi mati ve pei termini di pasi<aggio. L'A. a.-endo avuto frn mRno generalmeute militari ammalnti, ma in pe rfetta buona fede, ha potuto, prima s tnb ilire esattamente la diagnosi dell'afl"l•zione aurirolare con g l i e;:ami clinic i e fu11zionnli cla;;sici; poi, pl·r mezzo d ei vari acumetri, la facoltil d i udito residunle, fondandos i soprnLutto s ulln perce1.ione di s uoni o fonem i d i noto vnlore acus t ico, confermandone i resultat,i con l'uso dell'acumetro 8tPfaoi11i. Questi result11ti poi r iconosciuti esntti egli l·i, \11<,~e n r»pporti fi.~si , cb f' no n pos;;ono cnmbi!lre col vA riare dell',·sperimento. Poichè se è vno che il suono del 1'11cunwtro può varia1·e ,I' inteusit,\ co11 l'aumento o d i minuzione di amperaggio m:1 ci rcu ito. è altre ttanto vero che questo fatto farà. numen tare egualmente la soglia fì,;iologim d i percezio11e ud itiva, come la soglia patologica, dnl cui rapporto s i deducono i valori centesimali r iportRti. Cosi se In soglin fisiologica si otterrà intercalando 6 spire in circuito e la patologic11 iuvece intercalandone 50, qunodo per d im i11uzione di amperaggio la prima passasse a 10 .~pire, la seconda dovrehb,· 1HJccs~Ari llm1' nte pa;;s:1re n 100, ri111auendo cosi iu va riato il rapporto di\ ]
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10.
nall' insieme delle r icercl1e fatte e dei confronti prnticRti l'A. ha potuto riconoscere, che In for mula >1cu111etr ica. nelle varie lesioni dell'orecchio esterno medio ed interno, s1 ma11l ie:ue a ri guardo di questo istrumento negli stessi rapporti come quella otteuuta tan to con i diapason che con ll1 voce afona, che c ioè nella forma d i otite est,,rna e ruedif~ sono pr,•valenteruente e meglio ud iti i toni acuti, meutre n,•lle form e di otite internn inve,:e i g1·nvi, per cui nelle seco1,de saril meglio percepito il vibra tore n . 1 e poi successivamente i nn. 2- 8 e il suono del diapason do, o di un c ampanello, come negli acumetri Stefanini di nuova costruzio11e mentre s i avr i1 tutto il contrnrio 1,elle forme di otite med ia ed esterna L'A. dopo avere indicnti i c1·iteri più a datti per la v11lutazione d,• i res11ltalì acume>trici ottenuti con lo s trumento in parola, riguardo nlla idoneiti1 o meno al militnre servizio. te rm ina con queste parole, che suonano merita to elogio sulla utilità p ratioa de ll'acumetro Stefanini. • La p<· rtiu:tcin d1·l simulatore d•·lla sordità è proverbiale e ribelle spesso volte ad ogni mezzo cl' indagiue, mn. questa dell'acumetro, che può fare risparminre tempo, s pecialme n te per dcbellnre le prime resistenze clell'esaminato, dovrebbe formare, ins iemf' a1la voce afona complementare. il cardine d elle ricerche d i s1>meiotica auricolnre nei repart i di osserva1/. ione degli ospedali milital"i, e ogni volta, che vogliasi procedere ngli esami acustici più minuti in casi di nwdicina lega)(' militare l' civile e nelle contestazioni giuridiche di lesio11i trnumatiche del1' orecchio "·
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nr OTO l1I!\0·1,ARl:S(;0lAT.RIA
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Gu1sEz e S1'0DRL. - lolezlonl lntra-bronohl&ll e lntra-polmon&rl. (!A Presse J!Jdi~at,•. 1!)12, 11. 7G, p. 71ì8). Già d11. anni Mendel, J;'iset. Richardson, Andcrpc, Glets11111nn, L ojarrige, Hubbard e Watsoo, a scopo tC'rapi·utico, avevnno impiegate )p iniezioni intra-tracheali, ma fu Guisei: per il primo n serYirs i d i dosi m,1ssive infra-bronchiali (15-20 cr..). :r,;-el l11.vo1·0 attual e lo stesso Guisez e Stodcl riferiscono In ternicn delle iniezioni intrn-bronchiali e intra-polmom,ri , oltre alle loro e~perienzc su i cani ed i risultati terapeutici da essi ottnrnti: A) Tecnici\: I soli strumenti necessari sono uno :-p,·cchietto lari11geo ed uni\ speciale si ringa a lunga cannula, con estremìtit foratn a guis:i di rosa di inaffi11.toio. L'aHestes in rlelle Yie 11.eree superiori è ottenuta con una pcnnellazione dicocaina, e l'immobi!tzznzione della trachea coll'inieziom· di 1 2 cc. di una soluziono di novocaina all'l : -lO coJ1 alcune goccie di ndrenalina all'l: 1000. I.a cannula della siringa ì-J introdotta tra le corde \·oculi, sì che la sua purtP ricurva, lunga 10 cm., scompaia A.! disotto di es;:e. Bast,•rà spingere il lirLuiclo sulle vie neree Volendosi iniettare la soluzione attiva iu uno dei due bronchi. il mRlato viene t"atto decom - · bere nel decubito laterale omonimo e s i d irigl· l'estr,·mitll d,· lla caunulii verso quello stti,so bronco. Di solito gli ammulati ;;opportHuo 11l,basta11z11 he1:e un'iniezione di 15-20 cc , poclii hanno un acces~o di tosse pili o meno violento. IJ) Esperieni:e snl cane: In (·nni, del 11e"o cli 10-lò chilogra111mi, 111orfini1.1.nti o cloroformizzati, forouo fatte iniezioni intrfl-bi·onchial i con sostanz,. <ii facile rinv,·nimento e di sottonitrato di bismuto: a) [niezioni di so:;t:wze coloranti. Jni ettat,i 10 cc. di soluzione di bleu di metilene all'l: 100 e sacrificati gli animali a distinti momenti dall'iniezion <:, si ri! (•va che dopo un quarto d'ora l'albr•ro respiratorio è to ta lmente inil·ttato e che alla superfìcit• est••r11a del po!mo1te A.ppaiono ad isoli· srparate delle zone color11.tC'1 e così pure sono spiccatament,e colorati i gangli tracheo-bronchiali, nwutrl'chè 24-!36 ore· dopo l'iniezione i broncbi cd i l,ron· chioli sono ancora colorati, ed il parenchima polmonare è tinto i11 modo diffuso con zone pit1 o meno pretb1111t·11te colorate; b) Iniezioni di sottonitrnto di bismuto, in so;.pC'nsio11e oleosa (A.I 10: 1011). Subito dopo l'iniezione tutto l' nlbern aereo ap· pan• evidente ,mllo schermo rndioscopico. All'antopsia. dei cani, morti 6-12 giorni dopo l'iniezione stessa pe r i;nstro-enterite t ossicn, non si trovarono lesioni macroscopiche del polinom· i cui lobul i erano zeppi di grirnuli di bismuto (I reperti microscopi<'i sono allo stndio). <") Risultati terapeutici. « La prntirn <li mostra che si pos~o110 in icttan, Sllll'uomo 20 ce11thnetl"i c1.1bi senza alc11n inconveniente. Si può dunque r r,alizzan, una i·era medicazione polmonai·e; e 1wi cnsi di infezione, portare l'nutisettico a.lii\ s«·de stessa <!ella !«·~ione-.. Gli AA. si sono serviti di: Olio con gomenol (5-10 : 100), solo, o coll'aggiuuta di 20-25 ceutigr. di iodoformio per iniezione di :tO ce.; olio con guaiacolo (E: 100); argirol in s oluzione al 5: 100. Un grnn numero di tracheiti snbneute e crolliche, reliquati di influenza, guarirono, per lo più i11 modo definitivo, con una serie di 8-9 iniezioni; 5 c:\si di ozena tracheale furono pure guariti, proct·de11do s imultan<·a111c11te all'estrazione della crosta sotto il controllo de lla trnch{·oscopia diretti\; pnre rapidameute cedettero i fatti locali in S casi cli infezioue hronco-polmonA.re consecutivi a corpi estrane i intra-bronchiali. Di 10 casi di dilatazione liro11chiale, 2, 11cuti, guarirono ; in 8, di data nntica, si el,1,e miglioramento del io stato genemle, scomparsn dr·lla fc,hlm• e della f1,tid ità dell'alito. Per ultimo
ll!Vl~TA DI OTO RI~C-LARlNGOIATRIA
gli A.\. riferiscono casi di guarigione ,1i gn11grena polmonare, sia proprii, s ia òi B,',clore, Rabunt. Marcor rlle. Circa. la tuhl'rcolosi polmonare, olt1·e,·hè il problema è coroph·~so, l e osservazioui degli AA. non ~ouo 11,ncorn numerose si da trarre delle conclusioni; tut tavia, nelle fo rme giovani, essi ha11no 1tYuto ris ultati a ,;sai importanti, mentrechè i risultati sono m inimi qua n do vi siano proct!ssi di sclerosi, n l'lle tubercolosi antiche, ;ml quale ultimo 11.rgotn,' nto gli AA. iutendc no di r itornare. BA l, LA .
RIVISTA DI OCU LISTLCA ~- H. Jfoow:-.1:-.0. - L'Importanza dell'esame delle feci e delle urine nelle m a lattie ooularl. - (The 011lillwl111ic rei-iew, aprile HlU:l). f>,enolo or mai riconosduto r; he di \·er,.:;e mnlatte oculai·i sono c11.usale da toS· c:i<'inin in rapporto al canale alinwntare ecl all'apparato geni lo-urinario (sopratutto l'irido-ciclito; ma t alora anche la el1eratite, la r etini te t· la retino-eoroidite), l'A vorreblw cho in ocu listi,·a diYon t11,;se più generale il sistema di es11111io11.re le feci e ll' nri11e; tale esame 11011 don·ehbe esser e trascurnto poi quan do la causa di uu:o a ffoz iom• oculare si pres,•11t11 oscura. - Xon è inl'requeute il caso di iri ùo-cicliti che r esrn.110 a causa. ignot11, mentre un esam,, delle feci anebbe rivelato uu' iuf1;zione dell'intestino per rtsso rb imenlo di pus, ovvero una colite. L'.\ . in q ueste malnttio oculari procede dun que sistematicamente ai cennati esami. Con le feci fa una cultura in brodo l'il un'altra n stri~cio iu agai· nitro.so di Conrndi-Drigalski, modificato dn Eyre, che penueite d i ideuti!icare prontamente i \'lll'Ì germi e, ciò cli'è molto importante, di t:a lcolaro il numero r elativo tli ciascun germe. Talora occorre, prima di poter decidere sulla diagnos i, istituire un confronto numer ico delh· colonie d1•i diff'Prcnt.i germi riscontro.ti con quelle dcli,· feci normali e tal'altrn di vedere l'indice opson ico del paziente od il potere di agglutina7.ion e del siero del suo sangue, prima di poter dire se un dato germe riscontrato è pittogeno o meno. Cosi facendo \'A. ha potuto instituir (• un trattamento con vaccino autogeno (preparato con uno o più dei g-erm i risi:ontrati), il che in certi casi hn. ,lato risulrati ml•m..-igliosi. Con tempornneamente all'esa111e ,l,•lle feci l'A. procede a quello ,!elle uri ue. Oltre alle usurdi provr chimiche ed all'e;;11.me microscopico do] sedimento, allestisce con questo ùe lle culture a striscio. '.\oli' irite gonorroica spesse volte l' esame dell'urina non è di aiuto alla diagnosi etiologica.; soven te i germi n•stnno :mnidati, i o questo caso, n ella prostata: ~e si raccoglie l'u r ina dopo il runssaggio prostatico, si riscon tra il gonococco iu fi111.1nenti dell'ur i1m stessa. P.. CALEXDOU.
RIVISTA 01 OCOLISTIC.A CAmLLO ed ENRICO FROMAGF.'1'. -
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11 glaucoma trauma&loo - (Annales d'ocu-
listiq«e, gennaio 1913). Gli AA. , avendo avuto l'occasione di seguire due cac;i d'ipertensione !dell'occhio successi va a. contusione del globo senza rottura, nè infezione delle membrane avvolgenti, studiano la dibattuta. quistione del glitucoma traumatico, ammesso da varì autori (Ferber, Villard de Montpellier, Jocqs e Ca.nque, Lisle, Beauvois, Mazza, Aubineau) e negata da qualche altro (de Gra.efe, Chapulecky). Scorrendo la le tteratura sull'argomento, Pssi h nnno notato come bisogna anzitutto fare una. cernita dei casi riferiti dai vari autori ed eliminarne alcuni, sia perchè il trauma non aveva affetto l'occhio (glaucomi emotivi), sia perchè ~i aveva ferita della regione ciliare e quindi rottura della zonula di Zinn, lussnzione o sublussazione del cristallino, seclusione pupillare probabilmente prees istente a l trauma stesso, uso di midriatici, ecc., casi ques ti nei quali il trauma rappresenta. sola.mente la causa occ~sionale. Dividcno cosi gli AA. il glaucoma traumatico in due grandi classi, in una delle quali l'ipertensione ris ultante dal tr>1uma.tismo non si a ccompagna ad altra l esione grave dell'occhio e co; tituisce tutta la malatti,1 (gl. traumatici essenziali o veri), me1,tre nell'altro il trauma,oltre itll'iper tensione, ba. de terminato disordini ·Jievi o gravi de l bulbo, i quali possono persistere dopo la guarigione del glaucoma od anche nndere ques to permanente ed inguaribile (g l. secondari, sintomatici o fals i). La cau~a più frequente di questi ultimi è lo s posta mento del cristallino, che può passare inosservato anche ad un esame a tte nto e profondo, facen rlo credere ad un g laucoma traumatico vero, ciò che d e'l'e succedere più spesso che non si creda. Il glaucoma traumatico essenziale può essere precoce o tardivo, secondo che l'ipertensione si manifesta qualche ora dopo la contusione, ovvero divers i g iorni e talora diverse settimane dopo. Gli AA. riportano diversi casi d i g laucoma essenziale precoce, mentre rilengono di poter conside rare come g l. essenziale tardivo solamente il caso r iferito da Knapp. In tutti questi cas i o si r i;;contra. il quadro completo dol gla ucoma acuto sem· plice col corteo d el lr sue gravi complicazioni, ovve ro l'accesso d'ipertensione è poco grave e. per cosi dire, passeggiero. Mentre l'apparizions pura e SPmplic e dì fenome ni di gl. a cuto in seguito a traurol\tismo è eccezionale, sono inv<•ce rcln tiva mcnte fr<'q ue n t ì i cas i in cui cont empor1<neame nte all'ìpertP-os ione esiste un'e morrngin intraoc ulnru: la meti\ c irca
dei gl. detti traumatici r ientra io que;,ta catl'goria. Tali cnsi possono divedersi in due gruppi: nel primo l' i pPrtPns ione è il fatto capi t nle, primordiale e l'emor· ragia è leggiera.; nel secondo al contrario, il tra u ma a.vendo prodotto la rottura. di vasi importanti, si ha insie me all'ipertens ione una vera inondazione di sangue nel cavo dell'occhio. 'l'ra questi due g ruppi la differenza è rilevante : i primi si possono ravvicinare ai g laucomi tran,uatici s Amplici, mentre negli nitri casi si tratta semplicemente di e morrag ie intraorulari co l corteo di fe nomeni glaucoma tosi; ma tra ques t i d ue gruppi <·si stono n:tturalmente numeros i t ipi intermediari, sicc hè spesso è di ffi cdP discernere quanta parte spetti veramen te al glaucoma traumatico e quanta all'e morragia nella produzione dl' ll' ipertensione. Il glaucoma traumatico tardivo può essere un glaucoma vero (caso di Kna.pp) ovve ro un glaucoma post-emorrag ico (caso degli AA.). In qu~st'ultimo possono 113 -
Giornale di mtdlcina mllilart . -
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R[VJSTA DI OOOLISTICA
essers i già avuti fenomeni precoci di gl. acuto, ovvero l'ipertensione si manifestlisolo in un periodo tardivo. Qunl'è la patogenesi del glaucoma traumatico vero? Nel solo caso, in cui è stato praticato l'esame microscopico (caso Garnier), s i constatarono lesioni della coroide cons istenti in iperemia ed es3udazion~ sierosa (fatto questo che ven ne confermato con esperienze so pra animali, che mettevano fuori dubbio l'esistenza. di un g l. traumatico essenziale); s i può ri tenere dunque che il gl. in parola sia in ra pporto con la congestione e l'edema della coroide. Secondo gli AA. però qut>sti fattori sono l'effetto lontano e non la causa dell'ipertensione, rimontando la causa priu1a all'aumento dell'umor acqueo nel cavo dell'occhio; il trauma in a.Itri term ini, che d'ord inario dà una diminuzione di t-ensione per ini bizione in corrispondenza del la zona cilil\re, nPl caso d'ipertensione provocberehbe invece un'ecci tazione e quindi ipersecrezione da parte della zona, mentre, d'altra parte, si avrebbe d iminuzionP dell'escrezione dell'occhio (non bastando il primo fattore solo a deterrninare l' ivertensione). Ipersecrezione e dimin uzione delle vie di filtrazioni' dipenderebbero da eccitnzione del simpatico. Devono venir presi anche in considera1.ione altri fattori secondari, come la disposizione al glaucoma e la midriasi, in diretta dipendenza questa del trau ma o dovuta all'atropina usata per comhattere l' irit.e traumatica. Quanto i.Jla pittogenesi del glaucoma post- emorragico, gli AA. pensano che, salvo i casi in cmi l'emorragia è particolarme n te abbondante e te nace, essa non basta d11 sè sola a produrre l'iper tensione : occorre l' iutiuenza della stessa cnusa che iot.erviene nella produzione del gl. traumatico vero. Più oscura ò la. patogenesi del gl. t rau mat ico tardivo; qui intervengono forse cause multiple: la ciclite t ra umatica con le modificazioni dell'umor a cqueo che essa determina, e l'emorragia, i cui residui, princ ipal mente la fibrina, possono os truire le vie di Pscrezione. Allo stato attuale delle no~tre conosce nze non è possibile d1re se vi sia identità pntogonetica tm il glaucoma traumatico e quello spontaneo; solo da.I lato clinico s i a mmette questa ram fvrma di glaucoma qual'è il g l. traumatico essenziale.
s. CAL&NDOJ.I. Dott. RALYAT01rn LEONE. - La lotta al tn,ooma tu provinola 41 Siraou,a. Siracusa. Tip. del «Tamburo », 1913. 8e un giorno si scriverà. la cronistoria de lla campag na anti tracomatosa in Italia, uou v'ho. dubbio che fra i nomi dei sanitari più benemeriti figurerà in primo. liuea quel lo del dottor Salvatore Leone, il quale ha tiedicato e dedica a questa campagna la mirabile energia del s uo carattere, le rare doti del s uo intelletto e il sno in,•stiuguibile senti me nto di pietà verso tutti gl' infelici. I brillanti risultati di questa lotta incessante, così valorosamente combattuta dal dottor Sal vatore Leone e da' suoi degni coadiutori, si h•ggono con grande compincimento nel pr1:sente opuscolo, che è una relazione al prefetto della provincia di Siracu.,a, e che, nella mode~ta esposizione d i ci fre e di note informative, costitu isce In prova piu evidente dell'operosità. di quegli egregi sani tari e la dimost rnzione di qu,~nto si possa ottenere dal popolo mediante la persuasione, il bu,>n volere e l':it.tiv" propngauda igienica. Basti il dir~ che i tracomatosi delle scuole della provincia di Siraousa, i 1uali, nell'anno scolastico 1\J06-U7, erano niL' nte di meno che 19!'J,8 p. 1000, sono
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scesi, nell'anno 1912-13 a.11'85,01 Tre soli comt1ni - scrive l'autore - non presentano ancora i vantaggi essenziali d'una. limitata diffusione del tracoma: Augusta, Vittoria e Pozzallo; e le cause ne sarebbero le seguenti: In Augusta, l'occupazione (fortunatameute traneitoria) dei loca.li scolastici da parte del personale della Regia. l\la.rina., e la consecutiva necessità di confinare gli scolari in ambienti pessimi sott'ogni riguardo, dove la profilassi, anche la più modesta, è i mpossibile In Vittoria, l'antica. e persistente diffusione del morbo, che da lunghi anni fa vittime in q uella. citt~ estendendosi a tutte le classi sociali. In Pozzallo, la. pratese. delle famiglie, non escluse le abbienti, di essere cura.te gratuitamente; il che naturalmente non si può concedere a un numero cosi straordinario di ammalati, tanto più che nessun indennizzo vien corrisposto a.I medico del comune. Ma le belle vitto1·ie già riportate in questa lotta ad oltranza dànno sicuro af. fida mento che si finirà per trionfa.re della pertinacia del morbo anche nelle zone più infestate della. provincia., e che i medici, gl'ispettori scolastici e gl'insegna.nti avranno infine l'ambita soddisfazione di vedere la. loro paziente opera. coronata. da un successo felice, e di poter dire con giusto orgoglio che uu tale successo fu dovuto alle lon incessanti fatiche e ai loro giornalieri sa.orifizi. A tutti codesti benemeriti, in cui il dottor Salvatore Leone trasfuse l'entusiasmo combattiYo di chi sa di dover compiere un'alta missione umanitaria, vadano i sentimenti della nostra ammirazione e gli augurii d'un completo trionfo. TROMBE'l"'tA.
L:a oauterlssaslone oarbonloa n el trattamento 4ell'oft&lmta granuloaa. - (.4.nnales d'oculi:;tique, marzo 1913).
D. WJBo. -
I noduli tracomatosi subiscono, come si sa, in uno stadio avanzato, il rammollimento e l'evacuazione, ovvero, il più comunemente, la trasfonna7,ione fibrosa; nello stndio ultimo poi il tessuto fibroso stesso si retrae dando luogo all'incurvamento del tarso ed a.ll'entropion del margine libero delle palpebre con tutte le sue funeste conseguenze. La. moderna tempia, servendosi di mezzi medici e chirurgici, si sforza d'imitare, sorpassandola, quest'opera. della natnra; ma i mezzi me<lici (sali di rame e d'argento, ecc.), pur quando arrivano a vincere l'infiammazione granulosa, lo fanno in un tempo più o meno lungo, ed i metodi chirurp;ici anch'essi (dallo spaz.zola.mento primitivo delle granulazioni con spazzole a denti fino ai processi più moderni di espressionellelle grauula.zioni) sono lontani dal portnre sempre rapidamente la scomparsa dei granuli tracomatosi; intanto, finchè non si nrriva a.Ila guarigione, le cornee dell'ammalato restiino esposte a tutte le complicazioni ed alle infiltrazioni diverse, che una distruzione più rapida del tessuto granuloso avrebbe potuto in maggior parte evitare. L'A. ha perciò cercato di abbreviare il periodo di cura, pur senza nuocere alla. bontà. della medesima. Egli, inspirandosi a.i risultati veramente interessanti ottenuti da poco tempo in qua nel dominio della. terapeutica generale con l'impiego della neve d'acido carbonico potendosi prevedere la sua efficacia nella cura del tracoma, si è rivolto a. questo m11zzo, consPguendo risultati superiol'i ad ogni speranza. In effetti questo rimedio s i è dimostrato asss.i notevole distruttore dei tes-
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RIVI STA DI OCULISTICA
suti morbosi superficiali (nei di differente natura, lupus, ecc), in seno ai quali determina una sclerosi interstiziale rapidn e netta. La durnta di applicazione del lapis di nev11 di acido carbonico e stata di lo" a 20• secondo il grado di svi luppo dei noduli. L'A. ha evitato di esercitare una. pressione troppo forte sulla zona ammalata ed ba interposto all'occorrenza una placca metallica tra la palpebra e l'occhio. •rolto il lapis, la congiuntiva appare assolutamente bianca , congelata; la pal· pebra è mnntentit a rovesciata durnnte il disgelo. Il t rat tamento non è doloroso, data l' anestesia prodotta dal freddo e sol che avant.i s'instilli nell'occhio qualche gocc'ia di soluzione di cocaina. Al momento del disgelo il paziente av.-erte un bruciol'e assai legg iero, che, attenuandosi sempre più, può durare da. mezz'ora ad un'ora. L'evaporazione continua della neve rende la superficie del lapis sempre sterile, ciò che ne permette !'_uso in ammalati successivi senr.a tema di contamim~zione. L' A. ha trattato con qu <'Sto metodo 12 pazienti; per ciascuno ha fatto una. sola ovvero due a pplicnzioni, la seconda a. qualche giorno di distanza dalla prima e solo nei pnnti più infiltrati. In pochi giorni le grnnulazioni sono scomparse, senza che il paziente abbi!\ dovuto interrompere le sue occupazioni. Dall'a.5sieme dei ris ultati ottenuti in questi cnsi l'A. crede di potere affermare che il metodo di cura. in parola s ia desti nato a prendere un pos to preponderante nel trattamento del traco111a offrendo i s eguenti vantaggi: 1° Distruzione incomparabilmente rapid a delle granulazioni; 2° Assenza. di dolore, ciò che evita l'ospital izzazione degli ammalati e l'interruzione più o meno prolungata del Ja voro; 8° P ossi bilità di a g ire in tempo più o meno breve sopra un gran numero di ammalati - ciò ch'è vantaggioso specialmente nei ca.si di epidemia - e di limita.re quindi r.tpidamente il p rogresso del contagio (specialmente nelle scuole e nelle caserme\; 4° Grande facilità di applicazione a spesa minima; o0 Asepsi perfetta.
S. CALENDOLI.
Un oa10 41 pare al del quarto nervo auaaeg11lta ad erpea zoster oftalmloo oomplloato da pree1l1tente eteroforia. - (The
H. M. TRAQUArn. -
ophlhalmic r eL'iew, marzo 191S).
L'erpete del trigemino può accompagnarsi a diverse complicazioni oculari, tra. le quali sono più raro le lesioni d ei ne1·vi motori dell'occhio ; del tutto eccezionale è poi la le.,ione del qulU'tO paio: l'A. ha potuto raccogliere nella lette ratura solo 4 casi (1 d i Lesser, l di Gaspar, 1 di Ginsber g ed 1 di Higgins) e sola.mente in 2 di essi occorse la pa1esi isolata del qnarto nervo. Xel caso dl•ll' ..\.. il pazie11Le portava d a molti anni occhiali per la visione in ,·icinanza. l"n me.~e dopo un attacco cl i erpete del lato destro tlellu testa. r.on invasione della palpebra superiore, senza vescicole sul hulbo, a ccusa va dif6coltii. nel leggere iu quanto clic provava un SPOSO di fnti cl\ e d i sforzo breve tempo dopo iniziata l::l lettura. A,·e,·a diffir:oltà nelfo tusione : la prova çoq la bacchetta di Maddox e qurlla con una croce fatta d i due sottili linee ro,se ed un punto verde
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RIVISTA Dl OCULISTICA
nel suo centro dimostrava 4° d'iperforia e 5° a G0 d'es oforia nell'occhio d.ritto, va,riando un po' le cifre co n le d ifferenti posizio ni della te;;ta. Xon diplopia, nè dis t urbi nella visione a distanza. Dopo un certo te mpo a nc he la prova con la cande la ed un vetro rosso, che prima aveva dato J'isnlta to negat ivo, faceva rile vare la diplopia caratterist ica dell'obliquo supe riore di dritta, bench è s i manifestas;;e una notevole tendenza a vedere un'immag ine s ola. nello stesso tempo. Veniva p:is ta perciò la diagnosi di pares i di lieve grado dell'ubliquo s upe rio1e destro, s eguita ad erpete. L'occhio presentava però una più spiccRta tendenza a deviar~ indentro, fatto che dall'A. veuiva ri f'tlrito ad una proba.bile preesistente eteroforia e sop ·a.tutto ad un'esoforia, ben chè d i lieve g rado, dell'occhio in parola, chti il paziente era in grado di vincere, finch è non ve nne a sovrapporsi la paresi dell'obliquo s u periore. Una certa conferma. dell'affezione preesis te nte era data all'A. dal fatto che un'eteroforia lieve e cioè che si manifestava. solo n el lavoro da vicino, eg li la veniva a riscontrare anche in un oc:chio del figlio del paziente. I cennati sintomi int dnto nel pai.iente in paroll\ andavano gradatllmente migliorando e dopo circa uu anno e1·ano mol to attenuati, e se la bacchetta di Mad<lox (la quale abolisce affatto la fusione) dimostra.va ancora una deviazione, la prova con la croce ed il punto (la quale sola.mente ritl\rda in certo modo la fusione stessa) non dava più deviazione. La pl\resi dunque, a parere dell'A., era pnssata. a gua rigione, mentre pers isteva l'esofori11. presso a poco tale quale era a.vanti, per modo che quest'ultima doveva essere dipesa dalla paresi solo in piccola parte.
s. CALE)IDQLI Il o ontrollo dell'oochlo nelle operazioni 41 oa.taratta (Tlte Ophthahnic ,·eview, aprile 1913).
CAPITANO StlMNKn. -
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Il metodo del colonatillo Smith per l'operazione d6lh1 cataratta, della sup6riorità del qua.le l'A. è fautore convinto, offre a chi voglia eseguirlo la difficoltà di richiederi,, come lo S mith stesso raccomanda., un abile assistente per sorvegliare durante l'opernzioue le palp6bre per modo che il paziente non possa fare i1gire il suo orbicolare, che, eserc itando press ione sul bulbo, produrrebbe p1·olasso del vitreo. A questo scopo l'assis tente deve mantene re allontanata. dal globo la palpabra superiore mediante un uncino ottus o, sostenuto verticalmente tra l'indice ed il pollice di una mano, me ntre le altre dita della stessa mano devono tenere sollevato il sopracciglio, ed il poll ice de ll'altra roa no deve s tir are in basso la palpebra inferiore. Ora, ques ta. pratica no n è fa.ci le: le palpebre possono sfuggire alla tenuta, e, d'altra parte, le mmi de ll'assi;tente disturba no l'operatore. L'A., onde elimina re q ueste difficoltà, ha escogitato un mezzo meccanico mediante il quale non occorre più alcun'abile assistenza, mentre esso dà 111 sicurezza che il paziente non può stringere le palpebre durante l'atto operativo. All' uopo egli ha apportato alcune modi tica.zioni al comune blefarostato d1 Critchett fornendolo di un'aduttn curva dalla parte del manico e rendendo più piccolo. la branca destinata. 11>lla palpebra superiore. Mediante piccoli movimenti sul manico di que,to blefaros ta to, che ngisce da fulcro, e mercè la curva n.d es30 apportata, l'as3istente può fare scivola.re la piccola branca superiore sotto qual,.iasi parte della palpebra corrispondente, tenen-
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Rl\'ISTA DI OCULISTICA
dola allontanata dal bulbo e facendo in modo che l'occhio resti più aperto dalla. p11r te verso la quale il paziente lo rivolge. L'assistente è s ituato di fianco al letto operatorio, coi gomiti appoggiati sul cuscino sopn1 il quale il paziente adagia il capo; con la destra mantiene il blefarostato e col pollice dell'altra mano solleva il sopracci~lio dell'operando. Le mani dell'assistente lasciano cosi libero il campo e non sono d'impaccio all'operatore. Di questi blefaros tati modificati ne occorrono uno per l'i•cchio destro ed uno per il sinistro; l'A. ne ha fatti costruire inoltre di due misure: la minore serve per ragRzzi od in caso di occhi assai piccoli. L'A. dà la figura dei quattro blefarostati; due altre figure servono a dimostrare il modo di applicazione dell'apparecchio. 8. CALENDOLI
~nuPElLK
RIVISTA DI MHATTIEV~N~R~ER
La oara delle dermatosi pruriginose ool siero umano 11ormale. - (Dermatolog. Woch., T. LIV, n. 13, 1912. pp. 866-368).
Prof. L1ssEn. -
Le dermatosi pruriginose costituiscono un gruppo d-i mo,lattie assai diverse fra di loro e di nfltura inceri.a, ma aventi di comune il sintomo prurito. Ordina• ria.mente i ma.Inti le attribuiscono ad une. e.Iterazione sa.nguigna e le tre.ttano con depurati vi. Ora l'autore, sebbene mai si sia oss ervata una alterazione nella crasi sanguigna, pure da un certo punto di vista seguì queste. credenza e trattò dette forme con siero di sangue normale, ottenendo dei risultati brille.nti in un caso d'impetigine erpetiforme gravidica ed in diversi cas i di urticaria, di eczema. infantile, prurigo infantile e dei vecchi e di eczema generalizzato degli adulti. Egli ba inoltre potuto assodare che esiste una grande differenza tra. il siero di individui normali e quello di donne norme.li gre.vide. Il siero di donne gravide non ha azione sul le donne non gravide.: inoltre esiste1·ebbfl una differenza tra sie ro di uomo e di donna, ed all'uomo si deve iniettare soltanto siero di uomo ed e.Ila donna quello di donna. Più il siero è fresco più è attho. Il procedimento è assai semplice. Si toglie direttamente de.Ile. vena cubitale di un soggetto snoo circa centimetri cubi 50 di sangue, si raccolgono in llD tubo sterile de. centrifuga, e si deiìbrina pe r 5 minu t i, agitandolo con perle d i vetro. Dopo mezz'ora di centrifugazione il s iero s i as pira con una s iringa e s 'iuiettA. direttamente nelle ve11e, se si è sicuri della s ua sterilizza zione, o so tto cute io cn~o contrA.l'io e specialmente nei be.m· biui. Iu generale bastano 10 a 21) ce nti metri cubi per ogni iniezione. Spesso i risultati cominciarono a mo.oife3tars i dopo 3 a 5 iniezioni. Se ciò non bastasse, s i fa.allo a ltre iniezioni : cer t i ma lati hanno r iportato s i110 a 60 senza presentar inconvenienti. I brilla nti risulta ti ottenuti dall'autore fanno ritenere probabile une. larga applicllzione del metodo, il quale, data nnche la fac ilità d'uso, potrà. ess~re impii:gato con facilità auche am bula toriame nte. TIRELl,T.
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RlVISrrA DI MEDICINA LEGALE I. M ATtONON. -
La vHa apparente negli uoolal aal campo cU battaglia. (Revue Scientifique, luglio 1912).
L'autore, ufficiale medico delle truppe coloninli, notissimo per una bella relazione medica sulla. guerra russo-giapponese, pubblica un brillnnte articolo sulla. vita a.ppa.rente degli uccisi in guenn. (com'egli la ohiam,t in contrapposto alla. mor te app1irente nei vivi), ohe corrisponde a.lift catalessia post -mortale del Du Bois Reymond, o spasmo-cadaverico del Lacassagne. A differenza della ordinaria rigirlità cadaverica, che, dopo un po' d11.lla morte, invade i va.rii muscoli del corpo secondo la legge del Nysten (mnscelln, nuca, arti superior i, ar ti inferiori, addome), in alcuni rari casi si ha Ja successione immediata, o, meglio, la persistenza dopo la morte, degli spasmi muscolari, che fissano, per un t empo variabile, il cadavere nell'atteggiamento che il soggetto aveva nel momento preciso in cni la sua vita fu spenta, o un dato membro, la qua l cosa. può assumere g rande impor tanza. in medicina. forense. P erchò si produca tale ca.talessi occor re che la morte sia is tnntanea, senza agonia per quanto breve (perchè l'agonia suppone il rilasciamento muscolare), e che sia sopravvenuta quando il soggetto era in istato di contrazione 111uscolare: è accertato ohe lo spasmo muscolare cadaverico non s i pt·oduce se non si ba inter!'uzione brusca della continuità nervosa, tra l'encefalo e il midollo spinale, in cui la vita d ura parecch ie ore dopo la morte generale dell'org1rnisruo (BrownSéquard): cosi a lla contrazione segue lo spasmo ca.da.ver.ico, per azione autoctona. delle corna spinali, siccbè sopraggi unge a fis3are i muscoli nell'atteggiamento a ssunto, la r igidi t A cadaverica, c he de riva dallo s t imolo ese rcitato s ulla sostanza muscola re e sulle placche nervose terminali dalle sostanze di rifiuto e di decomposizione accumulate in quelli. A differenza di q uanto si credeva prima, non v'è neppur bisogno che vi siano ferite craniche sp,1ventevoli, con distruzioni e spappolamenti de l cervello e del bulbo; è sufficiente che una les ione di quals iasi organo s ia il punto di partenza di unii inibizione bulbare (ferite del collo, del petto, folgorazione, come anche dopo un grnnde catnclisma): cosi nel t erremoto della l\fortinica fu trovato un cur nto, morto, col crocifisso in mano, io atto di pregare, ed un uomo inginocchiato a pr!<gare dinanzi un q uadro della vergine. Da molto tempo i medici mil itar i non segnalano fotti s imili, e molti trattati non ne parlano; invece nella storia della medicina. di guerr11, dal primo impero n, quella dei box ers cinesi (1900), sono registr,1ti esempi interessnutissi mi di questi fenomeni. In Crime11, nella battaglin d'Alma, a Magenta, n Melegnano, a Belmont in Americn., a Baumont, ecc., furono trovati, da uno a più giorni dopo i combatt imenti, soldati rimnflti irrigidì nella pos izione di assalta re, di sparare, di correre, di pregare, ecc., cbe hanno tutto l'es pressione della vita. Cosi a Magenta fu trova to un ussaro ungherese ucciso ins ieme a l ca.vallo, rimasti nmbedue nell'atto di caricare; n Belmont una sch iera di c11v1tlieri f~rlerali sorpre~e nll'improvviso una pattuglia di confederati. i quali fece ro in tempo a montare a cavallo e fuggire,
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RJVISTA
or MEDICINA LEGALE
sidvo uno il quale, colpito dn una palla in fronte, rimnse irrig idito con il pied e sinistro nelln st,,ff'a, il destro per tenn, la mano sinistra a fferrante la criniera, e la de,otrn che stringeva la canna del fucile, il cui c11lcio poggiava a. terra; a Baumont fu tro,·ato u n cavallo· irrigidito nell'atto in cui stnvu saltando una siepe, ed un gruppo ù i s e i soldati riruas ti pietrificati negli atteggi11meoti comuni che avevano m· l momento di far colazione e di pns,ars i l'un l'a ltro c ibi e bevande, fra i q uali uno che s t nn, hevendo. e del!" testn gli era rimastll soltnnto la mascella . L'A. a M ukdeo ha visto un soldato r imasto rigido nell'att-o di s parare sdraiuto per terra; un secondo crentre :-.i s ollevav" da terra per vedere a l di là di un piccolo r ialzo di te rra, col corpo poggiante tutto s ulla gamb;1 e s ull .. mano s inistrn; ed un terzo nell'atteggiame nto dello :;paro io ginocchio. meutre spinge il caricatore n ella camera da fuoco, con lo sguardo fis><o ,;ull'arme e il viso calmo e quasi intento: un vero u1od ti llo dn mus eo dime nticato sul campo di batta.glia. I E il Moruche mcconta che, entrando in Parigi nel 1871 con le truppe di Versailles, vide s ul viadotto d'A u te u il un sergente dPlla guardit\ nazionale, iiiritto in piedi, n ella posizione di ripo,.;o, appoggiato al muro, con il fucile a pied'arin, la fac.!ia e lo sguardo ri volt i verso di loro; sorpreso che non fosie fuggito, e se ne stesse cosi impassihi le, gli si avvicinò per chiedergli che cosa ivi facesse: ern morto, irrigidito, bronzificuto !
P . CON.'IIGLIO. Mu.osLA\" t CH,
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Stadio anll'anatomia patologica del mtlltarl aaloldl.
(Dal!' Archivio di psichiatria, tJCC. del Lombroso, fase. VI, 1912). L'autore, studiando ana.tomo-patologicamente, sopratutto nel sistema linfatico e nelle permanenze l'esiduali giovanili del timo, 110 cadaveri di militari suicidi, ha trovato: nel 47 p. 100 uno stato ti,nico-linfatico; nel 21 > uno stato linfatico; nel 8.6 • uno stato timico; ne l 3.6 • manifestazioni parzia li di linfcitismo. Conclude perciò che bisogna considerare la costituzione linfatica come un'import11ute predisposizio ,ie al suicidio, specialmente perché ad essa si associano (o ne dipendono) altre alterazioni di sviluppo e di st1:utturn-a.nntomica e funzionale dell'organismo, e sopratutto del sis tema n ervoso.
P. CONSIGLIO. E. ST1ER (ufficiale medico tedesco). - 8ta4lo aal manolntamo l.n rapporto oon le d.lfferen ze funzlona ll del oervello. - (Dall'Archivio di psichiatria, ecc. del Lombroso, fa.se. VI, 1912). Lo StiPr b a raccolto prnziosissime 03;ervazioni da no minuzioso questionario rivolto a 2Gli.270 soldllti tedeschi, dei quali 10.292 mancini (ci r ca il 4 p. 100). Egli giust amente non ha conside rato il manr,inismo dai risultati dina.'llometrici, m a a secondo del lato col quale i sog~etti compiono certi a t ti delicati e specia· l izzllt i, che non sono inHuenzati dall'educazione nè dalla foggia degli oggatti cosiruiti per i dl!strimani: get tar sassi, cucire, dare le carte, infilar l'ttgo, ecc.). I m anci ni, se~ondo tali s ue o;,servnzioni, hanno parenti pure mancini in una propor• zione 5 volte muggion, de i destri; li\ madre esercita una inf:lueoia eredi tu ria mag-
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RIVISTA DI MEDIOINA LEGALE
giore. Essi presenta no spe$so disturbi del h1 parola, e così pure i pai-enti - mancini o non - ; in molti balbuzienti è più espressi,a la mimica s inistra; hanno sogni di degenerazione, o sono arretrati e deficienti con fre'luenza doppia dei destri; sono molto meno numerosi coru pnrativamen te, tra i volontari di un anno che fra gli iscritti; la media del 4 p 100 cresce di molto fra i delin'luenti ed i condannati in forte zza (14.1 p. 100). Il mancin ismo sensorio d'o rdi nario coincide col motorio (prevalenza, dell'emisfero de,tro), ma non vi è parallelis mo di •1uest'ultimo col mancinismo anatomico (svilu ppo dei dne 1ll"ti) ; è alta la sua pe rcentuale negli epilettici. In complesso : i mancini sarebbero - m generale - di mi nor valore sociale e di minore utilizzazio ne mi litare, e residuo di una forma umana primitiva la qun le t ende a scomparire. La sua fre'lueute combinazione con la frenastenia. e In balbuzie può dipendere. dal fa.Uo che l'educazione impedisce la necessaria naturale lateralizzazione de lle funzioni cerehrali, per cui i fanciulli i111pnrano a pnrlare s olo quando viene a prevalere un emisfero: è utile, quindi, nei bambini d eficienti mancini promuovere lo sviluppo dell'emis fero sini~tro, pur le.scinndoli scrivere con la s inistra. Il ma ncioi-;mo degli epilettici invece non è familiare, ma ha significato patologico, è cioè noa pnrticolnrità ncq uisita per malattia cerebrale sinistra.
P. C O NSIGLIO.
RIVISTA DI TECNICA E SERVlllO MEDICO MILITARE los:;E. -
Codloe Deontologloo del medico mWtue - (Bulle/in de la Sociéte
de médecine militaire f1·ançaise, n. 18, 1912).
L'A., interpretando i voti di molti medici militari, ha presentato ali!!. Società di m edicina militare francese nella seduta del 21 novembre, uno schema di codice d i deontologia medica, che possa servir di norma fra le difficolti\. innumere voli che si incontrano nelle. vita professionale. Stralcio gli articoli più importanti e che più si a datte.no ed armonizzano coi nostri regolamenti e coi nostri cos tumi. Il medico m ilitare, ave ndo la du plice delicata missione di difendere gli inter essi dello Rtato e quelli dei privati, di esercitare una tutela vigilante sulle. salute dei militari affidat i alle sue cure e di contribuire alla repress ione degli abusi che possono celarsi sotto l'apparenza della malnttie., collaboratore illuminato de i capi per la conservazione della disciplina e dell'effettivo, qualunque sia la sua età ed il suo grado, occupa, s ia nel corpo degli u fficiali come in q uello d oi medici, una posizione eccezionale che ha per fondamento e giustificazione: il s uo sapere, la s uo. indipendenza, la s ua coscienza professionale, il suo onore di medico e di ufticiale. Nella ,ita pubblica e nella vita privat;1 egli è tenuto ad esse·re l' uomo onesto per e ccellenza; egli de ve col s uo modo di vivere, con la corrette zzn d el suo ve-
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RIVI5TA DI TECNICA E SERVIZIO MEDICO MILITARE
stire, con la riservatezza di condotta, con l'urbanità, col tatto, con l'illimitata devozione nlla patria ed all'umanità, far rispettare il suo onore e lo. sua dignità di ufficiale. l'onore e la dignità del Corpo sanitario. Deve e vitare tutto ciò che può farlo sospettare affetto da ciarlatan ismo, quo.li: In pubblicazione in giornali non medici di articoli di apparenza scientifica fatti a scopo commerciale o di reclame; l'esercizio nella medicina sotto un pseudonimo; la pre,crizione di rimedi segreti ed il rilascio di certificati per questi r imedi. Funzionando da perito egli non deve mai oltrepassare i limiti delln sua. competenza tecnica, (leve difendere con tatto ed energia i suoi diritti, senza. però invadere mai il campo degli altri. Non deve ma.i sostituire)e teorie od opinioni personali nlle istruzio ni regolamentari nella redazione delle perizie affidategli, e le conc lus ioni devono sempre e;ser espresse con le formule regolament31l"i. Nel praticar gli esami peritali egli deve valersi di tutti i mezzi che gli consiglia la scienza, senza però esercitar mai alcuna costrizione personale. Nel caso che il maleto, per pusillanimità, per calcolo o per altro motivo, rifiuti di sottoporsi ad un esame clinico cbe non implica. alcun danno nè rischio per lui, ad uno. cura cla'>sica e benigon, il perito ne fa cenno nella sua relazione e ne tien conto nelle co nclusioni. Deve accogl iere con la mass ima prudente riserva, e sottoporre a verifìcn qualunque certificato medico, qualunque informazione orale o scritta, suscettibili di illuminarlo nell'adempimento del suo còmpito. li medi<"-O militare non è obbligato al segreto medico davanti nlle autorità SU• periori che devono pren<ler conoscenza delle sue conclus ioni per l'applicazione dei regolamenti m ilitari che sono emanazione della. legge. Ma. con gran tatto deve pre nder tutte le misure necessarie a impedire la divulgazione del segreto professionale al d i là. dei limiti fissati dai regolamenti. Allorchè un medico militare deve intervenire come perito in casi interessanti un ufficiale od altra persona che ha curato precedenteme nte come medico di fiducia, egli non de ve far caso, salvo esplicito consentimento del paziente, se non di quei dati che può conoscere io qualità di medico fiscale. Nella clientela privata. egli deve le sue cure gratuite agli ufficiali del proprio corpo, ed alle perso11e di famig lia di tali ufficiali. Non deve acconsentire a prestar la sua opera alle perso11e di servizio di que lle famiglie ove egli non è il medico anche dei padroni. Nei rapporti coi colleghi borghesi e con quelli esercitanti professioni affini "gli deve attenersi alle norme geuerali di derontologia. I l med ico militare può r ilasciare al s uo cliente tutti i certificati che possono esser rilasciati da un medico ci vile. Jn tal caso egli deve fn1· menzione della sua qunlit/\ di med ico curante ed as teners i da far opera di medico perito militare. Quando è chiesto un cons ulto dalla famiglia o dallo stesso medico curante, ques t i può indicare i cons ulenti che desidera, ma deve lasciare la. più grande libertà. a lla fami gl ia ed accettaN il cons ulente che ques ta desidera, purchò l'onestà. ed il valore professionale di q ue~ to medico sia superiore ad ogni sospetto. In c-aso cont rario eg li p uò ri t irnrsi, ma non deve fornire ad alcuno la s piegazione del suo rifiut o se non in quanto è stre ttame nte neces ,ario alla salvaguardia dell'interesse dell'infermo e della propria d ignità. Quando sorg1mo divergenze fra i l consulente ed il medico curan te, quest i può a ccogl i<' re, se lo crede g iusto. il parere d el consulente, in caso diverso egli informa il malato o la t'amigl ia d ella disparità di vedute e domand n un a ltro consulto. Qua loro. la famiglia di:\ la preferenza al p:irere de l consulente o ri(ìuti una r,uova con:sult'\zione, il medico c urante deYe abbandonare il suo
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RIVISTA Dl TECNICA E SE RVIZIO MEDICO MILITARE
posto. Allo stesso m odo si regoler à se un nuovo consulente conferma. il giudizio del primo. Nei consulti chiesti dalla famiglia. gli onorari da corrispondersi a.I consulente ed a.I curante devono esse uguali, all'infuori d elle spese di viaggio, quando vi sono. Si fa eccezione qua.odo il consulente è un chirurgo od uno specialista. In numerosi e.Itri articoli ·l'Iosse stabilisce tutte le modalità, cui deve atten ersi il medico m ilitare n ell'esercizio professionale libero od obbligatorio, per cui si può dire che l'A. abbia compilato un compl~to codice deontologico, che lllerita. di essere conosciuto sopratutto de.i collegh i più giovani e perciò meno esperti delle esigenzA molteplici del servizio e della p rofessione. GR1XONJ.
RIVIS11 A D'IGIENE MILITARE n
Dott. PELLERIN. latte ln polvere nelle formazioni •anUa.rle d.el • •· rocco. - (.Jrch. de méd et pharm. mit., dicembre 1912). In un interessante articolo il farmacista militare dott. P ellerin dimostra i vantaggi che si potrebbero ritrarre dal latte in poi vere nelle forma zioni sanitarie in campagna. L n conservazione del latte è uno dei problemi più ardui de ll"igiene a.li menta.re; poicbè non è facile mani poi a re q uegto importante e delicato alimen to senza modificarne la s ua. natura intima pur conserv11ndo11c il valore nut1·itivo e la digeribilità; occorre inoltre che esso sia ridotto in p iccolo volmne perchè possa essere economica.mente trasportato. Orbene l'industria ha fabb ricato i latti condensati e concentrati, e le polveri disseccate ; occorre conoscere il valore di queste ultime, specialme11te sotto forma di compresse. li liltte in pol~ere è un estrntto secco ottenuto per evaporazione r a pidissima. dell'acqua del latte; sciolto nell'acqua. tiepida forma un liquido opalino, cremoso, untuoso, che presenta l'aspetto e i caratteri principali del latte naturale; utilizzato la. prima volta a New-York nel 1903, 1Ùtualmente è di uso abbastanza diffuso, ed ò anche molto migliorato come prodottv iudustrinle L'attua.le polvere è un alimento gradevole, di colore bianco giallastro, di odore aromatico somigliante a. quello della pasticceria, suscettibile rii esser mangiato col cucc hiaio o come biscotto quando è sotto forma di tavolette ; il lat te che si ottiene con la soluzione nell'acqua. seppure non è latte fresco nel senso rigoroso della pa.1·ola, è tutta.via gradevole al g usto, cremoso, dige ribile e sa.no, il che lo disting ue da certo latte fresco dei grandi centri, che non è altro che vera cul tura. microbica. e che d'altra parte n on ha. l'ill"oma, nè il sapore gradevole del lr.tte fresco. Una. obbiezione grave porehbe essere 1uelln della. sterilizzazione ottenuta col sovrariscaldamento, sovrattutto in rappor to alla distruz ione delle diastasi. Ma a. parte i risultati favorevoli forniti dal latte sterilizzato nella dietetica della prima. infanzia, l'importanza delle diastasi è stata. forse esagerata. Inoltre se il r iscaldamento distrugge le diastasi, esso distrugge anche i germi patogeni; delle esperienze molto probative cli mos tra.no che del latte, infettato artificialmen te con colture viventi d i bacillo di Koch, dà dopo il d isseccamento una. polvere s prov-
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vista di ogni potere tubercolizzabile in iniezioni intraperitoneali nello. cavia. Il sovrariscaldamento non altera inoltre i c<,rpuscoli del grasso, nà, come ha dimostrato Duclos, si ha la caramellizzazione del lattosio. Certo però non può negarsi la distruzione delle lecitine, poicbè quuste si alterano o. 76° e si distruggono a 110°; ma è da notare che non esiste che un grammo di lecitina per ogni litro di latte, e l'organismo ba il potore di costituire le sue lecitine e il suo fosforo organico partendo dal fosforo mine rale, e i fosfati minerali del latte possono anche supplire alla distruzione delle lecitine. Quanto alla pept.onizzazione della caseina, che si produce col sopnrisc&ldamento, ciò costituisce piuttosto un vantaggio dal punto di vista digestivo, poichè la polvere di latte dà. insieme col presame e col succo gastrico una crema più o meno spessa formata. di grumi leggieri, mentre che il latte fresco dà. un blocco compatto, elastico, difficile a disgregare e a frammentare. L n polvere di latte contiene: il 16 a 20 p. 100 di grasso; il 42 p. 100 di lat• tosio; il 30 a 36 p. 100 di sostanze azotate, il 6 a 7 p. 100 di sali minerali; i:,er preparare un litro di latte occorrono 100 a 110 grammi di polvere. In campagna la polvere di latte e l e sue compresse rappresentano dei reali vantaggi; iu ragione della povertà microbica, si conserva a lungo; il latte che ne deriva si altera lentamente, si acidifica tardivamente perchè i fermenti lattici sono stati uccisi dal sovra riscaldamento; il trasporto è facPe e la distribuzione può farsi rapidamente. La polvere di latte utilizzata per le truppe al Marocco è chiusa in scatole di ferro bianco di 300 grammi; e queste scatole sono riunite in numero di 100 in una cassa di legno solidamente confezionata, del peso di 60 chilogrammi circa. Esse convengono sovratutto alle formazioni sanitarie fisse. Per ottenere il latte si versa prima l'acqua calda sulla polvere in modo da formare una past.a omogenea, agitando la mescolanza fino a completa dissoluzione. Il latte cosi ottenuto può essere bollito come il latte fresco. Le tavolette di latte disseccato convengono alle formazioni mobili; esse pesano SO grammi, dose sufficiente per preparare un quarto di litro di latte; sono ciascuna involta in un pezzo di carta impermeabile, e r iunite in serie di dieci in una scatola di ferro hian.:o del peso di 60 chilogrammi, capace di fornire 260 litri di latte BALESTRA.
'l'ORKE\" e KERA!i. -
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La vaoolnulone antltl8oa nell'eserolto clegll 8tatl UDIU. (llulleti,i de l'office internatioMl d'hygiène publique, n. 6, 1912).
A complemento dello studio, pubblicato in questo giornale sn La vaccinazione antilifìca, ed in vista dell'importanza che per noi assume sempre di più l'argo· mento, ritengo conveniente riferire, con qualche dettaglio, i risultati ottenuti negli Stati Uniti d'America con la vaccinazione antitifica. Ricordo che il vaccino usato è quello del maggiore medico Russe!, che diife,, risce solo in qualche dettag lio da quello di "Pfeiffer-Kolle, e che viene preparato nei laboratori dell'Army Medicai School. Nel 1!)10 furono vaccinati lG.0~3 uomini, e nel primo semestre del 1911: 27.720. Il numero dei casi di febbre tifoide varificatisi fra questi immunizzati fu di 7 fra qu elli del 1910 e 3 fra quelli del l:llt, senza alcun esito letale.
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IHVISTA D'IGIENE llHLITARF:
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In rapporto alla tanta ingiusta.mente t emuta reazione locale e generale risulta che la reazione genernle fra i vaccina.ti nel 1911 fu nulla o leggera nel IJ9 p. 100 dei casi, e precisamente: RE .~ ZIONE
Numero d••I vaccinati
nulla
I" dose.
27.720
71,5 p. 100
27,2 p. 100
2• dose.
27.399
71,6
77,3
3° dose .
25.718
I
leggera
I
moder ala
I
grave
0,9 p. 100
0,1 p. 100
27,0
1,1
0,1
27,l
0,4
0,08
Nel 1910 si erano avute c ifre alquanto più elevate, ma sempre molto tenui.
Le reazioni moderate erano state infatti, rispettivamente alla iniezione della 1•, 2 •, 3• dose: 4,6; o,l; 3,8 p. 100; quelle gravi 0,6; 0,4; 0,2. A conforto di queste cifre statistiche globali il ge nerale medico Toruey ed il tenente colonnello Kean riportano nume rosi dati epidemiologici veramente istruttivi. Pur brevitu 11e riferisco :solo qualcuno. U mi cocupaguia del geuio costit uita da 118 uomini ebbe a Washington 6 casi di febbre tifoide che colpirono solo quelli che non ave vano subito la vaccinazione. In una divisione di 12.800 uomini mobilizzata nel Te xas, ed in cui i vacciuat i ammontavano a 8097, si ebbero, in quattro mesi di .}ampagna, due soli casi di febbre tifoide; uno in un non vaccinato e l'altro, molto leggero, in uno che aveva subito solo due inor.ulazion_i di vaccino. Nella località fra la popolazione civile infieriva. la malattia. La s tessa constatazione si fece a Ga.lveston, <love in quattro mesi, su un effet• tivo di 4000 vaccinati, non s i ebbe alcun caso di febbre tifoidea. L'esame comparativo delle statistiche 1;,ulla morbiHtà e mortalità per ileo-tifo negli anni 1898 e 1911 nella stessa regione del Texas, a R. Antonio, dimostra che una di visione, collocata in condizioni identiche, ha visto, mercè la medicina preventiva, in dodici anni cadere la morb.i lità g enerale da 281 a 11; la mortalità tifica da 248 a O e la morbilità. tifica da 26~3 a 1. Dall'anno 1910 al 1° settembre del 1911 il numero totale de i vaccinati agli Stati Uniti ascese da 76.843 a 13G.010, dei quali rispettivamente 68.692 e 112.772 militari. GRIXO~I.
RIVISTA DI PATOLOGIA G~JNERALE J. GARFIELD Dwv&R. - Stadio ollnloo •ull'asione ourativa degli Htrattl leuoooltarll nelle Infezioni. - (Medical R ecord, 13 settembre 1913). Già Hiss aveva riceroato l'azione degli estratti leucocitari i nelle infezioni prodotte artificialmtinte negli animali, ed Alleo e Zinsser applicarono il metodo nlle infoezioni umane, con 1·isultato favorevole circa s pecialmente il decorso delle inft.z.:ioui da streptoo::occo, s tafilococco, pneumococco, meningococco. Altri a'1tori banno sue cessivamente confermato questi favorevoli risultati. L'A. ha studiato l'azione
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RIVISTA DI PATOLOGIA GENEB AL.E
degli estratti leucocita.rii soltanto nell'eres ipela, e complessivamente in 148 ('.asi d i tutti i tipi e gradi, forme chirurgiche e forme idiopatiche. In tutti i ca.si i ris ultati furono soddisfacentissimi, con miglioramento rapido e notevole dello stl\t-0 generale A dei fatti locali; la maggior parte dei sintomi scomparivano entro poche ore d nlla prima iniezione ; relativamente alla febbre negli individui tratta ti per tempo, dopo 2-i a 28 ore si aveva una rapida discesa della temperatura: non cosi invece nei casi trattati tardivamente. Men tre la durata. media dell'infezione nei casi trattati coi mezzi ordinarii è di 10 a 14 giorni, la durata media dei ca1;i trattat i con gli estratti leucocitarii è di tre giorni a datare dall'inizio del trat tamento. Inoltre nei casi di eris ipela chirnrgica. la lesione che fu il punto di partenza dell'eresipela stessa, per effetto di tali, metodo di cura procede più r a pidamente verso la gunrig ion e. Certo il trattamento sarà tanto più efficace quanto più pres to viene ist ituito; e ciò anche per la considerazione che nei cas i gravi di e resipela i quali terminano fatalmente, si sviluppa generalmente una setticemia, e qua ndo una vera set ticemia è in atto le possibilità di guarig ione sono sca rse essendos i i microorga nismi abituati all'ospite, e divenuti resistenti verso i wezzi curativi. I buoni ris ultati ottenuti dall'A. sono stati largamente confel'mati anche da altri e in special modo dal Lambert, il quale ha trattato circa 60 casi con estratti forniti dall' A. stesso. Le conclusioni alle quali egli è giunto sono le seguenti: L'estratto leucocitario fa a bortire l'infezione eresipelatosa entro le prime 48 ore. Esso migliora i I decorso di una infezione meno recente e può farla a nche terminare per cris i; ciò però avviene tanto meno facilmente quanto più l'infezione è di vecch ia data. I sintomi tossici qual i il delirio, la cefalea, la nausea e il vomito sono modificati e migliorati; il dolore locale è diminuito. Il ro,,sore non scompare subito, ma viene circoscritto. Le lesioni con tende nza ad invadere specialmente del dor3o e del tronco sono modificate analogamente a q uelle della faccia e del capo. L a formazione di pus viene arrestata, e le complicanze sono rare per non dire assolutamente mancan ti. Circa il 60 p. 100 dei bambini a l disotto di un anno guariscono. BALESTRA.
R IVIST A
S I NTET ICA
Lo atato a ttuale della dottrina intorno al reolutamento e alla deatlnazlone mllltare degll anomali e del delinquenti, per il dott. GAETANO F u.NAI OLI, capitano medico.
R eclutare, cioè seleziona re dalla massa degli iscrit ti di leva i più vigorosi fisicamente e psichicamente per assegnarli alle file dei combattenti, è problema arduo per il medico militare, richiedendo la selezione s cienz"' ed esperienza, unite a. notevole spiri to d i SRcri6cio. Il probleJUa è diftì.cile sia che interessi la leva fisica, sia che interessi quella morale : alla risoluzione della prima pa rte del quesito hanno contribuito v ari e
RIVISTA Sl:XTETICA
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distinti studiosi stranieri e ita.linni, tra i qua.li ulti1ui basti c itare(fra i militari) il colonnello Livi; per le. risoluzione del111. seconda. parte del problema sono tutt'or11. in corso studi di competenti criminologi, sociologi, psichiatri, stranieri ed italiani; ma questi\ seconda parte è molto più scabrosa, più complessa e più delicata, Limitando le mie considerazioni all'argomento della, delinquenza, dirò come oggidi dominano il cnmpo scientifico due opinioni riguardo al reclutamento degli anomali : vi è cioè l'opinione di quelli che sostengono essere il loro incorporamento nella marina e nell'esercito da valutare quale mezzo correttivo senza fare distinzione di sorte.: e tale opinione ha trovato e.tt uazioue pratica in disposizioni legislative presentnte nel maggio 1909 alb Camera dei deputati, in virtù delle qut\li disposizioni i fanci ulli oziosi, vagabondi, difFnma ti, e quelli che esercitano ,,bituiilmente la mendicità, dovrebbero essere inviati e.Ila scuola mozzi della marina e dovrebbero essere arruolati in compagnie militare. All'opposto vi è la corrente di coloro (seguaci di Lombroso, ·di Ferri, ecc.), i quali accettano con riserva tale provvedimento, perchè, so la disciplina militare, gli esercizi fisici, l'esempio del valore e del patl'iottismo, il distacco da relazioni socia.li pericolose possono sovente fare presa là. dove non agirebbe la vita in stabilimenti e nelle officine, nondimeno è certo che in d&terminato numero di cn,si la s tessa. disciplinn, e l'ambiente milita.re non esercitano alcun inHuenza sugli individui indisciplinati, 1,,nzi ne restano singolarmente danneggiati. È necessario dunque fare una d istinzione tra indisciplinati e indisciplina.ti, tra anoma li e 11nomali, distinzione cbe trova. la sue. conferma nei fatti. I medici militari, che sono ogni g iorno Hlle prese con anomali, veggono come al<:uni di costoro, per quanto giit. viziosi, giìi. maleducati, o anche colpevoli di reato borghese, pure si ada ttano gradatamente nl l'egime disciplinare, mRga.1i dopo ave re subito varie puuizioni, qualche volta tigorose: ma. di fronte a. questi vi è un'altra categoria di anomali, indisciplinRti, viziosi, criminali pre::oci e recidivi avanti In leva, i quali non si cura.no della divis a, anzi la sfregiano e la disprezzano, e trascurano di educarsi ad onta di punizioni e di norme pedagogiche adntte a ll'ordine ed al lavoro metodico, preferendo ostinatamente l'ozio, la. neghittosità o sottraendosi per lo meno ui servizi più faticosi con astute simuhtzioni, talchè il loro arruoh1m(•nto costituisce un reale danno disciplinare e un vero pericolo per la collettività. Se noi, a llo scopo di renderci ragione di questo opposto modo di procedere, mettiamo in relazione le estrinsecazioni psicologiche di queste due categorie colla loro struttura morfologica e coi loro caratteri neurologici, emerge subito, come gli 11nomali 1l'lattabili sono quelli che morfologicamente e neurologicamente non h anno abnormità gravi, sono quelli cioè le cui nbitudini viziose sono abitudini di scorrettezza e di mal governo fa.miliare e sociale, 1ne ntre gli anomali inadatta.bili sono in effetti, individui morfologicamente e neurologicamente abnormi, pii, o meno carichi d i eredità e perciò sono individui a. temperamento morboso Cotale À il r isultato ge nuino delle osservazioni," cui conduce lo studio degli anomali, fatto giorno per giorno nei nostri os pedali m ilitari, nell'interesse dello. discipline. e del servizio e a salvaguardia del nostro decoro professionale. Tengo qui a segua.lare alcune conclus ioni di miei lnvori, che si occ11pano in modo cliretto delle que~tioni s11 la. delinquenz1\ e che dànno un valido appoggio al sin qui detto. I\el mio lavoro fatto su la scorta di 10 mila fogli matricolari del quinqu<'n· nio di leva 1896-900 e del quinquennio 1901,905 e intitolato Il contegno del delin-
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RlVJSTA SINTETICA
quente bo,.ghese nell'esercito dimostrai che gli anomali non precoci nè recidivi poterono correggersi a contatto diretto del nuovo ambiente, ma gli anomali, pre· coci e recidivi in reati prima della coscrizione, non solo non vi subirono modificazioni, ma vi portarono disordine tanto du dovere essere sollecitamente riformati. In nitro mio lavoro sui delinquenti, di cui il primo volume è testé uscito col titolo: Contribttlo alle osservazioni sui caratteri antropopsicologici dei militari delinqtienti con speciale riguardo al delinquente occasionnle e di cui feci un'esposizione sintetica all'ultimo congresso di Antropologia Criminale di Colonia, ho pro• vato ancora meglio, quanto valore abbia la s truttura morfologica sulle reazioni psicologiche individuali, e come quindi, in rele.zione alla varietà di struttura, vi sieno da distiognere varie categorie di anomali, piu o meno educabili oppure assolutamente ineducabili. Ho rilevato cioè, come dei ventuno anornnli studiati sotto ogni punto di vista, i diciotti occasionali, s ebbene fossero stati avanti la leva pili o meno viziosi, indisciplinati e corrotti, non si trovarono a disagio nell'ambiente militare, t1 per quan to incorressero una volta. in reati, pure finirono col condursi poi bene sotto le armi e coll'ottenere un certilicato di buona condotta al termine della ferma; ho rilevato in vece, cvme tre anomali, ritenuti endogeni, erano stati bensì indisciplinati avanti la leva, ma per caus,, morbostl e come persistes!'ero anche durante il periodo militare, nel loro atteggiamento; oltracciò ho constatato come que!<ti ultimi fossero carichi di eriditariet~, e inoltre rei precoci a,·anti la leva oppure, sebben e non rei a norma. dell'attuale codice penale, fossero de. considerarsi poten· zialmente cap.aci di crimini per i l loro temperamento inequieto, violento, pazzesco e per il loro carattere simulatore, egoista, incoerente. Non fa d'lllopo, che io dica, che le conclusioni dei miei studi collimano con quelle formulate da altri scrittori militari italiani: generale Ferrero, colonnelli Cognetti e Trombetta, capitano Scarano e tenente Bncciaute, ecc. All'estero parimenti aa.i vari medici militari che i;i sono occupati di delinque11za (e tra essi specie i dottori !ude a Haurj) è stata illustrata diffusamente la categoria degli indisciplinati da causa morbosa. Anche da o sserva,doni di autori militAri tedeschi, specie Stier e Becker emer· gono le due classi d'indisciplin11ti. Quindi riepilogando e applicando i r isultati scientifici sul tema, si dovrà COD· eludere che l'opinione di coloro i quali vogliono valersi della disciplina militare quale mezzo correttivo dei mino renni disco); senza far riserve, trova solenne con· futa;,:ione nelle o;serv11zioni obiettive sulla condotta dei vnri anomali nell"eser· cito e urta con i più moderni r eperti della sciPoza psichiatrico criminologica. Bisogna dunque essere oculati (come av vertiva giustamente l'egTegio a vvo· cato Bruno Franchi) nelln. scelti,. degli anomali per i fini della milizia, basando la cernita s ui cri teri dettati dall'aotropologia criminale e dall'esperienza di questi ult.imissimi t e mpi. Solo sul fonda.mento di questi cl"Ìteri s cientifici si potrà dare all'esercito una sch iera di adatta bili, eliminandone gl'indisciplinati morbosi; onde è che la scuola pos it iva può essere superba anche di queste. nuova conquista, di potere cioè detta re lo ver e norme di adegul\ta selezione nell'assegnazione delle reclute agli a m bie nti collettivi e, primo fra questi, all'ambiente militare.
RIVISrrA BIBLIOGRAF[CA Trattato dl ohlrurgla, pul,bl ic:oto ,lai professori "·uu.sn:1s e W1L)1S. -
Traduzione d a lla terza edizione originale ampliata, diretta dal prof. Alfonso Poggi, or<liuario di patologia. speciale chirurg ica dimost rativa. nell;1 R. università di Bologna - Torino, Unione tipografico-editrice tori11cse, 1913.
La solerte Unione tipogra fico-editrice torine:;;e, tan t o bene merita d egli studì e degli st ud iosi, va pubbl kando con lodevole rapidità le punta.te cli questo magi s trale trattato che ebbe cosi larga di ffusione ,.!l'estero, e a cui colla.boraro110 i pi u insigni chirurghi tedcsd1i, oland,•si e s vizzeri, nel r ispettivo campo dell:1 1oJ·o specializzazioni'. L'ottima traduzione d11 lla ten,;a edizione origi nale. l'abbondanza delle fig ure nitidissime, l'elegante ves te t ipografica, che è uno dei pregi consueti della casa edi tr ice, ~ouo le migliori raccomandazioni cli ([llest'opera., In. quale, essendo la. pit'.1 completa. e recente, non può mancare nella hibliotec11 d'ogni chirnrgo, s ia c ivile che militare. N e r iparleremo a pubblicaz ione ulti mata..
E. T. In Ablaaln.l&. Con prefazione di ..b'erdinando ,\fartini. - On volurne di pag. 50!1, con 192 figure ed unn cnrta. T ipografia edit. Enrico Voghera, R oma, Hll4.
CAnLO A~:-.AnA'n>N&, capitano medico. -
Il capitano medico Annai·atone è uno dei pochi che ;;ia veramente in g rado di parlare ex pro/'esso dell'Abissinia, giacc;hè in nove auni di soggiorno ha avuto campo di percorrerla a pal mo a palmo e di penetrare, non soltanto nelle regioni m eno note di quel vas tiss imo paese, mn. altres i nell'animo degli n.bitantì. I vari e delicati incarichi a lui affid11ti dal govemo cent rale e da quello della co lon ia Eritren., la cono,;cenza dei diversi idiomi, il suo singolare spirito di ,o sservazione, la sua. ben nota abilità diplomatica, l'amicizia., l'influenza e la confidenza a cquistatesi J>resso i personaggi indigeni più altolocati, gli diedero modo di ass istere e, ripetute volte, di prendere p1ll'te diretta ai retroscena della pol itica abissina, la quale è tale un groviglio d'ingenuità e d"astuzia, da riuscire incomprensibile a clii non possegga,come l'Auuaratone, la chiave, anzi, le diverse chiavi, dell'enigma. Da q_ueste premesse è facile l'arguire che il libro dell'Annaratone sia tale da eccitare la curiosità di leggerlo dn. capo a fondo; e noi, che l'abbiamo letto, si può dire, d'un fiato, trascinati dal!' interesse dell'argomento e dalla vivezza delle descrizioni, possiamo .issicurare i colleghi che questa curiosità. non viene punto delusa, giaechè esso racchiude ne' s uoi ventotto capitoli una ricca miniera di notizie svariatissime su quelle regioni, I\ cui l'Italia è legata da ricordi dolorosi e gloriosi, e alle quali tie n sempre rivolto lo sguardo nella vigile a.ttesn di quel che vi p repara. l'avvenire. II dott. Annaratone che, oltre ad essere un osservatore n.cuto, è anche un piacevolissimo ul\r ratore, ci fa s fi lare iunanzi agli occhi l'immensa tela d'un diorama multicolore, dove noi ammiriamo estatici ora uu tumultuoso succedersi di 51 -
Giol'nalt di 111fdici11a mllila,·t . - Fase. X-X l-X li.
L• t,J \.1':1. -
JH\' 1$1'....
l!IIH,TOGHA FICA
battaglie, ora un delicato •1uuJro doll·,·ierno fe111mi11ino. orn una processione di A J,u11n, di pr~ti e di monaci, orn il banch•'tto pa11tngrnelico d'un Ra,;, ora una.
s,·rl.11ta in tribunale, ora una scena d'esorci ~mo ùog li strf'go11i; cosicchè. dovo aver chiuso il lihro, la cui l»uura noD si può interrompere ta1110 ii il diletto ch'e;,sa. procurn, noi n.bbiamo l' irupre;:;sione d'c;:;sere stati tn,sporta.ti, per un potere maì-(ico, in u 11 p,tesf' incantato, e, non ben certi d\·s~,·re svegli, sorridiamo a11t·ora alle dolci immng'ini di sog1101 o ci asciughiamo I,• ciglia umide di pianto al rlf'ordo d,,Jle scene di dolore a cui abbiamo as~istito. E .~•·11mL terribile di dolore ò infatti quella che l'autore ci descrive 11el capi· tolo X X lT (J>otilit·a scioana e tÌ!/l'Ìll<i. - Prima, d1tl'(mte e dopo il 1° marzo 180/i), do\'O ;. rie,·oc:,tn t·o11 ~mmlissima etìirncia di stile e con mirabile vi,·ezzn d' im maì-(ini I' infnu~tn battagli:~ di .\ùua, i11 cu i rifulse di tanta luce di glo ri:1 pur tra le nvvtJr:-it:'t dul fato il Ya!ore dell'esercito itnliano. Quelle pagi11e freD1e11ti d'a11p;o,;cia, 1110. inneggiauti nlle virtu sublimi de' nostri ufficiali e dei uo,tri sold:1ti, sono trn lt'. mi g-liori del li bro e ci rivl'lano nell'Annaratone siu1-{0lari ,1tmlit:'t di sr1-itto re robus to ed esp1essivo · ne giudichi il lettore da questo bnwe pas:<o, nel quale egli si soff'i>rma snl r icordo d'una stui visita al campo di hntta~lìa di Adua: « l·~ una visita p,·otondameute com1110,·ente e interessante. "Acrelllll'11Ùosi In fnnta<sia dinanzi a quel vas!o e n1rio panornma, si \'edono (·omlo:ntore li· truppe italiane e srioane, :<i r.mmirnno eroismi, si piangono soffo. r enze, tortur,• e morti. Gli occhi inuu·,iùiti si al>liassn110 e si po~nno su due mo· ,J,..;;ti mo11umu11t i, mentre il piede de,·e andare gmll'dingo per non profanare ,,ualt-he o,-., o rito le n'udcomposte tomhe lasciano allo scope rto. M 1l tutto il campo di battaglia è pei C!id uti un monumento di valore sfortuuato: si ha tNnpo a nwditnn•, astrneDdo~i d11i rumo ri circostanti, e volge ndosi intorno, a interrogare erhE'. pietn·, ces p11gli 1 tH,l imoni della strage, e In t erra strssa ch o bevve il loro saugu,·. G iac<·iouo 11011 in una hrulla pianura. n è in U ll arido deserto bi:tncheggiante al sole cocente, lltJn tra nude moutngne dom.inn.te d(tl vento o dfl un siuis1 ro siletl/.io, in un" soli1udin1· immensa; rna in mezzo ad uun n;ctura g-aia clw r icn·a l'occhio. con n11 cl i11111 prima\·erilmc11 te doke, in luoghi poeticamente silniziosi, rn, pl1111tici di mon ti i11 grnu parte verdeggi;inti e in n,lloni abba stanza fertili, in una regione abit:il" da uomini che rispettaDo, :1mmir11no. Ye· nornno i valoro,-i. « Ecco l:c gola n cui si at'l':o ceiò Turitto nella fatale giornata del primo m arzo; eeco la po,;izione Alberro11e e la s u" linea d i ri tir 11t11 fino all'amba Raio; pare ,.Jf';,uimo commo,so, irnpres,ionato, che questo 111ou1e sia u1111 gran lapide fu. neraria, immensa come il valore dei cadu ti. eretta d,.Jla n>1tura a loro memoria». Parole stnpende, che paiono incise nel bronw d11l bulino d'un poeta, e che ci ri,on,·rnuno sempre nd rnoro come un'armonia me,.ta e gentile, ridestandoci il ricordo di quegli eroi <·11duti in terra lo11tan11 nel santo n ome della p11trin diletta• Dopo il lusinghi~ro giudi;lio ch e Ferdinando M;irt'.ni osprime su questo libro nella pref:izione. le nostre p"role di lo:ie parrebbero - e sono illfatti - sup1•rtl ue; pur ruttavi" crederemmo di manc:.n: 111 nostro do,·ere cli collegh i se non 111:inifesta;;si1110 qui tutta 1,. nostrH 11mmir117.ione por un'opera cosi egregiamente riu~cita in 0;11i su,, parte e che dimostra molte cose iDteres., anti e confort11nti: fr:i le altre, cho 11 corpo s11nitario m il ita.re possiede, per s ua fortun", elementi prezio~1:::sirni 1 i ltu:i li sa11uo, con eguale compett•nza, fare un'open1zione ebirurgi,·a, trattn re affari diplomatici e scrh·ere volumi del ndore di qut'llo di Carlo An11arcoto ne.
RIVISTA ll! IIL.lOO HAJ:'lf'A
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Priinn di finire, voglL.mo ancora r ivolgere uno s peci:i1e elogio al fotografo (ch'è tutt'uno coll'autore) per le be llissime fotogrntie che adornano il libro, e itlla casa t·,litrice di Enrico Voglu·ra per l'eh•gan te edizione, non inferiore per nulla Ili migl iori lavori di ta l gen <'re dei più repu t;iti tipografi stranieri, i quali bontil loro I - fi niscono per concedere c he gli od ierni tipografi itnlin.ni sono tutt'altro che nipoti degeneri dei Ma nuzio, dei Gi u nti, dei Cf'nniui, de i Bladi e dei Bodoni
E. T. Dott. Gti J DO Fo11NAs1,:1u. - Il onore, suol mali e sue oure. -!21 - Edit. U . Hoepli, Milano HJJ:3. - L. J.
Vol. di pag. XI-
Qu<'sta monogrnfia !': ul cuore è veramen te preg uvole, perc hè, in piccoln mole, e spone tutto quauto il' i11teress ante' di utile e di pratico si pui> clire su questo mu.~colo maraviglioso, il quale distr ibuisce la vita in o~ni organo e iu ogni tessuto. L'A. che dedica il s uo l ibr o non solta11to ai medici, ma. altres ì ai profani, ha div i~o molto razio nn.ln1ente la vas ta ma.ter ia in tre parti : Il <'1tore n ormale ; L e walatfie det c11or e; L e cure d,,tte 111at (lltfo d el c11or e; e cinscuna di queste parti e svolta con tanta precisione e con tanta chill.l'eZZll, ch P anche i non medici vi a cquistenH>no senza sforno u11'in611itil d i cog uiz ioui utilis.• ime, che i più ignorano, per la buona ragione che i trattati sci(•11ti tici uon son fatti per loro e quelli popolari souo, ùi solito, pieni ~oppi di errori. É iusornma un libro che tutti Jeg~e rn,1110 ('OD di letto e con protitto: i medici pe rchò vi t roven\11 110 modo di ri11frescarc i loro r icor d i di patologia, mettendoli a l corrente coi progressi della sci,·nza: i prnfani, perche i mpnrern.nno a conoscere meglio un viscen ·, che essi vantnno tn11to a p11ro!t', ma che, in real t:\, trascurano o strapazzano cento volte a l giorno. E. T. Do tt. E. L1ooa10. - lllanuale dl igiene e teontoa o•pedallera, - Unione tip ogra!ica ed it rice Torinese. - Torino 19l3. :C: ono s tati pubblicati finorn. quat tro fascicol i d,·l manuale, ma da l loro esame appare già c hiaramente come l'opera del dott. Ligorio van.\ a colmare una la cu11a nel campo dell'igiene osperlali,'ra, cbe tanto valore ha 11ell'assistenzn. p ubbi ica e nella tutela sauitn.ria della sor i età. I med ici mil itari troveranno nel manuale del dott. L igol'io una guida. pratica t> utile nei pareri, che essi spesso sono chiamati a dare s ui progrtti di co.,;truzione o d i m iglioramenti degli o.~peclali e delle infermerie. Il manuale cons ta di due pa.rti: nella prima sono trattate le caratteristiche ~ di lizie degli ospedali, l 'organizzazione g enerale interna e le cond izioni delle varie categorie di personale, rhe in tali istituti dà nno l'opera loro: nella seconda parte sono studia t i partitamente i vari i ser vizi i diti punt o di vista cieli' igiene, del la tecn ica e della loro organizzazione. Premesse alcune considerazioni generali sugli ospedali, l'A. nei fascicoli già pubblicati esa mi na minutamente la scel ta de l terreno, cosi importante per l'igiene, il piano e i particolari di costr uziono, le principali ins tallazioni d ella provvista, canalizzazione e distribuzione dell'acqua, dell'ill umi nazione, del r iscaldamen to e d ella. ve utilazionP. U n capitolo è poi dedicato a ll'arredamento degli ospedali e in particolare al mobilio, che d eve essl'rl' 11da.tto all'uso e all'ambiente, i11 cu i viene impieg11to,
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RIVISTA 131131,lOGRAFlCA
prendendo in esame i migl iori t ipi d i letti, materassi, tavoli e sedie nei rig uardi economici ed igienici. In un a ltro capitolo l'A. tratta la divis ione dei servizi e l'ordinamento di un osp,·dale, fermandosi sopratutto sulle qualità e s ulle attitudini, che deve avere il d irettore e sull'azione che deve s volgere, p<' rcbè giustamente osserva come la fi. g1.1ra de l dfrettore dell'ospi>dalP si s ia venutr; profondamente a modilica.re oon il t.empo, e forse ancora noII è ovunque e~attamente compresa in questa sua nuova forma. La pubblicazione è corredata di numerose e nitide inci.:ioni, c he valgono a meglio -illustra.re il testo, il quale è in ogni sua parte scritto con parola piana e facile e dimostra oell' A. una larga pratica e una vrofon,la conoscenza. del serv izio os p.,daliero. G. Mi,:m10 .
Prof. DE SA:.-cT1S. - Patologia e prol.lual mentale . socinle dire tto da i profrssori Cclii e T1unburini. ~ilano, 1Vl2.
Trattato di me dicina. Casa editrice Vallardi -
L'A. distribuisce in ci11que cnpitoli la vasta. materia che tratta; nel 1°, nel 2° e nf'I 8° capitolo illustra ampiamente il concetto di psicosi sopratutto d i fronte 11 quello di nevrosi; indi classifica le pazzie in pazzie- malattie, che sono ctuelle co11trnsst'gna.te oltrechè da sintomi funz iou,tli anche da reperti a nn.tomo,patologici s piccati e in pazzie anomalie che sono qul'i!P caratterizzate da disturbi funzionali e accompagnate da un col'l'!!do s puci6co di caratteri morfologici : dal che consegue la llecessità p1:r il medico psichiatn, Ji possedure ampia cultura. psicologica, ne vrologica e antropologica. Nel 4° capitolo si d ilunga sull'interessante tema della etiolog ia delle malattie mentali e dll. rilievo particolare, oltre alle cause tossiche infettive, in special modo alla sifilide, anche ai coellicenti biologici, che analizza in maniera minuta nel lQro meccn.nis mo patogenetico,; qul'sto capitolo ha g rande importanza p ure p•·r il medico m ili tare che deve sovente studiM·e non tanto sulla presunta causa dell'anomalia psichica di un iscritto di levao,di un soldato, quanto a nche sul di lui substrato organico, morfologico e funzio11ale. Nel 5° capitolo enumera i provveclimeuti profilattici contro l'alienato: tt·oppo ILtngo s arebbe Slc'guire l'A. nelle sue dott.e conside raz ioni sul valore che a questo riguardo può a.vere la sterilizzazione dei degenerati, il maltusia nismo, l'opera d el medico familiMe, del medico pedagogo, de l medico sociolog o nonchè sul valore dcll'ergoteropia, del!' assistenza. educativa de l fanciullo, dcll'adolescent.e d el giovane. In qnesto campo di fervida lotta vi è largo posto auche per i medic i militari ed eg li infatti i11voca la 101·0 attiva collaborazione per la soluzioni del problema sess uale tra i militari e attiva collaborazione;contro le infezione aJcoolic a e s ifilitica e per la leva psichica, onde dare all'esercizio solo i veri valori mentali; problema quest'ultimo che i11 teressa davvero di risolvere al più presto e nel modo più completo sulla base sictlra d('gl i insegnamenti d1:lla dottrina c1·iminologica. Il volume d el De Sauctis, c he termina con una. a.ppend ice illustra.tiv11. della pro61nssi della delinquenza de i miuo renni, è pregevole, oltrechè per il den so contenuto scientifico, anche p,•r il modo chiaro e spigliato, con cui è ~critto. FUNAIOLI.
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NOTIZIE È uscito il volume degli Atti dell'Xl Co1111rcsso nazionale di. climafolo1;ia idrologia e te rapia fi.çica, tenuto a Napoli nell'o t tobre 1912. Contiene numr rose relllzioni e comunicazioni scir·ntificbe d el massimo interesse su tutti i capitoli mod(•rni dt>ll'idrologia, de lla climatologia e della terapia fisica. Il volume, di circa 800 pagine è edito d ,1ll'Un ione ti pografica cooperativa d i Perugia. Chi lo desidera può farne richiesta, inviando una cartol ina vaglia d i L . 10,60 (L. 6,GO per i soci dell'associazione m edica italiana ili idrologia., climatologia e t empia fisica). al prof. Ce-;are Bad uel, 18, piazza Donatello, Firenze.
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VARIETA . Statlsttoa italiana delle oaroerl, delle oolonte per domiotllatl coatti e del rlformatorU per il 1910. - (.1frchfoio di p sichiatria, ecc. clel L ombroso, fase. VI, 1912). Car ceri: Il movi mento g ~nernle dei detenu ti ncconna, in complesso, ad um, cer ta diminuzione ·: negli a nni dal l!lO-t nl 1910 si sono avuti rispettivamt.:n te, di entrati: 260.958, 230.437, 219.867, 188.261, 194.810, 227.446, 205.2-16; cioè per 10 m ila ,1bit>111ti : 75. 68, 62, 66, 57, G6, 69. ~ell'Itali:i nord le quote si mantengono presso a poco allo stesso li,·ello; n ella media v i ò stata una d iminuzione del 2\1 p. JOO, nel sud del 28 p. 100, nelle isole ~el 28 p. 100. Di ('Ssi detenuti, ben il 62 p. 100 erano celibi o nubili. Per l'età, il O.SO p. 100 erano infPriori ai 14 a nni, il 2.77 dai 1-! ai l8 anni, il 6.08 da i 16 ai 18, il 13.15 da i 18 a i 21; cioè fÙrono 7,recoci (sino ai 18 •limi) il 9.G5 p. 100, m ino·t enni (sino ai 21) il 22.8 p. 100 (c ioc, in t u tto, ben 46.7ll6 detenuti!)" Nei pe nitenziar ii i conda n na ti sono d iminuiti progressivamente, d al 2 nll'l.23 su 10 mila abitanti; di essi il 69 p. 100 era celibe o nubile, 1'1.08 p. 100 ,wecoci, il 7.30 p. 100 m i norenni. L'a umento continuo dei li bri nelle biblioteche <:ircolnnti di questi st a bilimenti raggiunse il numero di circa 125 mila 1:olmni: nelle scuole adatte gli nnalfabeti scem:trono del 3 p 100. Sono di molto diminuite le ernsion i, e le manifestazioni dell"incorregyibilità. I recidii:i però aumeut11no, da l 60 al 63 p. 100 negli uomini . L n h1be1·colosi aumenta, dando l'l.ol p. 100 dei malati: decresce la mortalità., sino al 0.71 p. 1000 nelle carceri, ed all'll.7 p. 1000 n elle case pennli. Nelle carceri i casi di pazzia sono un po' diminuiti (1.60 p. 100 della popoluzione, cioè 358 pazzi);
&Jfi ;;u liii) pr11.zi, l!I nppnrt<'ngon,1 ai soggetti con segnJga;:ioue 11ottun1a: nelle case penali in complesso souo pure di min ui ti (1:;5 l'asi). ma crebbero uelle case s peciali di r igore (qun.si il 6 p . 11~1 delle popolazione!); dei l 85 ben 55 (quasi il terzo '!) erano in ;;egrcg:,zione n,soluta! - Ne l t r it·n nio sono scemat i i rasi di .~uicidio: 161. HH, 110, cioè. p. 1000 dete nuti, O.H, 0.!3:3, 0.30. I domiciliali crmltì sono di111 inuiti tanto n el!" for1,a g iorualier:i (:23:21), qu;into n ,·ll'assr ~on.zione dell'!lnno 11,::.7). T,a capien za nei r ifor1111tforii e ri\ d i 7.-1,80 m,1c;chi e -k!Ho femm ine ; il m1mn-o dei ri co\·ernti è diminuito «oltnnto per magg ior ri g ore nell'1u11missione); la loro condotta è !-tatn. m ediocre nel 10-15 p. HKl, c:.ttiva n el -1.8 p 100 : furono commesse b,•n G70 infra;1,ioni d is,·iplinar1; è cresriuta ln propor;1,ione degli inco1TPf/ · 9il,i/i ( J.f>!) p. IOfJ). DPi prosciolti, d i c11i s i è avuta notizia, il 20 p. 100 si com· po rtnv;i mediocre111t'nte, il 6 p. 100 mnle. P. CùNS l(l l.lO.
La nuova aocademla. Imperatore Gug lie lmo pel medio! militari tecle1oht. -
(/\",•is~r lril/1r'/?11s , tkmlemfr ).
Fra il pare,, d~lla g ra 11tle Ga1a p er 9/i inralirli fondata da F eclrr ico il (;rande e il fabhricnto della r:luirif,; Jestio!l. to anch'esso ad u«o -;cuoia, S. M. l'ImpC'r:,tor e di Germania scelse p,·r !'erezioni' della nuova accademia mPdico-rnilitar<' una v asta località la quale è i11 vicioan,m i,omediata. d 1:gli i,-tituti anatomico, chimico, fisiologico e ;1,oologico dell'universitit di Berlino, dell' ist itu to geologico na.)\ioni1.le e dc lln. Rcuol a m inera ria, d<•ll'islituto tl'ngronomin e del musoo di storin. rrnturale. Xelta località in p;,rola soq.çono un gran f11.bhricato monumentale e di ver~ i altri fa.lJhri,·ati ch e succcssi,·amcntr sarauno d••scritti . Il primo fu compiu to ne l breve spaz io di 5 anni con di;;Pgno riegli archi tt:tti Cn·mer e Wotffonsteio, soLto la di r ezione ddl'architetto m ilitare Zeiss e colla collabor>11.ione del Ministero dP!ln p:uerrit; trovasi fr,. la Scbarnborstrass e e il canale Schilfhiirt della via degli Invalidi. Ha una estensione d i 11.J:26 me tri qun.drati, e si compone d i qun.ttro piuti aggruppate attorno ad un parco centrale rettn11go· h1re, v ,~sto metri 5G,8H, nel centro dr! qu a le ~Orl-!e la statua d el generale m edico <+oerck,•. ll lato che g u1ncl11 la vin degli Invalid i è n tre pian i; le due part,i ln.ternli di qu,,sto grnnde ed i tiz io svno collegate 11ell'ala opposta con anle n due piani e con fabbricato pe i laboratori a t rn pia ni. La grande far.ci ata che guarda nellii Invalid e11~l rn~~e presenta decorar.ioni ed ornati attorno ,ti gran po rtone d'entrata; in un gran fronto1w ad arco o-,ser vas i uo a ltorilievo del L essing rnppresentant.e n el mezzo ,m'arma con le cifre imperi ii! i sonnntatii. dalla corona, ai lati figure al1,•i;oriche. A !t re ornamentazioni tro\·nn•i alle fiHestre sull"angolo d,·lla v ia Scharn ost, ecc. La fronte princi pnlo di ques to fabbricato e costruito in 11renn1ia, le altre sono di cemento cnlcare con ornamenta1.ioni in a renari11.; lo pareti dei cortili i11terni i:ono d i p ie tre vetrificato per la mi g lio re illuminn.zione dei piaui e dei loc11.li \"Ìt·ini )la veniamo a mnggiori dettagli. L'ala principa le clw g uarda l'Invaliden~trnsse ha una larghezze. nella sua fncciat n princ ipale di 1:20 met ri con uua profondità di :28, hn, q uattro g randi cort,i l i ed uno piccolo. Pa,s:wdover I:, porta principale fiancheggiata. dall e stittue lii I gea e di Esculapio, si entrn io una sala d'ingr•)~~o con clue scale a i lati La pare te che trovasi di fronto 11.ll'ingr<'s~o pn•,onta una gruu targn di bronzo col ri lit>\·o dell'imperatore circon-
8J 7 dato dal seguente motto « llabt 1lie ffrude1· fiPbl, Piirch/Pl Gotl, eh rei de11 Kùniq 'I>· Ad nll)\,o i lati sono due sale a lte, be11e illnminato 110110 quali sono collezioni ò'attrezzi, modell i, strunwuti di medicina mili tar i"<' il museo anaLomico con laboratorio. Dal lato della via ~ohernhorst si trova 1,. biblioteca ,·ont1·nente in cifra tonda 71j_OO volum i, ma capace di conte1w rne 21l0.000. L n distr ibuzione d,·i l ibl'i s i fa <'011 mez,;i a utorn;itici ,noderuis,;i1n i: aones~e nlla t,ibliot..,·a Yi so110 due snle di lèttnra conte11enti i più n•centi gionrn,li nwd ico-mililari. J)a lla parte che guarda il grande co r ti le iu tel'llo {:oercke so110 i loc,tl i pcl cil'colo degli utliciali med ici. assni va~t i, bene arn·da t i t> t>d i ria poter co~Litu ire un locah· di r i u11iou o: µe r iuLto il curµo ,;uuitario all ' i11f11u1·i ùel pen;uualti rno:,lico cld-
l'a1·cad,·mia; com pre11do•10 quiod i una saln. d;i pranzo, uni\ sRla di riunione, una da musica, una di lettn rn, uua dll. giuoco, u na con bilin.rdo P molt i loc1di no nPssi. Al disotto vi è il circolo per gli studenti. ·1-:ntrnndo 1101 piano superiore, si ,1rriv1t n.,ll' ntrio d,·Jl'aul,, l ung o 20 metri largo 6,5, in una parete• della qual<', in unn g rnud (' lustra di marmo, ~ono scolpiti i nomi df' i ml·iici militari i qual i nel 181.H mori rono in p;uerrn per fe rite o per malntti<J epidemir h e; ossservan<;i inoltre i bn,-;ti nrnrniorei tlc>i più celebri s,;olari dell'accadc•mia ora m:>rt i: H elmoltz. \"ircbow, Notbnagel, RichPrt e Loetller (pn.dre), e quelli degli nllievi viventi ch e hanno acquistato fama di scienzia t i. Dall'atrio si passa, immt'dintnm0nte sopra l'ingn·~so princi pale>, nell'anta, la qua le mi;;u ra metri 25,15, ed è tutta circood atn da un hnnco di qu f' rcia: alla pa rte più stretta on·st trovasi una nicchia circon rhta da ricca arch itetturn in le!{no col busto in bronzo dell' irn perntore; sopra l>t nicchi" vi è un gran quad r o ad ol io del professor R ochl ing che rappre,-;enta la posa della prima pietrn nel 10 giugno lHOo, quadro important e dal lato storico pei numer osi r itratti ch e contiene. Dall'aula due porta conducono alla ,;ala delle ri unioni accademiche le cui pa1·eti sono in legno. In un lato vi è un btisso rilie vo di marmo rnpp rescnt1rnte l'a· z ione ciel medico militaro ia campagna, p1·pso da un m odello c he è 01a a olla gallcr·ia n aziona le Inol t re vi sono i r it1·atti in l'ilic vo dei tre m ini,;tri d ella gue rra e d ei tregenoral i medici d'armata sotto i qual i fu fondata l'ttccndem iR, ed altri ritratti ~dolio d i gene ra.li medici e dei loro predecessori del xvm !':ecolo. , ·~rso il cortile vi è una g rnnde sida da pranzo ,J,.Jla cnpacit,\ d i metri 3U,10 : J0,:!6 Nell'Rli~ del fabbricato verso il ca111ile vi sono i laboratori d'igiene e di batteriologiii e RI piRno superiore vi è un museo stor ico di modelli, di strume nti, di apparecchi, e il grtbi11etto di radioscopia. All' ultimo piano d,·ll'ala cc>otrnle vi sono sa le per gin11ns r icn. e per scherma, inoltre un gnbia etto fotogra 6co Dall'altro !,tto del corti le Goercke si stend,· il fabhri!'nto che serve per a lloggio degli studenti. La facciata guarda la Schar nhorststrn<;su e contiene l'ab ita zione del di rettore e del vicedirettor e. N..t me1.zo d,·l fabbricato v i ~ un ampio ('Orti lo colla statua df•I gen erale chirurgo Cothen ius il medico di tiducia di F ederi c o il Grandè; vi sono inol t re 7 pi,:coli cortili. L e ca nwrc pc,· studènti sono ,300 "Je nne da letto nitre da studio; in gPner e in O~JLi camern da letto ,lormono due studenti. L e abitnzioni dei capitari"i medici che sono obl.Jligati a d allog~iare :tl l ' A.ccademin pC'r turno semestrnle constano di due cnml're pe>r alloggio, una crt1-nera dii letto, un a stanzn. per selleria, una s tanza per l'attendente; unn l:itrioa. N e l sottosuolo sono i bagni in vnscn. e a doccia per g li uf.ficiali medici, pe r gli studenti, pei sottufficiali, per g l i u omini <li t rupIJa. Lungo la Scharnhor.sts trasse rinnisc,• l 'edificio principale col fabbricato preced e nte, il fabbricato per le scuole conte nente una grande auln con 200 posri, una c;imera di pi-e1mrazio11c, un'aula per 80 posti ed una più p iccola per 50.
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VARJETÀ
Al lato ovest del gran corUle centrale vi ~ infine il fabbricato pei laboratori a tL-u piani. In esso sono: 1° n el sottosuolo, gl'impianti p\ll' ris1·:ddame11to e per ventilnz ioae, un locale per ricerche s peciali brnmatolog iche, un locali> per sost anze pericolose d'incendio, un locale por ricerche calorimetriche, un'officina per macchinisti, stalle per animali dn esperim.. nto, un cr1•mntorio per gli animali morti, una. stufa per la combus t io11e delle sostanze di r ifiuto, un locale per le caldaie; 2° nPI p iano terren o, le a b it azioui per gli ufficiali medici subal tern i ; 8° nPl piano princ ipnl", un lnborntorio pei famrnci,;ti, uu p iccolo locale per lo s vilupµo d,·ll'id.-oge110 solfornt,o, una sala per esei·cita?:ioui con 5 tr.vol i da. lavoro, uon r amem per bilaucie, un!\ bibliotfoca. ; ,J,• nel secondo p inna, unn sala di studio per fìs ic;, con 100 posti, una sala. per il museo di fis ica, una sala i. disposizione, la q uale da qualche t empo alberga la c1>llr·zio11e della soc ietil tedesca R un tgcu. P er tutti i laboratori vi è una spedale d istribuzione cli gas con apparecchi r egola tori della pres,-ione. Tutti i tavoli di lavoro ha.uno prese di gas, di acqua, di ::tria compn·s:ia: e cos i sono a dis pos izione dovunque l'energia elctt ricfl, il vapon· ad alta e hns'la pn•ssione. Il r i;.cald amen to di tutto lo s tah ilimL· nto è a s istema. ct•ntrnle r a vapor d 'acqua I corridoi, le sca le, le s1Lle di riunione, i bag n i Pd altri locali sono riscaldati a va pore a bassa pr t1ssione. Le grand i sale, le aule, la sala da pranzo hanno risca ld amento nd a r ia ca.Ida. P or regolare la temperatura in a lcune sale molto frt>quenta te vi ~ono appa recchi t ennor,·golntori, i qnali automaticamente mantengono il r iscaldamento ad una <lata eleva zione e reg olano anche l'aereazione. Le cond u t t ure della Iure elettrica , dell'acq ua P del gfls sono incluse nPlla conduttura c itta cl.ina. Por la mpida e per fe Ua remoziono delle polveri d alle scuole, dagl i ambil'nti per abita zione, 1!11.lle s ale, s i u <,a un as pirntore pr r le polveri con s istema ad aria compressa. t,!ues te n otizie che ho ricavato dalln De1dsche 1nilitiirtfrztliche Z eitschrift e clnlla Uerli 11tn· lClinische Wochensrltrift ciel HJ10 cl imostrimo quanta cu ra, quanto in tern«se si adoperi, e di quali grand i mezzi s i dis ponga in Germania pel' mettero l' istrnzione dei medici mil ita ri a quella altezza che tanto li distingue. TESTI.
Le oonoeztont moderne della materia e dell'energia. li s istema per iodico di c lassi!:i,;azione degl i clementi, dovuto a Lothar Meyer l'd u !lleHdelejeff, non solo hn. dimostrato il r itorno p eriodico delle proprietn chi111 iche dell'elemonto e de i suoi compos ti, secondo le ottai:e (.:ioè ogni 8 e lementi) , ma anche ha pPrmesso d i stabil ir e teor icamente l11.-posizio11e nel sistema, e le proprietà g 1111erali, cli corpi sempl ici che solo in seguito so110 stati s coperti, cosi come i calcoli di Adams avevano di111 ostrl\to l'esist enza. e In pos izione di Nettuno, qualcJ1c anno prima. chC' il dot to pian eta fosse scoperto. Iiit1tnto s i venivano isolando una s1;1·ie di gnz inerti nell'atmosfera, pur e:;si corpi semplici; inoltre si v edeva che essi co;;tituiscouo ponti di passaggio fra un g r u ppo di eh·rncmti forlemente elettro-nl'gativi (~odio, potassio, rubidio e cesio) ed uno di forte ment;i elet t ro-pos i ti vi (flu oro, cloro, bro mo, iodio): questi gnz s ouo: il 1won, l'a ryò11, il krip to n, e lo .1·, :110 11.
84!)
VARIF:TÀ
Aggiungendo questi ul ti mi e gli elementi delle terre ra1·c (ossidi di met1dli poco comuni e di recente scoperta), il sistema pe riod ico si compone per ora di SL elementi definiti; intanto fra il lanteno che ba peso atomico 132 e il tantalio che )'ba di 181, ci sono 17 posti, rlei quali 1-J, da poco occupRti, e tre ancora d11. occupare. Se poi ammettiamo che sia l'tiranio, col peso atomico di 238,5 nel limite massimo della serie, i posti vuoti per ora souo 11. Ma con le scoperte di q ursti ultimi tempi ci troviamo dinanzi ad altra grave diffico!U: r ol rad io, con la radioat· ti,;oità del Becquerel. con la d isintegrazione degli elementi rad ioattivi, ci tro,·iamo arlesso con ,~Imeno a ltri 26 elementi: come dis porl i ne l s istema periodico? l\[a si tratta poi di elcme n ti semplici? Il radio ba tutte J., proprieti1, noll'f'lemeoto e nei suoi sali, del bario: ba peso a to· mico 22\6 ed è bene iL po.-.to nel sii.tema per iodico: pt1rò è instabi le, al contrario di tutti gli altri elementi. Invero esso si dis integra, molto lentamentf', mettendoci l71i0 anni per ridursi di met.à: p:-odotti di r itlnzione sono: l'elio, elemento pertetto, do! peso 4, della famiglia ,l eJrargon, e il niton, gaz condeusabile, del peso di 2:32,4. P Rr cui si ha: radi u m :BI>, t elium 4 + ni ton 2:3:2,-t. · li niton s i de..:ompoue molto più rapidamente, perdendone met1.. in 4 giorn i: niton 2:?t;,4
= elium 4 + r adium A. 218.·t
Questo s i distruggL' pe r metil in soli 3 miuu ti = elium 4 + radium B 214,4 il quale s i distrugv,o per metà. in '27 m inuti, ma non dà elinm. mentre emette atomi d i elettricità. neg ativa o elettroui (S to11oy). dopo di che muh i o radium C,, il quale io 19 minuti s i decompone per metit = elium -~ radimu C, 2 10,4: questo in minuti 2 '/• s i tra~forma in rnù ium D, con l'emi:<sioue di elettroni. Il radio si trasforma io unni 6 1/i, non si sa cho cosa liberando, e d iviL'ne radio E, che per metà si <listrugge in 5 giorni, formamlo il radio F o polonio :U0,4 ~:.1.me Curie), dalla metà del quale, cou µor dita <li l atomo di elio, ;;i ba il piombo 20G,-l.. D'altra parte il rarlio deriva dall'uranio con perdita di 3 atomi di (·lio. e d i un cer to numero di elet{1·oni (o rag{!;i B), del peso atomico complessivo ,li 0,5. Cosi dall'uran io, dal torio e dn.ll'a,;tinio derivano ben 2G e lementi nuovi, dei qual i 10 per sola emissione di e lettroni, per cui pcssono com,idPrarsi come elementi nllotropi o psemlo· e lementi. 1~ enorme la quanti t ii. di energi11. immaga.7.zin nta dal raùio e dai suoi pro,lotti di disinlegra?.ioue: quella contenuta n el detto niton è tale. ch e la qua nt iUt di Cli. · lore liberata nel corso della <lis inte~razione è u gu11.le a mil ioni 3' , di volte l'en ergia liberntn dall'esplosione di ugual volume di gnz tonanti' (O e H,) I; essa de· ri,·a qua;, i tuLta dall'es plosioue de lle p:irticello ;e (fltomi d'elio), emesse con velocità enorme. Cosi una ton nellata di radio, s e si disintegra,;se in 30 11.nni. farebbe camminare una nave di 12 mila tonnellate alla v r locitù di 25 n o,li, per tutti i 3rJ anni, equivalendo, cioè, ad un milione e mezzo di to11ella te di carbone! L'energ ia d el radio si presenta sotto una forma estremament~ concentrata: m ettend o del niton con s ali di rame, questo s i trova trasformato in parte in lit io; il torio, il zirconio, il t.it:1.no, i l s ilicio, col ni t)n !<i trasformn110 parzialmente in carbone. Se, a.dunque. gli elementi cosi detti pe rmanenti potessero tutti trasformarsi con liberazione di energià, e noi con catnliz?.atori potessimo, di essi come del radio, accelerare la velocità di trasformazione, avremmo a nostra disposi?.ione una sorgente di energ ie incommensurnbile, che appena si p uo immaginare e che sarebbe concentrata al più alto grado concepibi le! eJ enormemente grandi ne sarebbero
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le ripercu%ioni nel progresso dell'urnani · i1, il quale è per gr:,n parte in rnpp,,rto co11 Il\ concentrazion,· •· l1t trasformazione dell'energill (1). H) Alll\ teoria dell'emissione di minime particelle con enorme velocit:'l clie Newton formulò per spieg,ll'e la luce. segui la teoria ,lolle omlulnzioni (Huygl,en:; Yung, e F1·esuel). che poi si estese al calore ed iilla elettriciti1 'rutto ora e vihrn1.io11e, ,lt\l suono i~ll'energia radiante ed ai co1·pi radioattivi: si tmtta soltanto di wlociti1 d iverse, di divcrse luughe:r.:w di onde ì., ed anche di formn di vibrnzioni d1e sono lougitudinuli nel suouo, trasver,rn.li negli altri casi. Si sono misurate I,• lu11gbez1.e d'on<ln e le velocità di questi va.rii aspetti dell\·nergia radiante che. pe r p1·opag1.1rsi nt·l vuoto, negli spazi i celesti f' dentro i corpi, ha bi:<og110 d i un mezzo imJlondernl,i le, sottile, Huido, perfetta ,nente ,·htsrico ma. ass11lutame11te 1·igiùo:1',·(e1·1·. Hifrange11tlo con un prisma un raggi0 <li luce solare si form11 lo spetfro, u el la cui p:1rte visibile Jp l11nghez7.e d 'onda dei varii col ori si fanno grndnt:\mente più brevi, da l ro;;:::o n.l violetto, e precisamente al pri nei pio del rosso si ha i. = O !J. 7, al11\. Hne del violetto ì,= O µ4. Ma lo :,;pettro si 1,,stende n11cora al di qua del visibile (spcltro calori/ì~o, il cni m:i,,,imo è n el ros,o), ed il cui limite inferiore è ),= li0)J.; e :LI di li\ del violetto (:-:pcttro attinico), il cui limite superiore pare sin. ), =ti !J., l. Di recente il Ruhens ltn. potuto misurn, rp mggi dello spettro in(raross,> in cni e ì. f3q() µ, ed il LPnnrd nell'ultra viol l'tto in cui e i, = O ,i., WJ. Cioè l'energia rn di1tntì' ha una estPnsione da ì. 30C/ µ lld ì. o ;i., O,J, conisponJenti a frequ~111.e <l'osi:illazioni da 1 tril ione a 8000 trilioni al l ''. lutauto Fn.rntlay ,, l\lnxwel l dimostravano la identità dei! t'enomoni luminosi ed elc,ttrici, donde la famosa teoria elcttromagnetira ùel :lfaxwell che permise all'Hertz la scoperta dei suoi rag~i, base dt>lla scoperta del Marconi: or bene i raggi bertziani h:wno onde corte si110 a ì, 111m. H, e l unghi' siuo n. qualclw cbilo,uetro, la qu1ll CùS11 estende enormPmeute il crunµo dell'energia ra,liante, le cui varie forme, da.Ile elettriche alle attiniche, banno tutte uguale veloci là di trnsmis;;ioue (301!,000 km. a.I l "); fa, lor<> trasmissione per es. da una stell11. è iutt: grale, onde l'eter e deve essere ptJ rfettamente elastico e r igido. llla esiste un iato frn ì, mm. 3 (onde .,Jettriche) ed À = rmo µ mm. 0,:3 (raggi cn lori lici d i Ruben,:) cioè unn ga111ma di riv l iazione per orn sconosciuta. L'etere nulla conserva di queste radiazioni c he e;;$O trasmette, è del tutto o~cu ro: la rapidi Là. ,!elle sue d brn.zion i cresce con la temperatura (calore, luce), ma, anche a temperature basse. 1tlcuni corpi (aria liquidn) <>d es<:eri viventi emctto110 ILh'e (enorme energia coucentrnta negli atomi !). T raggi X o Rocn cgen banno la stes-;a velocità. di trasmissione, eccitano la f:!uorcsce11za, Jrn,nno il potere ior,izzante, agisr.ouo sul selenio come i raggi luminosi, ma mancano di rifless ione, di rifra,.ion<• e di polarizu~zioue: ess i pure dipe11dono da vibrazioni dell'eter,.•, ma non periodi ta (pul,;111.ioni estinte, in uipeodenti, isolate). lntnnto Crookes costruiva i suoi fomosi tubi, t' formulava In teoria dell:i materia radiante ('1: stato della matei·ia di Faraday): per lui il /'ascio catodico, che s i forma io es-;i quanrlo si fa il vuoto ad l milionesi mo d'atmosfera, era costituito da uu torrentA di scarica elettrica negati va che trascinava violentemente lt· pochis.;irne molecole r imaste libere nel tubo. E<iperienze e calcoli success:i,·i hanno dimostrato chf' il fnscio catodico è costituito uon da 111olecole od :1to111i t1·ascinati da v,hrnziooi dell'etere, ma da elettroni neg:iti,·i, bombardati Jnl catocie con velocità da 100 mila a 250 mila c hilometri a l l " (a SE1con,la del potenziale),
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(1) W . R A)ll'\AY, -
BIP-menti ed energia . -
R evue Sciont.ifìquo 1021
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V,\Rlr.TÀ.
e la cui carica è Ji 180 milioni di t·onlmnbs pe r g rnm mo, cioè c irca 2 mila volte più dell'atomo-grammo di idrogeno nell'elettrol isi ! L 'elettrone ha un a mnssa 2 mila volte piit piccola de ll'atomo d'id rogeno! (el ettrone di Lorentz). In segt1ito si scoprivano i 1·a!lgi ca11ali costituiti da bo1nbn.rdamento degli elettroni positivi, rimanenti dall'atomo d1lpprima ne utro ; quMti elett roni (di God,.;tein) hanno mnssa assai pit1 g rossa, e volocitii. a.--;sai miuorP (<l m ila chi lometri al l ' ). Ed allora l>i'>ogna. concr·pir,· l'a to1no g assoso come una sfem con un ceutro d 'n.t· trazione positivo voluminoso, fisso nello spazio perché velocemente gi ra sul suo 11sse attorno al quale giru.no, e g mvitano, numerosi corpuscoli negativi a velocit à. f'llormi, cosi piccoli da n on incontrarsi fra loro (come t1n grn no di piombo ri:<pet.to ad un{t sfera cl i 60 chilometri di diametro!). La d issociaz ione degli atomi n on s i fa solt1L11 to nei gaz rnrefotti: oss idi metall ici iucanr!escenti ed il r:idio all'aria libera (raggi Il) proiettano eleitroni nogativi; i ruggi d del rad io sono proiezioni. di elettroni positivi; i raggi X ;:ono e,:citati dall'urto degli elettroni catodici contro le pareti del tubo (,•nergia cinetica bruscamente liberata e 111auifesta con la vibr11,zio11e dcll'ete1·e). D'ordina r io nei ga z gli atomi son o in equi lil>rio, e gli ioni li beri non hanno forza vi va n è nun1ero notevole ; ma cnu;:e estern e, o la degrndnzione spontn11ea p er i corpi radioattivi, tu rbiino l'equili br io, d is~ocia.uo iu parti' l'atomo, che diviene centro di irradiazione di onde elettro-magnetiche: se la Yelocità normale di g rnvitazione d egli elettroni c resce, per es. sino a 6 t r i lioni di oscillailioni per l", essi genereranno radiaz ioni caloritiche; per -HJO tri lioni si 11,ni\. l uce ro~~a. e rosi via 6 110 allo 3 mi la tri lio11i og~i conosciuie ! Le mod iticazioni ch intichc (ù.~si<lazioni ecc ) costitui;;cono variazi•>ni di veloci ti\ ùegli elettroni. :Se un rnoviment" di e lettroni produce vibrMio11i dell'etM·f' (raggi ~r, r~gg i lu minosi), qm'Sti rn ggi, colpe 11do la materia, produl·ono una emis~ione di ,·lettro11i. Con queste cotH>Scenze odierne si è venuti ad u na nuova conrezione filosofica della mnteria: l'elettrone negl\ti vo non esiste cvrne ma,;sn, ma come un piccolo v ortice d"et ere (Thomson), il positivo come un vortice più grandP; la !llateria perciò, come s i con<"epivii prima, non esiste; il mondo é costituito dR etere le cui on dulM:ioni trast·ersa li costitui ,;cono luce, calore, ondr. herziane, ed i cui piccoli vort ici, n e ll'infinit a v,wif'tà delle loro attrazic-11i reciproche, formano !"influ ita varietà dei corpi! La corrent ~ elettrica non sarebbe che un torre nte di elettroni lilierati dalla l oro orbita di gravi tailioue e diretti n ello sp,izio con u na velocità enorme. Queste concezioni s ono più chinre se !'li pensi al le 1nod ificazioni ch e la velocità può imprimere io appinenza alla materi:\ s tessa: un colpo violento <lell11. sciabola piu aililata non r iesce a tagliare un getto d'acqua d i l cen t imetro di diam e tro c a.dent e dall'alle~za d i 500 metri! ) li\ ch e cosa è tu tto ciò d inRnzi alle velnci t il degli elettroni di milioni di chilometri al 1 ', ch e metterebbero -!" per andai-e a.lln luna m entre una palla di can none cou v e locità iniziale cost a nte impiegherebl,e 5 giorni? Queste enormi velocità reu douo pos;:;ibile l'accumulars i in piccoli s pazi di quantità inconcepih ili d i energia: la sola e lettrolisi di 1 gran1mo d 'idrogeno libera 96 mila cò11lombi;, la cu i vente;,ima prnte basterebbe a c:aricare la terra con un potenzia le di 6G00 1:01/s / .h la la caric11 dei corpuscoli catodici e cli 1 80 milioni di i:011li)111bs per grammo!! (1).
P. C ONSIGLIO. ( l ) O u oni e ZrnMERN. -
L e radiazioni, in Revu e Scientifìque 1921.
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Per i1 Libro d' Oro del corpo sanitario militare 1r.1111t,n11a ~io11, -
,·r,li lnsrkol•J \'lll·IX )
llledaglla cll bronzo &l v&lor mlUtare. 25. ?.L>.irrRnvr·1·1 Nicoln, tenente medico <1° r eggimento fnnt~rin. - Prestava l'oper:, sua sotto il fuoco nemico, lavornnd o lungamente, con mol ta calmn. P int ell igenza e con vero coraggio, d imostntnrlosi ottimo medico e valoroso sold ato - Due Palme (Br·ngaRi), 12 mn.rzo Hl12. 26. F1 \jMEF1t1<:0Do Vincenzo, tenr·nte medico id. id. - Nella giorna tn .JE'lle Due Palme, io te rreuo battuto d al fuoco, ln.vorava lungamente con molta calma. intelligenza e con vero coraggio, dimostrandosi ottimo medico e valoroso soldato. Si distinse anche per rnlma. attivit:·1 e dil igenza n t>llo sbnrco alla Giuliann. B engas i, Hl ottobre l!Hl. - Due P alm<' ( Rengas i), 12 mrnzo 1912. -J.7. B .\8 11.E Anton io, te nente med ico id. id - Coadiuvò con coraggio, ca lnH1 e diligPnza il capita no medico nella curn dei feriti caduti sul campo, sost ituendo con nttivitìL esemplare l'opera rii quattro colleghi che n on poterono sbarcare. Si roinportò valorosarnente ancl1c nel combattimento di Gnrinnes. - Benga~i, 19 ottcbre Hlll. - Garinnes, Hi fehbr11io 1912. 28. BAs11,E Antonio, tenenti, medico id. id. - In riprtut i combnttimenti, in t erreuo scop,•rto e battut o dal fuoco, prestò, con l'n.bitul\le sua calma e perizia. opera pronta e instnncnbile a ~occorso di nnmerosi feriti del suo reparto e di quelli vicinior i. - N isurata, 8 luglio l!lJ 2. - Gheran, 20 l uglio 1912. 29. C 1u;sr:010:-1E Ro~ario, tenente medico 6° reggimento fanteria. -- In ripetuti comb,1ttimenti d1t1·a buone disposizioni pl'l servizio snnitario, e di~impegm1.va egrer.:iRmente l'opera sua. - Dur Palme (Bengasi), 12 marzo 1~12. !JO. PcvRTTr Francesco, t enente mr·dico id. id. In ripetuti com bRttime nti, d isim pegnò il servizio sanitario con coraggio e serenità d'animo. - Horns, 6 gen• n a io 1Ul2. - J,forgh~·b, 27 febbraio l!) J2. - Lebda, 2 mRggio 1912 - Zanzur, 8 g it1g no 191:2. !H. Co01.1AT1 - D~:zZA Giu,:c• ppc, tenente m ed ico id. id. - In r ipetut i comùattimenti, dis impegnò sotto il fuoco il ser vizio sani tl\r io con molto corRggio e seM er• r enità d'animo. - Koefiri, 28 novembre lHll. - Homs, 6 gennaio 1912. g h eb. 27 febbraio 1912. l12. G1A:SKEL1,1 Aless11.nd ro. capitl\no m edico 18° r eggimento fanteria. - Men t re il nemico inca lzavi\, prov\'edeva con sereno ardire a raccogliere i feriti dei vari corpi, inducendo colla s ua energia il persona le di truppa a coadiuvarlo. - Ridi Hi lal, 20 settembre J912. !'J3· C rv11'A Raffaele, te1w 11te medico id. id. - Coadiuvava con cor aggiosa. at· ti vità i I capit ano medico n el raccoglierr i feriti lasciati indietro dalla retroguard ia, mentre il n em iro inr al1,ava - Rirli Biln.1. 20 settembre 1912.
l'J.;ll IT, LIRRO
u'o ,w DEI. COlll'O SA:-il'rAHIO M.11.l'PABE
1:i5cl
84. Vr-:RANDO E ttore, capitano m ed ico 22° reggiu1euto fanteria . - I n uu vi.o, leoto e improvviso a ttll.cco, s ot to il fuoco e nonostante che il nemico fosse gi:', vicino, attendeva alla cura d e i feriti cou ammi re vole ..:al ma e sicurezza. -
Knsr
Ras E l Leben, 17 sett embre hll2. fio. P1TltF. L1, 1 Nicoln, tenente medico id. id. - Durante un violento attaceo notturno, con miralJile coraggio e sangue freddo. si portava sulla linea di fuoco, non c urante del grave per icolo, per portare i primi soccorsi al capitano Danna gra.vcmente ferito..- Kasr Ras El L eben, 17 settembre 1!)12. 36. Rizzo Con1 elio, t enen te medico id. id. - Dun,nte u n violeot.o attacco notturno, con mol to <:oraggio e sangue freddo, non curante del grave peri colo, si portava s ulla linea di fuoco per soccorroro i feriti del batt aglione. - Kas r Ras El Leben, 17 settem bre 1912. 37. .Rizzo Cornelio, t enente m edico id. id. - Con coraggio ed energia si portava, sot to il fuoco nemico, s ulla linea di combattimento per prendere un ufficiale ferito; e, in assenza dei portaferiti, lo tras portava egli stesso, coll'aiuto d'un atteudente, al posto di medicazione. - Derna, 27 dicembre 1911. 38. LEl'IU Giulio, sottotl·nente medico d i complemento id. id . - In combatti mento dimost rò lodevole calma e coragg io, curando i diver si feriti sulla linea di fuoco, sebbene fatto seg uo a r ipetuti col pi Jdl'avversario. Obbligato a ri ti rarsi , trasportò n. s pa lle un soldato gravemente ferito, lasciandolo soltanto quando ne ebbe cons t atata la morte. - Derna, 24 n ovem bre l!Hl. 39. ,·.\RDEU E lisio, capitano m edico :23° reggimen t.o fanteria. - Occu pato il forte Messr i, alla notizia che in una casa ed in trincea si tl'Ovavano vari feriti gravi, non esitava ;id accorrere, per correndo. rn eotre ferveva il combattimento, c irca. trece11to me~ri di terreno in gran parte scoperto e battuto dal fuoco int enso e v iolento della fucih•ria n emica. - Messr i, 26 noveml,re 1911. 40. \ ",1.1tDEU Elis io, eapitano m edico id . id. - Disimpeg n1wa con mol t n serenità P noncurauza del pericolo le s ue funzioni di utlìciale sanitario, an che in terreno esposto al fuoco nemico. - R ,·gdaline, 15 ag osto 1912. 41. D 'ANr-:A Augusto, tenente med ico id. id. - A Ilo scopo cl i più prontamente presta re l'opera stia a numerosi feriti, non esitava ad accorrere s ulla linea di fuoco, esponendosi al fuoco intenso e violento de lla fucileria nem ica. - Messri, 26 nove mbre !Dl 1 4.2. P&1,u:0 1w,o L oren zo, sottotenente medico d i complemento id. id. - Allo s copo d i p iù prontamente prestl~re l'opera s ua a numnosi feri t i, non esitava a d a ccorrere sullo, linea cli fuoco, esponen dosi al fuoco intenso e violento della fucil e ria nemica. - Messri, 26 n ovembre 1911. .rn. GA11R1 Gi useppe, capitano m edico 213° reggimento fanteria. - Con coraggio e fermezza non comuni prestava., sotto il fuoco n eUJico, le prime cure ai feriti, rec11.ndosi personalmente a incontrarli sulla linea del combatt imen to. - Derua, 2 7 dicembre 19 11. 44. V1s CONT1 Giuseppe, teuente medico id. id. - Con coraggio e fermezza non comuni prestA.va, sotto il fuoco nemico, le prime cure ai feriti, recandosi persona lmen te a incontrarli sulla. linea d el combatti mento. - Derna, 27 di cembre l!Hl. 46. NEGRI Giovanni, tenente medico id. id. ·-.jln luogo bat tuto dal fuoco ne• mico, con fermezza e co rag gio non comuni, prestava le prime cure ai feriti, recandosi personalmente a incontrarli sulla linea di fuoco. - Sid i Abdall1,h (Derna), 16 d icembre 1911.
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l'RR li.. L!ORO l l 1 0ll() l>l-:1, COI/ PO SA~l'l'ARIO M[l..lTARE
-16. .8.:1.LOTTJ Rol,erto, sottotenente medico di complemento id. id. - Con ar· dimento non comune, !:!otto il fuoco n emico, si I\Vanzò oltre la prima linea per rintrnc,·i nre un soltln.to morto sul Cl\ropo. - Sidi Abdallah (Derna), 16 dicem· bre HJl 1. 47. SA~ll1A'l'AIW Uiuseppe, sottot\!rhinte medico cli complcmcuto id id. - Di p rop ria iniziat iva, ;;i recava presso la lioen di fuoco e vi prestava con ci\hna. e serenità le prime rure ai frriti . damlo prova di cora ggio e nbuega.r.iom•. - Derna, a nrnrzo rn1:?. -18. L~UHf,:ATI Enrico, sottotenente merlico di compli·mento itl. id. Noncurante del pericolo, prestava sotto il fooco le prime cure ai feriti, dando prova di cora.ggio e almc~azione. Sidi Abd:dl:ih (Dernn). 16 d icembre Hlll e 8 1111tr1.o I !1 L2. -W ,1Al"ll:SO France!wo. capitano medico H0° reggimento fanteria . - Diede prova di ;;piccata ;;eren itil e pront(•?.za nelln c,;urll dei fniti in combattimento, noncurante dPI pe r icolo p<'r adernpii>re Ili ;;uo nrnndato. Un<li Auda (Tobru'k), ]2 IUl\!!~io l!IL~. oO. CASTA(;r.i-:n, Gior~io, tenente meòico 81° reggi111ento fnnteria. Dìsimprgnò r.011 calma, al11wga1.io11e, 11ttiviti1 e corn~gio lo s ue m ansioni in terreno ,·~po<;to al fvoC\O nemico. - Rr•gòal i ue, 1r, agosto 191 :2. òl. Ant:-.01.F1 8,,lvatore. tem•nte medico id. id. - Rimasto solo utliciale mediro con da!\ n1d,l:t~liot1i i111p,·gnllti in combattimento, pro;;Agni p er qua ttr'ore con c1tl111a cor:1~~io e so1111nit ah1lflgt11.ione ad accud ir!' alln cu ra e ;;gombro clei num ero~i feriti in zonn. pericolo,m . - Bir )fofsel (Tobrnk), 11 marzo 1912. b'2. Lo 1nuo (',.rminantonio, tenente nwd ico dì complemento !'IT0 reggimento fanteriu. - Di;;i 111pe~nn va loll1; 1·olmente il suo còmpito in r,ombatt imeuto. - M er· gheh. 27 fchbraio l!tb. i>fl. 1!'1rnllAX1JT Romilio, sottotenente ruediro di complemento id. id, - Disimp.,g111wa lode volmf'nLe il ,-110 còmpito in coml>Rttimento. Mergheb, 27 febhra io 191:J. 5J. ?if.\1-·n:o Luigi, tenente• medico -10° reg~im eoto fanteria. - Caduto ferito il proprio capitflno (1) e rima,; lo uuico ufficiale med ico del battaglione, provvPdeva rc n zelo e serenità. alle sue mansioni. ~i comportò lodevolmente anche !Hl Ai n-1/.ara, prestando le sue cnre a l ccmandsrnte del reggimento sotto il fnoco n,, n,ico. - Ain-7.arn, 4 1licembre UHI. - Zan1.ur, 8 giugno llJ12. 65. R1:-H 'AT0 Emanuele, tenente medico id. id. Per il corn~gio e la. calma dimostrati rlurnnte tnlto il combattimento, e per l'attività spiegn.ta n el prestf\re l'opera sua ai f,. . riti sotto il fuoco nemico. - Misurata, 8 luglio 1912. 5'ì. GAJtA:-11 Oiovann i, sottotenente medico di com plemento, id. id. - Chiamato a prestare soccorso a l comandante del reggimento gravemente ferito, 'inruraute del pericolo, per nccl) rr ere più presto attraversava la zona p iù battuta dnl fuoro nemico e, gi un to sul posto, inizia.va lri. propria opera con fermena e serenit,1. - Ain- Znra., 4 dicembre 1911
I l) (.; questo il valoroso capitnnn medico Giuseppe Grassi, il quale cadde gravem,1nt<o ferito a Zanzu r, mentre prestava la sua opera durante il combattimen to dell'S i.:i11gno. Egli è fra i deco rati della medaglia. <l'argento al valor milit.are. (N. d. ll.)
PEH I L LUI.HO
o'<rno or,;L CORPO S.\XIT.\ RlO l>IIL l'T.\IH::
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01. Tun 1LL1 Antonio, teueute 111,·dico 50° r eggimento fanteria. In ripeLu t i coml.,attimenti, disimpeguò con v11lore e fer mezza i l suo c,òmpito in t erreno e;po~to al fuoco nemico. :\fe.,sri, 2G novembre f!ll I. 1\Iisurata. ti lu-
glio U.11:2. 58. Zr,;ppo~1 NnpoJ..one. tenente med ico id irl In r ipet uti combattimenti, disin1pegnò con v alore e fermezza i l suo còmpito in terreno esposto ,il fuoco ne• mico. - :\fer.,t'i, 2•l novemb re l!ill. - - .Misurata, 8 luglio U>J2. i">H. 0HJ A13HEH A Gio rgio, tenente medico id. id. l n rip.. tuti combattiment i, ,lisimpegnèJ con valore e fennez7.n il suo c,'>mpito in ttJrreno PSpost o :d fuoco nemico. - :\l c~sri. 2li novembr e llHL - ) l isnrnta, i:S l uglio 19l2 uO. Fo1t-r1 Igino, tt!nente med ico 52° reg~imento fnnteria. Accorre\'a i11 pri111a lin,·a, sotto un fuoco violento. pre,-so una campngnia che a\·eva an1to numero.se per,lite, e personalmente r icuperava quattJ'o cad:l\·er i al d i li\ de lle improvvisato trine,·•~. - B i u Hu ~aad. 4 dicembrc- lHll. t.H. 1 l r.REL' Hosolino, tt>11C1lle m,·,lic-o id. id - In ripetuti combattimenti. dnva 1,rorn. di coraggio e sangne freddo nell'adempimento del ::,uo utHci o, anche llei momeuti p iù critici. - Sidi llilal, 20 ,;ettembre lHl:2. ti:?. :-11,IUT'l' I Erminio, teueutu medico oì0 n=!gg im r.uto funteriii . - ln ripetuti 1·oi11hattimu11ti, d isimpcgna,·a i l suo còmpi to con coraggio e almegazione in 1.0110 espo..,ce al fuoco 11emieo. - Due PalmH (Hengi~,;i ), ma1·.w 1!112. - Rod i, l maggio l!Jl:?. - Il1)gtlali111·, 16 agosto Wl2. Wi. .H~ss1 Giuseppe, ten ente 111edico 150° rPggimeuto tanter in. - I o riµ etu t.i combattimenti . disimpegnò lodevol111ente e coraggiosa mente le s ue mansion i 111 zone espo,:;t,• a l fuoco nemico. - Bu Kemez 3 1 maggio HJ12. - F-iidi ~aid, 2tl giugno 1!112. !H. F101u,' 1 Nuu'l,io, ten1wte meJico id. id. Impiantò i l posto d i n,edicazione a bre ,·issima di~t11inrn d:i.lle truppe e, i11cur:111te del pericolo, attPse con calma e seren it:\ esemplari alla cu ra dei feriti . Sidi Said, 27 e 28 giugno 191:1. 1ìfi. HEl.l,A?:1/.1 Luigi, soltoteu,·a ie med ico di comple111e11to id. id. - I mpia ntò il po.~to di med i.:azione a hrevi,:;sima distanza da lle tru ppe e. incu rante del pericolo, atrcse con calma e sereni tit esempla ri a lla cura dei fe1·iti. - ~ idi Said, :27 e :?t, giugno 1n2. 1;0. Buo~Ol'.\ :SE Carlo, tenente 111ccl ico (i3° r eggimento fanteri:i . - Per la cnlrnn, il coraggio e l' a bnegazion e coi quali d1sim pegt1ò il s uo còmpito iu t err e no esposto al fuoco nem ico. - Due Pnlme (Bengasi ), 12 mar:r.o Hll2. 6ì. <..:owr.\l;L10 r,A Anton io, ten,·nte ntNli,:o id. id. - Sotto il fuoco ne111ico d isi 111 p eg nò le !<ue m ansioni con sereni tà e co raggi o, por tando i1 suo efficace socco1·:-;o a i caduti fi n o a breve dista nza dalle fi le dei co111 hntten ti. - G h eran, 20 l u glio HH2. 68. O nLANDI :Kino, so ttotenen te medico id. id. - In r ipetuti combattimen ti dis irnpeguò le sue man sioni con sereni tà e coraggio, porta n1o il s uo effica ce soc<·orso ai <':tdu t i fio tra le fi le dei com biL~t enti. - Gheran, 20 luglio Hll2. - K al >f,r:-\. Ruidat, 30 agosto 1912. (Continua).
NECROLOGIO
li g iorno 11 nov1·mbre moriva in Soittna, nel le colline pisane, il colonnello medico in posizione di sen·izio ausiliario hl icht>langelo PUGUSI. Nato il :29 settembre 1861, eutrò nel servizio militare, come sottotenen te medico, nell'ottobre del 1871<. L'inesorabilità della legge sui limit i d'età non gli permise di arrivare, come meritava, ai più nlti gradi ; e nel settembre 190~, essendo t,•ui·nte colonnel lo direttore dell'ospedale di L ivorno, fu collocato nella posizione di servizio ausi liario, nella quale ebbe fi nalmc·nte, il 3 aprile 1913, la promozione a colon1,el lo. Micbèlangelo Pug lisi .-bue vinlce ingegno e versaiile, forza di carRttere e bontà squisita e sincera. Come medico pratico e come studioso, dotato di eccel 1,·nte cultura, si distinse specialmt· nte nellR chirurgia, e fu dei nostri più attivi operato ri. Fu per quasi dieci anni alla scuola d'applicazione di Firenze ~ome ioseism~nte del servizio sanitario di pace e di guerra, e come aiutante maggiore in 1°. Passò di poi all'ospi·da le mili tare di Firenze, e da questo, colla promozione a teoeut.e colonnello M' Venuta nell' aprile l\J07, prima a quello di Ravenna, e poi a qu..-llo di L ivomo: coskchi'.: la sua carriera potè dirsi veramente tronca ta i>ul più b.-llo, avendo pt>r due anni soli tenuta la carica di d irettore, nella quale, e ni-lle successive, si sarebbero a11<'ora di più estrinsecate le sue belle qualità. S iciliano di nascita, foce cic·lla 'l'oscana. la s ua seconda patria, e per simpat iR e per amort ùella famiglia che quivi s i era formata. Ond'è che la sua perdita ha avuto largo co mpian to uon soltanto nel ceto mi litare, ma anche nellA. cittadinauw. di Firenztl e di Livorno, dove s i era ca tti vate numerose amicizif> e sti ma u11iver:;ale. Gli ozi forzati del suo riposo impiegò utilmente, alternando g.iniali s tudii coll'oculato esercizio dell'amministrazione rurale. Fu appunto nella sua villa di Soiana, là sulle ridenti colline che coronano i :Bagni di Casciana, che si spense s,•renamente questa nobile vita. All'addolorata famig lia le nostr.i vive condoglianze.
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CONFERENLE ~crnNTirICHE DEGLI OSPrnALI MILITARI SODABIO DEGLI ARQO)tiRTI TRA'l'fATI
(DAI PROCESSI VERBALI Pl!:RVENU1'1 ALL' ISPETTORATO DI SANITÀ MILITARE DAL
1° SETTF:)!BRE AL 31 DICEMBRE 1918).
GENOVA (ottobre). - Capitano medico BENLUUNO VERDOl,I VA. - Espone una dettagliata relazione di un suo studio sul « Microcorcus cntharralisdi R.Pfeiffer». Cita le numerose pubblicazioni fattesi, dal 1900 all'anno in cors o, su i progrei:si patologici, nei qunli il germe si è rinvenuto in coltura pura o assodato ai patogeni, che se ne ritengono agenti specifici: casi di bronchite acuta, broncopolmonite, pneumonite fibrinosa, ileo-tifo, rinite, influenza, otorrea, meningite cerebro-s pinale, blefaro-congiuntivite, piorrea alveolare, follicolite suppurativa secondaria e rini te cronica muco-purolenta, ecc. Dopo aver minutamente descritto il germe nelle sue caratteristiche morfologiche e colturali, dice che Gbau e H. Pfeifi'er lo definiscono un parassita delle mucose. Es9o infatti si trova allo stato saproòtario, ma piuttosto raramente, sulle mucose delle cavità accessibili all' aria, dove, come aerobio, troverebbe favorevoli condizioni di vita. Afferma in base 11.lle ricerche fatte presso la clinica medica di Genova, chti il germe, per sè stesso, non sembra dotato di speciale azione morbigena; ma diventa virulentissimo, a contatto dei veri patogeni. Riferisce sn due casi, studia ti nella clinica stessa, uno di pneumonite fibrinosa e l'altro di ileo-tifo, nei quali il processo infettivo, iniziatosi per simbiosi del Micrococcus catharralfa col diplococcus lanceol.atu.s e col bacillo eberthiano, si svolse, poi, sotto l'azione del solo micrococco, che si trovò disseminato nel sangue del polmonitico, ed nnche nell'ur ina e nel liquido cefalo-rachidiano del tifoso. Questo ultimo ca.c;o ricordava q uello descritto d1\l Petrusechty nel 1900, fuorchè nell'es ito infausto, che non si verificò, e nella localizzazion e, che si ebbe anche nell'asse cerebro- spinale. Aggiunge che n questo contributo clinico farà s eguire un altro studio, in cui si interesserà più specialmente dei risultr1ti di laboratorio, esami nando il germe nelle sue tipiche successive variazioni di volume e di figura e nella sua fase finale, che gli è sembrata specialme nte i mpo rtantissima, allo scopo di assodare, possibilmente, se le forme più grossolane, frequenti nelle culture antiche, rappresentino semplice mente lo stato saprofita.rio del batterio, come gli pare d'aver rilevato, ed indagare in qual modo esse vengano, poi ,influenzate dai pa togeni; i quali a quanto risulta dall'es perienza clinica, trasmetterebbero loro tutte le spe..:iali modalità della propria azione morbigena, tanto da cedere il campo e scomparire nelle fasi successive dell'infezione, dai focolai morbosi. 55 -
Ginr11ale di medicil1a millla,·e - Fase. X -Xl- Xli.
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CONF EHE:'<ZE SCl~NTIFICHI~ D EG LI OSPE DALI MILITARI
PALERMO (ottobre). -
Capitnno medico Grnor.AMO L10:-T1. - Presenta tre casi d i ferita d'a rma da fuoco dell'addome con esito in fistole. stercoracea, guariti, ed un caso di ferita toraco-addominale. I t re casi di ferita d'arma da. fuoco addominale riguardano : 1° L'ascaro Taelò Nosgliò del 5° battaglione e ritreo, sbarcato dalla nave ospedale il 30 aprile 1913. Egli fu ferito il 10 marzo 1913 ad Agilah e ricoverato all'os porlale di Zuara. Al suo ingresso presenta.va il foro di entrata a.I fianco sinistro, il foro d'u«cita alla rPgione lombo.re d ello stesso lato. nella stessa linea orizzontale. Tanto dal I O che dal 2° veniva fuori del materiale feciile: il foro lombare presentava estrolicssione della mucosa del colon La canalizz11,done de l colon <:~isteva eà u.na parte delle feci veniva fuori dal retto. Poco a. poco le lesioni cominciarono a restringersi e finirono per chiudersi, prima que lla corrispondente al foro d'entrata, poi quella corrispondente al foro di uscita, e l'ascaro pote essere rimplltriato in colonia, guarito dopo meno di tre mes i di cura, c ioò i l 28 luglio 1913. 2° Il soldato B. Ernesto rlel 24° reggimento fanteria sbarcato dalla nave ospedale il 26 giugno 1913. Egli era stato ferito a Sidi Garba.a e ricoverato al 3° ospedale da campo della 4" divisione speciale. Il foro d'~[!trata era sulla reg-ione an teriore del fianco destro ed il foro d'uscita sulle. stessa linea or izzontale. Dopo Hl g iorni in quell'ospedale fu inc isa una raccolta purulenta, in corrispondenza e poco ili dlsoprit dell'arcata femorale dello stesso lato. Pochi giorni dopo la medicatu ra era imbra ttl\ta di feci. Quando il B. entrò in questo ospedale i fori d'entrata e di uscita erano cicatrizzati. Al quadrante inferiore destro d cll'ailclome esisteva una lesione di continuo chirurgica, lunga 9 centimetri, pantllela alla piega inguinale. Per es~a si penetrava in im tra• mite l ungo 18 cent imetri che i.i portava in alte, ed all'interno, da cui fuoriusci\·n, pus e n111tcriale fecnle, ri pieno di granulazioni facilmente sanguinanti, e nel cui fou<lo, colla punta del dito, s i constatavano due sollevameut.i che potevano interpretars i come estroflessioni della mucosa La canaliz7.azione ii::· testinalc era conservata, e la mass ima parte delle feci era emessa dal retto. Guarì come il 1° c>1so, e potè essere dim<isso dopo meno che tre mesi, cioè il 18 setteru lire J !Jl3 8° Jl soldato F. Costantiuo dell'8° fanteria s barcato dalla nave ospedale il 10 giugno 1913 : è il più impor tan te fra i t re per la gravità delle lesioni. Fu ferito Rd Ettangi il 16 mnggio 1913 e ri coverato all'ospedale mil itare di Derna. Il proiettile, entrato dalla natic11 destrn. era uscito in corrispondenza del fianco destro, s ulla faccia :rnte r iore, ledendo il colon ascendente e frattu· rando la s pinn iliaca 11nteriore superiore. 11 gio rno 25 maggio all'ospedale di Derna fu praticato un intervento, consistente in un11 lunga incisione pararettn.le destra. per svuotare, a quanto r is ul ta dalla cartella clinica., un ascesso periappendicolare. Fu inoltre isolato il colon e suturl\to; fu applicato un <lre· naggio. dopo a vere in parte chiusa la ferita chirurgica Japaratomica: fu sbri· gliato il foro d'11scita del proiettile, dal quale foro veniva.no fuor i le sostanze fecali per s vuotare u11a raccolta che si estendeva fi no alla spina. iliaca anteriore superiore, e fu fatta l'estrazione di una camicia di proiettile in mezzo a fram· menti df?ll'osso iliaco. Pochi giorni dopo si r iapl'Ì il colon e si stabilì un vero ano preternaturale, essendo ce:<sata la calanizzazio11e retta!<' e svuotandosi tutte le feci dA.lla le· sioue del lia11co destro. In questo ospednle fu constatati, una vasta lesione di
CONFERENZE SCJE~'f1FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
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continuo, lungo la pararetta le destra e;;tendentesi dallo orubelico in basso e dovuta a diastasi dei bord i della incisione laparatomica. Da questa, con tragitto sottomuscolare, si comunica con un'altra lesione, pur essa assai vasta ed irregolare, che corrisponde al foro di usc ita del pt·oiettile. ~ssa or.cupa tutto il fianco destro e si estende fino alla cres ta dell'ileo ed a.Ila spina. iliaca anterior su peri ore. che è scoperta, annerita, n Pcrotica. Nella parte più alta corri~pondeva un'a111pia apertura del colon con estroflessione del la mucosa, dalla quale apertura si svuotava t utto il contenuto fecale del colon. L'infermo, da quando era stRto forito, asseriva di non aver più defocato dall'ano. Fu svuotato manualmente il reito e si provvide che esso riprendesse la sua funzione in modo da cambiRre l'ano preternatunile in uni\ fistola stercoracea. Ci.'> si ottenne realmente dopo non molto tempo. Poco a poco le lesioni andarono restringendosi, e, dopo unR lunga cura aspettante, finirono per chiudersi, residuando 2 grandi cicatrici alle region i indicate, facilmente ulcerabili fra le quali comincia però a cedere la resistenza del la parete a ddom inale per cui è prevedibile una consecutiva ernia ventrale. L'individuo è stato provvisto di una adatta panciera.. L'O. illustra q !lesti 3 casi di fistole facendo rilevare come il 1° e 3° caso siano dirette ed il :.l0 iudin,tta. Accenna alla definizione e distinzione di ano preter nat;urale e fistola stenorac<'n, accettando come ano pretenmturale quello in cui tutto il contenuto si svuota per la lesione di continuo dell'intestino, Le distingue di\ Ile fis tole intestinali vere e proprie. in cui la lesione di continuità riguarda il digiuno e l'ileo e si vuota solo contenuto intestinale netta1ucnte distinguibile d nl materiale fecale. Accenna alla for ma anatom ica della fistola stercorncea e dell'ano preternaturale nei riguardi delle modificazioni della parete intestinale e pal'lR del cos idetto sperone. Parla della tendenza alla guarigione spontanea. delle fistole stercoracee e quindi della necess ità di ridurre l'ano preternaturale in fistola, e dei momenti che aiutano e facilitano questa guarigione. Accenna alle conseguenze sull'organismo, specie per le fistole intestinali (perdita de i materiali nutritizi) ed alle conseguenze locali (eczemi gravi). Tratta della diAgnosi dell'altezza della fistola e della differenziale tra quelle del ten ~1e e q nelle del crasso. I n quanto alla tnapia, dimostra, con i p1·esenti casi, che non bisogna aver fretta Rd intervenire, e poi p11ssa brevemente alla esposizione dei processi operatorì per le fistole e l'ano preternaturale. Viene quindi all'esposizione di un caso molto importante di ferita toracoaddominale riguardante il soldato M. Luigi dell'8° reggimento alpini, sbarcato dalla nave ospedale il 80 aprile HJ1S. Fn ferito il 23 marzo 1913 ad Asso.ba e r icoverato nel!' infermeria. di Tebeduek, trasfel'ito poscia in que lla di Garinn e finalmentt1 trasportato all'ospedale di Tripoli. Quivi fu gravbsimo ed ebbe ematuria per 15 giorni. Il foro d'entrata corrispondeva all'8° spazio intercostale destro, s ullR. linea ascellare anteriore prolungata cd il foro d'uscita sulla paravertebrale, a li vello della a• vertebra lombare. Il foro d'uscita era cicatr izzato, quello d'entrnta lasciava ascire pns e bile in abbondnuza. Vi era inoltre notevole verse.meuto toracico, e, durante la d egenza ulteriore, ebbe itterizia ed enterorragia. Non si ebbe più ematuria. Fu constatato un empiema destro ed operato alle. Siinon-JGi~ter di torneo-
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CuNFER"XZE SCIEXTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI
tomia con resezione costale: (3 costole: s•, 91 e 10°), tra la scapolare posteriore e l'ascellare anteriore. Me ntre cominciavn a rimettersi, ebbe una gonartrite purulenta destra, metastatica, per cui si dovette procedere ad una artrotomia. In seguito cominciò a diminuire la secrezione bilia.re ed il c11.vo pleurico a riempirsi, e finalmente anche la gonartr ite destra guarì, per cui il Ma.sotto potè essere riformato in dis crete condizioni di salute. Illus tra il caso dal lato clinico, facendo rilevare l'importanza della astensione dell' inten•euto all'epoca della ferita e posteriormente, limitandosi solo Alla cura chirurgica dAll P.mpi0ma toracico. L'O. prende infine occasione dni essi illustrati per esporre brevemente l' indirizzo as te nsionis ta in chirurgia a':ldomioale di guerra. PALERMO (novembre'. - Tenente medico S;\L\"ATOR & NATALE.-Sul valore da asseg irnrsi alla siero- diagnosi nella febbre mediterranea. L'O., che si è occupato da qualche tempo con iotere~se di questa malattia molto diffusa in Sicilia.. è venuto nella convinzione che la reazione agglutinante rappresenti un metodo preziosissimo per la diagnosi dellt1. setticoemia Ji Bruce, però non deve essere mai giudicata isolatamente, bensì in rapporto col decorso clinico del processo infettivo. Da.Ile osservuzioni dell'A. risulta che le agglutinine specifiche nella infezione bruciana cominciano a comparire generalmente verso la fine della. prima settimana e più precisnmente nel 5° giorno di malattia, persistono a lungo, e si possono ancora incontrare dopo un anno dal!' infezione, però con tasso progressivamente pi1ì dehole. Il potere agglutinante è più spiccato nelle infezioni lievi, a decorso lento e che giungono a guarigione completa, mentre quando la ma.h1ttia si aggrava e si avvicina all'esito letale, va sempre più degradando fino a scomparire del tutto I valori dell'agglutinazione subiscono oscillazioni da un giorno ali' altro, e n ella nrnggioranza dei casi il siero agglutina più intensa.mente il campione batterico, che si è ottenuto con l'emocoltura dell'ammalato in esame. L'O. es pone i risultati avuti in 80 siero -reazioni aggluti nanti. praticate nel R. Is ti t uto di patologia generale di Palermo, su i11fermi sospetti di febbre me• diterranea. I ceppi usati per la siero-r~azione furono quelli di Pasteur, Krall, Nirolle e di campioni prelevati con l'emocoltura da ammala.ti di febbre medi terranea : ess i, dopo identificazione, furono mantenuti attivi con ripetuti passaggi sottodurali in conigli giovani. Per ogni azione furono adoperati sempre s tipiti dive rsi, controllati con ~iero norma.le e con siero di controllo rilevato da animali immunizzati con l' ininzione endovenosa di nucleo-proteide; e la siero agglutinazione fu sempre estesa ai germi del tifo, ai b. paratifi A e B ed a.I b. coli. In base ai r isultati ottenuti, J"O. si crede autorizzato a ritenere specifica. la. siero agglutinazione per la di11.gnosi della febbre mediterranea al tasso mi• nimo di 1:40, qualora la siero-agglutinazione venga condotta colle nonne sopra. nccenna te ed es tesa anche agli altri germi, che possono dare sindromi similari 11111\ infezione mal tese. Eg li pe rò nat uralmen te non esclude che si possa portnre li\ -prova a t itoli il J)iù possibilmente elevati per maggiore conforto d ell esame dia.g nostico.
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Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitarioe nel Personale Farmaceutico (Ualla dispensa 45• alla 49• del Bolltlli'IO u{/iciale delle 110,nine).
Uf8o1alt ln aervlsio permuente. R. decreto 26 settembre H/13. GtLARoo.:,;1 Enrico, capitano medico in aspettativa per infermità. temporanee non provenienti da c11use di servizio, per un anno. (R. decteto 6 luglio 1912). L'aspettativa di cui sopra è prorogata. di un anno dal 18 giugno 19i1S. LENTfNI Diego, tenente medico legione allievi carabinieri. - Dispensato, per sua domanda, dal servizio permanente, ed inscritto col suo grado e con I.a sua. anzianità. nel ruolo degli ufficiali medici di complemento (distretto Reggio Calabria) ed assegnato direz.ione sanità Bn.ri dal 1° ottobre 1913.
B. decreto 2 ottobre 1918. I seguenti ufficia.li medici sono promossi al grado superiore con anzianità. 30 settembre 19131 con decorrenza. per gli assegni dal 1° ottobre 1918 e con la destinazione per ciascuno indicata: Maggiori mlldici promossi tenenti colon11elli medici: MARCHESE cav. Giovanni Battista, ospedale succursale Mantova. - Continua come sopra. FARINA cav. Giuseppe, scuola applicazione artiglieria e genio. - Id. id. Capita ni medici promossi maggiori medici :
Boi..om Gaetan-0, 8 genio. - Destinato ospedale Firenze (a scelta). Dm G10Ro1 Beniamino, 47 fanteria. -
Id . id. Chieti,
Tenenti medici promossi capitani medici ,con riserva d'anzianità, con decorrenza per gli assegni dal 1° ottobre 1915, e con la destinazione per ciascuno indicata.: MASSERANO Giulio, reggimento cavalleggeri di Treviso. lancieri di Montebello. GASPARINl Igino, ospedale Chieti. - Id. 18 fanteria
Destinato reggimento
I seguenti sottotenenti medici di complemento sono nominati tenenti medici in servizio permanente in base alla legge 27 giugno 1912, Jl. 699, con anzianità e con decorrenza per gli assegni dal 1° ottobre 1913: RAGO Giovanni, distretto Castrovillari. - Destinato 8 alpini. PATANÈ Lucio, id, Catania, Id. 2 id. M.cstTANO Giovanni, id. Reggio Calabria. - Id. reggimecto lancieri di Novara.. CASSITTO Francesco, id. Foggia. - Id. id. c&.valleggeri Vittorio Emanuele II. FIORENZA Fernando, Id. Reggio Calabria. - Id. 25 fanteria. GALLITELLI Domenico, id. Taranto. - Id, reggimento cavalleggeri di Aquila,
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)IOVIMENTI AVVENt;TI NEL CORPO SA :\'11'. ~ NEL PERS. FARAtACRUTIOO
Detenninazio11e 1ni11isteriale 9 ottobre 1913. C..\Pl'AREr,u Vincmz·iuo, capitano medico lancieri Vittor io Emanuele II. - Trasferito 57 fan teri::t. VAJOJ,A Sazza,·eno, tenente medico 57 footel'ia. Id. 9 artiglieriii cnmp1,gna. CANITA:'sO Sarerio. id, 8 alpini. - I d . 3:2 fanteria. FADDA /$iro, id. R. corpo di truppe colouiali di Eritrea. Id. ospedale Chieti, dal!' ll ottobre 1913. R. derrefo V ottobre l!HS. Ezio, colonnello medico direttore di snoitil. IX corpo armata. Collocato in posizione ausiliaria per età, tln.l 19 ottobre rn13. PALu., rno 1·i11cenzo. tenente medico 90 fanteria. - Dispensn.to, per sua domand a , MA:-IOIAN'l'r cav.
dal Sl'rvizio permnnente, ed inscritto col suo grado e la sua anzianità. n el r uolo degli ullicinli medici di complemento (distretto Girgenti ) ed assegnat o direzione sanitil Palermo, dal l(i ottobre 1918 G10,·~·Rlil Sa{t;atore, id. ospeJale Brescia. - Id. id. id. {distretto R eggio Cn,labria) ed assegnato direzione s1tnità Bari, dal 16 id. FELJCL\NG]i")U Guido. id. in 1ts1wttati\'lt per infermità temporanee n on provenien ti da cause di sorvizio per la durata di un auno. (Regi decreti 18 luglio 1912 e 20 mt1.rzo 1913). - Trasferito in a~pettativa per riduzione di qu11dri, dal 18 luglio 19Hl. • FEr, 1C1AKGELT Guido, id. in aspetta t ivn. per J'Ìduzioue di qtllldri a Rom1t. Ri• chimnato in servizio effettivo dal 18 luglio 1913, con decorrenza per gli assegni dal 1° agosto 1913, e destinato f.13 fanteria.
Decreto ministeriale 14 ottobre 1913. Lo stipendio annuo 11orm11.le' dei capitani medici inscritti nell'a11m1a1·io militare con anzianità 29 settembre 1903, è portato a lire 4800 dal 1° ottobre 1913.
Lo stipendio annuo normale dei capitani medici i11scritti nell'anm1a1'io militare con aniianità 2:3 e 30 settembre 1008 è portato a lire 4400 dal 1° otto• bre 1913.
/Jeterminaz ione ntìnisteriale 16 ottobre 1913. Cou;)lRA Ce11a1·e, capitano medico 4 artiglieria campngnn.. - Trasferito ospedale R oma. ALAGNA Emilio,
tenente medico ,1 0 fanteria. -
Td. r eggimento cavalleggeri di
Lodi. 1l. decl'eto 12 oltob1·e l!H3.
Amor,A Lnca, tenente m edico reggimento Piemonte reale cnvalleria. cato in aspettati va per moti,i special i per un anno.
Collo-
R . (Ù!Cl'PtO 16 ottob1·e mm. GRn-r l"ince11zo, tenentA medico 6 artiglieria campagna. - f'ollocato in aspettativa p er motivi speciali per u n 1111110. TE1tcNz10 Àn.,·elino, id. cavallegge ri di Piacenza. - Dispensn.to dal ser vizio permanente, per sua donrnnda, ed inscritto col suo grado e la .sua anziilllità n el ruolo degli ufliciali medici di complemento (distrelto Foggia), ed assegniito direzione sanità Ancona, dal 1° novemlire UJ13. MoNTli:f.SORI Napoleone, id. lancieri di Aosta. - Id. id. iJ. (distretto Verona), ed asscgnato direzione sanit/1 Verona, dal 1° id.
MOVUlENTI AVYENUTI NEL CORPO SANI'l', E NEL PERS. FAHMAOEUTlOO
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.!
R . dec,·eto 21 ottob>·e 1913. A:)IGELICO Gi11.~eppe, tenentf> medico ospedide Palermo. -
Collocato d'autorità in
aspettativa per inferm ità. tempornnee non prove11ieuti da caus<é' di servizio per
sei mesi.
R . decreto 23 ollobre 1918. DF. CARJS A.r;oslino, t enente medko ospedide Livorno. - Collocato in aspettativa. per moti vi speciali per qua ttro n1Psi. R usso Domenièo, id. id. l\Iila no. - Dispens;, to dal ser\'izio permanente, per sua ùomanda, ed inscritto col suo grndo e la sua anzianità n el ruolo di>gli ufficiali medici di complemento (distretto Catnnia) ed assegnato direzione sanità. Palermo, dal 1° novembre rn1n.
R. d1,cr eto 2G ottobre Hl13. P1mnAzz1 A 1Ti,qo, tenente medico l3 fan t eria. - Dispensato dal serv1z10 permanente, per sua domanda, ed inscritto col suo · grndo e la sua anzianitil nel ruolo degli ufficiali medici di complemento distrerto Foggia) ed assegnato direzione sanita Firenze, dal 1° novemb re W13. R O)IAKUCCI l•'rancesco, id, id. in aspettativi\ per motivi <li famigl ia per lit durata di due anni. (Regi decreti 18 ottobre J9ll, 31. mitrzo e 2! ottobrt- 1912). - Id, id. id., ed inscritto ;col suo grado e con anzianità 1° aprile 1912 n el r uolo degli ufficiali medici d i complemanto (distretto Napoli) ed a ssegnato di rezione sanità Napoli, da l 13 ottobr e H.113. Drten11i11azione ministeriale 29 ottobre l!JJ3.
A1w ~1.\NOO A11f1elo, te nente medico ospedale \"er ona. - T r!ls ferito infermeria pres icliaria ;,,assari. ZANETTI Giomn11i, id. 1·eggimento lancieri di ?lfontebello. - Comandato scuola applicazione fanteria presso cui si presenterà il giorno S novembre 1913.
Farmacisti mllltarl. R. d ecreto 11 lur1lio l!J13.
ALDF.HANI cav. Emilio, farmacista capo di 1° classe, ospeditle R a vennti. - Collocato a riposo, p,1r ragione di e tà, con decorrenza dal S luglio 1013 e nomi, nato cavaliere nell'Ordine dei SS. )faurizio e Lazzarn.
Ufdolall ln posizione dl servizio au1lll&rio. R. decreto 2 ottobre l!J13. I seguenti uffic iali in posizione ausiliarii\ sono promossi al gr,,do superiore: Tenenti colonnelli medici promoss i colo1lllelli medici: . VIGORF.U.r cav. Achille, distretto Bologna. V1TA ca.v. Gaetano, id. R eggio Calabria.. Ca.pitoni medici promossi maggiori medici: BASTIANELLJ cnv. U111be1·lo, distretto Spoleto. BE:,.1AT1 cav. Alfonso. id. Modenn.
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MOVIMENTI AVVENUTI NEL OORPO SA.NIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO
Determinazione ministeriale 2S ottobre 1918. Ros ANIGO cav. Alberto, colonnello medico distretto Verona. - Tra.sferito distretto P iacenza, per cambio di residenza. M,cen;:u cav. L uigi, id. id. Verona.. - Id. id. Bologna, id. TURSO!I ce.v. Giov. Francesco, tenent~ colonnello medico, id. Aquile.. - Id. id . R oma, id. Decreio ministeriale 25 settembre 1918. B ucoINo cav. Tobia, maggiore medico dis tretto Foggia, in servizio ospedale Chieti. - Ricollocato in congedo dal 1G ottobre 1918. U Ulota.11 41 rtHrva.
R. decreto 2 ottobre 191$. I seguenti ufficiali di riserve. sono promossi e.I grado superiore: Tenenti colonnelli medici proUlossi colonnelli medici: lNz.rTARI cav. Giuseppe, distretto Caserta. GUARINO cav. Luigi, id Napoli. Capitano medico promosso maggiore medico: SERRANO Costa11ti110 , distretto Bari. Decreto ministeriale 14 ottobre ll>13. D'AscOLA Ge.tttele, capite.no medico distretto Reg-gio Calabria, in servizio presidio Reggio Calabria. - Ricollocato in congedo dal 16 ottobre 1913. M URA Giovanni, id. id. Cagliari. - Chiamato in servizio, cou assegni, per tempo indeterminato, dal 16 novem bre 1918, nl depos ito allevamento cave.lii di Bo· norva. Dete?"minarz,ione ministeriale 2S ottobre 1913. CAC<'lllO:)lli: cav. Francesco, maggiore medico distretto Mi Inno. - TrMferito distretto Campobasso, per cambio di residenze..
R. decreto 21 ottobre 1913. T~YXEIHA cuv. V ittorio, capite.no medico distretto Perugia. lontarie. rinunt'ia o.I grado.
Accettata le. vo-
De funti. T URCO cav. Dome11 ico, tenente colonnello medico riserva, distretto Frosinone. Morto a Castrocielo (Frosi none), 1'8 settembre 191S.
ti H ed t'lttor...,
EDM~N DO TROMBlllTTA, tenente colonnello medico. (:1971 ) -
Ro ma, 1913 -
T,p. E. Voghera.
LUIGI P AL• IBIU, gertffit.
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&&21.h&i!LE
d&& Uh,-~_ ..,_",•.,,.,,..,, ......- -........ ,_,
Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del II Giornale di medicina militare 11 V1A XX S ~TT K!I ORR, P ALAZ7.tl DIL M1NlòT RkO O~ Ll, A OUE " k•
tPnente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi sperimentali, con 15 tav. di fotografie e radiografie riprodotte iD fototipografia).-Roma, 1903. (Vendibile pre811o la Tip Voghera)L. • ID. m . - Le operar:ioni più frequenti nella chirurgia di guerTa con 112 figure intorcalai;e nel testo. - F irenze 1898. (Vendibile presao la Lib. Bernardo Seeber Firenze) . . • 8 dnlropometria milil<ire. - Risultati ottenuti dallo 1<poglio d11i fogli sanitsri delle cle.a~i 1859-1863; due volumi in 4° con atlante: Voi. t /Dati antr opologici ed etnologici) <'OD Atlante deUs geografia IUl tropologica del!' ltalia. - Roma 1896. • 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici) - Roma, 1905 , 6 B..itOJ'l'IO e SJ'OBZA. Compendio di chirurgia di guerrs compilsto sulla etoria medico-chirurgica della gue rra di IMl0088ione d'America. - Roma, 1888 4 volumi, prezzo ridotto I li 60 8JIBNA.B.DO e BB11:zz1. - Lo egombero degli ammalati e feriti in guerra. Memoria premiata al concorso Riberi: Un volume di pag. 276 con molte 6gure e tavole grafiche. - R omn, 1905 1 a 110 CASAJIINT. - La fatica nella vita militMe Memoria premiata nel conoorao Riberi 1904-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. • 6 ID, - Lo malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al concoreo Riberi 1905 - 1900. U n volume di pag. 402 con tavole grafiche e statistiche.- Roma, 1908 , • 8 Cue.un. - Esposizione som maria deJl'orò: namenbo e fun:t!onamento del eervizio sanit ario in ca m pagna presso l'asercit,-0 italiano. - Roml\. 1906 ~ l 50 Da CEsue. - Studio sulle mediastiniti (mediastiniti suppurative, a11ceeeo roedia&tinico~ - Roma, 1900. Un voi. d.i pag. 144 • • 2 HYRTL. Onoruatologia anatomica. Storia e critic• del moderno lipguagjlio anatomico. Traduzione libera italiana dei· dottori C. Palt'M'.I e C. Sroau.. Roma, 1884. (Edizione rl\ra) • 9 Le ferite Muaale dalle armi da guerra. Sintesi della re lazione sanitaria auglì eeerciti tedeschi durante la guerra franco.germanics 1870 ·71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • 2 MANAYnA. Studii etorico-critici sulla meningite cerebro,spinal11 epidemica in Ttalia e particolarmente nell'esercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 con 2 tavole grafiche. Prezzo ridotto • l 50 Su.nr.AJU. - Le lesioni t>-1\umatiche dei centri nervosi. Memoria onorata del premiJ Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320. Prezw ridotto. , 3 50 S• oau e G10UARELJ, 1. - La malaria in It61ia. Oper11 onNrata del 1° premio al concorso Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitogra6che. Roma, 1885; p rezzo ridotto. • 3 To1ui LL1NI. De lle m alattie più frequentemente simulate o provocate dagli indrrittL - Homa, 18 75 . • 3 110 Cus.un. - G uida del med ico rnilìtore pe r le esercitazioni pratiehe sul servizio eanltorio in catnpag na 2 50 hlPRIAOO PIETRO,
i'l. IJ. - Per l'acquisto delle opere topratndtoate Inviare commissioni e vagita all'Amminlstru tona de l Giornale di medicina mllllare via XX Settembre Roma .
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capitano medico. - Manuale d i bromaoologia pe i medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preeso l'Autore in FirerrLe, scuola d 'applicazione di sanit à militare) . . L. 5 A. S ERTOL 4 ca pitano medico libero d ocente a, patologia speciaie chirurg ica neiia R Università d i P isa. -- Contribubo allo studio del rinofima e rfoerehe istologiche s ui trapian t i cli c u te secondo W o)fe (con 18 tavole) - Livorno 1911, Officine gra6che Chiappini. (Vendibile p resso l'A utore, Oapedale 11ilitore di Livorno ). . . . . • 6 JANDOLO CosTAN'l'INO, colonne llo medico. - Oftalmoscopia ed ottica oculiatica. Manurue teorico-pratico. Un voi. iD 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, stabilime nto t ipografico Ferran te-, 1906. (Ve nd ibile presso l'Autore, R o ma, via Principe Amedeo 47 ) 8 -
DI
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